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Timestamp: 2019-06-25 01:28:02+00:00

Document:
alessandro il 03/09/2018 alle 15:18 scrive:
E’ terribile, sto cercando lavoro come necroforo da tre anni, ultimamente ho fatto anche un cioncorso per il cimitero Maggiorema nulla, non trovo nulla su Milano, tutti gli annunci sono per altre province della Lombardia ma nulla per Milano, ho lavorato per 6 mesi a chiamata per un agenzia a Brugherio, poi ha chiuso non solo l’agenzia ma anche l’attività di Pompe Funebri. Ho inviato, non ricordo piu’ quandti cv alle varie agenzie di Milano….se come in America ci fossero l’Università per questa facoltà mi sarei inscritto. Io voglio fare il necroforo, in agenzia di Pompe Funebri in un Osdpedale in un Obitorio. Ho un dipoloma di Geometra ma non mi interessa ho scelto di fare una volta diplomato e dopo un paio d’anni di praticantato, un corso di necroforo alla TSS AFOL di MILANO…..non trovo nulla nulla…..ho pensato di completare il tutto facendo acnhe la parte di direttore…..di Agenzia. Qualcuno mi dice se esiste ancora questo lavoro in Lombardia??????
Franco il 23/06/2016 alle 13:29 scrive:
sono titolare di una agenzia funebre mi hanno beccato con 2 lavoratori in nero e mi hanno fatto una multa di euro 6000, 3mila per ogni lavoratore, dal momento che mi hanno preso il giorno stesso ho regolarizzato i 2 operai con contratto intermittente, gli stessi ispettori mi hanno detto di fare un contratto a chiamata per almeno 3 mesi.
Io faccio tutto quello che mi dicono poi a febbraio chiamano il mio commercialista dicendo che il contratto a chiamata non va bene per regolarizzarli ma bisogna fare un contratto pieno o un contratto con part time, altriemti non pago 3000 euro ma ne devo pagare 6000 perchè il contratto a chiamata non va bene.
Dico io ma è vergognoso perchè devofare un contratto peiano o part time e non intermittente?
se il lavoro intermittente non va bene nelle onoranze funebri ci dobbiamo suicidare e scandaloso vivere n questo paese: l’italia.
Ditemi voi in un paese di 3000 abitanti con 20 morti l’anno io devo tenere per forza 3 mesi assunti il lavoratore con contratto pieno o part time, io a volte in 3 mesi non faccio un servizio mi dite voi come si fa
Redazione il 23/06/2016 alle 14:53 scrive:
si consorzi con altre imprese di paesi vicini.
Lappala il 30/03/2017 alle 9:21 scrive:
Magari fare a due cristiani un contratto decente potrebbe anche essere carino, visto che un contratto intermittente o a chiamata è una tagliola per chi lo riceve. Se non può permettersi i dipendenti ci sono un sacco di altri lavori nel mondo
Carlo il 04/04/2016 alle 16:50 scrive:
ahi! Questi aspetti di dettaglio sono, di solito, demandati al regolamento comunale.
Chiarito come l’inumazione in capo comune non implichi né comporti nessun rapporto concessorio, che lascerebbe maggior libertà d’azione ai dolenti, ma solo il diritto d’uso della fossa (anche questo sottoposto a tariffazione, con i criteri contabili determinati dall’117 D.Lgs n. 267/2000) ed atteso che ai sensi dell’art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 l’inumazione in campo comune è da intendersi come processo complessivo, sino all’esumazione ordinaria il cui punti salienti, a monte, sono:
1) scavo della fossa,
2) deposizione del feretro con conseguente riempimento della buca,
3) fornitura del cippo identificativo,
4) manutenzione della sepoltura (piantumazione del verde, sfalcio dello stesso, pulizia dei vialetti…) sino al naturale compimento del turno di rotazione.
5) raccolta e smaltimento dei rifiuti
le uniche norme di riferimento, applicabili in Regione Lombardia sono date dall’Art. 15 commi 2, 5 e 6 del Regolamento Regionale 9 novembre 2004 n. 6, così come novellato, in alcune sue parti (qui irrilevanti) dal Reg. Reg. n. 1/2007
In buona sostanza, la normativa regionale, mutua quasi tutti i principi per una buona inumazione, dettati dall’Capo IX DPR n. 295/1990, così i campi comuni d’inumazione debbono esser suddivisi in quadre ed i vialetti d’ inter-fossa saranno provvisti di sistemi drenanti o fognari atti a convogliare le acque meteoriche.
L’unica grande novità è, forse, rappresentata dallo spazio di 30 cm tra una fossa e l’altra che aumenta la capacità di ricavare nuove sepolture, cioè un numero maggiore di fosse, nei campi di terra, sfruttando maggiormente la superficie disponibile (per il DPR n. 285/1990 la distanza minima sarebbe, invece, di 50 cm).
La cura delle tombe (es. coltivazione dei fiori) è rimessa alla diligenza della famiglia, così come l’apposizione della lastra sepolcrale, vedrei, però, bene una “normetta” ad hoc, laddove si disciplinano tipologia ed ingombri massimi dei monumenti funebri da installare, in cui specificare se sia lecito o meno stendere uno strato di ghiaino attorno al perimetro della sepoltura o nelle sue vicinanze, comportamenti contra legem, a questo punto, saranno puniti con le sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’Art. 7-bis D.Lgs n. 267/2000, ossia da quelle contenute nel regolamenti comunali ed addebitando ai famigliari del de cuius (meglio se dopo diffida o certo preavviso) le spese sostenute dall’amministrazione per il ripristino dello status quo ante, anche con eventuale iscrizione a ruolo, per i più riottosi, in difetto sorgerebbe la responsabilità patrimoniale per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.
Rammento poi come – ad oggi – la procedura di adozione o modifica/integrazione dei regolamenti comunali di polizia mortuaria sia divenuta molto più snella e facile, in quanto con un recente orientamento del competente Ministero, formalizzato con semplice circolare (e su quest’aspetto, da purista del diritto funerario quale sono, avrei non poche rimostranze e proteste!) – è venuta meno la necessità di omologare, ex Art. 345 TULLSS, come procedimento integrativo di efficacia, i prefati regolamenti comunali di polizia mortuaria, nelle regioni che si siano dotate, autonomamente, di un proprio corpus normativo in materia funebre e cimiteriale.
Sandra il 04/04/2016 alle 19:25 scrive:
Il problema è proprio questo: che il Comune non ha espressamente vietato nel Regolamento la stesura di ghiaia intorno le fosse comuni, così che ora non ho una norma a cui fare riferimento per diffidare queste persone che si portano da casa la ghiaia e la spargono.
Inutile precisare che il Comune non intende modificare il suddetto Regolamento.
necroforo il 04/04/2016 alle 19:53 scrive:
Strano Comune il Suo! In effetti l’Ente Pubblico dotato di potestà regolamentare, deve parlare il linguaggio del diritto, declinando norme giuridiche, altrimenti scadremmo nell’arbitrio e nel capriccio più sfrenato.
allora non ho capito io: dov’è il problema? Se lo strato di ghiaino (ma arreca davvero fastidio? Perché?) è parte dell’arredo funebre al pari di piante e fiori (purché, magari, non debordi eccessivamente dal perimetro della fossa) non si rilevano ragioni ostative alla sua permanenza e lo si lasci pure, altrimenti, per vietare questa pratica, secondo me, almeno, innocua, occorrerebbe pur sempre una norma scritta e valida.
Nelle more di un adeguamento al regolamento comunale, il quale è silente su tali aspetti, avete pensato ad un provvedimento ad hoc per tamponare la situazione, come ad esempio un’ordinanza, direi anche dirigenziale, a questo punto, senza scomodare più di tanto il sindaco.
Un’altra soluzione potrebbe esser un intervento in tal senso, cioè di proibizione (ma…cui prodest veramente?), da inserire negli strumenti d’attuazione del piano regolatore cimiteriale, di cui, ogni Comune Lombardo deve necessariamente dotarsi secondo la più evoluta normativa regionale che, in questo caso, supera lo stesso dettato del DPR n. 285/1990.
Sandra il 07/04/2016 alle 9:20 scrive:
la ghiaia è stata posata oltre i confini della fossa di inumazione e quindi interessa una buona parte del campo comune. Questo ovviamente andrebbe a costituire un procedente nel caso non si intervenisse a che chiunque possa portare materiale all’interno del cimitero e provvedere ad occupare spazi comuni o comunque non di loro concessione. Tant’è vero che i familiari di una tomba vicina hanno chiesto a questo signore di posare ghiaia anche nei pressi della sua fossa.
Mi chiedo, a questo punto, se fosse possibile provvedere con una diffida appellandosi al fatto che il regolamento non prevede la posa di ghiaia nel campo comune (quindi un’interpretazione contraria, se vogliamo). Lei lo riterrebbe “corretto”?
L’intento della scrivente sarebbe mantenere lo stato dei campi comuni così come li ha mantenuti il Comune, prima dell’affidamento della gestione cimiteriale alla nostra società partecipata.
Carlo il 07/04/2016 alle 14:07 scrive:
un vecchio slogan liberale spesso sulle labbra di personaggi purtroppo discutibili, nel nostro panorama politico così recita: “E’ lecito tutto ciò che non è espressamente vietato dalla Legge” e poi ricorderei anche il sempiterno principio del neminem laedere, cui si deve necessariamente improntare e conformare l’azione amministrativa.
Argomentare “a contrariis” ricavando la norma non scritta per logica deduzione negativa, può esser foriero di guai ermeneutici da cui, poi, scaturiscono facilmente contenziosi, tuttavia non credo proprio che qualcuno vi trascinerà in giudizio per un po’ di ghiaia sparsa per terra, data la pochezza intrinseca all’oggetto del contendere.
Le fonti normative di jus positum da cui trarre ispirazione possono essere:
1) piano regolatore cimiteriale, e suoi strumenti attuativi di dettaglio “ a cascata”, in cui solitamente si regolamenta, anche per i campi di terra dimensione e tipologia degli arredi funebri da applicare o apporre, se c’è scritto che le quadre ad inumazione debbono restar libere, solo con l’erba nelle zone non immediatamente a ridosso delle fosse, o lungo i vialetti d’inter-fossa il problema è già risolto.
2) la stessa natura del campo comune ad inumazione che non prevede, certo, concessione, ma solo il diritto d’uso sulla singola buca. La differenza sembra sottile, ma è fondamentale, nel rapporto concessorio posto in essere, anche per i campetti, a questo punto“PRIVATI” a sistema di inumazione il concessionario vanta, infatti, diritti più ampi e compositi, tra cui una maggior libertà di scegliere le suppellettili funebri (copri-tomba, lastre sepolcrali, oggetti votivi, iscrizioni…), mentre a mente dell’Art. 62 DPR n. 285/1990 solo sulle aree avute in concessione quest’operazione sarebbe legittima, in quanto in campo comune d’inumazione dovrebbe esser distinto (salvo deroghe contemplate da regolamento comunale e piano regolatore cimiteriale e dettate da ovvi sentimenti di pietas) dal solo cippo identificativo posto ad individuare ogni singola fossa.
3) Il regolamento municipale o quale (si spera, almeno!) di solito contiene una “normetta” lungimirante di tal tenore: “Tutti i lavori di manutenzione sulle tombe (eccetto coltivazione dei fiori e pulizia delle lapidi, naturalmente, o comunque piccoli interventi ordinari) deve esser preventivamente autorizzato dall’ufficio cittadino della polizia mortuaria”, questo per evitare che qualcuno, con spirito un po’ troppo intraprendente s’improvvisi “padrone del cimitero”, magari proprio mutando la fisionomia originaria delle parti comuni nel camposanto, quali – e l’esempio è quanto mai calzante, i campi comuni d’inumazione. Lo stesso regolamento comunale può specificare i comportamenti legittimi di cura delle sepolture, proibendone, per converso altri, perchè ritenuti, a ragione, contra legem: esempio: se sulle tombe a terra è consentita la piantumazione dei fiori, come pratica rituale è, invece, inibito piantare nei campi comuni…UNA SEQUOIA (esagero volutamente, così almeno ci capiamo!) o comunque un albero d’alto fusto che ecceda la superficie della singola fossa, i motivi sono sin anche scontati e non sto ad enumerarli.
Con un pizzico di fantasia giuridica la questione si risolve sicuramente, la via maestra, comunque, consiste nell’adozione di una norma ad hoc, di una disposizione d’imperio, magari dotata di un proprio impianto sanzionatorio, così da scongiurare atteggiamenti eccessivamente garibaldini e libertari da parte dell’utenza.
Attenzione, dunque, se una regolamentazione troppo lassista e lacunosa può provocare l’anarchia (male sommo ed assoluto nel governo di un bene pubblico e demaniale) anche una disciplina troppo capillare può risultare, per eterogenesi del fini, persino controproducente o a volte criminogena, si rimarca, in ultima istanza, l’importanza della funzione di sorveglianza e controllo, da parte del responsabile dei servizio di custodia su quanto avviene entro il sacro recinto cimiteriale, le situazioni anomale vanno segnalate alla competente autorità comunale, spettando a quest’ultima l’adozione di specifiche (contro-)misure, anche di diritto punitivo, ma molto, come sempre, dipende del contratto di servizio stipulato tra amministrazione e gestore dell’impianto.
Sandra il 04/04/2016 alle 15:43 scrive:
mi occupo dei servizi cimiteriali e desideravo sapere se esiste una qualche normativa (Regione Lombardia) che spiega come mantenere i campi comuni decennali negli spazi tra una fossa e l’altra. Il Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria e Cimiteriale non dice nulla in proposito, ma di fatto l’Amministrazione Comunale non fa alcuna manutenzione, lascia la nuda terra e se cresce erba la taglia e di conseguenza alcuni cittadini di propria iniziativa e senza chiedere alcuna autorizzazione hanno posato del ghiaietto attorno alla fossa del proprio defunto.
Naturalmente sono stati invitati ad asportarlo, non ottemperando è stato fatto d’ufficio, e loro lo hanno rimesso.
Io non ho trovato alcun riferimento normativo se non l’art. 15, comma 1, del Regolamento Regionale della Lombardia n. 6/2004 che non dice molto, a cui potermi appellare.
Carlo il 30/11/2015 alle 15:39 scrive:
Il profilo professionale in grado di ricoprire il ruolo di operatore di sala settoria è stata individuato nel tecnico di laboratorio biomedico.
Già a partire dagli anni ‘30 fu emanata una serie di Decreti con lo scopo di riconoscere le figure ausiliarie in ambito sanitario, ma tali norme erano prevalentemente volte a definire il ruolo di infermiere oppure ostetrica.
Dopo tali tali decreti si sono succedute diverse norme, di differente grado gerarchico e di specialità, che hanno introdotto nuove figure professionali ancillari, tra cui quella del tecnico di laboratorio medico.
Tra queste, la norma che ha dato un primo inquadramento organico è stata il D.M. 745 del 1948 che riconosceva nel tecnico sanitario di laboratorio biomedico “l’operatore sanitario, in possesso del diploma universitario abilitante, responsabile degli atti di sua competenza, che svolge attività di laboratorio di analisi e di ricerca relative ad analisi biomediche e biotecnologiche ed in particolare di biochimica, di microbiologia e virologia, di farmacotossicologia, di immunologia, di patologia clinica, di ematologia, di citologia e di istopatologia”.
Più recentemente, tutte le professioni sanitarie paramediche, ed in particolare quelle ad indirizzo tecnico, sono state, ulteriormente, considerate e “messe a fuoco” con la legge n. 251 del 10 agosto 2009 e dal D.M. 29.03.2010, che specificano gli obiettivi formativi e più in generale i compiti degli operatori delle professioni sanitarie. A tali fonti del diritto si opera, pertanto, un proficuo rinvio.
Per il rapporto di lavoro molto dipende dall’Ente che eroga il servizio necroscopico nelle strutture di medicina legale (Dipartimento di medicina legale, Clinica Universitaria, obitorio comunale…)
ettore giordano il 03/04/2016 alle 18:05 scrive:
Attualmente in italia esistono infermieri con master in infermieristica legale e forense il primo master è stato istituito nel 2006 nei maggiori atenei italiani (roma firenze milano) esistono inoltre da alcuni anni corsi universitari di perfezionamento in tecnica sanitaria autoptica (ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE DI MILANO) e master specifico in tecnica autoptica organizzato dall’universita’ Sapienza di Roma, quindi la figura piu’ idonea per poter operare in SALA SETTORIA sia universitaria che ospedaliera e’ L’INFERMIERE LEGALE E FORENSE.
Carlo il 29/04/2015 alle 15:32 scrive:
quali passaggi formali, allora, intraprendere per candidarsi alla gestione della manutenzione ordinaria di un cimitero (immagino di piccole dimensioni)?
Ora: pulizie in generale e sfalcio del verde, almeno nelle parti comuni di proprietà demaniale ex Art. 824 Comma 2 Cod. Civile , se escludiamo le scabrose operazioni cimiteriali e la tenuta dei pubblici registri, attengono comunque ai servizi cimiteriali stessi e di solito sono prestazioni erogate dal medesimo personale cimiteriale, mentre per le tombe erette su suolo dato in concessione è il concessionario stesso ex Art. 63 comma 1 DPR n. 285/1990 a dover garantire il solido e decoroso stato del manufatto.
Il concessionario potrebbe demandare ad impresa esterna questi compiti (come ad esempio avviene nei condomini), naturalmente in possesso dei requisiti assicurativi ed antinfortunistici e delle necessarie autorizzazioni, per poter operare in cimitero.
In ogni caso il rapporto che s’instaurerebbe dovrebbe esser pur sempre contrattualizzato, per escludere lavori in nero o sottobanco soprattutto in un impianto di proprietà pubblica, quale è il camposanto comunale.
Quindi il privato deve iscriversi in Camera di Commercio e ovviamente essere una impresa (individuale, società, ecc..)
Poi occorre vedere se il regolamento comunale di polizia mortuaria preveda obblighi per le imprese che operano dentro i cimiteri (ad es. assicurazione obbligatoria minimale per eventuali danni, ecc.).
O ancora se è richiesto dal Comune la iscrizione in un elenco degli operatori che intendono prestare la propria opera nei cimiteri.
Ovviamente sono i cittadini i quali si rivolgono alla ditta a pagare le prestazioni, esattamente come fanno con i marmisti, i giardinieri.
monica tegon il 28/04/2015 alle 10:47 scrive:
Mi piacerebbe moltissimo dedicarmi alle manutenzione dei cimiteri ma non so s come iniziare, nel senso, posso mettere un cartello fuori del cimitero , o devo andare in comune a chiedere permesso a anche e se la cosa è individuale all’interno di esso?
girardi giulio il 25/11/2014 alle 21:35 scrive:
Carlo il 30/10/2014 alle 18:33 scrive:
chiedo, anticipatamente scusa per il RITARDO MOSTRUOSO con cui rispondo, ma mi sono accorto solo oggi del quesito proposto:
La formazione professionale è, per Costituzione, oggetto di legislazione regionale concorrente.
L’art. 15, comma 3 L. R. (Puglia) 15 dicembre 2008, n. 34, attribuisce ad apposito regolamento comunale la determinazione delle modalità generali e dei requisiti per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività funebre.
Il successivo comma 5 individua alcuni di questi requisiti, che, quindi, vanno considerati come “minimi” o non derogabili. Senz’altro, accanto (o, in aggiunta) ai parametri formativi individuati dalla legge regionale, il comune può / potrebbe individuare titoli e materie “integrativi”.
Per inciso, ho qualche perplessità, in tale comma 5, in relazione alla lett. c), dal momento che la legge regionale non affronta, neppure rinviando eventualmente a regolamento regionale, la questione della c.d. formazione professionale (che, invece, trova riscontri in norme di altre regioni, oltretutto con “livelli” di formazione del tutto differenziati (si va da un minimo di 24 ore di formazione fino a 600 ore di formazione), Ciò è incoerente perché si dovrebbe fare riferimento a norme in materia di formazione professionale di altre regioni, ma anche (materialmente) appare abbastanza poco proponibile che un titolare di attività funebre e tutto il proprio personale acquisiscano il “diplomino” di formazione professionale in altra regione, perché, tra l’altro mancherebbe una norma transitiva sulla validità del titolo conseguito presso un diverso ordinamento regionale. E’ questo (= la competenza territoriale) il limite insormontabile di una polizia mortuaria riformata su base locale.
E’ possibile ipotizzare che la legge regionale non si sia addentrata in questi aspetti, per evitare di intervenire ” a gamba tesa” e, così, invadere la sfera di attribuzioni proprie di altra Direzione regionale (ed Assessorato), cioè di quella dedicata, specializzata in formazione professionale.
Ad esempio, il comune potrebbe definire, con il regolamento di cui al comma 3, qualche aspetto di maggiore dettaglio su queste “sufficienti conoscenze teorico-pratiche”, ad esempio prevedendo una soglia minima di durata della formazione professionale, con l’inciso, “… anche acquisita in altra regione, e fino a ché la regione non definisca specificatamente ….”
2) Il regolamento comunale dovrebbe (non sembri una tautologia) stabilire le norme, di rango regolamentare, proprie dei comuni (vedi, anche, l’art. 117, comma 6, terzo periodo Cost.), non può esser un surrogato di una norma primaria ancora inesistente, anche perché lo studio della materia funeraria avrebbe un senso se praticato in modo omogeneo sul territorio e non con effetti “arlecchino”, a macchia di leopardo.
Davide il 19/09/2014 alle 16:26 scrive:
vorrei sapere se c’è una normativa che stabilisce chi può erogare i corsi in Puglia.
Giuseppe Triolo il 18/12/2013 alle 2:35 scrive:
Qui si esagera … incominciamo a vedere cos’è il “necroforo”!
necroforo: Il necroforo dal greco nekro “morto” + phoro “portatore”; sono in uso anche i termini becchino, beccaio o, più volgarmente, beccamorto è una persona che per mestiere si occupa della sepoltura o della cremazione dei corpi dei defunti.
Il termine viene usato in molte accezioni metaforiche; per esempio sono chiamati necrofori anche alcuni coleotteri che depongono le uova nei cadaveri degli animali (per esempio il Necrophorus vespillo).
Il becchino nella cultura popolare. Per il suo lavoro a contatto con i cadaveri, in alcune culture si ritiene, per superstizione, che il becchino porti sfortuna. Nel cinema celebre è il becchino di Per un pugno di dollari che opera nella cittadina di San Miguel, interpretato da Joseph Egger.
Nel romanzo Dellamorte Dellamore il protagonista è un necroforo e tutta la storia si basa intorno al suo lavoro. Nel 2001 è stata prodotta una serie televisiva dal canale HBO negli USA, e trasmessa in Italia sul canale Italia 1, Six Feet Under (“Sei piedi sottoterra”, 2001-2005), che ha come protagonista una famiglia che gestisce una impresa di pompe funebri.
Nel mondo del wrestling, un celebre campione di questo sport è noto con il ringname di The Undertaker (“Il Becchino”), con evidente allusione ad una sua estrema pericolosità. Per le sue lugubri connotazioni, il personaggio del becchino è anche al centro dell’interesse di quelle canzoni, tra il goliardico e il grottesco, che esorcizzano la morte descrivendo con compiaciuta insistenza improbabili vicende ambientate nei cimiteri. Un esempio celebre, in Italia è la Contently becchin’ story (inglese maccheronico per la “storia di un becchino contento”) nel repertorio de I Gufi. In milanese vi è la canzone El Beccamort di Nanni Svampa, traduzione e adattamento dal francese di Le fossoyeur di Georges Brassens (1952). Infine, anche i GemBOY parodiando la canzone degli 883 La regola dell’amico hanno composto una canzone intitolata per l’appunto La regola del becchino. Il becchino è inoltre citato nella celebre ballata “Il Testamento” di Fabrizio De Andrè.
Quindi avendo ora capito bene cos’è e cosa fa il necroforo ritengo oltremodo inutili i corsi che sono solo frutto di guadagno economico per chi li tiene, di fatto esistono alcuni “sindacati” che si recano nelle Regioni d’Italia e profittando del digiuno, in materia funeraria, della politica abbindolano il politico di turno “suggerendo” questa figura, il necroforo ed altre ancora, affinché loro, i sindacati, possono vendere i “corsi” (da 300 euro a 900 euro circa cad.1) e così un disoccupato senza soldi o le ditte nascenti che vorrebbero entrare nel mercato funebre avranno problemi grossi perchè questi “corsi” non sono gratuiti e tanto meno, ricordiamolo, non sono riconosciuti da nessun ente di stato e tenuti solo da privati che fanno il bello e cattivo tempo !
Rimango sempre d’accordo sul fatto che nel mestiere dell’impresario funebre ci debba essere professionalità, serietà, umanità, umiltà e discrezione … altrimenti non si va avanti si perde la clientela e l’onorabilità. Però queste doti e qualità non possono mai essere vendute e/o dettate da nessun corso … detto questo credo che il nostro mestiere, se si continua su questa strada, diventerà un mestiere per pochi ricchi che continueranno ad accrescere il loro patrimonio a scapito della popolazione che andrà a pagare molto salato il conto di un servizio funebre in barba alla libertà d’impresa!
Bisogna fare un distinguo tra agenzie funebri e case funerarie !
Bisogna anche capire che il trasporto funebre non può essere disgiunto dall’agenzia funebre perchè il trasporto rimane il corollario indispensabile per questo mestiere e ciò, la dove è stato disgiunto, deve essere ripristinato!
Fare l’impresario funebre non deve essere un mestiere da ricchi e tanto meno serve una S.P.A. e non deve essere un dilemma burocratico e pieno di incombenze triplicate rispetto a fare altro tipo d’impresa!
Già di per se ogni azienda, di qualunque genere, ivi compreso l’impresa funebre, ha sulle spalle uno zaino con dentro queste cose: lavoratori, corsi sicurezza, tasse dirette ed indirette, affitti, assicurazioni, materiali, manutenzioni e incombenze burocratiche … tutte queste cose già ce le detta lo Stato Italiano che ha anche legiferato, lo Stato, in materia funeraria attraverso il D.P.R. 285/90, però nonostante tutto alcuni “criminali” cosa fanno?
Si recano presso le sedi Regionali e predicano sciocchezze facendo mettere un altro zaino sulle spalle delle sole imprese funebri e cioè tutte quelle leggi che esistono nell’ordinamento italiano le strumentalizzano inserendole nella legge regionale di polizia mortuaria obbligando le aziende all’acquisto di beni strumentali e perfino all’assunzione di personale !
Tutte ingerenze che se portate davanti ad un tribunale amministrativo verrebbero immediatamente cancellate ma per essere più incisivi io consiglierei anche un esposto alla direzione distrettuale antimafia nella quale bisogna scrivere che alcuni politici e imprenditori modificano queste leggi a loro fine e interesse privato affinché restringano il mercato funebre e ciò non è giusto questo E’ UN CRIMINE si un crimine … interessi privati in atti pubblici … ditemi quale Regione d’Italia tiene i corsi gratuiti di necroforo !? Ditemi quale Comune mette a disposizione auto-funebri alle agenzie !? Nessuno … queste leggi fanno si che si creino mono-oligopoli da parte di privati .. se questa non è mafia ditemelo voi cos’è … facendo questo esposto se hanno ragione loro non succede nulla ma se, al contrario, hanno torto verranno puniti i fautori, politici e “sindacati” compresi! Vediamo chi davvero allora avrà il coraggio di fare queste cose ancora? buone feste !
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Carlo il 26/03/2013 alle 12:42 scrive:
n. 163 e succ. modif. cui si fa rinvio, principalmente l’aspetto se le prestazioni di servizio ed eventuali opere considerate nella specifiche fattispecie in oggetto (fornitura di mano d’opera per trasporti funebri e movimentazione del feretro nell’ottemperanza del D.LGS n. 81/2008). qualora esse siano eseguite, sussistendo la natura di servizi e prestazioni proprie del libero mercato, su commessa/affidamento dei privati legittimati ad avvalersi di soggetti privati per questi lavori o prestazioni di servizio.
Franca il 26/03/2013 alle 11:23 scrive:
Bongiorno, un’impresa di servizi di necroforato ha l’obbligo di fornire il DURC all’impresa funebre che le ha commissionato un servizio? Grazie per l’attenzione.
Fabio il 24/01/2013 alle 21:24 scrive:
ma il mestiere di scrittore di articoli su siti web rende chi lo pratica più intelligente?
Faccio il necroforo da più di 7 anni per SCELTA, (prima ero capoturno su due tipi di rotativa e prima ancora ero responsabile di produzione in una ditta alimentare, quindi non esattamente l’ultimo degli scemi in circolazione), per poter fare questo lavoro ho dovuto fare dei corsi specifici, (necroforo, addetto al trasporto e direttore tecnico addetto alla trattazione degli affari) inoltre, quale responsabile della sicurezza sui luoghi di lavoro ho dovuto frequentare tre diversi corsi, per un totale di 45 ore. Mi relaziono con i componenti di diverse religioni e culture senza fatica, benchè chi scrive, definisce la figura del necroforo in pratica come lo scemo del villaggio, io e la quasi totalità dei miei colleghi siamo abbastanza “intelligenti” per poterci districare tra le varie pratiche burocratiche e relazionarci efficacemente con i vari, (a volte questi si ignoranti), impiegati comunali e/o forze dell’ordine, nonchè a fronteggiare brillantemente anche le richieste e le bizze di certi parenti oltre che a dover fare grandi sforzi per evitare di rispondere a tono e per le rime a certi impiegati di strutture sanitarie, parenti e sopratutto preti, (questi si arroganti e stupidi, anche se non tutti ma buona parte). Abbiamo imparato ad essere sempre cordiali con i dolenti, avere sempre una parola di conforto e il sorriso sulle labbra, (sorridere non significa ridere o fare gli scemi sia chiaro!). Credete a me, se uno pensa di fare il necroforo perchè non ha di meglio da fare, lasci perdere, questo lavoro non è per tutti!!!!!
daniele il 10/02/2016 alle 11:09 scrive:
Buongiorno, ho letto su internet che lei è un necroforo. Io sono un ragazzo di 31 anni disoccupato e volevo intrarprendere questo lavoro nella regione veneto . Potrebbe dirmi dove devo andare per avere informazioni per partecipare ai corsi ?
Ringrazio moltissimo e saluto .
necroforo il 11/02/2016 alle 16:53 scrive:
I requisiti formativi in Regione Veneto sono dettati dall’allegato “B” alla
Deliberazione Giunta Regionale 08/11/2011, n.1807 “Legge regionale n.18 del 4 marzo 2010 Norme in materia funeraria. Definizione dei requisiti di cui all’art.2,comma2” [Pubblicato sul B.U.R. n. 89 del 29/11/2011].
Le conviene informarsi presso enti accreditati per la formazione professionale, associazioni territoriali di piccola impresa e, perché no, presso le federazioni “storiche” del comparto funerario italiano (ASNAF &AS, FeNIOF, Feder.Co.F.It) che spesso erogano questi corsi specifici tramite le loro articolazioni locali.
Marco il 01/07/2016 alle 23:49 scrive:
Salve, vorrei avere delle informazioni a proposito delle mansioni che deve svolgere un necroforo. E anche se vi è qualche differenza tra il necroforo (volgarmente chiamato becchino?!) e colui che invece lavora per una ditta di pompe funebri
necroforo il 04/07/2016 alle 16:20 scrive:
NECROFORO, parola “strana” di derivazione dal greco antico, composta dal sostantivo “necros” (= morto) e dal verbo “fero” (= trasportare)
a) il necroforo (= operatore funebre) lavora sempre sui defunti, ma prima della loro sepoltura, cioè si occupa di vestizione salme, deposizione delle stesse nella cassa e relativa chiusura del feretro, sino al trasferimento della bara in cimitero, con appositi autoveicoli.
b) Il necroforo (= operatore cimiteriale) attende sempre alla movimentazione del feretro, ma per le operazioni di sepoltura/cremazione, e disseppellimento (ossia provvede ad estumulazioni, esumazioni e traslazioni).
Carlo il 12/09/2012 alle 18:24 scrive:
la Regione Emilia Romagna ha approvato con il punto 5 della Deliberazione Giunta Regionale Emilia-Romagna 7 febbraio 2005, n. 156 un particolare percorso formativo per chi voglia intraprendere la professione di operatore funebre, si tratta del rilascio di una sorta di “patentino” o attestato che di si voglia, ormai indispensabile per accedere al mestiere di necroforo. Conviene iscriversi ad un corso organizzato da enti per la formazione professionale a ciò preposti al fine di acquisire l’abilitazione e poi si potrà presentare il proprio curriculum presso un’impresa funebre privata o pubblica. Mi sia consentita la civetteria autopromozionale: se davvero le interessa la materia della polizia mortuaria perchè non ci viene a trovare a Ferrara il giorno 4 ottobre prossimo venturo iscrivendosi al seminario che verterà proprio sui fenomeni cadaverici e le tecniche base per ottenere una perfetta vestizione delle salme con tanto di maquillage funerario?
Maria giovanna il 09/01/2018 alle 8:21 scrive:
Io ho attestato di tanatoesteta fatto a modena a pagamento nn sn del settore e dopo quasi un anno nn sn riuscita a collocarmi perché le donne nn sn ben viste in questo settore.quindi sn rimasta delusa perché durante il corso ci avevano fatto capire che ci saremmo inserite senza difficoltà……invece nn è vero.grazie
Stefania il 12/09/2012 alle 12:25 scrive:
Qualcuno sa dirmi come posso cominciare ad intraprendere il mestiere di necroforo?
Abito in provincia di Parma, ma non riesco a trovare info chiare su internet. Non so se dovrei rivolgermi al comune o a qualche impresa funebre!
marco il 24/01/2012 alle 21:59 scrive:
vorrei info sui corsi di formazione del cerimoniere,per casa funeraria, normative della regione piemonte, grazie marco
Marco F. il 23/08/2011 alle 14:32 scrive:
Salve vorrei intraprendere la professione di necroforo, qualcuno sa indicarmi dove posso trovare corsi in zona varese ? O magari se qualcuno a da offrirmi un lavoro sarebbe fantastico, grazie ciao
maria il 06/07/2011 alle 10:22 scrive:
ciao,io abito in liguria.Mio marito lavora in una cooperativa sociale,attualmente fa il giardiniere ma ieri gli hanno detto che da settimana prossima lo mandano a fare il NECROFORO..ma mio marito nn ha nessuna esperienza,lo stanno obbligando perchè o così o licenziato,ma nn è giusto perchè quello è un lavoro che si scegli nn che si viene obbligati.VOI cosa ne pensate????grazie
MARIA,liguria
Francesca L. il 14/05/2011 alle 12:47 scrive:
Nella movimentazione manuale dei carichi valgono pur sempre le disposizioni del D.LGS. n.81/2008.
Nel versire una salma, in caso di corporatura piuttosto massiccia del de cuius, il “trucco” (mi si passi quest’espressione) consiste nel far “girare” i vestiti attorno alla salma, manipolando gli arti, senza, quindi, alcun bisogno di sollevarla di peso.
Consiglio vivamente di lavorare in posizione frontale rispetto alla salma, magari inclinando leggermente verso il basso il piano d’appoggio (= lettino rigido) per queste due ragioni:
a) così sarà molto più facile infilare gli indumenti, partendo, ovviamente, dalla biancheria. Bisogna infatti posizionare la salma, come se essa, ancor viva, stesse scendendo da un letto, ma, è ovvio, un corpo morto non può muoversi di moto proprio, quindi è necessario puntellarlo nelle estremità inferiori
b) la forza di gravità eviterà il reflusso esofageo di eventuali liquami gastrici che potrebbero ristagnare nelle cavità corporee.
franco il 12/05/2011 alle 20:06 scrive:
Ciao a tutti, sono un necroforo ospedaliero da pochi mesi, secondo voi questa è una mansione che si può svolgere da soli? Spesso capitano salme molto pesanti, nei vari passaggi della salma fino ad arrivare alla sala di osservazione in obitorio si fatica molto a fare tutto da solo. Tantissime volte capita che dobbiamo fare da soli questo lavoro, compresa la vestizione. Le norme di sicurezza consentono questo?
Grazie a chi potrà darmi informazioni in materia e indicazioni normative.
Carlo il 06/04/2011 alle 11:42 scrive:
Per accedere a tutta la documentazione normativa della Regione Emilia Romagna si consiglia di iscriversi al sito http://www.euroact.net
brigida il 05/04/2011 alle 23:24 scrive:
operatore tecnico necroforo- necroscopo cosa ha a che vedere con questo compito ricomposizione dopo l’autopsia:
sistemazione dei visceri nelle cavità, cucitura delle suture cutanee di apertura, pulizia esterna della salma-
ettore giordano il 03/04/2016 alle 17:58 scrive:
infatti la ricomposizione della salma dopo l’autopsia dovrebbe essere compito del tecnico di sala settoria o dell’infermiere forense che opera in sala settoria. Purtroppo nel 2016 in italia non esiste ancora una vera e propria regolamentazione riguardo questa figura professionale esiste una proposta di legge del marzo 2010 ferma in parlamento per l’istituzione della figura professionale del tecnico autoptico e relativo albo professionale.
brigida il 05/04/2011 alle 23:19 scrive:
l’obbligo formativo per tutti gli operatori del post mortem pubblici o privati è stabilito dall’Art. 12 comma 1 (riguardo soprattutto agli affossatori in servizio presso i cimiteri)
e dall’Art. 13 commi 3 e 4 lettera b) punto 3
della Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19
recante disposizioni in materia di polizia mortuaria.poi implementate dal paragrafo 5.2 della Delibera Giunta Regionale 7 febbraio 2005, n. 156
vorrei conoscere il contenuto di artt di legge e rispettiva delibera
LUIGI il 17/03/2011 alle 17:34 scrive:
Vorrei sapere ,se un operaio comunale di terzo livello deve pulire la sala autoptica. CALABRIA
Carlo il 20/02/2011 alle 20:39 scrive:
In Emilia Romagna l’obbligo formativo per tutti gli operatori del post mortem pubblici o privati (qui di seguito, per brevità li chiameremo “necrofori”) è stabilito dall’Art. 12 comma 1 (riguardo soprattutto agli affossatori in servizio presso i cimiteri) e dall’Art. 13 commi 3 e 4 lettera b) punto 3 della Legge REgionale 29 luglio 2004 n. 19 recante disposizioni in materia di polizia mortuaria.
Dette norme sono poi implementate dal paragrafo 5.2 della Delibera Giunta Regionale 7 febbraio 2005, n. 156
carlo torreggiani il 20/02/2011 alle 16:59 scrive:
a Piacenza, stò cercando di sensibilizzare una cooperativa di formazione per fare corsi da NECROFORO a questo proposito stò anche interessandomi presso la regione Emilia Romagna,rispondendo a Rossano Mantegani vorrei anche sensibilizzare tutti a questo problema, non esistono corsi professionalizzanti per necrofori che vogliano operare in strutture pubbliche come Comuni ed Ospedali, se volete saperne di più contattatemi pure alla mia posta eletronica carlotorreggiani@alice.it
Carlo il 12/02/2011 alle 17:52 scrive:
x Rossano.
Conviene rivolgersi alle associazioni di categoria presenti sul territorio lombardo (Feniof, Federcofit, Asnaf & As, Assopadana…)
ROSSANO MARTEGANI il 11/02/2011 alle 13:21 scrive:
vorrei sapere visto che nessuno sa aiutarmi dove si puop fare il corso da Necroforo in Prov. Varese.
Carlo il 28/07/2010 alle 19:40 scrive:
Il cosiddetto “tumulatore” è un necroforo, ossia un operatore cimiteriale a tutti gli effetti.
Egli, dunque, attende alla movimentazione dei feretri, alla loro sepoltura nonchè alle operazioni cimiteriali di esumazione, estumulazione e traslazione.
Può anche esser coinvolto, durate i momenti di pausa tra un funerale ed un altro alla manutenzione del verde cimiteriale (sfalcio dell’erba, potatura delle piante…)
In ogni caso il tumulatore, al di là delle INDISPENSABILI norme di polizia mortuaria e di quelle sulla sicurezza (DEcreto Legislativo n.81/2008) deve conoscere il funzionamento di queste attrezzature:
•	antoni (pannelli in legno gia’ predisposti con “puntelli” per la loro stabilizzazione)
•	puntelli metallici vari
•	scale portatili a pioli per l’accesso nella fossa
•	passerelle e trabaldelli
•	funi e reti in PVC per l’imbragatura del feretro
•	carrelli
•	picconi
•	cacciaviti
•	mazze
•	punteruoli, forbici e cesoie (per tagliare il nastro metallico dei feretri)
•	falcetti a mano
•	escavatori meccanici
•	carro funebre
michele il 28/07/2010 alle 15:36 scrive:
vorrei sapere quali mansioni svolge un tumulatore e con quali atrezzi
Carlo il 18/04/2010 alle 22:37 scrive:
Non c’è nessuna Legge Nazionale, o norma unificante a tal proposito, la formazione professionale è oggetto di competenza legislativa concorrente delle Regioni ex Art. 117 Cost., così come modificato dalla Legge Costituzionale n. 3/2001.
Dipende, quindi, dalle diverse leggi regionali per l’accreditamento degli istituti (studi professionali, associazioni, imprese…) preposti all’addestramento del personale necroforo ed al rilascio dei relativi attestati.
Dino il 16/04/2010 alle 17:27 scrive:
Salve è da un pò di tempo che cerco di sapere quale ente in Italia rilascia gli attestati o certificati per la qualifica di “operatore tecnico necroforo”, voi potete farmi un po di chiarezza in merito.
Carlo il 15/04/2010 alle 14:58 scrive:
Mah, rispondo da semplice necroforo e non da giurista.
Innanzi tutto stiamo ragionando su voci di spesa diverse in quanto destinate a differenti soggetti (di diritto commerciale, come accade per le imprese funebri, o istituzionali (principalmente il Comune, in quanto ente pubblico, a rilevanza politica, Art. 117 Cost.) titolare della funzione cimiteriale (Artt. 337, 343 e 394 Regio Decreto n. 1265/1934, DPR 285/1990, D.M. 28 maggio 1993, Art. 13 Decreto Legislativo n. 267/2000, Art. 117 Cost,, senza, per altro, la folle pretesa di esser esaustivi.
Quindi: gli oneri della sepoltura (Art. comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 nn, 26) competono al Comune, in quanto titolare del cimitero (Art. 224 Codice Civile).
Per le altre voci di spesa (fornitura cofano, confezionamento dello stesso, trasporto, somministrazione di arredi votivi, allestimento di camera ardente, disbrigo pratiche…) se non disposto diversamente, dovrebbero, in via generale, valere le norme enunciate dal Codice Civile.
Mario il 15/04/2010 alle 11:29 scrive:
Carlo il 09/04/2010 alle 21:00 scrive:
Dipende dall’inquadramento generale del Contratto di Lavoro.
Attualmente sono diversi i CC.N.L. nel settore delle onoranze funebri.
Sul piano meramente tariffario conviene rivolgersi ad un’associazione di categoria, a livello nazionale.
Carlo il 09/04/2010 alle 19:53 scrive:
Per sanare l’ingiustizia linguistica e la discriminazione semantica che affligge gli operatori del post mortem, proporrei di introdurre una dizione aulica, mutuata dalla nobile lingua latina.
Siamo tutti dei VESPILLONI, ossia dei necrofori.
Nell’antica Roma, infatti, i VESPILLONI erano gli addetti a trasporto (paradossalmente ex Artt. 23 e seguenti DPR 285/1990…molto, molto prima dell’emanazione del DPR 10 settembre 1990 n. 285!) ed alla sepoltura dei cadaveri umani.
Anzi, in epoca paleocristiana, quando, finalmente, il Cristianesimo fu legalizzato con l’Editto di Costantino nel 313 dopo Cristo, i vespilloni si premuravano di concedere in uso, ovviamente dietro corresponsione della relativa tariffa (proprio come accade oggi) le sepolture più ambite, ossia quelle “AD SANCTOS”, cioè i sepolcri ancora liberi che sorgevano nei pressi delle tombe (prima clandestine, poi assurte a luogo di culto) in cui erano statui deposti Santi e Martiri vittime delle persecuzioni.
L’istituto della concessione degli spazi sepolcrali, intesi come sepoltura privata e dedicata, insieme di norme dal quale origina, almeno qui in Italia, lo Jus Jepulchri assieme ad i suoi corollari, risale ai primi secoli del’Evo Cristiano, quando Roma, all’apogeo del proprio splendore onnipotente, era ancora “Caput Mundi”.
Sinonimi di “becchino” sono anche: “necroforo”, “fossore”, “affossatore”, “seppellitore”, “tumulatore” (e… per le inumazioni come ci si comporta!???), “adetto cimiteriale”, oltre al sempre valido e, forse, un po’ snob, “vespillone”.
francesco il 09/04/2010 alle 19:49 scrive:
i miei amici stanno aprendo una nuova attivita di pompe funebri,e mi hanno fatto fare il corso x vestizione che sarebbe poi la mia mansione.
Domanda:c’è una tabella con le tariffe di questo lavoro? Quanto è il giusto x una vestizione ecc…?
Gejar il 09/04/2010 alle 6:40 scrive:
Per Mary dell’8 c.m
Posso capire la necessità di molti nel cercare un posto di lavoro ma, eviterei di farmi selezionare da una persona che cerca ” tumulatore e un becchino”
Non crede Mary di dovere usare una terminologia piu’ appropriata?
Carlo il 08/04/2010 alle 12:07 scrive:
Le principali norme da conoscere sono senza dubbio:
Legge n. 81/2008 recante disposizioni in merito alla sicurezza sul lavoro.
Regolamento comunale di polizia mortuaria (importantissimo!)
Ordinanza del Sindaco su trasporti funebri ed operazioni cimiteriali
DPR 10 settembre 1990 n. 285 (approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria.
Eventuali norme regionali (Leggi, Regolamenti e relativi provvedimenti attuativi come delibere, determine dirigenziali, declaratorie…) in tema di servizi necroscopici, funebri e cimiteriali.
Ettore il 29/11/2015 alle 22:10 scrive:
Ciao Carlo in Italia esiste la figura dell ‘infermiere di sala settoria e come e’ il rapporto di lavoro comunale universitario o in regime libero professionale?
Mary il 08/04/2010 alle 11:16 scrive:
Salve devo fare una selezione per tumulatore e becchino, vorrei sapere se c’è qualche normativa o leggi che mi può servire. Grazie
leonardo il 02/03/2010 alle 12:18 scrive:
mi mandate cortesemente dati ed eventualmente concorsi inerenti a questa professione. grazie
pellecchia raffaele il 28/02/2010 alle 18:22 scrive:
Salve, mi sono proposto per l’assunzione di tecnico operatore necroforo-neroscopo, ma mi chiedono le norme che regolano e disciplinano questo lavoro e la conoscenza degli attrezzi chirurgici.Non avendolo mai fatto non so dove apprendere questi dati .Potreste indicarmi un sito dove scricarli o un libro da comprare? Grazie cordiali saluti Pellecchia Raffaele
nicola il 08/02/2010 alle 15:36 scrive:
a breve,devo sostenere un concorso come necroforo, non ho idea su che cosa volgerà la prova scritta, e comunque dove posso trovare materiale inerente alla mansione ,alle leggi che regolano la mansione ecc.
danilo il 05/02/2010 alle 18:37 scrive:
comunque io svolgo la mansione del necroforo presso tre cimiteri e molto spesso la gente si dimentica quanto è importante questo mestiere
danilo il 05/02/2010 alle 18:32 scrive:
purtroppo rispetto altri paesi siamo troppo indietro!
davide il 29/01/2010 alle 12:52 scrive:
buon giorno,le domande che vorrei fare sono molte,tra cui: si può togliere la reperibilità da un giorno all’altro senza avvisare i propri dipendenti? un’altra cosa! ho 24 anni ed e da 5 che faccio il necroforo e mai possibile rimanere sempre quinto livello,addirittura per aver toccato un mezzo essere sollevato dall’incarico di guidare???
Maurizio il 25/01/2010 alle 11:31 scrive:
Bell’articolo, io non sono brutto né cattivo e manco perverso,
ho 31 anni ed ho precedentemente lavorato nel commercio al dettaglio e nel settore turismo, non ho esperienza come necroforo o tanatoprattore ma desidero intraprendere questa professione, c’è qualcuno disposto ad assumermi come necroforo?
Va bene qualsiasi zona d’Italia,
mauro.789@virgilio.it
Marco il 22/01/2010 alle 16:31 scrive:
Salve, vorrei sapere quanto viene pagata la reperibilità settimanale più la domenica, sono un operaio di quarto livello, la formuletta la sò ,ma vorrei un esempio pratico. A me hanno proposto circa 90 euro lordo.. Può essere vero o mi aspetta di più? Grazie.

References: Art. 93
 Art. 345
 Art. 824
 Art. 63
 Art. 117
 Art. 117
 Art. 13
 Art. 117