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Timestamp: 2019-10-23 22:27:28+00:00

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Langages, politique, histoire. Avec Jean-Claude Zancarini - L’“affaire” Machiavelli e il gonfaloniere perpetuo Piero Soderini (con una minuta inedita di Niccolò Machiavelli) - ENS Éditions
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1 N. Machiavelli, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, V (1505-1507), a cura di J.‑J. Marchan (...)
2 N. Machiavelli, Arte della guerra. Scritti politici minori, a cura di J.-J. Marchand, D. Fachard e (...)
3 «Circa il deletto [il reclutamento dei soldati per l’Ordinanza] siamo nella medesima opinione, ma d (...)
4 Vede lettera di Francesco Soderini a N. Machiavelli del 4 marzo 1506 (ibid., pp. 217-218).
5 Vede sulla vicenda F. Guicciardini, Storie fiorentine, a cura di R. Palmarocchi, Bari, Laterza, 19 (...)
6 Sull’importanza di questo anno per Machiavelli, si vede anche: G. Inglese, 1506, in Machiavelli se (...)
7 L’espressione viene usata da Bartolomeo Cerretani nella sua Istoria fiorentina per il ruolo di Mac (...)
8 «Alamanno, sendo a Bibona, a tavola con Ridolfo, dove v’erano ancora molti giovani, parlando di vo (...)
9 Lettera di A. Vespucci a N. Machiavelli del 28 dicembre 1506 (ibid., p. 269).
10 Cinque lettere di T. Machiavelli al fratello Niccolò tra aprile e maggio 1506 (ibid. pp. 202-223).
11 Lettera di N. Valori a N. Machiavelli del 22 gennaio 1505 (ibid., p. 200).
12 Oltre che nella lettere cit. a n. 3, anche in quella del 29 maggio 1504, in cui scriveva: «La scus (...)
13 Vede lettere cit. del 29 maggio e del 26 ottobre 1504.
1L’anno 1506 è particolarmente significativo per Machiavelli. È anzitutto quello dell’avvio effettivo dell’esperienza, lungamente maturata, della milizia d’ordinanza (la patente per il primo reclutamento è del 30 dicembre 1505)1: più di 5000 uomini vengono arruolati in gran parte da Machiavelli nei mesi successivi e il 6 dicembre 1506 viene votata la Provvisione che ne regola l’organizzazione2; cessavano così le esitazioni dei dirigenti fiorentini che avevano coinvolto anche il gonfaloniere a vita Piero Soderini e il fratello, Francesco, Cardinale di Volterra, accusati dalla classe magnatizia di confondere in questa vicenda il «ben pubblico» con il «ben privato»3. Lo stesso anno, alla fine di agosto, Machiavelli viene inviato in missione diplomatica presso Giulio II partito alla riconquista delle terre della Chiesa. È anche l’anno in cui compone il capitolo Di fortuna e i Ghiribizzi al Soderino, che rispecchiano una svolta importante nella sua riflessione teorica, con una radicale rimessa in discussione dei propri princìpi di politica elaborati negli anni precedenti. Nel 1506, pubblica anche il primo Decennale, e invia ai dirigenti il suo progetto di milizia intitolato La cagione dell’ordinanza, che verrà particolarmente lodato da Francesco Soderini4. Il 1506 è pure l’anno in cui Don Micheletto, Don Miguel de Corella, già fedele uomo di mano di Cesare Borgia, viene assunto dalla Repubblica di Firenze come Capitano della guardia del contado: una decisione votata con reticenza dagli organi democratici della repubblica che temevano di vedere Firenze trasformarsi in una sorta di principato autoritario5. Di conseguenza questo anno è determinante per la collocazione politica di Machiavelli all’interno dell’amministrazione e addirittura per i rapporti di potere nella repubblica soderiniana6. Agli occhi degli oppositori magnatizi in particolare, Machiavelli appare come il braccio destro, l’ideatore della politica soderiniana: per lui si conia il soprannome di «mannerino» del gonfaloniere7. Più duro e più crudo è il giudizio di uno dei capi dell’opposizione degli ottimati, Alamanno Salviati, a cui Machiavelli – forse come tentativo di conciliazione politica – aveva dedicato il primo Decennale: lo tratta pubblicamente di «ribaldo»8. Vari segni di questa ascesa sono rivelatori: un funzionario di una certa importanza come Agostino Vespucci si rivolge a lui per ottenere un posto nella nuova amministrazione dei Nove dell’Ordinanza9, il fratello Totto e il lontano cugino Girolamo si fanno insistenti per ottenere protezioni per i loro affari10, un Niccolò Valori, ambasciatore fiorentino alla corte di Francia ed esponente di una grande famiglia fiorentina, gli scrive per ottenere la nomina di un suo sostituto11. Una figura importante in questa rete di potere che si sta rafforzando notevolmente intorno al gonfaloniere perpetuo è il fratello Francesco, cardinale di Volterra, bene inserito nella corte pontificia a Roma e in tutto l’alto apparato della gerarchia ecclesiatica. Machiavelli si è fatto particolarmente apprezzare da lui in occasione della legazione che hanno svolto insieme nel giugno 1502 presso Cesare Borgia, quando questi minacciava di invadere la Toscana; lo aveva rivisto a Roma durante la legazione del 1503 per l’elezione del successore di Alessandro VI e a lui si era rivolto nei momenti più difficili in cui il gonfaloniere dubitava dell’opportunità di affrontare una crisi politica per imporre la milizia. E sarà appunto il cardinale ad aprire gli occhi, per due volte12, all’impaziente segretario sui rischi oggettivi che esistevano per il gonfaloniere di essere accusato di usare la forza pubblica per un scopo privato, di travestire in qualche modo il «ben privato» in «ben pubblico», o forse – come avrebbero detto alcuni oppositori – di rivelare troppo apertamente o prematuramente l’intenzione di passare ad una repubblica autoritaria o ad un principato civile. Questa amicizia andava al di là di una connivenza politica, poiché aveva anche una componente privata, visto che il cardinale era anche il compare di due figli di Niccolò13.
14 Vede nota 10.
15 Il 2 marzo 1506, Battista Machiavelli scriveva infatti al Machiavelli: «Francesco del Nero ha lett (...)
16 Ibid. p. 202.
2In quanto al fratello Totto, più giovane di Niccolò di sei anni, che, a quanto pare, aveva scelto la carriera ecclesiastica per cercare di ottenere ricchi benefici, come dimostrano lettere al fratello cancelliere14, si era dedicato da un po’ di anni con il cognato Francesco del Nero (intimo anche di Niccolò), al commercio fra le due coste dell’Adriatico meridionale (Valona-Ancona15, Valona-Lecce, ecc.) infrangendo il monopolio di fatto dei Veneziani su queste rotte commerciali. Non tralasciando però i suoi precedenti interessi ecclesiastici, si era anche recato a Roma nel marzo 1505 per incontrare il cardinale Soderini e ottenere il suo sostegno decisivo nel conferimento di prebende ecclesiastiche; e di questo, tanto Totto quanto il cardinale avevano informato Niccolò. In una lettera del 24 marzo 1505 Francesco Soderini scriveva addirittura al Machiavelli di volere «corrispondere alla fede avete in noi, e satisfare a tutta la casa e famiglia vostra, alla quale portiamo affezione»16. Possiamo perciò dire che fin dal 1505, i Machiavelli e i Soderini erano in affari e non solo per ragioni politiche, anche se non abbiamo notizie di un coinvolgimento del gonfaloniere in questa vicenda che rimaneva nell’ambito della Chiesa.
17 Signori, Carteggi, Minutari 19 (già Strozziane LXXXV: Cl. X, dist. 1, n. 121). Intendiamo rendere (...)
18 A c. 70r; pubblicata da S. Bertelli, ibid.
19 A c. 66r: inedita.
20 A c. 69rv: la prima è inedita, la seconda è pubblicata da S. Bertelli, ibid.
3Fu appunto nella risoluzione di un incidente in cui Totto venne danneggiato nei suoi interessi commerciali e finanziari, che si manifestarono gli appoggi di cui poteva godere Niccolò Machiavelli. Ne recano la testimonianza quattro lettere conservate in un registro di Cancelleria, oggi all’Archivio di Stato di Firenze17. Si tratta di due missive inviate dal gonfaloniere Soderini a Consalvo de Cordoba, Gran Capitano del Regno di Napoli (luogotenente di fatto del re Ferdinando)18 e al fratello Francesco19, nonché le relative minute di mano di Machiavelli20.
4Tali lettere mettono in luce la vicenda seguente. Francesco del Nero, socio in affari di Totto Machiavelli, imbarcatosi a Valona su una galera, aveva accompagnato un carico di merce diretto in Puglia. La nave, quando era ormai vicina alla costa salentina, al largo di Lecce, era stata avvistata da due galere veneziane. Presentendo il pericolo, l’equipaggio era andato a rifugiarsi nel porto protetto dalla torre di San Cataldo sulle terre del Regno di Napoli. Le navi veneziane erano entrate tuttavia nel porto e avevano sequestrato il resto delle merci che Francesco del Nero ed il suo equipaggio non avevano potuto porre in salvo. Si sarebbe potuto trattare di un banale incidente di pirateria o di difesa delle rotte commerciali, se la faccenda non avesse avuto risvolti politici e di conflitto di sovranità. Si può immaginare che, avvertito dell’accaduto da Totto, sempre pronto, come abbiamo visto, a fare intervenire le sue relazioni fiorentine e romane, Niccolò si sia rivolto al gonfaloniere per chiedergli aiuto sia presso le autorità spagnole del regno di Napoli, sia presso il potente cardinale Francesco Soderini nell’ambito della Curia romana. Il registro infatti conserva le due bozze che Machiavelli preparò per il gonfaloniere: non per un dispaccio amministrativo o diplomatico, come era di prammatica, ma per una richiesta personale di intervento, mirato a difendere interessi di famiglia.
5La prima minuta del 30 luglio viene elaborata da Machiavelli come una lettera da capo di stato a capo di stato. L’incipit ne rispecchia le due componenti: il titolo signorile («Illustrissime Domine») e le sue qualità umane («tamquam pater»). Segue il richiamo ai doveri civili di chi ha responsabilità di governo (proteggere i propri cittadini anche all’estero) nonché la captatio benevolentiae per le qualità di liberalità del destinatario («la humanità sua nelle altre cose che ci sono occorse»). Conclusa la premessa, il discorso può passare alla narrazione dei fatti, secondo uno sviluppo degli eventi evocati in modo contrastato, con il ricorso al consueto avverbio avversativo («tamen»), che consente di porre in opposizione gli eventi passati con la situazione presente (il furto delle merci e la loro sottrazione ai legittimi proprietari). Dalla descrizione dei fatti si può giungere allora all’argomentazione di fondo: la violazione del diritto di sovranità sul porto in cui si è rifugiata la nave. Il periodo è articolato in due segmenti: la ragione della richiesta (la violazione della sovranità del Viceré su quel porto) e la supposta volontà di farla rispettare per non mettere in pericolo né l’affidabilità commerciale del Regno, né il proprio onore. Ne consegue che Consalvo dovrà esigere dalle autorità veneziane la restituzione della merce sottratta. La lettera, secondo la consuetudine delle richieste di aiuto, si conclude con la promessa di reciprocità qualora un caso simile venisse presentato alle autorità fiorentine.
6Nella missiva effettivamente inviata – e a tutt’ora inedita – l’impianto argomentativo di Machiavelli è stato notevolmente mutato dal gonfaloniere. È opportuno rilevare queste modifiche, non solo perché rendono conto delle differenze di impostazione psicologica e retorica dei due fiorentini, ma anche perché, per contrasto, fanno da rivelatore ai procedimenti e alle tecniche argomentative di Machiavelli.
21 «Voi mi avete richiesto che io vi scriva el fondamento di questa Ordinanza e dove la si truovi: fa (...)
7Mentre il Segretario tende quasi sempre nelle sue argomentazioni a «farsi da alto»21, cioè ad inserire un’azione politica, anche minima, in un contesto più generale, in una regola di comportamento («quando egli occorra alcuna necessità per alcuno nostro cittadino, non mi parrà mai faticha raccomandarlo alla Excellentia vostra»), Piero Soderini con la concretezza e la semplicità che lo caratterizzano entra subito in argomento presentando in una sola frase i protagonisti, il suo interessamento personale nonché l’implicazione dell’onore del Capitano e dell’utilità del Regno, a cui non si può sottrarre:
Al presente ci occorre raccomandare a Vostra Excellentia Francesco del Nero et Totto Machiavelli, nobili cittadini e mercatanti nostri etc, a noi amicissimi, in causa che ha in sé etiam l’honore di detta Vostra Illustrissima Signoria et commodo di cotesto Regno.
8Si noteranno anche alcune aggiunte significative del gonfaloniere alla minuta machiavelliana. I due fiorentini sono detti «nobili cittadini» per adeguarli al concetto feudale del destinatario che tende a garantire maggiori diritti ai cittadini di estrazione nobile, mentre la qualifica di «mercatanti» mira a mettere in guardia il destinatario sull’importanza di preservare le redditizie relazioni commerciali fra i due stati. Ancora più evidente in questo senso è l’inciso «a noi amicissimi» – che ovviamente Machiavelli non poteva scrivere nella minuta – che sottolinea anche l’implicazione privata della raccomandazione. È un’aggiunta di peso, che indica che i Soderini erano pronti ad impegnarsi personalmente al più alto livello per sostenere i diritti, non di qualsiasi cittadino fiorentino come era detto nella bozza, ma amici, anzi «amicissimi» personali della famiglia.
22 Rinviamo a questo proposito all’illuminante postfazione di J.-L. Fournel e J.‑C. Zancarini – di cu (...)
9Nell’esposizione dei fatti il discorso del gonfaloniere è assolutamente lineare: ciò che mette in evidenza per contrasto un’altra caratteristica del ragionamento machiavelliano: quello di problematizzare in forma avversativa – altrove addirittura dilemmatica – la rappresentazione di una situazione, il cui rivelatore è l’uso di avverbi come tamen, nondimanco, nondimeno, tuttavia. Nella sua lettera, Machiavelli impostava un ragionamento più complesso, secondo una sua tendenza a sostituire la struttura descrittiva con una struttura valutativa: Francesco del Nero con una parte della merce si erano certo salvati, tamen il resto che non era potuto essere messo in salvo era stato preso ed era ancora in mano dei Veneziani; era una maniera di affermare che il bilancio dell’operazione era parzialmente negativo e che Consalvo era chiamato a rimediarvi22. Nella lettera del gonfaloniere questa seconda parte avversativa viene omessa poiché la descrizione dei fatti è abbastanza chiara per capire che il problema risiede nel fatto che i Veneziani hanno sottratto una parte del carico. In quanto alla domanda d’intervento, anziché richiamarsi all’amore e alla riconoscenza, quale formula di rito, la missiva del Soderini ribadisce i concetti di onore e d’interesse («non tanto per amore nostro […] ma anchora per honore di Vostra Illustrissima Signoria et commodo pubblico et privato»). Quest’ultimo concetto viene addirittura precisato con una frase che potrebbe essere interpretata come una minaccia di boicottaggio («perché quando e’ nostri mercatanti intendino non essere sicuri ne’ porti di cotesto Regno, sarebbono astretti colle mercantie e robe loro pigliare altri cammini»). Infine, mentre nella minuta Machiavelli metteva in evidenza il nome del fratello, presentando Francesco del Nero come semplice socio, sebbene fosse stato la diretta vittima del colpo di mano dei Veneziani, il gonfaloniere pone i due fiorentini sullo stesso piano, citando addirittura per primo Francesco Del Nero («Francesco Del Nero et Totto Machiavelli, nobili cittadini e mercatanti nostri»).
10Oltre a questa procedura di richiesta diretta nei confronti del Viceré, Machiavelli e il gonfaloniere escogitano un mezzo di pressione indiretto attraverso la Curia romana, grazie all’intervento di Francesco Soderini, cardinale di Volterra, presso il cardinale Lopez de Carvajal, garante degli interessi spagnoli presso la Santa Sede.
11In questa minuta inedita scritta da Machiavelli con l’intenzione di farla inviare dal gonfaloniere al fratello Francesco, viene narrata la stessa vicenda e viene chiesto l’intervento del cardinale. Pure in questo caso Machiavelli intavola un discorso, logicamente e sintatticamente, piuttosto complesso che vede protagoniste le due vittime della pirateria, nel chiedere, tramite il gonfaloniere, l’intervento del cardinale presso il Carvajal, perché questi si faccia portavoce delle loro richieste e per fare intervenire il Soderini anche direttamente presso il viceré:
Et perché questi che hanno perduto credono che, sendo state tolte nel dominio di Spagna, quando Consalvo vogla e’ ne habbi subito ad seguire la restitutione, et cerchando di favori con quello, desiderono che Vostra Excelsa Signoria li scriva una lettera et appresso operi, che ’l cardinale di Santa Croce li scriva etiam di questa materia et la raccomandi.
12Il periodo è caratteristico della prosa machiavelliana che tende ad inserire in una sola frase tutta la complessità di una situazione e di un’azione: l’atto di pirateria, la volontà di Consalvo di far rispettare la sovranità del regno intervenendo a Venezia, la convinzione delle vittime nell’efficacia di tale intervento, l’utilità dell’azione del cardinale presso il Carvajal e il viceré, la lettera del Carvajal al viceré. Inoltre per mascherare l’intervento del gonfaloniere perpetuo presso il Gran Capitano a sostegno di una faccenda privata, Machiavelli si rifà ad una regola di etica politica che il Soderini dovrebbe presentare anche qui come regola personale imprescindibile: quella del sostegno a cittadini minacciati nei loro interessi all’estero («Et perché dove va lo interesse de’ cittadini io ci duro faticha volentieri, vi prego…»). È un’argomentazione che dovrebbe trovare consenzienti tutti i ceti sociali, compresi gli ottimati sempre in agguato, evitando almeno formalmente ai Soderini di dare l’impressione di favorire una famiglia loro amica in una vicenda privata. Inoltre l’uso del «voi» e del titolo di «Vostra Reverendissima Signoria» viene a rinforzare l’impressione di una mossa ufficiale destinata a difendere, al di là del singolo caso, degli interessi di stato.
23 N. Machiavelli, Lettere, cit., pp. 229-230.
13Nella lettera effettivamente inviata al fratello, il gonfaloniere razionalizza il complesso periodare machiavelliano e formula direttamente la richiesta senza nascondersi dietro a espressioni generali. I particolari del colpo di mano dei veneziani in un porto del Regno di Napoli vengono esposti con maggiore chiarezza. L’iniziativa di fare intervenire il Gran Capitano non parte dai mercanti (convinti che l’intervento di Consalvo sarebbe decisivo nella restituzione della merce), ma dal gonfaloniere stesso («Noi ne scriviamo alla Excellentia del Gran Capitano et habbiamo buona fede […] Nondimeno ci occore incaricare la Signoria Vostra Reverendissima…») e viene ribadita l’argomentazione delle tre ragioni che dovrebbero incitare il Gran Capitano ad intervenire: l’amicizia per Firenze, l’onore della corona, gli interessi commerciali del Regno di Napoli. L’assunzione della causa da parte del gonfaloniere viene fatta senza nessuna giustificazione di etica personale o di stato, effettivamente superflua nei confronti del fratello, ma con il peso della loro comune amicizia per i Machiavelli. L’espressione usata «amicissimi di casa nostra» è particolarmente significativa, poiché implica non solo l’amicizia tra il gonfaloniere e Machiavelli, fatto normale fra il capo dello stato e il suo braccio destro, ma quella del tutto privata fra le due case, le due famiglie. L’intervento non dovrà limitarsi ad una lettera e a colloqui per convincere il Carvajal a scrivere al Gran Capitano, ma il cardinale Soderini stesso dovrà scrivere al Gran Capitano («et apresso per lei medesima»). Infine, il gonfaloniere rinuncia a paludate forme ufficiali per rivolgersi al fratello, chiamandolo semplicemente «Reverendissime Domine» e mantenendo solo l’uso del «Voi». Questa via intermedia della lettera semiufficiale, usata dal gonfaloniere con vari personaggi politici, ed anche con lo stesso Machiavelli, spiega per quale ragione la lettera non compare nei copiari ufficiali dei carteggi diplomatici di Firenze. A queste sollecitazioni, il Gran Capitano risponderà venti giorni dopo al gonfaloniere confermandogli di essere intervenuto a Venezia per questa causa dei mercanti fiorentini, e Francesco del Nero non mancherà di mandarne una copia il 2 settembre a Niccolò Machiavelli appena partito in missione diplomatica presso Giulio II, rivolgendosi a lui con l’affettuosa e riconoscente apostrofe di «Tamquam pater honorande»23.
14Che cosa possiamo trarre da questo episodio e da queste due minute praticamente ignorate dalla filologia e dalla critica? Senza esagerarne l’importanza, possiamo dedurne alcune constatazioni per quanto riguarda lo statuto di Machiavelli in un momento cruciale della repubblica soderiniana. Riuscito a fare ammettere la creazione della milizia con l’appoggio decisivo del cardinale, inviato in missioni diplomatiche di particolare importanza, Machiavelli sembra superare ormai lo statuto di un alto funzionario paragonabile ad un attuale segretario generale del ministero degli interni. È ormai diventato l’uomo di fiducia, sul piano interno, diplomatico e militare, del gonfaloniere. Quest’ultimo, forse più di quanto non lo si pensi, aspira al rafforzamento del potere, che non era stato veramente codificato alla sua assunzione a «Vexillifer perpetuus», e comunque ci pensano alcuni suoi sostenitori e collaboratori. Il fratello, Francesco, molto abile in politica e negli affari, e del tutto spregiudicato, costituisce un appoggio di peso alla famiglia nella corte di Roma e nella Chiesa in generale. Si capisce allora che non sia opportuno offrire con questo intervento un ulteriore appiglio al risentimento degli ottimati contro un Piero Soderini, che secondo loro tradisce la sua classe sociale, facendo in particolare affidamento ad un Machiavelli che, grazie alle sue capacità diplomatiche, militari e amministrative, sta intaccando i loro privilegi di controllo sull’amministrazione interna, i dispositivi di difesa e le relazioni esterne della Repubblica.
15Le minute e le lettere effettivamente inviate dal gonfaloniere rispecchiano appunto, anche nelle loro differenze, questa situazione. Da una parte, Machiavelli sa, per questa sua posizione raggiunta, di potersi rivolgere al gonfaloniere e indirettamente al fratello Cardinale per un favore del tutto personale che riguarda due membri della sua famiglia. Redige perciò le due minute per il Soderini. Ma sa anche che un sostegno troppo palese potrebbe nuocere tanto a lui quanto ai Soderini: cerca perciò di nascondere un intervento personale come l’applicazione di un ideale di comportamento di un capo di stato che mira alla difesa costante degli interessi dei cittadini del suo paese. Il gonfaloniere, invece, sembra non preoccuparsi di questi rischi e mette sul piatto della bilancia tutto il peso dell’amicizia che lega lui e il potente fratello cardinale a Niccolò Machiavelli e alla sua famiglia. Di conseguenza il discorso del Soderini è assolutamente lineare nella sua successione di fatti e di richieste, come se questo intervento non presentasse per lui alcun problema e fosse assolutamente nella linea del consueto e del fattibile, cioè nell’ambito degli scambi di favori personali tra principi e sovrani. Inoltre le minute di Machiavelli preannunciano nella difficile sintassi e nella macchinosa tecnica argomentativa di alcune frasi la complessità della realtà politica, di cui dovrà prendere atto drammaticamente proprio in occasione di quella missione presso Giulio II. Mentre fino allora i problemi politici sembravano riducibili ad una scelta tra due poli – la riconquista di Pisa pacifica o armata, la ribellione della Valdichiana perdonata o punita, l’accettazione di nuove tasse o il rischio d’invasione dello stato –, le lunghe traversie legate alla creazione della milizia avevano cominciato a farlo ricredere e a cercare regole più complesse per la politica. Ed anche questo piccolo incidente derivato da un atto di pirateria rivelava la complessità della risoluzione dei problemi politici; infatti la sua soluzione, ben lontano dal risolversi in un semplice aut aut, implicava l’intervento di un cancelliere della repubblica presso il gonfaloniere perpetuo, la lettera del gonfaloniere al viceré di Napoli perché costui si rivolgesse alle autorità veneziane, facendo leva sulle buone relazioni politiche fra i due paesi e i vincoli di amicizia fra i Soderini e i Machiavelli, pratica a cui occorreva anche affiancare un mezzo ulteriore di pressione attraverso il prestigio di due cardinali della Curia romana. L’efficienza di una manovra politica, a dispetto di quanto Machiavelli aveva teorizzato fino allora, era a questo prezzo.
[Minuta, di mano del M., di una lettera di Piero Soderini a Gonzalo Fernàndez de Cordoba, viceré di Napoli]
[Signori, Carteggi, Minutari 19 c. 69r]
[1] Ad Consalvo. [2] Die xxx julii 1506.
[3] Illustrissime Domine tamquam pater etc. [4] Quando egli occorra alcuna necessità per alcuno nostro cittadino, non mi parrà mai faticha raccomandarlo alla Excellentia vostra, havendo conosciuto per lo addreto la humanità sua nelle altre cose che ci sono occorse. [5] Totto Machiavegli, nostro cittadino, mandando somma di robe da la Valona a Leccio et condocte da Francesco del Nero suo compagno, hebbe detto Francesco la caccia da dua ghalee vinitiane et tandem, sotto la torre di San Cataldo, furono prese; et solo Francesco del Nero, con alquante di epse, scappò. [6] Tamen la maggior parte di quelle restono in mano de’ Vinitiani. [7] Et perché le sono sute prese nel porto sotto el governo di Vostra Excellentia, crediamo che quella vogla li suoi porti sieno securi per profitto del paese et honore suo. [8] Pertanto noi preghiamo Vostra Excellentia sia contenta, etiam per nostro amore, operare, in quello modo le occorrerà meglo, che tale restitutione segua et che noi riconosciamo questo benifitio da Lei. [9] Il quale saremo per recompensare larghamente, quando di qua scadesse cosa che per noi si potessi operare in honore Suo et in benifitio delli huomini di quella, alla quale ci offeriamo et raccomandiamo
3 tamquam pater] nell’interl. 4 raccomandarlo] segue ad 5 Totto… cittadino] spscr. a Totto Machiavegli nostro cittadino cass. somma di robe] spscr. a con somma di cass., spscr. a certe robe di valuta di 1500 più (1500 più spscr. a m ducati) cass. compagno] spscr. a mandato cass. detto Francesco] nell’interl. 6 Tamen] spscr. a et così cass. mano] segue del padron- cass. 7 sotto… Excellentia] spscr. a della Cattolicha Maestà cass. quella] spscr. a Vostra Excellentia cass. li suoi porti] nel marg. dest. e sprsc. a che quelli luoghi cass. 8 segua] e- corr. in –a operare] segue in benifitio cass. 9 raccomandiamo] ms. raccomand-: c. tagliata in seguito a rifilatura
[Piero Soderini a Gonzalo Fernàndez de Cordoba, viceré di Napoli]
[Id., 70r]
[1] Illustrissime Princeps tamquam pater honorande etc. [2] Al presente ci occorre raccomandare a Vostra Excellentia Francesco del Nero et Totto Machiavelli, nobili cittadini e mercatanti nostri etc, a noi amicissimi, in causa che ha in sé etiam l’honore di detta Vostra Illustrissima Signoria et commodo di cotesto Regno. [2] Havendo a giorni passati epsi nostri mercatanti facto carichare alla Valona loro mercantie et robe per a Leccio secondo il consueto, furono scoperti da galee vinitiane; le quali, accorgendosi davano loro la caccia, feciono forza e si riduxono salvi nel porto di San Cataldo, dove, poi hebbono scaricato parte di decte robe, sopragiunsono le galee decte et in decto porto rapirono tutte le robe trovorono che epsi mercatanti non havevano scaricho. [3] Onde non tanto per amore nostro, dal quale per sua gratia ci promettiamo ogni honesto piacere, ma anchora per honore di Vostra Illustrissima Signoria et commodo pubblico et privato di cotesto Regno - perché quando e’ nostri mercatanti intendino non essere sicuri ne’ porti di cotesto Regno, sarebbono astretti colle mercantie et robe loro pigliare altri cammini -, preghiamo Vostra Illustrissima Signoria si degni per quelle vie et mezzi Le occorreranno fare opera che Vinitiani restituischino quello che ingiustamente et con manchamento de l’honore et dignità di quella da loro è stato rapito nel suo porto di San Cataldo: che, oltre a fare quello è degno di Vostra Illustrissima Signoria, noi lo reputereno a piacere singulare da quella. [4] Quae bene et foeliciter valeat.
[5] Ex Palatio Florentino. [6] Die xxxi julii mdvi
[7] Petrus de Soderinis
Vexillifer Iustitiae Perpetuum Populi Florentin
3 commodo] segue di (-el corr. in –i) cotesto cass.
[minuta inedita, di mano del M., di una lettera di Piero Soderini al fratello Francesco, cardinale di Volterra]
[Id., 69v]
[1] Ad el Cardinale di Volterra. [2] Dicta die.
[3] Ad Totto Machiavelli et ad Francesco del Nero, nostri cittadini, sono sute tolte da’ Vinitiani alcune robe sotto la torre di San Cataldo che venivono da la Velona. [4] Et perché questi che hanno perduto credono che, sendo state tolte nel dominio di Spagna, quando Consalvo vogla e’ ne habbi subito ad seguire la restitutione, et cerchando di favori con quello, desiderono che Vostra Excelsa Signoria li scriva una lettera et appresso operi, che ‘l cardinale di Santa Croce li scriva etiam di questa materia et la raccomandi. [6] Et perché dove va lo interesse de’ cittadini, io ci duro faticha volentieri, vi prego, che, oltre alla detta lettera, quando Vostra Reverendissima Signoria potrà giovare in altro a decti mercanti, lo facci. [7] Di che io ne harò piacere et obbligo con quella, non obstante che per sé medesimo sanza lettera siamo certissimi harebbe Vostra Reverendissima Signoria operato el medesimo.
3 da' Vinitiani] nell’interl. robe] segue che cass., poi che da Vinitiani che venivano dalla Velona cass. Velona] segue et da cass. 6 giovare] segue innanzi a cass. 7 quella] segue Quae bene valeat cass.
[Piero Soderini al fratello Francesco, cardinale di Volterra]
[stesura definitiva inedita]
[Id., 66r]
[1] Reverendissime Domine etc. [3] Haveno a’ giorni passati cariche dalla Valona per a Leccio Francesco del Nero e Totto Machiavelli, quali sa Vostra Reverendissima Signoria sono amicissimi di casa nostra, loro mercantie et roba, furono scoperti da galee vinitiane; et accorgendosi davono loro la caccia, feciono forza et si conduxono salvi nel porto di Sancto Cataldo, et scarichorno parte di decte robe; nel quale porto sopragiunsono et entrorono epse galee, et quivi rapirono tucte le robe restavano a scaricare a decti nostri. [4] Noi ne scriviamo alla Excellentia del Gran Capitano et habbiamo buona fede - non tanto per compiacere a noi in causa honestissima, quanto perché non passerebbe sanza manchamento della dignità sua sopportassi che e’ nostri mercatanti fussino saccheggiati ne’ suoi porti - terrà modo che a epsi nostri mercatanti sarà restituito tutto. [5] Nondimeno ci occorre incaricare la Signoria Vostra Reverendissima ne facci primum scrivere a epso Gran Capitano dal Cardinale di Santa Croce et apresso per lei medesima. [6] Et per ogni altro mezzo le occorrerà, facci tucto quello può ad effecto che dicte robe con ogni possibile celerità sieno restituite.
1 Reverendissime] manca per lacer.
1 N. Machiavelli, Legazioni. Commissarie. Scritti di governo, V (1505-1507), a cura di J.‑J. Marchand, A. Guidi e M. Melera-Morettini, Roma, Salerno, 2008 (vol. V-v dell’Edizione Nazionale delle Opere), p. 251.
2 N. Machiavelli, Arte della guerra. Scritti politici minori, a cura di J.-J. Marchand, D. Fachard e G. Masi, Roma, Salerno, 2001 (vol. I-iii dell’Edizione Nazionale delle Opere), pp. 477-492.
3 «Circa il deletto [il reclutamento dei soldati per l’Ordinanza] siamo nella medesima opinione, ma dubitiamo che chi dite essersi raffreddo, non lo habi fatto per levare occasione a chi vuol dire e fare male, e interpretare che il ben publico sia ben privato»: Niccolò Machiavelli, Lettere, a cura di F. Gaeta, Torino, Utet, 1984, p. 200 (lettera di Francesco Soderini a Machiavelli del 26 ottobre 1504).
5 Vede sulla vicenda F. Guicciardini, Storie fiorentine, a cura di R. Palmarocchi, Bari, Laterza, 1931, pp. 281-282.
6 Sull’importanza di questo anno per Machiavelli, si vede anche: G. Inglese, 1506, in Machiavelli senza i Medici (1498-1512). Scrittura del potere / potere della scrittura, a cura di J.-J. Marchand, Roma, Salerno, 2006, pp. 251-261.
7 L’espressione viene usata da Bartolomeo Cerretani nella sua Istoria fiorentina per il ruolo di Machiavelli in quegli anni.
8 «Alamanno, sendo a Bibona, a tavola con Ridolfo, dove v’erano ancora molti giovani, parlando di voi, disse: ‘Io non comissi mai nula a cotesto ribaldo, poi che sono de’ Dieci’» (lettera di Biagio Buonaccorsi a N. Machiavelli del 6 ottobre 1506: N. Machiavelli, Lettere, cit., p. 253).
12 Oltre che nella lettere cit. a n. 3, anche in quella del 29 maggio 1504, in cui scriveva: «La scusa de l’ordinanza non è bona in re tam necessaria et salubri; né si pò suspettare de vi, que non paretur ad commodum privatu se publicum: non restate, ché forsi un dì serà data la gratia, che non se dà altro.» (ibid., p. 191)
15 Il 2 marzo 1506, Battista Machiavelli scriveva infatti al Machiavelli: «Francesco del Nero ha lettere da Totto de’ 12 del preterito, che dicono: “io mi parto domattina dalla Valona per la via d’Ancona”; sì che potrebe giugnere a ogni ora» (ibid., p. 216).
17 Signori, Carteggi, Minutari 19 (già Strozziane LXXXV: Cl. X, dist. 1, n. 121). Intendiamo rendere conto del suo contenuto in altra sede. Le quattro lettere vennero segnalate da Sergio Bertelli, in «Carteggi machiavelliani», Clio, II, 1966, p. 231.
21 «Voi mi avete richiesto che io vi scriva el fondamento di questa Ordinanza e dove la si truovi: farollo; e a maggiore vostra cognizione, mi farò un poco da alto, e voi arete pazienza a leggerla.» (La cagione dell’Ordinanza)
22 Rinviamo a questo proposito all’illuminante postfazione di J.-L. Fournel e J.‑C. Zancarini – di cui vanno rilevati gli importanti lavori di critica machiavelliana – all’edizione-traduzione: Machiavel, De Principatibus. Le Prince, Paris, Presses universitaires de France, 2000, intitolata Sur la langue du Prince: des mots pour comprendre et agir, pp. 545-610.
MARCHAND, Jean-Jacques. L’“affaire” Machiavelli e il gonfaloniere perpetuo Piero Soderini (con una minuta inedita di Niccolò Machiavelli) In:: Langages, politique, histoire. Avec Jean-Claude Zancarini [Online]. Lyon: ENS Éditions, 2015 (Erstellungsdatum: 24 octobre 2019). Online verfügbar: <http://books.openedition.org/enseditions/5299>. ISBN: 9782847887501. DOI: 10.4000/books.enseditions.5299.
Marchand, J. 2015. L’“affaire” Machiavelli e il gonfaloniere perpetuo Piero Soderini (con una minuta inedita di Niccolò Machiavelli). In: Descendre, R., & Fournel, J. (Eds.), Langages, politique, histoire. Avec Jean-Claude Zancarini. Lyon: ENS Éditions. doi:10.4000/books.enseditions.5299
Marchand, Jean-Jacques. “L’“affaire” Machiavelli e il gonfaloniere perpetuo Piero Soderini (con una minuta inedita di Niccolò Machiavelli)”. Descendre, Romain, und Jean-Louis Fournel. Langages, politique, histoire. Avec Jean-Claude Zancarini. Lyon: ENS Éditions, 2015. Web. <http://books.openedition.org/enseditions/5299>.
DESCENDRE, Romain (Hrsg.) ; FOURNEL, Jean-Louis (Hrsg.). Langages, politique, histoire. Avec Jean-Claude Zancarini. Neuauflage [Online]. Lyon: ENS Éditions, 2015 (Erstellungsdatum: 24 octobre 2019). Online verfügbar: <http://books.openedition.org/enseditions/5262>. ISBN: 9782847887501. DOI: 10.4000/books.enseditions.5262.
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