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Timestamp: 2020-08-12 08:13:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23265 del 05/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23265 del 05/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 05/10/2017, (ud. 04/05/2017, dep.05/10/2017), n. 23265
sul ricorso 28903-2012 proposto da:
O.L., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIALE ANGELICO 35, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO D’AMATI,
che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIOVANNI
NICOLA D’AMATI e NICOLETTA D’AMATI, giusta delega in atti;
ELETTRA PROGETTI E SERVIZI S.P.A., (già ELETTRA SERVICES S.P.A.), in
domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 32, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO SILVESTRI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato STEFANO LA SALA, giusta delega in atti;
– ENI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO LEOPOLDO FREGOLI 8, presso
lo studio dell’avvocato ROSARIO SALONIA, che la rappresenta e
avverso il provvedimento n. 8200/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 12/12/2011, R. G. N. 10387/2009;
udito l’Avvocato NICOLA GIOVANNI D’AMATI;
udito l’Avvocato FRANCESCO SILVESTRI;
udito l’Avvocato FABIO MASSIMO COZZOLINO per delega verbale ROSARIO
O.L., si rivolgeva al Tribunale di Roma ed esponeva di aver stttoscritto due contratti di lavoro a termine, con la società Fimelec – EE S.A. impresa utilizzatrice, ai sensi della L. n. 276 del 2003, art. 20 e ss. in virtù del contratto di somministrazione concluso fra la Elettra Service s.p.a. (impresa somministrante) e Fimelec – EE S.A. (impresa utilizzatrice); precisava che la prestazione era stata sospesa per malattia e conclusa con la scadenza del termine del secondo contratto (in data 15/3/2006).
Deduceva il ricorrente che beneficiaria sostanziale delle prestazioni lavorative da lui rese era stata l’ENI s.p.a. che aveva predisposto un meccanismo fittizio volto a simulare una assunzione a tempo determinato nei confronti delle società controllate Fimelec – EE S.A. ed Elettra Service s.p.a..
Sulla scorta di tali premesse chiedeva accertarsi la natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso con ENI s.p.a. ovvero con la Elettra Service s.p.a. dal 23/3/2005 al 15/3/2006; l’illegittimità della risoluzione del rapporto con reintegra nel posto di lavoro e la condanna di ENI s.p.a. ovvero di Elettra Service s.p.a. al risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni maturate dal 22/3/2006 alla effettiva reintegra.
Il giudice adito respingeva la domanda con pronuncia che veniva confermata dalla Corte distrettuale.
A fondamento della decisione, per quanto qui rileva, il giudice del gravame osservava da un canto, che l’istruttoria svolta non aveva evidenziato alcun elemento idoneo a collegare l’attività di lavoro svolta dall’appellante, alla ENI s.p.a.; dall’altro che i contratti oggetto di impugnazione (intercorsi fra il lavoratore e l’impresa somministratrice), non postulavano il rispetto dei requisiti di forma previsti dalla legge esclusivamente per il contratto commerciale di somministrazione.
La cassazione di tale sentenza è domandata dal lavoratore sulla base di unico motivo illustrato da memoria, cui resistono con controricorso, la s.p.a. Elettra Progetti e Servizi (già s.p.a. Elettra Services) ed Eni s.p.a. che ha depositato memoria illustrativa ex art. 378 c.p.c..
1. Deve preliminarmente respingersi l’eccezione di inammissibilità del ricorso come sollevata dalla s.p.a. Elettra Progetti e Servizi. Posto che il ricorso per Cassazione deve possedere il carattere della specialità, per essere finalizzato alla rappresentanza e difesa in tale specifica fase del giudizio, la società rimarca che nello specifico, il mandato sottoscritto dal ricorrente sa ebbe privo di tale requisito, non recando alcun riferimento specifico alla sentenza impugnata.
2. Invero, in base ai principi affermati da questa Corte, che vanno qui ribaditi, è validamente rilasciata la procura apposta a margine del ricorso per cassazione – ancorchè il mandato difensivo sia privo di data e conferito con espressioni generiche – poichè l’incorporazione dei due atti in un medesimo contesto documentale implica necessariamente il puntuale riferimento dell’uno all’altro, come richiesto dall’art. 365 c.p.c. ai fini del soddisfacimento del requisito della specialità (vedi Cass. 5/12/2014 n.25725).
E’ stato altresì ribadito che l’art. 83 c.p.c., comma 3, nell’attribuire alla parte la facoltà di apporre la procura in calce o a margine di specifici e tipici atti del processo, fonda la presunzione che il mandato così conferito abbia effettiva attinenza al grado o alla fase del giudizio cui l’atto che lo contiene inerisce, per cui la procura per il giudizio di cassazione rilasciata in calce o a margine del ricorso, in quanto corpo unico con tale atto, garantisce il requisito della specialità del mandato al difensore, al quale, quando privo di data, deve intendersi estesa quella del ricorso stesso, senza che rilevi l’eventuale formulazione genericamente omnicomprensiva (ma contenente comunque il riferimento anche alla fase di cassazione) dei poteri attribuiti al difensore, tanto più ove il collegamento tra la procura e il ricorso per cassazione sia reso esplicito attraverso il richiamo ad essa nell’intestazione dell’atto di gravame (cfr. Cass. 23/7/2015 n. 15538).
3. Nello specifico il mandato, recante riferimento “al presente procedimento”, e sottoscritto in calce al ricorso che ne fa espresso richiamo anche nella intestazione in base ai principi suesposti, è da ritenersi assistito dal principio di specialità sancito dall’art. 365 c.p.c. alla stregua degli enunciati principi, onde la proposta eccezione è da ritenersi priva di fondamento.
4. Con unico motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2094 c.c., artt. 112 e 115 c.p.c., del D.Lgs. n. 276 del 2003 nonchè difetto di motivazione in ordine a punti decisivi della controversia ex art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5.
Stigmatizza l’impugnata sentenza per aver omesso ogni pronuncia in ordine alla istanza di accertamento della circostanza concernente la mancata prestazione di attività lavorativa in favore della utilizzatrice Fimelec E.E.S.A. Lamenta inoltre che i giudici del’gravame abbiano escluso che egli fosse stato utilizzato dall’ENI s.p.a. mediante i dirigenti della stessa, operanti presso il Consorzio KPO, benchè in atto introduttivo e nel giudizio appello, avesse chiesto di provare una serie di circostanze atte a dimostrare il suo inserimento nella compagine della predetta società.
5. Il ricorso va dichiarato inammissibile per plurime concorrenti ragioni.
Con unico motivo si stabilisce una mescolanza non scindibile di vizio motivazionale, violazione di legge ed error in procedendo inammissibile nella presente sede di legittimità (cfr. Cass. 23/9/2011, n. 19443, Cass. 8/6/2012 n. 9341, Cass. 10/2/2017 n. 3554).
La mescolanza e la sovrapposizione di mezzi d’impugnazione intrinsecamente eterogenei, facenti riferimento alle diverse ipotesi contemplate sotto l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 mostra di non tener conto dell’impossibilità della prospettazione di una medesima questione sotto profili incompatibili, quali quello della violazione di norme di diritto, che suppone accertati gli elementi del fatto in relazione al quale si deve decidere della violazione o della falsa applicazione della norma, e del vizio di motivazione, che quegli elementi di fatto intende precisamente rimettere in discussione; o quale l’omessa motivazione, che richiede l’assenza di motivazione su un punto decisivo della causa rilevabile d’ufficio.
Una tale impostazione, che assegna al giudice di legittimità il compito di dare forma e contenuto giuridici alle lagnanze del ricorrente al fine di decidere successivamente su di esse, è’ inammissibile, perchè sovverte i ruoli dei diversi soggetti del processo, e rende il contraddittorio aperto a conclusioni imprevedibili, gravando l’altra parte del compito di farsi interprete congetturale delle ragioni che il giudice potrebbe discrezionalmente enucleare dal conglomerato dell’esposizione avversaria (vedi in motivazione, Cass. cit. n. 19443/2011).
Ed ancora, con riferimento alla denuncia del vizio di omessa pronuncia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, va richiamato il principio affermato da questa Corte secondo cui in tema di ricorso per cassazione, è contraddittoria la denuncia, in un unico motivo, dei due distinti vizi di omessa pronuncia e di omessa motivazione su un punto decisivo della controversia. Il primo, infatti, implica la completa omissione del provvedimento indispensabile per la soluzione del caso concreto e si traduce in una violazione dell’art. 112 c.p.c., che deve essere fatta valere esclusivamente a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 4, e non con la denuncia della violazione di norme di diritto sostanziale, ovvero del vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, mentre il secondo presuppone l’esame della questione oggetto di doglianza da parte del giudice di merito, seppure se ne lamenti la soluzione in modo giuridicamente non corretto ovvero senza adeguata giustificazione, e va denunciato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5. (vedi Cass. 18/6/2014 n. 13866).
6. Sotto altro versante, non può tralasciarsi di considerare che il motivo presenta innegabili profili di genericità laddove, pur lamentando il ricorrente di non aver mai avuto alcun contatto con la società utilizzatrice Fimelec, e denunciando l’omessa pronuncia del giudice del gravame su tale circostanza, omette di riportare specificamente il tenore del ricorso di primo grado; tanto in violazione del principio per cui il giudice di legittimità non è tenuto a ricercare negli atti gli elementi fattuali utili per la decisione della controversia, non dovendo accedere a fonti estranee allo stesso ricorso e quindi ad elementi o ad atti concernenti if pregresso giudizio di merito.
Anche con riferimento ai vizi del processo non rilevabili ex officio, questa Corte ha avuto modo di rimarcare come questi restino soggetti alle regole di ammissibilità e procedibilità stabilite dal codice di rito, in nulla derogate dall’estensione ai profili di fatto, del potere cognitivo della corte. Nemmeno in questi casi viene meno l’onere della parte di rispettare il principio di autosufficienza del ricorso, da intendere come corollario del requisito di specificità dei motivi di impugnazione contenute nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6. (vedi in motivazione Cass. S.U. 22/5/2012 n. 8077).
In ogni caso, non risultando la società Fimelec ritualmente evocata in giudizio, neanche appare logicamente configurabile la pretesa violazione dell’art. 112 c.p.c.per omessa pronuncia sulla esistenza o meno di un rapporto fra il ricorrente e la società utilizzatrice, così come ogni doglianza attinente alla non contestazione da parte della Eni s.p.a., in ordine alla inesistenza di alcun rapporto fra la società Fimelec ed il ricorrente.
7. Da ultimo, va rimarcato che il ricorso palesa evidenti profili di inammissibilità in ragione della genericità che lo connota, con violazione dei dettami di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6 che ridondano in termini di carenza di specifica attinenza al decisum.
La Corte ha infatti specificamente motivato, quanto al rapporto intercorso con la società somministrante Elettra Service s.p.a., sulla inapplicabilità di qualsiasi sanzione alla società, non prevista dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27 (che sancisce la costituzione rapporto alle dipendenze della società utilizzatrice con effetto dall’inizio della somministrazione); quanto all’Eni s.p.a. ha argomentato in ordine alla mancata dimostrazione di uno svolgimento di prestazioni lavorative in suo favore. La Corte distrettuale ha al riguardo congruamente affermato che rispetto al Consorzio KPO nell’ambito del quale l’appellante stesso ha dedotto di aver prestato la sua attività”, l’Eni era rimasta del tutta estranea, come fatto palese dall’articolato quadro probatorio definito in prime cure.
Le doglianze genericamente formulate per quanto sinora detto, con il riferimento ad una pretesa non contestazione da parte della Eni s.p.a in ordine alla circostanza che la Fimelec non fosse l’effettiva società utilizzatrice, non solo non appaiono adeguatamente formulate nè definite in termini di autosufficienza, per quanto sinora detto, ma si presentano prive del requisito della decisività, non attingendo le statuizioni della pronuncia impugnata, congruamente motivata ed immune da vizi logici, che ha ricostruito la rete che innerva i rapporti intercorrenti fra le parti, escludendo la fondatezza del diritto azionato dall’attore nei confronti delle società convenute.
In definitiva, alla stregua delle superiori argomentazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile.
Il governo delle spese del presente giudizio di legittimità segue il regime della soccombenza nella misura in dispositivo liquidata.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate per ciascuna delle società controricorrenti, in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 provvedimento n. 
 art. 20
 sentenza 
 art. 378
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 art. 360
 Cass. 
 Cass. 
 art. 27