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Timestamp: 2020-08-08 12:59:13+00:00

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5 Luglio 2017 | Autore: Andrea Iurato
Prescrizione più lunga, estinzione del reato per risarcimento del danno, pene più severe per furti e rapine e più diritti per le vittime: queste le novità più importanti della riforma del processo penale.
La discussa riforma del processo penale è stata pubblicata ieri in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il prossimo 3 agosto. La riforma promette pene più severe e più certe e maggiori tutele per le vittime.
L’acceso dibattito che ha accompagnato in questi mesi la riforma della giustizia penale ha posto l’accento sull’allungamento della prescrizione e sull’aumento delle pene per i reati che creano più allarme sociale (furti e rapine), promettendo una giustizia più veloce ed efficiente. Sarà davvero così? Ecco una breve sintesi e un commento sulle maggiori novità introdotte dalla riforma [1].
1 Il risarcimento alla vittima estingue il reato
2 Pene più severe per furti e rapine
3 La nuova prescrizione
4 Il concordato in appello
5 Le altre modifiche
Il risarcimento alla vittima estingue il reato
Finora l’imputato che risarciva il danno alla vittima poteva sperare al massimo in una riduzione di pena.
Con la riforma è stata introdotta una norma che impone al giudice di dichiarare estinto il reato quando l’imputato abbia completamente risarcito il danno provocato alla vittima e rimosso le conseguenze dannose o pericolose del reato [2].
Per poter accedere al beneficio è necessario:
che il reato contestato sia tra quelli procedibili a querela di parte;
che l’imputato abbia risarcito il danno prima dell’apertura del dibattimento, cioè prima che siano conclusi gli adempimenti preliminari al giudizio di primo grado. In caso di impossibilità l’imputato può chiedere al giudice un termine massimo di sei mesi per provvedere.
In realtà l’estinzione del reato a seguito del risarcimento era realtà già prima della riforma, poiché in caso di accordo tra reo e vittima quest’ultima solitamente rimetteva la querela e il giudice non poteva che chiudere il giudizio.
La vera novità della riforma è che l’estinzione potrà adesso essere dichiarata anche quando la persona offesa non si ritenga soddisfatta del risarcimento, ma il giudice lo ritenga comunque adeguato.
Un possibile effetto negativo potrebbe essere quello di spingere ancora di più le vittime a presentare querela per reati di minima gravità, piuttosto che chiedere il risarcimento al giudice civile grazie alla maggior pressione che in questi casi si può esercitare sull’imputato, che provvedendo subito al risarcimento ha la possibilità di evitare la pena.
La nuova norma sull’estinzione del reato a seguito di risarcimento si applica anche ai processi in corso che abbiano già superato la fase preliminare del giudizio di primo grado e anche nel giudizio di appello.
Pene più severe per furti e rapine
La nuova legge aumenta le pene finora previste per alcuni reati, tra i quali spiccano quelli di maggiore allarme sociale, cioè furti e rapine, rispetto ai quali le nuove pene minime promettono di rendere più difficile ai condannati l’accesso alla sospensione condizionale della pena o misure alternative al carcere:
per il furto in abitazione o con strappo [3] la pena detentiva passa da 1-6 anni a 3-6 anni;
per il furto aggravato [4] da 1-6 anni a 2-6 anni;
per la rapina [5] da 3-10 anni a 4-10 anni.
La prescrizione diventa per molti imputati un orizzonte molto difficile da raggiungere.
Le nuove norme prevedono che la prescrizione resti sospesa per un periodo massimo di 18 mesi in caso di condanna (di primo e secondo grado) dal momento in cui scade il termine imposto al giudice per il deposito della sentenza e fino a quando non interviene l’eventuale sentenza di condanna di grado successivo.
Di fatti, il termine massimo di prescrizione, che per buona parte dei reati era finora pari a 7 anni e mezzo dalla commissione del reato, aumenta fino a 3 anni, cioè può arrivare a 10 anni e mezzo.
È bene precisare che le nuove norme in materia di prescrizione si applicheranno solo ai giudizi relativi a reati commessi dopo la data di entrata in vigore della legge, cioè a partire dal 3 agosto, mentre per i reati commessi prima di tale data continueranno a valere i termini precedenti.
Il concordato in appello
La riforma introduce nuovamente una possibilità che era prevista dal codice ma era stata abrogata nel 2008: il concordato in appello [6].
Nel giudizio d’appello la difesa e l’accusa potranno adesso accordarsi, chiedendo al giudice dell’appello di accogliere alcune richieste o di modificare la pena pronunciata in primo grado.
Oltre a quelle citate perché più rilevanti, la riforma introduce numerose altre modifiche, alcune immediate, altre rispetto alle quali il Parlamento ha dato delega al Governo per scrivere le nuove norme.
Le ulteriori modifiche più rilevanti riguardano:
l’estensione a gran parte dei reati di minore gravità della procedibilità a querela di parte;
la revisione della disciplina delle misure di sicurezza, in particolare dei famosi e già aboliti ospedali psichiatrici giudiziari;
il casellario giudiziale, con l’eliminazione, tra le altre cose, della iscrizione delle sentenze di non punibilità per particolare tenuità del fatto;
l’estensione dei diritti processuali delle vittime dei reati, che godranno di termini più ampi per opporsi alla richiesta di archiviazione e avranno maggiori poteri di impugnazione contro le decisioni di archiviazione;
disciplina e benefici del giudizio abbreviato e del patteggiamento;
le regole di conversione delle pene detentive in pene pecuniarie.
[1] Legge 23 giugno 2017, n. 103
[2] Art. 162-ter cod. pen.
[3] Art. 624-bis cod. pen.
[4] Art. 625 cod. pen.
[5] Art. 628 cod. pen.
[6] Art. 599-bis cod. proc. pen.

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 162
 Art. 624
 Art. 625
 Art. 628
 Art. 599