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Timestamp: 2018-05-22 21:18:57+00:00

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Cassazione penale sentenza n. 1763 del gennaio 2008 | A. ESSE. DUE - Ambiente Sicurezza Salute
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Sentenza di condanna di lavoratore, in concorso di responsabilità con datore di lavoro e altri soggetti
La Corte di Cassazione Penale, Sez. IV – con Sentenza n. 1763 del gennaio 2008 ha confermato quanto già deciso dalla Corte di Appello, riconoscendo, con riferimento ad un infortunio mortale occorso ad un terzo, il concorso di colpa fra il committente, datore di lavoro, RSPP, lavoratore dipendente (escavatorista) che con il suo comportamento scorretto e negligente ha contribuito alla determinazione dell’incidente.
Sono ben tre le sentenze di Cassazione che negli ultimi mesi (dal dicembre 2008) si esprimono coinvolgendo in corresponsabilità penali i lavoratori, in casi in cui l’evento infortunistico derivi anche da loro comportamenti impropri o non rispettosi delle norme di legge.
Come già evidenziato in analoga sentenza segnalata sul foglio di “Notizie” del febbraio 2009, la Giurisprudenza, ha da sempre avuto una posizione in base alla quale, il lavoratore risponde del suo operato in materia di sicurezza sul lavoro “solo per un comportamento abnorme, del tutto anomalo, esorbitante dalle normali operazioni ovvero incompatibili con il sistema di lavorazione e non anche per un suo comportamento negligente ed imprudente”, che con le ultime sentenze della Corte Suprema, sembra essere completamente rivista, probabilmente alla luce di una più corretta lettura delle norme di prevenzione degli infortuni già contenute nel D. Lgs. 626/94, ora trasferite nel D. Lgs 81/08, che peraltro ha abrogato la specifica legislazione italiana risalente agli anni ’55 e ’56 che, per taluni aspetti si poneva in contrasto con la normativa derivante dalle Direttive della Comunità europea.
L’evento, trae riferimento da un infortunio occorso nell’esecuzione di uno scavo realizzato con una ruspa, dove nel corso delle operazioni di sbancamento, un amico del proprietario del terreno si è calato nella buca per valutazioni tecniche, ma il terreno è franato seppellendolo e cagionandone il decesso.
Nel giudizio di primo grado e nel successivo ricorso, si è proceduto per il delitto di omicidio colposo a carico del datore di lavoro, del RSPP, del lavoratore e del committente [ ].
Quanto alla colpa del lavoratore (conducente della ruspa)la Suprema Corte, ha confermato la responsabilità penale del lavoratore, come espresso nella sentenza di Appello,“per aver proceduto a effettuare lo scavo senza predisporre le previste armature atte a prevenire il pericolo di frana e senza approntare sistemi di protezione dello scavo idonei a evitare che persone presenti sul posto vi si potessero calare, e che, data la sua esperienza nella specifica attività, non poteva non percepire, durante l’esecuzione del lavoro, il concreto pericolo derivante dalle seguenti circostanze di fatto:
- uso di una macchina rivelatasi, nel corso delle operazioni, inadeguata;
- mancanza di armature nello scavo;
- assenza .di qualsiasi forma di protezione che impedisse l’accesso allo scavo;
- presenza di persone nelle immediate vicinanze dello scavo stesso”.
Non è rilevante per la Corte la circostanza che, “essendo lo stesso un «semplice lavoratore subordinato operatore di macchine per la movimentazione terra» (come precisato nel ricorso), dovrebbe andare esente da responsabilità, non potendo rispondere delle eventuali omissioni e violazioni normative riconducibili al datore di lavoro; al contrario, è risultata da parte sua la violazione di specifiche disposizioni di legge. Ai sensi dell’art. 20, D. Lgs. 81/2008, i lavoratori devono «segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o ai preposti le deficienze dei dispositivi e dei mezzi di sicurezza e di protezione, nonché le altre eventuali condizioni di pericolo di cui venissero a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza e nell’ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre dette deficienze o pericoli»; dunque, il lavoratore, dopo avere iniziato le operazioni di scavo senza la predisposizione delle armature necessarie per evitare il pericolo di frana del terreno, non avrebbe dovuto proseguire nel lavoro, stante la evidente inidoneità della macchina escavatrice (come poi accertato anche dalla ASL), mentre avrebbe ben potuto (e dovuto, proprio in forza della disposizione citata), sospendere il lavoro”.

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