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Timestamp: 2019-09-19 13:10:08+00:00

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DEVE ESSERE RISARCITO lo studente che a seguito di un sinistro stradale perde la possibilità di laurearsi – Cassazione Civile, Sentenza 7868/2011
da Sergio Armaroli | Lug 2, 2015
Ben avrebbe potute la Corte di appello ritenere la domanda non sufficientemente provata nei suoi presupposti, o non fondata. Ma avrebbe dovuto prenderla in esame e motivarne il rigetto, trattandosi di domanda che appare oggettivamente attendibile e relativa a circostanze rilevanti al fine della liquidazione dei danni.
Cassazione Civile, Sezione Terza, Sentenza n. 7868 del 06/04/2011
Con sentenza n. 81, depositata il 18 febbraio 2.008, la Corte di appello di L’Aquila ha incrementato di € 35.567,73 la somma di L. 153.425.000, oltre rivalutazione monetaria ed interessi, liquidata dal Tribunale di Lanciano in favore di [OMISSIS] ed a carico della s.p.a. SAI, quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, in risarcimento dei danni conseguiti ad un sinistro stradale.
In quella occasione l’automobile condotta dal [OMISSIS] lungo la strada statale (…), uscendo da una curva destrorsa era stata agganciata e travolta dal rimorchio di un autotreno che proveniva dalla direzione opposta, il cui conducente e proprietario sono rimasti sconosciuti. Il [OMISSIS] – che ha subito lesioni personali a seguito dell’incidente – propone otto motivi di ricorso per cassazione contro la sentenza di appello. Resiste la SAI con controricorso.
1.- Con il primo e il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione degli art. 21, 2 comma, e 19 lett. a) Legge 990/1969; violazione delle norme contenute nel d.p.r. 30 giugno 1965 n. 1124 – T.U. leggi sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, ed omessa motivazione, nella parte in cui la sentenza di appello ha quantificato la percentuale di invalidità permanente residuata all’infortunato nel 35 % del totale, sebbene la CTU esperita nel corso del giudizio abbia accertato che – applicando i parametri indicati dalle disposizioni e dalle tabelle contenute nel d.p.r. 1124/1965 cit. – detta percentuale ammonta al 44%, e che l’invalidità può essere quantificata nel 35%, applicando “i criteri ordinari”. Rileva il ricorrente che l’art. 21 legge n. 990 cit. impone di determinare il danno da inabilità permanente in base ai criteri di cui al citato d.p.r. n. 1124, nei casi previsti dall’art. 19 lett. a) legge n. 990, qual è quello in esame, e che la Corte di appello ha adottato la valutazione inferiore senza alcuna motivazione.
2.- I due motivi, che possono essere congiuntamente esaminati perché connessi, sono fondati nei termini che seguono. Va premesso che il richiamo dell’art. 21, 2 comma, legge n. 990/1969 ai criteri di liquidazione del danno da inabilità permanente di cui al d.p.r. 30 giugno 1965 n. 1124, nei casi di cui all’art. 19 lett. a) della legge stessa, sta ad indicare il limite massimo entro il quale l’impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada può essere chiamata a rispondere; non il limite minimo, come presuppone il ricorrente, allorché qualifica come violazione di legge la minor valutazione adottata dalla sentenza impugnata.
Trattasi infatti di norma che – (anche) a tutela del Fondo di garanzia – tende ad assicurare ai danneggiati dai sinistri della circolazione stradale provocati da soggetti sconosciuti una protezione minima, entro limiti ritenuti compatibili, con le esigenze di economicità di gestione del Fondo.
Tali principi rappresentano pur sempre quelli che l’art. 21 legge n. 990/1969 ritiene idonei ad esprimere la corretta quantificazione dell’invalidità permanente, agli effetti del risarcimento da parte del Fondo di garanzia. La circostanza che la suddetta valutazione sia vincolante solo quanto al limite massimo non esclude che il giudice che se ne voglia discostare sia tenuto a motivare la sua decisione, indicando specificamente le ragioni della sua scelta.
Tale riferimento nella specie è del tutto mancato, pur essendo le lesioni subite dal danneggiato – che hanno residuato anche difficoltà nella deambulazione oggettivamente di grave entità.
3.- Con il terzo motivo il ricorrente lamenta omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, nella parte in cui la Corte di appello – dopo avere premesso che il valore del punto di invalidità deve essere determinato in una somma variabile fra Euro 1.300,00 ed Euro 6.000,00, e che la scelta fra i due estremi deve variare in relazione alla gravità delle lesioni e all’età dell’infortunato – ha determinato detto valore in un importo vicino al minimo, senza effettuare alcuna correlazione con i suddetti criteri.
3.1.- Il motivo è fondato. La motivazione risulta oggettivamente illogica e contraddittoria nella parte in cui, dopo avere premesso che “……Questa Corte……per le lesioni più gravi è solita riconoscere una somma compresa tra i 1.300 ed i 6.000 Euro a punto percentuale di invalidità. All’interno di questa fascia di oscillazione il risarcimento sarà poi tanto più elevato quanto più gravi siano i postumi e quanto più giovane l’età del danneggiato…..”, ha poi confermato il valore del punto determinato dal Tribunale in Euro 1.291,14, in considerazione del fatto che detto valore era stato rivalutato fino a raggiungere l’importo di Euro 1.610,71.
La valutazione risulta perciò intrinsecamente contraddittoria e inidonea a giustificare la decisione. A maggior ragione la questione dovrà essere riesaminata in sede di rinvio, a fronte dell’accoglimento dei primi due motivi circa la quantificazione della percentuale di inabilità permanente.
.1.- I motivi sono fondati.
La Corte di cassazione accoglie i primi cinque motivi di ricorso. Rigetta il sesto e il settimo motivo e dichiara assorbito l’ottavo. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa alla Corte di appello dell’Aquila, in diversa composizione, che deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.
Depositata in Cancelleria il 6 aprile 2011

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 art. 21
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