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⭐SEZIONE I. CONSIGLIO REGIONALE - Deliberazioni
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1 SEZIONE I Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del con la quale il Consiglio ha approvato un atto d indirizzo sull informativa di cui trattasi; 3 CONSIGLIO REGIONALE - Deliberazioni DELIBERAZIONE 20 settembre 2006, n. 93 Piano di indirizzo generale integrato , di cui all articolo 31 della legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro). Il Presidente mette in approvazione la seguente proposta di deliberazione: IL CONSIGLIO REGIONALE Vista la legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro) e successive modifiche; Visto l articolo 31 della l.r. 32/2002 che prevede la programmazione generale degli interventi integrati e intersettoriali attraverso l adozione di un Piano di indirizzo generale integrato (PIGI); Considerato che il Piano di indirizzo generale integrato si ricollega temporalmente al Programma regionale di sviluppo e definisce pertanto gli indirizzi operativi che verranno a svolgersi nell arco della legislatura; Considerato che detto Piano di indirizzo generale integrato è il documento programmatico unico ed integrato degli interventi nei settori dell educazione, dell istruzione, dell orientamento, della formazione professionale e del lavoro; Preso atto dell illustrazione del documento preliminare da parte dell Assessore regionale competente al Consiglio regionale ai sensi dell articolo 48 dello Statuto regionale svolta nella seduta del 21 dicembre 2005; Richiamata la mozione n. 148 del 21 dicembre 2005 Dato atto che la Giunta regionale ha acquisito i pareri positivi espressi sul Piano di indirizzo generale integrato dal Comitato di Coordinamento Istituzionale, dalla Commissione regionale permanente tripartita, dal Tavolo di concertazione istituzionale e dal Tavolo di concertazione generale; DELIBERA 1. di approvare il Piano di indirizzo generale integrato (PIGI), di cui all articolo 31 della l.r.. 32/2002, allegato 1) parte integrante e sostanziale del presente atto; 2. di impegnare la Giunta regionale, secondo quanto previsto dall articolo 31, comma 6, della l.r. 32/2002 a presentare alle Commissioni competenti e al Consiglio entro il 30 giugno di ogni anno il rapporto annuale sullo stato di avanzamento del Piano di cui al punto 1., indicando le attività svolte ed i risultati conseguiti, in modo da consentire lo svolgimento delle funzioni di verifica e controllo; 3. di disporre la pubblicazione in forma integrale del presente provvedimento, compreso l allegato 1, sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana, ai sensi dell articolo 3, comma 1, della legge regionale 15 marzo 1996, n. 18 (Ordinamento del Bollettino Ufficiale della Regione Toscana e norme per la pubblicazione degli atti), così come modificata dalla legge regionale 3 agosto 2000, n. 63. IL CONSIGLIO APPROVA con la maggioranza prevista dall articolo 26 dello Statuto. Il Presidente Paolo Bartolozzi I Segretari Gianluca Parrini Giuliana Loris Baudone SEGUE ALLEGATO2 4 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Allegato 1 PIANO di INDIRIZZO GENERALE INTEGRATO INDICE 1 Il contesto del Piano di indirizzo generale integrato Il Piano nel quadro istituzionale e legislativo L evoluzione del contesto normativo comunitario Il contesto normativo e i documenti di programmazione nazionali Il contesto normativo e i documenti di programmazione regionale Il contesto socioeconomico regionale Partecipazione al lavoro Demografia e immigrazione Educazione, Istruzione, Formazione Ricerca e Innovazione I bisogni e le risposte ai diritti di cittadinanza nel campo delle politiche dell educazione, dell istruzione, dell orientamento, della formazione e del lavoro Configurazione generale del sistema dell offerta integrato 32 2 La strategia regionale per il : obiettivi, priorità e interventi (ex articolo 31, comma 4, lettere a), b), c)) Le politiche per il diritto all apprendimento lungo tutto l arco della vita - Obiettivo globale 1-383 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del La strategia regionale per la crescita dell occupazione e la qualità del lavoro Obiettivo globale La dimensione internazionale delle politiche Obiettivo globale Il sostegno alla ricerca scientifica e all innovazione Obiettivo globale Il potenziamento dei servizi e l innovazione del sistema dell offerta integrato Obiettivo globale Il sistema regionale delle competenze e dell orientamento - Obiettivo globale Indirizzi per il monitoraggio e la valutazione del Piano. Organizzazione del sistema informativo (ex articolo 31, comma 4, lettere i), j), k)) Il monitoraggio del Piano di indirizzo generale integrato Valutazione Procedure di attuazione (ex articolo 31, comma 4, lettera g)) Procedure per la programmazione delle attività di educazione non formale per la prima infanzia, i giovani e gli adolescenti (azione a.2 obiettivo specifico 1.1) Procedure per l erogazione dei contributi per le scuole dell infanzia paritarie private e degli enti locali (azione a.1 obiettivo specifico 1.2) Procedure per l erogazione di incentivi alle persone per l istruzione elementare, media e superiore (azione a.2 obiettivo specifico 1.2) Procedure di attuazione del diritto allo studio universitario (azione a.3 obiettivo specifico 1.2) Procedure per l attuazione dei Progetti Integrati di Area (azione a.2 obiettivo specifico 5.1) Indirizzi per favorire la semplificazione delle procedure di assegnazione dei finanziamenti pubblici per la realizzazione dei progetti formativi Programma finanziario (ex articolo 31, comma 4, lettere e), h)) 1954 6 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Allegati All. A Protocollo d'intesa con ANCI UNCEM URPT per l'attuazione della governance territoriale All B Programma finanziario All. C Rapporto finale di valutazione All. D Rapporto di Piano All. E La valutazione degli effetti5 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Il contesto del Piano di Indirizzo Generale Integrato 1.1 Il Piano nel quadro istituzionale e legislativo Premessa La Regione Toscana, facendo proprie le indicazioni inizialmente scaturite dal vertice di Lisbona e ulteriormente specificate e definite nei vertici successivi, si impegna a contribuire con il Piano di Indirizzo Generale Integrato alla costruzione di una società ad alta competitività, fondata sulla conoscenza, con la creazione di migliori e maggiori lavori, economicamente stabili, qualificati e tutelati, in un contesto di forte coesione sociale e ambientalmente sostenibile nel lungo periodo. Gli obiettivi di Lisbona appaiono oggi, in particolare alla luce di quanto emerso dal Rapporto Kok 1 sul livello di attuazione degli stessi, difficilmente raggiungibili da gran parte dei sistemi nazionali e regionali dell Unione. Esiste, in particolare, un forte ritardo sui temi dell innovazione, raggiunti e superati soltanto in alcune regioni del Nord Europa; permangono forti difficoltà dal punto di vista della qualità dell occupazione, soprattutto nelle fasce più deboli del mercato del lavoro e la coesione sociale risulta tenere su gran parte delle aree più tradizionali di intervento, ma lascia trasparire elementi di criticità, in particolare in termini di risorse finanziarie dedicate, nelle aree emergenti del disagio sociale (anziani non autosufficienti, immigrazione, etc). Le cause del mancato raggiungimento degli obiettivi di Lisbona sono molteplici, differenziate a seconda delle diverse realtà nazionali e regionali dell Unione e assumono un carattere strutturale in quanto legate alla difficoltà generale dell Europa nel suo complesso a tenere assieme qualità e quantità nello sviluppo e a immettere forti dosi di innovazione in tutti i campi dell organizzazione economica, sociale e istituzionale. La Regione Toscana, nel contesto della difficoltà strutturale dell Europa e all interno di una crisi nazionale che investe in maniera ampia l economia e le istituzioni (si pensi all interminabile, e ancora oggi non prevedibile nella sua conclusione, processo di costruzione del Federalismo), non intende abbandonare il percorso avviato e gli obiettivi posti dall agenda di Lisbona. Quegli obiettivi restano il punto di riferimento dello sviluppo regionale europeo. 1 Dal rapporto Kok (5 novembre 2004) - I punti critici e l urgenza della Strategia di Lisbona. Gli eventi esterni che si sono succeduti dal 2000 in poi non hanno sicuramente contribuito a creare un contesto favorevole all attuazione della strategia di Lisbona; dal canto loro, gli Stati membri e l Unione Europea hanno non poche responsabilità quanto all allontanamento dal raggiungimento degli obiettivi della strategia stessa. In particolare, la previsione di un agenda sovraccarica di obiettivi, poco coordinati e a volte confliggenti tra loro ha certamente contribuito a questo stato di cose che ha rallentato l azione peraltro scarsamente coerente e determinata dal punto di vista politico diretta al perseguimento degli obiettivi della strategia. L incremento del divario economico dell Unione con il Nord America e con l Asia nonché il basso tasso di crescita della popolazione hanno, allo stesso tempo, reso quanto mai urgente l attuazione della strategia. Per raggiungere i suoi obiettivi è dunque necessario un maggiore impegno da parte dell UE e di tutti gli Stati membri.6 8 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Il Piano di Indirizzo, che pur fa riferimento alle risorse e alle progettualità della Regione, non può che richiamare il concetto di governance cooperativa, alla base del Patto per lo sviluppo e dei nuovi strumenti di programmazione della Regione. Non è possibile porsi obiettivi di lungo periodo di grande portata se l intera comunità regionale non è coinvolta a cooperare, creare sinergie operative nell ambito di progetti condivisi e strumenti partecipati di governo L evoluzione del contesto normativo comunitario Relativamente all ambito comunitario, le innovazioni più rilevanti riguardano il processo di revisione della Strategia di Lisbona e la definizione del periodo di programmazione dei fondi strutturali. Un punto di svolta del processo di definizione normativa e di identificazione degli obiettivi è costituito dal cosiddetto Rapporto Kok, pubblicato nel novembre 2004: Affrontare la sfida - Strategia di Lisbona per la crescita e l occupazione. Le osservazioni e i suggerimenti del Rapporto Kok sono stati raccolti dalla COM(2005)24 del 2/02/ Lavorare insieme per la crescita e l occupazione. Una nuova partenza per la strategia di Lisbona. Il Consiglio europeo di marzo 2005 ha rilanciato la strategia di Lisbona mettendo in primo piano la crescita e l occupazione, conformemente alle proposte della Commissione. Tanto a livello nazionale quanto europeo, l Unione è tenuta a concentrarsi su questi temi e ad approntare le azioni necessarie per aumentare le conoscenze, rendersi più attraente e creare nuovi sbocchi occupazionali. Con la COM(2005)141 del 12/04/2005, sono stati definiti, conformemente alla richiesta del Consiglio Europeo di primavera 2005, i primi orientamenti integrati per la crescita e l occupazione, riservando ampio spazio al contributo che le politiche occupazionali possono fornire alla creazione di nuovi e migliori posti di lavoro e assumendo il principio che le politiche occupazionali devono essere deputate a contribuire in modo significativo all innalzamento dei livelli occupazionali, ma anche alla crescita della produttività e della coesione sociale. Gli orientamenti integrati per la crescita e l occupazione (che si riferiscono al periodo ) sono stati approvati dal Consiglio europeo di giugno 2005 e costituiscono uno degli elementi fondanti degli Orientamenti strategici per la coesione (COM(2005) 299 del 5 luglio 2005) di cui è necessario tener conto per la predisposizione dei documenti di programmazione relativi al La programmazione degli interventi ammissibili al cofinanziamento FSE per il tenendo conto dei Regolamenti comunitari 1083/06 Disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999 e 1081/2006 relativo al Fondo sociale europeo e recante abrogazione del regolamento (CE) n.1784/1999.7 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Le priorità individuate per la futura politica di coesione riguardano: l'aumento della creazione di posti di lavoro nelle regioni meno sviluppate l incremento della competitività delle regioni la promozione di uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio dell'unione. Tali priorità si traducono in 3 obiettivi: (Obiettivo 1) "Convergenza". Riguarda gli Stati membri e le regioni meno sviluppate che rappresentano la prima priorità della politica di coesione comunitaria (finanziato con FESR, FSE e Fondo di coesione); (Obiettivo 2) "Competitività regionale e occupazione". Riguarda il territorio della Comunità che non rientra nell'obiettivo convergenza (finanziato con FESR e FSE); (Obiettivo 3) "Cooperazione territoriale europea". Riguarda tutte le regioni comprendenti frontiere terrestri o marittime nonché zone di cooperazione transnazionale (finanziato con FESR). Tenendo conto di quanto previsto nel regolamento FSE 1081/2006 gli ambiti prioritari di intervento del FSE, nella programmazione , saranno: l'adattabilità dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori, al fine di migliorare l anticipazione e la gestione positiva dei cambiamenti economici; le misure finalizzate a favorire l'accesso all'occupazione e l'inserimento duraturo nel mercato del lavoro per le persone in cerca di lavoro e per quelle inattive; a prevenire la disoccupazione, in particolare la disoccupazione a lungo termine e quella dei giovani; ad incoraggiare la vecchiaia attiva e a prolungare la vita lavorativa; ad accrescere la partecipazione al mercato del lavoro; l'integrazione sociale delle persone con difficoltà ai fini della loro integrazione duratura nel mondo del lavoro e la lotta ad ogni forma di discriminazione nel mercato del lavoro; il potenziamento del capitale umano, che include le riforme dei sistemi di istruzione e formazione con l'obiettivo dell'innovazione e della realizzazione di un'economia basata sulla conoscenza; la riduzione dell abbandono scolastico; l alta formazione (universitaria e post-universitaria); il supporto alla creazione di reti tra imprese, università e centri di ricerca; la promozione di partenariati, patti e iniziative tramite la creazione di reti di soggetti interessati, quali parti sociali e ONG, a livello nazionale, regionale, locale e transnazionale al fine di promuovere riforme nei settori dell'occupazione e dell'integrazione nel mercato del lavoro; il rafforzamento della capacità istituzionale e dell efficienza delle pubbliche amministrazioni e dei servizi pubblici a livello nazionale, regionale e locale e, ove opportuno, delle parti sociali e delle organizzazioni non governative, in una prospettiva di riforme, miglioramento della regolamentazione e buon governo, soprattutto nei settori economico, occupazionale, dell'istruzione, sociale e ambientale.8 10 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Il contesto normativo e i documenti di programmazione nazionali Nel delineare il contesto normativo nazionale occorre fare una premessa rispetto alle posizioni espresse dalla Regione Toscana in questi anni e alle nuove prospettive che vengono a delinearsi dopo la costituzione del nuovo governo. La Regione Toscana ha, su molte questioni, espresso con atti formali, fino al ricorso alla Corte Costituzionale, forti perplessità e contrarietà rispetto alle leggi che attualmente regolano l istruzione ed il lavoro a livello nazionale. In particolare ricordiamo la forte disapprovazione regionale sugli interventi di riforma del secondo ciclo della scuola secondaria, sugli interventi proposti per la precoce iscrizione ai percorsi scolastici, e in altri settori, la normativa sull immigrazione e quella sul mercato del lavoro. Il nuovo Governo nazionale, insediatosi dopo le elezioni del 9 e 10 aprile 2006, ha già annunciato significative e importanti modifiche riguardanti la legge 30/03 e la legge 53/03. Le modifiche preannunciate, in alcuni casi, sembrano dare risposta positiva a richieste avanzate in questi anni anche dalla nostra regione. Tali interventi una volta concretizzatesi in provvedimenti determineranno una modifica del contesto normativo sotto descritto. Il piano si colloca dunque in una fase di transizione ed è perciò necessario prevedere un suo aggiornamento a modifiche normative avvenute. La Regione Toscana si impegna comunque, pur tenendo conto della legislazione esistente, a perseguire con il Piano di indirizzo generale integrato 2006/2010 la massima coerenza possibile con gli obiettivi enunciati di riforma della normativa su istruzione, mercato del lavoro, immigrazione. A livello nazionale, le innovazioni normative principali della passata legislatura sono quelle che discendono essenzialmente da due filoni normativi, costituiti dalla Legge 30/2003 (Legge Delega sul Mercato del Lavoro) e dal D.lgs 276/2003 attuativo della stessa, e dalla legge di riforma del sistema di istruzione n. 53/2003. Su entrambi i fronti, si è avuta, nel recente periodo, una considerevole produzione normativa che, tuttavia, non ha ancora determinato la piena entrata a regime delle riforme previste (in particolare della riforma Moratti ) Rispetto alla Legge 30, la produzione normativa registrata nel corso del 2004 e del 2005 non ha consentito la piena operatività di tutte le innovazioni introdotte con la legge delega del Ritardi consistenti si sono rilevati soprattutto in merito all effettivo avvio operativo della Borsa Lavoro e alla regolamentazione dell apprendistato per l acquisizione di un titolo di studio superiore. Per quanto riguarda la riforma del sistema dell istruzione - legge 53/ nonostante l evoluzione che si registra nella produzione di norme che dovrebbero sostanziare i contenuti attuativi della riforma, è necessario rilevare che ancora non esistono le condizioni indispensabili al fine di garantire la piena spendibilità o il pieno riconoscimento dei crediti acquisiti. Gli unici risultati da segnalare in proposito sono quelli9 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del raggiunti con la sottoscrizione in seno alla Conferenza Unificata degli Accordi del 15 gennaio e del 28 ottobre 2004 e con l Intesa sancita dalla stessa Conferenza Unificata il 14 luglio Infatti, l Accordo del 28 ottobre stabilisce le modalità che le Regioni devono seguire nel rilascio delle certificazioni finali e intermedie in modo che queste possano attestare la rispondenza delle competenze acquisite nei percorsi di formazione professionale con quelle di base di cui all accordo del 15 gennaio e possano, quindi, essere riconosciute sia dalle altre Regioni che dal sistema scolastico. Con l Intesa sancita il 14 luglio 2005, invece, la Conferenza Unificata ha adottato lo schema di libretto formativo predisposto dal Ministero del Lavoro (approvato il 10 ottobre 2005 con apposito decreto interministeriale). Anche in relazione all attività di programmazione si registrano significative innovazioni: facendo seguito a quanto stabilito dalla COM(2005)24 e dal Consiglio europeo di primavera 2005, il Governo italiano ha provveduto a redigere il proprio piano in attuazione del rilancio della Strategia europea di Lisbona: il Piano per l Innovazione, la Crescita e l Occupazione (PICO) che riassume tutte le strategie perseguite a livello nazionale per il raggiungimento degli obiettivi fissati con il rilancio della Strategia di Lisbona. Il Piano italiano è stato impostato riconducendo le linee-guida indicate dal Consiglio europeo di Bruxelles (giugno 2005) a cinque obiettivi di carattere generale: - ampliamento dell area della libera scelta dei cittadini e delle imprese - incentivazione della ricerca scientifica e dell innovazione tecnologica - rafforzamento dell istruzione e della formazione del capitale umano - adeguamento delle infrastrutture materiali e immateriali - tutela ambientale Come indicato dalla bozza di Regolamento generale dei fondi strutturali per il periodo , ogni Stato membro preparerà un documento, il Quadro di Riferimento Strategico Nazionale (QRSN), sulla sua strategia di sviluppo, sulla base delle linee guida strategiche adottate dal Consiglio (Art. 25 della bozza di Regolamento Generale), che sarà negoziato con la Commissione e servirà come quadro di riferimento al momento della preparazione dei programmi settoriali e regionali. Assieme ai Documenti strategici predisposti dalle singole Regioni e al Documento strategico per il Mezzogiorno, il Documento Strategico Nazionale Preliminare ha avviato il confronto tecnico e amministrativo per la predisposizione del Quadro Strategico Nazionale Tale confronto ha visto una partecipazione attiva delle regioni, che hanno fornito un importante contributo ribadendo, in particolare, il ruolo fondamentale che lo 2 L Accordo del 15 gennaio 2004 definisce gli standard di competenza relativamente a quattro aree: quella dei linguaggi, quella scientifica, quella tecnologica e quella storico-socio-economica. 3 Ipotesi di compromesso proposta dalla Presidenza austriaca n 8750/06 del 28 aprile 2006.10 12 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del sviluppo del capitale umano riveste per garantire al Paese una crescita duratura e sostenibile. Il processo svolto ha portato, nell aprile 2006, alla produzione di una prima bozza tecnicoamministrativa del Quadro Strategico Nazionale Il contesto normativo e i documenti di programmazione regionale Le innovazioni intervenute negli anni recenti nell ambito del contesto normativo comunitario e nazionale, hanno prodotto impatti rilevanti sul contesto regionale. Nel corso del 2005 è proseguita l attività normativa della Regione nel solco dei processi di riforma che hanno investito i sistemi dell istruzione, della formazione e del lavoro. In particolare, va segnalata la LR n. 20 del 01/02/05, con la quale sono state apportate modifiche alla Legge Regionale 32/02 Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro. I settori interessati sono quattro: - le autorizzazioni alle società di intermediazione della manodopera, - i requisiti per l accreditamento delle società di servizi di informazione e orientamento, - le modalità di collocamento di disabili e svantaggiati, - la regolamentazione dell apprendistato. La Regione provvede inoltre alla interconnessione del sistema regionale con la borsa continua nazionale del lavoro, basato su una rete di nodi regionali, finalizzato a rendere efficiente e trasparente il mercato del lavoro e a favorire il libero incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Il 2005 si è caratterizzato anche per una intensa attività sotto il profilo dell elaborazione di strategie e di documenti programmatici. Tali attività concorrono insieme a delineare il quadro di riferimento generale per le future politiche di sviluppo della regione, politiche al cui interno l intervento del FSE riveste un ruolo essenziale, in virtù del suo apporto determinante agli obiettivi occupazionali e di sviluppo del capitale umano. In particolare, si segnalano: il Programma di Governo , che rappresenta l elemento cardine intorno al quale saranno sviluppate le scelte tematiche e strategiche regionali e nel cui ambito è presente con forza il tema della competitività del sistema produttivo regionale. Per la realizzazione degli obiettivi programmatici, il documento prevede l articolazione dell attività di governo in dieci programmi strategici integrati, il cui sviluppo verrà definito nel Programma Regionale di Sviluppo11 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Il Documento strategico regionale per la Politica di Coesione (DSRP), che rappresenta il contributo della Regione Toscana alla stesura del Quadro di riferimento strategico nazionale. Il DSRP è stato presentato alla Giunta Regionale, che ne ha preso atto con Decisione n 8 del 14 novembre Nel DSR sono contenuti i primi orientamenti e indirizzi strategici regionali in relazione all Obiettivo Competitività regionale e occupazione. L elaborazione del documento ha necessariamente scontato alcuni limiti derivanti da un complessivo quadro di incertezze, correlato sia all andamento del negoziato, e quindi agli aspetti di carattere finanziario e procedurale, sia all evoluzione del processo di riforma della politica dell Unione europea. Un aspetto rilevante di questo documento è rappresentato dall approccio di integrazione strategica tra il FSE e il FESR, reso possibile non solo attraverso uno sforzo di elaborazione simmetrico nella costruzione dell architettura del documento, ma anche mediante una condivisione di percorsi tematici che allineano la dimensione della competitività alle politiche a favore della qualificazione delle risorse umane. Il contributo del Piano di Indirizzo generale Integrato alla realizzazione degli obiettivi del PRS Nel quadro degli strumenti di programmazione regionale, il Piano concorre alla realizzazione degli obiettivi del Programma Regionale di Sviluppo , assumendo come riferimento le priorità contenute nei tre seguenti Progetti Integrati Regionali (PIR): Lo spazio regionale della ricerca e dell innovazione Sottoprogetto 1.1.a Qualità della formazione: a partire dall infanzia lungo l arco della vita Innovazione, qualità e sicurezza del lavoro Negli schemi che seguono, sono evidenziati, per ognuno dei tre PIR, i legami esistenti tra gli obiettivi del PRS e quelli del Piano di Indirizzo generale Integrato. Più precisamente: - per quanto riguarda il livello degli obiettivi globali, nello schema 1, le aree di corrispondenza tra i due documenti di programmazione sono rappresentate dalle celle colorate in grigio; -i tre schemi successivi mostrano invece la corrispondenza esistente tra PRS e Piano a livello degli obiettivi specifici.12 14 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del PIR 1.1 Lo spazio regionale della ricerca e dell innovazione Sottoprogetto 1.1.a PIR 2.1 Qualità della formazione: a partire dall infanzia lungo l arco della vita PIR 2.2 Innovazione, qualità e sicurezza del lavoro Schema 1- Relazioni tra obiettivi generali del PRS e obiettivi generali del PIGI Obiettivi globali 1 - Politiche per il diritto all apprendimento lungo tutto l arco della vita 2 - La strategia regionale per la crescita dell occupazione e la qualità del lavoro PIANO DI INDIRIZZO GENERALE INTEGRATO La dimensione internazionale delle politiche del Piano 4 - Il sostegno alla ricerca scientifica e all innovazione 5 - Potenziamento dei servizi e l innovazione del sistema dell offerta integrato Obiettivi generali Rendere operativo entro il 2010 lo Spazio Regionale della Ricerca e dell Innovazione attraverso il coordinamento complessivo e alla promozione dell attività di ricerca svolta dalla Regione in stretta collaborazione con le istituzioni universitarie e con i centri di eccellenza Integrare i processi di formazione lungo tutto l arco della vita, a partire dall infanzia, coniugando coesione sociale, formazione delle risorse umane, maggiore competitività del sistema regionale e un sistema della formazione strutturato e integrato con quello dell istruzione e del lavoro. Inserimento sul mercato del lavoro (conciliazione a sostegno del lavoro femminile e imprenditoria giovanile) Stabilizzazione lavorativa nell area del lavoro atipico per il progressivo superamento della precarizzazione Misure per il reinserimento lavorativo dei lavoratori in mobilità o in CIG straordinaria, nel corso e alla fine degli interventi di tali ammortizzatori sociali Interventi in tema di sicurezza del lavoro. 6 - Il sistema regionale delle competenze e dell orientamento PROGRAMMA REGIONALE DI SVILUPPO13 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Schema 2 Corrispondenza tra obiettivi specifici del PIR 1.1 Lo spazio regionale della ricerca e dell innovazione e obiettivi specifici del Piano OBIETTIVI SPECIFICI PRS OBIETTIVI SPECIFICI PIGI Definizione di una collaborazione coordinata e continuata con le istituzioni universitarie della Toscana a favore dell alta formazione, per contribuire a qualificare il capitale umano, l interscambio di risorse umane, la diffusione della conoscenza, l attrazione di cervelli da inserire in attività di Ricerca; - Costituzione di un tavolo di confronto e collaborazione con la grande industria che opera in Toscana e le grandi public utilities toscane per favorire gli investimenti privati in Ricerca e Alta Formazione; - Partecipazione attiva del mondo bancario e, prima di tutto, di FIDI Toscana, all attuazione dei programmi di Ricerca, attraverso strumenti finanziari innovativi, capaci di sostenere il rischio d impresa, privilegiando una lettura dell intera filiera dell intervento; - Individuazione di strumenti programmatici e gestionali specifici per una adeguata governance del sistema dell alta formazione e della ricerca in relazione alla domanda formativa, alle politiche occupazionali ed ai processi di innovazione e di promozione della qualità nell organizzazione del lavoro, alla parità di opportunità tra i generi, \nell eco-efficienza e nella sostenibilità ambientale; - Definizione di procedure e strumenti finanziari per la promozione e il sostegno delle attività di ricerca e per l'avvio di processi di generazione di valore (brevetti industriali) e trasferimento tecnologico in filiere produttive Promuovere e sostenere l'offerta di ricerca scientifica da parte delle Università e dei centri di ricerca. Favorire l'integrazione della ricerca fondamentale con la ricerca industriale e lo sviluppo precompetitivo per l'innovazione di conoscenze, competenze e tecnologie produttive per sostenere la competitività regionale e l'occupazione Definire un progetto integrato della ricerca che organizzi l'offerta di ricerca da parte delle Università e dei centri di ricerca, che assicuri una adeguata governance del sistema dell'alta formazione e della ricerca, della sua organizzazione territoriale in relazione con la domanda formativa ed occupazionale ed i processi di innovazione tecnologica, e che promuova il potenziamento e la riorganizzazione delle infrastrutture tecnologiche e della rete dei poli scientifici e tecnologici, degli incubatori, dei centri di servizi alle imprese e dei distretti industriali Assicurare per tutti il diritto all'accesso all educazione, all istruzione scolastica e universitaria, all orientamento, alla formazione ed ai Servizi per il lavoro, intervenendo sui diversi fattori che possono liberare la domanda individuale quali: il tempo, la disponibilità economica, la distanza dall offerta dei singoli cittadini Favorire l allargamento e la qualificazione della base occupazionale, rimuovendo i divari di opportunità tra i vari soggetti sociali e operando per innalzare il profilo qualitativo dell occupazione e per il mantenimento delle condizioni e competenze che garantiscano la permanenza e la mobilità verticale nel mercato del lavoro. PIR 1.1 Lo spazio regionale della ricerca e dell innovazione (Sottoprogetto 1.1.a)14 16 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Schema 3 Corrispondenza tra obiettivi specifici del PIR 2.1 Qualità della formazione: a partire dall infanzia lungo l arco della vita e obiettivi specifici del Piano OBIETTIVI SPECIFICI PRS OBIETTIVI SPECIFICI PIGI Promozione di politiche occupazionali finalizzate all aumento del grado di occupazione, con l obiettivo di tendere alla piena occupazione strutturale delle risorse umane regionali e al riequilibrio di genere nel mercato del lavoro; - Qualificazione e rafforzamento del capitale umano, tenendo conto delle pari opportunità, attraverso l aumento degli investimenti nell istruzione, nella formazione e nella ricerca; - Qualificazione e incremento della produttività del lavoro attraverso il miglioramento dell adattabilità delle imprese e degli imprenditori, dei lavoratori e delle lavoratrici, anche con il supporto a misure di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, con il sostegno ai percorsi di ristrutturazione e aggregazione aziendale; - Promozione di politiche specifiche volte a contrastare le disparità di genere, ridurre i fenomeni di dispersione scolastica e formativa, agevolare l integrazione dei soggetti a rischio di esclusione sociale; - Qualificare, promuovere e innovare sistemi di formazione, istruzione, e orientamento, al fine di sostenere l occupabilità e per contribuire a realizzare una società basata sulla conoscenza, secondo gli obiettivi di Lisbona. - Potenziamento della formazione a distanza, per estendere la platea dei cittadini/cittadine e delle imprese interessati, andando incontro ai bisogni di accesso flessibile alla formazione. - Snellimento e semplificazione delle procedure di amministrazione e rendicontazione, da uniformare a livello regionale, che, liberando risorse per elevare qualità e funzionalità degli interventi formativi, consentirà di ottenere vantaggi per tutto il sistema. - Promozione dell offerta di servizi mirati alla conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa, oltre che a aumentare la partecipazione delle donne alle politiche del lavoro; - Promozione del raccordo tra soggetti pubblici e privati delle parti sociali in materia di servizi per l impiego, sulla base della strategia regionale orientare per integrare. - Sostegno alle attività di orientamento all imprenditoria e a specifici progetti integrati per la creazione di impresa e di lavoro autonomo per le donne nel settore dei servizi educativi rivolti alla prima infanzia. - Garanzia della pari opportunità nei diritti e nell uso dei servizi estendendone la diffusione nei territori che ne sono privi o carenti, con particolare attenzione alle nuove esigenze delle donne nella conciliazione tra lavoro e famiglia Sostenere l esercizio della libertà di scelta degli individui nella costruzione di percorsi di sviluppo personale, culturale, formativo e professionale attraverso un offerta integrata di attività e servizi nei settori dell educazione, istruzione, orientamento e formazione, in un quadro di effettiva mobilità verticale e orizzontale nel sistema Assicurare per tutti il diritto all'accesso all educazione, all istruzione scolastica e universitaria, all orientamento, alla formazione ed ai servizi per l impiego, intervenendo sui diversi fattori che possono liberare la domanda individuale quali: il tempo, la disponibilità economica, la distanza dall offerta dei singoli cittadini Favorire l allargamento e la qualificazione della base occupazionale, rimuovendo i divari di opportunità tra i vari soggetti sociali e operando per innalzare il profilo qualitativo dell occupazione e per il mantenimento delle condizioni e competenze che garantiscano la permanenza e la mobilità verticale nel mercato del lavoro Favorire la partecipazione degli attori del sistema integrato a progetti a dimensione transnazionale, connessi alle priorità del Piano, la valorizzazione dei risultati ed il trasferimento di innovazione sia verso altri paesi che verso la Toscana Sostenere lo sviluppo, il potenziamento e la qualificazione di servizi e strutture, nonché la realizzazione di azioni volte all aggiornamento degli operatori, al rafforzamento delle capacità manageriali dei dirigenti pubblici, e allo sviluppo del dialogo sociale e della cooperazione tra enti e istituzioni Favorire i processi di valorizzazione delle competenze comunque acquisite, al fine di renderle effettivamente spendibili e di permettere, quindi, la mobilità orizzontale e verticale nel mercato del lavoro e all interno del sistema dell apprendimento attraverso un sistema di servizi e dispositivi integrati tra loro ed al contempo flessibili e personalizzabili. PIR 2.1 Qualità della formazione: a partire dall infanzia lungo l arco della vita15 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Schema 3 Corrispondenza tra obiettivi specifici del PIR 2.2 Innovazione, qualità e sicurezza del lavoro e obiettivi specifici del Piano - Promuovere con politiche attive l'inserimento e la permanenza, nel mercato del lavoro, delle donne con età compresa fra i 35 e i 45 anni; - Favorire la conciliazione fra vita lavorativa e familiare di uomini e donne, attraverso una maggiore flessibilizzazione dell orario di lavoro, l incentivazione alla creazione di servizi per la prima infanzia e di nidi aziendali, la realizzazione di piani di coordinamento dei tempi e degli orari delle città, redistribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne in famiglia; - Creare un clima favorevole allo sviluppo, al mantenimento, alla valorizzazione dell'occupazione femminile favorendo la diffusione di una cultura di pari opportunità e di mainstreaming di genere; - Stimolare la nascita di giovani imprese con potenziale di sviluppo a forte contenuto tecnologico e innovativo e elevata occupabilità, introducendo un apposito fondo di rotazione in specifici settori manifatturieri da individuare e nell area dei servizi avanzati alle imprese; - Avvio di Interventi a sostegno dei diritti e delle garanzie di componenti del mondo del lavoro flessibile e atipico, comprendente l attivazione di specifici fondi finalizzati; - Attivare interventi per il reinserimento occupazionale mirato dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, tramite misure di incentivazione alle imprese che affianchino le forme strutturali di sostegno operate dagli interventi formativi, orientativi e di reimpiego della rete dei Servizi per il lavoro; - Definire interventi di sostegno temporaneo al reddito in modo da garantire la continuità retributiva ai lavoratori in CIGS dipendenti di imprese in liquidazione o in altra situazione di crisi finanziaria che impedisce il pagamento dell integrazione retributiva, prima della effettiva erogazione dei fondi da parte dell INPS; - Individuazione di nuovi strumenti finalizzati a promuovere nuove opportunità di lavoro e ricollocazione per i lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, utilizzando tutte le possibili sinergie; - Formazione dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione aziendali, in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori nei luoghi di lavoro. I percorsi formativi, sono strutturati in tre diversi moduli; i destinatari sono addetti e responsabili dei servizi di prevenzione e protezione aziendali; - Formazione dei datori di lavoro che assumono in proprio i compiti di responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale, avendo a riferimento i datori di lavoro delle piccole e medie imprese; - Formazione per i lavoratori addetti ai lavori in quota; I destinatari sono: lavoratori addetti al montaggio dei ponteggi e lavoratori e preposti addetti ai lavori su funi; - Progetto Sicurezza delle macchine agricole; nelle Aziende agricole la meccanizzazione rimane uno dei fattori a maggior rischio d infortuni sul lavoro. Il progetto è teso ad introdurre aggiornamenti sul parco macchine esistente; - Definizione di una legge sugli appalti in grado di garantire sicurezza e qualità nelle condizioni di lavoro. il Sostenere l esercizio della libertà di scelta degli individui nella costruzione di percorsi di sviluppo personale, culturale, formativo e professionale attraverso un offerta integrata di attività e servizi nei settori dell educazione, istruzione, orientamento e formazione, in un quadro di effettiva mobilità verticale e orizzontale nel sistema Assicurare per tutti il diritto all'accesso all educazione, all istruzione scolastica e universitaria, all orientamento, alla formazione ed ai servizi per l impiego, intervenendo sui diversi fattori che possono liberare la domanda individuale quali: il tempo, la disponibilità economica, la distanza dall offerta dei singoli cittadini Favorire l allargamento e la qualificazione della base occupazionale, rimuovendo i divari di opportunità tra i vari soggetti sociali e operando per innalzare profilo qualitativo dell occupazione e per il mantenimento delle condizioni e competenze che garantiscano la permanenza e la mobilità verticale nel mercato del lavoro. PIR 2.2 Innovazione, qualità e sicurezza del lavoro16 18 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Il contesto socioeconomico regionale Partecipazione al lavoro Il valore medio del tasso di occupazione nel 2005 in Toscana è pari al 63,7%4, in crescita di mezzo punto rispetto al 2004, superiore alla media italiana (57,5%), il cui dato rimane stabile, ma inferiore a quello di alcune regioni del Nord Italia, in particolare Emilia Romagna (68,4%), che presenta i valori più alti, e Lombardia (65,5%). Il dato femminile è distante quasi 10 punti dal valore medio e si attesta al 54,1%, in crescita di oltre un punto percentuale rispetto all anno precedente, superiore al dato nazionale (45,3%), anche in questo caso stabile, ma distante oltre 6 punti dal valore dell Emilia Romagna. Il ritardo relativo della Toscana rispetto alle più dinamiche regioni europee è dovuto principalmente a quattro fattori: insufficiente coinvolgimento della componente femminile della popolazione in età lavorativa nel mercato del lavoro; quasi venti punti di differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile. elevati tassi di disoccupazione femminile (7,3%) e giovanile (16,7%), che evidenziano anche la difficoltà del sistema produttivo regionale nell assorbire la forza lavoro più istruita; squilibrio tra una domanda di lavoro poco qualificata e un offerta di lavoro sempre più scolarizzata (il titolo di studio meno richiesto è quello universitario: 5% contro valori doppi della Lombardia). sensibili diversità territoriali mostrano un altro aspetto del sottoutilizzo delle potenzialità della forza lavoro regionale: oltre 10 punti di differenza tra il tasso di occupazione di Siena e quello di Massa Carrara, quasi 17 punti nel tasso femminile e 6 punti di differenza nei tassi di disoccupazione tra le due province. Nelle aree della costa e nei sistemi locali del lavoro caratterizzati dall agricoltura e dal turismo - che ancora soffrono di bassi livelli occupazionali e elevate quote di popolazione in cerca di lavoro - prevalgono contratti flessibili (temporanei), lavori di bassa produttività e elevate quote di occupazione sommersa. In queste aree i lavoratori flessibili hanno inoltre minori probabilità di stabilizzazione. Nelle aree di distretto e in quelle urbane le più numerose opportunità, che derivano da uno sviluppo consolidato e diversificato, sono accompagnate da modalità flessibili di lavoro che prevedono esplicitamente forme di apprendimento (contratti di inserimento, apprendistato) che offrono conseguentemente maggiori probabilità di stabilizzazione nel mercato del lavoro. 4 Il dato medio UE 25 al 2004, ultimo disponibile, è pari a 63,3%, mentre il dato UE 15 sale a 64,7%. Il dato femminile è pari a 55,7% UE25 paesi membri, mentre sale a 56,8% per UE15 (Eurostat, 2004).17 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del Tab. 1 Occupati in complesso e tasso di occupazione anni per sesso, regione e provincia (dati in migliaia e in percentuale) Occupati Tasso di occupazione anni Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Siena ,3 59,7 66,5 Firenze ,4 58,7 66,5 Pistoia ,2 51,8 66,4 Prato ,3 55,0 65,7 Pisa ,0 55,9 64,5 Arezzo ,3 55,3 63,3 Lucca ,9 51,9 61,9 Grosseto ,4 48,4 61,8 Livorno ,4 47,1 57,6 Massa Carrara ,0 43,0 56,1 TOSCANA ,5 54,1 63,7 Fonte : Ns. elaborazioni su dati Istat Tab. 2 Persone in cerca di occupazione e tasso di disoccupazione per sesso, regione e provincia 2005 (dati in migliaia e in percentuale) Persone in cerca di occupazione Tasso di disoccupazione Massa Carrara Pistoia Prato Grosseto Livorno Arezzo Pisa Firenze Lucca Siena Maschi Femmine Maschi e femmine Maschi Femmine Maschi e femmine ,3 11,7 9, ,5 11,5 6, ,5 7,2 6, ,7 9,0 5, ,6 8,7 5, ,9 7,1 5, ,0 6,7 5, ,5 5,9 4,5 [2] 5 7 [2] 7,2 4, ,4 4,1 3,1 TOSCANA ,7 7,3 5,3 Fonte : Ns. elaborazioni su dati Istat Demografia e immigrazione Il relativo distacco della Toscana dal gruppo delle regioni europee più sviluppate non è solo legato alle caratteristiche dei sistemi produttivi locali, che pure condizionano gli andamenti della domanda di competenze e professionalità specifiche, ma coinvolge molti ambiti della società locale. L occupabilità infatti non dipende solo dalla probabilità di trovare un lavoro (rapporto occupati/attivi), ma anche dall offerta di lavoro potenziale (popolazione in età lavorativa su popolazione complessiva). Sul piano dell offerta di lavoro si osservano due tendenze: calo dell offerta potenziale di lavoro (dovuto in parte agli andamenti demografici) insufficiente partecipazione al mercato del lavoro (evidenziato dal numero degli inattivi in età lavorativa).18 20 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del La minore offerta potenziale di lavoro è correlata ai bassi tassi di fecondità di lungo periodo e all elevata incidenza della popolazione anziana. Una parte sempre più importante dell offerta di lavoro proviene dai lavoratori immigrati i quali vengono occupati a ritmo di oltre 10mila unità l anno, prevalentemente in strutture di piccola dimensione e con livelli di qualifica molto bassi. La Toscana è stata interessata da un processo di progressivo incremento della popolazione straniera sul proprio territorio che, negli ultimi anni, l ha portata tra le prime regioni per densità di immigrati residenti, pur distinguendola per alcune peculiarità: dalla natura delle migrazioni alla distribuzione territoriale, fino alla forte propensione imprenditoriale sviluppatasi prevalentemente intorno alla attività economica della comunità cinese. L inattività si manifesta in maniera particolarmente intensa nelle classi di età in entrata e uscita dal mercato del lavoro: la mancata partecipazione al mercato del lavoro nella classe di popolazione più adulta (55-64 anni) arriva al 68,2 per cento; per le donne di questa classe l incidenza della mancata partecipazione raggiunge il picco del 79,6 per cento Educazione, Istruzione, Formazione Nel settore dell infanzia l incremento del sistema dei servizi ha coinvolto, nell anno educativo 2004/2005, bambini da 0 a 3 anni (25,5% sul totale della fascia di riferimento) e la domanda soddisfatta, rispetto ai richiedenti, risulta del 71,43% distribuita in 705 unità di servizio. Nella classe di età anni, al , il 91,90% dei giovani toscani frequentava il sistema dell Istruzione, mentre l 1,9% si trovava in percorsi di formazione, l 1,9% in percorsi di apprendistato ed il 4,2% si trovava al di fuori di ogni percorso formativo. La crescita costante della scolarizzazione e le riforme dei sistemi scolastici modificano anche le possibilità di accesso ai diversi livelli di istruzione post secondaria. Nel 2005 il numero di giovani tra 20 e 24 anni in possesso del diploma di scuola secondaria superiore, incluso il diploma di qualifica professionale, rappresenta una larga percentuale della corrispondente classe di età (78,3%, a fronte di un dato medio delle regioni del centro nord pari al 76,9% e del dato medio nazionale del 73,1%. Fonte: ISTAT RCFL 2005). In Toscana il tasso di passaggio dalla scuola media superiore all università nel 2003/2004 si colloca al 72,1%, appena sotto la media nazionale (72,3%). Gli studenti complessivamente iscritti agli atenei della Toscana sono circa 130 mila, di questi il 54,5% sono donne. Al sistema di istruzione universitaria in Toscana, accedono molti giovani che provengono da fuori regione (il 29,1 % di cui il 2,54% dall estero). Bassa invece propensione dei toscani (una delle più basse in Italia) a studiare al di fuori della propria regione (8,2% nell a.a. 2002/2003). Nel 2004 si sono laureati studenti, di cui solo uno su quattro in corso. Si osservano in particolare alcuni punti di debolezza del sistema:19 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del il tasso di abbandono nel primo anno di iscrizione (a.a.2003/2004), è del 15,1% (19,2% dato nazionale), in leggera flessione rispetto all anno precedente; la quota degli studenti fuori corso sul totale degli iscritti è ancora nell a.a. 2003/2004 molto elevata e raggiunge il 37,9%; basso il numero di coloro che si laureano rispetto al totale di coloro che si iscrivono all Università; elevata, anche se in diminuzione, la percentuale di coloro che non sostengono alcun esame nel primo anno di corso (nell a.a. 2002/2003 sono stati 20,4 studenti ogni 100 iscritti). Nell area della formazione hanno trovato occupazione, nell anno 2003, entro 6 mesi dal termine dell attività formativa 49,4% dei formati ed entro 12 mesi il 61,8%. Nell area delle politiche formative e dell istruzione, l ambito della formazione continua è sicuramente quello che più degli altri è stato sollecitato dalla strategia di Lisbona. L accento posto sulle politiche per l apprendimento durante tutto l arco della vita trova fondamento nella rilevanza di queste nella società della conoscenza ma anche nel fatto che sono relativamente pochi gli adulti inseriti in un tale percorso formativo. In materia di apprendimento lungo tutto l arco della vita l Unione europea ha fissato per il 2010 l obiettivo relativo al raggiungimento di un livello medio di partecipazione pari al 12,5% della popolazione adulta (25-64 anni). La Toscana nel 2005 si avvicinava al 7%, al di sopra di un punto rispetto al dato nazionale Ricerca e innovazione In Toscana la spesa per la ricerca e l innovazione si aggira, al 2003 (ultimo dato disponibile; Istat 2006), intorno al miliardo di euro l anno (139 milioni da Amministrazioni pubbliche, 531 milioni dalle Università, 4 milioni dalle Istituzioni private non profit e 320 milioni dalle imprese), con una costante benché leggera crescita. Questo dato è uno dei più alti tra le regioni italiane (la Toscana è la quinta regione per ammontare della spesa in ricerca e sviluppo). La spesa toscana è trainata dal settore pubblico, che copre quasi il 70% del totale, una quota molto alta, ma che da sola non basta a mobilitare il cambiamento nei sistemi produttivi locali. Questo dato, uno dei più alti tra le regioni italiane (la Toscana è la quinta regione per ammontare della spesa in ricerca e sviluppo), non è assolutamente soddisfacente. La spesa regionale è trainata dal settore pubblico, che copre quasi il 70% del totale, una quota molto alta ma che da sola non basta a mobilitare il cambiamento nei sistemi produttivi locali. La Toscana è ricca sia in termini di patrimonio di conoscenza codificata (centri scientifici, università, centri culturali, professionisti ecc.) che di sapere contestuale (piccole e medie imprese, lavoratori, ecc.). Mentre il sistema universitario toscano è al terzo posto tra le regioni20 22 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 42 del italiane per ammontare di spesa in ricerca e sviluppo, il punto più critico è rappresentato dal raccordo fra le sedi dello sviluppo teorico e dell acquisizione delle conoscenze tecnico scientifiche e le sedi della conoscenza contestuale, in particolare le imprese. In Italia l incidenza percentuale della spesa per R&S sul prodotto interno lordo risulta lievemente decrescente, passando dall 1,16% del 2002 all 1,14% del 2003 (un valore analogo a quello toscano), un livello assai lontano sia dall obiettivo CE del 3% che dal livello medio di spesa in R&S dell Unione Europea. All interno di questo quadro le regioni che meglio si posizionano sono la Lombardia, che contribuisce al 22,1% della spesa nazionale in R&S; il Lazio, per il 17,7%, il Piemonte, 11,9%; l Emilia Romagna, per il 9,5% e la Toscana con il 6,7% del totale della spesa nazionale. Tab 3 Addetti alla R&S per settore istituzionale e regione (unità equivalenti tempo pieno) Amministrazioni Istituzioni private Università (a) pubbliche non profit (b) Imprese Totale Lazio , ,3 Lombardia , ,4 Piemonte , ,2 Emilia-Romagna , ,3 Campania , ,8 Toscana , ,4 Veneto , ,5 Sicilia , ,3 Puglia , ,6 Liguria , ,2 Friuli-Venezia Giulia , ,8 Abruzzo , ,9 Marche , ,9 Sardegna , ,6 Umbria , ,6 Trentino-Alto Adige , ,2 Calabria , ,3 Basilicata ,9 707,9 Molise ,4 313,4 Valle d'aosta ,2 192,2 Italia , ,8 Fonte:Istat Il numero degli addetti alla R&S (ricercatori e personale tecnico) in Toscana al 2003 è pari (unità equivalenti tempo pieno) e risulta in diminuzione del 2,6% rispetto all anno precedente, il doppio del dato nazionale. Il calo è da imputarsi in modo particolare alle imprese che riducono del 6,7% il personale rispetto al 2002 (anche in questo caso il valore è il doppio di quello nazionale). Un segnale preoccupante che giunge dopo anni di crescita costante e che evidenzia come l intervento pubblico debba essere particolarmente attento in questo cruciale segmento della competitività regionale. Gli studi in campo scientifico e tecnologico sono stati a lungo una prerogativa maschile; le professioni che sono legate a tali competenze consentono di accedere ad impieghi chiave per lo sviluppo economico poiché ad alto contenuto di capitale umano qualificato. Su questo tema è stato fissato un obiettivo nell ambito della strategia di Lisbona. In Europa la quota di laureati maschi in materie scientifiche e tecnologiche tra 20 e 29 anni è superiore al doppio dell analoga quota femminile. Da ciò l esigenza di ridurre il divario di Vedere altro
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