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Timestamp: 2018-07-17 17:48:30+00:00

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Differenze retributive del lavoratore: al lordo o netto delle ritenute?
Lo sai che? Differenze retributive del lavoratore: al lordo o netto delle ritenute?
Decreto ingiuntivo per crediti da lavoro dipendente: la liquidazione del credito dovuto al lavoratore per differenze retributive va effettuata al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali a carico lavoratore.
Nel calcolo del credito spettante al lavoratore che agisca con decreto ingiuntivo contro l’azienda per stipendi non pagati, il giudice deve liquidare gli importi al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].
Il lavoratore a cui l’azienda non abbia pagato le buste paga può agire con decreto ingiuntivo anche per gli importi rappresentanti le ritenute fiscali e previdenziali qualora manchi la prova che la società abbia versato all’erario la ritenuta dovuta per legge. Infatti, la ritenuta fiscale deve essere eseguita dal lavoratore nel caso in cui il datore adempie in modo forzoso all’obbligazione contenuta nella sentenza.
La giurisprudenza ha affermato più volte il principio secondo cui l’accertamento e la liquidazione del credito dovuto al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali a carico lavoratore.
Quanto alle ritenute previdenziali, al datore di lavoro è consentito procedere alle ritenute a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo [2]; per quanto concerne, invece, le ritenute fiscali, esse non possono essere detratte dal debito per differenze retributive, giacché la determinazione di esse attiene non al rapporto tra datore e lavoratore, ma a quello tra contribuente ed erario, e dovranno essere pagate dal lavoratore soltanto dopo che il lavoratore abbia effettivamente percepito il pagamento delle differenze retributive dovutegli [3].
[1] Cass. sent. n.18044/15 del 14.09.2015.
[2] Art. 19 L. n. 218/1952.
[3] Cass. sent. n. 21010/2013.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 18 giugno – 14 settembre 2015, n. 18044
Presidente Macioce – Relatore Amendola
1.- Con sentenza del 1° dicembre 2008 il Tribunale di Roma, in composizione monocratica, pronunciando sull’opposizione all’esecuzione promossa da Rete Ferroviaria Italiana Spa nei confronti di S.M., in relazione a somme per crediti di lavoro precettate al lordo delle ritenute fiscali, ha ritenuto che legittimamente il lavoratore avesse agito esecutivamente anche per gli importi costituenti le ritenute fiscali.
Il giudice del merito, premesso che “la ritenuta fiscale deve essere operata dal datore di lavoro se adempie all’obbligazione contenuta nella sentenza spontaneamente, mentre andrà eseguita dal lavoratore se il datore di lavoro adempie in modo forzoso”, ha considerato mancante la prova che la società avesse versato all’erario la ritenuta fiscale prima del pignoramento.
Con ricorso del 5 novembre 2009 Rete Ferroviaria Italiana Spa ha domandato la cassazione della sentenza per un unico motivo. Il M. è rimasto intimato.
Il Collegio ha autorizzato la motivazione semplificata.
2.- Con l’unico mezzo di gravame si deduce violazione o falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3, c.p.c., del d.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986, chiedendo alla Corte “se il pignoramento azionato per ottenere l’importo della ritenuta previdenziale e fiscale già versato all’erario prima della notifica dei pignoramento sia legittimo”.
La censura si fonda su di un presupposto di fatto espressamente escluso dal giudice di merito, il quale non ha ritenuto provato che il pagamento della ritenuta fiscale fosse stato nella specie effettuato prima del pignoramento; tale accertamento non risulta efficacemente censurato ma con la doglianza si prospetta piuttosto una violazione di norma sostanziale.
Inoltre il giudice del merito non ha fatto altro che applicare un principio sovente affermato da questa Corte secondo cui: “L’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali gravanti sui lavoratore. Ed infatti, quanto a queste ultime, al datore di lavoro è consentito procedere alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo (ai sensi dell’art. 19 della legge 4 aprile 1952, n. 218); per quanto concerne, invece, le ritenute fiscali, esse non possono essere detratte dal debito per differenze retributive, giacché la determinazione di esse attiene non al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, ma a quello tributario tra contribuente ed erario, e dovranno essere pagate dal lavoratore soltanto dopo che il lavoratore abbia effettivamente percepito il pagamento delle differenze retributive dovutegli” (Cass. n. 19790 del 2011; conformi successive: Cass. n. 21010 e 3525 del 2013).
3.- Conclusivamente il ricorso deve essere respinto.
Non avendo svolto attività difensiva l’intimato nulla per le spese del giudizio di legittimità.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 26 giugno – 13 settembre 2013, n. 21010
Presidente Roselli – Relatore Fernandes
M.E. notificava atto di precetto alla Banca Antonveneta s.p.a., di cui era creditore in forza di sentenza n.3/2003 del Giudice del Lavoro di Trapani, e, quindi, sottoponeva a pignoramento n. 11 assegni circolari tratti sulla Banca Antoniana Popolare Veneta per complessivi Euro 500.635,37 ed intestati a Poste Italiane s.p.a..
Banca Antonveneta proponeva opposizione all’esecuzione innanzi al Tribunale di Trapani che la rigettava ritenendo: improponibile la pretesa dell’opponente di effettuare la ritenuta fiscale prima che le somme pignorate venissero assegnate in quanto in sede di opposizione all’esecuzione potevano essere dedotti esclusivamente fatti successivi alla formazione del titolo giudiziale; generica la contestazione relativa all’ammontare degli interessi legali.
La Corte di appello di Palermo, con sentenza del 20.5.2010, accoglieva parzialmente il gravame interposto da Banca Antonveneta s.p.a. e, riformando in parte la decisione impugnata, che confermava nel resto, dichiarava nullo l’atto di pignoramento per la somma vincolata a titolo di interessi legali eccedente l’importo di Euro 15.917,31 e spettante per il periodo 1 marzo 2001 – 31 dicembre 2005.
Ad avviso della Corte, per quello che qui interessa, poiché la sentenza di condanna al pagamento delle retribuzioni deve determinare le somme dovute al lordo delle ritenute fiscali, il diritto del lavoratore di porta in esecuzione, specularmente, ha per oggetto le somme esattamente in essa determinate, trasferendosi in capo allo stesso lavoratore l’obbligo di corrispondere all’Erario gli importi dovuti per ritenute fiscali.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. (già Banca Antonveneta s.p.a.) affidato ad un unico motivo.
Il M. è rimasto intimato.
Con l’unico motivo di ricorso viene dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 23, commi 1 e 29, del DPR n. 600/1973, 21, comma 15, L. 27 dicembre 1997 n.449, nonché omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Si assume che il datore di lavoro quando eroga la retribuzione è sostituto d’imposta e, quindi, è tenuto a prelevare, come ritenuta alla fonte, una determinata percentuale a titolo di Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) ed a versarla all’amministrazione finanziaria. Viene, altresì, evidenziato che la decisione della Corte di merito era fondata su un orientamento di questa Corte datato, anteriore alla entrata in vigore della legge n. 449/1997 cit. che all’art. 21 comma 15 espressamente stabilisce: “Le disposizioni in materia di ritenute alla fonte devono intendersi applicabili anche nel caso in cui il pagamento sia eseguito mediante pignoramento anche presso terzi in base ad ordinanza di assegnazione, qualora il credito sia riferito a somme per le quali, ai sensi delle predette disposizioni, deve essere operata una ritenuta alla fonte”. Analogamente, l’obbligo di applicare il prelievo contributivo grava sul datore di lavoro il quale provvede in sede di conteggio delle competenze trattenendo la quota di contribuzione a carico del dipendente. Si osserva, inoltre, con riferimento al dedotto vizio di motivazione, che l’impugnata sentenza sulla menzionata norma di cui all’art. 21 comma 5 citato non aveva detto alcunché.
Questa Corte ha, anche di recente, affermato il principio secondo cui l’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore per differenze retributive devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quella parte delle ritenute previdenziali gravanti sul lavoratore.
Ed infatti, quanto a queste ultime, al datore di lavoro è consentito procedere alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore solo nel caso di tempestivo pagamento del relativo contributo (ai sensi dell’art. 19 della legge 4 aprile 1952, n. 218); per quanto concerne, invece, le ritenute fiscali, esse non possono essere detratte dal debito per differenze retributive, giacché la determinazione di esse attiene non al rapporto civilistico tra datore e lavoratore, ma a quello tributario tra contribuente ed erario, e dovranno essere pagate dal lavoratore soltanto dopo che il lavoratore abbia effettivamente percepito il pagamento delle differenze retributive dovutegli. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione con la quale, in accoglimento dell’opposizione all’esecuzione proposta dal datore di lavoro condannato al pagamento di differenze retributive, il giudice di merito aveva escluso dal credito precettato l’importo delle ritenute fiscali e previdenziali) (Cass. n. 19790 del 28/09/2011, da ultimo sulla stessa linea cfr. Cass. n. 3525 del 13/02/2013).
In motivazione, si precisa che, quanto alle ritenute fiscali, il meccanismo di queste inerisce ad un momento successivo a quello dell’accertamento e della liquidazione delle spettanze retributive e si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento ed alla liquidazione predetti non ha il potere d’interferire (Cass. 7 luglio 2008, n. 18584; Cass. 11 febbraio 2011, n. 3375); del resto, il lavoratore le vedrà assoggettate, secondo il criterio c.d. di cassa e non di competenza, a tassazione soltanto una volta che le avrà percepite, facultato oltretutto a scegliere modalità di applicazione di aliquote più favorevoli in rapporto al carattere eccezionale della fonte di reddito nel caso concreto.
L’impugnata sentenza si è conformata a tali principi, peraltro ribaditi da questa Corte anche successivamente alla entrata in vigore del richiamato art. 31 comma 15 della L. n. 449/1997.
Il ricorso va, dunque, rigettato.
Non si provvede in ordine alle spese del presente giudizio non avendo parte resistente svolto alcuna attività difensiva.
La Corte, rigetta il ricorso, nulla per le spese.

References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 19
 Cass. 
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 Cass. 
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 art. 31