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Timestamp: 2016-05-24 11:47:54+00:00

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pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006 - Supplemento
Ordinario n. 96 Art. 1-52
CAPO V PROCEDURE SEMPLIFICATE ART. 214
(determinazione delle attivit� e delle caratteristiche dei rifiuti per l'ammissione alle
procedure semplificate) 1. Le procedure semplificate di cui al presente Capo devono garantire in ogni caso un
elevato livello di protezione ambientale e controlli efficaci. 2. Con decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con
i Ministri delle attivit� produttive, della salute e, per i rifiuti agricoli e le
attivit� che danno vita ai fertilizzanti, con il Ministro delle politiche agricole e
forestali, sono adottate per ciascun tipo di attivit� le norme, che fissano i tipi e le
quantit� di rifiuti, e le condizioni in base alle quali le attivit� di smaltimento di
rifiuti non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi e
le attivit� di recupero di cui all'Allegato C alla parte quarta del presente decreto sono
sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 215 e 216. Con la medesima
procedura si provvede all'aggiornamento delle predette norme tecniche e condizioni. 3. Il comma 2 pu� essere attuato anche secondo la disciplina vigente per gli accordi
di programma di cui agli articoli 181 e 206 e nel rispetto degli orientamenti comunitari
in materia. 4. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 e le procedure semplificate devono
garantire che i tipi o le quantit� di rifiuti ed i procedimenti e metodi di smaltimento o
di recupero siano tali da non costituire un pericolo per la salute dell'uomo e da non
recare pregiudizio all'ambiente. In particolare, ferma restando la disciplina del decreto
legislativo 11 maggio 2005, n. 133, per accedere alle procedure semplificate, le attivit�
di trattamento termico e di recupero energetico devono, inoltre, rispettare le seguenti
condizioni: a) siano utilizzati combustibili da rifiuti urbani oppure rifiuti speciali individuati
per frazioni omogenee;
b) i limiti di emissione non siano inferiori a quelli stabiliti per gli impianti di
incenerimento e coincenerimento dei rifiuti dalla normativa vigente, con particolare
riferimento al decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133;
c) sia garantita la produzione di una quota minima di trasformazione del potere
calorifico dei rifiuti in energia utile calcolata su base annuale;
d) siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di
cui agli articoli 215, comma 2, e 216, commi 1, 2 e 3. 5. Sino all'emanazione dei decreti di cui al comma 2 relativamente alle attivit� di
recupero continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro
dell'ambiente 5 febbraio 1998 e 12 giugno 2002, n. 161. 6. La emanazione delle norme e delle condizioni di cui al comma 2 deve riguardare, in
primo luogo, i rifiuti indicati nella lista verde di cui all'Allegato II del regolamento
(CEE) 1� febbraio 1993, n. 259. 7. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 215, comma 3, e 216, comma 3, e per
l'effettuazione dei controlli periodici, l'interessato e' tenuto a versare alla Sezione
regionale dell'Albo il diritto di iscrizione annuale di cui all'articolo 212, comma 26. 8. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni,
delle prescrizioni e delle norme tecniche di cui ai commi 2 e 3 e' disciplinata dalla
normativa nazionale e comunitaria in materia di qualit� dell'aria e di inquinamento
atmosferico da impianti industriali. L'autorizzazione all'esercizio nei predetti impianti
di operazioni di recupero di rifiuti non individuati ai sensi del presente articolo resta
comunque sottoposta alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209, 210 e 211. 9. Alle denunce, alle comunicazioni e alle domande disciplinate dal presente Capo si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni relative alle attivit� private
sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Si
applicano, altres�, le disposizioni di cui all'articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n.
241. A condizione che siano rispettate le condizioni, le norme tecniche e le prescrizioni
specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell'articolo 216, l'esercizio delle
operazioni di recupero dei rifiuti possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla
comunicazione di inizio di attivit� alla sezione competente dell'Albo di cui all'articolo
212. ART. 215 (autosmaltimento) 1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di
cui all'articolo 214, commi 1, 2 e 3, le attivit� di smaltimento di rifiuti non
pericolosi effettuate nel luogo di produzione dei rifiuti stessi possono essere intraprese
decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attivit� alla competente Sezione
regionale dell'Albo, di cui all'articolo 212, che ne d� notizia alla provincia
territorialmente competente, entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione
stessa. 2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in particolare: a) il tipo, la quantit� e le caratteristiche dei rifiuti da smaltire;
e) la qualit� delle emissioni e degli scarichi idrici nell'ambiente. 3. La Sezione regionale dell'Albo iscrive in un apposito registro le imprese che
effettuano la comunicazione di inizio di attivit� ed entro il termine di cui al comma 1
verifica d'ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine,
alla comunicazione di inizio di attivit�, a firma del legale rappresentante dell'impresa,
e' allegata una relazione dalla quale deve risultare: a) il rispetto delle condizioni e delle norme tecniche specifiche di cui al comma 1;
b) il rispetto delle norme tecniche di sicurezza e delle procedure autorizzative
previste dalla normativa vigente. 4. Qualora la Sezione regionale dell'Albo accerti il mancato rispetto delle norme
tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, la medesima Sezione propone alla provincia
di disporre con provvedimento motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione
dell'attivit�, salvo che l'interessato non provveda a conformare alla normativa vigente
detta attivit� ed i suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e,
comunque, in caso di modifica sostanziale delle operazioni di autosmaltimento. 6. Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli articoli 208, 209, 210 e 211 le
attivit� di autosmaltimento di rifiuti pericolosi e la discarica di rifiuti. ART. 216 (operazioni di recupero) 1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche di
cui all'articolo 214, commi 1, 2 e 3, l'esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti
pu� essere intrapreso decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attivit�
alla competente Sezione Regionale dell'Albo, di cui all'articolo 212, che ne (l� notizia
alla provincia territorialmente competente, entro dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione stessa. Nelle ipotesi di rifiuti elettrici ed elettronici di cui
all'articolo 227, comma 1, lettera a), di veicoli fuori uso di cui all'articolo 227, comma
1, lettera c), e di impianti di coincenerimento, l'avvio delle attivit� e' subordinato
all'effettuazione di una visita preventiva, da parte della provincia competente per
territorio, da effettuarsi entro sessanta giorni dalla presentazione della predetta
comunicazione. 2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di
attivit�, prevedono in particolare: a) per i rifiuti non pericolosi: 1) le quantit� massime impiegabili;
2) la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti
utilizzabili nonche' le condizioni specifiche alle quali le attivit� medesime sono
sottoposte alla disciplina prevista dal presente articolo;
3) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai
tipi o alle quantit� dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano
recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che
potrebbero recare pregiudizio all'ambiente; b) per i rifiuti pericolosi: 1) le quantit� massime impiegabili;
3) le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze
pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto
ed al tipo di attivit� e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni
presenti in sito;
4) gli altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di
5) le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al
tipo ed alle quantit� di sostanze pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di
recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza
usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente. 3. La sezione regionale dell'Albo iscrive in un apposito registro le imprese che
effettuano la comunicazione di inizio di attivit� e, entro il termine di cui al comma 1,
e' allegata una relazione dalla quale risulti: a) il rispetto delle nonne tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma 1;
c) le attivit� di recupero che si intendono svolgere;
d) lo stabilimento, la capacit� di recupero e il ciclo di trattamento o di combustione
nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere recuperati, nonche' l'utilizzo di
eventuali impianti mobili;
e) le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero. 4. Qualora la competente Sezione regionale dell'Albo accerti il mancato rispetto delle
norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1, la medesima sezione propone alla
provincia di disporre, con provvedimento motivato, il divieto di inizio ovvero di
prosecuzione dell'attivit�, salvo che l'interessato non provveda a conformare alla
normativa vigente detta attivit� ed i suoi effetti entro il termine e secondo le
prescrizioni stabiliti dall'amministrazione. 5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e comunque
in caso di modifica sostanziale delle operazioni di recupero. 6. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente
alle variazioni qualitative e quantitative delle emissioni determinate dai rifiuti
individuati dalle norme tecniche di cui al comma 1 che gi� fissano i limiti di emissione
in relazione alle attivit� di recupero degli stessi, l'autorizzazione di cui all'articolo
269 in caso di modifica sostanziale dell'impianto. 7. Le disposizioni semplificate del presente articolo non si applicano alle attivit�
di recupero dei rifiuti urbani, ad eccezione: a) delle attivit� per il riciclaggio e per il recupero di materia prima secondaria e
di produzione di compost di qualit� dai rifiuti provenienti da raccolta differenziata;
b) delle attivit� di trattamento dei rifiuti urbani per ottenere combustibile da
rifiuto effettuate nel rispetto delle norme tecniche di cui al comma 1. 8. Fermo restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di cui all'articolo
214, comma 4, lettera b), e dei limiti delle altre emissioni inquinanti stabilite da
disposizioni vigenti e fatta salva l'osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili
sanitari e ambientali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di
concerto con il Ministro delle attivit� produttive, determina modalit�, condizioni e
misure relative alla concessione di incentivi finanziari previsti da disposizioni
legislative vigenti a favore dell'utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre
energia elettrica, tenuto anche conto del prevalente interesse pubblico al recupero
energetico nelle centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni
di trattamento finalizzate alla produzione di combustibile da rifiuti e nel rispetto di
quanto previsto dalla direttiva 2001/77/CE del 27 settembre 2001 e dal relativo decreto
legislativo di attuazione 29 dicembre 2003, n. 387. 9. Con apposite norme tecniche adottate ai sensi del comma 1, da pubblicare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto,
e' individuata una lista di rifiuti non pericolosi maggiormente utilizzati nei processi
dei settori produttivi nell'osservanza dei seguenti criteri: a) diffusione dell'impiego nel settore manifatturiero sulla base di dati di
contabilit� nazionale o di studi di settore o di programmi specifici di gestione dei
rifiuti approvati ai sensi delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente
b) utilizzazione coerente con le migliori tecniche disponibili senza pericolo per la
salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio
c) impiego in impianti autorizzati. 10. I rifiuti individuati ai sensi del comma 9 sono sottoposti unicamente alle
disposizioni di cui agli articoli 188, comma 3, 189, 190 e 193 nonche' alle relative norme
sanzionatorie contenute nella parte quarta del presente decreto. Sulla base delle
informazioni di cui all'articolo 189 il Catasto redige per ciascuna provincia un elenco
degli impianti di cui al comma 9. 11. Alle attivit� di cui al presente articolo si applicano integralmente le norme
ordinarie per il recupero e lo smaltimento qualora i rifiuti non vengano destinati in modo
effettivo ed oggettivo al recupero. 12. Le condizioni e le norme tecniche relative ai rifiuti pericolosi di cui al comma 1
sono comunicate alla Commissione dell'Unione europea tre mesi prima della loro entrata in
vigore. 13. Le operazioni di messa in riserva dei rifiuti pericolosi individuati ai sensi del
presente articolo sono sottoposte alle procedure semplificate di comunicazione di inizio
di attivit� solo se effettuate presso l'impianto dove avvengono le operazioni di
riciclaggio e di recupero previste ai punti da R1 a R9 dell'Allegato C alla parte quarta
del presente decreto. 14. Fatto salvo quanto previsto dal comma 13, le norme tecniche di cui ai commi 1, 2 e
3 stabiliscono le caratteristiche impiantistiche dei centri di messa in riserva di rifiuti
non pericolosi non localizzati presso gli impianti dove sono effettuate le operazioni di
riciclaggio e di recupero individuate ai punti da R1 a R9 dell'Allegato C alla parte
quarta del presente decreto, nonche' le modalit� di stoccaggio e i termini massimi entro
i quali i rifiuti devono essere avviati alle predette operazioni. 15. Le comunicazioni gi� effettuate alla data di entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto ai sensi dell'articolo 33, comma 1, del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22, e le conseguenti iscrizioni nei registri tenuti dalle Province
restano valide ed efficaci fino alla scadenza di cui al comma 5 del medesimo articolo 33. TITOLO II GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI ART. 217 (ambito di applicazione) 1. Il presente titolo disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio sia per prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare un elevato
livello di tutela dell'ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato, nonche'
per evitare discriminazioni nei confronti dei prodotti importati, prevenire l'insorgere di
ostacoli agli scambi e distorsioni della concorrenza e garantire il massimo rendimento
possibile degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, in conformit� alla direttiva
94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, come integrata e
modificata dalla direttiva 2004/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di cui la
parte quarta del presente decreto costituisce recepimento nell'ordinamento interno. I
sistemi di gestione devono essere aperti alla partecipazione degli operatori economici
interessati. 2. La disciplina di cui al comma 1 riguarda la gestione di tutti gli imballaggi immessi
sul mercato nazionale e di tutti i rifiuti di imballaggio derivanti dal loro impiego,
utilizzati o prodotti da industrie, esercizi commerciali, uffici, negozi, servizi, nuclei
domestici, a qualsiasi titolo, qualunque siano i materiali che li compongono. Gli
operatori delle rispettive filiere degli imballaggi nel loro complesso garantiscono,
secondo i principi della "responsabilit� condivisa", che l'impatto ambientale
degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sia ridotto al minimo possibile per tutto il
ciclo di vita. 3. Restano fermi i vigenti requisiti in materia di qualit� degli imballaggi, come
quelli relativi alla sicurezza, alla protezione della salute e all'igiene dei prodotti
imballati, nonche' le vigenti disposizioni in materia di trasporto e sui rifiuti
pericolosi. ART. 218 (definizioni) 1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo si intende per: a) imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a
contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a
consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o
all'utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonche' gli articoli a perdere
usati allo stesso scopo;
b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da
costituire, nel punto di vendita, un'unit� di vendita per l'utente finale o per il
c) imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da
costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unit� di
vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al
consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di
vendita. Esso pu� essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;
d) imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo
da facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti
finiti, di un certo numero di unit� di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare
la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i
trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei;
e) imballaggio riutilizzabile: imballaggio o componente di imballaggio che e' stato
concepito e progettato per sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero minimo di
viaggi o rotazioni all'interno di un circuito di riutilizzo;
f) rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante
nella definizione di rifiuto di cui all'articolo 183, comma 1, lettera a), esclusi i
residui della produzione;
g) gestione dei rifiuti di imballaggio: le attivit� di gestione di cui all'articolo
183, comma 1, lettera d);
h) prevenzione: riduzione, in particolare attraverso lo sviluppo di prodotti e di
tecnologie non inquinanti, della quantit� e della nocivit� per l'ambiente sia delle
materie e delle sostanze utilizzate negli imballaggi e nei rifiuti di imballaggio, sia
degli imballaggi e rifiuti di imballaggio nella fase del processo di produzione, nonche'
in quella della commercializzazione, della distribuzione, dell'utilizzazione e della
gestione post-consumo;
i) riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l'imballaggio concepito e progettato
per poter compiere, durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o
rotazioni e' riempito di nuovo o reimpiegato per un uso identico a quello per il quale e'
stato concepito, con o senza il supporto di prodotti ausiliari presenti sul mercato che
consentano il riempimento dell'imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato diventa
rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato;
l) riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio
per la loro funzione originaria o per altri fini, incluso il riciclaggio organico e ad
esclusione del recupero di energia;
m) recupero dei rifiuti generati da imballaggi: le operazioni che utilizzano rifiuti di
imballaggio per generare materie prime secondarie, prodotti o combustibili, attraverso
trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, inclusa la cernita, e, in
particolare, le operazioni previste nell'Allegato C alla parte quarta del presente
n) recupero di energia: l'utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale
mezzo per produrre energia mediante termovalorizzazione con o senza altri rifiuti ma con
o) riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico
(biometanazione), ad opera di microrganismi e in condizioni controllate, delle parti
biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione di residui organici
stabilizzanti o di biogas con recupero energetico, ad esclusione dell'interramento in
discarica, che non pu� essere considerato una forma di riciclaggio organico;
p) smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente un imballaggio
o un rifiuto di imballaggio dal circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le
operazioni previste nell'Allegato B alla parte quarta del presente decreto;
q) operatori economici: i produttori, gli utilizzatori, i recuperatori, i riciclatori,
gli utenti finali, le pubbliche amministrazioni e i gestori;
r) produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori
e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;
s) utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti
di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni;
t) pubbliche amministrazioni e gestori: i soggetti e gli enti che provvedono alla
organizzazione, controllo e gestione del servizio di raccolta, trasporto, recupero e
smaltimento di rifiuti urbani nelle forme di cui alla parte quarta del presente decreto o
loro concessionari;
u) utente finale: il soggetto che nell'esercizio della sua attivit� professionale
acquista, come beni strumentali, articoli o merci imballate;
v) consumatore: il soggetto che fuori dall'esercizio di una attivit� professionale
acquista o importa per proprio uso imballaggi, articoli o merci imballate;
z) accordo volontario: accordo formalmente concluso tra le pubbliche amministrazioni
competenti e i settori economici interessati, aperto a tutti i soggetti interessati, che
disciplina i mezzi, gli strumenti e le azioni per raggiungere gli obiettivi di cui
all'articolo 220;
aa) filiera: organizzazione economica e produttiva che svolge la propria attivit�,
dall'inizio del ciclo di lavorazione al prodotto finito di imballaggio, nonche' svolge
attivit� di recupero e riciclo a fine vita dell'imballaggio stesso;
bb) ritiro: l'operazione di ripresa dei rifiuti di imballaggio primari o comunque
conferiti al servizio pubblico, nonche' dei rifiuti speciali assimilati, gestita dagli
operatori dei servizi di igiene urbana o simili;
cc) ripresa: l'operazione di restituzione degli imballaggi usati secondari e terziari
dall'utilizzatore o utente finale, escluso il consumatore, al fornitore della merce o
distributore e, a ritroso, lungo la catena logistica di fornitura fino al produttore dell'
imballaggio stesso;
dd) imballaggio usato: imballaggio secondario o terziario gi� utilizzato e destinato
ad essere ritirato o ripreso. 2. La definizione di imballaggio di cui alle lettere da a) ad e) del comma 1 e' inoltre
basata sui criteri interpretativi indicati nell'articolo 3 della direttiva 94/62/CEE,
cos� come modificata dalla direttiva 2004/12/CE e sugli esempi illustrativi riportati
nell'Allegato E alla parte quarta del presente decreto. ART. 219 (criteri informatori dell'attivit� di gestione dei rifiuti di imballaggio) 1. L'attivit� di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio si informa ai
seguenti principi generali: a) incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte della quantit� e della
pericolosit� nella fabbricazione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio,
soprattutto attraverso iniziative, anche di natura economica in conformit� ai principi
del diritto comunitario, volte a promuovere lo sviluppo di tecnologie pulite ed a ridurre
a monte la produzione e l'utilizzazione degli imballaggi, nonche' a favorire la produzione
di imballaggi riutilizzabili ed il loro concreto riutilizzo;
b) incentivazione del riciclaggio e del recupero di materia prima, sviluppo della
raccolta differenziata di rifiuti di imballaggio e promozione di opportunit� di mercato
per incoraggiare l'utilizzazione dei materiali ottenuti da imballaggi riciclati e
c) riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale
attraverso le altre forme di recupero;
d) applicazione di misure di prevenzione consistenti in programmi nazionali o azioni
analoghe da adottarsi previa consultazione degli operatori economici interessati. 2. Al fine di assicurare la responsabilizzazione degli operatori economici
conformemente al principio "chi inquina paga" nonche' la cooperazione degli
stessi secondo i principi della "responsabilit� condivisa", l'attivit� di
gestione dei rifiuti di imballaggio si ispira, inoltre, ai seguenti principi: a) individuazione degli obblighi di ciascun operatore economico, garantendo che il
costo della raccolta differenziata, della valorizzazione e dell'eliminazione dei rifiuti
di imballaggio sia sostenuto dai produttori e dagli utilizzatori in proporzione alle
quantit� di imballaggi immessi sul mercato nazionale e che la pubblica amministrazione
organizzi la raccolta differenziata;
c) informazione agli utenti degli imballaggi ed in particolare ai consumatori secondo
le disposizioni del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della
direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale;
d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento dei
rifiuti di imballaggio in raccolta differenziata da parte del consumatore. 3. Le informazioni di cui alla lettera c) del comma 2 riguardano in particolare: a) i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
b) il ruolo degli utenti di imballaggi e dei consumatori nel processo di
riutilizzazione, di recupero e di riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di
d) gli elementi significativi dei programmi di gestione per gli imballaggi ed i rifiuti
di imballaggio, di cui all'articolo 225, comma 1, e gli elementi significativi delle
specifiche previsioni contenute nei piani regionali ai sensi dell'articolo 225, comma 6. 4. In conformit� alle determinazioni assunte dalla Commissione dell'Unione europea,
con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il
Ministro delle attivit� produttive, sono adottate le misure tecniche necessarie per
l'applicazione delle disposizioni del presente titolo, con particolare riferimento agli
imballaggi pericolosi, anche domestici, nonche' agli imballaggi primari di apparecchiature
mediche e prodotti farmaceutici, ai piccoli imballaggi ed agli imballaggi di lusso.
Qualora siano coinvolti aspetti sanitari, il predetto decreto e' adottato di concerto con
il Ministro della salute. 5. Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalit�
stabilite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto
con il Ministro delle attivit� produttive in conformit� alle determinazioni adottate
dalla Commissione dell'Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il
recupero ed il riciclaggio degli imballaggi, nonche' per dare una corretta informazione ai
consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi. Il predetto decreto dovr�
altres� prescrivere l'obbligo di indicare, ai fini della identificazione e
classificazione dell'imballaggio da parte dell'industria interessata, la natura dei
materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della
Commissione. ART. 220 (obiettivi di recupero e di riciclaggio) 1. Per conformarsi ai principi di cui all'articolo 219, i produttori e gli utilizzatori
devono conseguire gli obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di
imballaggio in conformit� alla disciplina comunitaria indicati nell'Allegato E alla parte
quarta del presente decreto. 2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di
recupero, il Consorzio nazionale degli imballaggi di cui all'articolo 224 comunica
annualmente alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti, utilizzando il modello unico
di dichiarazione di cui all'articolo 1 della legge 25 gennaio 1994, n. 70, i dati,
riferiti all'anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun
materiale e per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonche', per ciascun materiale,
la quantit� degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e
recuperati provenienti dal mercato nazionale. Le predette comunicazioni possono essere
presentate dai soggetti di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a) e c), per coloro i
quali hanno aderito ai sistemi gestionali ivi previsti ed inviate contestualmente al
Consorzio nazionale imballaggi. I rifiuti di imballaggio esportati dalla Comunit� ai
sensi del regolamento (CEE) del l� febbraio 1993, n. 259, del Consiglio, del regolamento
(CE) 29 aprile 1999, n. 1420, del Consiglio e del regolamento (CE) 12 luglio 1999, n.
1547, della Commissione sono presi in considerazione, ai fini dell'adempimento degli
obblighi e del conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1, solo se sussiste idonea
documentazione comprovante che l'operazione di recupero e/o di riciclaggio e' stata
effettuata con modalit� equivalenti a quelle previste al riguardo dalla legislazione
comunitaria. L'Autorit� di cui all'articolo 207, entro centoventi giorni dalla sua
istituzione, redige un elenco dei Paesi extracomunitari in cui le operazioni di recupero
e/o di riciclaggio sono considerate equivalenti a quelle previste al riguardo dalla
legislazione comunitaria, tenendo conto anche di eventuali decisioni e orientamenti
dell'Unione europea in materia. 3. Le pubbliche amministrazioni e i gestori incoraggiano, per motivi ambientali o in
considerazione del rapporto costi-benefici, il recupero energetico ove esso sia
preferibile al riciclaggio, purche' non si determini uno scostamento rilevante rispetto
agli obiettivi nazionali di recupero e di riciclaggio. 4. Le pubbliche amministrazioni e i gestori incoraggiano, ove opportuno, l'uso di
materiali ottenuti da rifiuti di imballaggio riciclati per la fabbricazione di imballaggi
e altri prodotti mediante: a) il miglioramento delle condizioni di mercato per tali materiali;
b) la revisione delle norme esistenti che impediscono l'uso di tali materiali. 5. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 224, comma 3, lettera e), qualora gli
obiettivi complessivi di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio come fissati
al comma 1 non siano raggiunti alla scadenza prevista, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del Ministro delle attivit�
produttive, alle diverse tipologie di materiali di imballaggi sono applicate misure di
carattere economico, proporzionate al mancato raggiungimento di singoli obiettivi, il cui
introito e' versato all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze ad apposito capitolo del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio. Dette somme saranno utilizzate per promuovere
la prevenzione, la raccolta differenziata, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di
imballaggio. 6. Gli obiettivi di cui al comma 1 sono riferiti ai rifiuti di imballaggio generati sul
territorio nazionale, nonche' a tutti i sistemi di riciclaggio e di recupero al netto
degli scarti e sono adottati ed aggiornati in conformit� alla normativa comunitaria con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il
Ministro delle attivit� produttive. 7. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e il Ministro delle
attivit� produttive notificano alla Commissione dell'Unione europea, ai sensi e secondo
le modalit� di cui agli articoli 12, 16 e 17 della direttiva 94/62/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, la relazione sull'attuazione delle
disposizioni del presente titolo accompagnata dai dati acquisiti ai sensi del comma 2 e i
progetti delle misure che si intendono adottare nell'ambito del titolo medesimo. 8. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e il Ministro delle
attivit� produttive forniscono periodicamente all'Unione europea e agli altri Paesi
membri i dati sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio secondo le tabelle e gli
schemi adottati dalla Commissione dell'Unione europea con la decisione 2005/270/CE del 22
marzo 2005. ART. 221 (obblighi dei produttori e degli utilizzatori) 1. I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta ed efficace
gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei
propri prodotti. 2. Nell'ambito degli obiettivi di cui agli articoli 205 e 220 e del Programma di cui
all'articolo 225, i produttori e gli utilizzatori, su richiesta del gestore del servizio e
secondo quanto previsto dall'accordo di programma di cui all'articolo 224, comma 5,
adempiono all'obbligo del ritiro dei rifiuti di imballaggio primari o comunque conferiti
al servizio pubblico della stessa natura e raccolti in modo differenziato. A tal fine, per
garantire il necessario raccordo con l'attivit� di raccolta differenziata organizzata
dalle pubbliche amministrazioni e per le altre finalit� indicate nell'articolo 224, i
produttori e gli utilizzatori partecipano al Consorzio nazionale imballaggi, salvo il caso
in cui venga adottato uno dei sistemi di cui al comma 3, lettere a) e c) del presente
articolo. 3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonche' agli obblighi della
ripresa degli imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e
terziari su superfici private, e con riferimento all'obbligo del ritiro, su indicazione
del Consorzio nazionale imballaggi di cui all'articolo 224, dei rifiuti di imballaggio
conferiti dal servizio pubblico, i produttori possono alternativamente: a) organizzare autonomamente, anche in forma associata, la gestione dei propri rifiuti
di imballaggio su tutto il territorio nazionale;
c) attestare sotto la propria responsabilit� che e' stato messo in atto un sistema di
restituzione dei propri imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri
l'autosufficienza del sistema, nel rispetto dei criteri e delle modalit� di cui ai commi
5 e 6. 4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono tenuti a consegnare gli imballaggi
usati secondari e terziari e i rifiuti di imballaggio secondari e terziari in un luogo di
raccolta organizzato dai produttori e con gli stessi concordato. Gli utilizzatori possono
tuttavia conferire al servizio pubblico i suddetti imballaggi e rifiuti di imballaggio nei
limiti derivanti dai criteri determinati ai sensi dell'articolo 195, comma 2, lettera e).
Fino all'adozione dei criteri di cui all'articolo 195, comma 2, lettera e), il
conferimento degli imballaggi usati secondari e terziari e dei rifiuti di imballaggio
secondari e terziari al servizio pubblico e' ammesso per superfici private non superiori a
150 metri quadri nei comuni con popolazione residente inferiore a diecimila abitanti,
ovvero a 250 metri quadri nei comuni con popolazione residente superiore a diecimila
abitanti. 5. I produttori che non aderiscono al Consorzio nazionale imballaggi e a un consorzio
di cui all'articolo 223 devono richiedere all'Autorit� di cui all'articolo 207, previa
idonea ed esaustiva documentazione, il riconoscimento del sistema adottato ai sensi del
comma 3, lettere a) o c), entro novanta giorni dall'assunzione della qualifica di
produttore ai sensi dell'articolo 218, comma 1, lettera r) o dal recesso anche solo da uno
dei suddetti consorzi; il recesso e' efficace decorsi dodici mesi dalla relativa
comunicazione. A tal fine i produttori devono dimostrare di aver organizzato il sistema
secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicit�, che il sistema e' effettivamente
ed autonomamente funzionante e che e' in grado di conseguire, nell'ambito delle attivit�
svolte, gli obiettivi di recupero e di riciclaggio di cui all'articolo 220. I produttori
devono inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali degli imballaggi siano
informati sulle modalit� del sistema adottato. L'Autorit�, dopo ave r acquisito i
necessari elementi di valutazione da parte del Consorzio nazionale imballaggi, si esprime
entro novanta giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta nel termine sopra
indicato, l'interessato chiede al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
l'adozione dei relativi provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi sessanta
giorni. L'Autorit� e' tenuta a presentare una relazione annuale di sintesi relativa a
tutte le istruttorie esperite. Sono fatti salvi i riconoscimenti gi� operati ai sensi
della previgente normativa. 6. I produttori di cui al comma 5 elaborano e trasmettono al Consorzio nazionale
imballaggi di cui all'articolo 224 un proprio Programma specifico di prevenzione che
costituisce la base per l'elaborazione del programma generale di cui all'articolo 225. 7. Entro il 30 settembre di ogni anno i produttori di cui al comma 5 presentano
all'Autorit� prevista dall'articolo 207 e al Consorzio nazionale imballaggi un piano
specifico di prevenzione e gestione relativo all'anno solare successivo, che sar�
inserito nel programma generale di prevenzione e gestione di cui all'articolo 225. 8. Entro il 31 maggio di ogni anno, i produttori di cui al comma 5 sono inoltre tenuti
a presentare all'Autorit� prevista dall'articolo 207 ed al Consorzio nazionale imballaggi
una relazione sulla gestione relativa all'anno solare precedente, comprensiva
dell'indicazione nominativa degli utilizzatori che, fino al consumo, partecipano al
sistema di cui al comma 3, lettere a) o c), del programma specifico e dei risultati
conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio; nella stessa relazione
possono essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento degli scopi istituzionali
e le eventuali proposte di adeguamento della normativa. 9. Il mancato riconoscimento del sistema ai sensi del comma 5, o la revoca disposta
dall'Autorit�, previo avviso all'interessato, qualora i risultati ottenuti siano
insufficienti per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 220 ovvero siano stati
violati gli obblighi previsti dai commi 6 e 7, comportano per i produttori l'obbligo di
partecipare ad uno dei consorzi di cui all'articolo 223 e, assieme ai propri utilizzatori
di ogni livello fino al consumo, al consorzio previsto dall'articolo 224. I provvedimenti
dell'Autorit� sono comunicati ai produttori interessati e al Consorzio nazionale
imballaggi. L'adesione obbligatoria ai consorzi disposta in applicazione del presente
comma ha effetto retroattivo ai soli fini della corresponsione del contributo ambientale
previsto dall'articolo 224, comma 3, lettera h), e dei relativi interessi di mora. Ai
produttori e agli utilizzatori che, entro novanta giorni dal ricevimento della
comunicazione dell'Autorit�, non provvedano ad aderire ai consorzi e a versare le so mme
a essi dovute si applicano inoltre le sanzioni previste dall'articolo 261. 10. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori i costi per: a) il ritiro degli imballaggi usati e la raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari
e terziari;
b) gli oneri aggiuntivi relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio
conferiti al servizio pubblico per i quali l'Autorit� d'ambito richiede al Consorzio
nazionale imballaggi o per esso ai soggetti di cui al comma 3 di procedere al ritiro;
e) lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari. 11. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di imballaggio, ivi compreso il
conferimento di rifiuti in raccolta differenziata, non deve comportare oneri economici per
il consumatore. ART. 222 (raccolta differenziata e obblighi della pubblica amministrazione) 1. La pubblica amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di raccolta
differenziata in modo da permettere al consumatore di conferire al servizio pubblico
rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di
imballaggio. In particolare: a) deve essere garantita la copertura omogenea del territorio in ciascun ambito
territoriale ottimale, tenuto conto del contesto geografico;
b) la gestione della raccolta differenziata deve essere effettuata secondo criteri che
privilegino l'efficacia, l'efficienza e l'economicit� del servizio, nonche' il
coordinamento con la gestione di altri rifiuti. 2. Nel caso in cui l'Autorit� di cui all'articolo 207 accerti che le pubbliche
amministrazioni non abbiano attivato sistemi adeguati di raccolta differenziata dei
rifiuti di imballaggio, anche per il raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo
205, ed in particolare di quelli di recupero e riciclaggio di cui all'articolo 220, pu�
richiedere al Consorzio nazionale imballaggi di sostituirsi ai gestori dei servizi di
raccolta differenziata, anche avvalendosi di soggetti pubblici o privati individuati dal
Consorzio nazionale imballaggi medesimo mediante procedure trasparenti e selettive, in via
temporanea e d'urgenza, comunque per un periodo non superiore a ventiquattro mesi, sempre
che ci� avvenga all'interno di ambiti ottimali opportunamente identificati, per
l'organizzazione e/o integrazione del servizio ritenuto insufficiente. Qualora il
Consorzio nazionale imballaggi, per raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclaggio
previsti dall'articolo 220, decida di aderire alla richiesta, verr� al medesimo
corrisposto il valore della tariffa applicata per la raccolta dei rifiuti urbani
corrispondente, al netto dei ricavi conseguiti dalla vendita dei materiali e del
corrispettivo dovuto sul ritiro dei rifiuti di imballaggio e delle frazioni merceologiche
omogenee. Ove il Consorzio nazionale imballaggi non dichiari di accettare entro quindici
giorni dalla richiesta, l'Autorit�, nei successivi quindici giorni, individua, mediante
procedure trasparenti e selettive, un soggetto di comprovata e documentata affidabilit� e
capacit� a cui affidare la raccolta differenziata e conferire i rifiuti di imballaggio in
via temporanea e d'urgenza, fino all'espletamento delle procedure ordinarie di
aggiudicazione del servizio e comunque per un periodo non superiore a dodici mesi,
prorogabili di ulteriori dodici mesi in caso di impossibilit� oggettiva e documentata di
aggiudicazione. 3. Le pubbliche amministrazioni incoraggiano, ove opportuno, l'utilizzazione di
materiali provenienti da rifiuti di imballaggio riciclati per la fabbricazione di
imballaggi e altri prodotti. 4. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e il Ministro delle
attivit� produttive curano la pubblicazione delle misure e degli obiettivi oggetto delle
campagne di informazione di cui all'articolo 224, comma 3, lettera g). 5. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro
delle attivit� produttive cura la pubblicazione delle norme nazionali che recepiscono le
norme armonizzate di cui all'articolo 226, comma 3, e ne d� comunicazione alla
Commissione dell'Unione europea. ART. 223 (consorzi) 1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la ripresa degli imballaggi usati, la
raccolta dei rifiuti di imballaggi secondari e terziari su superfici private e il ritiro,
su indicazione del Consorzio nazionale imballaggi di cui all'articolo 224, dei rifiuti di
imballaggio conferiti al servizio pubblico, nonche' il riciclaggio ed il recupero dei
rifiuti di imballaggio secondo criteri di efficacia, efficienza, economicit� e
trasparenza, i produttori che non provvedono ai sensi dell'articolo 221, comma 3, lettere
a) e c), costituiscono uno o pi� consorzi per ciascun materiale di imballaggio operanti
su tutto il territorio nazionale. Ai consorzi di cui al presente comma possono partecipare
i recuperatori e i riciclatori che non corrispondono alla categoria dei produttori, previo
accordo con gli altri consorziati ed unitamente agli stessi. 2. I consorzi di cui al comma 1 hanno personalit� giuridica di diritto privato senza
fine di lucro e sono retti da uno statuto adottato in conformit� ad uno schema tipo,
redatto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il
Ministro delle attivit� produttive, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro
centottatta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente
decreto, conformemente ai principi del presente decreto e, in particolare, a quelli di
efficienza, efficacia, economicit� e trasparenza, nonche' di libera concorrenza nelle
attivit� di settore. Lo statuto adottato da ciascun consorzio e' trasmesso entro quindici
giorni al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio che lo approva nei
successivi novanta giorni, con suo provvedimento adottato di concerto con il Ministro
delle attivit� produttive. Ove il Ministro ritenga di non approvare lo statuto trasmesso,
per motivi di legittimit� o di merito, lo ritrasmette al consorzio richiedente con le r
elative osservazioni. I consorzi gi� riconosciuti ai sensi della previgente normativa
sono tenuti ad adeguare il loro statuto in conformit� al nuovo schema tipo entro
centoventi giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Il decreto
ministeriale di approvazione dello statuto dei consorzi e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale. 3. I consorzi di cui al comma 1 sono tenuti a garantire l'equilibrio della propria
gestione finanziaria. A tal fine i mezzi finanziari per il funzionamento dei predetti
consorzi derivano dai contributi dei consorziati e dai versamenti effettuati dal Consorzio
nazionale imballaggi ai sensi dell'articolo 224, comma 3, lettera h), secondo le modalit�
indicate dall'articolo 224, comma 8, dai proventi della cessione, nel rispetto dei
principi della concorrenza e della corretta gestione ambientale, degli imballaggi e dei
rifiuti di imballaggio ripresi, raccolti o ritirati, nonche' da altri eventuali proventi e
contributi di consorziati o di terzi. 4. Ciascun consorzio mette a punto e trasmette al Consorzio nazionale imballaggi ed
all'Autorit� di cui all'articolo 207 un proprio Programma specifico di prevenzione che
costituisce la base per l'elaborazione del programma generale di cui all'articolo 225. 5. Entro il 30 settembre di ogni anno i consorzi di cui al presente articolo presentano
inserito nel programma generale di prevenzione e gestione. 6. Entro il 31 maggio di ogni anno, i consorzi di cui al presente articolo sono inoltre
tenuti a presentare all'Autorit� di cui all'articolo 207 ed al Consorzio nazionale
imballaggi una relazione sulla gestione relativa all'anno precedente, con l'indicazione
nominativa dei consorziati, il programma specifico ed i risultati conseguiti nel recupero
e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio. ART. 224 (Consorzio nazionale imballaggi) 1. Per il raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio e per
garantire il necessario coordinamento dell'attivit� di raccolta differenziata, i
produttori e gli utilizzatori, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 221, comma 2,
partecipano in forma paritaria al Consorzio nazionale imballaggi, in seguito denominato
CONAI, che ha personalit� giuridica di diritto privato senza fine di lucro ed e' retto da
uno statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
di concerto con il Ministro delle attivit� produttive. 2. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto, il CONAI adegua il proprio statuto ai principi contenuti nel presente
decreto ed in particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicit�,
nonche' di libera concorrenza nelle attivit� di settore, ai sensi dell'articolo 221,
comma 2. Lo statuto adottato e' trasmesso entro quindici giorni al Ministro dell'ambiente
e della tutela del territorio che lo approva di concerto con il Ministro delle attivit�
produttive, salvo motivate osservazioni cui il CONAI e' tenuto ad adeguarsi nei successivi
sessanta giorni. Qualora il CONAI non ottemperi nei termini prescritti, le modifiche allo
statuto sono apportate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con il Ministro delle attivit� produttive. 3. Il CONAI svolge le seguenti funzioni: a) definisce, in accordo con le regioni e con le pubbliche amministrazioni interessate,
gli ambiti territoriali in cui rendere operante un sistema integrato che comprenda la
raccolta, la selezione e il trasporto dei materiali selezionati a centri di raccolta o di
b) definisce, con le pubbliche amministrazioni appartenenti ai singoli sistemi
integrati di cui alla lettera a), le condizioni generali di ritiro da parte dei produttori
dei rifiuti selezionati provenienti dalla raccolta differenziata;
c) elabora ed aggiorna, sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli
articoli 221, comma 6, e 223, comma 4, il Programma generale per la prevenzione e la
gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio di cui all'articolo 225;
d) promuove accordi di programma con gli operatori economici per favorire il
riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio e ne garantisce l'attuazione;
e) assicura la necessaria cooperazione tra i consorzi di cui all'articolo 223, i
soggetti di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a) e c) e gli altri operatori
economici, anche eventualmente destinando una quota del contributo ambientale CONAI, di
cui alla lettera h), ai consorzi che realizzano percentuali di recupero o di riciclo
superiori a quelle minime indicate nel Programma generale, al fine del conseguimento degli
obiettivi globali di cui all'Allegato E alla parte quarta del presente decreto. Nella
medesima misura e' ridotta la quota del contributo spettante ai consorzi che non
raggiungono i singoli obiettivi di recupero;
f) garantisce il necessario raccordo tra le amministrazioni pubbliche, i consorzi e gli
altri operatori economici;
g) organizza, in accordo con le pubbliche amministrazioni, le campagne di informazione
ritenute utili ai fini dell'attuazione del Programma generale;
h) ripartisce tra i produttori e gli utilizzatori i maggiori oneri per la raccolta
differenziata di cui all'articolo 221, comma 10, lettera b), nonche' gli oneri per il
riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio di raccolta
differenziata, in proporzione alla quantit� totale, al peso ed alla tipologia del
materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantit� di
imballaggi usati riutilizzati nell'anno precedente per ciascuna tipologia di materiale. A
tal fine determina e pone a carico dei consorziati, con le modalit� individuate dallo
statuto, anche in base alle utilizzazioni e ai criteri di cui al comma 8, il contributo
denominato contributo ambientale CONAI;
i) promuove il coordinamento con la gestione di altri rifiuti previsto dall'articolo
222, comma 1, lettera b), anche definendone gli ambiti di applicazione;
l) promuove la conclusione, su base volontaria, di accordi tra i consorzi di cui
all'articolo 223 e i soggetti di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a) e c), con
soggetti pubblici e privati. Tali accordi sono relativi alla gestione ambientale della
medesima tipologia di materiale oggetto dell'intervento dei consorzi con riguardo agli
imballaggi, esclusa in ogni caso l'utilizzazione del contributo ambientale CONAI;
m) fornisce i dati e le informazioni richieste dall'Autorit� di cui all'articolo 207 e
assicura l'osservanza degli indirizzi da questa tracciati. 4. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli
eventuali avanzi di gestione accantonati dal CONAI e dai consorzi di cui all'articolo 223
nelle riserve costituenti il loro patrimonio netto non concorrono alla formazione del
reddito, a condizione che sia rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi
forma, ai consorziati ed agli aderenti di tali avanzi e riserve, anche in caso di
scioglimento dei predetti sistemi gestionali, dei consorzi e del CONAI. 5. Il CONAI pu� stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con
l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), con l'Unione delle province italiane
(UPI) o con le Autorit� d'ambito al fine di garantire l'attuazione del principio di
corresponsabilit� gestionale tra produttori, utilizzatori e pubbliche amministrazioni. In
particolare, tale accordo stabilisce:
a) l'entit� dei maggiori oneri per la raccolta differenziata dei rifiuti di
imballaggio, di cui all'articolo 221, comma 10, lettera b), da versare alle competenti
pubbliche amministrazioni, determinati secondo criteri di efficienza, efficacia,
economicit� e trasparenza di gestione del servizio medesimo, nonche' sulla base della
tariffa di cui all'articolo 238, dalla data di entrata in vigore della stessa;
c) le modalit� di raccolta dei rifiuti da imballaggio in relazione alle esigenze delle
attivit� di riciclaggio e di recupero. 6. L'accordo di programma di cui al comma 5 e' trasmesso all'Autorit� di cui
all'articolo 207, che pu� richiedere eventuali modifiche ed integrazioni entro i
successivi sessanta giorni. 7. Ai fini della ripartizione dei costi di cui al comma 3, lettera h), sono esclusi dal
calcolo gli imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato previa cauzione. 8. Il contributo ambientale CONAI e' utilizzato in via prioritaria per il ritiro degli
imballaggi primari o comunque conferiti al servizio pubblico ed e' attribuito dal CONAI,
sulla base di apposite convenzioni, ai soggetti di cui all'articolo 223 in proporzione
diretta alla quantit� e qualit� dei rifiuti da imballaggio recuperati oppure riciclati e
tenendo conto della quantit� e tipologia degli imballaggi immessi sul territorio
nazionale. Al fine della ulteriore utilizzazione del contributo, il CONAI stipula, con i
soggetti di cui all'articolo 223, accordi per l'organizzazione dei sistemi di raccolta,
recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari. E' fatto obbligo
al CONAI ed ai soggetti di cui all'articolo 223 di adottare uno specifico sistema
contabile che distingua la quota del contributo ambientale CONAI utilizzata per il ritiro,
il riciclo ed il recupero degli imballaggi primari, o comunque conferiti al servizio
pubblico, da quella utilizzata per imballaggi secondari e terziari ri tirati, riciclati o
recuperati da superficie privata. Il CONAI provvede ai mezzi finanziari necessari per lo
svolgimento delle proprie funzioni con i proventi dell'attivit�, con i contributi dei
consorziati e con una quota del contributo ambientale CONAI, determinata nella misura
necessaria a far fronte alle spese derivanti dall'espletamento, nel rispetto dei criteri
di contenimento dei costi e di efficienza della gestione, delle funzioni conferitegli dal
presente titolo. 9. L'applicazione del contributo ambientale CONAI esclude l'assoggettamento del
medesimo bene e delle materie prime che lo costituiscono ad altri contributi con finalit�
ambientali previsti dalla parte quarta del presente decreto o comunque istituiti in
applicazione del presente decreto. 10. Al Consiglio di amministrazione del CONAI partecipa con diritto di voto un
rappresentante dei consumatori indicato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e dal Ministro delle attivit� produttive. 11. Al Consiglio di amministrazione del CONAI non possono partecipare gli
amministratori ai quali siano attribuite deleghe operative ed i titolari di cariche
direttive degli organismi di cui agli articoli 221, comma 3, lettere a) e c), e 223. 12. In caso di mancata stipula degli accordi di cui ai commi 3 e 5, il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attivit�
produttive pu� determinare con proprio decreto l'entit� dei maggiori oneri per la
raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio, di cui all'articolo 221, comma 10,
lettera b), a carico dei produttori e degli utilizzatori, nonche' le condizioni e le
modalit� di ritiro dei rifiuti stessi da parte dei produttori. Qualora tali accordi siano
conclusi dal CONAI e uno o pi� dei soggetti di cui all'articolo 221, comma 3, lettere a)
e c), o uno o pi� consorzi di cui all'articolo 223 non vi aderiscano o non concludano con
le competenti amministrazioni pubbliche, che lo richiedano, le convenzioni locali per il
ritiro dei rifiuti di imballaggio alle condizioni stabilite dall'accordo concluso con il
CONAI, il CONAI medesimo pu� subentrare a tali soggetti nella conclusione delle
convenzioni locali, se necessario per raggiungere gli obiettivi di recupero e di
riciclaggio previsti dall'articolo 220. 13. Nel caso siano superati, a livello nazionale, gli obiettivi finali di riciclaggio e
di recupero dei rifiuti di imballaggio indicati nel programma generale di prevenzione e
gestione degli imballaggi di cui all'articolo 225, il CONAI adotta, nell'ambito delle
proprie disponibilit� finanziarie, forme particolari di incentivo per il ritiro dei
rifiuti di imballaggi nelle aree geografiche che non abbiano ancora raggiunto gli
obiettivi di raccolta differenziata di cui all'articolo 205, comma 1, entro i limiti
massimi di riciclaggio previsti dall'Allegato E alla parte quarta del presente decreto. ART. 225
(programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio) 1. Sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 221, comma 6,
e 223, comma 4, il CONAI elabora annualmente un Programma generale di prevenzione e di
gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio che individua, con riferimento alle
singole tipologie di materiale di imballaggio, le misure per conseguire i seguenti
obiettivi: a) prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio;
b) accrescimento della proporzione della quantit� di rifiuti di imballaggio
riciclabili rispetto alla quantit� di imballaggi non riciclabili;
c) accrescimento della proporzione della quantit� di rifiuti di imballaggio
riutilizzabili rispetto alla quantit� di imballaggi non riutilizzabili;
d) miglioramento delle caratteristiche dell'imballaggio allo scopo di permettere ad
esso di sopportare pi� tragitti o rotazioni nelle condizioni di utilizzo normalmente
e) realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio. 2. Il Programma generale di prevenzione determina, inoltre: a) la percentuale in peso di ciascuna tipologia di rifiuti di imballaggio da recuperare
ogni cinque anni e, nell'ambito di questo obiettivo globale, sulla base della stessa
scadenza, la percentuale in peso da riciclare delle singole tipologie di materiali di
imballaggio, con un minimo percentuale in peso per ciascun materiale;
b) gli obiettivi intermedi di recupero e riciclaggio rispetto agli obiettivi di cui
alla lettera a). 3. Entro il 30 novembre di ogni anno il CONAI trasmette all'Autorit� di cui
all'articolo 207 un piano specifico di prevenzione e gestione relativo all'anno solare
successivo, che sar� inserito nel programma generale di prevenzione e gestione. 4. La relazione generale consuntiva relativa all'anno solare precedente e' trasmessa
per il parere all'Autorit� di cui all'articolo 207, entro il 30 giugno di ogni anno. Con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del Ministro delle
attivit� produttive, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e l'ANCI si provvede alla
approvazione ed alle eventuali modificazioni e integrazioni del Programma generale di
prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio. 5. Nel caso in cui il Programma generale non sia predisposto, lo stesso e' elaborato in
via sostitutiva dall'Autorit� di cui all'articolo 207. In tal caso gli obiettivi di
recupero e riciclaggio sono quelli massimi previsti dall'allegato E alla parte quarta del
presente decreto. 6. I piani regionali di cui all'articolo 199 sono integrati con specifiche previsioni
per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sulla base del programma di
cui al presente articolo. ART. 226
(divieti) 1. E' vietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori
recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti dalle operazioni di selezione, riciclo e
recupero dei rifiuti di imballaggio. 2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 221, comma 4, e' vietato immettere nel
normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani imballaggi terziari di qualsiasi natura.
Eventuali imballaggi secondari non restituiti all'utilizzatore dal commerciante al
dettaglio possono essere conferiti al servizio pubblico solo in raccolta differenziata,
ove la stessa sia stata attivata nei limiti previsti dall'articolo 221, comma 4. 3. Possono essere commercializzati solo imballaggi rispondenti agli standard europei
fissati dal Comitato europeo normalizzazione in conformit� ai requisiti essenziali
stabiliti dall'articolo 9 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 20 dicembre 1994. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con il Ministro delle attivit� produttive sono aggiornati i
predetti standard, tenuto conto della comunicazione della Commissione europea 2005/C44/
13. Sino all'emanazione del predetto decreto si applica l'Allegato F alla parte quarta del
presente decreto. 4. E' vietato immettere sul mercato imballaggi o componenti di imballaggio, ad
eccezione degli imballaggi interamente costituiti di cristallo, con livelli totali di
concentrazione di piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente superiore a 100 parti per
milione (ppm) in peso. Per gli imballaggi in vetro si applica la decisione 2001/171/CE del
19 febbraio 2001 e per gli imballaggi in plastica si applica la decisione 1999/177/CE del
8 febbraio 1999. 5. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con il Ministro delle attivit� produttive sono determinate, in conformit� alle decisioni
dell'Unione europea: a) le condizioni alle quali i livelli di concentrazione di cui al comma 4 non si
applicano ai materiali riciclati e ai circuiti di produzione localizzati in una catena
chiusa e controllata;
b) le tipologie di imballaggio esonerate dal requisito di cui al comma 4. TITOLO III GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI ART. 227 (rifiuti elettrici ed elettronici, rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti
contenenti amianto) 1. Restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre
tipologie di rifiuti, ed in particolare quelle riguardanti: a) rifiuti elettrici ed elettronici: direttiva 2000/53/CE, direttiva 2002/95/CE e
direttiva 2003/108/CE e relativo decreto legislativo di attuazione 25 luglio 2005, n. 151.
Relativamente alla data di entrata in vigore delle singole disposizioni del citato
provvedimento, nelle more dell'entrata in vigore di tali disposizioni, continua ad
applicarsi la disciplina di cui all'articolo 44 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22;
c) veicoli fuori uso: direttiva 2000/53/CE e decreto legislativo 24 giugno 2003, n.
209, ferma restando la ripartizione degli oneri, a carico degli operatori economici, per
il ritiro e trattamento dei veicoli fuori uso in conformit� a quanto previsto
dall'articolo 5, comma 4, della citata direttiva 2000/53/CE;
d) recupero dei rifiuti dei beni e prodotti contenenti amianto: decreto ministeriale 29
luglio 2004, n. 248. ART. 228 (pneumatici fuori uso) 1. Fermo restando il disposto di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209,
nonche' il disposto di cui agli articoli 179 e 180 del presente decreto, al fine di
ottimizzare il recupero dei pneumatici fuori uso e per ridurne la formazione anche
attraverso la ricostruzione e' fatto obbligo ai produttori e importatori di pneumatici di
provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicit� almeno annuale, alla
gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul
mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. 2. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con
Trento e di Bolzano, da emanarsi nel termine di giorni centoventi dalla data di entrata in
vigore della parte quarta del presente decreto, sono disciplinati i tempi e le modalit�
attuative dell'obbligo di cui al comma 1. In tutte le fasi della commercializzazione dei
pneumatici e' indicato in fattura il contributo a carico degli utenti finali necessario,
anche in relazione alle diverse tipologie di pneumatici, per far fronte agli oneri
derivanti dall'obbligo di cui al comma 1. 3. Il trasferimento all'eventuale struttura operativa associata, da parte dei
produttori e importatori di pneumatici che ne fanno parte, delle somme corrispondenti al
contributo per il recupero, calcolato sul quantitativo di pneumatici immessi sul mercato
nell'anno precedente costituisce adempimento dell'obbligo di cui al comma 1 con esenzione
del produttore o importatore da ogni relativa responsabilit�. 4. I produttori e gli importatori di pneumatici inadempienti agli obblighi di cui al
comma 1 sono assoggettati ad una sanzione amministrativa pecuniaria proporzionata alla
gravit� dell'inadempimento, comunque non superiore al doppio del contributo incassato per
il periodo considerato. ART. 229 (combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualit� elevata - cdr e cdr-q) 1. Ai sensi e per gli effetti della parte quarta del presente decreto, il combustibile
da rifiuti (CDR), di seguito CDR, come definito dall'articolo 183, comma 1, lettera r), e'
classificato come rifiuto speciale. 2. Ferma restando l'applicazione della disciplina di cui al presente articolo, e'
escluso dall'ambito di applicazione della parte quarta del presente decreto il
combustibile da rifiuti di qualit� elevata (CDR-Q), di seguito CDR-Q, come definito
dall'articolo 183, comma 1, lettera s), prodotto nell'ambito di un processo produttivo che
adotta un sistema di gestione per la qualit� basato sullo standard UNI-EN ISO 9001 e
destinato all'effettivo utilizzo in co-combustione, come definita dall'articolo 2, comma
1, lettera g), del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
11 novembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 14 dicembre
1999, in impianti di produzione di energia elettrica e in cementifici, come specificato
nel decreto del presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2002. Il Governo e' autorizzato ad apportare le
conseguenti modifiche al citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo
2 002. 3. La produzione del CDR e del CDR-Q deve avvenire nel rispetto della gerarchia del
trattamento dei rifiuti e rimane comunque subordinata al rilascio delle autorizzazioni
alla costruzione e all'esercizio dell'impianto previste dalla parte quarta del presente
decreto. Nella produzione del CDR e del CDR-Q e' ammesso per una percentuale massima del
cinquanta per cento in peso l'impiego di rifiuti speciali non pericolosi. Per la
produzione e l'impiego del CDR e' ammesso il ricorso alle procedure semplificate di cui
agli articoli 214 e 216. 4. Ai fini della costruzione e dell'esercizio degli impianti di incenerimento o
coincenerimento che utilizzano il CDR si applicano le specifiche disposizioni, comunitarie
e nazionali, in materia di autorizzazione integrata ambientale e di incenerimento dei
rifiuti. Per la costruzione e per l'esercizio degli impianti di produzione di energia
elettrica e per i cementifici che utilizzano CDR-Q si applica la specifica normativa di
settore. Le modalit� per l'utilizzo del CDR-Q sono definite dal citato decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002. 5. Il CDR-Q e' fonte rinnovabile, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a), del
decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, in misura proporzionale alla frazione
biodegradabile in esso contenuta. 6. Il CDR e il CDR-Q beneficiano del regime di incentivazione di cui all'articolo 17,
comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. ART. 230 (rifiuti derivanti da attivit� di manutenzione delle infrastrutture) 1. Il luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attivit� di manutenzione alle
infrastrutture, effettuata direttamente dal gestore dell'infrastruttura a rete e degli
impianti per l'erogazione di forniture e servizi di interesse pubblico o tramite terzi,
pu� coincidere con la sede del cantiere che gestisce l'attivit� manutentiva o con la
sede locale del gestore della infrastruttura nelle cui competenze rientra il tratto di
infrastruttura interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il luogo di
concentramento dove il materiale tolto d'opera viene trasportato per la successiva
valutazione tecnica, finalizzata all'individuazione del materiale effettivamente,
direttamente ed oggettivamente riutilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun
trattamento. 2. La valutazione tecnica del gestore della infrastruttura di cui al comma 1 e'
eseguita non oltre sessanta giorni dalla data di ultimazione dei lavori. La documentazione
relativa alla valutazione tecnica e' conservata, unitamente ai registri di carico e
scarico, per cinque anni. 3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai rifiuti derivanti da attivit�
manutentiva, effettuata direttamente da gestori erogatori di pubblico servizio o tramite
terzi, dei mezzi e degli impianti fruitori delle infrastrutture di cui al comma 1. 4. Fermo restando quanto previsto nell'articolo 190, comma 3, i registri di carico e
scarico relativi ai rifiuti prodotti dai soggetti e dalle attivit� di cui al presente
articolo possono essere tenuti nel luogo di produzione dei rifiuti cos� come definito nel
comma 1. 5. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con i Ministri delle attivit� produttive, della salute e delle infrastrutture, sono
definite le modalit� di gestione dei rifiuti provenienti dalle attivit� di pulizia
manutentiva delle fognature, sulla base del criterio secondo il quale tali rifiuti si
considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge l'attivit� di
pulizia manutentiva. ART. 231 (veicoli fuori uso non disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209) 1. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio, con esclusione di quelli
disciplinati dal decreto legislativo 24 giugno 2002, n. 209, che intenda procedere alla
demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in
sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai
sensi degli articoli 208, 209 e 210. Tali centri di raccolta possono ricevere anche
rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore. 2. Il proprietario di un veicolo a motore o di un rimorchio di cui al comma 1 destinato
alla demolizione pu� altres� consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case
costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1, qualora intenda
cedere il predetto veicolo o rimorchio per acquistarne un altro. 3. I veicoli a motore o i rimorchi di cui al comma 1 rinvenuti da organi pubblici o non
reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli articoli 927,
928, 929 e 923 del codice civile sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1
nei casi e con le procedure determinate con decreto del Ministro dell'interno, di concerto
con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio
e delle infrastrutture e dei trasporti. Fino all'adozione di tale decreto, trova
applicazione il decreto 22 ottobre 1999, n. 460. 4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali delle case costruttrici
rilasciano al proprietario del veicolo o del rimorchio consegnato per la demolizione un
certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi
dell'autorizzazione del centro, le generalit� del proprietario e gli estremi di
identificazione del veicolo, nonche' l'assunzione, da parte del gestore del centro stesso
ovvero del concessionario o del titolare della succursale, dell'impegno a provvedere
direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA). 5. La cancellazione dal PRA dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione avviene
esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta o del concessionario o del
titolare della succursale senza oneri di agenzia a carico del proprietario del veicolo o
del rimorchio. A tal fine, entro novanta giorni dalla consegna del veicolo o del rimorchio
da parte del proprietario, il gestore del centro di raccolta, il concessionario o il
titolare della succursale deve comunicare l'avvenuta consegna per la demolizione del
veicolo e consegnare il certificato di propriet�, la carta di circolazione e le targhe al
competente Ufficio del PRA che provvede ai sensi e per gli effetti dell'articolo 103,
comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 6. Il possesso del certificato di cui al comma 4 libera il proprietario del veicolo
dalla responsabilit� civile, penale e amministrativa connessa con la propriet� dello
stesso. 7. I gestori dei centri di raccolta, i concessionari e i titolari delle succursali
delle case costruttrici di cui ai commi 1 e 2 non possono alienare, smontare o distruggere
i veicoli a motore e i rimorchi da avviare allo smontaggio ed alla successiva riduzione in
rottami senza aver prima adempiuto ai compiti di cui al comma 5. 8. Gli estremi della ricevuta dell'avvenuta denuncia e consegna delle targhe e dei
documenti agli uffici competenti devono essere annotati sull'apposito registro di entrata
e di uscita dei veicoli da tenersi secondo le norme del regolamento di cui al decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 9. Agli stessi obblighi di cui ai commi 7 e 8 sono soggetti i responsabili dei centri
di raccolta o altri luoghi di custodia di veicoli rimossi ai sensi dell'articolo 159 del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nel caso di demolizione del veicolo ai sensi
dell'articolo 215, comma 4 del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 10. E' consentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla demolizione dei
veicoli a motore o dei rimorchi ad esclusione di quelle che abbiano attinenza con la
sicurezza dei veicoli. L'origine delle parti di ricambio immesse alla vendita deve
risultare dalle fatture e dalle ricevute rilasciate al cliente. 11. Le parti di ricambio attinenti alla sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli
esercenti l'attivit� di autoriparazione di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e, per
poter essere utilizzate, ciascuna impresa di autoriparazione e' tenuta a certificarne
l'idoneit� e la funzionalit�. 12. L'utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 10 e 11 da parte delle
imprese esercenti attivit� di autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al
cliente. 13. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente
decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i
Ministri delle attivit� produttive e delle infrastrutture e dei trasporti, emana le norme
tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di demolizione, alle operazioni di
messa in sicurezza e all'individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di
cui al comma 11. Fino all'adozione di tale decreto, si applicano i requisiti relativi ai
centri di raccolta e le modalit� di trattamento dei veicoli di cui all'Allegato I del
decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209. ART. 232 (rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico) 1. La disciplina di carattere nazionale relativa ai rifiuti prodotti dalle navi ed ai
residui di carico e' contenuta nel decreto legislativo 24 giugno 2003 n. 182. 2. Gli impianti che ricevono acque di sentina gi� sottoposte a un trattamento
preliminare in impianti autorizzati ai sensi della legislazione vigente possono accedere
alle procedure semplificate di cui al decreto 17 novembre 2005, n. 269, fermo restando che
le materie prime e i prodotti ottenuti devono possedere le caratteristiche indicate al
punto 6.6.4 dell'Allegato 3 del predetto decreto, come modificato dal comma 3 del presente
articolo. 3. Ai punti 2.4 dell'allegato 1 e 6.6.4 dell'Allegato 3 del decreto 17 novembre 2005,
n. 269 la congiunzione: "e" e' sosituita dalla disgiunzione: "o". ART. 233 (consorzi nazionali di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali
esausti) 1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la gestione degli oli e dei grassi vegetali
e animali esausti, tutti gli operatori della filiera costituiscono uno o pi� consorzi. I
sistemi di gestione adottati devono conformarsi ai principi di cui all'articolo 237. 2. I consorzi di cui al comma 1 hanno personalit� giuridica di diritto privato senza
scopo di lucro e sono retti da uno statuto adottato in conformit� ad uno schema tipo
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente
Ufficiale. 3. I consorzi svolgono per tutto il territorio nazionale i seguenti compiti: a) assicurano la raccolta presso i soggetti di cui al comma 12, il trasporto, lo
stoccaggio, il trattamento e il recupero degli oli e dei grassi vegetali e animali
esausti;
b) assicurano, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di inquinamento, lo
smaltimento di oli e grassi vegetali e animali esausti raccolti dei quali non sia
possibile o conveniente la rigenerazione;
c) promuovono lo svolgimento di indagini di mercato e di studi di settore al fine di
migliorare, economicamente e tecnicamente, il ciclo di raccolta, trasporto, stoccaggio,
trattamento e recupero degli oli e grassi vegetali e animali esausti. 4. Le deliberazioni degli organi dei consorzi, adottate in relazione alle finalit�
della parte quarta del presente decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti per
tutte le imprese partecipanti. 5. Partecipano ai consorzi: a) le imprese che producono, importano o detengono oli e grassi vegetali ed animali
c) le imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio di oli e grassi
vegetali e animali esausti;
d) eventualmente, le imprese che abbiano versato contributi di riciclaggio ai sensi del
comma 10, lettera d). 6. Le quote di partecipazione ai consorzi sono determinate in base al rapporto tra la
capacit� produttiva di ciascun consorziato e la capacit� produttiva complessivamente
sviluppata da tutti i consorziati appartenenti alla medesima categoria. 7. La determinazione e l'assegnazione delle quote compete al consiglio di
amministrazione dei consorzi che vi provvede annualmente secondo quanto stabilito dallo
statuto. 8. Nel caso di incapacit� o di impossibilit� di adempiere, per mezzo delle stesse
imprese consorziate, agli obblighi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e
riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti stabiliti dalla parte quarta
del presente decreto, il consorzio pu�, nei limiti e nei modi determinati dallo statuto,
stipulare con le imprese pubbliche e private contratti per l'assolvimento degli obblighi
medesimi. 9. Gli operatori che non provvedono ai sensi del comma 1 possono, entro centoventi
giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dello Statuto tipo ai sensi
del comma 2, organizzare autonomamente, anche in forma associata, la gestione degli oli e
grassi vegetali e animali esausti su tutto il territorio nazionale. In tale ipotesi gli
operatori stessi devono richiedere all'Autorit� di cui all'articolo 207, previa
trasmissione di idonea documentazione, il riconoscimento del sistema adottato. A tal fine
i predetti operatori devono dimostrare di aver organizzato il sistema secondo criteri di
efficienza, efficacia ed economicit�, che il sistema e' effettivamente ed autonomamente
funzionante e che e' in grado di conseguire, nell'ambito delle attivit� svolte, gli
obiettivi fissati dal presente articolo. Gli operatori devono inoltre garantire che gli
utilizzatori e gli utenti finali siano informati sulle modalit� del sistema adottato.
L'Autorit�, dopo aver acquisito i necessari elementi di valutazione, si esprime entro
novanta giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta nel termine sopra indicato,
l'interessato chiede al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio l'adozione
dei relativi provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei successivi sessanta giorni.
L'Autorit� e' tenuta a presentare una relazione annuale di sintesi relativa a tutte le
istruttorie esperite. 10. I consorzi sono tenuti a garantire l'equilibrio della propria gestione finanziaria.
Le risorse finanziarie dei consorzi sono costituite: a) dai proventi delle attivit� svolte dai consorzi;
d) da eventuali contributi di riciclaggio a carico dei produttori e degli importatori
di oli e grassi vegetali e animali per uso alimentare destinati al mercato interno e
ricadenti nelle finalit� consortili di cui al comma 1, determinati annualmente con
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il
Ministro delle attivit� produttive, al fine di garantire l'equilibrio di gestione dei
consorzi. 11. I consorzi di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 9 trasmettono
annualmente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio ed al Ministro delle
attivit� produttive i bilanci preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro
approvazione; inoltre, entro il 31 maggio di ogni anno, tali soggetti presentano agli
stessi Ministri una relazione tecnica sull'attivit� complessiva sviluppata dagli stessi e
dai loro singoli aderenti nell'anno solare precedente. 12. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto di approvazione dello Statuto di cui al comma 2, chiunque, in ragione della
propria attivit� professionale, detiene oli e grassi vegetali e animali esausti e'
obbligato a conferirli ai consorzi direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati
dai consorzi, fermo restando quanto previsto al comma 9. L'obbligo di conferimento non
esclude la facolt� per il detentore di cedere oli e grassi vegetali e animali esausti ad
imprese di altro Stato membro della Comunit� europea. 13. Chiunque, in ragione della propria attivit� professionale ed in attesa del
conferimento ai consorzi, detenga oli e grassi animali e vegetali esausti e' obbligato a
stoccare gli stessi in apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti in materia
di smaltimento. 14. Restano ferme le disposizioni comunitarie e nazionali vigenti in materia di
prodotti, sottoprodotti e rifiuti di origine animale. 15. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 5 che vengano
costituiti o inizino comunque una delle attivit� proprie delle categorie medesime
successivamente all'entrata in vigore della parte quarta del presente decreto aderiscono
ad uno dei consorzi di cui al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 9, entro
sessanta giorni dalla data di costituzione o di inizio della propria attivit�. Resta
altres� consentita per i soggetti di cui al comma 5, aderenti ad uno dei consorzi di cui
al comma 1, la costituzione, successiva al termine di cui al comma 9, di nuovi consorzi o
l'adozione del sistema di cui al medesimo comma 9, decorso almeno un biennio dalla data di
adesione al precedente consorzio e fatto salvo l'obbligo di corrispondere i contributi
maturati nel periodo. ART. 234 (consorzi nazionali per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene) 1. Al fine di razionalizzare, organizzare e gestire la raccolta e il trattamento dei
rifiuti di beni in polietilene destinati allo smaltimento, sono istituiti uno o pi�
consorzi per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli imballaggi di
cui all'articolo 218, comma 1, lettere a), b), c), d), e) e dd), i beni, ed i relativi
rifiuti, di cui agli articoli 227, comma 1, lettere a), b) e c), e 231, nonche', in quanto
considerati beni durevoli, i materiali e le tubazioni in polietilene destinati
all'edilizia, alle fognature e al trasporto di gas e acque. I sistemi di gestione adottati
devono conformarsi ai principi di cui all'articolo 237. .sp, 2. Con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attivit�
produttive, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto, sono individuate le tipologie di beni in polietilene di cui
al comma 1. 3. I consorzi di cui al comma 1 hanno personalit� giuridica di diritto privato senza
successivi novanta giorni, con suo provvedimento adottato di concerto con il Ministro dele
attivit� produttive. Ove il Ministro ritenga di non approvare lo statuto trasmesso, per
motivi di legittimit� o di merito, lo ritrasmette al consorzio richiedente con le re
lative osservazioni. I consorzi gi� riconosciuti ai sensi della previgente normativa sono
tenuti ad adeguare il loro statuto in conformit� al nuovo schema tipo entro centoventi
giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Il decreto ministeriale
di approvazione dello statuto dei consorzi e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
4. Ai consorzi partecipano: a) i produttori e gli importatori di beni in polietilene;
b) gli utilizzatori e i distributori di beni in polietilene;
c) i riciclatori e i recuperatori di rifiuti di beni in polietilene. 5. Ai consorzi possono partecipare in qualit� di soci aggiunti i produttori ed
importatori di materie prime in polietilene per la produzione di beni in polietilene e le
imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio dei beni in polietilene.
Le modalit� di partecipazione vengono definite nell'ambito dello statuto di cui al comma
3. 6. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 4 che vengano
ad uno dei consorzi di cui al comma 1 o adottano il sistema di cui al comma 7, entro
altres� consentita per i soggetti di cui ai commi 4 e 5, aderenti ad uno dei consorzi di
cui al comma 1, la costituzione, successiva al termine di cui al comma 7, di nuovi
consorzi o l'adozione del sistema di cui al medesimo comma 7, decorso almeno un biennio
dalla data di adesione al precedente consorzio e fatto salvo l'obbligo di corrispondere i
contributi maturati nel periodo. 7. Gli operatori che non provvedono ai sensi del comma 1 possono entro centoventi
del comma 2: a) organizzare autonomamente, anche in forma associata, la gestione dei rifiuti di beni
in polietilene su tutto il territorio nazionale;
b) mettere in atto un sistema di restituzione dei beni in polietilene al termine del
ciclo di utilit� per avviarli ad attivit� di riciclaggio e di recupero. Nelle predette ipotesi gli operatori stessi devono richiedere all'Autorit� di cui
all'articolo 207, previa trasmissione di idonea documentazione, il riconoscimento del
sistema adottato. A tal fine i predetti operatori devono dimostrare di aver organizzato il
sistema secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicit�, che il sistema e'
effettivamente ed autonomamente funzionante e che e' in grado di conseguire, nell'ambito
delle attivit� svolte, gli obiettivi fissati dal presente articolo. Gli operatori devono
inoltre garantire che gli utilizzatori e gli utenti finali siano informati sulle modalit�
del sistema adottato. L'Autorit�, dopo aver acquisito i necessari elementi di
valutazione, si esprime entro novanta giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta
nel termine sopra indicato, l'interessato chiede al Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio l'adozione dei relativi provvedimenti sostitutivi da emanarsi nei
successivi sessanta giorni. L'Autorit� presenta una relazione annuale di sint esi
relativa a tutte le istruttorie esperite. 8. I consorzi di cui al comma 1 si propongono come obiettivo primario di favorire il
ritiro dei beni a base di polietilene al termine del ciclo di utilit� per avviarli ad
attivit� di riciclaggio e di recupero. A tal fine i consorzi svolgono per tutto il
territorio nazionale i seguenti compiti:
a) promuovono la gestione del flusso dei beni a base di polietilene;
b) assicurano la raccolta, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di
beni in polietilene;
c) promuovono la valorizzazione delle frazioni di polietilene non riutilizzabili;
d) promuovono l'informazione degli utenti, intesa a ridurre il consumo dei materiali ed
a favorire forme corrette di raccolta e di smaltimento;
e) assicurano l'eliminazione dei rifiuti di beni in polietilene nel caso in cui non sia
possibile o economicamente conveniente il riciclaggio, nel rispetto delle disposizioni
contro l'inquinamento. 9. Nella distribuzione dei prodotti dei consorziati, i consorzi possono ricorrere a
forme di deposito cauzionale.
10. I consorzi sono tenuti a garantire l'equilibrio della propria gestione finanziaria.
I mezzi finanziari per il funzionamento del consorzi sono costituiti: a) dai proventi delle attivit� svolte dai consorzi;
d) dall'eventuale contributo percentuale di riciclaggio di cui al comma 13. 11. Le deliberazioni degli organi dei consorzi, adottate in relazione alle finalit�
tutti i soggetti partecipanti. 12. I consorzi di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7 trasmettono
attivit� produttive il bilancio preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro
approvazione. I consorzi di cui al comma 1 ed i soggetti di cui al comma 7, entro il 31
maggio di ogni anno, presentano una relazione tecnica sull'attivit� complessiva
sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell'anno solare precedente. 13. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro
delle attivit� produttive determina ogni due anni con proprio decreto gli obiettivi
minimi di riciclaggio e, in caso di mancato raggiungimento dei predetti obiettivi, pu�
stabilire un contributo percentuale di riciclaggio da applicarsi sull'importo netto delle
fatture emesse dalle imprese produttrici ed importatrici di beni di polietilene per il
mercato interno. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con
il Ministro delle attivit� produttive determina gli obiettivi di riciclaggio a valere per
il primo biennio entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto. 14. Decorsi novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del
decreto di approvazione dello statuto di cui al comma 3, chiunque, in ragione della
propria attivit�, detiene rifiuti di beni in polietilene e' obbligato a conferirli a uno
dei consorzi riconosciuti o direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dai
consorzi stessi, fatto comunque salvo quanto previsto dal comma 7. L'obbligo di
conferimento non esclude la facolt� per il detentore di cedere i rifiuti di bene in
polietilene ad imprese di altro Stato membro della Comunit� europea.
ART. 235 (consorzi nazionali per la raccolta e trattamento delle batterie al piombo esauste e dei
rifiuti piombosi) 1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la gestione delle batterie al piombo
esauste e dei rifiuti piombosi, tutte le imprese di cui all'articolo 9-quinquies del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
novembre 1988, n. 475, come modificato dal comma 15 del presente articolo, che non
aderiscono al consorzio di cui al medesimo articolo 9-quinquies costituiscono uno o pi�
consorzi, i quali devono adottare sistemi di gestione conformi ai principi di cui
all'articolo 237. 2. I consorzi di cui al comma 1 hanno personalit� giuridica di diritto privato senza
scopo di lucro e, salvo quanto previsto dal comma 17, sono retti da uno statuto adottato
in conformit� ad uno schema tipo redatto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio di concerto con il Ministro delle attivit� produttive, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto, conformemente ai principi del presente decreto e, in particolare, a
quelli di efficienza, efficacia, economicit� e trasparenza nonche' di libera concorrenza
nelle attivit� di settore. Lo statuto adottato da ciascun consorzio e' trasmesso entro
quindici giorni al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio che lo approva nei
successivi novanta giorni. Ove il Ministro ritenga di non approvare lo statuto trasmesso,
per motivi di legittimit� o di merito, lo ritrasmette al consorzio richiedente con le
relative osservazioni. Il decreto ministeriale di a pprovazione dello statuto dei consorzi
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. 3. I consorzi di cui al comma 1, contestualmente alla comunicazione di cui all'articolo
189, comma 3, devono trasmettere copia della comunicazione stessa al consorzio di cui
all'articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, come modificato dal presente decreto.
Alla violazione dell'obbligo si applicano le medesime sanzioni previste per la mancata
comunicazione di cui al citato articolo 189, comma 3. 4. I consorzi svolgono per tutto il territorio nazionale i seguenti compiti: a) assicurare la gestione delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi;
b) cedere le batterie al piombo esauste e i rifiuti piombosi alle imprese che ne
effettuano il recupero;
c) assicurare il loro smaltimento, nel caso non sia possibile o economicamente
conveniente il recupero, nel rispetto delle disposizioni contro l'inquinamento;
d) promuovere lo svolgimento di indagini di mercato e azioni di ricerca
tecnico-scientifica per il miglioramento tecnologico del ciclo di produzione, recupero e
e) promuovere la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e dei consumatori sulle
tematiche della raccolta e dell'eliminazione delle batterie al piombo esauste e dei
rifiuti piombosi. 5. Ai consorzi di cui al comma 1 partecipano: a) le imprese che effettuano il riciclo delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
piombosi mediante la produzione di piombo secondario raffinato od in lega;
b) le imprese che svolgono attivit� di fabbricazione oppure di importazione di
c) le imprese che effettuano la raccolta delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
piombosi;
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la vendita delle batterie al piombo. 6. Le quote di partecipazione dei consorziati sono determinate di anno in anno con i
criteri di cui al comma 3-bis dell'articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre
1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, come
modificato dal comma 16 del presente articolo. 7. Le deliberazioni degli organi dei consorzi di cui al presente articolo, adottate in
relazione alle finalit� della parte quarta del presente decreto ed a norma dello statuto,
sono obbligatorie per tutte le imprese partecipanti. 8. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 5 che vengano
ad uno dei consorzi di cui al comma 1 entro sessanta giorni dalla data di costituzione o
di inizio della propria attivit�. Resta altres� consentita per gli stessi soggetti,
aderenti ad uno dei consorzi di cui al comma 1, la costituzione di nuovi consorzi, decorso
almeno un biennio dalla data di adesione al precedente consorzio e fatto salvo l'obbligo
di corrispondere i contributi maturati nel periodo. 9. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto ministeriale di approvazione dello statuto di cui al comma 2, chiunque detiene
batterie al piombo esauste o rifiuti piombosi e' obbligato al loro conferimento ai
consorzi, direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati del consorzio o
autorizzati, in base alla normativa vigente, a esercitare le attivit� di gestione di tali
rifiuti, fermo restando quanto previsto al comma 3. L'obbligo di conferimento non esclude
la facolt� per il detentore di cedere le batterie esauste ed i rifiuti piombosi ad
imprese di altro Stato membro della Comunit� europea. 10. Al fine di assicurare, ai consorzi, i mezzi finanziari per lo svolgimento dei
propri compiti e' istituito un sovrapprezzo di vendita delle batterie in relazione al
contenuto a peso di piombo da applicarsi da parte dei produttori e degli importatori delle
batterie stesse, con diritto di rivalsa sugli acquirenti in tutte le successive fasi della
commercializzazione. I produttori e gli importatori verseranno direttamente ai consorzi i
proventi del sovrapprezzo. 11. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto
con il Ministro delle attivit� produttive, sono determinati: il sovrapprezzo di cui al
comma 10, la percentuale dei costi da coprirsi con l'applicazione di tale sovrapprezzo. 12. Chiunque, in ragione della propria attivit� ed in attesa del conferimento ai sensi
del comma 9, detenga batterie esauste e' obbligato a stoccare le batterie stesse in
apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti in materia di smaltimento dei
rifiuti. 13. I consorzi di cui al comma 1 trasmettono annualmente al Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio ed al Ministro delle attivit� produttive i bilanci preventivo
e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione; inoltre, entro il 31 maggio di
ogni anno, tali soggetti presentano agli stessi Ministri una relazione tecnica
sull'attivit� complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell'anno
solare precedente. 14. Al comma 2 dell'articolo 9-quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e' aggiunta la
seguente lettera: d-bis) promuovere la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e dei
consumatori sulle tematiche della raccolta e dell'eliminazione delle batterie al piombo
esauste e dei rifiuti piombosi". 15. Il comma 3 dell'articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e' sostituito dal
seguente: "Al Consorzio, che e' dotato di personalit� giuridica di diritto privato senza
scopo di lucro, partecipano: a) le imprese che effettuano il riciclo delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la vendita delle batterie al
piombo.". 16. Dopo il comma 3, dell'articolo 9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n.
397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e' inserito il
seguente: "3-bis: Nell'ambito di ciascuna categoria, le quote di partecipazione da
attribuire ai singoli soci sono determinate come segue: a) per le imprese di riciclo di cui alla lettera a) del comma 3 sono determinate in
base al rapporto fra la capacit� produttiva di piombo secondario del singolo soggetto
consorziato e quella complessiva di tutti i consorziati appartenenti alla stessa
b) per le imprese che svolgono attivit� di fabbricazione, oppure d'importazione delle
batterie al piombo di cui alla lettera b) del comma 3, sono determinate sulla base del
sovrapprezzo versato al netto dei rimborsi;
c) le quote di partecipazione delle imprese e loro associazioni di cui alle lettere c)
e d) del comma 3 del presente articolo sono attribuite alle associazioni nazionali dei
raccoglitori di batterie al piombo esauste, in proporzione ai quantitativi conferiti al
Consorzio dai rispettivi associati, e alle associazioni dell'artigianato che installano le
batterie di avviamento al piombo.". 17. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto, il Consorzio di cui dell'articolo 9-quinquies del decreto-legge 9
settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n.
475, adegua il proprio statuto ai principi contenuti nel presente decreto ed in
particolare a quelli di trasparenza, efficacia, efficienza ed economicit�, nonche' di
libera concorrenza nelle attivit� di settore. Lo statuto adottato e' trasmesso entro
quindici giorni al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio che lo approva, di
concerto con il Ministro delle attivit� produttive, nei successi i novanta giorni, salvo
motivate osservazioni cui il citato Consorzio e' tenuto ad adeguarsi nei successivi
sessanta giorni. Qualora il citato Consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le
modifiche allo statuto sono apportate con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attivit� produttive. 18. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli
eventuali avanzi di gestione accantonati dai consorzi nelle riserve costituenti il
patrimonio netto non concorrono alla formazione del reddito, a condizione che sia
rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati di tali
avanzi e riserve, anche in caso di scioglimento dei consorzi medesimi. ART. 236 (consorzi nazionali per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) 1. Al fine di razionalizzare e organizzare la gestione degli oli minerali usati, da
avviare obbligatoriamente alla rigenerazione tesa alla produzione di oli base, le imprese
di cui al comma 4, sono tenute a partecipare all'assolvimento dei compiti previsti al
comma 12 tramite adesione al consorzio di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27
gennaio 1992, n. 95, o ad uno dei consorzi da costituirsi ai sensi del comma 2. I consorzi
adottano sistemi di gestione conformi ai principi di cui all'articolo 237. 2. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto, il consorzio di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 95, adegua il proprio statuto ai principi contenuti nel presente decreto ed in
quindici giorni al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio che lo approva di
concerto con il Ministro delle attivit� produttive nei successivi novanta giorni, salvo
motivate osservazioni cui il Consorzio e' tenuto ad adeguarsi nei successivi sessanta
giorni. Qualora il Consorzio non ottemperi nei termini prescritti, le modifiche allo
territorio, di concerto con il Ministro delle attivit� produttive. I Consorzi di cui al
comma 1 hanno personalit� giuridica di diritto privato senza scopo di lucro e quelli
diversi dal Consorzio di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
95, sono retti da uno statuto adottato in conformit� ad uno schema tipo redatto dal
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro delle
attivit� produttive, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto,
conformemente ai principi del presente decreto e, in particolare, a quelli di efficienza,
efficacia, economicit� e trasparenza, nonche' di libera concorrenza nelle attivit� di
settore. Lo statuto adottato da ciascun consorzio e' trasmesso entro quindici giorni al
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio che lo approva nei successivi novanta
giorni, con suo provvedimento adottato di concerto con il Ministro delle attivit�
produttive. Ove il Ministro ritenga di non approvare lo statuto trasmesso, per motivi di
legittimit� o di merito, lo ritrasmette al Consorzio richiedente con le rel ative
osservazioni. Il decreto ministeriale di approvazione dello statuto dei Consorzi e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. 3. I Consorzi di cui al comma 2 devono trasmettere al Consorzio di cui all'articolo 11
del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, contestualmente alla comunicazione di cui
all'articolo 189, comma 3, copia della comunicazione stessa. Alla violazione dell'obbligo
si applicano le sanzioni di cui all'articolo 258 per la mancata comunicazione di cui
all'articolo 189, comma 3. Le imprese che eliminano gli oli minerali usati tramite
co-combustione e all'uopo debitamente autorizzate e gli altri consorzi di cui al presente
articolo sono tenute a fornire al Consorzio di cui all'articolo 11 del decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 95, i dati tecnici di cui al comma 12, lettera h), affinche' tale
consorzio comunichi annualmente tutti i dati raccolti su base nazionale ai Ministeri che
esercitano il controllo, corredati da una relazione illustrativa. 4. Ai Consorzi partecipano tutte le imprese che: a) producono oli base vergini;
b) producono oli base provenienti dal processo di rigenerazione;
c) immettono al consumo oli lubrificanti. 5. Le quote di partecipazione ai Consorzi sono determinate di anno in anno in
proporzione alle quantit� di oli lubrificanti finiti che ciascun consorziato immette al
consumo nell'anno precedente, rispetto al totale dei lubrificanti immessi al consumo, nel
medesimo anno, da tutti i partecipanti al Consorzio stesso. 6. Le deliberazioni degli organi dei Consorzi, adottate in relazione alle finalit�
tutti i consorziati. La rappresentanza negli organi elettivi dei Consorzi e' attribuita in
misura pari all'ottanta per cento alle imprese che producono oli base vergini e immettono
sul mercato oli lubrificanti finiti e in misura pari al venti per cento alle imprese che
producono e immettono al consumo oli lubrificanti rigenerati. 7. I consorzi determinano annualmente, con riferimento ai costi sopportati nell'anno al
netto dei ricavi per l'assolvimento degli obblighi di cui al presente articolo, il
contributo per chilogrammo dell'olio lubrificante che sar� messo a consumo nell'anno
successivo. Ai fini della parte quarta del presente decreto si considerano immessi al
consumo gli oli lubrificanti di base e finiti all'atto del pagamento dell'imposta di
consumo. 8. Le imprese partecipanti sono tenute a versare al consorzio i contributi dovuti da
ciascuna di esse secondo le modalit� ed i termini fissati ai sensi del comma 9. 9. Le modalit� e i termini di accertamento, riscossione e versamento dei contributi di
cui al comma 8, sono stabiliti con decreto del Ministro della economia e delle finanze, di
concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e delle attivit�
produttive, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale entro un mese
dall'approvazione dello statuto del consorzio. 10. I consorzi di cui al comma 1 trasmettono annualmente al Ministro dell'ambiente e
e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione. I Consorzi di cui al comma 1,
entro il 31 maggio di ogni anno, presentano al Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio ed al Ministro delle attivit� produttive una relazione tecnica sull'attivit�
complessiva sviluppata dagli stessi e dai loro singoli aderenti nell'anno solare
precedente. 11. Lo statuto di cui al comma 2, prevede, in particolare, gli organi dei consorzi e le
relative modalit� di nomina. 12. I consorzi svolgono per tutto il territorio nazionale i seguenti compiti: a) promuovere la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle tematiche della
b) assicurare ed incentivare la raccolta degli oli usati ritirandoli dai detentori e
dalle imprese autorizzate;
c) espletare direttamente la attivit� di raccolta degli oli usati dai detentori che ne
facciano richiesta nelle aree in cui la raccolta risulti difficoltosa o economicamente
svantaggiosa;
d) selezionare gli oli usati raccolti ai fmi della loro corretta eliminazione tramite
rigenerazione, combustione o smaltimento;
e) cedere gli oli usati raccolti: 1) in via prioritaria, alla rigenerazione tesa alla produzione di
oli base;
2) in caso ostino effettivi vincoli di carattere tecnico economico e
organizzativo, alla combustione o coincenerimento;
3) in difetto dei requisiti per l'avvio agli usi di cui ai numeri
precedenti, allo smaltimento tramite incenerimento o deposito permanente; f) perseguire ed incentivare lo studio, la sperimentazione e la realizzazione di nuovi
processi di trattamento e di impiego alternativi;
g) operare nel rispetto dei principi di concorrenza, di libera circolazione dei beni,
di economicit� della gestione, nonche' della tutela della salute e dell'ambiente da ogni
inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo;
h) annotare ed elaborare tutti i dati tecnici relativi alla raccolta ed eliminazione
degli oli usati e comunicarli annualmente al Consorzio di cui all'articolo 11 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, affinche' tale Consorzio li trasmetta ai Ministeri che
esercitano il controllo, corredati da una relazione illustrativa;
i) garantire ai rigeneratori, nei limiti degli oli usati rigenerabili raccolti e della
produzione dell'impianto, i quantitativi di oli usati richiesti a prezzo equo e, comunque,
non superiore al costo diretto della raccolta;
l) assicurare lo smaltimento degli oli usati nel caso non sia possibile o
economicamente conveniente il recupero, nel rispetto delle disposizioni contro
l'inquinamento. 13. I consorzi possono svolgere le proprie funzioni sia direttamente che tramite
mandati conferiti ad imprese per determinati e limitati settori di attivit� o determinate
aree territoriali. L'attivit� dei mandatari e' svolta sotto la direzione e la
responsabilit� dei consorzi stessi. 14. I soggetti giuridici appartenenti alle categorie di cui al comma 4 che vengano
ad uno dei Consorzi di cui al comma 1, entro sessanta giorni dalla data di costituzione o
di inizio della propria attivit�. Resta altres� consentita per i predetti soggetti,
di corrispondere i contributi maturati nel periodo. 15. Decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto di approvazione dello statuto di cui al comma 2, chiunque detiene oli minerali
esausti e' obbligato al loro conferimento ai Consorzi di cui al comma 1, direttamente o
mediante consegna a soggetti incaricati del consorzio o autorizzati, in base alla
normativa vigente, a esercitare le attivit� di gestione di tali rifiuti. L'obbligo di
conferimento non esclude la facolt� per il detentore di cedere gli oli minerali esausti
ad imprese di altro Stato membro della Comunit� europea. 16. Per il raggiungimento degli obiettivi pluriennali di recupero e riciclaggio, gli
eventuali avanzi di gestione accantonati dai consorzi di cui al comma 1 nelle riserve
costituenti il patrimonio netto non concorrono alla formazione del reddito, a condizione
che sia rispettato il divieto di distribuzione, sotto qualsiasi forma, ai consorziati di
tali avanzi e riserve, anche in caso di scioglimento dei consorzi medesimi. ART. 237 (criteri direttivi dei sistemi di gestione) 1. I sistemi di gestione adottati devono, in ogni caso, essere aperti alla
partecipazione di tutti gli operatori e concepiti in modo da assicurare il principio di
trasparenza, di non discriminazione, di non distorsione della concorrenza, di libera
circolazione nonche' il massimo rendimento possibile. TITOLO IV TARIFFA PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI ART. 238 (tariffa per la gestione dei rifiuti urbani) 1. Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso
privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a
qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti
urbani, e' tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per
lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani
e ricomprende anche i costi indicati dall'articolo 15 del decreto legislativo 13 gennaio
2003, n. 36. La tariffa di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, e' soppressa a decorrere dall'entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto
previsto dal comma 11. 2. La tariffa per la gestione dei rifiuti e' commisurata alle quantit� e qualit�
medie ordinarie di rifiuti prodotti per unit� di superficie, in relazione agli usi e alla
tipologia di attivit� svolte, sulla base di parametri, determinati con il regolamento di
cui al comma 6, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di
utenza e territoriali. 3. La tariffa e' determinata, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del
decreto di cui al comma 6, dalle Autorit� d'ambito ed e' applicata e riscossa dai
soggetti affidatari del servizio di gestione integrata sulla base dei criteri fissati dal
regolamento di cui al comma 6. Nella determinazione della tariffa e' prevista la copertura
anche di costi accessori relativi alla gestione dei rifiuti urbani quali, ad esempio, le
spese di spazzamento delle strade. Qualora detti costi vengano coperti con la tariffa ci�
deve essere evidenziato nei piani finanziari e nei bilanci dei soggetti affidatari del
servizio. 4. La tariffa e' composta da una quota determinata in relazione alle componenti
essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere
ed ai relativi ammortamenti, nonche' da una quota rapportata alle quantit� di rifiuti
conferiti, al servizio fornito e all'entit� dei costi di gestione, in modo che sia
assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. 5. Le Autorit� d'ambito approvano e presentano all'Autorit� di cui all'articolo 207
il piano finanziario e la relativa relazione redatta dal soggetto affidatario del servizio
di gestione integrata. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del regolamento
di cui al comma 6, dovr� essere gradualmente assicurata l'integrale copertura dei costi. 6. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro
delle attivit� produttive, sentiti la Conferenza Stato regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli interessi economici e sociali
presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (CESPA) e i
soggetti interessati, disciplina, con apposito regolamento da emanarsi entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e nel rispetto
delle disposizioni di cui al presente articolo, i criteri generali sulla base dei quali
vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa, anche con
riferimento alle agevolazioni di cui al comma 7, garantendo comunque l'assenza di oneri
per le autorit� interessate. 7. Nella determinazione della tariffa possono essere previste agevolazioni per le
utenze domestiche e per quelle adibite ad uso stagionale o non continuativo, debitamente
documentato ed accertato, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per
fasce di utenza e territoriali. In questo caso, nel piano finanziario devono essere
indicate le risorse necessarie per garantire l'integrale copertura dei minori introiti
derivanti dalle agevolazioni, secondo i criteri fissati dal regolamento di cui al comma 6.
8. Il regolamento di cui al comma 6 tiene conto anche degli obiettivi di miglioramento
della produttivit� e della qualit� del servizio fornito e del tasso di inflazione
programmato. 9. L'eventuale modulazione della tariffa tiene conto degli investimenti effettuati dai
comuni o dai gestori che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio. 10. Alla tariffa e' applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantit�
di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante
attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attivit� di recupero dei rifiuti
stessi. 11. Sino alla emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli
adempimenti per l'applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline
regolamentari vigenti. 12. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa pu� essere effettuata secondo
le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602,
mediante convenzione con l'Agenzia delle entrate. TITOLO V BONIFICA DI SITI CONTAMINATI ART. 239 (principi e campo di applicazione) 1. Il presente titolo disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei
siti contaminati e definisce le procedure, i criteri e le modalit� per lo svolgimento
delle operazioni necessarie per l'eliminazione delle sorgenti dell'inquinamento e comunque
per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i principi e
le norme comunitari, con particolare riferimento al principio "chi inquina
paga". 2. Ferma restando la disciplina dettata dal titolo I della parte quarta del presente
decreto, le disposizioni del presente titolo non si applicano: a) all'abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte quarta del presente decreto. In
tal caso qualora, a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti
abbandonati o depositati in modo incontrollato, si accerti il superamento dei valori di
attenzione, si dovr� procedere alla caratterizzazione dell'area ai fini degli eventuali
interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente titolo;
b) agli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di
quanto espressamente richiamato dalle medesime o di quanto dalle stesse non disciplinato. 3. Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da
inquinamento diffuso sono disciplinati dalle regioni con appositi piani, fatte salve le
competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale e
comunque nel rispetto dei criteri generali di cui al presente titolo. ART. 240 (definizioni) 1. Ai fini dell'applicazione del presente titolo, si definiscono: a) sito: l'area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata,
intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, sottosuolo ed acque sotterranee) e
comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti;
b) concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione delle
matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali e' necessaria la
caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica, come individuati
nell'Allegato 5 alla parte quarta del presente decreto. Nel caso in cui il sito
potenzialmente contaminato sia ubicato in un'area interessata da fenomeni antropici o
naturali che abbiano determinato il superamento di una o pi� concentrazioni soglia di
contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i
parametri superati;
c) concentrazioni soglia di rischio (CSR): i livelli di contaminazione delle matrici
ambientali, da determinare caso per caso con l'applicazione della procedura di analisi di
rischio sito specifica secondo i principi illustrati nell'Allegato 1 alla parte quarta del
presente decreto e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui
superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione
cos� definiti costituiscono i livelli di accettabilit� per il sito;
d) sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o pi� valori di
concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino
superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC), in attesa di
espletare le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e
ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare lo stato o meno di
contaminazione sulla base delle concentrazioni soglia di rischio (CSR);
e) sito contaminato: un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio
(CSR), determinati con l'applicazione della procedura di analisi di rischio di cui
all'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto sulla base dei risultati del piano
di caratterizzazione, risultano superati;
f) sito non contaminato: un sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice
ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC)
oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di
rischio (CSR) determinate a seguito dell'analisi di rischio sanitario e ambientale sito
g) sito con attivit� in esercizio: un sito nel quale risultano in esercizio attivit�
produttive sia industriali che commerciali nonche' le aree pertinenziali e quelle adibite
ad attivit� accessorie economiche, ivi comprese le attivit� di mantenimento e tutela del
patrimonio ai fini della successiva ripresa delle attivit�;
h) sito dismesso: un sito in cui sono cessate le attivit� produttive;
i) misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o
un'omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l'ambiente, intesa
come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo
sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il
realizzarsi di tale minaccia;
l) misure di riparazione: qualsiasi azione o combinazione di azioni, tra cui misure di
attenuazione o provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o
servizi naturali danneggiati, oppure a fornire un'alternativa equivalente a tali risorse o
m) messa in sicurezza d'emergenza: ogni intervento immediato o a breve termine, da
mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di
contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle
sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel
sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in
sicurezza operativa o permanente;
n) messa in sicurezza operativa: l'insieme degli interventi eseguiti in un sito con
attivit� in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e
per l'ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o
bonifica da realizzarsi alla cessazione dell'attivit�. Essi comprendono altres� gli
interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino
all'esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la
diffusione della contaminazione all'interno della stessa matrice o tra matrici differenti.
In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che
consentano di verificare l'efficacia delle soluzioni adottate;
o) messa in sicurezza permanente: l'insieme degli interventi atti a isolare in modo
definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire
un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente. In tali casi
devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d'uso rispetto alle
previsioni degli strumenti urbanistici;
p) bonifica: l'insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le
sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel
sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle
concentrazioni soglia di rischio (CSR);
q) ripristino e ripristino ambientale: gli interventi di riqualificazione ambientale e
paesaggistica, anche costituenti complemento degli interventi di bonifica o messa in
sicurezza permanente, che consentono di recuperare il sito alla effettiva e definitiva
fruibilit� per la destinazione d'uso conforme agli strumenti urbanistici;
r) inquinamento diffuso: la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o
biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una
singola origine;
s) analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica: analisi sito specifica
degli effetti sulla salute umana derivanti dall'esposizione prolungata all'azione delle
sostanze presenti nelle matrici ambientali contaminate, condotta con i criteri indicati
nell'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto;
t) condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali e' necessaria
l'esecuzione di interventi di emergenza, quali ad esempio: 1) concentrazioni attuali o potenziali dei vapori in spazi confinati
prossime ai livelli di esplosivit� o idonee a causare effetti nocivi acuti alla salute;
2) presenza di quantit� significative di prodotto in fase separata
sul suolo o in corsi di acqua superficiali o nella falda;
3) contaminazione di pozzi ad utilizzo idropotabile o per scopi
4) pericolo di incendi ed esplosioni. ART. 241 (regolamento aree agricole) 1. Il regolamento relativo agli interventi di bonifica, ripristino ambientale e di
messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla
produzione agricola e all'allevamento e' adottato con decreto del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio di concerto con i Ministri delle attivit� produttive, della
salute e delle politiche agricole e forestali. ART. 242 (procedure operative ed amministrative) 1. Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito,
il responsabile dell'inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure
necessarie di prevenzione e ne d� immediata comunicazione ai sensi e con le modalit� di
cui all'articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica all'atto di individuazione
di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della
situazione di contaminazione. 2. Il responsabile dell'inquinamento, attuate le necessarie misure di prevenzione,
svolge, nelle zone interessate dalla contaminazione, un'indagine preliminare sui parametri
oggetto dell'inquinamento e, ove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di
contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona
contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al comune ed alla provincia
competenti per territorio entro quarantotto ore dalla comunicazione. L'autocertificazione
conclude il procedimento di notifica di cui al presente articolo, ferme restando le
attivit� di verifica e di controllo da parte dell'autorit� competente da effettuarsi nei
successivi quindici giorni. Nel caso in cui l'inquinamento non sia riconducibile ad un
singolo evento, i parametri da valutare devono essere individuati, caso per caso, sulla
base della storia del sito e delle attivit� ivi svolte nel tempo. 3. Qualora l'indagine preliminare di cui al comma 2 accerti l'avvenuto superamento
delle CSC anche per un solo parametro, il responsabile dell'inquinamento ne d� immediata
notizia al comune ed alle province competenti per territorio con la descrizione delle
misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. Nei successivi trenta
giorni, presenta alle predette amministrazioni, nonche' alla regione territorialmente
competente il piano di caratterizzazione con i requisiti di cui all'Allegato 2 alla parte
quarta del presente decreto. Entro i trenta giorni successivi la regione, convocata la
conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni
integrative. L'autorizzazione regionale costituisce assenso per tutte le opere connesse
alla caratterizzazione, sostituendosi ad ogni altra autorizzazione, concessione, concerto,
intesa, nulla osta da parte della pubblica amministrazione. 4. Sulla base delle risultanze della caratterizzazione, al sito e' applicata la
procedura di analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni
soglia di rischio (CSR). I criteri per l'applicazione della procedura di analisi di
rischio sono riportati nell'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto. Entro sei
mesi dall'approvazione del piano di caratterizzazione, il soggetto responsabile presenta
alla regione i risultati dell'analisi di rischio. La conferenza di servizi convocata dalla
regione, a seguito dell'istruttoria svolta in contraddittorio con il soggetto
responsabile, cui e' dato un preavviso di almeno venti giorni, approva il documento di
analisi di rischio entro i sessanta giorni dalla ricezione dello stesso. Tale documento e'
inviato ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data
fissata per la conferenza e, in caso di decisione a maggioranza, la delibera di adozione
fornisce una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle opinioni d issenzienti
espresse nel corso della conferenza. 5 Qualora gli esiti della procedura dell'analisi di rischio dimostrino che la
concentrazione dei contaminanti presenti nel sito e' inferiore alle concentrazioni soglia
di rischio, la conferenza dei servizi, con l'approvazione del documento dell'analisi del
rischio, dichiara concluso positivamente il procedimento. In tal caso la conferenza di
servizi pu� prescrivere lo svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la
stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione agli esiti dell'analisi di
rischio e all'attuale destinazione d'uso del sito. A tal fine, il soggetto responsabile,
entro sessanta giorni dall'approvazione di cui sopra, invia alla provincia ed alla regione
competenti per territorio un piano di monitoraggio nel quale sono individuati: a) i parametri da sottoporre a controllo;
b) la frequenza e la durata del monitoraggio. 6 La regione, sentita la provincia, approva il piano di monitoraggio entro trenta
giorni dal ricevimento dello stesso. L'anzidetto termine pu� essere sospeso una sola
volta, qualora l'autorit� competente ravvisi la necessit� di richiedere, mediante atto
adeguatamente motivato, integrazioni documentali o approfondimenti del progetto,
assegnando un congruo termine per l'adempimento. In questo caso il termine per
l'approvazione decorre dalla ricezione del progetto integrato. Alla scadenza del periodo
di monitoraggio il soggetto responsabile ne d� comunicazione alla regione ed alla
provincia, inviando una relazione tecnica riassuntiva degli esiti del monitoraggio svolto.
Nel caso in cui le attivit� di monitoraggio rilevino il superamento di uno o pi� delle
concentrazioni soglia di rischio, il soggetto responsabile dovr� avviare la procedura di
bonifica di cui al comma 7. 7. Qualora gli esiti della procedura dell'analisi di rischio dimostrino che la
concentrazione dei contaminanti presenti nel sito e' superiore ai valori di concentrazione
soglia di rischio (CSR), il soggetto responsabile sottopone alla regione, nei successivi
sei mesi dall'approvazione del documento di analisi di rischio, il progetto operativo
degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza, operativa o permanente, e, ove
necessario, le ulteriori misure di riparazione e di ripristino ambientale, al fine di
minimizzare e ricondurre ad accettabilit� il rischio derivante dallo stato di
contaminazione presente nel sito. La regione, acquisito il parere del comune e della
provincia interessati mediante apposita conferenza di servizi e sentito il soggetto
responsabile, approva il progetto, con eventuali prescrizioni ed integrazioni entro
sessanta giorni dal suo ricevimento. Tale termine pu� essere sospeso una sola volta,
qualora la regione ravvisi la necessit� di richiedere, mediante atto adeguatamente
motivato, integrazioni documentali o approfondimenti al progetto, assegnando un congruo
termine per l'adempimento. In questa ipotesi il termine per l'approvazione del progetto
decorre dalla presentazione del progetto integrato. Ai soli fini della realizzazione e
dell'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del progetto
operativo e per il tempo strettamente necessario all'attuazione medesima, l'autorizzazione
regionale di cui al presente comma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le
concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla
legislazione vigente compresi, in particolare, quelli relativi alla valutazione di impatto
ambientale, ove necessaria, alla gestione delle terre e rocce da scavo all'interno
dell'area oggetto dell'intervento ed allo scarico delle acque emunte dalle falde.
L'autorizzazione costituisce, altres�, variante urbanistica e comporta dichiarazione di
pubblica utilit�, di urgenza ed indifferibilit� dei lavori. Con il pr ovvedimento di
approvazione del progetto sono stabiliti anche i tempi di esecuzione, indicando altres�
le eventuali prescrizioni necessarie per l'esecuzione dei lavori ed e' fissata l'entit�
delle garanzie finanziarie, in misura non superiore al cinquanta per cento del costo
stimato dell'intervento, che devono essere prestate in favore della regione per la
corretta esecuzione ed il completamento degli interventi medesimi. 8. I criteri per la selezione e l'esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino
ambientale, di messa in sicurezza operativa o permanente, nonche' per l'individuazione
delle migliori tecniche di intervento a costi sostenibili (B.A.T.N.E.E.C. - Best Available
Technology Not Entailing Excessive Costs) ai sensi delle normative comunitarie sono
riportati nell'Allegato 3 alla parte quarta del presente decreto. 9. La messa in sicurezza operativa, riguardante i siti contaminati con attivit� in
esercizio, garantisce una adeguata sicurezza sanitaria ed ambientale ed impedisce
un'ulteriore propagazione dei contaminanti. I progetti di messa in sicurezza operativa
sono accompagnati da accurati piani di monitoraggio dell'efficacia delle misure adottate
ed indicano se all'atto della cessazione dell'attivit� si render� necessario un
intervento di bonifica o un intervento di messa in sicurezza permanente. 10. Nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale
di siti con attivit� in esercizio, la regione, fatto salvo l'obbligo di garantire la
tutela della salute pubblica e dell'ambiente, in sede di approvazione del progetto
assicura che i suddetti interventi siano articolati in modo tale da risultare compatibili
con la prosecuzione della attivit�. 11. Nel caso di eventi avvenuti anteriormente all'entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto che si manifestino successivamente a tale data in assenza di rischio
immediato per l'ambiente e per la salute pubblica, il soggetto interessato comunica alla
regione, alla provincia e al comune competenti l'esistenza di una potenziale
contaminazione unitamente al piano di caratterizzazione del sito, al fine di determinarne
l'entit� e l'estensione con riferimento ai parametri indicati nelle CSC ed applica le
procedure di cui ai commi 4 e seguenti. 12. Le indagini ed attivit� istruttorie sono svolte dalla provincia, che si avvale
della competenza tecnica dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e si
coordina con le altre amministrazioni. 13. La procedura di approvazione della caratterizzazione e del progetto di bonifica si
svolge in Conferenza di servizi convocata dalla regione e costituita dalle amministrazioni
ordinariamente competenti a rilasciare i permessi, autorizzazioni e concessioni per la
realizzazione degli interventi compresi nel piano e nel progetto. La relativa
documentazione e' inviata ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni
prima della data fissata per la discussione e, in caso di decisione a maggioranza, la
delibera di adozione deve fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle
opinioni dissenzienti espresse nel corso della conferenza. Compete alla provincia
rilasciare la certificazione di avvenuta bonifica. Qualora la provincia non provveda a
rilasciare tale certificazione entro trenta giorni dal ricevimento della delibera di
adozione, al rilascio provvede la regione. ART. 243 (acque di falda) 1. Le acque di falda emunte dalle falde sotterranee, nell'ambito degli interventi di
bonifica di un sito, possono essere scaricate, direttamente o dopo essere state utilizzate
in cicli produttivi in esercizio nel sito stesso, nel rispetto dei limiti di emissione di
acque reflue industriali in acque superficiali di cui al presente decreto. 2. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 104, ai soli fini della
bonifica dell'acquifero, e' ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque
sotterranee nella stessa unit� geologica da cui le stesse sono state estratte, indicando
la tipologia di trattamento, le caratteristiche quali-quantitative delle acque reimmesse,
le modalit� di reimmissione e le misure di messa in sicurezza della porzione di acquifero
interessato dal sistema di estrazione/reimmissione. Le acque reimmesse devono essere state
sottoposte ad un trattamento finalizzato alla bonifica dell'acquifero e non devono
contenere altre acque di scarico o altre sostanze pericolose diverse, per qualit� e
quantit�, da quelle presenti nelle acque prelevate. ART. 244 (ordinanze) 1. Le pubbliche amministrazioni che nell'esercizio delle proprie funzioni individuano
siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di
concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla
provincia e al comune competenti. 2. La provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver svolto le
opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento di superamento e
sentito il comune, diffida con ordinanza motivata il responsabile della potenziale
contaminazione a provvedere ai sensi del presente titolo. 3. L'ordinanza di cui al comma 2 e' comunque notificata anche al proprietario del sito
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 253. 4. Se il responsabile non sia individuabile o non provveda e non provveda il
proprietario del sito ne' altro soggetto interessato, gli interventi che risultassero
necessari ai sensi delle disposizioni di cui al presente titolo sono adottati
dall'amministrazione competente in conformit� a quanto disposto dall'articolo 250. ART. 245 (obblighi di intervento e di notifica da parte dei soggetti non responsabili della
potenziale contaminazione) 1. Le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino
ambientale disciplinate dal presente titolo possono essere comunque attivate su iniziativa
degli interessati non responsabili. 2. Fatti salvi gli obblighi del responsabile della potenziale contaminazione di cui
all'articolo 242, il proprietario o il gestore dell'area che rilevi il superamento o il
pericolo concreto e attuale del superamento delle concentrazione soglia di contaminazione
(CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente
competenti e attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all'articolo
242. La provincia, una volta ricevute le comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito il
comune, per l'identificazione del soggetto responsabile al fine di dar corso agli
interventi di bonifica. E' comunque riconosciuta al proprietario o ad altro soggetto
interessato la facolt� di intervenire in qualunque momento volontariamente per la
realizzazione degli interventi di bonifica necessari nell'ambito del sito in propriet� o
disponibilit�. 3. Qualora i soggetti interessati procedano ai sensi dei commi 1 e 2 entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, ovvero abbiano
gi� provveduto in tal senso in precedenza, la decorrenza dell'obbligo di bonifica di siti
per eventi anteriori all'entrata in vigore della parte quarta del presente decreto verr�
definita dalla regione territorialmente competente in base alla pericolosit� del sito,
determinata in generale dal piano regionale delle bonifiche o da suoi eventuali stralci,
salva in ogni caso la facolt� degli interessati di procedere agli interventi prima del
suddetto termine. ART. 246 (accordi di programma) 1. I soggetti obbligati agli interventi di cui al presente titolo ed i soggetti
altrimenti interessati hanno diritto di definire modalit� e tempi di esecuzione degli
interventi mediante appositi accordi di programma stipulati, entro sei mesi
dall'approvazione del documento di analisi di rischio di cui all'articolo 242, con le
amministrazioni competenti ai sensi delle disposizioni di cui al presente titolo. 2. Nel caso in cui vi siano soggetti che intendano o siano tenuti a provvedere alla
contestuale bonifica di una pluralit� di siti che interessano il territorio di pi�
regioni, i tempi e le modalit� di intervento possono essere definiti con appositi accordi
di programma stipulati, entro dodici mesi dall'approvazione del documento di analisi di
rischio di cui all'articolo 242, con le regioni interessate. 3. Nel caso in cui vi siano soggetti che intendano o siano tenuti a provvedere alla
contestuale bonifica di una pluralit� di siti dislocati su tutto il territorio nazionale
o vi siano pi� soggetti interessati alla bonifica di un medesimo sito di interesse
nazionale, i tempi e le modalit� di intervento possono essere definiti con accordo di
programma da stipularsi, entro diciotto mesi dall'approvazione del documento di analisi di
rischio di cui all'articolo 242, con il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio di concerto con i Ministri della salute e delle attivit� produttive, d'intesa
con la Conferenza Stato-regioni. ART. 247 (siti soggetti a sequestro) 1. Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l'autorit� giudiziaria
che lo ha disposto pu� autorizzare l'accesso al sito per l'esecuzione degli interventi di
messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al fine di impedire
l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione
ambientale. ART. 248 (controlli) 1. La documentazione relativa al piano della caratterizzazione del sito e al progetto
operativo, comprensiva delle misure di riparazione, dei monitoraggi da effettuare, delle
limitazioni d'uso e delle prescrizioni eventualmente dettate ai sensi dell'articolo 242,
comma 4, e' trasmessa alla provincia e all'Agenzia regionale per la protezione
dell'ambiente competenti ai fini dell'effettuazione dei controlli sulla conformit� degli
interventi ai progetti approvati. 2. Il completamento degli interventi di bonifica, di messa in sicurezza permanente e di
messa in sicurezza operativa, nonche' la conformit� degli stessi al progetto approvato
sono accertati dalla provincia mediante apposita certificazione sulla base di una
relazione tecnica predisposta dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente
territorialmente competente. 3. La certificazione di cui al comma 2 costituisce titolo per lo svincolo delle
garanzie finanziarie di cui all'articolo 242, comma 7. ART. 249 (aree contaminate di ridotte dimensioni) 1. Per le aree contaminate di ridotte dimensioni si applicano le procedure semplificate
di intervento riportate nell'Allegato 4 alla parte quarta del presente decreto. ART. 250 (bonifica da parte dell'amministrazione) 1. Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente
agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non
provvedano ne' il proprietario del sito ne' altri soggetti interessati, le procedure e gli
interventi di cui all'articolo 242 sono realizzati d'ufficio dal comune territorialmente
competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l'ordine di priorit�
fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di
altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza
pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono
istituire appositi fondi nell'ambito delle proprie disponibilit� di bilancio. ART. 251 (censimento ed anagrafe dei siti da bonificare) 1. Le regioni, sulla base dei criteri definiti dall'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), predispongono l'anagrafe dei siti oggetto di
procedimento di bonifica, la quale deve contenere: a) l'elenco dei siti sottoposti ad intervento di bonifica e ripristino ambientale
nonche' degli interventi realizzati nei siti medesimi;
c) gli enti pubblici di cui la regione intende avvalersi, in caso di inadempienza dei
soggetti obbligati, ai fini dell'esecuzione d'ufficio, fermo restando l'affidamento delle
opere necessarie mediante gara pubblica ovvero il ricorso alle procedure dell'articolo
242. 2. Qualora, all'esito dell'analisi di rischio sito specifica venga accertato il
superamento delle concentrazioni di rischio, tale situazione viene riportata dal
certificato di destinazione urbanistica, nonche' dalla cartografia e dalle norme tecniche
di attuazione dello strumento urbanistico generale del comune e viene comunicata
all'Ufficio tecnico erariale competente. 3. Per garantire l'efficacia della raccolta e del trasferimento dei dati e delle
informazioni, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT)
definisce, in collaborazione con le regioni e le agenzie regionali per la protezione
dell'ambiente, i contenuti e la struttura dei dati essenziali dell'anagrafe, nonche' le
modalit� della loro trasposizione in sistemi informativi collegati alla rete del Sistema
informativo nazionale dell'ambiente (SINA). ART. 252 (siti di interesse nazionale) 1. I siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, sono individuabili in
relazione alle caratteristiche del sito, alle quantit� e pericolosit� degli inquinanti
presenti, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio
sanitario ed ecologico, nonche' di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. 2. All'individuazione dei siti di interesse nazionale si provvede con decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con le regioni interessate,
secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi
idrici, di particolare pregio ambientale;
b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati ai sensi del decreto
c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva dal rilevato superamento delle
concentrazioni soglia di rischio deve risultare particolarmente elevato in ragione della
densit� della popolazione o dell'estensione dell'area interessata;
e) la contaminazione deve costituire un rischio per i beni di interesse storico e
culturale di rilevanza nazionale;
f) gli interventi da attuare devono riguardare siti compresi nel territorio di pi�
regioni. 3. Ai fini della perimetrazione del sito sono sentiti i comuni, le province, le regioni
e gli altri enti locali, assicurando la partecipazione dei responsabili nonche' dei
proprietari delle aree da bonificare, se diversi dai soggetti responsabili. 4. La procedura di bonifica di cui all'articolo 242 dei siti di interesse nazionale e'
attribuita alla competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
sentito il Ministero delle attivit� produttive. Il Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio pu� avvalersi anche dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i
servizi tecnici (APAT), delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente delle
regioni interessate e dell'Istituto superiore di sanit� nonche' di altri soggetti
qualificati pubblici o privati. 5. Nel caso in cui il responsabile non provveda o non sia individuabile oppure non
provveda il proprietario del sito contaminato ne' altro soggetto interessato, gli
interventi sono predisposti dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
avvalendosi dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT),
dell'Istituto superiore di sanit� e dell'E.N.E.A. nonche' di altri soggetti qualificati
pubblici o privati. 6. L'autorizzazione del progetto e dei relativi interventi sostituisce a tutti gli
effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e
gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra l'altro, quelli
relativi alla realizzazione e all'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie
alla loro attuazione. L'autorizzazione costituisce, altres�, variante urbanistica e
comporta dichiarazione di pubblica utilit�, urgenza ed indifferibilit� dei lavori. 7. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di
valutazione di impatto ambientale, l'approvazione del progetto di bonifica comprende anche
tale valutazione. 8. In attesa del perfezionamento del provvedimento di autorizzazione di cui ai commi
precedenti, completata l'istruttoria tecnica, il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio pu� autorizzare in via provvisoria, su richiesta dell'interessato, ove
ricorrano motivi d'urgenza e fatta salva l'acquisizione della pronuncia positiva del
giudizio di compatibilit� ambientale, ove prevista, l'avvio dei lavori per la
realizzazione dei relativi interventi di bonifica, secondo il progetto valutato
positivamente, con eventuali prescrizioni, dalla conferenza di servizi convocata dal
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. L'autorizzazione provvisoria produce
gli effetti di cui all'articolo 242, comma 7. 9. E' qualificato sito di interesse nazionale ai sensi della normativa vigente l'area
interessata dalla bonifica della ex discarica delle Strillaie (Grosseto). Con successivo
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio si provveder� alla
perimetrazione della predetta area. ART. 253 (oneri reali e privilegi speciali) 1. Gli interventi di cui al presente titolo costituiscono onere reale sui siti
contaminati qualora effettuati d'ufficio dall'autorit� competente ai sensi dell'articolo
250. L'onere reale viene iscritto a seguito della approvazione del progetto di bonifica e
deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica. 2. Le spese sostenute per gli interventi di cui al comma 1 sono assistite da privilegio
speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2748,
secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si pu� esercitare anche in pregiudizio
dei diritti acquistati dai terzi sull'immobile. 3. Il privilegio e la ripetizione delle spese possono essere esercitati, nei confronti
del proprietario del sito incolpevole dell'inquinamento o del pericolo di inquinamento,
solo a seguito di provvedimento motivato dell'autorit� competente che giustifichi, tra
l'altro, l'impossibilit� di accertare l'identit� del soggetto responsabile ovvero che
giustifichi l'impossibilit� di esercitare azioni di rivalsa nei confronti del medesimo
soggetto ovvero la loro infruttuosit�. 4. In ogni caso, il proprietario non responsabile dell'inquinamento pu� essere tenuto
a rimborsare, sulla base di provvedimento motivato e con l'osservanza delle disposizioni
di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, le spese degli interventi adottati dall'autorit�
competente soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito
dell'esecuzione degli interventi medesimi. Nel caso in cui il proprietario non
responsabile dell'inquinamento abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito
inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell'inquinamento per le
spese sostenute e per l'eventuale maggior danno subito. 5. Gli interventi di bonifica dei siti inquinati possono essere assistiti, sulla base
di apposita disposizione legislativa di finanziamento, da contributi pubblici entro il
limite massimo del cinquanta per cento delle relative spese qualora sussistano preminenti
interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienico-sanitaria e ambientale o
occupazionali. Ai predetti contributi pubblici non si applicano le disposizioni di cui ai
commi 1 e 2. TITOLO VI SISTEMA SANZIONATORIO E DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI CAPO I SANZIONI ART. 254 (norme speciali) 1. Restano ferme le sanzioni previste da norme speciali vigenti in materia. ART. 255 (abbandono di rifiuti) 1. Fatto salvo quanto disposto dall'articolo 256, comma 2, chiunque, in violazione
delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e
2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee
e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centocinque euro a seicentoventi
euro. Se l'abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non
ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da venticinque euro a
centocinquantacinque euro. 2. Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale
della casa costruttrice che viola le disposizioni di cui all'articolo 231, comma 5, e'
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta a euro
millecinquecentocinquanta. 3. Chiunque non ottempera all'ordinanza del Sindaco, di cui all'articolo 192, comma 3,
o non adempie all'obbligo di cui all'articolo 187, comma 3, e' punito con la pena
dell'arresto fino ad un anno. Nella sentenza di condanna o nella sentenza emessa ai sensi
dell'articolo 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione
condizionale della pena pu� essere subordinato alla esecuzione di quanto disposto nella
ordinanza di cui all'articolo 192, comma 3, ovvero all'adempimento dell'obbligo di cui
all'articolo 187, comma 3. ART. 256 (attivit� di gestione di rifiuti non autorizzata) 1. Chiunque effettua una attivit� di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento,
commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione,
iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 e'
punito: a) con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento
euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento
euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi. 2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di
enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono
nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all'articolo 192,
commi 1 e 2. 3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata e' punito con la pena
dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila
euro. Si applica la pena dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da euro
cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica e' destinata, anche in parte,
allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa
ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell'area
sulla quale e' realizzata la discarica abusiva se di propriet� dell'autore o del
compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato
dei luoghi. 4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della met� nelle ipotesi di
inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni, nonche' nelle
ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o
comunicazioni. 5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all'articolo 187, effettua attivit� non
consentite di miscelazione di rifiuti, e' punito con la pena di cui al comma 1, lettera
b). 6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti
sanitari pericolosi, con violazione delle disposizioni di cui all'articolo 227, comma 1,
lettera b), e' punito con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con la pena
dell'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro per i
quantitativi non superiori a duecento litri o quantit� equivalenti. 7. Chiunque viola gli obblighi di cui agli articoli 231, commi 7, 8 e 9, 233, commi 12
e 13, e 234, comma 14, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da
duecentosessanta euro a millecinquecentocinquanta euro. 8. I soggetti di cui agli articoli 233, 234, 235 e 236 che non adempiono agli obblighi
di partecipazione ivi previsti sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da
ottomila euro a quarantacinquemila euro, fatto comunque salvo l'obbligo di corrispondere i
contributi pregressi. Sino all'adozione del decreto di cui all'articolo 234, comma 2, le
sanzioni di cui al presente comma non sono applicabili ai soggetti di cui al medesimo
9. Le sanzioni di cui al comma 8 sono ridotte della met� nel caso di adesione
effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine per adempiere agli
obblighi di partecipazione previsti dagli articoli 233, 234, 235 e 236. ART. 257 (bonifica dei siti) 1. Chiunque cagiona l'inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali
o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio e'
punito con la pena dell'arresto da sei mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento
euro a ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformit� al progetto
approvato dall'autorit� competente nell'ambito del procedimento di cui agli articoli 242
e seguenti. In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all'articolo 242,
il trasgressore e' punito con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda
da mille euro a ventiseimila euro. 2. Si applica la pena dell'arresto da un anno a due anni e la pena dell'ammenda da
cinquemiladuecento euro a cinquantaduemila euro se l'inquinamento e' provocato da sostanze
pericolose. 3. Nella sentenza di condanna per la contravvenzione di cui ai commi 1 e 2, o nella
sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, il beneficio
della sospensione condizionale della pena pu� essere subordinato alla esecuzione degli
interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale. 4. L'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti
costituisce condizione di non punibilit� per i reati ambientali contemplati da altre
leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1. ART. 258 (violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei
formulari) 1. I soggetti di cui all'articolo 189, comma 3, che non effettuino la comunicazione ivi
prescritta ovvero la effettuino in modo incompleto o inesatto sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro; se la
comunicazione e' effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine
stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da ventisei euro a centosessanta euro. 2. Chiunque omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto il registro di carico e
scarico di cui all'articolo 190, comma 1, e' punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. Se il registro e'
relativo a rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da
quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro, nonche' la sanzione amministrativa
accessoria della sospensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto
responsabile dell'infrazione e dalla carica di amministratore. 3. Nel caso di imprese che occupino un numero di unit� lavorative inferiore a 15
dipendenti, le misure minime e massime di cui al comma 2 sono ridotte rispettivamente da
millequaranta euro a seimiladuecento euro per i rifiuti non pericolosi e da
duemilasettanta euro a dodicimilaquattrocento euro per i rifiuti pericolosi. Il numero di
unit� lavorative e' calcolato con riferimento al numero di dipendenti occupati mediamente
a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali
rappresentano frazioni di unit� lavorative annue; ai predetti fini l'anno da prendere in
considerazione e' quello dell'ultimo esercizio contabile approvato, precedente il momento
di accertamento dell'infrazione. 4. Chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il formulario di cui all'articolo
193 ovvero indica nel formulario stesso dati incompleti o inesatti e' punito con la
sanzione amministrativa pecuniaria da milleseicento euro a novemilatrecento euro. Si
applica la pena di cui all'articolo 483 del codice penale nel caso di trasporto di rifiuti
pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a chi, nella predisposizione di un
certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla
composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un
certificato falso durante il trasporto. 5. Se le indicazioni di cui ai commi 1 e 2 sono formalmente incomplete o inesatte ma i
dati riportati nella comunicazione al catasto, nei registri di carico e scarico, nei
formulari di identificazione dei rifiuti trasportati e nelle altre scritture contabili
tenute per legge consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da duecentosessanta euro a millecinquecentocinquanta euro. La
stessa pena si applica se le indicazioni di cui al comma 43 sono formalmente incomplete o
inesatte ma contengono tutti gli elementi per ricostruire le informazioni dovute per
legge, nonche' nei casi di mancato invio alle autorit� competenti e di mancata
conservazione dei registri di cui all'articolo 190, comma 1, o del formulario di cui
all'articolo 193. ART. 259 (traffico illecito di rifiuti) 1. Chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi
dell'articolo 26 del regolamento (CEE) 1� febbraio 1993, n. 259, o effettua una
spedizione di rifiuti elencati nell'Allegato II del citato regolamento in violazione
dell'articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso e' punito con la
pena dell'ammenda da millecinquecentocinquanta euro a ventiseimila euro e con l'arresto
fino a due anni. La pena e' aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi. 2. Alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice
di procedura penale, per i reati relativi al traffico illecito di cui al comma 1 o al
trasporto illecito di cui agli articoli 256 e 258, comma 4, consegue obbligatoriamente la
confisca del mezzo di trasporto. ART. 260 (attivit� organizzate per il traffico illecito di rifiuti) 1. Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con pi� operazioni e
attraverso l'allestimento di mezzi e attivit� continuative organizzate, cede, riceve,
trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di
rifiuti e' punito con la reclusione da uno a sei anni. 2. Se si tratta di rifiuti ad alta radioattivit� si applica la pena della reclusione
da tre a otto anni. 3. Alla condanna conseguono le pene accessorie di cui agli articoli 28, 30, 32-bis e
32-ter del codice penale, con la limitazione di cui all'articolo 33 del medesimo codice. 4. Il giudice, con la sentenza di condanna o con quella emessa ai sensi dell'articolo
444 del codice di procedura penale, ordina il ripristino dello stato dell'ambiente e pu�
subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena all'eliminazione del
danno o del pericolo per l'ambiente. ART. 261 (imballaggi) 1. I produttori e gli utilizzatori che non adempiano all'obbligo di raccolta di cui
all'articolo 221, comma 2, o non adottino, in alternativa, sistemi gestionali ai sensi del
medesimo articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria pari a sei volte le somme dovute al CONAI, fatto comunque salvo
l'obbligo di corrispondere i contributi pregressi. 2. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un sistema per
l'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 221, comma 3, e non aderiscono ai
consorzi di cui all'articolo 223, ne' adottano un sistema di restituzione dei propri
imballaggi ai sensi dell'articolo 221, comma 3, lettere a) e c), sono puniti con la
sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a
quarantaseimilacinquecento euro. La stessa pena si applica agli utilizzatori che non
adempiono all'obbligo di cui al� all'articolo 221, comma 4. 3. La violazione dei divieti di cui all'articolo 226, commi 1 e 4, e' punita con la
sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemiladuecento euro a quarantamila euro. La
stessa pena si applica a chiunque immette nel mercato interno imballaggi privi dei
requisiti di cui all'articolo 219, comma 5. 4. La violazione del disposto di cui all'articolo 226, comma 3, e' punita con la
sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.
ART. 262 (competenza e giurisdizione) 1. Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689 in materia di
accertamento degli illeciti amministrativi, all'irrogazione delle sanzioni amministrative
pecuniarie previste dalla parte quarta del presente decreto provvede la provincia nel cui
territorio e' stata commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste
dall'articolo 261, comma 3, in relazione al divieto di cui all'articolo 226, comma 1, per
le quali e' competente il comune.
2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al
comma 1 e' esperibile il giudizio di opposizione di cui all'articolo 23 della legge 24
3. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore della parte quarta
del presente decreto l'autorit� giudiziaria, se non deve pronunziare decreto di
archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti agli Enti
indicati al comma 1 ai fini dell'applicazione delle sanzioni amministrative. ART. 263 (proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie) 1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni di cui alle
disposizioni della parte quarta del presente decreto sono devoluti alle province e sono
destinati all'esercizio delle funzioni di controllo in materia ambientale, fatti salvi i
proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 261, comma 3, in
relazione al divieto di cui all'articolo 226, comma 1, che sono devoluti ai comuni. CAPO II DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI ART. 264 (abrogazione di norme) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto
restano o sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede
l'ulteriore vigenza: a) la legge 20 marzo 1941, n. 366;
c) il decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla
legge 9 novembre 1988, n. 475, ad eccezione dell'articolo 9 e dell'articolo 9-quinquies
come riformulato dal presente decreto. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna
soluzione di continuit� nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista
dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell'articolo
9-quinquies, del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n, 475, continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in
vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente
d) il decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 ottobre 1987, n. 441, ad eccezione degli articoli 1, 1-bis, I-ter, 1-quater e
1-quinquies;
e) il decreto-legge 14 dicembre 1988, n. 527, convertito, con modificazioni, dalla
legge 10 febbraio 1988, n. 45;
f) l'articolo 29-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con
g) i commi 3, 4 e 5, secondo periodo, dell'articolo 103 del decreto legislativo 30
h) l'articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 1994,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 251 del 26 ottobre 1994;
i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. Al fine di assicurare che non vi sia
alcuna soluzione di continuit� nel passaggio dalla preesistente normativa a quella
prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi del citato
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, continuano ad applicarsi sino alla data di
entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta
l) l'articolo 14 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con
modificazioni, dall'articolo 14 della legge 8 agosto 2002, n. 178;
m) l'articolo 9, comma 2-bis, della legge 21 novembre 2000, n. 342, ultimo periodo,
dalle parole: "i soggetti di cui all'artico 38, comma 3, lettera a)" sino alla
parola: "CONAI";
n) l'articolo 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504;
o) gli articoli 4, 5, 8, 12, 14 e 15 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95.
Restano valide ai fini della gestione degli oli usati, fino al conseguimento o diniego di
quelle richieste ai sensi del presente decreto e per un periodo comunque non superiore ad
un triennio dalla data della sua entrata in vigore, tutte le autorizzazioni concesse, alla
data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, ai sensi della
normativa vigente, ivi compresi il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, il decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, e il decreto 16 maggio 1996, n. 392, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 173 del 25 luglio 1996. Al fine di assicurare che non vi sia soluzione
di continuit� nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte
quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi dell'articolo 11 del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in
vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi p revisti dalla parte quarta del
p) l'articolo 19 della legge 23 marzo 2001, n. 93. 2. Il Governo, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
adotta, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del
presente decreto, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di
concerto con il Ministro delle attivit� produttive, previo parere delle competenti
Commissioni parlamentari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione del
relativo schema alle Camere, apposito regolamento con il quale sono individuati gli
ulteriori atti normativi incompatibili con le disposizioni di cui alla parte quarta del
presente decreto, che sono abrogati con effetto dalla data di entrata in vigore del
regolamento medesimo. ART. 265 (disposizioni transitorie) 1. Le vigenti norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto
e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle corrispondenti
specifiche norme adottate in attuazione della parte quarta del presente decreto. Al fine
di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuit� nel passaggio dalla
preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, le
pubbliche amministrazioni, nell'esercizio delle rispettive competenze, adeguano la
previgente normativa di attuazione alla disciplina contenuta nella parte quarta del
presente decreto, nel rispetto di quanto stabilito dall'articolo 264, comma 1, lettera i).
Ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi continua ad intendersi riferito ai rifiuti
pericolosi. 2. In attesa delle specifiche norme regolamentari e tecniche in materia di trasporto
dei rifiuti, di cui all'articolo 195, comma 2, lettera 1), e fermo restando quanto
previsto dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 in materia di rifiuti prodotti
dalle navi e residui di carico, i rifiuti sono assimilati alle merci per quanto concerne
il regime normativo in materia di trasporti via mare e la disciplina delle operazioni di
carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree portuali. In particolare i rifiuti
pericolosi sono assimilati alle merci pericolose. 3. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro
dell'istruzione, dell'universit� e della ricerca e con il Ministro delle attivit�
produttive, individua con apposito decreto le forme di promozione e di incentivazione per
la ricerca e per lo sviluppo di nuove tecnologie di bonifica presso le universit�,
nonche' presso le imprese e i loro consorzi. 4. Fatti salvi gli interventi realizzati alla data di entrata in vigore della parte
quarta del presente decreto, entro centottanta giorni da tale data, pu� essere presentata
all'autorit� competente adeguata relazione tecnica al fine di rimodulare gli obiettivi di
bonifica gi� autorizzati sulla base dei criteri definiti dalla parte quarta del presente
decreto. L'autorit� competente esamina la documentazione e dispone le varianti al
progetto necessarie. 5. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con
il Ministro delle attivit� produttive sono disciplinati modalit�, presupposti ed effetti
economici per l'ipotesi in cui i soggetti aderenti ai vigenti consorzi pongano in essere o
aderiscano a nuovi consorzi o a forme ad essi alternative, in conformit� agli schemi tipo
di statuto approvati dai medesimi Ministri, senza che da ci� derivino nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica. 6. Le aziende siderurgiche e metallurgiche operanti alla data di entrata in vigore
della parte quarta del presente decreto e sottoposte alla disciplina di cui al decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sono autorizzate in via transitoria, previa
presentazione della relativa domanda, e fino al rilascio o al definitivo diniego
dell'autorizzazione medesima, ad utilizzare, impiegandoli nel proprio ciclo produttivo, i
rottami ferrosi individuati dal codice GA 430 dell'Allegato II (lista verde dei rifiuti)
del regolamento (CE) 1� febbraio 1993, n. 259 e i rottami non ferrosi individuati da
codici equivalenti del medesimo Allegato. ART. 266 (disposizioni finali) 1. Nelle attrezzature sanitarie di cui all'articolo 4, comma 2, lettera g), della legge
29 settembre 1964, n. 847, sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti
destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani,
speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate. 2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto non
devono derivare nuovi o maggiori oneri o minori entrate a carico dello Stato. 3. Le spese per l'indennit� e per il trattamento economico del personale di cui
all'articolo 9 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, restano a carico del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio, salvo quanto previsto dal periodo seguente. Il trattamento
economico resta a carico delle istituzioni di appartenenza, previa intesa con le medesime,
nel caso in cui il personale svolga attivit� di comune interesse. 4. I rifiuti provenienti da attivit� di manutenzione o assistenza sanitaria si
considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attivit�.
5. Le disposizioni di cui agli articoli 189, 190, 193 e 212 non si applicano alle
attivit� di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai soggetti abilitati allo
svolgimento delle attivit� medesime in forma ambulante, limitatamente ai rifiuti che
formano oggetto del loro commercio. 6. Fatti salvi gli effetti dei provvedimenti sanzionatori adottati con atti definitivi,
dalla data di pubblicazione del presente decreto non trovano applicazione le disposizioni
recanti gli obblighi di cui agli articoli 48, comma 2, e 51, comma 6-ter, del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nonche' le disposizioni sanzionatorie previste dal
medesimo articolo 51, commi 6-bis, 6-ter e 6-quinquies, anche con riferimento a
fattispecie verificatesi dopo il 31 marzo 2004. 7. Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle
attivit� produttive e della salute, e' dettata la disciplina per la semplificazione
amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da
scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i
seimila metri cubi di materiale. Articoli precedenti

References: Art. 1
 ART. 214
 ART. 215
 ART. 216
 articolo 33
 ART. 217
 ART. 218
 ART. 219
 ART. 220
 ART. 221
 ART. 222
 ART. 223
 ART. 224
 ART. 225
 ART. 226
 ART. 227
 ART. 228
 ART. 229
 ART. 230
 ART. 231
 ART. 232
 ART. 233
 ART. 234

ART. 235
 articolo 9
 articolo 189
 ART. 236
 ART. 237
 ART. 238
 ART. 239
 ART. 240
 ART. 241
 ART. 242
 ART. 243
 ART. 244
 ART. 245
 ART. 246
 ART. 247
 ART. 248
 ART. 249
 ART. 250
 ART. 251
 ART. 252
 ART. 253
 ART. 254
 ART. 255
 sentenza 
 sentenza 
 ART. 256
 sentenza 
 sentenza 
 ART. 257
 sentenza 

sentenza 
 ART. 258
 ART. 259
 sentenza 
 ART. 260
 sentenza 
 ART. 261
 articolo 221

ART. 262
 sentenza 
 ART. 263
 ART. 264
 ART. 265
 ART. 266
 articolo 51