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Timestamp: 2019-05-20 13:43:24+00:00

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Compensi, liquidazione giudiziale
by adira • Novembre 27, 2018
L’ammontare dei compensi professionali forensi dovuti dal cliente prescinde dalla liquidazione fatta in sentenza che condanna l’altra parte al pagamento delle spese e degli onorari di causa. La cliente di un avvocato impugnava il decreto ingiuntivo con il quale il Tribunale, su richiesta dell’avvocato, aveva ingiunto il pagamento della somma a titolo di compenso per prestazioni professionali (attività giudiziale di assistenza, rappresentanza e difesa) nell’ambito di un procedimento innanzi alla Corte di Appello. A sostegno dell’opposizione è stato eccepito che la somma richiesta a titolo di compenso professionale era superiore a quella liquidata dalla Corte di Appello. Si costituiva l’avvocato, sostenendo che la liquidazione operata dalla Corte di Appello non era vincolante, né impediva che l’avvocato chiedesse un compenso maggiore rispetto a quello liquidato dalla Corte,dovendosi ritenere che la liquidazione operata dal giudice attiene ai rapporti tra le parti, ma non vincola la determinazione del compenso professionale nei rapporti tra l’avvocato e il cliente, con determinazione del compenso supportata dal parere del Consiglio dell’Ordine.
Il Tribunale con ordinanza del 19 maggio 2017 accoglieva l’opposizione, revocava il decreto ingiuntivo, dichiarava non dovute dall’attrice in opposizione le somme richieste dal legale e compensava le spese del giudizio. Secondo il Tribunale l’orientamento giurisprudenziale elaborato al tempo delle tariffe forensi e secondo il quale la misura degli onorari dovuti all’avvocato dal cliente poteva essere determinata in base ai criteri diversi rispetto a quelli della liquidazione delle spese non poteva dirsi vigente dopo la soppressione delle tariffe, l’approvazione dei parametri di cui al DM 55 del 2014 e la riforma della legge professionale n. 247 del 2012. La cassazione di questa ordinanza è stata chiesta dal legale soccombente con ricorso affidato a due motivi:
a) per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 13 della legge 247 del 2013 e degli artt. 4 e 5 del DM n. 55 del 2014 ex art. 360 , primo comma, n. 3 cod.proc. civ. e art. 111 cost. Secondo la ricorrente, il Tribunale avrebbe errato nell’affermare che la sentenza che opera la liquidazione delle spese nell’ambito dei rapporti tra le parti non può che costituire il punto di riferimento per la liquidazione anche nei rapporti tra il cliente e l’avvocato perché, ove così fosse, si riconoscerebbe efficacia alla sentenza contro un soggetto che non è stato parte di quel giudizio. Per altro, la riforma della legge professionale e il passaggio dal sistema tariffario a quello dei parametri non possono avere avuto alcuna incidenza sul principio, secondo il quale la sentenza non produce effetti nei confronti delle parti.
b) per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 13 della legge n. 247 del 2013 e degli artt. 4 e 5 del DM n. 55 del 2014 ex art. 360 , primo comma, n. 3 cod. proc. civ. Secondo la ricorrente, l’ordinanza del Tribunale ndrebbe cassata anche nella parte in cui statuisce che l’avvocato deve uniformare la liquidazione del compenso alla somma già liquidata dal giudice, salvo che questi non abbia dedotto nell’ambito del procedimento per la liquidazione dei propri compensi, specifici oggettivi ulteriori rispetto a quelli emersi nell’ambito del giudizio di cui è stata svolta l’attività professionale, dovendo considerare che nel giudizio relativo alla liquidazione tra cliente e controparte l’avvocato non può introdurre alcun elemento in proprio favore per la liquidazione del compenso, né può prospettare alcunché, dato che l’avvocato non è parte e nel giudizio l’avvocato deve occuparsi degli stretti interessi del cliente da lui patrocinato.
La cliente del legale in questa fase non ha svolto attività giudiziale. Su proposta del relatore, il quale riteneva che i motivi formulati con il ricorso potevano essere dichiarati fondati, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 1), c.p.c., il Presidente ha fissato l’adunanza della Camera di Consiglio.
Rileva il collegio che il ricorso è fondato, in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore, ai sensi del
citato art. 380-bis c.p.c. …segue…
Cass. Civ. Sez. 6 Ordinanza Nr. 25992 Anno 2018
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Formazione 29 nov. →

References: sentenza 
 art. 360
 art. 111
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 380

Cass.