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Timestamp: 2020-06-04 05:07:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11117 del 05/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11117 del 05/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 05/05/2017, (ud. 18/01/2017, dep.05/05/2017), n. 11117
sul ricorso 2898/2016 proposto da:
ISTITUTO SALESIANO DON BOSCO, (OMISSIS), in persona del legale
rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZZA DELLE
domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 2, presso lo studio
avverso la sentenza n. 225/01/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con sentenza n. 225/01/2015, depositata il 23 giugno 2015, non notificata, la CTR della Sardegna ha rigettato l’appello proposto dall’Istituto Salesiano Don Bosco in (OMISSIS) (di seguito Istituto)nei confronti del Comune omonimo, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Cagliari, che aveva respinto il ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento ICI per l’anno 2007, con il quale il Comune di Cagliari aveva contestato l’omesso versamento del tributo riguardo agli immobili siti al (OMISSIS), utilizzati, oltre che per dimora dei religiosi dell’Istituto, per attività didattiche.
Avverso detta pronuncia il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, cui resiste con controricorso il Comune di Cagliari.
Con il primo motivo parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, lett. i, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, rilevando, come all’attività di scuola paritaria esercitata dall’Istituto, sicuramente dotato del requisito soggettivo per il godimento dell’esenzione, non potesse attribuirsi, quanto alla verifica della sussistenza del requisito oggettivo, natura di attività commerciale. Nella fattispecie in esame, inerente all’anno d’imposta 2007, la relativa disposizione va letta alla stregua del D.L. n. 223 del 2006, art. 39, convertito con modificazioni nella L. n. 248 del 2006, che, sostituendo il comma 2 bis del citato art. 7, ha stabilito che l’esenzione disposta dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i), si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale.
Ciò posto, va in primo luogo chiarito che la presenza dei religiosi in loco non giustifica di per sè l’esenzione riguardo all’esercizio di attività di religione o di culto.
Ciò premesso, nella fattispecie, l’esenzione può trovare applicazione a condizione che sia dimostrato, incombendo il relativo onere probatorio al contribuente, che le attività in oggetto, di natura didattica, non avessero natura esclusivamente commerciale.
Questa Corte ha escluso che l’esercizio di scuola paritaria da parte di Istituto religioso con pagamento di rette potesse di per sè beneficiare dell’esenzione dall’ICI (cfr., in particolare, Cass. sez. 5, n. 14225 e 14226 dell’8 luglio 2015, nel contesto di un’ampia disamina inerente anche alle ulteriori sopravvenienze normative in tema di esenzione IMU, cui pure parte ricorrente ha fatto riferimento, ed ancora, più di recente, in relazione anche allo svolgimento di attività didattica, Cass. sez. 6-5, ord. nn. 19035, 19036, 19037, 19038 e 19039, depositate il 27 settembre 2016).
A ciò consegue che devono ritenersi inammissibili per carenza d’interesse le ulteriori censure sollevate dal ricorrente con il secondo motivo (violazione e falsa applicazione del combinato disposto della L. n. 62 del 2000, art. 1, commi 1, 2, 3, L. n. 121 del 1985, artt. 7 e 9 e degli artt. 20 e 33 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e terzo motivo (violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 14, 106 e 107 TFUE e, in via subordinata, dell’art. 165 del TFUE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).
Va infine rigettato, in quanto manifestamente infondato, il quarto motivo, con il quale il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
In proposito questa Corte, con la già citata Cass. n. 14225/15 resa in analoga fattispecie, nel richiamare la propria giurisprudenza in ordine alle condizioni perchè possa sussistere il potere del giudice tributario di disapplicazione delle sanzioni, ribadendo che a tal fine occorre che la disciplina normativa “si articoli in una pluralità di prescrizioni, con un coordinamento concettualmente difficoltoso per equivocità di contenuto, derivante da elementi positivi di confusione, il cui onere di allegazione grava sul contribuente (Cass. n. 18031 del 2013)”, ha escluso che nel caso di specie ricorra detta situazione, in ragione della “chiara inesistenza nella norma in questione di una pluralità di prescrizioni di difficile coordinamento”.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore del Comune di Cagliari delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge, se dovuti.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contribuito unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 39
 art. 7
 art. 7
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 art. 1
 art. 6
 Cass. 
 art. 13
 art. 13