Source: http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/per-la-scuola-e-per-i-presidi/128-lettera-sul-numero-chiuso-risposte-e-domande
Timestamp: 2020-08-06 19:51:24+00:00

Document:
oggi in data 26 agosto ’08 si è tenuta udienza dinanzi alla sesta sezione del Consiglio di Stato presieduta dal Giudice Consigliere Giuseppe Barbagallo, e con Relatore Francesco Bellomo.
L’udienza era stata fissata a seguito dell’intervenuta impugnazione da parte del Miur che ci ha notificato circa 2000 appelli richiedendo la immediata sospensione della nostra sentenza in cui veniva anche annullato il decreto Mussi blocca ricorsi Udu.
L’udienza è stata rinviata al merito, ovvero in una fase dove il Collegio deciderà emanando una sentenza definitiva che auspichiamo tutti intervenga, in tal modo, il prima possibile. Non vi sarà pertanto, per ora, alcuna pronuncia sulla sospensione della nostra sentenza e ciò consentirà un più veloce iter processuale nell’interesse di tutti i ricorrenti e degli studenti.
Dobbiamo a tutti i costi mirare ad ottenere la conferma della sentenza del Tar del Lazio affinchè il Legislatore sia “obbligato” a sanare le nostre posizioni così come quelle degli studenti già ammessi rivedendo contestualmente il sistema dell'accesso programmato.
La campagna sulla legalità dell’Unione degli Universitari non deve però arrestarsi alle vittorie sul numero chiuso presso l’Università degli Studi di Parma, ove abbiamo abolito il numero chiuso, e del Maxi ricorso Udu, ma deve proseguire con forza e con l’appoggio di tutti noi.
Inizia una nuova e dura stagione in cui proseguirà la lotta all’accesso programmato e continueranno le campagne sulla mancata e tardiva erogazione delle borse di studio, contro la speculazione bancaria sui c.d. prestiti d’onore, sullo sforamento del 20 % dell’FFO e sul caro tasse e alloggi.
Ad essere pregiudicata dal sistema del numero chiuso così come concepito in Italia è la stessa società italiana; le limitazioni di accesso all’università hanno ripercussioni anche sulla crescita economica di un Paese, soprattutto quando l’effetto è l’abbandono degli studi, il ripiego su altre facoltà di minor interesse e meno congeniali alle inclinazioni dello studente o, ancor peggio, la migrazione verso università estere.
E’ ormai noto il fenomeno del c.d. brain drain (comunemente tradotto come “fuga definitiva dei cervelli”) conseguenza diretta dell’assenza di interventi di investimento sul capitale umano. Diversamente la società italiana, per evitare un indebolimento della propria capacità di sviluppo, dovrebbe volgere verso il c.d. brain gain o brain circulation, dovrebbe cioè attivarsi per attrarre capitale umano anche attraverso sistemi universitari organizzati, strutturati, disponibili all’internazionalizzazione e all’integrazione con il settore produttivo.
Nel processo d’appello la sentenza di primo grado è contestata dal Miur nella parte in cui afferma l’illegittimità dell’annullamento, successivo alle prove di ammissione, da parte del MIUR, di due degli ottanta quesiti contenuti nel test (domande nn. 71 e 79). Ma annullare ex post due quesiti e valutare i ragazzi solo su 78 quesiti ha significato deprezzare il tempo speso dai candidati che hanno dato risposta (una qualunque risposta) alle due domande in questione.
Ciò non può che costituire, a mio avviso, un’alterazione della par condicio tra i partecipanti della selezione: la discriminazione esiste proprio perché, essendosi già svolta la prova di ammissione al momento dell’annullamento dei due quesiti, i candidati si distinguono fra quelli che hanno risposto e quelli che non hanno risposto alle domande nn. 71 e 79.
L’appello proposto dal Miur (rectius: i circa 2000 appelli del Miur) curiosamente nega l’esistenza di un principio essenziale e trasversale del diritto amministrativo, come la trasparenza, preordinato, come afferma la sentenza impugnata, al sindacato del giudice sull’attività svolta nel perseguimento di un interesse pubblico; di qualunque interesse pubblico.
Ma tutto l’ordinamento, e non una singola norma, impone ai soggetti che perseguono un fine pubblico l’esercizio rigoroso, logico, congruo e trasparente della funzione assegnata. Il dover procedere nella legalità e nella trasparenza è un dovere generale di qualunque organo che svolga una pubblica funzione: gli studenti prima, ed il giudice in seconda battuta, devono poter conoscere chi, come e perché si è operato. La conoscenza aiuta anche la difesa dell’operato di simili Organi; difendere ciò che non si conosce, né si può più conoscere, è un atto di fede, inammissibile in questo contesto.
Il Ministero ritiene anche che sarebbe inammissibile la sentenza del TAR siccome volta ad introdurre un sindacato del merito dell’azione amministrativa, non potendo in ogni caso il Tar effettuare una valutazione sulle domande del test e non avvalersi di periti del Tribunale.
Ci siamo scrupolosamente difesi punto per punto ed è stato poi proposto da parte nostra appello incidentale relativamente a capi della sentenza che presentano alcune perplessità motivazionali richiedendo così l’estensione della sentenza a tutte le Università della Res Publica.
Cari ragazzi, Vi assicuriamo che con l’Udu ci impegneremo al massimo per ottenere un risultato utile per tutti Voi sollecitando una celere definizione del processo. Continueremo inoltre a promuovere nel frattempo le Vostre istanze anche a livello Istituzionale affinchè tutta la società politica si sensibilizzi nella difesa dei nostri e Vostri diritti di studenti violati e calpestati da una legge iniqua, obsoleta e che limita l’accesso al sapere.
Una società moderna non può ignorare che la formazione universitaria consente di acquisire le capacità necessarie a svolgere occupazioni ad alta qualificazione, funzionali, oltre che all’elevazione individuale, al benessere comune in termini di maggiori capacità di progresso tecnologico, di ampliamento della partecipazione attiva alla vita democratica del Paese e di attenuazione delle disuguaglianze ripudiate dall’articolo 3 della Costituzione.
Le importanti conquiste politiche - giudiziali dell’Udu cadono tuttavia in un difficile momento per il mondo universitario che nei prossimi mesi sarà investito da un sostanziale sconvolgimento: riduzione dei finanziamenti, limitazioni nelle assunzioni, possibile trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato la cui capacità di reperire fondi da soggetti privati diviene addirittura elemento di valutazione premiante con ripercussioni sulle tasse universitarie e sull’accentuazione di un ulteriore divario tra atenei.
Con i predetti tagli dell’attuale finanziaria e la carenza di strutture e di personale docente la situazione si andrà ad aggravare ed è palese il rischio che la soluzione a questo problema venga individuata in un proliferare di Corsi di Laurea a numero chiuso. Dobbiamo dunque continuare nella nostra battaglia nella breccia politica segnata dall’Udu nel muro del numero chiuso; non possiamo non reagire alle violazioni dei nostri diritti, dobbiamo proseguire nella consapevolezza che le nostre azioni trascendono l´aspetto giudiziario e mirano a far comprendere la nostra visione della giustizia, ovvero uno stato dell´animo, osservata per l'utilità di tutti e che fornisce a ciascuno di noi una propria dignità.
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