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Timestamp: 2020-07-13 18:12:34+00:00

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Stop dei pignoramenti di Equitalia sui conti correnti
Pubblicato il 01/07/2013 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
L’articolo analizza le criticità del pignoramento del conto corrente da parte di Equitalia e il blocco di tale procedura a partire dal 21.04.2013. Dal 21.04.2013 Equitalia non pignora i conti correnti su cui confluiscono stipendi o pensioni.
Pubblicato il 01/06/2013 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Il punto sulla prova delle cessioni intracomunitarie di beni L’articolo ricostruisce la prassi e la giurisprudenza relativa alla prova delle cessioni intracomunitarie di beni, con particolare riferimento alle vendite “ex works” e propone soluzioni pratiche, anche in caso di contestazioni mosse durante le verifiche fiscali. Abstract. L’articolo analizza il tema della prova della cessione intracomunitaria di beni ripercorrendo la normativa, la prassi e la giurisprudenza fino alla recente R.M. 19/E del 25.03.2013 per trovare una bussola per orientarsi nell’operatività. 1. La nozione di cessione ed acquisto intracomunitario di beni- articolo 138, par. 1, della Direttiva 2006/112/CE (modifica la Direttiva 77/388/CE, cd. “Sesta direttiva”). Com’è noto, la normativa sull’IVA è prodotta a livello comunitario, con Direttive che vengono recepite nei singoli ordinamenti degli Stati membri. Pietra miliare, in materia di IVA, è la Direttiva 77/388/CE (cd. “Sesta direttiva”), che è stata oggetto di successivi interventi di manutenzione nel corso degli anni. Essa consente agli Stati membri di esentare da IVA:” le cessioni di beni spediti o trasportati, fuori dal rispettivo territorio, ma nella Comunità dal venditore dall’acquirente o per loro conto, effettuate nei confronti di un altro soggetto passivo … (omissis) in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di partenza della spedizione o del trasporto dei beni”. In virtù di questa norma, negli scambi intracomunitari di beni l’IVA è dovuta nello Stato in cui il bene si consuma, non in quello in cui si produce. Quali sono gli elementi costitutivi della cessione intracomunitaria, a cui è speculare l’acquisto comunitario? • […]
Pubblicato il 01/03/2013 25/02/2017 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
L’articolo espone la novità normativa sulla sospensione delle cartelle di pagamento, procedura dettagliata nella Direttiva Equitalia 2/2013. Scarica l’Articolo in pdf
Sanatoria delle cartelle di pagamento di importo fino a 2.000 euro
Pubblicato il 01/02/2013 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Sanatoria delle cartelle di pagamento di importo fino a 2.000 euro L’articolo spiega la rottamazione delle cartelle di pagamento di ammontare fino a 2.000 €, introdotta con la Legge di stabilità 2013. – La legge di stabilità 2013 (Legge 228 del 24.12.2012, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29.12.2012, Supplemento Ordinario n.212/L) ha introdotto un’importante novità, che può essere di interesse per i lettori: l’automatico annullamento delle cartelle di pagamento fino a 2.000 euro. Ricordo che con le cartelle vengono riscossi crediti di diversa natura: es. contributi previdenziali, tributi, rette scolastiche, ecc. Vediamo sinteticamente di cosa si tratta. Questi sono i requisiti per poter valutare se la cartella è oggetto di sanatoria: – Il ruolo deve essere stato reso esecutivo entro il 31 Dicembre 1999. Normalmente quest’informazione è indicata nella cartella nella sezione che elenca gli importi dovuti, il codice tributo, gli interessi e le sanzioni. Se tale dato manca, occorre rivolgersi ad Equitalia, richiedendo un estratto di ruolo; – L’importo di 2.000 euro è composto da: capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni. Quindi, 2.000 euro non corrispondono al totale generale della cartella che è stata notificata , ma, appunto, solo ad alcuni addendi del medesimo. Questa precisazione è estremamente importante, perché il contribuente può aver ricevuto una cartella di importo complessivo superiore a 2.000 euro , ma, se la somma del capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni non supera i 2.000 euro, la cartella è soggetta ad annullamento di diritto. Scarica l’Articolo in pdf
Verso il recepimento della Direttiva 2010-45-UE
Pubblicato il 19/10/2012 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Verso il recepimento della Direttiva 2010-45-UE L’adattamento della normativa italiana alla Direttiva comunitaria 2010/45 sulla fatturazione è in dirittura d’arrivo, dopo che lo schema di Decreto Legislativo è stato pubblicato sul sito web del Dipartimento delle Finanze e aperto ai suggerimenti del pubblico fino al 25. 09. Il provvedimento affronta due aspetti: la fatturazione e la fattura elettronica. L’articolo analizza le modifiche introdotte nell’ordinamento dal recepimento della Direttiva 2010-45-UE sulla fatturazione. Fatturazione. Di seguito una sintesi delle più rilevanti novità contenute nella bozza: 1) Estensione dell’integrazione della fattura a tutte le prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro UE. Attualmente l’integrazione della fattura, in luogo dell’autofattura, è limitata solo alle prestazioni di servizi “generiche”, rese ai sensi dell’articolo 7-ter DPR 633/72 (modificato l’ articolo 17, 2° comma, DPR 633/72); 2) Inclusione nel volume d’affari delle prestazioni di servizi rese a soggetti passivi stabiliti in altro Stato UE escluse da IVA (modificato l’articolo 20, 1° comma, DPR 633/72). Questa novità può spiegare effetti negativi sul plafond degli “esportatori abituali”, che possono acquistare senza applicazione di IVA se, nell’anno precedente, le operazioni con l’estero superano il 10% del volume d’affari. Inoltre, potrebbe penalizzare i contribuenti minimi che beneficiano di regimi semplificati, legati all’importo del volume d’affari; 3) Modifica contenuto fattura: indicazione del codice fiscale del soggetto privato italiano cessionario o committente dell’operazione (modificato l’ articolo 21 DPR 633/72); 4) Emissione di unica fattura differita per le prestazioni di servizi individuabili in base ad idonea documentazione, […]
Pubblicato il 17/07/2012 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Novità nella detrazione delle prestazioni sanitarie di massofisioterapia L’articolo analizza il caso particolare della detrazione delle prestazioni sanitarie di massofisioterapia a seguito della Circolare n. 19/2012. La C.M. 19/2012, in risposta ad una sollecitazione avanzata dagli operatori delle “professioni sanitarie riabilitative”, (tra cui quella resa dal massofisioterapista), ha alleggerito l’onere documentale del contribuente che ricorra a queste prestazioni. Com’è noto, la detrazione delle spese mediche è disciplinata dall’articolo 15, 1° comma, lett. c) del DPR 917/86, ai sensi del quale sono detraibili dall’imposta lorda le spese sanitarie per la parte che eccede € 129,11. Questa norma non prevede che le spese siano accompagnate da prescrizione medica (anche se, evidentemente, ciò si verifica, ad es., nell’acquisto di medicinali, non in virtù di prescrizioni fiscali, ma sanitarie). Nonostante ciò, il Ministero delle Finanze aveva espresso un orientamento consolidato in tal senso, per “ammettere alla detrazione d’imposta di cui all’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR solo le spese sostenute per prestazioni legate ad effettive finalità sanitarie, evitando così possibili abusi della detrazione” (C.M. 19/2012). A partire dalla C.M. 95/2000, infatti, si ritenevano indetraibili le prestazioni di fisioterapia mancanti di prescrizione medica. In sostanza, la natura “sanitaria” della spesa veniva comprovata (termine usato anche dalla C.M. 95/2000) solo dall’esistenza della prescrizione medica, traducendosi, all’atto pratico, in un aggravio di adempimenti per il paziente che volesse detrarre tali spese dall’IRPEF lorda. Per rispondere alla domanda posta dagli operatori delle “professioni sanitarie riabilitative” il Ministero delle Finanze ha contattato quello della Salute, poiché i […]
Il regime IVA delle prestazioni di formazione ed aggiornamento del personale dalla C.M. 36-2010 alla R.M. – seconda parte
Pubblicato il 08/06/2012 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Il regime IVA delle prestazioni di formazione ed aggiornamento del personale dalla C.M. 36-2010 alla R.M. – seconda parte L’articolo segue l’evoluzione normativa e di prassi del regime IVA delle prestazioni di formazione ed aggiornamento del personale dalla normativa in vigore ante 2010 fino a quella attuale, arricchendo l’analizi con esempi pratici. Abstract Dopo una panoramica sulle problematiche operative nel passaggio dal vecchio regime IVA delle prestazioni di formazione ed addestramento del personale a quello nuovo, si analizzano le prassi ministeriali ed il Regolamento 282/2011. Con esempi. 1. La Circolare Ministeriale 36/E/2010; 2. Il Regolamento UE 282/2011; 3. La R.M. 44/2012 1. La Circolare ministeriale 36/E/2010. Il Ministero delle Finanze, rispondendo ai quesiti sul Modello INTRASTAT, nella Circolare 36/2010 ha aderito alla tesi n. 2), ritenendo che le prestazioni di formazione ed addestramento del personale appartenevano alla categoria delle prestazioni di servizi “generiche”, con conseguente assoggettamento ad IVA in Italia, in base all’articolo 7 ter del DPR 633/72, se il committente soggetto passivo è ivi stabilito ed obbligo di presentazione del Modello INTRASTAT, qualora non ricorressero le condizioni per l’esenzione. Per il fatto che il Ministero avesse espresso un proprio orientamento, non sussisteva più l’obiettiva incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme tributarie che l’articolo 10, 3° comma della Legge 212/00 prevede quali circostanze che permettono la non applicazione delle sanzioni. 2. Il Regolamento UE 282/11. Il Regolamento di esecuzione della direttiva 2006/112/2008 si pone l’obiettivo di garantire l’applicazione uniforme dell’attuale sistema dell’IVA, in particolare in materia di: […]
Il regime IVA delle prestazioni di formazione e aggiornamento del personale dalla C.M. 36-2010 alla R.M. – prima parte
Pubblicato il 01/06/2012 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Il regime IVA delle prestazioni di formazione e aggiornamento del personale dalla C.M. 36-2010 alla R.M. – prima parte L’articolo segue l’evoluzione normativa e di prassi del regime IVA delle prestazioni di formazione ed aggiornamento del personale dalla normativa in vigore ante 2010 fino a quella attuale, arricchendo l’analisi con esempi pratici. Abstract La parte I dell’articolo esamina la disciplina IVA delle prestazioni di formazione ed addestramento del personale vigente fino al 31.12.2009 e quella operante dall’1.01.2010, evidenziando le criticità applicative. Con esempi. SOMMARIO 1. Normativa vigente fino al 31.12.2009; 2. Normativa vigente dall’1.01.2010. Questioni interpretative ed applicative. 1. Normativa vigente fino al 31.12.2009. Com’è noto, la normativa IVA sulle prestazioni di servizi è stata recentemente interessata da alcune rilevanti modifiche, per effetto delle quali si è creato un vero e proprio spartiacque tra il regime vigente fino al 31.12.2009 e quello successivo. E’ appena il caso di premettere che conoscere la territorialità di una prestazione di servizi è di estrema importanza, in quanto essa è uno dei requisiti per l’assoggettamento ad IVA o meno in Italia e dei conseguenti adempimenti pratici (fatturazione, registrazione ecc.). Prestazioni di formazione ed addestramento del personale rese a soggetti “italiani”. Fino al 31.12.2009 la territorialità delle prestazioni di formazione ed addestramento del personale era specificamente disciplinata dall’articolo 7, 4°, comma, lett. d), DPR 633/72, che prevedeva: “ ….. (omissis) le prestazioni … (omissis) di consulenza ed assistenza tecnica o legale, comprese quelle di formazione ed addestramento del personale…. (omissis) si considerano effettuate nel territorio […]
Commento alla sentenza 3433 2012 della Corte di Cassazione
Pubblicato il 19/04/2012 22/11/2016 Lucia RipaPubblicato in Misteri fiscali
Commento alla sentenza 3433 2012 della Corte di Cassazione L’articolo prende spunto dalla sentenza 3433 2012 della Corte di Cassazione per affrontare, con un approccio pratico, la problematica della prova dell’inerenza delle spese di sponsorizzazione all’attività d’impresa. SOMMARIO 1. Il contenuto della sentenza; 1.2. Qualche considerazione; 1.3. Si tratta di abuso del diritto?; 2. Panorama sulla normativa in materia di spese di rappresentanza – la situazione a partire dal 2008; 3. Come si deve comportare il contribuente? 1. Il contenuto della sentenza. Il caso è relativo ad una sponsorizzazione sportiva a favore di un pilota effettuata da una società operante nell’impiantistica per imballaggi, che consisteva nella apposizione sulla vettura da corsa della scritta: “Marfin Packaging Machines Italy”. Il costo sostenuto per la sponsorizzazione venne interamente dedotto dalla ricorrente, in quanto ritenuto promozionale. L’Agenzia delle Entrate emise avviso di accertamento, in cui riqualificò tali spese come di rappresentanza, la ricorrente propose ricorso e i giudici di merito accolsero le sue doglianze, mentre la Cassazione, adita da parte dell’Ufficio con ricorso per violazione degli articoli 108 TUIR e 1362 Codice Civile, ribadì il principio secondo cui: “Alle sponsorizzazioni sportive si applica l’articolo 108, essendo, in tutto e per tutto, equiparate alle spese di rappresentanza, in quanto effettuate senza che vi sia una diretta aspettativa di ritorno commerciale e idonee al più ad accrescere il prestigio dell’impresa”. La Suprema Corte dettaglia la distinzione tra spese di pubblicità e rappresentanza: le prime sono effettuate per ottenere un incremento, più o meno immediato, della vendita, […]

References: articolo 138
 articolo 17
 articolo 21
 sentenza 
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