Source: http://www.sicurezzacgs.it/corte-costituzionale-e-sindacato-serve-un-personale-cosciente-maturo-ed-emancipato/
Timestamp: 2018-08-15 09:21:52+00:00

Document:
Corte Costituzionale e sindacato per i cittadini militari: serve un personale cosciente maturo ed emancipato, affinché la pronuncia della Corte non si riduca in nulla di fatto. di Daniele Tisci*
Con comunicato del suo Ufficio stampa, la Corte Costituzionale ha anticipato il contenuto dell’udienza sull’atavico divieto di aderire alle organizzazioni sindacali per il personale delle Forze armate e delle Polizie ad ordinamento militare, Guardia di Finanza ed Arma dei Carabinieri.
Questi i passaggi salienti del comunicato della Corte:
Cade il divieto di costituire associazioni sindacali per i militari (titolo del comunicato);
La specialità di status e di funzioni impone il rispetto di “restrizioni”, secondo l’articolo 11 della CEDU e l’articolo 5 della Carta sociale europea;
Appare subito chiaro come il comunicato evidenzi sostanzialmente tre periodi:
quello attuale di preattesa della caducazione vera e propria del divieto, che sarà operativa solo due giorni dopo la pubblicazione della sentenza;
un periodio a regime, che si aprirà conseguentemente alla legiferazione delle “restrizioni” ad opera del legislatore ordinario (impossibilità di aderire alle confederazioni, divieto di sciopero, …);
un periodo intermedio in cui ci si potrà già iscrivere alle associazioni sindacali professionali, che, tuttavia, dovranno agire con le maggiori “restrizioni” attualmente previste per la rappresentanza militare.
Fin troppo chiaro ed eloquente il messaggio della Corte!
Ma come è stato recepito questo comunicato dalle amministrazioni interessate?
Per ragioni di interesse diretto e per la necessità di semplificare l’analisi, prenderemo in considerazione solo quello della Guardia di Finanza[1], non tralasciando di evidenziare, tuttavia, come il comunicato del Corpo di Polizia più prossimo al mondo civile possa in qualche modo apparire in contrasto con l’alto valore intrinseco dei vitali princìpi preannunciati dal Giudice delle leggi.
Ebbene, l’avviso al personale pubblicato sul sito intranet dell’Amministrazione evidenzia:
Divieto di costituire associazioni professionali a carattere sindacale tra militari – art. 1475, comma 2, del C.O.M.. Comunicato della Corte Costituzionale;
[…] la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale […] nella parte in cui vieta ai militari il diritto di costituire associazioni professionali a carattere sindacale, fermo restando il divieto di adesione ad altri sindacati e non precludendo, ad opera del legislatore, quelle restrizioni all’esercizio di tale diritto che la specialità di status e di funzioni del personale militare impone […].
[…] nelle more dell’entrata in vigore della sentenza […], si partecipa che rimangono in vigore la normativa preesistente e le procedure tuttora in atto.
A seguito di questa comunicazione, il personale ha evidenziato, preoccupato, come il sentire epocale della Corte possa essere stato reso quantomeno neutro, quandanche non addirittura snaturato, dalla controversa nota del Comando Generale.
Epocale già! Perché arriva, finalmente (per i lavoratori in divisa) e coraggiosamente (per i giudici costituzionalisti) nell’anno domini 2018 e viene accolto con un primo apparente segnale di sofferenza ancor prima della pubblicazione della sentenza vera e propria; quella stessa insofferenza (!), che non ha permesso a 40 anni di Rappresentanza militare interna di poter crescere e consolidarsi, per provare ad essere negli ambienti pubblici ed istituzionali, ancorché un surrogato, una pseudo-alternativa all’organizzazione sindacale! Prova questa, che la rappresentanza di Stato non può esistere, perché chi ne può disporre del funzionamento non è esente dagli istinti umani!
In questi giorni, ci siamo interrogati a lungo sul perché le Amministrazioni del Comparto ad ordinamento militare abbiano sentito la necessità di diramare note di chiarimento al proprio personale nelle quali più che fare chiarezza si generano equivoci.
La domanda è legittima, perché se il risultato è stato quello che l’espressione “cade il divieto di…” possa essere intesa come “divieto di…” vuol dire: o che si espone un’intera Amministrazione ad un “equivoco”, oppure, e questo sarebbe abbastanza incomprensibile, che quella lettura possa apparire a posteriori corretta e lungimirante.
Ed è questo che ci preoccupa, dato che i segnali che ci giungono da più parti sono coerenti e concilianti tra loro:
Il Coir dell’Italia nord occidentale, solo due giorni dopo il comunicato dell’ufficio stampa della Corte e prima ancora del deposito della sentenza, emette una delibera all’unanimità, nella quale dopo essersi ritenuto soddisfatto per l’operato del Giudice delle leggi:
critica strumentalmente il modello sindacale della Polizia di stato [2] in quanto ritenuto troppo frammentario (innalzare le soglie di sbarramento oggi fissate al 5% come soluzione no?);
auspica “nientepopodimenoche”: l’approdo ad unica associazione! Tipo l’Associazione nazionale magistrati, in cui il pluralismo dovrebbe essere assicurato dal numero plurale delle idee (speriamo ve ne siano almeno due in futuro!!!) e “l’unità di intenti” andrebbe a garanzia del finanziere (proprio come nella Rappresentanza interna)!
Ora, questa delibera, intervenuta a soli due giorni dalla pubblicazione della comunicazione della Corte e prima ancora del deposito della sentenza, appare come un “tiro mancino”, finalizzato a “buttare la palla sul fondo” da chi doveva siglare una rete.
Le conclusioni che se possono dedurre possono essere solo di due tipi:
o la troppa fretta non ha consentito agli estensori della delibera di rendersi conto che stavano riducendo la portata storica della sentenza;
oppure chi l’ha proposta – che sarà ricordato, salvo pubblici ed opportuni quanto auspicati e celeri ripensamenti, come colui che voleva “ammazzare il bambino in culla” – era perfettamente consapevole della gravità della posizione che stava assumendo.
Proprio questa sensazione viene sostenuta dal successivo punto…
Il Comando Generale dispone con sua nota che i Comandanti a cui sono affiancati i Co.Ba.R. debbano rappresentare ai delegati delle unità di base il contenuto del comunicato della Corte Costituzionale:
In almeno due incontri avvenuti in questi giorni, sono state rappresentate ai delegati le sconvenienze della frammentazione del “sindacalismo” della Polizia di Stato e la positività dell’unitarietà dell’associazionismo dei magistrati;
Infine, referenti politici, interpellati direttamente ed indirettamente sulla questione, hanno ammesso che il punto di ricaduta “politico” sul vuoto legislativo aperto dalla Corte Costituzionale dovrebbe o potrebbe essere l’associazionismo di categoria.
Se così fosse, per i cittadini in divisa e stellette, ma soprattutto per il personale della Guardia di Finanza, Corpo militare che, quasi unico caso al mondo, opera nel settore economico-finanziario (ma rimandiamo l’approfondimento ad un successivo articolo), si intravedrebbe una clamorosa beffa.
Ma se questo dovesse avvenire dovremmo chiederci, nella pienezza del significato inteso da Seneca: “cui prodest” l’assenza del sindacato?
Da parte nostra vige la consapevolezza che le libertà sindacali siano un diritto irrinunciabile ed inalienabile, come dicono:
l’Europa, attraverso la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta sociale europea che l’Italia ha adottato e sottoscritto già troppi decenni fa;
e finalmente anche la Corte Costituzionale, sperando che il dispositivo della sentenza non sia già il terreno su cui la politica cercherà il famoso punto di ricaduta.
Per questo, serve il nostro ed il vostro impegno a tutti i livelli, sin dalla scelta di chi dovremo sostenere nelle imminenti elezioni della Rappresentanza militare, per evitare che i futuri Cocer, possano dire, quando saranno chiamati dinanzi alle commissioni parlamentari a scegliere chi liberare tra Gesù e Barabba : “Barabba, Barabba, Barabba”.
*Daniele Tisci – delegato Cocer Guardia di Finanza – segretario nazionale SicurezzaCGS
[1] Divieto di costituire associazioni professionali a carattere sindacale tra militari – art. 1475, comma 2, del C.O.M.. Comunicato della Corte Costituzionale. Come noto, con comunicato stampa datato 11 aprile 2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1475, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare, nella parte in cui vieta ai militari il diritto di costituire associazioni professionali a carattere sindacale, fermo restando il divieto di adesione ad altri sindacati e non precludendo, ad opera del legislatore, quelle restrizioni all’esercizio di tale diritto che la specialità di status e di funzioni del personale militare impone, in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e articolo 5 della Carta sociale europea. Al riguardo, nelle more dell’entrata in vigore della sentenza, dalla quale potranno essere evinti in maniera puntuale gli argini entro cui sarà tracciato il novello alveo normativo sulla specifica materia, si partecipa che rimangono in vigore la normativa preesistente e le procedure tuttora in atto.
[2] Sindacato vero a tutti gli effetti, con i soliti limiti (tutti accettabili e persino opportuni) delle materie di competenza, del divieto di aderire ai sindacati confederali, del divieto di esercitare il diritto di sciopero.
This entry was posted in Attualità Riconoscimento diritti sindacali, Diritti del personale in uniforme, Primo piano, Rappresentanza militare. Bookmark the permalink.
← L’Unione Europea detta le regole sulla tutela della privacy
Ricordi di mio Padre Finanziere – Dal Diario di famiglia dei collegiali ENAOF. Di Giovanna Ezzis* →

References: art. 1475
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1475
 articolo 5