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Timestamp: 2020-07-06 13:26:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19957 del 05/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19957 del 05/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/10/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 05/10/2016), n.19957
sul ricorso 6542/2015 proposto da:
M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE PIETRA
PAPA 185, presso lo studio dell’avvocato SIMONA DONATI,
rappresentato e difeso dagli avvocati DANIELA MOCELLA e MARCO
MOCELLA;
avverso il decreto n. 57174/10 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositato il 10/09/2014;
giugno 2016 dal Presidente Dott. STEFANO PETITTI.
che con ricorso depositato il 21 luglio 2010 presso la Corte d’appello di Roma, M.L. chiedeva la condanna del Ministero della giustizia al pagamento dell’indennizzo per la irragionevole durata di un giudizio civile iniziato con la notifica di Decreto Ingiuntivo 9 maggio 2000, cui aveva fatto seguito l’opposizione notificata il 6 luglio 2000, e conclusosi con sentenza depositata il 26 gennaio 2010;
che l’adita Corte d’appello, rilevato che il giudizio aveva avuto una durata di nove anni, otto mesi, due settimane e tre giorni, riteneva che la durata irragionevole fosse di sei anni, otto mesi, due settimane e tre giorni; durata in relazione alla quale liquidava un indennizzo di Euro 3.700,00, ragguagliato a 500,00 Euro per i primi tre anni di ritardo e a 550,00 Euro per ciascuno degli anni successivi, in considerazione della limitata entità della posta in giuoco (credito di Euro 3.010,35);
che per la cassazione di questo decreto M.L. ha proposto ricorso sulla base di un motivo;
che con l’unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, dell’art. 6, par. 1, artt. 13, 32, 35 e 41 CEDU, degli artt. 1224, 2056 c.c., dell’art. 737 c.p.c. e dell’art. 111 Cost., comma 6 e art. 117 Cost., comma 1, nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti;
che il ricorrente si duole della esigua entità dell’indennizzo liquidato, inferiore a quella ordinaria di 750,00 Euro per i primi tre anni e di 1.000,00 Euro per ciascuno degli anni successivi;
che questa Corte ha già avuto modo di chiarire chc, se è vero che il giudice nazionale deve, in linea di principio, uniformarsi ai criteri di liquidazione elaborati dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (secondo cui, data l’esigenza di garantire che la liquidazione sia satisfattiva di un danno e non indebitamente lucrativa, la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo, in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, e non inferiore a Euro 1.000,00 per quelli successivi), permane, tuttavia, in capo allo stesso giudice, il potere di discostarsene, in misura ragionevole, qualora, avuto riguardo alle peculiarità della singola fattispecie, ravvisi elementi concreti di positiva smentita di detti criteri, dei quali deve dar conto in motivazione (Cass. n. 18617 del 2001; Cass. n. 17922 del 2010);
che, alla luce di questo approdo, deve quindi ritenersi che, già prima delle modificazioni apportate alla L. n. 89 del 2001, dal D.L. n. 83 del 2012, e segnatamente di quella relativa ai criteri di liquidazione del danno, l’importo di 500,00 Euro per anno di ritardo fosse del tutto idoneo ad assicurare un adeguato ristoro del pregiudizio sofferto per la irragionevole durata di un processo;
che, dunque, la non contestata esiguità della posta in gioco ben può costituire indizio di una significativa riduzione del paterna d’animo derivante dalla pendenza del giudizio presupposto e quindi ragione giustificatrice della riduzione degli ordinari criteri di liquidazione dell’indennizzo da irragionevole durata;
che, in conclusione, il ricorso va rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, in applicazione del principio di soccombenza;
che, risultando dagli atti del giudizio che il procedimento in esame è considerato esente dal pagamento del contributo unificato, non si deve far luogo alla dichiarazione di cui del T.U. approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 117
 Cass. 
 art. 13
 art. 1