Source: https://www.laleggepertutti.it/149376_donazione-quando-ci-vuole-il-notaio
Timestamp: 2018-04-27 02:55:13+00:00

Document:
Donazione, quando ci vuole il notaio?
Lo sai che? Donazione, quando ci vuole il notaio?
Solo le donazioni di modico valore possono essere fatte senza atto del notaio: il valore viene determinato dal giudice.
Di regola, tutte le donazioni richiedono l’intervento del notaio, il quale redige l’atto di donazione in presenza di due testimoni (di norma messi a disposizione dallo stesso studio notarile); bisognerà quindi pagare, oltre all’onorario del professionista, anche l’imposta di registro e, se ve ne sono i presupposti, quella sulle donazioni.
Solo le donazioni di modico valore possono essere fatte autonomamente dalle parti, senza cioè l’intervento del notaio, con una scrittura privata o anche solo con la consegna del bene.
Ma come si determina se una donazione è di modico valore o, invece, rientra nella regola generale e, quindi, richiede l’intervento del notaio? Di norma, il valore viene rapportato alle condizioni economiche del donante e del donatario: è in base a questi due parametri che si può determinare se il regalo è minimo o, invece, di una certa consistenza. Nei casi dubbi, in caso di contestazioni, sarà il giudice a decidere. È quanto precisato dal Tribunale di Palermo in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.
1 Come fare una donazione
2 Che succede se la donazione viene fatta senza notaio?
3 Quando una donazione è di modico valore?
Affinché la donazione sia valida è necessario sempre il consenso del beneficiario (consenso che può essere anche tacito, espresso cioè con l’accettazione del regalo), l’intervento del notaio e due testimoni. Per le donazioni tra padre e figli l’imposta sulla donazione non si paga se il valore della donazione medesima è inferiore a 1milione di euro.
Se il donante intende donare beni mobili di modico valore può farlo previa redazione di una scrittura privata oppure consegnando materialmente il bene al donatario (donazione cosiddetta manuale), senza necessità di concludere il contratto davanti a un notaio alla presenza di testimoni o di specificare i beni donati indicando il loro valore.
A riguardo, il codice civile [2] stabilisce che la donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l’atto pubblico, purché vi sia stata la consegna materiale.
Il valore modico del bene è da rapportare alle condizioni economiche del donante: si considera di modico valore la donazione che non incide in modo apprezzabile sul patrimonio del donante. Anche nella donazione di modico valore è necessaria l’accettazione da parte del donatario che può essere desunta dall’avvenuta ricezione del bene donato o dal fatto che l’abbia trattenuto presso di sé.
Che succede se la donazione viene fatta senza notaio?
Una donazione «non di modico valore» fatta senza notaio è nulla. Questo significa che chiunque la può impugnare senza limiti di tempo (quindi, anche a distanza di numerosi anni) e farla dichiarare come se non fosse stata mai effettuata. I principali interessati a una sentenza di nullità della donazione possono essere i parenti del donante – specie dopo la morte di questi – per rivendicare i propri diritti ereditari sui beni ceduti a terzi in modo illegittimo. Nulla toglie però che a impugnare la donazione possa essere lo stesso donante, a seguito magari di un ripensamento. Difatti, la donazione è un atto che non può mai essere revocato se non, appunto, a seguito di dichiarazione di nullità.
Se sorge una contestazione in merito alla validità di una donazione – poiché secondo alcuni, non essendo di modico valore, necessitava del notaio – sarà il giudice a dirimere la lite. È infatti facoltà del giudice decidere se una donazione possa dirsi di modico valore e disporsi, pertanto, senza atto pubblico. A pesare sulla valutazione, però, più che il valore economico del bene trasferito, sarà il suo rapporto con il patrimonio del donante.
Di conseguenza, per stabilire se una donazione sia modica, non andrà considerato il prezzo del bene, ma il valore che assume in rapporto al patrimonio di chi lo abbia donato. Occorre, in altre parole, svolgere «un’indagine complessa che, partendo dall’accertamento di dati analitici essenziali, attinenti al valore del bene in sé ed alla potenzialità economica di chi se ne spoglia, pervenga, mediante il loro contemperamento, ad affermare ovvero ad escludere che la liberalità incida in modo apprezzabile sul patrimonio del donante».
[1] Trib. Palermo sent. n. 6116 del 23.09.2016.
Tribunale Palermo, Sezione 2 civile Sentenza 23 novembre 2016, n. 6116
Il Tribunale di Palermo – Sezione seconda civile – in composizione monocratica ed in persona della dott.ssa Germana Maffei, ha pronunciato la seguente
nella causa civile iscritta al n. 3499/2013 R.G., trattenuta in decisione all’udienza del 13.7.2016, previa concessione dei termini di cui all’articolo 190 cod. proc. civ., ai fini del deposito in Cancelleria di comparse conclusionali e di memorie di replica, avente ad oggetto: nullità donazione
GA.TR., nato (…) elettivamente domiciliato in Palermo, Via (…), presso lo studio dell’avv. An.Ca., dal quale è rappresentato e difeso giusta procura a margine dell’atto di citazione;
PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, con sede in Palermo, Via (…), (CF (…)) elettivamente domiciliata presso l’ufficio legale della stessa, rappresentata e difesa, unitamente e disgiuntamente, dagli Avv.ti Ma.Ca. e Gi.Gr., giusta procura in calce alla copia notificata dell’atto di citazione;
Preliminarmente, deve darsi atto che la presente sentenza viene estesa senza la concisa esposizione dello “svolgimento del processo” e, dunque, ai sensi delle indicazioni di cui al secondo comma dell’art. 132 cod. proc. civ., come modificato per effetto dell’entrata in vigore dell’art. 45, comma 17, della legge 18 giugno 2009, n. 69, trattandosi, ai sensi di quanto previsto dall’art. 58, comma 2, di quest’ultima legge, di disposizione normativa suscettibile di trovare applicazione anche con riguardo ai giudizi che, alla data della suddetta entrata in vigore (4 luglio 2009), risultino ancora pendenti in primo grado e, dunque, “a fortiori” a quei giudizi che, come quello in esame, risultino essere stati instaurati successivamente a tale entrata in vigore. Pertanto, devono, all’uopo, considerarsi integralmente richiamati dalla presente pronuncia, sia gli atti introduttivi e di costituzione delle parti, che le comparse conclusionali depositate in data 11 ottobre 2016 dalla parte attrice e 6 ottobre 2016 dal convenuto e quella di replica depositata il 28 ottobre 2016 dalla sola parte attrice. Del resto, trattandosi di disposizione normativa dettata con evidente finalità di accelerazione ai fini della produzione della sentenza, deve ritenersi che essa consenta al giudice di pronunciare quest’ultima, senza dover premettere la concisa esposizione dello svolgimento del processo, precedentemente richiesta dal comma secondo dell’art. 132 cod. proc. civ., la quale risulta, peraltro, agevolmente suscettibile di essere desunta dalla lettura degli atti introduttivi e di costituzione delle parti, nonché dai
verbali della udienze in cui la causa è stata trattata, istruita e discussa, con la conseguenza che non potrà, pertanto, considerarsi affetta da nullità la sentenza, resa nella forma predetta, che non contenga la concisa esposizione dei fatti e, dunque, dello svolgimento del processo (dr., ili tal senso, sia pure con riguardo all’ipotesi analoga ma non identica prevista dall’art. 281-sexies cod. proc. civ., Cass. civ., sez. III, 19 ottobre 2006, n. 22409) Passando all’oggetto del presente procedimento, occorre evidenziare che l’odierno giudizio trae origine dalla domanda formulata da Ga.Tr., il quale, esponendo di aver donato alla convenuta un carteggio originale di Ma.D’A. e del Ge.Mi., ne chiedeva la restituzione, sulla scorta della nullità della donazione per mancanza della forma imposta dalla legge. All’uopo, riferiva di aver preannunciato l’intenzione liberale con lettera del 27.7.2000 indirizzata all’ente “affinché questo bene non venga disperso e sia reso fruibile a tutti gli studiosi che vorranno consultarlo (nel caso ciò non avvenisse e questo bene fosse trascurato), il sottoscritto ne rientrerebbe in possesso …” e che, al fine di rendere seria e concreta tale manifestazione di liberalità, aveva consegnato all’Amministrazione convenuta il “materiale suddetto in volumi XI più imo – Estratto – di cui si allega elenco dettagliato”.
Dalla ricostruzione della vicenda offerta dalla convenuta, emergeva, più nel dettaglio, che il carteggio in questione era stato consegnato dall’attore due anni prima alla Provincia, unitamente ad altro materiale di interesse storico, in occasione di una mostra organizzata presso una sede espositiva dell’ente – a fronte della quale l’istante aveva ottenuto il versamento di quindici milioni delle vecchie Lire, per poi essere alla medesima donato, giusta la comunicazione sopra richiamata.
La donazione, quindi, era stata accettata dalla Provincia con deliberazione del 19.2.2001 n. (…).
Su queste premesse, l’attore citava in giudizio l’ente convenuto, chiedendo la declaratoria di nullità della donazione del carteggio per carenza della forma e la conseguente condanna dell’ente convenuto alla restituzione dello stesso. In via subordinata, l’istante chiedeva che il Tribunale, accertato l’inadempimento dell’onere posto dal donante in capo alla Provincia Regionale – che non aveva reso fruibile al pubblico la preziosa opera – dichiarasse la risoluzione della donazione e la restituzione del bene.
Nel costituirsi, L’Amministrazione Provinciale chiedeva il rigetto della domanda attorea, evidenziandone la modicità e per l’effetto che venisse dichiarata la piena validità ed efficacia della donazione in favore della Provincia.
Ai fini della configurazione del “modico valore” della donazione, l’Amministrazione convenuta depositava la valutazione economica del fondo archivistico di Ma.D’A. e del Ge.Mi. effettuata dalla Soprintendenza Archivistica per la Sicilia, che lo ha quantificato nel valore complessivo di Euro 11.000,00. Quanto al dedotto inadempimento dell’onere, deduceva che il materiale era stato messo a disposizione del pubblico e visionato, sia pure di rado, da alcuni cultori della materia, stante l’interesse specialistico dell’opera.
Così chiarite in breve le opposte prospettazioni, rileva il Tribunale che nel presente giudizio le parti discutono in ordine alla qualificazione giuridica da dare all’attribuzione gratuita del carteggio consegnato dall’attore alla convenuta, che ne chiede la qualificazione quale donazione di modico valore, per la quale non sarebbe necessario il requisito della forma dell’atto pubblico richiesto a pena di nullità per tutti i tipi di donazione, anche di quelle remuneratorie determinate da un particolare sentimento di gratitudine per il donatario.
Per donazioni di tale natura, la consolidata giurisprudenza della Suprema Corte (cfr. SS.UU. 21.4.1989, n. 1873; 24.2.1982, n. 1134; 30.12.1994, n. 11304; Cass. 12.6.2001 7913) ritiene che l’art. 783 c.c. non detti un criterio rigido per stabilire la modalità di valutazione del valore della donazione, ma lascia ai giudici del merito un margine discrezionale in relazione alle circostanze particolari.
Per stabilire se ima donazione abbia o meno modico valore, ai fini della forma da adottare, occorre avere riguardo, invero, non già all’entità del “donatum” in sé, ma al rapporto tra il “donatum” ed il patrimonio del donante.
L’art. 783 c.c., nel disciplinare le donazioni di modico valore, prevede che la modicità dell’oggetto della donazione sia valutata obbiettivamente ed anche in rapporto alle condizioni economiche del donante: al tale fine il giudice deve compiere un’indagine complessa che, partendo dall’accertamento di dati analitici essenziali, attinenti al valore del bene in sé ed alla potenzialità economica di chi se ne spoglia, pervenga, mediante il loro contemperamento, ad affermare ovvero ad escludere che la liberalità incida in modo apprezzabile sul patrimonio del donante.
Nella specie, quanto al primo profilo, deve evidenziarsi che la valutazione della Soprintendenza Archivistica per la Sicilia non è stata smentita da alcuna alternativa ipotesi quantificatoria offerta dall’istante, che si è limitato ad allegare mi inestimabile interesse culturale e storico dell’opera, senza tuttavia offrire concreti elementi di segno contrario rispetto a quelli evidenziati dall’organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
La chiesta consulenza tecnica sul punto, quindi; è risultata inammissibile, in quanto avente carattere marcatamente esplorativo.
Ed invero, deve escludersi che una consulenza tecnica possa essere chiesta e disposta come mezzo per esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, gravando il relativo onere solo su di essa;1 pertanto, legittimamente il giudice decide di negarne l’ammissione ove si avveda che l’istanza della parte tende a supplire con la consulenza la deficienza delle allegazioni e delle prove offerte o a compiere un’indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati (da ultimo, cfr. Cassazione civile, sez. II, 09/05/2016, n. 9318).
Quanto al profilo soggettivo, rileva il Tribunale come, anche partendo” dalla quantificazione dei beni donati offerta dalla convenuta – e dunque prescindendo dal valore storico dei medesimi, probabilmente di gran lunga superiore a quello testé indicato – la mera condizione sociale e personale dell’odierno attore, discendente di una antica famiglia nobile ragusana, impedisce di escludere che la perdita della disponibilità dei beni mobili donati all’Ente abbia inciso in maniera non apprezzabile sul patrimonio del donante.
Rileva il Tribunale, quindi, il mancato assolvimento dell’onere della prova, gravante sulla Provincia – che ha dedotto la modicità del valore della donazione in questione proprio sulla scorta delle ricchezze possedute dal donante – in ordine al rapporto di comparazione del valore del bene donato rispetto al patrimonio dell’istante, atteso che nessun elemento concreto di conforto in merito alle (solo) prospettate capacità economiche e disponibilità patrimoniali di Ar. è stato allegato o documentato dall’ente provinciale.
Detto altrimenti, non appare sufficiente il riferimento alla “notoria” fama del soggetto donante al fine di acclarare la consistente remuneratività della attività di studioso di storia dell’arte dal medesimo espletata, la percezione di redditi sicuramente superiori rispetto al valore dei beni mobili di cui si è spogliato e l’esatto ammontare del relativo patrimonio.
In conclusione, i guadagni e l’entità del patrimonio dell’attore non sono stati oggetto di specifiche prove da parte della convenuta, malgrado ella ne avesse l’onere; né potrebbero ragionevolmente essere ritenuti, per semplice presunzione, di rilevante importanza.
Soltanto un approccio aprioristico ed approssimativo potrebbe condurre questo giudice ad affermare l’esistenza di una relazione di biunivocità necessaria tra le ricchezze di un soggetto ed il status personale, in assenza di elementi obiettivi di riscontro, dai quali ricavare che le condizioni economiche del donante sono di gran lunga superiori rispetto al bene mobile donato.
Sulla scorta di tali indici, deve quindi ritenersi che, stante la quantificazione del bene donato (circa 10.000,00) e considerata la mancata prova di elementi dai quali desumere un’incidenza marginale della sottrazione del carteggio rispetto al patrimonio dell’attore, la donazione di beni avente lui simile valore, oggettivamente, non può ritenersi esigua.
In conclusione, ad avviso della scrivente la perdita della relativa disponibilità ha inciso, in maniera significativa, sul patrimonio del donante.
La donazione deve essere, quindi, dichiarata nulla, ili assenza della prescritta forma pubblica, con conseguente obbligo di restituzione immediata del carteggio originale di Ma.D’A. e del Ge.Mi., non essendovi prova certa della esatta consistenza e dell’avvenuta consegna all’ente provinciale dei restanti dei beni indicati nell’elenco allegato all’atto di citazione.
Nell’accoglimento della domanda principale resta assorbita, quindi, la domanda di risoluzione formulata in via subordinata dalla parte attrice.
Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano d’ufficio come da dispositivo, ai sensi del D.M. Giustizia 10.03.2014 n. 55 (applicabile anche alle cause già pendenti: art. 28: “Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore”; art. 29: “Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a, quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”), in relazione all’attività concretamente esercitata dal difensore costituito rapportata anche al tenore delle difese svolte.
IL TRIBUNALE DI PALERMO – SEZIONE SECONDA CIVILE -, definitivamente pronunziando nella controversia civile come innanzi promossa, disattesa orni altra istanza ed eccezione, così provvede:
-IN ACCOGLIMENTO DELLA DOMANDA PRINCIPALE, dichiara la nullità della donazione avente ad oggetto il carteggio originale di Ma.D’A. e del Ge.Mi., effettuata da Ga.Ar. in favore dell’ente convenuto;
-ORDINA alla parte convenuta l’immediata restituzione del carteggio donatole in favore della parte attrice;
-DICHIARA ASSORBITA la domanda di risoluzione della donazione per inadempimento dell’onere, formulata in via subordinata dall’attore;
-CONDANNA parte convenuta al pagamento, in favore dell’attore, delle spese di giudizio, che si liquidano in Euro 3.200,00 per compensi ed Euro 548,00 per esborsi, oltre a rimborso spese forfetarie nella misura del 15% (art. 2, co. 2, D.M. 55/2014), CPA e IVA come per legge.
Sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege. Così deciso in Palermo il 22 novembre 2016. Depositata in Cancelleria il 23 novembre 2016.

References: sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 28
 art. 29

Sentenza