Source: https://gianmicheletinnirello.org/2012/03/10/confutazione-dottrina-cattolica-romana-il-matrimonio/
Timestamp: 2016-07-30 03:25:01+00:00

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Confutazione Dottrina Cattolica Romana: Il Matrimonio « Non tollero Jezabel
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di Gian Michele Tinnirello	La dottrina dei teologi papisti
Il matrimonio fu elevato da Cristo al rango di sacramento; esso dà ai coniugi la grazia di vivere santamente e di allevare cristianamente i figli. Non si può contrarre un vero matrimonio fuori dal sacramento. Il controllo delle nascite è ammesso, ma senza fare uso di contraccettivi. Il matrimonio è indissolubile, ma in alcuni casi la chiesa, in virtù di un potere divino, lo può sciogliere e dare la facoltà di passare a seconde nozze. La chiesa ammette i matrimoni misti a certe condizioni. Secondo la dottrina della chiesa romana ‘il Matrimonio è il Sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente, (come sono uniti Gesù Cristo e la Chiesa sua sposa), e dà loro la grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figliuoli’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 569). Il matrimonio è un sacramento perché ‘Gesù Cristo lo elevò alla dignità di Sacramento che conferisce la grazia’ (ibid., pag. 569). Ma quando avvenne questa elevazione? Molti teologi non lo sanno dire; ma alcuni ritengono che questo avvenne alle nozze di Cana di Galilea dove Gesù mutò l’acqua in vino. A sostegno del matrimonio come sacramento i teologi papisti prendono le seguenti parole di Gesù: “Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi” (Matt. 19:6), e quelle di Paolo: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola… Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e s’unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. Questo mistero è grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa” (Ef. 5:25,26,31,32). E per chi non lo accetta come sacramento c’è il seguente anatema tridentino: ‘Se qualcuno dirà che il matrimonio non è in senso vero e proprio uno dei sette sacramenti della legge evangelica, istituito da Cristo, ma che è stato inventato dagli uomini nella chiesa, e non conferisce la grazia, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 1).
Nel Nuovo Manuale del Catechista si legge: ‘Il Matrimonio, pei cristiani, è Sacramento di cui, se così possiamo esprimerci, è depositaria e amministratrice la Chiesa; per essi non c’è Matrimonio legittimo o vero fuori del Sacramento. Perciò i fedeli non possono contrarre vero Matrimonio fuori del Sacramento’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 578). Queste cose il Perardi le dice per affermare che dato che il matrimonio amministrato dalla chiesa cattolica è riconosciuto dallo Stato Italiano anche agli effetti civili, i Cattolici non devono né prima né dopo il matrimonio religioso andare a fare l’atto civile, perché il matrimonio religioso è completo, e un simile atto ‘sarebbe contrario alla Dottrina cristiana e grave irriverenza al Sacramento stesso e a Gesù Cristo che lo volle Sacramento e come tale lo affidò alla sua Chiesa’ (ibid., pag. 578). Ma proseguendo il Perardi afferma pure: ‘Più colpevoli ancora sarebbero quei cristiani che non si sposassero in chiesa, ma solo in municipio. In tale modo essi 1) Rinnegherebbero praticamente la Dottrina cristiana; – 2) Farebbero un Matrimonio nullo, per cui non sarebbero sposati e convivrebbero in istato di peccato e quindi non potrebbero neppure accostarsi ai Sacramenti, incapaci dell’assoluzione sinché non regolarizzano col Sacramento la loro condizione; – 3) Costituirebbero una famiglia sul peccato e la farebbero vivere nel peccato come su fondamento; – 4) In tali condizioni essi sarebbero pubblici peccatori ai quali, in caso di morte, dovrebbe essere negata anche la sepoltura religiosa’ (ibid., pag. 578). [26]
La chiesa cattolica romana è a favore del controllo delle nascite (che essa chiama ‘paternità responsabile’). Ecco che cosa si legge nel libro Compendio della morale cattolica: ‘Durante un certo numero di giorni al mese, prima e dopo l’ovulazione femminile, è impossibile la fecondazione e dunque la finalità procreatrice non può esser realizzata. In questo lasso di tempo (la cui determinazione esatta è difficile da stabilire), la Chiesa ha ammesso che fosse del tutto legittimo ricercare la finalità propria dell’amore con rapporti sessuali di per sé infecondi (…) La Chiesa non è per la procreazione ad ogni costo: essa lascia interamente la decisione ai coniugi: Pio XII l’aveva ricordato in un celebre discorso del 1951: gli sposi possono essere dispensati ‘da quella prestazione positiva obbligatoria (quella di procreare), anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, per seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta ‘indicazione’ medica, eugenica, economica e sociale (…) La regola da seguire è allora questa: se gli sposi non vogliono figli (per ragioni serie), sono liberi di non averne, ma possono avere relazioni sessuali solo nei periodi di naturale non fecondità; devono invece astenersi durante il periodo fecondo, cioè nei giorni in cui avviene l’ovulazione (…) Al contrario sono dichiarati illeciti, gravemente proibiti, i mezzi contraccettivi che intervengono nello svolgimento del ciclo femminile’ (Jean-Marie Aubert. Compendio della morale cattolica, Cinisello Balsamo 1989, pag. 354,355) [27]. Dopo avere letto queste parole non dovrebbe sorprendere un gran che se in questa nazione così cattolica, così influenzata dai preti, la media di bambini per famiglia è così bassa perché i papi hanno decretato essere cosa legittima per le coppie di sposi non volere avere famiglie numerose. Il magistero in sostanza dice: Non volete avere molti figli? Non vi preoccupate, non commettete peccato, basta che vi appoggiate ai mezzi che vi suggeriamo noi e non fate ricorso ai contraccettivi, all’aborto ed altro. Si noti però che il magistero insegna pure che in certi casi la coppia può decidere di non avere per nulla dei figli.
Nel Codice di diritto canonico si legge: ‘Le proprietà essenziali del matrimonio sono l’unità e l’indissolubilità, che nel matrimonio cristiano conseguono una peculiare stabilità in ragione del sacramento’ (Codice di diritto canonico, can. 1056); ed ancora: ‘Il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte’ (ibid., can. 1141). La chiesa romana dunque proclama la indissolubilità del matrimonio e difatti essa dice che nessuno dei coniugi ‘finché l’altro vive, può passare ad altre nozze’. Nemmeno in caso uno dei due commette adulterio, difatti in questo caso ammette la separazione perpetua tra i due ma non il passaggio a nuove nozze (c’è un anatema tridentino – Sess. XXIV, can. 7 – contro chi dirà che la chiesa sbaglia nell’insegnare che in caso di adulterio marito e moglie non possono contrarre un altro matrimonio finché l’altro vive) [28]. Ma la chiesa romana afferma anche che ella può sciogliere il matrimonio in alcuni casi; e difatti la sede pontificia in diversi casi scioglie a suo piacimento i matrimoni. Ma vediamo di esaminare da vicino questa dottrina della chiesa romana. Nel libro a cura di Cappellini Ernesto Corso di Diritto Canonico II, (che possiede l’Imprimatur) del 1976 è scritto: ‘Lo scioglimento del vincolo, d’altra parte, è operato dalla Chiesa solo eccezionalmente in determinati casi, sulla linea di una dottrina che la stessa Chiesa ha sempre sostenuto. La Chiesa, infatti, ha sempre sostenuto l’indissolubilità intrinsecadel matrimonio, cioè l’assoluta impossibilità che gli stessi coniugi sciolgano il loro matrimonio. Ritiene, invece, che la indissolubilità estrinseca, ossia quella derivante da autorità divina, non è di carattere assoluto e ammette eccezioni. In questo senso, quindi, lo scioglimento del matrimonio, operato dalla Chiesa in determinate circostanze, come vedremo, non corrisponde a potestà ‘propria’ in quanto pura società umana, ma a potestà ‘vicaria’, concretizzata in nome di Cristo, e che presuppone una speciale concessione divina’ (Cappellini Ernesto, Corso di Diritto Canonico II, Brescia 1976, pag. 161-162). Come potete vedere, per quanto riguarda questa indissolubilità estrinseca essa non è assoluta; ci sono infatti delle eccezioni perché il papa in certe circostanze può sciogliere il matrimonio da parte di Dio. Qualcuno dirà: ‘Ma come può permettersi il papa di fare una tale cosa?’ La risposta è: ‘In virtù del potere di sciogliere e di legare che lui dice di avere ricevuto da Dio’! Quindi, quello che si dice il successore di Pietro può sciogliere, in certi casi, persino il matrimonio! Prima di proseguire e dire quali sono questi casi in cui la chiesa romana può sciogliere il matrimonio è bene fare presente che la legislazione canonica quando parla di divorzio non adopera il termine divorzio ma il termine ‘scioglimento del vincolo’; tutto questo, è evidente, per non fare apparire che la chiesa cattolica romana, in alcuni casi, è a favore del divorzio quindi contro l’indissolubilità del matrimonio [29]. Le circostanze in cui, secondo la legislazione canonica, la chiesa romana può sciogliere il vincolo matrimoniale sono chiamate impedimenti dirimenti ed annullano il matrimonio tra battezzati, il matrimonio di non battezzati e il matrimonio misto.
1) L’inconsumazione: ‘Il matrimonio non consumato fra battezzati o tra una parte battezzata e una non battezzata, per una giusta causa può essere sciolto dal Romano Pontefice, su richiesta di entrambi le parti o di una delle due, anche se l’altra fosse contraria’ (Codice di diritto canonico, can. 1142). Le ragioni della inconsumazione possono essere diverse, tra cui anche quella di impotenza da parte di uno e di entrambi i coniugi perché, come dice il Codice di diritto canonico: ‘L’impotenza copulativa antecedente e perpetua, sia da parte dell’uomo sia da parte della donna, assoluta o relativa, per sua stessa natura rende nullo il matrimonio’ (ibid., can. 1084 – § 1. La sterilità della donna invece non dirime il matrimonio: ‘La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio…’ (can. 1084 – § 3).
2) L’ordine sacro: ‘Attentano invalidamente il matrimonio coloro che sono costituiti nei sacri ordini’ (ibid., can. 1087), ciò significa che nel caso l’uomo diventi un prete, l’uso delle nozze già contratte diventa illecito e di conseguenza il matrimonio viene sciolto.
3) Il voto solenne: il Codice di diritto canonico afferma quanto segue: ‘Attentano invalidamente il matrimonio coloro che sono vincolati dal voto pubblico perpetuo di castità emesso in un istituto religioso’ (ibid., can. 1088). Quindi chi entra nei Francescani o nei Benedettini, per esempio, rende nullo il suo matrimonio.
4) Il privilegio della fede: ‘Il matrimonio celebrato tra due non battezzati, per il privilegio paolino si scioglie in favore della fede della parte che ha ricevuto il battesimo, per lo stesso fatto che questa contrae un nuovo matrimonio, purché si separi la parte non battezzata. § 2. Si ritiene che la parte non battezzata si separa se non vuole coabitare con la parte battezzata o non vuole coabitare pacificamente senza offesa al Creatore, eccetto che sia stata questa a darle, dopo il battesimo, una giusta causa per separarsi’ (ibid., can. 1143). Questo privilegio viene chiamato privilegio paolino perché la curia romana dice che è stato promulgato da Paolo quando ha detto: “Ma agli altri dico io, non il Signore: Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitar con lui, non la lasci; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitar con lei, non lasci il marito; perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi. Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati…” (1 Cor. 7:12-15). Secondo l’interpretazione data dai teologi papisti a queste parole, se uno dei coniugi (che si sono sposati da non battezzati) si ‘converte’ e si fa battezzare nella chiesa cattolica romana mentre l’altro non vuole ‘convertirsi’ né coabitare pacificamente, il loro matrimonio viene sciolto; e la parte cattolica, con la dispensa pontificia, può passare a nuove nozze con una parte cattolica (cfr. can. 1146) [30]. Secondo la curia romana lo scopo della dispensa per privilegio paolino è quello di salvare e preservare la fede del coniuge convertito al cattolicesimo.
5) In favore della fede di uno dei coniugi; in questo caso, per gravi situazioni coniugali, la chiesa cattolica romana, per proteggere la fede del coniuge cattolico scioglie il matrimonio celebrato (con dispensa o meno dall’impedimento di disparità di culto) tra la parte cattolica e la parte non battezzata, ossia essa scioglie un matrimonio misto. Alcuni casi di scioglimento fra parte cattolica e parte non battezzata: Pio XII, 18 e 24 luglio 1947, 30 Gennaio 1950; Giovanni XXIII, 21 Febbraio e 1 Agosto 1959 (cfr. Ernesto Cappellini, op. cit., pag. 175). C’è un’altra situazione in cui il papa ritiene di potere sciogliere il matrimonio in favore della fede di uno dei due coniugi ed è quello del matrimonio celebrato tra una parte battezzata non cattolica e l’altra non battezzata. Alcuni casi di scioglimento fra parte battezzata non cattolica e parte non battezzata: Pio XI, 2 aprile, 10 luglio e 5 novembre 1924; Pio XII, 1 maggio 1950. La giustificazione che viene addotta a questo agire del papa è questa: ‘La competenza è giustificata non solo nel caso in cui la parte è cattolica ma anche nell’altro caso in cui la parte battezzata non è cattolica, in quanto la Chiesa considera sudditi tutti quelli che hanno ricevuto un battesimo valido in qualsiasi Chiesa cristiana, proprio in virtù della sua unità fondamentale voluta da Cristo nel momento in cui costituì una sola Chiesa; unità affidata da Cristo all’apostolo Pietro e ai successori. La Chiesa li considera sudditi, soprattutto per quanto riguarda la concessione di diritti e privilegi o grazie, benché escluda i battezzati non cattolici da determinati doveri’ (ibid., pag. 176) [31]. Ma c’è di più, il papa ritiene di avere la potestà di sciogliere anche dei matrimoni tra non battezzati senza previa conversione di nessuno dei due coniugi ma solo in favore della fede di terza persona. In altre parole può sciogliere pure il matrimonio tra Maomettani, tra Ebrei, ecc [32].
6) Il ratto: ‘Non è possibile costituire un valido matrimonio tra l’uomo e la donna rapita o almeno trattenuta allo scopo di contrarre matrimonio con essa, se non dopo che la donna, separata dal rapitore e posta in un luogo sicuro e libero, scelga spontaneamente il matrimonio’ (Codice di diritto canonico, can. 1089).
7) Il delitto: ‘Chi, allo scopo di celebrare il matrimonio con una determinata persona, uccide il coniuge di questa o il proprio, attenta invalidamente tale matrimonio’ (ibid., can. 1090 – § 1) [33].
Quindi, come potete vedere, la chiesa romana proclama sia la indissolubilità del matrimonio che la sua dissolubilità in alcuni casi; come mettere d’accordo le due cose? E’ impossibile farlo, ma come al solito i teologi cattolici romani con i loro sofismi riescono a fare apparire due cose apertamente contraddittorie tra di loro ambedue vere! E per chi rifiuta questi impedimenti dirimenti stabiliti dalla chiesa cattolica romana c’è il seguente anatema: ‘Se qualcuno dirà che la chiesa non poteva stabilire degli impedimenti dirimenti il matrimonio, o che stabilendoli ha errato, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXIV, can. 4).
La chiesa cattolica romana permette i matrimoni misti, cioè permette ai suoi fedeli di sposarsi quelli che essa chiama i Protestanti [34]. E questo anche perché li ritiene dei mezzi che possono contribuire ad avvicinare le Chiese evangeliche a quella cattolica ossia che possono giovare all’ecumenismo che è in corso. In un documento dal titolo Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti sottoscritto il 16 Giugno 1997 si legge che ‘la coppia interconfessionale può contribuire ad avvicinare le comunità, creando occasioni di incontro, dialogo, scambio e, se possibile, momenti di comunione. Le comunità, a loro volta, possono aiutare le coppie interconfessionali promuovendo lo spirito ecumenico ciascuna al proprio interno e nei loro reciproci rapporti, e offrire occasione per rimuovere – per quanto possibile – impedimenti e ostacoli di varia natura (teologica, giuridica, psicologica) che rendono difficile, a coniugi di diversa confessione, vivere insieme la loro vocazione cristiana’ (Il Regno-documenti 13/’97, pag. 430-431). Fino ad alcuni anni fa la chiesa cattolica se un Cattolico si voleva sposare con un Evangelico imponeva ad ambedue, per il rilascio della dispensa di disparità di culto (dato che la diversità di confessione religiosa era considerata un impedimento), delle condizioni contenute in un documento intitolato Cauzioni che debbono essere date da entrambi gli sposi per ottenere la dispensa dall’impedimento di mista religione o di disparità di culto, che gli sposi dovevano firmare; eccole.
Per la parte cattolica:
Per la parte non cattolica:
Tanto prometto e giuro di osservare nel Nome Santo di Dio ed in fede di questa mia giurata promessa firmo il presente atto… (citato da Nisbet Roberto in Ma il Vangelo non dice così, Torino 1969, pag. 135-136).
Ma, ‘il nuovo Codice di diritto canonico ha tolto l’impedimento e, per quanto riguarda la coerenza religiosa e l’educazione dei figli, esige solo dalla parte cattolica l’impegno a comportarsi in conformità alla propria fede e il dovere di rendere noto tale impegno al proprio partner’ (Il Regno-documenti13/’97, pag. 433). Ecco infatti quanto esso afferma a riguardo dei matrimoni misti: ‘Il matrimonio fra due persone battezzate, delle quali una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta dopo il battesimo e non separata dalla medesima con atto formale, l’altra invece sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica, non può essere celebrato senza espressa licenza della competente autorità’ (Codice di diritto canonico, can. 1124), ed ancora: ‘L’Ordinario del luogo, se vi è una causa giusta e ragionevole, può concedere tale licenza; ma non la conceda se non dopo il compimento delle seguenti condizioni: 1° la parte cattolica si dichiari pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica; 2° di queste promesse che deve fare la parte cattolica, sia tempestivamente informata l’altra parte, così che consti che questa è realmente consapevole della promessa e dell’obbligo della parte cattolica; 3° entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse da nessuno dei due contraenti’ (ibid., can. 1125).
Noi non accettiamo il matrimonio come ordinamento istituito da Cristo, e questo perché il matrimonio non é stato istituito da Gesù Cristo (come invece lo sono stati il battesimo e la cena del Signore) ma è stato da lui solo confermato perché esso fu istituito da Dio al principio della creazione quando Dio fece con una costola dell’uomo una donna e la menò all’uomo e disse: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24). Certo, esso è una cosa santa e giusta istituita da Dio ma non possiamo accettarlo come un ordinamento cioè come un rito ordinato da Cristo al pari della cena del Signore e del battesimo, anche perché dall’insegnamento del Signore Gesù e da quello dell’apostolo Paolo emerge che il rito del matrimonio non é imposto a tutti coloro che hanno creduto come invece lo sono il rito del battesimo e quello della cena del Signore. Il battesimo é obbligatorio perché Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo…” (Matt. 28:19), e: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” (Mar. 16:16); e così pure la cena del Signore è obbligatoria perché Gesù nella notte in cui fu tradito, sia quando diede il pane che quando diede il calice ai suoi discepoli disse: “Fate questo in memoria di me” (1 Cor. 11:24,25): Ma la stessa cosa non si può dire del matrimonio perché Gesù non ha ordinato a tutti di sposarsi perché ha ammesso che ci sono alcuni che hanno ricevuto da Dio la grazia di non contrarre matrimonio secondo che è scritto: “Non tutti son capaci di praticare questa parola, ma quelli soltanto ai quali é dato” (Matt. 19:11), ed anche “Chi é in grado di farlo, lo faccia” (Matt. 19:12); e questo lo ha confermato Paolo dicendo: “Io vorrei che tutti gli uomini fossero come son io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro” (1 Cor. 7:7).
Il fatto poi che le Scritture rappresentano l’unione tra Cristo e la Chiesa con il matrimonio tra l’uomo e la donna non giustifica affatto la definizione di sacramento data dai Cattolici al matrimonio. Perché esso non viene contratto per ricordare o per significare l’unione tra Cristo e la Chiesa, ma solo perché due persone si amano e decidono di volere vivere assieme. E questo lo ricordiamo risale ancora a prima della venuta di Cristo. Se è per questo allora bisognerebbe stabilire come ordinamenti molte altre cose tra cui anche la festa della Pasqua perché essa rappresenta la nostra pasqua, cioè Cristo, la quale é stata immolata per noi. E chi potrebbe obbiettare qualcosa al fatto che Gesù mangiò la Pasqua con i suoi discepoli? Ma noi non ci permettiamo di stabilire ordinamento una festa giudaica come la Pasqua (che fu istituita da Dio come ombra di qualcosa che doveva avvenire) solo per il fatto che essa abbia un inequivocabile significato spirituale e perché Gesù stesso la celebrò in osservanza alla legge mosaica.
Ma vi è da dire pure questa cosa, e cioè, che il fatto che i Cattolici abbiano chiamato il matrimonio sacramento é dovuto ad un errore di traduzione esistente nella Vulgata, ossia nella traduzione latina della Bibbia fatta da Girolamo, che è bene ricordare il concilio di Trento decretò che ‘si debba ritenere come autentica nelle pubbliche letture, nelle dispute, nella predicazione’ (Concilio di Trento, Sess. IV, secondo decreto). L’errore è il seguente: nella lettera di Paolo agli Efesini è scritto: “Chi ama sua moglie ama se stesso. Poiché niuno ebbe mai in odio la sua carne; anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la Chiesa, poiché noi siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e s’unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. Questo mistero é grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa” (Ef. 5:28-32), ma nella Vulgata la parola grecamysterion che significa mistero é stata tradotta con la parola latina sacramentum. E così i Cattolici romani, siccome che Paolo ha rappresentato l’amore che un marito deve avere verso la propria moglie con l’amore che Cristo manifesta verso la sua Chiesa che è il suo corpo, aiutati dalla parolasacramentum hanno fatto diventare il matrimonio un sacramento [35]. Questa è un’ulteriore prova di quanto possa influire negativamente sia la cattiva traduzione e sia la cattiva interpretazione di un solo termine della Parola di Dio!
Vorrei fare ora delle considerazioni sul matrimonio.
Come il battesimo dei fanciulli non conferisce nessuna grazia al neonato perché é risaputo che esso non nasce affatto di nuovo mediante quel versamento di acqua sul suo capo; così nella stessa maniera il matrimonio non conferisce la grazia, di cui i teologi papisti parlano, a coloro che lo contraggono.
I Cattolici romani che sono stati battezzati per infusione non avendo ancora creduto nel Vangelo anche se si sposano non possono convivere santamente e non possono allevare cristianamente i loro figli appunto perché essi stessi non sono ancora dei Cristiani perché vivono senza Cristo. Sono senza Cristo, vivono senza Cristo, come possono adempiere quindi la Parola di Dio senza la grazia di Dio? Solo quando nasceranno di nuovo saranno in grado con la grazia di Dio di vivere santamente e di allevare i loro figli in ammonizione del Signore e in ogni disciplina; non prima. A conferma di ciò vi sono tutte quelle testimonianze di quelle coppie (di ex-Cattolici romani) che si sono convertite al Signore e sono entrati così a fare parte della famiglia di Dio i quali ci hanno confermato di avere cominciato a vivere santamente e ad allevare i loro figli cristianamente solo dopo la loro conversione essendo stati impossibilitati a farlo prima a motivo del peccato che li dominava e della schiavitù della religione cattolica romana, falsamente chiamata cristiana.
I coniugi credenti devono convivere in modo degno del Vangelo perché questa è la volontà di Dio secondo che é scritto: “Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come si conviene nel Signore” (Col. 3:18), e: “Mariti, convivete con esse colla discrezione dovuta al vaso più debole che é il femminile. Portate loro onore, poiché sono anch’esse eredi con voi della grazia della vita, onde le vostre preghiere non siano impedite” (1 Piet. 3:7). E i padri devono allevare degnamente i loro figli secondo che é scritto: “E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore” (Ef. 6:4). Tutti questi sono comandamenti che essi devono osservare e li possono osservare solo con la grazia che procede da Dio. Dico che essi possono osservarli con la grazia che viene dal Signore perché Gesù ha detto: “Senza di me non potete far nulla” (Giov. 15:5). Per certo noi teniamo il matrimonio in onore come é giusto che sia, ma non gli attribuiamo nessuna grazia santificante o aiutante come fanno i Cattolici romani, appunto perché esso, non avendola in se stesso, non la conferisce. E poi, se il matrimonio è un sacramento, come i teologi papisti dicono, come mai la chiesa romana lo vieta ai preti? La risposta è: ai preti il matrimonio non conferirebbe nessuna grazia! Ma non è forse questa una delle tante contraddizioni in cui cade la curia romana interpretando a suo piacimento la Parola di Dio?
Una parola infine a riguardo dell’affermazione che Gesù elevò il matrimonio alla dignità di sacramento alle nozze di Cana di Galilea. Essa è una menzogna perché la Scrittura non dice nulla a tale riguardo; essa dice solo che Gesù fu invitato a quelle nozze con i suoi discepoli e che mentre vi partecipava fece il primo dei suoi miracoli, mutò l’acqua in vino. Ecco che cosa di certo Gesù fece a quelle nozze.
Diletti, come potete vedere i teologi papisti non si arrendono dinanzi al fatto che in nessun luogo del Nuovo Testamento viene detto che Gesù istituì il sacramento del matrimonio e attribuiscono a Gesù una cosa che egli non compì mai pur di sostenere la sacramentalità del matrimonio. Ancora una volta si deve dunque constatare quanto dannoso sia dare retta a insegnamenti errati perché ciò porta a fare dire alla Scrittura quello che essa non dice attribuendo a Gesù o agli apostoli parole e atti che essi giammai dissero e compierono mettendosi così contro la Parola di Dio.
Era inevitabile che la chiesa cattolica romana elevando il matrimonio al rango di sacramento si mettesse a disprezzare il matrimonio compiuto solo civilmente senza il suo rito religioso ossia senza la sua funzione religiosa e benedizione. Lo abbiamo ben visto; per essa coloro che non si sposano in uno dei suoi luoghi di culto ma solo in municipio rinnegano apertamente la dottrina di Cristo, fanno un matrimonio nullo per cui si metterebbero a vivere nel peccato e costituirebbero una famiglia sul peccato, oltre che non potrebbero neppure accostarsi ai suoi sacramenti, e quando muoiono gli si dovrebbe negare la sepoltura religiosa.
Noi rigettiamo tutto quanto essi dicono a tale proposito perché procede dal diavolo che è padre della menzogna. Il matrimonio, non essendo un ordinamento o un rito religioso che Cristo ha istituito e di cui ne ha lasciato l’amministrazione alla sua Chiesa, come invece nel caso del battesimo e della santa cena, anche se viene compiuto solo in municipio ha tutto il valore di quello che viene compiuto in un luogo di culto della chiesa cattolica o in un locale di culto di una Chiesa evangelica. Dico nel luogo di culto della chiesa cattolica perché noi riconosciamo il matrimonio cattolico anche se non condividiamo la sua sacramentalità, e nel locale di culto di una Chiesa evangelica perché oggi molti pastori hanno l’autorizzazione da parte dello Stato di sposare e quantunque non condividiamo che un pastore ricerchi questa autorizzazione statale per mettersi a sposare i credenti noi riconosciamo come pienamente valido quel matrimonio.
L’autorità statale ha il potere di sposare due cittadini e siccome essa è stata ordinata da Dio secondo che è scritto: “Le autorità che esistono, sono ordinate da Dio” (Rom. 13:1) quando due persone vengono da essa sposate vengono unite da Dio e perciò il loro matrimonio è valido. Non importa proprio nulla se essi rifiuteranno di non andare davanti ad un prete o davanti ad un pastore a sposarsi, il loro matrimonio rimane valido e chi oserà sprezzarlo perché privo del rito religioso (sia cattolico che evangelico) o perché non fatto esclusivamente davanti ad un ministro di culto riconosciuto dallo Stato avente potere di sposare tiene un comportamento sbagliato davanti a Dio di cui si deve pentire. Avete dunque compreso perché molti Cattolici che non frequentano mai il loro luogo di culto quando si devono sposare ci tengono a farsi sposare dal prete? Perché nel caso contrario, cioè se decidessero di sposarsi solo civilmente, si attirerebbero l’inimicizia della chiesa papista e le male parole di quei Cattolici che reputano il matrimonio un sacramento istituito da Cristo per cui esso è sacro solo se ministrato da un prete. Anche il sacramento del matrimonio dunque serve alla curia romana per tenere schiave sotto di sé tante anime.
La Scrittura dice: “Crescete e moltiplicate e riempite la terra” (Gen. 1:28), ed altrove che la donna “sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:14,15). Queste parole fanno chiaramente capire che Dio ordina all’uomo di generare e alla donna di partorire figli. Avere figli perciò non è qualcosa di facoltativo ma di obbligatorio agli occhi di Dio. Quanti figli? Quanti ne vuole dare Dio; non sono marito e moglie quindi a decidere quanti figli avere ma Dio, questo significa che essi non devono fare nulla per impedire il concepimento. Si lasci a Dio di fare quello che Egli vuole; che sia lui a impedire che la donna rimanga incinta. Non si dimentichi mai che Dio oltre ad essere buono è saggio, giusto ed è in grado di supplire ad ogni bisogno e perciò quei coniugi che affidano interamente a lui la pianificazione della loro famiglia non avranno mai da pentirsi di essersi abbandonati nelle mani di Dio perché non rimarranno né confusi e neppure delusi. E’ vero, saranno probabilmente chiamati (da taluni che si reputano savi e intelligenti) ingenui, sprovveduti, bestie senza ragione, ecc. ma questo avverrà a motivo di giustizia e non perché essi sono dati al male. I figli sono un eredità che viene da Dio, e costituiscono un premio, e sono paragonati dalla Scrittura a delle frecce in mano di un prode. E coloro che ne hanno il turcasso pieno sono dichiarati beati (cfr. Sal. 127:3-5). Al bando dunque le ennesime ciance del magistero cattolico romano che ingannano le persone. O Cattolici romani fino a quando andrete dietro a questa dottrina perversa del magistero romano: convertitevi dalle vostre vie malvagie al Signore e mettetevi a fare figli (non vi opponete a Dio e non vi preoccupate perché sarà Dio stesso a regolare la loro nascita e a provvedere tutto ciò di cui essi hanno bisogno) e ad allevarli nel timore di Dio!
Gesù ha detto: “Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne? Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi” (Matt. 19:4-6); facendo chiaramente capire che l’uomo non deve separare ciò che Dio ha unito. Non è abbastanza chiaro? Ma che vanno dunque cianciando i papi quando dicono che essi hanno ricevuto da Dio la potestà di sciogliere i matrimoni? Il Figlio di Dio ha detto per ordine di Dio: “L’uomo nol separi”, e il papa dei Cattolici dice che in nome di Cristo può sciogliere i matrimoni! A chi dobbiamo credere dunque? Al papa? Affatto; perché egli mente, come hanno mentito i suoi predecessori. Lui non ha ricevuto da Cristo nessun potere di sciogliere i matrimoni perché Cristo non può rinnegare se stesso. Cristo, dopo essere stato assunto in cielo, non cambiò idea sull’indissolubilità del matrimonio, e non rivelò a Pietro che egli aveva il potere di sciogliere persino i matrimoni in certi casi e che doveva trasmettere questa potestà ai suoi successori. Questa è la ragione per cui noi rigettiamo e dichiariamo una impostura l’affermazione papale che dice che il papa può sciogliere il matrimonio in virtù dell’autorità divina ricevuta da Cristo. Sì, lo sappiamo che il papa usa le parole che Gesù rivolse a Pietro: “Tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli” (Matt. 16:19) per difendere lo scioglimento del matrimonio che egli opera; ma non ci meravigliamo più di tanto di questo suo illegittimo uso di queste parole di Cristo. Basta considerare che nel passato ci sono stati papi come Gregorio VII e Innocenzo III che hanno preso queste parole per sostenere che il papa aveva ricevuto da Cristo il potere di stabilire e deporre i re e di sciogliere i loro sudditi dall’obbligo di fedeltà verso di loro (quando la Scrittura afferma di essere sottoposti alle autorità civili perché sono stabilite da Dio), per comprendere che non c’è da meravigliarsi di quello che essi dicono a riguardo del potere di sciogliere il matrimonio. Ma prescindendo dal fatto che il papa non ha il potere di sciogliere il matrimonio, ossia dal fatto che egli non ha ricevuto da Cristo l’autorità divina di concedere dispense per il divorzio nei casi prima citati, vogliamo dire alcune altre cose.
Innanzi tutto Gesù dice in Matteo che “chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Matt. 19:9); ed in Luca: “Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Luca 16:18), il che significa che l’uomo ha il diritto di mandare via la propria moglie solo se questa le è infedele, e dopo averla mandata via, finché sua moglie è in vita, non ha il diritto di contrarre un nuovo matrimonio perché se lo facesse commetterebbe adulterio lui stesso. Quindi la sola causa legittima per mandare via la propria moglie è l’adulterio; non si può mandarla via per altre cause, perché chi lo fa, la fa essere adultera. Ma quantunque la moglie venga mandata via dal marito a giusta ragione in questo caso, il marito non può passare a seconde nozze, perché questo significherebbe per lui commettere adulterio. Nel caso poi la moglie si separa dal marito o perché questo le è stato infedele o per altre ragioni, dice Paolo: “Rimanga senza maritarsi o si riconcilî col marito” (1 Cor. 7:11). Naturalmente la riconciliazione (nel caso il marito le è stato infedele), che implica anche il ritorno a vivere con il marito, può avvenire solo nel caso il marito chiede perdono e abbandona il suo peccato. Le nuove nozze sono vietate alla donna che si separa dal marito anche nel caso questa separazione avviene a motivo dell’infedeltà del marito; e questo perché la Scrittura dice: “La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito” (1 Cor. 7:39), ed anche che “se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera” (Rom. 7:3). Anche in questo caso solo la morte del marito scioglie il vincolo matrimoniale e permette alla donna di risposarsi secondo che è scritto: “Ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo” (Rom. 7:3). E’ la morte, e nient’altro che scioglie il matrimonio; quindi il papa dei Cattolici dà l’avvallo all’adulterio quando dà la dispensa per risposarsi a persone che hanno il coniuge ancora in vita.
Vediamo adesso di confutare alcuni di questi impedimenti dirimenti.
L’impotenza di uno dei coniugi non dà affatto all’altra parte né il diritto di mandare via l’altra parte, e neppure quello di sposarsi di nuovo, nella stessa maniera in cui non annulla il vincolo matrimoniale la sterilità della donna o dell’uomo. Ci troviamo davanti all’ennesimo precetto papista contraddittorio.
Anche il fatto di passare a un ordine maggiore della chiesa cattolica romana o in uno dei suoi istituti religiosi (quantunque sia errato volere entrare nell’ordine e negli istituti religiosi) non annulla il vincolo matrimoniale. La Scrittura non dice che se un credente sposato riceve dal Signore un particolare ministero da adempiere nella Chiesa, questi automaticamente è sciolto dal vincolo matrimoniale, o deve reputare illecito l’uso delle nozze dal momento che viene costituito dal Signore in quel ministero. L’apostolo Pietro quando fu stabilito apostolo dal Signore era sposato; ma non dichiarò il suo matrimonio nullo dal momento che ricevette da Cristo quel ministero. Egli fu costituito da Gesù anche vescovo perché Gesù gli ordinò di pascere le sue pecore e questo è confermato dal fatto che lui dice nella sua prima epistola di essere un anziano, ma non per questo il suo matrimonio fu annullato dall’ordine divino rivoltogli dal Signore, perché se lui avesse ripudiato la sua moglie per questa ragione lui l’avrebbe fatta adultera. La chiesa cattolica romana afferma che per servire efficacemente nella chiesa come prete, bisogna essere sciolti dal matrimonio già contratto; questa è una dottrina di demoni. La Scrittura non afferma affatto che un uomo non può servire efficacemente Dio nell’ufficio di vescovo, o in un particolare ministero, se è sposato; anzi dobbiamo dire che essa per quanto riguarda l’ufficio di vescovo afferma proprio il contrario, perché dice che il vescovo deve essere marito di una sola moglie e deve sapere governare bene la sua famiglia.
Per quanto riguarda il cosiddetto privilegio paolino diciamo che esso è una invenzione (di chi non sappiamo) perché non esiste. Paolo, dicendo ai Corinzi: “In tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati” (1 Cor. 7:15), non ha inteso dire che se il non credente si separa il credente è libero di sposarsi, ma ha detto solo che in questi casi, cioè nel caso il non credente non è più contento o disposto a coabitare con il credente e decide di separarsi dal credente, il credente non è obbligato più a non lasciare il non credente. Bisogna stare attenti a tutti questi privilegi che la curia romana ha fatto spuntare fuori dalla Bibbia nel corso del tempo dando arbitrarie interpretazioni alla Bibbia. Quanti privilegi hanno i preti! quanti privilegi hanno i vescovi! e quanti ancora più numerosi privilegi ha il papa! E tutti, a loro dire, sono scritti nella Bibbia.
Per quanto riguarda infine gli altri impedimenti dirimenti, siamo persuasi che, secondo quello che insegna la Scrittura, anche questi non rendono affatto nullo il matrimonio.
Nel caso del ratto possiamo citare un passo della legge che anche se non dice che l’uomo può sposare una donna rapita in vista del matrimonio, fa capire che anche un tale matrimonio è legittimo. E’ scritto infatti nel Deuteronomio: “Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e l’Eterno, il tuo Dio, te li avrà dati nelle mani e tu avrai fatto dei prigionieri, se vedrai tra i prigionieri una donna bella d’aspetto, e le porrai affezione e vorrai prendertela per moglie, la menerai in casa tua; ella si raderà il capo, si taglierà le unghie, si leverà il vestito che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua, e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; poi entrerai da lei, e tu sarai suo marito, ed ella tua moglie” (Deut. 21:10-13). Ma a tale riguardo vogliamo citare pure un episodio narrato nel libro dei Giudici che parla di matrimoni avvenuti con il rapimento della donna, al fine di dimostrare come il vincolo matrimoniale non è affatto sciolto dal ratto della donna. Vi era stata una guerra tra i figliuoli d’Israele e la tribù di Beniamino. Migliaia di Beniaminiti erano stati messi a morte e molte delle loro città erano state date alle fiamme (cfr. Giud. cap. 20). I figliuoli d’Israele avevano giurato di non dare le loro figliuole ai Beniaminiti (cfr. Giud. 21:1), ma dopo la guerra i figliuoli d’Israele si pentirono di quello che avevano fatto a Beniamino e si domandarono come avrebbero potuto provvedere delle donne ai superstiti di Beniamino dato che avevano giurato di non dare loro nessuna delle loro figliuole (cfr. Giud. 21:6,7). Scoprirono che tra coloro che erano saliti a Mitpsa non c’erano gli abitanti di Jabes di Galaad, e perciò mandarono a sterminare gli abitanti di quella città assieme alle donne che avevano avuto relazioni carnali con l’uomo. Tra gli abitanti di questa città trovarono quattrocento fanciulle che non avevano avuto relazioni carnali con l’uomo e le menarono al campo, a Sciloh, e poi le dettero ai Beniaminiti (cfr. Giud. 21:8-14). Ma siccome non ve ne erano abbastanza per tutti (cfr. Giud. 21:14), gli anziani della raunanza dettero quest’ordine ai figliuoli di Beniamino: “Andate, fate un’imboscata nelle vigne; state attenti, e quando le figliuole di Sciloh usciranno per danzare in coro, sbucherete dalle vigne, rapirete ciascuno una delle figliuole di Sciloh per farne vostra moglie, e ve ne andrete nel paese di Beniamino… E i figliuoli di Beniamino fecero a quel modo; si presero delle mogli, secondo il loro numero, fra le danzatrici; le rapirono, poi partirono e tornarono nella loro eredità…” (Giud. 21:20,21,23). Sia ben chiaro però che queste Scritture non autorizzano l’uomo a rapire la donna per sposarsela perché, come potete vedere, esse fanno riferimento a delle particolari circostanze, ma comunque riteniamo che esse annullano il precetto della chiesa romana relativo all’impedimento del ratto.
Nel caso del delitto occorre dire che nella Scrittura abbiamo un esempio di come persino l’omicidio contro il coniuge dell’altro non annulla il matrimonio stabilito tra l’omicida e il coniuge rimasto vedovo; è il caso dell’uccisione di Uria lo Hitteo da parte di Davide. La Scrittura dice che Davide dopo avere commesso adulterio con Bath-Sheba, la moglie di Uria lo Hitteo, gli fece morire il marito e se la prese per moglie (cfr. 2 Sam. 11:27). Rese nullo il suo matrimonio con Bath-Sheba il suo gesto criminale? Affatto. Attenzione; non per questo però possiamo dire che Davide fece bene, perché la Scrittura dice: “Quando la moglie di Uria udì che Uria suo marito era morto, lo pianse; e finito che ella ebbe il lutto, Davide la mandò a cercare e l’accolse in casa sua. Ella divenne sua moglie, e gli partorì un figliuolo. Ma quello che Davide avea fatto dispiacque all’Eterno” (2 Sam. 11:26,27). E di lì a poco Dio punì severamente Davide per l’adulterio e l’omicidio di cui lui si era reso colpevole; gli promise che la spada non si sarebbe mai allontanata dalla sua casa, che avrebbe suscitato una sciagura in casa sua, che avrebbe preso le sue mogli e le avrebbe date in mano di un suo prossimo, ed infine che il bambino che gli aveva partorito Bath-Sheba doveva morire. Quindi, quantunque il delitto di Davide non annullò il suo matrimonio, lui fu punito da Dio per esso. Dio è giusto, e lui vendica il sangue di tutti coloro che vengono uccisi a motivo della loro moglie.
Per terminare questo discorso sul divorzio cattolico ritengo sia necessario dire che i Cattolici romani per ottenere lo scioglimento del vincolo matrimoniale, e potere così passare a nuove nozze (non passano a nuove nozze solo i chierici), devono ottenere dalla chiesa romana la sentenza di nullità del matrimonio che costa alcuni milioni (a Roma 4 milioni e mezzo). In Italia la ‘Sacra Rota’ concede ogni anno cinquemila sentenze di nullità, mentre nell’intero mondo cattolico ogni anno ‘vengono giudicati nulli almeno 70 mila matrimoni’ (Il Messaggero, 6 Aprile 1997, pag. 10). Come potete vedere per il papato questa sua ‘potestà’ di sciogliere i matrimoni è una fonte di disonesto guadagno.
Per matrimonio misto o interconfessionale si intende un matrimonio tra un credente ed una incredula, in questo caso specifico tra un credente ed una cattolica romana. Naturalmente se colui che porta il nome di Evangelico o Protestante non è nato di nuovo neppure lui è ancora un credente e quindi il matrimonio con la cattolica romana sarà un matrimonio tra increduli. Sarebbe un matrimonio misto solo di nome ma non di fatto perché ambedue sono ancora sotto la potestà del diavolo quantunque dicano di appartenere a due confessioni religiose diverse.
Fratelli, sappiate che da quello che dice la Scrittura è vietato ad un credente di sposarsi un’incredula perché Paolo dice: “Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non é per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente..” (2 Cor. 6:14-16). Quindi vi esorto a voi che cercate moglie di cercarvela fra le figliuole di Dio e non fra le incredule perché questa è la volontà di Dio in verso voi. Ricordatevi che voi siete il tempio di Dio e che in voi dimora lo Spirito di Dio che vi brama fino alla gelosia, e che quindi non potete avere comunione con una donna che è ancora un tempio di idoli. Mi spiego: in voi dimora Dio perché é scritto: “Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor. 3:16), quindi siccome che tra il tempio di Dio e gli idoli quali Maria, Antonio, Giuseppe ed altri che una donna ha innalzato nel suo cuore non vi è nessuna comunione, voi per forza di cose non potete andare d’accordo con una cattolica romana che va dietro agli idoli muti. Uso un altro termine di paragone per farvi comprendere quanto sia illusorio pensare di sposarsi un’idolatra e condurre poi una vita felice con lei. Ora, voi sapete che il Padre di tutti coloro che hanno creduto in Cristo é Dio, ma voi sapete anche che il padre di tutti coloro che ancora non sono nati di nuovo è il diavolo. Quindi come Dio non va per nulla d’accordo con Satana che gli é avversario, così anche un figliuolo di Dio non può andare d’accordo con una donna che ancora è sotto la potestà di Satana, e questo perché essa, essendo sotto la sua potestà, é inclinata a fare il male ed a parlare male.
Vi ricordo anche che sotto la legge Dio ordinò ai figliuoli d’Israele di non sposarsi donne appartenenti ai popoli idolatri secondo che é scritto: “Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figliuole ai loro figliuoli e non prenderai le loro figliuole per i tuoi figliuoli, perché stornerebbero i tuoi figliuoli dal seguir me per farli servire a dèi stranieri, e l’ira dell’Eterno s’accenderebbe contro a voi…” (Deut. 7:3,4). Come potete vedere Dio sapeva che se i figliuoli d’Israele si fossero sposati delle donne straniere che andavano dietro agl’idoli esse poi li avrebbero fatti smettere di seguire e servire Dio, e perciò diede questo ordine. Ora, é vero che noi non siamo sotto la legge, é vero che le donne cattoliche non vanno dietro a Malcom, ad Astarte, o a Baal, ma è altresì vero che una donna cattolica romana và dietro ad idoli muti raffiguranti Maria ed altri personaggi del passato e li serve, quindi quest’ordine dato ai figliuoli d’Israele lo possiamo applicare anche a noi che siamo sotto la grazia. Lo ripeto: Dio non vuole che noi suoi figliuoli ci sposiamo delle adoratrici e delle serventi degli idoli della chiesa romana e questo perché sa che esse per certo pervertirebbero il nostro cuore e lo stornerebbero dal servire e seguire il Signore. Insomma farebbero nei nostri confronti quello che le mogli straniere fecero nei confronti del re Salomone secondo che è scritto che “le sue mogli gli pervertirono il cuore; cosicché, al tempo della vecchiaia di Salomone, le sue mogli gl’inclinarono il cuore verso altri dèi; e il cuore di lui non appartenne tutto quanto all’Eterno, al suo Dio, come aveva fatto il cuore di Davide suo padre” (1 Re 11:3,4). E voi sapete che per questo motivo Dio si indignò contro Salomone e lo punì strappandogli il regno e dandolo al suo servo (cfr. 1 Re 11:9-13). Badate a voi stessi: non vi appoggiate sul vostro discernimento dicendo in cuore vostro: ‘Ma in fondo in fondo é una brava ragazza anche se ancora non é convertita; sono sicuro che col tempo poi si convertirà!’, perché questo stesso ragionamento perverso lo hanno fatto prima di voi quei credenti che hanno voluto seguire il loro cuore e non il Signore, sposandosi delle ragazze cattoliche romane, e adesso sono pieni di guai e dolori, e conducono una vita infelice. Sono scomparsi dalle raunanze della Chiesa perché hanno abbandonato la comune adunanza; si sono gettati alle loro spalle la Parola del Signore, e loro che pensavano di convertire la loro moglie al Signore si sono convertiti all’andazzo di questo mondo; sono tornati nelle sale da ballo, sono tornati nei cinema, sono tornati negli stadi ad acclamare la squadra di calcio, sono tornati ad agire perversamente, sono tornati al luogo di culto della chiesa cattolica ad assistere alle pompose funzioni religiose di questa pseudochiesa e tutto ciò a motivo di un matrimonio con una infedele, matrimonio che non avrebbero dovuto contrarre per il loro bene.
Se un prete è disposto a sposare una sua parrocchiana con un credente lavato con il sangue dell’Agnello, un pastore (colui che può, ai sensi della legge italiana, essendo la sua nomina di ministro di culto approvata dal Governo, celebrare matrimonio con effetti civili) non deve per nessuna ragione accettare di sposare una pecora del Signore affidata alla sua sorveglianza con una cattolica romana perché in questo caso acconsentirebbe a un matrimonio ingiusto che avrà nefaste conseguenze sulla vita del caparbio credente. In questa circostanza il pastore deve ubbidire al comando che Paolo diede a Timoteo: “Non partecipare ai peccati altrui; conservati puro” (1 Tim. 5:22) e perciò deve rifiutarsi di sposarli. Ma vogliamo anche dire che un pastore, che è tale veramente, deve dissuadere con parole persuasive i credenti celibi dallo sposarsi delle infedeli e questo per evitare che essi si mettano sotto un giogo che non é per loro. Il matrimonio non é qualcosa da prendere alla leggera come fanno molti, perché per mezzo di esso ci si unisce ad una donna carnalmente e si diventa una sola carne con lei; e poi perché esso si dissolve solo con la morte di uno dei due coniugi e in nessun’altra maniera. Il che equivale a dire che un credente che si sposa non può mettersi a pensare: ‘Ma tanto, anche se mi va male c’é il divorzio e mi posso risposare’, perché divorziare dalla propria moglie e sposarsi un’altra donna significa commettere adulterio.
Fratelli che siete preposti a pascere il gregge del Signore, suonate la tromba in seno alla Chiesa di Dio affinché i giovani credenti non rimangano ingannati dalle parole dolci e lusinghiere di quelle infedeli che Satana manda in mezzo al popolo di Dio per sedurre i figliuoli di Dio e farli allontanare dal Signore. E voi, fratelli celibi e sorelle nubili, abbiate piena fiducia nel Signore e domandate a lui il vostro coniuge; Egli é fedele e vi concederà pure il coniuge credente che fa giusto per voi. Ma vi scongiuro nel nome del Signore: ‘Non vi mettete con gli infedeli per il bene dell’anima vostra!’.
Questo articolo è stato pubblicato in Chiesa Cattolica Romana ed etichettato Chiesa Cattolica Romana, Confutazione dottrine cattoliche romane, Il matrimonio, La nuova Via, nozze, Sacramenti Cattolici, Sposarsi.
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