Source: https://www.slideshare.net/AlessiaRaimondo/bancaimpresa-speciale-credito-dimpresa
Timestamp: 2017-07-27 01:32:18+00:00

Document:
Confidi day 2015 programma
Alessia Di Raimondo, Journalist - Marketing & Media Relations Manager - Digital PR at Fanpage.it, Bloglive.it, Flazio.com, Sicilia Convention Bureau
Special Issue on Credit Management for SMEs. Mio intervista a Fidimpresa Sicilia a pagina 23 dello speciale.
Banca, per il Credito
Etneo, una nuova
Azioni, tapering
e tassi d’interesse:
Pac 2014-2020,
nuove risorse per
l’agricoltura siciliana
MaﬁaLeaks:
una sofﬁata
mensile del sistema economico e dell’intermediazione finanziaria
Anno II n. 1 · gennaio/feb. 2014 · una copia € 3,00 · Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo
presentiamo i dati
di Unirec
Confidi nel futuro
Passa da questi istituti la ripresa economica
n. 1 · gennaio/febbr. 2014
“2014, un anno
tutto in salita”
Sicilia fanalino
mensile del sistema economico
Aspen Comunicazione Edizioni
Stampa: Officinegrafiche Soc. Coop. Palermo
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di Aspen Comunicazione Edizioni
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D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo
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Chiuso in redazione il 17.1.2014
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1/2014 - BANCA&IMPRESA
Cenere lavica, un
BitCoin, non si parla
Aspen Comunicazione e i suoi
prodotti Agrisicilia e Banca&Impresa
aderiscono ad “Addiopizzo”
Registrazione Tribunale di Trapani n. 326
del 02/02/2010
Registrazione Roc n. 19176
Il Credito Etneo
tapering e aumenti
di tassi d’interesse:
possibili strategie di
Confidi in Sicilia
Svimez, così i confidi
2012: analisi
“Occhio alla depatrimonializzazione”
Direttore responsabile: Massimo Mirabella
Redazione: Luca De Stefani, Valeria Tusa
Uffici e Redazione: Via Borrelli, 50
e-mail: direttore@bancaimpresa.info
Sicilia: “per i
confidi un futuro
da intermediari
finanziari”
MafiaLeaks: una
soffiata vi seppellirà
Credito, un anno
dalla contrazione
Crescono protesti e
finanziaria, questa
“2014, un anno tutto in salita”
direttore Banca&Impresa
n anno tutto in salita nel futuro della Sicilia. A crescere sono i crediti insoluti anziché l’occupazione. Anche
dal mondo della politica non arrivano risposte: una
finanziaria che stenta ancora a “nascere”, sinonimo di una
incerta prospettiva economica che avvolge la nostra regione.
Con il primo numero di Banca&Impresa Sicilia 2014 approfondiamo temi macroeconomici così come il ruolo, sempre
più importante, dei confidi: cerniera di ingranaggio tra il mondo bancario e le imprese.
Tra i tanti problemi che queste ultime oggi vivono, la difficoltà
ad incassare i crediti vantati o, l’altra faccia della medaglia, la
forte difficoltà a pagare i propri debiti. Stando ai dati Unirec
(che presentiamo a pag. 33) la nostra regione rappresenta,
infatti, il 14% delle pratiche di attività di recupero credito pari
al 15% degli importi da recuperare a livello nazionale.
Un segno di difficoltà che non è giusto trascurare.
Cresce sempre di più il divario tra Nord e Sud
tratto da Rapporto Svimez
l sud segna il passo secondo l’ultimo rapporto
della Svimez dedicato al Mezzogiorno. Dimunisce il Pil e si allarga la forbice con le altre zone
del paese. Riprende l’emigrazione verso l’estero e
il nord Italia. Per gli analisti servono delle politiche
anticicliche forti che riescano a riavviare la macchina. Esistono degli ampi margini di miglioramento
sopratutto per quanto riguarda le reti di impresa e il
tessuto produttivo ancora troppo polverizzato.
In base a valutazioni SVIMEZ nel 2012 il Pil è calato
nel Mezzogiorno del 3,2%, oltre un punto percentuale in più del Centro-Nord, pure negativo (-2,1%). Per
il quinto anno consecutivo, dal 2007, il tasso di crescita del PIL meridionale risulta negativo. Dal 2007
al 2012, il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%,
quasi il doppio del Centro-Nord (-5,8%). A livello regionale, l’area che nel 2012 ha segnato la flessione
più contenuta del Paese è stata il Centro (-1,9%),
seguita da Nord-Ovest (-2,1%) e da Nord-Est (-2,4%).
Più in particolare, pur essendo le regioni italiane
tutte negative, la forbice oscilla tra il risultato della
Sicilia (-4,3%) e quello di Lazio e Lombardia (-1,7%).
Nel Mezzogiorno si registrano cadute più contenute
in Campania e Molise (-2,1%), seguono Puglia e Calabria (rispettivamente -3 e -2,9%), Abruzzo (-3,6%) e
Sardegna (-3,5%). In coda la Basilicata (-4,2%) e la
Sicilia (-4,3%).
Pil per abitante e divari storici - In termini di Pil pro
capite, il gap del Mezzogiorno nel 2012 ha ripreso
a crescere, arrivando al livello del 57,4% del valore
del Centro Nord.
In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato
di 25.713 euro, risultante dalla media tra i 30.073
euro del Centro-Nord e i 17.263 del Mezzogiorno. Nel 2012 la regione più ricca è stata la Valle
d’Aosta, con 34.415 euro, seguita da Lombardia
(33.443), Trentino Alto Adige (33.058), Emilia Romagna (31.210 euro) e Lazio (29.171 euro). Nel
Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più
elevato è stata l’Abruzzo (21.244 euro). Seguono
il Molise (19.845), la Sardegna (19.344), la Basilicata (17.647 euro), la Puglia (17.246), la Sicilia
(16.546) e la Campania (16.462). La regione più
povera è la Calabria, con 16.460 euro. Il divario tra
la regione più ricca e la più povera è stato nel 2012
di quasi 18mila euro: in altri termini, un valdostano
ha prodotto nel 2012 quasi 18mila euro in più di un
Giù consumi e investimenti - In netta flessione sia
consumi che investimenti; e le esportazioni, pur in
crescita, non riescono ad incidere sull’andamento
negativo del Pil meridionale. I consumi finali interni
nel 2012 sono crollati al Sud del -4,3%, oltre mezzo punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord
(-3,8%). In forte calo anche i consumi delle famiglie,
-4,8% al Sud, contro il -3,5% dell’altra ripartizione.
Nel complesso, negli anni della crisi, dal 2008 al
2012, i consumi della famiglie meridionali si sono ridotti del 9,3%, oltre due volte in più del Centro-Nord
(-3,5%). Particolarmente in contrazione al Sud la spesa delle famiglie per i consumi alimentari (-11,3%)
e per vestiario e calzature (-19%).
Giù anche gli investimenti: - 8,6%
al Sud, rispetto al pur negativo
-7,8% dell’altra ripartizione, che
segue al -3,9% dell’anno precedente. Negli anni della crisi, dal
2008 al 2012, gli investimenti
sono crollati al Sud del 25,8%,
con un peso determinante dell’industria (-47% dal 2007 al 2012),
cifra che rende bene la dimensione epocale della crisi.
Le previsioni: continua la recessione - Secondo stime SVIMEZ
aggiornate a settembre 2013,
nel 2013 il Pil italiano dovrebbe
calare dell’1,8%, quale risultato
del -1,6% del Centro-Nord e del2,5% del Sud. A causare la contrazione dell’attività produttiva il
forte calo dei consumi (stimato in
-2,9% al Centro-Nord, che diventa -4,4% al Sud) e il crollo degli
investimenti, -11,5%, a fronte di
un calo nazionale del -6,7%. Giù
anche il reddito disponibile, -2%
al Sud, -1,3% al Centro-Nord, una
contrazione preoccupante, poiché
si verifica da due anni consecuti-
vi. Da segnalare, a testimonianza
della gravità della crisi, l’ulteriore
perdita di posti di lavoro, -2% al
Sud, -1,2% al Centro-Nord, che
porterebbero, se confermate, in
cinque anni, dal 2008 al 2013, a
il Sud segnerebbe -0,1%. Nel
2014 secondo stime SVIMEZ il
Pil nazionale è previsto a +0,7%,
invertendo la tendenza recessiva
dell’anno precedente. In questo
contesto il Pil del Centro-Nord
560mila posti di lavoro persi nel
Sud (pari al 9% dello stock) e nel
Centro-Nord a 960mila posti persi, pari al 5,5% dell’occupazione
totale. In un panorama fortemente negativo, “tengono” le esportazioni: nel 2013, a fronte della stazionarietà del Centro-Nord (0%),
dovrebbe trainare l’inversione
di tendenza con +0,9%, mentre
quello del Mezzogiorno resterebbe inchiodato allo 0,1%.
Secondo gli analisti il Mezzogiorno ha subìto più del Centro-Nord
le conseguenze della crisi, con
una caduta forte del Pil e dell’oc-
E tra Nord e Sud un divario di 1,7 punti sul tasso di interesse per le imprese
Nel 2012 il numero delle banche al Sud è sceso a 193, in calo
di 9 unità. Flessione
anche al Centro-Nord: 587 le banche presenti, 29 in meno
dell’anno precedente. Quanto agli sportelli, si sono ridotti sia
al Sud che nell’altra ripartizione circa del 2%, ma il numero
medio di abitanti per sportello (uno ogni circa 3.000) resta
quasi il doppio di quello del Nord. In generale, al Sud nel
2012 i prestiti sono scesi dell’1,4%, a fronte della stazionarietà del CentroNord (0%). In calo al Sud anche i prestiti alle
imprese, -2,1%, con flessioni più marcate per quelle fino a 20
addetti (-2,9%). Se si analizza il settore economico di appartenenza delle imprese beneficiarie, nel Sud la dinamica più
negativa riguarda le costruzioni, mentre nel Centro-Nord è il
manifatturiero, che sconta la drastica caduta della domanda
interna, a essere più colpito.
Quanto al tasso di interesse, al Sud si è attestato al 7,9%
contro il 6,2% del Centro-Nord: il divario di 1,7 punti percentuali tra le due aree riflette l’elevata rischiosità delle imprese
meridionali. Imprese che fanno fatica a restituire i prestiti: a
dicembre 2012 le sofferenze interessano il 5,2% del totale
meridionale, contro l’1,5% dell’altra ripartizione. In calo anche
i prestiti alle famiglie, -0,4% al Sud, mentre cresce leggermen-
te il Centro-Nord, +0,2%.
In generale, il deterioramento del quadro macroeconomico ha
spinto le imprese a limitare i prestiti per investimenti, con conseguente peggioramento della qualità del credito, più marcato
per le regioni meridionali. Al Centro-Nord infatti criteri più selettivi di valutazione del merito creditiziopermettono alle banche maggiori possibilità di erogazione di finanziamenti. Per le
imprese è oggi urgente individuare forme integrative, se non
alternative, al credito bancario.
Il ruolo dei confidi. I Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi (Confidi) potrebbero esercitare un ruolo importante nell’allentare
le condizioni di accesso al credito da parte delle piccole imprese, soprattutto meridionali. Attraverso questo strumento
infatti le aziende possono avere quantità, costo e durata del
finanziamento a condizioni molto vantaggiose, mentre le banche possono trovare nei confidi un importante strumento di
intermediazione e garanzia. Purtroppo numerosi confidi meridionali, oltre ad essere sottodimensionati rispetto a quelli operanti nel Centro-Nord, hanno problemi di equilibrio reddituale,
non dipendenti dall’erogazione delle garanzie ma piuttosto da
una struttura delle voci di costo e di ricavo non in linea con gli
obiettivi di equilibrio gestionale.
cupazione, mentre le prospettive di ripresa sembrano lente e incerte. Si fa avanti un rischio concreto di consolidamento del calo dei consumi e della
perdita dei posti di lavoro. Per questo occorre una
forte azione di policy che proceda attraverso azioni
di emergenza anticiclica da un lato e di strategie di
medio e lungo periodo dall’altro. Per quanto riguar-
In netta flessione sia consumi che
investimenti. Le esportazioni, pur in crescita,
non riescono ad incidere sull’andamento
negativo del Pil meridionale
da le filiere agroalimentari del vino e delle colture
ortive, comprese la IV gamma, nonostante i miglioramenti qualitativi degli ultimi anni occorre maggiore integrazione all’interno della filiera. Le forme
associative hanno infatti permesso di concentrare
la produzione ma anche intraprendere strategie di
valorizzazione e introdurre innovazioni di processo e
di prodotto. Esistono ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto a sostegno dell’integrazione di
aziende, ancora troppo polverizzate, e dell’innovazione competitiva, necessaria per tenere testa alla
pressione esercitata dagli altri paesi mediterranei.
Riguardo al comparto edilizio, andrebbero adottate
nuove politiche di rilancio a sostegno del recupero
e valorizzazione del patrimonio, della riqualificazione
energetica delle costruzioni, e a supporto delle famiglie oggi escluse dai mutui per la stretta creditizia.
Per quanto riguarda la Sicilia il Focus sulla situazione è stata fatta nel corso delle giornate dell’economia del Mezzogiorno che si sono svolte a Palermo.
“Dal 2008 al 2012 in Sicilia si sono persi 11 punti
di PIL e 86mila posti di lavoro, di cui circa 80mila
tra giovani under 34, la disoccupazione corretta è
arrivata a sfiorare il 33%, e il rischio di povertà è
sull’isola quattro volte superiore del Centro-Nord”,
ha detto il direttore dello Svimez, Giancarlo Padovani “eppure al di là di questi terribili numeri sull’emergenza siciliana, quello che colpisce è il silenzio
dei tecnici e dei politici sul tema dello sviluppo, senza il quale non esiste la crescita, oppure l’insistenza sulla supremazia della logica dell’austerità per
rilanciare il Paese, mentre occorrerebbe una nuova
strategia di politica industriale centrata sul manifatturiero e un approccio di sistema nella gestione
dei progetti strategici simile a quella degli anni del
dopoguerra per far ripartire tutto il Paese avendo
come fulcro il Mezzogiorno”.
Il Credito Etneo batte la crisi
Nuova governance per la Bcc catanese. Approvato il bilancio
2012. Il patrimonio sale a 19 milioni di euro
72,74% nel 2012
erto, è una crisi a Catania
e provincia come forse mai
nella storia in un periodo
non bellico, ma nonostante questo
sono sempre positivi i conti del
Credito Etneo, la banca di credito
cooperativo della Città del Vulcano. Basta guardare l’ultimo bilancio approvato, dove si nota come i
crediti per cassa con clientela, ovviamente al netto delle consuete
rettifiche di valore, si assestino a
91,99 milioni di euro (al 31 dicembre 2012), segnando un aumento
del 3,42% rispetto all’anno precedente. «Sono tutti crediti», dichiara
a Banca&Impresa Venerando Rapisarda, direttore generale della Bcc,
«indirizzati sui segmenti famiglia e
pmi imprese, a testimoniare come
la nostra banca continui sempre a
sostenere il territorio, nonostante
il contesto generale sia sempre
più complesso e difficoltoso». E
cresce anche il rapporto impieghi/
raccolta, passato dal 69,10% del
2011, al 72,74% del 2012.
Ma l’ultimo anno ha visto anche
un consistente ricambio del ma-
Venerando Rapisarda,
direttore generale Credito Etneo
nagement. La Bcc ha infatti rinnovato cinque elementi su sette
del cda, procedendo alla nomina
di un nuovo presidente, Agatino
Rizzo, e del vice, Giuseppe Giuffrida, entrambi noti commercialisti catanesi. Il rinnovo dei vertici
giunge a completamento di un primo importante ciclo di dodici anni
di operatività dell’istituto, che ha
visto un consistente sviluppo dimensionale, con cinque agenzie
(Catania, Belpasso, Misterbianco, Mascalucia e Biancavilla). Di
recente è stato poi acquisito il
servizio di tesoreria per conto del
Comune di Ragalna, rimasto privo
di sportelli bancari e dove il Credito Etneo intende aprire, al più
presto, anche un proprio ufficio di
rappresentanza, al fine di venire
incontro in qualche modo alle esigenze di servizi da parte di quella
Tornando ai numeri, per quanto
riguarda gli indici di copertura,
ovvero il rapporto tra le rettifiche
di valore complessive e l’esposizione lorda della banca, il bilancio 2012 prova un miglioramento
della copertura globale delle sofferenze, passata dal 52,85% del
2011 al 57,59% del 2012, mentre per le posizioni in incaglio l’indice di copertura passa dal 4,67%
del 2011 all’8,40% del 2012.
Il saldo della voce “crediti verso
clientela” comprende poi 111mila
euro inerenti 4 diverse anticipazioni erogate al Fondo di garanzia dei
depositanti, nell’ambito di “interventi di salvataggio” compiuti nel
2012. «A testimonianza di come
la crisi in corso incida pesantemente anche sul fare banca, sia
per la grande che per la media e
la piccola dimensione», nota il dg.
Il risultato netto di gestione ammonta invece a poco più di un milione di euro. «Tenuto conto delle
significative rettifiche apportate
sui crediti, che inglobano anche
quelle indicate dall’organo di vigilanza in sede di verifica ispettiva
per euro un milione e 800mila
euro, può considerarsi ancora un
risultato apprezzabile», sottolinea
il neo presidente Rizzo.
Per quanto riguarda il patrimonio
aziendale, questo, grazie all’apporto dell’utile dell’esercizio
2012, sfiora i 19 milioni di euro,
con un risultato netto di gestione
che ammonta a poco più di un
milione di euro. Malgrado l’ormai
lunga stagione di generale trend
negativo, numeri di questo tipo
non possono che far pensare a
un futuro rosa.
Certo, a leggere questi dati, appare anche evidente come, mentre
i colossi internazionali mettono
in atto un duro credit crunch, le
piccole realtà bancarie continuano ad aiutare le imprese e
le famiglie. «Il sistema è fermo»,
evidenzia Rizzo, «noi di contro aumentiamo gli impieghi, riuscendo
a mantenere entro percentuali fisiologiche le postazioni messe a
sofferenza. Un mezzo miracolo di
questi tempi».
L’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica ha da sempre
rappresentato un elemento fondamentale nell’ambito della pianificazione strategica aziendale della
Bcc catanese. Ciò a maggior ragione nel contesto attuale, in virtù
della crescente importanza che il
patrimonio assume per lo sviluppo dimensionale e il rispetto dei
requisiti prudenziali. Per tale motivo la banca persegue da tempo
politiche di incremento della base
l’altro, dell’accresciuta rischiosità
degli attivi connessa al palese e
ormai oltremodo notorio peggioramento delle condizioni dell’economia reale».
Passata la dozzina d’anni dall’inaugurazione, il secondo ciclo della vita del Credito Etneo si apre
comunque con una cornice di problemi che vedono l’economia del
territorio boccheggiare in modo
quasi drammatico, ma, come ama
ripetere il dg Rapisarda, «per chi è
nato in mezzo ai bombardamenti
e con la vocazione a raccogliere
pure le briciole nulla è precluso.
In fondo è la stessa vocazione
con la quale ebbe inizio nel settembre 2001, l’avventura del Credito Etneo, in un contesto socio
economico meno degradato, ma
totalmente azzerato di ogni realtà bancaria locale. Non erano
allora poche le perplessità che
accompagnarono i primi passi
della nuova realtà, ma, armati
della predetta vocazione che rimane immutata e probabilmente
più adatta alla nostra economia di
I dati sono espressi in migliaia
sociale e criteri di prudente accantonamento degli utili prodotti.
«Anche tali risorse», sottolinea
Rizzo, «le hanno permesso di continuare a sostenere l’economia
del territorio in un contesto oggettivamente difficile a causa, tra
tante altre alchimie, si può ancora
essere fiduciosi che anche dalle
attuali criticità sociali ci si tirerà
fuori. Neanche che a dire che il
Credito Etneo intende continuare
a essere operatore attivo di tale
Cenere lavica,
Cittadini e imprese da undici anni attendono il risarcimento
per la calamità naturale legata all’eruzione dell’Etna
Dietrofront dell’Agenzia
delle Entrate che rischia
di far fallire centinaia di
imprese della provincia
Per il ministro della
Gianpiero D’Alia, «serve
più sicurezza normativa,
burocrazia»
n caso di undici anni fa. Che
sarebbe stato superato ovunque in Occidente. E che invece in Italia ancora fa parlare di sé.
Tanto da dovervi organizzare più volte convegni dedicati con un più che
qualificato parterre di esperti, accademici e politici. E così, ad Acireale, presso la Direzione generale del
Credito siciliano, si sono confrontate alcune fra le più qualificate personalità nel campo del diritto fiscale, dall’ordinario di Diritto tributario
Salvo Muscarà, al presidente della
Commissione tributaria regionale siciliana, Umberto Puglisi, dall’economista Antonio Pogliese al direttore
generale del Credito siciliano, Saverio Continella.
Al centro del dibattito (dal titolo “Per
la certezza del diritto tributario”,
promosso dall’Ordine dei Commercialisti, da Confindustria e dall’associazione “Amici dell’Università di
Catania”), la scelta dell’Agenzia delle
Entrate di Catania e Acireale, che ha
deciso di sottoporre ad accertamento fiscale centinaia di aziende di Catania e provincia (ma alcune anche
di Siracusa e Ragusa) che avevano
goduto dei benefici di legge previsti
per i danni dell’eruzione dell’Etna nel
Un caos non da poco che rischia di
portare al fallimento molte imprese siciliane, come si è reso conto
Gianpiero D’Alia, per il quale «l’unica strada da percorrere è quella
della semplificazione burocratica,
per ridurre la distanza esistente tra
cittadini e Pubblica Amministrazione,
e agevolarne i rapporti. Dobbiamo
dare certezze, soprattutto nel campo tributario, creando un quadro di
riferimento normativo unico e chiaro,
condizione indispensabile affinché le
imprese possano investire nel nostro
«Non si può chiedere a imprenditori e cittadini vittime di un danno da
calamità naturale, dopo 10 anni, di
subire un’ulteriore perdita», ha proseguito D’Alia, «sottoponendo a tassazione i benefici ricevuti: è evidente
che si tratta di una questione di ingiustizia sociale, soprattutto in considerazione della diversa disciplina
relativa alle esenzioni per le attività produttive dell’Emilia
Romagna».
Dal canto suo, Giuseppe Berretta, sottosegretario alla
Giustizia, ha evidenziato come «la rilevanza delle questioni giuridiche e dei profili economici affidati alla giurisdizione fiscale imporrebbe una maggiore attenzione».
Per Berretta, «il diritto tributario è materia di grande importanza, è importante, quindi, che l’università, gli ordini
professionali e le associazioni di categoria tengano alta
l’attenzione su questi temi».
Sul caso cenere lavica, assai chiara è stata anche la posizione del giudice Puglisi:
«sarebbe stato molto più efficace concedere subito delle riduzioni, senza eccessivi
arzigogoli. Nella fattispecie, davvero si è
ecceduto nel tentativo di trovare soluzioni
indirette, mentre quella più diretta sarebbe
stata la più giusta».
Confusione in luogo di certezza, insomma,
con l’ultima “chicca” dei quasi 200 avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di Catania e di Acireale per il recupero (a tassazione!) delle differenze rispetto ai vari provvedimenti di sospensione, con tanto di
applicazione delle sanzioni di legge e pure degli interessi.
Negli anni, non è certo stato con le mani in mano Antonio
Pogliese, presidente dell’Associazione Amici dell’Università di Catania, una delle componenti della società civile
etnea, attivissimo nel richiamare l’attenzione sul delicato
caso. «Se abbiamo organizzato un simile dibattito», ha
dichiarato Pogliese, «è per dare vita a un confronto fra
saperi diversi e fra i cittadini, le associazioni e il potere
giudiziario. La questione specifica del convegno è quella
della certezza del diritto quale sistema delle regole di
convivenza della comunità, quale aspirazione ad essere
tutti uguali davanti alla legge. Fra i fattori che fanno la
differenza vi è certamente il ruolo della burocrazia che,
per altro verso, costituisce spesso motivo di distorsione
della certezza del diritto, a cui anche il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto riferimento a proposito dei dati relativi al crollo degli investimenti esteri
Ma quali sono stati finora le concrete modalità di intervento dello Stato in caso di calamità naturale. «Possiamo
fare le seguenti distinzioni», ha spiegato Pogliese, «sulle
modalità vi è stato un indennizzo specifico o forfettario,
sulla tempistica essa è stata preventiva o posteriore,
sulla tipologia o finanziaria o fiscale, mentre sulle moda-
lità legali o ci si è affidati a quelle previste da apposite
leggi già esistenti o a quelle regolamentate per legge
volta per volta».
Nulla di lineare, insomma, in una materia di grande delicatezza, vista la natura altamente sismica di un po’ tutto
il territorio italiano, con eventi drammatiche che hanno
toccato il Friuli come l’Irpinia, la Sicilia come, più recentemente, l’Abruzzo o l’Emilia.
Per il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catania, Sebastiano Truglio, «occorre passare dalla certezza
del diritto al diritto alla certezza, soprattutto in ambito
tributario, a maggior ragione quando si tratta di situazioni particolari come i danni da calamità naturali che
coinvolgono un più ampio circuito economico, dal singolo
cittadino all’impresa». Sulla stessa linea di pensiero si
è detto il presidente di Confindustria Catania, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, che ha ricordato i numeri
di una vicenda «che rischia di mettere in ginocchio decine d’imprese, visto che la stima è di circa 200 avvisi
per relativi 400 milioni di euro di possibile riscossione»,
suggerendo di appellarsi alle soluzioni adottate per il più
recente sisma in Emilia.
Dal canto suo, il direttore generale del Credito siciliano,
Saverio Continella, ha invece sottolineato il rilievo sociale e politico del riflettere su simili situazioni, evidenziando come «la certezza del diritto, anche e soprattutto
tributario sia valore ed esigenza. Sono ovvie le difficoltà
del sistema fiscale italiano a evolversi, ma è chiaro che
al Paese serve la certezza dell’interpretazione delle leggi, perché nell’arbitrio sulle regole non vi è speranza di
BitCoin, non si parla d’altro
Futuro della moneta o grande bolla speculativa?
Intervista a Francesco Strafalaci
di Antonio La Mantia
D: BitCoin, ennesima truffa finanziaria globale o voglia di
utilizzare un’unica moneta su
scala planetaria?
R: Evidentemente la moneta
BitCoin per come è nata (da
un anonimo che sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto
non ha voglia di prendersi alcun
merito), si presta all’altra faccia
della medaglia ovvero quella
di una mega truffa nella quale
molti risparmiatori, con la rapida ascesa che ha avuto nell’ultimo anno (rapporto 1:1000) fa
senza dubbio ricordare la bolla
speculativa della New economy
di oltre 10 anni addietro.
Inoltre l’originalità della stessa,
che si fabbrica dal nulla, (vedi i
cosidetti Mining) e che addirittura per formare l’algoritmo chiede una sempre maggiore capacità di calcolo dei supercomputer. Anche da questo punto di
vista tecnologico lascia molto
a desiderare! Di contro non vi è
dubbio che le Autorità
internazionali che vigilano sui movimenti finanziari non hanno alcuna
difficoltà a “spegnere”
il fenomeno qualora
si ravvisasse che dietro questa manovra si
potessero nascondere
anche interessi illeciti
relativi a fenomeni di
Non vi è dubbio che la “comunità finanziaria” ha ormai bisogno
di nuove regole economiche che
possano concorrere a far ripartire la “crescita sistemica” a livello globale e non sono più bastevoli i rimedi di emissione di
nuova moneta (vedi Fed e americana o Banca nazionale cinese) ovvero di misure deflattive
e di incentivazione del sistema
bancario europeo che favoriscono paradossalmente le stesse
Banche ma ne impoveriscono
il tessuto economico intrinseco
Ultima considerazione è quella che dentro i padiglioni Expo
2015 di Milano circolerà, in maniera “celebrativa” l’eco-Mone-
ta UFWC (United Future World
Currency) e che anche questa
emissione limitata, concorrerà
a creare la nuova “cultura mondiale” e di accettazione della
nuova auspicata Moneta unica
D: Quale futuro secondo Lei
aspetta questa nuova monetaelettronica?
R: I BitCoin sono secondo la mia
personale considerazione una
iniziativa che può solo concorrere anch’essa a “fare cultura
sistemica” per meglio far accettare ai cittadini nel mondo una
nuova globalizzazione dell’economia!
Ciò naturalmente non va confuso con le misure che i Paesi
che governano l’economia quali gli Usa, la Cina, il
Giappone e la Ue in particolare, dovrebbero impostare su base istituzionale, magari cominciando
le cosidette “prove tecniche”, con l’armonizzazione dei DSP (Diritti speciali di Prelievo) regolamentati dal Global Stabilty Forum, al pari di come fu
fatto per il vecchio Ecu europeo prima di adottare
l’Euro attuale!
Per quanto riguarda invece il futuro dei BitCoin,
l’assoluta liberalità del “peer to peer” presentata come momento di assoluta libertà economica
poco ha a che fare con la vera libertà dal bisogno
di cui l’attuale capitalismo avrebbe veramente bisogno.
D: Ci parli della sua proposta, tanti anni prima
della nascita dei BitCoin, per una unica moneta
R: per la nostra iniziativa “Yes” (acronomio di Yen,
Euro ed $ di dollaro ndr) nasce come proposta
della nostra scuola di etica ed Economia Robin
Mind. La crisi Mondiale dei Mercati Finanziari, al di là dello stato di “panico” e di “disagio”
che sta creando nei Governi dei vari Paesi, che
determinerà nella società civile più povera e già
esposta alle normali “turbolenze” di Mercato un
ulteriore impoverimento complessivo, potrà, con
atteggiamento ottimistico e costruttivo, divenire
un’occasione “storica” per avanzare finalmente
una proposta audace ma, scientificamente fondata, per un governo dell’economia a livello globale
in senso più strettamente etico!
La scelta di questo “splendido” acronimo che,
da un lato è in assoluto la parola più “positiva” e
conosciuta da tutti i popoli della Terra… e dall’altro richiama in sé la lettera “Y” legata allo Yen ed
allo Yaun, la lettera “E” legata all’Euro ed infine la
lettera “$” tipica del dollaro… contribuirà ad una
più facile e diffusa comunicazione e recepimento
della filosofia che ne sta dietro.
Questa proposta di nuova moneta intende pertanto rappresentare, come meglio non si potrebbe,
che le attuali potenze economiche di riferimento,
devono prima possibile sedersi allo stesso “tavolo” che vada oltre al G8 (di cui non fa parte la
Cina) e “concertare” con un “respiro” di almeno
sette anni le future politiche di “armonizzazione”
economica delle stesse Monete intentando altresì di realizzare un “pseudo” Governo Mondiale
dell’Economia e, di conseguenza, della Società
civile in attesa di adeguate risposte!
D: Quali i pericoli per l’assenza di una regia di
controllo unica?
R: Non credo ad un mercato finanziario che si auto-regolamenti da solo, né per quello che dicono
noti economisti ex premi Nobel, né tanto meno
ad una Moneta libera dal “controllo di una “regia
unica”; caso mai posso immaginare una Autorità
pubblica che eserciti un controllo più leggero sui
mercati finanziari ma che debba essere assolutamente più trasparente nelle regole di gestione e
Chi è Francesco Strafalaci
Francesco Strafalaci è nato a Palermo, ma da molti anni risiede a Malta. Dopo il Diploma di Maturità
Scientifica, ha conseguito la Laurea in Economia.
Attualmente svolge la professione di Consulente
Aziendale - Area Marketing - Pubbliche Relazioni e
Mercati azionari, tapering,
aumenti tassi d’interesse:
Una soluzione per confidi e banche con buona liquidità
di Francesco Lucchese
direttore vendite Varengold Bank AG
f.lucchese@varengold.de
li ultimi 12 mesi hanno visto l’avanzare di tutti gli
indici azionari globali con l’indice SP500 e DAX ad
esempio ai massimi storici. (L’indice SP500 ha superato i 1,800 punti e il DAX è volato verso 9250) Questo
in realtà non dovrebbe stupire, considerando che i tassi
d’interesse sono ai minimi storici che significa gli investitori non hanno incentivo a depositare presso banche considerati i magri o assenti guadagni. Molto meglio quindi
investire su azioni, che però sono state alimentate in gran
parte dalla grande liquidità emessa dalle banche centrali.
Nel grafico sotto possiamo osservare gli aumenti degli
indici europei e dell’SP500 statunitense dal periodo che
va dal 28 Giugno al 16 Ottobre 2013. La crescita è stata
sicuramente notevole. I mercati azionari sono in totale disaccordo con l’economia reale, la disoccupazione rimane
elevatissima sia in Ue che in Usa e i posti di lavoro creati
Il trend del mercato azionario non durerà sicuramente
all’infinito, e quando la Fed inizierà il tapering (la riduzione
del programma di acquisto di obbligazioni) si assisterà
ad un ritracciamento degli indici azionari e sicuramente
un rafforzamento del dollaro. Un ottima strategia da seguire quando questo accadrà, potrebbe essere quella di
andare short sugli indici azionari. Varengold Bank offre la
possibilità di andare short e long sugli indici azionari più
importanti del mondo inclusi quello del Ftse Mib italiano.
Una strategia da abbinare potrebbe essere quella di vendere EURUSD oppure acquistare USDJPY, perché appunto
l’inizio di tapering porterà ad un rafforzamento del dol-
laro. Occorre comunque sempre osservare il report sulla creazione di posti di lavoro pubblicato ogni fine mese,
quest’ultimo dato incide anch’esso parecchio sull’andamento della valuta statunitense. Dopo il tapering da parte
della Federal Reserve, l’altro grande evento di assoluta
importanza è l’aumento dei tassi di interesse che dovrebbero partire già da fine 2014. A cosa assisteremo?
Ad un notevole rafforzamento di tutte le valute come Euro,
Sterlina che hanno mantenuto tassi d’interesse molto
bassi e vicini allo 0 già da diversi anni. In questo caso
una strategia da seguire sarebbe appunto quella di acquistare tali valute, specie nei confronti di valute consi-
derate “safe havens” o veicoli sicuri (Yen giapponese e
Franco svizzero) quindi gli incroci valutari come EURCHF,
EURJPY, GBPJPY, GBPCHF, etc. Sul fronte azionario invece
un graduale rafforzamento dei tassi interesse coincide in
maniera differente per le diverse tipologie di titoli azionari. Storicamente, un aumento dei tassi d’interesse incide
positivamente soprattutto sui titoli tecnologici.
La tabella sopra riportata, mostra gli effetti sui diversi tipi
di titoli azionari dopo il primo aumento dei tassi d’interesse. I titoli tecnologici sono i migliori candidati nel panora-
ma azionario seguiti da farmaceutici,
Telecom ed energia. I peggiori risulterebbero i titoli finanziari e le materie
Come si spiegherebbe l’ottima performance da parte dei titoli tecnologici quando si verificherà un aumento
d’interessi? Osservando gli incrementi di tassi d’interesse a partire dal
1946 un aumento di tassi ha sempre
favorito gli azionari tecnologici per il
semplice motivo che queste aziende
aiutano a migliorare la produttività.
Cioè con l’aumento dei tassi d’interesse, l’economia rallenta, e si spende di più perché si cerca di fare di più
con meno. Per fare di più con meno
occorrono nuove soluzioni tecnologiche che queste aziende vendono.
Ciò quindi determina un incremento
delle vendite e quindi le quotazioni
di tali aziende aumentano. Inoltre, le
aziende tecnologiche non prendono
molti soldi in prestito e quindi con
l’aumento di tassi d’interesse c’è
un rischio minore che i costi relativi
agli interessi incidano negativamente
sui profitti. In contrasto, le aziende di
pubblica utilità come gas ed elettricità s’indebitano notevolmente e quindi
un aumento di tassi d’interesse comporta un significativo aumenti dei costi. Ecco perché vediamo tali aziende
come le peggiori performanti. Quando
il tapering da parte della Fed verrà
annunciato si potrà anche prevedere
con una certa sicurezza che l’aumento dei tassi d’interesse e imminente
e quindi questo tipo di titoli (i tecnologici) sarebbero da includere nel proprio paniere d’investimento. I titoli più
ovvi come Amazon e Apple vengono in
mente quando si pensa a technology
stocks, ma ci sono anche i titoli come
Verisign, Symantec Ebay, etc.
offre titoli sotto forma
di CFD per i maggiori
riportate nella tabella
accanto con l’utilizzo
di Metatrader 4, la piattaforma del
trading più conosciuta. I prodotti offerti sono quello valutario, gli indici,
le materie prime e singoli titoli. I titoli maggiormente rappresentati sono
quelli delle borse Americane, Londinese, Parigina e di Francoforte.
Come potrebbero quindi
le istituzioni e i privati Siciliani guadagnare dalle
opportunità che il mercato offrirà al momento
dell’aumento dei tassi
d’interesse? La banca
Varengold con sede ad
Amburgo, mette a disposizione dei suoi clienti singoli titoli,
indici dove poter investire capitali. Varengold non opera solamente
nell’ambito di mercati capitali ma anche investment banking. Qui si può
optare per dei prodotti come certificati o fondi dove si possono includere
titoli tecnologici in combinazione con
altri prodotti come Etfs. Si può quindi
creare un paniere d’investimento per
poter sfruttare al massimo le potenzialità che il mercato presenta.
I clienti retail che invece
operare in autonomia
titoli tecnologici singoli e abbinare il forex
se desiderano utilizzando la famosa
piattaforma di trading Metatrader 4.
Varengold Bank quindi abbina i servizi offerti ad una clientela retail con
quelli tradizionalmente offerti a quelli
I multifidi e le banche Siciliane potrebbero ampliare la loro offerta
ai propri clienti con un accordo di
“White Label”. Con questo tipo di
accordo Varengold Bank potrebbe
offrire la propria piattaforma integrandola con i sistemi di banche,
cooperative, fidi ecc. I clienti avrebbero quindi accesso a CFD, forex,
metalli preziosi direttamente dal
proprio conto. Si migliorerebbe cosi
il servizio offerto e dare accesso ai
mercati ad investitori a tutti i livelli.
Il tutto in una situazione di totale
trasparenza e fornendo un servizio
di prima classe al cliente finale sia
esso retail che istituzionale.
tapering: “calare o diminuire”, in ambito finanziario si riferisce appunto alla diminuzione di
liquidità emessa dalla Federal Reserve (Banca centrale americana) riducendo la quantità
di obbligazioni acquistata mensilmente
short e long: “corto” e “lungo” si riferiscono alla posizione che si tiene in un determinato
mercato. “Lungo” significa che si e acquistato e quindi si pensa che il mercato salirà. Una
posizione “corta” invece significa che si pensa che il mercato scenderà e quindi si vende.
Si può andare long o short di titoli, obbligazioni, valute opzioni, ecc.
safe havens: questo termine indica titoli o valute che vengono richieste durante periodi di
crisi. Un classico esempio sono il Franco svizzero lo Yen giapponese e l’oro. Offrono cioè
maggiore protezione durante periodi di incertezza
forex: indica foreign exchange o mercato valutario
cfd: il termine indica contracts for difference cioè contratti finanziari che imitano il movimento di titoli reali. Fanno parte della categoria di derivati, perché appunto derivano da
altri titoli emessi sul mercato
eurusd: sono le iniziali dell’incrocio valutario più scambiato al mondo euro contro dollaro
Sp500: indica l’indice contenente i 500 titoli delle più grandi aziende americane
Ftse 100: l’indice azionario dei principali titoli del mercato inglese
Condifi in Sicilia
L’ABI fa tappa
Il risparmio delle
Anno I n. 2-3 · febbraio/marzo 2013 · una copia € 3,00 · Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 conv.n.46 art.1 comma 1 Palermo
Un futuro di cambiamenti
aspetta i confidi siciliani
Svimez, così i confidi siciliani
Sotto la lente d’osservazione questo importante
tassello della finanza regionale
tratto da Rapporto Svimez su
relazioni banca-impresa e ruolo
dei confidi nel Mezzogiorno
l Sud i confidi sono più
piccoli rispetto a quelli del
Nord e, a parità di grandezza, erogano meno garanzie offrendo alle imprese finanziamenti
ad un tasso quasi doppio rispetto
ai colleghi del Centro - Nord. Questo quanto emerge dal rapporto
curato dalla Svimez sulle relazioni Banca e Impresa e sul ruolo
dei confidi nel Mezzogiorno.
Condotto su dati Banca d’Italia,
UniCredit, Fedart Fidi e Unioncamere, lo studio analizza negli
anni 2006-2011 l’andamento
economico e le prospettive di
sviluppo dei confidi, consorzi intermediari tra banche e imprese,
che garantiscono finanziamenti
a tasso agevolato alle aziende.
Nello studio anche un’analisi
particolareggiata e inedita condotta direttamente su centinaia
di statuti e bilanci di campioni di
Nello studio si prende in esame
negli anni pre-crisi 2006-2007 un
campione di 440 confidi,
di cui 270 al Centro-Nord
e 170 al Sud, divisi tra
piccoli (garanzie inferiori
a 3 milioni di euro), medi
(da 3 a 20) e grandi (oltre
20). Dallo studio emerge
che al Sud i confidi sono relativamente più piccoli; su 100 confidi,
al Sud il 37% è piccolo, più del
doppio del Centro-Nord (17,8), e
solo il 16% può definirsi grande
(contro il 42% dell’altra ripartizione).
A parità di grandezza, i confidi del
Centro-Nord erogano più garanzie, 27 milioni di euro in media
contro 22 milioni. Differenze anche sul fronte del risultato di gestione: se questo è simile tra le
due ripartizioni per i confidi grandi, (159mila euro del Centro-Nord
contro 144mila del Sud) a soffrire di più sono i confidi piccoli e
medi. Un confidi piccolo del Centro-Nord nel periodo in questione
dichiara un risultato reddituale di
quasi 4mila euro, mentre il suo
omologo meridionale lamenta
una perdita di quasi 5500 euro.
E ancora: un confidi medio del
Centro-Nord ricava oltre 66mila
euro contro una perdita del suo
omologo meridionale di 11mila
I confidi grandi sono in grado di
offrire alle aziende servizi a prezzi più contenuti dei piccoli, più i
confidi sono piccoli maggiore è
il costo del servizio che scaricano sulle imprese associate. Soprattutto al Sud: per un’impresa
rivolgersi a un confidi meridionale
vuol dire spendere quasi il doppio (5,5% contro il 3%) di quanto
spende un’impresa che si rivolga
a un confidi operante nel CentroNord.
Interessanti anche i risultati che
emergono da un’analisi sui bilanci di 13 grandi confidi meridionali, di cui 7 siciliani (Confeserfidi, Commerfidi, Confidi Fideo,
Credimpresa, Unifidi imprese,
Fidimpresa Confidi, Interconfidi
med), 3 sardi (Confidi Sardegna,
Consorzio Fidi Fin, Sardafidi), 2
abruzzesi (Confidi mutualcredito,
Intecredit Confidi Imprese), 1 pugliese (Cofidi Puglia) relativa agli
anni 2009-2011, le cui performances sono state confrontate
con un confidi maggiore particolarmente virtuoso a livello nazionale (Eurofidi, ossia il più grande
confidi italiano con sede legale in
Piemonte e uno dei più rilevanti
soggetti di garanzia fidi a livello
Dall’analisi emerge che nel periodo in questione
i confidi sono cresciuti circa del
6%, a fronte del + 13% di Eurofidi. A livello di garanzie rilasciate,
dal 2009 al 2011 i confidi del
Mezzogiorno sembrano crescere
più del benchmark, essendo la
media meridionale superiore a
quella di Eurofidi (+11,2% contro
+10%). L’ammontare delle garanzie rilasciate equivale in media a
4,6 volte il capitale investito, un
terzo di Eurofidi (18,6). In crescita anche il numero delle imprese
associate, +6,6%, per un valore
medio nel 2011 di oltre 6mila
unità, meno della metà di Eurofidi (+17%), attestandosi a quasi
48mila unità. In risalita anche
il capitale sociale, +35% in media contro il 37% di Eurofidi, che
arriva nel 2011 a 9,8 milioni di
euro. Si deteriora nel periodo in
questione il grado di copertura, in
media dimezzandosi (da 108% a
44%). Discorso a parte per il tasso di sofferenza, nel 2011 al Sud
dieci volte più pesante rispetto
ad Eurofidi (11,8% di media contro 1,6%). Quanto alla solidità
patrimoniale, le garanzie erogate
per ogni euro disponibile restano
al Sud un quarto rispetto ad Eurofidi (6 contro 26).
Una misura importante della gravità della crisi viene anche dal
rilevamento dei crediti per escussioni, cioè i crediti delle aziende
insolventi che le banche hanno
recuperato dai confidi. Qui i confidi meridionali e il benchmark
seguono dinamiche parallele, per
Eurofidi ancora più pesanti. Se infatti al Sud la media del 2011 del
5% è aumentata in due anni del
46%, in Eurofidi la media 2011
del 13% è risultato di un aumento del 388% rispetto ai due anni
precedenti. Altro segnale della
crisi viene dall’analisi del
margine d’intermediazione, che ha coperto i costi,
nel 2011, solo per quattro
confidi su 13.
Dall’analisi, inoltre, emerge
anche una necessità di rinnovamento con l’obiettivo
di essere maggiormente in
linea con la nuova normativa in materia di chiarezza
e trasparenza, e di migliorare l’efficienza gestionale.
autori, meritano approfondimenti l’esigenza di esplicitare in modo più chiaro le
regole di funzionamento e
la composizione degli organi sociali, con attenzione ai
requisiti di onorabilità, indipendenza e professionalità degli
amministratori e agli esponenti
aziendali. Sempre in un’ottica di
maggiore trasparenzaandrebbe
precisato nei Cda e negli organi
di controllo il peso e i poteri degli Enti sostenitori. Da segnalare
anche l’esigenza di una maggiore partecipazione dei vari organi
sociali allo svolgimento delle numerose attività e le possibilità di
offrire servizi anche a terzi.
“I confidi meridionali segnalano
problemi di equilibrio reddituale
non dipendenti dall’erogazione
delle garanzie ma piuttosto da
una struttura delle voci di costo
e di ricavo non in linea con gli
obiettivi di equilibrio gestionale”,
si legge nello studio. “Il maggior
assorbimento di risorse per i
confidi meridionali è ascrivibile a
una minor efficienza gestionale o
a più avverse condizioni di contesto e non invece a una più intensa attività di erogazione delle
garanzie”.
“Nonostante i confidi abbiano
intrapreso negli anni importanti
processi di razionalizzazione, nel
Mezzogiorno la situazione resta
ancora critica per effetto delle
loro ridotte dimensioni, minore
liquidità, maggiore esposizione
al rischio”, conclude lo studio
dello Svimez, “I confidi meridionali non sembrano al momento
in grado di supportare efficacemente le piccole e medie imprese, che continuano a lamentare
le difficoltà di accesso al credito.
Serve quindi con urgenza una riorganizzazione del settore, che
con l’aiuto anche di contributi
pubblici agisca sul miglioramento strutturale dei confidi e sulla
loro efficienza gestionale”.
2012: analisi del settore
Pubblichiamo un sintesi del rapporto curato da Assoconfidi Sicilia
Rapporto curato da:
Danilo Maltese
Unifidi Imprese Sicilia Soc. Coop.
L’analisi della situazione economico-patrimoniale dei confidi in
Sicilia è stata condotta sull’intera “popolazione” degli intermediari “107” (Unifidi Imprese
Sicilia, Confeserfidi , Commerfidi,
Credimpresa, Interconfidimed, Fidimpresa, Fideo) e su un campione di confidi 106 più rappresentativi del comparto (Casartigiani
Fidi, Confidi (Agrigento), Confidi
Sicilia, Multifidi, Profidi, Ascom
Fidi, FidiSicilia, Confidi Cofiac,
Con.Fi.M.).
Le informazioni economiche, patrimoniali e commerciali sono
state aggregate per meglio tracciare le dinamiche di settore.
Nel corso del 2012, in Sicilia, la
fase recessiva si accentua ulteriormente, con una riduzione del
PIL del 2,7%; quasi tutti i settori
accusano cali di fatturato e peg-
gioramenti sia delle condizioni di
economicità sia degli equilibri finanziari.
Il settore manifatturiero è interessato da una contrazione del
fatturato e della spesa per investimenti.
I servizi risentono della debolezza dei consumi interni, dovuta
alla riduzione del reddito reale
disponibile delle famiglie.
Il valore aggiunto del settore diminuisce dell’1,9% nel 2012, si
contraggono anche fatturato, investimenti e occupazione.
Nell’ambito dei servizi, solo il settore del turismo presenta segnali
di crescita; nel 2012 gli arrivi in
Sicilia aumentano del 2,8%, sebbene con un tasso di crescita inferiore rispetto al 2011 (+5,4%),
i pernottamenti segnano un
+1,4% (+3,9% nel 2011), con andamenti migliori nelle province di
Ragusa, Siracusa e Palermo.
Il valore aggiunto dell’industria
si riduce del 4,2%, con un calo
complessivo di oltre il 20% nel
quinquennio 2008-2012; il calo
del fatturato si attesta al -0,9%
e gli investimenti si riducono del
6,2%, con un trend peggiore per
le imprese di minore dimensione.
La redditività media del settore
(ROA) si attesta intorno allo 0%.
Nel 2012 prosegue la riduzione
del livello di attività del comparto delle costruzioni. Il valore aggiunto, in calo dal 2006, segna
un -7,9% nel 2012 con una riduzione media annua del 4,9%
(contro il -1,3% dell’intero Paese), accompagnato da una contrazione del 10% del numero di
I prestiti al settore produttivo
registrano un -1,2% rispetto al
2011, in virtù sia di una contrazione della domanda, sia di un
inasprimento delle condizioni di
offerta; la contrazione riguarda in
maniera particolare le imprese di
piccole dimensioni (-2%).
La domanda di credito, oltre agli
scarsi investimenti, accusa per
la prima volta anche segnali di
riduzione del fabbisogno di finanziamento del circolante, mentre
la parte preponderante continua
ad essere caratterizzata dalle
richieste di ristrutturazione del
L’orientamento restrittivo dell’offerta continua a manifestarsi soprattutto attraverso i tassi di interesse praticati dalle banche che
risentono di un aumento degli
spread; la rigidità delle condizioni di offerta si manifesta, inoltre,
attraverso la contrazione delle
quantità offerte rispetto a quelle
domandate, l’aumento delle garanzie richieste e l’aumento dei
criteri di selezione adottati con
modelli di rating alquanto rigidi.
Solo il 40% delle imprese ottiene
l’intero importo del finanziamento richiesto, nel 2011 era invece
Le forme tecniche a scadenza
segnano una riduzione più accentuata (-4,4%) rispetto alle
aperture di credito in conto corrente (-1,3%), indice di una minore propensione ad impegnarsi a
lungo termine sia da parte delle
imprese che delle banche e conseguenza di una minore spesa
In ordine alla qualità del credito,
tra 2011 e 2012 il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti vivi ad inizio periodo (tasso
di decadimento) sale dal 3,5%
al 4,4%; il peggioramento della
qualità creditizia interessa in misura particolare le costruzioni e
i servizi, mentre per la manifattura l’indicatore migliora rispetto
L’incidenza dei crediti deteriorati (dallo scaduto alla sofferenza)
rappresenta il 38,3% dei finanziamenti, contro il 32,7% nel 2011;
nel 2012 aumenta la rapidità di
deterioramento dei prestiti alle
imprese1.
Nell’attuale contesto di generalizzate tensioni di domanda e
offerta si innesta appieno l’intervento dei confidi; questi, assorbendo una parte significativa
degli attriti del sistema, consentono a numerose imprese di ottenere credito, che in determinati
casi è anche determinante per la
vitalità dell’impresa stessa.
I confidi assistono prevalentemente micro e piccole imprese
caratterizzate da scarsi indici di
patrimonializzazione, fenomeno
altamente diffuso in Sicilia, da
forti tensioni finanziarie generate
spesso dalla difficoltà di incasso
dei crediti commerciali, da una
ridotta propensione all’internazionalizzazione, fattore che circoscrive l’operatività ad un mercato interno poco liquido e con una
domanda in contrazione, elementi che si traducono in insoddisfacenti indicatori di bilancio con
conseguente scarsa valutazione
di rating. Eppure queste imprese
costituiscono il cuore delle produzioni locali, parte importante
di un made in Italy da sostenere.
Il modello confidi, proprio per il
ruolo sociale a cui assolve, incontra difficoltà nell’auto-sostentamento, le commissioni percepite dalle imprese associate non
tafoglio garanzie al 31 dicembre 2012 di € 793.310.219 ed
una riduzione del -4,2% rispetto
Le imprese associate superano
le 44mila unità, con un aumento netto di circa 1.600 rispetto
Il flusso di finanziamenti garantiti nel 2012 ammonta ad €
328.943.874, con una flessione
annua del -19%; tutti gli operatori
subiscono cali nei flussi garantiti. Trovano impiego in queste realtà più di 170 dipendenti, oltre
ai numerosi collaboratori esterni.
appaiono sufficienti per mantenere un settore il cui compito è
quello di supportare l’economia
e non di gravare sulle imprese
Un impianto normativo poco
adatto a cui i confidi 107 in maniera particolare sono sottoposti
e una quasi assenza di intervento pubblico, con esclusione di alcune Camere di Commercio, non
contribuiscono sicuramente al
perseguimento della mission del
confidi analizzati superano i
247 milioni di euro, in aumento
rispetto all’anno precedente. Risultano associate oltre 14mila
In Sicilia sono presenti sette
confidi vigilati (107), con un por-
In Sicilia operano 50 confidi ex
art. 155 comma 4 iscritti nell’apposito elenco.
Le garanzie rilasciate dai nove
RISCHIOSITA’ E SITUAZIONE
Qualità del portafoglio e
politiche di copertura del
I crediti deteriorati rappresentano il 18% dell’esposizione lorda;
il progressivo deterioramento
del portafoglio spinge gli intermediari a potenziare i presidi di
mento dovuto in primo luogo alla
natura della garanzia (sussidiaria), che sposta in avanti nel tempo l’escussione del credito, ma
anche a criteri di rilevazione del
deterioramento meno puntuali e
tecniche di copertura del rischio
meno sofisticate.
copertura del rischio, innalzando
i fondi rischi su crediti al 5,6%
Nello specifico, i crediti escussi
a sofferenza sono svalutati per
oltre il 51%, i crediti di firma deteriorati per il 21,7% e a fronte
dei crediti di firma in bonis sono
appostati fondi rischi che coprono l’1% circa dell’esposizione.
L’attenzione mostrata verso il
presidio del rischio di credito e
la volontà di adeguare i fondi
nell’ottica di una gestione sana
e prudente, conseguentemente
della qualità creditizia, si traducono in consistenti rettifiche di
valore ed accantonamenti che
pesano in maniera determinante
sul risultato d’esercizio.
L’eccessivo peso del “costo del rischio” spinge alcuni intermediari
ad utilizzare poste patrimoniali
per la costituzione dei fondi rischi
su crediti, mitigando il carico sul
Nel 2012, infatti, le rettifiche di
valore superano le stesse commissioni attive (104,7%).
I crediti per intervenuta escussione rappresentano una quota poco significativa dell’intero
portafoglio, in virtù anche delle
politiche di passaggio a perdita
adottate dagli operatori.
Il fenomeno del deterioramento
della qualità creditizia sembra,
almeno all’apparenza, interessare meno i confidi 106, tanto
che l’incidenza delle rettifiche di
valore sulle commissioni attive
si mantiene inferiore al 15%, ele-
Il settore risulta in perdita sia
nel 2012 che nel 2011, con un
di economicità della gestione.
Cinque confidi su sette chiudono
Le commissioni nette contribuiscono per il 78,5% alla generazione del Margine di intermediazione, il restante 21,5% viene
sviluppato dalla gestione finanziaria.
Il Margine di intermediazione vie-
ne assorbito per il 90,2% dalle
rettifiche di valore e per l’84%
dalle spese amministrative, di
cui il 51,8% costi del personale
(compresi amministratori e sindaci).
Il margine in questione, si mantiene pressoché stabile tra 2011
e 2012, le spese amministrative
vengono contenute, mentre subiscono un aumento del 143% le
rettifiche di valore.
L’incidenza delle commissioni attive rispetto al finanziato nell’anno segna un incremento nel corso del 2012, dovuto in parte a
manovre di adeguamento del
Il peso dei costi del personale rispetto alle commissioni da
garanzia aumenta significativamente, mentre si mantengono
costanti le altre spese amministrative.
Il comparto titoli è caratterizzato
da incrementi di efficienza, dovuti prevalentemente all’incremento dei tassi.
Durante il 2012 si verifica, a livello settoriale, uno smobilizzo
dei titoli in portafoglio (-18,8%)
ed un contestuale aumento delle
disponibilità liquide, fenomeno in
parte dovuto all’accresciuta percezione del rischio di liquidità a
causa della crescente dinamica
delle escussioni.
Si nota una preferenza alla classificazione dei titoli all’interno
della categoria “disponibili per
la vendita”, che costituisce il
20,9% del totale attivo, mentre
le attività finanziarie detenute
sino alla scadenza rappresentano il 13,8%.
Il 55,5% del totale attivo è rappresentato dai crediti verso banche e verso soci, categorie che
costituiscono rispettivamente il
46,7% ed l’8,8%.
Tra le poste del passivo e del
patrimonio netto, le altre passività, all’interno delle quali sono
presenti i fondi rischi su crediti,
rappresentano la voce più importante (42%), il capitale sociale il
34,7%, le riserve il 12,8%.
Tra 2011 e 2012 le altre passività aumentano del 45%, di converso le riserve si riducono del
45% per via della copertura delle
Il patrimonio di vigilanza copre
il 45,4% dell’attivo; rispetto al
2011 si assottiglia il disallineamento tra Patrimonio di vigilanza
e Patrimonio netto, in seguito, in
parte, ad una più corretta politica
di allocazione delle poste contabili.
Il rapporto tra fondi rischi su crediti e totale attivo si attesta al
28,5%, livello raddoppiato rispetto al 2011, per via dell’efficientamento delle politiche di copertura della perdita attesa e dell’aumentato trend di deterioramento
I risconti passivi rappresentano
il 6,6% ed i depositi cauzionali il
4,2% dell’attivo.
Fondi rischi su crediti, risconti
passivi e depositi cauzionali contribuiscono alla copertura delle
perdite attese, il Patrimonio di
vigilanza copre invece le perdite
Nel complesso il settore ha un
patrimonio disponibile del 49,7%,
in aumento rispetto al 2011,con
Il campione analizzato si presenta in perdita in entrambi gli esercizi; sei confidi su nove chiudono
I ricavi commissionali si riducono del -16,7% rispetto al 2011,
mentre le rettifiche di valore
sono costanti; solo quattro confidi effettuano rettifiche di valore
Nel corso del 2012,
in Sicilia, la fase
recessiva si accentua
del PIL del 2,7%
un Total Capital Ratio del 12,2.
Le preoccupazioni per i confidi
107 consistono nel ridotto livello
di efficienza economica e nella
ancora insufficiente copertura
delle perdite attese, fattori che,
senza alcun intervento, potrebbero erodere nel tempo l’attuale
Patrimonio disponibile.
confidi 106 conferma il contenuto dimensionamento dei fondi rischi su crediti; l’incidenza di questi ultimi rispetto al totale attivo
è infatti del 3,2%, contro il 28,5%
per i confidi 107. I depositi cauzionali, che ammontano a circa
25 milioni, pesano invece per il
32,4% (4,2% per i 107). Il rapporto tra conti correnti disponibili e obbligazioni bancarie rispetto
alle garanzie in essere (c.d. moltiplicatore) si attesta al 17%, in
riduzione rispetto al 2011.
La differente politica di copertura del rischio adottata dai 106
rispetto ai 107 è stata e continua ad essere, per i confidi che
valicano la soglia della vigilanza,
causa di azioni di adeguamento
dei fondi rischi che spingono ad
effettuare rettifiche di valore anche superiori alle commissioni
attive percepite, ovvero inducono
a porre in essere scelte di bilancio volte a riallocare poste del
passivo e del patrimonio netto
all’interno dei fondi rischi stessi.
Fidimpresa Sicilia:
“per i confidi un futuro
da intermediari finanziari”
Come l’articolo 107 ridisegna il settore?
Fidimpresa vanta una
compagine sociale di 764
aziende, una rete non
indifferente per creare
un ecosistema stabile
per l’economia produttiva
a realtà dei confidi è stata
recentemente ridisegnata
dalla Banca d’Italia con la
trasformazione in intermediari finanziari ex articolo 107 del
T.U.B. Ultime comunicazioni inviate dall’autorità risalgono a marzo
e maggio 2013 e sono pertinenti
al trattamento delle perdite sui
fondi monetari e sulla classificazione delle garanzie deteriorate
che dovrebbero portare i confidi
ad una maggiore omogeneità ed
al rispetto della prudenzialità nelle logiche di comportamento dal
corrente anno in poi. Assetti di
controllo mutati e nuovi standard
organizzativi richiesti completano
le azioni della Banca d’Italia in
materia. Se e come cambia l’industria dei confidi è oggetto di dibattito e la Sicilia è il contesto su
cui indagare.
Abbiamo intervistato Andrea Urzì,
giovane consigliere d’amministrazione di Fidimpresa-Confidi di Sicilia, intermediario finanziario autorizzato dalla Banca d’Italia ex
art. 107 T.U.B. Con la sede di Ca-
Andrea Urzì, consigliere d’amministrazione
di Fidimpresa-Confidi di Sicilia
tania e le filiali di Enna, Siracusa
e Ragusa, il progetto Fidimpresa
vanta una compagine sociale di
circa 764 aziende. Una rete non
indifferente per creare un ecosistema stabile per l’economia produttiva siciliana. Il punto di vista
di uno dei vertici dell’istituto.
La Sicilia è la regione con più
alta concentrazione di confidi
nel Centro-Sud, che ripercussioni ha avuto la trasformazione in
intermediari finanziari vigilati
per i confidi siciliani?
Ha determinato un forte aggravio
dei costi di struttura, al quale non
è corrisposta la crescita della base
associativa - in parte frammentata in 7 organizzazioni di livello
107 ed in decine di livello 106, in
parte non ricorrente affatto al sistema dei confidi - soprattutto per
Come cambiano i meccanismi
di garanzia tra banche e confidi? Quali agevolazioni e tutele
addizionali forniscono i confidi
rispetto agli istituti bancari?
Capita molto di frequente che le
banche chiedano ai clienti una
garanzia 107 a partire da 50k
euro. Tuttavia, il declassamento
del debito sovrano italiano non
consente più agli istituti di computare accantonamenti del 20%
in bilancio a fronte delle quote dei
finanziamenti coperti da garanzia
confidi. Il ricorso al sistema di ga-
ranzia collettiva fidi, pertanto, non
consente di liberare maggiore liquidità, ma esclusivamente di attenuare le perdite future.
Come si sta adeguando Fidimpresa al cambiamento del settore in termini di standard organizzativi qualitativamente più
elevati?
La nostra struttura è stata fortemente migliorata e disponiamo
di vari livelli di valutazione, monitoraggio e controllo dei processi.
Tale sicurezza nell’analisi dei rischi è stata anche confermata da
una recente ispezione di Banca
d’Italia. Per aumentare lo standing della società e consentirci
di coprire perdite dovute alle sofferenze dei prestiti generate dalle aziende garantite, abbiamo in
programma la trasformazione in
banca di garanzia, grado di qualificazione più elevata nel sistema
che consentirà la generazione di
ricavi derivanti da altre famiglie di
Inoltre, a livello di sistema regionale, andrebbero agevolate ed accompagnate fusioni tra consorzi
che determinino la nascita di un
unico aggregato presente in tutte
le province siciliane in maniera
organizzata e gestito managerialmente. Sarebbe utile l’ausilio di
Irfis-Finsicilia per la strutturazione
di prodotti più evoluti e con approccio anche al ruolo di lender di
m/l termine, usufruendo dei confidi come terminali locali.
In che termini Fidimpresa sta
intervenendo per far fronte alla
depatrimonializzazione rilevata
nello scorso anno?
Il nostro patrimonio è solido - 8,5
milioni - ma prevediamo di raggiungere quota 10 milioni. Le nostre disponibilità reali ammontano
ad oltre 15 milioni; le perdite di
bilancio sono state indicate sulla
scorta delle indicazioni e dei criteri previsionali dettati dagli organi
di vigilanza al fine di aumentare la
prudenza nella analisi del portafoglio. Le escussioni reali nell’arco
dell’esercizio ammontano a circa
900k a fronte di una perdita iscritta a bilancio di 4,8 milioni. Questo
ci consentirà di ripartire con un
bilancio 2013 molto più “pulito”.
Come Fidimpresa intende prevenire il deterioramento del credito
segnalato come un campanello
d’allarme dalla Banca d’Italia?
Purtroppo la quasi totalità delle
pratiche deteriorate riguardano
posizioni anche di 5/6 esercizi
precedenti, quando l’analisi del
cliente e dell’operazione non facevano trasparire elementi di rischiosità. Accade spesso che alcune aziende molto sane e anche
patrimonializzate vadano in concordato perché il loro mercato di
riferimento è praticamente scomparso nell’ultimo triennio (es. alluminio, prefabbricati, edilizia residenziale). Un’azienda - seppur
sana - non può resistere 3 anni
senza ricavi adeguati ai costi, so-
prattutto se il suo mercato di riferimento è rappresentato in primis
dal contesto regionale.
Che intervento ritieni opportuno
- utile o necessario - per agevolare il sistema del credito relativamente all’ecosistema dei
confidi?
In primis, maggiore ricorso al fondo MCC per contro garantirsi, in
particolare con le co-garanzie. È
necessario, però, che i requisiti
per l’accesso divengano a misura
di aziende reali e non di casi da
È necessaria anche una nuova
legge regionale sul sistema confidi, che promuova aggregazioni,
professionalità e managerialità,
ma che dia certezza del rimborso
interessi con l’utilizzo di risorse comunitarie che alimentino un fondo
di rotazione riferito al capitolo di
Ancora, una maggiore vicinanza
dell’Irfis che divenga il protagonista diretto nel m/l termine e per
ciò che concerne il leasing; il sostegno alla costituzione di una
rete locale delle banche popolari,
Bcc e piccole Spa a dimensione
provinciale. Ricordiamoci che anche le banche ed i confidi rappresentano economia produttiva e
se rafforziamo i protagonisti locali, che non operano in altre parti
d’Italia e che mantengono le politiche direttive sul territorio, contribuiamo alla stabilità del sistema e
alla ripresa di fiducia di imprese,
consumatori e risparmiatori.
Dottoranda di ricerca in Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di
Economia e Impresa dell’Università di Catania, con focus sulle tematiche di strategia d’impresa e venture capital. Visiting scholar presso il Dipartimento di “Strategic Management
and Entrepreneurship” della Rotterdam School of Management (Erasmus Universiteit, Rotterdam). Redattrice per la Sezione Tech di Fanpage.it e Vice Caporedattore per la Sezione
Business di Ninjamarketing.it. Alessia Di Raimondo ha recentemente avviato una collaborazione con A-tono, impresa del settore digital e mobile, come Product Marketing Manager
per i servizi premium. (Contatto mail: a.diraimondo@unict.it).
info@bancaimpresa.info
di euro. Con un effetto di “depatrimonializzazione” del sistema che riduce il
patrimonio di bilancio in un solo anno
da 95,7 milioni a 78,2 milioni, con una
perdita di 17,5 milioni di euro. In calo le
garanzie rilasciate: -37,2 milioni.
In particolare lo studio evidenzia tre punti critici: la depatrimonializzazione, il deterioramento del credito e la riduzione
delle capacità di intervento.
Nel 2012, infatti, si riduce lo stock delle
garanzie del 4,4%, ma le nuove erogazioni arretrano del 17,2%; si riduce anche il
patrimonio in modo consistente da 95,7
bilancio segna una
perdita di 17,5mln
In calo le garanzie
rilasciate: -37,2mln
di Raffaele Mazzeo
a situazione dei confidi siciliani riflette gli acciacchi di quelli meridionali. La radiografia del sistema dei
sette “consorzi 107” dell’Isola è stata
tracciata esaminato i bilanci degli intermediari siciliani vigilati dalla Banca d’Italia. L’analisi è stata condotta mediante
un’approfondita lettura dei bilanci con
sede legale in Sicilia predisposti in base
agli International Financial reporting
Il focus ha riguardato tre elementi chiave
del settore: la sostenibilità del business,
il deterioramento della qualità del credito e le politiche di copertura dei rischi e
la liquidità dei consorzi.
Un dato che emerge subito: hanno subito una perdita nel risultato di esercizio:
nel 2011 è stata di 2,3 milioni di euro,
mentre nel 2012 è salita a 7,7 milioni
... un anno di
milioni a 78,2 milioni; si rileva una perdita di esercizio per il secondo anno consecutivo (-7,7 milioni nel 2012). Di conseguenza crescono gli accantonamenti
per il rischio di credito che rappresenta
la principale causa della perdita di esercizio 2012: questi ammontano a 8,9
milioni (nel 2011 erano 2,6 milioni); nel
2012 le garanzie deteriorate crescono
da 74 milioni a 126 milioni e aumenta
il presidio dei rischi con maggiori fondi a
copertura, in parte costituiti da accantonamenti economici ed in parte da patrimonio.
I fondi rischi a carico del confidi passano
dal 2,9% al 5,5% delle garanzie in essere. Di fronte a certe cifre è evidente
la riduzione degli spazi di manovra e la
capacità di intervento per i consorzi di
garanzia. A fronte della domanda di credito diminuita e della rigidità dell’offerta da parte delle banche i confidi stanno subendo una riduzione delle
loro capacità di intervento. Inoltre, hanno difficoltà
a fissare tariffe proporzionate al rischio perché la
clientela non vede con favore l’innalzamento delle
commissioni. Di recente la Banca d’Italia ha inviato
due comunicazioni ai confidi sul trattamento delle
perdite sui fondi monetari e sulla classificazione
delle garanzie deteriorate che indurranno i confidi a
comportamento più omogenei e prudenziali a partire dal 2013.
Nello studio si provano
anche ad ipotizzare alcune soluzioni per uscire
da queste difficoltà: Spingere sul Fondo di Garanzia Pmi (fondo MCC) che
copre, a costo zero per il
confidi, l’80% del rischio
di credito e con la garanzia dello Stato; fare
ricorso ai Fondi Ue per realizzare operazioni strutturate di cartolarizzazione sintetiche; servire le
banche e le istituzioni finanziarie pubbliche nella
diffusione e nel supporto
alle Pmi delle agevolazioni regionali, nazionali e
comunitarie; risparmiare sui costi con soluzioni organizzative in outsourcing; accompagnare meglio le
Pmi nelle loro esigenze, in modo da da aumentare
la capacità di ricavi.
La Sicilia, con 7 “confidi 107” ed un portafoglio garanzie al 31 dicembre 2012
di 812 milioni di euro, è la Regione con
più alta concentrazione di confidi fra le
regioni del Centro-Sud, un sistema che
è cresciuto negli anni 2000 in maniera
formidabile dal punto di vista patrimoniale, grazie ai continui rilasci di risorse
pubbliche, in particolare della Regione, e alle quote dei soci attratti dal contributo in conto interessi,
un’agevolazione che negli anni si va riducendo per
carenza di risorse finanziarie. Ma a questa crescita
patrimoniale non è corrisposta una crescita in termini di redditività.
Nel 2010 i confidi siciliani più importanti si sono
trasformati in intermediari vigilati ai sensi dell’articolo 107 del Tub: questo comporta che le strutture
devono sostenersi con le attività dei servizi, operando in un mercato più concorrenziale con il reporting
di bilancio e delle segnalazioni di vigilanza redatti
in base agli standard contabili internazionali, i cosidetti Ifrs. Ma a tre anni da questa trasformazione
il sistema si è ingolfato e ha iniziato a decrescere.
Libero professionista, opera nel campo delle istituzioni finanziarie, del credito e della finanza.
Esperto di Accountability, Risks & Derivates, ha curato numerose pubblicazioni in materia.
rmazzeostudio@gmail.com
Il potere del web e l’anonimato contro le cosche
iovanni Falcone, nella celebre intervista a Rai 3,
disse a proposito della
mafia: «si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle
La società è cambiata, ma in Sicilia (come in tutto il resto d’Italia) si continua ad aver paura. Eccetto pochi magistrati in trincea,
di cui parlava Falcone latitano o
appaiono sempre più distratte al
punto che i temi della legalità e
della lotta alle mafie sembrano
scomparsi del tutto dalla loro
agenda. Evidentemente il crimine organizzato, che nel silenzio
e nella paura trova l’habitat idoneo per riprodursi e attecchire,
Di fronte al generale indebolimento dei soggetti naturalmente preposti al contrasto del fenomeno
mafioso, alcuni cittadini si sentono caricati della responsabilità di
mettersi in gioco attraverso tutti
gli strumenti di cui dispongono,
tentando allo stesso tempo di resistere e di assolvere a una funzione pedagogica con le nuove
Una novità interessante in que-
sto senso viene dalla rete e si
chiama Mafialeaks. Il progetto,
ideato e realizzato da un gruppo di anonimi informatici italiani,
consente, attraverso un software
open source, d’inoltrare in forma
completamente anonima segnalazioni utili nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata.
L’idea è quella di un sito che faccia da intermediario tra cittadino
e autorità giudiziaria, giornalisti e mondo dell’associazionismo.
L’informatore, quindi, è
libero di scegliere se trasmettere alla DIA oppure
alla stampa o ancora alle
presenti sul territorio le
verità scomode di cui è al
L’anonimato degli utenti è
garantito da GlobaLeaks, piattaforma open source molto diffusa
e facile da scaricare. Chi vuole inviare segnalazioni può farlo visitando Mafialeaks via Tor Browser
Bundle e compilando alcuni semplici moduli attraverso i quali è
possibile entrare nel dettaglio
della propria segnalazione, allegare file e, non ultimo, decidere a
chi inoltrarla.
Se non avete la più pallida idea di
cosa significa visitare Mafialeaks
attraverso Tor Browser Bundle,
niente paura. Siamo arrivati alle
criticità del sito.
È plausibile, infatti, che un malvivente che decida di collaborare sia in grado, con il suo livello
d’istruzione, di destreggiarsi nei
meandri della piattaforma Tor?
È plausibile altresì che un commerciante taglieggiato di mezza età abbia le competenze per
poter inoltrare una segnalazione
alle associazioni antiracket seguendo tutti questi passaggi?
Mettendo da parte le considerazioni riguardo il digital divide tra
le diverse aree del Paese e tra
i diversi gruppi sociali, l’accessibilità della piattaforma appare
quanto mai contorta e insidiosa.
Il linguaggio utilizzato troppo tecnico e incerto e le spiegazioni nebulose.
Evidentemente si tratta di un’iniziativa ancora troppo giovane per
poter fare un bilancio. Molti aspetti devono essere ampliati e perfezionati. Uno tra tutti la versione
in Inglese, utilizzabile dall’estero
o dagli stranieri in Italia.
Ad ogni modo si plaude a un’idea intelligente trasformata in
impegno concreto dalla solerzia
di anonimi volontari, che ci fanno
sperare in un risveglio delle coscienze in grado di dare un futuro
a questa terra martoriata.
Credito, un anno caratterizzato
I dati Bankitalia fotografano il taglio
delle erogazioni a famiglie e imprese
Economie regionali - L’economia della
Sicilia - Aggiornamento congiunturale
I prestiti bancari. - La contrazione dei prestiti bancari alla clientela residente in Sicilia, in atto
dalla seconda metà del 2012,
è proseguita nella prima parte dell’anno in corso: a giugno
la riduzione è stata dell’1,1 per
cento su base annua (-0,8 a dicembre del 2012). Il calo dei finanziamenti ha interessato sia le
imprese, specialmente quelle di
piccole dimensioni (-3,8 per cento), sia le famiglie consumatrici;
sull’andamento degli aggregati
creditizi hanno continuato a pesare la debolezza della domanda e l’orientamento dell’offerta
ancora improntato alla prudenza.
La riduzione dei prestiti al settore privato è stata parzialmente
compensata dall’aumento dell’indebitamento bancario delle Amministrazioni pubbliche (6,8 per
I prestiti concessi dagli intermediari appartenenti ai primi cinque
gruppi bancari nazionali si sono
ridotti del 2,1 per cento (-2,2 nel
2012), mentre quelli erogati dalle altre banche sono rimasti sostanzialmente stabili (nel 2012
erano ancora in
crescita dello 0,7
In base agli ultimi
dati disponibili, la
credito è proseguita nei mesi estivi
(-1,4 per cento ad
agosto; fig. 1).
Il credito alle imprese. - In base ai
dati della Centrale
dei rischi, nei dodici mesi terminanti
a giugno il credito
erogato da banche
e società finanziarie al settore
produttivo si è ridotto del 3,0 per
cento (-1,2 nel 2012), risentendo
del protrarsi della fase negativa
del ciclo economico. La contrazione ha accomunato tutti i prin-
cipali comparti di attività ed è
stata più marcata per le imprese
dei servizi (-3,5 per cento).
Al netto dei passaggi a sofferenza, tra le principali forme tecniche si sono ridotti soprattutto gli
anticipi su fatture e gli altri crediti
autoliquidanti.
In base alle informazioni tratte
dalla Regional Bank Lending Survey (RBLS) condotta dalla Banca
d’Italia presso i principali intermediari che operano in regione,
nel primo semestre del 2013 si è confermata la
debolezza della domanda di finanziamenti da parte
delle imprese, soprattutto nel comparto delle costruzioni (fig. 2a). In presenza di un ulteriore calo
delle richieste di mutui destinati a finanziare gli investimenti fissi, la domanda di credito è stata sostenuta prevalentemente dalle esigenze di consolidamento delle esposizioni debitorie pregresse.
Le condizioni di offerta sono rimaste tese, riflettendo soprattutto la percezione sul rischio di credito
connessa con la situazione di debolezza dell’economia. L’orientamento selettivo delle banche si è
tradotto principalmente nell’applicazione di spread
elevati sui prestiti giudicati più rischiosi, mentre si
è attenuata la restrizione sulle quantità erogate.
I risultati del sondaggio congiunturale della Banca
d’Italia su un campione di imprese industriali e dei
servizi confermano le difficoltà di accesso al credito: quasi il 40 per cento degli intervistati ha segnalato un peggioramento delle condizioni di indebitamento nel primo semestre del 2013 (erano circa
un terzo nella rilevazione dell’anno precedente) che
si è manifestato soprattutto nel rincaro dei costi
accessori dei finanziamenti bancari, tra cui le commissioni e le spese di gestione; solo il 10 per cento
delle imprese ha indicato un miglioramento.
A giugno del 2013 il costo medio dei prestiti a breve
termine al settore produttivo era dell’8,2 per cento
(8,3 alla fine del 2012).
Al netto dei passaggi a sofferenza,
tra le principali forme tecniche si
sono ridotti soprattutto gli anticipi su
fatture e gli altri crediti autoliquidanti
Il credito alle famiglie. - A giugno la contrazione del
credito erogato dalle banche e dalle società finanziarie alle famiglie consumatrici è stata pari allo 0,9
per cento sui dodici mes. La riduzione ha interessato sia i mutui bancari concessi per l’acquisto delle
abitazioni, che rappresentano circa la metà dell’indebitamento complessivo delle famiglie, sia il credito al consumo, che però ha registrato una crescita
della componente erogata dalle società finanziarie.
Nel primo semestre del 2013 è proseguita la con-
trazione delle erogazioni di mutui immobiliari (-26,9
per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente); i nuovi mutui a tasso indicizzato hanno
rappresentato oltre i tre quarti del totale.
Secondo l’indagine RBLS, nel primo semestre
dell’anno in corso la domanda di prestiti da parte delle famiglie è rimasta debole, soprattutto per
la componente del credito al consumo, sebbene la
flessione si sia attenuata rispetto all’anno precedente (fig. 2b). Dal lato dell’offerta, le banche hanno adottato criteri di erogazione dei prestiti ancora
improntati alla prudenza, manifestatisi soprattutto
attraverso gli spread applicati alla clientela più rischiosa e la riduzione del rapporto tra ammontare
del finanziamento e valore dell’immobile (loan to value); primi segnali di allentamento provengono invece dalle condizioni di costo mediamente applicate.
Il tasso di interesse annuo effettivo globale (TAEG)
sui nuovi mutui è sceso, rispetto
a dicembre del 2012, di tre decimi di punto percentuale (4,0 per
cento a giugno).
Nella media dei quattro trimestri terminanti a giugno il flusso
delle nuove sofferenze rettificate in
rapporto ai prestiti
vivi di inizio periodo
(tasso di decadimento) è stato pari
al 3,5 per cento, in
passato (3,2 per
par ticolarmente
marcato per le imprese (l’indicatore
è cresciuto dal 4,4
per cento di fine 2012 al 5,0 per
cento di giugno), ma ha interessato, sebbene in misura lieve,
anche le famiglie (dall’1,9 al 2,0
L’aumento delle sofferenze nel
settore produttivo ha riguardato
tutti i principali comparti. Nell’in-
dustria manifatturiera il tasso di
decadimento, dopo il calo osservato nel 2012, è cresciuto di un
punto percentuale, raggiungendo
il 6,0 per cento a giugno. Nelle
costruzioni l’indicatore ha toccato il valore più elevato dall’inizio
della crisi (7,1 per cento), in connessione con il manifestarsi di
situazioni di crisi aziendali sia nel
comparto dell’edilizia privata sia
in quello delle opere pubbliche.
Anche nei servizi il tasso di decadimento ha raggiunto un valore
elevato nel confronto storico (4,9
per cento; fig. 3).
La quota dei finanziamenti che
presentano difficoltà di rimborso
(posizioni incagliate, scadute o ristrutturate) è cresciuta al 9,7 per
cento del totale dei prestiti concessi in regione (9,0 per cento
alla fine del 2012); considerando
anche le sofferenze, i crediti deteriorati rappresentavano a giugno il 32,7 per cento dei prestiti.
Anche a dicembre il numero delle domande di finanziamento da parte delle imprese alle banche è cresciuto
del +5,7% rispetto allo stesso mese del 2012, portando
l’incremento complessivo nei 12 mesi ad un +1,7% rispetto all’anno precedente.
È quanto emerge dal Barometro CRIF sulla domanda di
credito da parte delle imprese, elaborata sulla base del
patrimonio informativo di EURISC - il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF.
L’andamento delle richieste di credito disaggregato per
singola regione presenta, come spesso accade, dinamiche estremamente variegate, influenzate da peculiarità e dinamiche locali che non sono state approfondite
nell’analisi. Per quanto riguarda nello specifico la Sicilia,
nel complesso si registra un incremento pari a +6,7%
del numero di richieste di credito presentate dalle imprese nell’ultimo anno rispetto al 2012, dato ben superiore a quello nazionale (+1,7%). Ancor più rilevante è
la crescita dell’importo medio richiesto, che negli ultimi
12 mesi ha fatto segnare un +33,9% portando il valore
a 67.126 Euro, non distante dalla media italiana. Entrando maggiormente nel dettaglio, relativamente al numero di richieste presentate la spaccatura per provincia
mette in evidenza un forte incremento (pari a +32,8%)
per Trapani, seguita da Enna, con un +15,9% e da Siracusa, con un +11,4%.
All’estremo opposto, invece, la contrazione più accentuata è stata quella rilevata in provincia di Caltanissetta
(-10,3% rispetto al 2012). Più contenuta la flessione in
provincia di Ragusa (-2,2% rispetto al 2012) e in quella
di Catania (-0,6%).
Per quanto riguarda l’importo richiesto, in regione il
valore medio più elevato nel corso del 2013 è stato
quello rilevato in provincia di Trapani, con 86.155 Euro,
seguito da Palermo, con 76.016 Euro, entrambe ben al
di sopra sia della media regionale sia di quella nazionale. Ragusa risulta invece essere l’unica a caratterizzarsi
per una contrazione dell’importo medio richiesto nel
2012, in calo del -8,0%, che porta il valore ad attestarsi
a 53.752 euro.
Crescono protesti e ritardi
Dati Sicilia: in regione il 14% delle pratiche
e 15% degli importi a recupero
tratto da Terzo Rapporto Annuale
sui Servizi a Tutela del Credito di Unirec
EVOLUZIONE DEL CREDITO
Il “Rapporto sulla Stabilità Finanziaria” della Banca
d’Italia n. 5, aprile 2013, evidenzia una contrazione
del credito al settore privato non finanziario dovuta:
alla riduzione della domanda - connessa alla sfavorevole congiuntura e all’incertezza sulle prospettive
di ripresa - ed alle più rigide condizioni dell’offerta,
soprattutto nei confronti delle Imprese.
che mediante un maggior utilizzo in outsourcing di
operatori specializzati nel recupero crediti - ha consentito di limitare ad un solo punto percentuale (dal
17% al 16%) il calo del tasso di estinzione delle
“sofferenze” (rapporto tra lo stock complessivo delle “sofferenze” ed il flusso annuo di “sofferenze”
in uscita dai bilanci, anche a seguito di attività di
Al contrario, nel precedente triennio 2007/2010,
l’indicatore ha fatto registrare un calo di 10 punti
percentuali dal 27% al 17%.
Con riferimento al 2012, il “Rapporto sulla Stabilità
Finanziaria” della Banca d’Italia n. 5, aprile 2013,
evidenzia una sostanziale stabilità del rapporto tra
le nuove sofferenze ed il complesso degli impieghi
alle Famiglie, mentre registra un peggioramento per
Nel 2011, il maggior presidio di Banche e Finanziarie dell’attività di gestione e recupero di crediti - an-
DELLE IMPRESE (ESCLUSE LE
DITTE INDIVIDUALI)
Dal già citato Osservatorio Cerved sui protesti ed i pagamenti
delle Imprese del marzo 2013, si
evidenzia un rilevante peggioramento della situazione.
Nell’ultimo trimestre 2012, le Imprese che accusavano ritardi di
pagamento di oltre 2 mesi rispetto ai termini concordati ammontavano al 7,1% del totale, con
un incremento del 22% rispetto
Nel 2012, le Società che hanno
subito almeno un protesto sono
state 47mila, con un incremento
dell’8,8% sull’anno precedente;
solo nell’ultima parte del 2012,
le Imprese protestate sono state 22mila, con un incremento del
16% rispetto allo stesso periodo
del 2011. Rispetto al 2007 (ultimo anno pre-crisi) il numero delle
Imprese protestate si è incrementato del 45%.
A livello territoriale, l’Osservatorio
Cerved mette in evidenza:
protestate, +12,2%; il maggior
numero di Imprese protestate
si registra in Campania (oltre
6mila), in Sicilia (circa 4mila)
ed in Puglia (circa 3mila). I maggiori incrementi dei protesti nel
2012 sono registrati in: Basilicata +18,2% ed in Molise +18,1%;
state, +7,4%; il maggior numero
di Imprese protestate si registra nel Lazio (oltre 8mila) e in
Toscana (circa 3mila). I maggiori incrementi dei protesti nel
2012 sono registrati in: Marche
+ 17,2%, in Umbria +16,4% e
nel Lazio 12,7%;
società protestate,
+2,6%; il maggior
protestate si registra in Lombardia
(circa 8mila). I maggiori incrementi dei
protesti nel 2012
sono registrati in:
Valle d’Aosta +4,9%
e Lombardia +3,5%;
te, + 1,3%; il maggior numero di
Imprese protestate si registra
nel Veneto (circa 2,5mila) ed in
Emilia Romagna (oltre 2mila). I
maggiori incrementi dei protesti nel 2012 sono registrati in:
Trentino Alto Adige +23,5% e
Friuli +12,6%.
Come noto, negli anni del cosiddetto boom economico - quando
il Paese attraversava una fase di
crescita, le Famiglie risparmiavano ed erano solvibili - si è fatto
largo uso delle cambiali, quale
strumento di pagamento e di dilazione.
Oggi, in uno scenario economicofinanziario completamente diverso, la “cambiale”, che sembrava essere uscita
di scena, sta
invece ritornando prepotentemente in auge,
sia quale mezzo
di pagamento che, e soprattutto,
quale strumento a supporto di
“ridefinizioni” e/o piani di rientro
per debiti (precedentemente contratti) insoluti e/o ceduti, in particolare nel credito al consumo.
Infatti, le società finanziarie ed
alcune banche, per rientrare dai
loro crediti incagliati, sempre più
spesso concordano con i propri
clienti il rilascio di effetti cambiari. Da un’analisi dell’Ufficio Studi
di Unirec, basata su dati di un
campione di Società di recupero
crediti e di Società di Credito ai
Consumatori, con riferimento al
2012, rispetto al 2011 emerge:
ro degli effetti rilasciati ed una
crescita del 2% dell’ammontare
e protesti) del 33% del numero
degli effetti e del 35% dell’ammontare complessivo.
Rispetto al 2009, il numero delle
cambiali è aumentato del 44%,
mentre l’ammontare complessivo
è cresciuto del 17%.
QUADRO D’INSIEME: FATTURATO COMPLESSIVO E RICAVI DA
Nel 2011, il fatturato complessivo del Comparto della “Tutela del
Credito” ha raggiunto in Italia il
ragguardevole importo di 983 milioni di euro, con una crescita di
circa il 9% rispetto ai 905 milioni del 2010, frutto di un aumen-
to del 18% del “libero mercato”
(l’incremento di Unirec è stato
del 19%) e di una contrazione del
29% del “mercato captive”.
Le Imprese del “libero mercato”
(escluso quindi quelle captive)
hanno fatturato complessivamente 851 milioni di euro, ovvero 132
milioni di euro in più sui 719 milioni del 2010 e, con l’incremento
del 18%, hanno visto aumentare
dall’80% all’86,6% la loro quota
La quota di mercato delle Aziende
Associate Unirec è cresciuta di 7
punti percentuali, attestandosi al
76% del totale del Comparto ed
all’87% del “libero mercato” (+ 1
punto percentuale).
Il fatturato per servizi collaterali
all’attività di recupero crediti, nel
2011 è aumentato del 39,5% attestandosi a 240 milioni di euro,
con un incremento di € 68 milioni
sui 172 milioni del 2010.
Per il 2012, sulla scorta di dati di
bilancio di un campione significativo di Associate Unirec, è atteso
un ulteriore incremento del fatturato, tuttavia stimabile nell’ordine
dell’1%-3%.
RICAVI PER LA SOLA ATTIVITÀ
DI RECUPERO CREDITI PER
Nel 2011, i ricavi derivanti dalla
sola attività di recupero crediti per conto terzi, ammontati a
complessivi 744 milioni di euro,
registrano un aumento contenuto
nell’ordine dell’1% circa (erano
733 milioni nel 2010). Da rilevare
tuttavia che tale risultato deriva
da una crescita del 12% dei ricavi complessivi delle Imprese del
“libero mercato” (Associate Unirec +11%) e di una contrazione
del 29% dei ricavi delle Imprese
“captive”. Nel 2011, le Aziende
Associate Unirec, con 503 milioni
di euro, hanno visto crescere di 6
punti percentuali la loro quota dei
ricavi complessivi del Comparto
conquistando il 68% del totale;
pressoché stabile (-1 punto) la
quota relativa al “libero mercato”, passata dall’83% del 2010
all’82% del 2011.
Per quanto concerne il 2012, sulla scorta di dati dei bilanci di un
campione significativo di Associate Unirec, è stimabile un assestamento dei ricavi per attività
di recupero crediti in conto terzi
intorno ai 750 milioni di euro.
LE IMPRESE OPERANTI NEL
SETTORE DELLA TUTELA DEL
CREDITO (Codice Ateco 82.91.1)
Nel 2011, le Imprese con codice
Ateco 82.91.1, rispetto al 2010
avevano registrato un aumento di
82 unità, pari a +6,5%.
L’incremento era ascrivibile pressoché totalmente alle Società a
Responsabilità Limitata passate
da 491 a 547 (+11%).
Nel 2012 invece, si rileva un numero sostanzialmente stabile di
Imprese operanti nel settore del
recupero crediti (1.332 contro
1.334), pur tuttavia con una diversa ripartizione per forma giuridica.
Infatti, a fronte
di un incremento di 30 Società
di Capitale (+9
SpA e +21 Srl)
che rappresentano il 45,4%
del totale, si è
registrata una diminuzione di 32
Società di Persone (-14 Sas; -9
Snc; -7 D.I.; -2 Altre).
CREDITI AFFIDATI E RECUPERATI
Nel 2012, il 50% (dato invariato
rispetto al 2011) dei crediti affidati al recupero (sia per numero
di pratiche che per importi) si è
concentrato nelle quattro seguenti regioni:
Sicilia (14% delle pratiche e 15%
degli importi), Campania (14%
sia delle pratiche che degli importi), Lombardia (12% delle pratiche
e 13% degli importi) e Lazio (10%
delle pratiche e 8% degli importi).
Per contro, la performance media delle pratiche recuperate di
queste quattro regioni risulta
pari al 42%, inferiore del 5% circa rispetto a quella media nazionale del 44,1%.
La performance degli incassi
(rapporto tra importi recuperati ed importi affidati) in queste
quattro regioni risulta invece
pressoché in linea con la media
nazionale del 21,5%.
Da rilevare, tuttavia, che la media
delle quattro regioni è influenzata
dal 29% del Lazio (+7,5 punti rispetto alla media nazionale), che
compensa il 19% della Campania
(-2,5 punti sulla media nazionale) ed il 20% della Sicilia e della
Lombardia (-1,5 punti sulla media
Le regioni più “virtuose” risultano invece essere: il Friuli, la Basilicata, il Molise, il Trentino e la
Valle d’Aosta, regioni che, oltre
ad avere meno dell’1% dei crediti
affidati per il recupero, registrano
performance di recupero uguali
o superiori alla media nazionale,
ad eccezione della Basilicata che
evidenzia una percentuale in linea con la media nazionale.
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References: art.1
 art.1
 art.1

art. 155
 articolo 107

art. 107