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Massimario di legittimità - Numero 3-2002, March 2002 - Rivista penale - Libri e Riviste - VLEX 463848
Pagine: 269-289
Abuso d'ufficio - Estremi - Medico di una struttura pubblica che indirizza un paziente verso una struttura privata di cui è socio - Dovere di astensione
Integra il delitto di abuso di ufficio per conseguire un vantaggio patrimoniale, la condotta del medico specialista di una struttura pubblica il quale, in violazione del dovere di astensione di cui all'art. 6 del D.M. 31 marzo 1994, indirizzi un paziente verso il laboratorio non convenzionato di cui egli sia socio, per l'espletamento di un esame che avrebbe potuto essere eseguito anche presso una struttura pubblica della stessa città.
Cass. pen., sez. VI, 13 giugno 2001, n. 24066 (ud. 9 aprile 2001), Caminati M. (D.M. 31 marzo 1994, art. 6). [RV219578]
Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Acque reflue
In tema di scarichi non autorizzati di acque reflue industriali ovvero da una immissione occasionale, l'art. 59, comma 5, del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152, abrogativo della legge 10 maggio 1976 n. 319, richiede, ai fini della configurabilità del reato, non il semplice superamento dei limiti di accettabilità delle tabelle allegate a detta legge, come previsto dall'art. 21 di essa, bensì la simultanea ricorrenza di due condizioni, e cioè che siano superati i valori fissati nella tabella 3 dell'allegato 5 e che si tratti di sostanze indicate nella tabella 5. Ne consegue che, in mancanza anche di una soltanto delle predette condizioni, il fatto di immissione abusiva, commesso prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 152 del 1999, non costituisce più reato dopo quella data, a nulla rilevando che la disposizione del citato art. 59, comma 5, sia stata successivamente modificata in pejus dall'art. 23, lett. c, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258, non potendosi attribuire efficacia retroattiva a una norma penale sanzionatoria, dopo che la condotta originariamente prevista come reato sia stata depenalizzata. (Fattispecie concernente l'effettuazione di scarico proveniente da attività di macellazione contenente BOD5-COD-ammoniaca in quantità superiore a quella massima indicata nella tabella A allegata alla legge n. 319 del 1976).
Cass. pen., sez. I, 17 settembre 2001, n. 33761 (ud. 22 agosto 2001), Pirotta. (L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 21; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 54; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59; D.L.vo 18 agosto 2000, n. 258, art. 23). [RV219894]
Antichità e belle arti - Cose di interesse artistico e storico - Rinvenimento fortuito - Denuncia
A seguito dell'entrata in vigore del T.U. delle disposizioni in materia di beni culturali ed ambientali approvato con D.L.vo 29 ottobre 1999, n. 490, non sussiste più l'obbligo di denuncia penalmente sanzionato a carico del mero detentore di un bene culturale protetto, già oggetto di scoperta fortuita, in quanto l'art. 87 del D.L.vo 490/1990 circoscrive l'ambito soggettivo del reato di omessa denuncia allo scopritore.
Cass. pen., sez. III, 10 luglio 2001, n. 27677 (ud. 11 giugno 2001), Fusaro V. (D.L.vo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 87). [RV219628]
Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Reformatio in peius - Attenuante non riconosciuta
Il divieto di reformatio in pejus non viene violato nel caso in cui il giudice di secondo grado non abbia ridotto nella massima estensione la pena (a differenza del giudice di primo grado), per effetto della concessione di un'attenuante, quando, concessane una seconda, abbia irrogato una pena comunque inferiore a quella applicata nel precedente grado di giudizio.
Cass. pen., sez. V, 9 agosto 2001, n. 31099 (ud. 3 maggio 2001), Devalle GP. (C.p.p., art. 597). [RV219710]
Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Reformatio in peius - Mancata impugnazione del P.M
In tema di impugnazioni, costituisce violazione del generale divieto di reformatio in peius (art. 597, comma 3 del c.p.p.), in assenza di impugnazione del pubblico ministero, il provvedimento di confisca disposto per la prima volta dalla corte di appello a seguito di procedimento di applicazione pena in sede d'impugnazione promossa dal solo ricorrente. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato in parte qua la sentenza impugnata, rilevando, tuttavia, l'impossibilità di far luogo alla restituzione della somma di denaro, in quanto pertinente al reato di detenzione illegale di sostanza stupefacente).
Cass. pen., sez. IV, 11 luglio 2001, n. 27998 (c.c. 25 giugno 2001), Lagoteta A. (C.p.p., art. 597). [RV219687]
Appello penale - Decisioni in camera di consiglio - Richieste concordemente formulate dalle parti - Inserimento nel patto di attenuanti
Cass. pen., sez. VI, 23 marzo 2001, n. 20944 (ud. 18 settembre 2000), Santi e altro. (C.p.p., art. 444; c.p.p., art. 599; c.p.p., art. 129). [RV219829]
Appello penale - Dibattimento - Rinnovazione dell'istruzione - Ordinanza di revoca di prove già ammesse
Non è abnorme, né nullo il provvedimento con il quale il giudice di appello revochi precedente ordinanza ammissiva della rinnovazione parziale del dibattimento, in quanto abbia poi ritenuto sufficienti le prove acquisite.
Cass. pen., sez. V, 27 aprile 2001, n. 17048 (ud. 21 febbraio 2001), Gabrielli G. ed altri. (C.p.p., art. 586; c.p.p., art. 495; c.p.p., art. 606). [RV219666]
Appello penale - Sentenza - Predibattimentale - Inammissibilità
Cass. pen., sez. III, 11 luglio 2001, n. 27821 (ud. 29 maggio 2001), Pennacchiole ed altri. (C.p.p., art. 469; c.p.p., art. 601). [RV219595]
Applicazione della pena su richiesta delle parti - Presupposti - Accordo con il P.M. - Contenuto
Cass. pen., sez. VI, 11 gennaio 2001, n. 3057 (c.c. 20 dicembre 2000), Fanano M. (C.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445). [RV219707]
Applicazione della pena su richiesta delle parti - Sentenza - Estinzione del reato - Annullamento parziale con rinvio
L'estinzione del reato prevista dall'art. 445, comma 2, c.p.p. presuppone il passaggio in giudicato della sentenza e pertanto il relativo termine non inizia a decorrere nel caso di annullamento parziale con rinvio, da parte della Corte di cassazione, di sentenza di applicazione della pena limitatamente alla omessa applicazione della sanzione amministrativa accessoria.
Cass. pen., sez. IV, 9 aprile 2001, n. 14640 (ud. 9 marzo 2001), P.G. in proc. Sbuelz A. (C.p.p., art. 445). [RV219577]
Applicazione della pena su richiesta delle parti - Sentenza - Impugnazioni - Ricorso per cassazione
Nel ricorso per cassazione, avverso sentenza che applichi la pena nella misura patteggiata tra le parti, non è ammissibile proporre motivi concernenti la misura della pena, a meno che si versi in ipotesi di pena illegale. La richiesta di applicazione della pena e l'adesione alla pena proposta dall'altra parte integrano, infatti, un negozio di natura processuale che, una volta perfezionato con la ratifica del giudice che ne ha accertato la correttezza, non è revocabile unilateralmente, sicché la...

References: Cass. 
 art. 6
 art. 59

Cass. 
 art. 21
 art. 54
 art. 59
 art. 23

Cass. 
 art. 87

Cass. 
 art. 597
 sentenza 

Cass. 
 art. 597

Cass. 
 art. 444
 art. 599
 art. 129

Cass. 
 art. 586
 art. 495
 art. 606
 Sentenza 

Cass. 
 art. 469
 art. 601

Cass. 
 art. 444
 art. 445
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 art. 445
 Sentenza 
 sentenza