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Timestamp: 2020-01-23 21:30:46+00:00

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Stenografico Assemblea - Sed. n. 93 di mercoledì 17 gennaio 2007 - 15^ Legislatura
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(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Avverto che sono stati installati nuovi terminali di voto realizzati con componenti tecnologiche più avanzate. Questi terminali contengono nuove funzionalità volte ad agevolare l'espressione del voto, come, ad esempio, la messaggistica per il corretto inserimento della tessera di voto o la segnalazione esplicita del terminale in blocco, che comunque non modificano le modalità di voto attualmente previste. Di tale installazione era stata data comunicazione, prima della pausa natalizia, all'Ufficio di Presidenza e alla Conferenza dei presidenti di gruppo.
Prendo atto che gli onorevoli Pili e Pini, che avevano chiesto di parlare per dichiarazione di voto, vi hanno rinunziato.
Prendo atto che i deputati Adolfo e Baldelli non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto contrario. Prendo atto, altresì, che il deputato Grillini non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
(Esame dell'articolo 10 - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 10 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1042-B sezione 4).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.
MAURO PILI. Questo è il primo degli articoli del provvedimento in esame al quale sono state apportate alcune modifiche, a mio avviso, sostanziali. Come emerge anche alla luce dei ragionamenti e delle riflessioni proposte ieri, in sede di discussione sulle linee generali, con tali modifiche, purtroppo, si introducono, al pari di quanto è avvenuto al Senato, nell'ambito di un tema così delicato come quello dei mercati finanziari, alcuni passaggi che risultano problematici non soltanto per la loro collocazione ma anche per la tempistica di applicazione. È evidente - in base allo stesso disposto comunitario - che entro il 31 gennaio 2007 dovrà intervenire un completo adeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria.
Il primo emendamento che illustrerò è relativo alla introduzione, da parte del Senato, di un elemento assolutamente contraddittorio. Da una parte, infatti, si intende estendere la soggettività finanziaria anche alle persone fisiche e, dall'altra, si vuole limitarne la competenza alla consulenza. Noi proponiamo di stralciare, di eliminare la parte che limita l'esercizio dei servizi e delle attività di investimento al servizio di consulenza. È una questione assolutamente delicata e credo non sfugga ad alcuno che il nostro paese, a differenza di molti altri, è stato interessato significativamente da alcune vicende delicate, come quelle della Cirio e della Parmalat, che hanno sottoposto gli investitori e gli utilizzatori del processo di investimento finanziario a rischi notevoli, con gravissime ripercussioni sull'economia del paese. Si consideri che quest'ultima si fonda in gran parte sull'attività creditizia, finanziaria e bancaria.
È evidente che occorre limitare al massimo i rischi per queste possibilità, che vengono messe in campo in un settore dove si registra un po' di tutto: migliaia di prodotti finanziari che mettono davvero a rischio l'investimento del piccolo consumatore di questi prodotti.
È evidente altresì che, se da una parte viene introdotto il limite al servizio di consulenza, dall'altra si pone sostanzialmente il risparmiatore nelle condizioni di non essere accompagnato sino in fondo in questa procedura; di fatto, quindi, l'utente usufruisce di un consiglio dato da un soggetto che, secondo la stessa norma, non avrebbe i requisiti necessari per garantire l'affidabilità stessa dell'investimento. Il Senato ha introdotto alcuni requisiti generici (assolutamente privi di possibilità di verifica e compatibilità con norme precise e puntuali), come la professionalità, l'onorabilità e l'indipendenza. Si tratta di elementi tutti assolutamente rilevanti sul piano dei principi, ma che non danno garanzie, che non possono essere misurati con atti e con documenti che attestino, appunto, la credibilità anche del livello consulenziale della proposta che viene fatta.
Per queste ragioni, il nostro obiettivo, con l'emendamento in esame, è quello di stralciare le parole: «limitatamente al servizio di consulenza», con l'intento di stabilire (poi ne successivi emendamenti lo dimostreremo) che le persone fisiche devono essere abilitate all'intero complesso della manovra relativa all'acquisto di prodotti finanziari e alla consulenza e collocazione sul mercato, ma che nel contempo queste persone fisiche devono essere messe nelle condizioni di avere tutti i requisiti di accreditamento rispetto a norme precise e regole altrettanto chiare.
Viene dato al ministro dell'economia un mandato perché predisponga un regolamento Pag. 16in questa materia. Noi riteniamo che sia necessario indicare alcuni elementi vincolanti, anche in fase di recepimento della direttiva comunitaria, proprio perché fatti rilevanti hanno condizionato negativamente il mercato finanziario, e quindi vi è bisogno di maggiori garanzie, perché attraverso queste si può ottenere un ulteriore incremento degli investimenti in un settore così rilevante.
Vedremo poi, nel corso dell'esame dei prossimi emendamenti, che vi è proprio una valutazione in tal senso dello stesso Governatore della Banca d'Italia, che richiama tutti a far sì, anche attraverso la norma, che ci sia maggiore certezza all'investimento, sotto il profilo delle regole che devono essere imposte ai soggetti che vi operano, perché la tutela del cittadino significa tutela del mercato, e la tutela del mercato significa tutela dell'economia. L'emendamento che noi proponiamo ha quindi proprio questa natura, propedeutica alla valorizzazione del mercato fondato sulle garanzie per gli investitori.
FRANCA BIMBI, Presidente della XIV Commissione. Presidente, mi scusi, forse ha dimenticato di chiedere i pareri della Commissione e del Governo sugli emendamenti riferiti all'articolo 10.
PRESIDENTE. Mi pare che l'onorevole Pili abbia parlato sul complesso degli emendamenti; quindi, non credo vi sia stata dimenticanza.
FRANCA BIMBI, Presidente della XIV Commissione. No, ha parlato sul primo emendamento riferito all'articolo 10. C'è stato un equivoco.
PRESIDENTE. La ringrazio. Prendo atto che c'è stato un equivoco con il collega Pili, che intendeva parlare per dichiarazione di voto.
Invito pertanto il relatore ad esprimere il parere.
ROSELLA OTTONE, Relatore. Grazie, Presidente. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Pili 10.1, Leone 10.2, 10.3, 10.4, 10.5, 10.6, 10.7, 10.8 e 10.9, Pili 10.10, Leone 10.11, 10.12, 10.13, 10.15, 10.16 e 10.17.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Pili 10.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pini. Ne ha facoltà.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, vorrei soltanto ribadire che l'articolo 10 che torna in quest'aula, così come modificato dal Senato, ha per oggetto un tema delicatissimo, il risparmio gestito. Il patrimonio mobiliare delle famiglie avrebbe dovuto formare oggetto di un dibattito parlamentare specifico, mentre viene affrontato incidentalmente all'interno di una procedura di recepimento di una direttiva europea che va a modificarne un'altra.
Vorrei fare una valutazione di carattere politico, richiamando le parole del Governatore della Banca d'Italia, che ha analizzato il sistema economico e finanziario del paese e che ha chiesto delle soluzioni durature, nonchè maggiore chiarezza nelle comunicazioni relative alle offerte del risparmio gestito. Purtroppo, negli ultimi tempi, questo paese è stato teatro di crac finanziari, che hanno pesato quasi esclusivamente sui piccoli risparmiatori. Si tratta di situazioni che non vorremmo più rivivere, nè su larga scala, come è accaduto con i gruppi finanziari della Parmalat e della Cirio, né tantomeno in scala più ridotta, come potrebbe avvenire con piccole società che emettono obbligazioni di carattere privato.Pag. 17
Riteniamo che siano necessarie regole chiare per un mercato efficiente. Chiedo quindi ai colleghi di sottoscrivere l'emendamento 10.1 a firma dei colleghi Pili e Leone, riguardante lo stralcio della parte che fissa la possibilità di prevedere consulenze relative soltanto alla fase delle offerte e non alla successiva gestione del mercato mobiliare.
Riteniamo che il risparmio sia una risorsa fondamentale per lo sviluppo economico del nostro paese. Non c'è alcun dubbio al riguardo. I dati sulla tendenza del risparmio in Italia negli ultimi anni vedono una riduzione dei depositi bancari, scesi dal 40 al 25 per cento, così come una riduzione dei titoli di Stato, dal 23 al 7 per cento. Conseguentemente, vi è stato un aumento esponenziale dei fondi comuni di investimento, delle obbligazioni di carattere privato e dei fondi assicurativi, che determinano una maggiore complessità dell'offerta di risparmio per le famiglie.
Ci sembra quindi illogico introdurre una norma che non sia efficace e che non tenda ad una armonizzazione del sistema del risparmio gestito. È illogico limitare tale possibilità soltanto alla consulenza esterna per le persone fisiche. O si vuole effettivamente liberalizzare il mercato, comunque sia, prevedendo una vigilanza efficace sia sulle persone fisiche - ma secondo noi, anche sulle persone giuridiche (ci sono emendamenti presentati in tal senso) - oppure rischiamo di incappare in una falsa liberalizzazione, come già è avvenuto con questo Governo. Si vuol far passare nell'opinione pubblica l'idea che non debbano essere solo le banche a gestire il mercato mobiliare, ma poi non si danno gli strumenti per responsabilizzare questi soggetti che intrattengono rapporti diretti con le famiglie e con le piccole imprese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 10.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.
MAURO PILI. Signor Presidente, anche in questo caso l'emendamento proposto tende a ribadire la contraddizione in termini che il Senato ha introdotto, ampliando alle persone fisiche la possibilità di essere partecipi e protagoniste del mercato finanziario, in questo caso, nella materia degli investimenti.
Come ben sapete, la materia degli investimenti è molto ampia, evidentemente vi si possono annidare mille perplessità e mille problematicità relative al mercato, pertanto necessitano di una maggiore esplicitazione.
Per sottolineare la difficoltà che il legislatore incontrerebbe nell'individuazione di un regolamento, abbiamo ritenuto di introdurre una serie di prodotti finanziari - come quello contenuto nel presente emendamento - che consentono di disciplinare, di codificare e di elencare tutte quelle fattispecie di prodotto finanziario che possano essere immesse sul mercato. Ciò evidenzia anche la contraddizione - poc'anzi ricordata anche dal collega Pini - relativa all'elemento della consulenza consentita alle persone fisiche, senza la previsione della diretta collocazione dell'intermediazione diretta o indiretta sul mercato finanziario che, certamente, rischia di condizionare negativamente la stessa proposta finanziaria, lasciando al Governo una eccessiva discrezionalità. Al contrario, in considerazione della grande difficoltà del mercato italiano di adeguarsi ai processi di Basilea 1 e Basilea 2, occorrerebbe Pag. 18una maggiore attenzione parlamentare con riferimento all'introduzione - com'è accaduto al Senato - di ulteriori elementi, senza discussione ed approfondimento, che rischiano di aprire fronti senza certezza del diritto e senza il richiamo a quegli aspetti che invece dovrebbero garantire al consumatore una chiarezza e una pubblicità del prodotto finanziario con tutta la trasparenza possibile e immaginabile.
In tale direzione, il presente emendamento intende introdurre un rafforzamento sul piano della liberalizzazione, nel senso che le persone fisiche dovrebbero avere un mandato più ampio, non limitato alla semplice consulenza, nonché tutti quegli elementi necessari per avere la certezza di un rischio calcolato.
Quindi, l'emendamento in esame è il primo di una serie di proposte emendative che avanziamo per consentire al Parlamento di introdurre elementi di maggiore certezza di diritto su un tema così delicato come quello dei prodotti finanziari che possono essere oggetto di consulenza da parte delle persone fisiche.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pini. Ne ha facoltà.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per sottoscrivere l'emendamento Leone 10.2.
Ribadisco la delicatezza dell'argomento che stiamo trattando: ci risulta difficile comprendere come possa, il Governo, «regalare» a chiunque, di fatto, la consulenza, ma non dare a coloro che svolgeranno tale attività la possibilità di portare fino in fondo, per così dire, il processo di investimento sottoposto ai piccoli risparmiatori ed alle famiglie.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.3.
MAURO PILI. Signor Presidente, anche in questo caso, ci basiamo su un'analisi dettagliata della Banca d'Italia, secondo la quale gran parte dell'economia finanziaria del nostro paese trova nella gestione, da parte degli intermediari, dello strumento dei prodotti finanziari derivati una delle sue maggiori collocazioni sul mercato. Il senso dell'indicazione contenuta nella predetta analisi diventa evidente se si tiene conto del seguente dato: tra il 1995 ed il 2004, il peso dei depositi bancari e postali è passato, nel nostro paese, dal 40 per cento a poco meno del 25 per cento, mentre quello dei titoli pubblici è sceso dal 23 al 7 per cento. Questo andamento tendenziale offre la dimostrazione della necessità, da un lato, che il mercato riservi ai prodotti finanziari derivati un'attenzione particolare e, dall'altro, che anche quest'Assemblea dedichi al tema specifico maggiore attenzione.
In particolare, con la proposta emendativa in esame vogliamo dare ai consulenti persone fisiche, con le certificazioni che vedremo più avanti, la possibilità di consigliare gli investitori anche in merito agli investimenti relativi al più delicato settore dei prodotti finanziari derivati. È evidente che l'importanza dei soggetti che concorrono alla creazione dell'opinione in materia finanziaria, con riferimento specifico alla collocazione dei prodotti finanziari, Pag. 19abbisogna di un'esplicitazione chiara che consenta a noi tutti di avere riferimenti precisi. È evidente, altresì, che la riscontrata tendenza alla riduzione dell'investimento nel lungo periodo aumenta il rischio per quanto riguarda la gestione delle proposte finanziare (nel caso di specie, dei prodotti finanziari derivati).
L'ampia quota di risparmio non affidata ad investitori professionali e l'ampliamento dell'investimento delle famiglie nel campo dei prodotti finanziari ci richiamano ad una precisa responsabilità, istituzionale e legislativa, che non può essere lasciata soltanto al Governo: quella di individuare puntualmente le fattispecie. Ebbene, con gli emendamenti che abbiamo presentato tendiamo proprio ad individuare e ad esplicitare, una per una, tali fattispecie.
L'affinamento della regolamentazione della prassi di vigilanza viene auspicata dallo stesso Governatore della Banca d'Italia, secondo il quale un aggiornamento costante dovrebbe accompagnare la crescita di quegli elementi di sicurezza e di massima eliminazione del rischio, in modo da consentire al cittadino, all'investitore, di conoscere in maniera precisa le condizioni alle quali le sue risorse vengono collocate sul mercato finanziario.
Sotto quest'ultimo profilo, come voi tutti sapete, il Parlamento ha approvato, nella precedente legislatura, una legge che appresta alcuni presidi a salvaguardia degli investitori. È indispensabile che tali presidi siano puntualmente richiamati dal Parlamento nel provvedimento in esame.
Abbassare la guardia, come ci è sembrato sia avvenuto al Senato e conseguentemente alla Camera (mi riferisco al parere contrario espresso dalla relatrice su questi emendamenti), costituisce un segnale negativo rispetto ad un tema che ha condizionato negativamente non soltanto il portafoglio dei clienti che hanno investito in grandi operazioni, come la Parmalat e la Cirio, ma anche lo stesso sistema economico italiano che, proprio per quei due fatti così rilevanti, ha subito un condizionamento ed un mancato aggancio al sistema di crescita comunitario ed europeo degli investimenti nei fondi comuni.
Questa è la ratio dell'emendamento in esame che proponiamo all'Assemblea.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pili. Ne ha facoltà.
MAURO PILI. Signor Presidente, anche in questo caso, tra le fattispecie proposte per le persone fisiche, previste dal Senato (quindi, con la conferma da parte della Camera, perché questa è l'indicazione del relatore), tra i prodotti finanziari che possono essere oggetto di consulenza certificata da alcuni elementi cardine della certezza del diritto aggiungiamo le obbligazioni di società quotate in borsa.
Riteniamo che questa fattispecie, essendo uno degli elementi più importanti, i cosiddetti titoli guida, che rappresentano davvero un elemento di concentrazione anche da parte dell'opinione pubblica, perché maggiore attenzione vi è da parte dell'informazione finanziaria del nostro paese, ha bisogno di essere introdotta in quei processi di liberalizzazione e di individuazione delle proposte finanziarie che possono essere immesse sul mercato.
In questa direzione, individuiamo due importanti livelli di tutela e di ripartizione della responsabilità, la Banca d'Italia e la Pag. 20Consob, nell'individuazione dei principi che devono distinguere la tutela della stabilità degli intermediari e la protezione e la vigilanza sugli investimenti sui mercati, ossia due elementi che costituiscono i piedi della stessa sedia, che hanno davvero bisogno di ricevere una maggiore attenzione da parte di quest'Assemblea.
È evidente uno spostamento dell'asse del mercato degli intermediari rispetto alla gestione del risparmio dei nostri concittadini. Non possiamo sottacere il fatto che quest'Assemblea stia abbassando la guardia su una partita così rilevante, mettendo i cittadini del nostro paese di fronte ad una normativa non chiara, non precisa, che rischia di condizionare gli investitori e, conseguentemente, l'economia del paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pini. Ne ha facoltà.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, intervengo, sempre a titolo personale, per sottoscrivere l'emendamento Leone 10.4.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.5.
MAURO PILI. Signor Presidente, anche in questo caso, esaminiamo una delle fattispecie più evidenti del mercato finanziario nazionale e dello spostamento di asse dall'investimento pubblico dei nostri concittadini all'investimento in azioni di società quotate in borsa.
Siamo in quella fattispecie che ha causato quei due crac finanziari che hanno notevolmente condizionato l'andamento del mercato finanziario del nostro paese in questi ultimi anni. Mi riferisco alle società che hanno avuto quotazioni in borsa - con tutte le garanzie che dovevano essere date al riguardo dalla Consob alla Banca d'Italia - e che si sono rivelate per il piccolo risparmiatore un boomerang, se non hanno comportato veri tracolli finanziari.
Riteniamo necessario che, anche in questa partita, essendo ormai evidente la pluralità di prodotti finanziari e di società quotate in borsa, immesse sul mercato sempre con quei condizionamenti e quei richiami fatti alla certezza del diritto ed ai requisiti di affidabilità, che devono essere meglio esplicitati, questi prodotti finanziari vengano compresi tra quelli che possono essere oggetto di consulenza da parte delle persone fisiche. Questo emendamento, quindi, va nella direzione di fare maggiore chiarezza sulla liberalizzazione che si propone, di dare un ruolo maggiore alle persone fisiche ed una certezza del diritto che deve essere garantita per l'economia italiana.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Hanno votato no 256).Pag. 21
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.8.
MAURO PILI. Questo emendamento tende a sottolineare la superficialità con la quale è stato effettuato questo passaggio da parte dell'altra Camera. È evidente la mancata disciplina tendenziale, anche nella riflessione del legislatore, sul quantum da individuare, per assoggettarlo ad un processo di certezza, di affidabilità e di campo, che deve, invece, essere individuato in maniera più che certa.
Abbiamo proposto due cifre che costituiscono i passaggi relativi alla media delle operazioni finanziarie del piccolo e medio risparmiatore e, in questo caso, la cifra è di 100 mila euro. È chiaro che, senza tale individuazione, possiamo davvero assoggettare la persona fisica limitatamente ad un supporto consulenziale (essendo, peraltro, stato respinto dall'aula l'emendamento che intendeva eliminare la parola «limitatamente»). Sarebbe necessario che, in tale ambito, il Parlamento dettasse la disciplina, almeno a grandi linee, così come è stato fatto in altri settori. Non credo che valga la valutazione, che qualcuno ha proposto, relativa al mandato che il Parlamento deve dare, al fine di regolamentare questo settore, al ministro dell'economia. Ritengo, invece, che una disciplina di sostanza e di merito, come quella che riguarda questa soglia che viene proposta, sia di competenza del Parlamento, essendo necessario disciplinare con maggiore certezza una potenzialità offerta al soggetto persona fisica consulenziale di intervenire sulla proposizione di questo prodotto.
In questa direzione, la soglia che abbiamo proposto si riferisce alla media del piccolo e medio risparmiatore, che ci consente di individuare una soggettualità davvero importante, da parte della consulenza, che viene messa in campo per le persone fisiche, così come indicato nell'emendamento in esame.
GIANLUCA PINI. Intervengo a titolo personale per sottoscrivere questo emendamento. Avendo l'aula, purtroppo, bocciato il primo emendamento volto a stralciare le parole «limitatamente al servizio di consulenza», ci ritroviamo così consulenti che, per quanto ne sappiamo, potrebbero essere anche dei cartomanti e risulta davvero importante porre un limite agli importi delle consulenze di carattere finanziario per il risparmio gestito offerte ai piccoli risparmiatori.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pili 10.10.
MAURO PILI. In questo emendamento si vuole sottolineare la posizione espressa, credo in termini frettolosi, nel corso dell'esame sia al Senato sia, conseguentemente, alla Camera sulla individuazione del nuovo soggetto di persona fisica. Nel momento in cui viene individuata la persona fisica e non viene ampliata questa fattispecie alle persone giuridiche delle piccole società, che possono concorrere, quindi, ad una ulteriore crescita del potenziale consulenziale sul mercato finanziario, si vuole eliminare e si elimina di fatto una presenza sul mercato finanziario che opera senza alcun tipo di inquadramento nella legislazione vigente, che, pertanto, non potrà essere al passo con la direttiva comunitaria.
Noi riteniamo questa aggiunta fondamentale, perché vi è una parte dei soggetti che operano nel settore finanziario che hanno appunto le caratteristiche individuate nell'emendamento 10.10. che proponiamo all'Assemblea. Vi è la necessità di introdurre questa ulteriore specifica rispetto ai soggetti che possono concorrere a livello consulenziale, in quanto vi è l'esigenza importante di fornire al cittadino una maggiore offerta, anche perché il sistema bancario è riuscito in questi anni da una parte a costituire il prodotto e dall'altra a realizzare tutte le società satellite per la collocazione dello stesso. Il sistema bancario italiano se la suona, se la canta e se la balla. È quindi indispensabile creare le condizioni affinché anche i soggetti giuridici possano concorrere in termini concorrenziali a questo processo seguendo quelle indicazioni, che daremo nei successivi emendamenti, di ulteriore garanzia e di ulteriore certificazione di affidabilità rispetto ad un tema così rilevante come è quello della collocazione sul mercato di prodotti finanziari.
GIANLUCA PINI. Intervengo per sottolineare un'incongruenza contenuta in questa norma, perché nel momento in cui si vuole fingere di liberalizzare il mercato delle consulenze nell'intermediazione mobiliare finanziaria del risparmio gestito, lo si mette in capo a persone fisiche, ben sapendo che queste persone, se offrono questo tipo di consulenza, lo fanno per svolgere una professione o un lavoro che dovrà in qualche modo essere retribuito. Ci chiediamo allora: come verrà retribuita questa professione se non prevediamo anche delle persone giuridiche? Come verranno poi messi a bilancio gli emolumenti che chi vorrà usufruire di queste consulenze andrà a pagare a questi fantomatici consulenti, di cui non si capisce in quale posizione lavorativa verranno inseriti?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 23
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 10.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.11.
MAURO PILI. Grazie, Presidente. Questo emendamento richiama il Governo e la Commissione ad una maggiore attenzione sul fatto che viene prevista l'adozione del regolamento da parte del ministro dell'economia, sentite la Banca d'Italia e la Consob. In questo caso noi riteniamo che una tecnica legislativa corretta dovrebbe far capire a tutti che il ministro non può adottare un regolamento, senza specificare con quale tipo di atto lo adotta. Quindi, in questo caso, abbiamo ritenuto di introdurre al posto delle parole «adottato dal ministro» le parole «adottato con decreto del ministro».
È indispensabile, a nostro avviso, per l'adozione dell'atto regolamentare, un decreto del ministro in ragione del fatto che, per prassi consolidata, qualsiasi atto del ministro di approvazione di un regolamento deve avere la forma del decreto ed essere accompagnato da pubblicazione. Riteniamo che l'osservanza della consuetudine del Parlamento di indicare il tipo di atto con il quale il Governo dovrebbe esercitare la sua competenza adottando la norma venga in tal caso, invece, abbandonata; quindi, abbiamo ritenuto di sottolineare ciò, presentando una proposta emendativa e richiamando per l'appunto il Parlamento, e la Camera dei deputati in particolare, ad introdurre un dispositivo che dia al ministro il mandato di adottare il regolamento attraverso lo strumento del decreto.
PRESIDENTE. Prima di passare ai voti, saluto gli studenti e gli insegnanti del liceo scientifico Kennedy di Roma, che sono presenti nelle tribune per assistere alla seduta (Applausi).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leone 10.13.Pag. 24
MAURO PILI. Signor Presidente, con l'emendamento appena votato e con quello che ci accingiamo ora a votare, vogliamo evidenziare che tutta la fattispecie dei prodotti finanziari - a proposito dei quali è stata inserita in maniera molto generica da parte del Senato l'indicazione «materia di investimenti» - dovrebbe essere regolamentata attraverso un decreto del ministro dell'economia, sentito, oltre alla Banca d'Italia ed alla Consob, anche la Covip. In questi casi, infatti, esistono altri due istituti che per conto dello Stato italiano si occupano delle diverse fattispecie dei prodotti finanziari allocabili sul mercato. Ad esempio, quello di cui all'emendamento appena votato e respinto che mirava all'introduzione del soggetto Isvap, che è l'istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private di interesse collettivo, con un richiamo precipuo alla partita degli investimenti di quella grande mole di cittadini che si riversano sulle assicurazioni private e di interesse collettivo. Quindi, in questa direzione, avremmo ritenuto utile integrare quel processo di verifica regolamentare e di contribuzione alla sua elaborazione anche da parte di altri organismi statali che si occupano della fattispecie.
Analogamente interviene l'emendamento che stiamo per votare adesso, che prevede l'introduzione, insieme alla Consob e alla Banca d'Italia, anche della Covip, che è la Commissione di vigilanza sui fondi pensionistici e sul risparmio previdenziale. La Covip appunto esprime il controllo dell'autorità di garanzia sul funzionamento del sistema dei fondi pensionistici. Quindi, riteniamo che su questa partita vi sia una dimenticanza assoluta della specificità, della delicatezza e dell'articolazione del mercato finanziario italiano, che meritava un coinvolgimento di tutti i soggetti. Una pluralità di soggetti che concorrono alla predisposizione del regolamento avrebbe garantito maggiore trasparenza e maggiore certezza per quanto riguarda i consumatori ed i fruitori di questi prodotti finanziari.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo ora all'esame di tre emendamenti che costituiscono una serie a scalare; come è prassi, pertanto, procederemo alla votazione del primo, l'emendamento Leone 10.15, e dell'ultimo, l'emendamento Leone 10.17.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leone 10.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 25
MAURO PILI. Intervengo per dichiarazione di voto sull'articolo 10, annunciando il nostro voto contrario su un articolo in cui una serie di elementi inducono a pensare che il Senato - e conseguentemente la maggioranza - lo abbia voluto introdurre sulla base di una chiara incertezza riguardo ad un settore così delicato come quello dei mercati finanziari.
Abbiamo richiamato più volte in quest'aula - anche stamani - la necessità di una garanzia ulteriore per il soggetto che decide di investire. Avete scelto di avallare la tesi dell'ampliamento alle persone fisiche, ma avete in maniera contraddittoria limitato questa potenzialità consulenziale soltanto ad alcune fattispecie dei prodotti finanziari.
Per giunta, non avete dato quell'indicazione ulteriore, di controllo e di regolamentazione che, per alcuni versi, era di competenza stretta del Parlamento, proprio perché sul sistema economico italiano grava - ed ha gravato per molti anni - un processo condizionato da due importanti episodi. Questi ultimi hanno, sul piano della comunicazione esterna, influenzato non soltanto la percezione, ma anche il vero e proprio mercato economico del nostro paese.
Dunque, vi è la necessità di mantenere alta la guardia, così come è stato fatto nella precedente legislatura. Il Governo Berlusconi in questa direzione aveva posto degli argini importanti. Ora occorre agire di conseguenza su un tema così rilevante come quello dei mercati finanziari e disporre una revisione prudenziale, così come viene definita la partita di controllo e di garanzia. In questo caso, il Parlamento non ha voluto mettere in campo un processo di revisione prudenziale e di controllo sistematico, favorendo una dinamica che consenta di aggiornare in maniera puntuale il sistema finanziario. Ciò non è stato fatto e, quindi, questo articolo, anche per le modifiche introdotte al Senato, avrà il nostro voto contrario.
Hanno votato sì 262
(Esame dell'articolo 12 - AC 1042-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 12 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1042-B sezione 5).
Ha chiesto di parlare il deputato Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Ovviamente i deputati del gruppo dei Verdi voteranno contro i numerosi emendamenti - mi pare quindici - a firma Pili, Leone ed un altro emendamento a firma Pini, che sono stati presentati riguardo l'articolo 12 del provvedimento in esame.
Mi spiace dirlo, ma riteniamo che queste proposte emendative siano tutte quante finalizzate a peggiorare il tenore di questo articolo. Tuttavia, in questa sede, io vorrei sollevare una questione di carattere diverso, sia pure in modo dialogico ed interlocutorio.Pag. 26
L'articolo 12 - come i colleghi probabilmente sanno - riguarda l'attuazione della direttiva n. 85 del Consiglio, del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri, ai fini del riconoscimento della revoca dello status di rifugiato.
Come molti colleghi forse ricordano - almeno gli addetti ai lavori -, questo articolo fu introdotto in base ad una iniziativa della Commissione affari costituzionali, in particolare con un lavoro meritorio condotto allora dal collega Zaccaria.
Si propose alla Commissione di merito, vale a dire la Commissione delle politiche dell'Unione europea, un articolo aggiuntivo 8.02, che venne approvato dalla Commissione medesima. Successivamente, fu portato all'esame dell'aula - con riferimento al dibattito sull'AC 1042-A - e fu modificato a seguito di una discussione di alto livello politico, in termini di confronto parlamentare.
Per l'attenzione rivolta all'attuazione della direttiva, riguardante le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, tra i principi ed i criteri direttivi, indicati in quello che poi è diventato l'attuale articolo 12, ne è stato introdotto uno - si tratta di una formulazione prevista, come già ricordato, dal collega Zaccaria e da noi pienamente condivisa - che stabiliva di tenere conto, nella scelta delle opzioni che la direttiva fissa, di quelle più aderenti al disposto dell'articolo 10 della Costituzione. Era una proposta, per così dire, di mediazione tra posizioni originariamente molto lontane, che fu positivamente accolta dall'Assemblea.
Tuttavia, al Senato, nel corso del lungo esame della legge comunitaria, già in sede di Commissione nelle sedute dello scorso mese di ottobre, fu soppressa la lettera a), determinando un netto arretramento, sia pure non decisivo e stravolgente, dell'attuale articolo 12, così come varato dalla Camera. Al Senato è stato poi presentato il 19 dicembre un emendamento dal collega senatore Silvestri alla lettera b) dell'articolo 12, secondo la quale occorre, nel caso in cui il richiedente asilo sia cittadino di un paese terzo sicuro ovvero, se apolide, vi abbia in precedenza soggiornato abitualmente ovvero provenga da un paese d'origine sicuro, prevedere che la domanda di asilo è dichiarata infondata, salvo che siano invocati gravi motivi per non ritenere sicuro quel paese nelle circostanze specifiche in cui si trova il richiedente.
L'emendamento Silvestri, molto discusso in aula, in parte modificato, ma alla fine approvato, ha previsto la seguente disposizione: «Tra i gravi motivi possono essere comprese gravi discriminazioni e repressioni di comportamenti riferiti al richiedente e che risultano oggettivamente perseguiti nel paese d'origine o di provenienza e non costituenti reato per l'ordinamento italiano». Ovviamente, vi è una problematica, che abbiamo già discusso e che riprendo solo allusivamente, che riguarda la questione dei cosiddetti paesi sicuri. Sappiamo che vi è un elenco dei paesi sicuri in base all'articolo 29 che viene indicato nell'allegato II della direttiva sulla base di alcuni criteri quali il rispetto dei diritti fondamentali, l'assenza di persecuzioni, di trattamenti disumani, di violenza legata a conflitti armati e via seguitando. Si avverte, quindi, il problema che la domanda di asilo venga giudicata infondata (articolo 23, paragrafo 4, lettera c)), se viene presentata da chi proviene da un paese di origine sicuro, salvo le eccezioni che ho poco fa esplicitamente indicato e che sono state introdotte nel testo.
Il combinato disposto, risultante dal peggioramento del testo, con la soppressione della lettera a), come già ricordato, a suo tempo presentata abilmente dal collega Zaccaria, nonché dalle disposizioni previste dall'emendamento citato, ci rende soddisfatti per l'ultimo aspetto, ma insoddisfatti per il primo.
Per concludere, il gruppo dei verdi ovviamente esprimerà voto contrario su tutti gli emendamenti peggiorativi, legittimamente presentati dai colleghi del centrodestra, ma da noi assolutamente non condivisi. Il gruppo voterà, per lealtà di coalizione, a favore dell'articolo 12, ma, Pag. 27personalmente, dopo aver segnalato questo problema che ho sottoposto alla vostra attenzione, nonché un certo disagio politico e costituzionale, mi asterrò dalla votazione dell'articolo 12 (Applausi dei deputati del gruppo Verdi).
ROSELLA OTTONE, Relatore. Il parere della Commissione è contrario su tutti gli emendamenti presentati.
GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Pili 12.1.
GIUSEPPINA CASTIELLO. Signor Presidente, vorrei sottoscrivere, a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, l'emendamento Pili 12.1, che verte su una materia molto delicata e che già abbiamo discusso durante la prima lettura del disegno di legge comunitaria, ossia lo status di rifugiato.
Purtroppo, dobbiamo prendere atto che il Senato ha determinato una incongruenza, innanzitutto perché ha soppresso il principio che impegnava il Governo a privilegiare, nel predisporre il decreto legislativo di recepimento della direttiva comunitaria, un'opzione aderente all'articolo 10 della Costituzione.
Inoltre, l'incongruenza è data proprio dal fatto che va chiarito fortemente - noi lo facciamo con questo emendamento - che la domanda di asilo è infondata se il richiedente proviene da un paese terzo sicuro, salvo, come specificato in seguito, che vi siano gravi motivi, quali gravi discriminazioni o repressione di comportamenti, che possono determinare appunto la validità della domanda di asilo.
Quindi, riteniamo che questo emendamento, nel concreto, possa specificare e meglio chiarire ciò che, in effetti, il Senato non ha bene evidenziato, determinando un'incongruenza. Per questo, siamo favorevoli all'approvazione dell'emendamento Pili 12.1.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale, ma, prima di entrare nel merito, vorrei chiedere alla Presidenza, gentilmente, di procedere ad una verifica. Io ho svolto almeno tre interventi a titolo personale, ma, rispetto al contingentamento dei tempi, il tempo da me utilizzato è stato detratto da quello spettante al mio gruppo.
Non mi sembra una cosa corretta, né di prassi, perché sono intervenuto a titolo personale e l'ho sempre dichiarato all'inizio dei miei interventi. Pertanto, chiedo gentilmente di verificare questa incongruenza.
PRESIDENTE. Stiamo verificando. Prosegua pure il suo intervento.
GIANLUCA PINI. La ringrazio, Presidente.
Per quel che riguarda il primo degli emendamenti presentati all'articolo 12, con buona pace dell'onorevole Boato e di buona parte della maggioranza, che capisco abbia dei mal di pancia; è quel che siamo riusciti a fare per limitare i danni che questa maggioranza produce in spregio ad una legge dell'ordinamento italiano, ovvero la legge Bossi-Fini.
Noi sottoscriviamo pienamente questo emendamento, perché riporta il recepimento della direttiva un minimo nell'alveo del buonsenso e del rispetto delle leggi vigenti nell'ordinamento italiano, perlomeno nei suoi principi. Poi vedremo quali danni questa maggioranza vorrà causare con lo schema di decreto legislativo.Pag. 28
Nella scelta dei principi, devono essere obbligatoriamente tenute presenti scelte compatibili con la vigente normativa, ossia la legge Bossi-Fini. Altrimenti, recepiamo una direttiva comunitaria in spregio alla vigente normativa sull'immigrazione.
Se questo è rispetto delle istituzioni e dello Stato, siamo abbastanza preoccupati per il futuro del nostro paese.
PRESIDENTE. Onorevole Pini, la Presidenza si riserva di darle una risposta dettagliata al quesito da lei posto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 484
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che le deputate Siliquini e Dato non sono riuscite ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che i deputati Longhi e Lomaglio non sono riusciti a votare ed avrebbero voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pini 12.17.
Per quanto concerne tale proposta emendativa, debbo precisare che, per un mero errore tipografico, non risulta stampata la parte consequenziale, del seguente tenore: «Conseguentemente, dopo la parola: perseguiti aggiungere le seguenti: per legge», che deve ritenersi parte integrante dell'emendamento stesso.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, sono ancora in attesa di una risposta riguardo alla questione del contingentamento dei tempi.
PRESIDENTE. Onorevole Pini, il suo intervento va computato nei tempi riservati agli interventi a titolo personale. Chiaramente, però, come avviene in questi casi, se lei dichiara di intervenire a titolo personale, potrà parlare solo per un minuto, anziché per i cinque minuti consentiti per le dichiarazioni di voto svolte a nome del gruppo.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, sono sicurissimo, parlando a titolo personale, di aver contenuto i miei interventi sempre entro il minuto consentito: è questo il motivo per cui la situazione risultava abbastanza incomprensibile!
PRESIDENTE. Sta bene: ciò varrà da adesso in poi, correggendo la decisione iniziale.
Signor Presidente, vorrei evidenziare che si tratta dell'unico emendamento che, di fatto, il gruppo della Lega Nord Padania ha voluto presentare, dopo aver cercato di arginare questa deriva ideologica della maggioranza di centrosinistra riguardo al recepimento della direttiva in materia di asilo politico. È un'operazione che è stata compiuta in primis alla Camera, qualche mese fa, e successivamente al Senato, in particolare grazie ai colleghi senatori Stiffoni e Castelli.
Tuttavia, ripeto che non siamo ancora soddisfatti dell'ultima formulazione dell'articolo 12 del provvedimento in esame, pur essendo notevolmente migliorata rispetto ad un testo che originariamente apriva, in maniera indiscriminata, a qualsiasi persona l'ingresso nel nostro paese. Infatti, bastava che qualcuno si dichiarasse discriminato nel proprio paese, senza dover fornire alcun tipo di controprova.
Comunque, anche per una questione di rapporti e di relazioni internazionali, vorrei Pag. 30evidenziare che qui stiamo un po' scherzando con il fuoco, perché esistono elenchi sia di paesi che vengono considerati sicuri, sia di paesi che vengono ritenuti non sicuri...
GIANLUCA PINI. Non stavo intervenendo a titolo personale, Presidente: mi deve scusare, ma non ci siamo capiti!
GIANLUCA PINI. Come stavo dicendo, per quanto riguarda la valutazione del rilascio dello status di rifugiato politico, o comunque della concessione dell'asilo politico, esistono due tipologie di paesi: quelli sicuri e quelli non sicuri.
Se il diritto internazionale riconosce alcuni paesi come sicuri - perché vi è il rispetto delle libertà individuali, religiose e politiche, nonché (visto che si è molto attenti a tali aspetti) il rispetto degli orientamenti sessuali -, allora mi domando chi siamo noi, come paese sovrano (sovrano all'interno del nostro territorio), per decidere, con riferimento ad un caso specifico (magari, solo ed esclusivamente per motivazioni di carattere ideologico), che il paese da cui proviene il richiedente l'asilo debba essere considerato non sicuro. Facendo ciò, di fatto, ci mettiamo in una situazione alquanto imbarazzante sul piano delle relazioni internazionali!
Infatti, posso anche comprendere ciò nel momento in cui arrivino richieste da paesi africani che vengono considerati sicuri, anche se sussiste qualche dubbio. Credo che la valutazione debba essere effettuata attentamente; tuttavia mi sorge il dubbio che qualcuno voglia «giostrare» un po' troppo sulla circostanza di essere perseguiti «oggettivamente» - e non per legge, come chiediamo noi - per creare, magari, casi politici a livello internazionale e fare un po' di can can! Alla fine, qualcuno potrebbe cercare di varare una megasanatoria in entrata a favore dei paesi terzi rispetto all'Unione europea: è questo il nostro timore!
Se vogliamo porci sullo stesso piano del diritto internazionale occorre che il riferimento, per quel che riguarda il paese di provenienza, non sia oggettivo ma di legge.
Con questo emendamento chiediamo, quindi, che si instauri una sorta di corrispondenza legislativa fra il nostro paese, che sta recependo come principio questa normativa, e il paese di origine del richiedente asilo. A noi sembra questa una cosa di assoluto buonsenso che non va minimamente a sminuire la portata della norma e, quindi, il diritto all'asilo politico e alla tutela dei diritti individuali, ma, al contrario, evita potenziali rischi di crisi internazionale con alcuni paesi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pini 12.17, nel testo corretto, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che la deputata Siliquini non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pili 12.12.
GIUSEPPINA CASTIELLO. Signor Presidente, sull'emendamento in esame invito la maggioranza a svolgere una riflessione. Ricordo ai colleghi che al Senato è stato presentato dal senatore Malan ed approvato dall'Assemblea un ordine del giorno che impegna il Governo a porre in atto tutte le misure necessarie al fine di impedire che l'esercizio del diritto di cui all'articolo 7 della direttiva possa essere utilizzato come uno strumento per evitare l'espulsione. L'articolo 7 citato, difatti, recita che coloro i quali presentano richiesta per il riconoscimento dello status di rifugiato possono risiedere nel paese dove hanno presentato la domanda fino all'adozione della decisione finale, pur senza avere diritto a titolo di soggiorno.
Al fine di porre fine a questa incongruenza, che il Senato ha messo da parte, invito l'Assemblea, nel rispetto della legge e della Costituzione, a votare a favore dell'emendamento in esame.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che i deputati Pelino, Giacomoni e Balducci non sono riusciti a votare e che quest'ultima avrebbe voluto esprimere un voto contrario.Pag. 32
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che la deputata Balducci non è riuscita a votare ed avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pili 12.16.
GIANLUCA PINI. Signor Presidente, intervengo per sottolineare l'importanza, anche alla luce dei fatti criminosi e terroristici che si verificano ormai quotidianamente nei paesi occidentali (per fortuna, in maniera non ancora preponderante nel nostro), dell'emendamento in esame, che sottoscrivo in pieno, a firma dei colleghi Pili e Leone.
Con tale proposta emendativa si prevede di rimettere ad una valutazione delle autorità di pubblica sicurezza la facoltà di concedere o meno asilo politico a persone che, ad esempio, abbiano dichiarato false generalità o abbiano avuto problemi sul piano delle comunicazioni iniziali in ordine alla richiesta d'asilo. Lo scopo è, quindi, quello di porre un ulteriore filtro a fini di sicurezza del paese.
MAURO PILI. Probabilmente non è sfuggito a coloro che hanno seguito la vicenda sin dall'inizio in Commissione affari costituzionali della Camera che su questa partita si è giocata una difficile vertenza interna alla coalizione di Governo, sulla necessità o meno di introdurre tutta una serie di elementi. Abbiamo già denunciato ieri che questo articolo presenta la vera ragione della contesa politica all'interno della maggioranza di Governo. La domanda che ci siamo posti, e che abbiamo posto al Parlamento, è semplicemente questa: con l'introduzione di questo articolo nella legge comunitaria si facilita, attraverso l'asilo politico, l'apertura di nuovi canali migratori verso il nostro paese? Vi è inoltre la possibilità che tutto quel traffico clandestino di immigrati possa trovare ulteriore certificazione nel nostro paese?
La risposta non l'abbiamo data noi. Anche qualcuno oggi nel dibattito ha sostenuto che questa introduzione fatta dal Senato migliori il provvedimento. Io non sono di questo avviso. L'introduzione fatta dal Senato peggiora notevolmente i canali aperti verso l'immigrazione clandestina e fa dell'asilo politico uno strumento discrezionale in mano a soggetti non definiti, che possono utilizzare proprio la richiesta dell'asilo politico per introdurre nel nostro paese masse e flussi migratori che rischiano davvero di mettere a repentaglio un valore che doveva essere al di sopra delle parti, che doveva essere di destra e di sinistra che invece è stato ridotto a mera contesa politica tra la sinistra e la sinistra estrema da un lato e dall'altro il centro - che davvero è molto marginale - della vostra coalizione.Pag. 33
Su questo tema noi abbiamo detto più volte che era necessario introdurre regole certe e non una discrezionale individuazione di «gravi motivi». L'introduzione dell'espressione «gravi motivi» da parte del Senato è indice di una visione filosofica, non legislativa; non codifica, non dà certezza del diritto. Questo è invece un aspetto normativo delicato, che meritava rigidità, certezza del diritto, ai fini dell'individuazione delle ragioni di accoglimento dell'asilo politico. Per tradurre meglio e per far comprendere anche ai colleghi della mia coalizione cosa è successo ieri in Commissione, l'esponente di Rifondazione Comunista ha sostenuto la tesi che questa visione proposta dal Senato era una visione di maggiore apertura dei canali per l'accoglimento dell'asilo politico. Il rappresentante del Governo, intervenendo in Commissione, ha detto che, sì, effettivamente è una visione più ampia della concessione dell'asilo politico.
Quindi, colleghi, votando questo articolo e non introducendo regole di salvaguardia ulteriore, che consentano per esempio che l'ordine pubblico venga garantito anche sulla base di valutazioni degli organi di pubblica sicurezza, ci mettiamo alla mercé di nuovi flussi migratori clandestini, che come sapete molto spesso sono condizionati dai traffici dei mercati criminosi di questa tratta tra il Medio Oriente, il nord Africa e il nostro paese.
Dunque, questo emendamento rappresenta l'ultima possibilità per introdurre modifiche serie. Dopodiché, vi assumerete di fronte al paese tutta la responsabilità di aver aperto canali di ingresso dell'immigrazione clandestina nel nostro paese, attraverso l'utilizzo dell'asilo politico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pili 12.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'articolo 12.
FRANCO RUSSO. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea esprimerà voto favorevole sull'articolo 12, nel testo emendato dal Senato. A nome del gruppo cui appartengo, però, voglio esprimere alcune perplessità sulle modifiche introdotte presso l'altro ramo del Parlamento ed il dibattito ascoltato stamattina testimonia proprio della approssimazione - mi si consenta il termine - con cui si è modificata la norma in esame, seppure legittimamente, dato che il nostro ordinamento prevede un bicameralismo paritario.
Nuovamente si alimenta l'unico fantasma che, in questo momento, gira per l'Europa, quello della emigrazione e della immigrazione clandestine. Onorevoli colleghi e colleghe, noi stiamo discutendo del diritto di asilo, così come previsto dall'articolo 10, comma 3, della nostra Costituzione. Tale norma ancora non ha trovato attuazione in una disposizione legislativa e, purtroppo, siamo costretti ad intervenire attraverso la legge Bossi-Fini relativa all'immigrazione o in sede di attuazione di una direttiva europea, per introdurre nel nostro ordinamento il riconoscimento del diritto di asilo. La Camera dei deputati, con un emendamento proposto dall'onorevole Zaccaria, aveva introdotto, a mio avviso molto opportunamente, un riferimento all'articolo 10 della Costituzione, che il Senato ha ritenuto, invece, pleonastico e ridondante. Se fosse solo così, si potrebbe anche accettare la soppressione della lettera a), comma 1, dell'articolo 12, Pag. 34del disegno di legge in discussione. Tuttavia, ritengo che l'essere ridondante e pleonastico non costituisca una buona motivazione per cancellare il riferimento alla nostra Carta costituzionale. Infatti, signor Presidente, si tratta di una direttiva - non di un regolamento - per la cui attuazione lo Stato delega al Governo, attraverso una legge che è anche di recepimento. Proprio in virtù di questa circostanza, noi intendevamo vincolare - questa era l'intenzione della Camera dei deputati - il legislatore delegato ad ispirarsi all'articolo 10 della Costituzione. La soppressione operata dal Senato, invece, cancella questo parametro, questo riferimento e, dunque, si può rischiare di restringere i casi nei quali concedere l'asilo. L'immigrazione, quindi, non c'entra e l'immigrazione clandestina ancor meno: si tratta di disciplinare il diritto di asilo, sia pure in maniera inappropriata, a mio avviso, dato che si recepisce una direttiva dell'Unione europea.
Per questo motivo, noi esprimiamo il nostro dissenso sulla soppressione operata dal Senato e ribadiamo ancora l'importanza che l'emendamento Zaccaria aveva avuto. Al riguardo, il relatore Gozi, incaricato di esprimere il parere della Commissione affari costituzionali, ha presentato, a mio avviso opportunamente, un ordine del giorno, sul quale il gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea esprimerà voto favorevole, che impegna il Governo ad attuare questa direttiva nella salvaguardia delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana. In altri termini, l'onorevole Gozi, seppure con un ordine del giorno, cioè con uno strumento meno vincolante di indirizzo al Governo, intende reintrodurre un parametro, quello delle libertà costituzionali, restituendo al legislatore delegato la possibilità di avere un ampio spettro nel riconoscimento del diritto d'asilo.
Noi esprimeremo voto favorevole perché l'onorevole Gozi, in sede di Commissione, ci ha convinti che effettivamente l'introduzione dell'ultimo periodo dell'articolo 12 del disegno di legge, operata dal Senato, costituisce una apertura, un ampliamento del novero dei gravi motivi per la concessione del diritto d'asilo. Si prevedono, infatti, tra essi, anche le gravi discriminazioni e repressioni di comportamenti riferiti al richiedente e che risultino oggettivamente perseguiti nel paese d'origine.
Per questo noi aderiamo all'interpretazione data dall'onorevole Gozi sulle modifiche introdotte dal Senato, anche se, in tema di libertà, meno la legge dice e più spazi di libertà ci sono.
Nonostante questi dubbi noi voteremo a favore dell'articolo 12, purché rimanga agli atti la nostra posizione e una interpretazione autentica come quella fornita (secondo me autorevolmente) dal relatore della I Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Castiello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPINA CASTIELLO. Dichiaro, a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, il voto contrario sull'articolo 12. È vero che questo articolo affronta apparentemente una materia che riguarda il diritto di asilo, la domanda di asilo, ma, anche per rispondere al collega di Rifondazione Comunista, osservo che in realtà il tema principale è uno solo: si tratta delle perplessità e delle preoccupazioni, che condivido, espresse perfettamente poc'anzi dal collega Pili, rispetto al fatto che si vuole introdurre con un articolo inserito all'interno di un disegno di legge comunitaria (che dovrebbe essere semplicemente uno strumento per recepire le direttive comunitarie), una norma più ampia (questa maggioranza lo ha dimostrato anche al Senato), per superare probabilmente i problemi che si registrano all'interno della stessa maggioranza, consentendo l'introduzione di nuove fasce di immigrati nel nostro paese.
Quindi, diciamocela tutta: volete, attraverso un articolo di una legge che dovrebbe essere il mero strumento di recepimento di direttive comunitarie, apportare di fatto una modifica alla legge Bossi-Fini.
Questa è la preoccupazione di fondo che noi abbiamo; su questo tema, così Pag. 35delicato ed importante, il Parlamento tutto dovrebbe, al di là delle parti, superare qualsiasi controversia interna e dare vita ad un dibattito approfondito in quest'aula. Prendiamo quindi atto ancora una volta che la maggioranza dà vita ad un vero e proprio colpo di mano; non possiamo fare altro che esprimere il nostro voto fortemente contrario. Grazie.
Hanno votato sì 269
Prendo atto che il deputato Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che il deputato Boato ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi.
(Esame dell'articolo 27 - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 27 (Vedi l'allegato A - A.C. 1042-B sezione 6), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 27.
(Esame dell'articolo 28 - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 28 (Vedi l'allegato A - A.C. 1042-B sezione 7), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 28.
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1042-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 1042-B sezione 8).
GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Il parere è favorevole sull'ordine del giorno Nicco n. 9/1042-B/1. Il parere è altresì favorevole sull'ordine del giorno Gozi n. 9/1042-B/2.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno D'Agrò n. 9/1042-B/3, il Governo lo può accogliere come raccomandazione, perché il presentatore rileva che nella legge finanziaria abbiamo adottato una strategia diversa da quella che viene sollecitata. Pag. 36Quindi noi possiamo accogliere questo ordine del giorno come raccomandazione, per le parti in cui può essere compatibile con la scelta fatta nella finanziaria.
Il Governo può altresì accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno Donadi n. 9/1042-B/4, a condizione che esso venga riformulato nel secondo capoverso del dispositivo.
Il parere è infine favorevole sull'ordine del giorno Perugia n. 9/1042-B/5.
PRESIDENTE. Invito il Governo a specificare la riformulazione che propone per quanto riguarda l'ordine del giorno Donadi n. 9/1042-B/4.
GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Forse, potremmo sentire il presentatore...
PRESIDENTE. Procediamo con ordine. Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Nicco n. 9/1042-B/1 e Gozi n. 9/1042-B/2 non insistono per la votazione.
Chiedo al deputato D'Agrò se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1042-B/3, accolto come raccomandazione dal Governo.
LUIGI D'AGRÒ. No, signor Presidente, non insisto.
PRESIDENTE. Sta bene. Chiedo all'onorevole Donadi se intenda prospettare una riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/1042-B/4 relativamente alla parte indicata dal rappresentante del Governo.
MASSIMO DONADI. Signor Presidente, vorrei proporre, come possibile riformulazione del secondo capoverso del dispositivo del mio ordine del giorno, la seguente espressione: «ad individuare le modalità attraverso le quali rendere possibile il reperimento dei soggetti rimasti sul territorio nazionale, nelle more del procedimento di esame della richiesta dello status di rifugiato».
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo?
GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, il parere del Governo è favorevole.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C.1042-B)
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, nel dichiarare che il gruppo della Rosa nel Pugno voterà a favore di questo provvedimento, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto, a nome del gruppo.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
LUCIO BARANI. Nel dichiarare la nostra astensione sul disegno di legge comunitaria, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Barani, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cassola. Ne ha facoltà.
ARNOLD CASSOLA. Il gruppo dei Verdi, voterà a favore del disegno di legge in esame.
Signor Presidente, anch'io chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Cassola, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
GIUSEPPINA CASTIELLO. Grazie, Presidente. Vorrei evidenziare in questa sede alcuni concetti che abbiamo discusso durante la fase di dibattito, in prima lettura, del disegno di legge comunitaria, ricordando come tale strumento sia snello ed efficace e ci consentirà di recuperare il ritardo del nostro paese nelle procedure di recepimento delle direttive comunitarie. Purtroppo l'Italia, uno dei paesi fondatori dell'Unione europea, dovrebbe essere un virtuoso esempio per i nuovi Stati membri, in conformità con lo sforzo effettuato negli ultimi anni per il recepimento delle direttive comunitarie. Siamo fortemente preoccupati - tale preoccupazione è stata espressa anche durante i lavori della Commissione - del lungo elenco di violazioni nei confronti del nostro paese, che, se non risolte in breve tempo, potrebbero trasformarsi in sanzioni pecuniarie. Purtuttavia, vogliamo evidenziare il lavoro, svolto al Senato, sia in Commissione che in aula, con l'introduzione di alcuni miglioramenti, primo tra tutti la direttiva che riguarda i servizi finanziari, che consente un miglior coordinamento con la nuova disciplina del risparmio.
Per quel che riguarda la materia relativa all'articolo 12 appena discusso e approvato, ci appelliamo a quell'ordine del giorno, presentato al Senato, che dovrebbe in qualche modo creare un certo equilibrio. Questa legge comunitaria descrive una modalità di attuazione, in sede di fase ascendente - fase importantissima per il futuro del nostro paese - con riferimento alle sanzioni europee, che permetterà al Parlamento italiano di poter esprimere la sua opinione, al fine di evitare, come invece accadeva in passato, di recepire direttive il cui contenuto era deciso dagli altri paesi, mentre il nostro spesso si presentava impreparato.
Tuttavia, signor Presidente, oggi non faremmo un buon lavoro se non ci sottoponessimo a qualche interrogativo. Dobbiamo chiederci cosa stia accadendo oggi in Europa, perché stiamo attraversando una fase di delusione sia da parte dell'opinione pubblica che del Parlamento europeo. Perché in Europa i referendum di ratifica del trattato costituzionale sono in una fase di stallo? In due paesi che appartengono all'Unione europea quel referendum è stato bocciato. Cosa sta accadendo nei paesi europei e in Italia? Siamo fortemente convinti che tale problematica sia legata alla costruzione di una Europa essenzialmente di natura economica e monetaria, mentre nulla si è fatto per la creazione di una Europa politica.
Infatti, tendenzialmente, il mercato interno europeo risente fortemente dello schema sociale dell'Europa e non riveste le caratteristiche di un vero e proprio mercato libero e globalizzato, nel quale la competizione tra i vari paesi - soprattutto tra quelli europei e il resto del mondo - avviene ad armi pari.
Purtroppo, il complesso meccanismo derivante dalla normativa europea fa sì che non sempre i paesi europei riescano a competere alla pari, come appare evidente con la globalizzazione. In un certo senso, ci stiamo facendo male da soli, perché il suddetto meccanismo è determinato da direttive eccessivamente numerose e troppo dettagliate.
Pertanto, da un'Europa economica occorre passare ad un'Europa politica. Dobbiamo cercare di perseguire fortemente tale obiettivo, che è l'unico che può garantire coesione a 400 milioni di cittadini europei, per far sì che l'Europa possa tornare ad essere un faro dal punto di vista sia culturale, fortemente elevato, sia del modello di civiltà.Pag. 38
Ricordo che durante il Governo Berlusconi vi è stato l'allargamento dell'Unione europea a 12 paesi, nonché l'adesione di molti paesi alla NATO. Tuttavia, nonostante questo duplice intervento, l'Europa, dal punto di vista della politica estera e della politica di difesa, non è ancora riuscita a trovare una strada comune; ciò soprattutto rispetto a gravi temi come la famosa guerra terroristica scoppiata a livello mondiale che, purtroppo, vede la stessa Europa impreparata rispetto all'adozione dei provvedimenti da attuare.
Oggi l'Occidente, per vivere una convivenza sociale pacifica, deve porre attenzione a tale problematica. Se l'Europa non troverà una forte unità su questi temi, non sarà in grado di garantire la sua sicurezza e vedrà ridotta anche la prospettiva di fornire il proprio contributo nei prossimi decenni per un ordinato miglioramento delle condizioni economiche dei popoli del Medio Oriente e dell'Africa, tenendo conto anche della forte influenza della lontanissima Cina.
Per acquisire maggiore respiro e peso in Europa sono necessarie istituzioni valide, come previsto dal Trattato costituzionale, alla cui elaborazione l'allora vicepresidente del Consiglio del Governo Berlusconi, Gianfranco Fini, diede un apporto fondamentale.
Pertanto, riteniamo sia necessario un forte impegno da parte del ministro competente e dell'intero Governo, che deve prendere atto di due dati importanti.
In primo luogo, vi sono l'esigenza di evidenziare con forza i ritardi in cui incorre il nostro paese nel recepimento delle direttive comunitarie e quella, conseguente, di procedere ad una verifica periodica (ci eravamo ripromessi di effettuarla con cadenza semestrale). In secondo luogo, dobbiamo cercare di dare concretezza all'idea secondo la quale l'Italia deve essere molto partecipe.
Purtroppo, dobbiamo riscontrare che, molto spesso, i leader dei nostri partiti, eletti al Parlamento, non riescono a portare avanti l'incarico a causa del doppio mandato (e si tratta di una pecca che ha caratterizzato tanto la destra quanto la sinistra). Ciò ha indubbiamente creato, nel corso degli anni, problemi che oggi andrebbero risolti. Infatti, bisogna tenere conto dell'importanza del ruolo dell'Europa e, soprattutto, di quello che compete al nostro paese, in quanto appartenente al novero dei fondatori della Comunità europea.
Per quanto riguarda il voto sul disegno di legge comunitaria, esso sarà di astensione: essendo molto responsabili, ci rendiamo conto che si tratta di uno strumento di cui il paese ha bisogno, in particolare per rispondere all'esigenza di farci guardare in modo diverso dagli altri paesi dell'Unione europea.
Riteniamo che molto vada ancora fatto. Nel corso di tutto il dibattito, abbiamo affermato e ribadito che vogliamo capire quale idea il centrosinistra abbia dell'Europa, quali iniziative voglia intraprendere - ancora non ci sono chiare - e in quale modo...
GIUSEPPINA CASTIELLO. ...si voglia attuare una politica estera che deve vedere l'Italia ai primi posti tra i paesi che cooperano e non tra gli ultimi nel recepimento delle direttive comunitarie. Grazie (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Li Causi. Ne ha facoltà.
VITO LI CAUSI. Signor Presidente, nel ribadire che i deputati del gruppo Popolari-Udeur esprimeranno un voto favorevole sul disegno di legge in esame, recante disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee (ovvero, legge comunitaria 2006), chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.Pag. 39
ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'esame del provvedimento si svolge in un momento particolarmente significativo per la storia dell'Unione europea, vale a dire nel cinquantenario della firma del Trattato di Roma, istitutivo della Comunità economica europea, che avviò un processo di integrazione economica, con l'obiettivo di giungere ad un'integrazione politica e culturale dei popoli europei.
All'inizio di quest'anno abbiamo registrato un ulteriore allargamento alla Bulgaria ed alla Romania e, più in generale, negli ultimi anni, una fortissima e significativa estensione verso est. D'altra parte, abbiamo dovuto constatare la mancata entrata in vigore del trattato costituzionale, a causa della mancata ratifica da parte di due paesi. Rispetto alla determinazione dei popoli europei di portare a compimento il processo di integrazione, ciò ha determinato allarme e preoccupazione. A mio giudizio, si tratta di un segnale che non deve essere valutato con toni eccessivamente drammatici o con eccessiva preoccupazione. Ritengo, infatti, che il processo in parola sia irreversibile e, in quanto tale, destinato a proseguire. Tuttavia, quanto è accaduto deve indurre i Governi, i paesi dell'Unione, a valutare eventuali errori e carenze, al fine di impegnarsi con rinnovata determinazione per coinvolgere i popoli nel processo costituzionale.
Per quel che riguarda il provvedimento in esame, credo che un convinto spirito europeista debba indurci a sottolineare con incisività alcuni elementi critici che hanno caratterizzato l'esame del predetto disegno di legge.
Emerge, infatti, il rischio di tornare indietro di dieci anni e di ripetere errori che, nel 1998, portarono il Parlamento italiano ad approvare la legge comunitaria triennale - dal 1995 al 1997 - per recuperare i ritardi che si erano accumulati, avviando contestualmente una revisione delle norme sulla partecipazione italiana all'Unione europea.
Tale revisione è stata coronata dall'approvazione della legge n. 11 del 2005, portata avanti dal ministro delle politiche comunitarie di allora, Rocco Buttiglione. Si tratta di una legge del Parlamento in cui ci riconosciamo pienamente, che ha posto, dopo diversi anni di dibattito, con il concorso di tutte le forze politiche, le basi procedurali non solo per assicurare una tempestiva attuazione del diritto comunitario, ma anche per favorire un dialogo istituzionale, a livello statale e regionale, ribadendo la centralità del Parlamento nella fase sia ascendente sia discendente di consolidamento del diritto comunitario.
Le modalità che hanno caratterizzato l'esame della legge comunitaria 2006, oggi al nostro esame, ci sembrano in controtendenza rispetto a questo processo, che venne avviato per semplificare e razionalizzare le norme sul processo di recepimento, da parte dell'Italia, del diritto comunitario.
Ci sembra in controtendenza il comportamento che questa maggioranza ha evidenziato nel corso di questo esame, in quanto sono state introdotte misure rilevanti sul piano politico che, per motivi di opportunità e in coerenza con le finalità della legge comunitaria annuale, avrebbero dovuto restare al di fuori di un disegno di legge omnibus, qual'è la legge comunitaria, nella quale gli ambiti di apprezzamento lasciati dal legislatore comunitario e nazionale risultano ristretti, tanto che che non può essere destinata a trattare questioni particolarmente delicate per loro rilevanza nella politica nazionale.
Così, per quanto concerne il complesso e sensibile tema dell'immigrazione e del diritto d'asilo, connesso con l'attuazione di direttive comunitarie sulle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato e per l'ammissione di cittadini di paesi terzi ai fini della ricerca scientifica, non è accettabile il tentativo di utilizzare questo peculiare strumento per mettere in discussione Pag. 40una riforma di carattere generale, come è stata la cosiddetta legge Bossi-Fini del 2002.
Noi, rispetto a queste tematiche, viviamo un momento particolarmente delicato di vaste migrazioni di massa, di continui tentativi di sbarco clandestino, di quotidiano tentativo, da parte di tante fasce di popolazione dei paesi del terzo mondo, di cercare rifugio, ospitalità, assistenza, occasioni di lavoro nel nostro paese.
È un processo che si svolge in forme drammatiche, in una situazione in cui le strutture del nostro paese, dello Stato, non sono mai sufficientemente attrezzate a far fronte a migrazioni di queste dimensioni e necessariamente producono un impatto sul fronte della sicurezza, della coesione sociale, della coabitazione sul territorio nazionale di estrema rilevanza.
Sono questioni che richiedono mirati ed organici interventi di riforma della normativa esistente da parte del legislatore, perché su una tematica di questo tipo ritengo che, anche dopo pochi anni, una legislazione diventi vecchia ed inadeguata e richieda interventi correttivi.
Per quanto riguarda il diritto d'asilo e lo status di rifugiato, ritengo che, nelle mutate condizioni, occorrerebbe una normativa ad hoc, specifica, distinta da quella che riguarda l'immigrazione, ma che tenga conto delle normative che la regolano.
C'è la possibilità, in questa fase, ma non è compito di questo dibattito, approfondire una tematica così delicata, ma ritengo che, comunque, le sue implicazioni non possano essere affrontate in tema di legge comunitaria, se non per quanto riguarda il recepimento delle disposizioni esplicite, in quelli che sono i suoi limiti, circoscritti, delle direttive europee. Credo che siano temi che debbano essere affrontati con strumenti normativi specifici, nell'ambito di una riflessione parlamentare che, lungi dalla strumentalizzazione del diritto dell'Unione europea per fini politici o dalla polemica interna tra gli schieramenti, su una materia che notoriamente divide anche all'interno degli schieramenti stessi, valuti responsabilmente l'impatto della norma di recepimento nell'ordinamento italiano e ne definisca una portata sostenibile nell'ambito di una politica complessiva dell'immigrazione, di cui, come sappiamo, Parlamento e Governo, nei reciproci ruoli, assumono la responsabilità.
Appare inaccettabile, a nostro giudizio, forzare l'attuazione della legge comunitaria, utilizzando la delega legislativa, che non solo non consente il recepimento, demandato al decreto delegato del Governo, ma trasferisce proprio al Governo la funzione di legiferare. Non resta, quindi, che prendere atto della circostanza che la maggioranza si è dimostrata miope nel non cogliere l'importanza di dimostrare, ancora una volta, la credibilità dell'Italia a livello comunitario, attraverso una scelta parlamentare che si rivelasse compatta e che coinvolgesse tutti, così com'era nell'impostazione iniziale e così come è stato nel dibattito svolto nelle Commissioni. Non si è scelta la strada che avrebbe potuto consentire l'approvazione unanime da parte del Parlamento nazionale ed evidenziare la compattezza degli schieramenti nel recepimento del diritto comunitario.
È per tale ragione che, pur condividendo molti degli interventi previsti nel disegno di legge, proprio a causa di questo tentativo di forzatura su tali tematiche e della proposta di adottare, addirittura, la delega legislativa, non possiamo che dichiarare un voto non positivo, bensì di astensione del gruppo dell'UDC rispetto al provvedimento in esame...
PRESIDENTE. Deputato Forlani, deve concludere.
ALESSANDRO FORLANI. ...ricordando come lo stesso ministro Bonino, in diversi passaggi dell'iter parlamentare, abbia segnalato il rischio dell'introduzione di queste norme. Anche, quindi, da parte dello stesso Governo, si evidenziano interventi che non sottoscrivono questo metodo, che noi non condividiamo e che ci spingono al voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Falomi. Ne ha facoltà.
ANTONELLO FALOMI. Annuncio il voto favorevole del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea al disegno di legge comunitaria 2006. Si tratta di un disegno di legge che consente di ridurre drasticamente il livello di inadempienza del nostro paese nel recepimento della legislazione europea e che sviluppa ulteriormente il ruolo del Parlamento nazionale nella fase di predisposizione degli atti europei.
La discussione che si è svolta nel corso dell'esame del provvedimento, anche in prima lettura, dimostra quanto sia diventata grande e crescente l'influenza della legislazione europea sulla vita quotidiana dei cittadini europei e credo che, proprio per tale ragione, il ruolo dei Parlamenti nazionali debba crescere di altrettanta misura, forza ed attenzione, e risulta un fatto importante che, nel disegno di legge che stiamo per varare, siano ulteriormente sviluppate queste funzioni.
Mi sembra, inoltre, che l'accoglimento da parte del Governo degli ordini del giorno relativi agli articoli 12 e 28 sia una risposta chiara anche alle perplessità, che in ordine a questi articoli modificati dal Senato della Repubblica abbiamo sollevato nel dibattito generale ed in fase di illustrazione degli emendamenti, nonché nel corso dell'esame da parte delle Commissioni competenti.
Questo, ovviamente, ci consente di potere esprimere il voto favorevole del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea.
GIORGIO LA MALFA. Presidente, noi voteremo a favore della legge comunitaria, come è giusto che avvenga, trattandosi di un atto largamente dovuto, di un adempimento del Parlamento rispetto alla legislazione europea, pur con le riserve su alcuni degli articoli di cui ha parlato ad esempio l'onorevole Forlani. Tuttavia, il giudizio complessivo è che si tratta di un adempimento per il quale vi sarà il nostro voto favorevole. Notiamo però che, come sempre, l'esame di questo disegno di legge ha richiesto circa un anno, perché fu presentato il 31 gennaio del 2006 e che praticamente tra una settimana il Governo dovrebbe presentare al Parlamento il nuovo disegno di legge comunitaria.
Vorrei dire all'onorevole Falomi che l'approvazione del disegno di legge comunitaria non riduce il grado di inadempimento rispetto alle direttive comunitarie, perché la legge è soltanto l'inizio del procedimento di adempimento in quanto conferisce al Governo e all'amministrazione la possibilità di preparare il recepimento di queste direttive.
Pongo ancora una volta al Parlamento la questione che ho già posto all'inizio di questa discussione, che pregherei la XIV Commissione di affrontare, se non sia possibile predisporre una diversa procedura di esame di questa materia. Noi dovremmo potere introdurre nell'ordinamento italiano le direttive che provengono dall'Europa in modo più rapido, perché, essendo obbligati dalla supremazia del diritto comunitario rispetto al diritto italiano ad introdurre queste normative, non ha molto senso che il procedimento richieda due anni e mezzo o tre, come storicamente ha sempre richiesto. Vedremo tra una settimana, dalla relazione annuale del ministro, quale sia il grado di inadempimento cui siamo arrivati. Lo scorso anno lo avevamo ridotto e speriamo che si sia ulteriormente ridotto nel corso di questo anno, ma è il procedimento che è troppo lungo, cari colleghi. Mi auguro che la XIV Commissione voglia assumere questa come una priorità del suo lavoro nei prossimi mesi.
GIANLUCA PINI. Intervengo per annunciare, nostro malgrado - visto che si Pag. 42tratta di una legge che dovrebbe fare in modo che vi sia un obbligo di recepimento di direttive comunitarie e quindi di adeguamento all'ordinamento comunitario da parte del nostro - il voto contrario sul disegno di legge comunitaria. Votiamo contro perché siamo principalmente contrari al tentativo, a nostro avviso assolutamente inopportuno, che una legge comunitaria debba in qualche modo travalicare il suo primo obiettivo, quello dell'adeguamento dell'ordinamento italiano a quello comunitario, e che di fatto sia trasformata in uno strumento di modifica, altrettanto inopportuna, soprattutto per il tipo di dibattito che viene sviluppato, di leggi importantissime dello Stato, come quelle sull'immigrazione e sulla sicurezza. Questo, di fatto, è il nocciolo vero, la questione politica, all'interno di questa legge comunitaria.
Come ho già avuto modo di dire ieri, voi avete preso un disegno di legge comunitaria, presentato dal precedente Governo in maniera neutra, tranquilla, tecnica e priva di qualsiasi tipo di riferimento di carattere ideologico e lo avete stravolto per questioni di vostre beghe all'interno della maggioranza. Non possiamo accettare questo, quindi il nostro voto è contrario e va contro la vostra ipocrisia di sfruttare una legge, che dovrebbe essere condivisa da tutti, per appianare equilibri interni, che tendono sempre più, purtroppo, verso l'estrema sinistra.
Votiamo contro il vostro tentativo di fatto di scardinare la società introducendo dei principi, che sono anche contro lo stesso ordinamento italiano attualmente in vigore, ovvero la legge Bossi-Fini.
Votiamo contro il vostro falso europeismo, che non ha portato a nostro modo di vedere alcun tipo di frutti, soprattutto da quando voi siete al Governo, tant'è che proprio nei giorni scorsi lo stesso ministro Bonino ha dovuto ammettere mestamente che l'Italia in Europa conta sempre di meno.
Ne è controprova la «figuraccia» che avete fatto nell'attribuzione degli alti funzionari all'interno della Commissione europea.
Dunque, è inutile che voi, anche in politica internazionale, cerchiate di vendere questo vostro europeismo, quasi in contrapposizione ad un logico contatto con l'altra parte dell'Atlantico, mentre poi, di fatto, dalla situazione politica europea non riuscite assolutamente ad ottenere alcuna utilità per i cittadini e per il paese. Certo, quest'anno effettivamente l'Unione compie cinquant'anni, ma si tratta di cinquant'anni che, a nostro modo di vedere, non hanno portato grossi frutti; hanno comportato, anzi, pesanti limitazioni per quanto riguarda lo sviluppo, soprattutto nei nostri territori, soprattutto in Padania. Mi riferisco ai cavilli ed alle spese che noi continuiamo a sostenere contribuendo di fatto, in questo momento, solo ed esclusivamente ad un allargamento di cui nessuno sentiva il bisogno.
I fondi strutturali se ne stanno andando ad est, i nostri territori vengono completamente dimenticati e non esistono più risorse per sostenere lo sviluppo. Quindi, il nostro voto è contrario anche per la vostra incapacità di approfittare di quelle poche risorse, che potrebbero essere attinte dall'Europa e portate sul nostro territorio per sostenere la competitività delle nostre imprese. Penso ad esempio alla competizione con paesi emergenti come Cina ed India, che stanno letteralmente massacrando la spina dorsale del paese costituita dalle piccole e medie imprese, dai piccoli professionisti, dai piccoli artigiani.
Quindi, il nostro voto è contrario alla vostra ideologia di stravolgere il principio di adeguamento dell'ordinamento italiano a quello comunitario solo ed esclusivamente per scardinare la nostra società. Non possiamo neppure pensare di astenerci dal voto, considerato il tentativo così subdolo di utilizzare impropriamente uno strumento che fino all'anno scorso era di natura tecnica e che ora è stato trasformato in una clava politica, che peserà fortemente sulla nostra gente e sui nostri territori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pili. Ne ha facoltà.
MAURO PILI. Signor Presidente, intervengo per esprimere a nome del gruppo di Forza Italia la dichiarazione di voto finale. Anche rispetto alle considerazioni fatte poc'anzi da diversi colleghi, vorrei chiarire subito che il nostro voto di astensione è indotto solo ed esclusivamente da un senso di responsabilità, venuto meno nella coalizione di maggioranza e nel Governo, che ha tentato di introdurre, in una legge di valenza internazionale e comunitaria, disposizioni che riguardano la semplice e mera contesa politica su temi del tutto estranei al contenuto della legge comunitaria.
Vorrei ricordare a questa Assemblea che la legge sulla partecipazione dell'Italia all'Unione nasce con due fondamentali obiettivi. Il primo - così il legislatore lo ha indicato - attiene alla costruzione della «posizione italiana» rispetto alla formazione del diritto comunitario, ovvero al ruolo della nostra nazione nella realizzazione di tale ordinamento anche attraverso la valorizzazione di una funzione di proposta del Parlamento italiano. La seconda parte della legge - e non è un caso che sia appunto 'seconda' - concerne il recepimento degli obblighi posti dall'ordinamento comunitario.
Noi votiamo astenendoci, ma il nostro è comunque un voto di «sonora bocciatura» del Governo rispetto alla funzione richiamata dalla legge come primo adempimento, ovvero quella della proposta. Non è contenuto, in questa legge comunitaria, nemmeno un solo passaggio in cui il Parlamento italiano manifesti verso l'Unione europea un ruolo politico e di proposta in fase ascendente. Abbiamo scelto di relegare il nostro paese ad un ruolo di semplice e mero esecutore di tutti gli obblighi, che da una parte e dall'altra l'Unione europea fa calare. Aggiungo: se questa bocciatura riguarda l'impianto della legge, soltanto per un senso di responsabilità nei confronti di un testo così rilevante, che implica una esposizione internazionale del nostro paese, il nostro sarà un voto di astensione, ma - ribadisco - va interpretato come una sonora bocciatura di alcuni elementi che la contesa politica della vostra coalizione ha introdotto in questo provvedimento.
Ne cito semplicemente due. Mi riferisco innanzitutto al tentativo di introdurre - lo avete fatto al Senato ed avallato qui alla Camera - la possibilità per le persone fisiche di introdurre nel mercato finanziario il termine «consulenziale», dando così allo stesso ulteriore incertezza rispetto ai soggetti che vi possono operare. Inoltre, avete dimenticato di dare regole certe e dichiarate, che possano essere verificabili e misurabili rispetto al prodotto finanziario che viene introdotto sul mercato.
Così, avete messo a repentaglio l'Italia dal punto di vista del processo di unificazione del mercato finanziario europeo. Tuttavia, tale processo di unificazione deve avvenire tenendo conto delle peculiarità di ciascuno stato membro. In Italia i crack della Cirio e della Parmalat, bruciano ancora nelle tasche di tanti piccoli risparmiatori del nostro paese.
Ebbene, l'alta guardia che abbiamo invocato è stata disattesa ed abbassata, nell'intenzione poco nobile di creare ulteriore confusione in un mercato così delicato come quello finanziario. Ma vi è poi l'aspetto più delicato della contesa politica che vi ha riguardato. Se ve ne fosse ancora bisogno, ci avete messo di fronte al fatto compiuto di una maggioranza che non esiste sul piano politico. Essa ha ancora ragione di esistere solo sul piano numerico per la contesa e per il mero potere, ma di fronte a temi come quello della sicurezza del paese - elemento fondamentale rispetto alla politica dell'immigrazione, in questo caso, clandestina -, vi trovate non solo divisi, ma davvero protesi a cedere le armi all'estrema sinistra. Quest'ultima, ancora una volta, vi ha condizionato sulle scelte.
Avete deciso di aprire corridoi di flussi migratori nel nostro paese senza regole e, per giunta, introducendo il termine dell'asilo politico come elemento fondamentale per dare risposta a quel mercato Pag. 44clandestino, criminale e criminoso, che si contraddistingue proprio per il traffico dell'immigrazione nel nostro paese e nel Mediterraneo tutto. È evidente che la posizione geografica del nostro paese ci metteva - e ci mette - in condizioni diverse rispetto ai paesi del nord Europa. Il confine, che segna il Mediterraneo rispetto ai paesi del nord Africa, ci pone nelle condizioni di avere regole più chiare e certe e ci induce a rivendicare certezza del diritto nell'applicazione dell'asilo politico.
La modifica che sta per essere approvata è avallata a gran voce e rivendicata dall'estrema sinistra per l'ulteriore ampliamento delle possibilità di introduzione di flussi migratori nel nostro paese attraverso l'asilo politico; è la dimostrazione che non vi stanno a cuore l'interesse del nostro paese e quello della sicurezza dei nostri cittadini, ma solo l'esigenza ideologica di caratterizzare un atto internazionale come quello della legge comunitaria con passaggi meramente strumentali e strumentalizzabili dalla parte politica che ve li ha imposti.
Allora, colleghi, il nostro voto di astensione significa ribadire in quest'aula il nostro senso di responsabilità, richiamando quell'adempimento disposto dalla norma che istituisce la legge comunitaria, ma anche proporre di più e mettere al di sopra della contesa politica una legge internazionale e comunitaria come questa, nonché salvaguardare quegli elementi cardine che garantiscono la sicurezza del nostro paese.
Il fatto che con questa legge comunitaria voi avete messo in discussione la certezza del diritto ci consente di esprimere solamente un voto di astensione. Avremmo voluto - e credo che le parole dell'onorevole La Malfa lo abbiano richiamato - esprimere un voto favorevole, ma il peso delle modifiche introdotte e l'assenza di una proposta ci hanno indotto ad un voto contrario.
Il nostro senso di responsabilità ci porta ad un voto di astensione, ma con l'auspicio che nel futuro questo Parlamento stia più attento a valutare la legge comunitaria come norma valida per l'intero paese e non per una sola parte politica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gozi. Ne ha facoltà.
SANDRO GOZI. Signor Presidente, il disegno di legge recante disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria 2006 -, che ci apprestiamo ad approvare, introduce delle innovazioni molto importanti nel nostro ordinamento nel campo, ad esempio, della tutela dei consumatori, dei trasporti, degli strumenti dei mercati finanziari e del diritto di asilo.
Non entrerò nel dibattito di fondo che ha caratterizzato l'iter di questo provvedimento se non per confermare - mi rivolgo ai colleghi del gruppo di Rifondazione - quanto ho affermato in Commissione e quanto risulta dall'ordine del giorno accettato dal Governo: la modifica apportata dal Senato certamente integra e non restringe la tutela del richiedente l'asilo.
Vorrei anche dire, con riferimento ad alcune affermazioni espresse dai colleghi dell'opposizione, che non è strano, con riferimento alla legge comunitaria in materia di direttive, che il Parlamento eserciti le proprie prerogative: la direttiva consente al Parlamento, laddove il testo ne preveda l'opzione, di indicare degli orientamenti all'Esecutivo. Ciò è stato previsto, in particolare, nell'articolo 12. Abbiamo indicato un orientamento politico, una preferenza, laddove il testo comunitario ci consentiva di farlo. Non vi è snaturamento né della legge comunitaria né dell'atto comunitario!
Vi sono poi altri aspetti procedurali su cui credo dovremmo riflettere. Esprimo un certo apprezzamento per la scelta del Governo, perché, ai fini di un più rapido adeguamento all'ordinamento comunitario, il Governo è tornato al termine di 12 mesi per l'esercizio della delega per l'attuazione Pag. 45di direttive comunitarie, piuttosto che a quello di 18 mesi, previsto dalle due leggi comunitarie precedenti.
Credo però sia anche opportuno iniziare la preparazione dei decreti legislativi, anticipando il lavoro fin dal momento dell'inoltro del disegno di legge comunitaria alle Camere, senza aspettare, come avviene di regola e come è avvenuto anche nel recente passato, l'approvazione definitiva della legge.
In realtà, sarebbe molto opportuno che l'amministrazione italiana cominciasse a preparare l'attuazione delle direttive subito dopo l'adozione formale a livello comunitario da parte del Consiglio dei ministri e del Parlamento europeo.
Credo, inoltre, che questa legge comunitaria abbia compiuto notevoli passi in avanti per quanto riguarda l'attuazione delle direttive in via amministrativa; vi è, inoltre, una maggiore efficienza della nostra amministrazione, evitando e chiudendo le procedure di infrazione, dalle quali, oltre che da altri aspetti, dipende la credibilità di un paese a livello comunitario.
Credo, comunque, che la considerazione più significativa debba concernere l'opportunità di avviare una riflessione approfondita sulla natura e sui contenuti della legge comunitaria. Certamente, i tempi di questo disegno di legge non sono stati particolarmente lunghi, tenuto conto che, per effetto dello scioglimento delle Camere, il disegno di legge è stato ripresentato dal Governo Prodi il 9 giugno 2007.
Credo che sette mesi in totale per l'approvazione non sia un tempo lunghissimo, anche perché, se l'esame di tale provvedimento non si fosse incrociato in Senato in seconda lettura con la legge finanziaria, i tempi sarebbero stati ancora più rapidi.
È evidente che l'adeguamento del nostro ordinamento a quello europeo avrebbe bisogno di tempi più certi e più rapidi e ciò verrebbe assicurato se venisse introdotta nei nostri lavori una vera e propria sessione comunitaria che potrebbe garantire tempi programmati e certi di approvazione della legge comunitaria.
A tal fine, credo anche che si dovrebbe riflettere sul ruolo della XIV Commissione sia in fase ascendente sia in fase discendente che è palesemente troppo debole anche rispetto a modelli di altri paesi.
La sessione comunitaria, cari colleghi, permetterebbe anche a questo Parlamento di avere ciò che non mi sembra oggi abbia, cioè un vero dibattito ampio, di fondo, sulle grandi questioni legate alla vicenda comunitaria sia che si tratti di fase ascendente, cioè del momento in cui vengono elaborate le politiche, sia che si tratti della fase discendente; parlo di una sessione comunitaria, cioè di un dibattito europeo che, in questo periodo, da qui al 2009, in cui certamente ritornerà al centro del dibattito in vari paesi la questione costituzionale, ritengo sarebbe ancora più giustificato. Infatti, il nostro ruolo, in questo processo, che si apre dal 25 marzo 2007 sino al 2009, è centrale. La democrazia europea nasce, innanzitutto, a livello nazionale, nella società e nelle aule parlamentari. È qui, in quest'aula, che avviene il primo raccordo tra cittadini ed Europa.
In conclusione, signor Presidente, ritengo che questa legge comunitaria rappresenti certamente un primo significativo passo avanti per una partecipazione più efficace ed influente del nostro paese alla politica europea e per questi motivi annuncio il voto favorevole del gruppo dell'Ulivo (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, intervengo pochi minuti soltanto per sottolineare un dato. Io mi sono astenuto nella votazione dell'articolo 12 e non ho fatto una particolare dichiarazione di voto in quella occasione, perché già mi riconoscevo in ciò che era stato detto dall'onorevole Boato e dall'onorevole Franco Russo.
Vorrei ora intervenire brevemente su una materia che non mi appartiene, ossia Pag. 46sul significato dell'aggettivo «pleonastico», che è stato adottato dal Senato per sopprimere, all'articolo 12, comma 1, la lettera a), che, sostanzialmente, recepiva nel nostro ordinamento un principio contenuto nella direttiva comunitaria relativa ai rifugiati.
Mi dispiace che alcuni colleghi, che ho sentito con attenzione, si siano lamentati del fatto che la legge comunitaria recepisca nell'ordinamento interno alcuni principi dell'ordinamento comunitario. Ho sentito parlare tutti voi dell'importanza del ruolo del Parlamento, soprattutto nella fase discendente, volto a stabilire criteri direttivi affinché il Governo non debba, da solo, senza criteri o con criteri molto generici, adottare i decreti legislativi di attuazione.
Ebbene, quel concetto affermava principi, contenuti nella direttiva: il principio della giurisdizionalizzazione (è un diritto, quindi, si va davanti al giudice per avere la garanzia della sua effettività) e il carattere sospensivo dei ricorsi, in base al quale un asilante che venga ritenuto non meritevole dell'asilo, nelle more del ricorso, oggi può anche essere allontanato e riportato nel paese dove è perseguitato. Noi chiedevamo di prevedere il carattere sospensivo, come richiesto dalla direttiva.
Questo principio, che la Camera aveva introdotto, è stato ritenuto pleonastico e, quindi, soppresso dal Senato. Siccome sono esperto in diritto, ma non certo nella materia linguistica, questa mattina ho letto su un dizionario qual è il significato dell'aggettivo «pleonastico», che io, in parte, già conoscevo. Il De Mauro così lo descrive: «non necessario», inutile o superfluo. Quindi, possiamo scegliere tra una di queste accezioni.
Il Senato non ha fatto un torto alla Camera dei deputati e alla sua maggioranza ritenendo pleonastica quella disposizione, ma, siccome, soprattutto da parte della opposizione, è stato svolto un dibattito durato una giornata intera (si trattava dell'articolo 8, oggi articolo 12), e da parte vostra è stata fatta un'opposizione molto dura e giustificatissima, perché si può non condividere un principio; sinceramente, non ritengo giustificato considerare pleonastico, quindi non necessario, inutile o superfluo, un principio sul quale la Camera discute per una giornata intera, confrontandosi e anche scontrandosi.
Questa è la ragione, signor Presidente, per la quale mi sono astenuto nella votazione sull'articolo 12.
Devo dire che sono parzialmente tranquillizzato dal fatto che, in occasione della prima lettura, il Governo abbia accettato un ordine del giorno da noi sottoscritto. Ricordo che, con tale documento di indirizzo, si chiede che il decreto legislativo in materia di diritto di asilo venga adottato con priorità assoluta, vale a dire sei mesi dopo l'entrata in vigore della legge comunitaria, e non entro i termini previsti dalla stessa.
Pertanto, aspettiamo con ansia che il Governo mantenga l'impegno che ha assunto su questo punto e che, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge comunitaria 2006, presenti al Parlamento tale provvedimento, sul quale le competenti Commissioni potranno esprimere il proprio parere.
ROBERTO ZACCARIA. Allora, se io ormai non userò più l'aggettivo «pleonastico» (perché mi terrorizza un po' farvi ricorso), immagino che continuerà ad impiegarlo il Governo, ritenendo che «pleonastico» voglia dire che un principio è implicito nel testo che approveremo. Mi esprimo in tal senso perché preannunzio che voterò a favore del provvedimento in esame.
FRANCA BIMBI, Presidente della XIV Commissione. Signor Presidente, intervengo innanzitutto per ringraziare i colleghi Pag. 47sia dell'opposizione sia della maggioranza per il lavoro corretto e costruttivo che è stato svolto, pur nell'ambito del doveroso scontro politico che ha avuto luogo durante questo percorso.
Ritengo che tutti si siano mostrati profondamente consapevoli della necessità per cui, nel corso dell'intera attività parlamentare, si debba prestare una maggiore attenzione alle tematiche europee, nonché della rilevanza che queste possiedono rispetto a tutte le questioni di merito di cui si occupa lo stesso Parlamento.
Pertanto, nel riprendere la proposta avanzata dal deputato Gozi circa la necessità di prevedere un'apposita sessione comunitaria, annuncio che prospetterò alla XIV Commissione di proporre al Presidente Bertinotti di far svolgere, prima della celebrazione del cinquantesimo anniversario dei Trattati istitutivi della Comunità europea, una sessione della Camera dedicata al nostro rapporto con l'Europa, poiché credo che ciò sia assolutamente necessario (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Italia dei Valori).
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1042-B)
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1042-B, di cui si è testé concluso l'esame.
«Disposizioni per l'adeguamento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2006» (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (1042-B):
Votanti 298
Maggioranza 150
Hanno votato no 33
Prendo atto che la deputata Ravetto ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi.

References: e contrario
e contrario
 articolo 12
 articolo 12
e contrario
 articolo 12