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Timestamp: 2020-06-01 13:57:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28291 del 04/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28291 del 04/11/2019
Cassazione civile sez. lav., 04/11/2019, (ud. 26/06/2019, dep. 04/11/2019), n.28291
sul ricorso 16055-2016 proposto da:
D’ALOISIO, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE MATANO, ESTER
ADA SCIPLINO, ANTONINO SGROI;
N.Z.M., in qualità di titolare dell’azienda agricola
omonima, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA GIOVANNI
RANDACCIO 1, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO MUSA, che lo
avverso la sentenza n. 1243/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 22/06/2015 R.G.N. 2207/2013.
il giudice del lavoro del Tribunale di Brindisi
accolse l’opposizione di N.Z.M., riconoscendo che non
erano dovute le somme contenute nella cartella esattoriale per il
pagamento di differenze contributive fra quanto denunciato ed il salario
medio convenzionale di Euro 44,26 connesse alla iscrizione obbligatoria
agricola per gli anni 2004 – 2005;
a seguito di impugnazione dell’Inps e della
S.C.C.I. s.p.a., la Corte d’Appello di Lecce (sentenza del 22.6.2015)
rigettò il gravame dopo aver rilevato che l’accordo di riallineamento
applicato, valevole nell’ambito del Contratto Provinciale di Lavoro 2004
– 2007 al quale N.Z. aveva aderito, costituiva la prima ed
unica rimodulazione al programma di riallineamento già definito dal CPL
2000/2003 che, in precedenza, non aveva subito alcuna modifica, per cui
non vi era stata alcuna violazione della L. n. 608 del 1996, art. 5, comma 5;
per la cassazione della sentenza ricorre l’Inps,
anche in rappresentanza della S.c.c.I s.p.a., con un solo motivo, cui
resiste N.Z.M. con controricorso, illustrato da memoria.
1. non ha pregio l’eccezione preliminare di inammissibilità del
ricorso, sollevata dal controricorrente, avendo la difesa dell’Inps
specificato le parti dell’impugnata sentenza in contrasto con le norme
di legge in materia di contratti di riallineamento contributivo, delle
quali è stata denunziata la violazione;
2. è egualmente infondata l’eccezione di giudicato sollevata dal
controricorrente: questi assume che i due giudizi di opposizione, vale a
dire il primo al verbale di accertamento (ricorso del 25.6.2008) ed il
secondo alla cartella esattoriale di pagamento (ricorso del 15.7.2009),
successivamente riuniti, avevano comportato la trattazione della
questione basata sullo stesso fatto storico rappresentato
dall’originario accertamento ispettivo, per cui la sentenza del
Tribunale di Brindisi avrebbe dovuto essere impugnata entro il termine
perentorio di sei mesi ai sensi dell’art. 327 c.p.c.,
mentre l’appello dell’Inps era stato proposto a quasi un anno di
distanza dalla pubblicazione della sentenza gravata, così come anche la
sentenza della Corte d’appello di Lecce era stata impugnata nel termine
di un anno dalla sua pubblicazione; ne era conseguito, secondo il
controricorrente, che il ricorso per cassazione poteva essere
considerato tempestivo relativamente alla parte della sentenza che aveva
deciso in merito all’annullamento del verbale di accertamento, in
quanto riguardante un giudizio instaurato nel 2008, allorquando non era
ancora vigente la L. n. 69 del 2009, art. 46,
comma 17, (applicabile ai giudizi instaurati successivamente al
4.7.2009), mentre lo stesso ricorso non poteva essere ritenuto
tempestivo per la parte della sentenza che aveva annullato la cartella
esattoriale di pagamento, in quanto il relativo giudizio di impugnazione
era stato incardinato con ricorso del 15.7.2009, cioè allorquando già
vigeva il termine semestrale per le impugnazioni; ne conseguiva, secondo
tale assunto difensivo, che la parte della sentenza con la quale era
stata decisa l’impugnazione della cartella esattoriale di pagamento,
attraverso il rigetto delle questioni sollevate dall’Inps, aveva
acquisito valore di cosa giudicata, stante la tardività del relativo
rimedio impugnatorio, per cui restava precluso il riesame della
questione comune ad entrambi i giudizi riuniti;
3. l’infondatezza dell’eccezione di giudicato discende dalla
semplice constatazione che a seguito della riunione dei due giudizi di
opposizione il relativo procedimento è divenuto unitario, perdendo gli
stessi giudizi riuniti la loro autonomia, con la conseguenza che, ai
fini della individuazione della disciplina applicabile per
l’impugnazione della sentenza di primo grado, deve farsi riferimento al
momento dell’instaurazione del giudizio in cui si sono prodotti gli
effetti processuali della domanda, vale al 25.6.2008, allorquando vigeva
ancora il termine di un anno per le impugnazioni, termine, questo, che
nella fattispecie è stato rispettato;
4. pertanto, è insussistente l’eccepita tardività dell’appello che,
secondo la tesi del controricorrente, avrebbe comportato il passaggio
in giudicato della questione sottesa all’opposizione a cartella
esattoriale, comune ad entrambi i giudizi riuniti;
5. si è, infatti, affermato (Cass. Sez. 2, n. 6007 del 17.4.2012) che ” In tema di impugnazioni, la modifica dell’art. 327 c.p.c., introdotta dalla L. 18 giugno 2009, n. 69,
che ha sostituito il termine di decadenza di sei mesi dalla
pubblicazione della sentenza all’originario termine annuale, è
applicabile, ai sensi dell’art. 58, comma 1 predetta Legge, ai soli
giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore e, quindi, dal 4 luglio
2009, restando irrilevante il momento dell’instaurazione di una
successiva fase o di un successivo grado di giudizio ” (in senso
conforme v. pure Cass. Sez. 1, n. 17060 del 5.10.2012);
6. con un solo motivo l’Inps deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, comma 5, convertito con modificazioni dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, nonchè del D.Lgs. 11 agosto 1993, n. 375, art. 20 nel testo applicabile sostituito dal D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 9 ter, comma 3, convertito con modificazioni dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, oltre che degli artt. 1362 c.c.
e segg. con riferimento al contratto provinciale di lavoro per gli
operai agricoli e florovivaisti della provincia di Brindisi sottoscritto
il 20 settembre 2004 e dell’art. 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3);
7. in pratica, l’Inps contesta l’impugnata sentenza laddove la
Corte di merito ha disconosciuto il diritto di credito contributivo
vantato da esso ricorrente a titolo di differenziale contributivo per il
biennio 2004 – 2005;
8. il quesito di diritto posto dall’Inps afferisce, dunque, alla
legittimità o meno del programma di adeguamento salariale previsto e
disciplinato dal contratto provinciale di lavoro per gli operai agricoli
e florovivaisti della provincia di Brindisi siglato il 20.9.2004 alla
luce della disciplina dettata dal D.L. n. 510 del 1996, art. 5, comma 5 convertito dalla L. n. 608 del 1996
che testualmente recita quanto segue: “E’ ammessa una sola variazione
ai programmi di riallineamento contributivo, compresi quelli già
stipulati, limitatamente ai tempi ed alle percentuali fissati dagli
accordi provinciali, purchè tale modifica sia oggettivamente
giustificata da intervenuti rilevanti eventi non prevedibili e che
incidano sostanzialmente sulle valutazioni effettuate al momento della
stipulazione dell’accordo territoriale, ed a condizione che l’intesa di
aggiustamento sia sottoscritta dalle medesime parti che hanno stipulato
il primitivo accordo”;
9. al riguardo il ricorrente evidenzia che l’istituto dei contratti
di riallineamento contributivo ha trovato una sua disciplina nel
predetto D.L. n. 510 del 1996, art. 5 convertito nella L. n. 608 del 1996, ed è stato applicabile sino al 17 ottobre 2001, in forza di quanto previsto dalla L. n. 388 del 2000, art. 116,
comma 1 limitatamente “alle imprese che recepiscono, entro un anno
dalla decisione assunta dalla Commissione delle Comunità Europee sul
regime di aiuti di Stato n. 236/A/2000, contratti di riallineamento
regolati ai sensi e alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 6
è concesso, per la durata del programma di riallineamento e, comunque,
per un periodo non superiore a cinque anni, uno sgravio contributivo
nelle misure di cui al comma 2 per i lavoratori individuati secondo le
modalità di cui al citato D.L. n. 510 del 1996, art. 5, comma 3-sexies introdotto dalla L. 23 dicembre 1998, n. 448, art. 75 mai denunciati agli enti previdenziali”;
10. quindi, secondo l’Inps, in forza di tali disposizioni, era
possibile sottoscrivere programmi di riallineamento contributivo sino al
17 ottobre 2001 nel rispetto dei requisiti previsti dal citato D.L.,
art. 5, e ivi compreso il potere di variazione per una sola volta degli
11. invece, l’accordo provinciale del quale si predica
l’applicazione, contemplante all’art. 19 il programma di adeguamento
salariale, è stato sottoscritto il 20.9.2004, ovverosia tre anni dopo il
termine di efficacia dell’istituto del riallineamento;
12. inoltre, l’accordo sottoscritto il 12 marzo 2002, del quale fa
menzione lo stesso art. 19 appena citato, allegato al contratto
provinciale del 2004, era stato sottoscritto anche dalla FLAI CGIL
conformemente alla sottoscrizione del precedente contratto provinciale
di riallineamento risalente al 18.2.2000, che vedeva tra i soggetti
stipulanti tale organizzazione sindacale che non aveva, invece,
sottoscritto il contratto provinciale del 2004; pertanto, tale mancanza
di sottoscrizione comportava la violazione di quanto stabilito dal
citato D.L., art. 5, comma 5 che prevedeva che l’intesa di aggiustamento
fosse sottoscritta dalle medesime parti che avevano stipulato il
primitivo accordo;
13. infine, il richiamato accordo del 2002 non aveva alcuna
efficacia con riguardo alla previsione del citato art. 19 dell’accordo
del 20.9.2004, in quanto non atteneva, contrariamente alla previsione di
quest’ultimo accordo, alla variazione del programma di riallineamento
contributivo, bensì all’accordo “… di sospendere la condizione di
corresponsione dell’aumento retributivo di cui al CPL del 18.12.2000
vigente previsto a far data dall’1.1.2002”;
14. il ricorso è fondato;
invero, il D.L. n. 510 del 1996, art. 5 convertito, con modificazioni, in L. n. 608 del 1996, ha introdotto, al dichiarato fine di sospendere “la condizione di corresponsione dell’ammontare retributivo di cui al D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, art. 6, comma 9, lett. a), b) e c), convertito, con modificazioni, dalla L. 7 dicembre 1989, n. 389”,
l’istituto del riallineamento retributivo, più correttamente,
l’adesione del datore di lavoro all’accordo di riallineamento
retributivo con la previsione del graduale riallineamento dei
trattamenti economici dei lavoratori ai livelli previsti nei
corrispondenti contratti collettivi nazionali di lavoro; ha
riconosciuto, ai predetti accordi, validità pari a quella attribuita ai
contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento, quale requisito
per l’applicazione, a favore delle imprese, di tutte le normative
nazionali e comunitarie. Sempre il richiamato art. 5, al comma 3,
secondo periodo, prevedendo, quanto agli sgravi contributivi, che
“l’applicazione nel tempo dell’accordo provinciale comporta la sanatoria
anche per i periodi pregressi per le pendenze contributive ed a titolo
di fiscalizzazione di leggi speciali in materia e di sanzioni a ciascuna
di esse relative ovvero di sgravi contributivi, per le imprese di cui
al comma 1”, rivela l’intento del legislatore di consentire al datore di
lavoro, che aderisca all’accordo provinciale di riallineamento, di
fruire dei benefici contributivi e della fiscalizzazione degli oneri
sociali limitatamente ai lavoratori già dipendenti del datore di lavoro
al recepimento dell’accordo provinciale incentivandolo con il graduale
recepimento della contrattazione collettiva (al più tardi, entro
trentasei mesi dal recepimento dell’accordo provinciale) e con lo
sgravio contributivo quale conseguenza del dichiarato fine sospensivo
richiamato nell’incipit del più volte richiamato art. 5.
15. orbene, la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116,
commi 1-7, pur mantenendo fermo l’intero quadro normativo vigente in
materia, ha integrato gli effetti della contrattazione da riallineamento
sotto l’aspetto contributivo, prevedendo uno sgravio sulla retribuzione
dovuta nella misura della L. n. 608 del 1996,
art. 5, comma 4. Per tal motivo, la riapertura dei termini operata
dalla norma è stata limitata alla sola possibilità di recepimento dei
contratti già stipulati e non alla stipula ex novo di nuovi accordi
provinciali di riallineamento;
16. inoltre, in ossequio al dettato della Commissione Europea, la
legittimità dell’aiuto statale alle imprese riposa sulla limitazione nel
tempo. Così la L. n. 608 del 1996,
art. 5, comma 2 aveva concesso 12 mesi di tempo per stipulare gli
accordi territoriali e quelli aziendali di recepimento da depositare
presso gli Uffici Provinciali del lavoro e presso le sedi dell’INPS;
17. si è, quindi, avuta l’esplicita previsione normativa, introdotta solo con la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116
dello sgravio contributivo concesso ai datori di lavoro che abbiano
aderito ad un accordo di riallineamento entro un anno dalla decisione
della Commissione delle Comunità Europee. Si è trattato di stabilire una
disciplina per favorire l’emersione del lavoro irregolare rivolta ai
datori di lavoro che abbiano aderito ad un accordo di riallineamento nel
termine annuale dalla decisione della Commissione delle Comunità
Europee, per la durata del programma di riallineamento, e comunque per
non più di cinque anni, con condizioni, anche temporali, e requisiti per
fruire dello sgravio contributivo;
18. la citata Decisione della Commissione Europea in materia di
aiuto di Stato n. 236/A/2000, contenente misure a favore della
regolarizzazione dell’economia sommersa, è del 17.10.2000, per cui ha
ragione la difesa dell’Inps nel sostenere che il termine ultimo di un
anno di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 1, per il recepimento, da parte delle imprese, dei contratti di riallineamento, regolati ai sensi e alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5 scadeva il 17.10.2001;
19. ne consegue che è, altresì, fondato il rilievo del ricorrente
secondo cui l’applicazione dell’accordo provinciale del 20.9.2004,
contemplante all’art. 19 il programma di riallineamento, era da
considerare nella specie illegittima, posto che detto accordo era stato
sottoscritto tre anni dopo il termine ultimo di efficacia dell’istituto
del riallineamento invocato ai fini dei pretesi sgravi contributivi;
20. erra, quindi, la Corte d’appello nel ritenere che tale accordo
fosse da considerare valido in quanto attraverso lo stesso era stata
attuata la prima ed unica rimodulazione al programma di riallineamento
già definito dal precedente contratto provinciale di lavoro 2000 – 2003,
in quanto una tale interpretazione trascura il dato normativo rilevante
dell’osservanza del termine di un anno (scadente il 17.10.2001), di cui
alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 1, per il recepimento, da
parte delle imprese, dei contratti di riallineamento, regolati ai sensi e
alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5;
21. ne consegue che l’applicazione, ai fini dei relativi sgravi,
del contratto provinciale di riallineamento sottoscritto il 20.9.2004,
ovverosia a circa tre anni di distanza dalla predetta scadenza del
17.10.2001, è da ritenere eseguita in evidente violazione di quanto
previsto dal combinato disposto di cui al D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, comma 5, convertito con L. n. 608 del 1996, e della L.n. 388 del 2000, art. 116, comma 1;
22. la natura dirimente di tale violazione sul rispetto dei limiti
temporali per l’applicazione, ai fini degli sgravi contributivi, del
predetto accordo provinciale rende superfluo l’esame deli altri rilievi
incentrati sulla necessità della verifica dei soggetti che parteciparono
agli accordi stipulati in momenti diversi e sulla efficacia
dell’accordo del 2004, che secondo I’Inps era limitata alla sospensione
della condizione di corresponsione dell’aumento retributivo, di cui al
CPL del 18.12.2000, previsto a far data dall’1.1.2002;
23. in definitiva, il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza va
cassata, con rinvio della causa, anche per le spese, per la corretta
verifica del differenziale contributivo, alla Corte d’appello di Lecce
in diversa composizione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia
la causa, anche per le spese, alla Corte d’appello di Lecce in diversa

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 art. 5
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 sentenza 
 art. 46
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 sentenza 
 Cass. Sez. 
 art. 5
 art. 20
 art. 9
 sentenza 
 art. 5
 art. 5
 art. 116
 art. 6
 art. 5
 art. 75

art. 5
 art. 19
 art. 5
 art. 19
 art. 5
 art. 6
 art. 5
 art. 5
 art. 116

art. 5

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 art. 116
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 art. 5
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 art. 116
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