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Timestamp: 2020-01-27 17:49:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16601 del 05/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16601 del 05/07/2017
Cassazione civile, sez. un., 05/07/2017, (ud. 07/02/2017, dep.05/07/2017), n. 16601
AXO SPORT S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE TEPEDINO, che la rappresenta
e difende unitamente agli avvocati MARCO DE CRISTOFARO e LODOVICO
NOSA INC., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POLONIA 7, presso
lo studio dell’avvocato CLAUDIO PETRUCCI, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati ENRICO GILIOLI e DANIELA TROVATO;
uditi gli avvocati Marco DE CRISTOFARO, Claudio PETRUCCI e Daniela
ricorso, riaffermazione del principio di contrasto con l’Ordine
Pubblico Italiano della sentenza USA di condanna a danni punitivi.
Su questo punto, che il ricorso non riesce a scalfire, la valutazione della Corte di appello non è viziata da omesso esame di alcun fatto decisivo, nel senso voluto dalla riforma dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
Non vi è questo spazio soprattutto perchè lo si propugna in relazione all’asserita liquidazione di danni punitivi, dedotta in assenza di una puntuale evidenziazione, in ricorso, delle circostanze che legittimerebbero tale affermazione, relative alla articolazione (tra danni patrimoniali, morali ed eventualmente punitivi) delle richieste delle parti, al loro fondamento giuridico nel sistema a quo, all’incedere delle contestazioni insorte sul punto nel giudizio americano, etc..
5) L’esito dei tre motivi svolti da parte ricorrente conduce al rigetto del ricorso. L’inammissibilità dell’ultimo motivo dà tuttavia alle Sezioni Unite la facoltà di pronunciarsi sulla questione in esso dibattuta, potendosi interpretare l’art. 363 c.p.c., comma 3, nel senso che la enunciazione del principio di diritto è consentita anche in relazione a inammissibilità di un singolo motivo di ricorso che involga una questione di particolare importanza, ancorchè il ricorso debba nel suo complesso essere rigettato.
Già da qualche anno le Sezioni Unite (cfr. SU 9100/2015 in tema di responsabilità degli amministratori) hanno messo in luce che la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non è più “incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento, come una volta si riteneva, giacchè negli ultimi decenni sono state qua e là introdotte disposizioni volte a dare un connotato lato sensu sanzionatorio al risarcimento”.
A incaricarsi di formare questo elenco, per definizione mai completo, sono state, oltre agli studi dell’Ufficio del Massimario, l’ordinanza di rimessione n. 9978/16 e la sentenza n.7613/15, chiamata a vagliare la compatibilità con l’ordine pubblico italiano delle misure di astreintes previste in altri ordinamenti (nella specie in quello belga).
– il D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 187 undecies, comma 2, (in tema di intermediazione finanziaria); – “il D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 (artt. 3 – 5), che ha abrogato varie fattispecie di reato previste a tutela della fede pubblica, dell’onore e del patrimonio e, se i fatti sono dolosi, ha affiancato al risarcimento del danno, irrogato in favore della parte lesa, lo strumento afflittivo di sanzioni pecuniarie civili, con finalità sia preventiva che repressiva”. Entrambe le pronunce annettono precipuo rilievo alla L. 8 febbraio 1948, n. 47, art. 12, che prevede una somma aggiuntiva a titolo riparatorio nella diffamazione a mezzo stampa e al novellato art. 96, comma 3, c.p.c., che consente la condanna della parte soccombente al pagamento di una “somma equitativamente determinata”, in funzione sanzionatoria dell’abuso del processo (nel processo amministrativo l’art. 26, comma 2, del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104).
E ancora, si vedano l’art. 18 comma secondo dello Statuto dei lavoratori, che prevede che in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto; il D.Lgs. n. 81 del 2015, art. 28, comma 2, in materia di tutela del lavoratore assunto a tempo determinato e la anteriore norma di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5, 6 e 7, che prevede, nei casi di conversione in contratto a tempo indeterminato per illegittimità dell’apposizione del termine, una forfettizzazione del risarcimento. L’elenco di “prestazioni sanzionatorie”, dalla materia condominiale (art. 70 disp. att. c.c.) alla disciplina della subfornitura (L. n. 192 del 1998, art. 3, comma 3), al ritardo di pagamento nelle transazioni commerciali (D.Lgs. n. 231 del 2002, artt. 2 e 5) è ancora lungo. Non è qui il caso di esaminare le singole ipotesi per dirimere il contrasto tra chi le vuol sottrarre ad ogni abbraccio con la responsabilità civile e chi ne trae, come le Sezioni Unite ritengono, il complessivo segno della molteplicità di funzioni che contraddistinguono il problematico istituto.
Corte Cost. n. 152 del 2016, investita di questione relativa all’art. 96 c.p.c., ha sancito la natura “non risarcitoria (o, comunque, non esclusivamente tale) e, più propriamente, sanzionatoria, con finalità deflattive” di questa disposizione e dell’abrogato art. 385 c.p.c..

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 187
 art. 12
 art. 96
 art. 28
 art. 32
 art. 3
 art. 385