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Timestamp: 2013-06-19 14:28:02+00:00

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ILVA: SENTENZA POLITICA By giacomosalerno on 8 agosto 2012	• ( 11 )
SENTENZA POLITICA di Loris Campetti
Se non fosse una bestemmia, quella del Tribunale del Riesame di Taranto si potrebbe definire una sentenza politica. Conferma che Riva ha avvelenato e continua ad avvelenare i suoi operai e i cittadini di Taranto, come prima aveva fatto lo stato quando l’Ilva si chiamava Italsider. Conferma il sequestro degli impianti, ma lo finalizza alla loro bonifica. Conferma il carcere per la famiglia Riva ma consegna l’impianto e il rispetto della sentenza al manager dei Riva, Ferrante. Si può dire che è stato tolto di mano ai padroni il timone, e si può anche dire che, comunque, il lupo è stato messo a guardia del gregge.
Ma avrebbe potuto fare qualcosa di diverso, il Tribunale del Riesame? Le pressioni sulla magistratura sono state pesantissime e agite da più parti, a cominciare dal governo Monti e dal suo irrefrenabile ministro Clini. La pressione più forte che grava sulle scelte della magistratura è quella oggettiva, perché un giudice dev’essere terzo ma terzo non vuol dire marziano. Decenni di inquinamento hanno compromesso la salute di un’intera popolazione e di un territorio delicato quanto eccelso. Ma intorno al mostro d’acciaio si è sviluppato uno dei principali poli industriali e occupazionali, la vita e la morte di Taranto si intrecciano profondamente. Della vita della città, però, in pochi si sono occupati. Certo non i carnefici, i padroni della più grande acciaieria d’Europa che hanno sempre e solo guardato al profitto, eludendo richiami e impegni, rendendo complici persino le loro vittime. I sindacati hanno impiegato troppo tempo a riprendersi la loro autonomia di giudizio e di azione, e non tutti l’hanno fatto contribuendo così ad allargare il fossato tra i lavoratori e la città.
Un giudizio su una sentenza come quella emessa ieri non può che essere sub judice: dipende dalla sua applicazione, da come si comporterà Riva e dai soldi che investirà per rendere tollerabile la presenza della fabbrica in città, e dipende naturalmente dai controlli. Ma le lavorazioni a caldo dell’Ilva dentro una città possono essere compatibili con la vita e la salute dei cittadini e dell’ambiente? Se lo chiedevano le donne di Cornigliano finché non l’hanno spuntata, se lo chiedono i tarantini e prima o poi anche loro la spunteranno. Certo, chi oggi proponesse di mettere un altoforno nel cuore di Roma o Cagliari o Verona sarebbe considerato un pazzo. Non è stato così ieri a Napoli, a Genova e a Taranto e con i disastri di una politica industriale cieca dobbiamo oggi fare i conti, e non li si possono fare in un giorno.
Quel che si può fare subito, invece, e si deve fare, è rovesciare i principi e i fini di una futura politica economica chiedendoci cosa, come e dove produrre nel rispetto di inappellabili vincoli sociali e ambientali. About these ads
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Daniele	9 agosto 2012 • 11:52	Eccellente articolo! Chiaro, stringato ed efficace.
“Ora è necessario fare finire bene la vicenda .
Finire bene significa in primo luogo fare giustizia per i cittadini di Taranto e quindi porre fine al cocktail di veleni con cui sono costretti a convivere da decenni: bonificare dunque in tempi certi il pregresso, accumulatosi nel territorio e imporre il rispetto rigoroso dei limiti di emissione europei da parte dell’azienda.”
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Rispondi ↓	ezio	8 agosto 2012 • 17:31	..La storia italiana delle negativita’ continua ancora…..
Rispondi ↓	Rina targhetti	8 agosto 2012 • 11:37	bellissimo articolo……e soprattutto la chiusura…… (ah se ci fosse un governo civile ed ambientalista..)
Rispondi ↓	lucaperu	8 agosto 2012 • 11:24	Che la sentenza sarebbe stata politica era chiaro sin dalle prime parole pronunciatevda Clini. Meno che scontato. Ma cos’è che non quadra nella sentenza: che, in barba alla legge, la collettività è in ostaggio per via del ricato occupazionale. E lo è da sempre. Tutta l’imprenditoria che sfrutta il territorio inquina e la politica le si fa serva. A destra come a sinistra nessuna differenza. Ma cosa si pensa? Che a Taranto i problemi siano diversi che altrove o che altrove non sia Taranto? Non è così e l’ignoranza media non aiuta, come non aiuta che chi deve controlare sia egli stesso sotto controllo della politica. Un cortocircuito insomma. Taranto è la punta dell’iceberg dell’ambiente in Italia.
Rispondi ↓	driuorno	8 agosto 2012 • 10:36	Reblogged this on BABAJI.
Rispondi ↓	geppo	8 agosto 2012 • 10:30	336 milioni è come dare al killer una pistola nuova,pazzesco!povera città,morta.
penso che abbiano risolto la questione all’italiana perchè oggi,stranamente.la politica và in ferie.Vi pare?
Rispondi ↓	Marisa Cardu	8 agosto 2012 • 09:41	A questo si è arrivati, grazie all’incoscienza di chi installa (proprietario o progettista), impianti del genere a ridosso o addirittura al centro di zone abitate! Creano occupazione, si rendono indispensabili per la sopravvivenza degli abitanti quanto al lavoro, nel contempo ne distruggono la salute, ne siano più o meno consapevoli gli stessi lavoratori. A Porto Torres quando Rovelli creò la zona industriale, con compensi da nababbo ( un impiegato o un operaio, percepivano stipendi quattro volte tanto quelli di un insegnante di scuola superiore!) non sembrò vero che ci fosse un’occasione occupazionale così generosa! Lievitarono i prezzi degli affitti, ovviamente, perché gli specializzati che arrivavano dal continente, spesati dal datore di lavoro, non ponevano limiti e pagavano qualsiasi cifra richiesta, con la conseguente rovina di coloro che non avevano la stessa fortuna o lo stesso stipendio…..Ma la cosa importante è che cominciò ad uscire dalle ciminiere un fumo costante che pian piano, diffondendosi nell’aria raggiunse zone fino a quel momento assolutamente incontaminate. Iniziarono misteriose malattie delle piante, proliferarono parassiti sconosciuti e l’odore dell’aria poi era come quello che si respira nelle stazioni ferroviarie….ll miracolo durò qualche tempo! Poi cominciò la crisi; non entro nel merito delle motivazioni, ma guardo alle conseguenze. L’industrializzazione ha lasciato dietro di sé la disoccupazione, il rincaro della vita, l’insulto ai monumenti archeologici, perché a Porto Torres nei paraggi delle ciminiere e dei tubi, c’è Turris LIbissonis, una città romana che è stata portata pian piano alla luce e anche un ponte romano tuttora in funzione! Ma la cosa più importante è che ci ha lasciato l’INQUINAMENTO!
Rispondi ↓	olga mazzia	8 agosto 2012 • 09:09	Questa sentenza tutto cambia per non cambiare niente a taranto si continuera a morire di cancro
Rispondi ↓	nivesguerra	8 agosto 2012 • 09:01	Qualche anno fa sono passata da Taranto ed ho visto con orrore come può una città diventare ostaggio di uno sviluppo industriale dissennato. Tutto è di colore giallo ocra per un raggio di chilometri intorno la città! Già questa visione mi è parsa apocalittica!
Non si può conciliare quella devastazione col benessere e la salute degli abitanti! Non so se e quando e in quanto tempo si potrà parlare di bonifica del territorio, so che gli studiosi hanno già sentenziato che bonifica o meno, chiusura o meno degli impianti altamente inquinanti, le patologie colpiranno a cascata le future generazioni!
A Verona c’è una sede della Riva Acciaierie, ed è in centro della città, ad un km, in linea d’aria dall’Arena! Passarvi accanto mi mette un brivido!
Rispondi ↓	fabiobobopavanello	8 agosto 2012 • 09:05	e magari fosse di freddo! visto che casa mia è alla stessa distanza! che sia per questo che a ho cosi’ caldo???
Rispondi ↓	fabiobobopavanello	8 agosto 2012 • 09:00	e non si è nemmeno in grado di quantificare le conseguenze passate presenti e future! se nel terzo millennio non si è capaci di produrre senza inquinare in modo drammatico, meglio sarebbe cambiare mestiere! siamo l’8ttava potenza industriale del pianete e ci dimentichiamo di poter essere la prima in campo turistico grazie ai paesaggi,le coste e a tutte le opere d’arte che abbiamo ereditato e non le manuteniamo neppure! grave errore di politica economica! questo si riperquoteras’ sui nostri figli nipoti e loro discendenti!!
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