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Timestamp: 2020-01-22 10:20:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16042 del 27/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16042 del 27/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/06/2017, (ud. 01/02/2017, dep.27/06/2017), n. 16042
sul ricorso 2939-2015 proposto da:
del Contenzioso Esattoriale del Lazio, elettivamente domiciliata in
difesa dall’avvocato EMANUELA RANELLI;
P.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE APPIO
CLAUDIO, 229, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PANUNZIO che lo
avverso la sentenza n. 3711/39/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
udita la relazione della causa svolta nella camera dì consiglio
costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, e che il controricorrente ha depositato memoria, osserva quanto segue:
La CTR del Lazio – sezione staccata di Latina – con sentenza n. 3711/39/2014, depositata il 5 giugno 2014, non notificata, accolse l’appello proposto nei confronti di Equitalia Sud S.p.A. dal sig. P.E. avverso la sentenza della CTP di Frosinone, che aveva rigettato il ricorso proposto dal contribuente per l’annullamento delle cartelle di pagamento indicate in atti per crediti tributari di diversa natura, che il contribuente aveva impugnato per il tramite dì estratti di ruolo, avendo eccepito l’inesistenza della notifica delle stesse effettuata direttamente dall’agente della riscossione per mezzo del servizio postale ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, u.p..
Con l’unico motivo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto le cartelle di pagamento, spedite direttamente al destinatario dall’agente della riscossione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento affette da vizio insanabile di notifica.
Ai fini della verifica della tempestività del ricorso per cassazione occorre infatti aver riferimento al tempo della consegna dell’atto da parte del ricorrente per la notifica, vigendo il noto principio della scissione degli effetti tra notificante e destinatario della notifica (tra le molte, più di recente, Cass. sez. 5, 25 febbraio 2015, n. 3755).
Orbene, nella fattispecie in esame l’atto è stato consegnato dalla ricorrente per la notifica in data 17 gennaio 2015, allorchè, tenuto conto del periodo di sospensione feriale nel testo della L. n. 742 del 1969, art. 1 applicabile ratione temporis non era ancora decorso il termine lungo (semestrale) di cui all’art. 327 c.p.c.nel testo anch’esso applicabile ratione temporis dalla data del deposito della sentenza, avvenuto il 5 giugno 2014.
Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 prevede, infatti, che al ricorso per cassazione avverso le sentenze delle commissioni tributarie regionali si applichino le norme del codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del summenzionato decreto.
Ne deriva l’inapplicabilità al ricorso per cassazione delle forme speciali di notifica, tra le quali quella a mezzo di messo comunale secondo il disposto dell’art. 16 citato decreto, che afferiscono alle sole modalità dell’instaurazione del contraddittorio dinanzi alle commissioni tributarie., mancando nella fattispecie il requisito dell’attività di trasmissione da parte di soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività (cfr., più di recente, Cass. sez. 5, 28 ottobre 2016, n. 21866 e, in generale, sui casi d’inesistenza della notifica del ricorso per cassazione, Cass. sez. unite 20 luglio 2016, n. 14716).
Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza nel rapporto tra le parti costituite e si liquidano come da dispositivo, secondo nota specifica depositata, con distrazione in favore dell’avv. Panunzio, per dichiarato anticipo fattone, dovendosi altresì precisare che la richiesta di liquidazione delle spese anche per i gradi di merito è inammissibile, non essendosi doluto il controricorrente della disposta compensazione delle spese di lite con ricorso incidentale.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.290,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 50,00 ed agli accessori di legge, se dovuti, con attribuzione in favore dell’avv. Paolo Panunzio, difensore del controricorrente, per dichiarato anticipo fattone.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 26
 art. 26
 sentenza 
 Cass. sez. 
 art. 1
 art. 62
 Cass. sez. 
 Cass. sez.