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Timestamp: 2020-08-05 16:28:37+00:00

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Assegno divorzile: a chi spetta, richiesta e calcolo [2020]
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Cos'è l'assegno di divorzio, a chi spetta, le sentenze più importanti della giurisprudenza e la riforma Morani.
L’assegno divorzile è una somma periodica che viene versata da un coniuge all’altro in caso di divorzio qualora quest’ultimo non abbia mezzi adeguati o non si trova nelle condizioni di poterseli procurare per ragioni oggettive.
Ai sensi dell’articolo 5 della legge 898/1970, che è la famosa legge sul divorzio, l’importo dell’assegno divorzile viene stabilito in tribunale nel momento in cui viene pronunciata la sentenza di divorzio.
I fattori alla base dell’assegnazione sono molteplici: non si tiene conto del tenore di vita tenuto durante il matrimonio, ma di altri criteri quali il reddito dei due coniugi, le motivazioni alla base del divorzio, la durata del matrimonio. L’assegno divorzile può essere erogato su base mensile o in un’unica soluzione: in questo caso specifico, può consistere anche nell’assegnazione di un bene.
Di seguito saranno analizzate le principali modifiche introdotte sull’assegno divorzile nel 2019, facendo riferimento alla giurisprudenza e ad alcune sentenze della Cassazione, e sarà anche ribadita la differenza con l’assegno di mantenimento, con il quale spesso si tende a fare confusione, e chi sono i soggetti ai quali spetta il suddetto assegno.
Assegno divorzile – Indice
divorzile e assegno di mantenimento: le differenze
chi spetta l’assegno divorzile
Come si valuta l’autosufficienza economica
La riforma Morani
e la quantificazione dell’assegno divorzile
sentenze importanti sull’assegno divorzile
Assegno divorzile una tantum: cos’è
Assegno divorzile – Domande frequenti
Se l’assegno divorzile viene stabilito dal giudice durante la sentenza di divorzio, diverso è il caso dell’assegno di mantenimento, il quale invece spetta in seguito alla separazione tra i coniugi. La funzione dell’assegno di mantenimento è quella di garantire al coniuge meno abbiente lo stesso tenore di vita del quale godeva durante il matrimonio.
I criteri di liquidazione dell’assegno divorzile prescindono dal mantenimento del tenore di vita, come confermato dalla sentenza n. 11504/2017, in quanto questo elemento è in netto contrasto con la natura stessa del divorzio.
Nella sentenza si legge infatti che utilizzando il parametro del tenore di vita per determinare l’ammontare dell’assegno divorzile si creerebbe “una indebita prospettiva, per così dire, di “ultrattività” del vincolo matrimoniale”.
Sulla base di quanto appena detto l’ammontare dell’assegno divorzile viene stabilito in modo tale da garantire il contributo economico necessario al sostentamento all’altro coniuge nel caso in cui quest’ultimo non fosse autosufficiente.
Cosa succede in presenza di figli? In questo caso entra in gioco anche il criterio del tenore di vita, in quanto ai figli spetta il mantenimento dello status che avevano prima della sentenza definitiva di divorzio.
divorzile è un diritto spettante all’ex coniuge di tipo:
imprescerittibile;
irrinunciabile;
Non si può dunque rinunciare all’assegno divorzile, ma ci sono alcune casistiche nelle quali non spetta, ovvero:
in caso di morte dell’obbligato;
qualora l’obbligato si trovasse in una condizione di fallimento economico;
nell’ipotesi in cui il coniuge che dovrebbe ricevere l’assegno decidesse di risposarsi.
Nell’articolo 5, comma 6, della legge sul divorzio viene stabilito che nel momento in cui si valuta l’inadeguatezza dei mezzi dei quali dispone uno dei due coniugi, devono essere messi sul banco alcuni elementi, quali per esempio:
l’impossibilità di riuscire a procurarseli per motivi di salute o perché non si riesce a trovare un lavoro in quel preciso contesto storico e sociale;
il sopraggiungere di una convivenza more uxorio, che porti al miglioramento delle condizioni economiche del coniuge economicamente più debole.
L’assegno divorzile ha un’importanza notevole in quanto rappresenta la condizione necessaria per poter accedere ad altri sussidi, come per esempio a una quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge oppure del TFR, il Trattamento di Fine Rapporto.
I criteri per valutare la condizione di autosufficienza economica sono stati fissati dalla sentenza della Cassazione n. 11504/2017. Nello specifico, la Corte di Cassazione ha indicato quattro “indici di prova”, che sono i seguenti:
il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e/o immobiliari;
le capacità e le effettive possibilità di lavoro personale dell’ex;
Nel caso in cui ci fossero, nel corso del tempo, delle modifiche sostanziali dei rispettivi redditi dei coniugi, è possibile rivolgersi al giudice per chiedere una modifica dell’assegno divorzile, ovvero la sua rideterminazione.
più, esiste anche la possibilità che:
divorzile sia pagato da terzi;
coniuge si rivolga direttamente al datore di lavoro dell’obbligato
al fine di richiedere la metà di quanto gli spetta.
La riforma Morani è stata approvata alla Camera il 14 maggio 2019, ridefinendo i parametri alla base dell’assegno di divorzio attraverso:
la cancellazione dell’assegno in caso di nuovo matrimonio;
l’introduzione di nuovi criteri, quali il patrimonio, l’età e la condizione lavorativa del richiedente, oltre che l’impegno di cura dei figli comuni minori e la durata del matrimonio;
la creazione di un assegno a tempo: l’assegno potrà infatti essere erogato solo per un determinato periodo nel caso in cui la ridotta capacità reddituale del soggetto richiedente sia temporanea o superabile.
Per quanto riguarda il calcolo dell’assegno divorzile, il giudice non è tenuto ad accertarsi di conoscere l’esatto valore del reddito dei due coniugi, ma può fare riferimento a una ricostruzione attendibile del patrimonio e del reddito dei due. L’obiettivo è quello di individuare la presenza di un eventuale squilibrio tra le parti, che determinerebbe l’assegnazione dell’assegno divorzile.
Abbiamo detto che la differenza del livello economico-patrimoniale tra i coniugi e il livello reddituale del coniuge obbligato costituiscono alcune delle variabili da tenere in considerazione per l’attribuzione e la quantificazione dell’assegno divorzile, ma non sono le sole.
La funzione dell’assegno è, infatti, per sua natura quella di garantire al coniuge richiedente una vita dignitosa: in tal senso, devono essere considerate anche le eventuali aspettative professionali che sono state sacrificate al fine di dare un contributo alla formazione del patrimonio comune e dell’altro coniuge durante il matrimonio.
Un altro parametro che determina l’eventuale diritto all’assegno di divorzio è rappresentato dalla condizione di indipendenza economica: con questo termine si intende il fatto che una persona adulta e sana sia in grado di provvedere in autonomia al proprio sostentamento.
Un indicatore da prendere in considerazione per valutare il grado di autosufficienza economica dell’altro coniuge potrebbe essere la soglia di reddito sotto la quale è possibile avere accesso al gratuito patrocinio, che corrisponde a 11.528,41 annui, ovvero a circa 1.000-1.100 euro al mese.
La sentenza n. 796/2019 del Tribunale di Savona sottolinea che l’assegno divorzile abbia una funzione assistenziale, ma anche compensativa e perequativa. Ciò significa che nel caso in cui vi fosse uno squilibrio tra le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi, si dovrà verificare in quale misura lo squilibrio sia dovuto alle scelte comuni.
L’assegno divorzile non spetterà nel caso in cui emerga che l’intero patrimonio dell’ex coniuge è stato creato, durante il matrimonio, con il solo apporto dei beni dell’altro coniuge.
Nella sentenza n. 21234 del 2019 della Cassazione viene ribadito il concetto per il quale la creazione di una nuova famiglia fa venire meno i presupposti necessari affinché l’assegno divorzile possa essere riconosciuto. Il diritto non entra in stato di quiescenza, ma viene escluso del tutto.
La legge dà la possibilità ai due coniugi divorziati di optare per il pagamento dell’assegno di divorzio in un’unica soluzione. In questo caso si parla di “assegno divorzile una tantum”: il suo valore corrisponde a un importo forfettario che ha la funzionie di riequilibrare le condizioni economiche dei due coniugi, nel caso in cui ve ne fosse uno non autosufficiente.
L’assegno una tantum:
può essere concordato solo all’atto del divorzio;
un accordo preso durante la separazione consensuale a proposito del versamento di un assegno una tantum sarebbe considerato nullo.
Quando si riconosce un assegno divorzile?
L’assegno divorzile viene riconosciuto in tribunale dal giudice in occasione della sentenze definitiva di divorzio.
Come cambia l’assegno divorzile?
In base alla riforma Morani, l’assegno divorzile non sarà più determinato dal reddito, ma anche dal patrimonio, dall’età e dalla condizione del richiedente.
Chi ha diritto all’assegno divorzile?
L’assegno divorzile spetta al coniuge che non ha i mezzi adeguati o non è nelle condizioni di procurarseli per ragioni oggettive, come per esempio le condizioni di salute.
Separazione e divorzio: come chiederlo al coniuge

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