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Timestamp: 2020-07-09 12:15:10+00:00

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Art. 439 cod. proc. penale | La Legge per tutti
Art. 439 cod. proc. penale
Sebbene le sentenze pronunciate a seguito di giudizio abbreviato (art. 438 - 443 c.p.p.) o di patteggiamento (art. 444 - 448 c.p.p.), poiché scaturenti da cognizione imperfetta, devono considerarsi improduttive di vincolo nel giudizio contabile, ciò non preclude al Giudice della responsabilità erariale di ricavare elementi di valutazione ai fini del proprio convincimento dalla condotta del convenuto accertata nel giudizio penale; pertanto, sebbene la sentenza di condanna patteggiata, ai sensi dell'art. 445 c.p.p., non faccia stato nel giudizio contabile, vuoi riguardo alla sussistenza e alle modalità materiali dei fatti, vuoi in ordine alla colpevolezza, tuttavia i fatti e le acquisizioni probatorie effettuate nel corso delle indagini preliminari, realizzate con il consenso delle parti e sotto il controllo giudiziale, non possono essere ritenute "tamquam non essent", potendo e dovendo, invece, essere liberamente apprezzate (così come dispone l'art. 116 c.p.c) dal Giudice contabile, ai fini delle formazione del proprio convincimento, unitamente ad eventuali elementi circostanziali di segno opposto allegati dalle parti.
Corte Conti reg. (Veneto) sez. giurisd. 06 giugno 2009 n. 436
Sebbene le sentenze pronunciate a seguito di giudizio abbreviato (art. 438-443 c.p.p.), o di patteggiamento (art. 444-448 c.p.p.), poiché scaturenti da cognizione imperfetta, devono considerarsi improduttive di vincolo nel giudizio contabile, ciò tuttavia non preclude al Giudice della responsabilità erariale di ricavare elementi di valutazione ai fini del proprio convincimento dal comportamento del convenuto accertato nel giudizio penale.
Corte Conti reg. (Veneto) sez. giurisd. 19 gennaio 2009 n. 72
Non può il giudice dell'udienza preliminare disporre, prima e fuori dall'udienza, su richiesta dell'imputato, il giudizio abbreviato. La l. 16 dicembre 1999 n. 479 (art. 28) ha, invero, abrogato gli art. 439 e 440 c.p.p., nella parte in cui prevedevano la facoltà per l'imputato di presentare richiesta di giudizio abbreviato almeno cinque giorni prima della data fissata per l'udienza ed il dovere del giudice di depositare in cancelleria, almeno tre giorni prima della data della predetta udienza, l'ordinanza di accoglimento o di rigetto del rito alternativo. La soppressione di dette disposizioni era necessaria per assicurare coerenza alla nuova disciplina dettata per il giudizio abbreviato che, da un lato, non ha più previsto il consenso del p.m., dall'altro, ha imposto al giudice di disporre il giudizio abbreviato se la richiesta dell'imputato non è subordinata ad integrazione probatoria. Di riflesso, richiesta dell'imputato e decreto dispositivo del giudice non possono che essere adottati in udienza perché, in caso contrario, il p.m. si vedrebbe privato del potere di indagine suppletiva esercitabile dal momento della presentazione della richiesta di rinvio a giudizio fino al giorno dell'udienza preliminare.
Ufficio Indagini preliminari Milano 25 gennaio 2001
È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 438, 439, 440 e 442 c.p.p., sollevata, in riferimento agli art. 3, 24 comma 2, 25 comma 1 e 101 comma 2 cost., nella parte in cui non prevedono che il giudice della udienza preliminare possa sindacare il dissenso formulato dal p.m. sulla richiesta dell'imputato di trattazione del processo con il giudizio abbreviato (la Corte ha ribadito il proprio costante orientamento che ha individuato nel dibattimento la sede del controllo giudiziale sul dissenso del p.m., sottolineando che la prospettiva del giudice "a quo" si scontrerebbe anche con l'esigenza di impedire che il giudice della udienza preliminare si pronunci in modo preclusivo sulla decidibilità allo stato degli atti).
Corte Costituzionale 04 dicembre 1998 n. 396
È manifestamente infondata, con riferimento agli art. 3, 24 comma 2, 25 comma 1 e 101 comma 2 cost., la q.l.c. degli art. 438, 439, 440 e 442 c.p.p., nella parte in cui non prevedono che il giudice dell'udienza preliminare possa sindacare il dissenso formulato dal p.m. sulla richiesta dell'imputato di trattazione del processo con il giudizio abbreviato, in quanto - posto che questa Corte, nello stabilire l'obbligo di enunciazione delle ragioni del dissenso del p.m., ha individuato nel dibattimento la sede del controllo giudiziale sul dissenso medesimo - la prospettazione proposta è incompatibile con la configurazione del giudizio abbreviato, la richiesta del giudice "a quo" comportando una nuova complessiva disciplina del rito speciale; ed in quanto, comunque, l'innovazione richiesta alla Corte si scontrerebbe con l'esigenza che al giudice dell'udienza preliminare non spetti "l'ultima parola, in modo preclusivo, sulla decidibilità allo stato degli atti".
È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 439 e 440 c.p.p., sollevata, in riferimento all'art. 108 (recte: 107 comma ultimo) cost., nella parte in cui non prevedono la possibilità di revoca del consenso nella ipotesi in cui il magistrato che lo ha prestato non possa più partecipare all'udienza (la Corte ha osservato che la sostituzione del magistrato che esercita le funzioni di p.m. è in sè una eventualità che in nessun caso può incidere sulla validità e l'efficacia degli atti processuali già compiuti o valere quale atipica legittimazione ad una sorta di restituzione nel termine per l'esercizio di facoltà precluse o per riesaminare unilateralmente scelte che hanno ormai prodotto i loro effetti).
Corte Costituzionale 30 dicembre 1997 n. 457
Il giudizio abbreviato può ritenersi iniziato solo dopo che sia stata depositata o pronunciata l'ordinanza di accoglimento della richiesta. Ne deriva che non è violato il principio della immodificabilità del giudice quando, essendo stata presentata la richiesta nel corso dell'udienza preliminare ai sensi del comma 2 dell'art. 439 c.p.p., si sia provveduto all'accoglimento della richiesta ed alla fissazione di altra data per la trattazione del giudizio da parte del giudice di udienza mentre altro magistrato in tale data abbia iniziato e concluso il giudizio.
Cassazione penale sez. IV 10 luglio 1996 n. 8057
Gli art. 439 comma 2 e 440 comma 2 c.p.p. non prevedono alcuna sanzione qualora il g.i.p., nell'udienza preliminare, richiesto di definire il processo allo stato degli atti, non decida immediatamente ma riservi la decisione all'esito dell'udienza preliminare e poi rigetti la richiesta, pronunciando contestualmente decreto che dispone il giudizio.
Cassazione penale sez. IV 30 gennaio 1996 n. 265
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 438, 439, 440 e 442 c.p.p., sollevata, in riferimento all'art. 76 Cost., nella parte in cui, in base ai principi affermati nella sentenza della C. cost. n. 176 del 1991, non consente al giudice del dibattimento di applicare la riduzione di pena prevista dall'art. 442 comma 2 c.p.p., neanche quando il medesimo giudice ritenga di applicare in concreto una pena temporanea (la Corte, dopo aver rilevato che l'accoglimento del petitum condurrebbe alla frattura di quel nesso inscindibile tra celebrazione del rito e vantaggio sostanziale che è a fondamento dell'istituto, ha conclusivamente ritenuto la manifesta infondatezza della questione, rappresentando la stessa una riproposizione di quesiti già ripetutamente affrontati e risolti in precedenti decisioni).
Corte Costituzionale 24 ottobre 1995 n. 449

References: Art. 439
 sentenza 
 art. 439
 art. 438
 art. 3
 art. 3
 art. 438
 art. 439
 art. 439
 sentenza