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Timestamp: 2020-05-26 12:44:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22989 del 02/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22989 del 02/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 02/10/2017, (ud. 17/05/2017, dep.02/10/2017), n. 22989
sul ricorso 18181-2012 proposto da:
DERVIT S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA BALDUINA, presso lo
studio dell’avvocato GIUSEPPE SPAGNUOLO, che la rappresenta e
proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. Società di
Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., C.F. (OMISSIS) in persona
del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato in
ROMA VIA CESARE BECCARIA 29 presso l’Avvocatura Centrale
dell’Istituto rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI,
CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, giusta delega in atti;
EQUITALIA POLIS S.P.A..
avverso la sentenza n. 697/2011 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
depositata il 27/09/2011 R.G.N.985/10.
che la società Dervit s.p.a. proponeva opposizione, innanzi al Tribunale di Salerno, avverso la cartella esattoriale notificata l’11.12.2006 per l’importo di Euro 199.856,96, oltre somme aggiuntive, il tutto intimatole a titolo di omesso versamento contributivo per il periodo 2000 – 2003;
che il giudice adito rigettò l’opposizione ritenendo che il credito preteso dall’Inps era fondato a fronte della illegittima fruizione di sgravi per insussistenza dell’incremento occupazionale, avendo la società opponente assorbito sostanzialmente l’impresa preesistente, vale a dire la ditta D.R.V.;
che impugnata tale decisione dalla Dervit s.p.a., la Corte d’appello di Salerno (sentenza del 27.9.11) ha accolto per quanto di ragione il gravame ed in parziale riforma della stessa ha rideterminato gli importi dovuti dall’appellante a titolo di somme aggiuntive ed interessi di mora, rispettivamente in Euro 35.664,00 ed in Euro 7873,00;
che, per quel che qui rileva, la Corte territoriale ha escluso che nella fattispecie fosse ravvisabile l’ipotesi dell’incremento occupazionale atto a giustificare il preteso sgravio contributivo da parte della società;
che per la cassazione della sentenza ricorre la società DERVIT s.p.a. con un motivo articolato in due punti, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.;
che resiste con controricorso l’Inps, anche in rappresentanza della società di cartolarizzazione dei crediti (S.C.C.I. s.p.a), mentre rimane intimata la società Equitalia Polis s.p.a..
che con un solo motivo, articolato in due punti, la ricorrente deduce sia il vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, sia il vizio di violazione e falsa applicazione di norme di legge (L. 23 dicembre 1998, n. 448, art. 3, commi 5 e 6, e successive modifiche ed integrazioni, il D.P.R. 6 marzo 1978, n. 218, art. 59, il D.L. 5 luglio 1971, n. 429, art. 1, conv. in L. 4 agosto 1971, n. 589, art. 1, il D.L. 30 agosto 1968, n. 918, art. 18, comma 4, L. 25 ottobre 1968, n. 1089, artt. 2697 e 2700 c.c., L. n. 264 del 1949, art. 11, comma 6, L. n. 300 del 1970, art. 33, art. 116 c.p.c.) ex art. 360 c.p.c., n. 3;
che, in sostanza, la ricorrente lamenta la carenza di indagine in ordine ai suoi rapporti con l’impresa artigiana D.R.V., rapporti che, secondo i giudici del merito, erano atti a configurare una cessione d’azienda ed un collegamento societario tra le due imprese, come tali inidonei a far ravvisare l’incremento occupazionale dedotto a sostegno degli sgravi contributivi oggetto di causa, la cui fruizione da parte dell’opponente era stata, pertanto, considerata illegittima;
che in particolare, secondo la tesi della ricorrente, i giudici del merito non avevano indagato sull’assorbimento della ditta individuale nella neo costituita società di capitali ed avevano disatteso i principi giurisprudenziali in materia di novità dell’impresa ai fini degli sgravi contributivi, non considerando che la nuova società aveva iniziato ad operare già nel mese di novembre del 2000 e che i fatti successivi all’assunzione di dodici dipendenti, come quelli riconducibili alla cessione di alcuni macchinari dell’impresa individuale che aveva cessato l’attività, non potevano determinare l’assorbimento della stessa impresa nella nuova società;
che, al contrario, l’elemento essenziale da verificare avrebbe dovuto essere quello dello stato di disoccupazione degli operai licenziati in un’area geografica depressa, dal momento che l’organico aziendale non risultava ceduto, ma licenziato e poi assunto “ex novo” in tempi graduali successivi;
che il ricorso è infondato;
che, invero, la Corte territoriale, con motivazione adeguata ed esente da rilievi di legittimità, ha spiegato che il primo giudice aveva già rilevato, senza che sul punto vi fosse specifica confutazione da parte dell’appellante, che la ditta D.R., di proprietà di D.R.V., era stata totalmente conferita nella società DERVIT, della quale quest’ultimo era amministratore unico con il 95% delle azioni;
che la stessa appellante aveva riconosciuto che la costituzione della Dervit era stata determinata proprio da esigenze di sviluppo dell’impresa già esercitata dalla D.R. oltre la soglia preclusa dalla natura artigiana di quest’ultima al fine di poter accedere al settore degli appalti in concessione di lavori pubblici; che era stato rilevato, senza rilievi da parte appellante, che erano stati assunti tra il 29.12.2000 ed il 9.1.2001 n. 12 dipendenti dei 14 in forza alla ditta individuale al momento della cessazione dell’attività del 22.12.2000, mentre la persistenza della D.R. si era in breve risolta nella cancellazione dal registro delle imprese per “conferimento dell’azienda in società”;
che, pertanto, non potevano ritenersi verificate, secondo la Corte d’appello, le condizioni di cui alla L. n. 448 del 1998, art. 3, comma 6, per poter beneficiare degli sgravi in questione;
che in pratica le censure odierne si traducono in un mero tentativo di rivisitazione del materiale istruttorio adeguatamente vagliato dalla Corte territoriale con giudizio di merito insindacabile in questa sede, in quanto congruamente motivato ed esente da vizi di ordine logico – giuridico;
che nemmeno coglie nel segno la doglianza basata sulla supposta carenza di indagine circa i rapporti delle due imprese che, al contrario, è stata puntualmente illustrata dalla Corte di merito nei termini sopra riassunti, senza che da parte sua la ricorrente abbia dedotto di aver assolto in modo specifico all’onere probatorio, su di essa incombente, della effettiva sussistenza di tutte le condizioni di cui alla L. n. 448 del 1998, art. 3, comma 6, che le avrebbero consentito di fruire degli sgravi contributivi di cui trattasi;
che, pertanto, il ricorso va rigettato con conseguente condanna della ricorrente, in base al principio della soccombenza, al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo;
che non va, invece, adottata alcuna statuizione in ordine alle spese nei confronti della società Equitalia Polis s.p.a che è rimasta solo intimata.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 5200,00, di cui Euro 5000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 3
 art. 59
 art. 1
 art. 1
 art. 18
 art. 11
 art. 33
 art. 116
 art. 360
 art. 3
 art. 3