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Timestamp: 2019-01-21 01:32:50+00:00

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Domenica 07 Aprile 2013 00:00	Anna Esposito
LE SANZIONI AMMINISTRATIVE - D.Lgs. 150/11 Riforma del C.D.S.
(Avv. Anna Esposito - Coordinatrice Ufficio Giudice di Pace Ottaviano)
Il giudizio di opposizione all'ordinanza ingiunzione e il giudizio di opposizione all'accertamento di violazione delle norme del Codice della Strada alla luce del Decreto Legislativo 50/2011.
Convalida del provvedimento impugnato
Assenza dell'opponente o del difensore
La normativa che disciplina il giudizio di opposizione avverso l'ordinanza ingiunzione
La normativa che disciplina il giudizio di opposizione avverso accertamento di violazione del Codice della Strada
Efficacia probatoria dell'accertamento di violazione alle norme del Codice della Strada
Giudizio di opposizione avverso ordinanza ingiunzione
Opposizione avverso la cartella di pagamento
Rilievi e osservazioni di carattere generale
IL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE ALL’ORDINANZA INGIUNZIONE E IL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE ALL’ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE DELLE NORME DEL CODICE DELLA STRADA ALLA LUCE DEL DECRETO LEGISLATIVO NUMERO 150 DELL’1 SETTEMBRE 2011.
Il Decreto Legislativo n. 150 dell’1 settembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 21 settembre 2011, entrato in vigore il 6 ottobre successivo, ha introdotto nell’ordinamento disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione che rientrano nell'ambito della giurisdizione ordinaria, regolati dalla legislazione speciale, riconducendoli a tre modelli previsti dallo stesso codice di procedura civile, individuati, in particolare:
1) nel rito che disciplina le controversie in materia di rapporti di lavoro;
2) nel rito sommario di cognizione;
3) nel rito ordinario di cognizione, subito avvertendosi che il giudizio di opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione e il giudizio di opposizione avverso l’accertamento di violazione delle norme del c.d.s. sono stati ricondotti al rito del lavoro.
Il citato Decreto Legislativo n. 150 del 2011 è composto da 36 articoli, suddiviso in cinque capi:
1) il primo, intitolato “ Disposizioni generali ” (articoli da 1 a 5) stabilisce le regole applicabili ai procedimenti contenziosi oggetto delle modifiche legislative e contestualmente funge da raccordo con le norme del codice di procedura civile;
2) il secondo, intitolato “ Delle controversie regolate dal rito del lavoro ” (articoli da 6 a 13) elenca le otto materie che devono essere decise osservando il processo del lavoro, nonché le particolari norme di deroga;
3) il terzo, intitolato “ Delle controversie regolate dal rito sommario di cognizione ” (articoli da 14 a 30) indica le 17 tipologie di controversie cui è applicabile, con alcune deroghe e specialità, il processo sommario di cognizione di cui agli articoli da 702-bis a 702- quater del codice di procedura civile;
4) il quarto, intitolato “ Delle controversie regolate dal rito ordinario di cognizione ” (articoli da 31 a 33) detta le regole speciali da applicarsi in relazione a quelle pochissime materie che non presentano né finalità né caratteristiche peculiari;
5) il quinto, intitolato “ Delle disposizioni finali e abrogazione ”(articoli da 34 a 36) stabilisce le norme indispensabili al fine di coordinare l’intervento del legislatore delegato sia con le molte leggi speciali razionalizzate, sia con i vincoli di bilancio dello stato, sia con le regole processuali precedentemente pendenti, stabilendo la disciplina transitoria.
In particolare, vengono ricondotti al rito del lavoro, oltre all’opposizione ad ordinanza ingiunzione (articolo 6) e all’opposizione al verbale di accertamento di violazioni del codice della strada (articolo 7), l’opposizione a sanzione amministrativa in materia di stupefacenti (articolo 8) previste dall'art.75 comma 9 del dpr 309/1990, l’opposizione ai provvedimenti di recupero di aiuti di Stato (articolo 9), le controversie in materia di applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali (articolo 10), le controversie agrarie (articolo 11), l’impugnazione dei provvedimenti in materia di registro dei protesti (articolo 2), l’opposizione ai provvedimenti in materia di riabilitazione del debitore protestato (articolo 13).
Non tutte le norme che disciplinano il rito del lavoro sono applicabili alle eterogenee fattispecie ricondotte al rito del lavoro, per cui si è resa necessaria l'adozione di disposizioni di coordinamento e di adeguamento alle singole materie delle regole processuali specificamente dettate per le controversie di lavoro.
Sono state espunte alcune norme che si applicano specificamente alle controversie individuali di lavoro e incompatibili con le materie diverse da quelle indicate nell'articolo 409 c.p.c.. Recita, l’articolo 2, comma 1, del Decreto Legislativo 150 / 11, che << Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile >> rectius non si applicano le norme che riguardano: la competenza territoriale, la competenza del giudice di appello, la costituzione e la difesa personale delle parti, la difesa in giudizio delle pubbliche amministrazioni datrici di lavoro, l’accertamento giudiziale sull'efficacia, la validità e interpretazione dei contratti e accordi collettivi, l'esame dei testimoni sul luogo di lavoro, il potere di richiesta di informazioni e osservazioni alle associazioni sindacali, l’esecutorietà della sentenza, la concessione dell'ordinanza anticipatoria di somma su istanza di ciascuna parte. E' stata, altresì, esclusa la possibilità di deroga ai limiti in materia di prova sanciti dal codice civile consentita nel processo del lavoro (art. 421, comma 2, c.p.c. - può altresì disporre d'ufficio in qualsiasi momento l'ammissione di ogni mezzo di prova anche fuori dei limiti stabiliti dal codice).
In particolare l'articolo 2, comma 4, del Decreto Legislativo n. 150 / 11 prevede che salvo che non sia diversamente disposto, i poteri istruttori previsti dall'articolo 421, comma 2, c.p.c. non vengono esercitati al di fuori dei limiti previsti dal codice civile.
Deve anche escludersi per le opposizioni a sanzioni amministrative l'applicabilità del tentativo obbligatorio di conciliazione. In particolare, si richiama la circolare n. 28 /11 del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali la quale chiarisce che in ordine alla transigibilità di somme derivanti da sanzioni amministrative deve escludersi che in materia di crediti derivanti da tali sanzioni possa procedersi ad atti transattivi, non potendo la sanzione amministrativa come tale nel suo complesso formare oggetto di accordi in quanto integrante un credito dello Stato per sua natura sottratto alla disponibilità delle parti giusto disposto dell'articolo 1966 c.c..
Prima di esaminare più compiutamente le regole che disciplinano il giudizio di opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione e il giudizio di opposizione avverso l’accertamento di violazione delle norme del c.d.s. è opportuno esaminare alcuni istituti applicabili a entrambi i menzionati giudizi: il mutamento del rito, la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato e la convalida del provvedimento impugnato.
Articolo 4 Decreto Legislativo n. 150/11- Mutamento del rito -: << 1. Quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dal presente decreto, il giudice dispone il mutamento del rito con ordinanza.
5. Gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono secondo le norme del rito seguito prima del mutamento. Restano ferme le decadenze e le preclusioni maturate secondo le norme del rito seguito prima del mutamento >>.
Il mutamento del rito, già espressamente disciplinato dagli articoli 426, 427, 439 c.p.c., è stato oggetto di una specifica disciplina contenuta nell’articolo 4 del citato Decreto Legislativo n. 150/11.
L’introduzione del giudizio con un rito diverso da quello previsto per legge costituisce una mera irregolarità, come più volte chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, quando l'atto abbia raggiunto lo scopo a cui è destinato (principio di conservazione degli atti) e cioè sia idoneo a costituire il rapporto processuale e salvo che non incida sul diritto di difesa di una della parti e sui termini processuali.
Stabilisce, il citato articolo 4, che allorquando una controversia venga promossa nelle forme diverse da quelle previste, il giudice dispone il mutamento di rito con ordinanza, pronunciata di ufficio non oltre la prima udienza di comparizione delle parti.
In particolare, qualora la controversia rientri tra quelle per le quali si applichi il rito del lavoro, il giudice fissa l'udienza di cui all'articolo 420 c.p.c. (rectius udienza di discussione della causa) e il termine perentorio entro il quale le parti debbono provvedere alla eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria, stante la particolare rigidità del regime delle preclusioni. Inoltre, qualora il giudice dichiari la propria incompetenza dovrà indicare con il medesimo provvedimento il rito corretto da applicare per la riassunzione davanti al giudice competente.
Una rigida barriera temporale (non oltre la prima udienza di comparizione) preclude dunque al giudice di pronunciare il mutamento di rito sia su eccezione di parte che di ufficio.
Gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono secondo le norme del rito seguito prima del mutamento e restano ferme le decadenze e le preclusioni maturate secondo le norme del rito seguite prima del mutamento (articolo 4, comma 5, del Decreto Legislativo n. 150/11) sicchè inequivocabilmente si esclude l'efficacia retroattiva dell'ordinanza il mutamento di rito.
Articolo 5 Decreto Legislativo 150/11 - Sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato - : << Nei casi in cui il presente decreto prevede la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato il giudice vi provvede, se richiesto e sentite le parti, con ordinanza non impugnabile, quando ricorrono gravi e circostanziate ragioni esplicitamente indicate nella motivazione. 2. In caso di pericolo imminente di un danno grave e irreparabile, la sospensione puo’ essere disposta con decreto pronunciato fuori udienza. La sospensione diviene inefficace se non e’ confermata, entro la prima udienza successiva, con l’ordinanza di cui al comma 1 >>.
La sospensione può essere concessa dal giudice con ordinanza non impugnabile solo se le parti ne abbiano avanzato espressa richiesta non solo con l'atto introduttivo ma anche durante il processo, siano state sentite e ricorrano gravi e circostanziate ragioni esplicitamente indicate nella motivazione. E', altresì, evidente che la sospensione potrà essere concessa alla prima udienza di comparizione.
Nel caso in cui sussista invece il pericolo imminente di un danno grave e irreparabile, la sospensione può essere disposta con decreto pronunciato fuori udienza e diviene inefficace se non è confermata entro la prima udienza con ordinanza non impugnabile. Deve comunque ritenersi che rigettata l'istanza richiesta inaudita altera parte la stessa possa essere riproposta.
Il potere del giudice di sospendere l'efficacia esecutiva del provvedimento è, dunque, ora sottoposto a un rigoroso accertamento della sussistenza dei presupposti per la sospensione (ragionevole fondatezza dei motivi su cui si fonda l'opposizione, pericolo di un grave pregiudizio derivante dal tempo occorrente per la decisione dell'opposizione) e il giudice dovrà adeguatamente indicare le ragioni del provvedimento adottato (violazione non sanzionabile in sede di impugnazione ma disciplinarmente).
La convalida del provvedimento impugnato era prima disciplinata dal 5 comma dell’articolo 23 della Legge n. 689 del 1981, abrogato dall’articolo 34 del Decreto Legislativo n. 150/11, attualmente disciplinata dal comma 9, lettera b, dell’articolo 7, del citato Decreto Legislativo n. 150/11, per il giudizio di opposizione avverso accertamento di violazione delle norme del c.d.s. e dal comma 10, lettera b, dell’articolo 6 del citato decreto legislativo n. 150, per il giudizio di opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione. Il legislatore, con il suddetto decreto, ha recepito quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 534 del 5 dicembre 1990, secondo la quale il giudice deve esaminare il ricorso nel merito, anche quando l’opponente o il suo difensore non si presentano alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, tutte le volte in cui l’illegittimità del provvedimento impugnato risulti dalla documentazione allegata dall’opponente e con la sentenza n. 507 del 18 dicembre 1995 secondo la quale il giudice deve esaminare il ricorso nel merito se l’autorità che ha emesso il provvedimento abbia omesso il deposito di copia del rapporto e degli atti connessi.
Alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale, nella vigenza del citato articolo 23 della Legge n. 689 del 1981, quando l’opponente o il suo difensore non si presentavano alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, il Giudice non poteva convalidare con ordinanza qualora dalla documentazione allegata dall’opponente emergeva la prova dell’illegittimità del provvedimento impugnato e quando l’amministrazione non aveva inviato gli atti sui quali era fondato l’accertamento dell’illecito.
Il Decreto legislativo n. 150/11, recependo, il precedente orientamento, per il giudizio di opposizione avverso l’accertamento di violazione delle norme del c.d.s. al comma 9, lettera b, dell’articolo 7, ha statuito che il giudice quando l’opponente o il suo difensore non si presentano senza addurre alcun legittimo impedimento, convalida con ordinanza appellabile il provvedimento opposto e provvede sulle spese, salvo che la illegittimita’ del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall’opponente, ovvero l’autorita’ che ha emesso il provvedimento impugnato abbia omesso il deposito dei documenti di cui al comma 7.
Analoga disposizione ha previsto per il giudizio di opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione al comma 10, lettera b, dell’articolo 6, il quale recita che quando l’opponente o il suo difensore non si presentano senza addurre alcun legittimo impedimento, il giudice convalida con ordinanza appellabile il provvedimento opposto e provvede sulle spese, salvo che l’illegittimita’ del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall’opponente, ovvero l’autorita’ che ha emesso l’ordinanza abbia omesso il deposito dei documenti di cui al comma 8.
Alla luce della normativa vigente ne consegue che accertata la regolarità del decreto di fissazione dell’udienza di comparizione, l’emanazione dell’ordinanza di convalida deve contenere a pena di nullità, la menzione della mancata comparizione alla prima udienza dell’opponente o del suo procuratore in assenza di un legittimo impedimento, l’indicazione almeno implicita relativa al deposito dei documenti da parte dell’amministrazione, la motivazione in ordine alla infondatezza della opposizione conseguente a una valutazione dei motivi di esclusione della fondatezza sulla base degli atti esistenti (Cass. n. 7676 del 22 aprile 2004; Cass. n. 11446 del 24 giugno 2009) sicchè il predetto provvedimento può essere adottato solo in presenza di tre condizioni: 1) la mancata comparizione dell’opponente o del suo difensore in assenza di legittimo impedimento; 2) la non fondatezza dell’opposizione sulla base dei motivi del ricorso e dei documenti prodotti; 3) il deposito della copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento, alla contestazione e alla notifica della violazione da parte dell’Amministrazione che ha erogato la sanzione.
Tuttavia, deve anche evidenziarsi che per altro verso, non si ritiene necessaria una disamina puntuale e dettagliata di tutte le doglianze mosse dal ricorrente che non sia comparso e non abbia addotto alcun legittimo impedimento essendo sufficiente che il giudice dia atto di aver valutato la documentazione prodotta e di averne tratto il convincimento della non manifesta illegittimità del provvedimento impugnato in relazione alle doglianze avanzate attesa la ratio della norma intesa alla sollecita definizione dei provvedimenti allorquando l’opponente non dimostri più alcun interesse (Cass. n. 6415 del 19 marzo 2007).
Qualora, poi, si sia svolta la udienza e sulla base dell’impedimento addotto dall’opponente o dal suo procuratore sia stato disposto un rinvio per la discussione del ricorso, il giudice non ha più il potere di convalidare l’ordinanza opposta dovendosi ritenere concluso con il provvedimento di rinvio giustificato dall’impedimento dell’opponente ovvero per qualsiasi altra ragione la fase relativa alla prima udienza in cui può essere adottato il provvedimento di convalida. Nel caso in cui, invece, la udienza non si sia tenuta e si stata rinviata per festività sopravvenuta o per impedimento del giudice designato o per qualsiasi altra ragione deve ritenersi che il giudice possa emettere il provvedimento di convalida atteso che non essendo stata tenuta l’udienza di discussione, resta impregiudicato l’onere dell’opponente o del suo procuratore di comparire alla successiva udienza (individuabile in base al decreto annuale che determina il calendario delle udienze e per la quale non è, quindi, necessaria alcuna comunicazione) o alla diversa udienza stabilita dal giudice, della quale deve essere dato specifico avviso alle parti, ovvero di giustificare la mancata comparizione e resta salvo il potere del giudice di convalidare il provvedimento opposto (rectius ordinanza) ove non vi sia comparizione dell’opponente o del suo procuratore e non venga addotto alcun legittimo impedimento (Cass. n. 14920 del 4 agosto 2004).
Deve in ogni caso essere fornita la prova che trattasi di un impedimento, improvviso, imprevedibile e indipendente dalla volontà dell’opponente. Non può, pertanto, ritenersi sufficiente il verificarsi di un mero fatto impeditivo, sicchè in mancanza della relativa prova il giudice deve convalidare il provvedimento.
Nel pronunciare ordinanza di convalida il giudice non può intervenire sulla sanzione comminata dall’amministrazione riducendola al minimo edittale proprio in mancanza di un specifica richiesta in tal senso (Cass. n. 27324 del 24 dicembre 2009). Infine, atteso che l’opposizione introduce un giudizio che per quanto non espressamente previsto è comunque disciplinato dalle regole proprie del processo civile di cognizione, in caso di mancata comparizione delle parti ad un’udienza successiva alla prima il giudice deve astenersi dal pronunciare nel merito e non può convalidare il provvedimento impugnato essendo tenuto a disporre un ulteriore rinvio ai sensi dell’art. 309 c.p.c. e pronunciare ordinanza di estinzione del giudizio e cancellazione della causa dal ruolo qualora le parti non compaiano neppure alla predetta udienza (Cass. 10 marzo 2005, n. 5290).
Prima di addentrarci nell’esame delle modifiche introdotte dal citato Decreto Legislativo n. 150/11 è opportuno fare qualche accenno alla legittimazione attiva e passiva delle parti.
Con riferimento alla legittimazione ad impugnare rileva osservare che costituisce ius receptum nella giurisprudenza del Supremo Collegio, che sul punto mostra una significativa uniformità di indirizzo, il principio secondo il quale la legittimazione all’opposizione appartiene ai soli soggetti in concreto destinatari del provvedimento sanzionatorio.
Al riguardo la Suprema Corte ha affermato che la legittimazione all’opposizione non deriva dall’interesse di fatto che il soggetto può avere alla rimozione del provvedimento, ma dall’interesse giuridico che egli abbia a tale rimozione. Ne consegue che il vincolo di solidarietà che esiste, a norma dell’articolo 6 della Legge n. 689 del 1981, tra il proprietario della cosa che servì a commettere la violazione e l’autore di essa, non comporta che l’autore della violazione sia legittimato a impugnare l’ingiunzione di pagamento della sanzione pecuniaria, qualora egli non ne sia destinatario, stante l’autonomia delle posizione dei soggetti obbligati in solido, nei confronti dei quali sussiste l’obbligo di un’autonoma tempestiva contestazione (Cass. 6 febbraio 1992, n. 1318; Cass. 11 giugno 1993, n. 6549; Cass. 22 luglio 1996, n. 6573; Cass. 30 giugno 1997, n. 5833; Cass. 23 gennaio 1998, n. 648; Cass. 4 febbraio 1998, n. 1144; Cass. 2 novembre 2001, n. 13588, tra le tante, anche successive, conformi).
La posizione dell’autore della violazione è autonoma e diversa da quella del responsabile solidale, non sussistendo una ipotesi di litisconsorzio necessario tra gli obbligati solidali deve escludersi che l’originario coobbligato non intimato possa considerarsi interessato e, quindi, legittimato a proporre opposizione, in quanto la legittimazione ad opponendum deriva, non già dall’interesse di mero fatto che il soggetto ricorrente possa avere alla rimozione del provvedimento, ma dall’interesse giuridico di cui lo stesso soggetto possa considerarsi investito, quale destinatario del provvedimento medesimo.
In particolare, la Suprema Corte ha evidenziato che legittimato passivo (ad ordinanza ingiunzione) anche in caso di eventuale responsabilità sanzionatoria con vincolo di solidarietà è esclusivamente il destinatario dell’ingiunzione al quale va addebitata la violazione amministrativa, in quanto tale giudizio sebbene abbia ad oggetto un rapporto giuridico avente fonte in un’obbligazione di tipo sanzionatorio, è formalmente strutturato quale impugnazione di un atto amministrativo sicchè non è consentita in esso la partecipazione di soggetti diversi dall’amministrazione ingiungente e dall’ingiunto (o dagli ingiunti) trovando la legittimazione a ricorrere fondamento nell’esistenza di un interesse giuridico alla rimozione di un atto del quale il ricorrente sia destinatario mentre il fatto di essere esposto a un’eventuale azione di regresso integra un semplice interesse di fatto (Cass. 11 gennaio 2007, n. 325).
Sono legittimati a proporre ricorso se la violazione è commessa da persona capace di intendere e di volere ma soggetta all’altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita dell’autorità o incaricata della vigilanza.
E’ legittimata a proporre ricorso la persona giuridica o l’ente o associazione privi di personalità giuridica ovvero anche l’imprenditore nell’esercizio delle sue funzioni qualora la violazione sia stata commessa da un suo dipendente o rappresentante. Al riguardo rileva osservare che la Suprema Corte ha affermato il principio secondo il quale in tema di sanzioni amministrative, allorché l'ordinanza ingiunzione sia stata emessa nei confronti del solo rappresentante legale di persona giuridica o di ente sfornito di personalità giuridica, questi ultimi non sono legittimati a proporre opposizione ai sensi degli articoli 22 e 23 della legge n. 689 del 1981, non essendo sufficiente a conferire loro tale legittimazione il vincolo di solidarietà, ai sensi della medesima legge, fra essi e il proprio rappresentante, in quanto l'interesse giuridico - e quindi la legittimazione - alla rimozione del provvedimento nasce solo dall'esserne stati destinatari diretti (Cass. n. 10681 del 9 maggio 2006; Cass. n. 17617 del 29 agosto 2011).
A norma dell’articolo 2 della legge 689/81, in caso di violazione amministrativa commessa da minore degli anni 18, incapace “ex lege”, di essa risponde in via diretta colui che era tenuto alla sorveglianza dell’incapace che, pertanto, non può essere considerato persona estranea alla violazione stessa, salvo che non provi di non aver potuto impedire il fatto. Ne consegue che legittimato a proporre opposizione è il genitore a cui la violazione è direttamente imputabile.
Quanto all'applicazione delle sanzioni accessorie occorre precisare che non è legittimato il conducente quando il verbale sia stato emesso solo nei confronti del proprietario obbligato in solido, salvo il caso in cui siano previste a carico del conducente sanzioni accessorie con la comunicazione a cui è obbligato il proprietario a norma dell’articolo 126 bis.
Sul punto va richiamata la sentenza a Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 3936/12 che proprio richiamando il Decreto Legislativo n. 150/11, ha enunciato il principio secondo il quale sussiste uno specifico interesse del destinatario a cui viene preannunciata la decurtazione dei punti (di cui deve farsi menzione nel verbale) anche per ragioni di economia processuale, e quantunque sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, a impugnare il verbale per far valere vizi afferenti alla detta sanzione amministrativa accessoria. La Suprema Corte, sul punto ha stabilito in tema di sanzioni amministrative conseguenti a violazioni del codice della strada che, ai sensi dell’articolo 126 bis del c.d.s., comportino la previsione dell’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente di guida, il destinatario del preannuncio di detta decurtazione – di cui deve essere fatta necessariamente menzione nel verbale di accertamento – ha interesse e può quindi proporre opposizione dinanzi al giudice di pace, ai sensi dell’articolo 204 bis del c.d.s., onde far valere anche vizi afferenti alla detta sanzione amministrativa accessoria, senza necessità di attendere la comunicazione della variazione di punteggio da parte dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.
Sul punto rileva osservare che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 4605 del 22 marzo 2012, accogliendo il ricorso del conducente, ha opportunamente precisato che il principio generale fatto proprio dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui il contravventore al quale non sia stata contestata la violazione non ha interesse a impugnare il verbale di accertamento elevato nei confronti di altri, non può essere condiviso nella sua assolutezza perché la sua applicazione non può essere estesa al caso in cui un soggetto con dichiarazione con sottoscrizione autenticata o nelle forme della dichiarazione sostituiva di atto notorio, dichiari di avere preso visione del verbale e di essere l’effettivo responsabile della condotta contestata come violazione.
Legittimato è il proprietario del bene avverso l’ordinanza che dispone la sola confisca e in ogni caso in cui sussista un interesse giuridicamente rilevante alla rimozione del provvedimento.
Nel caso di difetto di legittimazione attiva dell’opponente si ha una declaratoria di improcedibilità del ricorso (Cass. 11 gennaio 2007, n. 325).
Il Decreto Legislativo n. 150/11 nel disciplinare l’opposizione avverso l’accertamento di violazione delle norme del c.d.s., ha statuito che nel giudizio di primo grado le parti possono stare in giudizio personalmente. L’amministrazione resistente puo’ avvalersi anche di funzionari appositamente delegati (articolo 7, comma 8, del Decreto Legislativo n. 150/11) e ha aggiunto che la legittimazione passiva spetta al Prefetto, quando le violazioni opposte sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato, nonchè da funzionari e agenti delle Ferrovie dello Stato, delle ferrovie e tranvie in concessione e dell'Anas; spetta a regioni, province e comuni quando le violazioni sono accertate da funzionari, ufficiali e agenti rispettivamente delle regioni, delle province e dei comuni (articolo 7, comma 5, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Analoghe disposizioni sono dettate anche per l’opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione con la precisazione che l'autorità che ha emesso l’ordinanza può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati. Nel giudizio di opposizione alla ordinanza ingiunzione di cui all’articolo 205 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il Prefetto puo' farsi rappresentare in giudizio dall'amministrazione cui appartiene l'organo accertatore, la quale vi provvede a mezzo di propri funzionari appositamente delegati, laddove sia destinataria anche dei proventi della sanzione (articolo 6, comma 8, del Decreto Legislativo n. 150/11).
E' importante considerare che relativamente alle modalità di costituzione dell'amministrazione ai fini della regolarità della delega è sufficiente che provenga dall’organo dotato di rappresentanza esterna dell’Ente e quindi ove si tratti del Comune, dal sindaco (Cass. n. 24673 del 21 novembre 2006). La delega deve essere conferita per iscritto anche se non è necessaria la produzione agli atti, sia per ragioni processuali che di regolarità amministrativa atteso che non è equiparabile alla procura ex articolo 83 c.p.c. ed è sufficiente che il funzionario dichiari nella comparsa di stare in giudizio in tale qualità e la sottoscriva. Qualora, peraltro, la delega faccia riferimento esclusivamente alla partecipazione della prima udienza del giudizio di opposizione, la stessa deve ritenersi (salvo che diversamente non risulti dalla delega stessa), estesa anche alle udienze successive alla prima. Integrando, infatti la partecipazione al giudizio a mezzo funzionario delegato la costituzione personale dell’amministrazione che ha emesso il provvedimento deve escludersi che l’eventuale svolgimento del giudizio stesso in una pluralità di udienze possa far venir meno la validità o la ritualità della intervenuta costituzione (Cass. n. 7319 del 7 aprile 2005).
Il funzionario delegato deve costituirsi secondo le norme del codice di rito depositando una regolare comparsa di costituzione non potendosi attribuire lo stesso valore formale ad una memoria difensiva o a note di accompagnamento del rapporto e degli atti relativi all’accertamento o che esprimano delle considerazioni di risposta alla opposizione (Cass. 18 maggio 2006, n. 11747) cosicchè va dichiarata la contumacia dell’amministrazione che non si costituisca regolarmente. Tuttavia, anche la costituzione in giudizio dell’amministrazione a mezzo posta tramite spedizione del relativo plico comprensiva della comparsa e dei documenti prodotti, purchè tempestiva, deve ritenersi regolare, al fine di evitare una disparità di trattamento con coloro che già utilizzano lo stesso mezzo (Cass. n. 1191 del 19gennaio 2009; Cass. n. 12663 del 24 maggio 2010).
LA NORMATIVA CHE DISCIPLINA IL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE AVVERSO L’ORDINANZA INGIUNZIONE E IL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE AVVERSO ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE DELLE NORME DEL C.D.S..
Passiamo ora a esaminare la normativa che disciplina il giudizio di opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione e il giudizio di opposizione avverso accertamento di violazione delle norme del c.d.s..
Preliminarmente occorre richiamare l’articolo 34 del Decreto Legislativo n. 150/11.
Il citato articolo 34, nel disciplinare le modificazioni e abrogazioni, statuisce:
<< 1. Alla legge 24 novembre 1981, n. 689, sono apportate le seguenti modificazioni:
L’opposizione e’ regolata dall’articolo 6 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.”
OPPOSIZIONE AVVERSO IL VERBALE DI ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE DEL CODICE STRADALE
Articolo 204-bis c.d.s. - Ricorso in sede giurisdizionale- così come modificato dall’articolo 34, 6 comma, del decreto legislativo 150/11:<< Alternativamente alla proposizione del ricorso di cui all’articolo 203, il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell’articolo 196, qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui e’ consentito, possono proporre opposizione davanti all’autorita’ giudiziaria ordinaria.
L’opposizione e’ regolata dall’articolo 7 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150.»;
Articolo 7 Decreto Legislativo 150/11 - Dell’opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada:
11. Con la sentenza che rigetta l’opposizione il giudice determina l’importo della sanzione in una misura compresa tra il minimo e il massimo edittale stabilito dalla legge per la violazione accertata. Il pagamento della somma deve avvenire entro i trenta giorni successivi alla notificazione della sentenza e deve essere effettuato a vantaggio dell’amministrazione cui appartiene l’organo accertatore, con le modalita’ di pagamento da questa determinate.
13. Salvo quanto previsto dall’articolo 10, comma 6-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta >>.
Preliminarmente rileva osservare che l’articolo 204 bis, così come modificato dall’articolo 34, 6 comma del Decreto Legislativo n. 150/11, sancisce la definitiva inammissibilità del ricorso giurisdizionale qualora sia stato previamente presentato ricorso all'Autorità Amministrativa. Statuisce, altresì, che l’opposizione è regolata dall’articolo 7 del decreto legislativo n. 150 del 2011.
L’opposizione si propone davanti al giudice di pace del luogo in cui e’ stata commessa la violazione (articolo 7, comma 2, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilita’, entro trenta giorni dalla data di contestazione della violazione o di notificazione del verbale di accertamento, ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero e puo’ essere depositato anche a mezzo del servizio postale. Sul punto rileva osservare che è stato recepito quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 98 / 04.
Il ricorso e’ altresi’ inammissibile se e’ stato previamente presentato ricorso ai sensi dell’articolo 203 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (articolo 7, comma 3, del Decreto Legislativo n. 150/11).
L’opposizione si estende anche alle sanzioni accessorie (articolo 7, comma 4, del Decreto Legislativo n. 150/11).
In particolare, il ricorso avverso il verbale di contravvenzione a norma del citato art. 204 bis può essere proposto dal trasgressore o dagli altri soggetti obbligati in solido ed indicati nell’articolo 196 c.d.s., in particolare, dal proprietario del veicolo ed ora anche del rimorchio a norma dell’art.11 comma 4 L.120/10 inserito nella citata disposizione, o in sua vece dall’usufruttuario, dal’acquirente con patto di riservato dominio o dall’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria.
La legittimazione passiva spetta al prefetto, quando le violazioni opposte sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato, nonchè da funzionari e agenti delle Ferrovie dello Stato, delle ferrovie e tranvie in concessione e dell'Anas; spetta a regioni, province e comuni quando le violazioni sono accertate da funzionari, ufficiali e agenti rispettivamente delle regioni, delle province e dei comuni (articolo 7, comma 5, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Con il decreto di cui all’articolo 415, secondo comma, del codice di procedura civile (rectius decreto di fissazione di udienza) il giudice ordina all’autorita’ che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell’udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento, nonche’ alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all’opponente ed ai soggetti di cui al comma 5 (articolo 7, comma 7, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Tra la data di notificazione al convenuto e quella dell’udienza di discussione deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni (articolo 415, 5 comma, c.p.c.).
Nel giudizio di primo grado le parti possono stare in giudizio personalmente. L’amministrazione resistente puo’ avvalersi anche di funzionari appositamente delegati (articolo 7, comma 8, del Decreto Legislativo n. 150/11).
a) nei casi previsti dal comma 3 (nel caso di ricorso proposto oltre 30 giorni, nel caso in cui è stato proposto ricorso all’autorità amministrativa e nel caso in cui è stato eseguito il pagamento in misura ridotta) dichiara inammissibile il ricorso con sentenza;
b) quando l’opponente o il suo difensore non si presentano senza addurre alcun legittimo impedimento, convalida con ordinanza appellabile il provvedimento opposto e provvede sulle spese, salvo che la illegittimita’ del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall’opponente, ovvero l’autorita’ che ha emesso il provvedimento impugnato abbia omesso il deposito dei documenti di cui al comma 7 (articolo 7, comma 9, del Decreto Legislativo n. 150/11); in tal caso l’opposizione va decisa nel merito.
Con la sentenza che accoglie l’opposizione il giudice puo’ annullare in tutto o in parte il provvedimento opposto. Il giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilita’ dell’opponente. Non si applica l’articolo 113, secondo comma, del codice di procedura civile (articolo 7, comma 10, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Con la sentenza che rigetta l’opposizione il giudice determina l’importo della sanzione in una misura compresa tra il minimo e il massimo edittale stabilito dalla legge per la violazione accertata. Il pagamento della somma deve avvenire entro i trenta giorni successivi alla notificazione della sentenza e deve essere effettuato a vantaggio dell’amministrazione cui appartiene l’organo accertatore, con le modalita’ di pagamento da questa determinate (articolo 7, comma 11, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Quando rigetta l’opposizione, il giudice non puo’ escludere l’applicazione delle sanzioni accessorie o la decurtazione dei punti dalla patente di guida (articolo 7, comma 12, del Decreto Legislativo n. 150/11).
EFFICACIA PROBATORIA DELL’ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE DELLE NORME DEL C.D.S.
La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza numero 17355 del 24 luglio 2009, modificando il suo precedente orientamento, espresso sempre a Sezioni Unite, ha affermato che nel giudizio di opposizione a ordinanza – ingiunzione del pagamento di una sanzione amministrativa, è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà, mentre è riservato al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti.
In precedenza, sempre a Sezioni Unite, la Cassazione aveva affermato che << …. il verbale di contestazione ha valore di piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti ….. >> (Cass. SS. UU. 25 novembre 1992, n. 12545; Cass. 22 marzo 1995, n. 3316; Cass. 10 aprile 1996, n. 2988, tra le tante, anche successive, conformi) puntualizzando, altresì, che << …. l’efficacia di prova legale del verbale non può estendersi alle valutazioni espresse dal pubblico ufficiale e alla menzione dei fatti avvenuti in sua presenza, che possano risolversi in apprezzamenti personali, perché mediati attraverso l’occasionale percezione sensoriale di accadimenti che si svolgono così repentinamente da non potersi verificare e controllare secondo un metro obiettivo, senza alcun margine di apprezzamento >>.
GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE AVVERSO ORDINANZA INGIUNZIONE.
Articolo 22, legge 24 novembre 1981, n. 689:
«Salvo quanto previsto dall’articolo 133 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, e da altre disposizioni di legge, contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l’ordinanza che dispone la sola confisca gli interessati possono proporre opposizione dinanzi all’autorita’ giudiziaria ordinaria. L’opposizione e’ regolata dall’articolo 6 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150.»;
Articolo 205 c.d.s.
Opposizione all’ordinanza-ingiunzione- così come modificato dall’articolo 34, 6 comma, del decreto legislativo 150/11 : << 1. Contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria gli interessati possono proporre opposizione davanti all’autorita’ giudiziaria ordinaria.
L’opposizione e’ regolata dall’articolo 6 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 >>;
articolo 6 Decreto Legislativo 150/11 -
Dell’opposizione ad ordinanza-ingiunzione -: << 1. Le controversie previste dall’articolo 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, sono regolate dal rito del lavoro, ove non diversamente stabilito dalle disposizioni del presente articolo.
a) se per la violazione e’ prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a 15.493 euro; b) quando, essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di un limite massimo, e’ stata applicata una sanzione superiore a 15.493 euro;
L’opposizione si propone davanti al giudice del luogo in cui e’ stata commessa la violazione (articolo 6, comma 2 del Decreto Legislativo n. 150 / 11) ed in particolare l'opposizione si propone davanti al giudice di pace (articolo 6, comma 3 del Decreto Legislativo n. 150 / 11) salvo che la competenza non spetti al Tribunale per le ipotesi previste dai commi 4 e 5 dell’articolo 6 del citato Decreto Legislativo n. 150/11.
L’opposizione si propone davanti al Tribunale quando la sanzione è stata applicata per una violazione concernente disposizioni in materia di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro (lett. a) di previdenza e assistenza obbligatoria (lett. b), di tutela dell'ambiente dall'inquinamento della flora, della fauna e delle aree protette (lett. c), di igiene degli alimenti e delle bevande (lett. d) valutaria (lett. e) e di riciclaggio (lett. f) - articolo 6, comma 4 del Decreto Legislativo n. 150/11-.
L'opposizione si propone, altresì, davanti al Tribunale se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore ad € 15.493 (lett. a), quando essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di un limite massimo è stata applicata una sanzione superiore ad euro 15.493 (lett. c), quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest'ultima, fatta eccezione per le violazione relative alla emissione dei assegni bancari ed altri titoli di credito ed al codice stradale ( lett. c) - articolo 6, comma 5 del Decreto Legislativo n. 150/11 -.
Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro 30 giorni dalla notificazione del provvedimento ovvero entro 60 giorni se il ricorrente risiede all'estero e può essere depositato anche a mezzo del servizio postale (articolo 6, comma 6, del Decreto Legislativo n. 150/11). Sul punto rileva osservare che è stato recepito quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 98 / 04.
Con il decreto di cui all'articolo 415, coma 2°, c.p.c. (rectius decreto di fissazione di udienza, da emanarsi entro 5 giorni dal deposito del ricorso per la fissazione dell'udienza di discussione), il giudice ordina all'Autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell'udienza fissata copia del rapporto con gli atti relativi all'accertamento nonchè alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso e il decreto sono notificati a cura della cancelleria all'opponente e all'autorità che ha emesso il provvedimento (articolo 6, comma 8, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Nel giudizio di primo grado l'opponente e l'autorità che ha emesso l’ordinanza possono stare in giudizio personalmente e quest'ultima può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati. Il prefetto puo' farsi rappresentare in giudizio dall'amministrazione cui appartiene l'organo accertatore, la quale vi provvede a mezzo di propri funzionari appositamente delegati, laddove sia destinataria anche dei proventi della sanzione (articolo 6, comma 8, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Alla prima udienza quando il ricorso è proposto oltre i termini, il giudice lo dichiara inammissibile con sentenza (articolo 6, comma 10, lett. a) del Decreto Legislativo n. 150/11).
Allorquando l'opponente o il suo difensore non si presentano senza addurre alcun legittimo impedimento, il giudice convalida con ordinanza appellabile, il provvedimento opposto e provvede sulle spese, salvo che la illegittimità del provvedimento impugnato risulti dalla documentazione allegata dall'opponente, ovvero l'autorità che ha emesso l'ordinanza abbia omesso il deposito dei documenti (articolo 6, comma 10, lett. b) del Decreto Legislativo n. 150/11); in tal caso l'opposizione va dunque decisa nel merito.
Il giudice accoglie l'opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell'opponente (articolo 6, comma 11, del Decreto Legislativo n. 150/11).
Con la sentenza che accoglie l'opposizione il giudice può annullare in tutto o in parte l'ordinanza o modificarla anche limitatamente alla entità della sanzione dovuta che è determinata in misura non inferiore al minimo edittale.
Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace non si applica l’articolo 113, 2 comma, c.p.c. (articolo 6, comma 12, del Decreto Legislativo n. 150/11).
La Suprema Corte, a Sezioni Unite, componendo un contrasto giurisprudenziale, ha affermato il principio secondo il quale i vizi motivazionali dell’ordinanza ingiunzione non comportano la nullità del provvedimento e, quindi l’insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il giudizio susseguente investe il rapporto e non l’atto, con la conseguenza che sussiste la cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa e in ipotesi non esaminate o non motivatamente respinte, se riproposte nei motivi di opposizione e decidere su di esse con pienezza di poteri sia che le stesse investano questioni di diritto o questioni di fatto (Cass. S.S. U.U. n. 1876 del 28 gennaio 2010). Ha, altresì, affermato, la Suprema Corte che dall’applicazione compiuta di tale principio emerge una ulteriore conseguenza che, investe altri possibili vizi dell’ordinanza ingiunzione, con riferimento all’iter procedimentale, con precipuo riguardo alla mancata audizione del trasgressore che ne abbia fatto richiesta. Sul punto la Suprema Corte, con la citata sentenza, ha affermato che la mancata audizione non determina la nullità dell’ordinanza atteso che il sindacato del giudice di merito si estende alla validità sostanziale del provvedimento impugnato, attraverso un autonomo esame circa la ricorrenza dei presupposti di fatto e di diritto della infrazione contestata, qualora siano riproposti i motivi di opposizione in sede giurisdizionale.
Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte in relazione a una cartella esattoriale notificata ai fini della riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie, è ammissibile l’opposizione nelle forme previste dalla legge n. 689 del 1981 solo per le sanzioni per cui sia mancata la notificazione dell’ordinanza – ingiunzione o del verbale di accertamento di violazione al codice della strada, al fine di consentire all’interessato di recuperare l’esercizio del mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori; quando, invece, tali atti siano stati notificati, la notificazione della cartella esattoriale può dare adito all’opposizione all’esecuzione a norma dell’articolo 615 c.p.c. in relazione ai fatti estintivi asseritamente sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo e all’opposizione agli atti esecutivi, in caso di deduzione di vizi di regolarità formale della cartella esattoriale (Cass. SS. UU. 10 agosto 2000, n. 562; Cass. 9 marzo 2001, n. 3450, tra le tante, anche successive, conformi)
La Suprema Corte ha affermato, si ripete, che nei casi in cui si deduce la mancata notificazione del verbale, occorre recuperare un momento di garanzia giurisdizionale del tutto omesso.
Nel caso in cui si eccepisce l’annullamento del verbale oggetto della cartella, la prescrizione del diritto della Pubblica Amministrazione all’esazione del credito, il pagamento, ossia si contesta il diritto di procedere all’esecuzione si configura una ipotesi di opposizione all’esecuzione disciplinata dall’articolo 615, primo comma, c.p.c., che va proposta dinanzi al giudice dell’esecuzione competente per territorio, ai sensi dell’articolo 27 c.p.c., subito avvertendosi che il luogo dell’esecuzione coincide con la residenza del soggetto intimato.
All’opposizione ex articolo 615, primo comma, c.p.c., si applica il rito ordinario e, pertanto, non opera il termine di decadenza di cui all’articolo 22 della legge 689 del 1981, attualmente articolo 6 del citato Decreto Legislativo n. 150 del 2011.
Si applica al giudizio di opposizione di natura impugnatoria la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale a norma della L.742/69 non potendosi equiparare le relative controversie a quelle di lavoro.
L’opposizione a sanzione amministrativa, pur formalmente strutturata come giudizio di impugnazione sostanzialmente tende all’accertamento negativo della pretesa sanzionatoria. Attraverso la impugnazione dell’atto si perviene, infatti, a un giudizio di merito nel quale la P.A. ha veste sostanziale di attore sotto il profilo dell’onere probatorio. Spetta invece all’opponente la veste di convenuto sicchè il rapporto processuale è regolato dai principi generali in materia di onere probatorio spettando alla P.A. provare i fatti che costituiscono il fondamento della pretesa sanzionatoria mentre spetterà all’opponente che eccepisce l’inefficacia di tali fatti o che il diritto si è modificato o estinto, o comunque che censura vizi del procedimento incidenti sul provvedimento finale o che incidono sulla validità formale e sostanziale dell’atto ovvero che, infine, escludano la sua responsabilità, deve, cioè, provare i fatti su cui le eccezioni si fondano a norma dell’articolo 2697 c.c.. La cognizione del giudice involge una indagine completa sulla sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto della violazione e investe la legittimità formale e sostanziale del provvedimento impugnato.
Deve ritenersi applicabile anche a tale giudizio l’articolo115 c.p.c. come novellato dall’articolo 45 della L.69/09 ponendo a fondamento della decisone oltre che le prove proposte dalle parti anche i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita.
Il giudizio introdotto con l’opposizione, come detto, ha per oggetto l’esame della legittimità della pretesa sanzionatoria della P.A. quale contestata dall’autore della violazione e il suo oggetto è delimitato dalla causa petendi fatta valere con l’opposizione. Tenuto conto della particolare struttura bilaterale del processo deve, comunque, ritenersi non ammissibile l’intervento di un terzo e, altresì, escludersi che la P.A. possa invocare la responsabilità di terzi. Deve escludersi che possano essere proposte domande risarcitorie e domande riconvenzionali che ove proposte, andrebbero censurate con la inammissibilità.
L’amministrazione non può modificare l’originaria pretesa sanzionatoria e dedurne a sostegno motivi e circostanze diverse da quelle enunciate con il provvedimento.
Parte della giurisprudenza ritiene che possano essere “assunti come testimoni i verbalizzanti atteso che non sono portatori di un interesse che ne legittimerebbe la partecipazione al giudizio (Cass. n. 7319 del 7 aprile 2005).
Il ricorso deve essere completo di tutti gli elementi previsti dall'articolo 414 c.p.c. compresa l'elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice adito. Al riguardo rileva osservare che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 365/10 ha dichiarato la illegittimità dell'articolo 22, commi 4 e 5, L.689/81 nella parte in cui non prevedeva a richiesta dell'opponente, modi di notificazione diversi e alternativi al deposito del decreto di fissazione di udienza in cancelleria.
Va puntualizzato che mentre il termine ultimo per le richieste probatorie e per il deposito dei documenti coincide ora con il ricorso introduttivo del giudizio così come previsto dall'articolo 414, commi 4 e 5, c.p.c., per la P. A. convenuta operano le preclusioni previste dall'articolo 416, c.p.c. in base al quale è nella memoria difensiva (da depositarsi almeno 10 giorni prima dell'udienza) che a pena di decadenza devono oltre che essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili di ufficio, le proprie difese in fatto e in diritto anche indicati i mezzi di prova e i documenti da depositare.
Quindi, la P.A. deve costituirsi depositando una memoria difensiva nella quale deve proporre a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili di ufficio prendendo posizione in maniera precisa e puntuale e non può limitarsi a contestare genericamente i fatti dedotti dal ricorrente a fondamento del ricorso. Deve, altresì, proporre tutte le difese in fatto e diritto, indicando i mezzi di prova da assumere e i documenti che deve depositare contestualmente.
Va, però, evidenziato che comunque il provvedimento sanzionatorio impugnato gode della propria natura di prova documentale precostituita con la conseguente possibilità di essere comunque prodotto anche successivamente.
Dal tenore letterale delle disposizioni e trattandosi di un rito speciale deve escludersi che l’opposizione possa essere proposta verbalmente a norma dell’articolo 316 c.p.c. atteso che al ricorso deve essere allegato il provvedimento impugnato con allegazione anche della relazione di notificazione ovvero della busta contenente il provvedimento poichè spetta al ricorrente fornire la prova della tempestività della notifica al fine della tempestività del ricorso. Quanto alla declaratoria di inammissibilità la norma codifica un principio fondamentale espresso dalla giurisprudenza di legittimità, che nel rispetto dei principi costituzionali del giusto processo, ha ribadito che qualora non sia possibile accertare quando il provvedimento sanzionatorio sia stato notificato al momento del deposito del ricorso, non per questo va dichiarato inammissibile atteso che la notifica può essere accertata aliunde anche attraverso gli atti prodotti dall’amministrazione. Solo allorquando la data della notifica non possa essere definitivamente accertata e divenga impossibile controllare la tempestività del ricorso, questo va dichiarato inammissibile con sentenza (Cass. 22 gennaio 2007, n. 1279). La tempestiva proposizione del ricorso davanti al giudice competente traduce in mera irregolarità eventuali difetti di notifica del provvedimento impugnato o l’erronea indicazione del giudice ritenuto competente atteso che in linea di principio le nullità restano sanate dal raggiungimento dello scopo dell’atto (combinato disposto articolo 156 e articolo 160 c.p.c.).
Costituisce, altresì, una mera irregolarità che non determina alcuna decadenza la indicazione nel provvedimento di un termine per impugnare superiore a quello previsto per legge allorquando l’interessato abbia proposto ricorso comunque entro il predetto termine sebbene non abbia rispettato quello previsto per legge (Cass. 19 ottobre 2006, n. 22478).
Fissando l’udienza di discussione della causa, il giudice ordina all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria almeno 10 giorni prima dell’udienza fissata copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento nonché alla contestazione o notificazione della violazione
Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarità degli atti e dei documenti che possono essere sanate assegnando un termine per provvedervi, salvo i diritti quesiti ( articolo 421 c.p.c.). Rileva d'ufficio l'incompetenza. Può autorizzare le parti se ricorrono gravi motivi, a modificare le domande, eccezioni e conclusioni già formulate. Ammette i mezzi di prova proposti dalle parti ed anche quelli che non abbiano potuto proporre prima se ritiene che siano rilevanti, disponendo per la loro immediata assunzione nella stessa udienza. Qualora ciò non sia possibile fissa altra udienza non oltre 10 giorni dalla prima concedendo alle parti ove ricorrano giusti motivi un termine perentorio non superiore a 5 giorni prima dell'udienza di rinvio per il deposito in cancelleria di note difensive. Nel caso in cui vengano ammessi nuovi mezzi di prova, l'amministrazione può dedurre i mezzi di prova che si rendano necessari in relazione a quelli ammessi con assegnazione di un termine di 5 giorni. L'assunzione va esaurita nella stessa udienza ovvero nei giorni immediatamente successivi.
Il giudice è investito di notevoli poteri officiosi sebbene più limitati rispetto a quelli conferiti al giudice del lavoro. Infatti, può disporre di ufficio in qualsiasi momento l'ammissione di ogni mezzo di prova nei limiti previsti dal codice a eccezione del giuramento decisorio.
Il Giudice, quando ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni e a procedere nella stessa udienza alla discussione della causa o su richiesta delle parti concede alle stesse un termine non superiore a 10 giorni per il deposito di note difensive rinviando la causa all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del suddetto termine per la discussione e la pronuncia della sentenza.
Esaurita la discussione orale e udite le conclusioni delle parti, il giudice pronuncia sentenza con cui definisce il giudizio dando lettura del dispositivo in udienza e contestualmente delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. In caso di particolare complessità della controversia, fissa nel dispositivo un termine non superiore a 60 giorni per il deposito.
Vale la pena di aggiungere che l’omessa lettura del dispositivo in udienza dà luogo alla nullità della sentenza (Cass. 25 settembre 2007, n. 19920), mentre la dichiarazione contenuta nel verbale di lettura del dispositivo in udienza è superabile solo con querela di falso ( Cass. 12 giugno 2006, n. 13589).
Il giudice deve, dunque, redigere e leggere il dispositivo unitamente alla motivazione della sentenza che è subito depositata in cancelleria e tuttavia, la sentenza resta separata dal verbale poiché non ne costituisce parte integrante.
E’ sufficiente che la sentenza, da rendersi secondo diritto e non secondo equità, contenga “una compiuta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione non essendo necessario che il giudice argomenti su tutte le doglianze e le prove proposte, può adottare una motivazione per relationem anche con riferimento a precedenti conformi, ai sensi degli articoli132 e 118 c.p.c. come modificati dalla L.69/09.
Sul governo delle spese si applicano gli articoli 91 e seguenti c.p.c.. Tuttavia deve evidenziarsi che in caso di accoglimento del ricorso qualora il giudice pronunci la compensazione delle spese, resti a carico della parte soccombente l'onere del pagamento del contributo unificato. Si richiama in proposito il D. L. 138/11 convertito nella L.148/11 che ha apportato modifiche al Testo Unico delle Spese di Giustizia (comma 6 bis art.13) in virtù del quale è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se non si è costituita in giudizio,il pagamento del contributo unificato.
La predetta disposizione ora applicabile a ogni giudizio, recepisce la novella legislativa di cui all'art 6 bis del TU sulle spese di giustizia (aggiunto dall’art.21 del D. L. 223/06 convertito nella L. 248/06) dettata in particolare per il giudizio amministrativo.
La parte che sta in giudizio personalmente può chiedere solo il rimborso delle spese vive sopportate mentre ove si tratti di un legale e manifesti la sua intenzione di operare come difensore di sé medesimo, ha diritto alla liquidazione delle spese (Cass. n. 12680 del 9 luglio 2004).
Quando la P.A. sta in giudizio personalmente tramite funzionario delegato, in caso di rigetto dell’opposizione, essa ha diritto soltanto alla refusione delle spese, diverse da quelle generali, concretamente affrontate, da indicarsi in apposita nota.
Deve infine ritenersi applicabile l’articolo 93, 3 comma, c.p.c. (responsabilità aggravata) sicchè può essere condannato di ufficio al pagamento di una sanzione chi con colpa grave abbia proposto una opposizione avverso un provvedimento sanzionatorio su ragioni pretestuose e palesemente dilatorie.
Il giudizio può inoltre concludersi con declaratoria di cessata materia del contendere anche qualora l’amministrazione provveda in sede di autotutela, ad annullare il provvedimento impugnato nel corso del giudizio e in caso di morte dell’opponente atteso che a norma dell’articolo 7 L. 689/81 l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli eredi.
Ultimo aggiornamento Domenica 12 Maggio 2013 07:52
» D.Lgs 150/2011: Riforma dei riti
DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 2011, n. 150: Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69....
D.Lgs 150/2011: Riforma dei riti

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 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art.13