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Timestamp: 2020-08-09 20:44:10+00:00

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La giurisprudenza della Corte di Cassazione sulle agevolazioni "prima casa" | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : AR1008
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Tra i filoni giurisprudenziali nei quali la Suprema Corte è, da molti anni, più spesso chiamata a pronunciarsi, su numerose questioni eterogenee, vi è quello relativo alle agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”, il cui riferimento normativo è rappresentato dalla nota II-bis all’art.
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1. CONIUGI E DIRITTO DI FAMIGLIA
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Esclusione della decadenza dall’agevolazione “prima casa” in presenza di accordo omologato di separazione o divorzio
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Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 27/E/2012 – Trasferimenti fra coniugi dell’abitazione agevolata in adempimento degli accordi omologati di separazione o divorzio
La Risoluzione ha riconosciuto che non si verifica la decadenza dall’agevolazione “prima casa”, fruita in sede di acquisto dell’immobile, nel caso di trasferimento della casa coniugale previsto dall’accordo omologato dal tribunale nell’ambito di accordi di separazione e divorzio, da parte di uno o di entrambi i coniugi N1.
Più in dettaglio, l’Agenzia delle Entrate ha esaminato le seguenti ipotesi alternative:
a) uno dei coniugi trasferisce all’altro, prima del decorso del termine di cinque
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Differente rilevanza preclusiva delle agevolazioni prodotta dalla separazione di fatto e da quella legale
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Cassazione sez. V, Sentenza 26 marzo 2014, n. 7069
Il beneficio fiscale “prima casa”, non spetta al contribuente che abbia altro immobile in comproprietà con il coniuge nel comune ove è ubicato quello da acquistare, restando irrilevante, ai fini della concessione dell’agevolazione “prima casa”, tanto il regime patrimoniale dei coniugi, quanto la condizione di separazione di fatto (e non di separazione legale) tra i coniugi medesimi.
La contribuente aveva già avuto torto dalla CTP di Rimini e dalla CTR dell’Emilia Romagna.
La Suprema Corte ha confermato le predette sentenze ricordando che, a norma dell’art. 1 della Tariffa, parte prima, del TUR (nota II-bis, lettera b), per il godimento delle agevolazioni fiscali “prima casa”, occorre che nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari: “di non essere titolare esclusivo o in comunione co
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Cassazione sez. V, Sentenza 19 febbraio 2014, n. 3931
Con la Sentenza in oggetto la Corte di Cassazione ha invece riconosciuto le agevolazioni “prima casa”, per l’acquisto, dopo la separazione legale, di un altro appartamento da parte della ex moglie, benché già proprietaria di altro immobile acquistato originariamente in comunione legale con l’ex marito, dal quale si era poi però separata legalmente.
La CTP prima e la CTR della Lombardia poi avevano invece dato torto alla contribuente ritenendo legittima la revoca delle agevolazioni comminata dall’Agenzia delle Entrate sul secondo acquisto effettuato dalla ex coniuge dopo la separazione legale.
La Cassazione ha precisato, con riferimento alla condizione di cui alla lettera b) della nota II-bis, che, al verificarsi della separazione legale, la comunione tra coniugi di un diritto reale su un immobile, ancorché originariamente acquistato in regime di comunione legale, deve essere equiparata alla contitolarità indivisa dei diritti sui beni tra soggetti tra loro estranei, che è compatibile con la possibilità di fruire nuovamente delle agevolazioni “prima casa”, atteso che la facoltà di usare il bene comune, che non impedisca a ciascuno degli altri partecipanti alla comunione di “farne parimenti uso” (art. 1102 Codice civile), non consente tuttavia di destinare la casa comune ad abitazione di uno solo dei comproprietari, per cui la titolarit&agra
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L’assegnazione dell’ex casa coniugale in sede di divorzio non preclude le agevolazioni
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Cassazione sez. V, Sentenza 3 febbraio 2014, n. 2273
L’assegnazione della ex casa familiare in sede di divorzio non preclude la possibilità di richiedere nuovamente le agevolazioni “prima casa”, per l’acquisto di altro immobile. Ciò in quanto tali benefici fiscali sono preclusi (art 1, Tariffa, parte prima, lettere b) e c)) se l’acquirente ha la disponibilità di altro immobile a titolo di proprietà o di altro diritto reale, mentre la disponibilità della ex casa familiare derivante dal provvedimento giudiziale di assegnazione da parte del giudice della s
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La cessione volontaria dell’immobile al coniuge nella separazione consensuale non comporta la perdita delle agevolazioni
Su questo frequente e delicato tema, la recente Sentenza n. 8104/2017 della Cassazione ha ribadito il consolidamento del proprio indirizzo, divenuto prevalente in questi ultimissimi anni, in quanto ha confermato, da un lato, che la cessione volontaria dell’immobile agevolato all’altro coniuge, in dipendenza di patologie della vita coniugale, non configura una “causa di forza maggiore”, non essendo un evento imprevedibile ed inevitabile, ma comunque riconducibile alla volontà del cedente e non al provvedimento giudiziale di omologazione (Cass. n. 2263 e 16082 del 2014).
D’altra parte, però, la pronuncia ha anche dato continuità a quanto già deciso nelle sentenze n. 2111 e 13340 del 2016 affermando che “le convenzioni concluse dai coniugi in sede di separazione personale, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro relative a beni mobili o immobili, non sono nè legate alla presenza di un corrispettivo né costituiscono propriamente donazioni, ma rispondono, di norma, al peculiare spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento di separazione consensuale, in funzione
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2. IL REQUISITO DELLA RESIDENZA ANAGRAFICA
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Necessità di richiedere le agevolazioni “prima casa”, nell’atto di acquisto o prima della registrazione della sentenza di trasferimento dell’immobile ex art. 2932 Codice civile
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Cassazione sez. Tributaria, Sentenza 3 febbraio 2014, n. 2261
Ai fini del godimento dei benefici “prima casa”, le manifestazioni di volontà prescritte dall’art. 1, nota II-bis, del TUR vanno rese, qualora l’acquisto sia avvenuto a seguito di Sentenza costitutiva ex art. 2932 Codice civile N3, prima della registrazione di quest’ultima, che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene, dovendosi, invece, escludere che le stesse possano effettuarsi in un momento successivo, atteso il carattere necessario della collaborazione del contribuente, che integra un presupp
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Decadenza dalle agevolazioni “prima casa” se non si trasferisce formalmente la residenza
Sono moltissime le pronunce della Corte di Cassazione che hanno costantemente affermato la perdita dell’agevolazione “prima casa” se, entro e non oltre 18 mesi dall’acquisto agevolato, il contribuente (che abbia preliminarmente reso, a pena di decadenza, tale dichiarazione nell’atto di acquisto) non trasferisce in modo “formale” - ossia, con certificazione dei registri dell’anagrafe comunale - la residenza nel comune di ubicazione dell’immobile agevolato, a nulla rilevando il trasferimento della residenza in via di fatto, senza cioè il supporto formale delle risultanze anagrafiche comunali (cfr. ad es. Cass. n. 19684/2015, 3457/2016), neppure comprovando l’avvenuta stipula dei contratti dell’energia elettrica, del gas e la denunzia ai fini della tassa rifiuti (Cass. VI, Ordinanza 27 febbraio 2014, n. 4662).
Tra le più importanti pronunce citiamo l’Ordinanza della sezione VI, n. 4662 del 27 febbraio 2014, nella quale la Suprema Corte ha ribadito che, a partire dalla versione introdotta con l’
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Cass. V, Sentenza n. 1494/2016 ha ribadito di aderire al più recente orientamento della Suprema Corte, molto più favorevole al contribuente, secondo il quale “il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato venga adibito a residenza, non rileva la diversa residenza di chi ha acquistato in regime di comunione”. Su questo importantissimo tema, è stato evidenziato che “i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica, ma reciprocamente alla coabitazione (art. 143 Codice civile) e quindi una interpretazione della legge tributaria conforme ai principi del diritto di famiglia induce a considerare che la coabitazione con il coniuge costituisce un elemento adeg
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Estensione del termine da dodici a diciotto mesi operata dalla L. n. 388/2000.
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Cassazione sez. V, Sentenza 22 gennaio 2014, n. 1255
Nel caso di acquisto agevolato “prima casa”, l’estensione (art. 33, comma 12, L. 3
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3. Mancata decadenza dalle agevolazioni in caso di riacquisto
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VENDITA DELLA “PRIMA CASA” E ACQUISTO DI ALTRA ABITAZIONE ENTRO UN ANNO
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Cassazione sez. Tributaria, Ordinanza 12 marzo 2014, n. 5689
Con la Sentenza 12 marzo 2014 n. 5689 la Suprema Corte ha dato torto all’Agenzia delle Entrate - che aveva perso anche presso la CTR del Veneto e aveva comminato alla contribuente la decadenza dalle agevolazioni - affermando che non è revocabile l’agevolazione per l’acquisto della “prima casa” se, in caso di cessione dell’abitazione principale acquistata con le agevolazioni prima del decorso del quinquennio dal suo acquisto, entro un anno dalla predetta alienazione viene acquisita altra abitazione a titolo gratuito (nello specifico, la contribuente l’aveva ricevuta per donazione) e non oneroso.
La Cassazione ha ricordato di avere in precedenza affermato (Sentenza n. 16077/2013) che il punto n. 4 della nota II-bis della Tariffa, parte prima, allegata al TUR nella parte iniziale equipara espressamente i trasferimenti oneros
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Necessità di trasferire la residenza nell’abitazione riacquistata entro un anno dall’alienazione
Molto interessante e argomentata è la Sentenza Cass. VI, n. 7338/2015 che ha ribadito il principio secondo cui, nel caso di vendita infraquinquennale dell’immobile acquistato con le agevolazioni “prima casa”, non è sufficiente il riacquisto, entro un anno dalla cessione, di altro immobile “da adibire a propria abitazione principale”, occorrendo anche realizzare concretamente l’utilizzo comprovandolo con l’effettivo formale trasferimento della residenza anagrafica nell’unità abitativa (Cass. V, n. 8847/2015). La pronuncia ha anche affrontato il problema della mancanza nella norma di un termine entro il quale il contribuente deve realizzare tale adempimento, nel senso che il termine a disposizione del contribuente è al massimo il triennio dalla registrazione dell’atto, corrispondente a quello previsto a favore dell’Agenzia delle Entrate per l’accertamento (nello stesso senso, si veda Cass. V, n. 2266/2014 e n. 3384/2013 e sez. VI, n. 1530/2012).
Inoltre, per la medesima Sentenza n. 7338/2015, in ipotesi di atti reiterati di acquisto e vendita la predetta dimostrazione dovrà essere fornita “in riferimento a ciascuno degli acquisti intermedi” (al riguardo, ricordiamo che in seno alla Cassazione esiste anche un diverso orientamen
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4. La “causa di forza maggiore” quale possibile esimente dalla perdita delle agevolazioni “prima casa”
Le Commissioni Tributarie e la Corte di Cassazione vengono sovente richieste di giudicare situazioni nelle quali i contribuenti invocano situazioni “di forza maggiore” per evitare di perdere le agevolazioni “prima casa”. La giurisprudenza prevalente ammette che possano
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Si configura un’ipotesi di forza maggiore in caso di ottenimento con ritardo del decreto giudiziale di trasferimento ex art. 586 Codice di procedura civile
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Cassazione sez. VI, Ordinanza 9 marzo 2017, n. 6076
Nel caso specifico la Cassazione (Ordinanza 6076/2017) ha riconosciuto le ragioni di un contribuente che si era aggiudicato tempestivamente all’asta un nuovo immobile abitativo da adibire ad abitazione principale, per il quale aveva pure versato prontamente il prezzo, ma che aveva
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Sussistenza della causa di forza maggiore se il costruttore non consegna il certificato di abitabilità
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Cassazione sez. Tributaria, Sentenza 5 settembre 2014, n. 18770
Con questa importante pronuncia la Cassazione ha affermato che il termine di 18 mesi “sia stato rispettato, essendo da considerarsi causa di forza maggiore la mancata concessione della residenza, ascrivibile al mancato rilascio del certificato di abitabilità imputabile
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Sussistenza della causa di forza maggiore in caso di abbondanti piogge che rallentano la ristrutturazione dell’immobile
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Cassazione sez. VI, Ordinanza n. 19247 dell’11 settembre 2014
Anche questa pronuncia ha riconosciuto la causa di forza maggiore a favore del contribuente, confermando così la pronuncia dei giudici di secondo grado (Sentenza n. 2/2012 della CTR Emilia-Romagna) e di primo grado.
È importante evidenziare che l’Ordinanza ha richiamato la Sentenza n. 7067/2014 della Sezione Tributaria nella quale, invece, la Suprema Corte aveva accolto
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È causa di forza maggiore il rinvenimento di reperti archeologici
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Cassazione sez. Tributaria, Sentenza n. 14399/2013
Tale principio è stato positivamente considerato anche nella Sentenza n. 14399/2013, conformemente a quanto sancito dalle pronunce di primo (CTP di Pisa) e di secondo grado (CTR di Firenze n 47/2006).
Assai interessante anche la duplice precisazione finale sviluppata nella sentenza secondo cui “la giurisprudenza citata dall’Agenzia delle Entrate ricorrente (Cass. n. 2552 del 2003, che ha ritenuto irrilevante la necessità di definire i rapporti economici tra i coniugi, poi separatisi, quale causa del mancato reinvestimento nell’acquisto di altra abitazione del ricavato della vendita di un immobile acquistato fruendo delle agevolazioni fiscali “prima casa”) non è
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Non sempre consente di evitare la perdita dei benefici “prima casa” il fatto che l’immobile agevolato non venga rilasciato dall’inquilino nei 18 mesi
Con la Sentenza n. 13346/2016 Cassazione - Sez V non ha riconosciuto rilevanza come “causa di forza maggiore”, viceversa ravvisata dalla CTR della Toscana (Sentenza n. 67/13/2011), al fatto che il Comune avesse rifiutato la richiesta di trasferimento di residenza nel Comune, presentata dall’acquirente entro i prescritti 18 mesi, in quanto l’immobile acquistato era abitato dall’affittuario, che aveva ritardato il rilascio nonos
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Non sempre consente di evitare la perdita dei benefici “prima casa” il mancato compimento dei lavori, per ragioni tecniche o amministrative
Cass. VI, n. 864/2016 presenta motivi di interesse perché non solo ha riconosciuto la possibile rilevanza della “causa di forza maggiore”, ma ha anche affermato, diversamente dal prevalente orientamento della Suprema Corte, che “tale evento può essere ragionevolmente individuato anche nell’impossibilità di utilizzare proprio l’immobile acquistato, con lo scopo di andarvi ad abitare, nel comune dove il contribuente intendeva trasferirsi; cosicché la sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile che impedisca il trasferimento del contribuente nell’immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi esclude la decadenza dall’agevolazione, senza che al riguardo possano esigersi comportamenti ulteriori, come il reperimento di altro immobile nel medesimo comune per ivi trasferirsi fino a quando diventi possibile utilizzare l’immobile acquistato col beneficio fiscale”. Tanto precisato, però, la Cassazione ha reputato non “sufficiente la mera circostanza del mancato compimento dei lavori, per ragioni tecniche o per ragioni legate alla lu
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Non costituisce “causa di forza maggiore” la vendita dell’immobile agevolato per sopperire alla Cassa Integrazione del contribuente
Cass. VI, Ordinanza n. 678
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Non sussiste la “causa di forza maggiore” se il contribuente non ottiene la residenza a causa del regime particolare dei militari e dei civili che lavorano nelle basi Nato in Italia
Per Cass. V, Sentenza n. 1494/2016 “non integra la causa di forza maggiore” la semplice circosta
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5. Il requisito alternativo dello svolgimento della attività lavorativa nel comune ove è ubicata l’abitazione agevolata
L’agevolazione “prima casa”, spetta anche a chi svolge la propria attività lavorativa nel comune ove è ubicata l’abitazione oggetto di acquisto.
La nota II-bis della Tariffa, parte prima, subordina l’agevolazione alla ricorrenza di precisi collegamenti territoriali (a parte il caso del cittadino italiano emigrato all’estero, che si riferisce all’acquisto nell’intero territorio nazionale) tra l’acquirente ed il comune in cui è ubicato il bene, prevedendo, come si desume dal tenore letterale della norma - che utilizza avverbi disgiuntivi - due distinti criteri:
- il primo fondato sulla residenza;
- il secondo riferito alla sede di lavoro (dell’acquirente o del suo datore di lavoro).
Da tant
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6.	Applicabilità dell’agevolazione anche all’acquisto per usucapione
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La verifica dei requisiti va effettuata alla data della sentenza dichiarativa di usucapione
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Giurisprudenza Corte di Cassazione e prassi Agenzia delle Entrate
Sull’applicabilità dell’agevolazione “prima casa” all’acquisto di fabbricati in forza di sentenza dichiarativa di usucapione richiamiamo anche i contenuti dell’interessante Risoluzione n. 25/E/2012. Tale Risoluzione ha precisato che, nonostante si tratti di acquisto a titolo originario, con effetto sin dall’inizio del possesso ventennale, la verifica della sussistenza dei requisiti richiesti dalla nota II-bis deve essere effettuata con riferimento alla data della sentenza con cui viene pronunciato l’acquisto per usucapione dell’immobile e non dalla data da cui si esplicano gli effetti giuridici della medesima.
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7. I requisiti “di lusso” previsti dal D.M. 2 agosto 1969
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Inapplicabilità delle sanzioni per le compravendite effettuate con le agevolazioni “prima casa” prima dell’1 gennaio 2014 se mancano i requisiti di “non lusso”
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Cassazione sez. Tributaria, Sentenze 8 febbraio 2017, n. 3357, n. 3360 e n. 3361 (nello stesso senso anche altre recenti pronunce della Suprema Corte quali, ad es., quelle rese in data 3 febbraio 2017, n. 2889 e n. 2900, e del 27 giugno 2016 n. 13235).
La Corte di Cassazione ha affermato che per le compravendite agevolate “prima casa” avvenute prima dell’1 gennaio 2014, ma per le quali venga poi dimostrato dall’Agenzia delle Entrate che l’immobile trasferito non rispettava i requisiti di “non lusso” prescritti dal DM 2.8.69, restano dovute, conseguentemente alla revoca dei benefici fiscali, le maggiori imposte di registro (pari al 7%, ossia alla differenza tra l’aliquota del 9% e quella “prima ca
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Modalità di verifica dei requisiti di lusso ai sensi del D.M. 2 agosto 1969
Pur se, come detto, dal 2014 il legislatore ha modificato i requisiti oggettivi dell’immobile ai quali deve essere ancorato il diritto all’agevolazione, sono ancora oggi molti i contenziosi in corso con riferimento al “vecchio” e ormai superato D.M. Lavori Pubblici del 2 agosto 1969. Anche su questo argomento, pertanto, le Commissioni Tributarie e la stessa Cassazione, ancora per qualche anno, saranno chiamate a giudicare in merito alle liti sorte per compravendite effettuate prima del 2014. Può, quindi, essere opportuno riepilogare alcuni punti fermi che, molto spesso, emergono nelle pronunce.
Orbene, come si ricorderà, tra i vari parametri rilevanti ai sensi del citato D.M. 2 agosto 1969 vi è anche la superficie, che non deve eccedere 200 o 240 mq (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e i posti macchina).
Più precisamente, il citato D.M. considerava “di lusso”, tra le altre,
- “Le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 200 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed eventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta” (art. 5);
- “Le singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchina)” (art. 6).
Sul tema la Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi in numerose occasioni affermando i seguenti principi:
a) i locali la cui superficie può non essere conteggiata, al fine di verificare che un immobile non abbia le caratteristiche di lusso di cui al D.M. del 2 agosto 1969, sono – con elencazione tassativa - soltanto quelli espressamente esclusi dallo stesso D.M., ossia balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e posti macchina (tra le tante pronunce emesse in questi anni, cfr. Cass. n. 18477/2016, n. 12471/2015, n. 26647/2014, n 25674/2013, 861/2014, 17439/2013, n. 10807/2012, n. 22279/2011), mentre nella superficie utile vanno comunque considerati i vani interni all’immobile (per esempio, ripostigli, interrati, locali per hobby), ancorché privi dell’abitabilità, in quanto tale requisito (l’abitabilità) non è richiamato dal
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8.	QUESTIONI VARIE DI INTERESSE
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Il conferimento di un mandato irrevocabile a vendere evita la decadenza dalle agevolazioni “prima casa”.
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Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, Sentenza n. 67/2 del 27 febbraio 2017
Il contribuente che conferisce a un soggetto terzo un mandato irrevocabile - munito di tutti i poteri necessari per operare il trasferimento immediato dell’im
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Possibilità di accedere ai benefici prima casa anche se l’acquirente già possiede altro immobile
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Nuovo comma 4 bis dell’art. 1 della Tariffa, parte prima, del TUR introdotto dall’art. 1, comma 55 della L. n. 208/2015 (“Stabilità 2016”) e circolare Agenzia delle Entrate n. 27/E/2016, par. 3.1
Ricordiamo che il citato comma 4 bis dispone che “L’aliquota del 2% si applica anche agli atti di acquisto per i quali l’acquirente non soddisfa il requisito di cui alla lettera c) del comma 1 e per i quali i requisiti di cui alle lettere a) e b) del medesimo comma si verificano senza tener conto dell’immobile acquistato con le agevolazioni elencate nella lettera c), a condizione che quest’ultimo immobile sia alienato entro un anno dalla data dell’atto. In mancanza di detta alienazione, all’atto di cui al periodo precedente si applica quanto previsto dal comma 4”.
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Il possesso di altra abitazione non preclude le agevolazioni se, per dimensioni e caratteristiche, è inidonea ai bisogni del contribuente
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Cassazione sez. Tributaria, Ordinanza 8 gennaio 2010, n. 100
La già citata Ordinanza della Cassazione n. 100/2010 ha evidenziato che la normativa sulle agevolazioni per l&rsquo
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Possibilità di usufruire delle agevolazioni “prima casa”, per l’acquisto di un locale autorimessa da trasformare a uso residenziale se sussistono le altre condizioni di legge
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Cassazione sez. V, Sentenza 7 giugno 2013, n. 14396
Secondo la pronuncia ciò che rileva è che l’acquisto sia fatto al fine di destinare l’immobile a
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Spettanza delle agevolazioni “prima casa” per l’acquisto di un lastrico solare, se pertinenza civilistica dell’abitazione agevolata e di proprietà esclusiva dell’acquirente
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Cassazione sez. V, Sentenza 13 marzo 2013, n. 6259
La pronuncia ha così deciso in quanto la norma (comma 3 della nota II-bis) ha valore non esaustivo delle pertinenze
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La rinuncia all’usufrutto non comporta decadenza dai benefici “prima casa”
Cassazione sez. Tributaria, Ordinanza 7 dicembre 2012, n. 22244
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Possibilità di godere del credito d’imposta vantato in forza del primo acquisto agevolato anche più volte, fino a concorrenza dell’intera somma
Cass. V, 2072/2016 ha confermato che il contribuente può godere del credito d’imposta vantato in forza del primo
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Responsabilità solidale del venditore per la decadenza dall’agevolazione prima casa per ragioni non imputabili alla parte acquirente
La Corte di Cassazione (Sez. V, 30 novembre 2016, n. 24400) ha affermato che, in via eccezionale, la parte venditrice è solidalmente responsabile della maggiore imposta dovuta se il mancato diritto all’agevolazione prima casa
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L’Agenzia delle Entrate non è obbligata ad attivare il contraddittorio con il contribuente, prima di emanare l’atto di accertamento e di liquidazione della maggiore imposta di registro e degli accessori
Tale obbligo sussiste solo per i tributi “armonizzati”, regolati dalla normativa comunitaria (IVA, acci
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La maggiore imposta di registro derivante dalla revoca dei benefici “prima casa” ha natura complementare perché consegue a un’attività intrinsecamente accertativa
Per quanto riguarda la natura complementare dell’imposta di registro pretesa in relazione alla insussistenza dei requisiti “prima casa”, dipendendo essa da un’attività accertativa (e non meramente liquidatoria) dell’Ufficio (Cass. n. 26407/2005), e l’applicabilità del termine di decadenza triennale a favore dell’Ufficio, la giurisprudenza della S.C. è ferma (cfr., da ultimo, Cass. V, n. 3360/2017, n. 2403/2017 e n. 2400/2017).
Per giurisprudenza consolida

References: Sentenza 
 Sentenza 
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 Sentenza 
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 art. 2932
 Sentenza 
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 art. 2932
 Cass. 

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 art. 586
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