Source: https://www.lavoce.info/archives/58167/crisi-bancarie-quella-sentenza-e-una-lezione-per-leuropa/?replytocom=171649
Timestamp: 2020-04-09 11:41:43+00:00

Document:
Crisi bancarie: questa sentenza è una lezione per l’Europa | A.Baglioni
La sentenza appena emanata della Corte europea sulla gestione delle crisi bancarie ribalta la rigida posizione della Commissione UE sugli aiuti di stato. Dovrebbe insegnare alle istituzioni europee a essere ora più pragmatiche e vicine ai cittadini.
Aiuto di stato o no?
La Corte di giustizia della Unione europea ha emanato il 19 marzo una sentenza storica. In sostanza, ha ammesso che l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) per finanziare il salvataggio di una banca non è un aiuto di stato, e quindi non è un motivo sufficiente per fare scattare il bail-in. La sentenza è stata emessa con riferimento ad un caso specifico, quello della Cassa di risparmio di Teramo (Tercas), ma ha implicazioni per le altre crisi bancarie che hanno animato le cronache negli ultimi anni. Se fosse stata emessa con maggiore tempestività, avrebbe probabilmente cambiato la storia recente, non solo in relazione alla gestione delle crisi bancarie, ma anche per le implicazioni politiche che ne sono scaturite. La materia è tecnica, ma ha avuto un impatto molto forte sull’opinione pubblica, a partire da Banca Etruria in poi.
Ma quel è la materia del contendere? Negli scorsi anni, di fronte al dissesto di alcune banche di piccola dimensione, la posizione italiana, sostenuta dalla Banca d’Italia e dall’Abi, è stata: il Fitd può farsi carico di coprire le perdite accumulate in passato da queste banche, in modo da favorire la loro ristrutturazione e se possibile il loro acquisto da parte di un’altra banca in buone condizioni. In questo modo, il Fitd evita la liquidazione della banca in crisi, che sarebbe più costosa per il Fitd stesso, chiamato in tal caso a rimborsare tutti i depositi della banca liquidata fino a 100 mila euro. Peccato che la Commissione UE abbia sempre detto: attenzione, un intervento del Fitd è un aiuto di stato, e come tale fa scattare il bail-in, o almeno la sua versione più soft limitata alle azioni e alle obbligazioni subordinate (il cosiddetto burden sharing). In questo modo, ha di fatto sbarrato la strada a un intervento a carico delle banche, che avrebbe potuto evitare il coinvolgimento dei risparmiatori. Il Fitd è infatti alimentato dai contributi delle banche, senza alcun apporto di denaro pubblico. Ma allora perché considerarlo aiuto di stato? Il motivo sta nel fatto che i contributi delle banche al Fitd sono obbligatori. Tanto che il Fitd si è poi inventato il cosiddetto “braccio volontario”, con il quale è intervenuto in soccorso di alcune piccole banche (Tercas stessa e le casse di risparmio romagnole). Quest’ultima forma di intervento non è stata considerata aiuto di stato dalla Commissione UE, in virtù della sua “volontarietà”: un equilibrismo degno di un azzecca-garbugli, visto che si tratta sempre degli stessi soggetti (le banche) che intervengono collettivamente a sostegno di una banca in crisi.
I costi della rigidità
La rigidità della Commissione UE è costata cara. Costrinse il governo italiano, nel novembre del 2015, a decretare in tutta fretta la risoluzione delle quattro banche locali (Etruria, Marche, Chieti, Ferrara), ponendo costi a carico degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati delle banche stesse. L’impatto sull’opinione pubblica fu tale da costringere poi il governo a prevedere il “ristoro” dei detentori di obbligazioni subordinate. Il costo politico di quell’intervento fu molto alto per il governo, allora guidato da Matteo Renzi.
A ben vedere, la posizione della Commissione su questo punto specifico (l’intervento del Fitd) fa parte di un problema più generale: il modo un po’ astratto e precipitoso in cui sono state applicate le nuove regole europee di gestione delle crisi, che hanno introdotto bail-in e burden sharing. Sono entrate in vigore colpendo tutti gli strumenti finanziari già emessi, quindi in modo retroattivo. Ciò ha colto di sorpresa molti risparmiatori che non erano stati informati del nuovo regime. Non solo, molti di loro non erano a conoscenza della differenza tra una obbligazione subordinata e una ordinaria. Meglio sarebbe stato prevedere una introduzione graduale delle nuove regole, ad esempio imponendo alle banche di emettere “titoli-cuscinetto” aggredibili in caso di bail-in e detenuti dagli investitori istituzionali, in modo da proteggere gli investitori al dettaglio (come suggerivamo qui tre anni fa) e facendo entrare in vigore il bail-in solo dopo che le banche si fossero dotate di un “cuscinetto” abbastanza robusto. Invece si è fatto il contrario. Le modalità con cui sono state introdotte le nuove regole di gestione delle crisi bancarie sono state criticate dalle stesse autorità europee di settore.
Errori di questo tipo costano caro all’Europa. Rendono le istituzioni europee invise ai cittadini. Il risentimento popolare verso il bail-in non è tanto dovuto al principio in sé, ma al modo rigido in cui è stato introdotto. Un approccio più flessibile e realistico nella fase di avvio avrebbe destato meno clamore. È una lezione su cui riflettere (anche in vista delle prossime elezioni europee) perché questi errori alzano la palla ai movimenti sovranisti e anti-europei, che sono pronti a “schiacciare”.
In questo articolo si parla di: Angelo Baglioni, crisi bancarie, sentenza Tercas
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gianmario nava 25/03/2019 alle 14:48 Rispondi
"La rigidità della Commissione UE è costata cara. Costrinse il governo italiano, nel novembre del 2015, a decretare in tutta fretta la risoluzione delle quattro banche locali (Etruria, Marche, Chieti, Ferrara), ponendo costi a carico degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati delle banche stesse. L’impatto sull’opinione pubblica fu tale da costringere poi il governo a prevedere il “ristoro” dei detentori di obbligazioni subordinate." Mi sembrano affermazioni non fondate sui fatti.
Morandini Luca 26/03/2019 alle 13:00 Rispondi
Diciamo che il Prof. Baglioni ha riportato alcuni fatti, ma non altri: oltre alle perdite degli obbligazionisti, anche il FITD ha perso circa tre miliardi intervenendo con il suo braccio “volontario” (il National Resolution Fund) per risanare le famose quattro banche. Vale anche la pena notare che sono passati circa due anni dall’approvazione della BRRD fino alla sua adozione completa, per cui vi sarebbe stato tempo a sufficienza per avvisare gli obbligazionisti. Inoltre, e’ stato il governo a scegliere la strada del bail-in parziale, che, ad esempio, non ha successivamente seguito per MPS. Sarebbe anche il caso di far notare che, prima della BRRD, la risoluzione di un banca secondo la legislazione italiana comportava la restituzione dei mutui e dei prestiti in essere, con danni economici piu’ diffusi di quelli previsti con la direttiva europea.
Henri Schmit 25/03/2019 alle 9:05 Rispondi
Nel mio peecedente commento distinguo fra fatti (commentabili) e commento (opinioni). È un errore insistere su una gara fra Commissione e Bankitalia. Bruxelles esprime posizioni condivise nell’interesse di 19 o 27 paesi. Bankitalia vigila sulla solidità del sistema bancario nazionale (a prescindere dalle competenze della BCE) e tutela il pubblico risparmio. La decisione della Corte (che non ho ancora letto) crea spazi di manovra per il futuro, ma non cambia i fatti e i conti del passato. Non è un giudizio contro l’operato da tutti i punti di vista benefico per l’Italia della Vestager. I compiti (competenze, responsabilità, sfide) di Bankitalia sono notevoli. Quello più gravoso da oltre 10 anni riguarda il monte di NPL. Nessuno finora ha spiegato perché è così colossale, senza paragone con i paesi più vicini. Se non se ne spiegano (studiano, capiscono) le ragioni (strutturali), nulla cambierà. Finora ho sentito solo spiegazioni congiunturali (la crisi importata) e soluzioni per gestire i NPL (cessioni, contabilità), non rimedi (sistemici) per evitarli. Questo sarebbe a mio parere il primo compito della vigilanza, dei legislatori, degli esperti accademici e di noi umili commentatori.
Stefano Andreoli 23/03/2019 alle 17:18 Rispondi
Ringrazio l'autore per la capacità di spiegare in poche righe una materia così complessa. Tuttavia mi chiedo: perché la Commissione ha assunto questo atteggiamento "rigido" ? Siamo sicuri che si sia trattato solo di un "errore" dovuto al "modo astratto e precipitoso" con cui "le istituzioni europee" avrebbero deciso di regolare la materia delle crisi bancarie ? Premesso che non conosco la materia, mi sembra un modo un po' sbrigativo di liquidare la questione.
Carmine Meoli 22/03/2019 alle 21:21 Rispondi
Sono assai confuso in una selva di opinioni che rischiano solo di essere partigiane se non preconcette. 1 il capitale e il quasi capitale ( subordinate) per sua natura può essere perso . Chi acquista un subordinato ottiene un prezzo per il rischio. 2 Chi fosse stato indotto o costretto ad acqusire azioni o subordinati deve agire per truffa o violenza contro chi ( le persone) che lo abbia indotto a tale decisione. 3 il fondo di garanzia dovebbe garantire i depositi ( max 100) e non essere destinato ad altri usi, salvo,il caso di minimizzazione dei costi di tutela dei depositi in caso di uso diverso. 4 le banche hanno anche sofferto di mala gestio ma il grosso degli squilbri nasce dalla crisi e dalle pessime norme che dilungando oltre misura il realizzo degli attivi genera NPL in modo più intenso che in altri Paesi. ( facendo fare buoni affari a chi li compra ) . Mi fermo qui ,per non dire altro sulle inziative di vigilanza e del governo nei frangenti in discorso. Dofendere il moral hazaed non è solo immorale ma principio che apre a costi collettivi incommensurabili.
Guido Gennaccari 22/03/2019 alle 16:26 Rispondi
Speriamo che l’Antitrust non faccia ricorso e, allo stesso tempo, i Regulators italiani (+Governo) non chiedano indennizzi. E’ necessario andare avanti proattivamente nell’ottica di una futura (ma vicina) garanzia unica sui depositi, per poi approdare agli eurobond. Solo una questione non irrilevante: una piccola parte dello spread 2016-2017 pagato dalle nostre banche per finanziarsi è stato forse causato da tali questioni, creando una ulteriore zavorra al nostro sistema finanziario…ne tenessero conto in Europa! https://www.linkedin.com/pulse/tercasvestager-i-costi-dei-malintesi-tra-ecb-eu-e-sul-gennaccari/
Luciano Pontiroli 22/03/2019 alle 13:19 Rispondi
Le obbligazioni subordinate non sarebbero state risparmiate neanche se si fosse proceduto alla liquidazione coatta amministrativa prevista dal testo unico bancario. L'intervento del Fondo Interbancario, anche se lecito, avrebbe evitato la risoluzione ma il rimborso di quelle obbligazioni non sarebbe stato garantito.
Pietro 22/03/2019 alle 11:59 Rispondi
L'introduzione del bail-in ha esacerbato la crisi degli Npl in una parte del sistema bancario italiano, questo è indubbio. Quel che è meno indubbio, però, è il fatto che questo sarebbe stato altrimenti evitabile. In altre parole, per quanto tempo le crisi bancarie (le banche Venete e Mps), esacerbate dall'obbligo di svalutazione degli Npl a valori realistici in seguito alle esperienze delle risoluzioni sopra descritte, avrebbero potuto rimanere celate? In altre parole, per quanto tempo si sarebbe permesso di nascondere la polvere sotto al tappeto a una parte del sistema bancario disfunzionale e fallimentare con valutazioni allegre della propria situazione patrimoniale? I comportamenti scorretti quando non fraudolenti di queste banche (come la vendita di prodotti finanziari complessi a risparmiatori ignari e le fantasiose valutazioni delle proprie azioni), sarebbero cessati senza questa brusca battuta d'arresto? Siamo davvero sicuri che un sistema bancario costretto a salvare sé stesso da sé stesso avrebbe potuto andare avanti "business as usual" ancora a lungo? E per finire, davvero sarebbe stata positiva la "socializzazione delle perdite" che il sistema bancario nel suo intero avrebbe dovuto subire per colpa della cattiva gestione di queste banche? Cosa tra l'altro poi avvenuta sia con il "braccio volontario" sia con Atlante. Che conseguenze avrebbe avuto tutto questo dal punto di vista dell'azzardo morale?
Santo Ferrolotto 22/03/2019 alle 20:13 Rispondi
Si ma a pagare col bail-in non sono le banche. Gli strumenti di risoluzione delle crisi bancarie non risolvono le cause. E sinceramente non capisco come estendere il costo delle ristrutturazioni agli obbligazionisti riduca la possibilità delle banche di ricorrere a condotte scorrette o irregolari.
Luca Morandini 26/03/2019 alle 9:40 Rispondi
Lo fa rendendo gli obbligazionisti, consci del rischio bail-in, piu’ attenti alla gestione della banca cui prestano il loro denaro, e quindi aumentando il costo delle condotte poco virtuose.
Santo Ferrolotto 30/03/2019 alle 23:12 Rispondi
Retroattivamente? Perché di questo stiamo parlando ed è questo uno dei principali motivi per cui, come sottolinea l'autore dell'articolo, l'impatto sull'opinione pubblica è stato devastante.
Luca Morandini 05/04/2019 alle 0:21
Ci sono stati due anni durante i quali i risparmiatori avrebbero potuto informarsi (o essere informati dagli organi di vigilanza) e decidere di ridurre la loro esposizione, mettendo quindi sotto presione le banche meno virtuose.
Marcello Romagnoli 22/03/2019 alle 11:18 Rispondi
In un mondo dove l'aiuto di stato è praticatissimo ed è regola, non si capisce perchè alcuni paesi della UE lo possano fare e altri no. Questo è realmente distorsivo e allontana le persone dall'istituzione.
Roberto Tamborini 21/03/2019 alle 18:00 Rispondi
Scusate, qui si parla di una sentenza della CGE che da torto alla Commissione, delle sue motivazioni, e delle conseguenze della decisione suddetta, non delle opinioni di Angelo Baglioni. L,' Italia è il peggior paese europeo, ma dare sempre ragione alla Commissione anche quando ha torto è un pessimo servizio all'Italia e all'Europa. A proposito, vogliano discutere del ruolo conclamato del governo tedesco nella fusione DB-Allianz?
Giuseppe GB Cattaneo 21/03/2019 alle 17:24 Rispondi
PS Margrethe Vestager si candida alla presidenza della Commissione europea e afferma, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, che il bail-in di banca Etruria e company è stato deciso dalla Banca d'Italia e quindi sua è la responsabilità
Henri Schmit 21/03/2019 alle 10:11 Rispondi
Descrizione chiarissima, ma conclusione e alcuni giudizi fuorvianti. Non trovo corretto criticare l’alternativa fra intervento obbligatorio e volontario del Fitd come criterio dell’aiuto di Stato; la distinzione non è artificiosa ma logica e convincente. Sostenere il contrario significa gettare fango sulle autorità UE già contestate per altre ragioni per lo più inconsistenti. Il formalismo e l’artificialità delle giustificazioni stanno tutte da questa parte. Il dibattito pubblico si concentra su temi irrilevanti, invece di trattare questioni di sostanza, fatti, dati. Anche l’accusa di retroattività insinua impropriamente un’irregolarità della Commissione quando ci sono state solo incapacità, inadempienze e molto peggio da questa parte. Il problema delle piccole (e meno piccole) banche sono i NPL, scoperti nel 2014 circa, ma fonte di dissesto bancario almeno dal 2008. Perché non indagare sulle cause specifiche di questi squilibri, senza paragone con gli altri grandi paesi UE, perché ricondurre tutto all’effetto di una crisi mondiale creata oltreoceano e a errori di autorità europee troppo rigide? Delle banche già decotte hanno emesso titoli subordinati, che non hanno colto di sorpresa Banca d’Italia, a conoscenza delle differenze e informata del nuovo regime, e gli hanno piazzati presso la loro clientela retail, con il benestare di un’autorità e l’assist attivo di un'altra. Non le regole bail-in e burden-sharing, ma discorsi pubblici fuorvianti creano il risentimento popolare.
Michele 21/03/2019 alle 5:12 Rispondi
Il mondo è ormai sotto-sopra e questo articolo ne è una ulteriore prova. Ormai non c’è più limite neanche alle tesi più fantasiose. La UE - introducendo il sacrosanto bail-in e burden-sharing - tenta di difendere i contribuenti e i clienti bancari dal solito vecchio sistema di tosatura del parco buoi. Reazione? Colpa della UE. La UE deve essere più vicina ai cittadini. Già perché il problema sono le regole europee di tutela dei risparmiatori, non le banche che fanno self-placing e i controllori che tacciono, non la mancata informazione ai risparmiatori PRIMA che il bail-in entrasse in vigore, non le richieste di modifica della BRRD DOPO che è entrata in vigore, non la vendita di obbligazioni bancarie subordinate a poveri pensionati...etc. Così per poter continuare nel vecchio sistema molto “pragmatico” di irresponsabilità di chi causa i problemi e perpetuare il business model profitti privati/ costi pubblici, il modo più apparentemente ingegnoso è dare le colpe alla UE. È da oltre 20 anni che governanti incapaci o interessati scaricano sulla UE le proprie responsabilità. Ci si sorprende poi che gli elettori se la prendano contro tutte le cosi dette “elite”?
Santo Ferrolotto 21/03/2019 alle 13:51 Rispondi
Non ho veramente capito. Che le crisi bancarie possano essere dovute a condotte spericolate e irresponsabili, oltre alla scarsa efficienza dei meccanismi di sorveglianza è un fatto che richiede interventi. Ma il bail-in non è la causa delle crisi ne uno strumento per prevenirle. È uno strumento di risoluzione, che scarica il costo di quelle attività spericolate e irresponsabili proprio su quelle persone che nel tuo commento definisci di fatto come vittime (perché non informate o raggirate). E per altro si parla di una sentenza giuridica, che dice che il bail-in è stato correttamente NON applicato a un caso (TERCAS) che NON si configura come aiuto di stato a REGOLE VIGENTI. L'autore riflette sul fatto che la repentina applicazione di queste clausole ha portato ad applicazioni illegittime che hanno imposto al governo italiano pratiche che si sono rivelate vessatorie nei confronti dei cittadini, con danno proprio per la reputazione delle istituzioni europee. Quello che dici non solo è off-topic, ma non quadra proprio. Se la sorveglianza non funziona non può essere giusto far pagare terzi, tu dici invece che "visto che non si vuole intervenire sulla sorveglianza è giusto trasferire i costi a terzi" e allo stesso tempo riconosci che la "colpa" è di banche e sorveglianza.

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