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Timestamp: 2020-06-05 05:42:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18609 del 26/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18609 del 26/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/07/2017, (ud. 05/07/2017, dep.26/07/2017), n. 18609
sul ricorso 20416-2016 proposto da:
RFI – RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A., ((OMISSIS)), società con
socio unico – in persona dell’institore, elettivamente domiciliata
in ROMA, L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO
MARESCA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROSA
R.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUGNANO IN
TEVERINA 9, presso lo studio dell’avvocato CATERINA SIDOTI,
rappresentato e difeso dall’avvocato VITO ZUMBO;
avverso la sentenza n. 3/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
partecipata del 5/7/2017 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.
– con l’indicata sentenza, la Corte di appello di Messina, in solo parziale riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, previa conferma della declaratoria di illegittimità dei contratti di arruolamento (a viaggio) stipulati tra R.S. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. a partire dall’11 settembre 1995 per genericità delle indicazioni contenute negli stessi ed insufficienza a configurare un pieno adempimento delle disposizioni del codice della navigazione, della pronuncia di instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato e della quantificazione in 12 mensilità dell’indennità risarcitoria L. n. 183 del 2010, ex art. 32 condannava la società a corrispondere al lavoratore anche la retribuzione dovuta dalla data della sentenza di primo grado fino alla riassunzione;
– R.S. resiste con controricorso;
– la società ha depositato memoria;
– con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1372 e 2697 c.c. e degli artt. 100 e 115 c.p.c. in relazione al mancato rilievo dell’intervenuta risoluzione per mutuo consenso per il comportamento concludente delle parti. Evidenzia che, nella specie, andava valorizzato il lungo lasso temporale decorso dal primo dei contratti stipulati tra le parti ed andava altresì tenuto conto delle ulteriori circostanze del caso concreto oggetto di esame e così, in particolare, del conseguimento da parte del R. di altra stabile occupazione;
– la valutazione del comportamento tenuto dalle parti e di eventuali circostanze significative di una consensuale tacita di volontà in ordine alla risoluzione del rapporto compete al giudice di merito, le cui conclusioni non sono censurabili in sede di legittimità se non sussistono vizi logici o errori di diritto (da ultime, Cass. 1° gennaio 2016, n. 1841 e 11 febbraio 2016, n. 2732);
– nel caso in esame, la Corte di appello ha respinto l’eccezione di scioglimento del vincolo contrattuale sul rilievo che, dopo il primo contratto ritenuto illegittimo, il R. era stato nuovamente chiamato al lavoro ed aveva stipulato con la stessa società altri contratti ma sempre a viaggio ovvero a tempo determinato: non aveva dunque conseguito una stabile occupazione nè rifiutato una o più chiamate al lavoro che potessero essere significative di un disinteresse al ripristino della piena funzionalità del rapporto; nè circostanza significativa poteva considerarsi l’accettazione senza riserve del t.f.r. all’atto della cessazione del rapporto o il mero decorso del tempo (che, pur di per sè rilevante, per essere espressivo di una tacita rinuncia a coltivare il diritto a far accertare l’illegittimità del termine apposto al contratto, è necessario concorra con altri elementi convergenti, ad indicare, in modo univoco ed inequivoco, la volontà di estinguere ogni rapporto di lavoro tra le parti – cfr. da ultimo Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2016 n. 21691, Cass. Sez. Un., 15 novembre 2016, n. 23226 -;
– la Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la determinazione in dodici mensilità dell’indennità di cui all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, e dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti e nell’anzianità di servizio del lavoratore. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei criteri di cui alla L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8 (richiamati dall’art. 32, comma 5) involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere sindacate in questa sede (Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320 e, le già citate, Cass. 5 marzo 2014, n. 5198, Cass. 17 marzo 2014, n. 6122, Cass. 8 settembre 2014, n. 18902);
– va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 1.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese processuali che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 art. 8
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1