Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2016/bancarotta_evitabile_se_il_patrimonio_viene_reintegrato_prima_del_fallimento
Timestamp: 2020-07-14 14:15:44+00:00

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La Corte d'Appello di Trieste lo condannava ad oltre due anni di reclusione, malgrado nei mesi precedenti la dichiarazione di fallimento i due finanziamenti erano stati fatti rientrare con varie modalità
Per la Cassazione, la corte d'appello non ha considerato correttamente "la funzione che deve essere attribuita alla dichiarazione di fallimento rispetto all'offesa tipica dei reati di fallimento": è infatti con l'effettiva apertura della procedura fallimentare che viene qualificata ulteriormente tale offesa e attualizzata la lesività della condotta.
Così si esprime la Corte nella pronuncia: «Nella sentenza impugnata si aggiungeva tuttavia, con riguardo all'intero importo del quale è contestata la distrazione, che la restituzione dello stesso sarebbe in tesi avvenuta poco più di tre mesi prima del fallimento, quando il dissesto della O. era ormai conclamato ed irreversibile; con ciò evidentemente presupponendo l'individuazione del dissesto, in alternativa alla dichiarazione di fallimento, come limite di efficacia della restituzione ai fini della ravvisabilità della condizione di irrilevanza penale della condotta in esame. Tale conclusione contrasta, in primo luogo, con la naturale progressività dei fattori determinativi del dissesto di un'impresa, già evidenziata da questa Corte ai pur diversi fini dell'attribuzione di rilevanza, per la sussistenza del reato di bancarotta impropria da reato societario, a condotte che abbiano anche solo aggravato il dissesto (Sez. 5, n. 16259 del 04/03/2010, Chini, Rv. 247254) e con la conseguente fluidità di tale fenomeno, che lo rende inidoneo a segnare la soglia cronologica di cui si discute. Ma contrasta soprattutto con la funzione, che deve essere attribuita alla dichiarazione di fallimento rispetto all'offesa tipica dei reati di bancarotta, di qualificare ulteriormente tale offesa nella prospettiva del pericolo che, nell'eventualità dell'intervento della procedura concorsuale, il soddisfacimento per quanto possibile delle pretese creditorie, a cui la stessa è finalizzata, sia pregiudicato dalla pregressa ed indebita diminuzione patrimoniale, e di attualizzare la lesività della condotta con l'effettiva apertura della procedura indicata (Sez. 5, n. 1354 del 07/05/2014, Daccò); tanto identificando nella pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento il momento entro il quale la reintegrazione del patrimonio dell'impresa è ancora in grado di eliminare anche la sola potenzialità del danno per i creditori (Sez. 5, n. 52077 del 04/11/2014, Lelli, Rv. 261347).»
Per la Corte di legittimità, fino al momento della sentenza dichiarativa di fallimento, la reintegrazione del patrimonio "è ancora in grado di eliminare anche la sola potenzialità del danno per i creditori".
Art. 219 - Circostanze aggravanti e circostanza attenuante
Corte di Cassazione penale Sentenza n. 4790 del 05/02/2016:
Con la sentenza impugnata veniva confermata la sentenza del Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Udine del 13/07/2011, con la quale B.G. era ritenuto responsabile del reato continuato di cui al R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 216, commesso quale presidente del consiglio di amministrazione della O. s.p.a., dichiarata fallita in ____________, distraendo gli importi di finanziamenti erogati alle partecipate B. s.r.l. e D. s.r.l. e non restituiti, in particolare per Euro 199.347,26 quanto alla prima società e per Euro 935.045 quanto alla seconda; e condannato alla pena di anni due e giorni venti di reclusione.
07 Settembre 2016 © Riproduzione Riservata

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 219
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 216