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Timestamp: 2020-02-22 16:29:52+00:00

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SCHEDA PER LA PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO AI SENSI DELL ART. 3 c. 8 lett. a) DELL INTESA - PDF Download gratuito
SCHEDA PER LA PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO AI SENSI DELL ART. 3 c. 8 lett. a) DELL INTESA
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1 INTESA SUI CRITERI DI RIPARTIZIONE DELLE RISORSE, LE FINALITA, LE MODALITA ATTUATIVE NONCHE IL MONITORAGGIO DEL SISTEMA DI INTERVENTI PER FAVORIRE LA CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA E DI LAVORO, SOTTOSCRITTA NELLA SEDUTA DEL 29 APRILE 2010 DELLA CONFERENZA UNIFICATA (Repertorio Atti n. 26/CU del 29 aprile 2010) SCHEDA PER LA PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO AI SENSI DELL ART. 3 c. 8 lett. a) DELL INTESA Regione/Provincia autonoma REGIONE LAZIO Direzione/Settore competente (denominazione, indirizzo, tel., fax, ) ASSESSORATO POLITICHE SOCIALI E FAMIGLIA ASSESSORATO LAVORO E FORMAZIONE DIPARTIMENTO SOCIALE Servizio competente (denominazione, indirizzo, tel., fax, ) Direzione Politiche sociali e Famiglia Area Programmazione e Legislazione Direzione Formazione e Lavoro - Area Pari opportunità e Politiche di genere Dirigente del Servizio competente (nominativo, indirizzo, tel., fax, ) Architetto Paola Maria Falconi (Area Programmazione e Legislazione Viale del Caravaggio 99, Roma- tel: 06/ ; fax 06/ ; Dott.ssa Pacchiacucchi Annamaria (Area Pari opportunità e Politiche di genere Via R.R. Garibaldi, 7, Roma tel: 06/ fax: 06/ ) 1
2 1. Breve descrizione degli elementi di contesto socio-economico connessi agli interventi proposti per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro Nella Regione Lazio, secondo i dati ISTAT riferiti al primo trimestre del 2010, il tasso di attività delle donne è pari al 55,2%, mentre quello dell occupazione si attesta sul 49,3%, ben al di sotto degli obiettivi fissati dall Agenda di Lisbona; la disoccupazione femminile è pari al 10,6%. Le donne lavorano prevalentemente nel settore dei servizi (91%), seguito dall industria (7%) e, in coda dall agricoltura (1,2%). Per quanto riguarda i servizi per la conciliazione nella nostra regione vi sono alcuni virtuosi esempi di servizi offerti ai lavoratori; tuttavia i modelli organizzativi e le forme facilitanti, quali il telelavoro, sono poco diffuse, nonostante la struttura della società, l insufficienza dei servizi pubblici, i problemi di conciliazione lavoro/famiglia e quelli legati alla mobilità, evidenzino una forte necessità di flexicurity. Per quanto riguarda i dati relativi al gap retributivo e di carriera tra uomini e donne, la situazione nel Lazio conferma quella nazionale, e le differenze salariali perdurano durante tutta la vita lavorativa delle donne, in modo particolare in coincidenza con la maternità, ancora considerata un elemento frenante anche a causa della carenza della cultura della condivisione dei compiti familiari. La progressione di carriera per le donne è pertanto un aspetto che si deve considerare legato al tema della maternità e deve quindi essere sostenuta perché fortemente condizionata nelle donne che decidono di avere figli. La rete dei servizi dedicati all infanzia in età 0-3 anni costituisce una risorsa in grado di sostenere lo sviluppo e l accompagnamento alla crescita dei bambini e delle bambine e al tempo stesso consente di facilitare la conciliazione dei tempi di lavoro, di cura e di vita delle famiglie dinanzi a trasformazioni che hanno interessato la nostra società e le nostre famiglie. Inoltre lo sviluppo della rete tende senz altro a favorire l inserimento lavorativo delle donne, che sono i soggetti che maggiormente se non esclusivamente vengono impiegati nell ambito dei servizi socio educativi per la prima infanzia e nei servizi alternativi. Nel Lazio, secondo le rilevazioni ISTAT disponibili, 6, i servizi socioeducativi presenti sul territorio della Regione Lazio assicurano la copertura di circa il 10% della popolazione di bambini di età compresa tra 0 e 3 anni. Sono molte le famiglie ad essere lasciate sole, prive di supporto nella cura dei propri figli. Bisogna segnalare, inoltre, che il dato regionale assume sul territorio proporzioni molto diversificate da distretto a distretto. L irrinunciabile necessità di prestare cure e assistenza ai bambini, l esigenza di rientro al lavoro terminato il periodo di maternità, il generale allentamento delle reti di protezione di tipo familiare, sono vincoli che creano situazioni di disagio e sofferenza per le famiglie e, all interno di queste, in particolare per le donne. Negli ultimi anni sono state avviate importanti azioni in materia di conciliazione di lavoro e di cura ma, il perdurare di una situazione comunque complessa spinge le istituzioni ad accompagnare le politiche perseguite in materia di welfare con nuove soluzioni e modelli che siano in grado di interpretare e rispondere ai bisogni della collettività, attivando e coinvolgendo forze ed energie presenti all interno della società. La mappa dei servizi educativi per la prima infanzia è rappresentata in Regione dalle seguenti tipologie: - asili nido comunali e privati (da 25 a 60 posti, articolo 6 l.r. 59/1980); - micro-nidi (da 6 a 19 bambini).; - nidi nei luoghi di lavoro (asili nido e micronidi); - servizio di assistente familiare (l.r. 43/1995) - servizio sperimentale di nido familiare ( mamme di giorno ) Da un lato, operando nell ottica della conciliazione, si intende sostenere, anche sotto il profilo economico, le famiglie con bimbi piccoli proponendo loro anche modalità di assistenza alternative che garantiscono 2
3 comunque il raggiungimento di apprezzabili risultati educativi e pedagogici; dall altro, la Regione si propone di offrire alle donne un opportunità occupazionale partendo proprio da una delle cause principali che, ancor oggi, è motivo di allontanamento dal lavoro, ossia la maternità. Infatti tra le motivazioni di dimissioni per maternità nel Lazio (anno 2009) al primo posto c è la mancanza di una rete socio-familiare (226) che non consente alla lavoratrice di gestire maternità/lavoro con tranquillità: un organizzazione del lavoro più disponibile alle istanze di conciliazione come il telelavoro ecc. potrebbe invertire l attuale tendenza. 2. Contesto legislativo e programmatorio di riferimento per l attuazione degli interventi proposti per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (art. 3 c. 1) Gli interventi proposti costituiscono attuazione degli obiettivi e delle direttrici di intervento definite dal contesto normativo e dagli atti di programmazione di seguito elencati: - Trattato di Lisbona - L. R. 16 aprile 1976, n. 15. Interventi di prevenzione, formazione e aggiornamento nell area dell assistenza alla donna, al bambino ed alla famiglia - L. R. 16 giugno 1980, n. 59 Norme sugli asili nido. - L. R. 3 Gennaio 2000, n. 3 Asili nido presso strutture di lavoro. modifiche alla legge regionale 16 giugno 1980, Nn L. R. 8 giugno 1995, n. 43 Istituzione del servizio di assistenti familiare - L. R. 9 settembre 1996, n. 38. Riordino, programmazione e gestione degli interventi e dei servizi socioassistenziali nel Lazio. - L.R. 7 dicembre 2001, n. 32 Interventi a sostegno della famiglia. - L.R. 11 luglio 2002, n. 18. Tutela del gioco infantile e disciplina delle ludoteche - DGR 25 luglio 2008, n. 560 Piano di utilizzazione triennale degli stanziamenti per il sistema integrato regionale di interventi e servizi sociali. Approvazione documento concernente Linee guida ai Comuni per l utilizzazione delle risorse per il sistema integrato regionale di interventi e servizi sociali Triennio DGR 25 luglio 2003, n. 703 L.r. 59/80. Contributo di gestione per gli asili nido gestiti dai Comuni. - DGR 23 dicembre 2005, n L.r. 7 dicembre 2001, n. 32 Interventi a sostegno della famiglia. Individuazione degli interventi prioritari, nonché delle modalità e dei criteri di riparto dei fondi disponibili. - DGR 3 maggio 2002,n. 547 Legge regionale n. 43/95: Definizione del contributo di gestione agli enti locali per il servizio sperimentale di assistente familiare. - DGR 30 luglio 2004, n. 703 Art. 6 L.R. 18/2002 Tutela del gioco infantile e disciplina delle ludoteche. Criteri per il riparto delle risorse regionali; - Italia 2020 Programma di azioni per l inclusione delle donne nel mercato del lavoro - Quadro Strategico Nazionale italiano ( QSN ) per la politica regionale di sviluppo ; - Programma Operativo del FSE Obiettivo 2, Competitività regionale e occupazione 2007/2013 della Regione Lazio approvato con Decisione della Commissione Europea n del 21/11/2007; - Deliberazione della Giunta regionale del 20 marzo 2008 n. 213 di approvazione del Piano Esecutivo Triennale (PET) attuativo del Programma operativo del Fondo Sociale Europeo obiettivo competitività regionale ed occupazione 2007/2013; - Libro Verde sull occupazione femminile nel Lazio ; - D.g.r. 283/2009 di approvazione del Piano di lavoro per l occupazione femminile; 3
4 3. Finalità generali che si intendono perseguire (art. 2 c. 1) In relazione alle risorse disponibili gli interventi proposti mirano a perseguire le seguenti finalità generali: - rafforzamento di alcune azioni di supporto dei servizi socio educativi della prima infanzia che è stato impiantato nel territorio regionale, fornendo comunque un sostegno attraverso un implementazione della rete di servizi alternativi organizzati dal comune o attraverso un sostegno economico per consentire l accesso a servizi alternativi privati soprattutto a quelle famiglie che non riescono ad usufruire del servizio di asilo nido o perché inserite nelle liste di attesa o perché non esiste un asilo nido comunale nel proprio comune di residenza. - potenziamento dei supporti finalizzati a favorire il rientro delle lavoratrici che abbiano usufruito di assenze dal lavoro per motivi di cura; - favorire la permanenza nel mercato del lavoro, limitando l abbandono dell impiego a seguito della maternità; - attivazione di strumenti che facilitino la conciliazione, anche attraverso la razionalizzazione della mobilità. 4. Finalità specifiche (art. 2 c. 2) selezionare almeno tre delle finalità specifiche per le Regioni con attribuzione di risorse superiori ad Euro e almeno due per le altre Regioni e le Province autonome (art. 3 c. 8 lett. a) a) creazione o implementazione di nidi, nidi famiglia, servizi e interventi similari ( mamme di giorno, educatrici familiari o domiciliari, ecc.) definiti nelle diverse realtà territoriali; b) facilitazione per il rientro al lavoro di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale o per motivi comunque legati ad esigenze di conciliazione anche tramite percorsi formativi e di aggiornamento, acquisto di attrezzature hardware e pacchetti software, attivazione di collegamenti ADSL, ecc.; c) erogazione di incentivi all acquisto di servizi di cura in forma di voucher/buono per i servizi offerti da strutture specializzate (nidi, centri diurni/estivi per minori, ludoteche, strutture sociali diurne per anziani e disabili, ecc.) o in forma di buono lavoro per prestatori di servizio (assistenza domiciliare, pulizia, pasti a domicilio, ecc.); d) sostegno a modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali facilitanti (o family friendly) come banca delle ore, telelavoro, part time, programmi locali dei tempi e degli orari, ecc.; e) altri eventuali interventi innovativi e sperimentali proposti dalle Regioni e dalle Province autonome purché compatibili con le finalità dell Intesa. 4
5 5. Descrizione degli interventi proposti in relazione alle singole finalità prescelte, specificando contenuti, articolazione operativa, attori pubblici e privati coinvolti, aree territoriali interessate, risultati attesi, trasferibilità e sostenibilità (compilare solo le sezioni relative alle finalità indicate nel precedente punto 4.) Finalità b) Facilitazione per il rientro al lavoro di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale o per motivi comunque legati ad esigenze di conciliazione Intervento b) Attività di consulenza per le donne in congedo parentale per facilitare il rientro al lavoro e riduzione del gap di carriera attraverso aggiornamento formazione e e-learning. ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO - IL COACHING AZIENDALE PER LE DONNE Contenuti La Regione Lazio per favorire il rientro al lavoro delle lavoratrici che abbiano usufruito di congedo per la maternità o per motivi legati ad esigenze di cura e conciliazione e per contribuire a rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza tra uomo e donna nella progressione professionale e di carriera intende realizzare i seguenti interventi: consulenze specifiche e specializzate, quali il coaching, counseling e mentoring, per la facilitazione del reinserimento nell organizzazione lavorativa; percorsi formativi per l'acquisizione di competenze, capacità e conoscenze in funzione del grado di responsabilità, fino a quelle di vertice, per colmare gli eventuali gap di carriera conseguenti ad assenze prolungate dal luogo di lavoro per i congedi parentali; aggiornamento e formazione mirati, anche in modalità e-learning come mezzo facilitante per le donne. Articolazione operativa Le Province pubblicheranno avvisi pubblici rivolti agli enti e alle imprese del territorio regionale, secondo linee guida programmatiche e i criteri concordati con la Regione Lazio; ad ogni provincia sarà assegnato un budget secondo i criteri stabiliti nell accordo con ANCI e UPI regionali. Attori pubblici e privati coinvolti Regione, Province, Comuni, datori privati. Aree territoriali interessate Tutto il territorio regionale 5
6 Risultati attesi Maggiore benessere per le donne lavoratrici nella gestione delle difficoltà operative derivanti dal periodo di assenza necessario per la maternità; riduzione della durata media dei tempi di reinserimento necessari alle lavoratrici per la piena operatività; concorrere al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona in materia di pari opportunità nel lavoro, in particolare per il superamento delle difficoltà di carriera delle donne in rientro dalla maternità e conseguente superamento delle disparità salariali. Trasferibilità e sostenibilità L intervento ha un alto grado di trasferibilità in quanto viene costruito sulle esigenze specifiche delle organizzazioni che ne fanno richiesta. La formazione, a tutti i livelli, è un investimento oltre che per la lavoratrice anche per il datore di lavoro, che si avvarrà di lavoratrici fortemente motivate e qualificate, che potranno investire così le proprie competenze nello sviluppo dell organizzazione. 6
7 Finalità c) Erogazione di incentivi all acquisto di servizi di cura in forma di voucher/buono per i servizi offerti da strutture specializzate o in forma di buoni lavoro per prestatori di servizio Intervento c) Sostegno economico per le famiglie in lista di attesa presso asili nido pubblici o che sono residenti in comuni privi di asili nido pubblici, che utilizzano asili privati autorizzati. Contenuti Gli asili nido sono un servizio di interesse pubblico, aperto alle bambine e ai bambini in età compresa fra i tre mesi e i tre anni, che hanno la funzione di favorire il pieno sviluppo della personalità del bambino, nel quadro di una politica socio-educativa, operando nel rispetto del primario dovere e diritto dei genitori di istruire ed educare i propri figli, come sancito dall'articolo 30, primo comma, della Costituzione. L ampliamento dei servizi di cura per l infanzia è un elemento essenziale nell ambito delle politiche tese a favorire la effettiva parità tra uomini e donne: una maggiore e più diffusa disponibilità di tali servizi favorisce, infatti, una più equa distribuzione dei carichi di cura in ambito familiare consentendo, in tal modo, l accesso e la permanenza delle donne madri nel mondo del lavoro. In attesa della prossima apertura di nuovi asili nido finanziati con le risorse statali e regionale del piano straordinario per i servizi socioeducativi per la prima infanzia, il presente progetto è rivolto a favorire l utilizzo degli asili nido privati autorizzati per i bimbi inseriti nelle liste di attesa comunali oppure per i bimbi residenti in comuni dove non sono presenti asili nido pubblici e consiste nell erogazione di un bonus economico per le famiglie che sostengono le spese di un asilo nido privato o di un servizio alternativo autorizzato per la cura dei bimbi di età 0-3 anni. Articolazione operativa Le risorse disponibili vengono ripartire tra il Comune di Roma ed i distretti sociosanitari del Lazio dove il rapporto bambini di età 0-3 anni e numero di asili nido funzionanti è più sfavorevole, e poi trasferite, su domanda e nei limiti delle risorse disponibili, alle famiglie in possesso di un determinato valore ISEE sotto forma di bonus economico Attori pubblici e privati coinvolti Comuni, famiglie, terzo settore e soggetti che gestiscono asili nido o servizi alternativi per la prima infanzia autorizzati. Aree territoriali interessate Ambiti territoriali dove è maggiore la popolazione 0-3 anni e con meno ricettività delle strutture pubbliche Risultati attesi Sostenere economicamente almeno 1000 nuclei familiari Trasferibilità e sostenibilità In presenza di risorse adeguate il progetto è sicuramente trasferibile su tutti i distretti del Lazio 7
8 Finalità d) Sostegno a modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali facilitanti Intervento d) Il telelavoro come modalità di lavoro facilitante e sperimentazione di un tele centro pilota - LONTANO DAGLI OCCHI, VICINO AL CUORE Contenuti La Regione Lazio intende promuovere il telelavoro quale strumento per lavorare on line, tra le modalità di prestazione di lavoro facilitante, in ottica di conciliazione e flexicurity. Tale modalità consentirebbe la prestazione lavorativa, alle lavoratrici con obblighi di cura e necessità di conciliazione della vita lavorativa e familiare. Con il secondo intervento si intende sperimentare un azione pilota di realizzazione di un centro telematico (telecentro), condiviso da più lavoratrici, per l incentivazione del telelavoro in aree decentrate, nelle quali il fenomeno del pendolarismo rende particolarmente difficile la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Articolazione operativa Gli enti territoriali, attraverso avvisi pubblici rivolti alle imprese, promuoveranno il telelavoro e gli strumenti per il lavoro on line, attraverso il finanziamento dell acquisto e l implementazione di postazioni informatiche presso l abitazione delle lavoratrici interessate. Per quanto riguarda l azione pilota del tele centro, la Regione Lazio, a seguito di una analisi tecnica preliminare e previo accordo con gli enti territoriali, individuerà l ente locale o gli enti locali interessati e in possesso dei requisiti, per la sperimentazione di un modello di delocalizzazione del lavoro che concili le esigenze di cura e mobilità delle donne lavoratrici. Attori pubblici e privati coinvolti Regione Lazio, enti locali, datori di lavoro privati. Aree territoriali interessate Il telelavoro potrà interessare imprese ed enti pubblici su tutto il territorio regionale. Per la sperimentazione del tele centro sarà invece individuata un area territoriale decentrata. Risultati attesi Aumentare la diffusione di modelli organizzativi e modalità facilitanti, che comportino anche una razionalizzazione e una riduzione dei tempi di spostamento delle lavoratrici. Attraverso la sperimentazione si intende verificare la fattibilità su scala territoriale di una rete di tele centri nelle zone ad alto tasso di pendolarismo e/o di migrazione, in ottica di flexicurity di genere. Trasferibilità e sostenibilità Il telelavoro è un modello di organizzazione ormai ampiamente acquisito a livello europeo, dimostrando la piena trasferibilità in ogni tipo di organizzazione aziendale. La sostenibilità economica è data dal miglioramento dell efficienza della prestazione lavorativa. L azione pilota che si intende attivare ha lo scopo di valutare la trasferibilità e la sostenibilità del modello a tutte le realtà territoriali decentrate della regione. 8
9 6. Eventuali interventi già programmati o in corso di attuazione a livello regionale e/o locale per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e loro connessione con gli interventi proposti (art. 3 c. 2) Avviso pubblico Interventi in impresa volti a favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa in un ottica di flexicurity, approvato con determinazione D0128 del 20/2/2010 e finanziato con risorse FSE degli assi adattabilità e occupabilità, per l importo complessivo di , finanzia progetti per l introduzione e/o il potenziamento di modelli flessibili di organizzazione del lavoro, accompagnati dall attivazione di servizi di conciliazione in favore dei lavoratori con carichi di cura. Avviso pubblico per proposte progettuali finalizzate alla formazione di Assistenti Materne e all avvio in sperimentazione del servizio di nido familiare, approvato con D.G.R. 637/2007 e finanziato con risorse FSE pari ad euro Importo euro ,00, nell ambito della misura E1 per quanto concerne l intervento formativo e con risorse FNPS pari ad euro ,00 per quanto concerne la sperimentazione del servizio. 7. Modalità di divulgazione degli interventi proposti attraverso la comunicazione istituzionale (art. 3 c. 8 lett. b) Presentazione del programma di interventi attraverso: comunicati stampa, interviste, pubblicità istituzionale ed ogni altro canale informativo disponibile. Pubblicazione degli avvisi pubblici oltre che su quelli degli enti territoriali delegati per l attuazione degli interventi anche sui siti istituzionali della Regione: (canale tematico: politiche sociali, famiglia) Descrizione delle modalità attuative degli interventi proposti (ad es. ampliamento di linee di intervento già programmate, individuazione di nuove linee di intervento, modalità di selezione dei progetti, modalità di gestione degli interventi, ecc.) L individuazione degli interventi da finanziare avverrà attraverso avvisi pubblici rivolti alle imprese e agli altri soggetti coinvolti, ed emanati dalle province secondo le linee guida definite dalla Regione, con eccezione dell intervento pilota sui telecentri per il quale la Regione si riserva la gestione in ottica di sperimentazione programmatica. Per quanto riguarda l intervento di cui alla lettera c), la Regione si riserva di individuare in base ai criteri individuati, gli ambiti territoriali di intervento e assegnerà le risorse ai comuni capofila dei distretti sociosanitari che erogheranno le relative risorse agli aventi diritto in base a graduatorie distrettuali. 9
10 9. Contenuti, data e modalità di attestazione dell accordo con ANCI e UPI regionali/provinciali (art. 3 c. 8 lett. a) Il 7 settembre 2010 si è svolto un primo incontro tra i funzionari regionali e i rappresentanti di ANCI ed UPI, durante il quale i funzionari regionali hanno illustrato le proposte progettuali ed i rappresentanti degli enti locali hanno esposto alcune osservazioni. Il 14 settembre 2010 si è svolto un ulteriore incontro durante il quale i rappresentanti dell ANCI Lazio hanno espresso la condivisione dal punto di vista tecnico delle proposte di progetto ed il rappresentante dell UPI Lazio ha formalmente preso atto che le osservazioni formulate nella precedente riunione del 7 settembre 2010 sono state accolte e che i progetti sono adeguati dal punto di vista tecnico alle finalità dell intesa. L ANCI Lazio ha espresso altresì parere favorevole con nota del 14 settembre 2009, dove espressamente riconosce che le tre finalità selezionate sono meritevoli dal punto di vista tecnico di essere oggetto dei fondi previsti dalla presente intesa nel pieno rispetto dei criteri previsti e che i rappresentanti dell ANCI Lazio danno pieno sostegno alle operazione che consentiranno di essere di aiuto alle famiglie laziali in difficoltà. 10. Azioni di monitoraggio del programma (art. 3 c. 8 lett. c) Per quanto riguarda l azione di cui alla lettera c), saranno coinvolti nelle attività di monitoraggio il Comune di Roma ed i Comuni capofila dei distretti sociosanitari destinatari delle risorse: tali enti presenteranno alla Regione una relazione finale riguardante il numero delle famiglie beneficiarie dell emolumento economico. Per quanto riguarda gli interventi relativi alle linee b) e d) la Regione sarà coadiuvata nelle attività di monitoraggio dagli enti coinvolti, attraverso la redazione e la trasmissione di relazioni periodiche, visite in loco, se del caso, organizzazione di riunioni di coordinamento e ogni altra attività utile allo scopo. 11. Eventuali procedure poste in atto per garantire il rispetto delle norme regolamentari in materia di concorrenza e Aiuti di Stato (art. 3 c. 8 lett. d) Per quanto riguarda l azione di cui alla lettera c) trasferendo un bonus economico alle famiglie tramite i Comuni non si incorre nella violazione delle norme regolamentari in materia di aiuti di Stato. Per quanto riguarda le azioni b) e d) i contributi erogati rientrano nella disciplina degli aiuti comunitari d importanza minore ( de minimis ). Il rispetto di tali norme regolamentari sarà pertanto verificato nella fase attuativa degli interventi. 10

References: ART. 3
 ART. 3
 ART. 3
 ART. 3
 articolo 6
 Art. 6