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Qualsiasi struttura abusiva può sempre esser posta sotto sequestro preventivo.
marzo 23, 2016 Gruppo d'Intervento Giuridico	Lascia un commento Go to comments
Importante pronuncia della Corte di cassazione sull’ambito di applicabilità delle disposizioni che dispongono l’adozione di misure cautelari in caso di reati ambientali/paesaggistici.
La sentenza Corte cass,, Sez. III, 4 febbraio 2016, n. 4646 ha ricordato che, per disporre il sequestro preventivo (artt. 321 e ss. cod. proc. pen.) in tema di reati ambientali/paesaggistici (es. artt. 734 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) , è sufficiente la mera esistenza di strutture abusive per manifestare l’attualità del pericolo, a prescindere dal fatto che siano state ultimate o meno.
L’effettivo danno all’ambiente/paesaggio e l’incremento del carico urbanistico sull’area interessata non sono elementi necessari per la predisposizione dei provvedimenti cautelari, perché il rischio di danno al territorio e agli equilibri ambientali persiste per il semplice fatto che la struttura abusiva sia potenzialmente utilizzata.
Pertanto, le opere abusive e l’area connessa possono esser sottoposte a sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) affinchè l’eventuale sussistenza di ipotesi penalmente rilevanti (in futuro accertata in giudizio) non provochi ulteriori effetti negativi sui valori ambientali/paesaggistici/territoriali tutelati (vds. es. Cass. pen., SS.UU., 23 aprile 1993, n. 4; Cass. pen., SS.UU., 7 novembre 1992, n. 6; Cass. pen., sez. III, 22 dicembre 2004, n. 48986).
Una rilevante pronuncia, in definitiva, per garantire una migliore salvaguardia del territorio eed efficace presidio della legalità.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 19 febbraio 2016
Cass. Sez. III n. 4646 del 4 febbraio 2016 (Cc 9 dic 2016)
Pres. Fiale Est. Di Stasi Ric. Colangelo
Beni Ambientali. Sequestro e rilevanza mera presenza del manufatto abusivo.
Nelle fattispecie di sequestro preventivo per reati paesaggistici, la sola esistenza di una struttura abusiva integra il requisito dell’attualità del pericolo, indipendentemente dall’essere l’edificazione ultimata o meno, in quanto il rischio di offesa al territorio e all’equilibrio ambientale, a prescindere dall’effettivo danno al paesaggio e dall’incremento del carico urbanistico, perdura in stretta connessione con l’utilizzazione della costruzione ultimata.
qui la sentenza Corte cass., Sez. III, 4 febbraio 2016, n. 4646.
Categorie:biodiversità, coste, difesa del territorio, giustizia, Italia, paesaggio, società, sostenibilità ambientale Tag:abusi edilizi, abusivismo edilizio, ambiente, Corte di Cassazione, difesa del territorio, Gruppo d'Intervento Giuridico, Italia, misure cautelari, paesaggio, sentenza, sequestro preventivo, società, sostenibilità ambientale
Così come, a mio sommesso avviso, persiste il danno all’ordinato assetto del territorio e la lesione del potere pianificatorio dell’ente in caso di lottizzazione abusiva.
Ritengo che allorquando un insediamento sia venuto ad esistenza in assenza degli standards urbanistici ex artt. 3 e 5 DM 1444/1968 e gli edifici vengono utilizzati – così richiedendo all’ente locale la sommistrazione dei servizi essenziali – la lottizzazione abusiva prenda forma ed efficacia, trattandosi di illecito in progress il cui termine di prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui l’insediamento venga effettivamente dotato degli standards e delle correlate opere di urbanizzazione primaria.
Invero, ai sensi dell’art. 24 DPR 380/2001 l’immobile non può dirsi ultimato fintanto che non esistono le opere di urbanizzazione primaria (tra cui verde pubblico attrezzato e parcheggi pubblici nelle misure minime e qualità fissate dal DM 1444/1968).
Ed in caso di insediamenti residenziali a tali standards devono aggiungersi anche quelli di urbanizzazione secondaria.
In conclusione, a mio sommesso avviso il reato di lottizzazione abusiva – che la giurisprudenza di legittimità penale e quella del supremo consesso amministrativo ci insegna sussistere anche in caso di permessi di costruire rilasciati – non cessa con l’ultimazione dei fabbricati (ovverosia dell’elemento primario che determina il carico urbanistico) bensì permane e si protrae sintanto che l’UTILIZZAZIONE di tale insediamento obbliga il Comune alla soministrazione dei servizi.
febbraio 13, 2018 alle 6:02 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 5 febbraio 2018
Beni Ambientali. Sequestro preventivo di un immobile abusivo sito in zona paesaggisticamente vincolata.
Cass. Sez. III n. 2001 del 18 gennaio 2018 (Ud 24 nov 2017)
Presidente: Fiale Estensore: Ramacci Imputato: PM in proc. Dessi ed altri
Nel valutare la sussistenza del presupposto del “periculum in mora” ai fini del sequestro preventivo di un immobile abusivo sito in zona paesaggisticamente vincolata conseguente all’uso dello stesso in quanto produttivo di conseguenze dannose sull’area oggetto di speciale protezione, il giudice del merito deve procedere ad una accurata disamina, verificando se possano escludersi ulteriori lesioni del bene protetto sulla base della assoluta compatibilità di tale uso con gli interessi tutelati dal vincolo, tenendo conto della natura di quest’ultimo e della situazione preesistente alla realizzazione dell’opera: http://www.lexambiente.it/materie/beni-ambientali/145-cassazione-penale145/13485-beni-ambientali-sequestro-preventivo-di-un-immobile-abusivo-sito-in-zona-paesaggisticamente-vincolata.html
Riprendono (forse) le demolizioni degli abusi edilizi a Quartu S. Elena. Pasquetta sulla Sella del Diavolo.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Cass. Sez. 
 sentenza 

Cass. Sez.