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Timestamp: 2018-09-18 23:16:47+00:00

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Possibile configurare trasferimento d'azienda con la riassunzione dei lavoratori da parte del nuovo appaltatore
Se i dipendenti sono dotati di particolari competenze e stabilmente coordinati e organizzati tra loro è configurabile un trasferimento d'azienda, con conseguente successione legale del contratto di lavoro
Decisione: Sentenza n. 7121/2016 Cassazione Civile - Sezione Lavoro
Parole chiave: #azienda, #riassunzionelavoratori, #trasferimentoazienda, #fulviograziotto, #scudolegale
Un gruppo di lavoratori erano impiegati nell'ambito di un contratto di appalto di servizi.
La società subentrata all'appaltatore era vincolata dalle disposizioni regionali nella scelta dei dipendenti da assumere, operando la società in regime di house providing con destinazione esclusiva dei servizi resi in favore degli enti soci.
A seguito della pronuncia della Corte di Appello che aveva ritenuto sufficiente la riassunzione di una quota rilevante del personale già dipendente della società appaltatrice precedente, la società ricorre per la cassazione della decisione, affidandosi a tre motivi.
I lavoratori presentavano controricorso, e la Suprema Corte, previa riunione dei ricorsi, ritiene i motivi addotti della società privi di fondamento, e respinge entrambi i ricorsi, confermando la sentenza della Corte di Appello che ha ritenuto configurabile un trasferimento di azienda ai fini dell'art. 2112 c.c.
La Suprema Corte dapprima evidenzia quanto già oggetto di numerose precedenti pronunce: «ai fini del trasferimento d'azienda, la disciplina di cui all'art. 2112 cod. civ., postula che il complesso organizzato dei beni dell'impresa - nella sua identità obiettiva - sia passato ad un diverso titolare in forza di una vicenda giuridica riconducibile al fenomeno della successione in senso ampio, dovendosi così prescindere da un rapporto contrattuale diretto tra l'imprenditore uscente e quello che subentra nella gestione. Il trasferimento d'azienda è pertanto configurabile anche in ipotesi di successione nell'appalto di un servizio, sempre che si abbia un passaggio di beni di non trascurabile entità, e tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa (Cass. 16 maggio 2013, n. 11918; Cass. 13 aprile 2011 n. 8460; Cass. 15 ottobre 2010 n. 21278; Cass. 10 marzo 2009 n. 5708; Cass. 8 ottobre 2007 n. 21023; Cass. 7 dicembre 2006, n. 26215; Cass. 13 gennaio 2005 n. 493; Cass. 27 aprile 2004 n. 8054; Cass. 29 settembre 2003 n. 13949).»
Dal che se ne tra il principio consolidato che «la disciplina del trasferimento d'azienda di cui all'art. 2112 c.c. è espressione del principio dell'inerenza del rapporto di lavoro al complesso aziendale, al quale rimane legato in tutti i casi in cui questo - pur cambiando la titolarità - resti immutato nella sua struttura organizzativa e nell'attitudine all'esercizio dell'impresa».
A tale principio aggiunge la precisazione relativa alle attività con prevalenza di prestazioni lavorative: «È, inoltre, stato affermato che deve considerarsi trasferimento d'azienda anche l'acquisizione di un complesso stabile organizzato di persone quando non occorrono mezzi patrimoniali per l'esercizio dell'attività economica (cfr. Corte Giustizia 6 settembre 2011, causa C-1108/10; Corte Giustizia 20 gennaio 2011, causa C 463/2009; Corte "Giustizia 24 gennaio 2002, causa C-51/2000; Corte Giust. 2 dicembre 1999, causa C-234/1998; Corte di Giustizia 11 marzo 1997, causa C- 13195; con riguardo a questa Corte, cfr. Cass, 10 marzo 2009, n. 5709; Cass. 5 marzo 2008, n. 5932; Cass. 10 gennaio 2004, n. 206; Cass. 20 dicembre 2003, n. 19842; Cass. 23 luglio 2002, n. 10761)».
Richiamandosi alle pronunce della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, precisa che «Anche un gruppo di lavoratori che assolva stabilmente un'attività comune può corrispondere ad un'entità economica che può conservare la propria identità ove il nuovo titolare non si limiti a proseguire l'impresa ma riassuma anche una parte essenziale (in termini di numero e di competenza) del personale specificamente destinato dal predecessore a tali compiti. Tutti gli elementi elencati vanno, comunque, considerati non isolatamente bensì nell'ambito di una considerazione complessiva. La Corte di Giustizia ha chiarito che l'ambito di applicazione della direttiva coincide con la modificazione del titolare dell'azienda, avvenga, o meno, la successione nella titolarità della stessa sulla base di un rapporto contrattuale diretto tra cedente il cessionario, ciò in quanto, ai fini dell'applicazione della direttiva, non è necessaria l'esistenza di rapporti contrattuali diretti tra cedente cessionario, atteso che la cessione può essere effettuata anche in due fasi per effetto dell'intermediazione di un terzo».
Ricorda anche che, facendo proprio l'orientamento della Corte di Giustizia, anche la Cassazione ha affermato che «è configurabile il trasferimento di un ramo di azienda pure nel caso in cui la cessione abbia ad oggetto anche solo un gruppo di dipendenti dotati di particolari competenze che siano stabilmente coordinati ed organizzati tra loro, così da rendere le loro attività interagenti ed idonee a tradursi in beni e servizi ben individuabili; in presenza di detti elementi si realizza, pertanto, una successione legale del contratto di lavoro - e non un'ipotesi di mera cessione - che non abbisogna dei consenso dei contraente ceduto ex art. 1406 c.c., (cfr., tra le prime, Cass. n. 493/2005, e poi, in particolare, Cass. n. 5709/2009, citate, nonché Cass 28.4.2014, n. 9361)».
Il Collegio conclude riconoscendo la corretta applicazione degli orientamenti giurisprudenziali elaborati con riferimento all'art. 2112 c.c. e, dopo aver esaminato anche i motivi del controricorso dei lavoratori, li ha respinti entrambi.
In caso di trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. (trasferimento configurabile ai fini giuslavoristici) non si verifica un'ipotesi di cessione del contratto di lavoro, ma una successione legale nello stesso, che non richiede il consenso del contraente ceduto ai sensi dell'art. 1406 c.c.

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