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1 Proc. n~ 241/2009 R. G. A. C. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO.. I.; 1...!,}':. Il Tribunale di Tamnto, seconda sezione civile,. in compos1z1one monocratica, nella persona del Giudice, unico dr.ssa Patrizia G. Nigri, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n.241 del Ruolo Generale degli Affari contenziosi dell'anno avente ad oggetto: indebito oggettivo - vertente tra Pagano Giuseppe (cod. fisco PGNGPP 53D08 E6300) nato a Lizzano 1' ed elettivamente domiciliato in Taranto alla via Medaglie d'oro n.119, presso lo studio dell'avv.romano Colarusso, che lo rappresenta e difende giusta procura a margine dell'atto di citazione; attore e Rosanna Rossi (cod. fisc.: RSSRNN63M48L049C),nata a Taranto 1' e Colapietro Giovanni (cod.fisc. CLPGNN49L01F027B), nato a Massafra 1' ( cod. Fisc. CLP GNN 49L01 F027B), entranbi rappresentati e difesi dall' Avv. Lucia Sardone ed elettivamente domiciliati presso il suo studio in Taranto Corso Umberto n.129 giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta; convenuti CONCLUSIONI Come da verbale del MOTIVI DELLA DECISIONE La presente sentenza viene redatta senza la concisa esposizione dello svolgimento del processo e con una motivazione consistente nella succinta enunciazione dei fatti' rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi, così come previsto dagli artt. 132n. 4) c.p.c. e 118' disp. atto c.p.c., nel testo introdotto rispettivamente dagli artt. 45 e 52 della legge n. 69 del 18 giugno 2009, trattandosi di disposizioni applicabili anche ai procediri1enti pendenti in primo.grado alla data di entrata in vigore della legge (cioè il 4 luglio 2009) ai sensi dell'art. 58, 2~ comma, della legge citata. ~)2 Con atto di citazione notificato il Pagano Giuseppe conveniva in giudizio Rossi Rosanna e Colapietro Giovanni per sentirli condannare alla restituzione in suo favore,a titolo di indebito, di quanto da lui pagato quale contributo al mantenimento del minore Antonio che il TribwUlle di Taranto, con sentenza del 20 aprile/12 giugno 2007, passata in giudicato, aveva dichiatato non essere suo figlio. n ragazzo, successivamente a tale pronuncia veniva riconosciuto dal convenuto Colapietro Giovanni, suo padre naturale. Deduceva l'attore di essere stato coniugato con Rossi Rosanna la quale con ricorso del aveva chiesto la separazione giudiziale ; che all'udienza del la separazione veniva trasformata in consensuale; che il era nato Antonio che reputava essere il loro terzo figlio; che il la separazione era stata omologata; che subito dopo la nascita di Antonio era stato mandato via da casa dalla Rossi; che aveva appreso dai gemtori della Rossi che Antonio non era suo figlio allorchè erano scaduti i termini per promuovere azione di disconoscimento della paternità; che a :seguito di ricorso al PM ex art. 244 c.c. era stato nominato un curatore del minore per la proposizione dell'azione di disconoscimento; che,con sentenza del 20.4/ il Tribunale di Taranto dichiarava che il minore Antonio Pagano non era suo figlio. L'attore chiedeva quindi la restituzione di quanto corrisposto a titolo di contributo al mantenimento del minore risultato non essere figlio suo, quantificandone l'ammontare in euro ,46, oltre interessi e dal giorno di ogni singolo pagamento e rivalutazione, anche a titolo di risarcimento del danno~ Chiedeva altresì condannarsi la Sig. Rossi Rosanna al risarcimento dei danni, patrimoniali e non, subiti in conseguenza di ogni comportamento tenuto dalla stessa nell'ambito della famiglia e della vicenda relativa al minore, nonché condannarsi entrambi i convenuti, in solido tra loro, al pagamento delle spese e competenze del giudizio. 1 Si costituivano in giudizio i convenuti, eccependo in primis la rispettiva carenza di legittimazione passiva essendo stata citata la Rossi in proprio e non nella qualità di genitore esercente la potestà genitoriale sul minore Antonio, unico legittimato ad essere evocato in giudizio per la eventuale e contestata restituzione delle somme versate per' il suo mantenimento. Anche il convenuto Colapietro eccepiva la propria' carenza di legittimazione passiva riguardando la domanda dell'attore questioni riguardanti il rapporto coniugale tra Pagano e Rossi esauritosi con la. pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio ed il versamento di somme di denaro ~seguito in forza di provvedimenti resi nel corso del giudizio di separazione e divorzio, al quale il Colapietro era estraneo.3 I convenuti eccepivano inoltre la prescrizione del diritto azionato a far data dall'anno 2000, evidenziando che il Pagano,come risultante dalla querela sporta nei confronti della convenuta Rossi Rosanna dinanzi alla Procura della Repubblica di Taranto, già nel 1995 eia venuto a conoscenza certa che il minore Antonio non era suo figlio' per averglielo dichiarato la predetta e confermato il di lei padre Essendo state le somme versate con periodicità mensile il relativo diritto alla restituzione soggiaceva alla prescrizione quinquennale ex art c.c. il cui termine era scaduto nell'anno Sostenevano inoltre che, in caso di rigetto di tali eccezioni la restituzione delle somme versate a titolo di mantenimento doveva decorrere dalla data di passaggio in giudicato della sentenza di disconoscimento di paternità. Rossi Rosanna chiedeva inoltre il rigetto della domanda dell'attore di risarcimento del danno da illecito civile in quanto fondato su fatti e circostanze già inseriti del ricorso per separazione giudiziale poi trasformata in consensuale e contestava l'esistenza e la richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniale, evidenziando che il Pagano già nel 1997 aveva una relazione sentimentale con altra donna, poi divenuta sua moglie e dalla quale aveva avuto una figlia. Concessi i termini per il deposito delle memorie ex art. 183 c.p.c., con ordinanza del il precedente Giudice Istruttore, ritenuto superfluo qualsiasi approfondimento istruttorio ed i mezzi di prova articolati rinviava la causa per la precisazione delle conclusioni all'udienza del l , ove la causa veniva trattenuta in decisione previa concessione dei termini di cui all'art. 190 C.p.c.. Deve innanzitutto rigettarsi l'eccezione di carenza di legittimazione passiva di Rossi Rosanna atteso che, essendo stata costei la destinataria dei pagamenti eseguiti dal Pagano a titolo di concorso al manteirimento del minore Antonio, poi risultato non essere suo figlio, la pronuncia giurisdizionale richiesta dall'attore, di restituzione delle somme indebitamente percepite, è destinata a spiegare effetti nei suoi confronti. L'azione restitutoria, avendo carattere personale,può infatti esperirsi solo tra il solvens ed il destinatario del pagamento ( conf. 2003/11073). Proprio in applicazione di tale principio deve giungersi a diversa conclusione con riferimento al convenuto Colapietro Giovanni, non rilevando a tale fine la circostanza che lo stesso, successivamente all'accertamento negativo della paternità del Pagano, abbia riconosciuto il minore quale suo figlio naturale. Altri sono i rimedi giuridici con cui eventualmente rivalersi della ingiustificata locupletazione che il Colapietro4 ha conseguito in virtù del fatto che altro soggetto, cioè il Pagano, ha sostenuto le spese di mantenimento di suo figlio per circa quindici anni. L'attore va quindi condannato alla rifusione della spese processuali da questi sostenute che si liquidano come da dispositivo. Nessun rilievo va svolto in punto di prescrizione del diritto fatto valere, trattandosi di eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio e che nel caso di specie, è stata tardivamente sollevata dai convenuti, costituitisi alla prima udienza. Va in ogni caso evidenziato che solo l'accertamento con sentenza passata in giudicato dell'inesistenza del titolo sùlla base' del quale è stato eseguito il pagamento,,da luogo' all'azione di ripetizione di indebito oggettivo, il cui termine di prescrizione inizia quindi a decorrere solo da tale data. Prima di tale momento permane infatti il"titolo che aveva dato luog~ al versamento della somma, con conseguente esclusione della possibilità legale dell'esercizio del diritto ( 00/12038). Nel caso di specie il termine di prescrizione del diritto deve quindi farsi decorrere dalla data del passaggio in giudicato della sentenza che ha accertato che Pagano Antonio non è figlio dell'attore e non è quindi decorso. Venendo all'esame del merito della domanda restitutoria, ritiene il Tribunale che sussistano nel caso di specie i presupposti di legge per il suo accoglimento. Sussiste infatti indebito oggettivo quando manchi un'originaria causa giustificativa di un pagamento o quando, in dipendenza di qualsiasi ragione, in un momento successivo al pagamento, sia venuta meno la causa debendi ( Casso s.u. 09/5624) } Nel caso di specie, accertato in via definitiva il difetto di paternità di Pagano Giuseppe con la sentenza sopra richiamata, deve affermarsi il diritto del medesimo di ripetere tutto quanto ha pagato ritenendosi tenuto al mantenimento di colui che riteneva essere suo figlio e non solo le somme versate dopo il passaggio in giudicato della sentenza che ha. rimosso la presunzione legale di paternità. L'orientamento consolidato in materia di irripetibilità delle somme versate in caso di revoca dell'assegno di mantenimento ( ex, ceteris Casso n.11863/2004, Cass /2002) nòn trova infàtti applicazione nel caso di specie,dal momento che tale regola, enunciata a corollario dell'inadempimento del dovere del genitore di mantenimento della prole, postula che il soggetto beneficiario dello stesso, minorenne ovvero maggiorenne non autosufficiente rivesta lo status di figlio di entrambe le parti in contesa nel giudizio di separazione. Come ribadito dalla suprema Corte di Cassazione ( vedi Casso n.6864/2009 e n.21675/2912) detta irripetibilità si giustifièa in ragione della5 natura solidaristica ed assistenziale dell'assegno di mantenimento, destinato ad assicurare i mezzi adeguati al sostentamento del beneficiario. Presupposto indefettibile per la sua applicabilità è tuttavia che il figlio sia componente della famiglia all'interno della quale viene in rilievo ed opera il dovere posto dall'art. 147 c.c. del genitore nei confronti della prole. Nel caso di specie l'insussistenza di tale condizione, assunta dal Pagano a fondamento della domanda di restituzione, è stata non solo accertata in via definitiva con là sentenza sopra richiamata, ma risulta taciuta dalla Rossi nel giudizio di separazione e di divorzio. Quanto all'an debeatur, l'attore ha fomito la prova dell'ammontare versato indebitamente ( come da documentazione inserita nel suo fascicolo di parte,contrassegnata dal n. lo, che non è stata peraltro oggetto di contestazione specifica da controparte) quantificandolo in euro ,46. Va a tale proposito, considerato che l'obbligo di mantenimento sorge al momento della nascita, ( 7 gennaio 1994), che l'assegno concordato in sede di separazione consensuale ammontava a :E mensili, somma successivamente aggiornata, anno per anno, in base agli indici ISTAT; che nella sentenza di divorzio congiunto veniva stabilito, in recepimento degli accordi intervenuti tra le parti del novembre 1998, che il Dott. Pagano avrebbe corrisposto alla Dott.ssa Rossi a titolo di concorso nel mantenimento dei figli un assegno mensile di :E , rivalutato secondo gli indici ISTAT a decorrere dal lo dicembre 1993 e a scadenza anticipata al lodi ogni mese e che, come correttamente ritenuto da questo Tribunale, adito ex art. 710 c.p.c., con provvedimento del 3.10/ "proprio perché l'accordo tra i genitori non riporta una diversa suddivisione dell'assegno mensile, va ritenuto, quanto meno in via presuntiva, che il quantum concordato sia da attribuire in ragione di 1/3 per ogni figlio ". Quando alla domanda dell'attore di vedersi riconosciuti anche gli interessi e la svalutazione monetaria sulla somma da avere in restituzione deve osservarsi che, a norma dell'art c.c., chi ha eseguito un pagamento non dovuto, oltre al diritto di ripetere ciò che ha pagato ha inoltre diritto ai :frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede o dal giorno della domanda se questi era in buona fede. Nel caso di specie può ritenersi che la convenuta abbia percepito dall'attore il contributo al mantenimento del figlio Antonio, essendo sicuramente consapevole della insussistenza del presupposto di tali pagamenti. Tale circostanza emerge incontestabilmente dalle dichiarazioni rese dalla Rossi, quale persona sottoposta ad indagini al Pubblico Ministero procedente nell'ambito del procedimento n RGNR.6 Si legge infatti nel verbale di tale interrogatorio dell' che la donna dichiarava di aver avuto una relazione extraconiugale con il Dott. Colapietro nel 1993 e di aver" concepito con lo stesso il figlio Antonello tenendo all'oscuro di tale fatto il marito, il quale gli era stato sempre vicino, aveva assistito al parto ed aveva sostenuto tutte le spese della Clinica D'Amore ove aveva partorito., Va inoltre a tale proposito considerato che i coniugi si separavano consensualmente il ; che il nasceva Antonio e che la separazione veniva omologata sette giorni dopo e che nel giudizio di" disconoscimento della paternità la Rossi affermava di aver avuto sin dalla nascita delle perplessità sulla effettiva paternità di Antonio, non solo non facendo nulla perché"la stessa vepisseaccertata, ma continuando a percepire dall'ex marito il contributo al mantenimento del minore che sapeva non, essere suo figlio. Sulla somma dovuta in restituzione dovranno quindi calcolarsi gli interessi dalla data di ogni singolo pagamento. Spetterà inoltre all'attore l'ulteriore risarcimento correlato e conseguente alla svalutazione monetaria che, quale fatto notorio, non necessita di una prova specifica, incidendo sul suo patrimonio in misura corrispondente al tasso di inflazione desumibile dagli indici ISTAT. La somma dovuta dovrà quindi essere rivalutata dalla domanda giudiziale sino al soddisfo. Quanto alla domanda di risarcimento dei danni avanzata dall'attore deve rilevarsi che presupposto di tale diritto è la sussistenza di una danno ingiusto imputabile a titolo di dolo o colpa alla controparte. Con riferimento alle lamentate condotte poste in essere. dalla Rossi in violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, deve osservarsi che sebbene le stesse possano integrare illecito civile, ogni accertamento e determinazione in merito alle medesime è precluso dalla circostanza che le parti sono addivenute a separarsi consensualmente con rinuncia a qualsiasi titolo di addebito, sicchè tale titolo che non può rimettersi in discussione. Anche con riferimento alle spese sopportate in relazione al giudizio di disconoscimento della paternità ed a quelle sostenute per le espropriazioni subite non possono in questa sede rivisitarsi le statuizioni già assunte in merito a conclusione dei relativi procedimenti giudiziali.. Non risulta inoltre essere stata fornita prova delle spese sopportate dal Pagano in relazione alla nascita di Antonio, per la gestazione ed il parto. Quanto ai danni derivanti dalla falsa attribuzione di paternità, deve ritenersi che la stessa integra sicuramente una violazione del principio del neminem ledere, oltre che dei principi della buona fede, correttezza e lealtà che per la loro portata generale, sono applicabili anche alla gestione dei7 rapporti familiari e non solo agli atti e contratti per i quali sono richiamati da specifiche disposizioni (vedi Casso n.2315 del ). Nel caso di specie deve reputarsi che l'elemento soggettivo della convenuta sia stata connotato da dolo più che da colpa, considerata la già citata consapevolezza della Rossi di aver avuto un altro partner all'epoca del concepimento di Antonio, circostanza sufficiente per configurare a suo carico quanto meno un onere di accertamento dell'effettiva paternità. Si è trattata di condotta lesiva della dignità e della personalità dell'attore nella loro interezza e quindi di diritti inviolabili, la cui lesione anche da parte di un componente della famiglia costituisce presupposto logico della responsabilità civile in quanto produttiva di danno c.d. esistenzirue. Si tratta del danno non patrimoniale, derivante sia dal fatto in sé di 1 aver scoperto solo a seguito del giudizio di disconoscimento di non essere il padre biologico del minore Antonio, che aveva creduto suo figlio per quindici anni, sia per le intuibili ripercussioni che tale situazione ha determinato sul tracciato esistenziale dell'attore. Non può invece ritenersi provata la circostanza che da tali vicende siano causalmente derivati all' attore i danni alla salute dedotti e documentati dalle certificazioni mediche prodotti. Per la quantificazione di tale danno occorre necessariamente ricorrere ad una valutazione equitativa ex art c.c., attesa la difficoltà. di dare valore al carico di sofferenza che si ripercuote sul mondo interno della persona offesa e sulla sua vita di relazione,sicchè il risarcimento dovuto a tale titolo può quantificarsi in euro ,00. Quanto alla regolamentazione delle spese del giudizio riferite. all'attore ed alla convenuta Rossi Rosanna, considerato l'esito dello stesso ed il parziale accoglimento delle domande proposte dall'attore, appare equo compensarle Iiella misura di un terzo e porle a carico della convenuta nella restante parte,che si liquida come da dispositivo. PQM n Tribunale di Taranto, seconda sezione civile, nell'intestata composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domaride proposte nel giudizio promosso da Pagano Giuseppe nei confronti di Rossi Rosanna e Colapietro Giovanni (proc. n RGAC) ogni contraria domanda, eccezione e difesa respinte, così provvede: l) Dichiara il difetto di legittimazione passiva di Colapietro Giuseppe e condanna l'attore alla rifusione in favore dello stesso delle spese del giudizio che liquida in euro 2.450,00, di cui euro 850,00 per diritti e la restante parte per onorari, oltre rimborso forfettario spese generali del 12,50%,IV A e Cap, come per legge;8 '\ 2) Condanna Rossi Rosanna alla restituzione in favore del Pagano della somma di euro ,46 oltre interessi legali dalla data di ogni singolo pagamento e rivalutazione monetaria dalla data della domanda e sino al soddisfo; 3) Condanna Rossi Rosanna al pagamento in favore di Pagano Antonio della somma di euro ,00 a titolo di danno non patrimoniale, oltre interessi al tasso legale dalla,sentenza e' sino al soddisfo; 4) Rigetta le domande di risarcimento del danno patrimoniale proposte dall'attore; 5) Dichiara compensate nella misura di 1/3 delle spese processuali tra Pagano Antonio e Rossi Rosanna e per l'effetto condanna quest'ultima al pagamento in favore del primo dei restanti 2/3 che liquida in euro 3.000,00, di cui euro 1.300,00 per diritti e la restante parte per onorari oltre rimborso forfettario spese generali del 12,50%, IV A e CAP. come per legge. Così deciso in Taranto, il 30 dicembre llgiudice dr. ssa Patrizia G. Nigri lzi;'.?j.o ORE9 ", "' : L:rnfllu';;';'JUp '.~. Documenti analoghi
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