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Timestamp: 2018-09-20 14:44:28+00:00

Document:
Dipendente Poste - sanzione sospensione dal lavoro - legittimità - fattispecie
Corte di Cassazione - Sez. Lavoro -Sentenza 3416 del 22.02.2016
sul ricorso 22365-2011 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA MAZZINI 27, presso lo studio dell'avvocato STUDIO TRIFIRO' & PARTNERS, rappresentata e difesa dall'avvocato TRIFIRO' SALVATORE, giusta delega in atti;
L.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO 172, presso lo studio dell'avvocato SERGIO NATALE EDOARDO GALLEANO, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 851/2010 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 17/09/2010 r.g.n. 1368/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/12/2015 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;
udito l'Avvocato GIUA LORENZO per delega verbale Avvocato TRIFIRO' SALVATORE;
udito l'Avvocato GALLEANO SERGIO NATALE;
Con sentenza depositata il 17 settembre 2010 la Corte di appello di Milano ha confermato la pronuncia del locale Tribunale, che aveva respinto la domanda di accertamento proposta da Poste Italiane s.p.a. diretta a far dichiarare la legittimità delle sanzioni disciplinari della multa e della sospensione dal servizio e dalla retribuzione pari ad un giorno, irrogate a L.L. per essere stato immotivatamente assente nei giorni _____ in coincidenza con il proprio turno domenicale di lavoro, presentandosi invece al lavoro nei giorni di riposo settimanale.
Secondo le giustificazioni addotte dal dipendente, la società Poste aveva introdotto nel 1999 a livello sperimentale nell'organizzazione del Centro Meccanizzato di Peschiera Borromeo il turno domenicale, con partecipazione a base volontaria, per i lavoratori che avrebbero dovuto procedere allo smistamento della corrispondenza proveniente dalla città di Lione in Francia; successivamente la società aveva esteso unilateralmente l'applicazione di detto turno ad altri reparti e lavorazioni senza raggiungere un accordo sindacale e ciò aveva generato proteste da parte di chi, di fede cattolica, intendeva la domenica come momento religioso e di pratica di fede; alcuni sindacati avevano contestato l'imposizione di effettuare il turno domenicale e il L. aveva aderito a tale iniziativa sindacale comunicando fin dal novembre 2004 di non volere essere posto in servizio nelle giornate festive domenicali e cristiane. A fronte di tali iniziative sindacali, nelle giornate di domenica del ____ il L. si era assentato e, al fine di recuperare la giornata lavorativa del _____, si era presentato in servizio il _____ (in cui risultava in riposo) e altrettanto era avvenuto lunedì _____, al fine di recuperare le assenze del _____. Il resistente aveva pure dedotto che altri lavoratori avevano aderito a tali iniziative sindacali di astensione dal lavoro domenicale e recupero nella giornata del turno di riposo senza ricevere contestazioni di sorta. Aveva altresì allegato che il diritto al riposo nel giorno destinato all'esercizio del proprio culto era desumibile anche dal contratto collettivo (che in tal senso aveva espressamente previsto in favore dei lavoratori delle chiese cristiane avventiste e per quelle ebraiche), senza subordinazione alle esigenze di produzione o di servizio. In ogni caso, considerata la peculiarità della vicenda, ove ritenute infondate le giustificazioni addotte, il L. aveva prospettato la sproporzione delle sanzioni irrogate, che avrebbero potuto dar luogo, al più, al rimprovero o all'ammonizione scritta.
La Corte di appello, nel condividere l'iter argomentativo del primo giudice, giudicava sproporzionate le sanzioni in considerazione dei seguenti elementi:
- le Poste avevano mantenuto una condotta equivoca sulla questione del turno domenicale, in seguito soppresso, così da indurre i dipendenti a ritenere che sarebbe stato mantenuto un atteggiamento di tolleranza al riguardo;
- non era stata considerata la buona volontà del lavoratore che, pur contestando il turno domenicale, aveva inutilmente offerto la propria prestazione nei successivi giorni di riposo per compensare l'assenza;
- l'appellato aveva fatto rilevare il diritto al riposo, come prevede il D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 9, dopo sei giornate consecutive di lavoro, la cui effettiva prestazione non era stata contestata;
- non può ignorarsi il diritto dei lavoratori di astenersi dal lavoro il giorno di domenica, destinato alla pratiche religiose, che connota di particolare rilievo il rifiuto della prestazione in quel giorno.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la soc. Poste Italiane con due motivi, illustrati da successiva memoria ex art. 378 c.p.c.
Con il primo motivo si denuncia violazione di legge in relazione all'art. 2104 c.c. per avere la Corte di appello trascurato di considerare che tale norma impone al lavoratore, in adempimento dell'obbligo di diligenza ivi prescritto, di fornire una prestazione che sia eseguita puntualmente e che possa coordinarsi con i tempi e le modalità richieste dal tipo di organizzazione imposta dall'imprenditore, cui compete il potere di organizzazione e direzione ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c.
Il fatto che il L. si fosse recato al lavoro il giorno successivo all'assenza non vale a mitigare la gravità dell'inadempienza. Pure irrilevante è circostanza che il resistente abbia contestato il turno domenicale, informando la società datrice di lavoro della propria volontà di non presentarsi al lavoro le domeniche in cui era di turno, posto che la contestazione di direttive aziendali configura una violazione del disposto di cui all'art. 2104 c.c., tanto più che l'art. 28 CCNL 2003 qualificava come obbligo per il lavoratore l'osservanza dell'orario di lavoro quale elemento essenziale della prestazione lavorativa.
Nel caso in esame, è certamente conforme a diritto (art. 2106 c.c.) la considerazione, operata dal giudice di merito, dell'elemento psicologico del lavoratore, poichè nella valutazione complessiva della proporzionalità tra l'infrazione e la sanzione irrogata rientra non solo l'illiceità in senso oggettivo della condotta, non più in discussione, ma anche l'intensità o - come nella specie - la tenuità dell'elemento psicologico del lavoratore.
Il secondo motivo lamenta la violazione del D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 9 (obbligo di riposo dopo sei giorni lavorativi). Il motivo, seppure riferibile ad un passaggio motivazionale contenuto nella sentenza impugnata, privo di autonomia e di rilevanza ai fini della decisione ("...fa rilevare l'appellato il diritto al riposo, come prevede il D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 9, dopo sei giornate consecutive di lavoro"), presuppone che il giudice di merito abbia ritenuto illegittimo il turno di lavoro domenicale, mentre tale giudizio non risulta in alcun modo espresso, ed anzi - come già detto - la motivazione incentrata sul difetto di proporzione presuppone la sussistenza dell'infrazione.
Il ricorso va, pertanto, respinto. Le spese del giudizio di legittimità, poste a carico della società soccombente, sono liquidate nella misura indicata in dispositivo per esborsi e compensi professionali, oltre spese forfettarie nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 2, con distrazione ex art. 93 c.p.c.
Corte di Cassazione - Lavoro Sentenza 3416 del 22.02.2016

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza 
 art. 378
 art. 9
 sentenza 
 art. 9
 art. 2
 art. 93
 Sentenza