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Timestamp: 2020-08-12 04:04:15+00:00

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Modalità e forme della domanda comune di divorzio con accordo completo – divorzio.ch
Modalità e forme della domanda comune di divorzio con accordo completo
Posted on 06/09/2000 16/11/2017 by Alberto
Autore: Massimo Romerio, Giudice
Come noto, con la modifica del Codice civile (in seguito: CC) entrata in vigore il 1. gennaio 2000, è stato ha introdotto nella legge il concetto di divorzio/separazione consensuale (fino a quella data giuridicamente inesistente). E’ così stata ammessa la possibilità di ottenere dal giudice lo scioglimento del matrimonio o la separazione coniugale a tutti quei coniugi che, “dopo matura riflessione e per libera scelta” (art. 111 CC), presentano una richiesta comune in tal senso. La sola volontà comune assurge così a valido motivo di divorzio/separazione.
Così come nel vecchio, anche il nuovo diritto permette di regolare consensualmente le cosiddette “conseguenze accessorie”, vale a dire tutti gli aspetti della vita coniugale e famigliare che separazione o divorzio modificano: rapporti con i figli, contributi alimentari tra coniugi e per la prole, scioglimento e liquidazione del regime dei beni e previdenza professionale (anche se in una misura assai limitata). Una volta raggiunto, un simile accordo va formalizzato in un’apposita convenzione, da consegnare al giudice affinché la approvi (omologazione) e la inserisca nella sentenza finale quale parte integrante della stessa.
Scopo del presente contributo è quindi quello di illustrare per sommi capi le tappe principali ed i requisiti formali essenziali, previsti dalla nuova procedura (regolata dagli art. 420 a 421a del Codice di procedura civile ticinese – CPC), nonché dalla prassi della Pretura di Lugano fino ad oggi sviluppata, per una corretta presentazione di una domanda di divorzio comune con accordo completo. Il ricorso alla consulenza degli “addetti ai lavori” (avvocati, giuristi, mediatori) è comunque sempre caldamente consigliato anche perché, contrariamente forse a quanto comunemente ritenuto, la nuova legge pretende dai coniugi (come vedremo) un impegno nella raccolta di documenti ed uno sforzo di collaborazione con il giudice di gran lunga superiore rispetto al passato. Ciò che, tra l’altro, si traduce, il più delle volte (come l’esperienza ha finora insegnato), in una maggior durata dell’intero procedimento, peraltro conforme allo spirito della legge, la quale, a parer nostro (e, ancora una volta, diversamente da una certa, diffusa convinzione), non ha certo fatto della celerità un suo postulato, come lo dimostra l’introduzione dell’obbligo di audizione dei figli minorenni (art. 144 CC, fatte salve debite eccezioni), nonché del termine di riflessione di due mesi (art. 111 cpv. 2 CC), passi procedurali che comportano l’inevitabile conseguenza di approfondire aspetti centrali del divorzio/separazione, quali la reazione dei figli al dissesto famigliare e la profondità delle rispettive motivazioni alla base della procedura giudiziaria.
Gli elementi costitutivi di una richiesta di separazione/divorzio su richiesta comune con accordo completo sono:
a) l’istanza
b) la convenzione
c) la documentazione da allegare all’istanza
Costituisce la richiesta scritta congiunta dei coniugi al giudice di sentenziare la separazione coniugale o il divorzio.
Va presentata al Pretore del domicilio di uno dei coniugi, in tre copie, dagli stessi tutte personalmente sottoscritte, anche se patrocinati da avvocati.
Deve contenere almeno:
– nome, cognome e indirizzo di entrambi i coniugi,
– nome e data di nascita di eventuali figli/e,
– data e luogo di celebrazione del matrimonio,
– l’indicazione esplicita dei coniugi di voler ottenere la separazione o il divorzio,
– la richiesta al Pretore di voler omologare (approvare) la convenzione dagli stessi raggiunta a regolamentazione delle conseguenze accessorie,
– la seguente dichiarazione (art. 420 cpv. 1 lett. e CPC):
“I coniugi demandano al giudice la decisione sulle conseguenze accessorie che non dovessero essere ritenute omologabili”.
Con ciò, i coniugi incaricano il giudice di regolare (nell’ambito di un’apposita e separata procedura) quei punti dell’accordo che non dovessero risultare approvabili (fermo restando che gli altri, qualora confermati dopo il termine di riflessione – v. sotto – saranno vincolanti)
– l’elenco dei documenti allegati, contrassegnati progressivamente, ciascuno con una lettera dell’alfabeto (dalla A in avanti)
Rappresenta l’accordo raggiunto dai coniugi in merito alle cosiddette conseguenze accessorie del divorzio/separazione e costituisce così il nòcciolo dell’intero procedimento. Come detto, essa necessita dell’approvazione (omologazione) del Pretore, che ne controllerà quindi la conformità alla legge, la completezza e la chiarezza. Non dovrà inoltre risultare manifestamente inadeguata. Occorre sottolineare il fatto che soltanto con l’omologazione, la convenzione acquista validità giuridica e diviene così parte integrante della sentenza di divorzio/separazione.
Pur esulando il tema dallo scopo del presente contributo, il contenuto della convenzione dovrà vertere perlomeno sui punti seguenti:
– la proposta di regolamentazione dell’affidamento e dell’autorità parentale sui figli/e;
– la proposta di regolamentazione delle modalità di esercizio delle relazioni personali tra genitore non affidatario e figli/e (il cosiddetto diritto di visita);
– la proposta di determinazione del contributo in danaro che il genitore non affidatario dovrà versare mensilmente all’altro per il mantenimento dei figli/e (importo, durata, aumento dell’importo con il progredire dell’età della prole, adeguamento al caro vita, ecc.) e la determinazione della quota di ripartizione tra i genitori di eventuali, future spese straordinarie (si pensi p. es. ai possibili costi delle cure dentarie);
– la determinazione dell’eventuale contributo alimentare dovuto da un coniuge all’altro (importo, durata, adeguamento al caro vita, ecc.). Anche l’eventuale rinuncia reciproca al versamento di alimenti va inserita nell’accordo e, auspicabilmente, motivata;
– la dichiarazione di scioglimento del regime matrimoniale dei beni e l’indicazione delle modalità della sua liquidazione (divisione dell’eventuale sostanza, ripartizione di eventuali debiti, attribuzione di mobilio e suppellettili, questioni fiscali, ecc.);
– l’ammontare dei rispettivi redditi mensili netti (da lavoro, da sostanza, da altra fonte), che i coniugi si riconoscono reciprocamente e a partire dai quali essi hanno elaborato e pattuito l’entità degli alimenti per la prole e/o per sé stessi (lo scopo di questa informazione è, fra gli altri, quello di “fotografare” la situazione economica della famiglia al momento del divorzio/separazione nel caso di futura, eventuale modifica della sentenza);
– l’elenco delle spese correnti dell’economia domestica di ciascun coniuge (che sostituisce così la “distinta” richiesta dall’art. 420 cpv. 2 lett. d CPC quale documento separato – v. sotto). Con ciò, si intende l’indicazione dei costi fissi mensili quali pigione (oppure interessi ipotecari) e relative spese accessorie, cassa malati personale, assicurazioni varie, debiti rateali (piccolo credito, leasing, ecc.) imposte di circolazione, assicurazione RC auto, imposte, ecc.
Anche in questo caso, si tratta di dati che i coniugi avranno concordato di riconoscersi reciprocamente nei rispettivi budget mensili (i cosiddetti fabbisogni personali), ponendoli così – unitamente ai redditi – alla base del calcolo sugli alimenti concordati, nell’eventualità di eventuali, future modifiche della sentenza di divorzio/separazione;
– (soltanto in caso di divorzio) l’ammontare della parte di prestazione d’uscita (più nota come “prestazione di libero passaggio” del secondo pilastro) accumulata dal giorno del matrimonio al divorzio, che dovrà essere trasferita dalla previdenza professionale vincolata di un coniuge a quella dell’altro. Pure in questo caso, l’eventuale reciproca rinuncia va inserita nella convenzione e assolutamente motivata.
Unitamente all’istanza comune di divorzio/separazione, i coniugi dovranno presentare al giudice:
– l’atto di matrimonio
(da richiedere al comune di matrimonio);
– l’atto di famiglia
(da richiedere al comune di attinenza del marito, se entrambi i coniugi sono cittadini svizzeri o la moglie è straniera, e a quello della moglie se il marito è straniero) oppure
– lo stato di famiglia (se entrambi i coniugi sono stranieri)
(da richiedere al comune di domicilio del coniuge che vive con la prole);
– i certificati di domicilio di entrambi i coniugi;
– il certificato di salario dei coniugi;
– l’ultima dichiarazione delle imposte, spedita all’autorità fiscale;
– l’ultima notifica di tassazione, ricevuta dall’autorità fiscale;
– la distinta delle spese correnti dell’economia domestica di ciascun coniuge
(unicamente nel caso in cui le stesse non fossero già state inserite direttamente in convenzione – v. sopra);
– i giustificativi per ogni singola posta dell’elenco delle spese correnti (anche qualora le stesse fossero state inserite direttamente in convenzione);
– (soltanto in caso di divorzio) la dichiarazione dei rispettivi istituti di previdenza professionale (e cioè le casse pensione del secondo pilastro) sull’ammontare della prestazione d’uscita accumulata da ogni coniuge dal giorno del matrimonio alla verosimile data della sentenza di divorzio (oppure ad un’altra data, fissata dai coniugi). Forse più noto come “prestazione di libero passaggio”, questo dato si riferisce al totale dei contributi (personali e del datore di lavoro) capitalizzati dal coniuge in questione sull’arco del matrimonio. Le informazioni di questo punto sono necessarie anche nel caso in cui i coniugi avessero escluso qualsiasi trapasso di cassa pensione. Tali dati sono infatti indispensabili al giudice, imperativamente incaricato dalla legge di controllare l’ammissibilità di una simile rinuncia;
– (soltanto in caso di divorzio e soltanto se i coniugi hanno previsto il versamento) la dichiarazione dell’istituto di previdenza professionale dal quale verrà prelevato l’importo pattuito a favore dell’altro coniuge, che confermi l’attuabilità di un simile trapasso (che, cioè, nulla osta a quanto concordato in proposito dai coniugi).
Se l’istanza presentata dovesse presentare dei difetti di forma e/o la documentazione prodotta dovesse risultare lacunosa, il giudice assegnerà ai coniugi un termine per correggere il vizio e/o completare gli atti.
La presenza di figli minorenni impone la loro audizione (personale) ad opera del giudice o di un consulente da lui designato. E’ una delle grandi novità del nuovo diritto, che ne impone il rispetto anche in caso di richiesta comune con accordo completo (quindi in caso di divorzio/separazione apparentemente non litigiosi), pena la nullità della sentenza finale. Eccezionalmente il giudice può rinunciarvi, ma unicamente a ragione dell’età del minore (nella Pretura di Lugano la prassi attuale esonera dall’ascolto i bambini al di sotto degli otto anni al momento dell’istanza) o di altri gravi motivi (p. es. ragioni di salute psichica).
Presentata l’istanza congiunta, i coniugi riceveranno dunque dal Pretore entro breve un’apposita ordinanza con la quale l’audizione sarà ordinata secondo le modalità dettate dal caso e/o si rinuncerà a sentire il figlio/a. Se l’audizione è affidata ad un consulente esterno (ciò che nella Pretura di Lugano è regola) occorrerà prevedere un lasso di tempo di due mesi per la resa dell’indispensabile rapporto, che verrà portato a conoscenza anche dei genitori. Il relativo costo è a carico dei genitori.
Soltanto dopo aver acquisito agli atti l’istanza formalmente ineccepibile, la convenzione e la documentazione complete e dopo aver proceduto all’ascolto dei figli minorenni (o dopo aver preso atto del relativo rapporto), il Giudice citerà i coniugi all’udienza per la loro audizione separata (dapprima) e congiunta (immediatamente a seguire).
In quell’occasione, essi dovranno comunicargli la conferma della comune volontà di divorzio/separazione e del contenuto della loro convenzione.
Compito del Giudice è quello di impostare il colloquio in modo tale da sincerarsi che la decisione di procedere dei coniugi è frutto di un’attenta, ponderata riflessione e di una libera scelta. Sarebbe dunque auspicabile che gli interessati si preparino in tal senso all’udienza, onde evitare di ridurre quel momento ad una mera, banalissima e noiosa formalità. Più che sulle cause della frattura coniugale (in proposito peraltro ben poco rilevanti nel nuovo diritto, che, come noto, ha abolito il concetto di colpa), la discussione dovrà allora vertere sui tempi di manifestazione della crisi coniugale e sui tentativi e gli sforzi intrapresi dai coniugi (singolarmente e/o in coppia) per superarla. Un rinvio (anche solo velato) alle origini del dissesto famigliare sarà probabilmente inevitabile, ma, inserito in una simile ottica non risulterà fine a sé stesso (potenzialmente e sterilmente polemico, dunque), bensì costituirà la prospettiva a partire dalla quale il giudice meglio potrà comprendere e valutare gli sforzi di riconciliazione (auspicabilmente) intrapresi dai coniugi, concretando così il non facile compito affidatogli dalla legge di assicurarsi che il divorzio o la separazione costituiscano veramente l’unica alternativa al conflitto che ha minato l’unione.
La presenza del proprio avvocato all’udienza di audizione separata e congiunta non è esclusa dalla legge. Vista però la possibile delicatezza dei temi del colloquio individuale, la presenza del patrocinatore non può sempre essere scontata. A parer nostro, la questione interpella in modo particolare la sensibilità dei coniugi e dei legali. Va dunque attentamente ponderata e risolta di caso in caso.
Se i coniugi ribadiscono (singolarmente e in comune) la volontà di divorzio/separazione e il contenuto della convenzione, il giudice comunica loro, formalmente e sul finire dell’audizione congiunta, se la convenzione è omologabile.
In caso affermativo egli procederà (di solito seduta stante) all’assegnazione del termine di riflessione di due mesi (previsto dall’art. 111 cpv. 2 CC), scaduto il quale i coniugi dovranno comunicare al giudice, per scritto e firmando personalmente, la conferma delle suddette volontà, a cui farà seguito la sentenza di divorzio e di omologazione della convenzione (da notare che la legge lascia al giudice la facoltà di sostituire la dichiarazione scritta con la convocazione ad una seconda udienza, presumibilmente da riservare ai casi più delicati).
Il periodo di riflessione dei due mesi non può essere né azzerato, né abbreviato. La dichiarazione di conferma deve essere redatta, datata e sottoscritta dopo la scadenza del termine, pena l’impossibilità di emanare una sentenza valida.
Qualora una parte della convenzione non dovesse essere ritenuta omologabile, il giudice formulerà all’audizione congiunta eventuali proposte di modifica e, nella misura in cui non fossero accettate seduta stante, fissa una nuova udienza, in occasione della quale i coniugi potranno aderirvi o comunque comunicare o raggiungere un accordo (omologabile) sul punto divenuto litigioso, permettendo così l’assegnazione del citato termine di riflessione di due mesi, la susseguente dichiarazione di conferma e la relativa sentenza.
Avv. Massimo Romerio
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