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Timestamp: 2020-05-26 07:14:34+00:00

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Erediti se ti sposi - Condizione da considerarsi non apposta, e tavolta nulla (Cassazione 8941/09)
Materia: Sentenze - Fonte: Cassazione - 20.05.2009
Abstract: Affermata l'illiceità della condizione di contrarre matrimonio per ereditare
(Aggiornamento del 15/12/09: questa sentenza è alla base della traccia n.2 dell'esame di avvocato sessione 2009)
L'art. 636 del codice civile prevede espressamente l'illiceità della condizione impeditiva delle nozze (Art. 636: "È illecita la condizione che impedisce le prime nozze o le ulteriori.
Tuttavia il legatario di usufrutto o di uso, di abitazione o di pensione, o di altra prestazione periodica per il caso o per il tempo del celibato o della vedovanza, non può goderne che durante il celibato o la vedovanza.")
Nulla viene detto per il caso, speculare, in cui il de cuius istituisca taluno erede a condizione di contrarre le nozze.
Nel silenzio normativo, fino ad oggi si era ritenuto, anche per analogia con il disposto dell'art. 785 in tema di donazioni cd. obnuziali (Art. 785: "La donazione fatta in riguardo di un determinato futuro matrimonio, sia dagli sposi tra loro, sia da altri a favore di uno o di entrambi gli sposi o dei figli nascituri da questi, si perfeziona senza bisogno che sia accettata, ma non produce effetto finché non segua il matrimonio.
La donazione in favore di figli nascituri rimane efficace per i figli rispetto ai quali si verificano gli effetti del matrimonio putativo.") la liceità di tale condizione, tenendo in considerazione anche del principio del favor testamenti.
Con la pronuncia in commento la Cassazione:
1) dichiara la non ammissibilità dell'analogia tra la condizione di contrarre le nozze e la donazione obnuziale;
2) e come conseguenza, dichiara l'opportunità di rivedere "la questione della liceità delle clausole limitative delle libertà dell'istituito ...alla luce del riconoscimento, ...dei fondamentali diritti di libertà".
Conseguentemente (riporto il passo principale della sentenza):
"il Collegio ritiene di dover affermare la illiceità della condizione di contrarre matrimonio, pur nella attenta considerazione dei citati, risalenti precedenti di questa Corte, alla stregua non già di una lettura estensiva della disposizione dell'art. 636 c.c., comma 1, quanto, piuttosto, della disposizione dell'art. 634 c.c., risultando la condizione di cui si tratta in contrasto con norme imperative e con l'ordine pubblico, in quanto limitativa della libertà dell'individuo in merito alle fondamentali scelte di vita, in cui si esplica la sua personalità ai sensi dell'art. 2 Cost.."
D'ora innanzi, quindi, il principio da tenere in considerazione sarà il seguente:
"La condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini la efficacia della stessa alla circostanza che l'istituito contragga matrimonio si considera non apposta, salvo che risulti che abbia rappresentato il solo motivo ad indurre il testatore a disporre, ipotesi nella quale rende nulla la disposizione testamentaria."
Cass. civ. Sez. II, 15-04-2009, n. 8941
*****, elettivamente domiciliato in ROMA, *****, presso le studio dell'avvocato *****, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato *****; - ricorrente -
*****, *****, elettivamente domiciliati in ROMA, ***** presso lo studio dell'avvocato *****, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato *****; - controricorrenti -
avverso la sentenza n. 1696/2003 della CORTE D'APPELLO di FAENZE, depositata il 21/10/2003;
udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del 2 3/10/2008 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA SAN GIORGIO;
udito l'Avvocato *****, difensore del resistente che ha chiesto il rigetto del ricorso;
1. - Con atto di citazione notificato il 19 maggio 1999, ***** convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Siena la sorella ***** ed il figlio di costei, *****, esponendo che il ***** era deceduto il padre, *****, dopo aver disposto delle proprie sostanze con testamento olografo del *****, con il quale aveva attribuito, a titolo di prelegato, allo stesso ***** un appartamento con annesso garage in *****, alla via*****, ed alla figlia ***** un appartamento in *****, nominando, nel resto, eredi universali entrambi i figli, ed assegnando un legato di non rilevante entità al nipote *****.
Il testamento, tuttavia, disponeva anche nel modo seguente: "Qualora al momento dell'apertura della mia successione mio figlio ***** non si sarà risposato, ad esso lascio, in sostituzione della legittima a lui spettante per legge, l'usufrutto generale vitalizio della suddetta casa di via *****, nonchè di tutti gli altri miei beni ad eccezione della casa di *****, come sopra attribuita a mia figlia *****, alla quale sarà devoluta anche la nuda proprietà degli altri beni, in considerazione del fatto che essa è madre di due figli".
Ciò premesso, ***** chiese dichiararsi come non apposta detta condizione, e comunque nulla la relativa disposizione, e dichiararsi valida solo la prima parte del testamento in cui l'eredità veniva attribuita ad entrambi i figli in parti uguali, con la sola specificazione dei due prelegati relativi ai due immobili sopra menzionati. Dedusse, a tal fine, l'attore che la condizione di cui si tratta era per un verso impossibile, non sussistendo, all'epoca dell'apertura della successione, le condizioni di diritto perchè egli, ancora vincolato dal precedente matrimonio, seppure in fase di separazione, potesse contrarre un nuovo vincolo coniugale;
Con sentenza del 30 novembre 2001, il Tribunale adito accolse la domanda, dichiarando la nullità della disposizione testamentaria sottoposta alla riferita condizione, dichiarando, conseguentemente, quest'ultimo succeduto nella piena proprietà dell'immobile sito in *****.
2. - Avverso la predetta sentenza ***** e ***** interposero gravame, che fu accolto dalla Corte d'appello di Firenze con sentenza depositata il 21 ottobre 2003. Il giudice di secondo grado dichiarò possibile e lecita la condizione apposta nel testamento di *****, condannando ***** al pagamento delle spese del giudizio. Secondo la Corte di merito, era anzitutto da escludere la configurabilità nella fattispecie di una condizione impossibile, sostenuta dal primo giudice sulla base del rilievo che, essendo il testatore deceduto prima di quando supponesse, non era ancora maturato il tempo per lo scioglimento del matrimonio di *****. Al riguardo, osservò la Corte che la disposizione di cui all'art. 634 c.c., comma 2, relativa agli effetti della condizione impossibile apposta ad un testamento, si riferisce alla ipotesi di impossibilità originaria, ossia coeva alla redazione del testamento, e non a quella della impossibilità sopravvenuta. Nella specie, *****, la cui età, all'atto della redazione della scheda testamentaria, non era particolarmente avanzata, aveva ragionevolmente ritenuto realizzabile la eventualità che il figlio ***** contraesse un nuovo matrimonio in epoca precedente il suo decesso.
3. - Per la cassazione di tale sentenza ricorre ***** sulla base di due motivi, illustrati anche da successiva memoria.
Resistono con controricorso ***** e *****.
1. - Con la prima censura, si deduce la illogicità ed arbitrarietà della motivazione della sentenza impugnata in ordine ad un punto decisivo della controversia, concernente la ricognizione della volontà del de cuius nel dettare, in alternativa, disposizioni testamentarie sottoposte a condizione sospensiva secondo la quale la devoluzione a titolo di coerede universale avrebbe avuto effetto in favore di ***** se questi al momento dell'apertura della successione fosse risultato coniugato per la seconda volta, mentre, in caso contrario, allo stesso sarebbe spettato solo l'usufrutto su di una parte dell'asse ereditario. Tale ricognizione - da ricollegare necessariamente al principio della illiceità di una volontà testamentaria che, imponendo un determinato comportamento al chiamato, ne limiti la libertà di autodeterminazione - sarebbe stata, nella specie, viziata da una serie di errori di prospettiva.
Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2009.
Link: http://www.civile.it/eredita
20.05.2009 - Renato Savoia - Fonte: Cassazione
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