Source: http://www.ciclistaurbano.net/bicicletta_detail.php?id=1877&Circolazione-Stradale:-Raccolta-Massime-Cassazione-sentenze-tribunali-
Timestamp: 2020-06-01 01:46:48+00:00

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La presunzione de facto di mancato rispetto della distanza di sicurezza posta dall'articolo 107 vecchio testo del codice della strada, (applicabile nella specie ratione temporis) non concerne il caso del tamponamento in danno di un veicolo che costituisca un ostacolo imprevedibile e anomalo al normale andamento della circolazione stradale ovvero il caso in cui il giudice del merito non abbia accertato circostanze dell'incidente con la conseguenza di non poter escludere la precedente ipotesi di inoperatività della presunzione. (Nella fattispecie il rapporto della Polstrada evidenziava che l'autovettura tamponata si trovava presumibilmente posizionata in sosta sul margine di una strada a scorrimento veloce).
Il conducente di un veicolo ai sensi dell'art. 107 c.d.s. deve essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l'avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054 comma secondo cod. civ., egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria, dovendo, dunque, dimostrare
In caso di tamponamento tra veicoli - che si verifica anche quando il contatto tra il veicolo tamponato e il tamponante sia soltanto parziale - per il disposto dell'art. 107 del previgente codice della strada (applicabile ratione temporis al sinistro per cui è causa), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l'avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054 comma secondo cod. civ., egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell'automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.
1.1. Nel caso di specie sebbene possa ritenersi provato che Ma.St.Sc. fosse onerata da segnale di stop (tanto risulta dal rapporto della polizia municipale), occorre ricordare che il giudice il quale abbia accertato la colpa di uno dei conducenti non può esimersi dal verificare il comportamento dell'altro, onde stabilire se
Anzi, l'interrogatorio reso dalla convenuta, là dove ha ammesso dì essere onerata dallo Stop, ma ha soggiunto che Ra.Da. stava superando una fila di veicoli ferma per consentirle il passaggio, ha reso Pagina dichiarazioni aggiuntive alla confessione che, ai sensi dell'art. 2734 c.c., fanno piena prova perché non immediatamente contestate.
Da ciò consegue che con la condotta colposa dell'appellata ha concorso la condotta colposa dell'odierna appellante, posto che ai sensi dell'art. 148, comma 11, c.d.s. è vietato (...) il superamento di veicoli fermi o in lento movimento ai passaggi a livello, ai semafori o per altre cause di congestione della circolazione, quando
destinata al senso opposto di marcia.
1°/8/2003, n. 214, nella parte in cui dispone che: «nel caso di mancata identificazione di questi, la segnalazione deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi, entro trenta giorni dalla richiesta, all'organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione» , anziché «nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, entro trenta giorni dalla richiesta, deve fornire, all'organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione» . Premesso che, in base al principio generale posto dall'art. 6 della legge 24/11/1981, n. 689, l'art. 196 del d.lgs. n. 285 del 1992 fa proprio, per le violazioni punibili con la sanzione amministrativa pecuniaria, il «principio di solidarietà» , disponendo, al comma 1, che il proprietario del veicolo» (o, in sua vece, «l'usufruttuario, l'acquirente con patto di riservato dominio o l'utilizzatore a titolo di locazione finanziaria» ) è «obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da questi dovuta» , e che pertanto la responsabilità del proprietario non conducente è configurabile per le sole sanzioni aventi contenuto patrimoniale, la disposizione censurata, in materia diversa dalla responsabilità per il pagamento di somme e in una ipotesi di sanzione di carattere schiettamente personale - assimilabile a quella della sospensione della patente, di indubbio carattere afflittivo -, pone irragionevolmente a carico del proprietario del veicolo, solo perché tale, una autonoma sanzione personale, prescindendo dalla violazione, ascrivibile al medesimo proprietario direttamente, di regole disciplinanti la circolazione stradale. Nel caso in cui, peraltro, il proprietario ometta di comunicare i dati personali e della patente
di comunicazione, intesa come riscontro, e non possa perciò ritenersi omissione ai sensi della norma citata. In tale ipotesi, dunque, la relativa opposizione va accolto e per l'effetto il verbale deve essere annullato
sufficiente invocarle in astratto, al solo scopo di provare un maggior canone di mercato. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, ritenendo che il danno non era dimostrato neppure ricorrendo alla prova presuntiva dal momento che non poteva dedursi da alcun elemento noto l'esistenza di operatori del settore disposti a pagare nel corso degli anni 1989-1990 somme maggiori di quelle corrisposte dal comune a titolo d'indennità sostitutiva di canoni locativi).
occorre rifarsi, in applicazione analogica del generale principio desumibile dall'art. 1591 c.c., (secondo cui il conduttore in mora a restituire la cosa è tenuto a dare al locatore il corrispettivo convenuto fino alla riconsegna, salvo l'obbligo di risarcire il maggior danno) alla misura del canone originariamente corrisposto
L'obbligo di risarcire il maggior danno, posto dall'art. 1591 cod. civ., a carico del conduttore in mora nella riconsegna della cosa locata, presuppone la specifica prova di una effettiva lesione del patrimonio del locatore, consistente nel non aver potuto utilizzare direttamente e tempestivamente il bene, nella perdita di occasioni di vendita ad un prezzo conveniente o in altre analoghe situazioni pregiudizievoli, la cui prova incombe al locatore, tenuto a dimostrare l'esistenza di ben determinate proposte di locazione o di acquisto e di concreti propositi di utilizzazione. Il canone convenuto costituisce, quindi, solo il parametro di riferimento per la quantificazione del danno minimo da risarcire, poiché, versando il relativo importo, il conduttore che continua ad occupare l'immobile dopo la cessazione del contratto non adempie all'obbligazione di dare il corrispettivo nei termini convenuti (ai sensi dell'art.
L'inesistenza della notificazione e la sua consequenziale insanabilità, ricorrono quando essa sia stata eseguita in luogo e con consegna a persone, che non abbiano alcuna relazione con il soggetto destinatario, mentre allorquando in concreto sia ravvisabile un rapporto di collegamento fra il luogo ed il consegnatario della notificazione e lo stesso destinatario, ancorché siano state violate le norme che regolano le modalità di esecuzione della notificazione, di essa non si può ravvisare l'inesistenza ma la nullità, che è sanabile per l'espresso richiamo dell'art. 160 c.p.c. ai precedenti art. 156 e 157 c.p.c. ed in particolare, per effetto della costituzione del destinatario, che integra raggiungimento dello scopo dell'atto. Ne deriva che, qualora una notificazione ad una persona giuridica (nella specie una società) sia stata eseguita nello stabile ove essa ha la sede (essendone inquilina), a persona che abbia dichiarato di essere incaricata a ricevere le notificazioni per suo conto e sia addetta alla portineria dell'intero stabile, deve escludersi la ricorrenza di una fattispecie di inesistenza e
ritenersi quella di una fattispecie di nullità, sanabile ex tunc
Per la validità della notificazione a persona giuridica (o ad ente sfornito di personalità giuridica), non è sufficiente che copia dell'atto sia consegnata a persona qualificatasi incaricata alla ricezione, essendo necessario l'ulteriore requisito del rinvenimento di tale incaricato presso la sede della persona giuridica o dell'ente privo di personalità giuridica.
Ai fini dell'accertamento della validità della notificazione diretta ad una società e ricevuta da una persona diversa dal rappresentante, che non siasi dichiarata incaricata di ricevere le notificazioni o addetta alla sede, l'esistenza di una di tali qualità può ben essere desunta, in via di presunzione, dalla circostanza stessa del rinvenimento del consegnatario nel luogo in cui l'ente svolge la sua attività in modo continuativo, essendo peraltro sufficiente un incarico anche solo provvisorio e precario, senza necessità che si
giudice, anche se privo dei requisiti di sostanza e di forma del contratto disciplinato dagli art. 1965 ss. c.c., ivi compresa, quindi, la conciliazione ai sensi dell'art. 411 c.p.c., presupposto ineludibile perché il difensore possa far valere per il pagamento degli onorari e per il rimborso delle spese l'obbligo solidale della parte avversa al proprio cliente è la sussistenza di un giudizio nel corso del quale le parti stipulino la transazione che lo definisca, senza soddisfare le competenze del professionista. (Nella specie, è stata esclusa la ricorrenza di tale presupposto nell'accordo stipulato, con verbale di conciliazione ex art. 411 c.p.c., tra la lavoratrice ed il datore di lavoro dopo che il giudizio tra le parti si era concluso in primo grado con sentenza avverso la quale, pur pendendo ancora il termine per proporre appello, nessuno dei litiganti aveva proposto gravame, in quanto, in un caso siffatto, al momento della stipula della conciliazione non era in corso un processo effettivo ed attuale - e non potenziale - e cioè non vi era un giudizio in atto, ossia un valido rapporto processuale ed un rituale contraddittorio).Cassazione civile, sez. II, 13 settembre 2004, n. 18343
In caso d'integrale vittoria di una parte, la compensazione delle spese di lite per giusti motivi deve trovare nella motivazione della decisione una giustificazione quanto meno desumibile dall'intero contesto del provvedimento anche se non dall'esplicita mensione di argomentazioni ad hoc. In mancanza, il potere del giudice deve ritenersi esercitato in aperta violazione dell'art. 24
entità ed in concreto economicamente incomparabile rispetto alle spese processuali. (Nella fattispecie, pur non essendo applicabile ratione temporis la nuova formulazione dell'art. 92 cod. proc. civ., la Corte ha cassato la sentenza del giudice di pace che non conteneva alcuna specificazione delle ragioni della compensazione delle spese di lite in caso di vittoria di una sola parte, per violazione di legge e difetto di motivazione).
della fattispecie» .
Non può essere accolto il motivo d'appello riguardante la compensazione parziale delle spese di lite effettuata dal giudice di primo grado. L'art. 92, comma secondo, epe, secondo la previgente formulazione che continua ad applicarsi ai procedimento instaurati prima del primo/3/2006 (applicandosi, invece, le modifiche apportate dalle L. n. 263/05 e 51/06 soltanto ai procedimenti instaurati successivamente alla predetta data), dispone espressamente che se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, il giudice può compensare parzialmente o per intero le spese tra le parti. Tale norma e stata pacificamente intesa dalla dottrina e dalla giurisprudenza nel senso che la valutazione dell'opportunità della compensazione totale o parziale delle spese processuali, sia nell'ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di altri giusti motivi, rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito (cfr. Cass. 21.10.1997 n.10359; Cass. 13.4.1995 n. 4234; Cass. 2005/1025) e che tale valutazione di opportunità 'non richiede specifica motivazione (cfr. Cass. 21.10.1997 cit.). essendo sufficiente, a tal fine, il riferimento del giudice alla sussistenza dei giusti motivi,
ammissibilità della compensazione delle spese di lite non soltanto in caso di soccombenza reciproca, con l'unico invalicabile limite del rispetto del principio per cui L'onere delle spese non può essere posto integralmente a carico della parte che sia risultata totalmente vittoriosa. La parziale compensazione può ritenersi giustificata tenuto conto:
riferimento a giusti motivi di compensazione denota che il giudice ha tenuto conto della fattispecie concreta nel suo complesso, quale evincibile dalle statuizioni relative ai punti della controversia.
Link_to2=https://www.laleggepertutti.it/353200_manovra-di-emergenza-ultime-sentenze
Articolo 1877 aggiornato al 2020-01-13

References: sentenza 
 art. 156
 art. 1965
 art. 411
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Articolo 1877