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Timestamp: 2019-12-14 10:36:31+00:00

Document:
Non è precluso al debitore proporre una dilazione di pagamentoAvvocati recupero crediti
Corte di Cassazione Civile, Sezione I, Sentenza n. 17834 del 03/07/2019
Con sentenza del 3 luglio 2019, la Corte di Cassazione Civile, Sezione I, in tema di recupero crediti, ha stabilito che è errato affermare che, nella procedura di accordo ex lege n. 3 del 2012, sia precluso al debitore proporre una dilazione di pagamento del creditore ipotecario al di là della fattispecie di continuità di impresa ed al di là del termine normativamente previsto. Tra l’altro, le possibili perplessità dinanzi a piani di pagamento con orizzonte temporale rilevante non impongono la conseguenza di un’illegittimità tout court di previsioni di pagamenti rateali ultrannuali. Esse non sono cioè decisive, perché il punto resta per intero suscettibile di esser compreso nella valutazione di convenienza, notoriamente riservata ai creditori che hanno diritto di voto. Sono difatti i creditori a dover valutare se, in casi simili, una proposta di accordo implicante pagamenti dilazionati sia o meno conveniente a fronte delle possibili alternative di soddisfacimento. Conseguentemente, il tribunale non può affermare, se non violando principi informatori della materia, che un accordo di tal sorta non sia omologabile.
B. S.p.a., B. N., B. Soc. Coop., E. S.p.a., M. S.p.a., U. S.p.a. – intimate –
avverso il decreto del TRIBUNALE di CIVITAVECCHIA, del __;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. __, che si riporta alle osservazioni scritte già depositate, chiede di valutare una eventuale rimessione alle Sezioni Unite, o rigetto del primo motivo, inammissibilità o assorbimento del secondo e terzo;
udito, per il ricorrente, l’Avvocato __ che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
proponeva ai creditori un accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi alla L. n. 3 del 2012, art. 8, comma 1.
Il giudice delegato del tribunale di Civitavecchia rigettava la domanda di omologazione, atteso che questa aveva previsto – per quanto in effetti rileva – il pagamento dilazionato di un credito ipotecario della B. N.
Il reclamo di T. è stato a sua volta rigettato dal tribunale di Civitavecchia, sulla base di tre considerazioni: (i) perché, anche ammettendo l’ipotesi di una interpretazione analogica della moratoria per il pagamento dei creditori prelatizi prevista per il concordato preventivo, tale opzione non poteva che riguardare il caso, non ricorrente nella specie, della proposta di accordo con continuazione dell’attività d’impresa, solo per questa ipotesi potendo ricorrere l’identità di ratio rispetto alla disciplina del concordato in continuità L.F., ex art. 186-bis; (ii) perché, alla luce della letterale formulazione della L. n. 3 del 2012, art. 8, comma 4, il debitore può proporre la dilazione solo nei termini sopra indicati, mentre il piano proposto dal ricorrente non contemplava alcuna continuità; (iii) perché in ogni caso, nel silenzio della legge, la procedura non liquidatoria non poteva che riferirsi al parametro di ragionevole durata di cui alla cd. legge Pinto, e dunque a un massimo di durata di sei anni, essendo quella di sovraindebitamento una procedura concorsuale; e nella specie la dilazione di pagamento era stata prevista, quanto al credito della Bnl, in sedici anni.
Per la cassazione del decreto T. ha proposto ricorso sorretto da tre motivi, illustrati da memoria.
II – Col primo motivo il ricorrente, denunziando la violazione ed erronea interpretazione della L. n. 3 del 2012, art. 8, L.F., artt. 186-bis e 177, censura la decisione del tribunale nella parte in cui ha affermato che la dilazione di pagamento oltre l’anno dall’omologazione dell’accordo è ammissibile solo in presenza di una proposta con continuità d’impresa, quando invece la dilazione andrebbe considerata ammissibile a prescindere dal menzionato presupposto, in applicazione analogica della L.F. ,art. 177.
Col secondo motivo, denunziando la violazione ed erronea interpretazione della L. n. 3 del 2012, art. 12-bis e L.F., art. 181, il ricorrente censura la decisione nella parte in cui ha ritenuto ostativo il parametro della ragionevole durata del processo desunto dalla Legge Pinto, quando invece la detta legge poteva utilmente esser richiamata solo nei limiti della durata della procedura giudiziale fino all’omologazione, non anche in relazione alla fase successiva di esecuzione dell’accordo omologato.
Col terzo mezzo, infine, il ricorrente, deducendo violazione e falsa interpretazione degli artt. 12 preleggi, L.F., artt. 160, 186-bis e 177, censura la decisione nella parte in cui ha escluso la possibilità di un’interpretazione analogica delle norme della legge fallimentare relative alla libertà della forma e del contenuto della proposta e di dilazionamento dei pagamenti oltre l’anno, a fronte invece del comune dato costituito dalla natura concorsuale della procedura.
IV – È innanzi tutto opportuno osservare come dal decreto si evinca che il ricorrente aveva previsto il pagamento del credito ipotecario per l’importo del saldo residuo di un mutuo sino ad estinzione del debito secondo l’originario piano di ammortamento. E già su questo tema si è sviluppato un certo dibattito nella giurisprudenza di merito, visto che alcune decisioni hanno ritenuto in tal caso possibile il mantenimento delle originarie scadenze del piano. Questo perché – si è detto – in materia di soddisfacimento del creditore ipotecario nel procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento la fattispecie di cui alla L. n. 3 del 2012, art. 8, comma 4, troverebbe applicazione solo nell’ipotesi in cui il contratto di mutuo ipotecario fosse risolto, non anche invece nel caso che il consumatore si proponesse di onorare il mutuo secondo le ordinarie scadenze. Donde in tal caso la citata disposizione non osterebbe all’omologa del piano.
Da un lato, infatti, la L. n. 3 del 2012, art. 9, comma 3-quater, prevede la sospensione di diritto, ai soli fini del concorso, del decorso degli interessi, tranne che per i crediti prelatizi, salvo quanto previsto dagli artt. 2749, 2788 e 2855 c.c. – ed è ovvio che la sospensione o limitazione degli interessi per un tempo assai prolungato si rivela di per sé incompatibile con la regola della necessità di assicurare l’integrale soddisfazione dei creditori muniti di prelazione; dall’altro, e soprattutto, specifiche disposizioni si frappongono all’assunto per il quale l’accordo sarebbe pur sempre omologabile in caso di mantenimento dell’originario piano di ammortamento del mutuo.
In particolare va sottolineato che, sebbene la L. n. 3 del 2012 non contenga un esplicito richiamo alla L.F., art. 55, comma 2, resta che la regola per cui tutti i crediti anteriori si considerano scaduti alla data dell’apertura della procedura deve trovare applicazione anche rispetto all’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento (ovvero al piano del consumatore), attesa la comune natura di procedura caratterizzata dal crisma della concorsualità, per quanto rivolta (l’accordo) agli imprenditori non fallibili e (il piano del consumatore) ai soggetti in condizione di insolvenza cd. civile.
Questo comporta che anche il debito derivante da un mutuo ipotecario deve considerarsi infine scaduto nel momento dell’apertura del procedimento, così da dover essere soddisfatto per intero senza rilevanza dell’ammortamento originario. E ben vero giova dire che tale conclusione resisterebbe anche se si ipotizzasse l’inestensibilità all’accordo di composizione della L.F., art. 55, comma 2, in base all’omesso richiamo di tale norma nella legge speciale. Rileverebbe pur sempre l’art. 1186 c.c., secondo cui, anche se il termine di pagamento è stabilito nell’interesse del debitore, esso si considera scaduto ove il debitore sia divenuto insolvente.
Ai sensi della L. n. 3 del 2012, art. 6 la situazione di sovraindebitamento è data infatti dal perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente. E dunque ben va associata alla nozione di insolvenza che interessa ai fini dell’art. 1186 c.c., visto che, per consolidata giurisprudenza, lo stato di insolvenza, cui fa riferimento l’art. 1186 c.c. ai fini della decadenza del debitore dal beneficio del termine, è costituito da una situazione di dissesto economico, sia pure temporaneo, in cui il debitore venga a trovarsi, la quale renda verosimile l’impossibilità da parte di quest’ultimo di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
Da sempre si afferma che tale stato di insolvenza non deve rivestire i caratteri di gravità e irreversibilità, potendo conseguire anche a una situazione di difficoltà economica e patrimoniale reversibile, purché idonea ad alterare, in senso peggiorativo, le garanzie patrimoniali offerte dal debitore (cfr. Cass. n. 24330-11).
V – Ciò fermo stante, si impone di esaminare innanzi tutto il primo e il terzo motivo di ricorso, tra loro chiaramente connessi.
La disciplina dei presupposti, desunta dalla citata disposizione (nella parte, ovviamente, che qui rileva), è completata dalle previsioni di cui all’art. 8, commi 1 e 4, secondo le quali, rispettivamente: (a) la proposta di accordo o di piano del consumatore può prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri; (b) la proposta di accordo con continuazione dell’attività d’impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.
Infine l’art. 11, dopo aver previsto che per l’omologazione di cui all’art. 12 è necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, contiene la regola analoga a quella della L.F., art. 177, comma 2, per cui i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca dei quali la proposta prevede l’integrale pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione.
VI – La tesi sostenuta dal ricorrente è che, in ragione del principio di libertà delle forme (art. 8), e considerata l’analogia con l’istituto concordatario (L. cit., art. 11 e L.F., 177), sarebbe sempre ammissibile prospettare l’accordo di composizione nel senso della previsione di una dilazione di pagamento dei crediti ipotecari, a prescindere dalla ipotesi della continuità d’impresa.
Invero è netta nella disciplina normativa la similitudine con l’istituto del concordato preventivo. La composizione della crisi difatti è una procedura che mira all’omologazione giudiziale di una proposta di accordo, che il debitore in stato di sovraindebitamento, non suscettibile di essere dichiarato fallito (L.F., art. 1), formula ai propri creditori.
Si tratta cioè di un accordo dal contenuto non predeterminato dalla legge che, in caso di esito positivo del procedimento, vincola tutti i creditori.
In questi casi si è precisato che la determinazione in concreto di tale perdita è peraltro rilevante ai fini del computo del voto L.F., ex art. 177, comma 3, e costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata L.F., ex art. 160, comma 2, tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui alla L.F., artt. 54 e 55 (richiamata dalla L.F., art. 169) (v. Cass. n. 10112-14, Cass. 2038814).
Questa conclusione – è bene rammentare – è stata tratta dalla riforma della L.F., art. 160 (conseguente al D.Lgs. n. 169 del 2007), nella espressa previsione per cui la proposta di concordato può prevedere che i creditori muniti di diritto di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. d). Donde la possibilità di far riferimento proprio e anche all’art. 177, comma 3, secondo il quale, ai fini della legittimazione al voto, i creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede, ai sensi dell’art. 160, la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito.
IX – I menzionati principi possono esser traslati nel contesto degli accordi di composizione, avuto riguardo alla esattamente conforme disciplina contenuta nella L. n. 3 del 2012, art. 7, comma 1 e art. 11, comma 2.
Contrariamente a quanto ritenuto dal tribunale di Civitavecchia, non rileva in senso ostativo la previsione dell’art. 8, comma 4, poiché questa riproduce esattamente – per la parte che interessa gli accordi – la L.F., art. 186-bis, comma 2, lett. c). Ed è risolutivo che l’art. 186-bis citato pur convive, nell’omologo caso del concordato preventivo, con la possibilità di dilazione pluriannuale del pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ferma naturalmente la condizione (suddetta) della necessità di assicurare il voto.
È dunque errato affermare che, nella procedura di accordo ex lege n. 3 del 2012, sia precluso al debitore proporre una dilazione di pagamento del creditore ipotecario al di là della fattispecie di continuità d’impresa e al di là del termine previsto dalla disposizione sopra citata.
X – È fondato pure il terzo motivo di ricorso.
Ma per quanto ciò sia, le possibili perplessità dinanzi a piani di pagamento con orizzonte temporale rilevante non impongono la conseguenza di una illegittimità tout court di previsioni di pagamenti rateali ultrannuali. Esse non sono cioè decisive, perché il punto resta per intero suscettibile di esser compreso nella valutazione di convenienza, notoriamente riservata ai creditori che hanno diritto di voto. Sono difatti i creditori a dover valutare se, in casi simili, una proposta di accordo del tipo di quella indicata, implicante pagamenti dilazionati, sia o meno conveniente a fronte delle possibili alternative di soddisfacimento.
XI – In conclusione, il decreto del tribunale di Civitavecchia va cassato e il procedimento rinviato al medesimo tribunale, in diversa composizione, per nuovo esame.
Il tribunale si uniformerà agli indicati principi di diritto e provvederà anche sulle spese del giudizio svoltosi in questa sede di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al tribunale di Civitavecchia.
Recupero crediti: il giudice è tenuto ad accertare il fondamento giuridico della domanda sulla base di fatti costitutivi...

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 art. 186
 art. 8
 art. 8
 art. 12
 art. 181
 art. 8
 art. 9
 art. 55
 art. 55
 art. 6
 Cass. 
 art. 177
 art. 11
 art. 1
 art. 177
 art. 160
 art. 169
 Cass. 
 Cass. 
 art. 160
 art. 7
 art. 11
 art. 186