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Timestamp: 2019-10-23 19:20:05+00:00

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SOCIETA': l’eccezione di inadempimento è applicabile al rapporto giuridico tra amministratore e società? – Forum Iuris
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SOCIETA’: l’eccezione di inadempimento è applicabile al rapporto giuridico tra amministratore e società?
Corte di Appello di Milano, Sezione Imprese, sentenza n. 3375 del 18/07/2017 [Leggi provvedimento]
Con la sentenza in commento, la Corte d’Appello di Milano si è pronunciata sul dibattuto tema dell’applicabilità dell’eccezione di inadempimento, ex art. 1460 c.c.[1], ai rapporti giuridici intercorrenti tra gli amministratori di una società di capitali e la società stessa, enunciando la seguente massima: “nell’ambito del rapporto tra amministratore e società, l’eccezione di inadempimento mantiene un suo ambito di applicazione, anche dopo la sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite n. 1545 del 20-01-2017, la quale ha escluso che il suddetto rapporto abbia natura parasubordinata. L’applicazione alla fattispecie dell’eccezione in questione ha, infatti, lo scopo di rafforzare l’adempimento delle obbligazioni in un contesto di corrispettività”.
In particolare, nel giudizio di primo grado, una società si è opposta ad un decreto ingiuntivo, emanato in favore di due amministratori per il pagamento del compenso relativo allo svolgimento delle mansioni rientranti nel loro ambito di attività, sollevando eccezione di inadempimento, ai sensi dell’art. 1460 c.c.: nel caso di specie, la società ha censurato specifiche condotte di mala gestio, tenute dagli amministratori, concernenti la mancata tempestiva convocazione dell’assemblea per il rinnovo del CDA e la mancata predisposizione del progetto di bilancio entro il naturale termine di scadenza.
Il Tribunale di primo grado ha accolto l’eccezione di inadempimento, ritenendo provati i suddetti comportamenti degli amministratori, e, per l’effetto, ha revocato il decreto ingiuntivo opposto.
Gli amministratori hanno proposto appello sulla base dei seguenti motivi:
facendo riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite, n. 1545 del 20-01-2017 che ha escluso il carattere parasubordinato del rapporto giuridico tra amministratore e società, ritenendo idonea la figura dell’immedesimazione organica, non sarebbe applicabile un istituto, quale l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c., regolante le fattispecie contrattuali a prestazioni corrispettive. Esso costituirebbe uno strumento di tutela applicabile solo a contratti commutativi e non associativi[2], non essendovi alcun nesso di reciprocità tra le parti, dato che il compenso spetta all’ amministratore per il solo fatto di rivestire questa carica e di impegnarsi ad adempiere alle obbligazioni connesse;
non sarebbe, inoltre, applicabile l’art. 1460 c.c., in quanto l’eccezione di inadempimento si configura come un rimedio di carattere sospensivo e conservativo del contratto, che tende a salvaguardare l’interesse all’ adempimento, al fine di riequilibrare il rapporto contrattuale; nel caso di specie, essendo l’eccezione in questione proposta nel momento in cui il rapporto giuridico è già concluso (poiché è intervenuta la cessazione dalla carica di amministratori), la prestazione non sarebbe più possibile;
non dovrebbero ritenersi sussistenti gli inadempimenti contestati agli amministratori, in quanto la convocazione dell’assemblea è stata fatta in termini congrui e la predisposizione del progetto di bilancio non rientrava nella mansioni da svolgere essendo stata, in precedenza, di pertinenza esclusiva dell’amministratore delegato.
La Sezione Imprese della Corte di Appello di Milano ha analizzato le censure addotte dagli appellanti:
in merito alla non applicabilità dell’art. 1460 c.c., ha ritenuto che le Sezioni Unite della Cassazione, nell’escludere la natura parasubordinata del rapporto giuridico intercorrente tra amministratore e società sul presupposto della sussistenza di un’ipotesi di immedesimazione organica, abbiano fatto riferimento alla categoria generale dei rapporti societari. “Il rapporto societario, infatti, deve essere annoverato all’interno dei rapporti, fonti di obbligazioni tra le parti, sia per quanto riguarda quelli inerenti la costituzione e la modificazione del rapporto societario medesimo, sia per quanto riguarda quelli relativi ai comportamenti degli organi amministrativi e di controllo. Se, dal contratto di società, l’amministratore deriva i propri poteri, con l’accettazione della nomina egli assume gli obblighi di adempiere ai propri doveri, derivanti dalla legge o dallo statuto. In tal modo, si configura una relazione obbligatoria interna tra amministratore e società, che non può ritenersi annullata o appiattita dal rapporto di immedesimazione organica”. Da una parte, l’amministratore è tenuto al rispetto dei propri doveri, in conformità della legge o dello statuto, dall’altra, la società deve corrispondere il compenso per il ruolo ricoperto e l’attività prestata: “il pagamento del compenso non deve essere considerato automatico, perché il quadro di corrispettività, in cui si colloca la prestazione dell’amministratore e gli obblighi ad essa connessi, esclude ogni automatismo nel riconoscimento del compenso che sia indifferente a possibili anomalie nell’adempimento degli obblighi”.
Pertanto, sulla base del ragionamento dei Giudici, ne consegue che “l’eccezione di inadempimento mantenga uno spazio di applicazione nel rapporto tra amministratore e società, in quanto l’art. 1460 c.c. è pur sempre una norma dettata a rafforzare l’adempimento delle obbligazioni in un contesto di corrispettività”;
in merito alla configurazione dell’eccezione di inadempimento quale rimedio di carattere sospensivo, la Corte ha ritenuto che tale impostazione, pur essendo fondata su argomenti ben radicati nelle ricostruzioni sistematiche dell’istituto (v. Cass. n. 4616/15), non debba essere applicata in modo automatico. Quindi, “deve ritenersi ammissibile che, anche dopo la cessazione di un rapporto giuridico, la parte che ha subito l’inadempimento possa opporre all’altra il fatto che la prestazione non è stata resa secondo i canoni obbligatori predeterminati” e che, per tale motivo, non abbia interesse a svolgere la propria controprestazione.
Ne deriva, dunque, che, a fronte di un inadempimento definitivo, a cui non può più essere posto alcun rimedio, a causa dell’esaurimento del rapporto, anche il diritto alla controprestazione viene definitivamente meno;
relativamente alla sussistenza degli inadempimenti contestati agli amministratori (mancata tempestiva convocazione dell’assemblea per la nomina del nuovo CDA e mancata predisposizione del progetto di bilancio entro il termine di scadenza), ha confermato i rilievi effettuati dal Tribunale di primo grado, il quale ha considerato le condotte degli amministratori di rilevanza tale da giustificare la mancata corresponsione del compenso loro spettante. E’ risultato, infatti, che: la convocazione dell’assemblea sia stata fatta dagli amministratori solo dopo espressa sollecitazione del presidente del collegio sindacale, sia stata incompleta, in quanto non contenente all’ordine del giorno la trattazione della denuncia al collegio sindacale, ex art. 2408, comma 1, c.c.[3], il progetto di bilancio non sia stato presentato entro il naturale termine di scadenza.
Sulla base del ragionamento dei Giudici, dunque, “il rifiuto al pagamento del compenso deve essere ritenuto conforme a buona fede, in quanto gli amministratori non si sono dimostrati adeguatamente diligenti nell’espletamento dei loro compiti”.
Stante quanto sopra, pertanto, la Corte d’Appello di Milano, con la sentenza in commento, ha rigettato l’appello e ha disposto che le spese di lite fossero a carico della parte soccombente.
[1] Art. 1460 c.c.: “Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto.
Tuttavia, non può rifiutarsi l’esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze, il rifiuto è contrario alla buona fede”.
[2] I contratti commutativi sono atti negoziali in cui la misura delle prestazioni non dipende dal verificarsi di un evento incerto e in cui le parti conoscono subito l’entità delle loro obbligazioni; i contratti associativi sono negozi giuridici attraverso i quali le parti conferiscono beni e servizi per il perseguimento di uno scopo comune (es. fondare una società).
[3] Art. 2408, comma 1, c.c.: “Ogni socio può denunziare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale, il quale deve tener conto della denuncia nella relazione all’assemblea”.
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 art. 1460
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 Art. 2408