Source: http://www.marengomuseum1800.com/sala_3_testi.html
Timestamp: 2020-02-17 06:03:19+00:00

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L'ITALIA FRA RIVOLUZIONE E REAZIONE, 1796 - 1800
Italy between revolution and reaction, 1796 - 1800
IL NUOVO ASSETTO ITALIANO 1797 - 1799
Dopo la fine vittoriosa della Prima campagna d'Italia il potere francese si estende sull'Italia. Nascono le cosiddette repubbliche sorelle, ma la reazione dilaga in tutta la Penisola.
Alla fine del 1797 il nome di Bonaparte è noto ormai in tutte le capitali europee. Le sue vittorie hanno stravolto gli equilibri politici della Penisola, mettendo fine nel Nord Italia ai governi di antico regime. Nascono due repubbliche 'sorelle' della Francia: la Repubblica Ligure e la Cisalpina. Entrambe sono rette da costituzioni sul modello francese e governate da rappresentanti della nobiltà e della borghesia locali, al loro interno Bonaparte sostiene le componenti più moderate e municipaliste, in opposizione alle forze giacobine e democratiche. Contro l'idea di un generale rivolgimento politico in Italia, gli interessi francesi puntano su una molteplicità di repubbliche intese come stati satelliti che contribuiscono con uomini e risorse allo sforzo bellico contro l'Austria. Le iniziali simpatie per Bonaparte dei patrioti italiani vengono presto deluse. La rottura diventa esplicita dopo la cessione di Venezia all'Austria con il trattato di Campoformio.
Nel 1798 Bonaparte inizia la sua spedizione in Egitto. In Italia l'espansione francese non si arresta: lo stato pontificio viene conquistato, papa Pio VI è costretto alla fuga e nasce la Repubblica Romana. All'inizio del 1799, l'armata di Championnet arriva a Napoli e si costituisce la Repubblica Partenopea. Il potere francese si è allargato a tutta l'Italia (con esclusione delle Venezie, Sicilia e Sardegna), ma, per quanto esteso, è reso fragile dalle insorgenze contadine, minato dalla crescente ostilità suscitata dalle imposizioni sempre più severe e dall'ottusa politica del Direttorio. Il governo di Parigi impedisce, infatti, qualsiasi autonomia alle repubbliche sorelle e - dopo la partenza di Bonaparte - ha accentuato il proprio orientamento antiecclesiastico, fino a esiliare il papa.
Il momento per le forze della Seconda Coalizione è propizio, tanto più che le armate francesi sono indebolite, disperse e mal comandate.
LA REPUBBLICA PARTENOPEA, ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL
Il 20 agosto 1799 sale il patibolo di piazza Mercato a Napoli Eleonora De Fonseca Pimentel, uno dei personaggi di spicco della Repubblica Partenopea. Donna di straordinario talento, colta, coraggiosa e appassionata partigiana delle nuove idee di libertà e uguaglianza, Eleonora dirige Il Monitore Napoletano, il giornale che dà voce alla rivoluzione.
è la prima donna giornalista della storia italiana. Il giornale è il prodotto dell'entusiasmo intelligente della De Fonseca, del suo interesse per la vita delle masse popolari napoletane e della ferma convinzione che le idee di libertà e uguaglianza costituiscono la risposta giusta ai molti bisogni del popolo. La grandezza e i limiti dell'esperimento rivoluzionario napoletano si misurano anche sulle pagine del giornale. Le ultime parole di Eleonora De Fonseca sono due versi di Virgilio: Forsan et haec/ olim meminisse juvabit, (E forse un giorno gioverà ricordare tutto questo).
I Borbone di Napoli rispondono al cambiamento in corso in tutta Europa con la repressione sistematica di tutti coloro che, per ingegno e formazione, possono costituire anche solo un vago pericolo per la monarchia.
Il 29 giugno è impiccato sulla nave ammiraglia di lord Nelson l'ammiraglio Caracciolo. Sono giustiziati, oltre a migliaia di napoletani rei di avere collaborato con la Repubblica, alcuni degli uomini più illuminati dell'Italia di fine secolo: il pensatore giacobino Vincenzio Russo, il giurista Mario Pagano, il medico e botanico Domenico Cirillo e un numero elevatissimo di militari, professionisti, insegnanti, studiosi, preti, fra cui il vescovo Domenico Natale, nobili come Giuliano Colonna, principe di Aliano, e Gennaro Serra, duca di Cassano.
Le esecuzioni si estendono per tutto il 1799 e proseguono l'anno dopo. L'ultima avviene l'11 settembre 1800. A salire al patibolo è Luisa Sanfelice che con il suo sacrificio certamente sproporzionato ai fatti diventa una delle eroine romantiche dell'800.
I MOVIMENTI PATRIOTTICI E LA REAZIONE SANFEDISTA
Entrata dei francesi a Torino
Alle minoranze filofrancesi italiane si oppongono le rivolte sanfediste che dilagano in tutta Italia. A partire dal 1796 le armate francesi portano in Italia lo spirito della rivoluzione. Sulle piazze di ogni città e di ogni paese vengono innalzati gli alberi della Libertà simbolo della rivoluzione, intorno ai quali si danza e si festeggia. I beni ecclesiastici sono espropriati, viene abolita la Santa Inquisizione, viene istituito il divorzio, nascono nuove mode importate dalla Francia. L'idea di una Nazione italiana, sul modello di quella francese, prende piede tra i ceti intellettuali e borghesi della Penisola.
I giacobini spingono verso cambiamenti ancora più radicali, ma la Chiesa e parte dell'aristocrazia fondiaria sono decise a difendere con tutti i mezzi gli antichi privilegi. Le popolazioni spesso odiano gli invasori francesi, sia per le requisizioni che per il disprezzo dimostrato verso i costumi e i simboli tradizionali. Nelle campagne dilaga la rivolta contro i nuovi occupanti e i loro alleati italiani. In molti paesi si abbattono gli alberi della libertà, talvolta si arriva a minacciare le città.
Spesso guidate dal clero locale, (anche se molti sacerdoti aderiscono alle nuove idee portate dalla rivoluzione), finanziate da agenti delle potenze in guerra contro la Francia, le insorgenze dei Viva Maria scoppiano in tutta Italia mischiandosi all'endemico brigantaggio dell'epoca: in Piemonte, nelle valli lombarde e venete, in Romagna e Garfagnana, nell'aretino e nel napoletano. I francesi rispondono con sanguinose repressioni che non riescono a fermare le rivolte. La sconfitta subita nel 1799 ad opera degli austro-russi di Suvorov e Melas pone fine al dominio repubblicano sulla Penisola. La reazione contadina contro i giacobini italiani, rimasti soli, è feroce. Essa culmina nell'irresistibile avanzata verso Napoli dell'Esercito della Santa Fede del cardinale Ruffo e nell'arrivo della flotta inglese dell'Ammiraglio Nelson che, nel giugno 1799, travolgono la Repubblica Partenopea. La Repubblica Cisalpina cade nell'agosto, quella Romana il mese successivo.
Ovunque tornano gli antichi governi e la repressione dei patrioti italiani continua fino al nuovo mutamento politico indotto dalla vittoria francese a Marengo.
FORMA DI GOVERNO REPUBBLICANO PROVVISORIO PER IL PIEMONTE (1796)
DICHIARAZIONE DEI DIRITTI E DOVERI DELL'UOMO E DEL CITTADINO DIRITTI
Art. 1 - Li dritti dell'Uomo posto in società sono la libertà, l'eguaglianza, la sicurezza, la proprietà.
Art. 1 - La dichiarazione dei dritti contiene le obbligazioni dei legislatori: la conservazione della società esigge che quelli, li quali l'impongono, conoscano, ed adempiscano egualmente i loro doveri.
Art. 1 - La Sovranità del Piemonte risiede nel Popolo Piemontese, che l'esercita per mezzo dei rappresentanti, amministratori e giudici da lui eletti. Il Popolo, ossia la Nazione è la totalità dei Particolari.
Art. 2 - Hanno dritto di elezione tanto attiva che passiva tutti i maggiori nativi, o residenti da anni tre addietro, li quali hanno la libera amministrazione dei loro beni secondo la legge del paese, e che pagano allo Stato una qualche imposizione diretta. (...)
Art. 3 - Abolizione dei dritti reali, e feudali. Non sussiste più alcun potere dispotico, ed arbitrario, e per conseguenza non vi è più né dignità regia, né re, né feudi, né feudatari, né intendenze, né governi militari, salvo per la piazza in istato d'assedio.
Non vi esiste più fra gli uomini altra superiorità, che quella di fonzionari pubblici, e relativamente all'esercizio delle loro fonzioni. (...)
Art. 7 - Beni feudali rurali. Li beni feudali sono egualmente devoluti alla Nazione, e sotto la mano de' Conservatori Nazionali infra stabiliti, salva la sopra espressa indennisazione. (...)
Art. 44 - Li Prefetti si guarderanno dal pregiudicare in modo alcuno l'ordinaria giurisdizione de' Giudici (...)
La tortura ad eruendam resta abolita.
Art. 53 - Matrimoni. Li genitori non potranno ricusare il consenso al matrimonio de' loro figliuoli giunti all'età di venticinque anni compiti, o la dote alle figlie, che vorranno maritarsi compiti che avranno gli anni ventuno.
Art. 54 - Il matrimonio è libero fra tutte le persone poste ne' gradi non proibiti secondo la computazion civile, mediante la pubblicazione ed affissione precedente di giorni quindici nel modo, e forma prescritti per gli altri atti civili soggetti a tale solennità (...), ed il Sindaco avrà formalmente prononciata a nome della legge la loro unione.
Art. 56 - Cause matrimoniali. Le cause di matrimonio, o di divorzio saranno portate avanti il Prefetto della provincia, il quale procederà in tali cause con tutta la gravità, e decenza propria del suo ministero, e prononcierà la sentenza sempre coll'assistenza di due assessori come ne' giudici di appello.
Le cause che secondo la legge fanno luogo alla separazione di corpo indefinitiva, o per un tratto più lungo d'anni due, faranno sempre luogo al vero divorzio, qualora non vi esiste prole dei coniugati.
Art. 61 - Abbazie. Li beni delle abbazie sono parimenti devoluti alla Nazione (...)
Art. 62 - Capitoli - Benefizi. Sono egualmente soppressi li Capitoli, e Collegiate, e li beni della Massa devoluti alla Nazione. Li beni affetti a caduna Prebenda o Canonicato continueranno ad essere usufruiti dal già Canonico, che non avrà altra sussistenza, sino al suo decesso per la concorrente di lire ottocento; il sovrapiù spetterà alla Nazione. (...)
Art. 63 - Li beni affetti alle Chiese Parochiali sono alle medesime integralmente mantenuti. (...)
Art. 68 - Preti institutori. Resta vietato ai preti l'applicarsi all'educazione della gioventù secolare, salvo gli amministratori delle rispettive Comunità si rendano responsabili per essi, che non daranno né direttamente, né indirettamente alcuna instruzione contro il Governo. (...)
Art. 69 - Libertà della stampa. La legge riconosce la libertà della stampa: tale libertà però non potrà mai estendersi a censurare né direttamente, né indirettamente la natura del Governo, che verrà adottato dalla Nazione, o dai noi legitimi rappresentanti.
Art. 71 - Immunità. Non sussiste più alcuna sorta di immunità, né reale, né locale, né personale, salvo quella derivante dal numero di dodici figliuoli. Si potrà chiamare qualunque persona in giudizio avanti li rispettivi giusdicenti. (...)
THE NEW ITALIAN ORDER, 1797 - 1799
After the victorious conclusion of the first Italian Campaign the French rule spreads over Italy. The so-called sister republics are established, but reaction bursts out throughout the peninsula.
At the end of 1797 the name Bonaparte in known in all European capitals, his victories upset the political balance in the peninsula and put an end to the ancient regime government in the north of the Country.
Two "sister" Republics, allies of France are established: the Republic of Liguria and the Cisalpine Republic. Both stand on French-like constitutions and are governed by members of the local nobility and bourgeoisie; Bonaparte supports the most moderate and municipalist factions as opposed to the Jacobin and democratic forces. The French are against the idea of a general political turn in Italy, they are more interested in countless republics means as client states that contribute men and resources to the French cause against the Austrians. The initial sympathy of the Italian patriots towards Bonaparte are soon disappointed; friction comes out in the open when Venice is handed over to Austria with the Treaty of Campoformio.
In 1798 Bonaparte sets off for his expedition in Egypt. In Italy the French expansion is relentless; the church is subdued and Pope Pius VI is forced to escape. The Roman Republic is thus founded. At the beginning of 1799, the Army of Championnet arrives in Naples and founds the Republic of Naples. The French power is all over the Country (excluding Venice, Sicily and Sardinia) but as broad as it may be it is undermined by peasant revolts and the growing hostility caused by blunt imposition forced upon Italians by the blunt policy of the Directoire. The Government in Paris denies sister Republics any autonomy and right after Bonaparte's departure it heightens its anticlerical feelings and drives the Pope into exile.
The moment for the forces of the Second Coalition could not be better, in that the French army is weakened, scattered and poorly commanded.
THE REPUBLIC OF NAPLES, ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL
On 20 August 1799 Eleonora De Fonseca Pimentel, an outstanding protagonist during the times of the Republic of Naples, is escorted to the gallows in Piazza del Mercato, Naples. A women of incredible talent, educated, brave and a passionate supporter of the new ideas of freedom and equality, Eleonora was the director of Monitore Napoletano, a paper and the voice of the Revolution.
She is the first female journalist in Italy: the paper is the result of De Fonseca smart enthusiasm, as well as her interest in the lives of Naples' people and the firm conviction that liberty and equality are the best response to the people's many needs. The greatness and the shortcomings of the revolutionary experiment in Naples are also measured in the words published by the very paper. Eleonora De Fonseca's last words are a citation of two verses by Vergil: Forsan et haec/ olim meminisse juvabit, (A joy it will be one day, perhaps, to remember even this). The Bourbon of Naples react to the change taking place throughout Europe by systematically clamping down on those who, by vocation and training, may cause the slightest threat to the crown.
On 29 June Admiral Caracciolo is hanged on board of Lord Nelson's Flagship. Some of the most enlightened people in end-of-the-century Italy are executed alongside thousands of Neapolitans guilty for having taken the side of the Republic: the Jacobin intellectual Vincenzio Russo, the jurist Mario Pagano, the doctor and botanist Domenico Cirillo and a very high number of soldiers, professionals, teachers, scholars, priests, including Bishop Domenico Natale, and noblemen such as Giuliano Colonna, Prince of Aliano, and Gennaro Serra, Duke of Cassano.
The execution took lasted for the whole of 1799 and went on the following year. The last took place on 11 September 1800. The last to walk to the gallows is Luisa Sanfelice who, thanks to the ultimate sacrifice, becomes a romantic heroin of the XIX century.
THE PATRIOTIC MOVEMENTS AND THE SANFEDIST REACTION
I massacri di Napoli
The Italian minority supporting France is antagonized by Sanfedist revolts spreading all over the Country.
As of 1796 the French armies bring to Italy the revolutionary spirit. In the squares of any city and village the freedom trees are planted to symbolize the revolution, and around them people dance and celebrate. Church properties and belongings are dispossessed, the Holy Inquisition is abolished and divorce is introduced; new fashions from France find their way into Italy. The idea of an Italian nation, based on the French model, gains favour among Italian bourgeois and intellectuals.
The Jacobins call for even more radical changes, but the Church e part of the land aristocrats are adamant to safeguard their old privileges at all cost. The population is often driven to animosity against the French invader, both for the requisitions and the scorn for traditional symbols and customs. In the country a revolt busts out against the occupying forces and their Italian allies; in many villages the freedom trees are felled and in some cases even the cities are under threat.
Often led by the local clergy (though many priests embraced the new ideas brought by the revolution), and funded by the agents of the powers at war with France, Viva Maria insurgents cause havoc throughout the nation together with the outlaw epidemic of the time: in Piedmont, in the valleys of Lombardy and Veneto, in Romagna and Garfagnana, in the areas around Arezzo and Naples. The French react with ruthless violence but cannot stop the revolts.
The 1799 defeat by the hand of Suvorov and Melas' Austro-Russian army puts an end to the Republican rule in the peninsula. The reaction of peasants against the Italian Jacobins, now alone, is fierce. It climaxes with the unstoppable advance towards Naples of Cardinal Ruffo's army of the Faith and the arrival of the British Fleet under the command of Admiral Nelson that, in June of 1799, overwhelm the Republic of Naples. The Cisalpine Republic falls in August, followed by the Roman Republic one moth later.
The ancient governments are back and the repression against Italian patriots continues until a new political change is caused by the French victory at Marengo.
PROVISIONAL REPUBLICAN GOVERNMENT OF PIEDMONT (1796)
CHARTER OF THE DUTIES AND RIGHTS OF MEN AND CITIZENS RIGHTS
Art. 1 - The rights of men in society are liberty, equality, safety and property.
Art. 1 - The Charter of the rights outlines the obligations of the legislators: the preservation of society requires the people that enforce the duties to know and properly follow them.
Art. 1 - The Sovereignty of Piedmont lies in the hands of the people of Piedmont that exercise it by means of their elected representatives, administrators and judges. The people, that is, the Nation is the summation of all its individuals.
Art. 2 - All natives or residents for a minimum time of three years have the right to be elected, provided that they are of age, are free to administer their own properties pursuant with the national law and are required to pay direct taxes to the State. (...)
Art. 3 - Abolishment of royal and feudal rights. No despotic or arbitrary power is allowed any more; as a consequence, regal dignity, kings, feuds, feudatories, intendancies, and military governments are abolished, with the exception of cities under siege.
Any superiority among people is abolished, with the exception of public officials with strict regard to the performance of their duties. (...)
Art. 7 - Feudal and rural property. Feudal properties are equally returned to the Nation and remain under the administration of the National Keepers appointed for the purpose, with the exception of particular exemption. (...)
Art. 44 - The Prefects shall not hinder the ordinary jurisdiction carried out by the Judges (...) Torture to draw out the truth remains abolished.
Art. 53 - Marriage. Parents may not deny consent to their sons' marriage after they have turned twenty-five, or dowry to their daughters who will elect to marry after their twenty-first year of age.
Art. 54 - Marriage is free between people who are not denied this right by the civil right, by public announcement and posting fifteen days before the date according to the procedure prescribed for the other public deeds of the same relevance (...), and the Mayor shall formally pronounce the union by the authority of the law.
Art. 56 - Marriage proceedings. Marriage or divorce proceeding shall be brought before the provincial Prefect, who shall proceed with the severity and decency of his office and shall settle the dispute with the assistance of two Councillors acting as appeal judges.
According to the law any disputes leading to the separation of a marriage, for an indeterminate time or for longer than two years, shall result in divorce, provided the spouses do not have any children.
Art. 61 - Abbeys. The properties of Abbeys are devolved to the Nation (...)
Art. 62 - Chapters - Benefits. Chapters, Collegiate churches and Mass goods devolved to the nation are abolished. The goods incurred by any ecclesiastical income or canonry shall continue to benefit the Canons, who shall have no other sources of income until death, in the amount of eight hundred liras; the surplus shall be devolved to the Nation. (...)
Art. 63 - The goods of Parish churches shall be preserved under the same above terms. (...)
Art. 68 - Teacher priests. It is forbidden for priests to provide an education the secular youth, unless the administrators of the relevant communities are liable for it; priests shall not, directly or indirectly provide and sort of tuition against the Government. (...)
Art. 69 - Freedom of the Press. The law safeguards the freedom of the Press: such freedom shall not allow to censor, neither directly nor indirectly, the nature of the Government elected by the Nation or by us, the appointed representatives.
Art. 71 - Immunity. All immunity, be it royal, local or personal is abolished, with the exception of the parents of twelve children. Any and every person may be called to appear before a Court. (...)
A. Aquarone, M. D'Addio and G. Negri, Le Costituzioni italiane, Edizioni Comunità, Milan 1958.
LA NOUVELLE SITUATION ITALIENNE 1797 - 1799
Après la fin victorieuse de la première campagne d'Italie, le pouvoir français s'étend sur l'Italie. Lesdites républiques sœurs voient le jour, mais la réaction se propage dans toute la péninsule.
A la fin de 1797, le nom de Bonaparte est désormais connu dans toutes les capitales européennes. Ses victoires ont bouleversé les équilibres politiques de la péninsule, mettant fin aux gouvernements d'ancien régime dans le Nord de l'Italie.
Deux républiques 'sœurs' de la France voient le jour: la République Ligure et la Cisalpine. Toutes deux sont dirigées par des constitutions sur le modèle français et gouvernées par des représentants de la noblesse et de la bourgeoisie locales ; dans celles-ci, Bonaparte soutient les éléments les plus modérés et municipalisés, s'opposant aux forces jacobines et démocratiques. Contre l'idée d'un renversement politique général en Italie, les intérêts français visent à une multiplicité de républiques considérées comme états satellites contribuant, par des hommes et des ressources, à l'effort militaire contre l'Autriche. Les sympathies initiales des patriotes italiens pour Bonaparte sont bientôt déçues. La rupture devient explicite après la cession de Venise à l'Autriche par le traité de Campoformio.
En 1798, Bonaparte commence son expédition en Egypte. En Italie, l'expansion française ne s'arrête pas: les Etats Pontificaux sont conquis, le pape Pie VI est obligé de s'enfuir, c'est la naissance de la république romaine. Au début de 1799, l'armée de Championnet arrive à Naples et la République Parthénopéenne est constituée.
Le pouvoir français s'est étendu à toute l'Italie (à l'exclusion de la Vénétie, de la Sicile et de la Sardaigne) mais, aussi étendu soit-il, il est fragilisé par les révoltes paysannes, miné par l'hostilité croissante suscitée par les impositions de plus en plus dures et par la lourdeur d'esprit politique du Directoire. En effet, le gouvernement de Paris empêche toute autonomie aux républiques 'sœurs' et - après le départ de Bonaparte - accentue son orientation contre l'Eglise, jusqu'à exiler le pape.
Le moment est propice pour les forces de la Seconde Coalition, d'autant plus que les armées françaises sont affaiblies, dispersées et mal commandées.
LA REPUBLIQUE PARTHENOPEENNE, ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL
Le 20 Août 1799, on dresse un échafaud Piazza Mercato, à Naples. Eleonora De Fonseca Pimentel, un des personnages de relief de la République Parthénopéenne, femme d'un talent extraordinaire, cultivée, courageuse et passionnée par les nouvelles idées de liberté et d'égalité, dirige le Monitore Napoletano, le journal porte-parole de la révolution.
C'est la première journaliste femme de l'histoire italienne. Ce journal est le produit de l'enthousiasme intelligent d'Eleonora De Fonseca, de son intérêt pour la vie des masses populaires napolitaines et de sa ferme conviction que les idées de liberté et d'égalité sont la bonne réponse aux nombreuses nécessités du peuple.
La grandeur et les limites de l'expérience révolutionnaire napolitaine se mesurent également dans les pages du journal. Les derniers mots d'Eleonora De Fonseca sont deux vers de Virgile: Forsan et haec / olim meminisse juvabit (Et peut-être un jour il conviendra de se souvenir de tout cela).
Les Bourbons de Naples répondent au changement en cours dans toute l'Europe par la répression systématique de tous ceux qui, par leur intelligence et leur formation, peuvent représenter ne serait-ce qu'un vague danger pour la monarchie.
Le 29 Juin, l'Amiral Caracciolo est pendu sur le vaisseau amiral de Lord Nelson. Sont exécutés, à part des milliers de Napolitains coupables d'avoir collaboré avec la République, quelques-uns des hommes les plus éclairés d'Italie en cette fin de siècle: le maître à penser jacobin Vincenzio Russo, le juriste Mario Pagano, le médecin et botaniste Domenico Cirillo et un très grand nombre de militaires, professionnels, enseignants, scientifiques, prêtres parmi lesquels l'évêque Domenico Natale, des nobles comme Giuliano Colonna, prince d'Aliano, et Gennaro Serra, duc de Cassano.
Les exécutions durent toute l'année 1799 et continuent l'année suivante. La dernière a lieu le 11 Septembre 1800. Celle qui monte sur l'échafaud est Luisa Sanfelice qui, par son sacrifice certainement disproportionné aux actes, devient une des héroïnes romantiques du XIXe siècle.
LES MOUVEMENTS PATRIOTIQUES ET LA REACTION SANFEDISTE
Aux minorités italiennes philo-françaises s'opposent les révoltes sanfédistes qui sévissent dans toute l'Italie.
A partir de 1796, les armées françaises apportent en Italie l'esprit de la révolution. Sur les places de chaque ville et village on dresse les arbres de la Liberté, symbole de la révolution, autour desquels on danse et on fait la fête. Les biens ecclésiastiques sont expropriés, on abolit la Sainte Inquisition, on institue le divorce ; de nouvelles modes sont importées de France. L'idée d'une nation italienne sur le modèle français prend racine dans les couches intellectuelles et bourgeoises de la Péninsule.
Les Jacobins poussent vers des changements encore plus radicaux mais l'Eglise et une partie de l'aristocratie foncière sont décidées à défendre les anciens privilèges par tous les moyens. Les populations haïssent souvent les envahisseurs français, aussi bien pour les réquisitions que pour le mépris montré vers les coutumes et les symboles traditionnels. Dans les campagnes sévit la révolte contre les nouveaux occupants et leurs alliés italiens. Dans de nombreux villages on abat les arbres de la Liberté, on arrive parfois à menacer les villes.
Souvent guidées par le clergé local (même si de nombreux prêtres adhèrent aux nouvelles idées apportées par la révolution), financées par des agents des puissances en guerre contre la France, les révoltes des Viva Maria éclatent dans toute l'Italie, se mêlant au brigandage endémique de l'époque: au Piémont, dans les vallées lombardes et vénitiennes, en Romagne et dans la Garfagnana, dans les régions d'Arezzo et de Naples. Les Français répondent par des répressions sanglantes qui n'arrivent pas à arrêter les révoltes.
La défaite infligée en 1799 par les austro-russes de Souvorov et Melas met fin à la domination républicaine sur la Péninsule. La réaction paysanne contre les Jacobins italiens restés seuls est féroce. Elle aboutit à l'avancée irréfrénable vers Naples de l'armée de la Sainte Foi du cardinal Ruffo et à l'arrivée de la flotte anglaise de l'Amiral Nelson qui, en Juin 1799, renversent la République Parthénopéenne. La République Cisalpine tombe en Août, la République Romaine le mois suivant.
Les anciens gouvernements reviennent partout et le répression des patriotes italiens continue jusqu'au nouveau changement politique causé par la victoire française à Marengo.
FORME DE GOUVERNEMENT REPUBLICAIN PROVISOIRE POUR LE PIEMONT (1796)
DECLARATION DES DROITS ET DEVOIRS DE L'HOMME ET DU CITOYEN DROITS
Art. 1 - Les Droits de l'Homme vivant en société sont la liberté, l'égalité, la sécurité, la propriété..
Art. 1 - La déclaration des droits contient les obligations des législateurs: la conservation de la société exige que ceux qui les imposent connaissent et remplissent également leurs devoirs.
Art. 1 - La Souveraineté du Piémont revient au Peuple Piémontais, qui l'exerce à travers les représentants, administrateurs et juges que celui-ci élit. Le Peuple ou la Nation est la totalité des Particuliers.
Art. 2 - Ont droit d'élection active et passive tous les majeurs nés ou résidant depuis trois ans, ayant la liberté d'administration de leurs biens selon la loi du pays, et qui paient à l'Etat une imposition directe. (...)
Art. 3 - Abolition des droits royaux et féodaux. Aucun pouvoir despotique et arbitraire n'existe plus et par conséquent, il n'y a plus de dignité royale, ni de roi, ni de fiefs, ni de seigneur féodal, ni intendances, ni gouvernements militaires, sauf pour une place en état de siège.
Il n'existe plus entre les hommes d'autre supériorité que celle des fonctionnaires publics, relativement à l'exercice de leurs fonctions. (...)
Art. 7 - Biens féodaux ruraux. Les biens féodaux sont également dévolus à la Nation et sous l'égide des Conservateurs Nationaux établis, sauf l'indemnisation susdite (...)
Art. 44 - Les Préfets se garderont bien de nuire de quelque façon que ce soit à la juridiction ordinaire des Juges (...)
La torture ad eruendam demeure abolie.
Art. 53 - Mariages. Les parents ne pourront pas refuser leur consentement au mariage de leurs enfants ayant atteint l'Ã¢ge de vingt-cinq ans révolus, ou la dot aux filles qui voudront se marier à vingt-et-un ans révolus.
Art. 54 - Le mariage est libre entre toutes les personnes n'ayant aucune prohibition selon le calcul civil, au moyen de la publication et de l'affichage préalables pendant quinze jours, de la façon et dans la forme prescrites pour les autres actes civils assujettis à cette solennité (...) et lorsque le Maire aura formellement prononcé leur union au nom de la loi.
Art. 56 - Procès matrimoniaux. Les procès matrimoniaux ou de divorce seront prononcés devant le Préfet de la province, qui procèdera dans ces procès avec toute la gravité et la décence propres à son ministère et prononcera toujours la sentence avec l'assistance de deux adjoints comme dans les procès d'appel.
Les procès qui, d'après le loi, donnent lieu à la séparation de corps non définitive, ou pour une période de plus de deux ans, donneront toujours lieu au divorce réel, si les époux n'ont pas d'enfants.
Art. 61 - Abbayes. Les biens des abbayes sont également dévolus à la Nation (...)
Art. 62 - Chapitres - Bénéfices. Sont également supprimés les chapitres et collégiales et les biens de la masse dévolus à la Nation. Les biens affectés à chaque prébende ou canonicat continueront à être l'usufruit du chanoine en charge, qui n'aura aucun autre moyen de subsistance, jusqu'à son décès, jusqu'à la concurrence de huit cents lires ; l'excédent reviendra à la Nation. (...)
Art. 63 - Les biens affectés aux Eglises Paroissiales sont également maintenus intégralement par celles-ci. (...)
Art. 68 - Prêtres instituteurs. L'éducation de la jeunesse laïque demeure interdite aux prêtres, sauf si les administrateurs des Communautés respectives prennent la responsabilité de ne donner ni directement ni indirectement aucune instruction contre le Gouvernement. (...)
Art. 69 - Liberté de presse. La loi reconnaît la liberté de presse: toutefois cette liberté ne pourra jamais arriver à censurer, ni directement ni indirectement, la nature du Gouvernement, qui sera adopté par la Nation ou par nous, représentants légitimes.
Art. 71 - Immunité. Il n'existe plus aucune sorte d'immunité, ni réelle, ni locale, ni personnelle, sauf celle qui découle du nombre de douze enfants. On pourra citer en jugement n'importe quelle personne devant les juges respectifs. (...)
A. Aquarone, M. D'Addio e G. Negri, Le Costituzioni italiane, Edizioni Comunità, Milan 1958.

References: Art. 1

Art. 1

Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 7

Art. 44

Art. 53

Art. 54

Art. 56
 sentenza 

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 68

Art. 69

Art. 71

Art. 1

Art. 1

Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 7

Art. 44

Art. 53

Art. 54

Art. 56

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 68

Art. 69

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Art. 44

Art. 53

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Art. 56

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Art. 62

Art. 63

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Art. 69

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