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Timestamp: 2018-03-19 23:49:20+00:00

Document:
Lean Thinking Network: 2013
Workshop : Controllo di Gestione e Tesoreria
Controllo di gestione e tesoreria
workshop gratuito mercoledì 26 giugno
Conoscere l'andamento della tesoreria, la situazione finanziaria, i costi, è una necessità per qualsiasi azienda che voglia programmare il proprio futuro. Conoscere non serve solo a evitare sorprese e risparmiare, ma è uno step indispensabile per migliorare i rapporti con le banche e prendere decisioni strategiche in modo consapevole.
Mercoledì 26 giugno, presso la sede di PC System, si terrà un workshop dedicato, in cui verranno presentati gli strumenti più innovativi ed efficaci per l'ottimizzazione della tesoreria e il controllo di gestione.
14:30 inizio lavori e registrazione partecipanti
14:45 benvenuto e presentazione del workshop a cura di PC System Srl
15:00 "Governare il cambiamento attraverso il controllo di gestione" - introduzione a cura del Dott. Arcangelo Rizzuti, K Venture Corporate Finance Srl
15:30"I sistemi informativi per una gestione strategica della tesoreria" – Dott. Riccardo Gandolfi, consulente Sedoc Finance Network Srl
16:30 " Il controllo di gestione: migliorare il proprio business attraverso decisioni consapevoli" – Dott. Alessio Pieracci, K Venture Corporate Finance Srl
17:15 domande e risposte
Per maggiori info scrivi a eventi@pcsystem.it o telefona allo 0587.755037
Via Marco Polo, 72 56031 - Bientina Pisa - Tel. 0587 75501 - Fax 0587 755190
Pubblicato da Riccardo Gandolfi a 09:59 Nessun commento:
Vista l'attuale situazione politica italiana, ritengo che solo la convocazione di una Nuova Assemblea Costituente possa fornire al nostro paese quella scossa di cui abbiamo bisogno.
Ritengo necessario riprendere alcuni temi che avevo trattato in un mio libretto pubblicato nel 1996 dalla Joppolo Editore, in quanto ancora molto attuali, specie in un momento come questo, nel quale è necessario uno scatto di Orgoglio Nazionale, una scossa morale che faccia uscire la nostra società dallo stato di catalessi nel quale si trova e che, soprattutto, curi la depressione morale e psicologica nella quale stiamo vivendo.
Dato che ritengo sia assolutamente importante che si cominci a parlare subito di questo tema, ho fatto alcune correzioni veloci, tagliando alcune parti che potevano non essere più attuali. Questo può causare alcuni salti logici poco comprensibili, me ne scuso in anticipo, ma invito tutti a guardare la Luna ... e non il dito!
L’aspro dibattito che ha animato, e tuttora anima, lo scenario politico italiano a partire dallo scioglimento delle camere e le successive elezioni, ha evidenziato, in tutta la sua urgenza, la questione della riforma istituzionale in Italia, sia nella forma di stato (federale o regionale) che nella forma di governo (presidenziale, semipresidenziale, parlamentare).
Nelle passate legislature si sono avvicendate diverse Commissioni bicamerali, ricordiamo quella presieduta dall’On. Ilde Jotti , quella dell’On. Ciriaco De Mita e la Commissione Bicamerale presieduta dall'On. D'Alema, aventi, come fine ultimo, lo scopo di studiare ed introdurre concrete modifiche alla struttura costituzionale.
Tali tentativi sono falliti, non essendosi verificati i necessari presupposti per l’approvazione del Parlamento e nell'ultimo anno abbiamo assistito ad un vero e proprio panorama babeliano, nel quale i partiti politici esistenti hanno cercato di ritagliarsi un proprio spazio vitale, disposti a sacrificare i propri principi all’altare di mosse tattiche ed elettorali.
Così, fra una battuta e l’altra, un insulto ed un altro, si buttano là proposte e controproposte, proclami di guerra e calumet di pace, alimentando quello che ormai, a buon ragione, è stato definito il teatrino della politica italiana, i nostri politici si alternano sulla scena, ripetendo gag e battute ormai consunte, rubandosi a vicenda argomenti e proposte, alla ricerca di un applauso che, ormai, tarda a venire.
Dunque, che fare? Se riforma istituzionale deve essere (e deve!), è opportuno che sia realizzata con criteri di logicità, con approfondite analisi e meditate risposte politiche, non prima di aver ascoltato il parere del popolo sovrano con l’unico strumento democratico fino ad oggi conosciuto, ovverosia le elezioni!
Il processo di creazione di un modello istituzionale richiede pazienza, ricerca, onestà mentale e, soprattutto, idee chiare circa il modello di Stato che si vuole realizzare.
Si tenterà di dimostrare, infatti, che la concezione ideologica che sottostà al modello di Stato progettato dalla nostra Costituzione non appartiene alla tradizione liberale e laica dello stato di diritto, quanto, piuttosto, a quella degli Stati etici, con ribaltamento della legittimazione; non è il cittadino che dà legittimità allo stato, ma è lo Stato che legittima o meno il cittadino-suddito.
Analizzando la nostra costituzione si capisce che la principale preoccupazione dei Padri Costituenti è stata quella di evitare, il più possibile, che un qualche organismo statale possa assumere un ruolo predominante.
Emblematica, in questo senso, è la scelta compiuta a proposito del modello istituzionale, in particolare per quanto concerne la definizione del ruolo e dei metodi elettivi relativi alla figura del Capo dello Stato.
Esclusa totalmente ogni ipotesi di Repubblica Presidenziale, il ruolo e la figura del Presidente della repubblica appare come un semplice notaio, una figura rappresentativa, un custode silente degli equilibri istituzionali, senza alcun potere reale1 e, conseguentemente, alcuna responsabilità2.
Ad un Capo dello Stato trasformato in notaio, corrisponde un Presidente del Consiglio dei Ministri di chiara estrazione parlamentare, dato che proprio dal Parlamento il Governo deve ricevere l’investitura per poter governare.
L’organo di massima garanzia costituzionale, dunque, appare il Parlamento, luogo di incontro di uomini che, nella previsione costituzionale, rappresentano la Nazione, esercitando la propria funzione senza vincolo di mandato7.
Questa alta affermazione del principio di indipendenza del singolo deputato, trova un limite nella mancata previsione di metodi atti a garantire tale indipendenza e sovranità.
In realtà, il fatto che venga costituzionalmente previsto un particolare ruolo per i partiti politici, chiamati a concorrere “con metodo democratico a determinare la politica nazionale8” senza che, per questo, si preveda una regolamentazione democratica della loro organizzazione interna, fa si che, di fatto, i veri detentori del potere siano, proprio perché privi di ogni controllo e contrappeso, proprio i partiti politici.
Una chiosa: siamo sicuri che il Movimento 5 Stelle applichi il metodo democratico al proprio interno o non si configuri, sempre più, come una sorta di setta dominata da una diarchia di guru?
Il sistema clientelare instauratosi all’ombra dei partiti, i veri padroni dei beni pubblici, ha teso, per decenni, a premiare coloro si mostravano integrati al sistema stesso, coloro che ad esso erano confacenti, comprimari e consapevolmente riconoscenti.
A partire dal 1991, con il primo referendum per eliminare la possibilità di preferenze multiple sulla stessa scheda elettorale, il sistema dei partiti cominciava a perdere colpi16
Con il successo del referendum che aboliva la quota proporzionale nel sistema elettorale per il Senato, veniva inferto un colpo decisivo (almeno questa era l’intenzione dei proponenti) al sistema partitocratico.
A nessuno può sfuggire, però, come la nostra Costituzione non sia più adeguata, nelle sue previsioni di forma di stato e di governo, a regolare i rapporti sociali di una realtà nazionale tesa verso una dimensione non più nazionale, ma europea.
Le principali questioni sono, ad oggi, quelle relative al federalismo (con un freno alla degenerazione del regionalismo attuale, reale causa dell'aumento del debito pubblico), al metodo per l’elezione del Presidente o, piuttosto, del Primo Ministro, la questione della legge elettorale, la divisione o meno della carriera nell'ambito dei magistrati, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, il concetto di eleggibilità e le cause di ineleggibilità elettive.
La stessa composizione del Parlamento è oggetto di discussione, dato che alcuni auspicano il passaggio dal bi al monocameralismo ed una forte riduzione del numero dei deputati.
Tutte questioni alle quali non possiamo non aggiungere quelle relative alla politica delle comunicazioni, del rapporto fra proprietà pubblica e proprietà privata e che implicano un profondo ripensamento dei valori ai quali deve ispirarsi un nuovo modello istituzionale.
La realtà contemporanea impone una serie innumerevoli di sfide, sia in ambito internazionale che in quello nazionale, alle quali nessuna nazione, men che meno la nostra, può permettersi di sottrarsi e la nostra Carta sembra non essere adeguata per consentire di affrontarle e vincerle.
Conservazione o evoluzione ?
Calamandrei scrisse:
“.... la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la nostra responsabilità”
La nostra Carta proclama una serie di alti principi, disegna un percorso istituzionale, ma, in definitiva, è strutturata per consentire distorsioni e omissioni.
Stato Etico e sistema corporativo
Molte volte si parla di Stato etico contrapposto allo Stato di Diritto ed alla concezione laica dello Stato, riferendosi ad una concezione ormai superata o, semmai, affine alle teocrazie che si sono affermate nelle cosiddette repubbliche islamiche.
In realtà, lo stato etico continua a sopravvivere in molte nazioni, colorandosi, molte volte, di nazionalismo o, altre volte, come stato sociale.
Lo Stato assurge, in questo contesto, a valore più alto, si rivela il mezzo ed il fine, lo strumento attraverso il quale la Nazione, intesa come unitarietà di popolo e cultura, può raggiungere i propri obiettivi in termini di affermazione di sé, sia che si proponga il raggiungimento di una purezza etnica sia che voglia perseguire, come fine, il raggiungimento di valori immateriali come la felicita o la giustizia.
In questa concezione, molto diffusa, non è lo stato che si pone al servizio del cittadino e che trae legittimazione dalla volontà popolare, quanto, piuttosto, una struttura altra, che legittima, con la propria esistenza e le proprie regole, l’operato dei cittadini, ai quali richiede l’adempimento dei doveri di solidarietà, concede il privilegio della proprietà, purché subordinata ai propri interessi, garantendo, in compenso, almeno sulla carta, lavoro e benessere.
Nella concezione di Stato laico, al contrario, l’accento viene posto sulla libertà del singolo cittadino, sul suo diritto all’uguaglianza giuridica, all’affermazione dei precetti dello Stato di diritto, all’interno del quale non vi è alcun privilegio per l’Ente statale, ma esso appare soggetto alla legge esattamente come il cittadino comune.
Non già, quindi, lo Stato come portatore di valori, bensì come insieme di volontà, coordinatore e gestore dei beni comuni, regolatore del mercato attraverso l’emanazione di leggi e non come soggetto attivo.
Per decenni la convergenza di interessi fra oligarchia politica e oligarchia finanziaria ha prodotto un sistema istituzionale apparentemente fragile, in realtà in grado di garantire una certa stabilità, poco importa se basandosi sul disavanzo pubblico e sullo spreco sistematico di risorse umane e finanziarie.
Così, facendo leva sulla previsione costituzionale, non si accetta che venga rimesso in discussione l’intero impianto costituzionale, ma si pretende di far credere che si possano risolvere le molteplici contraddizioni istituzionali attraverso semplici ritocchi, quali quelli realizzabili con i tempi ed i modi previsti dall’articolo 138.
Ben diverso impatto potrebbe avere, al contrario, una revisione radicale e sistematica dell’intera Costituzione; revisione realizzabile però, solo attraverso la convocazione di una nuova Assemblea Costituente, dato che solo attraverso questo sistema si potrebbero affrontare compiutamente tutte le problematiche fin qui esposte, a partire dalla concezione di stato che deve sottostare alla costruzione legale.
Stato di diritto e Stato Laico
Lo Stato etico, dunque, viene concepito come entità che possiede un’anima ed un pensiero proprio, al di sopra dei cittadini, i quali sono chiamati a contribuire, con le loro forze, siano esse fisiche che economiche, al suo mantenimento, al fine di consentirgli di raggiungere lo scopo per il quale esso esiste.
Uno scopo, un fine, che sembra sfuggire alla maggior parte di coloro che nello Stato vivono e del quale sono, per certi aspetti, sudditi, ma del quale non possono che essere partecipi.
All’interno di questa struttura, coloro che incarnano la missione statale, ne interpretano il pensiero, ne coordinano le azioni, non possono che essere coloro che, al contrario della maggioranza dei cittadini, in virtù di doti particolari, riescono ad immedesimarsi con esso, a diventare un tutt’uno con lo spirito dello Stato, in definitiva, persone che appartengono ad una ristretta inevitabilmente posti al di sopra di tutti gli altri.
Per quanto tutto questo possa apparire, a prima vista, del tutto paradossale, lontano dalla struttura politica disegnata dalla nostra Costituzione, in realtà, come i fatti degli ultimi cinquant'anni dimostrano, proprio questo è avvenuto e proprio su questo si regge il sistema politico italiano.
Quali possibilità di controllo democratico può esercitare, oggi, il singolo cittadino, l’elettore che non può influire sulla scelta dei candidati, che non può concorrere alla formazione della linea politica del proprio partito d’elezione, neppure iscrivendosi a questo?
Nello Stato di diritto, al contrario, tutti, a partire dall’organizzazione statale, sono sottoposti all’osservanza delle leggi e, quest’ultime, vengono emanate da rappresentanti del popolo, in nome e per conto del popolo, al servizio del popolo.
Uno Stato di diritto non si pone come fine, non persegue il raggiungimento di ideali, di unificare nazioni, obbedire a precetti divini.
Esso, più semplicemente, tenta di assolvere a quello che ritiene un preciso dovere, garantire l'efficienza della macchina dello stato; efficienza necessaria soprattutto per garantire veri servizi e, quindi, veri spazi di democrazia.
Una funzione, dunque, di pura amministrazione di quello che è l’unico patrimonio collettivo, il benessere e la ricchezza dei singoli cittadini, la soddisfazione delle loro richieste legittime, nel rispetto della volontà della maggioranza e della tutela delle tante minoranze, sociali, culturali, religiose che in esso si trovano a convivere.
Non dovendo perseguire obiettivi sovrannaturali, lo stato laico non ha bisogno di faraoniche burocrazie autoriproducentesi, di tecnostrutture spersonalizzate; ha, piuttosto, la necessità di una struttura semplice e snella ,allo scopo di avvicinare sempre di più lo stato al cittadino.
Il regionalismo, nel caso italiano, poteva rispondere a questa esigenza, se solo non si fosse scelta la strada della loro burocratizzazione, la ripetizione in ambito più ristretto, delle inefficienze centrali.
Progressivamente, così operando, si prosciugherebbero i mille rivoli che portano acqua al fiume dell’oligarchia partitocratica, restituendo dignità ai cittadini, finalmente liberi di scegliere e di sbagliare, ma con la certezza di correre pochi rischi, potendo rimediare dopo pochi anni con una nuova tornata elettorale.
Sicuramente, dato che nessuno può essere legittimato a rappresentare l’idea dello Stato, la burocrazia statale dovrebbe subire una profonda modifica, riportando il Governo alla sua funzione primaria, quella di responsabile della Pubblica Amministrazione.
Così i Direttori Generali dei Ministeri dovrebbero essere nominati dal governo, per coerente gestione amministrativa e restare in carica per la durata del mandato governativo.
Il parlamento potrebbe benissimo essere monocamerale, eletto con metodo uninominale ad un turno unico, in presenza di una normativa elettorale che imponga lo svolgimento, con metodo predefinito ed obbligatorio, di elezioni primarie.
Dovrebbero essere eletti con metodo proporzionale, invece, i membri degli alti organi di controllo, come ad esempio la Corte Costituzionale.
In quest'ottica di decentramento democratico e di reale coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, la paura di una figura forte, quella del Presidente, verrebbe a perdere consistenza.
I Diritti Fiscali dei Cittadini
Nell’ambito di questa rivoluzione copernicana, il cittadino si troverebbe, finalmente, ad essere il vero motore, il fulcro dello Stato.
Non più, quindi, soggetto passivo, mezzo attraverso il quale si esprime lo spirito dello Stato, ma causa prima di ogni azione statale.
In nessun’altra nazione del mondo occidentale, infatti, il cittadino-contribuente è obbligato al rispetto di regole ed adempimenti come in Italia, oltretutto senza alcuna certezza e con pesanti sanzioni per banali errori anche solo di carattere formale.
Questa diffidenza trova la propria radice proprio nella nostra Carta, la quale, rifiutando il diritto dei cittadini di esprimersi nei confronti delle leggi fiscali, sceglie una filosofia di finanza pubblica molto simile a quella delle monarchie pre Rivoluzione Francese.
Portando a termine l’auspicata rivoluzione copernicana, passando dal complesso al semplice, consentendo ai cittadini un effettivo controllo sulle spese dello Stato, attraverso un rafforzamento delle autonomie locali (regioni e comuni), sicuramente sarebbe molto più agevole di quanto lo sia oggi rendere effettivi questi principi di democrazia economica.
Il fatto che gli elettori non possano influire su decisioni di questa importanza, attraverso le quali si decide della vita di tutti i cittadini, basta a farci comprendere la struttura fortemente oligarchica, elitaria ed etica della nostra attuale Costituzione.
Prima di analizzare in dettaglio alcuni aspetti particolarmente significativi della nostra Carta fondamentale, preme riportare alcuni commenti di Sergio Ricossa, scritti in tempo reale, dato che egli, allora studente, fu testimone attento ed accorto dei lavori della Costituente.
Ricossa, nel 1949, chiosava:
La costituzione italiana ammette tutto, proclama che l'iniziativa privata è libera, ma aggiunge che non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale.
Poiché l'utilità sociale è ciò che vogliono i partiti al potere, l’iniziativa privata è costituzionalmente fottuta se al governo vanno i comunisti.
Quesito: a che servono le costituzioni?
Sintesi della morale capitalistica: chi ha, è. Chi non ha, hai. Ma il bello del capitalismo è proprio quando consente libertà avventurose, picaresche, da gioco d'azzardo.
Le libertà della Fortuna.
Il barbone che diventa miliardario e il miliardario che diventa barbone. Il palazzo dorato, che alla fine crollerà e la soffitta bohème.Il meglio del capitalismo sono i suoi vizi.35
Prolusione di Giuseppe Maranini all'Università di Firenze.
Mi insegna due cose. La prima è che non basta saper leggere, si rimane analfabeti finché non si contrae il vizio di leggere.
La seconda, è che l'Italia si avvia ad essere non una democrazia, bensì una partitocrazia.
Poscritto: Da lui sentii per la prima volta la parola 'partitocrazia', che diverrà un luogo comune. Ora mi è chiaro che il seme della partitocrazia era nella costituzione. La massa dei costituenti volle una 'democrazia dei partiti' , che implicava lottizzare le risorse e il potere politico. niente governabilità del Paese senza coalizione di partiti cementate dall'antifascismo.
La Dc vinse le elezioni del 1948, non vinse la possibilità di governare da sola, nemmeno per un po' di tempo. poche le scappatoie permesse dalla costituzione: per esempio, il referendum popolare abrogativo, che infatti i partiti odiano.36
Alcune crepe nell’impianto generale della Carta sono emerse con il tempo, lasciando intravedere, dietro una facciata dall’apparenza perfetta, una grande quantità di lati oscuri, impalcature mal disposte, strutture portanti mal costruite.
Un Regime Oligarchico
Il principale difetto della nostra Carta Costituzionale, al di là di quanto sopra esposto, è che essa risulta priva di ogni difesa contro eventuali usi distorti che possano essere fatti dei suoi principi basilari.
La struttura dell’ordinamento costituzionale riflette la classica ripartizione fra potere legislativo ed esecutivo.
La Costituzione prevede per il Parlamento un ruolo centrale.
Ricordiamo solo l’art. 67, il quale recita testualmente:
A nessuno, quindi, può sfuggire l’alto ruolo che, ad ogni singolo componente delle due Camere, la Costituzione assegna.
A fronte di tanta investitura di importanza e, quindi, di responsabilità, nessuna norma della nostra Carta si preoccupa di chiarire lo status ed i criteri di selezione di questi importanti soggetti istituzionali.
L’unico riferimento all’esistenza di forme organizzate per influire sulla scelta ed il coordinamento dei membri delle assemblee parlamentari lo ritroviamo all’art. 49, il quale, laconicamente, si limita a recitare:
Il riferimento al metodo democratico sembra limitarsi al confronto elettorale ed al criterio al quale deve ispirarsi la legge elettorale.
Nulla si prevede a proposito del metodo democratico che, al contrario, dovrebbe regolare anche la vita di questi organismi così essenziali per l’equilibrio istituzionale.
Che l’osservazione non sia peregrina lo dimostra l’art. 39, il quale, al secondo e terzo comma recita testualmente:
Al comma successivo, recita, in maniera ancora più esplicito:
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente, in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
Quindi, quando la Costituzione vuole richiamarsi a criteri di democraticità interna di associazioni che rivestano particolare importanza, lo esplicita chiaramente.
Il fatto che taccia, a proposito dell’organizzazione dei partiti, organismi ed associazioni al quale viene affidato un compito non secondario, cioè la determinazione della politica nazionale, lascia intendere che i costituenti si trovarono d’accordo nel lasciare liberi questi organismi di gestirsi come meglio credevano.
Da qui le radici della partitocrazia, ovverosia di un sistema politico di fatto dominato dalle segreterie dei partiti.
Una vera e propria oligarchia che vede arrivare al proprio vertice soggetti non sempre e non chiaramente rappresentativi della volontà della totalità degli iscritti.
Dal combinato disposto di due omissioni, l’una relativa all’affermazione di un principio di democrazia interna dei partiti, l’altra alla definizione dello status del membro parlamentare, con conseguente regolamentazione dei criteri di selezione e scelta dei candidati, discende un controllo ferreo e soffocante delle segreterie dei partiti sull’attività dei singoli parlamentari.
Il fatto che la scelta dei candidati da presentare nelle liste elettorali sia diventata prerogativa delle segreterie dei partiti, rende subordinati, come vassalli, gli eletti alle cariche parlamentari.
Solo coloro che obbediscono ai comandi delle segreterie possono sperare di avere la possibilità di essere rieletti, perché saranno questi vertici oligarchici che decideranno se il singolo deputato o senatore potranno essere inseriti di nuovo in lista.
Partitocrazia..........ma non solo
Abbiamo visto come, di fatto, la nostra Carta nulla abbia fatto per impedire che , progressivamente, l’organo istituzionale al quale doveva essere assegnato un ruolo centrale, il Parlamento, si ritrovasse a svolgere un ruolo sempre più marginale, di notaio certificatore di accordi che venivano presi altrove.
Le segreterie dei partiti hanno potuto assumere un ruolo debordante, al di fuori di ogni previsione istituzionale.
Questi organismi privati, non vincolati ad alcun tipo di controllo istituzionale, regolamentati da semplici statuti di carattere privatistico all’interno dei quali può essere esclusa, di fatto, ogni autentica procedura democratica, si ritrovano ad avere il potere di decidere i candidati da inserire o escludere.
In questo modo, di fatto, hanno svolto una funzione di surroga della stessa volontà popolare, la quale è chiamata ad esprimersi solo sulla base di programmi generici, non vincolanti, molte volte raffazzonati all’ultim’ora, perfino scopiazzati far le varie forze politiche.
Il collante fra di queste aggregazioni posticcie e l’elettorato è stato, in genere, il voto negativo, il voto “contro”.
I partiti si sono andati trasformando i macchine burocratiche e burocratizzanti, tese ad un unico obiettivo: il controllo globale della società, soffocando ogni minimo accenno di indipendenza e responsabilità individuale.
Arroccando la società in tante associazioni, alcune obbligatorie, si è indotto il cittadino a pensare che egli, come singola entità, valesse solo come elettore semiattivo.
Sindacatocrazia e dintorni
Alla burocrazia partitica ed alla oligarchia costituita dai segretari di partito, si è poi aggiunta un'altra grande forza oligarchica, quella sindacale.
Progressivamente, stravolgendo ed impedendo, di fatto, l’attuazione dell’art. 39, i principali sindacati, patrocinati dai partiti al potere, hanno finito per svolgere, sempre più, un ruolo politico più che di tutela dell’interesse contrattuale dei lavoratori.
Pur senza aver rispettato le previsioni costituzionali, non essendo mai stati istituiti i previsti registri, mentre si moltiplicavano gli adempimenti ai quali erano e sono tenuti i comuni cittadini, imprenditori e non, neppure nella parte in cui viene stabilita la rappresentanza in proporzione al numero degli iscritti, i grandi sindacati confederali, oltre a stipulare contratti collettivi di lavoro, hanno trattato con i governi per l’emanazione di decreti e di norme sia in campo normativo ma, ancor di più, finanziario e previdenziale.
In base ad un distorto concetto di rappresentatività dei lavoratori - tutto da dimostrare perché, non essendo organi rappresentativi, possono rappresentare solo i propri iscritti e non la totalità dei lavoratori - , i sindacati confederali hanno, di fatto, gestito l’INPS ed imposto propri rappresentati nelle aziende pubbliche e private, attraverso il meccanismo delle RSA, metodo sancito dallo Statuto dei Lavoratori, in base al quale non sono i lavoratori delle aziende, attraverso il meccanismo elettorale, a scegliere i propri rappresentanti, ma le segreterie dei sindacati stessi ad imporre, di fatto, la propria volontà.
Né, sostanzialmente, ha innovato la nuova disciplina delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), dato che, pur avendo fatto un passo avanti consentendo anche la presentazione di liste non sindacali, continua a prevedere una riserva di un terzo a favore dei sindacati “maggiormente rappresentativi”
La rete del cosiddetto collateralismo si è andata sempre più allargando, aggiungendosi alla struttura sindacale quella di una serie di circuiti culturali e non che, usufruendo di particolari agevolazioni normative, anche di carattere fiscale, hanno cementato un accordo fra i grandi padrini, le burocrazie partitiche , di queste associazioni.
Un reticolo, quello del collateralismo e delle clientele, che non presenta grosse smagliature e che si salda con l’esigenza e la giusta volontà di molti di operare a favore degli altri attraverso strutture di volontariato.
Da quanto sin qui detto, emerge chiaramente quella realtà che alcuni costituzionalisti hanno più volte sottolineato, ovverosia la contemporanea esistenza di due Costituzioni, una formale, quella approvata nel 1947, l’altra materiale, derivante da progressivi atti concreti di potere che, di fatto, hanno sostituito una struttura ordinamentale formale e democraticamente promulgata, con un’altra.
Molti sono gli atti concreti che dimostrano l’esistenza di questa Costituzione occulta, che dalla prima costituzione ha tratto forza e vigore.
Progressivamente, la nostra repubblica parlamentare si è trasformata in un qualche cosa di non ben definibile.
Il Parlamento è risultato sempre più incapace ed impossibilitato, per i veti incrociati e le politiche partitiche imposte dalle segreterie dei partiti, a legiferare con serenità e consapevolezza, aspetto emerso in maniera ancora più evidente durante l'ultimo periodo del governo Monti, quando questi partiti, puniti dal voto popolare del febbraio 2013, non sono stati in grado di fare neppure una riforma elettorale condivisa!
Troppe volte si è trasformato in funzione notarile quella che è la funzione legislativa.
La consuetudine dei cosiddetti “vertici di maggioranza”, ovverosia l’incontro dei vertici delle oligarchie politiche che si trovavano, quasi casualmente, a sostenere i vari governi di questa nostra repubblica, ha contribuito non poco allo svilimento del Parlamento.
L’inefficienza del Parlamento nell’assolvere alla funzione legislativa, abbinata ad una volontà di regolamentazione ossessiva ed ossessionante che, in cinquant’anni di pseudodemocrazia, ha prodotto ben duecentocinquantamila leggi, oltre ad un numero non ben definito di regolamenti, ha finito per contribuire ad una sempre maggiore ingerenza della funzione propria del governo in quella legislativa.
Tutto questo proliferare contribuisce a qualificare lo Stato italiano come uno stato arcaico.
A rendere ancora più arcaica la struttura legislativa del sistema pseudodemocratico italiano concorre il fatto che, come sottolineato, non è tanto il Parlamento che va legiferando, bensì il governo, titolare della funzione esecutiva e non legislativa.
Di fatto, grazie alla prassi, non costituzionalmente prevista, dei vertici dei segretari dei partiti di maggioranza, il governo si è trovato legittimato ad emanare un numero notevole di decreti legge, ben al di là delle previsioni costituzionali.
Però, dato il ferreo controllo esercitato sui parlamentari dalle oligarchie partitiche che avevano, direttamente o indirettamente autorizzato il governo ad emettere questi decreti, raramente si sono negati i caratteri di costituzionalità di questi.
Anche quando, poi, si è provveduto, seppur in ritardo, a dare attuazione alle norme costituzionali se ne è verificata l’inefficacia e la inadeguatezza.
Basti, per esempio, pensare all’iter che ha portato alla istituzione delle Regioni, previste dal titolo V, dall’articolo 114 al 133, con l’approvazione della legge del 16 maggio del 1970, la numero 281.
L’istituzione delle Regioni, ben lungi dal creare quello snellimento burocratico nel quale credevano gli assertori del regionalismo, ha finito per riprodurre, a livello locale, i vizi propri del governo centrale.
A questo punto nessuno può sottrarsi dal chiedere:
Oggi, qual è la costituzione vigente? Quale dobbiamo modificare, se riteniamo che sia necessario un cambiamento o, viceversa, quale vogliamo rispettare, se vogliamo conservare il regime attuale?
Come abbiamo avuto modo di esporre, coloro che ritengono superfluo pensare ad una modifica radicale della Carta fondamentale sostengono che essa, oggi, è ancora attuale e valida.
Le cause di un cattivo funzionamento istituzionale, secondo questa corrente di pensiero, sarebbero dovute alla mancata integrale attuazione della Costituzione stessa.
La terapia proposta consisterebbe, dunque, nel ripristinare l’impianto originario della Carta, applicandone integralmente principi e disposizioni.
Come sopra esposto, risulta difficile credere alla bontà di un impianto costituzionale che, di fatto, non è riuscito ad imporsi in quasi cinquant’anni di validità, proprio nelle sue proclamate ispirazioni democratiche!
Che certi principi possano avere, ancor oggi un loro significato ed una loro valenza, può essere, ma che l’impianto generale dell’architettura istituzionale sia vacillante, quindi mal costruito è altrettanto fuori di discussione.
Da notare un’altra questioni non di poco conto; la Carta Costituzionale sottintende, seppur mai esplicitandolo, un sistema elettorale proporzionale, perché altrimenti non si capirebbero certi meccanismi di elezioni di certi organi di garanzia e di controllo, come ad esempio la Corte Costituzionale, per la quale l’art. 135 si limita a dire che il Parlamento elegge, in seduta comune, un terzo dei componenti.
E’ facile comprendere come, innestando un sistema elettorale maggioritario in un contesto costituzionale proporzionalistico, sia necessario creare un sistema di adeguate contromisure.
Tutte ciò comporta che diventa essenziale la riscrittura di una Carta Costituzionale che, sebbene in larga parte non attuata, non sembra comunque in grado di offrire strumenti validi per affrontare una sfida cosi' globale, mostrando tutte le crepe di una costruzione nata sotto l'ancor troppo recente e bruciante ricordo di una dittatura e di una guerra disastrosa.
I tempi sono maturi, quindi, per una profonda riforma della Costituzione e dello Stato; quale direzione, pero', debba prendere questa riforma non può' essere decisa, oggi, da un'Assemblea parlamentare che, pur nel pieno dei propri poteri e perfettamente legittimata dalla volontà popolare, non ha ricevuto il mandato per una riforma globale della Carta Costituzionale.
D'altra parte lo strumento previsto dalla Costituzione, l'art. 138, prevede si' un metodo per la revisione di singoli articoli, ma certo sembra insufficiente per garantire la legittimità di una radicale e profonda riforma istituzionale.
Una inadeguatezza sicuramente più sostanziale che formale, più legata al senso dell’opportunità che dal punto di vista strettamente giuridico, però comunque di inadeguatezza si tratta!
Per questo si ritiene necessario proporre la convocazione di un'Assemblea Costituente che, eletta con il metodo elettorale proporzionale, abbia il compito specifico ed esclusivo di provvedere alla stesura ed all'approvazione di una nuova Carta Costituzionale che dovrà essere promulgata dal Capo dello Stato in carica.
Sara' in occasione della campagna elettorale che i singoli partiti o movimenti avranno occasione di presentare all'elettorato le linee direttrici della riforma istituzionale che essi propongono e saranno gli elettori, eleggendo o non eleggendo i candidati dei singoli partiti, che daranno una forte indicazione della propria volontà.
Le osservazioni relative al ruolo del Referendum ed alla procedura dettata dall'art.138, che da più parti vengono contrapposte a chi chiede la convocazione di un’Assemblea Costituente, hanno profonde ragioni d’essere.
Certo è che la nostra Costituzione prevede un unico sistema di modifica, ed è quello stabilito dall’art. 138.
Ma questa obbiezione di carattere formale avrebbe senso e ragione di essere se, oggi, vivessimo nell’ambito della Costituzione così come è stata scritta e promulgata e se, soprattutto, vivessimo in tempi “normali”.
Anche chi non ama il richiamo a momento straordinari, ad emergenze, perché sa che troppe volte una legislazione d’emergenza ha finito per aggravare i problemi di democrazia, senza, molte volte, risolvere i problemi per i quali era stata approvata, non può disconoscere la realtà italiana di oggi.
In definitiva, è giusto e legittimo che a decidere dell’assetto futuro dell’Italia sia chiamato un parlamento scarsamente rappresentativo - per le ragioni sopraddette - anziché il Popolo Sovrano?
E’ accettabile che in virtù di un articolo di una Costituzione non attuata, lacunosa e, nella sostanza, modificata nei fatti, possano essere legittimati a far questo Senatori e deputati vincolati alle oligarchie partitiche più che al rispetto della volontà dei propri elettori?
Nuvole preoccupanti si stanno addensando all'orizzonte della democrazia italiana (democrazia?)
Ci manca solo che questo parlamento sconclusionato, senza capo ne' coda, senza una vera maggioranza, tutto teso nella guerra di tutti contro tutti, metta mano in maniera tragicamente ultimativa alle riforme istituzionali, che richiedono, invece, chiari rapporti fra le forze politiche, un clima di costruttivo rapporto maggioranza/opposizione e, soprattutto, idee chiare ed il più possibile vicine alla sensibilità dei cittadini-elettori e non sudditi.
L'esigenza di una riforma istituzionale e' diffusa e sentita dalla popolazione.
Perché l'Assemblea Costituente piuttosto che un Referendum o l’ applicazione dell’art. 138?
Perché la campagna elettorale che necessariamente comporterebbe un'elezione plenaria proporzionale, introdurrebbe nel paese un dibattito approfondito su temi di vitale importanza.
L'Assemblea Costituente, proprio per la sua caratteristica, avrebbe una funzione politica di mediazione fra posizioni diverse, il che non vuol dire necessariamente consociativismo, ma ricerca di largo consenso sulle regole che, partire dalla promulgazione della nuova Costituzione, presiederebbero al comportamento di ognuno di noi.
Una Costituzione uscita dalla volontà di un'assise costituente avrebbe comunque un valore morale, etico e politico decisamente superiore ad ogni modifica istituzionale imposta da una oligarchia politica e partitica, comunque eletta.
Se perdiamo questo momento, ci aspettano decenni di nuovo grigiore, conformismo e disastri economici, politici, morali ed etici.
D’altra parte, dobbiamo tenere conto del fatto che una Costituzione, come diceva Calamandrei, è solo un pezzo di carta, un accordo, un patto sancito fra i cittadini di uno Stato al fine di regolarne i rapporti.
Ma questo pezzo di carta, assume un valore essenziale per la convivenza civile ed affinché così sia, occorre che venga espresso un unanime consenso nel riconoscerne validi i principi.
Aprire un franco, anche aspro, dibattito costituente vuol dire porre al centro dell’attenzione dei cittadini le regole fondamentali con le quali essi si trovano a dover convivere e che costituiranno le basi della successiva convivenza.
Di fronte a tanti problemi, l’unica prospettiva che appare come potenzialmente foriera di una vera svolta è la convocazione, dunque, di una nuova Assemblea Costituente, in grado di redigere una Costituzione meditata, ispirata ai principi che oggi prevalgono nella società italiana e sufficientemente rispettosa della tutela delle sensibilità e delle istanze minoritarie.
Un’assemblea Costituente, dunque, ampia, con membri eletti con metodo proporzionale, aperta il più possibile anche a gruppi minoritari, dalla quale, dopo ampio, esauriente, anche vigoroso, dibattito possa scaturire una nuova Carta, in grado di accompagnare l’Italia ad affrontare degnamente le sfide del prossimo millennio.
Note per i più curiosi.......
1 gli articoli che riguardano il Presidente della Repubblica sono quelli che vanno dal numero 83 al numero 91.
L’articolo 87 ne elenca le potestà.
Dalla lettura di questo emerge chiaramente la sua funzione di “esecutore” notarile, infatti egli può, autonomamente, inviare messaggi alle Camere, conferire onorificenze e concedere la grazia, ma, per tutto il resto agisce in conseguenza dell’azione altrui.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo
Nomina, nei casi previsti dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici.
Al di fuori di questo, resta la Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura ed il Comando delle Forze Armate, anche se resta ancora irrisolta la questione relativa all’effettivo comando delle Forze Armate in caso di guerra
2 L’articolo 90 recita testualmente:
“ il Presidente della repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
3 l’articolo 83 recita:
4 Articolo 83
5 articolo 85 comma 1
6 articolo 60 comma 1.
7 Articolo 67
8 Articolo 49
9 Articolo 41:
10 articolo 42
La proprietà è pubblica o privata.I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
11 Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
12 Che esistesse del marcio gli italiani se ne erano accorti in varie occasioni. Sicuramente lo scandalo di maggiori proporzioni che sconvolse l’Italia prima dell’operazione mani Pulite di Milano, fu il caso Lockeed, quando potenti uomini politici come Gui e Rumor vennero chiamati a rispondere davanti ad un tribunale delle accuse di corruzione.
Ricordiamo che, anche a seguito di questi fatti, divenne segretario della DC Zaccagnini, definito “l’onesto”, e che la questione morale venne sbandierata da molti alfieri politici, da La Malfa a Berlinguer.
13 Giorgio La Pira, morto nel 1977, fu sindaco di Firenze per tre volte dal 1951 al 1964.
Rappresentò il mondo cattolico militante, sia personalmente che politicamente.
Visse in una cella del Convento domenicano dei San Marco.
Come sindaco, si dedicò ad un’intesa attività a favore dei poveri.
La sua concezione politico-sociale tendeva a caricare di connotati fortemente negativi la società capitalistica e, quindi, denotava una notevole ostilità verso il profitto individuale.
14 Uomo politico ed ecclesiastico, nato a Genova nel 1913, è il patriarca fondatore della ex sinistra democristiana (ex nel senso che è rimasta orfana di una DC disgregatasi sotto l’effetto dello scandalo di tangentopoli.)
15 Lettera aperta del Vescovo di Ivrea al Vice-Presidente dell’Olivetti pubblicata sul settimanale della diocesi di Ivrea Il Risveglio popolare del 10 ottobre 1979 riportata da Giorgio Invernizzi in “Casi e materiali di Strategia d’Impresa”, Etas Libri 1980 pag.53
Si riportano alcuni passi della lettera:
.non potremmo ... accusare le masse operaie di aderire ad ideologie "materialiste", che per loro significano invece l'impegno realista per la sopravvivenza e la corresponsabilità sociale se chi preme sulla società dall'alto delle proprie responsabilità davvero ritenesse che il solo guadagno materiale va visto come norma delle proprie decisioni, e che il lavoro umano non è che una "merce" tra le altre merci, da comprare e da vendere secondo l'andamento del mercato. In tal caso Marx riceverebbe una puntuale conferma delle sue analisi...
Quando le classi imprenditoriali prendono decisioni che colpiscono duramente le categorie dipendenti, tanto più se con effetti di intimidazione, in realtà fanno dichiarazioni di guerra, esprimono già una decisione di lotta
La lotta delle classi dipendenti diventa cosi' non un'affermazione ideologica, ma una "difesa di classe", per il lavoro e la sopravvivenza, assurgendo a testimonianza efficace e a contributo indispensabile per il rinnovamento profondo di una società cosi' ingiusta e disumana.
Vorrei invece considerare quanta speranza e quanta esemplarità potrebbe costituire, e non già per un piccolo gruppo di privilegiati, ma per le grandi masse e per l'intera collettività, lo sforzo di subordinare le esigenze della produzione a quelle della collettività, riconoscendo nei fatti il primato dell'uomo, che pure tutti proclamano a parole.
Perché, se è ben vero che l'economia è una scienza e come tale ha le sue leggi ineluttabili, è altrettanto vero che queste leggi possono essere valutate, discriminate, orientate secondo finalità diverse.
16 Attraverso il sistema della preferenza multipla, il metodo elettorale permetteva due cose.
Da una parte un controllo sul voto, realizzato assegnando alle persone combinazioni di numeri (preferenze) diversi, in modo tale da poter verificare se dall’interno delle urne tali “combinazioni” uscissero o meno.
Dall’altra permetteva la realizzazione di cordate, consentendo il successo di candidati meno conosciuti che, comunque, si legavano al carro di un candidato più “quotato”.
17 Pur avendo subito una scissione, il potenziale elettorale del PCI si è suddiviso fra il PDS, maggioritario, e il Partito della Rifondazione Comunista (il quale, a sua volta, ha visto nascere la diaspora dei Comunisti Unitari), rimanendo sostanzialmente invariato.
18 La proposta di legge presentata da Bassanini, costituzionalista del PDS e da Elia, costituzionalista del PPI, già Presidente della Corte Costituzionale, consiste nella revisione dell’art. 138 della Costituzione, sostituendo la parte che prevede la possibilità di modificare la Costituzione stessa con maggioranza semplice.
I giuristi dello schieramento di centrosinistra, infatti, propongono, in virtù dell’introduzione del sistema maggioritario, di aumentare il quorum necessario ai due terzi dei membri delle camere.
Ricordiamo il testo dell’art. 138:
“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
19 Articolo 3 comma 2
20 Recita il secondo comma dell’articolo 42
“La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
21 Enciclopedia Italiana, edita dall’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani vol. XXXII pag.617
22 Si intende definire con tale termine una prassi ormai consolidata da decenni, in virtù della quale molti importanti provvedimenti legislativi, soprattutto in campo economico ma anche politico e sociale, vengono preliminarmente discussi dal Governo con le cosiddette parti sociali, in particolare i sindacati confederali - CGIL, CISL, UIL- e le rappresentanze imprenditoriali - Confindustria, Confcommercio etc. - .
Una volta definito un certo tipo di accordo, il governo emana un decreto legge o, più raramente, un disegno di legge; il Parlamento poi si troverà, di fatto, a svolgere un ruolo notarile, limitandosi, con rare e non incisive modificazioni, a prendere atto di quanto stabilito al di fuori dei normali canali istituzionali.
23
24 Marsilio di Bonmatteo Mainardini, nato a Padova tra il 1275 ed il 1280, morto tra la fine del 1342 ed i primi mesi del 1343, autore del Defensor Pacis, la maggiore opera di teoria politica scritta nel Medioevo, affondando le proprie radici nell’esperienza dei Comuni ed affermando la parità dei cittadini, senza distinzione di censo e status.
25 Nel suo De L’esprit des lois, Montesquier esprime il concetto di reddito dello Stato come parte del reddito privato del quale i cittadini si privano per poter godere, con sicurezza, del rimanente.
26 Knut Wicksell, nato a Stoccolma il 20 dicembre del 1851 e morto il 3 maggio 1926 fu economista di grande valore e prestigio.
27 Knut Wicksell “Intorno a un nuovo principio di giusta tassazione” in “Teorie della Finanza Pubblica”.a cura di Franco Volpi, Franco Angeli Editore, Milano 1975, pagg. 134 e seg.
28 articolo 53 2 comma
29 articolo 43
30 articolo 42 ultimo comma
31 Knut Wicksell op.cit.
32 Secondo illustri opinionisti, politici e sindacalisti, l’Italia sarebbe un paradiso per gli evasori e tali sarebbero, secondo questa linea di illuminato pensiero, solo ed esclusivamente imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti in genere.
Virtuosi forzati del fisco sarebbero, sempre secondo questi illuminati, i soli lavoratori dipendenti, in virtù del meccanismo delle trattenute obbligatorie sulle retribuzioni.
Come molte volte accade, la realtà è ben più complessa della sua rappresentazione schematica ed ideologica.
Se sicuramente si nascondo ampi spazi di evasione fra queste categorie, non si può dire che ne sia immune almeno una buona parte dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati.
Troppo diffusa, infatti, appare la pratica del cosiddetto doppio lavoro, consistente nello svolgere un lavoro parallelo a quello ufficiale, rigorosamente “al nero”, così vediamo operai comunali che si improvvisano giardinieri privati, operai meccanici che imbiancano o si improvvisano idraulici, insegnanti che danno ripetizioni e così via.
Per non dire, poi, che chiunque si trovi nella condizione di acquistare un immobile prova l’irresistibile tentazione di dichiarare un minor imponibile per risparmiare sull’imposta di Registro o sull’IVA o, se dovuta, sull’INVIM.
La complicata impostazione burocratica italiana, poi, rende inevitabile che una serie di piccoli lavori domestici, come ad esempio l’attività di baby-sitter, sia svolta regolarmene in nero, anche perché nessuna possibilità di detrazione viene concessa a chi tale spesa deve sostenere, dovendo lavorare o non potendo contare su famiglie estese.
Il tutto, ovviamente, alla faccia dei dettati costituzionali e della tutela della famiglia!
33 Sergio Ricossa “Come si manda in rovina un paese” Rizzoli 1995 , pag.19
34 Enciclopedia Italiana, edita dall’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani vol. XXXII pag.619 a cura di F.Battaglia e vol. XIV pag. 847 e segg.
35 ibidem pag. 21
36 ibidem pag. 23
37 Recita la XIII disposizione:
“i membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
I beni esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato.
I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali su beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.
38 Articolo 19 “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”
Resta fuori dalla previsione costituzionale la definizione di ciò che è buon costume, formula estremamente vaga e che potrebbe valere, ad esempio, per impedire battesimi pubblici di certe religioni di matrice gnostica, con immersione in acqua nudi o per altri riti.
Come sempre, la nostra Costituzione si preoccupa di tutelare sempre un certo tipo di cultura ed un certo tipo di religione, pur dando l’impressione di essere libera e democratica.
39 Ricordiamo, solo per inciso, che alcuni comuni liguri hanno emanato ordinanze nelle quali si proibiva il passeggio in bikini alle donne “Brutte”, arrivando addirittura ad istituire una commissione per la definizione dei criteri di “Donna Bella”.
Per non parlare dei blitz anti-topless e di altre amenità, fino ai divieti assurdi di fare castelli di sabbia in spiaggia, di sostare la notte in riva a l mare eccetera eccetera, tanto per dire che, se lasciamo i nostri legislatori liberi di legiferare, sono in grado di partorire qualsiasi amenità, più o meno dannosa.
40 Pietro Zullino "Forza, riscopriamo l'acqua calda" Il Carabiniere maggio 1995
43 Il 30 giugno del 1973 il parlamento concesse la delega la Governo per l’emanazione di decreti legge per regolamentare i rapporti fra scuola e società.
Questi decreti videro la luce il 31 maggio del 1974 (nn. 416-420).
Prevedevano la costituzione di organi collegiali a livello di circolo e d’istituto, distrettuale, provinciale e nazionale finalizzati a realizzare la partecipazione, nella gestione della scuola, di genitori e studenti, pur nel rispetto degli ordinamenti statali e delle competenze del personale docente, ispettivo e direttivo.
44 Il primo comma dell’articolo 33 recita, testualmente, che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
45 articolo 53: “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
46 Varie sono le agevolazioni di cui godono le cooperative, senza limite né di dipendenti né di fatturarlo.
Così, le norme valgono per il colosso CMC come per la piccola cooperative di pulizie condominiali!
Così, non concorre alla base imponibile quanto accantonato a titolo di riserva indivisibile.
Vi è una esenzione totale da IRPEG e ILOR per tutte le cooperative nelle quali l’ammontare delle retribuzioni corrisposte ai soci rappresentano almeno il 60% del totale delle spese, mentre tali imposte sono ridotte al 50% se l’ammontare di quanto corrisposto ai soci a titolo di retribuzione è inferiore al 60% ma superiore al 40% del totale delle spese.
47 Per non parlare dei vantaggi finanziari, dato che alle cooperative è concesso remunerare i prestiti dei propri soci godendo di una ritenuta fiscale secca che, fino all’ottobre del 1994, era del 12,5%, mentre sia i depositi bancari che le obbligazioni societarie scontavano il 30%.
Da tale data anche le ritenute per i crediti presso Cooperative sono state equiparate a tale importo.
Così queste società possono pagare i propri debiti finanziari a percentuali sicuramente più basse di quanto devono fare, in analoghe situazioni, i commercianti o, comunque, gli imprenditori concorrenti che devono rivolgersi alle strutture finanziarie bancarie.
Lo spreed di tasso fra un ipotetico 9% a carico delle Cooperative e il 15% dei concorrenti non è certo cosa da poco!
48 MARCO VENTURA “DIFFICILE INTERVENIRE SUI PRIVILEGI DELLE CONFEDERAZIONI” in IL GIORNALE 30/10/95 n. 43
51 MARCO VENTURA “BUTTATI 1.200 MILIARDI PER I SINDACATI “ in IL GIORNALE del 30/10/95 n. 43
52 ANTONIO SOCCI “NELLA LEGGE IL "MARCIO DEI 40MILA" in IL GIORNALE del 30/10/95 n.43
54 ibidem. Socci si riferisce alla campagna condotta da Il Giornale e, soprattutto, dal suo direttore, Vittorio Feltri, per denunciare uno scandalo tutto italiano, partitocratico e sindacatocratico.
La consolidata prassi adottata dalla maggior parte degli enti pubblici, previdenziali e non, di concedere in affitto a molti uomini dell’oligarchia, sia appartenenti a partiti politici che ai sindacati, appartamenti a prezzi molto inferiori a quelli di mercato.
Sicuramente in linea con quanto previsto dalla legge sul cosiddetto equo canone, ma certo non congrui con le entrate di cui questi personaggi possono godere, né con le finalità sociali per le quali questi appartamenti, con questi canoni, sono stati acquistati o costruiti!
55 VITTORIO FELTRI “SOLITI SCROCCONI E SOLITI COMPLICI” in IL GIORNALE del 14/10/95 n. 242
57 Knut Wicksell, nato a Stoccolma nel 1851, morto nel 1926, fu un importante economista monetarista e teorico della scuola marginalista.
58 K.Wicksell “Ein neues Prinzip der gerechten Besteuerung” in Finanztheoretische Untersuchungen, G.Fischer Jena 1896
59 Knut Wicksell “Intorno a un nuovo principio di giusta tassazione” in “Teorie della Finanza Pubblica”.a cura di Franco Volpi, Franco Angeli Editore, Milano 1975, pagg. 134 e seg.
60 Giovanni Bognetti "Quando lo Stato contratta" Il Sole 24 ore, 9/6/1995 n 152
61 Marco Ventura “E sulle trattenute << tradito>> il voto”, Il Giornale 30/10/1995 n. 43
62 Secondo un’inchiesta condotta da Il Giornale, i patronati costano, mediamente, circa 500 miliardi l’anno allo Stato.
63 Il termine “Peronismo” viene evocato, in molte occasioni, nei dibattiti politici italiani.
Solitamente si tende ad identificarlo con una concezione paternalistico-populista, caratterizzata dalla presenza di un leader carismatico, autoritario ma non dittatoriale.
Il termine viene mutuato dal movimento politico-sociale argentino, a forte caratterizzazione nazionalistica e populista che aveva, quale proprio leader il presidente Peron.
In questo caso, si tende ad identificarlo con altre caratteristiche proprie del peronismo, quali, ad esempio, il coinvolgimento di vertici sindacali - di regime - nella gestione del potere; cosa, a ben vedere, molto assimilabile ai concetti neo e paleo-corporativi, siano essi di espressione fascista o di derivazione cattolica e comunista.
64 articolo 83 della Costituzione
65 La proposta del metodo elettorale cosiddetto “a canguro”, è stata avanzata dall’ex ministro delle riforme istituzionali, l’on. Speroni, il quale prese ad esempio il sistema elettorale australiano consistente in un particolare tipo di doppio turno.
66 Geronimo, come ha avuto modo di spiegare Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, è lo pseudonimo utilizzato da vari osservatori politici ed economici collaboratori, in incognito, del quotidiano feltriano.
Fra i vari commentatori, come ha rivelato sempre Feltri, figura anche l’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino.
67 Geronimo “Perché il maggioritario non ci ha salvati dal caos” in Il Giornale 20/11/95 n. 46
68 Il sottobosco del potere è sicuramente molto ricco, vi abbondano posti poco appariscenti ma redditizi e, soprattutto, capaci di garantire il collocamento o il soddisfacimento delle esigenze delle varie clientele elettorali.
E’ costituito dalla miriadi di enti, più o meno inutili, che ancora, nonostante la decennale esistenza di una legge che avrebbe dovuti sopprimerli, mostrano una ben determinata volontà di sopravvivere; sicuramente più ambio è il collocamento nella struttura i uno dei tanti enti pubblici di maggior prestigio; dal collocamento in un ente di serie A o di serie B si determina il potere del padrino politico del raccomandato ed è attraverso la capacità di gestire le clientele attraverso l’ente, più ancora che dell’ente, che si acquisiscono quei meriti che, se apprezzati e riconosciuti, possono aprire le porte del Parlamento o di qualche grosso Consiglio di Amministrazione.
69 Primarie: si propone la sintesi del testo di un disegno di legge di iniziativa popolare proposto dalla lega per le Primarie.
Tale testo appare come una bozza indicativa, utile per avere un esempio di come potrebbero essere strutturate delle elezioni primarie; le percentuali indicate, quindi, dovrebbero essere oggetto di maggiori approfondimenti.
Art. 1) La nomina dei candidati alle elezioni della camera dei deputati e del Senato avviene tramite elezioni primarie che si tengono immediatamente dopo il decreto di scioglimento delle Camere emanato dal Presidente della repubblica
Art. 2 ) A partire dalle 24 ore successive.....in ogni Ufficio elettorale dei Comuni si apre l'Ufficio Elettorale Primario sotto la responsabilità del Sindaco o del Commissario Prefettizio facente funzione.
All'Ufficio Elettorale Primario compete l'obbligo di accettare le candidature e redarre apposite liste di candidati che verranno esposti in tabelloni ben visibili all'interno ed all'esterno del Comune.
Art. 3) Tutti i cittadini italiani residenti... nel collegio elettorale.....hanno diritto di proporsi come candidati alle Elezioni primarie.
A tal fine ogni cittadino deve presentarsi all'U.E del proprio Comune di residenza e dichiarare per iscritto la propria volontà di presentarsi come candidato, tale dichiarazione essendo controfirmata da cinque testimoni e accompagnata da un versamento in contanti di lire 500.000.
L'U.E. ...(rilascia il certificato etc.)
Art. 4) Non è obbligatoria l'iscrizione a qualsivoglia partito politico per la partecipazione alle E.P..
Purtuttavia i citttadini che intendessero candidarsi in partiti rappresentati in parlamento, dovranno accompagnare la dichiarazione di cui all'art. 3, da una approvazione scritta e firmata dal capo gruppo parlamentare del partito scelto...
Nel caso di partiti non rappresentati in Parlamento, la dichiarazione deve essere accompagnata da una dichiarazione scritta e firmata dal responsabile legale del partito, così definito dal registro delle Associazioni presso i Tribunali di Corte d'Appello.
Art. 5) Il periodo di accettazione delle dichiarazioni di cui al'art. si protrae di 15 gg solari...3 gg dopo iniziano le elezioni primarie, che si protraggono per 7 gg solari. (o 24 ore - variante).
Art. 6) L’Elezioni Primarie si svolgono negli UE comunali.
Ogni cittadino può votare per un unico candidato, rispettivamente per la Camera e per il senato...
A tale fine il cittadino riceverà, all'atto della votazione, il proprio certificato elettorale su cui apporrà, a votazione avvenuta la propria firma e la dicitura Ho Votato.
Il voto viene espresso su scheda intestata del comune...mediante scrittura del nome e cognome del candidato prescelto.
Art. 7 ) Lo spoglio delle schede delle EP avviene a cura dell'UE comunale sotto il controllo del sindaco o suo delegato.....
Art. 8) Vengono proclamati candidati alle elezioni politiche generali:
a) all'interno di un partito politico già presente in Parlamento... il candidato primario che ha ricevuto la maggioranza relativa dei voti espressi per la totalità dei candidati di quel partito. In caso di candidatura unica il candidato deve ricevere almeno il 10% del totale dei voti espressi nel collegio per essere proclamato.
b) All'interno di un partito non rappresentato... viene proclamato candidato.... chi ha ricevuto la maggioranza relativa dei voti espressi per la totalità di quel partito, ma solo nel caso che la totalità di tali voti sia almeno il 10% del totale dei voti espressi nel collegio.
c) per le candidature indipendenti vengono proclamati... tutti coloro che abbiano ricevuto almeno il 10% del totale dei voti del collegio.
70 Ricordiamo infatti che il metodo elettorale scelto dal Parlamento e che ha regolato le elezioni politiche del 27 marzo 1994, prevede che il 25% dei deputati venga eletto attraverso il sistema elettorale proporzionale con uno sbarramento del 4%.
71 Ricordiamo che il termine “Ribaltone” è entrato di diritto nel lessico politico italiano allorquando la Lega Nord, guidata da Umberto Bossi, dopo aver dato vita ad un’alleanza elettorale con Forza Italia, riunitisi, nel nord Italia, sotto il simbolo del Polo delle Libertà, si è defilata dalla maggioranza parlamentare uscita vincitrice dalle elezioni del 27/3/1994, presentando una mozione di sfiducia firmata insieme a PDS e PPI proprio contro il governo Berlusconi al quale partecipavano alcuni ministri leghisti.
Il termine ribaltone tendeva a qualificare negativamente la nascita di una nuova maggioranza di governo che comprendesse la Lega e le forze politiche uscite sconfitte dalle elezioni, dopo aver relegato all’opposizione i partiti politici che, al contrario, le elezioni avevano vinto.
72 Nel caso del Presidente delle regioni, infatti, si è creato un meccanismo che, oltre a premiare la coalizione vincente, assicurandole comunque la maggioranza assoluta nell’Assemblea Regionale, si è stabilito il principio del simul stabunt, simul cadunt; ovverosia se cade il Presidente cade anche l’intera giunta ed il Consiglio, così da dover tornare alle elezioni,.
73 Pietro Zullino "Forza, riscopriamo l'acqua calda" Il Carabiniere maggio 1995
74 Per indicare sia la scarsa considerazione in cui è tenuta la larga maggioranza dei deputati e dei senatori nonché la loro ininfluenza sulle sorti reali delle principali norme legislative, molti anni fa venne coniato il termine di “Peones”.
Un termine preso a prestito dallo spagnolo per indicare sia la precarietà di questi parlamentari, che, come i peones indios vanno mendicando un posto di lavoro per l’oggi, senza certezze per il futuro, sia la totale sudditanza al vero potere che sovrasta il Parlamento, quello delle segreterie politiche dei partiti.
75 L’art. 70 della Costituzione recita: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente delle due Camere”
76 I due rami del Parlamento sono chiamati ad esprimersi sulla stessa disposizione legislativa fino a quando il testo licenziato dall’uno non sia identico a quello dell’altro.
Questo comporta che, a fronte di una seppur minima differenza fra il testo approvato dalla Camera e quello del Senato, la Camera sia costretta a mettere in calendario il riesame di tutto il testo normativo, senza la certezza che, a sua volta, introduca altre variazioni che comportino un riesame del senato.
Per questa particolare prassi è stato coniato il termine di “navetta”, per indicare proprio il continuo viaggio compiuto da ogni disposizione legislativa fra l’uno e l’altro ramo.
77 La demagogia imperante impedisce a molti illustri politici di difendere la dignità ed i costi della politica, quasi che giustificando il diritto del parlamentare ad una giusta mercede si legittimino prassi e meccanismi perversi di finanziamento fraudolento.
In realtà la necessità di una lauta retribuzione per il cittadino che operi, da deputato o senatore, al servizio della nazione, appare come una conquista dei sistemi democratici.
Se così non fosse, com’era nell’Italia dei primi anni unitari, solo chi dispone di laute entrate economiche potrebbe permettersi di concorre all’elezione.
In realtà, proprio una più che elevata remunerazione del singolo deputato o senatore, limitando, al contrario, il finanziamento ai partiti, potrebbe, progressivamente, garantire indipendenza ed autonomia al singolo parlamentare, affrancandolo dalla schiavitù del partito politico; ciò consentirebbe al cittadino deputato di poter rispettare l’art. 67, rappresentando liberamente e compiutamente la Nazione e non il partito.
78 Il fatto che, nella coscienza popolare, i politici siano considerati parassiti e che ben poca stima vi sia dell’uomo politico, mentre, in maniera inversamente proporzionale, vi è una grande considerazione del presunto potere che costui viene accredito di possedere, evidenzia il grave stato di crisi nella quale versa la politica e la democrazia italiana.
79 La struttura politica ed organizzativa dello stato accentrato, come è quello italiano, con scarsa disponibilità ad una effettiva delega locale, fa sì che, di fatto, ogni singolo provvedimento debba passare al vaglio delle due camere.
In sede di approvazione della finanziaria, ad esempio, ogni deputato finisce per portare all’attenzione di un consesso nazionale singole esigenze che, bene e meglio, sarebbero trattate in ambito regionale o, addirittura, comunale.
In occasione del dibattito sulla finanziaria per il 1995, ad esempio, vi furono episodi al limite del grottesco.
La Camera discusse per oltre mezz’ora sulla decisione di stanziare o meno la cifra di un miliardo per affrontate il problema degli animali selvatici (cani e gatti, non certo leoni o pantere), animali che si trovano ad aggirarsi per città e paesi “senza fissa dimora”. L’opposizione dei deputati di Rifondazione Comunista, parlò per loro l’on. Rossana Moroni, fu dettata dal fatto che uno stanziamento di pari importo per l’acquisto di preservativi da destinare alla lotta contro l’AIDS era stato bocciato il giorno prima (sic!).
80 Il termine lobby è di chiara origine anglosassone, identifica il raggruppamento di più persone portatrici di un interesse particolare che, attraverso un’azione di pressione, tendono ad influenzare le scelte politiche delle assemblee parlamentari.
Nell’ambiente costituzionale anglosassone la pratica lobbistica è regolamentata ed accettata, mentre in Italia, seppur esistendo una qualche forma di regolamentazione, non esistono garanzie di adeguata trasparenza sull’attività delle singole lobby.
Molte delle quali, peraltro, non risultano palesate.
81 Recita l’art. 77 2 comma: “Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la propria responsabilità, provvedimenti provvisori, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.”
82 Questa prassi dell’emanazione del decreto omnibus, benché contrario anche a certe norme introdotte dai regolamenti parlamentari, resta, comunque, una cattiva abitudine della decretazione ministeriale.
83 Sebastiano Vassalli “La Chimera” Einaudi 1992, pag. 44
84 A partire dal 1994 coloro che si riconoscono nella leadership dell’on. Marco Pannella si sono costituiti in Movimento dei Club Marco Pannella, dato che il Partito Radicale si è trasformato in partito transnazionale, ovverosia in partito che accoglie, al proprio interno, militanti di tutto il mondo e che si occupa di questioni politiche internazionali.
Le ultime battaglie politiche sono state quelle per l’istituzione di un Tribunale permanente Internazionale per i crimini di guerra, base per una solida giurisdizione internazionale sotto le bandire dell’ONU e l’impegno per la sospensione della pena di morte entro il duemila in tutto il mondo.
Nel corso del 1995 l’ONU ha riconosciuto il PR come organismo consultivo non governativo.
85 L’art. 75 recita: “ E’ indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto. di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
86 Ricordiamo il mancato raggiungimento del quorum per il referendum sulla caccia.
87 Geronimo “Perché il maggioritario non ci ha salvati dal caos” in Il Giornale del 20/11/95 n. 46
88 Mauro Calamandrei “Camere non comunicanti” in Mondo Economico del 5/6/1995
89 Poiché, in virtù delle rigide norme imposta dallo stato cinese al fine di limitare la proliferazione delle nascite, le coppie possono avere un numero limitato di figli, dato che la mentalità contadina esalta la nascita di un figlio maschio tanto quanto depreca quella di una femmina, nell’assoluta mancanza di proteste ufficiali e senza alcun tentativo di intervento statale, nelle campagne cinesi moltissimi neonati vengono uccisi avendo la cola colpa di essere femmine.
90 Nell’ambito dei tanti trattati sul commercio internazionale, dal GATT all’Uruguay Round, si dovrebbero inserire clausole di tutela e salvaguardia dei diritti dei lavoratori, in modo da debellare la piaga della riduzione in schiavitù che, di fatto, continua a mietere vittime in tanti paesi, dalle miniere d’oro dell’Amazzonia alle fabbriche di bambole della Thailandia, senza dimenticare quelle realtà extraterritoriali che, anche in Italia, sono rappresentati dai quartieri cinesi.
A questo proposito basti ricordare le condizioni di vita spaventose nelle quali vivono e lavorano decine di persone nella civile S.Donnino, alle porte di Firenze; nonostante l’esistenza di leggi e strutture di controllo, un malinteso politico, quello di un solidarismo cieco ed ottuso, si lascia fare, si evita di intervenire essendo incapaci di capire che un intervento per ripristinare la legalità non rappresenterebbe un atto di razzismo ma solo un dovere giuridico ed una salvaguardia di chi, oggi, lavora in condizioni di semi se non totale schiavitù.
Pubblicato da Riccardo Gandolfi a 02:18 Nessun commento:
Il sonno della ragione genera mostri....RISVEGLIAM...

References: Articolo 83
 articolo 85
 articolo 60
 Articolo 67
 Articolo 49
 Articolo 41
 articolo 42
 Articolo 3
 articolo 53
 articolo 43
 articolo 42
 Articolo 19
 articolo 53
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