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Timestamp: 2020-07-06 17:27:34+00:00

Document:
Lawbrary | OLL 1 - Ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro
Definizioni(1 - 2)
Campo di applicazione aziendale(3 - 4)
Eccezioni al campo di applicazione aziendale(5 - 7)
Eccezioni al campo di applicazione personale(8 - 12)
Disposizioni generali(13 - 17)
Pause e periodi di riposo(18 - 21)
Durata massima della settimana lavorativa(22 - 24)
Lavoro straordinario(25 - 26)
Presupposti per il lavoro notturno e domenicale e per il lavoro continuo(27 - 28)
Forme particolari del lavoro notturno(29 - 30)
Supplemento salariale e tempo di riposo supplementare(31 - 33)
Lavoro a squadre(34 - 35)
Lavoro continuo(36 - 39)
Permessi concernenti la durata del lavoro(40 - 42)
Provvedimenti in caso di lavoro notturno
Visita medica e consulenza(43 - 45)
Ulteriori misure(46 - 46)
…(47 - 47)
Protezione speciale delle donne
Occupazione durante la maternità(60 - 61)
Protezione della salute durante la maternità(62 - 63)
Restrizioni e divieti di occupazione(64 - 66)
Obblighi particolari del datore di lavoro e del lavoratore
Regolamento aziendale(67 - 68)
Ulteriori obblighi nei confronti dei lavoratori(69 - 71)
Obblighi nei confronti degli organi d'esecuzione e di vigilanza(72 - 74)
Attribuzioni e organizzazione delle autorità
Confederazione(75 - 78)
Cantoni(79 - 80)
Commissione federale del lavoro(81 - 81)
Protezione dei dati e gestione dei dati
Obbligo del segreto, comunicazione dei dati e diritto di informazione(82 - 84)
Sistemi di informazione e di documentazione(85 - 90)
abrogazione(91 - 91)
Disposizioni transitorie(92 - 93)
Entrata in vigore(94 - 94)
1Per la­vo­ra­to­re si in­ten­de chiun­que sia oc­cu­pa­to in un'azien­da as­sog­get­ta­ta al­la leg­ge, sta­bil­men­te o tem­po­ra­nea­men­te, du­ran­te tut­to l'ora­rio di la­vo­ro o una par­te di es­so.
2So­no con­si­de­ra­ti la­vo­ra­to­ri an­che gli ap­pren­di­sti, i pra­ti­can­ti, i vo­lon­ta­ri e le al­tre per­so­ne che la­vo­ra­no nell'azien­da so­prat­tut­to a sco­po di for­ma­zio­ne o per pre­pa­rar­si al­la scel­ta del­la pro­fes­sio­ne.
So­no gran­di azien­de del com­mer­cio al mi­nu­to le azien­de che, nel­lo stes­so edi­fi­cio o in edi­fi­ci vi­ci­ni, oc­cu­pa­no, in to­ta­le, ol­tre cin­quan­ta la­vo­ra­to­ri nel­la ven­di­ta al mi­nu­to, com­pre­so il per­so­na­le di cas­sa.
1 Abro­ga­to dall'art. 22 dell'O del 28 set. 2007 sul­la pro­te­zio­ne dei gio­va­ni la­vo­ra­to­ri, con ef­fet­to dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4959).
La leg­ge è ap­pli­ca­bi­le in par­ti­co­la­re al­le azien­de fe­de­ra­li, can­to­na­li e co­mu­na­li:
che pro­du­co­no, tra­sfor­ma­no o trat­ta­no be­ni o che pro­du­co­no, tra­sfor­ma­no o tra­spor­ta­no ener­gia, fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 2 ca­po­ver­so 1 let­te­ra b del­la leg­ge;
adi­bi­te al tra­spor­to di per­so­ne o co­se, fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 2 ca­po­ver­so 1 let­te­ra b del­la leg­ge;
adi­bi­te al­lo sgom­be­ro, all'in­ci­ne­ra­zio­ne o al­la tra­sfor­ma­zio­ne del­le im­mon­di­zie e a quel­le di ap­prov­vi­gio­na­men­to di ac­qua e di de­pu­ra­zio­ne del­le ac­que.
Art. 4a Istituti ospedalieri e cliniche pubblici
1La leg­ge è ap­pli­ca­bi­le agli isti­tu­ti ospe­da­lie­ri e al­le cli­ni­che pub­bli­ci nell'am­bi­to dei rap­por­ti di la­vo­ro che li le­ga­no ai me­di­ci as­si­sten­ti.
2Per isti­tu­ti ospe­da­lie­ri e cli­ni­che pub­bli­ci si in­ten­do­no gli isti­tu­ti ospe­da­lie­ri e le cli­ni­che dei Can­to­ni e dei Co­mu­ni che fan­no par­te di un'am­mi­ni­stra­zio­ne pub­bli­ca o so­no or­ga­niz­za­ti co­me isti­tu­ti di di­rit­to pub­bli­co sen­za per­so­na­li­tà giu­ri­di­ca o co­me en­ti di di­rit­to pub­bli­co.
3So­no con­si­de­ra­ti me­di­ci as­si­sten­ti i me­di­ci che, do­po l'esa­me fe­de­ra­le in me­di­ci­na uma­na, den­ta­ria o ve­te­ri­na­ria, se­guo­no un per­fe­zio­na­men­to al fi­ne di:
ot­te­ne­re un ti­to­lo di me­di­co spe­cia­li­sta; op­pu­re
ot­te­ne­re l'au­to­riz­za­zio­ne per l'aper­tu­ra di un pro­prio stu­dio.
1 In­tro­dot­to dal n. I dell'O del 7 apr. 2004, in vi­go­re dal 1° gen. 2005 (RU 2004 2411).
1So­no azien­de agri­co­le le azien­de che eser­ci­ta­no la cam­pi­col­tu­ra, la pra­ti­col­tu­ra, la frut­ti­col­tu­ra, la vi­ti­col­tu­ra, l'or­ti­col­tu­ra, la bac­chi­col­tu­ra, la te­nu­ta di be­stia­me d'al­le­va­men­to e da red­di­to non­ché le fo­re­ste pri­va­te ap­par­te­nen­ti a un'azien­da agri­co­la.
2So­no cen­tri lo­ca­li di rac­col­ta del lat­te le azien­de che rac­col­go­no il lat­te di con­su­mo di­ret­ta­men­te dal­le azien­de agri­co­le di una zo­na di ap­prov­vi­gio­na­men­to li­mi­ta­ta e che lo la­vo­ra­no, in tut­to o in par­te, in lo­ca­li an­nes­si o lo con­se­gna­no ad al­tre azien­de per la la­vo­ra­zio­ne o la ven­di­ta.
3So­no con­si­de­ra­ti ser­vi­zi ac­ces­so­ri i ser­vi­zi che tra­sfor­ma­no o uti­liz­za­no, per uso pro­prio o per il mer­ca­to lo­ca­le, i pro­dot­ti dell'azien­da prin­ci­pa­le.
1So­no azien­de pre­va­len­te­men­te adi­bi­te al­la pro­du­zio­ne del­le pian­te le azien­de nel­le qua­li la mag­gior par­te dei la­vo­ra­to­ri è oc­cu­pa­ta in uno o più dei se­guen­ti set­to­ri:
or­ti­col­tu­ra;
col­tu­ra di pian­te in va­so e di fio­ri da re­ci­de­re;
vi­vai e frut­ti­col­tu­ra, com­pre­se le pian­te er­ba­cee e gli ar­bu­sti.
1Le di­spo­si­zio­ni sul­la du­ra­ta del la­vo­ro e del ri­po­so non si ap­pli­ca­no agli isti­tu­ti di di­rit­to pub­bli­co sen­za per­so­na­li­tà giu­ri­di­ca e agli en­ti di di­rit­to pub­bli­co, pur­ché la mag­gior par­te dei la­vo­ra­to­ri da es­si im­pie­ga­ta sia vin­co­la­ta da un rap­por­to di la­vo­ro di di­rit­to pub­bli­co.
2I la­vo­ra­to­ri vin­co­la­ti da un rap­por­to di la­vo­ro di di­rit­to pri­va­to a un'azien­da di cui al ca­po­ver­so 1 sog­giac­cio­no al­le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge an­che in ma­te­ria di du­ra­ta del la­vo­ro e del ri­po­so, sem­pre­ché lo sta­tu­to sul­la fun­zio­ne pub­bli­ca non pre­ve­da di­spo­si­zio­ni più fa­vo­re­vo­li.
3So­no fat­ti sal­vi gli ar­ti­co­li 4 e 4a.1
1Il per­so­na­le di or­ga­niz­za­zio­ni in­ter­na­zio­na­li o di am­mi­ni­stra­zio­ni pub­bli­che di Sta­ti este­ri com­pren­de:
il per­so­na­le del­le mis­sio­ni di­plo­ma­ti­che e del­le se­di con­so­la­ri di Sta­ti este­ri in Sviz­ze­ra, a con­di­zio­ne che eser­ci­ti fun­zio­ni le­ga­te al­la so­vra­ni­tà op­pu­re che ab­bia un rap­por­to di la­vo­ro ret­to dal di­rit­to pub­bli­co con lo Sta­to ac­cre­di­tan­te;
il per­so­na­le del­le mis­sio­ni per­ma­nen­ti pres­so le or­ga­niz­za­zio­ni in­ter­na­zio­na­li, con le qua­li la Sviz­ze­ra ha con­clu­so un ac­cor­do di se­de, a con­di­zio­ne che es­so eser­ci­ti fun­zio­ni le­ga­te al­la so­vra­ni­tà op­pu­re che ab­bia un rap­por­to di la­vo­ro ret­to dal di­rit­to pub­bli­co con lo Sta­to ac­cre­di­tan­te;
il per­so­na­le di or­ga­niz­za­zio­ni in­ter­na­zio­na­li con cui la Sviz­ze­ra ha sti­pu­la­to un ac­cor­do di se­de;
il per­so­na­le del­le am­mi­ni­stra­zio­ni pub­bli­che este­re e del­le azien­de este­re con­ces­sio­na­rie di tra­spor­ti fer­ro­via­ri, ma­rit­ti­mi e ae­rei, fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni de­ro­gan­ti di ac­cor­di in­ter­na­zio­na­li.
2D'in­te­sa con la Di­re­zio­ne del di­rit­to in­ter­na­zio­na­le pub­bli­co del Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le de­gli af­fa­ri este­ri, la Se­gre­te­ria di Sta­to dell'eco­no­mia (SE­CO)1 sta­bi­li­sce un elen­co del­le or­ga­niz­za­zio­ni che adem­pio­no i pre­sup­po­sti con­for­me­men­te al ca­po­ver­so 1 let­te­re b e c.
Eser­ci­ta un uf­fi­cio di­ret­ti­vo ele­va­to chiun­que, sul­la ba­se del­la sua po­si­zio­ne nell'azien­da e te­nu­to con­to del­le di­men­sio­ni del­la stes­sa, di­spo­ne di un am­pio po­te­re de­ci­sio­na­le in af­fa­ri im­por­tan­ti o può in­fluen­za­re sen­si­bil­men­te de­ci­sio­ni di gran­de ri­le­van­za e quin­di eser­ci­ta­re un'in­fluen­za du­re­vo­le sul­la strut­tu­ra, l'an­da­men­to de­gli af­fa­ri e lo svi­lup­po di un'azien­da o di una par­te di es­sa.
1L'at­ti­vi­tà scien­ti­fi­ca com­pren­de la ri­cer­ca e l'in­se­gna­men­to. Un'at­ti­vi­tà scien­ti­fi­ca sus­si­ste al­lor­quan­do il la­vo­ra­to­re di­spo­ne di am­pia li­ber­tà ri­guar­do agli obiet­ti­vi, all'ese­cu­zio­ne e al­la ri­par­ti­zio­ne del la­vo­ro.
2Per ri­cer­ca si in­ten­do­no la ri­cer­ca di ba­se e la ri­cer­ca ap­pli­ca­ta ma non la lo­ro ap­pli­ca­zio­ne nel­la pra­ti­ca co­me lo svi­lup­po e la pro­du­zio­ne.
3Il per­so­na­le tec­ni­co e il per­so­na­le am­mi­ni­stra­ti­vo im­pe­gna­to nel­la ri­cer­ca sog­giac­cio­no al­le di­spo­si­zio­ni sul­la du­ra­ta del la­vo­ro e del ri­po­so del­la leg­ge e del­le sue or­di­nan­ze.
Un'at­ti­vi­tà ar­ti­sti­ca in­di­pen­den­te nell'am­bi­to di un rap­por­to di la­vo­ro sus­si­ste al­lor­quan­do il la­vo­ra­to­re che eser­ci­ta ta­le at­ti­vi­tà di­spo­ne di am­pia li­ber­tà ri­guar­do al­la strut­tu­ra­zio­ne, all'ese­cu­zio­ne e al­la ri­par­ti­zio­ne del la­vo­ro.
2So­no con­si­de­ra­te edu­ca­to­ri le per­so­ne con una for­ma­zio­ne pe­da­go­gi­ca spe­cia­liz­za­ta ri­co­no­sciu­ta o con una for­ma­zio­ne di ba­se e una for­ma­zio­ne com­ple­men­ta­re equi­va­len­ti.
3So­no con­si­de­ra­te as­si­sten­ti so­cia­li le per­so­ne con una for­ma­zio­ne spe­cia­liz­za­ta a in­di­riz­zo so­cio-pe­da­go­gi­co o so­cio-psi­co­lo­gi­co ri­co­no­sciu­ta o con una for­ma­zio­ne e un per­fe­zio­na­men­to equi­va­len­ti.
1 Abro­ga­to dal n. I dell'O del 7 apr. 2004, con ef­fet­to dal 1° gen. 2005 (RU 2004 2411).
1È con­si­de­ra­to du­ra­ta del la­vo­ro, ai sen­si del­la leg­ge, il tem­po du­ran­te il qua­le il la­vo­ra­to­re si tie­ne a di­spo­si­zio­ne del da­to­re di la­vo­ro: il tem­po per re­car­si al la­vo­ro e per ri­tor­na­re da es­so non è con­si­de­ra­to co­me du­ra­ta del la­vo­ro. So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni sull'oc­cu­pa­zio­ne del­le don­ne in­cin­te e del­le ma­dri al­lat­tan­ti, non­ché l'ar­ti­co­lo 15 ca­po­ver­so 2.
2Se il la­vo­ro de­ve es­se­re svol­to al di fuo­ri del luo­go di la­vo­ro in cui il la­vo­ra­to­re ese­gue nor­mal­men­te il suo la­vo­ro, per cui la du­ra­ta del tra­git­to ri­sul­ta più lun­ga del so­li­to, la dif­fe­ren­za ri­spet­to al­la nor­ma­le du­ra­ta del tra­git­to è con­si­de­ra­ta tem­po di la­vo­ro.
3A se­gui­to del viag­gio di ri­tor­no da un luo­go di la­vo­ro ester­no ai sen­si del ca­po­ver­so 2, lo spa­zio del­la du­ra­ta gior­na­lie­ra del la­vo­ro op­pu­re la du­ra­ta mas­si­ma del la­vo­ro set­ti­ma­na­le pos­so­no es­se­re su­pe­ra­ti; il tem­po di ri­po­so gior­na­lie­ro di 11 ore ini­zia co­sì a de­cor­re­re sol­tan­to do­po che il la­vo­ra­to­re è giun­to nel suo luo­go di do­mi­ci­lio.
4Il tem­po che un la­vo­ra­to­re de­di­ca al per­fe­zio­na­men­to pro­fes­sio­na­le o al­la for­ma­zio­ne con­ti­nua sia su or­di­ne del da­to­re di la­vo­ro sia a cau­sa del­la pro­pria at­ti­vi­tà pro­fes­sio­na­le, sul­la ba­se di una di­spo­si­zio­ne le­ga­le, è con­si­de­ra­to tem­po di la­vo­ro.
Art. 14 Servizio di picchetto
1Nel ser­vi­zio di pic­chet­to il la­vo­ra­to­re, al di fuo­ri del la­vo­ro nor­ma­le, si tie­ne pron­to per even­tua­li in­ter­ven­ti per eli­mi­na­re per­tur­ba­zio­ni, soc­cor­re­re in si­tua­zio­ni d'emer­gen­za, ef­fet­tua­re tur­ni di con­trol­lo o far fron­te ad ana­lo­ghi even­ti par­ti­co­la­ri.
2In un pe­rio­do di quat­tro set­ti­ma­ne, il sin­go­lo la­vo­ra­to­re può es­se­re di pic­chet­to o ef­fet­tua­re in­ter­ven­ti di pic­chet­to du­ran­te al mas­si­mo set­te gior­ni. Una vol­ta ter­mi­na­to l'ul­ti­mo ser­vi­zio di pic­chet­to, du­ran­te le due set­ti­ma­ne suc­ces­si­ve il la­vo­ra­to­re non può più es­se­re chia­ma­to a pre­sta­re det­to ser­vi­zio.
3Ec­ce­zio­nal­men­te, un la­vo­ra­to­re può es­se­re di pic­chet­to al mas­si­mo 14 gior­ni nel­lo spa­zio di quat­tro set­ti­ma­ne, pur­ché:
a cau­sa del­le di­men­sio­ni e del­la strut­tu­ra azien­da­li non sia di­spo­ni­bi­le per­so­na­le a suf­fi­cien­za per un ser­vi­zio di pic­chet­to di cui al ca­po­ver­so 2; e
il nu­me­ro de­gli in­ter­ven­ti di pic­chet­to ef­fet­ti­vi nel­la me­dia di un an­no ci­vi­le non su­pe­ri un to­ta­le di cin­que al me­se.
4Mo­di­fi­che a bre­ve ter­mi­ne nel­la pia­ni­fi­ca­zio­ne e nel­la ri­par­ti­zio­ne del pic­chet­to, con gli in­ter­ven­ti che ne ri­sul­ta­no, so­no pos­si­bi­li sol­tan­to con il con­sen­so dei la­vo­ra­to­ri aven­ti ob­bli­ghi fa­mi­lia­ri e sem­pre­ché un'al­tra so­lu­zio­ne non sia ac­cet­ta­bi­le per l'azien­da.
1Se il ser­vi­zio di pic­chet­to è pre­sta­to nell'azien­da, tut­to il tem­po mes­so a di­spo­si­zio­ne è con­si­de­ra­to tem­po di la­vo­ro.
2Se il ser­vi­zio di pic­chet­to è pre­sta­to fuo­ri dell'azien­da, il tem­po mes­so a di­spo­si­zio­ne è com­pu­ta­to sul tem­po di la­vo­ro nel­la mi­su­ra dell'at­ti­vi­tà ef­fet­ti­va­men­te svol­ta dal la­vo­ra­to­re per l'azien­da. In que­sto ca­so, la du­ra­ta del tra­git­to per re­car­si sul luo­go di la­vo­ro e ri­tor­no va com­pu­ta­ta sul tem­po di la­vo­ro.
1La set­ti­ma­na ai sen­si del­la leg­ge (set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va) ini­zia il lu­ne­dì, o la not­te fra la do­me­ni­ca e il lu­ne­dì per i si­ste­mi di la­vo­ro a squa­dre, e ter­mi­na la do­me­ni­ca. So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni con­cer­nen­ti il la­vo­ro con­ti­nuo.
2La set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va del sin­go­lo la­vo­ra­to­re non può ec­ce­de­re cin­que gior­ni la­vo­ra­ti­vi e mez­zo. Es­sa può es­se­re este­sa a sei gior­ni la­vo­ra­ti­vi, a con­di­zio­ne che le se­mi­gior­na­te li­be­re set­ti­ma­na­li sia­no som­ma­te per quat­tro set­ti­ma­ne al mas­si­mo con il con­sen­so del la­vo­ra­to­re.
3La du­ra­ta set­ti­ma­na­le del la­vo­ro può es­se­re ri­par­ti­ta in mo­do uni­for­me o dif­fe­ren­zia­to sui sin­go­li gior­ni fe­ria­li e per i sin­go­li la­vo­ra­to­ri o grup­pi di la­vo­ra­to­ri.
Se, al­la ces­sa­zio­ne del rap­por­to di la­vo­ro, il ri­po­so e i pe­rio­di di ri­po­so com­pen­sa­ti­vi pre­vi­sti dal­la leg­ge so­no so­sti­tui­ti con una pre­sta­zio­ne in de­na­ro, l'ar­ti­co­lo 33 del­la pre­sen­te or­di­nan­za è ap­pli­ca­bi­le al cal­co­lo del­la stes­sa.
1Le pau­se pos­so­no es­se­re sta­bi­li­te in mo­do uni­for­me o dif­fe­ren­zia­to per i sin­go­li la­vo­ra­to­ri o grup­pi di la­vo­ra­to­ri.
2Le pau­se de­vo­no es­se­re fis­sa­te in mo­do da di­vi­de­re a me­tà il tem­po di la­vo­ro. Un pe­rio­do di la­vo­ro di una du­ra­ta su­pe­rio­re a cin­que ore e mez­zo pri­ma o do­po una pau­sa dà di­rit­to a pau­se sup­ple­men­ta­ri con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 15 del­la leg­ge.
3Le pau­se di una du­ra­ta su­pe­rio­re a mezz'ora pos­so­no es­se­re fra­zio­na­te.
4Nel ca­so di ora­ri di la­vo­ro fles­si­bi­li, la du­ra­ta del­le pau­se è cal­co­la­ta sul­la ba­se del­la me­dia del­la du­ra­ta gior­na­lie­ra del la­vo­ro.
5È po­sto di la­vo­ro ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 15 ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge, qual­sia­si luo­go nell'azien­da o fuo­ri dell'azien­da, ove il la­vo­ra­to­re de­ve sta­re per ese­gui­re il la­vo­ro as­se­gna­to­gli.
1Se due o più gior­ni di ri­po­so o gior­ni fe­sti­vi le­ga­li ca­do­no in una set­ti­ma­na, la du­ra­ta del pe­rio­do di ri­po­so con­se­cu­ti­vo di 35 ore giu­sta l'ar­ti­co­lo 21 ca­po­ver­so 2 può es­se­re ri­dot­ta una so­la vol­ta a 24 ore.
2Se il pe­rio­do di ri­po­so gior­na­lie­ro è ri­dot­to giu­sta l'ar­ti­co­lo 15a ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge, al la­vo­ra­to­re non può es­se­re or­di­na­to al­cun la­vo­ro straor­di­na­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 25 nel cor­so del suo suc­ces­si­vo pe­rio­do di la­vo­ro.
3Il pe­rio­do di ri­po­so gior­na­lie­ro può es­se­re in­ter­rot­to da in­ter­ven­ti di pic­chet­to giu­sta l'ar­ti­co­lo 14, pur­ché sia se­gui­to im­me­dia­ta­men­te dal­la fra­zio­ne di ri­po­so ri­ma­nen­te. Se non può es­se­re rag­giun­to un pe­rio­do di ri­po­so mi­ni­mo di quat­tro ore con­se­cu­ti­ve, il pe­rio­do di ri­po­so gior­na­lie­ro di 11 ore dev'es­se­re ac­cor­da­to im­me­dia­ta­men­te do­po l'ul­ti­mo in­ter­ven­to.
1La se­mi­gior­na­ta li­be­ra set­ti­ma­na­le com­pren­de ot­to ore, che van­no ac­cor­da­te in un gior­no la­vo­ra­ti­vo im­me­dia­ta­men­te pri­ma o do­po il pe­rio­do di ri­po­so gior­na­lie­ro.
2La se­mi­gior­na­ta li­be­ra set­ti­ma­na­le è con­si­de­ra­ta ac­cor­da­ta se:
l'in­te­ra mat­ti­na­ta, dal­le 06.00 al­le 14.00, è li­be­ra;
l'in­te­ro po­me­rig­gio, dal­le 12.00 al­le 20.00, è li­be­ro;
in ca­so di la­vo­ro a due squa­dre, la ro­ta­zio­ne av­vie­ne fra le 12.00 e le 14.00; op­pu­re
in ca­so di la­vo­ro not­tur­no, so­no ac­cor­da­ti la set­ti­ma­na al­ter­nan­te di cin­que gior­ni op­pu­re due gior­ni di com­pen­sa­zio­ne nel­lo spa­zio di quat­tro set­ti­ma­ne.
3Al la­vo­ra­to­re non può es­se­re af­fi­da­to al­cun la­vo­ro du­ran­te la sua se­mi­gior­na­ta li­be­ra set­ti­ma­na­le; so­no fat­te sal­ve le pre­sta­zio­ni di la­vo­ro in si­tua­zio­ni ec­ce­zio­na­li giu­sta l'ar­ti­co­lo 26. In que­sti ca­si, la se­mi­gior­na­ta li­be­ra set­ti­ma­na­le va ac­cor­da­ta en­tro un ter­mi­ne di quat­tro set­ti­ma­ne.
4I pe­rio­di di ri­po­so pre­scrit­ti dal­la leg­ge non pos­so­no es­se­re de­fal­ca­ti dal­la se­mi­gior­na­ta li­be­ra set­ti­ma­na­le. Tut­ta­via, que­st'ul­ti­ma è con­si­de­ra­ta ac­cor­da­ta quan­do il gior­no fe­ria­le in cui è nor­mal­men­te con­ces­sa coin­ci­de con un gior­no fe­sti­vo ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 20a ca­po­ver­so 1 del­la leg­ge.
1In li­nea di prin­ci­pio, il gior­no di ri­po­so set­ti­ma­na­le è la do­me­ni­ca.
2La du­ra­ta cu­mu­la­ta del gior­no di ri­po­so set­ti­ma­na­le e del ri­po­so gior­na­lie­ro de­ve am­mon­ta­re ad al­me­no 35 ore con­se­cu­ti­ve.
3Il la­vo­ra­to­re chia­ma­to a pre­sta­re la­vo­ro do­me­ni­ca­le non può es­se­re im­pie­ga­to per più di sei gior­ni con­se­cu­ti­vi. So­no fat­te sal­ve le di­spo­si­zio­ni sul la­vo­ro con­ti­nuo.
4Le do­me­ni­che che ca­do­no du­ran­te le fe­rie dei la­vo­ra­to­ri che la­vo­ra­no di do­me­ni­ca non pos­so­no es­se­re com­pu­ta­te al­le do­me­ni­che li­be­re pre­scrit­te dal­la leg­ge.
5La du­ra­ta cu­mu­la­ta del gior­no di ri­po­so com­pen­sa­ti­vo ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 20 ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge e del ri­po­so gior­na­lie­ro de­ve am­mon­ta­re a 35 ore con­se­cu­ti­ve; es­so de­ve co­pri­re ob­bli­ga­to­ria­men­te il pe­rio­do com­pre­so tra le 06.00 e le 20.00.
6Il gior­no di ri­po­so com­pen­sa­ti­vo non può ca­de­re in un gior­no in cui il la­vo­ra­to­re frui­sce abi­tual­men­te del suo gior­no di ri­po­so o del gior­no li­be­ro.
7La com­pen­sa­zio­ne me­dian­te con­ge­do per il la­vo­ro do­me­ni­ca­le svol­to fi­no a un mas­si­mo di cin­que ore dev'es­se­re ef­fet­tua­ta en­tro quat­tro set­ti­ma­ne.
1La du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va di 45 o 50 ore può es­se­re pro­lun­ga­ta di quat­tro ore al mas­si­mo pur­ché es­sa non ven­ga su­pe­ra­ta nel­la me­dia se­me­stra­le:
in ca­so di at­ti­vi­tà espo­ste a in­ter­ru­zio­ni di la­vo­ro do­vu­te a in­tem­pe­rie; op­pu­re
nel­le azien­de con at­ti­vi­tà sot­to­po­sta a no­te­vo­li flut­tua­zio­ni sta­gio­na­li.
2Per i la­vo­ra­to­ri con una set­ti­ma­na di cin­que gior­ni in me­dia nell'an­no ci­vi­le, la du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va di 45 ore può es­se­re pro­lun­ga­ta:
di due ore, pur­ché la du­ra­ta mas­si­ma non ven­ga su­pe­ra­ta in me­dia su ot­to set­ti­ma­ne; op­pu­re
di quat­tro ore, pur­ché la du­ra­ta mas­si­ma non ven­ga su­pe­ra­ta in me­dia su quat­tro set­ti­ma­ne.
3Il da­to­re di la­vo­ro, sen­za per­mes­so dell'au­to­ri­tà, può or­di­na­re il pro­lun­ga­men­to del­la du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va di cui ai ca­po­ver­si 1 o 2, se il la­vo­ro non è re­go­la­to da un ora­rio sog­get­to a per­mes­so.
4Se il rap­por­to di la­vo­ro è di du­ra­ta li­mi­ta­ta, la me­dia del­la du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va di cui al ca­po­ver­so 1 o 2 de­ve es­se­re ri­spet­ta­ta per la du­ra­ta del rap­por­to di la­vo­ro, pur­ché que­sto du­ri me­no dei pe­rio­di di com­pen­sa­zio­ne men­zio­na­ti nei ca­po­ver­si 1 e 2.
(art. 9 e 11 in re­la­zio­ne con gli art. 20 e 20a LL)
1Nel­le set­ti­ma­ne nel cor­so del­le qua­li uno o più gior­ni fe­sti­vi pa­ri­fi­ca­ti al­la do­me­ni­ca ca­do­no in un gior­no fe­ria­le in cui il la­vo­ra­to­re de­ve abi­tual­men­te la­vo­ra­re, la du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va è ri­dot­ta in pro­por­zio­ne.
2Ai la­vo­ra­to­ri che eser­ci­ta­no la lo­ro at­ti­vi­tà in una gior­na­ta fe­sti­va le­ga­le pa­ri­fi­ca­ta al­la do­me­ni­ca, la ri­du­zio­ne pro­por­zio­na­le del­la du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va dev'es­se­re com­pu­ta­ta nel­la set­ti­ma­na in cui vie­ne ac­cor­da­to lo­ro il gior­no di ri­po­so com­pen­sa­ti­vo per la sud­det­ta gior­na­ta fe­sti­va.
(art. 11 in re­la­zio­ne con gli art. 15, 15a, 18, 20 e 20a LL)
1La com­pen­sa­zio­ne del­le ore di la­vo­ro per­se, di­spo­sta dall'ar­ti­co­lo 11 del­la leg­ge, dev'es­se­re ef­fet­tua­ta im­me­dia­ta­men­te pri­ma o do­po la per­di­ta di la­vo­ro en­tro un pe­rio­do di 14 set­ti­ma­ne al mas­si­mo, a me­no che il da­to­re di la­vo­ro e il la­vo­ra­to­re con­ven­ga­no un ter­mi­ne più lun­go, che non de­ve pe­rò su­pe­ra­re 12 me­si. Le ore non la­vo­ra­te per le fe­ste di Na­ta­le e Ca­po­dan­no so­no con­si­de­ra­te co­me un uni­co in­sie­me.
2Il la­vo­ro com­pen­sa­ti­vo può es­se­re svol­to so­lo in quan­to es­so non pro­vo­chi un sor­pas­so del­la du­ra­ta le­ga­le del la­vo­ro gior­na­lie­ro.
3Non so­no con­si­de­ra­te ore di la­vo­ro per­se né i pe­rio­di di ri­po­so le­ga­li né i pe­rio­di di ri­po­so com­pen­sa­ti­vi; es­si non pos­so­no per­tan­to es­se­re com­pen­sa­ti né an­te­rior­men­te né po­ste­rior­men­te.
1Fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 26, il la­vo­ro straor­di­na­rio con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 12 ca­po­ver­so 1 let­te­re a e b del­la leg­ge è au­to­riz­za­to so­lo sot­to for­ma di la­vo­ro diur­no e se­ra­le giu­sta l'ar­ti­co­lo 10 del­la leg­ge ed esclu­si­va­men­te nei gior­ni fe­ria­li.
2La com­pen­sa­zio­ne del la­vo­ro straor­di­na­rio me­dian­te con­ge­do giu­sta l'ar­ti­co­lo 13 ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge dev'es­se­re ef­fet­tua­ta en­tro 14 set­ti­ma­ne a me­no che il da­to­re o i da­to­ri di la­vo­ro e il la­vo­ra­to­re o i la­vo­ra­to­ri con­ven­ga­no un ter­mi­ne più lun­go, che non de­ve pe­rò su­pe­ra­re 12 me­si.
1Il la­vo­ro straor­di­na­rio può es­se­re svol­to an­che di not­te o la do­me­ni­ca ed ec­ce­de­re la du­ra­ta au­to­riz­za­ta del la­vo­ro gior­na­lie­ro quan­do si trat­ta di at­ti­vi­tà tem­po­ra­nee ef­fet­tua­te in ca­si di ne­ces­si­tà in­di­pen­den­ti dal­la vo­lon­tà del­le per­so­ne coin­vol­te e al­le cui con­se­guen­ze non è pos­si­bi­le far fron­te con al­tre so­lu­zio­ni ac­cet­ta­bi­li, in par­ti­co­la­re se:
i ri­sul­ta­ti del la­vo­ro so­no mi­nac­cia­ti e vi è il ri­schio di un dan­no spro­por­zio­na­to;
so­no ne­ces­sa­ri ser­vi­zi di pic­chet­to per pre­ve­ni­re o eli­mi­na­re dan­ni;
a cau­sa di gua­sti gra­vi o dan­ni su­bì­ti oc­cor­re ri­pa­ra­re mac­chi­ne da la­vo­ro, at­trez­zi, di­spo­si­ti­vi di tra­spor­to e vei­co­li in­di­spen­sa­bi­li per il fun­zio­na­men­to dell'azien­da;
oc­cor­re pre­ve­ni­re o eli­mi­na­re di­sfun­zio­ni d'eser­ci­zio pro­vo­ca­te di­ret­ta­men­te da un ca­so di for­za mag­gio­re;
oc­cor­re pre­ve­ni­re o eli­mi­na­re per­tur­ba­zio­ni con­cer­nen­ti l'ap­prov­vi­gio­na­men­to con ener­gia e ac­qua, non­ché la cir­co­la­zio­ne con tra­spor­ti pub­bli­ci e pri­va­ti;
oc­cor­re pre­ve­ni­re le ava­rie di be­ni, in par­ti­co­la­re di ma­te­rie pri­me o di der­ra­te ali­men­ta­ri, che non pos­so­no es­se­re al­tri­men­ti im­pe­di­te, sen­za che tut­ta­via si per­se­gua lo sco­po di au­men­ta­re la pro­du­zio­ne;
si de­vo­no svol­ge­re at­ti­vi­tà in­dif­fe­ri­bi­li a tu­te­la del­la vi­ta e del­la sa­lu­te del­le per­so­ne e de­gli ani­ma­li e per la pre­ven­zio­ne di dan­ni all'am­bien­te.
2Il la­vo­ro straor­di­na­rio svol­to ol­tre la du­ra­ta le­ga­le del la­vo­ro gior­na­lie­ro de­ve es­se­re com­pen­sa­to en­tro sei set­ti­ma­ne me­dian­te con­ge­do del­la stes­sa du­ra­ta. È fat­to sal­vo l'ar­ti­co­lo 20 ca­po­ver­so 3 del­la leg­ge.
1Sus­si­ste un ur­gen­te bi­so­gno quan­do:
sor­ge la ne­ces­si­tà di ese­gui­re la­vo­ri sup­ple­men­ta­ri che non pos­so­no es­se­re dif­fe­ri­ti e che nes­su­na pia­ni­fi­ca­zio­ne o mi­su­ra or­ga­niz­za­ti­va con­sen­te di svol­ge­re di gior­no e du­ran­te i gior­ni fe­ria­li;
per mo­ti­vi di si­cu­rez­za pub­bli­ca o di si­cu­rez­za tec­ni­ca, de­ter­mi­na­ti la­vo­ri pos­so­no es­se­re svol­ti so­lo di not­te o di do­me­ni­ca; o
even­ti di na­tu­ra cul­tu­ra­le, so­cia­le o spor­ti­va le­ga­ti a con­di­zio­ni e usi lo­ca­li o a bi­so­gni spe­ci­fi­ci del­la clien­te­la esi­go­no l'ese­cu­zio­ne di la­vo­ri di du­ra­ta li­mi­ta­ta, du­ran­te la not­te o la do­me­ni­ca.
2Sus­si­ste un ur­gen­te bi­so­gno di la­vo­ro not­tur­no ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 17 ca­po­ver­so 4 del­la leg­ge quan­do un'azien­da con un si­ste­ma di la­vo­ro a due squa­dre:
per ra­gio­ni di ca­ri­co gior­na­lie­ro di la­vo­ro ri­chie­de re­go­lar­men­te una du­ra­ta di eser­ci­zio di 18 ore;
non ri­chie­de più di un'ora di la­vo­ro all'ini­zio o al ter­mi­ne del la­vo­ro not­tur­no; e
co­sì può evi­ta­re di svol­ge­re al­tro la­vo­ro not­tur­no fra le 24.00 e le 05.00.
1Vi è in­di­spen­sa­bi­li­tà tec­ni­ca in par­ti­co­la­re quan­do un pro­ces­so pro­dut­ti­vo o un'at­ti­vi­tà non pos­so­no es­se­re in­ter­rot­ti o dif­fe­ri­ti sen­za che:
l'in­ter­ru­zio­ne o il rin­vio com­por­ti­no svan­tag­gi no­te­vo­li e inac­cet­ta­bi­li per la pro­du­zio­ne e per il ri­sul­ta­to del la­vo­ro o per le in­stal­la­zio­ni dell'azien­da;
ne de­ri­vi­no ri­schi per la sa­lu­te dei la­vo­ra­to­ri o per il vi­ci­na­to dell'azien­da.
2Vi è in­di­spen­sa­bi­li­tà eco­no­mi­ca quan­do:
l'in­ter­ru­zio­ne e la ri­pre­sa di un pro­ces­so pro­dut­ti­vo com­por­ta­no co­sti sup­ple­men­ta­ri ele­va­ti che, sen­za il ri­cor­so al la­vo­ro not­tur­no o do­me­ni­ca­le, ri­schia­no o ri­schie­reb­be­ro di com­pro­met­te­re for­te­men­te la com­pe­ti­ti­vi­tà dell'azien­da ri­spet­to ai suoi con­cor­ren­ti;
il pro­ces­so pro­dut­ti­vo com­por­ta ine­vi­ta­bil­men­te co­sti d'in­ve­sti­men­to ele­va­ti che non pos­so­no es­se­re am­mor­tiz­za­ti sen­za il la­vo­ro not­tur­no o do­me­ni­ca­le;
la com­pe­ti­ti­vi­tà dell'azien­da è for­te­men­te com­pro­mes­sa ri­spet­to a Pae­si con un li­vel­lo so­cia­le com­pa­ra­bi­le, in cui la du­ra­ta del la­vo­ro è più lun­ga o le con­di­zio­ni di la­vo­ro so­no di­ver­se, per cui il ri­la­scio del per­mes­so mol­to pro­ba­bil­men­te ga­ran­ti­sce l'oc­cu­pa­zio­ne.
3So­no equi­pa­ra­ti all'in­di­spen­sa­bi­li­tà eco­no­mi­ca i bi­so­gni par­ti­co­la­ri dei con­su­ma­to­ri, che l'in­te­res­se pub­bli­co esi­ge di sod­di­sfa­re e ai qua­li non è pos­si­bi­le ri­spon­de­re sen­za il la­vo­ro not­tur­no o do­me­ni­ca­le. Si trat­ta di be­ni e ser­vi­zi:
ne­ces­sa­ri e in­di­spen­sa­bi­li quo­ti­dia­na­men­te, la cui man­can­za sa­reb­be con­si­de­ra­ta una gra­ve ca­ren­za da una gran par­te del­la po­po­la­zio­ne; e
per i qua­li il bi­so­gno è per­ma­nen­te o si ma­ni­fe­sta so­prat­tut­to di not­te o la do­me­ni­ca.
4L'in­di­spen­sa­bi­li­tà è pre­sun­ta per i pro­ces­si pro­dut­ti­vi e la­vo­ra­ti­vi con­tem­pla­ti nell'al­le­ga­to.
1In ca­so di la­vo­ro not­tur­no re­go­la­re o pe­rio­di­co, una du­ra­ta del la­vo­ro di 10 ore, com­pre­se in uno spa­zio di 12 ore, è am­mes­sa pur­ché:
il la­vo­ra­to­re non sia espo­sto a ri­schi ele­va­ti di na­tu­ra chi­mi­ca, bio­lo­gi­ca o fi­si­ca;
il la­vo­ra­to­re non sia sot­to­po­sto a ec­ces­si­ve pres­sio­ni di or­di­ne fi­si­co, psi­chi­co e men­ta­le;
il la­vo­ro sia or­ga­niz­za­to in mo­do da con­ser­va­re inal­te­ra­ta la ca­pa­ci­tà fun­zio­na­le del la­vo­ra­to­re e da evi­ta­re per­tan­to l'in­sor­ge­re di si­tua­zio­ni di pe­ri­co­lo;
l'ido­nei­tà del la­vo­ra­to­re sia sta­ta ac­cer­ta­ta sul­la ba­se di una vi­si­ta me­di­ca; e
la du­ra­ta ef­fet­ti­va del la­vo­ro non ec­ce­da 10 ore in uno spa­zio di 24 ore.
2In ca­so di la­vo­ro not­tur­no tem­po­ra­neo, una du­ra­ta del la­vo­ro di 10 ore, com­pre­se in uno spa­zio di 12 ore, con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 17a ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge è am­mes­so pur­ché:
la du­ra­ta ef­fet­ti­va del la­vo­ro non ec­ce­da 10 ore in uno spa­zio di 24 ore;
il la­vo­ra­to­re dia il suo con­sen­so.
1Il la­vo­ro not­tur­no du­ran­te più di sei set­ti­ma­ne e fi­no a 12 set­ti­ma­ne al mas­si­mo sen­za al­ter­nan­za con il la­vo­ro diur­no con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 25 ca­po­ver­so 3 del­la leg­ge è am­mes­so pur­ché:1
es­so sia in­di­spen­sa­bi­le per ra­gio­ni azien­da­li o la mag­gio­ran­za dei la­vo­ra­to­ri in­te­res­sa­ti chie­da per scrit­to di ri­nun­cia­re all'al­ter­nan­za tra la­vo­ro diur­no e not­tur­no poi­ché ta­le al­ter­nan­za non è per lo­ro ac­cet­ta­bi­le, in par­ti­co­la­re per ra­gio­ni per­so­na­li o fa­mi­lia­ri;
il la­vo­ra­to­re ab­bia da­to il suo con­sen­so per scrit­to; e
nel­lo spa­zio di 24 set­ti­ma­ne, i pe­rio­di di la­vo­ro diur­no ab­bia­no com­ples­si­va­men­te al­me­no la stes­sa du­ra­ta dei pe­rio­di di la­vo­ro not­tur­no.
2Il la­vo­ro not­tur­no du­ran­te più di 12 set­ti­ma­ne sen­za al­ter­nan­za con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 25 ca­po­ver­so 3 del­la leg­ge è am­mes­so pur­ché:
i pre­sup­po­sti giu­sta l'ar­ti­co­lo 29 ca­po­ver­so 1 let­te­re a-d sia­no adem­piu­ti.3
2bisVi è in­di­spen­sa­bi­li­tà per ra­gio­ni azien­da­li se­con­do i ca­po­ver­si 1 let­te­ra a e 2 let­te­ra a se:
si trat­ta di un la­vo­ro not­tur­no per il qua­le non esi­ste un la­vo­ro diur­no e se­ra­le cor­ri­spon­den­te; op­pu­re
nel mer­ca­to del la­vo­ro or­di­na­rio non può es­se­re re­clu­ta­to suf­fi­cien­te per­so­na­le qua­li­fi­ca­to per co­sti­tui­re squa­dre da im­pie­ga­re in al­ter­nan­za.4
3I la­vo­ra­to­ri che ef­fet­tua­no la­vo­ro not­tur­no con­for­me­men­te al ca­po­ver­so 2:
pos­so­no es­se­re im­pie­ga­ti al mas­si­mo:
cin­que not­ti su set­te con­se­cu­ti­ve; op­pu­re
sei not­ti su no­ve con­se­cu­ti­ve; e
non pos­so­no svol­ge­re la­vo­ro straor­di­na­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 25 du­ran­te i lo­ro gior­ni di con­ge­do.
4I pre­sup­po­sti e le con­di­zio­ni di cui ai ca­po­ver­si 1-3 non so­no ap­pli­ca­bi­li ai la­vo­ra­to­ri che svol­go­no la­vo­ro not­tur­no re­go­la­re al mas­si­mo du­ran­te un'ora si­tua­ta all'ini­zio o al ter­mi­ne del la­vo­ro not­tur­no fra le 05.00 e le 06.00 o fra le 23.00 e le 24.00.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 30 giu. 2010, in vi­go­re dal 1° ago. 2010 (RU 2010 3111).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 30 giu. 2010, in vi­go­re dal 1° ago. 2010 (RU 2010 3111).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 30 giu. 2010, in vi­go­re dal 1° ago. 2010 (RU 2010 3111).
4 In­tro­dot­to dal n. I dell'O del 30 giu. 2010, in vi­go­re dal 1° ago. 2010 (RU 2010 3111).
1Svol­ge la­vo­ro not­tur­no re­go­la­re o pe­rio­di­co il la­vo­ra­to­re oc­cu­pa­to du­ran­te 25 not­ti o più per an­no ci­vi­le.
2Il tem­po di ri­po­so sup­ple­men­ta­re va ac­cor­da­to do­po il pri­mo in­ter­ven­to di not­te. È cal­co­la­to in fun­zio­ne del la­vo­ro real­men­te svol­to.
3Se sol­tan­to nel cor­so di un an­no ci­vi­le e con­tro ogni aspet­ta­ti­va ri­sul­ta che un la­vo­ra­to­re de­ve svol­ge­re la­vo­ro not­tur­no per ol­tre 25 not­ti per an­no ci­vi­le, il sup­ple­men­to sa­la­ria­le del 25 per cen­to per le pri­me 25 not­ti non de­ve es­se­re con­ver­ti­to in tem­po di ri­po­so sup­ple­men­ta­re.
1Il da­to­re di la­vo­ro non è te­nu­to ad ac­cor­da­re tem­po di ri­po­so sup­ple­men­ta­re giu­sta l'ar­ti­co­lo 17b ca­po­ver­so 3 let­te­re a e b del­la leg­ge se, in ba­se al si­ste­ma di ora­rio di la­vo­ro dell'azien­da, la du­ra­ta del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va per un la­vo­ra­to­re a tem­po pie­no non su­pe­ra:
35 ore, in­clu­se le pau­se, con una du­ra­ta me­dia del­le squa­dre ri­dot­ta a 7 ore;
36 ore, de­dot­te le pau­se, nel ca­so del­la set­ti­ma­na di quat­tro gior­ni.
2Un si­ste­ma di ora­rio di la­vo­ro è con­si­de­ra­to pro­prio dell'azien­da se è ap­pli­ca­to in­te­gral­men­te in tut­ta l'azien­da o in una par­te dell'azien­da chia­ra­men­te de­li­mi­ta­ta.
3So­no con­si­de­ra­ti equi­va­len­ti al­tri tem­pi di ri­po­so com­pen­sa­ti­vi nell'am­bi­to di con­trat­ti col­let­ti­vi di la­vo­ro o di di­spo­si­zio­ni di di­rit­to pub­bli­co ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 17b ca­po­ver­so 3 let­te­ra c del­la leg­ge, se il ri­spet­ti­vo con­trat­to col­let­ti­vo di la­vo­ro o l'at­to di di­rit­to pub­bli­co ap­pli­ca­bi­le pre­ve­de re­go­le com­pen­sa­ti­ve:
che ac­cor­da­no spe­cial­men­te al la­vo­ra­to­re oc­cu­pa­to du­ran­te la not­te un sup­ple­men­to di tem­po li­be­ro in com­pen­sa­zio­ne del la­vo­ro svol­to; e
la cui du­ra­ta com­ples­si­va equi­va­le al tem­po di ri­po­so sup­ple­men­ta­re del 10 per cen­to.
1Nel sa­la­rio a tem­po, il sup­ple­men­to di sa­la­rio per la­vo­ro straor­di­na­rio, la­vo­ro not­tur­no e la­vo­ro do­me­ni­ca­le è cal­co­la­to se­con­do il sa­la­rio all'ora, sen­za in­den­ni­tà di re­si­den­za, in­den­ni­tà di eco­no­mia do­me­sti­ca né in­den­ni­tà per fi­gli.
2Nel sa­la­rio a cot­ti­mo, il sup­ple­men­to sa­la­ria­le è, di re­go­la, cal­co­la­to se­con­do il sa­la­rio all'ora con­se­gui­to in me­dia du­ran­te il pe­rio­do di pa­ga, sen­za in­den­ni­tà di re­si­den­za, in­den­ni­tà di eco­no­mia do­me­sti­ca né in­den­ni­tà per fi­gli.
3La le­gi­sla­zio­ne fe­de­ra­le sull'as­si­cu­ra­zio­ne per la vec­chia­ia e per i su­per­sti­ti è ap­pli­ca­bi­le per ana­lo­gia al­la va­lu­ta­zio­ne del sa­la­rio in na­tu­ra, del­le pre­sta­zio­ni di ser­vi­zio e del­le man­ce.
4Se di­ver­se pre­scri­zio­ni del­la leg­ge sull'as­se­gna­zio­ne di sup­ple­men­ti sa­la­ria­li so­no ap­pli­ca­bi­li per lo stes­so pe­rio­do di tem­po, è pa­ga­to il sup­ple­men­to più fa­vo­re­vo­le al la­vo­ra­to­re.
1Sus­si­ste la­vo­ro a squa­dre quan­do è pre­vi­sto l'in­ter­ven­to sca­glio­na­to e al­ter­na­to di due o più grup­pi di la­vo­ra­to­ri al­lo stes­so po­sto di la­vo­ro se­con­do un ora­rio de­ter­mi­na­to.
2Nell'or­ga­niz­za­zio­ne del la­vo­ro a squa­dre oc­cor­re te­ne­re con­to del­le co­no­scen­ze ac­qui­si­te nei cam­pi del­la me­di­ci­na del la­vo­ro e del­le scien­ze del la­vo­ro.
3In ca­so di la­vo­ro diur­no a due squa­dre che non ca­de di not­te, la du­ra­ta di una squa­dra non può su­pe­ra­re 11 ore, pau­se in­clu­se. Il la­vo­ro straor­di­na­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 25 è am­mes­so so­lo nei gior­ni fe­ria­li abi­tual­men­te li­be­ri, sem­pre­ché non coin­ci­da­no con un pe­rio­do di ri­po­so o un pe­rio­do di ri­po­so com­pen­sa­ti­vo.
4In ca­so di si­ste­mi di or­ga­niz­za­zio­ne del tem­po di la­vo­ro a tre o più squa­dre che pre­ve­do­no la par­te­ci­pa­zio­ne del la­vo­ra­to­re a tut­te le squa­dre, va­le quan­to se­gue:
la du­ra­ta di una squa­dra non può su­pe­ra­re 10 ore, pau­se in­clu­se;
la ro­ta­zio­ne del­le squa­dre si ef­fet­tua dal mat­ti­no ver­so la se­ra e dal­la se­ra ver­so la not­te (ro­ta­zio­ne in avan­ti); una ro­ta­zio­ne in sen­so in­ver­so è am­mes­sa so­lo in via ec­ce­zio­na­le, se la mag­gio­ran­za dei la­vo­ra­to­ri in­te­res­sa­ti ne fa ri­chie­sta scrit­ta;
il la­vo­ro straor­di­na­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 25 è am­mes­so so­lo in gior­ni fe­ria­li abi­tual­men­te li­be­ri, sem­pre­ché non coin­ci­da­no con un pe­rio­do di ri­po­so o di ri­po­so com­pen­sa­ti­vo le­ga­le.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 29 ott. 2008, in vi­go­re dal 1° dic. 2008 (RU 2008 5181).
È pos­si­bi­le ri­nun­cia­re al­la ro­ta­zio­ne del­le squa­dre se:
i la­vo­ra­to­ri pos­so­no la­vo­ra­re so­lo al mat­ti­no o al­la se­ra a cau­sa di par­ti­co­la­re ra­gio­ni per­so­na­li;
una del­le due squa­dre è no­te­vol­men­te più bre­ve dell'al­tra e non su­pe­ra le cin­que ore.
È con­si­de­ra­to la­vo­ro con­ti­nuo un si­ste­ma di or­ga­niz­za­zio­ne del tem­po di la­vo­ro:
do­ve vie­ne for­ni­to la­vo­ro a squa­dre 24 ore su 24, set­te gior­ni su set­te; e
che è com­po­sto di più squa­dre, do­ve il sin­go­lo la­vo­ra­to­re, in li­nea di prin­ci­pio, par­te­ci­pa a tut­te le squa­dre.
1In ca­so di la­vo­ro con­ti­nuo, i la­vo­ra­to­ri de­vo­no di­spor­re di al­me­no 61 gior­ni di ri­po­so set­ti­ma­na­le di al­me­no 35 ore con­se­cu­ti­ve, com­pre­so il ri­po­so gior­na­lie­ro, per an­no ci­vi­le. Di que­sti, al­me­no 26 gior­ni di ri­po­so de­vo­no ca­de­re di do­me­ni­ca e in­clu­de­re il pe­rio­do com­pre­so fra le 06.00 e le 16.00.
2A con­di­zio­ne che la do­me­ni­ca com­pren­da il pe­rio­do che va dal­le 23.00 di sa­ba­to al­le 23.00 di do­me­ni­ca, il nu­me­ro dei gior­ni di ri­po­so che ca­do­no di do­me­ni­ca può es­se­re ri­dot­to co­me se­gue:
a 17 se la du­ra­ta del la­vo­ro gior­na­lie­ro del sin­go­lo la­vo­ra­to­re non su­pe­ra ot­to ore;
a 13 se, ol­tre al­la con­di­zio­ne di cui al­la let­te­ra a, la du­ra­ta del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va, com­pre­se le pau­se, non su­pe­ra 42 ore.
3Se, per mo­ti­vi azien­da­li o or­ga­niz­za­ti­vi non si può ac­cor­da­re ogni set­ti­ma­na un gior­no di ri­po­so set­ti­ma­na­le, que­sto va con­ces­so al più tar­di nel cor­so del­la ter­za set­ti­ma­na suc­ces­si­va e può es­se­re som­ma­to ad al­tri gior­ni di ri­po­so set­ti­ma­na­le.
4Il la­vo­ra­to­re de­ve di­spor­re di un pe­rio­do di ri­po­so di 24 ore do­po un mas­si­mo di set­te gior­ni con­se­cu­ti­vi di la­vo­ro.
1In ca­so di la­vo­ro con­ti­nuo, la du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 9 del­la leg­ge de­ve es­se­re ri­spet­ta­ta nel­la me­dia di 16 set­ti­ma­ne. Que­sto spa­zio può es­se­re ec­ce­zio­nal­men­te pro­lun­ga­to fi­no a 20 set­ti­ma­ne.
2La du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va può es­se­re pro­lun­ga­ta a 52 ore per sin­go­li pe­rio­di di set­te gior­ni con­se­cu­ti­vi. In via ec­ce­zio­na­le, può es­se­re pro­lun­ga­ta a 60 ore se gran par­te del­la du­ra­ta del la­vo­ro si com­po­ne di me­ro tem­po di pre­sen­za e se il la­vo­ra­to­re non è espo­sto ad at­ti­vi­tà gra­vo­se dal pro­fi­lo fi­si­co, psi­chi­co e men­ta­le. La du­ra­ta mas­si­ma del­la set­ti­ma­na la­vo­ra­ti­va va quin­di ri­spet­ta­ta nel­la me­dia di 16 set­ti­ma­ne.
3La du­ra­ta del la­vo­ro per sin­go­lo la­vo­ra­to­re non può su­pe­ra­re no­ve ore su 24 e de­ve es­se­re com­pre­sa in uno spa­zio di 10 ore, pau­se in­clu­se. Se fra il ve­ner­dì se­ra e il lu­ne­dì mat­ti­na si la­vo­ra a due squa­dre, la du­ra­ta del la­vo­ro può es­se­re pro­lun­ga­ta fi­no a 12 ore, ma è al­lo­ra ac­cor­da­ta una pau­sa di due ore, che, nel­la squa­dra, può es­se­re ef­fet­tua­ta in due me­tà e or­di­na­ta a sca­glio­ni.
4Al la­vo­ro con­ti­nuo so­no poi ap­pli­ca­bi­li le pre­scri­zio­ni del­la pre­sen­te or­di­nan­za con­cer­nen­ti il la­vo­ro not­tur­no, il la­vo­ro do­me­ni­ca­le e il la­vo­ro a squa­dre, pur­ché gli ar­ti­co­li 37 e 38 non di­spon­ga­no al­tri­men­ti.
(art. 10, 17, 19, 25, e 24 cpv. 5 in re­la­zio­ne con l'art. 26 LL)
1Gli ar­ti­co­li 37 e 38 non so­no ap­pli­ca­bi­li ai la­vo­ra­to­ri oc­cu­pa­ti in un si­ste­ma di la­vo­ro con­ti­nuo che par­te­ci­pa­no so­lo ad al­cu­ne squa­dre o che in­ter­ven­go­no so­lo al­cu­ni gior­ni.
2L'oc­cu­pa­zio­ne di la­vo­ra­to­ri in squa­dre du­ran­te il fi­ne set­ti­ma­na fra il gio­ve­dì se­ra (al­le 20.00) e il lu­ne­dì mat­ti­na (dal­le 05.00 al­le 07.00) è am­mes­sa pur­ché:
i la­vo­ra­to­ri, fat­ta ec­ce­zio­ne per ca­si ec­ce­zio­na­li qua­li le so­sti­tu­zio­ni in ca­so di fe­rie, du­ran­te il re­stan­te pe­rio­do del­la set­ti­ma­na non eser­ci­ti­no al­tra at­ti­vi­tà lu­cra­ti­va qua­li la­vo­ra­to­ri;
nes­su­na squa­dra im­pon­ga al la­vo­ra­to­re più di 10 ore di la­vo­ro su un pe­rio­do di 12 ore;
la du­ra­ta del ri­po­so gior­na­lie­ro di 11 ore non sia ri­dot­ta;
il la­vo­ra­to­re non sia chia­ma­to a svol­ge­re la­vo­ro straor­di­na­rio giu­sta l'ar­ti­co­lo 25; e
il la­vo­ra­to­re di­spon­ga di al­me­no cin­que gior­na­te li­be­re che ca­do­no di do­me­ni­ca nel cor­so di un an­no ci­vi­le.
1Il la­vo­ro not­tur­no è con­si­de­ra­to tem­po­ra­neo ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 17 del­la leg­ge quan­do:
nel ca­so di im­pie­ghi spo­ra­di­ci o pe­rio­di­ci, non ec­ce­de tre me­si per azien­da e per an­no ci­vi­le; op­pu­re
nel ca­so di im­pie­ghi di du­ra­ta li­mi­ta­ta fi­no a sei me­si al mas­si­mo, pre­sen­ta ca­rat­te­re ec­ce­zio­na­le. È pos­si­bi­le un pro­lun­ga­men­to uni­co di sei me­si.
2Il la­vo­ro not­tur­no è con­si­de­ra­to re­go­la­re o pe­rio­di­co quan­do il vo­lu­me tem­po­ra­le del­lo stes­so su­pe­ra le con­di­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 1.
3Il la­vo­ro do­me­ni­ca­le è con­si­de­ra­to tem­po­ra­neo ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 19 del­la leg­ge quan­do:
nel ca­so d'im­pie­ghi spo­ra­di­ci, non ec­ce­de sei do­me­ni­che, com­pre­si i gior­ni fe­sti­vi le­ga­li, per azien­da e per an­no ci­vi­le; op­pu­re
nel ca­so d'im­pie­ghi di du­ra­ta li­mi­ta­ta fi­no a tre me­si al mas­si­mo, pre­sen­ta ca­rat­te­re ec­ce­zio­na­le.
4Il la­vo­ro do­me­ni­ca­le è con­si­de­ra­to re­go­la­re o pe­rio­di­co quan­do il vo­lu­me tem­po­ra­le del­lo stes­so su­pe­ra le con­di­zio­ni di cui al ca­po­ver­so 3.
1Sal­vo nei ca­si di mi­ni­ma im­por­tan­za, la do­man­da per un per­mes­so con­cer­nen­te la du­ra­ta del la­vo­ro de­ve es­se­re pre­sen­ta­ta per scrit­to e de­ve con­te­ne­re le in­di­ca­zio­ni se­guen­ti:
la de­si­gna­zio­ne dell'azien­da o del­le par­ti di azien­da cui si ri­fe­ri­sce;
il nu­me­ro dei la­vo­ra­to­ri in­te­res­sa­ti, se­pa­ra­ta­men­te per uo­mi­ni, don­ne e gio­va­ni;
l'ora­rio pre­vi­sto, com­pre­sa la du­ra­ta del ri­po­so e le pau­se, e la ro­ta­zio­ne del­le squa­dre o even­tua­li de­ro­ghe; nel ca­so di la­vo­ro not­tur­no, di la­vo­ro a tre o più squa­dre e di la­vo­ro con­ti­nuo, la do­man­da può rin­via­re a rap­pre­sen­ta­zio­ni gra­fi­che de­gli ora­ri e dei tur­ni;
la du­ra­ta pre­vi­sta del per­mes­so;
la con­fer­ma del con­sen­so del la­vo­ra­to­re;
il ri­sul­ta­to del­la vi­si­ta me­di­ca re­la­ti­vo all'ido­nei­tà del la­vo­ra­to­re, sem­pre­ché sia pre­vi­sta dal­la leg­ge o dall'or­di­nan­za;
la pro­va dell'ur­gen­te bi­so­gno o dell'in­di­spen­sa­bi­li­tà;
l'as­sen­so di ter­zi, sem­pre­ché sia pre­vi­sto dal­la leg­ge o dall'or­di­nan­za.
1Il per­mes­so con­cer­nen­te la du­ra­ta del la­vo­ro in­di­ca:
la ba­se le­ga­le;
l'azien­da o la par­te d'azien­da op­pu­re il ti­po di at­ti­vi­tà;
il mo­ti­vo;
il nu­me­ro to­ta­le dei la­vo­ra­to­ri in­te­res­sa­ti e, trat­tan­do­si di la­vo­ro a squa­dre e di la­vo­ro con­ti­nuo, il lo­ro nu­me­ro nel­le sin­go­le squa­dre, se­pa­ra­ta­men­te per uo­mi­ni, don­ne e gio­va­ni;
i gior­ni, not­ti od ore per­mes­si, l'ora­rio per­mes­so, la du­ra­ta del ri­po­so e le pau­se da os­ser­va­re, la ro­ta­zio­ne del­le squa­dre ed even­tua­li de­ro­ghe;
even­tua­li one­ri e con­di­zio­ni a tu­te­la del la­vo­ra­to­re;
il cam­po di ap­pli­ca­zio­ne geo­gra­fi­co se il per­mes­so ri­guar­da più Can­to­ni.
2La va­li­di­tà del per­mes­so con­cer­nen­te la du­ra­ta del la­vo­ro de­ve es­se­re li­mi­ta­ta tem­po­ral­men­te se­con­do il suo sco­po.
3Per per­mes­si tem­po­ra­nei con­cer­nen­ti la du­ra­ta del la­vo­ro, che di­sci­pli­na­no fat­ti­spe­cie che coin­vol­go­no più Can­to­ni, è com­pe­ten­te il Can­to­ne nel qua­le l'azien­da ha la pro­pria la se­de.
4Il per­mes­so può es­se­re su­bor­di­na­to sol­tan­to ai pre­sup­po­sti pre­vi­sti nel­la leg­ge o in un'or­di­nan­za. Es­so non de­ve con­te­ne­re al­cun one­re che non sia pre­vi­sto nel­la leg­ge o in un'or­di­nan­za.
5La SE­CO no­ti­fi­ca i suoi per­mes­si ai Can­to­ni do­ve so­no ubi­ca­te le azien­de; i Can­to­ni pro­ce­do­no al­lo stes­so mo­do in ca­so di per­mes­si che di­sci­pli­na­no fat­ti­spe­cie che coin­vol­go­no più Can­to­ni.
1La vi­si­ta me­di­ca com­pren­de un con­trol­lo di ba­se del­lo sta­to di sa­lu­te del la­vo­ra­to­re in que­stio­ne. L'esten­sio­ne del­la vi­si­ta di­pen­de dal ti­po di at­ti­vi­tà che il la­vo­ra­to­re de­ve eser­ci­ta­re e dai ri­schi sul po­sto di la­vo­ro. La SE­CO ema­na una gui­da per la vi­si­ta me­di­ca e la con­su­len­za.
2La vi­si­ta me­di­ca giu­sta gli ar­ti­co­li 29, 30 e 45 dev'es­se­re ef­fet­tua­ta da un me­di­co che si è fa­mi­lia­riz­za­to con il pro­ces­so di la­vo­ro, le con­di­zio­ni di la­vo­ro e i prin­ci­pi di me­di­ci­na del la­vo­ro. Le don­ne han­no di­rit­to a una vi­si­ta me­di­ca e a una con­su­len­za da par­te di un me­di­co don­na.
3La con­su­len­za giu­sta l'ar­ti­co­lo 17c del­la leg­ge ri­guar­da aspet­ti spe­ci­fi­ci le­ga­ti al la­vo­ro not­tur­no. Pos­so­no es­se­re que­stio­ni fa­mi­lia­ri o di na­tu­ra so­cia­le, op­pu­re pro­ble­mi di ali­men­ta­zio­ne, sem­pre­ché es­si si ri­per­cuo­ta­no sul­la sa­lu­te del la­vo­ra­to­re oc­cu­pa­to nel la­vo­ro not­tur­no.
4I me­di­ci e gli al­tri spe­cia­li­sti pa­ra­me­di­ci chia­ma­ti a in­ter­ve­ni­re nell'am­bi­to del­la vi­si­ta me­di­ca ob­bli­ga­to­ria so­no con­si­de­ra­ti pe­ri­ti giu­sta l'ar­ti­co­lo 42 ca­po­ver­so 4 del­la leg­ge.
1Il la­vo­ra­to­re che la­vo­ra per 25 not­ti o più nel cor­so di un an­no ha di­rit­to, su ri­chie­sta, a una vi­si­ta me­di­ca e al­la con­su­len­za.
2Il la­vo­ra­to­re può far va­le­re il suo di­rit­to al­la vi­si­ta me­di­ca e al­la con­su­len­za a in­ter­val­li re­go­la­ri di due an­ni. Do­po il com­pi­men­to dei 45 an­ni, il la­vo­ra­to­re può far va­le­re que­sto di­rit­to a in­ter­val­li di un an­no.
1La vi­si­ta me­di­ca e la con­su­len­za so­no ob­bli­ga­to­rie per i gio­va­ni che svol­go­no, re­go­lar­men­te o pe­rio­di­ca­men­te, un la­vo­ro not­tur­no fra le ore 01.00 e le 06.00 non­ché per i la­vo­ra­to­ri che svol­go­no, re­go­lar­men­te o pe­rio­di­ca­men­te, un la­vo­ro not­tur­no com­po­sto in gran par­te di at­ti­vi­tà dif­fi­col­to­se o pe­ri­co­lo­se o che so­no espo­sti a si­tua­zio­ni dif­fi­col­to­se o pe­ri­co­lo­se. So­no con­si­de­ra­te at­ti­vi­tà o si­tua­zio­ni dif­fi­col­to­se o pe­ri­co­lo­se quel­le che im­pon­go­no:
ru­mo­ri che nuoc­cio­no all'udi­to, for­ti vi­bra­zio­ni e la­vo­ri a tem­pe­ra­tu­re cal­de o fred­de;
in­qui­nan­ti at­mo­sfe­ri­ci se ec­ce­do­no il 50 per cen­to del­la con­cen­tra­zio­ne mas­si­ma am­mis­si­bi­le sul po­sto di la­vo­ro per le so­stan­ze no­ci­ve al­la sa­lu­te se­con­do la leg­ge fe­de­ra­le sull'as­si­cu­ra­zio­ne con­tro gli in­for­tu­ni;
sol­le­ci­ta­zio­ni ec­ces­si­ve di na­tu­ra fi­si­ca, psi­chi­ca e men­ta­le;
un'at­ti­vi­tà iso­la­ta in un'azien­da o in una par­te dell'azien­da;
una du­ra­ta pro­lun­ga­ta del la­vo­ro not­tur­no o il la­vo­ro not­tur­no sen­za al­ter­nan­za con il la­vo­ro diur­no.
2La vi­si­ta me­di­ca e la con­su­len­za pre­ce­do­no, la pri­ma vol­ta, l'ini­zio di un'at­ti­vi­tà elen­ca­ta nel ca­po­ver­so 1 e suc­ces­si­va­men­te si svol­go­no ogni due an­ni.
3Il me­di­co in­ca­ri­ca­to del­la vi­si­ta co­mu­ni­ca le sue con­clu­sio­ni quan­to all'ido­nei­tà o all'ini­do­nei­tà al la­vo­ra­to­re in­te­res­sa­to, al da­to­re di la­vo­ro e all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te.
4I la­vo­ra­to­ri che se­con­do il me­di­co non so­no ido­nei o che ri­fiu­ta­no di sot­to­por­si al­la vi­si­ta non pos­so­no es­se­re im­pie­ga­ti du­ran­te la not­te per le at­ti­vi­tà di cui al ca­po­ver­so 1. Se l'ido­nei­tà del la­vo­ra­to­re è sog­get­ta a con­di­zio­ni, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te può, su ri­chie­sta e do­po aver con­sul­ta­to il me­di­co in­ca­ri­ca­to del­la vi­si­ta, au­to­riz­za­re l'im­pie­go in­te­gra­le o par­zia­le del la­vo­ra­to­re, pur­ché l'azien­da adot­ti le mi­su­re re­pu­ta­te ne­ces­sa­rie per ga­ran­ti­re la tu­te­la del­la sa­lu­te del la­vo­ra­to­re.
5Se il la­vo­ra­to­re è con­si­de­ra­to ido­neo a ta­lu­ne con­di­zio­ni, i me­di­ci in­ca­ri­ca­ti del­la vi­si­ta so­no svin­co­la­ti dal se­gre­to pro­fes­sio­na­le nei con­fron­ti del da­to­re di la­vo­ro in quan­to sia ne­ces­sa­rio per adot­ta­re mi­su­re nell'azien­da e sem­pre­ché il la­vo­ra­to­re in que­stio­ne dia il suo con­sen­so.
In ca­so di la­vo­ro not­tur­no, il da­to­re di la­vo­ro de­ve, qua­li ul­te­rio­ri mi­su­re, in par­ti­co­la­re:
met­te­re a di­spo­si­zio­ne un mez­zo di tra­spor­to si­cu­ro se la si­cu­rez­za per­so­na­le di un la­vo­ra­to­re sul tra­git­to da e ver­so il luo­go di la­vo­ro po­treb­be es­se­re mes­sa a ri­schio;
met­te­re a di­spo­si­zio­ne mez­zi di tra­spor­to in man­can­za di mez­zi di tra­spor­to pub­bli­ci;
ap­pron­ta­re at­trez­za­tu­re di cu­ci­na per pre­pa­ra­re pa­sti cal­di in un lo­ca­le ido­neo op­pu­re ser­vi­re pa­sti cal­di;
so­ste­ne­re i la­vo­ra­to­ri che han­no ob­bli­ghi di edu­ca­zio­ne o di as­si­sten­za con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 36 del­la leg­ge, af­fin­ché es­si pos­sa­no prov­ve­der­vi di­ret­ta­men­te o at­tra­ver­so ter­zi.
Art. 47 a 59
1 Abro­ga­ti dall'art. 22 dell'O del 28 set. 2007 sul­la pro­te­zio­ne dei gio­va­ni la­vo­ra­to­ri, con ef­fet­to dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4959).
1Le don­ne in­cin­te e le ma­dri al­lat­tan­ti non pos­so­no as­so­lu­ta­men­te es­se­re oc­cu­pa­te ol­tre la du­ra­ta or­di­na­ria con­cor­da­ta del la­vo­ro gior­na­lie­ro; que­sta du­ra­ta non su­pe­ra in al­cun mo­do le no­ve ore.
2Al­le ma­dri al­lat­tan­ti de­vo­no es­se­re con­ces­si i tem­pi ne­ces­sa­ri all'al­lat­ta­men­to o al ti­rag­gio del lat­te. Di que­sti, du­ran­te il pri­mo an­no di vi­ta del bam­bi­no ven­go­no com­pu­ta­ti co­me tem­po di la­vo­ro re­tri­bui­to:
per una du­ra­ta del la­vo­ro gior­na­lie­ro fi­no a quat­tro ore: al­me­no 30 mi­nu­ti;
per una du­ra­ta del la­vo­ro gior­na­lie­ro su­pe­rio­re a quat­tro ore: al­me­no 60 mi­nu­ti;
per una du­ra­ta del la­vo­ro gior­na­lie­ro su­pe­rio­re a set­te ore: al­me­no 90 mi­nu­ti.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 30 apr. 2014, in vi­go­re dal 1° giu. 2014 (RU 2014 999).
1Le don­ne in­cin­te che eser­ci­ta­no la lo­ro at­ti­vi­tà prin­ci­pal­men­te in pie­di be­ne­fi­cia­no, a par­ti­re dal quar­to me­se di gra­vi­dan­za, di un ri­po­so gior­na­lie­ro di 12 ore e, ol­tre al­le pau­se pre­vi­ste all'ar­ti­co­lo 15 del­la leg­ge, di una bre­ve pau­sa di 10 mi­nu­ti do­po ogni pe­rio­do di 2 ore di la­vo­ro.
2A par­ti­re dal se­sto me­se di gra­vi­dan­za, le at­ti­vi­tà eser­ci­ta­te in pie­di van­no li­mi­ta­te com­ples­si­va­men­te a quat­tro ore gior­na­lie­re.
1Il da­to­re di la­vo­ro può oc­cu­pa­re don­ne in­cin­te e ma­dri al­lat­tan­ti nei la­vo­ri pe­ri­co­lo­si o gra­vo­si sol­tan­to se, in ba­se a una va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi, non ri­sul­ta­no mi­nac­ce con­cre­te per la sa­lu­te del­la ma­dre e del bam­bi­no o se è pos­si­bi­le ov­via­re a ta­li mi­nac­ce me­dian­te ade­gua­te mi­su­re di pro­te­zio­ne. So­no fat­ti sal­vi ul­te­rio­ri mo­ti­vi di esclu­sio­ne di cui al ca­po­ver­so 4.
2Se sol­tan­to me­dian­te l'ado­zio­ne di ade­gua­te mi­su­re di pro­te­zio­ne è pos­si­bi­le eli­mi­na­re mi­nac­ce pe­ri­co­lo­se per la sa­lu­te del­la ma­dre e del bam­bi­no, l'ef­fi­ca­cia di que­ste mi­su­re de­ve es­se­re ve­ri­fi­ca­ta pe­rio­di­ca­men­te, al­me­no ogni tri­me­stre. Se l'obiet­ti­vo di pro­te­zio­ne non vie­ne rag­giun­to, oc­cor­re pro­ce­de­re con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 64 ca­po­ver­so 3 e 65 del­la pre­sen­te or­di­nan­za.1
3So­no con­si­de­ra­ti la­vo­ri pe­ri­co­lo­si o gra­vo­si per le don­ne in­cin­te e le ma­dri al­lat­tan­ti tut­ti quei la­vo­ri che, per espe­rien­za, si ri­per­cuo­to­no ne­ga­ti­va­men­te sul­la sa­lu­te di que­ste don­ne e dei lo­ro bam­bi­ni. Ne fan­no par­te in par­ti­co­la­re:
lo spo­sta­men­to ma­nua­le di ca­ri­chi pe­san­ti;
i mo­vi­men­ti o le po­si­zio­ni del cor­po che pro­vo­ca­no una fa­ti­ca pre­co­ce;
i la­vo­ri che pro­vo­ca­no ur­ti, scos­se o vi­bra­zio­ni;
i la­vo­ri in con­di­zio­ni di so­vrap­pres­sio­ne co­me il la­vo­ro in ca­me­ra di pres­sio­ne, l'im­mer­sio­ne ecc.;
i la­vo­ri che espon­go­no al fred­do o al cal­do op­pu­re a un'umi­di­tà ec­ces­si­va;
i la­vo­ri sot­to­po­sti agli ef­fet­ti di ra­dia­zio­ni no­ci­ve o al ru­mo­re;
i la­vo­ri sot­to­po­sti agli ef­fet­ti di so­stan­ze no­ci­ve o di mi­cror­ga­ni­smi;
i la­vo­ri nell'am­bi­to di si­ste­mi di or­ga­niz­za­zio­ne del tem­po di la­vo­ro che, per espe­rien­za, por­ta­no a un for­te ag­gra­vio.
4Il Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le dell'eco­no­mia, del­la for­ma­zio­ne e del­la ri­cer­ca2 sta­bi­li­sce in un'or­di­nan­za i cri­te­ri di va­lu­ta­zio­ne dei la­vo­ri pe­ri­co­lo­si o gra­vo­si elen­ca­ti nel ca­po­ver­so 3. Es­so de­fi­ni­sce inol­tre le so­stan­ze, i mi­cror­ga­ni­smi e i la­vo­ri che, per espe­rien­za e per lo sta­to del­la scien­za, pre­sen­ta­no un po­ten­zia­le di pe­ri­co­lo par­ti­co­lar­men­te ele­va­to per la ma­dre e il bam­bi­no e per i qua­li è vie­ta­ta ogni oc­cu­pa­zio­ne di don­ne in­cin­te e di ma­dri al­lat­tan­ti.
2 La de­si­gna­zio­ne dell'uni­tà am­mi­ni­stra­ti­va è sta­ta adat­ta­ta in ap­pli­ca­zio­ne dell'art. 16 cpv. 3 dell'O del 17 nov. 2004 sul­le pub­bli­ca­zio­ni uf­fi­cia­li (RU 2004 4937), con ef­fet­to dal 1° gen. 2013. Di det­ta mod. è te­nu­to con­to in tut­to il pre­sen­te te­sto.
1Un'azien­da con la­vo­ri pe­ri­co­lo­si o gra­vo­si per la ma­dre e il bam­bi­no giu­sta l'ar­ti­co­lo 62 de­ve, me­dian­te un esper­to com­pe­ten­te, pro­ce­de­re al­la va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi se­con­do i prin­ci­pi dell'ar­ti­co­lo 11a segg. dell'or­di­nan­za del 19 di­cem­bre 19831 sul­la pre­ven­zio­ne de­gli in­for­tu­ni e del­le ma­lat­tie pro­fes­sio­na­li e al­le pre­scri­zio­ni spe­ci­fi­che sul ri­cor­so a spe­cia­li­sti in ca­so di ma­ter­ni­tà.
2La va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi è ef­fet­tua­ta pri­ma dell'as­sun­zio­ne di don­ne in un'azien­da o in una par­te dell'azien­da giu­sta l'ar­ti­co­lo 62 e in oc­ca­sio­ne di ogni mo­di­fi­ca im­por­tan­te del­le con­di­zio­ni di la­vo­ro.
3Il ri­sul­ta­to del­la va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi e le mi­su­re di pro­te­zio­ne pro­po­ste da­gli spe­cia­li­sti de­vo­no es­se­re re­gi­stra­ti per scrit­to. Nel­la va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi oc­cor­re os­ser­va­re:
le pre­scri­zio­ni giu­sta l'ar­ti­co­lo 62 ca­po­ver­so 4;
le pre­scri­zio­ni dell'or­di­nan­za 3 del 18 ago­sto 19932 con­cer­nen­te la leg­ge; e
l'or­di­nan­za del 19 di­cem­bre 1983 sul­la pre­ven­zio­ne de­gli in­for­tu­ni e del­le ma­lat­tie pro­fes­sio­na­li.
4Il da­to­re di la­vo­ro de­ve prov­ve­de­re a in­for­ma­re e istrui­re, in mo­do tem­pe­sti­vo, esau­rien­te e ade­gua­to, le don­ne che svol­go­no la­vo­ri gra­vo­si e pe­ri­co­lo­si sui pe­ri­co­li e i prov­ve­di­men­ti con­nes­si con la gra­vi­dan­za e la ma­ter­ni­tà.
1Le don­ne in­cin­te e le ma­dri al­lat­tan­ti so­no esen­ta­te, su lo­ro do­man­da, da la­vo­ri che so­no gra­vo­si per lo­ro.
2Le don­ne che, con­for­me­men­te al cer­ti­fi­ca­to me­di­co, nei pri­mi me­si do­po il par­to non han­no ri­pre­so ap­pie­no la pro­pria ca­pa­ci­tà la­vo­ra­ti­va, non pos­so­no es­se­re im­pie­ga­te in la­vo­ri che su­pe­ra­no det­ta ca­pa­ci­tà.
3Il da­to­re di la­vo­ro de­ve tra­sfe­ri­re una don­na in­cin­ta o una ma­dre al­lat­tan­te a un po­sto di la­vo­ro equi­va­len­te e che non pre­sen­ta pe­ri­co­li per lei, se:
la va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi ri­ve­la un pe­ri­co­lo per la si­cu­rez­za e la sa­lu­te del­la mam­ma o del bam­bi­no, e non può es­se­re adot­ta­ta al­cu­na mi­su­ra di pro­te­zio­ne ade­gua­ta; o se
è ac­cer­ta­to che la don­na in que­stio­ne uti­liz­za so­stan­ze, mi­cror­ga­ni­smi o svol­ge la­vo­ri con­nes­si con un ele­va­to po­ten­zia­le di pe­ri­co­lo giu­sta l'ar­ti­co­lo 62 ca­po­ver­so 4.
Art. 65 Lavori vietati durante la maternità
Se non è pos­si­bi­le un tra­sfe­ri­men­to giu­sta l'ar­ti­co­lo 64 ca­po­ver­so 3, la don­na in que­stio­ne non può più es­se­re oc­cu­pa­ta nell'azien­da o nel­la par­te d'azien­da in­te­res­sa­ta dal pe­ri­co­lo.
Art. 66 Lavori sotterranei nelle miniere
è vie­ta­to im­pie­ga­re don­ne in la­vo­ri sot­ter­ra­nei nel­le mi­nie­re, sal­vo che si trat­ti di:2
at­ti­vi­tà scien­ti­fi­che;
ser­vi­zi di pron­to soc­cor­so o di as­si­sten­za me­di­ca ur­gen­te;
at­ti­vi­tà di bre­ve du­ra­ta nell'am­bi­to di una for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le re­go­la­men­ta­ta; op­pu­re
at­ti­vi­tà di bre­ve du­ra­ta a ca­rat­te­re non ma­nua­le.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 30 apr. 2014, in vi­go­re dal 1° giu. 2014 (RU 2014 999).
1La de­le­ga­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri è elet­ta li­be­ra­men­te se l'ele­zio­ne è av­ve­nu­ta se­con­do i prin­ci­pi de­gli ar­ti­co­li 5-7 del­la leg­ge del 17 di­cem­bre 19931 sul­la par­te­ci­pa­zio­ne.
2Se il re­go­la­men­to azien­da­le è ema­na­to dal da­to­re di la­vo­ro, un esem­pla­re è af­fis­so nell'azien­da in luo­go ben vi­si­bi­le o è di­stri­bui­to ai la­vo­ra­to­ri. En­tro quat­tro set­ti­ma­ne, i la­vo­ra­to­ri pos­so­no espri­me­re per scrit­to il lo­ro pa­re­re o de­vo­no es­se­re ascol­ta­ti per­so­nal­men­te dal da­to­re di la­vo­ro.
1Il re­go­la­men­to azien­da­le va af­fis­so nell'azien­da in luo­go ben vi­si­bi­le o di­stri­bui­to ai la­vo­ra­to­ri.
2Es­so va in­via­to all'au­to­ri­tà can­to­na­le.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 24 apr. 2002, in vi­go­re dal 1° giu. 2002 (RU 2002 1347).
1I la­vo­ra­to­ri van­no chia­ma­ti a par­te­ci­pa­re al­la pia­ni­fi­ca­zio­ne de­gli ora­ri di la­vo­ro de­ter­mi­nan­ti nell'azien­da, qua­li gli ora­ri usua­li de­gli im­pie­ghi, il ser­vi­zio di pic­chet­to, i pia­ni de­gli im­pie­ghi, gli ora­ri di la­vo­ro au­to­riz­za­ti e le re­la­ti­ve mo­di­fi­che. I la­vo­ra­to­ri van­no in­for­ma­ti il più pre­sto pos­si­bi­le, di re­go­la due set­ti­ma­ne pri­ma di un im­pie­go pre­vi­sto con i nuo­vi ora­ri di la­vo­ro, sul mo­men­to dell'in­tro­du­zio­ne con­cre­ta de­gli ora­ri di la­vo­ro de­ter­mi­nan­ti.
2So­no con­si­de­ra­te di­spo­si­zio­ni di pro­te­zio­ne spe­cia­le giu­sta l'ar­ti­co­lo 47 ca­po­ver­so 1 let­te­ra b del­la leg­ge le pre­scri­zio­ni del­la leg­ge e del­la pre­sen­te or­di­nan­za in ma­te­ria di pro­te­zio­ne dei gio­va­ni, di ma­ter­ni­tà e di at­tri­bu­zio­ne di pe­rio­di di ri­po­so com­pen­sa­ti­vi per il la­vo­ro not­tur­no.
1Il da­to­re di la­vo­ro de­ve prov­ve­de­re af­fin­ché tut­ti i la­vo­ra­to­ri oc­cu­pa­ti nel­la sua azien­da, com­pre­si i la­vo­ra­to­ri che vi eser­ci­ta­no la pro­pria at­ti­vi­tà pur di­pen­den­do da un'al­tra azien­da, sia­no ade­gua­ta­men­te ed esau­rien­te­men­te in­for­ma­ti e istrui­ti cir­ca l'or­ga­niz­za­zio­ne dell'ora­rio di la­vo­ro, la strut­tu­ra­zio­ne dei pia­ni di la­vo­ro e i prov­ve­di­men­ti pre­vi­sti in ca­so di la­vo­ro not­tur­no ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 17e del­la leg­ge. L'istru­zio­ne del la­vo­ra­to­re de­ve aver luo­go al mo­men­to dell'en­tra­ta in ser­vi­zio e in ca­so di mo­di­fi­ca del­le con­di­zio­ni di la­vo­ro; se ne­ces­sa­rio, va ri­pe­tu­ta.
2Le in­for­ma­zio­ni e le istru­zio­ni de­vo­no es­se­re im­par­ti­te du­ran­te l'ora­rio di la­vo­ro e non pos­so­no es­se­re mes­se a ca­ri­co dei la­vo­ra­to­ri.
1I la­vo­ra­to­ri o i lo­ro rap­pre­sen­tan­ti nell'azien­da de­vo­no es­se­re in­for­ma­ti pre­ven­ti­va­men­te ri­guar­do al­le ispe­zio­ni dell'au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne e, se lo de­si­de­ra­no, de­vo­no es­se­re in­vi­ta­ti in for­ma ap­pro­pria­ta a par­te­ci­pa­re al­le in­chie­ste o al­le ispe­zio­ni azien­da­li di ta­le au­to­ri­tà. Lo stes­so va­le an­che nel ca­so di ispe­zio­ni non an­nun­cia­te.
2Il da­to­re di la­vo­ro de­ve co­mu­ni­ca­re ai la­vo­ra­to­ri o ai lo­ro rap­pre­sen­tan­ti nell'azien­da le istru­zio­ni im­par­ti­te dall'au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne.
1Il da­to­re di la­vo­ro de­ve per­met­te­re agli or­ga­ni d'ese­cu­zio­ne e di vi­gi­lan­za l'ac­ces­so a tut­ti i lo­ca­li dell'azien­da, com­pre­si i re­fet­to­ri e i sog­gior­ni.
2Gli or­ga­ni d'ese­cu­zio­ne e di vi­gi­lan­za, nell'am­bi­to dei lo­ro com­pi­ti, pos­so­no in­ter­ro­ga­re il da­to­re di la­vo­ro e, in as­sen­za di ter­zi, i la­vo­ra­to­ri oc­cu­pa­ti nell'azien­da sull'ese­cu­zio­ne del­la leg­ge, del­le or­di­nan­ze e del­le de­ci­sio­ni dell'au­to­ri­tà.
1Gli elen­chi e gli at­ti de­vo­no con­te­ne­re i da­ti ne­ces­sa­ri all'ese­cu­zio­ne del­la leg­ge, in par­ti­co­la­re:
i da­ti per­so­na­li del la­vo­ra­to­re;
il ti­po di at­ti­vi­tà del la­vo­ra­to­re non­ché le da­te dell'ini­zio e del­la fi­ne del suo rap­por­to di la­vo­ro;
la du­ra­ta (gior­na­lie­ra e set­ti­ma­na­le) del la­vo­ro ef­fet­ti­va­men­te svol­to, in­clu­si il la­vo­ro com­pen­sa­ti­vo e il la­vo­ro straor­di­na­rio non­ché la lo­ro po­si­zio­ne sull'ar­co del­la gior­na­ta;
i gior­ni di ri­po­so o di ri­po­so com­pen­sa­ti­vo con­ces­si set­ti­ma­nal­men­te se non ca­do­no re­go­lar­men­te di do­me­ni­ca;
il pe­rio­do e la du­ra­ta del­le pau­se di du­ra­ta ugua­le o su­pe­rio­re a mezz'ora;
le de­ro­ghe azien­da­li al­la de­fi­ni­zio­ne di gior­no, not­te e do­me­ni­ca ai sen­si de­gli ar­ti­co­li 10, 16 e 18 del­la leg­ge;
le re­go­la­men­ta­zio­ni con­cer­nen­ti il sup­ple­men­to di tem­po giu­sta l'ar­ti­co­lo 17b ca­po­ver­si 2 e 3 del­la leg­ge;
i sup­ple­men­ti di tem­po e i sup­ple­men­ti sa­la­ria­li pre­scrit­ti dal­la leg­ge;
i ri­sul­ta­ti del­le in­chie­ste me­di­che quan­to all'ido­nei­tà o all'ini­do­nei­tà in ca­so di la­vo­ro not­tur­no o di ma­ter­ni­tà;
la pre­sen­za di mo­ti­vi di esclu­sio­ne op­pu­re i ri­sul­ta­ti del­la va­lu­ta­zio­ne dei ri­schi in ca­so di ma­ter­ni­tà e le mi­su­re azien­da­li adot­ta­te di con­se­guen­za.
2Gli elen­chi e gli al­tri at­ti de­vo­no es­se­re con­ser­va­ti per al­me­no cin­que an­ni do­po la sca­den­za del­la lo­ro va­li­di­tà.
3Gli or­ga­ni d'ese­cu­zio­ne e di vi­gi­lan­za pos­so­no con­sul­ta­re elen­chi e at­ti sup­ple­men­ta­ri, sem­pre­ché sia ne­ces­sa­rio per l'adem­pi­men­to dei lo­ro com­pi­ti. Se ne­ces­sa­rio ai fi­ni dell'in­chie­sta, l'au­to­ri­tà com­pe­ten­te può di­spor­ne. Al ter­mi­ne dell'in­chie­sta, es­si van­no re­sti­tui­ti al da­to­re di la­vo­ro.
Art. 73a Rinuncia alla registrazione della durata del lavoro
1Le par­ti so­cia­li pos­so­no pre­ve­de­re, in un con­trat­to col­let­ti­vo di la­vo­ro, che gli elen­chi e gli at­ti non con­ten­ga­no i da­ti di cui all'ar­ti­co­lo 73 ca­po­ver­so 1 let­te­re c-e non­ché h se i la­vo­ra­to­ri in­te­res­sa­ti:
di­spon­go­no di un'am­pia au­to­no­mia nel lo­ro la­vo­ro e so­no pre­va­len­te­men­te li­be­ri di sta­bi­li­re i pro­pri ora­ri di la­vo­ro;
per­ce­pi­sco­no un red­di­to an­nuo lor­do, bo­nus com­pre­si, su­pe­rio­re a 120 000 fran­chi, ri­dot­to pro­por­zio­nal­men­te in ca­so di im­pie­go a tem­po par­zia­le; e
han­no con­ve­nu­to in­di­vi­dual­men­te in for­ma scrit­ta che ri­nun­cia­no al­la re­gi­stra­zio­ne del­la du­ra­ta del la­vo­ro.
2L'im­por­to di cui al ca­po­ver­so 1 let­te­ra b è ade­gua­to all'evo­lu­zio­ne dell'im­por­to mas­si­mo del gua­da­gno as­si­cu­ra­to se­con­do la LAINF.
3La con­ven­zio­ne di cui al ca­po­ver­so 1 let­te­ra c può es­se­re re­vo­ca­ta ogni an­no dal la­vo­ra­to­re o dal da­to­re di la­vo­ro.
4Il con­trat­to col­let­ti­vo di la­vo­ro de­ve es­se­re sot­to­scrit­to dal­la mag­gio­ran­za del­le or­ga­niz­za­zio­ni rap­pre­sen­ta­ti­ve dei la­vo­ra­to­ri, in par­ti­co­la­re del set­to­re o dell'azien­da, e pre­ve­de­re quan­to se­gue:
mi­su­re spe­ci­fi­che per ga­ran­ti­re la pro­te­zio­ne del­la sa­lu­te e l'os­ser­van­za del­la du­ra­ta del ri­po­so sta­bi­li­ta per leg­ge;
l'ob­bli­go del da­to­re di la­vo­ro di de­si­gna­re un ser­vi­zio in­ter­no pre­po­sto al­le que­stio­ni con­cer­nen­ti la du­ra­ta del la­vo­ro.
5Il da­to­re di la­vo­ro tie­ne a di­spo­si­zio­ne del­le au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne e di vi­gi­lan­za il con­trat­to col­let­ti­vo di la­vo­ro, le con­ven­zio­ni di ri­nun­cia in­di­vi­dua­li e un elen­co dei la­vo­ra­to­ri che han­no ri­nun­cia­to al­la re­gi­stra­zio­ne del­la du­ra­ta del la­vo­ro e nel qua­le è ri­por­ta­to an­che il lo­ro red­di­to an­nuo lor­do.
1 In­tro­dot­to dal n. I dell'O del 4 nov. 2015, in vi­go­re dal 1° gen. 2016 (RU 2015 4809).
Art. 73b Registrazione semplificata della durata del lavoro
1La rap­pre­sen­tan­za dei la­vo­ra­to­ri di un set­to­re o di un'azien­da o, in sua as­sen­za, la mag­gio­ran­za dei la­vo­ra­to­ri di un'azien­da può con­ve­ni­re con il da­to­re di la­vo­ro che, per i la­vo­ra­to­ri li­be­ri di sta­bi­li­re in mi­su­ra si­gni­fi­ca­ti­va i pro­pri ora­ri di la­vo­ro, deb­ba es­se­re re­gi­stra­ta uni­ca­men­te la du­ra­ta gior­na­lie­ra del la­vo­ro ef­fet­ti­va­men­te svol­to. In ca­so di la­vo­ro not­tur­no e do­me­ni­ca­le van­no inol­tre do­cu­men­ta­ti l'ini­zio e la fi­ne de­gli im­pie­ghi.
2La con­ven­zio­ne de­ve pre­ve­de­re quan­to se­gue:
le ca­te­go­rie di la­vo­ra­to­ri a cui si ap­pli­ca la re­gi­stra­zio­ne sem­pli­fi­ca­ta del­la du­ra­ta del la­vo­ro;
di­spo­si­zio­ni spe­cia­li con­cer­nen­ti l'os­ser­van­za del­le di­spo­si­zio­ni sul­la du­ra­ta del la­vo­ro e del ri­po­so;
una pro­ce­du­ra pa­ri­te­ti­ca per ve­ri­fi­ca­re l'os­ser­van­za del­la con­ven­zio­ne.
3Nel­le azien­de che oc­cu­pa­no me­no di 50 la­vo­ra­to­ri la re­gi­stra­zio­ne sem­pli­fi­ca­ta del­la du­ra­ta del la­vo­ro se­con­do il ca­po­ver­so 1 può an­che es­se­re con­ve­nu­ta in­di­vi­dual­men­te in for­ma scrit­ta tra il da­to­re di la­vo­ro e il la­vo­ra­to­re. Nel­la con­ven­zio­ne van­no men­zio­na­te le di­spo­si­zio­ni sul­la du­ra­ta del la­vo­ro e del ri­po­so vi­gen­ti. De­ve inol­tre es­se­re svol­to e do­cu­men­ta­to an­nual­men­te un col­lo­quio di fi­ne an­no con­cer­nen­te l'one­re la­vo­ra­ti­vo.
4No­no­stan­te l'esi­sten­za di una si­mi­le con­ven­zio­ne, i la­vo­ra­to­ri in­te­res­sa­ti so­no li­be­ri di re­gi­stra­re i da­ti di cui all'ar­ti­co­lo 73 ca­po­ver­so 1 let­te­re c-e. Il da­to­re di la­vo­ro met­te a di­spo­si­zio­ne uno stru­men­to ade­gua­to a ta­le sco­po.
1Per tut­ti i gio­va­ni, il da­to­re di la­vo­ro de­ve te­ne­re un at­te­sta­to d'età a di­spo­si­zio­ne del­le au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne e di vi­gi­lan­za.
2L'at­te­sta­to d'età è ri­la­scia­to gra­tui­ta­men­te dall'uf­fi­cia­le del­lo sta­to ci­vi­le del luo­go di na­sci­ta o di ori­gi­ne o, per gli stra­nie­ri na­ti fuo­ri del­la Sviz­ze­ra, dal­la com­pe­ten­te au­to­ri­tà di po­li­zia.
1La SE­CO è il ser­vi­zio del­la Con­fe­de­ra­zio­ne pre­po­sto al­la pro­te­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri. Es­so espli­ca in par­ti­co­la­re i se­guen­ti com­pi­ti:1
con­trol­la e coor­di­na l'ap­pli­ca­zio­ne del­la leg­ge da par­te dei Can­to­ni e vi­gi­la sull'uni­for­mi­tà dell'ap­pli­ca­zio­ne del di­rit­to;
as­si­cu­ra la for­ma­zio­ne con­ti­nua e il per­fe­zio­na­men­to pro­fes­sio­na­le del­le au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne;
con­si­glia e in­for­ma le au­to­ri­tà can­to­na­li d'ese­cu­zio­ne, non­ché le as­so­cia­zio­ni pa­dro­na­li e dei la­vo­ra­to­ri sull'ap­pli­ca­zio­ne del­la leg­ge e del­le or­di­nan­ze, co­me pu­re al­tre or­ga­niz­za­zio­ni in­te­res­sa­te o coin­vol­te in me­ri­to a que­stio­ni ge­ne­ra­li con­cer­nen­ti la pro­te­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri;
for­ni­sce in­for­ma­zio­ni ri­guar­dan­ti la pro­te­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri;
met­te a di­spo­si­zio­ne gli spe­cia­li­sti e le in­fra­strut­tu­re in­di­spen­sa­bi­li per va­lu­ta­re e ri­sol­ve­re que­stio­ni com­ples­se, pro­ble­mi ed even­ti va­ri;
stu­dia que­stio­ni di fon­do e ca­si par­ti­co­la­ri re­la­ti­vi al­la pro­te­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri e chia­ri­sce ca­si di im­por­tan­za ge­ne­ra­le;
so­stie­ne gli sfor­zi in­te­si a pro­muo­ve­re la pro­te­zio­ne del­la sa­lu­te sul po­sto di la­vo­ro e lan­cia e pro­muo­ve pro­get­ti di ri­cer­ca sul te­ma la­vo­ro e sa­lu­te;
as­si­cu­ra la ge­stio­ne del­le re­la­zio­ni pub­bli­che e dei con­tat­ti in­ter­na­zio­na­li nel set­to­re del­la pro­te­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri;
prov­ve­de all'ese­cu­zio­ne del­la leg­ge e del­le sue or­di­nan­ze nel­le azien­de e nel­le am­mi­ni­stra­zio­ni pub­bli­che;
ap­pli­ca la pro­ce­du­ra di ap­pro­va­zio­ne dei pia­ni giu­sta gli ar­ti­co­li 7 e 8 del­la leg­ge nell'am­bi­to del coor­di­na­men­to del­la pro­ce­du­ra fe­de­ra­le giu­sta l'ar­ti­co­lo 62a - 62c del­la leg­ge fe­de­ra­le del 21 mar­zo 19972 sull'or­ga­niz-za­zio­ne del Go­ver­no e dell'Am­mi­ni­stra­zio­ne.
2Sem­pre­ché lo esi­ga­no i com­pi­ti di cui al ca­po­ver­so 1, la SE­CO ha ac­ces­so a tut­te le azien­de.
3La SE­CO, su ri­chie­sta e die­tro rim­bor­so del­le spe­se, può as­su­me­re in­te­gral­men­te o par­zial­men­te ta­lu­ni com­pi­ti di un Can­to­ne quan­do per man­can­za di per­so­na­le, di mez­zi o del­la ne­ces­sa­ria for­ma­zio­ne, il Can­to­ne non è in gra­do di as­sol­ver­li.
4La SE­CO può pre­scri­ve­re mo­du­li uni­for­mi per do­man­de, per­mes­si e ap­pro­va­zio­ni.
1 Abro­ga­to dal n. I dell'O del 6 lug. 2011, con ef­fet­to dal 1° ago. 2011 (RU 2011 3381).
1La SE­CO, nel suo am­bi­to di com­pi­ti, può ema­na­re de­ci­sio­ni nei con­fron­ti del da­to­re di la­vo­ro, esor­tan­do­lo ad adot­ta­re le mi­su­re ne­ces­sa­rie a ri­sta­bi­li­re l'or­di­ne le­ga­le. In ca­so di pe­ri­co­lo im­mi­nen­te, egli può ema­na­re de­ci­sio­ni a ti­to­lo pre­ven­ti­vo.
2Le de­ci­sio­ni men­zio­na­te nel ca­po­ver­so 1 de­vo­no es­se­re co­mu­ni­ca­te per scrit­to; le mi­su­re pre­ven­ti­ve van­no con­fer­ma­te e mo­ti­va­te suc­ces­si­va­men­te. Al da­to­re di la­vo­ro va im­par­ti­to un ter­mi­ne en­tro il qua­le de­ve ri­sta­bi­li­re l'or­di­ne le­ga­le e dar­ne con­fer­ma.
3Se en­tro il ter­mi­ne le­ga­le, il da­to­re di la­vo­ro non ot­tem­pe­ra al­le de­ci­sio­ni o al­le mi­su­re im­po­ste, la SE­CO adot­ta le mi­su­re che si im­pon­go­no a spe­se del da­to­re di la­vo­ro e pro­nun­cia le san­zio­ni pe­na­li ap­pro­pria­te.
1 Abro­ga­to dal n. IV 37 dell'O del 22 ago. 2007 con­cer­nen­te l'ag­gior­na­men­to for­ma­le del di­rit­to fe­de­ra­le, con ef­fet­to dal 1° gen. 2008 (RU 2007 4477).
Se l'au­to­ri­tà can­to­na­le d'ese­cu­zio­ne omet­te di ese­gui­re un at­to uf­fi­cia­le ne­ces­sa­rio o se le de­ci­sio­ni con­trad­di­co­no del tut­to o in par­te la leg­ge, la SE­CO ema­na le ne­ces­sa­rie di­ret­ti­ve. In pre­sen­za di un pe­ri­co­lo im­mi­nen­te o di vio­la­zio­ni gra­vi di be­ni giu­ri­di­ci, la SE­CO adot­ta di sua ini­zia­ti­va le mi­su­re ne­ces­sa­rie per ri­sta­bi­li­re l'or­di­ne le­ga­le.
1Sem­pre­ché l'ese­cu­zio­ne del­la leg­ge e del­le or­di­nan­ze non sia ri­ser­va­ta al­la Con­fe­de­ra­zio­ne, es­sa spet­ta al­le au­to­ri­tà can­to­na­li le qua­li de­vo­no in par­ti­co­la­re:
ese­gui­re con­trol­li nel­le azien­de sull'os­ser­van­za del­le pre­scri­zio­ni del­la leg­ge e del­le or­di­nan­ze;
con­si­glia­re da­to­ri di la­vo­ro, la­vo­ra­to­ri, com­mit­ten­ti, pia­ni­fi­ca­to­ri e tut­te le al­tre per­so­ne al­le qua­li la leg­ge af­fi­da com­pi­ti su que­stio­ni ri­guar­dan­ti l'ap­pli­ca­zio­ne del­la leg­ge e del­le or­di­nan­ze;
in­for­ma­re i da­to­ri di la­vo­ro, i la­vo­ra­to­ri, le lo­ro or­ga­niz­za­zio­ni non­ché al­tre or­ga­niz­za­zio­ni pro­fes­sio­na­li e ser­vi­zi in­te­res­sa­ti su que­stio­ni d'at­tua­li­tà e re­la­ti­vi svi­lup­pi.
2I Can­to­ni prov­ve­do­no af­fin­ché:
sia im­pie­ga­to per­so­na­le di vi­gi­lan­za ade­gua­ta­men­te for­ma­to in nu­me­ro suf­fi­cien­te per l'adem­pi­men­to dei com­pi­ti le­ga­li;
sia im­pie­ga­to o si pos­sa ri­cor­re­re a per­so­na­le di sor­ve­glian­za fem­mi­ni­le per pro­ble­mi spe­ci­fi­ci al­le don­ne;
le per­so­ne in­ca­ri­ca­te del­la vi­gi­lan­za di­spon­ga­no del­le com­pe­ten­ze e dei mez­zi ma­te­ria­li ne­ces­sa­ri; e
le con­di­zio­ni di as­sun­zio­ne di ta­li per­so­ne con­fe­ri­sca­no lo­ro la si­cu­rez­za in­di­spen­sa­bi­le all'eser­ci­zio dell'at­ti­vi­tà e ga­ran­ti­sca­no la lo­ro in­di­pen­den­za.
3La SE­CO ema­na di­ret­ti­ve cir­ca il li­vel­lo qua­li­ta­ti­vo del­la for­ma­zio­ne e del per­fe­zio­na­men­to pro­fes­sio­na­le e il nu­me­ro del­le per­so­ne pre­po­ste al­la vi­gi­lan­za da im­pie­ga­re per ogni Can­to­ne in fun­zio­ne del nu­me­ro del­le azien­de, dei com­pi­ti le­ga­li da adem­pie­re e del­la lo­ro com­ples­si­tà.
1I Can­to­ni co­mu­ni­ca­no al­la SE­CO:
le au­to­ri­tà d'ese­cu­zio­ne e le au­to­ri­tà di ri­cor­so de­si­gna­te con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 41 ca­po­ver­so 1 del­la leg­ge;
i gior­ni fe­sti­vi pa­ri­fi­ca­ti al­le do­me­ni­che con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 20a ca­po­ver­so 1 del­la leg­ge;
le or­di­nan­ze can­to­na­li d'ese­cu­zio­ne ema­na­te in vir­tù del­la leg­ge non­ché tut­te le mo­di­fi­che;
le de­ci­sio­ni in me­ri­to al­le mi­su­re am­mi­ni­stra­ti­ve, al­le sen­ten­ze pe­na­li e al­le or­di­nan­ze di non luo­go a pro­ce­de­re in ver­sio­ne in­te­gra­le e mo­ti­va­ta.
2I Can­to­ni tra­smet­to­no an­nual­men­te al­la SE­CO i da­ti ne­ces­sa­ri per il rap­por­to all'at­ten­zio­ne dell'Or­ga­niz­za­zio­ne in­ter­na­zio­na­le del la­vo­ro e per prov­ve­de­re all'al­ta vi­gi­lan­za.
3I da­ti ri­chie­sti dal­la SE­CO­de­vo­no es­ser­gli tra­smes­si en­tro tre me­si dal­la fi­ne dell'an­no di ri­fe­ri­men­to.
4L'au­to­ri­tà can­to­na­le tra­smet­te al­la SE­CO una co­pia dei per­mes­si con­cer­nen­ti la du­ra­ta del la­vo­ro da es­sa ri­la­scia­ti e lo in­for­ma del­le de­ci­sio­ni e dei prov­ve­di­men­ti pre­si con­for­me­men­te agli ar­ti­co­li 51 ca­po­ver­si 2 e 3, 52 e 53 del­la leg­ge.1
1La Com­mis­sio­ne fe­de­ra­le del la­vo­ro è com­po­sta di 19 mem­bri. Vi so­no rap­pre­sen­ta­ti:
i Can­to­ni con due mem­bri;
gli am­bien­ti scien­ti­fi­ci con due mem­bri;
le as­so­cia­zio­ni pa­dro­na­li e dei la­vo­ra­to­ri, en­tram­be con set­te mem­bri;
le or­ga­niz­za­zio­ni fem­mi­ni­li con un mem­bro.1
2La pre­si­den­za è as­sun­ta dal di­ret­to­re del­la Di­re­zio­ne del la­vo­ro del­la SE­CO o dal suo sup­plen­te.
3I mem­bri so­no elet­ti per la cor­ri­spon­den­te du­ra­ta del pe­rio­do am­mi­ni­stra­ti­vo ap­pli­ca­bi­le al­le au­to­ri­tà fe­de­ra­li.
4Per l'esa­me di de­ter­mi­na­ti pro­ble­mi, la Com­mis­sio­ne può co­sti­tui­re sot­to­com­mis­sio­ni e ri­cor­re­re a pe­ri­ti.
5Il re­go­la­men­to in­ter­no è ema­na­to dal Di­par­ti­men­to fe­de­ra­le dell'eco­no­mia, del­la for­ma­zio­ne e del­la ri­cer­ca, d'in­te­sa con la Com­mis­sio­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 6 lug. 2011, in vi­go­re dal 1° ago. 2011 (RU 2011 3381).
1L'ob­bli­go del se­gre­to giu­sta l'ar­ti­co­lo 44 del­la leg­ge ri­guar­da an­che le au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za e di ese­cu­zio­ne del­la leg­ge, i mem­bri del­la Com­mis­sio­ne fe­de­ra­le del la­vo­ro, i pe­ri­ti e gli ispet­to­ri spe­cia­liz­za­ti ai qua­li si ri­cor­re.
2Se si ri­cor­re a pe­ri­ti e a ispet­to­ri spe­cia­liz­za­ti, que­sti van­no re­si at­ten­ti per scrit­to al lo­ro ob­bli­go di se­gre­to nei con­fron­ti di ter­zi.
1Se la per­so­na in­te­res­sa­ta non è sta­ta espli­ci­ta­men­te in­for­ma­ta o se, da­te le cir­co­stan­ze, non è evi­den­te­men­te al cor­ren­te del­la co­mu­ni­ca­zio­ne di da­ti che la ri­guar­da­no, è ne­ces­sa­rio no­ti­fi­car­le la co­mu­ni­ca­zio­ne e l'ef­fet­ti­va esten­sio­ne dei suoi da­ti per­so­na­li, ac­cor­dan­do­le inol­tre l'op­por­tu­ni­tà di espri­mer­si in me­ri­to.
2È pos­si­bi­le ri­nun­cia­re ad ac­cor­da­re il di­rit­to di es­se­re ascol­ta­to pri­ma del­la co­mu­ni­ca­zio­ne dei da­ti qua­lo­ra sus­si­sta il pe­ri­co­lo che ven­ga­no le­si i di­rit­ti o im­por­tan­ti in­te­res­si di ter­zi o che ven­ga im­pe­di­to l'adem­pi­men­to di com­pi­ti le­ga­li, op­pu­re se, en­tro i ter­mi­ni, l'in­te­res­sa­to non si ma­ni­fe­sta o è in­tro­va­bi­le.
3Una co­mu­ni­ca­zio­ne ge­ne­ra­le di da­ti per­so­na­li de­gni di par­ti­co­la­re pro­te­zio­ne av­vie­ne so­la­men­te per sco­pi sta­ti­sti­ci dell'Uf­fi­cio fe­de­ra­le di sta­ti­sti­ca, a con­di­zio­ne che que­sto, per le in­for­ma­zio­ni ri­chie­ste, pos­sa ap­pel­lar­si a una ba­se giu­ri­di­ca con un pro­fi­lo dei com­pi­ti chia­ra­men­te de­fi­ni­to e che i da­ti non pos­sa­no es­se­re inol­tra­ti a ter­zi o lo sia­no sol­tan­to in for­ma ano­ni­ma.
4Il con­sen­so del­la per­so­na in­te­res­sa­ta giu­sta l'ar­ti­co­lo 44a ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge vie­ne pre­sup­po­sto se la co­mu­ni­ca­zio­ne dei da­ti è mol­to ur­gen­te per il de­sti­na­ta­rio, av­vie­ne nell'in­te­res­se del­la per­so­na in que­stio­ne e una sua pre­sa di po­si­zio­ne non giun­ge­reb­be en­tro il ter­mi­ne uti­le.
1La co­mu­ni­ca­zio­ne ge­ne­ra­le di da­ti per­so­na­li non de­gni di par­ti­co­la­re pro­te­zio­ne è ri­vol­ta al­le au­to­ri­tà di ese­cu­zio­ne e di vi­gi­lan­za del­la leg­ge e del­la leg­ge sull'as­si­cu­ra­zio­ne con­tro gli in­for­tu­ni.
2Nel sin­go­lo ca­so e su ri­chie­sta mo­ti­va­ta è pos­si­bi­le co­mu­ni­ca­re an­che a ter­zi da­ti per­so­na­li non de­gni di par­ti­co­la­re pro­te­zio­ne, qua­lo­ra si pos­sa far va­le­re un in­te­res­se pub­bli­co o un in­te­res­se pri­va­to su­pe­rio­re.
Art. 85 Sistema di informazione e di documentazione della Confederazione
1La SE­CO, nell'am­bi­to del­la sua at­ti­vi­tà di vi­gi­lan­za e di ese­cu­zio­ne, ge­sti­sce un si­ste­ma au­to­ma­tiz­za­to di in­for­ma­zio­ne e di do­cu­men­ta­zio­ne per:
i per­mes­si con­cer­nen­ti la du­ra­ta del la­vo­ro;
la pro­ce­du­ra di ap­pro­va­zio­ne dei pia­ni di cui all'ar­ti­co­lo 7 ca­po­ver­so 4 del­la leg­ge;
la ban­ca da­ti ine­ren­te al di­rit­to del la­vo­ro, che con­tie­ne in­for­ma­zio­ni ge­ne­ra­li sul di­rit­to pub­bli­co e pri­va­to del la­vo­ro;
la ban­ca da­ti ine­ren­te all'ese­cu­zio­ne, ge­sti­ta dal­la Com­mis­sio­ne fe­de­ra­le di coor­di­na­men­to per la si­cu­rez­za sul la­vo­ro (CF­SL), che con­tie­ne in par­ti­co­la­re da­ti sull'at­ti­vi­tà d'ispe­zio­ne de­gli or­ga­ni d'ese­cu­zio­ne del­la leg­ge e del­la LAINF;
le ispe­zio­ni al­le azien­de;
la ge­stio­ne de­gli in­di­riz­zi.
2Il si­ste­ma con­tie­ne per ogni azien­da:
il no­me, l'in­di­riz­zo e il nu­me­ro d'iden­ti­fi­ca­zio­ne;
la ti­po­lo­gia (in­du­stria­le o non in­du­stria­le);
il ge­ne­re di at­ti­vi­tà eco­no­mi­ca;
d. la da­ta di re­gi­stra­zio­ne nel si­ste­ma e la da­ta di can­cel­la­zio­ne.
3Il si­ste­ma può inol­tre con­te­ne­re:
i pia­ni, le de­scri­zio­ni dei pia­ni, le ap­pro­va­zio­ni dei pia­ni e i per­mes­si d'eser­ci­zio nell'am­bi­to del­la pro­ce­du­ra di cui all'ar­ti­co­lo 7 ca­po­ver­so 4 del­la leg­ge;
i ver­ba­li del­le ispe­zio­ni del­le azien­de;
il mo­ti­vo dell'iscri­zio­ne;
le de­ci­sio­ni, le va­lu­ta­zio­ni dei ri­schi, le pe­ri­zie, le de­nun­ce e le sen­ten­ze pe­na­li.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I dell'O del 6 mag. 2009, in vi­go­re dal 1° giu. 2009 (RU 2009 2399).
Art. 86 Sistemi di informazione e di documentazione dei Cantoni
1L'au­to­ri­tà can­to­na­le, nell'am­bi­to del­la sua at­ti­vi­tà di vi­gi­lan­za e di ese­cu­zio­ne, ge­sti­sce un si­ste­ma di in­for­ma­zio­ne e di do­cu­men­ta­zio­ne per le azien­de in­du­stria­li.
2Il si­ste­ma con­tie­ne per ogni azien­da in­du­stria­le:
i da­ti di cui all'ar­ti­co­lo 85 ca­po­ver­so 2;
l'in­di­ca­zio­ne del­le let­te­re dell'ar­ti­co­lo 5 ca­po­ver­so 2 del­la leg­ge in ba­se al­le qua­li è sta­ta as­sog­get­ta­ta l'azien­da;
i pia­ni, le de­scri­zio­ni dei pia­ni, le ap­pro­va­zio­ni dei pia­ni e i per­mes­si d'eser­ci­zio.
Art. 87 Scambio di dati e sicurezza dei dati
1Le au­to­ri­tà del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni re­spon­sa­bi­li dell'ese­cu­zio­ne del­la leg­ge o del­la LAINF si scam­bia­no re­ci­pro­ca­men­te i da­ti se ciò è ne­ces­sa­rio per l'adem­pi­men­to dei lo­ro com­pi­ti le­ga­li. L'au­to­ri­tà can­to­na­le co­mu­ni­ca im­me­dia­ta­men­te al­la SE­CO in par­ti­co­la­re i da­ti di cui all'ar­ti­co­lo 86 ca­po­ver­so 2 let­te­re a e b.
2Le au­to­ri­tà del­la Con­fe­de­ra­zio­ne e dei Can­to­ni pos­so­no con­net­te­re i lo­ro si­ste­mi au­to­ma­tiz­za­ti di in­for­ma­zio­ne e di do­cu­men­ta­zio­ne.
3Es­se si ac­cor­da­no re­ci­pro­ca­men­te, lad­do­ve esi­sta una si­mi­le con­nes­sio­ne, l'ac­ces­so nel­la pro­ce­du­ra di ri­chia­mo a tut­ti i da­ti non de­gni di una par­ti­co­la­re pro­te­zio­ne.
4La SE­CO e i Can­to­ni pren­do­no le mi­su­re ne­ces­sa­rie af­fin­ché i ter­zi non au­to­riz­za­ti non pos­sa­no ac­ce­de­re ai da­ti.
1I da­ti so­no ge­sti­ti cen­tral­men­te dal­la SE­CO per la Con­fe­de­ra­zio­ne; per il Can­to­ne la ge­stio­ne spet­ta all'au­to­ri­tà can­to­na­le com­pe­ten­te.
2I da­ti con­cer­nen­ti per­so­ne de­vo­no es­se­re di­strut­ti cin­que an­ni do­po la sca­den­za del­la lo­ro va­li­di­tà, sem­pre­ché non deb­ba­no es­se­re con­se­gna­ti all'Ar­chi­vio fe­de­ra­le. Ta­le sca­den­za non va­le per i da­ti re­si ano­ni­mi, ela­bo­ra­ti per sco­pi di pia­ni­fi­ca­zio­ne, ri­cer­ca o sta­ti­sti­ca.
I di­rit­ti del­le per­so­ne in­te­res­sa­te, in par­ti­co­la­re il di­rit­to di in­for­ma­zio­ne, di ret­ti­fi­ca e di can­cel­la­zio­ne, so­no ret­ti dal­le di­spo­si­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 19 giu­gno 1992 sul­la pro­te­zio­ne dei da­ti, sem­pre­ché la leg­ge non pre­ve­da di­spo­si­zio­ni de­ro­gan­ti.
Il per­se­gui­men­to pe­na­le per vio­la­zio­ni del­la pro­te­zio­ne dei da­ti e dell'ob­bli­go di in­for­ma­zio­ne è di­sci­pli­na­ta dal­la leg­ge del 19 giu­gno 1992 sul­la pro­te­zio­ne dei da­ti.
L'or­di­nan­za 1 del 14 gen­na­io 19661 con­cer­nen­te la leg­ge sul la­vo­ro è abro­ga­ta.
I per­mes­si con­cer­nen­ti la du­ra­ta del la­vo­ro ri­la­scia­ti in vir­tù del di­rit­to an­te­rio­re ri­man­go­no in vi­go­re fi­no al­la lo­ro sca­den­za, tut­ta­via la più tar­di fi­no al 31 mar­zo 2003.
1La pre­sen­te or­di­nan­za, fat­to sal­vo il ca­po­ver­so 2, en­tra in vi­go­re il 1° ago­sto 2000.
2Le di­spo­si­zio­ni del ca­pi­to­lo ot­ta­vo sul­la pro­te­zio­ne dei da­ti e la ge­stio­ne dei da­ti (art. 83-91) en­tra­no in vi­go­re con­tem­po­ra­nea­men­te al­la leg­ge fe­de­ra­le del 24 mar­zo 2000 con­cer­nen­te l'isti­tu­zio­ne e l'ade­gua­men­to di ba­si le­ga­li per il trat­ta­men­to di da­ti per­so­na­li1.
1RU 2000 1891. Que­sta L è en­tra­ta in vi­go­re il 1° set. 2000.

References: Art. 4

Art. 14
 art. 20
 art. 15

Art. 47

Art. 65

Art. 66

Art. 73

Art. 73

Art. 85

Art. 86

Art. 87