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Timestamp: 2017-08-20 00:30:45+00:00

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La relazione fonte dei diritti relazionali
Marzario Margherita, 28 dicembre 2012
Abstract: L’Autrice ci conduce al cuore della relazionalità mostrandone la matrice personalistica nella Carta Costituzionale e i suoi riverberi nel linguaggio comune.
Si parla di diritti relazionali come di una nuova categoria di diritti da esercitare, in particolare, in seno alla famiglia e nelle relazioni tra genitori e figli (Paola Ronfani, docente di sociologia del diritto). In realtà sono i diritti fondanti gli altri diritti che ne sono un’estrinsecazione, come si ricava dalla locuzione stessa di “diritti relativi”. I diritti relazionali o diritti alla relazione sono i diritti specifici di ogni relazione umana. Relazione di cui si sta occupando sempre più il diritto nella dimensione affettiva ed emotiva, basti pensare al danno esistenziale definito come “danno alla vita di relazione” e alla legge 23 aprile 2009 n. 38 contro gli atti persecutori o cosiddetto stalking, che ha introdotto l’art. 612 bis nel codice penale in cui si parla di “relazione affettiva”, essendo lo stalking una forma di violenza nella relazione affettiva.
La fonte giuridica dei diritti relazionali è la nostra Costituzione sin dall’art. 1 perché sarebbe inconcepibile esercitare la democrazia se non all’interno di relazioni, per non parlare degli artt. 13-54 della Parte I, i cui Titoli sono rubricati proprio “Rapporti”.
Facendo dei giochi linguistici ci si rende conto che la relazione (dal verbo latino “refero”, portare indietro, rivolgere, indirizzare) è autopoietica, in altre parole produce da sé i suoi contenuti, ridefinisce continuamente se stessa e al proprio interno si sostiene e si riproduce.
AZIONE: ogni relazione è un’azione e quella che, forse, caratterizza di più l’uomo è il lavoro menzionato già nell’art. 1 Cost. e definito nell’art. 4 Cost., come espressione di “proprie possibilità” e di “propria scelta” e attività o funzione che concorre al progresso materiale o spirituale della società, perché non si lavora solo per sé ma anche per e con gli altri e con effetti nella vita degli altri.
REAZIONE: ad ogni azione corrisponde una reazione, una risposta dell’altro. Il prefisso “re-”, anche nelle sue varianti “ri-” e “ra-”, indica un movimento all’indietro, ritorno ad uno stato precedente, atto ripetuto, quindi l’esistenza di un referente, di un destinatario. Nella Costituzione ci sono vari articoli in cui ci sono locuzioni con questo significato, come l’art. 3 “rimuovere”, art. 7 “regolare” (nei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, ma è così in tutti i rapporti), art. 9 “ricerca”, art. 11 “risoluzione” (nelle relazioni internazionali), art. 27 “responsabilità” e “rieducazione”, art. 32 “rispetto”, art. 34 “raggiungere”, art. 36 “retribuzione”, art. 47 “risparmio”, art. 67 “rappresentare” (è questa la relazione politica). Più rilevante è quella “ricerca della paternità” di cui all’art. 30 comma 4 Cost., poiché la relazione padre – figlio è basilare per il rapporto con qualsiasi altra autorità. Soprattutto, però, nella Costituzione è significativo l’uso del verbo “riconoscere” in quelle situazioni giuridiche in cui, non solo la Repubblica, ma anche tutti i soggetti di diritto che coesistono nella Repubblica devono aver riguardo, per esempio, dei “diritti inviolabili dell’uomo” (art. 2 Cost.) – che non sono altro che i cosiddetti diritti umani – e dei “diritti della famiglia” (art. 29 Cost.), essendo questi i diritti relazionali per eccellenza. Peraltro, il riconoscimento è l’atto fondamentale nel processo identitario della persona, come ampiamente spiegato dalle scienze umane tra cui la cosiddetta filosofia del riconoscimento (fra i tanti il filosofo francese Paul Ricoeur). Etimologicamente l’identità è data da caratteri propri e caratteri simili all’altro e questo è possibile in un confronto tra l’io e il tu. A tale proposito sono indicativi nella Costituzione il “professare liberamente la propria fede religiosa” (art. 19 Cost.; ricordando che la religione è la relazione col soprannaturale) e il “manifestare liberamente il proprio pensiero” (art. 21 Cost.) che è partecipare all’altro la propria interiorità, peculiarmente il pensiero “l’atto particolare con cui l’anima percepisce, considera, riflette, osserva, immagina, si ricorda, giudica, ragiona”.
RAZIONE: ogni relazione nasce e si sviluppa gradatamente ed ogni persona deve mantenersi entro certi limiti, nel senso che anche in una relazione di coppia ognuno deve avere i propri spazi, soprattutto mentali. Rappresentando graficamente una relazione, si può dire che i cerchi possono essere incidenti o intersecanti, ma non coincidenti.
ZONA “franca”: ogni relazione, da quella di lavoro a quella sentimentale, rappresenta una sfera invalicabile dagli altri, in particolare lo sono il domicilio inviolabile (art. 14 Cost.), la corrispondenza e la comunicazione inviolabili (art. 15 Cost.) e la famiglia, quale società naturale (art. 29 Cost.), che sono quelle fattispecie in cui s’intessono le relazioni quotidiane. Tanto il domicilio (che ha la stessa radice etimologica di “coniuge” e di “moglie”) quanto la corrispondenza e la comunicazione (entrambe dal latino “cum”, con, insieme) si riferiscono in primo luogo alla famiglia (etimologicamente “mettersi l’uno al servizio dell’altro”) che è il “sistema relazionale primario” (dall’antropologo francese Claude Lévi-Strauss al sociologo italiano Pierpaolo Donati) preposto all’educazione relazionale.
LEZIONE: ogni relazione è una lezione di vita, infatti è nelle formazioni sociali che si svolge la personalità (art. 2 Cost.), rammentando che svolgere significa “aprire, liberare, distendere, sviluppare”.
ALONE: nella relazione riveliamo positivamente e negativamente il nostro “alone” di umanità, menzionata in vari contesti nella Costituzione: persona “umana” (artt. 3 e 32), senso di “umanità” (art. 27), dignità “umana” (art. 41). La relazione stessa è un alone che ci avvolge tutti, come si evince dall’art. 54 Cost. che chiude la disciplina costituzionale dei “rapporti” in cui si parla di “dovere di fedeltà alla Repubblica”, quella lealtà (che ha la stessa origine di “legalità”) che ci lega tutti e che è richiamata nelle relazioni più importanti nella vita, quale fedeltà amicale e fedeltà coniugale. Dobbiamo renderci conto di essere tutti in correlazione in unico sistema, “oikos”, in un’ottica di “ecologia umana”. In questo sistema s’inscrive l’istruzione “obbligatoria” (da “legare verso”) di cui all’art. 34 Cost., necessaria per la formazione personale e umana e che si sostanzia nella relazione quotidiana di apprendimento-insegnamento.
ALI: è nella relazione che comincia e si realizza e non che finisce la libertà personale, di cui all’art. 13 con cui comincia il Titolo I “Rapporti civili” della Parte I della Costituzione; è nella relazione che si sperimenta la “libertà di” e la “libertà da”, che diviene “libertà con” e “libertà per”; è nella relazione che si è persona, la “maschera” (dal significato etimologico di persona) che rivela i propri tratti nel rapporto con l’altro, altrimenti si resta solo un soggetto o un individuo. Non a caso nella Costituzione si usa la locuzione “persona umana” nell’art. 3 relativo all’uguaglianza, perché nella relazione con gli altri si misura l’uguaglianza, e nell’art. 32 relativo alla salute, anche perché il benessere è tale nello stare bene con se stessi e con gli altri. Volendo usare un’immagine poetica “siamo angeli con un’ala sola, possiamo volare solo restando abbracciati”.
Perché siamo esseri sociali, solidali (art. 2 Cost.) e mutuali (art. 45 Cost.). Sociale, “seguire”, solidale, “essere collegato in un tutto”, mutuale, “essere reciproco”: la persona, la relazione, i diritti relazionali. Siamo gli uni per gli altri il filo d’Arianna nel labirinto della vita!

References: art. 7
 art. 9
 art. 11
 art. 27
 art. 32
 art. 34
 art. 36
 art. 47
 art. 67