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Timestamp: 2017-11-18 03:45:06+00:00

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PPT - U N I V E R S I T À D E G L I S T U D I D I S A L E R N O FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN MEDICINA E CHIRURGIA PowerPoint Presentation - ID:540088
U N I V E R S I T À D E G L I S T U D I D I S A L E R N O FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN MEDICINA E CHIRURGIAPowerPoint Presentation
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Lezione n. 2 IL D.Lgs. 81 - PowerPoint PPT Presentation
Lezione n. 2 IL D.Lgs. 81/08 - Allegato IV Requisiti dei luoghi di lavoro (ex DPR 303/56 Standard tecnici di riferimento e caratteristiche tecniche dei luoghi di lavoro). U N I V E R S I T À D E G L I S T U D I D I S A L E R N O FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
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Lezione n. 2IL D.Lgs. 81/08 - Allegato IVRequisiti dei luoghi di lavoro(ex DPR 303/56Standard tecnici di riferimento e caratteristichetecniche dei luoghi di lavoro)
CARATTERISTICHE IGIENICO-STRUTTURALI DEI FABBRICATI E DEI LOCALI ADIBITI AD ATTIVITÀ LAVORATIVA
DISTANZE DI RISPETTO DAGLI ELETTRODOTTI
ALTEZZA, CUBATURA E SUPERFICIE DEI LOCALI
DEROGA PER USO DI LOCALI CON ALTEZZA NETTA INFERIORE A 3 m.
LOCALI DI LAVORO SOTTERRANEI E SEMISOTTERRANEI: DEROGA AL DIVIETO DI UTILIZZO
ILLUMINAZIONE NATURALE E ARTIFICIALE DEI LUOGHI DI LAVORO
AERAZIONE DEI LUOGHI DI LAVORO
SOPPALCATURE PER USO LAVORATIVO
VANI UBICATI ALL’INTERNO DI UN CAPANNONE
SERVIZI IGIENICI E LAVABI
REFETTORI E MENSE
ANTINCENDIO – USCITE DAI LOCALI DI LAVORO
VIE DI CIRCOLAZIONE, PAVIMENTI E PASSAGGI
LOCALI IN CUI SI PREVEDE LO STAZIONAMENTO CON MOTORE A SCOPPIO ACCESO
STAZIONI DI RICARICA BATTERIE ED UTILIZZO DI MEZZI DI TRASPORTO E/O SOLLEVAMENTO CON MOTORE A COMBUSTIONE
Altezza, cubatura e superficie LOCALI ADIBITI AD ATTIVITÀ LAVORATIVA
I valori della cubatura e della superficie si intendono lordi, cioè senza deduzione di mobili, macchine ed impianti fissi.
L’ASL può consentire deroghe per altezze minime inferiori a 3 metri prescrivendo l’adeguata ventilazione dell'ambiente.
L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
La cubatura non deve essere inferiore a 10 mc per lavoratore.
Ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie pari ad almeno 2 mq.
Deroga per uso di locali con altezza inferiore a metri 3 abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
La deroga deve essere richiesta per locali che abbiano altezza netta inferiore a metri 3 nelle aziende che occupano più di 5 lavoratori o, indipendentemente dal numero dei lavoratori, in presenza di lavorazioni pregiudizievoli alla salute degli stessi. La deroga viene concessa qualora le necessità tecniche aziendali lo richiedano.
Prospetto riepilogativo abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Locali di lavoro sotterranei e semi-sotterranei abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
E' normalmente vietato adibire al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei
Tali locali possono essere destinati al lavoro:
in seguito a concessione di deroga e a condizione che si svolgano lavorazioni che non diano luogo ad emanazioni nocive e non espongano i lavoratori a temperature eccessive
in caso di particolari esigenze tecniche (non è necessaria la deroga), intese come condizioni indispensabili per una ottimale resa del ciclo produttivo non raggiungibile adottando soluzioni alternative allo stato attuale delle conoscenze tecniche
illuminazione dei luoghi di lavoro abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
È sempre richiesta la luce naturale e dove non tecnicamente possibile sono ammesse fonti artificiali (Norma UNI 12464-1)
Superficie illuminante = superfici “utili” di finestre e porte-finestre prospicienti l’esterno
Porte e portoni non trasparenti alla luce non costituiscono SU anche se restano aperti per parte della giornata.
L’illuminazione di sicurezza dovrà garantire una visibilità sufficiente a percorrere in sicurezza le vie di fuga
Aerazione dei luoghi di lavoro abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
La ventilazione deve essere realizzata mediante superfici apribili con le modalità previste dai Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia.
Le porte e i portoni apribili sono computabili solo fino al massimo di 1/3 della superficie richiesta
I sistemi di aerazione meccanica non possono sostituire completamente l’aerazione naturale, ma solo integrarla
“vasistas” conteggiati in misura pari al 100 % se l’angolo di apertura non è inferiore a 30° ed il rapporto altezza / larghezza non è inferiore ad 1. Diversamente conteggiati al 50%
Integrazione alla ventilazione naturale abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Qualora non fosse tecnicamente possibile realizzare finestre apribili la cui superficie sia adeguata, l’aerazione naturale dovrà essere integrata da un idoneo impianto di ventilazione forzata e/o di condizionamento (D.P.R. n. 303/1956, art. 9). Detta integrazione dovrà essere motivata da esigenze tecniche di lavorazione o da necessità strutturali adeguatamente documentate da relazione tecnica.
Conseguentemente, in presenza di impianti di climatizzazione o ventilazione forzata, dovrà essere prodotta apposita relazione tecnica riportante le caratteristiche dell’impianto, con specificate le cautele previste per le situazioni in cui dovessero verificarsi interruzioni o anomalie di funzionamento, i periodi massimi di sostituzione dei filtri e le misure di sicurezza adottate per impedire l’inquinamento batterico del sistema di umidificazione/deumidificazione (si veda anche la norma UNI 10339).
Nella progettazione di impianti di ventilazione e/o di condizionamento devono anche essere previsti eventuali sistemi che evitino un aumento della rumorosità ambientale (D.Lgs. n. 277/1991, art. 41).
L’impiego di sistemi meccanici deve rispettare i livelli prestazionali minimi previsti dai Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia e/o rispondere ai requisiti delle norme di buona tecnica.
Temperatura dei luoghi di lavoro abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Nei locali destinati esclusivamente ad uso magazzino si deve provvedere alla difesa dei lavoratori mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione
Nelle restanti lavorazioni è raccomandato l'utilizzo degli indici di comfort termico (WBGT per ambienti termici caldi quali fonderie, carpenterie, industrie meccaniche, attività conciaria e tessile, ecc.; PPD -Predicted Percentage of Dissatisfied- per uffici e altri)
Soppalchi abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
I soppalchi sono ammessi se realizzati con i seguenti requisiti:
costruiti con strutture resistenti ai carichi che devono sostenere
Superficie Utile del soppalco  40% S.U. di tutto il locale
profondità del piano di calpestio  2,5 volte la minore delle due altezze risultanti dalla suddivisione con soppalco
con attività lavorative nella zona soppalco H media = m 2,70
per uso deposito senza presenza lavoratori H min. = m 2,20
parapetti e protezioni verso il vuoto, scale, accessi e uscite conformi a quanto previsto dalla normativa vigente.
Vani all’interno di un locale abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Postazioni di lavoro in vani ubicati internamente a locali industriali, è accettabile quando ricorrono:
Necessità tecniche o organizzative
Difesa da agenti fisici, chimici o biologici (es. rumore …)
I requisiti tecnici variano a seconda che i vani siano chiusi verso l’alto (“scatola chiusa”) o privi di copertura (“scatola aperta”)
Barriere architettoniche abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Per nuove costruzioni rispettare le disposizioni sull'abbattimento delle barriere architettoniche
I nuovi ambienti di lavoro dovranno comunque garantire l’adattabilità degli stessi in tempi successivi
La Circolare del Ministero del Lavoro n. 102 del 07.08.1995 precisa che le disposizioni ex art. 30 commi 4,5 e 6 D.Lgs. 626/94 devono essere attuate solo nel caso in cui siano effettivamente presenti detti lavoratori
Docce abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Spogliatoi abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Servizi igienici abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Refettori abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
La presenza del refettorio è obbligatoria nei seguenti casi:
Per aziende nelle quali oltre 30 dipendenti rimangono nell’azienda durante gli intervalli di lavoro per la refezione
Per aziende che svolgono attività insudicianti, indipendentemente dal numero di lavoratori che rimangono nell’azienda durante gli intervalli di lavoro per la refezione
Antincendio abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei 1000 m sul livello del mare può essere consentita una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55 (art 1, D.M. 5 luglio 1975)
Obbligatoria valutazione del rischio ai sensi del D.M. 10/03/98
Certificato di prevenzione incendi (dove richiesto)
Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle uscite di emergenza devono essere adeguati alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d'uso, alle attrezzature in essi installate, nonché al numero massimo di persone che possono essere presenti in detti luoghi
Le vie e le uscite di emergenza possono coincidere con le vie e le uscite ordinarie, ma è opportuno che possiedano alcuni requisiti di minima: distribuzione, dimensioni, lunghezza
Per i luoghi a rischio di incendio la larghezza complessiva delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
L(metri) = (A / 50) x 0,60
“A” rappresenta il numero delle persone presenti al piano (affollamento)
50 indica il numero massimo delle persone che possono defluire attraverso un modulo unitario di passaggio, tenendo conto del tempo di evacuazione. Il valore del rapporto A/50, se non è intero, va arrotondato al valore intero superiore.
La larghezza delle uscite deve essere multipla di 0,60 metri, con tolleranza del 5%. La larghezza minima di una uscita non può essere inferiore a 0,80 metri (con tolleranza del 2%) e deve essere conteggiata pari ad un modulo unitario di passaggio e pertanto sufficiente all’esodo di 50 persone nei luoghi di lavoro a rischio di incendio medio o basso.
Porte e portoni delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
Le porte dei locali di lavoro devono, per numero, dimensioni, posizione e materiali di realizzazione, consentire una rapida uscita delle persone ed essere agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro
Quando in un locale le lavorazioni ed i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel senso dell'esodo ed avere larghezza minima di m. 1,20
Quando non esistano altre porte apribili verso l’esterno non sono ammesse porte scorrevoli, saracinesche a rullo, porte girevoli
Scale fisse delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
Il principio generale prevede che per tutti gli edifici devono essere disponibili due o più scale, fatte salve le deroghe previste.
Possono essere serviti da una sola scala gli edifici di altezza antincendio non superiore a 24 metri, adibiti a luoghi di lavoro con rischio di incendio basso o medio, dove ogni singolo piano può essere servito da una sola uscita.
Calcolo della larghezza delle scale delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
A) Se le scale servono un solo piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la loro larghezza non deve essere inferiore a quella delle uscite del piano servito.B) Se le scale servono più di un piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la larghezza della singola scala non deve essere inferiore a quella delle uscite di piano che si immettono nella scala, mentre la larghezza complessiva è calcolata in relazione all’affollamento previsto in due piani contigui, con riferimento a quelli aventi maggior affollamento. Nel caso di edifici contenenti luoghi di lavoro a rischio di incendio basso o medio, la larghezza complessiva delle scale è calcolata con la seguente formula: L(metri) = A / 50 x 0,60in cui:A = affollamento previsto in due piani contigui, a partire dal 1° piano f.t., con riferimento a quelli aventi maggior affollamento.
Vie di circolazione delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
Impianti delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
Il DPR n. 462 del 22/10/01 regolamenta il procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi
Locali in cui stazionano o transitano delle uscite di piano deve essere non inferiore a:veicoli a motore acceso
Art. 20 e 21 del D.P.R. 303/56, art. 35 del D.Lgs 626/94: installato un idoneo impianto per l’aspirazione degli inquinanti aerodispersi, munito di un adeguato numero di bocchette da collegare agli scappamenti dei veicoli
Verificare il rispetto del D.M. del 1 febbraio 1986 “Norme di sicurezza antincendio per la costruzione e l'esercizio di autorimesse e simili“
Assicurare, in tutte le stagioni, una quantità adeguata di ricambi d’aria, senza rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori
Stazioni per ricarica batterie delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
Postazioni per la ricarica delle batterie:
locali separati dai locali di lavorazione e aerati direttamente dall’esterno
all’interno dei locali di lavorazione in aree o zone definite, convenientemente ventilate o dotate di aspirazioni localizzate, in modo da escludere il rischio di formazione di atmosfere esplosive o di inquinamento dell’aria
Locali adibiti al pronto soccorso delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
Art. 30 DPR 303/56: sono obbligate a tenere la camera di medicazione le aziende industriali che occupano più di 5 dipendenti quando siano ubicate lontano dai posti pubblici permanenti di pronto soccorso e le attività che in esse si svolgono presentino rischi di scoppio, di asfissia, di infezione o di avvelenamento
L’art. 4 del DM 388/03 non abroga l’art. 30 del DPR 303/56 ma impone un’attenta valutazione dei rischi
La camera di medicazione deve essere aerata, illuminata naturalmente (finestratura apribile di almeno 1/8), riscaldata, fornita di un lettino, una scrivania, un lavandino con sapone ed asciugamani, un armadietto porta-medicinali
EFFETTI DELLA DEFINIZIONE D.Lgs. 218 -La definizione comporta l\'impossibilit per l\'amministrazione finanziaria di emettere nuovi avvisi di accertamento a meno che:. effetti della definizione(d.lgs. 218/1997 art. 2, comma 4). sia sopravvenuta la

References: art. 9
 art. 41
 art. 30

Art. 20
 art. 35

Art. 30
 art. 2