Source: http://www.webgiuridico.it/codicecivile/articolo1171-codicecivile.htm
Timestamp: 2020-04-09 03:02:44+00:00

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Codice Civile Art. 1171 Denunzia di nuova opera
L'autorità giudiziaria, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare la continuazione dell'opera, ovvero permetterla, ordinando le opportune cautele: nel primo caso, per il risarcimento del danno prodotto dalla sospensione dell'opera, qualora le opposizioni al suo proseguimento risultino infondate nella decisione del merito; nel secondo caso, per la demolizione o riduzione dell'opera e per il risarcimento del danno che possa soffrire il denunziante, se questi ottiene sentenza favorevole, nonostante la permessa continuazione.
Azione nei confronti della pubblica amministrazione - Riparto di giurisdizione - In tema di azioni di nunciazione nei confronti della pubblica amministrazione, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario qualora il "petitum" sostanziale della domanda si fondi sulla tutela di un diritto soggettivo e non coinvolga la contestazione della legittimità di atti o provvedimenti ricollegabili all'esercizio di poteri discrezionali spettanti alla pubblica amministrazione; pertanto, quando fonte del danno siano il "se" o il "come" dell'opera progettata, e non le sole sue concrete modalità esecutive, la "causa petendi" involge un comportamento della pubblica amministrazione (o di chi per essa ha agito) che si traduce in manifestazione del potere autoritativo di quella - qualificandosi necessario, per le sue caratteristiche in relazione all'oggetto del potere, al raggiungimento del risultato da perseguire e non già meramente occasionato dall'esercizio del … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezioni Unite, Ordinanza 19 novembre 2019, n. 30009
Domanda di ripristino dei luoghi e rimozione della causa del danno - Il giudice del merito, nell'indagine diretta all'individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto a uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti, ma deve aver riguardo al contenuto della pretesa fatta valere in giudizio e può considerare, come implicita, un'istanza non espressa ma connessa al "petitum" e alla "causa petendi". (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la domanda di ripristino dei luoghi, proposta nel solo giudizio di merito, all'esito di un'azione nunciatoria, fosse da ritenere implicita rispetto alla rimozione della causa del danno, in quanto diretta all'eliminazione di uno scavo realizzato in violazione dell'art. 891 c.c.). - Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Ordinanza 14 marzo 2019, n. 7322
Instaurazione del processo di merito - Erronea fissazione giudiziale - In tema di azioni di nunciazione, il procedimento cautelare termina con l'ordinanza di accoglimento o rigetto del giudice monocratico o del collegio in caso di reclamo, mentre il successivo processo di cognizione richiede un'autonoma domanda di merito. Il processo di cognizione che si svolga in difetto dell'atto propulsivo di parte, a causa dell'erronea fissazione giudiziale di un'udienza successiva all'ordinanza cautelare, è affetto da nullità assoluta per violazione del principio della domanda, rilevabile d'ufficio dal giudice e non … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 31 agosto 2018, n. 21491
Denuncia di nuova opera nei confronti di ente pubblico - Giurisdizione ordinaria - In tema di azioni di nunciazione nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario qualora il "petitum" sostanziale della domanda tuteli un diritto soggettivo e non lamenti l'emissione di atti o provvedimenti ricollegabili all'esercizio di poteri discrezionali spettanti alla P.A. (Fattispecie in tema di denuncia di nuova opera esercitata, da un privato, nei … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezioni Unite, Ordinanza 26 ottobre 2017, n. 25456
Ordinanza emessa in sede di reclamo - Ricorribilità per cassazione - Esclusione - I procedimenti di nunciazione si articolano in due fasi, la prima delle quali, di natura cautelare, si esaurisce con l'emissione di un'ordinanza che concede o nega la tutela interinale, e la seconda, di merito, destinata alla definitiva decisione sull'effettiva titolarità della situazione soggettiva azionata e sulla meritevolezza della tutela possessoria o petitoria invocata: ne consegue che l'ordinanza emessa in sede di reclamo, ex art. 669-terdecies c.p.c., avverso il provvedimento reso all'esito della fase cautelare, condividendo i caratteri di provvisorietà e non decisorietà propri di quest'ultimo, è inidonea ad acquisire, dal punto di vista formale e sostanziale, efficacia di giudicato e non è, pertanto, ricorribile per cassazione, neppure limitatamente al profilo concernente le spese, la cui contestazione - ove il soccombente non intenda iniziare il giudizio di merito - va … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezione 6-2 civile, Ordinanza 28 giugno 2017, n. 16259
Procura apposta in calce al ricorso introduttivo della fase cautelare - Il procedimento di nunciazione, nel regime antecedente all’istituzione del giudice unico di primo grado, è caratterizzato da due fasi distinte, l’una cautelare e l’altra di merito, del medesimo giudizio, sicché nella seconda di esse, anche ove si svolga innanzi ad un giudice diverso per ragioni di competenza per valore, non occorre una nuova domanda, rimanendo sufficiente, valida ed efficacia quella iniziale. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto la procura apposta in calce al ricorso introduttivo della fase cautelare di un'azione nunciatoria idonea a fondare la legittimazione del medesimo procuratore anche per il successivo giudizio di merito, malgrado l’intervenuta cancellazione dal registro … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 23 febbraio 2017, n. 4686
Azione possessoria proposta oltre il termine annuale - In considerazione della struttura unica, ancorché bifasica, dei procedimenti nunciatori, le domande possessorie di merito proposte oltre il termine annuale fissato ex artt. 1168 e 1170 c.c. non sono soggette alla decadenza prevista da tali norme, alla duplice condizione che l'interessato, che abbia agito ai sensi degli artt. 1171 o 1172 c.c., abbia tempestivamente chiesto, in quella sede, l'adozione di provvedimenti provvisori e le successive domande possessorie concernano la medesima lesione del possesso trattata con la denuncia di nuova opera o con quella di danno temuto; tanto, ancorché il giudice, nel definire il solo procedimento nunciatorio, manchi di rinviare la causa per il merito possessorio e quest'ultimo costituisca oggetto di un … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 20 ottobre 2016, n. 21301
Legittimazione passiva nelle due fasi del procedimento - La legittimazione passiva all'azione di denuncia di nuova opera, ex art. 1171 cod. civ., spetta, nella prima fase cautelare, all'esecutore materiale dell'opera ed al committente, mentre nella seconda fase spetta, ove si fondi su ragioni petitorie, al proprietario o al titolare di altro diritto reale, non essendo quindi estensibile a terzi legati da … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 21 giugno 2013, n. 15710
Attribuzione delle spese di consulenza
Nel procedimento di denuncia di danno temuto, ancorché, ai fini dell'attribuzione delle spese di consulenza sostenute nella fase cautelare, possa venire in rilievo la mancanza dei requisiti richiesti dalla legge per la proponibilità della denuncia, rientra tuttavia nel potere discrezionale del giudice del successivo giudizio di merito, in considerazione dell'esito finale della lite favorevole al denunciante, porre le spese del giudizio, comprese quelle di c.t.u., affrontate nella fase cautelare, a carico del convenuto. - Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 27 ottobre 2011, n. 22436
Azioni di denuncia di nuova opera e di reintegrazione nel compossesso - Poteri del giudice - A norma dell'art. 1171, secondo comma, cod. civ., il giudice adito con denuncia di nuova opera e azione di reintegrazione nel compossesso gode di ampi poteri discrezionali, finalizzati all'eliminazione del pregiudizio che il possessore abbia subito, dall'opera altrui, nell'esercizio delle facoltà di godimento del bene tutelato; tali poteri consentono al giudice anche di imporre la … continua a leggere ► Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 13 gennaio 2011, n. 676
Interpretazione della domanda come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica
Qualora l'azione nunciatoria non abbia ad oggetto la richiesta di demolizione di un'opera, bensì il ripristino dello stato dei luoghi, la domanda può essere interpretata come richiesta di risarcimento del danno in forma specifica e, pertanto, quando essa sia avanzata contro l'autore del fatto dannoso, non si verifica un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra lo stesso ed il proprietario o comproprietario del fondo sul quale l'opera illegittima è stata eseguita. - Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 17 marzo 2010, n. 6480
Cognizione arbitrale - La denuncia di nuova opera, quando sia rivolta in via urgente alla sospensione immediata dei lavori e, successivamente, al ripristino della situazione antecedente alla lesione del diritto reale di cui si invoca la tutela possessoria o petitoria, non può essere oggetto della cognizione arbitrale, nè in fase cautelare nè in ordine al giudizio a cognizione piena, richiedendo necessariamente l'esercizio giudiziale di poteri coercitivi. — Cass. II, sent. 9909 del 27-4-2009
Azioni nunciatorie nei confronti della P.A. - Giurisdizione del giudice ordinario - In tema di azioni nunciatorie nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario ogni qual volta si denuncino mere attività materiali della p.a., che possano recare pregiudizio a beni di cui il privato assume essere proprietario o possessore, e, in relazione al «petitum» sostanziale della sottostante pretesa di merito, la domanda risulti diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo, senza che assuma rilievo in contrario il contenuto concreto del provvedimento richiesto per rimuovere lo stato di pericolo denunciato, il quale può implicare soltanto un limite interno alle attribuzioni di quel giudice, giustificato dal divieto di annullamento, revoca o modifica dell'atto amministrativo ai sensi dell'art. 4 della legge 20 marzo 1865 n. 2248, all. E. — Cass. Sez. Un., ord. 4633 del 28-2-2007
Nelle azioni possessorie, l'eccezione «feci sed iure feci» sollevata dal convenuto che deduca di essere compossessore della cosa rende necessario l'esame del titolo, per stabilire, sia pure «ad colorandam possessionem», l'esistenza e l'estensione del diritto che si allega. Pertanto, tale eccezione deve ritenersi ammissibile se il convenuto tenda a dimostrare di aver agito nell'ambito della sua relazione di fatto, esclusiva o comune, con il bene, mentre deve ritenersi inammissibile se il convenuto miri a fare accertare il suo diritto sul ben medesimo, non potendo la prova del possesso essere in sede di procedimento possessorio desunta dal regime legale o convenzionale del corrispondente diritto reale, occorrendo viceversa dimostrare l'esercizio di fatto del vantato possesso indipendentemente dal titolo. (Nell'affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha altresì precisato che esso deve considerarsi applicabile anche successivamente alla declaratoria di parziale incostituzionalità dell'art. 705 cod. proc. civ., giacché il convenuto in giudizio possessorio può opporre le sue ragioni solo quando dalla esecuzione della decisione sulla domanda possessoria potrebbe derivargli un danno irreparabile, e sempre che l'eccezione sia finalizzata solo al rigetto e della domanda possessoria e non implichi, quindi, deroghe alle regole generali sulla competenza). — Cass. II, sent. 1795 del 29-1-2007
In tema di azioni di nunciazione, la denunzia di danno temuto non presuppone l'esclusiva altruità della cosa da cui deriva il pericolo, giacché diversamente da quanto dall'art. 1171 cod. civ. previsto con il fare riferimento all'opera da «altri» intrapresa sul proprio come sull'altrui fondo, per l'ipotesi della nuova opera l'art. 1172 cod. civ. indica espressamente quale fonte generatrice di danno «qualsiasi edificio, albero o altra cosa», in tale generica formulazione dovendo pertanto ritenersi compresa anche la cosa di cui è comproprietario l'istante, che non sia in grado di ovviarvi autonomamente, giacché anche in tal caso risulta integrato il «rapporto tra cosa e cosa» che ne costituisce il presupposto essenziale. — Cass. II, sent. 1778 del 29-1-2007
Le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della P.A. (e di chi agisca per conto di essa) quando il comportamento perseguito dalla medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti, ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, disancorata e non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali. Né rileva a tal fine che la P.A. abbia posto in essere la denunciata violazione del possesso in occasione dell'esecuzione di lavori di ripristino di una strada, costituendo tale circostanza ragione insufficiente per affermare che il suo comportamento risulti sorretto da un formale provvedimento. (Fattispecie, anteriore al 1998, relativa ad impossessamento di un terreno da parte di impresa edile esecutrice di opere stradali, in mancanza di prova dell'inclusione dell'area occupata nel decreto di occupazione di urgenza, né del rispetto del termine di efficacia del provvedimento). — Cass. Sez. Un., sent. 23396 del 31-10-2006
L'annullamento, da parte del giudice amministrativo, del provvedimento di occupazione di urgenza di un bene, in vista di futura espropriazione, è sufficiente a restituire alla posizione del privato proprietario consistenza di diritto soggettivo, a nulla rilevando la persistente dichiarazione di pubblica utilità, e consente, pertanto, la proposizione al giudice ordinario della domanda di reintegra nel possesso del bene stesso, senza che all'esercizio di tale giurisdizione sia di ostacolo il mancato passaggio in giudicato della sentenza di annullamento o la realizzazione, nelle more del giudizio amministrativo, dell'opera pubblica. (Nella specie, la S.C. ha precisato che doveva applicarsi il regime giuridico anteriore alla riforma del 1998). — Cass. Sez. Un., sent. 23395 del 31-10-2006
Tenuto conto che le azioni di nunciazione (artt. 1171 e 1172 cod. civ.) sono preordinate a difesa sia della proprietà o di altro diritto reale, sia del semplice possesso, l'ordinario giudizio di merito successivo alla fase preliminare e cautelare ha natura petitoria o possessoria a seconda che la domanda, alla stregua delle ragioni addotte a fondamento di essa («causa petendi») e delle specifiche conclusioni («petitum»), risulti, secondo la motivata valutazione del giudice, volta a perseguire la tutela della proprietà o del possesso. — Cass. II, sent. 1519 del 26-1-2006
L'azione di denunzia di nuova opera (che è diretta ad ottenere le misure più immediate per evitare danni alla cosa posseduta mediante un procedimento sommario che si esaurisce con l'emanazione del provvedimento di rigetto o di accoglimento della pretesa cautelare) e quella di spoglio (che è destinata a tutelare nel merito, anche se preceduta da una fase interdittale, il possessore nei confronti dell'autore dello spoglio medesimo) hanno finalità e presupposti diversi, e la loro autonomia esclude che in virtù di un principio di specialità possa ravvisarsi l'esperibilità soltanto della prima in caso di contestuale esistenza delle condizioni legittimanti l'esercizio di entrambe. — Cass. II, sent. 24026 del 27-12-2004
In materia di denuncia di nuova opera ed azione di reintegra nel possesso, qualora il ricorso sia rigettato, in quanto l'opera sia stata eliminata e lo spoglio sia venuto prima della proposizione del ricorso, il giudice del merito deve provvedere al regolamento delle spese processuali applicando il principio della soccombenza virtuale, incombendo sul convenuto l'onere di dimostrare che la situazione pregiudizievole, e cioè il fatto estintivo del diritto da questi azionato, è venuta meno prima della notifica del ricorso. — Cass. II, sent. 21066 del 3-11-2004
Nel procedimento di denuncia di nuova opera e di danno temuto, la fase cautelare e quella, successiva, di merito, sono, tra loro, del tutto autonome, sicché le valutazioni correttamente compiute in sede di convalida della misura cautelare non possono, «sic et simpliciter», legittimamente porsi a fondamento della decisione della fase di merito, necessitando, per converso, in quella sede, una valutazione affatto completa ed esaustiva di ogni tema di giudizio introdotto dalle parti, ivi inclusa, ovviamente, quella relativa alla situazione di fatto addotta a fondamento della richiesta introduttiva del giudizio, onde regolare definitivamente il rapporto tra soggetto autore della situazione di pericolo e soggetto esposto alla stessa (l'uno e l'altro nella qualità di titolari di diritti reali sui due fondi confinanti), sulla base della effettiva entità di quel pericolo, della individuazione dell'intervento idoneo ad eliminarlo, della definitiva identificazione dell'onerato all'intervento e della misura di tale onere. — Cass. I, sent. 10282 del 28-5-2004
In tema di azioni di nunciazione, la condizione dell'azione di danno temuto non deve individuarsi in un danno certo o già verificatosi, bensì anche nel (solo) ragionevole pericolo che il danno si verifichi. — Cass. I, sent. 10282 del 28-5-2004
Al di fuori dell'ipotesi della rivendicazione per la quale l'art. 948 c.c. prevede un regime probatorio rigoroso,la proprietà può essere provata, come tutti i fatti, anche con presunzioni e quindi anche attraverso il ricorso alle risultanze catastali. (La Corte,nel formulare il principio sopra indicato,ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di appello nella parte in cui aveva fatto riferimento alle mappe catastali per stabilire l'appartenenza al convenuto della proprietà del suolo ubicato a monte e dal quale si era verificato il pericolo per il fondo a valle dell'attore che aveva proposto domanda di danno temuto e di condanna del convenuto all'adozione delle misure necessarie). — Cass. II, sent. 16094 del 27-10-2003
Le azioni di nunciazione (artt. 1171 e 1172 cod. civ.) sono preordinate a difesa sia della proprietà o di altro diritto reale, sia del semplice possesso e l'ordinario giudizio di merito successivo alla fase preliminare e cautelare ha natura petitoria o possessoria a seconda che la domanda, alla stregua delle ragioni addotte a fondamento di essa (»causa petendi») e delle specifiche conclusioni (»petitum»), risulti, secondo la motivata valutazione del giudice, volta a perseguire la tutela della proprietà o del possesso. Ne consegue che la qualificazione di «azione di nunciazione», comprendendo entrambe le fasi del giudizio, impone che, esaurita quella cautelare, quella a cognizione ordinaria abbia poi ad oggetto un accertamento, alternativamente, relativo alla proprietà o al possesso. — Cass. II, sent. 11027 del 15-7-2003
In tema di azioni possessorie e nunciatorie, qualora il ripristino della situazione anteriore allo spoglio o alla turbativa debba avvenire con la demolizione di un'opera appartenente a più proprietari sussiste il litisconsorzio necessario nei confronti non soltanto degli autori dello spoglio o della turbativa ma anche dei comproprietari che per effetto dell'abbattimento del bene subirebbero gli effetti della condanna. — Cass. II, sent. 7412 del 14-5-2003
La denuncia di nuova opera, avendo carattere preventivo in quanto mira ad evitare un danno, può essere promossa, sia per difendere il possesso che per difendere il diritto di proprietà od un qualsiasi altro diritto reale, quando la nuova opera (da altri intrapresa sul proprio come sull’altrui fondo e da cui si abbia ragione di temere che possa derivare danno alla cosa che forma oggetto del diritto o del possesso del denunciante) non sia ancora terminata. Quando, invece, l’opera è stata portata a termine, non si può ricorrere all’azione di nunciazione, ma si deve fare ricorso alle azioni repressive volte alla rimozione e alla definitiva eliminazione della situazione dannosa, ed, in particolare, nel caso in cui si intende difendere il possesso, alle azioni possessorie di cui agli artt. 1168, 1170 cod. civ., per la cui proponibilità occorre che non sia decorso un anno dalla turbativa; la relativa prova incombe alla parte attrice, tenuta a dimostrare l’esistenza dei presupposti necessari all’esercizio dell’azione. — Cass. II, sent. 3573 del 12-3-2002
Nel procedimento di nunciazione la fase cautelare, finalizzata alle determinazioni provvisorie per la cui concessione è richiesta la ricorrenza delle condizioni poste dall’art. 1171, primo comma, cod. civ., è distinta da quella di merito, destinata a completare l’indagine sul fondamento della tutela, petitoria o possessoria, domandata dal ricorrente, entrambe, tuttavia, costituiscono fasi di un unico grado del medesimo giudizio — anche quando, prima della novella sul giudice unico di primo grado, la seconda dovesse svolgersi innanzi ad un giudice diverso, trattandosi di giudizio petitorio, per ragioni di competenza per valore — onde nella seconda fase non necessita una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale; in detta seconda fase, poi, l’attore non incontra alcuna preclusione in ordine ai requisiti che, invece, condizionano la proponibilità dell’azione in sede cautelare (infrannualità dall’inizio dell’opera ed incompletezza della stessa) e la concessione della misura richiesta (pericolo di danno) ed è tenuto solo a dimostrare la sussistenza della denunziata lesione alla situazione di fatto od al diritto fatti valere. — Cass. II, sent. 12511 del 15-10-2001
In tema di azioni di nunciazione (nella specie, denuncia di nuova opera), l’autonomia, rispettivamente, del giudizio cautelare e di quello di merito comporta che l’eventuale vizio di notificazione del ricorso per denuncia di nuova opera non spiega alcuna influenza nel successivo giudizio svoltosi dinanzi al tribunale. — Cass. II, sent. 10062 del 24-7-2001
L’efficacia esecutiva della sentenza di spoglio non è esaurita da un comportamento dell’obbligato, che solo apparentemente si sostanzia in un’esecuzione spontanea della decisione, perché il contrasto con la situazione possessoria tutelata continua ad essere presente, sebbene per effetto di altre situazioni create dall’obbligato; tale efficacia è invece esaurita dal ristabilimento dell’originaria situazione di possesso ottenuta attraverso l’esecuzione coattiva della sentenza, posto che questa può consentire l’eliminazione di ogni situazione di contrasto con il possesso che sia trovata in atto durante l’esecuzione forzata (sulla base di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito nella parte in cui ha ritenuto che potesse ottenersi l’eliminazione coattiva degli impedimenti al possesso diversi da quelli rispetto ai quali la sentenza costituente titolo esecutivo si era pronunciata, e anche successivi alla stessa e alla sua iniziale esecuzione spontanea). — Cass. III, sent. 9202 del 6-7-2001
In tema di denuncia di nuova opera e di danno temuto, il difetto dei requisiti della mancata ultimazione dell’opera e del mancato decorso di un anno dall’inizio dei lavori osta all’adozione di provvedimenti provvisori e urgenti, nella fase preliminare di natura cautelare, ma non interferisce sulla successiva fase di merito e sulla proponibilità della relativa domanda, qualora si tratti di azione di natura petitoria e non meramente possessoria. — Cass. II, sent. 4867 del 3-4-2001
La denuncia di nuova opera può essere proposta anche con riferimento ad opere, che pur se non immediatamente lesive, siano suscettibili di essere ritenute fonte di un futuro danno in forza dei caratteri obiettivi che esse potranno assumere se condotte a termine. Condizione dell’azione di nuova opera, pertanto, non deve necessariamente identificarsi in un danno certo o già verificatosi, ma può anche riconoscersi nel ragionevole pericolo che il danno si verifichi in conseguenza della situazione determinatasi per effetto dell’opera portata a compimento. — Cass. 22-1-2001, n. 892
Qualora la coltivazione di una cava (o miniera) da parte della pubblica amministrazione o di un suo concessionario, arrechi nocumento o pericolo di danno ai diritti di un privato e tale situazione non discenda dalle scelte amministrative, ma dall’inosservanza di corrette modalità tecniche dell’attuazione concreta di tali scelte, il privato può esercitare l’azione nunciatoria davanti al giudice ordinario; infatti, i provvedimenti richiesti, pur implicanti la condanna ad un facere, non interferiscono su atti discrezionali della P.A. — Cass. Sez. Un. 29-1-2001, n. 39
Qualora in una controversia di denuncia di nuova opera e danno temuto, insorta tra privati concessionari di due cave (marmoree) contigue, venga proposta domanda di accertamento dei confini, la cognizione di tale domanda rientra nella sfera della giurisdizione del giudice ordinario, e non del giudice amministrativo, ancorché si assuma che il confine tra le due cave sia coincidente con la linea di confine tra i due comuni (nella specie di massa e di carrara) proprietari delle cave, poiché la statuizione che il giudice deve emettere non riguarda la confinazione di tali enti territoriali, ma l’accertamento incidentale del confine tra le due cave ai fini della decisione della domanda di nunciazione, esaurendosi la pronuncia sull’accertamento di confine nell’ambito del rapporto inerente alle posizioni di diritto soggettivo fra privati, senza investire il diverso rapporto, di natura pubblicistica, di delimitazione dei territori di comuni finitimi. — Cass. Sez. Un. 29-1-2001, n. 39
In tema di denuncia di nuova opera il procedimento nunciatorio a cognizione sommaria e il procedimento di merito a cognizione piena, pur essendo distinti costituiscono fasi di un unico grado di giudizio, anche quando si svolgano davanti a giudici diversi, con la conseguenza che per tale seconda fase, non occorre una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale. Ne consegue che allorquando il convenuto nella fase sommaria abbia proposto una domanda riconvenzionale non ha l’onere di riproporla in sede di merito, dovendosi ritenere ritualmente e validamente proposta anche per la seconda fase quella proposta nella prima fase. — Cass. 9-12-99, n. 13746
Le azioni di nunciazione (artt. 1171 e 1172 cod. civ.) che possono avere natura possessoria o petitoria, si articolano in una prima fase di natura cautelare, che si esaurisce con il provvedimento provvisorio, ed in una seconda che si svolge secondo le regole di un ordinario giudizio di cognizione. L’azione di manutenzione del possesso (al pari di quella di reintegrazione), invece, pur articolandosi in due fasi, una prima di natura sommaria avente ad oggetto l’emanazione di provvedimenti immediati, la seconda intesa ad attuare nella sua pienezza e stabilità la tutela possessoria richiesta, è unica, svolgendosi le due fasi davanti allo stesso giudice competente (il pretore) in legame funzionale fra i due momenti che fanno parte di un unico giudizio possessorio. — Cass. 5-7-99, n. 6950
La qualificazione del rapporto sul quale la domanda è fondata è compito esclusivo del giudice, il quale ha il potere-dovere di definire il rapporto stesso sulla base dei fatti prospettatigli, prescindendo dalla denominazione, eventualmente erronea, che la parte abbia usato e con il solo limite di non alterare il petitum o la causa petendi. È quindi da ritenere che l’istanza diretta ad ottenere provvedimenti di urgenza sul presupposto di un pregiudizio temuto debba dar luogo, senz’altro, al procedimento previsto dagli artt. 688 e ss. del cod. proc. civ., anche se la parte abbia creduto di dover chiedere detti provvedimenti a norma dell’art. 700 cod. proc. civ. — Cass. 10-6-98, n. 5719
Il procedimento di denuncia di nuova opera si articola in una prima fase, di natura cautelare, che si esaurisce con l’ordine di sospensione (o il suo diniego) dell’opera iniziata, ed in una seconda, che si svolge secondo le regole di un ordinario giudizio di cognizione, avente natura petitoria o possessoria, a seconda che l’istante abbia fatto valere il proprio diritto di proprietà (o altro diritto reale), oppure il possesso. Mentre la prima fase è affidata alla competenza esclusiva del pretore, la seconda è devoluta allo stesso giudice, se la questione involge il possesso, e segue invece la regola della competenza per valore nell’altra ipotesi. Da ciò deriva che, essendo indifferente, ai fini della determinazione della competenza in ordine alla prima fase, la natura petitoria o possessoria della pretesa fatta valere dall’attore, questi, se non ha dedotto fin dal principio il proprio intendimento di agire nella veste esclusiva di possessore o di proprietario, può effettuare tale precisazione anche nella seconda fase del giudizio. L’identificazione della natura possessoria o petitoria della controversia va fatta dando preminente rilievo alle deduzioni e chiarificazioni fornite dall’attore nella fase di cognizione ordinaria, che segue a quella preliminare e sommaria. Né, a qualificare la domanda come «petitoria» sin dall’inizio, è sufficiente la circostanza che l’istante si sia dichiarato proprietario del bene di cui chiede la tutela, potendo il titolo di proprietà essere stato richiamato, in difetto di specificazione, solo ad colorandam possessionem. — Cass. 10-6-98, n. 5719
Qualora la fase sommaria del giudizio di nunciazione si chiuda con un provvedimento di rimessione delle parti dinanzi al tribunale, quale giudice competente per valore, il contenuto ed i limiti della domanda di merito vanno determinati con esclusivo riferimento all’atto di citazione in riassunzione, senza tener conto della causa petendi — eventualmente diversa — adombrata nella fase sommaria. — Cass. 13-11-97, n. 11221
Poiché l’azione di danno temuto (art. 1172 cod. civ.) postula un rapporto di cosa a cosa — nel senso che il fondo altrui deve costituire pericolo per quello proprio — è improponibile da colui che l’esperisce a tutela di un suo diritto personale (nella specie all’incolumità fisica, prospettata dagli utenti di una strada, di cui veniva denunciata la pericolosità per l’eccessiva pendenza, dovuta all’arbitraria modifica del tracciato precedente). — Cass. 9-10-97, n. 9783
Nel procedimento di nunciazione la fase cautelare è distinta da quella di merito, destinata a completare l’indagine sul fondamento della tutela, petitoria o possessoria, domandata dal ricorrente, con la conseguenza che nella seconda fase le parti non incontrano alcuna preclusione, in ordine ai requisiti per la proponibilità dell’azione di nunciazione, come la mancata ultimazione dell’opera o il mancato decorso di un anno dall’inizio dei lavori. Ne consegue che nella fase di merito possono proporsi anche domande nuove o riferentesi a fatti anteriori a quelli che avevano dato luogo all’azione di nunciazione. — Cass. 25-8-97, n. 7976
Le condizioni delle due azioni nunciatorie, di nuova opera e di danno temuto, previste, rispettivamente, dagli artt. 1171 e 1172 cod. civ., rilevano esclusivamente con riferimento al procedimento cautelare, già disciplinato dal testo previgente degli artt. 689 e ss. cod. proc. civ., che si esaurisce con l’emissione o con il diniego dei provvedimenti temporanei indicati dalle citate norme e non anche con riferimento al successivo autonomo giudizio di merito a cognizione ordinaria, diretto ad accertare l’esistenza del diritto per la cui tutela erano stati chiesti quei provvedimenti. Da ciò consegue che, qualora la prima fase del procedimento si esaurisca senza la pronuncia di alcun provvedimento provvisorio, nella successiva fase di merito a cognizione piena le parti non hanno interesse a contestare la sussistenza delle condizioni dell’una o dell’altra azione. — Cass. 7-8-96, n. 7260
In tema di denuncia di nuova opera il procedimento nunciatorio a cognizione sommaria ed il procedimento di merito a cognizione piena, pur essendo distinti, costituiscono fasi di un unico grado di giudizio, anche quando si svolgano davanti a giudici diversi, per essere il Pretore competente rationae valoris a conoscere nel merito, con la conseguenza che per tale seconda fase non occorre una nuova domanda, essendo sufficiente, valida ed efficace quella iniziale. — Cass. 15-5-96, n. 4504
Nei confronti della pubblica amministrazione sono esperibili azioni di nunciazione allorché il comportamento perseguito non si ricolleghi a provvedimenti che esprimono la potestà deliberativa dell’amministrazione stessa, come nel caso in cui risulti oggetto di una mera comunicazione all’interessato da parte dell’ufficio competente, ma privo della suddetta potestà, o allorché, pur in presenza di un collegamento siffatto, la situazione di pericolo denunciata non derivi dall’attività in sé, ma dalle sue modalità di realizzazione in violazione delle regole poste dalla prudenza e dalla tecnica a salvaguardia dei diritti altrui. — Cass. Sez. Un. 18-11-92, n. 12314
Con riguardo al procedimento di denuncia di nuova opera, promosso per ottenere, in via cautelare, la sospensione di lavori intrapresi in fabbricato condominiale, e poi, in esito alla fase di ordinaria cognizione ed a titolo petitorio, il ripristino della precedente situazione, la legittimazione passiva tanto dell’autore materiale dell’opera quanto del proprietario va riconosciuta soltanto in detta fase cautelare, mentre, in quella successiva, la legittimazione medesima spetta esclusivamente al proprietario, quale destinatario della pronuncia richiesta al giudice. — Cass. 16-7-92, n. 8648
In tema di denuncia di nuova opera, l’esigenza che l’opera non sia ultimata e che non sia decorso un anno dalla data di inizio dei lavori condiziona solo la proponibilità della domanda di provvedimenti provvisori ed urgenti nella fase preliminare del procedimento senza interferire sulla proponibilità della domanda nella successiva fase di merito. — Cass. 14-4-92, n. 4531
L’azione diretta alla pronuncia dei provvedimenti necessari per eliminare il pericolo di danno cui soggiace il fondo per effetto della situazione determinatasi nel fondo vicino a causa di un’opera portata a compimento deve qualificarsi di danno temuto, piuttosto che di nuova opera, in quanto il pericolo non deriva dalla esecuzione dell’opera in sé e per sé considerata ma dalla situazione da essa creata. — Cass. 14-4-92, n. 4531
La condizione dell’azione di danno temuto (o di nuova opera) non deve necessariamente identificarsi in un danno certo o già verificatosi, ma può anche riconoscersi nel ragionevole pericolo che il danno si verifichi. — Cass. 14-4-92, n. 4531
Con riguardo all’azione di nunciazione, proposta dal condominio di un edificio nei confronti del comune, in relazione al pregiudizio alla stabilità del fabbricato derivante dalle vibrazioni prodotte dagli automezzi di pubblico trasporto urbano, deve essere affermata la giurisdizione del giudice ordinario, ove si verta in tema non d’impugnazione di atti o provvedimenti amministrativi, ma di tutela del diritto dominicale, nei rapporti di vicinato, contro immissioni eccedenti la normale tollerabilità (art. 844 cod. civ.), mentre non rileva, al fine di detta giurisdizione, il tipo della pronuncia cautelare richiesta (influente sotto il diverso profilo dei limiti interni delle attribuzioni del giudice ordinario, ai sensi dell’art. 4 della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. E). — Cass. Sez. Un. 24-4-91, n. 4510
Poiché l’azione di danno temuto (art. 1172 cod. civ.) postula un rapporto tra cosa e cosa da cui possa derivare danno, mentre quella di denunzia di nuova opera (art. 1171 cod. civ.) presuppone una attività posta in essere sulla cosa propria o altrui, deve ritenersi che ricorra l’ipotesi di danno temuto quando da parte del ricorrente si assuma che da un’opera eseguita sull’altrui proprietà possa derivare danno al proprio fondo, non in considerazione dell’attività in sé posta in essere, bensì per il pericolo di danno cui soggiace il fondo in conseguenza della situazione determinatasi per effetto dell’opera portata a compimento. — Cass. 9-3-89, n. 1237
Il giudizio di merito che segue al procedimento instauratosi con una delle azioni nunciatorie e conclusosi con la concessione o il diniego del provvedimento cautelare, è autonomo rispetto al procedimento medesimo nel senso che, essendo esso diretto ad accertare l’esistenza o meno del diritto per la cui tutela era stato invocato quel provvedimento cautelare, il giudice deve avere riguardo esclusivamente alle condizioni dell’azione in concreto esercitata in tale sede. — Cass. 11-4-87, n. 3608
Con riguardo al pericolo di pregiudizio per il fondo privato, dipendente da accumuli di detriti e vegetazione verificatisi su limitrofo terreno appartenente al patrimonio disponibile di un comune, deve riconoscersi al proprietario di detto fondo la facoltà di proporre, dinanzi al giudice ordinario, azione di denuncia di danno temuto, poiché la relativa domanda non mira ad incidere su provvedimenti o comunque attività pubblicistiche della amministrazione, ma investe comportamenti omissivi del comune medesimo quale soggetto di diritto privato. — Cass. Sez. Un. 16-12-86, n. 7541
La controversia promossa da un’azienda municipale per la gestione di acquedotto, nei confronti del privato concessionario di una cava, al fine di denunciare il pregiudizio arrecato alla propria utenza di acque pubbliche da escavazioni compiute in violazione di leggi e norme di comune prudenza e diligenza, spetta alla cognizione del giudice ordinario, in quanto è rivolta a tutelare posizioni di diritto soggettivo, che si assumono lese da atti illeciti altrui, senza implicare alcuna incidenza né sui compiti e poteri autoritativi dell’amministrazione in materia di governo delle acque pubbliche, né sul regime pubblicistico del rapporto di concessione della cava. — Cass. Sez. Un. 18-10-86, n. 6128
Le azioni di nunciazione nei confronti della pubblica amministrazione, in relazione al danno che possa derivare al bene privato da un’opera pubblica, devono ritenersi proponibili quando la situazione di pericolo non nasca dall’opera in sé, ma dalle sue modalità di esecuzione, in violazione delle regole poste dalla prudenza e dalla tecnica a salvaguardia dei diritti altrui (nella specie, appoggio di costruzione ad un muro pericolante), atteso che, in tale ipotesi, l’intervento richiesto al giudice ordinario riguarda un’attività meramente materiale dell’amministrazione, senza interferire nella sfera dei suoi poteri pubblicistici. — Cass. Sez. Un. 15-7-86, n. 4566
La denuncia di nuova opera si articola in una prima fase, di natura cautelare, che si esaurisce con l’ordine di sospensione (o il suo diniego) dell’opera iniziata, ed in una seconda, che si svolge secondo le regole di un ordinario giudizio di cognizione, avente natura petitoria o possessoria a seconda che l’istante faccia valere il proprio diritto di proprietà (o altro diritto reale) oppure il possesso, mentre la prima fase è affidata alla competenza esclusiva del pretore, la seconda è devoluta allo stesso giudice se la questione investe il possesso, e segue invece la regola della competenza per valore nell’altra ipotesi, consegue che, essendo indifferente, ai fini della determinazione della competenza in ordine alla prima fase, la natura petitoria o possessoria della pretesa fatta valere dall’attore, questi, se non ha chiaramente dedotto fin dal principio il proprio intendimento di agire nella veste esclusiva di possessore o di proprietario, può effettuare tale precisazione anche nella seconda fase del giudizio; né, a qualificare la domanda come petitoria sin dall’inizio, è sufficiente la circostanza che l’istante si sia dichiarato proprietario del bene di cui chiede la tutela, potendo il titolo di proprietà essere stato richiamato, in difetto di specificazione, solo ad colorandam possessionem. — Cass. 27-10-84, n. 5514
Ai sensi dell’art. 1171 cod. civ., la denunzia di nuova opera compete al proprietario o al titolare di ogni altro diritto reale di godimento o al possessore, ma non già anche a chi sia soltanto, in virtù di un rapporto di locazione, conduttore e quindi semplice detentore di un immobile. — Cass. 31-1-83, n. 848
In tema di denuncia di nuova opera e di danno temuto, il difetto dei requisiti della mancata ultimazione dell’opera e del mancato decorso di un anno dall’inizio dei lavori osta all’adozione di provvedimenti provvisori ed urgenti, nella fase preliminare di natura cautelare, ma non interferisce sulla successiva fase di merito e sulla proponibilità della relativa domanda, salva la rilevanza sull’onere delle spese processuali. — Cass. Sez. Un. 20-12-82, n. 7036
Il ricorso al giudice ordinario, per ottenere, anche con azione di nunciazione, o con altra istanza rivolta a conseguire provvedimenti cautelari ed urgenti, una pronuncia che imponga alla pubblica amministrazione un determinato comportamento, attivo o passivo, è consentito quando si sia in presenza non di atti amministrativi, ma di una mera attività materiale, cioè di una condotta della amministrazione stessa soggetta ai criteri generali della diligenza e prudenza, nonché della buona tecnica a salvaguardia dei diritti dei privati (nella specie, in relazione all’esecuzione e manutenzione di opera pubblica), e sempre che tale condotta non risulti ricollegabile ad un formale provvedimento amministrativo. […] — Cass. Sez. Un. 25-11-82, n. 6363
La denuncia di nuova opera, in quanto tendente essenzialmente all’accertamento dell’illegittimità dell’opera iniziata, siccome lesiva del possesso o del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento a cui tutela essa è esperita, non postula necessariamente l’esistenza di danni già verificatisi al momento della sua proposizione, sicché la domanda di risarcimento di tali danni, avanzata dal ricorrente, costituendo un elemento del tutto eventuale, non incide sulla natura e finalità di detta azione nella sua ulteriore fase del giudizio di merito, che sarà sempre possessorio o petitorio, secondo la natura del rapporto dedotto in causa ed il proposito manifestato dal ricorrente con la conseguente applicazione delle regole proprie, rispettivamente, delle cause possessorie e di quelle petitorie, sia in ordine alla disciplina del rapporto sostanziale controverso, sia in ordine alla individuazione del giudice competente per materia e per valore. — Cass. 23-11-82, n. 6344
La denuncia di nuova opera è un’azione esperibile a tutela sia della proprietà (o di altro diritto reale di godimento), sia del possesso, rimanendo, in entrambi i casi, oggettivamente identica, con la conseguenza che, ove essa sia esercitata nella duplice veste di proprietario-possessore, il giudice ben può ritenere la domanda fondata con riferimento ad una sola di dette qualità e che, in siffatta ipotesi, le due qualificazioni soggettive non sono in una relazione tale che l’una è principale (petitoria) rispetto all’altra (possessoria), bensì in rapporto di complementarietà, poiché, ai fini dell’accoglimento della domanda, le deficienze probatorie afferenti all’una possono essere ovviate o compensate dalle probanti risultanze che riguardino l’altra. — Cass. 13-10-82, n. 5287
Nelle azioni di nunciazione la domanda di risarcimento del danno proposta nella prima udienza della fase di merito deve essere notificata a norma dell’art. 292 cod. proc. civ. alla parte che sia rimasta contumace. — Cass. 14-4-82, n. 2253
In materia di legittimazione passiva rispetto alle azioni di nunciazione, nella prima fase, a cognizione sommaria, del procedimento di nuova opera, legittimato passivo e l’autore dell’opera, cioè chi ne assume l’iniziativa (esecutore materiale o morale della medesima), mentre nella seconda fase, di merito ed a cognizione piena, la legittimazione passiva si determina in base alla domanda proposta, secondo le regole generali, ossia il legittimato passivo si identifica in colui che è destinatario del comando dettato dalla norma invocata dall’attore e, quindi, l’esecutore morale o materiale dell’opera, se il denunciante agisce in possessorio, ed il proprietario od il titolare di altro diritto reale, se il denunciante agisce in petitorio; invece, nella denuncia di danno temuto, legittimato passivo è sempre colui che, essendovi obbligato, abbia omesso di espletare l’attività necessaria per evitare l’insorgenza della situazione di pericolo e, pertanto, nell’una e nell’altra fase, il proprietario della cosa o, comunque, il titolare del diritto reale portatore dell’obbligo. — Cass. 16-3-81, n. 1445
Deve qualificarsi denunzia di danno temuto, e non di nuova opera, l’azione di nunciazione proposta sull’assunto che da una cava puo derivare danno al proprio fondo per non essere stata dal titolare della medesima osservata nell’escavazione la distanza di legge, in quanto, in tal caso, non si ha riguardo ad attività alcuna, bensì al pericolo di danno cui soggiace quel fondo in conseguenza della situazione determinatasi nella cava, in sé considerata obbiettivamente e staticamente come cosa dalla quale può derivare danno. — Cass. 16-3-81, n. 1445
La competenza per valore e per territorio ad emettere il decreto ingiuntivo per il rimborso delle spese anticipate dall’istante ai fini dell’esecuzione di un provvedimento di rimessione al pristino stato, emanato ai sensi dell’art. 691 cod. proc. civ. in un procedimento di denunzia di nuova opera, si determina secondo le norme ordinarie, indipendentemente dalla competenza ad emanare detto provvedimento, sicché l’eventuale vizio di incompetenza che infici quest’ultimo non può essere dedotto in sede di opposizione al decreto ingiuntivo. — Cass. 12-12-80, n. 6410
Le azioni di spoglio e di denuncia di nuova opera possono essere cumulate per ottenere dal giudice l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi con demolizione e rimozione dei manufatti contestati, provvedimento che, a un tempo, reintegra nel possesso e ovvia al danno temuto. — Cass. 23-3-78, n. 1428
Le azioni di nunciazione hanno il fine comune di tutelare il proprietario e il possessore da un danno incombente, ma, mentre la denuncia di danno temuto mira a prevenire il danno minacciato dallo stato attuale della cosa altrui, la denuncia di nuova opera tende invece ad evitare che la prosecuzione di un’opera intrapresa, che si ha ragione di ritenere dannosa per la cosa oggetto della proprietà o del possesso, si concreti in un danno effettivo. — Cass. 23-3-78, n. 1425
L’azione di denuncia di nuova opera è di per sé priva di qualsiasi connotazione possessoria o petitoria, dando luogo solo ad una decisione interdittale, meramente strumentale rispetto al successivo giudizio di merito, che sarà definibile come possessorio o petitorio, avuto riguardo alle deduzioni ed alle pretese delle parti. E deve definirsi come petitorio, e piu precisamente come volto all’accertamento della proprietà, il giudizio in cui l’attore lamenti l’esecuzione abusiva di opere sul terreno di cui si dica proprietario, ed il convenuto resista dichiarandosi a sua volta proprietario, chiedendo di provare il proprio diritto. — Cass. 20-1-77, n. 289
Difetta di giurisdizione il giudice ordinario in ordine alla domanda proposta contro l’amministrazione dei lavori pubblici dal proprietario di un fondo, al fine di ottenere provvedimenti idonei ad ovviare l’imminente pericolo di danno derivante da opera di difesa fluviale decisa ed intrapresa dall’amministrazione stessa. Detta domanda, infatti, configura un’azione di nunciazione e, sia essa rivolta alla tutela del diritto di proprietà, ovvero al conseguimento di una reintegrazione o manutenzione del possesso, non è proponibile, ai sensi dell’art. 4 della legge 20 marzo 1865 n 2248 allegato E, in quanto tendente ad una non consentita pronuncia di condanna della pubblica amministrazione a un facere o non facere. — Cass. Sez. Un. 21-4-76, n. 1394
L’azione di denuncia di danno temuto è ammissibile nei confronti della pubblica amministrazione sempre che essa non miri alla revoca o alla modifica di un atto amministrativo o alla imposizione di un determinato comportamento, positivo o negativo, all’amministrazione convenuta, ma sia rivolta unicamente all’accertamento di un comportamento colpevole della pubblica amministrazione, con riserva di esperire, nella sede competente, l’azione per eliminare le cause del danno sempre incombente. — Cass. Sez. Un. 6-10-75, n. 3161
Nel procedimento di danno temuto, la fase di merito deve ritenersi instaurata con lo stesso ricorso introduttivo della fase cautelare, senza che occorra formulare una domanda in forma espressa, essendo all’uopo sufficiente anche una domanda che possa essere desunta implicitamente dalla semplice indicazione del titolo di legittimazione o dalle conclusioni e dalle istanze comunque formulate dall’attore. — Cass. 14-3-75, n. 963
Riguardo ai comportamenti tenuti nell’ambito di poteri pubblicistici, le azioni di nunciazione sono improponibili sia nei confronti della P.A., sia nei confronti del privato (nella specie, concessionario della costruzione di una ferrovia) che abbia agito nell’esercizio di poteri conferitigli dalla P.A. per finalità pubbliche. — Cass. Sez. Un. 19-7-74, n. 2175
Il principio dell’improponibilità delle azioni di nunciazione nei confronti della P.A., sempre valido per la fase cautelare del relativo giudizio, si applica nella fase di merito nei limiti in cui il provvedimento richiesto possa risolversi in una sovrapposizione dei poteri del giudice ordinario ai poteri della P.A. — Cass. Sez. Un. 19-7-74, n. 2175
In quanto attiene ad una condizione dell’azione, la legittimazione passiva va accertata anche d’ufficio ed in secondo grado, a meno che non sia stata discussa nel primo e coperta dal giudicato […]. — Cass. 7-4-73, n. 987
L’elemento discretivo tra la denuncia di nuova opera e la denuncia di danno temuto è dato dall’attività umana, quale causa del pericolo di danno, nel senso che la prima azione è diretta ad ovviare il pericolo di danno derivante immediatamente e direttamente da un’attività umana intrapresa sul proprio o sull’altrui fondo e incidente sul bene oggetto della proprietà o del possesso del denunciante, mentre la seconda azione muove dal pericolo di danno derivante al predetto bene da una cosa (edificio, pianta o altra cosa inanimata e che può essere, anch’essa, oggetto di proprietà o di possesso), per effetto di un suo particolare modo di essere. Di conseguenza, sono diversi i provvedimenti concreti che il giudice deve adottare nell’uno e nell’altro caso, poiché fermo restando il dato comune del fine di mantenere lo stato di fatto ed impedire un mutamento che può essere pregiudizievole all’altrui diritto o all’altrui possesso, nel primo egli può disporre che si arresti il fatto dell’uomo, nel secondo le opportune cautele. E la differenza si riverbera, a sua volta, sulla legittimazione passiva, in quanto nella prima fase, a cognizione sommaria, del procedimento di nuova opera, legittimato passivo è colui che intraprende l’opera, cioè colui che ne assume l’iniziativa e che va considerato l’esecutore materiale della medesima, sia vi provveda direttamente, sia che si avvalga di altre persone (nel qual caso esecutore è anche il cosiddetto autore morale), mentre nella seconda fase, di merito ed a cognizione piena, la legittimazione passiva si determina in base all’azione proposta, secondo le regole generali, ossia il legittimato passivo si identifica in colui che è destinatario del comando dettato dalla norma invocata dall’attore e quindi è l’esecutore morale o materiale dell’opera, se il denunciante agisce in possessorio, ed il proprietario o il titolare di altro diritto reale, se il denunciante agisce il petitorio; invece, nella denuncia di danno temuto, legittimato passivo è sempre colui che, essendovi obbligato, abbia omesso di espletare l’attività necessaria per evitare l’insorgenza della situazione di pericolo e quindi nell’una e nell’altra fase il proprietario della cosa o, comunque, il titolare del diritto reale portatore dell’obbligo (usufruttuario, titolare di servitù, eccetera). […] — Cass. 7-4-73, n. 987
Il diritto che il denunciante è legittimato a tutelare con l’azione di denuncia di nuova opera, e sul quale dovrà pronunciarsi il giudice competente nella seconda fase del processo, è, giusta l’art. 1171 cod. civ., il diritto di proprietà o altro diritto reale di godimento, o la posizione di possessore relativamente alla cosa alla quale si tema ragionevolmente che possa derivare danno dalla nuova opera […]. — Cass. 16-1-73, n. 149
Il provvedimento del pretore, a seguito di denunzia di nuova opera, col quale si autorizzi la continuazione o si disponga la sospensione dei lavori e si assegni alle parti un termine per la riassunzione del giudizio davanti al giudice competente, è da considerare sentenza, contenendo una pronunzia sulla competenza e chiudendo definitivamente il periodo preliminare destinato dalla legge ai provvedimenti cautelari né può essere modificato o revocato. Pertanto, la successiva pronunzia con la quale il giudice della riassunzione dichiara la propria incompetenza per materia in relazione ad alcuni capi di domanda, sul presupposto che siano attinenti alla tutela possessoria, attribuita alla competenza esclusiva del pretore, pone in essere un conflitto negativo di competenza per materia, previsto dall’art. 45 cod. proc. civ., che giustifica la richiesta di ufficio o anche la richiesta di parte del regolamento. — Cass. 20-2-71, n. 452
Le azioni di nunciazione, aventi carattere cautelare e nunziatorio, sono poste a difesa della proprietà e del possesso e portano alla emanazione, da parte del pretore, di un provvedimento a carattere cautelare, al quale, a cura della parte interessata, deve seguire un giudizio di merito, di natura possessoria o petitoria, a seconda che le ragioni del denunziante si fondino sul possesso oppure sulla proprietà o su qualsiasi altro diritto reale e ciò allo scopo precipuo di sostituire all’ordine provvisorio dato dal pretore un provvedimento di carattere definitivo. Lo svolgimento del processo si articola in due fasi che, sebbene strettamente connesse, sono tuttavia distinte per la sostanziale diversità dello scopo che perseguono e degli effetti che ne derivano. La prima, riservata di regola alla competenza del pretore, esaurisce la parte meramente cautelare del provvedimento e si conclude, dopo la citazione delle parti, con la conferma, modifica o revoca, sempre mediante ordinanza, dei provvedimenti urgenti adottati dallo stesso giudice senza pregiudicare il merito della causa la seconda, destinata alla decisione definitiva di merito, può seguire davanti al pretore od essere da questi rimessa al giudice competente, ed in essa la domanda trae determinazione e contenuto dalla citazione riassuntiva in base alla quale deve procedersi alla qualificazione dell’azione […]. — Cass. 20-2-71, n. 452
L’autore materiale e quello morale dello spoglio, cioè colui per incarico o su autorizzazione del quale gli atti di spoglio sono stati compiuti, possono essere chiamati a rispondere, ciascuno per suo conto, del proprio illecito comportamento, e sono entrambi soggetti passivi dell’azione di reintegrazione non è configurabile, quindi, un litisconsorzio necessario tra essi e non sussiste, qualora entrambi siano stati in giudizio in primo grado, la necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti di chi tra essi non stia in giudizio in appello, a norma dell’art. 331 cod. proc. civ. — Cass. 27-6-69, n. 2326
La denuncia di nuova opera si presenta come mezzo introduttivo per ottenere prontamente la sospensione di quelle opere della cui legittimità, a seconda del fondamento - stato di fatto o affermazione della esistenza di un diritto reale sul quale la parte fonda la richiesta di cessazione delle turbative, si discuterà nella ulteriore fase di merito ne consegue che le istanze possessorie di merito, pure se proposte oltre il termine annuale fissato dagli artt. 1168 e 1170 cod. civ., non possono ritenersi colpite da decadenza quando l’iniziale richiesta di provvedimenti provvisori risulti fatta entro detto termine. — Cass. 27-6-69, n. 2326
Il proprietario od il possessore della cosa, dalla quale promana la minaccia di danno per la cosa altrui, è tenuto all’onere di sostenere le spese relative alle opere necessarie ad ovviare al pericolo, nei limiti del generale dovere di vigilanza quale custode della cosa propria […]. — Cass. 7-11-68, n. 3688
Il giudice di appello ha il potere-dovere di accertare d’ufficio se, al momento della proposizione della denuncia,la nuova opera fosse compiuta, al fine di stabilire la sussistenza o meno delle condizioni per la concessione della misura cautelare. — Cass. 24-2-66, n. 572
Il danno, il cui verificarsi viene ragionevolmente temuto dal proprietario, del titolare di altro diritto reale di godimento o dal possessore, in conseguenza della nuova opera da altri intrapresa non deve essere inteso soltanto in senso materialistico, e cioè come danno che incida negativamente sulla fisica consistenza della cosa che forma l’oggetto del diritto o del possesso, sulle sue caratteristiche strutturali e funzionali o sul suo stato di conservazione, ma anche come pregiudizio inerente all’esercizio di facoltà giuridiche connesse al diritto che il denunciante vanta sulla cosa. — Cass. 11-10-63, n. 2713

References: Art. 1171
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 669
 Sentenza 
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 art. 1171
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