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CODICE DI DEONTOLOGIA AGGIORNATO 2009.doc da morellic - Codice deontologico forense pdf - File PDF .it
Codice deontologico forense .pdf
Nome del file originale: Codice deontologico forense.pdf
Titolo: Microsoft Word - CODICE DI DEONTOLOGIA AGGIORNATO 2009.doc
Autore: morellic
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Codice deontologico forense.pdf (PDF, 130 KB)
(Approvato dal Consiglio nazionale forense il 17 aprile 1997,
con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 14
dicembre 2006 e il 27 giugno 2008)
Si riportano in neretto le parti degli articoli modificati dal Consiglio nazionale forense il 27 giugno
2008: artt. 17bis, 18, 24, 45
L’avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e
gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo
all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.
Nell’esercizio della sua funzione, l’avvocato vigila sulla conformità delle leggi ai principi della
Costituzione, nel rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e dell’Ordinamento
comunitario; garantisce il diritto alla libertà e sicurezza e l’inviolabilità della difesa; assicura la
regolarità del giudizio e del contraddittorio.
Le norme deontologiche si applicano a tutti gli avvocati e praticanti nella loro attività, nei loro
reciproci rapporti e nei confronti dei terzi.
Spetta agli organi disciplinari la potestà di infliggere le sanzioni adeguate e proporzionate alla
violazione delle norme deontologiche.
Le sanzioni devono essere adeguate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione
dei comportamenti nonché delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno
concorso a determinare l’infrazione.
La responsabilità disciplinare discende dalla inosservanza dei doveri e dalla volontarietà della
condotta, anche se omissiva.
Quando siano mossi vari addebiti nell’ambito di uno stesso procedimento la sanzione deve essere
Nell’esercizio di attività professionali all’estero, che siano consentite dalle disposizioni in vigore,
l’avvocato italiano è tenuto al rispetto delle norme deontologiche del paese in cui viene svolta l’attività.
Del pari l’avvocato straniero, nell’esercizio dell’attività professionale in Italia, quando questa sia
consentita, è tenuto al rispetto delle norme deontologiche italiane.
I. Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare l’avvocato cui sia imputabile un
comportamento non colposo che abbia violato la legge penale, salva ogni autonoma valutazione sul
fatto commesso.
II. L’avvocato è soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti l’attività
forense quando si riflettano sulla sua reputazione professionale o compromettano l’immagine della
classe forense.
III. L’avvocato che sia indagato o imputato in un procedimento penale non può assumere o mantenere
la difesa di altra parte nello stesso procedimento.
I. L’avvocato non deve proporre azioni o assumere iniziative in giudizio con mala fede o colpa
I. Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell’avvocato che compia consapevolmente atti
contrari all’interesse del proprio assistito.
II. L’avvocato deve esercitare la sua attività anche nel rispetto dei doveri che la sua funzione gli
impone verso la collettività per la salvaguardia dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato e di ogni
altro potere.
È dovere, oltre che diritto, primario e fondamentale dell’avvocato mantenere il segreto sull’attività
prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a
conoscenza in dipendenza del mandato.
I. L’avvocato è tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex-clienti, sia per
l’attività giudiziale che per l’attività stragiudiziale.
II. La segretezza deve essere rispettata anche nei confronti di colui che si rivolga all’avvocato per
assistenza senza che il mandato sia accettato.
III. L’avvocato è tenuto a richiedere il rispetto del segreto professionale anche ai propri collaboratori e
dipendenti e a tutte le persone che cooperano nello svolgimento dell’attività professionale.
IV. Costituiscono eccezione alla regola generale i casi in cui la divulgazione di alcune informazioni
relative alla parte assistita sia necessaria:
Nell’esercizio dell’attività professionale l’avvocato ha il dovere di conservare la propria indipendenza e
difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti esterni.
L’avvocato deve prestare la propria attività difensiva anche quando ne sia richiesto dagli organi
giudiziari in base alle leggi vigenti.
I. L’avvocato che venga nominato difensore d’ufficio deve, quando ciò sia possibile, comunicare
all’assistito che ha facoltà di scegliersi un difensore di fiducia, e deve informarlo, ove intenda
richiedere un
compenso, che anche il difensore d’ufficio deve essere retribuito a norma di legge.
II. Costituisce infrazione disciplinare il rifiuto ingiustificato di prestare attività di gratuito
patrocinio o la richiesta all’assistito di un compenso per la prestazione di tale attività.
L’avvocato non deve accettare incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata
I. L’avvocato deve comunicare all’assistito le circostanze impeditive alla prestazione dell’attività
richiesta, valutando, per il caso di controversie di particolare impegno e complessità, l’opportunità
della integrazione della difesa con altro collega.
II. L’accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere
quell’incarico.
E’ dovere dell’avvocato curare costantemente la propria preparazione professionale, conservando e
accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori nei quali svolga l’attività.
I. L’avvocato realizza la propria formazione permanente con lo studio individuale e la partecipazione a
iniziative culturali in campo giuridico e forense.
II. E’ dovere deontologico dell’avvocato quello di rispettare i regolamenti del Consiglio Nazionale
Forense e del Consiglio dell’Ordine di appartenenza concernenti gli obblighi e i programmi formativi.
Le dichiarazioni in giudizio relative alla esistenza o inesistenza di fatti obiettivi, che siano presupposto
specifico per un provvedimento del magistrato, e di cui l’avvocato abbia diretta conoscenza, devono
essere vere e comunque tali da non indurre il giudice in errore.
I. L’avvocato non può introdurre intenzionalmente nel processo prove false. In particolare, il difensore
non può assumere a verbale né introdurre dichiarazioni di persone informate sui fatti che sappia
essere false.
II. L’avvocato è tenuto a menzionare i provvedimenti già ottenuti o il rigetto dei provvedimento
richiesti, nella presentazione di istanze o richieste sul presupposto della medesima situazione di fatto.
L’avvocato deve provvedere regolarmente e tempestivamente agli adempimenti dovuti agli organi
forensi nonché agli adempimenti previdenziali e fiscali a suo carico, secondo le norme vigenti.
ART. 16 – Dovere di evitare incompatibilità.
E’ dovere dell’avvocato evitare situazioni di incompatibilità ostative alla permanenza nell’albo, e,
comunque, nel dubbio, richiedere il parere del proprio Consiglio dell’Ordine.
I. L’avvocato non deve porre in essere attività commerciale o di mediazione.
II. Costituisce infrazione disciplinare l’avere richiesto l’iscrizione all’albo in pendenza di cause di
incompatibilità, non dichiarate, ancorché queste siano venute meno.
Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela
dell’affidamento della collettività e rispondere a criteri di trasparenza e veridicità, il rispetto dei
quali è verificato dal competente Consiglio dell’Ordine.
Quanto al contenuto, l’informazione deve essere conforme a verità e correttezza e non può avere ad
oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale.
L’avvocato non può rivelare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorché questi vi consentano.
Quanto alla forma e alle modalità, l’informazione deve rispettare la dignità e il decoro della
In ogni caso, l’informazione non deve assumere i connotati della pubblicità ingannevole, elogiativa,
I. Sono consentite, a fini non lucrativi, l’organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di
corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte
di avvocati o di società o di associazioni di avvocati.
II. E’ consentita l’indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio,
purché il professionista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in
tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi
L'avvocato che intende dare informazione sulla propria attività professionale deve indicare:
- la denominazione dello studio, con la indicazione dei nominativi dei professionisti che lo
compongono qualora l'esercizio della professione sia svolto in forma associata o societaria;
- il Consiglio dell'Ordine presso il quale e iscritto ciascuno dei componenti lo studio;
- la sede principale di esercizio, le eventuali sedi secondarie ed i recapiti, con l'indicazione di indirizzo,
numeri telefonici, fax, e-mail e del sito web, se attivato.
- il titolo professionale che consente all'avvocato straniero l'esercizio in Italia, o che consenta
all'avvocato italiano l'esercizio all'estero, della professione di avvocato in conformità delle direttive
- i titoli accademici;
- i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari;
- l'abilitazione a esercitare avanti alle giurisdizioni superiori;
- i settori di esercizio dell'attività professionale e, nell'ambito di questi, eventuali materie di attività
prevalente;
- le lingue conosciute;
- il logo dello studio;
- gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale;
- l'eventuale certificazione di qualità dello studio; l'avvocato che intenda fare menzione di una
certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell'Ordine il giustificativo della
certificazione in corso di validità e l'indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione
della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato;
L'avvocato può utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé,
allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione
tempestiva al Consiglio dell'Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui e espresso.
Il professionista è responsabile del contenuto del sito e in esso deve indicare i dati previsti dal primo
Il sito non può contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l'indicazione diretta o
tramite banner o pop-up di alcun tipo.
Nei rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di diffusione l’avvocato deve ispirarsi a criteri di
equilibrio e misura nel rilasciare interviste, per il rispetto dei doveri di discrezione e riservatezza.
I. Il difensore, con il consenso del proprio assistito e nell’esclusivo interesse dello stesso, può fornire
agli organi di informazione e di stampa notizie che non siano coperte dal segreto di indagine.
II. In ogni caso, nei rapporti con gli organi di informazione e con gli altri mezzi di diffusione, è fatto
divieto all’avvocato di enfatizzare la propria capacità professionale, di spendere il nome dei propri
clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di
diffusione; è fatto divieto altresì di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del
III. E’ consentito all’avvocato, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, di
tenere o curare rubriche fisse su organi di stampa con l’indicazione del proprio nome e di partecipare a
rubriche fisse televisive o radiofoniche.
E’ vietata ogni condotta diretta all’acquisizione di rapporti di clientela a mezzo di agenzie o
o con modi non conformi alla correttezza e decoro.
I. L’avvocato non deve corrispondere ad un collega, o ad un altro soggetto, un onorario, una
o qualsiasi altro compenso quale corrispettivo per la presentazione di un cliente.
II. Costituisce infrazione disciplinare l’offerta di omaggi o prestazioni a terzi ovvero la corresponsione
o la promessa di vantaggi per ottenere difese o incarichi.
III. E’ vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali
al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o
aperti al pubblico.
IV. E’ altresì vietato all’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e,
cioè, rivolta a una persona determinata per un specifico affare.
Indipendentemente dalle disposizioni civili e penali, l’avvocato deve evitare di usare espressioni
sconvenienti od offensive negli scritti in giudizio e nell’attività professionale in genere, sia nei
confronti dei colleghi che nei confronti dei magistrati, delle controparti e dei terzi.
I. La ritorsione o la provocazione o la reciprocità delle offese non escludono l’infrazione della regola
deontologica.
L’iscrizione all’albo costituisce presupposto per l’esercizio dell’attività giudiziale e stragiudiziale di
assistenza e consulenza in materia legale e per l’utilizzo del relativo titolo.
I. Costituisce illecito disciplinare l’uso di un titolo professionale non conseguito ovvero lo svolgimento
di attività in mancanza di titolo o in periodo di sospensione.
II. Costituisce altresì illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che agevoli, o, in qualsiasi
altro modo diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio abusivo
dell’attività di avvocato o consenta che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici, anche se
limitatamente al periodo di eventuale sospensione dall’esercizio.
III. L’avvocato può utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia docente universitario di
materie giuridiche. In ogni caso dovrà specificare la qualifica, la materia di insegnamento e la facoltà.
IV. L’iscritto nel registro dei praticanti avvocati può usare esclusivamente e per esteso il titolo di
“praticante avvocato”, con l’eventuale indicazione di “abilitato al patrocinio” qualora abbia conseguito
tale abilitazione.
L’avvocato deve mantenere sempre nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza
e lealtà.
I. L’avvocato che collabori con altro collega è tenuto a rispondere con sollecitudine alle sue
richieste di informativa.
II. L’avvocato che intenda promuovere un giudizio nei confronti di un collega per fatti attinenti
all’esercizio della professione deve dargliene preventiva comunicazione per iscritto, tranne che
l’avviso possa pregiudicare il diritto da tutelare.
III. L’avvocato non può registrare una conversazione telefonica con il collega. La registrazione, nel
corso di una riunione, è consentita soltanto con il consenso di tutti i presenti.
Nell’attività giudiziale l’avvocato deve ispirare la propria condotta all’osservanza del dovere di difesa,
salvaguardando in quanto possibile il rapporto di colleganza.
I. L’avvocato è tenuto a rispettare la puntualità alle udienze e in ogni altra occasione di incontro
con i colleghi.
II. L’avvocato deve opporsi a qualunque istanza, irrituale o ingiustificata, formulata nel processo
dalle controparti che comporti pregiudizio per la parte assistita.
III. Il difensore che riceva l’incarico di fiducia dall’imputato è tenuto a comunicare tempestivamente
con mezzi idonei al collega, già nominato d’ufficio, il mandato ricevuto e, senza pregiudizio per il
diritto di difesa, deve raccomandare alla parte di provvedere al pagamento di quanto è dovuto al
difensore d’ufficio per l’attività professionale eventualmente già svolta.
IV. Nell’esercizio del mandato l’avvocato può collaborare con i difensori delle altre parti, anche
scambiando informazioni, atti e documenti, nell’interesse della parte assistita e nel rispetto della
V. Nei casi di difesa congiunta, è dovere del difensore consultare il co-difensore in ordine ad ogni
scelta processuale ed informarlo del contenuto dei colloqui con il comune assistito, al fine della
effettiva condivisione della strategia processuale.
VI. L’interruzione delle trattative stragiudiziali, nella prospettiva di dare inizio ad azioni giudiziarie,
deve essere comunicata al collega avversario.
L’avvocato ha il dovere di collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, o con altro che ne
faccia richiesta, per l’attuazione delle finalità istituzionali osservando scrupolosamente il dovere di
verità. A tal fine ogni iscritto è tenuto a riferire al Consiglio fatti a sua conoscenza relativi alla vita
forense o alla amministrazione della giustizia, che richiedano iniziative o interventi collegiali.
I. Nell'ambito di un procedimento disciplinare, la mancata risposta dell'iscritto agli addebiti
comunicatigli e la mancata presentazione di osservazioni e difese non costituisce autonomo illecito
disciplinare, pur potendo tali comportamenti essere valutati dall'organo giudicante nella formazione
del proprio libero convincimento.
II. Qualora il Consiglio dell’Ordine richieda all’iscritto chiarimenti, notizie o adempimenti in
relazione ad un esposto presentato da una parte o da un collega tendente ad ottenere notizie o
adempimenti nell’interesse dello stesso reclamante, la mancata sollecita risposta dell’iscritto
costituisce illecito disciplinare.
III. L’avvocato chiamato a far parte del Consiglio dell’Ordine deve adempiere l’incarico con diligenza,
imparzialità e nell’interesse generale.
IV. Ai fini della tenuta degli albi, l’avvocato ha il dovere di comunicare senza ritardo al Consiglio
dell’Ordine di appartenenza ed eventualmente a quello competente per territorio, la costituzione di
associazioni o società professionali e i successivi eventi modificativi, nonché l’apertura di studi
principali, secondari e anche recapiti professionali.
L’avvocato deve consentire ai propri collaboratori di migliorare la preparazione professionale,
compensandone la collaborazione in proporzione all’apporto ricevuto.
L’avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività ed a favorire la proficuità della
pratica forense al fine di consentire un’adeguata formazione.
I. L’avvocato deve fornire al praticante un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso,
dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto.
II. L’avvocato deve attestare la veridicità delle annotazioni contenute nel libretto di pratica solo in
ad un adeguato controllo e senza indulgere a motivi di favore o di amicizia.
III. È responsabile disciplinarmente l’avvocato che dia incarico ai praticanti di svolgere attività
difensiva non consentita.
I. Soltanto in casi particolari, per richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora
od evitare prescrizioni o decadenze, la corrispondenza può essere indirizzata direttamente alla
controparte, sempre peraltro inviandone copia per conoscenza al legale avversario.
II. Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che accetti di ricevere la
controparte,
sapendo che essa è assistita da un collega, senza informare quest’ultimo e ottenerne il consenso.
Non possono essere prodotte o riferite in giudizio le lettere qualificate riservate e comunque la
corrispondenza contenente proposte transattive scambiate con i colleghi.
I. E’ producibile la corrispondenza intercorsa tra colleghi quando sia stato perfezionato un accordo, di
cui la stessa corrispondenza costituisca attuazione.
II. E’ producibile la corrispondenza dell’avvocato che assicuri l’adempimento delle prestazioni
IV. L’avvocato non deve consegnare all’assistito la corrispondenza riservata tra colleghi, ma può,
qualora venga meno il mandato professionale, consegnarla al professionista che gli succede, il quale è
tenuto ad osservare i medesimi criteri di riservatezza.
L’esibizione in giudizio di documenti relativi alla posizione personale del collega avversario e
l’utilizzazione di notizie relative alla sua persona sono vietate, salvo che egli sia parte di un giudizio e
che l’uso di tali notizie sia necessario alla tutela di un diritto.
I. L’avvocato deve astenersi dall’esprimere apprezzamenti denigratori sull’attività professionale di un
collega.
L’avvocato che scelga e incarichi direttamente altro collega di esercitare le funzioni di rappresentanza o
assistenza deve provvedere a retribuirlo, ove non adempia la parte assistita, tranne che dimostri di
essersi inutilmente attivato, anche postergando il proprio credito, per ottenere l’adempimento.
L’avvocato è tenuto a dare tempestive istruzioni al collega corrispondente. Quest’ultimo, del pari, è
tenuto a dare tempestivamente al collega informazioni dettagliate sull’attività svolta e da svolgere.
I. L’elezione di domicilio presso altro collega deve essere preventivamente comunicata e
II. È fatto divieto all’avvocato corrispondente di definire direttamente una controversia, in via
transattiva, senza informare il collega che gli ha affidato l’incarico.
III. L’avvocato corrispondente, in difetto di istruzioni, deve adoperarsi nel modo più opportuno per la
tutela degli interessi della parte, informando non appena possibile il collega che gli ha affidato
ART. 32 – Divieto di impugnazione della transazione raggiunta con il collega
L’avvocato che abbia raggiunto con il patrono avversario un accordo transattivo accettato dalle parti
deve astenersi dal proporre impugnativa giudiziale della transazione intervenuta, salvo che
l’impugnazione sia giustificata da fatti particolari non conosciuti o sopravvenuti.
ART. 33 – Sostituzione del collega nell’attività di difesa
Nel caso di sostituzione di un collega nel corso di un giudizio, per revoca dell’incarico o rinuncia, il
nuovo legale dovrà rendere nota la propria nomina al collega sostituito, adoperandosi, senza
pregiudizio per l’attività difensiva, perché siano soddisfatte le legittime richieste per le prestazioni
svolte.
I. L’avvocato sostituito deve adoperarsi affinché la successione nel mandato avvenga senza danni
per l’assistito, fornendo al nuovo difensore tutti gli elementi per facilitargli la prosecuzione della
ART. 34 – Responsabilità dei collaboratori, sostituti e associati
Salvo che il fatto integri un’autonoma responsabilità, i collaboratori, sostituti e ausiliari non sono
disciplinarmente responsabili per il compimento di atti per incarichi specifici ricevuti.
I. Nel caso di associazione professionale, è disciplinarmente responsabile soltanto l’avvocato o
gli avvocati a cui si riferiscano i fatti specifici commessi.
RAPPORTI CON LAPARTE ASSISTITA
I. L’incarico deve essere conferito dalla parte assistita o da altro avvocato che la difenda.
Qualora sia conferito da un terzo, che intenda tutelare l’interesse della parte assistita ovvero anche un
proprio interesse, l’incarico può essere accettato soltanto con il consenso della parte assistita.
II. L’avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con l’assistito rapporti
natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto
professionale, salvo quanto previsto nell’art. 45.
L’avvocato ha l’obbligo di difendere gli interessi della parte assistita nel miglior modo possibile nei
limiti del mandato e nell’osservanza della legge e dei principi deontologici.
I. L’avvocato non deve consapevolmente consigliare azioni inutilmente gravose, né suggerire
comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti o colpiti da nullità.
II. II. L’avvocato, prima di accettare l’incarico, deve accertare l’identità del cliente e dell’eventuale
suo rappresentante.
III. In ogni caso, nel rispetto dei doveri professionali anche per quanto attiene al segreto, l’avvocato
deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili a un cliente esattamente
individuato.
IV. L’avvocato deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa
fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di una operazione illecita.
L’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un
con gli interessi di un proprio assistito o interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non
I. Sussiste conflitto di interessi anche nel caso in cui l’espletamento di un nuovo mandato determini
la violazione del segreto sulle informazioni fornite da altro assistito, ovvero quando la conoscenza degli
affari di una parte possa avvantaggiare ingiustamente un altro assistito, ovvero quando lo svolgimento
di un precedente mandato limiti l’indipendenza dell’avvocato nello svolgimento di un nuovo incarico.
II. II. L’obbligo di astensione opera altresì se le parti aventi interessi confliggenti si rivolgano ad
avvocati che siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che
esercitino negli stessi locali.
Costituisce violazione dei doveri professionali, il mancato, ritardato o negligente compimento di atti
inerenti al mandato quando derivi da non scusabile e rilevante trascuratezza degli interessi della parte
I. Il difensore d’ufficio deve assolvere l’incarico con diligenza e sollecitudine; ove sia impedito di
partecipare a singole attività processuali deve darne tempestiva e motivata comunicazione all’autorità
procedente ovvero incaricare della difesa un collega, il quale, ove accetti, è responsabile
dell’adempimento dell’incarico.
L’avvocato ha diritto di partecipare alla astensione dalle udienze proclamata dagli organi forensi in
conformità con le disposizioni del codice di autoregolamentazione e delle norme in vigore.
I. L’avvocato che eserciti il proprio diritto di non aderire alla astensione deve
informare preventivamente gli altri difensori costituiti.
II. Non è consentito aderire o dissociarsi dalla proclamata astensione a seconda delle proprie
contingenti convenienze. L’avvocato che aderisca all’astensione non può dissociarsene con riferimento
a singole giornate o a proprie specifiche attività, così come l’avvocato che se ne dissoci non può
aderirvi parzialmente, in certi giorni o per particolari proprie attività professionali.
L’avvocato è tenuto ad informare chiaramente il proprio assistito all’atto dell’incarico delle
caratteristiche e dell’importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative
e le ipotesi di soluzione possibili. L’avvocato è tenuto altresì ad informare il proprio assistito sullo
svolgimento del mandato affidatogli, quando lo reputi opportuno e ogni qualvolta l’assistito ne
faccia richiesta.
I. Se richiesto, è obbligo dell’avvocato informare la parte assistita sulle previsioni di massima
inerenti alla durata e ai costi presumibili del processo.
II. E’ obbligo dell’avvocato comunicare alla parte assistita la necessità del compimento di
determinati atti al fine di evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli relativamente
agli incarichi in corso di trattazione.
III. Il difensore ha l’obbligo di riferire al proprio assistito il contenuto di quanto appreso
nell’esercizio del mandato se utile all’interesse di questi.
L’avvocato deve comportarsi con puntualità e diligenza nella gestione del denaro ricevuto dal proprio
assistito o da terzi per determinati affari ovvero ricevuto per conto della parte assistita, ed ha l’obbligo
di renderne sollecitamente conto.
I. Costituisce infrazione disciplinare trattenere oltre il tempo strettamente necessario le somme ricevute
per conto della parte assistita.
L’avvocato è in ogni caso obbligato a restituire senza ritardo alla parte assistita la documentazione
dalla stessa ricevuta per l’espletamento del mandato quando questa ne faccia richiesta.
I. L’avvocato può trattenere copia della documentazione, senza il consenso della parte assistita, solo
quando ciò sia necessario ai fini della liquidazione del compenso e non oltre l’avvenuto pagamento.
Durante lo svolgimento del rapporto professionale l’avvocato può chiedere la corresponsione di anticipi
ragguagliati alle spese sostenute ed a quelle prevedibili e di acconti sulle prestazioni professionali,
commisurati alla quantità e complessità delle prestazioni richieste per lo svolgimento dell’incarico.
I. L’avvocato deve tenere la contabilità delle spese sostenute e degli acconti ricevuti ed è tenuto a
consegnare, a richiesta del cliente, la nota dettagliata delle somme anticipate e delle spese sostenute per
le prestazioni eseguite e degli onorari per le prestazioni svolte.
III. L’avvocato non può richiedere un compenso maggiore di quello già indicato, in caso di mancato
spontaneo pagamento, salvo che ne abbia fatto espressa riserva.
IV. L’avvocato non può condizionare al riconoscimento dei propri diritti o all’adempimento di
prestazioni professionali il versamento alla parte assistita delle somme riscosse per conto di questa.
L’avvocato ha diritto di trattenere le somme che gli siano pervenute dalla parte assistita o da terzi a
rimborso delle spese sostenute, dandone avviso al cliente; può anche trattenere le somme ricevute, a
titolo di pagamento dei propri onorari, quando vi sia il consenso della parte assistita ovvero quando si
tratti di somme liquidate in sentenza a carico della controparte a titolo di diritti e onorari ed egli non le
abbia ancora ricevute dalla parte assistita, ovvero quando abbia già formulato una richiesta di
pagamento espressamente accettata dalla parte assistita.
I. In ogni altro caso, l’avvocato è tenuto a mettere immediatamente a disposizione della parte
assistita le somme riscosse per conto di questa.
E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli
obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano
proporzionati all’attività svolta, fermo il principio disposto dall’art. 2233 del Codice civile.
L’avvocato può agire giudizialmente nei confronti della parte assistita per il pagamento delle proprie
prestazioni professionali, previa rinuncia al mandato.
I. In caso di rinuncia al mandato l’avvocato deve dare alla parte assistita un preavviso adeguato alle
circostanze, e deve informarla di quanto è necessario fare per non pregiudicare la difesa.
II. Qualora la parte assistita non provveda in tempi ragionevoli alla nomina di un altro difensore, nel
rispetto degli obblighi di legge l’avvocato non è responsabile per la mancata successiva assistenza, pur
essendo tenuto ad informare la parte delle comunicazioni che dovessero pervenirgli.
III. In caso di irreperibilità, l’avvocato deve comunicare la rinuncia al mandato con lettera
raccomandata alla parte assistita all’indirizzo anagrafico e all’ultimo domicilio conosciuto. Con
l’adempimento di tale formalità, fermi restando gli obblighi di legge, l’avvocato è esonerato da ogni
altra attività, indipendentemente dal fatto che l’assistito abbia effettivamente ricevuto tale
RAPPORTI CON LACONTROPARTE, I MAGISTRATI E I TERZI
L’intimazione fatta dall’avvocato alla controparte tendente ad ottenere particolari adempimenti sotto
comminatoria di azioni, istanze fallimentari, denunce o altre sanzioni, è consentita quando tenda a
rendere avvertita la controparte delle possibili iniziative giudiziarie in corso o da intraprendere; è
deontologicamente scorretta, invece, tale intimazione quando siano minacciate azioni od iniziative
sproporzionate o vessatorie.
I. Qualora ritenga di invitare la controparte ad un colloquio nel proprio studio, prima di iniziare
un giudizio, l’avvocato deve precisarle che può essere accompagnata da un legale di fiducia.
II. L’addebito alla controparte di competenze e spese per l’attività prestata in sede stragiudiziale
è ammesso, purché la richiesta di pagamento sia fatta a favore del proprio assistito.
L’avvocato non deve aggravare con onerose o plurime iniziative giudiziali la situazione debitoria della
controparte quando ciò non corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita.
È vietato richiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale, salvo che ciò
sia oggetto di specifica pattuizione, con l’accordo del proprio assistito, e in ogni altro caso previsto
I. In particolare è consentito all’avvocato chiedere alla controparte il pagamento del proprio
compenso professionale nel caso di avvenuta transazione giudiziale e di inadempimento del proprio
L’assunzione di un incarico professionale contro un ex-cliente è ammessa quando sia trascorso almeno
un biennio dalla cessazione del rapporto professionale e l’oggetto del nuovo incarico sia estraneo a
quello espletato in precedenza. In ogni caso è fatto divieto all’avvocato di utilizzare notizie acquisite in
ragione del rapporto professionale già esaurito.
I. L’avvocato che abbia assistito congiuntamente i coniugi in controversie familiari deve astenersi
dal prestare, in favore di uno di essi, la propria assistenza in controversie successive tra i medesimi.
L’avvocato deve evitare di intrattenersi con i testimoni sulle circostanze oggetto dei procedimento con
forzature o suggestioni dirette a conseguire deposizioni compiacenti.
I. Resta ferma la facoltà di investigazione difensiva nei modi e termini previsti dal codice di procedura
penale, e nel rispetto delle disposizioni che seguono.
1. Il difensore di fiducia e il difensore d’ufficio sono tenuti ugualmente al rispetto delle
disposizioni previste nello svolgimento delle investigazioni difensive.
2. In particolare il difensore ha il dovere di valutare la necessità o l’opportunità di svolgere
investigazioni difensive in relazione alle esigenze e agli obiettivi della difesa in favore del proprio
assistito.
3. La scelta sull’oggetto, sui modi e sulle forme delle investigazioni nonché sulla utilizzazione dei
risultati compete al difensore.
4. Quando si avvale di sostituti, collaboratori di studio, investigatori privati autorizzati e
consulenti tecnici, il difensore può fornire agli stessi tutte le informazioni e i documenti
necessari per l’espletamento dell’incarico, anche nella ipotesi di intervenuta segretazione degli
atti, raccomandando il vincolo del segreto e l’obbligo di comunicare i risultati esclusivamente
al difensore.
5. Il difensore ha il dovere di mantenere il segreto professionale sugli atti delle investigazioni
difensive e sul loro contenuto, finché non ne faccia uso nel procedimento, salva la rivelazione per
giusta causa nell’interesse del proprio assistito.
6. Il difensore ha altresì l’obbligo di conservare scrupolosamente e riservatamente la
documentazione delle investigazioni difensive per tutto il tempo ritenuto necessario o utile per
l’esercizio della difesa.
7. È fatto divieto al difensore e ai vari soggetti interessati di corrispondere compensi o indennità
sotto qualsiasi forma alle persone interpellate ai fini delle investigazioni difensive, salva la facoltà di
provvedere al rimborso delle spese documentate.
8. Il difensore deve informare le persone interpellate ai fini delle investigazioni della propria
qualità, senza obbligo di rivelare il nome dell’assistito.
9. Il difensore deve inoltre informare le persone interpellate che, se si avvarranno della facoltà di
non rispondere, potranno essere chiamate ad una audizione davanti al pubblico ministero ovvero a
rendere un esame testimoniale davanti al giudice, ove saranno tenute a rispondere anche alle
domande del difensore.
10. Il difensore deve altresì informare le persone sottoposte a indagine o imputate nello stesso
procedimento o in altro procedimento connesso o collegato che, se si avvarranno della facoltà di non
rispondere, potranno essere chiamate a rendere esame davanti al giudice in incidente
11. Il difensore, quando intende compiere un accesso in un luogo privato, deve richiedere il
consenso di chi ne abbia la disponibilità, informandolo della propria qualità e della natura dell’atto
da compiere, nonché della possibilità che, ove non sia prestato il consenso, l’atto sia autorizzato dal
12. Per conferire, chiedere dichiarazioni scritte o assumere informazioni dalla persona offesa dal
reato il difensore procede con invito scritto, previo avviso al legale della stessa persona offesa, ove
ne sia conosciuta l’esistenza. Se non risulta assistita, nell’invito è indicata l’opportunità che comunque
un legale sia consultato e intervenga all’atto. Nel caso di persona minore, l’invito è comunicato
anche a chi esercita la potestà dei genitori, con facoltà di intervenire all’atto.
13. Il difensore, anche quando non redige un verbale, deve documentare lo stato dei luoghi e delle
cose, procurando che nulla sia mutato, alterato o disperso.
14. Il difensore ha il dovere di rispettare tutte le disposizioni fissate dalla legge e deve comunque
porre in essere le cautele idonee ad assicurare la genuinità delle dichiarazioni.
15. Il difensore deve documentare in forma integrale le informazioni assunte. Quando è
disposta la riproduzione anche fonografica le informazioni possono essere documentate in forma
riassuntiva.
16. Il difensore non è tenuto a rilasciare copia del verbale alla persona che ha reso informazioni
né al suo difensore.
I rapporti con i magistrati devono essere improntati alla dignità e al rispetto quali si convengono alle
reciproche funzioni.
I. Salvo casi particolari, l’avvocato non può discutere del giudizio civile in corso con il giudice
incaricato del processo senza la presenza del legale avversario.
II. L’avvocato chiamato a svolgere funzioni di magistrato onorario deve rispettare tutti gli obblighi
inerenti a tali funzioni e le norme sulla incompatibilità.
III. L’avvocato non deve approfittare di eventuali rapporti di amicizia, di familiarità o di confidenza
con i magistrati per ottenere favori e preferenze. In ogni caso deve evitare di sottolineare la natura
di tali rapporti nell’esercizio del suo ministero, nei confronti o alla presenza di terze persone.
ART. 54 – Rapporti con arbitri e consulenti tecnici.
L’avvocato deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà,
nel rispetto delle reciproche funzioni.
L’avvocato chiamato a svolgere la funzione di arbitro è tenuto ad improntare il proprio
comportamento a probità e correttezza e a vigilare che il procedimento si svolga con imparzialità e
I. L’avvocato non può assumere la funzioni di arbitro quando abbia in corso rapporti
professionali con una delle parti.
II. L’avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia
assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali.
In ogni caso l’avvocato deve comunicare alle parti ogni circostanza di fatto e ogni rapporto con i
difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse
all’espletamento dell’incarico.
III. L’avvocato che sia stato richiesto di svolgere la funzione di arbitro deve dichiarare per iscritto,
nell’accettare l’incarico, l’inesistenza di ragioni ostative all’assunzione della veste di arbitro o
comunque di relazioni di tipo professionale, commerciale, economico, familiare o personale con una
Diversamente, deve specificare dette ragioni ostative, la natura e il tipo di tali relazioni e può
accettare l’incarico solo se le parti non si oppongano entro dieci giorni dal ricevimento della
IV. L’avvocato che viene designato arbitro deve comportarsi nel corso del procedimento in modo da
preservare la fiducia in lui riposta dalle parti e deve rimanere immune da influenze e
condizionamenti esterni di qualunque tipo. Egli inoltre:
- ha il dovere di mantenere la riservatezza sui fatti di cui venga a conoscenza in ragione del
procedimento arbitrale;
L’avvocato ha il dovere di rivolgersi con correttezza e con rispetto nei confronti del personale ausiliario
di giustizia, del proprio personale dipendente e di tutte le persone in genere con cui venga in contatto
nell’esercizio della professione.
I. Anche al di fuori dell’esercizio della professione l’avvocato ha il dovere di comportarsi, nei
rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la fiducia che i terzi debbono avere
nella sua capacità di adempiere i doveri professionali e nella dignità della professione.
L’avvocato che partecipi, quale candidato o quale sostenitore di candidati, ad elezioni ad organi
rappresentativi dell’Avvocatura deve comportarsi con correttezza, evitando forme di propaganda ed
iniziative non consone alla dignità delle funzioni.
I. E’ vietata ogni forma di propaganda elettorale o di iniziativa nella sede di svolgimento delle elezioni
e durante le operazioni di voto.
II. Nelle sedi di svolgimento delle operazioni di voto è consentita la sola affissione delle liste
elettorali e di manifesti contenenti le regole di svolgimento delle operazioni di voto.
Per quanto possibile, l’avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese
nell’esercizio della propria attività professionale e inerenti al mandato ricevuto.
I. L’avvocato non deve mai impegnare di fronte al giudice la propria parola sulla verità dei fatti
esposti in giudizio.
II. Qualora l’avvocato intenda presentarsi come testimone dovrà rinunciare al mandato e non potrà
riassumerlo.
ART. 59 – Obbligo di provvedere all’adempimento delle obbligazioni assunte nei
confronti dei terzi.
L’avvocato è tenuto a provvedere regolarmente all’adempimento delle obbligazioni assunte nei
I. L’inadempimento ad obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito
disciplinare, quando, per modalità o gravità, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella
capacità dell’avvocato di rispettare i propri doveri professionali.
Le disposizioni specifiche di questo codice costituiscono esemplificazioni dei comportamenti più
ricorrenti e non limitano l’ambito di applicazione dei principi generali espressi
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References: ART. 16

ART. 32

ART. 33

ART. 34
 sentenza 

ART. 54

ART. 59