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Timestamp: 2019-12-07 01:24:43+00:00

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SalvaSalva Sent. 6889-01 Cass. Civ. (IRES e IRAP) per dopo
Prot. 5351-11 Uff. Leg. Min. Giustizia (Qualifica PG)
Sentenza Cass Pen 26744-2006
Fisco e Diritto - Corte Di Cassazione n 715 2010
No al collare antiabbaio
Cassazione 29746-2013
Fisco e Diritto - Corte Di Cassazione n 22851 2010
Sentenza del 21/05/2001 n.
6889 - Corte di Cassazione
Sentenza del 21/05/2001 n. 6889 - Corte di Cassazione Sentenza del 21/05/2001 n. 6889 Corte di Cassazione
Intitolazione: IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE GIURIDICHE (I.R.P.E.G.) - ENTI NON COMMERCIALI REDDITO IMPONIBILE - Compensi delle compagnie barracellari negozialmente pattuiti in corrispettivo di attivita' di vigilanza svolta in aggiunta e parallelamente a quella istituzionale di salvaguardia dei beni previsti dall'art. 35 R.D. n. 403/1898 - IRPEG ed ILOR - Assoggettabilita'. Massima: In tema di imposte sui redditi, la percezione da parte di una compagnia barracellare di compensi negozialmente pattuiti in corrispettivo di attivita' di vigilanza su proprieta' diverse da quelle dalle stesse assicurate per legge, svolta in aggiunta e parallelamente a quella istituzionale di salvaguardia dei beni di cui all'art. 35 R.D. 14 luglio 1898, n. 403, e' soggetta sia all'I.R.P.E.G. che all'I.L.O.R., rientrando le compagnie barracellari tra gli enti, pubblici e/o privati, diversi dalle societa', residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali, i quali ai sensi dell'art. 87, comma primo, lett. c), e 116, comma primo, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, sono soggetti alle menzionate imposte pur quando costituiscono organismi non compresi fra le persone giuridiche "stricto sensu". * Massima tratta dal CED della Cassazione.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La Compagnia barracellare di -------------, con cinque distinti ricorsi, tutti del 20 settembre 1995, impugno', a' termini degli artt. 15 e ss. d.p.r. 26.10.1972 n. 636, dinanzi alla Commissione tributaria di primo grado di Cagliari, all'epoca operante, altrettanti avvisi di accertamento (contraddistinti con i nn. 38, 39, 40, 41 e 42 d'ordine anno 1995), con i quali l'ufficio distrettuale II.DD. del capoluogo regionale sardo, sulla scorta di risultanze ricavate da un processo - verbale di constatazione della guardia di finanza, le aveva contestato, oltre che la mancata tenuta delle scritture contabili di cui all'art. 14, comma 1 lett. b), d.p.r. 29.9.1973 n. 600 e l'omessa presentazione della dichiarazione di cui all'art. 4 d.p.r., cit., il conseguimento nel corso degli esercizi sociali dal 1989/90 al 1993/94 di redditi assoggettabili ad irpeg e ad ilor in relazione ad un servizio di vigilanza non rientrante nei suoi compiti istituzionali svolto in favore di un "Condominio --------- --------": dedusse, a sostegno dell'impugnativa, cosi' l'illegittimita' formale, assunta correlabile a difetti di motivazione, degli atti impositivi reclamati, come l'infondatezza sostanziale delle pretese tributarie ai medesimi sottese, allegando, a tale ultimo riguardo, rivelarsi dette pretese rivolte ad ottenere l'assoggettamento a tassazione di entrate per legge esenti in quanto frutto di un'attivita' svolta, non gia' a scopo di lucro ma, nell'espletamento di un servizio pubblico di tutela della proprieta', non necessariamente rurale, analogo ai compiti istituzionali della p.a.. La Commissione tributaria provinciale di Cagliari, cui i processi come sopra istituiti erano stati attribuiti a mente dell'art. 72 d.lgs. 31.12.1992 n. 546, con sentenza resa, nel contraddittorio delle parti, il 12 ottobre 1996, riuniti i ricorsi, li rigetto'. Sull'appello della Compagnia barracellare di -------------, la Commissione tributaria regionale della Sardegna, con sentenza del 22 luglio 1998, data anche questa nel contraddittorio del competente ufficio della amministrazione finanziaria, disatteso il gravame, confermo' la pronuncia del primo giudice. La commissione tributaria regionale motivo' l'adottata decisione, in buona sostanza, evidenziando che "la compagnia barracellare, in quanto tale, non e' un ente commerciale", perche' nell'espletamento dei compiti istituzionali assegnatile dalla normativa che ne disciplina l'istituzione e l'attivita', "non esercita un'attivita'
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commerciale assoggettabile al corrispondente regime impositivo", e che, pero', con specifico riferimento all'ordinamento tributario, la stessa "assume la veste di soggetto passivo dell'irpeg e dell'ilor quando (accanto ai compiti istituzionali, quali previsti e regolamentati dal r.d. 14.7.1898 n. 403 e dalla L.R. della Sardegna 15.7.1988 n. 25) svolge una attivita', retribuita, di salvaguardia dei beni dei soggetti privati, o anche pubblici, nell'adempimento di obbligazioni nascenti direttamente da una fonte negoziale, all'interno di un rapporto paritario fra le parti, nel quale i reciproci diritti ed obblighi, sul piano funzionale o causale, sono indipendenti" dalla normativa cennata o da quella comunale da essa derivata; osservando, quindi, che, nella fattispecie, i compensi ritratti dall'appellante dai servizi resi al summenzionato condominio sono da ravvisare inquadrabili fra quelli tassabili alla stregua del principio enunciato, perche' aventi la fonte in un rapporto contrattuale, di appalto di servizio, e che, in relazione al conseguimento degli stessi, e' da ritenere la riducibilita' dell'appellante medesima nel novero degli enti assoggettabili all'irpeg a' sensi dell'art. 87, comma 1 lett. c), d.p.r. 22.12.1986 n. 917; puntualizzando, da ultimo, non rilevare nel caso esaminato la norma di cui all'art. 10, comma 1 n. 27/quatter del d.p.r. 26.10.1972 n. 633, contemplante esenzione dell'i.v.a. delle prestazioni delle compagnie barracellari, e cio' sia per la riferibilita' di tale disposizione soltanto alle prestazioni poste in essere da dette compagnie nell'espletamento dei loro compiti istituzionali, sia ratione temporis, potendo avere effetto la norma in argomento esclusivamente dall'agosto del 1996, e cioe' dalla data dell'entrata in vigore della L. 8.8.1996 n. 425, che, novellando il testo dell'art. 10 d.p.r. n. 633 del 1972, cit., ne aveva sancito la emanazione. La Compagnia barracellare di ------------- ricorre, con quattro motivi, per la cassazione della surrichiamata sentenza di secondo grado, non notificata. Il Ministero delle finanze resiste al ricorso, notificatogli l'1 ottobre 1999, con controricorso del 10 novembre 1999. MOTIVI DELLA DECISIONE 1) - La Compagnia barracellare di -------------, con una delle due doglianze enucleabili dal primo mezzo di ricorso, complessivamente inteso a denunciare la riscontrabilita' nella sentenza nei sensi illustrati resa dalla Commissione tributaria regionale della Sardegna di "violazione e falsa applicazione dell'art. 42 d.p.r. 29.9 73 n. 600, con riferimento all'art. 360 n. 3 c.p.c., nonche' dell'art. 350 n. 5 c.p.c. per omessa e comunque contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia", lamenta, nella realta', che la commissione anzidetta "non ha tenuto in alcun conto l'eccezione di nullita' dell'avviso di accertamento motivato per relationem formulata... nello appello,....., ritenendo che l'accertamento fosse da considerare valido". La lagnanza e' infondata e inconsistente. Ed invero, dalla lettura dell'atto introduttivo dell'appello proposto, a suo tempo, dall'odierna ricorrente avverso l'altrove ricordata sentenza della Commissione tributaria provinciale di Cagliari in data 12 ottobre 1996, conclusiva del primo stadio del giudizio, - lettura cui questa Corte Suprema puo' procedere direttamente ai fini della delibazione delle censure in esame, implicando questa prospettazione di errore di attivita', e cioe' di omissione di pronuncia - e' dato evincere che, con l'atto cennato, non e' stata sollevata la questione della ravvisabilita' di invalidita' formali dei discussi avvisi di accertamento da rapportarsi a vizi e carenze delle relative motivazione: e' da ritenere, consequenzialmente, che la questione considerata sia stata estranea al thema decidendum devoluto alla cognizione del giudice di secondo grado, e che, percio', non sussista la dedotta omessa pronuncia. 2)-A) - La Compagnia barracellare di -------------, con l'altra
censura articolata nel citato primo mezzo di ricorso, prospetta che "la carenza e la contraddittorieta' della motivazione della decisione impugnata appaiono eclatanti", e che la ratio decidendi della contestata pronuncia si rivela connotata "da mancanza assoluta di chiarezza" e da "notevoli incertezze", facendo presente rinvenirsi nel testo della sentenza censurata le seguenti proposizioni: - "l'appellante rafforza la sua tesi con altri spunti critici che per brevita' si omettono trattandosi di elementi logico - dialettici non decisivi nella prospettazione della stessa deducente"; - "e' pacifico che la Compagnia barracellare non e' un ente commerciale ..... non esercita un'attivita' commerciale assoggettabile al corrispondente regime impositivo"; - "l'affermazione tuttavia e' potenzialmente equivoca, o ...... incompleta, nel senso che potrebbe essere alla medesima attribuito un significato piu' ampio di quello concretamente accettabile, in specie nell'ambito dell'ordinamento tributario"; - "l'indagine (sul tema) non deve essere circoscritta alla natura o categoria dei beni ..... ma va estesa agli strumenti operativi o modalita' di svolgimento dei compiti stessi (e) tali criteri e strumenti si fondano inderogabilmente sulle disposizioni (della) Legge 2 agosto 1897 n. 328, (del) r.d. 14 luglio 1898 n. 403 (e della) L.R. 15 luglio 1988 (n. 25)"; - "la Compagnia barracellare si configura come ente non economico ..... (e) assume per contro la veste di soggetto passivo dell'irpeg e dell'ilor qualora svolga un'attivita' di salvaguardia dei beni di soggetti privati o anche pubblici nell'adempimento di obbligazioni nascenti da una fonte negoziale..... indipendenti dal regolamento comunale ..... anche se oggetto di vigilanza o custodia fosse stata un'azienda di carattere esclusivamente agricolo"; - "non assumono un'importanza determinante i problemi attinenti alla validita' degli accordi contrattuali fra la Compagnia Barracellare e il condominio ------ -- --------, e alla liceita' penale di taluni elementi ..... il servizio prestato....... esorbita dai suoi compiti istituzionali integra un contratto di appalto di un servizio stipulato in regime di libera concorrenza ........... il quadro giuridico di riferimento non e' la disciplina legale o regolamentare bensi' le disposizioni del Codice civile sulle obbligazioni costituisce..... un'applicazione abnorme del principio di autonomia contrattuale (art. 1322 C.C.)". La ricorrente, quindi, in sintesi, accampa, da un lato, che il riportato compendio di asserzioni "e' assolutamente paradossale, in quanto una delle prime e fondamentali attivita' delle compagnie (barracellari) era ed e' quella della vigilanza agraria", e, dall'altro, che "la contraddittorieta' ripetuta di tali affermazioni e' tanto evidente che ogni considerazione in proposito non sembra assolutamente necessaria". B) - La Compagnia Barracellare di -------------, di poi, con il secondo motivo di ricorso, sostiene risaltare nella sentenza impugnata "violazione e falsa applicazione dell'art. 87 lett. c) del d.p.r. 22 dicembre 1986 n. 917 con riferimento all'art. 360 n. 3 c.p.c." in particolare, premessi alcuni cenni alle origini storiche degli istituti, tipici della Sardegna, del barracellato e delle compagnie barracellari, e dopo aver precisato che la regolamentazione positiva degli istituti considerati risulta dal r.d. 14.7.1898 n. 403 e dalla L.R. Sardegna 15.7.1988 n. 25, deduce che le compagnie barracellari, in considerazione sia del fatto che la loro creazione e' frutto dell'iniziativa della p.a. (comune nel quale vengono istituite, prefetto), sia della natura, eminentemente pubblicistica, dell'attivita' svolta, sia dei controlli dalle pubbliche autorita' esercitati sul loro operato e sulla correlativa gestione finanziaria, si configurano come organismi di diritto pubblico, preposti, nel quadro di un peculiare rapporto concessorio all'espletamento di servizi e di funzioni di interesse generale e, percio', pubblici. L'ente suddetto, innanzi tutto, evidenzia che "le Compagnie barracellari non si costituiscono sulla base dell'iniziativa
privata", in quanto "perche' in un Comune possa sorgere e funzionare una Compagnia Barracellare e' indispensabile un'iniziativa della Pubblica Amministrazione e, piu' precisamente, e' richiesta una deliberazione del Consiglio Comunale e l'approvazione prefettizia", e che, inoltre, una volta realizzata la relativa istituzione, la p.a. interviene sulla struttura del sodalizio, nominandone il comandante (capitano) ed attribuendo ai componenti la qualifica di "agenti di pubblica sicurezza" che integra condizione della loro immissione in servizio; adduce, secondariamente, che "la funzione principale delle Compagnie Barracellari consiste in un'attivita' diretta alla prevenzione ed alla repressione dei reati contro la proprieta' accompagnata da un obbligo di risarcire i proprietari per i danni eventualmente subiti", nel quadro di un rapporto "fra barracelli e proprietari" di natura assicurativa, con titolo individuabile "in un contratto di assicurazione mutua disciplinato da particolari norme giuridiche, ed il cui scopo essenziale e' quello di assicurare la tutela della proprieta' mediante un compenso corrisposto dai proprietari assicurati"; - puntualizza, al riguardo, che "nei comuni in cui si e' provveduto a costituire la compagnia, i proprietari (a seguito di denuncia spontanea o di accertamento d'ufficio) hanno l'obbligo di corrispondere per i beni indicati all'art. 35 r.d. n. 403 del 1898 un compenso alla stessa compagnia, che, alla sua volta, deve assicurarne la vigilanza e la custodia" e risarcire i danni che possano eventualmente subire (mentre resta "facoltativa l'assicurazione relativa ai fondi chiusi ed ai fabbricati nei quali vi sia un custode permanente"); soggiunge che, peraltro, "sarebbe errato aggiungere alla conclusione che l'elemento caratterizzante l'attivita' barracellare sia uno scopo di lucro", posto che "lo scopo sostanziale dell'istituto barracellare e' la salvaguardia della proprieta' nell'interesse della generalita', e, quindi, uno scopo di carattere eminentemente pubblico", rispetto al quale "il fine di lucro e'..... strumentale ed accessorio"; conclude asserendo che, in ragione di tutto quanto precede, le compagnie barracellari vanno qualificate come organismi esercenti un servizio pubblico in virtu' di concessione rilasciata dalla pubblica autorita', sicche' deve ritenersi che le medesime, cosi' come i loro componenti, "perseguono un fine eminentemente pubblico e non privato, e, quindi, non commerciale". La ricorrente, sotto altro aspetto, osserva che "in questi ultimi tempi" gli enti del genere cui essa appartiene hanno preso a svolgere, accanto ai compiti tipici previsti dall'art. 2 L.R. n. 25 del 1988, cit., "anche dei servizi nei confronti dei privati allo scopo di tutelare case, residence, ville, ecc.", e che, tuttavia, "in questi casi le compagnie barracellari non esulano da quelli che sono i propri compiti istituzionali stabiliti dalla legge, per(che') l'attivita' da esse svolta e' da inquadrare pur sempre come attivita' istituzionale e non commerciale e, pertanto, i corrispettivi riscossi in questa ultima ipotesi non sono da assoggettare a tassazione sia a fini dell'iva che delle imposte sui redditi"; accampa, ancora, che le compagnie barracellari, "dal punto di vista fiscale, dunque, sono inquadrate fra gli enti che non hanno per oggetto esclusivo e principale l'esercizio di attivita' commerciali (art. 87 TUIR 1986)", e, quindi, sono esentate da "tutti gli adempimenti fiscali previsti per le societa' commerciali", non svolgono attivita' commerciale, non possono essere considerate "soggetto passivo ai fini dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche" (dovendo aversi riguardo, in merito, al trattamento tributario riservato alle prestazioni di vigilanza e custodia di cui al r.d.l. 26.9.1935 n. 1952, dall'art. 10, n. 26, d.p.r. 26.10.1972 n. 633 e succ. mod. e integr., pur nella non assimilabilita' delle ridette compagnie ai soggetti espletanti le prestazioni di cui trattasi); ribadisce che l'attivita' delle compagnie barracellari non puo' essere definita commerciale e imprenditoriale a mente degli artt. 108 e 111 d.p.r. 29.9.1973 n. 598 (rectius d.p.r. 22.12.1986 n. 917), e che tutta detta attivita',
siccome finalizzata alla salvaguardia dei beni dei proprietari assicurati, va considerata istituzionale, e non commerciale, al termini degli artt. 2 e 4 L.R. Sardegna n. 25 del 1988, piu' volte citata, in quanto, comunque, intesa alla "vigilanza su tutte le proprieta' indistintamente, comprese quelle di natura diversa da quelle per le quali e' prevista la denuncia obbligatoria, per un fine di pubblico interesse"; nega, conclusivamente, che le compagnie barracellari possono "essere equiparate ai cosi' detti istituti di vigilanza regolati dal Regio Decreto legge del 12 novembre 1936 n. 2144" e ricomprese "fra i cosi' detti Enti non commerciali e cioe' fra quegli enti che, ai sensi dell'art. 87 lett. c) del TUIR del 1986 non hanno per oggetto principale ed esclusivo l'esercizio di un'attivita' commerciale il cui reddito complessivo, in base all'art. 108 del TUIR, e' formato dai redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi", in particolare, nella non attribuibilita' alle stesse di attivita' e di redditi di impresa. La Compagnia barracellare di -------------, ancora con il secondo motivo di ricorso, lamenta che la commissione tributaria regionale abbia pronunciato sulla fattispecie discostandosi da quanto statuito da una sentenza penale (n. 93 del 23 febbraio 1998) del Tribunale di Cagliari, resa nei confronti di certo ------ ---------, quale responsabile della Compagnia barracellare di ---------, in ordine all'esenzione da imposta, sul valore raggiunto, a norma dell'art. 10, n. 27/quatter, d.p.r. 26.10.1972 n. 633, delle prestazioni delle compagnie barracellari: accampa, in proposito, che, a mente dell'art. 12 L. 7.8.1982 n. 516, "la sentenza irrevocabile di condanna o di proscioglimento pronunciata in seguito a giudizio relativa a reati previsti in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto ha autorita' di cosa giudicata nel processo tributario per quanto concerne i fatti materiali che sono stati oggetto del giudizio penale", e che, percio', "in analogia a quanto disposto dal Giudice Penale con la sentenza sopra indicata e poiche' i fatti considerati non sono piu' previsti dalla legge come reato (ma si configura un'ipotesi di esenzione di imposta) ne dovrebbe conseguire l'annullamento degli avvisi di accertamento e la riforma della decisione impugnata". L'ente ricorrente, sempre con il ridetto secondo motivo di gravame, lamenta che la sentenza impugnata abbia affermato che "la fattispecie e' stata correttamente ricondotta dall'ufficio delle imposte nell'ambito delle ipotesi previste dall'art. 87 lett. c) del d.p.r. n. 917/86", a suo dire, omettendo di tener conto di quella che e' la portata reale della norma citata e del successivo art. 88 dello stesso testo legislativo, per i quali, da un lato, non e' "sufficiente l'esame delle singole e contingenti operazioni svolte per inquadrare la natura dell'ente non commerciale, il quale si puo' trovare a svolgere, in determinati periodi, anche attivita' commerciale in via secondaria, acquisendo entrate dal punto di vista puramente quantitativo", senza alterazione della fisionomia dell'ente stesso, e, dall'altro, restano esclusi dalla soggezione alla irpeg "gli organi e le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo e pur se dotati di personalita' giuridica, i comuni, i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demani collettivi, le comunita' montane, le provincie e le regioni", e che "non costituiscono attivita' commerciali l'esercizio di funzioni statali da parte di enti pubblici, ne' l'esercizio di attivita' previdenziali, assistenziali e sanitarie", ed ignorando, quindi, che "restano fuori della base imponibile tutte le entrate afferenti alle attivita' istituzionali dell'ente sulla base di un preciso e consapevole disegno del legislatore". C) - La Compagnia barracellare di -------------, con il quarto motivo di ricorso, denunciando essere riscontrabile nella contestata pronuncia della Commissione tributaria regionale della Sardegna "insufficiente ed omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all'art. 350 n. 5 c.p.c.", accampa doversi "sottolineare il radicale difetto di motivazione della sentenza
impugnata" per la, asserita, carenza in questa di qualsiasi "esternazione dell'iter logico-giuridico seguito nell'adozione della decisione finale di rigetto delle ragioni del contribuente che non sono state compiutamente esaminate" e, in definitiva di qualsiasi esposizione dei "motivi di diritto di cui all'art. 36, secondo comma del D.L.vo 546/92". D) Le censure nell'esposta guisa, disorganicamente, e contraddittoriamente, articolate, in quanto, in larga misura, dirette a prospettare questioni connesse, vanno esaminate insieme, e devono essere ritenute, sotto vari profili, immeritevole di accoglimento. a) - La Commissione tributaria regionale della Sardegna, con la sentenza impugnata, ha dichiarato che le compagnie barracellari, e, quindi, la attuale ricorrente, avuto riguardo alla relativa configurazione quale normativamente delineata dal r.d. 14.7.1898 e dalla L.R. Sardegna 15.7.1988 n. 25, per l'ordinamento tributario, ed in particolare per quanto qui rileva, devono essere ritenute comprese nel novero degli "enti pubblici e privati diversi dalle societa', residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali", i quali, a mente dell'art. 87, comma 1 lett. c), d.p.r. 22.12.1986 n. 917, sono soggetti all'imposta sul reddito delle persone giuridiche (e, al sensi dell'art. 116, comma 1, d.p.r. cit., all'imposta locale sui redditi). In relazione alla statuizione considerata, si rivelano totalmente prive di rilievo le deduzioni della ricorrente intese ad evidenziare la natura, non civilistica ma, pubblicistica delle ripetute compagnie, e, percio', la propria veste di organismo di diritto pubblico. Di fatti, tenuto conto di quella che e' la portata della normativa fiscale dinanzi richiamata, e' manifesto che alla natura, pubblica o privata, degli enti ai quali la normativa medesima si riferisce non puo' essere attribuita valenza discriminante ai fini della relativa soggezione ai tributi in controversia. b) - La sentenza impugnata non ha dichiarato la tassabilita' con l'irpeg e con l'ilor dei redditi conseguiti dalle compagnie barracellari, e specificamente dall'ente odierno ricorrente, in correlazione con l'incasso dei compensi per la vigilanza sui beni di cui agli artt. 35, comma 1, r.d. n. 403 del 1898 e 4, comma 1, L.R. n. 25 del 1988, cit.. Sono assolutamente inconferenti e prive di ragion d'essere, percio', le allegazioni sviluppate nel ricorso per accampare l'intassabilita' dei redditi considerati. c) - La Commissione tributaria regionale della Sardegna, con la sentenza contestata, come piu' sopra evidenziato, ha ritenuto, e dichiarato, assoggettabili ad irpeg e ad ilor redditi riscontrati conseguiti dalla compagnia barracellare ricorrente in ragione della percezione di corrispettivi pagatile nel quadro di un rapporto di appalto, di servizio, avente ad oggetto la vigilanza su fondi di pertinenza di un condominio ------- -- --------: ha ancorato la pronuncia resa al riguardo al rilievo che la compagnia barracellare "assume la veste di soggetto passivo dell'irpeg e dell'ilor quando svolga un'attivita' di salvaguardia dei beni di soggetti privati o anche pubblici nell'adempimento di obbligazioni nascenti direttamente da una fonte negoziale, all'interno di un rapporto paritario tra le parti, nel quale i reciproci diritti ed obblighi, sul piano funzionale o causale, sono indipendenti dal regolamento comunale (id est: non si rapportano ai corrispettivi doveri e diritti aventi il titolo, legale, nell'espletamento del compito di salvaguardia della proprieta' funzionalmente assegnato alle compagnie barracellari e nel correlativo onere assicurativo gravante sui barracel a mente del r.d. n. 403 del 1898 e succ. mod.). L'ente ricorrente critica la statuizione nei riassunti termini resa dalla commissione tributaria regionale sostenendo, in definitiva, che, in contrasto con quanto ritenuto da detta commissione, dovrebbe ritenersi che l'attivita' delle compagnie barracellari integrata
da"servizi nei confronti di privati allo scopo di tutelare case, residence, ville, ecc." non "esula" "da quelli che sono i compiti istituzionali stabiliti dalla legge" delle compagnie medesime, e che, pertanto, i compensi riscossi in corrispettivo del relativo espletamento "non sono da assoggettare a tassazione a fini.... delle imposte sui redditi". L'assunto non e' condivisibile. In proposito, giova evidenziare, innanzi tutto che appare indubitabile la riconducibilita' delle compagnie barracellari nel novero di quegli enti pubblici e/o privati, diversi dalle societa', residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali, i quali, a mente dell'art. 87, comma 1 lett. c), d.p.r. 22.12.1986 n. 917, sono soggetti all'irpeg (ed all'ilor ex art. 116, comma 1, d.p.r. cit.) pur quando costituiscono organismi non compresi fra le persone giuridiche stricto sensu. Sotto altro profilo, e' da dire che, a norma degli artt. 86 e 115 del ridetto d.p.r. n. 917 del 1986, il presupposto delle imposte di cui trattasi nei confronti dei soggetti inclusi fra gli enti predetti risulta realizzato allorche' sia riscontrabile il possesso da parte degli stessi di redditi rientranti in una delle categorie elencate nell'art. 6 del menzionato testo normativo e, fra l'altro, di redditi sia d'impresa che diversi, ricavati questi, in particolare, da attivita' commerciali non esercitate abitualmente (art. 81, comma 1 lett. i, d.p.r. cit.). Orbene, non appare seriamente discutibile che la percezione da parte di una compagnia barracellare di compensi negozialmente pattuiti in corrispettivo di attivita' di vigilanza su proprieta' diverse da quelle dalle stesse assicurate per legge svolta in aggiunta e parallelamente a quella istituzionale di salvaguardia dei beni di cui all'art. 35 r.d. 14.7.1898 n. 403 sia suscettibile di dar luogo ad un possesso di redditi tassabile a' sensi della normativa tributaria dianzi richiamata. Ne' e' sostenibile la tesi, pure prospettata dalla ricorrente, che lo svolgimento di un'attivita' del genere di quella in argomento debba essere ravvisata riferibile all'esercizio dei compiti istituzionali di tutela della proprieta' fondiaria ed agro pastorale normativamente assegnati alle compagnie barracellari e per queste doverosi in quanto ad esse prescritti da disposizioni di legge e regolamentari: l'obbligo dell'espletamento dell'attivita' considerata e il diritto alla relativa remunerazione, di fatti, hanno il titolo, non nella norma e negli atti di attuazione concreta di questa (denuncia dei beni, accertamento) ma, in una convenzione liberamente stipulata fra vigilante e vigilato. Vanno tenute per irrilevanti, d'altronde, le allegazioni sviluppate nel ricorso per accampare la natura non imprenditoriale dell'attivita' in discussione e la irriducibilita' dei redditi correlativi alla nozione di reddito di impresa, perche', giusta quanto posto in risalto in precedenza, la contestata tassazione puo' essere legittimata anche dal possesso di redditi diversi, ricavati da attivita' commerciali non esercitate abitualmente. d) - E' completamente destituito di pregio, poi, l'assunto della ricorrente volto a prospettare che la propria non assoggettabilita' all'irpeg e all'ilor dovrebbe essere fatta discendere dal dettato dell'art. 88 d.p.r. 22.12.1986 n. 917. In merito, e' da dire, innanzi tutto, che questa norma, nel primo comma, sancisce la non assoggettabilita' all'irpeg degli organi e delle amministrazioni dello Stato, pur se ad orientamento autonomo e dotati di personalita' giuridica, dei comuni, dei consorzi fra enti locali, di associazioni e di enti gestori di demani collettivi, delle comunita' montane, delle provincie e delle regioni, ossia di organismi diversi dalle compagnie barracellari, ai quali tali compagnie non sono in nessun modo assimilabili. In secondo luogo, va osservato che non e' appropriatamente invocabile nel caso esaminato la disposizione di cui al secondo comma della
norma ridetta, secondo cui non costituisce attivita' commerciale l'esercizio di funzioni statali da parte di enti pubblici, a non dir altro, perche' appare manifesto che non puo' integrare esercizio di funzioni statali l'espletamento di un servizio, pattiziamente concordato e retribuito, di vigilanza su particolari, ben individuati beni. e) - Addirittura inconsistente e' la doglianza concernente il mancato riconoscimento nel presente processo del giudicato di cui all'altrove ricordata sentenza penale del Tribunale di Cagliari n. 93 del 23 febbraio 1998: al riguardo, e' sufficiente osservare che la sentenza in questione attiene a situazione soggettivamente ed oggettivamente diversa da quella cui afferiscono i rapporti tributari oggetto della esaminata vertenza (attiene, cioe', a pretese, violazioni di normativa in tema di imposta sul valore aggiunto ascritte a responsabile della Compagnia barracellare di -------). f) - La denuncia di, asseriti, vizi e carenze della motivazione "in diritto" della sentenza impugnata, in particolare per cio' che concerne l'individuazione della natura delle compagnie barracellari e la qualificazione della relativa attivita', non rileva. In proposito, e' sufficiente richiamare l'orientamento, consolidato, della giurisprudenza di legittimita' secondo il quale i vizi della ratio decidendi della sentenza del giudice del merito che possono rilevare in cassazione, a mente dell'art. 360, comma 1 n. 5, cod. proc. civ., sono quelli che attengono all'esame ed all'apprezzamento di profili di fatto della situazione controversa che siano suscettibili di influire sulla pronuncia, mentre non sono, di per se' sole, utilmente denunciabili a' sensi della citata norma giusprocessualistica, la mancanza, l'erroneita', l'inadeguatezza e l'incongruenza dell'iter argomentativo posto da detto giudice alla base della soluzione data alle esaminate questioni giuridiche: ed infatti, ove il giudice del merito abbia correttamente deciso tali questioni, sia pure immotivatamente, o con una motivazione inadeguata, illogica o contraddittoria, questa Corte Suprema, nell'esercizio dei poteri conferitile dall'art. 384, comma 2, del codice di rito, deve limitarsi a sostituire, integrare o emendare la ratio decidendi della pronuncia impugnata, tenendo, pero' fermo il relativo dictum; se, invece, questo risulti non conforme al diritto la sua cassazione va sancita, non per il vizio della motivazione ma, ex art. 360, comma 1 n. 3, cod. proc. civ., per violazione di legge, quando una censura al riguardo risulti specificamente formulata. Alla stregua del principio enunciato, dal quale non vi e' ragione di discostarsi, nella non riscontrata eterodossia della sentenza contestata, l'esaminata denuncia dei vizi della relativa motivazione "in diritto" non puo' non restare irrilevante. g) - Prima di concludere la delibazione dei mezzi di ricorso considerati nel presente paragrafo, e' opportuno far presente che non puo' affrontarsi in questa sede, perche' non posto con il ricorso, il problema dell'imputabilita' dei discussi redditi alla compagnia barracellare, e non direttamente e personalmente ai relativi membri, alla stregua del dettato dell'art. 25 r.d. 14.8.1998 n. 403, recante che "gli utili non costituiscono un fondo della compagnia, ma appartengono individualmente nella quota" a ciascuno dei barracelli. 3) - La Compagnia barracellare di -------------, con il terzo motivo di ricorso, sostiene rivelarsi la sentenza impugnata inficiata da "violazione e falsa applicazione (i.e. omessa applicazione della norma di interpretazione autentica) di cui all'art. 10, primo comma n. 27/quatter (del d.p.r. 26.10.1972 n. 633) nel testo introdotto con l'art. 10, comma 22 bis, della L. 22 agosto 1996 n. 425, che ha convertito il d.l. 20 giugno 1996 n. 323, in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c.", accampando, in buona sostanza, che, in contrasto con quanto ritenuto, e dichiarato, dal giudice del merito, i redditi discussi avrebbero dovuto, e dovrebbero, essere ravvisati intassabili a' termini della disposizione legislativa, a suo dire retroattivamente applicabile, come sopra assunta violata. La censura non coglie nel segno.
La norma citata, di fatti, prevede l'esenzione dell'i.v.a. delle prestazioni delle compagnie barracellari, e non gia' la non assoggettabilita' alle imposte dirette dei redditi dalle stesse conseguiti. 4) - Conclusivamente, il ricorso, siccome riscontrato sorretto da censure tutte immeritevoli di ingresso, deve essere rigettato. 5) - Le spese seguono la soccombenza, e, percio', nella liquidazione di cui al dispositivo, vengono poste a carico della ricorrente. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente nelle spese processuali che liquida in L. 3.150.000, di cui L. 3.000.000, di onorari maggiorate degli importi prenotati a debito. Cosi' deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Tributaria della Corte Suprema di Cassazione, il 24 gennaio 2001. Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2001
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