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Timestamp: 2020-08-14 23:56:27+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23438 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23438 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 09/11/2016, dep.20/12/2016), n. 26438
sul ricorso 11966-2015 proposto da:
L.V.M.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
PLOTINO 25, presso lo studio dell’avvocato ASSUNTA CICCARELLI,
rappresentato e difeso dall’avvocato RAFFAELE MICILLO giusta procura
avverso la sentenza n. 8418/50/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CAMPANIA depositata il 07/10/2014;
09/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA CRUCITTI.
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di L.V.M.T., medico convenzionato, del silenzio rifiuto opposto ad istanza di rimborso dell’IRAP, versata negli anni dal 2006 al 2009, la C.T.R. della Campania, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettando l’appello proposto dalla contribuente, confermava la decisione di primo grado, ritenendo che, nella specie, la professionista, seppure onerata in tal senso, non avesse fornito la prova di elementi idonei ad attestare l’insussistenza di fattispecie imponibile.
Avverso la sentenza ricorre, con due motivi, il contribuente.
Preliminarmente va rilevata l’infondatezza dell’eccezione di inammissibilità, per tardività, del ricorso per cassazione, risultando che lo stesso sia stato notificato a mezzo pec l’ultimo giorno utile (7 aprile 2015).
L’unico articolato motivo -rubricato: violazione art. 360 c.p.c. omessa – insufficiente contraddittoria motivazione errata interpretazione di legge- è inammissibile.
Ed invero, premesso che la sentenza impugnata appare conforme ai principi reiteratamente affermati da questa Corte in punto di onere probatorio gravante sul contribuente qualora questi avanzi istanza di rimborso, l’accertamento in fatto compiuto dal Giudice di appello (il quale ha ritenuto che la contribuente non avesse assolto l’onere di concretamente dedurre e dimostrare gli elementi idonei ad attestare, pur in presenza dei beni ammortizzabili risultanti per sua stessa ammissione dal libro dei cespiti, l’insussistenza della fattispecie imponibile) non risulta idoneamente contrastato laddove al ricorso (essendo stata la sentenza impugnata depositata il 7.10.2014) è applicabile il nuovo disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come interpretato dalle Sezioni Unite di questa Corte (v.n.8053/2014) e con il mezzo non viene individuato il “fatto” nell’accezione rilevante, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 il cui esame sarebbe stato omesso.
Le spese vanno integralmente compensate tra le parti, data la novità della soluzione giurisprudenziale in materia.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Compensa integralmente tra le parti le spese.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

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