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Timestamp: 2019-01-17 19:12:38+00:00

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SENTENZA 6855/2015 IN TEMA DI MANTENIMENTO DELL'ASSEGNO ALL'EX CONIUGE CHE HA UN RAPPORTO DI CONVIVENZA | Centro Studi Rosario Livatino
SENTENZA 6855/2015 IN TEMA DI MANTENIMENTO DELL’ASSEGNO ALL’EX CONIUGE CHE HA UN RAPPORTO DI CONVIVENZA
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6855 del 3 aprile 2015, della prima sezione civile (v. “Sì jus”23.04.2015), decidendo nel merito un ricorso ai sensi dell’art. 384 c.p.c., ha rigettato la domanda di assegno divorzile proposta da un ex coniuge (marito) nei confronti dell’altro (moglie), e ciò sulla base dell’assunto che la ex moglie, dopo la cessazione degli effetti civili del matrimonio, aveva intrapreso un’altra stabile convivenza con un altro uomo.
Nell’accogliere il ricorso proposto dall’ex marito nei confronti della sentenza della Corte di Appello di Lecce, la Corte di Cassazione ha ribadito la giurisprudenza consolidata secondo la quale “l’espressione “famiglia di fatto” non consiste soltanto nel convivere come coniugi, ma indica prima di tutto una “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli”.
“In tale senso – proseguono i giudici di merito – si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale, una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’art. 2 Cost.”.
La pronuncia della Suprema Corte, al di là di ogni giudizio su di essa, conferma che nel nostro ordinamento esistono già delle garanzie in favore delle cosiddette famiglie di fatto, per cui cadono le giustificazioni addotte dagli ambienti progressisti (e non solo), sulla necessità di novità legislative in merito (ad esempio quelle previste dal cosiddetto ddl Cirinnà sulle unioni omosessuali), fondate proprio sulla tutela delle dette situazioni.
Cass. civ. Sez. I, Sent., 03/04/2015, n. 6855
sul ricorso 27554-2011 proposto da:
L.E. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL TRITONE 102, presso l’avvocato NANNA VITO, rappresentato e difeso dall’avvocato VIOLANTE Andrea, giusta procura a margine del ricorso;
I.M.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in ROMA, Via CICERONE 44, presso l’avvocato FRANCESCO CARLUCCIO, rappresentata e difesa dall’avvocato MACI MARIO LEONARDO, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 43/2011 della CORTE D’APPELLO di LECCE, depositata il 13/07/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/01/2015 dal Consigliere Dott. MASSIMO DOGLIOTTI;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato MACI che si riporta;
Afferma il giudice a quo che, una relazione more uxorio rileva ai fini della determinazione dell’assegno a carico dell’ex coniuge nei limiti in cui tale relazione “incida sulla reale e concreta situazione economica della donna, risolvendosi in una condizione e fonte, effettiva e non aleatoria, di reddito”.
Questa Corte, con giurisprudenza ormai consolidata, (tra le altre, Cass. N. 17195 del 2011), ha chiarito che l’espressione “famiglia di fatto” non consiste soltanto nel convivere come coniugi, ma indica prima di tutto una “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli. In tal senso, si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale, una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’art. 2 Cost..
Ove tale convivenza assuma dunque i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio): come già si diceva, potenziamento reciproco della personalità dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dell’art. 30 Cost. , in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio, e tale identità di posizione è oggi pienamente ribadita e assicurata dalla recente riforma della filiazione del (OMISSIS)), la mera convivenza si trasforma in una vera e propria “famiglia di fatto”. A quel punto, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner, non può che venir meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso, pur dovendosi ribadire che non vi è nè identità, nè analogia tra il nuovo matrimonio del coniuge divorziato, che fa automaticamente cessare il suo diritto all’assegno, e la fattispecie in esame che necessita di un accertamento e di una pronuncia giurisdizionale.
E’ consapevole il Collegio, che t anche nell’ambito della giurisprudenza sopra indicata ormai nettamente maggioritaria, talora si è affermato (Cass. N. 17195 del 2011, predetta) che il fenomeno andrebbe spiegato con una sorta di “quiescenza” del diritto all’assegno, che potrebbe riproporsi, in caso di rottura della convivenza tra i familiari di fatto, com’è noto effettuabile ad nutum, ed in assenza di una normativa specifica, ancora estranea al nostro ordinamento, che non prevede garanzia alcuna per l’ex familiare di fatto, salvo eventuali accordi economici stipulati tra i conviventi stessi.
Nella specie, il giudice a quo ritiene pacifica (anche perchè già oggetto di esame sia nel corso del giudizio di separazione che del primo grado del presente giudizio di divorzio, la “convivenza more uxorio ” instaurata dalla I. con R.G., da cui erano nati due figli, uno dei quali morto alla nascita. Aggiunge il giudice a quo che la relazione stabile tra I. e R., e dunque anche l’apporto economico di questo alla famiglia di fatto, era venuto meno dal gennaio 2003. Ma tale circostanza, come si diceva, non potrebbe costituire titolo per ottenere l’assegno divorzile.
Può decidersi nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c. , non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.
Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2015.

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