Source: https://www.mondoadr.it/giurisprudenza/nella-procedura-di-mediazione-e-obbligatoria-la-presenza-personale-delle-parti.html
Timestamp: 2018-10-19 20:45:33+00:00

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Il Tribunale di Palermo, nella persona del dott. Michele Ruvolo, ha ribadito il principio secondo il quale nel corso della procedura di mediazione è obbligatoria la presenza personale delle Parti. Difatti, la sola presenza degli avvocati, benchè muniti di procura speciale, non vale a ritenere soddisfatta la condizione di cui sopra, atteso che lo stesso art. 5 del D.Lgs. n. 28/2010 “fa riferimento soltanto alla funzione di assistenza del difensore e non anche a quella di rappresentanza, dando quindi, da un lato, per presupposta la presenza degli assistiti e, dall’altro, per scontato che la parte ed il difensore siano due soggetti diversi”. Il Giudicante ha altresì ravvisato che il primo incontro di mediazione non può ritenersi una mera formalità delegabile ai rispettivi avvocati, così come non può concludersi con una semplice dichiarazione di non voler procedere oltre il primo incontro. Pertanto, in caso di mancata partecipazione personale delle Parti al primo incontro, la conseguenza sarà quella di dichiarare l’improcedibilità della domanda giudiziale, qualora l’istante non si presenti al primo incontro, mentre se non compare personalmente in mediazione il chiamato, verrà comminata la sanzione pecuniaria per la mancata partecipazione personale, senza alcuna conseguenza relativamente alla procedibilità della domanda se l’istante è comparso.
in persona del Giudice dott. Michele Ruvolo, nel procedimento iscritto al n. 6… dell’anno 2016 del Ruolo Generale vertente
R. C.;
G. E. E. S.P.A. ed altri;
All’incontro dinanzi al mediatore, svoltosi in data 21.12.2015, si è presentato l’attore personalmente, mentre in rappresentanza del giornale e dei giornalisti convenuti è comparso l’avvocato V. R. M..
Sono state prodotte agli atti le procure rilasciate dal legale rappresentante del giornale e dai giornalisti convenuti agli avvocati V. R. M. e V. G. al fine di rappresentarli, assisterli e difenderli nel procedimento di mediazione “conferendo loro ogni più ampio potere di legge, ivi incluso quello di transigere, conciliare e farsi sostituire nonché quello di formulare proposte conciliative e di concludere il procedimento di mediazione in oggetto”.
se la parte debba comparire personalmente nel procedimento di mediazione, se e quando possa delegare altro soggetto e se quest’ultimo debba essere persona diversa dall’avvocato che assiste la parte durante la procedura;
se la procedura di mediazione possa risolversi nel primo incontro in una semplice dichiarazione delle parti di non volere procedere oltre.
Per quanto concerne la prima questione va rilevato che il tentativo di mediazione non può considerarsi una mera formalità da assolversi con la sola partecipazione dei difensori. Non basta, dunque, un semplice incontro tra i soli difensori delle parti, ancorché muniti di procura speciale per la partecipazione alla mediazione, dal momento che in seno alla procedura la funzione del legale è quella di mera assistenza alla parte comparsa. L’esplicito riferimento operato dalla legge (art.8) alla circostanza per cui “…al primo incontro e agli incontri successivi fino al termine della procedura le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato” sottende evidentemente la volontà di favorire la comparizione personale della parte, da intendersi come indefettibile ed autonomo centro di imputazione e valutazione di interessi. In altri termini, il comma 1 dell’art. 8 scinde, già a livello lessicale, la presenza della parte (personalmente) da quella del difensore. Entrambi, infatti, devono congiuntamente partecipare al primo incontro di mediazione ed a quelli successivi (“le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato”).
Il regime sulla presenza effettiva trova, d’altra parte, applicazione in entrambe le forme di mediazione obbligatoria, ossia a quella prevista ex lege (anche se qui, come detto, la comparizione personale è esigibile limitatamente al primo incontro, dopo il quale la condizione di procedibilità si ha per formata ex art. 5, comma 2 bis, D.Lgs. n. 28/2010) ed a quella disposta ex officio iudicis. In entrambi i casi, invero, il giudice deve verificare se si sia formata una buona condizione di procedibilità secondo quelli che sono i requisiti delineati, alla luce di un’interpretazione sistematica e funzionalistica, dal D.Lgs. n. 28/2010.
Con riferimento alla seconda questione (se la procedura di mediazione possa consistere nel primo incontro in una semplice dichiarazione delle parti di non volere procedere oltre con lo svolgimento dell’iter mediativo) deve osservarsi che il primo incontro non può certo esaurirsi in una mera attività informativa, in quanto i difensori sono già a conoscenza delle informazioni che darà il mediatore sul contenuto e le finalità della procedura di mediazione, come regolata dal D.Lgs. 28/2010 e integrata dalla L. 98/2013. Ed infatti, il difensore, in quanto mediatore di diritto e titolare degli obblighi informativi ex art. 4, comma 3, nei confronti del cliente, non ha bisogno di informazione su funzione e modalità di svolgimento della mediazione.
Tuttavia, una corretta interpretazione dell’ordito normativo (in linea con la ratio della direttiva europea – ed è noto che gli operatori nazionali sono tenuti, secondo la Corte di Giustizia UE, a tentare un’interpretazione delle disposizioni nazionali conforme alle norme europee – che mira ad agevolare il più possibile la soluzione delle controversie in modo alternativo a quello giudiziario) esige che il mediatore, nell’invitare le parti e i loro procuratori a esprimersi sulla “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, debba verificare se vi siano i presupposti per poter procedere nell’effettivo svolgimento della mediazione (il cui procedimento comunque già inizia con il deposito dell’istanza di mediazione). Tali presupposti sono, ad esempio, l’esistenza di una delibera che autorizza l’amministratore di condominio a stare in mediazione (così come previsto dalla L. n. 220/2012) o l’esistenza di un’autorizzazione del giudice tutelare se a partecipare alla mediazione deve anche essere un minore ovvero la presenza di tutti i litisconsorti necessari.
Nel caso di specie i legali dell’attore hanno riferito, all’udienza del 29.11.2016, quanto segue: “eravamo presenti alla procedura di mediazione. Il C. è intervenuto per primo rappresentando il gravissimo stato di disagio causato dall’anticipazione on line dell’articolo in oggetto. Poi sono intervenuto io, avv. L. R., rappresentando alcuni profili giuridici della vicenda e soprattutto la chiarezza dei comunicati diramati dalla Procura di Palermo ed a seguire di altre Procure siciliane che escludevano l’esistenza delle intercettazioni. In videoconferenza a Roma, in un’altra sede dell’organismo di mediazione, era presente un altro mediatore insieme con l’avv. R. M.. Nella sede di Palermo eravamo presenti noi due avvocati, il C. ed un mediatore. Il C. ha esposto il suo stato d’animo e ha parlato con l’avv. R. M. in videoconferenza del merito della vicenda e del suo stato d’animo… l’incontro di mediazione svolto non si è limitato ad un semplice incontro informativo. L’avv. R. M. ha pure fatto riferimento a giurisprudenza del Tribunale di Milano o di Roma su alcuni precedenti in tema di quantificazione del danno da diffamazione. È stata effettivamente avanzata dall’avv. R. M. una proposta conciliativa”.
Il legale dei convenuti ha poi riferito alla medesima udienza: “ero presente alla procedura di mediazione in videoconferenza presso la sede di Roma dell’organismo di mediazione. Io ricordo uno sfogo veemente del C. sulla vicenda oggetto del giudizio. Ad un certo punto io ho fatto una proposta conciliativa, che non è stata ritenuta congrua da controparte, che non l’ha presa in considerazione”.
Da quanto sopra esposto consegue che è priva di giustificato motivo la mancata partecipazione personale dei convenuti al procedimento di mediazione.
Al riguardo va innanzitutto premesso la norma di cui al comma 4 bis dell’art. 8 del d.lgs. 28/2010 (introdotta da ultimo nel 2013 dopo la sentenza della Corte costituzionale 272/2012 ma identica a quella già apportata dalla legge 148/2011 di modifica del comma 5 dello stesso art.
8) affonda le sue radici, molto probabilmente, nel decreto ministeriale del 6 luglio 2011 n. 145 (entrato in vigore il 26 agosto) con il quale è stato modificato il D.M. 180/2010 introducendo, tra le altre cose, il pagamento della sola somma di € 40,00 o € 50,00 per il caso di mancata comparizione del chiamato.
E proprio perché si tratta di una sanzione imposta dallo Stato e non di un rimborso all’attore delle spese per il contributo unificato, non vi è la necessità che la valutazione del giudice sull’imposizione di tale sanzione venga fatta in sede di decisione sul regime delle spese di lite in sentenza. Nulla esclude che anche prima della sentenza il giudice possa emettere la condanna in questione. Certo, occorre che sia chiaro il motivo della mancata comparizione, motivo che può essere esplicitato dal convenuto già in comparsa di risposta (come nel caso di specie) o alla prima udienza, con conseguente possibilità di emettere in quest’ultima sede la relativa condanna. Si dovrà invece attendere la scadenza delle preclusioni istruttorie di cui ai termini ex art. 183, comma 6, c.p.c. o la fine della fase istruttoria quando il motivo sia allegato e si intenda provarlo per testimoni o con documenti da depositare nei detti termini. La valutazione sulla sanzione economica in questione andrà infine effettuata nella fase decisoria quando essa sia costituita, ad esempio, dalla temerarietà della lite.
Mai comunque si può condannare chi, non comparso in mediazione, sia rimasto contumace pure in giudizio. Nonostante la sua mancata comparizione in mediazione rimanga ingiustificata, deve rilevarsi che la modifica normativa rende possibile una condanna solo nei confronti della “parte costituita”. Ed è giusto che sia stata operata questa limitazione, poiché altrimenti si sarebbe introdotta una sanzione indiretta della contumacia a forte rischio di incostituzionalità. Ciò che, invece, si è voluto tentare di evitare è che chi vuol far valere le proprie ragioni in giudizio in relazione alle richieste dell’attore possa agevolmente sottrarsi al tentativo di conciliazione. Chi non è personalmente presente e poi invece si costituisce in giudizio aumentando il contenzioso giudiziario e la ragionevole durata degli altri processi deve giustificare il motivo della sua assenza.
condanna i convenuti, che non sono comparsi personalmente al procedimento di mediazione senza addurre giustificato motivo, al versamento in favore dell’Erario della somma di € 1.686,00; ammette i mezzi di prova indicati in parte motiva e fissa per il loro espletamento l’udienza del 27.3.2017, ore 11.00.

References: art. 5
 art. 5
 art. 4
 sentenza 
 art.
8
 sentenza 
 art. 183