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Timestamp: 2019-11-13 21:09:51+00:00

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Incidente stradale: responsabilità conducente
In caso di sinistro stradale, il conducente della macchina è tenuto a prevenire anche le condotte imprudenti degli altri automobilisti ed è pertanto responsabile anche se dimostra che l’altro soggetto coinvolto ha violato il codice della strada.
«Fare tutto il possibile per evitare lo scontro»: se volessimo sintetizzare in un’unica massima tutte le regole sulla responsabilità del conducente per l’incidente stradale potremmo esprimerla proprio in questi termini. In buona sostanza, per escludere la colpa, in caso di sinistro stradale, non basta dimostrare la violazione del codice della strada da parte dell’altro conducente e di aver guidato in modo prudente, ma bisogna anche dar prova di aver fatto di tutto per evitare l’impatto, se prevedibile. A tale conclusione è arrivata più volte la giurisprudenza della Cassazione [1] richiamandosi alla regola del codice civile secondo cui, in assenza di tale dimostrazione, si deve applicare la regola del concorso di colpa.
Per comprendere meglio cosa prevede la legge e capire quali regole definiscono la responsabilità del conducente in caso di incidente stradale facciamo un esempio pratico che, per quanto banale, è proprio il fulcro della questione.
1 Incidenti stradali: obbligatorio prevedere le imprudenze altrui
2 Responsabilità conducente: cosa dice la legge?
3 Se uno dei conducenti ha colpa, l’altro non è esente da colpe
4 Il conducente è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché prevedibile
5 Quando c’è la presunzione di pari responsabilità (concorso di colpa)
6 Responsabilità conducente per tamponamento
Incidenti stradali: obbligatorio prevedere le imprudenze altrui
Immaginiamo di trovarci a un incrocio e di avere la precedenza. Forti del fatto di aver diritto a passare per primi non ci preoccupiamo di vedere se, dalle altre direzioni, provengono altre auto. Ad incrocio già occupato, una macchina ci viene addosso; stava provenendo da un’altra strada e non si è fermata al segnale di stop. Per quanto strano possa sembrarti, in tale ipotesi si applica il concorso di colpa. Se infatti è vero che l’altro conducente è responsabile per aver violato il segnale con il triangolo rosso, anche noi lo siamo per non aver guardato a destra e sinistra, per esserci distratti e non aver tentato di prevedere – ed evitare – l’altrui gesto di imprudenza. Tale obbligo non è previsto in modo esplicito da alcuna norma, ma si ritiene insito nel sistema che regola la responsabilità automobilistica.
Facciamo un secondo esempio. Attraversiamo lo stesso incrocio di prima, confortati dal diritto di precedenza. In questo caso però, prima di attraversare, abbiamo sbirciato dallo specchietto retrovisore. Non vedendo sopraggiungere nessuno siamo passati. Senonché un’altra auto ci viene addosso dalla strada perpendicolare; non abbiamo potuto evitarla perché sbucata all’improvviso dopo una curva e a velocità sostenuta. L’impatto, insomma, era imprevedibile anche usando una diligenza media. In tale ipotesi la responsabilità è tutta dell’altro automobilista e non nostra.
Questo ci fa capire che quando ci si mette alla guida dell’auto non basta rispettare la segnaletica e le regole del codice della strada, ma bisogna anche prevedere le imprudenze altrui, sia che si tratti di altri automobilisti che di passanti (come nel caso di chi attraversa la strada fuori dalle strisce senza guardare). Bisogna cioè mettersi nella condizione di poter frenare per tempo nel caso in cui qualcuno violi il codice della strada.
Tantopiù è vietato porre atti di spavalderia solo perché il codice della strada attribuisce un diritto di precedenza (si pensi a chi accelera in prossimità di un semaforo o di un incrocio, intravedendo chiaramente che un’altra auto sta per impegnare la strada pur non avendo alcun diritto a farlo). Come dire: la strada non è il far west.
Responsabilità conducente: cosa dice la legge?
La regola sulla responsabilità del conducente per l’incidente stradale è tutta esposta all’interno del codice civile [2]. Una norma, scritta nientemeno che nel 1942, quando ancora il traffico non era quello odierno, stabilisce che il conducente deve risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del proprio veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare tale danno. Nel caso di scontro tra veicoli (auto o moto) si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subìto dai singoli veicoli. In buona sostanza si parte sempre da una presunzione di corresponsabilità. Quindi, salvo che si dimostri il contrario, si applica il concorso di colpa.
La “prova contraria” è – come detto – complessa, ma non impossibile. Bisogna cioè dimostrare:
la violazione del codice della strada da parte dell’altro conducente;
di aver fatto di tutto per evitare l’incidente: non basta cioè provare di aver rispettato le regole e i cartelli stradali, ma è necessario anche aver adoperato quella accortezza indispensabile per prevenire le condotte illecite altrui, qualora prevedibili. In termini molto semplici e banali, questo comportamento si può sintetizzare con un’unica parola: prudenza.
Se uno dei conducenti ha colpa, l’altro non è esente da colpe
Da quanto detto se ne trae una regola pratica (anch’essa confermata dalla Cassazione [3]: in tema di responsabilità del conducente per gli incidenti stradali, nel caso di scontro tra veicoli, anche se dovesse essere accertata la colpa di uno dei conducenti, ciò non consente di escludere la presunzione di corresponsabilità posta a carico anche dell’altro automobilista se quest’ultimo non dimostra che lo scontro era imprevedibile e di aver fatto di tutto per evitare l’impatto.
Ecco perché risulta essenziale la ricostruzione della dinamica dell’incidente: proprio per verificare se il danneggiato abbia tenuto una corretta condotta di guida esente da ogni censura.
Il conducente è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché prevedibile
Con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha ribadito tali principi: l’automobilista è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, a patto che tale comportamento rientri nel limite della prevedibilità. Ad esempio, in prossimità di un incrocio, il conducente di un veicolo deve prefigurarsi anche l’eccessiva velocità da parte degli altri veicoli che possono sopraggiungere (posto che tale atteggiamento rientra nella normale prevedibilità) e, quindi, deve sempre rallentare e guardare in tutte le direzioni, anche quando ha la precedenza.
Quando c’è la presunzione di pari responsabilità (concorso di colpa)
Presupposto necessario per applicare la regola della presunzione di corresponsabilità è il verificarsi di uno scontro tra veicoli.
La Cassazione hanno specificato che la parola scontro indica solo la collisione fisica tra veicoli. Non è, pertanto, possibile estendere tale norma anche al caso in cui, ad esempio, i danni cagionati a veicoli da manovre che non abbiano portato due o più veicoli ad urtarsi.
D’altro canto, si configura scontro anche nel caso in cui uno dei due veicoli coinvolti nell’impatto sia fermo in un luogo aperto alla circolazione di mezzi (ad esempio non sarebbe idoneo un garage privato).
La presunzione di pari responsabilità opera anche nel caso in cui lo scontro avvenga tra un veicolo ed una bicicletta, salvo che quest’ultima fosse condotta a mano da un pedone, non potendo ritenersi in tal caso quest’ultimo “conducente” del veicolo.
La Cassazione ha stabilito che la presunzione di pari responsabilità concorrente dei conducenti di veicoli coinvolti in uno scontro è residuale ed opera solo nel caso in cui:
sia impossibile accertare con indagini specifiche la dinamica del sinistro e le relative responsabilità;
sia impossibile stabilire con certezza la quota di responsabilità delle singole condotte colpose sul verificarsi dell’evento.
Ne consegue che la presunzione opera sia nei casi in cui sia accertata la condotta che ha causato il sinistro ed incerto il grado di colpa attribuibile ai diversi conducenti, sia nei casi in cui risulti impossibile accertare la condotta che ha causato il danno. Al ne di superare la presunzione di colpa concorrente è necessario che uno dei conducenti fornisca la cosiddetta prova contraria, consistente nella dimostrazione di essersi uniformato alle norme sulla circolazione stradale e alle comuni regole di prudenza, nonché di aver fatto tutto quanto nelle proprie possibilità per evitare il veri carsi dello scontro e il prodursi di eventuali danni.
Inoltre, è possibile superare la presunzione di uguale colpa anche fornendo prova del fatto che la causa esclusiva dell’incidente è il comportamento dell’altro conducente.
Pertanto, nel caso in cui si accerti la colpa esclusiva di uno dei conducenti, l’altro conducente sarà esonerato dal provare la propria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
Responsabilità conducente per tamponamento
Un caso a parte è il tamponamento. Si tratta dell’impatto tra la parte anteriore di un veicolo e la parte posteriore di un altro veicolo. In questo caso la responsabilità si presume sempre di chi tampona (per non aver rispettato le distanze di sicurezza) salvo dimostri che lo scontro non dipende da propria colpa e quindi di aver fatto di tutto per evitarlo (come nel caso in cui l’altro conducente non aveva gli stop funzionanti).
Secondo la giurisprudenza il conducente di un veicolo, durante la marcia, deve mantenere sempre una distanza di sicurezza tale da consentirgli di arrestare tempestivamente il veicolo, evitando l’impatto con il veicolo che lo precede.
[1] Cass. sent. n. 3214/19 del 23.01.2019.
[2] Art. 2054 cod. civ.
[3] Cass. sent. n. 23431/2014.
In caso di scontro tra veicoli è correttamente configurabile – agli effetti dell’articolo 2054 del Cc – il concorso di colpa accertata a carico di uno dei conducenti con una colpa presunta a carico dell’altro conducente. (Diversa questione, ha osservato la Suprema corte, è quella della eventuale differente determinazione del grado percentuale di responsabilità tra i due conducenti cui il giudice può pervenire anche in caso di responsabilità accertata, rispettivamente in via presuntiva ex articolo 2054, comma 2, del Cc e in concreto).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 20 marzo 2017, n. 7056
In caso di tamponamento tra veicoli, la presunzione di pari colpa di entrambi i conducenti, di cui all’artico- lo 2054, comma 2, del Cc, è superata, ex articolo 149, comma 1, del codice della strada, dalla presunzione de facto d’inosservanza della distanza di sicurezza da parte del tamponante, sul quale grava l’onere di fornire la prova liberatoria, dimostrando che il tamponamento è derivato da causa in tutto o in parte a lui non imputabile.
Corte di Cassazione, Civile, Sezione 3, Ordinanza del 09-03-2017, n. 6036
In tema di sinistri stradali, nel caso di scontro tra veicoli, l’accertamento in concreto della responsabilità di uno dei conducenti non comporta il superamento della presunzione di colpa concorrente di cui all’art. 2054 c.c. In tali casi, è, infatti, altresì necessario accertare che l’altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione e a quelle di comune prudenza ed abbia fatto tutto il possibile per evitare l’incidente. Pertanto, in caso di infrazione anche grave commessa da uno dei conducenti, il giudice è tenuto a verificare anche il comportamento dell’altro conducente, al fine di stabilire se, in rapporto alla situazione di fatto accertata, sussista un concorso di colpa nella determinazione dell’evento dannoso.
Tribunale di Potenza, civile, sentenza 12 dicembre 2016, n. 1492
La presunzione di pari responsabilità contemplata dal disposto di cui all’art. 2054 c.c., trova applicazione unicamente in caso di scontro tra veicoli, ovvero incidente verificatosi per manovre riconducibili a conducenti di due o più veicoli, e non anche in relazione a fattispecie in cui l’utente abbia subito un sinistro a causa di presunte mancate segnalazioni della conformazione della sede stradale. In tal senso, la norma in parola non può essere invocata dal motociclista rovinato al suolo in prossimità di una rotatoria ed a causa della realizzazione da parte del Comune di tale opera, adducendo che no a qualche tempo prima la strada era in quel tratto rettilinea (come nel- la specie dedotto dall’attore, il quale, pertanto, pretende, del tutto infondatamente, di addebitare parte della responsabilità del sinistro all’Amministrazione comunale.)
Tribunale di Ferrara, civile, sentenza 16 novembre 2016, n. 1031
L’accertamento della colpa di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti nello scontro non consente, per ciò solo, di ritenere superata la presunzione di pari responsabilità posta dall’art. 2054, comma 2, c.c., dovendo verificarsi, in relazione al caso specifico, se l’altro conducente abbia o meno tenuto una condotta di guida corretta. Di talché, in relazione al sinistro verificatosi tra veicoli percorrenti opposte direzioni di marcia, in conseguenza della manovra di svolta a sinistra effettuata dal conducente dell’uno senza concedere la dovuta precedenza a quello proveniente dall’altra direzione, l’assenza di elementi idonei a provare che la condotta di guida del conducente di tale ultimo veicolo sia stata contrastante con le regole fissate dal codice della strada, consente di affermare la esclusiva responsabilità, nella causazione dello scontro, in capo al conducente del veicolo che ha eseguito la manovra di svolta (come nel caso concreto).
Tribunale Ferrara, civile, sentenza 22 agosto 2016, n. 785
Tribunale Roma sezione 13 civile, sentenza 4 genna- io 2010, n. 411
In tema di responsabilità derivante dalla circolazione stradale, l’accertamento, in concreto, della colpa di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti nello scontro, non consente, per ciò solo, di ritenere superata la presunzione posta a carico anche dell’altro dal disposto di cui all’art. 2054, comma 2, c.c., dovendosi, in tal caso, comunque accertare in concreto se l’altro conducente abbia o meno tenuto una condotta di guida irreprensibile. Di talché anche in caso di accertamento di colpa grave di uno dei due conducenti, il giudice del merito ha l’obbligo di accertare la eventuale responsabilità concorrente dell’altro.
Giudice di Pace di Milano, sezione 1 civile, sentenza 26 gennaio 2017, n. 564
La presunzione stabilita dal secondo comma dell’articolo 2054 c.c. non configura a carico del conducente una ipotesi di responsabilità oggettiva, ma una responsabilità presunta da cui il medesimo può liberarsi esclusivamente dando la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, da intendersi nel senso di dover di- mostrare l’impossibilità o la diligenza massima, bensì di avere osservato, nei limiti della normale diligenza, un comportamento esente da colpa e conforme alle regole del codice della strada, da valutarsi dal giudice con riferimento alle circostanze del caso concreto.
Corte di Cassazione, sezione 6 civile, ordinanza 16 febbraio 2017, n. 4130
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 9 – 23 gennaio 2019, n. 3214
1. La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza in data 19 giugno 2017, confermava la condanna resa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di T.L. , quale responsabile del reato di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme in materia di circolazione stradale, operando una riduzione della pena rispetto a quella irrogata in prime cure, riconosciute le circostanze attenuanti generiche in regime di prevalenza sulla contestata aggravante, e ferme le statuizioni civili.
2. Secondo la ricostruzione in fatto operata dai giudici di merito, il T. , percorrendo alla guida della sua auto Fiat Punto la (…) in direzione (omissis) , dopo aver sorpassato la vettura Renault Modus di M.O. , aveva svoltato a sinistra, mentre sopraggiungeva dal senso opposto, a forte velocità, il ciclomotore Honda SH 125 condotto da S.A. , il quale, non avvedendosi dell’autovettura che aveva già impegnato l’incrocio, aveva inutilmente tentato di sterzare a sinistra, andando ad impattare prima, con estrema violenza, contro la fiancata destra della Punto, per essere poi ribaltato a causa dell’urto, mentre la moto continuava la sua corsa finendo contro la Modus. Il motociclista, ricoverato con prognosi riservata in conseguenza del politraumatismo subito, era deceduto per le gravi lesioni riportate.
Nel determinare la dinamica degli accadimenti, la Corte di Appello, richiamando l’istruttoria svolta dal giudice di prime cure, ha valorizzato la deposizione del testimone oculare M.O. , l’entità e la conformazione dei danni all’autovettura Punto, le conclusioni del consulente d’ufficio del P.M. ed i rilievi effettuati dagli inquirenti.
Ha quindi concluso nel senso di una condotta imprudente dell’automobilista, che aveva svoltato a sinistra dopo un sorpasso, impegnando con largo anticipo il centro dell’incrocio sulla corsia non di sua pertinenza e senza dare la precedenza ai veicoli che provenivano dall’opposto senso di marcia, e di una concomitante condotta imprudente della vittima, che viaggiava a velocità sostenuta.
3. Ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, tramite il difensore di fiducia, lamentando motivazione illogica, meramente apparente o omessa, in relazione ai punti argomentativi sui quali era stato fondato l’appello e precisamente: la velocità a cui viaggiavano i veicoli coinvolti; il punto previsto in cui sarebbe avvenuto il sorpasso della vettura Renault Modus effettuato dal T. ; il corretto rispetto delle regole della circolazione stradale, da parte dell’imputato, nelle modalità della manovra di svolta a sinistra. Osserva poi il ricorrente che la Corte territoriale non aveva analizzato la censura relativa allo stato dei luoghi (assenza di illuminazione stradale, assenza di segnaletica ed ampiezza incomprensibile dell’incrocio) che, unitamente al comportamento imprudente dei S. , avevano determinato una situazione imprevedibile ed inevitabile, e ciò nonostante, senza alcuna correlazione con tali aspetti, aveva ricalcolato il concorso di colpa in misura del 50% ciascuno.
1. Il ricorso è inammissibile, atteso che avanza censure in fatto in ordine alla dinamica del sinistro, sulle quali la Corte territoriale ha fornito esaustiva e corretta motivazione, e che pertanto esulano dal vaglio di questa Corte di legittimità.
2. Appare utile ricordare in proposito che sono sottratti al sindacato di legittimità, se sorretti da adeguata motivazione, gli apprezzamenti di fatto necessari alla ricostruzione di un incidente stradale nella sua dinamica e nella sua eziologia, quali la valutazione delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti, l’accertamento delle relative responsabilità, la determinazione dell’efficienza causale di ciascuna colpa concorrente (Sez.4, n.37838 del 1/7/2009, Rv.245294).
Sotto quest’ultimo aspetto, è stato altresì affermato che il giudice di merito, riconosciuto il concorso di colpa della persona offesa, adempie al dovere di motivazione in ordine alla graduazione delle colpe concorrenti, di cui è impossibile determinare con certezza le diverse percentuali, dando atto di aver preso in considerazione le modalità del sinistro e di aver raffrontato le condotte dei soggetti coinvolti (Sez.4, n.31346 del 18/6/2013, Rv.256287).
3. La Corte di Napoli ha fatto buon governo di tali principi, poiché la sentenza impugnata ha analizzato in maniera precisa il comportamento di guida dell’imputato e della parte offesa, esponendo in particolare – per quanto interessa ai fini dell’odierno ricorso – le ragioni di affermazioni di una responsabilità concorsuale in pari misura.
In particolare, richiamate le prove acquisite al processo, i giudici di appello, con ragionamento immune da manifesta illogicità, hanno condiviso la valutazione del consulente del P.M., siccome frutto di adeguata analisi tecnica, ed hanno sottolineato come il Tribunale, lungi dall’adagiarsi supinamente su tali conclusioni, le avesse fatte proprie spendendo argomentazioni corrette sotto il profilo logico e giuridico, ben spiegando perché la manovra dell’imputato dovesse ritenersi causalmente determinante rispetto all’evento in base ad oggettivi riscontri.
Ed invero, tutti i punti che il ricorrente lamenta non essere stati vagliati, hanno trovato risposta nelle pronunce di merito.
Già il Tribunale aveva definito “pessime” le condizioni di visibilità all’altezza dell’incrocio, circostanza che avrebbe dovuto indurre proprio l’imputato, che stava modificando la propria posizione con un manovra di sorpasso e poi di svolta a sinistra, a prestare massima attenzione ai veicoli che provenivano dal senso opposto di marcia e quindi egli era stato fortemente incauto nell’imboccare la via (…), posta sulla sinistra, impegnando totalmente o parzialmente, prima di raggiungere il centro dell’incrocio, la corsia di marcia riservata ai veicoli che viaggiavano nel senso opposto al proprio. Tale considerazione è stata ribadita dalla Corte territoriale, la quale ha rimarcato che la conformazione dello slargo caratterizzante il tratto antistante l’incrocio evidentemente percepibile dal conducente che aveva plausibilmente attivato i fari, stante l’ora serale ed il buio della strada – proprio per la sua ampiezza imponeva al guidatore, che proveniva da una manovra di sorpasso, per di più in un tratto marcato da una linea doppia continua sulla mezzeria, di percorrere la propria corsia sino al punto centrale dell’intersezione e di impegnare la manovra di svolta facendo assumere in quel preciso punto, che consentiva la maggiore visibilità ed allo stesso tempo il minore ingombro dell’altrui corsia, la posizione perpendicolare alla vettura, in previsione dell’imbocco di via (…). Dagli accertamenti sul posto – non contestabili in questa sede perché supportati da rigore logico e tecnico ricostruttivo – e dai danni riportati dall’auto dell’imputato, localizzati sulla fiancata destra, era invece emerso che la Punto si era diretta trasversalmente verso la parte sinistra della carreggiata, appena effettuato il sorpasso e prima di giungere allo slargo dell’incrocio, dunque occupando anticipatamente la corsia sulla quale sopraggiungeva la moto del S. , ad elevata velocità.
Sviluppando tali argomenti, la Corte di Napoli ha fatto buon governo dei principi stabiliti in tema da questa Suprema Corte.
Più volte si è infatti univocamente affermato che il principio dell’affidamento, nello specifico campo della circolazione stradale, trova opportuno temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità (Sez.4, n.27513 del 10/5/2017, Rv.269997; Sez.4, n.5691 del 2/2/2016, Rv.265981), e, segnatamente, che il conducente di un veicolo, nell’impegnare un crocevia, deve prefigurarsi anche l’eccessiva velocità da parte degli altri veicoli che possono sopraggiungere, onde porsi nelle condizioni di porvi rimedio, atteso che tale accadimento rientra nella normale prevedibilità (Sez.4, n.12361 del 7/2/2008, Rv.239258; Sez.4, n.4518 del 11/12/2012, Rv.254664).
Dunque, nonostante l’imprudente condotta di guida della vittima, che viaggiava a velocità sostenuta, è immune da censure l’affermazione di penale responsabilità dell’imputato in relazione al reato di omicidio colposo aggravato, come contestato in rubrica, per aver omesso di dare la precedenza e di considerare la velocità del motociclista che sopraggiungeva, non potendo fare appunto “affidamento” sul fatto che la stessa fosse particolarmente moderata e consentisse l’arresto della marcia o altra manovra utile ad evitare il sinistro.
Conclusivamente, appare del tutto immune da censure il giudizio di colpevolezza, al quale i giudici di merito sono pervenuti facendo corretta applicazione dei principi in tema di causalità ritenendo l’evento collegato eziologicamente alla violazione della regola cautelare imposta dal codice della strada, in relazione alle modalità attraverso le quali l’imputato aveva impegnato la corsia di pertinenza del S. nello svoltare a sinistra, in condizioni di scarsa visibilità e prima di giungere all’incrocio: una corretta manovra di svolta al centro dell’incrocio avrebbe invece comportato il rallentamento dell’autovettura e l’inizio della svolta in condizioni di sicurezza, consentendo a ciascuno dei conducenti coinvolti nel sinistro di avvedersi della presenza dell’altro, ed in particolare all’automobilista, tenuto a dare la precedenza, di percorrere indenne il tratto di competenza.
I vizi di motivazioni lamentati in ricorso sono perciò assolutamente insussistenti.
4. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria di duemila Euro in favore della cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent. n. 186/2000).
Teresa Salvo ha detto:
03/02/2019 alle 14:15
Buongiorno! Vorrei sapere che succede se il conducente guida ubriaco? Quali conseguenze ci sono? Qual è la soglia di alcol consentita? Grazie mille
03/02/2019 alle 14:18
Il fatto di guidare mentre si è ubriachi o semplicemente alticci è chiaramente vietato dalla legge. La polizia che, nell’ambito di un normale controllo su strada, dovesse accorgersi, tanto da segni visivi quanto dagli strumenti elettronici (l’alcoltest), che il conducente è in stato di ebbrezza può elevare nei suoi confronti la contravvenzione e, nei casi più gravi, denunciarlo alla Procura della Repubblica. L’apertura del processo penale è però subordinata al superamento della soglia di 0,8 grammi di alcol per litro di sangue. In alcuni casi, però, le sanzioni – già di per se stesse salate – possono essere raddoppiate al ricorrere delle aggravanti previste dalla legge. Una di queste è il caso dell’automobilista che abbia provocato un incidente. Ma attenzione: per incidente stradale non si intende il semplice scontro tra due auto ma anche l’aver sbandato ed essere finiti contro un muro o un palo della luce. Per ulteriori informazioni leggi il nostro articolo: Incidente stradale e guida in stato di ebbrezza: l’aggravante https://www.laleggepertutti.it/248808_incidente-stradale-e-guida-in-stato-di-ebbrezza-laggravante
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