Source: http://www.cedifop.it/2010.htm
Timestamp: 2019-01-16 11:08:54+00:00

Document:
CEDIFOP articoli 2010
La storia CEDIFOP raccontata in 101 articoli, pubblicati in 54 news mensili dal 2006 ad oggi
Anno 2010 (n. 23 articoli)
CEDIFOP news n. 53 - Novembre 2010 - articolo 098
La Sicilia investe nella subacquea
Si conclude domani a Rotterdam, in Olanda, la 28ª edizione del Meeting Idsa (International Diving School Association), che mette a confronto le più importanti didattiche di subacquea industriale.
Lo scorso anno, il meeting è stato ospitato a Palermo, sede del Cedifop (Centro di Formazione Professionale), diretto da Manos Kouvakis presente, a Rotterdam, insieme con i docenti Marcello Vinciguerra e Francesco Costantino.
A portare i saluti per conto della Regione siciliana, l’onorevole Salvatore Lentini, deputato all’Assemblea regionale siciliana e vicepresidente della commissione Formazione e Lavoro dell’Ars. Nel suo discorso, Lentini ha voluto sottolineare la forte vocazione dell’Isola per le attività nautiche in genere e per quelle subacquee in particolare.
«Oltre ai lavori nei fondali dei porti – ha spiegato Lentini - assumono grande importanza i gasdotti che ci collegano con il Nord Africa, le piattaforme petrolifere operanti nel Canale di Sicilia, le infrastrutture connesse all’industria chimica situata lungo le coste siciliane. È nostra intenzione - ha spiegato Lentini - sfruttare le opportunità e le sinergie per rendere la Sicilia il punto di riferimento strategico-geografico sia per la formazione dei “commercial divers”, che per l’eccellenza formativa nell’area del Mediterraneo».
Soddisfazione è stata espressa dal direttore del Cedifop, Manos Kouvakis, ente accreditato per tali attività e che ha al suo attivo anni di esperienza e riconoscimenti internazionali.
Riepilogando, al ritorno dalle ferie:
Facciamo il punto della situazione ad oggi, naturalmente dando un'occhiata alla proposta legislativa Bellotti/Lo Presti/Carlucci, che dopo un rapido avvio, con proposte, emandamenti approvati e non, che si possono visionare collegandosi al seguente link, della Camera dei Deputati, (ma siamo fermi al 16 Settembre 2009):
http://nuovo.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/200909/0916/html/11#89n1
seguiti dal Nulla Osta di tutte le Commissioni (ma con condizioni ed osservazioni imposte) eccetto quello della V Commissione (Bilancio e Tesoro) che ha richiesto una relazione tecnica, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 3, della legge n. 468 del 1978, in data 5 Novembre 2009, essa si è arenata in acque piuttosto calme.
Niente di più, anche se va registrato un piccolo passo avanti, con la presentazione del dossier del 28 ottobre 2009, che si può leggere qui:
http://nuovo.camera.it/view/doc_viewer_fu%33D6%D%26navette%3D
Visto dall'ottica di un ente formativo, essendo CEDIFOP una scuola, va commentata positivamente, la parte della proposta che riguarda i riconoscimenti dell'HSE, introdotti con la proposta LO PRESTI, riproposti come emendamenti e confermati anche nel dossier del 28 ottobre 2009, dove testualmente si legge:
" Disciplina in materia di formazione professionale
La norma, tra i requisiti richiesti per l’iscrizione al registro degli operatori, prevede il diploma o l’attestato di qualifica rilasciato da istituti statali o da centri di formazione professionale legalmente riconosciuti dallo Stato o accreditati dalle regioni, conseguiti al termine di corsi di formazione professionale conformi agli standard internazionali dell’Health and Safety Executive (HSE) (comma 1, lettera d).
Al riguardo appare opportuno che il Governo confermi che dall’attuazione della norma non conseguono oneri per la finanza pubblica, trattandosi di attività di certificazione ed accreditamento che dovrebbero essere già attualmente svolte dallo Stato e dalle regioni."
Ma nel frattempo, qualcosa si sta muovendo, come l'Ordinanza n. 25/2010 del 17 Marzo 2010, dell'Ufficio Circondariale Marittimo di ANZIO, che si può leggere integralmente al seguente link:
che si affianca alla ormai famosa Ordinanza n. 77 del 1992 della Capitaneria di Porto di Ravenna.
Inoltre, nel mese di Luglio 2010, è stata per la prima volta pubblicata la norma UNI 11366 dal codice ICS : 13.100, dal titolo "Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell'industria - Procedure operative" (Titolo in lingua inglese: Health and safety in diving and hyperbaric professional activities - Operative procedures).
Un passo molto importante, e noi diamo il benvenuto a questa norma, che anche se, ancora, con molte imperfezioni e lacune, visto che per ora è "infarcita" con molti passi presi dalla subacquea sportiva o sconfinamenti in competenze che riguardano esclusivamente Enti Pubblici e Amministrazioni Regionali, ma tutto sommato piccole imperfezioni che si spera vengano corrette, nelle successive versioni della norma, senza con questo voler diminuire l'importanza del lavoro svolto fino ad ora, come primo passo, sperando che l'iniziativa sommata agli sforzi e volontà di tutti, permetta anche all'Italia, in un futuro prossimo ma vicino, di affacciarsi in modo autonomo in ambito Internazionale.
CEDIFOP news n. 50 - Agosto 2010 - articolo 093
CEDIFOP news n. 49 - Luglio 2010 - articolo 090
Corsi per "O.T.S." o per "Saldatore Subacqueo"?
Un anno ricco e variegato per il CEDIFOP.
Abbiamo incontrato gli allievi del primo corso per OTS del 2010.
Tra aspettative e risultati, un bilancio nettamente positivo che mette in luce
i punti forza dell’istituto palermitano
(di Valerio Droga)
Un bilancio all’altezza delle aspettative. Questo il giudizio complessivo degli studenti del primo corso del 2010 per Operatori Tecnici Subacquei del CEDIFOP di Manos Kouvakis. Il Centro di formazione palermitano è uno dei soli due istituti in Italia ad essere stato riconosciuto Full Member Idsa (International Diving Schools Association), l’associazione internazionale che riunisce le scuole per sommozzatori professionali più qualificate al mondo (19 in tutto).
Un fiore all’occhiello per la Sicilia, dunque, che ogni anno richiama numerosi aspiranti OTS da ogni continente. Dal 1994 al 2009 l’Istituto ha formato 145 sommozzatori siciliani grazie ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, a cui se ne aggiungono dal 2005 a oggi altri 152 provenienti dal resto d’Italia e del mondo, che, in maniera autofinanziata, hanno scelto il CEDIFOP come investimento per il proprio futuro professionale.
La composizione delle classi è come ogni volta la più variegata possibile, per provenienza, esperienza ed età. Questa classe, in particolare, vanta un range che va dai 19 ai 50 anni di età, avendo tra i propri iscritti, fra l’altro, due militari, inviati direttamente dal Ministero della Difesa.
Alcuni degli allievi sono alle prime armi mentre altri arrivano con una notevole esperienza accumulata sul campo, magari con più di un brevetto alle spalle, e vogliono perfezionarsi e ottenere l’attestato di qualifica professionale valido per l’iscrizione al Registro Sommozzatori del Ministero dei Trasporti alla Capitaneria di Porto, ottenendo dunque il Libretto di Ricognizione per potere operare.
Come Marco Montanari, cinquantenne, che dalla Sardegna ha portato con sé a Palermo tutta la sua famiglia, moglie e figli, e dichiara con entusiasmo: “Provengo dal mondo sportivo e quello che mi viene dato qua non avrei altro modo di conoscerlo e imparare altrove. Un piccolo sogno realizzato”. Entusiasmo anche per la procedura seguita durante il corso, in piena sintonia con gli standard IDSA, oltre che frutto di una pluriennale tradizione del CEDIFOP: “Molto utile questo mixage di pratica e teoria, che fa sì che le nozioni imparate sui banchi trovino concreta applicazione nelle esercitazioni sul campo. Tocchi con mano concetti che da soli sembrerebbero non avere senso ma che poi nella pratica possono essere tanto utili da salvarti la vita. Questa è la via giusta per poter vivere il mondo della subacquea commerciale in sicurezza”.
E proprio la sicurezza – dobbiamo ammetterlo – è uno dei punti su cui più insiste la didattica CEDIFOP. Come afferma Francesco Costantino, uno dei tutor e docenti del corso, “la scuola batte moltissimo sulla gestione delle emergenze. Per noi è sempre valso il motto inglese «Safety before the profit», la sicurezza prima del guadagno, e il lavoro condotto in questi anni è stato premiato con il riconoscimento dell’IDSA quale Full Member. È questo un settore – spiega – in cui bisogna avere sempre un approccio umile: anche per chi come me insegna non si finisce in realtà mai di imparare. La subacquea – aggiunge – è un campo molto vasto e in continuo aggiornamento, senza contare che l’ambiente in cui si va a operare, il mare, merita il dovuto rispetto, senza il quale si rischia di finire sì sui giornali, ma tra le pagine della cronaca nera. Non c’è nessuno, in questo mestiere, che sia un «campione», ci sono soltanto professionisti. E formare professionisti è ciò che facciamo con i nostri corsi da ormai 16 anni”. D’altronde, senza un attestato professionale di OTS è sempre più difficile poter lavorare in questo settore, anche in Italia, dove la materia legislativa è ancora piuttosto confusa a tal proposito e non a caso in corso di ridefinizione.
Che il CEDIFOP faccia della sicurezza un punto di forza lo dimostra anche la certificazione HSE (Health and Safety Executive) per Scuba and Surface Supplied Diving, l’ente pubblico britannico che si occupa dell’emanazione di norme per la tutela e la sicurezza della salute dei lavoratori, i cui standard, piuttosto elevati, sono riconosciuti come punto di riferimento a livello internazionale.
Come dice Federico Stella, un altro degli allievi del CEDIFOP, venuto da Venezia, “ho scelto Palermo perché mi interessava un corso che fosse riconosciuto non soltanto a livello italiano ma anche oltre i confini nazionali”. Anche lui proviene dal mondo sportivo, ma vanta alle spalle anni di lavoro subacqueo e una collaborazione con una televisione tedesca per documentari sottomarini, come cameraman, oltre ad avere una propria scuola di diving nella sua regione. “La mia idea è quella di regolarizzare la professione di Operatore Tecnico Subacqueo, anche perché oggi le cose vanno cambiando soprattutto sul piano della sicurezza: uno dei motivi – spiega – per cui avevo smesso di operare, perché la sicurezza non sempre è rispettata e ormai la Capitaneria di Porto effettua più controlli, consentendo il lavoro solo a persone iscritte e in possesso del Libretto di Ricognizione, il che prevede un corso di formazione e degli standard ben precisi. Sono venuto qua – conclude – per imparare e mettere a fuoco le cose che mi sono state insegnate a livello pratico. Finora, invece, nella mia esperienza personale, mi ero trovato ad applicare una mancata teoria”.
Stessa prospettiva quella di Stefano Gallico, anche lui con alcune esperienze alle spalle, che si è spostato dalla provincia di Cosenza per poter seguire il corso, con l’obiettivo di poter aspirare a lavorare all’interno della riserva marina che dovrebbe essere istituita nella sua regione. “Cercavo una scuola professionale e poi ho letto del CEDIFOP. Sono venuto di persona a constatare la serietà del corso e sono subito rimasto entusiasta, è proprio quello che cercavo. Nel Meridione credo sia questa un’ottima opportunità di lavoro”.
Tutti con le idee già molto chiare, dunque, come pure il giovanissimo Alessandro Incontrera che vuole conseguire l’attestato per poter lavorare nella ditta dello zio. Diciannove anni, palermitano, ammette: “Non ho molte altre esperienze di immersioni, sto imparando quasi da zero, ma mi trovo benissimo e posso trarre un bilancio assolutamente positivo”. Dimostrazione del fatto che il CEDIFOP è aperto a tutti, anche a chi non possiede alcuna esperienza nel settore.
L’eterogeneità delle classi non crea, tuttavia, grossi problemi, perché nella prima fase del corso gli istruttori e i tutor della scuola hanno cura di testare il livello di conoscenza di ogni allievo e porli tutti sullo stesso livello, colmando eventuali lacune soggettive. Anzi, paradossalmente, eventuali differenze possono talvolta diventare dei punti di forza, come spiega Costantino: “Dal punto di vista umano gli allievi da parte loro hanno sempre fatto gruppo. Come spesso succede si creano dei punti di riferimento interno, che vengono presi a modelli di ruolo, per cui chi ha o un po’ di preparazione o motivazione in più trascina gli altri e la classe va avanti, dunque, non soltanto grazie a noi insegnanti, ma per merito dell’intero gruppo”.
Quanto alla città, il giudizio è pressoché unanime: “Una bella sorpresa – dice Gallico – mi dispiace soltanto che non si migliori la pulizia delle strade”. E gli fa eco Montanari: “Traffico e immondizia a parte, è una terra fantastica anche per l’accoglienza umana, in cui si possono ritrovare gli antichi valori dell’ospitalità e dell’amicizia”.
CEDIFOP news n. 47 - Maggio 2010 - articolo 088
Due anni fa, il 29 aprile 2008, veniva presentata in Parlamento, dall’On. Bellotti, il settimo - in ordine cronologico negli ultimi 30 anni - disegno di legge sulla subacquea, il n. 344 di questa legislatura: "Disciplina delle attività subacquee e iperbariche", successivamente, il 7 aprile 2009, dall’On. Lo Presti, il disegno di legge n. 2369: "Disposizioni concernenti le attività professionali subacquee e iperbariche" e infine, il 15 giugno 2009, dall’On. Carlucci, il disegno di legge n. 2509:“Disciplina delle professioni di istruttore subacqueo e di guida subacquea e dei centri di immersione e di addestramento subacqueo".
CEDIFOP news n. 46 - Aprile 2010 - articolo 086
Verso una nuova legge sugli OTS - PARTE IX
Ancora fermo, per ora il cammino del disegno di legge Bellotti/Lo Presti/Carlucci, alla Commissione Bilancio e Tesoro (V), che nella seduta di giovedì 5 novembre 2009, ha rinviato la decisione a seduta successiva, facendo richiesta di relazione tecnica ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 3, della legge n. 468 del 1978
In attesa che il percorso parlamentare ricominci, insisto nei “suggerimenti” e su tutto ciò che riteniamo utile in una proposta legislativa che curi gli interessi dei sommozzatori Italiani.
Si è parlato molto delle tipologie di attività subacquee, e qui sarebbe opportuno, dividere la parte che riguarda la subacquea industriale da quella che riguarda le altre tipologie di attività subacquea. Si può citare in tal senso l'esempio dell'HSE, che nella sua lista, ha ben otto tipologie di attività subacquee:
E all'interno di ogni tipologia, specialmente nelle prime due “schedule”, che si riferiscono alla subacquea industriale, ci sono delle ulteriori specifiche e definizioni ben precise:
Schedule 1 – Offshore Diving: include tutte le operazioni che riguardano le immersione dalle piattaforme, pozzi, gasdotti e navi in collegamento con gli impianti offshore. La tipologia di queste immersioni viene divisa in tre categorie:
1) Scuba and Surface Supplied Diving, cioè immersioni da 0 a - 30 metri,
2) Surface Supplied Diving (Top UP), immersioni da -30 a - 50 metri e
3) Closed Bell Diving, cioè immersioni da oltre i - 50 metri.
Allo stato attuale, il riconoscimento di HSE per l’Italia, si limita solo ad alcuni percorsi formativi, nella fascia più bassa, cioè Scuba and Surface Supplied Diving - immersioni da 0 a - 30 metri, insieme con Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda e Portogallo, e qui è importantissimo sottolineare che la distinzione non riguarda soltanto la profondità, ma anche esercitazioni specifiche, che i possessori di questi riconoscimenti devono avere realizzato durante i diversi percorsi formativi.
Questo è un passaggio importantissimo, perché se la legge al vaglio delle commissioni parlamentari produrrà delle scatole vuote senza contenuti, peggiorerà quello che attualmente viene riconosciuto all'Italia, cioè soltanto le immersioni fino a -30 metri.
Schedule 2 – Inland/Inshore Diving : include immersioni in prossimità della costa per effettuare lavori di ingegneria civile, lavori connessi all’ambiente marino ed allevamenti ittici, come ad esempio attività subacquee in banchine, porti, fiumi, canali, laghi, stagni, serbatoi e vasche, ma non comprende le immersioni per le quali esiste una qualifica che li riconduce alle immersioni previste per l’Offshore Diving.
Per queste due “schedule”, stante la insussistenza legislativa Italiana, diventano importanti gli standard IDSA, che definiscono i contenuti e le esercitazioni specifiche. Ma questo implica da parte degli enti formativi, investimenti, specializzazione, competenza e qualità. Requisiti raggiunti, da chi opera in questo settore, da solo 19 scuole riconosciute e monitorate continuamente dall’IDSA, a livello internazionale.
Ecco perchè è importante il contenuto formativo del Commercial Diver in Italia, del quale il percorso da OTS costituisce una parte fondamentale, perché rappresenta la parte iniziale di un percorso più completo per arrivare ad acquisire le abilità e le competenze del Commercial Diver internazionale per il basso fondale, cioè il riconoscimento del TOP UP, (immersioni fino a -50 metri).
Bisogna definire gli strumenti legislativi italiani adeguandoli a quanto accade oltre i nostri confini, in materia di formazione, affinché diventi una scelta individuale, e non un obbligo per il sommozzatore italiano, rivolgersi all'estero per completare, o ricominciare da capo, il percorso formativo per diventare Commercial Diver, - attualmente questo è il destino di coloro che volendo intraprendere questo mestiere, si accorgono troppo tardi di aver sbagliato il primo passo, frequentando un corso che ha dato loro, nella migliore delle ipotesi, solo una attestazione cartacea di OTS, ma non ha dato né formazione, né competenze spendibili in ambito internazionale; tutto ciò avviene purtroppo con l’aiuto, nella maggior parte dei casi, delle regioni che finanziano i progetti per OTS, senza “capire e valutare” la pochezza dei contenuti formativi proposti dagli Enti che li presentano.
Molto dipende da quanto verrà fuori dalla proposta di legge all’esame delle commissioni parlamentari, sperando che non ci vogliano anni per ottenere una legge valida, che produca direttive chiare e specifiche per tutto il territorio nazionale, affinché anche il sommozzatore italiano abbia paritario trattamento internazionale avendo alla base paritaria formazione e paritaria acquisizione di competenze attraverso corsi di formazione professionale, i cui programmi didattici devono essere stabiliti dallo Stato ed equipollenti ai programmi didattici che, suddivisi in livelli, formano il commercial diver europeo.
Con l'augurio di esserci rivolti alle persone che sfrutteranno questo momento per elaborare una proposta valida e non influenzata da chi "ha solo interessi privati nella promulgazione di questa legge" o preferisce raggiungere record negativi, tipo i 13 subacquei di cui nove (record assoluto mondiale) sono finiti in camera iperbarica, - da i "I MAGNIFICI NOVE" su "http://www.marescoop.com/ ", speriamo di ritornare a parlarne, in un prossimo futuro, elogiando una proposta che riprende il suo cammino in parlamento mirando a risolvere i problemi degli operatori di questo settore, migliorando le normative di formazione, qualità e sicurezza e pareggiando gli abissi che separano l'Italia dal resto del mondo.
Sulla strada di un testo unico fra le proposte: 344 BELLOTTI, 2369 LO PRESTI e 2509 CARLUCCI. Verso una nuova legge sugli OTS - PARTE VIII
CEDIFOP news n. 45 - Marzo 2010 - articolo 083
Subacquea industriale: La stagione formativa 2010 del CEDIFOP
Nuove specializzazioni per OTS e avvio progetto con ITIS "A. Volta" di Palermo
Il CEDIFOP comincia la stagione formativa con nuove iniziative nell'ambito della subacquea industriale. Oltre all'inizio del corso per Operatore Tecnico Subacqueo, a febbraio (il secondo inizierà a settembre), il Centro di formazione di Palermo presenta una serie di percorsi specialistici, in virtù del suo recente passaggio a "Full Member - Diver Training" IDSA (International Diving Schools Association) e del riconoscimento della qualifica di OTS conseguita presso il CEDIFOP da parte di HSE (Health and Safety Executive) risalente a maggio '09, in base ai parametri qualitativi su cui è stato sviluppato il programma del corso. HSE è un ente governativo della Gran Bretagna che stabilisce norme per la sicurezza sul lavoro, anche nel settore subacqueo.
Per effetto del passaggio a "Full Member" IDSA, CEDIFOP ha progettato dei nuovi corsi per coloro che, dopo aver conseguito l'attestato di qualifica di OTS, vogliono acquisire brevetti di specializzazione: un corso integrativo per il brevetto Level 2 IDSA (A+B+C) in due versioni diverse; un altro per "Diver Medic"; e uno per "OTS TOP UP - IDSA Level 3"
(http://www.cedifop.it/IDSA_2009/corsi_idsa.htm).
Il CEDIFOP ha previsto che al corso integrativo possano presentare domanda di partecipazione sia suoi ex allievi OTS (dei corsi successivi al '05), sia coloro che hanno conseguito l'attestato di OTS presso altri centri di formazione. In questa seconda eventualità, il CEDIFOP ha deciso di vincolare il via libera alla partecipazione ad una serie di verifiche (controllo Log book e dei tempi di immersione; programma didattico seguito) e ad un esame di ammissione sugli argomenti dei programmi standard del CEDIFOP e ad una prova pratica.
In merito al corso per Diver Medic, va sottolineato che questo brevetto conseguito presso il CEDIFOP è riconosciuto dall'IMCA (International Marine Contractors Association). Dopo aver conseguito l'attestato di qualifica di OTS e i successivi brevetti Level 2 IDSA (A+B+C) o (A+C) e quello di Diver Medic, è possibile accedere al corso per raggiungere il livello "TOP UP", riconosciuto dallo stato italiano e dalla Ue; valido come titolo di stato (come tutti i brevetti IDSA) nei paesi scandinavi (Danimarca, Filandia, Norvegia, Svezia) e nei paesi Austria, Belgio e Olanda; potendo anche richiedere il riconoscimento ad HSE.
CEDIFOP sarà inoltre impegnato in un progetto con l'Istituto Tecnico Industriale "Alessandro Volta" del capoluogo siciliano. Il progetto "Mare, subacquea e sicurezza" rappresenta una tappa ulteriore nella collaborazione tra Itis "A. Volta" e CEDIFOP, iniziata a metà del '09 con la partecipazione di un classe dell'Istituto ad una esercitazione degli allievi OTS svolta nel Porto di Palermo, proseguita con la realizzazione di una iniziativa formativa-promozionale: una giornata dedicata alla subacquea industriale svolta nei locali dell'Istituto, lo scorso novembre. Inoltre la collaborazione coinvolge anche gli allievi OTS del CEDIFOP nella fruizione dei laboratori e officine della scuola durante il corso.
I riscontri positivi dimostrati dagli studenti hanno rappresentato il migliore auspicio per un primo progetto, realizzato tra dicembre '09 e gennaio '10, in cui il tema della subacquea industriale, nelle sue caratteristiche tecniche e professionali, ha rappresentato un ulteriore traguardo nella conoscenza del settore presso un istituto che, in particolare nell'indirizzo di studi in Termotecnica, prevede una formazione complementare con la figura professionale dell'OTS.
La subacquea industriale è infatti un settore articolato nelle specializzazioni, in proporzione allo sviluppo tecnologico nell'equipaggiamento e nella attrezzature e all'impiego degli operatori in una molteplicità di contesti: dai lavori in ambito portuale, a quelli in piattaforma; dalle manutenzioni alla posa di cavi sottomarini; dall'impiego nell'industria petrolifera e in quella delle energie alternative, fino alla gestione dei Rov (Remotely operated vehicle).
Da notare che nel sito del CEDIFOP è in aggiornamento costante la pagina delle Faq (http://www.cedifop.it/faq.htm), dove sono riportate una serie di domande / risposte relative alla professione di OTS (es. tipologie dei corsi; certificazioni necessarie nel contesto lavorativo; legislazione). Una funzionalità utile sia per coloro che vogliono intraprendere un corso per OTS sia, in genere, per gli addetti ai lavori.
CEDIFOP news n. 44 - Febbraio 2010 - articolo 082
Sulla strada di un testo unico fra le proposte: 344 BELLOTTI, 2369 LO PRESTI e 2509 CARLUCCI. Verso una nuova legge sugli OTS - PARTE VII
Ecco come funziona la formazione per gli "OTS" (COMMERCIAL DIVER) in Europa:
UK: ci sono diverse scuole con il controllo e riconoscimenti dell'HSE nei diversi percorsi formativi di COMMERCIAL DIVER. Non tutte le scuole hanno il riconoscimento IDSA, anche se fanno parte del gruppo. In particolare, è Full Member Diver Training IDSA, cioè autorizzata al rilascio della certificazione IDSA solo la scuola "Interdive", mentre le altre non hanno ancora completato il percorso che permetterà loro il rilascio delle certificazioni IDSA. Queste scuole sono: la "DDRC Pro-Dive Services Ltd" e la "London Diving Chamber" che attualmente sono ASSOCIATE MEMBERS IDSA e le "Speciality Welds" la "Hydroweld" il "University of Plymouth Diving & Marine Centre" e la "The Underwater Centre" che attualmente hanno lo stato di AFFILIATE MEMBERS IDSA.
Tutt'altra storia la formazione delgli OTS/Commercial Diver in ITALIA. Attualmente circa 30 scuole, propongono corsi di formazione per OTS, ma solo due scuole - una delle due naturalmente è CEDIFOP - sono Full Members Diver Training IDSA, (ciò significa che i percorsi formativi proposti sono monitorati e registrati in ogni fase formativa, che vengono rispettati tempi minimi e attività subacquee predefinite e che il percorso formativo è certificabile e base per successive certificazioni di ampliamento della professionalità di partenza). Pochi percorsi formativi, in Italia, possono vantare il riconoscimento HSE fino a -30m. Anche in merito a questo riconoscimento ci sarebbe da ridire, infatti è stato "strappato" dalla pressione che hanno esercitato privatamente alcune scuole italiane, senza che il governo italiano sia intervenuto (intervento governativo indispensabile che invece c'è stato da parte di tutti gli altri Stati precedentemente citati); superfluo aggiungere che l'assenza di tale intervento governativo pesa negativamente sulla richiesta, all'HSE, di riconoscimento ufficiale di percorsi formativi finalizzati al conseguimento ufficiale (cioè l'inserimento nell'approved list dell'HSE) del Top Up.
Il problema di tale "indifferenza" governativa, dal nostro punto di vista, è riconducibile al fatto che in Italia non esiste alcuna definizione delle competenze e dei programmi formativi necessari alla formazione dell'OTS, pertanto l'Italia si trova nella condizione di non poter "garantire" in Europa, che i suoi cittadini/OTS sono formati secondo "X" programmi ed hanno acquisito "x,y" competenze, e che tale qualifica corrisponde a quella del Commercial Diver europeo, ne consegue che l'OTS italiano, per poter essere riconosciuto come Commercial Diver dalle aziende che operano in ambito europeo e mondiale, a volte, debba ripetere il percorso base di OTS all'estero.
L'assenza di una pianificazione nazionale sulle competenze e saperi che un OTS deve avere come bagaglio formativo, non è indice di liberalità del sistema italiano, ma indice di assenza di professionalità dell'Operatore Tecnico Subacqueo; infatti molte scuole, in Italia, conferiscono il titolo organizzando corsi subacquei che per contenuti e attività svolte potrebbero avere validità in ambito sportivo/ricreativo, in quanto tali corsi non comprendono alcun addestramento subacqueo che prepara l'allievo alle attività basilari della subacquea industriale.
Questa falsa "liberalità" che autorizza le scuole a "sfornare" - e non FORMARE - OTS senza alcun controllo dei saperi effettivamente trasmessi durante il corso, si concretizza in un conferimento cartaceo della qualifica, senza alcuna formazione professionale di qualità , ciò va in senso diametralmente opposto rispetto alle politiche - peraltro sottoscritte anche dall'Italia - europee e alle linee guida della "Strategia di Lisbona" che si propone la pianificazione e il riconoscimento reciproco e comunitario delle qualifiche, in modo da favorire la mobilità lavorativa dei cittadini europei nel territorio dell'unione.
CEDIFOP news n. 43 - Gennaio 2010 - articolo 079
OTS / CEDIFOP: Recupero di un parabordo nel Porto di Palermo
Nei giorni scorsi si è svolta una esercitazione degli allievi OTS (Operatori Tecnici Subacquei) del CEDIFOP all'interno del Porto di Palermo. Motivo della esercitazione: recuperare un parabordo adagiato sul fondale, esso era localizzato al di sotto dell'area di ormeggio di una nave della SNAV. Prima dell'inizio delle operazioni, sono stati applicati gli step delle check list, della SNAV e del CEDIFOP, che definiscono le procedure da addottare sia sulla banchina da dove si stava effettuando l'immersione, sia sulla nave, per garantire condizioni di prevenzione e sicurezza durante lo svolgimento dell'immersione. All'avvio dell'esercitazione, gli allievi OTS hanno attivato due postazioni standard di lavoro. La prima parte dell'esercitazione consisteva nella localizzazione del parabordo.
Due allievi OTS impegnati in immersione, hanno individuato il fender, di circa 750 Kg, a 15 metri di profondità. Completata questa fase, sono state valutate le modalità di recupero, avendo verificato che il parabordo era privo di materiali depositati che avrebbero potuto impedire il lavoro di recupero da parte degli allievi OTS.
Il parabordo recuperato, di tipo cilindrico, viene utilizzato per ormeggi in senso longitudinale di navi di differente grandezza. Può essere installato in orizzontale, verticale e diagonale ed è utilizzato in alternativa a quelli di tipo "Cellula" e "Cono". E' un tipo di parabordo robusto e facile da installare, utilizzando catene, barre, o altri supporti adatti. In genere realizzato in gomma, ha una lunghezza variabile fino 20 metri. Il diametro esterno può arrivare a circa 2,5 metri, quello interno varia da 50 centimetri a 1,30 metri. La progettazione di un parabordo segue diversi parametri quali ad esempio la quantità di energia assorbita nell'impatto, nella pressione diretta, e nell'azione abrasiva. La scelta del parabordo dipende dalle caratteristiche dell'ambiente in cui dovrà essere utilizzato, dal tipo di navi, dalla velocità e dalla direzione di attracco, dalla struttura della banchina.
Quello da recuperare nel Porto di Palermo, data la collocazione sul fondo - adagiato in senso obliquo - ha richiesto un'analisi specifica delle modalità di riemersione. Stabilita l'organizzazione del lavoro, sono stati preparati i palloni di sollevamento e attivato un gommone per ogni eventuale risalita di emergenza degli allievi OTS e supporto logistico. L'operazione di recupero, svolta con il consueto contatto audio e video tra gli allievi OTS in immersione e la postazione in superficie, è allora iniziata. Gli allievi OTS hanno provveduto ad agganciare due palloni di recupero da 500 Kg cadauno al parabordo, avviando la fase di emersione. Mentre due allievi OTS erano in immersione, altri due allievi in superficie erano in posizione di Stand-By.
Quando i palloni sono emersi con il parabordo, per sollevarlo è stata utilizzata una gru portata in prossimità della banchina, in modo da agevolare il lavoro per il completamento del recupero.
Gli allievi OTS impegnati per diverse ore, hanno svolto una fase di alcuni minuti di decompressione durante la risalita.
Di questa esercitazione è presente un video di 5'43'' nel sito del Cedifop (http://www.cedifop.it/video/video_yt.htm)

References: articolo 098
 articolo 093
 articolo 090
 articolo 088
 articolo 086
 articolo 083
 articolo 082
 articolo 079