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Timestamp: 2017-01-20 13:55:40+00:00

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Art. 277 cod. proc. civile: Pronuncia sul merito
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 277 cod. proc. civile: Pronuncia sul merito L’AUTORE: Redazione
Il collegio nel deliberare sul merito deve decidere tutte le domande proposte e le relative eccezioni, definendo il giudizio (1).
(1) La fase della decisione presuppone la precisazione delle conclusioni, sulle quali, e solo su quelle, il giudice dovrà decidere. Pertanto, le domande proposte nell’ambito del giudizio e non riproposte in sede conclusionale devono presumersi rinunciate o abbandonate.
Obbligo di pronuncia e rispetto del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato
Separazione delle domande
La richiesta di condanna specifica al risarcimento del danno, sia essa formulata in maniera determinata o indeterminata, dà luogo ad un'unica domanda giudiziale, e non a due distinti capi di domanda sull'an e sul quantum debeatur. Ne consegue che in detta ipotesi non trova applicazione l'art. 277, comma 2, c.p.c., il quale consente, ove siano state avanzate più domande, la decisione separata di alcune di esse per le quali non sia necessaria ulteriore attività istruttoria, presupponendo la scissione del giudizio sull'an da quello sul quantum, a norma dell'art. 278, comma 1, c.p.c., un'espressa richiesta della parte, la cui volontà in tal senso non può desumersi dalla formulazione di una domanda di risarcimento di danni non determinati, ma determinabili.
Cassazione civile sez. II 26 aprile 2012 n. 6517 In tema d’impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo oggettivo di cause per connessione propria (art. 34, 36 c.p.c.) o per effetto di riunione dei processi ai sensi dell’artt. 40 e 274 c.p.c., il giudice può scegliere tra una pronuncia non definitiva su una singola domanda e una sentenza definitiva parziale. Quest’ultima opzione deve essere resa manifesta da un esplicito provvedimento di separazione o dalla statuizione sulle spese in ordine alla controversia decisa. Invece, nell’ipotesi di cumulo litisconsortile (artt. 103, 105, 106 e 107 c.p.c.), la sentenza che definisca integralmente la controversia in ordine ad uno dei litisconsorti od intervenienti o chiamati in causa deve sempre ritenersi definitiva e contenere una pronuncia sulle spese e un provvedimento di separazione dei restanti giudizi. Nell’ipotesi, infine, di cumulo solo oggettivo di cause tra le stesse parti, che non presentino alcun nesso di dipendenza, subordinazione o pregiudizialità e, conseguentemente, possano dar luogo ad una pronuncia parziale definitiva, è operante la disciplina della scelta tra l’impugnazione immediata e la riserva d’impugnazione differita.
Cass. 25 marzo 2011, n. 6993.
Deroga al principio di concentrazione della decisione in un’unica sentenza e potere discrezionale del giudice di separazione delle domande.
Sebbene, di norma, la pronunzia giurisdizionale sul merito debba essere unica e tale da definire il giudizio con un unica sentenza, quando il giudice riconosca che la sollecita definizione di una parte della domande o di alcuni capi di dell’unica domanda sia di apprezzabile interesse per le parti può derogare al principio generale di concentrazione della decisione in un unica sentenza, restando escluso che ove vi deroghi in mancanza della richiesta delle parti prevista dall’art. 277 c.p.c. la sentenza risulti affetta da nullità, attesa l’assenza di una previsione di legge in tal senso e non configurandosi violazione di principi di ordine pubblico o di finalità essenziali del processo.
Cass. 15 luglio 1997, n. 6471.
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