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Timestamp: 2018-04-19 22:51:30+00:00

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La misura della pensione di vecchiaia della cassa forense si determina sul reddito effettivo e non su quello concordato in procedura di adesione con il fisco - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica - Banca Dati Giuridica
La misura della pensione di vecchiaia della cassa forense si determina sul reddito effettivo e non su quello concordato in procedura di adesione con il fisco
Cassazione civile sez. lavoro, sentenza 7.3.2018 n. 5380
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MAMMONE Giovanni - Presidente - Dott. D'ANTONIO Enrica - rel. Consigliere - Dott. BERRINO Umberto - Consigliere - Dott. RIVERSO Roberto - Consigliere - Dott. CALAFIORE Daniela - Consigliere - ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso 23345/2012 proposto da: CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA FORENSE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA PAMPHILI 59, presso lo studio dell'avvocato ANTONIO SALAFIA, rappresentata e difesa dall'avvocato LEONARDO CARBONE, giusta delega in atti; - ricorrente - contro G.P.C., che sta in giudizio in proprio, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio degli avvocati MARIO CONTALDI, GIANLUCA CONTALDI, che lo rappresentano e difendono, giusta delega in atti; - controricorrente - avverso la sentenza n. 733/2012 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 17/07/2012 R.G.N. 252/2011; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 02/11/2017 dal Consigliere Dott. ENRICA D'ANTONIO; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE Sergio, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso; udito l'Avvocato MARIA SALAFIA per delega Avvocato LEONARDO CARBONE; udito l'Avvocato CONTALDI GIANLUCA per delega Avvocato MARIO CONTALDI.
1.La Corte d'appello di Torino, in riforma del Tribunale, ha condannato la Cassa Forense a liquidare all'avv. G.P.P. la pensione invalidità e quella di vecchiaia tenendo conto dei maggiori redditi accertati a seguito di verifiche dell'ufficio delle imposte definite con l'accertamento con adesione D.Lgs. n. 218 del 1997, ex art. 2, comma 3.
Infine,la Corte ha rilevato che i redditi erano stati rideterminati nel 2002/2003 e che, alla data di riconoscimento delle pensioni di invalidità e vecchiaia, la Cassa disponeva già dei dati reddituali dichiarati ed accertati.
Avverso la sentenza ricorre la Cassa Forense con un motivo. Resiste l'avv. G..
2.Con un unico motivo la Cassa denuncia violazione della L. n. 576 del 1980, artt. 2, 10 e 11, e D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 2.
Osserva che il D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 2, stabilisce che l'accertamento definito con adesione non rilevava ai fini extra - tributari e che i maggiori redditi comportavano un aggravio a titolo di contribuzione, ma non erano rilevanti ai fini del calcolo delle prestazioni.
Deduce che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 372/1982, aveva dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale della L. n. 576 del 1980, art. 2, nella parte in cui limitava la base del computo, per il calcolo della pensione di vecchiaia, ai soli redditi dichiarati escludendo l'ammontare dei redditi risultanti dai successivi accertamenti.
Richiama, inoltre, la sentenza della Corte di Cassazione n. 11473/1990 secondo cui era rilevante, ai fini della determinazione dell'entità del trattamento di pensione di vecchiaia erogato dalla Cassa, il solo reddito professionale risultante dalle dichiarazioni presentate, alle scadenze di legge, alla Cassa in conformità alle disposizioni della L. n. 576 del 1980, e non già quello definito per effetto del cosiddetto condono fiscale di cui alla L. n. 516 del 1982.
Osserva ancora che la normativa forense, ai fini della base pensionabile, faceva riferimento al reddito professionale netto prodotto nell'anno quale risulta dalla dichiarazione ai fini Irpef e che il riferimento al reddito prodotto e non a quello dichiarato indicava che doveva trattarsi di quello "effettivo" e non "fittizio", quale era quello conseguente alla definizione della vertenza con adesione.
8. Va, poi, ribadito quanto già affermato da questa Corte (cfr Cass. 11473/1990), con riferimento a quanto statuito nella L. n. 576, art. 17, citata circa l'obbligo del professionista di dichiarare anche gli "accertamenti divenuti definitivi" nel corso dell'anno precedente. Nella citata sentenza di questa Corte si è ribadito,infatti, che non può non considerarsi che l'importo della pensione va, comunque, calcolato con riferimento al reddito "dichiarato". Ne consegue che anche sotto tale profilo,sul quale la Corte d'appello ha posto l'accento, pur dovendosi rilevare che l'accertamento con adesione prevede l'obbligo di pagamento dei contributi, la norma deve necessariamente rapportarsi alla legislazione specifica disciplinante il sistema previdenziale forense e, dunque, occorre valorizzare l'affermazione contenuta nel D.Lgs. n. 218, art. 2, comma 3, citato che espressamente esclude la rilevanza di tale "accertamento ai fini extratributari". 9. In conclusione va rilevato che, pur dovendosi ritenere non determinante il riferimento alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 372/1992, citata dalla Cassa, atteso che l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale della L. n. 576 del 1980, art. 2, risulta pronunciata con riferimento all'art. 3 (in ordine al quale ha escluso un'utile comparabilità di situazioni con lavoratori pubblici) e art. 36 Cost. (ritenuto richiamabile solo con riferimento ai lavoratori dipendenti), ritiene il Collegio che siano tuttora validi i principi affermati da questa Corte con la sentenza n. 11473 citata che, sebbene con riferimento alla L. n. 516 del 1982, ha affermato che "Ai fini della determinazione dell'entità del trattamento di pensione di vecchiaia erogato dalla cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore degli avvocati e procuratori rileva secondo la disciplina posta dalla L. 20 settembre 1980, n. 576 - il reddito professionale dichiarato ai fini fiscali (quale risultante dalle dichiarazioni presentate nei dieci anni solari anteriori alla maturazione del diritto ai fini dell'IRPEF) e non già quello definito per effetto del cosiddetto condono fiscale di cui alla L. n. 516 del 1982". Nella specie, in modo analogo, l'accertamento con adesione non costituisce una reale definizione del solo reddito professionale dell'avvocato, idoneo a costituire la nuova ed effettiva base imponibile ai fini contributivi ed ad incidere sull'ammontare della pensione goduta. Del resto il D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 2, comma 3, dopo aver affermato che l'accertamento non rileva ai fini extratributari, espressamente stabilisce che i contributi previdenziali e assistenziali,che il contribuente è tenuto a versare,sono calcolati sulla base imponibile riconducibile a quella delle imposte sui redditi. Stabilisce, cioè, che la base imponibile ai fini previdenziali sia corrispondente a quella rideterminata nell'ambito tributario. La normativa della Cassa, invece, come prima si è detto, fissa regole specifiche per la determinazione dei contributi e del conseguente trattamento pensionistico.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell'originaria domanda del professionista.
La novità e particolarità della questione trattata consente di compensare le spese processuali dell'intero processo.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta l'originaria domanda dell'avv. G.; compensa le spese dell'intero processo.
LaPrevidenza.it, 21/03/2018

References: sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 2
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 art. 2
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 art. 2
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 Cass. 
 art. 17
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 art. 2
 art. 2
 art. 36
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 art. 2
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