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Timestamp: 2017-07-23 14:56:23+00:00

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Responsabilità medica: se manca la causalità inutile affrontare la questione della colpa (Corte di Cassazione penale, sez. IV, sentenza 06.08.2015, n. 34296). – Noi Radiomobile™
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Responsabilità medica: se manca la causalità inutile affrontare la questione della colpa (Corte di Cassazione penale, sez. IV, sentenza 06.08.2015, n. 34296).
Posted on6 ottobre 20156 ottobre 2015AuthorNoi RadiomobileLeave a comment	In un magistrale saggio del compianto Maestro Giorgio Marinucci veniva affermato con estrema lucidità che in tema di causalità colposa prima si accerta la causalità reale naturalistica (la spiegazione scientifica dell’evento) e dopo si accerta la causalità ipotetica connessa alla efficacia impeditiva della condotta doverosa, e che in assenza della prima non ha senso accertare la seconda.
La sentenza 34296/2015 della Suprema Corte può essere considerata una esatta applicazione di questo fondamentale principio.
Il primo giudice rileva che sul piano causale la morte è dovuta a una sepsi la cui causa è rimasta ignota e comunque non risulta riconducibile al disturbo intestinale.
In ordine alla colpa, vero che il medico ha tenuto una condotta colposa, in quanto non avrebbe dovuto somministrare un lassativo così potente considerata la disidratazione del bambino, tuttavia il Tribunale ritiene che il decesso causato dalla sepsi fosse del tutto imprevedibile.
In appello il medico viene invece condannato. Sul piano causale, pur specificando che la sepsi non era dovuta al disturbo intestinale, il secondo giudice rimarca come la condotta del medico dovesse considerarsi quale “concausa dell’evento”, risultando assolutamente evidente dagli atti del procedimento che la severa crisi di vomito, seguita alla somministrazione dell’olio di ricino, fosse stata determinante nel favorire la sepsi rendendola virulenta, quindi meno trattabile e incontrollabile.
In altre parole, «per quanto non fosse stata accertata fino in fondo la natura della sepsi (se virale, batterica o mista), non poteva dubitarsi che essa avesse avuto gli effetti devastanti che aveva avuto anche a causa del fisico fortemente indebolito del piccolo, prostrato dallo stato di disidratazione cagionato dalla somministrazione dell’olio di ricino». In ordine alla colpa, si ritiene che il medico si era comunque rappresentato ex ante l’evento, in quanto per la sua esperienza professionale, avrebbe dovuto prefigurarsi il grave danno che la somministrazione di olio di ricino, per il suo collaterale effetto emetico, avrebbe potuto di per sé determinare nel fisico di un bambino di appena quattordici mesi. Anche in considerazione del fatto che l’imputato ben conosceva le peculiari condizioni di salute in cui versava il bambino sin dalla nascita.
La Cassazione ritiene il ricorso dell’imputato fondato.
La causalità viene categoricamente esclusa: «l’evento lesivo viene invero ricondotto sotto il profilo causale, alla condotta commissiva dell’imputato – quest’ultima ravvisata nella prescrizione di olio di ricino – in virtù di un ragionamento ipotetico che risulta, però, in radice viziato dal mancato o, comunque, palesemente insufficiente svolgimento del doveroso giudizio controfattuale».
Non può dubitarsi, infatti, «che in tema di causalità, il giudizio controfattuale – imponendo di accertare se la condotta doverosa omessa, qualora eseguita avrebbe potuto evitare l’evento (c.d. giudizio predittivo) – richiede preliminarmente l’accertamento di ciò che è effettivamente accaduto (c.d. giudizio esplicativo) per il quale la certezza processuale deve essere raggiunta […]
Tali verifiche risultano omesse nel caso di specie, caratterizzato, anzi, per specifica e significativa indicazione dei periti, pure ripresa in sentenza, dalla assenza di certezza alcuna circa l’origine e la natura della sepsi (se di tipo batterico, virale o mista), accompagnata peraltro dalla indicazione del suo carattere severo tale da condurre il piccolo paziente ad un “rapidissimo decesso”».
L’unico appunto che può essere fatto a questa sentenza è là dove afferma che rispetto alla causalità reale si deve raggiungere una “certezza processuale”. In verità, la certezza che deve essere raggiunta è anzitutto scientifica, nel senso che deve essere la scienza a dire se un certo evento è stato cagionato da un determinato decorso. Poi in secondo luogo si pone un problema di prova del decorso, che risponderà ad esigenze di certezza processuali.
Si tratta di una precisazione fondamentale, perché mentre la certezza scientifica deve essere assoluta, quella processuale, invece, presenta caratteri di “relatività”, e quindi mentre per la certezza scientifica il giudice non può che avvalersi del sapere scientifico, in ordine alla prova vengono in gioco le valutazioni proprie del ragionamento probatorio. E perché si ponga un problema di prova del decorso, è necessario che si discuta in ordine a due possibili decorsi casuali entrambi scientificamente fondati.
1. D.M. era tratto a giudizio avanti il Tribunale di Trapani per il reato di cui all’art. 589 cod. pen. in relazione alla morte del piccolo M.F., avvenuta (OMISSIS).
2. In accoglimento dell’appello proposto dal P.M. e dalle parti civili, la Corte d’appello di Palermo, con sentenza del 18/7/2014, in riforma della sentenza di primo grado, dichiarava l’imputato colpevole del reato ascrittogli e, concesse le attenuanti generiche, lo condannava alla pena (sospesa) di sei mesi di reclusione oltre che, in solido con la responsabile civile, Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani, in persona del legale rappresentante prò tempore, al risarcimento del danno in favore delle parti civili da liquidarsi in separata sede e al pagamento, in favore di ciascuna di esse, di una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 80.000,00.
4. E’ opportuno preliminarmente rilevare che il reato de quo non può ad oggi considerarsi prescritto, stante la sospensione del decorso del relativo termine per 69 giorni conseguente al rinvio disposto all’udienza del 15/3/2012 (a quella successiva del 24/5/2012) per l’adesione del difensore all’astensione dalle udienze disposta da organismi di categoria: in ragione di che la scadenza del termine medesimo è da intendersi fissata alla data del 17/05/2015.
6. Risultano peraltro fondate anche le censure svolte nei primi due motivi con riferimento all’elemento soggettivo, ossia alla configurabilità di una colpa dell’imputato in relazione all’evento e, per converso, alla rimproverabilità dell’evento all’imputato a titolo di colpa.
7. Sussiste infine il vizio di contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione dedotto con il quinto motivo di ricorso.
8. Sotto tutti i profili predetti la sentenza impugnata si appalesa dunque afflitta da gravi carenze motivazionali e manifeste illogicità che devono pertanto condurre al suo annullamento, con rinvio, per nuovo esame, ad altra sezione della Corte d’appello di Palermo, alla quale va anche demandato il regolamento delle spese tra le parti del presente giudizio.
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