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Timestamp: 2020-08-07 04:54:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11049 del 05/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11049 del 05/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 05/05/2017, (ud. 23/03/2017, dep.05/05/2017), n. 11049
sul ricorso 25746-2015 proposto da:
T.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE ACACIE
13, presso lo studio dell’avvocato GIANCARLO DI GENIO (centro CAF),
rappresentata e difesa dall’avvocato FELICE AMATO giusta procura a
unitamente e disgiuntamente dagli avvocati EMANUELE DE ROSE,
ANTONINO SGROI, GIUSEPPE MATANO, LELIO MARITATO e CARLA D’ALOISIO
avverso la sentenza n. 1179/2014 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
– T.L., premesso di aver lavorato alle dipendenze dell’azienda agricola ” R.G.” nell’anno 2005 per 102 gg., conveniva l’I.N.P.S. dinanzi al Giudice del lavoro di Salerno e chiedeva la reiscrizione del proprio nominativo negli elenchi dei braccianti agricoli del Comune di residenza per tale anno. Il Tribunale accoglieva la domanda, compensava per un terzo le spese processuali e poneva la residua quota a carico dell’I.N.P.S. (spese liquidate, per intero, in Euro 1.063,13). Avverso tale decisione proponevano impugnazione principale la T. (solo in punto di governo delle spese, in particolare sia in ordine alla parziale compensazione, sia in ordine alla quantificazione per intero delle spese) e incidentale l’I.N.P.S. (egualmente solo in punto di governo delle spese). La Corte di appello di Salerno respingeva l’appello incidentale e, in solo parziale accoglimento dell’appello principale rideterminava le spese, per intero del giudizio di primo grado, in Euro 2.068,00 di cui Euro 1.096,00 per diritti ed Euro 972,00 per onorari, oltre rimborso spese generali ed IVA e CPA come per legge; compensava tra le parti le spese del giudizio di secondo grado;
– propone ricorso per cassazione Luigia T. affidato a tre motivi;
– con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. vigente all’epoca di instaurazione del giudizio in relazione alla disposta parziale compensazione delle spese rilevando che le ragioni addotte dalla Corte territoriale a fondamento della stessa non trovavano alcun riscontro negli atti di causa;
– va rilevato che al procedimento si applica l’art. 92 c.p.c. nel testo vigente prima delle modifiche apportate dalla L. n. 69 del 2009. Il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado è stato infatti depositato il 20 aprile 2009 mentre la formulazione dell’art. 92 c.p.c. come modificata dalla citata L. n. 69 del 2009 trova applicazione alle controversie introdotte in primo grado dopo l’entrata in vigore della novella e dunque dal 4 luglio 2009. L’art. 92, comma 2 nel testo introdotto dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), dispone che “Se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti”;
– nel caso in esame, in assenza di una reciproca soccombenza, si discute della sussistenza di altri giusti motivi di compensazione (parziale);
– la Corte salernitana ha individuato tali altri giusti motivi (come si evince dalle ragioni esplicitate a sostegno del rigetto del relativo motivo dell’appello principale della lavoratrice) nella doverosità del comportamento dell’I.N.P.S. e nella necessità di una attività processuale volta a smentire le risultanze degli accertamenti ispettivi effettuati nel 2007 (versato in atti dall’Istituto). Tuttavia, nella specie, la cancellazione era stata disposta per l’anno 2005 e sulla base di accertamenti ispettivi relativi a tale anno senza che, però, il relativo verbale fosse depositato in atti (si veda la puntuale ricostruzione della sequenza procedimentale degli atti di causa come svolta dal ricorrente con la compiuta allegazione degli atti presenti nel fascicolo di primo grado del resistente I.N.P.S.);
– il potere discrezionale del Giudice nel ravvisare elementi per la compensazione (totale o parziale) delle spese dei gradi di giudizio non risulta, così, nella specie, adeguatamente e logicamente motivato e non si sottrae, pertanto, alle censure svolte dalla ricorrente incentrate, inoltre, sull’esito del giudizio di primo grado, nel senso della fondatezza del diritto alla reiscrizione nell’elenco nominativo dei lavoratori agricoli, negato dall’I.N.P.S. con il disconoscimento del rapporto di lavoro agricolo, risultato, per converso, sussistente (si vedano, in termini, Cass. 1 agosto 2016, n. 16007; Cass. 11 febbraio 2016, n. 2700);
– con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., della L. n. 794 del 1942, della L. n. 1051 del 1957, art. unico della tariffa adottata con Delib. Consiglio nazionale forense del 20 febbraio 2002 e approvata con D.M. n. 127 del 2004 e violazione dei minimi previsti dalla stessa, nullità della sentenza per mancata motivazione per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 4, per non avere la Corte territoriale erratamente ritenuto di ridurre la nota spese, per quanto riguarda i diritti e l’onorario senza dare una (sia pur) minima motivazione di ciò;
– il motivo è manifestamente fondato e determina l’assorbimento del terzo motivo (con il quale la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., nel testo vecchio e nuovo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 lamentando il malgoverno del regime delle spese processuali del secondo grado, compensate per intero dal giudice del gravame senza tener conto del fatto che vi era comunque stato il riconoscimento di una ulteriore somma di Euro 353,33 rispetto a quella liquidata dal Tribunale);
– ricorre con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375 c.p.c., n. 5 per la definizione camerale del processo;
– in conclusione la proposta non va condivisa e vanno accolti il primo ed il secondo motivo (assorbito il terzo); la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti con rinvio alla Corte di appello di Napoli che provvederà a nuova regolamentazione e determinazione delle spese del giudizio di primo grado e conseguentemente di quelle di appello, oltre che alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso (assorbito il terzo); cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese alla Corte di appello di Napoli.

References: Sentenza 
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 art. 2
 Cass. 
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