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Timestamp: 2017-05-27 21:18:43+00:00

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Dalla Terra dei Santoni: Dai lampioni a petrolio alla luce elettrica
...a Palazzolo nel mese di luglio del
1929 il Palazzo di Città si illuminò tutto, come per incanto, di luce
elettrica…
Palazzolo. I lavori in corso a Palazzolo per il
rifacimento delle rete per l’illuminazione pubblica (un appalto di oltre
quattro miliardi di lire) ci danno lo spunto per ripercorrere brevemente la
varie tappe di questo problema, dalla posa del primo fanale ad olio alla
odierna gestione mista: Enel per i privati, Comune per la luce pubblica.
In principio le strade di Palazzolo
erano illuminate, previa autorizzazione del sindaco, dalle poche lanterne o
lumi di quei bottegai che per legge erano obbligati a tenerli accesi “dall’imbrunire della sera, fino al
chiudimento…” innanzi alla porta principale del loro esercizio. Per il
resto l’illuminazione notturna era affidata alla luna con le sue alterne fasi e
a qualche solitaria lanterna o candela che qualche privilegiato portava con sé
quando era costretto a spostarsi col buio.
Nella seduta del 21 novembre del 1868
il Consiglio Comunale, finalmente, su istanza di alcuni consiglieri, “poggiata dall’unanime desiderio di questi
Comunisti…”, approva la delibera per l’impianto di n. 35 fanali da piazzare
nelle strade e nei punti strategici del centro urbano: il 1° sul “Cantone
Monteforte in faccia alla Croce Cappuccini” (angolo via Macello - via
Biblioteca); il 4° e il 5° sulla strada San Sebastiano; il 6° e il 7° sulla
strada Corso; l’8° a Palazzo; il 9° il 10° e l’11° sulla strada San Michele
(oggi via C. Alberto); il 13° sulla “Piazza di Sopra”; il 14° sul “Pilastro
Albergo Centrale”; il 15° sulla strada “Guardia” (oggi via G. Italia); il 16°
alla “Guardia”; il 18° sulla strada “Albergo” (via D’Albergo); il 24° allo
Spirito Santo; il 25° “all’Angolo superiore del Piano della Matrice”; il 29°
sul “Cantone Messina cav Guglielmo - Piazza S. Domenico”; il 30° sul “Pilastro
chiesa S. Domenico - Montenero (piazza Umberto - via V. Messina)”; …
Il giorno dell’Immacolata furono
ufficiosamente accesi i primi fanali (a olio) già pronti e il 4 aprile del 1869
“si sono accesi tutti in numero di 35 e
col suono della Banda e con molto brio”.
Con il passare del tempo, aumentando
le esigenze dei cittadini aumentavano pure i fanali della illuminazione
notturna e il 25 maggio del 1883 si impiantò l’80° fanale accanto alla croce
dei PP. Cappuccini nell’omonimo piano; di più, due anni dopo, si impiantarono “le colonnette coi fanali davanti la chiesa
di San Sebastiano”.
Nel 1889 si decise di completare il
Corso con la costruzione delle banchine laterali. Di conseguenza, nella seduta
del Consiglio comunale del 13 ottobre, “Il
signor Sindaco riferisce, che trovandosi in corso di costruzione le banchine lungo la strada Corso è desiderio
generale della cittadinanza che venga l’opera completata con l’impianto delle
colonnine di ghisa e fanali corrispondenti per la illuminazione... In
corrispondenza ai buchi, che l’ingegnere ha disposto eseguire nel ciglione di
pietra basaltica, ne occorrerebbero 51…”. La proposta venne approvata senza
“Nuovo contratto per l’illuminazione
serale”
Nella seduta del 5.11.1893 il
Consiglio Comunale delibera sul “Nuovo contratto d’appalto per l’illuminazione
serale” con scadenza quinquennale e regolamentato da ben 30 articoli. Ne citiamo
qualcuno: “Art.4-L’illuminazione
cominciando da tre punti diversi dovrà trovarsi completata mezz’ora dopo il
tramonto del sole e dovrà durare fino a giorno chiaro nei mesi di Gennaro,
Febbraro, Marzo, Novembre e Dicembre e tre ore prima d’uscire il sole nei mesi
di Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre ed Ottobre e la fiamma
dovrà sempre trattenersi uguale e costante…; art.5-La illuminazione dovrà
funzionare senza interruzione per tutte le ore della notte…; art.7-Il Municipio
avrà la facoltà di ordinare e l’impresario di eseguire illuminazioni straordinarie sia nella villa
pubblica che in altri punti del paese…; art. 10-I fanali saranno accesi a
petrolio con fiamma costante così detta a ventaglio e il lucignolo avrà la
larghezza di quindici millimetri e l’altezza della fiamma non potrà essere meno
di millimetri venticinque…; art. 11-Nel caso di forte temporale, di vento
impetuoso o di rottura istantanea di cristalli che impediranno assolutamente
l’accensione a petrolio, supplirà
l’appaltatore con appositi fanaletti ad olio d’oliva da collocarsi dentro i
fanali; art. 15-L’appaltatore è obbligato ogni anno passare di vernice i fanali
e bracci e rinnovare i riverberi di latta; art. 22-Il servizio
dell’illuminazione per accendere, smorzare, somministrazione d’olio, impianto,
cambio di lucignoli, pulitura ed altro occorrente sarà disimpegnato da tre
individui…”. Gli ultimi tre dipendenti assunti per
tale incombenza furono: u Giardinieri, u Cannizzaru (costruiva cannizzi) e Salvatore Pizzo (diventato
poi accalappiacani). Intanto i fanali da accendere nel 1924 erano diventati 306
e ben 350 nei giorni festivi, più altri 30 fanali che dal 1 giugno al 30
settembre si accendevano alla “Villa”. Ad ogni lampionaio era affidato un
quartiere. All’imbrunire, secondo l’orario stabilito dal Capitolato d’appalto,
con la scala sulla spalla, passavano per le strade del quartiere per
l’accensione dei fanali uno per uno. Di mattina, a lampioni spenti, curavano la
manutenzione, pulivano i vetri e facevano il pieno di petrolio lampante per la
notte successiva. Il fanalaru del
quartiere di San Sebastiano aveva pure l’incombenza di accendere il lume a
petrolio per l’illuminazione del quadrante dell’orologio civico, montato sulla
facciata della basilica di San Sebastiano il 29 luglio del 1885.
1929: arriva l’energia elettrica a Palazzolo
Proprio il 1885 è l’anno in cui, a Roma, il
primo lume elettrico irradiò la sua luce in un grande magazzino di via
Nazionale. A Palazzolo, invece, la concessione per la costruzione dell’impianto
generale dell’energia elettrica pubblica e privata, su delibera consiliare, fu
data al signor Giuseppe Garro da Ferla ben quarant’anni dopo, esattamente il 19
aprile del 1925. Dopo due anni, in seguito alla scomparsa di Garro, la concessione
e il completamento della rete furono affidati alla Società Elettrica Siracusana
e infine il 13 ottobre del 1928 tutta la gestione dell’impianto elettrico passò
con un contratto trentennale ad una società romana amministrata dal cav.
Agostino Finestauri. Finalmente, perfezionati e portati a termine gli ultimi
lavori della rete, nel mese di luglio del 1929 il Palazzo di Città si illuminò
tutto, come per incanto, di luce elettrica. Anche al Palazzo della Pretura
toccò la stessa buona sorte e via via tutti gli edifici pubblici più importanti
e poi le abitazioni private e le strade si illuminarono “a giorno” di luce
elettrica.Alla scadenza del contratto con Finestauri
(Soc. An. Elettrica “Acre”), il Comune di Palazzolo assunse in proprio la
gestione della rete. Nel 1996, infine, cedette all’Enel la distribuzione
dell’energia ai privati e tenne per sé la gestione dell’illuminazione pubblica.
A questo punto si spera solo che i risultati dei lavori di riammodernamento del
nuovo impianto facciano uscire Palazzolo dalla “selva oscura” e siano quindi
degni di una città che è patrimonio non solo dei Palazzolesi ma di tutta
DEGLI IBLEI, gennaio 2003

References: art.5
 art.7
 art. 10
 art. 11
 art. 15
 art. 22