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Timestamp: 2020-04-04 16:20:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21076 del 19/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21076 del 19/10/2016
Cassazione civile sez. III, 19/10/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 19/10/2016), n.21076
sul ricorso 24904/2013 proposto da:
UNIPOL ASSICURAZIONI SPA, (OMISSIS), in persona del suo procuratore
ad negotia, Dott. L.G., elettivamente domiciliata in ROMA,
SEIDENARI giusta procura a margine del ricorso;
M.F., V.P., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA TUSCOLANA 4, presso lo studio dell’avvocato MARCO PEPE,
rappresentati e difesi dagli avvocati GIUSEPPE PARRILLO, ROBERTO
MORELLI giusta procura a margine del controricorso;
MA.CL.;
avverso la sentenza n. 925/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
udito l’Avvocato MARCO PEPE per delega;
Nel giudizio risarcitorio per i danni subiti nel corso di un sinistro stradale dal minore V.V., la Corte d’appello di Bologna ha rimesso la causa innanzi al consigliere istruttore per consentire la produzione in giudizio dellàautorizzazione del giudice tutelare ex art. 374 c.c., n. 5.
Nella sentenza ora impugnata per cassazione la Corte distrettuale, facendo riferimento a Cass. SU n. 9217/10, ha ritenuto che la produzione in giudizio del decreto autorizzativo del giudice tutelare aveva sanato ex tunc l’originario vizio. Ha, poi, proceduto all’esame del merito della controversia e, riformando la prima sentenza, ha accertato che la Ma. era responsabile del sinistro nella misura del 20%, condannando lei e la spa Aurora a risarcire in pari misura i danni subiti dal menzionato minore e dai suoi genitori V.P. e M.F. in conseguenza del sinistro stradale.
Propone ricorso per cassazione la UNIPOL Ass.ni spa attraverso quattro motivi. Rispondono con controricorso i V. e la M.. Questi hanno depositato memoria per l’udienza.
La sentenza, nell’ammettere la sanatoria, fa riferimento all’art. 182 c.p.c., comma 2, nel testo applicabile ratione temporis e trascrive la massima della citata SU. Nel primo motivo di ricorso (violazione e falsa applicazione dell’art. 182 c.p.c. e della L. n. 69 del 2009, art. 58) la compagnia sostiene l’inapplicabilità alla fattispecie dell’art. 182, come modificato dalla L. n. 69 del 2009, siccome il processo era stato introdotto nel gennaio 1995, il tribunale aveva deciso con sentenza del luglio 2005 e l’appello era stato introdotto con citazione dell’ottobre 2005 (di qui l’inapplicabilità ratione temporis) della riforma del 2009).
Il motivo è inammissibile per difetto di specificità. Infatti, la doglianza non è affatto pertinente con il tenore della decisione impugnata, la quale recepisce l’interpretazione fornita alla disposizione processuale dalla menzionata sentenza a SU. Questa, a sua volta, interpreta la disposizione processuale vigente per la fattispecie in esame, chiarendo che questa stessa interpretazione “ha ricevuto conferma legislativa la tesi dell’obbligatorietà in ogni fase e grado del giudizio e dell’efficacia retroattiva dell’intervento del giudice. E questa soluzione normativa, che recepisce un orientamento anche dottrinale già affermatosi, non può non valere anche come criterio interpretativo del testo precedente”. Ne consegue che ogni discorso intorno al testo normativo applicabile alla causa in trattazione è privo di qualsiasi interesse.
Sotto altro profilo dello stesso motivo, la compagnia ricorrente cita un altro principio espresso dalla summenzionata sentenza a SU che non ha alcuna pertinenza con la causa in esame.
Il terzo e quarto motivo sono inammissibili, siccome trattano di profili di fatto, chiedendo alla Corte di legittimità una nuova valutazione degli elementi di prova emersi e, dunque, una diversa decisione sul merito della controversia.
In conclusione, il ricorso deve essere respinto. Le spese seguono la soccombenza.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 374
 sentenza 
 Cass. 
 art. 58
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza