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Timestamp: 2019-08-20 00:50:40+00:00

Document:
« Piano d’azione sulla salute mentale per l’Europa – Helsinki, Finlandia, 12-15 gennaio 2005
Legge regionale 9 agosto 2005, n. 18 »
Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme
generali sull’azione amministrativa.
(G.U. n. 42 del 21 febbraio 2005 – in vigore dall’8 marzo 2005)
1. All’articolo 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «e di pubblicità» sono sostituite dalle seguenti: «, di pubblicità e di
trasparenza» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché dai principi
dell’ordinamento comunitario»;
«1-bis. La pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritativa, agisce
secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente.
1. All’articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:
«4-bis. Decorsi i termini di cui ai commi 2 o 3, il ricorso avverso il silenzio, ai sensi dell’articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e successive modificazioni, può essere proposto anche senza necessità di diffida all’amministrazione inadempiente fin tanto che perdura l’inadempimento e comunque non oltre un anno dalla scadenza dei termini di cui ai commi 2 o 3. È fatta salva la riproponibilità dell’istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti».
1. Dopo l’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è inserito il seguente:
«Art. 3-bis (Uso della telematica). – 1. Per conseguire maggiore efficienza nella loro attività, le amministrazioni pubbliche incentivano l’uso della telematica, nei rapporti interni, tra le diverse amministrazioni e tra queste e i privati».
1. All’articolo 6, comma 1, lettera e), della legge 7 agosto 1990, n. 241, è aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «L’organo competente per l’adozione del provvedimento finale, ove diverso dal responsabile del procedimento, non può discostarsi dalle risultanze dell’istruttoria condotta dal responsabile del procedimento se non indicandone la motivazione nel provvedimento
1. All’articolo 8, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo la lettera c), sono inserite
«c-bis) la data entro la quale, secondo i termini previsti dall’articolo 2, commi 2 o 3, deve
concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia dell’amministrazione;
1. Dopo l’articolo 10 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è inserito il seguente:
«Art. 10-bis (Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza). – 1. Nei
procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente,
prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali».
1. All’articolo 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti modificazioni:
1. All’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) le parole da: «entro quindici giorni» fino a: «richiesti» sono sostituite dalle seguenti: «entro trenta giorni dalla ricezione, da parte dell’amministrazione competente, della relativa
2) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La conferenza può essere altresì indetta quando
nello stesso termine è intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni interpellate»;
1) dopo le parole: «dal concedente» sono inserite le seguenti: «ovvero, con il consenso di quest’ultimo, dal concessionario»;
2) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Quando la conferenza è convocata ad istanza del
concessionario spetta in ogni caso al concedente il diritto di voto»;
1. All’articolo 14-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti
1) dopo la parola: «complessità» sono inserite le seguenti: «e di insediamenti produttivi di
beni e servizi»;
2) le parole: «su motivata e documentata richiesta dell’interessato» sono sostituite dalle
seguenti: «su motivata richiesta dell’interessato, documentata, in assenza di un progetto
preliminare, da uno studio di fattibilita»;
b) al comma 2, secondo periodo, dopo le parole: «della salute» sono inserite le seguenti: «e
della pubblica incolumità»;
«3-bis. Il dissenso espresso in sede di conferenza preliminare da una amministrazione
preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico, della salute o della pubblica incolumità, con riferimento alle opere interregionali, è sottoposto alla disciplina di cui all’articolo 14-quater, comma 3».
1. All’articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti
«01. La prima riunione della conferenza di servizi è convocata entro quindici giorni ovvero, in caso di particolare complessità dell’istruttoria, entro trenta giorni dalla data di indizione»;
c) al comma 3, le parole: «ai sensi dei commi 2 e seguenti dell’articolo 14-quater» sono
sostituite dalle seguenti: «ai sensi dei commi 6-bis e 9 del presente articolo»;
d) al comma 4, primo periodo, dopo le parole: «valutazione medesima» sono inserite le
seguenti: «ed il termine di cui al comma 3 resta sospeso, per un massimo di novanta giorni,
fino all’acquisizione della pronuncia sulla compatibilità ambientale»;
e) al comma 5, in fine, la parola: «pubblica» è sostituita dalle seguenti: «, del patrimonio
storico-artistico e della pubblica incolumità»;
«6-bis. All’esito dei lavori della conferenza, e in ogni caso scaduto il termine di cui al comma 3, l’amministrazione procedente adotta la determinazione motivata di conclusione del
procedimento, valutate le specifiche risultanze della conferenza e tenendo conto delle posizioni prevalenti espresse in quella sede»;
«9. Il provvedimento finale conforme alla determinazione conclusiva di cui al comma 6-bis
sostituisce, a tutti gli effetti, ogni autorizzazione, concessione, nulla osta o atto di assenso
comunque denominato di competenza delle amministrazioni partecipanti, o comunque invitate a partecipare ma risultate assenti, alla predetta conferenza».
1. All’articolo 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti
«3. Se il motivato dissenso è espresso da un’amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la decisione è rimessa dall’amministrazione procedente, entro dieci giorni:
a) al Consiglio dei Ministri, in caso di dissenso tra amministrazioni statali; b) alla Conferenza
Bolzano, di seguito denominata “Conferenza Stato-regioni”, in caso di dissenso tra
un’amministrazione statale e una regionale o tra più amministrazioni regionali; c) alla
Conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in caso di dissenso tra un’amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra più enti locali. Verificata la completezza della documentazione inviata ai fini istruttori, la decisione è assunta entro trenta giorni, salvo che il Presidente del Consiglio dei Ministri, della Conferenza Stato-regioni o della Conferenza unificata, valutata la complessità dell’istruttoria, decida di prorogare tale termine per un ulteriore periodo non superiore a sessanta giorni.
3-bis. Se il motivato dissenso è espresso da una regione o da una provincia autonoma in una
delle materie di propria competenza, la determinazione sostitutiva è rimessa
dall’amministrazione procedente, entro dieci giorni: a) alla Conferenza Stato-regioni, se il
dissenso verte tra un’amministrazione statale e una regionale o tra amministrazioni regionali;
b) alla Conferenza unificata, in caso di dissenso tra una regione o provincia autonoma e un
ente locale. Verificata la completezza della documentazione inviata ai fini istruttori, la decisione è assunta entro trenta giorni, salvo che il Presidente della Conferenza Stato-regioni o della Conferenza unificata, valutata la complessità dell’istruttoria, decida di prorogare tale termine per un ulteriore periodo non superiore a sessanta giorni.
1. Dopo l’articolo 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, è inserito il seguente:
«Art. 14-quinquies (Conferenza di servizi in materia di finanza di progetto). – 1. Nelle ipotesi di conferenza di servizi finalizzata all’approvazione del progetto definitivo in relazione alla quale trovino applicazione le procedure di cui agli articoli 37-bis e seguenti della legge 11 febbraio 1994, n. 109, sono convocati alla conferenza, senza diritto di voto, anche i soggetti aggiudicatari di concessione individuati all’esito della procedura di cui all’articolo 37-quater della legge n. 109 del 1994, ovvero le società di progetto di cui all’articolo 37-quinquies della medesima legge».
1. All’articolo 14, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340, le parole da: «, salvo
quanto previsto» sino alla fine del comma sono soppresse.
1. Dopo l’articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è inserito il seguente capo:
«Capo IV-bis Efficacia ed invalidità del provvedimento amministrativo. Revoca e recesso Art.
21-bis (Efficacia del provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati). – 1. Il
provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati acquista efficacia nei confronti di
ciascun destinatario con la comunicazione allo stesso effettuata anche nelle forme stabilite per la notifica agli irreperibili nei casi previsti dal codice di procedura civile. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l’amministrazione provvede mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall’amministrazione medesima. Il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati non avente carattere sanzionatorio può contenere una motivata clausola di immediata efficacia. I provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati aventi carattere cautelare ed urgente sono immediatamente efficaci.
Art. 21-ter (Esecutorietà). – 1. Nei casi e con le modalità stabiliti dalla legge, le pubbliche
amministrazioni possono imporre coattivamente l’adempimento degli obblighi nei loro
confronti. Il provvedimento costitutivo di obblighi indica il termine e le modalità dell’esecuzione da parte del soggetto obbligato. Qualora l’interessato non ottemperi, le pubbliche amministrazioni, previa diffida, possono provvedere all’esecuzione coattiva nelle ipotesi e secondo le modalità previste dalla legge.
2. Ai fini dell’esecuzione delle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro si applicano le
disposizioni per l’esecuzione coattiva dei crediti dello Stato.
Art. 21-quater (Efficacia ed esecutività del provvedimento). – 1. I provvedimenti amministrativi efficaci sono eseguiti immediatamente, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge o dal provvedimento medesimo.
Art. 21-quinquies (Revoca del provvedimento). – 1. Per sopravvenuti motivi di pubblico
interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione
dell’interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere al loro indennizzo. Le controversie in materia di determinazione e corresponsione dell’indennizzo sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Art. 21-sexies (Recesso dai contratti). – 1. Il recesso unilaterale dai contratti della pubblica
amministrazione è ammesso nei casi previsti dalla legge o dal contratto.
Art. 21-octies (Annullabilità del provvedimento). – 1. È annullabile il provvedimento
amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da
2. Non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato. Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione
dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Art. 21-nonies (Annullamento d’ufficio). – 1. Il provvedimento amministrativo illegittimo ai
sensi dell’articolo 21-octies può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge.
2. È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le
ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole».
1. L’articolo 22 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è sostituito dal seguente:
«Art. 22 (Definizioni e principi in materia di accesso). – 1. Ai fini del presente capo si intende:
b) per “interessati”, tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o
diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso;
c) per “controinteressati”, tutti i soggetti, individuati o facilmente individuabili in base alla
natura del documento richiesto, che dall’esercizio dell’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza;
d) per “documento amministrativo”, ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica,
elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale;
e) per “pubblica amministrazione”, tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto
privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.
2. L’accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza, ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione . Resta ferma la potestà delle regioni e degli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela.
3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all’articolo
24, commi 1, 2, 3, 5 e 6.
4. Non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica amministrazione che non
abbiano forma di documento amministrativo, salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso a dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono.
6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere».
«Art. 24 (Esclusione dal diritto di accesso). – 1. Il diritto di accesso è escluso:
successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente
previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche
c) nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti
normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano
ferme le particolari norme che ne regolano la formazione;
d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti
informazioni di carattere psicoattitudinale relativi a terzi.
3. Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato
dell’operato delle pubbliche amministrazioni.
5. I documenti contenenti informazioni connesse agli interessi di cui al comma 1 sono
considerati segreti solo nell’ambito e nei limiti di tale connessione. A tale fine le pubbliche
amministrazioni fissano, per ogni categoria di documenti, anche l’eventuale periodo di tempo per il quale essi sono sottratti all’accesso.
6. Con regolamento, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, il Governo può prevedere casi di sottrazione all’accesso di documenti amministrativi:
a) quando, al di fuori delle ipotesi disciplinate dall’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n.
801, dalla loro divulgazione possa derivare una lesione, specifica e individuata, alla sicurezza e alla difesa nazionale, all’esercizio della sovranità nazionale e alla continuità e alla correttezza delle relazioni internazionali, con particolare riferimento alle ipotesi previste dai trattati e dalle relative leggi di attuazione;
c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni
strettamente strumentali alla tutela dell’ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione
della criminalità con particolare riferimento alle tecniche investigative, alla identità delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone coinvolte, all’attività di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini;
e) quando i documenti riguardino l’attività in corso di contrattazione collettiva nazionale di
lavoro e gli atti interni connessi all’espletamento del relativo mandato.
7. Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia
strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’articolo 60 del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale».
1. All’articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti modificazioni:
«4. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta. In caso di
diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso ai sensi dell’articolo 24,
comma 4, il richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello stesso termine e nei confronti degli atti delle
amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al difensore civico competente per ambito
territoriale, ove costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione. Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al difensore civico competente per l’ambito territoriale immediatamente superiore. Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l’accesso di cui all’articolo 27. Il difensore civico o la Commissione per l’accesso si pronunciano entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza. Scaduto infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende respinto. Se il difensore civico o la Commissione per l’accesso ritengono illegittimo il diniego o il differimento, ne informano il richiedente e lo comunicano all’autorità disponente.
Se questa non emana il provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal
ricevimento della comunicazione del difensore civico o della Commissione, l’accesso è
consentito. Qualora il richiedente l’accesso si sia rivolto al difensore civico o alla Commissione, il termine di cui al comma 5 decorre dalla data di ricevimento, da parte del richiedente, dell’esito della sua istanza al difensore civico o alla Commissione stessa. Se l’accesso è negato o differito per motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il parere si intende reso. Qualora un procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo I della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al trattamento pubblico di dati personali da parte di una pubblica amministrazione, interessi l’accesso ai documenti amministrativi, il Garante per la protezione dei dati personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante, della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi. La richiesta di parere sospende il termine per la pronuncia del Garante sino all’acquisizione del parere, e comunque per non oltre quindici giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria decisione»;
b) al comma 5, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «In pendenza di un ricorso
presentato ai sensi della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e successive modificazioni, il ricorso può essere proposto con istanza presentata al presidente e depositata presso la segreteria della sezione cui è assegnato il ricorso, previa notifica all’amministrazione o ai
controinteressati, e viene deciso con ordinanza istruttoria adottata in camera di consiglio»;
«6. Il giudice amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l’esibizione dei documenti
richiesti».
2. Il comma 3 dell’articolo 4 della legge 21 luglio 2000, n. 205, è abrogato. All’articolo 21,
primo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e successive modificazioni, il terzo
periodo è soppresso.
1. L’articolo 27 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è sostituito dal seguente:
«Art. 27 (Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi). – 1. È istituita presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi.
2. La Commissione è nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei Ministri. Essa è presieduta dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri ed è composta da dodici membri, dei quali due senatori e due deputati, designati dai Presidenti delle rispettive Camere, quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n. 97, su designazione dei rispettivi organi di autogoverno, due fra i professori di ruolo in materie giuridiche e uno fra i dirigenti dello Stato e degli altri enti pubblici. È membro di diritto della Commissione il capo della struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri che costituisce il supporto organizzativo per il funzionamento della Commissione. La Commissione può avvalersi di un numero di esperti non superiore a cinque unità, nominati ai sensi dell’articolo 29 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
3. La Commissione è rinnovata ogni tre anni. Per i membri parlamentari si procede a nuova
nomina in caso di scadenza o scioglimento anticipato delle Camere nel corso del triennio.
dell’economia e delle finanze, a decorrere dall’anno 2004, sono determinati i compensi dei
componenti e degli esperti di cui al comma 2, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
7. In caso di prolungato inadempimento all’obbligo di cui al comma 1 dell’articolo 18, le misure ivi previste sono adottate dalla Commissione di cui al presente articolo».
«Art. 29 (Ambito di applicazione della legge). – 1. Le disposizioni della presente legge si
applicano ai procedimenti amministrativi che si svolgono nell’ambito delle amministrazioni
statali e degli enti pubblici nazionali e, per quanto stabilito in tema di giustizia amministrativa, a tutte le amministrazioni pubbliche.
2. Le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, regolano le materie
disciplinate dalla presente legge nel rispetto del sistema costituzionale e delle garanzie del
cittadino nei riguardi dell’azione amministrativa, così come definite dai principi stabiliti dalla presente legge».
1. L’articolo 31 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è abrogato.
1. Ai seguenti articoli della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apposte, rispettivamente, le
rubriche di seguito indicate:
a) articolo 1: «(Principi generali dell’attività amministrativa)»;
gg) articolo 28: «(Modifica dell’articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, in materia di segreto di ufficio)»;
1. Fino alla data di entrata in vigore della disciplina regionale di cui all’articolo 29, comma 2,
della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall’articolo 19 della presente legge, i
procedimenti amministrativi sono regolati dalle leggi regionali vigenti. In mancanza, si
applicano le disposizioni della legge n. 241 del 1990 come modificata dalla presente legge.
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Presidenza del
Consiglio dei Ministri adotta le misure necessarie alla ricostituzione della Commissione per
l’accesso. Decorso tale termine, l’attuale Commissione decade.
2. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è autorizzato ad adottare, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un regolamento inteso a integrare o modificare il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352, al fine di adeguarne le disposizioni alle modifiche introdotte dalla presente legge.
3. Le disposizioni di cui agli articoli 15, 16 e 17, comma 1, lettera a), della presente legge
hanno effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2 del presente
4. Ciascuna pubblica amministrazione, ove necessario, nel rispetto dell’autonomia ad essa
riconosciuta, adegua i propri regolamenti alle modifiche apportate al capo V della legge 7
agosto 1990, n. 241, dalla presente legge nonchè al regolamento di cui al comma 2 del
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli attinormativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Assegnato alla 1ª commissione (Affari costituzionali), in sede referente, il 2 aprile 2002, con pareri delle commissioni 2ª, 5ª,
13ª, e parlamentare per le questioni regionali.
Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali), in sede referente, il 15 aprile 2003, con pareri delle commissioni II, V, VI,
VII, VIII, XII, XIV, e parlamentare per le questioni regionali.
Assegnato alla 1ª commissione (Affari costituzionali), in sede referente, il 22 gennaio 2004, con parere delle commissioni 2ª,
5ª, 7ª, 12ª, 13ª, e parlamentare per le questioni regionali.
Assegnato nuovamente alla 1ª commissione, in sede deliberante, l’11 maggio 2004, con parere delle commissioni 2ª, 5ª, 7ª,
12ª, 13ª, e parlamentare per le questioni regionali.
Esaminato dalla 1ª commissione, in sede deliberante, il 25 maggio 2004; 30 giugno 2004; 7 luglio 2004 e approvato il 21

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 articolo 1
 articolo 28