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Timestamp: 2019-06-20 05:29:29+00:00

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PECULATO PER IL CARABINIERE CHE UTILIZZA L'AUTO DI SERVIZIO PER ESIGENZE PERSONALI - Studio Legale Busetto | Il nuovo modo di essere avvocati
PECULATO PER IL CARABINIERE CHE UTILIZZA L’AUTO DI SERVIZIO PER ESIGENZE PERSONALI
12 Febbraio 2019 12 Febbraio 2019 tania CARABINIERE, diritto penale, peculato
La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 2006 del 2019 ha chiarito che integra il delitto di peculato d’uso la condotta del carabiniere che utilizzi l’auto di servizio per esigenze personali.
L’articolo 314 del c.p. che disciplina il peculato dispone che:
“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita”.
L’imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d’Appello che, in parziale riforma della sentenza del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di primo grado che lo aveva dichiarato colpevole del reato di peculato d’uso per aver utilizzato l’autovettura dell’amministrazione, condannandolo alla pena sospesa di dieci mesi di reclusione, aveva disposto la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziario.
Il ricorrente, in qualità di Maresciallo capo dei Carabinieri, era stato ritenuto responsabile di aver utilizzato l’automobile di servizio, di cui aveva la disponibilità per ragioni del suo ufficio, per ragioni personali, e al momento di fornire spiegazioni aveva fornito due atti falsi: un invito per la presentazione a rendere interrogatorio di persona sottoposta ad indagini destinato ad un legale quale difensore di un indagato, su delega dell’autorità giudiziaria, e della conseguente relata di notifica di detto atto provvisto di fede privilegiata, a cui era stata apposta la falsa attestazione di ricezione del destinatario.
Gli Ermellini, intervenuti sulla questione hanno dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall’indagato, in quanto manifestamente infondato.
La Corte territoriale aveva ben chiarito che l’utilizzo contestato della vettura di servizio, non era sorretto da alcuna finalità istituzionale, come ammesso dallo stesso ricorrente al proprio superiore gerarchico nel momento in cui era stato scoperto a falsificare gli atti di cui sopra.
“integra il delitto di peculato d’uso la condotta dell’appartenente ad una forza di polizia che utilizzi l’auto di servizio per esigenze personali”.
Tale affermazione è corretta in quanto non può esigersi l’esatta qualificazione del pregiudizio patrimoniale arrecato all’amministrazione che non può spingersi sino a richiedere un giudizio di valore che si presenti incompatibile con la medesima fattispecie penale che punisce il semplice uso del bene.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14040 del 2015 ha stabilito che:
“in ipotesi di reiterazione di condotte, pur non sussistendo la possibilità che la fattispecie possa integrare la differente fattispecie di cui all’art. 314 c.p., comma 1, la reiterazione dell’utilizzo del bene comporta la pluralità di reati ex art. 314 c.p., comma 2, eventualmente avvinti dal vincolo della continuazione”.
Tale principio smentisce quanto sostenuto dal ricorrente, ossia la necessità di una reiterazione della condotta a fini dell’integrazione del reato.
Inoltre i giudici concordano nel non ritenere nel caso di specie applicabile la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis del codice penale, in ragione della qualifica del soggetto agente e dalla reiterazione dei delitti. L’articolo 131-bis c.p. dispone che:

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 314
 art. 131