Source: http://www.fatimapriest.com/it/app13.html
Timestamp: 2017-09-24 19:18:21+00:00

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come risulta chiaramente dal ricorso e dal libellus canonico allegati, una grave ingiustizia è stata perpetrata in suo nome da alcuni prelati vaticani, che affermano di poter esercitare “la potestà esecutiva ordinaria” in qualità di vicari del Papa e di essere “i superiori gerarchici” di ogni vescovo della Chiesa.
Questi prelati si sono serviti della loro pretesa “potestà esecutiva ordinaria” per sostituirsi all'autorità papale, proibendo a molti vescovi benevoli di incardinarmi e al Vescovo di Avellino di annullare la mia incardinazione — benché non avessi recato offesa né alla fede, né alla morale, né al Diritto Canonico.
Dopo aver prevaricato la volontà di ben quattro vescovi sulla questione della mia incardinazione, questi prelati hanno avuto il coraggio di accusarmi di non aver fatto nulla per correggere la mia “posizione irregolare”.
Basandosi sulla mia presunta “posizione irregolare” — un illecito non previsto dal Codice del Diritto Canonico — questi prelati vorrebbero costringermi a tornare, dopo un'assenza di oltre 20 anni, nella Diocesi di Avellino, dove non mi è stata affidata alcuna missione canonica e non ho mai ricevuto (né prima né dopo la mia ordinazione) nessun tipo di sostegno. In effetti, ho perfino dovuto pagare di tasca mia i miei studi.
Questi prelati non permettono che io sia pacificamente incardinato nell'Arcidiocesi di Hyderabad, dove il mio apostolato ha permesso la realizzazione di un orfanotrofio. L'Arcivescovo di Hyderabad ha già emesso un decreto di incardinazione, in cui si definisce “opera di Dio” il mio apostolato. Ciò nonostante, questi prelati sostengono impudentemente che la mia incardinazione a Hyderabad non sarebbe di alcuna utilità per la Chiesa locale.
Come ha ammesso l'ex Prefetto della Segnatura, conversando con un eminente canonista, questo caso non riguarda in effetti la mia incardinazione, ma le cose di cui parlo. Questi prelati stanno cercando di mettermi a tacere perché predico il Messaggio di Fatima con un candore che essi non apprezzano. Hanno approfittato e abusato della loro autorità per raggiungere uno scopo che non avrebbero potuto ottenere altrimenti.
E l'hanno fatto in Suo nome, Santo Padre.
Le azioni illegittime, dettagliatamente descritte nel ricorso e nel libellus, offendono non solo i miei diritti naturali ed ecclesiastici, ma anche quelli di 240.000 preti diocesani e di ogni vescovo a cui sia stata affidata una diocesi della Chiesa Cattolica. La “potestà esecutiva ordinaria” che questi prelati pretendono di esercitare li trasformerebbe de facto in altrettanti papi, i cui decreti verrebbero a minare la giurisdizione ordinaria e immediata dei vescovi sulla propria diocesi, solennemente affermata dal Primo Concilio Vaticano. In altre parole, è in gioco qui la stessa divina costituzione della Chiesa.
Tre anni fa, Santo Padre, durante l'udienza generale del 20 novembre 1996, ella ha ricevuto nelle sue mani copia dei libelli canonici diretti contro due di questi prelati e i loro collaboratori, per avvertirla dell'abuso di autorità che era stato commesso e cercare protezione in una clausola del Codice di Diritto Canonico (da lei stesso promulgato, Sua Santità), che avoca tali casi all'autorità del Romano Pontefice. Il fotografo dell'Osservatore Romano ci ha fornito le immagini di Sua Santità mentre riceve i libelli da tre diverse persone; un vescovo, un arcivescovo e un legale. Eppure non ho ancora ricevuto da lei nessuna risposta, Sua Santità, benché l'impudente abuso di potere sia da allora proseguito senza interruzioni.
In realtà, sono passati solo due mesi (per l'esattezza, dal 3 settembre 1999) da quando questi prelati hanno affermato per la prima volta di agire con l'autorità e in nome del Papa. Prima di allora, essi pretendevano infatti che i vescovi oggetto delle loro intimidazioni agissero di propria volontà. Come può vedere, Sua Santità, il solo effetto del suo prolungato silenzio è stato quello di accrescere l'audacia di questi prelati, che adesso pretendono di avere il diritto di agire come pontefici de facto e di non dover rendere conto a nessuno delle proprie azioni.
Se il suo silenzio proseguirà, Santo Padre, allora questi prelati che affermano di agire in suo nome saranno in un certo senso legittimati a farlo, dato che, pur essendo a conoscenza dei loro misfatti — perché proprio di misfatti si tratta — ella non ha fatto nulla per porvi fine.
E, anche se essi agiscono de facto in suo nome, non possiedono tuttavia l' autorità per farlo, dato che ciò che hanno fatto è intrinsecamente ingiusto.
Neppure un Papa può permettere ai suoi sottoposti di qualunque rango di ordinare a un sacerdote, dietro la minaccia di una severa punizione, di trovarsi un vescovo benevolo, e poi manovrare in segreto dietro le quinte per impedire a quel sacerdote di trovare un solo vescovo benevolo in tutto il mondo, per poter proclamare infine pubblicamente che egli ha “mancato” di trovare un vescovo e si è mostrato disobbediente. Un simile comportamento non solo è malizioso, ma si fa beffe del promessa di obbedienza dei sacerdoti e dell'intero sistema legale della Chiesa.
Per queste e altre ragioni esposte nel libellus allegato, giustizia vuole che Sua Santità corregga il grossolano abuso di autorità commesso dai prelati in esso nominati. Se Sua Santità deciderà di non intervenire, allora sarà Nostro Signore a correggere queste ingiustizie, come ogni altra ingiustizia. Sarebbe preferibile, tuttavia, che la loro correzione giungesse subito da Sua Santità, in modo da impedire ai responsabili di continuare a danneggiare la Chiesa.
Questi tre anni di silenzio significano forse che ella approva le azioni illecite dei suoi subordinati, Santo Padre? Qualunque cosa pensi di me e del mio apostolato, un simile comportamento da parte dei funzionari della sua curia la lascia forse indifferente? Non la preoccupa il danno che ciò potrebbe arrecare alla divina Costituzione della Chiesa?
Santo Padre, il mio caso non sarà dimenticato. Negli ultimi tre anni, milioni di fedeli ne sono stati informati, compresi 10 arcivescovi, 17 vescovi, più di 1.900 sacerdoti e religiosi e oltre 16.000 laici che hanno firmato una Lettera Aperta a Sua Santità in mia difesa, pubblicata in italiano il 2 aprile 1998 su Il Messaggero, il più diffuso quotidiano romano. Complessivamente sono state diffuse oltre un milione di copie della Lettera Aperta, in italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e inglese.
Il mio caso ha reso milioni di cattolici sparsi in tutto il mondo consapevoli dell'intollerabile politica di due pesi e due misure che ha permesso a eretici dichiarati di evitare qualsiasi punizione per decenni, in nome di un ossequioso rispetto dei loro diritti, mentre i sacerdoti in una situazione come la mia devono subire la fulminea e brutale privazione dei loro diritti naturali e di un giusto processo.
No, il mio caso non sarà dimenticato. Più si accaniranno contro di me, più sarò pronto a denunciare tutte le loro ingiustizie — non solo per difendermi, ma per difendere la libertà stessa. Come ha detto il suo santo predecessore, Papa San Gregorio Magno: “È preferibile far scoppiare uno scandalo, che consentire che la verità sia soffocata”. Neppure i miei persecutori hanno mai osato mettere in dubbio la verità delle mie affermazioni.
C'è solo un modo per risolvere questo caso, Santo Padre: fare giustizia. Sua Santità si è espressa molte volte e in molte occasioni a favore della giustizia, della solidarietà e dei diritti umani. I suoi insegnamenti su tali questioni si applicano anche alla Chiesa Cattolica? O possono essere ignorati ogni volta che quei prelati vaticani che pretendono di agire in suo nome lo ritengono opportuno?
Solo Sua Santità può rispondere a queste domande. Spero con tutto il cuore che le sue risposte giungano presto e con esse, la giustizia per il mio caso. Perché non dovrebbe essere permesso più a lungo che le ingiustizie compiute contro di me ostacolino la legittima opera di diffusione tra i membri della Chiesa del Messaggio della Madonna di Fatima — nella sua integrità.
Umilmente sottomesso questo 22 giorno di novembre, nell' Anno del Signore 1999.
RICORSO AL SUPREMO PONTEFICE
contro un decreto della Segnatura Apostolica
datato 10 luglio 1999
QUERELA CANONICA
PADRE NICHOLAS GRUNER, S. T. L.
CARDINALE GILBERTO AGUSTONI, già Prefetto della Segnatura Apostolica e già Segretario della Congregazione per il Clero, ARCIVESCOVO ZENON GROCHOLEWSKI, già Prefetto della Segnatura Apostolica, Cardinale ANGELO INNOCENTI, già Prefetto della Congregazione per il Clero, Cardinale JOSE SANCHEZ, già Prefetto della Congregazione per il Clero, ARCIVESCOVO CRESCENZIO SEPE, già Segretario della Congregazione per il Clero, e VESCOVO ANTONIO FORTE, Vescovo della Diocesi di Avellino,
in base ai canoni 1389, 1391, 1401, 1405 e 1406 del Codice di
Diritto Canonico del 1983.
Le sottopongo questo ricorso, confidando nel diritto concesso da Dio a tutti i fedeli di Cristo di fare ricorso al Supremo Pontefice per chiedere riparazione ai gravi torti nella Chiesa, diritto definito dal Concilio Vaticano Primo e dal Secondo Concilio di Lione. Come Sua Santità sa, il diritto a un ricorso diretto e immediato al Supremo Pontefice da parte di qualsiasi membro della comunità dei fedeli ha la precedenza su tutte le procedure canoniche istituite per le giurisdizioni minori della Chiesa, can. 1417, § 1. I fedeli possono sempre rivolgersi immediatamente al loro Papa per un aiuto.
Questo documento costituisce, inoltre, la mia denuncia formale e la mia richiesta formale di sanzioni penali contro i prelati nominati in precedenza. Secondo la legge del Diritto Canonico del 1983 promulgato da Sua Santità, soltanto il Supremo Pontefice può giudicare la denuncia di abuso di autorità e le altre violazioni della legge ecclesiastica contro cardinali, legati della Santa Sede e (nei processi penali) vescovi, Can. 1405, § 1, 2, 3. L'incompetenza di qualsiasi altro tribunale nel giudicare tali denunce è assoluta, Can. 1406, § 1. Perciò, in conformità alla legge promulgata da Sua Santità stessa, soltanto Sua Santità può esaminare questa denuncia.
Il 20 novembre 1996, Sua Santità ha ricevuto due libelli di contenuto simile contro il Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo Sepe e i loro collaboratori. Questi libelli sono stati deposti nelle Sue mani durante l'udienza generale svoltasi in quella data, come è dimostrato dalle fotografie dell'avvenimento scattate dal fotografo de L'Osservatore Romano. Uno di questi libelli era mio, l'altro è stato presentato dai direttori e dagli impiegati laici dell'apostolato nel quale mi impegno dal 1978.
Riguardo al mio precedente libellus, in conformità al can. 1506, con il presente atto invito ora rispettosamente Sua Santità a eseguire il compito che egli stesso si è assegnato, dichiarando di accettare o rifiutare il libellus. Chiedo inoltre, rispettosamente, che questo nuovo libellus sia incorporato a quello precedente al fine di una decisione da parte di Sua Santità riguardo a entrambi.
Gli argomenti qui riportati, inoltre, sono stati il tema di due Lettere Aperte a Sua Santità, la seconda delle quali è stata firmata da 10 arcivescovi, 17 vescovi, più di 1.900 sacerdoti e religiosi e più di 16.000 membri laici, che mi hanno sostenuto nel tentativo di ottenere giustizia rispetto ai prelati nominati in precedenza. Il primo firmatario della seconda lettera aperta è Sua Grazia Saminini Arulappa, Arcivescovo di Hyderabad da 27 anni, nella cui diocesi sono stato incardinato il 4 novembre 1995, benché i prelati succitati abbiano affermato “l'inesistenza” di questa incardinazione. Spero e prego che Sua Santità abbia potuto leggere entrambe le Lettere Aperte e che queste diano luogo a una riflessione adeguata in merito al giudizio su questo argomento.
Per Sua comodità, Santo Padre, abbiamo riordinato gli argomenti presentati in questo libellus sotto i seguenti titoli:
I. I fatti 1976-1999 .................................................................................................... 541
La mia ordinazione e il permesso di vivere fuori dalla diocesi - 1976-1978 ......... 541
La mia elezione nel comitato dei direttori dell'Apostolato - 1978 ......................... 542
Sua Santità: elogio e congratulazioni all'Apostolato - 1980 .................................. 542
Prime ostilità nei confronti del mio Apostolato - 1981-1989 ................................. 542
Il Cardinale Innocenti emette un intervento ultra vires contro di me - 1989 ...... 543
Mi appello a Sua Santità e l'intervento viene ritrattato - 1990 ............................. 544
Una coercizione illecita viene esercitata sui vescovi Ad Quo e Ad Quem
per impedire la mia escardinazione/incardinazione - 1990-1995 .......................... 544
L'Arcivescovo Arulappa protesta contro i funzionari della curia:
abuso di potere nel mio processo - 1995 ................................................................. 546
Il Segretario di Stato interdice me e l'Apostolato in tutta la Chiesa
- 1992-1999 .................................................................................................................. 547
Vengo minacciato di sospensione se non acconsento a un esilio a vita in
un paese straniero - 1996-1999 ................................................................................. 547
Mi si ordina di violare la legge italiana sull'immigrazione - 1996 .......................... 548
Un ordine cui è legalmente e moralmente impossibile obbedire .......................... 548
II. Le procedure canoniche nel mio processo - 1994-1999 ................................ 549
I miei ricorsi alla Congregazione .............................................................................. 549
I miei ricorsi alla Segnatura ....................................................................................... 551
La Segnatura rivela infine che non vi è un'accusa reale nei miei confronti ....... 553
Quindi vengo accusato solamente di una “condizione irregolare” che
non esiste ............................................................................................................... 554
La Segnatura riconosce la legittimità del mio Apostolato ..................................554
La Segnatura nega che l'assistenza agli orfani operata dal mio Apostolato
sia un “servizio sacerdotale valido” per la Chiesa di Hyderabad ....................... 555
La Segnatura decide di ignorare l'illegalità del mio ritorno ad Avellino
in base alla legge civile italiana .............................................................................. 555
L'ex Prefetto della Segnatura ammette che il reale motivo delle azioni
intraprese contro di me è mettermi a tacere ........................................................... 556
Un documento pieno di false accuse mai ritrattate ...............................................556
I perpetratori delle offese affermano di agire in nome del Papa .......................... 557
Un attacco alla divina costituzione della Chiesa ................................................. 558
III. Un riassunto degli errori commessi ........................................................... 560
IV. La mia supplica finale ................................................................................... 560
Il conforto che cerco ..............................................................................................562
I. I fatti 1976-1999
Benché la storia procedurale del mio processo sia alquanto tortuosa la sostanza è, fondamentalmente, molto semplice. Mi consenta di esporre questo breve riassunto di ciò che è stato ampiamente descritto nelle precedenti denuncie e nelle Lettere Aperte.
La mia ordinazione e il permesso di vivere fuori dalla
diocesi - 1976-1978
Sono un cittadino canadese che nel 1976 è stato ordinato come sacerdote cattolico nella diocesi di Avellino, in Italia, dopo aver conseguito la laurea e l'abilitazione in Teologia Sacra con il massimo dei voti presso l'Angelicum, e aver completato il dottorato presso l'Angelicum con il massimo dei voti. Sono stato ordinato nella diocesi di Avellino perché era mia intenzione unirmi a una comunità francescana di lingua inglese che doveva essere fondata nella città di Frigento. Quando questa comunità non è stata costituita come mi aspettavo, non sono stato in grado, nonostante una coscienziosa ricerca, di trovare una comunità francescana di lingua inglese che potesse permettersi un apostolato mariano. Tra gli altri problemi che ho incontrato vi era quello che nessuna delle comunità francescane da me esaminate ha potuto assicurarmi di non essere costretto a distribuire il Divino Sacramento in mano, pratica che, sinora, la mia coscienza mi obbliga a considerare come sacrilega (e il pubblico ha visto Sua Santità stessa rifiutarsi di distribuire la Comunione in mano).
Poiché non sono in grado di parlare nel locale dialetto di Avellino, il Vescovo di quella diocesi non aveva missioni canoniche per me. A causa della barriera linguistica, non potevo ascoltare le confessioni e nemmeno predicare, a meno che non fosse interamente scritta e approvata in anticipo. Quando, infine, decisi di non unirmi a una comunità francescana, il Vescovo di Avellino di allora, Sua Eccellenza Pasquale Venezia, si è compiaciuto di accordarmi il permesso di risiedere fuori dalla sua diocesi, perché nessuno si era mai aspettato che potessi passare la mia intera vita sacerdotale in un luogo in cui non avrei avuto una missione canonica. Questo permesso è stato formulato nel decreto del Vescovo Venezia del 5 giugno 1978, che egli mi ha spedito in Canada.
La mia elezione nel comitato dei direttori
dell'Apostolato - 1978
Per volere della Provvidenza, nel 1978 sono stato eletto nel comitato dei direttori dell'Apostolato conosciuto come National Committee for the National Pilgrim Virgin of Canada (Comitato Nazionale per la Vergine Pellegrina Nazionale del Canada), che custodisce una statua della Vergine Pellegrina di Nostra Signora benedetta dal suo predecessore, Papa Paolo VI. La mia elezione è giunta dopo che un vescovo cattolico di rito dell'Est che era direttore spirituale dell'Apostolato ha insistito affinché, nel comitato, venisse nominato un sacerdote.
Sua Santità: elogio e congratulazioni
all'Apostolato - 1980
Sua Santità può ricordare che il suo segretario personale di allora, Monsignor McGee, si congratulò con me per la mia elezione al comitato dei direttori dell'Apostolato nella sua lettera del 31 gennaio 1980. Da allora, Sua Santità stessa per due volte ha concesso la sua benevola benedizione apostolica a me e all'Apostolato (18 aprile 1990, 1° febbraio 1993), nonostante l'Arcivescovo Grocholewski, nell'ultimo decreto contro di me in qualità di Prefetto della Segnatura, abbia accantonato le sue benedizioni come vuote gratificazioni.
Senza dubbio, negli ultimi venti anni, Sua Santità è venuto a conoscenza dell'attività dell'Apostolato nel promuovere una maggiore consapevolezza del Messaggio di Fatima e della sua profonda importanza per le attuali condizioni della Chiesa e del mondo. Sua Santità stessa ha drammaticamente testimoniato l'importanza duratura del Messaggio di Fatima nel suo eloquente e toccante discorso tenuto a Fatima il 13 maggio 1982. Fu allora che Sua Santità dichiarò al mondo intero che il Messaggio di Fatima è radicato in maniera così profonda nelle Scritture e nella Tradizione Sacra che la Chiesa “sente che esso le impone un obbligo”, e che le parole pronunciate a Fatima da Nostra Signora sono “più importanti oggi di quando Essa apparve per la prima volta 65 anni fa”. Queste affermazioni da parte di Sua Santità riassumono esattamente le ragioni per cui ho dedicato il mio ministero sacerdotale al Messaggio di Fatima.
Prime ostilità nei confronti del mio Apostolato - 1981-1989
Benché avessi avuto il permesso del mio vescovo di risiedere in Canada, già nel 1981 mi sono trovato ad affrontare l'ostilità verso il mio lavoro nell'Apostolato. In quell'anno l'Apostolato pubblicò un articolo in cui si criticava implicitamente un'affermazione pubblica (ma non la reputazione) del Cardinale Carter, allora Arcivescovo di Toronto, secondo la quale i cattolici non avrebbero diritto a chiedere che l'insegnamento della morale cattolica sulla piena appartenenza al genere umano e sul diritto alla vita dei bambini prima della nascita si rispecchi nella nuova costituzione canadese in via di formazione.1 Eppure una petizione che chiedeva esattamente tale riconoscimento era stata appena firmata da un altro cardinale canadese e da altri 23 prelati di quella nazione.
L'articolo che ho pubblicato sottolineava come tutti i legislatori, cattolici e non cattolici in egual misura, abbiano l'obbligo davanti a Dio di sostenere la legge naturale che vieta l'aborto, sancendo “leggi e sanzioni adeguate” (Sua Santità Pio XI), e chiarivo che nemmeno un cardinale può affermare il contrario, perché questo è il costante insegnamento della Chiesa, come Sua Santità ha insegnato nell'Evangelium Vitae e in numerose altre dichiarazioni.
Successivamente, nel corso dello stesso anno, venni informato in maniera attendibile che si stava tentando di sospendermi dal sacro sacerdozio! Sua Santità ricorderà che Le scrissi immediatamente per protestare contro questa azione, e che la mia lettera Le venne letta da Monsignor Magee mentre si trovava all'ospedale per la seconda visita medica dopo l'attentato alla sua vita del 13 maggio 1981. In seguito l'agitazione contro di me sembrò placarsi.
Nel 1989, tuttavia, l'ostilità nei confronti del mio lavoro riaffiorò nuovamente. In quel periodo l'Apostolato (sempre nei limiti della libertà di espressione concessa ai fedeli) aveva pubblicato una grande quantità di materiale sull'accordo Vaticano-Mosca, dal quale il Concilio Vaticano Secondo venne costretto non solo a condannare, ma persino a non menzionare il male del comunismo, la cui diffusione nel mondo (e addirittura all'interno della Chiesa) venne predetta da Nostra Signora di Fatima. In quell'anno ricevetti una lettera dal nuovo Vescovo di Avellino, Gerardo Pierro, che esprimeva la sua ansietà per ciò che egli descriveva come “preoccupanti segnali” dal Segretario di Stato vaticano. A tutt'oggi, Sua Santità, questi “preoccupanti segnali” non sono mai stati esaminati in maniera tale da darmi la giusta opportunità di rispondere e difendermi.
Il Cardinale Innocenti emette un intervento
ultra vires contro di me - 1989
Nel luglio del 1989 il Cardinale Innocenti, in qualità di Prefetto della Congregazione per il Clero, mi inviò una lettera nella quale affermava che la Congregazione da qualche tempo stava seguendo la mia “causa”, e che la “Santa Sede” era “preoccupata” per me. Non ero a conoscenza di alcuna “causa” o “preoccupazione” della Santa Sede negli ultimi otto anni, né la lettera del Cardinale Innocenti offriva alcuna spiegazione per questi sviluppi. La lettera, invece, senza fornire dei motivi reali, mi ordinava in maniera sbrigativa di trovare un altro vescovo o tornare alla Diocesi di Avellino a partire dal 30 settembre 1989.
Poiché il Vescovo di Avellino stesso non mi aveva dato tale ordine, il 21 agosto 1989 mi sono appellato direttamente al Cardinale Innocenti contro il suo intervento chiaramente ultra vires. Nel mio appello sottolineavo che la Congregazione per il Clero non aveva diritto a emettere sua sponte un ordine che il Vescovo di Avellino non considerava conforme alla sua autorità, e che il Cardinale Innocenti stava chiaramente oltrepassando la sua competenza e autorità all'interno della Congregazione. Egli non rispose mai, né fece alcun tentativo di far rispettare il suo intervento, dal che si può dedurre soltanto che egli ne ammetteva l'irragionevolezza e l'inutilità.
Mi appello a Sua Santità e l'intervento
viene ritrattato - 1990
Mi appellai contro l'intervento del Cardinale Innocenti anche direttamente a Sua Santità stessa in una lettera che Le consegnai durante un'udienza generale svoltasi nel gennaio del 1990.
In seguito al mio appello a Sua Santità, il Cardinale Innocenti rinunciò al suo intervento ultra vires, che non venne più menzionato da lui o dalla Congregazione. Nell'ottobre del 1989, invece, il Cardinale Innocenti e l'allora Segretario della Congregazione, il Cardinale (poi Arcivescovo) Agustoni scrissero privatamente al Vescovo Pierro suggerendogli di richiamarmi alla diocesi dando l'impressione che l'ordine giungesse ex sese, cioè fingendo che l'ordine fosse un'idea del Vescovo Pierro, e non del Cardinale Agustoni. Perciò il Cardinale Innocenti e il Cardinale Agustoni tentarono di fare in maniera indiretta ciò che la legge vietava loro di fare in maniera diretta.2 Proprio il fatto che essi ricorressero a questo sotterfugio dimostra che entrambi sapevano che l'intervento del luglio 1989 da parte del Cardinale Innocenti contro di me era illegale e nullo.
Una coercizione illecita viene esercitata sui vescovi
Ad Quo e Ad Quem per impedire la mia
escardinazione/incardinazione - 1990-1995
Sotto le pressioni del Cardinale Agustoni e del Cardinale Innocenti, nel novembre 1989 il Vescovo Pierro mi spedì una lettera nella quale minacciava di revocare il permesso di restare in Canada qualora, nel giro di 30 giorni, non avessi trovato un altro vescovo. Fortunatamente il Vescovo Pierro non mi richiamò mai ad Avellino. Al contrario, incontrandosi con me ad Avellino il 25 gennaio 1990, e in una serie di lettere, il Vescovo Pierro confermò di nuovo il permesso del suo predecessore di risiedere fuori dalla diocesi. Proprio durante il nostro incontro del gennaio 1990, il Vescovo Pierro affermò che “sospenderla sarebbe un peccato mortale”. Egli desiderava il mio bene e mi disse di tornare in Canada. Inoltre, il 4 agosto 1989, il Vescovo Pierro emise un decreto di escardinazione dalla Diocesi di Avellino (che potei impiegare per ottenere l'incardinazione nell'Arcidiocesi di Hyderabad, come spiegherò in seguito).
Ma tutti o alcuni dei prelati identificati nel sottotitolo di questo documento continuarono a cercare il modo di costringermi a tornare ad Avellino e di intromettersi nel mio lavoro, anche se non avevo fatto nulla di sbagliato e il Vescovo Pierro non desiderava il mio ritorno. Tra l'altro, nell'ottobre del 1992 il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe pubblicarono sull'Osservatore Romano un annuncio fuorviante, nel quale si affermava che la conferenza organizzata a Fatima dal mio Apostolato “non è stata approvata dalle autorità ecclesiastiche competenti” [Dichiarazione del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe pubblicata come Bollettino vaticano sull'Osservatore Romano, n° 41 - 14 ottobre 1992, edizione inglese, e sull'edizione italiana di una settimana prima. La “dichiarazione”, da allora, circolò ripetutamente, l'ultima volta nell'ottobre del 1999]. Non solo possedevo il permesso del Vescovo di Fatima-Leiria, ma tale approvazione non sarebbe stata neanche necessaria, come chiarisce il Codice del 1983, can. 208-228, 278, 299.
Il 13 gennaio 1994 incontrai ad Avellino il nuovo Vescovo, Sua Eccellenza Antonio Forte. Discutemmo a proposito di un'offerta di incardinazione che avevo ricevuto dal Vescovo di Simla-Chandigarh, la quale avrebbe soddisfatto l'obbligo di trovare un altro vescovo. Il Vescovo Forte mi aveva già spedito una lettera in cui affermava che la mia escardinazione gli era stata impedita dal Cardinale Sanchez e dall'Arcivescovo Sepe. In seguito il Vescovo di Simla-Chandigarh ricevette pressioni per fargli ritirare la sua offerta mediante un intervento assolutamente straordinario del Nunzio in India, il quale evidentemente si adeguava ai “preoccupanti segnali” del Segretario di Stato vaticano. Durante il nostro incontro del 13 gennaio, il Vescovo Forte mi assicurò che, nonostante questi sviluppi egli stesso non aveva alcun motivo di lagnarsi di me. Quando chiesi al Vescovo Forte cosa avrei dovuto fare, mi rispose di tornare in Canada.
Eppure, Santo Padre, il 13 gennaio 1994, soltanto 18 giorni dopo, il Vescovo Forte emise un decreto in cui mi accusava di essere un sacerdote con una “cattiva reputazione” perché vivevo in Canada, dove egli mi aveva detto di andare! E inoltre mi accusava di “scandali” (versione italiana), e di “oltraggi” (versione inglese) che richiedevano il mio emendamento in base al can. 1339, quando egli mi aveva detto di non avere motivo di lagnarsi di me! Sua Santità, può esserci una sola conclusione: questo decreto è stato il prodotto di una coercizione dall'alto, di un abuso dell'autorità ecclesiastica.
Da allora in poi, Santo Padre, l'abuso di autorità si è soltanto intensificato.
Nel maggio del 1994, ricevetti un'offerta scritta di incardinazione da parte del Vescovo di Anapolis, in Brasile, adempiendo in tal modo, per la seconda volta e per iscritto, all'obbligo di trovare un altro vescovo (altre offerte erano state fatte oralmente da altri vescovi). Sapendo che la coercizione era stata esercitata dall'alto, nella sua offerta di incardinazione il Vescovo di Anapolis mi disse che doveva restare segreta fino al 16 luglio 1994, quando sarebbe stata effettiva. Dopo un intervento straordinario dell'Arcivescovo Sepe, comunque, il Vescovo scrisse il 13 luglio 1994 per dire che non aveva altra scelta se non quella di ritirare l'offerta.
Il 4 novembre 1995 ricevetti un decreto formale scritto di incardinazione dall'Arcivescovo di Hyderabad, soddisfacendo quindi, per la terza volta, l'obbligo di trovare un altro vescovo. Sua Santità, in quella Arcidiocesi il mio Apostolato ha un orfanatrofio completamente a suo carico e, di recente, l'Apostolato ha contribuito a costruire delle nuove attrezzature per gli orfani. Nell'Arcidiocesi, inoltre, ho condotto dei pellegrinaggi mariani, che hanno attratto decine di migliaia di cattolici e di persone che potrebbero essere dei potenziali convertiti, venute a vedere la statua della Vergine Pellegrina benedetta dal Suo predecessore proprio a tale scopo.
L'Arcivescovo Arulappa protesta contro i funzionari della
curia: abuso di potere nel mio processo - 1995
Riferendosi in maniera evidente all'iniqua coercizione da parte del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe, il decreto dell'Arcivescovo di Hyderabad (datato 4 novembre 1995), afferma che “le forze del male cospirano per distruggere la sua opera d'amore ... le forze burocratiche non possono soffocare l'opera di Dio”. Tuttavia, dopo gli inauditi interventi da parte del Nunzio Papale e del Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo mi scrisse nel marzo del 1996 per comunicarmi che non avrebbe potuto onorare il suo decreto, benché non lo abbia mai revocato.3 In seguito si scoprì che il Cardinale Sanchez aveva dichiarato all'Arcivescovo che la mia incardinazione a Hyderabad era “inesistente”!
Il Segretario di Stato interdice me e l'Apostolato
in tutta la Chiesa - 1992-1999
Oltre a tutte queste inaudite intromissioni nei diritti sacerdotali ed episcopali da parte dei suddetti prelati, il Segretario di Stato vaticano ha fornito delle informazioni negative su di me a ogni vescovo del mondo tramite i nunzi, e ha persino interferito con il rilascio dei visti consolari per i vescovi che desideravano partecipare alle conferenze su Fatima indette dal mio Apostolato in Portogallo (1992), in Messico (1994), a Roma (1996) e in Canada (1999), una sfacciata violazione della libertà e della dignità dei vescovi come successori degli Apostoli. I nunzi, per mezzo di visite personali, di fax e di altre forme di contatto, hanno costantemente esercitato pressioni su vescovi e sacerdoti per impedirgli di partecipare a qualsiasi conferenza su Fatima indetta dal mio Apostolato.
In breve, Santo Padre, io e il mio Apostolato siamo stati efficacemente interdetti in tutta la Chiesa senza aver commesso alcun reato. Questo fatto è davvero senza precedenti negli annali della legge canonica.
Vengo minacciato di sospensione se non acconsento
a un esilio a vita in un paese straniero - 1996-1999
Nonostante la mia incardinazione a Hyderabad, il 16 maggio 1996 il Vescovo Forte emise un secondo decreto contro di me, avvisandomi che sarei stato sospeso dal sacro sacerdozio se non avessi fatto ritorno ad Avellino entro 29 giorni. Dopo un'assenza approvata di più di 16 anni, ero tenuto ad abbandonare immediatamente il mio Apostolato e i suoi 150 impiegati, l'orfanatrofio che esso sostiene, la mia dimora e tutti i miei affari personali, per poi accingermi a violare la legge italiana sull'immigrazione con un ritorno illegale, all'età di 54 anni, in una diocesi italiana che non ha missioni canoniche per me, e il cui vescovo, dal 1978, non mi ha mai sostenuto né ha mai richiesto la mia presenza. Il Vescovo di Avellino, obbiamente, non aveva alcun motivo legittimo per emettere un ordine così assurdamente iniquo ma, piuttosto, era motivato dalle pressioni illecite ad opera del Cardinale Agustoni, del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe, che agivano di concerto. Eppure il Vescovo si è reso complice della loro congiura non difendendo la sua giurisdizione in quanto Ordinario di Avellino. E tutto questo, Santità, nonostante altri tre vescovi sarebbero stati lieti di incardinarmi nelle loro diocesi.
Mi si ordina di violare la legge
italiana sull'immigrazione - 1996
Santo Padre, i prelati nominati in precedenza sono così risoluti a perpetrare questa ingiustizia da ignorare deliberatamente la legge italiana sull'immigrazione, che proibisce agli stranieri di risiedere in maniera permanente in Italia senza il permesso di soggiorno adeguato. Emettendo ciecamente gli ordini per volere della Congregazione e del Segretario di Stato, il Vescovo Forte non mai compiuto il minimo tentativo di rispettare i requisiti per i visti religiosi previsti dalla legge italiana, comprese le garanzie a vita scritte per il consolato italiano sul mio sostegno economico e sulla copertura medica e una lettera formale al consolato a conferma del mio assenso a diventare residente permanente sotto il patrocinio del Vescovo. Questo genere di questioni legali vincolano la Chiesa in base al can. 22, che incorpora le leggi civili attinenti al Codice di Diritto Canonico. Senza il visto adeguato sarei stato espulso nel momento stesso del mio ingresso in Italia, a meno che non volessi mentire sullo scopo della mia visita.
Inoltre, negli scorsi 21 anni il Vescovo non ha assolutamente provveduto alla mia vecchiaia, ben contento di non dovermi mantenere in alcun modo. Davvero ci si aspetta che io, un cittadino canadese oramai di quasi 60 anni, torni in Italia come uno straniero illegale dopo un'assenza di 21 anni, solamente per esserne espulso come un indigente privo di pensione una volta che i succitati prelati siano riusciti nello scopo di distruggere il mio apostolato? Come si può pensare una cosa del genere quando vi sono tre vescovi che sarebbero felici di incardinarmi, permettendomi di proseguire il mio lavoro e di mantenermi in Canada in modo non diverso da quello consentito a migliaia di sacerdoti in tutto il mondo?
Un ordine cui è legalmente e moralmente
impossibile obbedire
Sua Santità, persino se l'ordine del Vescovo Forte fosse fondato, ed evidentemente non lo è, poiché non vi era una sola ragione per questo ordine, e io sono già incardinato a Hyderabad, è per me legalmente e moralmente impossibile obbedirvi. Forse nessuno, nella mia situazione, potrebbe obbedire a tale ordine. Esso equivale, di fatto, a una sentenza di prigionia a vita e alla perdita di tutti gli averi temporali, anche quelli necessari alla mia sopravvivenza nella vecchiaia. Quando si considera che il Vescovo di Avellino non ha alcun bisogno dei miei servigi, e che altri tre vescovi si sono offerti di incardinarmi, diviene evidente che l'ordine di rientro è soltanto una maligna punizione priva di una sembianza di giustificazione in base alla legge della Chiesa.
II. Le procedure canoniche nel mio processo - 1994-1999
I miei ricorsi alla Congregazione
Naturalmente ho fatto ricorso alla Congregazione, e quindi alla Segnatura Apostolica, contro entrambi i decreti del Vescovo di Avellino che ordinavano il mio ritorno. Ma questi ricorsi non furono giudicati da altri che dal Cardinale Sanchez e dall'Arcivescovo Sepe, gli stessi prelati che, da anni, agivano contro di me.
Non voglio tediare Sua Santità con i molti dettagli degli atti di entrambi i ricorsi. Sarà sufficiente esporre gli aspetti più importanti di questa grossolana ingiustizia:
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato in entrambi i ricorsi che il mio “insuccesso” nel trovare un altro vescovo era una “giusta causa” per richiamarmi ad Avellino, quando sono stati loro stessi, il Prefetto e il Segretario della Congregazione, a impedire la mia incardinazione in tre diocesi diverse. Nei loro decreti che appoggiavano gli “ordini” del Vescovo di tornare ad Avellino, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno inoltre rifiutato di ammettere la loro illecita intromissione nella mia incardinazione altrove.
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, inoltre, hanno dichiarato che il Vescovo di Avellino aveva “gravi ragioni” per rifiutare la mia escardinazione dalla Diocesi di Avellino quando, di fatto, non ne aveva alcun motivo, come egli ammetteva in mia presenza nel gennaio del 1994, e furono soltanto gli stessi Cardinale Sanchez e Arcivescovo Sepe a bloccare la mia escardinazione. Nei loro decreti il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno persino tralasciato di menzionare il fatto che furono loro stessi, e non il Vescovo, a impedire la mia escardinazione!
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato che la mia incardinazione a Hyderabad era “inesistente” perché non ero “canonicamente libero” di essere escardinato.4 Io non sono “canonicamente libero” perché mi è stato ordinato di tornare ad Avellino. Ma mi è stato ordinato di tornare soltanto perché si è ritenuto che “non sia riuscito” a trovare un altro vescovo. Eppure sono stati il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe a impedirmi di trovare un altro vescovo, compreso l'Arcivescovo di Hyderabad, rispetto al quale la mia incardinazione è stata dichiarata “inesistente” dal Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe. In sostanza, questi due prelati hanno dichiarato che devo essere punito per non essere riuscito a compiere ciò che loro stessi mi hanno deliberatamente impedito di compiere.
— Quando ho sollecitato la ricusazione del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe per la ragione che quegli stessi prelati che ostacolavano i miei diritti non avrebbero dovuto presiedere proprio il giudizio sui miei diritti, essi hanno risposto che il diritto a un giudice imparziale “non è previsto dalla legislazione” per le “procedure amministrative”. In altre parole, secondo il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe, nel promulgare la legge del Codice di Diritto Canonico del 1983, Sua Santità non ha previsto il diritto naturale essenziale ad avere un giudice imparziale nelle procedure che potrebbero portare alla sospensione di un sacerdote dall'esercizio dei Sacri Ordini, compresa l'offerta della Messa per la liberazione delle anime del Purgatorio, per l'espiazione delle colpe da parte dei viventi, e per il benessere dell'intera umanità.
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato che la mia incardinazione nell'Arcidiocesi di Hyderabad non sarebbe di alcuna utilità per il suo Arcivescovo, quando il mio Apostolato vi patrocina un orfanatrofio e l'Arcivescovo stesso ha dichiarato che l'Apostolato è “opera di Dio”. Sua Santità, come possono dei membri della Sua curia affermare seriamente che un sacerdote la cui opera in una diocesi consiste nel sostenere un orfanatrofio, non è utile per quella stessa diocesi? È assurdo.
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato che la mia incardinazione a Hyderabad sarebbe “fittizia”, perché di fatto non risiedo lì. Eppure in tutta la Chiesa vi sono sacerdoti che lavorano in diocesi diverse da quelle in cui sono stati incardinati, e nessuno sostiene che le loro incardinazioni siano “fittizie”. Il can. 283 stabilisce semplicemente che i sacerdoti “non si devono assentare dalla loro diocesi senza avere almeno il presunto permesso del proprio ordinario”. Migliaia di sacerdoti possiedono tale permesso, e il mio era scritto. Perché a me solo, tra tutti i sacerdoti, è stata richiesta la presenza fisica nella diocesi di incardinazione quando questa richiesta non esiste nella legge della Chiesa?
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato che ero un sacerdote con una “cattiva reputazione”. Sotto le pressioni di questi prelati, il Vescovo di Avellino ha sostenuto la stessa falsa accusa solo pochi giorni dopo avermi detto egli stesso di tornare in Canada in base al vecchio permesso! Il Vescovo si riferisce a me come a un sacerdote di “cattiva reputazione” per essermi recato dove egli mi aveva detto!
— Il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno dichiarato che ero “disubbidiente” perché sono rimasto in Canada nonostante gli ordini di rientro. Ma come poteva essere definita “disubbidiente” l'azione di ricorso contro ordini ingiusti in modo da renderli non effettivi? Quale sarebbe il senso di un ricorso se mi fossi esposto proprio al danno che stavo cercando di evitare in maniera legittima attraverso il ricorso?
I miei ricorsi alla Segnatura
I miei ricorsi alla Segnatura non hanno avuto una sorte migliore, dato che vennero presentati la prima volta alla Prefettura proprio dal Cardinale Agustoni, lo stesso prelato che aveva istigato segretamente il mio ritorno ad Avellino nel 1989, suggerendo al Vescovo di fingere che fosse una propria idea. La storia del processo alla Segnatura è riassunta brevemente in quanto segue:
— In entrambi i miei ricorsi la Segnatura Apostolica ha rifiutato di accettare che il mio caso venisse discusso da tutti i giudici del tribunale. I miei ricorsi vennero semplicemente dichiarati “evidentemente privi di qualsiasi fondamento” e vennero confermate tutte le decisioni del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe contro di me. Durante più di cinque anni di procedure canoniche, la Segnatura ha rifiutato di riconoscere che il Cardinale Agustoni, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno manovrato contro di me da dietro le quinte in una maniera che non ha precedenti. È stato solo con l'ultimo decreto del luglio 1999 che la Segnatura ha infine ammesso che questi interventi erano effettivamente avvenuti, benché ora asserisca (per la prima volta dall'inizio di questa vicenda) che tutti gli interventi erano stati esercizi “vicari” dell'autorità papale effettuati in Suo nome, Santo Padre.
— Persino quando la Segnatura ha infine ammesso nel suo decreto del luglio 1999 che il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe per anni erano davvero intervenuti contro di me, ha affermato che essi avevano la “autorità vicaria papale” di agire in questa maniera. Eppure la Segnatura non ha mai neanche tentato di spiegare con quale autorità i prelati del Vaticano possono ordinare a un sacerdote di trovare un altro vescovo, poi di ordinare ai vescovi di non incardinare quello stesso sacerdote, poi di ordinare al vescovo originale di non escardinare il sacerdote, e quindi di dichiarare che il sacerdote è “disobbediente” perché non ha trovato un altro vescovo disposto a incardinarlo! La “autorità vicaria papale” include il diritto a esercitare questa tirannia? Sua Santità desidera che questa condotta venga celata dietro il Suo nome?
— Il Cardinale Agustoni ha deliberato contro di me in occasione del mio primo ricorso (contro l'ordine del 31 gennaio 1994), anche se era stato lui stesso, nella sua lettera del 28 ottobre 1989, a dire al Vescovo di Avellino di emettere tale ordine fingendo che fosse una sua idea. Soltanto dopo che Sua Santità ha ricevuto una copia della lettera del Cardinale Agustoni (che il cardinale evidentemente credeva che io non avrei mai scoperto) egli si è ritirato dal processo, ma non prima di deliberare contro di me nel primo ricorso e di emettere decisioni procedurali durante il secondo ricorso.
— Benché durante il primo ricorso il mio avvocato fosse così gravemente malato da non riuscire a trasmettermi il decreto del Cardinale Agustoni del 15 maggio 1995 se non 17 mesi dopo il suo rilascio, la Segnatura mi ha negato qualsiasi diritto a ricorrere in appello contro il decreto, affermando che era stata colpa mia non essere riuscito ad appellarmi entro 15 giorni. Eppure la Segnatura non mi ha mai spedito direttamente copia del decreto, nonostante lo abbia fatto per ogni altro decreto emesso durante il mio processo. In sostanza, l'unica colpa che mi è stata trovata è stata quella di non essermi appellato entro 15 giorni contro un decreto che il mio avvocato e la Segnatura non sono riusciti a fornirmi!
— Ad aggravare questa ingiustizia, il decreto della Segnatura del 20 gennaio 1998 mi accusa di essermi comportato in maniera “fraudolenta” con l'Arcivescovo di Hyderabad per avergli presumibilmente mostrato il decreto del 1978 emesso dal Vescovo Venezia al fine di ottenere l'incardinazione a Hyderabad nel novembre del 1995. Secondo quanto si afferma, questa era una “frode”, in quanto si presumeva che il mio diritto all'escardinazione fosse stato “revocato” dall'ordine di rientro del 31 gennaio 1994.5 In primo luogo, non ho mai mostrato il decreto all'Arcivescovo. Soprattutto, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe non mi hanno mai informato che il decreto del 1994 del Vescovo di Avellino aveva “revocato” il mio diritto all'escardinazione fino al loro decreto del 20 settembre 1996, quasi un anno dopo la mia incardinazione a Hyderabad. Perciò, sono stato accusato di “frode” dal più alto tribunale della Chiesa per non essere riuscito a prevedere il futuro! Benché il Promotore di Giustizia più tardi abbia ammesso che la dichiarazione di “frode” era erronea, la Segnatura non la ha mai ritrattata.
— La Segnatura, inoltre, ha dichiarato che io dovrei essere sospeso dal sacerdozio perché sono stato avvertito della mia presunta “disobbedienza” dal Vescovo di Avellino. Ma, in primo luogo, non vi è stato alcun “avvertimento” né alcuna “disobbedienza”, a meno che fare ricorso contro un ordine ingiusto non costituisca disobbedienza all'ordine, nel cui caso i canoni che provvedono ai ricorsi gerarchici e alla sospensione delle sanzioni sono privi di significato.
— Carlo Martino, l'avvocato impegnato nella difesa delle azioni del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe contro di me, ha pubblicato nel suo memoriale la mostruosa offesa che io dovrei essere “espulso dal seno del sacerdozio”. Egli non si cura di presentare un singolo fatto, perché non ve ne sono, per giustificare questa oltraggiosa affermazione. Questo “avvocato” evidentemente non possedeva la qualifica per difendere la “autorità ecclesiastica”, ma era chiaramente destinato a placare l'animosità di suo fratello, l'Arcivescovo Renato Martino, osservatore del Segretariato di Stato vaticano presso Nazioni Unite, organizzazione che il mio Apostolato (insieme al Cardinale Ratzinger) ha condannato pubblicamente in modo piuttosto vigoroso.
La Segnatura rivela infine che non vi è
un'accusa reale nei miei confronti
Sua Santità, il 10 luglio 1999, infine, la Segnatura ha emesso un “decreto definitivo” contro di me. Questo documento è il coronamento di questo monumento all'ingiustizia.
Santo Padre, nel corso dei processi ho già dimostrato i molti errori fattuali nei decreti della Congregazione e nei Votum presentati dai Promotori di Giustizia nel mio processo. Tra l'altro, ho dimostrato che non mi sono mai reso colpevole di “scandali” o di “oltraggi”, né di qualsiasi “frode” ai danni dell'Arcivescovo di Hyderabad, né di qualsiasi altra condotta che avrebbe potuto giustificare la mia espulsione dal “seno del sacerdozio”. Eppure, anche se questi errori sono stati chiaramente dimostrati, la Segnatura nel suo ultimo decreto ha dichiarato unicamente che:
“Anche se vi fossero errori nell'esposizione dei fatti, nella comparsa dei fatti o dei motivi (ragioni), la decisione può nondimeno essere giusta e legittima”.
In altre parole, secondo la Segnatura, le decisioni nel mio caso sono “giuste e legittime” nonostante tutti gli errori di fatto o gli errori di ragionamento! Il risultato è l'unica cosa che conta.
Quindi vengo accusato solamente di una
“condizione irregolare” che non esiste
In questo “decreto definitivo” la Segnatura ha accantonato qualsiasi accusa di “scandali”, “oltraggi” o di “frode”, e ora controbatte soltanto che mi è stato giustamente ordinato di rientrare nella Diocesi di Avellino semplicemente e unicamente perché si doveva porre rimedio alla mia “condizione irregolare”.
E in cosa consiste questa “condizione irregolare”? Un esame del decreto della Segnatura mostrerà che consiste in null'altro che risiedere in Canada con il permesso scritto e orale del mio Vescovo mentre dirigo un Apostolato che ho tutto il diritto di dirigere in base ai canoni 299 e 278.
Come per il permesso di risiedere in Canada, la Segnatura dichiarava ora che il decreto del Vescovo Venezia del 1978 non ha mai contenuto tale permesso, ma soltanto il permesso di vivere in Canada previa l'accettazione da parte di un vescovo canadese. Ma questo non è ciò che il decreto del Vescovo afferma. Infatti, nel suo precedente decreto la Segnatura ammetteva che avevo il permesso di risiedere in Canada fino al 17 luglio 1990 (in verità il permesso non è stato revocato fino al decreto del 31 gennaio 1994 emesso dal Vescovo di Avellino, se il suo decreto di quella data fosse effettivamente legale). La Segnatura si contraddice in maniera evidente e cambia completamente il significato di un documento decisivo!
La Segnatura riconosce la legittimità del mio Apostolato
Come per il mio impegno nell'Apostolato, la Segnatura non nega che l'Apostolato sia legittimo e che non sia necessario un permesso: “Qui non ci stiamo occupando della legittimità dell'associazione privata (per la quale sembra che la Chiesa non chieda il riconoscimento, come nel canone 299 §3) ...”.
La legittimità dell'Apostolato non può essere negata, dato il diritto naturale dei fedeli, compresi i sacerdoti delle diocesi, di fondare e partecipare ad associazioni private senza l'approvazione episcopale, come previsto dai canoni 299 e 278. Eppure la Segnatura sostiene ora che il mio lavoro in questo Apostolato dichiaratamente legittimo sia in qualche modo in contraddizione con lo stato sacerdotale. Ma come può un Apostolato legittimo essere in contraddizione con lo stato sacerdotale? La Segnatura non lo dice.
La Segnatura afferma inoltre che l'Apostolato sarebbe in contraddizione con il mio stato sacerdotale, nonostante l'Arcivescovo di Hyderabad lo abbia elogiato come “opera di Dio” e sarebbe lieto di darmi il permesso di continuare il mio lavoro pur risiedendo in Canada.
La Segnatura nega che l'assistenza agli orfani operata
dal mio Apostolato sia un “servizio sacerdotale valido”
per la Chiesa di Hyderabad
Sua Santità, la Segnatura Apostolica controbatte seriamente che il lavoro per l'orfanatrofio e per i pellegrinaggi mariani nell'Arcidiocesi di Hyderabad non costituisce “collaborazione con il vescovo” come richiesto dall'incardinazione. Eppure in tutto il mondo i sacerdoti “collaborano” con i loro vescovi facendo un lavoro di gran lunga meno utile per le rispettive diocesi. In verità molti sacerdoti mancano dalle loro diocesi per dedicarsi allo studio secolare privato, per insegnare nelle università secolari e per altri impieghi che non apportano benefici diretti alla diocesi di incardinazione. Eppure il beneficio diretto e sostanziale che apporto alla Arcidiocesi di Hyderabad viene misteriosamente ritenuto una “collaborazione” insufficiente.
E, fatto anche più assurdo, mi viene detto che dovrei “collaborare” con il Vescovo di Avellino facendovi ritorno e non facendo null'altro che languire per il resto della mia vita in un luogo in cui non potrei mai avere una missione canonica!
Sua Santità, l'ultimo decreto sostiene che non vi è nulla, assolutamente nulla, che io possa fare per sanare la mia presunta “condizione irregolare”, eccetto fare ritorno alla Diocesi di Avellino. Non ha importanza se molti altri vescovi sarebbero disposti a incardinarmi altrove, non ha importanza se ho potuto ottenere molti permessi per risiedere in Canada, non ha importanza quanti benefici vengano realmente forniti dal mio Apostolato ad altre diocesi, la mia condizione resta “irregolare” a meno che non risieda fisicamente in una diocesi che non ha bisogno di me, che non mi ha mantenuto per 23 anni e che non ha alcuna missione sacerdotale per me.
La Segnatura decide di ignorare l'illegalità del mio
ritorno ad Avellino in base alla legge civile italiana
Riguardo alla realtà legale che mi impedisce di risiedere in modo permanente in Italia perché non sono cittadino italiano, la Segnatura semplicemente la nega, asserendo che la legge italiana sull'immigrazione non pone alcun impedimento alla mia residenza permanente ad Avellino, anche se il Vescovo di Avellino non ha fatto nulla per assicurarmi un visto adeguato. Eppure, nel suo precedente decreto, la Segnatura sosteneva che la legge sull'immigrazione era un impedimento alla mia residenza a Hyderabad! Ancora una volta la Segnatura si contraddice in maniera evidente, abbandonando la coerenza al fine di raggiungere il risultato prestabilito. Naturalmente questa contraddizione deriva dal tentativo di confermare la tesi secondo la quale la residenza fisica permanente è necessaria per essere incardinati in una diocesi. Al contrario è esperienza comune a migliaia di sacerdoti il fatto di risiedere fuori dalla diocesi di incardinazione con il permesso del loro ordinario, come esplicitamente autorizzato dalla legge della Chiesa (cfr. can. 283).
L'ex Prefetto della Segnatura ammette che il reale
motivo delle azioni intraprese contro di me è mettermi a tacere
È necessario dire che il primo firmatario di quest'ultimo decreto non era altri che l'Arcivescovo Zenon Grocholewski il quale, nel gennaio 1997, ha spontaneamente ammesso con l'avvocato Franco Ligi che il mio caso “non riguarda l'incardinazione di Padre Gruner, ma ciò che dice. Egli provoca il disaccordo”. Eppure in nessuno dei decreti della Segnatura e della Congregazione si fa menzione di questo presunto “disaccordo”. Al contrario, la Segnatura riconosce che il mio Apostolato è di per se stesso legittimo.
Proprio il Prefetto della Segnatura che ha firmato questo “decreto” contro di me, dunque, è colui che ammette che le procedure contro di me sono una simulazione per celare il tentativo di mettere a tacere un sacerdote che non può essere messo a tacere in altro modo.
E quindi, Sua Santità, dopo anni di procedure canoniche la Segnatura ha ammesso infine che l'unica ragione degli ordini contro di me è una “condizione irregolare” che consiste in una condotta perfettamente legale non diversa da quella di migliaia di altri sacerdoti. Il decreto propone di punirmi per un'offesa che non esiste.
Un documento pieno di false accuse mai ritrattate
Nel frattempo, avendo ridotto il processo nei miei confronti all'offesa inesistente di avere una “condizione irregolare”, i prelati qui citati si sono lasciati dietro un verbale delle procedure pieno di false dichiarazioni (mai ritrattate) contro di me, comprese le seguenti:
— Che io “ho estorto il sacro sacerdozio”. [3 gennaio 1989, lettera della Congregazione per il Clero firmata dal Cardinale Innocenti e dal Cardinale Agustoni per informazione e convinzione, e riferita al n° 14, 1 del Votum preparato dal Rev. Frans Daneels, O. Praem, Promotore di Giustizia].
— Che la conferenza di Fatima indetta dal mio Apostolato a Fatima, in Portogallo, “non è stata approvata dalle autorità ecclesiastiche competenti” [Dichiarazione del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe pubblicata come Bollettino Vaticano su L'Osservatore Romano, n° 41 - 14 ottobre 1992, e da allora circolata ripetutamente fino all'ottobre del 1999].
— Che sono de facto un sacerdote con una “cattiva reputazione” (decreto del Vescovo Forte, 31 gennaio 1994; Decreto della Congregazione per il Clero, 20 settembre 1996, pag. 8).
— Che sono colpevole di “scandali” (versione italiana) e di “oltraggi” (versione inglese). (Decreto del Vescovo di Avellino, emesso il 31 gennaio 1994 ma datato erroneamente 31 gennaio 1993).
— Che mi sono comportato “in maniera fraudolenta” con l'Arcivescovo di Hyderabad (Segnatura, 20 gennaio 1998, n° 2).
— Che sono disobbediente e persevero nella mia disobbedienza dopo un “avvertimento” (Segnatura, 20 gennaio 1998, 27338/96, n° 4).
— Che dovrei essere “espulso dal seno del sacerdozio” (Memoriale di Carlo Martino).
— Che sono colpevole di una “condizione irregolare” (Segnatura, 10 luglio 1999, passim).
Ma, Sua Santità, ancora non ho toccato l'aspetto più pernicioso delle procedure del mio processo.
I perpetratori delle offese affermano di agire
Dopo non essere riusciti per anni nell'illecita intromissione della Congregazione nella mia escardinazione-incardinazione (fingendo sempre che il Vescovo stava agendo per delle buone ragioni), la Segnatura, infine, ha ammesso nel suo ultimo decreto che la Congregazione è realmente intervenuta molte volte contro di me, ma che era autorizzata ad agire in questa maniera “in nome del Supremo Pontefice con potere vicario ordinario esecutivo ... come superiore gerarchico dei vescovi”. Cioè, la Segnatura afferma ora che la Congregazione per il Clero ha il potere di agire contro di me in Suo nome e con la Sua piena autorizzazione, che il mio ricorso sia pendente o no.
Nel difendere questa posizione, il Promotore di Giustizia ha rivelato gli interventi aggiuntivi, le decisioni e le dichiarazioni contro di me, andando indietro negli anni, avvenuti tutti senza avermi informato e senza avermi lasciato l'opportunità di fare ricorso. Questi comprendevano una notifica del Cardinale Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe (datata 27 settembre 1993), che imponeva condizioni segrete alla mia incardinazione a Simla-Chandigarh, condizioni che avrebbero comportato l'abbandono del mio Apostolato e la residenza a vita in India, senza “alcuna possibilità” di risiedere altrove anche con permesso! Nessun altro sacerdote secolare nell'intera Chiesa Cattolica, neanche i sacerdoti apertamente eretici, vengono sottoposti a tali restrizioni!
C'è anche una lettera della Congregazione risalente al gennaio del 1989 che contiene l'oltraggiosa accusa che io avrei “estorto il sacro sacerdozio”.
Benché abbia richiesto copie dei documenti pertinenti sia alla Congregazione che alla Segnatura (consultare le lettere allegate), esse non sono mai state fornite.
Un attacco alla divina costituzione della Chiesa
Santo Padre, se la Congregazione per il Clero può emettere sua sponte ordini ai vescovi su argomenti tali come chi essi incardineranno o escardineranno, senza neanche fornire le ragioni di questi ordini o senza notificarli al sacerdote, allora cosa resta di “quel potere di giurisdizione episcopale ordinaria e diretta con cui i vescovi, che sono stati ‘posti dallo Spirito Santo’, subentrano in luogo degli Apostoli come veri pastori, nutrendo e guidando i greggi di individui che sono stati assegnati loro ... ”, definito in modo così solenne dal Concilio Vaticano Primo? E cosa resta del Pastor bonus, la Sua costituzione apostolica che definisce l'autorità della Congregazione, e che stabilisce che la Congregazione è stata costituita “senza pregiudicare i diritti dei vescovi ...”?
Inoltre, secondo questa tesi, cosa diventa la relazione legale del sacerdote secolare con il suo vescovo? Con tutto il dovuto rispetto, Santo Padre, quando presi gli ordini non ho promesso di obbedire alla Congregazione per il Clero, ma al vescovo che mi aveva ordinato. E questa obbedienza è condizionata dall'obbedienza del vescovo alla legge della Chiesa che rispetta i diritti e la dignità dei sacerdoti. Qualsiasi sacerdote ha diritto all'escardinazione se il suo vescovo mostra un aperto malanimo verso di lui, o se il vescovo non ha necessità di lui, e se un vescovo benevolente è disposto ad accettarlo altrove. Questa è esattamente la mia situazione, Santo Padre. Eppure la Congregazione dichiara di avere il potere di costringere un sacerdote e un vescovo a rimanere per sempre vincolati l'uno all'altro, anche quando nessuna delle parti trarrebbe giovamento da tale legame.
Che la tesi adottata dalla Segnatura possa forse non essere corretta è dimostrato dal fatto che la Congregazione per il Clero non ne ha fatto menzione in nessuno dei suoi decreti durante il mio processo. Neanche una volta la Congregazione ha mai suggerito di avere l'autorità di intervenire contro di me di propria iniziativa come “superiore gerarchico” di tutti i vescovi, nell'esercizio della autorità papale “vicaria”. La Congregazione ha sempre agito come se soltanto il Vescovo di Avellino avesse l'autorità di ordinare il mio ritorno nella sua diocesi, e i suoi decreti parlano solamente di confermare le azioni del Vescovo, non le azioni della Congregazione in cui essa ha rifiutato di impegnarsi. In un'occasione, quando la Congregazione ha tentato apertamente un intervento sua sponte contro di me, vale a dire la lettera del Cardinale Innocenti del 24 luglio 1989, l'intervento venne abbandonato e non fu mai più menzionato, nel momento in cui mi sono appellato contro di esso sia al Cardinale Innocenti che a Sua Santità dichiarandolo un atto chiaramente illegale. Davvero, quando mi sono rivolto in appello per quell'intervento illecito direttamente al Cardinale Innocenti stesso (e anche a Sua Santità), egli non ha mai risposto al mio appello, ammettendo quindi che era fondato e che le sue azioni contro di me erano sbagliate.
Questo è esattamente il motivo per cui, nella loro lettera segreta al Vescovo di Avellino dell'ottobre del 1989, i Cardinali Innocenti e Agustoni hanno chiesto che il Vescovo mi richiamasse nella sua diocesi fingendo che fosse una sua idea. È questo il genere di azione da intraprendere se davvero si ritiene di avere il potere vicario del Papa a disposizione e di essere “gerarchicamente superiore” a tutti i vescovi? Se la Congregazione ha davvero tali poteri assoluti, allora perché nel 1989 non è stato emesso un semplice decreto per sospendermi dopo aver rifiutato di obbedire al suo decreto “papale” del 24 luglio di quell'anno? Perché l'intervento del 24 luglio non è mai stato menzionato nei successivi decreti della Congregazione, nei quali mi si accusava di disobbedienza all'autorità ecclesiastica? Certamente la disobbedienza all'intervento del 24 luglio sarebbe stato il primo esempio di “disobbedienza” che la Congregazione avrebbe menzionato, se quell'intervento fosse stato realmente un esercizio legittimo del “potere vicario esecutivo” in nome di Sua Santità.
Sua Santità, il loro silenzio e la loro condotta furtiva dimostrano la falsità di quanto ora asseriscono per giustificare il loro inaudito abuso di potere. Anche la divina costituzione della Chiesa verrà compromessa per giustificare ciò che questi prelati hanno fatto?
III. Un riassunto degli errori commessi
Prego rispettosamente Sua Santità di prendere brevemente in considerazione la vera e propria impudenza delle ingiustizie perpetrate in Suo nome:
— Nel luglio del 1989 mi è stato illecitamente ordinato dal Cardinale Innocenti di essere incardinato da un altro vescovo o di fare immediatamente ritorno ad Avellino.
— Quando questo intervento illecito non ha avuto buon esito (perché mi sono rivolto a Sua Santità), i Cardinali Innocenti e Agustoni hanno segretamente istruito il Vescovo di Avellino affinché mi richiamasse, fingendo che fosse una sua idea.
— Il Vescovo di Avellino (sotto una costante pressione da parte dei Cardinali Agustoni, Innocenti e Sanchez e dell'Arcivescovo Sepe), mi ha ordinato di trovare un altro vescovo. Ma quando ho trovato altri vescovi, il Cardinale Sanchez e l'Arcivescovo Sepe hanno ordinato al Vescovo di Avellino di non escardinarmi!
— Allo stesso tempo Sanchez e Sepe hanno ordinato a tre vescovi benevolenti uno dopo l'altro di non incardinarmi!
— Quindi questi stessi prelati mi hanno accusato di “disobbedienza” e di “condizione irregolare” proprio a causa di quelle circostanze che essi stessi avevano deliberatamente creato commettendo molteplici abusi e oltrepassando la loro autorità.
— Io e il mio Apostolato siamo interdetti in tutta la Chiesa dal Segretario di Stato anche se non abbiamo commesso alcun danno.
— Alla conclusione di questo processo, le molte false accuse contro di me ora sono state bruscamente abbandonate a favore della nuova teoria di una “condizione irregolare”, e non è stato compiuto alcuno sforzo per ritrattare le falsità.
Santo Padre, Lei desidera che i prelati che La servono esercitino in questo modo le loro mansioni?
IV. La mia supplica finale
Sua Santità, le mie opinioni sul Messaggio di Fatima certamente non Le sono sconosciute, né La annoierò difendendole in questo documento. Sì, è vero che non sono d'accordo con quanti affermano che la Consacrazione della Russia è stata compiuta da Sua Santità nella cerimonia del 25 marzo 1984. Sì, ho davvero supplicato Sua Santità di svelare il Terzo Segreto di Fatima, che sono fermamente persuaso contenga informazioni di importanza vitale per la Chiesa dei nostri giorni, altrimenti perché Nostra Signora lo avrebbe consegnato alla Chiesa attuale? E, sì, ho criticato quell'orientamento del pensiero postconciliare che ci ha allontanati dalla fede così come è stata espressa a Fatima, e che ci ha portati verso un assetto del mondo sempre più pericoloso. Non è stata Sua Santità stessa ad ammettere in Attraverso la soglia della speranza che i pastori della Chiesa hanno “perso il coraggio di predicare la minaccia dell'inferno”? E che le Ultime Cose non vengono più menzionate nella predicazione e nella catechesi della Chiesa?
Nessuno può negare, e in verità nessuno ha negato, che le opinioni da me espresse riguardo Fatima rientrano tutte nell'ambito di quella libertà di espressione di cui godono i leali figli della Chiesa, dei quali io faccio parte. Inoltre, le stesse opinioni sono condivise da decine di milioni di cattolici in tutto il mondo, che possono constatare da soli che la Russia non si è convertita, che il mondo è un luogo molto più pericoloso e immorale di quindici anni fa, che la Chiesa è profondamente in crisi, che le promesse di Fatime non si sono avverate.
In tutta la Chiesa, Sua Santità, sacerdoti e suore che sfidano apertamente l'insegnamento della Chiesa sfuggono a una legittima disciplina o ricevono punizioni minime dopo decenni di aperta disobbedienza, come dimostra il caso di Gramick e Nugent. In un recente discorso presso il Laterano, proprio il Suo Segretario di Stato, il Cardinale Sodano, ha copiosamente elogiato Hans Kung, lo stesso uomo che nega numerose dottrine e dogmi della fede e La ha pubblicamente accusata di esercitare un “ruolo dispotico nello spirito dell'Inquisizione”. Eppure mentre i nemici della Chiesa vagano liberi per il mondo, io vengo minacciato di sospensione dal sacro sacerdozio per aver espresso opinioni la cui legittimità i miei persecutori non hanno mai tentato di mettere in discussione.
Sua Santità vorrà permettere che io venga punito ingiustamente da uomini che non hanno l'onestà di dichiarare apertamente ciò che ammettono in privato: che il mio caso non riguarda l'applicazione della legge della Chiesa, ma il ridurre in qualche modo al silenzio un sacerdote che non può essere messo a tacere altrimenti? Sua Santità vorrà permettere che il mio caso diventi un esempio di giustizia nei tribunali vaticani: un processo basato su accuse immotivate, su interventi segreti, su giudici influenzati che ostacolano da dietro le quinte proprio le parti che dovrebbero giudicare, sul voler ignorare deliberatamente i fatti reali, su ciniche contraddizioni e cambiamenti di posizione, tutto allo scopo di ottenere un risultato prestabilito, senza curarsi di ciò che ordina la giustizia?
Ciò che è più grave, Sua Santità vorrà permettere che coloro che perpetrano questa parodia affermino di eseguire semplicemente la Sua volontà? Davvero Lei mi tratterebbe così, Santo Padre? Farebbe questo a uno dei Suoi figli?
Il conforto che cerco
Lei è il Supremo Pontefice della Santa Chiesa cattolica, il tribunale dell'ultimo ricorso per tutti i fedeli. Le chiedo ora ciò che non posso ottenere dai membri della Sua curia, perché essi sono determinati a far sì che io non lo ottenga in nessun caso. Le chiedo giustizia, Santo Padre. Le chiedo di emettere un decreto papale:
(a) che revochi i decreti immotivati contro di me emessi dal Vescovo di Avellino, dalla Congregazione per il Clero e dalla Segnatura,
(b) che dichiari che posso essere incardinato da qualsiasi vescovo benevolente di mia scelta che sia desideroso di avermi,
(c) che esiga una giusta sanzione contro i prelati succitati per il loro abuso di potere e per le false dichiarazioni contro di me, e
(d) che ordini ai suddetti prelati di ritrattare le loro falsità.
Chiedo tutto ciò non solo per la mia salvezza, ma per la salvezza della giustizia della Chiesa, per la salvezza dei diritti di sacerdoti e vescovi di tutto il mondo e per l'integrità della divina costituzione della Chiesa, che per troppo tempo è stata compromessa dall'abuso di potere da parte di coloro che si considerano papi de facto.
Anche più importante di questi problemi, Santo Padre, è la necessità di poter discutere liberamente il contenuto del Messaggio di Fatima, secondo i suoi meriti. Se ciò che credo di Fatima è vero (e molti milioni di cattolici condividono le mie opinioni) allora mettere a tacere qualunque apostolato di Fatima efficace provoca un danno incalcolabile al bene comune della Chiesa e, in verità, al mondo in generale.
Quindi, quando gli uomini che affermano di agire in Suo nome mi tormentano, mi ostacolano nel mio lavoro, gettano su di me il discredito agli occhi dei miei colleghi cattolici, essi non danneggiano soltanto me, ma la Chiesa e il mondo. Questo non perché io possegga qualche merito particolare, ma a causa dei divini imperativi dello stesso Messaggio di Fatima. Nostra Signora Stessa ha detto “Se le Mie richieste non verranno esaudite ... i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre soffrirà molto, intere nazioni verranno annientate”.
Come prego per la giustizia, Santo Padre, prego anche per il Suo pontificato, che la Nostra Beata Madre possa guidarLa sulle strade di Nostro Signore verso la salvezza e la pace della Chiesa, e del mondo, nel prossimo millennio.
Umilmente presentato questo 22 giorno di novembre, nell'anno del Signore 1999.
Firmata: Padre Nicholas Gruner, S.T. L.
1. Il giorno dopo aver pronunciato questa affermazione, il Cardinale Carter ebbe un colpo apoplettico. La sua vita venne salvata grazie alla tempestiva diagnosi di un eminente medico canadese il quale, da molto tempo, era mio amico personale e grande sostenitore del mio Apostolato.
2. La Provvidenza volle che la lettera del Cardinale Agustoni venisse scoperta anni dopo nel corso di una causa civile in Canada. Dopo aver spedito copia della lettera a Sua Santità (nel gennaio del 1997), insieme alla protesta contro il suo presiedere il giudizio nel mio processo presso la Segnatura, il Cardinale Agustoni si ritirò, ma non prima di essersi già pronunciato contro di me durante il mio primo ricorso alla Segnatura.
3. È necessario segnalare che Arcivescovo Arulappa ha protestato pubblicamente contro questa prepotenza da parte dei funzionari vaticani quando, insieme as altri nove arcivescovi e diciassette vescovi, ha firmato la lettera aperta indirizzata a Sua Santità e pubblicata il 2 aprile 1998. L'Arcivescovo confermò di nuovo il suo decreto di incardinazione in un decreto successivo datato 10 marzo 1999, che afferma quanto segue:
“Avendo esaminato i documenti di Padre Nicholas Gruner, compresa la lettera proveniente dalla Diocesi di Avellino datata 4 agosto 1989, sono lieto che il mio decreto del 4 novembre 1995 che incardina Padre Gruner nella Arcidiocesi di Hyderabad sia valido ed effettivo e che egli sia, a tutti gli effetti, incardinato come sacerdote della Arcidiocesi di Hyderabad a partire da quella data ... Con la dovuta oculatezza, sono convinto di agire correttamente, nonostante sia stato in parte fuorviato da persone influenti. Ritengo fermamente che il buon lavoro che egli sta facendo nel diffondere la devozione all'Immacolato Cuore di Maria per il momento non dovrebbe venire ostacolato, specialmente per mezzo di illecite pressioni canoniche o giuridiche. Che Gesù Cristo sia lodato!”
4. Sua Santità, come può un sacerdote non essere “canonicamente libero” di essere escardinato, quando la legge del Diritto Canonico che Sua Santità stessa ha promulgato afferma che l'escardinazione è un diritto che “non può essere .... rifiutato a meno che non sussistano gravi ragioni”, can. 270. Nel mio caso non esistono ragioni per negare l'escardinazione, che siano gravi o no, né sono mai esistite. Perché io solo, tra tutti i sacerdoti della Chiesa, non sono “canonicamente libero” di essere escardinato? Da dove proviene questa impossibilità unica?
5. Il Vescovo di Avellino non ha mai dichiarato questo nel suo decreto del 31 gennaio 1994 o in qualsiasi altro momento, fino a che la Congregazione non lo ha informato, circa due anni dopo, che era ciò che doveva fare!
Il 22 novembre 1999 ho scritto a Sua Santità allegando un ricorso rivolto a Lei e un libellus canonico contro i Cardinali Gilberto Agustoni, Angelo Innocenti e Jose Sanchez, gli Arcivescovi Zenon Grocholewski e Crescenzio Sepe, e il Vescovo Antonio Forte. Allego come riferimento un'altra copia della mia lettera del 22 novembre 1999.
In quella stessa lettera ricordavo rispettosamente a Sua Santità che un analogo libellus contro il Cardinale Sanchez, l'Arcivescovo Sepe e i loro collaboratori era stato depositato nelle Sue mani in occasione dell'udienza generale del 20 novembre 1996, come mostrano le fotografie dell'avvenimento scattate dal fotografo dell'Osservatore Romano.
In conformità con il can. 1506 del Codice di Diritto Canonico promulgato da Sua Santità, devo rispettosamente insistere affinché Sua Santità proceda con entrambi i libelli che, come previsto dal can. 1405 §1, sono riservati esclusivamente al giudizio di Sua Santità, essendo assoluta l'incompetenza di altri giudici, can. 1406 §2.
Come stabilito nel can. 1506, se non avrò inteso da Sua Santità stessa un parere contrario entro dieci (10) giorni, presumerò che Sua Santità abbia riconosciuto entrambi i libelli come cause giudiziarie presso la Santa Sede, e che Sua Santità stia procedendo con entrambe queste cause.
Suo umile suddito in Cristo

References: § 1
 § 1
 § 1
 sentenza 
 §3
 §1
 §2
e contrario