Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7130-del-20-03-2017
Timestamp: 2020-08-13 06:12:04+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 7130 del 20/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7130 del 20/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 20/03/2017, (ud. 10/01/2017, dep.20/03/2017), n. 7130
V.A., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMILIANO RICCIARDI, giusta
PROVINCIA RELIGIOSA DI SAN PIETRO, DELL’ORDINE OSPEDALIERO SAN
GIOVANNI DI DIO – FATEBENEFRATELLI, P.I. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, 19, presso lo studio degli
avvocati ANTONIO DI STASIO e RAFFAELE DE LUCA TAMAJO, che la
avverso la sentenza n. 2286/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 07/04/201 r.g.n. 2493/14;
10/01/2017 dal Consigliere Dott. ANNALISA DI PAOLANTONIO;
RAFFAELE DE LUCA TAMAJO;
SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’inammissibilità o rigetto.
2. La Corte territoriale, premesso che il V. era stato sottoposto a procedimento penale perchè ritenuto colpevole del delitto di cessione di sostanze stupefacenti, ha evidenziato che il processo penale era stato definito con sentenza di applicazione della pena su richiesta ex art. 444 cod. proc. pen., sentenza che, ai fini della sussistenza della giusta causa di licenziamento, doveva essere equiparata alla condanna definitiva, a prescindere da quale fosse il C.C.N.L. applicabile al rapporto di lavoro. Ciò perchè, ricorrendo al cosiddetto patteggiamento, l’imputato non nega la propria responsabilità ed esonera l’accusa dall’onere della relativa prova, in cambio di una riduzione di pena. Quanto alla valenza probatoria il giudice di appello ha osservato che la sentenza ex art. 444 c.p.p. può essere disattesa solo chiarendo le ragioni per le quali l’imputato avrebbe ammesso una insussistente responsabilità, inducendo il giudice penale a prestare fede a tale ammissione non veritiera.
5. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso V.A. sulla base di due motivi. La Provincia Religiosa di San Pietro ha resistito con tempestivo controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c..
2. La seconda censura denuncia “erronea valutazione dei presupposti del licenziamento-insussistenza degli stessi”. Assume il ricorrente che la sentenza di applicazione della pena su richiesta in nessun caso può essere equiparata ad una pronuncia di condanna perchè non comporta un accertamento positivo di responsabilità ma solo la rinuncia dell’imputato a fare valere le proprie eccezioni e difese. In sede civile, pertanto, la prova della giusta causa non può essere fondata solo sulla sentenza ex art. 444 c.p.p..
La giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell’affermare che, allorquando il motivo denunzi violazione o falsa applicazione di norme di diritto, il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deve essere dedotto, a pena di inammissibilità, non solo mediante la puntuale indicazione delle norme che si asseriscono violate, ma anche sulla base di specifiche argomentazioni, intese a dimostrare in quale modo determinate affermazioni in diritto, contenute nella sentenza gravata, debbano ritenersi in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie (fra le più recenti in tal senso Cass. 15/01/2015 n. 635).
Infine si è sottolineato che il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), è soddisfatto solo qualora l’atto riassuma i termini della vicenda processuale e illustri i fatti di causa dando conto delle reciproche posizioni delle parti, dello svolgersi del processo nei diversi gradi di giudizio, delle argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto, su cui si fonda la sentenza impugnata e sulle quali si richiede alla Corte di cassazione, nei limiti del giudizio di legittimità, una valutazione giuridica diversa da quella asseritamene erronea, compiuta dal giudice di merito. Il ricorso, cioè, deve contenere tutti gli elementi necessari a porre il giudice di legittimità in grado di avere la completa cognizione della controversia e del suo oggetto, di cogliere il significato e la portata delle censure rivolte alle specifiche argomentazioni della sentenza impugnata, senza la necessità di accedere ad altre fonti ed atti del processo (fra le più recenti Cass. 3.2.2015 n. 1926).
La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3500,00 per competenze professionali, oltre rimborso spese generali del 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 444
 sentenza 
 sentenza 
 art. 444
 sentenza 
 art. 378
 sentenza 
 sentenza 
 art. 444
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass.