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Timestamp: 2020-01-21 00:10:23+00:00

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I soldi versati sul conto corrente dell'ex convivente non sono un prestito e perciò non vanno restituiti - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
I soldi versati sul conto corrente dell'ex convivente non sono un prestito e perciò non vanno restituiti
Cassazione, sentenza 22.1.2014 n. 1277
Sentenza 22.1.2014 n. 1277
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella - Presidente - Dott. PICCININNI Carlo - Consigliere - Dott. DI PALMA Salvatore - Consigliere - Dott. CAMPANILE Pietro - rel. Consigliere - Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria - Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso n. 2649 dell'anno 2009 proposto da: E.A. elettivamente domiciliata in Roma, via Gregoriana, n. 4, nello studio dell'avv. prof. Confortini Massimo, che la rappresenta e difende, giusta procura speciale autenticata nella firma dal notaio Giancarlo Adami il 15 gennaio 2009, Rep. n. 41120; - ricorrente - contro V.B. elettivamente domiciliato in Roma, largo del Teatro Valle, n. 6, nello studio dell'avv. prof. Di Brina Leonardo, che lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del controricorso; - controricorrente - avverso la sentenza della Corte di Appello di Torino n. 1823, depositata in data 5 dicembre 2007; sentita la relazione all'udienza del 20 maggio 2013 del consigliere Dott. Pietro Campanile; sentito per la ricorrente l'avv. Carlo Cicala, munito di delega; sentito per il controricorrente l'avv. Di Brina; udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del sostituto Dott. ZENO Immacolata, che ha concluso per il rigetto dell'eccezione di giudicato sollevata dal controricorrente e per l'accoglimento del ricorso.
1.5 - La Corte di appello di Torino, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettava il gravame nella parte inerente all'adempimento di obbligazione naturale, confermando, al riguardo, il giudizio espresso dal Tribunale. Veniva rilevato, con riferimento alle somme di cui si chiedeva la restituzione, che non si poteva trattare di una sorta di indennizzo per la rinuncia alla carriera, non risultando che tale scelta fosse stata in qualche maniera suggerita o richiesta dal V. e non fosse, al contrario, il frutto di una libera valutazione dell' E.. Non si poteva ritenere, inoltre - non essendo stati effettuati versamenti periodici, ma essendosi versate delle somme di danaro in maniera sporadica - che potesse trattarsi di un'integrazione di quanto versato per il mantenimento dell'appellante durante la convivenza in Cina. La censura inerente al rigetto della domanda riconvenzionale veniva giudicata inammissibile, sotto il profilo della carenza di specificità.
La Corte accoglie il primo, il secondo ed il terzo motivo, dichiara inammissibili il quarto e il quinto. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti menzionati in sentenza.
LaPrevidenza.it, 09/04/2014

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