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Timestamp: 2020-08-08 03:40:27+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18749 del 28/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18749 del 28/07/2017
Cassazione civile, sez. III, 28/07/2017, (ud. 29/11/2016, dep.28/07/2017), n. 18749
sul ricorso 28435-2014 proposto da:
B.E., A.M., B.M., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA ILDEBRANDO GOIRAN, 23, presso lo studio
dell’avvocato UGO SARDO, rappresentati e difesi dall’avvocato
ASSUNTA BUCCIARELLI giusta procura speciale in calce al ricorso;
M.M., M.L., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
rappresentati e difesi dagli avvocati GABRIELE ROMANO, PIETRO
PALOMBELLI giusta procura speciale in calce al controricorso;
R.P., + ALTRI OMESSI
avverso la sentenza n. 2784/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
29/11/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;
udito l’Avvocato ASSUNTA BUCCIARELLI;
udito l’Avvocato GABRIELE ROMANO;
All’esito del giudizio instaurato dagli eredi di M.A. nei confronti, tra gli altri, degli odierni ricorrenti, il Tribunale di Latina ne accolse la domanda di risoluzione del contratto di colonia migliorativa in uso nel basso Lazio e la conseguente opposizione proposta avverso l’ordinanza di affrancazione emessa in favore dei convenuti, che condannava al rilascio dei fondi.
La corte di appello di Roma, investita dell’impugnazione proposta da questi ultimi, la rigettò.
Avverso la sentenza della Corte capitolina A.M., M. ed B.E. hanno proposto ricorso sulla base di 2 motivi di censura.
L. e M.M. resistono con controricorso.
Con il primo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione della L. 11 giugno 1925 e della L. n. 327 del 1963, artt. 1 e 2; violazione dell’art. 24 Cost. e art. 11 Cost., comma 2.
Con il secondo motivo, si denuncia nullità della sentenza e del procedimento ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4.
Entrambi risultano privi di pregio.
Come correttamente e condivisibilmente affermato dalla Corte territoriale, i ricorrenti non hanno mai nè provato di essere possessori del fondo oggetto di causa, nè di avervi apportato le necessarie migliorie – presupposto indefettibile per l’esercizio del diritto di affrancazione, non potendosi considerare sufficiente a tal fine (Cass. 25420/2013, ex aliis) la realizzazione di generiche attività, pur astrattamente migliorative, essendo di converso necessario che il coltivatore abbia impiantato colture arboree o arbustive su un fondo concesso incolto e nudo, provvedendovi direttamente a proprie spese ovvero pagfandone il valore al precedente coltivatore al quale sia subentrato -, avendo il CTU all’uopo nominato evidenziato, tra l’altro, l’assenza di coltivazione del fondo, ed avendone la Corte territoriale conseguentemente dedotto l’insussistenza dei presupposti richiesti per la domanda di affrancazione quantomeno per la mancanza di migliorie.
Nessuna violazione delle norme costituzionali indicate in ricorso appare, pertanto, legittimamente predicabile, nella specie, quanto alla mancata ammissione delle prove richieste dagli odierni ricorrenti, correttamente e condivisibilmente escluse in sede di giudizio di merito per la loro genericità.
I motivi di censura sono, pertanto, irrimediabilmente destinati ad infrangersi sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello dianzi descritto, dacchè essi, nel loro complesso, pur formalmente abbigliati in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
I ricorrenti, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 n. 3 c.p.c. mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie astratta applicabile alla vicenda processuale, si volgono piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto irricevibili, volta che la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postula un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere in alcun modo tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale, ovvero vincolato a confutare qualsiasi deduzione difensiva.
Per altro verso, parte ricorrente, nella specie, pur denunciando, formalmente, un insanabile deficit motivazionale della sentenza di secondo grado, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata – quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11
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