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Timestamp: 2019-01-22 09:23:12+00:00

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Accertamento firmato non dal dirigente dell'Agenzia delle Entrate
Accertamento firmato non dal dirigente dell’Agenzia delle Entrate
25 Giugno 2015 | Autore: Angelo Greco
L’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate può essere nullo per mancanza di delega, per mancata produzione in causa della delega, per il fatto che la delega non sia conforme a legge ma sia solo un semplice ordine di servizio o, infine, perché il firmatario o il delegante sono soggetti privi di poteri, come indicato nella recente sentenza della Corte Costituzionale.
Se hai ricevuto un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate firmato da un soggetto che non appare essere il dirigente dell’ufficio è molto probabile che l’atto sia nullo. Ma come accertarti di ciò e, soprattutto, come procedere concretamente? I chiarimenti vengono da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Bari [1] che, accogliendo il filone ormai consolidato di sentenze a favore del contribuente, ha annullato un accertamento fiscale firmato da un funzionario privo di qualifica e di poteri. Il contribuente, insomma, l’ha spuntata grazie alla difesa dei dottori Francesco Cataldi e Danilo Nitti. Ma Procediamo con ordine.
Come stabilire se l’accertamento fiscale è firmato da un dirigente
La prima cosa che devi fare per sapere se l’accertamento è nullo o meno, è verificare se il nome del firmatario sia ricompreso negli elenchi presenti sul sito dell’agenzia delle Entrate. Se così non fosse, è molto probabile (anzi, certo) che si tratti di un semplice funzionario reggente facente funzioni, ossia in sostituzione del dirigente.
La seconda verifica da compiere è accertare che il funzionario che ha firmato l’atto, in sostituzione del dirigente, non sia stato delegato espressamente e per iscritto da quest’ultimo. È questo un punto molto importante: deve risultare sempre la delega scritta e motivata. Per controllare ciò puoi presentare un’istanza di accesso agli atti amministrativi e chiedere copia della delega. Non si deve trattare di un semplice ordine di servizio, ma di una vera e propria delega motivata e circoscritta in un ambito temporale ben definito, con indicazione specifica dei soggetti delegati.
Se non dovesse essere presente neanche la delega, o quest’ultima dovesse essere non conforme a quanto prescritto dalla legge [2], puoi impugnare l’atto. Ma a riguardo sono importanti alcune precisazioni.
Per quanto riguarda l’impugnazione dell’avviso di accertamento firmato da un dipendente dell’Agenzia delle Entrate privo di poteri, conviene sviluppare la questione della firma in due punti.
La legge [2] richiede che l’atto di accertamento fiscale (accertamenti in rettifica e accertamenti di ufficio) sia sottoscritto dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.
Nel caso in cui il contribuente, nel proprio ricorso, contesti la legittimazione e quindi il potere di sottoscrizione dell’atto ricevuto dall’Agenzia delle Entrate, è quest’ultima che deve fornire in giudizio la prova contraria, ossia depositare la delega conferita dal capo team, con attestazione, peraltro del valore della controversia entro i cui limiti tale delega poteva essere esercitata e con indicazione dei funzionari delegati aventi la necessaria qualifica.
La necessità di tale produzione in giudizio è affermata in numerose sentenze.
Nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate non produca in causa tale documentazione – nonostante spesso nelle proprie controdeduzioni la definisca tale (affermando “si allega provvedimento di conferimento delega di firma con tabelle …”) mentre si tratta di semplici ordini di servizi o disposizioni organizzative denominate proprio “disposizioni interne di servizio” – allora il ricorso potrà essere accolto.
Se il delegante o il delegato non avevano i poteri
Il secondo punto, invece, è quello del caso in cui il soggetto firmatario o il delegante non avevano alcun potere. Sulla questione è ormai nota la sentenza della Corte Costituzionale [3] che, di recente, ha annullato le nomine a dirigente di 767 funzionari che non avevano mai fatto un concorso pubblico. Dunque, in tal caso, “delega o non delega”, l’atto è sempre nullo. O almeno questo, per il momento, è l’indirizzo prevalente dei giudici. Tra i numerosi precedenti a favore del contribuente si segnala la CTP di Milano [4] o anche la recentissima sentenza della CTP di Bari dello scorso 18 maggio, citata in apertura di questo articolo.
In quest’ultima ipotesi, occorre verificare se chi ha delegato potesse delegare e se chi è stato delegato potesse esserlo. I capi ufficio dovrebbero avere la qualifica di dirigenti. Ne consegue che l’eccezione sull’assenza di potere va sviluppata verificando entrambe le ipotesi e contestando di conseguenza ciò che risulta dal controllo. Ovviamente, va poi fatto specifico riferimento alla sentenza della Corte costituzionale, allegandola, riportandone nel testo gli stralci più rilevanti.
Come detto, numerose commissioni si sono pronunciate sulla questione e, alcune di queste, hanno accolto la tesi della nullità dell’atto. Peraltro, la Ctr Milano sul punto ha affermato che la questione si potrebbe/dovrebbe rilevare anche d’ufficio.
[1] CTP Bari, sent. n. 2332/03/15 del 18.05.2015.
[2] Art. 42 D.p.r. n. 600/1973 e art. 7 Statuto del contribuente.
[4] CTP Milano sent. n. 3222/25/15 del 10.04.2015.
massimiliano marianelli ha detto:
domando cortesemente , ma sapete dirmi come fare a controllare sul sito agenzia entrate il nominativo di un funzionario dirigente agenzia entrate firmatario atto amministrativo 2009 ? dove si puo’ guardare ?
26/06/2015 alle 14:17
adesso chi paga per aver creato tutto questo bailamme?

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 42
 art. 7