Source: http://liberatorio.altervista.org/mafia-capitale-la-sentenza-dappello-riconosciuta-laggravante-mafiosa-ma-pena-scontata-a-buzzi-e-carminati/
Timestamp: 2020-05-30 16:00:34+00:00

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Mafia capitale, la sentenza d’appello: “Riconosciuta l’aggravante mafiosa”. Ma pena scontata a Buzzi e Carminati | Movimento Civico "Liberatorio Politico"-Molfetta
Mafia capitale, la sentenza d’appello: “Riconosciuta l’aggravante mafiosa”. Ma pena scontata a Buzzi e Carminati
I giudici di appello smentiscono quelli di primo grado. Il “mondo di mezzo” era mafia. Oggi i giudici della III corte d’Assise d’appello di Roma hanno ribaltato il verdetto di primo grado riconoscendo l’aggravante mafiosa. Anche se hanno ridotte le condanne per Massimo Carminati e Salvatore Buzzi nell’ambito del processo al Mondo di Mezzo. Per l’ex Nar ridotta la pena da 20 anni del primo grado ai 14 anni e sei mesi inflitti oggi. Per Buzzi dai 19 anni, ai 18 e 4 mesi di oggi. Carminati e Buzzi hanno assistito alla lettura della sentenza in video conferenza dalle carceri di Opera (Milano) e Tolmezzo (Udine) dove sono detenuti.
In primo grado era andata molto diversamente. “Due diversi gruppi criminali“, uno che fa capo a Salvatore Buzzi e un altro a Massimo Carminati, ma nessuna mafia, avevano sostenuto le toghe dell’Assise. Né “autonoma” né “derivata” perché è di fatto assente quella violenza, quella intimidazione che caratterizza le organizzazioni criminali, vengono riconosciute nell’articolo 416 bis. E né la corruzione, per quanto pervasiva, sistematica e capace di arrivare fino al cuore della politica, può essere considerata mafia. Motivavano così undici mesi fa i giudici di primo grado la sentenza (emessa il 20 luglio 2017) che aveva inflitto pene pesantissime ai protagonisti del quel “mondo di mezzo” che però non potevano essere considerati mafiosi. A Carminati era stato anche revocato il 41 bis.
Questa visione, contrastata dalla procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone e anche da sentenze della Cassazione su altri processi, è stata spazzata via. Carminati e Buzzi hanno assistito alla lettura della sentenza in video conferenza dalle carceri di Opera (Milano) e Tolmezzo (Udine) dove sono detenuti. La Suprema corte, per esempio il 10 novembre 2017, aveva annullato con rinvio un’assoluzione dal reato di 416 bis e citato proprio il processo mafia capitale. Gli ermellini avevano proseguito la strada di annullamento di condanne che escludono l’accusa di mafia per le nuove forme di criminalità ritenute “a bassa potenzialità intimidatrice”. Il 26 ottobre 2071, per esempio, la VI sezione aveva riaperto il processo per mafia al clan Fasciani di Ostia. Del resto gli stessi giudici della Cassazione aveva confermato in sede di indagini preliminari le ordinanze di custodia cautelare per alcuni indagati proprio con l’aggravante mafiosa. ) – “Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate. Lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La Corte d’appello ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che – commenta il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini – evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata”. In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani.
La Procura generale di Roma con il sostituto procuratore generale Antonio Sensale aveva chiesto rispettivamente 26 anni e mezzo e 25 anni e nove mesi di carcere per l’ex terrorista nero Carminati e l’ex imprenditore Buzzi, ritenuti i capi dell’organizzazione criminale di stampo mafioso che, secondo l’accusa, ha tenuto sotto scacco per anni ampi segmenti dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica romana e politici di tutti gli schieramenti. Carminati e Buzzi si trovano in carcere dal dicembre del 2014. Negli anni, secondo l’accusa, il gruppo criminale con a capo Carminati sarebbe cresciuto ampliando il proprio raggio d’azione dalle semplici estorsioni al controllo di attività economiche, appalti e commesse pubbliche. Dopo il 2011 e l’incontro con Salvatore Buzzi, l’associazione sarebbe ulteriormente cresciuta, arrivando a condizionare la politica e la pubblica amministrazione, senza però mai abbandonare le attività originarie della violenza, dell’estorsione e dell’usura. Proprio da quelle, sostiene l’accusa, avrebbe tratto forza la nuova mafia, proprio come quelle tradizionali. Una ricostruzione che non era stata riconosciuta dai giudici di primo grado che di fatto avevano sostenuto che senza violenza e intimidazione non c’è mafia.
La sindaca di Roma Virginia Raggi: “Sentenza conferma gravità sodalizio criminalità e parte della politica”
“Questa sentenza conferma la gravità di come il sodalizio tra imprenditoria criminale e una parte della politica corrotta abbia devastato Roma. Conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che bisogna tenere la barra dritta sulla legalità. È quello che stiamo facendo e continueremo a fare per questa città e i cittadini” dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi.
Le altre richieste dell’accusa
L’imprenditore delle cooperative romane avrebbe scelto come socio l’ex uomo dei Nar per il timore che il nome di Carminati era in grado di incutere. Buzzi, sostiene l’accusa, aveva bisogno di un socio sempre pronto al “lavoro sporco“, fatto di minacce e violenza contro chi non rispettava i patti. Quattordici anni era stata la pena richiesta per Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama, l’azienda romana dei rifiuti; 18 per Luca Gramazio, già capogruppo regionale del Pdl. Per i tre collaboratori di Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo e Matteo Calvio, erano stati chiesti rispettivamente 24, 19 e 18 anni; per gli appartenenti alla cerchia di Buzzi, Nadia Cerrito, Paolo di Ninno, Alessandra Garrone e Carlo Maria Guarany, chieste pene dai 13 anni e mezzo ai 17 anni e mezzo. La richiesta è rispettivamente di 16 anni e dieci mesi e di 16 anni e due mesi per gli imprenditori Agostino Gaglianone e Giuseppe Ietto, ritenuti a servizio dell’associazione; e di 16 anni per Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, considerati dall’accusa il punto di contatto tra il Mondo di mezzo e la ‘ndrangheta. Più leggere le pene chieste per Mirko Coratti, ex presidente Pd dell’Assemblea comunale capitolina (4 anni e mezzo), per l’ex presidente Pd del municipio di Ostia Andrea Tassone (4 anni), e per gli ex consiglieri comunali Pierpaolo Pedetti del Pd (5 anni e sei mesi) e Giordano Tredicine del Pdl (4 anni).
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