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Timestamp: 2019-01-21 05:18:26+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 11 luglio 2014, n. 15909. In tema di risarcimento del danno per decesso da responsabilità sanitaria, i genitori di un minore deceduto in conseguenza di un fatto illecito sono potenzialmente titolari di un diritto al risarcimento del danno derivante dalla lesione di un'aspettativa alla produzione di un reddito futuro. Tale diritto non è, però, automatico e i genitori hanno l'onere di allegare e dimostrare che il figlio deceduto avrebbe verosimilmente contribuito ai bisogni familiari, secondo criteri di ragionevolezza probabilistica - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 11 luglio 2014, n. 15909. In tema di risarcimento del danno per decesso da responsabilità sanitaria, i genitori di un minore deceduto in conseguenza di un fatto illecito sono potenzialmente titolari di un diritto al risarcimento del danno derivante dalla lesione di un'aspettativa alla produzione di un reddito futuro. Tale diritto non è, però, automatico e i genitori hanno l'onere di allegare e dimostrare che il figlio deceduto avrebbe verosimilmente contribuito ai bisogni familiari, secondo criteri di ragionevolezza probabilistica
sentenza 11 luglio 2014, n. 15909
1. S.I. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Treviso, l’Azienda USL n. X del Veneto per sentirla condannare al risarcimento dei danni conseguenti alla morte del proprio figlio M.M. , di poco meno di tre anni di età, conseguente a colpa del personale sanitario dell’ospedale di (omissis).
Osservò che in data (omissis) ella aveva ricoverato il bambino presso il pronto soccorso del predetto ospedale, in quanto presentava febbre alta, difficoltà respiratorie e voce rauca. Dal pronto soccorso il piccolo era stato trasferito nel reparto pediatria, nel quale era di turno la Dott.ssa P.C. , con diagnosi di sospetta epiglottide; nonostante la somministrazione di terapia per aerosol con adrenalina e ossigenoterapia, le condizioni del bambino erano peggiorate, al punto che, verso le ore 22 di quello stesso giorno, egli aveva perso i sensi ed era andato in arresto cardiocircolatorio. Erano stati solo a questo punto chiamati l’anestesista e l’otorino; ma nonostante l’anestesista avesse compiuto la manovra di intubazione tracheale con conseguente ventilazione meccanica, ciò non aveva evitato l’ischemia cerebrale conseguente alla prolungata carenza di ossigeno. Il bambino, trasferito presso il reparto di pediatria dell’Università di (…) in stato di coma, era poi morto cinque giorni dopo, in data (omissis).
La USL si costituì, chiedendo di poter chiamare in causa la società assicuratrice RAS e la Dott.ssa P. , per essere garantita in caso di soccombenza. La RAS si costituì, facendo presente che il contratto di assicurazione vedeva coinvolte anche la s.p.a. Fondiaria e la s.p.a. Assitalia, mentre la Dott.ssa P. , oltre ad eccepire l’inammissibilità della domanda, eccepì anche il difetto di giurisdizione dell’A.G.O. in ordine alla domanda di manleva avanzata nei suoi confronti dalla USL.
Si costituirono, quindi, anche le società Fondiaria e Assitalia, mentre intervennero in giudizio M.G. e M.V.F. – rispettivamente padre e sorella del piccolo – i quali estesero la domanda risarcitoria anche nei confronti della Dott.ssa P. .
Nel corso del giudizio, le compagnie di assicurazione versarono ai familiari danneggiati la somma complessiva di L. 450 milioni, ritenendola satisfattiva.
Il Tribunale dichiarò il difetto di giurisdizione dell’A.G.O. in ordine alla domanda di manleva della USL nei confronti della Dott.ssa P. ; accertò la responsabilità di quest’ultima nella determinazione dell’evento letale e condannò, quindi, la USL al risarcimento dei danni nella misura di Euro 87.000 per ciascuno dei genitori e di Euro 13.000 in favore della sorella; e, dando atto che era stata già versata la somma di Euro 103.291,38 in favore di ciascuno dei genitori e di Euro 25.822 in favore della sorella, dichiarò che tali importi erano totalmente satisfattivi.
2. La sentenza è stata appellata in via principale dai familiari della vittima e in via incidentale dalla USL n. X e dalla Dott.ssa P. .
La Corte d’appello di Venezia, con sentenza del 2 agosto 2007, in parziale riforma di quella di primo grado, ha accolto, per quanto di ragione, l’appello principale e l’appello incidentale della Dott.ssa P. , così decidendo: ha dichiarato inammissibile l’intervento di M.G. e M.V.F. nei confronti della Dott.ssa P. ;
ha condannato la USL all’ulteriore risarcimento, in favore della sola S.I. , nella misura di Euro 24.545,02, con rivalutazione e interessi;
– ha condannato le società di assicurazione, ciascuna nella propria percentuale, a tenere indenne la USL di quanto eventualmente a suo carico;
– ha regolato le spese di entrambi i gradi di giudizio.
2.1. La Corte territoriale, per quanto ancora di interesse in questa sede, ha innanzitutto respinto gli appelli incidentali della USL e della Dott.ssa P. in punto di sussistenza della responsabilità e, ricostruendo tutti i passaggi della dolorosa vicenda, ha evidenziato le negligenze della dottoressa, dalle quali erano derivate tutte le ulteriori tragiche conseguenze. In tal modo è stato ribadito il giudizio del Tribunale in ordine alla responsabilità del sanitario convenuto e, di conseguenza, della USL di appartenenza.
2.2. Quanto all’appello principale dei familiari, la Corte veneziana ha respinto la domanda volta al riconoscimento dell’esistenza di un danno da lucro cessante. La giovanissima età del bambino, l’assenza di una qualsiasi possibilità di conoscere le sue inclinazioni lavorative ed il suo carattere rendeva – secondo la Corte – impossibile affermare, anche in via presuntiva, che egli, una volta cresciuto, avrebbe contribuito alla vita familiare, sicché non risultava possibile determinare l’effettiva sussistenza di un pregiudizio di carattere patrimoniale.
Doveva, viceversa, essere riconosciuto, in favore del piccolo e perciò degli,eredi, il danno morale conseguente alla sofferenza patita dal bambino nelle ultime ore della sua vita cosciente. La Corte ha rilevato, su questo punto, che, pur essendo esatto che egli non poteva avere più accusato dolore e sofferenza una volta caduto in coma, il piccolo era rimasto cosciente per almeno due ore nelle quali, anche non potendo comprendere l’approssimarsi della sua fine, certamente aveva patito “una sorta di annegamento durato di fatto non già qualche minuto ma una vera e propria eternità”. Per questo titolo, quindi, andava riconosciuta la somma complessiva di Euro 9.000, da ripartire in parti uguali tra i due genitori e la sorella.
In ordine al c.d. danno esistenziale, la Corte territoriale, dopo aver ricordato gli sviluppi della giurisprudenza sull’argomento, ha evidenziato che esso può essere risarcito anche in aggiunta al danno biologico ed al danno morale; ma ha chiarito che ciò può avvenire solo in presenza di un “pregiudizio diverso e per così dire maggiore rispetto alla normalità”, precisando che tale danno deve essere, comunque, provato dal danneggiato, in quanto danno-conseguenza. E poiché tale prova, nella specie, non era stata data, la sentenza ha respinto l’ulteriore richiesta risarcitoria proposta a tale titolo.
Quanto al danno morale, la Corte veneziana ha riconosciuto la congruità della somma di Euro 87.000 liquidata in favore di M.G. e di Euro 13.000 in favore della sorella M.V. , siccome tali cifre corrispondevano quasi al limite massimo consigliato dalle “note tabelle del Triveneto”.
In relazione alla madre, però, la Corte ha ritenuto di dover innalzare l’entità del risarcimento; assumendo in Euro 100.000 per ciascun genitore il limite massimo tabellare, la Corte ha posto in evidenza la particolare tragicità del calvario del figlio per come era stato vissuto dalla madre. L’intensità del dolore, la sofferenza, la disperazione della madre dovevano essere valutate con maggiore ampiezza, riconoscendo in favore della stessa la più elevata somma di Euro 130.000, assolutamente equa benché superiore ai limiti massimi tabellari.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Venezia propongono ricorso S.I. , M.G. e M.V.F. , con unico atto affidato a cinque motivi.
Resistono, con un unico controricorso, la s.p.a. Allianz, già RAS, e la s.p.a. Assicurazioni generali.
Con separato controricorso resiste anche la Azienda USL n. X della Regione Veneto.
I ricorrenti S.I. , M.G. e M.V.F. , nonché la s.p.a. Allianz e la s.p.a. Assicurazioni generali hanno presentato memorie.
La giurisprudenza di questa Corte ha in più occasioni affermato che i genitori di un minore che sia morto in conseguenza di un fatto illecito sono potenzialmente titolari di un diritto al risarcimento del danno che deriva dalla lesione di un’aspettativa alla produzione di un reddito futuro; ciò in quanto può ritenersi, ragionando in astratto, che il minore, una volta divenuto maggiorenne, avrebbe in qualche misura contribuito ai redditi della famiglia.
4.3. È singolare osservare come questa motivazione, benché precedente, si ponga in linea non solo con la nota sentenza delle Sezioni Unite 11 novembre 2008, n. 26972, ma anche con i successivi e più recenti sviluppi della giurisprudenza di questa Corte sull’argomento (v. le sentenze 20 novembre 2012, n. 20292, 22 agosto 2013, n. 19402, e 23 gennaio 2014, n. 1361). Nelle pronunce in ultimo richiamate – alle quali la sentenza odierna intende dare continuità – si è ribadito che il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore (interiore e un’alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori e, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 4 novembre 2014, n. 23426....

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