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Evoluzione e sviluppi della tutela giuridica del bambino soldato nel diritto internazionale. di dott. Francesco Di Virgilio
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1 1 Evoluzione e sviluppi della tutela giuridica del bambino soldato nel diritto internazionale di dott. Francesco Di Virgilio
2 2 Sommario: -1. Introduzione; -2. Il minore da suddito a cittadino : il progressivo riconoscimento dei suoi diritti; -3. Emersione del fenomeno dei bambini soldato a livello internazionale; -4. La protezione giuridica internazionale dei bambini soldato. Cenni introduttivi; -5. Gli strumenti di soft law concernenti la protezione dei fanciulli nei conflitti armati; -6. Le Convenzioni di Ginevra e i protocolli aggiuntivi; -7. Il I Protocollo addizionale; -8. Il II Protocollo addizionale; - 9. La Convenzione dell OIL del 17 giugno 1999: il problema dei bambini soldato come questione di lavoro minorile"; -10. Il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo del 25 maggio 2000; -11. I progressi realizzati nella lotta al fenomeno dei bambini soldato: un analisi condotta attraverso l esame delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; -12. La Risoluzione 1261/1999; -13. La Risoluzione 1314/2000; -14. La Risoluzione 1379/2001; -15. La Risoluzione 1460/2003; -16. La Risoluzione 1539/2004; -17. La Risoluzione 1612/2005; -18. Ulteriori strumenti giuridici inerenti la protezione dei fanciulli nei conflitti armati; -19. Considerazioni conclusive; -20. Bibliografia.
3 3 1.La legislazione vigente a livello internazionale a tutela dei diritti dei minori è, senza dubbio, un esemplare conquista sociale e civile in materia di diritti umani. Nel corso degli ultimi anni, infatti, si sono registrati in questo campo progressi che si possono definire straordinari, anche in considerazione delle difficoltà ricorrenti nella storia di riconoscere agli uomini i loro diritti e la loro dignità. Il secolo XX, chiudendosi con un corpus di norme internazionali molto garantiste e tutelanti dei diritti dei bambini, si distingue nettamente dagli altri periodi della storia dell infanzia ed è denominato a ragione il secolo del bambino. Nello studio storico della lunga marcia dei diritti dei minori è sorprendente constatare che la Prima guerra mondiale rappresenta un singolare punto di partenza, se non proprio un avvio in senso assoluto. Infatti, durante la Grande guerra, se da un lato cresce il numero di bambini in condizioni di abbandono, dall altro si sviluppano meccanismi di difesa destinati a durare fino ai giorni più recenti. Proprio il riconoscimento del dovere di protezione e di difesa dell infanzia evidenzia, paradossalmente già durante la guerra, un attenzione sociale e civile nei confronti del bambino e pone le basi per la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, approvata a Ginevra dall Assemblea della Società delle Nazioni nel marzo del 1924, la quale assurge, pur nella brevità dei suoi cinque enunciati, a primo documento internazionale di importanza determinante per la individuazione di un nucleo irrinunciabile di valori. L approvazione di tale Carta dei diritti dei bambini, comunemente nota come la Dichiarazione di Ginevra, è il segno del crescente interesse delle organizzazioni internazionali per i problemi e le esigenze dell infanzia e per i costi pagati dall infanzia stessa durante i conflitti. Il susseguirsi di dichiarazioni, convenzioni e Risoluzioni dimostra come la protezione dell infanzia e dell adolescenza diventa un valore sempre più avvertito nella coscienza individuale e collettiva, così come sempre
4 4 più avvertita è la consapevolezza a livello internazionale che lo sviluppo armonico dei bambini rappresenta la base per il futuro progresso della società e la principale garanzia per la costruzione della democrazia e dello sviluppo in ogni Paese. I conflitti armati distruggono completamente il mondo di un bambino e travolgono un intera generazione marchiandola con ferite indelebili: bambini cresciuti nella violenza, molto probabilmente, riprodurranno modelli di violenza perché sono gli unici che conoscono. Promuovere migliori condizioni di vita per le giovani generazioni vuol dire, contribuire alla costruzione della pace e della sicurezza per l intera popolazione mondiale. Un impegno preciso e solenne in tal senso venne assunto, per la prima volta nell ambito del diritto internazionale, allorquando, all indomani del Secondo conflitto mondiale, venne redatto lo Statuto istitutivo dell Organizzazione delle Nazioni Unite. La Carta dell O.N.U., infatti, si apre con la seguente enfatica dichiarazione: We, the peoples of the United Nations, determined to save succeeding generations from the scourge of war. Quel primo esplicito riferimento alle generazioni future contenuto nel Trattato istitutivo dell ONU appare oggi quasi anacronistico. Purtroppo, le speranze di pace che accompagnavano la nascita delle Nazioni Unite sono state e sono brutalmente contraddette dal deflagrare di nuove guerre. Non solo la prospettiva di una comunità internazionale che sia effettivamente e principalmente al servizio dei diritti umani e della pace non si è ancora realizzata ma, cosa ancor più grave, si deve anche registrare la diffusione della crescente distruttività della conflittualità armata. In molte parti del mondo, bambini sono torturati e costretti ad assistere e/o partecipare a efferatezze di ogni genere; sono vittime delle esplosioni delle mine antiuomo (o meglio antibambino, visto che spesso vengono fabbricate sotto forma di giocattolo).
5 5 Le popolazioni indifese sono state sempre più coinvolte nelle operazioni militari finanche a diventare il primo obiettivo, come nel caso delle operazioni di pulizia etnica o delle strategie di annientamento riapparse drammaticamente nell ultima decade del secolo XX. Adolescenti e bambini, in una progressione inquietante vengono costretti ad impugnare le armi trasformandosi, vittime e carnefici allo stesso tempo, in soldati determinati, capaci di seminare il terrore per la ferocia dei loro comportamenti. La percentuale delle vittime civili è salita vertiginosamente dal 5% registrato nella Prima guerra mondiale ad oltre il 90% nei conflitti degli anni 90 (1). Più di 150 conflitti maggiori, tra il 1945 ed il 1982, hanno causato più di 20 milioni di morti, in maggioranza donne e bambini (2). Nei 10 anni successivi, il tributo pagato dalla popolazione infantile nei soli conflitti interni è stato di 1,5 milioni di morti, 4 milioni di invalidi e 5 milioni di profughi. Dal 1990 sono 2 milioni i bambini che hanno perso la vita negli scontri armati e ben più di 6 milioni sono quelli che hanno riportato ferite e mutilazioni. Questo bilancio, già tragico, non cessa di aggravarsi a causa dell altissimo numero di mine che, distribuite in diversa concentrazione su tutti i continenti, uccidono o rendono invalidi più di 10 mila bambini e bambine ogni anno. Il teologo J. Moltmann ha più volte rappresentato che l intreccio delle relazioni umane si estende anche al rapporto fra generazioni imponendo la solidarietà tra adulti e bambini: essendo gli uomini oltre che esseri sociali anche esseri generazionali, essi vivono come generazioni l una nell altra e l una per l altra devono prendersi cura della generazione più giovane. 1 () G. Machel, Impact of armed conflict on children, Report of the expert of the Secretary-General, UN doc. A/51/306, p () UNICEF, Children in situations af Armed Conflict, 1986.
6 6 In questa direzione si va sempre più concretizzando l impegno della comunità internazionale (vedi, per tutte, la risoluzione 54/263 dell assemblea generale delle Nazioni Unite del 25 maggio 2000) tesa ad assicurare alle giovani generazioni di oggi uno sviluppo solidale e duraturo, nonché a costruire una società del domani in cui l infanzia diventi il soggetto più importante e meritevole di tutela, perché rappresenta il futuro dell umanità intera. Ciò lo avevano già compreso, nel marzo del 1924, i membri dell allora Società delle Nazioni, i quali, nel preambolo della Dichiarazione di Ginevra, riconoscevano che l humanité doit donner à l enfant ce qu elle a de meilleur. A più di quarant anni di distanza dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione universale, la Convenzione sui diritti del fanciullo è l ultima grande nata della famiglia delle fonti del diritto internazionale dei diritti umani. La produzione giuridica internazionale del XX secolo si chiude col sigillo del riconoscimento dei diritti fondamentali dei bambini: questi non sono altri e nuovi diritti umani, dal momento che i bambini sono ovviamente persone umane e titolari in quanto tali, al pari degli adulti, dei diritti umani fondamentali sanciti dai due patti internazionali delle Nazioni Unite, l uno relativo ai diritti civili e politici e l altro relativo a quelli economici, sociali e culturali, del 16 dicembre 1966 (3). Essi ne costituiscono, invece, una specificazione che si rende necessaria in ragione della condizione particolarmente vulnerabile del minore. La Convenzione ha inaugurato una nuova concezione del bambino: non più oggetto di tutela ma soggetto portatore della intera gamma dei diritti umani; non più minus 3 (3) United Nations,General Assembly, International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, International Covenant on Civil and Political Rights and Optional Protocol to the Internatioal Covenant on Civil and Political Rights, New York, 16 dicembre Il patto sui diritti civili e politici è entrato in vigore, sul piano internazionale, il 23 marzo 1976; quello sui diritti economici, sociali e culturali il 3 gennaio L Italia ne ha autorizzato la ratifica e li ha resi esecutivi con legge n.881 del 25 ottobre 1977: per l Italia i Patti sono entrati in vigore il 15 dicembre 1978.
7 7 habens, protetto per la sua immaturità, ma uomo in fieri, portatore di diritti umani fondamentali, sia pure con gli adattamenti consigliati dalla sua condizione che è legata non a una situazione di minorità ontologica ma a una situazione oggettiva che impone speciali e particolari attenzioni (4). La Convenzione, insomma, ha riconosciuto che il minore è portatore di autonomi diritti e non solo di meri interessi che altri soggetti devono paternalisticamente tutelare. Nella nuova ottica espressa dalla Convenzione, children are neither the property of their parents nor are they helpless objects of charuty. They are human beings and are the subjects of their own rights ( 5). Tuttavia, non si può ignorare che sebbene vi sia stata da parte della comunità internazionale l acquisizione di principi della Convenzione, questa si trovi oggi a dover convivere con la loro negoziazione a causa dei molteplici e radicati fenomeni di violenza e sfruttamento a danno di bambini e ragazzi in molti paesi del mondo. Si pensi ai bambini che lavorano in condizioni di sfruttamento; ai bambini spinti alla prostituzione; si pensi ancora ai bambini soldato, un fenomeno in espansione e su cui solo recentemente è stata intrapresa un opera di contrasto attraverso una cospicua mobilitazione internazionale. Uno degli scenari che vedono più sovente regnare sovrana la sistematica violazione dei diritti dei bambini è quella proprio delle aree del pianeta afflitte dal dramma della guerra. I conflitti armati più recenti, spesso combattuti là dove si svolge la vita civile, colpiscono le infrastrutture per il benessere e la salute delle popolazioni e negano il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile (art. 24 Conv.). E non c è dubbio che nei conflitti a sfondo etnico-religioso, dove i bambini sono bersaglio di sterminio sistematico in quanto rappresentanti di future generazioni 4 () A. Corasaniti e F. Palomba, interventi in M.R. Saulle (a cura di), Codice internazionale dei diritti del minore. Vol.II, cit., pp () Unicef, The Convention on the Rights of the Child, par.iii. A new vision, in <www.unicef.org>.
8 8 nemiche e, se direttamente coinvolti come soldati, in quanto combattenti, il loro diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6 Conv.) sia doppiamente calpestato. Nelle terre attraversate dalla guerra, milioni di bambini vivono, crescono e muoiono in mezzo alle armi; più di sono quelli reclutati come combattenti costretti a fare da apripista nei campi minati o, drogati o indottrinati, a diventare assassini e commettere atrocità irripetibili; altre centinaia di migliaia sono arruolati in eserciti regolari o gruppi armati di opposizione e possono essere chiamati a combattere in ogni momento (6). Vista la drammaticità della situazione circa l impatto che hanno i conflitti armati sui minori, il diritto internazionale umanitario e le norme sui diritti dell uomo sono in costante evoluzione, grazie alla convinzione che i diritti umani non hanno frontiere, perché universali e indivisibili. La sessione speciale sull infanzia dell Assemblea generale dell Organizzazione delle Nazioni Unite (United Nations General Assembly Special Session UNGASS 2002), svoltasi nel maggio del 2002, si è rilevata un importante momento di valutazione e di riflessione nell intervento a favore dei minori, un occasione straordinaria per fare un bilancio del lavoro svolto a partire dal vertice mondiale per l infanzia tenutosi nel 1990 (7) e, soprattutto, per elaborare un nuovo mandato e un impegno d azione a favore dell infanzia nel prossimo decennio. 6 () Questi dati emergono sia dai rapporti riguardanti il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati presentati annualmente dal Segretario generale dell ONU al Consiglio di sicurezza, sia dal Child Soldiers Global Report 2001 (Londra, 2001) realizzato dalla Coalition to Stop the Use of Child Soldiers (CSUCS). Quest ultimo rapporto, analizzando il comportamento di forze armate governative, milizie civili, gruppi paramilitari e gruppi armati non governativi in 180 paesi, rappresenta il più completo studio sull utilizzo dei bambini come soldati. 7 () Nel corso del Vertice, i 71 leader presenti firmarono la Dichiarazione mondiale per la sopravvivenza, la protezione e lo sviluppo dell infanzia (UNITED NATIONS, World Summit for Children, World Declaration on the Survival, Protection and Development of Children, New York, 30 settembre 1990) e adottarono un Piano d azione che in 25 punti fissava gli obiettivi fondamentali da raggiungere per la realizzazione di un adeguata tutela dei diritti
9 9 A livello internazionale, il maggior impegno per la tutela e la promozione delle nuove generazioni si sta dimostrando la sfida fondamentale per lo sviluppo. E questa la visione ispiratrice dell UNGASS che ha segnato un consolidamento delle più recenti acquisizioni giuridiche internazionalmente condivise, prime fra tutte la Convenzione n 182 dell Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization - OIL) relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile del 17 giugno 1999 (8), che apre la strada a interventi ampi contro le vecchie e nuove schiavitù minorili, e il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo riguardante il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati del 25 maggio 2000 (9), creando un principio generale di precedenza ai bambini come guida per politici e legislatori. In sostanza il Protocollo è un emendamento all articolo 38 della Convenzione sui diritti dei bambini che prevede l innalzamento a 18 anni l età minima per l arruolamento obbligatorio e la partecipazione diretta alle ostilità. Tuttavia, per quanto riguarda l arruolamento volontario, esso obbliga gli Stati a elevare a 16 anni l età minima per il reclutamento da parte delle forze armate nazionali e a fissare in una dichiarazione vincolante l età minima applicabile sul loro territorio per questa forma di arruolamento. Gli Stati, dunque, non hanno sposato la posizione straight 18 (età minima a 18 anni senza eccezioni) ed è proprio l applicazione generalizzata di questo limite che diventa per le organizzazioni internazionali impegnate nel settore un obiettivo principale. dell infanzia prevedendo, tra l altro, al punto n 25, intitolato (Protection of children during armed conflicts), la protezione dei bambini che si trovano in condizioni difficili come quelli che sono vittime dei conflitti armati. 8 () INTERNATIONAL LABOUR ORGANIZATION, General Conference, Worst Forms of Child Labour Convention, ILO doc. 182/1999, Ginevra, 17 giugno La Convenzione n 182 è stata adottata dalla Conferenza Generale dell OIL durante la sua 87 a sessione ed è entrata in vigore, sul piano internazionale, il 19 novembre L Italia ne ha autorizzato la ratifica e l ha resa esecutiva con legge n 148 del 25 maggio () UNITED NATIONS, General Assembly, Optional Protocol to the Convention on the Rightsof Child on the involvement of children in armed conflict, UN doc. A/RES/54/263, New York, 25 maggio Il protocollo opzionale è entrato in vigore, sul piano internazionale, il 12 febbraio L Italia ne ha autorizzato la ratifica e l ha reso esecutivo con legge n 46 dell 11 marzo 2002.
10 10 Infatti, nel momento in cui questo divieto diverrà universale si costituirà uno standard chiaro, che verrà applicato a livello globale, al quale gli Stati dovranno adattarsi senza discussione, così come attualmente avviene per l utilizzo delle mine e delle armi chimiche. Concludendo questa parte introduttiva risulta doveroso accennare ad alcuni aspetti fondamentali che vanno comunque sottolineati anche se non rappresentano il cuore di questa ricerca. Prima di tutto l aspetto quantitativo: è ampiamente conosciuta la dimensione di questo fenomeno ancorché non si è appreso che i dati finora diffusi sono da considerarsi solo come la punta di un iceberg. Si tenga presente poi che quello dei bambini soldato è un problema dinamico: un bambino soldato di oggi è un adulto soldato di domani, il quale porterà sempre con sé un bagaglio di ferite indelebili. E un fenomeno di natura globale: le informazioni che sporadicamente forniscono i mass media sono quasi sempre relative alla situazione africana e ciò induce a pensare che il problema sia circoscritto a quell area. In realtà esso è presente in quasi tutte le regioni del mondo: Asia, Sud del Pacifico, Medio Oriente, Centro e Latino America ed anche in parti dell Europa. Proprio perché globale, appare difficile porre un limite al dilagare di questo gigantesco e multiforme fenomeno di sfruttamento. Un altro aspetto da considerare è che l arruolamento dei minori non è operato unicamente dai gruppi di ribelli e di oppositori coinvolti nelle guerre civili, ma anche dalle unità militari dei governi e quindi dalle forze ufficiali di un Paese. Altra questione, non certo marginale, è quella dell abusata distinzione, anche legislativa, tra il minore arruolato con la forza e quello che si arruola volontariamente. Difatti, se si riflette la differenza non è netta, in quanto i bambini che vengono reclutati o che si arruolano hanno tutti un background molto povero e disagiato ed
11 11 hanno subito abusi e discriminazioni; è dunque molto difficile distinguere l arruolamento forzato da quello volontario. Va sottolineato, infine, il legame della problematica non solo con la sfera dei diritti umani ma anche con quella delle relazioni internazionali per il ruolo fondamentale (come più volte sottolineato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; v., per tutte, la risoluzione 1460 del 30 gennaio 2003) che essa riveste per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (10). A livello internazionale c è un attenzione crescente per questo problema, soprattutto grazie all azione costante di molte organizzazioni governative e non governative, impegnate nel campo della tutela dei diritti dell infanzia. 2.L affermazione dei diritti dei minori è storia recente di un lungo cammino. Infatti, è solo nel secolo scorso che si ha un lento e graduale passaggio dalla condizione del bambino da suddito a cittadino, da mero oggetto a soggetto di diritti (11). Nell ambito dell evoluzione degli strumenti di diritto internazionale tesi a realizzare una tutela specifica e qualificata dell infanzia e dell adolescenza possiamo indicare il 1902 quale punto di partenza da cui la comunità internazionale ha manifestato una particolare sensibilità per il mondo dei bambini. Difatti, nell ambito di alcune Conferenze di diritto internazionale tenutesi all Aja nel 1902, venne approvata una Convenzione per regolare la tutela dei minori (12) nella quale veniva effettuato un riferimento alla protezione della persona e degli interessi del minore (vedi art.7). 10 () UNITED NATION, Security Council, Children ad Armed Conflict, UN doc. S/RES/1460/2003, New York, 30 gennaio In tale documento il Consiglio di sicurezza riafferma << its primary responsibility for the maintenance of International peace and security and, in this connection, its commitment to address the widespread impact of armed conflict on children >> (III cpv. del Preambolo). 11 () Cfr. in tal senso A.C. MORO, I diritti inattuati del minore, Brescia, 1983, pp Il capitolo II di tale volume si intitola appunto: <<Il minore da suddito a cittadino: il progressivo riconoscimento dei suoi diritti>>. 12 () La Convenzione per regolare la tutela dei minori del 12 giugno 1902 è entrata in vigore internazionale il 30 luglio L Italia l ha resa esecutiva con la legge n 523 del 7 settembre 1905.
12 12 Successivamente, a Bruxelles nel 1913, una Conferenza internazionale per la protezione dell infanzia promosse la cooperazione internazionale in tale ambito. Un ruolo fondamentale e di rilievo inerente ai diritti dell infanzia nel campo internazionale, spetta senz altro all Organizzazione Internazionale del lavoro (OIL) che nel 1919, all atto della sua costituzione, nello Statuto, contenuto nei trattati di pace che la istituivano in collegamento con la Società delle Nazioni, stabiliva tra i fini dell Organizzazione la protezione dei fanciulli, degli adolescenti e delle donne. Soltanto tre mesi dopo la sua costituzione, la Conferenza generale, organo supremo dell Organizzazione, si riunì per la prima volta a Washington ed affrontò tra i primi argomenti, il problema dei fanciulli impiegati nei lavori industriali, fissando a 14 anni l età minima per ammissione al lavoro (Convenzione n 5 del 29 ottobre 1919). Un altro documento rilevante di poco posteriore alla prima Convenzione dell OIL, è stata la Convenzione internazionale per la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli del 30 settembre Non vi è dubbio, però, che il primo documento di importanza determinante per la individuazione di un nucleo irrinunciabile di valori sia stata la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, approvata dalla Società delle Nazioni il 24 settembre Si tratta di un documento conciso che consta di cinque enunciati e di un breve preambolo, con cui la Dichiarazione impegna l umanità ad offrire al fanciullo quanto di meglio essa possiede richiamando il principio dell uguaglianza, il quale sarà richiamato in seguito nella Dichiarazione del 1959 e nella Convenzione del La principale innovazione riguarda il riconoscimento del diritto del fanciullo ad avere un processo formativo normale (I enunciato); i due enunciati successivi mettono in evidenza come la crisi economica e sociale, dovuta alle drammatiche conseguenze della Prima guerra mondiale, costituisce la base della Dichiarazione di Ginevra,
13 13 avendo il legislatore tenuto presente prioritariamente la sopravvivenza, la salute e il recupero del fanciullo (13). Nel 1948, anno della Dichiarazione universale dei diritti, il Consiglio generale dell Unione internazionale per la protezione dell infanzia approvava un integrazione agli articoli della Dichiarazione di Ginevra, riconoscendo il diritto del bambino ad essere aiutato nel rispetto dell integrità della famiglia: un principio rivoluzionario perché riconosce che il luogo privilegiato per lo sviluppo integrale della personalità del fanciullo è la famiglia (14). Le Nazioni Unite avvertirono ben presto la necessità di avviare gli studi per una nuova dichiarazione sull infanzia che fosse più aderente ai tempi e alle nuove esigenze dei minori. Così, dopo una lunga elaborazione, durata quasi dieci anni, il 20 novembre del 1959 l unanimità degli Stati dell Assemblea pervenne ad una nuova Dichiarazione dei Diritti del fanciullo (15). Alla base dei dieci principi enunciati dalla Dichiarazione notiamo che, in virtù dei decenni di prosperità, il legislatore si è preoccupato di approntare una legislazione sull infanzia come età felice e non più come età da difendere dalla fame e dalle malattie; perciò il fanciullo non è visto più solo con i problemi riguardanti la sua salute e la sua sopravvivenza, ma è considerato insieme alla sua famiglia e inserito nel contesto della società. Il più recente e rilevante contributo per la tutela e la promozione dei diritti del minore è sicuramente la Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre del 1989, approvata dall Assemblea generale dell ONU sulla base di un progetto elaborato da un 13 () A. TARANTINO, La Convenzione Internazionale sui Diritti dell Infanzia, cit., p () A.C. MORO, I diritti inattuati del minore, cit., p () UNITED NATIONS, General Assembly, Declaration of rights of the child, UN doc (XIV), New York, 20 novembre 1959.
14 14 gruppo di lavoro ad hoc nell ambito della Commissione sui diritti umani che ne aveva intrapreso lo studio fin dal La Convenzione del 1989 si differenzia dai precedenti documenti non solo per la sua specificità, ma anche per il valore vincolante delle norme poste a carico degli Stati che l hanno ratificata. Di rilievo per la nostra ricerca è la definizione di fanciullo : nella Convenzione risulta essere tale ogni essere umano avente età inferiore ai 18 anni, salvo che abbia raggiunto prima la maggiore età in virtù della legislazione applicabile (art.1). Si tratta dunque dei diritti del bambino e dell adolescente, cioè del minore, termine che probabilmente non si è voluto usare per evitare un impatto psicologico negativo e che tuttavia ha una connotazione ben precisa, soprattutto dal punto di vista giuridico (16). 3.Come detto in precedenza, da parte della comunità internazionale vi è il crescente bisogno volto al riconoscimento di strumenti in difesa del bambino. Uno degli aspetti più significativi di tale impegno, oggetto della presente ricerca, è il particolare impegno profuso, dalla comunità internazionale, alla repressione della sistematica violazione dei diritti dei bambini, in quelle aree del pianeta afflitte dal dramma della guerra. Tali conflitti si differenziano dalle due guerre mondiali in quanto vedono il coinvolgimento diretto delle popolazioni civili e quindi anche bambini e adolescenti. Le motivazioni di questo coinvolgimento le possiamo distinguere in due tipi: una di natura soggettiva e l altra di natura oggettiva. Per ciò che riguarda le prime, bisogna considerare la facilità di indottrinamento di soggetti deboli ed immaturi, il bisogno che 16 ( ) Cfr. M. DOGLIOTTI, I diritti del minore e la Convenzione dell ONU, in Il diritto di famiglia e delle persone, 1992, p.305.
15 15 questi hanno di protezione, il minor senso del pericolo, il peso e la semplicità di utilizzo delle moderne armi leggere. Per quanto riguarda le seconde motivazioni, occorre menzionare i compiti cui i bambini vengono adibiti: attraversare un sentiero minato, infiltrarsi nelle linee nemiche, trasmettere informazioni, nascondersi in luoghi difficilmente accessibili. E pertanto il mutamento radicale degli scenari bellici che ha consentito la massiccia inclusione, quali attori protagonisti, di soggetti prima quasi sempre esclusi da tali scenari. Proprio in riferimento a questo fenomeno è nato il neologismo bambinisoldato o soldati-bambini (perché privati totalmente della loro infanzia tanto da far anteporre, nella definizione, l attività cui sono costretti al loro status naturale). Come detto in precedenza il fenomeno dei bambini soldato non è di recente conoscenza, però lo è senz altro la sua emersione e la sua visibilità su scala internazionale: infatti, fino a poco più di un decennio fa, questi bambini erano davvero i soldati invisibili di numerosi conflitti armati in tutto il mondo. L emersione del fenomeno è sicuramente riconducibile al rapporto elaborato nel 1996 a cura di Graça Machel, esperta indipendente ed ex ministro dell istruzione del Mozambico, incaricata tre anni prima dal Segretario generale delle Nazioni Unite, concernente un analisi esaustiva sulla situazione dei bambini nei conflitti armati. Uno studio che tutt ora rimane un punto di riferimento costante e che ha apportato un contributo determinante per l inclusione nell agenda politica dell ONU, del tema dei bambini coinvolti nei conflitti armati (17). Il rapporto di G. Machel ha destato un enorme interesse in ambito internazionale ed ha contribuito alla decisione di creare una figura istituzionale che testimonia la crescita di 17 () G. Machel, Impact of armed conflict on children, Report of the expert of the Secretary-General, UN doc. A/51/306.
16 16 importanza della causa dell infanzia presso i massimi livelli della politica internazionale: il Rappresentante speciale del Segretario generale dell ONU per i bambini e i conflitti armati (Office of the Special Representative of the Secretary General for Children and Armed Conflict OSRSG/CAAC). Una figura che ha il compito di valutare i progressi raggiunti e le difficoltà incontrate nella protezione dei minori durante le guerre, nonché di incoraggiare lo sviluppo di network e di una cooperazione internazionale per il rispetto dei più piccoli. Il rapporto ha anche dato vita ad una serie di Conferenze regionali organizzate dalla Coalition to Stop the Use of Child Soldiers (CSUCS) a partire dal 1998: African Conference in Maputo, Mozambico, aprile 1999; Latin American and Caribbean Conference in Montevideo, Uruguay, luglio 1999; European Conference in Berlin, Germania, ottobre 1999; Asia-Pacific Conference in Kathmandu, Nepal, maggio 2000; Amman Conference on the Use of Children as Soldiers in the Middle East and North Africa Region, Giordania, aprile Sulla base dei risultati ottenuti durante tali Conferenze è stato pubblicato il Child Soldiers Global Report nel Nello stesso anno G. Machel ha effettuato una revisione del rapporto del 1996, intitolata The Impact of war on Children. A review of progress since the 1996 United Nations Report. La pubblicazione ha lo scopo di tracciare un bilancio dei progressi realizzati e degli ostacoli incontrati nei cinque anni trascorsi ed è corredata da due appendici: Glossary of progress. Protecting children s rights in armed conflict; Summary of recommendations. Tali appendici riguardano rispettivamente i principali obiettivi conseguiti dal 1996 al 2000 nell ambito della protezione dei diritti dell infanzia nei
17 17 conflitti armati e le raccomandazioni presentate alla International Conference on War affected Children, svoltasi a Winnipeg (Canada) nel settembre del 2000 (18). Il rapporto, pur rilevando che dal 1996 sono stati registrati significativi progressi e che sono aumentati gli standard internazionali di protezione grazie all approvazione di una serie di strumenti giuridici, non manca di sottolineare come le violazioni dei diritti dei bambini continuino su vasta scala. I dati forniti abbracciano una molteplicità di aspetti: oltre bambini continuano ad essere utilizzati nei conflitti armati; in 87 Paesi vivono in aree contaminate da più di 60 milioni di mine antiuomo, o meglio antibambino visto che li usano per decontaminare i territori, almeno 20 milioni di bambini hanno dovuto abbandonare la propria casa e centinaia di migliaia continuano a morire di malattie e malnutrizione mentre si trovano nei campi profughi o sono in fuga dai conflitti. 4.Il diritto internazionale offre ormai una solida tutela giuridica ai diritti dei bambini coinvolti nei conflitti armati, sia grazie alle norme degli strumenti storici del diritto umanitario, sia grazie alle più articolate e recenti disposizioni di alcune convenzioni internazionali in materia di diritti umani. In epoca passata il tema dell infanzia occupava un posto marginale nelle elaborazioni giuridiche, in quanto era ancora lontana l idea che il minore dovesse essere considerato titolare di veri e propri diritti umani e ad esso si faceva riferimento esclusivamente come destinatario della tutela da parte degli adulti. Tale impostazione 18 () Queste raccomandazioni sono contenute in un libretto intitolato <<The Machel Review : A critical Analysis of Progress Made and obstacles encountered in increasing protection for War-affected children>> e affrontano le tematiche: child soldiers ; children forced to flee ; children under siege from HIV/AIDS ; ending gender-based violence and sexual exploitation ; the toll from malnutrition and disease ; the psycosocial impact ; education for survival ; landmines and unexploded ordnance ; light weapons, mass destruction ; protecting children from sanctions ; raising standards for child protection ; a children s agenda for peace and security ; reconstruction and reconciliation ; women and peace process ; media and communications ; preventing war (in
18 18 è sopravvissuta fino ad epoca relativamente recente, tanto che ancora all inizio della seconda metà del secolo scorso si fa riferimento alla immaturità fisica ed intellettuale in ragione della quale il minore aveva diritto a una particolare protezione e a cure speciali (Preambolo della Dichiarazione del 20 novembre 1959). Il 12 agosto del 1949 sono state sottoscritte a Ginevra le quattro Convenzioni di diritto umanitario che affermano in maniera certa e solenne il ripudio degli orrori provocati dalla guerra; fra queste, solo la IV Convenzione, avente per oggetto il trattamento dei civili in tempo di guerra, si occupa espressamente della tutela dei minori. Le Convenzioni di Ginevra sono state poi aggiornate dai due protocolli aggiuntivi dell 8 giugno 1977, rigurdanti la protezione delle vittime nei conflitti armati internazionali, e per la prima volta viene affrontato esplicitamente il problema dei bambini soldato. Il 28 luglio 1951 è stata approvata la Convenzione relativa allo status dei rifugiati, che prevede alcune garanzie applicabili sia agli adulti che ai bambini. Di particolare rilievo per il minore rifugiato è il diritto all istruzione elementare con lo stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato (art.22 par.1) e il diritto a proseguire gli studi con il trattamento più favorevole possibile. Successiva di pochi anni alla Convenzione relativa allo status dei rifugiati è la Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 20 novembre 1959, la quale ha costituito la spinta propulsiva per il successivo strumento di diritto internazionale la Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 il cui articolo 38 (recentemente emendato dal Protocollo opzionale alla Convenzione stessa) è la base giuridica più importante di cui attualmente si dispone per gli interventi a tutela dei minori nei conflitti armati. 5.Aver accennato in precedenza alla Dichiarazione del 1959, ci offre l input per analizzare altri analoghi strumenti di diritto internazionale riguardanti il tema in
19 19 esame, i quali non pongono norme giuridicamente cogenti e sono tutti riconducibili alla categoria giuridica definita soft law, espressione utilizzata in contrapposizione alla hard law, ossia al diritto internazionale in senso proprio (19). Si tratta di strumenti internazionali che per loro forma e natura non costituiscono una fonte autonoma di diritto e, quindi, non sono giuridicamente vincolanti. Facciamo riferimento a un insieme di impegni, dichiarazioni congiunte, dichiarazioni politiche o d intenti, risoluzioni di organizzazioni internazionali, atti finali di conferenze diplomatiche, i quali, pur non avendo natura vincolante, assumono ugualmente una rilevanza giuridica significativa, in quanto hanno un valore politico solenne e impegnano gli Stati quantomeno moralmente, suggerendo ad essi parametri di comportamento. Nella prassi internazionale, gli strumenti di soft law sono elementi fondamentali per ispirare e stimolare il rinnovamento del diritto internazionale, sia consuetudinario che pattizio, configurando spesso delle tappe fondamentali nella formazione di tali regole. Come affermato da F. Capotorti, vi è nell ordinamento giuridico internazionale il momento in cui si enunciano principi anche non vincolanti, ma certamente produttivi 19 () Per distinguere gli strumenti di soft law da quelli di hard law occorre prendere in considerazione l intenzione dei redattori di ogni specifico atto di diritto internazionale e verificare se essi abbiano inteso conferire a tale atto un efficacia vincolante oppure si siano limitati a predisporre uno strumento di natura esortativa. Gli strumenti di soft law (categoria giuridica elaborata dalla dottrina anglo-americana) hanno alcune peculiari caratteristiche. Sono rappresentativi di tendenze moderne emergenti nella comunità internazionale, di cui principalmente le organizzazioni internazionali si fanno promotrici, e dunque riguardano materie che riflettono nuovi interessi rispetto ai quali in passato vi era una scarsa sensibilità; inoltre, per ragioni politiche ed economiche o di altra natura, sulle questioni trattate da questi atti è difficile per gli Stati raggiungere un immediata convergenza di vedute tale da stipulare subito accordi internazionali (cfr. A. CASSESE, Diritto internazionale, cit., p ). Sono, dunque, soprattutto le risoluzioni delle organizzazioni internazionali a costituire il diritto morbido, <<termine, come sottolinea B. Conforti, assai ambiguo ed impreciso, con il quale peraltro si fa salva la loro caratteristica di base, ossia la loro non obbligatorietà>> (B. CONFORTI, Diritto internazionale, VI ed., cit., p.42). Queste norme prive di valore obbligatorio possono, tuttavia, mutare tale loro connotazione, creando nel tempo obblighi e diritti in capo agli Stati (v., in tal senso, M.R. SAULLE, Dalla tutela giuridica all esercizio di diritti umani, cit., p.209). Proprio questo è avvenuto anche per gli strumenti di soft law concernenti la protezione dei diritti dei minori nei conflitti armati e per tale motivo l analisi di queste norme, pur prive,ab origine, di forza vincolante, assume importanza ai fini della nostra ricerca.
20 20 di sviluppi ulteriori e il momento in cui si pongono norme (20). In alcuni casi, inoltre, strumenti di soft law possono essere considerati dichiarativi (o indicativi dell esistenza) di una norma consuetudinaria o contribuire ad una sua cristallizzazione, anche se le condizioni che devono sussistere sono sempre quelle indicate per la rilevazione delle norme consuetudinarie, ossia la diuturnitas e l opinio iuris ac necessitatis (21). Come rileva in proposito B. Conforti, alcune dichiarazioni, pur non avendo carattere obbligatorio, contribuiscono alla formazione dei principi di diritto internazionale e, inoltre, sono sempre la base per la formazione di norme generali in quanto determinano dei comportamenti da parte degli stati (22). Generalmente, questo tipo di atti concerne materie quali la protezione dell ambiente, il diritto internazionale dell economia e, molto più spesso, i diritti umani. Le convenzioni in materia di diritti dell uomo, infatti, sono particolarmente indicative di una tendenza che l Organizzazione delle Nazioni Unite ha espresso in molti casi. Rimanendo in questo ambito, va rilevato che alcuni strumenti di soft law si occupano della protezione dei minori dalle conseguenze pregiudizievoli dei conflitti armati. Anche se non entra nel merito delle vicende belliche, va citata la Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 20 novembre 1959, in quanto include la tutela in questione nel principio VIII di carattere generale, il quale enuncia, nella sua estrema sinteticità, che <<in tutte le circostanze il fanciullo deve essere il primo a ricevere protezione e soccorso>>; inoltre, il principio IX sollecita gli Stati affinché il fanciullo sia protetto contro ogni forma di negligenza, crudeltà o sfruttamento. 20 () F. CAPOTORTI, intervento in M.R. SAULLE (a cura di), Codice internazionale dei diritti del minore, vol.ii, cit., p () A. CASSESE, Diritto internazionale, cit., p () B. CONFORTI, intervento in M.R. SAULLE (a cura di), Codice internazionale dei diritti del minore, vol.ii, cit., p.109.
21 21 Il primo documento giuridico internazionale che concentra la propria attenzione sull impatto della guerra sull infanzia è la Dichiarazione sulla protezione delle donne e dei bambini nelle emergenze e nei conflitti armati, che è stata proclamata dall Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 3318 (XXIX) del 14 dicembre 1974 (23), in seguito alle raccomandazioni del Consiglio economico e sociale contenuta nella risoluzione 1861 (LVI) del 16 maggio La Dichiarazione richiama le rilevanti previsioni contenute in altri importanti documenti di diritto internazionale umanitario, quali le risoluzioni dell Assemblea generale 2444 (XIII) del 19 dicembre 1968, 2597 (XXIV) del 16 dicembre 1969, 2674 (XXV) e 2675 (XXV) del 9 dicembre 1970, tutte riguardanti il rispetto dei diritti umani e i principi basilari per la protezione della popolazione civile nei conflitti armati (24). Nella Dichiarazione del 14 dicembre 1974 si rileva la condanna degli attacchi e dei bombardamenti diretti contro le popolazioni civili (par.1); dell uso delle armi chimiche e batteriologiche nel corso di operazioni militari, che costituisce la più flagrante violazione del Protocollo di Ginevra del 12 agosto 1949 e dei principi di diritto internazionale umanitario (par.2); delle torture, persecuzioni, misure punitive, violenze, rappresaglie, soprattutto contro quella parte della popolazione civile costituita da donne e bambini (par.4). Tale Dichiarazione, inoltre, richiama gli Stati a rispettare gli impegni presi con l adesione alle Convenzioni di Ginevra, in particolare quello riguardante la speciale protezione da garantire a donne e bambini contro gli effetti dei conflitti (par.3) e li invita ad impegnarsi a punire come criminali i 23 () UNITED NATION, General Assembly, Declaration on the Protection of women and children in emergency and armed conflict, UN doc.3318 (XXIX). 24 () UNITED NATION, General Assembly, Respect for human rights in armed conflict, UN doc.2444 (XIII), New York, 19 dicembre 1968; UNITED NATION, General Assembly, Respect for human rights in armed conflict, UN doc.2597 (XXIV), New York, 16 dicembre 1969; UNITED NATION, General Assembly, Respect for human rights in armed conflict, UN doc.2674 (XXV), New York, 9 dicembre 1970; UNITED NATION, General Assembly, Basic principles for the protection of civilian population in armed conflict, UN doc.2675 (XXV), New York, 9 dicembre 1970.
22 22 belligeranti che sottopongono donne e bambini a forme di repressione o a trattamenti inumani e degradanti, inclusi imprigionamenti, torture, arresti di massa, fucilazioni, punizioni collettive (par.5). Successivamente, un altro documento appartenente alla categoria degli strumenti internazionali di soft law è la Dichiarazione sulla protezione dei fanciulli coinvolti nei conflitti armati, che è stata proclamata dall Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 4/157 del 20 dicembre 1993 (25). Tale Dichiarazione richiede agli Stati il rispetto degli obblighi internazionali inerenti al fenomeno in esame (par.1) e sollecita tutti gli organi delle Nazioni Unite competenti in materia (in conformità agli scopi dei rispettivi mandati) a concentrare la propria attività sul grave problema dei bambini colpiti dagli effetti negativi dei conflitti armati (par.4). 6.Le norme relative alla protezione di particolari categorie di persone colpite dalla violenza bellica (feriti, malati, naufraghi, prigionieri civili, con particolare attenzione per i settori della popolazione più vulnerabili, quali donne e bambini) sono quelle che fanno capo alle quattro Convenzioni di Ginevra per la protezione delle vittime della guerra. Le prime tre Convenzioni sono una revisione di convenzioni precedenti ed hanno per oggetto, rispettivamente: la protezione dei feriti e dei malati; la protezione dei naufraghi; il trattamento dei prigionieri di guerra. La IV Convenzione costituisce invece il primo documento internazionale ufficiale che ha lo scopo di tutelare le persone civili in tempo di guerra. Essa dispone che siano trattate con umanità le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri delle forze 25 () UNITED NATION, General Assembly, Protection of children affected by armed conflicts, UN doc. A/RES/48/157.
23 23 armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattie, ferite, detenzione o qualsiasi altra causa. Una protezione specifica è attribuita a talune categorie di civili particolarmente vulnerabili agli effetti delle ostilità: malati e feriti, infermi, persone anziane, donne incinte e madri di bambini di età inferiore ai 7 anni e ai bambini con età inferiore ai 15 anni. Le quattro Convenzioni di Ginevra contengono numerose disposizioni relative al particolare bisogno di protezione dei fanciulli, ma non fissano l età minima per l arruolamento o la partecipazione alle ostilità. Una disposizione in tal senso è stata introdotta nei due Protocolli dell 8 giugno 1977 addizionali alle Convenzioni. Ciò ha rappresentato, in quel periodo, un progresso importante nell evoluzione della tutela garantita dei minori dalla IV Convenzione di Ginevra (in particolare dagli art. 14, 17, 23, 24, 38, 50, 68, 76, 89, 94). Tuttavia, va messo in rilievo che in occasione della stesura dei Protocolli, il diritto internazionale umanitario ha continuato a non definire in modo chiaro la fascia d età delle persone da intendersi comprese nell infanzia (26). 7.La speciale protezione accordata dal diritto umanitario ai bambini coinvolti in un conflitto armato internazionale trova la sua formulazione nell art.77 (Protezione dei fanciulli) del I Protocollo. Tale articolo è incluso nel IV (Popolazione civile), Sezione III (Trattamento delle persone in potere di una parte di conflitto), capitolo II (Misure in favore delle donne e dei fanciulli) che, insieme al titolo III (Metodi e mezzi di 26 () Sono, infatti, ben 6 le fasce d età cui sono riferite specifiche disposizioni del diritto umanitario a favore dei fanciulli: neonati (art.132, IV Conv.), bambini in tenera età (art.132, IV Conv.; art.76, I Prot.; art.6, II Prot.), bambini al di sotto dei 7 anni (artt.14, 38, 50, IV Conv.), bambini sotto i 12 anni (art.24, IV Conv.), bambini sotto i 15 anni (artt. 14,23,24,38,50 IV Conv.; art.77, I Prot.; art.4, II Prot.) e quelli tra i 15 e 18 anni (art.77, I Prot.).
24 24 guerra. Statuto di combattente e di prigioniero di guerra), fornisce un corpus di regole collegate in vario modo a norme di diritto consuetudinario. L articolo 77 si configura come una delle importanti novità del I Protocollo a favore di determinati gruppi di persone che, per la loro indiscussa vulnerabilità, necessitano di una protezione particolare nelle situazioni di conflitto armato. Il principio fondamentale della necessità di tutela della popolazione infantile nel corso di un conflitto è sancito dal paragrafo 1, dove si afferma che i fanciulli saranno oggetto di un particolare rispetto e saranno protetti contro ogni forma di offesa al pudore. Le parti in conflitto forniranno loro le cure e l aiuto di cui hanno bisogno a causa della loro età e per qualsiasi altro motivo. Invece, la norma contenuta nel paragrafo 2 è volta ad impedire la partecipazione dei bambini alle ostilità ed è così formulata: Le parti in conflitto adotteranno tutte le misure praticamente possibili affinché i fanciulli al di sotto dei 15 anni non partecipino direttamente alle ostilità, in particolare astenendosi dal reclutarli nelle rispettive forze armate. Nel caso in cui reclutassero persone aventi più di 15 anni ma meno di 18 anni, le Parti in conflitto procureranno di dare la precedenza a quelle di maggiore età. Tale norma, così come enunciata, non stabilisce dunque il divieto assoluto come invece era stato proposto dal progetto del CICR. Essa, adottando il termine direttamente, sembrerebbe permettere tutte quelle forme indirette di partecipazione alle ostilità come il trasporto d armi, la raccolta e la trasmissione di informazioni, i rifornimenti alle truppe, il servizio di pattugliamento che, peraltro, costituiscono le ipotesi più frequenti di mansioni alle quali i minori di 15 anni vengono adibiti. Inoltre, la formula che sancisce il divieto di armamento non menziona il problema dell accettazione delle richieste di arruolamento cosiddetto volontario dei ragazzi con età inferiore ai 15 anni. Tale questione era stata affrontata durante i lavori
25 25 preparatori dell articolo 77, ma le resistenze: opposte da alcuni Stati avevano impedito di produrre una norma che mettesse al bando qualsiasi forma di partecipazione diretta e indiretta, dei minori a un conflitto armato. La seconda parte del paragrafo 2, che disciplina la partecipazione alle operazioni militari dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni suscita comprensibili critiche. Anzitutto, l utilizzo dell espressione persone aventi più di 15 anni ma meno di 18 anni, in assenza di una definizione del termine fanciullo nel paragrafo 1, potrebbe giustificare la deduzione che l età di 15 anni, già indicata nel paragrafo, sia da considerare il limite massimo per ogni disposizione di diritto umanitario relativa alle speciali misure di protezione da offrire ai fanciulli coinvolti in un conflitto armato, e dunque che tale limite sia lo spartiacque al di là del quale non sono previste tutele particolari in favore dei minori. In secondo luogo, la formulazione conclusiva dello stesso paragrafo 2, le Parti in conflitto procureranno di dare la precedenza a quelle (persone) di maggiore età, non solo non costituisce un divieto assoluto di inclusione nelle fila delle forze armate di adolescenti di 16 anni e 17 anni, ma di fatto non esclude la possibilità dell effettivo reclutamento anche di quindicenni, nel caso in cui le Parti fossero indotte dalla necessità militare di attingere a risorse umane di tale fascia d età. I minori tra i 15 e i 18 anni che partecipino direttamente alle ostilità possono avvalersi dello statuto di combattente (27), esercitare il diritto di utilizzare la forza e anche di uccidere; possono diventare obiettivi militari e, di conseguenza, essere oggetto di 27 () Il I Protocollo ha stabilito nuove regole per la definizione di combattente, innovando la disciplina precedente stabilita dal Regolamento relativo alle leggi e usi della guerra terrestre, allegato alla IV Convenzione dell Aja del 18 ottobre 1907 e dalla III Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra del 12 agosto Infatti, l articolo 43 del I Protocollo, nel dare la definizione di forze armate di una Parte in conflitto, pone fine alla differenziazione tra i regolari (forze armate in uniforme) e gli irregolari (membri dei movimenti di resistenza e dei movimenti di liberazione nazionale). I combattenti, regolari o irregolari, hanno un obbligo fondamentale: quello di distinguersi dalla popolazione civile mentre sono impegnati in un attacco o in un operazione militare preparatoria all attacco (art.44 par.3). Se vengono meno a quest obbligo, essi corrono il rischio di venire processati per aver trasgredito una regola fondamentale del diritto di guerra (cfr N. RONZITTI, Diritto internazionale dei conflitti armati, cit, pp ).

References: articolo 38
 art.7
 articolo 38
 art. 14
 art.77
 art.76
 art.6
 art.77
 art.4
 articolo 77
 articolo 77
 articolo 43