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Timestamp: 2020-05-27 11:29:43+00:00

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FORUM ACV › Discussioni di carattere generale › E' ORA DI CHIARIRE!
E' ORA DI CHIARIRE!
Basta sono stanco di sentire che ci sono o non vi sono leggi che regolamentano la deroge dalla comunità europea.
- Zanoni dice che la Normativa non prevede l''abbattimento di specie in deroga come fringuelli e altro,
- Berlato dice che è possibile e che esiste una normativa che ci permette di fare questo.
Allora io ora chiedo dove mi posso documentare in questo, ovvero dove posso leggere come stanno veramante le cose.
Scriverò anche a Zanoni per avere copia di questa Normativa.
Ora esigo chiarezza.
Le normative che ti interessano sono la Direttiva 2009/147/CE, la legge statale 221/2002, la legge regionale 24/2007.
Tutte reperibili sul mio sito web: www.sergioberlato.it oppure sul sito web ACV-CONFAVI
Se non credi a quello che ti diciamo e scriviamo noi, ti conviene iscriverti direttamente alla LAC di Zanoni.
Postato il : 23/10/2012 17:42:30
Non trovo corretta una risposta del genere Onorevole.
Non sto mettendo in dubbio quello che mi sta dicendo.
voglio avere effettivi riscontri.
Quindi da cittadino oltre che nei siti venatori dove è possibile poter leggere questi comunicati comunitari.?
Postato il : 23/10/2012 17:46:53
(Atti adottati prima del 1 o dicembre 2009, in applicazione del trattato CE, del trattato UE e del trattato Euratom)
(1) La direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici ( 3 ), ha subito diverse e sostanziali modificazioni ( 4 ). È opportuno,
per motivi di chiarezza e di razionalizzazione, procedere
alla codificazione di tale direttiva.
(2) La decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 22 luglio 2002, che stabilisce il sesto
programma comunitario di azione in materia di ambiente
( 5 ), prevede azioni specifiche per la biodiversità,
compresa la protezione degli uccelli e dei loro habitat.
(3) Per molte specie di uccelli viventi naturalmente allo stato
selvatico nel territorio europeo degli Stati membri si registra
una diminuzione, in certi casi rapidissima, della popolazione
e tale diminuzione rappresenta un serio pericolo
per la conservazione dell’ambiente naturale, in particolare
poiché minaccia gli equilibri biologici.
(4) Le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico
nel territorio europeo degli Stati membri sono in
gran parte specie migratrici. Tali specie costituiscono
un patrimonio comune e l’efficace protezione degli uccelli
è un problema ambientale tipicamente transnazionale,
che implica responsabilità comuni.
(5) La conservazione delle specie di uccelli viventi naturalmente
allo stato selvatico nel territorio europeo degli
Stati membri è necessaria per raggiungere gli obiettivi
comunitari in materia di miglioramento delle condizioni
di vita e di sviluppo sostenibile.
(6) Le misure da prendere devono riguardare i diversi fattori
che possono influire sull’entità della popolazione aviaria,
e cioè le ripercussioni delle attività umane, in particolare
la distruzione e l’inquinamento degli habitat, la cattura e
l’uccisione da parte dell’uomo e il commercio che ne
consegue; nel quadro di una politica di conservazione
bisogna adeguare la severità di tali misure alla situazione
(7) La conservazione si prefigge la protezione a lungo termine
e la gestione delle risorse naturali in quanto parte
integrante del patrimonio dei popoli europei. Essa consente
di regolarle disciplinandone lo sfruttamento in base
a misure necessarie al mantenimento e all’adeguamento
degli equilibri naturali delle specie entro i limiti di quanto
è ragionevolmente possibile.
(8) La preservazione, il mantenimento o il ripristino di una
varietà e di una superficie sufficienti di habitat sono indispensabili
alla conservazione di tutte le specie di uccelli.
Talune specie di uccelli devono essere oggetto di speciali
misure di conservazione concernenti il loro habitat per
garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro
area di distribuzione. Tali misure devono tener conto
anche delle specie migratrici ed essere coordinate in vista
della costituzione di una rete coerente.
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/7
( 1 ) Parere del 10 giugno 2009 (non ancora pubblicato nella Gazzetta
( 2 ) Parere del Parlamento europeo del 20 ottobre 2009 (non ancora
pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del
( 3 ) GU L 103 del 25.4.1979, pag. 1.
( 4 ) Cfr. allegato VI, parte A.
( 5 ) GU L 242 del 10.9.2002, pag. 1.
(9) Per evitare che gli interessi commerciali esercitino eventualmente
una pressione nociva sui livelli di prelievo, è
necessario istituire un divieto generale di commercializzazione
e limitare le deroghe alle sole specie il cui status
biologico lo consenta, tenuto conto delle condizioni specifiche
che prevalgono nelle varie regioni.
(10) A causa del livello di popolazione, della distribuzione
geografica e del tasso di riproduzione in tutta la Comunità,
talune specie possono formare oggetto di atti di
caccia, ciò che costituisce un modo ammissibile di sfruttamento,
sempreché vengano stabiliti ed osservati determinati
limiti; tali atti di caccia devono essere compatibili
con il mantenimento della popolazione di tali specie a un
livello soddisfacente.
(11) I mezzi, gli impianti o i metodi di cattura o di uccisione
in massa o non selettiva nonché l’inseguimento con taluni
mezzi di trasporto devono essere vietati a causa
dell’eccessiva pressione che esercitano o possono esercitare
sul livello di popolazione delle specie interessate.
(12) Data l’importanza che possono avere talune situazioni
particolari, occorre prevedere la possibilità di deroghe a
determinate condizioni e sotto il controllo della Commissione.
(13) La conservazione dell’avifauna e delle specie migratrici in
particolare presenta ancora dei problemi, per cui si rendono
necessari lavori scientifici, lavori che permetteranno
inoltre di valutare l’efficacia delle misure prese.
(14) Si deve curare, in consultazione con la Commissione, che
l’eventuale introduzione di specie di uccelli che non vivono
naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo
degli Stati membri non danneggi in alcun modo la
flora e la fauna locali.
(15) Ogni tre anni la Commissione elaborerà e comunicherà
agli Stati membri una relazione riassuntiva basata sulle
informazioni inviatele dagli Stati membri per quanto riguarda
l’applicazione delle disposizioni nazionali adottate
conformemente alla presente direttiva.
(16) Le misure necessarie per l’esecuzione della presente direttiva
dovrebbero essere adottate secondo la decisione
1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante
modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione
conferite alla Commissione ( 1 ).
(17) In particolare, la Commissione dovrebbe avere il potere
di modificare taluni allegati alla luce del progresso scientifico
e tecnico. Tali misure di portata generale e intese a
modificare elementi non essenziali della presente direttiva
devono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione
con controllo di cui all’articolo 5 bis della
decisione 1999/468/CE.
(18) La presente direttiva deve far salvi gli obblighi degli Stati
membri relativi ai termini di recepimento nel diritto nazionale
indicati nell’allegato VI, parte B,
1. La presente direttiva concerne la conservazione di tutte le
specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel
territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato.
Essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione
di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento.
2. La presente direttiva si applica agli uccelli, alle uova, ai
nidi e agli habitat.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per mantenere o
adeguare la popolazione di tutte le specie di uccelli di cui
all’articolo 1 a un livello che corrisponde in particolare alle
esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, pur tenendo conto
delle esigenze economiche e ricreative.
1. Tenuto conto delle esigenze di cui all’articolo 2, gli Stati
membri adottano le misure necessarie per preservare, mantenere
o ristabilire, per tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, una
varietà e una superficie sufficienti di habitat.
2. La preservazione, il mantenimento e il ripristino dei biotopi
e degli habitat comportano anzitutto le seguenti misure:
b) mantenimento e sistemazione conforme alle esigenze ecologiche
degli habitat situati all’interno e all’esterno delle zone
di protezione;
c) ripristino dei biotopi distrutti;
d) creazione di biotopi.
L 20/8 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
1. Per le specie elencate nell’allegato I sono previste misure
speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat, per garantire
la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella
loro area di distribuzione.
b) delle specie che possono essere danneggiate da talune modifiche
del loro habitat;
c) delle specie considerate rare in quanto la loro popolazione è
scarsa o la loro ripartizione locale è limitata;
d) di altre specie che richiedono una particolare attenzione per
la specificità del loro habitat.
Per effettuare le valutazioni si terrà conto delle tendenze e delle
variazioni dei livelli di popolazione.
Gli Stati membri classificano in particolare come zone di protezione
speciale i territori più idonei in numero e in superficie
alla conservazione di tali specie nella zona geografica marittima
e terrestre a cui si applica la presente direttiva.
2. Gli Stati membri adottano misure analoghe per le specie
migratrici non menzionate all’allegato I che ritornano regolarmente,
tenuto conto delle esigenze di protezione nella zona
geografica marittima e terrestre a cui si applica la presente
direttiva per quanto riguarda le aree di riproduzione, di muta
e di svernamento e le zone in cui si trovano le stazioni lungo le
rotte di migrazione. A tale scopo, gli Stati membri attribuiscono
un’importanza particolare alla protezione delle zone umide e
specialmente delle zone d’importanza internazionale.
3. Gli Stati membri inviano alla Commissione tutte le informazioni
opportune affinché essa possa prendere le iniziative
idonee per il necessario coordinamento affinché le zone di cui
al paragrafo 1, da un lato, e al paragrafo 2, dall’altro, costituiscano
una rete coerente e tale da soddisfare le esigenze di
protezione delle specie nella zona geografica marittima e terrestre
a cui si applica la presente direttiva.
4. Gli Stati membri adottano misure idonee a prevenire, nelle
zone di protezione di cui ai paragrafi 1 e 2, l’inquinamento o il
deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose
agli uccelli che abbiano conseguenze significative in considerazionedegli
obiettivi del presente articolo. Gli Stati membri cercano
inoltre di prevenire l’inquinamento o il deterioramento
degli habitat al di fuori di tali zone di protezione.
Fatti salvi gli articoli 7 e 9, gli Stati membri adottano le misure
necessarie per instaurare un regime generale di protezione di
tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, che comprenda in
particolare il divieto:
b) di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le
uova e di asportare i nidi;
c) di raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle
anche vuote;
d) di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo
di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia
conseguenze significative in considerazione degli obiettivi
della presente direttiva;
e) di detenere gli uccelli delle specie di cui sono vietate la caccia
1. Fatti salvi i paragrafi 2 e 3, gli Stati membri vietano, per
tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1, la vendita, il trasporto
per la vendita, la detenzione per la vendita nonché l’offerta
in vendita degli uccelli vivi e degli uccelli morti, nonché di
qualsiasi parte o prodotto ottenuti dagli uccelli, facilmente riconoscibili.
2. Per le specie elencate all’allegato III, parte A, le attività di
cui al paragrafo 1 non sono vietate, purché gli uccelli siano stati
in modo lecito uccisi o catturati o altrimenti legittimamente
3. Gli Stati membri possono ammettere nel loro territorio,
per le specie elencate all’allegato III, parte B, le attività di cui al
paragrafo 1 e prevedere limitazioni al riguardo, purché gli uccelli
siano stati in modo lecito uccisi o catturati o altrimenti
legittimamente acquisiti.
Gli Stati membri che intendono concedere tale permesso si
consultano in via preliminare con la Commissione, con la quale
esaminano se la commercializzazione degli esemplari della specie
in questione contribuisca o rischi di contribuire, per quanto
è ragionevolmente possibile prevedere, a mettere in pericolo il
livello di popolazione, la distribuzione geografica o il tasso di
riproduzione della specie stessa in tutta la Comunità. Se tale
esame rivela che il permesso previsto porta o può portare,
secondo la Commissione, a uno dei rischi summenzionati, la
Commissione rivolge allo Stato membro una raccomandazione
debitamente motivata, nella quale disapprova la commercializzazione
della specie in questione. Se ritiene che non esista tale
rischio, la Commissione ne informa lo Stato membro.
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/9
La raccomandazione della Commissione è pubblicata nella Gazzetta
ufficiale dell’Unione europea.
Lo Stato membro che concede il permesso di cui al presente
paragrafo verifica a intervalli regolari se sussistano le condizioni
necessarie per la sua concessione.
1. In funzione del loro livello di popolazione, della distribuzione
geografica e del tasso di riproduzione in tutta la Comunità
le specie elencate all’allegato II possono essere oggetto di
atti di caccia nel quadro della legislazione nazionale. Gli Stati
membri faranno in modo che la caccia di queste specie non
pregiudichi le azioni di conservazione intraprese nella loro area
2. Le specie elencate all’allegato II, parte A, possono essere
cacciate nella zona geografica marittima e terrestre a cui si
applica la presente direttiva.
3. Le specie elencate all’allegato II, parte B, possono essere
cacciate soltanto negli Stati membri per i quali esse sono menzionate.
4. Gli Stati membri si accertano che l’attività venatoria, compresa
eventualmente la caccia col falco, quale risulta dall’applicazione
delle disposizioni nazionali in vigore, rispetti i principi
di una saggia utilizzazione e di una regolazione ecologicamente
equilibrata delle specie di uccelli interessate e sia compatibile,
per quanto riguarda la popolazione delle medesime, in particolare
delle specie migratrici, con le disposizioni derivanti
dall’articolo 2.
Essi provvedono in particolare a che le specie a cui si applica la
legislazione sulla caccia non siano cacciate durante il periodo
Quando si tratta di specie migratrici, essi provvedono in particolare
a che le specie a cui si applica la legislazione sulla caccia
non vengano cacciate durante il periodo della riproduzione e
durante il ritorno al luogo di nidificazione.
Gli Stati membri trasmettono alla Commissione tutte le informazioni
utili sull’applicazione pratica della loro legislazione
sulla caccia.
1. Per quanto riguarda la caccia, la cattura o l’uccisione di
uccelli nel quadro della presente direttiva, gli Stati membri vietano
il ricorso a qualsiasi mezzo, impianto o metodo di cattura
o di uccisione in massa o non selettiva o che possa portare
localmente all’estinzione di una specie, in particolare quelli elencati
all’allegato IV, lettera a).
2. Gli Stati membri vietano inoltre qualsiasi tipo di caccia
con mezzi di trasporto e alle condizioni indicati all’allegato IV,
1. Sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti, gli
Stati membri possono derogare agli articoli da 5 a 8 per le
a) — nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica,
— nell’interesse della sicurezza aerea,
— per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai
boschi, alla pesca e alle acque,
— per la protezione della flora e della fauna;
b) ai fini della ricerca e dell’insegnamento, del ripopolamento e
della reintroduzione nonché per l’allevamento connesso a tali
c) per consentire in condizioni rigidamente controllate e in
modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi
misurati di determinati uccelli in piccole quantità.
a) le specie che formano oggetto delle medesime;
b) i mezzi, gli impianti o i metodi di cattura o di uccisione
c) le condizioni di rischio e le circostanze di tempo e di luogo
in cui esse possono essere applicate;
d) l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono
soddisfatte e a decidere quali mezzi, impianti o metodi possano
essere utilizzati, entro quali limiti e da quali persone;
3. Gli Stati membri inviano ogni anno alla Commissione una
relazione sull’applicazione dei paragrafi 1 e 2.
L 20/10 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
4. In base alle informazioni di cui dispone, in particolare
quelle comunicatele ai sensi del paragrafo 3, la Commissione
vigila costantemente affinché le conseguenze delle deroghe di
cui al paragrafo 1 non siano incompatibili con la presente
direttiva. Essa prende adeguate iniziative in merito.
1. Gli Stati membri incoraggiano le ricerche e i lavori necessari
per la protezione, la gestione e lo sfruttamento della popolazione
di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1. Un’attenzione
particolare sarà accordata alle ricerche e ai lavori sugli
argomenti elencati nell’allegato V.
2. Gli Stati membri trasmettono alla Commissione tutte le
informazioni ad essa necessarie per prendere misure appropriate
per coordinare le ricerche e i lavori di cui al paragrafo 1.
Gli Stati membri vigilano affinché l’eventuale introduzione di
specie di uccelli che non vivono naturalmente allo stato selvatico
nel territorio europeo degli Stati membri non pregiudichi la
flora e la fauna locali. Essi consultano al riguardo la Commissione.
1. Gli Stati membri trasmettono alla Commissione ogni tre
anni, a decorrere dal 7 aprile 1981, una relazione sull’applicazione
delle disposizioni nazionali adottate in virtù della presente
2. La Commissione elabora ogni tre anni una relazione riassuntiva
basata sulle informazioni di cui al paragrafo 1. La parte
del progetto di relazione relativa alle informazioni fornite da
uno Stato membro è trasmessa per la verifica alle autorità dello
Stato membro in questione. La versione definitiva della relazione
è comunicata agli Stati membri.
L’applicazione delle misure adottate in virtù della presente direttiva
non deve provocare un deterioramento della situazione
Gli Stati membri possono prendere misure di protezione più
rigorose di quelle previste dalla presente direttiva.
Sono adottate le modifiche necessarie per adeguare gli allegati I
e V al progresso scientifico e tecnico. Tali misure, intese a
modificare elementi non essenziali della presente direttiva,
sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con
controllo di cui all’articolo 16, paragrafo 2.
1. La Commissione è assistita dal comitato per l’adeguamento
al progresso scientifico e tecnico.
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si
applicano l’articolo 5 bis, paragrafi da 1 a 4, e l’articolo 7 della
decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni
dell’articolo 8 della stessa.
Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle
disposizioni essenziali di diritto interno che essi adottano nel
settore disciplinato dalla presente direttiva.
La direttiva 79/409/CEE, modificata dagli atti di cui all’allegato
VI, parte A, è abrogata, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri
relativi ai termini di recepimento in diritto nazionale indicati
all’allegato VI, parte B.
I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente
direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza
riportata all’allegato VII.
La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/11
L 20/12 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/13
L 20/14 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/15
L 20/16 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/17
L 20/18 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/19
AT = Österreich, BE = Belgique/België, BG = България, CY = Κύπρος, CZ = Česká republika, DE = Deutschland, DK = Danmark, EE = Eesti, ES = España, FI = Suomi/Finland, FR = France, EL = Ελλάδα, HU = Magyarország, IE = Ireland, IT =
Italia, LT = Lietuva, LU = Luxembourg, LV = Latvija, MT = Malta, NL = Nederland, PL = Polska, PT = Portugal, RO = România, SE = Sverige, SI = Slovenija, SK = Slovensko, UK = United Kingdom
+ = Stati membri che possono autorizzare, conformemente all’articolo 7, paragrafo 3, la caccia delle specie elencate.
L 20/20 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
a) — Lacci (con l’eccezione della Finlandia e della Svezia per la cattura di Lagopus Lagopus Lagopus e Lagopus mutus a
nord della latitudine 58° N), vischio, esche, uccelli vivi accecati o mutilati impiegati come richiamo, registratori,
apparecchi fulminanti,
— sorgenti luminose artificiali, specchi, dispositivi per illuminare i bersagli, dispositivi ottici equipaggiati di convertitore
d’immagine o di amplificatore elettronico d’immagine per tiro notturno,
— esplosivi,
— reti, trappole, esche avvelenate o tranquillanti,
— armi semiautomatiche o automatiche con caricatore contenente più di due cartucce;
b) — aerei, autoveicoli,
— battelli spinti a velocità superiore a 5 km/h. In alto mare gli Stati membri possono autorizzare, per motivi di
sicurezza, l’uso di battelli a motore con velocità massima di 18 km/h. Gli Stati membri informano la Commissione
delle autorizzazioni rilasciate.
a) Fissazione dell’elenco nazionale delle specie minacciate di estinzione o particolarmente in pericolo tenendo conto della
loro area di ripartizione geografica.
b) Censimento e descrizione ecologica delle zone di particolare importanza per le specie migratrici durante le migrazioni,
lo svernamento e la nidificazione.
g) Studio degli effetti dannosi dell’inquinamento chimico sul livello della popolazione delle specie di uccelli.
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/21
Atto di adesione del 1985, allegato I, punto X.1.h) e
limitatamente al riferimento fatto alla direttiva
79/409/CEE nell’articolo 1 e all’allegato, punto A.1
Direttiva 2008/102/CE del Parlamento europeo e
L 20/22 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
1 o gennaio 2007
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/23
L 20/24 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.1.2010
26.1.2010 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 20/25
Postato il : 23/10/2012 19:22:37
"fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell''articolo 9 della direttiva
79/409/CEE"
1. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, dopo l''articolo 19 è inserito il seguente:
"ART. 19-bis. - (Esercizio delle deroghe previste dall''articolo 9 della direttiva 79/ 409/CEE). - 1.
Le regioni disciplinano l''esercizio delle deroghe previste dalla direttiva 79/409/CEE del Consiglio,
del 2 aprile 1979, conformandosi alle prescrizioni dell''articolo 9, ai princípi e alle finalità degli
indicate dall''articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 79/409/CEE e devono menzionare le specie che
incaricati della stessa, fermo restando quanto previsto dall''articolo 27, comma 2. I soggetti abilitati
al prelievo in deroga vengono individuati dalle regioni, d''intesa con gli ambiti territoriali di caccia
3. Le deroghe di cui al comma 1 sono applicate per periodi determinati, sentito l''Istituto nazionale
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali, di
concerto con il Ministro dell''ambiente e della tutela del territorio, previa delibera del Consiglio dei
ministri, ovvero al Ministro per gli affari regionali ove nominato, al Ministro dell''ambiente e della
tutela del territorio, al Ministro delle politiche agricole e forestali, al Ministro per le politiche
comunitarie, nonché all''Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS), una relazione sull''attuazione
Commissioni parlamentari. Il Ministro dell''ambiente e della tutela del territorio trasmette
annualmente alla Commissione europea la relazione di cui all''articolo 9, paragrafo 3, della direttiva
79/409/CEE".
Postato il : 23/10/2012 19:25:23
DAL SITO WWW.ASSOCIAZIONECACCIATORIVENETI.IT
LEGGE REGIONALE N. 24 del 16 agosto 2007
Modifiche alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 “Disciplina del regime di
deroga previsto dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del consiglio del 2 aprile
1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, in attuazione della legge 3
ottobre 2002, n. 221 “Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di
protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell’articolo 9
della direttiva comunitaria 79/409/CEE” ” e della legge regionale 9 dicembre 1993,
n. 50 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”.
Modifiche all’articolo 1 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
1. Al comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 le parole: “lettere a) e c)”
sono sostituite dalle seguenti: “lettere a), b) e c)”.
2. Il comma 2 dell’articolo 1 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 è abrogato.
Modifiche all’articolo 2 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
1. L’articolo 2 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 è sostituito dal seguente:
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione consiliare che si esprime nel termine di
trenta giorni, trascorso il quale si prescinde dal parere, adotta le deroghe di cui all’articolo 1, di
durata non superiore ad un anno, e sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti, per le
a) nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica;
b) nell’interesse della sicurezza aerea;
c) per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca, alle acque;
e) ai fini della ricerca, dell’insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione, nonché per
l’allevamento connesso a tali operazioni;
f) per consentire, in condizioni rigidamente controllate ed in modo selettivo la cattura, la
detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità.
2. Le deroghe di cui al comma 1 devono essere adeguatamente motivate come previsto dall’articolo
19 bis della legge n. 157/1992.”.
Modifiche alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
1. Dopo l’articolo 2 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13, sono inseriti i seguenti:
Contenuto e procedure delle deroghe
1. La Giunta regionale, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) ovvero, se istituito,
l’Istituto faunistico riconosciuto a livello regionale, adotta le deroghe indicando:
a) le specie che ne formano oggetto;
b) il numero dei capi prelevabili complessivamente nell’intero periodo, in relazione alla
consistenza delle popolazioni di ogni singola specie, per le deroghe motivate ai sensi dell’articolo
2, comma 1, lettere e) ed f);
c) i controlli e le forme di vigilanza cui il prelievo è assoggettato;
d) le condizioni di rischio e le circostanze di tempo e di luogo di applicazione delle deroghe;
e) i mezzi, gli impianti ed i metodi di cattura o di abbattimento autorizzati nonché i soggetti a ciò
autorizzati, fermo restando quanto previsto all’articolo 2 ter per i prelievi venatori in deroga.
2. Le deroghe di cui alla presente legge non sono attivate per le specie per le quali sia stata
accertata una grave diminuzione della consistenza numerica.
Prelievi venatori in deroga
1. I prelievi venatori in deroga autorizzati ai sensi della presente legge possono essere effettuati
esclusivamente da parte dei cacciatori iscritti agli ambiti territoriali di caccia o ai comprensori
alpini del Veneto o che esercitano la caccia nelle aziende faunistico-venatorie del Veneto, e che
risultino essere in possesso, oltre che del tesserino venatorio, anche delle apposite schede di
monitoraggio quindicinale predisposte dalla Giunta regionale e rilasciate dalle province, anche
tramite gli ambiti territoriali di caccia ed i comprensori alpini.
2. I prelievi di cui al comma 1 possono essere realizzati da appostamento fisso, temporaneo o in
forma vagante fatte salve eventuali limitazioni stabilite dalla Giunta regionale con il
provvedimento di adozione delle deroghe.
3. I prelievi venatori in deroga di cui al comma 1 sono consentiti nelle giornate di caccia di cui
all’articolo 16, comma 2, lettera b) della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 “Norme per la
protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, e l’orario della giornata di caccia è
quello fissato dal calendario venatorio regionale. Per l’esercizio dell’attività di prelievo è
consentito l’utilizzo dei mezzi di cui all’articolo 13 della legge n. 157/1992 e all’articolo 14, commi
2 e 3, della legge regionale n. 50/1993.”.
Modifiche all’articolo 3 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
1. Il comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 è così modificato:
dopo le parole: “di ogni giornata venatoria”, sono abrogate le parole: “su apposita scheda...” fino
alle parole “...relativi al prelievo”.
2. Dopo il comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 sono inseriti i
“1 bis. Le schede di monitoraggio di cui all’articolo 2 ter, comma 1, devono essere riconsegnate, a
cura del cacciatore, alla provincia competente la quale, dopo aver estratto dalle schede acquisite i
dati di prelievo, provvede a trasmetterli alla Giunta regionale.
1 ter. Le modalità ed i termini per la riconsegna delle schede di monitoraggio alla provincia e per
la trasmissione da parte di questa dei dati acquisiti, sono stabiliti con provvedimento della Giunta
Modifiche all’articolo 4 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
1. L’articolo 4 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 è sostituito dal seguente:
Modifica dei prelievi
1. Il Presidente della Giunta regionale, sentito l’INFS ovvero, se istituito, l’Istituto faunistico
riconosciuto a livello regionale, adotta provvedimenti di modifica o di sospensione dei prelievi in
deroga autorizzati ai sensi della presente legge, in relazione all’insorgenza di variazioni negative
dello stato delle popolazioni oggetto dei prelievi ed in relazione, con riferimento alle deroghe
motivate ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera f), all’entità dei prelievi venatori in deroga
monitorati, rispetto alla piccola quantità prevista dalla direttiva 79/409/CEE, tenuto conto anche
di quanto indicato nella guida alla disciplina della caccia nell’ambito della direttiva 79/409/CEE
sulla conservazione degli uccelli selvatici della Commissione europea.”.
Modifiche all’articolo 5 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
1. All’articolo 5 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 le parole: “di cui all’articolo 2” sono
sostituite dalle seguenti: “a cui si applicano i regimi di deroga di cui alla presente legge.”.
1. Dopo l’articolo 6 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 è inserito il seguente:
1. La vigilanza sulla applicazione della presente legge è affidata ai soggetti di cui all’articolo 27
della legge n. 157/1992.
2. La mancata restituzione delle schede di monitoraggio di cui all’articolo 2 ter, comma 1, entro i
termini previsti comporta l’applicazione della medesima sanzione amministrativa prevista
dall’articolo 35, comma 1, lettera c), della legge regionale n. 50/1993.”.
1. L’allegato A alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 è abrogato.
Stagione venatoria 2007-2008
1. Per la stagione venatoria 2007-2008 il regime di deroga si applica ai sensi della seguente tabella:
Disciplina del regime di deroga previsto dall’articolo 9, comma 1, lettere a) e c) della direttiva n.
79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici:
carnieri massimi (giornaliero e stagionale) ed archi temporali relativi alle specie ammesse a
prelievo giornaliero per
(n. capi)
Limite massimo di prelievo
per stagione venatoria per
Tempi (stagioni
venatorie)
(Passer italiae) 20 100
Dalla terza domenica di
settembre al 31
(Sturnus vulgaris) 20 100
TORTORA DAL
(Streptopelia
(Fringilla coelebs) 20 100
montifringilla)
Dalla prima domenica
di ottobre al 31
Modifica dell’allegato C alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 “Norme per la protezione della
fauna selvatica e per il prelievo venatorio”
1. All’allegato C alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50, dopo il comma 1 è aggiunto il
“1 bis. Qualora l’allevatore sia iscritto alla Federazione ornicoltori italiani (FOI) o alla
Federazione italiana mostre ornitologico venatorie (FIMOV) l’anello inamovibile di cui al comma
1, lettere a) e b), corrisponde a quello previsto dalle Federazioni e il numero progressivo del
soggetto allevato si identifica con quello assegnato dalle Federazioni stesse.”.
1.La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell’articolo 44 dello Statuto ed entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione veneta. È fatto obbligo a
chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.
Art. 1 - Modifiche all’articolo 1 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 2 - Modifiche all’articolo 2 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 3 - Modifiche alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 4 - Modifiche all’articolo 3 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 5 - Modifiche all’articolo 4 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 6 - Modifiche all’articolo 5 della legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 7 - Modifiche alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13
Art. 9 - Stagione venatoria 2007-2008
Art. 10 - Modifica dell’allegato C alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 "Norme per la
protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio"
Art. 11 - Dichiarazione d’urgenza
Dati informativi concernenti la legge regionale 16 agosto 2007, n. 24
Il presente elaborato ha carattere meramente informativo, per cui è sprovvisto di qualsiasi valenza
vincolante o di carattere interpretativo. Pertanto, si declina ogni responsabilità conseguente a
eventuali errori od omissioni.
-Il procedimento di formazione della legge regionale è stato avviato su iniziativa dei sottoelencati
consiglieri regionali e della Giunta regionale, che hanno presentato rispettivamente una proposta di
legge e un disegno di legge, a ciascuno dei quali è stato attribuito uno specifico numero di progetto
-proposta di legge d’iniziativa dei consiglieri Bond e Teso, relativa a “Legge quadro sul prelievo in
deroga previsto dall’articolo 9 della direttiva CEE n.409 del 2 aprile 1979 concernente la
conservazione degli uccelli selvatici” (progetto di legge n.166);
-disegno di legge relativo a “Modifiche alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 “Disciplina del
regime di deroga previsto dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del consiglio del 2 aprile 1979
concernente la conservazione degli uccelli selvatici, in attuazione della legge 3 ottobre 2002, n. 221
“Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e di
prelievo venatorio, in attuazione dell’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE” ” e della legge
regionale 9 dicembre 1993, n. 50 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo
venatorio”” (deliberazione della Giunta regionale 26 giugno 2007, n.11/ddl - progetto di legge n.
251);
-I progetti di legge sono stati assegnati alla 4° commissione consiliare;
-La 4° commissione consiliare, sulla base dei succitati progetti, ha elaborato un unico progetto di
legge denominato “Modifiche alla legge regionale 12 agosto 2005, n. 13 “Disciplina del regime di
deroga previsto dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del consiglio del 2 aprile 1979
prelievo venatorio, in attuazione dell’articolo 9 della direttiva comunitaria 79/409/CEE” ” e della
legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il
prelievo venatorio” ”;
-La 4° commissione consiliare ha completato l’esame del progetto di legge in data 24 luglio 2007;
-Il Consiglio regionale, su relazione del consigliere Clodovaldo Ruffato, ha esaminato e approvato
il progetto di legge con deliberazione legislativa 31 luglio 2007, n. 9040.
la Regione del Veneto, con legge regionale 12 agosto 2005, n. 13, in attuazione della legge 3
ottobre 2002, n. 221, ha dato applicazione all’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE del Consiglio
del 2 aprile 1979 (concernente la conservazione degli uccelli selvatici) in materia di disciplina dei
prelievi venatori in regime di deroga previsti dalla direttiva medesima.
Con procedura di infrazione n. 2004/4926 la Commissione europea ha eccepito, a carico della
suddetta legge regionale, la mancata conformità ai principi ed alle condizioni stabilite dall’articolo 9
della direttiva 79/409/CEE, e ciò sulla base delle seguenti assunzioni:
1) la legge, contenendo già l’indicazione esplicita delle specie che possono essere oggetto dei
prelievi venatori in regime di deroga, identificherebbe già in maniera generale ed astratta le specie
oggetto di deroga, mentre quest’ultima è provvedimento eccezionale di carattere provvedimentale,
adottato in base ad una precisa e puntuale analisi dei presupposti e delle condizioni di fatto stabilite
dall’articolo 9 della direttiva 409/79/CEE;
2) le disposizioni contenute nell’allegato alla legge (dimensionamento dei carnieri; fissazione
dell’arco pluriennale di riferimento) di fatto rappresenterebbero una autorizzazione all’esercizio
regolare della caccia a specie protette;
3) sarebbe da considerarsi incongruo il fatto che la deroga sia indifferentemente prevista in base al
riferimento indistinto ai regimi di prelievo in deroga di cui alle lettere a) e c) del più volte
richiamato articolo 9 della direttiva;
4) la legge non prevedrebbe né le condizioni relative alla verifica della mancanza di altre soluzioni
soddisfacenti né che i singoli provvedimenti di deroga debbano obbligatoriamente menzionare le
condizioni di rischio, le circostanze di luogo e i soggetti che sono autorizzati ad applicare le
deroghe;
5) la Regione Veneto consentirebbe, per quanto riguarda le specie cacciabili ai sensi dell’articolo 9,
comma 1, lettera c) della direttiva 79/409/CEE, l’abbattimento di un numero esorbitante di capi,
oltremodo superiore al limite fissato dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, venendo
ipotizzato che tutti i 60.590 cacciatori del Veneto accedano allo specifico regime di deroga e che
ognuno di essi realizzi tutti i carnieri massimi consentiti.
Rispetto a dette contestazioni l’Amministrazione regionale ha puntualmente controdedotto come
- per quanto concerne i rilievi di cui ai punti 1 e 2:
“La legge regionale n. 13/2005 ... da una parte provvede alla disciplina che integra ... la cornice
delineata dalla legge n. 221/2002, dall’altra provvede, con disposizioni di dettaglio (appunto: specie
e carnieri), all’attivazione delle deroghe sia pur per un periodo limitato (cinque anni).
Ciò precisato, si sottolinea il fatto che tali disposizioni di dettaglio assunte dalla legge regionale n.
13/2005 (che ogni anno vengono sottoposte a verifica di congruità sotto i profili tecnico scientifici
nell’ambito dei procedimento a carattere cautelativo di cui all’articolo 4...) non si sono sottratte già
nella prima applicazione (stagione venatoria 2005-2006) ad una precisa e puntuale analisi iniziale
delle situazioni di fatto, posto che l’individuazione delle specie e dei carnieri:
- è stata operata in base ai dati a consuntivo provenienti da un’esperienza triennale maturata in sede
regionale in materia di applicazione dei regimi di deroga (previgenti leggi n. 7/2002 e n. 17/2004),
dati a consuntivo puntualmente portati a conoscenza sia della Commissione europea, sia
dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica;
- è stata formalmente sottoposta al parere dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, il quale è
stato chiamato ad esprimersi, appunto, sulla prima annualità di applicazione, riscontro la cui validità
risulta con ogni evidenza limitata all’annualità di riferimento posto che i parametri faunistici e le
condizioni di compatibilità dei prelievi possono variare anche di anno in anno e che devonsi
comunque garantire alle popolazioni interessate ai prelievi, senza soluzioni di continuità temporale,
rigorose condizioni di sostenibilità dei prelievi medesimi.
La legge regionale in esame, lungi quindi dal configurare una identificazione generale ed astratta
delle specie oggetto dei regimi di deroga, si connota invece quale strumento che realizza, nel corso
degli anni, una disciplina prudente della materia, e ciò sia in virtù dei meccanismi di tutela ad
applicazione obbligatoria di cui la legge stessa si avvale (verifica di compatibilità antecedente
all’avvio di ogni singola stagione venatoria; monitoraggio permanente per la verifica in ordine
all’insorgenza di variazioni negative dello status di conservazione delle specie interessate), sia in
virtù del fatto che il legislatore ha voluto che la norma di delegificazione (procedimento
amministrativo affidato al Presidente della Giunta regionale - articolo 4) operi solo in senso
restrittivo, senza possibilità, per tutti e cinque gli anni di riferimento, di introdurre nuove specie o di
aumentare i limiti di carniere indicati in allegato. Scelta assunta esercitando un approccio gestionale
prudenziale già in sede di individuazione delle specie ammesse a prelievo e dei relativi archi
temporali, posto che il legislatore:
- ha comunque voluto escludere l’applicabilità dei regimi di deroga a carico di specie che pur
avevano appena ottenuto parere favorevole da parte dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica
con indicazione delle piccole quantità prelevabili (vedasi pispola e prispolone);
- ha comunque limitato i periodi consentiti per i prelievi (si consideri, al riguardo, che la direttiva
comunitaria, così come chiaramente confermato dalle linee guida interpretative, consentirebbe di
assoggettare a prelievo in deroga ai sensi dell’articolo 9, comma 1, lettera a) senza limitazioni
temporali di sorta).
Ad ulteriore riprova che la legge non rappresenta una regolamentazione astratta che identifica in
maniera predefinita e non modificabile si richiama ... quanto accaduto nel corso della stagione
venatoria 2004-2005 (regolamentata dalla previgente ed analoga legge n. 17/2004), allorquando, in
relazione al parere reso dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, si intervenne con atto
amministrativo per modificare in senso restrittivo sia il numero delle specie previste in allegato, sia
i relativi carnieri.”;
- per quanto concerne i rilievi di cui al punto 3:
“È necessario premettere che le specie prelevabili in deroga ai sensi dell’articolo 9, comma 1,
lettera a) della direttiva 79/409/CEE (specie che arrecano danni gravi alle coltivazioni ed agli
allevamenti) possono, in alternativa, essere oggetto di caccia in piccola quantità ai sensi della lettera
c) laddove risulti prevalente la finalità venatoria rispetto alla difesa delle colture: si pensi alle specie
storno e passero, per le quali l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica si è reso disponibile ad
esprimersi, in sede di parere consultivo obbligatorio previsto dalla legge regionale in esame, avuto
riguardo sia all’uno che all’altro regime di deroga, ovviamente sulla base di richieste di parere che
definiscano, in termini non equivoci, la finalità perseguita (prelievo di soggetti destinato a prevenire
gravi danni alle produzioni primarie; prelievo propriamente venatorio in piccole quantità).”;
- per quanto concerne i rilievi di cui al punto 4:
“Per quanto concerne la verifica della mancanza di altre soluzioni soddisfacenti (che, con ogni
evidenza, deve intendersi riferita alla lettera a) dell’articolo 9, comma 1 della direttiva 79/409/CEE
e non ai prelievi aventi finalità venatoria realizzabili ai sensi della lettera c) del medesimo articolo),
- è resa obbligatoria, in capo alle Regioni, dall’articolo 1, comma secondo della legge dello Stato
italiano n. 221/2002;
- è oggetto di riscontro nell’ambito del procedimento obbligatorio previsto dall’articolo 1, comma
secondo della legge regionale in esame.
Per quanto attiene all’indicazione delle condizioni di rischio, anch’essa in capo alle Regioni ai sensi
dell’articolo 1, comma secondo della legge n. 221/2002, trattasi di funzione prettamente tecnica che
si esplica nell’ambito dell’interlocuzione formale, più volte richiamata, con l’Istituto Nazionale per
la Fauna Selvatica.
Per quanto attiene invece all’indicazione delle circostanze di luogo e dei soggetti autorizzati ai
prelievi, si evidenzia come la legge regionale in esame, lungi dal sottrarsi a quanto stabilito dalla
direttiva 79/409/CEE, ha operato scelte discrezionali comunque limitative posto che:
- i prelievi in deroga possono essere realizzati nel territorio degli ambiti territoriali di caccia, dei
comprensori alpini e delle aziende faunistico-venatorie, ma non nei territori sottratti all’esercizio
venatorio (quali parchi, riserve, oasi, zone di rifugio, ecc.) nell’ambito dei quali pur sarebbe
possibile, nel pieno rispetto della direttiva 79/409/CEE e delle relative linee guida interpretative,
realizzare prelievi in deroga ai sensi dell’articolo 9, comma 1, lettera a) in presenza di danni gravi
accertati (o anche solo paventati) alle produzioni primarie;
- i prelievi in deroga in territorio regionale non sono consentiti a possessori di licenza di caccia non
iscritti agli ambiti territoriali di caccia ed ai comprensori alpini della regione.
Anche in questo caso, peraltro, la Regione Veneto si riserva l’attivazione dello strumento
amministrativo di cui all’articolo 4 qualora ne emerga l’esigenza nell’ambito della verifica annuale
di compatibilità, disponendo a tal fine eventuali ulteriori restrizioni che possono interessare:
-singoli territori provinciali;
-singoli territori comunali;
-singoli ambiti territoriali di caccia;
-singoli comprensori alpini;
-singole tipologie territoriali (qualificabili in relazione alla prevalenza di determinate colture);
-il numero di soggetti autorizzati al prelievo (a tal fine agendo anche sulla forma di caccia
consentita).”;
- per quanto concerne i rilievi di cui al punto 5:
“Il tema dell’individuazione della piccola quantità (regime di deroga ai sensi dell’articolo 9, comma
1, lettera c) della direttiva 79/409/CEE) è stato oggetto di numerosi approfondimenti tecnicoscientifici
a livello europeo che hanno consentito l’individuazione di parametri di incidenza (in
termini di incremento della mortalità naturale) all’interno dei quali poter gestire la materia senza
arrecare impatti negativi alle popolazioni interessate.
La materia può quindi essere affrontata su base scientifica.
Ciò premesso, si evidenzia come i calcoli teorici dei carnieri realizzabili nel Veneto, proposti al fine
di evidenziare la non conformità della legge rispetto agli indirizzi gestionali indicati dall’INFS
(valori teorici oltremodo superiori ai carnieri massimi stagionali calcolati dall’INFS medesimo)
risultano non solo puramente accademici, privi di qualsivoglia attendibilità scientifica e/o statistica
(non ci si preoccupa minimamente di prendere in considerazione il fatto che solo una piccola parte
dei cacciatori del Veneto è interessata a questa forma di caccia) ma anche smentita clamorosamente
dai resoconti di prelievo già resi a disposizione della Commissione europea e dell’INFS, resoconti
che si riferiscono oramai a tre anni di applicazione nel Veneto dei regimi di deroga di cui trattasi e
che dimostrano come la legge regionale in esame abbia consentito una corretta applicazione della
Sulla validità di detti resoconti basti dire che:
- sono frutto di registrazione su tesserino regionale con modalità analoghe a quelle fissate da altre
Regioni italiane ...;
- le suddette registrazioni sono sottoposte a controllo da parte di più autorità pubbliche indipendenti
dalla Regione (agenti dipendenti delle Province; guardie volontarie riconosciute; corpo forestale
dello Stato; ecc.).
Orbene, detti resoconti dimostrano come nel Veneto i prelievi “in piccole quantità” di cui
all’articolo 9, comma 1, lettera c) risultino “a consuntivo” inferiori ai limiti massimi che possono
essere ritenuti compatibili sotto i profili della conservazione delle popolazioni faunistiche
interessate, e ciò anche per la specie peppola posto che il carniere regionale massimo pari a 23.400
capi calcolato dall’INFS per la stagione 2004-2005 è stato ragguagliato dall’INFS medesimo al
limite minimo della “forcella” prevista dalla guida interpretativa prodotta dalla Commissione (1 per
cento della mortalità naturale), mentre l’applicazione del limite massimo (5 per cento della mortalità
naturale) porta a quantificare un carniere regionale massimo compatibile (pari a 117.000 capi) che è
superiore a quello effettivamente realizzato.”.
Le suddette controdeduzioni, rappresentate in più occasioni a livello comunitario presenti i
rappresentanti del Governo italiano, non hanno consentito il superamento della procedura di
infrazione, la quale è pervenuta all’emissione del parere motivato, a cui ha fatto seguito il
deferimento in Corte di giustizia.
L’Amministrazione regionale, nel frattempo, aveva comunque avviato e coltivato una fase di
intensa interlocuzione informale con i competenti uffici comunitari (presso i quali si è prodotta una
dettagliata rendicontazione dei prelievi in deroga realizzati nel Veneto nel corso degli ultimi anni
attestante la correttezza sostanziale dell’approccio gestionale assunto) con l’obiettivo di pervenire
ad una riformulazione “condivisa” della legge regionale n. 13/2005 in un rapporto di collaborazione
assistito direttamente dal dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie.
Ne è scaturito un articolato intervento emendativo in grado di superare le contestazioni formulate in
sede comunitaria, i cui contenuti sostanziali possono essere così rappresentati:
- l’articolo 1 provvede all’implementazione delle finalità di cui all’articolo 9, comma 1, lettera b)
della direttiva 409/79/CEE (“ai fini della ricerca e dell’insegnamento, del ripopolamento e della
reintroduzione nonché per l’allevamento connesso a tali operazioni;”); viene inoltre disposta
l’abrogazione del comma 2 dell’articolo 1 in relazione alla necessità di ricondurre la verifica
annuale sulla compatibilità dei prelievi in deroga (vedansi i nuovi articoli 2 bis e 2 ter) nell’ambito
delle incombenze istruttorie in capo al provvedimento amministrativo che annualmente autorizza i
- l’articolo 2 sancisce la necessità di un’adeguata motivazione delle deroghe all’atto della loro
adozione da parte della Giunta regionale;
- l’articolo 3 introduce nella legge regionale n. 13/2005 i richiamati articoli 2 bis e 2 ter, i quali
provvedono rispettivamente:
- ad indicare le procedure di carattere generale che devono essere seguite dalla Giunta regionale per
l’autorizzazione delle deroghe ed i contenuti obbligatori del relativo provvedimento amministrativo,
nonché a sottrarre dall’applicazione della legge le specie per le quali sia stata accertata una
significativa diminuzione della consistenza numerica;
- a definire i criteri applicativi di carattere generale in materia di prelievi venatori in deroga;
- l’articolo 4, che interviene sull’articolo 3 della legge oggetto di intervento emendativo, provvede
ad una più chiara definizione delle procedure relative al monitoraggio dei prelievi venatori in
- l’articolo 5, a sua volta, provvede ad una riscrittura dell’articolo 4 della legge regionale n.
13/2005; in particolare viene affidato al Presidente della Giunta regionale il compito di modificare o
di sospendere i prelievi venatori autorizzati dalla Giunta regionale tenuto conto anche degli esiti del
monitoraggio dei prelievi;
- l’articolo 6 provvede a definire l’ambito di applicazione delle attività di monitoraggio, ricerca e
divulgazione affidate alla Giunta regionale;
- l’articolo 7 provvede ad introdurre nella legge regionale n. 13/2005 disposizioni in materia di
sanzioni amministrative, da applicarsi per i casi di mancata restituzione delle schede di
- l’articolo 8 provvede quindi ad abrogare l’allegato A alla più volte richiamata legge regionale n.
Si evidenzia che i suddetti interventi emendativi conferiscono alla legge regionale n. 13/2005 la
connotazione di legge regionale “quadro” in materia di deroghe, la cui concreta applicazione viene
affidata ad un provvedimento amministrativo assunto dalla Giunta regionale di anno in anno.
Alla riformulazione della legge regionale n. 13/2005, da approvarsi al fine di conseguire la chiusura
della richiamata procedura di infrazione, si accompagna una modifica dell’allegato C della legge
regionale 9 dicembre 1993, n. 50 che mira, in piena coerenza con le finalità di cui alla più volte
richiamata direttiva 79/409/CEE, a facilitare l’approvvigionamento di richiami vivi di allevamento
(richiami nati in cattività) a supporto dei prelievi venatori realizzati in regime di deroga ai sensi di
legge, approvvigionamento che può essere conseguito anche avvalendosi della produzione
realizzata da allevatori iscritti alla Federazione ornicoltori italiani (FOI) ed alla Federazione italiana
mostre ornitologico venatorie (FIMOV).
Con nota 3 luglio 2007, prot. n. 5661, il dipartimento per il coordinamento delle politiche
comunitarie ha comunicato che, secondo una valutazione positiva espressa informalmente dai
servizi comunitari, il disegno di legge in parola pone fine alla procedura d’infrazione 2004/4926
avviata dalla Commissione europea in relazione alla legge regionale n. 13 del 2005.
La quarta commissione consiliare ha esaminato e licenziato il presente progetto nella seduta del 24
luglio 2007, facendo precedere l’espressione del parere all’audizione nella medesima data dei
rappresentanti delle province, delle associazioni ambientaliste, di quelle venatorie e delle
organizzazioni professionali agricole.
Ai sensi dell’articolo 20, comma 5 del regolamento, il presente progetto è assorbente la proposta di
iniziativa consiliare n. 166 “legge quadro sul prelievo in deroga previsto dall’articolo 9 della
direttiva CEE n. 409 del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici”,
presentata dal consigliere Bond.
- Il testo dell’art. 1 della legge regionale n. 13/2005, come modificato dalla presente legge, è il
“Art. 1 - Disciplina del regime di deroga previsto dall’articolo 9 della direttiva n. 79/409/CEE.
1. Nel corso della stagione venatoria i prelievi in deroga di cui all’articolo 9, comma 1, lettere a), b)
e c) della direttiva n. 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici, da attuarsi
nell’ambito di applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 1, commi 3 e 4, e nell’articolo
9 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e
per il prelievo venatorio”, nonché nell’articolo 16 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 “Norme
generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle
procedure di esecuzione degli obblighi comunitari” e nell’articolo 9 della Convenzione di Berna del
19 settembre 1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n. 503 “Ratifica ed esecuzione della
convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa”,
vengono attuati nella Regione del Veneto, in conformità alla legge 3 ottobre 2002, n. 221
prelievo venatorio, in attuazione dell’articolo 9 della direttiva comunitaria n. 79/409/CEE”, con la
2. (abrogato).”.
- Il testo dell’art. 3 della legge regionale n. 13/2005, come modificato dalla presente legge, è il
“Art. 3 - Condizioni e controlli.
1. Il numero di capi prelevati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, deve essere annotato al termine di
ogni giornata venatoria.
1 bis. Le schede di monitoraggio di cui all’articolo 2 ter, comma 1, devono essere riconsegnate, a
2. L’INFS ovvero, se istituito, l’Istituto faunistico riconosciuto a livello regionale, è individuato
quale autorità abilitata a dichiarare che le condizioni previste dall’articolo 9, comma 2, della
direttiva n. 79/409/CEE sono realizzate.”.
- Il testo dell’art. 5 della legge regionale n. 13/2005, come modificato dalla presente legge, è il
“Art. 5 - Azioni di promozione.
1. La Giunta regionale promuove attività di monitoraggio, ricerca e divulgazione aventi per oggetto
le specie a cui si applicano i regimi di deroga di cui alla presente legge.”.
- Il testo dell’Allegato C della legge regionale n. 50/1993 è il seguente:
“ALLEGATO C
Allevamenti di uccelli da utilizzare come richiami, ai sensi del comma 7 dell’articolo 32.
1. Per gli allevamenti di uccelli, appartenenti alle specie cacciabili, da utilizzare come richiami vivi
viene rilasciata apposita autorizzazione alle seguenti condizioni:
a) tutti i soggetti riproduttori devono essere muniti di anelli inamovibili, numerati e forniti dalla
b) tutti i pullus devono essere marcati con anello inamovibile numerato fornito dalla Provincia;
c) l’allevatore deve dotarsi di un registro di carico e scarico dei capi, vidimato dalla Provincia, da
riconsegnare entro e non oltre il 31 dicembre di ogni anno, in cui deve indicare:
1) il numero dell’anello di ciascun soggetto;
2) l’eventuale decesso di soggetti detenuti nell’allevamento provvedendo in tal caso alla riconsegna
alla Provincia dell’anello;
3) i nominativi delle persone a cui vengono ceduti i soggetti;
d) l’allevatore deve rilasciare all’acquirente una ricevuta certificato di provenienza, su moduli
vidimati dalla Provincia, in cui sono riportati:
1) specie;
2) numero dell’anello;
3) nominativo dell’allevatore;
4) nominativo dell’acquirente;
e) copia della ricevuta deve essere fatta pervenire alla Provincia entro 10 giorni dalla cessione.
1 bis. Qualora l’allevatore sia iscritto alla Federazione ornicoltori italiani (FOI) o alla
Unità di progetto caccia e pesca
Postato il : 23/10/2012 19:29:36
Ti bastano questi documenti o ti serve una dichiarazione giurata sulla loro autenticità???
Postato il : 23/10/2012 19:31:06
OH LA'' questo è proprio quello che volevo vedere.
Ora ho trovato qualcosa anche in rete inserendo l''identificativo della norma.
Onorevole non si senta sempre attaccato rispondendo sulle rime... si ricordi che noi me compreso, se non le sembra, siamo qui per appoggiarla.
io come penso altri abbiamo bisogno di certezze e di un repentino cambiamento. A quanto pare anche oggi abbiamo subito un''ulteriore conferma di mazzate prese dagli ambientalisti.
Cosa facciamo noi(associazioni) ora?
Esiste un progetto da seguire?
Postato il : 23/10/2012 19:43:11
Caro Onorevole a me non bastano piu''le parole, ma se le leggi ci consentono le deroghe e'' ora che anche le nostre associazioni tirino fuori i loro attributi,non farsela sotto come all'' ultimo comitato,tanto e''facile dare sempre la colpa al solito incompetente.
Postato il : 23/10/2012 20:18:53
FORSE VI E'' SFUGGITO QUESTO:
L''''ASSOCIAZIONE CACCIATORI VENETI SCATENA LA RIVOLTA DEI CACCIATORI
Il limite della pazienza, della sopportabilità, delIa decenza è stato ampiamente superato.
I cacciatori del Veneto non si sono mai trovati a subire una situazione simile.
Denunciati penalmente per aver costruito i propri appostamenti ad uso venatorio, nonostante li abbiano costruiti utilizzando le stesse metodologie utilizzate negli ultimi due secoli.
Privati del diritto di cacciare nel rispetto delle normative vigenti, dopo aver pagato ingenti tasse di concessione, condizione obbligatoria per poter ottenere il rinnovo della licenza di caccia.
Privati del diritto di beneficiare del regime di deroga, che oltre a rappresentare forme di caccia fortemente radicate nella storia, nella cultura e nelle tradizioni del Veneto, è esplicitamente previsto e consentito dalle Direttive comunitarie e dalle normative nazionali e regionali vigenti.
Ignorati da un assessore regionale alla caccia che dimostra di non avere alcuna intenzione di imparare a gestire una delega ed una materia che sembrano essergli ogni giorno più ostili.
L''''Associazione Cacciatori Veneti, interpretando e raccogliendo il crescente malumore che serpeggia tra i cacciatori del Veneto, ha deciso di invitare alla mobilitazione generale i cacciatori e tutti gli altri portatori della Cultura rurale.
Convocato d''''urgenza il Consiglio regionale dell''''Associazione per definire i particolari di quella che si prefigura come una imponente mobilitazione generale, l''''Associazione ha deciso di muoversi, per il momento, su tre direttrici:
1) RIVOLTA FISCALE: l''''Associazione ha già fornito pieno mandato ai propri legali per verificare ogni possibilità di attivare una " class action" collettiva che prevede anche una vera e propria azione di rivalsa nei confronti della Regione del Veneto per richiedere la restituzione delle tasse di concessione regionale ingiustamente intascate dalla Regione con la promessa di consentire l''''esercizio venatorio in base ad un calendario venatorio regionale che invece è stato successivamente falcidiato da parte del TAR del Veneto che ha giudicato le delibere regionali carenti ed inadeguate a garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico nella nostra Regione;
2) RIVOLTA POPOLARE: chiamando alla mobilitazione generale tutti i cacciatori del Veneto fino alla messa in atto di azioni eclatanti di protesta le cui dimensioni non sono per ora circoscrivibili;
3) RIVOLTA POLITICA: constatato che l''''attuale classe politica regionale ha distrutto in meno di tre anni tutto quanto di positivo era stato costruito negli ultimi quindici anni; partendo dalla imprescindibile richiesta di dimissioni dell''''attuale assessore regionale alla caccia, dimostratosi palesemente inadeguato a ricoprire il ruolo maldestramente affidatogli, i cacciatori del Veneto, chiamando a raccolta tutti gli altri portatori della Cultura rurale, decidono di attuare una incisiva azione di protesta nei confronti di tutte le forze politiche presenti in Regione, invitandole al rispetto degli impegni assunti con gli elettori, in mancanza del quale potranno essere previste eclatanti azioni volte a togliere il consenso elettorale a chi si dimostrasse non meritevole della fiducia ricevuta. L''''esasperazione a cui sono stati portati i cacciatori del Veneto ha raggiunto livelli talmente elevati da non potersi escludere alcuna iniziativa se ritenuta necessaria a richiamare le forze politiche al rispetto delle categorie economiche e sociali cosi duramente ed ingiustamente penalizzate dalla superficialità e dalla manifesta incompetenza di alcuni amministratori regionali. Constatato il progressivo venir meno della credibilità dell''''attuale classe politica e del modo inaccettabile con il quale la stessa privilegia le ragioni della demagogia e dell''''integralismo animal-ambientalista; visto sacrificare sull''''altare della convenienza e della scarsa competenza le ragioni della scienza ed i diritti di decine di migliaia di cittadini di serie "A" dalla fedina penale perfettamente pulita:
i cacciatori del Veneto e molti altri portatori della Cultura rurale, sono pronti a dare vita ad un movimento politico autonomo per unire le forze di tutti i portatori della Cultura rurale. Un Movimento pronto ad eleggere a tutti i livelli istituzionali propri rappresentanti ai quali affidare il compito di difendere in modo adeguato i diritti e le tradizioni di tutti i cacciatori e di tutti i portatori della Cultura rurale.
Postato il : 24/10/2012 10:40:19
Quando incominciamo?Aspettiamo le prossime elezioni per avere le solite promesse?
Le persone che danno buoni consigli di solito lo fanno per nascondere un cattivo esempio.
Non mi sembra il caso di inviare un sms per guardare una trasmissione politica o un messaggio con le presenze da europarlamentare,i problemi da risolvere sono altri.
Postato il : 24/10/2012 14:37:31
Penso che la colpa del cattivo andamento della stagione venatoria 2012/13 non sia da imputare nè a Berlato come politico, nè ai dirigenti delle ass. venatorie. Nel senso che non possiamo dire che non fanno nulla per sboccare la situazione e nostro favore.
Chi prende le decisioni ha/hanno le poltrone in Regione. Se questi non vogliono ascoltarci e preferiscono governare a modo loro, sono liberi di farlo. Da qualcuno sono stati eletti.
Pensate anche al fatto che con tutto quello che rompono i sindacati e con tutti i soldi che hanno, non riescono ad ottenere quello che i lavoratori pretendono.
Secondo voi senza avere un nostro referente in Regione (come quando avevamo la Donazzan), come fa Berlato & C. a spiegare come devono fare?
E'' inutile che ci mettiamo noi del Popolo a leggere le leggi, articoli, ecc, perchè tanto o non ci capiamo nulla o perdiamo il filo durante la lettura a causa dei vari collegamenti con altri articoli.
Bisogna, secondo me, fidarsi di chi ci segue, senza pretendere che questi abbiano la bacchetta magica, appunto per il fatto che la
"Poltrona" la scalda una terza persona che gestisce a modo suo la questione caccia.
E sarà sempre peggio perchè la sinistra, al momento, è organizzata molto meglio ed alle prossime elezioni mi sa che ritornano al governo.
Il consiglio Reg. si riunisce il 2 novembre per le deroghe. Possiamo solo aspettare.
Postato il : 24/10/2012 16:48:57
Per Cazzarola: anziche'' evocare le canzoni di De Andre'' ( bocca di rosa ) che con i discorsi che stiamo facendo c''entra come i cavoli a merenda, ti inviterei a riflettere su cosa il sottoscritto e l''Associazione cacciatori Veneti-CONFAVI hanno fatto finora e continuanoma fare per la caccia e per i cacciatori del Veneto e d''Italia.
La nostra Associazione, cosi come continua ad informare sul lavoro eseguito dai propri rappresentanti, continua analogamente ad informare sul mancato impegno di coloro siedono immeritatamente in Consiglio ed in Giunta regionale.
La nostra Associazione continua ad informare correttamente i propri associati, anche quando l''informazione a volte e'' spiacevole o scomoda.
Abbiamo documentato ed informato sulle malefatte dell''accoppiata Federlega e del suo principale esecutore che e'' l''attuale assessore regionale Stival.
Abbiamo informato sul comportamento pilatesco di altri consiglieri ed assessori regionali, cosi come abbiamo informato sul tradimento dell''assessore Donazzan.
Ritengo che Cazzarola non sia un iscritto all''ACV, perche'' se cosi fosse dovremmo porci dei seri dubbi sul livello di trasmissione tra i dirigenti della nostra Associazione ed i propri iscritti.
Postato il : 24/10/2012 19:07:36
PER L''ONOREVOLE BERLATO:
N.o TESSERA ASSOCIATIVA 2012621097
Postato il : 24/10/2012 20:43:33
volevo aggiungere che se l''ACV non vuole piu'' rinnovarmi la tessesa associativa per il prossimo anno non c''è nessun problema purchè mi avvisino
tanto allo stesso prezzo ci sono anche associazioni.
Postato il : 24/10/2012 20:56:03

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 9

Art. 10

Art. 11
 articolo 9
 articolo 4