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Timestamp: 2020-05-26 00:26:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21592 del 19/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21592 del 19/09/2017
Cassazione civile, sez. III, 19/09/2017, (ud. 03/05/2017, dep.19/09/2017), n. 21592
sul ricorso iscritto al n. 16461/2015 R.G. proposto da:
tempore, rappresentata e difesa, anche disgiuntamente, dagli avv.ti
Giovanni Arieta, Antonio Di Pasquale e Francesca Angeloni ed
elettivamente domiciliata in Roma, piazza Venezia n. 11, presso lo
studio Di Pasquale – Angeloni;
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Gramsci n. 36,
presso lo studio dell’avv. Antonino Cataudella che la rappresenta e
avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma pubblicata il 29
Letta la sentenza impugnata che, in parziale riforma della decisione
di primo grado, ha rideterminato in Euro 4.631.596,00 la somma
dovuta da Esso Italiana s.r.l. a Enel Produzione s.p.a.;
dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1.
che la Esso Italiana s.r.l. ha dedotto:
– la violazione e falsa applicazione “delle norme e dei principi, anche di diritto vivente, sulla causalità materiale, con specifico riferimento alla causalità omissiva”;
– la violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 1, e “dei principi, anche di diritto vivente, sul concorso di colpa derivante da una pluralità di comportamenti umani colpevoli”;
– la violazione e falsa applicazione “del principio in base al quale il criterio equitativo è utilizzabile in sede di liquidazione del danno, ma non per la determinazione delle singole colpe”.
che le tre censure, nella sostanza tutte relative al concorso di colpa della società danneggiata, possono essere esaminate congiuntamente;
che, in particolare, la ricorrente si duole del fatto che i giudici di merito avrebbero omesso di verificare se l’evento si sarebbe verificato qualora l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, specie alla luce del ritenuto concorso di colpa dell’Enel Distribuzione s.p.a. con condotta che sarebbe stata capace di determinare, con autonoma efficienza causale, il verificarsi del danno;
che le doglianze, esposte mediante il riferimento a generici principi “anche di diritto vivente” mai chiaramente indicati ed enucleati, non denunciano in realtà alcun vero e proprio errore di diritto, ma si sostanziano in una contestazione della motivazione della decisione, per di più per ragioni attinenti al merito della controversia;
che, infatti, la società ricorrente si limita a prospettare una ricostruzione alternativa in punto di fatto (l’evento dannoso sarebbe stato determinato, con efficacia causale autonoma o comunque in percentuale superiore a quella ritenuta dai giudici di merito, dalla condotta concorrente della danneggiata) e un generico giudizio di non condivisione delle conclusioni cui è pervenuta la sentenza impugnata;
che quest’ultima affronta ampiamente tutti gli aspetti della dinamica del fatto dannoso e disattente, esplicitamente o implicitamente, ogni ricostruzione alternativa, talchè il ricorso in esame, lungi dal prospettare un’effettiva violazione di legge, si risolve in una censura del percorso argomentativo della corte d’appello, ossia nella deduzione di un vizio di motivazione che, com’è noto, non costituisce più motivo di ricorso per cassazione, con riferimento alle sentenze pubblicate dall’11 settembre 2012 in poi;
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 18.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 13
 art. 1
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