Source: http://www.dossier.net/guida/forum/quesiti/091a.htm
Timestamp: 2017-10-21 21:04:10+00:00

Document:
Forum Ici - Risposte quesiti imposta comunale immobili - Pagina 091a
LE RISPOSTE FORNITE AI QUESITI ICI PUBBLICATI NEL FORUM FISCALE
Le risposte ai quesiti Ici pubblicati nel forum fiscale
Cliccare qui per consultare le risposte ai quesiti sull' Imu, Imposta Municipale Unica
Comune legittimato a richiedere maggiore imposta per il 1998 ed anni successivi
Quesito inviato da Patrizia in data 24 aprile 2003.
Si pone il seguente quesito:
Una società possiede un fabbricato di categoria D la cui rendita catastale (Lire 9.900.000) viene contestata all'UTE nel 1992 mediante ricorso; nel corso degli anni provvede a pagare l'ICI con un valore stimato da un perito, valore che rimane fisso negli anni.
L'Ufficio Tributi nell'anno 2001 (mediante notifica all'albo comunale dal 29/12/2001 al 31/12/2001) e ritiro della raccomandata in data 08/01/2002 notifica al contribuente per gli anni 1995 / 1996 / 1997 / 1998 la maggiore imposta derivante dalla differenza tra il valore determinato dalla rendita catastale di Lire 9.900.000 e il valore presunto di stima, conteggiando altresì sanzioni per infedeltà nella denuncia (pari al 50% dell'imposta non versata).
Gli avvisi non vengono pagati in quanto la ditta è in possesso della sentenza del ricorso che dichiara "cessata la materia del contendere ed invita l'UTE a rideterminare una nuova rendita" senza tuttavia indicare alcun importo di rendita.
Solamente nel settembre del 2002 si viene a conoscenza della rendita definitiva fissata in Lire 8.000.000; nel frattempo l'Ufficio Tributi, nel mese di agosto 2002, emette altri avvisi di accertamento per gli anno 1999 / 2000 su una rendita (risultante da visura catastale) di Lire 15.200.000 (errata).
L'ufficio Tributi, venuto a conoscenza della rendita definitiva di cui al ricorso, nel marzo 2003 rettificava gli avvisi di accertamento (sia quelli emessi nel dicembre 2001 che quelli emessi nell'agosto 2002) sulla base della nuova rendita definitiva di Lire 8.000.000, conteggiando le sanzioni al 50% per infedele dichiarazione e gli interessi maturati nel corso degli anni, ma senza prevedere la riduzione a 1/4 delle sanzioni di tipo dichiarativo.
1) Può il contribuente avvalersi dell'art. 10 dello Statuto del Contribuente per la sua buona fede, in quanto l'errato pagamento dell'imposta deriva esclusivamente da un ritardo dell'amministrazione (sentenza del 2001 su un ricorso del 1992) e quindi richiedere all'Ufficio Tributi di pagare esclusivamente l'imposta dovuta senza applicazione di sanzioni ed interessi?
2) Va tenuto conto anche dell'anno 1995 o è da ritenersi decaduto, avendo ricevuto la notifica del provvedimento in data 08/01/2002?
Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 28 aprile 2003.
Il quesito non evidenzia chiaramente alcuni elementi, come ad esempio la notifica degli atti impositivi mediante affissione all'albo pretorio dal 29 al 31 dicembre 2001, e poi il ritiro da parte del contribuente della raccomandata contenente gli atti stessi in data 8 gennaio 2002. Tuttavia, cogliendo gli aspetti essenziali della questione, ritengo utile rimarcare che la notifica si dà per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario ovvero da persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda, secondo il principio contemplato nel comma 4 dell'art. 3, del D.L. n. 261 del 1990 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 331 del 1990) e nel primo comma del novellato art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973. Pertanto, nel caso prospettato, la notificazione valida è, a mio avviso, quella dell'8 gennaio 2002, per cui il Comune è legittimato a richiedere la differenza di imposta limitatamente alle annualità 1998 e successive, a norma dell'art. 27, comma 10, della legge finanziaria 28 dicembre 2001 n. 448.
Per quanto riguarda la sanzione per infedele dichiarazione, essa va ridotta ad 1/4 se, entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, interviene adesione del contribuente con il pagamento del tributo, se dovuto, e della sanzione (art. 14, comma 4, del D.Lgs. 504/92).
In conclusione, se il Comune impositore ha introdotto in materia di Ici l'istituto dell'accertamento con adesione del contribuente (cosiddetto "concordato"), il contribuente può presentare all'ufficio tributi una domanda di concordato in carta libera, con l'indicazione del recapito anche telefonico. L'ufficio, entro 15 giorni dal ricevimento della domanda, invita, anche telefonicamente, il contribuente a comparire. In tal caso, il termine per impugnare l'atto di accertamento viene sospeso per un periodo di 90 giorni a decorrere dalla data di presentazione della domamda di concordato. Il contribuente che entro questo termine non riesce a mettersi d'accordo con l'ufficio non perde quindi la possibilità di ricorrere alla Commissione tributaria provinciale e, inoltre, fruisce della sospensione per 90 giorni del termine per il pagamento della maggiore imposta accertata.
Adeguamento dell'imposta solo dopo l'attribuzione della rendita definitiva
Quesito inviato da Francesco in data 29 aprile 2003.
Avendo pagato da sempre in base a una rendita presunta e non avendo mai ricevuto una rendita definitiva nonostante la casa sia vecchia , mi hanno fatto presente che l' imposta che verso è pari al 50% di quella che dovrei pagare.
Mi hanno parlato anche di sanzioni per dichiarazione infedele in cui potrei incorrere una volta avuta la rendita definitiva .
E' vero? Cosa mi conviene fare?
Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 05 maggio 2003.
A decorrere dal 1° gennaio 2000, gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali producono effetto, ovvero acquistano rilevanza giuridica solo dalla data della loro notificazione. Pertanto, fino a tale data, il Comune impositore non può richiedere al contribuente:
a) l'imposta relativa alle annualità precedenti alla notificazione, risultante dalla differenza tra l'importo versato e quello dovuto sulla base della rendita attribuita;
b) gli interessi, in quanto manca la base di calcolo, ossia la differenza d'imposta;
c) la sanzione amministrativa tributaria, visto che al contribuente non può essere attribuita alcuna violazione (in senso conforme, Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 13191 del 9 ottobre 2000).
Nel suo caso, dunque, nessuna sanzione per infedele dichiarazione può essere applicata e solo dopo la notificazione della rendita definitiva dovrà adeguare il versamento dell'imposta.
Avviso di accertamento consegnato a mano
Quesito inviato da Max in data 29 aprile 2003.
Un avviso di accertamento ICI (non protocollato) sottoscritto e consegnato a mano dal funzionario responsabile, senza nessuna sottoscrizione del contribuente per ricevuta in possesso dell'Ufficio Tributi, può considerarsi comunque validamente emesso? L'unica forma di conoscenza legale ammessa dalla legge in questi casi non è una rituale notificazione?
La notifica effettuata a mani del soggetto destinatario dell'atto impositivo è valida a prescindere dal luogo dove tale notifica sia stata eseguita (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza n. 13869 dell'11 dicembre 1999). Tuttavia, può ritenersi inesistente ( e non nulla ) allorquando sia effettuata in modo assolutamente non riconducibile al modello legale previsto dalla legge (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza n. 12818 del 23 dicembre 1998).
Liquidazione d'ufficio del rimborso in base all'art. 11, comma 1, del D.Lgs. n. 504/92
1° Quesito inviato da Enzo Lotti in data 29 aprile 2003.
Ho fatto richiesta di rimborso al comune per l' ICI versata su rendita presunta dal 1993 al 2001.
Nel 2002 sono riuscito ad avere la rendita definitiva da parte del Catasto ed è nettamente inferiore rispetto a quella presunta. Il comune si rifiuta di fare il rimborso appellandosi alla legge 342 del 21.11.2000, art.74, comma 1. Quanto scritto nel 1° comma vuole essere una innovativa tutela nei confronti del contribuente e non certamente UNA PENALIZZAZIONE PER IL CONTRIBUENTE che ha dovuto pagare sul presunto per l'inadempienza dal Catasto.
1a Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 30 aprile 2003.
Il ministero delle Finanze, con circolare n. 4/FL del 13 marzo 2001, ha fornito alcuni chiarimenti in ordine alle disposizioni relative all'Ici introdotte dalla legge 21 novembre 2000, n. 342 ( il cosiddetto "collegato" alla legge finanziaria per l'anno 2000 ). In merito al caso prospettato, la predetta circolare sottolinea al paragrafo 3 che "nell'eventualità in cui il contribuente abbia versato il tributo in misura maggiore rispetto a quello che risulta dovuto in base alla rendita attribuita, avrà diritto al rimborso delle somme indebitamente versate, sulle quali devono essere corrisposti gli interessi. Infatti, a differenza di quanto è avvenuto con la legge finanziaria dello scorso anno che disciplinava diversamente tale fattispecie, mancando nell'art. 74 specifiche disposizioni al riguardo, devono trovare applicazione le norme di carattere generale che regolano la materia".
E' di intuitiva evidenza che nella fattispecie il Comune impositore deve, ai sensi dell'art. 11, comma 1, terzo periodo, del D.Lgs. 504/92, disporre il rimborso delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi nella misura indicata nel comma 5 (ora comma 6) dell'art. 14, senza che sia necessaria l'istanza del contribuente. La medesima conclusione è desumibile, peraltro, dalla previsione di cui all'art. 1, comma 1, del decreto del ministero delle Finanze n. 367 del 24 settembre 1999 (Regolamento di attuazione dell'Ici relativa al 1993). Pertanto, in caso di persistente rifiuto del rimborso, sarà costretto a ricorrere alla Commissione tributaria provinciale, confidando nel suo giudizio senz'altro favorevole.
2° Quesito inviato da Enzo Lotti in data 30 aprile 2003.
Ringrazio della risposta, però il paragrafo 3 della circolare 4/FL del 13.3.01 recita: "GLI ATTI DEGLI UFFICI DEL TERRITORIO ADOTTATI ENTRO IL 31.12.1999". La mia rendita è stata messa in atti il 10.06.2002.
Mi spetta ugualmente il rimborso?
Per quale periodo? Dal 1993 al 2001?
2a Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 05 maggio 2003.
E' vero che il chiarimento ministeriale espresso nel paragrafo 3 della circolare n. 4/FL del 13 marzo 2001 si riferisce agli "atti degli uffici del territorio adottati entro il 31 dicembre 1999", ma la mia citazione aveva un duplice scopo:
1) confutare la tesi del Comune che si rifiuta di provvedere al rimborso appellandosi erroneamente alla disposizione del comma 1 della legge 342 del 2000;
2) far rilevare che il Ministero delle Finanze, ancora una volta, riafferma che in materia di rimborso della maggiore imposta versata e non dovuta, devono trovare applicazione le norme di carattere generale, da me richiamate nella precedente risposta.
Tuttavia, a maggior chiarimento e completezza di informazione, è bene rammentare che la previsione di cui al comma 1 dell'art. 13 del D.Lgs. 504/92 sancisce, tra l'altro, che il contribuente può chiedere il rimborso entro tre anni dal giorno "in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione". Alcune Commissioni tributarie (tra cui quella provinciale di Milano, sezione XXXVI, sentenza 358 del 17 gennaio 2001) hanno ritenuto che il "momento" in cui il diritto alla restituzione diviene certo non può che coincidere con l'attribuzione della rendita (tacitamente accettata dal contribuente) da parte del competente ufficio del Territorio. Accanto a questo principio generale, vanno annoverate le norme specifiche contemplate nell'ultimo periodo del comma 1 dell'art. 11 del D.Lgs. 504/92 e nel comma 1 dell'art. 1 del decreto ministeriale 367 del 24 settembre 1999. Così, poiché nel caso di specie il diritto al rimborso consegue alla particolare procedura di liquidazione da operare in base alla rendita attribuita (dopo che il contribuente ha pagato il tributo con riferimento alla rendita "presunta"), il Comune è tenuto ad adottare d'ufficio il provvedimento di restituzione della maggiore imposta indebitamente versata per le annualità dal 1993 al 2001 (in senso conforme, D.M. 367/99).
L'istanza del contribuente è utile solo a interrompere i termini di decadenza e a sollecitare il rimborso.
Terreni agricoli esenti dall'Ici
Quesito inviato da Grazia B. in data 03 maggio 2003.
In merito all'esenzione ICI per i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina, così come delimitate ai sensi dell'art. 15 della legge 27/12/1977 n°984, vorrei maggiori chiarimenti sul contenuto della circolare del Ministero delle Finanze n° 9 del 16/06/1993, che nell'allegato A individua ben 6.103 Comuni d'Italia risultanti esenti. L'individuazione di tali Comuni coincide con la loro assoluta ed inderogabile esenzione ? O ogni Comune ha comunque facoltà, in mancanza di specifica norma regolamentare comunale o legislazione specifica e dettagliata, di disporre l'applicabilità dell'imposta stessa ai terreni agricoli, definendo parametri minimi da esentare, giacchè risultano indefinite le dimensioni dell'"orticello esentabile" ai sensi della Circolare 9/93?
Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 08 maggio 2003.
Nell'elenco allegato alla circolare del ministero delle Finanze n. 9/249 del 14 giugno 1993 sono indicati i comuni sul cui territorio i terreni agricoli sono esenti dall'Ici ai sensi dell'art. 7, lettera h), del D.Lgs. 504/92.
Se accanto all'indicazione del comune non è riportata alcuna annotazione, significa che l'esenzione opera sull'intero territorio comunale. Se, invece, è riportata l'annotazione "PD" (parzialmente delimitata), significa che l'esenzione è limitata ad una parte del territorio comunale. In tal caso, per l'esatta individuazione delle zone agevolate occorre rivolgersi al comune competente.
Non sono interessati all'elenco i cosiddetti terreni "incolti" e gli "orticelli", cioè piccoli appezzamenti di terreno coltivati occasionalmente senza strutture organizzative. Sia i terreni incolti che gli orticelli restano oggettivamente al di fuori del campo di applicazione dell'Ici.

References: sentenza 
 art. 26
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.74
 sentenza