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Timestamp: 2019-08-21 16:04:42+00:00

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Numero 19 29 aprile 2017
I limiti sull’appello e quel rischio concreto di depotenziarlo
IL TEMA DELLA SETTIMANA La valutazione di “inammissibilità” dell'appello, come è stata delineata dalle sezioni Unite il 22 febbraio 2017 con la sentenza n. 8825 (si veda Bricchetti, «Il dovere di ragionare delle parti coinvolte deve essere reciproco», in «Guida al Diritto» n. 13/2017, pagine 90 e seguenti), pone diversi problemi soprattutto sul fronte dell’ampliamento dei poteri discrezionali del giudice. Per il Presidente delle Camere penali Beniamino Migliucci e il Segretario Francesco Petrelli fissare i limiti entro i quali il giudice dell’impugnazione stabilisce quali motivi sono effettivamente «basati su argomenti strettamente collegati agli accertamenti della sentenza di primo grado» potrebbe depotenziare l’appello con pericolose prassi degenerative.
Corruzione nel settore privato, con le nuove regole di contrasto la responsabilità degli enti si allinea ai vincoli internazionali
Il decreto legislativo n. 38 del 2017 detta nuove norme più stringenti e puntuali contro la corruzione nel settore privato.
Come cambia il codice civile
Con il vecchio e nuovo testo a confronto “sotto la lente” le modifiche apportate al codice civile
Cade una normativa circoscritta a società commerciali
Con la disciplina originaria non si era di fronte alla generalizzata incriminazione del fenomeno, ma a un'operazione che aveva piuttosto il sapore di una “truffa delle etichette”, atteso che l'intervento continuava a punire la corruzione solo nella misura in cui essa determinasse una lesione del patrimonio di queste ultime e non in quanto tale.
Dopo la condanna scatta l’interdizione dagli uffici direttivi
L’articolo 4 ha introdotto l’articolo 2635 del Cc, delineando il reato di «istigazione alla corruzione tra privati» e, in particolare, prevedendo due fattispecie di istigazione, attiva e passiva, “corrispondenti” alle condotte corruttive di cui al primo e terzo comma dell'articolo 2635, procedibili a querela.
Con il varo della nuova tabella dei giudici di pace sancito il definitivo tramonto della giustizia di prossimità
La Tabella allegata al Dm Giustizia 30 marzo 2017 ridisegna la geografia dei circondari dei giudici di pace italiani, in sostituzione definitiva - almeno sembra - di quella introdotta con la legge istitutiva 21 novembre 1991 n. 374.
La concessione dei bonus per la negoziazione assistita riguarda anche i periodi d’imposta successivi al 2016
Il Dm giustizia 30 marzo 2017 interviene sul credito d’imposta previsto in compensazione per tutti quei soggetti/contribuenti che abbiano utilizzato con successo la negoziazione assistita. In particolare grazie al provvedimento la concessione del bonus è stata estesa anche ai periodi d’imposta successivi al 2016
Credito d’imposta utilizzabile solo in compensazione
Il Dm giustizia proroga agli anni d’imposta successivi al 2016 gli incentivi fiscali per chi ricorra agli strumenti deflattivi del contenzioso. In particolare il cliente/contribuente che utilizza con successo la negoziazione assistita o l’arbitrato con lodo può “spendere” la somma di 250 euro in compensazione con altri debiti tributari
Legittima difesa, illecito il patrocinio a spese della Regione
Per il diritto civile spicca la sentenza della Cassazione che prevede la facoltà per il Pm di esprimere parere negativo sulla proposta di concordato e chiedere il fallimento nel corso dell'udienza fissata per l'audizione del debitore. Si segnalano, poi, altre tre sentenze dei giudici di legittimità: in materia di successioni; condominio; aborto e risarcimento del danno.
Il creditore ha azione autonoma per il risarcimento dei danni subiti dalle dichiarazioni false rese dal terzo pignorato
In tema di pignoramento presso terzi, il creditore procedente che assuma di avere subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato nel processo di espropriazione forzata può promuovere l'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile con l'introduzione di un giudizio autonomo e distinto da questo processo.
L’accertamento non è condizione di procedibilità
Appare arduo sostenere che l’indennizzo possa coincidere con la somma vantata nei confronti del proprio debitore. Il creditore, infatti, pur a fronte di una dichiarazione del terzo rivelatasi successivamente non veritiera, ha sempre la possibilità di intraprendere una nuova procedura esecutiva al fine di conseguire quanto gli spetta.
No al versamento degli alimenti se la convivenza è cessata prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili
Una pretesa alimentare del convivente more uxorio nei confronti dell'altro - a norma dell'articolo 1, comma 65, della legge n. 76 del 2016 - è possibile solo per quelle convivenze che siano cessate successivamente al 5 giugno 2016, data di entrata in vigore della legge n. 76. È inammissibile, pertanto, una domanda di alimenti proposta con riguardo a una convivenza cessata anteriormente.
L’inammissibilità dovrebbe bloccare valutazioni di merito
Il tribunale poteva sì dichiarare, in limine l'inammissibilità della domanda di alimenti ma unicamente perché proposta con la forma del ricorso, anziché con la citazione ex articolo 163 del Cpc e non certamente perché la convivenza, di fatto, tra le parti, era cessata prima dell'entrata in vigore della legge n. 76 del 2016.
Esclusa l’appropriazione indebita in caso di mancata restituzione dell’acconto versato con il preliminare di vendita
Non integra il delitto di appropriazione indebita, ma un mero inadempimento di natura civilistica, la condotta del promittente venditore che, a seguito della risoluzione del contratto, non restituisca al promissario acquirente l'acconto sul prezzo del bene promesso in vendita.
Manca un vincolo di destinazione delle somme
Il denaro versato dal promittente acquirente al momento del preliminare di vendita immobiliare entra a far parte del patrimonio dell’ accipiens e, a carico di costui, se il contratto viene meno, matura solo un obbligo di restituzione che, ove non adempiuto, integra gli estremi di un inadempimento di natura civilistica.
Sulla selezione pubblica per un incarico dirigenziale a tempo determinato decide il giudice ordinario
Gli incarichi pubblici ma a tempo determinato non sono assegnati per concorso e la competenza giurisdizionale non è amministrativa ma ordinaria. Lo ha stabilito il Consiglio di Statto con la sentenza n. 1549 del 2017.
La comparazione con titoli e colloquio non è un concorso
Per i giudici di Palazzo Spada, si tratta di una procedura finalizzata ad accertare tra coloro che hanno presentato domanda quale sia il profilo professionale maggiormente rispondente alle esigenze di copertura dall'esterno dell'incarico dirigenziale, in sostanza un giudizio di maggiore idoneità del candidato prescelto.
Sì al divieto del velo islamico sui luoghi di lavoro se c'è parità di trattamento e proporzionalità della misura
Non si configura una discriminazione diretta se un'azienda privata vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro. E' stata la Corte di giustizia dell'Unione europea a stabilirlo con la sentenza C-157/15, Achbita depositata il 14 marzo

References: sentenza 
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 articolo 163
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