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Timestamp: 2020-08-15 11:06:18+00:00

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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 18157 depositata il 15 settembre 2016 - Affinché possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi dell'art. 112 cod. proc. civ., è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano state rivolte una domanda od un'eccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si sia resa necessaria ed ineludibile, e, dall'altro, che tali istanze siano riportate puntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 18157 depositata il 15 settembre 2016 – Affinché possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi dell’art. 112 cod. proc. civ., è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano state rivolte una domanda od un’eccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si sia resa necessaria ed ineludibile, e, dall’altro, che tali istanze siano riportate puntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 18157 depositata il 15 settembre 2016
LAVORO – SICUREZZA SUL LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO – INFORTUNIO SUL LAVORO – RENDITA VITALIZIA PER INABILITà PERMANENTE – INAIL – DANNO BIOLOGICO CONSEGUENTI A MALATTIA PROFESSIONALE
La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio del 23 giugno 2016, ai sensi dell’art. 375 cod. proc. civ., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis cod. proc. civ.: “ E.R. adiva il giudice del lavoro chiedendo accertarsi, ai sensi dell’art. 13 d.lgs. 38/2000, il diritto alla rendita vitalizia per inabilità permanente e danno biologico conseguenti a malattia professionale, nella misura del 16%, oltre accessori e la condanna dell’INAIL alla relativa erogazione.
Con il primo motivo di ricorso parte ricorrente ha dedotto violazione ed errata applicazione degli artt. 2 e 3 d.p.r. 1124/1965 e dell’art. 41 cod. pen . Ha censurato, in sintesi, la decisione di appello, per avere condiviso la valutazione peritale di primo grado la quale, in violazione del principio dell’equivalenza causale sancito dall’art. 41 cod. pen., pur riconoscendo un nesso di causalità sufficiente tra la spondiloartrosi osteofito lombare con discopatia L5-S1 e l’attività lavorativa espletata dal E.R., aveva, nella valutazione del danno, tenuto conto solo della componente ascrivibile a fattori professionali escludendo quella riconducibile a fattori extralavorativi.
Il motivo è inammissibile. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, affinché possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi dell’art. 112 cod. proc. civ., è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano state rivolte una domanda od un’eccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si sia resa necessaria ed ineludibile, e, dall’altro, che tali istanze siano riportate puntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del loro contenuto, nel ricorso per cassazione, con l’indicazione specifica, altresì, dell’atto difensivo e/o del verbale di udienza nei quali l’una o l’altra erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, “in primis”, la ritualità e la tempestività ed, in secondo luogo, la decisività delle questioni prospettatevi. Ove, quindi, si deduca la violazione, nel giudizio di merito, del citato art. 112 cod. proc. civ., riconducibile alla prospettazione di un’ipotesi di “error in procedendo” per il quale la Corte di cassazione è giudice anche del “fatto processuale”, detto vizio, non essendo rilevabile d’ufficio, comporta pur sempre che il potere-dovere del giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali sia condizionato, a pena di inammissibilità, all’adempimento da parte del ricorrente – per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione che non consente, tra l’altro, il rinvio “per relationem” agli atti della fase di merito – dell’onere di indicarli compiutamente, non essendo legittimato il suddetto giudice a procedere ad una loro autonoma ricerca, ma solo ad una verifica degli stessi. (ex plurimis Cass. n. 15367 del 2014)
La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione all’INAIL delle spese di lite che liquida in € 2.500,00 per compensi professionali, € 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

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 art. 112
 Cass.