Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19230-del-02-08-2017
Timestamp: 2020-06-04 06:10:19+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 19230 del 02/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19230 del 02/08/2017
Cassazione civile, sez. trib., 02/08/2017, (ud. 06/07/2017, dep.02/08/2017), n. 19230
sul ricorso 23016-2013 proposto da:
avverso la sentenza n. 388/2012 della COMM.TRIB.REG. del LAZIO
SEZ.DIST. di LATINA, depositata il 19/07/2012;
1. L’Agenzia delle entrate ricorre con tre motivi per la cassazione della sentenza della CTR del Lazio che, in controversia proposta dal contribuente C.A.L., di professione avvocato, contro l’avviso di accertamento per IRPEF ed altro emesso per l’anno di imposta 2000, a seguito del riscontro della omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, e fondato sulle risultanze delle movimentazioni dei conti correnti bancari D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, ha confermato la prima decisione che, in parziale accoglimento dell’impugnazione del contribuente, aveva rideterminato in misura più bassa i ricavi ai fini IVA ed il reddito ai fini IRPEF, e dichiarato non dovuta l’IRAP.
1.2. In subordine, con il secondo motivo si denuncia la insufficiente e contraddittoria motivazione circa il fatto controverso e decisivo, se la parte privata avesse o meno fornito in giudizio la prova idonea a superare la presunzione legale di cui al cit. art.32. ed in relazione alla inapplicabilità dell’IRAP.
2.1. Il primo motivo è infondato a va respinto alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n.288 del 2014, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2), secondo periodo, limitatamente alle parole “o compensi”, ed ha ridefinito il perimetro applicativo della norma relativa ai prelevamenti, a seconda che riguardi un imprenditore ovvero, come nel presente caso, un professionista autonomo.
2.2. La Corte Costituzionale ha così statuito “E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 53 Cost., il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2), secondo periodo, (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), come modificato dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 402, lett. a), n. 1), limitatamente alle parole “o compensi”. La norma – oltre a disporre che i dati ed elementi trasmessi su richiesta, rilevati direttamente ovvero nei controlli relativi alle imposte sulla produzione o consumo, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti del medesimo D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38,39,40 e 41 salvo che il contribuente dimostri che ne ha tenuto conto nella determinazione dei redditi o che essi non hanno rilevanza a tal fine – prevede che i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito delle predette operazioni sono posti come ricavi o compensi a base delle rettifiche e degli accertamenti (e sono quindi assoggettabili a tassazione), se il contribuente non ne indica i soggetti beneficiari e semprechè non risultino dalle scritture contabili. L’ambito operativo di tale presunzione, originariamente limitato unicamente agli imprenditori, è stato poi esteso ai lavoratori autonomi dalla L. n. 311 del 2004, art. 1 (inserendo anche i “compensi”). Proprio tale ultima estensione è lesiva del principio di ragionevolezza nonchè della capacità contributiva, essendo arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito. Infatti la figura del lavoratore autonomo, pur essendo per molti versi affine a quella dell’imprenditore sia nel diritto interno sia nel diritto comunitario, presenta specificità tali da far ritenere arbitraria l’omogeneità di trattamento. In particolare, l’attività svolta dai lavoratori autonomi si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo, che è quasi del tutto assente nei casi in cui è più accentuata la natura intellettuale dell’attività svolta, come per le professioni liberali. Inoltre, la non ragionevolezza della presunzione è avvalorata dal fatto che gli eventuali prelevamenti vengono ad inserirsi in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente e legittimamente si avvale la categoria. Infine, la norma non può trovare giustificazione nell’esigenza di combattere l’evasione fiscale rilevante nel settore in quanto essa trova una risposta nella recente produzione normativa sulla tracciabilità dei movimenti finanziari che oltre ad essere uno strumento di lotta al riciclaggio di capitali di provenienza illecita, persegue il dichiarato fine di contrastare l’evasione o l’elusione fiscale attraverso la limitazione dei pagamenti effettuati in contanti che si possono prestare ad operazioni “in nero”.”.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 art. 51
 art.32
 sentenza 
 art. 32
 art. 32
 art. 1
 art. 1