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Timestamp: 2019-08-23 02:03:09+00:00

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CORTE DI GIUSTIZIA CE Sez. Un. 18/10/2011 proc. da C-128/09 a C-131/09, C-134/09 e C-135/09 | AmbienteDiritto.it
da C-128/09 a C-131/09, C-134/09 e C-135/09
CORTE DI GIUSTIZIA CE, Sez. Un. 18 ottobre 2011 procedimenti riuniti da C-128/09 a C-131/09, C-134/09 e C-135/09
VIA - Valutazione dell’impatto ambientale di progetti – Ambito di applicazione – Nozione di “atto legislativo nazionale specifico” – Ratifica pura e semplice - Verifica requisiti – Competenza giudice nazionale - Art. 1, n.5, Dir. 85/337/CEE s.m. Dir. 2003/35/CE – Convenzione di Aarhus.
L’art. 1, n. 5, della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE, deve essere interpretato nel senso che sono esclusi dall’ambito di applicazione di tale direttiva soltanto i progetti adottati nei dettagli mediante un atto legislativo specifico, di modo che gli obiettivi della medesima direttiva siano stati raggiunti tramite la procedura legislativa. Spetta al giudice nazionale verificare che detti due requisiti siano stati rispettati tenendo conto sia del contenuto dell’atto legislativo adottato sia di tutta la procedura legislativa che ha condotto alla sua adozione e, in particolare, degli atti preparatori e dei dibattiti parlamentari. Al riguardo, un atto legislativo che non faccia altro che «ratificare» puramente e semplicemente un atto amministrativo preesistente, limitandosi a constatare l’esistenza di motivi imperativi di interesse generale, senza il previo avvio di una procedura legislativa nel merito che consenta di rispettare detti requisiti, non può essere considerato un atto legislativo specifico ai sensi della citata disposizione e non è dunque sufficiente ad escludere un progetto dall’ambito di applicazione della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35.
Pres. Skouris, Rel. Bonichot
PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO - VIA - Partecipazione del pubblico ai processi decisionali - Accesso alla giustizia in materia ambientale - Convenzione sull’accesso alle informazioni - Art. 9, n. 2, 2005/370/CE – Ambito di applicazione - Valutazione dell’impatto ambientale di progetti - Convenzione di Aarhus – Portata del diritto di ricorso contro un atto legislativo - Art. 1, n.5, Dir. 85/337/CEE s.m. Dir. 2003/35/CE.
L’art. 9, n. 2, della convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, conclusa il 25 giugno 1998 e approvata a nome della Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE, e l’art. 10 bis della direttiva 85/337, come modificata dalla direttiva 2003/35, devono essere interpretati nel senso che: qualora un progetto rientrante nell’ambito d’applicazione di tali disposizioni sia adottato mediante un atto legislativo, la verifica del rispetto, da parte di quest’ultimo, dei requisiti stabiliti all’art. 1, n. 5, di detta direttiva deve poter essere sottoposta, in base alle norme nazionali procedurali, ad un organo giurisdizionale o ad un organo indipendente e imparziale istituito dalla legge. Nel caso in cui contro un simile atto non sia esperibile alcun ricorso della natura e della portata sopra rammentate, spetterebbe ad ogni organo giurisdizionale nazionale adito nell’ambito della sua competenza esercitare il controllo descritto al precedente trattino e trarne le eventuali conseguenze, disapplicando tale atto legislativo.
«Valutazione dell’impatto ambientale di progetti – Direttiva 85/337/CEE – Ambito di applicazione – Nozione di “atto legislativo nazionale specifico” – Convenzione di Aarhus – Accesso alla giustizia in materia ambientale – Portata del diritto di ricorso contro un atto legislativo»
Nei procedimenti riuniti da C-128/09 a C-131/09, C-134/09 e C-135/09,
aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dal Conseil d’État (Belgio), con decisioni 27 e 31 marzo 2009, pervenute in cancelleria il 6, 9 e 10 aprile 2009, nelle cause
Willy Roua (causa C-128/09),
Guido Durlet e altri (causa C-129/09),
Henriette Fastrez (causa C-130/09),
Philippe Daras (causa C-131/09),
Association des riverains et habitants des communes proches de l’aéroport BSCA (Brussels South Charleroi Airport) (ARACh) (cause C-134/09 e C-135/09),
Bernard Page (causa C-134/09),
Nadine Dartois (causa C-135/09)
Société régionale wallonne du transport (SRWT) (cause C-128/09 e C-129/09),
Infrabel SA (cause C-130/09 e C-131/09),
Société wallonne des aéroports (SOWEAR) (causa C-135/09),
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodrigues, K. Lenaerts, J.-C. Bonichot (relatore), presidenti di sezione, dai sigg. K. Schiemann, E. Juhász, G. Arestis, A. Borg Barthet, M. Ilešic, A. Arabadjiev, dalla sig.ra C. Toader e dal sig. J.-J. Kasel, giudici,
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza dell’8 giugno 2010,
– per i sigg. Boxus, Roua e Durlet e a., dall’avv. A. Kettels, Rechtsanwältin;
– per il sig. e la sig.ra Fastrez, dall’avv. T. Vandenput, avocat;
– per l’association des riverains et habitants des communes proches de l’aéroport BSCA (Brussels South Charleroi Airport) (ARACh), i sigg. Page e L’Hoir nonché la sig.ra Dartois, dall’avv. A. Lebrun, avocat;
– per il governo belga, dal sig. T. Materne, in qualità di agente, assistito dall’avv. F. Haumont, avocat;
– per il governo greco, dal sig. G. Karipsiadis, in qualità di agente;
– per il governo italiano, dalla sig.ra G. Palmieri in qualità di agente, assistita dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato;
– per la Commissione europea, dalla sig.ra O. Beynet e dal sig. J.-B. Laignelot, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 19 maggio 2011,
1 Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull’interpretazione degli artt. 6 e 9 della convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, conclusa il 25 giugno 1998 e approvata a nome della Comunità europea con decisione del Consiglio 17 febbraio 2005, 2005/370/CE (GU L 124, pag. 1; in prosieguo: la «convenzione di Aarhus»), nonché degli artt. 1, 5-8 e 10 bis della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 175, pag. 40), come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 26 maggio 2003, 2003/35/CE (GU L 156, pag. 17; in prosieguo: la «direttiva 85/337»).
2 Tali domande sono state proposte nell’ambito di controversie che vedono opposti alcuni abitanti frontisti degli aeroporti di Liège-Bierset e di Charleroi-Bruxelles Sud nonché della linea ferroviaria Bruxelles-Charleroi e la Région wallonne (Regione vallona) in merito ad autorizzazioni per lavori inerenti a tali strutture.
– per quanto riguarda gli atti e i lavori di sistemazione delle infrastrutture e degli edifici d’accoglienza degli aeroporti regionali, atteso il decreto ministeriale 13 settembre 2006 che accorda una concessione urbanistica alla Société régionale wallonne des Transports per il prolungamento della pista dell’aeroporto di Liegi-Bierset.
– per quanto riguarda la rete RER e le pertinenze, gli accessi e i servizi attinenti, il decreto ministeriale 9 febbraio 2006, relativo alla concessione unica rilasciata alla SNCB per la costruzione e la gestione del terzo e quarto binario sulla linea Infrabel n. 124, Bruxelles-Charleroi nei comuni di Waterloo, Braine-l’Alleud e Nivelles».
15 Dinanzi al Conseil d’État sono stati proposti sei ricorsi con cui taluni abitanti frontisti degli aeroporti di Liège-Bierset e di Charleroi-Bruxelles Sud nonché della linea ferroviaria Bruxelles-Charleroi hanno contestato una serie di concessioni e autorizzazioni rilasciate dalle autorità amministrative competenti, per l’esecuzione di lavori o lo sfruttamento di impianti riguardanti tali aeroporti e i loro collegamenti.
20 Con ordinanza del presidente della Corte 19 maggio 2009, i procedimenti da C-128/09 a C-131/09, C-134/09 e C-135/09 sono stati riuniti ai fini della fase scritta e orale del procedimento nonché della sentenza.
22 A questo proposito, si deve ricordare che spetta al giudice nazionale cui è stata sottoposta la controversia, che è il solo ad avere una conoscenza diretta dei fatti da cui essa ha origine e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di un rinvio pregiudiziale ai fini della pronuncia della propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che propone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate dal giudice nazionale vertono sull’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire (v., in particolare, sentenza 15 dicembre 1995, causa C-415/93, Bosman, Racc. pag. I-4921, punto 59).
23 Ciò nondimeno, emerge dalla costante giurisprudenza della Corte che l’esigenza di giungere ad un’interpretazione del diritto dell’Unione che sia utile per il giudice nazionale impone che quest’ultimo definisca l’ambito di fatto e di diritto in cui s’inseriscono le questioni sollevate o che esso spieghi almeno le ipotesi di fatto su cui tali questioni sono fondate (v., in particolare, sentenza 26 gennaio 1993, cause riunite da C-320/90 a C-322/90, Telemarsicabruzzo e a., Racc. pag. I-393, punto 6).
24 A questo proposito, le informazioni fornite nei provvedimenti di rinvio servono non solo a consentire alla Corte di fornire utili soluzioni, ma anche a dare ai governi degli Stati membri e agli altri interessati la possibilità di presentare osservazioni ai sensi dell’art. 23 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea. Spetta alla Corte vigilare affinché tale possibilità sia salvaguardata, tenuto conto del fatto che, a norma della citata disposizione, agli interessati vengono notificati solo i provvedimenti di rinvio, corredati da una traduzione nella lingua ufficiale o nelle lingue ufficiali di ciascuno Stato membro (v. sentenza 1° aprile 1982, cause riunite 141/81-143/81, Holdijk e a., Racc. pag. 1299, punto 6).
32 Tuttavia, secondo costante giurisprudenza, i giudici nazionali mantengono, sempre, la completa libertà di adire la Corte qualora lo ritengano opportuno (v. in particolare, sentenza Cilfit e a., cit., punto 15). Il fatto che le disposizioni di cui si chiede l’interpretazione siano già state interpretate dalla Corte o possano essere considerate prive di ogni ragionevole dubbio non ha l’effetto di rendere la Corte incompetente a pronunciarsi (v. in particolare, in tal senso, sentenza 2 aprile 2009, causa C-260/07, Pedro IV Servicios, Racc. pag. I-2437, punto 31).
36 Consegue da tale disposizione che, quando gli obiettivi della direttiva 85/337, ivi compreso quello della disponibilità di informazioni, sono raggiunti tramite una procedura legislativa, è esclusa l’applicazione della direttiva al progetto di cui trattasi (v. sentenza 19 settembre 2000, causa C-287/98, Linster, Racc. pag. I-6917, punto 51).
37 Tale disposizione sottopone a due requisiti l’esclusione di un progetto dall’ambito di applicazione della direttiva 85/337. Il primo requisito impone che il progetto sia adottato nei dettagli mediante un atto legislativo specifico; il secondo, che gli obiettivi di tale direttiva, incluso quello della disponibilità delle informazioni, siano raggiunti tramite la procedura legislativa (v. sentenza 16 settembre 1999, causa C-435/97, WWF e a., Racc. pag. I-5613, punto 57).
44 Tenuto conto delle caratteristiche delle procedure di approvazione di un piano in più fasi, la direttiva 85/337 non osta a che uno stesso progetto sia approvato tramite due atti di diritto nazionale, considerati nel loro insieme un’autorizzazione ai sensi del suo art. 1, n. 2 (v., in tal senso, sentenza 4 maggio 2006, causa C-508/03, Commissione/Regno Unito, Racc. pag. I-3969, punto 102). Di conseguenza, il legislatore, al momento di adottare l’atto finale di autorizzazione di un progetto, può usufruire delle informazioni raccolte nell’ambito di una previa procedura amministrativa.
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References: Art. 1
 Art. 9
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 sentenza 
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