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Timestamp: 2013-12-10 19:04:31+00:00

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Onida-Fraternitas-e-societas
�N. 6 � 2007 � Tradizione Romana Pietro
di Sassari Fraternitas
e societas: i termini di un connubio*
SOMMARIO: 1. Diritto e fraternit�: un connubio
ancora possibile. � 2. Resistenza
e oblio del principio di fraternit�. � 3. Effetti della fraternit� ed
estensione del vincolo naturale. � 4. Fraternitas e unit� del consortium ercto
non cito. � 5. Fraternitas e causa del contratto di societas. � 6. La fraternitas oltre la societas:
una prospettiva di sistema. 1. � Diritto e fraternit�: un connubio ancora possibile Il riferimento alla fraternit�, quale elemento proprio del
diritto, pu� stupire chi si avvicini, ancora oggi, alla comprensione dei
fenomeni giuridici con un approccio positivistico, soprattutto allorch� esso si
esprima in una teoria normativistica[1].
In effetti, quando si ritenga che la dimensione della coattivit� e specialmente
della sanzione siano sempre una componente essenziale del diritto[2]
� quasi impossibile trovare in esso uno spazio per la fraternit�[3].
Una critica fondamentale all�approccio normativistico, nella
identificazione della nozione di diritto, � giunto, come � noto, dalla teoria
istituzionale del diritto[4].
Non vi � dubbio che un approccio istituzionalistico, in cui la dimensione
giuridica � naturalmente connessa alla analisi concreta del vivere del gruppo
organizzato, rende pi� agevole riconoscere alla fraternit� uno spazio in quanto
componente della societ� che esprime quello stesso diritto[5].
Come si vedr�, sul piano del diritto privato romano, la fraternitas era una componente
essenziale anzitutto della societas,
attraverso il tramite antichissimo del consortium
ercto non cito, e, sul piano del diritto pubblico, un elemento importante
delle relazioni del popolo romano con popoli alleati. La natura degli studi giuridici degli ultimi decenni,
caratterizzati dalla necessit� di un ripensamento della rigida distinzione fra
diritto e morale, propria di un certo positivismo, in ragione di una apertura
verso i valori etico-politici, ha gettato le basi per un ritorno alla
considerazione della fraternit� come componente essenziale del diritto[6].
La relazione tra fraternit� e diritto � oggi quindi di nuovo avvertita fino al
punto che vi � chi ha sostenuto che la �fraternit� allora non � altra cosa
rispetto al diritto, n� assume le vesti di un altro diritto, ma ne � forse il
cuore segreto, tanto pi� centrale quanto pi� la soluzione dei problemi appare
legata a dimensioni planetarie�[7].
Nella et� odierna, in cui appare sempre pi� chiaro che le grandi
questioni giuridiche devono essere affrontate in una dimensione locale e
sovranazionale, allo stesso tempo[8],
la fraternit� costituisce una chiave di lettura che favorisce l�equilibrio e la
sintesi tra libert� e uguaglianza, in modo che l�una e l�altra si alimentino
vicendevolmente[9].
Non � molto distante da questa idea chi oggi ritiene che la fraternit� sia un
ambiente di composizione dei conflitti tra i diritti[10].
2. � Resistenza e oblio del principio di fraternit�
Nonostante un filo rosso che ne attesta nei secoli la importanza
nelle relazioni giuridiche, dalla giurisprudenza romana fino ai nostri giorni, resta
il fatto che agli occhi di chi si accosti allo studio della fraternit� colpisce
anzitutto l�oblio al quale essa � stata sottoposta. Non a caso, di recente, si
� parlato, con riferimento alla fraternit�, di un �principio dimenticato�[11]
e di una �eclissi�[12].
Stupisce soprattutto che al principio di fraternit� sia stato
dedicato negli studi giuridici in generale, e in specie in quelli del diritto
pubblico, uno spazio risibile se confrontato con quello ricoperto dagli studi
sul principio di libert� e di uguaglianza e che solo negli ultimi anni esso sia
stato di nuovo oggetto di attenzione[13].
Eppure, come � noto, nella Rivoluzione Francese, la fraternit� � posta in
connessione con i principi della libert� e della uguaglianza[14].
Tuttavia, nonostante tale connessione, si direbbe che soprattutto i cultori del
diritto pubblico abbiano dimenticato la fraternit� e ne abbiano disconosciuto
il valore giuridico a favore degli altri due principi della libert� e della
Fatto ancora pi� esecrabile e per certi aspetti incomprensibile
se si considera che gi� prima della Rivoluzione Francese l�idea della
fraternit�, centrale nel pensiero cristiano, attraverso il tramite delle opere
dei Padri della Chiesa era stata oggetto di una certa attenzione da parte di
autori cristiani, i quali ponevano in evidenza la rilevanza sul piano
politico-giuridico del legame fra libert�, uguaglianza e fraternit�. Cos�, ad
esempio, come � stato gi� messo in evidenza, nel 1644, Antoine Arnauld
proponeva una traduzione del De moribus
ecclesiae catholicae di Agostino, in cui si osservava che grazie alla
Chiesa gli uomini vivono in fraternit�, i religiosi in condizione di
uguaglianza, i fedeli in carit�, santit� e libert�[15].
Qualche decennio dopo, Fran�ois F�nelon, nelle Avventure di Telemaco, una opera destinata ad avere un grande
riscontro nel �700, descriveva gli abitanti della immaginaria B�tique
osservando che essi hanno tutti i beni in comune, non hanno interessi
contrapposti e �si amano tutti di un amore fraterno. � la soppressione delle
vane ricchezze e dei piaceri fallaci, che conserva loro questa pace, questa
unione e questa libert�. Essi sono tutti liberi e tutti uguali�[16].
Con gli illuministi francesi il richiamo al concetto della
fraternit� diviene sempre pi� labile fino ad offuscarne il valore giuridico. Si
fa sempre pi� deciso, invece, il riferimento alla solidariet�, dando inizio a
un processo che conduce a far diventare quest�ultimo concetto uno dei valori
costituzionali oggi fondamentali[17].
In un certo senso, � stato osservato, la solidariet� si �
trasformata in una �versione secolare e attualizzata della fraternit�[18].
Assieme quindi al ricordo si offusca il significato della fraternit�. E solo di
recente si segnalano tentativi in dottrina volti ad evitare facili e distorte
assimilazioni fra i due concetti[19].
A tacer d�altro, la fraternit� implica sempre uguaglianza essendo i fratelli diversi ma uguali. La solidariet�,
invece, pu� riguardare anche il caso di coloro in cui uno � solidale con
l�altro proprio in quanto pi� forte[20].
3. � Effetti della fraternit� ed estensione del vincolo
naturale Il termine fraternitas,
nel linguaggio giuridico romano, � in stretta connessione con la uguaglianza[21].
Cos�, anzitutto, appare il rapporto che si instaurava tra i fratres, nell�ambito del consortium ercto non cito, alla morte
del pater familias[22].
I fratres, stretti da un vincolo
naturale di sangue, decidevano di stare uniti in modo da realizzare una
comunit� domestica in cui il patrimonio familiare rimaneva non diviso. Ogni frater, nell�antico consortium ercto non cito, poteva utilizzare e persino disporre
dell�intero patrimonio, salvo, si ritiene in dottrina, da parte dei pi�[23],
un ius prohibendi in capo agli altri fratres con cui eventualmente impedire
il compimento di quell�atto i cui effetti si sarebbero riprodotti sulla
comunit� stessa.
Gai. 3.154: Item si cuius ex sociis bona publice aut privatim venierint,
solvitur societas. sed ea quidem societas,
de qua loquimur, id est, quae nudo consensu contrahitur, iuris
gentium est; itaque inter omnes homines naturali ratione consistit.
154a Est autem aliud genus societatis proprium civium Romanorum. olim enim mortuo patre familias inter suos heredes quaedam erat legitima simul et naturalis societas quae appellabatur
ercto non cito, id est dominio non diviso: erctum enim dominium est, unde erus dominus dicitur: ciere autem dividere est: unde caedere et secare [et dividere] dicimus. 154b
Alii quoque qui volebant eandem habere societatem, poterant id consequi apud praetorem certa legis actione. in hac autem societate fratrum ceterorumve,
qui ad exemplum fratrum suorum societatem
coierint, illud proprium erat,
[unus] quod vel unus ex sociis communem servum manumittendo liberum faciebat
et omnibus libertum
adquirebat: item unus rem communem mancipando eius faciebat, qui mancipio accipiebat.
Non si tratta di una uguaglianza che tende ad escludere in quanto
la fraternit� che la anima si riferisce potenzialmente a tutti coloro che a
quel modello di relazioni, originatesi all�interno della famiglia, si ispirano.
La storia del valore della fraternit� �, in effetti, in larga parte, la storia
di come questo valore fu esteso da coloro che erano uniti da un vincolo di
sangue a coloro che erano estranei a tale vincolo e che ad esso, come fosse un
modello, si ispiravano per le loro reciproche relazioni. In questo senso, anzi,
si pu� dire che la fraternit�, come valore giuridico, assume una pregnanza pi�
significativa, proprio quando dal piano del vincolo naturale, della legge di
natura che costringe alcune persone a un legame di parentela e dunque di
relazioni anche forzose, ci si sposta in quello del vincolo positivo, della
legge umana che si fonda sul consenso di alcune persone a trattarsi
reciprocamente come fratelli.
La fraternit� inoltre � sempre relazionale. Fra i linguisti si �
posto l�accento su questo carattere della fraternit� osservando che il termine
greco �phrātēr non esiste
quasi al singolare; solo il plurale � nell�uso. Al contrario adelph�s � frequente al singolare,
poich� si riferisce a una parentela individuale�[24].
� in forza anche del carattere relazionale della fraternit� che tale vincolo ha
potuto innestarsi dal piano naturale, legato al rapporto di sangue, del consortium, al piano artificiale, legato
al rapporto consensuale, della societas.
In particolare, nel sistema parentale romano, si verifica una
prima estensione della fraternitas
dall�ambito del rapporto di sangue tra fratres
all�ambito di rapporti tra persone non necessariamente unite da consanguineit�.
Nel sistema giuridico-religioso romano il passaggio da una nozione di fraternitas come rapporto di
consanguineit� ad un rapporto diverso e pi� esteso � attestato, gi� sul piano
sacrale, con riferimento all�antico collegio dei Fratres Arvales, i cui componenti erano deputati a proteggere i
campi coltivati anche attraverso sacrifici cruenti[25].
Se si guarda alla origine del contratto di societas nel diritto romano[26],
al di l� delle diverse componenti nomogenetiche che hanno spinto verso la
costruzione di tale forma giuridica nella quale confluiscono esperienze
giuridiche anche fortemente differenziate[27],
un passo fondamentale nello sviluppo del consortium
verso forme societarie, basate quindi non sul vincolo di sangue ma sul
consenso, � segnato dal diffondersi di prassi imitative dell�antico consortium ercto non cito.
Stando al racconto di Gaio, nel brano delle Institutiones sopra richiamato, anche soggetti estranei, non legati
da un vincolo di sangue, potevano dare vita a un consortium, mediante una certa legis
actio, da identificare con una in
iure cessio[28].
In questo caso, la costituzione del consortium
si fondava su un negozio giuridico, la in
iure cessio, modellato su un processo che per� presupponeva di norma
l�accordo delle parti finalizzato, per l�occasione, alla costituzione di una
comunione evidentemente non solo patrimoniale[29].
4. � Fraternitas
e unit� del consortium ercto non cito
definisce il consortium ercto non cito, che nasceva
fra i sui heredes quando moriva il pater familias, come una forma di societas
legitima e naturalis. Si tratta di una qualificazione con la
quale il giurista intende indicare che il consortium,
regolato nelle XII Tavole, risponde ad �esigenze ed effetti di natura� senza
che per la sua costituzione sia necessario un atto specifico, �ravvisando in
ci� una certa analogia (ben lontana dalla identificazione) con quella naturalis ratio a cui s�ispira il contratto consensuale�[30].
In questo contesto, la fraternitas
che giustifica il permanere della unit� del gruppo rende il rapporto non
semplicemente di natura economica. � in forza di tale vincolo che si pu�
spiegare l�ampiezza di poteri riconosciuti a ciascuno dei fratres in relazione al patrimonio familiare[31].
Il vincolo di fraternitas, da presupposto naturale,
� quindi parte essenziale della soluzione giuridica che consente il
funzionamento del consortium e giustifica l�accostamento tra esso e la societas
consensuale[32].
� alla fraternitas che i giuristi romani si richiamano per consentire
anche a soggetti non legati da tale vincolo naturale di perseguire comuni
obiettivi, corrispondenti a quelli a cui si poteva mirare nell�originario consortium
ercto non cito[33].
La forza del modello dell�antico consortium, per il tramite
della fraternitas che ne anima il vincolo
fra i fratres, comportava che anche
il corrispondente vincolo che si
instaurava, in forza di una certa legis
actio, tra soggetti che non erano sui
heredes, fosse ispirato a tale valore. Nel
passaggio dal consortium tra fratres al consortium imitativo tra estranei si costruisce quindi uno snodo
fondamentale che, all�interno del rapporto sociale, conduce dal momento della
prevalenza del vincolo di sangue al momento della prevalenza del consenso[34].
Nel consortium tra estranei � proprio
l�assenza del vincolo di sangue che induce alcune persone a cercare di
costruire con il consenso un vincolo altrettanto forte, se non pi� forte,
perch� totalmente voluto non solo nella fase della conservazione del rapporto
ma ancor prima nel momento di costituzione di esso.
5. � Fraternitas
e causa del contratto di societas � a
questo legame della fraternitas,
veramente voluto e perseguito con la manifestazione a ci� diretta del consenso,
che si deve riconnettere il richiamo della societas
come contratto consensuale lungo la scia dell�antico consortium ercto non cito. Ulpiano riconosce il legame tra la societas come contratto consensuale e
l�antico consortium ercto non cito
quando, sulla base di esso, giustifica il fatto che nell�ambito della societas consensuale � stabilito il
divieto di ottenere una condanna superiore all�attivo patrimoniale di ciascuno
dei soci, motivandolo, sulle tracce di Sabino, sulla base di un ius quodammodo fraternitatis[35]:
D. 17.2.63 pr. (Ulpianus libro
trigensimo primo ad edictum):
Verum est quod Sabino videtur, etiamsi non universorum bonorum socii sunt, sed
unius rei, attamen in id quod facere possunt quodve dolo malo fecerint quo
minus possint, condemnari oportere. hoc enim summam rationem habet, cum
societas ius quodammodo fraternitatis in se habeat[36].
causa del contratto di societas, in
cui si evidenzia l�impegno dei soci �a mettere in comune beni ed attivit� allo
scopo di dividerne secondo una proporzione prestabilita i profitti e le
perdite�[37],
come gi� nell�assetto di interessi connesso all�antico consortium, il riferimento alla fraternitas
si carica di un significato diverso e pi� fecondo in connessione al
perseguimento da parte dei contraenti del bene comune. Il fatto che, come
correttamente � stato osservato in dottrina, la costituzione di un patrimonio
comune all�interno della societ�, per la realizzazione degli obiettivi
societari, non fosse un elemento naturale delle diverse esperienze societarie[38]
pu� essere spiegato anche in connessione alla fraternit�: ci� che viene in
rilievo all�interno della societas
non � un rapporto tra soggetti estranei, i quali attraverso il consenso
manifestino semplicemente il proposito di gestire beni in comune, ma il
perseguimento di un obiettivo comune, il raggiungimento del quale � possibile
attraverso la sintesi delle utilit� individuali. In tale sintesi, in
definitiva, sta la concreta realizzazione degli interessi delle parti, e dunque
il funzionamento della causa[39].
contratto di societas si realizza sulla base della fraternitas un rapporto la caratteristica fondamentale del quale �
la persecuzione della utilit� da parte di ciascun socius attraverso il raggiungimento di un interesse comune[40].
Emilio Betti ha posto in luce l�importanza della fraternitas quando ha rilevato, con riferimento alla forma societas omnium bonorum, che la �comunione di tutti i beni dei partecipanti
derivava non tanto dal fatto meramente patrimoniale di una messa in comune di
beni, quanto dal riconoscersi reciprocamente lo status, la qualit� di fratelli�[41].
forza del richiamo allo speciale rapporto che si crea tra i soci, nel rinviare esso alla fraternitas, che si esprime e allo
stesso tempo comprende il rilievo della esistenza di un obiettivo comune
all�interno della societas. Il
riferimento alle fonti ci svela persino la inammissibilit� di un rapporto
societario nella ipotesi in cui il fine sociale non sia comune alle parti[42]:
D. 17.2.52 pr. (Ulpianus
libro trigensimo primo ad edictum): Cum duobus vicinis fundus coniunctus
venalis esset, alter ex his petit ab altero, ut eum fundum emeret, ita ut ea
pars, quae suo fundo iuncta esset, sibi cederetur: mox ipse eum fundum
quam mandaveram reliquas partes praestem. L�ipotesi
prospettata nel testo concerneva il caso di due individui ai quali si era
offerta la possibilit� di acquistare da un terzo un fondo contiguo ai loro.
L�accordo fra i due era che uno acquistasse il fondo e poi ne cedesse la parte
contigua all�altro. Tuttavia, colui che aveva acquistato non aveva mantenuto
fede all�impegno tenendo per s� tutto il fondo. Secondo il parere di Giuliano
era necessario valutare se i due si erano accordati perch� semplicemente uno
acquistasse e poi cedesse all�altro oppure perch� l�acquisto fosse fatto
in comune. Solo in quest�ultima possibilit� sarebbe stato possibile ammettere
il ricorso all�actio pro socio in
quanto il proposito di un acquisto in comune poteva essere ricondotto alla societas[43].
6. � La fraternitas
oltre la societas: una prospettiva di
L�idea della fraternitas,
una volta traspositata nel diritto romano per il tramite della societ�
consensuale, costituisce una componente fondamentale anche di altre situazioni
giuridiche. Qui vorrei richiamare due soli esempi significativi sul piano del ius privatum e del ius publicum. Il primo esempio � tratto da un brano assai famoso del giurista
Fiorentino, riportato in D. 1.1.3, ove il giurista richiamava la legittimit�
della difesa contro la violenza e le ingiurie altrui, sia, specularmente, il
divieto, in forza di una sorta di parentela naturale fra tutti gli uomini, di
tendere insidie a danno di altri[44]:
D. 1.1.3 (Florentinus
libro primo institutionum):
ut vim atque iniuriam propulsemus: nam iure hoc evenit, ut quod
quisque ob tutelam corporis sui fecerit, iure fecisse existimetur, et cum inter
nos cognationem quandam natura constituit, consequens est hominem homini
insidiari nefas esse. L�idea della ammissibilit� della legittima difesa, sul piano del ius naturale, era un motivo ricorrente
nella giurisprudenza romana[45].
Fiorentino sembra distaccarsi da questi precedenti che si limitavano ad
ammettere, sulla base della naturalis
ratio, il ricorso alla difesa fino alla uccisione dell�autore della
violenza. Egli, d�altro canto, non sembra neanche volere semplicemente
richiamare il divieto di tendere insidie al solo fine di mitigare il ricorso
alla legittima difesa. L�andamento del frammento, diviso in due parti evidenti,
depone a favore di un principio generale da applicare anche in assenza di una
specifica questione sulla legittima difesa.
Il giurista non fa espresso riferimento alla fraternitas ma � certo che il richiamo al nefas tradisce l�intento di ammonire sulla necessit� di
comportamenti corretti e leali. Che tale necessit� fosse da Fiorentino
avvertita � attestato in un frammento tratto dall�VIII libro delle sue Institutiones, in cui egli prende in
esame i presupposti per la esistenza del dolus
malus. Tale comportamento, precisa il giurista, non consiste solo
nell�azione di colui che non parli chiaro, ma anche nell�azione di colui che
tenda con insidie a dissimulare: qui
fallendi causa obscure loquitur, sed etiam qui insidiose obscure dissimulat.
D. 18.1.43 (Florentinus
libro octavo institutionum): Ea quae commendandi causa in
venditionibus dicuntur, si palam appareant, venditorem non obligant, veluti si
dicat servum speciosum, domum bene aedificatam: at si dixerit hominem
litteratum vel artificem, praestare debet: nam hoc ipso pluris vendit. 1
Quaedam etiam pollicitationes venditorem non obligant, si ita in promptu res
sit, ut eam emptor non ignoraverit, veluti si quis hominem luminibus effossis
emat et de sanitate stipuletur: nam de cetera parte corporis potius stipulatus
videtur quam de eo, in quo se ipse decipiebat. Dolum malum a se abesse
praestare venditor debet, qui non tantum in eo est, qui fallendi causa obscure
loquitur, sed etiam qui insidiose obscure dissimulat.
Il secondo esempio ci porta dall�ambito del ius privatum a quello del ius
publicum. Abbiamo notizia di rapporti giuridici fra il popolo romano e
altri popoli improntati alla fraternitas.
In particolare Cesare, nella Guerra
Gallica, 1.33.1, mette in rilievo la circostanza che gli Edui avevano
ricevuto dal Senato il titolo di fratelli e consanguinei: �quod Haeduos fratres consanguineosque saepe numero a senatu appellatos
in servitute�[46].
E Cicerone conferma l�attribuzione di tale riconoscimento[47].
In questa sede non � possibile soffermarsi sul valore di tali testimonianze se
non per la parte in cui esse sembrano richiamare, sul piano costituzionale, il
valore giuridico del termine societas
nella configurazione dei rapporti tra il populus
Romanus e gli altri popoli, in una visione quindi in cui le relazioni che
si andavano determinandosi ci appaiono il prodotto di una applicazione del
concetto legato alla civitas augescens,
di cui parla Pomponio[48]:
D. 1.2.2.7 (Pomponius
libro singulari enchiridii): Postea cum Appius Claudius proposuisset
et ad formam redegisset has actiones, Gnaeus Flavius scriba eius libertini
filius subreptum librum populo tradidit, et adeo gratum fuit id munus populo,
ut tribunus plebis fieret et senator et aedilis curulis. hic liber, qui
actiones continet, appellatur ius civile Flavianum, sicut ille ius civile
Papirianum: nam nec Gnaeus Flavius de suo quicquam adiecit libro. augescente
ius Aelianum.
La rilevanza della fraternitas,
attraverso il tramite della societas
e oltre la societas, continua nel
Medioevo ad esprimersi in una dinamica aperta fra ius privatum e ius publicum.
Si diffonde, anzitutto, l�istituto dell�affratellamento con cui due o pi�
persone, lungo la scia dell�antico consortium,
possono dar vita a forme di collaborazione e di aiuto reciproco[49].
Sulla spinta del messaggio cristiano prendono vita le confraternite,
associazioni laicali, in cui � presente l�intento di trasformare la fraternit�
da elemento esclusivo legato ai soli membri della associazione a un elemento
attorno al quale costruire un modello al quale uniformare le relazioni umane,
aperto anche alle persone estranee alla associazione, con risultati molto
importanti, prima ancora che per la persona giuridica, per la nozione stessa di
societas. Lo spirito di fraternit�
anima, come � noto, il messaggio cristiano di San Francesco in cui l�amore per
tutti gli uomini � parte fondamentale di una visione pi� ampia di rispetto per
tutto il Creato e quindi anche per l�ambiente[50].
Non � difficile rintracciare nel diritto positivo tracce di
rilevanza della fraternit�. Basti pensare per il diritto italiano alla norma
che impone al creditore di cooperare col debitore per non rendere disagevole
l�adempimento della prestazione[51].
Oppure ancora alla norma che vieta il compimento di atti emulativi[52].
O ancora al principio che impone nel diritto penale di perseguire la
rieducazione del condannato[53].
Una ricognizione di tali norme non solo servirebbe per rintracciare elementi di
persistenza della fraternit� nel diritto ma anche per interpretare in senso
fraterno queste e altre disposizioni del diritto positivo. E se non ci si vuole
innamorare delle parole, sebbene una certa precisione terminologica sia sempre
necessaria alla storia dei concetti giuridici, si potrebbe qui osservare che
non solo la solidariet�, ma anche la fraternit� ha finito per trovare un
riconoscimento generale negli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana[54]:
art. 2: La
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell�uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalit�, e richiede l�adempimento dei doveri inderogabili di solidariet�
art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignit� sociale e sono
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. � compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libert� e l�eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l�effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all�organizzazione politica, economica e
Dobbiamo chiederci oggi se la fraternit� sia ancora un valore
fondamentale del diritto. E dobbiamo anche chiederci se un ritorno alla
fraternit� possa costituire una occasione per un ritorno al diritto come mezzo
per la soluzione dei problemi fondamentali del vivere in societ�. Nella
Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 dicembre 1948 si legge che
�Tutti gli esseri umani � sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire
gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza�. Se il secolo scorso �
stato, nel clima di guerre e di violenza, che ancora oggi peraltro viviamo, il
secolo della ricerca della uguaglianza e della libert�, il nostro secolo pu�
essere finalmente quello della fraternit�.
contiene la relazione letta al �IV Seminario en el Caribe, Derecho Romano y
latinidad: identidad e integraci�n latinoamericana y caribe�a�, Pinar del R�o - La Habana, Cuba, 28-30 maggio 2007. [1] Con
riferimento alla concezione normativistica del diritto si vedano le opere
fondamentali del suo rappresentante pi� autorevole: H. Kelsen, La dottrina pura del diritto, tr. it. di
M.G. Losano, Torino 1966; Id., Teoria generale del diritto e dello Stato,
tr. it. di S. Cotta e G. Treves, Milano 1952. In generale, sulla
crisi del positivismo giuridico nella dottrina italiana, si vedano: E. Pattaro, �Il positivismo giuridico
italiano dalla rinascita alla crisi�, in Aa.Vv.,
Diritto e analisi del linguaggio (a
cura di U. Scarpelli), Milano
1976, 451 ss.; M. Jori, Il
giuspositivismo analitico italiano prima e dopo la crisi, Milano 1987; C. Faralli, La filosofia del diritto contemporanea, Roma-Bari 2002, 3 ss.
[2] Per un
quadro sintetico sulla concezione della coattivit� e della sanzione come
componente essenziale del diritto si vedano: R.
Sacco, �Coazione e coercibilit��, in Enciclopedia
del diritto, VII, Milano 1960, 219 ss.; R.
Marra, �Sanzione�, in Digesto
delle Discipline Privatistiche, Sezione civile, XVIII, Torino 1998, 153 ss.
veda, con riferimento specifico alla rilevanza giuridica della fraternit�,
l�impostazione critica, in tema di riduzione del diritto all�aspetto della
coattivit�, di F. Goria,
�Riflessioni su fraternit� e diritto�, in Aa.Vv.,
Relazionalit� nel diritto: quale spazio
per la fraternit�, Atti del Convegno, Castelgandolfo, 18-20 novembre 2005,
Roma 2006, 31 ss.
riferimento � naturalmente alla opera fondamentale di colui che in Italia � stato
il teorizzatore pi� importante della concezione istituzionale del diritto:
Santi Romano, L�ordinamento giuridico, Firenze 1918,
sulla cui influenza, nell�ambito della dottrina romanistica, si vedano: G. Pugliese, �S. Romano e la sua
influenza sui civilisti e gli storici del diritto nella dottrina italiana�, in Aa.Vv., Le dottrine giuridiche di oggi e l�insegnamento di Santi Romano (a
cura di P. Biscaretti di Ruffia),
Milano 1977, 219 ss.; M. Brutti,
�Ordinamento giuridico (storia)�, in Enciclopedia
del diritto, XXX, Milano 1980, 657 ss. Per limitarci alle reazioni critiche
al positivismo normativistico, formulate nell�ambito della dottrina
romanistica, si devono citare almeno gli studi essenziali di Riccardo Orestano,
Giuseppe Grosso e Pierangelo Catalano, tra i quali: R. Orestano, I fatti di
normazione nell�esperienza romana arcaica, Torino 1967, 10 ss.; Id., Introduzione allo studio del diritto romano, Bologna 1987, 343 ss.;
G. Grosso, �Problemi generali del
diritto attraverso il diritto romano�, in Atti
del congresso internazionale di diritto romano e di storia del diritto, Verona
27-28-29-IX-1948, II, Milano 1951, 1 ss. (=Id., Scritti storico
giuridici, I, Storia Diritto Societ�,
Torino 2000, 257 ss.); Id., Problemi generali del diritto attuale
attraverso il diritto romano, 2� ed., Torino 1967, 1 ss.; P. Catalano, Linee del sistema sovrannazionale romano, I, Torino 1965, pp. 30
ss.; Id., Diritto e persone, I, Torino 1990, pp. 53 ss.; 96 ss.
in tal senso, F. Goria,
�Riflessioni su fraternit� e diritto� cit., 31 ss.
Sull�interesse per i valori etico-politici da parte della scienza giuridica
degli ultimi decenni, legata al neocostituzionalismo e alla riflessione sul
diritto naturale, si veda il quadro offerto da C. Faralli, La
filosofia del diritto contemporanea cit., 15 ss.
[7] E. Resta, Il diritto fraterno, nuova ed. accresciuta, Roma-Bari 2005, V,
citato in F. Goria, �Riflessioni
su fraternit� e diritto� cit., 33.
[8] Sulla
dimensione sovranazionale della fraternit� si vedano: A. Bernhard, �Elementi del concetto di fraternit� e diritto
costituzionale�, in Aa.Vv., Relazionalit� nel diritto: quale spazio per
la fraternit�, Atti del Convegno, Castelgandolfo, 18-20 novembre 2005 cit.,
53 ss.; V. Buonomo, �Alla ricerca
della fraternit� nel diritto della comunit� internazionale�, ibidem, 83 ss.
per tutti A. Bernhard, �Elementi
del concetto di fraternit� e diritto costituzionale� cit., 49 ss.
[10] Cfr. G. Berti, Interpretazione costituzionale, 3� ed., Padova 1994, 505 ss.,
citato in E. Pizzolato, �Appunti
sul principio di fraternit� nell�ordinamento giuridico italiano�, in Rivista internazionale dei diritti dell�uomo,
14 (2001), 745 ss. (ora ripubblicato in una versione sintetica in Aa.Vv., Il principio dimenticato. La fraternit� nella riflessione politologica
contemporanea, a cura di A.M. Baggio,
Roma 2007, 211 ss.).
[11] Il
riferimento � al volume citato alla nt. precedente a cura di A.M. Baggio.
veda R. Pezzimenti, �Fraternit�: il
perch� di una eclissi�, in Aa.Vv.,
Il principio dimenticato. La fraternit�
nella riflessione politologica contemporanea cit., 57 ss.
[13] Per lo
stato della letteratura sulla nozione giuridica della fraternit� si rinvia al
volume recentissimo: Aa.Vv., La fraternit� come principio del diritto
pubblico (a cura di A. Marzanati-A.
Mattioni), Roma 2007.
[14] Cfr.,
da ultimo, A.M. Baggio, �L�idea
di �fraternit�� tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. Piste di ricerca
per una comprensione della fraternit� come categoria politica�, in Aa.Vv., Il principio dimenticato. La fraternit� nella riflessione politologica
contemporanea cit., 25 ss.
[15] Antoine Arnauld, �uvres de Messire Antoine Arnauld, XI, Paris 1977, 577 ss., su cui
hanno richiamato l�attenzione: J.-L.
Quantin, �Libert�, �galit�, fraternit�. Alle origini religiose del motto
repubblicano: alcuni fondamenti da F�nelon a Condorcet�, in La
Francese, �Strumento internazionale per un lavoro
teologico: communio�, 106
(luglio-agosto 1989), 60; A.M. Baggio,
�L�idea di �fraternit�� tra due Rivoluzioni: Parigi 1789 - Haiti 1791. Piste di
ricerca per una comprensione della fraternit� come categoria politica� cit.,
[16] Fran�ois F�nelon, Les aventures de T�l�maque, in �uvres
de F�nelon, XX, Paris 1824, 120, su cui si veda A.M. Baggio, �L�idea di �fraternit�� tra due Rivoluzioni:
Parigi 1789 - Haiti 1791. Piste di ricerca per una comprensione della
fraternit� come categoria politica� cit., 39.
[17] Nella
vasta letteratura sul valore giuridico della solidariet�, nei rapporti con la
fraternit�, si vedano: F. Giuffr�,
La solidariet� nell�ordinamento
costituzionale, Milano 2002; A.
Mattioni, �Solidariet� giuridicizzante della fraternit��, in Aa.Vv., La fraternit� come principio del diritto pubblico cit., 7 ss.; F. Pizzolato, �Dal personalismo alla
fraternit�: fondamenti e condizioni per una solidariet� pubblica�, ibidem, 45 ss.; E. Rossi-A. Bonomi, �La fraternit� fra �obbligo� e �libert��.
Alcune riflessioni sul principio di solidariet� nell�ordinamento costituzionale�,
ibidem, 61 ss.; F. Giuffr�, �Il rilievo giuridico della
fraternit� nel rinnovamento dello Stato sociale�, ibidem, 101 ss.
[18] Cfr. A.M. Baggio, Etica ed economia. Verso un paradigma di fraternit�, Roma 2005, 10.
[19] Cfr. E. Pizzolato, �Appunti sul principio di
fraternit� nell�ordinamento giuridico italiano� cit., 745 ss., il quale
osserva: �Non sembra per� che tra i due concetti, solidariet� e fraternit�,
possa esistere una piena fungibilit�.
[20] Cfr.,
in tal senso, A.M. Baggio, �La riscoperta
della fraternit��, in Aa.Vv., Il principio dimenticato. La fraternit�
nella riflessione politologica contemporanea cit., 21 ss. [21] Sulla
concezione della uguaglianza nel diritto romano si vedano per un primo esame: G. Crif�, Libert� e uguaglianza in Roma antica. L�emersione di una vicenda
istituzionale, Roma 1984; G. Negri,
�Personalit� ed eguaglianza nel diritto giurisprudenziale romano (Appunti
metodologici)�, in Studi in onore
di Arnaldo Biscardi, VI, Milano 1987, 17 ss.
[22] Nella
vasta letteratura sul consortium si
vedano: V. Arangio-Ruiz, La
societ� in diritto romano, Napoli 1950 (rist. an. 1982), 3 ss.; M. Bretone, ��Consortium� e �Communio��, in Labeo, 6 (1960), 163 ss.; A. Torrent, �Consortium ercto non cito�,
espa�ol, 34 (1964), 479 ss.; M.
Bianchini, Studi sulla �societas�, Milano
1967, 45 ss.; P. Voci, Diritto ereditario romano, I,
2� ed., Milano 1967, 59 ss.; A.
Guarino, La societ� in diritto
romano, Napoli 1972 (rist. 1988), 13 ss.; S.
Tondo, �Il consorzio domestico
nella Roma antica�, in Atti e Memorie dell�Accademia toscana
di scienze e lettere �La
Colombaria�,
40 (1975), 131 ss.; A. d�Ors, ��Societas� y �consortium��, in Revista
de estudios hist�ricos-jurid�cos de la Universidad Cat�lica
de Valparaiso, 2
(1977), 33 ss.; M. Talamanca,
�Societ� (Diritto romano)�, in Enciclopedia
del diritto, XLII, Milano 1990, 814 ss.; L.
Gutierrez-Masson, Del �consortium� a la �societas�, I, �Consortium ercto non cito�,
reimpresion de la primera edicion, Madrid 1994; S. Tondo, �Ancora
sul consorzio domestico nella Roma antica�, in Studia et Documenta Historiae et Iuris, 60 (1994), 601 ss.; G. Aric� Anselmo, ��Societas inseparabilis� o
dell�indissolubilit� dell�antico consorzio fraterno�, in Annali del Seminario Giuridico dell�Universit�
di Palermo, 46 (2000), 77 ss.; L.
Monaco, Hereditas e mulieres. Riflessioni in tema di capacit�
successoria in Roma antica, Napoli 2000, 31 ss.; M. Penta,
�Il diritto societario nel diritto romano e nel diritto intermedio�, in Rivista della Scuola superiore dell'economia e delle finanze, 11 (2004) = http://rivista.ssef.it/site.php?page=20040929105341531; M. Evangelisti, �Consortium, erctum
citum: etimi antichi e riflessioni
sulla compropriet� arcaica�, in Diritto @ Storia. Rivista
internazionale di Scienze giuridiche e Tradizione romana, 6 (2007) = http://www.dirittoestoria.it/6/Tradizione-romana/Evangelisti-Consortium-erctum-citum-compropriet-arcaica.htm.
[23] Per la
letteratura sul ius prohibendi in
tema di consortium si veda M. Kaser, Das r�mische Privatrecht, 2� ed., I, M�nchen 1971, 100 nt. 40. �
invece rimasta pressoch� isolata la tesi di S.
Solazzi, �Glosse a Gaio II�, in Aa.Vv.,
Per il XIV Centenario della Codificazione giustinianea (a cura di P.
Ciapessoni), Pavia 1934, 448, secondo il quale la gestione sarebbe
spettata ad uno solo dei fratelli. La tesi di un �amministratore unico� del consortium ha per� incontrato un qualche
favore in A. Guarino, �Comunione
(Diritto romano)�, in Enciclopedia del
diritto, VIII, Milano 1961, 237 nt. 25; P.
Voci, Diritto ereditario romano
cit., 64.
[24] Cos� �. Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee,
I, Economia, parentela, societ�, tr.
it. di M. Liborio, Torino 1976, 164 ss.
[25] Sui Fratres Arvales si vedano: I. Paladino, Fratres Arvales. Storia di un collegio sacerdotale romano, Roma 1988; J. Scheid, Romulus et ses fr�res. Le coll�ge des fr�res arvales, mod�le du culte public
dans la Rome des
Empereurs, Rome 1990. Sul valore giuridico
degli Acta fratrum Arvalium si veda
da ultimo F. Sini, Documenti sacerdotali di Roma antica. I. Libri e commentarii, Sassari 1983, 17 ss.; Id., Sua cuique civitati religio. Religione e diritto pubblico in Roma antica,
Torino 2001, 109 ss.
[26] Sulla societas, nel sistema giuridico romano, la letteratura � vastissima. Per
un primo esame, oltre alla
dottrina sopra riportata, alla nt. 22, si vedano: F. Cancelli, �Societ�� (Diritto romano), in Novissimo Digesto
Italiano, XVII, Torino 1970, 495 ss.; F.
Bona, Studi sulla societ�
consensuale in diritto romano, Milano 1973; M.R. Cimma, Ricerche sulla societ� di
pubblicani, Milano 1981; C.
Velasco, �La sociedad�, in Aa.Vv.,
Derecho romano de obligaciones. Homenaje
al profesor Jos� Luis Murga Gener (coordinaci�n y presentaci�n J. Paricio), Madrid 1994, 611 ss.; G. Santucci, Il socio d�opera in diritto romano. Conferimenti e responsabilit�,
[27] Cos� M. Talamanca, Istituzioni di diritto romano, Milano 1990, 597.
[28] Si
veda per tutti M. Talamanca,
�Societ� (Diritto romano)� cit., 815 e nt. 16.
[29] Di
�comunit� domestica e patrimoniale� parla B.
privato romano, Palermo 1979, 211.
[30] Cos� V. Arangio-Ruiz, La societ� in diritto romano cit., 7 e nt. 2, il quale osserva che
Gaio �si compiace di un gioco di parole�. Sulla definizione del consortium come societas legitima
e naturalis si vedano anche: C.A.
310 nt. 4; M. Bretone, ��Consortium� e �communio�� cit., 173 ss.
[31] Cfr. E. Betti, Istituzioni di diritto romano, I, 2� ed., Padova 1942, 426 ss.: �Il
vincolo personale di fraternit� fra consorti, che giustifica e governa la
comunione, rende ragione, nella concezione romana, della pienezza di poteri
ricono�sciuti a ciascuno nei rapporti esterni, allorch� si tratta di disporre
di una cosa comune, o di assumerne la difesa in giudizio � Ma non � da credere
che di questa legittimazione indipendente e concorrente fosse fatto in pratica
un uso arbitrario e lesivo degli interessi comuni, senza riguardo al modo di
vedere degli altri consorti. La con�cezione romana � probabilmente � che il
fratello non pu� tradire il fratello, come il tutore non pu� tradire il pupillo
�, ma deve apprezzare e sentire l�interesse comune od altrui come interesse suo
proprio e assumere verso l�altro la responsabilit� dell�apprezzamento fatto �
Il vincolo di fraternit� fra consorti, come legittima tanto estesi poteri
d�iniziativa, cos� giustifica una piena fiducia reciproca�.
[32] Si
vedano: M. Bretone, ��Consortium� e �communio�� cit., 165 ss.; G.
Grosso, Schemi giuridici e societ� nella storia del diritto privato romano. Dall�epoca arcaica alla giurisprudenza classica: diritti reali e obbligazioni, Torino 1970, 406, il quale rileva: �Lo sviluppo
storico, che portava al concetto contenutistico ed economicistico del dominium, giunse da un lato a far
configurare sui beni la compropriet� per quote e dall�altro lato a individuare
un atto per cui si dovevano mettere in comune tutti i beni e gli acquisti (societas omnium bonorum), di cui venne a
risaltare il carattere contrattuale. E questa societ� universale, societas
omnium bonorum, si presentava storicamente con una continuit� rispetto
all�antico consortium; i giuristi
mettevano in evidenza un ius quodammodo
fraternitatis che esisteva nei rapporti fra i soci, e questo elemento non
poteva che significare l�accentuazione di tale continuit�; d�altra parte la
posizione sistematica di primo piano che, al di l� della sua portata pratica,
la giurisprudenza del principato dava ancora alla societas omnium bonorum, richiamava a tale posizione storica�; M. Talamanca, �Societ� (Diritto
romano)� cit., 817, il quale osserva che �il suo regime � profondamente
influenzato dalla fraternitas tra i consortes che traluce ancora dalle fonti
classiche relative alla societas�.
veda V. Arangio-Ruiz, La societ� in diritto romano cit., 10
[34] �
appena il caso di mettere in rilievo che anche nell�ambito dell�antico consortium ercto non cito tra fratres vi � naturalmente la presenza di
un consenso, il quale � dato per presupposto nella rinuncia da parte dei fratres alla divisione della comunit�
domestica. La importanza del consenso, nel consortium
tra i fratres, � per� posta in ombra,
per cos� dire, rispetto al vincolo di sangue, che da solo sembra spingere i fratres, prima ancora che a evitare di dividere il patrimonio, a non
dividere le proprie vite.
[35] Sul
punto, in tema di beneficium competentiae,
si vedano: V. Arangio-Ruiz, La societ� in diritto romano cit., 122
ss.; M. Bretone, ��Consortium� e �communio�� cit., 177 ss.; W.
Litewski, �Das �beneficium
competentiae� im r�mischen Recht�, in Studi
in onore di Edoardo Volterra, 4, Milano 1971, 469 ss.; A. Guarino, La societ� in diritto romano, Napoli 1972 (rist. an. 1988), 8 ss.; Id., La condanna nei limiti del possibile, 2� ed., Napoli 1978, 26 ss.; J. Gildemeister, Das beneficium competentiae
im klassischen r�mischen Recht, G�ttingen 1986, 27 ss.
[36] Sugli
aspetti legati alle mende formali del frammento, anche in relazione al rapporto
con D. 42.1.16, si veda per tutti A. Guarino,
cit., 26 ss.
[37] V. Arangio-Ruiz, La societ� in diritto romano cit., 63.
[38] Si
vedano: A. Guarino, La societ� in diritto romano cit., 35
ss.; M. Talamanca, �Societ�
(Diritto romano)� cit., 820.
[39] Sul
tema del perseguimento del bene comune all�interno della societas si vedano: G.
Lobrano, �Dell�homo artificialis � deus mortalis
dei Moderni comparato alla societas
degli Antichi�, in Aa.Vv., Giovanni Paolo II. Le vie
della giustizia. Itinerari per il terzo millennio (a cura di A. Loiodice-M. Vari), Roma 2003, 161
ss.; P.P. Onida, �La causa della societas
fra diritto romano e diritto europeo�, in Diritto @ Storia. Rivista
internazionale di Scienze giuridiche e Tradizione romana, 5 (2006) = http://www.dirittoestoria.it/5/Diritto-romano-pubblico-e-privato.htm.
[40] Sulla
necessit� di perseguire uno scopo comune come carattere fondamentale della societas si vedano per tutti: E. Betti, Istituzioni di diritto romano cit., 252 ss.; M. Bianchini, Studi sulla societas cit., 22; A.
romano cit., 59 ss.
[41] Si
veda E. Betti, Istituzioni di diritto romano
cit., 255.
[42] Cfr. A. Guarino, La societ� in diritto romano cit., 59 ss., il quale osserva: �Nella
concezione della giurisprudenza preclassica e classica, il contratto
consensuale di societas aveva la funzione tipica di impegnare le parti
ad impiegare direttamente e lecitamente, nell�interesse comune, beni o attivit�
che le parti stesse dovevano apprestare secondo l�occorrenza, ripartendo tra
loro i vantaggi ed eventualmente gli svantaggi conseguiti agli impieghi�.
vedano: V. Arangio-Ruiz, La societ� in diritto romano cit., 51
nt. 3; A. Guarino, La societ� in diritto romano cit., 69
ss.; G. Santucci, Il socio d�opera in diritto romano.
Conferimenti e responsabilit� cit., 12 nt. 21, con rinvii alla dottrina. [44] Il
riferimento della fraternit� al divieto di tendere insidie a danno di altro si
trova, in termini sfumati e molto prudenti, in F. Goria, �Riflessioni su fraternit� e diritto� cit., 38.
[45] Si
veda ad esempio: D. 43.16.27 (Ulp. 69 ad
ed.) e D. 9.2.4 pr. (Gai. 7 ad ed.
prov.) su cui ha richiamato l�attenzione S.
etica, natura e logica nelle Institutiones, Napoli 1996, 132 ss.
veda anche Caes. Gall., 1.44.9.
[47] Cic. Att., 1.19.2: nam Haedui, fratres nostri, pugnam nuper malam pugnarunt et
<Helvetii> sine dubio sunt in armis excursionesque in provinciam faciunt.
Cic. epist., 7.10.4: una mehercule nostra vel severa vel iocosa
congressio pluris erit quam non modo hostes sed etiam fratres nostri Haedui.
[48] Sul
punto si veda: M.P. Baccari, �Il
concetto giuridico di civitas augescens:
origine e continuit��, in Studia et
Documenta Historiae et Iuris, 41 (1995), 759 ss.; Ead., Cittadini popoli
e comunione nella legislazione dei secoli IV-VI, Torino 1996, 55 ss.
Sull�affratellamento per un primo orientamento si vedano: N. Tamassia, L'affratellamento. Studio storico-giuridico, Torino 1886; M.A. Benedetto, �Affratellamento�, in Novissimo
Digesto Italiano, I, Torino 1957, 391 ss.; A. Marongiu, �L�affratellamento come
negozio giuridico�, in Studi di storia e
diritto in onore di Arrigo Solmi, II, Milano 1941, 261 ss.; M. Penta,
�Il diritto societario nel diritto romano e nel diritto intermedio� cit.
[50] Si
veda F. Goria, �Riflessioni su
fraternit� e diritto� cit., 33 ss.
[51] Codice
Civile art. 1175 (Comportamento secondo
correttezza): �Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le
regole della correttezza�. Art. 1337 (Trattative
e responsabilit� precontrattuale): �Le parti, nello svolgimento delle
trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona
fede�. Art. 1358 (Comportamento delle
parti nello stato di pendenza): �Colui che si � obbligato o che ha
alienato un diritto sotto condizione sospensiva, ovvero lo ha acquistato sotto
condizione risolutiva, deve, in pendenza della condizione, comportarsi secondo
buona fede per conservare integre le ragioni dell�altra parte�.
[52] Codice
Civile art. 833 (Atti d�emulazione): �Il
proprietario non pu� fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di
nuocere o recare molestia ad altri�.
Costituzione italiana art. 27, comma 3: �Le pene non possono consistere in
trattamenti contrari al senso di umanit� e devono tendere alla rieducazione del
condannato�. Sulla rilevanza del principio di fraternit� nell�ambito del diritto
penale si veda ora A. Cosseddu,
�Diritto penale e �spazi� di fraternit��, in Aa.Vv.,
per la fraternit�, Atti del Convegno, Castelgandolfo, 18-20 novembre 2005
cit., pp. 205 ss. [54] Il riferimento
sociale alla fraternit� induce a sgomberare il campo da un possibile equivoco
legato alla tentazione di ricondurre tale valore a un ambito individualistico
svuotando cos� esso di rilevanza sul piano giuridico. In questo senso si pu�
distinguere, sul piano giuridico, la fraternit� da altri caratteri delle
relazioni sociali, in particolare dalla compassione e dal perdono.

References: art. 2

art. 3
 art. 1175
 Art. 1337
 Art. 1358
 art. 833
 art. 27