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Timestamp: 2019-02-16 19:12:35+00:00

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Iniziativa per la dichiarazione di fallimento (1)
I. Il fallimento è dichiarato su ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero.
II. Nel ricorso di cui al primo comma l’istante può indicare il recapito telefax o l’indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni e gli avvisi previsti dalla presente legge.
(1) Articolo sostituito dall’art. 4 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
Fallimento – Spese legali del creditore istante – Prededuzione chirografaria.
Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Definitivo accertamento del credito o della esecutività del titolo - Accertamento incidentale al solo scopo di verificare la legittimazione dell'istante.
L'art. 6 legge fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l'altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, nè l'esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all'esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell'istante (Cass. sez. un. 23 gennaio 2013, n. 1521; Cass. 22 maggio 2014, n. 11421). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018. Segue...
Insolvenza transfrontaliera - Dichiarazione di fallimento all'estero di società - Effetti immediati negli altri Stati membri ex Regolamento CE n. 1346 del 2000 - Conseguenze - Apertura di concorrente procedura di insolvenza principale - Esclusione.
Ai sensi dell'art. 16 del Regolamento CE n. 1346 del 2000, la decisione di apertura della procedura d'insolvenza da parte di un giudice di uno Stato membro che si sia ritenuto competente, quale giudice dello Stato nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, è riconosciuta in tutti gli altri Stati membri non appena produca effetto in quello in cui è adottata, senza che ai giudici di tali altri Stati sia consentito di sottoporla a valutazione. Ne consegue che le eventuali procedure aperte successivamente in un altro Stato membro, nel cui territorio il debitore possiede una dipendenza, sono procedure secondarie. (Nella specie, la S.C., a seguito della sopravvenuta dichiarazione di fallimento in Lussemburgo di una società per azioni intervenuta nelle more di analogo giudizio pendente in Italia, ha ritenuto inammissibile, per carenza di interesse, il regolamento di giurisdizione proposto dal fallimento). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Novembre 2017, n. 27280. Segue...
Fallimento - Imprese soggette - Limite di fallibilità previsto dall'art. 15, comma 9, l.fall. - Credito vantato dalla parte istante - Istruttoria prefallimentare - Prova dell’esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila - Rilevanza.
Per accertare il superamento della condizione ostativa alla dichiarazione di fallimento prevista dall’art. 15, comma 9, l.fall., non deve aversi riguardo al solo credito vantato dalla parte istante per la dichiarazione di fallimento, ma alla prova, comunque acquisita nel corso dell'istruttoria prefallimentare, dell’esistenza di una esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Novembre 2017, n. 26926. Segue...
Concordato preventivo – Istanza di fallimento – Risoluzione.
Fallimento - Revoca del fallimento - Giudizio di reclamo - Fatti successivi alla dichiarazione di fallimento - Rilevanza - Esclusione - Conseguenze - Sopravvenuta desistenza del creditore istante - Rilevanza ai fini della revoca del fallimento - Esclusione.
Insolvenza transfrontaliera - Fallimento di società - Regolamento CE n. 1346 del 2000 - Competenza ad aprire la procedura di insolvenza - Giudice del centro di interessi della società - Trasferimento della sede all’estero anteriormente al deposito dell’istanza di fallimento - Presunzione “iuris tantum” di coincidenza della sede legale con la sede effettiva - Indici probatori del suo superamento - Accertamento da parte del giudice del merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Esclusione.
Nel caso in cui una società abbia trasferito la propria sede all’estero anteriormente all’apertura della procedura di insolvenza, è legittimamente dichiarata la giurisdizione del giudice italiano in ordine alla dichiarazione di fallimento della stessa ove il giudice di merito abbia accertato - con valutazione in fatto non sindacabile in sede di legittimità - la presenza di indici probatori (riscontrabili, principalmente, nella discontinuità dell’attività svolta successivamente al trasferimento, nell’effettivo trasferimento dell’attività imprenditoriale, nella circostanza che l’organo amministrativo sia cittadino italiano e senza significativi collegamenti con lo Stato straniero ovvero nella fittizietà del trasferimento del centro dell’attività direttiva, amministrativa ed organizzativa dell’impresa), idonei a vincere la presunzione “iuris tantum” di corrispondenza tra la sede legale e la sede effettiva, prevista dall’art. 3 del regolamento CE n. 1346 del 2000, secondo cui la competenza ad aprire la procedura di insolvenza spetta al giudice dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, da individuare fino a prova contraria, in caso di società, in quello del luogo in cui si trova la sede statutaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 2017, n. 7470. Segue...
Fallimento - Spese giudiziali civili - Privilegio per spese di giustizia - Riconoscimento al creditore istante per la dichiarazione di fallimento - Legittimità.
Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio di cui agli artt. 2755 e 2770 c.c. nonchè 95 c.p.c. (privilegio per spese di giustizia) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26949. Segue...
Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Iniziativa - Ricorso per dichiarazione di fallimento - Proposizione al solo scopo di ottenere la soddisfazione di un credito - Responsabilità processuale aggravata del ricorrente - Configurabilità.
Fallimento - Imprese soggette - Limite di fallibilità previsto dall'art. 15, comma 9, l.fall. - Debiti scaduti e non pagati - Debiti desumibili dall'istruttoria prefallimentare - Computabilità - Debiti risultanti dalla visura protesti - Inclusione - Fondamento.
Ai fini del computo del limite minimo di fallibilità previsto dall'art. 15, comma 9, l.fall., deve aversi riguardo non solo al credito vantato dalla parte istante per la dichiarazione di fallimento, ma anche ai debiti non pagati emersi nel corso dell'istruttoria prefallimentare, pur se risultanti dall'elenco degli assegni protestati, che documentano altrettanti debiti scaduti del cui pagamento spetta al debitore fornire la prova. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Marzo 2016, n. 5377. Segue...
Fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Proposta di concordato preventivo - Inammissibilità ex art. 162 legge fall. - Successiva dichiarazione di fallimento su richiesta del P.M. - Convocazione del debitore - Necessità - Esclusione - Limiti.
Concordato preventivo - Risoluzione - Automatica dichiarazione di fallimento - Regime intermedio - Esclusione.
L’abrogazione espressa della dichiarazione di fallimento d’ufficio ad opera del decreto correttivo n. 169 del 2007, che ha riscritto l’art. 186 legge fall., ha valore meramente ricognitivo di una abrogazione implicita che è stata indotta nel precedente testo dell’articolo dal d.lgs. n. 5 del 2006, che ha riformulato l’art. 6 legge fall. in modo da rendere incompatibile la sopravvivenza dell’istituto nell’ambito della disciplina del concordato preventivo e che ha perciò superato il tralaticio ma disarmonico vecchio testo normativo, divenuto incoerente sia con la abrogazione dell’istituto della dichiarazione di fallimento d’ufficio, sia con il mutamento dei presupposti della procedura di concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015, n. 9934. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Diritto del promissario venditore alla stipula del contratto definitivo - Legittimazione alla richiesta del fallimento del promissario acquirente - Sussistenza.
Il diritto del promissario venditore alla stipula del contratto definitivo integra la fattispecie del diritto di credito che, ai sensi dell'articolo 1 L.F. legittima il titolare a richiedere il fallimento del promissario acquirente e ciò anche in forza dell'articolo 59 L.F., il quale prevede il concorso di crediti aventi ad oggetto una prestazione diversa dal denaro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Aprile 2015. Segue...
Procedimento per dichiarazione di fallimento – Società in liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza
Procedimento per dichiarazione di fallimento – Società in liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza – Mancato deposito dei bilanci di esercizio.
Quando la società debitrice è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 l.f., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’uguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto non è più richiesto che la società in liquidazione disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (Riccardo Cammarata) (riproduzione riservata)
Depone senza dubbio in senso sfavorevole alla società debitrice il mancato deposito presso il registro delle imprese, prima da parte dell’amministratore e poi da parte del liquidatore, dei bilanci di esercizio sin dal 2012, circostanza questa, invero, già di per sé altamente sintomatica del superamento in negativo, per la società in liquidazione, del rapporto tra l’attivo e il passivo. (Riccardo Cammarata) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 19 Marzo 2015. Segue...
Istanza di fallimento - Oggetto della valutazione - Debiti verso soggetti diversi dall'istante - Esistenza del credito dell'istante - Distinzione.
L'esistenza di debiti verso soggetti diversi dall'istante per la dichiarazione di fallimento deve essere valutata distintamente rispetto al requisito dell'esistenza del credito dell'istante, nel senso che i primi rilevano ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, mentre il secondo attiene alla legittimazione del ricorrente, di guisa che se il ricorrente non è legittimato viene a mancare il presupposto per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2015. Segue...
Procedimento per dichiarazione di fallimento - Valutazione nel merito delle contestazioni del debitore alle ragioni dei creditori - Esclusione.
In sede di dichiarazione di fallimento, deve escludersi che rientri nei poteri del tribunale quello di valutare la fondatezza nel merito delle contestazioni mosse dal debitore alle ragioni dei propri creditori, atteso che, se si opinasse diversamente, la valutazione espressa dal tribunale in sede prefallimentare si risolverebbe in un giudizio prognostico sull'esito della lite da instaurare, espresso peraltro allo stato degli atti esistenti al momento della decisione sull'istanza di fallimento, e, dunque, soggetto ad essere privo della necessaria completezza delle ragioni difensive delle parti e degli elementi di prova fondanti la decisione sull'esistenza del credito, conseguentemente, caratterizzato da ampio margine di discrezionalità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2015. Segue...
Richiesta di fallimento - Credito del creditore istante non portato dal titolo definitivo e contestato sub judice dal debitore - Mancanza della prova del credito e della legittimazione del richiedente.
Dinanzi ad un credito non portato da titolo definitivo e contestato dal debitore, la cui contestazione è sub judice, il tribunale non può che rigettare l'istanza di fallimento in quanto è carente la prova dell'esistenza del credito che attribuisce all'istante la legittimazione ad attivare la procedura per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2015. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Prescrizione del credito dell'istante - Accertamento - Questione di legittimazione - Necessità
Obbligazione di garanzia - Richiesta di pagamento nei confronti della società di persone - Prescrizione - Interruzione nei confronti del legale rappresentante che abbia prestato garanzia - Esclusione.
L'accertamento della fondatezza della eccezione di prescrizione del credito posto dal creditore a base della richiesta di dichiarazione di fallimento riveste un indubbio rilievo ai fini del pregiudiziale accertamento della legittimazione alla richiesta di fallimento ex articolo 6 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il decreto monitorio notificato a società di persone in persona del suo legale rappresentante non produce l'effetto di interrompere la prescrizione dell'obbligazione di garanzia assunta dal medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 19 Febbraio 2015. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Legittimazione alla richiesta del promettente acquirente - Sussistenza.
Il promettente acquirente è legittimato a proporre ricorso per dichiarazione di fallimento anche nel caso in cui non abbia assunto alcuna iniziativa volta ad ottenere la risoluzione del contratto preliminare e la condanna del promittente venditore alla restituzione delle somme versate; egli ha, infatti, diritto, in forza del predetto contratto, all’adempimento dell'obbligazione traslativa e, ai fini dell'articolo 6 L.F., è creditore anche chi sia titolare di una pretesa di natura obbligatoria avente ad oggetto una prestazione diversa dal denaro, deponendo in tal senso il chiaro disposto dell’art. 59 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Gennaio 2015. Segue...
Fallimento - Imprenditore agricolo - Insufficienza qualifica formale - Attività commerciale prevalente od esclusiva.
La sola qualifica formale di imprenditore agricolo non legittima l’esclusione dal fallimento, essendo invece necessario che l’impresa non eserciti in modo esclusivo o prevalente un’attività commerciale e che un’attività commerciale può dirsi connessa ai sensi per gli effetti di cui all’art. 2135 c.c. solo se deriva in via prevalente dall’esercizio dell’attività agricola. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 14 Novembre 2014. Segue...
Fallimento - Presupposto - Natura imprenditore commerciale - Applicazione del principio di non contestazione .
La natura di imprenditore commerciale soggetto al fallimento ai sensi dell’art. 1 L.F. è da considerarsi il presupposto stesso posto a fondamento del ricorso del creditore ai sensi dell’art. 6 L.F. per cui, in assenza di contestazioni e di elementi in senso contrario, eventualmente desumibili dagli atti, la circostanza deve considerarsi alla stregua di un elemento di fatto acquisito. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 14 Novembre 2014. Segue...
Fallimento - Poteri d’iniziativa d’ufficio - Esclusione - Funzione integrativa del tribunale di disporre mezzi istruttori .
Nel procedimento fallimentare i poteri di iniziativa d’ufficio devono essere considerati espunti dall’ordinamento una volta abrogata la disposizione contenuta nell’art. 6 L.F. ante riforma, relativa all’iniziativa di ufficio per la dichiarazione di fallimento che di tali poteri costituiva l’antecedente logico e giuridico. Riprova ne è che, allo stato, il potere del tribunale di disporre d’ufficio “accertamenti necessari” e “mezzi istruttori” è esercitabile soltanto nel contraddittorio tra le parti (salve le informazioni urgenti) quale misura integrativa dei mezzi di prova rimessi alle parti stesse (commi 4 e 6 dell’art. 15 L.F.) ovvero di elementi comunque già acquisiti agli atti. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 14 Novembre 2014. Segue...
Concordato preventivo - Fallimento - Consecuzione tra le procedure - Collegamento causale - Retrodatazione degli effetti dell’insolvenza.
Qualora, a seguito di una verifica a posteriori, venga accertato che lo stato di crisi in base al quale la società debitrice ha chiesto l’ammissione al concordato preventivo era in realtà uno stato di insolvenza, la efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento intervenuta a seguito della declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, deve essere retrodatata alla data di presentazione di tale prima domanda, atteso che la ritenuta definitività̀ anche della insolvenza che è alla base della procedura minore, come comprovata ex post dalla sopravvenienza del fallimento, porta ad escludere la possibilità di ammettere, l'autonomia delle due procedure (così Cass. 6.8.2010 n. 18437); la ratio della retrodatazione non ha infatti come presupposto la continuità temporale fra le procedure, bensì la continuità causale, di modo che, in presenza di un rilevante intervallo temporale fra le due procedure, ai fini della retrodatazione del periodo sospetto alla data di pubblicazione della domanda di concordato sarà necessario verificare se il fallimento sia stato dichiarato in base all'accertamento dell'evoluzione negativa di quel medesimo stato di insolvenza che aveva portato al deposito del primo ricorso; nel caso di specie, malgrado sia trascorso un rilevante lasso temporale fra la revoca dell’apertura del primo concordato e la dichiarazione di fallimento, la società ha cessato la propria attività sin dalla prima procedura concorsuale, potendosi cosi ritenere che tra la procedura concorsuale minore e il fallimento non sia intercorsa una soluzione di continuità, in quanto quest'ultimo ha costituito lo sviluppo logico dell'unica e comune insolvenza che ha dato causa alla prima procedura; il credito chirografario relativo agli interessi maturati sul debito bancario deve pertanto essere cristallizzato alla data di deposito della prima domanda di concordato. (Fattispecie relativa ad una prima domanda di concordato "in bianco” cui ha fatto seguito la revoca dell’ammissione e, a distanza di quattro mesi, la presentazione di una seconda domanda di concordato completa poi sfociata in fallimento per mancato raggiungimento delle maggioranze di legge). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 22 Ottobre 2014. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Deposito della domanda con modalità telematiche - Esclusione.
La domanda per la dichiarazione di fallimento contenuta nel ricorso depositato per via telematica è inammissibile, in quanto il deposito per via telematica del ricorso introduttivo del procedimento, in aperta violazione della regola di natura eccezionale contenuta nell'art. l6-bis, comma 1, del d.l. n. 179 del 2012, convertito con modificazioni nella legge n. 228 del 2012, non consente alcuna valida instaurazione del rapporto fra attore e giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Settembre 2014. Segue...
Prededuzione - Credito del professionista - Preparazione dell’istanza di fallimento - Natura generale del principio espresso dall’art. 111 L.F..
L’art. 111 L.F., nel prevedere testualmente, al secondo comma, che “sono considerati crediti prededucibili quelli così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge…”, ricomprende chiaramente nel novero dei crediti prededucibili anche quelli maturati prima dell’apertura di detti procedimenti, in quanto funzionali al loro espletamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Poiché l’art. 111 si configura come norma di carattere generale, applicabile a tutte le procedure concorsuali, ai fini del riconoscimento della prededuzione del credito del professionista, non vi è motivo di diversificare il trattamento del professionista che sia stato da ausilio all’imprenditore nelle attività prodromiche e necessarie all’ammissione al concordato preventivo rispetto a quello che lo abbia assistito nella preparazione della documentazione per l’istanza di fallimento, sebbene sia quest’ultima un’attività che può essere svolta in proprio dall’imprenditore ma che questi ha scelto, per ragioni di opportunità o di convenienza, di affidare ad un esperto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Settembre 2014, n. 18922. Segue...
Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione di fallimento - Istanza del creditore o del pubblico ministero - Necessità.
Amministratori - Obbligo di conservazione del patrimonio sociale - Adempimento all’obbligo tramite domanda di fallimento - Assistenza del professionista - Attività svolta in funzione della procedura concorsuale di fallimento - Prededuzione del credito.
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Ammissione d’ufficio di mezzi istruttori.
Ricorso per dichiarazione di fallimento – Credito assistito da fideiussione – Obbligo preventiva escussione garanti – Insussistenza..
Del tutto priva di fondamento è la deduzione secondo cui, essendo i crediti di cui al ricorso assistiti da garanzia fideiussoria, il creditore per poter chiedere il fallimento avrebbe dovuto prima escutere negativamente i fideiussori, posto che nessuna disposizione impone al creditore siffatto oneroso obbligo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 27 Agosto 2013. Segue...
Ammissione procedura concorsuale – Auto fallimento ex art. 6 l. fall. – Interpretazione – Sussistenza..
Il mancato rispetto delle forme previste dalla legge fallimentare per la richiesta da parte del debitore del proprio fallimento non costituisce un vizio tale da incidere sulla validità della sentenza con cui sia stata poi accolta tale richiesta, salvo il caso in cui si sostanzi nella mancata sottoscrizione della medesima richiesta da parte del debitore o di un suo procuratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 18 Luglio 2013. Segue...
Fallimento e procedure concorsuali - Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali - Introduzione da parte del legislatore delegato di una disposizione che esclude la possibilità della dichiarazione d'ufficio del fallimento - Asserito contrasto col tenore letterale e logico della legge di delega, in cui mancherebbero corrispondenti principi e criteri direttivi - Asserita esorbitanza dai limiti imposti al legislatore delegato dalla legge di delega - Insussistenza - Adeguamento, in base al principio espresso del "necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti", al tendenziale principio del ne procedat iudex ex officio dell'ordinamento processuale civile - Non fondatezza della questione..
Il nostro ordinamento processuale civile è, sia pure in linea tendenziale e non senza qualche eccezione, ispirato dal principio ne procedat judex ex officio (sentenza n. 123 del 1970), così da escludere che in capo all’organo giudicante siano allocati anche significativi poteri di impulso processuale. Sebbene più volte la Corte abbia chiarito che, in particolari e transitorie ipotesi, siffatta allocazione non può considerarsi di per sé violativa di parametri costituzionali (sentenze n. 148 del 1996 e n. 46 del 1995), non può, tuttavia, disconoscersi che, nonostante ciò non costituisca una necessità finalizzata ad assicurarne la congruità costituzionale, risponde ad un criterio di coerenza interno al sistema rimuovere le ipotesi normative che si contrappongano al ricordato principio tendenziale. In questo modo, infatti, ha operato il legislatore delegato in materia di procedure concorsuali, provvedendo sia a modificare l’art. 6 legge fall., rimuovendo la possibilità che il fallimento fosse dichiarato d’ufficio, sia, in occasione dell’adozione dei successivi decreti correttivi, ad espungere dal testo della legge fallimentare le residue fattispecie nelle quali la dichiarazione di fallimento interveniva in assenza di un’istanza proveniente da soggetto diverso dall’organo decidente. In particolare, ci si riferisce al decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80). 3.4. Non vi è dubbio che, così operando, il legislatore delegato, lungi dal violare la delega a lui conferita, ha, viceversa, dato attuazione al precetto affidatogli di procedere al coordinamento della disciplina delle procedure concorsuali con uno dei principi del nostro sistema processuale. E’, pertanto, non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell’articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), sollevata, in riferimento agli artt. 76 e 77 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Milano, sezione fallimentare, con ordinanza in data 31 maggio 2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 09 Luglio 2013, n. 184. Segue...
Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Efficacia costitutiva - Estinzione - Capacità di agire - Esclusione - Presentazione dell'istanza di fallimento - Mancanza di legittimazione attiva..
Successivamente all'entrata in vigore dell'articolo 4 del d.lgs. n. 6 del 2003, che ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione della società dal registro delle imprese, si deve ritenere che la società cancellata sia estinta e, quindi, priva della capacità di agire e, conseguentemente, della legittimazione alla presentazione di stanza per dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2013, n. 16751. Segue...
Procedure concorsuali - Assoggettabilità di un ente ecclesiastico - Svolgimento di attività commerciale organizzata in forma di impresa sul territorio italiano..
Ciò che rileva allo scopo di ritenere l'assoggettabilità di un ente ecclesiastico ad una procedura concorsuale disciplinata dalla legge italiana è il reale ed effettivo svolgimento di attività commerciale organizzata in forma di impresa sul territorio italiano e, dunque, l'instaurazione di rapporti a contenuto patrimoniale con altri soggetti la cui disciplina è regolata dal diritto italiano, posto che ogni debitore che svolge attività imprenditoriale sul territorio italiano è soggetto all'accertamento dello stato di insolvenza, salvo che sussistano specifiche ipotesi di immunità dalla giurisdizione italiana. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Maggio 2013. Segue...
Lavoro - Lavoro subordinato - Trasferimento d'azienda - In genere - Trasferimento d'azienda - Trattamento di fine rapporto del lavoratore subordinato - Natura - Retribuzione differita - Quota maturata dopo il trasferimento - Obbligazione del datore di lavoro cessionario - Sussistenza - Quota maturata prima del trasferimento - Obbligazione anche del datore cedente - Sussistenza - Conseguenze - Legittimazione del lavoratore a chiederne il fallimento..
In caso di cessione d'azienda assoggettata al regime di cui all'art. 2112 cod. civ., posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito quanto alla quota maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà e resta l'unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione, mentre il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale. Ne consegue che il lavoratore è legittimato a proporre istanza di fallimento del datore di lavoro che abbia ceduto l'azienda, essendo creditore del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Maggio 2013, n. 11479. Segue...
Fallimento e procedure concorsuali - Dichiarazione di fallimento - Istanza del p.m. a seguito di segnalazione del tribunale - Ammissibilità..
E' legittima la dichiarazione di fallimento intervenuta su istanza del pubblico ministero, inoltrata a seguito di segnalazione compiuta dal tribunale nell’ambito di procedura prefallimentare. Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013, n. 9409. Segue...
Dichiarazione di fallimento – Legittimazione – Necessità di un titolo giudiziale esecutivo – Esclusione..
Per dare impulso al procedimento per dichiarazione di fallimento non è necessaria l’esistenza di un titolo giudiziale esecutivo, quale il decreto ingiuntivo non opposto o provvisoriamente esecutivo, e neppure l’esistenza di un titolo giudiziale. L’art. 6 L.F. si limita, infatti, a prevedere che il fallimento sia dichiarato su ricorso “di uno o più creditori”, senza richiedere la necessità della previa esistenza di un titolo giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Gennaio 2013. Segue...
Dichiarazione di fallimento – Credito privo di accertamento giudiziale – Delibazione sommaria ed incidentale sulla qualità di creditore – Necessità – Distinzione dall’indagine sulla esistenza dello stato di insolvenza..
A fronte della contestazione dell’esistenza del credito sulla base del quale il creditore intende dare impulso al procedimento per dichiarazione di fallimento, se il credito non è già stato giudizialmente accertato, il tribunale, per valutarne la legittimazione attiva, dovrà compiere una delibazione sommaria ed incidentale sulla qualità di creditore del ricorrente, delibazione che deve essere tenuta distinta dall’indagine sull’esistenza dello stato di insolvenza. Infatti, dopo la soppressione dell’iniziativa d’ufficio, l’esistenza di debiti della società convenuta nei confronti di soggetti diversi dal ricorrente e la loro incidenza sulla manifestazione dello stato d’insolvenza vanno valutate distintamente rispetto al requisito dell’esistenza del credito del ricorrente: i primi rilevano ai fini della valutazione dell’insolvenza, mentre il secondo rileva ai fini della legittimazione del ricorrente medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Gennaio 2013. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Legittimazione del creditore richiedente - Credito assistito da titolo giudiziale - Non necessità - Delibazione sommaria ed incidentale del tribunale..
Il creditore che assume l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento non deve essere necessariamente munito di un titolo di natura giudiziale ed il tribunale, al fine di valutarne la legittimazione, potrà effettuare una deliberazione sommaria, in via incidentale, in ordine alla qualità di creditore del ricorrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 08 Maggio 2012. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Segnalazione del tribunale fallimentare - Principi di terzietà ed imparzialità del tribunale fallimentare - Violazione..
L'esigenza di assicurare la terzietà ed imparzialità del tribunale fallimentare, emergente dalla lettura costituzionalmente orientata (articolo 111 Cost.) degli articoli 6 e 7, legge fallimentare, porta ad escludere che l'iniziativa del pubblico ministero per la dichiarazione di fallimento possa essere assunta su segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare. Qualora, infatti, la segnalazione al pubblico ministero promani dallo stesso tribunale fallimentare, acquisita in esito all'istruttoria prefallimentare conclusasi con un non luogo provvedere per desistenza del creditore ricorrente, detta iniziativa è evidentemente frutto di una valutazione discrezionale del tribunale a seguito della quale il pubblico ministero svolge un ruolo di impulso meramente formale, in quanto trasmette al tribunale fallimentare un dato (l'insolvenza dell'imprenditore) che il tribunale ha già ben conosciuto e conosce. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 Ottobre 2011. Segue...
Fallimento – Legittimazione alla dichiarazione di fallimento e accertamento del diritto del creditore istante – Stato di insolvenza – In genere – Contestazione del credito – Inadempimenti ed altri fatti esteriori.
Fallimento – Apertura (dichiarazione) di fallimento – Presupposti – Verifica della sussistenza di una ragione di credito – Necessità – Esclusione..
L'art. 6, co. 1, L. Fall. rimette l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento al "ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero", senza altra specificazione e, quindi, senza alcun obbligo per il creditore istante di agire unicamente sulla base di un titolo giudiziale, quale un decreto ingiuntivo non opposto ovvero di un titolo esecutivo posto in esecuzione, tanto che neppure l'eventuale inesistenza del credito è, di per sè sola, ostativa alla declaratoria di fallimento. (Mario Magliano) (riproduzione riservata)
Sussiste lo stato di decozione anche se il credito del ricorrente viene contestato dal debitore al momento della costituzione in giudizio, quando da una serie di elementi (ammissione dell'esistenza di un debito nei confronti del ricorrente, elevazione di numerosi protesti, concernenti sia la società che i soci illimitatamente responsabili, iscrizione di ipoteche giudiziali, cessazione dell'attività aziendale, pur se non accompagnata dalla messa in liquidazione, assenza di introiti, inottemperanza all'ordine di deposito delle scritture contabili, richiamo agli eventuali proventi di cause giudiziarie non ancora intentate a carico delle banche), risulti che la società versi in uno stato irreversibile di impotenza economico – patrimoniale. (Mario Magliano) (riproduzione riservata) Appello Torino, 10 Giugno 2011. Segue...
Fallimento – Legittimazione alla dichiarazione di fallimento e accertamento del diritto del creditore istante – Stato di insolvenza – In genere – Contestazione del credito – Inadempimenti ed altri fatti esteriori..
L'art. 6, co. 1, L. Fall. rimette l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento al "ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero", senza altra specificazione e, quindi, senza alcun obbligo per il creditore istante di agire unicamente sulla base di un titolo giudiziale, quale un decreto ingiuntivo non opposto ovvero di un titolo esecutivo posto in esecuzione, tanto che neppure l'eventuale inesistenza del credito è, di per sè sola, ostativa alla declaratoria di fallimento. (Mario Magliano) (riproduzione riservata) Appello Torino, 10 Giugno 2011. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Previa richiesta al tribunale di copia di istanza di fallimento desistita - Atto di investigazione connesso a procedimento penale - Trasmissione della predetta copia da parte del giudice già titolare dell'istruttoria prefallimentare definita - Natura di segnalazione della "notitia decoctionis" ai sensi dell'art. 7, n. 2, legge fall. - Inconfigurabilità - Conseguenze - Partecipazione del giudice al collegio decidente sulla successiva richiesta di fallimento presentata dallo stesso P.M. - Violazione del divieto di fallimento d'ufficio - Esclusione - Fondamento..
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, non sussiste il diritto del debitore, già convocato ai sensi dell'art. 15 legge fall. avanti al giudice ed ivi presente con l'assistenza tecnica del difensore, ad ottenere, chiusa l'istruttoria, una nuova convocazione per essere sentito personalmente, salvo che alleghi fatti sopravvenuti decisivi; infatti, il diritto al contraddittorio e di difesa del debitore non può ritenersi pregiudicato qualora egli stesso, convocato all'udienza prefallimentare, non abbia chiesto di essere sentito personalmente, affidandosi all'assistenza tecnica dei suoi difensori. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo a fattispecie in cui il legale rappresentante della società fallenda, all'udienza in cui era comparso, non aveva chiesto di essere sentito, ed i suoi difensori non avevano domandato alcun rinvio per esame della documentazione versata in atti ed anzi avevano formulato istanza di decisione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2011, n. 9260. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, n. 1, legge fall. - Legittimazione all'iniziativa - Condizioni - Emersione dell'insolvenza solo in casi di procedimento penale - Esclusione - Desumibilità anche da condotte non riconducibili a reato ovvero in relazione a procedimenti penali non aperti - Configurabilità - Fondamento..
In tema di iniziativa del P.M. per la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art.7, n. 1, legge fall., la doverosità della sua richiesta può fondarsi dalla risultanza dell'insolvenza, alternativamente, sia dalle notizie proprie di un procedimento penale pendente, sia dalle condotte, del tutto autonome indicate in tal modo dalla congiunzione "ovvero" di cui alla norma che non sono necessariamente esemplificative nè di fatti costituenti reato nè della pendenza di un procedimento penale, che può anche mancare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2011, n. 9260. Segue...
Procedimento per dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Casi previsti dall'articolo sette, n. 1 l.f. - Interpretazione del termine "ovvero" - Rilievo dell'insolvenza che emerga dalla pendenza di un procedimento penale nel quale è parte dell'imprenditore - Necessità..
Deve ritenersi inesistente la notificazione dell'istanza di fallimento proposta dal pubblico ministero e del relativo decreto del tribunale di fissazione dell'udienza che sia stata eseguita non dall'ufficiale giudiziario ma dalla polizia giudiziaria. La costituzione in giudizio della parte è comunque idonea a sanare detto vizio, sia pure con effetto ex nunc. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Sulla base del combinato disposto degli articoli 6 e 7, legge fallimentare e del principio di tassatività di cui all'articolo 69 c.p.c., che regola l'azione del pubblico ministero nel processo civile, si desume che il potere di iniziativa di tale organo è limitato ai soli casi espressamente previsti dalla legge e non è, quindi, illimitato. Detto potere non è, infatti, accompagnato né da un generale potere di controllo sugli imprenditori né dall'attribuzione di poteri inquisitori sul regolare andamento delle imprese. L'iniziativa del pubblico ministero nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento è, pertanto, subordinata alla ricorrenza delle ipotesi espressamente previste dal citato articolo 7, con la precisazione che per "procedimento penale" si intende non solo l'insieme degli atti costituenti il vero e proprio processo penale ma anche gli atti che lo precedono nell'ambito delle indagini preliminari, così che il pubblico ministero può presentare la richiesta di cui all'articolo 6, legge fallimentare nel corso di entrambe le fasi di cui si compone il procedimento in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
In tema di interpretazione dell'articolo 7, legge fallimentare e con particolare riferimento alla funzione del termine "ovvero", è preferibile l'opinione secondo la quale l'elencazione di cui al n. 1 di detta norma indica i soli casi di manifestazione dell'insolvenza rilevabili in sede penale. E’ affetta da nullità la dichiarazione di fallimento emessa dal tribunale sulla base di istanza di fallimento formulata dal pubblico ministero in difetto del presupposto di cui al citato n. 1, costituito dalla necessità che l’insolvenza emerga dalla pendenza di un procedimento penale nel quale sia parte l'imprenditore di cui si chiede il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 02 Dicembre 2010. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - In genere - Istanza del concessionario per debiti d'imposta - Previsione di cui all'art. 87 del d.P.R. n. 602 del 1973 - Portata derogatoria o speciale rispetto all'art.6 legge fall. - Esclusione - Conseguenze - Accertamento incidentale del credito da parte del tribunale - Questione di illegittimità costituzionale del fallimento per debiti d'imposta - Manifesta infondatezza. .
In tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento, l'art.87 del d.P.R. n. 602 del 1973, come modificato dall'art. 3 del d.l. n. 138 del 2002, nel prevedere che il concessionario possa, per conto dell'Agenzia delle entrate, presentare il ricorso ai sensi dell'art. 6 legge fall., non introduce alcuna deroga o disciplina speciale rispetto a tale ultima norma, ma si limita ad individuare, con disposizione processuale, il soggetto legittimato ad agire per conto del titolare del credito; nè l'abrogazione dell'art. 4 legge fall. (in cui era previsto il rinvio al cd. fallimento fiscale) da parte del d.lgs. n. 5 del 2006 produce alcuna efficacia sulla descritta disciplina ordinaria, così come integrata, in quanto già l'art. 97 del d.P.R. n. 602 del 1973 (cui rinviava la norma fallimentare) era stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza della Corte costituzionale 9 marzo 1992, n. 89 e dunque il secondo comma del medesimo art. 4, che faceva salve le disposizioni di legge speciale sul fallimento per debito d'imposta, era già rimasto privo di contenuto. Ne discende che, da un lato, il predetto art. 6 non contiene una esclusione per particolari categorie di creditori, dovendosi l'opposta interpretazione intendere come lesiva del principio di eguaglianza fra i creditori, di cui all'art.3 Cost., poichè ad uno di essi verrebbe riconosciuto un trattamento deteriore, senza giustificazione, rispetto a quello di tutti gli altri e, dall'altro, che la possibilità per l'amministrazione finanziaria di chiedere il fallimento per debito d'imposta non presenta dubbi di manifesta incostituzionalità, ai sensi dell'art. 24 Cost., dovendo anche il credito tributario, come tutti gli altri, essere delibato incidentalmente dal giudice in ordine alla sua fondatezza, ogni volta che vi sia contestazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Novembre 2010, n. 23338. Segue...
Fallimento – Iniziativa del debitore – Onere della prova – Dimostrazione dello stato di insolvenza – Necessità – Esenzione di cui alle soglie di fallibilità – Rovesciamento dell'onere della prova. (12/10/2010).
Il soggetto che richiede al tribunale la propria dichiarazione di fallimento è tenuto a provare di trovarsi in stato di insolvenza (l'istanza di per sè non ha alcun valore confessorio, in quanto il fallimento riguarda i diritti indisponibili) ed altresì di non rientrare nelle ipotesi di esenzione previste dall'articolo 1, legge fallimentare. Con riferimento, infatti, a questo secondo profilo, il meccanismo probatorio previsto dal citato articolo subisce un vero e proprio rovesciamento, onerando la parte che richiede il proprio fallimento della dimostrazione di essere impresa soggetta alle regole della liquidazione concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 24 Settembre 2010. Segue...
Istanza di fallimento - Ricorso del creditore - Rinunzia - Ammissibilità - Fondamento - Istanza di fallimento - Accettazione del debitore - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
Fallimento – Istruttoria prefallimentare – Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura – Accesso al fondo vittime per l’usura – Sospensione della procedura fallimentare – Inammissibilità..
L’istanza diretta ad ottenere l’accesso al fondo vittime per l’usura chiesta in corso di procedura non determina la sospensione obbligatoria della procedura fallimentare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2010. Segue...
Fallimento – Iniziativa per la dichiarazione – Creditore – Credito contestato – Titolo provvisoriamente esecutivo – Legittimazione – Esclusione. (22/06/2010).
Il creditore è legittimato a richiedere il fallimento del proprio debitore solo quando è in grado di fornire la prova certa dell’esistenza del credito vantato, certezza che non può ritenersi sussistente qualora il credito sia contestato ed il creditore sia in possesso di un titolo solo provvisoriamente esecutivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 04 Gennaio 2010. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Richiesta del debitore - In genere - Ricorso del debitore - Natura - Dichiarazione di scienza - Configurabilità - Conseguenze - Autorizzazione dell'assemblea ovvero dei soci - Necessità - Esclusione - Fattispecie in tema di sequestro penale della quota sociale..
Il ricorso per la dichiarazione di fallimento del debitore, nel caso in cui si tratti di una società, deve essere presentato dall'amministratore, dotato del potere di rappresentanza legale, senza necessità della preventiva autorizzazione dell'assemblea o dei soci, non trattandosi di un atto negoziale né di un atto di straordinaria amministrazione, ma di una dichiarazione di scienza, peraltro doverosa, in quanto l'omissione risulta penalmente sanzionata; tale principio trova applicazione anche nel caso in cui l'amministratore sia stato nominato dal custode giudiziario della quota pari all'intero capitale sociale di cui il giudice per le indagini preliminari abbia disposto il sequestro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2009, n. 19983. Segue...
Giurisdizione civile – Insolvenza transfrontaliera – Fallimento di società – Regolamento CE n. 1346/2000 – Competenza ad aprire la procedura di insolvenza – Giudice del centro di interessi della società – Presunzione "iuris tantum" di coincidenza della sede legale con la sede effettiva – Trasferimento della sede all'estero anteriormente al deposito dell'istanza di fallimento – Carattere fittizio – Conseguenze – Giurisdizione del giudice italiano – Sussistenza. (29/06/2010).
Ai sensi dell'art. 3, paragrafo 1, del Regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346/2000, relativo alle procedure di insolvenza, competenti ad aprire la procedura di insolvenza sono i giudici dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, presumendosi - per le società e le persone giuridiche - che il centro degli interessi coincida, fino a prova contraria, con il luogo in cui si trova la sede statutaria; ove però, anteriormente alla presentazione dell'istanza di fallimento, la società abbia trasferito all'estero la propria sede legale, e tale trasferimento appaia fittizio, non avendo ad esso fatto seguito l'esercizio di attività economica nella nuova sede, né lo spostamento presso di essa del centro dell'attività direttiva, amministrativa ed organizzativa dell'impresa, permane la giurisdizione del giudice italiano a dichiarare il fallimento. (Principio affermato dalla S.C. in riferimento ad una fattispecie in cui la società, già avente sede in Italia, aveva trasferito la propria sede legale in Spagna nell'imminenza della presentazione dell'istanza di fallimento, quando la situazione d'insolvenza era già ampiamente in atto, senza che tale trasferimento trovasse riscontro nell'iscrizione nel registro delle imprese dello stato estero). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Maggio 2009, n. 11398. Segue...
Fallimento – Ricorso per dichiarazione di fallimento – Assistenza di un difensore – Necessità..
Il procedimento per dichiarazione di fallimento, in seguito alla riforma della procedura fallimentare – caratterizzata dai principi di pieno contraddittorio tra le parti e di terzietà del giudice nel rispetto dell’art. 111 Cost. – non consente la costituzione personale della parte ricorrente. Il ricorso per dichiarazione di fallimento presentato senza l’assistenza di un difensore deve quindi essere dichiarato inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 18 Giugno 2008. Segue...

References: Cass. 
 art. 162
 articolo 6
 sentenza 
 Cass. 
 art. 6
 sentenza 
 Art. 7
 articolo 7
 sentenza 
 art. 4
 art. 6