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Timestamp: 2020-05-29 01:04:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8355 del 31/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8355 del 31/03/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/03/2017, (ud. 14/02/2017, dep.31/03/2017), n. 8355
sul ricorso 15842/2014 proposto da:
A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MONTELEONE
DI SPOLETO 36, presso lo studio dell’avvocato EMILIANO CELLI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO GHEZZE giusta
B.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE LIEGI 1,
presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MELIADO’, che lo rappresenta
e difende unitamente all’avvocato MAURIZIO PANIZ, giusta procura
avverso la sentenza n. 2771/2013 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
udito l’Avvocato EMILIANO CELLI;
udito l’Avvocato ALDO FONTANELLI, per delega.
1. A.G. ricorre, con atto notificato il 9.6.14 ed articolato su di un unitario motivo, per la cassazione della sentenza – pubblicata il 18.11.13 col n. 2771 e notificata il successivo 11.4.14 – della corte di appello di Venezia di rigetto del suo appello contro la sentenza con cui il tribunale di Padova aveva accolto l’opposizione a decreto ingiuntivo e la riconvenzionale dispiegata da B.A. nei suoi confronti e lo aveva condannato a pagare a quest’ultimo la somma di Euro 30.987,41, oltre spese di lite. Resiste con controricorso il B.; e, per la pubblica udienza del 14.2.17, il ricorrente deposita memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
2. E’ superflua l’illustrazione dell’unitario motivo di ricorso (dalla complessa rubrica: “violazione e falsa applicazione delle norme di diritto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), contenute nell’art. 2033 c.c., sulla ripetizione dell’indebito, nell’art. 2697 c.c., sulla ripartizione dell’onere probatorio; omesso esame circa un fatto decisivo ai fini del giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5); violazione e falsa applicazione delle norme sulla valutazione delle prove ex art. 116 c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3)”), per l’evidente insanabile tardività di quest’ultimo.
3. Invero, esso è stato proposto con atto spedito per la notifica non prima del 9.6.14: cioè, nel rispetto sì del termine di sessanta giorni (di cui al capoverso dell’art. 325 c.p.c.) dalla notifica della sentenza impugnata, visto che quest’ultima aveva avuto luogo in data 11.4.14, ma non anche del termine previsto dall’art. 327 c.p.c., il quale, per le cause iniziate in primo grado dopo il 4.7.09, è di sei mesi e, pertanto, era scaduto, per essere stata pubblicata la sentenza qui gravata il 18.11.13, il precedente 18.5.14.
4. E, per antico insegnamento, corrispondente del resto al tenore testuale di cristallina chiarezza della disposizione codicistica, il ricorso per cassazione notificato dopo il decorso del termine c.d. lungo dalla pubblicazione è inammissibile, senza che possa rilevare in contrario il fatto che sia stato proposto entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, giacchè il termine di decadenza previsto dall’art. 327 c.p.c., decorre dalla pubblicazione, in modo assolutamente indipendente dalla sua notificazione (per tutte: Cass. 13/08/1960, n. 2381; tra le innumerevoli altre e per limitarsi alle più recenti: Cass. 10/06/2016, n. 11996; ord. 07/02/2017, n. 3214; anche ove sia mancata la comunicazione della sentenza: Cass. 16/12/2014, n. 26402; 14/02/2007, n. 3251), rispondendo ad esigenze minimali di certezza del diritto – e, in quanto tali, di ordine pubblico processuale e non disponibili dalle parti – ai fini del conseguimento del giudicato.
5. Tanto esime dall’osservare che, in ogni caso, a prescindere dalla concreta individuazione della parte onerata, il principio di acquisizione delle prove, applicato al materiale istruttorio a sostegno della conclusione d’insussistenza di un valido rapporto causale posta a base della valutazione di infondatezza della domanda di pagamento azionata con il monitorio, implica l’estensione di quelle conclusioni – e la conseguente correttezza della qui impugnata sentenza – anche alla sussistenza dei presupposti di fatto della ripetizione di indebito proposta in via riconvenzionale: mentre in questa sede, a maggior ragione dopo la riforma dell’art. 360 c.pc.., n. 5, è preclusa ogni riconsiderazione della motivazione in fatto del giudice del merito, se scevra – come lo è nella specie quella della gravata sentenza – dai soli macroscopici vizi motivazionali ormai rilevanti secondo Cass. Sez. U. nn. 8053 e 8054 del 2014.
6. All’inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente, soccombente, alle spese di lite; pure dovendosi dare atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (Cass. 14/03/2014, n. 5955) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.
Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 116
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 Cass. 
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 Cass. Sez. 
 art. 13
 art. 1