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1 LA DIRETTIVA SERVIZI Guida all utente In collaborazione con Formez
2 Pubblicazione a cura di Lidia Germani, Dirigente coordinatore del Servizio I Libera circolazione delle Persone e dei servizi e professioni regolamentate, Ufficio mercato interno e competitività, Dipartimento Politiche Europee Testi di Lorella Di Giambattista, Esperto della Struttura di missione per le procedure d infrazione istituita presso il Dipartimento Politiche Europee Iniziativa del Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, d intesa con il Formez, nell ambito del progetto: Attività a sostegno dell iniziativa formativa-informativa promossa dal Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie, Ufficio Cittadinanza Europea, sull attuazione della Direttiva sui Servizi nel Mercato Interno (2006/123/CE). Responsabile del progetto: Anna Maria Villa, Direttore dell Ufficio cittadinanza europea, Dipartimento Politiche Europee Coordinatore del progetto: Laura Cavallo, Dirigente del Servizio partenariati e formazione, Dipartimento Politiche Europee Elaborazione grafica: Annamaria De Caroli, Servizio Rapporti Istituzionali Roma, gennaio 2012.
3 INDICE INTRODUZIONE 1. LA DIRETTIVA SERVIZI E IL MERCATO UNICO EUROPEO 1.1. I SERVIZI NELL UNIONE EUROPEA Il ruolo dei servizi nel mercato interno L attuazione del mercato interno dei servizi 1.2. La direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno Il campo di applicazione della Direttiva Servizi Agevolare l accesso e l esercizio delle attività di servizi Facilitare la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi Rafforzare i diritti dei destinatari dei servizi e promuovere la qualità dei servizi Realizzare una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri 2. L ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA SERVIZI IN ITALIA 2.1. IL NUOVO QUADRO NORMATIVO PER I SERVIZI Il decreto legislativo di recepimento della Direttiva Servizi Il rapporto tra normativa statale e normativa regionale Le attività economiche escluse dall ambito di applicazione del Decreto 1
4 2.2. LE AUTORIZZAZIONI E I REQUISITI PER L ACCESSO E L ESERCIZIO DELLE ATTIVITÀ DI SERVIZI I regimi autorizzatori I criteri per il rilascio delle autorizzazioni Le norme procedurali per il rilascio delle autorizzazioni Le limitazioni dei titoli autorizzatori: durata, ambito territoriale di validità e numero Autorizzazioni limitate nel numero: la procedura di selezione I requisiti per l accesso e l esercizio delle attività di servizi 2.3. LA PROGRAMMAZIONE Principi generali L applicazione a specifiche attività economiche: la somministrazione di alimenti e bevande L applicazione a specifiche attività economiche: il commercio al dettaglio su aree pubbliche 2.4. LA SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO ATTIVITÀ L art.19 della legge n. 241/ Casi nei quali la SCIA non è applicabile Effetti della presentazione della SCIA Attività economiche per le quali resta necessaria l autorizzazione 2.5. LE SINGOLE ATTIVITÀ ECONOMICHE INTERESSATE DAL RECEPIMENTO Le principali novità connesse all attuazione della Direttiva Somministrazione di alimenti e bevande 2
5 Esercizi di vicinato e forme speciali di vendita Commercio al dettaglio sulle aree pubbliche Requisiti per l accesso e l esercizio delle attività commerciali Facchinaggio Agenti di affari in mediazione, agenti e rappresentanti di commercio, mediatori marittimi e spedizionieri Acconciatore ed estetista Tintolavanderia Marchi e attestati di qualità dei servizi 2.6. GLI SVILUPPI SUCCESSIVI ALL APPROVAZIONE DEL D. LGS. N. 59/ Agenzie di viaggi e turismo Strutture turistico ricettive Misure di liberalizzazione del collocamento, dei servizi e delle attività economiche Le professioni Le restrizioni all accesso e all esercizio delle attività economiche Gli esercizi commerciali Le concessioni demaniali marittime SCHEDA PRATICA 3. LA DIRETTIVA SERVIZI PER LE IMPRESE 3.1. LO SPORTELLO UNICO Il quadro normativo Il funzionamento del sistema Gli strumenti operativi 3.2. LE OPPORTUNITÀ DI INTERNAZIONALIZZAZIONE 3
6 La prestazione transfrontaliera temporanea e occasionale Lo stabilimento in un altro Stato membro, a titolo principale o secondario 3.3. I SERVIZI DI ASSISTENZA ALLE IMPRESE L assistenza alle imprese che prestano servizi L assistenza alle imprese destinatarie di servizi SCHEDA PRATICA 4. LA DIRETTIVA SERVIZI PER I DESTINATARI DEI SERVIZI 4.1. LA TUTELA DEI DESTINATARI DI SERVIZI I servizi di assistenza per chi acquista un servizio all estero I mezzi di tutela del destinatario dei servizi in caso di controversia transfrontaliera 4.2. LA GARANZIA DELLA QUALITÀ DEI SERVIZI Gli obblighi delle imprese che offrono servizi I diritti di chi acquista un servizio all estero SCHEDA PRATICA 5. LA DIRETTIVA SERVIZI PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 5.1. LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA 5.2. LA COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA E IL SISTEMA DI INFORMAZIONE DEL MERCATO INTERNO (IMI) Gli obblighi di cooperazione amministrativa I poteri di controllo delle autorità competenti La rete IMI 4
7 5.3. L OBBLIGO DI NOTIFICA DEI REQUISITI ALLA COMMISSIONE EUROPEA SCHEDA PRATICA 6. LA DIRETTIVA SERVIZI PER LE PROFESSIONI REGOLAMENTATE 6.1. IL RAPPORTO TRA LA DIRETTIVA SERVIZI E LA DIRETTIVA QUALIFICHE PROFESSIONALI 6.2. LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI PROFESSIONALI Il diritto di stabilimento e la libera prestazione dei servizi per i professionisti Le assicurazioni e garanzie per la responsabilità professionale Le comunicazioni commerciali I servizi multidisciplinari SCHEDA PRATICA 7. PROSPETTIVE 7.1. IL PROCESSO DI VALUTAZIONE RECIPROCA 7.2. IL PERFORMANCE CHECK 5
9 INTRODUZIONE La direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno, intervenuta a fissare regole per una maggiore liberalizzazione del mercato dei servizi, è considerata una delle direttive più importanti del Mercato interno, quella, in particolare, dalla quale si attendono i maggiori risultati in termini di incremento del Prodotto interno lordo europeo e di occupazione (si considera che l attuazione della direttiva servizi possa far ottenere guadagni superiori a 140 bilioni di euro, pari a una crescita di oltre l 1,5% del PIL dell Unione europea). Nonostante i servizi siano considerati la forza trainante dell economia dell Unione europea, infatti, essi rappresentano solo un quinto degli scambi totali all interno dell Unione europea; solo circa l 8%delle PMI europee, inoltre, operano in altri Stati membri. È anche, tuttavia, una delle direttive più complesse dal punto di vista dei contenuti e degli adempimenti richiesti agli Stati membri. Nell impossibilità, difatti, di dettare norme armonizzate per i 27 Stati membri, la direttiva prevede misure minime di armonizzazione sostanziale e introduce, invece, ampie e incisive misure di armonizzazione procedurale e organizzativa, dettando una serie coordinata di adempimenti che, insieme, dovranno contribuire alla convergenza degli ordinamenti nazionali e alla auspicata riforma del mercato interno dei servizi: basti citare la prescritta revisione di tutti i regimi autorizzatori in materia di accesso e di esercizio di attività di servizi, la semplificazione amministrativa, l introduzione dello sportello unico obbligatorio, l organizzazione strutturata della cooperazione amministrativa tra autorità competenti e l attenzione alla qualità dei servizi. Il recepimento della direttiva è stato, pertanto, il frutto di un lavoro molto complesso e impegnativo che ha chiamato Il Dipartimento per le politiche europee e le amministrazioni competenti ad operare su più fronti. Da un lato, si è dovuto coordinare un imponente screening di tutta la regolamentazione nazionale, statale e regionale, in materia di attività di servizi per valutarne la conformità a direttiva (solo i regimi e i requisiti che potevano essere giustificati sulla base di un motivo imperativo di interesse generale (i c.d. regimi e requisiti necessari ) potevano essere mantenuti nell ordinamento); dall altro si è posto mano alla riforma degli esistenti Sportelli unici per le attività produttive per affidare ad essi le ulteriori funzionalità previste dalla direttiva stessa. Gli obblighi di cooperazione amministrativa hanno, inoltre, richiesto una estensione della struttura informatica a ciò deputata e delle attività 7
10 amministrative correlate. Ma mai come per questa direttiva si è trattato e si tratta di un lavoro in progress. Nonostante, difatti, gran parte del lavoro di trasposizione sia stato compiuto, l applicazione pratica del decreto ha comportato degli affinamenti progressivi e degli sviluppi a livello nazionale e anche a livello europeo. A livello nazionale, alcuni significativi interventi normativi sono già intervenuti a modificare il quadro dettato dal decreto legislativo 59/2010, di trasposizione della direttiva (mi riferisco, in particolare, all introduzione della Scia in luogo della dichiarazione di inizio attività e alle recenti manovre di stabilità economica); inoltre, la messa in opera degli sportelli unici rivisitati e dei meccanismi di cooperazione amministrativa comporterà probabilmente ulteriori aggiustamenti e semplificazioni necessarie al sistema delineato. Lo stesso successo della direttiva, del resto, non dipenderà solo dal corretto recepimento da parte degli Stati membri, ma anche da quanto sarà incisivo l effetto di trascinamento delle legislazioni operato dal confronto applicativo quotidiano delle diverse normative nazionali. A livello europeo, l attuazione della direttiva, inoltre, non chiude le aspettative delle istituzioni europee in materia di mercato interno dei servizi: strumenti innovativi di approfondimento dello stato delle trasposizioni nazionali sono in cantiere a livello europeo per monitorare e migliorare l attuale quadro di attuazione. Le istituzioni europee, infatti, stanno operando al fine di incentivare tale azione di trascinamento e anche per dare un seguito operativo alla trasposizione della direttiva e alle misure necessarie per migliorare il mercato interno dei servizi. Proprio in considerazione dell importanza rivestita dalla direttiva Servizi, e dell importante modifica del quadro ordinamentale interno scaturente dal recepimento della stessa, il Dipartimento delle politiche europee si è fatto carico di organizzare una serie di iniziative (seminari con le Regioni, convegni, seminari con i prestatori di servizi) per diffondere la conoscenza della direttiva alle amministrazioni, agli operatori e ai consumatori. Nell ambito di tali iniziative, la Guida all utente vuole offrire all utente (impresa, pubblica amministrazione, professionista o destinatario di servizi) un utile strumento di lettura della direttiva e di consultazione, al fine di guidarlo nella complessità delle prescrizioni della direttiva, ma anche di offrirgli una visione più compiuta del mercato europeo dei servizi e del contesto delle 8
11 iniziative tuttora in corso a livello nazionale ed europeo. Nella prima parte, dopo una sintetica descrizione del contenuto della direttiva 2006/123/Ce, viene presentata la nuova disciplina delle attività di servizi scaturente dal decreto legislativo 59/2010, di recepimento della direttiva, con attenzione ai più recenti sviluppi normativi. La seconda parte della Guida si propone di introdurre le diverse tipologie di utenti all interno delle procedure connesse all accesso e all esercizio delle attività di servizi, con una strutturazione in sezioni distinte e un impostazione di tipo pratico, che illustra le modalità operative di interesse per ciascuna categoria interessata dall applicazione della Direttiva. Lidia Germani 9
12 1. LA DIRETTIVA SERVIZI E IL MERCATO UNICO EUROPEO 1.1. I SERVIZI NELL UNIONE EUROPEA Il ruolo dei servizi nel mercato interno I servizi svolgono una funzione chiave per il mercato interno europeo. Nel complesso, essi rappresentano circa il 75% del PIL dell Unione europea e il 70% dei posti di lavoro. I servizi costituiscono anche la principale fonte di investimenti esteri diretti e di creazione di nuova occupazione. L esistenza di un mercato unico dei servizi correttamente funzionante e realmente integrato è dunque indispensabile per favorire la crescita, creare occupazione e stimolare l innovazione, rafforzando così la competitività dell Europa a livello mondiale. Nell arco di svolgimento del processo di integrazione europea, le libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi garantite dai Trattati e tutelate dalla Corte di giustizia dell Unione europea sono state ulteriormente rafforzate dall adozione di atti normativi relativi a settori specifici quali i servizi finanziari, le telecomunicazioni e il riconoscimento delle qualifiche professionali. Tuttavia, nonostante gli indubbi progressi compiuti, il mercato dei servizi resta ancora lontano dal raggiungimento dell obiettivo di una piena integrazione economica tra gli Stati membri dell Unione europea. Infatti, solo il 20% dei servizi forniti nell Unione europea ha dimensione transfrontaliera L attuazione del mercato interno dei servizi Già nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona aveva invitato la Commissione europea a proporre una strategia globale per il mercato interno, diretta ad eliminare gli ostacoli che impediscono la libera circolazione dei servizi. La Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Lo 10
13 stato del mercato interno dei servizi 1 aveva identificato le numerose barriere (giuridiche, amministrative e operative) che caratterizzano il mercato interno dei servizi e che ostacolano la piena realizzazione delle potenzialità di crescita del settore, mettendo in luce il divario tra il modello di integrazione economica delineato dai Trattati e la realtà vissuta da cittadini e prestatori di servizi. Queste barriere hanno delle ripercussioni negative molto evidenti sui costi e sulla qualità dei servizi, gravando in modo particolare sulle piccole e medie imprese, le cui possibilità di crescita oltre i confini nazionali risultano fortemente compromesse. Proprio allo scopo di consentire una piena attuazione della libera circolazione dei servizi, il 12 dicembre 2006 è stata adottata la direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno. Le riforme strutturali necessarie a creare un vero mercato interno dei servizi sono al centro dell azione dell Unione europea. La strategia Europa ha evidenziato l esigenza di creare un mercato unico aperto per i servizi in base alla direttiva sui servizi, stimando che una piena attuazione della Direttiva potrebbe aumentare gli scambi di servizi commerciali del 45% e gli investimenti esteri diretti del 25%, con un conseguente incremento del PIL compreso tra lo 0,5% e l 1,5%. Anche l Atto per il mercato unico 3 ricorda come un buon funzionamento del mercato unico dei servizi sia condizione essenziale per generare crescita e occupazione in Europa, conferendo a tal fine priorità immediata alla piena applicazione della direttiva sui servizi e alla messa in opera degli sportelli unici da parte di tutti gli Stati membri. 1 Relazione presentata nell ambito della prima fase della strategia per il mercato interno dei servizi, COM/2002/0441 def. 2 Comunicazione della Commissione EUROPA 2020 Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, COM(2010) 2020 def. 3 Comunicazione della Commissione L Atto per il mercato unico Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia, COM(2011) 206 def. 11
14 1.2. LA DIRETTIVA 2006/123/CE RELATIVA AI SERVIZI NEL MERCATO INTERNO La direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno è stata approvata il 12 dicembre 2006, all esito di un processo di elaborazione particolarmente complesso. La Direttiva, il cui termine di recepimento è stato fissato al 28 dicembre 2009, mira a facilitare l accesso al mercato per le imprese che forniscono servizi all interno dell Unione europea, garantendo contestualmente ai consumatori servizi sicuri e di qualità, e a realizzare una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri, in modo da superare gli ostacoli e le frammentazioni di diversa natura che impediscono il pieno sviluppo di un mercato unico dei servizi Il campo di applicazione della Direttiva Servizi La nozione di servizio, così come definita nei Trattati e nella stessa Direttiva, comprende qualsiasi attività economica non salariata fornita normalmente dietro retribuzione, e dunque le attività di carattere industriale, le attività di carattere commerciale, le attività artigiane e delle libere professioni. La Direttiva Servizi crea un quadro giuridico generale per qualsiasi servizio fornito dietro corrispettivo economico, ad eccezione dei settori espressamente esclusi dall articolo 2, interessando attività che equivalgono, nel loro complesso, a circa il 40% del PIL e dell occupazione dell Unione europea. Tra i settori che rientrano nel campo di applicazione della Direttiva si segnalano la distribuzione e il commercio, compresa la vendita all ingrosso e al dettaglio di beni e servizi; i servizi nel settore dell edilizia; i servizi degli artigiani; i servizi collegati al settore dell industria, come le attività di installazione e manutenzione dei macchinari e i servizi di pulizia; i servizi professionali (avvocati, commercialisti, veterinari, architetti, ecc.), i servizi resi alle imprese (come la pubblicità, i servizi di ricerca del personale e la consulenza in materia di brevetti); i servizi del settore turismo (agenzie di viaggio, guide turistiche); i servizi di ristorazione e alloggio, forniti ad 12
15 esempio da alberghi e ristoranti; i servizi educativi e di formazione, come università private, scuole di lingua; i servizi domestici, come i servizi di pulizia, babysitter, giardinaggio, ecc.; i servizi sociali offerti da operatori privati; i servizi legati ai settori della cultura e dello spettacolo, come l organizzazione di eventi; i servizi collegati con il settore dei trasporti, come il noleggio di autoveicoli e l organizzazione di bus turistici Agevolare l accesso e l esercizio delle attività di servizi La Direttiva Servizi agevola l accesso e l esercizio delle attività di servizi, riducendo gli oneri burocratici e i requisiti per costituire nuove imprese nel proprio Stato o in un altro paese dell Unione europea, in via principale o tramite una sede secondaria. A tal fine, essa introduce alcuni strumenti specifici, ovvero: - l eliminazione degli ostacoli giuridici e amministrativi allo sviluppo del settore dei servizi, rappresentati dai regimi autorizzatori e dai requisiti previsti negli ordinamenti nazionali per l accesso e l esercizio delle attività di servizi; - l attivazione di sportelli unici presso i quali il prestatore possa espletare tutte le formalità necessarie per esercitare la propria attività; - l obbligo di rendere possibile l espletamento di tali procedure per via elettronica. La Direttiva impone agli Stati membri di esaminare ed eventualmente semplificare le procedure e i requisiti per svolgere un attività di servizi. Tale semplificazione riguarda sia l avvio di attività economica in forma stabile, nel proprio Paese o in un altro Stato membro dell Unione europea, sia lo svolgimento di attività economica in modalità transfrontaliera, in regime di libera prestazione dei servizi Facilitare la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi Per facilitare la libertà di stabilimento dei 13
16 prestatori di servizi, la Direttiva prevede: - l obbligo per gli Stati membri di valutare la compatibilità con la Direttiva dei regimi di autorizzazione applicabili al settore dei servizi, verificando, per la permanenza degli stessi nell ordinamento nazionale, che essi siano giustificati da motivi imperativi di interesse generale, non discriminatori e proporzionati, e di rispettare taluni principi quanto alle condizioni e procedure di rilascio dei titoli autorizzatori; - il divieto di taluni requisiti giuridici che esistono nelle legislazioni degli Stati membi e che non possono essere giustificati, ad esempio i requisiti di nazionalità; - l obbligo di valutare la compatibilità con la Direttiva di un certo numero di altri requisiti giuridici alla luce dei principi di non discriminazione, necessità, e proporzionalità. Per facilitare la prestazione temporanea e occasionale di servizi in uno Stato diverso da quello di appartenenza, la Direttiva dispone che: - lo Stato membro nel quale si reca il prestatore di servizi possa imporre il rispetto dei propri requisiti solo a condizione che siano non discriminatori, proporzionati e giustificati per ragioni relative all ordine pubblico, alla pubblica sicurezza, alla salute pubblica o alla tutela dell ambiente; - deroghe a questo principio sono ammesse solo per casi limitati, ad esempio in materia di qualifiche professionali, di distacco dei lavoratori e per i servizi di interesse economico generale Rafforzare i diritti dei destinatari dei servizi e promuovere la qualità dei servizi La Direttiva Servizi rafforza i diritti dei destinatari e promuove la qualità dei servizi. In particolare, essa: 14
17 - assicura il diritto dei destinatari di utilizzare servizi in altri Stati membri; - rafforza i diritti degli utenti di servizi, garantendo il diritto ad ottenere informazioni sui servizi offerti e sulle regole applicabili ai prestatori qualunque sia il loro luogo di stabilimento; - tutela la qualità dei servizi, incoraggiando ad esempio la certificazione volontaria delle attività o l elaborazione di carte di qualità e sostenendo l elaborazione di codici di condotta europei da parte di organismi o associazioni professionali Realizzare una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri La Direttiva introduce importanti strumenti di cooperazione amministrativa tra gli Stati membri. Più precisamente, essa prevede: - l obbligo per gli Stati membri di collaborare con le autorità di altri Stati membri per garantire un controllo efficace delle attività di servizi nell Unione europea, istituendo a tal fine un meccanismo di allerta ed evitando la moltiplicazione dei controlli sui prestatori; - lo sviluppo di un sistema elettronico di scambio di informazioni tra Stati membri, indispensabile alla realizzazione di una cooperazione amministrativa effettiva. 15
18 2. L ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA SERVIZI IN ITALIA 2.1. IL NUOVO QUADRO NORMATIVO PER I SERVIZI Il decreto legislativo di recepimento della Direttiva Servizi La Direttiva Servizi è stata attuata in Italia con il d. lgs. 26 marzo 2010, n. 59. Obiettivo del Decreto è garantire la libertà di accesso e di esercizio all attività di servizi, nel presupposto che ciò costituisca espressione della libertà di iniziativa economica ai sensi dell articolo 41 della Costituzione, principio esplicitamente richiamato nell articolo 10 del Decreto. Tale ultima disposizione fissa anche altri principi fondamentali della materia, in particolare il divieto di limitazioni non giustificate o discriminatorie all accesso alle attività di servizi. La Parte Prima del Decreto contiene le disposizioni generali o orizzontali relative ai servizi. Si tratta di un gruppo di norme di particolare importanza, sia per la loro portata prescrittiva immediata rispetto alle attività che ricadono nell ambito di applicazione del Decreto, sia per il loro carattere di vincolo per il legislatore statale e regionale nel regolamentare in futuro l attività di servizi. Nella Parte Seconda del Decreto sono contenute le disposizioni di tipo verticale o settoriale, che modificano in modo puntuale la disciplina di specifiche attività economiche. All esito del processo di monitoraggio e di revisione della normativa nazionale prescritto dalla Direttiva, con l approvazione del Decreto sono state semplificate le procedure per l avvio delle attività di servizi, sostituendo i regimi autorizzatori con meccanismi meno restrittivi, quali il silenzio assenso e la dichiarazione di inizio attività (oggi sostituita dalla Segnalazione certificata di inizio attività) nei casi in cui essi risultavano discriminatori o ingiustificatamente restrittivi. Inoltre, per molte attività economiche sono 16
19 stati abrogati i requisiti per l accesso ai servizi espressamente vietati dalla Direttiva o con essa incompatibili perché non giustificati dall esigenza di tutelare un obiettivo di interesse pubblico o non proporzionati. Il d. lgs. n. 59/2010 non esaurisce l attuazione della Direttiva Servizi nell ordinamento italiano. Vari atti legislativi, adottati successivamente al Decreto, risultano ispirati ai medesimi principi prescrittivi contenuti nella Direttiva. Per approfondimenti al riguardo, si rinvia al paragrafo 2.6 di questa Guida Il rapporto tra normativa statale e normativa regionale Il Decreto è dotato di un rango particolare nel sistema delle fonti dell ordinamento giuridico italiano. L articolo 1, comma 2, statuisce che le disposizioni della Parte prima sono adottate ai sensi dell articolo 117, comma 2, lettere e) ed m), della Costituzione, al fine di garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità e il corretto e uniforme funzionamento del mercato, nonché per assicurare ai consumatori finali un livello minimo e uniforme di condizioni di accessibilità ai servizi sul territorio nazionale. L articolo 84 del d. lgs. n. 59/2010 introduce, inoltre, la cd. clausola di cedevolezza, in base alla quale fino alla data di entrata in vigore della normativa regionale di attuazione della direttiva 2006/123/CE le disposizioni del Decreto si applicano anche laddove incidano su materie di competenza esclusiva regionale e su materie di competenza concorrente. Nel quadro normativo così delineato, le disposizioni della Parte prima del Decreto hanno applicazione generale e vincolano anche il legislatore regionale, mentre quelle della Parte seconda si sostituiscono alla normativa regionale eventualmente contrastante fintanto che non siano adottati i necessari atti di recepimento della Direttiva Servizi nelle materie di competenza regionale esclusiva o concorrente. 17
20 Le attività economiche escluse dall ambito di applicazione del Decreto Gli articoli da 3 a 7 individuano le attività economiche escluse dall ambito di applicazione del Decreto. Si tratta di un elenco tassativo che comprende: - i servizi sociali riguardanti gli alloggi popolari, l assistenza all infanzia e il sostegno alle famiglie e alle persone temporaneamente o permanentemente in stato di bisogno forniti da amministrazioni pubbliche, da prestatori da esse incaricati o da associazioni che perseguono scopi caritatevoli; - i servizi finanziari, ivi inclusi i servizi bancari e nel settore del credito, i servizi assicurativi e di riassicurazione, il servizio pensionistico professionale o individuale, la negoziazione dei titoli, la gestione dei fondi, i servizi di pagamento e quelli di consulenza nel settore degli investimenti; - i servizi ed alle reti di comunicazione, fatta salva l applicazione delle disposizioni di cui ai titoli IV e V della parte prima del decreto; - i servizi di trasporto aereo, marittimo, per le altre vie navigabili, ferroviario e su strada, ivi inclusi i servizi di trasporto urbani, di taxi, di ambulanza, nonché i servizi portuali e i servizi di noleggio auto con conducente (a tal fine non costituiscono servizi di trasporto quelli di scuola guida, trasloco, noleggio di veicoli e unità da diporto, pompe funebri, fotografia aerea); - i servizi di somministrazione di lavoratori forniti dalle agenzie per il lavoro; - i servizi sanitari e quelli farmaceutici forniti direttamente a scopo terapeutico nell esercizio delle professioni sanitarie, indipendentemente dal fatto che vengano prestati in una struttura sanitaria e a prescindere dalle loro modalità di organizzazione, di finanziamento e dalla loro natura pubblica o privata; - i servizi audiovisivi, ivi compresi i servizi cinematografici, a prescindere dal modo di produzione, distribuzione e trasmissione, e i servizi 18
21 radiofonici; - il gioco d azzardo e di fortuna comprese le lotterie, le scommesse e le attività delle case da gioco, nonché alle reti di acquisizione del gettito; - i servizi privati di sicurezza; - i servizi forniti da notai. 2.2 LE AUTORIZZAZIONI E I REQUISITI PER L ACCESSO E L ESERCIZIO DELLE ATTIVITÀ DI SERVIZI I regimi autorizzatori La Direttiva Servizi impone agli Stati membri di esaminare procedure e requisiti per l accesso e l esercizio di attività di servizi e di valutarne la compatibilità con la Direttiva, modificandoli ove necessario. Oggetto di tale revisione e semplificazione sono i regimi di autorizzazione, ovvero le disposizioni in base alle quali lo svolgimento di un attività economica richiede la previa decisione di un autorità competente, nonché i requisiti previsti per svolgere singole attività di servizi. Le disposizioni della Direttiva relative ai regimi autorizzatori sono state trasposte nell ordinamento italiano con gli articoli del d. lgs. n. 59/2010, che disciplinano sia i titoli sia i procedimenti autorizzatori. In base alla Direttiva, e come ribadito all articolo 14, comma 1, del Decreto, l accesso ad un attività di servizi può essere subordinato al rilascio di un autorizzazione soltanto in presenza di tre condizioni, ovvero quando: a) il regime di autorizzazione non è discriminatorio nei confronti del prestatore; b) la previsione di un regime di autorizzazione è giustificata da un motivo imperativo di interesse generale; c) l obiettivo perseguito non può essere conseguito tramite una misura meno restrittiva, in particolare in quanto un controllo a posteriori potrebbe risultare inefficace. 19
22 Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, costituiscono motivi imperativi di interesse generale, tra gli altri, la sanità pubblica, la tutela dei consumatori, la salute degli animali e la protezione dell ambiente urbano. Il regime di autorizzazione è ammesso soltanto qualora l obiettivo di interesse generale perseguito non possa essere raggiunto tramite una misura alternativa meno restrittiva. Ciò accade, in particolare, nei casi in cui un controllo a posteriori non sarebbe efficace a causa dell impossibilità di constatare a posteriori le carenze dei servizi interessati, tenuto debito conto dei rischi e dei pericoli che potrebbero risultare dall assenza di un controllo a priori. Le condizioni richieste per ottenere il rilascio dell autorizzazione devono essere proporzionate all interesse generale che si vuole proteggere e non discriminatorie riguardo alla provenienza o al Paese di stabilimento dei prestatori. Tutti i regimi autorizzatori che non soddisfano tali requisiti sono incompatibili con la Direttiva e devono essere sostituiti con un regime meno restrittivo di accesso all attività di servizi I criteri per il rilascio delle autorizzazioni La libertà di stabilimento è basata sul principio della parità di trattamento, che comporta il divieto non soltanto di ogni forma di discriminazione fondata sulla cittadinanza, ma anche di qualsiasi forma di discriminazione indiretta basata su criteri diversi dalla nazionalità, ma tali da portare di fatto allo stesso risultato. Nella Direttiva Servizi tale divieto trova applicazione specifica riguardo ai criteri per il rilascio delle autorizzazioni: l accesso ad un attività di servizi o il suo esercizio in uno Stato membro, a titolo principale come a titolo secondario, non possono essere subordinati a criteri quali il luogo di stabilimento, di residenza, di domicilio o di prestazione principale dell attività. Il divieto non si applica ai requisiti secondo cui è obbligatoria la presenza di un prestatore o di un suo dipendente o rappresentante nell esercizio della sua attività se ciò è giustificato da motivi imperativi di 20
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References: art.19
 articolo 2
 articolo 41
 articolo 10
 articolo 1
 articolo 117
 articolo 84
 articolo 14