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Timestamp: 2020-01-24 18:15:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11705 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11705 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 15/12/2016, dep.11/05/2017), n. 11705
sul ricorso 6742-2016 proposto da:
C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
avverso il decreto n. 399/2015 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, emesso il 02/07/2015 e depositato il 05/08/2015;
La Corte d’Appello di Caltanissetta, con decreto depositato il 21 ottobre 2013, ha dichiarato improponibile il ricorso, depositato in data 15 dicembre 2011, con cui C.V. aveva chiesto la condanna del Ministero dell’Economia e delle finanze al danno non patrimoniale subito per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato dinnanzi al TAR di Palermo con ricorso del 9 gennaio 1997 e definito con sentenza depositata il 26 ottobre 2010 (pubblica udienza del 21 settembre 2010).
C.V. proponeva ricorso per la cassazione di questo decreto per due motivi.
La cassazione di questo decreto è stata chiesta da C.V. con ricorso affidato ad un motivo articolato su due profili.
Il Ministero delle Finanze si è costituito tardivamente, al solo fine di partecipare all’udienza pubblica.
1.1. = Il motivo è infondato. Come risulta dall’ampia e articolata motivazione della sentenza della cassazione che ha cassato il decreto della Corte di Caltanissetta che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per equa riparazione, la soluzione prospettata con la sentenza n. 718 del 2014 non rappresenta una conferma di orientamenti pregressi, ma una specificazione innovativa dell’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 3740 del 2013. La novità della soluzione riportata dalla sentenza n. 718 del 2014 della Corte di Cassazione è ragione sufficiente per compensare le spese di entrambi i giudizi (del giudizio conclusosi con il decreto cassato e del giudizio di cassazione).
Va qui osservato che la giurisprudenza ha avuto modo di tipizzare le seguenti ragioni che giustificano la compensazione delle spese giudiziali: a) la peculiarità in fatto o in diritto della vicenda; b) l’impossibilità di decidere il giudizio prima della fase istruttoria; c) la novità della fattispecie dal punto di vista dei precedenti; d) il contrasto giurisprudenziale e/o dottrinale sulla specifica materia; e) l’accoglimento della domanda attorea solo in forza di ius superveniens, oppure, di sentenza di incostituzionalità.
1.1.a) Va, altresì, precisato che la disposta compensazione per un grado di giudizio – per gravi ed eccezionali ragioni, la cui ricorrenza è stata correttamente riscontrata dal giudice del merito in ragione di mutati orientamenti giurisprudenziali, è statuizione che, non collidendo con il principio della infrazionabilità della soccombenza, ben può coesistere con il favore delle spese riconosciuto alla parte vittoriosa limitatamente ai gradi successivi; e ciò in quanto la violazione delle norme relative all’onere delle spese processuali è configurabile solo quando queste vengano poste, in tutto o in parte, a carico di chi sia risultato totalmente vittorioso (Cass., Sez. 5, 19 giugno 2013, n. 15317), mentre, all’infuori di questa ipotesi, la compensazione totale o parziale delle spese rientra nei poteri discrezionali del giudice del merito, e tali poteri comprendono la facoltà, in sede di rinvio, di operare la compensazione totale delle spese del processo svoltosi in un unico grado di merito, condannando il soccombente al pagamento di quelle di cassazione e di rinvio (cfr. Cass., Sez. 2, 10 aprile 1986, n. 2504). In definitiva, il ricorso va rigettato e il ricorrente, in ragione del principio di soccombenza ex art. 91 c.p.c., condannato al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione che vengono liquidate con il dispositivo.

References: Sentenza 
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 art. 91