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Timestamp: 2016-10-23 12:25:24+00:00

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⭐UNITÀ SINDACALE. RASSEGNA STAMPA UNISIN 30 GIUGNO 2014 A cura di Manlio Lo Presti RAS Banca Monte dei Paschi di Siena. Esergo
UNITÀ SINDACALE. RASSEGNA STAMPA UNISIN 30 GIUGNO 2014 A cura di Manlio Lo Presti RAS Banca Monte dei Paschi di Siena. Esergo
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1 UNITÀ SINDACALE Falcri Silcea Viale Liegi 48/B ROMA Tel Fax RASSEGNA STAMPA UNISIN 30 GIUGNO 2014 A cura di Manlio Lo Presti RAS Banca Monte dei Paschi di Siena Esergo Quella strana convinzione che le vicende che mi capitano abbiano un senso ulteriore, significhino qualcosa; che la vita con le sue vicende racconti qualcosa di sé, ci sveli gradatamente qualche suo segreto, stia davanti a noi come un rebus il cui senso è necessario decifrare, e le vicende che viviamo siano la mitologia della nostra vita e in questa mitologia stia la chiave della verità, e del mistero. Si tratta forse di un inganno? È possibile, è addirittura probabile, ma non riesco a sbarazzarmi del bisogno di decifrare continuamente la mia vita. MILAN KUNDERA, Lo scherzo, Adelphi, 1986, pag. 1952 Magritte, Le fantasticherie del passeggiatore solitario, 1926 ***************************************** CRONACHE DEL GRANDE NULLA Postato il Sabato, 28 giugno DI ANDREA POMELLA minimamoralia.it Non so bene che lavoro faccio. So che tra poco saranno otto anni che lo faccio. In otto anni non ho ancora capito, ma dicono che sia il problema minore. Tempo fa ho letto un articolo di David Graeber su Internazionale in cui si dice che questo è il secolo del lavoro stupido. Dice Graeber: È come se esistesse qualcuno che inventa lavori inutili solo per farci continuare a lavorare. E poi:3 La classe dirigente ha capito che una popolazione felice e produttiva con un sacco di tempo libero è un pericolo mortale per i suoi privilegi. E ancora: Una volta, mentre contemplavo la crescita apparentemente infinita delle responsabilità amministrative nei dipartimenti accademici britannici, ebbi l impressione di stare assistendo a una possibile visione dell inferno. L inferno è un insieme di individui che spendono la maggior parte del loro tempo a lavorare su un compito che non gli piace e per il quale non sono particolarmente bravi. Ecco, il lavoro che faccio da otto anni è un lavoro che non mi piace e per il quale non sono particolarmente bravo. È inoltre un lavoro del quale la collettività potrebbe fare a meno. Infatti non credo che se la mattina non mi alzassi dal letto per correre in ufficio, il mondo sarebbe un posto peggiore. Eppure so che se la mattina non mi alzassi dal letto per correre in ufficio, ci sarebbe un altro al posto mio che invece si alzerebbe eccome, e correrebbe in ufficio a svolgere lo stesso lavoro, un lavoro che però non piacerebbe neppure a lui e per il quale non sarebbe particolarmente bravo. Quindi so già quali sono le obiezioni: ritieniti fortunato di avere un lavoro e non rompere le scatole, è sempre meglio avere un lavoro stupido che non averne affatto, e via di questo passo. Dico subito che sono d accordo, come sono d accordo col Dr. House quando dice che lo scopo nella vita non è eliminare l infelicità, ma mantenerla al minimo. Che lavoro faccio? Ho un contratto su cui è scritto che sono un impiegato con mansioni di supporto e assistenza operativa qualificata d ordine. La società per cui lavoro è una società partecipata con trecento dipendenti, cioè è una società nella quale una quota di capitale sociale è di proprietà di un ente pubblico. Tecnicamente non sono un dipendente pubblico, di fatto lavoro in un contesto di pubblica amministrazione (la maggior parte delle persone con cui divido l ufficio sono impiegati assunti dallo Stato tramite concorso). I miei compiti sono di supporto nelle attività giornaliere di cui si occupa il dipartimento in cui lavoro. La parola supporto regola con precisione scientifica la mia posizione rispetto ai dipendenti pubblici, che è una posizione di retroguardia, sempre un passo indietro, nessuna assunzione di responsabilità, nessun diritto di orientare le scelte, di indirizzare i cicli di produzione dei servizi. In tutto questo tempo ho lavorato nelle seguenti aree: comunicazione istituzionale e marketing, politiche attive del lavoro, strategie di animazione territoriale, economato, progetti europei, gestione e coordinamento del personale assegnato agli uffici dipartimentali. I nomi con i quali indico ciascuna di queste aree sono ingannevoli, perché in ciascuna di queste aree il lavoro che ho svolto è sempre stato a grandi linee lo stesso, ossia quello del passacarte salariato che deve inventare ogni giorno un modo per non farsi sopraffare dalla noia e dalla prostrazione. Ora, se vi guadagnate da vivere facendo qualcosa del genere, provate a spiegare in due parole a vostra madre che lavoro fate. Io, in otto anni, non ci sono ancora riuscito.4 L edificio che ospita il dipartimento è un cubo con in mezzo un buco quadrato. Se immaginate un cubo con in mezzo un buco quadrato potete anche immaginare che ogni piano (i piani sono tre) è composto da quattro lunghi corridoi. Ho cominciato abbastanza presto a chiamarlo il Grande Nulla. Ora, dopo otto anni, quando penso al Grande Nulla, lo penso come un cubo di Rubik, lo penso cioè come un posto in cui è facile perdere l orientamento, anche se, dopo otto anni, l orientamento non lo perdo più. Da otto anni incontro ogni giorno della gente che mi chiede: Scusi, dov è l uscita? E capita che ogni tanto rivolga la domanda a me stesso, e quando mi faccio questa domanda penso al cubo di Rubik. Allora la risposta che mi do è sempre la stessa: La soluzione esiste, ma è difficile. Il contratto iniziale che ho avuto con la mia società prevedeva un part-time a venticinque ore settimanali. Il primo giorno di lavoro sono arrivato in ufficio con un completo marrone di velluto a coste e la cravatta, perché il responsabile delle risorse umane mi aveva raccomandato di indossare il completo e la cravatta, almeno il primo giorno, per riguardo verso i nuovi colleghi. L ufficio era composto da cinque impiegate, la capoufficio si è presentata e mi ha detto: Non abbiamo una scrivania per te, siediti al mio posto e aspetta. Dopo una settimana ero ancora lì ad aspettare. Solo che nel frattempo non ero riuscito a restarmene seduto, insomma mi ero messo a dare una mano alle mie nuove colleghe per riordinare degli elenchi in Excel sforzandomi di trovarlo un lavoro interessante. Fin dal primo giorno ho avuto l impressione che lì la mia presenza fosse superflua, che ero stato assunto all unico scopo di giustificare la somma di denaro che mi avrebbero versato ogni mese, che non mi era riconosciuto alcun tipo di professionalità, che in cambio dello stipendio dovevo solo fare un piccolo sacrificio: rinunciare a essere libero per cinque ore al giorno. Il mio stipendio, oggi, dopo quasi otto anni, è quello di un impiegato di concetto. Faccio quadrare i conti grazie a un indennità temporanea di funzione dovuta al fatto che abbastanza presto mi hanno destinato alla validazione delle ferie del personale, più una miseria di assegno familiare che mi spetta perché ho un figlio di quattro anni. Lavoro trentasei ore settimanali, sei ore il lunedì, il mercoledì e il venerdì, nove ore il martedì e il giovedì. Se nel Grande Nulla l organizzazione del lavoro fosse più razionale, il tempo che impiegherei effettivamente a sbrigare le pratiche che mi sono assegnate sarebbe all incirca di sei ore. Le restanti trenta potrei occuparle in una maniera più proficua per me stesso e per la collettività. Nella biografia dello scrittore olandese Willem Frederik Hermans c è una vicenda interessante. Hermans insegnava geografia all Università di Groninga. Nel 1972 fu sospettato di trascurare l insegnamento a vantaggio della scrittura. A quanto si sa fu addirittura istituita una commissione parlamentare d inchiesta per indagare sulla faccenda. Secondo i risultati dell indagine, Hermans fu accusato di usare la cancelleria dell università per scrivere i suoi romanzi. Il fatto costrinse Hermans a dare le dimissioni, in seguito alle quali si trasferì a Parigi per dedicarsi completamente alla scrittura. Come fece pronunciare a uno dei suoi personaggi tempo dopo, aveva abusato della sua posizione all Università di Groninga per fare qualcosa di utile con questa carta costosa che normalmente scomparirebbe, senza essere letta, nel cestino della cartastraccia, inquinando l ambiente. Quest uomo, da otto anni, è il mio eroe. Come Hermans, anch io aspiro a occupare le restanti trenta ore lavorative per fare qualcosa di utile con questo tempo costoso che normalmente scomparirebbe, senza essere in alcun modo produttivo, nell oblio del vuoto burocratico, inquinando la mia mente. Sono abbastanza consapevole che sto dicendo qualcosa che, nell epoca e nella società in cui vivo, risulta essere in larga parte incomprensibile. Sto dicendo che a causa di una strutturazione del lavoro caotica, velleitaria, e di un insensata filosofia produttiva, impiego trentasei ore a svolgere un lavoro che potrebbe occuparmi al massimo mezza giornata la settimana, o che al limite potrei5 svolgere comodamente da casa, senza contribuire, con i miei sessanta chilometri di spostamenti quotidiani, al traffico di Roma, all inquinamento atmosferico e allo stress della collettività. La cosa che trovo sconcertante è che conosco impiegati nel Grande Nulla il cui tempo lavorativo effettivo già nelle condizioni attuali è inferiore alle sei ore settimanali. La conseguenza è che molte di queste persone si lasciano convogliare dall ozio più sfiancante, trascorrono i loro infiniti tempi morti in attività puramente passive, come giocare a Ruzzle, o appassionarsi sui social network alle vite di emeriti sconosciuti, molti li vedo oziare sulle scale masticando sigarette spente, bere esorbitanti quantità di caffè al distributore automatico, fingere di parlare al telefono, fissare il vuoto celeste per ore. In effetti, in un contesto del genere, esiste un importante problema di diffusione di malattie mentali depressive dovute alla consapevolezza dell inutilità del proprio lavoro. Nel corso degli anni ho visto persone sane dare, col passare del tempo, segni di disordine emotivo piuttosto seri, vedo ogni giorno uomini passeggiare lungo i corridoi discutendo animatamente con se stessi, altri ammalarsi di narcolessia depressiva e sonnecchiare tutto il tempo davanti a un computer spento, altri ancora li vedo sorridere solo quando confabulano con una piantina coltivata in un piccolo ritaglio di terra tra l ingresso degli uffici e la strada. Molti impiegati mi hanno confidato che la loro principale paura è ammalarsi di questo tipo di cose. A fronte di ciò c è anche una buona fetta di personale che dà mostra di essere non dico felice, ma perfettamente a suo agio, che ha buoni rapporti sociali, che si spende nel lavoro o che addirittura trova gratificante la materia di cui si occupa. Il fatto che per gran parte del mio tempo lavorativo io svolga compiti inutili è qualcosa di strutturato, è un processo di cristallizzazione del lavoro tipico dell era contemporanea e delle società occidentali. Nonostante la conclamata inutilità del mio lavoro, sono tenuto a essere presente in un ufficio dal quale non posso allontanarmi se non per un numero limitato di ore annue. Il mio controllore è un badge elettronico in cui è presente una foto della mia faccia così com era otto anni fa e un numero di matricola. È mio dovere timbrare il badge in entrata e in uscita ogni giorno e verificare che i miei colleghi facciano altrettanto, il badge è il sistema che geolocalizza il mio corpo, è la sentinella che mi impedisce qualsiasi tipo di spostamento al di fuori dell edificio in cui lavoro. Sul sito web di un azienda che si occupa della vendita di sistemi di rilevazione delle presenze ho trovato questa frase promozionale: Oltre al risparmio di tempo per calcolare le ore lavorate e stampare un prospetto dettagliato da inviare alla gestione delle paghe, le nostre soluzioni vi permettono di controllare le entrate in ritardo, le uscite anticipate, le assenze ingiustificate, gli straordinari non autorizzati, riducendo così i costi sulla forza lavoro. In realtà, ciò che viene rilevato da questi sistemi non è tanto le ore lavorate, quanto le ore di detenzione a cui ciascun lavoratore dà il suo assenso in cambio di una contropartita in denaro, non essendo affatto6 sottinteso che alle ore di detenzione corrispondano altrettante ore lavorate con profitto. Questo modello si fonda ancora su un idea del lavoro di tipo coercitivo, non si cura cioè del raggiungimento degli obiettivi di produzione, ma mira al controllo fisico (e quindi alla proprietà) delle persone. Ho fatto un calcolo: se considero che faccio questo tipo di lavoro per duecentoventi giorni l anno (trecentosessantacinque giorni esclusi sabati, domeniche, ferie e festività varie) per una media di sette ore al giorno, mi risulta che lavoro per millecinquecentoquaranta ore l anno, che fanno sessantaquattro giorni pieni. Questo tipo di dato viene chiamato anno-uomo, una definizione che trovo abbastanza sinistra ma efficace. La schiavitù da lavoro improduttivo di cui faccio parte non riguarda solo i settori della pubblica amministrazione, ma intere aree professionali occupate soprattutto nelle cosiddette società di servizi, cioè a occhio e croce un miliardo di persone in tutto il mondo, un miliardo di esseri umani che non hanno problemi a sfamare se stessi e i propri familiari ma che non conoscono l utilità del proprio lavoro, che non contribuiscono in alcun modo al progresso, che per ogni anno della loro vita spendono in media sessantaquattro giorni (notti comprese) a svolgere attività senza valore sociale, senza scopo, senza significato, un miliardo di persone che potrebbero avere una possibilità di essere felici se liberate dal giogo del lavoro inutile e impiegate secondo le loro reali capacità. Di recente, leggendo La morte in banca di Giuseppe Pontiggia (Mondadori), mi sono appuntato questo: Incontrava a volte l amico bancario e, facendolo parlare, ritrovava in lui la propria crisi, le stesse speranze deluse. Eppure non poteva accettare le conclusioni dell altro. Certo, questo era strano: si irritava ancora, ad ascoltarle. Non poteva accettare che proprio la crisi, che gli aveva aperto gli occhi, gli imponesse una nuova finzione, impedendogli di vedere oltre. Che il fallimento fosse mentale. Ne provò una stretta d angoscia. Ecco, era quella la morte: la morte in banca. Che era poi una delle infinite morti nella vita. In definitiva, ho uno stipendio, ho un contratto sicuro, posso fare debiti, faccio parte di una minoranza di lavoratori che godono di ogni tipo di tutela. Una percentuale elevata di persone disoccupate, sfruttate, sottopagate o malamente impiegate può, a ragione, ritenermi una persona fortunata, come erano ritenuti fortunati i bancari degli anni Cinquanta di Pontiggia. Ma, in fondo a tutto, la domanda essenziale rimane una: a chi conviene, realmente, che la gente si ammali e muoia ogni giorno di questo genere di fortune? Andrea Pomella Fonte: Link:7 LA GRANDE GENERAZIONE IN AZIONE: I DISORDINI DELLO ZOOT SUIT DEL GIUGNO 1943 Postato il Sabato, 28 giugno DI MICKEY Z World News Trust Dobbiamo mantenere una costante critica verso la cultura imperialista della supremazia patriarcale bianca, poiché i media la normalizzano e la deproblematizzano. Bell Hooks Settantuno anni fa, proprio in questo mese durante il regno dell eroe liberale (sic), Franklin Delano Roosevelt la Terra della Libertà continuava a sfruttare cinicamente la consueta retorica del bene contro il male, per la promozione della propria agenda globale. Traduzione: non era il momento migliore per un essere umano non bianco per indossare uno zootsuit (abito da uomo con giacca lunga, ndt.) Parallelamente all avanzare della Guerra del Bene (sic), giovani lavoratori messicani entravano in massa negli USA, in seguito ai licenziamenti dei lavoratori sulla costa del Pacifico. In quello stesso periodo, alcuni giovani latini incominciarono a vestirsi quasi esclusivamente con zoot suit. Uno zoot suit veniva descritto così: Giacca molto lunga, svasata al fondo, con spalle squadrate esageratamente imbottite e maniche rigide. I pantaloni sono pieghettati in vita, con taglio molto largo sui fianchi, e scendono a candela restringendosi così tanto in fondo, che un uomo con dei piedi grandi farebbe fatica ad infilarseli. Se lo zoot suit ha finito per ottenere una vastissima popolarità, è però anche diventato, sulla costa8 occidentale, un sinonimo peggiorativo di messicano, in quanto alcuni americani si risentirono rispetto a chi percepivano come un giovane ben acconciato che non è d aiuto nel vincere la guerra. Per la popolazione bianca di Los Angeles, la produzione di zoot suit era un clamoroso esempio di spreco in un periodo in cui erano portati a credere si richiedevano sacrifici in nome della difesa della democrazia (sic). Questa percezione distorta condusse inevitabilmente a violenze razziste scatenate da irosi soldati bianchi in congedo. Nel giugno del 1943 esplosero a Los Angeles i disordini detti dello zoot suit, spiega lo storico Michael C.C.Adams. Per circa una settimana dei bianchi ingaggiati imperversarono per le strade aggredendo gli ispanici. E non solo gli ispanici. Anche i neri venivano trascinati in strada da soldati e da civili, e venivano rapinati e picchiati. La reazione del consiglio comunale di Los Angeles fu del classico tipo da casa dei forti. Invece di evidenziare il problema del razzismo e dello sfruttamento del lavoro, indossare uno zoot suit diventò un misfatto. Imbastardimento della razza bianca A scanso che qualcuno abbia l impressione che io stia raccontando frottole, tenete presente che il clima razziale durante gli anni della Grande Generazione era improntato all intolleranza istituzionale, persino nei confronti di coloro che hanno prestato servizio in guerra. Per esempio, le riserve di sangue proveniente da soldati neri venivano tenute separate da quelle dei soldati bianchi, per evitare l imbastardimento della razza bianca. Questo avveniva alla luce del sole ad opera della Croce Rossa, con il pieno avallo del governo degli Stati Uniti. Per ironia della sorte, il sistema della banca del sangue fu sviluppato da un fisico di colore, Charles Drew, a cui venne inizialmente affidata la responsabilità delle donazioni in tempo di guerra, ma che in seguito fu licenziato quando prese posizione contro la segregazione del sangue. Certamente, come ci ricorda lo storico Howard Zinn, la seconda guerra mondiale è stata presumibilmente combattuta per dimostrare che Hitler era in errore per le sue idee sulla supremazia bianca del nord rispetto alle razze inferiori, mentre ancora le forze armate statunitensi subivano la segregazione razziale. Zimm prosegue: Quando furono caricate le truppe sulla Queen Mary all inizio del 1945 per andare a combattere in Europa, i neri furono stipati nel fondo della nave vicino alla sala macchine, il più lontano possibile dall aria fresca del ponte, con un grottesco rimando ai viaggi degli schiavi di un tempo. Gli uomini che idearono e misero in pratica quelle spregevoli azioni (e molte altre ancora) vengono universalmente riconosciuti come parte della grande generazione di questo paese. In base a qualunque definizione razionale, questi uomini sono dei terroristi. Non scordate mai, compagni: questo è ciò con cui abbiamo a che fare. Alcuni messaggi:9 - L uso razzista del capro espiatorio è una radicata tradizione americana. - La supremazia bianca è una pericolosa realtà e continua ad esserlo. - Richiamarsi ai vecchi tempi d oro non è una scelta né utile né rivoluzionaria. - Sarebbe ora che coloro che traggono beneficio da questo sistema oppressivo e corrotto riconoscessero e rifiutassero la normalità dei loro conseguenti privilegi. Mickey Z. è autore di 12 libri, di cui il più recente è Occupy this Book: Mickey Z. on Activism. Fonte: Link: Unicredit: siglato accordo sindacale, 800 assunzioni e uscite Raggiunta l'intesa sul piano industriale Gli esodi saranno volontari e incentivati per quanti matureranno il diritto alla pensione nel periodo. Agli ingressi si aggiungeranno 670 stabilizzazioni di apprendisti nonché premi aziendali per i lavoratori MILANO - E' stato raggiunto stanotte, dopo tre giorni di trattativa ininterrotta, l'accordo tra sindacati e Unicredit sulla prima fase di gestione degli esuberi del nuovo piano industriale I sindacati, afferma una nota della Fabi, sono riusciti a ottenere da parte dell'azienda l'impegno a creare nuova occupazione, con la garanzia di assunzione per 800 giovani e la stabilizzazione di altri 670, il riconoscimento straordinario del premio aziendale per tutti i lavoratori, nonostante i risultati di bilancio fortemente negativi, e infine e a condividere forme di incentivi equi e innovativi anche per i 2400 pensionamenti previsti entro il 2018, in una prima fase volontari. A margine dell'intesa è stato inoltre sottoscritto un protocollo sulle prospettive di rilancio che stabilisce tempistiche certe e linee guida sulle quali si svilupperà il confronto sulle altre materie non ancora del tutto disciplinate, a cominciare dalla questione degli inquadramenti, del welfare e dell'equità sociale che da tempo è al centro dell'attenzione dei rappresentanti dei lavoratori.10 Le uscite. Le 2400 uscite verranno così gestite: esodo volontario e incentivato alla prima finestra pensionistica del personale con diritto a pensione entro il 31 dicembre 2018, con incentivo da 6 a 13 mensilità differenziato in funzione dell'età; possibilità per i pensionandi che aderiscono al piano di sospendere o ridurre volontariamente l'orario di lavoro godendo delle coperture della parte ordinaria del Fondo di Solidarietà, scegliendo tra le seguenti opzioni: sospensione completa per 12 mesi (copertura assegno circa 42% dello stipendio netto); part time verticale con riduzione di 1 gg alla settimana (copertura circa 96% dello stipendio netto); part time orizzontale 25 ore solo la mattina (copertura assegno circa 89% dello stipendio netto). Con l'adesione ad una di queste opzioni l'incentivo viene incrementato di una mensilità. Sono stati, inoltre, previsti: agevolazioni per il riscatto della laurea, se propedeutica ad anticipare la finestra pensionistica e farla rientrare nella durata del piano (2018); incentivazione maggiorata, fino ad un massimo di 15 mensilità in funzione dell'età, per le cosiddette donne optanti, che scelgono di andare in pensione con 57 anni di età e sistema contributivo. Salvi part time e mobilità. Sono state poi confermate le garanzie sulla mobilità infragruppo e professionale per prevenire il fenomeno della mobilità territoriale, e le previsioni sul part time, con raccomandazione sindacale di accoglimento di tutte le domande giacenti, oltre all'ampliamento dell'applicazione del telelavoro e introduzione dello "smart working". Interventi sui costi. Sul fronte della razionalizzazione dei costi è stato stabilito: il contenimento del ricorso al lavoro straordinario e supplementare; l'impegno alla fruizione delle ex-festività; lo smaltimento completo delle ferie arretrate, con la fruizione del 50% entro il 2015 e del residuo 50% entro il 2016; la fruizione entro l'anno di maturazione della "banca delle ore" accumulata e azzeramento dei residui, di cui il 50% entro il 2014 ed il residuo 50% entro il 2015; divieto per i pensionati di intrattenere futuri rapporti di collaborazione o di consulenza con aziende del Gruppo, abolizione dei premi di fedeltà dal primo luglio, ma con il pagamento scaglionato per tutti i maturandi dei ratei attualizzati con un esborso da parte dell'azienda ai lavoratori di circa 100 milioni di euro per il premio dei 35 anni, ai quali si aggiungeranno altri 130 milioni da regolamentare in un futuro prossimo per i ratei del previsto ulteriore premio di fedeltà dei 25 anni. Esternalizzazioni. Su questo fronte, i sindacati hanno preteso dall'azienda una lettera di impegno a ricercare, in tempi brevi e congiuntamente con le parti coinvolte, soluzioni per rimuovere nelle società esternalizzate quelle inefficienze tecnico/organizzative che a tutt'oggi frenano o impediscono la realizzazione dei progetti e degli impegni annunciati e sottoscritti al tempo delle cessioni. Le nuove assunzioni. Grande importanza, nell'ambito dell'intesa, riveste il protocollo per il rilancio dell'azienda, che stabilisce: l'impegno da parte dell'azienda a stabilizzare 670 apprendisti attuali e ad assumere nel corso del biennio altri 800 giovani, l'erogazione di un premio speciale una tantum ai lavoratori del valore medio di 840 euro, che diventano 1140 in caso di versamento sul conto welfare. (28 giugno 2014) Pensionati tartassati, Confesercenti: "1400 euro all'anno dal 2008"11 In proporzione pagano più tasse di quanto erano attivi. Fisco riduce potere d'acquisto. Venturi: "Persi 118 euro a mese" ROMA - Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso euro di potere d'acquisto, oltre 118 al mese. Lo calcola il presidente il Confesercenti, Marco Venturi secondo il quale sono "118 euro sottratti ogni mese ai consumi. L'Italia è il solo Paese della Ue in cui i pensionati pagano in proporzione più tasse di quando erano attivi". In questo modo - spiega Venturi - "accade che il pensionato subisca un maggior prelievo rispetto al dipendente e che questa extra imposta sia più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per una pensione pari a tre volte il minimo e 131 rispetto alle pensioni d'importo inferiore. Nel resto d'europa non è così anzi, avviene il contrario. In tutti i Paesi, a parità di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente". I nostri pensionati sono i "più tartassati d'europa", spiega la Confesercenti, confrontando quanto paga un italiano rispetto ai suoi colleghi europei: "su una pensione corrispondente a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, un italiano paga in tasse il 9,17% dell'assegno previdenziale, mentre i suoi colleghi di Germania, Francia e Spagna e Regno Unito nulla". A questo si aggiunge anche il dato Coldiretti, secondo cui in Italia ci sono più di 800mila pensionati coltivatori diretti con assegni mensili non superiori a 480 euro al mese che stanno vivendo un periodo estremamente difficile ma che, nonostante questo sono anche impegnati nel presidio territoriale nelle aree rurali dove sono spesso il motore di iniziative ed esperienze culturali e di solidarietà. Anche per questo, Confesercenti mette in evidenza anche il risultato che emerge nel caso di un trattamento pensionistico pari a tre volte il minimo: "Il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco!", continua la nota. "E' ora di dare una svolta definitiva a questa ingiustizia, ripensando il sistema fiscale - conclude Venturi -. Soprattutto si deve tener conto dell'erosione del potere d'acquisto dei pensionati, estendendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la perdita su base mensile". (28 giugno 2014) La Cina arruola gli artigiani italiani per la creatività La borghesia cinese non si accontenta più delle riproduzioni, adesso punta alla qualità e all'originalità: vogliono mostrare la propria ricchezza indossando abiti di qualità, scarpe fatte su misura, borse artigianali dal design autentico e pezzi unici di gioielleria. E per farlo hanno bisogno dei nostri cervelli di VITTORIA IACOVELLA12 ROMA - La borghesia medio alta cinese cresce e con i numeri crescono anche gusti e ambizioni. Mentre in un primo periodo le bastava puntare a imitare l'eccellenza occidentale, riproducendo, magari in modo posticcio, i simboli di ricchezza più diffusi in Europa e Stati Uniti, ora invece punta alla qualità, all'originalità, all'artigianato. Gli oltre 100milioni di consumatori cinesi con un potere d'acquisto superiore a quello medio europeo, stanno cambiando carattere e oggi vogliono mostrare la propria ricchezza, e quindi il proprio status, indossando abiti di qualità, scarpe fatte su misura, borse artigianali dal design autentico e pezzi unici di gioielleria. Una sorta di effetto Marco Polo al contrario come definito in un'analisi pubblicata dal think tank britannico Chatham House. Gli artigiani cinesi rimangono ancorati a un fine tecnicismo mentre la creatività sembra non essere stata mai davvero valorizzata, è per questo che ora la Cina decide di andare a cercare la materia più pregiata dell'italia: i cervelli creativi, gli artigiani, i designer. Diego Percossi Papi è un artigiano romano, un artista che, nella sua bottega dietro il Pantheon, crea gioielli unici nel loro genere indossati da principesse e vip. Un giorno gli ha fatto visita Shao Yuanyuan, assistante di Cao Jian proprietario della Beijing Fuhai Culture Developement Co. Con il suo team di assistenti ha portato al gioielliere delle case reali europee la pietra più rara e preziosa della lontana Cina: la giada nera, considerata addirittura magica dalla più antica tradizione. Cao Jian è il perfetto rappresentante della nuova imprenditoria cinese: pronta a reinventarsi radicalmente in tempi brevissimi e ansiosa di aprirsi all'estero. Per 20 anni ha prodotto pellicole fotografiche per la Kodak, ma quando il mercato ha smesso di chiederne, nel 2009 ha iniziato a produrre gioielli. Lo ha fatto prima rivolgendosi a un target medio e poi andando sempre più verso il lusso. Questo però non bastava e alla nuova alta borghesia cinese le vecchie "patacche" non piacciono più. "Oggi cerchiamo di elaborare un nuovo stile di eleganza - spiega in perfetto italiano Maddalena Hou Yujing, la mediatrice culturale di Cao Jan, avvolta in una camicetta di sartoria romana - Niente più copie per dimostrare solamente di essere ricchi." Gli affari andavano già bene, basti pensare che la Beijing Fuhai Culture Developement Co, nel 2012 ha contribuito alla costruzione di un Fair Park a Pekino, spendendo oltre 7 milioni di euro. "Ma ora i cinesi - continua Maddalena - vogliono qualcosa che li renda unici, che dimostri che hanno classe e originalità. Per fare dei prodotti del genere però servono risorse economiche, e le abbiamo, materie prime, abbiamo anche quelle, ciò che non abbiamo è quel tipo di intelligenza creativa che è stata molto frenata dalla nostra cultura e che invece in Italia è tanto diffusa". Così quando Diego Percossi Papi, nella sua preziosa bottega di pochi metri quadri, ha aperto lo scrigno coperto di velluto che la delegazione cinese gli portava, è rimasto a bocca aperta. "Una pietra meravigliosa, la giada nera, si figuri che i luoghi dei giacimenti sono segreti - racconta - Abbiamo deciso di creare una linea di gioielli che unisse la simbologia e la cultura cinese a quella italiana. La prima creazione è stata una spilla. Lavorare con loro è molto semplice se si stabilisce un rapporto di fiducia. Tutto è minuziosamente previsto per contratto e i pagamenti sono altrettanto precisi" Prossima tappa della delegazione di Cao Jian la Toscana. "Andremo a cercare gli artigiani del marmo - spiega Maddalena Hou Yujing - per i maestri italiani abbiamo già pronta una nuova sfida, una giada grandissima da scolpire". (28 giugno 2014)13 Poletti: allunghiamo di un anno le tutele a 32mila esodati La proposta del governo al Parlamento: includere nelle salvaguardie chi matura il diritto alla pensione fino al gennaio del 2016 MILANO - La proposta del governo prevede di "prolungare di un anno le salvaguardie, così come sono oggi previste. Solo che chi maturerà il diritto nell'arco dell'anno prossimo sarà incluso nelle salvaguardie, cosa che finora non era prevista". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine della cerimonia all'accademia del Lincei. "I nuovi salvaguardati sono 32mila e cento", ha poi spiegato Poletti, dettagliando l'intervento proposto dal governo. Il ministro ha precisato come tra le nuove salvaguardie "24mila sono posizioni recuperate dai precedenti interventi". Il ministro ha quindi confermato le indiscrezioni già emerse, con l'arrivo della sesta salvaguardia, che estenderebbe le tutele di dodici mesi, spostando il limite temporale dal gennaio del 2015 al gennaio del "Oggi andremo in Commissione", Lavoro alla Camera "e discuteremo di questa ipotesi, valuteremo se ci sono le condizioni per produrla, io credo di sì". Comunque, ha aggiunto Poletti, "compete alla Commissione, al Parlamento, decidere". Infatti il ministro ha ribadito: "Ci sarà una proposta del governo e a quel punto la Commissione, il Parlamento, farà le sue valutazioni". (26 giugno 2014) Scontro tra i partiti su Europa e riforme di SILVIO BUZZANCA Renzi in Europa ha vinto, Renzi in Europa ha perso. Il dibattito politico italiano ruota sulla valutazione del vertice europeo e sui riflessi che potrà avere sul nostro paese. Con la maggioranza che canta vittoria. "Il metodo Renzi - dice per esempio l'eurodeputata democratica Simona Bonafè - sta producendo in Europa i primi risultati. Le aperture sulla flessibilità ed i parziali cambiamenti di Frontex saranno priorità anche durante ilsemestre". Giudizio diametralmente opposto arriva da Forza Italia. "Purtroppo, il vertice europeo ci lascia con un pugno di mosche in mano, nonostante i toni autoconsolatori di Renzi - dice Daniele Capezzone - ''Flessibilità in cambio di riforme è la solita formula: ma il punto è che si tratta dei margini di flessibilità all'interno dei vincoli esistenti, nulla di più". Un dibattito che ha riflessi anche sullo scontro sulle riforme. Perché Forza Italia è divisa fra chi vuole andare avanti e chi vuole chiudere la collaborazione con Renzi. E il momento clou potrebbe essere giovedi prossimo quando è prevista l'assemblea dei gruppi parlamentari forzisti. Nel frattempo Renzi ha sempre il problema del dissenso interno sulle riforme. E se Gianni Cuperlo dice che le riforme bisogna farle, ma buone, Pippo Civati accusa il segretario di autoritarismo e di scarso rispetto delle minoranze.14 Tortura. Punto e a capo Un vuoto normativo immorale. Trasformare un obbligo etico in una norma giuridica. E introdurre nell ordinamento giuridico italiano il diritto assoluto a non subire tortura e il divieto inderogabile di praticarla. A trent anni dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e nella Giornata Mondiale contro i trattamenti inumani, Amnesty International, l associazione Antigone e Cittadinanza Attiva lanciano un appello ai presidenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Chiedendo tutto il lavoro possibile affinché sia finalmente colmato questo ritardo. E oggi, 26 giugno, le tre associazioni promuovono diverse iniziative: - Roma. Alla sala conferenze della Fondazione Basso (via della Dogana Vecchia 5), dalle 16 alle 18,30, si terrà l incontro Tortura: punto e a capo? tra le associazioni promotrici e rappresentanti del Parlamento sull introduzione del reato di tortura in Italia. - Dalle 19 alle le tre associazioni saranno in piazza del Pantheon, Roma, per una mobilitazione di solidarietà con le vittime di tortura. - In 20 città italiane, gli attivisti di Amnesty International Italia organizzeranno iniziative nell ambito della campagna globale Stop alla tortura e raccoglieranno firme per chiedere la fine della tortura in Messico e l introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano. Ecco il testo dell appello rivolto ai presidenti delle commissioni Giustizia del Parlamento italiano: Egregi Presidenti, Sono passati 30 anni dalla storica adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti. Attraverso quello strumento, la comunità internazionale prendeva atto dell esistenza di un diritto assoluto a non subire tortura e di un divieto inderogabile di praticarla; e imponeva agli Stati parti norme il cui scopo è di eliminare nei fatti ciò che già all epoca era universalmente ripudiato a parole. Tra gli obblighi, numerosi e impegnativi, di prevenzione e repressione della tortura previsti dalla Convenzione, ve n è uno particolarmente importante: si tratta dell obbligo di assicurare che tutti gli atti di tortura, così come definiti nella Convenzione stessa, siano previsti come reato nell ordinamento giuridico dello Stato parte. È ormai generalmente accolta l interpretazione in base alla quale è necessario, ai fini dell adempimento di tale obbligo, che sia previsto nell ordinamento interno degli Stati parti un reato specifico di tortura. La previsione di una fattispecie nella quale la tortura sia chiamata con il suo nome e definita in maniera autonoma è, infatti, l unico modo per realizzare lo scopo complessivo della Convenzione di porre fine alla diffusa sottovalutazione della gravità del fenomeno e di assicurare un azione di contrasto seria ed efficace. Tra l altro, l assenza di una siffatta previsione specifica rende nei fatti impossibile il rispetto di diversi altri importanti obblighi da questa previsti: fra questi, l obbligo di prevedere sanzioni adeguate alla gravità del reato.15 L Italia ha depositato la propria ratifica della Convenzione venticinque anni fa, nel 1989 ma, com è noto, nonostante il lungo tempo trascorso il nostro ordinamento giuridico tuttora non contempla (se non nelle leggi militari) un reato specifico di tortura. Da molti anni ormai, a ogni avvio di legislatura, viene presentato un certo numero di disegni di legge che si propone di introdurre tale fattispecie, senza però che l obiettivo sia stato finora raggiunto. Nel frattempo, il nostro paese è stato oggetto di ripetute osservazioni critiche e sollecitazioni a porre rimedio a questa situazione da parte di organi di controllo internazionali ed europei. L inadeguatezza della soluzione consistente nella mera copertura dei fatti rientranti nella definizione di tortura della Convenzione del 1984 attraverso figure di reato generiche, in ogni caso inidonee a cogliere l essenza del fenomeno, è confermata da diverse vicende giudiziarie degli ultimi anni. La vicenda relativa ai fatti di Genova del 2001 si è conclusa, con due sentenze della Corte di Cassazione rispettivamente del 2012 e del 2013, in modo del tutto insoddisfacente. Molte, fra le decine di persone, la cui responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani commesse in quell occasione è stata confermata, sono di fatto sfuggite alla giustizia. Le condanne, infatti, sono arrivate tardi, le pene non riflettono la gravità delle condotte accertate e, in molti casi, non sono state eseguite a causa della prescrizione. In un altra vicenda relativa a fatti avvenuti nel carcere di Asti, conclusasi anch essa nel 2012, la sentenza che ricostruisce i fatti parla di una prassi di maltrattamenti posti in essere in modo scientifico e sistematico, aggiungendo che i fatti in esame potrebbero essere agevolmente qualificati come tortura, se l Italia non avesse omesso di dare attuazione alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 10 dicembre Nonostante l accertamento dei fatti e l identificazione dei responsabili, questi ultimi non hanno subito una punizione adeguata non essendo disponibile alcuna figura di reato che non portasse inevitabilmente, al momento della conclusione del processo, alla prescrizione. La Corte di Cassazione non ha accolto un ricorso presentato la pubblica accusa che riteneva che i fatti andassero diversamente qualificati dal momento che neppure la diversa qualificazione proposta avrebbe consentito, a quel punto, la punizione dei responsabili. Il Senato della Repubblica ha approvato il 5 marzo scorso un testo unificato che è stato trasmesso alla Camera dei Deputati che lo sta attualmente discutendo assieme ad altre proposte sul medesimo argomento. Le Associazioni firmatarie della presente lettera auspicano vivamente, nell interesse di tutti i cittadini italiani e in primo luogo delle forze di polizia, la cui autorevolezza non potrebbe che risultare rafforzata da un efficace sistema di contrasto di comportamenti aberranti, che l iter parlamentare possa concludersi al più presto in maniera soddisfacente: un ennesimo nulla di fatto sarebbe, dopo un quarto di secolo, inaccettabile. Al tempo stesso, è essenziale che il reato di tortura sia previsto nell ordinamento italiano in modo conforme e dunque non più restrittivo all art.1 della Convenzione contro la tortura del In particolare, sarebbe inammissibile, a nostro avviso, qualunque formulazione che rendesse necessario che gli atti che costituiscono tortura fossero più di uno. Il requisito della ripetizione, quale che sia la modalità con cui viene indicato, sarebbe incompatibile con lo scopo di piena e completa attuazione della stessa Convenzione internazionale. Si ritiene peraltro che la definizione debba essere idonea a cogliere l essenza della tortura in quanto violazione dei diritti umani internazionalmente riconosciuti16 e protetti, evitando che una eccessiva genericità possa privarla invece dei suoi elementi caratterizzanti, avvicinandola a quelle figure di reato da cui si ritiene opportuno tenerla distinta. É fondamentale, infine, e costituisce ancora una volta adempimento di un obbligo posto dalla Convenzione internazionale, la previsione di sanzioni adeguate alla gravità della condotta. Chiediamo, pertanto, che il 2014 sia l anno decisivo per la introduzione del reato di tortura nell ordinamento nazionale, mettendo un punto ad una situazione che non fa onore al nostro paese. Qui il sito della campagna #stoptortura 27 giu :09 BOOM! IL PRESIDENTE DELLO IOR, ERNST VON FREYBERG SI DIMETTERÀ NEI PROSSIMI GIORNI: SALUTERÀ LA BANCA DI DIO PERCHE CONSIDERA IMPOSSIBILE PROSEGUIRE LA MISSIONE DI TRASPARENZA VOLUTA DA BERGOGLIO - LA LOBBY MALTESE, CHE NON PIACE AL PAPA, HA PROPOSTO JEAN- BAPTISTE DE FRANSSU - IN SEGRETERIA DI STATO SI FA IL NOME DI MASSIMO SARMI17 Con la scusa di voler adeguare l imposizione fiscale sugli investimenti a quella europea, di fatto il governo ha introdotto una tassazione che colpisce ogni forma di risparmio, da quello in azioni a quello messo nei fondi di investimenti, conti correnti compresi. Esclusi solo i proventi da titoli di Stato, che non rendono più Maurizio Belpietro per "Libero Quotidiano" Mi sarebbe piaciuto molto cominciare questo articolo raccontando che da martedì i contribuenti pagheranno meno tasse. Come è ovvio una buona notizia si legge con maggior piacere di una cattiva e di questi tempi Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno. Purtroppo, nonostante le promesse del ministro dell Economia Pier Carlo Padoan, il primo luglio non ci sarà nessun abbassamento delle imposte, ma al contrario un innalzamento di quelle che gravano sui risparmi. Come spiega il nostro Ugo Bertone, con il nuovo mese scatta la nuova fregatura, che non colpisce, come si vuole far credere gli speculatori e chi campa sulle rendite, ma tutti coloro che nel corso di una vita di lavoro sono riusciti a mettere da parte qualche soldo. Con la scusa di voler adeguare l imposizione fiscale sugli investimenti a quella europea, di fatto il governo ha introdotto una tassazione che colpisce ogni forma di risparmio, da quello in azioni a quello messo nei fondi di investimenti, conti correnti compresi. Dal salasso sono esclusi solo i quattrini ricavati con i titoli di Stato, ma come è noto quelli ormai rendono quasi nulla e dunque a guadagnarci è solo lo Stato. Il nuovo regime fiscale in vigore da martedì non è vero che ci avvicina all Europa, perché mentre nella Ue la tassazione media si aggira intorno al 25 per cento, da noi con le ultime gabelle introdotte riesce ad arrivare anche al 36, cioè ben 11 punti in più di quelli di cui godono i nostri partner europei. Di fatto con la scusa dell allineamento agli standard in vigore a Bruxelles e dintorni, il governo ha introdotto una nuova patrimoniale, che si somma a quella che già grava sulla casa con Tasi, Tari e vessazioni varie. Tra abitazioni18 e risparmi, chiunque abbia due palanche è dunque fatto oggetto di un prelievo speciale che non lascia scampo al malcapitato. E a pagare di più ancora una volta è quel ceto medio colpevole di non essere in miseria ma di aver raggiunto condizioni dignitose di benessere. Naturalmente qui non si tratta di equità, ma di un trasferimento di ricchezza e di impoverimento di un intera classe di reddito. Altro che far pagare chi non ha mai pagato come spesso viene detto dal presidente del Consiglio: qui si vuole far pagare chi ha sempre pagato, ovvero i contribuenti onesti che non si sono mai nascosti al fisco, che non hanno tesoretti in nero nascosti all estero ma conti regolarmente denunciati e investimenti immobiliari in regola. Tutto ciò mentre lo stesso governo offre un condono a chi aveva portato quattrini all estero senza dichiararli e creato fondi neri. La stangata su chi è in regola con il fisco non esclude nemmeno i fondi pensione, ovvero quei risparmi che eravamo stati sollecitati ad accantonare al fine di integrare la pensione. Dopo aver assicurato ai contribuenti un trattamento fiscale di favore al fine di incentivare l investimento e creare una previdenza privata in grado di affiancarsi a quella pubblica, ora lo Stato si rimangia la parola data e per tramite del governo Renzi aumenta le tasse. Spacciato come provvedimento provvisorio, in realtà il prelievo rischia di diventare definitivo e di aggiungersi alle altre fregature fiscali. Tutto ciò, mentre più di una indiscrezione dà per certa una prossima manovra correttiva del valore di 20 miliardi. Dopo l estate per far quadrare i conti e rispettare i vincoli imposti da Bruxelles, Palazzo Chigi sarebbe infatti costretto a un nuovo salasso e anche in quell occasione a finire nel mirino sarebbero risparmi e abitazioni, sulle quali già pende la revisione degli estimi catastali. Insomma, di male in peggio. Ma la beffa sta nelle parole del ministro dell Economia Pier Carlo Padoan, il quale, a dispetto di tutto ciò, l altro giorno ha ribadito la necessità di una riduzione delle imposte per far ripartire la crescita. Come dire il contrario di quel che si intende fare. 27/06/201419 In Parlamento la sovranità non appartiene al popolo Il 70% delle proposte di legge di iniziativa popolare presentate non è stato ancora esaminato Marco Sarti Qualcuno ha provato a mettere un tetto agli stipendi dei "top manager", qualcun altro a introdurre un reddito minimo garantito. C è chi si è occupato di eutanasia e chi di efficienza energetica. Alcuni speravano di aumentare i trattamenti economici in favore degli invalidi civili. Preparato un testo di legge, raccolte le firme necessarie, i progetti sono stati presentati in Parlamento. Salvo rare eccezioni, sono tutti finiti nei cassetti di qualche commissione. È il triste destino dei progetti di legge di iniziativa popolare. L intervento diretto degli elettori in Parlamento. Lo prevede la nostra Costituzione, all articolo 71. «Il popolo - si legge nella Carta - esercita l iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli». Peccato che la proposta spesso rimanga tale. Giusto un suggerimento al legislatore, quasi sempre inascoltato. Dall inizio della legislatura sono state presentate trentadue proposte di legge di iniziativa popolare. Il dato è fornito dalle statistiche sull attività legislativa di Palazzo Madama. La maggior parte sono state trasmesse alla Camera, il resto al Senato. Alcuni documenti sono inediti, altri ripropongono testi già depositati nelle scorse legislature e mai presi in considerazione. E in alcuni casi è evidente che dovranno essere ripresentati anche in futuro. Il bilancio? Ventidue progetti di legge - quasi il 70 per cento di quelli consegnati in Parlamento - non sono stati ancora letti. Assegnate a una specifica commissione, per queste norme «non è ancora iniziato l esame». Condividono lo stesso destino progetti per sviluppare l efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Un paio di proposte di legge si occupano di giochi d azzardo, una di eutanasia e rifiuto di trattamenti sanitari. C è una riforma della geografia giudiziaria e una proposta di legge che chiede di adeguare stipendi e indennità dei politici nazionali e locali «alla media nazionale europea». Norme di tutti i tipi e su tutti gli argomenti. Ciascuna sottoscritta da almeno 50mila italiani. Intanto un primo risultato è stato raggiunto. Almeno le ventidue proposte in attesa di esame sono state trasmesse alle commissioni competenti. Due progetti di legge non hanno avuto neppure questa fortuna. È il caso, ad esempio, della norma che chiede di istituire il reddito minimo garantito. Presentata a Montecitorio il 15 aprile dello scorso anno, al momento rimane ancora «da assegnare». Tra gli argomenti più sentiti dagli italiani spicca la legge elettorale. Difficile, se non impossibile, vedere approvata una norma di iniziativa popolare in questa materia (alcune sono state stralciate o assorbite da altri progetti). Del resto la riforma del sistema di voto - già approvata in prima lettura alla Camera - è ancora al centro di una lunga trattativa tra le forze politiche. E poi ci sono le leggi di iniziativa popolare che sono riuscite a finire all esame delle Camere. È già una vittoria. Sono cinque, non tantissime rispetto alle trentadue presentate. Rappresentano comunque una percentuale non marginale. Quattro sono all attenzione della Camera, una del Senato. Una proposta di legge per tutelare i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata è stata presentata in Parlamento circa un anno fa. La commissione Giustizia l ha esaminata due volte, lo scorso novembre. È all attenzione della commissione Lavoro, invece, il progetto di legge sulle rappresentanze sindacali. Completano il quadro alcune proposte normative sugli orari di apertura degli esercizi commerciali, i poteri degli enti locali e una nuova disciplina per ottenere la cittadinanza italiana.20 27/06/2014 Una tangente non salverà l economia Le tangenti aiutano la crescita, togliendo lacci e lacciuoli? I dati dicono che è vero il contrario Leonardo Borlini Le tangenti potrebbero favorire la crescita, magari consentendo tempi più rapidi per l avvio di una attività? I dati mostrano che è vero il contrario: procedure burocratiche eccessivamente lunghe sono associate ad alti livelli di corruzione. Mentre dove il Pil è più alto, la corruzione è bassa. La corruzione fa bene alla crescita? Il tema della corruzione è tornato a occupare prepotentemente le prime pagine dei quotidiani nazionali. È, allora, utile riassumere ed esaminare la tesi secondo cui essa possa promuovere maggiore efficienza e, addirittura, crescita del Pil. Una ragione spesso richiamata fa capo agli studi di Nathaniel Leff e Samuel Huntington: la corruzione può aumentare l efficienza, permettendo di eludere regole rigide (incapaci, pertanto, di adattarsi a realtà dinamiche) che ostacolano investimenti e altre politiche favorevoli alla crescita. È una linea di ragionamento più volte percorsa per spiegare (e giustificare) gli elevati livelli di corruzione presenti nei Paesi del Sud-Est asiatico. Modelli teorici più raffinati, come quelli di Paul Beck e Michael Maher o Da-Hsiang Lien, mostrerebbero che i soggetti più efficienti nelle gare per l assegnazione di appalti pubblici coincidono con quelli che hanno la disponibilità di pagare tangenti d importo maggiore: mazzette e prebende illecite agirebbero, pertanto, da filtro, selezionando gli attori più capaci. Altra posizione, invero piuttosto curiosa, è quella che dipinge la corruzione come un collante che permette all establishment politico di accumulare fondi ingenti da usare per tenere unito il corpo sociale, necessaria precondizione per qualunque politica di sviluppo. Francis Lui sostiene invece che la corruzione consente di risparmiare tempo a coloro per i quali questo bene possiede maggiore utilità. Un più articolato percorso argomentativo è proposto da Ana Eiras, nel commentare una ricerca promossa da Heritage Foundation/Wall Street Journal sulla relazione tra corruzione, libertà economica e crescita. Argomentando dalle note tesi di Hernando De Soto, Eiras traccia un nesso causale un po semplicistico tra dimensione del settore pubblico, numero delle leggi e rilevanza dell economia informale: corruzione, elusione delle regole e attività economiche illecite sarebbero semplicemente il sintomo principale di un disagio più grave, un fenomeno di miope e invasiva over-regulation.21 Molti studiosi si sono adoperati per contrastare le raffigurazioni del fenomeno corruttivo come stimolo all efficienza e, mediatamente, alla crescita economica. Vediamo come ognuno degli argomenti sopra riportati sia agevolmente confutabile. Primo. Regole e rigidità non sono variabili esogene, bensì creazioni degli attori per il funzionamento della società in cui operano, talvolta anche allo scopo di estrarre tangenti: quando le regole sono così utilizzabili, più norme saranno create. Secondo. Gli individui e gli agenti economici che possono pagare le tangenti più cospicue non sono necessariamente i più efficienti, ma, piuttosto i più abili rent-seekers. Assicurandosirendite di posizione mediante il ricorso a tangenti, difficilmente saranno imprenditori innovativi e realmente efficienti. Terzo. Il pagamento di denaro per velocizzare atti dovuti può incoraggiare i burocrati a rallentare ulteriormente lo svolgimento della loro attività allo scopo di ottenere maggiori tangenti. Quarto. Se può accadere che la corruzione funzioni come collante politico nel breve, è prevedibile che, esaurite le risorse che lo permettono, causi problemi assai considerevoli nel lungo periodo. L esempio dello Zaire sotto Mobuto sarebbe paradigmatico di tali dinamiche. Quanto alla supposta relazione lineare tra dimensione del fenomeno corruttivo ed estensione del settore pubblico, basta ricordare i Paesi scandinavi, caratterizzati da significativi livelli di intervento statale in diversi settori economici e bassi livelli di corruzione. Utilizzando la dimensione del reddito originato da attività pubbliche come approssimazione della dimensione del settore e dell intervento pubblico ed elaborando gli indici pubblicati da Transparency International e dalla Banca Mondiale, si dimostra che, contrariamente a quanto normalmente ritenuto, a elevate dimensioni dei redditi da attività pubbliche sono associati bassi livelli di corruzione. Cosa dicono i dati È forse più efficace mostrare altrimenti alcune delle relazioni tra corruzione e le principali variabili illustrative della salute di un mercato, ovvero dell economia di un Paese. Vediamo, ad esempio, se alti livelli di corruzione sono effettivamente associati a tempi più celeri per iniziare nuove attività imprenditoriali.22 Fonte: Elaborazione degli autori su dati WB e TI CPI =10 denota l assenza di corruzione, mentre CPI=0 denota i livelli più alti di corruzione (vedi la metodologia) Procedure burocratiche eccessivamente lunghe sono associate ad alti livelli di corruzione. Escluse sporadiche eccezioni, la relazione risulta intensa in tutti i casi analizzati. E sul piano macroecomico? Marco Arnone propone una ricchissima analisi delle relazioni tra corruzione e variabili macro. Limitiamoci a vedere cosa ci dice a proposito del nesso tra corruzione e Pil.23 Fonte. Elaborazione degli autori su dati TI e WB CPI =10 denota l assenza di corruzione, mentre CPI=0 denota i livelli più alti di corruzione. Il grafico illustra la relazione negativa tra corruzione domestica e Pil, ponendo in chiara luce la concentrazione di Paesi caratterizzati da corruzione pervasiva e livelli di Pil pro-capite prossimi allo zero. È possibile avere altre evidenze di tale relazione suddividendo l analisi in tre serie di dati relativi, rispettivamente, alle economie avanzate, emergenti e dei Paesi in via di sviluppo. Fonte: Elaborazione degli autori su dati WB e TI(I dati sono inerenti all anno solare 2009, così come quelli dei due successi vi) CPI =10 denota l assenza di corruzione, mentre CPI=0 denota i livelli più alti di corruzione. La relazione tra Pil pro-capite e Cpi è particolarmente forte per i Paesi più ricchi: alti livelli di Pil sono associati a bassi livelli di corruzione. Risultati simili caratterizzano le economie emergenti.24 Fonte: Elaborazione degli autori su dati WB e TI. CPI =10 denota l assenza di corruzione, mentre CPI=0 denota i livelli più alti di corruzione. Fonte: Elaborazione degli autori su dati WB e TI CPI =10 denota l assenza di corruzione, mentre CPI=0 denota i livelli più alti di corruz ione. L ultimo grafico mostra una similare correlazione anche per i Paesi in via di sviluppo. In conclusione, esiste una relazione negativa tra livelli di reddito pro-capite e di corruzione, evidenziata in tutti e tre gruppi di dati analizzati.25 Tommaso Nannicini 28/06/2014 Il credit crunch è peggiore di quello che vi raccontano Depurata di sofferenze e volumi pronti-termine, la stretta del credito mostra la sua peggiore faccia Fabio Bolognini La vera dimensione della straordinaria contrazione" del credito (che non è la stessa cosa di creditcrunch secondo la diplomatica ironia del primo ministro) non appare essere quella dei numeri totali comunicati dalla Banca d Italia e dall Abi. Questa è la scoperta fatta sfogliando le pubblicazioni della stessa Banca d Italia sulle economie regionali. Nelle tabelle contenute negli ultimi rapporti pubblicati in giugno se ne può trovare una che mostra l effettivo tasso di riduzione del credito alle imprese nelle sue principali forme tecniche, che sommate rappresentano circa il 90% del credito erogato. E i dati sono a dir poco sorprendenti. Prendendo sei tra le principali regioni d Italia si scopre che i volumi di aperture di credito in conto corrente sono diminuiti dell 11% tra dicembre 2012 e dicembre 2013, gli anticipi fatture e il salvo buon fine sulle RiBa sono scesi del 12% e i finanziamenti a scadenza dell 8,3% (vedi grafici), in totale molto di più di quel 4-5% di riduzione dichiarato dalle statistiche aggregate. Prendendo il dato medio non ponderato per le sei regioni la differenza sarebbe di quasi il 6% (4,85% con sofferenze e pronti-termine, contro 10,50% di dato depurato).26 Perché questa differenza? Lo rivelano le note alle tabelle pubblicate nei rapporti. Il dato complessivo di credito alle imprese contiene anche le sofferenze (che sono stabili per definizione) e i volumi di pronti-termine, il fattore che distorce il dato sul credito effettivo. Depurata di queste Vedere altro
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References: sentenza 
 art.1
 articolo 71
 art. 1
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