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Timestamp: 2020-08-05 16:52:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24807 del 05/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24807 del 05/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 05/12/2016, (ud. 04/10/2016, dep. 05/12/2016), n.24807
sul ricorso 19566-2011 proposto da:
(C/O STUDIO DLA PIPER) VIA DEI DUE MACELLI 66, presso lo studio
dell’avvocato DOMENICO GAUDIELLO, rappresentato e difeso dagli
avvocati ANTONIO PARISI, ADRIANO VITUCCI, giusta delega in atti;
COMUNE DI AFRAGOLA C.F. 01547311215;
COMUNE DI AFRAGOLA C.F. 01547311215, in persona del Sindaco pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA SAN BERNARDO 101,
presso lo studio dell’avvocato GENNARO TERRACCIANO, rappresentato
difeso dall’avvocato ANTONIO MESSINA, giusta delega in atti;
E.A. C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 2558/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 16/05/2011 R.G.N. 2078/2008;
Con sentenza depositata il 16.5.2011 la Corte d’appello di Napoli, in riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, respingeva la domanda di E.A., dipendente del Comune di Afragola, volta all’accertamento del diritto all’attribuzione della categoria D, posizione economica D1 (profilo professionale di Istruttore tecnico direttivo) per scorrimento nella graduatoria pubblicata all’esito del concorso interno indetto con delibera n. 57 del 2001. La Corte territoriale ha valutato la Delib. 30 dicembre 2004, n. 188, (con cui il Comune aveva effettuato un piano di ricognizione del fabbisogno di personale per l’anno 2004) ritenendo di rinvenire – in condivisione con la valutazione effettuata dal giudice di prime cure – una espressa determinazione all’assunzione di 10 unità nell’anno 2004 (e non un atto a carattere meramente programmatico) ma ha ritenuto che operavano i limiti al potere di assunzione della pubblica amministrazione fissati dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, commi 95 e 98, dovendosi ritenere inclusi nel divieto di “assunzione” oltre che i reclutamenti dall’esterno anche le progressioni verticali da un’area all’altra.
Per la cassazione della sentenza ricorre il lavoratore affidandosi a due motivi. Il Comune resiste con controricorso e propone altresì ricorso incidentale fondato su un motivo; deposita memoria ex art. 378 c.p.c..
2. Con il secondo motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 33 e 98 e del C.C.N.L. art. 4, comparto Regioni e Autonomie locali 31.3.1999 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) avendo, la Corte territoriale, erroneamente ritenuto che il passaggio (a seguito di concorso interno) dalla categoria C a quella immediatamente superiore D integrasse una nuova assunzione (riconducibile, pertanto, al blocco di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 98), rinvenendosi indici contrari nel c.c.n.l. di comparto quali la previsione dell’esonero dal periodo di prova, l’assenza della stipulazione di un nuovo contratto individuale, la possibilità – per l’ente – di erogare la retribuzione individuale di anzianità (RIA). Il ricorrente ribadisce (rilevando di aver già dimostrato la circostanza nel corso del processo di primo grado) che il passaggio dalla categoria C a quella superiore D non comporta alcun aggravio di spesa, essendo la retribuzione pressochè identica.
3. Con l’unico motivo di ricorso incidentale, il Comune denunzia violazione del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 91, comma 1, (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) avendo, la Corte territoriale, erroneamente interpretato la Delib. 30 dicembre 2004, n. 188, contenente il piano operativo del fabbisogno di personale per l’anno 2004 che, in realtà, rinviava a successivi atti dirigenziali per l’attuazione della previsione che, pertanto, avrebbe potuto realizzarsi sia tramite concorso interno sia tramite scorrimento della graduatoria valida.
E’ stato, altresì, affermato che è consentito solo al giudice di primo grado il potere incondizionato di qualificazione della domanda, mentre al giudice di appello – in ragione dell’effetto devolutivo di tale impugnazione e della presunzione di acquiescenza di cui all’art. 329 c.p.c., – non è più permesso di mutare “ex officio” la qualificazione ritenuta dal primo giudice, a meno che questa non abbia formato oggetto di impugnazione esplicita o, quanto meno, implicita, nel senso che una diversa qualificazione giuridica costituisca la necessaria premessa logico – giuridica di un motivo di impugnazione espressamente formulato (Cass. nn. n. 20730/2008, 24339/2010).
Nella fattispecie in esame, la Corte d’appello ha osservato che il giudice di primo grado aveva provveduto a qualificare la domanda di promozione ed a verificare la natura, vincolante o meramente programmatica, della delibera di approvazione del piano operativo per il fabbisogno del personale adottata dal Comune il 23.12.2004 (delibera n. 188), pervenendo alla soluzione interpretativa di escludere la progressione concernente il ricorrente dall’ambito di applicazione del blocco delle assunzioni previsto dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 98. Il giudice del gravame ha, inoltre, illustrato i motivi di appello del Comune, tra i quali era compreso quello relativo alla censura dell’interpretazione assunta dal giudice di prime cure in ordine alla L. n. 311, art. 1, comma 98.
In base a consolidato indirizzo della Corte Costituzionale, l’art. 97 Cost., comma 4, prescrive che anche il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta “l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso” (Corte cost. sentenze n. 37 del 2015; n. 194 del 2002; ex plurimis, inoltre, sentenze n. 217 del 2012, n. 7 e 108 del 2011, n. 150 del 2010, n. 293 del 2009; n. 159 del 2005, n. 34 del 2004, n. 218 e n. 194 del 2002, n. 1 del 1999).
5. Il ricorso incidentale deve ritenersi assorbito in quanto condizionato all’accoglimento dei motivi del ricorso principale, non residuando alcun interesse del Comune ricorrente in via incidentale a coltivare l’impugnazione a fronte del rigetto della domanda dell’ E. allo scorrimento nella graduatoria per l’acquisizione della superiore categoria D.
6. In conclusione, il ricorso va rigettato. Le spese di lite seguono il criterio della soccombenza dettato dall’art. 91 c.p.c..
La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale; condanna il ricorrente principale a pagare le spese del presente giudizio, liquidate in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15h ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 378
 art. 1
 art. 4
 art. 1
 art. 91
 art. 1
 art. 1