Source: https://renatodisa.com/la-stazione-appaltante-puo-richiedere-requisiti-piu-severi-rispetto-a-quelli-normativamente-previsti/
Timestamp: 2020-04-10 09:52:46+00:00

Document:
La stazione appaltante può richiedere requisiti più severi rispetto a quelli normativamente previsti
Home Sentenze - Ordinanze Consiglio di Stato La stazione appaltante può richiedere requisiti più severi rispetto a quelli normativamente...
Consiglio di Stato, Sezione quinta, Sentenza 21 febbraio 2020, n. 1329.
Sentenza 21 febbraio 2020, n. 1329
Nell’ambito di gare pubbliche la stazione appaltante è titolare di un margine di discrezionalità nel richiedere requisiti di capacità economica, finanziaria e tecnica ulteriori e più severi rispetto a quelli normativamente previsti, con il rispetto della proporzionalità e ragionevolezza e nel limite della continenza e non estraneità rispetto all’oggetto della gara. Tale esercizio di discrezionalità è stato ritenuto compatibile con i principi della massima partecipazione, concorrenza, trasparenza e libera circolazione delle prestazioni e servizi, purché i requisiti richiesti siano attinenti e proporzionati all’oggetto dell’appalto e la loro applicazione più rigorosa si correli a circostanze debitamente giustificate.
G.E. Ge. Au. Fr. s.c.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Fr. An., An. Cl., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Fr. An. in Roma, via (…);
Comune di (omissis), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ma. Gi., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio- sezione staccata di Latina, Sezione Prima, 30 ottobre 2018, n. 539, resa tra le parti;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 novembre 2019 il consigliere Angela Rotondano e uditi per le parti gli avvocati Le., in dichiarata delega di Cl., e Gi.;
1. Risulta dagli atti che il Comune di (omissis) (di seguito “il Comune”) deliberava (deliberazione di C.C. n. 70 del 7 novembre 2016, pubblicata il 25 novembre 2016) di procedere alla gara per l’affidamento della gestione, nelle forme dell’appalto, del servizio di trasporto pubblico locale (“TPL”) e dei servizi complementari dell’ascensore inclinato e di bike sharing, per la durata di cinque anni e l’importo a base d’asta pari ad euro 9.983,131,20, da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, calibrato interamente sul punteggio tecnico (sino ad un massimo di cento punti).
2. Con ricorso al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio-sezione staccata di Latina, G.E. Ge. Au. Fr. s.c.r.l. (di seguito “GE.”), società consortile operante nel settore del trasporto pubblico locale e gestore da diversi anni del servizio urbano del Comune di (omissis), impugnava il bando (pubblicato in G.U.U.E. il 20 febbraio 2018 e il successivo 21 febbraio in G.U.R.I.) e gli altri atti di gara (disciplinare e capitolato speciale).
2.1. In particolare, con i motivi di ricorso articolati, GE. – la quale dopo la notifica del ricorso presentava la domanda di partecipazione e la propria offerta alla gara nei termini prescritti- formulava le seguenti censure:
I) Violazione dell’art. 7, par. 2, del Regolamento CE n. 1370/2007: la stazione appaltante non ha pubblicato sulla G.U.C.E., almeno un anno prima dell’indizione della gara, l’avviso di preinformazione previsto dall’art. 7, comma 2, del detto Regolamento; Violazione della delibera n. 49/2015 dell’Autorità Regolatrice dei Trasporti (di seguito A.R.T.), laddove (misura n. 16) indica in centodieci giorni dalla pubblicazione del bando di gara il termine minimo per la presentazione delle offerte;
II) Violazione della normativa che obbliga le amministrazioni appaltanti a stabilire l’ammontare dell’importo da corrispondere sulla base dell’applicazione dei criteri del costo standard al servizio da svolgere, di cui agli artt. 27, comma 8 bis, del D.L. n. 50/2017, 4, par. 1, punto bii, del regolamento n. 1370/07/CE; mancata predisposizione ed allegazione del PEF simulato (previsto dall’All. A alla delibera A.R.T. n. 26 del 12.3.2015);
IV) Eccesso di potere per violazione del diritto di proroga del servizio in favore della GE. al fine di consentirle l’ammortamento degli investimenti operati per migliorare l’efficienza e la qualità del servizio esercitato (come peraltro più volte rappresentato dal gestore all’amministrazione comunale); il che avrebbe dovuto indurre quest’ultima a soddisfare la richiesta di proroga del contratto di servizio in essere per tutto il restante periodo di ammortamento ordinario dei succitati beni, secondo quanto espressamente previsto dall’articolo 4, paragrafo 4, del Regolamento n. 1370/07/CE, o quanto meno a garantire all’operatore uscente di coprire gli oneri economici ancora non ammortizzati, con la specifica indicazione, negli atti di gara, dei beni essenziali oggetto di eventuale trasferimento, nonché del valore potenziale di subentro, così come previsto e disciplinato dalle misure 4, 5 e 6 dello schema di atto di regolazione delle gare disposto dall’ART (Allegato A alla delibera 11.26 del 12 marzo 2015);
V) Illegittimità dell’art. 7 del disciplinare, laddove ai fini della partecipazione alla gara ha richiesto requisiti sproporzionati e illogici, ed in particolare dove: a) ha prescritto alle imprese, a pena di esclusione, il possesso di “un capitale sociale sottoscritto ed interamente versato pari almeno ad euro 1.000.000,00 alla data di pubblicazione del bando” (paragrafo 7, punto d), anziché prevedere il requisito generale di cui all’art. 48 del D.L. n. 50 del 2017 (ovvero il possesso di un patrimonio netto pari almeno al 15% del corrispettivo posto a base di gara); b) ha richiesto, sempre a pena di esclusione, il possesso di modelli di organizzazione e gestione d’impresa definiti ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 2001, da almeno tre mesi prima della pubblicazione degli atti di gara;
VI) Mancata indicazione delle specifiche per il riconoscimento della gradualità dei punteggi da assegnare, illogicità e irrazionalità dei parametri di attribuzione, contraddittorietà nella indicazione degli elementi di comparazione, in ordine ad alcuni dei criteri e dei sub-criteri indicati per la valutazione dell’offerta tecnica e alla mancata indicazione dei parametri per la valutazione dell’offerta economica: si è, in particolare, censurata l’illogicità dei criteri di valutazione previsti e l’elevata discrezionalità attribuita alla Commissione di gara per l’attribuzione dell’intero punteggio (esclusivamente focalizzato sull’offerta tecnica);
2.3. Con quattro successivi motivi aggiunti la ricorrente GE. contestava altresì : a) l’operato del Comune che aveva risposto ai quesiti formulati dai concorrenti una settimana dopo la presentazione delle offerte, in violazione degli articoli 74 e 79 del D.Lgs. n. 50 del 2016; b) le note di diniego del Comune (del 31 maggio e del 5 giugno 2018) alla sua richiesta di differimento del termine per la presentazione delle offerte (atteso che gli operatori economici non erano stati messi in grado di generare il PASSOE e di pagare la c.d. tassa gare all’ANAC, a causa di un CIG non operativo ed erroneo indicato negli atti di gara); c) il contenuto dei chiarimenti, peraltro resi noti dal Comune solo (il 14 giugno 2018) dopo la presentazione delle offerte, in quanto asseritamente modificativo delle prescrizioni della lex specialis, dei criteri d aggiudicazione e dei requisiti di capacità, con particolare riferimento alle specifiche del parco mezzi che ciascun concorrente doveva possedere; d) le risposte fornite alle richieste di chiarimenti in merito al PEF, reso noto ai concorrenti solo in data 14 giugno 2018 (unitamente alle risposte ai quesiti formulati dalla GE.); con il quarto motivo aggiunto, si asseriva inoltre che il servizio di gestione dell’ascensore inclinato non era oggetto di copertura economica, nemmeno regionale, con conseguente illegittima pretesa dall’amministrazione ad acquisire gratuitamente detta prestazione integrativa dell’appalto.
2.4. Si costituiva in resistenza il Comune che eccepiva in limine l’inammissibilità del ricorso sia per l’inesistenza del diritto alla proroga del contratto per l’appalto del trasporto locale, in titolarità della cooperativa GE. e da tempo scaduto, sia per omessa impugnativa degli atti preliminari relativi alla determinazione d’indire la gara (delibera C.C. 7.11.2016 n. 70, D.D. 29.8.2017 n. 2131, D.D. 10.11.2017 n. 2745), sia infine per mancata allegazione della domanda della ricorrente di partecipazione alla gara; nel merito, ne argomentava l’infondatezza, chiedendone il rigetto.
3. Con la sentenza segnata in epigrafe l’adito Tribunale amministrativo ha dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti, così accogliendo l’eccezione preliminare sollevata dall’Amministrazione comunale per difetto di legittimazione ed interesse ad agire in capo alla ricorrente: il Tribunale, richiamati i consolidati principi statuiti dalla giurisprudenza (ed in particolare Ad. Plen. 2003, n. 1), ha ritenuto che, nella fattispecie, non ricorressero le condizioni per l’impugnazione immediata del bando e degli atti di gara, non sussistendo né una lesione concreta ed effettiva della situazione soggettiva della ricorrente GE. né un suo interesse, connotato da immediatezza, concretezza e attualità, all’impugnazione degli atti gravati costituenti la lex specialis della procedura, che non contenevano prescrizioni di natura escludente, dirette a impedire la partecipazione alla selezione dell’impresa interessata.
4. Avverso la sentenza di prime cure GE. ha proposto ricorso in appello, chiedendone la riforma per i seguenti motivi: “I. Error in procedendo e in iudicando. Violazione della DIR. UE 89/665/Cee e 2007/66/CE. Difetto di istruttoria; illogicità manifesta; perplessità ; II. Error in procedendo e in iudicando. Difetto di istruttoria; illogicità manifesta; perplessità “.
4.1. Ha resistito all’appello il Comune che ha, in via preliminare, riproposto le eccezioni di inammissibilità del gravame proposto da GE. (per mancata presentazione della domanda di partecipazione, per carenza dell’interesse protetto, concreto e attuale, oltre che per tardività, stante l’omessa impugnazione da parte della ricorrente degli atti amministrativi indittivi della gara, antecedenti alla determina di approvazione del bando), chiedendo di confermare la sentenza impugnata o, in subordine, di respingere l’appello per l’infondatezza, nel merito, delle censure formulate con il ricorso introduttivo e con i motivi aggiunti.
4.2. A supporto delle sue argomentazioni l’appellante GE. ha depositato nel presente giudizio una relazione tecnica di parte e relativi allegati sul PEF di gara, di cui il Comune ha eccepito l’inammissibilità ai sensi dell’art. 104, comma 2, cod. proc. amm., poiché in violazione del divieto di ammissione di nuovi mezzi di prova in appello.
4.3. Abbinata al merito su concorde richiesta delle parti la trattazione della domanda cautelare, all’udienza pubblica dell’11 aprile 2019 è stata accolta l’istanza di rinvio della discussione dell’appello a data da destinarsi, formulata da GE. “anche ai fini della valutazione dell’interesse alla coltivazione del ricorso”.
4.4. Nell’istanza di rinvio e nelle successive memorie difensive depositate in vista dell’udienza di discussione si rappresentavano, infatti, le ulteriori vicende sopravvenute alla proposizione dell’appello, evidenziando, da ultimo, che la gara in oggetto si era conclusa, anche a seguito della sentenza del T.a.r. Latina 12 luglio 2019, n. 503 che, accogliendo il ricorso della GE. avverso l’esclusione, aveva riammesso gli operatori economici alla procedura nella quale GE. era quindi risultata seconda nella graduatoria provvisoria (cfr. memoria per l’appellante del 5 novembre 2019).
5. Viene in decisione l’appello della società consortile GE., operatore nel settore dei trasporti pubblici locali e gestore uscente del servizio urbano di trasporto del Comune di (omissis), avverso la statuizioni della sentenza in epigrafe che hanno dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti proposti in primo grado, per carenza di un interesse attuale e concreto alla decisione delle censure formulate perché, in tesi, rivolte avverso il bando e la lex specialis di gara che di per sé non presenterebbero alcuna attitudine immediatamente lesiva della situazione soggettiva dell’impresa ricorrente.
5.2. Con un primo ordine di doglianze, l’appellante GE. contesta le statuizioni di prime cure che hanno accolto l’eccezione di inammissibilità formulata dal Comune resistente, siccome fondate, per un verso, anche sull’asserita mancata partecipazione alla gara in oggetto della GE. (la quale aveva invece tempestivamente presentato la propria offerta) e, per altro verso, su una impostazione erronea e non condivisibile in materia di interesse e legittimazione ad agire nelle gare d’appalto, oltre che contrastante con i principi e la normativa eurounitaria (in particolare, cfr. artt. 1 e 2 della Direttiva c.d. “Ricorsi” 2007/66/CE) che non circoscrivono affatto l’interesse al ricorso alla mera adozione del provvedimento di aggiudicazione, ma anzi riconoscono espressamente la tutela dell’interesse degli operatori economici alla contestazione diretta della procedura ed alla ripetizione della stessa.
5.6. Contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, tutte le censure formulate dalla GE.- sia nel ricorso introduttivo sia nei motivi aggiunti- rientravano, infatti, nella casistica sopra descritta delle clausole immediatamente escludenti “nel senso pur ampliativo delineato dalla giurisprudenza a più riprese citata” (come affermato da Ad. Plen. 4 del 2018 cit.).
3) l’incongruità e l’illogicità della quantificazione economica del servizio (con particolare riguardo alla dedotta violazione degli artt. 23 co.12 undecies D.L. 95/2012, 1, co. 84 e 85, L. 147/2013, 27 co. 8 bis D.L. 50/2017, e 4, par. 1, punto bii) Regolamento n. 1370/07/CE del 23.10.2007) in quanto l’importo stimato del servizio, fissato dal bando, non è stato individuato con il criterio del c.d. costo standard, come previsto per legge, ma riportando il corrispettivo del precedente contratto di servizio (non provvedendo nemmeno ad adeguato) e utilizzando un criterio, quello della spesa storica, non più ammesso: il corrispettivo dell’appalto sarebbe, dunque, del tutto incongruo, poiché da un lato fondato solo sul contributo regionale (in violazione delle norme richiamate e dell’art. 1, comma 5, d. M. 157 del 2018 a mente del quale “I costi standard……….sono utilizzati dagli enti che affidano i servizi di trasporto pubblico locale e regionale come elemento di riferimento per la quantificazione delle compensazioni economiche e dei corrispettivi da porre a base d’aste”), dall’altro non considererebbe voci obbligatorie per legge (quali il valore di subentro a favore del precedente gestore); inoltre, il PEF simulato predisposto dal Comune (contro le previsioni della misura n. 12 punti 3 e 4 della delibera ART) non consentiva di stimare la congruità del corrispettivo posto a base d’asta e la sostenibilità economico- finanziaria delle offerte presentate in gara, né era stato reso noto il corrispettivo, distinto per tipologia di servizio e nelle sue diverse componenti (mancherebbe, infatti, ogni quantificazione economica dei servizi integrativi di bike sharing e gestione dell’ascensore inclinato), nonché la ripartizione dei rischi tra l’ente affidante e il gestore;
5) la violazione, conseguente all’indizione della gara in oggetto, del diritto di GE. alla proroga del servizio in ragione degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati, come previsto dell’art. 4, par. 4 del Reg. UE 1370/07; anche a non voler concedere la proroga richiesta, il Comune avrebbe l’obbligo di esplicitare nel bando il c.d. valore di subentro, da corrispondere al precedente gestore (così come previsto e disciplinato dalle misure 4, 5 e 6 dello schema di atto di regolazione delle gare disposto dall’ART- Allegato A alla delibera 11.26 del 12 marzo 2015);
5.9. Per l’appellante andavano infatti immediatamente sollevate, con l’impugnazione avverso gli atti e i documenti di gara, anche tali doglianze con cui aveva lamentato: a) la tardività della risposta della stazione appaltante ai quesiti dalla GE. in ordine all’interpretazione della lex specialis (poiché intervenuta solo dopo la scadenza del termine per la presentazione delle offerte, contro le previsioni dell’art. 74, comma 4, del D.Lgs. 18 aprile 2016 n. 50, a mente del quale le ulteriori informazioni sul capitolato d’oneri e sui documenti complementari sono comunicate dalle stazioni appaltanti a tutti gli offerenti “almeno sei giorni prima della scadenza del termine stabilito per la presentazione delle offerte”); b) il fatto che i chiarimenti ai quesiti, oltre che tardivi, avevano anche apportato modifiche significative alla lex specialis (sia al disciplinare sia al capitolato) ai sensi dell’art. 79, comma 2, del D.Lgs. n. 50 del 2016 (in particolare erano stati modificati i criteri di aggiudicazione e le specifiche tecniche concernenti la tipologia di autobus oggetto dell’offerta), con conseguente illegittimità del diniego della stazione appaltante di prorogare il termine per la presentazione delle offerte come richiesto da GE. e lesione dell’affidamento dell’imprese partecipanti; c) la violazione della par condicio e l’omissione da parte del Comune di informazioni su dati essenziali ai fini della formulazione delle offerte, a causa dell’avvenuta conoscenza del PEF solo dopo la presentazione delle offerte, sì da inficiare la regolarità della gara stessa.
7. Le argomentazioni prospettate dall’appellante non possono, infatti, trovare accoglimento, in quanto i motivi di censura formulati con il ricorso introduttivo e con i motivi aggiunti e qui riproposte sono, oltre che inammissibili per carenza di interesse all’impugnazione immediata del bando e degli atti di gara, come dichiarato dalla sentenza impugnata, anche infondate (anche in considerazione dei precedenti di questa Sezione su ricorsi in appello concernenti analoghe questioni di impugnative di bandi di gara aventi ad oggetto l’affidamento dei trasporti pubblici locali da parte di amministrazioni comunali: cfr. Cons. di Stato, V, 21 giugno 2018, n. 3822; V, 20 gennaio 2020, n. 441).
7.1. In primo luogo, il Collegio qui rileva che non meritano le critiche appuntate le statuizioni di prime cure che hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso introduttivo e dei motivi aggiunti proposti da GE..
Né sovverte le corrette conclusioni cui è pervenuto il primo giudice, in punto di difetto di interesse e legittimazione ad agire, in via diretta e immediata, avverso la lex specialis della procedura, la presentazione da parte di GE., dopo la proposizione del ricorso, della domanda di partecipazione alla gara: è dirimente, infatti, al riguardo che, come bene evidenziato dalla sentenza appellata, non emerge dalle ragioni dedotte in giudizio la presenza di clausole escludenti che, in quanto impeditive dell’ammissione dell’interessato alla selezione, sono di immediata impugnabilità .
7.3. Orbene, le censure formulate non hanno in alcun modo evidenziato in che modo le violazioni contestate hanno impedito all’appellante di acquisire piena conoscenza delle regole che disciplinavano lo svolgimento della gara e di conseguenza, le hanno inibito di parteciparvi e di presentare la propria offerta, così arrecando una lesione effettiva, concreta e attuale all’interesse sostanziale dei potenziali operatori economici del servizio pubblico (e, tra questi, della società consortile appellante); né dimostrano l’effettiva ricorrenza negli atti di gara di clausole o condizioni discriminatorie che, in violazione della par condicio, impediscano l’accesso al mercato a concorrenti potenziali (tra cui la GE.) e compromettano in concreto la contendibilità della gara in oggetto.
8. In particolare, seguendo l’ordine di trattazione delle censure dell’appello, deve anzitutto rilevarsi come l’omessa pubblicazione dell’avviso di preinformazione di cui all’art. 7 del Regolamento UE n. 1370/2007 non ha in concreto impedito alla società consortile GE. di partecipare alla gara per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale del Comune di (omissis) (da essa appellante gestito sin dal 1999 ed anche all’epoca della proposizione del ricorso, in regime di proroga tecnica dopo la scadenza contrattuale); né invero GE. ha esplicitato le ragioni per le quali la violazione di siffatto adempimento le avrebbe precluso di attivarsi, ledendo in concreto il suo diritto di prepararsi al meglio (e per tempo) alla gara.
Tali risultanze sono idonee a far emergere, alla stregua del livello di diligenza richiesto ad ogni operatore professionale del settore e ancor più per l’appellante (che da anni gestisce lo stesso servizio oggetto del controverso affidamento, anche nelle more della presente gara in regime di proroga) una consapevolezza della necessità di dar corso ad un nuovo affidamento con carattere di indifferibilità : il che consente di escludere, come bene rilevato dal primo giudice, che la contestata omissione abbia impedito in concreto alla ricorrente di prendere conoscenza delle regole di gara e di formulare un’offerta.
Non si è verificata, infatti, nella fattispecie alcuna irragionevole abbreviazione del termine di presentazione delle offerte ad opera della stazione appaltante: la tempistica per la ricezione delle domande di partecipazione (il cui termine scadeva il 6 giugno 2018), rispetto alla pubblicazione del bando (in G.U.U.E. in data 20 febbraio 2018 e il successivo 21 febbraio 2018) consente, infatti, di escludere che nella specie i termini fissati dalla lex specialis (lievemente inferiori rispetto a quello indicato dalla delibera ART e alla luce, inoltre, delle previsioni di cui all’art. 60 del d.lgs. n. 50 del 2016 che, per il computo dei termini di ricezione delle offerte, fa riferimento alla data di spedizione del bando di gara per la sua pubblicazione) fossero eccessivamente esigui e incongrui o non adeguati per la presentazione delle offerte, sì da renderla impossibile o eccessivamente difficoltosa tenuto conto della complessità dell’appalto (anche in considerazione della conoscenza del servizio da affidarsi da parte di GE., sulla base della pregressa esperienza quale gestore uscente).
8.5. Va poi evidenziato che con le stesse modalità previste per la gara in oggetto è regolato anche il servizio di trasporto pubblico locale che l’appellante svolge per il Comune di (omissis) da svariati anni (senza che GE. abbia, in alcun modo, dedotto o lamentato l’assenza di remuneratività delle condizioni praticate per il gestore uscente).
Non sovverte poi tali conclusioni neppure la relazione tecnica di parte sul PEF di gara, depositata in atti da GE. solo nel presente giudizio di appello (il 31 ottobre 2019) in vista dell’udienza di discussione del ricorso.
8.6. Anche le censure di eccesso di potere per la mancata proroga da parte della stazione appaltante del contratto di servizio scaduto per tutto il periodo di ammortamento degli investimenti effettuati (costituente, invero, l’unico profilo in relazione al quale è contestata l’indizione della gara) sono, come a ragione statuito dalla sentenza di primo grado, inammissibili, non figurando in capo alla GE. alcuna posizione qualificata al riguardo e tenuto altresì conto del prevalente interesse pubblico, conformemente ai principi di buona amministrazione e tutela della concorrenza, all’indizione della procedura per l’affidamento del servizio già da tempo gestito in regime di prorogatio. Si tratta poi di censura inammissibile per genericità poiché l’appellante non indica né quantifica in alcun modo quali investimenti, in concreto effettuati, siano ancora da ammortizzare.
9. Quanto alle censure formulate con i motivi aggiunti anche esse sono, oltre che inammissibili come bene ritenuto dalla sentenza appellata, anche infondate.
9.1. Con riguardo alle doglianze inerenti ai termini di risposta alle richieste di chiarimenti basta osservare che l’appellante non ha rappresentato che dal lamentato ritardo nel rispondere ai quesiti sono derivate, in ragione di problematicità o criticità riscontrate nell’interpretazione della lex specialis, oggettive preclusioni o difficoltà nella presentazione dell’offerta, che invero è stata presentata entro il termine di scadenza. Non ricorre, poi, nella fattispecie l’asserita violazione dell’art. 74, comma 4, del D.Lgs. n. 50 del 2016, a mente del quale le informazioni sul capitolato d’oneri o sui documenti complementari sono comunicate dalla stazione appaltante a tutti gli offerenti almeno sei giorni prima della scadenza del termine stabilito per la ricezione delle offerte, “sempre che siano state richieste in tempo utile”: il che è da escludere nella fattispecie, considerato che, come bene rilevato dalla sentenza appellata, GE. ha formulato la richiesta di chiarimenti sulla disciplina dell’offerta “a ridosso della scadenza dei termini di presentazione, laddove a decorrere dalla pubblicazione e dalla conoscenza delle regole di gara avrebbe avuto tutto il tempo utile per formulare domande di chiarimento e per ottenere risposte esaustive”.
9.2. Nemmeno ricorrono nella fattispecie in oggetto le circostanze, rappresentate dall'”oggettiva preclusione” a partecipare alla procedura selettiva, in presenza delle quali può essere disposta, in base alla disciplina di cui all’art. 79, commi 3, 4 e 5 bis, del D.Lgs. n. 50 del 2016, la proroga dei termini per la presentazione delle offerte “per il periodo di tempo proporzionalmente necessario a ripristinare il normale svolgimento dalla gara” (Consiglio di Stato, sez. VI, 23 marzo 2018, n. 1876). L’appellante non ha, infatti, dedotto concrete ed effettive ragioni di opportunità collegate alla complessità dell’offerta o a problematicità riscontrate nella lex specialis.
Deve, infatti, escludersi il carattere novativo dei chiarimenti forniti dalla stazione appaltante che non hanno arrecato modificazioni e, tanto meno, innovazioni significative alla disciplina della gara. Come bene dedotto dalla difesa del Comune, è stato chiarito all’appellante, da tempo gestore del servizio di TPL nel Comune, che le caratteristiche dei mezzi andava e va riferita a quelli presenti sul mercato (in pratica, si fa riferimento ai medesimi mezzi con cui la società GE. ha svolto il servizio in oggetto): pertanto, non viene indicata né dimostrata la sussistenza di un interesse effettivo alla proroga dei termini per la presentazione dell’offerta, in effetti tempestivamente presentata dalla società .
10. Per le ragioni evidenziate, deve dunque ritenersi che correttamente la sentenza di primo grado ha dichiarato inammissibili per carenza di interesse ad agire il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti, non attenendo le contestazioni articolate dalla ricorrente a profili immediatamente lesivi, in quanto aventi natura escludente tale da impedire effettivamente la partecipazione alla gara.
Condanna l’appellante G.E. Ge. Au. Fr. s.c.r.l. alla rifusione delle spese di giudizio a favore del Comune di (omissis), che liquida forfettariamente in complessivi euro 5.000,00 (cinquemila/00), oltre oneri accessori come per legge.

References: Sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza