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Timestamp: 2019-04-19 20:52:33+00:00

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Diffondere Fake News - sentenze di condanna — BUTAC - Bufale un tanto al chilo
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La settimana scorsa una sentenza di condanna per omicidio con vittima una donna ci è stata segnalata da più lettori.
Ammetto che dopo aver trattato l’altra sentenza per “tempesta emotiva” avrei volentieri evitato di parlare di quest’altra storia. Non è mai piacevole parlare di omicidi. Ma occorre farlo perché, a seguito di quest’altro caso, anche la stampa internazionale ha cominciato a riprendere questa narrativa errata.
Giuseppe Conte e la stampa internazionale
Reuters titola:
L’articolo ci racconta di come Giuseppe Conte abbia ripreso i giudici italiani a causa di quelle due sentenze (e di una terza non per omicidio, di cui però parliamo a fondo articolo).
Da Reuters riprende il New York Times e infine (per ora) arriva il Guardian.
Ovviamente tutti riprendono quella che ritengono un’agenzia di stampa seria (e lo è) che a sua volta si era limitata a riprendere le parole di Giuseppe Conte. Peccato che quest’attacco verso i magistrati sia in buona parte errato. Come abbiamo visto nel caso precedente 16 anni di carcere sono quello che prevede la legge in vigore, tenendo conto di rito abbreviato e confessione dell’omicidio.
Anche nel caso di Genova le cose stanno così.
Sono tanti i legali che hanno cercato di spiegare la cosa in giro per la rete. Come ad esempio l’avvocato Stefano Bigliazzi:
La legge italiana prevede per l’omicidio senza aggravanti la pena “non inferiore ad anni 21”, ma quando non si prevedono limiti massimi, il massimo previsto per legge (art.23 codice penale) è di anni 24. La legge italiana prevede che in caso di rito abbreviato la pena debba essere ridotta automaticamente di un terzo (quindi senza aggravanti la pena che può dare un giudice va da 14 a 16 anni). Se vengono riconosciute delle aggravanti la pena prevista invece è quella dell’ergastolo, che in abbreviato diventano anni 30. Se anche sono riconosciute delle aggravanti il Giudice deve poi valutare se esistono delle attenuanti e poi deve fare quello che si chiama un “giudizio di bilanciamento” tra attenuanti ed aggravanti.
Attenuanti e aggravanti…
Nel caso, molto frequente, in cui le aggravanti non siano molto “pesanti” (come sarebbe, per fare un esempio, in caso di recidivi oppure in caso di persona violentata o seviziata prima di essere uccisa), può capitare che vengano riconosciute alcune attenuanti, in particolare le “attenuanti generiche” (termine con cui si indicano tutta una serie di elementi sui quali ci sono valanghe di sentenze, con riferimenti di legge nell’art.62 bis e nell’art.133 codice penale) e venga stabilita la cosiddetta “equivalenza” tra aggravanti ed attenuanti. In tale caso la sanzione prevista dalla legge è quella dell’omicidio senza aggravanti, ossia la pena tra anni 21 ed anni 24. La Giudice nel caso di specie ha riconosciuto le “attenuanti generiche” e quindi ha applicato la pena relativa, scegliendo il massimo possibile, ossia anni 24 di reclusione che diventano automaticamente anni 16 per la scelta dell’abbreviato.
È vero che nelle sentenze vengono riportate le parole delle perizie psichiatriche sui due colpevoli, ma come spero abbiate compreso non ne è stato realmente tenuto conto ai fini di una riduzione della pena.
Ci sono motivi per prevedere le riduzioni di pena
Una cosa importante da comprendere a chi resta indignato per la leggerezza della pena inflitta. Le riduzioni di pena servono al sistema, ad esempio sono un incentivo a ridurre i tempi dei processi e ad assicurare i colpevoli alla giustizia. Se non avessi una riduzione di pena per chi confessa spontaneamente un crimine che senso avrebbe confessare? La riduzione per il rito abbreviato è per la collettività. Senza quel tipo di rito un processo nel nostro paese può durare anni, con costi esorbitanti che vengono dalle tasse della collettività. Le eventuali riduzioni di pena legate alla collaborazione con gli inquirenti servono proprio per facilitare processo e condanna. Non ci fossero nessuno collaborerebbe mai, nessuno confesserebbe e avremmo processi decennali per ogni singolo caso. Ci pensate? Già abbiamo un sistema giudiziario ingolfato, saremmo nella pupù fino al collo.
Statistiche sulle donne uccise in Italia
Ma a parte queste considerazioni lo capite il problema? All’estero, per colpa di una cattiva informazione giornalistica partita dal nostro stesso paese, ora pensano che abbiamo riportato in auge il delitto d’onore. Ricordo per gli amici giornalisti esteri (ma anche italiani) che l’Italia è uno dei paesi in cui si uccidono meno donne.
Non sono io a dirlo, la fonte credo sia definibile super partes visto che è uno studio globale sugli omicidi “gender-related” di donne e ragazze fatto dalla commissione delle Nazioni Unite su droga e crimini (UNODC).
Fare buon giornalismo vuol anche dire evitare uscite che possano diffondere fake news all’estero che ci mettono in cattiva luce, già non siamo proprio stimatissimi per altre ragioni. Certo che bisogna contrastare la violenza basata sul genere, certo che bisogna combattere ogni tipo di sopruso fatto su una donna (non di meno che quelli fatti su uomini, ma siamo d’accordo che a ruoli inversi i casi sono decisamente inferiori).
La sentenza d’assoluzione perché troppo mascolina
La terza sentenza è quella su cui c’erano probabilmente ragioni più serie per cui indignarsi. Ci raccontava il Resto del Carlino il 10 marzo:
Troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di una attrazione sessuale. È tra le motivazioni riportate dai giudici della Corte di Appello di Ancona che hanno portato ad assolvere in secondo grado due peruviani residenti nel capoluogo dorico e accusati di violenza sessuale aggravata nei confronti di una loro connazionale che all’epoca dei fatti aveva 20 anni. Il caso è del 9 marzo 2015.
Ma come spiegavano poco sotto:
La sentenza di assoluzione, arrivata a fine novembre 2017 è stata annullata martedì dalla Corte di Cassazione alla quale era ricorda la procura generale e gli atti saranno trasmessi alla Corte di Appello di Perugia per rifare il processo.
Siamo ancora al secondo grado di giudizio, ne abbiamo tre!
Purtroppo non ho rintracciato la sentenza originale, firmata da tre giudici donna, ma l’importante è mostrare che il sistema ha in realtà funzionato. In primo grado i due giovani erano stati condannati. In secondo grado assolti, ma il secondo giudizio è stato annullato, il processo di secondo grado va rifatto. Giusto protestare se la sentenza di assoluzione si basava su quelle affermazioni. Ma per gridare allo scandalo attendiamo di vedere quale sarà l’esito del nuovo processo. Le proteste invece che arrivare a novembre 2017 sono arrivate ora, alla notizia che la sentenza d’assoluzione è stata annullata. Come riporta la CBS:
Italy’s Justice Ministry has ordered a preliminary inquiry into an appeals court ruling that overturned a rape verdict in part by arguing that the woman who was attacked was too ugly to be a credible rape victim. The ruling has sparked outrage in Italy, prompting a flash mob Monday outside the Ancona court, where protesters shouted “Shame!” and held up signs saying “indignation.”
Sia chiaro, comprendo perfettamente l’indignazione di chi ha manifestato, ma la protesta a processo annullato non serve a molto, la giustizia farà il suo corso. Fossi stato nel nostro Primo Ministro prima di esprimermi pubblicamente mi sarei consultato con la magistratura, avrei letto le sentenze, e magari avrei preso le difese della stessa, invece che cercare un facile plauso da parte di un pubblico malamente informato su molti dei fatti.
Vi aggiorneremo se ci saranno ulteriori strascichi di polemica.
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