Source: https://www.laleggepertutti.it/276981_cartella-esattoriale-cause-di-illegittimita
Timestamp: 2019-03-21 15:04:02+00:00

Document:
Cartella esattoriale, cause di illegittimità
Illegittimità della pretesa di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione: le ultime sentenze che spiegano come impugnare l’atto per vizi di notifica, di motivazione, di interessi, di forma o di sostanza.
1 Cause di illegittimità della cartella: vizi di forma e di sostanza
2 Interessi in chiaro
3 La costituzione in causa dell’Agente della Riscossione: avvocati o personale interno?
4 Notifiche via Pec illegittime
5 Se il postino bussa alla porta e nessuno apre
6 Termini di prescrizione e di decadenza
7 Motivazione della cartella
8 Se un coobbligato fa ricorso
Se vuoi una panoramica sulla questione ti consiglio di leggere Cartella esattoriale: vizi di forma e di sostanza.
La cartella deve indicare il criterio di calcolo degli interessi, quelli cioè maturati tra la data in cui il tributo o la sanzione doveva essere corrisposta e la data in cui l’amministrazione ha “iscritto a ruolo” il proprio credito (così delegando l’esattore).
La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia [1] ha di recente ricordato come non basta l’indicazione nell’atto della sola normativa applicata – dalla quale ricavare le modalità di applicazione degli interessi – ma è necessario un accurato dettaglio all’interno della cartella stessa, che spieghi al contribuente il tasso applicato per ogni singola annualità.
La cartella priva dunque della spiegazione del metodo di calcolo degli interessi in essa portati è illegittima e può essere annullata. Non bastano le sole indicazioni di legge, poiché, come anche la Cassazione ha più volte ribadito [2] «in tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento degli interessi maturati su un debito tributario dev’essere motivata dal momento che il contribuente dev’essere messo in grado di verificare la correttezza del calcolo degli interessi».
Troverai un ulteriore approfondimento sul tema in Cartella di pagamento: motivazione interessi.
La costituzione in causa dell’Agente della Riscossione: avvocati o personale interno?
in Cassazione, invece, è ammessa la difesa per il tramite di avvocati del libero foro (ossia professionisti privati) a condizione però che vi sia una preventiva, apposita e motivata delibera del dirigente e, infine, che tale delibera sia sottoposta al parere degli organi di vigilanza. In altre parole, secondo la giurisprudenza [3], «laddove il mandato all’avvocato del libero foro sia stato rilasciato senza il vaglio dell’organo di vigilanza e non ricorra un caso di urgenza oppure non si sia in presenza di un documentato conflitto di interessi reale, tale atto è nullo.
Con le citate decisioni, è stata confermata la regola generale secondo cui la difesa dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione deve avvenire a cura dell’Avvocatura dello Stato e solo in via eccezionale da parte di avvocati del libero foro, con un esborso economico in termini di compensi professionali che, ove non adeguatamente giustificati nella deliberazione dell’ente, potrebbe dar luogo a profili di danno erariale [4].
Per le cartelle notificate via Pec – obbligatorie per professionisti, imprese individuali e società – è necessario curare due aspetti. Il primo: il formato dell’allegato. Secondo la giurisprudenza di merito (ma sul punto la Cassazione non si è ancora pronunciata), la copia della cartella allegata all’email di posta elettronica certificata deve essere in formato p7m e non in pdf, essendo quest’ultimo una mera riproduzione meccanica (al pari della fotocopia), priva di certezza sull’identità del suo autore. Il formato p7m invece garantisce la genuinità tramite la firma digitale. È solo l’estensione «.p7m» e non «.pdf» a garantire integrità, immodificabilità nonché autenticità del documento, canoni, oltretutto, assicurati anche dall’apposizione sul documento, della firma digitale [5].
In secondo luogo: la prova dell’avvenuta notifica. Per evitare la dichiarazione di illegittimità della cartella notificata per Pec, l’esattore deve dimostrare, con relative ricevute, l’accettazione e la consegna. Così ha precisato la Ctp di Latina [5].
Innanzitutto il soggetto notificante dovrà verificare che non vi siano familiari conviventi (con più di 14 anni), addetti alla casa o un portiere che possa ricevere l’atto. Se così dovesse essere la notifica si considera corretta solo se viene spedita all’effettivo destinatario una seconda raccomandata (cosiddetta CAN) in cui gli si dà comunicazione della consegna dell’atto a un soggetto diverso (leggi Accertamento fiscale: quando la notifica a terzi è valida).
Per maggiori chiarimenti su questi e ulteriori cause di illegittimità della cartella esattoriale leggi anche Nullità cartelle di pagamento: sentenze Cassazione.
Se la cartella viene inviata a un coobbligato solidale e questi impugna la cartella ottenendone la dichiarazione di illegittimità, la pronuncia ha valore anche nei confronti dell’altro coobbligato che pertanto è libero dall’obbligo di pagamento. Lo ha spiegato di recente la Ctr Lombardia [6].
[1] Ctr Lombardia, sent. n. 165/2019.
[2] Cass. n. 8651/2009; Cass. n. 15554/2017; Cass. ord. 17765/2018
[3] Ctr Lazio n. 451/2019, Ctr Piemonte n. 22/2019 n. 137/2019 e Ctr Lombardia n. 5537/2018, Cass. ord. n. 1992/2019.
[4] Cassazione n. 28684/2018; n. 28741/2018 e n. 33639 del 28 dicembre 2018 n.1992/2019.
[5] CTP Latina, sent. n. 119/06/2019.
[6] Ctr Lombardia sent. n. 518/22.19.
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Ctr Lombardia, sent. n. 165/2019.
(…) Con il summenzionato ricorso la società contribuente lamentava: l’omessa previa notifica dell’avviso bonario, la nullità della notifica della cartella avvenuta per mezzo Pec, profili di illegittimità della cartella in merito al calcolo degli interessi e l’illegittimità dell’aggio di riscossione. (…) La Commissione tributaria provinciale di Milano respingeva in toto il ricorso ritenendo: iv) l’adeguata motivazione dell’atto, sia in generale sia in relazione agli interessi, il cui calcolo è predeterminato normativamente di modo che il contribuente possa sempre ricostruire, a contrario, le operazioni compiute dall’amministrazione; (…) La società ha presentato ricorso in appello, lamentando: (…) b) l’illegittimità dell’atto per difetto di motivazione in relazione agli interessi, mancando un’effettiva esplicazione di come gli interessi sono calcolati (…). Da ultimo la parte ha domandato anche la sospensione cautelare della sentenza di primo grado.
L’Agenzia delle entrate – Riscossione si è costituita formulando le proprie controdeduzioni a sostegno della legittimità dell’atto. Tanto la normativa quanto la più recente giurisprudenza legittimerebbero la notifica delle cartelle di pagamento tramite posta elettronica certificata, con la cartella stessa allegata non solo in formato .p7m ma anche .pdf. Ancora, la definizione ex lege degli interessi applicabili alla riscossione priverebbe di ogni rilievo un’ulteriore motivazione a riguardo nell’atto della riscossione, potendo il contribuente comprendere come tali cifre sono state calcolate sulla base delle indicazioni di legge e, infine, nessuna illegittimità conseguirebbe dall’applicazione dell’aggio di riscossione, anch’esso previsto per legge e la cui legittimità è stata confermata dalla Corte costituzionale (oltre che dalla giurisprudenza di merito richiamata nell’atto di costituzione dell’amministrazione). (…)
Questa Commissione accoglie in parte l’appello, limitatamente al difetto di motivazione in relazione agli interessi. (…)
Si noti che, per quanto il «titolo» del motivo di appello contenuto nel ricorso del contribuente faccia riferimento a «profili di illegittimità in merito al calcolo degli interessi e delle sanzioni [enfasi aggiunta]», nessuna argomentazione è svolta in relazione alla quantificazione delle sanzioni, le quali sono quindi coperte da giudicato. Il riconosciuto difetto di motivazione in relazione agli interessi comporta l’assorbimento del motivo inerente all’eventuale sussistenza di qualsivoglia anatocismo. (…)
P.Q.M. La Commissione accoglie in parte 1’appello e, in riforma della sentenza impugnata, annulla la cartella di pagamento limitatamente agli interessi di riscossione. Spese compensate.
CTP Latina, sent. n. 119/06/2019.
l sig. L. C. ha impugnato la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria n. (…) deducendo: a) in via pregiudiziale, la nullità per inesistenza della notifica, effettuata a mezzo Pec. (…).
Preliminarmente va esaminata la censura con cui la parte ricorrente ha lamentato l’illegittimità della notifica dell’atto impugnato per errata applicazione delle regole che disciplinano l’utilizzo della posta elettronica certificata (Pec). Il motivo è fondato. Secondo un orientamento affermatosi nella giurisprudenza tributaria e condiviso da questa Commissione in caso di contestazione del contribuente, la prova della corretta avvenuta notificazione presuppone che vengano prodotte in giudizio sia la ricevuta di accettazione che quella di avvenuta consegna della cartella. Infatti, ai sensi dell’art. 26, comma 2 del dpr 602/73, la notifica della cartella può essere correttamente eseguita anche con le modalità di cui al dpr 68/2015, a mezzo posta elettronica certificata indirizzata al destinatario risultante dall’indice nazionale (Ini-Pec), ovvero, per i soggetti che ne fanno richiesta, diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata da inserire nell’Ini-Pec, all’indirizzo dichiarato all’atto della richiesta e in tali casi, si applicano le disposizioni di cui all’art. 60 del dpr 600/1973. Pertanto, occorre in primo luogo l’invio telematico del messaggio con allegato l’atto da notificare, la consegna dello stesso al proprio gestore del servizio Pec ex artt. 3 e 6, dpr n. 68/2005, il quale rilascerà la ricevuta di accettazione, unico documento comprovante l’avvenuta spedizione del provvedimento. (…)
In secondo luogo occorre che alla trasmissione del messaggio al destinatario, consegua l’invio al notificante di una ricevuta di avvenuta consegna, unico documento idoneo a certificare la data e l’ora esatta di avvenuto recapito, nonché ad assicurare l’integrità della trasmissione. Il valore legale è poi garantito dalla firma digitale apposta in osservanza dei criteri indicati dall’art. 24, dlgs n. 82/2005. (…)
Per altro verso, la giurisprudenza ha anche chiarito che la notificazione a mezzo Pec deve avvenire tramite messaggio di posta elettronica certificata contenente il file della cartella con estensione «.p7m» e non «.pdf», atteso che soltanto il primo garantisce l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico nonché l’identificabilità del suo autore (Ctp Milano, sentenza 1023/01/2017). (…)
Nella specie, l’esame della documentazione versata in atti rivela che non sono stati prodotti i documenti di cui sopra, reputati necessari al fine di dimostrare la corretta avvenuta notificazione. Il ricorso, dunque, deve essere accolto.(…)

References: Cass. 
 Cass. 
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 sentenza 
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