Source: https://www.slideshare.net/WWFITALIA/dossier-natura-2000-lipu-wwf-2013
Timestamp: 2017-12-12 12:20:24+00:00

Document:
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Wwf Trapani Paceco at Wwf Oasi
ottimo lavoro.... ma i casi sono molti di più... basti pensare a petrosino!
1. Rete Natura 2000:ecco le cattive opereDossiersul depauperamento dei siti Natura 2000e sulla Valutazione di Incidenza in Italia
2. 2A cura di:WWF Italia e LIPU-BirdLife ItaliaCon l’aiuto indispensabile di tanti volontari della LIPU e del WWF e di altre Associazioni ambientaliste.Persone di riferimento:Anna Giordano, responsabile Policy Rete Natura 2000 WWF Italia - a.giordano@wwf.itGiorgia Gaibani, responsabile IBA e Rete Natura 2000 LIPU-BirdLife Italia- giorgia.gaibani@lipu.itCitazione consigliata:WWF & LIPU. 2013. Dossier sul depauperamento dei siti Natura 2000 e sulla Valutazione di Incidenza in Italia.
3. 3INDICESintesi........................................................................................................................................................................4Abstract...................................................................................................................................................................5INTRODUZIONE...........................................................................................................................................................6Obiettivo del Dossier...........................................................................................................................................7Cosa chiedono il WWF E la LIPU.........................................................................................................................7Struttura del Dossier........................................................................................................................................7la Valutazione di Incidenza nei siti Natura 2000..........................................................................................9Norm e .....................................................................................................................................................................9Conce tto di “p ossib ili” e “significative ” incide nze .................................................................................................10Mancanza di e vide nza p ub b lica.............................................................................................................................10Errate p roce dure che si attivano quando un inte rve nto vie ne p re se ntato.............................................................11Informazioni insufficienti su fauna, flora, habitat....................................................................................................12Rappresentazione del sito senza valutazione del suo potenziale ambientale e della sua resilienza...................12Omessi riferimenti bibliografici o utilizzo di bibliografia solo a supporto dell’intervento....................................13Descrizione generica o incompleta dell’intervento nelle sue diverse fasi(cantierizzazione ed esercizio) e delle diverse opere (principali, connesse, propedeutiche)..............................13Omissione di segnalazione di impatti o loro sottostima.....................................................................................13Contraddizioni tra le diverse parti dello Studio di Incidenza..............................................................................14Totale mancanza di una valutazione degli impatti cumulativi.............................................................................14Mancanza di una visione ecosistemica..............................................................................................................14Omessa valutazione dell’opzione zero e inconsistente valutazione di soluzioni alternative...............................15Mancanza o inadeguatezza o inutilità dei piani di monitoraggio........................................................................15Proposta di azioni di mitigazione e di compensazione non idonee...................................................................15Le misure di compensazione stricto sensu vengono definite e proposte in modo improprio...........................16Conclusioni dello Studio di Incidenza................................................................................................................16Gli am b iti di inte rve nto de lla m agistratura.............................................................................................................17I p are ri de lle am m inistrazioni com p e te nti..............................................................................................................18La ge stione de i siti Natura 2000 in Italia................................................................................................................19Modifiche ai p e rim e tri de i siti Natura 2000............................................................................................................21La vigilanza sui siti.................................................................................................................................................21Conside razioni conclusive .....................................................................................................................................21
4. 4SintesiIl presente dossier ha l’obiettivo di denunciare il depauperamento costante dei siti della Rete Natura 2000 inItalia causato dalla mancata o errata redazione delle Valutazioni di Incidenza, in evidente contrasto con gli obiettividella Strategia UE sulla biodiversità e delle iniziative intraprese per tutelare questa rete di aree protette.Con il presente dossier WWF e LIPU chiedono che la Commissione europea dia il via a una procedura legale peril pieno rispetto della Direttiva Habitat, in particolare dell’articolo 6, comma 3 e 4.All’interno dei siti della Rete Natura 2000 vengono costantemente realizzati interventi (piani, progetti o attività)senza una corretta valutazione delle possibili incidenze, disattendendo a quanto disposto dall’art. 5, comma 3, delDPR 357/97 e smi, che richiama l’art. 6, comma 3, della Direttiva 92/43/CEE.Diversi sono i possibili scenari che si configurano in Italia quando un intervento che può avere incidenza su diun sito della Rete Natura 2000 viene presentato: si va da casi in cui un piano o progetto è presentato in assenzadi Studio di Incidenza a casi in cui la Valutazione viene effettuata, ma in modo non rigoroso e senza il rispettodel principio di prevenzione. Raramente si osservano Valutazioni di incidenza effettuate correttamente e anche inquesto caso non sempre l’intervento viene poi realizzato nel rispetto delle prescrizioni contenute nella Valutazionedi Incidenza stessa. Procedure errate relative alla Valutazione di Incidenza sono ormai diventate prassi consolidate:vengono riportate informazioni insufficienti sullo stato di conservazione delle specie e degli habitat per cui il sitoè stato designato; mancano gli elementi che contribuiscono all’integrità del sito e alla coerenza globale della rete;manca una visione ecosistemica nella valutazione degli impatti; la descrizione del sito manca di una valutazionedel suo potenziale ambientale e della sua capacità di recupero dei valori per i quali era stato istituito; vengonoomessi riferimenti bibliografici o l’utilizzo della bibliografia è solo a supporto dell’intervento; si ha una descrizionegenerica o incompleta dell’intervento nelle sue diverse fasi (cantierizzazione ed esercizio) e delle diverse opere(principali, connesse, propedeutiche); non viene pressoché mai presa in dovuta considerazione l’opzione zero (nonrealizzazione dell’intervento); la valutazione di soluzioni alternative è inconsistente; la stima degli impatti non tieneconto degli obiettivi di conservazione del sito; le possibili incidenze sono sottostimate; manca una valutazione degliimpatti cumulativi; le azioni di mitigazione e di compensazione sono spesso non idonee; l’eventuale cattivo statodi conservazione del sito Natura 2000, causato da una scorretta gestione, viene utilizzato in modo strumentale perautorizzare ulteriori impatti sul sito stesso.I pareri delle amministrazioni competenti sono spesso lacunosi per ingerenze politico-istituzionali o pernon sufficiente preparazione dei funzionari addetti alla Valutazione. Inoltre, vi è l’assenza di adeguati strumentisanzionatori, sia amministrativi sia penali; esistono iter complessi e lunghi per ottenere l’annullamento degli attiamministrativi aventi ad oggetto il progetto che si intende contestare, per cui i lavori procedono comunque e il sitoviene nel contempo danneggiato; spesso anche la gestione dei siti Natura 2000 non è adeguata se non totalmenteassente.Vi è il rischio che la crisi economica attuale possa incentivare la spinta ad approvare sempre e comunque larealizzazione di nuove infrastrutture, ignorando gli impatti ambientali o trattandoli in modo superficiale.Se questo modo di procedere non viene invertito non c’è possibilità di raggiungere gli obiettivi per cui è stataistituita la rete Natura 2000.Il dossier contiene la descrizione sintetica di alcune procedure, ormai consolidate, di interpretazione arbitrariadelle norme vigenti, nonché una sintesi delle difficoltà delle Associazioni ambientaliste, laddove presenti, nel tentaredi contrastare tale modo di procedere.La descrizione delle problematiche è inoltre accompagnata da una documentazione fotografica rappresentativadi una minima parte dei tanti casi a noi noti che interessano siti della Rete Natura 2000.
5. 5AbstractThe aim of this report is to denounce the constant impoverishment of the Natura 2000 network in Italy becauseof the absence of or the erroneous drafting of the Appropriate Assessment (AA). This certainly goes against theobjectives of the EU Strategy on biodiversity and against the initiatives undertaken to safeguard this network ofprotected areas.WWF and LIPU Italy intend to use this report to ask the European Commission to open a legal procedure for theobservance of the Habitats Directive, in particular of article 6 (3 and 4).	The plans, projects and activities undertaken within the Natura 2000 network have always been implementedwithout an Appropriate Assessment of possible environmental impacts, thus going against what is stated in the art.6(3) and 6(4) of the Habitat Directive.Indeed, in Italy there are several possible scenarios following the presentation of proposals which may havean environmental effect on the Natura 2000 sites: in some cases, the plan or project is presented without anypreliminary AA, in others the AA is done but with no rigour and without respecting the principle of prevention. Rarely,one can find AAs that are carried out accurately and even in those instances the following interventions are notmade respecting the AA guidelines. It can be observed that the Appropriate Assessments often: report insufficientinformation on the conservation status of those species and habitats for which the site has been designed; lack anecosystemic approach when assessing impacts; describe the sites without assessing their environmental potentialand their ability to restore the habitats and species for which they have been created; lack bibliographical referencesor use bibliography only in support of the activities and plans undertaken; describe the different phases of the plan(development and implementation) and of the different activities (main, connected, propaedeutic) in a vague andincomplete way; seldom take into account the zero option (no project); inconsistently assess alternative solutions;assessment of impacts without taking in account the objectives for which the site was designated; underestimatethe possible environmental effects; totally lack an assessment of the cumulative effects; present unsuitablemitigation and compensation plans; strategically use the bad conservation status of Natura 2000 sites and their badmanagement to authorize further activities on the same site. Unfortunately, these bad procedures have become thenorm.The relevant authorities’ assessments are often incomplete due to institutional-political interferences orinadequately trained staff. Furthermore: there are no adequate administrative and criminal instruments to impose asanction; there are very long and complex procedures to cancel a single administrative act concerning the projectto question and, in the meantime, the works continue and the site gets damaged; the management of Natura 2000sites is often inadequate if not totally absent.There is also the risk that the current economic crisis would always justify the need for new infrastructures andother anthropic activities, ignoring their impact on the environment or treating it with superficiality.If this procedure is not reversed there is no chance of achieving the objectives for which it was instituted theNatura 2000 network.The present report briefly describes some well-established procedures of arbitrary interpretation of the currentlaws and summarises the challenges that environmental Associations, where present, have to face in the attempt tocontrast such procedures. The description will be supported by some extremely powerful pictures, which representa very small portion of the many Natura 2000 network sites, which have now disappeared or have been alteredsomehow.
6. 6IntroduzioneIn Italia, all’interno dei siti della Rete Natura 2000 si assiste a un costante depauperamento della biodiversitàcausato dalla realizzazione di interventi (piani, progetti o attività) senza una corretta valutazione delle possibiliincidenze ai sensi dell’art. 5, comma 3, del DPR 357/97 e smi che richiama l’art. 6, comma 3 e 4, della Direttiva92/43/CEE.In alcuni casi, piani o progetti che incidono su un sito Natura 2000 sono presentati in assenza di Studio diIncidenza, in moltissimi casi invece, gli Studi di Incidenza sono redatti in modo non rigoroso, con conseguentesottostima dei reali impatti che il piano o il progetto provocano sul sito. I pareri delle amministrazioni competentisono spesso lacunosi. Raramente si osservano Valutazioni di incidenza effettuate correttamente ed esaustive, eanche in questo caso non sempre l’intervento viene poi realizzato nel rispetto delle prescrizioni contenute nellaValutazione di Incidenza. A questo si aggiunga che gli iter lunghi e complessi per ottenere l’annullamento degli attiamministrativi relativi all’intervento che si intende contestare rendono molto difficile fermare le attività prima chequeste arrechino danno al sito.Questo modo errato di procedere non rappresenta un’eccezione, ma è diventata prassi comune, nella quasitotale indifferenza delle autorità italiane.La crisi economica attuale sta incentivando la spinta ad approvare sempre e comunque la realizzazione dinuove infrastrutture, ignorando gli impatti ambientali o trattandoli in modo superficiale. Il perdurare di questo modusoperandi porterà presto ad una irreversibile perdita di coerenza della rete Natura 2000 in Italia.Nell’attuale situazione di assoluta arbitrarietà nell’applicazione delle norme vigenti in Italia, sarà impossibileimpedire che la Rete Natura 2000 sia sottratta a nuove contrazioni e alterazioni.Il timore è dunque che il minor numero di Procedure di infrazioni aperte dalla Commissione europea negli ultimianni non sia dovuto, almeno in Italia, a una migliore integrazione della politica di conservazione degli ecosistemiall’interno del mondo socio-economico e del tessuto pianificatorio o progettuale, quanto a una politica di conciliazionecon gli Stati membri che però non sta portando, ad avviso delle nostre associazioni, a risultati positivi.Se questo modo di procedere non viene invertito non c’è possibilità di raggiungere gli obiettivi per cui è stataistituita la rete Natura 2000.
7. 7Obiettivo del DossierIl presente dossier ha l’obiettivo di denunciare il depauperamento costante dei siti della Rete Natura 2000 inItalia causato dalla mancata o errata redazione delle Valutazioni di Incidenza, disattendendo a quanto indicatodall’art. 5, comma 3, del DPR 357/97 e smi, che richiama l’art. 6, comma 3 e 4, della Direttiva 92/43/CEE. Ciò è inevidente contrasto con l’Obiettivo 1 della Strategia dell’UE sulla biodiversità e con le iniziative intraprese per tutelarequesta rete di aree protette.Cosa chiedono il WWF e la LIPUWWF Italia e LIPU-BirdLife Italia chiedono che la Direzione generale Ambiente della Commissione europea diail via a una procedura legale per il pieno rispetto della Direttiva Habitat, in particolare dell’articolo richiama l’art. 6,comma 3 e 4 e rilanci il percorso di monitoraggio avviato nella fase iniziale di formazione della Rete Natura 2000, cheaveva in qualche modo rallentato in Italia l’assalto indiscriminato ai valori naturalistici posti sotto tutela comunitaria.L’auspicio è che la DG Ambiente contribuisca più efficacemente a far prevalere la tutela dell’ambiente e dellabiodiversità nei casi in cui questi vengano minacciati da interessi confliggenti, per un’opera di effettiva e maggioretutela della risorsa ambiente. In tal senso va specificato che nel 2012 WWF e LIPU hanno deciso di non presentarenuovi reclami, anche su alcuni casi estremamente gravi, temendo che un’eventuale risposta negativa da partedegli organi comunitari competenti potesse costituire un precedente utilizzabile strumentalmente da parte degli entipubblici o soggetti privati italiani che non vogliono applicare correttamente le norme comunitarie, e che dunque leazioni di reclamo potessero paradossalmente produrre effetto contrario rispetto all’obiettivo.Contestualmente, chiediamo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nonché alleRegioni italiane che venga rigorosamente applicato il DPR 357/97 e smi: la Valutazione di Incidenza deve servire acondurre un’istruttoria completa ed esaustiva degli effetti dell’intervento e ad esprimere un parere coerente con gliobiettivi di conservazione per i quali è stato istituito un determinato sito.Struttura del DossierIl dossier contiene la descrizione sintetica di alcune procedure, ormai consolidate, di arbitraria interpretazionedelle norme vigenti relative all’applicazione dell’art. 6 della Direttiva Habitat, nonché una sintesi delle difficoltà delleAssociazioni ambientaliste, laddove presenti, e dei cittadini nel tentare di contrastare tale modo di procedere.Una documentazione fotografica, estremamente eloquente, accompagna il dossier allo scopo di mostrare i danniprovocati dall’assenza o dalla cattiva redazione delle Valutazioni di Incidenza. Poiché i casi di nostra conoscenzasono molti e relativi a tutte le Regioni italiane, abbiamo selezionato solo quelli meglio rappresentabili mediantedocumentazione fotografica, in cui abbiamo lasciato parlare le immagini, senza entrare nel dettaglio tecnico deidanni arrecati.Preme, tuttavia precisare che molti altri casi in cui abbiamo verificato gravi impatti diretti o indiretti su habitate specie sono invece difficilmente riproducibili fotograficamente e non sono quindi richiamati nel presente dossier;tra essi va citata, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la seguente casistica: inquinamento idrico e atmosferico,disturbo causato da rumori, abbassamento del livello piezometrico della falda, variazione del livello idrico ottimaleper le specie acquatiche nidificanti di alcune zone umide, banalizzazione della biodiversità, scomparsa di speciea seguito di modifiche delle risorse trofiche, frammentazione di habitat presenti originariamente nel sito. Vi sonopoi piccole alterazioni apparentemente non significative, ma che incidono pesantemente su popolazioni dispecie localizzate/rare/minacciate e che insieme ad altri piccoli interventi, contribuiscono al degrado del valoreconservazionistico dei siti.Per alcuni dei casi da noi rappresentati nel dossier fotografico abbiamo evidenziato le specie e/o gli habitatdi interesse comunitario che hanno subito un danno immediato, ma in molte situazioni le ripercussioni negativesi manifestano in maniera ancora più pesante con il trascorrere del tempo (si pensi alla contrazione di aree disosta di uccelli migratori che determina una riduzione della risorsa trofica). È inoltre evidente che sebbene siano lespecie e gli habitat di particolare interesse conservazionistico ad essere più pesantemente o irreversibilmente colpiti
8. 8da interventi invasivi, è comunque la biodiversità nel suo complesso a subirne nocumento. Anche la scomparsadi habitat e di specie animali e/o vegetali relativamente comuni incide indirettamente sulle specie di interessecomunitario in termini di diminuita risorsa trofica, nelle diverse fasi del ciclo biologico. A titolo di esempio, si cital’Aquila di Bonelli (Aquila fasciata), SPEC 1, molto localizzata e fortemente a rischio in tutto il suo areale, che predain prevalenza conigli, la cui presenza non è esclusivamente connessa ad habitat prioritari. Il territorio riproduttivo diuna coppia di Aquila di Bonelli si estende per non meno di 160 kmq (Di Vittorio et al. 20121): la scomparsa di habitat,anche non di interesse comunitario, negli areali di riproduzione e di dispersione invernale comporta effetti indirettinegativi sulla sopravvivenza di questa specie.Oltre a ciò, l’impossibilità da parte del WWF e della LIPU di poter seguire centinaia di progetti ricadenti in uno opiù siti inducono a sostenere che la situazione in Italia sia più grave di quanto a noi noto. In certe situazioni anche ilsolo acquisire gli eventuali studi che accompagnano piani o progetti diventa improponibile in termini sia di tempo,sia di risorse umane che economiche.Desideriamo quindi far presente che quanto esporremo nel presente dossier è solo la punta di un icebergpoiché il WWF e la LIPU - pur essendo tra le più grandi associazioni ambientaliste in Italia - non possiedono unadistribuzione capillare sul territorio tale da poter garantire una conoscenza esaustiva di quanto in esso avvenga,o sia proposto e successivamente realizzato. Se da un lato, quindi, registriamo diversi successi laddove siamopresenti e abbiamo evitato il danneggiamento di molti siti, dall’altro vi sono situazioni in cui da anni cerchiamo diimpedire, senza alcun successo, contrazioni e alterazioni dei siti Natura 2000.1 Massimiliano Di Vittorio, Maurizio Sarà e Pascual Lopez–Lopez. 2012. Habitat preferences of Bonelli’s Eagle Aquila fasciata in Sicily. BirdStudy, 59: 207-217.
9. 9la Valutazione di Incidenza nei siti Natura 2000Le norme vigenti in ItaliaÈ fondamentale far presente che l’Italia, pur avendo ratificato le Direttive 79/409/CE (ora 2009/147/CE) e 92/43/CE ed emanato apposito Decreto (DPR 357/97) per la loro conservazione, non agisce con rigore e attenzione nellaloro corretta applicazione. Il DPR 357/97, modificato successivamente con il DPR 120/2003 (integrato col Decretodel Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del mare 17 ottobre 2007), è infatti soggetto – comeillustreremo – a interpretazioni da parte di chi redige gli Studi di Incidenza, prima, e le Valutazioni, poi, che noncomportano quasi mai la corretta applicazione delle norme comunitarie.Inoltre, la carenza e/o scarsa efficacia di eventuali strumenti sanzionatori, sia amministrativi sia penali, delsopraccitato Decreto rende ancora meno efficace qualunque tentativo fatto da parte delle Associazioni ambientalistedi far rispettare le procedure e gli obblighi previsti dal Decreto stesso.Anche le norme regionali – laddove emanate – sono spesso inefficaci e solo raramente sono in grado di evitareche un sito Natura 2000 subisca trasformazioni spesso irreversibili; altre volte tali norme sono deliberatamentepermissive verso più facili trasformazioni dei siti senza tener conto dei motivi istitutivi (la Regione Calabria, adesempio, ha escluso dalla procedura della Valutazione di Incidenza tutte le attività agro-silvo-pastorali pur avendomolti siti istituiti per sistemi forestali di notevole importanza conservazionistica e sono numerosi i casi di tagli diporzioni di foreste di elevatissima importanza ecologica).Recentemente sono stati introdotti due nuovi articoli del Codice Penale , con il Decreto Legislativo n. 121del 7 luglio 2011, di attuazione della Direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente. Uno è l’art. 733 bische prevede sanzioni penali in caso di danneggiamento di habitat di specie in ZPS e di habitat in ZSC, ma appareestremamente difficile immaginare che possa trovare concretezza; l’art. 733 bis, infatti, prevede l’applicazionedella sanzione penale ed amministrativa “fuori dai casi consentiti”. Preme evidenziare che in assenza di obbligodi redazione di un’opportuna Valutazione di Incidenza per gli interventi sui siti della Rete Natura 2000 - nel sensoche l’iter di valutazione si può fermare anche alla fase di pre-valutazione (screening) - è estremamente difficileimmaginare di individuare con certezza gli interventi che possano ricadere tra quelli non consentiti e di conseguenza,è quasi impossibile l’applicazione certa dell’art. 733 bis. Data la normativa attuale in materia di attuazione delleDirettive Habitat e Uccelli, risulta quindi molto semplice esonerare da responsabilità chi ha commesso atti chehanno comportato la distruzione di habitat.L’altra nuova sanzione penale introdotta dal DLGS 121/2011, è l’art. 727 bis del Codice Penale che introduceil reato di “Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvaticheprotette” in relazione alle specie di cui all’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE e Allegato IV della Direttiva 92/43/CE. Anche questo articolo sembrerebbe di difficilissima applicazione, salvo che per specie oggettivamente rarissimee della quale estrema rarità si possono portare documenti a supporto. In questo articolo viene espressamentespecificato che esso si applica “salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantità trascurabile di tali esemplari e abbiaun impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie”. A meno che non siano uccisi, detenuti, prelevati,catturati esemplari di specie estremamente rare e localizzate (Aquila di Bonelli, Lanario, Capovaccaio, Lupo, Abetedei Nebrodi, per fare qualche esempio), per altre specie – ancorché protette dalle Direttive comunitarie e, a seguire,da norme nazionali – non vi è dubbio alcuno che un bravo avvocato dimostrerà che l’uccisione, la cattura, il prelievoo la detenzione di alcuni esemplari rientrerà nella casistica della “trascurabilità” e quindi eviterà l’applicazione dellenuove pene previste dal Codice Penale. Riteniamo, invece, che anche l’uccisione di alcune decine di raganelle, aseguito di colmatura di una pozza, possa avere un impatto significativo rispetto agli obiettivi di tutela del sito e allacoerenza della rete Natura 2000.
10. 10Concetto di “possibili” e “significative” incidenzeL’art. 5 comma 3 del DPR 357/97 e smi richiama l’art. 6 comma 3 della Direttiva 92/43/CEE e riporta “I proponentidi interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dellespecie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmenteo congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della Valutazione di Incidenza, uno studio volto ad individuaree valutare, secondo gli indirizzi espressi nell’allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sulproposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione,tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi”.Sebbene, come chiarito dalla sentenza della Corte di Giustizia del 7 settembre 2004 (C-127/02), punto n. 41,“l’avvio del meccanismo di tutela dell’ambiente previsto dall’art. 6, n. 3, della direttiva habitat non presuppone, comeemerge peraltro dal manuale di interpretazione di tale articolo redatto dalla Commissione, intitolato «La gestionedei siti Natura 2000. Guida all’interpretazione dell’articolo 6 della direttiva habitat 92/43/CEE», la certezza che ilpiano o il progetto considerato pregiudica significativamente il sito interessato, ma risulta dalla semplice probabilitàche un tale effetto sia inerente a detto piano o progetto”, i termini “possono” e “significative” nel suddetto art. 5sono frequentemente oggetto di un’interpretazione arbitraria, sia da parte dei proponenti, sia da parte degli stessiEnti pubblici, per cui si dichiara che il piano/progetto/intervento non ha incidenza negativa senza fare riferimento adati oggettivi e senza applicare opportuni indicatori. Di conseguenza, sono numerosi i casi in cui il piano/progetto/intervento proposto si ferma ad una fase di pre-valutazione (screening) senza la redazione di un’opportuna Valutazionedi Incidenza. Allo stesso modo, in molti Studi di Incidenza si afferma non esserci incidenza “significativa” senzadarne motivata giustificazione e senza applicare i principi di prevenzione e precauzione.Mancanza di evidenza pubblicaIn molti casi non vi è evidenza pubblica e non sempre si riesce a conoscere quali progetti siano all’esame dellepubbliche amministrazioni e spesso si viene a sapere di progetti e piani approvati dopo il rilascio del parere.Lo stesso DPR 357/97 e smi, non pone un obbligo all’evidenza pubblica degli iter relativi alla Valutazione diIncidenza. Infatti, pur essendo un obbligo degli Enti preposti al rilascio delle autorizzazioni acquisire preventivamentela Valutazione di Incidenza, come recita lo stesso DPR 357/97 e smi all’art. 5, comma 8, essi possono “eventualmente”individuare le modalità di consultazione del pubblico. Riportiamo questo importante comma dell’art. 5: “L’autoritàpreposta al rilascio dell’approvazione definitiva del piano o dell’intervento acquisisce preventivamente la valutazionedi incidenza, eventualmente individuando modalità di consultazione del pubblico interessato dalla realizzazionedegli stessi”.Accade anche che quando le Associazioni ambientaliste evidenziano all’Ente preposto la necessità chel’intervento venga sottoposto a Valutazione di Incidenza (fino a quel momento non redatta), lo stesso Ente o nonrisponda affatto procedendo imperterrito nell’iter di approvazione dell’intervento senza redazione della Valutazionedi Incidenza, oppure risponda negativamente. È accaduto ripetutamente che gli Enti locali non abbiano rispostoneppure al Ministero dell’Ambiente da noi sollecitato.In alcune Regioni, nonostante numerose lettere e diffide agli Enti preposti, si continua a non poter conoscerequali e quanti progetti/piani vengono presentati che interessano direttamente e/o indirettamente siti Natura 2000,situazione che si aggrava ulteriormente laddove, come in Sicilia, sono stati delegati i Comuni per l’espletamentodelle procedure.
11. 11Errate procedure che si attivanoquando un intervento viene presentatoVi sono casi di piani o progetti presentati in assenza di Studio di Incidenza. Di conseguenza, questi piani eprogetti vengono realizzati senza alcuna verifica dell’impatto su un sito Natura 2000 in coerenza con gli obiettivi diconservazione del sito stesso.Accade anche che la Valutazione di Incidenza venga redatta ad opere già in corso di realizzazione e che essesiano poi palesemente difformi da quanto descritto nello Studio.Nel caso di piani o progetti presentati con Studio di Incidenza, sono rare le Valutazioni, delle centinaia da noianalizzate, conformi agli indirizzi espressi dall’Allegato G, ragion per cui è necessario presentare osservazioni allamedesime, con richiesta di bocciatura del piano/progetto.Inoltre, da quando è stato reso pubblico il Manuale “Valutazione di piani e progetti aventi un’incidenzasignificativa sui siti della Rete Natura 2000 – Guida metodologica alle disposizioni dell’art. 6 paragrafi 3 e 4 dellaDirettiva Habitat 92/43/CEE”, è diventata prassi diffusa tra i proponenti di piani/progetti, presentare documentidenominati “Valutazione di Incidenza” ma che di fatto sono o semplici screening o valutazioni che non prendonoin considerazione gli indicatori specifici ad habitat o specie tutelate da Natura 2000, gli effetti cumulativi con altripiani/progetti che incidono sullo stesso sito, così come sono spesso ignorate le possibili soluzioni alternative. Viè quindi una voluta trattazione superficiale dell’intervento e una conseguente omessa valutazione dei possibili e/ocerti impatti sul sito. Mediante questi escamotage (che spesso si configurano come voluta omissione nel fornireinformazioni) si giunge quindi inevitabilmente a una conclusione di non incidenza negativa sul sito.	Si deve anche mettere in evidenza che raramente gli uffici preposti alla valutazione di questi documentisono in grado di contestarli per mancanza sia di preparazione tecnica, sia di forza lavoro. Molti funzionari delleamministrazioni pubbliche locali addetti all’esame delle Valutazioni di Incidenza non hanno, infatti, beneficiato diadeguata formazione, oppure sono oberati da centinaia di progetti che vengono sottoposti alla loro attenzione(spesso sono uffici che si occupano non solo di Valutazione di Incidenza, ma anche di VIA/VAS). A ciò si aggiungache la divisione amministrativa regionale, e spesso anche quella provinciale o comunale, appare un ostacoloinsormontabile al coordinamento tra uffici competenti per la conduzione di un’organica valutazione sovraterritoriale.Solo l’eventuale partecipazione delle Associazioni ambientaliste all’iter approvativo, con contestazioni puntuali,rende possibile che venga richiesta dagli uffici preposti al proponente un’integrazione della Valutazione di Incidenza,mentre è quasi impossibile ottenere, anche quando le integrazioni sono insufficienti, la bocciatura del progetto.Che siano pre-valutazioni o Valutazioni di Incidenza, in questi documenti si viene sempre “rassicurati”sull’ottemperanza alle norme vigenti, con pompose e quanto mai ripetitive elencazioni degli obiettivi delle DirettiveHabitat ed Uccelli, salvo poi procedere in modo totalmente difforme. Quanto previsto dall’Allegato G, anche laddoveil documento contenga nominalmente i titoli degli argomenti da esso richiesti, molto spesso è omesso in tutto oin parte, oppure vengono fornite informazioni insufficienti o non pertinenti, salvo poi giungere alla conclusione –spesso anche in palese contraddizione con altre parti dello Studio – che “l’incidenza non è significativa e pertantol’intervento (piano/progetto/attività) è perfettamente realizzabile senza conseguenze sul sito Natura 2000” (conformule di volta in volta diverse, ma sempre uguale conclusione).Sifapresentechequandovieneapprovatounpiano/progettosupportatodaunoStudiononredattocorrettamente– anche se denominato “Studio di Incidenza” – si configura a nostro avviso la violazione dell’art. 5 comma 8 delDPR 357/97 e smi sopra menzionato, ovvero omessa Valutazione di Incidenza, poiché l’Ente pubblico si esprimesu indagini e valutazioni dei possibili impatti non corrette. Pur avendo in alcuni casi evidenziato questa possibileviolazione, non essendoci conseguenze sanzionatorie, essa non viene mai presa in considerazione, nonostante sia- a nostro avviso - un grave illecito procedurale che inficia il percorso autorizzativo del piano/progetto.Poiché non è possibile elencare nel dettaglio le numerosissime carenze, contraddizioni ed errate considerazioniriscontrate, formuliamo a seguire una sintesi di quelle più comuni e consolidate, facendo presente che disponiamodi un dossier specifico su ciascuno dei punti a seguire:
12. 12Informazioni insufficienti su fauna, flora, habitata.	Vengono omesse le specie per le quali il sito è stato individuato e per quelle riportate; se inserite, vengonofornite informazioni superflue (es. il numero e il colore delle uova, la forma del nido, le forme esistenti di unadeterminata specie – scusa, chiara, melanica, ecc...).b.	nelle Valutazioni di Incidenza apparentemente redatte con più oculatezza, vengono riportate le specieelencate nel formulario Natura 2000 del sito, attenendosi però esclusivamente ai dati in esso contenuti,senza mai aggiornare o implementare i dati sul loro stato di conservazione;c.	mancanza o elencazione non esaustiva degli elementi che contribuiscono all’integrità del sito e alla coerenzaglobale della rete e che sono definiti negli obiettivi di conservazione del sito e nel formulario standard diNatura 2000;d.	si assiste alla costante banalizzazione di presenze importanti delle componenti faunistiche e vegetazionali,mai considerate in rapporto alla distribuzione delle stesse nel territorio biogeografico di appartenenza;e.	raramente la frammentazione degli habitat è considerata, anche laddove essa è del tutto evidente e, diconseguenza, non vengono considerate le eventuali contrazioni delle popolazioni faunistiche che da taleframmentazione subiscono un palese nocumento;f.	è quasi del tutto assente la cartografia degli habitat di interesse comunitario, così come è sempre mancantela cartografia di presenza di specie di interesse comunitario e/o cartografia di habitat di specie;g.	analogamente manca sempre l’analisi quali-quantitativa delle popolazioni di specie, delle catene trofiche edelle dinamiche tra componenti biotiche e abiotiche che sottendono allo stato di conservazione del sito, néviene mai valutata la resilienza di specie o di habitat;h.	accade a volte che, in mancanza di dati in bibliografia scientifica, il proponente l’intervento imputi a taleassenza l’impossibilità di fornire informazioni sulle specie presenti nel sito, ma decretando comunque il nonimpatto delle opere sulle specie stesse, senza nemmeno intraprendere uno studio per valutare gli effettidelle opere sul sito;i.	in alcuni casi si ammette la mancanza di tempo per studiare le componenti faunistiche del sito, affermando,tuttavia, che quelle presenti non sono rilevanti per la conservazione dell’ambiente in quanto il territoriooggetto di intervento non è stato riconosciuto come Riserva naturale o Parco, dimenticandosi che il sito èun SIC o una ZPS.Rappresentazione del sito senza valutazionedel suo potenziale ambientale e della sua resilienzaa.	L’eventuale stato di degrado di un sito viene in genere utilizzato come giustificazione del basso impattodell’intervento, sino ad arrivare, in alcuni casi, alla dichiarazione da parte del proponente che l’interventoapporterebbe il miglioramento del sito anche (e soprattutto) laddove si intendono realizzare interventiedificatori, anche notevoli, che invece lo altererebbero irreversibilmente;b.	la scomparsa o il cattivo stato di conservazione delle specie e/o degli habitat per i quali il sito è statodesignato vengono utilizzati come argomento a supporto della non incidenza dell’intervento sul sito. Nonviene mai preso in considerazione il fatto che con la rimozione dei fattori di pressione esistenti e con unabuona gestione del sito le specie potrebbero tornare e gli habitat potrebbero ricostituirsi;c.	frequentemente non viene valutata la reale resilienza del sito e la capacità di rigenerazione delle risorsenecessarie (in particolare quella idrica).
13. 13Omessi riferimenti bibliografici o utilizzo di bibliografiasolo a supporto dell’interventoa.	Spesso vengono omessi i riferimenti alla bibliografia tecnico-scientifica esistente se questa è sfavorevolenei confronti della tipologia di progetto presentato;b.	in alcuni casi si afferma che non esistono dati scientifici aggiornati, che risultano invece disponibili inletteratura scientifica;c.	frequentemente la bibliografia citata nel testo non è riportata in calce, rendendone difficile la verifica.Descrizione generica o incompleta dell’intervento nelle sue diverse fasi(cantierizzazione ed esercizio) e delle diverse opere (principali, connesse,propedeutiche)Si assiste ad una costante omissione di informazioni, invece molto importanti, per valutare appienol’intervento. Abbiamo ormai compreso che per capire esattamente cosa un piano/progetto/attività comportiè necessario non attenersi solo alle informazioni e alle affermazioni contenute nello Studio.Omissione di segnalazione di impatti o loro sottostima (questa omissione è spessoconnessa alle mancanze descritte nei punti precedenti)a.	In taluni casi si osserva una valutazione degli impatti solo su base qualitativa e non quantitativa;b.	la valutazione degli impatti non si fondano sui migliori indicatori disponibili specifici ai beni Natura 2000,che conseguentemente mancano anche nella fase di monitoraggio dell’attuazione del piano o del progetto;c.	gli impatti dovuti a strutture temporanee vengono omessi o vengono considerati reversibili semplicementeperché tali strutture che verranno rimosse, anche quando è evidente che gli habitat interessati dalle opere“temporanee” non potranno riacquisire i valori ambientali precedenti a tali opere;d.	molto spesso l’impatto sugli habitat viene stimato solo sulla base della percentuale di superficie che verràoccupata dal progetto rispetto all’estensione totale del sito, mentre non vengono presi in considerazione idanni indiretti, l’eventuale riduzione della funzionalità di un certo habitat e la sua vulnerabilità ai cambiamentie alla frammentazione, così come spesso non viene valutato se tale habitat è molto localizzato e se ha giàsubito una contrazione sia nell’ambito dello stesso sito che di altri siti;e.	frequentemente non viene considerato che l’intervento andrebbe ad aggravare le pressioni che già insistonosul sito, anzi la presenza di impatti già esistenti (ad esempio, forte illuminazione, traffico viario e quindicollisioni con la fauna, prelievi idrici, ecc.) viene enfatizzata per rimarcare come l’intervento sia esente dalprovocare nuovi impatti, affermando invece che esso sarebbe ben tollerato dall’ambiente in cui ricadrebbe;f.	l’eventuale segnalazione di possibili impatti, ancorché incompleta, viene sempre ridimensionata inserendogià in questa fase descrittiva dello Studio di Incidenza le presunte mitigazioni e compensazioni (spessoimpraticabili o inutili), per giungere quindi alla conclusione che non vi saranno effetti negativi e, diconseguenza, incidenza significativa sul sito;g.	si sono avuti anche interventi per i quali la Valutazione di Incidenza è risultata positiva che sono andati controagli obiettivi del Piano di azione per specie di particolare importanza conservazionistica; ciò è accaduto adesempio per il Pollo sultano (Porphyrio porphyrio) e la Moretta tabaccata (Aythya nyroca) in una ZPS inSicilia (vedasi dossier fotografico), dove è stato distrutto un sito molto importante, citato nel Piano di azionenazionale di queste due specie;h.	non viene preso in considerazione il consumo di suolo e il consumo idrico, anche e soprattutto laddovesiano evidenti e quantificabili tali impatti (e le relative conseguenze sui siti).
14. 14Contraddizioni tra le diverse parti dello Studio di Incidenzaa.	Accade frequentemente che venga descritto l’impatto su una componente ambientale, salvo poi affermarein capitoli successivi, in particolare nelle conclusioni, che non vi sono impatti di alcun genere;b.	si osserva anche la tendenza a fornire informazioni parziali allo scopo di ridurre o nascondere completamentegli impatti che il piano/progetto/attività avrebbe sul sito. Torniamo a ribadire che tale prassi si è consolidataanche a causa dell’inadeguatezza degli Enti preposti alla disamina degli studi, sia per carenza di organico,che per insufficiente preparazione tecnica. Entrambe le situazioni fanno sì che il personale addetto basi lapropria valutazione soprattutto, o solo, sulle conclusioni e sulle tabelle riassuntive degli Studi di Incidenzapresentati, nelle quali vi è quasi sempre una rassicurazione sul fatto che gli effetti negativi significativi delpiano/progetto sul sito sono bassi o assenti.Totale mancanza di una valutazione degli impatti cumulativia.	In moltissimi casi si osserva la totale mancanza di una valutazione che tenga conto degli impatti che giàincidono sul sito e di quelli derivanti da piani/progetti/attività di futura realizzazione. Se, ad esempio, dalladata dell’istituzione del sito, 5 mila ettari di un certo habitat di interesse comunitario, su 20 mila ettaricomplessivi, sono già stati trasformati, nello Studio di Incidenza il calcolo per valutare la superficie di queldato habitat che verrebbe danneggiata dal progetto viene fatto sempre ed esclusivamente senza considerarele trasformazioni subite in precedenza. Questo modo di procedere, è estremamente pericoloso perchéporta a un inesorabile “erosione” dei siti Natura 2000 causato dalla realizzazione di tanti piccoliprogetti, che passano più inosservati, ma che complessivamente provocano una sottrazione enormedi territorio;b.	tra i fattori di pressione esistenti non vengono mai presi in considerazione azioni e opere illegali (incendi,pascolo abusivo, cave, discariche, bracconaggio, abusivismo edilizio, prelievi idrici abusivi), altresì laddovesegnalate nel formulario del sito Natura 2000. Quando questi fattori di pressione vengono citati, diventanoargomento a supporto della necessità dell’intervento per ripristinare la legalità e/o i valori naturalistici delsito. Riportiamo, come esempio, la pretesa, rinvenuta in una Valutazione di Incidenza, che un resort digrandi dimensioni avrebbe avuto incidenza positiva in quanto avrebbe eliminato il bracconaggio ai conigli;c.	in relazione a quanto sopra, si può dire che vengono ignorate le informazioni contenute nei Formularistandard dei siti relativamente ai “Fenomeni e attività nel sito e nell’area circostante” e alle “Vulnerabilità”;d.	in maniera ricorrente, l’analisi degli impatti viene presentata per componenti separate (aria, acqua, suolo,sottosuolo, rumore, vegetazione, fauna, ecosistemi) senza un’analisi finale complessiva. Se questo modo diprocedere può avere la logica di semplificare la disamina dei possibili impatti dell’intervento, dall’altro lato,la mancanza di una corretta analisi finale del sistema ambientale nel suo complesso, in cui tutto è connessoe dipendente tra le varie componenti - sia biotiche che abiotiche - porta a una sottostima degli impatti.Ciò assume particolare gravità laddove già esistono, o siano previsti in futuro, interventi che gravano sullostesso territorio e che vanno a depauperare risorse non rinnovabili.Mancanza di una visione ecosistemicaL’analisi delle connessioni ecologiche è totalmente omessa e vengono ignorate le dinamiche tra componentibiotiche e abiotiche che sottendono allo stato di conservazione di sito, per cui, ad esempio, non vieneconsiderata la possibile contrazione delle popolazioni di specie animali e vegetali comuni (che contribuisconoalla sopravvivenza di quelle di interesse conservazionistico), che avrebbe forti ripercussioni sulle reti trofiche.
15. 15Omessa valutazione dell’opzione zero e inconsistente valutazione di soluzionialternativea.	Se valutata, l’opzione zero è sempre considerata impercorribile; in alcuni casi viene addirittura sostenutoche vi è una scelta già a monte, di tipo tecnico quando non addirittura di tipo politico, e pertanto non si puòimmaginare di prendere in considerazione l’opzione zero;b.	nel caso in cui la Valutazione di Incidenza sia stata redatta successivamente all’approvazione del progettopreliminare (perché le Associazioni ambientaliste ne hanno segnalato l’assenza e l’Ente preposto ha accoltola richiesta), è accaduto di leggere come motivazione della non percorribilità dell’opzione zero il fatto che ilprogetto sia stato già approvato;c.	in diverse pratiche analizzate si trova l’indicazione di soluzioni alternative, ma, da quanto ci è dato sapere,le stesse non vengono mai adottate. Vengono esibite, ai fini della loro esclusione, motivazioni quasiesclusivamente di ordine economico e/o tecnico, senza mai valutare l’eventuale minore impatto dellealternative proposte, facendo prevalere gli interessi del proponente su quelli di conservazione del sito.Mancanza o inadeguatezza o inutilità dei piani di monitoraggioa.	Nella maggior parte dei casi, i piani di monitoraggio, quando proposti, sono insufficienti e con applicazionedi metodologie e tempi non adeguati (mancano, ad esempio, indicatori specifici);b.	inoltre, i piani di monitoraggio rivelano scarsa se non nulla efficacia, sia per la tipologia di opera prevista(che anche adottando monitoraggi post operam non può vedere modifiche al progetto tali da eliminare gliimpatti eventualmente rilevati), sia per l’assenza di copertura finanziaria (oltre che assenza nel computometrico e nel piano economico-finanziario di eventuali interventi da adottare in corso d’opera).Proposta di azioni di mitigazione e di compensazione non idoneea.	Qualora vengano proposte mitigazioni e compensazioni, nella maggior parte dei casi queste si rivelano nonattinenti al danno causato dall’opera e, talvolta, irrealizzabili. Si è letto della proposta di realizzazione dipiste ciclabili a mitigazione di distruzione di habitat prioritari, piuttosto che della proposta di piantumazionedi essenze alloctone per ridurre il rumore o l’erosione da parte delle acque; ma si è letto anche dellaproposta di allontanamento della fauna prima dell’avvio dei lavori, lo spostamento delle greggi per indurreil Capovaccaio a volare lontano dalle turbine di un impianto eolico da realizzarsi in un sito riproduttivo diquesta specie, e molto altro;b.	tra le misure di compensazione proposte vi è anche la designazione come nuovi siti della Rete Natura 2000di aree che sono già all’interno di Parchi e Riserve, o di aree fortemente degradate, o di aree di bassissimovalore naturalistico, anche potenziale, semplicemente perché su di esse non gravano interessi economici;c.	i progetti per le grandi opere presentati in Italia spesso mancano del piano economico-finanziario e/odell’analisi costi/benefici. Da ciò discende l’assoluta incertezza della quota del costo dell’opera destinatoalle compensazioni (che prima del 2011 era del 5% ed oggi è del 2% per le “infrastrutture strategiche”), chequindi diventano solo un enunciato raramente seguito dai fatti concreti;d.	si aggiunga infine che in molte Regioni mancano nuclei ispettivi e/o di vigilanza qualificati. Ciò rendeinefficace, se non in alcuni molti casi impossibile, la verifica sulla realizzazione delle eventuali misure dimitigazioni e compensazione, anche di quelle sotto forma di prescrizione nei pareri resi dalle amministrazionicompetenti;e.	ancora oggi si leggono Studi di Incidenza in cui le misure di mitigazione e di compensazione vengonoutilizzate come sinonimi.
16. 16Le misure di compensazione stricto sensu vengono definite e proposte in modoimproprioSebbene sia stato largamente chiarito nelle linee guida della Commissione europea2e in sentenze dellaCorte di giustizia (es. C-127/02, causa C-441/03) che le misure di compensazione possono essere prese inconsiderazione solo nell’ipotesi, eccezionale e assolutamente residuale, che il degrado di specie e habitatprotetti da Natura 2000 debba essere accettato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico e inmancanza di un’alternativa, in Italia le misure di compensazione sono utilizzate semplicemente per giustificarel’approvazione di un progetto che avrà impatto su siti della Rete Natura 2000, senza per altro che ne vengamessa a conoscenza la Commissione europea. Più in dettaglio:·	in molti casi si ricorre alle misure di compensazione senza neppure verificare se sussistano motiviimperativi di rilevante interesse pubblico;·	in altri casi si giustifica l’approvazione di un progetto che impatti anche irreversibili su siti Natura2000 per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, ma di fatto molto spesso la naturadell’interesse è privata e/o non rilevante;·	mai queste misure di compensazione garantiscono il mantenimento della coerenza della rete Natura2000 (si è letto di misure di compensazione che nulla hanno a che fare con la biodiversità);·	talvolta le misure di compensazione hanno un effetto negativo su altri interessi di conservazionedella natura, anche in siti Natura 2000.È importante, infine, notare che il Decreto del Ministro dell’Ambiente 17 ottobre 2007 n.184, recante “Criteriminimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e aZone di protezione speciale (ZPS)”, emanato per sanare la procedura di infrazione 06/2131, ha previsto, all’art.1 comma 4, che “Per ragioni connesse alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica o relative a conseguenzepositive di primaria importanza per l’ambiente, si può provvedere all’autorizzazione di interventi o progettieventualmente in contrasto con i criteri indicati nel presente atto, in ogni caso previa valutazione di incidenza,adottando ogni misura compensativa atta a garantire la coerenza globale della rete Natura 2000”. Quindi, il Dm,con una disposizione più restrittiva rispetto a quella di cui all’art. 6 della Direttiva Habitat e dell’art. 5 del DPR357/97 e smi, prevede che le deroghe siano attivabili - in ogni caso in condizioni di assoluta eccezionalità esempre non siano coinvolti habitat e/o specie prioritari - solo “per ragioni connesse alla salute dell’uomo e allasicurezza pubblica, ovvero relative a conseguenze positive per l’ambiente” e non già per motivi di natura socialeed economica.Conclusioni dello Studio di IncidenzaLaddove, nello Studio di Incidenza, si ammette l’esistenza di un qualche impatto, esso viene ridotto a nullanelle conclusioni. Questo modo di procedere è reso ancora più grave dal fatto che i funzionari pubblici, chefrequentemente non hanno le competenze tecniche o il tempo di poter effettuare un’analisi approfondita di tuttolo Studio di Incidenza (che spesso viene redatto con centinaia di pagine proprio al fine di renderne difficile lalettura) sono costretti a concentrare la propria attenzione quasi esclusivamente sulle sole conclusioni.Abbiamo segnalato ripetutamente agli Enti preposti le contraddizioni palesi, gli errori, le omissioni e anche falsi,ma nella quasi totalità dei casi quanto segnalato non viene tenuto in considerazione e solo raramente diventaoggetto di prescrizioni insieme al nulla osta al progetto. Solo in pochi casi, si è proceduto al parere negativoo alla richiesta di integrazioni o alla revoca del parere in autotutela (poi diventato oggetto di ricorso al TAR delproponente, con esiti spesso favorevoli al ricorrente e addirittura con il ridimensionamento della ZPS oggettodel ricorso, come accaduto per il caso della ZPS IT9110038, riportato nel dossier fotografico).	2	MANAGING NATURA 2000 SITES. The provisions of Article 6 of the ‘Habitats’ Directive 92/43/EECMethodological guidance on the provisions of Article 6(3) and (4) of the Habitats Directive 92/43/EECGuidance document on Article 6(4) of the ‘Habitats Directive’ 92/43/EEC
17. 17Gli ambiti di intervento della magistraturaIn ogni caso, sia che le Associazioni ambientaliste siano state parte del procedimento di valutazione, con inviodi osservazioni ed eventuale richiesta di bocciatura, sia che non lo siano state, vi sono due strade possibili dopol’approvazione di un intervento che provoca significativi impatti su un sito della Rete Natura 2000. L’ordinamentoitaliano consente infatti la proposizione del ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) o al Presidente dellaRepubblica (nel caso in cui siano scaduti i termini di presentazione del ricorso al TAR) per ottenere l’annullamento degliatti amministrativi aventi ad oggetto il progetto che si intende contestare, ovvero la presentazione di una denunciapresso la Procura della Repubblica, qualora si ravvisino ipotesi di reato.Entrambe le strade richiedono tempi lunghi per cui a volte, in attesa della pronuncia del TAR, i lavori procedonocomunque e il sito viene in ogni caso danneggiato. Si tenga inoltre presente che il giudice amministrativo si pronunciasu violazioni di legittimità e non entra nel merito degli studi e delle conseguenze derivanti da omesse informazioni/contraddizioni/falsi, ovvero, sul fatto che grazie a ciò si sia pervenuti ad un parere favorevole che consente al piano/progetto di incidere invece negativamente sul sito. Questa strada è pertanto non sempre percorribile e difficilmenteconsente di fermare piani/progetti basati su studi carenti e autoreferenziali. Spesso alla ditta interessata al progetto èsufficiente un parere negativo poco motivato da parte dell’Ente competente, o un cavillo nella procedura, per ottenereche un’eventuale sentenza del TAR per loro sfavorevole venga riformata nei gradi di giudizio successivi.In seguito ad un esito negativo di un ricorso al TAR, è possibile proporre appello al Consiglio di Stato o, in Sicilia, alCGA (Consiglio di Giustizia Amministrativo), ma anche queste strade sono sempre più complesse e non danno certezzadi risultati utili alla tutela ambientale. Anche il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica ha un efficacia relativa,visti i tempi di lunghi per giungere a conclusione e la limitata possibilità di interlocuzione con l’organo decisionale, nelcaso in cui il ricorso stesso non venga trasposto al TAR. È bene precisare che a seguito di un’opinabile interpretazionenormativa (che le stesse Associazioni contestano), il ricorso al Giudice Amministrativo può comportare il pagamento dibolli processuali, e a volte persino di “spese di soccombenza” (che possono ammontare a molte migliaia di euro), ossia,nel caso di esito negativo del ricorso, il giudice può stabilire di farci pagare le spese legali della controparte che è spessola Pubblica Amministrazione. Di conseguenza si ricorre al giudice amministrativo in sempre minori occasioni, rinunciandoa seguire tutti i casi di cui si viene man mano a conoscenza, costretti per queste norme, a dover selezionare e rischiare ilmeno possibile esiti negativi che possono ripercuotersi pesantemente dal punto di vista economico.La strada della denuncia alla Procura della Repubblica – qualora vi siano gli estremi – ha efficacia estremamentevariabile e non evita mai il danno al sito. L’intervento della Procura infatti è sempre postumo, salvo che non vi sianopalesi e gravissime situazioni del tutto evidenti, che consentano di sequestrare l’area e di evitare così il deturpamentodella stessa. Tutto dipende dai magistrati, dal carico di lavoro che hanno rispetto ad un organico sempre più ridotto, dalledirettive impartite dal Ministero degli Interni o dal Procuratore Capo che può assegnare, anche sulla base dell’esiguitàdell’organico, direttive di lavoro con priorità diverse da quelle della tutela ambientale. Tra i tanti casi che potremmoriportare segnaliamo quello che vede da anni il WWF impegnato contro una pericolosa espansione urbanistica della cittàdi Messina, a scapito dello ZPS ITA 030042, con gravissime conseguenze anche sulla sicurezza degli stessi cittadini(dissesto idrogeologico elevatissimo, alluvioni con decine di morti, danni per centinaia di milioni di euro ad ogni alluvione).Il WWF tra le tante azioni intraprese, ha presentato nell’aprile del 2009 alcune denunce per violazione sia delle normeurbanistiche che della Rete Natura 2000 contro ingenti edificazioni anche a scapito di habitat prioritario (cod. 6220*). Neldicembre del 2011, ad opere già realizzate, colline sbancate e dissesto idrogeologico estremamente aggravato, sullabase di una delle denunce presentate, la Procura della Repubblica di Messina ha indagato per falso ideologico 9 personee, tra queste, i membri della Commissione Valutazione di Incidenza del Comune di Messina. Inoltre, i consulenti dellaProcura hanno dichiarato nella loro relazione che si è di fronte ad un gravissimo abuso edilizio, a corruzione e a malaffareinfiltrato nella amministrazione pubblica della città. Per quanto l’esito delle indagini abbia confortato i volontari che daanni denunciavano lo scempio e il rischio, gli 8 palazzi sono stati ormai costruiti e le colline sono state distrutte, zona dipassaggio e di sosta di uccelli migratori, tra cui numerose specie di rapaci, oltre che zona di nidificazione di Magnanina,Sterpazzolina, Zigolo muciatto e molte altre specie (vedasi dossier fotografico). L’espansione edilizia inoltre continuaancora oggi, con grave nocumento per la ZPS.Riassumendo, quindi, le uniche due strade possibili dopo l’approvazione di un progetto/piano, con o senzaValutazione di Incidenza (contestata o no), non possono, nella quasi totalità dei casi, evitare la distruzione di un sito oparte di esso.
18. 18I pareri delle amministrazioni competentiCome già detto, i pareri delle amministrazioni competenti sono spesso lacunosi per ingerenze politico-istituzionali o per le competenze non idonee dei funzionari addetti alla Valutazione. Questo problema si accentuanelle Regioni in cui la Valutazione di Incidenza è delegata ai Comuni. Ad esempio, la regione Sicilia ha delegato aisingoli Comuni la procedura della Valutazione di Incidenza, tranne che per poche tipologie di opere/piani. I comuniin Sicilia sono ben 390, e solo pochissimi divulgano via web i progetti, mentre la maggior parte non rende note néle Valutazioni di Incidenza presentate, né le determine scaturite dall’esame delle stesse. La stessa Regione Sicilianon è a conoscenza di quanti e quali siti/habitat/specie siano interessati da opere/piani che ne hanno mutato lasuperficie, la qualità, la distribuzione o la consistenza delle popolazioni faunistiche/vegetazionali all’interno dei sitidella Rete Natura 2000. Inoltre, alcuni Comuni si trovano in evidente stato di conflitto di interesse poiché chiamatiad esprimersi su progetti da loro stessi promossi che, ovviamente, non hanno alcuna intenzione di respingere. Adonor del vero, bisogna dire che anche all’estremo opposto dell’Italia, in Veneto, troviamo una situazione analoga,in cui la Regione può delegare alle Province, ma anche ai Comuni, la Valutazione di Incidenza, in aggiunta allealtre ordinarie procedure di approvazione dei progetti di competenza comunale (edilizia e realizzazione di nuoveespansioni insediative in genere, strade e opere pubbliche comunali, impiantistica). E se, in via teorica, tale delegadovrebbe essere subordinata alla presenza presso i Comuni di specifiche competenze tecnico-scientifiche, di fattosi è proceduto a queste deleghe anche nel caso di piccoli Comuni in cui è presente solo una figura tecnica, geometrao perito, senza competenze specifiche in materia ambientale e paesaggistica. È palese, quindi, che da un lato nonsi può avere alcuna garanzia di una valutazione competente e, dall’altro lato, si ha un forte conflitto d’interesse. InVeneto, inoltre, l’Unità di progetto Coordinamento Commissioni (VAS, VINCA, NUVV), con competenze in materiadi valutazione ambientale è parte della Segreteria per le infrastrutture, che si occupa di approvazione dei pianiterritoriali e urbanistici, oltre che più in generale dei progetti infrastrutturali e impiantistica varia.Poiché i pareri resi dagli organi competenti, anche quando negativi, si basano spesso su motivazioni tecnichedeboli, nel caso di ricorsi presso il TAR, tali insufficienti motivazioni consentono al soggetto che ha proposto ilprogetto l’impugnazione del parere presso il TAR e l’annullamento dello stesso, come abbiamo evidenziato inprecedenza. Spesso le Autorità ambientali competenti in Italia approvano pareri negativi così palesemente carentinelle motivazioni da far venire il sospetto, che speriamo infondato, che si vogliano offrire facili argomenti ai proponentiper richiederne l’annullamento da parte della giustizia amministrativa.In alcuni casi viene dato parere positivo accompagnato da numerose prescrizioni, molte delle quali sono incontraddizione tra di loro o irrealizzabili o incomprensibili. Ad esempio, per un progetto che richiedeva la oggettivanecessità di realizzare ampie piste in pendii ripidi e crinali, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali ha datoparere favorevole indicando come prescrizione il fatto che non si dovessero alterare lo stato dei luoghi; ne consegueche per ottemperare a questa prescrizione, il progetto non avrebbe potuto essere realizzato, mentre invece è indirittura di arrivo. La denuncia alla procura della Repubblica per molte irregolarità riscontrate nella procedura diautorizzazione (inclusa la Valutazione di Incidenza, interessando tre SIC con specie e habitat prioritari) non ha avutoseguito.In ogni caso, manca praticamente sempre la successiva verifica dell’ottemperanza alle prescrizioni. Tanto èvero che ad oggi, molti degli Enti preposti al rilascio dei pareri non hanno nucleo ispettivo, ovvero, nessuno diessi può, avviati i lavori, procedere con il controllo degli stessi e verificare se si sia ottemperato alle prescrizioni.Gli organi di controllo sono quindi pochissimi, se non del tutto mancanti, a fronte delle numerose attività chedovrebbero verificare. Nei rari casi in cui si riesce ad ottenere l’intervento delle forze dell’ordine per far rispettare unaprescrizione, la ditta motiva la non ottemperanza per ragioni tecniche e i lavori procedono comunque.è anche accaduto che laddove le Associazioni ambientaliste hanno evidenziato la violazione delle prescrizionirese - fatto che per legge annulla il parere - l’organo competente, anziché revocare il parere e fermare i lavori, hafatto in modo che essi potessero proseguire individuando “aggiustamenti” al medesimo. In un specifico caso (casoSIC ITA040004, vedasi dossier fotografico), la denuncia alla Procura ha poi portato allo svolgimento di un processopenale, ancora in corso, ma il SIC è stato completamente stravolto, le opere sono state ultimate e a nulla sono valseanche le osservazioni allo “Studio di Incidenza”, assolutamente difforme da quanto previsto dalle norme vigenti.Vi è anche un altro fatto importante che si verifica per molti progetti, che sono tra l’altro i più rilevanti perchéconsiderati “strategici”: la normativa derivante dalla cosiddetta legge Obiettivo (legge 443/2001) stabilisce che ilparere venga reso dalle Autorità competenti sul progetto preliminare, fase questa che presenta indicazioni moltovaghe sulla quantità e qualità degli interventi previsti. Accade quindi che in fase esecutiva, a progetto preliminaregià approvato, il proponente pretenda di realizzare alcune opere (in genere per la fase di cantiere che comunquepermangono nella fase di esercizio) che risultano in evidente contrasto sia con quanto affermato nella Valutazione
19. 19di Incidenza, sia con altre norme di tutela ambientale vigenti sul territorio. Nonostante questo, grazie al parererilasciato in fase di progetto preliminare, non viene mai espresso un parere negativo sul progetto definitivo, chesegue il preliminare e precede il progetto esecutivo, se non grazie all’intervento delle Associazioni ambientaliste esolo laddove subentrano altre norme più stringenti di quelle che regolamentano l’applicazione della Direttiva Habitate Uccelli. Tra i vari casi eclatanti, segnaliamo quello in cui una ditta pretendeva di allargare notevolmente una stradasterrata in zona A di una Riserva naturale, anche SIC, con conseguente distruzione irreversibile di una delle pocheforeste di Tasso superstiti del Meridione d’Italia, in palese contrasto sia con la Valutazione di Incidenza redatta, siacon le norme di tutela della Riserva che vietavano esplicitamente qualsiasi modifica in zona A. Nonostante la leggefosse dalla parte dell’area protetta, la Ditta ha presentato ricorso al TAR contro il provvedimento negativo dell’Entegestore, rinunciando poi al proseguo del ricorso e all’allargamento della strada in area plurivincolata poiché nelfrattempo aveva individuato diversa modalità per il trasporto del materiale. Se l’Ente gestore della Riserva non fossestato molto attento ai motivi istitutivi sia del SIC che della Riserva Naturale e se non avesse avuto l’ausilio delleAssociazioni ambientaliste, avrebbe probabilmente autorizzato un intervento illegittimo.La gestione dei siti Natura 2000 in ItaliaSebbene sulla gestione dei siti Natura 2000 dovremmo redigere un ulteriore dossier, ci preme comunque metterein evidenza alcune delle tante criticità legate a questo argomento. Laddove un sito della Rete Natura 2000 ricade inun’area naturale protetta a diverso titolo (Riserva naturale statale o regionale, Parco regionale, Parco nazionale, Oasi,ecc…), la sua tutela viene demandata all’Ente gestore dell’area protetta, fermo restando che le porzioni esterne adessa, subiscono inevitabilmente pressioni maggiori e sono sottoposte a minore vigilanza o assenza di essa.Se questo Ente gestore è in grado di porsi come obiettivo prioritario la tutela ambientale anziché altre iniziativee attività, il sito può godere di una corretta gestione e pertanto vengono garantiti gli obiettivi di conservazione per ilquale esso era stato individuato ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli. Se invece sovente l’Ente gestore ha finalitàdiverse da quelle di tutela ambientale (come nel caso, ad esempio, dell’Ente che gestisce il demanio forestale) sirischia che non si attuino interventi efficaci per la protezione dell’ambiente a causa di una strumentale “divergenzadi obiettivi”, di una non sufficiente preparazione del personale e del prevalere di ingerenze politiche istituzionali.Un esempio viene dal Veneto, dove la porzione del SIC/ZPS IT3250016“Cave di Gaggio” che rientra all’internodell’omonima Oasi LIPU si differenzia per un maggior numero di specie di uccelli, anche di interesse comunitario,rispetto alla porzione esterna all’Oasi LIPU, ricadente in un’ Oasi di protezione della flora e della fauna provincialepriva di una vera e propria gestione naturalistica (Pegorer e Stival 2009, Stival et al. 20113). Inoltre, da questi studiemerge come anche a livello temporale (numero di mesi nel corso dell’anno) la presenza di alcune specie di interessecomunitario, ad esempio Phalacrocorax pygmeus e Casmerodius albus, sia maggiore nella porzione del SIC/ZPSgestita dalla LIPU, piuttosto che nella porzione esterna all’Oasi. Inoltre, nell’Oasi “Cave di Gaggio” è presente unagarzaia plurispecifica in crescita (Ardea purpurea, Ardea cinerea, Egretta garzetta, Nycticorax nycticorax, Bubulcusibis, Ardeola ralloides, Phalacrocorax pygmeus) con circa 275-284 coppie nel 2012 (dato non ancora pubblicato),delle quali circa 200 appartenenti alla specie Phalacrocorax pygmeus. Simili presenze non sono state segnalate inaltri siti Natura 2000 di ambiente di cava senile in area vasta, di analoghe caratteristiche ecosistemiche ma privi diuna idonea gestione (IT3250008 “Ex Cave di Villetta di Salzano”, IT3250017“Cave di Noale”, IT3250021 “Ex cave diMartellago”, tutte in provincia di Venezia); solo nel sito “Cave di Noale” sono infatti segnalate alcune coppie di Ardeapurpurea e in quello “Ex Cave di Villetta di Salzano” alcune coppie di Ardea cinerea. Anche per quanto concernel’avifauna acquatica in generale, ogni anno, durante i censimenti IWC (International Waterbird Census) di metàgennaio promossi dalla Provincia di Venezia e coordinati dall’Associazione Faunisti Veneti e dall’ISPRA, l’ambito diex cave incluso nell’Oasi LIPU delle Cave di Gaggio si conferma quello con i contingenti maggiori di uccelli acquaticirispetto gli altri sistemi di ex cava già citati e privi di idonea gestione naturalistica, non solo per quanto concerne gliardeidi e Phalacrocorax pygmeus ma anche per Phalacrocorax carbo, Anas crecca e Anas platyrhynchos (dati nonpubblicati, estrapolabili comunque da archivi ISPRA).3 Pegorer M., Stival E. 2009. Gli ardeidi coloniali nidificanti del SIC e ZPS IT3250016 “Cave di Gaggio”: status delle conoscenzee monitoraggi. In: Brunelli M., Battisti C., Bulgarini F., Cecere J.C., Fraticelli F., Gustin M., Sarrocco S. & Sorace A. (a cura di) Attidel XV Convegno Italiano di Ornitologia. Sabaudia, 14-18 ottobre 2009. Alula XVI (1-2): 561-563.Stival E., Pegorer M., Basciutti P. 2011. L’avifauna del SIC e ZPS IT3250016 “Cave di Gaggio”. In: M. Bon, F. Mezzavilla, F. Scarton(eds). Atti 6° Convegno Faunisti Veneti. Boll. Mus. St. Nat. Venezia, suppl. al vol. 61: 171-179.
20. 20Così pure Ca’ Roman, porzione meridionale del SIC/ZPS IT3250023 “Lido di Venezia: biotopi litoranei”, èuno dei pochi biotopi della costa alto adriatica italiana ad ospitare le fitocenosi, presenti con peculiare zonazionedall’arenile verso l’entroterra, tipiche degli ecosistemi litoranei di tale tratto costiero4. Le attività sviluppate daLIPU per la tutela delle coppie nidificanti di fratino (Charadrius alexandrinus), consistenti nella recinzione di trattidi arenile per escluderli da un massiccio disturbo antropico dato dai bagnanti, consentono di limitare i danni dacalpestio prodotti all’habitat di interesse comunitario (All. I Direttiva 92/43/CEE) 1210 “Vegetazione annua delle lineedi deposito marine”, inquadrabile tra gli obiettivi di conservazione del sito Natura 2000, costituito da formazionierbacee terofitiche colonizzanti le spiagge sabbiose ricche di detriti organici, riconducibile all’associazione Salsolokali–Cakiletum maritimae. Si è potuto notare che le formazioni di Cakile maritima presenti nell’arenile protetto dalcalpestio di Ca’ Roman sono tra le più integre e meglio sviluppate presenti nel sito Natura 2000 e in altri siti Natura2000 costieri dove l’habitat è segnalato ma dove non sono attuate simili azioni di tutela (Buffa G., com pers., datinon pubb.).Nel Lazio possiamo presentare un altro esempio di diversa gestione di un sito della Rete Natura 2000. Il SICIT6030023 “Macchia Grande di Focene e macchia dello Stagneto” ricade in parte nell’Oasi del WWF, mentre unaporzione del sito è compresa nella Riserva Naturale Statale Litorale Romano. Nella porzione ricadente nell’Oasi delWWF sono stati mantenuti i valori naturalistici, una corretta fruizione e – al di là dei problemi connessi alla vicinanzaestrema dell’aeroporto di Fiumicino e nuovi progetti di allungamento di piste di decollo e atterraggio – una buonatutela delle specie e degli habitat inclusi. Nella Riserva Statale del litorale Romano, gestito dalla Provincia di Roma,la situazione cambia palesemente: le dune sono state parzialmente distrutte, sono stati autorizzati lidi e spazi perla fruizione balneare e vi sono automezzi che entrano devastando la flora e disturbando gravemente la fauna. Lesegnalazioni inviate dal WWF alla Riserva e agli organi di controllo non hanno ancora posto rimedio concreto aquesto stato di fatto.Anche nel caso di Enti gestori che hanno maggiore affinità con gli obiettivi di conservazione rispetto ad altri,vengono spesso compiuti errori – in questo caso del tutto in buona fede – che compromettono nel tempo le speciee gli habitat per i quali il sito era stato istituito. Un intervento di forestazione laddove vi sono praterie substeppicheprovoca inevitabilmente un mutamento delle specie che possono occupare quel determinato sito, come è accadutoper un impianto di cerri in quota (1.100 m) che ha provocato la scomparsa della Coturnice siciliana (Alectoris graecawhitakeri)e della Tottavilla (Lullula arborea) in una porzione della ZPS IT030042; caso significativo di come possamodificarsi, anche con le migliori intenzioni, un sito importante per la riproduzione di due specie di uccelli in allegatoI della Direttiva 2009/147/CE.L’ingerenza della politica in molti organi di gestione di aree protette è evidente in molte Regioni e, purtroppo, nonraramente il WWF e la LIPU sono dovute intervenire anche sugli Enti gestori di Parchi nazionali e regionali o Riserveper richiamarli al rispetto delle norme e delle procedure derivanti dalle Direttive Habitat e Uccelli.	Infine, in merito ai Piani di gestione, la situazione è nota alla DG Ambiente mediante l’aggiornamento inviato dalMinistero dell’Ambiente nel 2011. Non essendo obbligatorio, le Regioni procedono in modo disorganico, e ancheWWF e LIPU conoscono in modo poco approfondito lo stato dell’arte, tranne che per alcuni casi per i quali si sonorilevati errori macroscopici o gravi lacune. Ben poco si conosce anche in merito al rispetto dei Piani di gestioneladdove esistenti.4 Buffa G., Fantinato E., Pizzo L. 2012. Effects of Disturbance on Sandy Coastal Ecosystems of N-Adriatic Coasts (Italy), BiodiversityEnrichment in a Diverse World, Dr. Gbolagade Akeem Lameed (Ed.), ISBN: 978-953-51-0718-7, InTech, DOI: 10.5772/48473.Available from: http://www.intechopen.com/books/biodiversity-enrichment-in-a-diverse-world/effects-of-disturbance-on-sandy-coastal-ecosystems-of-n-adriatic-coasts-italy-
21. 21Modifiche ai perimetri dei siti Natura 2000La cattiva o mancata gestione di molti siti Natura 2000, dalla loro designazione ad oggi, ha provocato un fortedegrado, sino ad arrivare talvolta alla scomparsa di quelle specie e di quegli habitat che avevano giustificato ladesignazione come SIC o ZPS. Paradossalmente questo degrado è utilizzato in modo strumentale sia per autorizzareulteriori impatti, come già detto, sia per proporre la variazione dei perimetri e la riduzione della superficie dei sitiper rispondere a richieste di natura prettamente economica (es. apertura di nuove cave o di impianti sciistici). Sinoad oggi tali proposte sono state scoraggiate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare inriferimento alla nota della Commissione avente come oggetto “Updating of the Natura 2000 Standard Data Formsand Database”, ma è innegabile e frustrante constatare il continuo tentativo da parte di alcune Province, e talvoltadelle stesse Regioni, di ridurre la superficie dei siti Natura 2000.La vigilanza sui sitiPer i siti non ricadenti in altre tipologie di aree protette, la vigilanza è demandata al Corpo Forestale delloStato o al Corpo Forestale Regionale (nelle Regioni a statuto speciale) o al Corpo Forestale Provinciale (nelleProvince autonome di Trento e Bolzano) come prevede il DPR 357/97 e smi. È evidente che mancando un regimesanzionatorio, sia amministrativo che penale, e tenuto conto che quello recentemente introdotto (art. 727 bis e733 bis del codice penale di cui si è accennato prima) presenta ampie maglie di interpretazione a vantaggio di chiproduce il danno a specie e habitat di specie, la vigilanza è del tutto aleatoria e soggetta all’arbitrarietà delle normevigenti, molto poco esplicite.In ogni caso, laddove si è in presenza di fatti oggettivi (Valutazione di Incidenza assolutamente difforme oaddirittura omessa a fronte di opere da sottoporre con certezza a tale procedura), l’Ente preposto alla vigilanzademanda al Magistrato di turno la decisione del caso, ma - come abbiamo visto - l’intervento è quasi semprepostumo alle opere quando non del tutto assente. Solo laddove vi siano anche altre norme di tutela e una loropossibile violazione (vincolo idrogeologico, vincolo paesaggistico, norme sul prelievo idrico, ecc…), si può sperarein un intervento tempestivo che scongiuri il danno.Si deve poi aggiungere che esiste un’oggettiva e estremamente preoccupante carenza di organico checolpisce anche il Corpo Forestale, dello Stato o Regionale che sia. Altri organi di Polizia, proprio per problemi legatiall’insufficiente copertura di uomini, sono spesso indirizzati dai Prefetti delle singole Province verso precise porzionidi territorio o tipologie di reati. Chiamarli per un intervento, porta quasi sempre e inevitabilmente a un rimando adaltri organi di polizia senza venirne a capo, finendo poi per doversi rivolgersi obbligatoriamente al Corpo Forestalela cui carenza di organico è, ripetiamo, ormai cronica.Considerazioni conclusiveLe norme a tutela dell’ambiente sono scarsamente applicate in Italia (come dimostra il fatto che nel bilancioannuale sulle procedure di infrazione comunitarie il nostro Paese è al primo posto per violazione delle normeambientali). In particolare, le norme derivanti dalle Direttive Habitat e Uccelli spesso non sono rispettate e laprocedura di Valutazione di Incidenza non viene applicata correttamente. Superata la prima fase di designazionedei siti della Rete Natura 2000, che molte Regioni hanno concluso molti anni dopo l’avvio e solo a seguito di unaprocedura di infrazione (C-378/01) per quanto concerne le ZPS, taluni Enti pubblici e i soggetti privati italiani hannofrequentemente cercato il modo di non applicare correttamente, aggirare o eludere le norme e delle procedurecomunitarie.L’assenza di sanzioni, sia amministrative che penali, in caso di violazioni ha prodotto in Italia il consolidamentodi comportamenti non virtuosi e tra tutti la Valutazione di Incidenza, se e quando redatta, è diventata nella quasitotalità dei casi semplice carta riempita di foto, mappe e capitoli intrisi di autoreferenziale bontà del progetto.La frequente inadeguatezza degli organi di valutazione (sia in termini di organico che di preparazione tecnica) haportato alla prassi quasi costante di approvazione della quasi totalità dei piani/progetti/attività.Molte Regioni hanno emanato norme in materia di Rete Natura 2000, ma hanno reso in alcuni casi impossibile ilcontrollo di quanto accade nei SIC e nelle ZPS, talvolta delegando ai comuni la materia ed evitando accuratamentel’evidenza pubblica di ciò che viene proposto e approvato.
22. 22Per quanto le nostre Associazioni possano registrare alcuni successi, dovuti a grandi sforzi anche di anni e anni,non sempre è possibile mantenere l’attenzione sulle diverse vertenze. Per quanto le Associazioni ambientalistesiano competenti e impermeabili alle ingerenze, alle pressioni e alla corruzione, bisogna sempre ricordare che sitratta di organizzazioni di volontari.La minore attenzione della DG Ambiente ai reclami riguardanti la situazione italiana presentati negli ultimi anni,ha inevitabilmente consolidato il comportamento non virtuoso di molti Enti pubblici, forti della arbitrarietà acquisitain materia di Rete Natura 2000.Se in Italia continuerà la gestione inadeguata e incontrollata di questa importante Rete e l’applicazione erroneao elusiva delle procedure che discendono dalle Direttive Habitat e Uccelli senza che vi sia quel cambio di rotta, chesolo l’avvio di nuove procedure di infrazione può comportare, la Rete Natura 2000 in Italia subirà costantemente unacontrazione e saremo costretti a rilevare quotidianamente la perdita della biodiversità e il mancato conseguimentodegli obiettivi di conservazione.La stessa DG Ambiente appare consapevole di questo rischio e ha espresso la necessità di “migliorarel’attuazione del diritto dell’ambiente”, ammettendo che un conto è attuarlo, in linea teorica, a Bruxelles, Lussemburgoe Strasburgo, altro è attuarlo “correttamente sul terreno nei 27 paesi”.Apprendiamo con piacere che la DG “sta esaminando attualmente il divario esistente fra la legislazione originariae il risultato finale” (tratto da Ambiente Europei, n. 45 del 2011).Abbiamo pertanto racchiuso in questo dossier, alcuni degli esempi più interessanti a noi noti che dimostranoquali siano le maggiori criticità presenti in Italia, allo scopo di chiarire come il Diritto dell’UE sia non correttamenteapplicato nel nostro Paese e come il raggiungimento degli “obiettivi fondamentali” – in questo caso la preservazionedella biodiversità – sia ben lungi dall’essere obiettivo primario della Repubblica italiana.Senza un forte supporto della DG Ambiente sui temi da noi sollevati con precisi, puntuali e approfonditi interventie relative procedure di infrazione, la biodiversità in Italia non potrà che impoverirsi sempre più di più a causa dellaelusione o del mancato rispetto delle Direttive Habitat e Uccelli.Un atteggiamento conciliante di fronte a casi palesi di infrazione del diritto comunitario in materia di biodiversità,che talvolta sembra aver pervaso anche l’azione degli organismi comunitari, non aiuta la situazione ed anzi,logicamente, la aggrava. Viceversa, lo stesso rigore richiesto, a livello comunitario sulle regole economiche efinanziarie vigenti, che solitamente non ammettono deroghe, dovrebbe essere applicato in campo ambientale enaturalistico. Questo perché l’Europa è una realtà che trova piena ragione e dignità anche, se non soprattutto, nelladifesa dei suoi valori materiali e immateriali, tra cui quello ambientale, gravemente messo a rischio –con danno per lastessa economia- in molti dei suoi aspetti. Suoli naturali sottratti per sempre alle proprie funzioni, impermeabilizzatiquando non rimossi e gettati via, intere superfici irreversibilmente alterate, specie animali e vegetali allontanateper sempre da territori ormai alterati (nella migliore delle ipotesi, quando non distrutte direttamente dalle opereapprovate), perdita di risorse naturali (idriche in primis) sono costi che si ripercuotono in un futuro anche non troppolontano (si pensi ad esempio agli ingentissimi danni per il dissesto idrogeologico), ma il cui costo sarà elevatissimoper le prossime generazioni.Le Nazioni Unite nel Rapporto 2011 sullo Sviluppo Umano hanno sostenuto che “i danni all’ambiente sono lapiù grave minaccia per lo sviluppo mondiale”, rivelando per la prima volta lo stretto legame tra fattore ambientale ecrescita e invitando tutti i Paesi del mondo ad uno sviluppo più sostenibile”.Per ottenere questo risultato il WWF e la LIPU sono convinti che non si possa prescindere dalla tutela effettivadelle componenti ambientali ed ecosistemiche e, alla luce della situazione italiana descritta in questo dossier,solo un’azione coerente e decisa della DG Ambiente, che noi vivamente auspichiamo e siamo qui a chiedere conconvinzione e forza, potrà consentire una sostanziale ripresa della legalità.
23. 23Elenco dei casi inviati alla Commissioneeuropea come esempio di numerosi altri piani,progetti e attività che hanno danneggiato sitidella rete Natura 2000.IT1110020 Lago di Viverone (SIC-ZPS) – PIEMONTE: numerosi interventi realizzati in assenza di Valutazione di Incidenzao dopo Valutazioni di Incidenza che disattendono a quanto disposto dall’art. 6, comma 3, della Direttiva Habitat, conconseguente disturbo di specie nidificanti e distruzione di un habitat prioritario (91E0 * Foreste alluvionali di Alnus glutinosae Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)). In nessun caso è stato considerato l’impatto cumulativodovuto ai diversi interventi.IT1343502 Parco della Magra Vara (SIC) – LIGURIA: interventi di ripristino funzionalità idraulica, senza Valutazione diIncidenza, che hanno causato gravissimi danni al sito, con asportazione quasi totale della componente arborea residua earbustiva riferibile ad habitat di interesse comunitario (92A0, 3280), anche prioritari (91E0*).IT2040044 Parco nazionale dello Stelvio (ZPS) - TRENTINO ALTO ADIGE: realizzazione di impianti sciistici per i Mondiali2005. E’ uno degli ultimi reclami inviati alla CE dal WWF Italia, che ha avuto seguito, con condanna dell’Italia nel settembre del2007. I lavori sono proseguiti nonostante la messa in mora e varianti al progetto prive di Valutazione di Impatto Ambientale.IT3120167 Torbiere alta Val Rendena (SIC), IT3120175 Adamello (SIC), IT3120177 Dolomiti di Brenta (SIC), IT3120158Adamello Presanella (ZPS), IT3120159 Brenta (ZPS) - TRENTINO ALTO ADIGE: impianti sciistici, parcheggi, cabinovie conValutazione di Incidenza insufficiente e difforme dall’art. 6, comma 3, della Direttiva Habitat. Le specie per le quali il sito erastato istituito hanno subìto contrazione di habitat e disturbo elevatissimo.IT3250031 Laguna superiore di Venezia (SIC), IT3250023 Lido di Venezia: biotopi litoranei (SIC – ZPS), IT3250046 Lagunadi Venezia (SIC–ZPS), IT3250030 Laguna medio-inferiore di Venezia (SIC), IT3250003 Penisola del Cavallino, biotopilitoranei (SIC-ZPS) - VENETO: distruzione di habitat, anche prioritari (1150*, 7210*, 2130*), causata dal progetto Mo.S.E.,oggetto di procedura di infrazione ( 2003/4762) poi archiviata. Le stesse misure di compensazione messe in atto (interessateda una Pratica EU Pilot 477/09/ENVI, poi chiusa) si sono rivelate inutili o hanno provocato ulteriori danni a causa delle modalitàcon le quali sono state realizzate.IT3340001 Falesie di Duino (SIC ora incluso nel sito IT3340006 “Carso Triestino e Goriziano”) - FRIULI VENEZIA GIULIA:ulteriore escavazione di un ex cava finalizzata ad opere edili per il turismo. Valutazione di Incidenza difforme dall’art. 6, comma3, della Direttiva Habitat, con conseguente distruzione di habitat prioritario (8240 * Pavimenti calcarei). Il reclamo presentato allaCE è stato archiviato.IT3341002 Aree carsiche della Venezia Giulia (ZPS) e IT3340006 Carso triestino e goriziano (SIC) - FRIULI VENEZIAGIULIA: l’operazione “alvei puliti 2012” ad opera della Protezione Civile, realizzata senza Valutazione di Incidenza, ha portato altaglio indiscriminato di vegetazione riparia in molti tratti di corsi d’acqua in tutta la Regione. L’intervento che ha provocato piùdanni è stato quello condotto in Val Rosandra, all’interno della ZPS IT3341002 e SIC IT3340006, che ha portato alla pressochétotale distruzione dell’habitat 92A0 (Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba).IT5190003 Montagnola senese (SIC) - TOSCANA: Piano cave approvato senza Valutazione di Incidenza; solo per una cavasi è riusciti ad ottenere la stesura della Valutazione di Incidenza che è risultata però difforme dall’art. 6 comma 3 della DirettivaHabitat.IT9110039 Promontorio del Gargano (ZPS, già ZPS IT9110008 “Valloni e Steppe pedegarganiche”) - PUGLIA: numerosiinterventi, senza Valutazione di Incidenza o con Valutazioni di Incidenza difformi dall’art. 6 della Direttiva Habitat. Danni adhabitat e specie per i quali il sito è stato designato. Una Procedura di infrazione ex art. 226 TCE (2001/4156) su segnalazionedella LIPU per interventi di industrializzazione ha portato alla condanna dell’Italia (causa C-388/05); in seguito il sito è statonuovamente interessato da Procedura di infrazione (2001/4156 ex art. 260 TFUE) che è stata archiviata.ITA010028 Stagnone di Marsala e Saline di Trapani – area marina e terrestre (ZPS, già ZPS ITA010007 Saline di Trapani)- SICILIA: prima dell’arrivo del WWF come gestore della Riserva Naturale Orientata, sono stati realizzati numerosi interventi adanno di habitat prioritari, compresi interramenti di intere saline, successivamente anche la realizzazione di aree industriali aridosso della ZPS.
24. 24TA030042 Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello stretto di Messina (ZPS) - SICILIA:numerosissimi interventi edili, sbancamenti, cave, lottizzazioni, senza Valutazione di Incidenza o con Valutazioni di Incidenzafortemente difformi dall’art. 6 comma 3 della Direttiva Habitat, a danno dell’habitat prioritario (6220 * Percorsi substeppicidi graminacee e piante annue dei Thero-Brachy-podietea) e di aree naturali e semi naturali, fondamentali per la sosta e ilnutrimento dei numerosissimi uccelli che utilizzano lo Stretto di Messina lungo la rotta di migrazione da e per l’Africa. Varianteal PRG ad oggi priva completamente della Valutazione di Incidenza. Numerosissimi nuovi progetti anche di enti pubblici,dal forte impatto ambientale, il tutto senza una visione complessiva delle trasformazioni subite dal sito dal 2005 ad oggi. LeValutazioni di Incidenza che vengono presentate, sono da sempre, prive dell’analisi del l’impatto cumulativo dovuto ai diversiinterventi dalla data dell’istituzione della ZPS (1998 e 2005 ampliamento) ad oggi.ITA040004 Foce del fiume Verdura (SIC) - SICILIA: distruzione totale del SIC per realizzazione di un Golf resort conValutazione di Incidenza difforme dall’art. 6 comma 3 della Direttiva Habitat.ITA050007 Sughereta di Niscemi (SIC) - SICILIA: lavori di costruzione del sistema radar MUOS (Mobile User ObjectiveSystem), con Valutazione di Incidenza difforme dall’art. 6 comma 3 della Direttiva Habitat e in violazione di altre norme relativealle aree protette e a vincoli paesaggistico-ambientali.ITA050012 Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ZPS), ITA050001 Biviere e Macconi di Gela (SIC), ITA050011 TorreManfria (SIC) - SICILIA: numerosi interventi (villaggi turistici, lidi, gasdotti, cave, aree industriali ecc.) senza Valutazione diIncidenza o con Valutazioni di Incidenza difformi dall’art. 6 comma 3 della Direttiva Habitat. Grave nocumento dei numerosihabitat e specie prioritarie. Imminenti nuovi progetti a forte impatto negativo (eolico off shore e impianto fotovoltaico di enormidimensioni).IT2040042 Lago di Mezzola e Pian di Spagna (SIC-ZPS) - LOMBARDIA: attività estrattiva e di lavorazione inerti,insediamenti turistici e commerciali, discariche di rifiuti speciali non bonificate, nuova bretella stradale, autorizzazione percasa colonica in area di esondazione. Valutazioni di Incidenza mancanti o difformi dall’art. 6 comma 3 della Direttiva Habitat.Nessuna delle Valutazioni di Incidenza ha considerato gli effetti cumulativi dei diversi interventi.IT3220013 Bosco di Dueville (ZPS) e IT3220040 Bosco di Dueville e risorgive limitrofe (SIC) - VENETO: interventi legati aun Progetto LIFE+ che hanno prodotto disturbo all’avifauna e danni gravi a un habitat di interesse comunitario (cod. 3260).IT3250041 Valle Vecchia-Zumelle-Valli di Bibione (ZPS) e IT3250033 Laguna di Caorle - Foce del Tagliamento (SIC)- VENETO: lavori di scavo in alveo con Valutazione di Incidenza lacunosa e difforme rispetto a quanto previsto dall’art. 6,comma 3, della Direttiva Habitat. Conseguentemente i lavori di scavo hanno portato a sottrazione di superficie di numerosihabitat (1140, 1420, 1510*, 2110, 2120, 2130*) e al deterioramento di altri (1320, 1410, 2270*).IT5140011 Stagni della Piana Fiorentina e Pratese (SIC-ZPS) - TOSCANA: all’interno di un progetto LIFE Natura finalizzatoal miglioramento dello stato di conservazione di specie di interesse comunitario, in particolare di specie incluse in all. I dellaDirettiva Uccelli e uccelli migratori, la parte più significativa degli interventi è stata dedicata a miglioramenti ambientali diun’area umida da anni utilizzata a fini venatori. Nonostante la caccia fosse stata indicata come causa di rarefazione di alcunespecie (Moretta tabaccata in primis), si è comunque mantenuta l’attività venatoria all’interno di questo sito.IT7110100 Monte Genzana (SIC) - ABRUZZO: intervento per la realizzazione di una pista ciclabile, all’interno di una RiservaNaturale e a 50 metri dal SIC, che ha alterato gravemente ambienti. L’intervento è stato bloccato, ma a danni in gran parte giàcompiuti.IT7110207 Monti Simbruini (ZPS-SIC) - LAZIO, IT6050008 Simbruini ed Ernici (ZPS), IT6030040 Monte Autore e MontiSimbruini centrali (SIC) - ABRUZZO: la realizzazione della strada che ha reso accessibile a tutti i mezzi, anche non fuoristrada, aree importanti per la tutela di habitat e specie di interesse comunitario. Valutazione di Incidenza con prescrizioni emitigazioni non rispettate durante l’esecuzione dei lavori.IT8030011 Fondali marini di Punta Campanella e Capri (SIC-ZPS) - CAMPANIA: previsione di 7 porti turistici, Valutazionidi Incidenza non redatte o se redatte, difformi dall’art. 6, comma 3, della Direttiva Habitat. Dei 7 progetti uno è stato giàcompletato e un altro è in corso di realizzazione. Gravi danni agli habitat marini ed in particolare alle praterie di Posidoniaoceanica (1120).IT9110002 Valle Fortore, Lago di Occhito (SIC) - CAMPANIA: taglio indiscriminato della vegetazione del fiume,diversamente da quanto dichiarato dai diversi enti pubblici prima dell’avvio dei lavori.IT9110005 Zone Umide della Capitanata (SIC), IT9110038 Paludi presso il Golfo di Manfredonia (ZPS) - PUGLIA:trasformazione di zone umide in agricole, sia con Valutazione di Incidenza difforme dall’art. 6, comma 3, della DirettivaHabitat, che senza alcuna Valutazione di Incidenza.
Organigramma il mare e il suo habitat
LE ORCHIDEE: DAL DNA AL FIORE
Parchi naturali ita pdf
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References: art.6
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 226
 art. 260