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Timestamp: 2020-02-25 21:57:29+00:00

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Creato 05 Novembre 2019
Che Taggia sia terra di 'ndrangheta è un dato consolidato da tempo, confermato anche dalle più recenti attività investigative e giudiziarie. In “Maglio 3” è stato documentato che «la 'ndrangheta di Taggia» è uno dei tasselli dell'articolazione del sodalizio non solo attivo, ma anche in grado di trattare la 'vendita' di pacchetti di voti. Esemplari in questo senso le intercettazioni di GANGEMI Massimo (nipote di GANGEMI Domenico reggente della 'ndrangheta ligure sino all'arresto nel 2010 ed alla condanna ad oltre 19 anni di carcere) e LA ROSA Vincenzo con l'esponente politico SASO Alessio. Un attività “elettorale” nota dai tempi di TEARDO, quando la 'ndrangheta, qui con in primis i MAFODDA, aveva venduto i pacchetti di voti al favore dell'allora Presidente della Regione Liguria.
E qui l'attività della 'ndrangheta nei decenni di “negazionismo” istituzionale (oltre che sociale) ha potuto consolidare da un lato le attività illecite (stupefacenti, armi, estorsioni...) e dall'altro una penetrazione nell'economia locale e nella vita sociale e politica
Taggia è uno degli angoli del triangolo di controllo e condizionamento di quel territorio, insieme a Bussana-Sanremo e Riva Ligure.
Il senso di impunità proprio di questo contesto ha fatto si che ai volti “ripuliti” a cui si intestano imprese o che si attivano in politica, sia rimasta constante anche la presenza di “teste calde” che palesano il volto della prepotenza e della sopraffazione verso chiunque non si pieghi.
L'assenza di contrasto diretto ai fenomeni di minaccia ed intimidazione, così come l'assenza di una repressione giudiziaria, come è stato per l'articolazione tra Ventimiglia e Bordighera, permette a soggetti improbabili di rendere la vita impossibile a chiunque non chini la testa alla prepotenza.
Il caso di CICALA Antonino è esemplare in questo senso. Protagonista diretto con altri cumpari, tra cui NARDELLI Francesco, di estorsioni, ad esempio, nei lontani (ma non troppo) anni Novanta, così come anche negli anni Duemila noto alle cronache per vicende di droga...
CICALA Antonino è imparentato ai NARDELLI-LUCA' di Riva Ligure ed anche ai PRONESTI' di Sanremo, il Francesco “Ciccio” (sposato con la sorella del CICALA) ed il fglio Domenico che gestiscono due locali nella centralissima Piazza Colombo (in uno dei quali, quello di Domenico, lavora anche il figlio adottivo del GANGEMI Massimo) e che, dopo l'emergere delle cointeressenze del PRONESTI' Domenico con SGRO' Carmelo, della cosca GALLICO, ha stretto rapporti con il boss della camorra TAGLIAMENTO Giannino ed il suo nucleo familiare.
CICALA da tempo, come denuncia un anziano floricoltore di Taggia, cerca di portargli via terreno e beni, anche con intimidazioni ed aggressioni, dopo essersi già di fatto impossessato delle serre. Li accanto però vi è anche la casa e l'attività floricola dove lavora la referente imperiese della Casa della Legalità, Giovanna D'Adamo, il cui padre per non essersi piegato nei decenni passati alle richieste della cosca, è stato dapprima minacciato, aggredito e poi, persino nel giorno del suo funerale, ha subito le conseguenze dell'ordine impartito dalle famiglie di 'ndrangheta che lì erano e sono “autorità”: la chiesa vuota.
CICALA non tollera la presenza della referente della Casa della Legalità. Nel tempo ha già dato segnali in tal senso e sabato 2 novembre si è lasciato andare... a minacce chiare e inequivocabili, per cui è stato denunciato e che, in questo video, sono riproposte in estratto dall'audio originale.
Clicca qui per leggere l'aggiornamento al 12.11.2019 e qualche articolo sul passato del CICALA...
Creato 29 Ottobre 2019
Nel 2012 la Casa della Legalità denunciava che i noti FOTIA si stavano adoperando per aggirare le misure interdittive antimafia che avevano colpito la “SCAVO-TER s.r.l.” (e che saranno poi confermate dal Consiglio di Stato) per non rinunciare a concessioni pubbliche (vedesi Cava Rianazza di Cosseria – SV e Centro Recupero Inerti di Vado Ligure – SV) ed all’accaparramento di lavori pubblici. Mentre facevano i cortei con le bandiere della CISL per le vie di Savona contro le interdittive promosse dal Prefetto di Savona, iniziava la “danza” degli assetti societari, con un fine palese: schermare la gestione dei FOTIA, ed in primis del dominus FOTIA Pietro, così da poter eludere l’interdittiva antimafia.
Una denuncia fondata che fotografava il progetto della famiglia africota e che troverà riscontro nell’indagine della Direzione Investigativa Antimafia e della Procura di Savona. Dalla “SCAVO-TER s.r.l.” passarono uomini e mezzi alla “P.D.F. s.r.l” (Pietro, Donato, Francesco), quindi costituirono la “SE.LE.NI. s.r.l.” che divenne socio unico della “P.D.F.” al posto della “SCAVO-TER srl”, ed ancora, quindi, nel 2013 procedevano con l’intestare le quote e cariche della “SE.LE.NI. s.r.l.” al nipote CRIACO Giuseppe ed al loro storico dipendente Geom. CASANOVA Remo.
Un’operazione compiuta in più fasi che si concatenavano e che non veniva nemmeno negata. Anzi, in talune dichiarazioni del FOTIA Pietro, appariva persino rivendicata. Fare carta straccia delle interdizioni antimafia ed al contempo evitare le possibili conseguenze del procedimento aperto per le misure di prevenzione personali e patrimoniali che i FOTIA sapevano essere stato avviato dall’Autorità Giudiziaria.
Questa operazione, a fronte dell’indagine della Direzione Investigativa Antimafia di Genova, ha portato nel 2015 al sequestro delle imprese “schermate” con cui i FOTIA volevano continuare ad operare indisturbati negli appalti pubblici. Valore del sequestro circa 10 milioni di euro. Un provvedimento del GIP del Tribunale di Savona, confermato dal Riesame e quindi dalla Cassazione, che, lasciando fuori l’ormai decotta e svuotata “SCAVO-TER srl” che veniva restituita ai FOTIA, aveva ricostruito le condotte dei fratelli FOTIA.
Una ricostruzione investigativa dettagliata che aveva una premessa: il legame anche parentale dei FOTIA con le famiglie della potente cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI [vedi qui il provvedimento di Sequestro del GIP di Savona].
Il Tribunale di Savona, con il GUP, nell’ottobre 2017 ha riconosciuto colpevoli i tre fratelli, Pietro, Donato e Francesco FOTIA, ed il loro nipote Giuseppe CRIACO, del reato di intestazione fittizia con condanne e decretata confisca dei beni già sottoposti a sequestro nel marzo 2015. Pietro FOTIA è stato condannato a 1 anno e 10 mesi mentre Francesco e Donato FOTIA ed il nipote Giuseppe CRIACO ad 1 anno ed 8 mesi.
L’accusa si è dimostrata solida, anche perché risultavano persino palesi ammissioni, soprattutto per voce del Pietro FOTIA, del fatto che quelle imprese, formalmente passate alla gestione di “altri” erano di fatto sempre loro, sempre facenti capo al dominus FOTIA Pietro, e che tali modifiche societarie era state messe in atto, con più azioni, per poter continuare ad acquisire commesse pubbliche nonostante le misure interdittive antimafia, nonché per evitare possibili conseguenze dal procedimento in corso per la richiesta di misure di prevenzione personale e patrimoniale.
La Corte d’Appello di Genova invece ribalterà il giudizio ed a gennaio 2019 mandava assolti tutti gli imputati, restituendo loro anche i beni, per circa 10 milioni di euro, sequestrati. Un provvedimento quello dei giudici d’Appello di Genova, ora annullato dalla Cassazione, che accoglieva totalmente la tesi della Difesa dei FOTIA, arrivando ad una surreale considerazione dei fatti. Nel giudizio cassato dalla Cassazione con la sentenza dello scorso 9 ottobre, i giudici d’appello di Genova infatti sostenevano non solo che l’elusione della misura interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Savona (e confermata dal Consiglio di Stato) non può considerarsi un reato, affermando che le interdittive aggirate con l’intestazione fittizia erano «volte ad impedire che determinati soggetti – espressione di ingerenze della criminalità organizzata – possano avere rapporti contrattuali con la P.A.» ma non avevano carattere patrimoniale. Ancora, nel giudizio d’appello censurato dalla Cassazione, con l’annullamento della Sentenza del gennaio 2019, i giudici d’appello sostenevano che non essendo state poi adottate misure di prevenzione patrimoniali a carico dei FOTIA (al termine del lungo e tortuoso iter giudiziario, peraltro ancora non conclusosi, come scrivono i giudici d’appello), non si può considerare il dolo specifico del reato finalizzato ad eludere le misure di prevenzione patrimoniale. Tutto ciò ignorando che quando i FOTIA (con il CRIACO ed il CASANOVA) hanno avviato quella serie di azioni ed atti volti a schermare la titolarità in capo ai FOTIA delle imprese l’esito futuro del procedimento per le misure di prevenzione era ovviamente sconosciuto. Non solo il fatto che fosse palese la volontà dei FOTIA perseguita con l’intestazione fittizia, e che tale elemento fosse anche ammesso dal CASANOVA Remo in dichiarazioni spontanee alla Polizia Giudiziaria («egli aveva riferito che FOTIA Pietro gli aveva proposto di assumere la qualità di socio per 1/20 delle quote della SE.LE.NI., società che deteneva l’intero capitale sociale della PDF, in quanto “doveva togliere i propri fratelli dalla proprietà della PDF, per loro problemi legati alla giustizia e all’esclusione degli appalti pubblici che era scaturita da alcuni provvedimenti prefettizi antimafia”»), secondo i Giudici d’Appello è elemento che esclude il carattere fraudolento dell’intestazione fittizia, anche perché era comunque palesato dal FOTIA Pietro che fossero comunque loro i reali titolari e gestori delle imprese che, fittiziamente, venivano intestate a terzi per “schermare” i nominativi dei FOTIA dalle compagini societarie.
Pietro FOTIA annunciava quel giudizio come pietra tombale sulle inchieste che avevano scoperchiato gli affari dei FOTIA e le loro relazioni. Ma invece quel pronunciamento a loro favore della Corte d’Appello di Genova è stato ora annullato dalla Suprema Corte di Cassazione, Seconda Sezione, con la Sentenza 2477/2019 del 9 ottobre 2019, che cancellando le assoluzioni d’appello ha disposto un nuovo processo d’Appello (le motivazioni saranno note a 90 giorni dalla sentenza). Si riparte quindi dalla sentenza di condanna (e confisca) di primo grado e dai rilievi della Cassazione sfavorevoli ai FOTIA...
Creato 21 Ottobre 2019
Servizio di UnoMattina del 21.10.2019 sulla 'ndrangheta in Piemonte, con le storie della lottizzazione a Rivoli, della tentata speculazione di San Bartolomeo ad Alessandria, le minacce e intimidazioni. Il quadro delle locali attive in Piemonte e la centralità dei rapporti con politica, pubblica amministrazione ed imprese.
Creato 22 Settembre 2019
Chiamalo se vuoi "inchino" - Ventimiglia, Festa della Madonna di Polsi - 2019
documentario sulla MADONNA DI POLSI A VENTIMIGLIA
L'organizzatore della Festa Madonna di Polsi a Ventimiglia nel 2017 baciava la bara del boss
Madonna di Polsi a Ventimiglia - Giordanengo "partecipiamo volentieri", e dopo nega
GENOVA. ARRESTI FOGLIANI - “QUI! GROUP” E SEQUESTRO BENI
Creato 11 Luglio 2019
Questa mattina, su disposizione del GIP del Tribunale di Genova, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica di Genova (PM Petruzziello e Pinto), sono stati tradotti in carcere FOGLIANI Gregorio, CHIRIACO Rodolfo e FERRETTO Luigi del “QUI! GROUP”, mentre gli arresti domiciliari sono scattati per la moglie di FOGLIANI, CALABRIA Luciana, e le figlie FOGLIANI Chiara e Serena.
Sono passati 10 anni da quando pubblicamente sollevammo come Casa della Legalità la questione dei FOGLIANI, indicati sin dal 2002 nella Relazione semestrale della D.I.A. quale famiglia trasferitasi da Taurianova a Genova quale terminale per riciclare e reinvestire denaro di illecita provenienza.
I FOGLIANI avevano interessi nell'ambito del settore della ristorazione e dei servizi (in rapporto con Pubbliche Amministrazioni ed Enti pubblici), così come quelli sul LIDO di Albaro, o ancora il progetto di costruzione di una clinica privata “VILLA ALLEGRA” - insieme all'arch. AMIRFEIZ Alex Alì Carlo (ex genero del parlamentare di Forza Italia ed Presidente della Regione Liguria Sandro BIASOTTI) dell'ASPERA GROUP-, con il favore dell'Amministrazione comunale di Genova (centrosinistra guidato da Marta VINCENZI) che risultò però talmente “viziato” da vedere l'intervento del TAR che annullò l'atto di concessione.
Il Gregorio FOGLIANI presentava una querela contro la Casa della Legalità (difesa dall'Avv. Riccardo Di Rella) che, un anno dopo, nel 2010, venne archiviata.
Nel marzo 2012, appreso dell'archiviazione ed avuto copia del provvedimento del GIP del Tribunale di Genova, lo pubblicammo integralmente online, ponendo quindi una domanda secca: “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?”.
La domanda cadde nel silenzio generale, nonostante, tra l'altro, stessero emergendo elementi nitidi, da altre attività investigative, sulla “bazzecola” di una Liguria terra di riciclaggio del denaro della 'ndrangheta, a partire dai potenti DE STEFANO– TEGANO di Reggio Calabria che, con il Vittorio Antonio CANALE insediatosi in Costa Azzurra, coordinano movimenti su scala internazionale, per arrivare alla ragnatela internazionale che vedeva e vede coinvolto PINTUS Curio (originario della Sardegna ma insediatosi nello spezzino) che dagli anni Novanta è indicato dai reparti investigativi per essere legato alla cosca MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI di Africo) ed ora attivo con il “PINTUS GROUP” presente non solo in mezza Europa (tra paesi Ue ed paesi dell'Est) ma in tutti i continenti del pianeta.
Quel decreto del GIP riconosceva correttezza e piena legittimità anche in riferimento alle relazioni di Gregorio FOGLIANI nell'ambito dell'associazione dei calabresi “Città del Sole” di cui era stato fondatore con, tra gli altri, il Presidente della stessa Salvatore Ottavio COSMA ed il Vice Presidente Francescantonio ANASTASIO.
Il primo - ora deceduto -era esponente politico locale del centrosinistra, già in evidente relazione con i noti esponenti della cosca AVIGNONE, era emerso nell'inchiesta “PANDORA” della Guardia di Finanza di Genova per i consolidati rapporti con i noti MAMONE, con Vincenzo STEFANELLI della cosca STEFANELLI-GIOVINAZZO (e coniugato con una BRUZZANITI della nota famiglia di Africo), oltre che con l'Onofrio GARCEA esponente della 'locale' della 'ndrangheta di Genova legato alla 'ndrina dei MACRI' insediata a Bolzaneto ed alla cosca dei BONAVOTA.
Il secondo, commercialista con incarichi per gestioni di aste e fallimenti dal Tribunale di Genova, denunciato dal ROS per 'ndrangheta (inchiesta “LEVANTE”) nei primi anni 2000 e riemerso per i conflitti interni all'organizzazione 'ndranghetista della provincia di Genova – come scriveva il GIP di Genova nella Sentenza “MAGLIO 3” - con il capo-locale Domenico “Mimmo” GANGEMI. Con loro anche l'allora vice-prefetto di Genova, braccio destro dell'ex Prefetto ROMANO nell'era del negazionismo (e poi promosso Prefetto a Lodi), Pasquale GIOFFRE'.
In parallelo a quell'archiviazione della querela (2010) e della pubblicazione (2012) i FOGLIANI promuovono diversi movimenti nell'ambito della ragnatela di imprese da loro controllate, ma ancora nulla rispetto a ciò che accadrà dopo.
Sempre nel 2012 viene avanzata, da un soggetto che si presentava come una sorta di“ambasciatore”, al nostro legale una proposta: cancellazione degli articoli sui FOGLIANI dal sito internet della Casa della Legalità in cambio di una più che consistente “donazione” di denaro. La risposta fu un secco (ed ovvio) NO!
Dopo che si era rispedita al mittente tale proposta, senza lasciare margini a dubbi, Gregorio FOGLIANI con il “QUI! GROUP” promuoveva una causa civile contro la Casa della Legalità, attraverso i legali dello studio ANASTASIO-PUGLIESE di Roma (gli stessi del “Circolo Antico Tiro a Volo” di Roma, legato all'associazioni dei calabresi nel mondo “C3”, ed emerso in diverse inchieste giudiziarie come quelle sulla P4, quella sul gruppo ANEMONE-BALDUCCI, nonché perché sede di incontri del Gennaro MOKBEL, faccendiere legato all'estrema destra, alla LEGA ed alla 'ndrangheta, impegnato con il sodalizio 'ndranghetista degli ARENA di Isola Capo Rizzuto a fare eleggere Nicola DI GIROLAMO al Senato).
L'atto di citazione non venne notificato alla Casa della Legalità e la causa di primo grado i FOGLIANI se la fecero da soli. Il Giudice del Tribunale Civile di Genova Dott.ssa Paola CASALE, senza considerare che il decreto di archiviazione della querela di FOGLIANI lo aveva formulato il GIP, su relazione del Pubblico Ministero dott. Terrile, e non quindi la Casa della Legalità, nel 2013, accolse l'istanza di Gregorio FOGLIANI e del "QUI! GROUP" che chiedevano la cancellazione del contenuto dell'articolo (il decreto di archiviazione) ed un risarcimento per danni cagionati al loro gruppo imprenditoriale, con conseguente pignoramento del conto corrente bancario della Casa della Legalità e la cancellazione attraverso intervento sul database del sito - fatto assolutamente anomalo - dell'articolo “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?”. Un provvedimento assurdo che la Casa della Legalità procedeva immediatamente ad impugnare in Appello. Su questo, inoltre, si promosse anche un volantinaggio davanti al MOODY, ponendo la stessa domanda, ma la risposta continuò ad essere il silenzio.
Nel 2016 la Corte d'Appello Civile annullerà la Sentenza del Tribunale, accogliendo pienamente il ricorso della Casa della Legalità promosso con l'Avv. Elena Peruzzini, riconoscendo corretta la pubblicazione dell'articolo “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?”.
I Giudici d'Appello affermavano che non solo era legittima (e quindi non diffamatoria) la domanda posta nell'articolo, ma che era anche doverosa una risposta a tale domanda da parte dei FOGLIANI anche alla luce dei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione. Le motivazioni risultavano pesanti: «l'attore [Gregorio FOGLIANI e “QUI! GRUPO SPA”] non avevano provato la non veridicità delle singole circostanze di fatto narrate, ferma restando la non opinabilità delle valutazioni liberamente espresse dagli autori dell'articolo nell'esercizio del diritto di critica»; «l'enfasi dell'articolo non è riposta in false affermazioni, ma nella domanda su quali siano le origini della fortuna patrimoniale a Genova dei FOGLIANI di Taurianova: quale domanda compendia una serie di preoccupazioni derivanti da una concatenazione di fatti, come il fatto che la famiglia FOGLIANI di Taurianova ha richiamato l'attenzione degli organi investigativi dello Stato ed il fatto che l'unica famiglia FOGLIANI insediata a Genova proveniente da Taurianova, considerata dalla D.I.A. come un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza, è quella di Gregorio FOGLIANI. Questi fatti conferiscono più forza e più enfasi alla domanda, nella quale si compendia il senso dell'articolo in esame, e rendono più urgente l'attesa ed esigenza di una risposta o quantomeno di un chiarimento, che sarebbero dovuti ma che – fino ad ora – non vi sono stati... […] La risposta costituirebbe un atto dovuto per la grande rilevanza sociale della questione derivante dal fatto che numerose società del gruppo FOGLIANI operano con enti pubblici o sono interessate a rilevanti operazioni edilizie ed urbanistiche di interesse pubblico, che comportano anche rapporti coi pubblici amministratori». Ancora «Le singole circostanze di fatto - come afferma il P.M. nella richiesta di archiviazione - non hanno contenuto offensivo, ma la loro concatenazione stringe d'assedio il FOGLIANI, sollevando degli inquietanti interrogativi sulla sua persona e sulla sua attività imprenditoriale».
Se il silenzio che faceva da cappa alle vicende dei FOGLIANI si era già dimostrato pesante, risultava alquanto inquietante dopo tale pronunciamento dei Giudici. Né il mondo dell'informazione, né la politica e la Pubblica Amministrazione, osarono intervenire per ottenere quella doverosa risposta dai FOGLIANI.
Dopo tale pronunciamento della Corte d'Appello – caduto direttamente nell'oblio – da un lato si vedeva FOGLIANI e “QUI! GROUP” presentare un ricorso in Cassazione (l'udienza vi è stata nell'aprile scorso con anche il pronunciamento della Procura Generale che ha chiesto di respingere il ricorso dei FOGLIANI) e dall'altro lato si assisteva ad un sempre più frenetico mutamento degli assetti societari con svuotamenti di imprese e società di nuova costituzione o mutamenti nelle cariche di quelle esistenti. Un'operazione che dal 2013 sino al fallimento del 2018 non conosceva soste, come evidenzia l'indagine della Procura di Genova. Entrava ad esempio in scena definitivamente la società "PIU' BUONO" che si occupava dell'ormai improponibile mercato dei ticket ("QUI! TICKET") attraverso un nuovo marchio acquisito ("TICKET GEMEAZ"), così da far apparire una differenza che nella realtà non vi era nella gestione aziendale. E' con questa società che i FOGLIANI perseguivano l'obiettivo di (ri)conquistare la convenzione CONSIP visto che con la "QUI GROUP SPA" la CONSIP aveva interrotto il rapporto.
Un'operazione di svuotamento che si mette in moto subito dopo che, nell'ambito giudiziario, si evidenziavano pronunciamenti pesanti in riferimento ai FOGLIANI, quasi che quelle attenzioni sollevate dalla Casa della Legalità, seppur soffocate dal silenzio generale, facessero temere ai FOGLIANI (e chi con loro) che potesse scaturire qualcosa di più serio e pesante di ciò che affermavano essere solo una fastidiosa "cattiva pubblicità".
Se lo svuotamento delle società è già iniziato, FOGLIANI pubblicamente continuava a parlare con toni trionfalistici e nel 2014 annunciava anche «l'acquisizione del ramo d'azienda carte prepagate e conti di moneta elettronica di Cassa Centrale Raiffeisen dell'Alto Adige». Da un lato, ottenuto il via libera dalla BANCA D'ITALIA per questo suo ingresso nel settore, e dall'altro presentava, con SIMONETTA Pier Luigie la “PAYBAY” (altra società fallita della galassia FOGLIANI), il lieto evento. Nessuno nota che l'istituto bancario di Bolzano in questione fa capo alla “RAIFFEISEN” austriaca già oggetto di significativi provvedimenti per l'assenza di controlli antiriciclaggio e che emergeva per essere strumento del riciclaggio del denaro sporco proveniente dalla Russia (territorio ove, coincidenza vuole, la 'ndrangheta abbia da tempo posto profonde radici, anche attraverso matrimoni).
La galassia dei FOGLIANI, partita dal nulla, passata per le società con i MAGAZZU (nell'ambito dello spettacolo e della ristorazione), evidenziatasi per un significativo rapporto con il Vaticano e soprattutto con l'OPUS DEI, ed in cui venivano chiamati ad operare figli di alcuni politici che gestivano società pubbliche da cui il gruppo aveva concessioni/appalti, ex amministratori pubblici, ex sindacalisti, procedeva con lo spostare capitali da una società all'altra e soprattutto nelle tasche dei FOGLIANI. Si spingeva in Brasile ed oltre. Passaggi di operazioni, personale e rapporti tra un'impresa e l'altra come se fosse una sola entità, come in effetti era: FOGLIANI. Si svuotavano le casse delle società ma si consolida il patrimonio di famiglia per immobili e spese personali. Intorno tutti applaudivano con il Gregorio FOGLIANI che sfoggiava le stellette del “rating di legalità” e pubblicava (nel 2017) sul sito internet ufficiale del “QUI GRUOP” anche il logo della Direzione Investigativa Antimafia, presentandosi quale loro “fornitore” quando invece non lo era!
Ora scattano gli arresti (anche di quel CHIRIACO Rodolfo della società “TECNOGEST SERVICE srl” che era emersa nell'ambito dell'indagine contro la 'ndrangheta della Lombardia denominata “INFINITO”) e sequestri di beni per 80 milioni di euro (ed è solo l'inizio).
Nell'ambito politico buona parte tace ancora davanti a questo “dettaglio”, mentre alcuni invece si autoproclamano “promotori” di questa pulizia. Peccato che questi ultimi sono rimasti in silenzio sino a qualche mese fa, sino a dopo il fallimento delle imprese dei FOGLIANI.
Se la politica e la pubblica amministrazione, così come i sindacati, si fossero svegliati prima delle manette forse i danni ai lavoratori, agli Enti pubblici ed agli esercenti sarebbero stati ben minori o forse, chissà, che si sarebbero potuto evitare del tutto. Purtroppo si sono mostrati tutti distratti, sino ai giorni nostri, post crack. Chi continuava ad essere amico di questa banda e chi indifferente ed acquiescente pur sapendo. Oltre a quanto pubblicato online, infatti, molteplici elementi sui FOGLIANI, come Casa della Legalità, li si era forniti anche in audizione davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia nel 2014, ma anche lì, sulla questione FOGLIANI, tutto fu consegnato al silenzio. Un silenzio che anche da parte del M5S è stato assoluto, interrottosi solo dopo (e siamo già al 2019) il fallimento da centinaia e centinaia di milioni delle imprese dei FOGLIANI.
- lo schema su IMPRESE E RELAZIONI dei FOGLIANI
- l'articolo “quale l'origine della fortuna patrimoniale a Genova dei Fogliani di Taurianova?
- il volantino che si distribuì davanti al MOODY il 24.02.2014
- schermata home page sito "QUI! GROUP" (al 03.04.2017) con inserimento logo D.I.A.
Il primo volume sulla VI provincia calabrese
Creato 26 Maggio 2019
Come annunciato online il primo volume degli «appunti sulla SESTA PROVINCIA CALABRESE - in occasione delle elezioni amministrative 2019».
In questa prima parte, con anche foto e contenuti inediti, i capitoli:
"Ventimiglia - San Luca andata e ritorno"
"Nella 'colonia' il trionfo delle sfumature di grigio".
79 pagine - 9,3 Mb
Qui il link per scaricare e diffondere il volume in formato .pdf:
http://www.casadellalegalita.info/VI-provincia-calabrese-PRIMA-PARTE.pdf
A breve online i successivi volumi.
La ragnatela di imprese e relazioni dei FOGLIANI del gruppo "QUI!" (e quella domanda rimasta senza risposta)
Creato 01 Aprile 2019
Se si fosse pretesa una risposta alla domanda “quale l'origine del patrimonio dei FOGLIANI?” forse si sarebbe potuto evitare che tonnellate di buoni pasto, acquistati dalla Pubblica Amministrazione ed imprese, si rivelassero carta straccia, così come si sarebbe potuto evitare un crack che si aggira sui 350 milioni di euro (dati parziali) e che, con il fallimento delle principali imprese dei FOGLIANI, finissero in strada come disoccupati centinaia e centinaia di lavoratori.
Ma quella domanda osò porla soltanto la Casa della Legalità, pubblicando integralmente le motivazioni dell'archiviazione della querela presentata da Gregorio FOGLIANI. Un pronunciamento che escludeva il carattere diffamatorio anche rispetto al riferimento e richiamo alla Relazione 2002 della Direzione Investigativa Antimafia.
Unica risposta giunta fu una causa civile promossa Gregorio FOGLIANI, in proprio e quale presidente e fondatore del “QUI! GROUP”, contro la Presidenza della Casa della Legalità, ed affidata dal FOGLIANI agli avvocati Anastasio-Pugliese (del noto circolo Antico Tiro a Volo di Roma strettamente legato “C3” associazione dei calabresi nel mondo). Una causa iniziata zoppa, perché notificata ad indirizzo errato rese impossibile la costituzione e difesa della Casa della Legalità, e che in Appello ha visto un pronunciamento nel merito in cui i giudici accoglievano le ragioni della Casa della Legalità, affermando, tra l'altro, che quella domanda posta dalla Casa della Legalità non era diffamatoria e risultava anzi legittima e che, quindi, una risposta sarebbe stata doverosa...
Incontro con Giuseppe Antoci a Savona
Scritto da libreria Ubik
S.Ferdinando 2019 - APPELLO “Serve umanità e dignità per rompere con la segregazione”
Creato 01 Marzo 2019
La baraccopoli di San Ferdinando è l’esempio più eclatante delle segregazione nell’Italia cosiddetta civile.
E’ tale perché la politica non ha mai voluto riconoscere dignità ai braccianti immigrati che, quotidianamente, vengono sfruttati.
E’ tale perché le Istituzioni non hanno mai voluto dare soluzione, nemmeno davanti alle morti annunciate e ripetute di chi aveva come unica possibile dimora quel ghetto.
E’ tale perché in terra di ‘ndrangheta, più che altrove, i migranti sono solo ombre. Invisibili. Semplicemente forza lavoro da sfruttare, privi di diritti e tutele.
Dopo che la Prefettura di Reggio Calabria ha dimostrato, con lo scorrere del tempo, la propria incapacità, e mentre le Amministrazioni Pubbliche hanno dato prova della propria indifferenza, in prossimità delle elezioni regionali, si è giunti ad un provvedimento che dispone lo sgombero della baraccopoli per sostituirla con un nuovo ghetto e la dislocazione dei braccianti lontano dai luoghi di lavoro.
Appare evidente che tale scelta non sia quella consona ad un paese civile. Una pura operazione di facciata per garantire mediaticamente l’immagine di “una soluzione” che nella realtà non esiste e che, ancora una volta, palesa l’assenza di umanità da parte di Amministrazioni ed Istituzioni.
Con un nuovo ghetto, anche se dall’estetica più decente della baraccopoli, non si supera la logica perversa di quella che è una vera e propria segregazione che nega umanità, dignità e diritti, tutelando invece e soltanto il più spinto e bieco sfruttamento. Con la dislocazione, in siti distanti dalle terre di lavoro, da un lato non si interviene per garantire il rispetto diritti dei braccianti immigrati, e dall’altro si rende impossibile agli stessi di poter continuare a lavorare.
Ma in fondo non ci si poteva aspettare altro da chi ha scelto di annientare, anziché replicare, il modello di inclusione promosso da Riace, esempio virtuoso riconosciuto a livello internazionale, che poneva al centro la dignità dei migranti e la tutela dei loro diritti.

References: sentenza 
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