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Timestamp: 2020-02-20 07:19:31+00:00

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Studio Dalle Carbonare | 2019 ottobre
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Pagamento in contanti: le possibili reazioni alla sanzione
31 ottobre 2019 /in Giurisprudenza tributaria, Senza categoria /by Paolo Dalle Carbonare
L’articolo 49 del decreto legislativo 231/2007, nella sua attuale formulazione, vieta “il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), n. 6, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11″.
In caso di violazione, l’articolo 63 della legge prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 euro a 50.000 euro.
Come reagire alla contestazione della violazione?
a) scritti difensivi
Il soggetto interessato può, anzitutto, presentare scritti difensivi e documenti alla Ragioneria territoriale dello Stato competente entro il termine di trenta giorni dalla data della contestazione o notificazione della violazione (articolo 18 legge 689/1981).
b) oblazione
La stessa norma, all’articolo 16, prevede altresì la possibilità di oblazione della sanzione con “il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se piu’ favorevole, al doppio del minimo della sanzione edittale, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi e’ stata, dalla notificazione degli estremi della violazione”. L’oblazione può, pertanto, essere ottenuta con il pagamento di 6.000 euro per ogni violazione commessa.
c) decreto di irrogazione delle sanzioni
Decorso il termine per l’oblazione, il Ministero dell’economia e delle finanze emette il decreto di irrogazione delle sanzioni. graduandole tra il minimo ed il massimo sulla base alla gravità e la durata della violazione, al grado di responsabilità della persona fisica o giuridica, alla capacità finanziaria della persona fisica o giuridica responsabile, all’entità del vantaggio ottenuto o delle perdite evitate per effetto della violazione. all’entità del pregiudizio cagionato a terzi per effetto della violazione, al livello di cooperazione con le autorità (articolo 67 del D.Lgs. 231/2007) .
d) richiesta di riduzione
Prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’economia e delle finanze il pagamento della sanzione in misura ridotta di un terzo dell’entità della sanzione irrogata (articolo 68 del D. Lgs. 231/2007).
Qualora ne ricorrano i presupposti, infine, il destinatario del provvedimento può proporre opposizione all’atto avanti il Tribunale civile ordinario nel termine di 30 giorni dalla notifica.
Niente Inps per il socio che apporta solo capitale
30 ottobre 2019 /in Accertamento /by Paolo Dalle Carbonare
Al fine del computo della base imponibile contributiva, il lavoratore autonomo iscritto alla relativa gestione previdenziale e nello stesso tempo, socio di società di capitale, deve determinare il proprio obbligo contributivo tenendo conto solo dei redditi connessi allo svolgimento di un’attività lavorativa.
Gli utili derivanti dalla qualità di socio di capitale di società di capitali, senza svolgimento di attività lavorativa, non rientrano nella nozione di reddito di impresa di cui all’art. 3-bis del D.L. n. 384/92, atteso che gli stessi, non afferiscono al reddito derivante da attività di impresa che dia titolo alla iscrizione alla Gestione commercianti.
Lo ha affermato la Suprema Corte con corte-di-cassazione-sentenza-24-settembre-2019-n-23790, con la quale è stato ritenuto non rientrante nell’imponibile ai fini della gestione IVS il reddito di un lavoratore autonomo, titolare di
quote di partecipazione in alcune aziende e proprietario di altre quote di minoranza di altre società di capitali, nelle quali non svolgeva attività lavorativa.
La sentenza: corte-di-cassazione-sentenza-24-settembre-2019-n-23790
La Corte di Cassazione ribadisce che Agenzia delle Entrate – Riscossione non può avvalersi degli avvocati del libero foro
17 ottobre 2019 /in Giurisprudenza tributaria, Legittimazione passiva, Processo tributario, Proposizione ricorso, Rappresentanza Agenzia delle Entrate Riscossione /by Paolo Dalle Carbonare
La Corte di Cassazione, ribadendo quanto affermato con corte-di-cassazione-sentenza-28-dicembre-2018-n-33639, è tornata sulla questione della difesa di Agenzia delle Entrate da parte di avvocati del libero foro con corte-di-cassazione-ordinanza-15-ottobre-2019-n-25989, sostenendo che “va rilevata d’ufficio l’invalidità della costituzione in giudizio di Agenzia delle entrate – Riscossione, avvenuta tramite un avvocato del libero foro: tale costituzione, pur operata mediante la produzione della necessaria procura speciale per patrocinare in cassazione, è avvenuta senza indicare e allegare l’atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro (ai sensi dell’art. 1, commi 5 e 8, del d.l. n. 193 del 2016) e neppure l’apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza per il controllo di legittimità, che indichi le ragioni in forza delle quali nel caso concreto risulti giustificato tale ricorso alternativo”.
Sentenze e ordinanze:
corte-di-cassazione-ordinanza-15-ottobre-2019-n-25989
corte-di-cassazione-sentenza-28-dicembre-2018-n-33639
Odontoiatri, legittimo l’accertamento in base al numero di guanti monouso utilizzati
15 ottobre 2019 /in Accertamento, Accertamento analitico induttivo, Giurisprudenza tributaria /by Paolo Dalle Carbonare
E’ ammesso l’accertamento analitico-induttivo fondato sul consumo di guanti monouso utilizzati dal professionista per lo svolgimento dell’attività di odontoiatra, considerata la sussistenza di una correlazione tra il materiale di consumo impiegato e gli interventi effettuati sui pazienti. Lo ha stabilito la Suprema corte con corte-di-cassazione-ordinanza-25-settembre-2019-n-23956.
Secondo i giudici di legittimità il consumo unitario di prodotti monouso, così come il numero degli stessi, costituisce un fatto noto in grado di far ragionevolmente presumere la numerosità delle prestazioni effettivamente eseguite dal professionista ai fini della ricostruzione dei compensi percepiti e di andare a supportare, di conseguenza, una procedura di accertamento analitico-induttivo.
L’ordinanza: corte-di-cassazione-ordinanza-25-settembre-2019-n-23956
Sull’opposizione agli atti esecutivi conseguenti atti tributari decide la Commissione Tributaria
14 ottobre 2019 /in Giurisdizione e competenza, Giurisprudenza tributaria /by Paolo Dalle Carbonare
Sull’opposizione agli atti esecutivi conseguenti gli atti tributari decide la Commissione Tributaria. Lo ha ribadito la Suprema corte, a Sezioni Unite, con cassazione-ss-uu-ordinanaza-28-novembre-2018-n-30756.
Il giudice di legittimità, riprendendo precedenti arresti, ha ricordato che “in materia di esecuzione forzata tributaria, l’opposizione agli atti esecutivi avverso l’atto di pignoramento asseritamente viziato per omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento (o di altro atto prodromico al pignoramento), è ammissibile e va proposta – ai sensi degli artt. 2, comma 1, e 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, dell’art. 57 del d.P.R. n. 602 del 1973 e dell’art. 617 c.p.c. – davanti al giudice tributario, risolvendosi nell’impugnazione del primo atto in cui si manifesta al contribuente la volontà di procedere alla riscossione di un ben individuato credito tributario”(Cass. Sez., Sentenza n. 13913 del 05/06/2017, Cass. Sez. 5 , Sentenza n. 11481 del 11/05/2018).
Proseguendo la propria disamina, le Sezioni Unite affermano che “l’impugnazione dell’atto di pignoramento è strumentale all’impugnazione della cartella di pagamento per far valere un vizio della stessa (nel caso di specie la decadenza) e non un vizio proprio degli atti di pignoramento; trattasi della soluzione in concreto praticabile per far valere il vizio della cartella ed arrestare la procedura esecutiva in considerazione delle limitazioni, in materia fiscale, nel giudizio di opposizione agli atti, nella parte in cui stabilisce che non sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 617 c.p.c. riguardanti la regolarità formale e la notificazione del titolo esecutivo. Tale inammissibilità va interpretata nel senso che comporta solo il divieto di proporre dette opposizioni davanti al Giudice ordinario, senza però che ciò impedisca di proporre la questione al Giudice tributario, impugnando, unitamente al pignoramento, la cartella di pagamento per mancata notificazione o per eccepirne la decadenza (cfr Cass. S.U., 5.6.2017 n. 13916)”.
L’ordinanza: cassazione-ss-uu-ordinanaza-28-novembre-2018-n-30756
Indagini finanziarie: non sono attribuibili al socio le operazioni effettuate dalla società da lui partecipata
11 ottobre 2019 /in Giurisprudenza tributaria, Indagini bancarie /by Paolo Dalle Carbonare
Non sono attribuibili al socio verificato le operazioni effettuate dalla società da lui partecipata. Lo ha sancito la corte-di-cassazione-sentenza-25-settembre-2019-n-23859, che “Il giudice d’appello, invece, ha errato nell’affermare che fossero riferibili al contribuente le operazioni sui conti correnti intestati alle società di capitali dal medesimo partecipate (…); in tale caso, invero, non opera alcun meccanismo presuntivo; è infatti consentito inferire che siano riferibili alla società verificata le operazioni sui conti correnti intestati all’amministrazione o al socio, ma non anche che siano riferibili a questi soggetti le movimentazioni sui conti correnti intestati alla società”.
La sentenza: corte-di-cassazione-sentenza-25-settembre-2019-n-23859
L’antieconomicità dell’attività non giustifica l’accertamento induttivo
8 ottobre 2019 /in Accertamento, Accertamento induttivo /by Paolo Dalle Carbonare
L’inattendibilità della contabilità non può essere motivata soltanto attraverso l’assenza di economicità dell’attività d’impresa se non vengono considerati altri elementi.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza depositata il 2 ottobre 2019 (corte-di-cassazione-sentenza-2-ottobre-2019-n-24536) con la quale è stato affermato che “l’inerenza all’attività dei costi sostenuti deve essere apprezzata attraverso un giudizio qualitativo, scevro dai riferimenti ai concetti di utilità o vantaggio, afferenti ad un giudizio quantitativo, e deve essere distinta anche dalla nozione di congruità del costo, anche se l’antieconomicità e l’incongruità della spesa possono essere indici rivelatori del difetto di inerenza”.
La sentenza: corte-di-cassazione-sentenza-2-ottobre-2019-n-24536
Il contribuente può usare le dichiarazioni di terzi nel giudizio tributario
7 ottobre 2019 /in Giurisprudenza tributaria, Processo tributario, Ripartizione onere della prova /by Paolo Dalle Carbonare
Anche il contribuente, al pari dell’amministrazione, può utilizzare a proprio favore le dichiarazioni di terzi acquisite in atti fuori dal processo. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con sentenza del 2 ottobre 2019 (cassazione-sentenza-2-ottobre-2019-n-24531).
La Suprema Corte ha ricordato che nel processo tributario il divieto di prova testimoniale posto dall’articolo 7 del Dlgs 546/92, si riferisce alla prova da assumere con le garanzie del contraddittorio e non implica l’impossibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni che gli organi dell’amministrazione finanziaria sono autorizzati a richiedere anche ai privati nella fase amministrativa di accertamento. Tali dichiarazioni, proprio perché assunte in sede extraprocessuale, rilevano quali elementi indiziari che possono concorrere a formare, unitamente ad altri elementi, il convincimento del giudice.
Le dichiarazioni hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari e qualora rivestano i caratteri di gravità, precisione e concordanza (di cui all’articolo 2729 del Codice civile) diventano presunzioni. In tale contesto, al fine di evitare che l’ammissibilità di dette dichiarazioni possa pregiudicare la difesa del contribuente ed il principio di uguaglianza delle parti, la Cassazione ha precisato che è necessario riconoscere anche alla parte privata la possibilità di introdurre nel giudizio innanzi alle commissioni tributarie le dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale. Ciò per far valere le proprie ragioni da trattare come indizi da valutare. Solo così infatti è rispettata la parità di armi tra Fisco e contribuente.
La sentenza: cassazione-sentenza-2-ottobre-2019-n-24531
L’insufficienza negli Isa non comporta, di per sé, l’attivazione dei controlli
2 ottobre 2019 /in Indicatori sintetici di affidabilità (ISA=, Senza categoria /by Paolo Dalle Carbonare
L’attribuzione di un determinato punteggio “non comporta, di per sé“, l’attivazione di attività di controllo. Lo ha affermato il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, Pier Paolo Baretta, in un question time in Commissione VI Finanze della Camera. Beretta ha inoltre spiegato che i contribuenti che dovessero ottenere punteggi inferiori a 6 possono, per migliorare il proprio profilo di affidabilità, verificare la correttezza dei dati dichiarati e procedere alle eventuali correzioni ovvero indicare ulteriori componenti positive. In ogni caso è sempre consigliato fornire elementi esplicativi compilando le apposite “note aggiuntive” presenti nel software di compilazione. Le informazioni comunicate attraverso le note aggiuntive rappresentano, infatti, per l’Agenzia delle entrate un prezioso bagaglio informativo che consente agli uffici di disporre di elementi utili a indirizzare la propria attività di analisi, solo sulle “posizioni più a rischio per la successiva fase dei controlli” tralasciando, viceversa, quelle di coloro che, pur avendo ottenuto livelli minimi di affidabilità, hanno evidenziato idonei elementi giustificativi

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 Cass. Sez. 
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