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Timestamp: 2018-11-18 20:26:32+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 28 maggio 2014, n. 11991. Non può considerarsi prescritta la parcella dell'avvocato qualora l'onerato ammetta, sia pure implicitamente, in una raccomandata, di non aver estinto il debito o ne contesti l'entità - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 28 maggio 2014, n. 11991. Non può considerarsi prescritta la parcella dell’avvocato qualora l’onerato ammetta, sia pure implicitamente, in una raccomandata, di non aver estinto il debito o ne contesti l’entità
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sentenza 28 maggio 2014, n. 11991
sul ricorso 18743/2008 proposto da:
avverso la sentenza n. 179/2008 del TRIBUNALE di GELA, depositata il 21/05/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/03/2014 dal Consigliere Dott. LAURENZA NUZZO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELESTE Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo del ricorso, e per l’assorbimento dei restanti motivi.
(OMISSIS) e (OMISSIS) convenivano in giudizio, innanzi al Giudice di Pace di Gela, l’avv. (OMISSIS), proponendo opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 238/2004 con cui il Giudice di Pace di Gela aveva loro ingiunto, quali eredi di (OMISSIS), il pagamento, in favore del professionista stesso, della somma di euro 1.374,90, di cui euro 824,94 a carico di (OMISSIS) ed euro 549,96 a carico di (OMISSIS), oltre interessi legali e rimborso delle spese di procedimento monitorio.
Esponevano le opponenti che l’opposto era stato difensore di (OMISSIS), loro dante causa, in alcuni giudizi civili e che i crediti professionali azionati nei confronti di esse opponenti erano prescritti ex articolo 2956 c.c., posto che l’ultima prestazione risaliva ad epoca precedente al 1999. Chiedevano, pertanto, la revoca del decreto ingiuntivo opposto ed, in subordine, la verifica della congruita’ delle parcelle in base all’attivita’ professionale effettivamente prestata, oltre al rimborso delle spese processuali. Si costituiva in giudizio l’opposto contestando l’atto di opposizione.
Con sentenza 15.2.2005 il Giudice di Pace di Gela rigettava l’opposizione condannando le opponenti al pagamento delle spese di lite.
Avverso tale decisione proponevano appello (OMISSIS) e (OMISSIS) insistendo nella eccezione di prescrizione presuntiva ex articolo 2956 c.c.. Resisteva l’Avv. (OMISSIS) chiedendo conferma della sentenza di primo grado. Con sentenza depositata il 21.5.2008 il Tribunale di Gela accoglieva l’appello ed, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava che il credito oggetto del decreto ingiuntivo opposto era estinto per prescrizione e, conseguentemente, annullava il decreto stesso; condannava parte appellata alla rifusione delle spese processuali relative alla fase monitoria ed ai due gradi del giudizio.
Osservava il Tribunale che, anche a volere ritenere interrotto il termine prescrizionale a decorrere dalle dichiarazioni relative alla procedura inventariale, avuto riguardo alla data di deposito del ricorso per decreto ingiuntivo (8.3.2004), il credito azionato era prescritto. Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso l’Avv. (OMISSIS) formulando tre motivi seguiti dai quesiti di diritto.
1) violazione e falsa applicazione degli articoli 2956 e 2959 c.c., ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, laddove il Giudice di Appello non aveva tenuto conto che le resistenti avevano ammesso in giudizio che l’obbligazione in questione non era stata estinta affermando, fra l’altro, nella lettera a.r. del 5.2.2002, inviata all’avv. (OMISSIS), che “non aveva diritto al pagamento delle somme richieste perche’ afferenti a crediti prescritti”; sicche’, ai sensi dell’articolo 2959 c.c., l’eccezione di prescrizione presuntiva andava respinta; 2) violazione e falsa applicazione dell’articolo 2956 c.c., ed omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo, per avere la sentenza impugnata ritenuto spirato il termine prescrizionale triennale per i crediti relativi ad attivita’ professionali, pur avendo preso atto dell’avvenuta richiesta di determinazione del credito nell’ambito della procedura inventariale, formalizzata dalle resistenti in data 5.2.2002 ed idonea a determinare l’interruzione della prescrizione; 3) violazione e falsa applicazione degli articoli 91 e 112 c.p.c., avendo il Tribunale posto anche le spese relative alla fase monitoria a carico dell’avv. (OMISSIS), benche’ si trattasse di spese sostenute solo da quest’ultimo, non gravanti, quindi, sul soccombente, in violazione, peraltro,del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, in difetto di una richiesta di controparte di condanna dell’appellato al rimborso delle spese della monitoria.
Il primo motivo di ricorso e’ fondato, avendo la Corte di merito applicato l’accezione di prescrizione presuntiva del credito, ai sensi dell’articolo 2957 c.c., pur dando atto dell’ammissione della mancata estinzione del debito da parte delle debitrici e pur avendo le stesse, sia pure in via subordinata, contestato la congruita’ delle parcelle professionali su cui era fondato il credito azionato. Orbene,secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, l’ammissione del debitore di non aver estinto il debito ovvero la contestazione, da parte dello stesso, dell’entita’ del credito azionato, comporta, ai sensi dell’articolo 2959 c.c., il rigetto dell’eccezione di prescrizione (Cass. n. 12771/2012; n. 14927/2010; n. 21107/2009).
In particolare, l’accoglimento dell’eccezione di prescrizione presuntiva e’ preclusa in tutte le ipotesi (ricorrenti nella specie) in cui il debitore ammetta di non aver estinto il debito ovvero contesti, anche per implicito, l’entita’ della somma richiesta, circostanza, quest’ultima, implicante, in ogni caso, il riconoscimento della sia pur parziale permanenza del rapporto controverso e l’incompatibilita’ col presupposto richiesto per l’applicazione della prescrizione presuntiva, costituito dalla presunzione di avvenuta estinzione del debito. L’accoglimento del motivo esaminato comporta l’assorbimento delle altre censure in quanto connesse logicamente con tale motivo.
La sentenza impugnata va, pertanto, cassata con rinvio al Tribunale di Gela in diversa composizione che, in conformita’ a detti principi di diritto esposti, dovra’ procedere ad un nuovo esame della controversia e provvedera’ anche sulle spese del presente giudizio di legittimita’.
La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo ed il terzo motivo;
cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Gela in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimita’.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-06-12T18:47:19+00:0012 giugno 2014|Cassazione civile 2014, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|1 Commento
Vincenzo 12 giugno 2014 at 20:46 - Reply

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