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Timestamp: 2020-07-04 11:46:16+00:00

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Eliminazione in appello della condanna ex art. 96 c.p.c. e compensazione delle spese di lite • Lex & Formazione
di Mirco Minardi - 18 Maggio 2020
Qualora l’appellante veda accolto l’appello solo con riferimento alla condanna ex art. 96 c.p.c. inflitta dal giudice di primo grado, è legittima la sua condanna al pagamento delle spese di giudizio di entrambi i gradi?
La risposta, secondo la giurisprudenza della Cassazione, è affermativa atteso che la condanna ex art. 96 c.p.c. è meramente accessoria rispetto al capo o ai capi principali. Per cui, ciò non influisce sulla possibilità per il giudice di riversare le spese in via integrale sull’appellante solo parzialmente vincitore.
D’altra parte, ai sensi dell’art. 91 c.p.c. l’unico divieto riguarda quello della condanna della parte totalmente vittoriosa, la quale non può essere condanna alle spese nemmeno in minima parte (salva la possibilità di compensazione in caso di esistenza di gravi ed eccezionali ragioni, o di questioni nuove o in caso di contrasto di giurisprudenza).
Pertanto, l’accoglimento dell’appello in parte qua (eliminazione della condanna per lite temeraria) non giustifica la proposizione di un ricorso per cassazione al fine di ottenere la compensazione delle spese di lite o peggio la condanna dell’altra parte.
Nella recente decisione 5466/2020, la Corte di Cassazione ha affermato:
il Collegio condivide la valutazione del relatore di infondatezza del primo motivo, sia pure in base alle considerazioni che seguono;
è, da un lato, ben vero che neppure la richiamata – e in larga parte trascritta – Cass. 3438/16 deroga al principio generale per il quale anche in caso di eventuale parzialità della soccombenza, di norma riconducibile alla nozione della soccombenza reciproca, la compensazione resta una facoltà discrezionale del giudice del merito; infatti, sul punto è consolidata la giurisprudenza di questa Corte nel senso che, “in tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi” (tra innumerevoli, v., da ultimo, Cass. ord. 17/10/2017, n. 24502);
e tuttavia, come rimarcato anche in memoria, ben può dirsi che il ricorrente non abbia sic et simpliciter invocato la compensazione, ma abbia fatto presente che doveva escludersi tecnicamente una sua soccombenza per essere stato almeno in parte accolto il suo appello, vista l’intervenuta riforma della sua condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c.;
d’altro lato, quand’anche così inquadrata, la sua doglianza non può trovare accoglimento;
invero, poichè le questioni su tale capo, da qualificarsi meramente accessorio, non incidono sulla determinazione della soccombenza nemmeno ai fini di temperarla o di qualificarla parziale o reciproca (in termini: Cass. ord. 12/04/2017, n. 9532), la complessiva motivazione della qui gravata sentenza in ordine alla conferma della statuizione delle spese di primo grado ed alla pronuncia di condanna alle spese in danno dell’appellante, benchè vittorioso almeno sul capo della condanna ex art. 96 c.p.c., deve essere letta ed interpretata in attenta combinazione delle proposizioni su cui essa si articola;
in primo luogo, nessuno si è formalmente doluto della scissione della condanna per gradi in luogo di una condanna unitaria in base alla considerazione dell’esito complessivo della lite (Cass. 14/12/2000, n. 15787; Cass. 29/09/2011, n. 19880; Cass. ord. 13/03/2013, n. 6369), riliquidazione invero doverosa in caso di riforma, anche solo parziale, della sentenza di primo grado (Cass. 23/03/2001, n. 4229);
ne consegue che tale articolazione motivazionale va letta quale valutazione di adeguatezza della complessiva condanna che risultava dalla combinazione del sia pure improprio mantenimento di quella di primo grado e dell’altrettanto impropria separata liquidazione di quelle di secondo;
presupposto di tale complessiva condanna come risultante dalla combinazione delle dette due proposizioni è appunto la complessiva – o sostanziale – soccombenza dello stesso appellante (ed odierno ricorrente): e questo è un presupposto chiaramente esplicitato nella gravata sentenza – stando al tenore letterale delle espressioni adoperate, che insistono sulla sostanziale soccombenza in primo e in secondo grado – e soprattutto agevolmente ed immediatamente riscontrabile come effettivamente sussistente, per l’evidenza del rigetto dell’appello avverso la reiezione della domanda principale e per il visto carattere accessorio della questione relativa al capo di condanna ex art. 96 c.p.c.;
in definitiva, così interpretata la sentenza di appello, essa si sottrae alle critiche mossele con il primo motivo, in quanto le spese di lite non sono state poste a carico di chi non potesse qualificarsi complessivamente o sostanzialmente soccombente in relazione all’esito appunto complessivo della controversia, in applicazione del seguente principio di diritto: “in tema di liquidazione delle spese di lite in esito ad appello con esito vittorioso non sul merito della pretesa, di cui è stato confermato il rigetto, ma solo sull’accessorio capo di condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c., è legittima la liquidazione delle spese di lite, quand’anche impropriamente separata per i due gradi di giudizio, se intesa come riferita alla soccombenza complessiva o sostanziale dell’appellante, attesa la preponderanza di quella sulla pretesa principale”;

References: art. 96
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 Cass. 
 Cass. 
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 sentenza 
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