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Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 21/01/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
Home / In evidenza / Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 21/01/2016	Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 21/01/2016
21 gennaio 2016	Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha fatto un nuovo passo nella sua giurisprudenza, ampliando la tutela offerta dalla Convenzione europea ed inoltrandosi nel campo delle obbligazioni positive degli Stati nella lotta contro la tratta di persone. Nel caso L.E. c. Grecia il Giudice di Strasburgo ha accolto il ricorso di una vittima della tratta ed accertato la violazione dell’art. 4 CEDU da parte della Grecia: lo Stato ellenico ha mancato ai suoi obblighi procedurali di contrastare le violenze della tratta: non ha svolto indagini ineffettive su quelle violenze ed ha perseguito i colpevoli con una macchina della giustizia anchilosata e troppo lenta.
Ghuyumchyan c. Armenia53862/073I ricorrenti sono la moglie, il figlio e la figliastra di Garegin Ghuyumchyani, un cittadino armeno oggi defunto. La loro famiglia gestiva un'impresa familiare, oggi venduta, quando il Sig. Ghuyumchyani fu accusato di corruzione. Dopo pochi mesi fu assolto per insufficenza di prove e presento' percio' domanda per ricevere indennizzo per essere stato imputato ingiustamente. La sua domanda fu presentata senza l'assistenza di un avvocato, perche' troppo costoso per le finanze dei ricorrenti, ed in primo e secondo grado fu esaminata e parzialmente accolta. Tuttavia quando decise di impugnare la decisione del Giudice di secondo grado promuovendo ricorso per cassazione, la sua impugnazione fu dichiarata inammissibile: la Cassazione rilevo' infatti che era necessaria sul ricorso la firma di un avvocato abilitato al patrocinio davanti alla Cassazione stessa, come richiede la legge armena.
Oggi i ricorrenti accusano l'Armenia di aver loro precluso l'accesso alla Corte di Cassazione imponendo come requisito di ammissibilita' la nomina di un avvocato cassazionista, che loro non potevano permettersi.Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile
Tovmasyan c. Armenia11578/083Rehan Tovmasyan e' una cittadina armena a cui nel 1991, sotto il regime comunista, era stata assegnato un appartamento in un edificio in costruzione. Con la cancellazione dell'URSS, la costruzione dell'edificio venne interrotta e la Sig.ra Tovmasyan si attivo' giudizialmente: ella chiese l'assegnazione di un altro appartamento oppure il pagamento di un indenizzo.I primi gradi di giudizio si svolsero senza che lei fosse assistita da alcun avvocato - non poteva permetterselo - ma quando si trovo' a scegliere se ricorrere o meno per cassazione, decise di desistere: non aveva le risorse economiche per pagare un avvocato cassazionista e, senza quello, il suo ricorso sarebbe stato certamente dichiarato inammissibile.
Oggi la Sig.ra Tovmasyan lamenta di essere stata privata dell'accesso alla Corte di cassazione armena perche' le era impossibile rivolgersi ad essa non potendosi permettere un avvocato cassazionista.
Articolo 6Nessuna Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)
Safaryan c. Armenia576/063Varya Safaryan e' una cittadina armena proprietaria di due case, un garage ed un padiglione, costruito quest'ultimo abusivamente, siti nel centro di Yerevan. Nel maggio del 2004 tento' di trasferire tramite donazione ai figli quelle proprieta', ma la trascrizione del trasferimento le venne negata: i suoi beni rientravano ormai nella zona destinata ad espropriazione per pubblica utilita'. Lei si oppose a questo rifiuto e la Corte d'appello nel luglio dello stesso anno accolse la sua istanza e ordino' la trascrizione del trasferimento nei punbblici registri immobiliari. Tuttavia, alla rinnovazione della istanza di registrazione, la Sig.ra Safaryan trovo' un nuovo rifiuto: esperiti nuovamente i procedimenti civili, infine la Corte di Cassazione le nego' la registrazione rilevando che il terreno era nella zona di espropriazione e che vi era stato realizzato un padiglione abusivo.
Oggi la Sig.ra Safaryan denuncia davanti alla Corte europea la violazione del suo diritto di proprieta' e di quello al rispetto dela vita privata e familiare perche' le e' stato impedito di donare i propri beni immobili ai figli.Articolo 8
Articolo 1 Prot. 1Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n Â° 1 -. Rispetto dei beni)
Boris Kostadinov c. Bulgaria61701/113Boris Yordanov Kostadinov e' un cittadino bulgaro arrestato durante il Gay Pride svoltosi nella citta' di Sofia nel giugno 2008. In quell'occasione, per timore di disordini, gli agenti di polizia era intervenuti in tenuta antisommossa. Il Sig. Kostadinov fu fermato con un gruppo di amici da una pattuglia ed arrestato: egli racconta di essere stato ammanettato e costretto a terra mentre gli agenti lo prendevano a calci e lo manganellavano su tutto il colpo. Poi e' stato tradotto in una stazione di polizia e li' nuovamente maltrattato: riporta che per due ore e' stato lasciato in corridoio, in posizione eretta con braccia e gambe divaricate; inoltre, lo avrebbero preso a calci nella caviglie e colpito col manganello sotto il ginocchio. Infine, e' stato detenuto in una cella sovraffollata e asfissiante per il calore, senza ne' cibo, ne' acqua ne' servizi igienici. Il giorno successivo al suo rilascio, il Sig. Kostandinov si rivolse ad un medico, denunciando le violenze ricevute: questi gli referto' ematomi su tutto il corpo. Il Sig. Kostandinov denuncio' le violenze subite, ma il relativo procedimento penale fu archiviato una prima volta con una motivazione considerata generica dalla Corte Suprema bulgara, che lo riapri', ed ancora una seconda volta, definitivamente, con la medesima motivazione.
Oggi il Sig. Kostandinov denuncia davanti alla Corte europea i maltrattamenti subiti dagli agenti di polizia bulgari e l'ineffettivita' delle indagini ufficiali portate avanti dagli inquirenti.Articolo 3Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
De Carolis e France Televisions c. Francia29313/102I ricorrenti sono la televisione France Television, oggi divenuta France 3, ed il suo presidente, Patrick de Carolis. Nel 2007 entrambi sono stati condannati - la televisione francese a livello civile ed il presidente della televisione, insieme ad un giornalista, a livello penale -per un servizio da loro mandato in onda nel settembre del 2006 e ritenuto diffamatorio nel confronti del principe saudita Turki Al Faisal. Il servizio giornalistico riguardava le denunce sporte dai familiari delle vittime degli attentati dell'11 settembre 2001: molti di loro avevano accusato l'Arabia Saudita, ed in particolare proprio il principe Turki Al Faisal -il quale era stato a capo dei servizi segreti della monarchia saudita -di essere i responsabili degli attentati terrosistici, lamentando che a 5 anni di distanza non si era ancora fatto luce sull'accaduto. Nel servizio lo stesso principe saudita era stato intervistato.
Oggi i ricorrenti rivendicano la propria liberta' di espressione, ritenendo che essa sia stata illegittimamente compromessa dalle condanne da loro ricevute per il servizio televisivo.Articolo 10Danno patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)Danno non patrimoniale - accertamento della violazione sufficiente (Articolo 41 - danno non patrimoniale;
H.A. c. Grecia58424/113Il ricorrente, H.A., e' un cittadino iraniano che e' stato detenuto per cinque mesi presso la stazione di polizia di Soufli, in vista della sua espulsione alla volta della Turchia, mai avvenuta. Egli sostenne che la sua detenzione era illegittima: egli non poteva al momento della detenzione essere espulso alla volta della Turchia, stante il rifiuto delle Autorita' turche di consentirne il rientro, non era stato informato dei motivi della sua detenzione, aveva dovuto firmare documenti di lingua greca senza l'ausilio di un interprete; inoltre, era detenuto in pessime condizioni di detenzione. Questi argomenti vennero sollevati davanti alla Tribunale amministrativo di Alexandroupoli, che tuttavia li rigetto' perche' non supportati da prove; inoltre, la detenzione sarebbe stata giustificata dal rischio che il Sig. H.A. fuggisse; ebbero invece miglior successo una volta reiterati davanti alla Corte suprema amministrativa greca, la quale accolse il ricorso del Sig. H.A. e ne dispose la scarcerazione a cinque mesi dal suo arresto.
Oggi il Sig. H.A. accusa le Autorita' greche di averlo detenuto illegittimamente ed in condizioni inumane e degradanti, nonche' di non aver disposto alcun rimedio interno che gli consentisse, in maniera effettiva, di contestare quella sua detenzione.Articolo 3
Articolo 13Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; Articolo 5-1-f - Espulsione)Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - Controllo della legalita' della detenzione)
L.E. c. Grecia71545/121La ricorrente, L.E. , e' una cittadina nigeriana entrata in Grecia nel 2004 grazie all'opera di un connazionale, il quale le aveva promesso di farla lavorare in un bar ed in un nightclub; ella aveva promesso al connazionale 40.000 euro. Tuttavia, una volta giunta in Grecia il connazionale le sottrasse il passaporto, costringendola a prostituirsi per circa due anni. Nel 2006 la Sig.ra L.E. fu raggiunta da un ordine di espulsione e sottoposta a detenzione: in quell'occasione ebbe modo di denunciare il suo connazionale ed il partner in affari di lui, lamentando di essere una vittima della tratta di esseri umani. La sua prima denuncia venne archiviata: soltano nel 2007 fu avviato il procedimento penale, nel quale lei si costitui' come parte civile, e venne sospesa la sua procedura di espulsione. Nel 2011 il partner in affari del connazionale che l'aveva condotta in Grecia fu assolto: il Giudice greco ritenne che quello non fosse socio, bensi' vittima, anche sessuale, del connazionale.
Oggi la Sig.ra L.E. accusa la Grecia di non averla protetta adeguatamente come vittima della tratta di persone e di aver consentito la fuga dei responsabili. Inoltre, il procedimento penale nel quale si e' costituita parte civile avrebbe avuto una durata eccessiva, senza che esistesse per lei alcuno strumento interno per contestarla.Articolo 4
Articolo 13Violazione dell'articolo 4 - Proibizione della schiavitu' e del lavoro forzato (articolo 4-1 - Tratta degli esseri umani)Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)Violazione dell'articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo)
Vascenkovs c. Lettonia30795/12 Maksims Vascenkovs e' un cittadino lettone arrestato l'11 agosto 2011 per rapina; nei mesi successivi la sua custodia cautelare fu estesa diverse volte, con decisioni che spesso contenevano le stesse parole delle precedenti, a volte sulla base degli indizi di colpevolezza relativi al reato di rapina, altre volte per gli indizi di colpevolezza raccolti circa un secondo reato, di furto.
Il Sig. Vascenkovs lamenta che la sua detenzione cautelare e' stata estesa piu' volte senza che il Giudice lettone fornisse sufficienti ragioni circa gli indizi raccolti contro di lui per il reato di rapina.Articolo 5In attesa di pubblicazione
Ivanovski c. Ex Repubblica iugoslava di Macedonia29908/112Trendafil Ivanovski e' un ex giudice della Corte costituzionale macedone, di cui e' stato anche Presidente. Egli fu rimosso dall'incarico nel 2011 in ragione della sua collaborazione con servizi segreti, causa di incompatibilita' con l'ufficio di giudice costituzionale: in particolare, dagli archivi di Stato emerse la prova che egli a partire dal 1964, da studente simpatizzante di un movimento studentesco nazionalista, aveva fornito informazioni su alcuni studenti ai servizi segreti. Sia la Corte amministrativa che la Corte suprema macedoni, limitando la propria giurisdizione a sole alcune questioni, rigettarono le sue istanze giusridizionali: egli lamentava di non aver potuto replicare pienamente alle accuse, ne' di aver avuto un tempo sufficiente a preparare le proprie difese; inoltre, il documento usato per il suo licenziamento avrebbe avuto discrepanze rispetto all'originale estratto dagli archivi di Stato.
Oggi il Sig. Ivanovski lamenta l'iniquita' complessiva dei procedimenti che hanno portato al suo licenziamento e l'impossibilita' di contestare, a livello interno, le violazioni subite: in particolare, egli sarebbe stato giudicato da corti non impaziali che non hanno esercitato una piena giurisdizione sul suo caso, limitandosi soltanto ad alcuni aspetti e percio' violando il suo diritto di accesso ad un tribunale. Inoltre, ritiene che la sua dignita' e reputazione sono stati violati e che la prova decisiva per il suo licenziamento sarebbe stata estratta in maniera non autorizzatata dall'archivio di Stato.Articolo 6
Articolo 13Eccezione preliminare respinta (articolo 35-1 - Esaurimento dei ricorsi interni)
Resto irricevibileNessuna Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile
giudice imparziale; Tribunale indipendente)Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Neskoska c. Ex Repubblica iugoslava di Macedonia60333/132Lenka Neskoska ha perso il figlio, ventunenne, durante una manifestazione. Ad ucciderlo sarebbe stata una emorraggia celebrale causata da un agente di polizia delle Forze speciali. Durante la manifestazione per i risultati delle elezioni parlamentari, suo figlio avrebbe tentato di salire su un palco: li' l'agente lo avrebbe richiamato, inseguito e colpito alla nuca, facendolo cadere, e poi stremato di calci e pugni. Tale almeno e' la versione accertata dai Giudici macedoni, che hanno condannato quell'agente ad 11 anni di reclusione. Ma sia la madre, oggi ricorrente, che seimila cittadini macedoni, che firmarono una petizione contro la violenza della polizia in seguito all'accaduto, credono che sulla vicenda non sia stata fatta ancora chiarezza; e' discusso il ruolo di altri tre agenti ed un civile che avrebbero mosso il corpo di suo figlio e dichiarato che questi era morto per overdose: per loro erano complici di favoreggiamento, ma gli inquirenti macedoni hanno ritenuto di non dover agire contro di loro.
Oggi la Sig.ra Neskoska denuncia che la Macedonia non ha svolto indagini effettive sulla morte di suo figlio, omettendo di verificare tutti gli aspetti della sua morte.Articolo 2
Articolo 13Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Siredzhuk c. Ucraina16901/033Petro Siredzhuk e' un ex professore di storia condannato a risarcire il sindaco della citta' di Kosiv per averlo diffamato; egli infatti lo aveva accusato di corruzione e descritto come un "un principe feudale onnipotente" all'interno del suo articolo, dedicato alla storia della regione tra 1600-1800 all'interno di un volume, scritto a piu' mani, relativo a storia e archeologia. Dopo un'alterna vicenda processuale, iniziata nel 1998 e conclusa nel 2008, il Sig. Siredzhuk fu condannato per diffamazione.
Oggi il Sig. Siredzhuk rivendica la sua liverta' di espressione, nel criticare un pubblico ufficiale, e l'eccessiva durata dei procedimenti celebrati a livello nazionale; inoltre, i Giudici ucraini non avrebbero sufficentemente motivato la sua condanna.Articolo 6
Articolo 10Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)Nessuna Violazione dell'articolo 6 - Diritto a un equo processo (articolo 6-1 - Processo equo)NessunaViolazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 21 gennaio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:
B.V. e altri c. Croazia (n. 38435/13); Erdal c. Turchia (n. 40177/11).	Armenia Boris Kostadinov c. Bulgaria Bulgaria De Carolis e France Televisions c. Francia Francia Ghuyumchyan c. Armenia Grecia H.A. c. Grecia Ivanovski c. Ex Repubblica iugoslava di Macedonia L.E. c. Grecia Lettonia Macedonia Neskoska c. Ex Repubblica iugoslava di Macedonia Safaryan c. Armenia Siredzhuk c. Ucraina Tovmasyan c. Armenia Tutte le sentenze Ucraina Vascenkovs c. Lettonia	2016-01-21
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