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Timestamp: 2020-01-25 12:53:45+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 28 giugno 2019, n.28301
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 25 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 13:53
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 28 giugno 2019, n.28301MASSIMA
1.Il contratto di ricevitoria, in forza del quale una società concede ad un soggetto la licenza per gestire un’agenzia per la raccolta di scommesse sportive, con l’obbligo di trasmettere alla dante causa le puntate versate dai clienti, di ricevere e trattenere a titolo di deposito la totalità delle vincite e di trasmettere senza indugio il saldo dovuto secondo il conteggio settimanale ricevuto, comporta l’insorgere tra le parti di “relazioni di prestazioni d’opera” che possono integrare la circostanza aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 11 cod. pen.
2.È configurabile il delitto di appropriazione indebita nella condotta di chi trattiene somme che, in virtù di un contratto di prestazione d’opera, quale è quello di ricevitoria, dovrebbe riversare alla società di scommesse sportive e che, invece, trattiene vantando un diritto al pagamento di spettanze in suo favore.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 28 giugno 2019, n.28301 -
SENTENZA sul ricorso proposto nell'interesse di: Costanzo Maria, nata a Patti 1'1.2.1985, contro la sentenza della Corte di Appello di Messina del 9.3.2018; visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere dott. Pierluigi Cianfrocca; udito il PM, nella persona del sostituto procuratore generale dott. Perla Lori, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 23.2.2015 il Tribunale di Patti aveva riconosciuto Maria Costanzo responsabile del delitto di appropriazione indebita continuata e pluriaggravata (dall'abuso della prestazione d'opera e dall'aver cagionato alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità) in danno della società di diritto maltese Stanleybet Malta Ltd e, di conseguenza, la aveva condannata alla pena di mesi 9 di reclusione ed Euro 800 di multa, con il beneficio della sospensione condizionale, oltre al pagamento delle spese processuali; la Costanzo era stata inoltre condannata a risarcire il danno patito dalla costituita parte civile (con rinvio al giudice civile per la quantificazione) ed a rifonderne le spese di costituzione e di assistenza; 2. la Corte di Appello di Messina, con la sentenza in verifica, in parziale riforma di quella di primo grado, ha escluso la aggravante di cui all'art. 61 n. 7 cod. pen. ed ha conseguentemente rideterminato la pena inflittale in quella di mesi 6 di reclusione ed Euro 600 di multa confermando, nel resto, la sentenza impugnata;
3. ricorre per Cassazione, tramite il difensore, Maria Costanzo
lamentando: 3.1 mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla procedibilità di ufficio per effetto della aggravante di cui all'art. 61 n. 11 cod. pen.; inosservanza ed erronea applicazione della legge penale con riferimento all'art. 192 cod. proc. pen.: richiama, a tal proposito, la motivazione resa dalla Corte di Appello sull'eccezione di tardività della querela avendo i giudici messinesi, con motivazione sostanzialmente apparente, contraddittoria ed illogica, fatto leva sulla sussistenza della aggravante di cui all'art. 61 n. 11 cod. pen.; in particolare, segnala che la Corte non ha spiegato in forza di quali elementi probatori era stato possibile affermare che essa agiva 'per conto' e su 'mandato' della Stanleybet Malta Ldt ovvero sulla base di un rapporto di prestazione d'opera che tralascia tutta la problematica, affrontata dalla giurisprudenza interna e da quella sovranazionale, concernente la natura del rapporto contrattuale che intercorre tra il bookmaker estero e la ricevitoria nazionale; 3.2 difetto, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla dedotta mancanza di prova della altruità delle somme di cui al capo di imputazione; inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione all'art. 192 cod. proc. pen.: richiama il relativo motivo di appello e la motivazione della Corte messinese che, a suo avviso, non soddisfa affatto l'obbligo di dar conto della censura concernente la rilevanza penale della condotta ascrittale, a suo avviso rilevante, semmai, sotto il profilo dell'inadempimento civilistico; 3.3 mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla dedotta mancanza di prova circa l'elemento psicologico del reato; inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione all'art. 192 cod. proc. pen.: richiamata ancora una volta la motivazione del provvedimento impugnato, di cui stigmatizza anche in tal caso il carattere a suo dire meramente apparente; richiama, infatti, la nota inviata all'Avv. Varzi con cui era stata lamentata la illegittima interruzione del rapporto e la richiesta di risarcimento dei danni ed intimata la restituzione della cauzione ancora in possesso della società; ribadisce come mancasse, da parte sua, ogni volontà appropriativa avendo manifestato la disponibilità a versare le somme dovute previo ricalcolo delle proprie competenze e restituzione del deposito cauzionale; 3.4 mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche: anche su tale doglianza lamenta la natura apodittica e sostanzialmente mancante della motivazione della sentenza qui in verifica che non ha valutato né il suo stato di incensuratezza né la particolarità della situazione concreta. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile in quanto articolato su motivi manifestamente infondati ovvero non consentiti in questa sede. 1. I primi tre motivi del ricorso investono, sotto diversi profili, la questione relativa al rapporto intercorrente tra la Costanzo e la Stanleybet Malta Ltd; la difesa, infatti, ha posto la questione in primo luogo sotto il profilo della esistenza o meno della aggravante di cui all'art. 61 n. 11 cod. pen. che, fondando (prima della entrata in vigore del D. Lg.vo 36 del 2018) la procedibilità di ufficio dell'azione penale per il delitto di appropriazione indebita, aveva consentito alla Corte di Appello di ritenere irrilevante il problema, pure posto con l'atto di appello, della tardività della querela. Con il secondo ed il terzo motivo, invece, la difesa ha riproposto in questa sede la questione della 'altruità' delle somme che l'imputata avrebbe trattenuto sostenendo che la condotta da costei tenuta avrebbe dovuto trovare soluzione in sede civilistica e nell'ambito dei rapporti di dare-avere con Stanleybet Malta Ltd, tenuto conto anche della cauzione versata e delle spettanze di fine rapporto da lei reclamate. 1.1 E noto, infatti, che, con il D. Lg.vo 36 del 2018, è stato abrogato il terzo comma dell'art. 646 cod. pen. con il che, coerentemente con le direttive imposte dalla legge delega, il delitto di appropriazione indebita è ora procedibile a querela di parte anche laddove aggravato ai sensi dell'art. 61 n. 11 cod. pen.; l'art. 12 del D. Lg.vo stabilisce, inoltre, in maniera specifica, che le disposizioni si applicano anche ai fatti intervenuti anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina. Nel caso di specie la Corte di Appello ha respinto l'eccezione di tardività della querela sul rilievo della esistenza della aggravante di cui all'art. 61 n. 11 cod. pen. e, dunque, della procedibilità di ufficio dell'azione penale che, invece, non può essere più ritenuta tale. 1.2 Per impostare correttamente la questione occorre allora in primo luogo sottolineare la correttezza della soluzione adottata dai giudici Messinesi in merito alla esistenza della aggravante dell'abuso di relazioni di prestazioni d'opera che, come è stato più volte ribadito, è concetto notoriamente ampio essendo configurabile in presenza di rapporti giuridici che a qualunque titolo comportino un vero e proprio obbligo - e non una mera facoltà - di 'facere', non rilevando la sussistenza di un vincolo di subordinazione o di dipendenza, o di un rapporto diretto e formale intercorrente tra l'autore del fatto e la persona offesa, ma essendo sufficiente che il soggetto agente abbia tratto illecito vantaggio da un rapporto d'opera (intercorrente anche con un terzo), abusando della posizione che ne derivava (cfr., Cass. Pen., 5, 6.12.2017 n. 634, Zunino; conf. Cass. Pen., 2, 10.1.2013 n. 14.651, PG in proc. Chatbi, secondo cui la nozione di abuso di relazione di prestazione d'opera, previsto come aggravante dall'art. 61 n. 11 cod. pen., si applica a tutti i rapporti giuridici che comportino l'obbligo di un 'facere', bastando che tra le parti vi sia un rapporto di fiducia che agevoli la commissione del reato, a nulla rilevando la sussistenza di un vincolo di subordinazione o di dipendenza; cfr., anche, Cass. Pen., 2, 1.10.2008 n. 38.498, Ferro). D'altra parte, il capo di imputazione dava conto, con chiarezza, dell'esistenza, tra le parti, di un contratto di ricevitoria, riconducibile alla categoria dei contratti dì prestazione d'opera; come chiarito da questa stessa Sezione in una fattispecie del tutto analoga, 'trattasi di caratteristiche che senz'altro connotano i rapporti intercorrenti tra la società di scommesse sportive STANLEYBET e l'imputato, che con la predetta aveva stipulato un contratto - all'evidenza fiduciario - di ricevitoria, in forza del quale era stato autorizzato a gestire per conto della predetta società un'agenzia per la raccolta di scommesse sportive, assumendo gli obblighi di trasmettere alla dante causa le puntate versate dai clienti, di ricevere e trattenere a titolo di deposito la totalità delle vincite e di trasmettere senza indugio il saldo dovuto secondo il conteggio settimanalmente ricevuto (così la sentenza di primo grado ricostruisce gli obblighi contrattuali dell'imputato nei confronti della STANLEYBET)' avendo perciò potuto concludere nel senso che 'il contratto di ricevitoria, in virtù del quale una società abbia concesso ad un soggetto la licenza per gestire un'agenzia per la raccolta di scommesse sportive, comporta l'insorgere tra le parti di 'relazioni di prestazione d'opera' che possono integrare la circostanza aggravante di cui all'art. 61, comma 1, n. 11 cod. pen.' (cfr., Cass. Pen., 2, 2.3.2018 n. 25.912, Ortolani). 1.3 Ed allora, sussistendo la contestata aggravante che, all'epoca, rendeva l'azione penale procedibile di ufficio, occorre far riferimento alla disciplina transitoria di cui all'art. 12 del D. Lg.vo 36 del 2018 e, dunque, limitarsi in realtà a prendere atto che la querela (indipendentemente dal rispetto del termine di cui all'art. 134 cod. pen.) era stata comunque proposta; il che, evidentemente, esclude la necessità di rimettere la persona offesa in termini per provvedere in tal senso. 1.4 Dalla corretta risoluzione del problema relativo all'esistenza del rapporto intercorrente tra la Costanzo e Stanleybet Malta Ltd come delineato nelle sentenze di merito, discende quella della configurabilità del delitto di appropriazione indebita nella condotta di chi, come nel caso di specie, abbia trattenuto somme che, proprio in virtù di tale rapporto, avrebbero dovuto essere riversate alla società preponente e che, invece, abbia trattenuto vantando un diritto al pagamento di spettanze in suo favore. È pacifico ed incontroverso, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte, che nel reato di appropriazione indebita non opera il principio della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti - come nel caso di specie in cui la stessa difesa non è stata in grado di precisare alcunché in tal senso - di crediti non certi, né liquidi ed esigibili (cfr., Cass. Pen., 2, 4.12.2013 n. 293, Silvano; Cass. Pen., 2, 9.1.2009 n. 6.080, Odarda; Cass. Pen., 2, 7.11.2007 n. 45.992, Cravosio). 1.5 La consapevolezza dell'altruità della somme trattenute , pur in presenza di una pretesa da far valere nei confronti del preponente, integra infine l'elemento soggettivo del delitto in esame consistente, per l'appunto, nella nella coscienza e volontà di appropriarsi del denaro o della cosa mobile altrui, posseduta a qualsiasi titolo, sapendo di agire senza averne diritto, ed allo scopo di trarre per sé o per altri una qualsiasi illegittima utilità (cfr., Cass. Pen., 2, 27.3.2012 n. 27.023, Schennbri). 2. Manifestamente infondato, infine, è il quarto motivo del ricorso, con il quale la difesa deduce il vizio di motivazione (per contraddittorietà e manifesta illogicità) in ordine al diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Appello, in realtà, ha sostenuto, sul punto, che 'l'imputata non appare meritevole delle circostanze attenuanti generiche non emergendo alcun elemento positivo valorizzabile in tal senso' (cfr., pag. 3) in tal modo evadendo la censura articolata con l'atto di impugnazione nel quale (cfr., punto 5 dell'atto) la difesa aveva lamentato proprio il diniego delle circostanze attenuanti generiche sul rilievo dello 'stato di incensuratezza dell'imputata' e della 'particolarità del fatto contestato'. Correttamente, allora, la Corte territoriale non ha dato rilievo al primo profilo stante il disposto di cui al comma 3 dell'art. 62bis cod. pen., introdotto dall'art. 1, comma 1, lett. fbis, del DL 23.5.2008 n. 92 convertito, con modificazioni, nella legge 24 luglio 2008 n. 125. Il Consigliere estensore Pierluigi Cianfrocca Del tutto generico, inoltre, era il riferimento alla 'particolarità' del caso concreto, invocata dalla difesa ed a cui, giustamente, la Corte di Appello non ha potuto riconoscere alcuna incidenza. Non è inutile d'altro canto ricordare che 'le attenuanti generiche non possono essere intese come oggetto di benevola e discrezionale 'concessione' del giudice, ma come il riconoscimento di situazioni non contemplate specificamente, non comprese cioè tra le circostanze da valutare ai sensi dell'art. 133 cod. pen., che presentano tuttavia connotazioni tanto rilevanti e speciali da esigere una più incisiva, particolare, considerazione ai fini della quantificazione della pena' (cfr., Cass. Pen., 2, 14.3.2017 n. 14.307, Musumeci; Cass. Pen., 2, 5.6.2014 n. 30.228, Vernucci); in definitiva, quindi, 'la concessione delle attenuanti generiche deve essere fondata sull'accertamento di situazioni idonee a giustificare un trattamento di speciale benevolenza in favore dell'imputato; ne consegue che, quando la relativa richiesta non specifica gli elementi e le circostanze che, sottoposte alla valutazione del giudice, possano convincerlo della fondatezza e legittimità dell'istanza, l'onere di motivazione del diniego dell'attenuante è soddisfatto con il solo richiamo alla ritenuta assenza dagli atti di elementi positivi su cui fondare il riconoscimento del beneficio' (cfr., Cass. Pen., 3, 17.11.2015 n. 9.836). 3. L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende, non essendo ravvisabile ragione alcuna d'esonero. P.Q.M. dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di duemila Euro in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso in Roma il 3 maggio 2019 Il Presidente Matilde Cammino

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