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Timestamp: 2016-10-26 00:43:40+00:00

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⭐Sconti fiscali, si prepara sforbiciata da 1,3 miliardi Per l Abi la ripresa si rafforza: Pil +1,6% nel 2016 e 2017
Sconti fiscali, si prepara sforbiciata da 1,3 miliardi Per l Abi la ripresa si rafforza: Pil +1,6% nel 2016 e 2017
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Amando Ippolito
1 2,50 * In Italia solo per gli acquirenti edicola e fino ad esaurimento copie: in vendita abbinata obbligatoria con Arte e Letteratura/ I Racconti d'autore (Il Sole 24 Ore. 2,00 + I Racconti. 0,50 Domenica 26 Luglio 2015 Poste italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art.1, c. 1, DCB Milano Anno 151 Numero 204 Domenica RACCONTI D AUTORE ALL INTERNO Ricordi su Jack London, un testo inedito Edmondo Peluso u pagina 21 BREVIARIO di Gianfranco Ravasi #Una sana malattia MEMORANDUM di Roberto Napoletano La libraia di Voghera Oggi in edicola i racconti più belli Jorge Luis Borges In edicola a 0,50 + il quotidiano La coscienza dei robot Roberto Manzoccou pagina 9 G20 E INFRASTRUTTURE L agenda dei «Grandi» apre al piano di Junker di Alberto Quadrio Curzio Il tema degli investimenti infrastrutturali, su cui la Ue ha varato il piano Juncker, sta diventando centrale anche nel G20 (i maggiori 19 Paesi più la Ue) che esprime oltre i due terzi della popolazione mondiale, tre quarti del commercio e l 85% del Pil. Si tratta di una sfida per lo sviluppo mondiale del XXI secolo tesa ad una crescita sostenibile con un nuovo equilibro tra finanza ed economia reale, tra ambiente e uso delle risorse, tra benessere e lavoro al presente e per le generazioni future. L impegno del G20 non è generico perché se è vero che le riunioni annuali dei capi di Stato o di Governo appaiono spesso poco operative, è altrettanto vero che i lavori delle task force proseguono da un Vertice all altro creando una forte condivisione di metodo e di merito con he incide sulle politiche nazionali e multilaterali dei Paesi partecipanti. L Italia e la Ue, quali membri del G20 devono, continuare ad essere proattivi, adesso in preparazione del G20 del 15 e il 16 novembre in Turchia. Dal G20 al Business B20. Questo G20 è da tempo in preparazione con una serie di riunioni a livello ministeriale, di gruppi di lavoro e di task forces. Tra queste consideriamo innanzitutto quella del B (business) 20 cioè dei gruppi di lavoro tesi a stabilire una collaborazione tra imprese e decisori politici per promuovere una crescita sostenibile. Le task forces del B20 per il 2015 sono su 7 temi tra cui quello investimenti infrastrutturali (i-i). Il B20 per gli (i-i) dimostra la serietà con cui il Governo e la comunità imprenditoriale della Turchia affrontano il tema (fruendo anche di consulenze internazionali) sul quale altre istituzioni prestigiose, come Ocse, lavorano da anni. L Italia è presente con uno dei co-chairman della task force (Francesco Starace, ad e dg di Enel) e partecipa attivamente ai lavori con il capo economista delle Cdp, Edoardo Reviglio. Bastano pochi dati per capire la sfida del G20-B20: la stima delle necessità, a livello mondiale, di investimenti in infrastruture è cifrata fino al 2030 in 57mila miliardi di dollari Usa, i miliardi mancanti rispetto alle necessità in 15-20mila, il Pil annuo perso per carenze di (i-i) in 3mila miliardi. Continua u pagina 19 BCE E IL DOPO-GRECIA Draghi e il sogno infranto dei «no euro» di Donato Masciandaro La tribù dei No Euro aveva un sogno di mezza estate: l uscita della Grecia dall Unione Monetaria. Il sogno è stato però infranto dall unica istituzione europea che si mostrata all altezza della situazione: la Banca centrale europea (Bce). Ora però occorre che la posizione della Bce venga rinforzata, riducendone il ruolo improprio di creditore delle banche greche, ed accelerando la costruzione europea per le crisi bancarie e l assicurazione dei depositi, per evitare che una nuova crisi riporti impropriamente la banca centrale nel mezzo del proscenio delle scelte politiche. La doppia decisione del Parlamento greco di accettare le condizioni preliminari per avviare le trattative sul terzo salvataggio fiscale della Grecia ad opera principalmente della Unione Europea ha almeno momentaneamente - deluso la vasta tribù di politici ed economisti che si riconosce nell avversione all euro, così come è oggi in opera. Una uscita della Grecia dalla moneta unica europea possibilmente non coordinata e caotica sarebbe stata saporito antipasto per l auspicato piatto forte: la crisi dell euro. Ma il vero guastafeste che ha rovinato il pranzo ai No euro è stata la politica messa in atto dalla Bce. Non è un caso che la tribù dei No euro o meglio i vari clan che la compongono auspicavano una politica monetaria affatto diversa, soprattutto per quanto riguarda le scelte di Mario Draghi e del suo consiglio direttivo sulla politica di finanziamento delle banche greche. Un primo clan è quello dei No euro dell Atlantico, che avversa l idea che possa esistere una moneta unica che unisca Paesi eterogenei, vale a dire con caratteristiche economiche e sistemi politici diversi. L unione monetaria priva ciascuno dei Paesi di uno strumento della politica economica, vale a dire la variazione del tasso di cambio. In presenza di mobilità internazionale dei capitali, gli squilibri di politica economica vanno affrontati con strumenti diversi, rappresentati dalla politica fiscale e dalle politiche dell offerta, essenzialmente della concorrenza e del mercato del lavoro. Continua u pagina 5 Nella spending review allo studio tagli alle agevolazioni «settoriali»: dai trasporti all agricoltura Sconti fiscali, si prepara sforbiciata da 1,3 miliardi Per l Abi la ripresa si rafforza: Pil +1,6% nel 2016 e 2017 La crescita della pressione fiscale In % del pil IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO A RISCHIO L Italia ha un tesoro. Da proteggere pil riordino delle agevolazioni fiscali entra nella legge di stabilità e si fa strada l ipotesi di intervento da 1-1,3 miliardi, una cifra al di sotto di quota 1,5 miliardi stimati nell ultimo Def. La razionalizzazione punterebbe anche su sconti fiscali di settore, come l agricoltura o i trasporti. Intanto, prevede l Abi, la crescita tende a di Armando Torno Hervé Barbaret, sino a qualche giorno fa amministratore generale del Louvre, sosteneva che ogni euro investito in cultura ne genera altri dieci sviluppando turismo, commercio e servizi. L indotto economico di un teatro non è da meno. E così va detto di cattedrali e santuari, di siti archeologici. L unico problema è che in Italia sovente ci si dimentica di tutto rafforzarsi: confermata la stima del governo per il 2015 (+0,7%), l incremento del Pil sarà dell 1,6% sia nel 2016 sia nel Serviziu pagina 3 40,2 39,8 40,1 39,4 39,2 40,3 41,6 41,4 42,0 41,7 41,7 43,3 43, Meno spesa per meno tasse: la sfida mai vinta di Dino Pesole u pagina 3 Dopo l Ft a Nikkei, la holding degli Agnelli in corsa per il settimanale Exor, trattative con Pearson per il 50% dell Economist pexor, la finanziaria della famiglia Agnelli, è in trattative per rilevare una parte del 50% del capitale del settimanale Economist che il gruppo Pearson ha messo in vendita, dopo aver ceduto il Financial Times a Nikkei. Exor, che ha già il 5% del capitale, non supererà la soglia del 50 per cento. Manganou pagina 17 IL CROLLO DELLE MATERIE PRIME L oro affonda ai minimi da 5 anni Vendite e sfiducia anche sul Brent Sissi Bellomo con un analisi di Maximilian Cellinou pagina 5 questo; anzi non manca chi crede che la cultura sia soltanto un costo (da tosare quando mancano i soldi per far quadrare i bilanci dello Stato) e, soprattutto, ha un difetto: non si mangia. Continua u pagina 18 FISCO E IMMOBILI Cei: sentenza Ici pericolosa. Palazzo Chigi riapre il dossier «Ideologica» e «pericolosa»: così il segretario della Cei, Nunzio Galantino, ha definito le sentenze con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che due scuole paritarie di Livorno, gestite da religiose, devono pagare l Ici in quanto - secondo i giudici - si configurano come attività commerciali. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, De Vincenti, annuncia l avvio di un confronto per chiarire la questione in modo «definitivo». Eugenio Bruno con l analisi di Gianni Trovatiu pagina 2 ESTATE Tempo di vacanze, un altro senso è possibile Si avvicina il mese di agosto, quello in cui parecchi italiani programmano i giorni delle loro vacanze. Tempi e possibilità non sono quelli di una volta, della stagione delle vacche grasse in cui non si esitava a spendere PANORAMA L ANALISI L interesse pubblico della notizia Non si legifera sull onda dell emozione. Dovrebbe essere una regola aurea della buona politica, spesso, però, dimenticata. Di riforma delle intercettazioni si parla ormai da oltre vent anni, e tuttavia, l approccio politico di Bruno Forte Scontro sulle intercettazioni Il Governo studia modifiche di Donatella Stasio più delle reali possibilità pur di assicurarsi vacanze spesso fagocitate dalla rincorsa delle apparenze e bruciate dalla ricerca spasmodica del divertimento a tutti i costi. Continua u pagina 16 Sempre altala tensione tra i partiti sulle intercettazioni. Il viceministro Costa (Ncd): nessuna retromarcia sui principi, ma disponibilità a migliorare la norma che prevede il carcere per la diffusione di video o registrazioni ottenute in modo fraudolento. Il Pd è per una soluzione di equilibrio. Spunta l ipotesi del contro-emendamento. Servizio u pagina 7 continua ad essere più emotivo che ponderato e razionale; meno che mai condiviso, spesso pasticciato. Troppi i nervi scoperti per una materia che è carne viva della democrazia. Continua u pagina 18 Scioperi: Renzi attacca i sindacati Il premier Renzi contro i sindacati: definisce «scandaloso» il comportamento delle sigle che venerdì hanno bloccato molti voli Alitalia e l ingresso dei turisti agli scavi di Pompei. Intanto a Roma si è dimesso l assessore al Bilancio. Servizio u pagina 6 IL CASO TARANTO La crisi dell Ilva è costata 10 miliardi in tre anni Paolo Briccou pagina 14 LETTERA AL RISPARMIATORE Esprinet diversifica: più produzione di accessori hi-tech Focus sul Portogallo di Vittorio Carlini Ampliare il perimetro della società e spingere sulla produzione di accessori hi-tech. In particolare, sfruttando l appeal del design «made in Italy». Inoltre, dopo l avvio della nuova filiale in Portogallo, aumentare il business nel Paese lusitano. Sono tra le priorità di Esprinet. Il gruppo, come è noto, svolge quale principale attività quella della distribuzione di prodotti informatici. E però punta, per l appunto, anche alla produzione di accessori hitech. A ben vedere l attività di «vendor» non è novità di oggi. Attraverso il marchio Nilox l azienda, da tempo, ha sviluppato diverse categorie di prodotti: dalla custodia dei pc alle piccole tastiere. Senza dimenticare, poi, il mondo dello sport (ad esempio, il lettori Mp3 usati dai nuotatori). Ciò detto, Esprinet nel 2014 ha acquisito il 60% di Celly (la quota, nel giugno scorso, è salita all 80%). Questa società, da una parte, è attiva nella produzione di accessori per la telefonia mobile. E, dall altra, ha una presenza in Europa (oltre che ad Hong Kong). In tal senso, può costituire la carta da giocare per crescere nel settore. In primis perchè il mondo degli accessori nel mobile è in grande espansione. E, poi, perchè Celly permette di avviare un articolazione geografica oltre i tradizionali mercati di Esprinet. Al di là di ciò, nella Penisola Iberica il gruppo vuole aumentare la sua quota di mercato in Portogallo. Qui il gruppo ha di recente ha aperto una nuova filiale. u pagina 16 La «Lettera» online per gli abbonati Prezzi di vendita all estero: Albania 2, Austria 2, Francia 2, Germania 2, Monaco P. 2, Slovenia 2, Svizzera Sfr 3,20 * con Marketing Evolution 10,90 in più; con La Biblioteca del Mare 8,90 in più; con Ora Legale 8,90 in più; con Guida alla Salute 1,00 in più; con La Biblioteca dei Ragazzi 7,90 in più; con Guida Touring Club 8,90 in più; con I Grandi Classici dell umorismo 6,90 in più; con Lezioni d Amore 5,90 in più; con L Impresa 6,90 in più; con Norme e Tributi 12,90 in più; con Aspenia 9,90 in più; con Il Codice Penale 10,00 in più; con Separazione e Divorzio 14,90 in più; con Esecuzioni Immobiliari 9,90 in più; con Contratti e Mansioni 9,90 in più; con Maternità e Paternità 9,90 in più; con Durc On Line 9,90 in più; con How To Spend It 2,00 in più; con IL Maschile 0,50 in più. Nella Regione Umbria in abbinamento obbligatorio con «Il Giornale dell Umbria» a 1,10 (solo su richiesta con Arte e Letteratura/I Racconti d Autore 0,50 in più fino ad esaurimento copie).2 2 Il Sole 24 Ore Domenica 26 Luglio N. 204 Fisco e contribuenti LE TASSE SUGLI IMMOBILI Le sentenze della Cassazione I giudici di legittimità hanno previsto l obbligo di versamento dell imposta Chi viene colpito Gli istituti paritari in Italia sono e ospitano un milione di studenti Scuole, il Governo riapre il dossier-ici I vescovi contro la tassazione per le paritarie: decisioni pericolose - De Vincenti: via al confronto Eugenio Bruno ROMA pnella complessa e lunga partita su Ici e istituti paritari scendono in campo anche i vescovi. Definendo «ideologica» e «pericolosa» la sentenza (che in realtà sono due, le n e del 2015, ndr) con cui la Corte di cassazione ha stabilito che due scuole livornesi gestite dalle suore debbano pagare l ex imposta comunale sugli immobili perché - a detta dei giudici - «idonee a configurare un attività commerciale». Parole che sembrano aver fatto breccia nel Governo. Dal momento che Palazzo Chigi annuncia l avvio di un confronto per arrivare «a un definitivo chiarimento normativo». A farlo è in serata il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Confermando l intenzione di fare sedere allo stesso tavolo tutte «le organizzazioni non profit, comprese quelle religiose», l esponente democrat si sofferma sulla soluzione trovata nel 2012 dal Governo Monti sull Imu, definendola «una norma senza dubbio equilibrata, dal momento che riconduceva il pagamento solo alle componenti di natura commerciale». Il suo intervento giunge dopo un fiume di polemiche che è andato avanti per tutto il giorno. Da registrare c è innanzitutto la posizione della Cei che parla di pronuncia che mina gravemente «la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall Europa» e mette fortemente a rischio la «sopravvivenza» degli istituti paritari. A dirlo è il segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, che invita chi è chiamato ad adottare decisioni a «essere meno ideologico» e avverte: «Non ci si rende conto del servizio che svolgono gli istituti pubblici paritari». Una dichiarazione accompagnata dai numeri: «Non è la Chiesa cattolica ad affamare l Italia - denuncia il numero due della Conferenza episcopale italiana -. A scegliere le scuole paritarie sono un milione e 300 mila studenti, con grandi risparmi per lo Stato. Mentre gli istituti paritari ricevono contributi per 520 milioni di euro, lo Stato risparmia 6 miliardi e mezzo». L ultima fotografia delle paritarie in Italia - che a differenza di quelle tout court private rientrano a pieno titolo nel sistema nazionale di istruzione - risale all anno scolastico 2013/2014. Quando erano e ospitavano quasi un milione di studenti: il 71,8% dell infanzia, l 11% della primaria, il 5% delle medie, il 12,3% delle superiori. Mentre per i primi cicli gli istituti religiosi sono oltre il 60%, tale rapporto si ribalta alla secondaria di II grado. Senza dimenticare che di paritarie si è occupata recentemente la «Buona scuola». Sia prevedendo una detrazione Irpef del 19% sulle rette fino a 400 euro, sia avviando una stretta contro i diplomifici. Rinviando agli altri articoli in pagina per l eventuale impatto sul fronte Imu delle sentenze contestate, in questa sede restiamo sul piano delle reazioni. Prima di De Vincenti a nome del Governo era intervenuta anche la ministra dell Istrzuione,Stefania Giannini. Nel ricordare che secondo i giudici «c è un trattamento diverso» tra scuole pubbliche e paritarie «perché sono istituzioni diverse», la ministra ammette: «Penso che forse ci sia una riflessione da fare». E invita ad affrontare il tema «in un quadro anch esso europeo di riferimento e l Italia l ha fatto 15 anni fa, con una bella legge a firma Berlinguer». Mentre il sottosegretario Gabriele Toccafondi (Ncd) si concentra sul discrimine del fine di lucro. «Quando c è un attività non solo commerciale ma lucrativa - spiega - e quindi per esempio una scuola con rette di decine di migliaia di euro l anno, è giusto che quella paghi l Imu, ma per tutto il resto si tratta di scuole che operano per il bene di pubblica utilità ed è giusto che non siano gravate da spese di 20, 30mila euro in media l anno di imposta municipale sugli immobili». Un altro sottosegretario, sempre centrista ma stavolta all Economia, Enrico Zanetti, a sua volta, concorda apertamente con la Cei quando intravede nella pronuncia dei profili di «prevenzione ideologica» ed evidenzia come, dal punto di vista soggettivo, l esenzione si applichi «a tutti gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato comprendendo, quindi, nel novero degli enti privati, anche gli enti ecclesiastici». A invocare un intervento diretto del premier Matteo Renzi è infine l ex ministro dell Istruzione, Beppe Fioroni. Mentre il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, preferisce spostarla sull immigrazione. Con un post su Facebook: «Premetto: per fortuna che ci sono tante scuole private, anche religiose, che fanno quello che lo Stato non riesce a fare. Ma che la Chiesa - scrive - si lamenti che fanno pagare l Imu ai suoi immobili e alle sue scuole quando ogni giorno qualche giorno invita ad accogliere immigrati a casa degli italiani mi pare strano. Sacrifici per gli altri, esenzioni per loro...». Il quadro. I possibili effetti delle decisioni dei giudici di legittimità Lo scontro vale 500 milioni ma le regole sono a rischio LE ALTRE REAZIONI Il ministro dell Istruzione, Giannini: fare una riflessione Il sottosegretario all Economia, Zanetti: prevenzione ideologica SCUOLA24 Entro il 30 settembre vanno comunicati i requisiti per la parità Sul quotidiano digitale di domani spazio a un approfondimento sulle modalità e i termini che gli istituti paritari devono rispettare per continuare a ottenere l accreditamento da parte dello Stato. L ANTICIPAZIONE Sul Sole 24 Ore del 15 luglio è stato pubblicato un articolo firmato da Luigi Lovecchio sulla scuola paritaria che paga l Ici perché è «commerciale»: secondo i giudici, gli istituti privati incassano le rette dalle famiglie e non conta la perdita nella gestione ple due sentenze con cui la Corte di cassazione ha dato ragione al Comune di Livorno e ha imposto a due scuole cattoliche di pagare l Ici mette a rischio anche l esenzione dall Imu, per importi che giustificano l agitazione che muove il mondo dell istruzione paritaria da quando le due pronunce sono state depositate (si veda Il Sole 24 Ore del 15 luglio). Per capirlo basta fare due conti. Le scuole private in Italia sono circa 13mila, in prevalenza cattoliche nei primi ordini di studio e laiche fra gli istituti secondari. Se fossero assoggettate integralmente all Imu potrebbero vedersi presentare ogni anno un conto da circa 500 milioni. Le due scuole livornesi sono state condannate a pagare circa 40mila euro all anno: la cifra comprende interessi e sanzioni, ma va considerato il fatto che l Imu è più cara dell Ici in fatto di aliquote (anche se per le scuole, accatastate in B/5, il valore catastale non cambia rispetto a quello della vecchia imposta). Ma come mai la Corte, occupandosi dell Ici, può mettere in crisi anche la barriera faticosamente costruita contro l Imu? Proprio per la difficoltà con cui si è arrivati alle nuove regole, scritte in un decreto ministeriale (il Dm 200/2012 dell Economia) che è nato per attuare una legge, ma in realtà ha aggiunto molti elementi autonomi. E la Cassazione si ferma davanti alla legge, non certo ai regolamenti. Per capire il problema bisogna ripartire dall inizio, cioè da quando l Unione europea ha contestato le esenzioni d imposta per il terzo settore scritte nel 1992, che bloccavano il pagamento sugli edifici in cui si svolgessero attività «non esclusivamente commerciali»; regole considerate troppo generose, tali da mettere a rischio la concorrenza con gli altri soggetti attivi negli stessi settori ma destinatari regolari dei bollettini di Ici e Imu (in gioco non ci sono solo le scuole, ma anche alberghi, ristoranti, ospedali e così via). Il Governo Monti, allora, è intervenuto nel decreto libera-italia (articolo 93-bis del Dl 1/2012) e ha ribaltato il principio: l esenzione sarebbe toccata solo agli immobili occupati da attività svolte con modalità «non commerciali». L Economia è stata quindi incaricata di fissare con decreto il modo per separare paganti ed esenti. Fin qui la legge. Il decreto, arrivato dopo parecchi mesi, ha deciso che per essere «non commerciali» le attività dovessero essere accompagnate da tariffe «simboliche», cioè tali da non essere collegate al costo del servizio, ma per la scuola ha fatto un passo in più: l esenzione è riconosciuta fino a quando la retta media chiesta alle famiglie non supera il «costo medio per studente» pubblicato dal ministero dell Istruzione. La soglia è alta, perché va dai 5.739,17 euro degli asili ai 6.914,17 euro delle superiori. Il tetto, quindi, terrebbe l Imu fuori da gran parte degli istituti privati. Il problema è che la Cassazione fissa un principio diverso, che può andare d accordo con la legge ma rischia di avere rapporti più complicati con il decreto attuativo: l obbligo di pagamento, scrivono i giudici, scatta quando l attività che si svolge nell edificio ha carattere commerciale, e per renderla tale basta e avanza la presenza di una retta, a prescindere dai risultati economici che genera. Su questa base, una nuova battaglia di carte bollate che finisca in Cassazione ha buone probabilità di demolire la barriera eretta dal decreto. Una previsione certa è impossibile, ma l agitazione è giustificata. G.Tr. Il costo medio per studente per l esenzione Imu-Tasi SCUOLA DELL INFANZIA 5.739, ,15 ISTRUZIONE SECONDARIA DI PRIMO GRADO 6.835, ,31 Le scuole paritarie Le scuole paritarie nell a.s e il dettaglio delle scuole cattoliche DI CUI SCUOLE CATTOLICHE SCUOLA PRIMARIA ISTRUZIONE SECONDARIA DI SECONDO GRADO Infanzia TOTALE SCUOLE PARITARIE Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore su dati del ministero dell Istruzione e del Centro studi per la scuola cattolica Il costo medio per studente (Csm) costituisce il parametro di riferimento per verificare il rispetto del requisito richiesto per l esenzione dal pagamento dell Imu e della Tasi (gli importi annui, distinti per settore scolastico, sono riportati accanto) Il corrispettivo medio (Cm) è la media degli importi annui che vengono corrisposti alla scuola dalle famiglie Il calcolo Se in una scuola dell infanzia sono presenti 10 bambini per i quali viene corrisposto un importo annuo di e 5 per i quali viene corrisposto un importo annuo agevolato di 500, il Cm si calcola così: [(1000 x 10) + (500 x 5)] / 15 = 833 La compilazione del modello Imu-Tasi Se il corrispettivo medio (Cm) è inferiore o uguale al costo medio per studente (Cms), ciò significa che l attività didattica è svolta con modalità non commerciali e, quindi, è esentata dall Imu e dalla Tasi. In questo caso dovrà essere barrato il campo corrispondente al Rigo g del modello Imu-Tasi. Dovrà essere contestualmente barrato il campo 13, nel caso in cui nell immobile venga svolta esclusivamente attività didattica con modalità non commerciali. Se, invece, il corrispettivo medio (Cm) risulta superiore al costo medio per studente (Cms), si dovrà barrare il Rigo h e determinare la parte del valore di cui al Rigo f assoggettabile a Imu e alla Tasi Primarie Secondarie I grado TOTALE SCUOLE CATTOLICHE Secondarie II grado L ANALISI Gianni Trovati Per il settore una disciplina che sembra ingestibile Per il momento, in Corte di cassazione il regolamento che disciplina l Imu del non profit non si è nemmeno affacciato, quindi non è il caso di immaginare che le due sentenze livornesi abbiano conseguenze immediate anche sulla nuova imposta. È utile, invece, trarre dal caso delle due scuole toscane una lezione che all apparenza è ovvia, ma è spesso dimenticata dalla politica: i problemi che non si affrontano difficilmente si risolvono. Le scelte normative che hanno prodotto le regole attuali, come sanno bene gli amministratori di migliaia di enti non profit impazziti sulle dichiarazioni per il diritto all esenzione, hanno preferito aggirare la questione di fondo, con una serie di contorsioni che hanno finito per complicare il quadro anche oltre i livelli abituali per il nostro fisco. Per rendersene conto basta ripensare a come si calcola l Imu sugli immobili a uso promiscuo, utilizzati in parte per attività commerciali e in parte per servizi esenti. In questo caso, il povero proprietario dovrebbe calcolare la quota di immobile occupato dalle attività esenti, la porzione di anno in cui queste attività vengono svolte e poi distinguere la quota di utenti che le utilizza da quella che, invece, sfrutta i servizi commerciali. In un conteggio così cervellotico si è perso anche il ministero, che nelle istruzioni ai modelli chiede, fatti i calcoli, di sommare i tre parametri, anziché rapportarli fra loro. Risultato: il proprietario di un immobile occupato da attività commerciali al 50%, che si rivolgono a metà degli utenti per sei mesi all anno dovrebbe pagare il 150% dell Imu dovuta ( ) invece del 12,5% (la metà della metà della metà) che sarebbe corretto sulla base delle premesse regolamentari. Questa stessa tendenza si è manifestata in pieno anche nel parametro numerico dedicato alla scuola, che nasce per evitare al maggior numero possibile di istituti il pagamento dell Imu (non sono molti i casi di rette superiori alla soglia che garantisce l esenzione) ma è privo di una base normativa e quindi può cadere alla prima decisione giurisprudenziale. A dirlo è stato lo stesso Consiglio di Stato, nel parere ricco di osservazioni con cui ha accolto, storcendo parecchio il naso, il decreto del La strada, insomma, non è quella giusta. Se il governo vuole esentare dall Imu le scuole paritarie, è bene che scriva una legge chiara e la difenda in Europa rimarcando il valore sociale ed educativo che questo settore ha nel nostro Paese. L alternativa non può essere costringere i contribuenti a destreggiarsi in una giungla burocratica fatta di parametri cervellotici e di moduli incomprensibili, esponendoli al rischio di pagare arretrati, sanzioni e interessi quando si finisce davanti al giudice. Se la scelta è, invece, quella di prevedere che in alcuni casi si debba versare l imposta, al contribuente va garantita (almeno) una procedura lineare per capire se e quando occorre pagare.3 Il Sole 24 Ore Domenica 26 Luglio N Fisco e contribuenti VERSO LA LEGGE DI STABILITÀ No alle doppie agevolazioni Via le sovrapposizioni con programmi di spesa Tra i «sussidi impliciti» le accise sull energia La partita sul fisco Renzi: sui tagli delle tasse strategia chiara, intanto combattiamo l evasione Sconti fiscali, ipotesi taglio da 1-1,3 miliardi Nel mirino anche trasporti e agricoltura - Sotto la lente le agevolazioni settoriali che valgono 32,1 miliardi Marco Rogari ROMA pè un punto fermo della spending review 2.0. Dopo i rinvii degli ultimi anni il riordino della tax expenditures prenderà sicuramente il via con la prossima legge di Stabilità. L esatta portata dell intervento per il 2016 sarà definita soltanto nel mese di settembre. Anche perché in questo caso, come ha sottolineato al Sole-24 Ore il commissario per la spending review Yoram Gutgeld, si tratta di effettuare scelte politiche. Da Palazzo Chigi e dal ministero dell Economia non escono cifre ufficiali. Ma negli ultimi giorni a livello tecnico ha cominciato a farsi strada l ipotesi di un intervento per il 2016 da 1-1,3 miliardi, al di sotto dei circa 1,5 miliardi stimati, sempre in via ufficiosa, al momento del varo dell ultimo Def. Anzitutto perché il Governo sarebbe orientato a puntare su un riordino delle agevolazioni fiscali in più tappe, anche per evitare confusioni ed errori. C è poi da considerare che un taglio invasivo delle tax expenditures mal si sposerebbe con lo shock fiscale annunciato dal premier. E questa esigenza riguarderebbe, ad esempio, il settore dell edilizia e in particolare della casa. Ieri Matteo Renzi nella enews ha ribadito che nel 2016, il «terzo anno di governo», saranno «eliminate tutte le tasse sulla prima casa», nel 2017 toccherà all Ires e nel 2018 agli scaglioni Irpef e alle pensioni minime. Il premier ha sottolineato che sui tagli delle tasse «la strategia è chiara: intanto combattiamo l evasione. Se paghiamo tutti, paghiamo meno». Un intervento fiscale a vasto raggio, accompagnato da una costante spending review che prevede anche il riassetto delle tax expenditures su cui il Governo conta d invertire la tendenza rispetto al passato, anche recente. Basti pensare che, come ha ricordato nei giorni scorsi il direttore del dipartimento Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella, tra il 2011 e il 2015 sono stati introdotti 35 nuovi sconti fiscali e ne sono stati abrogati 9. La razionalizzazione che è allo studio punterà anzitutto a eliminare le sovrapposizioni tra le attuali agevolazioni fiscali con programmi di spesa destinati alla stessa finalità. Quanto alle aree, in attesa delle scelte politiche IL DOSSIER Il riordino seguirà lo stesso percorso della spending review: aggiornamento ad agosto e scelte definitive a settembre I NODI In ribasso le quotazioni di un intervento sull edilizia per evitare che entri in conflitto con lo shock fiscale annunciato dal premier sugli sconti più strettamente collegati all Irpef o al sistema di welfare, la lente si starebbe concentrando su alcuni settori specifici. A cominciare da quelli dei trasporti e dell agricoltura, che secondo la ricognizione effettuata dall Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), varrebbero rispettivamente 3,5 e 1,7 miliardi. Una ricognizione, quella illustrata nei giorni scorsi al Senato dal presidente dell Upb, Giuseppe Pisauro, che parte anzitutto dalla nota integrativa dello stato di previsione dell entrata del bilancio dello Stato, elaborato con cadenza annuale dal dipartimento delle Finanze del Mef, in cui sono incluse 282 voci riconducibili a sconti fiscali per 161,3 miliardi nel Ma il report dell Upb tiene conto anche della fotografia scattata nel 2011 dal gruppo di lavoro guidato da Vieri Ceriani (720 voci per una perdita di gettito di circa 254 miliardi). Nel caso del parametro dei 161,3 miliardi, l Upb sottolinea che una fetta pari all 80% dell ammontare finanziario complessivo è riconducibile a un grande blocco di agevolazioni fiscale che comprende misure generali senza alcuna specifica destinazione settoriale. Il restante 20% degli sconti fiscali ha invece una funzione di sostegno di specifici settori (valgono 32,1 miliardi). E su questo versante gli sconti che comportano maggiori perdite di gettito sono concentrati in particolare in cinque settori: edilizia e mercati immobiliari (12,9 miliardi di mancato gettito), mercati finanziari e assicurativi (7 miliardi), trasporti (3,5 miliardi per il complesso di quelli aerei, autotrasporto, marittimi e ferroviari), sanità (3,1 miliardi) e agricoltura (1,7 miliardi). L Ufficio parlamentare di bilancio fa anche notare che per interventi immediati la barra potrebbe essere indirizzata su voci settoriali «di impatto contenuto» che emergono soprattutto dalle aree delle accise sui prodotti energetici e dell Irap partendo da cosiddetti «sussidi impliciti». Sul dossier delle tax expenditures già da mesi Gutgeld e Roberto Perotti hanno avviato una riflessione approfondita. E non è escluso che subito dopo la pausa di Ferragosto, quando il mosaico della spending review avrà una fisionomia più definita, il dossier tax expenditures possa essere definitivamente chiuso. A quel punto toccherà a Renzi effettuare, insieme al ministro Pier Carlo Padoan, le scelte finali. La mappa delle agevolazioni Classificazione delle spese fiscali per tipologia di imposta Distribuzione per imposta Importo (in mln) Il rapporto dell Abi. Crescita dello 0,7 nel 2015 e dell 1,6% nel 2016 e nel 2017 Le banche: la ripresa si rafforza Rossella Bocciarelli ROMA pitalia, prove tecniche di convergenza economica con i partner di Eurolandia. È quanto si ricava dallo scenario previsivo dell ultimo rapporto Afo, elaborato dall Abi come sintesi dei report dei principali istituti creditizi. Nel quadro presentato ieri, la crescita economica dovrebbe essere pari allo 0,7% nel 2015 (in linea con le stime del governo) per poi salire nei prossimi due anni più o meno alla stessa velocità dei nostri partner, con un incremento del Pil dell 1,6% nel 2016 e nel Si tratterebbe per il nostro Paese della prima volta dall inizio del nuovo millennio in cui la crescita si allinea alle performance del resto dell eurozona. Dietro a questa impostazione piuttosto ottimistica c è l assunzione che la buona performance Composizione % Irpef ,54 Iva ,03 Irap ,7 Accisa sui prodotti energetici Imposta sulle assicurazioni Imposta di registro,ipotecaria, catastale, tasse sulle concessioni governative , , ,29 Ires ,92 Distribuzione per imposta Fonte: Elaborazioni Sole-24 Ore su dati dell Ufficio parlamentare di bilancio Altre agevolazioni fiscali sotto 50 mln di Tassazione sostitutiva sui fondi pensione Accise sull energia elettrica delle esportazioni sia destinata a durare nel tempo e l ipotesi di un contributo importante da parte della domanda interna. In particolare, i consumi dovrebbero beneficiare della risalita del reddito disponibile reale (+0,9% in media nel triennio ). Questo dovrebbe essere sospinto all insù dalla ripresa dell occupazione e dal consolidamento della fiducia delle famiglie. Gli investimenti, che già nel primo trimestre 2015 hanno mostrato segni di risveglio, dovrebbero divenire nel biennio finale della previsione il fattore trainante della ripresa. Il ruolo del vero e proprio toccasana per la domanda interna dovrebbe essere svolto dalla politica monetaria ultra-accomodante della Bce. Dovrebbero quindi allontanarsi definitivamente i rischi di deflazione, con una crescita dei Importo (in mln) Composizione % , , ,41 Irpef-Ires 453 0,28 Imposta sostitutiva sui dividendi 350 0,22 Accise 231 0,14 Accisa gas metano 60 0,04 TOTALE COMPLESSIVO prezzi al consumo in Italia ancora sotto quella europea (1,3% contro 1,7% nella media del biennio ) ma in ogni caso ben distante dai valori negativi d inizio d anno. Il profilo abbastanza robusto della ripresa consentirà di conseguire gli obiettivi di finanza pubblica prefigurati dal Def. E gli impieghi all economia dovrebbero aumentare complessivamente nel corso del triennio di circa 120 miliardi. Se la lettura dell economia reale è in rosa, le stime sulla redditività bancaria non lo sono altrettanto: gli utili netti delle aziende di credito dovrebbero ammontare a fine 2017 a poco più di 10 miliardi, valore corrispondente a un ritorno sul capitale (Roe) del 2,6%, di oltre tre volte inferiore ai livelli precrisi, anche per via di un rientro delle sofferenze molto lento. L ANALISI Dino Pesole Tax expenditures, una materia da maneggiare con cura Al pari dei tagli selettivi alla spesa, anche il capitolo delle agevolazioni fiscali rientra a pieno nel mare magnum della cosiddetta spending review, con risvolti politici che superano di gran lunga l aspetto pur fondamentale della ricognizione in sede tecnica. La dettagliata analisi condotta nel 2011 da Vieri Ceriani ha consentito di censire ben 720 tra sconti, agevolazioni, deduzioni e detrazioni, concesse nel corso degli anni a beneficio di questa o quella categoria, con intenti spesso clientelari che erodono gettito per 161,3 miliardi. Ora, alla vigilia della prima operazione di potatura cui sta lavorando il Governo, apprendiamo che negli ultimi cinque anni, a fronte di 9 agevolazioni soppresse, ne sono state introdotte altre 35. Un fiume in piena difficile da governare, per un fisco che prova a fatica a individuare la strada di un nuovo e più civile rapporto con il contribuente. Secondo l Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l 80% delle agevolazioni fiscali è «generale» (senza destinazione settoriale) mentre all interno del 20% rivolto a uno specifico settore le perdite di gettito più rilevanti riguardano edilizia e mercati immobiliari (12,9 miliardi). Gli sconti di maggiore dimensione finanziaria sono le detrazioni per fonte di reddito (37,8 miliardi) e per carichi familiari (11,2 miliardi). Per interventi più immediati di contenimento ci si potrebbe concentrare «su voci settoriali di impatto finanziario contenuto» rintracciabili soprattutto nei campi delle accise sui prodotti energetici e dell Irap, partendo dai cosiddetti sussidi impliciti. Materia da maneggiare con cura, e non a caso finora, a dispetto delle intenzioni e degli intenti programmatici, non se ne è fatto nulla. Stando ai STRADA IMPERVIA Si impone prima di tutto un chiarimento in sede politica: spesso gli sconti attenuano il peso della progressività del prelievo piani della prossima spending review si conta di recuperare non più di 1-1,3 miliardi, ma anche in questo caso non sarà una passeggiata, poiché da sempre le resistenze maggiori al taglio delle agevolazioni vengono dal Parlamento, sotto la pressione delle categorie potenzialmente coinvolte dai tagli. Ecco perché s impone prima di tutto un chiarimento in sede politica per non rischiare la montagna partorisca il classico topolino, nella consapevolezza che in molti casi (le detrazioni per carichi di famiglia, in primis) si tratta di sconti che servono ad attenuare il peso della progressività del prelievo soprattutto per quei contribuenti che le tasse le pagano regolarmente. Dal 2001 a oggi. Tutti i Governi che si sono succeduti lo hanno promesso senza però riuscirci Meno spesa per meno tasse: la sfida mai vinta di Dino Pesole I PRECEDENTI Il primo è stato Berlusconi con il suo «Libro bianco», poi Prodi che si è concentrato sul cuneo fiscale e anche Letta ci ha provato Tagliare le spese per ridurre le tasse. Non vi è stato governo negli ultimi 15 anni che non si sia impegnato all inizio del mandato a finanziare piani di riduzione della pressione fiscale attraverso una contestuale cura dimagrante delle spese delle amministrazioni pubbliche. Promesse rimaste per gran parte inattuate, a dispetto dei tentativi di spending review che si sono susseguiti negli ultimi anni. Ad affermarsi dal 2008 in poi è stato invece il ricorso ai tagli lineari. Ora il governo Renzi ci riprova con una impegnativo programma di revisione selettiva della spesa che nel 2016 dovrà garantire risparmi per almeno 10 miliardi. Risorse peraltro già prenotate per disinnescare le clausole di salvaguardia che altrimenti scatteranno dal prossimo anno sotto forma di aumenti dell Iva e delle accise. Il miraggio delle due aliquote Irpef. «Signor Presidente, signori senatori, è nostra intenzione ridurre la pressione fiscale, esentando i redditi marginali e fermando gradualmente l aliquota dell imposta personale al di sopra di una certa soglia, a un terzo del reddito». È il 18 giugno del 2011, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi annuncia questo impegnativo programma al Senato nel chiedere la fiducia al suo neonato governo. È la traduzione programmatica del famoso contratto con gli italiani, firmato in diretta tv l 8 maggio di quello stesso anno: esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui, aliquota del 23% fino a 200 milioni e del 33% oltre tale soglia, abolizione della tassa di successione e sulle donazioni. Cinque anni dopo, lo slogan meno tasse per tutti risultò onorato solo in parte: attraverso due «moduli» di riforma fiscale, varati nel 2003 e 2005, l abolizione della tassa sulle successioni e donazioni (decisa con la legge dei «cento giorni», accanto alla riedizione della legge Tremonti), la riduzione dell Irpeg al 33% (ora Ires). Sconti per 5,5 miliardi grazie al primo modulo Irpef e contestuale introduzione della «no tax area» (7.500 per i dipendenti, 7mila per i pensionati e per gli autonomi), mentre il secondo modulo mise in campo circa 6,5 miliardi di riduzioni fiscali a regime. Misure che non riuscirono a ridurre in modo significativo la pressione fiscale, che Berlusconi avrebbe voluto abbattere di un punto l anno, e che nel 2005 restava inchiodata attorno al 41,2% rispetto al 42,2% del Quanto alla spesa, la cui riduzione avrebbe garantito il taglio strutturale delle tasse, il totale delle uscite correnti primarie (al netto degli interessi) registrava nel un incremento del 2,1%, attestandosi al 38,9% del Pil (39,9% nel 2006). Prodi punta sul cuneo fiscale. Subentra il governo Prodi, con queste dichiarazioni programmatiche (era il 18 maggio del 2006): «Sarà giocoforza intervenire sulle tendenze dei grandi capitoli della spesa pubblica centrale e periferica, stabilire un serio equilibrio tra potere di spesa e responsabilità della copertura, modificare la composizione della spesa e dell entrata per rafforzare la capacità dei bilanci pubblici di promuovere la crescita». Quanto al fisco, l impegno è a «ridurre sensibilmente, in una misura quantificabile in cinque punti nel primo anno di legislatura, l eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente. Una riduzione che, andando a beneficio sia delle imprese che dei lavoratori, sarà capace di agganciarci con maggiore slancio alla ripresa europea, di avviare un nuovo ciclo di investimenti, e di stimolare una ripresa dei consumi». Il 17 dicembre del 2007 Prodi conferma in Tv che l obiettivo prioritario del governo è la riduzione delle tasse grazie alla lotta all evasione. Si lavora a un «grande e sostanziale calo delle imposte per i lavoratori con reddito medio basso e per le famiglie con figli». Nei due anni di un governo appeso a una manciata di voti al Senato, si segnala la riduzione dal 2008 di 5,5 punti di Ires (dal 33 al 27,5%) e dell Irap dal 4,25 al 3,9%. Il ministro dell Economia, Tommaso Padoa-Schioppa prova a mettere in campo una prima spending review, sulla base della diagnosi messa a punto dalla Commissione Muraro. La fine del governo Prodi blocca ogni tentativo organico di revisione della spesa. Via l Ici sulla prima casa. Torna Berlusconi, che promette una pressione fiscale al di sotto del 40% del Pil e la totale abolizione dell Ici sulla prima casa (già parzialmente abolita da Prodi) che poi verrà reintrodotta dal governo Monti nelle vesti della nuova Imu. Il totale delle spese correnti al netto degli interessi si colloca in quello stesso anno al 42,6% del Pil, con la pressione fiscale inchiodata al 42,5 per cento. Arriva la grande crisi, e il ministro dell Economia, Giulio Tremonti al bisturi dei tagli selettivi sostituisce la forbice dei tagli lineari. Il totale delle spese primarie passa dai 454 miliardi del 2008 ai 448 miliardi del 2011, con la pressione fiscale che si colloca nel 2009 al 43,2% del Pil, per attestarsi al 43% nel 2011, l anno delle tre manovre correttive varate per spegnere l incendio (a luglio e agosto ad opera del governo Berlusconi, a dicembre del governo Monti), per un totale a regime di ben 81,3 miliardi, concentrati per due terzi in aumenti delle entrate. Monti e la batosta dell Imu. La vecchia Ici abolita da Berlusconi, con inevitabile e affannosa rincorsa per coprire il buco di bilancio dei Comuni, rinasce sotto forma della nuova Imu, con questo ragguardevole bottino: nel 2011 il gettito totale delle tasse sulla casa supera i 32 miliardi di euro, per raggiungere quota 42 miliardi nel Con annesso incrocio tra Imu e Tasi e l ultimo pasticcio della cosiddetta mini-imu. A fine aprile del 2012 arriva Enrico Bondi, nuovo commissario alla spending review e i 6 luglio il governo presenta il suo primo piano per risparmiare 4,5 miliardi in quello stesso anno, 1,5 miliardi a carico delle amministrazioni centrali. Il risultato della stretta è che la spesa pubblica resta sostanzialmente stabile tra il 2010 e il 2013 (+0,8% in termini nominali), grazie soprattutto al contenimento della spesa per il personale (-4,6%), al crollo degli investimenti fissi lordi (-18,7%) e al taglio dei consumi intermedi (-3,7%). A fine 2012, poco prima del passaggio del testimone a Enrico Letta, la LA PAROLA CHIAVE Pressione fiscale 7Per pressione fiscale si intende il rapporto percentuale tra il prelievo fiscale (che va inteso come la somma di imposte dirette, imposte indirette e imposte in conto capitale) e parafiscale (cioè i contributi sociali) e il prodotto interno lordo. Stando alle stime del Def la pressione fiscale in Italia è attesa in aumento nei prossimi anni. Dovrebbe infatti passare dal 43,5 per cento sul Pil registrato nel 2014 al 43,7 per cento del 2019, raggiungendo un massimo del 44,1 per cento negli anni 2016 e 2017 pressione fiscale vola al massimo storico del 44%, con l ultimo trimestre dell anno che registra il picco del 52 per cento. La spending review di Cottarelli. Il 29 aprile 2013, Enrico Letta espone le sue dichiarazioni programmatiche in Parlamento: «La riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti». Arriva dal Fmi Carlo Cottarelli che comincia a scandagliare i meandri delle spesa pubblica. Un anno dopo lascia in anticipo, con un nutrito pacchetto di proposte che dovrebbero consentire di risparmiare 32 miliardi nel triennio. Nel 2015 il primo step, con risultati però non all altezza delle aspettative e una cura dimagrante che somiglia molto ai vituperati tagli lineari e pesa soprattutto sugli enti decentrati di spesa per oltre 5,2 miliardi (con annesso il rischio di incremento della tassazione su base locale). La rivoluzione fiscale di Renzi. E ora la palla passa a Renzi e al commissario alla spending Goran Gutgeld, che dopo la manovra sugli 80 euro, l abolizione della componente costo del lavoro dal calcolo della base imponibile Irap e la decontribuzione per i neo assunti, annuncia un ambizioso piano triennale da 45 miliardi in tre anni, che vedrà nel 2016 come primo step l abolizione della Tasi sulla prima casa, della tassa sugli imbullonati e dell Imu nel settore agricolo. Piano da finanziare soprattutto con i tagli strutturali alla spesa, come prevedeva del resto la stessa mission della spending di Cottarelli. Numeri a confronto PRESSIONE FISCALE IN CRESCITA In % del Pil , LA SPESA DELLE AMMINISTRAZIONI NON SI FERMA In % del Pil , Fonte: istat , , Vedere altro
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