Source: https://www.rab-asr.ch/it/zulassung-it/revisionsunternehmen-it.html
Timestamp: 2017-09-23 07:24:12+00:00

Document:
Imprese di revisione - Eidg. Revisionsaufsichtsbehörde RAB
Per ottenere l’abilitazione a esercitare la funzione di revisore, perito revisore o impresa di revisione sotto sorveglianza statale, le imprese di revisione devono soddisfare i criteri di abilitazione stabiliti dalla legge sui revisori. Qui di seguito trovate informazioni dettagliate sulle condizioni:
Requisiti dell’organo superiore di direzione o di amministrazione e dell’organo di gestione di direzione
Quanti membri di un organo superiore di direzione o di amministrazione e dell’organo di gestione composto da quattro persone devono disporre della relativa abilitazione rilasciata dall’ASR affinché l’impresa di revisione possa essere abilitata a esercitare la funzione di revisore o di perito revisore?
Secondo quanto previsto dall’art. 6 cpv. 1 lett. a LSR, un’impresa di revisione è abilitata a esercitare la funzione di revisore o di perito revisore se la maggioranza dei membri del suo organo superiore di direzione o di amministrazione e del suo organo di gestione dispone dell’abilitazione corrispondente. Affinché l’impresa ottenga l’abilitazione a esercitare la funzione di revisore, la maggioranza delle persone menzionate deve possedere almeno un’abilitazione a esercitare la funzione di revisore. Perché ottenga invece l’abilitazione a esercitare la funzione di perito revisore, la maggioranza delle persone menzionate deve d’altra parte disporre di un’abilitazione a esercitare la funzione di perito revisore. Secondo il chiaro significato della legge ("maggioranza"), in un organo composto da quattro persone tre persone devono disporre dell’abilitazione corrispondente. Costituisce un’eccezione, un organo costituito da due persone: dal momento che non è possibile raggiungere una maggioranza aritmetica, almeno una di esse deve disporre della necessaria abilitazione, precisa il consiglio federale nel suo messaggio.
Va notato che l’impresa di revisione, ai fini dell’abilitazione, deve adempiere tutte le condizioni riportate nell’art. 6 LSR.
Data di pubblicazione: 15 aprile 2009 (aggiornato il 31 dicembre 2011)
Persone che partecipano alla fornitura di servizi di revisione
Cosa si intende con l’espressione "persone che partecipano alla fornitura di servizi di revisione"?
Tra le persone che, ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 lett. b LSR, partecipano alla "fornitura di servizi di revisione" rientrano il capo revisore, i membri del team di revisione e tutte le altre persone che compiono atti di verifica o vi partecipano (cfr. Foglio federale 2004, 3593). Una partecipazione in tal senso è rappresentata anche dall’intervento nella verifica in virtù di un diritto a impartire istruzioni (ad es. da parte di un membro della direzione). In linea di principio non è rilevante se le persone partecipanti alla revisione siano legate all’ufficio di revisione da un contratto di lavoro o da uno specifico mandato. L’unico criterio è costituito dalla partecipazione alla revisione. Rientrano quindi nella cerchia degli interessati anche la stimatore di immobili legati da mandato all’ufficio di revisione, l’ex collaboratore messosi in proprio e a cui si fa capo, sulla base di un mandato, per talune questioni specifiche o alla persona interna e esterna che è responsabile per il controllo della qualità della missione.
Data di pubblicazione: 15 aprile 2009 (aggiornato il 17 febbraio 2016)
Rispetto della clausola del 20%
Come è calcolato il numero di collaboratori che partecipano a servizi di revisione ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 lett. b LSR? Come sono considerati i revisori esterni cui viene fatto appello su mandato e gli impiegati a tempo parziale nell’ambito della verifica del rispetto del quorum del 20% di cui all’art. 6 cpv. 1 lett. b LSR?
Al momento della prima abilitazione delle imprese di revisione il numero di persone partecipanti a servizi di revisione è calcolato pro capite indipendentemente dal grado di occupazione. Oltre alle persone impiegate in base di un contratto di lavoro sono contate anche eventuali persone che partecipano sulla base di un mandato dell’impresa di revisione alle prestazioni di servizi di revisioni. Per impedire aggiramenti della legge, l’ASR verifica il rispetto della clausola del 20 % al più tardi al momento del rinnovo dell’abilitazione dell’impresa di revisione, allo scadere dei cinque anni, basandosi sul principio pro capite e sul rapporto tra le ore conteggiate all’interno dell’impresa di revisione per servizi di revisione forniti da collaboratori abilitati e non abilitati durante un determinato periodo (principio delle ore). Almeno il 20 per cento di queste ore deve essere stato contribuito dal lavoro di persone titolari di un’abilitazione corrispondente.
Vedi anche "Persone che partecipano alla fornitura di servizi di revisione".
Data di pubblicazione: 15 aprile 2009 (aggiornato il 8 settembre 2016)
Posti di lavoro a tempo pieno in media annua
Come vengono calcolati i posti di lavoro a tempo pieno in media annua ai sensi dell’art. 727 cpv. 1 n. 2 lett. c e dell’art. 727a cpv. 2 CO?
Il legislatore non ha chiarito espressamente in base a quali criteri debba avvenire il calcolo dei posti a tempo pieno in media annua. I Tribunali sono competenti per un’interpretazione vincolante del concetto. Nella dottrina è in gran parte diffusa l’opinione secondo la quale la classificazione dei collaboratori (criterio dei posti a tempo pieno) vada effettuata in modo commisurato ai contratti di lavoro. Di conseguenza, secondo tale ottica, anche i lavoratori ad interim vanno imputati a chi fornisce personale a prestito e non all’impresa acquisitrice. Gli apprendisti e le persone in formazione vengono invece calcolati alla stregua di posti a tempo pieno, in quanto il contratto di tirocinio viene considerato, ai sensi del CO, come contratto di lavoro. I posti a tempo pieno possono essere anche ripartiti su più persone; due impiegati al 50% valgono quindi come un posto a tempo pieno.
Nella dottrina, è anche in parte diffusa l’opinione secondo la quale occorrerebbe adottare un punto di vista economico e gli impiegati ad interim andrebbero calcolati presso l’impresa in cui sono effettivamente operativi. Per quanto riguarda il punto di vista economico, si pensa inoltre che gli apprendisti e le persone in formazione non andrebbero contemplati nel calcolo dei posti a tempo pieno a causa della minore produttività e delle assenze occasionali (per motivi scolastici).
Requisiti di contenuto sull’obbligo di formazione continua
Un’impresa di revisione deve garantire che i propri collaboratori perfezionino adeguatamente la propria formazione. In termini di contenuto, quali sono i requisiti sull’obbligo di formazione continua?
Nell’ambito del proprio sistema interno di garanzia della qualità (art. 6 cpv. 1 lett. d LSR e art. 9 OSRev), le imprese di revisione devono garantire che i rispettivi collaboratori dispongano delle competenze professionali necessarie per poter adempiere ai propri obblighi legali con la dovuta accuratezza. In particolare, devono predisporre anche misure atte a garantire un adeguata formazione continua per i collaboratori (SQ 1/ISQC 1.29 e A25 segg.). Quest’ultima deve essere equilibrata e orientata alla complessità dei mandati di revisione assunti (revisioni limitate e/o ordinarie; standard applicabili in materia di revisione e di rendiconto ecc.).
Il legislatore non ha emanato alcuna direttiva in merito alla portata e ai contenuti della formazione continua. EXPERTsuisse e Fiduciari|Suisse (in francese) hanno stabilito in regolamenti le modalità e la portata della formazione continua per i rispettivi membri. I requisiti di entrambe le associazioni sono equivalenti. Se, mediante misure adeguate, un’impresa di revisione fa in modo di adottare le direttive impartite dalla EXPERTsuisse o da Fiduciari|Suisse per quanto riguarda le modalità e la portata della formazione continua, l’ASR ritiene soddisfatte le condizioni riguardanti l’obbligo di formazione continua. Quanto detto vale anche per le imprese di revisione non affiliate a nessuna delle due associazioni. Queste due associazioni professionali sono citate a titolo di esempio. L’ASR non ha preferenze per quanto riguarda il fornitore dei corsi di formazione continua.
Nell’ambito del rinnovo dell’abilitazione, l’ASR controlla le misure e i processi mediante i quali le imprese di revisione sorvegliano internamente l’adempimento delle direttive imposte dalle associazioni professionali e verifica se il rispetto dei requisiti è già stato sistematicamente controllato da una delle due associazioni. In casi eccezionali, inoltre, l’ASR si riserva di richiedere attestati riguardanti i collaboratori (attestati di perfezionamento rilasciati dagli organizzatori dei corsi). L’impresa di revisione abilitata rimane comunque responsabile della formazione continua dei propri collaboratori.
Per le imprese di revisione sotto sorveglianza statale vigono ulteriori requisiti (cfr. al riguardo, oltre ai fondamenti già citati, l’art. 12 cpv. 2 lett. a LSR).
Data di pubblicazione: 5 marzo 2012 (aggiornato il 14 ottobre 2016)
Indipendenza dell’ufficio di revisione nel caso di revisione limitata – collaborazione alla tenuta della contabilità e prestazione di altri servizi
Un’impresa di revisione, oltre a effettuare una revisione limitata, può partecipare all’attività contabile o fornire altri servizi alla società oggetto di verifica?
L’ufficio di revisione deve essere indipendente e deve formare il suo giudizio di verifica in maniera obiettiva. L’indipendenza non deve essere compromessa né di fatto né in apparenza (art. 728 cpv. 1 e art. 729 cpv. 1 CO). Pertanto, in materia di indipendenza, si applicano sostanzialmente le medesime disposizioni sia per la revisione ordinaria che per quella limitata (Messaggio del Consiglio federale, FF 2004 3598; Standard sulla revisione limitata di EXPERTsuisse / Fiducari|Suisse, edizione 2015, annesso B; EXPERTsuisse, Direttive sull’indipendenza, punto VIII C).
Per la collaborazione alla tenuta della contabilità e la prestazione di altri servizi, il legislatore ha tuttavia previsto un’eccezione: a differenza di quanto avviene nella revisione ordinaria, nell’ambito della revisione limitata, in linea di principio, l’ufficio di revisione può partecipare all’attività contabile e fornire altri servizi per la società da verificare (art. 729 cpv. 2 CO). Spetta al capo revisore valutare nel singolo caso i limiti entro i quali la suddetta partecipazione sia da ritenersi ammissibile. A tale riguardo, la legge prevede una serie di condizioni quadro vincolanti:
Al consiglio d’amministrazione della società oggetto della verifica spettano attribuzioni intrasmissibili in relazione a tutti gli aspetti critici del conto annuale (ad es. ammortamenti, correzioni di valore, accantonamenti, registrazione all’attivo di determinati costi, rivalutazione, modifica delle norme di presentazione del rendiconto) (art. 716a cpv. 1 cif. 3 e cpv. 6 CO). Il CdA non è autorizzato a trasferire tali poteri decisionali all’ufficio di revisione. Quest’ultimo, in veste di organo di revisione, non può essere sottoposto in alcun caso alle direttive del consiglio d’amministrazione e deve fare in modo di poter verificare il conto annuale senza alcun conflitto di interesse.
Pertanto, un "outsourcing" della contabilità e del rendiconto includendo le competenze decisive del consiglio d’amministrazione all’ufficio di revisione non è ammesso, in quanto valica i confini della normale "partecipazione" consentita dalla legge.
Se vi è il rischio di dover verificare propri lavori, l’ufficio di revisione deve adottare misure adeguate a livello organizzativo o del personale che garantiscano una verifica affidabile (art. 729 cpv. 2 CO).
Nella relazione riassuntiva scritta sul risultato della revisione, l’ufficio di revisione deve dichiarare se e in che modo ha partecipato all’attività contabile o ha fornito altri servizi alla società da verificare, nonché indicare le misure di protezione adottate a livello organizzativo e del personale al fine di escludere il rischio di dover verificare propri lavori (art. 729b cpv. 1 n. 3 CO).
La regola fondamentale è la seguente: più intensa è la partecipazione all’attività contabile, più è difficile adottare misure di protezione adeguate, sicché aumenta il rischio di responsabilità dell’ufficio di revisione.
Ulteriori informazioni, in particolare sulle possibili misure di protezione, sono disponibili sotto: collaborazione alla tenuta della contabilità e prestazione di altri servizi.
Data di pubblicazione: 18 luglio 2011 (aggiornato il 18 novembre 2015)
Fornitura di servizi di revisione e partecipazione all’attività contabile all’interno di un gruppo
L’ufficio di revisione che verifica un conto di gruppo può partecipare all’attività contabile di una società conosciate?
No. Le società soggette all’obbligo di consolidamento devono far verificare mediante revisione ordinaria effettuata da un ufficio di revisione il loro conto annuale e il loro conto di gruppo (art. 727 cpv. 1 n. 3 CO). L’ufficio di revisione deve essere indipendente e formare il suo giudizio di verifica in maniera obiettiva. L’indipendenza non deve essere compromessa né di fatto, né in apparenza (art. 728 cpv. 1 CO). Sono incompatibili con l’indipendenza dell’ufficio di revisione in particolare la partecipazione all’attività contabile e la prestazione di altri servizi che comportino il rischio di dover verificare propri lavori quale ufficio di revisione (art. 728 cpv. 2 cif. 4 CO). Le disposizioni concernenti l’indipendenza si applicano altresì alle società poste sotto una direzione unica con la società da verificare o con l’ufficio di revisione (gruppo; art. 728 cpv. 6 CO).
Nell’ambito della revisione ordinaria, la partecipazione all’attività contabile è in ogni caso incompatibile con l’indipendenza dell’ufficio di revisione1. Le disposizioni summenzionate valgono non solo per la società madre del gruppo, ma anche per tutte le aziende poste sotto una direzione unica con quest’ultima o con l’ufficio di revisione.
Di conseguenza, la partecipazione di un’impresa di revisione all’attività contabile della società consociata di una società madre di cui l’impresa stessa esegue la revisione ordinaria è da ritenersi incompatibile con le prescrizioni in materia di indipendenza. Questa regola si applica indipendentemente dal fatto che la società consociata, dal punto di vista della revisione del gruppo, sia o meno di importanza essenziale e dal fatto che, in sé e per sé, essa sia soggetta esclusivamente a revisione limitata o non sia affatto soggetta a revisione (opting-out).
1 La partecipazione all’attività contabile in presenza di revisione ordinaria è incompatibile anche laddove non sussiste alcun pericolo di autoverifica (cfr. Rolf Watter/Corrado Rampini, in: Watter/Bertschinger (a c.), Basler Kommentar, Obligationenrecht II, 4a edizione, Basilea 2012, art. 728 n. 32).
Revisione limitata o ordinaria (criteri di grandezza)
L’art. 727 cpv. 1 n. 2 CO prevede una revisione ordinaria del conto annuale ed eventualmente del conto di gruppo1, se la società supera, per due esercizi consecutivi, due criteri di grandezza su tre. In tale contesto, quali esercizi risultano determinanti?
Il 17 giugno 2011 le Camere federali hanno approvato una modifica del diritto in materia di revisione vigente dal 1° gennaio 2008. I valori soglia che segnano il limite tra la revisione limitata e la revisione ordinaria passeranno da 10-20-50 (somma di bilancio di 10 milioni di franchi, cifra d’affari di 20 milioni di franchi e 50 posti di lavoro a tempo pieno in media annua) a 20-40-250. I nuovi valori soglia si applicano alla revisione del conto annuale relativa agli esercizi con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2012.
Il metodo di calcolo resta invariato: una revisione ordinaria va effettuata se una società oltrepassa due dei tre valori soglia per due anni d’esercizio consecutivi. Per valutare se due dei tre valori soglia vengono oltrepassati in due anni d’esercizio consecutivi risultano determinanti, conformemente alla volontà del Consiglio federale, i valori relativi all’anno in esame e all’anno precedente. Per l’esercizio 2012 occorre dunque fondarsi sulle cifre del 2012 (esercizio in esame) e del 2011 (esercizio precedente).
1 Le società con l’obbligo di allestire un conto di gruppo (art. 963a CO) devono sottoporre tale documento a revisione ordinaria (art. 727 cpv. 1 n. 3 CO).
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2011 (aggiornato il 6 novembre 2013)
Società con azioni quotate in borsa
Che cosa sono Società con azioni quotate in borsa - Il concetto di borsa comprende sia le borse svizzere che quelle straniere?
Per quanto concerne le borse svizzere, è opportuno fare riferimento alle istituzioni riconosciute come tali ai sensi della legge federale sulle borse e il commercio di valori mobiliari (LBVM, RS 954.1). In applicazione di tale legge, l’esercizio di una borsa sottostà all’autorizzazione dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA), che inoltre decide quali borse o istituzioni analoghe sono escluse dal campo d’applicazione di questa legge. Sono considerate borse le istituzioni svizzere alle quali la FINMA ha concesso un’autorizzazione in quanto borsa svizzera (in particolare la SIX Swiss Exchange SA) o istituzioni analoghe a una borsa svizzera (in particolare la BX Berne eXchange). Un elenco al riguardo è pubblicato sul sito Internet della suddetta autorità.
Devono essere considerate borse straniere le borse sottoposte a regolamentazione e vigilanza nel Paese in cui hanno la propria sede. Le istituzioni escluse dal campo d’applicazione della legge nazionale e non assoggettate alla vigilanza di un’autorità preposta non sono considerate borse. L’ASR decide caso per caso se un’istituzione straniera possa essere qualificata come borsa. A tale riguardo, l’ASR farà riferimento, in particolar modo, all’elenco della FINMA sulle borse straniere che godono di un’autorizzazione e, se necessario, richiederà il parere di detta autorità.
Il fatto che i titoli di partecipazione della società siano quotati in borsa secondo il senso descritto sopra è anche fondamentale per definire una società con azioni quotate in borsa. La semplice introduzione di titoli di credito (cartevalori) nel commercio, senza partecipazione dell’emittente e senza obblighi successivi per quest’ultimo, non dà luogo ad alcuna quotazione. Di conseguenza tale emittente non rappresenta una società con azioni quotate in borsa e non deve essere verificato da parte di un’impresa di revisione sotto sorveglianza statale (art. 727b CO). Anche in questo contesto va verificato caso per caso se sussista o meno una quotazione.
Le questioni citate riguardano in particolare anche le società con sede in Svizzera, i cui titoli vengono negoziati in un cosiddetto mercato libero (“Open Market”, “Marché libre” ecc.) di un’istituzione straniera. Se l’ufficio di revisione non procede ai dovuti accertamenti, corre il rischio di trovarsi a verificare una società con azioni quotate in borsa senza disporre della necessaria abilitazione. Inoltre, spetta eventualmente ai tribunali civili competenti decidere se in queste condizioni la scelta dell’ufficio di revisione e le relazioni di revisione redatte siano legalmente valide.
Data di pubblicazione: 9 ottobre 2012 (adattamento del 13 maggio 2015)
Avvalendosi dell’opting-down seguito dall’opting-up, è possibile eludere le prescrizioni relative alla capacità professionale e all’indipendenza previste per una revisione ordinaria?
L’opting-down presuppone in ogni caso un opting-out (art. 727a cpv. 2 CO), ovvero la rinuncia a una revisione che risponda ai requisiti legali. A questo punto, venendosi a trovare nell’ambito "extragiuridico" della revisione, la società è libera di definire il tipo di revisione e il revisore. Quest’ultimo non è tenuto né a disporre di un’abilitazione né a rispondere ai requisiti di indipendenza ai sensi dell’art. 728 o 729 CO. La verifica può essere ad esempio eseguita da un azionista di minoranza o da un membro del Consiglio d'amministrazione. Non trattandosi di una revisione ai sensi della legge, essa non verrà iscritta nel registro di commercio.
Diverso è il caso dell’opting-up (art. 727 cpv. 2 CO), dove a richiedere una verifica qualificata ai sensi della legge (quindi una revisione ordinaria anziché limitata) è una minoranza. Tale situazione presuppone ovviamente un’abilitazione specifica e l’indipendenza dell’ufficio di revisione.
Non sussiste quindi la possibilità di eludere le disposizioni in materia di qualifica professionale e indipendenza. È tuttavia ammesso rinunciare dapprima alla revisione (opting-out) e successivamente, nell’ambito di un opting-down, far eseguire a una persona qualificata, ma non indipendente, una revisione ordinaria (anziché limitata). Questa operazione non va tuttavia confusa con l’opting-up, introdotto nella legge per tutelare gli azionisti di minoranza.
Prestiti in obbligazioni
Conformemente all’art. 727 cpv. 1 n. 1 lett. b CO sono considerate società con azioni quotate in borsa le società debitrici di un prestito in obbligazioni. Cosa si intende per prestito in obbligazioni secondo tale disposizione?
Per prestito in obbligazioni si intende un prestito di grande entità suddiviso in quote e offerto a una molteplicità di creditori alle medesime condizioni. Ai sensi dell’art. 727 cpv. 1 n. 1 lett. b CO si intendono come tali solo i prestiti che possono essere offerti in sottoscrizione pubblica o introdotti alla borsa soltanto in base a un manifesto (art. 1156 cpv. 1 CO). Il manifesto viene considerato pubblico se è rivolto a una cerchia di destinatari non determinata o ad almeno 20 destinatari. Solo i prestiti di grande entità suddivisi in quote, offerti in sottoscrizione pubblica e che nel complesso superano i 2 milioni di franchi possono essere considerati prestiti in obbligazioni.
Un’impresa che emette obbligazioni di cassa deve necessariamente designare un’impresa di revisione sotto sorveglianza statale?
L’art. 7 cpv. 1 LSR prescrive che le imprese di revisione che forniscono servizi di revisione per società con azioni quotate in borsa necessitano di un’abilitazione speciale e sottostanno alla sorveglianza statale. Per la definizione di società con azioni quotate in borsa la LSR rimanda all’art. 727 CO (art. 2 lett. c LSR). Sono quindi considerate società con azioni quotate in borsa anche quelle debitrici di un prestito in obbligazioni (art. 727 cpv. 1 n. 1 lett. b CO).
Tuttavia, le obbligazioni di cassa non possono essere considerate prestiti in obbligazioni, in particolare per i seguenti motivi:
Le obbligazioni di cassa vengono emesse nell’arco di un intero anno e non una volta all’interno di un periodo di emissione breve, come avviene per i prestiti in obbligazioni.
Le obbligazioni di cassa vengono emesse secondo condizioni variabili e senza prospetto, mentre l’emissione di prestiti in obbligazioni soggiace a condizioni unitarie sulla base di un prospetto reso pubblico.
Le obbligazioni di cassa sono titoli singoli non fungibili negoziati esclusivamente fuori borsa. Per contro, i prestiti in obbligazioni sono titoli di massa fungibili negoziati prevalentemente in borsa.
Le società che emettono obbligazioni di cassa non sono quindi obbligate a designare un ufficio di revisione abilitato a esercitare la funzione di revisione sotto sorveglianza statale.
Situazione giuridica delle fondazioni
Il sistema Opting per la revisione della società anonima (opting-out, opting-down, opting-in e opting-up) è valido anche per le fondazioni?
In linea di principio, il diritto delle fondazioni rimanda al diritto della società anonima (art. 83b cpv. 3 CC). Di conseguenza, i valori soglia relativi alla distinzione tra revisione ordinaria e limitata trovano applicazione anche per le fondazioni (cfr. art. 727 cpv. 1 n. 2 CO).
Il sistema Opting è tuttavia caratterizzato da alcune particolarità:
Opting-out: la disposizione inerente al diritto della società anonima di cui all’art. 727a CO non trova applicazione in quanto il Consiglio federale, sulla base dell’art. 83b cpv. 2 CC, definisce nell’Ordinanza del 24 agosto 2005 concernente l’ufficio di revisione delle fondazioni (RS 211.121.3) le condizioni che consentono a una fondazione di esentarsi dall’obbligo di designare un ufficio di revisione.
Opting-down: la fondazione dispensata di un ufficio di revisione è libera di eseguire volontariamente, per motivi interni, una revisione che non risponda ai requisiti legali in termini di capacità professionale (abilitazione) e indipendenza del revisore. Tale revisione non è considerata una revisione ai sensi della legge; pertanto l’ufficio di revisione non viene iscritto nel registro di commercio.
Opting-in: l’autorità di vigilanza sulle fondazioni può revocare in qualsiasi momento l’esonero di un ufficio di revisione se le condizioni non sono più adempiute. Inoltre, l’autorità di vigilanza può richiedere che venga eseguita una revisione se quest’ultima si renda necessaria per rilevare con esattezza lo stato del patrimonio e i risultati d’esercizio della fondazione (art. 1 dell’Ordinanza concernente l’ufficio di revisione delle fondazioni). In tal caso l’ufficio di revisione deve essere iscritto nel registro di commercio.
Opting-up: l’autorità di vigilanza sulle fondazioni può imporre di procedere in qualsiasi momento a una revisione ordinaria anziché a una revisione limitata se necessario per valutare affidabilmente la situazione patrimoniale e reddituale della fondazione (art. 83b cpv. 4 CC). Naturalmente anche il Consiglio di fondazione può decidere di far eseguire volontariamente una revisione ordinaria anziché limitata.
Dopo il rilascio dell'abilitazione (Imprese di revisione)
Firma del rapporto di revisione
In caso di firme collettive previste, il rapporto di revisione potrà ancora a essere firmato da più persone o in futuro sarà competente unicamente il capo revisore?
Bisogna distinguere tra due livelli:
Responsabilità professionale per il servizio di revisione
La responsabilità professionale per la verifica spetta al capo revisore. Può essere designato un unico capo revisore. Non è pertanto possibile nominare due capi (co)revisori per un mandato. L’art. 728b cpv. 3 CO (revisione ordinaria) e l’art. 729b cpv. 2 CO (revisione limitata) lo escludono. Possono assumere la funzione di capi revisori solo le persone titolari di un’abilitazione corrispondente (art. 6 cpv. 1 lett. c LSR).
Firma giuridicamente valida del rapporto di revisione
Le considerazioni di cui sopra vanno distinte dalla firma giuridicamente valida del rapporto di revisione. Una firma giuridicamente valida presuppone il corrispondente diritto di firma (secondo l'iscrizione nel registro di commercio o in base a un mandato commerciale ai sensi dell'art. 462 CO). In altre parole, è sufficiente la firma del capo revisore se questo dispone di un'autorizzazione a firmare individualmente. Nella prassi, tuttavia, sono consuete le firme collettive a due. Se è così e il capo revisore dispone di una firma collettiva a due, occorre la firma di una seconda persona, anch’essa con un'autorizzazione a firmare. Questa persona non deve tuttavia disporre di un’abilitazione da parte dell’ASR.
Attività come capo revisore
Un revisore abilitato può svolgere la funzione di capo revisore in un’impresa di revisione con un’abilitazione come perito revisore?
Per principio, tutti i capi revisori devono disporre di un’abilitazione corrispondente all’impresa di revisione (art. 6 cpv. 1 lett. c LSR). Se però un’impresa di revisione con un’abilitazione come perito revisore o un’impresa di revisione sotto sorveglianza statale svolge una revisione limitata presso una piccola società, il responsabile della revisione può anche essere una persona titolare di un’abilitazione come revisore. Per le revisioni ordinarie, i capi revisori devono invece obbligatoriamente disporre di un’abilitazione come perito revisore.
Obbligo di rotazione dei capi revisori
Ai sensi dell’art. 730a cpv. 2 CO, in caso di revisione ordinaria, la persona che dirige la revisione può esercitare il mandato per sette anni al massimo. Essa può riprendere il medesimo mandato una volta trascorsi almeno tre anni. Quali compiti o procedure di verifica può svolgere questa persona in relazione al mandato in questione durante i tre anni di intervallo?
L’obbligo di rotazione dei capi revisori entro un termine massimo di 7 anni in caso di revisione ordinaria, prescritto dall’art. 730a cpv. 2 CO, mira a prevenire i rischi che possono derivare da un’eccessiva vicinanza personale o da una fiducia sproporzionata tra cliente e revisore. La legge si esprime unicamente sull’attività di responsabile della revisione; non è indicato in modo esplicito se nel cosiddetto "cooling off period" della durata minima di tre anni il capo revisore cui era affidato il mandato sia autorizzato a svolgere altri compiti o procedure di verifica. In linea di principio, tuttavia, se si considera la finalità con cui è stata introdotta tale norma, risulta evidente che non è ammesso svolgere ulteriori attività in relazione al mandato in questione. Ad esempio, non è nemmeno consentito assumersi l’incarico di responsabile del riesame della qualità dell’incarico1. Le Direttive sull’indipendenza (versione 2007) della Camera fiduciaria prescrivono, ad esempio, che nel "cooling off period" il capo revisore non debba più esercitare alcun influsso sui servizi di revisione prestati in relazione al mandato affidatogli in precedenza (cfr. Direttive sull’indipendenza 2007, VI, B). In caso di revisione ordinaria, il capo revisore che ha rivestito tale funzione per un periodo di sette anni deve esimersi dal contribuire ai servizi di revisione erogati in relazione al mandato per almeno tre anni. Nel caso delle revisioni ordinarie di società con azioni quotate in borsa vige l’obbligo di rotazione per tutti i revisori responsabili2.
1 Si definisce responsabile del riesame della qualità dell’incarico ("Engagement Quality Control Reviewer") una persona, per lo meno equiparata al capo revisore, che è chiamata a valutare con approccio indipendente e critico i lavori di revisione prima della firma del rapporto di revisione (SQ 1.12e).
2 Il revisore responsabile, insieme al capo revisore, è una persona deputata a prendere decisioni di rilievo o esprimere giudizi importanti in merito a fatti essenziali per la verifica di conti annuali o conti di gruppo (cfr. Direttive sull’indipendenza 2007, I, A, art. 8a).
Data di pubblicazione: 15 aprile 2009 (aggiornato il 6 novembre 2013)
Trasferimento di un’abilitazione dell’ASR
È possibile trasferire un'abilitazione dell'ASR? È prevista la ristrutturazione di un'impresa di revisione. Che cosa succede con l'abilitazione?
L'abilitazione dell'ASR viene rilasciata ai richiedenti (ad personam) in base a criteri individuali. In linea di principio, non si può quindi trasferire un'abilitazione dell'ASR a un'altra impresa di revisione. Nell'ambito di ristrutturazioni (fusione, scissione, trasformazione, trasferimento di patrimonio) è tuttavia possibile trasferire eccezionalmente l'abilitazione a determinate condizioni e previo accordo dell'ASR. Un accordo retroattivo non è possibile.
Il trasferimento dell'abilitazione presuppone il trasferimento dell'attività di revisione; non è invece ammissibile la vendita di un'abilitazione. L’emolumento per il trasferimento dell'abilitazione ammonta a 1'500 franchi (art. 38 cpv. 1 lett. d et cpv. 2 lett. b OSRev).
Le tipologie di ristrutturazione d'imprese di revisione si distinguono molto. Non è quindi pratico elencare ogni tipologia qui. Si raccomanda pertanto, nell’eventualità di un’operazione di questo tipo, di contattare tempestivamente e previamente l’ASR.
Inoltre, le imprese di revisione sono tenute a comunicare immediatamente all'ASR ogni fatto rilevante (art. 15 cpv. 3 et 15a cpv. 2 LSR; cfr. obbligo di notificazione). Queste informazioni possono includere, ad esempio, anche la comunicazione di ristrutturazione.
Aggiornato il 18 aprile 2016

References: art. 9
 art. 729
 art. 728
 art. 728
 art. 727
 art. 8