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Timestamp: 2019-12-11 13:01:56+00:00

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Statuto e Regolamento del Consiglio Presbiterale - Chiesa Cattolica Ecumenica di Cristo
Missione & Comunità
I Nostri Uffici di Curia
Statuto e Regolamento del Consiglio Presbiterale
Foto Missioni & Comunità
Il Consiglio Presbiterale è una forma di manifestazione istituzionalizzata della fraternità esistente tra i sacerdoti fondata sul sacramento dell’Ordine.
Affinché effettivamente eserciti il compito come di “senato del Vescovo” aiutandolo nell’esercizio del ministero episcopale, ho pensato ad uno Statuto agile e chiaro come strumento efficace in mano ai presbiteri nel loro compito di consiglieri per la crescita della comunione presbiterale e col Vescovo e della corresponsabilità nell’azione pastorale.
Noi Agostino De Caro
Vescovo della Diocesi dei S.S. Sergio e Bacco Martiri in Licata
In virtù della nostra potestà ordinaria, a norma del can. 496, approvo e promulgo lo Statuto e il Regolamento del Consiglio Presbiterale Diocesano composto rispettivamente: lo statuto da 17 articoli e il Regolamento da 13 articoli. Sia lo Statuto che il Regolamento entreranno in vigore ipso facto.
Voglia il Signore benedire i lavori del Consiglio Presbiterale per il bene della nostra Chiesa particolare e per l’incremento della comunione presbiterale.
STATUTO PREMESSA
– Il Consiglio Presbiterale è una forma di manifestazione istituzionalizzata della fraternità esistente tra i sacerdoti fondata sul sacramento dell’Ordine.
Affinché effettivamente eserciti il compito come di “senato del Vescovo” aiutandolo nell’esercizio del ministero episcopale, abbiamo pensato ad uno Statuto agile e chiaro come strumento efficace in mano ai presbiteri nel loro compito di consiglieri per la crescita della comunione presbiterale e col Vescovo e della corresponsabilità nell’azione pastorale.
– Il Consiglio Presbiterale è una espressione essenziale di Chiesa per l’esercizio del ministero episcopale nell’oggi della storia e della Chiesa locale.
– Il Consiglio Presbiterale non rappresenta e non esaurisce il “tutto” della Chiesa locale; esso, tuttavia, è uno strumento necessario per far vivere la comunione e la corresponsabilità all’interno del presbiterio, tra presbiterio e vescovo e popolo di Dio.
– Tutti i membri del Consiglio Presbiterale abbiano la convinzione di agire con la dignità di coloro che, a “titolo proprio”, possiedono una relazione originaria alla totalità della cura del vescovo in tutta la diocesi e siano animati da un sentito spirito di servizio.
– Ogni membro chiamato ad un ufficio non è obbligato ad accettarlo per obbedienza, ma per amore di servizio. Se si riconosce che non si ha il debito tempo da dedicargli, si può rifiutare o dimettersi prima della scadenza del mandato.
Art. 1 – Il Consiglio Presbiterale, segno e organismo di comunione di tutto il presbiterio diocesano col Vescovo e dei presbiteri tra loro, ha titolo e funzione come di “senato del Vescovo” (can. 495,1); esso è fondato sull’unico sacerdozio ministeriale di Cristo.
Art. 2 – “Il Consiglio Presbiterale, ha solamente voto consultivo; il Vescovo diocesano lo ascolti negli affari di maggior importanza, ma ha bisogno del suo consenso solo nei casi espressamente previsti dal diritto”. (can. 500, 2)
Art. 3 – Scopo del Consiglio Presbiterale è “coadiuvare il Vescovo nel governo della diocesi, a norma del diritto, affinché venga promosso nel modo più efficace il bene pastorale della porzione di popolo di Dio a lui affidata”. (can. 495, 1)
Art. 4 – Il Consiglio Presbiterale è composto da membri di diritto, da membri eletti e da membri cooptati liberamente dal Vescovo.
1. Sono membri di diritto, durante l’ufficio:
a) i Vicari episcopali
b) i Vicari foranei
c) il Cancelliere Vescovile
2. Il Vescovo e il Vicario Generale fanno parte del Consiglio Presbiterale ma non partecipano alle votazioni.
Possono partecipare al Consiglio Presbiterale, anche i seminaristi senza diritto di voto e di parola.
3. Sono membri eletti:
6 presbiteri eletti da tutto il presbiterio diocesano o religioso, come espressione del presbiterio dell’unica Chiesa locale.
4. Sono membri cooptati coloro che sono nominati direttamente dal Vescovo.
Art. 5 – Il segretario viene liberamente scelto dal Vescovo tra i membri del Consiglio Presbiterale
Art. 6 – Il segretario ha il compito di:
a) inviare gli avvisi di convocazione;
b) curare la redazione del verbale di ogni Consiglio e farla approvare all’inizio della successiva riunione;
c) predisporre eventualmente un comunicato stampa delle riunioni del Consiglio, da inviare a tutti i presbiteri e ai mezzi di comunicazione;
d) conservare atti e documenti nell’archivio proprio del Consiglio;
e) coordina le attività e gli impegni del Vescovo.
Art. 7 – Al Cancelliere Vescovile sono assegnati i seguenti compiti:
Il cancelliere, gli altri notai e gli archivi
– provvedere che gli atti della curia siano redatti compiutamente, e siano custoditi nell’archivio della stessa.
– Se si ritiene necessario, al cancelliere può essere dato un aiutante, con il nome di vice-cancelliere.
– Il cancelliere e il vice-cancelliere sono per ciò stesso notai e segretari di curia.
– Oltre al cancelliere, possono essere costituiti altri notai, la cui scrittura o firma fa pubblica fede, e questo o per tutti gli atti, o per gli atti giudiziari solamente, o per gli atti di una causa determinata o di un negozio soltanto.
– Il cancelliere e i notai devono essere di integra reputazione e al di sopra di ogni sospetto; nelle cause in cui può essere in discussione la fama di un sacerdote, il notaio deve essere sacerdote.
– È dovere dei notai:
1) stendere per iscritto gli atti e gli strumenti riguardanti i decreti, le disposizioni, gli obblighi e le altre questioni per le quali si richiede il loro intervento;
2) redigere fedelmente per scritto le pratiche in corso e apporvi la firma insieme con l’indicazione del luogo, del giorno, del mese e dell’anno;
3) esibire dal registro con le dovute cautele, a chi ne fa legittima richiesta, gli atti e gli strumenti e dichiararne le copie conformi all’originale.
– Il cancelliere e gli altri notai possono essere liberamente rimossi dall’ufficio da parte del Vescovo diocesano, non però dall’Amministratore diocesano, se non con il consenso del Consiglio dei Presbiteri.
– Tutti i documenti che riguardano la diocesi o le parrocchie devono essere custoditi con la massima cura.
– In curia e nelle parrocchie si costituisca in luogo sicuro l’archivio o tabularium diocesano e parrocchiale per custodirvi, disposti secondo un ordine determinato e diligentemente chiusi, gli strumenti e le scritture che riguardano le questioni spirituali e temporali della diocesi.
– Dei documenti contenuti nell’archivio si compili un inventario o catalogo, con un breve riassunto delle singole scritte.
– L’archivio deve rimanere chiuso e ne abbiano la chiave solo il Vescovo e il cancelliere; a nessuno è lecito entrarvi se non con licenza del Vescovo oppure, contemporaneamente, del Moderatore della curia e del cancelliere.
– È diritto degli interessati ottenere, personalmente o mediante un procuratore, copia autentica manoscritta o fotostatica dei documenti che per loro natura sono pubblici e che riguardano lo stato della propria persona.
– Non è lecito asportare documenti dall’archivio, se non per breve tempo soltanto e con il consenso del Vescovo oppure, contemporaneamente, del Cancelliere.
– Vi sia nella curia diocesana anche un archivio segreto o almeno, nell’archivio comune, vi sia un armadio o una cassa chiusi a chiave e che non possano essere rimossi dalla loro sede; in essi si custodiscano con estrema cautela i documenti che devono essere conservati sotto segreto.
– Ogni anno si distruggano i documenti che riguardano le cause criminali in materia di costumi, se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio con una sentenza di condanna, conservando un breve sommario del fatto con il testo della sentenza definitiva.
– Solo il Vescovo abbia la chiave dell’archivio segreto.
– Mentre la sede è vacante, l’archivio o l’armadio segreto non si apra se non in caso di vera necessità dallo stesso Amministratore Diocesano.
– Non siano asportati documenti dall’archivio o armadio segreto.
– Il Vescovo diocesano abbia cura che anche gli atti e i documenti degli archivi delle chiese cattedrali, collegiate, parrocchiali e delle altre chiese che sono presenti nel suo territorio vengano diligentemente conservati e che si compilino inventari o cataloghi in due esemplari, di cui uno sia conservato nell’archivio della rispettiva chiesa e l’altro nell’archivio diocesano.
– Il Vescovo diocesano abbia anche cura che nella diocesi vi sia un archivio storico e che i documenti che hanno valore storico vi si custodiscano diligentemente e siano ordinati sistematicamente.
– Per consultare o asportare gli atti e i documenti , si osservino le norme stabilite dal Vescovo diocesano.
Inoltre sono compiti del Cancelliere Vescovile di curare lo svolgimento di adempimenti relativi ai seguenti ambiti disciplinari:
Predisposizione degli atti di Curia
Ordinazioni e vita del clero
. Vigilare che tutti i membri del Consiglio Presbiterale e dei sacerdoti adempiano pienamente ai loro uffici. Se questo non avviene dietro segnalazione al Vescovo, anche senza approvazione, il Cancelliere può dimettere dagli uffici tutti quei presbiteri che non riescono a coprire l’ufficio loro assegnatogli.
Art. 8 – È possibile istituire commissioni per lo studio di particolari problemi. Tali commissioni, previa approvazione del Vescovo, possono avvalersi di esperti ecclesiastici o laici.
Art. 9 – Spetta al Vescovo diocesano convocare il consiglio presbiterale, presiederlo e determinare le questioni da trattare oppure accogliere quelle proposte dai membri. Il Consiglio Presbiterale, non può mai agire senza il Vescovo diocesano”. (can. 500, 1 e 3)
Art. 10 – I membri del Consiglio Presbiterale, durano in carica cinque anni.
Art. 11 – I membri che, senza valido motivo, non partecipano a tre riunioni, anche non consecutive, devono considerarsi decaduti.
Art. 12 – Durante il quinquennio, in caso di recesso di qualcuno dei consiglieri, per qualunque motivo, subentra il primo dei non elettio chi succede nell’ufficio; trattandosi dei membri cooptati, spetta al Vescovo nominarne un altro o nessuno.
Art. 13 – Il consigliere che subentra ad un altro dura in carica fino allo scadere del quinquennio.
Art. 14 – Ogni sacerdote, titolare della propria comunità, è responsabile delle spese ordinarie e straordinarie della stessa. E’ obbligo l’apertura del codice fiscale della comunità costituita, il libro soci, e l’inventario dei beni della chiesa che rimarranno di esclusiva proprietà della diocesi.
Eventuali rimborsi o finanziamenti possono essere erogati dalla Diocesi solo previa dimostrazione delle spese avvenute e se ritenute valide.
le comunità, sono tenute a dare un valido aiuto, quando necessario alla crescita della Cattedrale come segno di appartenenza alla stessa.
Art. 15 – E’ fatto divieto assoluto di chiedere in forma implicita ed esplicita contributi, finanziarie, tra sacerdoti.
RAPPORTI INTERPERSONALI FRA SACERDOTI
Art. 16 – E’ fatto vieto assoluto avere rapporti sentimentali fra membri del clero, ma è obbligo stimarsi, sostenersi, e suppottarsi caritatevolmente a vicenda in una solida fratellanza spirituale.
Art. 17 – Il presente statuto può essere modificato dal Vescovo, in parte o in toto per validi motivi, sentito il Consiglio Presbiterale.
MODALITÀ Dl ELEZIONI
Art. 1 – La lista degli elettori ed eleggibili è unica, a motivo dell’unità del Presbiterio nella Chiesa locale. Ne fanno parte:
1° “tutti i sacerdoti secolari incardinati nella diocesi;
2° i sacerdoti non incardinati nella diocesi e i sacerdoti membri di un istituto religioso o di una società di vita apostolica i quali, dimorando nella diocesi, esercitano in suo favore qualche ufficio.” (can. 498, 1)
Art. 2 – Si intendono esercitanti qualche ufficio in favore della diocesi tutti i sacerdoti diocesani o religiosi che ricoprono un ufficio ecclesiastico con nomina vescovile.
Art. 3 – I sacerdoti che, al momento della indizione delle elezioni, hanno una nomina vescovile che li rende membri di diritto del Consiglio Presbiterale, a norma dell’art. 4 dello Statuto, sono elettori ma non eleggibili.
Art. 4 – Per favorire una ponderata e coscienziosa espressione di voto e per consentire agli impediti di partecipare all’elezione senza difficoltà, le votazioni avverranno per lettera, su scheda timbrata a secco da inserire in una busta particolare riconoscibile a vista (Cfr. can. 499).
Le buste saranno aperte nel giorno fissato dal Vescovo, alla presenza del Cancelliere, di un presbitero Presidente del seggio e di tre presbiteri scrutatori. Il Presidente e gli Scrutatori sono nominati dal Vescovo (Cfr. can. 173, 1).
Il Presidente dello scrutinio formulerà e firmerà insieme agli Scrutatori il Verbale delle operazioni (can 1 73,4).
Art. 5 – Ogni presbitero elettore ha facoltà di esprimere sei voti di preferenza.
Per essere eletti è sufficiente la maggioranza relativa dei suffragi. In caso di parità di voti è eletto colui che è più anziano per ordinazione.
Art. 6 – Il Consiglio Presbiterale, si riunisce secondo le scadenze che il Vescovo ritiene opportune. Almeno un terzo dei membri può chiedere al Vescovo per iscritto una convocazione del Consiglio Presbiterale.
Art. 7 – Le riunioni sono presiedute dal Vescovo e possono essere dirette da un moderatore. Il Vescovo può delegare la presidenza al Vicario Generale o a un Vicario episcopale con mandato speciale (can. 134, 3).
Art. 8 – L’o.d.g. (ordine del giorno) è stabilito dal Vescovo e inviato ai consiglieri dal segretario 15 giorni prima della riunione, per dare possibilità di prepararsi ai lavori e di consultare le zone pastorali.
È in facoltà del Vescovo inserire argomenti di discussione durante le riunioni del Consiglio Presbiterale, anche se non presenti nell’ordine del giorno.
Art. 9 – Per la trattazione di particolari problemi, il Vescovo può invitare alla specifica discussione persone non membri del Consiglio Presbiterale.
Art. 10 – La discussione degli argomenti all’o. d. g. si ritiene non vincolata dal segreto, per il carattere comunionale del Consiglio Presbiterale, salvo che il Vescovo non ponga qualche problema o questione sotto il vincolo del segreto (cfr. can. 127, 3).
Art. 11 – Il parere ed, eventualmente, il voto di cui godono i consiglieri, rimangono sempre liberi, cioè non vincolati da pareri espressi nelle zone pastorali (anche se i pareri di dette zone devono essere espressi nella loro obiettività). Ciò, per garantire il titolo “proprio” dei membri del Consiglio.
Art. 12 – Le riunioni del Consiglio Presbiterale per essere valide devono avere presenti la maggioranza assoluta dei consiglieri.
Art. 13 – Tra il Consiglio Presbiterale e il Consiglio Pastorale diocesano si può stabilire un efficace collegamento mediante quelle vie ritenute più opportune. Rimane ferma la distinzione tra i due Consigli sul piano dell’oggetto da trattare e sul piano formale, essendo il Consiglio Presbiterale “aiuto” nel governo, e il Consiglio Pastorale espressione del popolo di Dio.
Dalla nostra Sede vescovile
L’Alba è il segno dell’ “aggiornamento” (l’alba di un nuovo giorno) che Papa Giovanni XXIII ha proclamato, ci incoraggia a leggere i segni dei tempi.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7
 sentenza 
 sentenza 

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

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Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13