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Timestamp: 2018-02-23 20:31:41+00:00

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Professionisti Il contributo unificato nel processo tributario
Professionisti Pubblicato il 1 ottobre 2016
> Professionisti Pubblicato il 1 ottobre 2016
La misura del contributo unificato, atti soggetti al pagamento e atti non, soggetti tenuti al versamento.
A seguito dell’entrata in vigore del d.l. 98/2011, è stato introdotto, anche nel processo tributario, il contributo unificato per gli atti giudiziari, già disciplinato dal d.P.R. n. 115/2002 che, di conseguenza, sostituisce l’imposta di bollo.
Con il comma 6 dell’art. 37 del d.l. 98/2011, sono state, conseguentemente, apportate modifiche al Testo uni- co delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (TUSG), approvato con d.P.R. del 30 maggio 2002 n. 115, al fine di consentire l’applicazione del contributo unificato ai ricorsi e agli altri atti del processo tributario.
L’art. 9 del TUSG, come modificato dall’art. 37, comma 6, lett. b), del d.l. 98/2011, ha previsto che il contributo unificato è dovuto per ciascun grado di giudizio del processo tributario.
Come precisato dalla circolare n. 1/DF del 21 settembre 2011 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il contributo unificato, si applica, ai sensi dell’art. 37, comma 7, del d.l. 98/2011, convertito dalla legge 111/2011, ai ricorsi notificati, ai sensi del d.lgs. 546/1992, alla data del 7 luglio 2011.
Per ricorsi notificati devono intendersi tutti gli atti introduttivi di nuovi giudizi di primo grado, di appello e di esecuzione.
Per processo si intende, ai sensi della lettera o) dell’art. 3 del TUSG, «qualunque procedimento contenzioso o non contenzioso di natura giurisdizionale».
Si ricorda, infine, che per «giurisdizione tributaria» deve intendersi quella esercitata dalle Commissioni tributarie provinciali e regionali ai sensi dell’art. 1 del d.lgs. 546/1992.
Ne consegue, pertanto, che risultano soggetti al contributo unificato gli atti e i provvedimenti relativi ai giudizi in corso o ai ricorsi introduttivi di nuovi giudizi che siano stati notificati a decorrere dalla data del 7 luglio 2011, indipendentemente dalla data del deposito presso le Segreterie delle Commissioni tributarie provinciali e regionali ovvero dalla data di richiesta di iscrizione a ruolo.
1 Atti soggetti al contributo unificato
2 Atti non soggetti al contributo unificato
3 Soggetti tenuti al versamento del contributo unificato
4 Revocazione
5 Misura del contributo unificato
6 Maggiorazione del contributo unificato
7 Il pagamento del contributo unificato
8 Adempimenti a carico della cancelleria
Atti soggetti al contributo unificato
Il comma 6-quater dell’art. 13 del TUSG, come modificato dal d.l. 98/2011, stabilisce che è dovuto il contributo unificato per i ricorsi principale e incidentale proposti innanzi alle Commissioni tributarie.
Sulla base dei principi contenuti negli articoli 13 e 18 del TUSG, il contri- buto unificato è dovuto per i seguenti atti e provvedimenti:
— ricorso e appello principale avverso la sentenza di cui agli artt. 18 e 53 del d.lgs. 546/1992;
— appello incidentale di cui all’art. 54, comma 2, del d.lgs. 546/1992;
— riassunzione della causa a seguito di rinvio da parte della Corte di cassazione alla Commissione tributaria provinciale o regionale, di cui all’art. 63, comma 2, del d.lgs. 546/1992;
— istanza di revocazione ex art. 395, c.p.c., di cui all’art. 64 del d.lgs. 546/1992;
— opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c.;
— ricorso in ottemperanza di cui all’art. 70 del d.lgs. 546/1992;
— motivi aggiunti di cui all’art. 24, comma 4, del d.lgs. 546/1992, nei casi in cui configurino la proposizione di un nuovo ricorso avverso atti non indicati in quello introduttivo e depositati in corso di giudizio. Si precisa che rappresentano motivi aggiunti, in senso proprio, solo quelli proposti avverso provvedimenti depositati dalle parti in corso di causa.
Non costituiscono motivi aggiunti — secondo l’accezione sopra descritta ancorché denominati tali dalle parti — quelli proposti ad integrazione o chiari- mento dei motivi contenuti nel ricorso originario, che non sono soggetti al contributo unificato.
Si ritiene, altresì, che sia dovuto il contributo unificato per i seguenti atti:
— reclamo con o senza proposta di mediazione di cui al comma 1 dell’art. 17- bis, aggiunto al d.lgs. 546/1992 dall’art. 39, comma 9, del d.l. 98/2011, nelle controversie di valore non superiore a ventimila euro, al momento del deposito nella Segreteria della Commissione tributaria provinciale, decorso il termine di 90 giorni previsto dal citato comma 9 o il termine più breve nel caso di rigetto o di accoglimento parziale del reclamo stesso;
— riassunzione della causa innanzi alla Commissione tributaria provinciale a seguito di decisione da parte della Corte di Cassazione sulla giurisdizione;
— atti di intervento di cui all’art. 14, comma 3, del d.lgs. 546/1992;
— istanza di iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo di cui all’art. 22 del d.lgs. 472/1997;
— reclamo di cui agli artt. 28 e 45 del d.lgs. 546/1992, rispettivamente, contro i provvedimenti presidenziali e contro il decreto presidenziale.
Atti non soggetti al contributo unificato
Il contributo unificato non è dovuto per i seguenti atti e provvedimenti:
— istanza di sospensione di cui all’art. 47 del d.lgs. 546/1992, anche nel caso in cui la stessa sia proposta con atto separato, sia antecedente che successivo alla proposizione del ricorso principale. Detta istanza, infatti, non si configura alla stregua di un vero e proprio giudizio cautelare, sebbene introduttiva di una fase incidentale del processo di primo grado i cui atti non sono assimilabili ad autonomi atti processuali o a quelli antecedenti, necessari o funzionali allo svolgimento del processo;
— istanza di sospensione della sentenza di primo grado limitatamente alle sanzioni e quella proposta in pendenza del giudizio per cassazione o di revocazione. In detti casi, la sospensione della sentenza di primo grado, pur essendo manifestazione di potestà discrezionale del giudice adito, è espressione di un potere «proprio» del giudice dell’impugnazione, nei confronti della sentenza di primo grado, direttamente connesso all’effetto devolutivo dell’appello o del giudice che ha emanato la sentenza nei cui con- fronti è proposto il ricorso per revocazione o per cassazione;
— istanza di correzione materiale della sentenza, in quanto il relativo procedimento ha carattere non giurisdizionale ma meramente amministrativo.
Tale procedimento non può, infatti, incidere sul contenuto della decisione;
— riassunzione del processo dichiarato sospeso o interrotto nei casi previsti dagli articoli 39 e 40 del d.lgs. 546/1992, poiché si configura quale atto per il quale il pagamento del CU è stato già assolto al momento del ricorso introduttivo;
— riassunzione del ricorso presso la Commissione tributaria la cui competenza è indicata ai sensi dell’art. 5 del d.lgs. 546/1992, in quanto il CU è stato già assolto presso l’Ufficio di segreteria dichiarata incompetente dal giudice;
— istanza di regolamento preventivo di giurisdizione, in quanto la stessa comporta un mero effetto sospensivo del processo tributario, con la conseguenza che il CU va corrisposto nell’ambito del giudizio instaurato presso la Corte di Cassazione;
— motivi aggiunti di cui all’art. 24, comma 4, del d.lgs. 546/1992, nel caso in cui detta produzione si configuri, come già chiarito, quale proposizione di ricorsi avverso atti già impugnati per vizi diversi di quelli fatti valere nel ricorso originario;
— reclamo con o senza proposta di mediazione di cui al comma 1 dell’art. 17bis, d.lgs. 546/1992 nelle controversie di valore non superiore a ventimila euro, al momento della sua presentazione alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate che ha emana- to l’atto ai sensi del comma 5 dell’art. 17bis del d.lgs. 546/1992;
— relazione depositata dal consulente tecnico di parte di cui all’art. 7, comma 2, del d.lgs. 546/1992, in quanto rientrante tra gli atti funzionali e necessari al procedimento giurisdizionale per il quale il CU è stato già assolto;
— chiamata in causa del terzo di cui all’art. 23, comma 3, del d.lgs. 546/1992, in quanto costituisce una mera integrazione del contraddittorio instaurato in un processo per il quale è stato già assolto il relativo CU.
Soggetti tenuti al versamento del contributo unificato
Il contributo unificato dovrà essere pagato nel momento della costituzione in giudizio sulla base degli scaglioni tabellari indicati dall’art. 13 del d.P.R. 115/2002; infatti, l’art. 14 del T.U. n. 115 del 2002 prevede che tenu- ta al pagamento «contestuale» del contributo unificato è la parte che per pri- ma deposita il ricorso introduttivo.
Come risaputo, la costituzione in giudizio avviene, nel processo di primo grado e nell’appello, mediante deposito del ricorso/appello presso l’Ufficio di segreteria, nei modi e nelle forme previste dagli artt. 22 e 53, comma 2, del d.lgs. 546/1992, indipendentemente dalla presentazione della nota di iscrizione a ruolo.
Nel giudizio tributario di primo grado, introdotto con ricorso alla Commissione tributaria provinciale ai sensi dell’art. 18, comma 1, del d.lgs. 546/1992, al pagamento del contributo unificato è tenuto, di regola, il ricorrente.
Nel giudizio d’appello di cui all’art. 53, del d.lgs. 546/1992, introdotto con ricorso alla Commissione tributaria regionale, al pagamento del contributo unificato è tenuta, normalmente, la parte soccombente in tutto o in parte nel giudizio di primo grado.
Nell’ipotesi di soccombenza parziale in primo grado, in cui la sentenza sia stata appellata con distinti ricorsi dal contribuente e dall’amministrazione, ciascuna parte che ricorre è tenuta al pagamento del contributo in relazione al valore della controversia oggetto dei rispettivi ricorsi. Tuttavia, qualora il giudizio si sia instaurato innanzi alle Commissioni tributarie e il resistente si sia costituito in giudizio prima dell’attore, il soggetto obbligato al pagamento del contributo unificato risulta essere la parte resistente.
Per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro, disciplinate dall’art. 17bis del d.lgs. 546/1992, introdotto dall’art. 39, comma 9, del d.l. 98/2011, il soggetto obbligato è colui che propone il reclamo. Infatti, ai sensi del citato art. 17bis, del d.lgs. 546/1992, i termini di cui agli artt. 22 e 23, del d.lgs. 546/1992, decorrono dal novantesimo giorno successivo alla notizia del ricorso-reclamo. Resta inteso che l’obbligo di pagamento del contributo insorge al momento del deposito del reclamo nella Segreteria della Commissione tributaria provinciale.
Nel giudizio di rinvio di cui all’art. 63 del d.lgs. 546/1992, introdotto con ri- corso alla Commissione tributaria provinciale o regionale, al pagamento del contributo unificato è tenuta la parte proponente la riassunzione.
Nella revocazione e nel giudizio di ottemperanza, di cui rispettivamente agli articoli 64 e 70 del d.lgs. 546/1992, al pagamento del contributo unificato è tenuta la parte proponente i relativi giudizi.
Deve ritenersi esonerata dal pagamento del contributo unificato la parte (intimata o appellata), evocata nei relativi giudizi, che si costituisca nella Segreteria della Commissione competente, nei trenta giorni successivi alla notificazione, consegna o ricezione del ricorso o dell’appello, qualora il ricorrente o l’appellante non si costituiscano tramite deposito dei rispettivi atti introduttivi entro i trenta giorni prescritti, a pena d’inammissibilità da dichiararsi con decreto presidenziale, ai sensi degli artt. 22 e 53, comma 2, del d.lgs. 546/1992.
È, infatti, apparso difforme dai principi di economicità e di razionalità del processo tributario, riaffermati dall’art. 111 della Costituzione, l’assoggettamento al contributo unificato della costituzione in giudizio del resistente a fronte dell’estinzione del processo tributario dichiarato inammissibile con provvedimento presidenziale per l’omessa costituzione in giudizio della par- te ricorrente o appellante.
Sarà cura dei responsabili degli Uffici di Segreteria, per i casi sopra rappresentati, segnalare al Presidente della Commissione tributaria la mancata costituzione in giudizio del ricorrente ovvero dell’appellante, al fine della predisposizione del necessario provvedimento (ordinanza o decreto) che dichiari inammissibile il ricorso/appello.
Gli Uffici di Segreteria delle Commissioni avvertiranno, informalmente, le parti intimate che si costituiscano in giudizio prima del termine dei 60 gior- ni previsti dagli artt. 23 e 54, d.lgs. 546/1992 e, comunque, nei 30 gior- ni previsti per la costituzione del proponente il ricorso o l’appello dagli artt. 22 e 53, comma 2, del d.lgs. 546/1992, che il contributo unificato grava a loro carico e che il termine di versamento è di 30 giorni a decorrere dal deposito degli atti in segreteria sempreché il ricorrente si sia costituito in giudizio nei termini prescritti dalla legge.
Misura del contributo unificato
Secondo il nuovo comma 6-quater dell’art. 13 del TUSG, per i ricorsi principale e incidentale, proposti innanzi le Commissioni tributarie, il contributo unificato tributatio è dovuto nei seguenti importi:
— euro 30,00 per controversie di valore fino a euro 2.582,28;
— euro 60,00 per controversie di valore superiore a euro 2.582,28 e fino a euro 5.000;
— euro 120,00 per controversie di valore superiore a euro 5.000 e fino a euro 25.000;
— euro 250,00 per controversie di valore superiore a euro 25.000 e fino a euro 75.000;
— euro 500,00 per controversie di valore superiore a euro 75.000 e fino a euro 200.000;
— euro 1.500,00 per controversie di valore superiore a euro 200.000.
Per le controversie tributarie di valore indeterminabile è dovuto un contributo unificato pari a 120,00 euro; si ricorda, infatti, che tale previsione è stata introdotta con le modifiche apportate alla lettera c) del comma 6quater dell’art. 13 del TUSG dalla lettera f) del comma 35bis dell’art. 2 del d.l. 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. Tale modifica si applica per i ricorsi notificati a decorrere dalla data successi- va a quella di entrata in vigore della legge di conversione, ossia notificati dal 17 settembre 2011. Diversamente, per i ricorsi notificati precedentemente alla suddetta data, in caso di valore indeterminato della controversia e in assenza di specifiche disposizioni previste nel comma 6 dell’art. 37 del d.l. 98/2001, la misura del contributo unificato dovuto per le controversie di valore indeterminato è pari ad euro 30,00 corrispondente al primo scaglione di valore, atteso che detto valore possa considerarsi pari a zero.
Maggiorazione del contributo unificato
Il mancato pagamento del contributo unificato non determina l’inammissibilità del ricorso, ma comporta solo l’obbligo per l’ufficio giudiziario di procedere all’esazione del tributo, con l’eventuale irrogazione delle sanzioni pecuniarie connesse all’inadempimento.
Invero, ai sensi dell’art. 13, comma 3bis, del TUSG, come modificato dalla lettera q) dell’art. 37, del comma 6, d.l. 98/2011 e dall’art. 2, comma 35bis, lett. b), d.l. 138/2011, convertito dalla legge 148/2011, nel processo tributario il contributo unificato è aumentato della metà ove il difensore non indichi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) ai sensi del nuovo comma 1bis dell’art. 16 del d.lgs. 546/1992, ovvero qualora la parte ometta di indicare il proprio codice fiscale nel ricorso. Si ritiene che la maggiorazione debba essere applicata solo al ricorso in primo grado o a quello di appello principale o incidentale e non agli altri atti del processo sottoposti a contributo, stante la generalità del divieto di analogia in malam partem.
Tenuto conto che la maggiorazione si configura quale sanzione amministrativa, si ritiene, altresì, che la mancata indicazione della PEC e del codice fiscale possa essere sanata tempestivamente dalla parte — previa apposita richiesta, anche informale, della Segreteria della Commissione tributaria competente — con il deposito di un atto contenente le indicazioni mancanti. Non è necessario che tale atto venga notificato alla controparte prima del deposito. Si ricorda, infine, che al ricorrente che sta in giudizio personalmente ai sen- si dell’art. 12, comma 5, del d.lgs. 546/92, e che non indica nel ricorso introduttivo la PEC, non si applica la sanzione dell’aumento del cinquanta per cento del CU; diversamente, detto aumento si applica qualora lo stesso non indichi il proprio codice fiscale.
Il pagamento del contributo unificato tributario è effettuato sulla base delle disposizioni contenute negli articoli da 191 a 195 del TUSG.
L’art. 192 del TUSG stabilisce che il contributo unificato è corrisposto mediante versamento presso:
— gli agenti della riscossione, utilizzando il modello F23;
— gli uffici postali, utilizzando l’apposito bollettino di conto corrente postale intestato alla sezione di tesoreria dello Stato, competente per provincia;
— le rivendite di generi di monopolio e di valori bollati (es. tabaccai).
La ricevuta del versamento, conformemente a quanto previsto dall’art. 194 del TUSG, deve contenere i seguenti dati:
— l’ufficio giudiziario adito;
— le generalità e il codice fiscale dell’attore o ricorrente;
— le generalità delle altre parti.
Se la parte obbligata al pagamento del CU decide di versare il contributo presso le rivendite di genere di monopolio, ha l’onere di apporre l’apposi- to contrassegno nello spazio dedicato nella nota di iscrizione a ruolo di cui al novellato art. 22 del d.lgs. 31 dicembre 1992 n. 546. Le segreterie sono tenute a verificare che nel fascicolo d’ufficio sia inserita, in originale, la prova dell’avvenuto versamento.
Adempimenti a carico della cancelleria
L’art. 15, comma 1, del TUSG, dispone che «il funzionario verifica l’esistenza della dichiarazione della parte in ordine al valore della causa oggetto della domanda e della ricevuta di versamento; verifica inoltre se l’importo risultante dalla stessa è diverso dal corrispondente scaglione di valore della causa». Al momento del deposito o della ricezione del ricorso, dell’appello o di uno degli atti del processo indicati al punto sub 2 della presente circolare, le Segreterie delle Commissioni dovranno verificare che:
— l’atto depositato contenga, nelle conclusioni, la dichiarazione di valore della controversia;
— la ricevuta del versamento del contributo unificato sia allegata al ricorso;
— il codice tributo inserito nel modello F23 sia il «941T» «contributo unificato di iscrizione a ruolo nei procedimenti giurisdizionali» e nel punto 6 «ufficio o ente» del medesimo modello venga indicato il Codice della commissione tributaria adita;
— l’importo pagato corrisponda a quello previsto per lo scaglione relativo al valore della causa. Qualora si riscontri l’insufficienza o l’omissione nel pagamento del contributo, dovrà essere compilata un’apposita scheda dandone comunicazione all’Ufficio competente per il recupero del CU;
— le Amministrazioni dello Stato e i soggetti equiparati abbiano richiesto espressamente la prenotazione a debito del contributo unificato, indicando la fonte normativa. Il funzionario dovrà procedere alle prenotazioni a debito del contributo unificato, qualora insufficiente rispetto al valore del- la controversia, compilando sia il registro generale sia l’apposito model- lo, da acquisire al fascicolo processuale.
Ai sensi dell’art. 15, comma 2, del TUSG, «il funzionario procede, altresì, alla verifica di cui al comma 1 ogni volta che viene introdotta nel processo una domanda idonea a modificare il valore della causa». Ciò può verificarsi qualora, dagli atti successivi a quello introduttivo del giudizio, si determini l’ampliamento del valore della causa, ossia l’aumento dell’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato oppure l’aumento della somma delle sanzioni, in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni del- le sanzioni, oggetto della lite tributaria.
Pertanto, nel caso di deposito presso le Segreterie delle Commissione tributarie di atti processuali diversi dal ricorso, dall’appello principale o dalle rispettive costituzioni in giudizio, sempre che gli stessi siano fra quelli indicati al punto sub 2 della presente circolare, le Segreterie delle Commissioni dovranno, inoltre:
— confrontare il valore della lite originariamente indicato nell’atto introduttivo del giudizio con il valore indicato nell’atto ulteriormente depositato in giudizio;
— richiedere alla parte che effettua il deposito in Segreteria, qualora dalla differenza risulti un aumento del valore, di integrare l’importo del contributo unificato.
A seguito del d.lgs. 156/2015, il novellato art. 11 del d.lgs. 546/1992 prevede che nel contenzioso riguardante il contenuto unificato stiano in giudizio direttamente le cancellerie o segreterie degli Uffici Giudiziari.

References: sentenza 
 art. 395
 art. 404
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 17
 art. 22
 art. 11