Source: http://luthiers-mirecourt.com/liuteria_seriale.htm
Timestamp: 2017-03-30 18:35:53+00:00

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La liuteria seriale a Mirecourt nel XIX secolo
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En 2009, Florette Paradis, alors étudiante à Crémone, obtenait le prix Sergio Renzi, récompensant une recherche dans le domaine de la lutherie. Ce travail promettant d'être publié dans une revue italienne, elle me contacta pour demander mon autorisation.
Son travail étant largement inspiré de la conférence donnée à Colmar en 1992 mise en ligne en aout 2007, cette jeune luthière m'a autorisé à publier son travail sur mon site. Le voici donc tel quel :
Il nucleo del presente articolo è tratto dalla mia tesi, vincitrice del ‘Premio Renzi 2009’[1], che ricostruisce la storia della liuteria seriale e dei marchi di fabbricazione francesi del XIX secolo, con una particolare attenzione alla storia dell’industria degli strumenti musicali di Mirecourt, importante centro di produzione e di trasmissione della pratica costruttiva liutaria in Francia.[2]
Un possibile inizio del nostro racconto è databile 1602, anno nel quale troviamo citati nei registri dello stato civile di Mirecourt i nomi di
CLABEC, Jean de FOURCELLE e BARBELIN ‘le violon’, costruttori di violini, seguiti nel 1619 e 1623 da Nicolas GERARD e Demange AULBERTIN.
Di qualche anno successivo è l’evento fondamentale: il 31 ottobre 1625 (o
1629) viene stipulato il primo contratto d’apprendistato finora conosciuto nella storia della liuteria seriale francese, e regola i rapporti tra Dieudonné MONFORT e Nicolas GEORGES, figlio del fabbro Claude Georges. Questo potrebbe spiegare perché al giorno di oggi Dieudonné MONFORT viene considerato il padre della liuteria francese e della fortuna economica della città di Mirecourt, noto centro d’apprendimento. Nel 1673 troviamo a Mirecourt quattro famiglie di liutai, che esportano a Lione e impiegano diverso personale. Nel 1698 queste ultime ricevono un ordinativo dalla corte di Lorena per la fornitura di strumenti ad arco.
Il 15 maggio 1732 è un’altra data fondamentale: viene stipulata la ‘Carta dei liutai di Mirecourt e Mattaincourt’ che dimostra l’organizzazione e l’importanza della produzione liutaria di quest’epoca: i principali costruttori di violini di Mirecourt fanno “molto umilmente notare ” (la Carta inizia con questa frase) che per prevenire e rimediare agli abusi che si verificavano nel loro mestiere, ma anche per stabilire un ordine, sarebbe stato utile creare una Corporazione per la formazione di buoni maestri che, servendo bene i loro clienti, avrebbero conservato la fama già acquisita da Mirecourt quale di città di ottimi costruttori di strumenti musicali. La Carta, in tredici articoli, viene concessa dal duca di Lorena, François III e firmata da Elisabeth Charlotte d’Orléans, duchessa di Lorena e controfirmata da Hennel. Eccone alcuni passaggi: Per nostra grazia speciale, con potere ed autorità sovrana, abbiamo creato e costituto, creiamo e costituiamo i detti maestri liutai e fabbricanti di violini della nostra città di Mirecourt come
Congregazione a cui abbiamo accordato e accordiamo le Carte per gli statuti, i diritti, i privilegi e le immunità.
Articolo 1: Che avranno per protettrice Santa Cecilia, per la cui festa celebreranno una messa solenne e due vespri nella parrocchia di Mirecourt e un servizio che si farà il giorno dopo per i colleghi defunti (…)[3]
Articolo 3: Che nessun operaio sarà autorizzato all’esercizio della professione di liutaio se non dopo aver svolto diciotto mesi di apprendistato, in cui sarà obbligato a riportare buoni certificati.
Articolo 4: Che il Gran Maestro della Corporazione avrà diritto di verificare con due scabini i prodotti da chiunque fatti o distribuiti nella città di Mirecourt e di Mattaincourt, di trattenerli nel caso in cui siano trovati malfatti e di condannare i costruttori o i venditori ad un'ammenda di un franco per ciascun pezzo difettoso, oltre alla distruzione dello stesso.
Articolo 7: Che ogni parte di strumento sarà segnata dal maestro responsabile, il quale sarà obbligato a recarsi nella bottega dell'operaio, su richiesta verbale che gli sarà fatta, per segnare in caratteri stampati in sua presenza il nome e il soprannome dell'operaio che avrà fatto lo strumento, per la quale ragione il suddetto maestro percepirà un diritto di sei denari per ciascuna parte di strumento.
Articolo 10 : Nessun apprendista potrà lasciare il maestro presso il quale lavora per andare da un altro se non lo avverte sei settimane prima di ricominciare il suo apprendistato.
Articolo 12 : Il Gran Maestro della Corporazione avrà diritto di riunire la Corporazione, che sarà informata alla vigilia dal decano, e tutti i maestri saranno tenuti ad assistere, sotto pena di un'ammenda contro gli assenti a meno che ci siano scuse legittime di cui renderanno conto al Gran Maestro della Corporazione.
Di tutte le ammende che verranno applicate, metà saranno a profitto del nostro settore e l'altra metà a profitto della Confraternita, il tutto senza derogare alle ordinanze rese a favore degli stranieri.
Articolo 13 : Ordiniamo che tutti gli articoli cui sopra, siano osservati da tutti i maestri che saranno residenti sia a Mirecourt che a Mattaincourt. Nel 1732, stesso anno della carta, molta manodopera va a Parigi: TREVILLOT, o TREUILLOT, salariato di Jacques BOCQUAY[4] (1680-1730), Jacques DYJACQUES detto ‘HENRY’ (1704 - 1739), Nicolas Augustin CHAPUY[5]
(?-1784) , LAMBERT, ALDRIC, la famiglia LUPOT e tanti altri.
L’esodo da Mirecourt è però solo temporaneo e molti liutai vi fanno ben presto ritorno. Tra questi François LAMBERT, che risulta residente a Nancy nel 1750 e costruisce anche violini di bassa qualità (è conosciuto come “il carpentiere della liuteria”), ma uno dei suoi figli, Dominique-François, (1745-1785) è citato sui registri dei contribuenti di Mirecourt in qualità di liutaio dal 1772 fino al 1785. E’ liutaio anche Jean-Nicolas LAMBERT, che forse ha legami di famiglia con François o Dominique-François. Sappiamo che nel 1745 ha un incarico a Parigi e che muore prima del 1761, ma la sua vedova continua a dirigere la ditta fino al 1789.
Anche per i TREVILLOT, grande dinastia di liutai originari della Lorena, L’ESODO DA Mirecourt è solo temporaneo. Il capostipite è forse quel salariato di BOCQUAY che abbiamo già ricordato: potrebbe essere Gérard TREVILLOT, o suo figlio Charles I TREVILLOT, nato nel 1645 e ancora iscritto nei registri dei contribuenti di Mirecourt nel 1677, ma anche Jean I TREVILLOT, costruttore di strumenti a Mirecourt prima del 1672 e morto nel 1703.
Per quanto riguarda i LUPOT, la più vecchia menzione della famiglia compare nei registri dello stato civile e dei contribuenti di Mirecourt, con Nicolas I LUPOT, morto nel 1675. Poi ci sono ben tre Jean LUPOT, che sembrano essere figli di Nicolas I, ma di cui soltanto Jean I diventa liutaio.
Alla vigilia della Rivoluzione, a Mirecourt l’effettivo è di 62 liutai, 12 commercianti, 6 costruttori di archetti, 10 lavoratori dipendenti. La produzione viene esportata nell'Europa intera ed in America. Per capire meglio le ragioni dei massicci spostamenti di manodopera che successivamente avranno luogo, riportiamo parte di una ‘Relazione’ di A.Gaspard, notaio di Mirecourt dal 1844 al 1847, che così descrive il periodo di crisi: Nota sull’industria a Mirecourt (nei Vosgi in Francia)
L'industria di Mirecourt consiste nel commercio degli strumenti musicali e dei merletti. Parleremo del commercio degli strumenti. Gli strumenti musicali fabbricati a Mirecourt sono violini, archetti, violoncelli, contrabbassi, chitarre, ghironde, organi, serinettes, clarinetti, flauti e oboi. Alcuni anni fa il commercio di questi strumenti era considerevole. Mirecourt aveva relazioni importanti e numerose con l’Europa, l'America, l'Inghilterra ed altri paesi stranieri. Se Mirecourt fosse stata una città più popolosa e meglio costruita; se l'istruzione e la luce fossero state più diffuse fra i suoi abitanti; se gli usurai non avessero portato le loro mani spaventose su ciò che c'era di onesto e di laborioso e se fallimenti disastrosi non fossero venuti a portare il disordine e la perturbazione negli affari e a togliere fiducia e sicurezza al commercio, Mirecourt sarebbe oggi una città fiorente; la sua popolazione, anziché diminuire in questi tempi di pace e d'abbondanza, anziché cadere nella miseria, si presenterebbe ampliata, sana e brillante.
Molti fabbricanti, organizzati in piccole unità industriali, avevano un certo numero di operai che lavoravano in città. I fabbricanti vendevano molto facilmente e a prezzi elevati la loro merce. Ne spedivano entro i confini della Francia ed all'estero; potevano pagare caro gli operai e dare loro lavoro ogni giorno. Succede che questi stessi operai, che a buon diritto si ritenevano abili, vollero organizzare dei seminari e lavorare per loro conto. Una rivalità si stabilisce presto; e per conseguenza, si verifica il ribasso dei prezzi degli strumenti, che vengono fatti con meno cura. Infine, c’era anche l'emigrazione di operai che volevano stabilire le loro proprie industrie in altre città in cui sapevano che si spedivano strumenti e dove avrebbero potuto fabbricarli con il vantaggio della vicinanza alle sedi di vendita.
Non erano spesso i più cattivi operai che lasciavano la loro città natale; al contrario, i più deboli, i meno abili restavano, sotto la dipendenza di alcune case principali che avevano spesso altri commerci oltre a quello degli strumenti e che davano come compenso ai loro operai prodotti che non convenivano a quest'ultimi, come zucchero, vino, caffè, oggetti per i quali il commercio era in perdita e che potevano servire soltanto a mantenere un certo tipo di dipendenza e a deviare il corretto sviluppo dell'economia, e di conseguenza dell'ordine e dell’agiatezza.
Così Mirecourt è decaduta ed ha perso la sua gloria industriale. Le sono restato alcuni buoni operai, uomini abili e affidabili. Gli oggetti che fabbricano qui a prezzi molto moderati, per la maggior parte, sono “firmati” Parigi; simili a quei bambini ingrati che arrossiscono della loro origine, nascondono accuratamente il nome del villaggio che li ha visti crescere per dirsi bambini di una città importante o della capitale, come ancora quegli uomini che, per vanità o per interesse, snaturano il loro nome plebeo per aggiungere, con una particella, un nome più sonoro e altisonante.
Si sono visti archi fabbricati a Mirecourt al prezzo di 5 FF[6], prodotti col marchio “Parigi”, venduti nella capitale a 25 FF.
Anche le ance di clarinetto, fabbricate a Mirecourt, vengono vendute col marchio “Parigi” ad un prezzo da 4 a 5 FF il centinaio, e valgono appena un centesimo.
Questo stato di cose può soltanto essere nocivo all'industria locale, che dovrebbe gloriarsi e onorarsi della sua origine e non presentarsi sotto un nome falso e menzognero.
La relazione indica anche negli eventi politici una delle cause della crisi e della fuga degli artigiani più abili, ma riconosce che questa è stata anche la grande fortuna di Mirecourt poiché quegli stessi artigiani partiti per fare fortuna nelle grandi città hanno avuto l’occasione di vedere, rilevare, analizzare i più begli esemplari della liuteria francese, italiana e tedesca. Ed è così che al loro ritorno la qualità della produzione aumenta, di pari passo con la quantità, dovuta alla progressiva divisione delle mansioni. Verso il 1860 la crescita delle botteghe è tale che si assiste alla nascita di una vera e propria produzione industriale degli strumenti ad arco.
Dunque la crisi di cui parla Gaspard è solo una fase di riassestamento del processo produttivo a Mirecourt, che nel 1834 poteva contare su 231 liutai, 18 fabbricanti-commercianti, 11 commercianti, 50 liutai fuori le mura e alcuni contadini che costruivano strumenti nel periodo invernale. Le botteghe avevano allora generalmente 6 operai al massimo, con una produzione di circa 600 strumenti all’anno per bottega.
Il marchio THIBOUVILLE
La prima grande fabbrica è quella di Charles BUTHOD (1819-1889), allievo di VUILLAUME, che nel 1836 fa commercio in Francia, all'estero e nelle colonie e produce 750 violini, 40 viole, e 50 contrabbassi all'anno impiegando 12 operai. Sotto Luigi Filippo, nel 1839, BUTHOD ottiene una medaglia di bronzo a Parigi.[8] Nel 1848 succede a Nicolas DUCHENE (1802-1857) come socio di Claude-Charles HUSSON (1811-1892), di cui aveva sposato la sorella
nel 1839. La casa ‘HUSSON et DUCHENE’ diventerà allora ‘HUSSON-BUTHOD’.
Nel 1849 la casa presenta all’esposizione nazionale di Parigi diversi strumenti: serinettes, organi a manovella, viole, violini e bassi e ottiene una medaglia d’argento. Il 3 gennaio 1857 la società di nome collettivo ‘HUSSON-BUTHOD-THIBOUVILLE’ (a Parigi e Mirecourt) ha come insegna “Aux grand magasin d’instruments”: il nuovo socio è Louis Emile Jerome THIBOUVILLE
(1833-1902), erede di industriali che fabbricano aerofoni a Couture Boussey, nell’Eure in alta Normandia. Nel 1861, Jerome THIBOUVILLE sposa Marie Marguerite Hyacinthe LAMY, nipote di Charles BUTHOD e nipote di secondo grado di Claude Charles HUSSON. La società deposita numerosi brevetti, soprattutto di aerofoni. Lo stesso THIBOUVILLE mette a punto una macchina capace di realizzare in breve tempo e con regolarità matematica gli spessori dei fondi e delle tavole, cosa che diminuisce notevolmente i tempi di produzione.
Nel 1862 la società riceve una medaglia all’Esposizione Universale di Londra. Diversi strumenti sono stati presentati: a vento, in legno e in ottone, strumenti a corde e corde armoniche. Nel 1864 la società ‘HUSSON-BUTHOD-THIBOUVILLE’
acquisisce la fabbrica di corde ‘SAVARESSE’ a Grenelle, nel comune di Garennes-sur-Eure in alta Normandia, e diventa quindi ‘HUSSON-BUTHOD THIBOUVILLE-LAMY et H.SAVARESSE’. Grazie all’Esposizione di Vienna sappiamo che nel 1867 questa fabbrica introduce sia il lavoro meccanico che la divisione del lavoro, cosa che ha permesso di produrre violini a partire da 5 franchi. Le fabbriche a vapore si trovano a Grenelle e a Parigi, la costruzione di strumenti a corde, ottoni e organi si fa a Mirecourt e a Couture Boussey nel’Eure in alta Normandia. Grazie ai cataloghi della società,[9] sappiamo che quest’ultima diventa poi ‘THIBOUVILLE-LAMY’ e che possiede 18 brevetti d’invenzione e perfezionamenti. Nel 1873 Jerome THIBOUVILLE ottiene una decorazione dell’Ordine di Francesco Giuseppe, nel 1876 diventa Cavaliere della Legione d’Onore, qualche anno più tardi ottiene una decorazione della Legione d’Onore in seguito al successo ottenuto all’Esposizione di Filadelfia e nel 1892 è Ufficiale della Legione d’Onore. Nel catalogo del 1901 leggiamo che la società, diventata nel frattempo ‘THIBOUVILLE-LAMY & Co.’, ha sei azionisti e possiede succursali a Londra e New York, prova evidente dell’importanza delle esportazioni.
Fabbrica ‘THIBOUVILLE-LAMY & Co.’ a Mirecourt
Dal catalogo del 1912 apprendiamo che più di 155.000 strumenti vengono prodotti annualmente, impiegando 1000 operai. THIBOUVILLE marca a fuoco ‘J.T.L.’ i tasselli dei suoi strumenti, usa come tanti altri etichette di carta fine quasi impossibili da scollare, di colore giallo marrone o arancio. Su di esse viene spesso aggiunto o stampato una piccola etichette sulla quale si può leggere ‘TRADE MARK DÉPOSÉ’. Si tratta di un timbro di garanzia del marchio.
Nella cassa piroli di ogni strumento è indicato il numero di riferimento al catalogo. Tutto questo rivela lo sforzo di combattere le contraffazioni e la falsificazione delle etichette, soprattutto per gli strumenti più raffinati.
La società ottiene diversi Grand Prix nelle Esposizioni di Hanoi (1902), Milano (1906), Bruxelles (1910) e Torino (1911). È fornitore ufficiale del Conservatorio Nazionale di musica di Parigi, della maggior parte dei Conservatori provinciali in Francia e nei possedimenti francesi, dei Ministeri della Guerra, della Marina, delle Colonie, delle Belli Arti, della maggior parte degli reggimenti militari stranieri.
Anche dopo la morte del suo fondatore, nel 1902, la ‘THIBOUVILLE-LAMY’ non cambia nome. La dirige Alexandre Alfred ACOULON, che già nel 1900 era stato nominato Cavaliere della Legione d’Onore e nel 1902 Ufficiale dell’Istruzione Pubblica. Una curiosità: ACOULON presenta alle diverse Esposizioni delle riduzioni di strumenti che furono molto ammirate. Gli succederà Hugues Emile BLONDELET già nominato nel 1902 Ufficiale delle Accademie e nel 1908 Ufficiale dell’Istruzione Pubblica. La fabbrica chiude nel 1968.
Il marchio LABERTE
Una delle poche ditte in grado di far concorrenza alla ‘THIBOUVILLE-LAMY’ è la ‘LABERTE MAGNIE’ il cui fondatore, Joseph Augustin LABERTE (1779-1821) si sposa tre volte, come suo fratello Pierre Alexis. La terza moglie è B.T. Boucaud (1788-?), commercante di strumenti, che gli genera un figlio, Pierre Joseph Augustin LABERTE (1820-1873) e, rimasta vedova nel 1821, si risposa con François SORIOT, liutaio.
P.J. Augustin LABERTE si sposa con Rose HUMBERT nel 1845 e ha tre figli, tutti in qualche modo coinvolti nell’impresa paterna. La più piccola sposa un “maestro esperto” Gabriel DIDION (1844-1881) che partecipa a diverse Esposizioni Universali: nel 1867 riceve a Parigi una menzione d’onore e nel 1885 ad Anvers una medaglia d’oro. Con lui, la ‘LABERTE’ si trasforma in ‘DIDION LABERTE’ ed acquisisce la ditta ‘VEUVE SORIOT’. La direzione di entrambe le ditte è affidata a François Nicolas Auguste VOIRIN (1834-1882), cugino dell’archettaio François Nicolas VOIRIN (1833-1885). Il secondo figlio di Augustin LABERTE è Pierre Alexis Auguste LABERTE (1849-1929), che sposa nel 1876 Gabrielle Pauline FOURNIER e crea, insieme al fratello Maurice Emile LABERTE (1855–1898), la società di nome collettivo ‘LABERTE HUMBERT Frère’. Il figlio di Pierre Alexis Auguste, è Marc André Joseph LABERTE (1880–1963), figura centrale di una famiglia di imprenditori industriali che ha sempre prestato particolare attenzione alla qualità della produzione di strumenti ad arco. E’ lui che dal 1911 effettua la registrazione dei marchi di fabbrica della casa[10]. Dal 1913 adotta una nuova modalità di vendita: la vendita a catalogo. Nel 1915 la ‘LABERTE HUMBERT Frères’ si fonde con la ‘FOURNIER MAGNIE’[11], dando vita alla ‘LABERTE MAGNIE’, che arriva ben presto ad avere 300 dipendenti e un capitale di 1.400.000 Franchi.
Etichetta della ‘LABERTE’. In alcuni strumenti possiamo trovare un marchio a fuoco rotondo con L.H.F e spesso o una lettera o un numero di serie stampato.
Nel 1927 ‘LABERTE MAGNIE’ acquista da Paul Alexandr MANGENOT lo storico marchio ‘Alla città di Cremona’ e nello stesso anno lo inserisce nelle sue insegne e fa ristampare il proprio catalogo per aggiornarlo con i riconoscimenti vinti dai proprietari di quel marchio, le cui vicende assumono l’importanza della tradizione. Più di un secolo prima infatti era stato utilizzato, tra gli altri, da Nicolas MORLOT, apprendista di Didier NICOLAS detto il maggiore[12].
MORLOT era stato il primo abitante di Mirecourt a partecipare all’Esposizione Universale del 1802 e uno dei due rappresentanti della Francia che si erano presentati nella sezione liuteria[13]. Nel 1806 Didier NICOLAS aveva ricevuto da Napoleone la prima medaglia mai assegnata ad un liutaio. Nello stesso anno aveva partecipato all’Esposizione Nazionale di Parigi presentando un violino e vincendo una medaglia d’argento di seconda classe. Fotografie da uno dei cataloghi della ‘LABERTE’, che mostrano un laboratorio di verniciatura, un deposito di legname e uno di strumenti.
Successivamente, nel 1864, alla morte di
Didier NICOLAS),
il marchio era stato acquistato da Jean Joseph Honoré DERAZEY[14]
(1794-1883), allievo di VUILLAUME, che lo aveva poi ceduto al figlio Amédé Just DERAZEY (1839-1890). Nel 1897 ‘Alla città di Cremona’ è di proprietà di Paul Alexandre MANGENOT [15] (1862-1941), già allievo di DERAZEY e di Paul BAILLY, collaboratore di Joseph HEL e di COLLIN MEZIN, che si installa a Mirecourt nel 1890, al 24 via Faubourg Saint-Vincent sotto l’insegna “alla città di Cremona”. Nel 1899 è associato a L.PRONIER di cui poco si conosce. La ditta di MANGENOT è florida e numerosi sono i suoi allievi ed operai, tra i quali vano certamente ricordati Charles BAILLY[16],
Paul Jean-Baptiste CHIPOT, Emile KRITZLER, François GUINOT, e i suoi figli René, Albert Michel e Paul Amati[17].
Quando Marc LABERTE acquista “Alla città di Cremona”, intende acquistare il peso di una tradizione costruttiva liutaria che era il prodotto di una cultura industriale di qualità specificamente francese. Ciò non sarà però sufficiente a modificare il destino della produzione seriale di liuteria. Il 3 settembre 1972, nonostante i tentativi di diversificazione di Philippe LABERTE, figlio di Marc, la società chiude definitivamente i battenti. Il violino nominato “Stradivox Magnie” è brevettato S.G.D.G. (cioè: Senza Garanzia Del Governo). Non è uno strumento seriale, viene numerato e firmato dal maestro MAGNIE.
Si tratta del fonografo dell’elite musicale. Tutti gli Stradivox vengono firmati dal maestro liutaio F.MAGNIE. La produzione ‘LABERTE’ include ormai diversi tipi di strumenti, tutti di fattura molto accurata, alcuni dei quali non sembrano nemmeno industriali. Gli strumenti della serie ‘LABERTE HUMBERT’, ‘FOURNIER-MAGNIE’, ‘Marc LABERTE’ sono di costruzione totalmente artigianale. La società possiede strumenti antichi di grande valore, un esemplare degli anni migliori per ciascuna scuola, raccolti da Marc LABERTE. La maggior parte di questa collezione è in buon stato di conservazione, caratteristica importante se si intende studiarli e farne copie le più precise e le più fedeli possibili. Un posto di rilievo è riservato ai violini italiani, che compongono una buona parte della collezione. La collezione assolve all’esigenza di possedere una ‘banca dati’ a cui attingere per migliorare la qualità delle copie prodotte ed è pertanto una garanzia che viene così illustrata all’interno di un fascicolo pubblicitario:
“ (...) I violini italiani bisogna averli sotto mano e farne i propri “libri prediletti”. Inoltre, è necessario un certo numero di esemplari rappresentativi, in perfetto stato di conservazione. In due anni il giovane maestro liutaio aveva raccolto una collezione di strumenti di prim’ordine, avendo scelto in ogni scuola il soggetto dei migliori anni: i violini, come i vecchi vini, hanno le loro annate migliori. È così che a Mirecourt, da Marc Laberte, accanto a uno Stradivari del 1702 e a un Guarneri del Gesù del 1736, troviamo due violini intatti e un impeccabile modello. (…) Rimaneva da fare la parte più delicata: bisognava smontare ogni strumento e poi studiarne ogni parte: tavola, fondo, fasce, verificando gli spessori e l’abbinamento dei legni. È così che Marc ha proceduto all’epoca, per studiare tutti questi esemplari e farne delle belle copie. Marc Laberte, durante l’epoca febbricitante degli studi comparativi (…) apporta all’arte della liuteria francese uno splendore di cui tutti gli artisti saranno felici”. [18]
Il marchio COUESNON
Le origini del marchio ‘COUESNON’ provengono della società ‘GAUTROT’ (a Parigi e a Chateau Thierry), diretta inizialmente da Pierre Louis GAUTROT (1812-1882), famoso per essere stato il primo costruttore di strumenti ad introdurre la macchina a vapore nelle sue fabbriche. GAUTROT modernizza, razionalizza e impone la divisione del lavoro. Sembra che la fabbrica esista già a Parigi nel 1845, ma solo per la creazione degli ottoni, ed appartiene a suo cognato Auguste GUICHARD. Nel 1851 GAUTROT si sposa e gestice una fabbrica di strumenti di musica nella sua casa in rue Saint-Louis, 60 a Parigi. Nel 1855 compra una fabbrica a Chateau-Thierry, nell’Aisne. Lo stesso anno, un apparecchio inventato da tale GUHMANN viene costruito da GAUTROT: si tratta di un sistema per guidare l'arco nello studio del violino, della viola e del violoncello. Nel 1881 GAUTROT compra la ditta di TRIEBERT (fabbricante di strumenti che eccelleva particolarmente nella costruzione di oboi)
in fallimento dopo la morte del titolare. Nel 1882, alla morte del padre, una delle figlie di GAUTROT, Mathilde e il marito Amedée COUESNON ereditano una nuova fabbrica appena costruita, mentre il padre di A. COUESNON compra la fabbrica di Chateau-Thierry. È da partire da 1885, con l'entrata di Maurice MERMILLOT nella bottega di Parigi, che l'impresa ‘COUESNON’ diventa importante nella liuteria. MERMILLOT, a quell’epoca capofficina di liuteria, era stato allievo di Charles GAILLARD (1850-1870) e di Jean-Baptiste VUILLAUME, aveva lavorato da GUADAGNINI a Torino e da ‘GAND-BERNARDEL’[19]. Segue l'esempio di Nicolas VUILLAUME, Charles BUTHOD e Augusto DARTE dedicandosi all'industria dopo avere imparato il mestiere da artigiano. Nel 1888 Amedée COUESNON trasforma la ditta in ‘COUESNON et Cie’
e all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900 si presenta in diverse categorie, ottenendo molti premi, principalmente nella categoria degli strumenti aerofoni. COUESNON, peraltro, fa anche parte della giuria, come giurato titolare francese. Alla fine del XIX secolo la società impiega 200 operai a Chateau-Thierry
Nel 1901 Georges CHERPITEL (1870-1945), proveniente dalla ‘THIBOUVILLE’, succede a MERMILLOT, deceduto, e gli viene affidata la direzione delle botteghe di Parigi. Nel 1912 viene pubblicata la ‘Guida Couesnon’, 284 pagine di piccolo formato, che si presenta più come un testo didattico che come un semplice catalogo; vi si trovano consigli sulla posizione giusta da adottare mentre si suona, oppure spiegazioni, a grandi linee, di come si costruisce un violino. Riporta numerosi modelli di violini e belle riproduzioni a colori. Nel catalogo figurano anche le fotografie di tutti i fondatori della casa ‘COUESNON et Cie’ e della precedente casa ‘GAUTROT’. Interno della fabbrica COUESNON
La società è fornitrice dei Ministeri della Guerra, della Marina e delle Belle Arti ed è l’unica a fornire la Musica della Guardia Repubblicana.
Nel 1913 viene assunto Léon BERNARDEL
(1853 - 1931), apprendista di Justin DERAZEY, proveniente dalla ‘GAND-BERNARDEL’. La bottega diventa ‘COUESNON e Léon BERNARDEL uniti’ ‘COUESNON e Léon BERNARDEL Réunisʼ. Verso la fine degli anni Venti, Jean COUESNON, uno dei figli di Amédée, nato nel 1893, acquista la quasi totalità dell'impresa da Mathilde GAUTROT. Nel 1932, si trasforma in società anonima “ LA LUTHERIE LORRAINE’, società che si stabilisce a Mirecourt. Emile GOURRIER e Gaston RAGGIRARE, già soci in una precedente impresa, ne diventano i proprietari, ma mantengono la denominazione della ditta.
Il catalogo pubblicato nel 1934 è ricco di marchi di fabbrica: vi si trovano ‘BRETON’ e ‘MARQUIS DE L’AIR, ma anche ‘H.BLAISE’, ‘ARTHUR PARISOT’, ‘LUDOVICUS MEUROT’, ‘S.ESTEVANT’, violini firmati CHERPITEL,
GOURRIER, BERNEZ e numerosi modelli Léon BERNARDEL. Nel catalogo la società, anonima, dichiara un capitale di 16 milioni di franchi. La sua sede sociale si trova al 94 di rue d’Angoulême, a Parigi[20].
Il declino però è rapido: la società, che esiste ancora nel 1956 a Mirecourt, chiude poco dopo le sue botteghe e limita le attività a quella originaria di costruzione di strumenti aerofon nella fabbrica di Chateau-Thierry. Nel 1979 atti di vandalismo e un incendio distruggono gli edifici e gli archivi. Due anni più tardi la ditta dichiara fallimento e viene acquistata da una anziana impiegata che la dirige attualmente.
Altre impresari, tra quelli che cercano di aprire una sede a Mirecourt, conoscono una fortuna simile e un declino altrettanto rapido. E’ il caso di Albert Joseph DEBLAYE [21] (1874-1929), originario di Mirecourt lavora da GAUTHIER, successore di SIMONIN a Tolosa, dove lavora dal 1897 al 1900, per poi
tornare a Mirecourt dove apre una ditta con tre dipendenti. Successivamente, nel 1925, si associa a H.MEUNIER ed apre un negozio a Parigi, si occupa unicamente di strumenti a corda ed ha un rappresentante in Belgio: VITAL VERBEECCK. Nel 1921 fa lavorare 20 persone, che diventano 37 nel 1931, ma nel 1936 l'impresa è scomparsa da Mirecourt. La società ‘DEBLAYE et MEUNIER’ esiste ancora a Parigi nel 1956 e dichiara di avere fabbriche a Mirecourt, a riprova del fatto che il nome è ancora attrattivo. Si occupa ancora in parte di violini e propone alcuni marchi, fra cui ‘RENÉ BERNARDEL’, creato da René Joseph Maurice BERNADEL (1905-1979).
La diffusione della liuteria seriale fuori Mirecourt: il caso Mennesson
Émile MENNESSON nasce a Reims nel 1842 da una famiglia di costruttori di pianoforti, attività da lui proseguita e integrata con quella di negoziante di strumenti[22].
Ben presto sviluppa un forte interesse per gli strumenti della famiglia del violino, passione che lo porta a specializzarsi nella loro produzione. La sua fama è infatti legata ai violini, che firma con lo pseudonimo Joseph GUARINI, ma troviamo il suo vero nome su etichette di pianoforti.
A Reims fonda l’Istituto Musicale “Santa Cecilia”, nome che richiama la sua prima impresa, la creazione a Mirecourt nel 1870 di una bottega intitolata “Sainte-Cécile” in collaborazione con Jean-Joseph MARTIN (1837 – 1909), un archettaio allievo di Jean-Baptiste VUILLAUME[23]. Avrà come operai i suoi due cognati, Georges DEROUX[24]
(1822-1889) e Gabriel VOIRIN (nato nel 1863), figlio di François Nicolas VOIRIN, già apprendisti di Honoré DERAZEY, ma anche Auguste e Louis Nicolas MOUGENOT[25]. Nel “Santa Cecilia” l’organista GRISON tiene un corso d’armonia. Sappiamo anche che Émile ha creato un corso di organo espressivo, detto Harmonium, sotto la direzione di ROTH, allievo di NIERDERMEYER, ed ex-maestro di Cappella di Notre-Dame di Limoges.
Ma MENNESSON non trae dall’impresa il profitto che si attende e rivende la bottega a Jean-Joseph MARTIN, che la trasforma in ‘Unione operaia’ dal 1870. La ditta esporta in Belgio, Svizzera e Inghilterra, ma nel 1881 fallisce. MARTIN torna a lavorare da solo, prima per ‘THIBOUVILLE’ e poi per il liutaio CUNIOT.[26]
La breve storia dell’’Unione operaia’ è comunque un tassello interessante della storia liutaria francese. Si occupa della produzione di violini e di archi, con esemplari a volte molto interessanti, nello stile di COLIN MEZIN, e va ricordato che vi fanno il loro apprendistato liutai come Alfred HILL e Louis MARTIN figlio, mentre vi lavora come operaio l’archettaio Arthur VIGNERON
[27] (1851-1905).
Nel 1880 Émile MENNESSON crea una nuova ditta a Reims, in collaborazione con Georges DEROUX, già suo operaio a Mirecourt. La bottega viene distrutta durante la guerra e la ricostruzione è affidata al figlio Jean MENNESSON nel 1919. Émile muore nel 1920, ma etichette con la sua firma vengono utilizzate fino al 1930.
Secondo Roland TERRIER tutti gli altri nomi di fabbriche di Mirecourt che si possono incontrare in liuteria non possono essere considerati appartenenti a strutture industriali vere e proprie, ma si situano tra l'artigianato e l'industria, fabbricazioni artigianali intensive con un massimo di otto lavoratori dipendenti[28].
Ricordiamo, in primis, la fabbrica di Auguste DARTE. Quest'allievo di Nicolas e Jean-Baptiste VUILLAUME si occupa, con il suocero Nicolas VUILLAUME, delle produzioni ordinarie di Jean-Baptiste VUILLAUME, di cui sarà il successore. Muore nel 1888 a Mirecourt. Sono stati suoi allievi:
- Gustave BAZIN (1871–1920),
figlio di Charles, archettaio. Suo fratello Louis rileva la bottega del padre. Nel 1900 deposita i marchi ‘BASSIANI GREGORIO’ e ‘PENZANO ANTONIO’.
- Paul-François BLANCHARD (1851–1912), liutaio incaricato del Conservatorio Nazionale di Lione. Nel 1902 riceve l’onorificenza delle Palme Accademiche. Negli ultimi anni di attività ha la residenza a Mirecourt.
- François CLAUDOT, che lavora dal 1884 al 1886 da ‘GAND-BERNARDELLE’ e poi a Digione, dove è liutaio del Conservatorio.
- Henry FRANCAIS , che dopo due anni di apprendistato con DARTE lavora nella bottega di LULLIER a Boulogne-sur-Mer. Nel 1880 entra nella ‘GAND et BERNADELLE Frères’. Alla morte di Eugène GAND diventa vice-maestro della casa, che rileva con il socio
M.CARESSA nel 1901.
- Emile LAURENT (1854-1914), lavora da Joseph HEL e dai fratelli DARCHE come cooperatore. Ottiene una medaglia di bronzo all’Esposizione Universale di Liegi nel 1905 e apre la bottega a Bruxelles, dove lavorano poi i suoi successori, Albert CUNIN e Léon MORTIN.
Interessanti, infine, sono le vicende della ‘COLLIN MEZIN’, casa creata da Claude Nicolas COLLIN (1817-1864), apprendista di Nicolas François VUILLAUME e di suo fratello Nicolas, che ha avuto come allievo Claude Auguste MIREMONT (1861-1884). La ditta passa poi al figlio, Charles Jean-Baptiste (1841-1923) che apre anche a Parigi nel 1867, e poi al nipote Charles COLLIN MEZIN (1870-1934), che effettua il tirocinio negli Stati Uniti d'America per poi installarsi a Mirecourt nel 1898. L’impresa, di cui Jean LARCHER prende la direzione con Jean-Baptiste, l’ultimo dei COLLIN MEZIN (nato nel 1910), non impiegherà mai più di sette persone.
La storia della liuteria seriale a Mirecourt nel XIX secolo permette di trarre alcune considerazioni sulla storicità o, viceversa, sulla modernità di alcune scelte produttive.
Una prima osservazione riguarda la relazione tra legami matrimoniali e accumulazione- integrazione non tanto (non solo) di capitali, quanto di esperienze e di capacità professionali che collegano le fasi produttive e commerciali di una specifica area merceologica, quella della costruzione e vendita di strumenti musicali in genere. L’unione tra famiglie di liutai, commercianti di strumenti, industriali del settore sembra essere funzionale al rafforzamento commerciale delle ditte e quindi il loro successo. E’ un capitalismo industriale di tipo ‘familiare’, che compatta alcuni tipi di famiglie attraverso unioni parentali/commerciali e che si trasforma in capitalismo propriamente detto una volta raggiunte dimensioni economiche significative, intercettando capitali indifferenziati, interessati non tanto al tipo di produzione quanto alla redditività.
Una seconda osservazione, sorprendente per chi non è abituato all’idea della produzione industriale degli strumenti ad arco, è l’indifferenza dell’imprenditore nell’utilizzare un sistema produttivo che rende indifferente tutta una categoria di prodotti, gli strumenti musicali, che risulta così composta da ‘articoli’ da inserire in un ‘catalogo’. Una stessa ditta produce pianforti, ottoni, organi meccanici e strumenti ad arco, con un atteggiamento sostanzialmente omogeneo per quanto riguarda l’organizzazione della produzione, decisamente orientata alla meccanizzazione, alla divisione del lavoro e alla catena di montaggio. Cosa che non esclude la produzione di diversi ‘modelli’ o ‘marchi’, con differenti livelli qualitativi.
Infine, è sorprendente la rapidità con la quale l’industria di strumenti liutari decade fino a scomparire da Mirecourt. Su questo punto è necessaria una indagine che chiarisca le motivazioni non tanto della fine di una modalità produttiva, quanto le ragioni del trasferimento, nei paesi orientali europei e nell’est asiatico supponiamo, della produzione seriale. Chiarire il perché di questi spostamenti potrebbe forse essere utile anche per chi oggi si occupa di produzione liutaria artigianale di qualità.
Tengo a ringraziare in particolar modo Roland Terrier per la sua disponibilità ad utilizzare la sua conferenza come base del mio testo e delle mie ricerche. Tengo anche a ringraziare Jean-Christophe GRAFF, uno dei due organizzatori del congresso di Colmar del giugno 1992, per la sua disponibilità a fornirmi indicazioni su questo congresso durante il quale, Roland TERRIER ha tenuto la sua conferenza.
Desidero inoltre esprimere la mia gratitudine a Flavio Smerieri, insegnante di disegno della Scuola di Liuteria di Cremona, che ha corretto il presente articolo e gli ha dato la forma di racconto. Il mio ringraziamento è infine rivolto a tutti i docenti e assistenti della Scuola che mi hanno sostenuto nella impegnativa impresa di ricostruire il contesto storico necessario a comprendere meglio le caratteristiche fisiche e stilistiche del violino ‘Èmile MENNESSON 1878’, punto di partenza di queste mie ricerche.
[1] Il premio, istituito presso la Scuola Internazionale di Liuteria, intende ricordare la figura dell’arch. Sergio Renzi, per molti anni preside della Scuola di Cremona, e intende stimolare “l’interesse e la passione per la ricerca intesa come pratica sostenuta dallo studio, dal confronto e dallo scambio di conoscenze. La commissione era composta da Nayla Renzi, Giorgio Scolari, Flavio Smerieri, Simeone Morassi e Sibylle Fehr.
Per tentare di ricostruire questo periodo della storia della liuteria seriale francese, ho fatto diverse ricerche principalmente a livello di congressi e conferenze. La conferenza che Roland Terrier ha tenuto durante il congresso di Colmar del giugno 1992 è in pratica la base del mio testo e delle mie ricerche. Le fonti sono numerose e varie: riviste e giornali principalmente della Lorena o di Mirecourt, ‘Annali della società d’emulazione del dipartimento dei Vosgi’, cataloghi e fascicoli pubblicitari delle fabbriche, tabelle di riferimento, rapporti dei componenti della giuria e studi delle Esposizioni Nazionale e Universali.
[3] A partire da questo momento, il nome di Santa Cecilia sarà molto usato nel mondo della liuteria. Lo troviamo come insegna del laboratorio di diversi liutai oppure come nome attribuito ad alcuni strumenti. Ad esempio Jean-Baptiste VUILLAUME ha fatto tutta una seria di strumenti a buon mercato detti di ‘Sainte-Cécile’ create come alternativa alle imitazioni abbastanza care dell’epoca. Émile MENNESSON darà a una della sue botteghe il nome di “Sainte-Cécile”
BOUCQUAY esiste al Museo del Conservatorio di Parigi un violino dell’anno 1718 e un violoncello dell’anno successivo è conservato al Museo del Conservatorio delle Arti e Mestieri.
Secondo Albert Jacquot, autore del fondamentale ‘La liuteria Lorena e francese dalle sue origini fino ai nostri giorni’[5], Nicolas Augustin CHAPUY, fratello di Nicolas I, è il liutaio della duchessa di Montpensier.
I suoi strumenti sono spesso timbrati a fuoco ‘N.CHAPUY’ sul tallone, oppure con gli stemmi della duchessa di Montpensier. Questi stemmi si trovano a volte anche sull'etichetta, sopra il suo nome e il suo titolo. Uno dei suoi violini si trova al Museo del Conservatorio di Parigi, strumento che è appartenuto a Habeneck (1781-1849), violinista, compositore e direttore d’orchestra, francese d’origine tedesca.
Il confronto con la vecchia moneta francese, il Franco, è di 1€ = 6.55957F
Relazione di A. GASPARD, 19 giugno 1844 [8] Una ricerca relativa alle le medaglie vinte dai liutai durante le esposizioni universali può essere di grande aiuto, per conoscere gli indirizzi delle fabbriche o i cambiamenti di soci, oppure per capire le alleanze tra una fabbrica e l’altra. Anche le Relazioni dei componenti della giura delle Esposizioni aiuta a capire la storia di una fabbrica.
Molto interessanti da analizzare sono i cataloghi delle diverse fabbriche perché permettono di capirne dimensione ed importanza. Alcuni vengono stampati in diverse lingue, a riprova che gli strumenti venivano anche esportati, e riportano diverse informazioni: l’indirizzo, i nomi dei proprietari, soci, azionisti, i marchi acquisiti o venduti dalla casa-madre, i nomi dei successori, il fatturato. Spesso sulla prima pagina si trovano fotografie delle fabbriche, cosa che ci permette di avere un’idea della grandezza delle società o dell’importanza dei loro magazzini di legname.
‘LABERTE’
una serie impressionante di marchi: nel 1889, fa registrare i marchi ‘Jean Baptiste COLIN’, ‘A.TORELLI’, ‘H.CLOTELLE’, ‘I.MERMINA’, ‘F.BARBE’, ‘Claude LEBLANC’, ‘N.PECATTE’, ‘M.COUTURIEUX’, ‘D.SORIOT’; nel 1893 il marchio di mandolini ‘Luigi URIANI’
La società ha come marche e firme depositate: ‘Nicolas BERTHOLINI’, ‘M.COUTURIEUX’, ‘D. SORIOT’, ‘H.CLOTELLE’, ‘FOURNIER’ e ‘DIDELOT’.
[12] NICOLAS però scriveva il nome della città in modo scorretto, cioè Cremonae o Cremonna
L’altro liutaio veniva da Strasburgo ed era REISSE che presentava un nuovo strumento, chiamato la “contre-casse”, di cui purtroppo non abbiamo immagini.
Jean Joseph Honoré DERAZEY marchia a fuoco i suoi strumenti sul tassello inferiore, sotto il manico oppure al centro della tavola vicino alla catena
[15] Paul Alexandre MANGENOT, detto “Zon”, era figlio di un costruttore d’organi, ma il nonno e il fratello erano entrambi liutai.
Diventano di sua proprietà anche i marchi ‘Didier NICOLAS’, ‘Honoré DERAZEY’ e ‘Just DERAZEY’.
Charles BAILLY (1879 - 1957) deposita nel 1926 i marchi ‘L.BERARD’, ‘F.MARCHAL’, ‘L.GARNIER’, ‘M.MATHIEU’, ‘C.LEROY’, ’A.MARCELIN’.”
I due figli maggiori muoiono sul fronte nel 1914; Paul Amati si trasferirà a Bordeaux.
Georges Salder, Lo splendore della liuteria francese, 1920
[19] La GAND-BERNARDEL è la società fondata nel 1866 da Gustave-Adolphe e Ernest BERNADEL e Eugène GAND.
Gustave-Adolphe ne diventa l’unico proprietario nel 1892.
Albert CARESSA gli succede nel 1901. Sappiamo che sia GAUTROT che COUESNON impiegano operai ed apprendisti che vi avevano lavorato, come Alfred Joseph LAMY , Giorgio BRUBACH, André COINUS, Emile GOURRIER, Paul SERDET .
[20] La fabbrica ‘COUESNON’ è oggi diventata il palazzo dell’unione fraterna dei metallurgici: “la maison des métallos”, costruita nel 1881 dall’architetto Nanteuille, che aveva previsto sia gli spazi di lavoro che di vita. Quello che viene chiamato “la maison métallos” è in realtà un insieme di sei edifici principali, distribuiti simmetricamente lungo una scala che conduce ad una corte, dietro la quale si trova la facciata dell'edificio principale, cioè “hotel industriale” . Era destinata alla demolizione fino al 1999, ora salvata in seguito ad una forte mobilizzazione di associazioni e di cittadini riuniti nell'ambito del “Comitato métallos”.
DEBLAYE marchia i suoi strumenti a fuoco all’interno con un numero di ordine.
[22] MENNESSON acquista strumenti principalmente da THIBOUVILLE.
[23] La collaborazione di MENNESSON con l’archettaio MARTIN e l’uso dello pseudonimo Joseph GUARINI spiega come mai in quel periodo si trovino archi firmati J. GUARINI.
George DEROUX marca i suoi strumenti a fuoco e scrive a matita il suo nome all’interno della cassa armonica
[25] L. N. MOUGENOT si stabilisce più tardi in rue Faubourg, 27 poisonnière, a Parigi
In questi anni troviamo ci sono tre liutai CUNIOT: Pierre (1839-1884), suo figlio Eugène (1861-1910) detto anche
CURIOT-HURY, perché sposato a Françoise HURY, che gli succede nel 1884. E troviamo anche CUNIOT Nicolas Charles (1833-1909), fratello di Pierre.
[27] VIGNERON era stato apprendista di Claude-Nicolas HUSSON. Dopo la parentesi con l’’Unione Operaia’, lavora per Jean-Joseph MARTIN e, dal 1880, da ‘GAND e BERNADEL’. Il suo ritmo di lavoro era di un arco al giorno. Gli archi fabbricati da VIGNERON sono firmati “A. VIGNERON a Parigi”.
Tra le ditte che meritano una citazione, segnaliamo la DUBOIS, quella di Joseph GRANDJON. e il marchio ‘RENATO CONI’, nome usato da René CUNE, più diffuso.

References: Articolo 1

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 7

Articolo 10

Articolo 12

Articolo 13