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Timestamp: 2018-09-22 10:16:01+00:00

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Sì al preliminare subordinato all'autorizzazione a costruire
Sì al preliminare subordinato all’autorizzazione a costruire
> Business Pubblicato il 24 agosto 2015
Compravendita immobiliare, rilascio di concessione edilizia, obbligo a stipulare il contratto definitivo sotto condizione sospensiva.
È valido il contratto preliminare di vendita immobiliare sottoposto a condizione. Lo ha chiarito la Cassazione [1]. La condizione sospensiva apposta ad un contratto preliminare avente ad oggetto la compravendita di un suolo per fini edificatori, ha lo scopo di consentire la definizione dell’affare nel momento in cui si sono acquisiti i mutamenti normativi e burocratici che consentono l’edificazione: insomma, senza autorizzazione, niente obbligo di andare dal notaio a rogitare il contratto definitivo. La Suprema Corte ha anche definitivamente chiarito che se la condizione sospensiva corrisponde all’ottenimento della concessione edilizia, la parte, per non essere considerata inadempiente, deve porre in essere tutte le attività utili ed indispensabili ad ottenere le concessioni amministrative.
La suprema Corte ha, in ultimo, precisato che l’inadempimento si può ritenere accettato e superato quando la controparte tiene comportamenti incompatibili con la volontà di chiedere la risoluzione del contratto. Detta fattispecie ricorre anche quando, come nel caso di specie, alle diffide ad adempiere seguono trattative condivise dalle parti che mostrano la concreta volontà di addivenire ad un bonario componimento degli opposti interessi, incompatibile con l’intimata volontà risolutiva. In tal caso, non è più possibile chiedere la tutela del giudice, avendo la parte dimostrato di “perdonare” l’inadempimento e aver proceduto a nuovi accordi.
[1] Cass. sent. n. 3207/2014.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 4 dicembre 2013 – 12 febbraio 2014, n. 3207
La condizione sospensiva apposta alla scrittura privata del 31-3-1995, integralmente trascritta dai ricorrenti, così recita: “La validità ed efficacia del presente atto è subordinata all’effettivo rilascio da parte del Comune di Spotorno di concessione ad edificare su detto terreno“.
Come è stato ripetutamente affermato da questa Corte, infatti, in tema di risoluzione del contratto per inadempimento, il contraente non inadempiente, così come può rinunciare ad eccepire l’inadempimento che potrebbe dar causa alla pronuncia di risoluzione, può, del pari, rinunciare ad avvalersi della risoluzione già avveratasi per effetto della clausola risolutiva espressa o dello spirare del termine essenziale o della diffida ad adempiere, e può anche rinunciare ad avvalersi della risoluzione già dichiarata giudizialmente, ripristinando contestualmente l’obbligazione contrattuale ed accettandone l’adempimento (v. Cass. 10-3-2011 n. 5734; Cass. 24-11-2010 n. 23824; Cass. 8-11-2007 n. 23315; Cass. 1-8-2007 n. 16993; Cass. 28-6-2004 n. 11967). Si è precisato, al riguardo, che la rinuncia agli effetti della risoluzione del contratto per inadempimento che si sia già verificata per una delle cause previste dalla legge (art. 1454, 1455, 1457 c.c.) ovvero anche per effetto di pronuncia giudiziale (art. 1453 c.c.), costituisce tipica espressione dell’autonomia privata, che come riconosce al creditore il diritto potestativo di non eccepire preventivamente l’inadempimento che potrebbe dare causa alla risoluzione del contratto, così non gli nega, anche in “executivis“, quello di non avvalersi della risoluzione già verificatasi o già dichiarata, e di ripristinare contestualmente l’obbligazione rimasta inadempiuta. (Cass. 4-5-1991 n. 4908).
Si rammenta, al riguardo, che, in materia di presunzioni, è riservata all’apprezzamento discrezionale del giudice di merito la sussistenza sia dei presupposti per il ricorso a tale mezzo di prova, sia dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di presunzione, ovverosia come circostanze idonee a consentire illazioni che ne discendano secondo il criterio dell”‘id quod plerumque accidit“, mentre l’unico sindacato riservato in proposito al giudice di legittimità è quello sulla congruenza della relativa motivazione (tra le tante v. Cass. 4-5-2005 n. 9225; Cass. 8-11-2002 n. 15706; Cass. 2-10-2000 n. 13001).

References: Cass. 
 sentenza 
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