Source: https://www.laleggepertutti.it/163790_infortunio-sul-lavoro-quando-non-spetta-risarcimento
Timestamp: 2018-10-21 05:00:51+00:00

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Infortunio sul lavoro: quando non spetta risarcimento
Non spetta alcun risarcimento del danno al dipendente che si sia infortunato sul posto di lavoro per non aver rispettato le sue mansioni.
Un dipendente che si fa male sul posto di lavoro per non essersi attenuto alle proprie mansioni ed aver eseguito un’attività esorbitante rispetto a quella che di solito svolge, non può chiedere il risarcimento del danno per l’infortunio occorso in azienda. A chiarirlo è la Cassazione con una recente sentenza [1].
In materia di infortuni sul lavoro la giurisprudenza è sempre stata molto garantista nei confronti dei dipendenti, imponendo al datore di lavoro di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, anche prevedendo quei rischi non strettamente connessi all’attività tipica o le manovre imprudenti da questi poste in essere. Ma laddove l’attività del lavoratore sia stata del tutto imprevedibile, esorbitando completamente dalle mansioni a questi assegnate, il risarcimento può essere negato.
Secondo la Cassazione, in caso di infortunio sul lavoro, il risarcimento non spetta quando il lavoratore abbia tenuto egli stesso un comportamento anomalo e del tutto imprevedibile. Se la causa dell’incidente non è l’ambiente di lavoro o lo specifico rischio connesso all’attività lavorativa cui il dipendente è preposto, ma la condotta imprudente di quest’ultimo, al datore di lavoro non può essere rimproverato alcunché e, dunque, non può essere neanche condannato a risarcire i danni.
Il risarcimento per infortunio sul lavoro spetta solo quando la ragione del danno sia stata l’occasione di lavoro; al contrario il diritto all’indennizzo viene meno in presenza di un rischio estraneo all’azienda perché generato da una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente all’attività lavorativa [2].
Ciò significa che, in presenza di un rischio che lo stesso lavoratore ha generato con una sua scelta arbitraria, completamente diversa rispetto alla sua attività tipica, e perciò anche imprevedibile, a questi non è dovuto il risarcimento.
Secondo la giurisprudenza, il risarcimento del danno per infortunio sul lavoro spetta nei seguenti casi:
rischio proprio della prestazione lavorativa;
rischio ambientale ossia riguardante soggetti che, pur non essendo addetti a lavorazioni pericolose, svolgono in modo costante attività lavorativa in connessione ambientale con la lavorazione protetta; questi lavoratori sono esposti allo stesso rischio cui sono esposti gli addetti alla lavorazione protetta;
rischio improprio ossia occorso durante un’attività preparatoria o, comunque, strumentale allo svolgimento delle mansioni.
Al contrario non spetta il risarcimento nei seguenti casi:
rischio elettivo: è quello causato dalla condotta del lavoratore, volontaria ed arbitraria, eccezionale, abnorme ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, ovvero illogica ed estranea alle finalità produttive; diretta a soddisfare un impulso meramente personale del lavoratore; comportante un rischio diverso da quello cui il lavoratore sarebbe assoggettato;
rischio extraprofessionale: è quello occorso per motivi che vanno al di fuori dello svolgimento della prestazione lavorativa;
rischio generico, ossia occorso indipendentemente dalle condizioni peculiari del lavoro.
[1] Cass. sent. n. 13885/17 del 1.06.2017.
[2] Cass. sent. n. 6725/2013.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 19 aprile – 1 giugno 2017, n. 13885
– Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione di “legge” (senza altre specificazioni), per avere la sentenza impugnata ritenuto decisiva, al fine di fondare il diritto al risarcimento, la prova dell’esistenza di una direttiva o un ordine del datore di lavoro a tenere la condotta pericolosa predetta, mentre è onere di quest’ultimo provare la dipendenza del danno da causa a lui non imputabile.
– I due motivi, da esaminare congiuntamente in quanto intimamente connessi, sono infondati.
– Le spese di lite seguono la soccombenza. Non vi è luogo alla dichiarazione ai sensi del d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla legge n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, essendo il ricorso esente.
06/06/2017 alle 08:37
E SE IL LAVORATORE SI SENTE MALE, CADE E SI INFORTUNA?

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1