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Timestamp: 2020-04-02 21:26:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2389 del 01/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2389 del 01/02/2011
Cassazione civile sez. I, 01/02/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 01/02/2011), n.2389
G.L. (c.f. (OMISSIS)), domiciliato in ROMA,
25/11/2008, n. 717/08 V.G.;
G.L., con ricorso alla Corte d’appello di Napoli depositato nel febbraio 2008, proponeva, ai sensi della L. n. 89 del 2001, domanda di equa riparazione per violazione dell’art. 6 della C.E.D.U. a causa della irragionevole durata del giudizio instaurato dinanzi al T.A.R. Campania per il riconoscimento, nel computo della indennità di buonuscita, di compensi ed indennità varie percepiti;
giudizio iniziato nel luglio 2000 ed ancora pendente al momento della proposizione della domanda.
La Corte d’appello, con decreto depositato il 25 novembre 2008, ritenuto che, rispetto ad una durata ragionevole di tre anni, il processo si fosse protratto per ulteriori 4 anni e 7 mesi circa, liquidava per il danno non patrimoniale, tenuto conto della quantificazione operata dalla Corte Europea nei casi analoghi a quello in esame, complessivi Euro 5.300,00 oltre alla metà delle spese del procedimento.
Avverso tale decreto il G. ha proposto ricorso a questa Corte con atto notificato al Ministero Economia e Finanze il 9 luglio 2009, formulando sette motivi. Il Ministero non vi ha resistito.
1.- Con i primi cinque motivi è denunciata erronea e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2, art. 6 p. 1 CEDU) in relazione al rapporto tra norme nazionali e la CEDU, come interpretata dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, ed omessa decisione di domande (art. 360 c.p.c., n. 3 e 5; art. 112 c.p.c.).
1.1.- I motivi sesto e settimo denunciano violazione e falsa applicazione di legge in relazione alla illegittima compensazione per metà delle spese processuali nonostante l’accoglimento della domanda, nonchè vizio di motivazione sul punto (art. 360 c.p.c., n. 3 e 5).
qualora ciò non fosse possibile, ovvero il giudice dubitasse della compatibilità della norma interna con la disposizione convenzionale interpostà, dovrebbe investire la Corte Costituzionale della relativa questione di legittimità costituzionale rispetto al parametro dell’art. 117 Cost., comma 1, (cfr. Corte Cost. sentenze nn. 348 e n. 349 del 2007). D’altra parte, la compatibilità della normativa nazionale con gli impegni internazionali assunti dalla Repubblica Italiana con la ratifica della CEDU va verificata con riguardo alla complessiva attitudine della L. n. 89 del 2001, ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto ad una ragionevole durata del processo: come la stessa Corte europea ha riconosciuto, la limitazione, prevista L. L. n. 89 del 2001, art. 2, dell’equa riparazione al solo periodo di durata irragionevole del processo di per sè non esclude tale complessiva attitudine della legge stessa (cfr. Cass. n. 16086/2009; n. 10415/2009; n. 3716/2008).
2.2 – Quanto alla liquidazione dell’indennizzo del danno non patrimoniale, va osservato che la Corte di merito, riconoscendo al ricorrente a tale titolo la somma di Euro 5.300,00 complessivi per quattro anni e sette mesi di durata irragionevole, non si è affatto discostato dai parametri (oscillanti tra Euro 1000 e 1500 per anno) normalmente adottati dalla Corte Europea in casi analoghi, ai quali ha fatto espresso riferimento. Ha dunque validamente esercitato la sua discrezionalità nella determinazione dell’indennizzo nel rispetto dello standard della CEDU, cui nessun argomento del ricorso impone e consente di derogare in melius.
2.3 – Quanto al mancato riconoscimento di una somma forfetaria di L. 2.000 (cd. bonus) in relazione alla circostanza che il giudizio presupposto aveva ad oggetto una controversia di lavoro, deve respingersi la tesi che tale somma ulteriore vada riconosciuta automaticamente in ogni caso di controversia di lavoro o previdenziale. La ragione di tale bonus, che la giurisprudenza europea riconosce laddove; la particolare importanza di taluni giudizi induca a ritenere che il pregiudizio per la loro durata irragionevole sia stato maggiore, postula l’accertamento e la valutazione nel caso specifico delle particolari circostanze alle quali sia da ricondurre tale eventuale maggior pregiudizio. Sì che, quando il giudice del merito non attribuisce tale ulteriore indennizzo forfetario, e quindi implicitamente non riconosce che quello specifico pregiudizio ulteriore sia stato sopportato dall’istante, la critica del punto della decisione non può essere affidata alla sola contraria postulazione che il bonus spetta ratione materiae, era stato richiesto e la decisione negativa non è stata motivata, ma deve avere specifico riguardo alle concrete allegazioni – e se del caso alle prove – addotte nel giudizio di merito. Ciò che non è dato riscontrare nel ricorso in esame.
4.- Il ricorso deve pertanto essere rigettato, senza provvedere sulle spese, in quanto il Ministero non vi ha resistito.

References: Sentenza 
 art. 2
 art. 6
 art. 112
 art. 2
 Cass.