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Timestamp: 2018-06-18 16:57:15+00:00

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RELAZIONE PROGETTO DI LEGGE - PDF
RELAZIONE PROGETTO DI LEGGE
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Agnolo Giovanni Scarpa
1 RELAZIONE PROGETTO DI LEGGE E' ormai tempo che nella nostra Regione si affermi pienamente il diritto di ogni bambino al gioco, alla vita di relazione e all'educazione. Un diritto di carattere universale dei bambini, dalla loro nascita in poi, senza alcuna distinzione e con una particolare attenzione ai bambini portatori di handicap e ai bambini immigrati, il diritto di poter sviluppare pienamente le proprie potenzialità di relazione, di autonomia, di creatività, di apprendimento, in un contesto cognitivo, ludico e affettivo. A questo fine deve essere garantito loro il diritto all'educazione e alla vita di relazione, per superare diseguaglianze, emarginazioni e barriere culturali e per accedere, per il proprio sviluppo, a condizioni di pari opportunità. I1 nostro progetto di legge nasce da una serie di motivazioni che noi stessi ci siamo posti e che ci hanno spinto ad avanzare una proposta per una legge sull'infanzia. Una breve disamina sull'evoluzione storica della nostra società ci consente di comprendere meglio i perché di una legge sull'infanzia. I mutamenti profondi awenuti all'interno della nostra società, l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro hanno scosso alle fondamenta la complessiva organizzazione sociale, investendo i processi evolutivi della famiglia e della persona e la sfera dei diritti sociali e dei diritti universali di cittadinanza. I progredenti processi di invecchiamento della popolazione e la diminuzione costante dell'indice della natalità si incrociano con il fenomeno dell'immigrazione, aprendo una grande questione che dal campo demografico si allarga a quello della qualità dello sviluppo e della vita. Bisogna considerare, che un tempo, il modello sociale si basava fortemente su un ruolo interno alla famiglia della donna e su una suddivisione dei pesi familiari tra uomo e donna fortemente sbilanciato, per quanto atteneva alla cura e all'educazione dei figli, sulla permanenza in famiglia della donna. Inoltre la rete di solidarietà familiare, secondo un concetto di famiglia "allargata" che coinvolgeva nei compiti di cura ed educazione dei bambini anche i parenti più prossimi, non rendeva necessari servizi di comunità rivolti ai minori e dunque solamente per i casi "estremi" venivano istituiti servizi specifici. I profondi mutamenti sociali degli ultimi anni hanno sconvolto questo contesto e richiedono al singolo ed alla famiglia una notevole capacità di adattamento e di adeguamento, cui deve seguire anche una trasformazione del sistema dei servizi sociali. La crescita di flessibilità nel lavoro, la precarietà del lavoro stesso, le nuove esigenze relazionali o gli interessi sociali soprattutto femminili, l'aumento del reddito familiare medio, l'aumento dell'età lavorativa e degli interessi "attivi" nella terza età, sono tutti fenomeni che hanno portato negli ultimi anni all'esplosione della richiesta di servizi all'infanzia da parte delle famiglie. La famiglia calabrese odierna non è certo agevolata visto che da un lato le giovani coppie debbono affrontare sempre maggiori difficoltà di tipo economico nel realizzare una nuova famiglia ciò determinando un effetto demotivante, mentre dall'altro si sta affermando la c.d. "famiglia lunga", vale a dire un nucleo familiare in cui convivono genitori in età avanzata e figli non più giovanissimi. La società calabrese ha tuttavia "ammortizzato" il problema grazie alla tenuta di un modello sociale in gran parte basato sulle cosiddette "reti familiari allargate", spostando i compiti di cura dei bambini sui nonni o su parenti prossimi; é tuttavia prevedibile che nei prossimi anni anche la disponibilità di tempo dei nonni sarà sempre minore in virtù dell'allungamento della vita lavorativa. Appare dunque evidente la necessità che il legislatore regionale si interroghi sulle modalità con cui affrontare il problema. È dunque auspicabile che le giovani coppie calabresi dell'immediato futuro possano sapere di poter fruire facilmente di servizi per la temporanea custodia delle bambine e dei bambini, senza dover più trovarsi di fronte al dilemma tra l'affermazione di sé nella vita sociale e professionale e l'avere una famiglia e dei figli.
2 Certamente non ci sentiamo di parlare di una legge sull'infanzia senza avere fatto anche una breve e sintetica disamina dei dati che ci forniscono le indicazioni sulle esigenze del temtorio, disamina che avviene attraverso l'esame dei pochi dati attualmente oggi disponibili. Faremo quindi riferimento sia alla principale ed ufficiale fonte statistica rappresentata dall'istat, che non purtroppo non rileva dati sugli asili-nido dal 1992 e dal 2000 fornisce solo dati provvisori e stime sulle scuole per l'infanzia, nonché utilizzeremo le altre fonti istituzionali che oggi sono rappresentate: Dal Centro nazionale di documentazione per l'infanzia e l'adolescenza (cosiddetto Istituto degli Innocenti). In particolare facendo riferimento ai quaderni periodici, tra cui quello che particolarmente ci interessa è del 2000 e comprende la più recente indagine censuaria sugli asili nido; Dal Cnel prendendo a riferimento, in particolare, uno studio recente sulla maternità e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro (che risale al 2003), da cui è possibile risalire in modo deduttivo alla fiuibilità concreta da parte delle famiglie dei servizi per l'infanzia; Purtroppo occorre prendere coscienza che gli Enti locali non sono ancora in grado di produrre flussi informativi abbastanza stabili nel tempo e nei contenuti, mentre risulta ancora assente una panoramica generale sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei servizi per l'infanzia. Riferendoci all'esame dei dati prima menzionati ed in particolare alle elaborazioni IRES sui dati del Centro Nazionale di documentazione ed analisi per l'infanzia e l'adolescenza per l'anno emerge che dagli anni Novanta ad oggi, il numero dei nidi d'infanzia sul temtorio italiano è aumentato da istituti a (di cui pubblici) e che gli iscritti nei soli nidi pubblici sono appena in media il 6,0% della popolazione 0-2 anni, con flessioni nel Mezzogiorno che arrivano al 2.1%. Popolazione residente Iscritti ai soli Nidi Tasso 0-2 anni pubblici d'iscrizione Nord-ovest I I 8,8 Nord-est Centro I Sud , l Isole ,6 Italia l , Insomma in Italia circa 1 bambino su 4 non trova posto nei nidi pubblici. Nord-ovest Nord-est Centro Sud Isole Italia Domanda Posti nido Domande nidi espressa non pubblici Oh pubblici O/O soddisfatta dai nidi pubblici 10,l 9,o 9, , ,6 l l,8 1, ,6O/o -25,6O/0-30,5% -I I,OO/o -22,9O/0-23,S0/, In particolare in Calabria i nidi d'infanzia sono passati da 16 esistenti nel 1992 a 40 nel 2000
3 Nidi drinf.inzia 1991 Nidi d'infanzia 2000 Servizi integrativi 2000 pubblici privati totale pubblici privati totale pubblici privati totale Piemonte Valle d'aosti~ Lornlurdi~ Trentina-Mto Adige Veneto Friuli-Venezia tiulia Liguria Eniilia-Romagna T m a Umbria h'larche Lazio Abruzzo h'lolise Grnpania Pugliu Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale mr.: dati non rilwati Mentre l'incidenza del posti nido disponibili nel 2000, sulla popolazione 0-2 anni, in Calabria è pari a 1.9 con 670 posti nido disponibili Ta\ol,i 2 - Posti-iiitlo tiiqmiil>ili (\.&r.i 4~isoliiti). iiicideiiz,~ po.;ti-iiido dispoiiiliili sirll,i popoliizioiir di 0-2,inni!\,dori liric-e~itiinlii, pei vegiritie -.Aiirii I C G r Incidenza porti-nido Incidenza posti-nido Porti-nido disponibili Posti-nido disponibili disponibili siilla popolazione disponibili rulla popolazione nel anni nel 1992 nel anni nel 2000 Piemonte 10.&12 10, ,7 Valle d'a& 228 7, ,3 Lombardia , Trentino-Atto Adige , Veneto , ,2 Friuli-Venezia Ciulia , Liguria 2.7' ,i Emilia-Rornagna ,3 Toscana ,9 9,144 11,3 iimbria , Marche ,s Lazio Abruuo 1 4, hlolise Carnpania 1, ,2 Pugiia ,O Basiliota ,2 Calabria Sicilia /.//3 1,7 Sardegna ,d Totale , i,4
4 La vita dei bambini e degli adolescenti è forse oggi il terreno decisivo su cui riprogettare un'idea di uguaglianza e di libertà, di costruzione di un nuovo welfare capace di promuovere le pari opportunità delle persone. Ma i genitori, gli educatori, gli insegnanti, i bambini che difendono quei progetti educativi, la loro tensione comunitaria, sono la premessa essenziale a qualsiasi intervento teso a ridare dignità e speranza alla vita di tanti bambini e adolescenti ed ad assicurare uno sviluppo qualitativo impetuoso della nostra Regione.
5 --P - - Domande di Bambini Bambini in Bambini iscrizione iscritti lista di attesa accolti Abruzzo Basilicau Bolzano Calabria Chrnpania Einilia-Roniagna Friuli-Venezia Ciulia La210 Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Pugiia Sardegna Sicilia Toscana Trento Umbria Valle d'aosta Veneto Totale Dando poi uno sguardo al welfare locale in Europa appare evidente che occorre ripensare i servizi per l'infanzia all'interno dei sistemi locali del welfare Svezia Regno Unito Germania Italia spesa per welfare locale spesa per asili nido L'ultima considerazione di tipo statistico riguarda i nonni......e cioè il vero attuale sostegno concreto ai bambini. Dall'indagine Cnel-Istat sulla "maternità e partecipazione delle donne al mercato del lavoro": una peculiarità della nostra Regione è rawisabile proprio nella solidarietà intergenerazionale che porta all'utiliuo di aiuti informali. Quando una madre si trova a lavoro, secondo questa ricerca, circa 6 bambini su dieci sono affidati ai nonni, mentre solamente due su dieci frequentano un asilo nido pubblico o privato genitori nonni m nido pubblico O nido privato O altro O baby sitter - ---P p-
6 Questi sono che i dati che abbiamo analizzato per formulare la nostra proposta di legge, che si presenta come disciplina quadro regionale in materia di asili nido e di servizi innovativi per la prima infanzia ed ha lo scopo di fornire, nel quadro degli interventi a favore delle famiglie per fornire una risposta concreta ai problemi della prima infanzia ed assicurare servizi adeguati alle attuali esigenze della popolazione e delle famiglie calabresi. I1 nostro PdL si awale, anche, delle recenti esperienze che sono andate affermandosi sulla base della L che prevedeva le "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza", della "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" e della più recente L.R che la recepisce le indicazioni della legge quadro sui servizi sociali. Pertanto la nostra proposta racchiude tutti gli strumenti operativi indicate da tali legislazioni ed identifica alcuni elementi essenziali che possono in sintesi considerarsi le basi portanti del nostro progetto di legge che sono: la previsione del doppio binario "pubblico-privato" ed il pieno rispetto del principio di sussidiarietà nella gestione dei servizi; l'istituzione di forme di partecipazione attiva delle famiglie sia verso le scelte educative che rispetto al costo di gestione dei servizi (la spesa relativa al servizio prestato deve essere rapportata al reddito e allo stato patrimoniale familiare calcolato sulla base dell'indice Isee); il riconoscimento di alcuni servizi innovativi per la prima infanzia e l'omogeneità dei titoli di studio per gli operatori di tali servizi. I1 PDL segue, quindi, le linee di aggiornata e complessa versione del principio di sussidiarietà, inteso in chiave sia orizzontale che verticale, nel senso che le attività inerenti i servizi degli asilinido possono anche essere affidate dai Comuni all'autonoma iniziativa dei privati, mentre nell'ambito della sfera pubblica le relative competenze sono ripartite tra Regione, Province e Comuni sostanzialmente secondo il modello funzionale ormai consolidatosi e delineato dal decreto legislativo n del Vari sono i punti importanti e fondamentali che abbiamo affrontato nel nostro PDL: I1 primo punto è la valorizzazione della famiglia come risorsa. Ciò implica organizzare i servizi educativi, qualificare la formazione degli operatori, rafforzare la fiducia dei cittadini negli operatori competenti. I1 secondo punto è la struttura scolastica, uno spazio educativo e formativo importante per il bambino, un luogo di comunicazione e di mediazione culturale; la struttura deve essere in grado di adattarsi ai cambiamenti e deve saper essere al centro del grande fenomeno. Arriviamo così al terzo punto: l'organizzazione di una rete di servizi efficace per garantire un intervento di qualità. Per riconoscere i problemi occorre partire dallo studio e dalla ricerca, dall'analisi concreta delle varie problematiche sviluppando soprattutto una cultura della rete che abbia una formazione comune, oltre a modalità e protocolli di lavoro condivisi. Infatti i dati prima indicati sono riferiti all'anno e pertanto la prima considerazione che ci appare necessario fare e che quella di allargare e sviluppare la base conoscitiva disponibile sui servizi per l'infanzia a dati più recenti. Un'altro dei temi importanti che abbiamo affrontato é quello della garanzia istituzionale del diritto dei bambini - Non è inutile richiamare i riferimenti istituzionali che costituiscono la base valoriale oltre che giuridica della fondazione dei diritti dell'infanzia: dalla Convenzione delltonu sui diritti dell'infanzia (20 novembre 1989) alle varie leggi, dalla alla , dalla alla , che hanno regolamentato gli interventi sociali a favore dell'infanzia e dei servizi ad essa destinati, dagli asili nido agli altri servizi, fino a giungere alle indicazioni e agli obiettivi di sviluppo qualitativo della Comunità europea di Barcellona, per disegnare ormai il quadro su cui poggia il fondamento dell'obbligo istituzionale teso a garantire (in attuazione dell'art 117, comrna 2, lettera m della costituzione) i livelli essenziali (che fissino criteri del diritto di accesso, di partecipazione delle famiglie, di omogeneità ed elevata professionalità del personale, di contenimento degli oneri) delle prestazioni educative e formative ai bambini titolari del diritto di accesso e di fmizione del sistema innovativo di servizi per l'infanzia.
7 E' proprio nel passaggio dalle politiche sociali di tutela dell'infanzia alla fondazione del diritto dei bambini alla fruizione delle varie forme, strutture e strumenti, dai nidi ai servizi integrati, che si deve ormai mettere in evidenza il prevalente carattere educativo di questi servizi per i bambini. 11 titolo V della Costituzione oggi dà maggiori poteri alle Regioni, e quindi dipende, anche da loro se la stagione dell'infanzia e dell'adolescenza può essere vissuta in modo più o meno sereno da tanti bambini. Questo diritto può essere assicurato da una appropriata (e plurale poiché nella configurazione dell'offerta pubblica educativa rientra quella paritaria pubblica e privata) offerta educativa e formativa di qualità e da un sistema integrato di servizi. La complessità dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie, infatti, configura un sistema di servizi flessibili e diversificati per opportunità offerte, per orari, sedi e modelli pedagogici, organizzativi e gestionali. In questo contesto di assetto istituzionale della funzione educativa i nidi costituiscono, nella loro autonomia e specificità, la sede primaria dei processi di apprendimento e quindi i nidi d'infanzia non sono più da considerarsi servizi pubblici a domanda individuale essi, quindi, costituiscono il primo livello educativo, organizzato in autonomia e in continuità con le scuole dell'infanzia. I nidi, per la loro specifica funzione legata alla temtorialità e alle esigenze delle comunità, debbono essere aperti a tutti i bambini di età O a 3 anni, garantiscono la qualità educativa, la relazione dei bambini tra di loro, con la natura, con la città, con la realtà e con l'insieme delle opportunità e servizi offerti dalla comunità locale. Questo progetto di legge vuole, quindi, sottrarre l'asilo nido ed i servizi innovativi per la prima infanzia al comparto dei servizi a domanda individuale riconoscendolo, quindi, come diritto e riconfermando il ruolo dell'ente locale come garante della qualità educativa del servizio insieme ai valori di laicità e pluralità culturale, garantendo al personale diritti sindacali certi e formazione permanente e promuovendo una gestione partecipata favorendo l'intervento dei genitori e del temtorio. I1 nostro PDL nell'affermare il valore socio-educativo dei servizi per la prima infanzia sancisce, quindi, il carattere di universalità del sistema pubblico, a cui partecipano o possono partecipare anche soggetti privati accreditati, eliminando la loro classificazione tra i cosiddetti servizi a domanda individuale ricomprendendoli nell'ambito dei servizi sociali, ovvero dei servizi alla persona e alla comunità come sono stati definiti dal d.lgs. 112 del Abbiamo poi individuato il riconoscimento delle tipologie di interventi - I1 sistema deve essere il più flessibile possibile al fine di rispondere a tutte le esigenze delle famiglie e quindi sono state individuate fondamentalmente quattro tipologie di servizi: I1 nido d'infanzia e micro-nido che rappresentano un servizio educativo e sociale di interesse pubblico, aperto a tutti i bambini e le bambine in età compresa tra i tre mesi e i tre anni, in funzione di programmi educativi che concorrono con le famiglie alla loro crescita, cura, formazione e socializzazione dei bambini, nel quadro di una politica per la prima infanzia e della garanzia del diritto all'educazione, nel rispetto dell'identità individuale, culturale e religiosa. I servizi innovativi ed integrativi che si basano su adeguati progetti educativi e devono garantire ulteriori risposte flessibili, complementari e differenziate alle esigenze delle bambine, dei bambini e delle famiglie, attraverso soluzioni diversificate sul piano strutturale ed organizzativo, tali da conciliare i tempi di lavoro dei genitori. Tali servizi si differenziano dai nidi a tempo parziale in quanto privi di servizi di mensa e di riposo; I servizi educativi e di cura a domicilio che si svolgono sia presso il domicilio di famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni disponibili ad aggregarsi e a mettere a disposizione spazi domestici per l'affidamento della cura dei figli ad educatori con specifiche caratteristiche professionali appositamente formati a questo scopo (educatore familiare), sia presso il domicilio
8 degli educatori (educatore a domicilio), con le stesse caratteristiche di professionalità, nonché di stabilità e continuità degli interventi. Appare pertanto decisiva nel nostro progetto di legge la Programmazione ed il coordinamento della Regione con gli Enti locali per lo sviluppo dell'offerta educativa e formativa per I'infanzia - La Regione, con i suoi provvedimenti, dovrebbe prevedere: il trasferimento con regolamento agli Enti locali delle modalità organizzative di funzionamento delle strutture educative e dei servizi innovativi per la prima infanzia; la programmazione regionale del loro sviluppo sulla base delle indicazioni di un "Piano Regionale dei servizi socio educativi"; la ripartizione agli Enti locali delle risorse adeguate agli obiettivi prefissati; la definizione dei requisiti qualitativi per la procedura di accreditamento, che spetta ai Comuni, per i servizi del sistema pubblico (istituzionali e paritari) e per l'autorizzazione al loro funzionamento; l'indicazione degli indirizzi per l'attuazione di iniziative di formazione degli operatori e di figure professionali specifiche; nonché il sistema di valutazione, da concordare con gli Enti locali, del sistema dell'offerta educativa e delle prestazioni dei servizi per la prima infanzia. Agli Enti locali, in questo quadro, competono la definizione delle modalità organizzative del funzionamento delle strutture educative e dei servizi innovativi e il coordinamento dei soggetti responsabili che operano nel territorio. Una adeguata disponibilità di risorse e una programmazione degli interventi con scadenze definite sono decisive per realizzare gli obiettivi che la Regione si pone attraverso la partecipazione con le Province ed i Comuni alla definizione del "Piano regionale dei servizi socio educativi per la prima infanzia". I1 Piano dovrebbe avere la durata di 3 anni e prevedere lo sviluppo equilibrato su tutto il temtorio regionale delle strutture educative, formative e dei servizi innovativi, per il progressivo soddisfacimento dei diritti delle bambine e dei bambini 0-3 anni. I1 Piano regionale risponde anche al compito di definire i nuovi standard e la qualità dei servizi, al fine anche di definire i criteri di autorizzazione al funzionamento e i requisiti per I'accreditamento delle strutture private e di osservare e di monitorare i bisogni della prima infanzia. I1 nostro é un PDL in cui si definiscono gli standard di qualità organizzativi ed educativi indispensabili per una buona crescita e formazione del bambino per non correre seriamente il rischio che si possano realizzare asili nido e servizi per la prima infanzia che non si limitano a svolgere la sola funzione di custodia-parcheggio. Nel sistema di servizi che si è cercato di delineare con la nostra proposta, il carattere della tenitorialità del sistema dei nidi e dei servizi innovativi comprende anche la rete degli asili privati aperti al territorio tali da rispondere ai bisogni dei cittadini e delle cittadine che svolgono attività lavorative e alle diversificate esigenze delle famiglie e nei quali il bambino sia al centro di un vero progetto educativo. I1 salto alla dimensione regionale della questione dell'educazione e della formazione, come grande questione di coesione sociale e di sviluppo civile della nostra Regione, chiede alla politica, ai partiti, alle associazioni, un impegno e un sostegno pieno, occorrerà saperlo dare individuando tutte le azioni necessarie a livello istituzionale - nelle Regioni, negli Enti locali - perché quelle straordinarie esperienze nei nidi, nei servizi innovativi per l'infanzia, della nostra Regione, possono continuare a crescere, a produrre innovazione, qualità, cambiamento. Perché sia contrastata e radicalmente cambiata una organizzazione sociale della vita che alimenta fra i bambini e gli adolescenti un senso di esclusione, di rifiuto della cultura, di accettazione dell'inferiorità sociale, che segnerà in gran parte tutte le loro scelte educative e formative e la loro vita futura, le loro stesse opinioni politiche e culturali.
10 REGIONE CALABRIA DISEGNO DI LEGGE "Norme per i Servizi socio educativi per k prima infamia"
11 TITOLO I OGGETTO DELLA LEGGE Art. 1 Principi generali e finalità i. La Regione Calabria con la presente legge, nel rispetto della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 20 novembre 1989 e della Carta dei diritti fondamentali dell'unione Europea del 7 dicembre 2000, regolamento e definisce i criteri generali per lo realizzazione di servizi socio educativi per lo prima infanzia pubblici e privati, tesi a garantire i diritti di bambini e bambine attraverso la promozione ed il coordinamento di interventi educativi unitari e globali, tesi alla piena e completa realizzazione dei diritti individuali, giuridici, civili e sociali della persona attraverso la realizzazione individuale e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza, privi legiando I'am biente ad esse più confacente ovvero la famiglia naturale, adottiva o af f idataria. 2. La Regione indica quale principio prioritario della programmazione degli interventi educativi, la partecipazione delle parti sociali al processo decisionale pubblico, da attuarsi attraverso lo strumento della concertazione, realizzando quindi, con il concorso degli enti locali e di soggetti privati, un sistema dei servizi socio educativi di interesse pubblico finalizzato alla tutela dei diritti soggettivi di benessere, cura ed educazione dei minori, nonché a prevenire e a rimuovere qualsiasi condizione di svantaggio e di discriminazione. 3. La presente legge prevede di sostenere e finanziare gli interventi per la qualificazione e lo sviluppo dei servizi socio educativi per la prima infanzia sia in forma singola che integrata sostenendo le azioni degli enti locali e valorizzando l'autonoma iniziativa degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle organizzazioni di volontariato, dei privati, delle associazioni familiari. TITOLO I1 TIPOLOGIE DEI SERVIZI Art. 2 Servizi per l'infanzia 1. Il sistema dei servizi socio educativi per I a prima infanzia è costituito da gli asili nido e dai servizi integrativi offerti da soggetti di diritto pubblico e da soggetti di diritto privato che assolvono, nel rispetto dei principi costituzionali e del principio di sussidiarietà, una funzione di alto interesse pubblico a favore dell'intera popolazione nel quadro delle azioni di sostegno alle famiglie nella cura e nella educazione dei figli. Tale sistema di servizi socio educativi per la prima infanzia si
12 caratterizza per la capillarità degli interventi e del le azioni anche attraverso forme di cooperazione tra enti locali e tra gli enti locali e i soggetti privati accreditati. I Comuni, pertanto, possono attivare i servizi per la prima infanzia direttamente o stipulando convenzioni con i soggetti privati accreditati. 2. Gli interventi educativi sono rivolti all'infanzia e agli adolescenti e sono realizzati con contenuti e modalità tali da assicurare la massima diversificazione dell'offerta in relazione ai diritti dei cittadini, I'elasticità dell'organizzazione e la flessibilità delle risposte per un loro adeguamento ai diversi bisogni. 3. I servizi socio educativi per la prima infanzia non rientrano tra i servizi pubblici a domanda individuale di cui all'articolo 6 del D.L. 28 febbraio 1983, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla Legge n.131/ I 1 principi fondamentali che regoleranno il sistema dei servizi socio educativi saranno i seguenti: libertà di scelta delle famiglie fra i servizi pubblici e i servizi privati accreditati e destinatari di finanziamento pubblico; diritto di accessibilità per le bambine ed i bambini di età compresa tra i tre mesi ed i tre anni, rimuovendo ogni possibile condizione di disagio o di handicap nei confronti dei minori disabili, ai sensi della legge 5 febbraio 1992 n. 104, e dei minori stranieri, profughi, apolidi e nomadi o in condizione di forte disagio familiare. forma di partecipazione attiva delle famiglie allo scopo di aumentare il livello di co-responsabilizzazione verso le scelte educative, nonché al costo di gestione dei servizi, secondo il principio di equità di trattamento e di compartecipazione alle spese in rapporto alla propria situazione economica, ai sensi del d.lgs. 130/2000. La partecipazione economica degli utenti alle spese, non potrà essere superiore al 30 per cento dei costi medi di gestione dei servizi rilevati a livello comunale, escluse le spese per costi di ammortamento dei mutui per la realizzazione delle strutture; omogeneità dei titoli di studio per gli operatori dei servizi, secondo i profili professionali riferiti alle specifiche unità di offerta; continuità con gli altri servizi socio educativi e con la scuola dell'infanzia e coordinamento con i servizi sociali e socio sanitari e sanitari del territorio; adozione della Carta dei servizi e di metodologie per il controllo della qualità delle prestazioni; Art. 3 Tipologie degli interventi 1. Il sistema dei servizi, flessibile per rispondere alle esigenze delle famiglie, si articola secondo una delle tipologie seguenti: a) Nido d'infanzia; b) micro-nido; C) Servizi innovativi ed integrativi:
13 d) Servizi educativi a domicilio Art. 4 Nido di infanzia 1. Il nido d'infanzia rappresenta un servizio educativo e sociale di interesse pubblico, aperto a tutti i bambini e le bambine in età compresa tra i tre mesi e i tre anni, in funzione di programmi educativi che concorrono con le famiglie alla loro crescita, cura, formazione e socializzazione dei bambini, nel quadro di una politica per la prima infanzia e della garanzia del diritto all'educazione, nel rispetto dell'identità individuale, culturale e religiosa. 2. I 1 nido garantisce la formazione e socializzazione dei bambini attraverso lo sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive, relazionali e sociali; la cura dei bambini che comporti un affidamento continuativo a figure diverse da quelle parentali in un contesto esterno a quello familiare; il sostegno alle famiglie nella cura dei figli e nelle scelte educative. 3. Gli Enti gestori, pubblici o privati, individuano moduli organizzativi e strutturali differenziati rispetto ai tempi di apertura dei servizi e alla loro ricettività, nidi a tempo pieno e nidi a tempo parziale, ed elaborano adeguati progetti pedagogici. I nidi e i servizi integrativi e quelli sperimentali di cui all'articolo 6 possono essere ubicati nella stessa struttura, in modo da ampliare le opportunità di offerta. I nidi di infanzia a tempo parziale garantiscono comunque i servizi di mensa e riposo dei bambini. 4. Gli asili nido possono essere istituiti anche all'interno dei luoghi di lavoro o in prossimità degli stessi. 5. Nei Comuni di piccole dimensioni o negli ambiti carenti, in presenza di insediamenti lavorativi tali da istituire un asilo nido a favore dei lavoratori di un'azienda, tale servizio può essere esteso, a seguito di accordi con le amministrazioni locali, anche ai residenti. Art. 5 Micro-nido 1. A fronte di particolari esigenze sociali ed organizzative possono essere istituiti da soggetti pubblici e da soggetti privati autorizzati ed accreditati micro-nidi di infanzia che prevedano l'accoglienza di un numero ridotto di bambine e bambini, anche quali servizi aggregati ad altri servizi per l'infanzia già funzionanti o di nuova istituzione. La ricettività minima del micro-nido sarà determinata dal regolamento di attuazione di cui all'articolo I micro-nidi possono essere istituiti anche presso luoghi di lavoro o in prossimità degli stessi.
14 Art. 6 Servizi innovativi e sperimentali La Regione e gli Enti locali promuovono l'attivazione di servizi integrativi diversificati per modalità di strutture, di accesso, di frequenza e di funzionamento, valorizzando e sostenendo i progetti degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni familiari, delle fondazioni, nonché degli enti religiosi. Tali Enti, anche valorizzando esperienze di altri soggetti, promuovono, inoltre, sperimentazioni di servizi per I' infanzia in particolari situazioni sociali e territoriali, ovvero per fare fronte a emergenti bisogni. Con l'atto di autorizzazione al funzionamento è determinata la durata massima della sperimentazione I servizi integrativi si basano su adeguati progetti educativi e devono garantire ulteriori risposte flessibili, complementari e differenziate alle esigenze delle bambine, dei bambini e delle famiglie, attraverso soluzioni diversificate sul piano strutturale ed organizzativo, tali da conciliare i tempi di lavoro dei genitori. Sono riconducibili alla tipologia dei servizi integrativi gli interventi strutturati anche a seguito dei f inanziamenti della legge 28 agosto 1997, n. 285, tra cui centri per bambini e genitori, laboratori creativi, spazi di accoglienza destinati alle bambine ed ai bambini di età compresa tra i diciotto ed i trentasei mesi, per una permanenza della durata massima di cinque ore giornaliere, privi di servizi di mensa e di spazi per il riposo, nonché i servizi socio-educativi per la prima infanzia. I su menzionati servizi integrativi possono comprendere: - servizi con carattere educativo e ludico, organizzati secondo il criterio della flessibilità, per bambini da tre mesi a tre anni, con la presenza di genitori, fami Iiari o adulti accompagnatori che quotidianamente concorrono alla realizzazione dei programmi educativi, e condividono opportunità di scambi sociali ed esperienze significative, sostenute da operatori con specifiche competenze professionali, in una logica di corresponsabilità tra adulti genitori ed educatori; - servizi e progetti educativi e ludici, in cui si possano effettuare esperienze di socializzazione con i coetanei, rivolti ai bambini in età compresa tra i diciotto mesi ed i tre anni, affidati ad educatori con specifiche competenze professionali, per fruizioni temporanee o saltuarie nella giornata, anche senza la presenza dei genitori, con turni organizzati secondo criteri di massima flessibilità Tali servizi si differenziano dai nidi a tempo parziale in quanto privi di servizi di mensa e di riposo; I servizi integrativi possono essere ubicati nella stessa struttura in modo tale da consentirne un pieno utilizzo ed ampliare le opportunità offerte. Gli standard strutturali e gestionali per i servizi innovativi saranno definiti dal Reaolamento di Attuazione.
15 Art. 7 Servizi educativi a domicilio I servizi educativi e di cura a domicilio si svolgono sia presso il domicilio di famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni disponibili ad aggregarsi e a mettere a disposizione spazi domestici per I'aff idamento, in modo stabile e continuativo, della cura dei figli a educatori con specifiche caratteristiche professionali appositamente formati a questo scopo (educatore familiare), sia presso il domicilio degli educatori (educatore a domicilio), con le stesse caratteristiche di professionalità, nonché di stabilità e continuità degli interventi, sulla base di standard strutturali ed organizzativi individuati nel Regolamento di Attuazione di cui al successivo art. 9. Art. 8 Gestione dei servizi 1. I servizi educativi per la prima infanzia possono essere gestiti: a. dai Comuni, anche in forma associata; b. da altri soggetti pubblici; C. da soggetti privati, accreditati ai sensi dell'art. 18, convenzionati con i Comuni; d. da soggetti privati autorizzati al funzionamento. Art. 9 Regolamento di attuazione 1. Il Consiglio Regionale attraverso un successivo Regolamento di attuazione, da emanarsi entro sei mesi successivi all'entrata in vigore della presente legge, definisce i requisiti strutturali ed organizzativi, differenziati in base all'ubicazione della struttura e al numero di bambini, ed i criteri e le modalità per la realizzazione e il funzionamento dei servizi di cui alla presente legge, nonché le procedure per l'autorizzazione al funzionamento e per I'accreditamento di cui all'articolo 18 stabilendo, inoltre, norme specifiche per i servizi innovativi e sperimentali e definendo i n particolare, per ciascuna tipologia di intervento:i requisiti tecnico-strutturali; a. gli standard minimi di idoneitàdegli ambienti; b. i moduli operativi ed organizzativi; C. i requisiti ed i titoli di studio degli operatori, compresa l'applicazione del contratto di lavoro relativo alle mansioni svolte; d. la formazione continua del personale; e. le modalità di partecipazione delle famiglie utenti all'accesso e alla gestione dei servizi.
16 TITOLO I11 SOGG lti, FUNZIONI E COMPITI Art. 10 Funzioni della Regione 1. La Regione svolge le funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo degli interventi del sistema dei servizi socio educativi per la prima infanzia attraverso l'adozione di un Piano Regionale dei servizi socio educativi per la prima infanzia e determina gli ambiti territoriali, le modalità e gli strumenti per la gestione in rete di servizi per la prima infanzia di concerto con quanto già previsto dall'art. 18 della L.R. 5 dicembre 2003 n. 23; 2. I 1 Piano Regionale dei servizi socio educativi per la prima infanzia definisce: a. La programmazione, il coordinamento e l'indirizzo dei servizi socio educativi per I'infanzia promuovendo modalità di collaborazione e di concertazione con gli enti locali ed il terzo settore al fine di garantire le esigenze delle comunità locali; b. Le linee di indirizzo per l'attuazione di iniziative di formazione ed aggiornamento dei coordinatori pedagogici e degli operatori del settore, finanziando i relativi piani di formazione; C. Gli indicatori di qualità relativi all'attività dei servizi per la prima infanzia d. Gli strumenti per il monitoraggio della qualità dei servizi ed i criteri per la vigilanza ed il controllo sui servizi e sulle strutture; e. Criteri di ripartizione dei fondi Regionali di cui all'art. 17, tenuto conto dei progetti elaborati dai Comuni, singoli o associati, e dai privati accreditati approvando annualmente il riparto dei fondi a favore degli Enti e dei privati accreditati. 3. La Regione esercita la funzione di verifica dell'attuazione a livello territoriale del Piano Regionale dei servizi socio educativi per I'infanzia di cui all'art. 21; 4. La Regione stabilisce, attraverso il Regolamento di Attuazione di cui all'art. 9, i criteri per l'autorizzazione al funzionamento degli asili nido e dei servizi integrativi, dei requisiti strutturali e gestionali degli stessi, nonché i criteri per la costruzione o la ristrutturazione degli immobili destinati a loro sede ed inoltre i criteri ed i requisiti qualitativi aggiuntivi dei servizi e delle unità di offerta per il loro accreditamento; 5. La Regione favorisce, dove ritenuto opportuno, la sperimentazione di modelli innovativi di servizi e promuove in collaborazione in collaborazione con le università, gli enti pubblici di ricerca, le associazioni culturali presenti sul territorio regionale attività di ricerche, studio e documentazione sulla condizione dell'i nfanzia e sulle metodologie educative, finalizzate al miglioramento e alla diffusione della politica educativa nei confronti della prima infanzia.
17 Art. 11 Funzioni delle Province 1. Le Province in particolare: a. concorrono alla elaborazione del piano regionale dei servizi socio educativi per I'infanzia di cui all'art. 10; b. promuovono ed attuano annualmente, d'intesa con Regione e Comuni, percorsi formativi e di aggiornamento degli operatori dell'infanzia ai sensi della normativa vigente in materia; C. eseguono il monitoraggio dei dati sui bisogni dei minori e delle loro famiglie resi disponibili dai singoli Comuni e da altri soggetti istituzionali presenti in ambito provinciale; d. istituiscono i registri dei soggetti autorizzati a gestire i servizi educativi per la prima infanzia, dei soggetti accreditati e dei servizi innovativi e sperimentali. Art. 12 Funzioni dei Comuni 1. I Comuni esercitano le seguenti funzioni: a. progettano e realizzano il sistema locale dei servizi per la prima infanzia, nel rispetto delle indicazioni contenute nel Piano Regionale dei servizi socio educativi per I'infanzia, individuando le risorse umane, strutturali e finanziarie atte a rispondere ai bisogni delle famiglie attraverso un Piano di Zona comprendente l'offerta complessiva degli interventi educativi ed in particolare: la base conoscitiva attraverso la conoscenza del l'esistente e l'analisi dei bisogni; I'individuazione degli obiettivi strategici e le priorità di intervento; i servizi erogati direttamente o attraverso i soggetti accreditati; le modalità organizzative e realizzative dei servizi, con le relative risorse finanziarie, strutturali e professionali; i programmi e i progetti educativi comunali attuativi del Piano Regionale; i progetti, gli interventi, e le attività complementari presentate o concordate con l'istituzione scolastica, con le organizzazioni del volontariato, deli'associazionismo, del privato sociale, nonché dei privati. b. provvedono al la erogazione dei servizi comunali direttamente ovvero possono affidarne la gestione, mediante apposita convenzione, a soggetti accreditati ai sensi dell'art. 18 senza fini di lucro che possono essere organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, associazioni ed enti di promozione sociale, e altri soggetti privati. In presenza delle suddette convenzioni i Comuni assicurano il coordinamento tecnico pedagogico con gli altri analoghi servizi pubblici eventualmente presenti sul proprio territorio. C. partecipano alla programmazione regionale del sistema dei servizi per la prima infanzia;
18 d. autorizzano, ed accreditano i servizi pubblici e privati in base ai criteri stabiliti dalla Regione ed ai bisogni emersi dal territorio; e. esercitano la vigilanza e il controllo sui servizi educativi per la prima infanzia e sulle loro strutture; f. definiscono i parametri di contribuzione da parte delle famiglie che usufruiscono del servizio, sia pubblico che privato convenzionato; g. Le strutture pubbliche che erogano i servizi di cui alla presente legge devono esser in possesso dei requisiti richiesti dal rispettivo Regolamento di attuazione di cui all'articolo 9, per I'accreditamento dei soggetti privati. Art. 13 Il Servizio Sanitario 1. Al Servizio Sanitario Regionale, in particolare alle ASL, spetta la vigilanza igenicosanitaria sulle strutture dei servizi per la prima infanzia. 2. Sono attribuiti alle aziende sanitarie locali la realizzazione, in collaborazione con gli enti locali, di interventi e di azioni di prevenzione e di educazione alla salute e alla corretta alimentazione Art. 14 La Commissione Regionale per l'infanzia 1. E' costituita, con decreto del Presidente della Giunta regionale, una Commissione regionale per l'infanzia, nominata dalla Giunta regionale. 2. La Commissione è presieduta dall'assessore ai servizi sociali o da un suo delegato. 3. La Commissione è composta da: a. un esperto nel settore della prima infanzia designato, per ogni provincia, dal Comune capoluogo; b. un esperto nel settore della prima infanzia designato, per ogni Provincia; C. un esperto nel settore della prima infanzia, designato dalla Giunta regionale; d. due coordinatori pedagogici, di cui uno scelto tra i coordinatori operanti nel settore privato, designati da ogni Provincia; e. tre operatori dei settori igienico-sanitario e della sicurezza presenti nel territorio, designati dalllazienda A.S.L., la designazione è effettuata di comune accordo fra le varie ASL. f. tre rappresentanti degli operatori designati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. 4. Le modalità di funzionamento della Commissione sono stabilite con deliberazione della Giunta regionale. 5. Le funzioni di segreteria sono svolte da un funzionario regionale. 6. Salva la necessaria presenza del Presidente, la Commissione può operare anche con un numero ridotto di componenti, purché siano rappresentate tutte le professionalità indicate al comma 3.
19 Art. 15 Compiti della Commissione Regionale per I'infanzia La Commissione Regionale per I'infanzia dura in carica tre anni e svolge i seguenti compiti: fornisce indirizzi socio-psico-pedagogici e individua linee di orientamento relative all'organizzazione ed alla valutazione dei servizi socio educativi per la prima infanzia e dei servizi innovativi; parere per la definizione degli standards qualitativi dei servizi per I'infanzia anche mediante I'individuazione di specifici indicatori di qualità; esprime parere obbligatorio in relazione alle richieste di autorizzazione al funzionamento e di accreditamento dei servizi privati, nonché parere vincolante in relazione all'accreditamento di servizi pubblici; svolge attività di consulenza a favore dei Comuni e degli altri soggetti interessati in merito alle procedure autorizzatorie e di accreditamento dei servizi educativi; trasmette alla Provincia e alla Regione una relazione periodica sull'attività autorizzatoria e di accreditamento. fornisce indirizzi per la promozione di corsi di formazione, riqualificazione ed aggiornamento del personale educativo. sollecita iniziative di sperimentazione, ed esprime parere sulle proposte avanzate con verifica dei risultati. Art. 16 I bestinatari delle prestazioni 1. Il sistema pubblico dei servizi socio educativi per la prima infanzia ha carattere di universalità e consente nei confronti delle famiglie l'esercizio del diritto soggettivo a beneficiare delle prestazioni di cura, educazione, formazione, benessere sociale a favore dei minori da tre mesi a tre anni nel rispetto della loro identità individuale, culturale e religiosa e secondo quanto previsto dall'art. 3 della L.R. 5 dicembre 2003 n Hanno diritto di usufruire delle prestazioni del sistema pubblico dei servizi socio educativi per la prima infanzia sistema i cittadini italiani e i cittadini di Stati appartenenti alltunione europea ed i loro familiari, nonché gli stranieri presenti sul territorio nazionale, secondo la vigente normativa sull'immigrazione. Ai profughi, agli stranieri ed agli apolidi sono garantite le misure di prima assistenza, di cui all'articolo 129, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n i criteri di accesso alle prestazioni è disciplinato dai principi delle Carte dei servizi delle singole unità di offerta, secondo le norme generali definite dalla Regione. 4. Accedono prioritariamente alle prestazioni del sistema pubblico dei servizi socio educativi per la prima infanzia i minori e loro famiglie in condizioni di povertà o con limitato reddito, in presenza di disabilità del minore o dei uno dei genitori o in
20 condizioni di grave disagio, nel caso di maltrattamenti o abusi a danno dei minori, che rendono necessari interventi sia assistenziali, sia educativi. Art. 17 Gli Interventi ammessi a contributi 1. La Regione eroga contributi in conto capitale e contributi in conto gestione ai Comuni, ai consorzi di Comuni ed ai soggetti privati per la realizzazione dei servizi di cui alla presente legge.. 2. La Giunta regionale, nel rispetto delle indicazioni del Piano Regionale dei servizi socio educativi per l'infanzia, assegna in conto capitale: a. i fondi da ripartire nelle Province secondo le modalità e le procedure che saranno determinate con proprio atto deli berativo; b. le risorse per il funzionamento della Commissione Regionale per l'infanzia ed il sostegno contributivo dei coordinamenti pedagogici comunali; C. i fondi regionali per spese di investimento relativi a interventi di nuova costruzione, acquisto, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia di edifici da destinare a servizi educativi per la prima infanzia, nonché arredo degli stessi, che saranno erogati: ai Comuni e agli altri soggetti gestori pubblici; a soggetti privati senza fini di lucro; gli edifici da ristrutturare o le aree sulle quali costruire devono risultare, all'atto della concessione del contributo, in proprietà, oppure in diritto di superficie, o in comodato d'uso, o in concessione dei richiedenti l'ammissione a contributo, con scadenza non antecedente al termine del vincolo di destinazione. 3. Nell'ambito dei programmi previsti nei Piani di Zona, i fondi regionali per spese correnti saranno erogati ai soggetti gestori, singoli o associati, pubblici o privati per la gestione e la qualificazione dei servizi, il sostegno a figure di coordinamento pedagogico, la formazione degli operatori e degli stessi coordinatori pedagogici, nonché per la realizzazione di servizi sperimentali. TITOLO I V STRUMENTI E PROCEDURE Art. 18 Autorizzazione e accreditamento 1. La realizzazione e la gestione dei servizi socio educativi per la prima infanzia di cui alla presente legge da parte di soggetti privati, ivi compresi nidi, micro-nidi e sezioni aggregate a scuole dell'infanzia, sono soggette all'autorizzazione al funzionamento da parte del Comune nel cui territorio sono ubicati i servizi, indipendentemente dalla loro denominazione e dalla loro localizzazione.
21 L'autorizzazione viene rilasciata dal Comune verificato il rispetto dei requisiti che verranno indicati nel Regolamento di attuazione di cui all'art. 9 e sentito il parere della Commissione Regionale per I'infanzia. I soggetti autorizzati possono ottenere I'accreditamento dai Comuni nel rispetto dei criteri definiti dalla Regione Calabria nel Regolamento di Attuazione di cui all'art. 9. Per i servizi e le strutture private I'accreditamento costituisce condizione per l'accesso ai f inanziamenti pubblici, mentre il possesso dei requisiti necessari per I'accreditamento è condizione di funzionamento per i servizi pubblici. I soggetti gestori dei servizi innovativi e sperimentali ricreativi di cui agli art. 6 e 7 devono presentare al Comune competente denuncia di inizio dell'attività; L 'accreditamento richiederà la determinazione di requisiti qualitativi aggiuntivi rispetto a quelli previsti per I'autorizzazione al funzionamento, uniformi per i servizi pubblici e privati. L'accreditamento è concesso dal Comune entro novanta giorni dalla data di presentazione della domanda da parte dei soggetti interessati, previo parere della Commissione Regionale per I'infanzia di cui all'art. 14. Oecorso inutilmente tale termine, il provvedimento è adottato in via sostitutiva dalla Regione Art. 19 Registri Provinciali 1. Presso ciascuna Provincia sono istituiti i registri dei soggetti autorizzati a gestire i servizi educativi per la prima infanzia, dei soggetti accreditati e dei servizi innovativi e sperimentali che hanno presentato denuncia ai sensi dell'art A tal fine la Regione e i Comuni trasmettono periodicamente alle Province gli elenchi dei soggetti autorizzati, accreditati e autodenunciatisi. 3. L'elenco dei soggetti registrati a livello provinciale è pubblicato annualmente sul Bollettino ufficiale della Regione. Art. 20 Vigilanza 1. Il Comune, anche su richiesta della Regione, e avvalendosi, se necessario, della Commissione Regionale per I'infanzia di cui all'articolo 14, procede a verifiche periodiche per accertare la permanenza dei requisiti sulla cui base sono stati concessi I'autorizzazione al funzionamento e l'accreditamento. 2. Nel caso in cui sia riscontrata la perdita di uno o più requisiti per I 'accreditamento, il concedente assegna un termine per provvedere al ripristino del requisito mancante. Trascorso inutilmente tale termine il concedente procede al la sospensione del provvedimento per un periodo limitato, trascorso i l quale senza che i requisiti siano reintegrati, procede alla revoca. La revoca dell'accreditamento

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 art. 9
 Art. 8
 Art. 9
 Art. 10
 Art. 11
 Art. 12
 Art. 13
 Art. 14
 Art. 15
 Art. 16
 Art. 17
 Art. 18
 art. 6
 Art. 19
 Art. 20