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Timestamp: 2017-09-25 04:16:10+00:00

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MATRIMONIALISTA AVVOCATO SEPARAZIONE DIVORZI BOLOGNA CASA CONIUGALE? | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
MATRIMONIALISTA AVVOCATO SEPARAZIONE DIVORZI BOLOGNA CASA CONIUGALE?
AVVOCATO SEPARAZIONE DIVORZI BOLOGNA CASA CONIUGALE? COME SI OTTIENE ? QUANDO SI OTTIENE? PERCHE’ SI OTTIENE separazione casa coniugale di proprietà del marito
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La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Sig. S.U., esprimendo il seguente principio di diritto: “Come affermato dalle Sezioni unite di questa Corte, quando un terzo abbia concesso in comodato un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento – pronunciato nel giudizio di separazione o di divorzio – di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figlio maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, non modifica né la natura né il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, atteso che l’ordinamento non stabilisce una “funzionalizzazione assoluta” del diritto di proprietà del terzo a tutela di diritti che hanno radice nella solidarietà coniugale o postconiugale, con il conseguente ampliamento della posizione giuridica del coniuge assegnatario. Infatti, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa, idoneo ad escludere uno dei coniugi dalla utilizzazione in atto e a “concentrare” il godimento del bene in favore della persona dell’assegnatario, resta regolato dalla disciplina del comodato negli stessi limiti che segnavano il godimento da parte della comunità domestica nella fase fisiologica della vita matrimoniale. Di conseguenza, ove il comodato sia stato convenzionalmente stabilito a termine indeterminato (diversamente da quello nel quale sia stato espressamente ed univocamente stabilito un termine finale), il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell’art. 1809 c.c., comma 2”.
S.U. Elettivamente domiciliato in Roma, via Pasubio, n.
4, nello studio dell’avv. d’Errico Carlo, che lo rappresenta e
P.M.G. Elettivamente domiciliata in Roma, via
Oslavia, n. 40, nello studio dell’avv. Di Muccio Ilaria;
controricorso, dall’avv. Perna Fabrizio;
avverso la sentenza della Corte di appello di Roma, n. 719 depositata
in data 9 giugno 2010;
sentita la relazione svolta all’udienza pubblica del 25 giugno 2012
sentito per il ricorrente l’avv. De Sanctis Mangelli, munito di
sentito per la controricorrente l’avv. Perna;
dott. FUCCI Costantino, il quale ha concluso per il rigetto del
1 – Con sentenza in data 21 marzo 2008 il Tribunale di Frosinone rigettava la domanda con la quale S.U. aveva chiesto il rilascio, nei confronti della nuora P.M.G., di un proprio appartamento, dato in comodato al figlio P., marito della stessa, ed adibito a casa coniugale, per essere poi assegnato, nell’ambito del procedimento di separazione personale fra detti coniugi, alla convenuta, affidataria dei figli minori. Veniva in proposito richiamato l’orientamento secondo cui, quando un bene immobile sia dato in comodato per essere destinato a casa coniugale, senza limiti di tempo in favore di un nucleo familiare o in corso di formazione, si versa nell’ipotesi di comodato a tempo indeterminato e l’immobile resta vincolato alla destinazione impressa finchè perdurino le esigenze della famiglia, con la conseguenza che al comodante è opponibile il provvedimento di assegnazione al coniuge affidatario dei figli minori, non potendo, quindi, ottenerne il rilascio anticipato, salva la sopravvenienza di un urgente e impreveduto bisogno, che l’attore, allegandolo per altro in maniera affatto generica, non aveva dimostrato.
1.1 – La Corte di appello di Roma, con la decisione in esame, rigettava l’appello proposto dal S., ribadendo l’opponibilità al medesimo del provvedimento di assegnazione della casa coniugale, e rilevando che il vincolo quale casa di abitazione coniugale al bene immobile dato in comodato emergeva dagli atti acquisiti, con particolare riferimento al verbale di separazione.
1.2 – Per la cassazione di tale decisione propone ricorso il S., deducendo unico e complesso motivo.
2 – Con unico motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 155 quater cod. civ., degli artt. 1803, 1809 e 1810 c.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione, rispettivamente, all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
Si sostiene che, in relazione al contratto di comodato, la sfera giuridica dell’assegnatario della casa familiare, sul quale si concentrano i diritti e gli obblighi da esso derivanti, scaturisce esclusivamente dal rapporto contrattuale, non già dal provvedimento giudiziale di assegnazione, che determina esclusivamente una concentrazione di tali situazioni soggettive in capo al coniuge affidatario dei figli, senza poter incidere sulle posizioni giuridiche di un terzo, qual è il comodante.
Deve premettersi che, contrariamente a quanto dedotto nel ricorso, la sentenza impugnata non desume dal provvedimento di assegnazione della casa familiare la sussistenza del vincolo di destinazione alle esigenze familiari impresso al comodato, ma afferma che “debbono darsi per ammesse o risultano dalla documentazione in atti (verbale di separazione)” le circostanze secondo cui “la casa data in comodato fosse nella disponibilità dei coniugi al momento della separazione e che il vincolo, quale casa di abitazione per il nucleo familiare, già formatosi o in corso di formazione, fosse stato impresso originariamente al momento della dazione”.
Come affermato dalle Sezioni unite di questa Corte, quando un terzo abbia concesso in comodato un bene immobile di sua proprietà perchè sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento – pronunciato nel giudizio di separazione o di divorzio – di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figlio maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, non modifica nè la natura nè il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, atteso che l’ordinamento non stabilisce una “funzionalizzazione assoluta” del diritto di proprietà del terzo a tutela di diritti che hanno radice nella solidarietà coniugale o postconiugale, con il conseguente ampliamento della posizione giuridica del coniuge assegnatario. Infatti, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa, idoneo ad escludere uno dei coniugi dalla utilizzazione in atto e a “concentrare” il godimento del bene in favore della persona dell’assegnatario, resta regolato dalla disciplina del comodato negli stessi limiti che segnavano il godimento da parte della comunità domestica nella fase fisiologica della vita matrimoniale. Di conseguenza, ove il comodato sia stato convenzionalmente stabilito a termine indeterminato (diversamente da quello nel quale sia stato espressamente ed univocamente stabilito un termine finale), il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell’art. 1809 c.c., comma 2. (Cass., 21 luglio 2004, n. 13603). In casi del genere, infatti, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso al comodato un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari (e perciò non solo e non tanto a titolo personale del comodatario) idoneo a conferire all’uso – cui la cosa deve essere destinata – il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la eventuale crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà, ad nutum, del comodante (Cass., 13 febbraio 2006, n. 3072).
Nell’ambito di tale orientamento, assolutamente prevalente, si è recentemente ribadito che la specificità della destinazione a casa familiare, quale punto di riferimento e centro di interessi del nucleo familiare, è incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorietà e dall’incertezza che caratterizzano il comodato, cosiddetto precario, e che legittimano la cessazione “ad nutum” del rapporto su iniziativa del comodante (Cass., 14 febbraio 2012, n. 2103; Cass., 21 giugno 2011, n. 13592, relativa a nucleo familiare di fatto; Cass., 28 febbraio 2011, n. 49; Cass., 11 agosto 2010, n. 18619).
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della prima sezione civile, il 25 giugno 2012.
La filiazione naturale fa sorgere a carico del genitore tutti i doveri di cui all’articolo 147 del Cc propri della procreazione legittima, compreso quello di mantenimento che, unitamente ai doveri di educare e istruire i figli, obbliga i genitori ex articolo 148 del Cc a far fronte a una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese al’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale. Nella determinazione del contributo previsto dall’articolo 277, comma 2, del Cc per il mantenimento del figlio minore nato fuori del matrimonio, a seguito della dichiarazione giudiziale di paternità naturale, il giudice, ai sensi dell’articolo 155 del Cc, applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, in virtù del rinvio contenuto nell’articolo 4 della legge 54/2006, deve tener conto non solo delle esigenze attuali del figlio, ma anche, tra l’altro, delle risorse economiche dei genitori, in modo da realizzare il principio generale di cui all’articolo 148 del Cc, secondo cui i genitori devono concorrere al mantenimento dei figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.
Diversa tuttavia deve ritenersi la soluzione quando, come nella specie, i genitori del minore abbiano non solo destinato di comune accordo e con impegno economico comune un immobile a loro abitazione familiare ma vi abbiano anche convissuto stabilmente prima del conflitto, deflagrato con la nascita del figlio. In questa ipotesi la casa familiare preesisteva alla nascita del figlio minore ed il temporaneo allontanamento dovuto al conflitto del nucleo genitori figli non ha mutato tale preesistente destinazione
ABBANDONO TETTO CONIUGALE dovedove si denuncia l’abbandono del tetto coniugaledove fare denuncia per abbandono del tetto coniugaledove denunciare abbandono tetto coniugalechichi abbandona il tetto coniugale ha diritto al mantenimentochi abbandona il tetto coniugalecosacosa fare in caso di abbandono tetto coniugalecosa rischio se abbandono il tetto coniugaleabbandono tetto coniugale cosa si rischiacosa si intende per abbandono tetto coniugalecosa significa abbandono del tetto coniugalecosa fare per abbandono tetto coniugalecosa comporta abbandono tetto coniugalecosa è abbandono tetto coniugalequandoquando si può definire abbandono del tetto coniugalequando si può dire abbandono del tetto coniugalequando si ha l abbandono del tetto coniugaleabbandono del tetto coniugale quandoquando si configura l’abbandono del tetto coniugalequando scatta l’abbandono del tetto coniugalequando viene considerato abbandono del tetto coniugalequando non e abbandono del tetto coniugalequando si considera abbandono del tetto coniugalequando si dice abbandono del tetto coniugalequando c’è abbandono del tetto coniugalequando diventa abbandono del tetto coniugalequando si parla di abbandono tetto coniugalequando è abbandono del tetto coniugalequando è abbandono tetto coniugalequando abbandono tetto coniugalecomecome si dimostra l’abbandono del tetto coniugalecome evitare l’abbandono del tetto coniugalecome dimostrare l’abbandono del tetto coniugalecome denunciare l’abbandono del tetto coniugaleabbandono tetto coniugale come si configuracome evitare denuncia abbandono tetto coniugalecome abbandonare il tetto coniugalecome dimostrare abbandono tetto coniugalecome evitare abbandono tetto coniugalecome denunciare abbandono tetto coniugale
accoglie il quarto motivo di ricorso, rigetta i primi tre e dichiara assorbito il quinto; cassa l’impugnata sentenza in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, dichiara cessato il diritto di godimento dell’immobile per cui è causa in capo alle ricorrenti a far tempo dal 18.6.2013, data dalla quale sarà dovuta la relativa indennità di occupazione; dichiara compensate tra le parti le spese di tutti i gradi del giudizio. Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, da atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del co. 1 bis dello stesso art. 13

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 148
 sentenza 
 art. 13