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Timestamp: 2019-09-15 14:31:06+00:00

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L’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato. condizioni di accertamento e criteri di determinazione
Quali sono le condizioni ed i parametri di cui il Giudice tiene conto per il riconoscimento e la determinazione dell’assegno di mantenimento a favore di un coniuge allorché il rapporto matrimoniale entra in irreversibile crisi ed i coniugi si rivolgono al Tribunale per ottenere la separazione?
È questa una delle principali domande che viene posta da chi ha deciso di separarsi nel momento in cui deve intraprendere il relativo giudizio affidandosi all’assistenza di un avvocato.
È facile immaginare quanto la problematica sia avvertita nell’attuale momento storico in cui l’Istituto matrimoniale è entrato profondamente in crisi, secondo i sociologi, anche, ma non solo, in ragione di una minore propensione della persona a correre il rischio del fallimento di un legame affettivo formale che comporterebbe obblighi e doveri soprattutto di natura economica, diversamente da quanto accadrebbe in sua assenza.
Meglio, quindi, una unione di fatto la cui cessazione comporterebbe meno problemi in tal senso , rispetto all’eventuale scioglimento di un matrimonio.
È importante quindi chiarire a cosa va incontro la persona che ha deciso di separarsi per poi divorziare allorché è venuta meno ed è irrecuperabile la comunione spirituale e materiale tra coniugi.
Ancorché si sia tentato di elaborare delle tabelle che fissano degli importi compresi in una forchetta, tra un minimo e massimo individuato sulla base del reddito goduto da ciascuno dei coniugi (vedasi in particolare quelle dei Tribunali di Monza, Firenze e Palermo), trattasi di una mera indicazione essendo la valutazione comunque rimessa al prudente apprezzamento del Giudice, alla luce del caso concreto sottoposto al suo scrutinio.
Non addebitabilità della separazione al coniuge titolare dell’assegno, la mancanza da parte del beneficiario di adeguati redditi propri, la sussistenza di una disparità economica tra i due coniugi, sono i tre presupposti per ottenere il mantenimento, dovendosi precisare che con il termine di “reddito” il legislatore ha voluto riferirsi non solo al denaro ma anche ad ogni altra diversa utilità, purché economicamente valutabili (v. ex multis Cass. 4543/1998; Cass. 19291/2005; Cass. 6769/2007; Cass. 2445/2015).
Così il Giudice dovrà tenere conto anche dei beni immobili posseduti, sia per quanto attiene al valore implicito che essi hanno, sia con riguardo all’eventualità di un ricavato conseguente alla locazione o alla vendita.
Essa merita approfondimento in quanto sulla tematica si registrano variegati orientamenti che costituiscono un corollario, per così dire, al principio affermato costantemente dalla giurisprudenza di merito e legittimità secondo cui può farsi luogo all’assegnazione della casa coniugale – che ha natura di diritto personale di godimento, come precisato da Cass. 4719/2006 – solo in presenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti affidati al coniuge assegnatario, tanto nel procedimento di separazione quanto in quello di divorzio.
I superiori approcci interpretativi sulla funzione protettiva della prole, identificabili nel provvedimento di assegnazione della casa familiare, a favore del coniuge affidatario, non escluderebbero il potere del Giudice di valutare il valore economico della casa coniugale rimasta ad uno dei coniugi con il quale convivono i figli minorenni e quelli maggiorenni economicamente non autosufficienti, ai fini della concreta determinazione dell’assegno di mantenimento per costoro.
In buona sostanza, nel calcolo dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge e dei figli, rientrerebbe anche la casa coniugale ancorché non integri un componente dell’assegno stesso: valore economico quantificabile sulla base del canone di locazione determinato dalla legge sull’equo canone. In questo senso si è espressa la Cassazione in più di una decisione, citandosi tra le altre Cass. 4203/2006; Cass. 25420/2015; nella giurisprudenza di merito si segnala Corte di Appello di Perugia 525/2011 in red. Giuffré 2011).
Il ragionamento seguito da detta giurisprudenza viene sviluppato sulla base della considerazione che la casa, una volta adibita ad abitazione familiare, costituisce, per chi tra i coniugi è stato preferito nel provvedimento di assegnazione, ed ivi vive, una fonte di reddito, una posta attiva in quanto lo esonera dal fissare la residenza altrove, dove altrimenti dovrebbe pagare un canone di locazione.
Mette conto di rilevare, a tale ultimo riguardo, che non sempre lo svantaggio economico del coniuge rimasto privo di casa deve essere comunque direttamente proporzionale al canone di mercato dell’immobile rilasciato dal coniuge non assegnatario dello stesso, potendo ipotizzarsi una diversa sistemazione in abitazione eventualmente più modesta ma decorosa (v. Cass. 15272/2015).
Chiarito, dunque, cosa si intende per reddito e ricordato che l’addebito della separazione ( notoriamente riconducibile ad ogni comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio ed in presenza del nesso di causalità tra detto comportamento ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza, così ex multis Cass. 13747/2003, Cass. 12383/2005; Cass. 13592/2006), è in grado di escludere il diritto all’assegno di mantenimento anche se il coniuge responsabile risulti privo di mezzi di sostentamento (v. Cass. 3797/2008), va sottolineato che nella determinazione dell’assegno suddetto, richiesto in sede di separazione, occorre muovere dalla disamina delle condizioni reddituali e patrimoniali di entrambi i coniugi, tenendo conto del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
In tale contesto, è stato ritenuto indice del tenore di vita, alla cui conservazione deve tendere l’assegno di mantenimento de quo, può essere l’attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi (v. Cass. 2156/2010; Cass. 21979 e 23734/2012; Cass. 2961/2015).
Possono essere oggetto di valutazione economica per i fini suddetti, i beni acquisiti per successione ereditaria dopo la separazione ancorché non incidenti sul tenore di vita in costanza di matrimonio perché intervenuti dopo (Cass. 2542/2014). Lo stesso dicasi con riguardo alla rendita INAIL (per fare un altro esempio) che, pur essendo un bene personale, concorre con altri redditi e con il patrimonio a determinare la situazione economica dell’obbligato (v. Cass. 9718/2010).
Per continuare negli esempi che ben rappresentano i suesposti principi, si segnala che sono del tutto irrilevanti le elargizioni a titolo di liberalità provenienti dai genitori o terzi ricevute dal coniuge obbligato ma anche dal coniuge titolare dell’assegno di mantenimento, in quanto il loro carattere impedisce di considerarle come reddito (Cass. 10380/2012).
Sotto altro profilo è stato invece deciso (Cass. 13026/2014) che l’utilizzo costante di aiuti economici da parte dei genitori della coppia nel corso del matrimonio, può essere idoneo (come deciso nella specie) a produrre oggettivamente un tenore di vita che deve essere preso in considerazione ai fini della valutazione richiesta dall’art. 156 CC.
Se da tali indagini dovesse risultare un tenore di vita dell’obbligato elevato rispetto alle emergenze della documentazione formale fiscale, quest’ultime non potrebbero (giustamente) essere prese in considerazione e la misura dell’assegno dovrà esser parametrata non alle condizioni economiche quali risultanti dalle allegate dichiarazioni dei redditi, ma sulla base del reale tenore di vita del soggetto sul quale grava l’assegno di mantenimento.
Così ha stabilito una recente sentenza della Cassazione 16/09/2015 n° 18196, in un caso in cui un uomo denunciava il mutamento delle proprie condizioni economiche come risultanti dalla allegate dichiarazioni IRPEF, per effetto della costituzione, dopo la separazione, di un nuovo nucleo familiare.
Ebbene gli Ermellini respingevano il ricorso opinando che, al di là della dichiarazione dei redditi posseduti, occorreva aver riguardo all’alto tenore di vita del richiedente la revisione dell’assegno di mantenimento nei confronti della moglie separata, rappresentato da un potere di acquisto rilevante.
Come si vede, molteplici sono gli elementi che possono concorrere nel complesso compito, demandato al Giudice, di determinazione dell’assegno di mantenimento in questione e, quindi, appare di problematica applicazione quel sistema tabellare, congegnato da alcuni Tribunali, sulla base di calcoli statistici e matematici difficilmente in grado di sostituire colui che, dovendo decidere complicate questioni, è chiamato ad esprimersi con prudente e motivato apprezzamento.

References: Cass. 
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