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Timestamp: 2019-02-20 18:24:48+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 gennaio 2016, n. 3539. La materia fiscale è preposta a sanzionare condotte che pregiudicano l'interesse fiscale al buon esito della riscossione coattiva, mentre quella fallimentare l'interesse del ceto creditorio di massa al soddisfacimento dei propri singoli diritti; ne deriva che è configurabile il concorso tra il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e quello di bancarotta fraudolenta per distrazione - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 gennaio 2016, n. 3539. La materia fiscale è preposta a sanzionare condotte che pregiudicano l’interesse fiscale al buon esito della riscossione coattiva, mentre quella fallimentare l’interesse del ceto creditorio di massa al soddisfacimento dei propri singoli diritti; ne deriva che è configurabile il concorso tra il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e quello di bancarotta fraudolenta per distrazione
SENTENZA 27 gennaio 2016, n. 3539
Con ordinanza in data 17/09/2015 il Tribunale di Udine, nella parte che qui rileva, ha rigettato l’istanza di riesame proposta da C.R.D. avverso il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente emesso nei suoi confronti in data 19-20/06/2015 dal Gip presso il Tribunale stesso, avente ad oggetto beni in ipotesi accusatoria sottratti alla fallita Tecnogeo srl. Rilevava in particolare il Tribunale che, pacifici i fatti materiali oggetto dell’accusa, diversamente da quanto sostenuto in diritto dalla difesa del C., potevasi affermare la configurabilità del concorso formale tra i contestati reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e quello – sul quale si basava il provvedimento cautelare reale de quo – di fraudolenta sottrazione al pagamento delle imposte, in questo senso prestando adesione ad un indirizzo della giurisprudenza di legittimità che citava; osservava altresì il Tribunale che il reato fiscale in esame non potevasi ritenere prescritto, dovendosi fissare il momento consumativo dello stesso con il compimento dell’ultimo atto dispositivo perfezionante la fattispecie concreta e peraltro considerare che l’ultimo atto interruttivo della prescrizione era il processo verbale di constatazione in data 20/06/2013.
Avverso tale provvedimento in parte qua tramite il difensore fiduciario ha proposto ricorso per cassazione il C. deducendo un motivo unico.
Nel merito comunque osserva che i fatti de quibus risultano tutti commessi entro il mese di agosto del 2009, quindi ben prima della novella della norma incriminatrice fiscale introdotta dalla l. n. 122/2010 di conversione del d.l. n. 78/2010, sicché anzitutto deve essere valutata ermeneuticamente la ‘clausola di riserva’ contenuta nella formulazione originaria della norma stessa. Rileva inoltre che essendo quella fallimentare e quella tributaria entrambe fattispecie sanzionatorie speciali, la prima deve considerarsi ‘più speciale’ e perciò applicabile in via esclusiva ex art. 15, cod. pen. Infine afferma che per tale ragione nel caso di specie è configurabile un ipotesi di ne bis in idem, con conseguente impromovibilità del procedimento a quo, essendo già alla fase dibattimentale ed essendo quindi stata promossa l’azione penale nei suoi confronti appunto per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. Coerentemente chiede che, previo annullamento senza rinvio della ordinanza impugnata, il sequestro preventivo disposto sui suoi beni venga revocato.
Il motivo dedotto dal ricorrente riguarda un’ unica questione giuridica ossia se si possa o meno configurare il concorso formale tra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte previsto dall’art. 11, d.lgs. n. 74/2000 ed il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale previsto dall’art. 216, primo comma, n. 1, legge fallimentare.
Il ricorrente nell’illustrare le ragioni che, a suo dire, sostengono la fondatezza del secondo principio di diritto ossia quella della non concorrenzialità formale dei due reati de quibus, essenzialmente si basa sull’applicazione del principio di cui all’art. 15, cod. pen.. In questo senso, premessa l’identità fattuale delle condotte ascrittegli nei due distinti procedimenti, pendenti in fasi diverse avanti allo stesso Tribunale di Udine, aventi ad oggetto i due differenti titoli di reato; premesso altresì in diritto che tali condotte sono comunque temporalmente riconducibili alla norma incriminatrice tributaria precedente alla novella normativa del 2010, quindi con la c.d. ‘clausola di salvaguardia/sussidiarietà’, afferma che, essendo comunque più grave il delitto fallimentare, esso debba altresì considerarsi ‘più speciale’ di quello tributario.
In particolare ricorda che tale riserva, con detta novella abrogata, in favore del ‘reato più grave’ era espressamente riferita nella relazione governativa al d.lgs. n. 74/2000 proprio al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. In secondo luogo, affermata la sussistenza dell’identità della ‘materia’ come previsto – quale suo presupposto di applicabilità – dall’art. 15, cod. pen. richiamato, trattandosi di condotte latamente ‘distrattive’ e decettive degli interessi dei creditori, appunto sostiene la sussistenza di maggiori elementi specializzanti nella previsione astratta della bancarotta fraudolenta patrimoniale.
Tali argomenti giuridici, con qualche minima aggiunta, sono sostanzialmente gli stessi della citata sentenza n. 42156/2011 di questa Corte, la quale in particolare individua un rapporto di ‘continenza’ tra le due norme incriminatrici e sancisce che ‘norma continente’ debba essere considerata appunto quella fallimentare.
In questo senso deve anzitutto darsi per assodato sia che nel caso di specie i fatti contestati al C. siano gli stessi nei due procedimenti pendenti a suo carico sia che le norme incriminatrici in questione siano entrambi speciali, si che ben può divisarsi un’ipotesi di c.d. ‘specialità bilaterale’.
Ciò posto, va tuttavia subito notato che non può affatto affermarsi che esse regolino la ‘stessa materia’, dato che risulta di contro evidente che quella fiscale è preposta a sanzionare condotte che pregiudichino l’interesse fiscale al buon esito della riscossione coattiva, quella fallimentare l’interesse del ceto creditorio di massa al soddisfacimento dei propri singoli diritti. E già sotto questo primo aspetto comunque risalta la maggiore ‘specialità’ della previsione incriminatrice di cui all’art. 11, d.lgs. n. 74/2000.
Peraltro, come osservatosi nella sentenza Mazzieri, va poi notata la evidente e profonda diversità strutturale delle due fattispecie astratte, particolarmente quanto alla natura giuridica, di pericolo quella fiscale, di danno quella fallimentare ed all’elemento soggettivo, dolo specifico la prima, dolo generico la seconda; dovendosi in ogni caso a tali elementi fare riferimento per identificare la ‘stessa materia’ (cfr. Cass. SU, n. 1235 del 28/10/2010, Giordano).
In ultima analisi, ciò che maggiormente distingue i due reati è comunque il bene giuridico protetto, come sopra si è individuato, che rende la norma penale tributaria per così dire ‘specialissima’ ed impedisce il suo assorbimento in quella fallimentare quale ‘meno speciale’ sia sul piano oggettivo sia sul piano soggettivo. Tale considerazione induce peraltro a richiamare e ad uniformarsi alla condivisibile, consolidata giurisprudenza di legittimità secondo la quale “In presenza della clausola di riserva salvo che il fatto costituisca più grave reato, la maggiore o minore gravità dei reati concorrenti presuppone che entrambi siano posti a tutela dello stesso bene giuridico..”. (in questo senso da ultimo, Sez. 2, n. 25363 del 15/05/2015, Belleri, Rv. 265045, conformemente a n. 36365/2013 e n. 6250/2004). Presupposto che, per le ragioni che precedono, deve affermarsi non ricorrente nel caso in esame, nel quale si concretizza non un ipotesi di concorso apparente di norme, bensì la diversa ipotesi del concorso formale di reati ovvero della continuazione tra distinti illeciti penali di cui all’art. 81, primo e secondo comma, cod. pen..
Il ricorso deve essere quindi rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 25 luglio 2016, n....

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 art. 15
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