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Art.1.: l’Italia è una Repubblica fondata sugli... infortuni sul lavoro | Oliviero Beha
Home > articoli > Art.1.: l’Italia è una Repubblica fondata sugliR... 30nov.2011	Art.1.: l’Italia è una Repubblica fondata sugli… infortuni sul lavoro	Articoli	Condividi su: Stampa
Mentre scrivo e voi leggete, i morti sul lavoro nel 2011 sono 611 ma il numero degli incidenti cresce “ad horas”. Il Presidente Napolitano ricorda periodicamente la Costituzione e il suo articolo 1, fondante. Lo ha fatto anche venerdì 25 scorso, giorno funesto in cui mentre parlava ci sono state altre 3 vittime, a 5 anni dal rogo alla Umbria Olii con 4 morti, la cui causa va a sentenza il 13 dicembre prossimo. La richiesta dell’accusa è di 12 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, l’amministratore delegato imputato aveva chiesto lui ai familiari dei morti 35 milioni di euro ritenendo che “l’incidente fosse stato provocato da un loro errore”. Il tribunale ha respinto questa richiesta.
Il 14 novembre scorso sono state rese note le motivazioni della condanna in primo grado del 15 aprile di quest’anno sul rogo della Thyssen: l’amministratore delegato si è preso 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale, e con lui condanne per altri 5 dirigenti della multinazionale dell’acciaio. 7 operai morirono bruciati nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007. L’accusa era rappresentata da Raffaele Guariniello, dal 1992 Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Torino e probabilmente il maggior esperto del ramo in Italia. E’ sempre lui a fare da Pm nella causa alla Eternit, multinazionale dell’amianto, due anni e 66 udienze per giudicare sulla colpevolezza di due dirigenti imputati per disastro ambientale doloso e omissione di cautele sui luoghi di lavoro. La sentenza è prevista per il prossimo 13 febbraio 2012. Guariniello ha chiesto 20 anni di reclusione per ognuno degli imputati. Nel processo ci sono oltre 6 mila parti civili. Di amianto cioè di tumore alla pleura per asbestosi, ormai non muiono più soltanto lavoratori o loro familiari, bensì anche cittadini del circondario per esempio a Casale Monferrato, con un dazio di 600 morti l’anno: una spaventosa cambiale da pagare nei prossimi anni, giacché i morti finora non rendono abbastanza l’idea.
Ma forse ho reso l’idea io, e posso fermarmi qui. Proposte, sulla base di quello che sostiene Guariniello e tutti coloro i quali si occupano della gravissima questione della sicurezza sul lavoro, a rischio soprattutto al Nord dove ce n’è di più e in settori come l’agricoltura (i trattori sono una specie omicida… il numero di incidenti che li riguardano è terrificante) e al secondo posto l’edilizia (cantieri in nero, stranieri a gogò soprattutto romeni senza alcun tipo di controllo, cadaveri che spuntano senza documenti nella testimonianza dello stesso Guariniello e non solo…ecc.): intanto la suddetta Procura Nazionale proprio come l’antiMafia, che spesso non è così distante dalla situazione lavoro e rischi annessi e connessi: coordinare magistrati specificamente preparati in questo delicatissimo settore sarebbe importante e urgente. Ci auguriamo che il “Nuovo Governo” oltre a pensare alla sotto-politica si occupi anche di questo. Effettivamente come dappertutto gettare l’occhio sulla “tracciabilità” anche del lavoro, sui “misteri” dei Consigli di Amminsitrazione che poi non risultano tali se si ha la possibilità di controllare e magari non vengono avvisate le imprese dell’ora e del minuto in cui arrivano gli ispettori del lavoro…, significa dare una svolta alla situazione.
In funzione della sicurezza per i lavoratori e di un profitto ragionevole delle imprese: la trasparenza è indispensabile. A maggior ragione un ruolo decisivo lo svolgono i media, che di Napolitano solitamente fanno risuonare anche i sospiri, ma non i moniti sul lavoro nero e su morti e feriti che di “bianco” non hanno nulla. La migliore inchiesta giornalistica sul tema rimane quella di Giuliano Zincone, per “Il Corriere della Sera”, ma sono passati diversi decenni. Oggi se ne parla troppo poco, in tv praticamente per niente: tema triste, che non fa ascolto, dicono… In rete c’è il sito di Carlo Soricelli, che tiene aggiornato l’elenco delle vittime, poi il sito di Art.21 che ne ha fatto un motivo di resistenza civile, e ancora il metalmeccanico Marco Bazzoni che è arrivato in solitudine a far sentire la sua voce a Bruxelles, con relativo procedimento di infrazione contro lo Stato italiano per come aggira la normativa europea a colpi di dissennati e stravolgenti decreti “salva manager” (cfr. l’ex ministro Sacconi). Speriamo bene.
Oliviero Beha per Tiscali Opinioni, 29 novembre 2011
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