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Timestamp: 2019-06-26 16:05:50+00:00

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Mercoledì 19 Novembre 2014 00:00	Francesco Annunziata
Art. 143 del D.Lgsl.209/2005. Il modulo Cid: contenuto e funzione.
(di Francesco Annunziata)
L'art. 145 del Codice delle Assicurazioni Private (D.Lgsl.209/2005) statuisce che nel caso si applichi la procedura di cui all'art. 148, l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni o novanta, in caso di lesioni, a decorrere dal momento in cui il danneggiato abbia fatto valere la propria pretesa risarcitoria nei confronti dell'impresa di assicurazione, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, osservando le modalità ed i contenuti previsti dallo stesso articolo 148.
L'art. 148, dal canto suo, è norma di rinvio al precedente art. 143 quando stabilisce che la richiesta di risarcimento deve essere corredata dalla denuncia secondo il c.d. modulo CID o CAI.
Il detto articolo 143 CdA, infine, informa:
1. Nel caso di sinistro avvenuto tra veicoli a motore per i quali vi sia obbligo di assicurazione, i conducenti dei veicoli coinvolti o, se persone diverse, i rispettivi proprietari sono tenuti a denunciare il sinistro alla propria impresa di assicurazione, avvalendosi del modulo fornito dalla medesima, il cui modello è approvato dall'ISVAP. In caso di mancata presentazione della denuncia di sinistro si applica l'articolo 1915 del codice civile per l'omesso avviso di sinistro.
2. Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell'impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso.
L'art. 143, a ben vedere, ricalca, quasi pedissequamente, l'art. 5 dell' abrogato D.L. 23 dicembre 1976 n. 857 convertito con modificazioni nella legge 26.02.1977 n. 39 (c.d. mini riforma), ove appunto si leggeva:
1) Nel caso di scontro tra veicoli a motore per i quali vi sia obbligo di assicurazione, i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro sono tenuti a denunciare il sinistro avvalendosi del modulo fornito dall'impresa, il cui modello è approvato con decreto del Ministero per l'industria, il commercio e l'artifianato da emararsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
Delineato il quadro normativo, valutiamo gli aspetti applicativi ed esegetici, con precipuo riferimento al modello CID, al suo contenuto ed alla sua funzione.
L'obbligo di invio del modello cid, almeno in tema di indennizzo diretto, non appare sanzionato da alcuna norma, nè dell'attuale Codice delle Assicurazioni nè della previgente Legge 990/69, sotto il cui vigore si riteneva, come sarà in seguito precisato, che l'omessa allegazione della denunzia di sinistro secondo il modulo Cid, pure lì espressamente previsto dall'art. 5 del D.L.857/76, non rendesse improponibile la domanda facendo, comunque, la richiesta di risarcimento danni sorgere, in capo all'istituto assicuratore, l'obbligo di risarcire i danni.
In sede applicativa, tuttavia, una parte della giurisprudenza di merito ritiene che l'invio del modulo, di cui al citato art. 143, sia condizione di proponibilità della domanda.
In particolare, in tema di indennizzo diretto, nessuna norma fa riferimento nè all'allegazione di tale modulo nè agli altri elementi previsti, invece, per la proposizione dell'azione ordinaria tradizionale.
L'art. 149 stabilisce: "In caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all'impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato".
Ed il regolamento (D.P.R. 18/07/2006 n.254) che disciplina le modalità attuative del sistema del risarcimento diretto, nell'ambito dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione stradale, all'art. 5 intitolato "Modalità della richiesta di risarcimento" aggiunge:
1. Il danneggiato che si ritiene non responsabile, in tutto o in parte, del sinistro rivolge la richiesta di risarcimento all'impresa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato.
2. La richiesta e' presentata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento o con consegna a mano o a mezzo telegramma o telefax o in via telematica, salvo che nel contratto sia esplicitamente esclusa tale ultima forma di presentazione della richiesta di risarcimento.
3. L'impresa che ha ricevuto la richiesta ne dà immediata comunicazione all'impresa dell'assicurato ritenuto in tutto o in parte responsabile del sinistro, fornendo le sole informazioni necessarie per la verifica della copertura assicurativa e per l'accertamento delle modalità di accadimento del sinistro.
Il successivo art. 6 contiene invece gli elementi da inserire nella richiesta di risarcimento (nomi degli assicurati, le targhe dei due veicoli coinvolti nel sinistro, la denominazione delle rispettive compagnie di assicurazione, la descrizione delle circostanze e delle modalità del sinistro ecc.)
Orbene, alcun riferimento è contenuto, negli articoli indicati, all'invio del modello Cid ex art. 143, previsto, invece, espressamente nel caso in cui si applichi la procedura ordinaria di cui agli artt. 145, 1° comma e 148.
Invero è l'art. 148 che stabilisce che "Per i sinistri con soli danni a cose, la richiesta di risarcimento, presentata secondo le modalità indicate nell'articolo 145, deve essere corredata dalla denuncia secondo il modulo di cui all'articolo 143 e recare l'indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per l'ispezione diretta ad accertare l'entità del danno".
Orbene, benchè l'interpretazione fondata sul dato letterale sembri suggerire che in tema di indennizzo diretto non sia necessario l'invio del modulo Cid, mancando una specifica norma di rinvio alla più articololata disciplina dell'art. 148, l'impostazione giurisprudenziale che pare al momento maggioritaria ritiene sempre sussistente tale onus, ai fini della proponibilità della domanda.
Pare, allora, opportuno focalizzare l'attenzione sul contenuto del modello di cui all'art. 143 domandandosi, in particolare, se sia necessaria, nella compilazione, l'indicazione di tutti gli elementi in esso richiesti e la sottoscrizione di entrambi i conducenti con specifico riferimento all'indennizzo diretto.
Il dato normativo sembra portare ad una soluzione negativa.
L'unico riferimento alla firma congiunta, infatti, è contenuto proprio nel più volte citato art. 143, il quale, come innanzi riferito, al secondo comma, precisa "Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell'impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso".
Se ne desume, argomentando a contrario, che il modulo possa essere firmato anche da uno solo dei conducenti. L'avverbio "quando", impegato dal legislatore, infatti, deve essere letto come "laddove" o "nel caso in cui", in quanto la locuzione "Quando il modulo sia firmato congiuntamente" introduce, semplicemente, una mera ipotesi o eventualità che può anche non sussistere.
Il modulo di cui all'art. 143 CdA, che va consegnato, dal soggetto assicurato coinvolto nel sinistro, al proprio assicuratore, sembra possa avere una funzione duplice.
Nel caso in cui sia sottoscritto da parte del solo contraente (o, credo, sia addirittura privo di sottoscrizione), il modello Cid ha valore di mera denunzia di sinistro che sarà valutata liberamente dal giudice.
Ed all'uopo la Corte di Cassazione ha ritenuto che la dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo cosiddetto C.I.D., resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve e essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all'art. 2733 c.c., comma 3, secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, per l'appunto, liberamente apprezzata dal giudice. Dall'altro lato, quanto alla interpretazione del medesimo C.I.D., deve ritenersi che essa, costituendo interpretazione di un atto negoziale, è tipico accertamento in fatto riservato al giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità, se non nell'ipotesi di violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, di cui all'art. 1362 cod. civ., e segg., o di motivazione inadeguata, ovverosia non idonea a consentire la ricostruzione dell'iter logico seguito per giungere alla decisione (Cass., III sez. Civ. 23.01.2013, n.1602).
Nel caso, invece, in cui il modello CID contenga la firma di entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro (è questo il caso in cui detto modello assume la denominazione di "Constatazione Amichevole di Incidente") introduce, così come dice la legge, una presunzione iuris tantum, vincibile mediante prova contraria da parte dell'impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso.
Ed è appunto questo il caso - affinchè sorga la presunzione di cui innanzi nonchè l'obbligo per la compagnia di formulare congrua offerta nel termine dimidiato di trenta anzichè di sessanta giorni - in cui, si ritiene, che il modello Cid o Cai debba essere assolutamente dettagliato ed esaustivo, dovendo contenere tutti gli elementi in esso richiesti.
Il problema riguarda, dunque, in caso di firma congiunta, unicamente il valore probatorio del modulo Cid ed i termini concessi, alla compagnia per il risarcimento del danno, non essendo immaginabili riverberazioni in tema di proponibilià della domanda, sia se proposta ai sensi dell'art. 148 sia se proposta ai sensi dell'art. 149.
In altri termini, anche in presenza di una richiesta di risarcimento danni cui è allegato un modello cid incompleto, perchè privo della sottoscrizione di uno o entrambi i conducenti, dei numeri di polizza ecc., ovvero nel caso in cui vi siano contestazioni in ordine alla dinamica del sinistro, il meccanismo dell'indennizzo diretto può essere utilmente invocato.
Se da un lato l'invio del più volte citato modello, è previsto, secondo parte della giurispudenza di merito a pena di improponibilità della domanda, dall'altro va evidenziato come nessuna delle norme coinvolte, in particolare, nel meccanismo del risarcimento diretto, preveda che tale modello debba essere necessariamente compilato in tutte le sue parti.
E tanto è confortato dalle norme del Codice delle Assicurazioni.
L'art. 149, invero, stabilisce che "In caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all'impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato".
Quindi, argomantando dal dato letterale, pare il legislatore abbia voluto sostenere che, ricorrendone i presupposti (sinistro verificatosi tra due veicoli identificati ed assicurati) il danneggiato debba sempre ("i danneggiati devono rivolgere" -in realtà la Corte Costituzionale, con la sentenza 180/2009, ha ritenuto la facoltatività dell'indennizzo diretto) far ricorso al meccanismo dell'indennizzo diretto e ciò sicuramente a prescindere dalla doppia firma sul modello cid e dall'accertamento della effettiva responsabilità dell'uno o dell'altro conducente, nella produzione del sinistro.
Sembra che tale impostazione trovi un positivo riscontro sia nell'art. 3 del regolamento, per il quale la disciplina del risarcimento diretto si applica in tutte le ipotesi di danni al veicolo e di lesioni di lieve entità al conducente, anche quando nel sinistro siano coinvolti terzi trasportati, sia nel successivo art. 5 il quale stabilisce che "Il danneggiato che si ritiene non responsabile, in tutto o in parte, del sinistro rivolge la richiesta di risarcimento all'impresa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato".
Ed è, spesso, proprio in caso di responsabilità controversa che il modello cid non potrà, data la contestazione, recare la sottoscrizione di entrambi i conducenti.
Quante volte nella pratica il responsabile del sinistro o tale presunto si rifiuta di fornire i propri dati e quelli del proprio veicolo allontanandosi dal luogo del sinistro?
Orbene, anche in tali caso, il danneggiato potrà, una volta individuato il veicolo investitore ed accertata la copertura assicurativa di entrambi i veicoli coinvolti nel sinistro, scegliere la procedura di cui all'art. 149 CdA: nessuna norma lo vieta, anzi sembra che tale scelta sia addirittura imposta.
Pertanto, pur volendo ritenere che l'art. 148 prevede che la richiesta di risarcimento debba essere corredata dalla denuncia di sinistro secondo il modulo di cui all'articolo 143, non pare che la mancanza di qualche elemento di tale documento possa essere considerata motivo di improponibilità della domanda.
Quello che è importante è che la richiesta contenga, ai fini della proponibilità della domanda, i requisiti indicati nell'art. 148 (Corte Costituzionale 3 maggio 2012, n. 111). Sarà, poi, la compagnia di assicurazione che riceve i dati (ovviamente almeno quelli minimi indispensabili per individuare il proprio assicurato - come, ad esempio, il numero di targa dello stesso) a svolgere tutti gli accertamenti ed indagini diretti alla identificazione del veicolo antagonista: proprietario, numero di polizza ecc. e valutare la opportunità di risarcire i danni richiesti oppure richiedere, ai sensi dell'art.7 del regolamento le opportune integrazioni.
In conclusione, nell'attesa di pronunce ad hoc da parte della Suprema Corte, va considerato che la giurisprudenza di legittimità, che ben aveva interpretato e chiarito la portata della abrogata legge 990/69 e successive modificazioni ed integrazioni, le cui norme sono state, in parte, trasfuse nel d.lgsl. 209/2005 (non ancora giunto all'attenzione degli ermellini) aveva fissato, in ordine agli elementi che dovevano corredare la richiesta di risarcimento danni, alcuni principi incontrovertibili.
In particolare la Cassazione - oltre ad aver ritenuto che alcun obbligo sussistesse in ordine alla allegazione del modello cid previsto dall'art. 5 della L.39/77 (Cass.8/1987) - aveva stabilito che anche la richiesta di risarcimento danni non contenente tutti gli elementi richiesti dalla legge era un valido atto di costituzione in mora ogni volta che l'assicuratore, utilizzando la normale diligenza e comportandosi secondo le norme di correttezza e buona fede, potesse, nel termine stabilito dalla legge, valutare il fondamento della pretesa risarcitoria (SS.UU. sentenza 5219/1983). Quando, invece, la richiesta risarcitoria non conteneva neppure quegli elementi minini che consentissero all'assicurazione di valutare la pretesa risarcitoria allora il danneggiato doveva provvedere ad integrare gli elementi con la conseguenza che lo spatium deliberandi decorreva dalla data delle dette integrazioni (Cass. 1365/88, 2514/86).
Mimmo Giordano
Concordo pienamente con quanto scritto dal collega Annunziata, infatti nei sinistri stradali molto spesso, anzi quasi sempre, nell'immediatezza del fatto, ognuno dei conducenti si ritiene non responsabile del sinistro e solo in casi di palese colpa si riesce ad ottenere i dati assicurativi e quelli del veicolo, figuriamoci una firma su un modello di dichiarazione di incidente.
Dunque in estrema sintesi, ritengo che il C.I.D., abbia la mera funzione di consentire alle imprese assicurative di acquisire le informazioni necessarie per svolgere gli accertamenti di propria competenza e conseguentemente risarcire il danneggiato in via stragiudiziale.
Giovedì 20 Novembre 2014, 19:02
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References: Art. 143
 articolo 148
 art. 143
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 art. 143
 art. 6
 art. 143
 art. 143
 sentenza 
 art. 5
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