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Timestamp: 2020-06-01 14:05:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27563 del 30/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27563 del 30/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 30/12/2016, (ud. 18/10/2016, dep.30/12/2016), n. 27563
sul ricorso 15322-2011 proposto da:
F.P., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 110/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 22/03/2011 R.G.N. 215/2010;
1. La sentenza attualmente impugnata, riformando la sentenza di primo grado, respinge la domanda proposta nei confronti del Ministero della Istruzione, dell’Università e della Ricerca (d’ora in poi: MIUR) da F.P. parte appellata e appellante incidentale, assunta alle dipendenze del MIUR, con mansioni di collaboratrice scolastica, con una serie di contratti a tempo determinato stipulati in successione per diversi anni scolastici consecutivi.
3. Il ricorso di F.P. domanda la cassazione della sentenza per quattro motivi. Resiste, con controricorso, il MIUR, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato.
4. La difesa della ricorrente deposita note di replica alle conclusioni del Procuratore Generale, ai sensi dell’art. 379 c.p.c..
125. H. “Nelle predette ipotesi di reiterazione di contratti a termine in relazione ai posti individuati per le supplenze su “organico di fatto” e per le supplenze temporanee non è in sè configurabile alcun abuso ai sensi dell’Accordo quadro allegato alla direttiva in argomento, fermo restando il diritto del lavoratore di allegare e provare il ricorso improprio o distorto a siffatta tipologia di supplenze, prospettando non già la sola reiterazione ma le sintomatiche condizioni concrete della medesima”.
127. Nella fattispecie dedotta nel presente giudizio non è configurabile alcuna abusiva reiterazione dei contratti a termine stipulati dal MIUR con F.P..
Infatti – come sottolinea anche l’Avvocatura dello Stato – nella sentenza impugnata (vedi p. 12) si riferisce della attribuzione alla F. delle seguenti supplenze: per l’anno scolastico 2000/2001 una supplenza temporanea; per l’anno scolastico 2001/2002 una supplenza su posto di organico di fatto; successivamente varie supplenze su posti di organico di diritto presso molteplici scuole.
Questi dati non sono stati contestati e/o smentiti dalla difesa della ricorrente negli atti difensivi.
Nel corso della discussione orale della causa la stessa difesa non minimamente posto in dubbio l’esattezza di tali dati e non ha neppure offerto elementi per specificare la posizione della ricorrente.
128. Ne deriva che non risulta che la ricorrente abbia stipulato in epoca successiva al 10 luglio 2001 almeno tre contratti a termine annuali su posti di organico di diritto e che, quindi, si sia verificata una reiterazione, con durata superiore a trentasei mesi, di contratti a termine della suddetta tipologia, che è l’unica che può dare luogo alla configurazione dell’abuso (vedi p. 62-66 e 119 B. di questa sentenza).
129. Per quanto si è detto, infatti, non possono venire in rilievo, ai fini del computo di tale termine, le assunzioni a termine su posti di organico di fatto, trattandosi di una tipologia di assunzioni per le quali non è configurabile in sè alcun abuso ai sensi dell’Accordo Quadro. Peraltro, neppure risulta che la ricorrente abbia allegato che vi fu, nella concreta attribuzione delle supplenze sui posti in organico di fatto, un uso improprio o distorto del potere di macro-organizzazione delegato dal legislatore al MIUR in ordine alla ricognizione dei posti e delle concrete esigenze del servizio e nemmeno che la medesima abbia allegato e provato circostanze concrete atte a dimostrare che negli Istituti in cui la prestazione fu eseguita non sussisteva un’effettiva esigenza temporanea (vedi punti 97-102 e 125 H. di questa sentenza).
130. D’altra parte, appare ininfluente ai predetti fini la generica affermazione, effettuata nel corso della discussione orale dalla difesa della ricorrente, dell’avvenuto superamento del predetto termine di trentasei mesi.
131. Conclusioni.
132. A. vanno rigettati i primi tre motivi (di cui alle lettere da a ad e) del ricorso, formulati sul presupposto – erroneo – dell’applicabilità ai contratti a termine dedotti in giudizio della disciplina di carattere generale del contratto a tempo determinato contenuta, ratione temporis, nel D.Lgs. n. 368 del 2001 (Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’UNICE, dal CEEP e dal CES, abrogato dal D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, art. 55, comma 1, lett. b, con la decorrenza ivi prevista);
133. B. il quarto ed ultimo motivo (di cui alla lettera f del ricorso), pur risultando fondato nella parte in cui contesta l’esclusione statuita dalla Corte territoriale della configurabilità di un abuso, contrario all’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nel caso di reiterazione dei contratti a termine nel settore scolastico, tuttavia non comporta, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 3, la cassazione della sentenza impugnata, in quanto il dispositivo della sentenza stessa risulta conforme a diritto, sulla base della diversa motivazione elaborata nella presente sentenza;
134. C deve essere, infine, disposta l’integrale compensazione, tra le parti, delle spese del presente giudizio di cassazione, avuto riguardo alle modifiche del quadro normativo di riferimento nonchè alla questione della cd. doppia pregiudiziale costituzionale e comunitaria, intervenute nel corso del giudizio.

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 art. 55
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