Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-14486-del-09-06-2017
Timestamp: 2020-01-23 08:57:41+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 14486 del 09/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14486 del 09/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/06/2017, (ud. 10/05/2017, dep.09/06/2017), n. 14486
sul ricorso 7049-2016 proposto da:
avverso il provvedimento del TRIBUNALE di VIBO VALENTIA, depositato
che, con ricorso del 29.10.2012, R.C. presentava istanza per accertamento tecnico preventivo, ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., per la verifica della sussistenza dei requisiti sanitari previsti per il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento e che il CTU officiato accertava lo stato di invalida della predetta nella misura del 100%;
che le conclusioni non erano seguite da manifestazione di dissenso, con ricorso in base al sesto comma dell’art. 445 bis c.p.c.;
che il Tribunale adito omologava l’accertamento del requisito sanitario secondo le risultanze probatorie indicate nella relazione del Ctu (ultrasessantacinquenne con difficoltà persistenti gravi a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età pari al 100% e persona handicappata ai sensi della L. n. 104 del 1992, art. 3, comma 3 con connotazione di gravità, dalla data della domanda amministrativa del 10.6.2011) e poneva definitivamente a carico dell’INPS le spese di procedura;.
che, con ricorso straordinario ex art. 111 Cost., l’INPS impugna il provvedimento suddetto in base ad un solo motivo di impugnazione, cui non ha opposto difese la R., rimasta intimata;
2. che l’istituto ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. in relazione agli artt. 112-113 e 116 c.p.c. e art. 445 bis c.p.c., comma 5, osservando che la R. era stata riconosciuta solo invalida al 100%, ma non necessitante di assistenza continua, e che pertanto erano stati ritenuti insussistenti i presupposti sanitari dell’indennità di accompagnamento, unica provvidenza chiesta nel ricorso introduttivo, sicchè il giudice avrebbe dovuto, nel decreto di omologa, prendere a riferimento esclusivamente l’accertamento sanitario relativo a detto beneficio assistenziale, ai fini della liquidazione delle spese di lite;
3. che il Collegio ritiene che il ricorso sia manifestamente fondato;
3.1 che, in tema di accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., questa Corte, a partire da Cass. n. 6084 del 2014, ha chiarito che il giudice, in mancanza di contestazioni e salvo che non intenda rinnovare le operazioni o sostituire il consulente, deve omologare l’accertamento sulla sussistenza o meno delle condizioni sanitarie per l’accesso alla prestazione con decreto inoppugnabile e non modificabile, contro il quale non è proponibile neppure ricorso straordinario ex art. 111 Cost., giacchè le parti, ove intendano contestare le conclusioni del c.t.u., sono tenute a farlo, nel termine fissato dal giudice, anteriormente al decreto di omologa, precisando che è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost. limitatamente alla statuizione sulle spese, sia legali che di consulenza, trattandosi, solo con riferimento ad esse, di provvedimento definitivo, di carattere decisorio, incidente sui diritti patrimoniali delle parti e non altrimenti impugnabile. (v. tra le altre, Cass. n. 6085 del 2014, n. 8878 del 2015);
che, simmetricamente, è stato ritenuto improponibile il ricorso straordinario per cassazione avverso l’ordinanza che abbia dichiarato la inammissibilità del procedimento instaurato per ATP per difetto dei relativi presupposti, in quanto provvedimento non destinato ad incidere con effetto di giudicato sulla situazione soggettiva sostanziale attesa la possibilità per l’interessato di promuovere il giudizio di merito – e stante la idoneità di tale provvedimento a soddisfare la condizione di procedibilità di cui all’art. 445 bis c.p.c., comma 2, essendo il procedimento sommario già giunto a conclusione (Cass. 8932 del 2015);
3.2. che, nella specie, il ricorso straordinario è quindi ammissibile;
3.3. che, come già rilevato, infatti, il Giudice adito ha provveduto, nel decreto di omologa, alla statuizione sulle spese legali ponendole a carico dell’Inps, pur essendo indubbio che l’Istituto fosse totalmente vittorioso, avendo il CTU rilevato la sussistenza solo delle persistenti gravi difficoltà a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età pari al 100% dalla data della domanda amministrativa;
che, dal tenore delle conclusioni riportate in ricorso si evince che era stata esclusa la sussistenza di elementi clinici tali da mettere in discussione la valutazione della Commissione Medica e che il quadro clinico era compatibile con il mantenimento di una sufficiente capacità di autogestione nelle attività vegetative e relazionali rapportate alle attività quotidiane, e non tale da configurare lo stato di handicap grave di cui alla L. n. 104 del 1992, art. 3, comma 3 ma solo quello di cui allo stesso art. 3, comma 1 non necessitante un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale;
3.4. che vi è dunque una evidente e totale soccombenza della parte che ha intrapreso l’accertamento tecnico preventivo di cui all’art. 445 bis c.p.c., volto all’accertamento del presupposto sanitario utile al riconoscimento del beneficio dell’indennità di accompagnamento e dello stato di handicap grave di cui alla L. n. 104 del 1992, art. 3, comma 3;
3.5. che pertanto l’Istituto non poteva essere condannato al pagamento delle spese, posto che la pronuncia di cui all’art. 445-bis c.p.c., comma 5, deve essere coordinata con il principio generale sulla soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c., sicchè la parte totalmente vittoriosa non può essere in alcun caso condannata al pagamento delle spese in favore della controparte (cfr., Cass. 8 giugno 2015, n. 11781; Cass. 2 luglio 2015, n. 13550 e, da ultimo Cass. 10.6.2016 n. 12028).
3.6 che, potendo decidersi nel merito alla luce della rilevata insussistenza di idonea dichiarazione resa dalla R. e dalla stessa personalmente sottoscritta ai sensi dell’art. 152 disp att. c.p.c., non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, alla cassazione del provvedimento in parte qua consegue che le spese relative al procedimento per ATP siano poste a carico della predetta nella stessa misura di quelle liquidate a carico dell’INPS nel provvedimento impugnato;
4. che le spese di lite del presente giudizio di legittimità, in assenza di comunicazione di variazioni reddituali eventualmente rilevanti ai fini dell’ esonero (cfr. Cass. 26.72011 n. 16284, Cass. 20.9.2013 n. 21630), possono essere compensate tra le parti in considerazione del comportamento processuale della R., che non ha resistito al ricorso dell’Istituto.
accoglie il ricorso, cassa l’impugnato provvedimento in relazione al capo sulle spese e, decidendo nel merito, pone le stesse a carico della R. nella stessa misura di quelle poste a carico dell’INPS.

References: Sentenza 
 art. 3
 art. 111
 art. 445
 Cass. 
 art. 111
 Cass. 
 art. 3
 art. 3
 art. 3
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.