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Timestamp: 2017-04-29 21:28:46+00:00

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WorkJam: 2013
Rosa Giancola: «Montebovi, la sentenza deve far riflettere sui diritti dei lavoratori»
Striscioni di protesta davanti la Montebovi
«La sentenza emessa del Tribunale di Velletri, che ha accertato l’illegittimità del licenziamento di un lavoratore appartenente a una categoria protetta e ha di fatto condannato le Industrie Roma al suo reintegro, deve aprire uno spazio di riflessione importante che riguarda non solo la vicenda della ex Montebovi ma l’intero sistema dei diritti dei lavoratori». E' questo il commento della consigliera regionale del gruppo Per il Lazio Rosa Giancola sul caso delle Industrie Roma, condannate dal Tribunale a reintegrare un lavoratore posto in mobilità in violazione dei criteri di scelta della legge 223 del 1991. La sentenza apre però uno squarcio più ampio sul sistema di gestione delle crisi aziendali, talvolta poco trasparente e troppo spesso incline a derogare al diritto e alla legge. «Ho seguito la vicenda della ex Montebovi dall’inizio – aggiunge la consigliera Giancola – portando solidarietà ai dipendenti sia prima che dopo la mia elezione in Consiglio regionale. Oggi questa sentenza ristabilisce un ordine di verità e un principio fondamentale a tutela dei lavoratori. Ma contribuisce a delineare anche un quadro preoccupante che le istituzioni hanno il dovere di indagare. Troppo spesso infatti la crisi economica offre a imprenditori senza scrupoli spazi per derogare al diritto e alla legge. E’ ciò che abbiamo visto alla ex Montebovi e in molte altre realtà del nostro territorio». «La domanda che dobbiamo farci allora – spiega ancora Rosa Giancola – è se anche la politica e le istituzioni abbiamo derogato al loro compito di mantenere saldi i diritti, preferendo legiferare secondo ricette economiche precostituite che hanno avuto come unico obiettivo l’incremento della finanza e del mercato e adattando a questo anche la vita delle persone. Se le politiche sul lavoro e sull’occupazione hanno un senso, il faro di ogni intervento deve tornare ad essere l’articolo 1 della nostra Costituzione».
Industrie Roma,
Montebovi,
Licenziamento illegittimo alla Montebovi, il lavoratore dovrà essere reintegrato
Importante vittoria per un lavoratore della Montebovi di Aprilia estromesso dal proprio posto di lavoro illegittimamente. Era stato licenziato al termine di una procedura di mobilità chiusa da Industrie Roma srl già Montebovi (famosa fabbrica specializzata nella fabbricazione e produzione di prodotti dolciari), nel marzo del 2013 a fronte di un esubero di personale di 21 unità tra operai ed impiegati. Il lavoratore tra l’altro facente parte di categoria protetta ex legge 68/99 era stato incluso tre le unità in esubero. In base a quanto sostenuto dall'azienda il lavoratore doveva essere sacrificato poiché gli veniva attribuito un punteggio inferiore rispetto agli altri dipendenti. Giovedì scorso il Tribunale di Velletri ha accertato l’illegittimità del licenziamento al lavoratore condannando l’azienda alla reintegra sul posto di lavoro. Il lavoratore assistito dall’avvocato Fabio Leggiero giuslavorista del foro di Latina, ha messo in evidenza la violazione da parte dell’azienda dei criteri di scelta statuiti dalla Legge 223/91 articolo 5. «Il Tribunale - ha commentato l'avvocato Leggiero - ha accertato la violazione della legge sui criteri di scelta. L’azienda ha omesso di applicare in maniera oggettiva e verificabile i criteri applicati. Correttamente il Giudice, su nostra eccezione ha accertato che i criteri di scelta addotti dall’azienda (anzianità, carichi di famiglia ed esigenze tecnico produttive), non sono stati nel caso di specie applicati in concorso tra loro». «E' stata data troppa ridondanza alle esigenze tecnico produttive - continua l'avvocato Leggiero - applicando criteri quali: l’infungibilità, la polivalenza rispetto ad altri; ed assegnando un punteggio troppo sbilanciato in favore delle “paventate” esigenze tecnico produttive. Ciò ha alterato nel caso di specie, i criteri di imparzialità nella scelta dei lavoratori da individuare quali esuberi da porre in mobilità. Il Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro ha correttamente applicato la norma in esame ristabilendo un diritto del lavoratore leso da scelte errate di parte datoriale la quale finalmente, a distanza di un anno dalla perdita del posto di lavoro (tra cigs e licenziamento), deve prendere atto della sentenza e reintegrare, nei prossimi giorni il lavoratore a dispetto di un mercato del lavoro reso da una flessibilità in uscita “troppo selvaggia” a causa di una legislazione che a seguito della Riforma del mercato di lavoro introdotta dall’ex Ministro “Fornero”, è sempre più sensibile alle esigenze di parte datoriale e sempre meno vicino ai lavoratori licenziati». «Se c’è qualcosa che può dare senso in questo momento ad un lavoro come il nostro - conclude l'avvocato - è la possibilità di ridare speranza attraverso la tutela giurisdizionale dei diritti in capo a ciascun lavoratore».
Cassa integrazione, a novembre autorizzate 110 milioni di ore In tutta Italia nel mese di novembre 2013 sono state autorizzate 110 milioni di ore di cassa integrazione, tra interventi ordinari, straordinari e in deroga. Rispetto a novembre 2012, quando le ore autorizzate erano state 108,3 milioni, si registra una aumento del + 1,7%, imputabile agli aumenti degli interventi di cassa integrazione straordinaria e in deroga, mentre la cassa integrazione ordinaria fa segnare una consistente diminuzione. I dati sono stati diffusi dall'Inps che ha elaborato un dettagliato prospetto rispetto l'utilizzo degli ammortizzatori sociali. Nel dettaglio si registra un calo delle ore autorizzate per la cassa integrazione ordinaria (cigo), che a novembre 2013 sono state 26,7 milioni, mentre quelle autorizzate a novembre 2012 erano state 33 milioni, con una diminuzione tendenziale del -19,1%. In particolare, la variazione è stata pari a -25,5% nel settore industria, mentre al contrario nel settore edilizia vi è stata una crescita del +14,5%. Il numero delle ore di cassa integrazione straordinaria (cigs) a novembre 2013 è stato superiore a quello dello stesso mese dello scorso anno: 53 milioni, con un aumento del +14,8% rispetto a novembre 2012, quando le ore autorizzate erano state 46,1 milioni. Anche gli interventi in deroga (cigd), pari a 30,4 milioni di ore a novembre 2013, fanno segnare un andamento crescente (+ 4,4%) se raffrontati con quelli del mese di novembre 2012, nel quale furono autorizzate 29,1 milioni di ore. Complessivamente, nel periodo gennaio-novembre 2013, per tutte le diverse forme di cassa integrazione sono state autorizzate 989,9 milioni di ore, con una diminuzione dell’1,41% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1.004,1 milioni di ore). Per analizzare i dati relativi a disoccupazione e mobilità, si ricorda che da gennaio è cambiata la normativa di riferimento. Considerando che i dati forniti si riferiscono al mese precedente rispetto a quelli della cassa integrazione, cioè dal mese di ottobre 2013, e che da gennaio 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni per la disoccupazione involontaria, ASpI e mini ASpI, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 le domande sono classificate come ASpI e mini ASpI. Per quanto riguarda quindi i dati specifici, nel mese di ottobre 2013 sono state presentate 168.721 domande di ASpI, 83.168 domande di mini ASpI e 599 domande di disoccupazione tra ordinaria e speciale edile. Nello stesso mese sono state inoltrate 10.641 domande di mobilità, mentre quelle di disoccupazione ordinaria ai lavoratori sospesi sono state 836. Complessivamente nei primi dieci mesi del 2013 sono state presentate 1.726.898 domande, con un aumento del 31,2% rispetto alle domande presentate nel corrispondente periodo del 2012, che erano state 1.316.515.
Italia sotto assedio, inizia la protesta dei Cra e dei Forconi
E’ partita ufficialmente questa mattina la grande mobilitazione nazionale contro la classe politica attuale. Agricoltori, disoccupati, precari, studenti, lavoratori sono pronti a ribellarsi e scendere per le strade e per le piazze della provincia di Latina e di tutta Italia per riappropriarsi della democrazia e per chiedere il rispetto della Costituzione e della propria dignità. «Ci hanno accompagnato alla fame - spiegano i movimenti civici che hanno organizzato l’evento ossia Life, Aitras, I Forconi, Cra, Maa, Azione Rurale Veneto e Cospa - Hanno distrutto l’identità di un Paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni... Ribellarsi è un dovere. Quando un Governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato». Nel territorio pontino in prima linea ci sono i Comitati Riuniti Agricoli (Cra) che, sulla scia delle indicazione del presidente del movimento Danilo Calvani, sono pronti a bloccare i punti nevralgici della città per far sentire la loro voce. «Dobbiamo essere tutti compatti - spiega ai cittadini Danilo Calvani attraverso un video diffuso sul web - no alle bandiere politiche, no ai sindacati! Dobbiamo far capire a tutti che noi siamo migliori, dobbiamo dare un senso ai nostri figli che non hanno più futuro, ai nostri posteri. Ci hanno rubato la Costituzione, ci vogliono distruggere, ci stanno umiliando. Ed è per questo che tutti insieme abbiamo deciso di reagire, siamo pronti a riscrivere il futuro del nostro Paese...». Inizialmente la protesta riguardava solo alcune categorie, ma pian piano l’adesione è stata così massiccia da coinvolgere tutta l’Italia, da Nord a Sud. A livello locale verranno organizzati dei presidi che si stima possano veder coinvolte oltre 1.000 persone. Il consiglio diffuso dagli stessi movimenti organizzatori è quello di fare provviste. Si prevede infatti il blocco delle strade e quindi dei tir con il rischio del mancato rifornimento di benzina e beni di prima necessità, e non solo. Non è ancora stato stabilito il giorno in cui la protesta si concluderà. E' possibile consultare la mappa dei presidi all'indirizzo http://www.novedicembre.altervista.org/mappapresidi.html.
Lavoratori Adecco, l'agenzia si impegna a restituire le somme dovute in busta paga
Vittoria per i lavoratori dell'Ibi, inseriti nell'azienda chimico farmaceutica di Aprilia attraverso l'Adecco. Dopo un accordo tra Femca Cisl Latina, Felsa Cisl (la Federazione che si occupa dei lavoratori somministrati, autonomi ed atipici) e la Diredione Adecco questi lavoratori potranno ora contare su stipendi più alti del 10/25% al mese. Nelle retribuzioni di questo gruppo di lavoratori erano state, infatti, rilevate una serie di anomalie causate da una erronea applicazione di alcune voci riportate dal Ccnl dei chimici e non conformi a quanto previsto dal contratto stesso. Una anomalia riscontrata dalla Femca Cisl anche in altre aziende che utilizzano lavoro interinale e che ha spinto il sindacato ad approfondire la questione. L'azione congiunta di Femca e Felsa Cisl ha portato ad un incontro con l'Adecco che ha riconosciuto il proprio errore impegnandosi a ripristinare la corretta modalità di calcolo delle retribuzioni a partire dal mese di novembre 2013. Le somme non erogate fino ad oggi saranno inserite nella busta paga di dicembre, pagata il 15 gennaio 2014. Il sindacato ha poi chiesto ed ottenuto che tale trattamento sia riservato anche a tutti quei dipendenti, non più in forza all'Adecco, ma che abbiano maturato queste differenze retributive. «Sarà cura del sindacato - ha commentato Roberto Cecere, segretario generale della Femca Cisl di Latina - verificare attentamente che l'Adecco rispetti gli impegni assunti. Siamo pronti ad appoggiare, come sempre, i lavoratori nella tutela dei loro interessi. Gestire le problematiche facendo accordi è, infatti, il compito di un sindacato attento e responsabile che deve cercare di evitare di percorrere inutilmente strade conflittuali per demagogia o populismo, come altri hanno tentato di fare in questa vicenda».
Felsa Cisl,
Caso Midal, si punta alla proroga della cassa in deroga. Ecco la situazione
Il supermercato di via Epitaffio (foto: Ginnetti)
Proroga della cassa integrazione in deroga per i punti vendita ex Midal di via Epitaffio, via Piave e Sabaudia. La decisione è stata presa nei giorni scorsi dalle organizzazioni sindacali in accordo con la curatela fallimentare Midal rappresentata dai professori Cordopatri e Caldiero. Per quanto riguarda il punto vendita di via Piave, la curatela siglerà i contratti di vendita delle licenza con la società Iperbon che si è appena aggiudicata l'asta ed ha intenzione di aprire il prossimo Natale. Le persone coinvolte sono 13; attualmente i lavoratori sono in cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre e l'intenzione è quella di riassumerli a tempo indeterminato alle condizioni precedenti al fallimento del Gruppo Midal. Il punto vendita di via Epitaffio è invece stato aggiudicato all'asta da Cdk (Cassandra). L'accordo deve ancora essere siglato e il lavoratori (circa 23 persone) sono in cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre. Si prevede la riapertura a fine anno. Per quanto concerne il supermercato di Sabaudia la prima asta è andata deserta e si spera si possa trovare un nuovo imprenditore pronto a rilevarlo nelle prossime aste che prevedono un ribasso importante. Anche in questo caso il personale (circa 15 unità) è in cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre. I negozi della ex Q4, ex Q5 e Fiano Romano sono ancora a carico della società Brio. Dopo il sequestro del punto vendita le licenze e le attrezzature sono andate in mano alla curatela fallimentare mentre i lavoratori (complessivamente 70) sono in cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre, in attesa di capire il proprio destino lavorativo visto che non è ancora possibile attivare l'asta per l'affidamento del negozio. Il prossimo passaggio sarà presso il Ministero competente per capire se l’azienda ha i requisiti per poter accedere ad un anno di cassa integrazione straordinaria per chiusura. «Si auspica che una parte dei lavoratori ritrovi la sicurezza nelle future gestioni - commenta il segretario provinciale Ugl Maria Antonietta Vicaro - che a quanto pare fanno riferimento a imprenditori conosciuti. Per i punti ancora in capo alla vecchia gestione mostriamo preoccupazione, visto che saranno i giudici a stabilire tempi e modalità con le quali collocare i lavoratori, ora, in cassa integrazione».
Carlo Bruno,
I lavoratori della Panapesca bloccano lo stabilimento di Gaeta: sciopero ad oltranza
Panapesca ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Gaeta e i 46 dipendenti hanno risposto con il blocco delle attività del reparto movimentazione e lo sciopero ad oltranza. La protesta andrà avanti almeno fino al 19 novembre, giorno in cui è in programma l'incontro in Confindustria Latina per la cassa integrazione. L'annuncio di una procedura di cassa integrazione per cessazione di attività è arrivato nei giorni scorsi dopo che, l'azienda nel gennaio 2013 aveva già dismesso l’attività del reparto produzione coinvolgendo 32 lavoratori. In seguito a diverse azioni di lotta i lavoratori erano riusciti ad ottenere lo slittamento dei licenziamenti e l’apertura di una procedura di cassa integrazione in deroga in scadenza a fine mese. Alla cassa in deroga doveva seguire una procedura di cassa integrazione per cessazione di attività. Nei giorni scorsi, invece, l’azienda ha comunicato che la procedura di cassa integrazione per cassazione di attività non riguarderà più solamente i 32 lavoratori, ma tutti i 46 lavoratori oggi dipendenti Panapesca, anticipando di fatto la chiusura dell’intera attività produttiva. «Siamo alle solite - dicono Eugenio Siracusa e Luca Lombardo, segretari provinciali di Flai Cgil e Uila Uil - l’azienda persegue nei suoi atteggiamenti indisponenti e la nostra reazione non poteva essere diversa, tanto che sabato scorso abbiamo dovuto chiedere l’ausilio al Commissariato di Polizia per scongiurare problemi di ordine pubblico. I lavoratori sono da diversi giorni in presidio permanente in sciopero e lunedì mattina terremo una assemblea davanti ai cancelli dell’azienda. Chiediamo a tutte le istituzioni, in primis al sindaco di Gaeta che ci è stato fino ad ora vicino, di continuare a sostenerci in questa ulteriore drammatica situazione che oggi vede coinvolti tutti e 46 i dipendenti».
Panapesca,
Cassa integrazione, triste record per Latina: superato il milione di ore autorizzate
Maglia nera a Latina, nel mese di ottobre, per numero di ore di cassa integrazione richieste e autorizzate. I dati elaborati nel rapporto Uil sull’utilizzo della cassa integrazione evidenziano infatti un forte aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel dettaglio nel mese di ottobre 2013 sono state autorizzate 1.245.139 ore con un aumento del 68% rispetto ai mesi precedenti. «E’ un monitoraggio amaro quello del mese di ottobre sull’utilizzo di cassa integrazione nel nostro territorio - commenta Luigi Garullo, segretario generale Uil Latina - mentre in tutto il Lazio torna a salire lievemente la richiesta di cassa integrazione, Latina fa segnare il dato peggiore della regione, che vede per la prima volta lo sfondamento deciso di quota un milione di ore nella nostra provincia. L'aumento colpisce in maniera pesante la provincia pontina in quanto se guardiamo alle altre province con maggior consistenza industriale (Roma e Frosinone) gli aumenti si fermano rispettivamente a +6,7% e +39,7%. Il dato peggiore riguarda la cassa integrazione straordinaria che a Latina vede 777.145 ore autorizzate, contro le 335.952 del mese precedente. «Anche il raffronto con la cassa integrazione utilizzata nel mese di ottobre 2012 vede un aumento del 46,6% rispetto al mese di ottobre 2013 – aggiunge il segretario Garullo – Guardando all’intero periodo gennaio-ottobre 2012 , rispetto all’intero periodo gennaio-ottobre 2013, si registra però una sostanziale equivalenza del totale di ore complessivamente autorizzate, pari a poco meno di 6 milioni di ore». La stima dei lavoratori potenzialmente posti in cassa integrazione per il mese di ottobre 2013 è invece pari ad oltre 7.300 unità. Parliamo di livelli mensili mai raggiunti negli ultimi anni.
Casa di cura 'Sorriso sul Mare', 77 lavoratori senza stipendio da tre mesi
I 77 lavoratori della ex casa di cura di Formia ‘Sorriso sul Mare’ non percepiscono le spettanze da tre mesi e la preoccupazione che si arrivi a Natale senza che la società provveda al pagamento del dovuto, compresa la tredicesima, li spinge a richiamare l'attenzione sulla loro vertenza. A lanciare l’allarme sono i segretari Cgil Fp Ovidio Bianchi e Cristina Compagno. «Tutto ciò - scrivono i segretari Cgil Fp nella nota - sta mettendo a dura prova la stabilità economica e psicofisica di ben 77 famiglie (questo è il numero degli operatori oggi in servizio, ndr). Infatti, da notizie acquisite da parte di alcuni lavoratori, ci sono famiglie che non sono state in grado - visto il perdurare del mancato pagamento degli stipendi - di ottemperare agli impegni economici verso terzi quali mutui bancari, fitti e bollette nonché alcuni di loro hanno anche subito intimazioni di sfratto abitativo. Questa organizzazione sindacale nel denunciare il protrarsi di tale inadempienza ha provveduto anche a intimare e diffidare l’azienda a corrispondere ai lavoratori le spettanze dovute, coinvolgendo il Prefetto di Latina nella risoluzione della vertenza. Sarà cura di questa Segreteria intraprendere tutte le iniziative e forme di lotta a tutela dei lavoratori».
Cgil Fp,
Sorriso sul Mare,
Gruppo ex Midal, Iperbon si aggiudica l'asta per il punto venita di via Piave
Il negozio di via Epitaffio (foto: Ginnetti)
Venerdì scorso la società Iperbon srl si è aggiudicata, con l’offerta migliore, l’asta per la riapertura del supermercato ex Midal di via Piave. Ora quindi i 14 dipendenti che fino a questo momento erano in regime di cassa integrazione in deroga saranno riassorbiti. «Dobbiamo attendere l’omologazione da parte del giudice delegato - ha commentato il segretario della Cisal Armando Valiani - ma già in settimana, avremo i primi incontri sindacali volti ad agevolare il passaggio dei lavoratori nella nuova società. Durante l’incontro sindacale affronteremo le modalità del riassorbimento. Inoltre sarà nostro compito monitorare le sorti degli altri supermercati per garantire lo stesso futuro». Il punto vendita di via Piave era stato posto all’asta dopo che la società Brio era stata coinvolta nel fallimento Le Botteghe. «Restano ancora appese le situazioni dei punti vendita di via Epitaffio, di Sabaudia e dei punti vendita da poco dissequestrati della Q4, della Q5 e di Fiano Romano, dove i lavoratori sono in cassa integrazione in deroga ma ancora con situazioni da definire sotto l’aspetto della riassegnazione dei locali ad altri gestori - hanno aggiunto il segretario Ugl Maria Antonietta Vicaro e Michele Virgilio - Una partita che dovrebbe vedere a breve chiudersi anche l’asta per i negozi di via Epitaffio e Sabaudia. Si attendono gli esiti delle vicende fallimentari e delle future riaperture con altri soggetti economici, con l’auspicio che si possa parlare di un futuro certo anche per i lavoratori ancora in attesa di risposte». Come si ricorderà, dopo il fallimento Midal i supermercati di via Piave, via Epitaffio, Q4, Q5, Fiano Romano e Sabaudia furono acquisiti attraverso un fitto di ramo d’azienda dalla società Brio srl con il marchio Sigma Prime. A seguire anche la Brio srl è stata interessata dal fallimento e quindi i punti vendita sono stati sottoposti a sequestro. Ora i supermercati dovranno essere assegnati a nuovi gestori attraverso un’asta.
Iperbon,
Ferracci,
periferie urbane,
Nella scuole arriva il registro elettronico, vantaggi e limiti. Interviene Cisl scuola Latina
Alunni in classe (Foto Ginnetti)
L'anno scolastico 2013/2014 si è aperto all'insegna di una novità: il registro elettronico. Il nuovo strumento è stato ideato con lo scopo di attuare il Piano di dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione contribuendo così alla riduzione della spesa delle amministrazioni statali e degli enti territoriali. Come però spesso accade nel settore scuola, questa innovazione non è supportata dai giusti strumenti. Per l’uso definitivo del registro elettronico, voluto oltre un anno fa dal Governo Monti con il Decreto legislativo 95/2012, manca ancora il piano di dematerializzazione del Miur e l’approvazione del Garante della privacy e, pertanto, non può essere ancora obbligatorio. «Non esistono riforme a costo zero - interviene il segretario generale Cisl scuola Latina Franco Maddalena - E’ necessario, infatti, dotare le scuole di reti internet, programmi software gestionali e strumentazioni informatiche; poi dovrà essere formato il personale e data la giusta informazione a famiglie ed alunni. Allo stato attuale, oltre la metà delle scuole in provincia di Latina non è ancora attrezzata per gestire questa novità e la gran parte delle famiglie pontine è ancora disinformata. Non ci vogliamo unire al coro di quanti osteggiano a priori il registro elettronico e che pensano, giustamente, che altre siano le priorità, dall’edilizia scolastica alle risorse economiche, a volte insufficienti anche per dotare i bagni di carta igienica». Le criticità sono relative a due questioni fondamentali: il timore che la rete, realizzata con la più economica modalità wireless (come sembra far capire il recente Decreto legislativo 104/2013) possa generare situazioni pericolose per gli alunni, ed il rischio della diffusione indebita di dati sensibili di studenti e loro famiglie, sempre possibile con un trattamento telematico delle informazioni, non adeguatamente protetto. C'è inoltre il rischio che la dimensione virtuale si possa insinuare, in modo subdolo, nella vita scolastica quotidiana fino a sostituirsi alle azioni, ai gesti concreti, alle parole e perfino ai pensieri. L’introduzione del registro elettronico, pur se proposta, o meglio imposta, in un mondo dominato dal mito della tecnologia, presenta il rischio inaccettabile della incomunicabilità tra scuola e famiglia e, quel che è peggio, tra genitori e figli. «Ben vengano le innovazioni tecnologiche - prosegue il segretario Cisl scuola - ma la tanto vantata introduzione del registro elettronico non è la panacea di tutti i mali e rischia di confondere lo strumento con il fine: la pratica della Buona Scuola. La scuola non è un ufficio dove espletare una pratica, per la quale è nettamente preferibile la gestione telematica. E’ e deve continuare ad essere una comunità educante dove l’obiettivo da raggiungere non è soltanto la crescita culturale, ma anche quella personale e sociale delle ragazze e dei ragazzi, quella che veniva definita la formazione dell’uomo e del cittadino. Una volta eliminate le relazioni umane, seppur conflittuali, ma feconde di dubbi e riflessioni esistenziali, nelle scuole resterà solo il vuoto e la solitudine dei ragazzi e delle ragazze che annegano nel mare infinito di Internet».
cassa in deroga,
Selex Es, confronto per l'armonizzazione tra i lavoratori
Riprende la trattativa relativa gli ammortizzatori sociali e l'armonizzazione dei lavoratori tra il gruppo industriale Selex Es (nato dalla fusione di Sistemi Integrati, Selex Elsag, Selex Galileo) e le parti sociali. Giovedì scorso le rappresentanze sindacali nazionali e territoriali Ugl si sono incontrate con l'Amministratore delegato Giulianini ed hanno iniziato a confrontarsi sul futuro del Gruppo industriale. La Selex Es si pone sul mercato internazionale dell’elettronica della Difesa in concorrenza con i giganti Tales e Bae e la vera sfida è proprio quella del rilancio, anche attraverso una riorganizzazione interna che coinvolge 12.500 lavoratori distribuiti nei 24 (prima 48) siti presenti in Italia. Nel dettaglio l'ultimo accordo, che risale allo scorso luglio, prevede i contratti di solidarietà per circa 9.000 lavoratori con un massimo di 216 ore l'anno (2 giorni al mese) procapite, cassa integrazione straordinaria e mobilità volontaria per altri 800 lavoratori nel biennio 2014-2015, oltre alle mobilità tutt’ora in corso. Per quanto riguarda il sito di Cisterna dove lavorano circa 600 lavoratori, i contratti di solidarietà sono stati interrotti nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre al fine di raggiungere gli obiettivi di fatturato previsti per l’anno 2013. La partita si giocherà nei prossimi mesi anche sul processo di armonizzazione volto ad equiparare tutti i lavoratori Selex Es sui trattamenti di trasferte, orari, welfare aziendale e premio di risultato. Si cercherà di uniformare le molteplici discipline presenti per rendere l’ambito Selex omogeneo, senza differenze tra lavoratori che operano nella stessa azienda. La sfida passerà anche attraverso l’impegno del ministero dell’Economia, che con il 30,2 % del capitale sociale di Finmeccanica, è l’azionista di riferimento e detiene la golden share, ovvero la facoltà di orientare scelte e strategie in campo industriale delle aziende del Gruppo. «Riteniamo indispensabile porsi in modo costruttivo rispetto al nuovo Piano industriale - ha commentato il segretario Ugl Maria Antonietta Vicaro - Stiamo accogliendo in azienda i lavoratori provenienti dal sito ex Galileo di Pomezia e l’integrazione passa anche attraverso il nuovo modello di armonizzazione proposto dall’azienda. Ci auguriamo che non si giochi al ribasso e che vengano evitati tagli su welfare e trasferte». Pubblicato da
L’assemblea dei lavoratori della Scm ha deciso di portare avanti l’occupazione ad oltranza del sito industriale di Latina Scalo fino alla soluzione della vertenza. Dal momento che la proprietà ha depositato esposti all’autorità giudiziaria contro i lavoratori, l’assemblea ha deciso di presentare a sua volta un esposto alla Procura della Repubblica di Latina spiegando nel dettaglio tutte le vicende susseguitesi fino al fallimento della Scm ed i gravi danni subiti dai lavoratori. I lavoratori hanno deciso anche di presentare un’istanza al giudice fallimentare del tribunale di Latina perché affidi il sito alla curatela fallimentare per far ripartire più velocemente lo stabilimento, vista la manifestazione di interesse dimostrata da parte di alcuni imprenditori. E’ stato deciso di scrivere un esposto all’Inps perché accerti eventuali abusi effettuati dall’azienda nel lasciare i dipendenti in cassa integrazione facendo lavorare nel contempo cooperative e personale della Cosmopharma srl invece di attingere dal bacino dei cassaintegrati così come prevede la legge. L’assemblea ha stabilito inoltre di intraprendere una azione di risarcimento nei confronti di Cosmopharma srl per i danni ricevuti in quanto alcune commesse Scm sono state trasferite alla Cosmopharma depauperando il patrimonio commerciale Scm fino al fallimento. «La massiccia presenza dei dipendenti all’assemblea - ha commentato il segretario Femca Cisl Roberto Cecere - è la dimostrazione del grande senso di responsabilità che queste persone stanno dimostrando in questo delicato momento. Le azioni in campo, anche giudiziarie, rappresentano solo uno strumento di difesa della loro dignità di lavoratori e di cittadini. Insieme con una delegazione di lavoratori della Scm, approfitteremo della presenza a Latina del ministro Mario Mauro, venerdì pomeriggio (oggi, ndr), per consegnargli una missiva che racconta l'intera vicenda ex Gambro e che contiene una richiesta d’incontro al ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato affinché si apra un tavolo di discussione sulla vicenda». Pubblicato da
Cosmo Pharma,
ex Gambro,
Vacanze, a maggio spopolano le città di mare. Milano Marittima al primo posto
Il tempo instabile della primavera appena trascorsa non ha sfiduciato gli Italiani che, a maggio, hanno pensato soprattutto al sole e al mare. Secondo i dati di Hotels.com, leader nella prenotazione di hotel online, Milano Marittima è stata infatti la città che ha fatto registrare il maggiore incremento nelle ricerche. Con un aumento del 316% rispetto allo stesso mese del 2012, la città romagnola si conferma una delle mete preferite dai turisti italiani per le vacanze estive. I locali notturni, le spiagge affollate e i numerosi eventi ne fanno una destinazione perfetta soprattutto per i più giovani, alla ricerca non soltanto di sole e mare, ma anche di divertimento. Al secondo posto la cittadina toscana di Scarperia: grazie probabilmente al Gran Premio d’Italia di MotoGp, che si è tenuto il primo weekend di giugno nella vicina pista del Mugello, le ricerche di hotel hanno fatto registrare un’impennata del 312% rispetto all’anno precedente.
Chiude il podio delle destinazioni con i maggiori incrementi di ricerche su Hotels.com Salvador, terza città più popolosa del Brasile dopo San Paolo e Rio de Janeiro, con un aumento del 274% a maggio rispetto al 2012. Con ben 14 località di mare in classifica, maggio si dimostra un mese durante il quale i nostri connazionali programmano le vacanze estive in spiaggia. Tra le città più cercate figurano ad esempio le calabre Parghelia (+254%) e Scalea (+189%), le campane Serrara Fontana (+247%) e Ascea (+236%) e le siciliane Lipari e Balestrate (entrambe +215%). Non ci sono state però soltanto le vacanze nei pensieri degli italiani a maggio: in seguito all’annuncio dell’ostensione permanente della salma di Padre Pio a partire dal primo di giugno, infatti, le ricerche di hotel a San Giovanni Rotondo hanno fatto registrare un aumento del 204% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
(Fonte: Hotels.com)
Lavoratori Slm in stato di agitazione. La proclamazione arriva dalle organizzazioni sindacali Fisascat Cisl e Ugl provinciale dopo l’annunciata sospensione delle retribuzioni per mancanza di liquidità. Difficoltà economiche a cui, secondo i sindacalisti, non hanno mai fatto seguito progetti tesi alla salvaguardia del sito e delle maestranze. «Richiediamo inoltre di dare risposta alle svariate domande di incontro presentate dai sindacati - hanno commentato Maria Antonietta Vicaro dell’Ugl e Davide Favero della Fisascat Cisl - Finora abbiamo ricevuto solo rassicurazioni da parte del dottor Mignano, in nome del Sindaco. Dall’ultimo incontro tenutosi lo scorso 24 giugno con il nuovo liquidatore, l’ingegner Defend, è emersa una situazione confusa e frammentata. A tal fine sollecitiamo quindi un serio confronto per una verifica sulla reale situazione della società Slm spa». I lavoratori si trovano da ormai tre anni in cassa integrazione guadagni in deroga a tempo parziale e sul sito le attività sono ferme ormai da tempo in attesa che il Comune, socio di maggioranza al 95%, trovi soluzioni. Allo stato attuale, dopo gli equilibrismi in cerca di vie alternative al fallimento, non si intravedono soluzioni che possano garantire i finanziamenti dei fondi europei (circa 15 milioni di euro) in alternativa al fallimento. Il comune sta valutando come arrivare alla stima del bene per indire le vendite delle quote azionarie con un bando di gara pubblico. «Ricordiamo - concludono le organizzazioni sindacali - che è stato il Decreto legislativo 78 ad aver bloccato i finanziamenti dell’ente pubblico sulle partecipate, situazione che ha portato la società alla difficoltà economica. A questo chiaramente si aggiungono gli anni precedenti di cattiva gestione con società affittuarie morose, mancati investimenti su possibili partenariati e contratti che avrebbero portato sviluppo e occupazione sull’ennesimo “progetto a perdere” della nostra città».
Ammortizzatori sociali in deroga, giovedì incontro decisivo in regione Lazio
Giovedì prossimo, in regione Lazio, si deciderà sugli ammortizzatori sociali in deroga (cassa integrazione e mobilità) in vista della scadenza prevista per il 30 giugno. Una decisione davvero importante se si considera il numero di lavoratori coinvolti. Nel Lazio nel primo periodo del 2013 (gennaio-aprile) l'ammortizzatore ha riguardato circa 27.000 lavoratori e 2.000 imprese. Nella provincia di Latina i lavoratori coinvolti sono stati circa 3.500 distribuiti su 250 attività. Per la mobilità in deroga i lavoratori coinvolti nel Lazio sono stati, invece, circa 4.000 di cui circa 1.000 solo a Latina. «Nel 2012 - spiega Maria Antonietta Vicaro, segretario provinciale Ugl Latina - i finanziamenti a copertura della deroga sono stati di 235 milioni e per il 2013 la regione Lazio ha avuto una pesante riduzione. Dopo un primo finanziamento di 38 milioni si resta ancora in attesa di ulteriori 19 milioni che dovrebbero essere integrati con la ripartizione degli attuali 990 milioni annunciati nell'ambito della conferenza Stato-Regione». Nel frattempo nella provincia pontina gli ultimi dati forniti nella recente giornata dell’Economia di Unioncamere parlano di una situazione drammatica: tasso di disoccupazione al 13,9% nel 2012 a fronte del 9,8% del 2011 che vuol dire 17.000 disoccupati, 10.000 persone in più in cerca di impiego, 33.000 persone inoccupate. Nel settore industria non ci sono segnali di ripresa anzi, nel chimico farmaceutico e nel metalmeccanico, le assunzioni si limitano ad un positivo 8% di assunzioni a tempo determinato da cui però bisogna decurtare le uscite per mobilità e pensionamenti (- 5%). Nel commercio, invece, si comincia a registrare il dato negativo della recessione con un -10% di fatturato nei primi 4 mesi del 2013. Aumentano inoltre i procedimenti concorsuali delle piccole e medie imprese che falliscono. «Occorrono politiche di più ampio raggio - conclude la sindacalista - siamo già nel pieno della “terza rivoluzione industriale” preannunciata dall’economista Rifkin. La seconda rivoluzione industriale è durata 200 anni ed ora i suoi paradigmi non sono più funzionali: ci sono le impellenti questioni ambientali che ci chiamano a cambiamenti profondi e c'è anche la necessità di nuove procedure di governance, di una nuova gestione dei processi economici e produttivi a cui il Governo di un paese sano dovrebbe mettere mano. La crisi che stiamo attraversando, nel momento in cui ne usciremo, sarà in grado di aprirci a nuovi scenari che devono però vederci pronti alle nuove politiche di investimenti verso i nuovi settori: energie rinnovabili, centrali energetiche autogestite nelle unità abitative, fonti di energie alternative. In più non devono essere sottovalutati né la valorizzazione della qualità del nostro made in Italy, né il patrimonio culturale e turistico».
Gruppo Selex Es, riparte la trattativa e si guarda ai contratti di solidarietà
Comincia a distendersi il tavolo di trattativa Selex e, all'orizzonte, è ora possibile intravedere anche qualche piccolo spiraglio di luce. Giovedì scorso presso l'Unione industriali di Roma è ripartito il confronto tra la Direzione Aziendale Selex Es e il coordinamento nazionale Fiom Fim Uilm sulla vertenza relativa al piano di riorganizzazione Selex legato alla fusione dei tre sistemi Selex. L'incontro arriva dopo la rottura delle trattative con l'azienda in seguito alla presentazione di un piano di riorganizzazione che vedeva, oltre agli esuberi strutturali, anche l'utilizzo massiccio di cassa straordinaria per sospensione a zero ore e fermate collettive in tutti i siti nazionali. «Oggi (giovedì, ndr) con stupore ma con altrettanta cautela - spiega il segretario Fiom Cgil Tiziano Maronna - l'azienda ha manifestato un cambio di posizione rispetto all'incontro precedente in quanto si è dichiarata disponibile ad un confronto in merito all'utilizzo di strumenti alternativi alla cassa integrazione come i contratti di solidarietà. Inoltre ha dichiarato di rendersi disponibile ad un intesa affinché le “uscite” vengano gestite con la non opposizione alla messa in mobilità». «Siamo cautelativamente soddisfatti - prosegue il segretario Fiom Cgil Latina - Fin dall'inizio avevamo puntato sui contratti di solidarietà che sono meno impattanti sui redditi dei lavoratori visto che le ore di sospensione dal lavoro vengono erogate dall'ente previdenziale all'80% della retribuzione». La trattativa riprenderà nel primo pomeriggio di mercoledì 26 giugno per proseguire fino al 27.
Cosmo: «L'occupazione dei lavoratori Scm mette a rischio la nostra sopravvivenza»
L’assemblea permanente di fabbrica intrapresa, lo scorso 31 maggio, dai lavoratori Scm (ex Gambro) sta generando non pochi problemi alla Cosmo Pharma srl, società ubicata all’interno dello stesso sito industriale di Latina Scalo. Disagi che spingono Chiara Tintisona, amministratore delegato Cosmo Pharma, ad intervenire sulla delicata vicenda. «Lo stato di cose che si è venuto a creare non fa altro che aggravare, ulteriormente, lo stato di crisi perdurante che attanaglia la nostra provincia - denuncia Chiara Tintisona in una nota - Il problema è che, nonostante l’occupazione, la rabbia e la protesta dei lavoratori della Scm sia legittima e condivisibile, l’agitazione sta seriamente danneggiando i lavoratori della Cosmo Pharma. Ai cinquanta lavoratori, tra diretti ed indiretti della Cosmo Pharma, è vietato entrare in azienda con disagi produttivi, amministrativi e di sicurezza. All’interno della Cosmo Pharma, infatti, ci sono sostanze nocive che, ormai da due settimane, nessuno può andare a controllare. All’allarme sicurezza si unisce anche quello sociale perché il perdurare dell’occupazione del sito sta facendo perdere commesse all’azienda che, soprattutto in un momento economicamente difficile come questo, non può permettersi di essere inoperosa per così lungo tempo e tantomeno di chiudere». In base a quanto sostiene l’amministratore Cosmo Pharma, dunque, oltre ai lavoratori Scm sarebbero a rischio anche i cinquanta lavoratori tra diretti e indiretti della Cosmo Pharma, nonché almeno altre venti persone che fanno parte dell’indotto. «Non possiamo permetterci di andare incontro all’ennesima chiusura - spiega l’amministratore della società - Per quanto riguarda l’occupazione nessuno chiede di interromperla, ma abbiamo assoluto bisogno di proseguire la nostra attività. La nostra famiglia ha investito tutto ciò che poteva e aveva per rilanciare le attività all’interno del sito, ma forse qualcuno oggi dimentica la tragica eredità trovata».
Chiara Tintisona,
Filca Cisl,
Selex Es annuncia 1.938 esuberi e la chiusura di 22 siti, lavoratori in sciopero Il piano di dimensionamento dell’organico e razionalizzazione dei siti, presentato venerdì scorso da Selex Es presso la sede di Unindustria a Roma, non è piaciuto alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato, per domani, 4 ore di sciopero. La manifestazione, che si svolgerà in tutti gli stabilimenti di Italia, sarà accompagnata da assemblee sindacali. Nel dettaglio Selex ha confermato la chiusura di 22 siti su 55 che comporteranno 1.938 esuberi così suddivisi: 810 unità in mobilità volontaria, 1.037 unità in cassa integrazione straordinaria a zero ore per due anni a partire dal prossimo primo luglio e 91 esuberi legati alle società controllate. A tutto ciò vanno inoltre aggiunte le 4 ore di cassa integrazione straordinaria collettiva a settimana che Selex intende richiedere per l’intera forza lavoro, sempre per due anni. Gli esuberi sono concentrati maggiormente sugli “indiretti” (1.041) rispetto ai lavoratori “diretti” (781), su un organico totale di 10.784 unità. Per quanto riguarda lo stabilimento di Cisterna sono stati dichiarati 105 esuberi di cui 21 mobilità volontarie con inserimento in cassa integrazione straordinaria a zero ore per due anni. Tutto ciò nonostante il trasferimento nello stabilimento di Cisterna di 80 lavoratori provenienti dal sito ex Selex Galileo di Pomezia che verrà chiuso. «L’esubero che Selex ha individuato per il sito di Cisterna - ha commentato il segretario provinciale Ugl Maria Antonietta Vicaro - è inaccettabile. Lunedi 10 giugno (oggi, ndr) sono in programma le assemblee sindacali mentre martedì 11 giugno lo sciopero per manifestare contro le azioni unilaterali intraprese dall’azienda». «Così come avevamo previsto - hanno aggiunto Roberto Floris e Alessia Tamiazzo, rsu Fiom Cgil - il sito di Cisterna non è stato escluso dalla “macelleria sociale”. E' dal 2007 che questo stabilimento è sottoposto a riconversioni e riqualificazioni del personale attraverso il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali». «Siamo sinceramente sconcertati da quanto accaduto, visto che in tutti gli ultimi documenti aziendali, tra cui il Piano Industriale, distribuiti con grande enfasi dal management Selex Es alle organizzazioni sindacali “concertative”, fim-fiom-uilm e ugl - dichiarano Vinicio Sperati, segretario provinciale FLMUniti-CUB e Mario Carucci, segretario regionale CUB - sembrava che l’azienda volesse quantomeno mantenere i livelli occupazionali del sito di Latina. A quanto pare il management ha invece scelto la via più facile: far pagare ai lavoratori e alle lavoratrici il prezzo della ristrutturazione. A nostro avviso un simile piano è inaccettabile, in particolar modo per Latina, sito già passato in pochissimi anni da circa 1.000 occupati a poco più di 500. Occorre utilizzare gli strumenti alternativi già esistenti, quali ad esempio i contratti di solidarietà, per consentire a tutti i lavoratori di percepire un reddito degno». Anche FLMUniti-CUB indice uno sciopero di 2 ore (dalle 8 alle 10) per oggi con presidio davanti allo stabilimento.
Procedura di mobilità alla Findus, è rottura tra azienda e sindacati
E' rottura tra l'azienda di Cisterna Findus e le parti sociali (Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil). Il tavolo avviato lo scorso 5 giugno presso la sede della Confindustria di Latina per discutere della recente procedura di mobilità aperta dallo stabilimento agroalimentare di Cisterna, si è interrotto bruscamente. «Non sono emersi passi in avanti - si legge nella nota congiunta diffusa dai sindacati - la direzione aziendale ha mantenuto la sua posizione relativa ai 99 esuberi annunciati nella procedura di licenziamento». «La posizione del management aziendale - proseguono i segretari - è rimasta arroccata ribadendo la necessità di avviare i licenziamenti. Tale atteggiamento ha prodotto la rottura del tavolo sindacale, con la sottoscrizione del mancato accordo che apre di fatto la fase di consultazione istituzionale presso la regione Lazio. La direzione aziendale non è andata oltre alcune considerazioni di carattere generale riferite ai volumi e alla crisi di mercato, senza dare risposte alle domande che le organizzazioni sindacali presenti al tavolo hanno posto». «Troviamo incredibile un simile atteggiamento - dichiarano Tiziana Priori, Eugenio Siracusa, Tonino Passaretti, segretari di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil - visto che il direttore di stabilimento non è stato in grado di spiegare come lavoreranno i dipendenti dopo l’ultima riorganizzazione terminata poche settimane fa e che ha visto altri 30 lavoratori uscire in mobilità, non ci è stato detto nulla rispetto ai risparmi derivanti dal precedente accordo sindacale, ai risparmi prodotti dagli investimenti sui costi generali di stabilimento, ai risultati di bilancio, al piano industriale. L’unico annuncio dell'azienda è stato quello di esporre la necessità di licenziare ulteriori 99 dipendenti». Ora quindi la trattativa si sposterà in regione Lazio. «Apriamo il confronto in sede istituzionale ma appare evidente - dicono i tre segretari di Fai, Flai e Uila - che non ci possono essere spazi di trattativa se l’azienda mantiene questo atteggiamento, anche perché dopo 22 milioni di euro di investimenti ci pare che la fabbrica lavori peggio di prima. Noi siamo disponibili a fare un ragionamento che porti, attraverso l’utilizzo di strumenti alternativi ai licenziamenti, a trovare le soluzioni affinché questo stabilimento resti aperto. Diversamente non faremo attendere la nostra reazione e quella dei lavoratori mettendo in campo tutte le iniziative necessarie a sostegno di questa vertenza. Siamo preoccupati perché ci sembra che l’azienda abbia altri obiettivi diversi dall’efficienza e dalla produzione, ma dettati dalle regole della finanza». «Proseguire a navigare a vista in questo mercato - concludono i sindacalisti - rischia di essere estremamente pericoloso per il futuro della Findus di Cisterna».
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