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Timestamp: 2020-07-02 12:25:02+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3560 del 10/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3560 del 10/02/2017
Cassazione civile, sez. un., 10/02/2017, (ud. 20/12/2016, dep.10/02/2017), n. 3560
sul ricorso 19862/2015 proposto da:
C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA
LIBERTA’ 20, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA GULLO,
MAGARAGGIA e TIZIANA MAGARAGGIA, giusta mandato a margine del
A.S.L. LECCE, in persona del Direttore Amministrativo pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA SAN LORENZO IN LUCINA 26,
presso lo studio dell’avvocato SAVERIO STICCHI, rappresentata e
difesa dagli avvocati LOREDANA MACRI’ e MARIA CRISTINA BASURTO,
avverso la sentenza n. 438/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 26/02/2015;
20/12/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO MANNA;
udito l’Avvocato MARIA CRISTINA BASURTO e Loredana MACRI’;
1. Con sentenza depositata il 26.2.15 la Corte d’appello di Lecce rigettava il gravame di C.A. contro la sentenza n. 10875/11 con cui il Tribunale della stessa sede aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sulla domanda di risarcimento dei danni, patiti,per violazione dell’art. 2087 c.c., conseguenti all’infezione da virus dell’epatite C contratta dal ricorrente nel corso del suo rapporto lavorativo svoltosi dal 1971 al 1994 come infermiere ospedaliero dipendente di ASL.
2. Per la cassazione della sentenza ricorre C.A. affidandosi ad un solo motivo.
3. L’ASL di Lecce resiste con controricorso.
4. Il ricorrente deposita memoria ex art. 378 c.p.c..
1. Con unico motivo di ricorso si lamenta violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, per avere i giudici di merito negato la propria giurisdizione nonostante che la stessa fosse temporalmente da radicarsi alla cessazione dell’illecito permanente, avvenuta nel momento in cui il danneggiato ne aveva acquisito consapevolezza, coincidente con la Delib. n. 247 del 2007 dell’ASL intimata con cui era stata riconosciuta come derivante da causa di servizio l’epatite C contratta dal ricorrente nel corso del suo rapporto lavorativo come infermiere ospedaliero dal 1971 al 1994.
Si premetta che è pacifico che il danno è insorto entro la data del 30.6.98 che segna il discrimine temporale del riparto di giurisdizione conseguente alla c.d. contrattualizzazione del pubblico impiego (v., D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, primo periodo) e che la condotta lesiva dell’art. 2087 c.c., addebitata all’ASL intimata, ove sussistente non potrebbe che essere terminata prima di tale epoca, atteso che lo stesso ricorrente riferisce di aver cessato il, proprio rapporto di lavoro con l’ASL nel 1994.
Infatti, l’illecito permanente è caratterizzato da una prolungata condotta lesiva (omissiva o commissiva) che cessa nel momento in cui il soggetto agente non ha più la possibilità di proseguirla o di farla venir meno.
Nel caso d’un inadempimento contrattuale dell’obbligo di cui all’art. 2087 c.c., la permanenza viene meno con il cessare del rapporto lavorativo del dipendente danneggiato, poichè in tale momento viene meno la possibilità, per il datore di lavoro di cui si assume l’inadempienza, di provvedere a quelle cautele relative alla sicurezza o all’igiene del lavoro la cui carenza sia stata all’origine del danno.
Rebus sic stantibus, non può che darsi continuità alla costante giurisprudenza di queste S.U. secondo cui, in tema di lavoro pubblico c.d. contrattualizzato, ai sensi della norma transitoria contenuta nel D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 69, comma 7, ove il lavoratore-attore riferisca le proprie pretese ad un periodo in parte anteriore ed in parte successivo al 30 giugno 1998, la regola del frazionamento della giurisdizione tra giudice amministrativo in sede esclusiva e giudice ordinario, in relazione ai due periodi interessati, trova temperamento in caso di illecito permanente, sicchè, qualora la lesione del diritto del lavoratore abbia origine da un comportamento illecito permanente del datore di lavoro, occorre fare riferimento al momento di cessazione della permanenza (cfr., ex aliis, Cass. S.U. n. 7768/09; Cass. S.U. n. 27896/05).
Non è – invece – conferente Cass. n. 7272/11 (invocata in ricorso), che valorizza il momento di percepibilità e riconoscibilità dell’illecito (peraltro in quel caso istantaneo, sebbene ad effetti permanenti) e il momento di cessazione della permanenza (ove si tratti, invece, di illecito permanente propriamente detto) ai fini del decorso del termine di prescrizione, mentre nel caso di specie se ne discute a fini diversi, ossia per individuare il discrimine temporale di giurisdizione fissato dal predetto D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 1, primo periodo.
Nè – ad ogni modo – gioverebbe prendere in considerazione, anche a questi ultimi fini, il momento in cui il ricorrente ha avuto consapevolezza del danno, atteso che dalla sentenza impugnata emerge che già nel 1997 egli aveva avanzato domanda amministrativa di riconoscimento della causa di servizio della propria infermità, sicchè già da tale epoca (anteriore al 30.6.98) egli aveva avuto contezza della patologia e della sua origine e, quindi, della sua ritenuta attribuibilità ad un inadempimento datoriale dell’obbligo di cui all’art. 2087 c.c..
Depositato in Cancelleria il 10 febbraio

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 378
 art. 69
 art. 69
 art. 69
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 69
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