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Timestamp: 2020-05-25 12:20:26+00:00

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L'ordinanza di demolizione è atto vincolato - Renato D'Isa
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L’ordinanza di demolizione è atto vincolato
Consiglio di Stato, Sezione sesta, Sentenza 22 aprile 2020, n. 2557.
Sentenza 22 aprile 2020, n. 2557
Tag – parola chiave: Abusi edilizi – Sanzioni – Ordinanza di demolizione – Non configurabile legittimo affidamento
L’ordinanza di demolizione è atto vincolato, che non richiede una specifica valutazione delle ragioni di interesse pubblico, né una comparazione di questo con gli interessi privati coinvolti, né una motivazione sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale alla demolizione, non potendo ammettersi l’esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può giammai legittimare.
sul ricorso numero di registro generale 1106 del 2018, proposto da
Gi. Pu., rappresentato e difeso dall’avvocato Cr. Sa., con domicilio digitale di pec come da registri di giustizia e domicilio eletto presso il suo studio, in Catanzaro, via (…);
Comune di (omissis), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Fr. Iz., con domicilio digitale di pec come da registri di giustizia;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria – Catanzaro Sezione Seconda, n. 01061/2017, resa tra le parti, concernente un’ordinanza di demolizione.
Udita la relazione esposta dal Cons. Alessandro Maggio nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2020, svoltasi, ai sensi dell’art. 84, comma 5, del D.L.n. 18 del 17 marzo 2020, attraverso videoconferenza con l’utilizzo di piattaforma “Microsoft Teams” come previsto dalla circolare 13 marzo 2020, n. 6305 del Segretario Generale della Giustizia Amministrativa;
Il sig. Gi. Pu. ha ottenuto dal Comune di (omissis) la concessione di un’unità immobiliare con destinazione d’uso a laboratorio.
Successivamente il Comune ha deciso di alienare al concessionario la proprietà di tale bene.
Nelle more della definizione del procedimento di alienazione il sig. Pu. ha ricevuto l’ordinanza 23/4/2014, n. 9 con cui il Comune gli ha ingiunto di demolire le opere abusive realizzate nel fabbricato oggetto di concessione.
Ritenendo l’ordinanza illegittima il sig. Pu. l’ha impugnata con ricorso al T.A.R. Calabria – Catanzaro, il quale con sentenza 7/7/2017, n. 1061, lo ha respinto, così motivando: “le censure dedotte in ricorso sono infondate per le seguenti ragioni: a) è irrilevante, ai fini della legittimità dell’ordinanza di demolizione, la circostanza dell’avvio da parte del Comune dell’iter di alienazione dell’immobile de quo sul quale il ricorrente avrebbe diritto di prelazione; b) il provvedimento impugnato non riguarda il diritto di prelazione del ricorrente, bensì l’ordine di demolizione di opere realizzate dal concessionario senza titolo; c) irrilevante è che la modifica della destinazione d’uso dell’immobile sarebbe avvenuta quasi contestualmente alla sottoscrizione dell’immobile e che il Comune ne fosse a conoscenza, non inficiando ciò la legittimità dell’ordinanza di demolizione; d) appare priva di pregio l’obiezione che fa leva sulla circostanza che l’immobile sia di proprietà del Comune, non ostando ciò alla demolizione delle opere abusive ivi realizzate dal concessionario; e) non vale argomentare sulla limitazione per il ricorrente, quale concessionario, di proporre istanza di concessione in sanatoria, non incidendo certamente tale argomento sulla legittimità dell’ordinanza di demolizione.
6. Quanto alla violazione delle norme partecipative, giova ricordare il consolidato orientamento giurisprudenziale, seguito anche da questo Tribunale Amministrativo Regionale, secondo cui, in ragione del contenuto rigidamente vincolato che li caratterizza, gli atti sanzionatori in materia edilizia, tra cui l’ordine di demolizione, non devono essere preceduti da comunicazione d’avvio del relativo procedimento (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 28 aprile 2016 n. 2154; T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 5 luglio 2016, n. 1471).
7. In merito alla ritenuta violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990, invero solo citata e non esplicitata, il Collegio ritiene la censura infondata, attesa l’esplicita motivazione, in fatto e in diritto, dell’impugnata ordinanza.
8. Anche il motivo relativo alla necessità di una motivazione rafforzata è infondato, atteso che l’ordinanza di demolizione è atto vincolato, che non richiede una specifica valutazione delle ragioni di interesse pubblico, né una comparazione di questo con gli interessi privati coinvolti, né una motivazione sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale alla demolizione, non potendo ammettersi l’esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può giammai legittimare (cfr. da ultimo Cons. di St. sez. VI, 8 aprile 2016, n. 1393; T.A.R. Calabria Catanzaro sez. II, 8 novembre 2016, n. 2124)”.
Avverso la sentenza ha proposto appello il sig. Pu..
In via preliminare va disattesa l’eccezione con cui il Comune di (omissis) deduce che l’appello sarebbe inammissibile in quanto privo di censure nei confronti della sentenza gravata.
Difatti, contrariamente a quanto l’appellato afferma, il ricorso rivolge specifiche critiche alla pronuncia oggetto di impugnazione.
Sempre in via preliminare va esaminata la questione posta dall’appellante con la memoria depositata in giudizio in data 16/3/2020.
Sostiene quest’ultimo che gli effetti dell’impugnata ordinanza di demolizione potrebbero ritenersi cessati in virtù di due successive ordinanze con cui il comune ha, tra l’altro, disposto l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere illecitamente eseguite.
E invero, l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale dei manufatti abusive costituisce effetto automatico della mancata ottemperanza all’ordine di demolizione e l’adozione dell’atto che ne dichiara il verificarsi non comporta la perdita di efficacia del provvedimento ripristinatorio, atteso che, anzi, proprio l’efficacia di quest’ultimo legittima il consequenziale atto di acquisizione, di natura meramente dichiarativa.
Con un unico motivo d’appello si denuncia l’errore commesso dal Tribunale nel ritenere l’impugnata ordinanza di demolizione esente dai vizi dedotti.
E invero, in virtù del lungo tempo trascorso tra la commissione degli interventi abusivi e l’adozione del provvedimento sanzionatorio, nonché del fatto che il comune sarebbe stato a conoscenza degli abusi contestati sin dall’anno 2000 e che, ciononostante, avrebbe avviato e portato avanti il procedimento di alienazione del bene oggetto di concessione, l’appellante avrebbe maturato un affidamento meritevole di tutela in ordine alla legittimità della situazione di fatto che avrebbe imposto all’autorità procedente di corredare l’ordinanza di demolizione di una motivazione rafforzata, motivazione che invece nella specie sarebbe mancante.
In base a un consolidato orientamento giurisprudenziale che il Collegio condivide, il lungo tempo trascorso dalla realizzazione dell’opera abusiva non è idoneo a radicare in capo al privato interessato alcun legittimo affidamento in ordine alla conservazione di una situazione di fatto illecita, per cui anche in tal caso l’ordine di demolizione assume carattere doveroso e vincolato e la sua emanazione non richiede alcuna motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso (Cons. Stato, A.P. 17/10/2017, n. 9, Sez. VI, 4/10/2019, n. 6720; 8/4/2019, n. 2292; 5/11/2018, n. 6233; 26/3/2018, n. 1893; 23/11/2017, n. 5472 e 5/1/2015, n. 13; Sez. II, 19/6/2019, n. 4184; Sez. IV, 11/12/2017, n. 5788).
Le illustrate coordinate di diritto risultano perfettamente applicabili anche all’odierna fattispecie.
Infatti, stante la doverosità del provvedimento ripristinatorio, risulta del tutto privo di rilievo la circostanza che il comune fosse a conoscenza del lavori illecitamente eseguiti dall’odierno appellante.
Del tutto ininfluente è poi il fatto che il bene su cui sono stati realizzati gli interventi abusivi fosse oggetto di un procedimento di dismissione a favore del medesimo appellante, stante l’assenza di qualunque interferenza tra il detto procedimento e quello sanzionatorio.
Condanna l’appellante al pagamento delle spese processuali in favore del Comune appellato, liquidandole forfettariamente in complessivi Euro 3.000/00 (tremila), oltre accessori di legge.
Il diniego di condono con riferimento ad illeciti edilizi insistenti su...

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