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Timestamp: 2020-08-07 10:00:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24266 del 13/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24266 del 13/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 13/10/2017, (ud. 07/09/2017, dep.13/10/2017), n. 24266
sul ricorso 19116-2014 proposto da:
F.C., FR.MA., O.M.R.,
elettivamente domiciliati in ROMA, via NAZARIO SAURO n. 16, presso
lo studio dell’avvocato STEFANIA REHO, rappresentati e difesi
avverso la sentenza n. 10607/2013 della CORTE D’APPELLO di RONZA,
depositata il 19/02/2014;
che la Corte di Appello di Roma confermava la decisione del primo giudice di accoglimento delle domande proposte da F.C., Fr.Ma.Lu., O.M.R. e P.R. intese al riconoscimento a fini economici della anzianità di servizio maturata in forza di contratti a tempo determinato, condannando di conseguenza il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca al pagamento delle differenze retributive, maggiorate degli interessi legali;
che avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il MIUR affidato ad un unico motivo cui F.C., Fr an.Ma.Lu., e O.M.R. resistono con controricorso mentre P.R. è rimasta intimata;
che con l’unico motivo di ricorso viene denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 142 CCNL 24 luglio 2003 e art. 146 CCNL Comparto Scuola del 29 novembre 2007, del D.P.R. 23 agosto 399, art. 3, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, la L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 e violazione della direttiva 99/70/CE e della L. n. 122 del 2010, art. 9, comma 23, (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) assumendosi: che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; che il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
che il motivo è infondato in quanto la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte (Cass. 7.11.2016 n. 22558, e 23.11.2016n. 23868 alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise) per il quale ” nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato “; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;
che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali e, soltanto dopo il deposito del ricorso, da questa Corte, giustificano la compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità tra il Ministero ricorrente e le controricorrenti; non si provvede in ordine alle spese nei confronti della P. rimasta intimata;
che non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dal L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).
La Corte, rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio tra il Ministero ricorrente e le controricorrenti; nulla per le spese nei confronti di P.R..

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 146
 art. 3
 art. 9
 art. 1
 art. 4
 art. 53
 art. 9
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 Cass.