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Timestamp: 2020-08-13 21:32:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26223 del 16/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26223 del 16/10/2019
Cassazione civile sez. lav., 16/10/2019, (ud. 27/06/2019, dep. 16/10/2019), n.26223
sul ricorso 25580/2015 proposto da:
Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato OSCAR
LOJODICE;
VIA CESARE BECCARIA 29 presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO DI
MEGLIO, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati NICOLA
VALENTE, DANIELA ANZIANO;
avverso la sentenza n. 3032/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 09/12/2014 R.G.N. 830/2013.
la Corte d’appello di Bari, con sentenza n. 3032/14, ha dichiarato la nullità della sentenza di primo grado ed accolto l’opposizione proposta dall’Inps avverso il precetto notificato dall’avvocato L.O. per crediti professionali da attività giudiziale, pronunciando sull’appello proposto dal medesimo avvocato avverso la sentenza del Tribunale di Trani che aveva accolto l’opposizione a tale precetto proposta dall’Inps;
la Corte territoriale, dopo aver riconosciuto che la sentenza di primo grado era nulla per la mancata interruzione del processo a seguito della sospensione cautelare dell’avvocato L. dall’iscrizione all’albo degli avvocati, ha deciso nel merito dell’opposizione a precetto, dando atto che l’avvenuta riattivazione del processo in appello aveva impedito l’estinzione e che, come affermato dal primo giudice, sussisteva la competenza del giudice del lavoro in ragione dell’origine del credito professionale, derivante da sentenza su rapporto previdenziale; inoltre ha rilevato che con il precetto erano state chieste somme per diritti ed onorari successivi alla sentenza per le quali non vi era un titolo ma che non erano state liquidazione da parte dell’ufficiale giudiziario ex art. 91 c.p.c., comma 2 e che tuttavia l’Inps aveva corrisposto una maggior somma rispetto a quella indicata in sentenza proprio al fine di coprire in modo forfetizzato tali ulteriori spese; avverso tale sentenza, l’avvocato L. propone ricorso per cassazione con tre motivi;
– nel terzo motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., è prospettata con riferimento allo scostamento dal principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato in cui la Corte territoriale sarebbe incorsa nel pronunziarsi sul merito della controversia in difetto di domanda dell’INPS, da svolgersi in via incidentale, di conferma della pronunzia di primo grado di accoglimento nel merito dell’opposizione a precetto a fronte della declaratoria di nullità di quella sentenza chiesta dall’avv. L. in sede di gravame;
– peraltro, l’errore della Corte d’appello, che qui si corregge ai sensi dell’art. 384 c.p.c., essendo la sentenza impugnata comunque pervenuta ad esito conforme a diritto, non ha prodotto effetti sostanziali sull’esito del giudizio giacchè, la Corte stessa ha comunque, correttamente, esaminato i motivi d’appello (indicati in sentenza quali capi sub c) e d)) che riproducevano, seppure in via subordinata, le ragioni fatte valere nel giudizio di opposizione a precetto già disattese dal primo giudice;
– ciò non ha determinato ultrapetizione, ed in tal senso è pure infondato il terzo motivo di ricorso, proprio in quanto era stato lo stesso appellante a reiterare, in via subordinata, l’eccezione di incompetenza per materia e per valore del Tribunale di Trani Sezione Lavoro a giudicare sull’opposizione a precetto proposta dall’Inps e, comunque, a chiedere alla Corte d’appello di giudicarla infondata, con ciò devolvendo al grado d’appello anche tali aspetti nell’ipotesi in cui non fosse accolta la richiesta di accertamento dell’estinzione del giudizio per inattività delle parti;
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 800,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

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 art. 91
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