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Timestamp: 2020-08-04 00:31:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10768 del 03/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10768 del 03/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.03/05/2017), n. 10768
sul ricorso 20233/2015 proposto da:
M.I., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
ADRIANA 4, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE BELCASTRO,
rappresentata e difesa dall’avvocato MARIA CANDIDA TRIPODI;
avverso la sentenza n. 1989/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO
CALABRIA, depositata il 13/1/2015;
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Reggio Calabria, in riforma della decisione del Tribunale di Locri, respingeva la domanda proposta da M.I. nei confronti dell’I.N.P.S., intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento, per difetto del requisito sanitario;
– avverso detta sentenza M.I. ricorre per cassazione con due motivi;
– con i motivi la ricorrente denuncia erronea e falsa interpretazione della L. n. 18 del 1980, art. 1, come modificato ed integrato dalla L. n. 508 del 1988, art. 1, nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c., ed omesso esame di prova decisivo per il giudizio. Si duole del fatto che la Corte territoriale abbia ritenuto insussistente il requisito sanitario per la prestazione rivendicata considerando solo l’eventuale incapacità di deambulazione e non anche l’impossibilità di compimento degli atti quotidiani della vita. Rileva che, nel caso di specie, le malattie da cui la M. era affetta comportavano che la stessa non era in grado di badare a sè e di compiere da sola gli atti quotidiani della vita. Rileva, inoltre, che la Corte territoriale non ha tenuto conto dell’aggravamento delle patologie;
– i motivi sono manifestamente infondati;
– non corrisponde al vero che la Corte territoriale non abbia valutato anche la capacità dell’appellata di compiere gli atti quotidiani della vita. In plurimi passaggi argomentativi della sentenza impugnata è evidenziato che le malattie riscontrate, ed in particolare la depressione nevrotica e la sofferenza polineuropatica simmetrica agli arti superiori, pur determinando difficoltà nel compimento degli atti quotidiani della vita non fossero tali da precludere del tutto la relativa capacità;
– ed infatti, ai fini della concessione dell’indennità di accompagnamento ai mutilati ed invalidi civili totalmente inabili, sono richiesti dalla L. 11 febbraio 1980, n. 18, art. 1, comma 1, in via alternativa l’impossibilità di deambulazione o l’incapacità di attendere agli atti della vita quotidiana, requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti della vita quotidiana – cfr. Cass. 23 gennaio 1998, n. 636; id. 7 dicembre 1998, n. 12370; 1 luglio 1999, n. 6743. In particolare, con riferimento all’incapacità di attendere agli atti della vita quotidiana, va tenuto conto di un difetto di autosufficienza talmente grave da comportare una deambulazione così difficoltosa e limitata (nello spazio e nel tempo) da essere fonte di grave pericolo in ragione di un’incombente e concreta possibilità di caduta e quindi da richiedere il permanente aiuto di un accompagnatore (così Cass. 3 aprile 1999, n. 3228), concetto quest’ultimo che esprime l’esigenza della necessità di un aiuto non limitato a taluni soltanto degli atti della vita, seppure indispensabili, ma esteso alla generalità dei bisogni o atti giornalieri (così Cass. 9 ottobre 1998, n. 10056). Si vedano anche Cass. 28 luglio 2015, n. 15882 e Cass. 23 dicembre 2010, n. 6091 che hanno ribadito il principio secondo il quale: “In terna di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, la L. n. 18 del 1980, art. 1, richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile ai sensi della L. n. 118 del 1971, art. 12 e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità)”;
– va, poi, ricordato che, nelle controversie in materia d’invalidità, il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, è ravvisabile solo in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell’omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un’inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo alla data di decorrenza della richiesta prestazione (principio, affermato, ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., da Cass. n. 1652 del 3 febbraio 2012);
– alla luce delle esposte considerazioni non si ravvisano, nella specie, i vizi e le lacune denunciate risolvendosi i rilievi in una inammissibile richiesta di lettura delle emergenze processuali diversa da quella accolta dal Giudice del merito (vedi, tra le tante: Cass. 20 aprile 2011, n. 9043; id. 13 gennaio 2011, n. 313; 3 gennaio 2011, n. 37; 3 ottobre 2007, n. 20731; 21 agosto 2006, n. 18214; 16 febbraio 2006, n. 3436; 27 aprile 2005, n. 8718);
– quanto, infine, alla lamentata mancata considerazione di un aggravamento, il motivo è del tutto generico;

References: Sentenza 
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