Source: http://bastamortesullavoro.blogspot.com/2013/11/
Timestamp: 2017-08-16 13:14:40+00:00

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bastamortesullavoro: novembre 2013
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Novi ligure All'Ilva morì giovane operaio due patteggiano e due assolti
Due patteggiamenti e due assoluzioni: si chiude così il processo di primo
grado incentrato sulla ricostruzione dell'infortunio mortale avvenuto
all'Ilva di Novi il 7 giugno 2012. Era rimasto ucciso, travolto dal muletto su cui
stava lavorando, il giovane operaio Pasquale La Rocca, 31 anni, di Lerma,
capoturno del reparto spedizioni, sposato e padre di una bambina di 9 mesi
Furono mandati a giudizio quattro dirigenti dello stabilimento di Novi.
Hanno patteggiato un anno di reclusione Paolo Viganò e Vincenzo Marasco; in
rito abbreviato sono invece stati assolti «per non aver commesso il fatto»
Orlando Rotondi, per il quale il pm Marcella Bosco aveva proposto un anno di
pena, e Antonio Rizzo, di cui il pubblico ministero aveva chiesto la
condanna a dieci mesi.
La disgrazia era avvenuta intorno alle 10 di sera e la notizia si era
diffusa non in maniera ufficiale, ma con passaparola; i lavoratori in turno
avevano subito incrociato le braccia.
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Lunedì 25/11 ore 21.00 alla scuola Lenci al Varignano riunione sulle prossime iniziative.
Mercoledì 27/11 ore 09.30 al polo fieristico di Lucca riprende il processo.
E' auspicabile organizzare la propria presenza.
Venerdì 29 ore 23.30, come 29 del mese, appuntamento alla Casina dei ricordi.
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per Lorena Coletti, per le mogli, le sorelle, le figlie, le madri degli operai morti sul lavoro, anche per queste donne diciamo Sciopero delle donne!
Perché la lotta delle donne non può transigere dalla lotta al sistema capitalistico che le opprime 2 volte, che ne uccide gli affetti, la vita, l'amore, il sogno e la speranza in una giustizia terrena.
Con queste donne, con il loro cuore e la loro rabbia sciopereremo il 25 novembre
sciopereremo per ricordare anche il loro dolore
Sono Lorena Coletti sorella di una vittima della strage della Umbria Olii.
Vorrei lasciare alcune dichiarazioni riguardo la sentenza: mio fratello è morto in un'attimo! E'
partito la mattina alle 7 e alle 13 non c' era più. Insieme a lui morirono anche 3 colleghi di
lavoro e Manili, il titolare della ditta appaltatrice. Ora vorrei puntualizzare che se lui avesse
saputo del pericolo non sarebbe salito insieme a loro sul silos ne tanto meno avrebbe mandato i suoi
operai a fare quei lavori, sarebbe stato come avergli dato morte sicura. Sono passati sette anni
dalla tragedia e ancora noi familiari stiamo aspettando che si faccia giustizia e invece chi è
colpevole se ne sta libero non è una cosa bella, ne per noi ne per l' Italia. Poi mi chiedo quando
tempo dobbiamo aspettare e quanti anni devono passare ancora. Loro non ci sono più e ancora si parla
di Giorgio Del Papa come se fosse un martire.
Un' ultima cosa, credo nella giustizia divina, so che la morte c'è per tutti e che noi tutti
dobbiamo fare i conti con Dio. Cosa racconterà Giorgio Del Papa a quando gli dirà dei 4 morti della
Umbria Olii?
il 25 novembre è anniversario della morte di mio fratello ,i miei messaggi le mie parole sono poche
da dire non ho la forza di parlare e di scrrive chiedo solo hai politici all' opinione pubblica di
non dimenticarsi mai dei morti di campello sul clitunno.
giustizia per loro perr i loro familiari per le loro mogli e figli solo questo vorrei non si puo'
attribuire la colpa a questi uomini morti per lavoro vi prego aiutatemi
Il 10/11/2013 13.50, bastamortesullavoro ha scritto:
> non c'è giustizia nei tribunali per le vittime dei padroni assassini
> mettiamoci in RETE, per fare molto molto di più
> rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro
> bastamortesullavoro@gmail.com
> Umbria Olii, pena ridotta in appello per l'amministratore delegato
> 2 OkNotizie Stampa
> Pena ridotta in Corte d'appello di Perugia per l'ex amministratore re della
> Umbria Olii, Giorgio Del Papa. I giudici hanno comminato 5 anni e 4 mesi di
> reclusione per l'omicidio colposo plurimo di Giuseppe Coletti, Vladimi
> Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili da sette anni e mezzo formulati dal
> tribunale di Spoleto tre anni fa. I quattro operai che persero la vita
> nell'incidente sul lavoro avvenuto il 25 novembre 2006. Le vittime sono il
> titolare e i dipendenti della ditta di manutenzione che stava eseguendo
> lavori su uno dei silos dove era stoccato l'olio che, a causa di una
> scintilla, e' esploso generando un incendio. La sentenza e' arrivata dopo
> due ore e mezza di camera di consiglio. La corte d'appello ha riformato
> parzialmente la sentenza di primo grado cancellando la mancata "prevenzione
> per omissione dolosa mezzi prevenzione".
> I giudici hanno abbassato di un terzo i risarcimenti per le famiglie delle
> vittime: si parla di poco meno di 200mila euro ma ancora le cifre non sono
> ufficiali. C'è un passaggio della sentenza che addirittura attribuirebbe una
> piccola parte di colpe all'azienda addetta alla manutenzione. Colpa per
> concorso. Ci sarà ricorso in Cassazione sia della difesa che dell'accusa.
Pubblicato da prolcomra a 5:56 PM Nessun commento:
Da: Fulvio Aurora fulvio.aurora@virgilio.it
Inviato: giovedì 14 novembre 2013 17:17
I fatti più rilevanti:
- ci sono 42 imputati che devono rispondere di avere causato la strage con i morti e danni ambientali annessi;
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Pubblicato da prolcomra a 5:50 PM Nessun commento:
Il primo a rilasciare la propria deposizione è Francesco Vicidomini, ex direttore del dipartimento provinciale alessandrino dell'Arpa Piemonte dal 1997 al 2005; in sostanza si tratta del predecessore del dottor Maffiotti.
Il procedere dell'interrogatorio è un rosario di "non so, non ricordo" che fa visibilmente alterare l'avvocato Santa Maria il quale si riduce, in più occasioni, a proporre quesiti in maniera suggestiva - "lei ricorda i dati dalle tale rilevazione o di tal altra?", che per inciso dovrebbero essere poste al responsabile del progetto, non ad un organismo politico - suscitando la reazione stizzita della presidente Sandra Casacci che valuta queste domande inammissibili in quanto si tratta di dati oggetto di precedente produzione da parte degli avvocati delle varie parti.
Inoltre la Corte stigmatizza il comportamento del legale che, nel momento in cui le risposte del testimone non prendono una piega a lui gradita, cerca di interromperlo: "le risposte del teste sono estremamente interessanti, quindi gli deve essere consentito di esporle nella loro interezza: altrimenti è solo una perdita di tempo, e se ne è già perso troppo; non intendo perdere ancora nemmeno un minuto".
A seguire tocca al geologo dottor Piero Russenigo, dipendente dell'Arpa Piemonte dal 1997 ad oggi; in questo caso l'avvocato Santa Maria conduce l'interrogatorio in maniera assai diversa rispetto al precedente: chiede al teste di "non entrare troppo nei dettagli" del suo lavoro svolto negli ultimi anni del secolo scorso, in relazione alle analisi dei pozzi - in particolare il numero due, che risultava pesantemente inquinato - che attingevano acqua dalla falda sottostante lo stabilimento.
Anche in questo caso la difesa martella in particolare - come già era accaduto nel corso dell'ultima seduta - sulla questione della presenza di una certa concentrazione di "cromo totale", nel tentativo di scaricare la responsabilità dell'avvelenamento del sito tutto sulla Ausimont; occorre ricordare, ancora una volta, come il cromo sia soltanto una delle tante sostanze tossico-nocive presenti nelle acque: quindi il tentativo di auto assolversi da qualunque responsabilità non potrà che risultare infruttuoso.
Le domande tecniche, alle quali non aveva risposto il Vicidomini, vengono poste al terzo ed ultimo teste della giornata: l'ex responsabile dei laboratori di analisi dell'Arpa, la dottoressa Giuseppina Pavese.
L'importanza della sua deposizione risiede nel fatto che la stessa chiarisca definitivamente il fatto che le analisi che stabiliscono che le concentrazioni, di sostanze estranee presenti nelle acque, rientrano nei parametri stabiliti dall'Asl non significa affatto che queste siano potabili: tale valutazione deve essere effettuata dall'autorità sanitaria competente, non dall'organo politico che si occupa delle rilevazioni.
Alessandria, 20 novembre 2013
Dalla Sicilia per la giornata nazionale di mobilitazione contro le morti sul lavoro
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Pubblicato da prolcomra a 9:09 AM Nessun commento:
L'udienza odierna si apre alle ore 9:40 con la rinuncia, da parte della difesa Boncoraglio, dell'audizione dell'ultimo testimone della lista della difesa Ausimont.
Si passa quindi all'ascolto dei primi tre teste della Solvay; il primo è Stefano Bigini, direttore, dal 1° aprile 2008, dello stabilimento di Spinetta Marengo.
Viene ascoltato in regime ex articolo 210 cpp poiché è indagato, nell'ambito di un processo connesso a questo, per il reato di omessa bonifica: decide di non avvalersi della facoltà di non rispondere, e si sottopone all'interrogatorio dell'avvocato Luca Santa Maria.
L'intero svolgimento dell'audizione - così come quello del terzo teste della giornata, l'ingegnere ambientale Luigi Toninelli, consulente di supporto ai vari stabilimenti della Solvay, a Spinetta Marengo nel periodo che interessa il processo, mentre ora lo è presso i siti produttivi in Brasile - è fortemente incentrato sulla presenza della "emergenza cromo" (scattata il 24 maggio 2008) e sulle successive attività poste in essere dall'azienda, per un totale di venti milioni di Euro stanziati e spesi, per limitare al massimo la contaminazione della falda sottostante lo stabilimento; in questo modo si assiste al patetico tentativo di dimostrare che l'avvelenamento delle acque è dovuto alla precedente gestione del sito.
Peccato per lui che (come risulta dalla precedente audizione - del diciassette/ventiquattro aprile scorso - del direttore dell'Arpa di Alessandria, dottor Maffiotti) nelle acque di falda siano presenti molti altri metalli pesanti - vanadio, mercurio, piombo, cadmio, nichel, cobalto, selenio - unitamente a solventi clorurati ed aromatici, il che fa pensare ad un uso 'truffaldino' della "emergenza cromo": questo anche alla luce del fatto che non sia neppure in grado di precisare il significato di tale locuzione, come invece richiestogli dal pm Riccardo Ghio nel corso del suo controinterrogatorio, oltre a glissare sul tema delle discariche di rifiuti tossico-nocivi presenti all'interno del perimetro dello stabilimento.
Ad introdurre questa questione è Marco Colatraci, all'epoca della "emergenza cromo" responsabile delle risorse umane e della qualità di Solvay Solexis (attualmente direttore generale di Solvay Italia).
Costui asserisce che la società non fosse a conoscenza dello stato del sito produttivo alessandrino; appare quanto meno singolare che una multinazionale delle dimensioni della Solvay, prima di procedere all'acquisizione di un qualsiasi stabilimento, non faccia delle indagini per conoscere le condizioni dello stesso: questo in modo da poter pianificare eventuali interventi di qualunque tipo e poter ipotizzare, ancorché con scarsa precisione, i finanziamenti da attivare per eseguire gli stessi.
Alle ore 14:15 la Corte sospende definitivamente la seduta, rinviandola a mercoledì venti novembre: nell'occasione verranno ascoltati altri teste - che verranno indicati alla presidente Sandra Casacci, ed al pm, nei prossimi giorni - della difesa del responsabile civile Solvay.
Alessandria, 13 novembre 2013
Pubblicato da prolcomra a 7:08 PM Nessun commento:
I familiari delle vittime della Strage di Viareggio: ''Lo Stato se ne frega dei 32 morti e se ne frega di avere la verità''
Strage Viareggio:Stato non si costituisce parte civile
L'udienza al polo fieristico della citta' toscana Della Valle e Montezemolo tra i testimoni
Strage Viareggio: Stato non si costituisce parte civile
Lo Stato non si costituisce parte civile al processo per la strage di Viareggio. E' quanto ha annunciato l'avvocato di Stato Gianni Cortigiani che rappresenta la Presidenza del Consiglio dei ministri e i Ministeri dell'Ambiente e degli Interni. L'avvocato ha spiegato che fra lo Stato e le assicurazioni di Fs e Gatx (la società proprietaria del convoglio che deragliò) ''c'è una transazione in fase di definizione'' per un risarcimento che il legale definisce ''sostanzioso''. La proposta di transazione in questo momento è all'esame dell'Avvocatura Generale, che la prossima settimana si riunirà per valutarla. Dopo servirà il via libera dei ministri e della Corte dei Conti. Al momento non è stata resa nota la cifra, ma si parla di alcune decine di milioni di euro. Oltre alle circa 100 parti civili che si sono costituite durante l'udienza preliminare stamani hanno fatto richiesta, fra gli altri, le associazioni Codacons e Cittadinanza attiva e il sindacato Cgil.
I familiari delle vittime: 'Lo Stato se ne frega' - ''Lo Stato se ne frega dei 32 morti e se ne frega di avere la verità''. Così Daniela Rombi, presidente dell'associazione 'Il mondo che vorrei', che raggruppa i familiari delle vittime della strage di Viareggio, ha commentato il fatto che la Presidenza del Consiglio e i ministeri non si siano costituiti parte civile al processo iniziato oggi per il disastro del 29 giugno 2009. ''E' una brutta cosa - ha aggiunto - .Tutti dicono che sono con noi, ma ora basta prenderci in giro''. ''Il 9 agosto - ha continuato Daniela Rombi - lo Stato ha rinominato Moretti amministratore delegato di Fs. Quella di oggi è una logica conseguenza. Lo hanno nominato di nuovo alla guida del Gruppo nonostante fosse stato rinviato a giudizio. E' una linea che respingiamo e che non accettiamo''.(
Inizia stamani al Polo Fieristico di Lucca il processo per la strage di Viareggio che il 29 giugno del 2009 provocò 32 vittime. Gli imputati sono 33, fra loro i dirigenti di Fs - compreso l'ad Mauro Moretti - e della società proprietaria del convoglio che deragliò, la Gatx, e che lo revisionarono e montarono. I familiari delle vittime sono arrivati al Polo Fieristico in corteo esibendo striscioni e foto dei loro cari rimasti uccisi nel disastro. Fra gli striscioni, su quello che apriva il corteo c'era scritto: ''Viareggio, 29 giugno. Niente sarà più come prima'' e ''Tagliare sulla sicurezza è stata una scelta, 32 morti una prevedibile conseguenza''. Stamani in aula Moretti non dovrebbe essere presente. ''Non ci stupisce - ha detto Daniela Rombi dell'associazione 'Il mondo che vorrei', che raggruppa i familiari delle vittime - queste sono udienze tecniche, capiamo bene che per loro non siano importanti. Quando saranno in aula li guarderemo in faccia''.
L'udienza di oggi dovrebbe trattare le questioni preliminari, come le eccezioni sulle parti civili. Al corteo hanno partecipato anche rappresentanti di familiari di vittime di altre stragi italiane come quella della Moby Prince. Fra le bandiere anche una con la scritta ''No tunnel Tav Firenze'' e quelle in cui si chiede uno ''stop'' agli sfratti e ai pignoramenti. Alcuni familiari delle vittime della strage di Viareggio sono in aula a Lucca, fra il pubblico, e indossano magliette con le foto dei loro cari morti nel disastro del 29 giugno 2009. Il processo si e' aperto con l'appello. In aula sono presenti quattro dei 33 imputati. Sono tecnici o vertici della ditta Cima di Mantova che monto' l'assile che poi si spezzo' provocando il deragliamento del convoglio. Assente invece l'ad di Fs Mauro Moretti: nei giorni scorsi i suoi difensori hanno spiegato che è una decisione legata al fatto che quella di stamani sarà un'udienza prettamente tecnica, in cui verranno discusse soltanto questioni procedurali e preliminari.
Pubblicato da prolcomra a 6:48 PM Nessun commento:
Importanti processi per le morti di operai sul lavoro, per stragi di
cittadini dovuti alla responsabilità dei padroni, si stanno tenendo in
E' difficile ottenere giustizia dai Tribunali perchè i padroni hanno leggi
dalla loro parte e molti soldi per pagarsi la propria difesa, ma quando ci
sono state delle pesanti condanne come la ThyssenKrupp ed Eternit molto ha
influito la mobilitazione dei comitati dei famigliari, dei lavoratori, di
tutti coloro che si battono contro i padroni assassini.
La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui
territori fa appello alla massima partecipazione davanti ai Tribunali dove
si tengono i processi e alla mobilitazione in tutte le forme nelle città e
nei luoghi di lavoro per fare del 14 Novembre una giornata nazionale di
lotta perchè i padroni criminali vengano condannati con pesanti pene.
Portiamo la solidarietà e continuiamo la lotta assieme ai famigliari delle
vittime della strage di Viareggio al Polo Fieristico di Lucca il 13
novembre, all' inizio del processo per la strage ferroviaria
del 29 giugno 2009 che ha ucciso nelle loro case 32 persone in una notte,
decine di feriti e la distruzione di un'intero quartiere: 33 imputati tra
cui l'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti.
Perchè vengano condannati i padroni colpevoli per le stragi di amianto: dopo
l'Eternit di Casale Monferrato, in questi giorni la Procura di Ivrea ha
aperto un'inchiesta sull'Olivetti e, al momento, sono più di 20 gli indagati tra
industriali e manager, tra cui De Benedetti e il banchiere ex ministro,
Sempre per l'amianto le indagini si sono chiuse invece a Ravenna e si sta
preparando il maxi-processo per 25 dirigenti dell'Enichem.
Contro la precarietà e le morti sul lavoro, per non fare passare la
rappresaglia padronale a Ravenna, dove il 14 novembre la Rete verrà
processata per avere protestato davanti l'agenzia interinale che ha mandato
a morire il giovane operaio Luca Vertullo, schiacciato da un rimorchio al
suo primo giorno di lavoro. Al processo contro i padroni assassini 11
assoluzioni e 3 lievi condanne.
Non accettiamo la giustizia negata per la strage Umbria Olii con 4 operai
morti il 25 novembre del 2006: la sentenza della Corte di Appello di Perugia
8 Novembre 2013 ha ridotto la condanna per il padrone assassino, ha
condannato per "concorso di colpa" gli operai uccisi sul lavoro e ha ridotto
i risarcimenti ai famigliari delle vittime
Basta precarietà e morti sul lavoro! Criminali sono i padroni assassini, non
chi li combatte!
Verità e giustizia nei processi per gli operai uccisi dal profitto
padronale!
Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui
E mail: bastamortesullavoro@gmail.com
Pubblicato da prolcomra a 6:33 PM Nessun commento:
14 Novembre gionata nazionale di lotta contro i padroni assassini
La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori fa appello alla massima partecipazione davanti ai Tribunali dove si tengono i processi e alla mobilitazione in tutte le forme nelle città e nei luoghi di lavoro per fare del 14 Novembre una giornata nazionale di lotta perchè i padroni criminali vengano condannati con pesanti pene.
Pubblicato da prolcomra a 5:22 PM Nessun commento:
Di Francesco Cirillo. Marzotto e la sua corazzata di super avvocati vincono
nel processo in corso a Paola. Venerdì 8 novembre ci sarà una nuova udienza.
Cominceranno ad essere ascoltati i testi della difesa. I primi saranno
proprio operai che vi hanno lavorato e che, come ha già fatto qualcun altro,
diranno che tutto era a posto, tutto pulito e profumato e se qualcuno di
loro è stato colpito da tumore è perchè fumava. Dopo aver smantellato la
relazione di Brancati riducendo in polvere il suo studio tecnico e dopo il
flop della relazione Ricci presentata dallo stesso Pm dove non si dimostra ,
se non per pochi casi, il nesso fra uso dei coloranti chimici e tumori ecco
uscire dal cilindro del Conte un'elemosina, come risarcimento, da
distribuire a tutti i ricorrenti di parte civile.
Un'elemosina per tutti, che visto la situazione disastrosa del processo
saranno costretti ad accettare. D'altra parte è anche giusto che sia così.
Il processo non ha mai avuto il giusto equilibrio dalla parte civile per
niente aggressiva e soprattutto priva di mezzi economici per buone perizie
di parte e studi su quanto avvenuto in quella fabbrica della morte, e le
famiglie non si sono sentite garantite nella lotta per ottenere quanto
davvero si meritavano di avere per la morte del proprio congiunto. A parte
il Quotidiano della Calabria nessun media regionale e nazionale si è
occupato, se non sporadicamente della vicenda. Una vicenda che se fosse
avvenuta in qualsiasi fabbrica del nord avrebbe avuto spazio nei tanti
reportage, con mobilitazioni di massa e dichiarazioni politiche da tutte le
parti. Qui il silenzio è assoluto se non quello del "Comitato per le
bonifiche" che dei piccoli successi li ha ottenuti autonomamente facendo
inserire dalla Regione Calabria il sito della Marlane nei siti da bonificare
per la presenza dei rifiuti tossici sotterrati nella stessa area. Una storia
oramai decennale con un processo in corso per disastro ambientale, omicidio
colposo plurimo e lesioni gravissime , per 12 imputati compreso il Conte
Marzotto. Un processo che si dovrebbe quindi risolvere, secondo i legali di
Marzotto e della parte civile, con qualche decina di migliaia di euro da
distribuire a chi vuole accettare l'offerta, contando proprio sulle
difficoltà economiche di tante famiglie che proprio per la morte del proprio
padre o madre si sono trovate in queste condizioni. Ma Marzotto sa come
patteggiare e sa come uscirsene da situazioni scabrose. Vuole chiudere la
questione Marlane, temendo che la stessa cosa possa avvenire nelle sue
fabbriche a Valdagno ed a Schio dove anche lì cominciano a registrarsi morti
di operai. I Marzotto da poco hanno concluso un patteggiamento con l'Agenzia
delle Entrate versando come risarcimento ben 57 milioni di euro.
L'inchiesta nella quale era stata coinvolta l'intera famiglia era nata a
seguito di una verifica fiscale dell' Agenzia delle Entrate e riguardava la
vendita nel 2008 di quote del marchio Valentino Fashion Group da parte dei
Marzotto e dei Donà Delle Rose al fondo inglese Permira. Secondo l'accusa,
con la vendita sarebbe stata realizzata una plusvalenza di 200 milioni di
euro, ottenuta in Lussemburgo attraverso la società Icg, che sarebbe stata
creata ad hoc. Il tutto, secondo i pm, senza pagare tasse per circa 65
Contestazione poi salita, con la chiusura delle indagini, a circa 71
milioni. Gli indagati, secondo l'accusa, avrebbero appunto tentato di
dribblare il fisco creando appositamente la `scatola ? lussemburghese per
poi, a operazione conclusa, metterla in liquidazione.
Per questo, nel novembre 2012, i pm avevano chiesto e ottenuto dal gip il
sequestro di quasi cento immobili delle due famiglie, tra cui una villa a
Cortina, terreni, lussuosi appartamenti in Veneto, alcune case a Roma e
altri beni per un valore di 65,5 milioni di euro. Questo solo per far capire
con chi si ha che fare. Capitalisti a tutto spiano che sanno muovere i
capitali a livello europeo. Vedranno, dall'alto del loro nord, gli artefici
di questo processo come quattro scalcagnati, con quattro avvocati di
sottordine, familiari affamati, mentre loro hanno schierato corazzate di
primo ordine. Ma tutto questo avviene proprio quando il Giudice Introcaso
che presiede il processo in corso a Paola ha ordinato nuovi scavi nell'area
della fabbrica Marlane ed inoltre, fatto nuovo, anche un'indagine
epidemiologica fra gli abitanti attorno al perimetro dell'area inquinata.
Sarebbe bastato anche questo per tranquillizzare le famiglie. Chiedere il
sequestro dei beni di Marzotto e nello specifico dello stabilimento della
Marlane. Sequestro già avvenuto ma solo per le perizie sui terreni. Il
Presidente Introcaso ci crede in questo processo che ha seguito con
equilibrio sin dall'inizio, ma al quale è mancata una spalla come il Pm
Carotenuto che dopo le prime udienze venne trasferita in altra sede. Il
processo comunque continuerà in ogni caso. Le parti civili come quelle degli
ambientalisti, dei Comuni di Praia e Tortora, della regione , della
provincia e dei sindacati restano e bene o male dovrebbero garantirne la
continuità, fino alla sentenza. Marzotto spera nella piena assoluzione, dopo
di che il terreno, bonificato dalla Regione, potrà diventare un grande
centro commerciale , o una darsena , o un grande albergo a cinque stelle,
facendo vincere Marzotto due volte.
Venti morti sospetti. Venti operai che per anni hanno lavorato alla
Olivetti di San Bernardo, a Ivrea, nei reparti contaminati da fibre di
amianto. La Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto un’inchiesta
iscrivendo nel registro degli indagati 24 persone, industriali e manager,
tra cui l’ex presidente Carlo De Benedetti e l’ex amministratore delegato
Corrado Passera. Tra le ipotesi di reato ci sono omicidio colposo e lesioni
colpose plurime. L’ingegnere fu presidente della società dal ’78 al ’96,
mentre Passera co-amministratore delegato tra il ’92 e il ’96. La notizia è
stata riportata dal quotidiano La Stampa.
Le indagini sono focalizzate sui decessi di una ventina di lavoratori
avvenuti dopo la pensione, tra il 2008 e i primi mesi di quest’anno. Tutte
persone che tra la fine degli anni Settanta e il novanta avevano lavorato in
reparti contaminati da fibre di amianto e in seguito si sono ammalati di
mesotelioma pleurico, il tumore tipico che colpisce chi ha passato lunghi
periodi a contatto con l’asbesto.
De Benedetti si dice estraneo alla vicenda, sostenendo – in una nota del suo
portavoce – che “la realizzazione delle strutture oggetto di indagine
precede di diversi anni l’inizio della sua gestione alla Olivetti che ha
sempre prestato attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, con
misure adeguate alle normative e alla conoscenze scientifiche dell’epoca”. L’ingegnere
attende fiducioso l’esito delle indagini “nel rispetto degli operai e delle
loro famiglie”.
“Violati i principi basilari della sicurezza e igiene del lavoro”, scrivono
i giudici della Corte d’appello di Torino nelle motivazioni della condanna
di un dirigente nel processo del novembre 2012 (il primo sulla questione)
che ha innescato la nuova inchiesta. Alla Olivetti si sapeva “della
pericolosità degli agenti chimici” utilizzati durante la lavorazione, ma si
è provveduto “con colpevole ritardo” ad affrontare il problema, continuano i
giudici d’Appello. La sentenza in questione riguarda Ottorino Beltrami, all’epoca
dei fatti amministratore delegato di Olivetti spa, al quale sono stati
inflitti, in secondo grado, sei mesi di carcere per omicidio colposo in
relazione alla morte di una lavoratrice dipendente. Il 4 dicembre la
Cassazione si pronuncerà sul ricorso presentato dal suo legale, ma nelle
scorse settimane Beltrami, all’età di 96 anni, è morto. L’ex amministratore
delegato di Olivetti era stato chiamato in causa per la storia di Lucia
Delaurenti, esposta a un tipo di amianto chiamato tremolite, ammalatasi nel
2002 e deceduta a Ivrea nel 2005. A questo primo caso se ne sono aggiunti
altri, e l’inchiesta della procura eporediese si è estesa anche a dirigenti
Un ex operaio addetto alle caldaie di 74 anni , oggi malato, racconta al
quotidiano torinese: “L’azienda ci ordinava di fare le lastre ai polmoni, ma
nessuno di noi capiva il perché”. Il sindaco di Ivrea, Carlo Della Pepa, si
dice convinto dell’onestà delle persone che hanno fatto la storia dello
stabilimento, sicuro che l’inchiesta: ”non rischia di offuscare il mito
industriale” .
Il processo-pilota sulle morti da amianto è quello di Torino sulla Eternit
di Casale Monferrato, che ha visto la condanna in Appello, nel luglio
scorso, dell’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny a 18 anni.
Nel registro degli indagati altre 22 industriali e manager, tra le accuse
omicidio colposo e lesioni colpose plurime. I lavoratori avrebbero lavorato
per anni in reparti a stretto contatto con il minerale cancerogeno.
L'ingegnere si dice estraneo alla vicenda
Venti morti sospetti. Venti operai che per anni hanno lavorato alla Olivetti
di San Bernardo, a Ivrea, nei reparti contaminati da fibre di amianto. La
Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto un’inchiesta iscrivendo nel
registro degli indagati 24 persone, industriali e manager, tra cui l’ex
presidente Carlo De Benedetti e l’ex amministratore delegato Corrado
Passera. Tra le ipotesi di reato ci sono omicidio colposo e lesioni colpose
plurime. L’ingegnere fu presidente della società dal ’78 al ’96, mentre
Passera co-amministratore delegato tra il ’92 e il ’96. La notizia è stata
riportata dal quotidiano La Stampa.
Pubblicato da prolcomra a 9:01 AM Nessun commento:
Pubblicato da prolcomra a 8:14 PM Nessun commento:
A Ravenna la Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro e nei territori lo ha già denunciato occupando la sede dell'Agenzia interinale Intempo in mano alla CGIL che ha mandato a morire al Porto di Ravenna il giovane operaio Luca Vertullo. E per questo gli attivisti sono stati denunciati e subiranno un processo.
Rilanciamo la mobilitazione per la chiusura di queste agenzie della morte nella giornata del 14 novembre
Pubblicato da prolcomra a 6:41 PM Nessun commento:
L'udienza odierna - che arriva dopo quasi quattro mesi dall'ultima, a causa
dei problemi di salute di alcuni giudici popolari - è dedicata all'ascolto
degli otto testimoni presenti sulle liste del responsabile civile Edison,
attuale incarnazione dell'Ausimont.
I primi due sono i signori Mario Roldi e Giorgio Pasquin; si tratta di due
ex capo manutentori dei servizi ausiliari dello stabilimento di spinetta
Marengo: il primo nel periodo dal 1974 al 1992, l'altro - suo successore -
Il primo, su domanda dell'avvocato Baccarezza Boi (difesa Tommasi) asserisce
che, a sua memoria, il pozzo otto - quello da cui veniva normalmente attinta
l'acqua per uso potabile - non ha mai dato problemi in relazione alla
qualità; successivamente, su sollecitazione del pm Riccardo Ghio, sarà
costretto ad ammettere l'esistenza di un pozzo di riserva (il numero due),
che entrava in funzione in caso di problemi all'altro.
Dal canto suo, il secondo - sempre a proposito dello stesso tema di prova -
precisa quale fosse la cadenza degli interventi alla rete idrica ed a quella
antincendio: nel primo caso dodici all'anno, otto/nove nel secondo; è
evidente che, in queste occasioni, non è possibile affermare (come invece
aveva fatto il Roldi) con assoluta certezza l'assenza di problemi di
potabilità.
Questo anche a causa delle perdite dalle condutture - quantificate dal primo
teste nell'ordine dell'uno per cento - e dall'alto peziometrico evidenziato
dalla relazione, datata 1989, del geologo dottor Mauro Molinari (del quale
nessuno sembra ricordare, così come 'stranamente' accade per gli interventi
del Consiglio di Fabbrica in merito al problema delle perdite di cui sopra).
E' interessante segnalare l'intervento, sul finire della seconda
deposizione, di una persona del pubblico che sbotta: "sta dicendo un fracco
di bugie", ottenendo come risultato la cacciata dall'aula da parte della
presidente Sandra Casacci.
Dopo circa venti minuti di pausa, è la volta del signor Giuseppe Fugazza,
responsabile dell'impianto di Algofrene dal 1979 al 1996; questi sostiene
che, nel periodo di sua competenza, l'azienda ha provveduto a mettere in
atto svariati accorgimenti - che in parte verranno esplicitati, anche
specificando l'iter di approvazione ed attuazione, dal successivo teste
Ermanno Manfrin, responsabile della programmazione della manutenzione dal
1989 al 2009 - per limitare le perdite di liquidi verso la falda
Insomma: senza volere, costui conferma che le condutture del suo reparto
scaricavano direttamente le acque di lavorazione nel terreno, pur anche se
limita il fenomeno alle perdite dei tubi.
E sempre da questo deriverebbe anche l'esistenza di acqua più calda nella
zona dell'alto peziometrico: circa cinque gradi in più rispetto alla
temperatura del resto della falda.
Le ultime quattro audizioni - Massimo Ambanelli, Oscarino Corti, Pio De
Iorio, e Giuseppe Astarita - si occupano di precisare l'organizzazione
aziendale; lo fanno, in particolare, specificando come i vari responsabili
di settore potevano proporre investimenti, e persino farne di loro sponte:
ma solo fino ad una certa cifra, oltre la quale l'unico che aveva potere
decisionale era l'ad Carlo Cogliati.Alessandria, 04 novembre 2013
Stefano Ghio - Rete sicurezza
Pubblicato da prolcomra a 9:11 PM Nessun commento:
COSENZA - Un operaio di 53 anni, Palmiro Montalto, è deceduto a seguito di un incidente sul lavoro. Il fatto è avvenuto a Corigliano Calabro (Cs), in un'azienda che si trova nella zona industriale. L'operaio, che era originario di San Giorgio Albanese, è stato travolto da un carico di ferro, trasportato da un muletto.
Pubblicato da prolcomra a 8:26 PM Nessun commento:
Finisce nella macina trita-pietre: muore un operaio di 53 anni
all’AZIENDA profacta DI BUFFALORA (BRESCIA)
Morti sul lavoro, piaga senza fine nel Bresciano: la quinta vittima
in 14 giorni, la 18esima da inizio anno
Il mulino dove è caduta la vittima (Foto Campanelli)Il mulino dove è caduta la vittima (Foto Campanelli)
Sembra non avere fine la piaga degli infortuni sul lavoro, di cui la provincia di Brescia detiene un triste record. Questa mattina, poco dopo le dieci, si è registrata la 18esima vittima da inizio anno, la quinta delle ultime due settimane. Un operaio di 53 anni è finito in un mulino per la macina delle pietre nella cava Profacta di via Cerca, in città (zona Buffalora).
Una morte orribile: l’uomo è salito sul mulino per controllare il corretto funzionamento del macchinario , che si era inceppato. All’improvviso è scivolato, probabilmente dopo essere stato colpito da una barra di ferro. Immediato l’intervento dei colleghi, che hanno tentato di spegnere il macchinario. Troppo tardi. Inutile anche l’intervento dei vigili del fuoco e dei sanitari del 118..
Claudio Marsella operaio del Mof - la sua morte deve essere importante non
Un anno fa moriva Claudio Marsella, operaio del MOF. Possiamo dire da un
lato che è morto invano e dall'altro che la sua morte è stata molto
E' morto invano per padron Riva, Ferrante, Bondi, dirigenti e capi
inquisiti, alcuni ancora al loro posto; è morto invano per gli infami
sindacalisti confederali che hanno firmato l'accordo che lo ha ucciso e
hanno continuato a difenderlo anche dopo la morte di Claudio.
Sappiano costoro che in una maniera o nell'altra, prima o poi, pagheranno
caro, pagheranno tutto! E speriamo non solo nella aule del tribunale dove ci
dovrebbero stare tutti come imputati, sia nel processo generale che nel
processo particolare.
Ma non è morto invano, Claudio Marsella vive nel grande sciopero che i suoi
compagni di lavoro hanno fatto per 15 giorni, cosa mai vista all'Ilva di
Taranto, una pagina nuova di vera storia in questi due anni terribili; non è
morto invano per gli operai e quelli dello Slai cobas che hanno sostenuto la
lotta, fatto piattaforme, denunce, esposti, manifestazioni di piazza, quella
nazionale promossa dall'Usb a cui lo Slai cobas ha aderito e partecipato e
quella della Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro
e territori del 22 marzo; non è chiaramente morto invano per quei suoi
compagni di lavoro che si sono organizzati nel sindacalismo di base, l'Usb
in questo caso e finora, rompendo coraggiosamente con il clima di
sudditanza, servilismo, mancanza di dignità di quei tanti, troppi operai che
non hanno osato farlo e hanno lasciato il pallino della fabbrica nelle mani
dei servi dei padroni.
Anche questa è una pagina nuova che si è aperta in questa fabbrica, anche se
Riva e Bondi cercano di farla pagare, ultimamente con il licenziamento
dell'operaio del Mof Marco Zanframundo.
Per noi Claudio Marsella è come se fosse morto ieri perchè tuttora sono
impuniti i responsabili, tuttora gli operai del Mof non hanno vinto, la loro
piattaforma non stata accolta, tuttora la scelta del sindacalismo di base,
giusta e necessaria, non è stata sufficiente a ridare ai lavoratori uno
strumento reale per ricostruire, anche in nome di Claudio, un effettivo
sindacato di classe dentro l'Ilva, non basato sui personaggi che oggi stanno
con te e poi tradiscono ma basato sui cobas che sono altra cosa da l'Usb.
Così evidentemente la sfida della Rete nazionale del 22 marzo non è stata
raccolta da operai, organizzazioni, cittadini dei quartieri per un reale
braccio di ferro che riesca ad imporre condizioni di salute e sicurezza, per
cui non ci siano più ragazzi, operai, come Claudio, Francesco, Ciro, che
muoiono. Questa sfida è aperta, ma la lotta attuale è inadeguata e la
battaglia è prolungata,
Infine, NON SI MUORE PER IL LAVORO, NON SI MUORE PER I PROFITTI DEI PADRONI,
non si muore per un sistema in cui la vita degli operai sta all'ultimo
E' il sistema del capitale, Stato, governi, comando di fabbrica che deve
essere abbattuto. E questo domanda non una semplice lotta sindacale con il
sindacato buono, ma la lotta per il potere operaio che scaturisce da una
vera rivoluzione proletaria.
Pubblicato da prolcomra a 7:03 PM Nessun commento:
13 novembre: inizia il processo per la strage di Viareggio
OGGETTO: INIZIO PROCESSO STRAGE VIAREGGIO
il prossimo 13 novembre inizierà il processo per la strage ferroviaria di
Viareggio del 29 giugno 2009; 32 morti nella asicurezza delle loro case,
decine di feriti che porteranno addosso per tutta la vita i segni di quella
notte, un intero quartiere distrutto, un'intera città ferita.
Finalmente, dopo oltre 52 mesi, inizia il percorso che dovrà portare alla
GIUSTIZIA, anche se la giustizia dei tribunali non è mai la giustizia VERA,
ma perlomeno quella dobbiamo avere, per poter piangere più serenamente i
Chiediamo per quel giorno la vostra SOLIDARIETA' CONCRETA, la vostra
presenza fisica accanto a noi, nel giorno che darà il via ad un percorso
lungo e doloroso ma necessario, come ci insegnate.
Vi chiediamo di essere insieme a noi il 13 novembre con i vostri striscioni,
faremo un piccolo corteo a piedi fino all'entrata del Polo Fieristico (poche
centinaia di metri), dove si svolgerà il processo, per chiedere VERITA' E
GIUSTIZIA per Viareggio e per tutte le nostre stragi.
Consapevoli come voi che l'unione, la solidarietà sono armi meravigliose
contro ogni sopruso, vi aspettiamo e vi ringraziamo.
Pubblicato da prolcomra a 6:59 PM Nessun commento:

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