Source: http://docplayer.it/15484321-Www-ildirittoamministrativo-it.html
Timestamp: 2018-02-21 13:44:50+00:00

Document:
1 N /2014REG.PROV.COLL. N /2008 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 65 del 2008, proposto da: Seferovic Meho, rappresentato e difeso dall'avv. Massimo Pastore, con domicilio eletto presso Mario Salerni in Roma, viale Carso, 23; contro Questura di Torino e Ministero dell'interno in persona dei rispettivi rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n.12; per la riforma della sentenza del T.A.R. PIEMONTE - TORINO SEZIONE II n /2006 Visto il ricorso in appello e i relativi allegati; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 gennaio 2014 il Cons. Roberto Capuzzi e uditi per le parti gli avvocati Angelelli su delega di Pastore e dello Stato Greco; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. 1
2 FATTO Il sig. Seferovic aveva impugnato davanti al Tar Piemonte il decreto con cui il Questore della Provincia di Torino aveva rigettato l istanza intesa ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per attesa occupazione, già rilasciato per iscrizione alle liste di collocamento. Il Questore così motivava:... Considerato che lo stesso in data ed in data è stato colpito da decreto d espulsione, emesso rispettivamente dal Prefetto di Brescia e dal Prefetto di Modena provvedimenti tuttora efficaci; Tenuto conto che lo stesso, titolare di permesso di soggiorno dal , dagli atti di ufficio non risulta percepire alcun reddito derivante da lavoro o da altra fonte lecita, tanto che, per tale ragione, risulta destinatario di un sussidio erogato dal Comune di Torino, della somma di euro 258,23 mensili; Considerato che il sussidio erogato dal Comune non rientra tra le fonti di reddito, così come elencate negli artt. 6 e seguenti del DPR nr. 917 T.U.I.R., e che anche nel caso in cui si volesse considerare il sussidio erogato quale fonte di sostentamento, esso sarebbe comunque insufficiente per il mantenimento della persona in quanto la somma minima richiesta per il caso in esame ammonta ad euro 4500 circa annuali... ; Il ricorrente sosteneva: 1) la violazione degli artt. 4 e 5 d.lgs. n. 286/98 ed eccesso di potere, perché egli soggiornava in Italia, quale profugo, dal 1996, risultava inserito socialmente, anche se non aveva mai ricevuto chiamate di lavoro, risultava incensurato, dal luglio 2005, svolgeva attività presso cantieri di lavoro del Comune di Torino, disponeva della somma di euro depositata presso le Poste Italiane, soffriva di diabete mellito ed asma; inoltre, l espulsione del 1992 risultava revocata e quella successiva a lui non risultava; 2) la violazione dell art. 7 l. n. 241/90, non essendogli stato comunicato l avvio del procedimento né la conclusione negativa dello stesso. L Amministrazione si costituiva in giudizio chiedendo la reiezione del ricorso. Il Tar riteneva che il ricorso non era meritevole di accoglimento. Nell atto di appello il ricorrente deduce l errore della sentenza appellata circa la provenienza e le caratteristiche dei mezzi di sostentamento documentati dall istante in occasione della sua domanda di rinnovo del permesso di soggiorno. Inoltre deduce che non sarebbe condivisibile la affermazione della sentenza secondo cui il ritenuto inserimento sociale e la posizione di incensurato non costituirebbero elementi da soli idonei al rinnovo del permesso di soggiorno. Secondo l appellante l amministrazione avrebbe dovuto tenere 2
3 conto della sua situazione di profugo proveniente dalla guerra civile balcanica e del fatto che, in anni precedenti, il permesso di soggiorno gli era stato concesso e rinnovato per motivi umanitari. Si è costituita la Amministrazione intimata insistendo con dovizia di argomentazioni per la reiezione del gravame. Alla pubblica udienza del 23 gennaio 2014 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione. DIRITTO 1. L appellante deduce che la sentenza impugnata opererebbe un travisamento dei fatti circa l ammontare, la provenienza e le caratteristiche dei mezzi di sostentamento documentati dall istante in occasione della sua domanda di rinnovo del permesso di soggiorno essendosi limitato, il primo giudice, a rilevare l esiguo sussidio riconosciuto dal Comune di Torino per il 2002 ed il fatto che il ricorrente non risultava percepire alcun reddito derivante da lavoro o da altra fonte lecita. Sia la Questura che il Tar non avrebbero considerato che, oltre al sussidio, il ricorrente aveva percepito un modesto reddito da lavoro erogato dal Comune di Torino mediante borsa lavoro indicato nel CUD Il corrispettivo dell attività svolta era stato di euro 2.103,72, cifra che, sia pure modesta, corrispondeva all epoca a circa la metà della pensione sociale minima ovvero al livello di reddito richiesto dall art. 29 d.lgs. 286/98 per il ricongiungimento con un familiare. Inoltre l appellante reitera le argomentazioni già svolte in primo grado, che la Questura ed il Tar non avrebbero tenuto conto della sua posizione di profugo proveniente dalla guerra civile balcanica e che solo da poco più di un anno era divenuto titolare di permesso di soggiorno per attesa occupazione mentre negli anni precedenti il permesso di soggiorno gli era stato concesso e poi rinnovato per motivi umanitari.. 2. Le argomentazioni del Tar per respingere il ricorso meritano conferma. L inserimento sociale del ricorrente e la sua posizione di incensurato e di profugo dalla guerra nella ex Iugoslavia non costituivano elementi da soli idonei al rinnovo del permesso di soggiorno. Il medesimo ricorrente ammetteva di non aver ricevuto chiamate di lavoro una volta iscritto nelle liste di collocamento e di non aver mai svolto, salvo in sporadiche occasioni, attività da cui trarre un reddito adeguato e continuativo avendo solo svolto attività lavorativa retribuita con borse lavoro erogate dal Comune di Torino come giardiniere ed addetto alle pulizie percependo redditi per lire nel 2001 e per 2.103,72 euro nel Il reddito dell anno 2005 si riferisce a periodo successivo a quello di adozione del provvedimento impugnato, dell aprile 2003, in ogni caso il suo ammontare di euro 2.819,86 nel 2005 non poteva considerarsi sufficiente. La disponibilità di somme presso lo sportello postale lasciava dubitare della loro provenienza non avendo il ricorrente giustificato il titolo alla base del deposito di tali somme. 3
4 Le patologie di cui soffre il ricorrente non impediscono la loro cura anche fuori del territorio nazionale; la comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi dell art. 7, l. n. 241/90, non era necessaria, in quanto il procedimento di rinnovo del titolo di soggiorno ha avuto inizio ad istanza di parte, né è richiamabile l art. 10 bis. della legge n. 241/90 atteso che esso risulta introdotto dalla l. n. 15/05, successiva all adozione del provvedimento impugnato. 3. L appellante insiste particolarmente nel rilievo che, seppure non ha potuto svolgere una regolare attività lavorativa, cionondimeno, poiché viveva in un alloggio di edilizia residenziale pubblica convivendo con la signora Ahmetovic Demila che negli stessi anni aveva percepito redditi analoghi e poiché aveva usufruito, per un breve periodo, di un contributo di assistenza economica erogato dal Comune di Torino nell ambito di un programma di sostegno ai profughi dell ex Iugoslavia, raggiungeva, unendo al reddito di lavoro sopra evidenziato, quello del contributo, degli introiti, certo modesti, ma tali da mantenersi dignitosamente. Il motivo non merita accoglimento. La giurisprudenza ha chiarito che il possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero e del suo nucleo familiare costituisce condizione soggettiva non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, perché attiene alla sostenibilità dell'ingresso dello straniero nella comunità nazionale mentre l'insussistenza del requisito in esame integra motivo ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, ai sensi dell'art. 5 del D.Lgs. 286/98. Il requisito reddituale è finalizzato ad evitare l'inserimento nella comunità nazionale di soggetti che non siano in grado di offrire un'adeguata contropartita in termini di lavoro e quindi di formazione del prodotto nazionale e partecipazione fiscale alla spesa pubblica e che, in sintesi, finiscono per gravare sul pubblico erario come beneficiari a vario titolo di contributi e di assistenza sociale e sanitaria in quanto indigenti. Dall altro, la dimostrazione di un reddito di lavoro o di altra fonte lecita di sostentamento, è garanzia che il cittadino extracomunitario non si dedichi ad attività illecite o criminose. Sulla insufficienza del reddito di lavoro per il sostentamento dell appellante non vi può essere dubbio, il relativo ammontare viene fissato da circolari ministeriali in relazione all assegno sociale di mantenimento e per il periodo di riferimento, come rilevato dalla Questura, non era stato raggiunto. Quanto alle affermazioni relative alla insufficienza ma non inesistenza del reddito prodotto, si osserva che lo stesso viene riferito al sussidio di sostentamento che, come rilevato nell atto impugnato e come del pari risulta logico in relazione alle sopraindicate finalità perseguite dal legislatore, è inidoneo alla dimostrazione della produzione di un reddito. 4
5 5.Alla stregua di quanto precede, deve ritenersi che il rifiuto del permesso di soggiorno di cui trattasi sia stato correttamente adottato dalla Questura sulla base della mancanza di sufficienti mezzi di sussistenza. 6. L appello pertanto deve essere respinto. 7. Spese ed onorari del grado in relazione alla peculiarità e natura del petitum possono essere compensati. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 gennaio 2014 con l'intervento dei magistrati: Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente Michele Corradino, Consigliere Vittorio Stelo, Consigliere Roberto Capuzzi, Consigliere, Estensore Hadrian Simonetti, Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 09/04/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.) 5
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Consiglio di Stato. in sede giurisdizionale (Sezione Terza) SENTENZA. contro
N. 00117/2015REG.PROV.COLL. N. 08180/2013 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha pronunciato la presente
N. 06069/2014REG.PROV.COLL. N. 04327/2014 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha pronunciato la presente SENTENZA sul

References: SENTENZA 
 sentenza 
 art. 7
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 29
 art. 7
 art. 10
 sentenza 
 SENTENZA