Source: https://www.scribd.com/document/56792419/Newsletter-T-P-N-47
Timestamp: 2016-10-22 22:07:03+00:00

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La nostra newsletter del mese di maggio è dedicata, nell’attualità sia di Diritto del Lavoro che di Diritto Civile, al tema delle forme alternative di risoluzione del contenzioso rispetto all’usuale ricorso al Giudice. Si tratta, in particolare, dell’arbitrato in ambito giuslavoristico e della mediazione in ambito civilistico. Il CCNL Commercio, recentemente rinnovato ha introdotto la ﬁgura dell’arbitrato, anche a livello contrattuale collettivo e staremo ora a vedere se avrà maggiore fortuna rispetto a quello introdotto dal Collegato Lavoro oramai da diversi mesi, ma del cui utilizzo non si ha sentore. Nell’Attualità di Diritto Civile si tratta, invece, delle questioni connesse alla legge che ha introdotto la mediazione: legge che viene ora sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale e che, quindi, rischia di… morire sul nascere. Tornando al Diritto del Lavoro, la nostra newsletter vi propone una “Sentenza del mese” relativa ad una ipotesi di licenziamento per superamento del periodo di comporto prolungato da aspettativa: il Giudice ha ritenuto che se l’aspettativa viene richiesta per un periodo inferiore a quello contrattualmente stabilito, non vi è poi la possibilità di ottenere un prolungamento. Nelle “Altre sentenze” Vi esponiamo un caso legato alla sanità pubblica (incarichi speciali afﬁdati a un dirigente medico) ed alla responsabilità del datore di lavoro per fatto illecito del dipendente, nonché un caso relativo a cartelle esattoriali. Nel Diritto Civile, dopo l’attualità dedicata alla mediazione, vi proponiamo, come sempre, il settore relativo alle “Assicurazioni” e “Il punto su…” che tratta della remunerazione di amministratori e top managers nelle società quotate. Negli Eventi siamo lieti di annunciare l’apertura della nuova sede di Roma in Piazza Mazzini 27. E, per tornare da dove eravamo partiti, vogliamo ricordare un importante evento di cui i destinatari della newsletter già sono venuti a conoscenza, relativo ad un convegno proprio sulla mediazione organizzato dal nostro Studio in collaborazione con l’ALDAI. Il 16 giugno, presso la Fondazione Ambrosiana a Milano, Via Sant’Antonio 5, si terrà questo importante incontro presieduto dal nostro fondatore Avv. Salvatore Triﬁrò e che vede come prestigiosi relatori il Prof. Ugo Carnevali, Ordinario di Istituzioni di diritto privato presso l’Università degli Studi di Milano ed il Dott. Camillo Filadoro, Presidente di Sezione presso la Corte di Cassazione. Rinnoviamo l’invito a questo importante incontro ed attendiamo le Vostre conferme che, lo ricordiamo, dovranno pervenire al nostro indirizzo email: triﬁro.partners@triﬁro.it Buona lettura e arrivederci alla nostra prossima newsletter! Stefano Beretta e il Comitato di Redazione composto da: Stefano Triﬁrò, Marina Tona, Francesco Autelitano, Luca D’Arco, Teresa Cofano, Claudio Ponari, Tommaso Targa e Diego Meucci
ATTUALITÀ 7 ASSICURAZIONI 8 IL PUNTO SU... 10 EVENTI 12 R. STAMPA 13 CONTATTI 14
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 2
LA CLAUSOLA COMPROMISSORIA NEL RINNOVO DEL CCNL DEL TERZIARIO
A cura di Paolo Zucchinali
Il quadro regolatorio del contenzioso del lavoro registra importanti novità in sede negoziale collettiva di cui Vi abbiamo già dato una prima ampia segnalazione nel precedente numero della nostra newsletter. Ora concentriamo la nostra attenzione sull’istituto della clausola arbitrale con la quale le parti individuali del rapporto deferiscono al giudizio di arbitri la deﬁnizione di future controversie. Della legge n. 183 del 4 novembre 2010, il cd. Collegato Lavoro, e dei suoi propositi deﬂattivi - cui si tende anche con la promozione dell’arbitrato - si è detto molto. Ed ecco una delle prime applicazioni di tali regole: il 26 febbraio 2011 è stato siglato da parte di Confcommercio, Fsascat-Cisl e Uiltucs l'accordo per il rinnovo del CCNL del terziario. Ora la prima novità è che l’arbitrato in sede negoziale non è certo una novità assoluta. D’altra parte, non sempre viene rimarcato che l’art. 806 c.p.c. già prima del collegato stabiliva la compromettibilità in arbitrato delle controversie di lavoro solo in caso di previsione del ccnl (comma 2) e con eccezione di tutte quelle liti relative a diritti indisponibili (comma 1). La storia della norma è ancora più chiara se si considera che il testo dell’art. 806 c.p.c. vigente sino al 2006 (D.lgs. 2.2.2006 n. 40) vietava la compromettibilità delle controversie insorte in relazione agli artt. 409 e 442 c.p.c., cioè le cause di lavoro. Il legislatore ora ha previsto la possibilità di arbitrare tutti i diritti con la sola amplissima eccezione delle questioni relative alla risoluzione del rapporto. In particolare: l’art. 38- bis del Ccnl in tema di “clausola compromissoria” Come noto, il tema della clausola in esame ha visto una travagliata gestazione a livello normativo, tanto da far intervenire il Presidente della Repubblica, preoccupato, in sede di rinvio alle Camere del testo del Collegato (d.d.l. n. 1441-quater-D), di contenere un possibile eccesso di libertà negoziale con il noto messaggio del 31 marzo scorso. Nel testo della legge 183/2010 deﬁnitivamente approvato si prevede, in necessaria sintesi, che:
✦le
parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie che rinviino alle modalità di esecuzione dell’arbitrato di cui agli artt. 412 (presso la commissione di conciliazione) e 412-quater (presso il collegio di conciliazione e arbitrato irrituale); arbitrato può riguardare le “materie” dell’art. 409 c.p.c.;
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due parti del rapporto possano pattuire le clausole dell’art. 808 c.p.c. (cioè, compromissorie) se ciò consentano accordi interconfederali o ccnl (l’806 c.p.c. diceva solo accordi senza speciﬁcare); clausola deve essere certiﬁcata a pena di nullità e, in ossequio ai rilievi del Presidente Napolitano, le commissioni di certiﬁcazione accertano, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria la effettiva volontà delle parti riguardo alla clausola;
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clausola può essere sottoscritta solo dopo, cessato il periodo di prova o, in difetto del relativo patto, dopo trenta giorni; arbitrabili tutte le controversie relative alle materie predette, eccetto quelle relative alla risoluzione del contratto; parti possono farsi rappresentare da un legale di ﬁducia o da un rappresentante dell'organizzazione sindacale o professionale cui abbiano dato mandato.
✦sono ✦le
Ed ecco le aggiunte del Ccnl del terziario. L’art. 38-bis del Ccnl estende il “divieto” di compromissione in arbitrato a vicende particolarmente delicate, oltre alla risoluzione del rapporto, quali le molestie sessuali, le situazioni di mobbing, gli infortuni sul lavoro, le malattie professionali e “gli istituti di cui alla sezione IV, titolo V, capo IX” (sono i congedi parentali ed i permessi di assistenza al bambino). Le parti contrattuali hanno previsto, altresì, il divieto di sottoscrizione della clausola anche per le lavoratrici in periodo di gravidanza e ﬁno al compimento di un anno di età del bambino. È interessante notare che la gestione del contenzioso arbitrale sembra conﬁnarsi esclusivamente in sede sindacale: la clausola compromissoria può infatti comportare soltanto la devoluzione della controversia al Collegio arbitrale di cui all’art. 38 dello stesso contratto collettivo e non, quindi, alle altre sedi arbitrali indicate dal Collegato Lavoro. Inﬁne è consentito rinunciare alla procedura arbitrale sino al giorno che precede la prima udienza di trattazione attraverso l’invio di una dichiarazione scritta alla Segreteria del Collegio. Circa la natura dell’arbitrato nel collegato, gli interpreti hanno concordemente sostenuto che si tratti di quattro ipotesi di arbitrato irrituale. I contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative possono avvalersi della libertà negoziale non compressa dal legislatore che nulla dispone in proposito. Per quanto ci riguarda, all’art. 38 del Ccnl in esame le parti si danno espressamente atto che il collegio arbitrale (rectius l’arbitrato) ha natura irrituale, richiamandosi le disposizioni dell’art. 412 c.p.c., commi 3 e 4 relativamente all’efﬁcacia ex artt. 1372 e 2113, 4 c., c.c. ed alla impugnabilità del lodo ex art. 808 ter c.p.c. Le parti collettive dispongono altresì, sempre all’art. 38, che in via transitoria l’arbitrato attivato con le clausole previste dall’art. 38 bis sarà regolato dall’art. 412 quater c.p.c. (collegio di conciliazione ed arbitrato). Secondo una interpretazione interessante - ma da veriﬁcare in sede applicativa - l’art. 808 c.p.c., laddove autorizza espressamente la clausola compromissoria per tutte le controversie che possano formare oggetto di convenzione d’arbitrato, renderebbe applicabile la clausola ogni volta che il contratto collettivo - a norma dell’art. 412-ter c.p.c. - prevedesse l’arbitrato. Ne seguirebbe che i limiti disposti dal comma 9 dell’art. 31 della legge n. 183/2010 varrebbero esclusivamente - come testualmente stabilisce la norma - in merito alle clausole compromissorie individuali che rinviino alle modalità di espletamento dell’arbitrato di cui agli articoli 412 e 412-quater c.p.c.. Viceversa, nessun limite vi sarebbe per le clausole compromissorie che rinviino agli arbitrati di cui all’art. 412-ter c.p.c. (cioè, appunto, quelli regolati dalla contrattazione collettiva) nei casi in cui - a monte i contratti collettivi consentano la arbitrabilità delle controversie.
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LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL PERIODO DI COMPORTO - PERIODO DI ASPETTATIVA
(Tribunale di Latina, 5 maggio 2011)
Una recente sentenza del Tribunale di Latina si è pronunciata in ordine alla impugnativa di un licenziamento intimato ad un lavoratore per superamento del periodo di comporto. Tale licenziamento era stato irrogato, in particolare, una volta superato il periodo di comporto previsto dal CCNL e dopo che il ricorrente aveva fruito di un periodo di aspettativa richiesto per una durata inferiore a quella massima prevista dalla contrattazione collettiva; successivamente, il lavoratore aveva avanzato la richiesta di usufruire di un ulteriore periodo di aspettativa - sempre nei limiti del periodo massimo complessivamente previsto dal CCNL - che la società non ha, tuttavia, concesso. Il Giudicante ha ritenuto che dovesse ritenersi legittimo il provvedimento del datore di lavoro che aveva negato la sussistenza del diritto ad un ulteriore periodo di aspettativa (aggiuntivo rispetto a quello già richiesto dal lavoratore), con la conseguente legittimità del provvedimento risolutivo del rapporto di lavoro al termine del periodo di aspettativa concesso dal datore di lavoro, in considerazione del superamento del periodo di comporto. Quanto sopra, sia poiché non risultava nessun obbligo di legge e/o di contratto a carico del datore di accoglimento di eventuali plurime richieste del lavoratore di molteplici periodi di aspettativa ﬁno al raggiungimento del tetto massimo previsto dal CCNL, bensì solo il diritto del lavoratore di beneﬁciare di un periodo di aspettativa richiesto nei limiti di durata previsti dalla contrattazione collettiva; sia in quanto la richiesta di un secondo periodo di aspettativa era fondata su una asserita sindrome ansioso-depressiva e, pertanto, da malattia psichica, come tale non legittimante, in base al CCNL, la concessione dell’aspettativa. La pronuncia in esame ha, inoltre, richiamato la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo cui il superamento del limite di tollerabilità delle assenze previsto dalla disciplina collettiva deve ritenersi condizione sufﬁciente per ritenere la legittimità del recesso, non essendo prevista per legge la necessità della prova del giustiﬁcato motivo oggettivo o della sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa né della correlata impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse senza che ne risultino violati disposizioni o principi costituzionali. Il recesso del datore di lavoro si inquadra nello schema previsto, ed è soggetto alle regole dettate, dall’art. 2110 c.c., che prevalgono, per la loro specialità, sia sulla disciplina generale della risoluzione del contratto per sopravvenuta impossibilità parziale della prestazione lavorativa, sia sulla disciplina limitativa dei licenziamenti individuali.
(Causa curata da Vittorio Provera e Marta Filadoro)
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 5
PROROGA E RINNOVO DELL’INCARICO A DIRIGENTE MEDICO (ART. 15 SEPTIES, COMMA 1, D.LGS. N. 502/92)
(Tribunale di Busto Arsizio, 9 maggio 2011) Un dirigente medico, dipendente di un’azienda ospedaliera, ha convenuto, in sede d’urgenza, l’azienda medesima, per sentire accertare l’illegittimità di un incarico, conferitogli ai sensi dell’art. 15 septies, comma 1, del D.lgs. n. 502/92, perché - a suo dire - “rinnovato” per un periodo inferiore a quello minimo previsto dalla norma. Al medico, assunto a tempo indeterminato e inquadrato nel ruolo sanitario come dirigente, era stato conferito un incarico ai sensi dell’art. 15 septies comma 1 citato, per l’espletamento di funzioni connesse alla direzione e al coordinamento di un centro specialistico situato presso la stessa azienda; tale incarico era stato prorogato più volte e, ogni volta, per un periodo identico a quello iniziale (3 anni); solo l’ultima proroga era stata prevista per un periodo di 3 mesi. La disposizione di legge citata prevede la possibilità di conferire incarichi di “particolare rilevanza e di interesse strategico”, sussistendo determinati presupposti (comprovata qualiﬁcazione professionale e/o specializzazione, esperienza per almeno un quinquennio nelle funzioni dirigenziali apicali), di durata “non inferiore a due anni e non superiore a cinque anni, con facoltà di rinnovo”. Sulla base di tale previsione, il medico pretendeva che l’ultimo incarico dovesse essere rinnovato perlomeno per un biennio. Il Tribunale di Busto Arsizio, in accoglimento delle difese dell’azienda ospedaliera, appurato che nella fattispecie si era in presenza di proroga e non di rinnovo, ha ritenuto che la proroga non è soggetta alla durata minima biennale di cui all’art. 15 septies del D.lgs. n. 502/1992 in assenza di speciﬁca disposizione, ma ha anche affermato che pure per il rinnovo non è previsto alcun limite, sicché è possibile rinnovare l’incarico per un periodo inferiore al biennio. (Causa curata da Stefano Beretta e Marina Olgiati)
RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO PER FATTO ILLECITO DEL DIPENDENTE E RISARCIMENTO DANNI DEL TERZO
(Corte d’Appello di Torino, 30 aprile 2011) L’ex amministratore delegato di una società agiva in giudizio, lamentando di aver ricevuto dal fax di quest’ultima copia di una precedente raccomandata da lui inviata pochi giorni prima all’azienda, sulla quale era stata aggiunta a mano una scritta ingiuriosa; deduceva altresì di aver ricevuto l’originale di altra sua missiva, contenuta in una busta intestata della società, sulla quale era stato aggiunto a mano un disegno altrettanto ingiurioso. Pertanto, egli conveniva in giudizio la società, domandando alla stessa il risarcimento del danno subito, a titolo di responsabilità oggettiva per fatto del dipendente, di cui all’art. 2049 c.c. La società si costituiva sottolineando come la mancata identiﬁcazione dell’autore materiale delle condotte contestate rendesse inapplicabile la norma invocata, e precisando che, in ogni caso, la responsabilità del datore di lavoro deve restare circoscritta agli illeciti posti in essere dai dipendenti nell’esercizio delle incombenze cui sono adibiti. Il Giudice di primo grado respingeva le domande proposte, ritenendo, così come sostenuto anche nel provvedimento di archiviazione del procedimento penale, iniziato a seguito di denuncia di tali episodi ingiuriosi, che nel caso di specie mancasse la riferibilità certa ai dipendenti della società, non potendosi applicare il criterio del “più probabile che non” quando si tratta di individuare l’autore di un fatto illecito. La Corte d’Appello, nel confermare tale sentenza di primo grado, ha dichiarato insussistente qualsiasi elemento presuntivo idoneo a dimostrare che a commettere l’illecito sia stato effettivamente un dipendente della società, e ha speciﬁcato altresì che la responsabilità ex art. 2049 c.c. del datore di lavoro, per gli illeciti commessi dai dipendenti, postula l’esistenza di un nesso di occasionalità necessaria tra l’illecito ed il rapporto che lega i due soggetti, nel senso che le mansioni afﬁdate al dipendente devono aver reso possibile o comunque agevolato il comportamento produttivo del danno; pertanto, non essendo individuabile, nel caso di specie, alcun collegamento tra gli episodi ingiuriosi e l’attività della società, né tanto meno con la vertenza civile in corso tra le parti in causa, la responsabilità del datore di lavoro è stata esclusa. (Causa curata da Giorgio Molteni e Veronica Rigoni)
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 6
C A RT E L L A E S AT TO R I A L E – G E S T I O N E S E PA R ATA – G E S T I O N E COMMERCIANTI
(Tribunale di Milano, 20 gennaio 2011) Il Giudice del lavoro di Milano ha annullato una cartella esattoriale, emessa dall’Esatri per conto dell’Inps, a titolo di omesso versamento dei contributi previdenziali alla cd. Gestione Commercianti, nei confronti di un socio e Amministratore delegato di una Srl iscritto alla Gestione Separata. Il Giudice del Lavoro, dopo aver riportato il contenuto dell’art. 1, comma 203, della Legge n. 662/96, nonché i principi enunciati in recente sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite (n. 3240/10), ha ritenuto inesistente il credito dell’Inps, in quanto lo stesso Ente non ha fornito gli elementi utili né in sede di accertamento, né nel corso dell’istruttoria, a dimostrare la sussistenza in capo all’Amministratore dei requisiti richiesti per l’iscrizione alla cd. gestione Commercianti, ossia la gestione di fatto dell’attività sociale con carattere di abitualità e in modo preponderante. In particolare, nel corso del giudizio, è emerso che l’Amministratore di Srl si occupa della gestione aziendale, tra cui i rapporti con i fornitori, la selezione del personale, l’attività di marketing, l’esercizio strategico, possiede una compiuta conoscenza dell’andamento della società e, nello speciﬁco, dei negozi per il tramite delle informazioni relative ai dati dell’incasso mensile, senza che da ciò possa desumersi lo svolgimento dell’attività operativa, come ritenuto invece dall’Ente. (Causa curata da Stefano Triﬁrò e Mariapaola Rovetta)
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 7
LA MEDIAZIONE CIVILE: NUOVI (E VECCHI) DUBBI SULL’EFFICIENZA DELLE NORME DEL D.LGS. n. 28/2010
Secondo i dati della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’Italia è all’ultimo posto nella durata dei processi, avendo subito circa un quarto del totale delle sanzioni comminate per violazione del diritto alla ragionevole durata dei processi. Le regole sulla mediazione civile introdotte con il D.lgs. n. 28/2010 possono rappresentare un’efﬁciente risposta al problema? L’incertezza sembra presentarsi già al legislatore, che ne ha rinviato la prima applicazione ad un anno (dal marzo 2010 al marzo 2011); e reiterata dallo stesso legislatore al momento della (prorogata) entrata in vigore, che ha visto un ulteriore differimento, per talune materie, ancora di un anno (quindi al 2012). Critiche sono state espresse dagli avvocati, con riferimento, in particolare, all’obbligatorietà del tentativo di conciliazione, alla mancata previsione di assistenza tecnica in tutti i procedimenti, alla mancanza di regole sulla competenza territoriale dei mediatori, all’inadeguatezza dei requisiti di competenza e imparzialità dei mediatori. La Magistratura ha ritenuto tali critiche meritevoli di attenzione sul piano Costituzionale: il TAR Lazio (ord., 12 aprile 2011, n. 3202) ha rimesso al Giudice delle Leggi le questioni di legittimità sollevate per contrasto con gli artt. 24 e 77 della Costituzione, in relazione all’art. 5 del D.lgs. n. 28/2010 (che introduce a carico di chi intende esercitare in giudizio un’azione civile l’obbligo del previo esperimento del procedimento di mediazione a pena di improcedibilità della domanda, rilevabile d’ufﬁcio), nonché all’art. 16 del medesimo decreto (che riguarda gli organismi di mediazione, sotto il proﬁlo della necessità di garanzie di professionalità ed indipendenza). I due temi menzionati, sui quali dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale, sono assai signiﬁcativi, oltre che per i proﬁli di legittimità anzidetti, anche in ordine al quesito da cui abbiamo preso le mosse. L’esistenza di buone probabilità di riuscita di un tentativo di conciliazione è legata: anzitutto, all’autorevolezza e competenza di colui che compie il tentativo medesimo ed è perciò necessario che egli sia dotato di solide competenze e che sia visto dalle parti come soggetto terzo ed afﬁdabile; al contempo tale probabilità è connessa alla presenza, al ﬁanco delle parti, di giuristi capaci di contribuire alla buona riuscita della mediazione, sia sul piano tecnico sia sul piano della persuasione. Inoltre non va sottovalutato, sempre in ottica di contenimento dei tempi della giustizia, che l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione determina la necessità di attendere i tempi della mediazione prima di avviare il giudizio (problema acuito se il tentativo viene fatto senza le attenzioni di cui sopra e, dunque, con in radice scarse possibilità di successo ed elevate probabilità di perdita di tempo); né vanno sottovalutate le eccezioni che possono sorgere riguardo al mancato o incompleto o inesatto esperimento del tentativo di conciliazione (eccezioni di difetto di procedibilità), cui occorre dedicare attività e tempi del processo e, se accolte, costringono l’attore a ricominciare tutto da capo. Aspetti tali da delineare il concreto rischio di
creare un effetto paradossale di allungamento dei tempi del processo.
Si attende ora la sentenza della Corte Costituzionale e, frattanto, il Governo dà segnali di attenzione al dibattito emerso, nell’auspicio si possa addivenire ad interventi correttivi idonei a rendere lo strumento, oltre che conforme ai principi dell’Ordinamento, anche davvero utile allo scopo.
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 8
Lo scambio sistematico di informazioni tra compagnie assicurative, che comprende dati sensibili e che comporta un aumento illecito dei premi, costituisce intesa orizzontale in violazione delle norme sulla concorrenza che consente ai consumatori di agire giudizialmente per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Qualora l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) abbia accertato che l'intesa orizzontale illecita si sia tradotta in un danno economico rilevante per i consumatori, questi, per ottenere il risarcimento dei danni, hanno il diritto di avvalersi della presunzione che il
ANTICONCORRENZIALE anticoncorrenziale tenuta dalla Compagnia. L'assicuratore è sempre E DIRITTO DEI CONSUMATORI AL RISARCIMENTO DEL DANNO CONDOTTA
premio sia indebitamente aumentato proprio in conseguenza della condotta ammesso a fornire la prova contraria alla citata presunzione di responsabilità, dimostrando cioè l'interruzione del nesso causale tra la partecipazione al comportamento anticoncorrenziale illecito e l'aumento delle tariffe, ma per fare ciò non può richiamare circostanze che sono già state oggetto di accertamento, nel procedimento sanzionatorio, da parte dell'AGCM, né sono ammissibili prove generiche, riferite alla situazione generale del mercato assicurativo; infatti, la prova dell'insussistenza del nesso causale deve riguardare situazioni speciﬁche, attinenti alla singola impresa assicuratrice, al singolo assicurato, alla singola polizza, tali da dimostrare che l'aumento del premio sia riferibile a circostanze concrete e non, invece, all'intesa illecita posta in essere dalle compagnie. (Cassazione, 10 maggio 2011, n. 10211) L’azione giudiziaria contro l’assicurazione può essere proposta anche se il danneggiato non ha provveduto all’invio della raccomandata alla compagnia, purché la stessa sia stata messa a conoscenza del sinistro dal proprio assicurato. (Cassazione, 5 maggio 2011, n. 9912)
RISARCIMENTO DANNI PROPONIBILITÀ DELLA DOMANDA
CONCEPITO – DIRITTO la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto nei confronti del AL RISARCIMENTO DEI responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e DANNI PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati.
Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, veriﬁcatasi durante
(Cassazione, 3 maggio 2011, n. 9700)
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 9
L’estratto di conto corrente, pur se certiﬁcato, ai sensi dell’art. 50 D.lgs.
ESTRATTO DI CONTO CORRENTE BANCARIO - RILEVANZA PROBATORIA
10/9/1993, n. 385, in caso di contestazione, non può integrare di per sé prova a favore dell’azienda di credito dell’entità del credito, in quanto atto unilaterale proveniente dal creditore al quale in via eccezionale è riconosciuta valenza probatoria ai ﬁni del conseguimento del decreto ingiuntivo. (Cassazione civ., 3 maggio 2011, n. 9695)
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V	PAG. 10
A cura di Vittorio Provera LA REMUNERAZIONE DI AMMINISTRATORI E TOP MANAGERS NELLE SOCIETÀ QUOTATE
Probabilmente anche a fronte di taluni episodi che nel corso del 2010 e dei primi mesi del 2011 sono venuti all’attenzione del pubblico e concernenti cospicui trattamenti di “buonuscita” riconosciuti a top managers e Consiglieri di Amministrazione di importanti società, il Governo, con il D.lgs. 30 dicembre 2010 n. 259, ha recepito le raccomandazioni 2004/913/CE e 2009/385/CE in materia di remunerazione degli organi di amministrazione e controllo, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilità strategiche delle società quotate. In particolare, è stato introdotto nel D.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (T.U.F.) l’art. 123-ter, rubricato “Relazione sulla remunerazione”, che stabilisce che le società con azioni quotate dovranno mettere a disposizione del pubblico, almeno 21 giorni prima dell’assemblea ordinaria annuale, una relazione sulla remunerazione. Detta relazione, approvata dal Consiglio di Amministrazione ovvero dal Consiglio di Sorveglianza nelle società che adottano il sistema dualistico, dovrà essere articolata in due sezioni.
prima sezione dovrà illustrare le politiche di remunerazione dei componenti dell’organo di amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilità strategiche.
seconda sezione dovrà illustrare analiticamente i compensi attribuiti ai soggetti di cui sopra, fornendo - tra l’altro - “un’adeguata rappresentazione di ciascuna delle voci che compongono la remunerazione, compresi i trattamenti previsti in caso di cessazione della carica o di risoluzione del rapporto di lavoro” (si tratta in sostanza dei trattamenti di ﬁne rapporto o mandato, nonché di quelle clausole cd “paracadute” che garantiscono determinati riconoscimenti economici al momento della conclusione del rapporto).
L’assemblea sarà chiamata ad esprimere un voto non vincolante sulla prima sezione della relazione e l’esito del voto dovrà essere messo a disposizione del pubblico. Quanto alle modalità di pubblicazione della “relazione sulla remunerazione”, il comma 1 dell’art. 123ter prevede che essa venga resa disponibile presso la sede sociale, sul sito internet della società, nonché secondo le altre modalità individuate dalla Consob con proprio regolamento. Ai sensi dei commi 7 e 8 dell’art. 123-ter, la Consob, sentite Banca d’Italia ed Isvap, dovrà inoltre emanare disposizioni regolamentari di attuazione degli obblighi di disclosure illustrati, con speciﬁcazione, in particolare, del livello di dettaglio con cui le informazioni dovranno essere fornite. In attesa delle previsioni regolamentari, di cui sopra, il 18 gennaio 2011 la Consob ha posto in consultazione un documento - approvato poi con la comunicazione n. 11012984 del 24 febbraio 2011 - con il quale:
✦ha
richiesto a tutte le società quotate di fornire al mercato un quadro completo e dettagliato sulle eventuali indennità che spetterebbero agli amministratori in caso di scioglimento anticipato del “rapporto”; raccomandato alle 38 società italiane appartenenti all’indice FTSE MIB di informare il mercato in merito all’eventuale esistenza di piani di successione degli amministratori esecutivi, indicando gli organi e i soggetti coinvolti nella loro predisposizione;
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raccomandato a tutte le società quotate di fornire al mercato informazioni sui compensi corrisposti ad amministratori e managers, che devono essere già incluse nelle note al bilancio, assicurando un livello di dettaglio adeguato delle singole voci retributive.
La richiesta e la raccomandazione sub (i) e (ii) concernono informazioni da rendere all’interno delle “Relazioni sul governo societario e gli assetti proprietari” (art. 123 bis del TUIF). Qualora tale relazione fosse già stata approvata, le informazioni potranno essere pubblicate in un documento integrativo separato, negli stessi termini e con le medesime modalità previste per la Relazione sul governo societario. Le informazioni di cui alla raccomandazione sub (iii) andranno divulgate, invece, nelle note al bilancio. Si tratta dunque di un complesso di prescrizioni che impongono obblighi abbastanza puntuali ﬁnalizzati a garantire un’adeguata informativa in ordine ai compensi di amministratori e managers, nelle more dell’attuazione piena del D.lgs. 259/10, che ha introdotto, come visto, l’art. 123-ter del TUF.
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NUOVA SEDE T&P A ROMA
PIAZZA MAZZINI 27 Inaugurata il 26 maggio, la nuova sede romana dello Studio Triﬁrò & Partners Avvocati si trova in Piazza Mazzini 27. La sede T&P di Roma si afﬁanca alla sede centrale di Milano e alle sedi di Genova, Torino e Trento. Rassegna Stampa Video
Fondazione Ambrosiana, Via Sant’Antonio 5
16 Giugno 2011, ore 14.30 - 18.30 Evento formativo Triﬁrò & Partners - ALDAI La mediazione e il suo impatto nelle dinamiche aziendali Presiede:
Avv. Salvatore Triﬁrò
Relatori: ✦ Prof. Ugo Carnevali Ordinario di Istituzioni di diritto privato presso l’Università degli Studi di Milano
Dott. Camillo Filadoro Presidente di Sezione presso la Corte di Cassazione
Avv. Stefano Beretta Avv. Annalisa Sala Direttore ALDAI
Programma La partecipazione è gratuita. Le adesioni dovranno pervenire via email all’indirizzo: triﬁro.partners@triﬁro.it. Per informazioni è possibile contattare il numero 02/55.00.11
NEWSLETTER T&P N°47 ANNO V
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 30/05/11 twitter @Diritto24 twitter.com/Diritto24 Nuova sede Triﬁrò & Partners Avvocati a Roma
Giornale: 27/05/11 Triﬁrò & Partners inaugura la nuova sede di Roma
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Milano - il Giornale: Maggio 2011 Se il conﬂitto blocca lo sviluppo Intervista a Salvatore Triﬁrò Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 04/05/11 twitter @Diritto24 twitter.com/Diritto24 Siglato il rinnovo del CCNL commercio di Luca D’Arco
- AIDP: N°14 Aprile 2011 Decreto Milleproroghe e Lavoro Occasionale Accessorio di Giacinto Favalli Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 29/04/11 twitter @Diritto24 twitter.com/Diritto24 Salvatore Triﬁrò, fondatore Triﬁrò & Partners Avvocati
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Foro padano: N°1 2011 - pag. 3 Rivista di giurisprudenza e di dottrina Nota a Cass. 7369/2009, L’efﬁcacia delle sentenze di accertamento e delle sentenze costitutive prima del giudicato: una questione sistematicamente ancora aperta (tra art. 182 c.p.c. e art. 337, secondo comma, c.p.c.) di Carlo Uccella
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References: art. 808
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2049
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 182
 art. 337