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Timestamp: 2017-12-16 13:01:49+00:00

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Va confermata la custodia cautelare in carcere per l’evasore che, se liberato, potrebbe distruggere le scritture contabili
sentenza 13 luglio 2017, n. 34356
avverso l’ordinanza del 05/01/2017 del Tribunale di Milano;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Gaeta Pietro, che ha concluso chiedendo la declaratoria del ricorso e dei motivi nuovi depositati in udienza;
udito per l’imputato l’avv. (OMISSIS), in proprio e quale sostituto processuale dell’avv. (OMISSIS), che ha depositato motivi nuovi ed ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.
1. Con ordinanza del 05.01.2017, il Tribunale del riesame di Milano pronunciando sull’istanza di riesame proposta dall’indagato (OMISSIS) avverso l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Varese in data 14.12.2016 con la quale veniva applicata la misura cautelare della custodia cautelare in carcere per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di cui all’articolo 416 c.p., (capo a) articolo 110 c.p., Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articoli 110 e 8 (capo b) articolo 110 c.p., e articolo 648 ter c.p., comma 1 (capo c) articolo 110 c.p. e Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 2 (capo e, f) articolo 110 c.p. e Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 quater (capo d) ed a tutela delle esigenze cautelari di cui all’articolo 274 c.p.p., lettera a) b) e c), annullava l’ordinanza impugnata con riferimento al capo c) – disponendo per tale delitto la formale scarcerazione dell’indagato – e confermava nel resto.
2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS), per il tramite del difensore di fiducia, articolando tre motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’articolo 173 disp. att. c.p.p., comma 1.
Con il primo motivo deduce violazione di norma processuale in relazione agli articoli 8 e 9 c.p.p. e correlato vizio di motivazione.
Argomenta che il Tribunale del riesame, pur prendendo in considerazione l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dal coindagato (OMISSIS) e rigettandola, non valutava tale questione anche con riferimento all’attuale ricorrente; deduce, quindi, che, nella specie, deve radicarsi la competenza del Tribunale di Lecco in quanto i primi elementi sintomatici del reato associativo si sarebbero esteriorizzati al momento di costituzione dell’originaria societa’, denominata (OMISSIS) srl con sede in (OMISSIS), che, poi, modificava la sua ragione sociale in (OMISSIS) e trasferiva la sua sede in (OMISSIS) solo in data 4.3.2015.
Con il secondo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’articolo 274 c.p.p..
Con il terzo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’articolo 275 c.p.p..
Argomenta che il Tribunale non avrebbe correttamente valutato l’adeguatezza della misura cautelare, in quanto non avrebbe tenuto conto che il ruolo contestato al ricorrente e la sua eta’ avrebbero giustificato la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari; inoltre, il Tribunale non avrebbe espresso alcuna motivazione in ordine al disposto dell’articolo 275 bis c.p.p..
Ne deriva, infatti, l’inammissibilita’, ai sensi del disposto dell’articolo 606 c.p.p., comma 3, applicabile anche rispetto al giudizio di riesame, che ha carattere sostanziale di impugnazione del merito e puo’ quindi essere equiparato all’appello.
2.1. Quanto al pericolo di recidivanza, va evidenziato come, con il recente intervento riformatore operato con L. 16 aprile 2015, n. 47, il legislatore abbia prescritto che, ai fini della sussistenza dell’esigenza di natura special preventiva, il pericolo non debba essere piu’ soltanto “concreto” ma anche “attuale” al momento in cui si procede all’adozione della misura cautelare, e come non possa desumersi “dalla gravita’ del titolo di reato per il quale si procede”, in linea con i principi gia’, peraltro, espressi da questa Corte in subiecta materia (Sez. 5, n. 35265 del 12/03/2013) e – ex plurimis, Sez. 4, 11/06/2015, Rv. 263871; Sez. 6, 26/11/2014, Rv. 261670; Sez. 5, n. 35265 del 12/03/2013; Sez. 2, n. 49453 del 08/10/2013, Rv. 257974; Sez. 4, n. 34271, Rv. 237240, secondo cui in tema di esigenza cautelare costituita dal pericolo di reiterazione di reati della stessa indole, prevista dall’articolo 274 c.p.p., lettera c), la pericolosita’ sociale dell’indagato deve risultare congiuntamente dalle specifiche modalita’ e circostanze del fatto e dalla sua personalita’; Sez. 6, 26/11/2014, Alessi, Rv. 261670; Sez. 4, 11/06/2015, Rv. 263871, secondo cui i pericula libertatis, oltre che concreti dovessero essere anche “attuali”, cioe’ sussistenti al momento in cui la misura veniva ad essere applicata; Sez. 2, n. 49453 del 08/10/2013, Rv. 257974; Sez. 4, n. 34271 del 03/07/2007, Rv. 237240, secondo cui l’attualita’ e la concretezza del pericolo di reiterazione criminosa non possono desumersi dalla tipologia astratta di reato o dalla sua ipotetica gravita’).
La necessaria concretezza del giudizio prognostico discende, quindi, dagli stessi parametri valutativi enucleati dall’articolo 274, lettera c) e cioe’ dalle “specifiche modalita’ e circostanze del fatto” e dalla personalita’ dell’imputato o indagato come “desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali”, che ancorano tale valutazione alla specifica situazione dell’indagato, scongiurando automatismi nell’applicazione delle misure dipendenti dalla mera gravita’ in astratto del titolo di reato contestato (Sez. 3, n. 1166 del 02/12/2015, dep. 14/01/2016, Rv. 266177).
E’ stato anche affermato che l’attualita’ e la concretezza delle esigenze cautelari non deve essere concettualmente confusa con l’attualita’ e la concretezza delle condotte criminose, onde il pericolo di reiterazione di cui all’articolo 274 c.p.p., comma 1, lettera c), puo’ essere legittimamente desunto dalle modalita’ delle condotte contestate, anche nel caso in cui esse siano risalenti nel tempo, ove persistano atteggiamenti sintomaticamente proclivi al delitto e collegamenti con l’ambiente in cui il fatto illecito contestato e’ maturato (Sez. 2, n. 51843 del 16/10/2013, Rv. 258070; Sez. 3, n. 3661 del 17/12/2013, dep. 27/01/2014, Rv. 258053; Sez. 2, n. 9501 del 23/02/2016, Rv.267785).
2.2. Anche la valutazione in ordine alla concretezza ed attualita’ dell’esigenza cautelare di cui all’articolo 274 c.p.p., lettera a) non e’ censurabile.
Inoltre, costituisce principio consolidato che il termine, previsto dall’articolo 292 c.p.p., comma 2, lettera d), di scadenza della misura coercitiva personale cautelare in relazione alle indagini da compiere e’ rilevante solo allorche’ questa sia disposta esclusivamente al fine di garantire l’esigenza cautelare di acquisizione e di genuinita’ della prova, non quando concorrono esigenze cautelari diverse, perche’ in tal caso l’apposizione di esso si rivela del tutto superflua (Sez.6, n.44809 del 06/11/2003, Rv.227657;Sez.6, n 10785 deI21/12/2010, dep.16/03/2011, Rv.249586;Sez.6, n.1094 del 18/12/2015,dep.13/01/2016, Rv.265892).
Nella specie, la indicata possibilita’ di “scongiurare eventuali condotte di distruzione di documentazione”, evincibile da specifici episodi emersi attraverso l’attivita’ di intercettazione, appare essere ragione sufficiente alla ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari; e’ di tutta evidenza, poi, come, concorrendo esigenze cautelari diverse l’indicazione del termine di cui all’articolo 292 c.p.p., comma 2, lettera d) sia del tutto superflua.
E’ stato affermato che, in tema di misure cautelari, il divieto previsto dall’articolo 274 c.p.p., comma 1, lettera b), come modificato dalla L. n. 47 del 2015, non consente di desumere il pericolo di fuga dalla astratta gravita’ del titolo del reato per il quale si procede, ma non osta alla considerazione della concreta condotta perpetrata, in rapporto al contenuto e alle circostanze fattuali che la connotano (Sez. 1, n.45659 del 13/11/2015, dep.17/11/2015, Rv.265168).
E’ stato, peraltro, affermato che il giudizio del tribunale del riesame sull’inadeguatezza degli arresti domiciliari, con riferimento all’inidoneita’ dell’abitazione a contenere il pericolo della reiterazione criminosa specifica, ha un valore assorbente e pregiudiziale rispetto alla possibilita’ di impiego di uno degli strumenti elettronici di controllo a distanza previsti dall’articolo 275-bis c.p.p., trattandosi di una valutazione che, in difetto di altre possibili sistemazioni logistiche, preclude ogni possibilita’ concreta di una custodia domiciliare (Sez.3,n.43728 del 08/09/2016,Rv.267933).
4. Quanto ai motivi nuovi, va osservato che, in tema di ricorso per cassazione contro provvedimenti de libertate emessi dal giudice del riesame, l’articolo 311 c.p.p., comma 4, consente al ricorrente di enunciare motivi nuovi davanti alla corte di cassazione sino a che non sia iniziata la discussione. Cosa che la difesa del ricorrente ha per l’appunto ritualmente fatto con la memoria depositata in udienza.
Peraltro, secondo la consolidata giurisprudenza, l’inammissibilita’ del gravame per manifesta infondatezza, genericita’ o non proponibilita’ dei motivi proposti, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., comma 3, si estende anche ai motivi nuovi, e cio’ in applicazione della disposizione, di carattere generale in tema di impugnazioni, dell’articolo 585 c.p.p., comma 4, u.p., in base alla quale l’inammissibilita’ dell’impugnazione si estende ai motivi nuovi (cfr. per casi analoghi, Sez. 2, n.34216 del 29/04/2014, Rv. 260851; Sez. 1, n. 33272 del 27/06/2013, Rv.256998; Sez.6 n.47414 del 30/10/2008, Rv.242129; Sez.1, n.38293 del 16/09/2004, Rv.229737; Sez.6, n.8596 del 21/12/2000, dep.01/03/2001, Rv.219087).
Secondo il costante principio della giurisprudenza di legittimita’ in tema di ricorso per cassazione contro provvedimenti de libertate emessi dal giudice del riesame, l’articolo 311 c.p.p., comma 4, non introduce alcuna deroga al principio generale della necessaria connessione tra i motivi originariamente dedotti nel ricorso principale e quelli nuovi, ma modifica soltanto il termine per la presentazione di questi ultimi che non e’ piu’ quello generale di quindici giorni prima dell’udienza ma e’ spostato all’inizio della discussione. Ne consegue che al ricorrente e’ inibito dedurre con i motivi nuovi violazioni di legge o censure relative a punti della decisione impugnata – nella specie, inefficacia della misura per mancata trasmissione di atti e contestazione della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza – che non sono stati dedotti nel ricorso originario (Sez.U,n.4683 de 25/02/1998, Rv.210259; Sez.5,n.45725 del 22/09/2005,Rv.233210; Sez.3,n.2023 del 13/11/2007, dep.15/01/2008, Rv.238527; Sez.1, n.46711 del 14/07/2011, Rv.251412; Sez.2, n.15693 del 08/01/2016, Rv.266441; Sez.4, n.12995 del 05/02/2016, Rv. 266295).
La Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmessa al Direttore dell’Istituto Penitenziario competente, a norma dell’articolo 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter
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 articolo 648
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