Source: http://ilparere.blogspot.com/2007/05/andreotti-non-stato-assolto.html
Timestamp: 2018-07-20 22:06:48+00:00

Document:
IL PARERE di G.Tonetti: Andreotti non è stato assolto!
Il Senatore a vita Giulio Andreotti ha avuto legami con la mafia e a dirlo è niente di meno che la Corte di Cassazione. A differenza della stragrande maggioranza degli organi d'informazione, Andreotti non è stato assolto dal reato di associazione mafiosa per i fatti antecedenti al 1980, ma è solamente intervenuta la prescrizione. Quindi, questo significa che se non fosse passato troppo tempo, Andreotti sarebbe andato in galera!
"[...] Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto per insufficienza di prove, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980», reato però «estinto per prescrizione». Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.
La sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2003, parla di «una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980».
Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti sarebbe stato condannato in base all'articolo 416, cioè all'associazione "semplice", poiché quella aggravata di stampo mafioso (416 bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, con la legge Rognoni-La Torre [...]"
Il testo della sentenza della Corte di Cassazione n. 49691 del 15 ottobre 2004, parla chiaro e in particolare vi riporto alcuni punti:
"[...] è necessario occuparsi del periodo antecedente al 1980,
con riferimento al quale essa, ritenuta la sussistenza di
relazioni amichevoli e dirette di Andreotti con esponenti mafiosi
di spicco - propiziate dai suoi legami con Salvo Lima, con i
cugini Salvo e con Ciancimino - ha affermato essere intercorsi
rapporti di scambio, consistiti, da una parte, in un generico
appoggio elettorale alla corrente andreottiana e nel solerte
attivarsi dei mafiosi per soddisfare possibili esigenze, non
necessariamente illecite, dell’imputato o di suoi amici e,
dall’altra parte, nella palesata disponibilità e nell’asserito
apprezzamento del ruolo dei mafiosi, frutto non solo di buone
relazioni, ma anche di una effettiva sottovalutazione del fenomeno
mafioso, oltre che nella travagliata interazione dell’imputato con
i mafiosi nella vicenda Mattarella, pur risoltasi con il
fallimento del disegno andreottiano.
Più analiticamente, la Corte territoriale ha affermato che il sen.
Andreotti aveva avuto piena consapevolezza che i suoi referenti
siciliani (Lima, i Salvo e poi anche Ciancimino) intrattenevano
amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; che egli aveva,
quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi
boss; che aveva palesato ai medesimi una disponibilità non
necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi
agevolativi; che aveva loro chiesto favori; che li aveva
incontrati; che aveva interagito con essi; che aveva loro indicato
il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima
questione Mattarella, sia pure senza riuscire ad ottenere, in
definitiva, che le stesse indicazioni venissero seguite; che aveva
conquistato la loro fiducia tanto da discutere insieme anche di
fatti gravissimi (come appunto l’ assassinio del Presidente
Mattarella), nella sicura consapevolezza di non correre il rischio
di essere denunciati; che aveva omesso di denunciare le loro
responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del
Presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire
utilissimi elementi di conoscenza [...]"
Se volete leggere il testo integrale della sentenza, cliccate qui.
In pratica Andreotti ha anche discusso con dei boss mafiosi di fatti gravi come addirittura l'uccisione di Piersanti Mattarella, Presidente della Sicilia ucciso da Cosa Nostra nel 1980!
Come altre volte, c'è da stupirsi del silenzio dei giornali e dei telegiornali che hanno diffuso all'opinione pubblica un'immagine di Andreotti pulita. Addirittura è stato descritto quasi come un "martire" che per circa 11 anni si era dovuto difendere da accuse infamanti e prive di fondamento.
Ecco a tal proposito cosa dice Gian Carlo Caselli, cioè uno dei più grandi magistrati italiani, sul processo Andreotti:
"[...] Il massimo dei massimi per quanto riguarda la deformazione della realtà, si è raggiunto con il processo Andreotti. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani ancora oggi è convinta che Andreotti sia stato assolto. Anzi, che Andreotti sia stato ingiustamente perseguitato, che sia stato costretto dalla procura di Palermo guidata da me, a percorrere un calvario doloroso di una decina d'anni. Non è vero, è una bufala! La Corte di Cassazione, vale a dire, quando si tratta di verità processuale, l'ultima parola, definitiva, incontrovertibile e irrevocabile, ha deciso confermando la sentenza della Corte d'Appello che fino al 1980 il Senatore Andreotti ha commesso il delitto di associazione a delinquere con Cosa Nostra [...]"
Qui sotto vi metto anche il video da cui è stata presa la citazione:
Pubblicato da Giovanni Tonetti a 23:21
Complimenti per il bel post. L'ho linkato nel mio blog.
Grazie! Mi fa molto piacere che hai trovato utile il mio post.
23 febbraio 2008 21:37

References: sentenza 
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