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Timestamp: 2020-04-08 07:04:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13130 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13130 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/05/2017, (ud. 02/03/2017, dep.24/05/2017), n. 13130
sul ricorso 9315-2016 proposto da:
CONSORZIO DI BONIFICA INTEGRALE DEI BACINI MERIDIONALI DEL COSENTINO
– C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante e Presidente
del Consorzio, elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO VITTORIO
EMANUELE II 287, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO TORTO,
rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE FALCONE;
M.S.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA Q.
MAJORANA 9, presso lo studio dell’avvocato MARIO VINCENZO BELCASTRO,
rappresentata e difesa dall’avvocato ROBERTO LE PERA;
EQUITALIA ETR;
avverso la sentenza n. 1347/2/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di CATANZARO, depositata il 17/09/2015;
on ricorso in Cassazione affidato a due motivi, illustrati da memoria, nei cui confronti, si è costituita la parte contribuente con controricorso, il consorzio quale ente impositore impugnava la sentenza della CTR della Calabria, in materia di contributi richiesti a titolo di oneri consortili per il 2010, lamentando, con un primo motivo, la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, perchè pur non essendosi l’appellato costituito, la CTR ha rigettato l’appello esaminando ed accogliendo questioni ed eccezioni rimaste assorbite in primo grado e non riproposte dall’appellato che non si è costituito e che non erano rilevabili d’ufficio, mentre, con il secondo motivo ha denunciato la violazione della L.R. Calabria n. 11 del 2003, art. 23, comma 1, lett. a e art. 42, del D.Lgs. 546, art. 7, nonchè violazione della delibera del Consorzio di applicazione delle tariffe provvisorie, oggetto d’impugnazione, in quanto ai sensi del D.P.R. n. 27 del 2010, il Presidente della Giunta regionale aveva equiparato il perimetro di contribuenza al comprensorio del Consorzio, ai fini del contributo richiesto per le attività istituzionali, sicchè in questo modo, tutti i proprietari di beni siti nel comprensorio erano diventati contribuenti.
Il primo motivo appare infondato, in quanto i giudici d’appello, in riferimento a quello che secondo loro doveva considerarsi il presupposto d’imposta, cioè, che le spese del consorzio, da ripartire attraverso i contributi tra tutti i consorziati, dovessero risultare dal piano annuale di riparto, ne hanno rilevato l’insussistenza ovvero che l’ente impositore non avesse fornito prova che la determinazione e l’ammontare dei contributi fossero stati ritualmente approvati. Tale rilievo, ritenuto a torto o a ragione, il concreto presupposto della pretesa impositiva, ben poteva essere rilevata dalla CTR, pur nella contumacia della parte contribuente.
Il secondo motivo di ricorso è, invece, fondato.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “In tema di contributi consortili, allorquando la cartella esattoriale emessa per la riscossione dei contributi medesimi sia motivata con riferimento ad un “piano di classifica” approvato dalla competente autorità regionale, è onere del contribuente che voglia disconoscere il debito contestare specificamente la legittimità del provvedimento ovvero il suo contenuto, nessun ulteriore onere probatorio gravando sul consorzio, in difetto di specifica contestazione. Resta ovviamente ferma la possibilità da parte del giudice tributario di avvalersi dei poteri ufficiosi previsti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, ove ritenga necessaria una particolare indagine riguardo alle modalità con le quali il Consorzio stesso è in concreto pervenuto alla liquidazione del contributo” (Cass. sez. un. n. 26009/2008, 3603/17, 24070/14, 21176/14, 421/13, 9099/12, secondo Cass. sez. un. n. 11722/10, ai soli fini del quantum è determinante l’accertamento della legittimità e congruità del “piano di classifica” con la precisa identificazione degli immobili e dei relativi vantaggi diretti ed immediati agli stessi derivanti dalle opere eseguite dal Consorzio). Nel caso di specie, erroneamente í giudici d’appello avrebbero ritenuto che non fosse sufficiente rientrare nel “perimetro di contribuenza” per essere assoggettabili a imposta, ma hanno richiesto all’ente impositore un onere aggiuntivo, non previsto da alcuna norma e cioè, di documentare che le spese del consorzio risultassero dal piano annuale di riparto, laddove, ai sensi della giurisprudenza di questa Corte, avrebbero potuto, semmai, avvalersi dei loro poteri officiosi di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, per verificare le modalità con le quali il Consorzio stesso era in concreto pervenuto alla liquidazione del contributo.
La sentenza va, pertanto, cassata e rinviata nuovamente alla Commissione tributaria regionale della Calabria, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia, eventualmente avvalendosi dei poteri di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 56
 art. 23
 art. 42
 art. 7
 art. 7
 Cass. sez. 
 art. 7
 sentenza 
 art. 7