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DASSAULT SYSTÈMES ITALIA - PDF
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1 DASSAULT SYSTÈMES ITALIA S.R.L. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS.231/01 APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE IL DASSAULT SYSTEMES ITALIA S.R.L. SEDE LEGALE IN LAINATE (MI), VIA G. ROSSINI N. 1/A ISCRIZIONE AL REGISTRO DELLE IMPRESE DI MILANO N. MI Pagina 1 di 39
2 INDICE - PARTE GENERALE Sezione Prima Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n La Responsabilità Amministrativa degli Enti I reati previsti dal Decreto Le sanzioni comminate dal Decreto Condizione Esimente della Responsabilità Amministrativa Le Linee Guida di Confindustria PARTE SPECIALE Sezione Seconda Il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo di DASSAULT SYSTÈMES ITALIA S.r.l Finalità del Modello Destinatari Elementi fondamentali del modello Codice Etico e Modello Percorso Metodologico di Definizione del Modello: mappatura delle attività a rischio-reato - processi strumentali e protocolli Attività a Rischio-Reato Processi strumentali Protocolli Sistema di controllo interno Protocolli di controllo Regole comportamentali di carattere generale Comportamenti da tenere nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con le Autorità Amministrative Indipendenti Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati societari Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita introdotti dal D.Lgs. 231/ Pagina 2 di 39
3 Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati colposi introdotti dalla Legge 123/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati in violazione del diritto d autore introdotti dalla L. 99/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati di criminalità informatica (cybercrime) introdotti dalla L. 48/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai delitti contro l industria e il commercio introdotti dalla L.99/ Comportamenti da tenere nell ambito delle attività sensibili rispetto ai reati di Market Abuse Sezione Terza Organismo di Vigilanza Durata in carica, decadenza e revoca Poteri e funzioni dell Organismo di Vigilanza Reporting dell Organismo di Vigilanza Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza Sezione Quarta Sistema Sanzionatorio Sanzioni per il personale dipendente Sanzioni per i lavoratori subordinati con la qualifica di dirigenti Sanzioni per i collaboratori sottoposti a direzione o vigilanza Misure nei confronti degli amministratori Misure nei confronti degli apicali Misure nei confronti di soggetti aventi rapporti contrattuali / commerciali Diffusione del Modello Adozione e Aggiornamento del Modello Pagina 3 di 39
4 - PARTE GENERALE - SEZIONE PRIMA 1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI Il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che reca la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito anche il D.Lgs. 231/2001 o, anche solo il Decreto ), entrato in vigore il 4 luglio 2001 in attuazione dell art. 11 della Legge-Delega 29 settembre 2000 n. 300, ha introdotto nell ordinamento giuridico italiano, conformemente a quanto previsto in ambito comunitario, la responsabilità amministrativa degli enti, ove per enti si intendono le società commerciali, di capitali e di persone, e le associazioni, anche prive di personalità giuridica. Tale nuova forma di responsabilità, sebbene definita amministrativa dal legislatore, presenta i caratteri propri della responsabilità penale, essendo rimesso al giudice penale competente l accertamento dei reati dai quali essa è fatta derivare, ed essendo estese all ente le medesime garanzie del processo penale. La responsabilità amministrativa dell ente deriva dal compimento di reati, espressamente indicati nel D.Lgs. 231/2001, commessi, nell interesse o a vantaggio dell ente stesso, da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, o che ne esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo (i cosiddetti soggetti apicali ), ovvero che siano sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (i cosiddetti soggetti sottoposti ). Oltre all esistenza dei requisiti sopra descritti, il D.Lgs. 231/2001 richiede anche l accertamento della colpevolezza dell ente, al fine di poterne affermare la responsabilità. Tale requisito è riconducibile ad una colpa di organizzazione, da intendersi quale mancata adozione, da parte dell ente, di misure preventive adeguate a prevenire la commissione dei reati elencati al successivo paragrafo, da parte dei soggetti individuati nel Decreto. Laddove l ente sia in grado di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un organizzazione idonea ad evitare la commissione di tali reati, attraverso l adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/2001, questi non risponderà a titolo di responsabilità amministrativa I REATI PREVISTI DAL DECRETO I reati, dal cui compimento è fatta derivare la responsabilità amministrativa dell ente, sono quelli espressamente e tassativamente richiamati dal D.Lgs. 231/2001 e successive modifiche ed integrazioni. Si elencano di seguito i reati ricompresi nell ambito di applicazione del D.Lgs. 231/2001 alla data del presente Consiglio di Amministrazione, precisando tuttavia che l elenco é destinato ad ampliarsi, a seguito di aggiornamenti normativi, nel prossimo futuro: Pagina 4 di 39
5 1. Reati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25): Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altro ente pubblico o dell Unione Europea (art. 316 ter c.p.); Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico o dell Unione Europea (art. 316 bis c.p.); Truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.); Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.); Frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 ter c.p.); Corruzione (artt. 318, 319, 320, 322 bis c.p.); Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.); Corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.); Concussione (art. 317 c.p.). 2. Reati di criminalità informatica e trattamento illecito di dati introdotti nel Decreto dalla Legge 48/2008 (art. 24 bis): Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter c.p.); Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615 quater c.p.); Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615 quinquies c.p.); Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617 quater c.p.); Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617 quinquies c.p.); Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635 bis c.p.); Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635 ter c.p.); Danneggiamento di sistemi informatici e telematici (art. 635 quater c.p.); Danneggiamento di sistemi informatici e telematici di pubblica utilità (art. 635 quinquies c.p.); Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640 quinquies c.p.). 3. Reati di criminalità organizzata introdotti nel Decreto dalla Legge 94/2009 (art. 24 ter). Associazione per delinquere (art 416 c.p.); Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416 bis c.p.); Scambio elettorale politico-mafioso (art. 416 ter c.p.); Sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione (art. 630 c.p.); Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309); Pagina 5 di 39
6 Delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall'articolo 2, terzo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110 (art. 407, comma 2, lett. a), numero 5) c.p.p.). 4. Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti nel Decreto dalla Legge 409/2001 e modificati con Legge 99/2009 (art. 25 bis): Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); Alterazione di monete (art. 454 c.p.); Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.); Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o in valori di bollo (art. 460 c.p.); Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo, o di carta filigranata (art. 461 c.p.); Uso di valori bollati contraffatti o alterati (art. 464, commi 1 e 2, c.p.); Contraffazione, alterazione, uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (473 c.p.); Introduzione nello Stato e commercio di prodotti industriali con segni falsi (474 c.p.). 5. Delitti contro l industria e il commercio, introdotti nel Decreto dalla Legge 99/2009 (art. 25- bis 1): Turbata libertà dell industria o del commercio (art. 513 c.p.); Illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513 bis c.p.); Frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.); Frode nell esercizio del commercio (art. 515 c.p.); Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517 ter c.p.); Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517 quater c.p.). 6. Reati societari, introdotti dal D. Lgs. 61/2002 e modificati dalla Legge 262/2005 (art. 25 ter): False comunicazioni sociali (art c.c.); False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art c.c.); Impedito controllo (art c.c.); Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.); Pagina 6 di 39
7 Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.); Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.); Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.); Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.); Formazione fittizia del capitale (art c.c.); Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.); Illecita influenza sull assemblea (art c.c.); Aggiotaggio (art c.c.); Ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi 1 e 2, c.c.). 7. Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, introdotti nel Decreto dalla Legge 7/2003 (art. 25 quater). 8. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, introdotti nel Decreto dalla Legge 7/2006 (art. 25 quater 1). 9. Reati contro la personalità individuale, introdotti nel Decreto dalla Legge 228/2003 e modificati con la Legge 38/2006 (art. 25 quinquies): Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.); Prostituzione minorile (art. 600 bis c.p.); Pornografia minorile (art. 600 ter c.p.); Detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p.); Pornografia virtuale (art. 600 quater 1 c.p.) Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600 quinquies c.p.) Tratta di persone (art. 601 c.p.); Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.); 10. Abusi di mercato, introdotti nel Decreto dalla Legge 62/2005 e modificati dalla Legge 262/2005 (art. 25 sexies): Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 del D. Lgs. 58/1998); Manipolazione del mercato (art. 185 del D. Lgs. 58/1998). 11. Reati transnazionali, introdotti nel Decreto dalla Legge 146/2006: Associazione per delinquere (art. 416 c.p.); Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416 bis c.p.); Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (DPR 43/1973, art. 291 quater); Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 del DPR 309/1990); Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (art. 12 del D.Lgs. 286/1998); Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377 bis c.p.); Pagina 7 di 39
8 Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.). 12. Reati colposi commessi in violazione della normativa antinfortunistica e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro, introdotti nel Decreto dalla Legge 123/2007(art. 25 septies): Omicidio colposo (art. 589 c.p.) Lesioni personali colpose, gravi o gravissime (art. 590 c.p.). 13. Reati in materia di riciclaggio, introdotti nel Decreto dal D.Lgs. 231/2007 (art. 25 octies): Ricettazione (art. 648 c.p.); Riciclaggio (art. 648 bis c.p.); Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.). 14. Delitti in materia di violazione del diritto d autore, introdotti nel Decreto dalla Legge 99/2009 (art. 25-novies), di cui di seguito si riporta, per facilità di lettura un estratto (non esaustivo) della rubrica dei reati: Immissione su sistemi di reti telematiche a disposizione del pubblico di un opera dell ingegno protetta o di un opera altrui non destinata alla pubblicazione; Abusiva duplicazione di programmi per elaboratore; importazione, distribuzione, vendita, detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale o concessione in locazione di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE; Riproduzione, distribuzione, comunicazione, o dimostrazione in pubblico del contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64- quinquies e 64-sexies della Legge 633/41; Riproduzione, duplicazione, trasmissione o abusiva diffusione, vendita o messa in commercio, di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi; Mancata comunicazione alla SIAE, da parte di produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno di cui all'articolo 181-bis della Legge 633/41, dei dati di identificazione dei supporti non soggetti al contrassegno o falsa dichiarazione di detti dati Fraudolenta produzione, vendita, importazione, promozione, installazione, modifica, utilizzazione per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale. 15. Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377 bis c.p.), introdotto nel Decreto dalla Legge 116/2009 (art. 25-decies). 16. Reati ambientali, introdotti dal D.Lgs. 121/2011 (art. 25-undecies): Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art bis c.p.); Distruzione o deterioramento di habitat all interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.); Pagina 8 di 39
9 Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, in assenza di autorizzazione o dopo che la stessa sia stata sospesa o revocata e scarico nelle acque del mare, da parte di navi o aeromobili, di sostanze o materiali per i quali vige il divieto assoluto di sversamento (art. 137 commi 2, 3, 5, 11 e 13 D.Lgs. 152/2006); Attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256 commi 1, 3, 5 e 6 secondo periodo D.Lgs. 152/2006); Omessa bonifica dei siti in conformità al progetto approvato dall autorità competente (art. 257 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006); Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258 comma 4 secondo periodo D.Lgs. 152/2006); Traffico illecito di rifiuti (art. 259 comma 1 D.Lgs. 152/2006); Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006); Falsità ideologica del certificato di analisi dei rifiuti, anche utilizzato nell ambito del SISTRI Area Movimentazione, e falsità ideologica e materiale della scheda SISTRI Area Movimentazione (art. 260-bis D.Lgs. 152/2006); Superamento di valori limite di emissione che determinano il superamento dei valori limite di qualità dell aria (art. 279 comma 5 D.Lgs. 152/2006); Importazione, esportazione, riesportazione di esemplari appartenenti alle specie protette di cui agli Allegati A, B e C del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii.; omessa osservanza delle prescrizioni finalizzate all incolumità degli esemplari appartenenti alle specie protette; uso dei predetti esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi; trasporto e transito degli esemplari in assenza del certificato o della licenza prescritti; commercio di piante riprodotte artificialmente in contrasto con le prescrizioni di cui all art. 7 par. 1 lett. b) Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii.; detenzione, uso per scopo di lucro, acquisto, vendita, esposizione o detenzione per la vendita o per fini commerciali, offerta in vendita o cessione di esemplari senza la prescritta documentazione (artt. 1 e 2 Legge n. 150/1992); Falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni previste dall'art. 16, par. 1, lett. a), c), d), e), ed l), del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii. (art. 3 Legge n. 150/1992); Detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l'incolumità pubblica (art. 6 Legge n. 150/1992); Cessazione e riduzione dell impiego di sostanze lesive (art. 3 Legge n. 549/1993); Inquinamento doloso di nave battente qualsiasi bandiera (art. 8 D.Lgs. n. 202/2007); Inquinamento colposo di nave battente qualsiasi bandiera (art. 9 D.Lgs. n. 202/2007). 17. Reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, introdotto dal D.Lgs. n. 109/2012 (art. 25-duodecies); Pagina 9 di 39
10 18. Corruzione tra privati, introdotta dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione LE SANZIONI COMMINATE DAL DECRETO Il sistema sanzionatorio descritto dal D.Lgs. 231/2001, a fronte del compimento dei reati sopra elencati, prevede, a seconda degli illeciti commessi, l applicazione delle seguenti sanzioni amministrative: - sanzioni pecuniarie; - sanzioni interdittive; - confisca; - pubblicazione della sentenza. Le sanzioni interdittive, che possono essere comminate solo laddove espressamente previste e anche in via cautelare, sono le seguenti: - interdizione dall esercizio dell attività; - sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; - divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione; - esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, e/o revoca di quelli eventualmente già concessi; - divieto di pubblicizzare beni o servizi. Il D.Lgs. 231/2001 prevede, inoltre, che qualora vi siano i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che disponga l'interruzione dell'attività della società, il giudice, in luogo dell'applicazione di detta sanzione, possa disporre la prosecuzione dell'attività da parte di un commissario giudiziale (art. 15 Decreto) nominato per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: - la società svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; - l'interruzione dell'attività può provocare rilevanti ripercussioni sull'occupazione tenuto conto delle dimensioni della società e delle condizioni economiche del territorio in cui è situata CONDIZIONE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA L art. 6 del D.Lgs. 231/2001 stabilisce che l ente non risponda a titolo di responsabilità amministrativa, qualora dimostri che: - l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; - il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli e di curarne il relativo aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (c.d. Organismo di Vigilanza); - le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione gestione e controllo; - non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di Vigilanza. Pagina 10 di 39
11 L adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo, dunque, consente all ente di potersi sottrarre all imputazione di responsabilità amministrativa. La mera adozione di tale documento, con delibera dell organo amministrativo dell ente, non è, tuttavia, di per sé sufficiente ad escludere detta responsabilità, essendo necessario che il modello sia efficacemente ed effettivamente attuato. Con riferimento all efficacia del modello di organizzazione, gestione e controllo per la prevenzione della commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001, si richiede che esso: - individui le attività aziendali nel cui ambito possono essere commessi i reati; - preveda specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; - individui modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; - preveda obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli; - introduca un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello di organizzazione, gestione e controllo. Con riferimento all effettiva applicazione del modello di organizzazione, gestione e controllo, il D.Lgs. 231/2001 richiede: - una verifica periodica, e, nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni imposte dal modello o intervengano mutamenti nell organizzazione o nell attività dell ente ovvero modifiche legislative, la modifica del modello di organizzazione, gestione e controllo; - l irrogazione di sanzioni in caso di violazione delle prescrizioni imposte dal modello di organizzazione, gestione e controllo LE LINEE GUIDA DI CONFINDUSTRIA L art. 6 del D.Lgs. 231/2001 dispone espressamente che i modelli di organizzazione, gestione e controllo possano essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti. Le Linee Guida di Confindustria sono state approvate dal Ministero della Giustizia con il D.M. 4 dicembre Il successivo aggiornamento, pubblicato da Confindustria in data 24 maggio 2004, è stato approvato dal Ministero della Giustizia, che ha giudicato tali Linee Guida idonee al raggiungimento delle finalità previste dal Decreto. Dette Linee Guida sono state aggiornate da Confindustria alla data del 31 marzo 2008 ed approvate dal Ministero della Giustizia il 2 aprile Nella definizione del modello di organizzazione, gestione e controllo, le Linee Guida di Confindustria prevedono le seguenti fasi progettuali: - l identificazione dei rischi, ossia l analisi del contesto aziendale per evidenziare in quali aree di attività e secondo quali modalità si possano verificare i reati previsti dal D.Lgs. 231/2001; - la predisposizione di un sistema di controllo idoneo a prevenire i rischi di reato identificati nella fase precedente, attraverso la valutazione del sistema di controllo esistente all interno dell ente ed il suo grado di adeguamento alle esigenze espresse dal D.Lgs. 231/2001. Le componenti più rilevanti del sistema di controllo delineato nelle Linee Guida di Confindustria per garantire l efficacia del modello di organizzazione, gestione e controllo sono le seguenti: Pagina 11 di 39
12 - la previsione di principi etici e di regole comportamentali in un Codice Etico; - un sistema organizzativo sufficientemente formalizzato e chiaro, in particolare con riguardo all attribuzione di responsabilità, alle linee di dipendenza gerarchica e descrizione dei compiti con specifica previsione di principi di controllo; - procedure manuali e/o informatiche che regolino lo svolgimento delle attività, prevedendo opportuni controlli; - poteri autorizzativi e di firma coerenti con le responsabilità organizzative e gestionali attribuite dall ente, prevedendo, laddove opportuno, la previsione di limiti di spesa; - sistemi di controllo di gestione, capaci di segnalare tempestivamente possibili criticità; - informazione e formazione del personale. Le Linee Guida di Confindustria precisano, inoltre, che le componenti del sistema di controllo sopra descritte devono conformarsi ad una serie di principi di controllo, tra cui: - verificabilità, tracciabilità, coerenza e congruità di ogni operazione, transazione e azione; - applicazione del principio di separazione delle funzioni e segregazione dei compiti (nessuno può gestire in autonomia un intero processo); - istituzione, esecuzione e documentazione dell attività di controllo sui processi e sulle attività a rischio di reato. Pagina 12 di 39
13 - PARTE SPECIALE SEZIONE SECONDA 2. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI DASSAULT SYSTÈMES ITALIA S.R.L FINALITÀ DEL MODELLO L attività di DASSAUL SYSTÈMES ITALIA S.r.l. (di seguito la Società ) consiste essenzialmente nella produzione di software PLM (Product Lifecycle Management), CAD e 3D che permettono agli utenti di creare, simulare, analizzare e condividere progetti in 3D. La Società fa parte del gruppo francese DASSAUL SYSTÈMES (di seguito DASSAULT SYSTÈMES ) che mette a disposizione di aziende e persone universi virtuali nei quali immaginare innovazioni sostenibili. L'azienda propone software di progettazione in 3D e soluzioni evolute di 3D Digital Mock-Up e PLM capaci di trasformare il modo in cui i prodotti vengono progettati, realizzati e gestiti. La Società, consapevole dell importanza di adottare ed efficacemente attuare un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 idoneo a prevenire la commissione di comportamenti illeciti nel contesto aziendale, ha approvato, con delibera del Consiglio di Amministrazione in data , il proprio modello di organizzazione, gestione e controllo (di seguito, il Modello ), sul presupposto che lo stesso costituisca un valido strumento di sensibilizzazione dei destinatari (come definiti al paragrafo 2.2) ad assumere comportamenti corretti e trasparenti. Attraverso l adozione del Modello, la Società intende perseguire le seguenti finalità: - vietare comportamenti che possano integrare le fattispecie di reato di cui al Decreto; - diffondere la consapevolezza che, dalla violazione del Decreto, delle prescrizioni contenute nel Modello e dei principi del Code of Business Conduct, possa derivare l applicazione di misure sanzionatorie (pecuniarie e interdittive) anche a carico della Società; - consentire alla Società, grazie ad un sistema strutturato di protocolli e di procedure e ad una costante azione di monitoraggio sulla corretta attuazione di tale sistema, di prevenire e/o contrastare tempestivamente la commissione di reati rilevanti ai sensi del Decreto DESTINATARI Le disposizioni del presente Modello sono vincolanti per gli amministratori e per tutti coloro che rivestono, in DASSAULT SYSTÈMES o in una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, funzioni di rappresentanza, amministrazione e direzione ovvero gestione e controllo, anche di fatto, per i dipendenti (ivi inclusi i dirigenti), per i collaboratori sottoposti a direzione o vigilanza delle figure apicali della Società (di seguito i Destinatari ) ELEMENTI FONDAMENTALI DEL MODELLO Gli elementi fondamentali sviluppati dalla Società nella definizione del Modello, possono essere così riassunti: Pagina 13 di 39
14 - la mappatura delle attività cosiddette sensibili, con esempi di possibili modalità di realizzazione dei reati e dei processi strumentali nel cui ambito, in linea di principio, potrebbero verificarsi le condizioni e/o i mezzi per la commissione dei reati ricompresi nel Decreto; - la previsione di specifici protocolli a presidio dei processi strumentali ritenuti esposti al rischio potenziale di commissione di reati; - l istituzione di un Organismo di Vigilanza, con attribuzione di specifici compiti di vigilanza sull efficace attuazione ed effettiva applicazione del Modello; - l adozione di un sistema sanzionatorio volto a garantire l efficace attuazione del Modello e contenente le misure disciplinari applicabili in caso di violazione delle prescrizioni contenute nel Modello stesso; - lo svolgimento di un attività di informazione e formazione sui contenuti del presente Modello CODE OF BUSINESS CONDUCT E MODELLO DASSAULT SYSTÈMES, determinata a improntare lo svolgimento delle attività aziendali al rispetto della legalità, ha formalmente adottato e recepito il Code of Business Conduct (di seguito, alternativamente il Codice o il Code of Business Conduct ), che sancisce una serie di regole di deontologia aziendale che la Società riconosce come proprie e delle quali esige l osservanza da parte dei propri organi sociali e dipendenti, avendolo formalmente adottato. Il Modello, le cui previsioni sono in ogni caso coerenti e conformi ai principi del Code of Business Conduct, risponde più specificamente alle esigenze espresse dal Decreto ed è, pertanto, finalizzato a prevenire la commissione delle fattispecie di reato ricomprese nell ambito di operatività del D.Lgs. 231/2001. Il Code of Business Conduct afferma comunque principi idonei anche a prevenire i comportamenti illeciti di cui al D.Lgs. 231/2001, acquisendo pertanto rilevanza anche ai fini del Modello e costituendo un elemento ad esso complementare PERCORSO METODOLOGICO DI DEFINIZIONE DEL MODELLO: MAPPATURA DELLE ATTIVITÀ A RISCHIO-REATO - PROCESSI STRUMENTALI DELLA SOCIETÀ E PROTOCOLLI Il D.Lgs. 231/2001 prevede espressamente, al relativo art. 6, comma 2, lett. a), che il modello di organizzazione, gestione e controllo dell ente individui le attività aziendali, nel cui ambito possano essere potenzialmente commessi i reati inclusi nel Decreto. Di conseguenza, la Società ha proceduto ad una approfondita analisi delle proprie attività aziendali. Nell ambito di tale attività, la Società ha, in primo luogo, analizzato la propria struttura organizzativa, rappresentata nell organigramma aziendale, che individua le Direzioni e le Funzioni aziendali, evidenziandone ruoli e linee gerarchiche. Detto documento è custodito presso la sede della Società dalla Funzione Risorse Umane. Successivamente, la Società ha proceduto all analisi delle proprie attività aziendali sulla base delle informazioni raccolte dai referenti aziendali (Direttori e Responsabili di Funzione) che, in ragione del ruolo ricoperto, risultano provvisti della più ampia e profonda conoscenza dell operatività del settore aziendale di relativa competenza. I risultati dell attività sopra descritta sono stati raccolti in una scheda descrittiva (c.d. Matrice delle Attività a Rischio Reato), che illustra in dettaglio i profili di rischio di commissione dei reati richiamati dal D.Lgs. 231/2001, nell ambito delle attività proprie della Società. Detta Matrice delle Pagina 14 di 39
15 Attività a Rischio-Reato è custodita presso la sede della Società dalla Funzione Risorse Umane, che ne cura l archiviazione, rendendola disponibile per eventuale consultazione agli amministratori, ai sindaci, all Organismo di Vigilanza e a chiunque sia legittimato a prenderne visione. In particolare, nella Matrice delle Attività a Rischio-Reato vengono rappresentate le aree aziendali a rischio di possibile commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 (c.d. attività sensibili ), i reati associabili, gli esempi di possibili modalità e finalità di realizzazione degli stessi, nonché i processi nel cui svolgimento, sempre in linea di principio, potrebbero crearsi le condizioni, gli strumenti e/o i mezzi per la commissione dei reati stessi (c.d. processi strumentali ). Attività a Rischio-Reato della Società Nello specifico, è stato riscontrato il rischio di potenziale commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 da parte della Società nelle seguenti aree di attività aziendale, che vengono di seguito riportate come indicate nella Matrice delle Attività a Rischio Reato: A. Gestione dei apporti di altro profilo con soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione; B. Acquisizione e gestione di contratti con Enti Pubblici mediante procedura negoziata ovvero partecipazione a procedure ad evidenza pubblica; C. Erogazione dei servizi ed assistenza tecnica; D. Gestione della commercializzazione dei prodotti informatici; E. Gestione delle informazioni privilegiate (economiche, patrimoniali, finanziarie e strategiche) inerenti le società clienti, acquisite in occasione degli incarichi svolti; F. Gestione delle attività di marketing; G. Gestione dei rapporti con funzionari pubblici per adempimenti normativi, anche in occasione di verifiche e ispezioni relative al rispetto della normativa applicabile alla Società; H. Gestione dei contenziosi giudiziali (es.: penali, civili, amministrativi e giuslavoristici); I. Gestione della contabilità generale e predisposizione dei progetti di bilancio civilistico, di eventuali situazioni patrimoniali in occasione dell effettuazione di operazioni straordinarie, ed altri adempimenti in materia societaria; L. Gestione degli adempimenti previsti in materia di salute e sicurezza sul lavoro; M. Rapporti con il mercato; N. Gestione del sistema informativo aziendale. In considerazione delle aree di attività aziendale sopra riportate sono risultati potenzialmente realizzabili nel contesto aziendale di DASSAULT SYSTÈMES i seguenti reati: Art. 24: Truffa ai danni dello Stato o di un altro Ente Pubblico; Pagina 15 di 39
16 Art. 24 bis: Accesso abusivo a sistema informatico e telematico, Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici, Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico, Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche, Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici, Danneggiamento di sistemi informatici e telematici, Danneggiamento di sistemi informatici e telematici di pubblica utilità, Falsità in un documento pubblico o privato avente efficacia probatoria; Art. 25: Corruzione, Istigazione alla corruzione, Corruzione in atti giudiziari; Art. 25 bis: Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni; Art. 25 bis.1: Frode nell esercizio del commercio; Art. 25 ter: False comunicazioni sociali, False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori, Operazioni in pregiudizio ai creditori, Illegale ripartizione di utili e riserve, Indebita restituzione dei conferimenti, Formazione fittizia del capitale, Illecite operazioni sulle azioni o sulle quote sociali o della società controllante, Impedito controllo, Aggiotaggio; Art. 25 sexies: Abuso di informazioni privilegiate; Art. 25 septies: Omicidio colposo, Lesioni personali colpose gravi o gravissime; Art 25 octies: Riciclaggio (art. 648 bis c.p.), Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita; Art. 25 novies: Delitti in violazione del diritto d autore; Art. 25 decies: Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria. Anche in considerazione delle attività caratteristiche di DASSAULT SYSTÈMES le aree di rischio rilevate hanno riguardato le fattispecie dei reati sopra elencati. Il rischio di commissione dei seguenti reati, per quanto non si possa escludere tout court, è stato ritenuto estremamente remoto in considerazione delle attività svolte dalla Società, ed in ogni caso ragionevolmente coperto dal rispetto dei principi etici e delle regole comportamentali enunciati nel Code of Business Conduct, che vincola tutti i suoi destinatari alla più rigorosa osservanza delle leggi e delle normative ad essa applicabili: di cui all Art. 25 bis (Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento), Art. 25 quater (Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico), Art. 25 quater.1 (Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili), Art. 25 quinquies (Delitti contro la personalità individuale) e Art. 25 undecies (Reati ambientali), nonché degli altri reati non espressamente menzionati sopra e ricompresi negli Artt. 24 bis, 24 ter, 25, 25 ter, 25 sexies e 25 octies e i reati transnazionali. Processi strumentali Sono stati anche individuati i processi c.d. strumentali, ovverosia quei processi aziendali nel cui ambito, in linea di principio, potrebbero verificarsi le condizioni e/o i mezzi per la commissione delle fattispecie di reato rilevanti ai fini del Decreto, e precisamente: Pagina 16 di 39
17 1. Gestione degli acquisti di beni e servizi e degli incarichi professionali; 2. Gestione delle vendite verso Enti Pubblici (partecipazione a gare); 3. Selezione, assunzione e gestione del personale; 4. Gestione di liberalità, sponsorizzazioni, donazioni e omaggi; 5. Gestione dei flussi monetari e finanziari; 6. Gestione degli adempimenti e dei rapporti con Enti Pubblici anche in sede di visite ispettive; 7. Rimborsi spese a dipendenti e spese di rappresentanza; 8. Adempimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 e s.m.i.; 9. Gestione ed utilizzo dei Sistemi Informatici; 10. Formazione del Bilancio e gestione dei rapporti con Organi di Controllo; 11. Gestione e comunicazione delle informazioni al Mercato. Protocolli All esito dell avvenuta identificazione delle Attività a Rischio-Reato della Società e dei relativi processi strumentali, la Società, sensibile alle esigenze di assicurare condizioni di correttezza e trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività sociali e, in particolare, di prevenire la commissione di comportamenti illeciti rilevanti ai sensi del Decreto, ha adottato un protocolli operativi di comportamento (di seguito, i Protocolli ), a presidio dei processi di rischio individuati declinati al paragrafo 2.7 del presente Modello. Detti Protocolli contengono in sostanza la disciplina ritenuta più idonea a governare i profili di rischio individuati, declinando un insieme di regole originato da una dettagliata analisi di ogni singola attività aziendale e del relativo sistema di controllo (di cui al successivo paragrafo). Allo scopo di consentire il controllo ex ante nonché la ricostruzione ex post di ciascun processo decisionale aziendale e delle relative fasi, i Protocolli contemplano specifici e omogenei principi il cui rispetto deve essere garantito nello svolgimento delle attività aziendali e, segnatamente: - Principi di legalità; - Principi di obiettività, coerenza e completezza; - Principi di segregazione dei compiti; - Principi di documentabilità, tracciabilità e verificabilità. Detti Protocolli, inoltre, richiamano quelle procedure aziendali di Gruppo relative allo specifico ambito da essi regolato, rinviando alle modalità operative di maggior dettaglio nelle stesse contenute. Tali Protocolli sono sottoposti all esame dei responsabili della gestione delle attività individuate a rischio per loro valutazione e aggiornamento, nonché approvazione ed adeguata diffusione. Ciascun protocollo costituisce regola di condotta aziendale e forma parte essenziale del presente Modello. Pagina 17 di 39
18 2.6. SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO Nella predisposizione del Modello, la Società ha tenuto conto del sistema di controllo interno esistente in azienda, al fine di verificare se esso fosse idoneo a prevenire gli specifici reati previsti dal Decreto nelle aree di attività a rischio identificate. Il sistema di controllo coinvolge ogni settore dell attività svolta dalla Società attraverso la distinzione dei compiti operativi da quelli di controllo, riducendo ragionevolmente ogni possibile conflitto di interesse, ove possibile. In particolare, il sistema di controllo interno della Società si basa, oltre che sulle regole comportamentali previste nel presente Modello, anche sui seguenti elementi: - il Code of Business Conduct; - i sopra menzionati Protocolli; - il sistema di procedure aziendali di Gruppo; - la struttura gerarchico-funzionale (organigramma aziendale); - il sistema di deleghe e procure; - sistemi informativi integrati e orientati alla segregazione delle funzioni e alla protezione delle informazioni in essi contenute, con riferimento sia ai sistemi gestionali e contabili che ai sistemi utilizzati a supporto delle attività operative connesse al business. L attuale sistema di controllo interno di, inteso come processo attuato dalla Società al fine di gestire e monitorare i principali rischi e consentire una conduzione aziendale corretta e sana, è in grado di garantire il raggiungimento dei seguenti obiettivi: - efficacia ed efficienza nell impiegare le risorse aziendali, nel proteggersi dalle perdite e nel salvaguardare il patrimonio della società; - rispetto delle leggi e dei regolamenti applicabili in tutte le operazioni ed azioni della Società; - affidabilità delle informazioni, da intendersi come comunicazioni tempestive ed affidabili a garanzia del corretto svolgimento di ogni processo decisionale. Alla base di detto sistema di controllo interno vi sono i seguenti principi, ripresi e declinati anche nei menzionati Protocolli: ogni operazione, transazione e azione deve essere veritiera, verificabile, coerente e documentata; nessuno deve poter gestire un intero processo in autonomia (cosiddetta segregazione dei compiti); il sistema di controllo interno deve poter documentare l effettuazione dei controlli, anche di supervisione. La responsabilità, in ordine al corretto funzionamento del sistema dei controlli interni, è rimessa a ciascuna Direzione per tutti i processi di cui essa sia responsabile. La tipologia di struttura dei controlli aziendali esistente nella Società prevede: controlli di linea, svolti dalle singole Direzioni sui processi di cui hanno la responsabilità gestionale, finalizzati ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni; attività di monitoraggio, svolta dai responsabili di ciascun processo e volte a verificare il corretto svolgimento delle attività sottostanti. Pagina 18 di 39
19 2.7. PROTOCOLLI DI CONTROLLO Con riferimento ai processi strumentali, individuati attraverso l attività di mappatura descritta nel precedente paragrafo 2.5, la Società ritiene necessario che gli stessi si uniformino a principi e protocolli operativi di controllo (come sopra richiamati) che vengono di seguito rappresentati in relazione ai principali processi strumentali identificati all interno della Matrice delle attività a rischio-reato. Gestione del processo relativo agli acquisiti di beni e servizi Il processo di gestione degli acquisiti di beni e servizi si articola nelle seguenti fasi: - richiesta della fornitura; - effettuazione dell acquisto; - verifica del ricevimento del servizio/consegna del bene. Il sistema di controllo interno del processo in esame si deve conformare ai seguenti principi: - tutti gli acquisiti in nome e per conto della Società devono avvenire in conformità alle procedure operative aziendali; - i beni e i servizi sono acquistati da fornitori qualificati; - gli acquisti di beni e servizi avvengono esclusivamente sulla base di richieste formulate per iscritto, che vengono evase e approvate da parte dall Amministratore Delegato - il pagamento del corrispettivo per l acquisito di beni o servizi è effettuato solo a seguito dell avvenuto ricevimento del bene o servizio, nonché della verifica della conformità del bene o servizio alla richiesta d ordine effettuata; - l acquisto di beni o servizi avviene in un contesto concorrenziale nel rispetto dei principi di economicità, efficienza e qualità del bene o servizio acquistato. Gestione del processo di affidamento delle consulenze e degli incarichi professionali Il processo di gestione delle consulenze e degli incarichi professionali si articola nelle seguenti fasi: - richiesta della consulenza o della prestazione di servizi; - scelta del consulente o del professionista; - formalizzazione del rapporto di consulenza o dell incarico professionale; - verifica della avvenuta esecuzione della prestazione professionale o del servizio oggetto dell incarico. Il sistema di controllo interno del processo in esame si deve conformare ai seguenti principi: - l affidamento di una consulenza o di un incarico professionale deve rispondere ad obiettive esigenze della Società, che possono consistere nella necessità di ricevere prestazioni specializzate, di acquisire competenze mancanti o di integrare competenze esistenti all interno della organizzazione aziendale; - l affidamento di una consulenza o di un incarico professionale avviene esclusivamente sulla base di una richiesta formulata per iscritto, che viene evasa con l intervento da parte dall Amministratore Delegato; - la scelta del consulente o del professionista deve essere fondata su criteri di valutazione oggettivi (quali a titolo di esempio, iscrizione in appositi albi professionali, possesso di certificazioni di qualità, condizioni praticate, assenza di conflitti di interessi); - la scelta del consulente o del professionista deve essere fondata su criteri di valutazione soggettivi verificabili (quali a titolo di esempio, la comprovata competenza nello specifico settore e lo svolgimento di precedenti incarichi similari); Pagina 19 di 39
20 - la formalizzazione del contratto di consulenza o della lettera di incarico professionale, nel quale dovranno essere previsti l oggetto ed il compenso, nonché una clausola di impegno del consulente o professionista incaricato al rispetto delle prescrizioni contenute nel D.Lgs. 231/2001 e dei principi etici sanciti nel Code of Business Conduct; - il contratto di consulenza o l incarico professionale devono essere sottoscritti da persona munita dei necessari poteri; - il pagamento del corrispettivo per la consulenza o l incarico professionale è effettuato a fronte dell avvenuta esecuzione della prestazione professionale. Gestione dei flussi monetari e finanziari Il processo di gestione dei flussi monetari e finanziari si articola nelle seguenti fasi: - richiesta ordine di pagamento; - autorizzazione al pagamento; - effettuazione del pagamento; - controllo/riconciliazione a consuntivo. Il sistema di controllo interno del processo in esame si deve conformare ai seguenti principi: - predisposizione della lista delle fatture in pagamento da parte della funzione aziendale a ciò preposta; - effettuazione dei pagamenti da parte della funzione preposta in conformità al sistema di deleghe vigente; - segregazione delle responsabilità tra chi predispone i mandati di pagamento e chi li controlla; - effettuazione delle riconciliazioni sulla base degli estratti conto ricevuti; - aggiornamento dello scadenziario delle posizioni debitorie e creditorie; - verifica periodica della corrispondenza di ciascun pagamento e incasso con la documentazione contabile e contrattuale giustificativa; - previsione di limiti di importo per i pagamenti in contanti e emissione di assegni recanti la clausola di non trasferibilità. Gestione del processo di selezione, assunzione e gestione del personale e dei rimborsi spese ai dipendenti La gestione del processo di selezione, assunzione e gestione del personale si articola nelle seguenti fasi: - selezione del personale; - assunzione; - rimborsi spese. Il sistema di controllo interno del processo in esame si deve conformare ai seguenti principi: - le richieste di assunzione di una nuova risorsa sono approvate dalla funzione aziendale preposta; - nella fase di acquisizione dei curricula, le fonti di reperimento degli stessi devono essere tracciabili attraverso la conservazione dei curricula ricevuti, indipendentemente dall esito dei colloqui; - nella fase di selezione del candidato dovranno essere previsti criteri di valutazione oggettivi, tra cui in particolare il criterio attitudinale e quello di idoneità professionale; la valutazione del candidato anche in considerazione del profilo, sarà affidata ad una pluralità di soggetti distinti (prevedendo almeno un referente della Funzione Risorse Umane ed il responsabile della Funzione richiedente Pagina 20 di 39

References: art. 11
 art. 291
 art. 7
 art. 6
 art. 6
 art. 6
 Art. 24
 Art. 24
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
 Art. 25
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