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Timestamp: 2019-01-19 20:56:36+00:00

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Il delitto di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti - Renato D'Isa
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Il delitto di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti
Corte di Cassazione, sezione sesta penale, Sentenza 12 giugno 2018, n. 26925.
Integra il delitto di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti la condotta del soggetto acquirente di droga che, in presenza di un vincolo durevole che lo accomuni con il fornitore, riceve in via continuativa la droga da immettere nel mercato del consumo secondo regole predeterminate relative alle modalita’ di fornitura e di pagamento della sostanza stupefacente.
La ratio della configurabilita’ del vincolo associativo tra fornitore e acquirente abituale di sostanze stupefacenti all’interno dell’unico sodalizio criminale nel quale essi operano risiede infatti nella reciproca consapevolezza che la stabilita’ del rapporto instaurato garantisce l’operativita’ dell’associazione in quanto tale, rivelando cosi’ l’affectio societatis dello stesso acquirente o fornitore.
La fattispecie associativa prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 74, comma 6, e’ configurabile a condizione che i sodali abbiano programmato esclusivamente la commissione di fatti di lieve entita’, predisponendo modalita’ strutturali ed operative incompatibili con fatti di maggiore gravita’ e che, in concreto, l’attivita’ associativa si sia manifestata con condotte tutte rientranti nella previsione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, comma 5.
Ai fini della configurazione del concorso di persone nel reati di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, e’ necessario e sufficiente un contributo partecipativo positivo – morale o materiale – all’altrui condotta criminosa, anche in forme che agevolino la commissione del reato, assicurando all’altro concorrente, anche implicitamente, una collaborazione sulla quale questi puo’ contare, o anche solo un maggiore senso di sicurezza, rendendo in tal modo palese una chiara adesione alla condotta delittuosa
Sentenza 12 giugno 2018, n. 26925
2. Come si evince dalla sentenze di merito, le indagini erano partite dal sequestro di un consistente quantitativo di hashish ad (OMISSIS) nel (OMISSIS), che risultava essere stato acquistato da (OMISSIS). Quest’ultimo, unitamente assieme ad altri soggetti, individuati come il fornitore ( (OMISSIS)) e gli stretti collaboratori di quest’ultimo ( (OMISSIS) e (OMISSIS)), erano stati sottoposti ad operazioni di intercettazione, che avevano portato all’emersione di un ampio narcotraffico, con il sequestro di sostanze stupefacenti in possesso sia di coloro che l’avevano ordinata telefonicamente sia di (OMISSIS) (nella specie si trattava di quasi tre chili di hashish e 53 grammi di cocaina).
3. In sede di appello, la Corte distrettuale rigettata i gravami proposti dagli imputati con i quali era stata contestata l’esistenza della struttura associativa: le numerose conversazioni captate davano conto di rapporti continuativi tra gli appartenenti al gruppo, i quali avevano contatti costanti per accordarsi circa i tempi di rifornimento e la quantita’ di sostanza stupefacente da acquistare, scambiandosi tra loro informazioni in ordine alla quantita’ di somme di denaro da corrispondere a fornitori e all’entita’ dei crediti maturati. Era pienamente dimostrata la sussistenza della associazione dalla continuita’ e dalla sistematicita’ dell’attivita’ di spaccio e dalla predisposizione di una struttura operativa stabile. Era stato accertato che il gruppo criminale fosse dedito ad una frenetica attivita’ di approvvigionamento e di distribuzione di cospicui quantitativi sostanza stupefacente, anche nell’ordine di diversi chili, che (OMISSIS) e (OMISSIS) si occupavano dei contatti con i clienti e di coordinare le attivita’ dei compartecipi, mentre il (OMISSIS) aveva il compito di custodire la droga. Elemento sintomatico dell’esistenza del vincolo associativo era ritenuta la circostanza della offerta duratura di droga, spesso data a credito, proprio in considerazione dello stretto rapporto di fiducia che vincolava i singoli partecipi. Anche il linguaggio criptico e convenzionale utilizzato nelle conversazioni trovava spiegazione nella frequenza dei contratti tra i consociati.
Va rilevato che la sentenza di primo grado aveva condiviso la prospettiva gia’ adottata dal Giudice per le indagini preliminari con la applicazione della misura cautelare personale, secondo cui la ipotizzata struttura organizzativa, facente capo al ricorrente, operante all’interno dell’associazione di cui al capo 1) della rubrica, non fosse una vera e propria organizzazione (non essendovi prova di rapporti collaborativi tra i relativi sodali, questi ultimi assolti in primo grado dal reato di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 74). Quindi, il ruolo del (OMISSIS) e’ stato qualificato come quello di mero partecipe della associazione principale, il cui contributo era stato gia’ indicato nell’imputazione (acquisto di partite di droga dalla consorteria per poi distribuirle a “cavalli” di fiducia).
Risulta parimenti generica la censura in relazione alla “ipotesi di lieve entita'”, non chiarendo il ricorrente neppure a quale capo si riferisca.
La Corte di appello, con ragionamento privo di manifesti vizi, fondato sulle evidenze probatorie ha infatti delineato esaurientemente gli elementi costitutivi della contestata organizzazione criminale, ovvero la rete e la consistenza dei rapporti intessuti dai (OMISSIS) tra loro e con gli altri spacciatori del sodalizio, che trascendevano il mero concorso nel reato, in quanto da un lato stabili e continuativi, e dall’altro organizzati nelle varie fasi del narcotraffico (dall’acquisto di notevoli quantitativi ai contatti con gli spacciatori e alle modalita’ di smercio). Si trattava quindi non di mero concorso nelle singole operazioni di traffico, ma di un programma unitario finalizzato ad ottenere vantaggio economici anche consistenti.
Quanto all’errore nella qualificazione dei rapporti parentali con l’altro sodale (OMISSIS), la critica e’ priva di concreta consistenza, in quanto come emerge a pag. 10 della sentenza impugnata, la Corte di appello ha soltanto inteso genericamente rispondere alle critiche di rapporti parentali nell’ambito del sodalizio. Anche in ordine alla seconda questione attribuito al ricorrente – il motivo e’ generico, in quanto non correlato all’effettivo tessuto argomentativo della sentenza impugnata e contenente una sommaria critica demolitiva, priva dell’indicazione di concreti vizi rilevanti in questa sede.
6.5. Aspecifica risulta anche la critica relativa al capo 47) della rubrica.
Il ricorso di (OMISSIS) va invece rigettato con le conseguenze di legge in ordine alle spese processuali.
Trasferimento fraudolento valori – La conservazione della situazione antigiuridica, ovvero la...

References: Sentenza 
 articolo 74
 articolo 73
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Sentenza 
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