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Timestamp: 2020-06-01 08:26:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11056 del 05/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11056 del 05/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 05/05/2017, (ud. 16/02/2017, dep.05/05/2017), n. 11056
sul ricorso 22244-2015 proposto da:
Z.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA PINETA
SACCHETTI, 201, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA FONTANELLA,
EQUITALIA SUD SPA, (OMISSIS),- Direzione Regionale Lazio in persona
del Responsabile Contenzioso Esattoriale, elettivamente domiciliata
VARI’, che la rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 856/09/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 16/02/2015;
partecipata del 16/02/2017 dal Consigliere LUCIO NAPOLITANO.
costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata e che parte ricorrente ha depositato memoria, osserva quanto segue:
La CTR del Lazio, con sentenza n. 856/09/2015, depositata il 16 febbraio 2015, non notificata, rigettò l’appello proposto – unicamente con riferimento al capo di sentenza relativo alla disposta compensazione delle spese di lite – dal sig. Z.C. nei confronti di Equitalia Sud S.p.A. e della Regione Lazio avverso la sentenza della CTP di Roma, che aveva nel resto accolto il ricorso del contribuente avverso cartella di pagamento per tassa automobilistica relativa all’anno 2007.
Avverso la sentenza della CTR il contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, ulteriormente illustrato da memoria. Equitalia Sud S.p.A. resiste con controricorso, mentre la Regione Lazio non ha svolto difese.
Con il primo motivo, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., art. 118 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma, n. 3, lamentando come ingiustificata la disposta compensazione delle spese di lite, a fronte dell’integrale accoglimento del ricorso con annullamento della cartella impugnata, non sussistendo quelle “gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione”, idonee a sorreggere l’esercizio da parte del giudice di merito del potere discrezionale di compensazione delle spese del giudizio.
Invero la sentenza impugnata ha sostanzialmente affermato che l’accoglimento del ricorso del contribuente in relazione all’eccepita prescrizione del credito tributario integrerebbe di per sè i presupposti che legittimano il giudice di merito a disporre la compensazione delle spese di lite, al di fuori dell’ipotesi della reciproca soccombenza, secondo il disposto dell’art. 92 c.p.c., comma 2, applicabile ratione temporis al presente giudizio.
Questa Corte ha già avuto modo di rilevare – proprio riguardo alla formulazione della norma anche in questa sede in esame – come “le gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione” per giustificare la compensazione totale o parziale non possano essere illogiche o erronee, altrimenti configurandosi il vizio di violazione di legge, denunciabile in sede di legittimità (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 31 maggio 2016, n. 11222; Cass. sez. 6-5, ord. 19 dicembre 2016, n. 26137; si veda anche, per una tipizzazione di massima delle situazioni che possano ricondursi nell’ambito della citata norma, Cass. sez. 2, 29 novembre 2016, n. 24234).
In tale vizio è incorsa dunque la decisione impugnata nel riferire la ricorrenza delle condizioni giustificative della compensazione delle spese di lite unicamente al rilievo dell’eccepita prescrizione, atteso che la notifica di una cartella di pagamento per un credito tributario ormai prescritto pone il contribuente in condizione di dover necessariamente impugnare l’atto per impedirne l’acquisizione di definitività, sicchè la fattispecie non appare in alcun modo giustificare la deroga al generale criterio della soccombenza, che trova la sua ragione giustificativa nel principio di causalità, in forza del quale è tenuto a sopportare il carico delle spese del giudizio chi vi abbia dato luogo con il proprio comportamento contra ius.
Nè, riguardo alla difesa svolta dall’agente della riscossione, secondo cui l’eventuale condanna alle spese dovrebbe essere disposta nei confronti del solo ente impositore, risulta che il giudice di primo grado, nell’accogliere nel merito il ricorso del contribuente, abbia escluso la concorrente legittimazione passiva di Equitalia Sud S.p.A. In proposito va osservato che, se è vero che l’agente della riscossione agisce su richiesta dell’ente creditore ponendo in essere atti dovuti, tale circostanza rileva solo nei rapporti interni, mentre rispetto all’opponente vige il principio di causalità, che giustifica la condanna in solido (cfr. Cass. sez. 6-2, ord. 10 novembre 2011, n. 23459; Cass. sez. 6-2, 1^ settembre 2016, n. 17502; Cass. sez. 6-3, ord. 30 gennaio 2017, n. 2570).
Il ricorso va dunque accolto in relazione al primo motivo, assorbito il secondo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio per nuovo esame alla CTR del Lazio in diversa composizione, che, nell’uniformarsi ai principi di diritto sopra enunciati, provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 118
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 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
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