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Timestamp: 2020-07-11 15:29:18+00:00

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Newsletter n. 20 del 25-11-2013 - Controlli fuori dei locali dell'azienda | Gobbi e Partners SpA
Newsletter n. 20 del 25-11-2013 – Controlli fuori dei locali dell’azienda
Newsletter n. 20 del 25-11-2013…
la sentenza della Corte di Cassazione n. 24580 del 31 ottobre 2013, che ti allego alla presente per tua opportuna conoscenza (Corte di Cassazione), è una pietra miliare in tema di accertamenti illeciti del lavoratore dipendente, eseguiti da un’agenzia investigativa.Il fatto attiene ad un dipendente di una società autostrade, licenziato per giusta causa, il quale sottraeva del denaro versatogli dagli automobilisti, mediante parziali restituzioni di somme ad essi spettanti, con impossessamento delle differenze tra quanto pagato e quanto effettivamente dovuto a titolo di pedaggio. Tali accertamenti venivano rappresentati in giudizio e adeguatamente provati dalle risultanze dei controlli effettuati dalla società di investigazione Lodge Service s.r.l. società i cui investigatori erano stati alla guida delle autovetture transitate presso il casello di Venezia ed avevano registrato le irregolarità. L’Avvocato difensore del dipendente ha quindi eccepito il mancato possesso nella Società investigativa, della licenza di cui all’art. 134 TULPS uscendo peraltro ugualmente soccombe nel ricorso per cassazione di cui oggi si tratta.
La sentenza in oggetto afferma i seguenti principi fondamentali di diritto che certamente ti interessano in qualità di investigatore privato “autorizzato”:
1.è irrilevante ai fini della causa civile, che l’Istituto di Investigazioni sia titolare di licenza ex 134 TUPLS o meno, perché tali testimonianze, allora, in ragione della disciplina ratione temporis applicabile, trovano nell’autorizzazione prefettizia non una condizione di necessità ma una mera occasione con la conseguenza che le stesse restano comunque utilizzabili;
2.è irrilevante nel il procedimento civile che l’investigatore privato e i suoi collaboratori non siano autorizzati a svolgere le indagini commissionate, commettendo così il reato di cui all’art. 134 e 140 TULPS. Infatti la sentenza afferma “Orbene, dalla sentenza impugnata emerge chiaramente che la Corte di merito ha disatteso la questione del possesso o meno in capo alla Lodge Service s.r.l. e dei singoli addetti dell’autorizzazione prefettizia. Al riguardo, basta evidenziare che i giudici di appello hanno escluso la rilevanza della eventuale mancanza di tale autorizzazione oggetto di un procedimento penale a carico della Lodge Service s.r.l.”. di conseguenza la Suprema Corte afferma che nel processo civile non si può eccepire l’inutilizzabilità di dichiarazioni che potrebbero configurare a carico del dichiarante e sulla base di quanto da questi riferito ipotesi penalmente rilevanti, come nel caso di chi svolge attività investigativa per conto di terzi senza la relativa licenza.
3.non vengono violate le norme della Privacy ancorché i controlli occulti posti in essere dai dipendenti dell’agenzia i quali, fingendosi normali clienti dell’esercizio, si limitino a presentare alla cassa la merce acquistata ed a pagare il relativo prezzo, senza porre in essere manovre dirette ad indurre in errore l’operatore;
4.sono lecite le operazioni di cui al punto precedente quando i controlli posti in essere dal datore di lavoro per il tramite degli addetti ad un’agenzia investigativa vengano svolti in maniera non invasiva e rispettosa delle garanzie di libertà e di dignità dei dipendenti, operando come normali clienti.
5.sono però lecite le indagini, a questo punto da chiunque svolte, in quanto così recita la Suprema Corte, “ove sorga il giustificato dubbio che un dipendente incaricato di mansioni da espletare al di fuori dei locali dell’azienda in realtà si renda responsabile di un comportamento illecito, è giustificato il ricorso alla collaborazione di investigatori privati per verifiche al riguardo, né sono ravvisabili profili di illiceità a norma dell’art. 2, comma 2, della legge n. 300 del 1970, il quale, prevedendo il divieto per il datore di lavoro di adibire le guardie particolari giurate alla vigilanza dell’attività lavorativa e il divieto per queste ultime di accedere nei locali dove tale attività è in corso, nulla dispone riguardo alla verifica dell’attività lavorativa svolta al di fuori dei locali aziendali da parte di soggetti non inseriti nel normale ciclo produttivo [cfr. in tal senso Cass.
5 maggio 2000, n. 5629; id. 3 novembre 2000, n. 14383; si veda anche Cass. 9 luglio 2008, n. 18821 secondo cui: “In tema di controlli del datore di lavoro a mezzo di agenzia investigativa, in ordine agli illeciti del lavoratore che non riguardino il mero inadempimento della prestazione lavorativa ma incidano sul patrimonio aziendale (nella specie, mancata registrazione della vendita da parte dell’addetto alla cassa di un esercizio commerciale ed appropriazione delle somme incassate), sono legittimi – e non presuppongono necessariamente illeciti già commessi – i controlli occulti posti in essere dai dipendenti dell’agenzia i quali, fingendosi normali clienti dell’esercizio, si limitino a presentare alla cassa la merce acquistata ed a pagare il relativo prezzo, senza porre in essere manovre dirette ad indurre in errore l’operatore; inoltre, a tutela del diritto di difesa dell’incolpato, è necessario che la contestazione sia tempestiva e che l’accertamento non sia limitato ad un unico episodio, non sempre significativo, e sia corroborato dall’accertamento delle giacenze di cassa alla fine della giornata lavorativa del dipendente”].
Ogni commento è superfluo attesa la chiarezza di redazione della sentenza la Corte di legittimità.
Personalmente mi dolgo del fatto che la Suprema Corte abbia tenuto conto delle risultanze degli accertamenti svolti dalla Lodge Service s.r.l. laddove avrebbe dovuto dichiarare la “nullità dell’attività di indagine” per la carenza di autorizzazione sia in capo alla società sia in capo ai singoli investigatori che avevano proceduto agli accertamenti.
In conclusione, questa sentenza lascia certamente perplessi perchè così giudicando la Corte di Cassazione non incentiva certo l’investigatore “abusivo” a comportarsi secondo i dettati normativi mentre contemporaneamente disincentiva l’investigatore “autorizzato” a tenere comportamenti legittimi.
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