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Timestamp: 2019-11-18 12:38:24+00:00

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L’invasione del diritto di prevenzione nel diritto penale sostanziale: confisca facoltativa applicabile a reato prescritto
Aprile 4, 2019 Giugno 12, 2019
È il singolare principio espresso dalla Corte di Assise di Appello di Milano sul presupposto del riconoscimento implicito di tale possibilità, da parte della Corte Cassazione che aveva annullato una prima decisione della Corte milanese. In particolare, si assume che ove la Cassazione avesse presupposto l’obbligatorietà della confisca disposta dal provvedimento annullato, avrebbe dovuto confermarla, non richiedendo tale decisione l’esercizio di alcun potere discrezionale; e diversamente ove avesse qualificato la confisca come facoltativa, avrebbe dovuto annullarla, stante la mancanza di una sentenza di condanna».(1)
Com’è noto, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella sentenza Lucci del 26.6.2015, hanno affermato che la confisca del prezzo del reato, a norma dell’art. 240 co. 2 n. 1 c.p., e la confisca del prezzo o del profitto, a norma dell’art. 322 ter c.p., può essere disposta dal giudice dell’impugnazione anche con una sentenza che dichiari l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, «sempre che si tratti di confisca diretta e vi sia stata una precedente pronuncia di condanna, rispetto alla quale il giudizio di merito permanga inalterato quanto alla sussistenza del reato, alla responsabilità dell’imputato ed alla qualificazione del bene da confiscare come profitto o prezzo del reato». Si precisa, infatti, che «la confisca del prezzo del reato non presenti connotazioni di tipo punitivo, dal momento che il patrimonio dell’imputato non viene intaccato in misura eccedente il pretium sceleris». Il provvedimento ablativo, in altre parole, non avrebbe – secondo le Sezioni Unite – finalità repressiva, «dal momento che l’acquisizione all’erario finisce per riguardare una res che l’ordinamento ritiene illecita non possa essere trattenuta dal suo avente causa, in quanto essa non è mai legalmente entrata a far parte del patrimonio del reo».
Ora, pur non avendo natura penale, la confisca resta comunque una misura che comporta una grave limitazione di diritti fondamentali dell’individuo, e – segnatamente – del diritto di proprietà e di iniziativa economica, pertanto, come riconosciuto anche dalla Corte costituzionale nella recente sentenza n. 24 del 2019, l’applicazione della confisca resta comunque presidiata dal compendio di garanzie che la Costituzione (artt. 41 e 42 Cost.) e le Carte internazionali dei diritti umani (art. 1 Prot. add. Cedu) accordano ai diritti in questione, tra le quali si annovera anche la garanzia della legalità, ossia dell’esistenza di una previsione di legge che consenta al destinatario della misura limitativa del diritto di prevederne la futura possibile applicazione.
Il riferimento era alla confisca diretta, ovvero a quella costituente il prezzo o il profitto del reato, e appariva in linea con il principio di condanna sostanziale, che prescinde da una statuizione formale di colpevolezza. La decisione della Corte milanese dunque appare una estensione di detti principi ad una ipotesi che si lega ad un giudizio di discrezionalità del giudice, ovvero a quella prevista dall’art. 240 comma 1 c.p., ponendo seri dubbi sul rispetto del principio di legalità: basti pensare che si lega il potere ablatorio ad una valutazione d’illiceità della res non accertata da un giudicato penale, e su cui l’intervenuta prescrizione del reato se, non impedisce, ridimensiona e condiziona il diritto della difesa.
Ed allora, la “nuova dimensione” della confisca facoltativa ex art. 240 c.p., collaudata dalla Corte di Assise di Appello di Milano appare così uno strumento di salvaguardia del potere esteso di confisca, codificato dall’art. 240 bis c.p. (confisca allargata) che rimane legato ad una sentenza (formale) di condanna.
1 Con la sentenza in commento, la Corte d’assise d’appello di Milano – intervenendo come giudice del rinvio – ha confermato un provvedimento di confisca del profitto del reato, disposto ai sensi dell’art. 240 co. 1 c.p., in un caso nel quale il procedimento a carico dell’imputato si era concluso in appello con la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, dopo che era intervenuta in primo grado una sentenza di condanna. La Corte ha pertanto ritenuto applicabile il principio di diritto che le Sezioni Unite Lucci[1] hanno affermato in relazione alla confisca obbligatoria del prezzo del reato ai sensi dell’art. 240 co. 2 n. 1 c.p. e del prezzo e profitto ai sensi dell’art. 322 ter c.p., anche nel caso di confisca facoltativa del profitto ai sensi dell’art. 240 co. 1 c.p.
Con la sentenza in commento, la Corte d’assise d’appello di Milano – intervenendo come giudice del rinvio – ha confermato un provvedimento di confisca del profitto del reato, disposto ai sensi dell’art. 240 co. 1 c.p., in un caso nel quale il procedimento a carico dell’imputato si era concluso in appello con la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, dopo che era intervenuta in primo grado una sentenza di condanna. La Corte ha pertanto ritenuto applicabile il principio di diritto che le Sezioni Unite Lucci[1] hanno affermato in relazione alla confisca obbligatoria del prezzo del reato ai sensi dell’art. 240 co. 2 n. 1 c.p. e del prezzo e profitto ai sensi dell’art. 322 ter c.p., anche nel caso di confisca facoltativa del profitto ai sensi dell’art. 240 co. 1 c.p.
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 art. 240
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