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Timestamp: 2020-01-24 18:51:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15999 del 27/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15999 del 27/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/06/2017, (ud. 25/05/2017, dep.27/06/2017), n. 15999
sul ricorso 16401/2013 proposto da:
P.P., M.R., A.L., N.M.,
C.M.A., O.S., elettivamente domiciliati
in ROMA, V. NAZARIO SAURO 16, presso lo studio dell’avvocato
STEFANIA REHO, rappresentati e difesi dall’avvocato MASSIMO
avverso la sentenza n. 5533/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 12/6/2013;
– con la sentenza impugnata la Corte di appello di Roma ha accolto l’appello proposto da C.M.A., M.R., N.M., O.S., P.P., A.L. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato il diritto degli appellanti, docenti non di ruolo e appartenenti al personale ATA, incaricati di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, alla progressione stipendiale in rapporto all’anzianità di fatto maturata e condannato il Ministero al pagamento delle conseguenti differenze retributive;
– la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno, ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo e, quindi, anche gli scatti di anzianità riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito non di ruolo quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – la posizione del docente a tempo indeterminato e quella di chi ha lavorato con continuità nella medesima mansione in forza di una pluralità di rapporti a termine sono pertanto pienamente equiparabili, non potendo essere preclusiva la circostanza che di tratti di un impiegato non di ruolo, non assunto per pubblico concorso e non soggetto a stabilizzazione dopo un periodo di prova; – la clausola 4, in quanto precisa ed incondizionata, impone la disapplicazione del diritto interno, ed in particolare delle clausole del contratto collettivo che escludono per gli assunti a tempo determinato qualsiasi rilevanza dell’anzianità maturata in forza di precedenti contratti a termine;
– C.M.A., M.R., N.M., O.S., P.P., A.L. hanno resistito con controricorso;
– con l’unico articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione denuncia la violazione della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53; art. 142 c.c.n.l. 24 luglio 2003 e art. 146 c.c.n.l. Comparto scuola del 29 novembre 2007; D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3; D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2; della direttiva 99/70/CE. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente; – la L. n. 312 del 1980, art. 53, non si applica alle supplenze (tanto del personale docente tanto del personale ATA) essendo rimasto in vigore solo relativamente al trattamento economico degli insegnanti di religione, come ben chiarito dall’art. 142 del c.c.n.l. 24.7.2003;
– come già osservato da questa Corte (Cass. 7 novembre 2016, n. 22558, Cass. 29 dicembre 2016, n. 27387, alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), il Ministero ricorrente sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva ò 99/70/CE), con il divieto di abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo, laddove i due piani debbono, invece, essere tenuti distinti, essendo il primo principio teso a migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione e il divieto a creare un quadro normativo per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato;
– la clausola 4 dell’Accordo quadro è stata più volte oggetto di esame da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha affrontato tutte le questioni rilevanti nel presente giudizio rilevandone il carattere incondizionato idoneo alla disapplicazione di qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact; 13.9.2007, causa C- 307/05, Del Cerro Alonso; 8.9.2011, causa C-177/10 Rosado Santana) ed affermando la esclusione di ogni interpretazione restrittiva, non potendo la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell’art. 137 n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5), “impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorchè proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alfonso, cit., punto 42);
– da ultimo va rilevato che la sentenza non ha ritenuto applicabile la L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, norma questa che ormai disciplina il solo trattamento economico degli insegnanti di religione, sicchè la censura formulata nel ricorso deve ritenersi del tutto incoerente rispetto al decisum;

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 art. 142
 art. 146
 art. 3
 art. 9
 art. 1
 art. 53
 Cass. 
 sentenza 
 art. 53