Source: http://libro.unipv.it/tonoletti/sentenze/CDS_7112_2006.htm
Timestamp: 2017-09-22 18:43:16+00:00

Document:
N.7112/2006
NN. 2038 e 2083
R.G. 2038 del 2006 proposto dal Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia, in persona dei legali rappresentanti, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato presso la quale domiciliano per legge in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
il dott. Vincenzo Nardi, rappresentato e difeso dall’avvocato Raffaele Izzo presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Roma Lungotevere Marzio n. 3;
del dott. Raffaele Palmieri non costituito in questo giudizio;
R.G. 2083 del 2006 proposto dal dott. Raffaele Palmieri, rappresentato e difeso dall’avvocato Stefano Crisci presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Roma Via Parigi n. 11;
del Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia, in persona dei legali rappresentanti, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato presso la quale domiciliano per legge in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – I Sez. 24 novembre 2005 n. 12287 resa inter partes;
Visti ricorsi con i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione dell’Amministrazione e dell’appellato;
Relatore alla pubblica Udienza del 7 novembre 2006 il Consigliere Antonino Anastasi; udito l’avvocato dello Stato Tamiozzo e gli avvocati Crisci ed Izzo;
Con delibera del 24 luglio 2002 il Consiglio Superiore della Magistratura, all’esito di una procedura selettiva per il conferimento di due posti di Avvocato generale presso la Procura della Suprema Corte di Cassazione, propose al Ministro – per quanto qui interessa - la nomina del dott. Palmieri su uno dei posti in questione, ritenendolo in possesso di titoli poziori rispetto a gli altri candidati fra i quali il dott. Nardi.
La deliberazione consiliare ora citata fu impugnata dal dott. Nardi avanti dal TAR Lazio il quale con la sentenza n. 6358 del 2003 accolse il ricorso.
Con decisione n. 3584 del 2004 la Sezione – sempre per quanto qui rileva – confermava l’annullamento, rettificando però l’iter logico motivazionale seguito dal primo Giudice.
Il Consiglio Superiore ha quindi provveduto al rinnovo della procedura e, sulla scorta di una proposta formulata a maggioranza dalla V^ Commissione, nella seduta plenaria del 26 gennaio 2005 si è nuovamente espresso per la nomina del dott. Palmieri.
La deliberazione ora citata è stata impugnata dal dott. Nardi avanti al T.A.R. Lazio con separati ricorsi proposti l’uno per l’ottemperanza e l’altro in sede generale di legittimità.
Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale – dopo aver respinto il ricorso in ottemperanza – ha invece accolto il gravame ordinario, annullando gli atti impugnati.
La sentenza è stata impugnata col primo dei ricorsi all’esame dall’Amministrazione la quale ne ha chiesto l’integrale riforma, previa sospensione dell’esecutività ai sensi dell’art. 33 della legge n. 1034 del 1971, sulla scorta di un unico articolato motivo d’appello.
La sentenza è stata poi impugnata col secondo dei ricorsi all’esame dal controinteressato soccombente, il quale ne ha chiesto l’integrale riforma previa sospensione dell’esecutività, deducendo un unico articolato motivo di impugnazione.
Si è costituito per resistere ad entrambi i ricorsi il dott. Nardi.
Con ordinanza cautelare n. 2144 del 2006 la Sezione ha sospeso l’efficacia della sentenza impugnata.
Entrambi i Magistrati hanno presentato memorie.
Alla pubblica Udienza del 7 novembre 2006 i ricorsi sono stati spediti in decisione.
1. Gli appelli, che vanno riuniti in quanto proposti avverso la stessa sentenza, sono infondati.
Oggetto della presente controversia è la proposta al Ministro per la nomina ad Avvocato generale presso la Procura generale della Suprema Corte formulata nel 2004 dal Consiglio Superiore della Magistratura in favore del dott. Palmieri.
Tale proposta consegue al rinnovo ora per allora della procedura svoltasi nell’anno 2002, conclusa in favore dello stesso dott. Palmieri ma annullata dal Giudice amministrativo in accoglimento del ricorso all’epoca proposto dal dott. Nardi.
Per chiarezza espositiva – e con riserva di riesaminare funditus la questione – è da ricordare che a sua volta la procedura del 2002 era stata preceduta nell’anno 2001 da un identico concorso (conclusosi con la nomina ad Avvocato generale del dott. Siniscalchi) nel quale il dott. Nardi pur non conseguendo il posto si era classificato in posizione più favorevole rispetto al dott. Palmieri.
In tale contesto con la sentenza in epigrafe indicata il T.A.R. del Lazio ha accolto il nuovo gravame proposto dal dott. Nardi in sede di legittimità, annullando la delibera del 2004 dell’Organo di autogoverno.
Con l’unico motivo d’appello l’Amministrazione deduce che la sentenza impugnata ha accolto il ricorso del dott. Nardi sulla scorta di motivazioni pedissequamente sovrapponibili a quelle contenute nella sentenza dello stesso Tribunale n. 6358 del 2003 (di annullamento della precedente delibera consiliare del 2002) senza tenere conto del fatto che il Consiglio di Stato con la decisione n. 3584 del 2004 pur confermando l’annullamento aveva in realtà stigmatizzato l’iter logico motivazionale a suo tempo seguito dal giudice di primo grado.
In sostanza, secondo l’Amministrazione, in entrambi i casi il Tribunale ha illegittimamente invaso l’ambito delle valutazioni di merito riservato al Consiglio, finendo per procedere ad una impropria (e comunque travisata) comparazione dei curricula dei candidati.
Tanto premesso, osserva l’Amministrazione che il Consiglio Superiore – essendo stata in realtà l’originaria deliberazione annullata solo per difetto di specifica motivazione - legittimamente si è di nuovo espresso in favore del dott. Palmieri sulla scorta di una argomentazione che tiene approfondito conto sia del complessivo profilo di merito e attitudinale dei candidati sia degli elementi sopravvenuti nello stretto arco temporale oggetto di specifica considerazione, e cioè in pratica tra la procedura del 2001 e quella espletata nel 2002.
Anche il dott. Palmieri deduce preliminarmente l’errore di giudizio in cui è incorso il Tribunale, in sostanza fraintendendo la portata della decisione n. 3584/2004 di questa Sezione e quindi pervenendo all’annullamento della nuova deliberazione del Consiglio Superiore sulla base di proprie statuizioni che in realtà erano state già pienamente riformate in sede di appello, ove l’annullamento era stato sì confermato ma solo per la carenza di motivazione che affliggeva l’atto impugnato.
Ne consegue, secondo l’appellante, che il C.S.M. altro non ha fatto che dare puntuale applicazione al principio di diritto enunciato dal Consiglio di Stato, considerando sotto il profilo del merito e dell’attitudine tutti gli elementi emergenti dagli atti del procedimento, sia precedenti che successivi al concorso del 2001 conclusosi con la nomina del dott. Siniscalchi al posto di Avvocato generale.
2. I mezzi, che possono essere unitariamente scrutinati, devono essere disattesi perchè poggiano su una ricostruzione non condivisibile del vero effetto conformativo o ordinatorio derivante dalla precedente e più volte citata decisione di questa Sezione.
Come già anticipato, il Tribunale con la sentenza n. 6358 del 2003 annullò la deliberazione con la quale il C.S.M. aveva proposto nel 2002 il conferimento della nomina per cui è controversia al dott. Palmieri.
La Sezione con la ridetta decisione n. 3584 del 2004, decidendo l’appello dell’Amministrazione, confermò l’annullamento della proposta in favore del predetto Magistrato con alcune “precisazioni”, e cioè dando atto dell’errore di giudizio compiuto dal primo Giudice allorchè aveva dato ingresso ad una sorta di inammissibile comparazione diretta del peso dei titoli vantati dai due candidati.
Tanto chiarito, la Sezione ha però confermato l’annullamento della delibera rilevando che nel peculiare contesto all’esame il consolidato principio della autonomia delle diverse tornate concorsuali doveva cedere rispetto alla generale e imprescindibile esigenza di continuità e coerenza dell’azione amministrativa.
Come già detto, era infatti accaduto che nel luglio del 2001 si era svolta una procedura avente ad oggetto il conferimento di un identico posto di Avvocato generale, alla quale avevano partecipato insieme ad altri magistrati sia il dott. Nardi che il dott. Palmieri.
In quell’occasione il Consiglio Superiore, confrontando i candidati più anziani (tra cui il dott. Nardi ed il dott. Siniscalchi ) con quelli meno anziani nel ruolo (tra cui il dott. Palmieri), aveva ritenuto questi ultimi in possesso di <<requisiti attitudinali e di merito che pur ragguardevoli, non erano, comunque, tali, con riferimento ai requisiti di legge ed ai criteri delle circolari in materia, da giustificare, nella comparazione con i candidati che li precedono, in relazione alle esigenze concrete del posto da coprire, il superamento della graduatoria di anzianità né, comunque, il convincimento di una maggiore idoneità specifica>>.
Per l’effetto la Sezione, dato atto della prossimità ed assoluta identità delle due procedure, ha statuito che il ribaltamento delle posizioni dei due interessati operato dal Consiglio nel 2002 non trova riscontro in elementi nuovi e cioè in elementi giustificativi sopravvenuti rispetto alla diametralmente opposta valutazione del 2001.
Come è noto, la nozione giurisprudenziale risalente (secondo la quale nel giudizio amministrativo di impugnazione al giudicato di annullamento conseguiva solo un effetto preclusivo e cioè il divieto della riedizione dell’atto con gli stessi vizi che il giudice ha condannato) ha ceduto ormai il posto ad una diversa e condivisa impostazione secondo la quale la sentenza di annullamento non soltanto elimina dal mondo giuridico l’atto amministrativo illegittimo ma contestualmente identifica il modo legittimo di esercizio del potere, fissa la corretta sistemazione degli interessi e quindi determina – con valore precettivo per la successiva azione amministrativa – il contenuto concreto del dovere dell’Amministrazione nella specie.
In sostanza – secondo l’espressione icastica della Dottrina – l’accertamento della illegittimità dell’atto non è altro, visto a rovescio, che la determinazione del modo come, con riferimento ai profili dedotti in giudizio dal ricorrente, il potere avrebbe dovuto essere esercitato e non è stato.
Naturalmente il problema ordinamentale diventa allora quello di conciliare tale effetto conformativo (e cioè l’imposizione giudiziale di una regola per la successiva attività sostanziale) con le caratteristiche tendenzialmente incomprimibili del potere amministrativo, che sono infatti e non a caso richiamate e valorizzate proprio dalla salvezza – ai sensi dell’art. 45 T.U. n. 1054 del 1924 – dei provvedimenti dell’Autorità successivi alla formazione del giudicato.
Secondo l’indirizzo giurisprudenziale prevalente e dal quale il Collegio non ritiene di doversi discostare, il problema della consistenza dell’effetto precettivo va allora risolto, oltre che in ovvia relazione con la qualità vincolata o discrezionale del potere, avendo riguardo al tipo di vizio per il quale fu pronunciato l’annullamento dell’atto.
In tal senso, è acquisito nella giurisprudenza della Sezione che mentre l' effetto di annullamento dell' atto che consegue ad una sentenza amministrativa di accoglimento del ricorso non è delineato dai motivi di impugnazione, ma ha una estensione commisurata all' oggetto di impugnativa (anche se sia stata accolta una sola censura ), per contro, ai fini della delimitazione dell' ambito del giudicato sotto il profilo del c.d. effetto conformativo dell' ulteriore attività dell' Amministrazione occorre proprio aver riguardo alla tipologia e al numero dei motivi accolti. (ex multis IV Sez. n. 4744 del 2001).
Di conseguenza sul piano applicativo, come è noto, la distinzione di base vede contrapposte le sentenze ad effetto vincolante pieno (con le quali l’atto viene annullato per difetto dei presupposti soggettivi o oggettivi o per violazione di termini perentori relativi all’esercizio del potere) a quelle ad effetto vincolante strumentale con le quali l’annullamento per vizi formali (come quelli procedimentali o di mero difetto di motivazione ) impone soltanto alla P.A. di eliminare il vizio dall’atto ma non la vincola in alcun modo nei contenuti.
Applicando le coordinate ermeneutiche ora sintetizzate al caso in esame, deve escludersi che quello contenuto nella ridetta decisione della Sezione n. 3584 sia un giudicato di annullamento per soli vizi formali, trattandosi con evidenza (e cioè a prescindere da ogni fuorviante questione terminologica) di una pronuncia di annullamento nella quale il difetto motivazionale in tanto esiste in quanto si embrica indissolubilmente al vizio sostanziale di contraddittorietà.
La radicale differenziazione dei due diversi giudizi consecutivamente formulati dall’Amministrazione, in astratto ben consentita nella fisiologia dall’ordinamento di settore, diventa cioè contraddittoria e quindi sintomo di disfunzione nella misura in cui l’incoerenza del nuovo provvedere risulta evincibile proprio dalla totale omissione di ogni motivazione su fatti medio tempore intervenuti.
Si tratta dunque di un effetto vincolante semipieno, poichè – cadendo il vizio sugli elementi discrezionali dell’atto – l’annullamento finisce per delimitare in concreto il potere discrezionale intestato all’Autorità in sede di rinnovo.
3. Al riguardo rilevano gli appellanti che in realtà nel concorso del 2001 la posizione del dott. Palmieri non fu mai veramente posta a confronto con quella del dott. Nardi, in quanto la facilmente pronosticabile prevalenza del dott. Siniscalchi indusse in sostanza il Consiglio a limitare il confronto tra questo Magistrato e quelli (come il Nardi) aventi pari o poco minore anzianità.
D’altra parte – vista la sostanziale inattaccabilità della posizione del candidato poi risultato vincitore – nemmeno sussistevano le condizioni dell’azione perchè il dott. Palmieri potesse contestare in giudizio una valutazione che a posteriori invece così incisivamente lo pregiudica.
L’obiezione, ancorchè dotata di evidente spessore, non coglie nel segno sia perchè è arduo qualificare come stereotipo o di mero stile il giudizio allora così inequivocamente formalizzato dall’Organo di autogoverno, sia soprattutto perchè la questione non può qui essere rimessa in discussione in quanto coperta dall’incontrovertibilità del giudicato.
Deve dunque ribadirsi che nel caso in esame, per l’effetto ordinatorio promanante dalla decisione n. 3584 del 2004, il Consiglio Superiore ben poteva ovviamente riesercitare la sua discrezionalità valutativa senza alcun esito predefinito ma ove avesse inteso riaffermare la prevalenza del dott. Palmieri rispetto al dott. Nardi doveva – pena la violazione del principio di continuità e coerenza dell’azione amministrativa - ostendere elementi giustificativi sopravvenuti (nella loro materialità) alla prima ed opposta valutazione.
4. Di tale vincolante criterio orientativo non fa buon governo la delibera impugnata in prime cure, nel contesto della quale a giudizio di questo Collegio assume rilievo preminente e tendenzialmente esclusivo una approfondita rivisitazione dell’intero ed obiettivamente prestigioso percorso professionale dell’odierno appellante, come se il giudicato consentisse di rivalutare anche fatti della carriera di questo alto Magistrato anteriori al concorso concluso con la nomina ad Avvocato generale del dott. Siniscalchi.
Se poi si aggiunge che la odierna proposta del Consiglio nemmeno si fonda su elementi fattualmente pregressi e però non dedotti in precedenza ma si concentra su dati già oggetto di espressa ancorchè meno esaustiva valutazione nella annullata delibera del 2002, appare evidente che l’Organo di autogoverno ha in sostanza operato come se tale annullamento discendesse da un mero difetto di motivazione e fosse dunque riparabile confrontando ex novo a tutto campo le posizioni dei due Candidati.
5. Detto questo sul punto nodale della controversia, si rileva che nel contesto della proposta poi approvata dalla maggioranza consiliare si fa però riferimento anche ad un dato effettivamente sopravvenuto, individuato nel Decreto del Procuratore generale in data 25.11.2001 col quale il dott. Palmieri è stato nominato coordinatore dell’attività dei sostituti della II Sezione per la redazione delle requisitorie relative ai ricorsi (inammissibili, rinunciati, estinti etc.) definibili dalla Corte in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 cod. proc. civ. come novellato dalla legge “Pinto” n. 89 del 2001.
Al riguardo eccepisce l’appellato che l’incarico de quo sarebbe scarsamente espressivo di attitudine al posto da ricoprire, comportando l’espletamento di mansioni meramente organizzative quali quelle concernenti in sostanza la distribuzione dei ricorsi fra i quattro sostituti “ assegnati” alla Sezione per lo svolgimento di tale incombenza.
Secondo l’appellato la scarsa significatività del conferimento sarebbe poi dimostrata dal fatto che, come inequivocamente risulta dal verbale della seduta del Plenum e in particolare dall’intervento del cons. Mammone, l’incarico in questione è stato in realtà confuso con l’altro (di diverso rilievo ma non valutabile perchè attribuito al dott. Palmieri dopo la nomina ad Avvocato generale) relativo alla gestione delle requisitorie nelle controversie originate dalla violazione del termine di durata ragionevole del processo ai sensi della medesima legge Pinto.
I rilievi dell’appellato sono ovviamente inammissibili, da un lato perchè non spetta certo al Giudice amministrativo di effettuare valutazioni qualitative istituzionalmente riservate all’Autorità procedente; dall’altro perchè essendo l' atto collegiale sorretto da motivazione propria le singole soggettive motivazioni dei componenti, quand’anche come nel caso siano travisate, risultano tendenzialmente inidonee a debilitare l' iter formativo della volontà complessiva dell' organo espressa attraverso la votazione finale.
Tanto chiarito osserva però il Collegio che l’elemento di pur obiettiva novità ricollegabile all’incarico in questione non consente di revocare in dubbio le conclusioni sopra raggiunte, in primo luogo perchè esso – nell’iter argomentativo seguito dal Plenum – costituisce mero argomento ad adiuvandum, diluito cioè nell’ambito di una valutazione a spettro molto più ampio.
In disparte tale considerazione, non appare comunque possibile forzare il percorso valutativo obiettivamente seguito dal Consiglio ed attribuire ex post all’incarico in questione una autonoma attitudine a sorreggere il dispositivo della delibera consiliare.
Si oppone infatti ad una simile impostazione il rilievo che il Consiglio Superiore - ove avesse ritenuto di fondare effettivamente lo scavalcamento su tale incarico – avrebbe dovuto adeguatamente considerare a livello motivo le seguenti peculiarità della fattispecie.
In primo luogo, risulta dagli atti che almeno nella prima fase l’incarico di coordinatore dell’attività dei sostituti è stato attribuito (incontestabilmente nel caso della Sezione tributaria) ad un magistrato d’appello applicato, il quale dunque ha coordinato l’opera di colleghi di qualifica superiore: una simile opzione, decampando da moduli organizzativi sperimentati e venendo attuata senza spiegare le ragioni della inconsueta scelta, di per sè obiettivamente non depone per un carattere particolarmente incisivo della funzione de qua.
In secondo luogo, non è stata oggetto di alcuna considerazione la circostanza che lo stesso Procuratore generale (e cioè l’Autorità che conferì tale incarico) di esso non faccia alcuna menzione nell’ambito del circostanziato parere col quale trasmette al C.S.M. la domanda del dott. Palmieri ed in particolare laddove individua, anche con riferimento a fasi pregresse della prestigiosa carriera di questo Magistrato, vari elementi suscettibili di denotare le particolari attitudini del predetto alla copertura del posto messo a concorso.
Gli elementi ora richiamati, se non precludevano al Consiglio secondo il sistema di opinare discrezionalmente per la decisività dell’incarico,
imponevano però sempre secondo il sistema di motivare esaurientemente al riguardo, il che non risulta in alcun modo avvenuto.
6. Quanto sin qui osservato è più che sufficiente a determinare il rigetto degli appelli.
Preminenti ragioni di esaustività della tutela, a fronte di una vicenda sostanziale che si dipana da vari anni, inducono il Collegio ad esaminare anche in concreto alcuni fondamentali snodi del giudizio comparativo formulato dal Consiglio Superiore, prescindendo cioè dal vizio radicale di impostazione che lo inficia.
In tale ottica il Collegio ritiene preliminarmente doveroso ricordare che – secondo consolidati indirizzi giurisprudenziali - le deliberazioni con le quali il C.S.M. propone il conferimento di uffici direttivi e superiori ai magistrati sono espressione di attività amministrativa ampiamente discrezionale: il che, se certo non le sottrae al sindacato giurisdizionale, quanto meno sotto il profilo della esistenza dei presupposti e congruità della motivazione, nonché dell'accertamento del nesso logico di consequenzialità fra presupposti e conclusioni impone però che il riscontro di legittimità operabile dal giudice amministrativo non possa trasmodare oltre il vaglio di quei difetti degli atti stessi suscettibili di concretizzare il vizio di eccesso di potere.
E ciò fermo restando, specie ove si tenga conto della particolare posizione ordinamentale del Consiglio Superiore, che in nessun modo il sindacato giurisdizionale può impingere nel merito della scelta discrezionale fatta propria dall’Organo di autogoverno.
In questo spirito, si rileva innanzi tutto che la delibera impugnata incorre in un evidente travisamento laddove dà per assodata una maggior produttività quantitativa del dott. Palmieri rispetto al dott. Nardi.
I documenti versati già in prime cure dal ricorrente depongono inequivocabilmente in senso opposto.
Nè può seguirsi l’Amministrazione quando afferma che il solo dott. Palmieri aveva offerto al riguardo opportuna documentazione in sede concorsuale, in quanto dall’intervento del relatore di minoranza è possibile desumere la disponibilità già avanti al Plenum di certificazioni di cancelleria o documenti comprovanti (ripetesi, sotto l’aspetto meramente quantitativo) un prevalere del dott. Nardi quanto a produttività.
Frutto se non di travisamento quanto meno di un difetto di puntuale motivazione è il rilievo del Plenum circa la maggiore anzianità complessiva nelle funzioni requirenti di legittimità vantata dal dott. Palmieri.
E’ pacifico che l’appellante ha rispetto al dott. Nardi minore anzianità quale sostituto, ma vanta invece un lungo periodo di applicazione alla Procura generale già come magistrato d’appello.
Il vero problema che si pone è quindi non se a sostanziale parità di anzianità pleno iure l’applicazione costituisse fattore ulteriore legittimamente valutabile, come sembra ovvio; ma se l’applicazione di lungo periodo alla Corte quale magistrato d’appello potesse per così dire colmare in via di fatto un deficit di anzianità di diritto.
Profilo decisivo, questo, che il Consiglio ha invece omesso di valutare, ripiegando su una valutazione indifferenziata del servizio maturato in qualifiche differenti e finendo per predicare una totale sovrapponibilità delle due funzioni che trovava invece smentita nella sottrazione di alcune delicatissime incombenze istituzionali alla categoria dei magistrati di corte d’appello applicati, oggi come è noto espunta dall’organico della Corte Suprema dal D. L.vo n. 24 del 2006.
Per quanto riguarda le attività espletate dal dott. Palmieri in ambito ministeriale, in seno al Gabinetto prima e quale Dirigente dell’Ufficio II della Direz. Affari Penali poi, il giudizio del Consiglio in ordine al rilievo delle stesse come in concreto espressive di una particolare attitudine allo svolgimento di funzioni direttive superiori quali quelle specificamente proprie del posto da ricoprire è il frutto di una valutazione discrezionale ex se insindacabile e che sfugge quindi alle contestazioni di merito svolte in chiave comparativa dall’appellato.
Ma tale troppo sintetico giudizio di preferenza – nel caso in concreto all’esame, in cui l’altro candidato vanta l’esercizio ultradecennale di funzioni via via più delicate e infine apicali nell’ambito dell’Ispettorato Generale – resta del tutto inappagante sul piano motivo, non essendo in alcun modo possibile evincere dalla delibera impugnata le ragioni prospettiche che hanno indotto l’Organo di autogoverno a pretermettere in buona sostanza ogni valutazione circa la rilevanza prognostica di un attività ispettiva, quale quella espletata dal dott. Nardi, che è per legge riservata a magistrati e risulta costantemente assimilata nella prassi consiliare alle funzioni requirenti sia pur di merito.
Sulla scorta delle considerazioni che precedono ed assorbito ogni ulteriore profilo gli appelli vanno perciò respinti.
Le spese di questo grado del giudizio sono compensate per giusti motivi nei confronti del dott. Palmieri e poste invece a carico dell’Amministrazione soccombente nella misura liquidata forfettariamente in dispositivo.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando respinge gli appelli.
Condanna l’Amministrazione al pagamento di Euro 5.000,00 oltre IVA e accessori per onorari e spese del grado.
Compensa le spese del grado nei confronti dell’appellante dott. Palmieri.
Così deciso in Roma il 7 novembre 2006 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, nella Camera di Consiglio con l'intervento dei Signori:
NN.R.G.
2038 e 2083/06

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