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Timestamp: 2019-04-20 16:42:57+00:00

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Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2019 Diritto del concessionario sulla cappella costituisce un diritto reale
4.11 motivo e’ infondato. Il thema decidendum, cosi’ come descritto nella sentenza impugnata, non ha, infatti, in alcun modo investito la questione dell’accettazione da parte del (OMISSIS) dello stato nel quale l’area gli era stata concessa in conseguenza della scrittura privata del 9/12/1989 con la quale lo stesso aveva acquistato dalla famiglia (OMISSIS) la comproprieta’ del muro di confine della cappella (OMISSIS). Ed e’ noto, invece, che i motivi del ricorso per cassazione devono investire questioni che abbiano formato oggetto del thema decidendum del giudizio di secondo grado, come fissato dalle impugnazioni e dalle richieste delle parti: in particolare, non possono riguardare nuove questioni di diritto se esse postulano indagini ed accertamenti in fatto non compiuti dal giudice del merito ed esorbitanti dai limiti funzionali del giudizio di legittimita’ (Cass. n. 16742 del 2005; Cass. n. 22154 del 2004; Cass. n. 2967 del 2001). La sentenza impugnata, in quanto depositata dopo l’11/9/2012, e’, del resto, assoggettata all’articolo 360 c.p.c., n. 5, nel testo in vigore successivamente alle modifiche apportate dal Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54 convertito con modificazioni con la L. n. 134 del 2012, a norma del quale la sentenza del giudice d’appello puo’ essere impugnata con ricorso per cassazione solo in caso omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti. Ed e’ noto come, secondo le Sezioni Unite (Cass. n. 8053 del 2014), tale norma consente di denunciare in cassazione solo l’anomalia motivazionale che – relativamente al solo giudizio di fatto – si tramuta in una violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’articolo 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi, che si convertono in violazione dell’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullita’ della sentenza, in cui tale anomalia si esaurisca nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile” (esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione), al di fuori delle quali il vizio di motivazione puo’ essere dedotto solo come omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo, vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia (Cass. n. 23940 del 2017; Cass. n. 14014 del 2017, in motiv.; Cass. n. 9253 del 2017, in motiv.; Cass. n. 7472 del 2017). Ne consegue che, nel rispetto delle previsioni dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare non una questione o un punto della sentenza, quanto il “fatto storico”, principale ovvero secondario (cioe’ dedotto in funzione di prova di un fatto principale), il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisivita'” (Cass. n. 14014 del 2017, in motiv.; Cass. n. 9253 del 2017, in motiv.; Cass. n. 20188 del 2017, in motiv.). Nel caso in esame, invece, i ricorrenti non hanno indicato se, come e quando, nel corso del giudizio di merito, il fatto, che la corte d’appello avrebbe omesso di esaminare, sia stato dedotto, quanto meno ai fini, come sopra espressi, che gli stessi hanno ritenuto di poter perseguire.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 articolo 54
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 369
 Cass. 
 Cass.