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Timestamp: 2017-06-23 09:07:38+00:00

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Gazzetta ufficiale dell'unione europea. (Atti legislativi) REGOLAMENTI - PDF
1 L 225/1 I (Atti legislativi) REGOLAMENTI REGOLAMENTO (UE) N. 806/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 15 luglio 2014 che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato sul funzionamento dell'unione europea, in particolare l'articolo 114, vista la proposta della Commissione europea, previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali, visto il parere della Banca centrale europea ( 1 ), visto il parere del Comitato economico e sociale europeo ( 2 ), deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria ( 3 ), considerando quanto segue: (1) Negli ultimi decenni l'unione ha compiuto progressi nella creazione di un mercato interno dei servizi bancari. Per rilanciare la crescita economica nell'unione e per un adeguato finanziamento dell'economia reale è essenziale un mercato interno dei servizi bancari meglio integrato. La crisi finanziaria ed economica ha tuttavia mostrato che il funzionamento del mercato interno in questo settore è minacciato e che sussiste un crescente rischio di frammentazione finanziaria. Si tratta di una reale fonte di preoccupazione in un mercato interno nel quale le banche dovrebbero essere in grado di condurre attività transfrontaliere significative. I mercati interbancari sono diventati meno liquidi e le attività bancarie transfrontaliere diminuiscono a causa dei timori di contagio e della mancanza di fiducia nei sistemi bancari nazionali degli altri paesi e nella capacità degli Stati membri di sostenere le banche. (2) La sfiducia negli altri sistemi bancari nazionali e l'instabilità dei mercati sono alimentate anche dalle divergenze tra le norme di risoluzione nei vari Stati membri e le relative prassi amministrative, e dalla mancanza nell'unione bancaria di un processo decisionale unificato sulla risoluzione, perché si tratta di elementi che non garantiscono la prevedibilità riguardo al possibile esito di un dissesto di una banca. (3) In particolare, la varietà degli incentivi e delle prassi degli Stati membri nel trattamento dei creditori delle banche soggette a risoluzione e nel salvataggio delle banche in dissesto con il denaro dei contribuenti influiscono sulla percezione del rischio di credito, sulla solidità finanziaria e sulla solvibilità delle banche di ciascuno Stato membro, creando condizioni di disparità. Ne risulta, da un lato, minata la fiducia dei cittadini nel settore bancario e, dall'altro, ostacolato l'esercizio della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi nel mercato interno perché, se le prassi degli Stati membri non divergessero, i costi di finanziamento sarebbero inferiori. ( 1 ) GU C 109 dell' , pag. 2. ( 2 ) GU C 67 del , pag. 58. ( 3 ) Posizione del Parlamento europeo del 15 aprile 2014 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 14 luglio 2014.2 L 225/ (4) Le divergenze tra le norme nazionali di risoluzione nei vari Stati membri e le relative prassi amministrative possono determinare per le banche e la clientela un costo del denaro superiore esclusivamente a causa del luogo di stabilimento, a prescindere dall'effettiva affidabilità creditizia. In alcuni Stati membri, inoltre, la clientela delle banche deve pagare tassi di interesse passivi superiori a quelli applicati alla clientela delle banche in altri Stati membri, a prescindere dall'affidabilità creditizia del singolo cliente. (5) Il Consiglio europeo del 18 ottobre 2012 ha concluso che «alla luce delle sfide fondamentali che si trova ad affrontare, l'unione economica e monetaria dev'essere rafforzata per assicurare il benessere economico e sociale, nonché la stabilità e una prosperità duratura»e che «il processo di approfondimento dell'unione economica e monetaria dovrebbe essere basato sul quadro istituzionale e giuridico dell'unione e improntato all'apertura e alla trasparenza nei confronti degli Stati membri la cui moneta non è l'euro, nonché al rispetto dell'integrità del mercato interno». A tal fine è istituita un'unione bancaria, supportata da un codice unico sui servizi finanziari (Single Rulebook) completo e dettagliato per l'intero mercato interno. Il processo verso l'istituzione di un'unione bancaria è caratterizzato da apertura e trasparenza verso gli Stati membri non partecipanti e dal rispetto dell'integrità del mercato interno. (6) Nella risoluzione del 7 luglio 2010 recante raccomandazioni alla Commissione sulla gestione delle crisi transfrontaliere nel settore bancario, il Parlamento europeo aveva chiesto alla Commissione di presentargli, «sulla base degli articoli 50 e 114 del trattato sul funzionamento dell'unione europea, una o più proposte legislative concernenti un quadro UE di gestione delle crisi, un fondo UE di stabilità finanziaria e un'unità di risoluzione» e nella risoluzione del 20 novembre 2012 recante raccomandazioni alla Commissione sulla relazione dei presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Banca centrale europea e dell'eurogruppo, dal titolo «Verso un'autentica unione economica e monetaria», affermava che «l'interruzione del circolo vizioso negativo tra emittenti sovrani, banche ed economia reale è fondamentale per il corretto funzionamento dell'uem», sottolineando «l'urgente necessità di misure aggiuntive e di ampia portata per risolvere la crisi del settore bancario»e di «dar vita a un'unione bancaria europea pienamente operativa»assicurando al tempo stesso «il continuo corretto funzionamento del mercato interno dei servizi finanziari e la libera circolazione dei capitali». (7) Come primo passo verso un'unione bancaria, il meccanismo di vigilanza unico («SSM») istituito con regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio ( 1 ) deve assicurare che la politica dell'unione in materia di vigilanza prudenziale sugli enti creditizi sia attuata con coerenza ed efficacia, che il Codice unico (Single Rulebook) sui servizi finanziari sia applicato in ugual modo agli enti creditizi degli Stati membri appartenenti alla zona euro e degli Stati membri non appartenenti alla zona euro che scelgono di partecipare all'ssm (gli «Stati membri partecipanti») e che tali enti creditizi siano sottoposti a una vigilanza della più elevata qualità. (8) La maggiore efficienza dei meccanismi di risoluzione è essenziale per evitare i danni provocati in passato dai dissesti delle banche. (9) La frammentazione del mercato interno è destinata a perdurare fintantoché le norme in materia di risoluzione, le prassi e gli approcci seguiti per la ripartizione degli oneri manterranno una dimensione nazionale e fintantoché i fondi necessari per finanziare la risoluzione saranno reperiti e spesi a livello nazionale. Inoltre, le autorità nazionali di vigilanza sono fortemente incentivate a minimizzare l'impatto potenziale delle crisi bancarie sull'economia del rispettivo paese mediante l'adozione unilaterale di interventi per circoscrivere le operazioni bancarie, ad esempio limitando i trasferimenti e i prestiti infragruppo oppure imponendo requisiti patrimoniali e in materia di liquidità più elevati alle filiazioni nella propria giurisdizione di imprese madri a rischio di dissesto. Sono così limitate le attività transfrontaliere delle banche e, quindi, eretti ostacoli all'esercizio delle libertà fondamentali e falsata la concorrenza nel mercato interno. Le controversie tra Stato d'origine e Stato ospitante, seppure in corso di esame nell'ambito dell'ssm e della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio ( 2 ), possono ancora ridurre l'efficienza dei processi di risoluzione a livello transfrontaliero. ( 1 ) Regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi (GU L 287 del 29 ottobre 2013, pag. 63). ( 2 ) Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del , pag. 190).3 L 225/3 (10) Al fine diaffrontare tali problematiche è stato necessario intensificare l'integrazione del quadro di risoluzione per gli enti creditizi e le imprese di investimento («enti»), al fine di rafforzare l'unione, ripristinare la stabilità finanziaria e porre le basi per la ripresa economica. La direttiva 2014/59/UE rappresenta un passo significativo verso l'armonizzazione delle norme in materia di risoluzione delle banche in tutta l'unione e prevede la cooperazione tra le autorità di risoluzione in caso di dissesto di banche transfrontaliere. Tuttavia, tale direttiva introduce regole di armonizzazione minime e non stabilisce la centralizzazione del processo decisionale in materia di risoluzione. Essa prevede essenzialmente strumenti e poteri comuni di risoluzione che sono messi a disposizione delle autorità nazionali di ciascuno Stato membro, alle quali lascia tuttavia una certa discrezionalità nell'applicazione degli strumenti e nel ricorso ai meccanismi di finanziamento nazionali a sostegno delle procedure di risoluzione. Le autorità potranno ora disporre degli strumenti per intervenire in misura sufficiente e in maniera tempestiva e rapida in una istituzione in crisi o in dissesto in modo da assicurare la continuità delle sue funzioni finanziarie ed economiche critiche limitando al massimo l'impatto del dissesto sull'economia e sul sistema finanziario. Pur conferendo funzioni di regolamentazione e mediazione all'autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea ABE) istituita dal regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 1 ), la direttiva 2014/59/UE non esclude completamente l'eventualità che gli Stati membri adottino, riguardo alla risoluzione dei gruppi transfrontalieri, decisioni distinte e potenzialmente incongruenti che possono incidere sui costi complessivi della procedura. Inoltre, prevedendo meccanismi di finanziamento nazionali, non affranca sufficientemente le banche dal sostegno dei bilanci nazionali né esclude la possibilità che i vari Stati membri seguano una linea diversa riguardo all'impiego di tali meccanismi. (11) Nel contesto del meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism SRM), un potere di risoluzione centralizzato per gli Stati membri partecipanti è istituito e affidato al Comitato di risoluzione unico istituito ai sensi del presente regolamento («Comitato») e alle autorità nazionali di risoluzione. Tale istituzione costituisce parte integrante del processo di armonizzazione in materia di risoluzione realizzato dalla direttiva 2014/59/UE e dal complesso di disposizioni uniformi stabilite al riguardo dal presente regolamento. L'applicazione uniforme del regime di risoluzione negli Stati membri partecipanti risulterà rafforzata dal fatto di essere stata affidata a un'autorità centrale come l'srm. Inoltre, l'srm è interconnesso con il processo di armonizzazione nel campo della vigilanza prudenziale, introdotto dall'istituzione dell'abe, il Codice unico sulla vigilanza prudenziale (regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 2 ) e direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio ( 3 )) e, negli Stati membri partecipanti, con l'introduzione di un SSM cui è affidata l'applicazione delle regole di vigilanza prudenziale dell'unione. Vigilanza e risoluzione sono due aspetti complementari dell'instaurazione del mercato interno per i servizi finanziari, la cui applicazione allo stesso livello è considerata interdipendente. (12) Il completamento del mercato interno dei servizi finanziari presuppone necessariamente l'efficacia nell'unione delle decisioni di risoluzione adottate per le banche in dissesto, anche relativamente all'impiego dei finanziamenti reperiti a livello di Unione. Nel mercato interno il dissesto di banche in uno Stato membro può compromettere la stabilità dei mercati finanziari nell'unione nel suo complesso. Assicurare l'efficacia e l'uniformità delle norme in materia di risoluzione e la parità di condizioni nel finanziamento della risoluzione nei diversi Stati membri è nell'interesse superiore non soltanto dello Stato membro in cui le banche operano, ma anche, in generale, in quello di tutti gli Stati membri, perché costituiscono un mezzo per assicurare condizioni eque di concorrenza e migliorare il funzionamento del mercato interno. I sistemi bancari sono estremamente interconnessi nel mercato interno, i gruppi bancari hanno dimensione internazionale e le banche detengono attività estere in percentuali elevate. Senza l'srm, le crisi bancarie che si verificassero negli Stati membri partecipanti all'ssm avrebbero un più forte impatto sistemico negativo anche negli Stati membri che non vi partecipano. L'istituzione dell'srm garantirà un approccio neutro per il trattamento delle banche in dissesto e pertanto rafforzerà la stabilità delle banche degli Stati membri partecipanti e impedirà alle crisi di produrre ricadute negli Stati membri non partecipanti, ( 1 ) Regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione (GU L 331 del , pag. 12). ( 2 ) Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176 del , pag. 1). ( 3 ) Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del , pag. 338).4 L 225/ agevolando così il funzionamento del mercato interno nel suo complesso. È opportuno che i meccanismi di cooperazione tra gli enti stabiliti negli Stati membri partecipanti e non partecipanti siano chiari e che nessuno Stato membro o gruppo di Stati membri sia direttamente o indirettamente discriminato come luogo di prestazione di servizi finanziari. (13) Al fine di ristabilire la fiducia e la credibilità nel settore bancario, la Banca centrale europea (BCE) sta effettuando attualmente una valutazione globale del bilancio di tutte le banche poste sotto la sua vigilanza diretta. Tale valutazione dovrebbe assicurare a tutti i soggetti interessati che le banche aderenti all'ssm e dunque rientranti nell'ambito di applicazione dell'srm siano fondamentalmente sane e affidabili. (14) A seguito dell'istituzione dell'ssm con il regolamento (UE) n. 1024/2013, in virtù del quale le banche degli Stati membri partecipanti sono soggette alla vigilanza centrale della BCE o alla vigilanza dalle competenti autorità nazionali nell'ambito dell'ssm, si è venuta a creare un'incongruenza tra la vigilanza dell'unione su tali banche e il trattamento nazionale cui le disposizioni della direttiva 2014/59/UE le assoggettano nelle procedure di risoluzione, che sarà sanata dall'introduzione dell'srm. (15) Il presente regolamento si applica unicamente alle banche la cui autorità di vigilanza centrale è la BCE o l'autorità nazionale competente negli Stati membri la cui moneta è l'euro e negli Stati membri la cui moneta non è l'euro che abbiano instaurato una cooperazione stretta a norma dell'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1024/2013. L'ambito di applicazione del presente regolamento è legato a quello del regolamento (UE) n. 1024/2013. Tenendo anzi presente il significativo livello di interconnessione fra i compiti di vigilanza attribuiti all'ssm e l'azione di risoluzione, l'introduzione di un sistema centrale di vigilanza attivato a norma dell'articolo 127, paragrafo 6, del trattato sul funzionamento dell'unione europea (TFUE) assume per gli Stati membri partecipanti un'importanza fondamentale nel processo di armonizzazione della risoluzione. Il fatto di essere soggette alla vigilanza dell'ssm è un elemento specifico che colloca le entità rientranti nell'ambito di applicazione del regolamento (UE) n. 1024/2013 in una posizione oggettivamente distinta e ben caratterizzata ai fini della risoluzione. È necessario adottare misure per l'istituzione di un SRM valido per tutti gli Stati membri che partecipano all'ssm, al fine di agevolare un funzionamento adeguato e stabile del mercato interno. (16) Laddove negli Stati membri che non partecipano all'ssm le banche sono soggette alle disposizioni in materia di vigilanza, risoluzione e meccanismi finanziari di ultima istanza (backstop) allineate a livello nazionale, negli Stati membri partecipanti all'ssm le banche sono soggette a un regime dell'unione per la vigilanza e a un regime nazionale per la risoluzione e i meccanismi di backstop. Dato che negli Stati membri partecipanti all'ssm la vigilanza e la risoluzione si situano a due livelli diversi, l'intervento sulle banche e la risoluzione delle loro crisi vi possono risultare meno rapidi, coerenti ed efficaci degli interventi analoghi effettuati negli Stati membri che non vi partecipano. Ne consegue che un meccanismo centralizzato di risoluzione valido per tutte le banche che operano negli Stati membri partecipanti all'ssm è essenziale perché si possano garantire condizioni di concorrenza omogenee. (17) Finché in un dato Stato membro la vigilanza resta al di fuori dell'ssm, tale Stato membro dovrebbe mantenere anche la responsabilità delle conseguenze finanziarie del dissesto di una banca. È pertanto opportuno che l'srm si applichi soltanto alle banche e alle istituzioni finanziarie stabilite negli Stati membri partecipanti all'ssm e sottoposte in tale quadro alla vigilanza della BCE e delle autorità nazionali. È opportuno escludere dall'srm le banche stabilite negli Stati membri che non partecipano all'ssm. Applicando l'srm a tali Stati membri si darebbero loro incentivi inopportuni: in particolare, le autorità di vigilanza potrebbero aumentare la tolleranza nei confronti delle banche presenti nella loro giurisdizione, perché non dovrebbero farsi carico dell'integralità del rischio finanziario legato ad un loro dissesto. Per assicurare il parallelismo con l'ssm, l'srm dovrebbe quindi applicarsi agli Stati membri partecipanti all'ssm. Via via che aderiscono all'ssm gli Stati membri dovrebbero essere automaticamente inseriti anche nell'srm. L'SRM potrebbe potenzialmente arrivare a coprire l'intero mercato interno.5 L 225/5 (18) Per garantire condizioni di parità nel mercato interno nel suo complesso, il presente regolamento è coerente con la direttiva 2014/59/UE. Esso pertanto adatta le norme e i principi di tale direttiva alle specificità dell'srm e assicura che quest'ultimo disponga di adeguate risorse finanziarie. Quando il Comitato, il Consiglio e la Commissione esercitano i poteri loro conferiti dal presente regolamento, dovrebbero essere soggetti agli atti delegati e alle norme tecniche di regolamentazione e di esecuzione nonché alle linee guida e alle raccomandazioni adottate dall'abe rispettivamente sulla base degli articoli da 10 a 15 e dell'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1093/2010 nell'ambito della direttiva 2014/59/UE. È opportuno che il Comitato, il Consiglio e la Commissione, nelle rispettive capacità, cooperino anche con l'abe conformemente agli articoli 25 e 30 del regolamento (UE) n. 1093/2010 e rispondano alle richieste di informazioni dall'abe loro indirizzate ai sensi dell'articolo 35 dello stesso regolamento. Si rammenta che, come indicato al considerando 32, ultima frase di tale regolamento, «nei casi in cui la pertinente normativa dell'unione attribuisca potere discrezionale [ ] alle autorità competenti, le decisioni adottate dall'autorità non possono sostituire l'esercizio, conforme al diritto dell'unione, di tale discrezionalità». È opportuno che lo stesso principio si applichi al presente regolamento, nel pieno rispetto dei principi sanciti dal diritto primario dell'unione. Alla luce di queste importanti premesse, è opportuno che l'abe sia in grado di assolvere i propri compiti in modo efficace e di garantire la parità di trattamento fra il Comitato, il Consiglio, la Commissione, e le autorità nazionali quando i compiti svolti sono simili. (19) Un fondo di risoluzione unico («Fondo») è un elemento essenziale senza il quale l'srm non potrebbe funzionare adeguatamente. Se il finanziamento della risoluzione rimanesse nazionale per lungo tempo, il legame tra emittenti sovrani e settore bancario non si romperebbe del tutto e gli investitori continuerebbero a fissare le condizioni di prestito basandosi sul luogo di stabilimento delle banche piuttosto che sul loro merito di credito. Il Fondo dovrebbe concorrere ad assicurare una prassi amministrativa uniforme riguardo al finanziamento della risoluzione e a evitare che prassi nazionali divergenti ostacolino l'esercizio delle libertà fondamentali o falsino la concorrenza nel mercato interno. È opportuno che il Fondo sia finanziato mediante contributi versati dalle banche a livello nazionale e che le sue risorse siano messe in comune a livello dell'unione, in conformità di un accordo intergovernativo sul trasferimento e la progressiva messa in comune dei contributi in questione («accordo»), aumentando in tal modo la stabilità finanziaria e attenuando il legame tra la posizione di bilancio percepita di un dato Stato membro e i costi di finanziamento delle banche e delle imprese che vi operano. Per allentare ulteriormente detto legame è opportuno che le decisioni adottate in ambito SRM non interferiscano direttamente con le competenze in materia di bilancio degli Stati membri. In tale ambito, dovrebbero essere considerati interferenze con la sovranità e le competenze di bilancio degli Stati membri solo gli aiuti finanziari pubblici a carattere eccezionale. In particolare, le decisioni che richiedono il ricorso al Fondo o al Sistema di garanzia depositi non dovrebbero essere considerati interferenze con la sovranità o le competenze di bilancio degli Stati membri. (20) Il presente regolamento, assieme alla direttiva 2014/59/UE, stabilisce le modalità di ricorso al Fondo e i criteri generali per fissare e calcolare i contributi ex ante ed ex post. Gli Stati membri partecipanti restano competenti per la riscossione dei contributi dalle entità situate nei rispettivi territori, in conformità delle disposizioni della direttiva 2014/59/UE e del presente regolamento. Mediante l'accordo gli Stati membri partecipanti si assumono l'obbligo di trasferire al Fondo i contributi raccolti a livello nazionale secondo le disposizioni della direttiva 2014/59/UE e del presente regolamento. Nel corso di un periodo transitorio i contributi saranno assegnati a comparti distinti corrispondenti ai vari Stati membri partecipanti (comparti nazionali). Tali comparti saranno progressivamente unificati fino a scomparire al termine del periodo transitorio. L'accordo detterà le condizioni alle quali le parti accettano di trasferire i contributi al Fondo raccolti a livello nazionale e di unificare progressivamente i comparti. L'entrata in vigore dell'accordo è necessaria affinché i contributi raccolti dalle parti possano essere trasferiti ai comparti nazionali del Fondo. Il presente regolamento stabilisce i poteri del Comitato relativi all'utilizzo e alla gestione del Fondo. L'accordo determinerà le modalità con cui il Comitato potrà disporre dei comparti nazionali che vengono progressivamente unificati. (21) Affinché un'autorità unica di risoluzione a livello dell'unione possa assicurare l'applicazione centralizzata delle norme sulla risoluzione per gli enti stabilite dalla direttiva 2014/59/UE negli Stati membri partecipanti, occorre che le norme che disciplinano l'istituzione e il funzionamento dell'srm siano direttamente applicabili negli Stati membri in modo da scongiurare divergenze interpretative. Il mercato interno nel suo complesso trarrebbe beneficio da tale diretta applicabilità, che contribuirà ad assicurare la libera concorrenza e a impedire che si erigano ostacoli al libero esercizio delle libertà fondamentali non soltanto negli Stati membri partecipanti, ma anche nel mercato interno nel suo complesso. (22) Rispecchiando l'ambito di applicazione del regolamento (UE) n. 1024/2013, l'srm dovrebbe interessare tutti gli enti creditizi stabiliti negli Stati membri partecipanti. Per non inserire nel mercato interno asimmetrie di trattamento tra enti in dissesto e creditori nel corso della procedura di risoluzione, dovrebbe tuttavia essere possibile,6 L 225/ nell'ambito dell'srm, risolvere direttamente la crisi di qualsiasi ente degli Stati membri partecipanti. È opportuno includere nell'ambito d'applicazione dell'srm le imprese madri, le imprese di investimento e gli enti finanziari su cui la BCE esercita la vigilanza su base consolidata. Sebbene non eserciti la vigilanza individuale su tali enti, la BCE sarà comunque l'unica autorità ad avere una percezione globale del rischio cui è esposto il gruppo e quindi, indirettamente, i suoi singoli membri. Escludendo dall'ambito d'applicazione dell'srm entità che rientrano nella vigilanza su base consolidata della BCE s'impedirebbe di pianificare la risoluzione dei gruppi e di adottare una strategia di risoluzione di gruppo, e si sminuirebbe l'efficacia di qualsiasi decisione assunta in materia di risoluzione. (23) Nell'ambito dell'srm le decisioni dovrebbero essere assunte al livello più appropriato. In sede di adozione di decisioni a norma del presente regolamento è opportuno che il Comitato e le autorità nazionali di risoluzione applichino le stesse norme sostanziali. (24) Dato che solo le istituzioni dell'unione possono stabilire la politica di risoluzione dell'unione e che l'adozione di ogni specifico programma di risoluzione lascia un margine di discrezionalità, è necessario prevedere un'adeguata partecipazione del Consiglio e della Commissione in quanto istituzioni che possono esercitare competenze di esecuzione a norma dell'articolo 291 TFUE. La valutazione degli aspetti discrezionali delle decisioni di risoluzione assunte dal Comitato dovrebbe essere operata dalla Commissione. Stante il notevole impatto delle decisioni di risoluzione sulla stabilità finanziaria degli Stati membri e sull'intera Unione nonché sulla sovranità di bilancio degli Stati membri, è importante che al Consiglio siano conferiti i poteri di esecuzione necessari all'adozione di determinate decisioni in materia di risoluzione. Dovrebbe pertanto essere il Consiglio, su proposta della Commissione, ad esercitare un controllo efficace sulla valutazione fatta dal Comitato della sussistenza di un interesse pubblico e a valutare eventuali modifiche non irrilevanti dell'ammontare delle risorse del Fondo da utilizzare per un dato intervento di risoluzione. Inoltre, alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare atti delegati per determinare ulteriori criteri o condizioni di cui il Comitato dovrà tenere conto nell'esercizio delle sue varie prerogative. L'attribuzione di tali compiti di risoluzione non dovrebbe ostacolare in alcun modo il corretto funzionamento del mercato interno dei servizi finanziari. L'ABE dovrebbe pertanto mantenere il suo ruolo e conservare gli attuali poteri e compiti: sviluppare e contribuire all'applicazione coerente della legislazione dell'unione applicabile a tutti gli Stati membri e rafforzare la convergenza delle prassi di risoluzione in tutta l'unione. (25) Per conformità con i principi sanciti dall'articolo 3, paragrafo 3 della direttiva 2014/59/UE, nell'assolvimento dei compiti loro conferiti dal presente regolamento le istituzioni dell'unione dovrebbero provvedere a che siano poste in essere adeguate previsioni organizzative. (26) La BCE, in quanto autorità di vigilanza nel quadro dell'ssm, e il Comitato dovrebbero poter valutare se un dato ente creditizio sia in dissesto o a rischio di dissesto e se non si possa ragionevolmente prospettare che un'alternativa sotto forma di intervento del settore privato o di azione di vigilanza permetta di evitarne il dissesto in tempi ragionevoli. Se ritiene che siano soddisfatti tutti i criteri per far scattare l'intervento di risoluzione, il Comitato dovrebbe adottare il programma di risoluzione. L'iter di adozione del programma di risoluzione, che coinvolge la Commissione e il Consiglio, rafforza la necessaria autonomia operativa del Comitato, nel rispetto del principio della delega di poteri alle agenzie così come interpretato dalla Corte di giustizia dell'unione europea («Corte di giustizia»). Pertanto il presente regolamento prevede che il programma di risoluzione adottato dal Comitato entri in vigore solo se, nelle 24 ore successive alla sua adozione da parte del Comitato, non vi siano obiezioni da parte del Consiglio o della Commissione, o se il programma di risoluzione sia approvato dalla Commissione. I motivi per i quali al Consiglio è consentito di muovere obiezioni, su proposta della Commissione, al programma di risoluzione del Comitato dovrebbero essere strettamente limitati alla sussistenza di un pubblico interesse e a modifiche non irrilevanti apportate dalla Commissione all'ammontare delle risorse del Fondo che il Comitato propone di utilizzare. Dovrebbe essere considerata non irrilevante una modifica dell'ammontare del 5 % o più rispetto alla proposta originaria del Comitato. Il Consiglio dovrebbe approvare o opporsi alla proposta della Commissione senza modificarla. In quanto osservatore alle riunioni del Comitato, la Commissione dovrebbe costantemente verificare che il programma di risoluzione adottato dal Comitato rispetti pienamente il presente regolamento, assicuri un opportuno equilibrio delle varie finalità e interessi in gioco, rispetti il pubblico interesse e che l'integrità del mercato interno sia preservata. Considerando che l'azione di risoluzione richiede un processo decisionale estremamente rapido, il Consiglio e la Commissione dovrebbero instaurare una stretta cooperazione reciproca; il Consiglio dal canto suo non dovrebbe duplicare lavori preparatori già intrapresi dalla Commissione. Il Comitato dovrebbe dare opportune istruzioni alle autorità nazionali di risoluzione, le quali dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per l'attuazione del programma di risoluzione.7 L 225/7 (27) L'elaborazione di un programma di risoluzione dovrebbe agevolare una risoluzione coordinata, che ha più probabilità di produrre i migliori risultati per tutte le entità di un gruppo. Il Comitato o, se del caso, le autorità di risoluzione dovrebbero avere il potere di applicare lo strumento dell'ente-ponte a livello di gruppo (che può eventualmente comportare meccanismi di ripartizione degli oneri) per stabilizzare un gruppo nel suo insieme. La proprietà delle filiazioni potrebbe essere trasferita all'ente-ponte in vista di una vendita successiva delle filiazioni, nel loro insieme o singolarmente, quando le condizioni del mercato siano adeguate. Inoltre, il Comitato o, se del caso, le autorità nazionali di risoluzione, dovrebbero avere il potere di applicare lo strumento del bail-in a livello di impresa madre. (28) È opportuno, in particolare, abilitare il Comitato ad assumere decisioni relativamente a entità o gruppi di una certa importanza, a entità o gruppi posti sotto la diretta vigilanza della BCE o a gruppi transfrontalieri. È opportuno che le autorità nazionali di risoluzione assistano il Comitato nella pianificazione della risoluzione e nell'elaborazione delle decisioni di risoluzione. Per gli enti e i gruppi meno significativi e che non operano in ambito transfrontaliero, le autorità nazionali di risoluzione dovrebbero in particolare essere responsabili per la pianificazione della risoluzione, per la valutazione della sua fattibilità e la rimozione degli ostacoli che vi si frappongono, per le misure che le autorità di risoluzione sono abilitate ad adottare in occasione dell'intervento precoce e per le azioni di risoluzione. In determinate circostanze le autorità nazionali di risoluzione dovrebbero assolvere i propri compiti sulla base e in conformità del presente regolamento, esercitando i poteri loro conferiti dalla normativa nazionale di recepimento della direttiva 2014/59/UE e in conformità di tale normativa, se e in quanto non incompatibili con il presente regolamento. (29) Ai fini del buon funzionamento del mercato interno è essenziale che le stesse regole si applichino a tutte le azioni di risoluzione, siano esse adottate dalle autorità di risoluzione a norma della direttiva 2014/59/UE o nell'ambito dell'srm. Le misure dovrebbero essere valutate dalla Commissione a norma dell'articolo 107 TFUE. (30) Quando l'azione di risoluzione comporta la concessione di un aiuto di Stato a norma dell'articolo 107, paragrafo 1, TFUE, o di un aiuto del Fondo, una decisione di risoluzione può essere adottata dopo che la Commissione abbia emanato una decisione positiva o condizionale riguardo alla compatibilità del ricorso a tale aiuto con il mercato interno. La decisione della Commissione sull'aiuto del Fondo può imporre condizioni, impegni o obbligazioni nei confronti del beneficiario. Le condizioni che la Commissione può imporre possono comprendere, tra le altre: obblighi di ripartizione degli oneri, incluso l'obbligo che le perdite siano ripianate ricorrendo innanzitutto al capitale; obblighi in merito ai contributi da parte di detentori di capitale ibrido, creditori subordinati e creditori di rango superiore, anche in base ai requisiti previsti dalla direttiva 2014/59/UE; vincoli al versamento di dividendi su azioni o di cedole su strumenti di capitale ibrido, al riacquisto di azioni proprie o di strumenti di capitale ibrido, a operazioni di gestione del capitale; vincoli all'acquisizione di partecipazioni in imprese mediante trasferimenti di azioni o altri attivi; divieto di prassi o strategie commerciali aggressive o di pubblicizzazione del sostegno da aiuti pubblici; obblighi relativi a quote di mercato, pricing, caratteristiche del prodotto o condotta professionale; obblighi in materia di piani di ristrutturazione; requisiti di governance; requisiti in materia di reporting e di informativa, nel rispetto delle condizioni eventualmente precisate dalla Commissione; obblighi relativi alla vendita del beneficiario o alla vendita anche parziale delle sue attività, diritti e passività; obblighi concernenti la liquidazione del beneficiario. (31) Ai fini della rapidità e dell'efficacia del processo decisionale nella risoluzione, è opportuno che il Comitato si configuri come agenzia specifica dell'unione dotata di struttura propria, corrispondente alle specifiche funzioni attribuitele, e atipica rispetto al modello di tutte le altre agenzie dell'unione. La sua composizione dovrebbe tener adeguatamente conto di tutti i pertinenti interessi che entrano in gioco nelle procedure di risoluzione. Tenendo conto delle funzioni del Comitato, un presidente, un vicepresidente e altri quattro membri a tempo pieno del Comitato dovrebbero essere nominati in base al merito, alle competenze, alle conoscenze in ambito bancario e finanziario nonché all'esperienza in materia di vigilanza/regolamentazione finanziaria e risoluzione di enti. Il presidente, il vicepresidente e gli altri quattro membri a tempo pieno del Comitato dovrebbero essere scelti mediante una procedura di selezione aperta sulla quale il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero essere tenuti opportunamente informati e che dovrebbe basarsi sul principio dell'equilibrio di genere oltre che sull'esperienza e le qualifiche possedute. La Commissione dovrebbe fornire alla commissione competente del Parlamento europeo l'elenco dei candidati selezionati per le posizioni di presidente, di vicepresidente e degli altri quattro membri a tempo pieno del Comitato. La Commissione dovrebbe presentare al Parlamento europeo per8 L 225/ approvazione una proposta relativa alla nomina del presidente, del vicepresidente e degli altri quattro membri del Comitato. A seguito dell'approvazione della proposta da parte del Parlamento, il Consiglio dovrebbe adottare una decisione di esecuzione per la nomina del presidente, vicepresidente e degli altri quattro membri a tempo pieno del Comitato. (32) Il Comitato dovrebbe lavorare in sessione esecutiva e sessione plenaria. Nella sessione esecutiva dovrebbe essere composto dal presidente e dagli altri quattro membri indipendenti a tempo pieno, che dovrebbero agire in modo autonomo e obiettivo nell'interesse dell'unione tutta e da osservatori permanenti nominati dalla Commissione e dalla BCE. Quando delibera sulla risoluzione di un ente o di un gruppo stabilito in un unico Stato membro partecipante, il Comitato riunito in sessione esecutiva dovrebbe convocare e coinvolgere nel processo decisionale il membro che tale Stato ha nominato in rappresentanza dell'autorità nazionale di risoluzione. Quando il Comitato riunito in sessione esecutiva delibera su un gruppo transfrontaliero, dovrebbe convocare e coinvolgere nel processo decisionale i membri nominati, in rappresentanza delle rispettive autorità nazionali di risoluzione, dallo Stato membro d'origine e da tutti gli Stati ospitanti in questione. (33) Quando è riunito in sessione esecutiva il Comitato dovrebbe preparare e, per quanto possibile, adottare tutte le decisioni concernenti la procedura di risoluzione. Vista la specificità per l'ente delle informazioni contenute nei piani di risoluzione, le decisioni concernenti la predisposizione, valutazione e approvazione dei piani di risoluzione dovrebbero essere adottate dal Comitato in sessione esecutiva. In merito all'utilizzo del Fondo è importante che non vi sia il «vantaggio della prima mossa»e che gli esborsi del Fondo siano soggetti a monitoraggio. Al fine di assicurare la relativa presa di decisioni da parte del Comitato, quando si richiede un intervento di risoluzione oltre la soglia di di EUR, ogni membro della plenaria dovrebbe poter richiedere, entro un termine perentorio, che la sessione plenaria si pronunzi. Quando il sostegno alla liquidità non comporta alcun rischio o il rischio è significativamente inferiore rispetto ad altre forme di sostegno, specie nel caso di proroghe di credito di breve periodo e una tantum a favore di enti solvibili contro adeguate garanzie collaterali di alta qualità, è giustificabile l'attribuzione a tale forma di sostegno di una ponderazione inferiore, ossia di appena lo 0,5. Non appena la somma cumulativamente erogata dal Fondo nei 12 mesi consecutivi precedenti raggiunga la soglia di di EUR l'anno, la sessione plenaria dovrebbe valutare l'applicazione degli strumenti di risoluzione, fra cui il ricorso al Fondo, e dovrebbe fornire orientamenti cui la sessione esecutiva dovrebbe attenersi nelle successive decisioni di risoluzione. Gli orientamenti per la sessione esecutiva dovrebbero vertere in particolare sull'opportunità di assicurare un'applicazione non discriminatoria degli strumenti di risoluzione, di evitare l'esaurimento del fondo e di differenziare opportunamente fra liquidità a rischio nullo o a rischio basso e altre forme di sostegno. (34) Poiché i partecipanti al processo decisionale del Comitato in sessione esecutiva sono teoricamente diversi a seconda dello Stato membro in cui opera l'ente o il gruppo, i partecipanti permanenti dovrebbero garantire la coerenza, l'adeguatezza e la proporzionalità delle decisioni adottate dalle diverse formazioni delle sessioni esecutive del Comitato. (35) Il Comitato dovrebbe poter invitare osservatori alle sue riunioni. L'attribuzione di compiti di risoluzione al Comitato dovrebbe iscriversi coerentemente nell'ambito del Sistema europeo di vigilanza finanziaria («SEVIF») ed essere in linea con il suo obiettivo di fondo di definire un corpus unico di norme e di migliorare la convergenza delle prassi di vigilanza e risoluzione nel l'unione nel suo complesso. In particolare l'abe dovrebbe valutare e coordinare iniziative in conformità del regolamento (UE) n. 1093/2010 riguardanti i piani di risoluzione al fine di promuovere la convergenza in tale ambito. Pertanto, come regola generale, il Comitato dovrebbe sempre invitare l'abe quando si discutono questioni per le quali, in conformità della direttiva 2014/59/UE, l'abe è tenuto ad elaborare norme tecniche o emanare orientamenti. Ove opportuno il Comitato dovrebbe poter invitare alle sue riunioni altri osservatori, ad esempio un rappresentante del meccanismo europeo di stabilità (MES). (36) Gli osservatori dovrebbero essere vincolati agli stessi obblighi di segreto professionale che valgono per i membri e il personale del Comitato nonché per il personale addetto a compiti di risoluzione scambiato o distaccato dagli Stati membri partecipanti. (37) Il Comitato dovrebbe avere la facoltà di istituire gruppi interni per la risoluzione, composti da personale proprio e da personale delle autorità nazionali di risoluzione degli Stati membri partecipanti, se del caso con osservatori provenienti da Stati membri non partecipanti. Detti gruppi interni per la risoluzione dovrebbero essere guidate da coordinatori nominati dal personale direttivo del Comitato, che potrebbero essere invitati a presenziare alle sessioni esecutive del Comitato.9 L 225/9 (38) Il Comitato e le autorità di risoluzione e le autorità competenti degli Stati membri non partecipanti dovrebbero concludere memorandum d'intesa che descrivano i termini generali della loro cooperazione nello svolgimento dei compiti previsti dalla direttiva 2014/59/UE. I memorandum d'intesa potrebbero, tra l'altro, chiarire la consultazione attinente alle decisioni del Comitato che incidono su filiazioni stabilite o succursali situate negli Stati membri partecipanti in cui è stabilita l'impresa madre in uno Stato membro partecipante. I memorandum dovrebbero essere riesaminati periodicamente. (39) Il Comitato dovrebbe agire in modo indipendente. Dovrebbe avere la capacità di trattare con i grandi gruppi e di agire rapidamente e in modo imparziale. Il Comitato dovrebbe fare in modo che si tenga debito conto della stabilità finanziaria nazionale, della stabilità finanziaria dell'unione e del mercato interno. I membri del Comitato dovrebbero disporre delle competenze necessarie in materia di ristrutturazioni e insolvenza in ambito bancario. (40) In sede di assunzione di decisioni o interventi nell'esercizio dei poteri conferiti dal presente regolamento si dovrebbe tener debitamente conto dell'importanza per il mercato interno dell'esercizio del diritto di stabilimento sancito dal TFUE e in particolare, laddove possibile, degli effetti sulla prosecuzione delle attività transfrontaliere. (41) In considerazione delle funzioni del Comitato e degli obiettivi della risoluzione, fra cui la tutela dei fondi pubblici, il funzionamento dell'srm dovrebbe essere finanziato con contributi versati dagli enti stabiliti negli Stati membri partecipanti. (42) Il Comitato, il Consiglio e, se del caso, la Commissione dovrebbero subentrare alle autorità nazionali di risoluzione designate a norma della direttiva 2014/59/UE relativamente a tutti gli aspetti del processo decisionale di risoluzione. Le autorità nazionali di risoluzione designate a norma di tale direttiva dovrebbero continuare a provvedere all'attuazione dei programmi di risoluzione adottati dal Comitato. al fine di garantire trasparenza e controllo democratico, così come a tutela dei diritti delle istituzioni dell'unione, è opportuno che il Comitato risponda al Parlamento europeo e al Consiglio di qualsiasi decisione assunta in base al presente regolamento. A fini di trasparenza e di controllo democratico, è opportuno conferire ai parlamenti nazionali determinati diritti ad essere informati delle attività del Comitato e a dialogare con il Comitato. (43) Il parlamento nazionale di uno Stato membro partecipante o la sua commissione competente dovrebbero poter invitare il presidente a partecipare a uno scambio di opinioni concernente la risoluzione di enti di detto Stato membro, insieme con un rappresentante dell'autorità nazionale di risoluzione. Tale ruolo dei parlamenti nazionali risulta opportuno alla luce del potenziale impatto delle azioni di risoluzione sulle finanze pubbliche, sugli enti e i rispettivi clienti e dipendenti, nonché sui mercati degli Stati membri partecipanti. Il presidente e le autorità nazionali di risoluzione dovrebbero rispondere positivamente a tali inviti onde permettere uno scambio di vedute con i parlamenti nazionali. (44) Per garantire che sia seguita una linea omogenea nei confronti degli enti e gruppi, è opportuno, previa consultazione delle autorità nazionali competenti e di risoluzione, abilitare il Comitato ad elaborare piani di risoluzione per detti enti e gruppi. Si dovrebbe applicare la norma generale secondo cui i piani di risoluzione di un gruppo sono elaborati per il gruppo nel suo complesso e individuano misure in relazione a un'impresa madre e a tutte le singole filiazioni appartenenti al gruppo. I piani di risoluzione di gruppo dovrebbero tenere conto della struttura finanziaria, tecnica e commerciale del gruppo interessato. Se sono elaborati piani di risoluzione individuali per entità appartenenti a un gruppo, è opportuno che il Comitato o, laddove pertinente, le autorità nazionali di risoluzione cerchino di conseguire, per quanto possibile, la coerenza di tali piani con i piani di risoluzione del resto del gruppo. Il Comitato o, laddove rilevante, le autorità nazionali di risoluzione, dovrebbero trasmettere i piani di risoluzione e ogni modifica agli stessi all'autorità competente al fine di tenerla costantemente informata. Il Comitato dovrebbe valutare la possibilità di risoluzione dell'ente o gruppo e adottare misure volte a eliminare gli eventuali impedimenti che la ostacolano. Per assicurare la coerenza e garantire la possibilità di procedere alla risoluzione dell'ente, il Comitato dovrebbe imporre alle autorità nazionali di risoluzione l'applicazione delle misure atte a eliminare tali impedimenti. Vista la delicatezza delle informazioni che contengono, i piani di risoluzione dovrebbero essere soggetti agli obblighi in materia di segreto professionale stabiliti nel presente regolamento.10 L 225/ (45) Nell'applicare strumenti di risoluzione e nell'esercitare i relativi poteri è opportuno tenere conto del principio di proporzionalità e delle specificità della forma giuridica dell'ente. (46) La pianificazione è essenziale ai fini dell'efficacia della risoluzione. Il Comitato dovrebbe pertanto avere il potere di imporre modifiche alla struttura e all'organizzazione dell'ente o gruppo per prendere le misure che sono necessarie e proporzionate per ridurre o eliminare gli impedimenti materiali all'applicazione degli strumenti di risoluzione e garantire la possibilità di risoluzione delle entità interessate. Dato che, in potenza, tutti gli enti hanno natura sistemica, per preservare la stabilità finanziaria è essenziale che il Comitato o, ove opportuno, le autorità nazionali di risoluzione siano in grado di procedere alla risoluzione riguardo a qualsiasi ente. Nel rispetto della libertà d'impresa sancita dall'articolo 16 della Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea («Carta»), è opportuno limitare il margine di manovra del Comitato alle misure necessarie per semplificare la struttura e le operazioni dell'ente al solo fine di migliorare la possibilità di risoluzione. Le misure imposte a tale proposito dovrebbero inoltre essere conformi al diritto dell'unione. È opportuno che le misure non comportino discriminazioni, dirette o indirette, per motivi di nazionalità e siano giustificate dalla ragione superiore di applicarle nell'interesse pubblico della stabilità finanziaria. Per stabilire se un'azione è intrapresa nell'interesse pubblico generale, il Comitato dovrebbe, agendo nell'interesse pubblico generale, poter realizzare gli obiettivi della risoluzione senza incontrare ostacoli all'applicazione degli strumenti di risoluzione o alla capacità di esercitare i poteri conferitigli dal presente regolamento. Inoltre, l'intervento dovrebbe limitarsi al minimo necessario per il conseguimento degli obiettivi prefissati. Nel determinare le misure da prendere il Comitato o, ove opportuno, le autorità nazionali di risoluzione dovrebbero prendere in considerazione gli avvisi e le raccomandazioni del Comitato europeo per il rischio sistemico («CERS») istituito dal regolamento (UE) n. 1092/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 1 ). (47) Data la natura potenzialmente sistemica di tutti gli enti è di importanza cruciale che il Comitato, eventualmente in cooperazione con le autorità nazionali di risoluzione, possa adottare piani di risoluzione, valutare la possibilità di risoluzione di ogni ente e gruppo e, se necessario, adottare misure per sormontare o rimuovere gli ostacoli alla possibilità di risoluzione degli enti nello Stato membro partecipante. Il dissesto di enti di rilevanza sistemica, compresi gli enti di cui all'articolo 131 della direttiva 2013/36/UE, potrebbe mettere gravemente a rischio il funzionamento dei mercati finanziari e produrre ripercussioni negative sulla stabilità finanziaria. Il Comitato dovrebbe prioritariamente e con opportuna diligenza definire piani di risoluzione degli enti di rilevanza sistemica, nonché valutarne la fattibilità, e adottare ogni iniziativa necessaria a sormontare o rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono alla possibilità di risoluzione, fermi restando la sua indipendenza e il suo obbligo di pianificare e di valutare la possibilità di risoluzione di tutti gli enti su cui esercita le sue prerogative. (48) Laddove opportuno, i piani di risoluzione dovrebbero includere procedure d'informazione e di consultazione dei rappresentanti dei dipendenti nel corso di tutto il processo di risoluzione. Se del caso, dovrebbero essere rispettati i contratti collettivi o altri accordi previsti tra le parti sociali, come pure le disposizioni di diritto dell'unione e nazionale in materia di partecipazione dei sindacati e dei rappresentanti dei lavoratori ai processi di ristrutturazione aziendale. (49) In relazione all'obbligo di predisporre piani di risoluzione è opportuno che il Comitato o, laddove pertinente, le autorità nazionali di risoluzione nel contesto dei piani di risoluzione e in sede di ricorso ai vari poteri e strumenti a loro disposizione, tengano conto del tipo di attività di un'entità, della struttura azionaria, della forma giuridica, del profilo di rischio, delle dimensioni, dello status giuridico e delle interconnessioni con altri enti o con il sistema finanziario in generale, nonché dell'ambito e complessità delle sue attività, dell'eventuale appartenenza a un sistema di tutela istituzionale (IPS) o ad altri sistemi di solidarietà cooperativa, dell'eventuale esercizio da parte dell'ente di attività o servizi di investimento e della probabilità che il suo dissesto e la sua successiva liquidazione secondo la procedura ordinaria di insolvenza possano avere un effetto negativo significativo sui mercati finanziari, su altri enti, sulle condizioni di finanziamento o sull'economia in generale, assicurando che il regime sia applicato in modo appropriato e proporzionato e che gli oneri amministrativi inerenti agli obblighi di predisposizione del piano di risoluzione siano il più possibile ridotti. Considerato che il contenuto e le informazioni specificati nella sezione A dell'allegato della direttiva 2014/59/UE stabiliscono le norme minime per le entità di chiara rilevanza sistemica, è consentito porre in essere, in modo specifico per ente, piani di risoluzione diversi o sostanzialmente ridotti e obblighi di informativa, da aggiornare a intervalli inferiori a un anno. Il piano di risoluzione potrebbe ( 1 ) Regolamento (UE) n. 1092/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nell'unione europea e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico (GU L 331 del , pag. 1).11 L 225/11 essere ridotto per le entità di piccole dimensioni, poco interconnesse e poco complesse. Inoltre, è opportuno che il regime sia applicato in modo da non compromettere la stabilità dei mercati finanziari. In particolare, in situazioni caratterizzate da problemi più generali o anche da dubbi circa la resilienza di molte entità, è essenziale considerare il rischio di contagio derivante dalle azioni intraprese in relazione a ogni singola entità. (50) Nei casi in cui la direttiva 2014/59/UE offre alle autorità nazionali di risoluzione la possibilità di applicare obblighi semplificati o di accordare deroghe all'obbligo di elaborare piani di risoluzione, è opportuno predisporre una procedura in virtù della quale il Comitato o se pertinente le autorità nazionali di risoluzione può autorizzare l'applicazione di obblighi semplificati. (51) In linea con la struttura patrimoniale delle entità affiliate a un organismo centrale, ai fini del presente regolamento, il Comitato o, se del caso, le autorità nazionali di risoluzione non dovrebbero essere tenuti a redigere un piano di risoluzione distinto per il solo motivo che l'organismo centrale cui tali entità sono affiliate è soggetto a supervisione diretta della BCE. Nel caso di piani di risoluzione di gruppo, nella stesura dei piani si dovrebbe tenere conto specificamente del potenziale impatto delle azioni di risoluzione in tutti gli Stati membri nei quali il gruppo opera. (52) L'SRM si dovrebbe basare sui quadri giuridici delineati dal regolamento (UE) n. 1024/2013 e dalla direttiva 2014/59/UE. Il Comitato dovrebbe quindi essere abilitato a intervenire in una fase precoce in caso di deterioramento della situazione finanziaria o della solvibilità di un'entità. Le informazioni che il Comitato riceve in tale fase dalle autorità nazionali di risoluzione o dalla BCE gli servono per poter determinare le azioni da avviare per predisporre la risoluzione dell'entità. (53) Per assicurare la rapidità dell'azione di risoluzione allorquando ne emerge la necessità, è opportuno che il Comitato sorvegli attentamente, in cooperazione con la BCE o con la pertinente autorità nazionale competente, la situazione delle entità interessate e ne controlli la conformità alle misure di intervento precoce adottate nei loro confronti. Nel determinare se un intervento del settore privato è suscettibile di prevenire, in un lasso di tempo ragionevole, il dissesto di un'entità, l'autorità appropriata dovrebbe tener conto dell'efficacia delle misure d'intervento precoce intraprese durante un periodo fissato dall'autorità competente. (54) Il Comitato, le autorità nazionali di risoluzione e le autorità competenti, compresa la Banca centrale europea, dovrebbero all'occorrenza concludere un memorandum d'intesa che descriva i termini generali della reciproca cooperazione nello svolgimento dei rispettivi compiti previsti dalla legislazione dell'unione. Il memorandum dovrebbe essere riesaminato periodicamente. (55) Nell'adottare decisioni o intraprendere azioni, in particolare in relazione ad entità stabilite sia negli Stati membri partecipanti sia negli Stati membri non partecipanti, è opportuno prendere in considerazione anche i possibili effetti avversi su tali Stati membri, come le minacce alla stabilità finanziaria dei loro mercati finanziari, e sulle entità in essi stabilite. (56) La procedura di risoluzione dovrebbe concludersi in tempi brevi per perturbare il meno possibile i mercati finanziari e l'economia. È opportuno che i depositanti abbiano garantita la possibilità di accedere almeno ai depositi garantiti quanto più rapidamente possibile, e comunque entro le scadenze previste dalla direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio ( 1 ). È opportuno che, in qualsiasi fase della procedura di risoluzione, la Commissione abbia accesso a tutte le informazioni che reputa necessarie per adottare una decisione con cognizione di causa nell'ambito di tale procedura. (57) È opportuno che la decisione di assoggettare un'entità alla risoluzione sia adottata prima che un'entità finanziaria divenga insolvente a termini di bilancio (balance-sheet insolvent) e quando abbia ancora del capitale. La risoluzione dovrebbe essere avviata dopo aver determinato che l'ente è in dissesto o a rischio di dissesto e che nessuna misura alternativa del settore privato eviterebbe tale dissesto in tempi ragionevoli. Il fatto che un'entità non soddisfi i requisiti per l'autorizzazione non dovrebbe giustificare di per sé l'avvio della procedura di risoluzione, soprattutto se essa è ancora economicamente sostenibile o se sussistono i presupposti perché lo rimanga. Un'entità dovrebbe essere considerata in dissesto o a rischio di dissesto in una delle situazioni seguenti: quando viola o ( 1 ) Direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (GU L 173 del , pag. 149).12 L 225/ è probabile che violi in un prossimo futuro i requisiti per il mantenimento dell'autorizzazione; quando le sue attività sono o è probabile che siano in un prossimo futuro inferiori alle passività; quando non è o è probabile che non sia in grado in un prossimo futuro di pagare i debiti in scadenza oppure quando necessita di un sostegno finanziario pubblico straordinario e non ricorrano le circostanze particolari stabilite nel presente regolamento. La mera circostanza che l'entità necessiti dello strumento di sostegno di emergenza alla liquidità fornito da una banca centrale non dovrebbe costituire di per sé prova sufficiente del fatto che essa non è, o in un prossimo futuro non è probabile che sia, in grado di pagare le obbligazioni in scadenza. Se tale strumento fosse garantito da uno Stato, un'entità che vi accede sarebbe soggetta alle norme che disciplinano gli aiuti di Stato. Per preservare la stabilità finanziaria, specialmente in caso di carenza sistemica di liquidità, è opportuno che la prestazione di garanzie statali su strumenti di liquidità forniti da banche centrali o di garanzie statali sulle passività di nuova emissione per rimediare a una grave perturbazione dell'economia di uno Stato membro non facciano scattare la procedura di risoluzione quando siano soddisfatte determinate condizioni. È opportuno, in particolare, che le misure di garanzia dello Stato ottengano l'approvazione a titolo di aiuti di Stato e non facciano parte di un pacchetto di aiuti più ampio, e che il ricorso alle misure di garanzia sia rigorosamente limitato nel tempo. È opportuno che le garanzie degli Stati membri sugli utili azionari siano vietate. Quando fornisce una garanzia, uno Stato membro dovrebbe assicurare che essa sia sufficientemente remunerata dall'entità. Inoltre, la fornitura del sostegno finanziario pubblico straordinario non dovrebbe far scattare la procedura di risoluzione quando, a titolo di misura cautelare, uno Stato membro rileva una quota di partecipazione azionaria di un'entità, anche di proprietà pubblica, che soddisfa i suoi requisiti patrimoniali. Ciò può verificarsi, ad esempio, quando un'entità deve raccogliere nuovo capitale a causa dell'esito di prove di stress basate su determinati scenari o di un esercizio equivalente svolto da autorità macroprudenziali che comprenda il requisito di preservare la stabilità finanziaria in un contesto di crisi sistemica, ma l'entità non è in grado di raccogliere capitale sui mercati privati. Un'entità non dovrebbe essere considerata in dissesto o a rischio di dissesto per il semplice fatto di aver ricevuto sostegno finanziario pubblico straordinario prima dell'entrata in vigore del presente regolamento. Infine, l'accesso a strumenti di liquidità, compreso il sostegno di emergenza alla liquidità da parte di banche centrali, può costituire un aiuto di Stato ai sensi della disciplina degli aiuti di Stato dell'unione. (58) La liquidazione di un'entità in dissesto con procedura ordinaria di insolvenza potrebbe compromettere la stabilità finanziaria, interrompere la prestazione di servizi essenziali e pregiudicare la tutela dei depositanti. In tal caso si configura un interesse pubblico ad applicare strumenti di risoluzione, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di garantire la continuità dei servizi finanziari essenziali, mantenere la stabilità del sistema finanziario, limitare l'azzardo morale riducendo al minimo il ricorso al sostegno finanziario pubblico per le entità in dissesto e tutelare i depositanti. (59) Si dovrebbe comunque vagliare sempre l'ipotesi della liquidazione dell'entità insolvente con procedura ordinaria di insolvenza prima di prendere la decisione di mantenerla in attività. L'entità insolvente dovrebbe essere mantenuta in attività ai fini della stabilità finanziaria, ricorrendo, per quanto possibile, a fondi privati. Ciò potrebbe avvenire attraverso la vendita o la fusione con un acquirente del settore privato o previa svalutazione delle passività dell'entità ovvero previa conversione del suo debito in capitale a fini di ricapitalizzazione. (60) Nell'adottare o preparare decisioni concernenti i poteri di risoluzione, il Comitato, il Consiglio e la Commissione dovrebbero garantire che l'azione di risoluzione sia adottata nel rispetto di taluni principi, ad esempio che azionisti e creditori sostengano una quota adeguata delle perdite, che la direzione sia in linea di massima sostituita, che i costi della risoluzione dell'ente siano ridotti il più possibile e che i creditori di pari rango siano trattati in modo equo. In particolare, qualora creditori di pari rango siano trattati in maniera diversa nel contesto di un'azione di risoluzione, le differenze dovrebbero essere proporzionate e giustificate dal pubblico interesse e non dovrebbero comportare discriminazioni, dirette o indirette, per motivi di cittadinanza. (61) È opportuno che le limitazioni dei diritti di azionisti e creditori siano conformi all'articolo 52 della Carta. Gli strumenti di risoluzione dovrebbero pertanto essere applicati esclusivamente alle entità in dissesto o a rischio di dissesto e solo quando ciò risulta necessario per perseguire l'obiettivo della stabilità finanziaria nell'interesse generale. In particolare, dovrebbero essere applicati laddove l'entità non possa essere liquidata con procedura ordinaria di insolvenza senza destabilizzare il sistema finanziario e siano necessarie misure intese a garantire il rapido trasferimento e la prosecuzione di funzioni importanti a livello sistemico, e laddove non si possa ragionevolmente prospettare una soluzione alternativa che coinvolga il settore privato, neanche sotto forma di un aumento del capitale, da parte degli azionisti esistenti o di terzi, sufficiente a ripristinare la piena sostenibilità economica dell'entità.13 L 225/13 (62) L'interferenza nei diritti di proprietà non dovrebbe essere eccessiva. Di conseguenza, gli azionisti e creditori interessati non dovrebbero subire perdite superiori a quelle che avrebbero sostenuto se l'entità fosse stata liquidata nel momento in cui è stata decisa la risoluzione. Qualora le attività di un ente soggetto a risoluzione siano parzialmente cedute ad un acquirente privato o a un ente-ponte, è opportuno liquidare la parte residua di tale ente con procedura ordinaria di insolvenza. Per tutelare gli azionisti e creditori dell'entità nel corso della procedura di liquidazione, è opportuno sancirne il diritto a ricevere, in pagamento dei loro crediti, una somma non inferiore a quella che, secondo le stime, avrebbero recuperato se l'entità nella sua integralità fosse stata liquidata con procedura ordinaria di insolvenza. (63) Per tutelare i diritti di azionisti e creditori è opportuno stabilire obblighi chiari riguardo alla valutazione delle attività e delle passività dell'ente soggetto a risoluzione e, ove richiesto dal presente regolamento, alla valutazione del trattamento che tali azionisti e creditori avrebbero ricevuto se l'entità fosse stata liquidata con procedura ordinaria di insolvenza. Dovrebbe essere possibile avviare una valutazione fin dalla fase di intervento precoce. Prima di qualsiasi azione di risoluzione si dovrebbe effettuare una valutazione equa, prudente e realistica delle attività e delle passività dell'entità. Il diritto di ricorso avverso tale valutazione dovrebbe essere possibile soltanto se esso verte anche sulla decisione di risoluzione. Ove richiesto dal presente regolamento dovrebbe inoltre essere effettuato un raffronto a posteriori, dopo l'applicazione degli strumenti di risoluzione, fra il trattamento ricevuto da azionisti e creditori e quello che sarebbe stato riservato loro in una procedura ordinaria di insolvenza. Se risulta che, in pagamento dei loro crediti, azionisti e creditori hanno ricevuto una somma inferiore a quella che avrebbero recuperato in una procedura ordinaria di insolvenza, è opportuno sancire il loro diritto a incassare la differenza ove richiesto dal presente regolamento. L'eventuale differenza dovrebbe essere versata dal Fondo istituito a norma del presente regolamento. (64) È importante che le perdite siano rilevate al momento in cui si verifica il dissesto dell'entità. La valutazione delle attività e passività dell'entità in dissesto dovrebbe fondarsi su ipotesi prudenti e realistiche riferite al momento dell'applicazione degli strumenti di risoluzione. Nella valutazione, il valore delle passività non dovrebbe però essere influenzato dalla situazione finanziaria dell'entità. Il Comitato dovrebbe poter procedere, per motivi di urgenza, a una valutazione rapida delle attività e passività dell'entità in dissesto. Tale valutazione dovrebbe essere provvisoria e mantenersi valida fino al momento in cui sia condotta una valutazione indipendente. (65) A tutela dell'obiettività e certezza della procedura di risoluzione è opportuno stabilire l'ordine di svalutazione o conversione dei crediti non garantiti nei confronti dell'ente soggetto a risoluzione. Per limitare il rischio che i creditori subiscano perdite superiori a quelle che avrebbero subito se l'ente fosse stato liquidato con procedura ordinaria di insolvenza, tale ordine dovrebbe valere sia nella procedura ordinaria di insolvenza sia nella procedura di svalutazione o conversione nel quadro della risoluzione, anche per agevolare la quantificazione del debito. (66) Il Comitato dovrebbe stabilire il programma particolareggiato di risoluzione. I pertinenti strumenti di risoluzione dovrebbero comprendere la vendita dell'attività d'impresa, l'ente-ponte, il bail-in e la separazione delle attività, strumenti previsti anche nella direttiva 2014/59/UE. Il programma dovrebbe permettere altresì di valutare se sono soddisfatte le condizioni di svalutazione e di conversione degli strumenti di capitale. (67) Quando intraprende azioni di risoluzione, il Comitato dovrebbe tenere conto delle misure previste nel piano di risoluzione e applicarle, a meno che non ritenga, alla luce delle specifiche circostanze, che gli obiettivi della risoluzione sarebbero raggiunti più efficacemente attuando azioni non previste in detto piano. (68) Gli strumenti di risoluzione dovrebbero comprendere la vendita dell'attività d'impresa o delle azioni dell'ente soggetto a risoluzione, la costituzione di un'entità-ponte, la separazione delle attività non in sofferenza dell'entità in dissesto da quelle deteriorate o in sofferenza, e il bail-in degli azionisti e dei creditori dell'entità medesima.14 L 225/ (69) Laddove gli strumenti di risoluzione siano stati utilizzati per trasferire i servizi d'importanza sistemica o l'attività economicamente sostenibile di un'entità a un'entità sana, quale un acquirente del settore privato o un'entità-ponte, la parte residua dell'entità dovrebbe essere liquidata. (70) Lo strumento per la vendita dell'attività d'impresa dovrebbe consentire la vendita dell'entità o di rami della sua attività a uno o più acquirenti senza il consenso degli azionisti. (71) Quando si applica lo strumento per la vendita dell'attività d'impresa, i proventi netti derivanti dalla cessione delle attività o passività dell'ente soggetto a liquidazione dovrebbero andare a beneficio dell'entità che resta interessata dalla procedura di liquidazione. Quando si applica lo strumento per la vendita dell'attività d'impresa, i proventi netti derivanti dalla cessione di titoli di proprietà emessi dall'ente soggetto a risoluzione dovrebbero andare a beneficio dei titolari di tali titoli di proprietà dell'entità che resta interessata dalla procedura di liquidazione. I proventi dovrebbero essere calcolati al netto dei costi generati dal dissesto dell'entità e dal processo di risoluzione. (72) Lo strumento di separazione delle attività dovrebbe consentire alle autorità di cedere attività, diritti o passività di un ente soggetto a risoluzione a una società veicolo distinta. Questo strumento dovrebbe essere utilizzato solo unitamente ad altri strumenti per impedire un indebito vantaggio competitivo a favore dell'entità in dissesto. (73) Un regime di risoluzione efficace dovrebbe ridurre al minimo i costi della risoluzione di un'entità in dissesto sostenuti dai contribuenti e assicurare che anche la risoluzione di entità di rilevanza sistemica sia possibile senza mettere a repentaglio la stabilità finanziaria. Con lo strumento del bail-in si consegue tale obiettivo garantendo che gli azionisti e creditori dell'entità in dissesto sostengano una congrua quota di perdite e si facciano carico di una quota adeguata dei costi derivanti dal dissesto dell'entità. Lo strumento del bail-in darà pertanto agli azionisti e ai creditori delle entità un maggiore incentivo a vigilare sul buon funzionamento dell'entità in circostanze normali. Ciò è conforme alla raccomandazione del Consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB) che i poteri di svalutazione del debito e di conversione previsti per legge siano inclusi in un quadro di risoluzione come opzione aggiuntiva, unitamente ad altri strumenti di risoluzione. (74) Al fine di garantire la necessaria flessibilità nel ripartire le perdite tra i creditori in una serie di circostanze, è opportuno che lo strumento del bail-in possa applicarsi sia quando l'obiettivo è procedere alla risoluzione dell'entità in dissesto mantenendola attiva, purché se ne possa ragionevolmente prospettare il ripristino della sostenibilità economica, sia quando servizi importanti a livello sistemico sono trasferiti a un'entità-ponte e la parte residua dell'entità cessa di operare ed è liquidata. (75) Quando lo strumento del bail-in è applicato con l'obiettivo di ripristinare il capitale dell'entità in dissesto per consentirgli di continuare la propria attività, la risoluzione tramite bail-in dovrebbe essere accompagnata dalla sostituzione della direzione, salvo nei casi in cui il suo mantenimento sia opportuno e necessario per conseguire gli obiettivi della risoluzione, e dalla successiva ristrutturazione dell'entità e delle sue attività in modo da eliminare i motivi del dissesto. La ristrutturazione dovrebbe essere realizzata mediante l'attuazione di un piano di riorganizzazione aziendale. Laddove applicabile, tale piano dovrebbe essere compatibile con il piano di ristrutturazione che le entità sono tenute a presentare alla Commissione a titolo della disciplina degli aiuti di Stato dell'unione. Il piano dovrebbe in particolare includere, oltre alle misure volte a ripristinare la sostenibilità economica a lungo termine dell'entità, misure che limitino l'aiuto alla ripartizione degli oneri minima e misure che arginino le distorsioni della concorrenza. (76) Non è opportuno applicare lo strumento del bail-in a crediti garantiti, siano essi assistiti da garanzia reale o da altri tipi di garanzie. Tuttavia, per assicurare che lo strumento sia efficace e raggiunga gli obiettivi è auspicabile che si possa applicare a una gamma quanto più ampia possibile di passività non garantite di un'entità in dissesto. È nondimeno opportuno escludere determinate categorie di passività non garantite dall'ambito di applicazione dello strumento del bail-in. Per tutelare i titolari di depositi protetti, lo strumento del bail-in non dovrebbe applicarsi ai depositi protetti ai sensi della direttiva 2014/49/UE. Per garantire la continuità delle funzioni essenziali lo strumento del bail-in non dovrebbe applicarsi a talune passività nei confronti dei dipendenti dell'entità in dissesto o ai crediti commerciali relativi a beni e servizi necessari per il funzionamento quotidiano dell'entità. Per soddisfare gli obblighi pensionistici e gli importi delle pensioni dovuti a fondi pensionistici e fiduciari di tali fondi, lo15 L 225/15 strumento del bail-in non dovrebbe applicarsi alle passività dell'entità in dissesto nei confronti di un regime pensionistico, salvo per le passività concernenti benefici pensionistici da attribuire alle componenti variabili della remunerazione non derivate da negoziati collettivi. Per limitare il rischio di contagio sistemico lo strumento del bail-in non dovrebbe applicarsi alle passività derivanti dalla partecipazione a sistemi di pagamento con scadenza residua inferiore a sette giorni, o alle passività nei confronti di entità, escluse quelle che fanno parte dello stesso gruppo, con scadenza originaria inferiore a sette giorni. (77) Dovrebbe essere possibile escludere, integralmente o parzialmente, le passività in talune circostanze, ad esempio quando non sia possibile applicare lo strumento del bail-in alle passività in tempi ragionevoli, quando l'esclusione sia strettamente necessaria e proporzionata al fine di assicurare la continuità delle funzioni essenziali e delle linee di business principali o, ancora, qualora l'applicazione del bail-in alle passività provocherebbe una distruzione di valore tale che le perdite subite da altri creditori sarebbero più elevate che se tali passività non fossero state escluse dal bail-in. Dovrebbe essere possibile anche escludere, integralmente o parzialmente, le passività qualora ciò sia necessario per evitare il diffondersi di contagio e instabilità finanziaria suscettibili di perturbare gravemente l'economia di uno Stato membro. Nell'effettuare le valutazioni, il Comitato o, laddove pertinente, le autorità nazionali di risoluzione dovrebbero considerare le conseguenze di un eventuale bail-in di passività derivanti da depositi ammissibili detenuti da persone fisiche, da micro, piccole e medie imprese superiore al livello di copertura previsto dalla direttiva 2014/49/UE. (78) Quando si applicano tali esclusioni, il livello di svalutazione o di conversione delle altre passività ammissibili può essere aumentato per tener conto delle esclusioni stesse, fatto salvo il rispetto del principio secondo cui nessun creditore può essere svantaggiato rispetto alle normali procedure di insolvenza. Se le perdite non possono essere trasferite ad altri creditori, il Fondo può effettuare conferimenti all'ente soggetto a risoluzione nel rispetto di una serie di rigorose condizioni, tra cui l'obbligo che siano già state assorbite perdite almeno pari all'8 % delle passività totali fondi propri compresi e che le risorse erogate dal Fondo si limitino al 5 % delle passività totali fondi propri compresi o, se inferiori, ai mezzi finanziari di cui dispone il Fondo e all'importo che può essere raccolto mediante conferimenti ex post nell'arco di tre anni. (79) In casi straordinari in cui le passività sono state escluse e il Fondo è stato usato per il bail-in al posto delle passività in questione a concorrenza del massimale ammesso, il Comitato dovrebbe poter tentare di reperire mezzi di finanziamento alternativi. (80) La percentuale minima del bail-in, pari all'8 % delle passività totali di cui al presente regolamento, dovrebbe essere basata sulla valutazione effettuata in conformità del presente regolamento. Le perdite storiche, già assorbite dagli azionisti riducendo i fondi propri prima di tale valutazione, non dovrebbero rientrare in tale percentuale. (81) Essendo la protezione dei titolari di depositi protetti uno degli obiettivi più importanti della risoluzione, lo strumento del bail-in non dovrebbe incidere sui depositi protetti, anche se il sistema di garanzia dei depositi contribuisce comunque a finanziare il processo di risoluzione assorbendo le perdite fino a concorrenza delle perdite nette che avrebbe dovuto sostenere dopo aver indennizzato i depositanti nella procedura ordinaria di insolvenza. L'esercizio dei poteri di bail-in permetterebbe ai depositanti di continuare ad accedere ai depositi, il che costituisce il principale motivo per cui sono stati istituiti i sistemi di garanzia dei depositi. Se non si prevedesse d'implicare questi sistemi in tali casi, si configurerebbe un vantaggio indebito rispetto al resto dei creditori nei confronti dei quali l'autorità di risoluzione eserciterebbe i suoi poteri. (82) Quando, nel contesto della risoluzione di un'entità, i depositi sono trasferiti a un'altra entità, i depositanti non dovrebbero essere assicurati per un importo superiore al livello di copertura previsto dalla direttiva 2014/49/UE. Di conseguenza, i crediti relativi ai depositi rimasti presso l'ente soggetto a risoluzione si dovrebbero limitare alla differenza tra i fondi trasferiti e il livello di copertura previsto nella direttiva 2014/49/UE. Se i depositi trasferiti sono superiori al livello di copertura, il depositante non dovrebbe avere un diritto di credito nei confronti del sistema di garanzia dei depositi per quanto concerne i depositi rimasti presso l'ente soggetto a risoluzione. (83) Per evitare che le entità strutturino le passività in modo da minare l'efficacia dello strumento del bail-in, è opportuno stabilire che esse siano sempre in regola con i requisiti minimi di fondi propri e passività ammissibili assoggettabili allo strumento del bail-in, espressi in percentuale delle passività totali dell'entità non rientranti nei fondi propri a norma della direttiva 2013/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio.16 L 225/ (84) In sede di determinazione dei requisiti minimi di fondi propri e passività ammissibili all'interno di un gruppo è opportuno adottare un approccio dall'alto verso il basso. Tale approccio dovrebbe riconoscere che l'azione di risoluzione si applica a livello di singola entità giuridica e che la capacità di assorbimento delle perdite deve essere imperativamente situata nell'entità all'interno del gruppo nel quale si verificano le perdite, oppure essere a questa accessibile. A tal fine, è opportuno assicurare che la capacità di assorbimento delle perdite all'interno di un gruppo sia distribuita in tutto il gruppo, in funzione del livello di rischio che presentano le entità giuridiche che ne fanno parte. Il requisito minimo di fondi propri e passibilità ammissibili necessario per ogni singola filiazione dovrebbe essere valutato separatamente. È opportuno inoltre assicurare che tutti i capitali e tutte le passività computati ai fini del requisito minimo di fondi propri e passibilità ammissibili consolidato siano situati nelle entità in cui è probabile che si verifichino le perdite, o siano altrimenti disponibili per assorbire le perdite. Il presente regolamento dovrebbe consentire una risoluzione «multiple-point-of-entry»(mep) o «single-point-ofentry»(spe). Il requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili dovrebbero riflettere la strategia di risoluzione idonea a un gruppo, conformemente al piano di risoluzione. In particolare, il requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili dovrebbero essere imposti al pertinente livello del gruppo per riflettere l'approccio Mep o Spe contenuto nel piano di risoluzione, senza dimenticare che possono esservi circostanze nelle quali si applica un approccio diverso da quello contenuto nel piano, ad esempio perché consente di raggiungere meglio gli obiettivi della risoluzione. Alla luce di quanto precede, e a prescindere dal fatto se un gruppo ha scelto l'approccio Mep o Spe, tutte le entità del gruppo dovrebbero sempre disporre di un solido requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili, per evitare il rischio di contagio o di assalto agli sportelli. (85) È opportuno scegliere il metodo di risoluzione che risulta migliore in funzione delle circostanze del caso e dell'obiettivo perseguito: dovrebbero quindi essere disponibili tutti gli strumenti di risoluzione previsti dalla direttiva 2014/59/UE. In sede di decisione sul programma di risoluzione il Comitato, il Consiglio e la Commissione dovrebbero per quanto possibile optare rispettivamente per il piano finanziariamente meno oneroso per il Fondo. (86) La direttiva 2014/59/UE attribuisce alle autorità nazionali di risoluzione il potere di svalutare e convertire gli strumenti di capitale, perché le condizioni che permettono tali operazioni possono coincidere con le condizioni della risoluzione; in tal caso, occorre valutare se tali operazioni siano sufficienti a ripristinare, da sole, la solidità finanziaria dell'entità oppure se sia necessaria anche un'azione di risoluzione. In via di principio, detto potere sarà usato nel contesto della risoluzione. È opportuno che il Comitato, sotto il controllo della Commissione o, se pertinente, del Consiglio subentrino alle autorità nazionali di risoluzione anche in tale funzione e siano quindi abilitati a valutare se sussistano le condizioni per la svalutazione e la conversione degli strumenti di capitale e a decidere se un'entità debba essere assoggettata a risoluzione se ne sono soddisfatte anche le condizioni. (87) È opportuno assicurare l'efficienza e l'uniformità dell'azione di risoluzione in tutti gli Stati membri partecipanti. A tal fine laddove l'autorità nazionale di risoluzione non abbia applicato o non si sia attenuta a una decisione del Comitato ai sensi del presente regolamento o l'abbia applicata in modo da recare pregiudizio a uno degli obiettivi della risoluzione o all'attuazione efficiente del programma di risoluzione, il Comitato dovrebbe avere il potere di cedere a un'altra persona determinati diritti, attività o passività dell'ente soggetto a risoluzione, a esigere, in talune circostanze, la conversione degli strumenti di debito che contengono una clausola contrattuale al riguardo oppure ad adottare ogni intervento utile ad evitare di pregiudicare l'obiettivo della risoluzione di cui trattasi. È opportuno precludere ad un'autorità nazionale di risoluzione qualsiasi iniziativa che limiti o intralci il Comitato nell'esercizio dei suoi poteri o funzioni. (88) Le entità, gli organi e le autorità coinvolte nell'applicazione del presente regolamento dovrebbero cooperare reciprocamente rispettando il dovere di leale cooperazione sancito dai trattati. (89) Per potenziare l'efficacia dell'srm è opportuno che il Comitato cooperi strettamente, e in ogni circostanza, con l'abe. Se del caso, il Comitato dovrebbe cooperare anche con il CERS, l'autorità europea di vigilanza (European17 L 225/17 Insurance and Occupational Pensions Authority) ('EIOPÀ), istituita dal regolamento (UE) n. 1094/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 1 ), l'autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) ('ESMÀ), istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio ( 2 ), e le altre autorità che costituiscono l'esfs. Dovrebbe altresì cooperare strettamente con la BCE e con le altre autorità abilitate ad esercitare la vigilanza sulle entità nell'ambito dell'ssm, in particolare riguardo ai gruppi soggetti alla vigilanza su base consolidata della BCE. Ai fini di una gestione efficace della procedura di risoluzione delle banche in dissesto, il Comitato dovrebbe cooperare con le autorità nazionali di risoluzione in tutte le fasi: questa cooperazione è infatti necessaria non soltanto nella fase di attuazione delle decisioni in materia di risoluzione assunte dal Comitato, ma anche prima che esse siano adottate, nella fase di pianificazione della risoluzione o nella fase di intervento precoce. Il Comitato dovrebbe poter cooperare con le pertinenti autorità di risoluzione e con i meccanismi che finanziano assistenza finanziaria pubblica diretta o indiretta. (90) In sede di applicazione di strumenti di risoluzione e di esercizio dei poteri in materia, il Comitato dovrebbe incaricare le autorità nazionali di risoluzione di assicurare l'informazione e, se del caso, la consultazione dei rappresentanti dei lavoratori delle entità interessate, così come previsto dalla direttiva 2014/59/UE. (91) Dato che subentra alle autorità nazionali di risoluzione degli Stati membri partecipanti per le decisioni in materia di risoluzione, il Comitato dovrebbe sostituirsi a esse anche nella cooperazione con gli Stati membri non partecipanti ivi incluso in seno ai collegi di risoluzione di cui alla direttiva 2014/59/UE per gli aspetti attinenti alle funzioni di risoluzione. (92) Poiché numerosi enti operano non soltanto all'interno dell'unione bensì a dimensione internazionale, qualsiasi meccanismo di risoluzione deve, per essere efficace, stabilire principi di cooperazione con le pertinenti autorità dei paesi terzi. Il sostegno offerto alle autorità dei paesi terzi dovrebbe rispettare il quadro giuridico previsto all'articolo 88 della direttiva 2014/59/UE. Al fine di assicurare un approccio coerente nei confronti dei paesi terzi è opportuno evitare per quanto possibile che negli Stati membri partecipanti si prendano decisioni divergenti quanto al riconoscimento di procedure di risoluzione condotte nei paesi terzi nei confronti di enti o imprese madri che negli Stati membri partecipanti posseggono filiazioni o altre attività, diritti o passività. Il Comitato dovrebbe pertanto essere abilitato a emettere raccomandazioni in materia. (93) Per poter svolgere efficacemente i propri compiti, il Comitato dovrebbe disporre di poteri di indagine adeguati: il potere di esigere che gli siano comunicate tutte le informazioni necessarie per il tramite delle autorità nazionali di risoluzione o direttamente dopo aver informato dette autorità, e il potere di svolgere indagini e ispezioni in loco, se del caso in cooperazione con le autorità nazionali competenti, avvalendosi di tutte le informazioni a disposizione della BCE e delle autorità nazionali competenti. Le ispezioni in loco nell'ambito della risoluzione dovrebbero consentire al Comitato di assicurare che le decisioni siano adottate in base a informazioni totalmente attendibili e di monitorare efficacemente l'attuazione delle misure da parte delle autorità nazionali. (94) Affinché il Comitato abbia accesso a tutte le informazioni pertinenti, è opportuno precludere alle entità e al relativo personale oppure ai soggetti terzi cui le entità in questione hanno esternalizzato funzioni o attività, la possibilità di negargli informazioni adducendo gli obblighi di segreto professionale. Al tempo stesso la rivelazione di tali informazioni al Comitato non dovrebbe essere considerata una violazione degli obblighi di segreto professionale. (95) Per assicurare la conformità delle decisioni adottate nell'ambito dell'srm, è opportuno irrogare sanzioni pecuniarie proporzionate e dissuasive in caso di violazione. È opportuno abilitare il Comitato a irrogare sanzioni pecuniarie o penalità di mora alle imprese che non si conformano alle decisioni del Comitato loro indirizzate. ( 1 ) Regolamento (UE) n. 1094/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/79/CE della Commissione(GU L 331 del , pag. 48). ( 2 ) Regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione (GU L 331 del , pag. 84).18 L 225/ (96) Qualora un'autorità nazionale di risoluzione violi le regole dell'srm non esercitando i poteri conferitile dalla normativa nazionale per attuare un'istruzione impartita dal Comitato, lo Stato membro in questione può essere responsabile, conformemente alla giurisprudenza in materia, della riparazione dei danni causati alle persone, compresi, ove applicabile, l'ente o il gruppo soggetti a risoluzione ovvero i creditori di qualsiasi ramo di tale entità o gruppo in qualsiasi Stato membro. (97) Per garantirne la completa autonomia e indipendenza, è opportuno che il Comitato sia dotato di un bilancio autonomo, con entrate provenienti da contributi obbligatori degli enti degli Stati membri partecipanti. Dovrebbero essere stabilite norme adeguate che disciplinino il bilancio del Comitato, la relativa elaborazione, l'adozione della regolamentazione interna che ne fissa la procedura di stabilimento e di esecuzione e l'audit interno ed esterno. (98) Il presente regolamento dovrebbe lasciare impregiudicata la capacità per gli Stati membri di applicare commissioni per coprire i costi amministrativi delle rispettive autorità nazionali di risoluzione. (99) Gli Stati membri partecipanti hanno deciso di comune accordo di provvedere a che agli Stati membri non partecipanti siano prontamente rimborsate con interessi le somme pagate da uno Stato membro non partecipante a titolo di risorse proprie per ogni intervento del bilancio dell'unione volto a onorare le responsabilità extracontrattuali e costi connessi attinenti allo svolgimento dei compiti previsti dal presente regolamento. Gli Stati membri partecipanti hanno concluso un accordo per attuare tale impegno. (100) Vi sono casi in cui l'efficacia degli strumenti di risoluzione applicati può dipendere dalla disponibilità di finanziamenti a breve termine per l'entità o per un entità-ponte, dalla fornitura di garanzie a potenziali acquirenti o dalla reperibilità di capitali per l'entità-ponte. Al di là del ruolo delle banche centrali di fornire liquidità al sistema finanziario anche in momenti di crisi, è quindi importante istituire un fondo che non consenta che il denaro necessario a tali fini provenga dai bilanci nazionali. La stabilizzazione del sistema finanziario dovrebbe essere finanziata dal settore finanziario nel suo complesso. (101) Poiché è necessario che il Fondo sia pienamente disponibile per la risoluzione degli enti in dissesto, il Fondo non dovrebbe essere attivato per nessuno scopo che non sia l'attuazione efficiente degli strumenti e dei poteri di risoluzione. Dovrebbe inoltre essere usato solo nel rispetto degli obiettivi e principi di risoluzione applicabili. Di conseguenza, il Comitato dovrebbe provvedere a che le perdite, i costi o le altre spese sostenuti in relazione all'applicazione degli strumenti di risoluzione siano in primo luogo a carico degli azionisti e creditori dell'ente soggetto a risoluzione. Il Fondo dovrebbe farsi carico delle perdite, costi o altre spese sostenuti in relazione agli strumenti di risoluzione soltanto se le risorse degli azionisti e creditori sono esaurite. (102) In linea di principio, i contributi dovrebbero essere raccolti dal settore prima di qualsiasi operazione di risoluzione e indipendentemente da essa. Quando i finanziamenti preventivi non sono sufficienti a coprire le perdite o i costi sostenuti per l'attivazione del Fondo, è opportuno raccogliere contributi aggiuntivi per sostenere gli ulteriori costi o perdite. È opportuno che il Fondo abbia la possibilità di contrarre prestiti o di ottenere altre forme di sostegno dagli enti, dagli enti finanziari o da altri terzi qualora i contributi ex ante ed ex post non siano immediatamente accessibili o non coprano le spese sostenute mediante il ricorso al Fondo in relazione alle azioni di risoluzione. (103) Per evitare duplicazione di pagamenti gli Stati membri dovrebbero essere in grado di servirsi dei mezzi finanziari disponibili grazie ai prelievi, tasse o contributi bancari di risoluzione nazionali istituiti tra il 17 giugno 2010 e il 2 luglio 2014 a titolo di contributi ex ante. (104) Al fine di costituire una massa critica ed evitare gli effetti prociclici che si verificherebbero se, in una crisi sistemica, il Fondo dovesse basarsi solo sui contributi ex post, è indispensabile che le risorse finanziarie messe ex ante a disposizione del Fondo siano di importo almeno pari ad un determinato livello-obiettivo.19 L 225/19 (105) Il livello-obiettivo del Fondo dovrebbe essere definito in percentuale dell'importo dei depositi protetti di tutti gli enti creditizi autorizzati negli Stati membri partecipanti. Tuttavia, poiché l'ammontare delle passività totali degli enti stessi dovrebbe costituire, tenendo in considerazione le funzioni del Fondo, un parametro più adeguato, è opportuno che la Commissione valuti se i depositi protetti o le passività complessive costituiscano una base più adeguata e se in futuro debba essere introdotto per il Fondo un contributo minimo in termini assoluti mantenendo uniformità di condizioni con la direttiva 2014/59/UE. (106) È opportuno stabilire una tempistica adeguata per il raggiungimento del livello-obiettivo del Fondo. Il Comitato dovrebbe tuttavia poter adeguare i tempi per il pagamento dei contributi in funzione degli esborsi significativi effettuati dal Fondo. (107) La garanzia di un finanziamento efficace e adeguato del Fondo è di importanza capitale per la credibilità dell'srm. La capacità del Comitato di reperire mezzi di finanziamento alternativi per il Fondo dovrebbe essere rafforzata in modo da ottimizzare i costi del finanziamento e di preservare la credibilità del Fondo. Immediatamente dopo l'entrata in vigore del presente regolamento, è opportuno che il Comitato, in cooperazione con gli Stati membri partecipanti, compia i passi necessari per sviluppare idonei metodi e modalità che permettano di potenziare la capacità di credito di cui il Fondo dovrebbe disporre alla data di applicazione del presente regolamento. (108) Gli Stati membri partecipanti che hanno già istituito meccanismi nazionali di finanziamento della risoluzione dovrebbero poter prevedere che questi usino i mezzi finanziari di cui dispongono, ricevuti in passato dalle entità a titolo di contributi ex ante, per compensare le entità relativamente ai contributi ex ante che tali entità dovrebbero versare al Fondo. È opportuno che questa restituzione lasci impregiudicati gli obblighi che incombono agli Stati membri a norma della direttiva 2014/49/UE. (109) Ai fini di un calcolo equo dei contributi e di un incentivo a operare secondo un modello che presenta meno rischi, è opportuno che i contributi al Fondo tengano conto del grado di rischio cui l'ente creditizio è esposto in base alla direttiva 2014/59/UE e agli atti delegati adottati a norma della stessa. (110) Ai fini di una ripartizione equa dei costi della risoluzione fra i sistemi di garanzia dei depositi e il Fondo, il sistema di garanzia dei depositi cui l'ente soggetto a risoluzione è affiliato dovrebbe essere tenuto a contribuire per una cifra non superiore all'ammontare delle perdite che avrebbe dovuto sostenere se l'entità fosse stata liquidata con procedura ordinaria di insolvenza. (111) Tali somme detenute dal Fondo dovrebbero essere investite in attività sufficientemente sicure, diversificate e liquide in modo da tutelarne il valore. (112) Qualora si ponga fine alla stretta cooperazione di uno Stato membro partecipante la cui moneta non è l'euro con la BCE ai sensi dell'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1024/2013, si dovrebbe decidere in merito a una ripartizione equa dei contributi cumulati dello Stato membro partecipante in questione, tenuto conto degli interessi di tale Stato e del Fondo. (113) Dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 290 TFUE al fine di determinare le norme per il calcolo del tasso di interesse da applicare in caso di decisione sul recupero di importi oggetto di un uso improprio dal Fondo e di garantire il diritto alla buona amministrazione e al diritto all'accesso ai documenti dei beneficiari nelle procedure relative a tale recupero; la tipologia di contributi da versare al Fondo e la ragione per cui il contributo è dovuto e il modo in cui ne è calcolato l'ammontare e le modalità con cui deve essere pagato; le norme in materia di registrazione, contabilità, informativa e altro che sono necessarie per assicurare il pagamento integrale e tempestivo dei contributi; il sistema dei contributi per gli enti che sono stati autorizzati ad operare dopo che il Fondo ha raggiunto il suo livello-obiettivo; criteri di scaglionamento dei contributi; le situazioni in cui il pagamento dei contributi può essere anticipato; i criteri per stabilire il numero di anni per i quali il periodo iniziale per raggiungere il livello-obiettivo può essere prorogato; determinare i criteri per fissare i contributi annuali quando i mezzi finanziari a disposizione del Fondo scendono al di sotto del suo livello-obiettivo dopo il periodo iniziale; determinare le misure che indicano le circostanze e le condizioni in cui i contributi ex post possono essere temporaneamente differiti per singoli enti, e le norme dettagliate per l'amministrazione del Fondo e i principi e i criteri generali per la sua strategia di investimento.20 L 225/ (114) Il Consiglio dovrebbe, nell'ambito degli atti delegati adottati a norma della direttiva 2014/59/UE, adottare atti di esecuzione che precisino l'applicazione delle metodologie di calcolo dei singoli contributi al Fondo unitamente alle modalità tecniche per il calcolo del contributo fisso e del contributo ponderato in funzione del rischio. Tale metodologia dovrebbe assicurare che nella formula di calcolo dei singoli contributi sia l'elemento fisso che quello ponderato per il rischio siano considerati in modo coerente con i principi di risoluzione e conformemente agli atti delegati adottati ai sensi dell'articolo 103, paragrafo 7 della direttiva 2014/59/UE. La metodologia dovrebbe tener conto del principio di proporzionalità, senza creare distorsioni fra i vari assetti del settore bancario vigenti negli Stati membri. (115) Come indicato nella dichiarazione n. 39 relativa all'articolo 290 TFUE, nell'elaborazione dei progetti di atti delegati previsti dal presente regolamento la Commissione dovrebbe continuare, secondo la sua prassi costante, a consultare gli esperti nominati dagli Stati membri. È altresì di particolare importanza in tale ambito che, ove opportuno, durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni con la BCE e con il Comitato nelle loro aree di competenza. (116) Le azioni di risoluzione dovrebbero essere debitamente notificate e, salvo le limitate eccezioni stabilite nel presente regolamento, essere rese pubbliche. Tuttavia, poiché è probabile che siano sensibili, le informazioni ottenute dal Comitato, dalle autorità nazionali di risoluzione e dai loro consulenti professionali durante la procedura di risoluzione dovrebbero essere soggette a obblighi in materia di segreto professionale. Occorre tenere conto del fatto che le informazioni sui contenuti e i particolari dei piani di risoluzione, nonché i risultati di qualsiasi valutazione di tali piani, possono avere conseguenze di ampia portata soprattutto per le imprese interessate. Tutte le informazioni fornite rispetto a una decisione prima che questa sia presa, che si tratti di accertare se le condizioni per la risoluzione siano soddisfatte, dell'uso di uno specifico strumento o di qualsiasi azione in corso di procedura, devono essere considerate come suscettibili di avere ripercussioni sugli interessi, pubblici e privati, implicati dall'azione. Tuttavia, potrebbe bastare l'informazione che il Comitato e le autorità nazionali di risoluzione stiano esaminando una data entità per avere effetti negativi su di essa; per cui è necessario assicurare che vi siano strumenti adeguati per mantenere riservate informazioni quali il contenuto e i particolari dei piani di risoluzione e il risultato di qualsiasi valutazione svolta in tale contesto. (117) A tutela della riservatezza dei lavori del Comitato, è opportuno vincolare all'obbligo di rispetto del segreto professionale, anche dopo la cessazione dalle funzioni, i suoi membri e il suo personale, comprese le persone che vi svolgono mansioni di risoluzione nell'ambito di un regime di scambio o di distacco da uno Stato membro partecipante. Si tratta di obblighi che dovrebbero altresì applicarsi alle altre persone autorizzate dal Comitato, alle persone autorizzate o incaricate dalle autorità nazionali di risoluzione degli Stati membri di effettuare ispezioni in loco, nonché agli osservatori invitati a partecipare alle riunioni delle sessioni plenarie ed esecutive del Comitato e agli osservatori di Stati membri non partecipanti che fanno parte di gruppi interni per la risoluzione. Per poter svolgere le funzioni attribuitegli dal presente regolamento, il Comitato dovrebbe essere autorizzato, a determinate condizioni, a scambiare informazioni con le autorità e gli organi degli Stati membri e dell'unione. (118) Affinché il Comitato sia integrato nel SEVIF, è opportuno modificare il regolamento (UE) n. 1093/2010 per includere il Comitato nella nozione di autorità competenti di cui a tale regolamento. Tale assimilazione di Comitato e autorità competenti a norma del regolamento (UE) n. 1093/2010 è in linea con le funzioni che l'articolo 25 dello stesso attribuisce all'abe, vale a dire contribuire e partecipare attivamente all'elaborazione e al coordinamento di piani di risanamento e di risoluzione e tendere a facilitare la risoluzione di entità, e in particolare di gruppi transfrontalieri, in dissesto. (119) Fino alla piena operatività del Comitato dovrebbe essere conferita alla Commissione la responsabilità delle operazioni iniziali, tra cui la designazione di un presidente ad interim che autorizzi, per conto del Comitato, tutti i pagamenti necessari. (120) L'SRM riunisce il Comitato, il Consiglio, la Commissione e le autorità di risoluzione degli Stati membri partecipanti. La Corte di giustizia ha competenza per esercitare il controllo di legittimità sulle decisioni adottate dal Comitato, dal Consiglio e dalla Commissione, in conformità dell'articolo 263 TFUE, e per determinare la loro responsabilità extra-contrattuale. Inoltre, in conformità dell'articolo 267 TFUE e previa richiesta delle autorità giudiziarie nazionali, la Corte di giustizia è competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sulla validità e l'interpretazione degli atti delle istituzioni, organi o organismi dell'unione. Le autorità giudiziarie nazionali dovrebbero essere competenti, conformemente alle rispettive legislazioni nazionali, a controllare la legittimità delle decisioni adottate dalle autorità di risoluzione degli Stati membri partecipanti nell'esercizio dei poteri loro conferiti dal presente regolamento, e a determinare la loro responsabilità extra-contrattuale. Vedere altro
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References: articolo 53
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