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Ordine degli Avvocati di Vallo della Lucania - Visualizzazione dettagli
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Segnalazioni 7/2013
Cass. Civ., sez. VI-2, ordinanza n. 11335 del 13.05.2013: opposizione alla sanzione: la multa può essere prodotta anche dopo il ricorso. Con l’ordinanza in questione la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito il seguente principio in tema di inammissibilità del ricorso in opposizione a sanzione amministrativa: "La mancata produzione, insieme al ricorso, del provvedimento opposto, determina un’impossibilità di verificare la tempestività dell’impugnativa soltanto provvisoria, comunque superabile attraverso la produzione dell’atto nel corso del giudizio e pertanto non giustifica l’adozione in limine litis dell’ordinanza di inammissibilità del ricorso di cui all’art. 23 comma 1 L. 689/81, la quale presuppone l’esistenza di una prova certa della tardività dell’opposizione."
Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 13449 del 29.05.2013: contratti di locazione: la disdetta a mezzo lettera raccomandata non è requisito essenziale. La disdetta costituisce un atto negoziale unilaterale e recettizio, espressione di un diritto potestativo attribuito ex lege al locatore e concretantesi in una manifestazione di volontà diretta ad impedire la prosecuzione o la rinnovazione tacita del rapporto locativo; atto che può essere comunicato in qualsiasi modo, purchè idoneo a portare a conoscenza del conduttore l’inequivoca volontà del locatore di non rinnovare il rapporto alla scadenza. La sua comunicazione a mezzo lettera raccomandata, prevista dall’art. 3 della legge n. 392 del 1978, peraltro abrogato dall’art. 14 della legge n. 431 del 1998, non è forma prescritta a pena di nullità.
Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 23326 del 29.05.2013: picchiare i figli integra il reato di maltrattamenti e non abuso dei mezzi di corruzione. La Cassazione ha stabilito che l’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche dove fosse sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza gli estremi del delitto di maltrattamenti.
Cass. Pen., sentenza n. 24185 del 5.06.2013: il sequestro per equivalente è ammesso anche se il contribuente scende sotto la soglia di rilevanza penale. La dilazione dei pagamenti oltre il termine, infatti, non esclude l’omesso versamento e l’adempimento dopo la scadenza può solo far scattare le attenuanti a favore del contribuente. Sussiste, dunque, il reato di omesso versamento dell’Iva ed è, quindi, legittimo, il sequestro preventivo dei beni, anche se il contribuente, dopo la prevista scadenza, paga le prime due rate scendendo sotto la soglia di rilevanza penale.
Cass. Civ., sentenza n. 350/2013: contratti annullabili anche per i mutui ipotecari se i tassi superano quelli “soglia” in base alla legge antiusura. La Suprema Corte ha stabilito che quando il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/1996, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate.
Cass. Civ., SS.UU., sentenza n. 8348 del 5.04.2013: la morte del reo e l’amnistia sono cause estintive del reato. Nel caso di morte del reo, per la parte civile, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno decorre dalla dichiarazione giudiziale di improcedibilità. E’ quanto emerge dalla sentenza in esame con la quale è stato accolto il ricorso, presentato dagli eredi di una vittima di un sinistro stradale, diretto ad ottenere il risarcimento del danno dall’assicurazione contro la prescrizione dichiarata dalla Corte d’Appello di Napoli.
Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 24554 del 5.06.2013: concorso tra resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il reato di lesioni personali è aggravato dall’essere stato commesso in danno di un pubblico ufficiale, e può concorrere con quello di cui all’articolo 337 c.p. Il delitto di resistenza a pubblico ufficiale assorbe dunque solo quegli atti minimi ed idonei ad opporsi al pubblico ufficiale. Dopodichè scatta il concorso con il reato di lesione personale.
Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 23866 del 31.05.2013: favor rei per chi non paga il mantenimento al coniuge. La Corte, con la sentenza in questione, risolvendo un contrasto interpretativo in merito alla questione dell’applicabilità quoad poenam dell’art. 570 c.p. comma primo ovvero del comma secondo all’ipotesi di violazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile di cui all’art. 12-sexies legge n. 898 del 1970.
Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 4986 del 28.02.2013: gli accordi tra il locatore ed il conduttore non sono opponibili al subentrante. Il patto con cui il conduttore originario e il locatore hanno deciso di aumentare il canone di locazione non è opponibile al conduttore che è subentrato nel contratto, salvo che venga provata la volontà di aderire all’accorso o la malafede di questi. E’ quanto stabilito dalla Cassazione prendendo le mosse da un caso di cessione di azione con relativo subentro nel contratto di locazione.
Cass. Civ., sez. lavoro, sentenza n. 14007 del 4.06.2013: è illegittima la liquidazione onnicomprensiva delle spese di giudizio. L’art. 91 c.p.c. (unitamente alla legge 794/1942 e d.m. giustizia 127/2004) impone al giudice, nell’emettere la sentenza che chiude il processo, di condannare la parte soccombente al pagamento delle spese di causa a favore della controparte, liquidandone l’ammontare contestualmente agli onorari di difesa. La Cassazione, infatti, conferma che il giudice deve liquidare l’ammontare separatamente, distinguendo diritti ed onorari. Non sono conformi alla legge liquidazioni generiche e onnicomprensive, in quanto non consentono il controllo della correttezza della liquidazione.
Caa. Pen., SS.UU. sentenza n. 25401 del 10.06.2013: droga: in gruppo non è reato. Il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti non è reato; al massimo costituisce una violazione sanzionata sul piano amministrativo. Anche dopo le modifiche introdotte nella Fini-Giovanardi dalla legge 49/2006. Lo chiariscono le Sezioni Unite penali con la sentenza in esame che ha sciolto un contrasto tra diverse pronunce delle sezioni “semplici” della Corte in materia.
Cass. civ. sentenza n. 14096/2012: l’installazione dell’ascensore quale innovazione atta ad eliminare le c.d. “Barriere architettoniche”. L’ascensore può ormai ritenersi a pieno titolo un elemento necessario per l’abitabilità di un appartamento, oltre che un’innovazione diretta all’eliminazione delle barriere architettoniche, dunque la sua installazione può avvenire anche in deroga alla normativa sulle distanze minime.
C.N.F.: patrocinio gratuito: il compenso va richiesto direttamente al cliente se il professionista si rende conto che difettano le necessarie condizioni reddituali. Nella newsletter del 14 giugno il Consiglio nazionale forense, in riferimento, ad una precedente pronuncia (n. 43/2013), ha chiarito che laddove il difensore sia, in un momento successivo, venuto a conoscenza dell’insussistenza delle condizioni reddituali che avevano legittimato in origine l’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato ne consegue:
a) l’impossibilità per il difensore di chiedere allo Stato la liquidazione del compenso professionale, rendendosi diversamente complice di un illecito a danno dell’Erario;
b) la potenziale revoca del beneficio stesso nel momento in cui il difetto delle condizioni fosse conosciuto anche dall’Amministrazione concedente.
Pertanto, ad avviso dell’organo consiliare non si concreta una violazione dell’art. 85 D.P.R. 115/2012 (Testo unico sulle spese di giustizia) da parte del professionista che, una volta apprese le reali condizioni reddituali del cliente ammesso al gratuito patrocinio, richieda il pagamento delle proprie spettanze direttamente allo stesso, anche se solo formalmente ammesso al beneficio.
Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 25939 del 13.06.2013: la pena nel reato continuato non può essere inferiore nel minimo a quella prevista per uno dei reati-satellite. Con la sentenza n. 25939 del 13 giugno 2013 le Sezione Unite hanno così chiarito i presupposti per il calcolo della pena in caso di reato continuato. Ad avviso degli ermellini in primo luogo il giudice deve individuare la sanzione più grave, in astratto in base alla pena edittale prevista ma anche in concreto, in rapporto alle singole circostanze in cui la fattispecie si è manifestata e in base all’eventuale giudizio di comparazione fra aggravanti ed attenuanti.
In secondo luogo, laddove vi sia un concorso fra reati puniti con sanzioni omogenee, nel genere e nella specie, per i quali è riconosciuto il vincolo della continuazione, il giudice individua il trattamento sanzionatorio per il reato che ritiene più grave, non potendo in nessun caso irrogare una pena inferiore nel minimo a quella prevista per uno dei reati-satellite.
La nozione di ‘violazione più grave’, continuano i giudici, ha una valenza complessa: è necessario infatti partire dalla sanzione edittale comminata in astratto per una determinata fattispecie ma poi bisogna anche valutare le sue concrete manifestazioni e quindi l’eventuale giudizio di comparazione fra aggravanti ed attenuanti.
In ogni caso, concludono infine gli ermellini, quando il giudice intende graduare la pena al livello più basso non può comunque applicare una pena-base inferiore al minimo edittale previsto per uno qualsiasi dei reati unificati dall’unicità del disegno criminoso.
Trib. Taranto, sentenza del 17.04.2013: compensi, l’avvocato può agire pro quota. Obbligazione solidale da compenso professionale: nulla vieta all’avvocato di agire pro quota. L’esistenza di un vincolo giuridico di simile natura no deve necessariamente indurre il legale ad agire per l’intero: la pacifica natura solidale dell’obbligazione in parola non impedisce all’avvocato di agire per l’adempimento della quota eguale spettante a ciascuno dei condebitori solidali. Tanto ai sensi dell’art. 1311 c.c, per il quale non a caso la sentenza di condanna all’adempimento del debito pro quota, contro uno solo dei condebitori solidali, integra una rinunzia tipizzata alla solidarietà, beninteso solo a favore del beneficiario della rinunzia.
Cass. Civ., sez. VI, sentenza n. 11582 del 14.05.2013. la Corte è intervenuta su alcuni aspetti dell’applicazione della Legge n. 89/2001 (cosiddetta legge Pinto), in particolare sul regime della prescrizione e dell’incremento del tempo di durata ragionevole del processo per tenere conto dei rinvii richiesti dai procuratori delle parti. La sentenza è intervenuta, inoltre, sulla quantificazione standard seguita dalla stessa Suprema Corte in ordine al danno per eccessiva durata del processo. La stessa Corte, quindi, ha dichiarato, di seguire l’orientamento che prevede una applicazione dei parametri di liquidazione pari ad euro 750,00 per i primi tre anni di durata eccessiva mentre la cifra si innalza ad euro 1.000,00 per gli anni successivi al terzo di durata eccessiva accertata.
Cass. Civ., sentenza n. 14880/2013: la previa contestazione dell’addebito, necessaria in funzione dei licenziamenti qualificabili come disciplinari, ha lo scopo di consentire al lavoratore l’immediata difesa e deve conseguentemente rivestire il carattere della specificità, che è integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua m,materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di diligenza e professionalità.
Cass. Civ. sentenza n. 14758/2013: in tema di licenziamento, ricorre l’ipotesi dello scarso rendimento qualora sia risultato provato, sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente – ed a lui imputabile – in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione dei lavoratori e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento, avuto riguardo al confronto dei risultati dati globali riferito ad una media di attività fra i vari dipendenti ed indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione.
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