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Timestamp: 2020-07-08 10:25:51+00:00

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febbraio | 2020 | lo scommettitore
CONFERENZA UNIFICATA E LIMITI AL GIOCO: LA PAROLA AI COMUNI
29 febbraio 2020 29 febbraio 2020 Riccardo Calantropio Senza categoria
I limiti orari al gioco stabiliti in Conferenza unificata nel 2017 tornano sempre più d’attualità. Ma cosa ne pensano gli amministratori? La parola ai Comuni di Milano, Roma, Napoli e all’Anci.
Si torna a parlare dei limiti al gioco previsti dall’intesa in Conferenza unificata nel 2017, dopo la decisione del sindaco di Biella, Claudio Corradino, di firmare un’ordinanza che ne recepisce i “paletti” in tema di orario, spegnendo gli apparecchi installati nel territorio comunale solo per 6 ore al giorno.
Una decisione particolarmente ben accolta dall’associazione Sapar che ha lanciato un appello ai Comuni italiani affinché facciamo altrettanto.
Ma c’è la possibilità che le amministrazioni locali scelgano questa strada, ispirandosi alla circolare del ministero degli Interni che lo scorso novembre ha evidenziato la “valenza d’indirizzo” dell’intesa?
Lo abbiamo chiesto proprio ad alcuni dei diretti interessati: da Simona Neri, referente per l’Anci all’Osservatorio del ministero della Salute per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, ai rappresentanti dei maggiori Comuni italiani: Milano, Roma e Napoli, in uno speciale pubblicato sulla rivista di gennaio 2020, sfogliabile gratuitamente online a questo link, di cui vi proponiamo un estratto.
COMUNE MILANO: “PRECETTI DEL VIMINALE NON VINCOLANTI” –
“Il Comune di Milano ha già regolato gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco, fin dal 2014 con le ordinanze sindacali numero 63 e 65, quindi ben prima dell’intesa Stato-Regioni del 2017”, rimarca Cristina Tajani, assessore comunale alle Politiche per il lavoro, attività produttive e commercio.
“Tali ordinanze sono state più volte oggetto di ricorsi sia da parte delle società concessionarie del gioco, sia di esercenti, ma sia il Tribunale amministrativo, che il Consiglio di Stato hanno sentenziato la correttezza e la validità delle citate ordinanze sindacali.
Si rende necessario precisare che il contenuto della circolare ministeriale non possiede elementi di carattere normativo (seppur di rango secondario e circoscritto al solo ambito amministrativo di competenza), è quindi priva di qualsiasi precetto vincolante. Essa viene definita come ‘atto di indirizzo’ dallo stesso organo che l’ha emanata, ma risulta come una chiara segnalazione a tutti i prefetti, ai quali viene indicato, in uno spirito di leale collaborazione, di renderne partecipi anche i Comuni e come tale, anche il Comune di Milano, valuterà queste indicazioni, ricordando, come detto innanzi, che esso ha già una valida regolamentazione degli orari di utilizzo degli apparecchi da gioco”.
COMUNE ROMA: “TROPPI PUNTI CRITICI NELL’INTESA” – Per la città di Roma a rispondere nel merito è Sara Seccia (M5S), vice presidente dell’Assemblea capitolina e referente comunale sul tema del Gap.
“Per ora non riteniamo di recepire le indicazioni del Viminale: attualmente Roma disciplina gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincita in denaro (slot machine e Vlt) con l’ordinanza sindacale numero 111/2018, su cui è stato pendente giudizio al Tar Lazio da parte delle più grandi concessionarie ricorrenti che avevano richiesto anche la sospensiva del provvedimento.
Non solo la sospensiva non è stata mai concessa, ma al Tar l’ordinanza ha vinto i ricorsi su ogni contestazione. Siamo ora in attesa, per fine gennaio, dell’esito dell’appello presso il Consiglio di Stato. Ciò significa che, nonostante le disposizioni previste nella Conferenza unificata del 2017, Roma ha agito secondo criteri di legittimità e proporzionalità.
Non recepiremo, per ora, il testo scaturito dalla Conferenza perché esso non ha mai avuto attuazione e ritenere che esso oggi sia cogente sarebbe giuridicamente un grosso errore, soprattutto un grave precedente, a spregio di qualsiasi regola sugli iter da seguire per rendere applicabile un provvedimento. Inoltre, il contenuto della circolare è privo di qualsiasi precetto vincolante, è un semplice ‘atto di indirizzo’. Quindi, in che modo una circolare può vincolare gli organi di governo regionali e comunali? Perché non emettere i previsti decreti attuativi (ammesso che il testo della Conferenza sia condivisibile)?”.
COMUNE NAPOLI: “LA CIRCOLARE ROMPE IL SILENZIO” – Unica voce fuori dal coro quella del vice sindaco e assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Enrico Panini. “La circolare del Ministero è importante perché rompe colpevoli silenzi ed inerzie – a tutti i livelli – su un tema di crescente rilevanza nel nostro Paese: le regole per il gioco lecito.
Di crescente rilevanza perché l’incremento delle patologie da Gap è davvero molto consistente.
Bene che la circolare assuma le indicazioni della Conferenza Stato-Regioni del 2017. Bene che fra i requisiti richiesti per autorizzare l’apertura di una sala da gioco si debba tener conto anche degli orari e delle distanze dai luoghi sensibili.
Molto meno bene che, di quella Conferenza, si ometta di assumere la richiesta dei Comuni di modifica al testo dell’intesa (recepita) mirata a considerare i limiti di orario e distanze definiti nel testo come limiti massimi salvaguardando le regolamentazioni deliberate dagli Enti locali. Questa è una mancanza che giudico molto negativamente.
Atteso che le circolari formulano degli indirizzi, il Comune di Napoli continuerà a osservare il regolamento approvato all’unanimità dal consiglio comunale. Un regolamento sul quale per due volte il Consiglio di Stato si è espresso positivamente con affermazioni di grande rilievo innovativo, ad esempio la possibilità di estendere ai corner le stesse regole delle sale da gioco”.
ANCI: “COMUNI INDIPENDENTI DALLE REGIONI” – Sul tema, visto il coinvolgimento dei Comuni, offre la sua visione anche Simona Neri, referente per l’Anci all’Osservatorio del ministero della Salute per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave.
“Nonostante l’accordo della Conferenza unificata non sia stato formalmente attuato tramite decreto, penso che nei contenuti ci sia stata un’intesa frutto di un lungo, approfondito e anche sofferto confronto tra i soggetti che ne fanno parte.
Non nascondo che per noi Comuni rappresenta un passo in avanti considerevole e ci rende finalmente indipendenti dalla legislazione regionale che tra Nord e Sud è estremamente variabile proprio sul tema delle limitazioni orarie.
In Toscana (Neri è sindaco di Laterina Pergine Valdarno, in provincia di Arezzo Ndr), ad esempio, la legge regionale non dà prescrizioni specifiche in tema né apre direttamente alla possibilità di intervenire ai primi cittadini (dando forse per scontati i poteri dei sindaci in qualità di massime autorità sanitarie dei propri territori?) e le ordinanze sindacali in materia di orari sono state tutte impugnate e respinte dal Tar, contrariamente a quanto avviene in Veneto, invece. Unica eccezione il Comune di Firenze, che al secondo tentativo di ordinanza ha superato invece il vaglio del Tar Toscana sul prevedibile nuovo ricorso”.
CALANTROPIO: ‘DOPO VENT’ANNI DI CONTENZIOSO GESTORI CTD NON PIÙ INCONSAPEVOLI’
29 febbraio 2020 Riccardo Calantropio Senza categoria
L’esperto di betting Riccardo Calantropio torna sulla pronuncia della Corte Ue in materia di imposta unica per i Ctd e guarda alla responsabilità dei gestori.
“Stando ai primi commenti da parte di Stanleybet sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea relativa all’imposta unica, saremmo di fronte a una pronuncia contraddittoria, mentre non lo è affatto per l’avvocatura dello Stato e per l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli”, commenta Riccardo Calantropio, esperto di betting e consulente di molti bookmaker. “Secondo il mio modesto parere è, invece, perfettamente in linea con quanto deciso dalla Corte Costituzionale Italiana nel 2018, e proprio di questa ultima sentenza, i tribunali italiani, cassazione compresa, non potranno non tener conto”, aggiunge.
“Eppure, si invoca una nuova decisione della Corte di Giustizia Europea, che non potrebbe avvenire prima di tre anni. Tempo, probabilmente sufficiente per dar modo, nel frattempo, alla Cassazione di emettere sentenze definitive. Il fatto che non sia certo al 100 percento, l’alta probabilità dovrebbe pesare ugualmente molto nelle scelte dei gestori, che sono pedine inconsapevoli, e quasi sempre in buona fede, di questi oltre venti anni di contenzioso tra lo Stato Italiano e le scelte della Stanleybet. Se si legge, infatti, un contratto tipico di quelli che vengono firmati tra i bookmaker esteri e i gestori dei centri in Italia, nelle prime righe viene indicato che il soggetto proponente paga la ‘betting tax’ (tassa sulle scommesse) alla Malta Gaming Authority – Malta; e una persona di media cultura, nella migliore delle ipotesi, potrebbe interpretare tale informazione come il fatto che non sia dovuta l’imposta unica in Italia (sempre che i gestori lo abbiano letto, o abbiano firmato in fiducia); cosa che invece, dopo le sentenze della Corte Costituzionale e della Cjeu, oggi è pacifico che sia dovuta. Conosco bene questa impreparazione dei gestori perché molti di loro mi consultano in merito”.
“Ora – prosegue Calantropio – emerge il problema che, secondo la Legge di Stabilità, se non si paga l’imposta unica e i suoi arretrati, c’è la possibilità della chiusura dei centri. Oggi, non escluderei che così si equiparano i Ctd a dei sostituti di imposta, in solido con i propri bookmakers, come lo sono gli altri concessionari AdM, e sorgerebbe anche la possibile ‘appropriazione indebita’, con pesanti risvolti penali”.
I VANTAGGI PASSATI – Per quanto riguarda il triplo della media provinciale per calcolare l’imposta dovuta dopo il 2016, secondo lo stesso consulente “bisogna considerare anche che si potrebbe intendere come sanzione per non aver aderito alla sanatoria, visto che ora è assodato che l’imposta unica era dovuta, indipendentemente se discriminati o meno dai bandi. E si dovrebbe anche tener conto di altri vantaggi, come quello di non pagare il canone di concessione, il costo delle proroghe, il costo delle fidejussioni, il numero illimitato di aperture di Ctd, e altri vantaggi come la giocata minima a un euro nei riguardi dei concessionari AdM (un vantaggio molto odiato dagli altri gestori regolari). In ogni caso, sotto questo aspetto, non credo che la problematica sia di competenza della Corte di Giustizia Europea, ma solo di competenza italiana. Ricordiamo che Einstein, che non voleva accettare che viviamo in un mondo probabilistico e non deterministico, coniò la famosa frase ‘Dio non gioca ai dadi con L’universo’, ma dopo qualche decennio fu dimostrato che si sbagliava. Ogni evento ha una sua probabilità di verificarsi, e questo pesa sulla convenienza delle scelte, soprattutto imprenditoriali dei gestori. La scelta di continuare a fare i gestori di un Ctd potrebbe diventare così una scommessa abbastanza rischiosa sotto diversi aspetti, ognuno con il suo peso ponderale di probabilità”.
LE DOMANDE TRA I GESTORI DI CTD – “Qualche gestore sta quindi iniziando, a quanto mi risulta, a porsi la domanda se non convenga chiedere la risoluzione contrattuale ed eventuale risarcimento danni, oltre a pretendere impegni pubblici ed inequivocabili dal bookmaker a pagare tutti gli arretrati, cosa che ancora non ha mai fatto. A sentire qualche gestore, pur avendo ricevuto offerte da altri Concessionari AdM, non lo fa ancora, perché teme di essere ‘scaricato’ dalla società, non solo nel pagamento degli arretrati delle imposte, ma anche come semplice assistenza legale. I gestori, oggi, si trovano con questo dubbio, senza che lo potessero prevedere, e sarebbe giusto che il bookmaker agevolasse le scelte di costoro, senza altri impedimenti economici o psicologici”.
“Pensando a Stanleybet: con tutto il rispetto per le attuali conseguenze economiche per la società, perché i gestori devono continuare ad essere delle pedine passive e quasi sempre inconsapevoli? La società di Liverpool, in passato ha fatto delle scelte (o ‘scommesse’, per restare in tema) quasi sempre vincenti. L’ultima scommessa è stata perdente; ma non era una scelta dei gestori. Anche per questo sta circolando l’idea di valutare l’esistenza di presupposti di azioni legali collettive, di cui abbiamo già iniziato a parlare”.
28 febbraio 2020 Riccardo Calantropio Senza categoria
28/02/2020 | 08:17
ROMA – La Polizia di Stato ha sequestrato una sala scommesse completamente abusiva a due passi dal centro di Cesena. Nel blitz il personale dell’ufficio Polizia amministrativa e sociale ha proceduto al sequestro delle apparecchiature che erano anche troppo vicine a luoghi sensibili; il titolare e un dipendente – che svolgeva il compito di gestire la raccolta delle scommesse in assenza del titolare stesso – sono stati denunciati per esercizio abusivo di attività di gioco o scommesse. Il sequestro è stato disposto dal Gip del Tribunale di Forlì su richiesta della Procura della Repubblica di Forlì, perchè l’agenzia è risultata priva della autorizzazione amministrativa dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli di Stato e della licenza di Pubblica Sicurezza e operava per conto di un bookmaker estero. Inoltre l’esercizio in questione operava in violazione della legge regionale che prevede una distanza minima di metri 500 dai luoghi considerati sensibili ed il cambio di destinazione d’uso, da attività commerciale a sala dedicata alla raccolta di gioco e scommesse.
Scommesse. Commissione Tributaria Regionale: “Ricevitore e bookmaker sempre obbligati al versamento dell’imposta”
27 febbraio 2020 Riccardo Calantropio Senza categoria
La Commissione Tributaria Regionale della Campania ha rigettato il ricorso del titolare di una ricevitoria del capoluogo contro un avviso di accertamento emesso dall’Ufficio dei Monopoli, in materia di imposta unica sulla raccolta delle scommesse sportive
Per la Commissione “emerge con chiarezza che oggetto (o preusupposto) dell’imposta – la quale, nel corso del tempo, ha assunto varie denominazioni («tassa di lotteria», «imposta unica sui giuochi di abilità e sui concorsi pronostici», «imposta sugli spettacoli», di nuovo «imposta unica») -è sempre stata l’attività consistente nella organizzazione ed esercizio di giuochi di abilità e di concorsi pronostici, per i quali si corrisponda una ricompensa di qualsiasi natura e per la cui partecipazione sia richiesto il pagamento di una posta in denaro (per utilizzare le parole impiegate dal legislatore nel D.Lgs. n. 496 del 1948): conseguenza evidente è che soggetto all’imposta è chiunque svolga tale attività”.
“(…)della questione della compatibilità della normativa in questione con le direttive comunitarie, e con la nostra Costituzione nonché sulla natura, fondamento ed applicabilità della normativa in esame si sono pronunciate le Commissioni Tributarie provinciali e regionali di numerose regioni e provincie italiane, nonché, in particolare questa stessa CTR che nel rimarcare le peculiarità della imposta, ne hanno correttamente colto la differenza con l’imposta sul valore aggiunto e la sua specialità, certamente non paragonabile come ha fatto l’appellante alle altre ipotesi di esenzione dall’IVA, quelle si ispirate da esigenze di tutela sociale, laddove nella fattispecie in esame una delle motivazioni del vigente regime fiscale attiene proprio alla particolare pericolosità dell’attività svolta che, anche prescindendosi dalla sua liceità intrinseca, implica una elevata probabilità di generare gravi patologie (ludopatie) e di qui il disfavore fiscale lamentato, del tutto legittimo e coerente con la normativa comunitaria”.
“Né può farsi a meno di osservare come la sede estera scelta (dal bookmaker) impedisca una completa verifica del regime di tassazione a cui è assoggettata nel paese di residenza (Malta ), come già osservato dai giudici di prime cure, le cui conclusioni sul punto questa CTR condivide.
Riportandosi, pertanto alla motivazione espressa dai giudici di primo grado che qui si condivide, nonché alle varie enunciazioni della giurisprudenza di questa CTR, ritiene questa Commissione che tutte le eccezioni finalizzate alla sospensione del presente giudizio e a far valere la incompatibilità della normativa nazionale con quella comunitaria vadano rigettate in toto.
Ancora la contestazione circa i valori accertati induttivamente e i criteri di calcolo appare del tutto generica e tale da non consentire una ricostruzione alternativa a quella operata dagli accertatori”.
Fonte JAMMA
Imposta scommesse. ADM: “Cassazione decida su cause ancora pendenti”
27 FEBBRAIO 2020 – 09:11
“La Corte di Giustizia europea mette la parola fine all’annosa questione dell’imposta unica applicata agli operatori che gestiscono scommesse raccolte sul territorio italiano e dichiara compatibili con la normativa UE le disposizioni italiane che assoggettano all’ “imposta sulle scommesse” i Centri Trasmissione Dati stabiliti in Italia e collegati con bookmakers esteri, i quali sono responsabili in solido”.
Come commenta l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “Via libera, quindi, agli accertamenti effettuati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli anche da parte della Corte di Giustizia europea. Adesso, alla Corte di Cassazione resta da decidere le numerose cause ancora pendenti. Da segnalare che in buona parte dei casi (circa l’80%) l’Agenzia è già risultata vittoriosa in primo grado”.
E difficilmente la Cassazione, superato in modo positivo la sentenza della CJEU, si potrà distaccare dalla sentenza dell Corte Costituzionale del 2018, che è scesa molto nello specifico e nel dettaglio.
http://www.giurcost.org/decisioni/2018/0027s-18.html
ai punti 4.3 e 4.4 recita:
4.3.– In riferimento al denunciato difetto di congruità e proporzione dell’intervento legislativo rispetto alle finalità perseguite, non è ravvisabile alcuna irragionevolezza nell’assoggettamento ad imposta del ricevitore operante per bookmaker sfornito di concessione, con conseguente parificazione dello stesso ricevitore al bookmaker concessionario.
Come è già stato rilevato dalla giurisprudenza tributaria consolidatasi sul punto, tale scelta legislativa risponde ad un’esigenza di effettività del principio di lealtà fiscale nel settore del gioco, allo scopo di evitare l’irragionevole esenzione per gli operatori posti al di fuori del sistema concessorio, i quali finirebbero per essere favoriti per il solo fatto di non avere ottenuto la necessaria concessione, ovvero di operare per conto di chi ne sia privo.
Inoltre, la censura riguardante la parificazione tra ricevitorie e bookmakers concessionari non tiene conto della previsione dell’obbligazione tributaria gravante in solido sul soggetto per conto del quale l’attività è esercitata. La previsione della solidarietà passiva per l’assolvimento dell’imposta in esame è contenuta nello stesso art. 1, comma 66, lettera b), della legge n. 220 del 2010.
D’altra parte, rimane estranea alla questione di legittimità costituzionale la possibilità del bookmaker di agire in via di rivalsa nei confronti del coobbligato in solido. Nei rapporti interni, i coobbligati in solido rimangono liberi di regolare il riparto dell’onere tributario che il legislatore, con la previsione del vincolo della solidarietà passiva, pone a carico di entrambi.
4.4.– Quanto alla denunciata violazione del principio della capacità contributiva, la scelta di assoggettare all’imposta i titolari delle ricevitorie operanti per conto di soggetti privi di concessione tiene conto della circostanza che il rapporto tra il titolare della ricevitoria che agisce per conto di terzi ed il bookmaker è disciplinato da un contratto dal quale sono regolate le stesse commissioni dovute al titolare della ricevitoria per il servizio prestato. Attraverso la regolazione negoziale delle commissioni, il titolare della ricevitoria ha la possibilità di trasferire il carico tributario sul bookmaker per conto del quale opera. D’altra parte, le commissioni a lui dovute rappresentano un elemento di costo che necessariamente entra far parte delle valutazioni economiche dello stesso bookmaker, il quale ne terrà conto nella determinazione delle quote e, quindi, dell’importo che lo scommettitore deve corrispondere per la scommessa.
Con riferimento ai rapporti successivi al 2011, ossia alla data di entrata in vigore della disposizione interpretativa dell’art. 1, comma 66, lettera b), non sussiste, pertanto, la denunciata impossibilità di traslazione dell’imposta da parte del titolare della ricevitoria. Ne consegue la non fondatezza della questione relativa alla denunciata violazione dell’art. 53 Cost.
4.5.– Tali argomenti non sono replicabili con riferimento all’applicazione della disciplina in esame alle annualità fiscali antecedenti all’entrata in vigore della disciplina interpretativa del 2010.
SCOMMESSE E CTD: SPUNTA L’IDEA DI AZIONI COLLETTIVE PER RECUPERO IMPOSTA UNICA
26 febbraio 2020 26 febbraio 2020 Riccardo Calantropio Senza categoria
Alla luce della pronuncia di oggi della Corte di giustizia europea in materia di imposta unica per i Ctd, emergono nuove sensibilità nel settore.
La pronuncia di questa mattina della Corte di giustizia europea sull’imposta unica sembra risolvere, almeno in parte, l’annoso contenzioso tra i bookmaker senza concessione e lo Stato italiano. Ma apre anche a nuovi fronti e ulteriori, possibili, contenziosi. Come quello ipotizzata dal consulente esperto di betting, Riccardo Calantropio, già intervenuto sul tema dell’imposta unica, che pone, questa volta, il problema dell’esistenza di presupposti di azioni collettive dei gestori di Centri trasmissione dati (Ctd) verso i propri bookmaker esteri di riferimento, per il recupero delle somme pagate o ancora da pagare per l’imposta unica dal 2011 ad oggi. Ciò anche in virtù delle cartelle esattoriali ricevute o da ricevere, in seguito alle sentenze della Corte Costituzionale del 2018 e della Corte Ue di oggi, 26 Febbraio 2020.
Il problema nasce dal dibattito sorto sul web tra il consulente e un ex gestore di un Ctd, il quale aveva ricevuto delle cartelle esattoriali per il periodo successivo al 2011 ed antecedente alla sanatoria del 2015.
“Occorre ricordare, nel merito, i punti 4.3 e 4.4 della Sentenza della Corte Costituzionale N. 27 del 2018 sulla solidarietà passiva tra bookmaker e co-obbligato gestore di Ctd – spiega Calantropio – i quali recitano come segue: (4.3.)In riferimento al denunciato difetto di congruità e proporzione dell’intervento legislativo rispetto alle finalità perseguite, non è ravvisabile alcuna irragionevolezza nell’assoggettamento ad imposta del ricevitore operante per bookmaker sfornito di concessione, con conseguente parificazione dello stesso ricevitore al bookmaker concessionario.
Come è già stato rilevato dalla giurisprudenza tributaria consolidatasi sul punto, tale scelta legislativa risponde ad un’esigenza di effettività del principio di lealtà fiscale nel settore del gioco, allo scopo di evitare l’irragionevole esenzione per gli operatori posti al di fuori del sistema concessorio, i quali finirebbero per essere favoriti per il solo fatto di non avere ottenuto la necessaria concessione, ovvero di operare per conto di chi ne sia privo. Inoltre, la censura riguardante la parificazione tra ricevitorie e bookmakers concessionari non tiene conto della previsione dell’obbligazione tributaria gravante in solido sul soggetto per conto del quale l’attività è esercitata. La previsione della solidarietà passiva per l’assolvimento dell’imposta in esame è contenuta nello stesso art. 1, comma 66, lettera b), della legge n. 220 del 2010. D’altra parte, rimane estranea alla questione di legittimità costituzionale la possibilità del bookmaker di agire in via di rivalsa nei confronti del coobbligato in solido. Nei rapporti interni, i coobbligati in solido rimangono liberi di regolare il riparto dell’onere tributario che il legislatore, con la previsione del vincolo della solidarietà passiva, pone a carico di entrambi”.
“(4.4.) Quanto alla denunciata violazione del principio della capacità contributiva, la scelta di assoggettare all’imposta i titolari delle ricevitorie operanti per conto di soggetti privi di concessione tiene conto della circostanza che il rapporto tra il titolare della ricevitoria che agisce per conto di terzi ed il bookmaker è disciplinato da un contratto dal quale sono regolate le stesse commissioni dovute al titolare della ricevitoria per il servizio prestato. Attraverso la regolazione negoziale delle commissioni, il titolare della ricevitoria ha la possibilità di trasferire il carico tributario sul bookmaker per conto del quale opera. D’altra parte, le commissioni a lui dovute rappresentano un elemento di costo che necessariamente entra far parte delle valutazioni economiche dello stesso bookmaker, il quale ne terrà conto nella determinazione delle quote e, quindi, dell’importo che lo scommettitore deve corrispondere per la scommessa.
Con riferimento ai rapporti successivi al 2011, ossia alla data di entrata in vigore della disposizione interpretativa dell’art. 1, comma 66, lettera b), non sussiste, pertanto, la denunciata impossibilità di traslazione dell’imposta da parte del titolare della ricevitoria. Ne consegue la non fondatezza della questione relativa alla denunciata violazione dell’art. 53 Cost.”
“Questa responsabilità in solido, tra gestore e bookmaker – rileva ancora il consulente – è stata espressamente sottolineata anche nel commento di AdM dopo la sentenza della Corte di oggi: ‘Compatibile con il diritto dell’Unione, la normativa nazionale che assoggetta ad imposta sulle scommesse i centri trasmissione dati stabiliti in Italia e collegati con bookmakers esteri, i quali sono responsabili in solido. Si auspicano, pertanto, come per il problema della tassazione delle vincite in Ctd di bookmakers esteri senza concessione, dei pareri di avvocati ed esperti, in modo da orientare le scelte dei gestori, ed ex gestori, che si trovassero nelle condizioni del caso, se i bookmaker si rifiutassero di rimborsare e pagare in tutto o in parte, o secondo criteri illogici, al loro posto l’imposta unica pregressa; e non dando anche assicurazioni pubbliche ed inequivocabili in merito”.
26 febbraio 2020 Riccardo Calantropio Senza categoria
ROMA – «La sentenza era attesa in questi termini, la Corte ha accolto le nostre posizioni. Ci aspettavamo un esito positivo, dopo aver letto le osservazioni della Commissione UE e dopo la decisione della Corte di non tenere udienza pubblica e non prevedere le conclusioni dell’Avvocato Generale. I giudici la consideravano evidentemente una questione semplice da risolvere». E’ quanto dichiara ad Agipronews l’avvocato dello Stato Sergio Fiorentino, che insieme al collega Pio Marrone ha seguito la causa per conto del Governo italiano, commentando la decisione della Corte di Giustizia che ha definito legittima la normativa italiana sull’imposta a carico dei centri esteri privi di concessione.
«Non c’è stata discriminazione ai danni del bookmaker, perché non sono paragonabili situazioni così diverse. La Corte dice: una cosa è disporre di una struttura tutta italiana (come nel caso dei concessionari, ndr), un’altra è l’utilizzo di operatori italiani da parte di una società che è stabilita in uno stato estero. E’ giusto differenziare il regime di tassazione, quindi. Poi c’era una terza questione (relativa alla previsione – per il calcolo delle imposte a partire dal 2015 – di una base imponibile pari al triplo della raccolta media provinciale registrata dai concessionari di scommesse, ndr) che è stata definita irricevibile perché successiva alla vicenda principale», aggiunge l’Avvocato dello Stato. Il procedimento di Parma, da cui è nato il caso europeo, tornerà ora alla Commissione Tributaria emiliana: «Sì, è così. La decisione “fa Stato” in tutte le vicende analoghe nei tantissimi giudizi pendenti in tutta Italia. Molte sentenze erano già favorevoli all’Agenzia delle Dogane, anche se non tutte. Sui temi di rilevanza comunitaria, ha avuto ragione l’Amministrazione, poi se ci saranno altre controversie specifiche con i gestori saranno affrontate caso per caso nei vari giudizi». Il tema della doppia imposizione, infine, “non poteva far breccia”, visto che quella è «competenza degli stati nazionali e si risolve con lo strumento delle convenzioni bilaterali. La Corte non è scesa nel merito ma in questo caso non c’era doppia imposizione. La tassa pagata a Malta dal bookmaker era relativa a giochi diversi da quelli gestiti in Italia e quindi la questione non si poneva neanche», conclude Fiorentino.
La Corte di Giustizia Europea sulla attività dell’operatore di scommesse Stanlebet in Italia
La richiesta di pronuncia pregiudiziale è stata formulata dalla Commissione tributaria provinciale di Parma. Si chiede alla Corte di stabilire se:
gli artt. 56, 57 e 52 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, la giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di servizi di gioco e scommessa, di cui, in particolare, alle sentenze Gambelli (causa C-243/01), Placanica (causa C-338/04), Costa e Cifone (cause riunite C-72/10 e C-77/10), e Laezza (causa C-375/14), e in materia di discriminazione fiscale, di cui, in particolare, alle sentenze Lindman (causa C-42/02), Commissione c. Spagna (causa C-l53/08), e Blanco e Fabretti (cause riunite C-344/13 e C-367/13), ed i principi di diritto dell’Unione di parità di trattamento e non discriminazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale del 23.01.2018, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale del tipo di quella italiana in causa, che prevede l’assoggettamento all’Imposta Unica sulle Scommesse e Concorsi Pronostici di cui agli artt. 1-3 del D. Lgs. 23.12.1998 n. 504, come modificati dall’art. 1, co. 66, lett. b), della Legge di Stabilità 2011, degli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa stabiliti in un diverso Stato Membro dell’Unione Europea, in particolare, aventi le caratteristiche della società Stanleybet Malta Ltd, ed in via eventuale, dei medesimi operatori di scommessa in solido con i loro intermediari nazionali.
Se gli artt. 52, 56 e ss. del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, la giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di servizi di gioco e scommessa, ed i principi di parità di trattamento e non discriminazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale del 23.01.2018, ostano ad una normativa nazionale del tipo di quella italiana di cui all’art. 1, comma 644, lett. g), L. 190/2014 che impone agli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa stabiliti in un diverso Stato Membro dell’Unione Europea, in particolare, aventi le caratteristiche della società Stanleybet Malta Ltd., ed in via eventuale, dei medesimi operatori di scommessa in solido con i loro intermediari nazionali, il pagamento dell’Imposta Unica sulle scommesse di cui al D. Lgs. 504/1998 su di un imponibile forfettario coincidente con il triplo della media della raccolta effettuata nella provincia ove è ubicato l’esercizio o il punto di raccolta, desunta dai dati registrati nel totalizzatore nazionale per il periodo d’imposta antecedente a quello di riferimento.
Per la Corte Ue: L’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro che assoggetti ad imposta sulle scommesse i Centri di Trasmissione di Dati stabiliti in tale Stato membro e, in solido e in via eventuale, gli operatori di scommesse, loro mandanti, stabiliti in un altro Stato membro, indipendentemente dall’ubicazione della sede di tali operatori e dall’assenza di concessione per l’organizzazione delle scommesse.
SENTENZA TESTO:
Stanleyparma Sas di Cantarelli Pietro & C.,
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli UM Emilia Romagna – SOT Parma,
– per la Stanleyparma Sas di Cantarelli Pietro & C., da D. Agnello, V. Varzi e M. Mura, avvocati;
– per la Stanleybet Malta Ltd, da R.A. Jacchia, F. Ferraro, A. Terranova e D. Agnello, avvocati;
– per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da P.G. Marrone e S. Fiorentino, avvocati dello Stato;
– per il governo belga, da L. Van den Broeck e M. Jacobs, in qualità di agenti, assistite da P. Vlaemminck e R. Verbeke, advocaten;
– per il governo ceco, da M. Smolek, O. Serdula e J. Vláčil, in qualità di agenti;
– per la Commissione europea, da P. Rossi e N. Gossement, in qualità di agenti,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 52, 56 e 57 TFUE, nonché sull’interpretazione dei principi di non discriminazione in materia fiscale e di parità di trattamento.
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, la Stanleyparma Sas di Cantarelli Pietro & C. e la Stanleybet Malta Ltd e, dall’altro, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli UM Emilia Romagna – SOT Parma (Italia) (in prosieguo: l’«ADM»), in ordine alla legittimità della decisione di quest’ultima relativa all’obbligo di pagare, in Italia, un’imposta unica sulle scommesse (in prosieguo: l’«imposta unica») incombente, in via principale, ai Centri di Trasmissione di Dati (in prosieguo: i «CTD»), come la Stanleyparma, nonché, in via eventuale, alla Stanleybet Malta, in qualità di obbligato solidale.
3 Conformemente all’articolo 1 del decreto legislativo del 23 dicembre 1998, n. 504 – Riordino dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse, a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 288 (GURI n. 27, del 3 febbraio 1999; in prosieguo: il «decreto legislativo n. 504/1998»), l’imposta unica è dovuta per i concorsi pronostici e le scommesse di qualunque tipo, relativi a qualunque evento, anche se svolto all’estero.
4 L’articolo 3 di detto decreto legislativo, intitolato «Soggetti passivi», è così formulato:
«Soggetti passivi dell’imposta unica sono coloro i quali gestiscono, anche in concessione, i concorsi pronostici e le scommesse».
5 Ai sensi dell’articolo 1, comma 66, della legge del 13 dicembre 2010, n. 220 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011) (GURI n. 297, del 21 dicembre 2010; in prosieguo: la «legge di stabilità 2011»):
a) (…) l’imposta unica (…) è comunque dovuta ancorché la raccolta del gioco, compresa quella a distanza, avvenga in assenza ovvero in caso di inefficacia della concessione rilasciata dal Ministero dell’economia e delle finanze –Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato;
b) l’articolo 3 del decreto legislativo [n. 504/1998] si interpreta nel senso che soggetto passivo d’imposta è chiunque, ancorché in assenza o in caso di inefficacia della concessione rilasciata dal Ministero dell’economia e delle finanze –Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, gestisce con qualunque mezzo, anche telematico, per conto proprio o di terzi, anche ubicati all’estero, concorsi pronostici o scommesse di qualsiasi genere. Se l’attività è esercitata per conto di terzi, il soggetto per conto del quale l’attività è esercitata è obbligato solidalmente al pagamento dell’imposta e delle relative sanzioni».
6 Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 1° marzo 2006, n. 111 – Norme concernenti la disciplina delle scommesse a quota fissa su eventi sportivi diversi dalle corse dei cavalli e su eventi non sportivi da adottare ai sensi dell’articolo 1, comma 286, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (GURI n. 67, del 21 marzo 2006), all’articolo 16 prevede che il concessionario effettui il pagamento delle somme dovute a titolo di imposta unica.
7 Ai sensi dell’articolo 1, comma 644, lettera g), della legge del 23 dicembre 2014, n. 190 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015) (supplemento ordinario alla GURI n. 300, del 29 dicembre 2014), l’imposta unica si applica «su di un imponibile forfetario coincidente con il triplo della media della raccolta effettuata nella provincia ove è ubicato l’esercizio o il punto di raccolta, desunta dai dati registrati nel totalizzatore nazionale per il periodo d’imposta antecedente a quello di riferimento».
8 La Stanleybet Malta opera in Italia nel settore della raccolta di scommesse, per il tramite di CTD, come la Stanleyparma, sulla base di un rapporto riconducibile allo schema contrattuale del mandato. I CTD sono ubicati presso locali aperti al pubblico, mettono a disposizione dei giocatori un collegamento telematico e trasmettono i dati delle singole giocate al loro mandante. La Stanleybet Malta, che esercita la sua attività in Italia da circa venti anni, non è titolare né di una concessione né di una licenza di polizia.
9 Con decisione del 21 settembre 2016, in esito al procedimento di accertamento dell’imposta, l’ADM ha inviato alla Stanleyparma e, in subordine, alla Stanleybet Malta, in qualità di obbligato solidale, un avviso di accertamento, in applicazione dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 504/1998, come interpretato all’articolo 1, comma 66, della legge di stabilità 2011, per il pagamento dell’imposta unica sulle scommesse raccolte in Italia durante l’anno d’imposta 2011, per un importo pari a EUR 8 422,60. L’ADM ha ritenuto che tale imposta fosse dovuta giacché la Stanleyparma svolgeva, «per conto terzi», un’attività di gestione di scommesse.
10 La Stanleyparma e la Stanleybet Malta hanno presentato al giudice del rinvio, la Commissione tributaria provinciale di Parma (Italia), domanda di annullamento di tale decisione, adducendo che la normativa nazionale di cui trattasi nel procedimento principale introduce, nei loro confronti, una restrizione alla libera prestazione dei servizi.
11 Il giudice del rinvio, che nutre gli stessi dubbi delle ricorrenti, s’interroga, in particolare, sulla compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell’Unione, segnatamente con gli articoli 52, 56 e 57 TFUE nonché con i principi della parità di trattamento e di non discriminazione.
12 Detto giudice ritiene che l’attribuzione in capo ai CTD della soggettività passiva all’imposta unica configuri un’illegittima restrizione alla libera prestazione dei servizi, ai sensi dell’articolo 56 TFUE, sotto un duplice profilo. Da un lato, non sarebbe previsto l’assoggettamento a tale imposta per i CTD operanti per conto dei concessionari nazionali, benché svolgano un’attività comparabile a quella della Stanleyparma. Dall’altro, la Stanleyparma, chiamata a versare l’imposta di cui trattasi, sarebbe assimilata a tali concessionari, la cui attività è tuttavia diversa.
13 Secondo il giudice del rinvio, non sussiste alcuna giustificazione a un’eventuale restrizione alla libera prestazione dei servizi, dato che la normativa nazionale di cui trattasi nel procedimento principale perseguirebbe un obiettivo di natura meramente economica. Lo stesso giudice motiva il proprio punto di vista facendo riferimento a una sentenza della Corte costituzionale (Italia) del 23 gennaio 2018, con cui quest’ultima ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale normativa nazionale per le annualità precedenti al 2011, nella parte in cui prevedeva che i CTD operanti per conto di terzi, che, come la Stanleybet Malta, non erano titolari di una concessione, fossero assoggettati all’imposta unica.
14 In tale contesto, la Commissione tributaria provinciale di Parma ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se gli artt. 56, 57 e 52 [TFUE], la giurisprudenza della [Corte] in materia di servizi di gioco e scommessa, di cui, in particolare, alle sentenze [del 6 novembre 2003, Gambelli e a. (C‑243/01, EU:C:2003:597), del 6 marzo 2007, Placanica e a. (C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04, EU:C:2007:133), del 16 febbraio 2012, Costa e Cifone (C‑72/10 e C‑77/10, EU:C:2012:80), nonché del 28 gennaio 2016, Laezza (C‑375/14, EU:C:2016:60),] e in materia di discriminazione fiscale, di cui, in particolare, alle sentenze [del 13 novembre 2003, Lindman (C‑42/02, EU:C:2003:613), del 6 ottobre 2009, Commissione/Spagna (C‑l53/08, EU:C:2009:618), e del 22 ottobre 2014, Blanco e Fabretti (C‑344/13 e C‑367/13, EU:C:2014:2311)], ed i principi di diritto dell’Unione di parità di trattamento e non discriminazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale del 23.01.2018, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale del tipo di quella italiana in causa, che prevede l’assoggettamento all’Imposta Unica (…), degli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa stabiliti in un diverso Stato Membro dell’Unione Europea, in particolare, aventi le caratteristiche della società [Stanleybet Malta], ed in via eventuale, dei medesimi operatori di scommessa in solido con i loro intermediari nazionali.
2) Se gli artt. 56, 57 e 52 [TFUE], la giurisprudenza della [Corte] in materia di servizi di gioco e scommessa, di cui, in particolare, alle sentenze [del 6 novembre 2003, Gambelli e a. (C‑243/01, EU:C:2003:597), del 6 marzo 2007, Placanica e a. (C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04, EU:C:2007:133), del 16 febbraio 2012, Costa e Cifone (C‑72/10 e C‑77/10, EU:C:2012:80), nonché del 28 gennaio 2016, Laezza (C‑375/14, EU:C:2016:60),], e in materia di discriminazione fiscale, di cui, in particolare, alle sentenze [del 13 novembre 2003, Lindman (C‑42/02, EU:C:2003:613), del 6 ottobre 2009, Commissione/Spagna (C‑153/08, EU:C:2009:618), e del 22 ottobre 2014, Blanco e Fabretti (C‑344/13 e C‑367/13, EU:C:2014:2311)], ed i principi di diritto dell’Unione di parità di trattamento e non discriminazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, del 23.01.2018, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale del tipo di quella italiana in causa, che prevede l’assoggettamento all’Imposta Unica (…), dei soli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa stabiliti in un diverso Stato Membro dell’Unione (…), in particolare, aventi le caratteristiche della società [Stanleybet Malta], e non anche degli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa concessionari statali, che svolgono la medesima attività.
3) Se gli artt. 52, 56 e ss. [TFUE], la giurisprudenza della [Corte] in materia di servizi di gioco e scommessa, ed i principi di parità di trattamento e non discriminazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale del 23.01.2018, ostano ad una normativa nazionale del tipo di quella italiana di cui all’art. 1, comma 644, lett. g), L. 190/2014 che impone agli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa stabiliti in un diverso Stato Membro dell’Unione Europea, in particolare, aventi le caratteristiche della società [Stanleybet Malta], ed in via eventuale, dei medesimi operatori di scommessa in solido con i loro intermediari nazionali, il pagamento dell’Imposta Unica (…) su di un imponibile forfettario coincidente con il triplo della media della raccolta effettuata nella provincia ove è ubicato l’esercizio o il punto di raccolta, desunta dai dati registrati nel totalizzatore nazionale per il periodo d’imposta antecedente a quello di riferimento».
15 Con la prima e la seconda questione, che è opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 56 TFUE osti ad una normativa di uno Stato membro che assoggetti ad imposta sulle scommesse i CTD stabiliti in tale Stato membro e, in solido e in via eventuale, gli operatori di scommesse, loro mandanti, stabiliti in un altro Stato membro.
16 Occorre rilevare, in primo luogo, che, secondo una giurisprudenza costante della Corte, i giochi d’azzardo sono soggetti alle norme relative alla prestazione dei servizi e, di conseguenza, rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 56 TFUE, qualora almeno uno dei prestatori sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello nel quale il servizio è offerto (v., in tal senso, sentenze del 13 novembre 2003, Lindman, C‑42/02, EU:C:2003:613, punto 19, nonché del 22 ottobre 2014, Blanco e Fabretti, C‑344/13 e C‑367/13, EU:C:2014:2311, punto 27). Occorre quindi esaminare la presente controversia in riferimento alla libera prestazione dei servizi.
17 È importante ricordare che la libera prestazione dei servizi, di cui all’articolo 56 TFUE, esige non soltanto l’eliminazione nei confronti del prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro di qualsiasi discriminazione fondata sulla sua cittadinanza, ma anche la soppressione di qualsiasi restrizione – ancorché applicabile indistintamente ai prestatori nazionali e a quelli degli altri Stati membri – quando è idonea a vietare, a ostacolare o a rendere meno attraenti le attività del prestatore stabilito in un altro Stato membro, ove fornisce legittimamente servizi analoghi (sentenza del 22 ottobre 2014, Blanco e Fabretti, C‑344/13 e C‑367/13, EU:C:2014:2311, punto 26).
18 Inoltre, occorre osservare come la Corte abbia approvato nel settore dei giochi d’azzardo il ricorso al sistema delle concessioni, ritenendo che quest’ultimo possa costituire un meccanismo efficace che consente di controllare gli operatori attivi in questo settore, allo scopo di prevenire l’esercizio di queste attività per fini criminali o fraudolenti (sentenza del 19 dicembre 2018, Stanley International Betting e Stanleybet Malta, C‑375/17, EU:C:2018:1026, punto 66).
19 Per determinare se sussista una discriminazione, occorre verificare che situazioni analoghe non siano trattate in maniera diversa e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, a meno che una differenziazione non sia oggettivamente giustificata (sentenza del 6 giugno 2019, P.M. e a., C‑264/18, EU:C:2019:472, punto 28).
20 Nel caso di specie, come risulta dagli atti di causa a disposizione della Corte, l’imposta unica è relativa all’attività di raccolta di scommesse in Italia. Ai sensi dell’articolo 1, comma 66, lettere a) e b), della legge di stabilità 2011, soggetti passivi di tale imposta sono tutti gli operatori che gestiscono sistemi di scommesse, indipendentemente dal fatto che operino per proprio conto o per conto di terzi, dalla circostanza che siano o meno titolari di una concessione o dal luogo in cui si trova la loro sede, anche all’estero.
21 Alla luce di tali elementi forniti dal giudice del rinvio, risulta che l’imposta unica si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse raccolte sul territorio italiano, senza operare alcuna distinzione in funzione del luogo di stabilimento di tali operatori, cosicché l’applicazione di tale imposta alla Stanleybet Malta non può essere considerata discriminatoria.
22 Occorre rilevare, infatti, che la normativa nazionale di cui trattasi nel procedimento principale non prevede un regime fiscale diverso a seconda che la prestazione di servizi sia effettuata in Italia o in altri Stati membri.
23 Inoltre, per quanto riguarda l’argomento della Stanleybet Malta secondo cui, in base alla normativa italiana oggetto del procedimento principale, essa è soggetta a doppia imposizione, a Malta e in Italia, va rilevato che, allo stato attuale dello sviluppo del diritto dell’Unione, gli Stati membri godono, fatto salvo il rispetto di tale diritto, di una certa autonomia in materia e che, pertanto, essi non hanno l’obbligo di adeguare il proprio sistema fiscale ai vari sistemi di tassazione degli altri Stati membri, al fine, in particolare, di eliminare la doppia imposizione che risulta dal parallelo esercizio da parte di detti Stati membri della loro competenza fiscale (v., per analogia, sentenza del 1° dicembre 2011, Commissione/Ungheria, C‑253/09, EU:C:2011:795, punto 83).
24 Ne consegue che, rispetto a un operatore nazionale che svolge le proprie attività alle stesse condizioni di tale società, la Stanleybet Malta non subisce alcuna restrizione discriminatoria a causa dell’applicazione nei suoi confronti di una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale. Inoltre, detta normativa non appare atta a vietare, ostacolare o rendere meno attraenti le attività di una società, quale la Stanleybet Malta, nello Stato membro interessato.
25 Per quanto riguarda la Stanleyparma, essa esercita, in qualità di intermediario della Stanleybet Malta e in cambio di una remunerazione, un’attività di offerta e di raccolta di scommesse.
26 Tale società esercita in particolare, allo stesso titolo degli operatori di scommesse nazionali, un’attività di gestione di scommesse, la quale costituisce una condizione necessaria ai fini dell’assoggettamento all’imposta unica. Per tale ragione, in forza dell’articolo 1, comma 66, lettera b), della legge di stabilità 2011, la Stanleyparma è soggetta, in solido con la Stanleybet Malta, al pagamento di tale imposta.
27 Inoltre, dall’articolo 16 del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 1° marzo 2006, n. 111, emerge che gli operatori titolari di una concessione per l’organizzazione delle scommesse in Italia assolvono anch’essi l’imposta unica. Secondo il giudice del rinvio, i loro CTD tuttavia, al contrario della Stanleyparma, non sono soggetti al pagamento in solido di tale imposta.
28 A tal proposito, occorre nondimeno constatare che, a differenza dei CTD che trasmettono i dati di gioco per conto degli operatori di scommesse nazionali, la Stanleyparma raccoglie scommesse per conto della Stanleybet Malta, che ha sede in un altro Stato membro. Essa non si trova quindi, alla luce degli obiettivi della legge di stabilità 2011, in una situazione analoga a quella degli operatori nazionali.
29 Di conseguenza, la normativa nazionale di cui trattasi nel procedimento principale non comporta alcuna restrizione discriminatoria nei confronti della Stanleybet Malta e della Stanleyparma e non pregiudica, per quanto le riguarda, la libera prestazione dei servizi.
30 Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla prima e alla seconda questione dichiarando che l’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro che assoggetti ad imposta sulle scommesse i CTD stabiliti in tale Stato membro e, in solido e in via eventuale, gli operatori di scommesse, loro mandanti, stabiliti in un altro Stato membro, indipendentemente dall’ubicazione della sede di tali operatori e dall’assenza di concessione per l’organizzazione delle scommesse.
31 Con la sua terza questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 56 TFUE osti a una normativa nazionale che prevede la maggiorazione dell’imposta sulle scommesse, sulla base di un imponibile forfettario coincidente con il triplo della media della raccolta effettuata presso il punto di raccolta situato in uno Stato membro, per i CTD che agiscono per conto di operatori di scommesse stabiliti in un altro Stato membro che non sono titolari di una concessione, nonché per gli stessi operatori di scommesse.
32 Il governo italiano e la Commissione contestano la ricevibilità della terza questione, dal momento che la risposta a quest’ultima, a loro avviso, non è necessaria ai fini della soluzione della controversia oggetto del procedimento principale.
33 A tal riguardo, secondo costante giurisprudenza, il rifiuto della Corte di statuire su una questione pregiudiziale sollevata da un giudice nazionale è possibile soltanto qualora risulti in modo manifesto che l’interpretazione richiesta relativamente ad una norma dell’Unione non ha alcun rapporto con la realtà effettiva o con l’oggetto della controversia nel procedimento principale, oppure qualora il problema sia di natura ipotetica, o anche quando la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per rispondere utilmente alle questioni che le vengono sottoposte [v., in tal senso, sentenze del 9 ottobre 1997, Grado e Bashir, C‑291/96, EU:C:1997:479, punto 12, nonché del 19 novembre 2019, A.K. e a. (Indipendenza della sezione disciplinare della Corte suprema), C‑585/18, C‑624/18 e C‑625/18, EU:C:2019:982, punto 98].
34 Nel caso di specie, occorre constatare che la normativa nazionale risultante dalla legge del 23 dicembre 2014, n. 190, non è applicabile alla controversia oggetto del procedimento principale, dato che l’avviso di accertamento contestato nel procedimento principale si riferisce all’anno d’imposta 2011. Di conseguenza, la terza questione, irrilevante ai fini della soluzione della controversia di cui è investito il giudice del rinvio, è irricevibile.
L’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa di uno Stato membro che assoggetti ad imposta sulle scommesse i Centri di Trasmissione di Dati stabiliti in tale Stato membro e, in solido e in via eventuale, gli operatori di scommesse, loro mandanti, stabiliti in un altro Stato membro, indipendentemente dall’ubicazione della sede di tali operatori e dall’assenza di concessione per l’organizzazione delle scommesse.
SCOMMESSE E CTD: OGGI IN CORTE UE UDIENZA DECISIVA SU IMPOSTA UNICA
– Avv. Agnello: ‘Giocatore non può essere soggetto passivo di imposta
– Avv. Maggesi: ‘Norma chiarisca il bug della tassazione vincite su Ctd’
– Calantropio: ‘Improbabile nuova norma su tassazione vincite in Ctd”
Giornata decisiva, oggi, in Lussemburgo per lo storico contenzioso tra il bookmaker Stanleybet e lo Stato italiano con l’udienza sull’imposta unica.
Lussemborgo – Oggi, mercoledì 26 febbraio 2020, è il giorno decisivo per provare a scrivere la parola fine sull’annoso conflitto tra il bookmaker inglese di Liverpool e lo Stato italiano con l’udienza fissata per questa mattina presso la Corte di Giustizia Europea, la quale è chiamata ad esprimersi sulla legittimità della norma che obbliga le agenzie estere collegate ad un bookmaker comunitario sprovvisto di concessione a versare l’imposta unica sulle scommesse. Un tema particolarmente “caldo”, soprattutto negli ultimi mesi, dopo l’entrata in vigore delle nuove norme in materia di evasione e accertamento che cambiano le carte in tavola, come abbiamo illustrato in questi ultimi giorni.
L’ORIGINE DEL CONTENZIOSO – Tutto nasce dal rinvio degli atti alla Corte comunitaria da parte della Commissione Tributaria di Parma in seguito a un accertamento a carico di un Ctd collegato al bookmaker Stanleybet: operatore anglo-maltese che lamenta da anni di aver subito una discriminazione da parte delle autorità italiane, riconosciuta da alcune sentenze della stessa Corte Ue. Nel corso degli anni, tuttavia, il contenzioso con lo Stato italiano sull’imposta dovuta si è allargato fino a superare i 120 milioni di euro, sulla base degli accertamenti eseguiti dall’Agenzia delle Dogane nel 2018: stando a quanto riportato nella relazione tecnica del Governo alla Legge di Stabilità 2020, sono più di 74 milioni di euro di imposta considerati “dovuti” dalle commissioni Tributarie provinciali e regionali.
La materia, in realtà, era già stata affrontata dalla Corte Costituzionale italiana un paio di anni fa, stabilendo la legittimità della tassazione a carico dei titolari di agenzie non autorizzate, ma solo per i casi successivi al 2010. L’obiettivo del bookmkaer è quello si ottenere lo stesso risultato anche per gli accertamenti successivi al 2015, che potrebbero essere “viziati” dal valore pari al triplo della raccolta media, come base imponibile per il calcolo delle imposte, che rappresenta il punto al centro della contestazione.
I QUESITI IN CORTE UE – Ma quali sono i quesiti sollevati davanti alla Corte europea? Si tratta, in particolare, di una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Commissione tributaria provinciale di Parma del 14 dicembre 2018, da parte di Stanleybet contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Causa C-788/18) che pone i seguenti interrogativi:
3) Se gli artt. 52, 56 e ss. del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, la giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di servizi di gioco e scommessa, ed i principi di parità di trattamento e non discriminazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale del 23.01.2018, ostano ad una normativa nazionale del tipo di quella italiana di cui all’art. 1, comma 644, lett. g), L. 190/2014 che impone agli intermediari nazionali della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori di scommessa stabiliti in un diverso Stato Membro dell’Unione Europea, in particolare, aventi le caratteristiche della società Stanleybet Malta Ltd., ed in via eventuale, dei medesimi operatori di scommessa in solido con i loro intermediari nazionali, il pagamento dell’Imposta Unica sulle scommesse di cui al D. Lgs. 504/1998 su di un imponibile forfettario coincidente con il triplo della media della raccolta effettuata nella provincia ove è ubicato l’esercizio o il punto di raccolta, desunta dai dati registrati nel totalizzatore nazionale per il periodo d’imposta antecedente a quello di riferimento.
“Il gioco a distanza regolato da ADM è il comparto più controllato, in Italia e nel mondo, l’unico che offra importanti tutele, grazie all’identificazione attraverso Codice Fiscale e documenti, per contrastare gioco minorile e riciclaggio: limiti periodici di deposito, autoesclusione da tutti i siti mediante Registro Unico. Sin dall’apertura del conto gioco, ogni movimentazione avviene attraverso Sogei, garantendo tutela dei giocatori e controllo su Concessionari GAD”. E’ quanto sottolinea Logico (Lega Operatori di Gioco Online), in una nota in replica al Fatto Quotidiano ed ad un articolo del 22 febbraio scorso in cui si parlava della crescita del settore del gioco e della pericolosità dell’online. Nell’articolo si parlava anche delle “vittime” del gioco online: “la spesa media su circuito online ADM – continua Logico – è di soli 52€ al mese (2 caffè al giorno), frutto delle misure di autotutela, recepite da best practice internazionali. Sarebbe necessario adottare tali misure in rete fisica, con la Tessera del Giocatore. Riteniamo che l’unica misura efficace del Decreto Dignità nel contrasto al gioco compulsivo sia l’uso della tessera sanitaria, ad oggi limitata solo alla verifica della maggiore età. Il divieto di pubblicità invece danneggia l’unico comparto in grado di arginare efficacemente il fenomeno, grazie alla tecnologia”. lp/AGIMEG
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