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Microsoft deve pagare
Giuseppe Spezzaferro 17/09/2007	Reale/Virtuale Commenta 145 Visite
La Commissione europea ha ragione nel sostenere che Microsoft non ha condiviso con i concorrenti la documentazione tecnica necessaria a garantire l’interoperabilità del suo sistema Windows con gli altri programmi e che l’inserimento di Windows Media Player in Windows 2000 è una forma di concorrenza sleale nei confronti degli altri produttori di lettori multimediali. E’ quanto hanno stabilito i giudici del Tribunale di primo grado della Corte di giustizia europea nella sentenza emessa (lunedì 17 settembre 2007) a Lussemburgo, confermando la decisione dell’esecutivo comunitario del 27 marzo 2004 che aveva comminato una multa di 497,2 milioni di euro all’azienda americana per “abuso di posizione dominante”.
Quanto al rifiuto di Microsoft di pubblicare le informazioni tecniche su Windows la sentenza ricorda che affinché questo rifiuto si possa considerare “abuso di posizione dominante” tre condizioni devono essere soddisfatte: innanzitutto “il rifiuto deve essere relativo ad un prodotto o servizio indispensabile per l’esercizio di un’attività di un mercato confinante”, in secondo luogo “il rifiuto deve essere tale da escludere ogni effettiva concorrenza in quel mercato” e infine “il rifiuto deve impedire l’apparizione di un nuovo prodotto per il quale ci sia una potenziale domanda da parte dei consumatori”. Nel caso di Microsoft, concludono i giudici, “la Commissione non ha sbagliato nel considerare che tutte queste condizioni erano soddisfatte” e l’assenza di interoperabilità “ha l’effetto di rafforzare la posizione competitiva di Microsoft sul mercato e di creare il rischio che la concorrenza sia eliminata”.
I giudici hanno respinto le argomentazioni dell’azienda americana secondo cui la documentazione tecnica richiesta dalla Commissione sarebbe coperta dal diritto di proprietà intellettuale perché “Microsoft ha fallito nel dimostrare che la richiesta di rendere pubbliche le informazioni sull’interoperabilità avrebbe avuto un significativo effetto negativo sugli incentivi ad innovare”.
Sul lettore multimediale della casa di Redmond invece la sentenza stabilisce che il fatto di non permettere ai consumatori di acquistare il sistema operativo Windows senza Windows Media Player “ha la conseguenza inevitabile di influenzare le relazioni sul mercato” tra Microsoft e i concorrenti “alterando significativamente l’equilibrio della concorrenza in favore di Microsoft, a detrimento degli altri operatori”. In questo modo l’azienda di Bill Gates, osserva la Corte, “ottiene un vantaggio senza precedenti” sulla distribuzione dei prodotti, garantita dall’ubiquità dei Windows e in questo mondo “fornisce un disincentivo per gli utenti ad utilizzare i lettori multimediali delle parti terze”. Anche qui, concludono i giudici di Lussemburgo, “la Commissione aveva ragione nel sostenere che c’era un rischio significativo che i vincoli avrebbero portato ad un indebolimento della concorrenza”. La sentenza chiarisce che “la Commissione non ha sbagliato nel valutare la gravità e la durata della violazione e non ha sbagliato nel definire l’ammontare dell’ammenda. Dal momento che l’abuso di posizione dominante è confermato dalla Corte, l’ammontare della multa rimane invariato a 479 milioni di euro”.
Entro due mesi dalla notifica un appello, limitato alle questioni formali, può essere presentato alla Corte di Giustizia.
“La sentenza di oggi – commenta Ken Wasch, presidente della Siia, l’associazione che riunisce più di 750 aziende di software – é una vittoria per gli innovatori e i consumatori di ogni posto”. Con questa azione infatti, osserva Wasch, “l’unica opzione rimasta per Microsoft è quella di cooperare immediatamente e di adempiere alle richieste della decisione del marzo 2004” cioè la pubblicazione delle informazioni tecniche che permettono alle aziende concorrenti di sviluppare programmi compatibili con il sistema operativo Windows. Gli industriali del software quindi “applaudono alla leadership e alla persistenza della Commissione europea, del commissario Kroes e dell’ex commissario Monti e dei loro funzionari”.
La commissaria Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, commenta: “La Corte ci ha dato ragione ed ha riconosciuto una decisione storica della Commissione Europea di dare ai consumatori più scelta sul mercato del softword. Questa decisione segna un precedente importante in termini di obblighi delle compagnie dominanti, in particolare per le industrie delle alte tecnologie”. Secondo la commissaria olandese, Microsoft deve ora assolvere pienamente i suoi obblighi legali ed attenersi da una condotta anticoncorrenziale. Da parte sua, la Commissione europea farà il massimo per assicurarsi che Microsoft si adegui rapidamente.
Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durao Barroso, è soddisfatto: “Questa sentenza conferma l’obiettività e la credibilità della politica di concorrenza della Commissione Europea. Questa politica protegge gli interessi dei consumatori e garantisce la concorrenza leale tra le imprese ed il mercato interno”.
Sul versante Microsoft la reazione è stata: “Dobbiamo leggere la sentenza prima di prendere altre decisioni”, ha detto Brad Smith, numero uno dei consiglieri legali del colosso statunitense.
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