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Timestamp: 2019-01-19 07:00:50+00:00

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Concessione di derivazione acque
In caso di coesistenza nello stesso corso d'acqua di più derivazioni la p.a. deve fissare il compenso che l'utente a valle deve corrispondere a quello a monte
Nell'ipotesi (di cui del T.U. n. 1775 del 1933, art. 47, comma 1) di coesistenza, nello stesso corso d'acqua, di più derivazioni successive "in cascata", è possibile che l'utenza a valle si avvalga, per ragioni tecniche ed economiche, delle opere di presa e derivazione dell'utenza a monte. In tal caso, la Pubblica Amministrazione concedente deve stabilire le cautele necessarie per la coesistenza delle due utenze, e fissare l'entità del compenso che l'utente a valle deve corrispondere a quello a monte; un eventuale accordo tra i due utenti su questi punti deve comunque essere approvato e fatto proprio dalla P.A..
Il decorso dei termini stabiliti nel disciplinare, entro i quali il concessionario deve derivare ed utilizzare l'acqua, non comporta l'automatica decadenza dalla concessione, che, ai sensi del R.D. n. 1775 del 1933, art. 55 è riservata ad un'autonoma valutazione della P.A., alla quale la norma attribuisce il potere di prorogare i termini in questione, qualora non ritenga di dichiarare la decadenza, evitando - in relazione alla persistenza dell'interesse pubblico sotteso - la perdita di efficacia della concessione.
Il mutamento dell'uso dell'acqua pubblica, rispetto a quello previsto dalla concessione, comporta una variante di tipo "sostanziale" della concessione stessa, che - ove fatto valere dal concessionario - innesca una nuova procedura istruttoria (analoga a quella prevista per una nuova concessione) e conduce ad un altro titolo concessorio, autonomo e sostitutivo rispetto al precedente, regolato da un altro disciplinare, anche con riguardo alla durata ed al canone.
Le ipotesi e le modalità di pronunzia della decadenza dalle concessioni di utilizzazione e derivazione di acque pubbliche sono determinate e regolate dal R.D. n. 1775 del 1933, art. 55 (alla cui lettera f) si prevede la possibilità di farsi luogo al provvedimento di decadenza "per il decorso dei termini stabiliti nel decreto e nel disciplinare entro i quali il concessionario deve derivare e utilizzare l'acqua concessa") nel senso che per la declaratoria di tale decadenza è necessario un provvedimento motivato, avente natura costitutiva, e, quindi, espresso, con la conseguenza che la decadenza non è automaticamente connessa dalla norma al mancato rispetto dei detti termini, bensì ad un'autonoma valutazione in proposito della P.A.
Il d.lgs. 79/1999 impone di indire la gara ad evidenza pubblica per l'attribuzione di nuove concessione di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico
Il D.Lgs. n. 79 del 1999, art. 12, modificato dalla lett. a) del comma 4 del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 37, come sostituito dalla Legge di Conversione 7 agosto 2012, n. 134 è la disciplina nazionale vigente (applicabile su tutto il territorio, compreso quello delle Province Autonome), che impone di indire la gara ad evidenza pubblica anche per l'attribuzione di una nuova concessione di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico, con le medesime modalità e durata (art. 12 cit., comma 1), senza che vi sia contrasto alcuno nè con i principi costituzionali di iniziativa economica nè con i principi comunitari.
Il piano regionale di tutela delle acque può subordinare il rilascio di nuove concessioni per derivazioni idroelettriche all'uso sostenibile del territorio
I limiti alle nuove concessioni per derivazioni idroelettriche previsti da un Piano regionale di tutela delle acque che non integrano una moratoria, ma subordinano il rilascio di nuove concessioni all'uso sostenibile del territorio, non si pongono in contrasto con il d.lgs. n. 387 del 2003, attuativo della Dir. 2001/77/CE (poi sostituita dalla Dir. 2009/28/CE, la quale esprime la necessità di un bilanciamento degli obiettivi, non la prevaricazione dell'uno (la produzione di energia rinnovabile) sull'altro (la tutela ambientale), e stabilisce delle soglie minime di produzione che gli Stati membri devono adoperarsi per conseguire, con ciò non escludendo la possibilità di porre limiti alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Il pagamento del canone per concessione di derivazione di acque pubbliche non è esigibile in caso di impossibilità di funzionamento dell'impianto non imputabile al concessionario
In tema di concessioni di derivazione di acque pubbliche, il pagamento del canone, o dell'addizionale e dei relativi accessori, non è esigibile ove sia mancata l'effettiva fruizione della stessa, da parte del concessionario, per l'impossibilità di funzionamento dell'impianto ascrivibile ad eventi non imputabili al concessionario medesimo, e ciò malgrado la presenza di una clausola del disciplinare di concessione che ne preveda la corresponsione anche in tale ipotesi, risultando una siffatta clausola invalida per la non meritevolezza dell'interesse perseguito derivante dal contrasto con i principi generali dell'ordinamento ricavabili dall'art. 41 Cost. e con quelli di economicità vigenti in tema di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia.
Le scadenze di cui all'art. 12 del d.lgs. 79/1999 devono intendersi estese a tutte le concessioni di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico, nessuna esclusa
Le previsioni di scadenza di cui all'art. 12 del d.lgs. n. 79 del 1999 (cd. decreto Bersani) devono intendersi estese a tutte le concessioni di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico, nessuna esclusa, con conseguente travolgimento delle disposizioni di favore dettate per la Valtellina dall'art. 8-quater della l. n. 102 del 1990 e dall'art. 24 della l. n. 282 del 1991, attesi il tenore letterale della norma ed il suo dichiarato carattere attuativo della direttiva 96/92/CE, che, al fine di blindare la liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica, ha sancito l'obbligo per gli Stati membri di disciplinare con normativa transitoria espressa, da sottoporre al vaglio della Commissione, impegni o garanzie di gestione accordati prima dell'entrata in vigore della direttiva, e che potessero restare inadempiuti a causa delle disposizioni della stessa.
Quando la competenza a rilasciare le concessioni per le grandi e per le piccole derivazioni di acqua pubblica è attribuita ad enti differenti, essi devono procedere d'intesa
Ciascuna derivazione di acqua pubblica ha l'effetto - che è proprio dell'uso eccezionale dei beni demaniali - di escludere gli altri possibili usi, di modo che, nel concorso di più derivazioni, va necessariamente determinata la quantità d'acqua da assegnare ad ognuna di esse. Sicchè, ove la competenza a rilasciare le diverse concessioni per le grandi derivazioni e per le piccole sia attribuita ad enti differenti, è da ritenere che le pubbliche amministrazioni interessate debbano procedere d'intesa, non essendo ragionevole che ciascun ente proceda per proprio conto ignorando ciò che fa l'altro.
L'ente concedente una derivazione idrica ad uso idroelettrico può imporre prescrizioni al concessionario anche senza esaminarne gli interessi
La possibilità o meno, per l'ente concedente una derivazione idrica ad uso idroelettrico, di imporre delle prescrizioni, al soggetto concessionario, volte ad evitare che gli stessi intercettino nei propri invasi acque naturalmente fluenti, deviandole e/o sottraendole, del tutto, dall'alveo naturale, è legittima e non viene meno, neppure se nella motivazione del provvedimento con il quale sono imposte le prescrizioni, non si prenda in esame l'interesse dei concessionari.
L’impiego privato di acque pubbliche per produzione a tariffa incentivata di energia elettrica necessita di concessione specifica per uso idroelettrico
Trattandosi di bene pubblico, da utilizzare per conseguire incentivi, anch'essi pubblici, l'impiego privato di acqua di sorgente per una ben determinata finalità, quale la produzione a tariffa incentivata di energia elettrica, deve essere sorretto da valida concessione per uso idroelettrico delle acque pubbliche e non una qualsivoglia concessione, rilasciata per usi diversi.
La concessione di acque pubbliche e' condizione necessaria per costruire gli impianti di derivazione dell'acqua
La concessione di acque pubbliche precede logicamente e temporalmente l'autorizzazione a costruire gli impianti per derivare l'acqua.
La concessione di derivazione e' illegittima se durante la procedura concorsuale sono modificate le condizioni del fiume
E' illegittima la procedura concorsuale di affidamento di una concessione di derivazione qualora le condizioni del fiume risultino mutate durante l'istruttoria, in quanto, per l'effetto, l'ipotesi progettuale, in base alla quale è stata indetta la gara e risultano formulate le domande e le offerte delle imprese, non risulta più aderente alla realtà, venendo, in concreto, non solo ad essere alterata la par condicio tra le imprese partecipanti, alla cui discrezionalità viene in concreto rimessa la possibilità di tenere conto degli effetti dell'evento dannoso, ma pure ad essere pregiudicati regole e principi in tema di gare di appalto pubbliche, che esigono condizioni uguali per tutti i concorrenti e certezza delle regole prefissate.
I progetti di derivazioni idriche non possono essere sottoscritti dai periti industriali
L'art. 10 R.D. 1285/1920 prevede che i progetti di derivazioni idriche siano firmati da un ingegnere; soltanto per le piccole derivazioni la P.A. può ammettere che i documenti siano firmati da un geometra o da un perito agronomo, ma mai da un perito industriale.
Anche le regioni e le province autonome devono rispettare le norme statali in materia di procedure per il rilascio di concessioni di derivazione acque a scopo idroelettrico
Le norme che disciplinano le procedure di assegnazione delle concessioni di derivazione di acque pubbliche a scopo idroelettrico, disciplinandone i tempi di indizione, la durata dei titoli, le condizioni e i criteri di ammissione alla gara, le procedure di affidamento e i criteri di valutazione dell'offerta rientrano nella potestà legislativa esclusiva in materia di tutela della concorrenza, e quindi vincolano anche le Regioni a statuto speciale e le Province autonome.
L'art. 12-bis R.D. 1775/1933 subordina l'utilizzo delle acque pubbliche da parte dei privati al rilascio di un provvedimento concessorio, ai fini della cui adozione occorre farsi carico non solo dei profili quantitativi ma anche di quelli qualitativi della risorsa idrica, in un'ottica di equo contemperamento tra la necessità di garantire lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e la tutela e la conservazione dell'ambiente e, in particolare, dei corpi idrici.
Aree naturali protette: non serve coinvolgere l'ente parco nel procedimento autorizzatorio di un progetto di rilascio idrico
In materia di aree naturali protette, dall'art. 164, co. 2, D. Lgs. 152/2006 non è ricavabile il diritto dell'Ente Parco di essere coinvolto nel procedimento autorizzatorio concernente un progetto di rilascio idrico presentato dal concessionario per uso di produzione di energia idroelettrica.
La qualita' dell'acqua deve essere provata dal concessionario che chiede il dimezzamento del canone di derivazione
Il dimezzamento del canone per la derivazione di acque pubbliche di cui alla l. 5 gennaio 1994, n. 36, art. 18, comma 1, lett. d), non è subordinato soltanto alla verificazione dell'avvenuto rispetto dei limiti tabellari concernenti lo scarico di acque reflue, ma anche al fatto che dette acque siano restituite, a seguito dello scarico dall'impianto industriale, senza alcun impoverimento qualitativo e, pertanto, con le stesse caratteristiche organolettiche e chimiche che esse avevano prima del prelievo. Ne consegue che l'onere della prova di tali presupposti, sui quali si basa la richiesta di riduzione del canone, incombe sul soggetto beneficiario e non sul concedente, trattandosi di circostanze favorevoli al primo.

References: art. 47
 art. 55
 art. 55
 art. 12
 art. 37
 art. 18