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Timestamp: 2019-06-24 10:04:07+00:00

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Art. 2473 codice civile: Recesso del socio | La Legge per tutti
Art. 2473 codice civile: Recesso del socio
L’atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità (1). In ogni caso il diritto di recesso compete ai soci che non hanno consentito al cambiamento dell’oggetto (2) o del tipo di società, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione, al trasferimento della sede all’estero, alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell’articolo 2468, quarto comma (3). Restano salve le disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.
Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purchè non superiore ad un anno (4).
I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo comma dell’articolo 1349 (5).
Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società (6). Esso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o in mancanza corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest’ultimo caso si applica l’articolo 2482 e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione (7).
Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se la società revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società (8).
Recesso: [v. 2285]; Oggetto (sociale): [v. 2253]; Fusione: [v. 2501]; Scissione: [v. 2506]; Revoca dello stato di liquidazione: [v. 2487ter]; Direzione e coordinamento: [v. Libro V, Titolo V, Capo IX]; Patrimonio sociale: [v. 2267]; Relazione giurata: [v. 2343]; (Quote di) partecipazione: [v. 2468]; Riserve disponibili: [v. 2357]; Riduzione del capitale sociale: [v. 2482]; Liquidazione: [v. 2487]; Revoca: [v. 2207]; Scioglimento: [v. 2484].
Preavviso: comunicazione preventiva della volontà di recedere da un contratto a tempo indeterminato; ha la funzione di tutelare la società dallo scioglimento improvviso del vincolo contrattuale.
(1) L’atto costitutivo determina i casi di recesso in assoluta autonomia mentre la precedente disciplina prevedeva solo ipotesi tassative. Queste ultime, invece, sono successivamente elencate come cause di recesso non derogabili e applicabili anche se l’atto costitutivo non le preveda espressamente. Quanto alle modalità di esercizio del diritto di recesso si ritiene plausibile l’ipotesi che anche nei casi in cui il recesso è riconosciuto per legge e non può essere modificato dalla volontà dei soci, termini e modalità dell’esercizio di tale diritto possano essere stabilite nell’atto costituivo; tuttavia, non rientrando tali previsioni nell’ambito del contenuto obbligatorio dell’atto costitutivo di una s.r.l. rimane il problema della disciplina da applicarsi in caso di omessa previsione.
(2) Il legislatore della riforma con riferimento alla s.p.a., ha precisato che il cambiamento dell’oggetto sociale legittima il recesso solo quando è «significativo» [v. 2437]. La precisazione non è ripetuta nella norma in esame in tema di s.r.l., parlandosi soltanto di «cambiamento dell’oggetto sociale
(3) Altra causa di recesso è quella operante nel caso di intrasferibilità della partecipazione [v. 2469]; la legge contempla il diritto di recesso dei soci assenti o dissenzienti in caso di modifica o soppressione della clausola compromissoria, eventualmente inserita nell’atto costitutivo, per la devoluzione ad arbitri delle controversie tra i soci ovvero tra i soci e la società, salvo che si tratti di modifiche deliberate ex artt. 223bis, 223duodecies disp.att., per adeguare le clausole compromissorie preesistenti alle disposizioni inderogabili dello stesso decreto (art. 41).
(4) Nell’atto costitutivo non è più richiesto il requisito dell’indicazione della durata della società che può anche essere a tempo indeterminato; il comma 2, in questo caso, riconosce al socio il diritto di recesso e ne disciplina le modalità similmente ad altre analoghe ipotesi previste dal codice civile [v. 2118, 2285].
(5) Di particolare rilievo la disciplina dettata dal comma in esame: il legislatore ha voluto assicurare che la misura della liquidazione della partecipazione venga determinata avvicinandosi il più possibile al suo valore di mercato ed ha all’uopo introdotto un procedimento innovativo con cui si superano le soluzioni penalizzanti adottate dalla precedente normativa.
(6) Circa le modalità per comunicare il diritto di recesso la normativa della s.r.l. è carente e deve essere integrata dalle previsioni dell’atto costitutivo. Tale atto, oltre a prevedere un termine maggiore per il preavviso in caso di recesso da società a tempo indeterminato, potrà, per esempio, riprodurre il dettato dell’art. 2437bis che disciplina i termini e le modalità del recesso nella s.p.a.
(7) Al comma 4 il legislatore ha disciplinato l’ipotesi in cui gli altri soci non intendono acquistare la partecipazione del socio receduto per il corrispettivo determinato, non sono in grado di reperire un terzo a ciò disposto e neppure il rimborso è possibile utilizzando risorse disponibili della società. In tal caso «risulta una situazione in cui né all’interno della società né nel mercato si valuta conveniente fornire la società di mezzi finanziari idonei a consentirne la sana sopravvivenza: in cui cioè il mercato stesso la giudica inefficiente e ritiene che la sua messa in liquidazione non rappresenta una perdita per il sistema economico nel suo complesso» (dalla Relazione di accompagnamento della Riforma).
(8) Si tratta di due ipotesi, configurabili come cause impeditive o di inefficacia del recesso, a seconda che intervengano prima o dopo il suo esercizio.
Nel sistema antecedente la riforma l’unica norma dettata in tema di recesso del socio della s.r.l. era contenuta nell’art. 2494 (che richiamava il precedente art. 2437 dettato in tema di s.p.a.). Il legislatore della riforma detta una disciplina autonoma del recesso del socio della s.r.l., ampliando il novero delle ipotesi in cui lo stesso può essere esercitato e dando così maggior rilevo ad un istituto che in quel contesto rappresenta forse l’unico strumento, efficace e concreto, di tutela del socio. Occorre, infatti, tener conto che nella società a responsabilità limitata la partecipazione del socio è ben difficilmente negoziabile sul mercato; la possibilità offerta dalla legge di uscire dalla società in caso di oppressione da parte della maggioranza, da un lato consente al socio di sottrarsi a scelte che contraddicono i suoi interessi, dall’altro, gli offre in sostanza uno strumento di contrattazione con gli altri soci e con la maggioranza, in quanto il suo recesso comporterebbe per la società e, dunque, per i soci che rimangono, un impegno economico.
In una società a responsabilità limitata, il passaggio dal regime di durata a tempo indeterminato, che comporta il corollario legale del diritto del socio al recesso ad nutum, a quello di durata a tempo determinato, che invece esclude tale diritto, equivale ad una ipotesi di eliminazione di una causa di recesso (nella specie, la Corte ha ritenuto che una durata statutaria fissata al 2100 è assimilabile ad una durata a tempo indeterminato, con conseguente applicabilità della disciplina prevista per tale ipotesi). Conferma App. Milano, 12 maggio 2010.
Cassazione civile sez. I 22 aprile 2013 n. 9662
In tema di società a responsabilità limitata, la previsione statutaria di una durata della società per un termine particolarmente lungo (nella specie, l'anno 2100), tale da superare qualsiasi orizzonte previsionale anche per un soggetto collettivo, ne determina l'assimilabilità ad una società a tempo indeterminato; ne consegue che, in base all'art. 2473, comma 2, c.c., compete al socio in ogni momento il diritto di recesso, sussistendo la medesima esigenza di tutelare l'affidamento del socio circa la possibilità di disinvestimento della quota da una società sostanzialmente a tempo indeterminato. Rigetta, App. Milano, 12/05/2010
La questione (limite temporale di inefficacia del recesso ndr.) deve essere risolta applicando analogicamente il disposto di cui al comma 3 dell'art. 2437 bis c.c. dettato in materia di s.p.a. (ma sul cui modello è stata strutturata la disciplina della s.r.l.), stante l'evidente identità di ratio (oltre che della stessa formulazione letterale della norma, salvo l'inciso "entro novanta giorni", non inserito nell'art. 2473 c.c.) e quindi estendere anche alla s.r.l. il termine massimo di 90 giorni entro il quale la società può revocare la delibera precedentemente assunta che legittimava il recesso del socio. Stante, peraltro, il disposto di cui al comma 4 dell'art. 2473 c.c., secondo il quale entro 180 giorni dalla comunicazione del recesso deve essere eseguito il rimborso della quota di partecipazione del socio, ritiene questo collegio che giammai la società potrebbe superare tale termine per rendere inefficace il recesso, essendosi a quel punto sicuramente e definitivamente consolidato il diritto del socio ad essere estromesso dalla società.
Tribunale Chieti 17 febbraio 2011 n. 109
In ipotesi di contestazione da parte della società in merito alla validità o efficacia del recesso del socio, non è ammissibile ricorrere al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota previsto dall'art. 2473, comma 3, c.c., in quanto procedimento avente natura di volontaria giurisdizione, ma si deve instaurare un giudizio di cognizione.
Corte appello Torino 18 ottobre 2010
L'esercizio del diritto di recesso da parte del socio di società a responsabilità limitata è consentito esclusivamente nei casi in cui l'atto costitutivo non preveda alcuna durata, senza equiparare a tale ipotesi quella di società con durata determinata sebbene molto lunga (nella specie il g.o. ha escluso l'applicabilità dell'art. 2473 c.c. in conseguenza della previsione nello statuto del termine di durata della società al 31 dicembre 2050)
Tribunale Terni 28 giugno 2010
Sebbene il recesso del socio da una società a responsabilità limitata sia negozio unilaterale recettizio, i suoi effetti sono destinati a prodursi alla scadenza del termine di preavviso, giusta le previsioni dello statuto, dettate dalle esigenze proprie del settore in cui la società opera.
Tribunale Roma 24 maggio 2010
Il nuovo art. 2473 c.c. stabilisce che il rimborso della partecipazione al socio receduto avviene in proporzione del patrimonio sociale, che è a tal fine determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso. Pertanto la nuova disciplina delle s.r.l., nell'ipotesi che nulla lo statuto preveda per la liquidazione della quota al socio receduto, fa riferimento, alla "consistenza patrimoniale", volendo così indicare che non si è vincolati al risultato dei dati contabili.
Tribunale Lecco sez. II 04 marzo 2010
È inammissibile la domanda avente ad oggetto l'impugnazione, per manifesta iniquità o erroneità, della determinazione di valore della quota del socio di s.r.l. receduto compiuta dall'esperto nominato dal tribunale ai sensi dell'art. 2473 comma 3 c.c., proposta nelle forme del rito camerale unilaterale di cui agli art. 25 e ss. d.lg. n. 5 del 2003.
Tribunale Salerno sez. I 13 ottobre 2009
Il contrasto insorto tra società e socio receduto di una s.r.l. in ordine alla determinazione del valore di liquidazione della quota spettante a quest'ultimo operata dall'esperto nominato ai sensi degli art. 2473 comma 3 e 1349 comma 1 c.c. deve trovare soluzione nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione, posto che il procedimento camerale monosoggettivo presupposto dall'art. 2437 ter comma 6 c.c. può avere ad oggetto la sola nomina del perito e non anche la determinazione del valore della quota.
Laddove la cancellazione di una società dal registro delle imprese italiano sia avvenuta non a compimento del procedimento di liquidazione dell'ente, o per il verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell'esercizio dell'impresa e da cui la legge faccia discendere l'effetto necessario della cancellazione, bensì come conseguenza del trasferimento all'estero (nella specie, in Francia) della sede della società, e quindi sull'assunto che questa continui, invece, a svolgere attività imprenditoriale, benché in altro Stato, non trova applicazione l'art. 10 l. fall., atteso che un siffatto trasferimento, almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi sul punto con i principi desumibili dalla legge italiana, non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita e non ne comporta, quindi, in alcun modo, la cessazione dell'attività, come peraltro agevolmente desumibile dal disposto degli art. 2437, comma 1, lett. c), e 2473, comma 1, c.c.
Cassazione civile sez. un. 11 marzo 2013 n. 5945

References: Art. 2473
 art. 2437
 art. 2473
 art. 25
 art. 2473
 art. 2437