Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/07/25/risponde-dellinfortunio-in-cantiere-occorso-al-lavoratore-autonomo-il-datore-di-lavoro-che-abbia-omesso-di-verificarne-formazione-ed-operato/
Timestamp: 2020-01-21 18:33:22+00:00

Document:
Risponde dell’infortunio in cantiere occorso al lavoratore autonomo il datore di lavoro che abbia omesso di verificarne formazione ed operato – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Risponde dell’infortunio in cantiere occorso al lavoratore autonomo il datore di lavoro che abbia omesso di verificarne formazione ed operato.
Si segnala ai lettori del blog la recente sentenza n. 30991/2019 – depositata il 16.07.2019 che tratta il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, con la quale il Supremo Collegio ha dichiarato penalmente responsabile il datore di lavoro per l’infortunio occorso al lavoratore autonomo sul luogo di lavoro.
L’incidente sul lavoro, l’imputazione e il doppio grado di giudizio.
La Corte di appello di Milano confermava la penale responsabilità affermata dal primo Giudice in danno del legale rappresentante di una società, tratto a giudizio quale datore di lavoro, cui la Procura ha contestato il delitto di lesioni colpose gravi riportate da un lavoratore autonomo impiegato nell’attività di cantiere.
Secondo quanto è dato ricavare dalla lettura della sentenza in commento durante le operazioni di smontaggio dell’attrezzatura pertinente ad una gru per spostarla all’interno del cantiere, la parte offesa veniva schiacciata dalla gru e dal mezzo utilizzato per il sollevamento di tale attrezzatura riportando gravi ferite.
Secondo i giudici di merito tutto ciò era causalmente riconducibile al mancato rispetto della normativa antinfortunistica (formazione/informazione ed osservanza delle procedure) rispetto alla quale il datore di lavoro è costituito garante anche per l’incolumità del lavoratore autonomo, non avendo l’imputato fornito al lavoratore le attrezzature idonee ad elidere i rischi per la sicurezza e a prevenire l’incidente che poteva essere scongiurato utilizzando i martinetti ed il timone, regolarmente forniti e facenti parte della dotazione della gru.
Avverso la sentenza di condanna emessa dalla Corte territoriale milanese proponeva ricorso per cassazione l’imputato, censurandone il fondamento giuridico con plurimi motivi di doglianza, per l’apprezzamento dei quali si rimanda alla lettura della allegata sentenza.
La Suprema Corte ha dichiarato rigettato il ricorso.
In punto di diritto si riporta il passaggio della motivazione che affronta il tema della posizione di garanzia assunta dal datore di lavoro, anche verso il lavoratore autonomo:
“Il secondo motivo, con il quale si tenta essenzialmente di ricondurre ad un comportamento colposo del lavoratore l’esclusiva responsabilità dell’infortunio, si pone in netto ed insanabile contrasto con le precise, logiche ed esaurienti motivazioni delle sentenze di merito di primo e di secondo grado, prive di errori in diritto, che hanno essenzialmente addebitato al [omissis] di non avere vigilato sul corretto adempimento delle operazioni da parte dell’infortunato, il quale era solito procedere senza l’utilizzo dei martinetti, per come gli era stato indicato da un dipendente della ditta [omissis] che lo aveva affiancato nelle prime settimane di lavoro.
In sostanza, benché la procedura corretta di spostamento della gru prevedesse l’uso di martinetti e del timone, è stato riscontrato in maniera plausibile che [l’omissis] era solito usare muletto e catene per sollevare la gru, e poi il timone, che però nella specie non era presente in loco perché non recuperato presso la sede della ditta [omissis].
Se ne è desunto, in maniera congrua e non manifestamente illogica, che tale scorretta procedura abitualmente adottata dal lavoratore, su cui il omissis avrebbe dovuto vigilare e che non avrebbe dovuto consentire, aveva determinato l’evento.”
“(…)Nessun comportamento abnorme o “scriteriato” del lavoratore è stato ritenuto concretamente configurabile ed idoneo ad esimere da responsabilità il prevenuto, per l’assorbente ragione che è stata comunque riscontrata una condotta colposa omissiva del datore di lavoro, senza la quale l’evento dannoso non si sarebbe verificato.
Sotto questo profilo, le argomentazioni della sentenza impugnata sono in linea con la costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui, in tema di sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 73, commi 1 e 2, lett. b), d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, il datore di lavoro è tenuto ad informare il lavoratore dei rischi propri dell’attività cui è preposto e di quelli che possono derivare dall’esecuzione di operazioni da parte di altri, ove interferenti, ed è obbligato a mettere a disposizione dei lavoratori, per ciascuna attrezzatura, ogni informazione e istruzione d’uso necessaria alla salvaguardia dell’incolumità, anche se relative a strumenti non usati normalmente. (In motivazione la Corte ha precisato che può essere ritenuta eccezionale o abnorme – e come tale in grado di escludere la responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso – solo la condotta del lavoratore che decida di agire impropriamente, pur disponendo delle informazioni necessarie e di adeguate competenze per la valutazione dei rischi cui si espone) (Sez. 3, n. 16498 del 08/11/2018 – dep. 2019, DI CATALDO SAVINO, Rv. 27556001).
Si riporta, altresì, il passaggio motivazionale che esclude la interruzione del nesso causale per condotta abnorme dell’infortunato:
“Va, inoltre, rammentato che il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia abnorme, dovendo definirsi tale il comportamento imprudente del lavoratore che sia stato posto in essere del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro – o rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro (Sez. 4, n. 7188 del 10/01/2018, Bozzi, Rv. 27222201). Nel caso in disamina, è stato inconfutabilmente accertato che il comportamento del lavoratore non è stato abnorme, in quanto frutto di un deficit formativo e di un difetto di vigilanza e controllo da parte del datore di lavoro, sicché, pur ammessa la condotta colposa del omissis, è stato correttamente affermato che la stessa non esime in alcun modo l’omissis da responsabilità per l’evento lesivo, nel senso dianzi accennato.”
Articolo 71 d.lgs 81/2008, Obblighi del datore di lavoro:
Il datore di lavoro, al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte, adotta adeguate misure tecniche ed organizzative, tra le quali quelle dell’ALLEGATO VI. 68
Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché: a) le attrezzature di lavoro siano: 1) installate ed utilizzate in conformità alle istruzioni d’uso; 2) oggetto di idonea manutenzione al fine di garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza di cui all’articolo 70 e siano corredate, ove necessario, da apposite istruzioni d’uso e libretto di manutenzione; 3) assoggettate alle misure di aggiornamento dei requisiti minimi di sicurezza stabilite con specifico provvedimento regolamentare adottato in relazione alle prescrizioni di cui all’articolo 18, comma1, lettera z); b) siano curati la tenuta e l’aggiornamento del registro di controllo delle attrezzature di lavoro per cui lo stesso è previsto.
Le modifiche apportate alle macchine quali definite all’articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459(N) , per migliorarne le condizioni di sicurezza in rapporto alle previsioni del comma 1, ovvero del comma 4, lettera a), numero 3) non configurano immissione sul mercato ai sensi dell’articolo 1, comma 3, secondo periodo, sempre che non comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore.
Qualora le attrezzature richiedano per il loro impiego conoscenze o responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici, il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché: a) l’uso dell’attrezzatura di lavoro sia riservato ai lavoratori allo scopo incaricati che abbiano ricevuto una informazione, formazione ed addestramento adeguati; b) in caso di riparazione, di trasformazione o manutenzione, i lavoratori interessati siano qualificati in maniera specifica per svolgere detti compiti.
Fermo restando quanto disposto al comma 4, il datore di lavoro, secondo le indicazioni fornite dai fabbricanti ovvero, in assenza di queste, dalle pertinenti norme tecniche o dalle buone prassi o da linee guida, provvede affinché: a) le attrezzature di lavoro la cui sicurezza dipende dalle condizioni di installazione siano sottoposte a un controllo iniziale (dopo l’installazione e prima della messa in esercizio) e ad un controllo dopo ogni montaggio in un nuovo cantiere o in una nuova località di impianto, al fine di assicurarne l’installazione corretta e il buon funzionamento; b) le attrezzature soggette a influssi che possono provocare deterioramenti suscettibili di dare origine a situazioni pericolose siano sottoposte: 1) ad interventi di controllo periodici, secondo frequenze stabilite in base alle indicazioni fornite dai fabbricanti, ovvero dalle norme di buona tecnica, o in assenza di queste ultime, desumibili dai codici di buona prassi; 2) ad interventi di controllo straordinari al fine di garantire il mantenimento di buone condizioni di sicurezza, ogni volta che intervengano eventi eccezionali che possano avere conseguenze pregiudizievoli per la sicurezza delle attrezzature di lavoro, quali riparazioni trasformazioni, incidenti, fenomeni naturali o periodi prolungati di inattività. c) Gli interventi di controllo di cui ai lettere a) e b) sono volti ad assicurare il buono stato di conservazione e l’efficienza a fini di sicurezza delle attrezzature di lavoro e devono essere effettuati da persona competente.
Oltre a quanto previsto dal comma 8, il datore di lavoro sottopone le attrezzature di lavoro riportate nell’ALLEGATO VII a verifiche periodiche volte a valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo ALLEGATO. Per la prima verifica il datore di lavoro si avvale dell’INAIL, che vi provvede nel termine di quarantacinque giorni dalla richiesta69. Una volta decorso inutilmente il termine di quarantacinque giorni sopra indicato, il datore di lavoro può avvalersi, a propria scelta, di altri soggetti pubblici o privati abilitati secondo le modalità di cui al comma 13. Le successive verifiche sono effettuate su libera scelta del datore di lavoro dalle ASL o, ove ciò sia previsto con legge regionale, dall’ARPA, o da soggetti pubblici o privati abilitati che vi provvedono secondo le modalità di cui al comma 13. Per l’effettuazione delle verifiche l’INAIL può avvalersi del supporto di soggetti pubblici o privati abilitati. I verbali redatti all’esito delle verifiche di cui al presente comma devono essere conservati e tenuti a disposizione dell’organo di vigilanza. Le verifiche di cui al presente comma sono effettuate a titolo oneroso e le spese per la loro effettuazione sono poste a carico del datore di lavoro.70
Quadro giurisprudenziale di riferimento in tema di obblighi di controllo e vigilanza del datore di lavoro:
Cassazione penale sez. IV, 10/01/2018, n.7188:
In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il committente, anche nel caso di subappalto, è titolare di una posizione di garanzia idonea a fondare la sua responsabilità per l’infortunio, sia per la scelta dell’impresa sia in caso di omesso controllo dell’adozione, da parte dell’appaltatore, delle misure generali di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, specie nel caso in cui la mancata adozione o l’inadeguatezza delle misure precauzionali sia immediatamente percepibile senza particolari indagini. (In applicazione di tale principio, la Corte – con riferimento a una fattispecie in cui i lavori appaltati erano stati oggetto di una catena di subappalti – ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata, che aveva riconosciuto la responsabilità a titolo di lesioni colpose del primo appaltatore, per avere omesso di vigilare sull’adozione, da parte dell’ultimo subappaltatore della catena, di presidi anticaduta nel vano ascensore in cui si era verificato l’infortunio, la cui mancanza era stata rilevata tre giorni prima dell’incidente dal coordinatore della sicurezza nominato dal primo committente).
Cassazione penale sez. III, 08/11/2018, n.16498:
Cassazione penale sez. IV, 12/02/2014, n.21242:
In tema di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, l’attività di formazione del lavoratore, alla quale è tenuto il datore di lavoro, non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore, formatosi per effetto di una lunga esperienza operativa, o per il travaso di conoscenza che comunemente si realizza nella collaborazione tra lavoratori, anche posti in relazione gerarchica tra di loro. L’apprendimento insorgente da fatto del lavoratore medesimo e la socializzazione delle esperienze e della prassi di lavoro non si identificano e tanto meno valgono a surrogare le attività di informazione e di formazione prevista dalla legge.
Cassazione penale sez. III, 25/02/2015, n.12228:
Cassazione penale sez. IV, 23/01/2014, n.6784:
E’ punibile per sequestro di persona l’operatore sanitario che nega la libertà... Facebook e reati contro l’onore: è diffamazione pubblicare post sui presunti...

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Articolo 71
 sentenza