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Timestamp: 2019-06-20 09:45:51+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 12/04/2019, Sentenza n.16036 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti - Ecodelitti - Art. 260 d.lgs. 152/2006 (ora 452-quaterdecies c.p.) - Natura di reato abituale proprio - Reato permanente - Cessazione dell'attività - Ecoreati e natura di reato permanente - Contestazione della condotta con la formula "ad oggi" o "tuttora" o "tutt'oggi" - Momento della cessazione della permanenza - Disciplina della prescrizione - Reati abituale o "reato di durata"- Art. 452-quaterdecies codice penale - Giorno dell'ultima condotta tenuta - Giurisprudenza.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 12/04/2019 (Ud. 28/02/2019), Sentenza n.16036
RIFIUTI - Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti - Ecodelitti - Art. 260 d.lgs. 152/2006 (ora 452-quaterdecies c.p.) - Natura di reato abituale proprio - Reato permanente - Cessazione dell'attività.
Il delitto di cui all'art. 260 d.lgs. 152/2006 (ora 452-quaterdecies codice penale) ha natura di reato abituale proprio, in quanto caratterizzato dalla sussistenza di una serie di condotte le quali, singolarmente considerate, potrebbero anche non costituire reato, con l'ulteriore conseguenza che la consumazione deve ritenersi esaurita con la cessazione dell'attività organizzata finalizzata al traffico illecito dei rifiuti (Sez. 3, n. 44629 del 22/10/2015, Bettelli e altro) e che alla pluralità delle azioni, che è elemento costitutivo del fatto, corrisponde una unica violazione di legge (Sez. 3, n. 46705 del 3/11/2009, Caserta).
RIFIUTI - Ecoreati e natura di reato permanente - Contestazione della condotta con la formula "ad oggi" o "tuttora" o "tutt'oggi" - Momento della cessazione della permanenza - Disciplina della prescrizione - Reati abituale o "reato di durata"- Art. 452-quaterdecies codice penale - Giorno dell'ultima condotta tenuta.
Nei c.d. ecodelitti la natura di reato permanente si evince, anche, quando la contestazione contenuta nel decreto dispone il giudizio con la formula "ad oggi" o "tuttora" delimitando la durata della contestazione e, quindi, la cessazione della permanenza alla data di formulazione dell'accusa precisando, altresì, che tale regola processuale non deve essere confusa con la prova della protrazione della condotta criminosa fino a tale limite processuale, spettando all'accusa l'onere di fornire la prova a carico dell'imputato in ordine al protrarsi della condotta criminosa fino all'indicato ultimo limite processuale. Tali principi devono ritenersi utilizzabili anche con riferimento ai reati abituali, (in specie art. 452-quaterdecies codice penale), osservando come ogni reato abituale sia "reato di durata", che mutua la disciplina della prescrizione da quella prevista per i reati permanenti, sicché il decorso del termine di prescrizione avviene dal giorno dell'ultima condotta tenuta, che chiude il periodo consumativo iniziatosi con la condotta che, insieme alle precedenti, forma la serie minima di rilevanza.
(dich. inammissibili i ricorsi avverso sentenza del 27/06/2017 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA) Pres. IZZO, Rel. RAMACCI, Ric. Zoccoli ed altri
ZOCCOLI GIUSEPPE SAVERIO nato a SANT'AGATA DEL BIANCO;
CRINO' ANTONIO GIOVANNI nato a CASIGNANA;
STIRITI GIORGIO nato a REGGIO CALABRIA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PIETRO MOLINO
Il Proc. Gen. conclude per l'annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione per tutti i ricorsi.
Per la parte civile è presente l'avvocato Ambrosio Rodolfo del foro di Cosenza che chiede la conferma della condanna e deposita conclusioni e nota spese.
L'avvocato Speziale insiste nell'accoglimento dei motivi del ricorso anche per conto dell'avvocato Neto Domenico difensore del Zoccoli.
1. La Corte d'Appello di Reggio Calabria, con sentenza del 27 giugno 2017 ha confermato la decisione con la quale, il 27 giugno 2014, il Tribunale di Locri aveva affermato la responsabilità penale di Giuseppe Saverio ZOCCOLI, Antonio Giovanni CRINÒ e Giorgio STIRITI in quanto imputati, secondo quanto indicato in sentenza, Giuseppe Saverio ZOCCOLI quale socio dell'impresa e procuratore speciale della società "ZETAEMME S.a.s. di STRATI Rosa Maria", Antonio Giovanni CRINÒ quale responsabile tecnico della società predetta, del reato di cui agli artt. 81, 110 cod. pen. e 260 d.lgs. 152/2006 perché, in concorso tra loro, nelle qualità sopra indicate, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire un ingiusto profitto, consistente nel risparmio del denaro dovuto per un corretto smaltimento del percolato, per la ricopertura e compattazione giornaliera dei rifiuti, nonché per le opere necessarie per una corretta manutenzione della discarica, con le seguenti operazioni illecite:
1) utilizzando per l'abbancamento dei rifiuti aree non autorizzate, utilizzando per l'abbancamento dei rifiuti aree senza previo isolamento del terreno con apposita geo-membrana;
2) versando il percolato prodotto dai rifiuti nel vallone e Rambotta;
3) abbancando rifiuti in qualità eccedente i limiti autorizzati;
Giorgio STIRITI e Giuseppe Saverio ZOCCOLI erano imputati, sempre secondo quanto testualmente riportato in sentenza, del reato di cui agli artt. 110 cod. pen. e 6, comma 1, lett. b) decreto-legge 172/2008, convertito nella legge 210/2008, in relazione al D.P.C.M. 18 dicembre 2008, che ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore dei rifiuti nel territorio della Regione Calabria, perché, in concorso tra loro, il primo quale direttore teonioo della "LEONIA s.p.a.", società incaricata della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Reggio Calabria, il secondo quale gestore di fatto della discarica di Casignana, effettuavano un'attività di smaltimento rifiuti in assenza di autorizzazione. In particolare, scaricavano nella suddetta discarica rifiuti solidi urbani della città di Reggio Calabria in quantità superiori a quelle per le quali erano stati autorizzati dall'ordinanza del commissario di governo per l'emergenza rifiuti in Calabria n. 9558 del 6 settembre 2010. In Casignana il 7/9/2010.
2. Avverso tale pronuncia Giuseppe Saverio ZOCCOLI propone personalmente ricorso per cassazione, Antonio Giovanni CRINÒ e Giorgio STIRITI propongono separati ricorsi tramite i rispettivi difensori di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
3. Ricorso di Giuseppe Saverio ZOCCOLI
3.1. Con un secondo motivo di ricorso denuncia la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione al delitto di cui all'art. 260 d.lgs. 152/2006, osservando Che la Carta territoriale non uvrebbe spieato adeguatamente in base a quale percorso logico-argomentativo è giunta ad affermare la penale responsabilità degli imputati nonostante oggettive ed incontrovertibili conclusioni di segno diverso emergenti dalle consulenze in atti, che illustra.
4. Ricorso di Antonio Giovanni CRINÒ
5. Ricorso di Giorgio STIRITI
Con un primo motivo di ricorso denuncia la violazione di legge ed il vizio di motivazione, osservando che l'affermazione di responsabilità nei suoi confronti deriverebbe esclusivamente da alcune intercettazioni telefoniche, i cui contenuti sarebbero stati erroneamente interpretati in chiave accusatoria, mentre si tratterebbe, in realtà, di un colloquio nel corso del quale egli, alle prese ormai da giorni con una situazione di criticità, causata da un eccezionale evento meteorologico, si informava del fatto se fosse possibile conferire in discarica un ulteriore quantitativo di rifiuti senza che ciò comportasse problemi tecnici. Non vi sarebbe stata, pertanto, la volontà di porre in essere una condotta illecita, ma soltanto l'intenzione di tamponare una grave emergenza nella consapevolezza che la discarica era comunque abilitata a ricevere i quantitativi di rifiuti richiesti. Assume, inoltre, che tale situazione non sarebbe stata idonea a configurare un'attività posta in essere in assenza di autorizzazione, anche in considerazione del fatto che i compattatori contenenti i rifiuti, prima di poterli conferire nella discarica, devono essere autorizzati dal personale della stessa, cosa che, nella circostanza, sarebbe avvenuta.
2. Occorre rilevare, quanto al ricorso ricorso di Giuseppe Saverio ZOCCOLI, che lo stesso risulta essere stato presentato dall'interessato personalmente e non da difensore abilitato al patrocinio in Cassazione.
3. Venendo all'esame del ricorso presentato nell'interesse di Antonio Giovanni
CRINÒ, deve rilevarsi, con riferimento al primo motivo di ricorso, che, diversamente da quanto sostenuto, la Corte di appello non si è affatto pedissequamente adagiata sulle conclusioni del primo giudice, avendo, del tutto legittimamente, ritenuto condivisibili le argomentazioni poste a sostegno della sentenza di primo grado, alla quale ha rinviato per il dettagliato esame delle emergenze probatorie, riportandone testualmente le parti di interesse per la valutazione delle doglianze formulate dagli appellanti quando necessario.
Va rilevato, a tale proposito, in linea generale, che l'interpretazione del linguaggio adoperato dai soggetti intercettati, anche quando sia criptico o cifrato, è questione di fatto rimessa all'apprezzamento del giudice di merito e si sottrae al giudizio di legittimità se la valutazione risulta logica in rapporto alle massime di esperienza utilizzate (Sez. U, n. 22471 del 26/2/2015, Sebbar, Rv. 263715. Conf. Sez. 3, n. 35593 del 17/5/2016, Folino, Rv. 267650. V. anche Sez. 6, n. 46301 del 30/10/2013, PG., Corso e altri, Rv. 258164; Sez. 2, n. 35181 del 22/5/2013, Vecchio e altri, Rv. 257784; Sez. 6, n. 11794 del 11/2/2013, Melfi, Rv. 254439; Sez. 6, n. 17619 del 8/1/2008, Gionta e altri, Rv. 239724; Sez. 6, n. 15396 del 11/12/2007 (dep. 2008), Sitzia e altri, Rv. 239636; Sez. 4, n. 117 del 28/10/2005, (dep.2006), Caruso, Rv. 232626; Sez. 5, n. 3643 del 14/7/1997, Ingrosso P. Rv. 209620).
4. Nel caso di specie, il giudice dell'appello, lungi dal concentrarsi esclusivamente sullo specifico dato fattuale emergente dalla conversazione intercettata, ha dato una completa indicazione della condotta posta in essere dagli imputati e finalizzata al perseguimento del corrispettivo pattuito per la gestione della discarica, nonostante evidenti criticità riscontrate nella sua gestione, nonché al contemporaneo contenimento delle spese.
5. A conclusioni analoghe deve pervenirsi per ciò che concerne l'elemento soggettivo che, per il reato in esame, è quello del dolo specifico di ingiusto profitto.
Anche in questo caso la Corte di appello ha fornito adeguata motivazione, spiegando accuratamente quali fossero gli intenti perseguiti dagli imputati e in cosa si era concretato il profitto perseguito, osservando, con specifico riferimento alla posizione del CRINÒ, che lo stesso era perfettamente consapevole della situazione in cui versava la discarica e che, ciò nonostante, aveva proseguito nell'attività, dando conto del fatto che la diversa tesi dell'imputato era smentita, tra l'altro, dal contenuto di una conversazione telefonica e dalle dichiarazioni di un teste.
6. Manifestamente infondato risulta anche il secondo motivo di ricorso, in quanto i giudici del gravame, nel giustificare il diniego delle circostanze attenuanti generiche, hanno posto l'accento sulla gravità dei fatti addebitati all'imputato, evidenziata anche dalla protrazione della condotta illecita entro un significativo arco temporale.
7. Quanto al terzo motivo di ricorso, deve ricordarsi come la giurisprudenza di questa Corte abbia qualificato il delitto in esame quale reato abituale proprio, in quanto caratterizzato dalla sussistenza di una serie di condotte le quali, singolarmente considerate, potrebbero anche non costituire reato, con l'ulteriore conseguenza che la consumazione deve ritenersi esaurita con la cessazione dell'attività organizzata finalizzata al traffico illecito dei rifiuti (Sez. 3, n. 44629 del 22/10/2015, Bettelli e altro, Rv. 265573) e che alla pluralità delle azioni, che è elemento costitutivo del fatto, corrisponde una unica violazione di legge (Sez. 3, n. 46705 del 3/11/2009, Caserta, Rv. 245605).
Orbene, nell'imputazione per il delitto in esame la condotta viene indicata come accertata "dall'agosto 2010 a tutt'oggi". Si è già condivisibilmente affermato, con riferimento ai reati permanenti, che la contestazione contenuta nel decreto che dispone il giudizio con la formula "ad oggi" o "tuttora" delimita la durata della contestazione e, quindi, la cessazione della permanenza alla data di formulazione dell'accusa. (Sez. 6, n. 7605 del 16/12/2016 (dep. 2017), D C, Rv. 269053. Conf. Sez. 5, n. 4554 del 9/12/2010 (dep. 2011), Cambria Scimone e altri, Rv. 249263; Sez. 6, n. 49525 del 24/9/2003, Tasca, Rv. 229504 ed altre prec. conf.), precisando, altresì, che tale regola processuale non deve essere confusa con la prova della protrazione della condotta criminosa fino a tale limite processuale, spettando all'accusa l'onere di fornire la prova a carico dell'imputato in ordine al protrarsi della condotta criminosa fino all'indicato ultimo limite processuale (Sez. 2, n. 23343 del 1/3/2016, Ariano e altri, Rv. 267080 ed altre, prec. conf.).
Tali principi devono ritenersi utilizzabili anche con riferimento ai reati abituali, quale quello in esame, condividendosi quanto affermato in una precedente pronuncia in tema di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cod. pen.) richiamando la dottrina ed osservando come ogni reato abituale sia "reato di durata", che mutua la disciplina della prescrizione da quella prevista per i reati permanenti, sicché il decorso del termine di prescrizione avviene dal giorno dell'ultima condotta tenuta, che chiude il periodo consumativo iniziatosi con la condotta che, insieme alle precedenti, forma la serie minima di rilevanza (così, in motivazione, Sez. 6, n. 39228 del 23/9/2011,S., Rv. 251050).
Va altresì considerato che il delitto contestato rientra tra quelli indicati nell'art.51, comma 3-bis cod. proc. pen., cui si applica l'eccezione di cui all'art. 160, comma 3 cod. proc. pen..
Considerati anche i periodi di sospensione, la censura deve ritenersi infondata. In ogni caso, va considerato che l'inammissibilità del ricorso, per manifesta infondatezza dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e, pertanto, preclude la possibilità di dichiarare comunque la prescrizione intervenuta nelle more del procedimento di legittimità (Sez. 2, n. 28848 del 8/5/2013, Ciaffoni, Rv. 256463, Sez. 4, n. 18641 del 20/1/2004, Tricorni, Rv. 228349; Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, D. L. Rv. 217266).
8. Per ciò che concerne, infine, il ricorso di Giorgio STIRITI, va ribadito, con riferimento al primo motivo di ricorso, quanto in precedenza osservato circa l'adeguatezza, completezza, logicità e coerenza della motivazione della sentenza impugnata ed alla inammissibilità di questioni concernenti l'interpretazione dei contenuti delle conversazioni intercettate e la valutazione alternativa delle emergenze processuali.
11. Tutti i ricorsi, conseguentemente, devono essere dichiarati inammissibili e alla declaratoria di inammissibilità consegue l'onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 2.000,00 per ciascun ricorrente.
I ricorrenti ZOCCOLI e CRINÒ vanno altresì condannati alla rifusione in solido delle spese in favore della costituita parte civile, liquidate come in dispositivo.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila ciascuno in favore della Cassa delle ammende, nonché ZOCCOLI e CRINÒ alla rifusione in solido delle spese in favore della costituita parte civile Legambiente che si liquidano in complessivi euro 2.500,00, oltre spese generali nella misura del 15%, C.P.A. ed I.V.A..
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 Art. 260
 Art. 452
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