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Timestamp: 2020-08-04 07:50:24+00:00

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Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 20987 del 15-08-2020
La decisione in oggetto è assai interessante in quanto essa è preso nella dovuta considerazione il principio di specialità in materia di estradizione.
Difatti, in tale pronuncia, avvalendosi di precedenti conformi, una volta fatto presente che il principio di specialità è, insieme al principio di doppia incriminazione, il secondo fondamentale pilastro del sistema estradizionale, sia attivo che passivo (artt. 699 e 721 c.p.p.) consistendo, in attuazione di una regola generale di diritto internazionale, nel vietare limitazioni della libertà personale dell’estradato per fatti anteriori e diversi da quelli per cui l’estradizione è stata concessa, al fine di impedire richieste “fraudolente” da parte degli Stati che, ottenuta la disponibilità del reo in relazione ad una ipotesi di reato, intendano trattenere l’estradato anche per fatti diversi anteriormente commessi, così violando gli “accordi” presi con lo Stato di rifugio, viene affermato che: 1) il principio di specialità trova applicazione anche nella fase esecutiva in relazione ai fatti già giudicati e anche in tema di mandato di arresto europeo impedendo che il condannato possa essere sottoposto a limitazione della libertà in forza di provvedimento che sia relativo a fatti anteriori e diversi da quelli per i quali il mandato è stato emesso fermo restando che la clausola di specialità non impedisce l’adozione di una misura cautelare personale in relazione a reati diversi da quelli per i quali la consegna è stata effettuata e commessi anteriormente ad essa restando ovviamente impossibile dare esecuzione al provvedimento; 2) il principio di specialità di cui all’art. 721 c.p.p. e all’art. 14 della Convenzione Europea di estradizione non impedisce che il P.M. emetta un nuovo ordine di esecuzione di condanne, diverse da quelle per le quali l’estradizione sia stata concessa, una volta che l’estradato, pur avendone la possibilità, non abbia lasciato il territorio dello Stato trascorsi quarantacinque giorni dalla sua definitiva liberazione ovvero, pur avendolo lasciato, vi abbia fatto volontariamente ritorno così come non è impedito alla pubblica accusa emettere un ordine di esecuzione emesso per una pena detentiva irrogata per un fatto anteriore alla consegna diverso da quello per il quale l’estradizione è stata concessa.
Corte di Cassazione – II sez. pen. – sentenza n. 20954 del 15-07-2020
La decisione in commento è assai interessante nella parte in cui chiarisce cosa attribuisce al Tribunale il procedimento di cui all’art. 14, c. 2-ter del D.Lgs. n. 159 del 2011 il quale, come è noto, prevede quanto segue: “L’esecuzione della sorveglianza speciale resta sospesa durante il tempo in cui l’interessato è sottoposto a detenzione per espiazione di pena. Dopo la cessazione dello stato di detenzione, se esso si è protratto per almeno due anni, il tribunale verifica, anche d’ufficio, sentito il pubblico ministero che ha esercitato le relative funzioni nel corso della trattazione camerale, la persistenza della pericolosità sociale dell’interessato, assumendo le necessarie informazioni presso l’amministrazione penitenziaria e l’autorità di pubblica sicurezza, nonché presso gli organi di polizia giudiziaria. Al relativo procedimento si applica, in quanto compatibile, il disposto dell’articolo 7. Se persiste la pericolosità sociale, il tribunale emette decreto con cui ordina l’esecuzione della misura di prevenzione, il cui termine di durata continua a decorrere dal giorno in cui il decreto stesso è comunicato all’interessato, salvo quanto stabilito dal comma 2 del presente articolo. Se invece la pericolosità sociale è cessata, il tribunale emette decreto con cui revoca il provvedimento di applicazione della misura di prevenzione”.
Corte di Cassazione – VI sez. pen. – sentenza n. 21213 del 16-07-2020
La decisione in questione è assai interessante specialmente nella parte in cui viene chiarito quando può ritenersi sussistente lo stato di flagranza in materia di maltrattamenti.
Difatti, in tale pronuncia, viene a tal proposito affermato che, in ordine a siffatto illecito penale, è configurabile lo stato di flagranza allorché il singolo episodio lesivo non risulti isolato, ma si ponga inequivocabilmente in una situazione di continuità rispetto a comportamenti di reiterata sopraffazione direttamente percepiti dagli operanti, potendosi a tal fine aver riguardo alle condizioni dell’abitazione, alle modalità della richiesta dell’intervento d’urgenza, alle condizioni soggettive della persona offesa fermo restando come si possano inoltre valorizzare anche le dichiarazioni della persona offesa ove idonee a delineare un quadro che si collochi in continuità con quanto oggetto di diretta osservazione.
Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 844 del 17-01-2020
Il divieto del patto commissorio sancito dall’art. 2744 c.c. non opera quando nell’operazione negoziale sia inserito un patto marciano (in forza del quale, nell’eventualità di inadempimento del debitore, il creditore vende il bene, previa stima, versando al debitore l’eccedenza del prezzo rispetto al credito), trattandosi di clausola lecita, che persegue lo stesso scopo del pegno irregolare ex art. 1851 c.c. ed è ispirata alla medesima “ratio” di evitare approfittamenti del creditore in danno del debitore, purché le parti abbiano previsto, al momento della sua stipulazione, che, nel caso ed all’epoca dell’inadempimento, sia compiuta una stima della cosa, entro tempi certi e modalità definite, che assicuri una valutazione imparziale, ancorata a parametri oggettivi ed automatici oppure affidata ad una persona indipendente ed esperta, la quale a tali parametri debba fare riferimento.
Corte di Cassazione – II sez. civ.- sentenza n. 12580 del 25-06-2020
Corte di Cassazione – II sez. civ. – sentenza n. 11845 del 18-06-2019
In tema di edifici e fabbricati, il codice civile prevede che gli stessi debbano essere costruiti ad una distanza non inferiore a tre metri gli uni dagli altri. Tale disposizione è volta a tutelare prevalentemente gli interessi dei singoli privati e la ratio della previsione di distanze minime è quella di garantire che non si creino intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà, che potrebbero venire ad esistenza nel caso in cui non vi sia spazio sufficiente tra le diverse costruzione. Anche per tale ragione il legislatore concede di costruire in appoggio o in aderenza, non essendovi – in tali casi – il pericolo che si creino dette intercapedini.
I Regolamenti Edilizi dei singoli Comuni, ai sensi dell’art. 873 c.c. ultimo periodo, possono comunque derogare alla normativa codicistica, prevedendo distanze differenti.
Corte di Cassazione – Sez. Un. pen. – sentenza n. 19214 del 24-06-2020
La decisione in esame è assai interessante nella parte in cui gli Ermellini, componendo un pregresso contrasto giurisprudenziale, affermano il principio di diritto secondo il quale sussiste l’interesse del pubblico ministero ad impugnare il provvedimento con il quale il tribunale del riesame, rilevata l’incompetenza del giudice per le indagini preliminari, annulli, per carenza delle condizioni di applicabilità, l’ordinanza con cui quello stesso giudice ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere, se l’impugnazione è funzionale a garantire il tempestivo intervento del giudice competente.
Va da sé dunque che, ove emerga un interesse di questo genere, è precluso alla difesa dolersi dell’impugnazione, proposta dalla pubblica accusa in tali casi, in termini di carenza di inammissibilità per insussistenza dell’interesse ad impugnazione.
Tale pronuncia, dunque, deve essere presa nella dovuta considerazione ove si verifichi una evenienza processuale di tale tipo.
Corte di Cassazione – sez. civ. – ordinanza n. 10846 08-06- 2020
Corte di Cassazione – II sez. civ.- sentenza n. 14300 del 08-07-2020
Corte di Cassazione – Sez. Un. civ. – sentenza n. 8770 del 12-05-2020

References: sentenza 
 sentenza 
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 art. 1851
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