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Timestamp: 2020-08-03 15:33:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25731 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25731 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. I, 14/12/2016, (ud. 14/09/2016, dep.14/12/2016), n. 25731
sul ricorso 25856/2014 proposto da:
R.S., in proprio e nella qualità di legale rappresentante
della (OMISSIS) S.N.C., e C.A., elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA CICERONE 60, presso l’avvocato RICCARDO CASTELLANI, che
li rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURO CIMINO,
FALLIMENTO (OMISSIS), NONCHE’ DEI SOCI ILLIMITATAMENTE RESPONSABILI
R.S. e C.A., in persona del Curatore Dott.
B.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI 32,
presso l’avvocato GIULIO BERTACCHI, rappresentato e difeso
dall’avvocato ALBERTO BIGLIARDI, giusta procura in calce al
CHIANTIBANCA – CREDITO COOPERATIVO S.C., in persona del legale
GIORGIO BAGLIVI 8, presso l’avvocato ANNA LUCIA ROSELLI,
rappresentata e difesa dall’avvocato SIMONE PISTELLI, giusta procura
avverso la sentenza n. 1468/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 16/09/2014;
udito, per il controricorrente FALLIMENTO, l’Avvocato NICOLA TOBIS
TICCI, con delega, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito, per la controricorrente CHIANTIBANCA, l’Avvocato ANNA LUCIA
ROSELLI, con delega orale, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
SALVATO Luigi, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso o,
in subordine, per il rigetto.
La parte ricorrente propone, sulla base di tre motivi, ricorso per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Firenze del 16 settembre 2014, la quale ha respinto l’impugnazione della sentenza del Tribunale della stessa città del 22 maggio 2014 dichiarativa del fallimento della (OMISSIS) s.n.c. e dei soci illimitatamente responsabili.
La corte territoriale ha ritenuto che: a) il motivo concernente l’esistenza del credito in capo all’istante è aspecifico, non avendo le argomentazioni del giudice di primo grado formato oggetto di censura; in ogni caso, il credito della banca istante è provato sulla base di numerosi documenti; b) sussiste lo stato d’insolvenza, risultando le segnalazioni alla Centrale Rischi, pignoramenti ed una situazione di perdite nel bilancio 2010; c) correttamente è stato esteso L. Fall., ex art. 147, il fallimento al socio C., receduto con atto iscritto il (OMISSIS), quindi meno di un anno dalla sentenza dichiarativa di fallimento, in presenza di debiti preesistenti al recesso.
Resistono con controricorsi la curatela e la banca istante, la quale deposita pure la memoria di cui all’art. 378 c.p.c..
1. – Il ricorso propone tre motivi, che possono essere come di seguito riassunti:
1) violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 5, 6 e 15 e art. 2697 c.c., oltre alla mancata ricostruzione di fatti decisivi, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in quanto la sentenza impugnata ha ravvisato il credito della banca istante negando l’evidenza dei fatti, posto che esso non risulta da nessun atto o documento avente valore probatorio;
2) violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 5, 6 e 15, oltre al travisamento e mancata ricostruzione di fatti decisivi, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in quanto la sentenza impugnata ha errato nel ravvisare il requisito dell’insolvenza;
3) violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 5, 6 e 15 e art. 2697 c.c., oltre alla mancata ricostruzione di fatti decisivi, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, laddove la sentenza ha ritenuto sussistenti debiti sociali prima del recesso del socio Catini e non ha motivato circa l’insolvenza, senza tenere conto inoltre che dopo un semestre dal recesso la società si era di fatto trasformata in impresa individuale.
La sentenza impugnata è stata notificata al difensore della parte ricorrente il 16 settembre 2014 ed il ricorso notificato da questa il 27 ottobre 2014, dunque oltre il termine di trenta giorni prescritto dalla L. Fall., art. 18.
A ciò si aggiunga che i primi due motivi sono in sè inammissibili, in quanto, sotto l’egida del vizio di violazione di legge o motivazionale, mirano in realtà a sottoporre nuovamente in sede di legittimità un giudizio sul fatto; mentre il terzo motivo dimentica che lo scioglimento della società non ne comporta l’estinzione, avendo in fatto inoltre la corte del merito accertato l’anteriorità dei crediti al recesso del socio.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore di entrambi i controricorrenti, che liquida in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie ed agli accessori come per legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 147
 sentenza 
 art. 2697
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2697
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18