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Timestamp: 2020-06-01 22:54:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8882 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8882 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8882
sul ricorso 24717-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 804/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
1. che il giudice del lavoro del Tribunale di Foggia accoglieva il ricorso di alcuni braccianti agricoli tra i quali 1′ odierna intimata e, accertata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato agricolo, condannava l’INPS a procedere alla iscrizione dei lavoratori negli elenchi anagrafici degli operaio agricoli;
6. che l’unico motivo, con il quale è dedotta nullità della sentenza per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 617 c.p.c., comma 2, artt. 618 e 289 c.p.c., è manifestamente fondato;
6.1 che, invero, il ricorrente riporta l’ordinanza conclusiva della fase sommaria del giudizio di opposizione, in data 15 aprile 2014, con la quale il giudice dell’esecuzione aveva fissato il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza per l’introduzione del giudizio di merito. Quindi, espone che, anzichè osservare questo termine, l’opponente si era rivolto direttamente al “tribunale, in sede contenziosa, con istanza in data 13 maggio 2014 ed il giudice designato per la trattazione del merito, asserendo che il giudice dell’esecuzione non avesse” fissato il termine per l’introduzione del giudizio di merito, aveva, con ordinanza del 16 maggio 2014, fissato l’udienza del 9 luglio 2014, assegnando il termine di legge per notificare istanza e decreto; che, infine, il ricorso era stato notificato in data 9 dicembre 2014.
6.4. che come osservato da recenti pronunzie di questa Corte intervenute in fattispecie identica a quella in esame (cfr. Cass. ordinanze nn. 22373, 22374, 22375, 22376 del 2016) la questione deve essere definita alla luce del principio per il quale, a norma dell’art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè ove si applichi ex art. 618 bis c.p.c., comma 1, il rito del lavoro, il giudizio di merito va introdotto con ricorso da depositare nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio fissato dal giudice. (Cass. n. 27527/14). Pertanto, nel caso di specie, il ricorso dell’opponente avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice competente entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione. I,a procedura seguita, invece, dalla parte qui intimata è del tutto svincolata dalle previsioni normative su citate e, comunque, ha comportato che non vi sia stato alcun ricorso in Opposizione regolarmente depositato entro il termine perentorio di sessanta giorni, assegnato ai sensi degli artt. 617, 618 e 618 bis c.p.c., tanto che alla fine il ricorso della parte opponente risulta essere stato soltanto notificato (ben oltre il termine di sessanta giorni), senza che risulti previamente depositato nel termine perentorio anzidetto;
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata. Nulla per le spese del giudizio di merito. Condanna la parte intimata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

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 Cass. 
 art. 618
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