Source: http://lawtranslate.net/page15.html
Timestamp: 2019-04-26 14:13:32+00:00

Document:
﻿ IE LO
La normativa comunitaria (direttiva n. 2006/73/CE art. 26) inquadra espressamente la materia degli inducement all’interno dei doveri (di cui all’art. 19, par. 1, della MiFID) dell’intermediario di agire “in modo onesto, equo e professionale”, piuttosto che entro la cornice dei “conflitti di interesse” (nella cui disciplina pur non manca un riferimento – art. 21, lett. e) - al tema). Su questo profilo è risultata espressa la posizione della Commissione UE sia in sede di predisposizione della direttiva di L2 (in tal senso si veda la stessa rubrica dell’art. 26) sia in sede di interazione con il CESR nella predisposizione da parte di quest’ultimo delle proprie “Recommendations” (Documento CESR/07-228b del maggio 2007) in argomento.
Il profilo non è privo di conseguenze pratiche di disciplina, per una realtà, come quella nazionale, abituata a collocare la materia degli inducements all’interno dei canoni guida del “conflitto di interessi”.
Il radicamento della materia nella prospettiva della correttezza dei comportamenti più che dei conflitti di interesse determina ad esempio, già nella lettura delle disposizioni comunitarie, che alcune tipologie di incentivo che non sono considerate rilevanti quali fonti di conflitto (cfr. art. 21, lett. e), della direttiva di L2, citato) devono comunque rispettare precise condizioni stabilite dall’art. 26 della direttiva in materia di inducements.
Community legislation (Directive no. 2006/73/EC Art. 26) deals expressly with the subject of inducement within the performance of duties (those under Art. 19, Para. 1 of the MiFID) of an intermediary to act "in a fair, equitable and professional manner", rather than within the context of "conflicts of interest" (in the regulation of which there is nonetheless a reference - Art. 21(e) - to the topic). In this view, the position of the EU commission was also expressed, both in the preparation of Directive L2 (in this regard, see the same heading under Art. 26) and in the collaboration with the CESR in the preparation of its own "Recommendations" CESR/07-228b of May 2007), which are directly in point.
This view is not devoid of practical regulatory consequences, due to the customary national practice of regarding inducements as pertaining to the standards governing "conflict of interest".
The embedding of this issue in the context of proper behaviour, rather than in conflicts of interest, creates a situation whereby, even when community provisions are being interpreted, for example, some types of incentive, although they are not considered to be relevant sources of conflict (cf. Art. 21 (e)) of Directive L2, already cited) these must nevertheless still meet the specific conditions laid down by Art. 26. in the area of inducements.

References: art. 26
 art. 21
 art. 21
 Art. 26
 Art. 19
 Art. 21
 Art. 26
 Art. 21
 Art. 26