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Timestamp: 2019-06-26 12:47:12+00:00

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N. 8685 Reg.Ric.
sul ricorso n. 8685 del 1999, proposto dal Ministero per i beni e le attività culturali, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui Uffici è per legge domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n.12;
Il Comune di Cetona, in persona del Sindaco p.t., rappresentato ed difeso dall’avv. Calogero G. Narese ed elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio Grez, Lungotevere Flaminio n. 46 Pal. IV, sc. B;
di Capraro Patrizia, non costituitasi in giudizio;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana n.318 del 2 ottobre 1998, resa tra le parti;
visto l’atto di costituzione in giudizio e vista la memoria del Comune appellato;
alla pubblica udienza del 2 luglio 2004, relatore il Consigliere Domenico Cafini, uditi l’avvocato dello Stato Volpe e l’avv. Ragazzini (per delega dell’avv. Narese);
1. Con ricorso proposto davanti al TAR della Toscana il Comune di Cetona impugnava il decreto ministeriale 20.5.1996, pubblicato in G.U. n.155 del 4.7.1996, concernente la dichiarazione di notevole interesse pubblico di un’area ricadente nel Comune stesso, ai sensi e per gli effetti della legge 29.6.1939, n.1497.
Esponeva, nelle premesse, l’ente ricorrente che
il suo capoluogo da oltre un ventennio era soggetto a vincolo ex L. n.1497/1939 senza che il Ministero per i beni culturali e ambientali si fosse specificamente occupato della tutela paesaggistica della zona considerata dal vincolo stesso;
che la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Siena e Grosseto, con nota in data 8.4.1994, aveva segnalato il rischio di possibili danni ambientali alle aree non incluse nel vincolo esistente, concludendo per l’opportunità di un aggiornamento del territorio da sottoporre ad ulteriore vincolo;
che, nonostante l’opposizione della Regione e delle altre Amministrazioni locali interessate, la Soprintendenza aveva trasmesso gli atti al Ministero per l’adozione del nuovo provvedimento di vincolo, poi disposto con il decreto impugnato.
A sostegno del gravame il Comune istante deduceva quindi i seguenti motivi di diritto:
A) Eccesso di potere sotto il profilo dell’errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto;
difetto di istruttoria e contraddittorietà;
in quanto nell’atto impugnato era stato affermato che l’area assoggettata a vincolo coincideva sostanzialmente con quella interessata alla riparametrazione delle aree protette in corso di elaborazione da parte della Provincia e che l’inclusione di un’area in un piano paesistico di particolare interesse ambientale comportava tutela diversa da quella nascente dal vincolo ex L. n.1497/1939, presupposti questi ora accennati che invece, secondo il Comune ricorrente, sarebbero errati, atteso che l’area ora vincolata comprendeva anche una fascia a valle esclusa invece dal piano paesistico provinciale ed atteso che la normativa di salvaguardia delle aree perimetrate come protette era del tutto equiparata a quello prevista nelle zone soggette a vincolo paesistico.
B) Violazione artt. 2 e 3 L n.1497/1939; violazione art. 82, comma 2, D.P.R. n.616/1977; violazione dei principi costituzionali di riconoscimento delle autonomie locali e di decentramento amministrativo nonché di tutela del paesaggio di cui agli artt. 5 e 9, comma 2, Cost; violazione del principio del giusto procedimento; perché l’Amministrazione statale intimata aveva del tutto ignorato il lavoro di analisi del territorio operato dalla Provincia, in sede di elaborazione del piano paesistico di tutela delle aree protette, limitandosi a dire che le rispettive planimetrie “in linea di massima“ coincidevano, ed atteso che nell’esercizio del potere di integrazione degli elenchi delle bellezze naturali ex art. 82 cit., l’Amministrazione stessa aveva completamente “saltato” le fasi procedimentali imposte dai menzionati artt. 2 e 3 relativi alla partecipazione al procedimento delle parti pubbliche e private interessate.
C) eccesso di potere per illogicità e mancata ponderazione degli interessi; eccesso di potere per sviamento; incompetenza; e ciò in quanto l’Amministrazione dei beni culturali e ambientali aveva ritenuto che il proliferare nella zona considerata di piccoli annessi agricoli potesse poi portare a complessi turistici residenziali, mentre non avrebbe avuto titolo ad intervenire sotto tale aspetto, né avrebbe avuto il potere di porre sotto tutela le amministrazioni locali nell’esercizio del loro potere di programmazione del territorio.
Nel giudizio davanti al TAR interveniva ad opponendum la sig.ra Patrizia Capraro, deducendo la mancanza di interesse al ricorso da parte del Comune.
L’Amministrazione intimata si costituiva anch’essa in giudizio, opponendosi al ricorso con apposita memoria.
Con motivi aggiunti, notificati a seguito del deposito di alcuni documenti da parte dell’Amministrazione per i beni culturali ed ambientali, il Comune anzidetto deduceva altresì le seguenti censure:
a) Eccesso di potere sotto il profilo del difetto dei presupposti, in quanto il Ministero, nel rispondere alla Soprintendenza che aveva proposto di non esercitare la facoltà di integrare gli elenchi, aveva rappresentato che il vincolo ex L. n. 1497/1939 era diverso da quello del piano paesistico.
b) Eccesso di potere sotto il profilo della contraddittorietà, del difetto di motivazione e della irragionevolezza; giacché la vicenda era sorta per iniziativa della Soprintendenza predetta la quale, dopo aver proposto una riparametrazione dell’area da sottoporre a vincolo, aveva poi mutato, visto il piano in corso di elaborazione da parte della Provincia, il proprio avviso e proposto che al nuovo vincolo da approvare rinunciasse il Ministero, il quale, tuttavia, si era determinato per l’approvazione dello stesso.
Nella imminenza della discussione orale le parti depositavano memorie ribadendo le rispettive tesi e conclusioni.
1.1. Con la sentenza in epigrafe il TAR adito, disattese le eccezioni preliminari di parte ricorrente, accoglieva il gravame proposto dal Comune istante, avendo ritenuto fondate le censure dedotte in parte del primo motivo del ricorso introduttivo (errata valutazione dei presupposti di diritto) e nel secondo dei motivi aggiunti (contraddittorietà e difetto di motivazione).
1.2. Contro tale sentenza - ritenuta ingiusta e lesiva dei propri diritti ed interessi - è insorto con l’odierno appello il Ministero per i beni e le attività culturali, il quale ha contestato la principale tesi dei primi giudici di irragionevolezza del vincolo in relazione alla circostanza che la provincia di Siena, in ottemperanza a delibera regionale, aveva previsto la sottoposizione dell’area a vincolo paesistico.
Secondo la parte pubblica appellante, infatti, da una parte, i vincoli e piani paesistici costituirebbero strumenti con diversi effetti, ancorché talvolta concorrenti; né l’approvazione di essi farebbe venir meno il vincolo esistente che, al contrario, diverrebbe parametro di valutazione della congruità in relazione alle finalità perseguite e alle disposizioni introdotte; dall’altra, il piano provinciale, al momento dell’adozione del vincolo impugnato nel giudizio di prime cure, sarebbe risultato ancora in fase di elaborazione e avrebbe contenuto elementi di deroga ed eccezione inaccettabili sul piano della tutela delle aree in questione.
La circostanza peraltro che la Soprintendenza (che aveva elaborato la proposta di vincolo) avesse ritenuto di seguito che alcuni profili di tutela fossero perseguibili anche con il solo strumento pianificatorio, non avrebbe inciso comunque, per l’Amministrazione appellante, sulla responsabilità dell’Autorità ministeriale che è tenuta ad esercitare il potere di integrazione degli elenchi delle aree vincolate, laddove i luoghi di cui trattasi - con un giudizio di merito sindacabile solo sotto il profilo della razionalità e non invece sotto il profilo della ponderazione degli interessi - appaiono oggettivamente meritevoli di tutela.
1.3. Nel giudizio di secondo grado si è costituito il Comune di Cetona, il quale, con una ampia ed articolata memoria, ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso e, nel merito, ha controdedotto ai rilievi mossi dal Ministero e poi riproposto i motivi dell’originario gravame dichiarati assorbiti nella pronuncia di primo grado, concludendo quindi per il rigetto dell’appello, con conseguente conferma dell’impugnata sentenza.
1.4. La causa è stata, infine, assunta in decisione alla pubblica udienza del 2 luglio 2004.
2. Va preliminarmente esaminata l’eccezione di inammissibilità dell’odierno ricorso sollevata dal Comune appellato sul presupposto che esso sarebbe “sostanzialmente indeterminato”.
Ritiene, infatti, il Collegio che l’appello in esame è tutto incentrato su un rilievo che si appunta contro la parte essenziale della sentenza, rilievo nel quale viene criticata la tesi del TAR - secondo cui il decreto di vincolo impugnato in prime cure sarebbe irragionevole con riguardo alla circostanza che la provincia di Siena, in ottemperanza a delibera regionale, aveva previsto la sottoposizione dell’area a vincolo paesistico - in quanto i vincoli e piani paesistici costituiscono strumenti con diversi effetti, ancorché talvolta concorrenti e in quanto l’approvazione di questi ultimi non fa venir meno, comunque, il vincolo esistente.
Tale rilievo appare, invero, sufficiente ai fini dell’ammissibilità dell’appello, pur se in questo non risultano formulate specifiche e dettagliate doglianze nei confronti di tutte le altre argomentazioni svolte dai primi giudici in accoglimento del ricorso originario.
E ciò perché, ai fini dell’ammissibilità del ricorso in appello, non è necessaria la confutazione analitica e specifica degli argomenti utilizzati nella sentenza impugnata, essendo sufficiente proporre tesi e considerazioni incompatibili con quelle fatte dal Giudice di primo grado.
(cfr., tra le tante, Cons. St., Sez.VI, 17.3.2003, n.6340; 16.10.2001, n.5471).
2.1. Nel merito il ricorso in appello è fondato.
2.2. Prima di passare all’esame della censura sostanziale formulata dalla difesa erariale, ritiene utile il Collegio ricordare in sintesi gli elementi documentali che hanno caratterizzato il procedimento preordinato alla adozione del decreto oggetto dell’impugnativa in prime cure, e cioè:
- la nota 11.6.1994 n.7906 con cui la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Siena e Grosseto ha prospettato al competente ufficio della Regione Toscana la necessità di un ampliamento del vincolo già imposto ex L. n.1497/1939 nel Comune in questione;
- la nota 1.9.1994 n.11260 con cui la stessa Soprintendenza ha comunicato al Ministero che, attesa la predisposizione “di una riparametrazione del sistema delle aree protette” da parte della Provincia di Siena, “non sembrerebbero ricorrere gli estremi della inadempienza che esigerebbero un intervento di vincolo ai sensi della legge n.1497/1939 da parte del Ministero”, concludendo che “si riterrebbe di non esercitare la facoltà di integrazione degli elenchi”, a meno che non pervenissero comunicazioni in senso contrario dal medesimo Ministero;
- la nota ministeriale 16.11.1994, n.22583 con cui è stato chiarito come l’inclusione di un area in un piano paesistico quale zona di interesse ambientale è atto di tutela diverso dall’imposizione del vincolo ex L. n.1497/1939 che subordina l’esecuzione di qualsiasi intervento di modifica dello stato dei luoghi alla procedura prevista dalla L. n.431/1995 per il rilascio dell’autorizzazione ex art.8 della citata L. n.1497/1939, insistendosi implicitamente per l’adozione del provvedimento di vincolo in questione;
- la nota 6.5.1995 n.51 con cui la Soprintendenza menzionata - dopo che con precedente sua lettera aveva informato il competente ufficio della Regione Toscana dell’avanzata fase di stesura della proposta di vincolo - ha formulato al Ministero la proposta predetta ai sensi della legge. n.1497/1939 con riferimento ad un’ampia area ricadente nel Comune in questione, secondo la perimetrazione indicata nella stessa nota;
- infine, il parere favorevole espresso dal Comitato di settore per i beni ambientali e architettonici del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali nella seduta del 19-20.12.1995 in ordine alla proposta di vincolo anzidetta.
2.3. Ciò premesso in ordine a taluni degli atti preordinati all’adozione del provvedimento impugnato nel giudizio di primo grado, il Collegio ritiene di condividere la censura centrale dell’appello secondo cui i vincoli di particolare interesse sotto il profilo paesaggistico e i piani paesistici costituiscono strumenti con effetti del tutto diversi, anche se talvolta concorrenti, con la conseguenza che l’approvazione di questi ultimi non può mai vanificare il vincolo paesaggistico, il quale resta in ogni caso il parametro necessario da tenere presente per valutare la congruità in relazione alle disposizioni approvate e ai fini che si intendono raggiungere.
La circostanza, evidenziata nel ricorso originario, secondo cui la Soprintendenza, che ha poi elaborato la proposta di vincolo, avesse ritenuto, precedentemente, che alcuni profili di tutela potessero essere perseguiti anche con il solo strumento pianificatorio, ancora in fase di elaborazione, non può assumere pertanto rilevanza alcuna nel caso di cui si tratta.
Essa, infatti, non incide in alcun modo su quella che è la responsabilità spettante esclusivamente all’Autorità ministeriale, tenuta ad esercitare il proprio potere di integrazione degli elenchi delle aree vincolate - a prescindere da eventuali iniziative di riparametrazione del territorio da parte degli enti locali interessati finalizzate all’adozione di piani paesistici - dopo avere considerato l’eventuale necessità di tutela nei luoghi indicati nella proposta di vincolo, secondo un giudizio di merito non sindacabile se non sotto il profilo della irrazionalità dell’azione amministrativa svolta.
Quanto allo specifico rilievo dedotto davanti al TAR nel primo motivo del gravame originario - con cui si è sostenuto appunto che la normativa di salvaguardia era del tutto equiparata a quella relativa al vincolo - rilievo poi accolto dai primi giudici con la pronuncia ora contestata, il Collegio deve peraltro osservare che, in ordine al rapporto tra vincolo di particolare interesse sotto il profilo paesaggistico e disciplina dei piani territoriali paesistici, la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha chiarito che questi ultimi suppongono sempre l’esistenza del vincolo paesaggistico e che in ogni caso non costituisce vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento della esistenza, nel territorio oggetto dell’intervento paesaggistico, di eventuali iniziative urbanistico-paesistiche, che rispondono peraltro ad esigenze diverse e non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dell’attuazione del primario valore paesaggistico. Per le medesime ragioni non può essere configurata la necessità di una specifica individuazione nel decreto, che provvede alla dichiarazione di particolare interesse paesaggistico della zona, relativamente al coordinamento con eventuali previsioni contenute in strumenti pianificatori e urbanistici. (cfr. Cons. St., Sez.VI 14.1.1993, n.29).
L’imposizione del vincolo paesaggistico non richiede, in definitiva – come osservato dalla giurisprudenza amministrativa - una ponderazione degli interessi privati unitamente e in concorrenza con quelli pubblici connessi con la tutela paesaggistica, sia perché la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non è in concorrenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica, sia perché la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non è un vincolo a carattere espropriativo, costituendo i beni aventi valore paesistico una categoria originariamente di interesse pubblico, sia perché comunque la disciplina costituzionale del paesaggio (art.9 Cost.) erige il valore estetico-culturale a valore primario dell’ordinamento (Cons. St. Sez.VI 14.1.1993, n.29; Corte Cost. 21.12.1985, n.359 e 27.6.1986, n.151).
Quanto, infine, al fatto evidenziato da parte appellata che la Soprintendenza, mentre in un primo tempo aveva indicata (con un avviso espresso al condizionale: “sembrerebbe”) l’opportunità che il Ministero non imponesse il vincolo, ha avanzato successivamente - in relazione all’evolversi della situazione e alla constatazione che la predisposizione del piano provinciale era ancora in fase lontana dalla conclusione del procedimento – la proposta di imposizione del vincolo predetto, non significa, come già accennato, che l’Amministrazione dei beni culturali abbia adottato un comportamento contraddittorio nel disporre il provvedimento di vincolo di sua competenza, del quale da tempo aveva peraltro manifestato la necessità.
In conclusione l’appello in esame, anche se non contiene dettagliate censure contro tutte le statuizioni della sentenza impugnata, deve ritenersi, per le ragioni innanzi esposte, fondato, avendo l’Amministrazione ricorrente sufficientemente dimostrato l’erroneità del decisum sostanziale della sentenza impugnata e, quindi, l’insussistenza nella specie sia del vizio di errata valutazione dei presupposti di diritto (di cui al primo motivo del ricorso originario), sia di quello relativo alla contraddittorietà e al difetto di motivazione (di cui al secondo motivo aggiunto), ritenuti fondati dai primi giudici.
2.4. La rilevata fondatezza dell’impugnazione proposta dal Ministero suddetto comporta la necessità di esaminare gli ulteriori motivi del ricorso di primo grado dichiarati assorbiti dal Tribunale e riproposti in questa sede con una articolata memoria dall’odierno appellato..
Tali motivi sono da ritenersi, innanzitutto, ammissibili (nonostante siano stati dedotti in memoria) perché nel giudizio amministrativo di appello non è necessario che la parte vittoriosa in primo grado proponga appello incidentale per far valere i motivi di impugnazione pretermessi nel primo giudizio, in quanto non esaminati e ritenuti assorbiti dall’accoglimento di altri rilievi.
E’ sufficiente, infatti, - a norma dell’art. 346 cod. proc. civ. - che la stessa parte si limiti a riproporre, puramente e semplicemente, nel nuovo giudizio le relative questioni in qualsiasi scritto difensivo, non soggetto quindi ai termini e alle forme dell’appello incidentale in senso stretto, e bastando dunque allo scopo la mera richiesta di esame delle censure assorbite.
(cfr., tra le tante, Sez.IV 17.4.2000, n.2298; 24.6.2003, n.3818; Sez. V 26.5.1997, n.567; 11.7.2003, 4147).
2.5. I riproposti motivi sono comunque nel merito infondati.
A) Quanto al primo di essi il Comune evidenzia che il secondo motivo del ricorso originario non si esauriva nella censura (respinta dal primo Giudice) relativa alla violazione degli artt. 2 e 3 L. n.1497/1939, ma prendeva in considerazione anche altri aspetti, da tenere presenti anche nell’attuale sede, - e cioè: violazione dell’art.82, comma 2, lett.a) D.P.R. n.616/1977; violazione dei principi costituzionali di riconoscimento delle autonomie locali e di decentramento amministrativo nonché di tutela del paesaggio; violazione del giusto procedimento - aspetti questi attinenti alla violazione del principio di leale cooperazione, poi sviluppati anche con il primo motivo aggiunto concernente il denunciato “eccesso di potere sotto il profilo del difetto dei presupposti”.
La doglianza così riformulata va disattesa.
Deve ritenere infatti il Collegio che nella specie, per quanto sopra precisato, il Ministero non ha ignorato nel decreto impugnato in prime cure l’esistenza dei vari interessi pubblici esistenti (in particolare quelli connessi alla predisposizione della riparametrazione delle zone protette finalizzata alla stesura del piano paesistico), pervenendo comunque alla determinazione di imporre il vincolo in questione per evitare pregiudizio alla tutela paesaggistica, nell’ambito dell’esercizio di un proprio autonomo potere amministrativo volto a perseguire finalità presenti nella legge che tale potere ha conferito, con un giudizio non sindacabile nel merito se non per manifesta illogicità, nella specie non sussistente, sentito comunque, ai sensi dell’art.82, comma 2, D.P.R. n.616/1977 il Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, Comitato di settore per i beni ambientali e architettonici..
In ordine alle censure in esame deve rilevare in ogni caso il Collegio che, secondo un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa e costituzionale, da un canto l’imposizione del vincolo in questione non richiede una ponderazione degli interessi privati unitamente e in concorrenza con quelli pubblici connessi con la tutela del paesaggio, sia perché la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non è in concorrenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica, sia perché la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non è, come sopra accennato, un vincolo a carattere espropriativo, costituendo i beni aventi valore paesistico una categoria originariamente di interesse pubblico, sia perché comunque la disciplina costituzionale del paesaggio (art.9 Cost.) erige il valore estetico-culturale a valore primario dell’ordinamento (Cons. St. Sez.VI 14.1.1993, n.29; Corte Cost. 21.12.1985, n.359; 27.6.1986, n.151, e, più recentemente, Sez. IV, 10.12.2003, n.8145); mentre, dall’altro, la materia del paesaggio non è riducibile a quella della urbanistica né può ritenersi in quest’ultima assorbita o subordinata, con la conseguenza che non può essere considerato vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento della esistenza nel territorio oggetto dell’intervento paesaggistico, di eventuali prescrizioni urbanistiche, che rispondono ad esigenze diverse che, in ogni caso, non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dell’attuazione del primario valore paesaggistico (cfr. decisioni dianzi citate).
Quanto al rilievo relativo alla violazione del giusto procedimento nel quale non sarebbero state adeguatamente coinvolte le amministrazioni locali interessate, deve osservare poi la Sezione che nella specie il Ministero non era tenuto a rispettare il procedimento previsto dalla legge n.1497/1939 e dal R.D. n.1357/1940 per l’imposizione del vincolo, essendo soggetto il potere di integrazione degli elenchi delle bellezze naturali riservato allo Stato ex art.82, comma 2, D.P.R. n.616/1977 al diverso autonomo procedimento previsto dalla norma appena citata che indica la necessaria preventiva audizione del solo Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali.
(cfr. Cos. St., Sez. VI, 14.1.1993 n.29 cit.).
B) Privo di pregio è anche l’ulteriore rilievo con il quale si ripropone il primo motivo aggiunto del ricorso originario, evidenziando come l’intera procedura che ha portato al decreto di vincolo sia viziata di illegittimità, atteso che sia la Soprintendenza che il Ministero hanno omesso di coordinarsi con le Amministrazioni locali che nello stesso periodo stavano lavorando ala redazione di un nuovo sistema delle aree protette nel cui ambito si collocava il Piano paesistico provinciale.
Come si è già accennato, infatti, il Ministero per le attività culturali non è tenuto a ponderare gli interessi pubblici di quelle amministrazioni locali, che si evidenziavano nel procedimento predetto ancora in intinere, né era tenuto a rispettare il procedimento previsto dalla legge n.1497/1939 e dal R.D. n.1350/1940 ai fini dell’imposizioni del vincolo per le ragioni anzidette.
Non può essere in ogni caso ritenuto vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento della esistenza, nel territorio oggetto dell’intervento paesaggistico di eventuali iniziative urbanistico-paesistiche, che rispondono, come avanti osservato, ad esigenze diverse e non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dell’attuazione del primario valore paesaggistico.
C) Anche il terzo motivo del ricorso di primo grado, dichiarato assorbito e ora riproposto, (concernente il vizio di eccesso di potere, sotto i profili della illogicità, mancata ponderazione degli interessi e quello di incompetenza), deve essere disatteso.
Non può ritenersi infatti che l’iniziativa del Ministero, come assunto dal Comune odierno appellato, si sia posta in netto contrasto con gli indirizzi propri delle amministrazioni locali che si stavano manifestando nel procedimento volto alla predetta riparamentrazione ai fini dell’adozione del piano paesistico previsto, né che l’Amministrazione statale, nel considerare che erano allo studio piani di intervento che rappresentavano “un indubbio danno ambientale” abbia inteso vigilare su un fenomeno (tramite l’imposizione del vincolo), di esclusiva competenza delle Amministrazioni predette.
E ciò per le considerazioni già indicate nel disattendere le censure di cui alla lett.A) che precede, considerazioni che appaiono sufficienti a dimostrare come il Ministero anzidetto abbia agito nella specie perseguendo obiettivi che non erano estranei a quelli presenti nella legge che ha conferito il relativo potere ed esprimendo in definitiva una valutazione non inficiata da irrazionalità, nell’esercizio di un proprio potere amministrativo discrezionale, e, comunque, dopo avere sentito l’avviso dell’organo consultivo indicato dall’art.82, comma 2, D.P.R n.616/1977..
Pertanto nella specie non sussiste nè il vizio di incompetenza né quello di sviamento di potere, secondo la riformulazione indicata nella memoria di parte appellata.
Alla stregua delle considerazioni che precedono devono essere, dunque, respinte tutte le censure riproposte dal Comune odierno appellato.
2.6. In conclusione l’appello deve essere accolto e, per l’effetto, va riformata la sentenza in epigrafe con conseguente rigetto del ricorso di primo grado.
Ricorrono peraltro giusti motivi per compensare integralmente tra le parti in causa le spese e gli onorari di giudizio..
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, rigetta il ricorso di primo grado.
Così deciso in Roma, il 2 luglio 2004 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez.VI - riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Il Direttore della Segreteria N.R.G. 8685/1999
http://www.giustizia-amministrativa.it/ricerca2/Risult.asp?nIdx=2

References: sentenza 
 art. 82
 art. 82
 sentenza 
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 sentenza 
 art.8
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 art.82
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