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Timestamp: 2017-09-26 12:41:24+00:00

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FILIAZIONE AVVOCATO FILIAZIONE BOLOGNA RAVENNA RIMINI Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell'annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
FILIAZIONE AVVOCATO FILIAZIONE BOLOGNA RAVENNA RIMINI Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.
FILIAZIONE AVVOCATO FILIAZIONE BOLOGNA RAVENNA RIMINI
(1) Articolo così sostituito dall’art. 8, comma 1,
(1) Comma così sostituito dall’art. 9, comma 1, D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014
Art. 235. Disconoscimento di paternità. (1)
Art. 238. rreclamabilità di uno stato di figlio contrario a quello attribuito dall’atto di nascita. (1)
Salvo quanto disposto dagli articoli 128, 234, 239, 240 e 244, nessuno può reclamare uno stato contrario a quello che gli attribuiscono l’atto di nascita di figlio legittimo e il possesso di stato conforme all’atto stesso.(2)
[…..] (3)
Art. 239. Reclamo dello stato di figlio. (1)
(1) Articolo così sostituito dall’art. 14, comma 1, D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014
Art. 240. Contestazione dello stato di figlio. (1)
(1) Articolo così sostituito dall’art. 15, comma 1, D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014
Art. 241. Prova in giudizio. (1)
Art. 242. Principio di prova per iscritto. (1)
Art. 247. Legittimazione passiva.
Art. 248. Legittimazione all’azione di contestazione dello stato di figlio. Imprescrittibilità. (1)
L’azione di contestazione dello stato di figlio spetta a chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore e a chiunque vi abbia interesse. (2)
Si applicano il sesto comma dell’articolo 244 e il secondo comma dell’articolo 245. (3)
Art. 249. Legittimazione all’azione di reclamo dello stato di figlio. Imprescrittibilità. (1)
Capo IV Del riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
Art. 250. (1) Riconoscimento.
(1) L’articolo che così recitava: “Il figlio naturale può essere riconosciuto, nei modi previsti dall’articolo 254, dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente. Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i sedici anni non produce effetto senza il suo assenso. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i sedici anni non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento. Il consenso non può essere rifiutato ove il riconoscimento risponda all’interesse del figlio. Se vi è opposizione, su ricorso del genitore che vuole effettuare il riconoscimento, sentito il minore in contraddittorio con il genitore che si oppone e con l’intervento del pubblico ministero, decide il tribunale con sentenza che, in caso di accoglimento della domanda, tiene luogo del consenso mancante. Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età.” è stato così sostituito dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 251. (1) Autorizzazione al riconoscimento.
Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.
Art. 252. Affidamento del figlio nato fuori del matrimonio e suo inserimento nella famiglia del genitore. (1)
Qualora il figlio nato fuori del matrimonio di uno dei coniugi sia riconosciuto durante il matrimonio il giudice, valutate le circostanze, decide in ordine all’affidamento del minore e adotta ogni altro provvedimento a tutela del suo interesse morale e materiale. (2)
L’eventuale inserimento del figlio nato fuori del matrimonio nella famiglia legittima di uno dei genitori può essere autorizzato dal giudice qualora ciò non sia contrario all’interesse del minore e sia accertato il consenso dell’altro coniuge convivente e degli altri figli che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e siano conviventi, nonché dell’altro genitore che abbia effettuato il riconoscimento. In questo caso il giudice stabilisce le condizioni cui ciascun genitore deve attenersi. (3)
Qualora il figlio sia riconosciuto anteriormente al matrimonio, il suo inserimento nella famiglia è subordinato al consenso dell’altro coniuge, a meno che il figlio fosse già convivente con il genitore all’atto del matrimonio o l’altro coniuge conoscesse l’esistenza del figlio. (4)
È altresì richiesto il consenso dell’altro genitore che abbia effettuato il riconoscimento. (5)
In caso di disaccordo tra i genitori, ovvero di mancato consenso degli altri figli conviventi, la decisione è rimessa al giudice tenendo conto dell’interesse dei minori. Prima dell’adozione del provvedimento, il giudice dispone l’ascolto dei figli minori che abbiano compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capaci di discernimento. (6)
(1) Rubrica così sostituita dall’art. 23, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(2) Comma così modificato dall’art. 23, comma 1, lett. b), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(3) Comma così modificato dall’art. 23, comma 1, lett. c), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(4) Comma così modificato dall’art. 23, comma 1, lett. d), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(5) Comma così modificato dall’art. 23, comma 1, lett. e), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(6) Comma aggiunto dall’art. 23, comma 1, lett. f), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
Art. 253. Inammissibilità del riconoscimento.
(1) Comma così modificato dall’art. 24, comma 1, D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
Art. 254. Forma del riconoscimento.
Il riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio è fatto nell’atto di nascita, oppure con una apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile [o davanti al giudice tutelare] (1) o in un atto pubblico o in un testamento, qualunque sia la forma di questo. (2)
[……..] (3)
(2) Comma così modificato dall’art. 25, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(3) Comma abrogato dall’art. 25, comma 1, lett. b), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
Art. 255. Riconoscimento di un figlio premorto.
Art. 256. Irrevocabilità del riconoscimento.
Art. 257. Clausole limitatrici.
Art. 258. Effetti del riconoscimento.
(1) Il periodo: “salvo i casi previsti dalla legge.” è stato così sostituito dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
(1) L’articolo che recitava: “Il figlio naturale di uno dei coniugi, riconosciuto durante il matrimonio, non può essere introdotto nella casa coniugale se non col consenso dell’altro coniuge, salvo che questi abbia già dato il suo assenso al riconoscimento.” è stato abrogato dalla L. 19 maggio 1975, n. 151.
(1) L’articolo che recitava: “Il genitore che ha riconosciuto il figlio naturale ha rispetto a lui i diritti derivanti dalla patria potestà tranne l’usufrutto legale.
Se l’interesse del figlio lo esige, il tribunale può attribuire alla madre, invece che al padre, l’esercizio dei diritti derivanti dalla patria potestà; può altresì limitare l’esercizio di questi diritti, ovvero escludere dall’esercizio di essi, in casi gravi, tutti e due i genitori.” è stato abrogato dalla L. 19 maggio 1975, n. 151.
Art. 261. Diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento. (1)
Art. 262. Cognome del figlio nato fuori del matrimonio. (1)
Se la filiazione nei confronti del genitore è stata accertata o riconosciuta successivamente all’attribuzione del cognome da parte dell’ufficiale dello stato civile, si applica il primo e il secondo comma del presente articolo; il figlio può mantenere il cognome precedentemente attribuitogli, ove tale cognome sia divenuto autonomo segno della sua identità personale, aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo al cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto o al cognome dei genitori in caso di riconoscimento da parte di entrambi. (4)
Nel caso di minore età del figlio, il giudice decide circa l’assunzione del cognome del genitore, previo ascolto del figlio minore, che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. (5)
Art. 263. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità. (1)
Art. 264. Impugnazione da parte del figlio minore. (1)
L’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicit&agrave; pu&ograve; essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto quattordici anni, ovvero del pubblico ministero o dell’altro genitore che abbia validamente riconosciuto il figlio, quando si tratti di figlio di età inferiore.
Art. 265. Impugnazione per violenza.
Art. 266. Impugnazione del riconoscimento per effetto di interdizione giudiziale.
Art. 267. Trasmissibilità dell’azione.
Nel caso indicato dal primo comma dell’articolo 263, se l’autore del riconoscimento &egrave; morto senza aver promosso l’azione, ma prima che sia decorso il termine previsto dal terzo comma dello stesso articolo, sono ammessi ad esercitarla in sua vece i discendenti o gli ascendenti, entro un anno decorrente dalla morte dell’autore del riconoscimento o dalla nascita del figlio se si tratta di figlio postumo o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti. (1)
Se il figlio riconosciuto &egrave; morto senza aver promosso l’azione di cui all’articolo 263, sono ammessi ad esercitarla in sua vece il coniuge o i discendenti nel termine di un anno che decorre dalla morte del figlio riconosciuto o dal raggiungimento della maggiore età da parte di ciascuno dei discendenti. (1)
La morte dell’autore del riconoscimento o del figlio riconosciuto non impedisce l’esercizio dell’azione da parte di coloro che ne hanno interesse, nel termine di cui al quarto comma dell’articolo 263. (1)
Si applicano il sesto comma dell’articolo 244 e l’articolo 245. (1)
Art. 268. Provvedimenti in pendenza del giudizio.
Capo V Della dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità
Art. 269. Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità.
La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità. (1)
Art. 270. Legittimazione attiva e termine.
L’azione per ottenere che sia dichiarata giudizialmente la paternità o la maternità è imprescrittibile riguardo al figlio. (1)
Se il figlio muore prima di avere iniziato l’azione, questa può essere promossa dai discendenti, entro due anni dalla morte. (2)
Si applica l’articolo 245. (3)
(1) L’articolo che recitava: “L’azione per ottenere che sia dichiarata giudizialmente la paternità naturale può essere promossa dal figlio entro i due anni dal raggiungimento della maggiore età o, nel caso indicato nel secondo comma dell’articolo 252, dalla data dello scioglimento del matrimonio per effetto della morte del coniuge, se lo scioglimento avviene successivamente al raggiungimento della maggiore età. Se egli muore prima di tale termine, l’azione può essere promossa dai discendenti legittimi di lui.
L’azione già promossa dal figlio, se egli muore, non può essere proseguita che dai suoi discendenti legittimi.” è stato abrogato dalla L. 19 maggio 1975, n. 151.
(1) L’articolo che recitava: “La maternità può essere dichiarata giudizialmente anche fuori dei casi previsti dall’articolo 269.
L’azione è imprescrittibile riguardo al figlio.”è stato abrogato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151.
Art. 273. Azione nell’interesse del minore o dell’interdetto.
L’azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità può essere promossa, nell’interesse del minore, dal genitore che esercita la responsabilità genitoriale prevista dall’articolo 316 o dal tutore. Il tutore però deve chiedere l’autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale. (1)
Occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l’azione se egli ha compiuto l’età di quattordici anni. (2)
Art. 274. (1) Ammissibilità dell’azione.
(1) L’articolo che recitava: “Il tribunale, se dichiara inammissibile l’azione, può condannare l’istante al pagamento di una pena pecuniaria da lire trecento a lire cinquemila.” è stato abrogato dalla L. 19 maggio 1975, n. 151.
Art. 276. (1) Legittimazione passiva.
Art. 277. Effetti della sentenza.
Il giudice può anche dare i provvedimenti che stima utili per l’affidamento, il mantenimento, l’istruzione e l’educazione del figlio e per la tutela degli interessi patrimoniali di lui. (2)
Art. 278. Autorizzazione all’azione. (1)
Art. 279. Responsabilità per il mantenimento e l’educazione.
In ogni caso in cui non può proporsi l’azione per la dichiarazione giudiziale di paternità o di maternità, il figlio nato fuori del matrimonio può agire per ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione. Il figlio nato fuori del matrimonio se maggiorenne e in stato di bisogno può agire per ottenere gli alimenti a condizione che il diritto al mantenimento di cui all’articolo 315-bis, sia venuto meno. (1)
L’azione è ammessa previa autorizzazione del giudice ai sensi dell’articolo 251. (2)
L’azione può essere promossa nell’interesse del figlio minore da un curatore speciale nominato dal giudice su richiesta del pubblico ministero o del genitore che esercita la responsabilità genitoriale. (3)
Sezione II (1) Della legittimazione dei figli naturali
Art. 280. (1) Legittimazione.
(1) L’articolo che recitava: “La legittimazione attribuisce a colui che è nato fuori del matrimonio la qualità di figlio legittimo. Essa avviene per susseguente matrimonio dei genitori del figlio naturale o per provvedimento del giudice.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 281. (1) Divieto di legittimazione.
Art. 282. (1) Legittimazione di figli premorti.
Art. 283. (1) Effetti e decorrenza della legittimazione per susseguente matrimonio.
(1) L’articolo che recitava: “I figli legittimati per susseguente matrimonio acquistano i diritti dei figli legittimi dal giorno del matrimonio, se sono stati riconosciuti da entrambi i genitori nell’atto di matrimonio o anteriormente, oppure dal giorno del riconoscimento se questo è avvenuto dopo il matrimonio.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 284. (1) Legittimazione per provvedimento del giudice.
(1) L’articolo che recitava: “La legittimazione può essere concessa con provvedimento del giudice soltanto se corrisponde agli interessi del figlio ed inoltre se concorrono le seguenti condizioni: 1) che sia domandata dai genitori stessi o da uno di essi e che il genitore abbia compiuto l’età indicata nel quinto comma dell’articolo 250; 2) che per il genitore vi sia l’impossibilità o un gravissimo ostacolo a legittimare il figlio per susseguente matrimonio; 3) che vi sia l’assenso dell’altro coniuge se il richiedente è unito in matrimonio e non è legalmente separato; 4) che vi sia il consenso del figlio legittimando se ha compiuto gli anni sedici, o dell’altro genitore o del curatore speciale, se il figlio è minore degli anni sedici, salvo che il figlio sia già riconosciuto. La legittimazione può essere chiesta anche in presenza di figli legittimi o legittimati. In tal caso il presidente del tribunale deve ascoltare i figli legittimi o legittimati, se di età superiore ai sedici anni.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 285. (1) Condizioni per la legittimazione dopo la morte dei genitori.
(1) L’articolo che recitava: “Se uno dei genitori ha espresso in un testamento o in un atto pubblico la volontà di legittimare i figli naturali, questi possono, dopo la morte di lui, domandare la legittimazione se sussisteva la condizione prevista nel numero 2) dell’articolo precedente. In questo caso la domanda deve essere comunicata agli ascendenti, discendenti e coniuge o, in loro mancanza, a due tra i prossimi parenti del genitore entro il quarto grado.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 286. (1) Legittimazione domandata dallo ascendente.
(1) L’articolo che recitava: “La domanda di legittimazione di un figlio naturale riconosciuto può in caso di morte del genitore essere fatta da uno degli ascendenti legittimi di lui, se il genitore non ha comunque espressa una volontà in contrasto con quella di legittimare.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 287. (1) Legittimazione in base alla procura per il matrimonio.
(1) L’articolo che recitava: “Nei casi in cui è consentito di celebrare il matrimonio per procura, quando concorrono le condizioni per la legittimazione per susseguente matrimonio la legittimazione dei figli naturali con provvedimento del giudice può essere domandata in base alla procura a contrarre il matrimonio, se questo non poté essere celebrato per la sopravvenuta morte del mandante. Quando i figli non sono stati riconosciuti, per domandarne la legittimazione è necessario che dalla procura risulti la volontà di riconoscerli o di legittimarli.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
Art. 288. (1) Procedura.
Art. 289. (1) Azioni esperibili dopo la legittimazione.
Art. 290. (1) Effetti e decorrenza della legittimazione per provvedimento del giudice.
(1) L’articolo che recitava: “La legittimazione per provvedimento del giudice produce gli stessi effetti della legittimazione per susseguente matrimonio, ma soltanto dalla data del provvedimento e nei confronti del genitore riguardo al quale la legittimazione è stata concessa. Se il provvedimento interviene dopo la morte del genitore, gli effetti risalgono alla data della morte, purché la domanda di legittimazione non sia stata presentata dopo un anno da tale data.” è stato abrogato dall’art. 1, L. 10 dicembre 2012, n. 219.
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References: Art. 235

Art. 238

Art. 239

Art. 240

Art. 241

Art. 242

Art. 247

Art. 248

Art. 249

Art. 250
 sentenza 

Art. 251

Art. 252

Art. 253

Art. 254

Art. 255

Art. 256

Art. 257

Art. 258

Art. 261

Art. 262

Art. 263

Art. 264

Art. 265

Art. 266

Art. 267

Art. 268

Art. 269

Art. 270

Art. 273

Art. 274

Art. 276

Art. 277

Art. 278

Art. 279

Art. 280

Art. 281

Art. 282

Art. 283

Art. 284

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Art. 288

Art. 289

Art. 290