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⭐A cura di Edmondo Bruti Liberati Luca Palamara. Cento anni. di Associazione magistrati
A cura di Edmondo Bruti Liberati Luca Palamara. Cento anni. di Associazione magistrati
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1 A cura di Edmondo Bruti Liberati Luca Palamara Cento anni di Associazione magistrati2 Sommario SOMMARIO Presentazione - L associazionismo giudiziario tra passato e futuro di Luca Palamara... IX Parte I Associazione magistrati: un secolo di storia L Associazione dei magistrati italiani di Edmondo Bruti Liberati Magistrati, Associazione e correnti nelle pagine de La Magistratura di Giovanni Mammone La magistratura nel primo dopoguerra: alla ricerca del modello italiano di Fernando Venturini Il centenario dell Associazione magistrati. I documenti e la memoria di Marcello Marinari Documenti La presenza delle donne nella magistratura italiana di Gabriella Luccioli Il codice etico dei magistrati italiani: un esempio per l Europa di Raffaele Sabato Codice etico dell Associazione nazionale magistrati L Associazione nazionale magistrati e l Europa di Raffaele Sabato V3 Sommario Parte II Relazioni introduttive dei Congressi nazionali dell Anm dal 1982 al 2008 XVII Congresso - Mondovì, Magistrati e potere Relazione introduttiva di Adolfo Beria di Argentine XVIII Congresso - Viareggio, Potere giurisdizionale e garanzie dei cittadini Relazione introduttiva di Alessandro Criscuolo XIX Congresso - Genova, Valori e garanzie della giurisdizione - Responsabilità del magistrato - Ruolo dell Associazione nazionale magistrati Relazione introduttiva di Alessandro Criscuolo XX Congresso - Perugia, La giustizia per il cittadino: professionalità, indipendenza, responsabilità dei magistrati e Consiglio superiore della magistratura Relazione introduttiva di Raffaele Bertoni XXI Congresso - Vasto, 1991 Mozione conclusiva XXII Congresso - Milano-Como, Giurisdizione e politica tra presente e futuro delle istituzioni Relazione introduttiva di Mario Cicala XXIII Congresso - Taormina, Governo della giustizia e autogoverno dei giudici Relazione introduttiva di Antonio Germano Abbate XXIV Congresso - Roma, Giustizia e riforme costituzionali Relazione introduttiva di Elena Paciotti XXV Congresso - Roma, Effettività dei diritti ed efficacia delle decisioni nell ordinamento costituzionale italiano di fronte alla sfida europea Relazione introduttiva di Mario Cicala VI4 Sommario XXVI Congresso - Salerno, Tempi e qualità della giustizia Relazione introduttiva di Giuseppe Gennaro XXVII Congresso - Venezia, Giustizia più efficiente e indipendenza della magistratura a garanzia dei cittadini Relazione introduttiva di Edmondo Bruti Liberati XXVIII Congresso - Roma, Efficienza della giustizia e difesa della Costituzione: magistrati e non burocrati per la tutela dei diritti Relazione introduttiva di Ciro Riviezzo XXIX Congresso - Roma, Un progetto per la giustizia Relazione introduttiva di Luca Palamara I presidenti e i segretari generali dell Anm dal 1946 al VII5 6 Cento anni di Associazione magistrati Presentazione L associazionismo giudiziario tra passato e futuro Luca Palamara Cento anni di associazione rappresentano un momento storico, che suscita forti emozioni e un sentimento di orgoglio di appartenenza. Vogliamo celebrare il centenario con questa pubblicazione, che si suddivide in due parti: la prima contiene saggi di colleghi e studiosi della materia, ai quali rivolgo l apprezzamento e il ringraziamento per il contributo importante e generoso; la seconda parte ripropone le relazioni introduttive dei congressi dell Anm dal 1982 fino allo scorso anno. Lo scopo di questo libro è quello di fornire al lettore un quadro sostanzialmente completo delle principali vicende che hanno caratterizzato la storia della magistratura associata in Italia. Siamo partiti dalle origini della nostra associazione e precisamente dall aprile 1904, allorquando un gruppo di pretori di Trani, magistrati in sott ordine di provincia, secondo la definizione del tempo, decideva di sottoscrivere un proclama per rivendicare la dignità della funzione e la possibilità di rendere giustizia nelle controversie minori e, quindi, nelle quotidiane vicende dei cittadini comuni. Questo documento, meglio conosciuto come Proclama di Trani, può essere considerato il prodromo della successiva costituzione dell Associazione generale dei magistrati italiani, avvenuta a Milano il 13 giugno del 1909, e che oggi celebriamo. La storia secolare dell associazionismo può essere, approssimativamente, suddivisa in quattro fasi: - la prima si colloca tra l epoca liberale e il fascismo, ed è caratterizzata dalle prime forme di rivendicazione della magistratura associata (su questo periodo storico rinvio al fondamentale saggio di Ferdinando Venturini, nella prima parte di questo volume); - la seconda fase è caratterizzata dal rifiuto dei dirigenti dell Agmi di trasformare l associazione in sindacato fascista, culminato nella delibera di scioglimento approvata dall assemblea generale del 21 dicembre 1925; l ultimo numero de La Magistratura prima di interrompere le pubblicazioni, datato 15 gennaio 1926, si apre con l editoriale non firmato, dal titolo L idea che non muore. Alla fine dello stesso anno, con Regio decreto 16 dicembre 1926, vengono destituiti dalla magistratura i più noti dirigenti dell Associazione, a cominciare dal segretario generale Vincenzo Chieppa; IX7 Luca Palamara - la terza fase inizia il 21 ottobre del 1945, allorquando alla caduta del fascismo si ricostituisce immediatamente l Associazione nazionale magistrati italiani: l assemblea del 3 novembre 1946 approva lo statuto della nuova Associazione, che si proclama apolitica e asindacale. Il contributo dell Anmi e dei suoi dirigenti all elaborazione della Carta costituzionale per la parte riguardante l ordinamento giudiziario è unanimemente riconosciuto; altrettanto importante è il contributo per l affermazione del principio di indipendenza della magistratura dal potere esecutivo. Tra il 1947 e il 1958 l attività della magistratura associata si concentra, in particolare, sul superamento della distinzione tra magistratura alta e magistratura bassa (e quindi sul superamento della distinzione in gradi, tramite l accentuazione egualitaria e antigerarchica), sulle rivendicazioni economiche e infine sull attuazione della Carta costituzionale e del Csm, che ancora oggi rappresenta la garanzia di sottrazione dell ordine giudiziario all influenza del potere esecutivo; - la quarta fase è caratterizzata dalla nascita delle correnti. Sul finire degli anni Cinquanta, la formazione di liste contrapposte per l elezione al Comitato direttivo centrale porta progressivamente alla formazione di gruppi dotati di un autonoma visione dei problemi ordinamentali e della magistratura. Da questo momento l Associazione, a parte la temporanea uscita di un gruppo di magistrati per fondare l Umi, resta unitaria; ma al suo interno gravita una pluralità di associazioni che caratterizza in maniera decisiva la vita dell associazione stessa. In questo periodo una svolta storica all interno della magistratura è rappresentata dal Congresso di Gardone del 1965, che afferma la definitiva e totale adesione della magistratura alla complessiva tavola dei valori consacrati nella Costituzione. Mi piace, inoltre, sottolineare due importanti contributi che caratterizzano la prima parte di questo libro, dedicati l uno alla fondamentale presenza delle donne in magistratura, l altro all associazionismo dei magistrati in Europa, che testimonia l attenzione dei giudici italiani per adottare, nell ambito delle proprie competenze, i provvedimenti necessari all attuazione dell obbligo di collaborazione sancito dall articolo 10 del Trattato dell Unione europea, per il perseguimento dei risultati giuridici voluti dal diritto sovranazionale. Svolta questa premessa, ritengo che il Centenario debba costituire l occasione per svolgere alcune considerazioni non solo sul passato, ma anche sul presente e il futuro; per interrogarsi sullo stato dell associazionismo giudiziario in Italia e sulle sue prospettive. X8 Cento anni di Associazione magistrati Le prospettive dell associazionismo giudiziario Nonostante oggi si discuta molto della crisi dell associazionismo giudiziario in Italia, è importante evidenziare che l Associazione nazionale magistrati rappresenta, di fatto, tutta la magistratura professionale, perché ad essa aderisce l intera compagine sociale: il 93,81 per cento dei magistrati (8339 iscritti su 8889 magistrati in servizio a fine maggio 2009; e tra gli iscritti, ben 2250 entrati in magistratura dopo il 1995). In prospettiva, occorre stabilire il ruolo dell Anm nel mutato scenario socio-politico del Paese, del quale, inevitabilmente, l Associazione finisce per essere lo specchio. A mio avviso l Anm, che certamente è anche un sindacato, non può però svolgere un mero ruolo sindacale. È vero, infatti, che tra i suoi scopi rientra quello di garantire la dignità della funzione, il cui esercizio richiede un concreto sostegno organizzativo; ma la sua forza e la sua credibilità si fondano innanzitutto sull impegno alla tutela dell assetto costituzionale della magistratura e all attuazione di un sistema giudiziario funzionale, secondo le esigenze di uno stato democratico di diritto. Ma il ruolo dell Associazione non è neppure quello di una corporazione. Ciò riproporrebbe l idea di una casta, di uno status privilegiato del magistrato, e comporterebbe la difesa aprioristica di qualsiasi appartenente all ordine giudiziario, anche nelle situazioni che denotano scarsa professionalità, negligenza, opacità di comportamenti. Fare il magistrato richiede impegno nella ricostruzione dei fatti e per l applicazione ad essi della regola di diritto; il risultato di questa ricerca si misura nelle aule giudiziarie, nei provvedimenti giurisdizionali adottati nei processi e con le sentenze definitive. Fuori dalle regole e dai vincoli del processo, è illusorio che la magistratura possa svolgere realmente ed efficacemente il ruolo che le appartiene: garantire il rispetto della legge violata, accertando i fatti e sanzionando i comportamenti. Abbiamo bisogno di magistrati professionalmente attrezzati, ai quali sia garantita la libertà di interpretare le leggi a tutela dei cittadini, e che operino con gli strumenti messi a disposizione dal processo. Dunque, non un mero sindacato, né una mera corporazione, l Anm: ma una libera associazione di magistrati, che sappia essere voce importante e credibile nel Paese, rappresenti il comune sentire di tutta la magistratura e il suo contributo di scienza ed esperienza nell elaborazione delle riforme legislative sui temi della giustizia. La garanzia dell eguaglianza dei diritti dei cittadini è l unico fondamento della nostra indipendenza. Ed è il primo valore al quale si ispira l Associazione. Nei rapporti con la politica, e quindi sul versante esterno alla magistratura, l obiettivo principale è rappresentato dall ammodernamento di un XI9 Luca Palamara processo che si svolga in tempi ragionevoli, nel rispetto della promessa costituzionale affermata dall articolo 111 della Costituzione. Per queste ragioni abbiamo chiesto alla politica di dare priorità assoluta al miglioramento e al funzionamento del servizio giustizia, nell interesse di tutti i cittadini. Abbiamo formulato proposte tanto nel settore civile, quanto nel settore penale e nell organizzazione giudiziaria, per risolvere la gravissima crisi di efficienza e di funzionalità in cui versa il sistema giudiziario italiano, e ormai sfociata in crisi di credibilità della giustizia. Con specifico riferimento all organizzazione giudiziaria, è indifferibile razionalizzare le piante organiche e la cosiddetta geografia giudiziaria: ridurre gli uffici del giudice di pace e accorpare i piccoli tribunali, secondo le linee di un progetto già elaborato dall Associazione. Lo ripeto: nessuna chiusura corporativa, ma volontà di contribuire a migliorare l attuale sistema, confrontandoci con la politica su tutti gli strumenti in grado di realizzare l obiettivo, all unica condizione di non intaccare l autonomia e l indipendenza della magistratura. Purtroppo, il dibattito sulla giustizia si concentra spesso sulle riforme costituzionali della magistratura, e in particolare sulla pretesa necessità di separare le carriere, rivedere il principio di obbligatorietà dell azione penale, modificare il Consiglio superiore della magistratura. Anche su questo punto bisogna essere molto chiari: la difesa dei valori costituzionali è nel patrimonio genetico dell Anm, perché l attuale assetto costituzionale garantisce l autonomia e l indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato. Per i magistrati questo è un valore condiviso, sul quale si fonda ancora oggi la ragione dello stare insieme in un associazione unitaria, anche quando la dialettica interna e le diversità di vedute su temi particolari determinano la formazione di giunte non unitarie, come quella che ho l onore di presiedere. Oggi come ieri, il rapporto tra la magistratura e gli altri poteri dovrebbe accantonare polemiche e antagonismi, e concentrarsi nella collaborazione per individuare strumenti di politica giudiziaria capaci di risolvere la crisi che ormai da troppo tempo travaglia l amministrazione della giustizia. L Anm si riconosce nei princìpi di leale collaborazione e rispetto reciproco fra tutte le istituzioni; per questo ritiene inaccettabili invettive di carattere personale nei confronti di singoli magistrati, da parte di esponenti politici e di governo. La critica dei provvedimenti giudiziari è sempre legittima; quel che è grave è mettere in dubbio non il merito dei provvedimenti, ma l indipendenza e l imparzialità dei giudici. Ogni giorno i Tribunali della Repubblica decidono della libertà e della responsabilità di persone accusate anche di gravi delitti. La credibilità di tali provvedimenti è un pilastro irrinun- XII10 Cento anni di Associazione magistrati ciabile del sistema democratico e del corretto vivere civile. Per questo va tutelata. Sul versante interno, invece, l Associazione deve saper interpretare i problemi reali dell essere magistrati, la loro condizione lavorativa, le carenze strutturali, la mancanza di adeguati supporti amministrativi, lo stato degli uffici giudiziari del Sud, la questione della mobilità. Nelle attuali condizioni del sistema, il continuo aumento della domanda di giustizia fa del magistrato l anello debole della catena, sul quale si concentrano le insoddisfazioni della collettività. Occorre perciò valutare la laboriosità dei magistrati attraverso un lavoro serio, approfondito, sulla base di analisi statistiche e organizzative delle diverse realtà giudiziarie, per individuare standard di produttività che tengano conto dei contesti territoriali e dei mestieri del giudice. La magistratura non deve affrontare in maniera isolata questa grave situazione di disagio, ma condividere questi problemi con le altre componenti del pianeta giustizia. Per questo motivo, il 5 maggio 2009, abbiamo organizzato la Giornata nazionale per la giustizia: per la prima volta tutti gli operatori della giustizia - dalle altre magistrature, all avvocatura, al personale amministrativo e ai dirigenti - hanno analizzato insieme ai magistrati ordinari le disfunzioni del sistema, e formulato proposte concrete per migliorarlo. L autoriforma della magistratura Il futuro dell associazionismo giudiziario, oltre alla difesa dei valori costituzionali, passa attraverso la necessità di saper affrontare il cambiamento in atto nella magistratura. La recente riforma dell ordinamento giudiziario e l interpretazione costituzionalmente orientata che ne ha dato il Consiglio superiore della magistratura hanno segnato il superamento del sistema di progressione in carriera fondato sulla mera anzianità, l assenza di controlli e quindi, inevitabilmente, la protezione dell associato. Oggi, invece, sia per gli incarichi direttivi che per la progressione in carriera occorre privilegiare le attitudini, quindi il merito e la professionalità. Tutto questo ha determinato un radicale mutamento culturale all interno dell Associazione. È questa la vera sfida che dobbiamo affrontare. Mi soffermerò fra poco sul fatto che la dialettica e il pluralismo tra i gruppi associativi rappresentano un bene insopprimibile, perché costituiscono libertà di espressione del pensiero ed esprimono i diversi modi di atteggiarsi di ciascun magistrato all interno dell ordine giudiziario. Ma esistono temi sui quali occorre un patto comune per superare le logiche di appartenenza; e questi temi riguardano oggi gli incarichi direttivi, i controlli sulla XIII11 Luca Palamara professionalità, gli incarichi extragiudiziari e più in generale le carriere dei magistrati. Con riferimento in particolare agli incarichi direttivi, va riconosciuto al Csm di aver avviato un percorso teso a privilegiare il merito e la professionalità. Ma bisogna continuare a passare dalle parole ai fatti, perché vi sono altri temi, come la questione morale in magistratura, che si affrontano proprio partendo dalle nomine degli uffici direttivi. L esigenza di premiare le attitudini e il merito, individuando parametri inoppugnabili - e quindi attraverso un corretto circuito di informazioni - è conforme al bisogno di efficienza del sistema ed alle esigenze di trasparenza che oggi vengono richieste al Csm. Non possono essere ignorate le accuse rivolte al ruolo delle correnti nell occupazione di ogni spazio dell autogoverno e della vita associativa: perciò occorre un impegno comune affinché le correnti siano solamente espressione delle diverse sensibilità culturali nell Anm. Tutto questo è necessario per evitare, da un lato, che l opinione pubblica continui a percepire le nostre dinamiche interne come quelle tipiche di un corpo politico; dall altro lato, la disaffezione di quei giovani magistrati che, spaventati dal rischio dell etichettatura politica, considerino incompatibili con l indipendenza nell esercizio della giurisdizione la vita nei gruppi associativi e le contrapposizioni che essa può determinare. Ma le correnti hanno bisogno dei magistrati, della loro vigile, attenta, informata partecipazione, nonché della cultura della giurisdizione anche nel governo interno. Solo una diffusa presa di coscienza dei magistrati sulla necessità di impegnarsi in Associazione, secondo un modello di partecipazione in cui la legittimazione alla rappresentanza provenga dai colleghi e dagli uffici giudiziari, potrà offrire al sistema nuovo entusiasmo, unità di intenti e democrazia. In tema di controlli sulla professionalità, vogliamo essere gelosi custodi del potere diffuso tra i magistrati. Ma potere diffuso non può significare solo autonomia e indipendenza: deve comportare anche assunzione di responsabilità, e quindi deve comportare un efficace sistema di controlli, non solo interni al processo, ma anche esterni sulla professionalità. Controlli doverosamente seri ed efficaci, grazie al circuito di informazioni nelle sedi periferiche e al fondamentale ruolo svolto dai Consigli giudiziari. Solo vincendo la sfida della professionalità potremo avere magistrati attrezzati professionalmente, anche nello svolgimento di delicate indagini, soprattutto quelle che toccano il potere e sono spesso all origine di un malinteso contrasto tra magistratura e politica. XIV12 Cento anni di Associazione magistrati I giovani magistrati e la c.d. desertificazione delle Procure Si deve riconoscere una nuova centralità al significato dell essere giovani magistrati, spesso destinati proprio nelle sedi più disagiate e desertificate, in realtà territoriali nuove e lontane dalla propria casa. L azione associativa deve saper rappresentare i problemi concreti dei giovani colleghi, nel quotidiano svolgimento delle funzioni; quindi, deve essere attenta alle assegnazioni non trasparenti, ai dirigenti autoritari, alle prassi, alle organizzazioni inefficienti degli uffici, causa di lungaggini processuali; alle regole sui trasferimenti, nonché alla questione retributiva. Il divieto assoluto di destinare i magistrati al termine del tirocinio, a funzioni requirenti o giudicanti monocratiche penali, sta portando la giustizia italiana - come purtroppo avevamo previsto - in una situazione drammatica ed emergenziale. Molti uffici di Procura, che da sempre si sono retti su un organico composto in massima parte, se non esclusivamente, da magistrati di prima nomina, sono ormai deserti. È questa la vera emergenza del momento. Gli incentivi economici e di carriera, recentemente introdotti dal legislatore, hanno fornito, grazie anche al forte senso di responsabilità di molti magistrati, la possibilità di risolvere in via del tutto provvisoria le situazioni più critiche. Purtroppo non c è bisogno di essere cattivi profeti per affermare che se non si interviene su nodi strutturali, di cui sopra ho parlato, la situazione è fatalmente destinata a riprodursi nella sua drammaticità in altre sedi con modalità analoghe. Anche in questo caso la magistratura associata ha avanzato proposte precise e concrete per trovare rimedi e correttivi a una norma che rischia di determinare il collasso dell intera struttura giudiziaria. E non vogliamo essere soli ad affrontare questa situazione emergenziale. Il 5 maggio scorso, nella già ricordata Giornata per la giustizia, abbiamo idealmente stipulato un patto tra magistratura, imprese, sindacati e una parte importante dell avvocatura, per chiedere al governo e al Ministro della Giustizia un intervento immediato ed efficace per scongiurare la paralisi di molte sedi giudiziarie. Questo messaggio forte, inedito per le adesioni ricevute, è stato sottoscritto dall Associazione nazionale magistrati con il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, e il presidente dell Oua, Maurizio De Tilla. Nei prossimi mesi sarà nostro dovere operare affinché questo patto ideale si trasformi in azione concreta ed efficace. Il Centenario è anche l occasione solenne e doverosa per rivolgere un pensiero riconoscente a tutti i magistrati italiani che, lungo il secolo, hanno saputo affrontare le ricorrenti emergenze del terrorismo, della mafia, della corruzione; a tutti coloro che quotidianamente sono chiamati a fronteggiare XV13 Luca Palamara le diverse forme di criminalità (da quella di strada, che crea insicurezza nei cittadini, a quella organizzata, sempre più agguerrita e invasiva, fino alla criminalità economica) e il continuo aumento della domanda di giustizia nel settore civile. Un particolare pensiero desidero rivolgere ai colleghi caduti nell espletamento delle loro funzioni; e tra loro mi sia permesso di ricordare mio padre, Rocco Palamara. Sono i magistrati che hanno dedicato la propria vita alle i- stituzioni democratiche, combattendo l illegalità a difesa dei diritti. Per tutti noi devono rimanere un modello indelebile. Nella sede della nostra Associazione, e precisamente nella sala che ospita le sedute del Comitato direttivo centrale, è affisso un quadro con i nomi di tutti i colleghi barbaramente uccisi, e che voglio singolarmente nominare, perché ne sia fatta memoria anche in questo volume sulla nostra storia: Emilio Alessandrini Mario Amato Paolo Borsellino Bruno Caccia Fedele Calvosa Rocco Chinnici Gian Giacomo Ciaccio Montalto Francesco Coco Gaetano Costa Giovanni Falcone Francesco Ferlaino Guido Galli Alberto Giacomelli Nicola Giacumbi Rosario Livatino Girolamo Minervini Francesca Morvillo Vittorio Occorsio Riccardo Palma Antonino Saetta Pietro Scaglione Antonio Scopelliti Girolamo Tartaglione Cesare Terranova. Siamo tutti consapevoli dei disagi che derivano da una giustizia che non fornisce pronte risposte: se, da una parte, ho dedicato il mio pensiero ai magistrati che ogni giorno tentano di fare il loro dovere, dall altra è doveroso XVI14 Cento anni di Associazione magistrati ricordare che la nostra funzione è rivolta al cittadino che, alla sofferenza per un diritto negato o atteso, aggiunge la sofferenza per i ritardi di un sistema, del cui malfunzionamento abbiamo piena coscienza. Per questo, l obiettivo dell Anm è un sempre maggiore impegno per contribuire a una giustizia migliore, che dia risposte sollecite alle domande di giustizia provenienti dai cittadini. Ringraziamenti Desidero ringraziare quanti hanno reso possibile la celebrazione del Centenario dell Associazione magistrati, e in particolare le istituzioni: il Comune di Roma, la Provincia di Roma e la Regione Lazio. Un ringraziamento del tutto particolare e non formale al Comitato scientifico che ha definito l impostazione di questo volume: Edmondo Bruti Liberati, Gioacchino Izzo, Giovanni Mammone e Marcello Marinari. Marilena Riesi ha revisionato e impaginato i testi, con la consueta cura e attenzione. L Archivio storico della Presidenza della Repubblica, con la sovrintendente Paola Carucci e i suoi collaboratori, ha offerto importanti documenti fotografici sugli incontri dei Presidenti della Repubblica con i rappresentanti dell Anm. Ringrazio infine i collaboratori dell Associazione nazionale magistrati: l ufficio stampa, con Angelo Ciancarella, e la segreteria, con Cristina Carli, Emanuela Setzu e Monica Vari. (L.P.) XVII15 116 PARTE I ASSOCIAZIONE MAGISTRATI: UN SECOLO DI STORIA17 18 Cento anni di Associazione magistrati L Associazione dei magistrati italiani di Edmondo Bruti Liberati 1. Le origini e l autoscioglimento del 1925 L Associazione nazionale magistrati conta oggi, giugno 2009, nel centenario della fondazione, 8339 iscritti su un totale di 8889 magistrati in servizio. Un secolo fa, nel 1909, viene fondata a Milano l associazione dei magistrati italiani, allora con la denominazione Associazione Generale tra i Magistrati Italiani, all esito di un fermento che aveva preso le mosse sin dai primi anni del secolo 1. Passaggio decisivo è ritenuto il documento, poi noto come Proclama di Trani, sottoscritto nell aprile del 1904 da 116 magistrati, in servizio nel distretto della Corte di Appello di Trani. È un appello diretto al Capo del governo ed al Ministro della Giustizia, con il quale si sollecita la riforma dell ordinamento giudiziario. Il documento, che rappresenta la prima iniziativa collettiva di magistrati, viene pubblicato con grande risalto dal Corriere giudiziario, un settimanale di vita forense fondato nel 1901 da tre giovani avvocati romani. In breve tempo sono raccolte su quel testo 350 a- desioni da tutta Italia, a testimonianza dei fermenti che si muovono soprattutto nella bassa magistratura, sia in ordine a rivendicazioni economiche 1 Fondamentale per il primo periodo di vita dell Associazione, F. Venturini, Un sindacato di giudici da Giolitti a Mussolini. L Associazione Generale tra i Magistrati italiani , Bologna, Il Mulino, Sulle vicende dell associazionismo giudiziario italiano si rinvia anzitutto alle sintetiche, ma puntualissime osservazioni di A. Pizzorusso, L organizzazione della giustizia in Italia, Torino, Einaudi, 1990, 3 ed., p. 50 ss. e, dello stesso A., Introduzione a L ordinamento giudiziario, Bologna, Il Mulino, 1974; nonché E. Moriondo, L ideologia della magistratura in Italia, Bari, Laterza, 1967; I. Micelisopo, L Associazione Nazionale Magistrati Italiani, in Il Ponte, 1968, n. 6-7, p. 759 ss.; G. Moech, La giustizia in Italia, Milano, Franco Angeli, 1970; G. Fiorucci, Cronache della magistratura italiana ( ), in Studi parl. pol. cost., 1972, n. 15, p. 67 ss. e n. 18, p. 79 ss.; E.R. Papa, Magistratura e politica. Origini dell associazionismo democratico nella magistratura italiana ( ), Padova, Marsilio, 1973; R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia dal 1945 ad oggi, Bologna, Il Mulino, 1974; G. Giacobbe, L associazionismo tra i magistrati nella prospettiva del nuovo ruolo del giudice, in Giust. e Cost., 1975, n. 2, p. 35 ss.; G. Cotturri, Associazionismo e politica nella magistratura, in Democrazia e dir., 1977, p. 493 ss.; S. Senese, Relazione in Atti del seminario su La magistratura italiana nel sistema politico e nell ordinamento costituzionale, Milano, Giuffrè, 1978, p. 4 ss.; D. Pulitanò, Giudice negli anni 70. Un esperienza di magistratura democratica, Bari, De Donato, 1977; D. Pulitanò, Associazionismo tra magistrati e funzione giudiziaria, in Democrazia e dir., n. 4, 1978, p. 615 ss.; ; F. Scalambrino, Lo sciopero dei magistrati del 1947, in Questione Giustizia, 1984, n. 1, p. 219 ss.; S. Pappalardo, Gli iconoclasti (Magistratura Democratica nel quadro della Associazione nazionale magistrati), Milano, Franco Angeli, 1987; C. Guarnieri, Magistratura e politica in Italia, Bologna, Il Mulino, 1992; V. Zagrebelsky, La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi, in Storia d Italia, Annali 14, Legge, diritto, giustizia, a cura di L. Violante, Torino, Einaudi, 1998, p. 713 ss.; G. Palombarini, Giudici a sinistra, Napoli, ESI, 2000; L. Pepino, Appunti per una storia di magistratura democratica, in Questione Giustizia, n. 1, 2002, p. 11 ss.; G. Scarpari, I magistrati, il fascismo e la guerra, in Questione Giustizia, 2008, n. 2, p. 71 ss. Mi sia consentito rinviare anche a E. Bruti Liberati, La magistratura dalla attuazione della Costituzione agli anni 90, in Storia dell Italia repubblicana, vol. 3/II, Torino, Einaudi, 1997, p. 141 ss. 319 Edmondo Bruti Liberati che a riforme di ordinamento. La risposta del governo è in una duplice direzione: sanzioni disciplinari e concessione di modesti aumenti di stipendio. Ma un processo è ormai innescato. Il Corriere giudiziario, che si fa sostenitore attivo del movimento, ospita numerosi contributi di magistrati, che ormai prospettano l esigenza di costituire un organizzazione e di indire un congresso. I tempi sono ormai maturi e il 13 giugno 1909, a Milano, quarantaquattro magistrati raccogliendo gli spunti di questo dibattito, fondano l Associazione Generale fra i Magistrati d Italia: nel settembre 1911 i soci ammontano già a 1700 per raggiungere nell aprile 1914 il numero di Nel 1911 si tiene, a Roma, il primo Congresso Nazionale della Magistratura, la cui laboriosa organizzazione aveva preso le mosse sin dal Il Congresso si svolge in una sala di Castel Sant Angelo; i partecipanti sono 592. Già nello statuto provvisorio dell Agmi ci si era affrettati a proclamare: «È escluso ogni carattere e fine politico»; d altronde nella neonata associazione prevalsero ben presto posizioni moderate. Tuttavia questi fermenti associativi già da diversi anni avevano vivamente preoccupato e l alta magistratura e l esecutivo. Luigi Lucchini, presidente di sezione della Corte di Cassazione di Roma, professore universitario e deputato, sulla Rivista penale da lui diretta assume un atteggiamento nettamente critico verso questo fenomeno. In particolare è significativa l ostilità netta mostrata dal Guardasigilli V.E. Orlando. Il 14 agosto 1907 il Ministro aveva diramato una circolare ai capi delle Corti nella quale rilevava con rammarico la diffusione tra i magistrati del «costume di pubblicamente interloquire intorno a questioni attinenti l esercizio dell ufficio loro, sia sotto forma di interviste, sia con lettere o con articoli» e concludeva minacciando sanzioni in caso di abusi. Lo stesso Ministro in un intervista al Corriere d Italia del 23 agosto 1909 a proposito della fondazione dell Agmi, dopo aver espresso «dubbi gravissimi sulla possibilità che l iniziativa produca frutti utili e degni», affronta senza infingimenti un nodo centrale: «la magistratura italiana ha una costituzione rigorosamente gerarchica... la gerarchia ne costituisce l essenza». E dunque, proseguiva il Ministro, «delle due l una: o questa associazione non riprodurrà in sé tutti i vari gradi della magistratura e allora... scarsa ne sarà l autorità e temibili saranno i conflitti del contrapporsi di una magistratura minore ver- 2 In questa fase tra i protagonisti più attivi è Ettore Casati ( ), magistrato dalla significativa carriera: «Pervenuto nel 1924 alla Corte di Cassazione unificata, ne divenne nel 1941 il Primo presidente succedendo a Mariano D Amelio. Nel 1943 rifiutò di giurare fedeltà alla repubblica di Salò, e, raggiunto avventurosamente il governo di Salerno, fu ministro guardasigilli nel primo ministero Badoglio dal 15 febbraio al 22 aprile del 1944, distinguendosi per la volontà di giungere ad una effettiva epurazione degli elementi fascisti dall apparato dello Stato». Così F. Venturini, op. cit., p20 Cento anni di Associazione magistrati so quella maggiore che ha funzioni direttive; o invece questa fusione avviene, e allora la discussione da pari a pari (e un associazione non si concepisce se non sulle basi di una perfetta eguaglianza tra i soci)... con quella vivacità che contraddistingue il nostro temperamento latino, fra un uditore ed un Primo presidente di Cassazione, difficilmente si può credere che non danneggi la dignità e l autorità di quest ultimo». Ed ancora dichiarava il ministro Orlando all intervistatore: «Una delle funzioni essenziali del fenomeno associativo sta nella combattività delle associazioni stesse... Sotto questo aspetto, ella già intende come sia indifferente la considerazione che una eventuale associazione fra magistrati si dichiari (e come potrebbe essere diversamente?!) apolitica. Lasciamo anche stare che tutte le associazioni fra funzionari cominciano col porre detta affermazione, ma poi nella loro effettiva attività difficilmente vi si mantengono fedeli. Ma, ripeto, anche a prescindere da ciò, la discussione combattiva di idee, di tendenze, quando si svolge nel seno di funzionari, costituisce per se stesso un atto che ha valore ed efficienza politica nel largo senso di questa espressione» 3. Il ministro Orlando coglie con grande puntualità (e se ne allarma) i caratteri essenziali del fenomeno associativo: la rottura della separatezza della casta, l apertura alla politica, la messa in crisi del principio gerarchico e della stessa dipendenza della magistratura rispetto all esecutivo. Nella seduta di fondazione dell Agmi Giovanni Sola, appena assunta la presidenza, esordisce osservando: «La magistratura italiana, già da tempo, sente il bisogno di uscire dal suo isolamento di fronte allo sviluppo economico e sociale del Paese e ai complessi problemi che tuttora gravano insoluti sugli ordinamenti della giustizia» 4. Sono parole che, quasi testualmente, rieccheggeranno, mezzo secolo dopo, in un momento di rinnovato vigore dell esperienza associativa, al Congresso di Gardone. Con il consolidamento del regime fascista si giunge allo scioglimento di tutte le libere associazioni e l Agmi non può sopravvivere. Si riporta correntemente che l Agmi fu sciolta nel , ma la realtà è significativamente più articolata. A seguito del rifiuto dei dirigenti dell Agmi di trasformare l associazione in sindacato fascista, l assemblea generale tenuta il 21 dicembre 1925 delibera lo scioglimento dell Agmi. L ultimo numero de La Magistratura datato 15 gennaio 1926 pubblica un editoriale non firmato dal titolo L idea che non muore: «Forse con un po più di comprensione - come eufemi- 3 La circolare e l intervista sono riportate da E.R. Papa, op. cit., rispettivamente in Appendice prima, doc. 5, p. 219 e Appendice terza, doc. 56, p Dal verbale della riunione, riportato in E.R. Papa, op. cit., Appendice terza, doc. 57, p Così, tra gli altri E. Moriondo, op. cit., p Vedere altro
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 SENTENZA

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 art. 23
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 articolo 83