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Timestamp: 2020-08-05 08:12:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7522 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7522 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 23/03/2017, (ud. 15/12/2016, dep.23/03/2017), n. 7522
sul ricorso 29227/2014 proposto da:
BUSITALIA SITA NORD S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona dell’avvocato
R.A. non in proprio ma quale institore ex art. 2203 c.c.,
VITTORIO BECHI, giusta delega in atti;
VIA CICERONE 49, presso lo studio dell’avvocato MARCO PASTACALDI,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato SERGIO
BENVENUTI, giusta delega in atti;
depositata il 03/07/2014 R.G.N. 20/2014;
udito l’Avvocato MARCO PASTACALDI;
Con ricorso al Tribunale di Firenze del 15.2.2012 P.R., già dipendente di BUSITALIA SITA NORD srl (in prosieguo, per brevità: BUSITALIA) con mansioni di autista, impugnava l’esonero intimatogli con comunicazione del 14.11.2011 a tenore del R.D. n. 148 del 1931, art. 27, lett. d), Allagato A, per “scarso rendimento e palese insufficienza nell’adempimento delle funzioni del proprio grado”, chiedendo dichiararsene la illegittimità ed adottarsi i provvedimenti reintegratori e risarcitori consequenziali.
Osservava che correttamente il giudice del primo grado, in applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7, aveva escluso la rilevanza delle sanzioni disciplinari risalenti a più due anni rispetto all’ultima contestazione.
In assenza di una norma speciale del R.D. n. 148 del 1931, doveva trovare applicazione la L. n. 300 del 1970, art. 7 u.c.; tale disposizione sarebbe stata applicabile anche a voler ritenere prevalente il carattere oggettivo dello scarso rendimento, in quanto espressione di un principio di carattere generale.
Da ultimo, non poteva essere accolta la domanda di applicazione della L. n. 300 del 1970, novellato art. 18, giacchè il licenziamento era stato intimato anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 28 giugno 2012, n. 92.
1. Con il primo motivo la società ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 27lett. d), allegato A, L. n. 300 del 1970, art. 7, art. 12 preleggi.
Con il motivo viene censurata la statuizione di applicabilità alla fattispecie dello “scarso rendimento” – di cui al R.D. n. 148 del 1931, art. 27, lett. d), allegato A – della previsione della L. n. 300 del 1970, art. 7, u.c..
La società ha assunto che in ragione della specialità del corpus di norme contenuto nel R.D. n. 148 del 1931, la sua integrazione ad opera della legge generale poteva riconoscersi nel solo caso di lacune non superabili – neppure in via interpretazione estensiva o analogica – ovvero per assicurare tutela, altrimenti deficitaria, a principi di rilievo costituzionale (quali quello del contraddittorio) e non semplicemente nei casi in cui la disciplina comune del rapporto di lavoro fosse più favorevole per il lavoratore rispetto a quella speciale.
Nella fattispecie dello scarso rendimento non ricorreva nè l’una nè l’altra condizione: la disciplina era organica e completa ed aveva superato il vaglio di legittimità costituzionale (Corte cost. nrr. 108 e 240/1984; 439/2002).
2. Con il secondo motivo la società BUSITALIA srl ha denunziato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 27, lett. d), allegato A, L. n. 300 del 1970, art. 7, art. 12 preleggi, in relazione alla ricognizione della fattispecie dell’esonero per scarso rendimento operata in sentenza.
Il datore di lavoro poteva considerare come fattori di scarso rendimento anche le pregresse infrazioni disciplinari, sotto un angolo di valutazione diverso da quello disciplinare perchè esclusivamente obiettivo.
Il giudizio della Corte territoriale era dunque privo di fondamento giuridico giacchè escludeva dalla valutazione le sanzioni anteriori al biennio laddove l’esonero era stato disposto in ragione del complessivo numero di sanzioni disciplinari emesse a carico del lavoratore.
Nella più recente giurisprudenza di questa Corte la nozione di “scarso rendimento” di cui all’art. 27, lett. d), del regolamento allegato A al R.D. n. 148 del 1931, è stata legata – piuttosto che al dato obiettivo della inidoneità della prestazione al conseguimento degli obiettivi aziendali – ad un inadempimento del lavoratore che abbia carattere notevole e sia a lui imputabile.
In particolare, in Cass. 5 agosto 2015 nr. 16472 e 2 settembre 2015 nr. 17436 trovasi affermato che lo scarso rendimento è caratterizzato da colpa del lavoratore; tanto in continuità con una consolidata giurisprudenza di questa Corte che, pronunziandosi nel senso della irrilevanza ai fini della integrazione dello scarso rendimento delle assenze per malattia del dipendente, aveva già osservato che la previsione congiunta, alla lett. d) dell’articolo 27, dello scarso rendimento e della palese insufficienza imputabile a colpa dell’agente induce a ritenere implicita nel primo l’imputabilità (Cass. nr. 10617/1997; 3210/1997; 10075/1993; 11593/1993) e che l’esonero per scarso rendimento di cui alla lett. d) del cit. art. 27 è, in sè, collegato in modo imprescindibile ad un fatto risalente alla condotta negligente dell’agente, lesiva di obblighi contrattuali (Cass. nr. 3060/1990).
La necessità che l’inadempimento del lavoratore sia “di non scarsa importanza” rispetto agli obiettivi fissati dai programmi di produzione è stata, poi, affermata nell’arresto del 12.06.2013 nr. 14758 sul rilievo che trattasi del precipitato della regola generale di cui all’art. 1455 c.c..
Deve dunque considerarsi ormai superato il diverso indirizzo (per cui si veda Cass. nr. 10286/1996), secondo cui lo scarso rendimento previsto dall’art. 27, comma 1, lett. d) dell’allegato A al R.D. n. 148 del 1931, rileva indipendentemente dalla sua imputabilità a colpa del lavoratore.
L’esonero definitivo dal servizio per scarso rendimento previsto dal R.D. n. 148 del 1931, art. 27, lett. d), allegato A, si connota dunque per un duplice profilo, oggettivo e soggettivo:
Una volta ricostruita la fattispecie dello scarso rendimento in termini di violazione evidente della diligente collaborazione dovuta dal dipendente – ed a lui imputabile – divengono palesi le analogie con l’omologo illecito disciplinare previsto nella disciplina comune del rapporto di lavoro; del resto nella pronunzia di questa Corte nr. 14758/2013, sopra richiamata, la definizione di scarso rendimento nella disciplina del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri è stata ricavata dalla giurisprudenza formatasi in relazione alla disciplina generale.
Di qui la conseguenza, già ricavata da questa Corte (Cass. nr. 16472/2015; nr. 17436/2015 sopra citate), secondo cui lo scarso rendimento non può essere di per sè dimostrato dai plurimi precedenti disciplinari del lavoratore già sanzionati in passato, perchè ciò costituirebbe una indiretta sostanziale duplicazione degli effetti di condotte ormai esaurite.
Deve in sostanza trovare applicazione anche nella fattispecie di scarso rendimento di cui alla disciplina speciale del R.D. n. 148 del 1931, il divieto, più volte affermato da questa Corte con riguardo al procedimento disciplinare, di esercitare due volte il potere disciplinare per lo stesso fatto sotto il profilo di una sua diversa valutazione o configurazione giuridica (ex plurimis: Cass. sez. lav. 11 ottobre 2016 nr. 20429 e 22 ottobre 2014 nr. 22388).
Da quanto esposto deriva che la sentenza impugnata deve essere confermata, pur correggendosi la relativa motivazione ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c., nel senso della irrilevanza ai fini dell’esonero per scarso rendimento anche dei fatti sanzionati in via disciplinare nell’ultimo biennio.
3. Con il terzo motivo la società ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., e art. 115c.p.c..
Esso non investe la ripartizione dell’onere probatorio operata dal giudice dell’appello, come disciplinata dalla regola dell’art. 2697 c.c., nè lamenta una violazione dei criteri legali di acquisizione della prova nel processo (art. 115 c.p.c.) ma censura la mancata ammissione dei mezzi istruttori che, inerendo ai fatti materiali da provare in causa, costituisce un giudizio di fatto sindacabile davanti a questa Corte nei limiti dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (cfr Cass. SU 22.5.2012 nr. 8078,in motivazione).
Nella vicenda di causa – prima ancora del rilievo della non deducibilità del vizio di motivazione a mente dell’art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5, – resta preclusivo all’esame della censura, per difetto di interesse del ricorrente, il principio di diritto, sopra esposto, della non – configurabilità dello scarso rendimento in ragione di condotte già sanzionate disciplinarmente, in quanto l’esame del motivo non consentirebbe comunque di pervenire alla cassazione della sentenza.
4. Con il quarto motivo la società BUSITALIA ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione della L. n. 92 del 2912, art. 1, comma 42, L. n. 300 del 1970, art. 18, art. 11 preleggi.
Con il motivo si censura la mancata applicazione da parte del giudice dell’appello della disciplina della L. n. 300 del 1970, art. 18, introdotta dalla L. 28 giugno 2012, n. 92, per essere intervenuto il licenziamento in epoca anteriore alla data di entrata in vigore delle relative disposizioni (il 18.7.2012).
La società ricorrente invoca l’applicazione alla fattispecie di causa del regime sanzionatorio introdotto dalla L. n. 92 del 2012 quale legge vigente al momento della decisione; assume che lo ius superveniens incide non sul fatto generatore ma esclusivamente sui suoi effetti e trova conferma dell’operata ricostruzione nel regime transitorio della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 67, che solo per le nuove disposizioni procedurali prevede la inapplicabilità ai giudizi in corso.
Questa Corte ha già affermato che la L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 42, di novella della L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, è inapplicabile ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della legge stessa nonchè, più generalmente, ai licenziamenti intimati precedentemente alla suddetta data (Cass. nr. 16265/2015; n. 21054/2015; n. 9098/2014; nr. 301/2014 n. 10550/13).
La circostanza che la L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 67, preveda l’applicabilità delle nuove norme processuali solo alle controversie instaurate dopo l’entrata in vigore della legge stessa non significa, a contrariis, che le nuove norme sostanziali in essa contenute siano applicabili ai licenziamenti anteriormente intimati ma semplicemente che queste ultime seguono, in assenza di esplicita disposizione contraria, la regola dell’irretroattività sancita dall’art. 11 preleggi.
Al fine di individuare ratione temporis la legge regolatrice va fatto riferimento, poi, alla fattispecie negoziale del licenziamento – al quale la legge ancora le conseguenze sanzionatore della illegittimità/inefficacia – e dunque al momento del perfezionamento del recesso.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 co. 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 art. 2203
 art. 27
 art. 7
 art. 7
 art. 18
 art. 27
 art. 7
 art. 12
 art. 27
 art. 7
 art. 27
 art. 7
 art. 12
 Cass. 
 art. 27
 Cass. 
 art. 27
 Cass. sez. 
 sentenza 
 art. 115
 Cass. 
 art. 1
 art. 18
 art. 11
 art. 18
 art. 1
 art. 1
 art. 18
 art. 1
 art. 13
 art. 13