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Timestamp: 2020-08-11 17:06:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26382 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26382 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. II, 20/12/2016, (ud. 25/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26382
sul ricorso 1452/2012 proposto da:
E.M.L., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
V.LE GORIZIA 22, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE LUDOVICO
MOTTI BARSINI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
GABRIELE DARA;
E.G., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
P.ZZA CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso
dall’avvocato LORIS LUCA MANTIA;
M.G., M.P., M.C., MO.AN.,
MO.DA., E.E. quali eredi di EP.GI.;
avverso la sentenza n. 963/2011 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 16/07/2011;
udito l’Avvocato Uberto GASPERINI ZACCO, con delega depositata in
udienza dell’Avvocato MOTTI BARSINI Giuseppe L. difensore della
ricorrente che si riportato alle difese in atti;
udito l’Avvocato MATTIA Loris Luca, difensore del resistente che si
PEPE Alessandro, che ha concluso per l’accoglimento del solo terzo
motivo del ricorso principale e per il rigetto del ricorso
Con atto del 28.12.72 i fratelli E.M.L. e G. e la loro madre C.A. divisero tra di loro un cespite ereditario – ricevuto dal comune dante causa G. E. senior, padre dei primi due e marito della terza – costituito dalla metà indivisa di uno stabile, con retrostante area di pertinenza, sito in (OMISSIS); in particolare, a E.G. andò il primo piano dello stabile, il piano seminterrato e due appartamenti al piano rialzato; a E.M.L. andò l’appartamento del terzo piano e la quota indivisa di una quarto dell’area retrostante il fabbricato; ad C.A. andarono i tre quarti di detta area. Su tale area vennero quindi edificati dei fabbricati adibiti a magazzini, aventi accesso da via (OMISSIS), dichiarati agibili nel 1974. Nel 1977 la signora C. decedette, lasciando i propri beni ai figli in parti uguali, cosicchè, in esito a tale successione, la proprietà della suddetta area e dei magazzini ivi edificati si divise tra i due fratelli E. in ragione di cinque ottavi a M.L. e di tre ottavi a G..
Con atto di citazione del 1987 la signora E.M.L. convenne davanti al tribunale di Palermo il fratello G. (in contraddittorio anche con l’altra condomina Ep.Gi.), lamentando che il medesimo aveva abusivamente occupato in vario modo spazi condominiali e chiedendone la condanna al rilascio di tali spazi ed alla demolizione di alcune opere. E.G., costituitosi, resistette alle domande della sorella e propose a propria volta varie domande riconvenzionali.
Il tribunale di Palermo, integrato il contraddittorio anche con Daniele ed E.E., donatari della nuda proprietà dei cespiti di E.G., accolse in parte tanto la domande dell’attrice quanto le riconvenzionali di E.G..
La corte d’appello di Palermo, adita con l’appello principale di E.G. e quello incidentale di sua sorella M.L. e degli eredi di Ep.Gi., frattanto deceduta, ha adottato le statuizioni che, per quanto ancora interessa, si riepilogano come segue.
Con sentenza non definitiva depositata il 10/10/2008, la corte palermitana:
a) ha confermato, rigettando l’appello incidentale proposto sul punto da E.M.L., la statuizione della sentenza di primo grado che aveva condannato quest’ultima ad eliminare le opere da lei realizzate nei locali sottotetto del terzo piano;
b) in accoglimento del terzo motivo dell’appello principale di E.G., ha giudicato fondate le censure da costui mosse alla statuizione del primo giudice che aveva rigettato la sua domanda di demolizione parziale dei magazzini con accesso da via (OMISSIS), retrostanti l’edificio condominiale, fino a ricondurli alla distanza regolamentare da tale fabbricato;
c) in accoglimento del quarto motivo dell’appello principale di E.G., ha giudicato fondate le censure da costui mosse alla statuizione del primo giudice che aveva rigettato la sua domanda di eliminazione di tutte le servitù abusivamente costituite a carico del fabbricato condominiale e a vantaggio dei ripetuti magazzini con accesso da via (OMISSIS);
d) ha rimesso la causa sul ruolo per individuare, tramite apposita c.t.u., natura e consistenza delle violazioni del diritto dominicale di E.G. da costui lamentate con il terzo e il quarto motivo dell’appello principale e per pronunciarsi sul primo motivo del medesimo appello principale; con tale motivo E.G. aveva censurato la statuizione della sentenza di primo grado che lo aveva condannato a ripristinare l’originario accesso agli impianti condominiali rimasti interclusi (locale autoclave e caldaia), deducendo il tribunale non aveva considerato che detta interclusione era effetto delle opere abusivamente realizzate da sua sorella M.L. sull’area retrostante il fabbricato, lungo via (OMISSIS).
Con sentenza definitiva depositata il 16.7.2011, la corte palermitana:
e) in accoglimento del terzo motivo dell’appello principale di E.G., ha condannato E.M.L. a demolire i manufatti abusivi facenti parte dei magazzini prospicienti via (OMISSIS) come indicati nella c.t.u. depositata il 3.2.92 e ad ivi realizzare un passo carrabile e un’area di parcheggio, nonchè a ripristinare le aperture specificate nella c.t.u. depositata il 21.3.94, previo arretramento, a distanza legale, dei muri di fabbrica dei suddetti magazzini;
f) in ordine al quarto ed al primo motivo dell’appello principale di E.G., ha statuito che non vi era “prova della fondatezza delle doglianze prospettate dall’ E., nulla di specifico avendo, al riguardo, accertato il c.t.u. nominato da questa Corte, nè avendo l’odierno appellante, in assolvimento dell’onere probatorio su di lui gravante, svolto argomentazioni idonee, dal punto di vista logistico e tecnico, a comprovare il proprio assunto difensivo”.
Avverso entrambe le sentenze della corte d’appello di Palermo – quella non definitiva del 2008 è quella definitiva del 2011 – la signora E.M.L. ha proposto ricorso per cassazione, su tre motivi, contro il fratello G. e nei confronti di E.D. ed E. e degli eredi di Ep.Gi. (sigg. Mo.Ma., G., Ca., Pa. ed An.). E.G. si è costituito con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale con un motivo.
La causa è stata discussa alla pubblica udienza del 25.10.16, per la quale solo E.M.L. ha depositato una memoria illustrativa e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.
Con il primo motivo del ricorso principale – riferito al vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione e concernente la statuizione sopra sintetizzata al punto a) – la signora E., premesso che la corte d’appello aveva ritenuto che il sottotetto fosse condominiale perchè di dimensioni sufficientemente ampie da non potersi considerare un mero vano tecnico, argomenta che:
– sarebbe pacifico che “il sottotetto, nelle sue dimensioni originarie, era diverso e di minor volumetria rispetto a quello attuale” (settima pagina del ricorso);
– d’altra parte, mai sarebbe stato sostenuto che l’incremento di volumetria fosse stato realizzato alterando la sagoma esterna dell’edificio.
Da tali rilievi la ricorrente principale trae la conclusione che l’incremento di volumetria del sottotetto sarebbe stato realizzato abbassando la quota del relativo piano di calpestio ed inglobando parte del sottostante appartamento di proprietà esclusiva della ricorrente; per quindi sostenere che – se il sottotetto doveva originariamente considerarsi, per la modestia delle sue dimensioni, pertinenza dell’appartamento del terzo piano e, quindi, in proprietà della ricorrente – il successivo mutamento dimensionale non poteva modificarne l’appartenenza.
Il motivo è inammissibile, perchè si fonda su circostanze di fatto (relative alle originarie dimensioni del sottotetto, all’incompatibilità di tali dimensioni con la destinazione condominiale del medesimo, alle cause del successivo ampliamento delle stesse) che non emergono dalla sentenza gravata e non possono formare oggetto di accertamento in sede di legittimità.
Con il secondo motivo del ricorso principale – riferito al vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione e concernente la statuizione sopra sintetizzata al punto b) – la signora E. argomenta che, poichè la responsabilità della realizzazione dei magazzini con accesso da via (OMISSIS), edificati sull’area retrostante l’edificio condominiale, era anche di sua madre C.A., comproprietaria di detta area, l’obbligazione risarcitoria sulla medesima gravante nei confronti di E.G. si era estinta, per confusione, per la quota dell’eredità di costei devoluta al medesimo E.G..
Il motivo è inammissibile perchè non risulta pertinente al contenuto delle due sentenze gravate, le quali non contengono alcuna pronuncia di condanna al risarcimento danni, essendosi la corte distrettuale limitata a pronunciare, con la sentenza definitiva del 2011, una condanna ad un facere.
Con il terzo motivo del ricorso principale – riferito al vizio di violazione di legge, in relazione all’art. 112 c.p.c. e concernente la statuizione sopra sintetizzata al punto e) – la signora E. denuncia il vizio di ultra petizione in cui la corte di appello sarebbe incorsa condannando soltanto lei medesima, con la sentenza definitiva del 2011, all’esecuzione delle opere oggetto di tale statuizione, ancorchè lo stesso E.G., nella formulazione della relativa domanda (proposta in via riconvenzionale nella sua comparsa di costituzione nel giudizio di primo grado, interamente trascritta nel controricorso) avesse chiesto “la demolizione dei corpi di fabbrica illegittimamente realizzati sul sedime del terreno prospiciente la via (OMISSIS) senza rispetto dei distacchi di legge e delle distanze legali a spese comuni tra gli attuali proprietari e nelle rispettive proporzioni”.
Premesso che l’impugnata sentenza definitiva non contiene alcuna statuizione sul contenuto della domanda riconvenzionale proposta da E.G. nei confronti della sorella (cosicchè nella specie non potrebbe utilmente richiamarsi il principio, enunciato da questa Corte nelle sentenze nn. 2630/14 e 21874/15, secondo cui la statuizione con cui il giudice del merito abbia espressamente ritenuto che una domanda sia stata proposta può essere censurata in sede di legittimità sotto il profilo del vizio motivazionale ma non sotto il profilo il vizio di ultrapetizione), il Collegio osserva che il riferimento del brano sopra trascritto ad una demolizione “a spese comuni tra gli attuali proprietari e nelle rispettive proporzioni” (ripreso anche nelle conclusioni della stessa comparsa di costituzione di E.G. in primo grado, nelle quali, dopo la richiesta di condanna al facere di E.M.L., si aggiunge: “facultando il professor E.G. a provvedervi direttamente e con oneri a carico dei comproprietari nelle rispettive quote”) manifesta che la domanda riconvenzionale di E.G. aveva ad oggetto la condanna di E.M.L. ad un facere a spese della comunione cui ella partecipava – cioè, appunto, a carico degli “attuali” (cioè all’epoca della domanda giudiziale) comproprietari nelle rispettive quote – e non ad un facere a spese esclusive della stessa E.M.L..
Ricorre quindi il vizio di ultra petizione denunciato con il terzo mezzo del ricorso principale.
Passando all’esame del ricorso incidentale, il collegio osserva che con l’unico motivo ivi svolto si denuncia il vizio di omessa e contraddittoria motivazione della statuizione della sentenza definitiva del 2011 che, rigettando il primo ed il quarto motivo di appello, ha argomentato: “non vi è prova della fondatezza delle doglianze prospettate dall’ E., nulla di specifico avendo, al riguardo, accertato il c.t.u. nominato da questa Corte nè avendo l’odierno appellante, in assolvimento dell’onere probatorio su di lui gravante, svolto argomentazioni idonee, dal punto di vista logistico e tecnico, a comprovare il proprio assunto difensivo”.
Il motivo è fondato. La motivazione della statuizione di rigetto del primo e quarto motivo dell’appello di E.G. si esaurisce integralmente nel brano sopra trascritto e va giudicata meramente apparente, perchè trascura del tutto i rilevi sullo stato dei luoghi emergenti dalle pagine da 7 a 11 della relazione integrativa 10.3.94 del c.t.u. nominato in primo grado, debitamente trascritte alle pagg. 29 e segg. del controricorso.
In definitiva si devono accogliere il terzo motivo del ricorso principale e il ricorso incidentale e la sentenza gravata va cassata con rinvio alla corte territoriale.
La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso principale, accoglie il ricorso incidentale, cassa la sentenza gravata per quanto di ragione e rinvia ad altra sezione corte d’appello di Palermo, che regolerà anche le spese del giudizio di cassazione.

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