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Pubblicità ingannevole e comparativa - PDF
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1 Sped. abb. post. 70% - Filiale di Roma Suppl. n. 1 al Boll. n. 3/2002 AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO Pubblicità ingannevole e comparativa Piccola guida per la tutela del consumatore2 PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER L INFORMAZIONE E L EDITORIA3 AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO Pubblicità ingannevole e comparativa Piccola guida per la tutela del consumatore4 Presidente Giuseppe Tesauro Componenti Marco D Alberti Michele Grillo Nicola Cesare Occhiocupo Carlo Santagata de Castro Segretario Generale Rita Ciccone5 PUBBLICITÀ, REGOLE E CONTROLLI 5 La pubblicità e le sue leggi 6 Che cos è la pubblicità 6 Perché una legge su questa materia 7 Com era disciplinata in passato la pubblicità in Italia 8 Il decreto sulla pubblicità ingannevole e sulla pubblicità comparativa 9 Un accenno al contesto internazionale 11 Gli organismi che applicano la normativa sulla pubblicità ingannevole e quella sulla pubblicità comparativa nei principali paesi europei 11 E negli Stati Uniti? 12 La pubblicità ingannevole 13 La definizione di pubblicità nella legge 13 Com è costruito un messaggio pubblicitario 14 Quando la pubblicità è ingannevole 15 La pubblicità non trasparente 17 L offerta di garanzie 18 La tutela dei bambini e degli adolescenti 19 I prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori 20 La pubblicità comparativa 21 Che cos è la pubblicità comparativa 21 Quando è illlecita la pubblicità comparativa 22 Come agisce l Autorità garante 24 Chi può segnalare i messaggi pubblicitari e come deve fare 24 Come si svolge un procedimento di pubblicità ingannevole e comparativa 25 Cosa succede dopo una delibera dell Autorità 26 ALCUNI ESEMPI DI PUBBLICITÀ INGANNEVOLE O DI PUBBLICITÀ COMPARATIVA ILLECITA (*) 29 Corri in internet con Spark 30 Vitamine Vitaforce 31 Indossatrici in erba 32 Bill Clinton scrive con Biros 33 Ma dai!!! 34 Money now 35 Tariffe aeree 36 Rottamazione macchine per pasticceria Delizia (messaggio comparativo illecito) 37 Pasta artigianale (messaggio non ingannevole) 38 ALLEGATI 39 Decreto legislativo n. 74/92 40 Decreto del Presidente della Repubblica n. 627/96 46 Schema tipo di segnalazione di presunta ingannevolezza o illiceità di un messaggio pubblicitario 53 (*) I nomi dei soggetti sono stati sostituiti con nomi di fantasia. Qualsiasi riferimento a società o marchi esistenti è puramente casuale.6 L esigenza di rappresentare un quadro il più possibile attuale del fenomeno e dei risvolti della pubblicità ingannevole è diventata ancora più incalzante da quando, nel luglio del 2000, è stata attribuita all Autorità la competenza in materia di pubblicità comparativa. Anche per questo l Autorità ha ridisegnato la propria struttura, distribuendo le competenze sulla pubblicità alle varie direzioni istruttorie che si occupano di concorrenza. Questa modifica ci è parsa adatta a rendere più incisiva l attività in entrambi i settori, in quanto rispecchia l intreccio tra competizione e promozione di prodotti e servizi. A questa riedizione va aggiunta una considerazione sui destinatari diretti dei messaggi pubblicitari, i consumatori. Anche in questo campo, lo scopo ultimo dell Autorità è tutelare il consumatore, soggetto che spesso è il più debole in un contesto in cui le imprese operano con mezzi e risorse talmente consistenti da influenzare, e a volte forzare, le scelte dei singoli. Entro un certo limite, non c è niente di male, la pubblicità ha il diritto di sedurre. Però non deve ingannare, questo è un principio imprescindibile per una sana concorrenza. Quando ciò invece avviene, è tanto più grave proprio perchè è il forte che approfitta del debole. A volte del debolissimo, nel caso dei bambini e degli adolescenti. Le scelte del consumatore possono essere alterate anche attraverso una comparazione sleale fra le imprese. Questo può essere il rischio della pubblicità comparativa, che, se svolta correttamente, rappresenta invece uno strumento informativo fondamentale a disposizione dei consumatori, in quanto accresce la trasparenza del mercato. Questi in breve i motivi della Piccola Guida per la tutela del consumatore. Noi cerchiamo di svolgere al meglio il nostro ruolo nei limiti che la legge ci pone, ma devono essere gli stessi consumatori a porsi nella condizione di essere più curiosi e soprattutto più accorti nel compiere le loro scelte. Auspichiamo che questo volume possa rappresentare uno strumento valido per aumentare la consapevolezza dei cittadini. Giuseppe Tesauro7 Pubblicità, regole e controlli8 La pubblicità e le sue leggi Che cos è la pubblicità 6 Gli investimenti pubblicitari netti (tv, radio e stampa) in Italia nel 2001 sono stati pari a circa milioni di euro. Nonostante la leggera flessione rispetto al 2000 (meno 2,2%) superano i 6 miliardi di euro: quasi 17 milioni di euro al giorno, oltre euro l ora. Cifre che dimostrano come la pubblicità sia un fenomeno molto rilevante in termini economici. La pubblicità è altrettanto importante per i suoi effetti sulle nostre idee e sul nostro comportamento. Ma cos è la pubblicità? Come viene realizzata? C è bisogno di sottoporla a un controllo? Per quali ragioni? E in che modo? Con il termine pubblicità si intende generalmente quella forma di comunicazione a pagamento, diffusa su iniziativa di operatori economici (attraverso mezzi come la televisione, la radio, i giornali, le affissioni, la posta, Internet), che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all utilizzo di servizi. Per vendere un prodotto non è sufficiente realizzarlo, assegnargli un prezzo e offrirlo sul mercato. Le imprese si disputano la clientela non solo, e non sempre, attraverso un offerta di qualità migliore a prezzi più convenienti, ma anche attraverso la comunicazione di un immagine dei propri prodotti che, agli occhi dei consumatori, li distingua positivamente da quelli dei concorrenti. Pubblicità e attività promozionali in genere sono perciò potenti armi nella battaglia competitiva tra le imprese. Pare che sia stata Torino, nel 1871, a ospitare il primo timido cartello pubblici-9 tario italiano, esposto su un tram a cavalli. Ma già intorno al 1840 era nata negli Stati Uniti la professione di agente pubblicitario, cioè di colui che vende spazi per le inserzioni sui giornali. Perché una legge su questa materia La pubblicità è uno degli ingredienti che compongono l economia moderna. Su mercati così vasti ed eterogenei come quelli che caratterizzano le società industrializzate, essa è strumento insostituibile per informare i consumatori e contribuire così a un sano confronto concorrenziale fra le imprese. Proprio per questo è necessario, non solo nell interesse dei consumatori ma anche delle stesse imprese, garantire che la pubblicità svolga la propria funzione di comunicazione e promozione senza indurre i suoi destinatari in inganno. Non tutti infatti utilizzano la pubblicità correttamente: c è chi approfitta del fatto che il consumatore non ha modo di verificare la veridicità delle informazioni in essa contenute, se non tramite l acquisto del prodotto e, quindi, troppo tardi e a proprie spese. Vuoi raddoppiare le tue monete d oro?, chiesero il Gatto e la Volpe a Pinocchio, e cominciarono a decantare le proprietà del Campo dei miracoli. Pinocchio li ascoltò a bocca aperta e ancora una volta non diede retta al Grillo parlante che lo ammoniva: Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni. Così racconta la favola e anche nella vita può succedere qualcosa di simile. Ma a differenza della novella, non c è bisogno di ricorrere alla Fata turchina: via via che la società si fa più complessa e sviluppata è possibile affrontare il problema con una serie di regole valide per tutti. Una legge, insomma, e qualcuno che ne imponga il rispetto. Gli Stati Uniti d America sono stati la prima nazione in cui è stata avvertita la necessità di garantire la libertà della concorrenza e di proteggere i consumatori da promesse fasulle. Il compito di tutela contro la pubblicità scorretta venne affidato fin dal 1938 a un organismo amministrativo, la Federal Trade Commission. 710 NUMERO DEI PROCEDIMENTI PER SOGGETTO DENUNCIANTE Concorrenti 19% P.A. 13% Associazioni 28% Consumatori 40% Le denunce e i denuncianti Da un esame delle denunce pervenute dal 1992 alla fine del 2001, si può notare che i singoli consumatori sono molto attivi nel denunciare la presunta ingannevolezza di messaggi pubblicitari; infatti il 40% dei casi esaminati sono stati avviati in base alle loro denunce. Un elevato numero di segnalazioni (28%) è pervenuto da parte di associazioni di consumatori particolarmente attente alla correttezza della comunicazione pubblicitaria. In misura minore, ma sempre significativa, sono giunte segnalazioni da parte di concorrenti della società che produce il bene o il servizio pubblicizzato e dalla Pubblica Amministrazione. Com era disciplinata in passato la pubblicità in Italia 8 Anche in Italia venne presto percepito che uno strumento potente come la pubblicità richiedeva una qualche forma di controllo. Nel nostro paese, le prime norme risalgono agli anni Venti. Esse prevedevano perlopiù il ricorso alla censura preventiva dei messaggi pubblicitari, limitata peraltro ad alcuni settori merceologici. Negli anni successivi alla fine della guerra, nonostante la straordinaria crescita del fenomeno pubblicitario, gli interventi legislativi furono molto scarsi. Sulla base di norme tutt oggi vigenti, in ambito civilistico se si escludono le specifiche norme poste a tutela della regolare formazione della volontà del contraente nel momento della conclusione di un contratto - gli unici a essere tutelati in via generale erano gli imprenditori, che, in qualità di concorrenti, potevano chiedere l intervento del giudice contro messaggi pubblicitari che costituissero concorrenza sleale (solo di recente, con l approvazione della legge n. 281/98, Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti, è stata riconosciuta la generale possibilità alle associazioni dei consumatori di adire il giudice civile a tutela dei diritti dei consumatori); il giudice penale poteva poi (e può tutt oggi) intervenire nei casi in cui nel messaggio pubblicitario fossero configurabili reati (truffa, frodi e così via). Qualche norma della disciplina radiotelevisiva (legge n. 223/90, cosiddetta legge Mammì) era certo diretta alla repressione di alcuni illeciti in materia pubblicitaria, ma non era invece prevista alcuna forma generale e diretta di tutela dei11 consumatori contro le comunicazioni ingannevoli. In assenza di una normativa specifica sulla materia, gli stessi operatori pubblicitari, vale a dire le imprese che investono in pubblicità e le agenzie creative, hanno da tempo avvertito l esigenza di darsi delle regole di comportamento. Da qui la nascita dell Istituto dell Autodisciplina Pubblicitaria, ente privato a base associativa, che ha affidato a un Giurì appositamente costituito il controllo della pubblicità diffusa dai suoi associati. L Istituto ha elaborato un Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, pubblicato per la prima volta nel 1966 e da allora costantemente aggiornato. Tale codice prevede anche la repressione della pubblicità ingannevole ed il controllo della correttezza della pubblicità comparativa. Il codice vincola solo gli associati, i quali, a loro volta, si impegnano ad obbligare contrattualmente al suo rispetto i soggetti, eventualmente non associati, con i quali concludono contratti pubblicitari. 9 Il decreto sulla pubblicità ingannevole e sulla pubblicità comparativa Le norme di legge esistenti e il Codice di Autodisciplina non erano però sufficienti a tutelare il diritto del consumatore a ricevere una informazione pubblicitaria veritiera e affidabile. È stata la Comunità Europea a dare un forte impulso allo sviluppo della materia, adottando nel 1984 la direttiva 84/450/CEE, che stabilisce i principi generali in materia di pubblicità ingannevole ai quali le legislazioni degli stati membri dovevano uniformarsi. Con il passare degli anni si è posto il problema di detta-12 10 re le condizioni di liceità della pubblicità comparativa e, dopo un lunghissimo dibattito, la prima direttiva è stata modificata, con l emanazione, nel 1997, della direttiva 97/95/CE, che tratta, appunto, della pubblicità comparativa. L Italia ha dato attuazione alla Direttiva Comunitaria 84/450/CEE adottando il decreto legislativo n. 74 del 25 gennaio 1992 in materia di pubblicità ingannevole; dovendo poi recepire le prescrizioni comunitarie in materia di pubblicità comparativa, lo ha fatto attraverso una modifica dello stesso decreto legislativo. Tale modifica è stata apportata dal decreto legislativo n. 67 del 25 febbraio L organo incaricato dell applicazione di entrambe le discipline così in vigore è l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, cioè la medesima autorità amministrativa che applica la legge antitrust (legge 10 ottobre 1990, n. 287). L Autorità, volendo sottolineare quella convergenza tra i suoi compiti già indicata dal legislatore, ha di recente operato un importante modifica del proprio assetto organizzativo, eliminando la Direzione Pubblicità Ingannevole, che aveva fin qui esercitato la competenza esclusiva a trattare la materia pubblicitaria, e distribuendo tra le singole Direzioni istruttorie competenti per materia la trattazione dei casi di pubblicità ingannevole e comparativa. In tal modo si è pensato di sfruttare in modo più efficace le sinergie tra attività di tutela della concorrenza e repressione delle forme di pubblicità illecita. Con il decreto legislativo n. 74/92 e la sua modifica, la tutela dalla pubblicità ingannevole e dalla pubblicità comparativa illecita è diventata effettiva e, soprattutto, è più facile metterla in moto. Il decreto consente ai consumatori, ai concorrenti, alle associazioni professionali e alle pubbliche amministrazioni di presentare denunce e, quindi, di attivare la tutela. Da un lato, chi denuncia un messaggio non lo fa in quanto portatore di un interesse individuale, ma attiva la tutela dell interesse pubblico, con ciò permettendo all Autorità di operare per l eliminazione del messaggio illecito. Dall altro, l intervento dell Autorità Garante non avviene solo quando un consumatore sia stato concretamente ingannato; la semplice idoneità di un messaggio pubblicitario ad ingannare lo rende censurabile, consentendo così una protezione preventiva del pubblico.13 Un accenno al contesto internazionale Gli organismi che applicano la normativa sulla pubblicità ingannevole e quella sulla pubblicità comparativa nei principali paesi europei 11 La direttiva sulla pubblicità ingannevole del 1984 indicava gli elementi a cui riferirsi per verificare se sussiste l ingannevolezza (relativi al prezzo, al prodotto e all impresa produttrice) e lasciava poi agli Stati membri la possibilità di decidere quale dovesse essere l organo al quale concretamente rivolgersi per ottenere una pronuncia di divieto della pubblicità ingannevole. Le formule adottate nei vari paesi europei sono state diverse: in alcuni la tutela dalla pubblicità ingannevole è stata affidata al giudice civile, penale o amministrativo (come in Belgio, Olanda, Germania, Francia); in altri le relative competenze sono state attribuite ad autorità indipendenti, così come è successo in Italia. La Svezia, la Danimarca e la Norvegia avevano già introdotto durante gli anni 70 l istituto del difensore civico dei consumatori, mentre nel Regno Unito dal 1988 il Director General of Fair Trading vigila sull applicazione delle norme in materia di pubblicità ingannevole, con esclusione di quella radiotelevisiva, per la quale è competente la Independent Television Commission. A differenza di quella italiana, queste autorità amministrative non assumono direttamente le decisioni, ma possono ricorrere all autorità giudiziaria per l adozione di provvedimenti inibitori nei confronti di messaggi pubblicitari ingannevoli.14 Anche l Irlanda, nel 1988, ha istituito una autorità amministrativa deputata alla protezione dei consumatori, l Office of Consumer Affair and Fair Trading, che ha la competenza a reprimere tutti gli abusi commessi in materia di pubblicità ingannevole. La direttiva del 1997 sulla pubblicità comparativa non lasciava invece agli stati membri alcuna libertà di prevedere discipline diverse. Ne deriva che tutti gli stati membri hanno dovuto introdurre nei loro ordinamenti norme analoghe a quelle già descritte per l Italia e per quegli stati (come la Francia o la Germania) in cui già esisteva, da epoca più o meno recente, una qualche disciplina della materia, si è posto il problema della sua revisione. E negli Stati Uniti? 12 Dal 1938 la Federal Trade Commission (FTC) è competente a reprimere tutti gli abusi che possono pregiudicare la capacità dei consumatori di esprimere una scelta consapevole, vietando la continuazione di campagne pubblicitarie ingannevoli. All inizio la competenza della FTC era limitata ad alcuni particolari settori merceologici (cosmetici, cibo, medicinali, strumenti di lavoro) e la possibilità di richiedere l applicazione di sanzioni penali era limitata al caso in cui si fossero verificati danni alla salute del consumatore. Nel 1973 una modifica della normativa eliminò le limitazioni merceologiche e, per ovviare ai problemi derivanti dai tempi lunghi necessari per la conclusione delle istruttorie, conferì alla FTC il potere di agire presso qualsiasi corte federale al fine di ottenere provvedimenti provvisori di sospensione delle campagne pubblicitarie ritenute ingannevoli. Anche altri paesi anglosassoni, come l Australia e il Canada, hanno ritenuto opportuno affidare la tutela dei consumatori contro la pubblicità ingannevole agli organi creati per garantire il rispetto delle norme in materia di concorrenza tra imprese.15 La pubblicità ingannevole La definizione di pubblicità nella legge 13 Il decreto legislativo n. 74/92 definisce come pubblicità qualunque forma di messaggio che sia diffuso, nell esercizio di una attività economica, allo scopo di promuovere la vendita o il trasferimento di beni mobili o immobili, oppure la prestazione di opere e servizi. Come si vede, la nozione è molto ampia e include ogni forma di comunicazione promozionale, quali che siano le sue modalità o i mezzi di diffusione. Restano escluse invece le pubblicità non commerciali, nel senso che non sono riferite ad attività economiche - come la propaganda politica e la pubblicità sociale - e quelle forme di pubblicità che devono essere sottoposte ad approvazione già prima della loro diffusione (ad esempio, il Ministero della Sanità controlla preventivamente i messaggi riguardanti gli articoli medico-chirurgici, verificandone anche la non ingannevolezza; analogamente la Consob autorizza la diffusione degli annunci riguardanti l offerta di strumenti finanziari). Sono invece incluse nella nozione di pubblicità quelle forme di comunicazione che, anche se non tendono immediatamente a spingere all acquisto di beni o servizi, promuovono comunque l immagine dell impresa presso il pubblico dei consumatori. Quanto alle modalità pubblicitarie ed ai mezzi di diffusione, la fantasia dei pubblicitari, lo sviluppo tecnologico e l evoluzione delle tecniche di marketing16 fanno sì che il fenomeno della pubblicità subisca continue innovazioni. Accanto ai mezzi di diffusione tradizionali - come la televisione, i quotidiani e periodici, le affissioni, il direct marketing (cioè la posta, il telefono, le offerte porta a porta), la radio, il cinema e la stessa confezione dei prodotti - stanno nascendo nuovi veicoli pubblicitari, come Internet: tutto dipende dall inventiva e dallo spirito di iniziativa degli operatori. Il decreto si applica, come è ovvio, alla pubblicità diffusa con qualsiasi mezzo. Com è costruito un messaggio pubblicitario Dietro la brevità di un messaggio pubblicitario si cela spesso un lavoro lungo e complesso. 14 Il primo elemento che viene considerato dall operatore pubblicitario è che cosa, del prodotto, si vuole comunicare attraverso il messaggio. La pubblicità mira infatti a costruire un identità del prodotto (il cosiddetto posizionamento), che lo rende distinto dagli altri. Ciò avviene normalmente sottolineando una prestazione del prodotto (gli esperti la chiamano benefit), cioè la sua capacità di fare una certa cosa, di ottenere un certo risultato. Il secondo elemento considerato è a chi il messaggio deve essere rivolto. Poiché non esiste uniformità di esigenze, gusti e comportamenti tra i consumatori, ognuno tende a reagire in maniera differente a uno stesso stimolo. Raramente, quindi, i messaggi pubblicitari sono indirizzati alla generalità dei consumatori. Di norma, le imprese identificano le categorie di consumatori più sensibili al prodotto da pubblicizzare, oppure quelle che sono in grado di concorrere in maniera determinante allo sviluppo delle vendite. Questo pubblico viene definito target (termine inglese che significa obiettivo, bersaglio ) della comunicazione. Una volta individuati i destinatari della comunicazione, i pubblicitari puntano a costruire il messaggio in modo che esso ne attiri l attenzione, venga da loro ricordato e finisca per condizionarne i consumi. Per rendere accattivante il messaggio, bisogna scegliere bene le modalità di comunicazione. In alcuni casi, si tenta di favorire l identificazione dei consu-17 matori con i protagonisti del messaggio, raffigurando scene di vita (come la famiglia felice a tavola) o uno stile di vita (il manager in carriera, lo sportivo, il seduttore e così via). Altre volte, i pubblicitari puntano ad associare al prodotto uno stato d animo o una particolare immagine come la serenità, l allegria, la bellezza. Infine, per raggiungere effettivamente il target di interesse, i messaggi vengono diffusi in modo molto oculato, perché l identikit del pubblico sarà molto differente a seconda del giornale, dell emittente televisiva o radiofonica, degli orari di trasmissione prescelti. Ogni veicolo pubblicitario ha poi una forza d impatto e un efficacia diverse: saranno gli uomini di marketing a selezionare il più adatto per il prodotto. Di tutti questi elementi deve tenere conto l Autorità quando è chiamata a valutare un messaggio pubblicitario. Oltre al contenuto letterale dell annuncio, infatti, conta anche la sua decodifica, cioè l interpretazione che i destinatari elaborano in base all insieme degli elementi costitutivi del messaggio. 15 Quando la pubblicità è ingannevole Il ricorso alle tecniche che abbiamo elencato è perfettamente legittimo. Cessa di esserlo quando si supera quella soglia oltre la quale la persuasione si trasforma in inganno (ad esempio è lecito avvalersi di dati presentati come scientifici, purché siano veritieri; è lecito identificare il prodotto con uno stile di vita gradevole, purché non si spinga tale operazione fino alla promessa che il prodotto sia di per sé in grado di garantirlo).18 ESITO DEI PROCEDIMENTI ISTRUTTORI maggio dicembre casi esaminati ingannevoli Le decisioni dell Autorità Il numero di procedimenti istruttori conclusi nel periodo , mostra un andamento crescente fino al 1997, poi una tendenza alla stabilizzazione. L Autorità infatti, ha prestato sempre maggiore attenzione alla fondatezza delle denunce, pervenendo in molti casi alla loro archiviazione. Di contro, l accertamento di violazioni, in percentuale, è aumentato. 16 Secondo il decreto 74/92, la pubblicità è ingannevole quando induce o può indurre in errore, pregiudicando il comportamento economico dei consumatori. In parole povere, è ingannevole ogni comunicazione che, direttamente o indirettamente, crea nei consumatori un idea errata sul prodotto o servizio offerto. Quando incorriamo in una pubblicità ingannevole, riceviamo delle informazioni che potrebbero condizionare le nostre scelte. Così, potremmo preferire quel prodotto a un altro, convinti di trovarvi delle caratteristiche che invece esso non possiede. A farne le spese sono i consumatori, ma anche le imprese che producono beni concorrenti di quello che viene pubblicizzato in modo ingannevole. In via indiretta, sono danneggiate anche tutte le imprese che investono in pubblicità, dato che l inganno subìto può ridurre la fiducia del pubblico nei confronti della pubblicità in generale. Non è necessario che il messaggio pubblicitario abbia effettivamente arrecato un danno per essere qualificato come ingannevole. È sufficiente che le informazioni inesatte che esso comunica siano potenzialmente in grado di alterare le decisioni del consumatore. L ingannevolezza può derivare sia da affermazioni ambigue o false, sia dall omissione di informazioni necessarie per valutare in modo completo l offerta. Addirittura non è neppure necessario dichiarare qualcosa di manifestamente falso per ingannare: non è raro che le singole affermazioni, prese alla lettera, siano vere, ma il messaggio sia costruito in modo che l interpretazione dei consumatori conduca a una valutazione errata. Un esempio sono quelle pubblicità che enfatizzano a grandi lettere la convenienza di un offerta, per poi precisare con diciture quasi invisibili o ambigue l esistenza di pesanti limitazioni, che di fatto annullano i vantaggi reclamizzati.19 La pubblicità non trasparente La pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale. La pubblicità può trarre un indebito vantaggio se si traveste da qualcos altro. Infatti, se pensiamo che quella che stiamo osservando sia informazione o spettacolo, quindi una comunicazione neutrale o comunque non finalizzata a stimolare l acquisto di prodotti, saremo molto più portati a credere che ciò che ci viene detto sia vero o che almeno sia detto in modo disinteressato. La stessa considerazione vale anche per il comunicatore del messaggio. Il giornalista che fornisce informazione, o il protagonista di uno spettacolo, non deve, o non dovrebbe, perseguire gli interessi economici di alcuna impresa, mentre svolge il suo specifico lavoro. Il comunicatore pubblicitario è invece, in qualche modo, il portavoce dell impresa che lo retribuisce. Questi ruoli devono restare ben distinti, ma non sempre ciò accade. Può darsi che quello che si presenta come un imparziale professionista stia in realtà facendo pubblicità senza dichiararlo esplicitamente. Come si è visto, non vi è nulla da obiettare, almeno dal punto di vista dell ingannevolezza, se un personaggio famoso fa da testimonial per una impresa: la pubblicità è ormai entrata nel costume. È grave però se il consumatore non viene avvertito, da elementi che lo segnalano con evidenza, che quello che gli giunge è un messaggio pubblicitario. Per questo motivo gli stacchi pubblicitari al cinema, alla radio o in televisione sono introdotti da un apposita sigletta musicale, oppure riportano l indicazione pubblicità, messaggio promozionale. Ciò risponde a un generale obbligo di evidenziare in maniera trasparente quando lo scopo della comunicazione è pubblicitario e non informativo. Proprio sul rispetto di quest obbligo verte il controllo sulla trasparenza della pubblicità esercitato dall Autorità. Un altra forma insidiosa di pubblicità non trasparente è quella che, in termini tecnici, viene chiamata product placement. Consiste nello sfruttare l immagine insistita o la ripetuta citazione di un prodotto o di un marchio, senza un particolare motivo, durante una trasmissione o un film che non ha scopi pubblicitari. 1720 I mezzi di comunicazione interessati Il maggior numero dei messaggi denunciati in questi dieci anni di attività riguarda pubblicità apparse su mezzi cartacei (quotidiani e riviste, messaggi postali), piuttosto che su mezzi audiovisivi come la televisione, i cartelloni stradali, la radio, il telefono e internet. Questo perché il messaggio nel primo caso può essere più facilmente conservato e analizzato da parte del consumatore. Nell ambito dei procedimenti istruttori, si è rilevata una forte incidenza dei casi di ingannevolezza per le pubblicità via internet, postali e telefoniche, così come ingannevole è risultato l unico messaggio pubblicitario veicolato tramite posta elettronica. PROCEDIMENTI PER VEICOLO DI DIFFUSIONE DEL MESSAGGIO E ESITO DELLA DECISIONE Messaggi ingannevoli (%) 0 Stampa quotidiana Stampati Televisione Servizio Confezione Pubblicità e periodica postale esterna 71% 72% 67% 82% 51% 73% Internet 85% Radio 65% Telefono 96% Cinema 0% Posta elettronica 100% Casi esaminati Ingannevoli L offerta di garanzie Spesso le promesse pubblicitarie sono corredate da offerte di garanzia (che possono riguardare la restituzione dei soldi spesi per l acquisto di un bene o la sua sostituzione o l onere della riparazione). Ebbene, è vietata l utilizzazione di termini quali garanzia, garantito e simili, dove essa non sia accompagnata dal chiarimento della portata di tali garanzie, vale a dire dei contenuti e delle modalità di prestazione.21 La tutela dei bambini e degli adolescenti La relazione tra pubblicità e minori è un tema molto delicato, e in qualche caso rischioso, in quanto i bambini tendono a imitare quello che vedono. È stato rilevato che già a tre-quattro anni i bambini sanno riconoscere gli spot pubblicitari televisivi e ne sono molto attratti. Di norma, tuttavia, essi non sono in grado di capire ciò che la pubblicità significa e si propone. È stato valutato che a cinque anni solo la metà dei bambini comprende che la pubblicità ha finalità persuasiva, mentre la consapevolezza per tutti i bambini arriva intorno agli undici anni. Prima, molti ritengono che gli spot servano a far riposare gli attori, per fare una pausa, per divertire. Inoltre, la rapidità dello spot si adatta perfettamente ai brevi tempi di attenzione del bambino, mentre la ripetizione dello stesso messaggio lo rassicura e crea familiarità. Dal momento che i minori sono particolarmente indifesi, la legge dedica loro una speciale tutela. Anzitutto, è vietata la diffusione di messaggi che influenzano il comportamento dei minori abusando della loro naturale credulità e mancanza di esperienza. Ciò non vuol dire che qualunque messaggio pubblicitario sia da giudicare illecito se ha come destinatari i minori, ma che, considerata la loro maggiore influenzabilità, tali soggetti vanno protetti più rigorosamente contro la possibilità di essere indotti in errore. È prevista inoltre una tutela dalle immagini che possano turbare gravemente i giovani destinatari, o che propongano modelli abietti, violenti o pericolosi, in misura tale da metterne in pericolo la sicurezza fisica o psichica. Infine, è considerata ingannevole la pubblicità che, impiegando bambini o adolescenti, abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i più giovani. Tale disposizione intende impedire che la pubblicità sia costruita in modo da creare un senso di colpa, di ansia o di apprensione sull adulto che non acquista il prodotto. 19 Vedere altro
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References: SENTENZA 
 art. 20
 art. 1
 art. 1
 art. 140
 art. 1
 Articolo 1
 Provvedimento n. 
 Provvedimento n. 
 art. 1
 ART. 13
 art. 1
 Art. 1
 art. 1
 Art.201
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 1
 Art. 1
 art. 1
 Articolo 1
 ART. 1
 ART. 1
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Articolo 1
 articolo 12