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Timestamp: 2020-04-08 06:42:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15039 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15039 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 07/04/2017, dep.16/06/2017), n. 15039
sul ricorso 27974-2010 proposto da:
– ricorrente -0
CISETTE SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA VIA BERENGARIO 10, presso lo
studio dell’avvocato PAOLA CECCHETTI, rappresentata e difesa
dall’avvocato ALBERTO NENCHA giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 71/2009 della COMM.TRIB.REG. della PUGLIA
07/04/2017 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI;
1. La Commissione Tributaria Regionale della Puglia, con la sentenza n. 71/05/09, depositata il 19.10.2009 e non notificata, in riforma della sentenza di primo grado, accogliendo l’appello della società Cisette SRL, dichiarava illegittimi gli avvisi di accertamento emessi nei suoi confronti per IVA, IRPEG, ILOR e IRAP per gli anni di imposta 1997, 1998 e 1999.
2. Secondo il giudice di appello, per quanto interessa il presente giudizio, la ripresa a tassazione degli interessi attivi che l’Ufficio aveva ritenuto essere maturati sul finanziamento decennale concesso a titolo infruttifero dalla Cisette alla società Lenoci SNC, in virtù di un contratto di mutuo del 16.01.1995, era illegittima in quanto: A) nessuna norma prevedeva che dalla mancata registrazione del contratto di finanziamento redatto in forma di scrittura privata potesse scaturire la presunzione della sua fruttuosità; B) dalla documentazione societaria versata in atti (scritture contabili, verbale assembleare di concessione del finanziamento, poste di bilancio e relativa nota integrativa) e non contestata dall’Ufficio emergeva la precisa volontà della Cisette di concedere un prestito infruttifero; C) tali risultanze erano fondate su documenti utilizzabili al fine di superare la presunzione della maturazione di interessi sul capitale dato a mutuo prevista dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42; D) l’identità della compagine sociale dei due soggetti tra cui era incorsa l’operazione di finanziamento rendeva realistica la non onerosità del finanziamento.
Ugualmente illegittima era ritenuta la ripresa concernente i premi attivi maturati dalla Cisette nei confronti della società CE.DI.SISA Campania SRL, poichè dagli atti non era emerso che la contribuente ne era venuta a conoscenza in maniera formale in tempo utile rispetto ai termini di presentazione della dichiarazione per poterli imputare tra i redditi dell’anno in verifica.
Secondo la ricorrente la CTR non avrebbe dovuto limitarsi a sostenere che tale documentazione era idonea a giustificare le ragioni del prestito a titolo gratuito, ma avrebbe dovuto esaminarla e motivare sul perchè valeva a spiegare una condotta antieconomica, considerato l’ammontare delle somme e la durata decennale del prestito.
1.2. Con il secondo motivo si denuncia sempre la insufficienza motivazionale in relazione alla ripresa per il recupero a tassazione di premi attivi per violazione del criterio di competenza, lamentando una errata valutazione da parte della CTR degli atti processuali.
1.3. Con il terzo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d) in combinato disposto con gli artt. 2967, 2728 e 2729 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).
La ricorrente sostiene che la CTR ha annullato la ripresa sugli interessi attivi, pur in presenza di un comportamento antieconomico della contribuente, solo perchè la società aveva esibito atti contabili formalmente corretti, violando la norma in esame, che consente l’accertamento induttivo in presenza di scritture formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere ritenuta complessivamente ed essenzialmente inattendibile in quanto confliggente con regole fondamentali di ragionevolezza perchè come nel caso – in presenza di un comportamento inspiegabilmente e manifestamente antieconomico.
2.1. L’esame dei motivi primo e terzo, connessi perchè concernenti la medesima statuizione in merito alla questione della presunta onerosità del mutuo pluriennale concesso dalla contribuente, va condotto congiuntamente ed impone la preliminare valutazione dell’eccezione di giudicato esterno sollevata dalla contribuente sulla scorta della sentenza n. 50/10/2008 della CTR della Puglia, depositata il 23.09.2008, (fol. 14 e ss. del controricorso).
2.2. In detta ultima sentenza, allegata in atti con attestazione di mancata impugnazione, risulta presa in esame la medesima questione con riferimento al 1995, anno nel quale venne stipulato il contratto di finanziamento, ed è risolta favorevolmente per la contribuente, poichè viene ritenuto non condivisibile il disconoscimento della infruttuosità del finanziamento compiuto dall’Amministrazione senza alcuna indagine sui documenti societari e sulle scritture contabili.
Orbene tale statuizione, divenuta definitiva per il passaggio in giudicato della sentenza, è idonea a spiegare i suoi effetti nel presente giudizio, in applicazione del principio, di recente ribadito proprio in relazione ad analoga fattispecie di finanziamento pluriennale infruttifero, secondo il quale “In tema di contenzioso tributario, qualora due giudizi tra le stesse parti facciano riferimento al medesimo rapporto giuridico, l’accertamento compiuto in uno di essi con sentenza passata in giudicato, relativamente a situazioni giuridiche o a soluzioni di questioni di fatto o di diritto in ordine a un punto fondamentale comune ad entrambi, preclude l’esame dello stesso punto nell’altro giudizio, non trovando ostacolo l’efficacia del giudicato nell’autonomia dei periodi d’imposta, ove gli elementi costitutivi della fattispecie, estendendosi a più periodi d’imposta, assumano carattere tendenzialmente permanente. Ne discende che il carattere gratuito di un finanziamento pluriennale dalla società controllante a favore della controllata, accertato con efficacia di giudicato per un anno d’imposta, ha efficacia espansiva anche nel giudizio relativo ad altra annualità, afferendo all’identico rapporto giuridico, senza che rilevi la differente disposizione normativa contestata nel diverso atto impositivo impugnato.” (Cass. n. 18875 del 26/09/2016).
2.4. Ne consegue che l’eccezione di giudicato esterno va accolta e i motivi primo e terzo vanno dichiarati inammissibili perchè privi di decisività.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 42
 art. 39
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