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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 06/10/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 6 ottobre 2015
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha pronunciato ben 21 sentenze (e 3 decisioni), così da tangere moltissimi degli articoli, e dei sottesi diritti, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Fra questi e in tema di trattamenti inumani e degradanti, si intrecciano diverse storie con un medesimo epilogo giudiziale: il ladro bulgaro che è trattenuto in caserma e ne esce con abrasioni, contusioni e ferite (oltreché con una confessione firmata del proprio furto) (caso Stoykov c. Bulgaria), il cittadino russo condannato per frode e pestato dai compagni di cella mentre la guardia carceraria assisteva (Boris Ivanov c. Russia) oppure l’ex ufficiale di polizia russo che, arrestato con l’accusa di possesso illegale di arma da fuoco e ricettazione, è stato costretto in una cella sovraffollata e sporca, senza privacy (Sergeyev c. Russia).
Stoykov c. Bulgaria 38152/11 3 Milen Bozhidarov Stoykov è un cittadino bulgaro condannato a 16 anni e 6 mesi di reclusione per il furto di un’ingente somma di danaro da una società commerciale. All’epoca delle indagini è stato arrestato nella propria abitazione, nelle primissime ore del mattino, e poi tradotto insieme ad altri due sospetti nella locale stazione di polizia, dove confesserà il nascondiglio della somma rubata. Tuttavia il referto medico stilato poco dopo la sua confessione rivela molteplici contusioni e ferite sul corpo di Stoykov. A nulla vale la sua denuncia delle violenze subite dagli agenti di polizia.
Oggi il Sig. Stoykov si rivolge alla Corte europea perché condanni la Bulgaria, da un lato, per le violenze che ha subito dai pubblici ufficiali, e, dall’altro, per l’inefficacia delle indagini svolte su quell’episodio. Il responso è stato infine di duplice violazione a carico della Bulgaria.
Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Torture) (aspetto sostanziale)
Alouache c. Francia 28724/11 2 Rhalid Alouache è un cittadino francese accusato di associazione a delinquere a fini di spaccio e perciò estradato dal Marocco alla volta della Francia. Qui è sottoposto a custodia cautelare in carcere ed esprime in più occasioni, tramite i propri avvocati, l’intenzione di proporre formale impugnazione contro tale misura. Ciò finché il 2 luglio 2010 è autorizzato a presentare appello al registro apposito in carcere e, una volta fatto, riceve una copia presto inviata ai suoi avvocati. Sennonché questi verificano poco dopo che la sua richiesta (come da ricevuta) è diversa da quella che è stata trascritta nel registro pubblico: anziché una istanza di liberazione, egli risulta aver richiesto di comparire personalmente davanti all’Autorità. I difensori ricorrono fino in Cassazione contro l’Autorità giudiziaria, senza ottenere alcun risultato. Parimenti, la loro denuncia di falso in atto pubblico è presto archiviata.
Oggi il Sig. Alouache lamenta la violazione dei propri diritti alla libertà e ad un equo processo nella misura in cui le Autorità francesi lo hanno costretto in carcere sulla base di un documento che egli voleva provare essere falso.
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; procedura prevista dalla legge)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 – Speditezza della revisione)
Lecomte c. Germania 80442/12 3 Cécile Lecomte è un’attivista ambientalista che protesta, con altri, contro l’imminente trasferimento di rifiuti nucleali dalla Francia in Germania esponendo striscioni alla stazione ferroviaria in cui è previsto l’arrivo dei suddetti rifiuti. Tuttavia è presto arrestata e sottoposta ad una detenzione di tre giorni in due diverse stazioni di polizia al fine di prevenire condotte illecite al momento dell’arrivo dei rifiuti nucleali. In seguito al suo ricorso, è liberata: tuttavia non riuscirà mai ad ottenere l’accertamento dell’illegalità della sua detenzione.
Ella lamenta di essere stata detenuta in condizioni contrarie ai diritti umani: nella prima stazione di polizia, la sua cella era molto piccola ed aveva, al posto di finestre, fessure di ventilazione; nella seconda erano esposte fotografie di persone incatenate alle pareti dell'ala di detenzione e non le era consentito svolgere un’adeguata attività fisica. Inoltre, la sua detenzione avrebbe compromesso la sua libertà, fisica e d’espressione, discriminandola.
Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)
Memlika c. Grecia 37991/12 3 Novrus e Leonora Memlika sono due cittadini albanesi emigrati in Grecia che contestano il divieto per i figli, di 11 e 7 anni, di frequentare la scuola pubblica in ragione di una diagnosi medica rivelatisi errata: infatti nel maggio 2011 era stato loro diagnosticata la lebbra, mentre nel dicembre dello stesso anno era emerso, da controlli più attenti, che mai nessuno di loro aveva sofferto di tale morbo.
I genitori, ricorrenti insieme ai figli, accusano le Autorità greche di aver impedito, tramite l’errore della sanità pubblica, ai propri figli di frequentare la scuola; tra l’altro, contro il divieto di inviare i figli all’istituto scolastico, essi non avevano alcuno strumento giuridico per opporsi.
Articolo 2 Prot. 1
Violazione dell'articolo 2 del Protocollo n ° 1 - Diritto all’istruzione - {generale} (articolo 2 del Protocollo n ° 1 - Diritto all'istruzione)
N.P. c. Repubblica di Moldavia 58455/13 2 N.P. è una madre moldava single che non può vedere sua figlia. La revoca della potestà parentale e del diritto di visita nei suoi confronti sono state giustificate dalle terribili condizioni in cui era stata trovata la figlia, all’ora di quattro anni di età: la polizia, chiamata dei vicini, aveva sorpreso madre e nonna ubriache a litigare in un appartamento senza luce, acqua e gas; la bimba era affamata – spesso erano i vicini a darle da mangiare -, in lacrime e in pessime condizioni igieniche. Inoltre non andava a scuola.
Durante il procedimento di revoca dei diritti genitoriali, la madre aveva trovato lavoro, migliorando le proprie condizioni di vita ed iscrivendo la figlia alla scuola materna. Ciò nonostante, la figlia è stata affidata ad un tutore – sua zia – e, solo dopo diversi ricorsi, la madre ha incominciato a vederla, ogni domenica.
Oggi la Sig. N.P. , pur ammettendo che fosse positivo un intervento pubblico nell’interesse della figlia, lamenta la sua eccessiva severità e sproporzione, dando peso in particolare alle sue nuove condizioni di vita.
Krasnodębska-Kazikowska e Łuniewska c. Polonia 26860/11 2 Maria Krasnodębska Kazikowska e Hanna Łuniewska sono sorelle. Nel 1971 il terreno di loro madre è stato espropriato dallo Stato senza che le venisse corrisposto alcun indennizzo. Nel 2005 il Giudice amministrativo dichiara illegittimo quell’esproprio e le sorelle, di conseguenza, promuovono un’azione giudiziaria per ricevere l’indennizzo dovuto loro. Tuttavia la giurisprudenza polacca non è univoca sui termini entro i quali radicare l’azione: mentre altri vedono applicarsi il termine più lungo, le ricorrenti trovano giudici favorevoli al termini più breve che, automaticamente, le priva dell’indennità. Inoltre, la Corte Suprema polacca, investita del caso delle sorelle, ne rifiuta l’esame perché non poneva, allora, alcun questione giuridica di rilievo; successivamente, invece, lo stesso organo esamina un caso simile e chiarisce il contrato creatosi nella giurisprudenza applicando il termine più lungo (il quale avrebbe consentito alle sorelle di ottenere l’indennizzo).
Oggi le ricorrenti lamentano la violazione del loro diritto di proprietà poiché l’oggettiva incertezza normativa dell’epoca aveva arrecato loro un pregiudizio che, in casi giuridicamente e fattualmente simili, non si era verificato.
Articolo 1 Prot. 1 Nessuna violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (articolo 1 del Protocollo n ° 1 - obblighi positivi;. Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 - rispetto dei beni)
Stasik c. Polonia 21823/12 3 Mirosław Stasik si è separato dalla moglie nell’aprile del 2007: allora lei ha abbandonato il tetto coniugale portando con sé il loro figlio di appena tre anni. Se nel primo anno i genitori hanno trovato un accordo perché lui vedesse il figlio, dal 2008 e fino al 2013, quando è intervenuto il divorzio, egli ha perso qualunque contatto con lui nonostante il Giudice polacco avesse disposto un preciso calendario di visite.
Oggi il Sig. Stasik lamenta la mancata esecuzione delle pronunce giudiziarie che prevedevano gli incontri padre-figlio e l’eccessiva durata del procedimento di divorzio (ben 6 anni).
Żuk c. Polonia 48286/11 3 Danuta Bronisława Żuk è una cittadina polacca che ha diritto di acquistare un terreno dallo Stato polacco nel Comune di Szczecin: diverse pronunce del Giudice amministrativo hanno previsto, già nel 1989 e ad ultimo nel 2004, la vendita del terreno alla ricorrente ma non sono mai state eseguite. Infatti il Consiglio comunale di Szczecin ha previsto, con un nuovo piano regolatore, che tale terreno debba avere una destinazione non agricola e perciò si oppone alla sua vendita alla ricorrente.
Oggi la Sig.ra Żuk denuncia l’eccessiva durata del procedimento che l’ha coinvolta e il fallimento dell’Autorità polacca nel dare esecuzione alle decisioni giurisdizionali in suo favore.
Coniac c. Romania 4941/07 3 Victor Coniac è un cittadino rumeno che, in qualità di amministratore di quattro diverse società commerciali, è stato condannato per frode. Egli è stato giudicato in contumacia nel primo grado – trovandosi in Italia e, sostiene, senza che gli fosse stato notificato il decreto di rinvio a giudizio - , mentre nei gradi di appello e di legittimità non è mai stato ascoltato; e ciò, nonostante lui non avesse mancato di partecipare ad alcuna delle udienze svolte davanti alla Suprema Corte rumena.
Oggi il Sig. Coniac lamenta l’iniquità del processo che lo ha coinvolto perché non era stato informato delle accuse mosse nei suoi confronti né mai ascoltato né dall’Autorità inquirente né da quella giudicante.
Marius Dragomir c. Romania 21528/09 2 Marius Dragomir è un cittadino rumeno accusato di violenza sessuale aggravata contro N.B. Mentre in primo grado è stato assolto, ritenendosi che lui ed altri due fossero stati pagati da N.B. per avere rapporti sessuali consensuali, viceversa in secondo grado è condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto il Giudice d’appello non era convinto dell’immoralità, provata in primo grado, di N.B.
Oggi il Sig. Dragomir lamenta di essere stato condannato sulla base delle stesse prove, non rinnovate, che gli avevano assicurato in primo grado l’assoluzione e che esse non sarebbero state assunte direttamente.
Mirea c. Romania 19314/07 3 Călin Eusebiu Mirea è stato un informatore dell’SRI, Serviciul Român de Informaţii. Durante la sua attività, ha assistito ad un omicidio e, nonostante avesse subito riferito ai suoi superiori dell’accaduto, è stato condannato a 7 anni di reclusione. L’SRI, infatti, negò formalmente che lui operasse come informatore al momento dell’omicidio. Il Sig. Mirea denunciò l’impossibilità, per lui, di provare di essere un informatore dell’RSI e ne ottenne, in sede di revisione del processo, edue assoluzioni; tuttavia il Giudice di ultima istanza, infine, decise di condannarlo.
Oggi il Sig. Mirea denuncia davanti alla Corte europea l’eccesiva durata del processo a cui è stato sottoposto e la sua iniquità: egli infatti non avrebbe potuto spiegare la sua presenza sul luogo dell’omicidio se non fornendo la prova di essere un informatore, laddove però l’RSI si rifiutava di produrre tale prova.
Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 + 6-3 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un equo processo; Articolo 6-3 - Diritti della difesa)
Violazione_dell'articolo_6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Boris Ivanov c. Russia 12311/06 3 Boris Nikolayevich Ivanov è un cittadino russo arrestato nel 2003 con l’accusa di frode e posto in custodia cautelare presso il carcere di Tolyatti, dove sostiene di esser stato picchiato dai suoi compagni di cella in presenza di una guardia carceraria, nel tentativo di estorcergli denaro. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), Ivanov sostiene di essere stato sottoposto a trattamento inumano e degradante dai suoi compagni di cella e che nessuna indagine effettiva è stata condotta a seguito dei suoi reclami.
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento inumani
Gorshchuk c. Russia 31316/09 3 Sergey Gorshchuk è un cittadino russo che nel 2007 è stato arrestato dalla polizia e sottoposto ad interrogatorio per l’omicidio di un uomo in un giardino pubblico di Nizhniy Novgorod. Il ricorrente sostiene di esser stato picchiato dalla polizia al fine di estorcergli una confessione che in seguito ha ritrattato. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), il signor Gorshchuk lamenta i maltrattamenti subiti mentre era sotto la custodia della polizia, presentando in particolare le cartelle cliniche redatte al suo arrivo nelle strutture di custodia cautelare dalle quali si evince che non aveva ferite alla testa, al mento, al petto e alla spalla. Lamenta, inoltre, che nessuna inchiesta efficace a seguito delle sue accuse di maltrattamenti è mai stata effettuata.
Sergeyev c. Russia 41090/05 3 Mikhail Rostislavovich Sergeyev è un cittadino russo, ex ufficiale di polizia, arrestato nel 2003 con l’accusa di possesso illegale di arma da fuoco e ricettazione; posto in custodia cautelare è stato dichiarato colpevole nel 2005. Il ricorrente lamenta il sovraffollamento, la mancanza di privacy e la scarsa igiene del luogo di detenzione ed invoca l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti); invoca inoltre l’articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), lamentando la durata eccessiva della sua detenzione cautelare.
Articolo 5 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)
Turbylev c. Russia 4722/09 2 Andrey Turbylev è un cittadino russo e il suo ricorso riguarda la sua denuncia di essere stato maltrattato mentre era sotto la custodia della polizia e la presunta ingiustizia del processo penale a suo carico, in cui la sua confessione, resa a seguito di maltrattamenti e in assenza di un avvocato, è stata utilizzata come prova. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), il sig Turbylev lamenta di essere stato sottoposto a maltrattamenti sotto la custodia della polizia, al fine di farlo confessare. Lamenta anche, basandosi sull'articolo 6 comma 1 e 3 (diritto ad un processo equo e il diritto all'assistenza legale di propria scelta), che il suo processo è stato ingiusto a causa dell'uso della confessione estorta a seguito dei maltrattamenti da parte della polizia, quando non ha avuto accesso a un avvocato.
Articolo 41 Resto irricevibile
Danno morale - risarcimento (articolo 41 - equa soddisfazione)
Stibilj c. Slovenia 1446/07
5667/07 3 Ivanka e Anamarija Stibilj, madre e figlia, sono cittadini sloveni le quali ricorrono alla corte per l’eccesiva durata di dei procedimenti di ricomposizione fondiaria da loro proposti a partire dal 1989 dinanzi ai tribunali amministrativi e ancora pendenti. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole) e l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), i ricorrenti lamentano che la lunghezza - più di 21 anni - del procedimento di consolidamento dei terreni è stata eccessiva e che la rimedi disponibili sono stati inefficaci.
Belek e Velioğlu c. Turchia 44227/04 3 Ahmet Sami Belek e Savaş Velioğlu sono cittadini turchi, rispettivamente proprietario ed editore del quotidiano Günlük Evrensel con sede ad Istanbul. A seguito della pubblicazione di alcune dichiarazioni di degli attivisti del KADEK, all’epoca detenuti in carcere, i due sono stati condannati al pagamento di una multa e alla sospensione delle pubblicazioni per tre giorni. Il ricorso presso la corte di cassazione ha revocato solo il divieto di pubblicazione ed ora i ricorrenti invocano l’articolo 10 (libertà di espressione), lamentando la condanna penale. Articolo 10 Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Kavaklıoğlu e altri c. Turchia 15397/02 2 I ricorrenti sono 74 cittadini turchi. Il caso riguarda l'operazione lanciata il 26 settembre 1999 per sedare una rivolta nella prigione centrale di Ankara, Ulucanlar. Nove dei richiedenti sono parenti di otto detenuti che sono morti, mentre i restanti 65 sono prigionieri che sono stati feriti durante l'operazione. La Corte europea dei diritti dell'uomo si è già pronunciata sul caso, il 5 gennaio 2010.
Basandosi sugli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti), nove dei ricorrenti sostengono che i loro parenti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. I restanti ricorrenti lamentano i maltrattamenti a cui sarebbero stati sottoposte durante e dopo l'operazione effettuata in Ulucanlar. Tutti i ricorrenti sostengono che le indagini svolte sono state insufficienti e inefficaci. Invocando l'articolo 1 del Protocollo n ° 1, lamentano inoltre la distruzione e la confisca dei loro effetti personali da parte delle forze di sicurezza dopo l'operazione.
Articolo 1 protocollo n. 1 Resto irricevibile (articolo 35-3 - ratione personae)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento inumani) (aspetto sostanziale)
Metin Gültekin e altri c. Turchia 17081/06 2 Metin Gültekin, Gülten Gültekin, Tanju Gültekin, e Selma Karaduman sono cittadini turchi, rispettivamente genitori, fratello e fidanzata di Togay Gültekin, giovane militare morto per insufficienza epatica acuta mentre prestava servizio militare obbligatorio. Nel 2004 Togay si recò presso l’infermeria di reggimento temendo di aver contratto l’epatite, il medico lo indirizzò presso un ospedale specializzato, ma il soldato non è mai stato portato a compiere gli accertamenti necessari. Quando la sua situazione è peggiorata era oramai troppo tardi per rimediare e Togay perse la vita il 27 marzo. I ricorsi amministrativi della famiglia non son serviti a render giustizia ed ora invocano davanti la corte l’articolo 2 (diritto alla vita) sostenendo che le autorità militari fallendo nel portare il parente in ospedale hanno ritardato l’accesso alle cure mediche e causato la sua morte.
Müdür Duman c. Turchia 15450/03 2 Müdür Duman è un cittadino turco, direttore del distretto di Eminönü ramo del partito popolare turco; nella sezione del suo partito sono stati rinvenuti dalla polizia cartelli e simboli di propaganda in favore del PKK e il signor Duman è stato condannato inizialmente a sei mese di carcere e al pagamento di una multa – successivamente annullata in cassazione. Invocando l'articolo 10, il sig Duman lamenta che la sua condanna ha violato il suo diritto alla libertà di espressione e di impartire e condividere informazioni; invocando inoltre l’articolo 6 (diritto ad un processo equo) lamenta che il suo diritto di difendersi è stato violato dal giudice di primo grado che ha emesso la sentenza in sua assenza e senza dargli la possibilità di presentare la propria difesa e rispondere alle accuse.
Violazione dell'articolo 10 - Libertà di espressione - {Generale}
Karpyuk e altri c. Ucraina 30582/04
32152/04 3 Mykola Karpyuk, Mykola Lyakhovych, Igor Mazur, Sergiy Galchyk, Oleg Buryachok, Andriy Kosenko, e Grygoriy Lyakhovych, sono cittadini ucraini e il loro caso riguarda la loro partecipazione alla manifestazione politica del 9 marzo 2001 in occasione del 187 ° compleanno di Taras Shevchenko – famoso poeta ucraino – e il loro successivo arresto con l’accusa di organizzazione e partecipazione a disordini di massa. Sono stati tutti processati e hanno ricevuto condanne tra i due e i cinque anni di carcere. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), sei dei ricorrenti lamentano che nel corso del procedimento giudiziario sono stati confinati in una gabbia di metallo in aula; inoltre basandosi sempre sull'articolo 3, uno di quei candidati lamenta di essere stato maltrattato sotto la custodia della polizia e che la sua denuncia a questo proposito non è stata esaminata; egli lamenta che non aveva un rimedio efficace in relazione a tale censura ed invoca l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo). Tutti i ricorrenti invocano l'articolo 6 (diritto ad un processo equo), lamentando che il loro processo è stato ingiusto. Infine, sostengono che il rifiuto di accesso al monumento Shevchenko, il loro arresto e la condanna hanno violato i loro diritti ai sensi dell'articolo 10 (libertà di espressione) e l'articolo 11 (libertà di riunione e di associazione).
Articolo 11 Violazione dell'articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Articolo 6-3-d - Ottenere presenza di testimoni)
Violazione_dell'articolo_11 - Libertà di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Libertà di riunione pacifica)
Valio Shipping Company c. Albania (no. 34230/07), Pellitteri e Lupo e altri c. Italia (no. 50825/06) e Quintiliani c. Italia (no. 9167/05).
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 06 ottobre 2015 si è riproposta, per ciascuna di esse:
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