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Timestamp: 2020-06-01 12:04:05+00:00

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Olio extra vergine di oliva Collina di Brindisi - TOP FOOD ITALY®
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Zona di produzione: Le olive destinate alla produzione dell’olio di oliva extravergine della denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” devono essere prodotte nel territorio della provincia di Brindisi idoneo alla produzione di olio con le caratteristiche e livello qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione.
Tale zona comprende, in provincia di Brindisi, tutto il territorio amministrativo dei seguenti Comuni: Carovigno, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni, S. Michele Salentino, S.Vito dei Normanni, Villa Castelli.
La zona di produzione della denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi”, riportata in cartografia
1:25.000, è così delimitata:
ad Est dalla costa Adriatica;
ad Ovest dalla provincia di Taranto;
a Nord dalla provincia di Bari;
a Sud dalla restante parte- della provincia di Brindisi.
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Articolo 1 (denominazione): La denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” è riservata all’olio di oliva extravergine rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Articolo 2 (varietà di oliva): La denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” deve essere ottenuta dalle seguenti varietà di olive presenti negli oliveti:
Ogliarola per almeno il 70%; Cellina di Nardo, Coratina, Frantoio, Leccino, Picholine e altre varietà diffuse sul territorio presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti in misura fino al 30%.
Articolo 4 (caratteristiche di coltivazione): Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche.
L’areale di produzione della denominazione di origine controllata dell’olio extravergine di Brindisi” corrisponde all’ultimo dell’altopiano calcareo delle Murge, che a Nord-Est verso la fascia costiera, gradatamente verso la pianura Messapica, Brindisi e Lecce.
Sono, pertanto, da ritenere idonei unicamente gli oliveti i cui terreni, posti entro un limite altimetrico fino a 413 m.l.m., sono classificabili come calcarei, bianchi cristallini, del Cretaceo (Terre Rosse), ad eccezione della fascia costiera, caratterizzata da tufo calcareo con argille intercalate, del Pleistocene.
La raccolta delle olive viene effettuata nel periodo relativo alla fase fenologica di invaiatura delle drupe e comunque entro il termine stabilito al punto 2 dell’art. 9 del D.M. 4 novembre 1993, n. 573, relativo alle norme di attuazione della legge 5 febbraio 1992, n. 169.
Articolo 5 (modalità di oleificazione): Le operazioni di estrazione dell’olio e di confezionamento devono essere effettuate nell’ambito dell’area territoriale delimitata nel precedente art.3.
Articolo 6 (caratteristiche al consumo): L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:-colore: dal verde al giallo;
-sapore: di fruttato leggera percezione di amaro e piccante;
-punteggio al Panel test >= 6,5
-acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,8 per 100 grammi di olio,
-numero di perossidi <= 14 Meq02/Kg.;
– K 232: <= 2,40
– acido linolenico <= 0,80%
– acido linoleico <= 11%
In ogni campagna oleícola il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
E’ in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali inserire, su richiesta degli interessati, ulteriori parametrazioni di . carattere fisico-, chimico o organolettico atte a maggiormente . caratterizzare l’identità della denominazione.
Articolo 7 (designazione e presentazione): Alla denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: fine, scelto, selezionato, superiore, genuino.
E’ vietato l’uso di menzioni geografiche aggiuntive, indicazioni geografiche o toponomastiche che facciano riferimento a Comuni, Frazioni e aree geografiche comprese nell’area di produzione di cui ali’art.3.
E’ tuttavia consentito l’uso di nomi, ragioni sociali, marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non” siano tali da trarre in inganno l’acquirente su nomi geografici ed in particolar modo su nomi geografici dì zone di produzione di oli a denominazione di origine controllata.
Relazione tecnica e storica sulla denominazione di origine controllata “collina di Brindisi”: La Denominazione “Collina di Brindisi”, comprende gli oli ottenuti dalle olive coltivate e trasformate negli 8 Comuni Nord della Provincia di Brindisi, laddove la Pianura cede il passo al sassosi terreni dell’Altopiano.
Come ci testimoniano infatti, Dino Ciccarese ed i suoi collaboratori del C.R.S.E.C. di Ostuni, ne «” L’ulivo ed il trappeto” – Riscatto di una civiltà nella lezione della Storia », (“Una coltura contrastata. Sviluppo e contraddizioni dell’olivicoltura medioevale” Raffaele Licinio, pag. 14-15; Schena Editore), il ruolo che assunse l’olio d’oliva sin dal Medioevo, fu quello di pregiata forma alternativa di valuta di scambio: era talmente prezioso disporre di tale dorata prelibatezza, che veniva utilizzata per l’acquisto di capi di bestiame od altri rari generi occorrenti alle famiglie del tempo.
La varietà predominante in questi territori fu già da Plinio denominata Olea lapygia, oggi più comunemente chiamata “Ogliarola” o “Chiarita” per l’alta resa in olio da essa estraibile: già in età Normanna, nel Medioevo, da 100 Kg. di olive era possibile ottenerne 17-20 di olio.
Il clima, caratterizzato da estati caldo-aride ed inverni miti e piovosi, con temperatura media annuale di 16° C, e scarsa idrografia superficiale, con 589 mm di pioggia annui, ha operato un’ulteriore naturale selezione a favore della varietà di Plinio, ed ancora oggi è possibile scorgere, soprattutto in Fasano ed Ostuni, quelli oliveti cresciuti nel cuore del secoli precedenti.
Tali oliveti secolari, s’alternano, nel paesaggio, con quelli più “giovani”, ma sono ben lungi dall’essere solo un piacevole orpello paesaggistico: sono in grado, infatti, di produrre un olio dal gusto raffinato e delicato, tipico della “collina di Brindisi”.
Le piccole drupe della varietà Ogliarola (1,80 gr./1’una), portate da lunghi peduncoli pendüli, sono a maturazione scalare, cosicché l’invaiatura può avere inizio da ottobre e protrarsi fino a tutto dicembre condizionando la seguente raccolta.
L’olio ottenuto da tali olive è ricco di oleina, dolce, resistente all’irrancidimento. Sono proprio queste caratteristiche (il notevole contenuto in oleina, e la sua dolcezza) che inducono taluni a qualificare come ” denso”, il suo gusto preminente: esso infatti ben si presta ad essere ulteriormente carattizzato da altre varietà presenti in misura minore nel territorio, senza che ne vengano stravolte le peculiarità organolettiche.

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 4

Articolo 5
 art.3

Articolo 6

Articolo 7