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Timestamp: 2019-01-16 21:23:59+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, Sez. 2^ 03/09/2018, Ordinanza n.21554 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, Sez. 2^ 03/09/2018 (Ud. 16/02/2018), Ordinanza n.21554
INQUINAMENTO ACUSTICO - Immissione rumorose - Diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione - Risarcimento del danno non patrimoniale - Art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - Artt. 844, 2043, 2059, 1226 c.c. - Giurisprudenza.
In tema di immissione rumorose, il danno alla salute non può ritenersi sussistente in re ipsa. Tuttavia, l'assenza di un danno biologico documentato, non osta al risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, allorché siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonché tutelati dall'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cass. Ss.Uu.2611/2007).
RISARCIMENTO DEL DANNO - Liquidazione del danno da immissioni ex art. 844 cod. civ. - Determinazione dell'ammontare del risarcimento - Criteri di determinazione del danno - Contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso - Illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi e danno non patrimoniale risarcibile.
L'art. 844 cod. civ. impone, infatti, nei limiti della valutazione della normale tollerabilità e dell'eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l'obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell'ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l'esercizio. Viceversa, l'accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all'articolo 844 cod.civ., comporta nella liquidazione del danno da immissioni, l'esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso, in quanto venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l'illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento danni di cui all'articolo 2043 del codice civile e, specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile, dell'articolo 2059 cod. civ. (Cass.5844/2007).
DIRITTO PROCESSUALE CIVILE - Omesso esame di un fatto storico principale o secondario - Vizio specifico denunciabile per cassazione ex art. 360 c.1 cpc - Obblighi del ricorrente.
L'art. 360 comma 1 cpc, (come riformulato dall'art. 54 Dl 83/2012, conv. nella L.134/2012) ha introdotto nell'ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo al'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti ed abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che il ricorrente deve indicare non solo il fatto storico il cui esame sia stato omesso, il dato testuale o extratestuale da cui esso risulti esistente, ma anche il "come" e "quando" tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua decisività (Cass. Ss.Uu. n.8053/2014).
(riforma sentenza n. 6577/2013 della CORTE D'APPELLO Civile di ROMA, dep. 04/12/2013) Pres. ORICCHIO, Rel. FEDERICO, Ric. Federici c. Officina F.lli Lupattelli
FEDERICI ENRICO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO, 172, presso lo studio dell'avvocato BARBARA SILVAGNI, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato DANIELE DI MARCO;
S.n.c. OFFICINA FRATELLI LUPATTELLI di MARCO e PAOLO LUPATTELLI, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANASTASIO II 79, presso lo studio dell'avvocato MARCO SABATINI, che la rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 6577/2013 della CORTE D'APPELLO Civile di ROMA, depositata il 04/12/2013;
Enrico Federici propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della Corte d'Appello di Roma, che , in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato l'Officina F.lli Lupattelli al pagamento di 10.500,00 € a titolo di risarcimento danni in favore dell'odierno ricorrente.
L'Officina Lupattelli resiste con controricorso, illustrato da memorie ex art. 380 bis cpc.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 844, 2043, 2059, 1226 c.c., 112 e 115 cpc, in relazione all'art. 360 n.3) codice di rito.
L'art. 844 cod. civ. impone, infatti, nei limiti della valutazione della normale tollerabilità e dell'eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l'obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell'ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l'esercizio. Viceversa, l'accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all'articolo 844 cod.civ., comporta nella liquidazione del danno da immissioni, l'esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso, in quanto venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l'illiceità del fatto generatore del danno arrecato
a terzi, si rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento danni di cui all'articolo 2043 del codice civile e, specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile, dell'articolo 2059 cod. civ.(Cass.5844/2007).
Il quarto motivo denuncia l'omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 n.5) cpc, in relazione all' effettiva estensione del salone, unico locale in cui erano state riscontrate le immissioni intollerabili , erroneamente determinata in 25 mq. invece che in 38 mq.
Ed invero l'art. 360 comma 1 cpc, come riformulato dall'art. 54 Dl 83/2012, conv. nella L.134/2012 ha introdotto nell'ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo al'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di
discussione tra le parti ed abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia).
Orbene nel caso di specie la ricorrente non ha assolto all'onere di specificare con che modalità ed in quale fase processuale la questione relativa all'estensione del salone sia stata ritualmente introdotta ed oggetto di discussione processuale tra le parti.
Da ciò l'inammissibilità della censura.
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References: Art. 8
 art. 844
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 art. 360
 sentenza