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Timestamp: 2019-11-22 22:58:38+00:00

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Art. 2913 codice civile - Inefficacia delle alienazioni del bene pignorato - Brocardi.it
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Articolo 2913 Codice civile
Inefficacia delle alienazioni del bene pignorato
Dispositivo dell'art. 2913 Codice civile
Non hanno effetto [2747] in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione [c.p.c. 498] gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento (1), salvi gli effetti del possesso di buona fede [1153] per i mobili non iscritti in pubblici registri [815, 2693] (2).
(1) Gli atti di alienazione dei beni soggetti a pignoramento vanno a costituire una cosiddetta inefficacia relativa, in quanto non producono effetti verso il creditore pignorante e gli altri creditori che partecipano alla fase esecutiva, sicchè ad esempio, se il processo esecutivo si estinguesse, il debitore che ha alienato non potrebbe opporre la medesima inefficacia all'acquirente.
(2) Si ribadisce l'eccezione in relazione agli effetti dei terzi che siano stati acquirenti in buona fede, cioè ignorando la presenza della garanzia, ma solo nell'ipotesi di beni mobili non registrati, necessitando invece la trascrizione per le altre categorie di beni. Se quindi l'atto di alienazione o disposizione ha avuto per oggetto un bene mobile non registrato (ad esempio, un quadro, un gioiello, dell'arredamento) ed il terzo acquirente non sapeva che questo fosse assoggettato a pignoramento, tale atto potrà senza dubbio essere opposto ai creditori, i quali di conseguenza non potranno sottoporlo a procedura esecutiva, non facendo ormai più parte del patrimonio del debitore.
La norma in commento enuncia il principio generale, fortemente collegato a quello della certezza del diritto, secondo cui quello che avviene dal momento successivo al pignoramento non potrà più danneggiare il creditore procedente e quelli intervenienti nell'esecuzione. Pertanto, mira sostanzialmente ad evitare che, una volta effettuata la trascrizione del pignoramento ex art. 2643, il debitore ponga in essere determinati atti di trasferimento o di disposizione della res assoggettata a procedura di esecuzione, così rendendola vana.
Spiegazione dell'art. 2913 Codice civile
Natura dell'inefficacia delle alienazioni dell'immobile pignorato
Accogliendo i risultati cui è pervenuta la dottrina sotto il codice precedente, il legislatore ha stabilito nell’articolo in esame il principio dell’inefficacia delle alienazioni del bene sottoposto al vincolo del pignoramento. Non è escluso che anche nei confronti del nuovo testo di legge non debbano sorgere incertezze dottrinali e pratiche circa la natura e la portata dell’anzidetta inefficacia, è certo, però, che oggi la legge chiaramente rigetta la tesi della nullità assoluta degli atti di alienazione compiuti rispetto ad un bene, di cui il debitore non poteva più disporre nei confronti dei creditori.
Inefficacia, dunque, e non già nullità dell’atto. Resta però da vedere come vada intesa l’inefficacia: se cioè come una conseguenza del fatto che la proprietà passa solo nei confronti di determinati soggetti, mentre non passa rispetto ai creditori procedenti, oppure se la proprietà passa rispetto a tutti i soggetti ugualmente, ma transit cum onere suo rispetto ai creditori, nei cui confronti l’alienazione sarebbe inefficace.
Comunque sia, l’alienazione è idonea a produrre i suoi effetti normali, in quanto venga meno il vincolo del pignoramento. Per spiegare ciò si è richiamato il concetto di condicio iuris, intendendosi l’atto di alienazione come subordinato alla condizione del venir meno del pignoramento. Qualunque sia l’opinione che si accolga di condizione, è certo che il mero richiamo ad essa non sia affatto sufficiente a dare una spiegazione del fenomeno che non si riduca ad una tautologia o spiegazione semplicemente formale. Nell’ipotesi considerata trattasi, invero, di una fattispecie complessa, ove la produzione dell’effetto deflattivo dell’atto si produce ex tunc quando venga meno l’ostacolo esteriore, che rende inefficace l’atto di alienazione, di per sé già completo.
L'alienazione, dunque, è inefficace rispetto al processo esecutivo in corso, essa pertanto non ne ostacola lo svolgimento mentre è idonea a produrre effetti sul terreno del diritto sostanziale, in quanto venga meno il peso del processo medesimo. L’efficacia tipica dell'atto è pertanto subordinata al verificarsi di un ulteriore effetto, che può anche definirsi quale condizione legale, quando tenga però presente che in concreto si tratta di un ostacolo estrinseco, cui venir meno per­mette all'alienazione di esplicare i suoi tipici effetti negoziali. Si è dinanzi ad una fattispecie complessa, formata dalla manifestazione di volontà, più un elemento estrinseco, quale il venir meno del vincolo del pignoramento, a causa dell'estinzione del processo, per riduzione o li­mitazione del pignoramento, in ogni caso prima che questo abbia dato luogo alla fase propriamente espropriativa.
Così schematizzata la fattispecie produttiva di effetti giuridici, si comprende come l'alienazione del bene pignorato produca bensì il trasfe­rimento della proprietà del bene medesimo, ma tale trasferimento pro­duca i suoi effetti solo in quanto non sia per causare pregiudizio al credi­tore procedente ed ai creditori intervenienti nell'esecuzione. Il trasferi­mento di proprietà, quindi, non è nullo od annullabile e neppure ineffi­cace, nel senso che non sia idoneo a trasferire la proprietà, fino a che sia venuto meno il pignoramento. Il vero è che quest'ultimo non importa, come s'è detto, se non un vincolo di natura processuale, in tanto giusti­ficato, in quanto strumentalmente collegato al soddisfacimento dei creditori, la proprietà in seguito all'alienazione passa rispetto a tutti, ma il relativo negozio è inefficace rispetto al processo esecutivo, di cui non può frustrare gli scopi. In altri termini è inefficace rispetto al non può frustrare gli scopi ; in altri termini, è inefficace rispetto al creditore procedente ed ai creditori intervenuti. Oltre che, come si vedrà, nei confronti dell'aggiudicatario.
Limiti dell'inefficacia
Il fondamento e i limiti dell’inefficacia delle alienazioni di beni pignorati fa agevolmente intendere la riserva contenuta nell’ultima parte dell’articolo, secondo il quale sono salvi gli effetti del possesso di buona fede per i mobili non iscritti in pubblici registri. In tal caso l’ art. 1153 del c.c. comporta che l' acquirente del mobile (ordinario) pignoratone acquista senz'altro la proprietà anche nei 'confronti del creditore procedente. La tutela della buona fede è stata pertanto ritenuta più importante che non la tutela del credito, anche in relazione, evidentemennite, al regime di circolazione dei mobili.
Si spiega cosi come invece siano invalidi gli atti di alienazione di mobili soggetti alla iscrizione in pubblici registri, nonché di universalità di mobili; che la legge sottrae alla normale disciplina dei mobili (art. 1156 del c.c.).
Massime relative all'art. 2913 Codice civile
Cass. civ. n. 54/2016
Il pignoramento derivante dalla conversione di un sequestro conservativo non retroagisce, quanto ai suoi effetti, al momento della concessione della misura cautelare, sicché il creditore intervenuto nella successiva esecuzione - promossa dallo stesso sequestrante o da altri - non può opporre gli effetti del pignoramento, di cui agli artt. 2913 e ss. c.c., agli atti pregiudizievoli sui beni del debitore intervenuti tra la concessione del sequestro e il pignoramento, restando l'ipoteca iscritta sull'immobile dopo la trascrizione del sequestro conservativo inopponibile unicamente al creditore sequestrante e non anche ai creditori intervenuti nell'esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 54 del 7 gennaio 2016)
Cass. civ. n. 15249/2011
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15249 del 12 luglio 2011)
Cass. civ. n. 9714/2011
In tema di obbligazioni, lo stato soggettivo di buona fede non è idoneo, di per sé, ad escludere l'imputabilità dell'inadempimento, incombendo sul debitore, a tal fine, l'onere di provare che l'inadempimento (o il ritardo nell'adempimento) siano stati determinati da impossibilità della prestazione derivata da causa oggettivamente non imputabile allo stesso, nel cui ambito è riconducibile l'impegno di cooperazione alla realizzazione dell'interesse della controparte a cui l'obbligato - in relazione alla natura del rapporto, alle qualità soggettive del debitore stesso e al complesso delle circostanze del caso concreto - è tenuto e non la sua mera condizione psicologica di buona fede. Ne consegue che ove il lavoratore, a giustificazione della mancata prestazione, invochi la rilevanza scriminante del putativo esercizio del diritto di sciopero, l'inadempimento è incolpevole solo se il convincimento dello stesso si sia accompagnato ad un comportamento idoneo ad integrare un impegno di cooperazione. (Nella specie, un dipendente postale si era rifiutato, in adesione ad una astensione collettiva, di consegnare parte della corrispondenza di altro collega assente, così realizzando una illegittima forma di sciopero delle mansioni; la S.C., nel rigettare il ricorso, in applicazione del principio di cui alla massima, ha escluso che potesse invocarsi l'esimente putativa essendo mancata ogni forma di cooperazione, tanto più che il lavoratore si era anche rifiutato di presentare all'audizione disposta dal datore di lavoro, dove avrebbe potuto rappresentare, prima di adire la sede giudiziaria, la propria condizione soggettiva di incolpevole affidamento).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9714 del 3 maggio 2011)
Cass. civ. n. 15400/2010
Nel caso di acquisto di un immobile successivamente alla trascrizione sullo stesso del pignoramento - quindi con atto inopponibile ai creditori pignoranti ed intervenuti - l'acquirente non può intervenire neppure in via adesiva nell'espropriazione forzata, ne è legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi, ma è legittimato soltanto a proporre opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., allo scopo di far valere l'eventuale inesistenza o la nullità della trascrizione, per sottrarre il bene all'espropriazione, e, inoltre, può partecipare alla distribuzione del prezzo ricavato dalla vendita forzata. eventualmente residuato dopo che siano stati soddisfatti il creditore procedente ed i creditori intervenuti nell'espropriazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15400 del 28 giugno 2010)
Cass. civ. n. 24696/2009
Nel giudizio volto a far dichiarare l'inefficacia, ai sensi dell'art. 2913 c.c., del pagamento dei canoni di locazione effettuato dal conduttore di un immobile pignorato in favore del terzo che abbia acquistato il bene con atto successivo al pignoramento, non sussiste litisconsorzio necessario nei confronti del predetto terzo, potendo l'inefficacia costituire oggetto di mera eccezione, opponibile a chi rivendichi un qualunque effetto negoziale incompatibile con il pignoramento e con i diritti del creditore pignoratizio, senza necessità che venga emessa una pronuncia in via principale nei confronti di tutti i soggetti coinvolti nel rapporto, ove non siano in questione effetti che possano coinvolgere i diritti di terzi non evocati in giudizio
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24696 del 24 novembre 2009)
Cass. civ. n. 324/1990
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 324 del 22 gennaio 1990)
Cass. civ. n. 4612/1985
Qualora l'immobile pignorato venga trasferito con atto di vendita trascritto dopo la trascrizione del pignoramento, l'inefficacia relativa di tale atto, cioè la sua inopponibilità nei confronti del creditore procedente e dei creditori intervenuti (artt. 2644 e 2913 c.c.), non esclude che il terzo acquirente assume la veste di successore a titolo particolare nel diritto di proprietà sul bene staggito, e quindi di soggetto in cui pregiudizio si svolge il processo espropriativo. In tale situazione, pur non potendo trovare applicazione diretta l'art. 111 c.p.c., dettato per il processo di cognizione, devono ritenersi operanti i principi evincibili dalla norma medesima, previo adattamento con le caratteristiche del processo esecutivo, e deve conseguentemente riconoscersi, ferma restando la prosecuzione del processo stesso fra le parti originarie, la possibilità di detto terzo acquirente di svolgere le attività processuali inerenti all'indicato subingresso nella qualità di soggetto passivo, e, quindi, la facoltà di interloquire in ordine alle modalità dell'esecuzione, di proporre opposizione agli atti esecutivi, a norma dell'art. 617 c.p.c., di proporre opposizione all'esecuzione, ai sensi del secondo comma dell'art. 615 c.p.c., per impignorabilità del bene, nonché di proporre, in via di surrogazione al debitore esecutato, opposizione all'esecuzione per inesistenza o sopravvenuta cessazione del diritto di procedere all'esecuzione medesima, ai sensi del primo comma dell'art. 615 citato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4612 del 4 settembre 1985)

References: Articolo 2913

Articolo 2913
 art. 2643
 art. 1153

Cass. 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 619
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza