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Timestamp: 2020-07-15 10:51:57+00:00

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Sursum Corda: novembre 2010
“La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura”
Basilica Vaticana Sabato, 27 novembre 2010
Pubblicato da Semiur il 28.11.10
"...Giovani cileni non abbiate paura di guardare a Lui! Guardate al Signore: che cosa vedete? È solo un uomo saggio? No! È più di questo! È un profeta? Sì! Ma è ancora di più! È un riformatore sociale? Molto più di un riformatore, molto di più....
Guardate al Signore con sguardo attento e scoprirete in Lui il volto stesso di Dio. Gesù è la Parola che Dio doveva dire al mondo. È Dio stesso che è venuto a condividere la nostra esistenza, l’esistenza di ciascuno di noi.
Questo è, amici miei, il messaggio di vita che il Papa vuole trasmettere ai giovani cileni: cercate Cristo! guardate a Cristo! vivete in Cristo! Questo è il mio messaggio: “Che Gesù sia “la pietra angolare (cf. Ef 2, 20) della vostra vita e della nuova civiltà che nella solidarietà generosa e condivisa dovete costruire. Non vi può essere autentico sviluppo umano nella pace e nella giustizia, nella verità e nella libertà, se Cristo non si fa presente con la sua forza salvifica” (Ioannis Pauli PP. II, Nuntius ad iuvenes, 3, die 30 nov. 1986, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX/2 [1986] 1821).
Che cosa significa costruire la vostra vita in Cristo? Significa lasciarvi impegnare dal suo amore. Un amore che chiede coerenza nel proprio comportamento, che esige l’adeguare la propria condotta alla dottrina e ai comandamenti di Gesù Cristo e della sua Chiesa; un amore che riempie la nostra vita di una felicità e di una pace che il mondo non può dare (cf. Gv 14, 27), malgrado ne abbia tanto bisogno. Non abbiate paura delle esigenze dell’amore di Cristo. Temete, al contrario, la pusillanimità, la leggerezza, la comodità, l’egoismo; tutto quello che vuole ridurre al silenzio la voce di Cristo che, rivolgendosi a ciascuno, ripete “Io ti dico, alzati!” (Mc 5, 41)..."
(Discorso Completo dal sito Vatican.va)
Pubblicato da Semiur il 20.11.10
La straordinaria testimonianza del ginecologo Antonio Oriente, abortista pentito.
In principio fu Bernard Nathanson. Parliamo del famoso ginecologo statunitense che al suo attivo collezionò circa 75.000 aborti, fino a quando non si rese conto dell’“umanità” del feto e non fece un vero cammino di conversione che lo portò a scrivere il libro The hand of God (“La mano di Dio”).
Da quel momento in poi, il suo lavoro è divenuto totalmente a favore della vita nascente. Ma “la mano di Dio” continua ad operare in ogni continente, e anche in Italia, abbiamo il nostro Nathanson: è il dottor Antonio Oriente (foto). Anche lui, come Nathanson, viveva la sua quotidianità praticando aborti di routine. Abbiamo ascoltato la sua testimonianza nel corso di un convegno dell’AIGOC. Sì, perché lui oggi è il vicepresidente e uno dei fondatori di questa Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici… Praticamente una totale inversione di tendenza, rispetto al modo precedente di vivere la sua professione.
Due cose colpiscono di questa frase e sono due enormi verità: la parola “uccidevo”, che svela l’inganno del termine interruzione volontaria, e la parola “figli”. Non embrioni, non grumi di cellule, ma figli. Semplicemente. E questa sua pratica quotidiana dell’aborto, il dottor Oriente la riteneva una forma di assistenza alle persone che avevano un “problema”.
Ma la vita continuava a presentare il conto: lui, ginecologo, i bambini li faceva anche nascere. Sua moglie pediatra i bambini degli altri li curava. Ma non riuscivano ad avere figli propri. Una sterilità immotivata ed insidiosa era la risposta alla sua vita quotidiana. “Mia moglie è sempre stata una donna di Dio. È grazie a lei e alla sua preghiera se qualcosa è cambiato. Per lei non avere figli era una sofferenza immensa, enorme. Ogni sera che tornavo la trovavo triste e depressa. Non ne potevo più. Dopo anni di questo calvario, una sera come tante, non avevo proprio il coraggio di tornare a casa. Disperato, piegai il capo sulla mia scrivania e cominciai a piangere come un bambino”.
E lì, la mano di Dio si fa presente in una coppia che il dottor Oriente segue da tempo. Vedono le luci accese nello studio, temono un malore e salgono. Trovano il dottore in quello stato che lui definisce “pietoso” e lui per la prima volta apre il suo cuore a due persone che erano solo dei pazienti, praticamente quasi degli sconosciuti. Gli dicono: “Dottore, noi non abbiamo una soluzione al suo problema. Abbiamo però da presentarle una persona che può dargli un senso: Gesù Cristo”. E lo invitano ad un incontro di preghiera. Che lui dribbla abilmente.
Passano dei giorni ed una sera, sempre incerto se tornare a casa o meno, decide di avviarsi a piedi e, nel passare sotto un edificio, rimane attratto da una musica. Entra, si trova in una sala dove alcune persone (guarda caso il gruppo di preghiera della coppia che lo aveva invitato) stanno cantando. Nel giro di poco tempo, si ritrova in ginocchio a piangere e riceve rivelazione sulla propria vita: “Come posso io chiedere un figlio al Signore, quando uccido quelli degli altri?”.
Preso da un fervore improvviso, prende un pezzo di carta e scrive il suo testamento spirituale: “Mai più morte, fino alla morte”. Poi chiama il suo “Amico” e glielo consegna, ammonendolo di vegliare sulla sua costanza e fede. Passano le settimane e il dottor Oriente comincia a vivere in modo diverso. Comincia anche a collezionare rogne, soprattutto tra i colleghi nel suo ambiente. In certi casi il “non fare” diventa un problema: professionale, economico, di immagine.
Una sera torna a casa e trova la moglie che vomita in continuazione. Pensa a qualche indigestione ma nei giorni seguenti il malessere continua. Invita allora la moglie a fare un test di gravidanza ma lei si rifiuta con veemenza. Troppi erano i mesi in cui lei, silenziosamente, li faceva quei test e quante coltellate nel vedere che erano sempre negativi... Ma dopo un mese di questi malesseri, lui la costringe a fare un esame del sangue, che rivela la presenza del BetaHCG: sono in attesa di un bambino!
Sono passati degli anni. I due bambini che la famiglia Oriente ha ricevuto in dono, oggi sono ragazzi. La vita di questo medico è totalmente cambiata. È meno ricco, meno famoso, una mosca bianca in un ambiente dove l’aborto è ancora considerato “una forma di aiuto” a chi, a causa di una vita sregolata o di un inganno, vi ricorre. Ma lui si sente ricco, profondamente ricco. Della gioia familiare, dei suoi valori, dell’amore di Dio, quella mano che lo carezza ogni giorno facendolo sentire degno di essere un “Suo figlio”.
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Pubblicato da Semiur il 18.11.10
Gravissimo atto di disobbedienza alla Curia di Milano
fonte: Il Blog di Andrea Tornielli
Cari amici su queste pagine, negli anni scorsi, avevo scritto della curiosa reazione “ambrosiana” al motu proprio di Benedetto XVI che nel 2007, come sapete, ha liberalizzato la messa antica. Motu proprio che, ha dichiarato il vicecapo del rito ambrosiano, mons. Luigi Manganini, non si applica alla diocesi di Milano. Quanto è accaduto nei giorni scorsi e poi ancora stamattina, la dice però molto lunga, a mio avviso, sul “rito” ambrosiano e su come un alto esponente dello stesso, arciprete del Duomo di Milano nonché vicario episcopale, guardi (?) al Papa, alla sua parola, al suo insegnamento, al suo esempio.
Questi i fatti. Ieri sera a Seregno si è svolto un convegno sulla figura del neo-beato John Henry Newman, elevato all’onore degli altari da Benedetto XVI durante il recente viaggio in Gran Bretagna. Tra i partecipanti c’era anche il sacerdote belga Jean-Pierre Herman, teologo, cappellano di Notre Dame de Beauraing nonché segretario aggiunto del nuovo arcivescovo di Malines-Bruxelles, André Joseph Leonard. Il sacerdote celebra la messa quotidiana con il messale antico, quello liberalizzato da Benedetto XVI. Don Jean-Pierre ha chiesto di poter celebrare la mattina dopo il convegno quella messa nella chiesa parrocchiale: trattandosi di una messa il sabato mattina alle 11, si trattava ovviamente di una celebrazione al di fuori del normale calendario della parrocchia e vi avrebbero assistito i promotori e qualche partecipante al convegno su Newman della sera precedente.
Il parroco era favorevole, ma ha consultato il responsabile del rito ambrosiano, vale a dire Manganini, che magnanimamente, seguendo la lettera e soprattutto la “mens” del Pontefice, ha pensato bene di rispondere inizialmente di no. Messa vietata. Il presidente del Centro culturale Newman di Seregno, Andrea Sandri, gli ha fatto presente che in base al Codice di diritto canonico, non si poteva vietare. Allora Manganini, telefonicamente, ha detto sì, ma a patto che la celebrazione sia fatta a porte rigorosamente chiuse, “sine populo”, senza fedeli. Sandri ha inviato un fax urgente alla Pontificia commissione Ecclesia Dei, che come sapete da oltre un anno è stata inglobata nella Congregazione per la dottrina della fede. Dal Vaticano hanno risposto nel giro di 48 ore, con una lettera (pubblicata in originale sul blog di Messainlatino). Questo il testo:
Il motu proprio ‘Summorum Pontificum’ di S.S. Benedetto XVI dà facoltà a tutti i sacerdoti cattolici di rito latino, siano essi secolari o religiosi di celebrare nella “forma extraordinaria” del rito romano in tutto l’Orbe cattolico, usando il Messale di Giovanni XXIII ed. 1962, senza aver bisogno di alcun permesso né della Sede Apostolica né dell’Ordinario (cf. S.P. art. 2). Dare la licenza di celebrare in una parrocchia o in una rettoria spetta rispettivamente al Parroco o al Rettore (cf. S.P. art. 5 §3 e §5). Se la chiesa non avesse un Rettore designato, spetta al parroco del territorio, dove è ubicata la chiesa, dare la suddetta licenza. Il Motu Proprio all’art. 5 §3 stabilisce altresì che ai fedeli e ai sacerdoti che chiedono la celebrazione secondo il Messale del b. Giovanni XXIII, il parroco permetta le celebrazioni in questa “forma extraordinaria” anche in circostanze particolari. Trattandosi di una Santa Messa a conclusione di un convegno, si può legittimamente considerare una “circostanza particolare”, a condizione però che il sacerdote celebrante sia idoneo alla celebrazione e non giuridicamente impedito (cf. S.P. art. 5 §4).
In sostanza la commissione della Santa Sede deputata a questo, ricorda che non si può impedire ciò che il Papa ha concesso e che la celebrazione poteva tenersi. Mons. Manganini è rimasto sulla sua posizione, e ha messo nero su bianco le sue ragioni in una lettera inviata ad Andrea Sandri. Perché la messa doveva avvenire a porte chiuse? Perché quello della sera precedente non era un convegno ma una semplice conferenza e dunque non c’erano le condizioni per la “circostanza particolare”. Ma soprattutto per non suscitare meraviglia nel popolo, abituato al rito ambrosiano, che si sarebbe trovato improvvisamente spaesato di fronte al rito romano (e per di più antico)…
Già, è facile da immaginare, questa mattina, quale sarebbe stato lo scompiglio provocato in quel di Seregno: centinaia di persone in strada con i manifesti di protesta contro la Curia di Milano che ha concesso a questo prete per di più belga di celebrare non in italiano o in antico lumbard, ma addirittura in latino e secondo il rito romano, in terra ambrosiana, quasi un sacrilegio. Manganini deve aver giustamente temuto il ripertersi di storici moti popolari, dopo le Cinque giornate di Milano, le Cinque giornate di Seregno, combattute dai cattolicissimi genitori e figli, studenti e operai, giovani e teenager, che – è noto – a quell’ora del dì prefestivo – invece di fare jogging, andare a scuola, andare a far la spesa, andare a spasso, preparare il pranzo, andare a lavare la macchina, portare fuori il cane, sistemare il giardino – riempiono fino all’inverosimile tutte le chiese dell’hinterland spinti dallo spirito del Concilio. Occupano ogni sedia, ogni banco. Riempiono ogni spazio libero. E chi il sabato mattina non riesce a trovare posto in chiesa, segue le liturgie, le catechesi, la lectio o la cattedra dei non credenti dal sagrato, dalla piazza, dalle strade circostanti, dai bar, tutti collegati in videoconferenza. Si poteva impressionare tutto questo benemerito popolo di cattolici di Seregno? Si poteva far loro violenza per quaranta minuti con un rito che avrebbe provocato confusione e meraviglia? No, assolutamente no. Manganini deve aver giustamente pensato a quante richieste di ”sbattezzo” sarebbero piovute da lunedì negli uffici della Curia ambrosiana, già peraltro oberata di lavoro. Il decano della zona avrebbe protestato formalmente, ci sarebbe stato il rischio di uno scisma: la Chiesa che è in Seregno, attonita dalla “meraviglia” provocata nel popolo dall’inusitata concessione, avrebbe potuto chiedere di essere aggregata alla confederazione delle Chiese luterane. Non si poteva rischiare. Meglio vietare al popolo di entrare in chiesa. Un atteggiamento autenticamente sacerdotale, attento al bene delle anime, preoccupato che intendano bene il rito e che non vadano dietro a certe anticaglie ancien regime liberalizzate dal Papa.
Mi ero trattenuto un mese e mezzo fa, dal raccontarvi dell’omelia che mons. Manganini aveva tenuto nella mia parrocchia, in occasione dell’insediamento del nuovo parroco, quando aveva invitato i fedeli a non “idolatrare” l’eucaristia. Non è la prima volta che mi capita: le tre volte che l’ho sentito predicare, mi è sempre sembrato di vedere – e lo dico con rispetto e con affetto – un sacerdote zelante che crede di rivolgersi non a della gente semplice, in una parrocchia di periferia con liturgie minimaliste e rigorosamente novus ordo, ma che pensa invece di essere a una celebrazione lefebvriana, piena di beghine con il velo in testa e uomini in feluca, in una chiesa barocca addobbata con le bandiere della nobiltà papalina, negli anni Cinquanta. Oggi, caro don Manganini, a me – modesto osservatore di cose cattoliche – sembrava che il rischio fosse l’opposto: non quello di idolatrare l’eucaristia, ma quello di non adorarla a sufficienza, o meglio di non adorarla proprio. Il Papa anche su questo insegna, con la parola e con l’esempio, ma evidentementre sbaglia lui e sbaglio io a far notare che sotto la Madonnina un vicario episcopale, arciprete del Duomo nonché responsabile del rito ambrosiano ha così a cuore il bene delle anime e teme così tanto la confusione e la meraviglia, da vietare a un prete, segretario del primate cattolico del Belgio, di celebrare una messa in rito romano antico a chiesa aperta. E per fortuna che con il Concilio la Chiesa doveva aprirsi…
Pubblicato da Semiur il 14.11.10
Il Papa scuote i vescovi: "Imparate da san Francesco" cos'è una vera riforma della liturgia.
Lui sì capiva che cos'è una vera riforma della liturgia, scrive Benedetto XVI in un messaggio che è un severo rimprovero alla gerarchia cattolica italiana. Dove continuano a prevalere, in campo liturgico, gli oppositori di Ratzinger.
Pubblicato da Semiur il 12.11.10
Gesù aveva fratelli carnali? Ogni tanto la questione viene risollevata, talvolta puntellandola all’interpretazione di nuovi reperti archeologici; è il caso di quell’Ossario di Giacomo che fu presentato nel 2002 a Washington da André Lemaire (ma il reperto oggi è sospettato di falso). Com’è ovvio, una risposta affermativa alla domanda se Gesù avesse fratelli può rendere invalido il dogma della verginità perpetua di Maria. La posizione tradizionale della Chiesa, ribadita dalla patristica a partire da San Girolamo e da numerosi dottori, è che Maria non ebbe altri figli oltre a Gesù.
La posizione protestante (per la quale si espressero Lutero, Zwingli e Calvino) è stata simile per lungo tempo. Fu Elpidio, vescovo ariano di Milano nel IV secolo, che sostenne che gli adelfòi nominati nei Vangeli, Giacomo Giuseppe, Giuda e Simone, siano stati i "fratelli" di Gesù nati da Maria prima o dopo Gesù. A lui rispose, appunto, Girolamo sostenendone la verginità perpetua. Dalla fine dell’Ottocento, il dibattito è stato ripreso in molte chiese riformate (che hanno negato la verginità) e da ricercatori di varia provenienza e serietà. La posizione classica della Chiesa viene attaccata perché sarebbe fondata su una sovrastruttura teologica e non già sulla storia.
Ben consapevole della delicatezza del tema e della presenza d’un dibattito multidisciplinare fittissimo di contributi, Roberto Reggi - giovane studioso che ha già all’attivo una quindicina di traduzioni di testi veterotestamentari - ha scritto il libro I "fratelli" di Gesù, Considerazioni filologiche, ermeneutiche, storiche, statistiche sulla verginità perpetua di Maria , appena pubblicato dalle Edizioni Dehoniane Bologna (pagine 256, euro 22,50), tenendo conto di tutte le posizioni e di tutte le ipotesi che si sono accumulate nei secoli. Per esporre le sue conclusioni con chiarezza e migliorare la leggibilità e la persuasività di un ragionamento che si avvale dell’apporto di discipline storiche (e non poggia sul fideismo), l’autore ha inserito nel suo libro numerosi diagrammi, tabelle, esami comparati, schemi ed analisi statistiche. In questo modo, la discussione sui personaggi che nel Nuovo Testamento possono essere identificati, anche implicitamente, come "fratelli" di Gesù diventa più chiara.
E le varie ipotesi, che gli adelfòi fossero cugini paterni, materni, fratellastri, fratelli o "collaboratori" (apostoli o altri discepoli) vengono presentate con singolare chiarezza visiva assieme a quella che ha la maggiore probabilità di essere vera: che gli adelfòi siano quattro "cugini paterni", figli dello zio paterno di Gesù, Alfeo Cleofa, e di sua moglie Maria di Cleofa. Il termine che traduce il greco adelfòs è polisemico e suscettibile di varie traduzioni. Nel greco precristiano il vocabolo indica proprio i fratelli carnali o i fratellastri, che abbiano in comune almeno un genitore, e occupa dunque un campo semantico circoscritto.
Nelle traduzioni in greco ellenistico di brani di lingue semitiche, il campo semantico, inevitabilmente, si allarga, sfuma, si fa meno certo ed è per questo che sono possibili una mezza dozzina di traduzioni, da precisare a seconda del contesto: cugino o parente in senso generico, fratello, fratellastro e collaboratore-discepolo. Roberto Reggi presenta anche le altre ipotesi e argomenta con efficacia il perché, sulla base di argomenti filologici, di ermeneutica del testo, storiche e antropologiche, esse possano essere considerate, nel complesso, assai meno probabili. Va detto, che questo libro è accessibile anche ai lettori non specialisti grazie proprio alla struttura con la quale è costruito.
Ogni ipotesi viene illustrata con il medesimo metodo e con pari accuratezza, a ciascuna viene dato il giusto spazio. Reggi conclude che l’unica interpretazione che riesce a comporre in un quadro coerente, organico e non contraddittorio le informazioni rintracciabili nel Nuovo Testamento è proprio l’interpretazione di adelfòi come "cugini". A tale approdo si arriva per ragione, e non per forzare le pur frammentarie evidenze storiche all’interno del quadro dell’esigenza teologica. Nessun fideismo cieco ma, al contrario, un’analisi guidata dal lume della ragione, che circoscrive il campo, seleziona i metodi storici e filologici mediante i quali procedere per approdare a conclusioni che - ma questo lo si verifica in fondo al percorso - si armonizzano con gli insegnamenti della Chiesa.
Pubblicato da Semiur il 10.11.10
VATICANO: SEMINARI VUOTI, MA AUMENTANO SACERDOTI TRADIZIONALISTI
I seminari di molte diocesi sono vuoti ma si vorrebbero respingere i candidati al sacerdozio che si sentono legati alla Tradizione.
Senza citare i vescovi tedeschi che stanno alzando barricate in questi giorni per bloccare le ordinazioni sacerdotali della Fraternita' San Pio X, Monsignor Jean-Louis Brugues, il segretario della Congregazione vaticana per l'Educazione Cattolica (che ha competenza sulla formazione dei seminaristi), ha criticato le barriere che si tenta di porre ai candidati tradizionalisti al sacerdozio sulla base di "interpretazioni del Vaticano II che si sono imposte alla fine degli anni Sessanta e nel decennio successivo" e che Papa Ratzinger ha stigmatizzato il 22 dicembre 2005 nel suo primo incontro prenatalizio con la Curia Romana.
La crisi delle vocazioni e' dovuta prima di tutto a una perdita della identita' cattolica, ha osservato Brugues che si e' soffermato sulla "fisionomia tipica di coloro che bussano alla porta dei seminari o delle case religiose" in un discorso ai rettori dei seminari pontifici convenuti a Roma nei giorni scorsi, nel quale ha contrapposto i seminari retti con una visione progressista a quelli dei tradizionalisti, rilevando che "i candidati della prima tendenza sono diventati sempre piu' rari, con grande dispiacere dei sacerdoti delle generazioni piu' anziane", mentre "i candidati della seconda tendenza sono diventati oggi piu' numerosi dei primi, ma esitano a varcare la soglia dei nostri seminari, perche' spesso non vi trovano cio' che cercano".
"Essi - ha osservato Bruges nel testo pubblicato dal sito "Chiesa" dell'Espresso - sono portatori d'una preoccupazione d'identita' e con un certo disprezzo vengono qualificati talvolta come 'identitari'".
"Come favorire - si e' chiesto il presule - un'armonia tra gli educatori, che appartengono spesso alla prima corrente, e i giovani che si identificano con la seconda? Gli educatori continueranno ad aggrapparsi a criteri d'ammissione e di selezione che risalgono ai loro tempi ('68 e post-concilio), ma non corrispondono piu' alle aspirazioni dei piu' giovani?".
"Mi e' stato raccontato - ha confidato il segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica - il caso di un seminario francese nel quale le adorazioni del Santissimo Sacramento erano state bandite da una buona ventina d'anni, perche' giudicate troppo devozionali: i nuovi seminaristi hanno dovuto battersi per parecchi anni perche' fossero ripristinate, mentre alcuni docenti hanno preferito dare le dimissioni davanti a cio' che giudicavano come un 'ritorno al passato'; cedendo alle richieste dei piu' giovani, avevano l'impressione di rinnegare cio' per cui si erano battuti per tutta la vita".
Ai rettori dei seminari, l'Arcivescovo Brugues ha chiesto allora di "assicurare armoniosamente il passaggio da un'interpretazione del Concilio Vaticano II ad un'altra, e forse da un modello ecclesiale a un altro. La vostra posizione - ha concluso rivolto ai rettori - e' delicata, ma e' assolutamente essenziale per la Chiesa".
fonte : PapaRatzinger.blogspot.com
Pubblicato da Semiur il 9.11.10
«L'Europa costruisca il futuro sulle sue radici cristiane»
Da quello che era «il Paese originario della fede», ma dove si sono sviluppati «una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo», Benedetto XVI ha richiamato sia l'Europa che la stessa Spagna "laicista" di Zapatero a non rinnegare le proprie radici cristiane, ma a «edificare il presente e progettare il futuro» proprio su di esse: aprendosi quindi all'«incontro con Dio», senza "paure" di sorta.
Il Papa è arrivato sabato mattina a Santiago de Compostela, prima tappa di questa due-giorni in terra iberica, non mancando di fare riferimento alla «laicità aggressiva» della Spagna di oggi – dove sono state introdotte leggi come quelle sui matrimoni e le adozioni gay, sul divorzio express e sull'aborto –, indicandone addirittura gli antecedenti agli anni 30, quando qui i cattolici venivano perseguitati durante la Guerra Civile.
Rispondendo ai giornalisti in aereo, Ratzinger ha auspicato per il futuro «un incontro, non uno scontro, tra fede e laicità». E dicendosi «pellegrino tra i pellegrini», in quest'anno giubilare che lo ha portato nella città del "cammino" compostelano, ha sottolineato come siano stati propri i pellegrini cattolici da tutto il continente a costruire nei secoli «l'identità comune europea».
Accolto all'aeroporto dai Principi delle Asturie, Felipe e Letizia, in rappresentanza della Casa Reale, ha rievocato quanto disse qui nel 1982 il suo predecessore Wojtyla sul necessario «nuovo vigore» per le radici cristiane del continente. «Anch'io – ha detto – vorrei esortare la Spagna e l'Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell'uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce, e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti». Una Spagna e un'Europa, quindi, «non solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose».
Il richiamo è stato ancora più esplicito nella messa del pomeriggio nella Plaza del Obradoiro, successivamente alla visita nella Cattedrale dove il Papa ha pregato davanti alla statua dell'Apostolo Giacomo, ne ha abbracciata la statua come da tradizione e ha rinnovato il suggestivo e secolare rito del botafumeiro, il contenitore dell'incenso che oscilla da un lato all'altro della navata, mentre i fedeli inneggiano al santo. «L'Europa deve aprirsi a Dio, uscire dall'incontro con Lui senza paura», ha detto nell'omelia in piazza, perché «Dio è l'origine del nostro essere e il fondamento e culmine della nostra libertà, non il suo oppositore». È stata una "tragedia", soprattutto nell'Europa del XIX secolo, il diffondersi della «convinzione che Dio è l'antagonista dell'uomo e il nemico della sua libertà». Il Vecchio Continente deve aprirsi «alla trascendenza», oltre che alla «fraternità» con altre parti del mondo. I giovani, inoltre, evitino modi di pensare «egoistici», «di breve portata».
Dopo un primo bagno di folla sabato nella città galiziana, il Papa si è trasferito in serata a Barcellona, capitale catalana, dove domenica lo attendono altre centinaia di migliaia di fedeli. Ratzinger, accolto dai Reali, presiederà la storica consacrazione della Sagrada Familia, il capolavoro di Gaudì in costruzione da ben 128 anni. Prima di ripartire per Roma, vedrà poi Luis Rodriguez Zapatero.
Pubblicato da Semiur il 7.11.10
Dire la verità anche se siamo una minoranza, senza complessi di inferiorità.
Repubblica mena colpi alla legge 40, i vescovi polacchi li prevengono
Il Venerdì di Repubblica ribalta il dramma dei bimbi nati in provetta. Il ginecologo Leandro Aletti, membro di Verità e vita, svela la via Polacca e gli errori italiani
La copertina di Venerdì di Repubblica presenta due bambini angelici con sopra il titolo: Alla ricerca dei fratelli perduti. Negli Usa dei figli in provetta dove 30 mila persone tentano di ritrovarsi sul web. Il servizio è su un uomo nato tramite inseminazione artificiale che ha cercato, come migliaia di altri ragazzi venuti al mondo così, il padre donatore del seme. Nel servizio il ragazzo non appare scosso dal fatto di essere cresciuto solo con la madre, di avere scoperto che suo padre l'ha «fatto per soldi» e di avere altri dieci fratelli. Per il giornale Venerdì di Repubblica è, anzi, una gioia.
Bambini con decine di fratelli, famiglie allargate, fotografie di genitori gay sorridenti con i loro figli. E, in effetti, che c'è di più bello, per Largo Fochetti, di fare ciò che ci pare (e magari fare un business da oltre tre miliardi di dollari) senza conseguenze, tanto da rigirare la notizia della prole della fecondazione alla ricerca dei genitori per raccontare un'America delle meraviglie, opposta all'Italia bigotta, che vieta ancora la fecondazione fuori dal matrimonio?
La copertina esce in Italia, proprio mentre in Polonia i vescovi prendono una posizione coraggiosa e chiara contro una possibile legge sulla fecondazione assistita, praticata ma non a norma: l'inseminazione artificiale viene considerata in ogni caso pari all'aborto, perché sacrifica esseri umani innocenti. Il documento dell'episcopato parla con toni chiari, che non eravamo più abituati a sentire: «Ogni fecondazione artificiale deve essere proibita dalle leggi dello Stato, perché sacrifica esseri umani innocenti. Chiunque voterà leggi a favore della fecondazione in provetta si metterà automaticamente fuori dalla comunità della Chiesa».
Leandro Aletti, primario di ginecologia all'ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo, non si stupisce del «giochetto del settimanale di Repubblica: siccome quel ragazzino non ha traumi, non ci sono problemi se li facciamo tutti così». Il medico ci tiene a sottolineare di essere «felice che il ragazzo non sia determinato dalla sua storia biologica, perché grazie a Dio il problema della felicità non centra con la biologia. Ma chi non preferirebbe aver ricevuto l'affetto di un padre? Chiedete ai vostri figli se fosse lo stesso essere orfani». Aletti chiarisce che questo ragazzo, «che non si è lasciato definire da quest'abbandono, dimostra proprio l'opposto: che i bambini non sono dei loro genitori. Perciò, se diciamo che sono un nostro diritto gli facciamo violenza. Ma si capisce che l'intento di Venerdì e dei liberal è di abbattere l'ultimo ostacolo rimasto alla legge 40: il divieto all'eterologa. E se già sulla fecondazione omologa i cattolici sono confusi, con tutti questi colpi, poi ultimati dalla magistratura, sarà sempre peggio».
Qual è la soluzione? «Dire le cose come stanno, come hanno fatto i vescovi polacchi, senza stancarsi. Senza vergognarsi di affermare che quelli sono omicidi, eugenetica, che il problema della felicità e il senso della vita non sta nei tuoi progetti, ma in Dio. Invece ci vergogniamo e abbiamo il complesso di inferiorità. Così, cadiamo nel gioco del terrore per cui facciamo delle leggi che gli altri usano al contrario». In effetti, quando in Italia non c'era la legge, spaventati da una possibile legalizzazionee del "far west", la tattica dei cattolici fu di fare la legge 40 per mettere degli argini a certe pratiche.
«Abbiamo sbagliato. Prima di tutto perché abbiamo reagito in base alla paura e questo non è mai giusto, bisogna sempre muoversi a partire da un bene riconosciuto. E poi abbiamo mancato di un giudizio, non potevamo dire che era sbagliata la fecondazione quando la stavamo normando. E' per questo che anche il popolo cattolico oggi non ha le idee chiare». La tattica di fare “leggi argine”, poi, come si vede non regge più. Oltre ad essere «inaccettabile su questioni che riguardano vita e morte la stessa dottrina sociale della Chiesa (citata ancora ieri dal Papa, che ha chiesto ai cattolici di studiarla e ai vescovi di diffonderla tra laici e religiosi) dice che il compromesso in politica è opportuno su tutte le questioni, tranne che su quanto concerne la vita e la morte».
Accettiamo, secondo il medico, «anzi facciamo leggi contro la vita, pensando di contenere i guai. Così, serviamo al nemico un arma già pronta: è stato così per ogni legge contro la vita i cui paletti sono stati scardinati». L'unica tattica? Per Aletti sta nel «dire la verità anche se siamo una minoranza, senza complessi di inferiorità. Il compromesso preso su queste leggi ci sta facendo perdere sia quanto pensavamo di avere ottenuto in politica (è andata così per ogni legge fatta in questo campo) sia la coscienza del bene e del male. Anche sul testamento biologico, se non ci fermiamo, finiremo per aprire gli argini all'eutanasia che vogliamo combattere».
Pubblicato da Semiur il 5.11.10
I primi 100 giovani
Giornata storica per la Chiesa cattolica di Cuba: nel tardo pomeriggio di mercoledì, nella capitale L’Avana è stato inaugurato il nuovo Seminario arcidiocesano. Presenti alla cerimonia il presidente della Repubblica Raul Castro, accompagnato dai ministri degli Esteri e della Cultura, e numerosi vescovi tra cui il cardinale dell’Avana Jaime Ortega y Alamino e il presidente della Conferenza episcopale cubana, monsignor Dionisio Guillermo García Ibáñez.
L’eccezionalità dell’evento è stata illustrata da monsignor José Félix Perez, segretario esecutivo della Conferenza episcopale cubana secondo cui «si è trattato di un evento molto significativo perché questo è il primo edificio di una certa ampiezza ad essere costruito dai tempi della Rivoluzione», ovvero dal 1959 quando Fidel Castro prese il potere. Da lì un periodo di sofferenza per la Chiesa: Castro espulse dal Paese un centinaio di preti, altri sacerdoti – tra i quali il futuro cardinale Ortega – vennero mandati nei campi di rieducazione e i beni ecclesiastici furono confiscati. L’inaugurazione del Seminario – «anticipata» nel 1998 dalla benedizione della prima pietra dell’istituto da parte di Giovanni Paolo II durante il suo viaggio nell’isola (21-26 gennaio) – rappresenta, secondo diversi osservatori, un ulteriore segno del miglioramento dei rapporti tra il governo cubano e la Chiesa cattolica. Da qualche mese, ad esempio, è in corso la liberazione dal carcere di 52 dissidenti proprio grazie alla mediazione della Conferenza episcopale.
E in questa occasione così significativa Benedetto XVI non ha mancato di far sentire la sua presenza con un messaggio apposito, firmato dal segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Nel testo il Pontefice si è augurato che «che questo solenne evento possa essere un segno e uno stimolo per un rinnovato vigore in favore di un’accurata preparazione umana, spirituale e accademica dei futuri sacerdoti». Nel ringraziare per il loro «generoso contributo» quanti hanno reso possibile tale iniziativa, tra i quali va annoverata la Pontificia Commissione per l’America latina. Benedetto XVI invita i seminaristi di Cuba ad «identificarsi ogni giorno di più con i sentimenti di Cristo buon pastore» e ad essere al tempo stesso «testimoni audaci» dell’amore di Cristo come «autentici discepoli e missionari del Vangelo della salvezza».
Presenti all’evento dell’apertura della nuova struttura ecclesiale vi erano numerose delegazioni di vescovi da Stati Uniti (tra cui l’arcivescovo di Miami Thomas Wenski), ma anche di Messico, Porto Rico, Italia e Bahamas. Tra loro anche il presidente dei vescovi cubani, monsignor Dionisio Garcia, il nunzio apostolico a L’Avana, monsignor Giovanni Angelo Becciu, e una delegazione dei Cavalieri di Colombo, guidata dal responsabile internazionale Carl Anderson.
Situato a circa 17 chilometri a sud est di L’Avana, il Seminario, intitolato a San Carlo e a Sant’Ambrogio, ospiterà un centinaio di seminaristi e aprirà i battenti il 14 gennaio. Disposto su una superficie di quasi 22 ettari, la struttura – riferisce Radio Vaticana – conta su otto fabbricati predisposti come sedi dei corsi di teologia e filosofia oltre al rettorato, la biblioteca, l’aula magna e la cappella. I lavori per costruirli erano iniziati nel 2006 grazie ad alcuni finanziamenti da alcune chiese locali straniere, tra le quali la Conferenza episcopale italiana e quella statunitense.
San Francesco d'Assisi - Catechesi del Santo Padre
Amo troppo la figura di questo Santo per non riportare questa bellissima catechesi del Santo Padre a suo riguardo.
(fonte: Il Magistero di Benedetto XVI)
Pubblicato da Semiur il 2.11.10

References: art. 2
 art. 5
 §3
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 art. 5
 §4