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Timestamp: 2018-12-13 16:34:34+00:00

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Nel primo grado di giudizio presso la Sezione Giurisdizionale/> Calabria, la Procura/> ha visto un comportamento improntato a colpa grave, nell?avere omesso di dare corso alla regolare conclusione del procedimento espropriativo di un terreno di propriet? del Sig. A. F., sito in localit? ? omissis? del Comune di Mammola, in occasione della costruzione dell’ acquedotto comunale nella localit? anzidetta.
Il danno evidenziava la Procura/> che si sarebbe verificato con la sentenza n. 385 del 1995 del Tribunale di Locri.
Da tale somma, al fine di quantificare il danno erariale imputato alla parte convenuta, la Procura/> osservava che occorre detrarre il valore del suolo ablato, ormai acquisito al patrimonio pubblico mediante la c.d. accessione invertita verificatasi a seguito della irreversibile trasformazione del suolo medesimo.
La Procura/> riteneva responsabili per comportamento omissivo i Sindaci, Segretari Comunali e Responsabile dell’Ufficio tecnico in carica o in servizio all’epoca dei fatti e notificava loro l?invito.
All?origine della vicenda c?era un episodio di occupazione sine titulo da parte del Comune di Mammola, in quanto, intervenuta in data 3 gennaio 1979 l/>‘occupazione d’urgenza, decorreva inutilmente il termine massimo quinquennale previsto dalla legge, senza che si provvedesse, come appunto richiesto dalle norme in materia, a completare la procedura espropriativa con l’adozione del relativo decreto.
La Procura/> imputa il danno innanzitutto ad F. A., sindaco in carica nel periodo in cui dovevano essere emessi gli atti della procedura espropriativa e nuovamente sindaco al momento della citazione in giudizio e della dichiarazione di contumacia del Comune stesso.
Il sindaco ha colpa grave per la Procura/> anche perch? ? investito per legge di specifica e decisoria competenza in materia.
Quanto al Segretario D. S., la Procura/> ha posto in evidenza che lo stesso ha esercitato le funzioni di segretario del Comune di omissis continuativamente per oltre un decennio ( dal 28 ottobre 1985 al 30 novembre 1995), per cui se allo stesso non pu? essere contestato il mancato completamento della procedura espropriativa, che era gi? divenuta illegittima prima che egli assumesse l’incarico, ? certo per? che egli era in servizio sia alla data della diffida da parte dei proprietari del suolo, nel 1987, sia a quella dell’atto di citazione in giudizio, nel 1989, ma non risulta che si sia attivato in alcun modo per porre rimedio o impedire l’aggravarsi del danno.
Osservava la Procura/>, che devono ritenersi inaccoglibili le scusanti del tecnico comunale, circa il presunto vantaggio conseguito dal Comune per l’inerzia mantenuta per tutto il periodo interessato dagli amministratori e dai funzionari responsabili del Comune di Mammola, inattivit? che, avrebbe fatto perdurare il silenzio degli altri proprietari che non hanno cos? ottenuto alcun indennizzo.
La Sezione Giurisdizionale/> per la Calabria/> riteneva che il termine dei 120 gg. non fosse stato superato in quanto lo stesso? deve essere rispettato col deposito dell?atto di citazione da parte della Procura e non comprese altre attivit? estranee alla Procura come la fissazione dell?udienza (atto del Presidente di Sezione) e la notifica della citazione (atto dell?ufficiale giudiziario), diversamente da quanto accade per l?appello che deve essere depositato unitamente alle prove della sua notifica come prevede testualmente la norma di legge.
Del pari la Sezione/> calabrese respingeva l?eccezione della prescrizione ritenendo che solo a seguito del pagamento avvenuto dopo la sentenza di condanna del Tribunale e la delibera di riconoscimento del debito fuori bilancio il Procuratore della Corte dei conti poteva utilmente chiamare in giudizio i responsabili del danno altrimenti se lo avesse fatto prima la sua azione sarebbe stata inammissibile.?
Nel merito la Sezione/> calabrese affrontava le eccezioni circa una presunta comensatio lucri cum damno avanzate dai convenuti osserva subito, che non pu? accettarsi assolutamente la tesi difensiva avente il fine di escludere la sussistenza in s? di danno erariale, sulla base di una sorta di pretesa ?oggettivit? della legittimazione? dell’illecito arricchimento in favore della P.A.
La Sezione/> calabrese afferma che il funzionario responsabile dell’attivit? illecita della P.A., che incidentalmente abbia portato lucro alle finanze pubbliche, non pu? trarre giovamento dell?impossibilit? per prescrizione dell?azione di restituzione o risarcitoria? del terzo e tanto meno costui pu? invocare compensazione di sorta con le ulteriori conseguenze negative per l’erario prodotte invece dal suo comportamento antidoveroso e contra legem.
Rispetto all?elemento soggettivo su cui le eccezioni delle difese mettevano in evidenza l?assenza di elementi di conoscenza del diritto o tecnici nei convenuti, la Sezione Giurisdizionale/> fa una premessa di tipo logico generale:? ?L’assolutezza del diritto di propriet?, siccome emerge e trova riscontro sostanziale nell’art. 42 della Costituzione vigente, ? un valore del nostro ordinamento la cui comprensione non ? limitabile ai soli operatori del diritto.
La Sezione Calabria/> condanna per? solo il sindaco che ? lo stesso in carica all?epoca della diffida dei soggetti su cui si effettua l?occupazione e all?epoca della loro citazione, ci? perch? ad egli imputa l’omessa attivit? di stimolo e di vigilanza che d? luogo alla sua responsabilit? funzionale e personale.
La Sezione/> evidenzia la possibile responsabilit? di altri due segretari comunali non chiamati in giudizio dall?accusa, senza per? ritenere necessario sospendere il giudizio o ordinare l?integrazione del contraddittorio iussu iudicis che ? consentita dalla normativa processuale.
La Sezione/> d?Appello confermava la condanna del sindaco riducendo il danno come osservato anche dal P.G. ed esercitando il potere riduttivo, ma respingendo le eccezioni della difesa che ricalcavano quelle del primo grado di giudizio.
Ma ? una tesi che trasforma la P.A./> in un soggetto privato sottratto all?obbligo di rispetto del principio di legalit? che deve essere ritenuto vincolante come quelli del buon andamento e dell?imparzialit? della P.A. (cfr. art. 97).
La norma sulla detrazione dei vantaggi provocati non ? una norma? che ha abolito il principio di legalit? che ha una valenza costituzionale ed ? sempre vincolante per la P.A/>.
Appare congruente con la visione delle sezioni della Corte dei conti, la Corte Europea/> dei diritti dell’uomo, nella sentenza del 30 maggio 2000 sul ricorso n? 31524/96, quando ha stabilito che l’occupazione acquisitiva (o accessione invertita), compiuta da una istituzione pubblica, ? illegittima, poich? viola l’art. 1 della Convenzione Europea Prot. 1 (tutela della propriet? ). Nella realt? giuridica italiana, l’occupazione acquisitiva era infatti diventato un vero istituto, che consentiva all’autorit? pubblica occupante di acquisire la propriet? dell’immobile privato, qualora l’opera di pubblica utilit? sia stata realizzata, nonostante la mancata adozione del provvedimento di espropriazione nel termine quinquennale, decorrente dall’occupazione d’urgenza ( v. l. n? 85 del 22 ottobre 1971 ).
La Corte Europea/> ha stabilito che l’accessione invertita ? una palese violazione della Convenzione Europea, in particolare il par. 2 dell’art. 1 Prot. 1, che si riporta: " Nessuno pu? essere privato della sua propriet? se non per causa di utilit? pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale ". La disposizione in esame stabilisce il principio di legalit? nella tutela dei beni di ogni persona fisica o giuridica.
LA CORTE DEI/> CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE CALABRIA/>
Con atto di citazione ritualmente notificato, la Procura Reg.le/> presso la Sezione/> giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Calabria/> ha convenuto in giudizio il sig. F.A., sindaco pro-tempore del Comune di Mammola (RC), il dott. S.D., Segretario Comunale e, infine, il Geom. R.G, Tecnico comunale, per sentirli condannare in favore dell’Erario e, segnatamente, del Comune di Mammola, al pagamento della somma complessiva di lire 18.133.350 ( o di quella diversa somma che risulter? in corso di causa oltre a interessi legali e spese di giudizio), singolarmente cos? attribuita: lire 9.066.675 al F., ire 7.213.340 al geometra R., lire 1.813.335 al dott. S., salva, sempre, diversa attribuzione della responsabilit?, effettuata, anche con determinazione equitativa ai sensi dell’art. 1226 del codice civile, dal Giudice.
Secondo quanto riferisce la Procura Regionale/>, la vicenda origina da un episodio di occupazione sine titulo da parte del Comune di omissis, in quanto, intervenuta in data 3 gennaio 1979 l/>‘occupazione d’urgenza, decorreva inutilmente il termine massimo quinquennale previsto dalla legge, senza che si provvedesse, come appunto richiesto dalle norme in materia, a completare la procedura espropriativa con l’adozione del relativo decreto.
Il danno, come determinato a conclusione del contenzioso civile che ha visto soccombente il prefato Comune, ? ascrivibile, afferma ancora la Procura/> regionale, innanzitutto al F. A., sindaco in carica nel periodo in cui dovevano essere emessi gli atti della procedura espropriativa e nuovamente sindaco al momento della citazione in giudizio e della dichiarazione di contumacia del Comune stesso.
Si aggiunga, inoltre, prosegue la Procura/>, che devono ritenersi inaccoglibili le scusanti del Ra., circa il presunto vantaggio conseguito dal Comune per l’inerzia mantenuta per tutto il periodo interessato dagli amministratori e dai funzionari responsabili del Comune di Mammola, inattivit? che, a parere del prefato tecnico, ha fatto perdurare il silenzio degli altri proprietari che non hanno cos? ottenuto alcun indennizzo ; anzi, tali giustificazioni, addirittura, costituiscono delle aggravanti, in considerazione del fatto che approfittare dei cittadini e addirittura compiacersi della loro ignoranza nel rivendicare diritti costituzionalmente garantiti, rappresenta un pessimo esempio di amministrazione che, invece di tendere alla stima e alla fiducia dei cittadini, adotta comportamenti in dispregio ed in violazione dei pi? elementari diritti, quali la propriet?.
Il suo coinvolgimento appare, infine, tanto pi? ingiustificato ove si consideri che la Procura/> ha ritenuto di dover escludere dal rinvio a giudizio i Segretari comunali P. e P. in servizio prima di lui nel periodo di occupazione d’urgenza dei suoli di che trattasi. Insomma, continua lo S., appare stupefacente che il nesso eziologico venga trovato con riguardo ai comportamenti tenuti dopo l’avverarsi dell’accessione invertita, quando invece esso va individuato prima di tutto con riferimento ai comportamenti di tutti coloro che erano in servizio nell’arco di tempo in cui la procedura espropriativa era ancora legittima e quindi occorreva evitare che l’inutile trascorre del tempo producesse il danno.
Anche il PM ? infine intervenuto per confermare sostanzialmente le ragioni del rinvio a giudizio gi? contenute nell’atto di citazione e inoltre evidenziando, quanto alla presuntiva questione della citazione intervenuta fuori termine e di cui all’eccezione difensiva prodotta in tal senso dal F., che il termine dei 120 giorni va riferito, giusta peraltro risoluzione di massima delle Sezioni riunite della Corte dei conti, al momento del deposito della citazione presso la Segreteria/> del Giudice adito e non gi? a quello della notificazione dell’atto agli interessati, in tal senso dovendosi intendere il termine ? emissione? usato al riguardo dal legislatore.
Giunto finalmente al merito, il Collegio deve verificare la presenza o meno, nella fattispecie, degli essenziali elementi costitutivi della responsabilit? per danno erariale e, cio?, la sussistenza di un danno per la P.A/>., economicamente valutabile, certo ed attuale, discendente (nesso eziologico) da un comportamento (commissivo od omissivo) antidoveroso ascrivibile al soggetto convenuto in giudizio nella qualit? di pubblico funzionario.
Orbene, la sussistenza del danno subito dal Comune di omissis risulta pacificamente allegata agli atti, trovando riscontro incontrovertibile, a seguito della pi? volte citata sentenza definitiva del Tribunale di Locri, nell’intervenuto esborso di lire 22.514.550, a/> fronte di un valore del suolo acquisito di lire 4.381.200 ed emergendo, cos?, la differenza di lire 18.133.350? come il nocumento patrimoniale certo e definitivo causato all’ente locale dall’omissione del regolare svolgimento e completamento del procedimento espropriativi a seguito di occupazione d’urgenza e relativa realizzazione dell’opera pubblica anzidetta.
Vero ? che egli, cos? come pone in evidenza la Procura/>, ? senza dubbio in servizio allorquando nel dicembre del 1987 i privati proprietari rimasti insoddisfatti diffidano il Comune a pagare la spettante indennit? e lo ? ancora quando in data 3 febbraio 1989 gli anzidetti citano in giudizio l’ente locale che per? resta contumace.
In effetti, allo stato degli atti quali emergenti all’esito dell’istruttoria attorea, non pare doversi escludere in linea teorica l’ipotesi di un coinvolgimento concorsuale nell’iter causativo del danno da parte dei due Segretari anzidetti, il primo rimasto in servizio per circa sei anni, periodo nel quale ? ricompressa la essenziale fase iniziale conclusasi con la illegittima espropriazione di che trattasi ed il secondo per circa tre anni, periodo durante il quale ? spirato inutilmente il termine finale dell’occupazione provvisoria dei suoli ; quanto infine, all’ex Sindaco A. N., la posizione appare pi? marginale, in quanto pur se ? vero che egli era in servizio alla data del 4 gennaio 1984 in/> cui si venne a consumare il termine anzidetto, ? per? altrettanto vero che, succedendo al F., aveva assunto la carica di Sindaco appena cinque mesi prima.
?La Corte/> dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Calabria/>, definitivamente pronunciando, respinta ogni contraria eccezione e deduzione,
In prime cure il P.M. con atto di citazione chiamava in giudizio i Signori A Fr, D Sp e G Ra, rispettivamente sindaco, segretario comunale e capo ufficio dell’ufficio tecnico del Comune di Mammola per sentirli condannare al pagamento della complessiva somma di L. 18.133.350 ripartita in L. 9.060.675 a/> carico di A Fr, L. 7.213.340 a/> carico di Ra e L. 1.813.335 a/> carico di Sp per il danno arrecato al Comune a seguito di una procedura espropriativa illegittima.
La Sezione/> della Calabria con la sentenza impugnata ha assolto il segretario comunale ed il responsabile dell’Ufficio tecnico ed ha condannato il sindaco A Fr al pagamento della somma di L. 12.693.000 oltre gli interessi legali a decorrere dal mandato di pagamento in favore dell’ex proprietario del suolo.
inoltre, considerata la normativa che soltanto nel 1995 ha/> risolto la problematica relativa alla misura dell’indennit? da corrispondere per l’espropriazione, il Comune non avrebbe avuto quelle somme necessarie da corrispondere al momento dell’occupazione.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 97
 sentenza 
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