Source: http://www.parrocchiatrasfigurazione.it/consiglio-pastorale.html
Timestamp: 2020-05-28 16:22:19+00:00

Document:
Consiglio Pastorale - PARROCCHIATRASFIGURAZIONE
AUDIO LECTIO DOMENICA DI PASQUA
AUDIO II DOMENICA DI PASQUA
AUDIO III DOMENICA DI PASQUA
AUDIO IV DOMENICA DI PASQUA
AUDIO V DOMENICA DI PASQUA
AUDIO VI DOMENICA DI PASQUA
LECTIO II DI PASQUA
AUDIO ASCENSIONE
LECTIO III DI PASQUA
LECTIO IV DOMENICA DI PASQUA
LECTIO V DOMENICA DI PASQUA
LECTIO VI DOMENICA DI PASQUA
LECTIO ASCENSIONE
Il presente sussidio è stato predisposto per quanti intendono formarsi nell’attivare il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP). In particolare, vuole accompagnare soprattutto i laici, membri del consiglio, in un cammino che sia fedele alle indicazioni del magistero ecclesiale e rispondente alle esigenze della propria comunità cristiana. Senza una preparazione adeguata, infatti, il CPP rischia di arenarsi in situazioni di stanchezza, di burocratizzazione, di equivoco.
1. fondazione ecclesiologica
L’istituzione del CPP, nata dal Vaticano II e salutata inizialmente con entusiasmo, è ancora avvolta da problemi, non tanto per la questione pratica della sua composizione o conduzione, bensì per una poco chiara visione di Chiesa che la sostiene e ne sta a fondamento. Il CPP, infatti, affonda le sue radici nella parrocchia e questa nella Chiesa particolare, che non è altro che la Chiesa di Cristo presente nelle varie comunità, dove, sotto la presidenza del Vescovo, si celebra legittimamente l'Eucarestia (cf LG 26).
Chi partecipa al CPP, quindi, deve preoccuparsi di avere una mentalità di fede e la piena conoscenza del mistero della Chiesa secondo la rivelazione, la tradizione e il magistero. Bisogna, infatti, essere consapevoli che il CPP esiste e deve esistere non tanto perché la conduzione partecipata di una parrocchia è più efficace e più confacente ai nostri tempi, bensì perché è la natura stessa della comunità ecclesiale ad esigere una conduzione comunitaria. A tal proposito, il Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium ha invitato tutti i credenti a concepire la Chiesa innanzitutto come «mistero», cioè come realtà da cogliere non già in rapporto a una qualche società umana, ma in relazione a Dio ed al suo piano di salvezza, che consiste nel riunire tutti gli uomini, fatti suoi figli per mezzo di Cristo e il dono dello Spirito Santo, nel suo Regno. Di questo progetto di comunione, la Chiesa è «in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano» (LG 1). In questa duplice dimensione, di comunione verticale con Dio e di comunione orizzontale coi fratelli, vanno comprese le due immagini principali della Chiesa: la Chiesa in quanto "corpo di Cristo" (LG 7) e in quanto "popolo di Dio" (LG cap. II).
I credenti in Cristo sono costituiti da Dio come un unico corpo, che riceve, però, unità, energia e vita dal rapporto di comunione con Cristo, suo capo (cf Ef. 4,16). In questo “corpo” non esistono membra morte o passive, bensì tutte sono partecipi della vita e della attività del tutto. Tutte, quindi, sono anche responsabili della vitalità, della edificazione e della missione del corpo (cf AA 2). Dio, infatti, ha composto questo corpo, perché "le varie membra avessero cura le une delle altre" (1 Cor 12,25; cf Rom 12,5). Così pure "a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per la utilità comune" (1Cor 12,7; cf 1 Pt. 4,10).
La stessa immagine della Chiesa come "popolo di Dio" rimanda ad un raduno di persone costituite in unità. Anche in questo caso, si tratta di quella unità che deriva non da volontà o interessi umani, bensì dal fatto di essere il popolo di Dio, cioè costituito e acquistato da Dio, convocato dalla sua Parola (cf 1 Pt 2, 9-10). Questo popolo è chiamato non solo a vivere e costruire la comunione trinitaria al suo interno, ma anche ad essere segno e strumento di unità e comunione per tutti gli uomini. È questa una vocazione che riguarda e impegna tutti coloro che godono della medesima dignità fondamentale di figli di Dio (LG 9) e che sono chiamati alla santità (LG cap. V). Pur con doni o funzioni diverse, tutti sono comunque ugualmente responsabili della edificazione di questo popolo e della realizzazione della sua missione.
Convocata dalla Parola di Dio, alimentata dall'Eucarestia e unita nella continuità apostolica, la Chiesa, corpo di Cristo e popolo di Dio, va vista come una comunità di credenti, dove tutti, in virtù del battesimo e della confermazione, sono costituiti, direttamente da Cristo, corresponsabili nei confronti della vita e della missione ecclesiale (cf LG 30; 32; 33; 37; AA 2-3). Conseguentemente, accogliere i fedeli laici nella fase attiva della ricerca e delle decisioni, e non solo in quella passiva dell'esecuzione, significa riconoscere l'azione dello Spirito Santo su tutta la Chiesa e su ciascuno, rispettare la loro dignità battesimale e valorizzare i doni di sapienza e di grazia a vantaggio della comunità.
2. Comunione corresponsabile
Ferma restando la distinzione delle vocazioni, la corresponsabilità di tutti i fedeli nei confronti della edificazione della Chiesa e della sua missione non può restringersi alla professione personale della fede, speranza e carità, ma deve estendersi a tutta l'azione pastorale, con la quale la Chiesa edifica se stessa, sia che questa azione pastorale sia intesa come evangelizzazione, come culto, come attuazione della carità, sia che essa, più propriamente, venga intesa come programmazione, decisione e azione per la conduzione del popolo di Dio. È quanto sembra emergere dal Nuovo Testamento, dove gli Apostoli appaiono sì pastori e guide indiscusse delle prime comunità, ma non sono gli unici a diffondere la Parola di Dio (cf At 8,4), non sono gli unici attivi nel culto (cf 1Cor 14,26), non sono i soli responsabili dell'attuazione della carità e della giustizia (cf At 4,32-35; 6,1-6), né, tanto meno, nelle grandi decisioni amano essere i soli a decidere per tutti, senza coinvolgere «i fratelli» e «tutta la Chiesa» (cf At 15,1-22; 6,3; 1,23; 1Cor 5,4-5).A questa corresponsabilità per i vari ambiti dell'azione pastorale della Chiesa, tutti i fedeli, nel cui cuore dimora lo Spirito, sono abilitati in virtù della loro partecipazione all'ufficio profetico, sacerdotale e regale di Cristo (cf LG 34-36; AA 2).
Il CPP va compreso, dunque, come logica conseguenza della dottrina conciliare, che presenta la Chiesa come popolo di Dio e corpo di Cristo, in cui tutti sono corresponsabili della sua edificazione e missione. Il CPP, infatti, è «organo di comunione» che esprime e realizza in concreto la corresponsabilità dei fedeli (presbiteri, diaconi, consacrati e laici) alla missione della Chiesa, a livello di comunità parrocchiale. Esso esprime e rappresenta l'intera comunità parrocchiale unita nella varietà dei suoi carismi e ministeri e manifesta la corresponsabilità di tutti i fedeli, sia nella ricerca di ciò che la Parola e lo Spirito suggeriscono alla Chiesa, sia nella edificazione e conduzione della comunità cristiana. Suo compito, infatti, non è solo quello di ricercare, proporre e verificare dei programmi pastorali, ma anche quello di giungere, alla luce della Parola di Dio e dei segni dei tempi, a delle decisioni comuni per il bene pastorale di tutta la comunità parrocchiale.
Per realizzare un autentico servizio alla comunione e alla missione di tutti, i componenti del CPP devono, in molti casi, superare alcuni ostacoli: ad esempio, l’eccessivo peso dato agli aspetti organizzativi e burocratici a scapito della prospettiva missionaria; le forti tensioni per le questioni di «rappresentanza» in seno alla Chiesa particolare; la continua oscillazione tra «clericalismo» e «democraticismo». Nel clero come nei laici, infatti, permangono resistenze ereditarie rispetto ad un passato del tutto diverso. Perciò il CPP rappresenta un momento e un luogo significativo per tutta la comunità, una prima tappa di un percorso destinato a far crescere il numero delle persone coinvolte, ma non certo a modificare il traguardo finale della unione in Cristo.
3. Atteggiamenti
Non è del tutto inutile, individuare quegli ostacoli che creano qualche intoppo e interrogarsi sui nodi da sciogliere per poter procedere più speditamente.
Anzitutto, un grande bisogno di pazienza: ascoltare, dialogare, aspettare sono vocaboli che esprimono parzialmente lo spirito con cui è necessario accostarsi ad una vera esperienza di Chiesa.
In secondo luogo, l’impegno ad evitare che gli ordini del giorno delle riunioni del CPP sovrabbondino di argomenti di politica interna: uno dei punti chiave del rinnovamento conciliare è certamente legato alla volontà di ridare alla Chiesa uno slancio missionario per vincere la tentazione di una chiusura troppo difensiva. Ciò presuppone una grande attenzione ai problemi dell'uomo e del mondo. Non si dimentichi che il compito proprio del CPP è ricercare, studiare e proporre conclusioni pratiche in ordine alle iniziative pastorali che riguardano la parrocchia.
In terzo luogo, dovrà essere chiaro il problema della comunicazione: non si può dimenticare che nel CPP siedono delle persone che sono dotate di intelligenza e sensibilità diverse, abituate a dibattere dialetticamente i problemi, connotate da stili diversi di interpretazione della realtà. Non è quindi sufficiente - anche se costantemente necessario - invocare astrattamente concetti quali "comunione", "comunità", "unità", "generosità" "disponibilità", ecc. se non si fa uno sforzo per tradurli in una prassi capace di informare i rapporti interpersonali, il lavoro di gruppo, le modalità organizzative che possano permettere un corretto lavoro da parte di questo organismo ecclesiale.
Inoltre, sarà importante chiedere a tutti preparazione, capacità di analisi, senso critico, disponibilità all'aggiornamento. Nelle riunioni non si deve temere il confronto delle idee, delle posizioni, delle esperienze, ma piuttosto, un’unanimità «disinteressata» e anonima, che rende il CPP un "ente inutile" e non certo quel luogo dove i fedeli esprimono il proprio pensiero ai pastori e agli altri fedeli circa il bene della comunità parrocchiale.
SCHEMA DI RIUNIONE TIPO
2. VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
3. LETTURA E APPROVAZIONE DEL VERBALE DELLA SEDUTA PRECEDENTE
4. ANALISI DEI PUNTI ALL'O.D.G.
a) Presentazione del problema da parte:
- del parroco
- di un membro della commissione di lavoro
- di un esperto.
b) Discussione guidata dal moderatore.
Ogni consigliere può proporre questioni. Si dibatte:
a) se discuterle subito
b) se rimandare la discussione.
6. CHIUSURA NEL TEMPO PREFISSATO con una preghiera (non superare le 3 ore).
Nozione e finalità
Art. 1 - Il Consiglio pastorale parrocchiale (in avanti designato con la sigla CPP) è un organo di partecipazione all'azione pastorale, fondato sulla responsabilità di tutto il popolo di Dio e ha come finalità l'edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Art. 2 - Il CPP è l'organo espressivo della partecipazione ordinata del popolo di Dio nella comunità in cui vive: ha finalità pastorali, come strumento per un programma pastorale d'insieme.
Art. 3 - Il CPP ha carattere consultivo. Le delibere del CPP, diventano esecutive dopo l'approvazione del parroco, avendo egli il compito di mettere in luce ciò che lo Spirito suscita attraverso i suoi carismi.
Art. 4 - Il parroco, salvo il diritto comune, renderà deliberative le proposte che nel Consiglio avranno ottenuto l'approvazione della maggioranza. Qualora non dia la sua approvazione, informerà il Consiglio sui motivi di tale decisione.
Art. 5 - Il CPP deve esprimere realmente la popolazione parrocchiale attraverso membri eletti, membri di diritto e membri di nomina del Parroco.
Art. 6 - Fanno parte di diritto: il parroco, il vicario parrocchiale, i religiosi e le religiose impegnati in parrocchia, i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ecclesiali che nello statuto fanno esplicito riferimento al piano pastorale della parrocchia; un numero di membri eletti dalla popolazione della parrocchia e membri di nomina del Parroco.
Art. 7 - Il parroco, sentito il parere del Consiglio ha facoltà di chiamare, come membri aggiunti, un certo numero di laici esperti in diversi settori.
Art. 8 - Sarà impegno particolare di tutti i membri del CPP mantenere i collegamenti con tutta la comunità parrocchiale, la quale dovrà essere informata delle attività del Consiglio e delle decisioni adottate.
Art. 9 - Può essere eletto per il CPP colui che abbia i seguenti requisiti:
- abbia compiuto 18 anni di età;
- risieda nella parrocchia o almeno sia inserito nelle attività della parrocchia;
- abbia un forte senso ecclesiale e conduca una vita alla luce del Vangelo.
Art. 10 - Gli elettori sono tutti coloro che partecipano alla vita parrocchiale e abbiano compiuto 18 anni di età. Ogni elettore può avere diritto a tre voti di preferenza. Risultano eletti i primi 18 che hanno riportato più preferenze.
Art. 11 - Il numero massimo di partecipanti al CPP è di 30 elementi così scelti: 18 eletti per votazione segreta dei componenti della parrocchia aventi diritto al voto, altri indicati dalle varie organizzazioni ecclesiali e da Associazioni che nel loro statuto fanno esplicito riferimento al piano pastorale parrocchiale e dal parroco che ne è il presidente. La durata del mandato è di 3 anni che può essere prorogato di sei mesi dal Parroco per motivi pastorali.
Art. 12 - Al CPP è data la responsabilità di tutta la vita parrocchiale nei suoi tre fondamentali momenti: testimonianza della fede, celebrazione liturgica, esercizio della carità. Il CPP ha quindi il compito di studiare, progettare e realizzare tutte quelle iniziative che riguardano il bene religioso e morale della comunità parrocchiale. Lo scopo del CPP è quindi di aiutare efficacemente con il suo consiglio e la sua azione il parroco.
Art. 13 - Presidente del CPP è il parroco "come principale collaboratore del Vescovo" e insieme al Vescovo “visibile principio e fondamento” di unità della chiesa parrocchiale.
Art. 14 - Il CPP si articola in: Assemblea, Commissioni, Ufficio di Presidenza.
Art. 15 - L'Assemblea, convocata da parroco e da lui presieduta, si riunisce almeno sei volte l'anno e tutte le volte che c'è una necessità.
Art. 16 - Tutti i membri del CPP, possono avanzare proposte da inserire nell'ordine del giorno. I membri che, senza validi motivi, risultano assenti per tre assemblee consecutive, possono essere dichiarati decaduti e quindi dalla maggioranza del Consiglio sostituiti dai primi eletti fra gli eletti e di nomina del Parroco se è di tale natura.
Art. 17 - I membri del CPP formeranno diverse commissioni per i vari settori, le quali formuleranno programmi di lavoro con l'approvazione dell'intero CPP.
Art. 18 - Le commissioni sono: commissione liturgica, commissione catechistica, commissione servizio, commissione giovani, commissione famiglia, commissione socio-culturale e avranno ciascuna un referente.
Art. 19 - L'ufficio di presidenza è composto dal presidente, dal vice presidente eletto dall'assemblea, dai referenti delle commissioni e dal segretario, eletto nella prima seduta del CPP.
Art. 20 - E' compito dell'ufficio di presidenza: preparare l'ordine del giorno, promuovere e coordinare il lavoro delle commissioni, seguire l'esecuzione delle proposte approvate.
Art. 21 - L'economia della parrocchia, nei limiti del diritto, è affidata al Consiglio per gli affari economici, il quale, entro e non oltre il mese di marzo, presenterà il bilancio consuntivo dell'anno precedente.
Art. 22 - Questo statuto sarà introdotto ad experimentum per tre anni e gradualmente sarà applicato ed esplicato da un apposito regolamento. Per quanto non previsto dal presente statuto si farà riferimento al Codice di diritto canonico.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22