Source: https://www.camera.it/leg18/824?tipo=C&anno=2019&mese=07&giorno=31&view=&commissione=01&pagina=data.20190731.com01.bollettino.sede00010.tit00010
Timestamp: 2020-08-11 09:40:46+00:00

Document:
XVIII Legislatura - Lavori - Resoconti delle Giunte e Commissioni
Procedura per la presentazione
Elenco delle proposte
Mercoledì 31 luglio 2019. — Presidenza del presidente Giuseppe BRESCIA. – Interviene il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta Simone Valente.
La seduta comincia alle 13.35.
Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari.
C. 1585-B cost., approvata, in seconda deliberazione, dal Senato con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, già approvata, in prima deliberazione, dal Senato, in un testo unificato, e dalla Camera.
(Seguito esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 30 luglio scorso.
Giuseppe BRESCIA, presidente, ricorda che nella seduta di ieri la relatrice Macina ha illustrato il contenuto del provvedimento e che successivamente si è avviato il dibattito sul medesimo.
Roberto SPERANZA (LEU), pur ritenendo apprezzabile il tentativo della maggioranza di realizzare riforme costituzionali puntuali, in modo da evitare, come accaduto nella precedente legislatura, che il corpo elettorale possa essere posto dinanzi a quesiti netti che rischiano di eludere la complessità delle tematiche, fa notare che l'intreccio tra i diversi interventi di modifica della Costituzione – in materia di referendum propositivo, elettorato attivo per l'elezione del Senato e riduzione del numero dei parlamentari – rischia di produrre un effetto di disorientamento, mancando una visione organica entro cui incardinare provvedimenti che risultano necessariamente collegati. Ritiene dunque necessario inquadrare tali interventi nell'ambito di una discussione più generale, eventualmente prevedendo alla ripresa dei lavori una sessione straordinaria in Assemblea, in modo da consentire ai parlamentari di assumere decisioni più ponderate e consapevoli. Fa notare che, altrimenti, l'accelerazione dell’iter di esame che si sta profilando costituirebbe un vulnus, mettendo in discussione la possibilità di discutere di tematiche di grande delicatezza.
Auspica pertanto che su tale richiesta esprimano il loro orientamento il Presidente e gli altri gruppi.
Stefano CECCANTI (PD), associandosi alle considerazioni del deputato Speranza, rileva come siano contestualmente all'esame del Parlamento, oltre alla proposta di legge costituzionale in titolo, anche quelle relative alla modifica dell'articolo 71 della Costituzione e ai requisiti di elettorato per l'elezione del Senato e come si tratti di provvedimenti che non possono non essere considerati fra loro collegati. Dichiara al riguardo di condividere alcune delle argomentazioni sostenute, nel corso della discussione in Assemblea del provvedimento relativo all'elettorato per il Senato, dal deputato Baldelli – pur non condividendo la posizione contraria sul predetto provvedimento che egli fa discendere da tali argomentazioni – rilevando come si corra effettivamente il rischio di introdurre una riforma costituzionale «a coriandoli». Rileva, inoltre, come alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva dovranno essere esaminati i disegni di legge relativi all'autonomia differenziata richiesta da alcune regioni che, pur non rivestendo carattere costituzionale, costituiscono il primo caso di applicazione del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione e sono suscettibili di determinare effetti rilevanti sull'assetto istituzionale nel suo complesso, anche con riferimento alle altre regioni. Osserva, al riguardo, come alla definizione del contenuto di tali disegni di legge non si sia addivenuti attraverso una trattativa complessiva in una sede istituzionale, bensì attraverso negoziati condotti con le singole regioni. Ritiene, quindi, necessario un ulteriore Pag. 22approfondimento sul provvedimento in titolo.
Francesco Paolo SISTO (FI) non condivide l'accelerazione impressa ai lavori, ritenendo non dignitoso incidere sulla Costituzione per meri scopi di parte, al solo fine di acquisire un maggiore consenso politico, peraltro attraverso interventi frettolosi di riforma che definisce a «macchia di leopardo».
Condividendo la richiesta avanzata dal deputato Speranza, giudica dunque necessario mettere ordine in tale inestricabile groviglio di interventi di riforma, prevedendo la possibilità di svolgere una discussione più ampia e articolata, con la quale sia possibile anche valutare gli effetti concreti che tali interventi produrrebbero sull'ordinamento costituzionale.
Giuseppe BRESCIA, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata nel primo pomeriggio di oggi, al termine della seduta delle Commissioni riunite I e II.
Mercoledì 31 luglio 2019. — Presidenza del presidente Giuseppe BRESCIA. – Interviene il Sottosegretario di Stato per l'interno Carlo Sibilia.
La seduta comincia alle 14.
Giuseppe BRESCIA, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche attraverso impianti televisivi a circuito chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.
5-02636 Gebhard: Iniziative per salvaguardare la sicurezza dei cittadini della città di Bisceglie.
Davide GALANTINO (Misto) illustra l'interrogazione, di cui è cofirmatario, nella quale, con riferimento alla recrudescenza di gravi episodi criminali nella provincia di Barletta-Andria-Trani, e in particolare a Bisceglie, si chiede quali iniziative urgenti e tempestive il Governo intenda intraprendere al fine di ampliare l'organico delle forze dell'ordine e le relative dotazioni economico-finanziarie, salvaguardando così la sicurezza e l'incolumità dei cittadini, richiamando inoltre l'opportunità di valutare a tal fine anche l'impiego delle Forze armate.
Il Sottosegretario Carlo SIBILIA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).
Davide GALANTINO (Misto), replicando, ringrazia il rappresentante del Governo per la risposta e confida che gli impegni assunti possano effettivamente consentire di soddisfare le esigenze di sicurezza della cittadinanza.
Richiama l'attenzione sulla necessità che siano irrogate pene certe ed esemplari e, dopo aver sottolineato la difficile situazione nella quale si trova ad operare il personale di polizia penitenziaria, rileva l'inefficacia dell'attuale sistema sanzionatorio, in quanto i condannati, anche per reati di minore gravità, dopo aver scontato la pena non soltanto tornano a delinquere ma assumono spesso un ruolo di primo piano nell'ambito delle organizzazioni malavitose esercitando un potere intimidatorio nei confronti della collettività che mina la convivenza civile.
Esprime, infine, apprezzamento e gratitudine per l'impegno delle forze dell'ordine a tutela dei cittadini onesti.
5-02637 Sisto: Verifiche in ordine alla preannunciata reiezione della domanda per il riconoscimento dei benefici in favore delle vittime del dovere e del terrorismo presentata dall'appuntato scelto dei carabinieri L.C.
Roberto NOVELLI (FI) illustra l'interrogazione, di cui è cofirmatario, richiamando Pag. 23il caso di un appuntato scelto, che ha partecipato con il reggimento Msu (Multinational specializzed unit) alla missione Antica Babilonia in Iraq. Osserva che nel corso della missione si è verificato, in data 12 novembre 2003, il drammatico attentato di Nassiriya, che ha cagionato la morte di 19 connazionali: 12 carabinieri, 5 soldati dell'Esercito e 2 civili.
Ricorda che la potenza esplosiva ha devastato il campo base italiano e, in particolare, la base Maestrale occupata dall'unità di manovra del reggimento Msu danneggiando gravemente anche la base Libeccio.
Rileva che al momento dell'attentato, il militare in questione, il signor L. C., in attesa di prendere servizio presso la base Maestrale, si trovava sulla porta di accesso a uno degli edifici dislocati nella base Libeccio e veniva investito dall'onda d'urto che lo sbalzava per oltre 6 metri contro la parete interna dello stabile. Osserva che dalla relazione redatta in data 13 novembre 2003 dal comandante colonnello dei carabinieri Georg di Pauli, responsabile della missione, risulta il coinvolgimento diretto dei militari presenti al momento del fatto alla base Libeccio.
Rileva che nel giugno 2014 il suddetto appuntato scelto, a causa del crollo psicologico patito, ha presentato istanza per la concessione dei benefìci di cui alla normativa in favore delle «Vittime del dovere e del terrorismo» (legge n. 206 del 2004).
Osserva quindi come la documentazione medica rilasciata da diversi specialisti, tra i quali il dottor Luca Brambullo, psicologo, psicoterapeuta specialista in psicologia clinica, consulente psicologo psicoterapeuta XIII legione carabinieri Fgv reparto comando, ha accertato, inequivocabilmente, un disturbo post traumatico da stress cronico, secondo i criteri Dms-IV-Tr e ha individuato, senza ombra di dubbio, il nesso causale nei fatti occorsi al militare durante la missione «Antica Babilonia» del 2003.
Sottolinea quindi come sia ben noto quanto l'attentato di Nassiriya abbia segnato l'intero Paese e stigmatizza come il rigetto, preannunciato dal Ministero dell'interno, della domanda per il riconoscimento dei benefici in favore delle vittime del dovere e del terrorismo presentata dall'appuntato L.C., laddove confermato, rappresenterebbe uno spregio alla memoria di chi è caduto e alla dignità di chi, in nome della Patria, ha proseguito con fierezza la missione in Iraq.
L'interrogazione chiede quindi se il Ministro interrogato non ritenga opportuno effettuare tutte le verifiche necessarie e fornire spiegazioni in ordine al preannunciato diniego della domanda per il riconoscimento dei benefìci delle vittime del dovere e terrorismo presentata dal soggetto richiamato nella presente interrogazione.
Il Sottosegretario Carlo SIBILIA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2).
Roberto NOVELLI (FI), replicando, si dichiara sconcertato della risposta, prendendo atto con rammarico che lo Stato decide di lasciare soli servitori dello Stato che, nell'assolvimento dei loro doveri, nell'ambito di importanti missioni internazionali, hanno riportato danni psicologici seri, accertati inequivocabilmente da diversi specialisti, che, nelle loro diagnosi, hanno posto in evidenza la diretta relazione di certi disturbi con gli eventi traumatici accaduti in quei contesti di conflitto.
Auspica, dunque, che il Governo possa valutare con più attenzione la posizione del soggetto richiamato nell'interrogazione.
5-02638 Macina: Iniziative per il rafforzamento dei presìdi delle Forze dell'ordine nella provincia di Barletta-Andria-Trani.
Giuseppe D'AMBROSIO (M5S) illustra l'interrogazione in titolo, nella quale, dopo aver fatto notare che i due clamorosi omicidi consumatisi di recente ad Andria rappresentano il culmine di una situazione difficilissima nel territorio della provincia Pag. 24di Barletta-Andria-Trani e rendono urgentissima l'esigenza di un pieno sostegno e rafforzamento dei presidi delle forze dell'ordine ai fini del controllo del territorio a garanzia della sicurezza dei cittadini, si chiede se e quali iniziative il Governo intenda adottare per rafforzare i presidi esistenti nel territorio della provincia sia nell'immediatezza, quale tempestivo segnale della presenza dello Stato mirata a combattere l’escalation criminale, sia in maniera permanente, a sostegno del lavoro capillare sul territorio a garanzia della sicurezza pubblica.
Il Sottosegretario Carlo SIBILIA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 3).
Giuseppe D'AMBROSIO (M5S), replicando, si dichiara soddisfatto della risposta, dando atto dell'impegno del Governo sulle questioni prospettate. Rileva, tuttavia, che a fronte della diminuzione dei reati in termini quantitativi, permane una situazione caratterizzata da numerosi atti criminali di particolare gravità, quali, ad esempio, quelli legati al racket delle estorsioni, fra cui attentati dinamitardi, il che rende quanto mai necessaria e urgente una risposta dello Stato a tutela dei cittadini onesti.
Ritiene in particolare fondamentale l'istituzione della questura di Andria, anche al fine di consentire alle forze dell'ordine di operare in una condizione dignitosa, e considera imprescindibile il rispetto del cronoprogramma che ne prevede l'apertura entro il 2020.
5-02639 Migliore: Iniziative per contrastare il ripristino sul territorio nazionale di simboli del disciolto partito fascista, con particolare riferimento a quanto avvenuto nel comune di Villa Santa Maria (CH).
Camillo D'ALESSANDRO (PD) illustra l'interrogazione in titolo, di cui è cofirmatario, osservando come nel comune di Villa Santa Maria nella provincia di Chieti sia riapparsa una scritta impressa nella roccia durante il ventennio fascista inneggiante al Duce.
Rileva come quella scritta fosse stata cancellata dal tempo, e mai ripristinata, anche grazie al comune sdegno della popolazione che ben ha conosciuto i drammi causati dal fascismo.
Osserva che Villa Santa Maria è collocata all'interno della Vallata del Sangro, a pochi chilometri dal sacrario della Brigata Maiella che contribuì, proprio da quei luoghi, a liberare prima l'Abruzzo e poi l'intero Paese, muovendo fino a Bologna.
Rileva quindi come l'amministrazione comunale ha affidato ad una società sportiva la realizzazione di percorsi di scalata sulla roccia, con la sottoscrizione di una convenzione, nella quale si legge che il comune si propone di sviluppare pratica sportiva ad alto valore educativo e formativo.
Fa notare, tuttavia, che l'intento era evidentemente un altro, e cioè di far tornare alla luce quella scritta «dux» che rappresenta una vergognosa testimonianza di un passato combattuto e vinto proprio in quei territori. Né ritiene che possano essere assunte come possibili giustificazioni le affermazioni che quel marchio infame, impresso sulla roccia, appartenga alla storia e come tale vada tutelato. In proposito richiama le osservazioni svolte dal sindaco di Villa Santa Maria, che, addirittura, ha rivendicato l'attrattività turistica di quella scritta. Ritiene grave che certe pericolose forme di propaganda siano svolte proprio in luoghi di grande importanza storica, in cui si è svolta, con atti eroici, la resistenza contro il fascismo.
In tale contesto l'interrogazione chiede se e quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per contrastare efficacemente, e su tutto il territorio nazionale, iniziative analoghe a quella citata in premessa, volte a ripristinare i simboli del disciolto partito fascista, ivi compreso l'episodio del comune di Villa Santa Maria, simboli che non solo non meritano di essere rievocati, ma che sono al contrario esplicitamente in contrasto con i valori e i principi anti-fascisti su cui è fondata la Costituzione.
Il Sottosegretario Carlo SIBILIA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4).
Camillo D'ALESSANDRO (PD), replicando, fa notare innanzitutto come non risulti alcun atto amministrativo al quale ricondurre il ripristino di tale scritta, e come non si possa ipotizzare, a suo avviso, che tale intervento possa rientrare tra i lavori di valorizzazione turistica di quell'area.
Dopo essersi augurato che il Governo possa continuare a monitorare la questione, stigmatizza con forza quello che sembra essere un indegno tentativo propagandistico, il quale rischia di essere strumentalizzato da gruppi nostalgici. Auspica pertanto che quella scritta «dux» possa essere modificata nella scritta «pax», in tal modo rappresentando simbolicamente ciò che è storicamente seguito alla vittoria sul fascismo, ricordando che tale vittoria è stata ottenuta anche grazie al sacrificio dei tanti uomini che combatterono in quelle zone.
5-02640 Prisco: Problematiche relative ai requisiti per l'assunzione dei soggetti compresi nelle graduatorie dei concorsi indetti in data 26 maggio 2017 per il reclutamento di 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato.
Emanuele PRISCO (FDI), illustrando la sua interrogazione, ricorda che i concorsi indetti in data 26 maggio 2017 per il reclutamento di un numero complessivo di 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato prevedevano, inizialmente, che i partecipanti avessero i seguenti requisiti: la cittadinanza italiana, il godimento dei diritti civili e politici, il possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado o equipollente, un'età compresa tra diciotto e trenta anni, le qualità morali e di condotta previste dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e l'idoneità fisica, psichica ed attitudinale all'espletamento dei compiti connessi alla qualifica.
Rileva come nel corso dell'esame parlamentare del disegno di legge di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, che ha autorizzato l'assunzione di 1.851 allievi agenti della Polizia di Stato, sono state, tuttavia, introdotte norme che hanno ingiustamente limitato l'accesso alle assunzioni di numerosi partecipanti ai citati concorsi, e che, inoltre, è stato introdotto un limite anagrafico, estromettendo dalla graduatoria tutti coloro che alla data del 1o gennaio 2019 avessero già compiuto il ventiseiesimo anno di età.
Osserva come le citate modifiche, apportate ex post rispetto a un bando già emesso e a graduatorie già formate, abbiano modificato in modo ingiustificato e irregolare i requisiti indicati per le assunzioni, creando delle gravissime disparità di trattamento tra candidati e violando i loro diritti, e ricorda come i partecipanti ai concorsi si siano rivolti alla giustizia amministrativa che ha riconosciuto il loro diritto a partecipare all'avvio al corso di formazione degli allievi agenti.
Chiede quindi, richiamando le affermazioni recentemente rese dal Capo della Polizia Gabrielli sulle gravi carenze dell'organico, quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere con riferimento ai fatti riferiti, al fine di evitare un inutile quanto dannoso contenzioso, permettendo una più celere immissione in ruolo dei giovani agenti.
Il Sottosegretario Carlo SIBILIA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5).
Emanuele PRISCO (FDI), replicando, si dichiara assolutamente insoddisfatto della risposta.
Richiama quindi nuovamente le dichiarazioni rese dal Capo della Polizia sulla carenza di organico e rileva come la pronuncia del Consiglio di Stato riferita nella risposta sia stata resa da una sezione consultiva e non giurisdizionale, mentre viceversa vi sono pronunce giurisdizionali, ancorché cautelari, in favore di 900 ricorrenti, dei quali 400 idonei, che potrebbero essere assunti, in quanto il loro numero è sostanzialmente pari a quello previsto dalle riserve assunzionali previste. Rileva come in tal modo si andrebbe nella direzione Pag. 26del ricambio generazionale e del rafforzamento dell'organico e si eviterebbe inoltre un contenzioso che potrebbe arrivare ad incidere sulle assunzioni già previste.
Giuseppe BRESCIA, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
La seduta comincia alle 15.15.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nell'odierna seduta convocata alle 13.30.
Riccardo MAGI (MISTO-+E-CD) considera necessaria un'ulteriore riflessione sui temi posti dal provvedimento in titolo, ritenendo che, pur avendo entrambe le Camere già approvato il testo in prima deliberazione, non possano non essere affrontati alcuni profili di criticità già evidenziati.
Richiama in primo luogo l'attenzione sulla penalizzazione della rappresentanza di alcune Regioni nell'elezione del Senato, che verrebbe determinata dalla riduzione del numero dei parlamentari così come prevista dal provvedimento. Rileva come tale problematica non soltanto non sia stata risolta, ma sia stata addirittura aggravata dalla legge n. 51 del 2019, recante disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari.
Richiama, inoltre, l'attenzione sulla penalizzazione della rappresentanza delle forze politiche di minoranza in quanto, in particolare al Senato, la riduzione del numero dei parlamentari comporterebbe l'introduzione di soglie implicite di sbarramento particolarmente elevate, che rischierebbe di ridurre l'accesso al Parlamento a tre sole forze politiche, escludendo tutte le altre.
Osserva come su tali questioni, pur emerse anche nell'ambito dell'attività conoscitiva condotta nel corso dell'esame in prima deliberazione, non sia stata data alcuna risposta da parte del Governo e della maggioranza, né in Commissione né in Assemblea.
Rileva, dunque, come la proposta in esame non si traduca in una mera riduzione del numero dei parlamentari, ma intervenga in modo radicale sull'assetto istituzionale, ribadendo quindi la necessità di un'ulteriore riflessione in merito.
Marco DI MAIO (PD) ritiene necessario inquadrare i diversi interventi di riforma costituzionale proposti della maggioranza – che a suo avviso incidono in maniera forte sugli equilibri istituzionali e democratici – nell'ambito di una discussione più ampia, che consenta di sviluppare un approccio tematico organico.
Fa notare quindi come il provvedimento in esame appaia frettoloso e illogico, prevedendo un taglio lineare del numero dei parlamentari che non appare riconducibile a giustificazioni oggettive, rivelandosi come un mero intervento di propaganda, avulso dal correlato contesto costituzionale e motivato esclusivamente da presunte esigenze di risparmio.
Dichiara che il suo gruppo non è a priori contrario alla riduzione del numero dei parlamentari, come dimostrato con la riforma costituzionale elaborata nella precedente legislatura, nella quale tale riduzione Pag. 27era posta in relazione ad altri correlati interventi, come ad esempio quello volto a incidere sul bicameralismo perfetto. Non comprende poi per quale ragione non si voglia oggi riflettere sull'opportunità di considerare un ruolo diverso per il Senato, in rappresentanza delle autonomie locali, visto che la tematica delle autonomie è perseguita con convinzione da una parte della maggioranza.
Fa altresì notare come il provvedimento in esame, al pari di quello sul referendum propositivo, incida negativamente sul principio democratico della rappresentanza parlamentare, producendo forti distorsioni nel rapporto con il corpo elettorale, considerata la dimensione esagerata che verrebbero ad assumere i collegi. Segnala quindi come il provvedimento determini degli squilibri per quanto riguarda l'elezione del Presidente della Repubblica, considerata la diversa incidenza che verrebbero ad assumere i delegati regionali, nonché per quanto riguarda l'elezione dei componenti di importanti organi, come la Corte costituzionale e il CSM.
Dopo aver osservato, peraltro, che anche il ruolo dei senatori a vita rischia di apparire eccessivo, influenzando il raggiungimento delle maggioranze, auspica, in conclusione, che si possa sviluppare un dibattito adeguato, prendendo in considerazione tutti gli aspetti delle riforme costituzionali proposte che siano tra di loro connessi.
Giuseppe BRESCIA, presidente, avverte che le tematiche relative all'organizzazione dei lavori sul provvedimento saranno affrontate nel corso dell'odierna riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
Istituzione dell'Autorità garante per il contrasto delle discriminazioni e modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215.
C. 1794 Brescia.
Giuseppe BRESCIA, presidente e relatore, rileva come la Commissione sia chiamata ad avviare l'esame, in sede referente, della proposta di legge C. 1794 a sua prima firma, recante istituzione dell'Autorità garante per il contrasto delle discriminazioni e modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215.
Evidenzia innanzitutto, in estrema sintesi, come con l'istituzione di tale Autorità indipendente sia superato – e, quindi, soppresso – l'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica (UNAR), organismo istituito nel 2003 presso la Presidenza del Consiglio e diretto da un responsabile di nomina governativa.
Evidenzia infatti come negli ultimi anni infatti sia più volte emersa, da parte della società civile, la necessità di sottrarre l'UNAR da logiche e influenze governative e garantire all'ufficio una reale autonomia ed indipendenza.
Si tratta di un'istanza finora sostanzialmente ignorata, che la proposta di legge, composta di due articoli, intende invece ascoltare, senza introdurre nuovi oneri a carico della finanza pubblica e dando invece una autorevole risposta definitiva anche a diverse fuorvianti strumentalizzazioni politiche.
Passando a illustrare il contenuto del provvedimento, rileva come l'articolo 1 della proposta di legge sostituisca l'articolo 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, che concerne l'UNAR, trasferendone i compiti alla nuova Autorità, di cui ne disciplina la composizione e l'organizzazione, mentre l'articolo 2 reca ulteriori modifiche di coordinamento al citato decreto legislativo n. 215 del 2003.
Ricorda che tale decreto legislativo recepisce la direttiva 2000/43/CE e reca disposizioni relative alla parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, prevedendo le misure necessarie ad evitare che le differenze di razza o etnia siano causa Pag. 28di discriminazione, diretta e indiretta, anche in considerazione del differente impatto che le medesime forme di discriminazione possano avere su donne e uomini e sull'esistenza di forme di razzismo a carattere culturale e religioso.
In attuazione dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 215 del 2003, nell'ambito del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio è stato istituito l'UNAR, con funzioni di controllo e garanzia dell'effettività del principio di parità di trattamento e di vigilanza sull'operatività degli strumenti di tutela approntati contro le discriminazioni.
In dettaglio, il comma 1 del nuovo articolo 7 del decreto legislativo n. 215 istituisce l'Autorità garante per il contrasto delle discriminazioni, attribuendogli le medesime funzioni attualmente svolte dall'UNAR.
La proposta di legge declina il campo di competenza dell'Autorità agganciandosi direttamente all'articolo 3 della Costituzione e includendo dunque il contrasto a tutte le forme di discriminazioni, siano esse fondate sul sesso, sulla razza, sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche o sulle condizioni personali e sociali.
Le funzioni dell'Autorità sono svolte in modo autonomo e imparziale, come previsto dalla normativa vigente con riguardo all'UNAR, nonché in modo indipendente.
Il comma 2 del nuovo articolo 7 elenca in dettaglio i compiti dell'Autorità garante, riproducendo pressoché testualmente quelli attualmente svolti dall'UNAR, ossia:
fornire assistenza, nei procedimenti giurisdizionali o amministrativi, alle persone che si ritengono lese da comportamenti discriminatori, anche secondo le forme di cui all'articolo 425 del codice di procedura civile, secondo cui su istanza di parte, l'associazione sindacale indicata dalla stessa ha facoltà di rendere in giudizio, tramite un suo rappresentante, informazioni e osservazioni orali o scritte;
svolgere inchieste al fine di verificare l'esistenza di fenomeni discriminatori;
promuovere l'adozione, da parte di soggetti pubblici e privati, di azioni positive, ossia misure dirette a evitare o a compensare le situazioni di svantaggio e a garantire il rispetto dell'articolo 3 della Costituzione (il testo vigente indica le situazioni di svantaggio connesse alla razza o all'origine etnica);
diffondere la massima conoscenza possibile degli strumenti di tutela vigenti anche mediante realizzazione di campagne di informazione e comunicazione;
formulare raccomandazioni e pareri su questioni connesse alle discriminazioni, e proposte di modifica della normativa;
redigere una relazione annuale per le Camere sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento e sull'efficacia dei meccanismi di tutela (la norma vigente prevede anche la presentazione di una relazione annuale al Presidente del Consiglio);
promuovere studi, ricerche, corsi di formazione e scambi di esperienze, anche al fine di elaborare linee guida in materia di lotta alle discriminazioni.
Come già previsto dalla normativa vigente per l'UNAR, ai sensi del comma 3 del nuovo articolo 7 anche l'Autorità garante può richiedere a enti, persone e imprese di fornire informazioni e di esibire i documenti utili ai fini dello svolgimento dei propri compiti.
Il comma 4 del nuovo articolo 7 chiarisce che l'Autorità opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione.
Il comma 5 del nuovo articolo 7 prevede che l'Autorità garante sia composta dal Collegio, che ne costituisce il vertice e dall'Ufficio. Il Collegio è costituito da 5 componenti nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa determinazione adottata d'intesa dai Presidenti di Camera e Senato.
In base al comma 6 del nuovo articolo 7 i componenti del Collegio sono scelti a seguito di una procedura trasparente e ad evidenza pubblica, nel rispetto delle pari opportunità e tenendo conto delle competenze maturate nella lotta alle discriminazioni Pag. 29all'interno delle associazioni e degli enti iscritti nel registro delle associazioni che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni.
Tale registro, previsto dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 215 del 2003, attualmente tenuto dal Dipartimento delle pari opportunità della Presidenza del Consiglio, viene poi trasferito dalla proposta di legge trasferisce alla nuova Autorità.
In sede di prima attuazione della disposizione, si prevede che le predette competenze devono essere maturate all'interno delle associazioni e degli enti iscritti nel registro istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità.
Secondo il comma 7 del nuovo articolo 7 i componenti del Collegio durano in carica per cinque anni e il mandato è rinnovabile per una sola volta. La prima nomina dei componenti del Collegio è effettuata entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge. I componenti il collegio eleggono nel loro ambito un presidente e un vicepresidente con votazione a maggioranza dei due terzi.
Il comma 8 del nuovo articolo 7 disciplina il regime di incompatibilità dei membri del Collegio. In particolare, gli incarichi di presidente e di componente del Collegio sono incompatibili, a pena di decadenza, con qualsiasi altro impiego pubblico o privato; con qualsiasi incarico di amministrazione, direzione o controllo; con l'esercizio di ogni professione, attività imprenditoriale o carica, anche elettiva o governativa; con incarichi in associazioni e in enti che svolgono attività nel settore dei diritti umani e con attività nell'ambito di associazioni, partiti o movimenti politici.
In base al comma 9 del nuovo articolo 7 il presidente e i componenti del Collegio, all'atto dell'accettazione della nomina, sono collocati fuori ruolo, se dipendenti di amministrazioni pubbliche. Fanno eccezione i professori universitari di ruolo, che sono collocati in aspettativa senza assegni, ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, che prevede l'aspettativa obbligatoria dei docenti per situazioni di incompatibilità. Il personale collocato fuori ruolo o in aspettativa non può essere sostituito. Inoltre si specifica che i magistrati in servizio non possono fare parte del Collegio.
Ai sensi del comma 10 del nuovo articolo 7 ai componenti del Collegio è corrisposta un'indennità di funzione pari a un terzo del limite massimo retributivo previsto dalla legge per i dipendenti pubblici, ossia un terzo di 240 mila euro (quindi 80 mila euro); si precisa inoltre che non può essere prevista alcuna indennità aggiuntiva per il periodo di svolgimento della carica di presidente.
Il comma 11 del nuovo articolo 7 disciplina i casi di cessazione del mandato dei componenti il Collegio: oltre che per naturale scadenza o per decesso, l'incarico cessa esclusivamente in caso di dimissioni o di sopravvenuta accertata mancanza dei requisiti e delle qualità prescritti per la nomina. Alla sostituzione dei componenti cessati si provvede con le stesse modalità previste per la nomina dal comma 6.
Il comma 12 del nuovo articolo 7 prevede poi l'istituzione di un Ufficio, di cui l'Autorità si avvale per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali, composto da proprio personale assunto mediante concorso pubblico, a cui è preposto un segretario generale, nominato tra persone di elevata e comprovata qualificazione professionale, scelto anche tra magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati dello Stato, professori universitari di ruolo in materie coerenti con i compiti dell'Autorità garante, dirigenti di prima fascia dello Stato.
Ai sensi del comma 13 del nuovo articolo 7, oltre che di personale proprio, l'Ufficio può avvalersi anche di personale di altre amministrazioni pubbliche, compresi magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, in posizione di comando, aspettativa o fuori ruolo, nonché di esperti della materia e di consulenti esterni. In caso di posizione fuori ruolo o di comando, le amministrazioni di appartenenza sono tenute ad adottare il provvedimento di fuori ruolo o di comando entro quindici giorni dalla richiesta. In attesa dell'adozione del provvedimento di comando, Pag. 30può essere concessa, dall'amministrazione di appartenenza, l'immediata utilizzazione dell'impiegato presso l'amministrazione che ha richiesto il comando (come previsto dai commi 14 e 17 dell'articolo 17 della legge n. 127 del 1997).
In base al comma 14 del nuovo articolo 7 l'Autorità adotta, entro 60 giorni dalla propria costituzione, un regolamento concernente il proprio funzionamento, il trattamento giuridico ed economico del personale, i bilanci, i rendiconti e la gestione delle spese, nonché le funzioni del Collegio e dell'Ufficio medesimo.
L'articolo 2 della proposta di legge reca alcune norme di coordinamento e disposizioni finali, prevedendo il trasferimento della competenza di tenere e aggiornare annualmente il registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni, dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio alla nuova Autorità.
In particolare, la lettera a) del comma 1, modificando l'articolo 6 del decreto legislativo n. 215 del 2003, assegna all'Autorità il compito di trasmettere tempestivamente al Dipartimento gli aggiornamenti dell'elenco, mentre la lettera b) del medesimo comma, modificando l'articolo 8 del decreto legislativo n. 215, trasferisce all'Autorità la copertura finanziaria ora stabilita per l'UNAR dal medesimo articolo 8.
Il comma 2 stabilisce che con decreto del Presidente del Consiglio sia disciplinata l'organizzazione interna del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, al fine di adeguarla alle nuove disposizioni della legge.
Gennaro MIGLIORE (PD) rileva come, a suo avviso, la tempestività con la quale viene esaminata la proposta di legge in titolo rappresenta un espediente della maggioranza per intervenire su una struttura, l'UNAR, che, evidentemente, non è gradita a questo Governo, ma che ha esercitato le sue funzioni in modo efficace. Osserva come ciò si inscriva nella politica perseguita dall'attuale maggioranza, volta ad occupare gli istituti di garanzia, e cita quali esempi le dimissioni del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Cantone, e la nomina del nuovo presidente dell'Istat. Ritiene che il reale intento della proposta di legge in esame sia quello di sopprimere l'UNAR, che sta denunciando violazioni sistematiche nei confronti delle minoranze etniche e di altra natura, e di sostituirlo con un'Autorità che, a suo avviso, non godrebbe di effettiva indipendenza, nell'ambito di una politica volta a sostituire gli istituti di garanzia con strutture al servizio del Governo.
Giuseppe BRESCIA, presidente e relatore, ritiene che il deputato Migliore, con le considerazioni svolte nel suo intervento, abbia dimostrato di non aver colto lo spirito del provvedimento in esame.
Francesco Paolo SISTO (FI) chiede delucidazioni al Presidente e relatore circa le differenze tra la nuova autorità che si intende istituire e l'UNAR, chiarendo a quali eventuali aspetti di criticità di quest'ultimo si intende ovviare con il provvedimento in esame.
Giuseppe BRESCIA, presidente e relatore, rileva come la ratio della proposta di legge in esame sia proprio quella di istituire un'Autorità che sia posta in una posizione di effettiva indipendenza nei confronti del Governo, ricordando come, al contrario, l'UNAR sia un ufficio della Presidenza del Consiglio dei ministri, e come da più parti sia pervenuta la sollecitazione a rendere più indipendente tale organismo.
Francesco Paolo SISTO (FI) chiede chiarimenti circa le modalità di nomina dei membri dell'Autorità di cui si propone l'istituzione, e in particolare se si tratti comunque di nomine di natura politica.
Giuseppe BRESCIA, presidente e relatore, rileva come, ai sensi del nuovo comma 6 dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 215 del 2003, come sostituito dall'articolo 1 della proposta di legge, i Pag. 31membri dell'Autorità siano nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa determinazione adottata d'intesa dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
Norme per l'attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura.
C. 14 cost. di iniziativa popolare.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 27 febbraio scorso.
Giuseppe BRESCIA, presidente, ricorda che si è concluso il ciclo di audizioni informali previsto ai fini dell'istruttoria legislativa sul provvedimento.
Francesco Paolo SISTO (FI), relatore, chiede di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge.
Giuseppe BRESCIA, presidente, ritiene che il termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge potrà essere definito nell'odierna riunione dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione.
Mercoledì 31 luglio 2019.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.45 alle 16.10 e dalle 19 alle 19.25.
Mercoledì 31 luglio 2019 — Presidenza del Presidente Giuseppe BRESCIA. – Interviene il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta Simone Valente.
La seduta comincia alle 18.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nell'odierna seduta pomeridiana.
Roberto SPERANZA (LeU), intervenendo sull'ordine dei lavori, reputa che la proposta, avanzata dal Presidente Brescia nell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, svoltosi nel pomeriggio odierno, di concludere l'esame in sede referente nella giornata odierna rappresenti una forzatura molto grave, in quanto lesiva dei diritti del Parlamento nel suo complesso, e in particolare delle opposizioni.
Chiede, pertanto preliminarmente, al Presidente se intenda mantenere tale proposta in merito all'organizzazione dei lavori, ritenendo tale valutazione decisiva in ordine al prosieguo dei lavori.
Reputa discutibile la proposta di legge costituzionale in oggetto e considera quindi ancor più inaccettabile, sebbene si tratti di una quarta lettura, la compressione dei tempi della discussione di un provvedimento che incide sulla Costituzione.
Rileva, inoltre, che al momento la Conferenza dei presidenti di gruppo non ha ancora assunto alcuna decisione ufficiale in merito alla calendarizzazione dell'esame Pag. 32del provvedimento in Assemblea. Ritiene pertanto che al fine di assicurare un corretto funzionamento democratico dei lavori della Commissione, il Presidente debba ritirare la proposta avanzata in sede di Ufficio di presidenza della Commissione.
Giuseppe BRESCIA (M5S) esprime apprezzamento per il barlume di verità emerso dalle parole del deputato Speranza rispetto a quanto è stato affermato in Assemblea sulla questione. Ricorda, infatti, che in sede di Ufficio di presidenza ha avanzato una proposta in relazione alla conclusione dell'esame referente nella giornata odierna, senza che sia stata assunta alcuna decisione in merito. Rammenta, inoltre, che in tale sede, si è riservato, qualora si prospettasse un prolungamento dei lavori della Commissione, di convocare un'altra riunione dell'Ufficio di presidenza, nella quale sarà assunta una decisione sui tempi di conclusione dell'esame in base all'orientamento di tutti i gruppi. Ricorda, infatti, che tale decisione dovrà tenere conto non solo della posizione già manifestata da taluni gruppi di opposizione, ma anche di quelli di maggioranza.
Gennaro MIGLIORE (PD) dopo aver preso atto delle dichiarazioni del Presidente Brescia, comunica che tutti i deputati presenti in Commissione appartenenti al gruppo Partito Democratico intendono iscriversi a parlare. Invita pertanto il Presidente Brescia a convocare ad horas l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, della Commissione.
Giuseppe BRESCIA, presidente, ritiene che si possa passare alla discussione sul merito della proposta di legge costituzionale.
Federico FORNARO (LeU) evidenzia come, mentre per l'attuale maggioranza la quarta lettura di un progetto di legge costituzionale si riduce a una sostanziale presa d'atto delle letture precedenti, nel meccanismo di revisione costituzionale definito dai costituenti la quarta lettura è funzionale a garantire una riflessione ponderata sulle modifiche da apportare alla nostra Carta costituzionale. Ritiene pertanto che anche nel corso della quarta lettura possano emergere degli aspetti da approfondire e che dovrebbe essere garantito anche lo svolgimento di audizioni.
Osserva poi che dal 1948 ad oggi la storia ha dimostrato che una Camera rappresentativa – il Senato – può funzionare con 315 componenti, mentre non vi è alcun precedente, in un sistema bicamerale paritario, di una Camera composta di soli 200 membri. A suo avviso occorre, infatti, considerare che una tale riduzione del numero dei componenti di una Camera produrrà l'effetto di attribuire un peso straordinario al voto del singolo parlamentare nelle Commissioni e che ciò faciliterà le attività di lobbies, esponendo il Senato al rischio di un'aggressione da azioni di influenza esterna. Reputa che non si tratti di un'obiezione strumentale, ma di una questione fondamentale di eterogenesi dei fini. Ritiene pertanto che su tale tema sia necessaria una riflessione ulteriore, considerando, ad esempio, l'ipotesi di prevedere un sistema nel quale le due Camere siano paritarie anche nel numero dei componenti (nella misura di 315) per evitare un problema di compressione della rappresentanza ma, al contempo, garantendo il buon funzionamento delle Assemblee elettive.
Soffermandosi sulle peculiarità dei sistemi elettorali di Camera e Senato e in particolare sul funzionamento delle circoscrizioni e dei collegi, segnala il rischio di una distorsione della rappresentanza connesso con le modifiche costituzionali in esame. Dopo aver evidenziato la funzione del collegio in chiave di strumento che avvicina l'elettore all'eletto, ritiene che il collegio sia un compromesso tra la cultura liberale e la cultura dei partiti di massa.
Rileva quindi come, a seguito dell'entrata in vigore del provvedimento in esame, i collegi uninominali assumeranno dimensioni analoghe a quelle delle attuali circoscrizioni plurinominali, determinando Pag. 33un allontanamento tra eletti ed elettori, contrario alla stessa cultura costitutiva del Movimento 5 Stelle.
Rileva altresì come la riduzione del numero di parlamentari accompagnata dalla diminuzione da sette a tre del numero minimo di senatori per ciascuna regione determinerà la penalizzazione delle regioni più piccole, con l'introduzione, peraltro, di soglie di sbarramento implicite molto elevate, per effetto delle quali i partiti medi e piccoli saranno esclusi a priori dalla rappresentanza di quasi metà delle regioni. Osserva come si sarebbe potuto prevedere invece un superamento dell'attuale meccanismo di elezione del Senato, introducendo un sistema di elezione su base circoscrizionale o pluriregionale, sottolineando come il sistema risultante dal provvedimento in esame determini un deficit di rappresentanza che costituisce un tarlo posto sotto le fondamenta delle istituzioni parlamentari.
Richiama, inoltre, l'attenzione sul fatto che numerose previsioni del Regolamento della Camera, ad esempio quelle relative al numero minimo di deputati necessari per la costituzione di un gruppo, sottintendono l'attuale composizione di 630 deputati, richiamando quindi la necessità, nel caso di approvazione del provvedimento in esame, di interventi correttivi al riguardo, al fine di evitare la conseguenza, paradossale, per cui sarebbe preclusa la costituzione di un gruppo ad una forza politica che abbia ottenuto 2 milioni di voti, e come tali interventi correttivi debbano essere necessariamente introdotti prima delle prossime elezioni.
Ricorda inoltre la questione, già affrontata in sede di esame in prima lettura, della composizione del collegio elettorale del Presidente della Repubblica, nel quale si verrebbe a determinare un'alterazione dell'equilibrio attualmente previsto tra parlamentari e delegati regionali, producendosi un peso eccessivo di questi ultimi rispetto alla vigente previsione costituzionale.
Riconosce come ci si trovi di fronte a un intervento di revisione costituzionale puntuale, e dunque più coerente con l'articolo 138 della Costituzione rispetto ad altri interventi del passato, ma reputa un errore astrarre il tema della riduzione del numero dei parlamentari, considerandola una variabile ininfluente rispetto al sistema costituzionale nel suo complesso, e rileva come ciò denoti la connotazione meramente propagandistica della scelta compiuta. Sottolinea quindi come il problema delle democrazie rappresentative non sia costituito dai costi della politica, bensì dalla perdita della fiducia dei cittadini, già determinatasi con l'introduzione delle liste bloccate e ora aggravata dall'allentamento del rapporto tra eletti ed elettori.
Gennaro MIGLIORE (PD) osserva preliminarmente come la discussione sia segnata da un'improvvida valutazione della Presidenza e dei gruppi di maggioranza, che evidenzia la volontà di affrontare la proposta di legge di revisione costituzionale in esame in chiave meramente propagandistica. Rileva infatti come non siano esplicitate le motivazioni alla base della proposta in esame e come si deturpi il processo di revisione costituzionale di cui all'articolo 138 della Costituzione, mantenendone la forma ma alterandone la sostanza.
Ricorda come il predetto articolo 138 fu pensato dall'Assemblea costituente quale strumento cui ricorrere nel caso di fatti nuovi tali da rendere necessario un aggiornamento della Carta e come la ricerca dell'equilibrio tra la necessità di confermare l'impianto costituzionale e quella di aggiornarlo abbia sempre costituito un elemento centrale delle proposte di revisione costituzionale.
Ribadisce come la posizione della maggioranza non sia a suo avviso sorretta da alcuna motivazione se non quella per cui si ritiene che debba essere ridotto il numero dei parlamentari e che si risolve evidentemente in un'affermazione tautologica, a meno che non si tratti di un'operazione meramente contabile e di contenimento dei costi, ma osserva come in tal caso si tratterebbe di una motivazione del tutto incongrua. Rileva come l'obiettivo Pag. 34che sembra essere perseguito sia quello di ridurre la funzione e l'autonomia del Parlamento, prefigurando un sistema nel quale le scelte vengono determinate da soggetti esterni, sottraendo centralità alla democrazia rappresentativa.
Esprime il proprio stupore a fronte dell'indisponibilità da parte della maggioranza a valutare gli elementi addotti a sostegno delle argomentazioni dell'opposizione e ricorda come il Partito democratico non abbia affatto una posizione di pregiudiziale contrarietà alla riduzione del numero dei parlamentari, che era infatti prevista nella proposta di revisione costituzionale approvata dalle Camere e respinta con referendum nella scorsa legislatura, ma nell'ambito di una riforma organica che prevedeva anche la differenziazione delle funzioni fra le due Camere sulla base dei mutamenti intervenuti dal 1948 nella funzione di rappresentanza dalle Camere stesse. Ritiene che, invece, non siano intervenuti rispetto al 1948 mutamenti tali da giustificare un intervento limitato alla consistenza numerica delle due Camere ed anzi rileva come, semmai, si sia registrato un incremento della popolazione che ha determinato una diminuzione del rapporto tra eletto ed elettore rispetto al 1948, mentre la scelta compiuta con il provvedimento in esame va nella direzione di un radicale allentamento di tale rapporto. Rileva infatti, sulla base della documentazione predisposta dagli uffici, come oggi il rapporto sia di un deputato ogni 96 mila abitanti, inferiore rispetto a quello di Paesi come la Francia o la Germania, mentre a seguito dell'entrata in vigore del provvedimento in esame esso si ridurrebbe a un deputato ogni 151 mila abitanti, vale a dire il più alto d'Europa. Ritiene quindi paradossale che proprio da parte del Movimento 5 Stelle e del Governo che si era qualificato «Governo del popolo» venga una proposta volta ad aumentare la distanza tra eletti ed elettori.
Ribadisce come dal punto di vista procedurale sia stato compiuto un vero e proprio blitz, che impedisce alle forze di opposizione, che sono pronte a confrontarsi con la maggioranza sul terreno del consenso, di disporre del tempo necessario per far conoscere la propria posizione e le sue motivazioni all'opinione pubblica. Rileva, altresì, come in tal modo sia stato impedito al gruppo del Partito democratico anche di svolgere una compiuta riflessione al proprio interno.
Giuseppe BRESCIA, presidente, rileva come le questioni relative all'organizzazione dei lavori dovranno essere trattate in seno all'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, invitando quindi il deputato Migliore ad attenersi al merito del provvedimento in esame.
(Commenti e vive, reiterate proteste del deputato Giachetti e del deputato Marattin. Vive proteste dei deputati dei gruppi Partito democratico e Liberi e uguali)
Giuseppe BRESCIA, presidente, stigmatizza con forza le inaccettabili espressioni utilizzate dal deputato Marattin nei confronti della Presidenza e lo invita a uscire dall'aula.
(Vive proteste dei deputati dei gruppi Partito democratico e Liberi e uguali)
Giuseppe BRESCIA, presidente, richiama all'ordine il deputato Giachetti, la deputata Serracchiani, il deputato Borghi e, per due volte, il deputato Migliore, invitandolo a proseguire il suo intervento.
Gennaro MIGLIORE (PD) protesta vivamente nei confronti del Presidente, dichiarando di esigere rispetto in quanto deputato della Repubblica.
Giuseppe BRESCIA, presidente, ribadisce l'invito al deputato Marattin ad allontanarsi dall'aula, dando disposizioni affinché tale disposizione sia eseguita.
Sospende, quindi, la seduta e convoca immediatamente nel suo studio una riunione dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, della Commissione.
La seduta, sospesa alle 18.55, è ripresa alle 19.25.
Giuseppe BRESCIA, presidente, alla luce di quanto convenuto unanimemente nel corso della riunione, appena conclusa, dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione, avverte che l'esame del provvedimento sarà rinviato ad una seduta da convocare domani e che nella giornata di venerdì 2 agosto potrà essere convocata un'ulteriore seduta di esame del medesimo provvedimento, qualora in tale giornata fossero previste votazioni in Assemblea.
Informa altresì che, sempre in base all'accordo unanime raggiunto in seno all'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, l'esame riprenderà poi nel mese di settembre, prevedendo, nella giornata in cui la Conferenza dei presidenti di gruppo stabilità l'avvio della discussione in Assemblea sul provvedimento, una seduta in cui si procederà alla votazione della proposta di conferire il mandato ai relatori, previe relative dichiarazioni di voto.
Rinvia quindi il seguito dell'esame a una seduta da convocare domani.
La seduta termina alle 19.30.

References: articolo 7
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