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Timestamp: 2019-02-22 13:14:07+00:00

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Giurisprudenza | Cĭbārĭa | Pagina 6
Attività di impresa e responsabilità, la delega di funzioni deve essere conferita per iscritto
La delega di funzioni nell'esercizio di un'attività di impresa esonera il titolare dalla responsabilità penale connessa alla posizione di garanzia se è conferita per iscritto al delegato, essendo inidonea l'attribuzione in forma orale. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sezione III, sentenza n. 27413 del 24 giugno 2014
Responsabilità, nelle grandi aziende la delega di funzioni viene presunta in re ipsa
Nell’ipotesi di una società di notevoli dimensioni, la delega di funzioni viene presunta in re ipsa. Inoltre, in materia infortunistica, il legale rappresentante di una società di notevoli dimensioni non è responsabile qualora l’azienda sia stata suddivisa in diversi settori. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sezione III, sentenza n. 26863 del 20 giugno 2014
Sui poteri di autotutela in materia di DIA o SCIA
L'Amministrazione (nella fattispecie il Comune di Brindisi) ha a disposizione i poteri di autotutela in materia di DIA o SCIA ex art. 19, l. n. 241 del 1990; tali poteri costituiscono una forma peculiare di autotutela, maggiormente accostabile all'autotutela cosiddetta esecutiva, piuttosto che a quella di cui all'art. 21-nonies della l. n. 241 del 1990, poiché non ha per oggetto un atto amministrativo ed è mirata alla rimozione materiale degli effetti della DIA o SCIA medesima, in connessione con l'avvenuta illegittimità e non con una ragione ulteriore di interesse pubblico che connota invece l'autotutela cosiddetta decisoria e che deve, in quel caso, essere oggetto, almeno in via generale, di specifica motivazione. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 2980 dell’11 giugno 2014
Solfiti nella carne, carcere per il macellaio
Il reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, previsto dall’art. 440 del cod. pen., è a forma libera e quindi può realizzarsi anche mediante attività non occulte o fraudolente, né espressamente vietate dalla legge. Quanto all’elemento psicologico, questo è costituito dal dolo generico, di tal che risulta sufficiente la semplice coscienza e volontà della condotta e dell’evento ad essa ricollegabile (pericolo obiettivo per la salute pubblica connesso al corrompimento o all’adulterazione delle acque o sostanze destinate all’alimentazione), senza alcuna necessità che il detto evento sia specificamente perseguito in funzione dell’obiettivo di realizzare un attentato alla salute pubblica. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sezione I, sentenza n. 22618 del 30 maggio 2014
Nessuna sanzione se il caffè non è “autorizzato”
Non è prevista alcuna sanzione per il privato che, a seguito del bando indetto dal Comune, si aggiudica la gestione di una caffetteria ed inizia immediatamente l'attività su sollecito dell'Ente, sebbene non avesse materialmente richiesto né ottenuto l'autorizzazione. Nel privato, infatti, può essere maturato il convincimento che con il verbale di consegna della struttura non servivano più ulteriori adempimenti burocratici. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Consiglio di Stato, sezione V, sentenza n. 2457 del 13 maggio 2014
Dop e Igp possono essere disciplinate da norme nazionali
Il regolamento CEE 2081/92, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli ed alimentari, come modificato dal regolamento CE 535/97, deve essere interpretato nel senso che esso non attribuisce un regime di protezione a una denominazione geografica priva di registrazione comunitaria, ma che quest’ultima può essere protetta, eventualmente, in forza di una disciplina nazionale relativa alle denominazioni geografiche concernenti i prodotti per i quali non esiste un nesso particolare tra le loro caratteristiche e la loro origine geografica, a condizione, tuttavia, da un lato, che l’applicazione di siffatta disciplina non comprometta gli obiettivi perseguiti dal regolamento CEE 2081/92, come modificato dal regolamento CE 535/97, e, dall’altro, che essa non sia in contrasto con la libera circolazione delle merci di cui all’articolo 28 CE, circostanze che spetta al giudice nazionale verificare. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Corte di giustizia UE, sezione IX, causa C-35/13 dell'8 maggio 2014
Divieto di spedizione di carne suina proveniente dalla Sardegna
Le prescrizioni del d.m. 19 marzo 1979 sono superate dalla decisione della Commissione UE 365/2005, che, all'art. 3, lett. c), vieta le "spedizioni di carni" e di "tutti gli altri prodotti", senza distinzioni, di carne suina proveniente dalla Sardegna. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Tar Lazio (Roma), sezione III quater, sentenza n. 4084 del 15 aprile 2014
Cattivo stato di conservazione, è reato se il prodotto è oggettivamente insudiciato o infestato da parassiti
Con riguardo alla contravvenzione di cui alla lL. 30 aprile 1962, n. 283, art. 5, lett. b), ai fini dell'accertamento dello stato di conservazione degli alimenti detenuti per la vendita, non sono indispensabili nè un'analisi di laboratorio nè una perizia, essendo consentito al giudice di merito pervenire ugualmente al detto risultato attraverso altri elementi di prova, quali le testimonianze di soggetti addetti alla vigilanza allorché lo stato di cattiva conservazione sia palese e quindi rilevabile da una semplice ispezione Il reato di cui alla l. 30 aprile 1962, n. 283, art. 5, lett. d), inoltre, si configura solo allorché il prodotto si presenti oggettivamente "insudiciato" o "infestato da parassiti" ovvero "alterato", senza che tali condizioni possano essere desunte dalle condizioni di conservazione dell'alimento, atteso che, trattandosi di reato di pericolo, per la cui integrazione è sufficiente il pericolo di un danno per la salute pubblica, la presunzione di pericolosità non può farsi discendere dalla ulteriore presunzione che lo stato previsto alla citata lett. d) discenda dalle condizioni ambientali nelle quali l'alimento viene tenuto. La destinazione per la vendita, infine, non consiste soltanto nel possesso di prodotti destinati immediatamente alla vendita, ma consiste anche nel possesso di prodotti da vendersi successivamente e cioè, in definitiva, in una relazione di fatto tra il soggetto e il prodotto, caratterizzato semplicemente dal fine della vendita stessa, senza che sia necessario che la merce si trovi in luoghi destinati ai consumatori. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione penale, sezione III, sentenza n. 15464 del 7 aprile 2014
Caciocavallo Silano Dop, la porzionatura fuori Regione può essere concessa a più soggetti
Il Consorzio di Tutela del Formaggio Caciocavallo Silano non è tenuto a concedere l'autorizzazione alla porzionatura fuori Regione ad una sola impresa, negando analogo permesso ad altri soggetti economici. Al Consorzio, inoltre, è attribuito il compito di vigilare affinché le tecniche adoperate non alterino le proprietà fisico-chimiche ed organolettiche del prodotto e non già la tipicità e la tradizionalità dello stesso, che appaiono essere attributi riferibili piuttosto alla fase di produzione del formaggio. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Tar Calabria (Catanzaro), sezione II, sentenza n. 519 del 1 aprile 2014
Usurpazione e contraffazione di marchi, la buona fede non è rilevante
Il titolare di un diritto di marchio può opporsi all'importazione di prodotti provenienti da un Paese extracomunitario e contrassegnati (anche legittimamente) con il suo marchio, sempre che egli (ovvero altro soggetto da lui legittimato) non abbia consentito alla introduzione ulteriore di quei beni nel mercato europeo e senza che assuma alcun rilievo la circostanza di un eventuale regolare sdoganamento dei prodotti in un Paese dell'Unione europea, risultando ciò del tutto irrilevante sul piano del diritto ad introdurre il prodotto in quel mercato nazionale. Le situazioni soggettive, quali il dolo, la colpa, la buona fede, di chi usa un marchio altrui senza averne il diritto, possono assumere rilevanza solo ai fini dell'accoglimento o meno dell'azione (personale) di concorrenza sleale e di risarcimento del danno proposta contro il responsabile, ma sono del tutto irrilevanti ai fini dell'azione diretta ad impedire l'usurpazione o la contraffazione del marchio, che è un'azione di carattere reale avente ad oggetto immediato e diretto la tutela della titolarità esclusiva del bene immateriale destinato al servizio di un'impresa, nei confronti di chiunque ponga in essere un fatto oggettivamente lesivo di quella titolarità, indipendentemente dalla sua buona fede. (Fonte: Massima redazionale)
Riferimenti: Cassazione civile, sezione I, sentenza n. 5722 del 12 marzo 2014
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References: sentenza 
 sentenza 
 art. 19
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 5
 art. 5
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