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Via al nuovo codice degli appalti. Delrio: “Ora tempi e costi giusti”
Posted on maggio 17, 2016 by Giorgio Merlante in Uncategorized with no comments
Il ministro delle Infrastrutture rivendica l’opera di semplificazione e la trasparenza: “Basta alle gare al massimo ribasso, la scelta coniuga prezzo e qualità”. Cantone: “E’ una piccola rivoluzione copernicana”.
MILANO – Mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rilancia il tema del completamento delle grandi opere infrastrutturali lasciate in sospeso, il Consiglio dei Ministri ha approvato “il codice attuativo della riforma degli appalti”, dopo l’approvazione della delega da parte del Parlamento. Lo ha annunciato il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, al termine della riunione dell’esecuitov. Delrio l’ha presentato come “una corposa riforma che mira a rendere il sistema dei lavori pubblici e delle concessioni finalmente all’altezza di un grande Paese europeo. Semplificazione, trasparenza, lotta alla corruzione, e qualità sono gli elementi chiave” della riforma. Sul primo punto, quello dello snellimento delle norme, il ministro sciorina i numeri: si passa dal vecchio codice “da 660 articoli e 1500 commi a 217 articoli con una scelta di grandissima semplificazione e recepimento delle direttive europee”.
Tra i punti qualificanti sottolineati da Delrio c’è lo “stop alle gare al massimo ribasso, la scelta coniuga prezzo e qualità”. Per la “prima volta” viene “normato per legge tutto il tema delle concessioni” e il “rischio operativo è in carico al privato”. Lo Stato, ha spiegato Delrio, “non è obbligato a riequilibrare gl investimenti”, e questa “è una grande rivoluzione”. Quanto al ruolo dell’Anac, Delrio ha sottolineato: “Faremo in modo che ai nuovi compiti corrispondano risorse adeguate, che siano dal bilancio interno o altre risorse si vedrà. Andremo senz’altro incontro a questa sollecitazione di risorse adeguate”, rispondendo alle preoccupazioni di Raffaele Cantone sull’adeguatezza degli strumenti a disposizione dell’Anticorruzione.
Proprio Cantone ha commentato positivamente che il nuovo codice “rappresenta una piccola rivoluzione copernicana nel sistema degli appalti nel nostro paese. Da sola – ha spiegato – una legge non è in grado di risolvere i problemi e anche questa legge non avrà un effetto salvifico, ma alcune novità le porta, anche nel provare a evitare uno dei rischi principale degli appalti, il rischio di corruzione”.
Nel comunicato di Palazzo Chigi si precisa che sono previsti tre livelli di progettazione: il nuovo progetto di fattibilità tecnica ed economica, il progetto definitivo ed il progetto esecutivo, che viene posto a base di gara. La progettazione deve assicurare il soddisfacimento dei fabbisogni della collettività, la qualità architettonica e tecnico-funzionale dell’opera, un limitato consumo del suolo, il rispetto dei vincoli idrogeologici sismici e forestali e l’efficientamento energetico. Il nuovo progetto di fattibilità sarà redatto sulla base di indagini geologiche e geognostiche, di verifiche preventive dell’assetto archeologico, fermo restando che deve individuare il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività.
Per l’Anac e la legalità si ricorda che sono numerose le disposizioni a sostegno di questi aspetti, partendo proprio dal rafforzamento del ruolo dell’Anticorruzione: è chiamato ad adottare atti di indirizzo quali linee guida, bandi-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile, fornendo costante supporto nell’interpretazione e nell’applicazione del Codice. Dal punto di vista normativo, viene prevista una disciplina unitaria per le concessioni di lavori, servizi e forniture, chiarendo che le concessioni sono contratti di durata, caratterizzati dal rischio operativo in capo al concessionario in caso di mancato ritorno economico dell’investimento effettuato. I titolari delle concessioni sono poi obbligati ad affidare una quota pari all’80% dei contratti di importo superiore a 150mila euro mediante le procedure ad evidenza pubblica.
Si preve poi la graduale digitalizzazione delle gare, si disciplina il Partenariato pubblico privato (PPP) come disciplina generale autonoma e a sé stante, quale forma di sinergia tra poteri pubblici e privati per il finanziamento, la realizzazione o la gestione costruiredelle infrastrutture o dei servizi pubblici, affinché l’amministrazione possa disporre di maggioririsorse e acquisire soluzioni innovative. Si rivisita profondamente il ruolo del general contractor: per farvi ricorso la stazione appaltante dovrà fornire un’adeguata motivazione,
in base a complessità, qualità, sicurezza ed economicità dell’opera. Si vieta al general contractor di esercitare il ruolo di direttore dei lavori. Per ridurre ilcontenzioso, infine, si prevede un rito speciale in camera di consiglio del Tar.
Posted on maggio 16, 2016 by Giorgio Merlante in Uncategorized with no comments
Gli ingegneri Achille Baratta e Massimo Majowiecki hanno presentato una proposta di ‘Metropolitana leggera’ sullo Stretto di Messina basata sulla tecnologia dell’aerobus. Costerebbe un decimo del ponte, sostengono.
Se c’è un dibattito che può rappresentare tutte le contraddizioni del fare ‘grandi opere’ in Italia è quello sul Ponte sullo Stretto di Messina. Praticamente tutti i Governi alternatisi gli ultimi anni sono tornati sul punto, ribadendo la necessità economica di collegare Reggio Calabria e Messina e spesso spendendosi in proclami rimasti alla fase degli annunci.
Ma se il collegamento tra Sicilia e Calabria non fosse terrestre ma realizzato ‘per via aerea‘? È questa l’originale proposta avanzata da un team diingegneri bolognesi e presentato nei giorni scorsi a Milano al Circolo della Stampa. Firmata dagli ingegneri Achille Baratta e Massimo Majowiecki(Studio Tecnico Majoviecki), la proposta di una “Metropolitana leggera sullo Stretto di Messina” sta suscitando già molti clamori. Si tratterebbe di una sorta di funivia che parte dalla Stazione Marittima di Messina e arriva all’aeroporto di Reggio Calabria in 15 minuti e che potrebbe, nelle intenzioni dei progettisti, contribuire sensibilmente a realizzare quel collegamento determinante, a giudizio non solo loro, per il rilancio economico di questa parte di Meridione.
Secondo i progettisti “il collegamento tra Messina e Reggio Calabria permetterà di velocizzare e incrementare il flusso pendolare fra le due città aumentando le possibilità di interazioni economiche e lavorative”. Inoltre questa soluzione potrebbe avere un impatto turistico molto forte, anzi, è proprio nella capacità di generare valore turistico della proposta che i progettisti individuano il vero motore del rilancio economico dell’area.
Ma a livello strutturale, come sarebbe questa metro leggera sullo Stretto?
L’idea di Baratta e Majoviecki prende spunto dal sistema dell’aerobus: carrozze motorizzate alimentate da energia elettrica che si muovono sospese a uncavo. Una tecnologia collaudata in Svizzera nel 1974 e operativa per 6 mesi nella città di Mannheim in Germania dove ha trasportato 2,2 milioni di persone. I sistemi di aerobus, spiegano i progettisti, sono utilizzati ad esempio nelle città cinesi di Chongqing e Weihai e per la Malacca Aerorail.
Questa metropolitana sarà realizzata con una monorotaia rigida per il tratto sulla terraferma e con carrozze collegate alla struttura di funi (tecnologia aerobus) per il tratto di attraversamento dello stretto.
L’attraversamento dello stretto si ottiene tramite un ponte sospeso intensostruttura spaziale a doppio effetto formata, principalmente da:
Funi portanti in acciaio armonico, fibre di carbonio;
Funi stabilizzanti in fibre aramidiche;
Colonne metalliche in acciaio inox.
Le caratteristiche dimensionali principali sono:
Luce libera 3300m;
Altezza colonne 600m;
Separazione linee di trasporto sospese 30m.
La configurazione dell’opera è stata studiata in modo da poter integrareimpianti di generazione elettrica mediante fonti rinnovabili:
impianto fotovoltaico di 96000m2;
impianto multiplo di aerogeneratori ad asse verticale ed orizzontale.
L’aspetto energetico è uno dei punti focali della proposta di Baratta / Majowiecki: l’idea è dotare la struttura di impianti eolici e fotovoltaici che produrranno l’energia elettrica necessaria al trasporto ed all’illuminazione a led dell’intera struttura.
Per quanto riguarda i costi, gli ingegneri sostengono che la struttura richiederebbe 850 milioni di euro, cioè un decimo del costo stimato per il progetto del ponte stradale e ferroviario (8,5 miliardi di euro), senza contare il contenzioso (700 milioni di euro).
“Questa soluzione”, concludono i due ingegneri “consentirebbe pertanto l’annullamento dell’importo di contenzioso ed allo stesso tempo la realizzazione di un’opera senza precedenti progettuali a livello mondiale creando inoltre innumerevoli nuovi posti di lavoro per le imprese ed i professionisti locali con un immediato rilancio dell’economia Italiana.”
Ing. Achille Baratta (studio inserimento nel territorio)
Ing. Massimo Majowiecki (studio proposta tecnica e strutturale)
Ing. Giovanna Baratta (studio inserimento nel territorio)
Arch. Ida Maria Baratta – Ing. Maria Scalisi (studio inserimento nel territorio)
Arch. Giambattista Ghersi – Studio Rizoma Architetture (design delle cabinovie e render)
Ing. Giovanni Berti – Studio Majowiecki (modellazione strutturale del ponte)
Aspetto economico – politico:
Prof. Giuseppe Campione: Geografo – Politico, Presidente della reg. Sicilia dopo le stragi del ‘92
Avv. Giovanni Ardizzone – Attuale Presidente dell’Ars
I criteri per l’utilizzazione degli effluenti di allevamento e del digestato
Posted on maggio 10, 2016 by Giorgio Merlante in Uncategorized with no comments
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2016, s.o. n. 9 è stato pubblicato il d.m. 25 febbraio 2016 recante “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato”.
Ecco una breve mappa del provvedimento.
– Articolo 1: Finalità e principi generali;
– Articolo 2: Ambito di applicazione;
– Articolo 3: Definizioni;
– Articolo 4: Adempimenti dei produttori ed utilizzatori;
– Articolo 5: Piano di utilizzazione agronomica;
– Articolo 6: Documentazione di accompagnamento al trasporto;
– Articolo 7: Criteri generali per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento;
– Articolo 8: Divieti di utilizzazione agronomica dei letami;
– Articolo 9: Divieti di utilizzazione agronomica dei liquami;
– Articolo 10: Criteri generali per il trattamento e lo stoccaggio degli effluenti di allevamento;
– Articolo 11: Stoccaggio e accumulo dei letami;
– Articolo 12: Stoccaggio dei liquami;
– Articolo 13: Tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento;
– Articolo 14: Dosi di applicazione degli effluenti di allevamento;
– Articolo 15: Criteri generali per l’utilizzazione agronomica delle acque reflue;
– Articolo 16: Divieti di utilizzazione agronomica delle acque reflue;
– Articolo 17: Criteri generali per il trattamento e lo stoccaggio delle acque reflue;
– Articolo 18: Stoccaggio delle acque reflue;
– Articolo 19: Tecniche di distribuzione delle acque reflue;
– Articolo 20: Dosi di applicazione;
– Articolo 21: Criteri generali;
– Articolo 22: Produzione del digestato;
– Articolo 23: Digestato destinato ad operazioni di essiccamento e valorizzazione energetica;
– Articolo 24: Criteri per la qualificazione del digestato come sottoprodotto;
– Articolo 25: Adempimenti del produttore o utilizzatore di digestato;
– Articolo 26: Criteri generali di utilizzazione agronomica del digestato;
– Articolo 27: Produzione del digestato agrozootecnico;
– Articolo 28: Criteri generali di utilizzazione agronomica del digestato agrozootecnico;
– Articolo 29: Utilizzazione agronomica del digestato agroindustriale;
– Articolo 30: Produzione del digestato agroindustriale;
– Articolo 31: Criteri generali di utilizzazione agronomica del digestato agroindustriale;
– Articolo 32: Stoccaggio delle matrici in ingresso e del digestato;
– Articolo 33: Modalità di trattamento del digestato;
– Articolo 34: Tecniche di distribuzione e dosi di applicazione del digestato;
– Articolo 35: Disposizioni generali;
– Articolo 36: Divieti di utilizzazione dei letami e dei concimi azotati e ammendanti organici di cui al decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75;
– Articolo 37: Divieti di utilizzazione dei liquami;
– Articolo 38: Caratteristiche dello stoccaggio;
– Articolo 39: Accumulo temporaneo di letami;
– Articolo 40: Modalità di utilizzazione agronomica e dosi di applicazione;
– Articolo 41: Strategie di gestione integrata di effluenti zootecnici;
– Articolo 42: Controlli;
– Articolo 43: Formazione e informazione degli agricoltori;
– Articolo 44: Comunicazioni;
TUTELA LAVORATORI DA ELETTROSMOG – allineamento norme UE in vista
Posted on maggio 9, 2016 by Giorgio Merlante in Uncategorized with no comments
Il provvedimento inciderà direttamente sul Dlgs 81/2008 (cd. “Testo unico sulla sicurezza sul lavoro”) rendendo finalmente operative sul territorio nazionale prescrizioni ad hoc per la valutazione degli specifici rischi e l’adozione delle conseguenti misure di prevenzione e protezione dei lavoratori.
Le attuali specifiche disposizioni in materia dettate dal Dlgs 81/2008 sono infatti fondate su quelle recate dalla direttiva 2004/40/Ce e avrebbero dovuto acquisire efficacia nel 2013 in base all’articolo 306 dello stesso decreto. Essendo però stata tale direttiva nelle more sostituita dal nuovo atto 2013/35/Ue, in base allo stesso e citato articolo 306 del Dlgs 81/2008 (che aggancia la vigenza delle norme nazionali ai termini di recepimento di quelle europee), la loro efficacia sul piano interno è stata sospesa.
Posted on maggio 3, 2016 by Giorgio Merlante in Marketing with no comments
Ministero impegnato con determinazione su bonifiche, urgente concludere mappatura dei siti
“Liberare l’Italia dall’Amianto. È questo l’obiettivo che ciascuno di noi, per le rispettive responsabilità, non può che sentire profondamente proprio”.
Così il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in un messaggio inviato all’Assemblea nazionale sull’amianto organizzata dalla commissione d’inchiesta del Senato sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali.
“Il Ministero dell’Ambiente sta proseguendo con determinazione la sua opera di bonifica –aggiunge Galletti – lo sta facendo sia nei Siti d’interesse nazionale, sia promuovendo azioni nelle migliaia di “micro realtà” sparse sul territorio che rappresentano un pericolo continuo per i cittadini. Stiamo stanziando nuove risorse spendibili, affiancando all’impegno economico un lavoro di semplificazione delle procedure necessario a rendere gli interventi più rapidi e incisivi”.
“Uno snodo fondamentale – spiega il Ministro – si è determinato con l’introduzione dei reati ambientali nel Codice Penale, epocale novità giuridica per il nostro Paese e strumento nuovo anche per il contrasto all’inquinamento da Amianto”.
Galletti ricorda poi le diverse iniziative legislative su questo tema, a partire dal Collegato Ambientale di recente approvato proprio in Senato, “in cui è prevista l’introduzione di un credito di imposta triennale per i soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano interventi di bonifica dell’amianto su beni e strutture produttive in territorio nazionale, nonché di un fondo presso il Ministero dell’ambiente per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica presso edifici pubblici”.
“Al Dicastero dell’Ambiente è affidata per legge la competenza sulla raccolta dati sulla mappatura dell’amianto – sottolinea – l’aggiornamento al novembre 2015 fa rilevare oltre 44.000 siti sparsi sul suolo nazionale. Un dato parziale, visto che alcune Regioni non stanno provvedendo ad aggiornare la mappatura, in alcuni casi risalente a quasi sei anni fa, rendendo cosi ancor più complessa l’azione di monitoraggio e di intervento. Una criticità, questa, che è necessario superare al più presto”.
“Nella lunga e difficile strada che dobbiamo continuare a percorrere per cancellare ogni traccia di amianto dall’Italia – conclude il Ministro – c’è bisogno della collaborazione di tutti: di un impegno quanto mai serrato di alleanza istituzionale tra i vari livelli di governo, della collaborazione scientifica, del contributo delle associazioni che sul territorio hanno vissuto e vivono una realtà tanto difficile e angosciante”.
Posted on maggio 2, 2016 by Giorgio Merlante in Marketing with no comments
Case, studi o dietro le fontane: torna «Roma Open House»
Posted on aprile 27, 2016 by Giorgio Merlante in Marketing with no comments
Il 7 e l’8 maggio la quinta edizione della rassegna con l’apertura straordinariae gratuita di 170 architetture pubbliche e private: storiche, moderne e contemporanee.
Un monumento celebre, un’area archeologica di norma non accessibile, una serie di «alloggi bioclimatici» a Primavalle, un’antica manifattura di cappelli, una magione pariolina, un appartamento al Pigneto appena ristrutturato o un atelier al Gazometro: di tutto un po’, ed è forse questo il bello di Open House Roma, iniziativa giunta alla quinta edizione e che sabato e domenica 7 e 8 maggio apre gratis al pubblico oltre 170 siti di architettura — antica, moderna e contemporanea — con 60 eventi speciali sparsi sull’intero territorio cittadino.
Il «backstage» della Fontana di Trevi e di quella dell’Acqua Paola
Formula collaudata, cadenza annual-primaverile, Open House Roma si presenta per questa edizione con alcune novità, a partire dall’apertura straordinaria dei «backstage» di tre siti celebri: la Fontana di Trevi, la Fontana dell’Acqua Paola e la Chiocciola di Villa Medici. Non, appunto, visite convenzionali, bensì la possibilità di accedere al dietro le quinte delle due Fontane, visitando le «stanze dei bottoni», ovvero le due sale da cui viene gestito il loro funzionamento e da cui si potrà avere uno sguardo privilegiato su entrambi i monumenti. La terza visita porterà invece i partecipanti a discendere i venticinque metri della Scala a Chiocciola di Villa Medici: 117 gradini fino a raggiungere l’Acquedotto Vergine che, ancora oggi in funzione, alimenta buona parte delle fontane del centro. Ma al di là degli edifici storici, moderni o contemporanei — oltre la metà nuovi rispetto all’offerta dello scorso anno — specifica di Open House è l’apertura di luoghi privati: case, uffici, studi, cantieri, luoghi solitamente non destinati alla fruizione di un pubblico di visitatori e che permettono invece la scoperta di aspetti inediti della città.
Il Palazzo dell’Aeronautica del 1931
Il programma (disponibile sul sito www.openhouse.org) è stato suddiviso in «aree tematiche», dalla Roma Antica al contemporaneo, suggerendo una selezione di edifici da visitare ed eventi e tour cui partecipare, non sulla base della classificazione storica o dell’area geografica, ma piuttosto dei propri gusti culturali. Si parte dal tema dell’Abitare, passando per Factory e Produzione, fino ad arrivare ad Attraversare la storia. Tra gli edifici accessibili: i cantieri dei nuovi headquarters Bnl nell’area tiburtina, il salone d’onore del Palazzo H del Coni al Foro Italico, Palazzo Koch (dal nome del celebre architetto che diede una sua impronta alla giovane capitale postunitaria), oggi sede della Banca d’Italia, o il monumentale Palazzo dell’Aeronautica, del 1931, commissionato dall’allora Maresciallo dell’Aria Italo Balbo, il gerarca che volle «un’opera di dimensione imperiale, in armonia con l’essenza e il divenire della Forza Armata, totalmente esente da suggestioni esterofile» (stile razionalista, dettagli decorativi, saloni, apparati vari ecc. sono tra i più tipici e meglio conservati del cosiddetto stile Novecento: accesso consentito con documento di identità, ultima visita ore 18).
Cortili segreti, atelier d’artista, opere razionaliste
A ciascuno il suo speciale angolo di Roma, più o meno (s) conosciuto: il ristorante «Il Fungo» all’Eur, un cortile segreto in via della Lungara, una elegante palazzina di Ugo Luccichenti in via in Selci in Sabina, lo studio dell’artista Massimo Catalani nei «palazzoni» anni Trenta dell’Impresa Federici in via XXI Aprile (celeberrimo set per il film «Una giornata particolare» di Scola), lo studio-atelier all’Orto Botanico dove lavorarono dagli anni ’60 Carlo Quattrucci, i Tommasi Ferroni, Kokocinski, o quel che resta (poco o nulla) di una delle rarissime opere romane dell’architetto razionalista Giovanni Michelucci, la Villa Valiani al Prenestino, via Romanello da Forlì (la visita propone una rilettura storica attraverso foto e tesi dell’opera razionalista. Visitando l’appartamento si potranno vedere parzialmente alcuni finiture originali). L’elenco è lunghissimo.
Accesso libero o su prenotazione, dal 28 aprile
Più dell’85 per cento dei siti saranno ad accesso libero per ordine di arrivo, mentre per il restante 15 per cento le prenotazioni, sempre gratuite, saranno attive a partire da giovedì 28 aprile. Tantissimi i patrocini di soggetti istituzionali, i quali hanno permesso a loro volta l’apertura di sedi (il Senato, ad esempio, con Palazzo Madama). Settecento i volontari coinvolti tra studenti, professori, architetti o semplici appassionati (Info: www.openhouseroma.org, tel. 06.45563543).
Posted on aprile 26, 2016 by Giorgio Merlante in Marketing with no comments
L’ateneo patavino prende il nome dalla trecentesca Locanda del Bove (Bo) e custodisce un segreto: interni straordinari che portano la firma di maestri del Novecento
Il Bo è l’antico palazzo che ospita l’Università di Padova dalla fine del 1400, quando cioè La Repubblica Veneta raccolse le facoltà in un’unica sede, la trecentesca Locanda del Bove (il Bo, appunto), sorta di lussuoso albergo citato con meraviglia dai viaggiatori rinascimentali. Qui, nel Cinquecento, furono realizzati il primo teatro anatomico e il primo orto botanico al mondo, oltre che l’ampliamento verso nord, progettato da Andrea Maroni e imperniato sul celebre Cortile Antico.
Ma è nel Novecento che il grande lotto quadrangolare acquisì l’aspetto odierno. Infatti, dopo ulteriori acquisizioni ottocentesche e la realizzazione negli anni Venti di un nuovo ampliamento da parte di Guido Fondelli, il rettore Carlo Anti indisse un concorso che portò Ettore Fagiuoli a realizzare il Cortile Nuovo e a riorganizzare organicamente il complesso.
Era il 1934, l’anno decisivo per il Bo: in giuria c’era Gio Ponti, che concorreva in un’altra competizione, quella per la costruzione del Liviano, la nuova facoltà di Lettere. Tra il rettore e il progettista milanese nacque uno straordinario sodalizio, documentato da un intenso carteggio, che vide Ponti incaricato anche dell’interior design della nascente area novecentesca del Bo. Grazie alla neonata “Legge del 2%” (poi rinominata n. 717 del 1949) – che prevedeva che il due per cento delle somme destinate alla costruzione di edifici pubblici venisse investito per “l’abbellimento di essi mediante opere d’arte” – il rettore Anti nel 1942 chiamò anche Funi, Fornasetti, Severini, Scarpa, Martini, Campigli a lavorare all’opera. L’esito di questa mobilitazione di artisti fu una successione di spazi destinati soprattutto alla rappresentanza politico-istituzionale, che contribuì a definire l’ala novecentesca come il Grande Bo.
Oggi la raffinata esedra della Scala del Sapere, affrescata da Ponti e arricchita dalla statua “Palinuro” di Arturo Martini (dedicata al laureato padovano e capo partigiano Primo Visentin), conduce con i suoi scalini in marmi policromi dall’Atrio degli Eroi al Rettorato, ubicato al primo piano. La Basilica, ovvero l’aula delle lauree, stupisce per la sua grandiosità: su inconfondibile disegno pontiano, un doppio ordine di colonne stilizzate di marmorino rosso sostiene l’intreccio del soffitto, mentre sulle vaste pareti affrescate Pio Casarini ricorda gli studenti patavini caduti durante il Risorgimento e la prima guerra mondiale.
Poco oltre, la Galleria del Rettorato accoglie, oltre a una sequenza di lampade-alabarde bianche disegnate da Ponti, uno straordinario ciclo di affreschi azzurri. Città della Serenissima, simboli accademici, edifici universitari ed ex studenti divenuti santi o beati portano la firma di Piero Fornasetti che, chiamato alle armi nel 1943, fu sostituito da Fulvio Pendini. Se poi altri ambiti – come lo studio del rettore, l’aula magna, il senato, le sale di laurea di legge e medicina – recano ovunque squisiti dettagli novecenteschi, è certo il Circolo dei Professori la sequenza spaziale in cui il genio pontiano si esprime con gli esiti più coerenti e compiuti. Dalla palette giocata sui freschi e inediti toni del verde e del prugna alla sapiente eleganza di tavoli, sedie, porte scorrevoli in legno, fino ai bellissimi pavimenti che rileggono con semplici diagonali alternate il tradizionale terrazzo alla veneziana, tutto porta l’inconfondibile cifra del grande architetto milanese.
I “Luminator” di Pietro Chiesa illuminano quadri, disegni e sculture, mentre agli eleganti arredi della sala da gioco risponde la semplice funzionalità della deliziosa cucinetta. Non a caso, d’accordo con Anti, Ponti profuse in queste stanze un impegno particolare, dall’intento condiviso e galante: offrire ospitalità, in alternativa al vicino Caffè Pedrocchi, anche alle mogli dei professori. Ora l’università ha deciso di aprire al pubblico il Grande Bo che, seppure tuttora utilizzato, dall’estate scorsa è offerto alle visite guidate.

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