Source: http://griess.st1.at/gsk/fecris/hamburg/jougla%20it.htm
Timestamp: 2017-11-24 03:27:57+00:00

Document:
Jean-Pierre Jougla, Avvocato, UNADFI e FECRIS
Perché per il sistema giudiziario è così difficile comprendere come funzionano le sette?
Analisi basata su un esempio del movimento dell’Ordine del Tempio Solare
L’organizzazione settaria chiamata “Ordine del Tempo Solare” (OTS) fu creata nel 1975 sotto l’autorità di Joseph Di Mambro [1].
Fino all’ottobre del 1994 le attività dell’OTS non avevano attirato particolare attenzione della legge, perciò il mondo restò stupefatto nell’apprendere della prima serie di uccisioni di 53 persone avvenuta simultaneamente in quella data, seguendo una procedura comune sia in Quebéc (Canada) che in due località svizzere. La procedura alternava omicidi e suicidi con una messinscena simbolica: assunzione di sedativi, uso di un singolo colpo di pistola calibro 22 con silenziatore e parziale cremazione dei corpi.
Andrebbe sottolineato che, all’epoca, sia le autorità francesi che le associazioni preoccupate dichiararono che un dramma di quel tipo non sarebbe mai potuto avvenire in Francia.
Perciò quando il 22 dicembre 1995 i media annunciarono che in un bosco della catena montuosa del Vercors erano state scoperte 16 vittime (il massacro era stato perpetrato il 16/12), tra cui la moglie e uno dei figli di uno sportivo francese particolarmente famoso, la notizia in Francia ebbe l’effetto di un terremoto.
È il caso di sottolineare che una delle caratteristiche di quell’insolito massacro settario fu costituita dal fatto che esso ebbe luogo un anno dopo la scomparsa dei due leader ufficiali dell’OTS, suicidatisi in Svizzera; il che sollevò immediatamente la domanda su chi fosse l’istigatore del massacro francese.
· In Quebéc morirono 5 seguaci ed ex seguaci (tra cui il piccolo Christophe Emmanuel di appena pochi mesi – ribattezzato l’Anticristo);
· 23 seguaci morirono a Cheiry (Svizzera) e 25 a Salvan (Svizzera), tra cui Jouret, Di Mambro e Emmanuelle L., alias “la fanciulla cosmica”. Questo massacro portò a un’indagine svizzera che alla fine si chiuse con un’archiviazione, poiché l’inchiesta concluse che si era trattato di suicidio collettivo.
· 16 seguaci morirono a Saint Pierre di Chérennes nel Vercors, Francia. La giustizia francese, dopo tre denuncie dei familiari dei deceduti, fu costretta a perseguire Michel Tabachnik sulla base di una particolare imputazione, cioè di “associazione segreta per delinquere” [2].
Non è stato possibile applicare al caso la legge About-Picard votata nel giugno del 2001 a causa della sua non retroattività, che non ha permesso di considerare l’imputazione in base all’articolo 223-15-2 del codice penale che reprime l’abuso fraudolento dello stato di debolezza di persone tenute in stato di soggezione.
· 5 seguaci morirono a Saint Casimir (Quebéc) nel 1997. Questo massacro non fu perseguito in quanto si trattava chiaramente di suicidi volontari, ma dal nostro punto di vista devono essere considerati come “suicidi sotto l’influenza” della dottrina.
In totale l’OTS ha causato la morte di 74 persone, tra cui 11 bambini.
In seguito la giustizia francese ha stabilito che i primi massacri del Quebéc, quelli svizzeri e quelli del Vercors erano collegati da un fattore comune e dovevano essere trattati come un unico caso.
Il tribunale penale di Grenoble rilasciò in prima istanza Michel Tabachnik il 25 giugno 2001 in base a un ragionevole dubbio, “poiché non era stato possibile evidenziare elementi convincenti di natura non ipotetica che dimostrassero un obiettivo criminale consapevole”, il che significa semplicemente che alla luce dell’evidenza esistente non era stato possibile fornire prova convincente che egli fosse consapevole che i suoi insegnamenti potevano condurre a un progetto di morte.
Le diverse parti civili e l’ufficio del Pubblico Ministero appellarono la sentenza ma i parenti delle vittime dei massacri svizzeri non presentarono appello, poiché non avevano compreso i procedimenti francesi, e furono esclusi dal dibattito.
Dopo diversi rinvii, la corte di Appello di Grenoble ha emesso la sua sentenza il 20 dicembre 2006.
Non è nostro scopo criticare questa sentenza ora definitiva ma semplicemente usare il caso in oggetto come esempio da cui trarre insegnamento, al fine di mostrare come sia stato possibile intraprendere un’azione da parte delle parti civili e dei testimoni dal delicato punto di vista dell’aspetto settario di questi drammi, e il modo in cui il dibattito sia proceduto e sia stato orientato in una particolare direzione nel corso della decisione della Corte.
La Corte, particolarmente coscienziosa nel proprio lavoro, ha capito nel suo giudizio le componenti del reato, cioè la “partecipazione a un complotto criminale teso a progettare diversi omicidi che hanno effettivamente generato un grande numero di vittime in Canada, Svizzera e Francia”.
· Il complotto criminale esisteva:
La Corte ha stabilito che “all’analisi, le diverse strutture che componevano l’Ordine del Tempio Solare potevano essere considerate come parte di un accordo o raggruppamento di persone, avendo il summenzionato raggruppamento strutture segrete o occulte all’interno, ed una diversa facciata destinata all’occhio pubblico”. Si tratta perciò di “complotto criminale”.
· Furono perpetrati dei reati:
La Corte ha stabilito che i crimini erano evidenti, che erano stati commessi da persone che si erano poi uccise qualsiasi fosse la sincerità nella propria credenza, o da terze parti non identificate che non erano decedute (questa è la convinzione di un certo numero di parti civili).
· I reati erano stati programmati:
La Corte ha stabilito che “la perpetrazione dei reati non fu commessa da una sola persona, ma richiese uno sviluppo concertato sia per riunire le future vittime in luoghi diversi dove i reati furono commessi, sia per la loro esecuzione materiale” (droghe/farmaci, armi, mezzi per scatenare l’incendio, incontri multipli nel mese che precedette i primi massacri, testi redatti prima della realizzazione dei reati che mostrano le fasi di maturazione del progetto…).
Tale organizzazione materiale era stata accompagnata da una preparazione psicologica evidente nei dialoghi registrati in cui i seguaci parlavano con il loro leader delle condizioni del “transito”.
La Corte si è poi posta la domanda centrale al fine di stabilire se gli insegnamenti dottrinali di Michel Tabachnik avessero avuto un ruolo nei drammi.
· Esistevano insegnamenti dottrinali:
La Corte ha stabilito che “ai membri erano stati insufflati insegnamenti dottrinali” e che tali insegnamenti erano in certa misura opera di Michel Tabachnik, ma ha fatto notare immediatamente dopo che secondo le testimonianze di (vecchi) seguaci, questi ultimi “non erano comprensibili e non contenevano il concetto di “transito” “.
Quando diciamo “vecchi” seguaci l’aggettivo “vecchio” deve essere messo tra virgolette poiché nel corso delle udienze davanti alla Corte è risultato evidente con molta chiarezza che essi erano ancora sotto l’influenza degli insegnamenti del gruppo e desideravano proteggere la persona da cui li avevano appresi. Curiosamente la Corte è rimasta così soggiogata dalla bizzarria dell’esperienza individuale dei testimoni da trascurare la testimonianza scritta di un ex seguace che aveva presentato una memoria scritta.
· Gli insegnamenti dottrinali erano intesi a condizionare gli individui:
La Corte, procedendo nella sua istruzione, si è chiesta se tali insegnamenti “fossero intesi a condizionare gli individui attraverso l’appartenenza ad una élite investita di una missione salvifica” ed ha riesaminato l’analisi peritale di Abgrall (il cui lavoro è stato criticato in termini inaccettabili da diversi oratori che hanno sfacciatamente ripetuto la campagna diffamatoria lanciata contro tale esperto da varie sette al fine di screditarlo).
La Corte si è chiesta se gli scritti di Michel Tabachnik “potessero avere come oggetto o semplicemente come effetto il preparare i seguaci all’annunciato transito”. La Corte ha compreso il termine “transito” con il significato di “suicidio accettato”, ma sarebbe stato più giustificato specificare che si trattava di morte sotto influenza.
La Corte ha riassunto i 6 punti forti degli insegnamenti evidenziati dall’esperto:
il futuro del pianeta è assoggettato a leggi cosmiche e la sua evoluzione è assoggettata a cicli;
la Terra è popolata da individui inviati su questa terra da entità cosmiche provenienti dalla stella blu (Sirio) la cui attuale sembianza in forma umana è controllata dalla Grande Loggia Bianca di Sirio;
I Maestri di tale Loggia Bianca comunicano con i grandi iniziati i quali si incarnano o vivono in case segrete e distillano gli insegnamenti iniziatici;
Attraverso tali insegnamenti il seguace semplice può raggiungere lo status di iniziato;
Tale iniziazione modifica la natura del seguace fino a creare un nuovo uomo cosmico, con modificazioni della sua energia corporea grazie all’aumento del suo tasso di vibrazioni, il che si ottiene attraverso rituali e a pratiche iniziatiche e religiose;
La Terra è destinata a patire un cataclisma finale da cui solo gli iniziati, incapaci di fermare tale cataclisma, riusciranno a sfuggire modificando l’essenza del loro essere attraverso un transito verso Sirio.
La Corte ha accolto le spiegazioni dell’esperto sull’importanza del sistema simbolico del fuoco il quale costituisce un elemento di realtà.
La Corte, dopo avere ascoltato l’esperto, ha commentato che gli “insegnamenti tendono a divenire sufficientemente convincenti da rendere accettabili gli ideali più estremi e li integrano in un insieme più ampio che con la sua permanenza finisce per impregnare completamente il soggetto, compreso il rendere accettabile l’intollerabile… tale accettazione essendo presentata come una scelta libera e volontaria”.
Tuttavia, se la Corte ha considerato tutti questi punti è stato sfortunatamente solo per accogliere un commento orale fatto da un esperto, secondo il quale gli insegnamenti di Tabachnik erano oscuri. Il che ha smorzato l’influenza degli insegnamenti e infine la Corte ha erroneamente concluso che tali insegnamenti non potevano essere stati compresi dai seguaci poiché, in ogni caso, chi era venuto a testimoniare alla sbarra aveva insistito di non avere mai letto gli insegnamenti di Michel Tabachnik, oppure di non averli aveva capiti, il che è davvero impensabile nell’ambito di un ordine esoterico come l’OTS sosteneva di essere.
· L’effetto di tali insegnamenti dottrinali era creare la dinamica dell’omicidio:
La Corte ha esaminato una volta ancora le spiegazioni dell’esperto Abgrall sul concetto di “trasmutazione alchemica” e la presentazione del gruppo (corpo) di seguaci come una massa di energia trasmutabile, il che rendeva possibile comprendere come la smaterializzazione avrebbe permesso la connessione con il “principio creativo”, il tutto illustrando il testo con ampie citazioni tratte dal libro “THE ARCHÉES” [3] che concordava perfettamente con la logica del corpus teoretico dell’OTS.
Anche un non-iniziato che leggesse gli estratti citati dalla Corte li capirebbe, tanto chiari erano! Tuttavia, contro ogni aspettativa, la Corte ha stabilito che Michel Tabachnik “ha sempre protestato contro tale interpretazione del suo lavoro”.
· Vi fu una preparazione finale caratterizzata:
- dall’organizzazione di incontri il 9 luglio e il 2 settembre 1994 il cui scopo era:
- annunciare che il gruppo nella sua forma di Ordine del Tempio Solare non esisteva più ed era stato trasferito alla Rosa Croce;
- la conclusione della sua cosiddetta missione con l’obiettivo di commettere i crimini, con la piena conoscenza dei fatti, obiettivi e progetti del gruppo.
È stato su questi ultimi due punti, discussi a pagg. 65 e 66 della sentenza, che la Corte ha dimostrato il suo totale fraintendimento del progetto dell’OTS, a dispetto di una lodevole e pronta consapevolezza del ruolo avuto dagli insegnamenti nell’indottrinamento dei seguaci, e tale equivoco si è spinto al punto da raggiungere un importante malinteso culminato con l’assoluzione dell’accusato.
Ma prima di riesaminare l’analisi di quest’ultimo punto, dobbiamo fare un passo dietro le quinte dei tecnicismi legali e cercare di chiarire come gli elementi parassitici presenti nel dossier abbiano reso difficile la percezione della realtà settaria da parte della Giustizia, in questo e in altri casi.
Esamineremo tali “elementi parassitici” da 4 punti di vista:
- Elementi parassitici inerenti la vittima di setta;
- Elementi parassitici inerenti il caso settario;
- Elementi parassitici inerenti la questione dell’onere della prova;
- Elementi parassitici inerenti il giudice stesso.
Elementi parassitici inerenti la vittima di setta
Relativi alla vittima “seguace”:
L’accusa di apostasia rivolta al seguace disertore ha paralizzato l’ex seguace. Tale accusa è stata efficace al punto che sebbene il seguace avesse abbandonato la setta, la setta non aveva abbandonato lui ed egli continuava ad obbedire ai valori settari, cosa che il guru sapeva molto bene. È su questo meccanismo che si sono principalmente basati gli scritti postumi distribuiti dall’OTS, ricordando che l’Ordine era stato costretto a prendere la legge nelle proprie mani.
Tale accusa di apostasia, che fa parte della funzione legale della setta e si è sviluppata sulle sue leggi interne, nel caso dell’OTS può essersi spinta al punto dell’eliminazione fisica dei seguaci uscenti o di chi avesse rivelato la propria esperienza ai media, e ciò in base a un tipo di logica puramente mafiosa dal momento che nella setta la legge del gruppo ha la precedenza sulla legge sociale.
Questa eliminazione fisica era poi parte del terrore che spinse il seguace a rendere falsa evidenza alla Corte, evidenza che sarebbe comunque stata considerata, secondo il punto di vista del giudice, come avente valore di libera testimonianza. La testimonianza del seguace diventa quindi una testimonianza di combattimento. Il caso legale dell’OTS è una illustrazione perfetta di questo processo, che si è sviluppato senza che i giudici comprendessero che cosa fosse avvenuto; i giudici stessi sono stati perciò manipolati attraverso la loro stessa logica legale, incapaci di contrastare il meccanismo [4].
La teoria dell’apostata, sviluppata dal CESNUR, ha l’effetto di considerare erroneamente la dimensione settaria come parte del modello generale di logica religiosa e viene presentata come auto-evidente, lampante.
Il traumatismo dell’influenza indebita, inoltre, paralizza l’ex seguace che trova impossibile affrontare il ricordo del periodo vissuto sotto la dipendenza dal guru e dalle sue dottrine, e di accettare la realtà della sua dimensione di vittima. Se questa paralisi non esistesse, sarebbero potute essere presentate molte denunce da altri seguaci vittime essi stressi di truffe a vario livello, e per esempio per conto della struttura “Blue Planet”, una scuola privata sotto l’influenza dell’OTS.
Tale traumatismo rende impossibile il confronto dell’ex seguace con il suo guru manipolatore, con le “forze invisibili” in cui ancora crede, ed esso impedisce all’ex seguace di comportarsi razionalmente. L’ex seguace ha letteralmente paura di rappresaglie, siano esse una realtà oggettiva o una realtà virtuale del mondo delle forze occulte.
Infine l’ex seguace non può fronteggiare lo scontro con la brutalità delle domande poste dai rappresentanti del sistema legale, poiché per lungo tempo egli rimane molto sensibile, in particolare quando confrontato da rappresentanti di un’autorità che la setta (essa stessa vista come autorità assoluta) gli ha insegnato a considerare diabolica. Un testimone di importanza capitale ha chiaramente rifiutato di presentarsi a testimoniare nel caso dell’OTS per questo motivo, dopo aver dovuto affrontare, in un’occasione precedente, gli attacchi frontali (che sono parte integrale del gioco legale) di un avvocato.
Relativi anche alla vittima “famiglia” o all’entourage del seguace:
La vittima “entourage” del seguace può mostrare spesso un atteggiamento interpretativo negativo, incapace di accettare l’irrazionalità vissuta dal seguace, oltre che per non aver ricevuto il sostegno e le spiegazioni rilevanti che avrebbero dovuto essere rese disponibili.
Il caso dell’OTS ha sofferto in particolare delle interpretazioni che volevano collegare i drammi a una logica criminale più ordinaria, suggerendo che l’origine dei massacri fosse stata dovuta ad un oscuro traffico di armi o a ipotetici riciclaggi di denaro.
Tali interpretazioni avanzate dalle pressanti dichiarazioni delle famiglie, anche quando accompagnate da procedimenti correlati potevano solo distorcere l’indipendenza di giudizio dei professionisti legali facendo pressione, a volte direttamente, sull’istituzione legale attraverso attivisti della setta. La pressione è stata esercitata anche da certe vittime “famiglie” su altre famiglie.
A questo livello si è avuta una manifesta mancanza di assistenza che dovrebbe, e si presume debba, essere fornita alle vittime di tali drammi immediatamente dopo l’evento, come è per l’assistenza fornita alle vittime di catastrofi.
Per assistere le vittime di setta, spesso destrutturate psicologicamente dai drammi sperimentati, occorrono molto tempo, empatia e continuità che il sistema legale non è sempre in grado di fornire.
Elementi parassitici inerenti il caso settario
Il materiale dottrinale non è sufficientemente analizzato (questo non è stato particolarmente il caso del procedimento relativo all’OTS, grazie in particolare alla competenza dell’esperto Abgrall), ma la sua dimensione irrazionale è tale che il giudice ha enormi difficoltà nell’accettare il suo reale impatto nella costruzione della soggezione psicologica patita dal seguace, il che spiega come nella sentenza la rilevanza dell’analisi dell’esperto sia stata messa in dubbio in diverse occasioni, e il credito frettolosamente concesso all’assurda affermazione di Michel Tabachnik secondo cui “gli scritti non puntavano in alcuna direzione”. A questo punto siamo a un livello in cui il mondo razionale si scontra con la precedenza di un mondo irrazionale che resta deliberatamente nascosto.
Gli scritti intimi delle vittime “seguaci”, per quanto le riguardava, non sono stati presi in considerazione, mentre è in questo tipo di scritti che si può rilevare la vera traccia dell’influenza di questo o quell’insegnamento sulla costruzione allucinata del seguace. Il caso dell’OTS non fa eccezione a questa deduzione poiché la Corte ha reso ad alcune famiglie gli scritti intimi dei seguaci morti senza aver cercato di leggerli, laddove essi portavano la prova del ruolo giocato da uno o l’altro dei leader dell'Ordine nella costruzione della convinzione di dipendenza, o del ruolo giocato da uno o l’altro dei leader, la vittima seguace, che non era riuscito a distruggere la prova contenuta in questi scritti personali al fine di proteggere tali persone.
Nel procedimento relativo all’OTS, parte degli elementi sono stati addirittura rimossi dalla giustizia (rovine fumanti distrutte dai bulldozer, reperti distrutti…) al fine di impedire che i drammi potessero essere sfruttati dai media e dagli specialisti dell’occulto, ma aprendo in questo modo la strada a interpretazioni da parte delle famiglie.
Questi tipi di casi indirizzano chiunque li approcci alla dimensione magica dei pensieri che trasmettono, all’irrazionale che li caratterizza, e questo impatto non può non avere conseguenze sull’esame del caso, qualsiasi cosa possano pensare o sostenere i professionisti. Si possono addirittura incontrare professionisti che rifiutano di trattare tali casi temendo un presunto potere segreto, o ritorsione occulta.
Cosa ancora più straordinaria, in una specie di protezione inconscia dall’irrazionalità dei contenuti settari, il giudice occulterà questa dimensione essenziale. Ad illustrare quanto sopra e cercare di dare una risposta al dietrofront della Corte che le ha permesso di rilasciare l’autore di “The Archées”, parte essenziale degli insegnamenti dell’OTS, è stato affermato che egli non aveva immaginato che “la conseguenza finale della supposta missione dell’Ordine fosse un rafforzamento al fine di commettere crimini, con piena conoscenza dei fatti fine e progetti del gruppo”. Senza entrare nel dettaglio delle assurdità esoteriche di “The Archées”, diciamo semplicemente che lo scopo di tali insegnamenti era persuadere i seguaci che “il loro corpo era la materia di un processo volontario di trasformazione alchemica iniziata nelle cellule che compongono il corpo fisico”.
L’obiettivo illustrato da tutte quelle pagine era convincere quegli sfortunati che la purificazione del corpo, la sua areazione, la sua sublimazione andava ottenuta iniziando da un certo livello di “elevazione vibratoria” che necessitava il ricorso al fuoco, non più soltanto elemento di purificazione ma anche di rigenerazione, in modo che da una attività del gruppo che amalgamava le “emanazioni fluide” di diversi seguaci sarebbe stata rilasciata sufficiente energia per sospingere i cuori verso la stella Sirio, presentata come il luogo in cui vivevano le “entità superiori” la cui conoscenza veniva da anni trasmessa ai seguaci tramite “The Archées”, grazie alle qualità di medium del suo autore.
Se è consentito dirlo, questo processo è chiaramente descritto negli insegnamenti. Esso passa attraverso la morte fisica, che ricade in un “processo di trasformazione della vita”, ma che nella sua fase definitiva implica una trasformazione del corpo al fine di partecipare alla missione di salvezza dell’umanità che deve continuare su Sirio, presentata come una nuova specie di “vivaio di sopravvivenza”.
È vero che il progetto era talmente folle che quando i seguaci si sono fatti avanti per testimoniare che non lo avevano compreso o che non ne erano stati informati, la Corte non ha avuto difficoltà a dar loro credito, piuttosto che seguire la logica esoterica. Il che è esattamente ciò che è avvenuto. Ma, allo stesso tempo, quei seguaci (di lunga data) si sono detti dispiaciuti per non essere stati prescelti per partecipare al transito verso Sirio.
Come si può credere che la persona che descrisse effettivamente quell’evento, con profusione di dettagli e riferimenti scientifici, non fosse stata informata dell’esito finale suo progetto?
Qui ci troviamo in presenza di una frattura nella logica dell’evento che solo la comprensibile incapacità ad analizzare l’irrazionale può spiegare.
Elementi parassitici inerenti la questione dell’onere della prova
Abbiamo già detto che una setta è diretta dalle sue proprie leggi, che vengono considerate al di sopra delle comuni leggi sociali. È perciò del tutto naturale che il seguace obbedirà alla regola superiore e non esiterà a mentire o fornire falsa testimonianza al fine di proteggere il suo ambiente settario. La difficoltà consiste nel fatto che agli occhi della legge la testimonianza di un seguace viene considerata altrettanto credibile di quella di un testimone esterno. La reazione spontanea del seguace consiste nell’eliminazione degli elementi materiali che risultino compromissori per la setta.
Il blackout settario su sue leggi e credenze interne rende estremamente difficile la scoperta di prove, e le testimonianze degli esterni alla setta sono praticamente inutilizzabili. Il carattere oscuro degli scritti settari li rende particolarmente ostici alla comprensione del professionista che, per definizione, non è un membro di setta. Le sette hanno una doppia facciata, un doppio linguaggio e mostrano solo l’aspetto essoterico del loro gruppo, prendendo misure estreme per occultare al mondo esterno il loro aspetto esoterico.
Un avvocato non è formato al confronto con manifestazioni così doppie, e cercheremo ora di spiegare gli elementi parassitici inerenti il giudice stesso.
Elementi parassitici inerenti lo stesso giudice
L’uomo di legge (avvocato/magistrato) ha grandissime difficoltà a comprendere il meccanismo dell’influenza, cioè il processo con cui un individuo sottometterà la sua intera personalità all’autorità di terzi, in modo progressivo e non volontario, seguendo pratiche giustificate da una dottrina, da un progetto utopistico e da una missione.
L’avvocato è formato a ragionare nell’ambito della struttura della teoria del contratto che presuppone uno scambio di accordi libero e chiaro. Per lui è quasi impossibile accettare l’operatività di una logica diversa, anche a dispetto dell’assistenza di un esperto.
Per comprendere la realtà del processo settario l’avvocato deve andare oltre i limiti della sua conoscenza intellettuale ed esterna del caso, e comprendere quanto più possibile i meccanismi utilizzati nel processo di influenza settaria progressivamente e insidiosamente utilizzato.
L’approccio è reso ancora più difficoltoso poiché va contro i requisiti di logica deduttiva a cui l’avvocato deve rispondere, e in base ai quali è stato formato. Quando messo davanti al pensiero assolutamente più irrazionale e, nel caso del Tempio Solare, agli eventi più orribilmente irrazionali, è più facile aggrapparsi a qualcosa di familiare e noto piuttosto che cercare di penetrare la realtà della costrizione, e la sentenza emessa nel caso dell’OTS fa esattamente questo.
Nella mente dei nostri contemporanei esiste una confusione abusiva tra setta e religione. Non è privo di significato vedere che la Corte, nel suo giudizio, attribuisce importanza al passaggio intitolato “eventi precedenti” relativo alla storia dei Templari, con la morte al rogo nel 1314 di Jacques de Molay, ventiduesimo Gran Maestro dell’Ordine del Tempio.
In un certo qual modo la Corte si ritrova su un terreno familiare sia della storia che della religione, ma non è consapevole che, in questo modo, si sta spingendo nell’agiografia dell’OTS e che, senza esserne consapevole, sta cadendo a piedi pari sui binari della setta e nella sua logica manipolativa.
Cosa ancora peggiore, le credenze e convinzioni personali del magistrato possono interferire con l’analisi del caso, e i presenti si sono allarmati nell’ascoltare l’imputazione surrealistica di un avvocato dell’accusa che ha ritenuto quale unico elemento di colpevolezza il fatto che Tabachnik avesse tradito la “Tradizione” esoterica scrivendo i rituali, laddove il rituale può essere soltanto ereditato e non creato!
Ampliamo ora il campo delle nostre considerazioni e lasciamo l’OTS per esaminare un altro dei tranelli che attendono il giudice che tratta un caso settario.
Il magistrato è il guardiano delle libertà. È in questa fase che le sette eccellono nel fuorviare la legge e cercare di far credere che esse sono vittime, e che le loro libertà sono in pericolo… al fine di far dimenticare che esse stesse eccellono in quanto a minaccia della libertà altrui.
Tutte le libertà possono essere limitate, a iniziare da quella di religione.
Dipende da noi far comprendere alla giustizia, sia essa a livello legale nazionale o europeo, che la setta non ha nulla a che fare con la dimensione religiosa ma che essa agisce primariamente in una modalità di potere arcaico e antidemocratico, nell’ambito di uno spazio limitato.
Se non riusciamo a fare trionfare questo punto di vista potremmo ritrovarci ad affrontare un lungo periodo di oscurantismo mai visto prima nella storia nota.
La nostra azione coinvolge le procedure legali e la lucida analisi dei processi di costrizione [soggezione].
Tale azione può soltanto risultare di un lungo processo di formazione dei professionisti coinvolti, in un modo o nell’altro, nella realtà settaria. Tale sforzo formativo dovrebbe riguardare anche le associazioni, che devono tendere a divenire più professionali perché solo allora riusciranno ad accompagnare la vittima, ad anticipare i fraintendimenti in cui generalmente cadono le istituzioni legali e, alla fine, facilitare la comprensione di ciò che implica il meccanismo di influenza settaria che priva il seguace della sua libera volontà.
In assenza di ciò, le decisioni delle Corti continueranno ad essere influenzate.
[1] Michel Tabachnik divenne membro della comunità nel 1979 e solo nel 1981 ricevette dagli altri seguaci la missione essenziale di assimilare e tradurre in linguaggio comprensibile la lezione esoterica dei “Maestri di Sirio”, missione che lo fece assurgere all’importante posizione di detentore della conoscenza assieme a Di Mambro, incaricato delle operazioni della setta.
Nel 1982 diverrà il maggior diffusore e reclutatore di nuovi seguaci nella struttura dirigenziale dell’OTS apportando argomentazioni quali conferenze esoteriche, medicina “dolce”, ecologia e vita sana del medico omeopatico Luc Jouret.
Lo shock provocato in Francia da questo dramma fu ancora più forte in quanto precedette di alcuni giorni la deposizione del rapporto della famosa inchiesta parlamentare sulle sette che alla fine rese possibile prendere sul serio il rischio settario.
Un quinto e ultimo dramma dell’OTS ebbe luogo un anno dopo in Canada, ma abbastanza curiosamente passò quasi sotto silenzio se paragonato agli altri quattro.
[2] Dopo una assoluzione per insufficienza di prove dall’imputazione di sequestro, e un’altra per omicidio. Sentenza di assoluzione è stata emessa anche a favore di un medico che aveva fornito alla setta un certo quantitativo di farmaci.
[3] Les ARCHEÉS – opuscolo scritto da Michel Tabachnik
[4] Questo processo si verifica anche principalmente nelle dispute familiari.

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