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Timestamp: 2017-02-23 00:47:31+00:00

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ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI: DALLE SCUOLE SPECIALI ALL INTEGRAZIONE NELLA SCUOLA ATTRAVERSO I PIANI EDUCATIVI PERSONALIZZATI NORMATIVA DAL 1923 AL 2005, - PDF
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1 ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI: DALLE SCUOLE SPECIALI ALL INTEGRAZIONE NELLA SCUOLA ATTRAVERSO I PIANI EDUCATIVI PERSONALIZZATI NORMATIVA DAL 1923 AL 2005, a cura di Umberto Tenuta R. D., 3/12/1923, n L obbligo scolastico è esteso ai ciechi ed ai sordomuti che non presentino altra anormalità che ne impedisca l'ottemperanza. Per i sordomuti è esteso fino a116 anno di età. Documento n. 2 T. U. DELLE LEGGI SULL'ISTRUZIONE ELEMENTARE APPROVATE CON R. D. 5/2/1928, N Art L 'istruzione dei fanciulli dal sesto a1 14 anno di età è obbligatoria. Art L 'obbligo scolastico è esteso ai ciechi ed ai sordomuti, i quali non presentino altra anormalità che impedisca loro di ottemperarvi. Per i sordomuti è esteso fino a116 anno di età. Art Con decreti reali di concerto tra il ministro della pubblica istruzione e il ministro dell'interno sarà determinato quali degli istituti che provvedono all'educazione dei ciechi e dei sordomuti debbano accogliere gli scolari obbligati in virtù dell'articolo precedente, la misura dei contributi che lo Stato pagherà agli istituti privati che assumono tale cura, le trasformazioni da apportarsi agli statuti dei singoli istituti ed all'ordinamento didattico di essi, perchè possano rispondere ai nuovi compiti loro assegnati dalla legge. Agli istituti di cui al comma precedente possono essere annessi speciali giardini d'infanzia. Art Nel caso che i genitori provvedano privatamente all'istruzione dei ciechi o sordomuti obbligati, questi devono al 14 e rispettivamente al 16 anno di età sostenere un esame presso uno degli istituti riconosciuti a norma dell'articolo precedente. REGOLAMENTO GENERALE APPROVATO CON R. D. 26/4/1928, N Art Quando gli atti di permanente indisciplina siano tali da lasciare il dubbio che possano derivare da anormalità psichiche, il maestro può, su parere conforme dell'ufficiale sanitario, proporre l'allontanamento definitivo dell'alunno al direttore didattico governativo o comunale, il quale curerà la assegnazione dello scolaro alle classi differenziali che siano istituite nel comune o, secondo i casi, d'accordo con la famiglia, inizierà le pratiche opportune per il ricovero in istituti per l'educazione dei corrigendi. R.D. 1/7/1933. n Art Con apposita convenzione, che deve essere approvata dal Ministero dell'educazione nazionale, il R. provveditore a- gli studi stabilisce con il Comune o con l Ente che ha promosso l'istituzione di una scuola elementare speciale passata allo Stato per effetto del T. U. 14/9/1931, n Gli oneri che incombono al Comune o all Ente per assicurare il regolare funzionamento dei servizi sussidiari e di assistenza e quelli che. ai sensi deil.art. 2 del suddetto testo unico, incombono all Amministrazione scolastica. La deliberazione del Comune relativa alla convenzione di cui al comma precedente è sottoposta all'approvazione tutoria. Art Alle scuole elementari speciali di cui al precedente articolo 28 sono assegnati maestri del Comune, scelti preferibilmente tra quelli che siano in possesso di titoli di studi speciali o che, comunque, dimostrino di avere particolari attitudini e cognizioni in relazione all'ordinamento della scuola. Quando presso una scuola elementare speciale funziona un R. corso o una R. scuola di avviamento professionale, al direttore didattico della scuola elementare può essere affidata dal Ministero dell'educazione nazionale, per incarico, anche la direzione del corso o della scuola professionale. LEGGE 26/1/1962 N. 12- UTILIZZAZIONE DI FONDI... PER IL FINANZIAMENTO DEL PIANO PER LO SVILUPPO DELLA SCUOLA. Art. 32- Per l'istituzione di scuole speciali per minorati psicofisici e per la rieducazione sociale, di classi differenziali nella scuola di completamento dell obbligo, per l'incremento delle classi differenziali nelle scuole elementari, per l'assistenza igienico-sanitaria, didattica e per l'attrezzatura necessaria al funzionamento delle scuole e classi predette, per il razionale reperimento degli alunni e per l organizzazione di corsi di specializzazione per gli insegnanti è stanziata... la somma (omissis). COSTITUZIONE DELLA R. I. Art. 34- La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è gratuita. Art Gli inabili e i minorati hanno diritto all educazione e all avviamento professionale. C. M. - DIREZIONE GENERALE ISTRUZIONE ELEMENTARE N 103 DEL OGG: CLASSI DIFFERENZIALI Si chiede ai Provveditori di indicare il numero delle classi differenziali e delle classi di scuole speciali per minorati funzionanti e da istituire in rapporto alle esigenze locali. Le classi dovranno essere distinte nelle seguenti categorie: l. per tardivi e falsi minorati psichici;2 2. per minorati psichici; 3. per minorati fisici; 4. per ambliopi; 5. per sordastri. CIRCOLARE 9 LUGLIO PROL. N (DIREZ. GEN. ISTRUZIONE ELEMENTARE ). - SCUOLE SPECIALI E CLASSI DIFFERENZIALI. Nella risposta alla ministeriale n. 103 del 4 gen relativa all'oggetto non sono stati indicati i criteri che la S. V. intende seguire per l'istituzione delle scuole speciali o delle classi differenziali e per l'utilizzazione dei fondi che saranno destinati a tale scopo. Pertanto, al fine di assicurare il più efficace intervento dell'amministrazione nel settore scolastico di cui trattasi, sarà opportuno che la S. V. si attenga alle seguenti precisazioni, rielaborando eventualmente, in base ad esse, i dati forniti. 1. Alunni. - A seconda delle forme e del tipo delle minorazioni, gli alunni saranno avviati alle scuole speciali o alle classi differenziali. E' indispensabile che il personale insegnante preposto alle scuole speciali, in attesa d'una organica disciplina in materia, sia in possesso del titolo di specializzazione. Per l'insegnamento nelle scuole speciali per minorati psichici o fisici, il maestro deve essere in possesso del diploma o certificato rilasciato dalle scuole magistrali ortofreniche o conseguito al termine dei corsi di fisiopatologia dello sviluppo psichico e fisico del fanciullo, di cui all'art.404 del Reg. Gen. 26 apr n L'insegnamento nelle scuole speciali per sordastri e ambliopi dovrà essere affidato esclusivamente a personale che sia in possesso rispettivamente, del titolo di specializzazione conseguito al termine dei corsi per sordastri organizzati dagli istituti statali per sordomuti o del diploma di specializzazione rilasciato dall'istituto statale di specializzazione per gli educatori dei minorati della vista "Augusto Romagnoli". Anche ai fini organizzativi, sarà necessario che la S. V. terrà presente che nella categoria dei minorati fisici devono essere inclusi anche quegli alunni che tradizionalmente non sono stati considerati tali: a titolo esemplificativo si indicano i predisposti alla t.b.c. e i cronici degenti nei luoghi di cura. Le scuole destinate ad accogliere tali alunni, dovranno essere opportunamente incrementate, restando inteso, però, che la selezione degli educandi dovrà essere accuratissima e tale, in ogni caso, da escludere gli scolari che possano trarre profitto da un buon insegnamento individualizzato nella scuola comune. Ai maestri che non abbiano una preparazione specifica possono essere affidate soltanto le classi differenziali nelle quali saranno accolti gli alunni le cui anomalie siano tali da lasciar prevedere un facile e rapido adattamento alla scuola comune. 2, Reperimento. - Per quanto riguarda il reperimento degli alunni la S. V. vorrà, in linea di massima, tener presenti i seguenti criteri. La segnalazione della minorazione sarà fatta dall'insegnante, con relazione scritta al Direttore didattico, il quale, dopo che le competenti autorità sanitarie (medico scolastico, o ufficiale sanitario e medico condotto) avranno accertato il tipo della minorazione, avvierà l'alunno alla scuola corrispondente. In ogni caso è consigliabile che l'accertamento della minorazione sia demandato ai locali centri medico-psico-pedagogici, qualora vi siano. Laddove non esistano i centri, sarà opportuno che la S. V. nomini una commissione provinciale, d'intesa col Medico provinciale, di cui facciano parte, possibilmente, uno specialista in neuropsichiatria infantile, un insegnante specializzato in ortofrenia, un pediatra e, secondo le circostanze, un oculista e un otorinolaringoiatra. Le operazioni di accertamento delle minorazioni devono aver luogo entro il 31 ottobre Sulla base del numero degli a- lunni reperiti, la S. V. avrà facoltà di modificare le proposte di cui alla nota di riferimento, precisando con estrema esattezza il numero delle nuove scuole da istituire. Restano stabiliti i seguenti limiti numerici di massima per ogni tipo di scuola: a. per minorati psichici: da 6 a 10 alunni (per le sole classi differenziali: da 8 a 15); b. per sordastri: da 8 a 10; c. per ambliopi: da 8 a 10. Il numero degli alunni delle classi differenziali e delle classi speciali che hanno già funzionato nell'anno scolastico dovrà essere ridimensionato tenendo conto dei limiti anzidetti e dei nuovi posti disponibili. Le variazioni alle proposte già fatte dovranno essere comunicate al Ministero entro il 10 novembre 1962, per dar modo di provvedere alla concessione dei nuovi posti di organico. In seguito all'esame dalle proposte è sorta la necessità di disporre, ai fini del finanziamento delle istituzioni scolastiche speciali, gli elementi il più possibile analitici, anche in relazione alla necessità di individuare con esattezza le singole voci di spesa, per le quali, come è noto, le norme di contabilità prevedono distinte procedure di finanziamento, secondo l'oggetto. Pertanto, le richieste di fondi che la S. V. vorrà inviare tempestivamente al Ministero, dovranno essere distintamente formulate in relazione alle seguenti voci: I) assistenza sanitaria; 2) attrezzature. Per quanto riguarda la voce sub 1. la S. V. dovrà distinguere la spesa occorrente per l'eventuale funzionamento delle commis-3 sioni di accertamento o per il pagamento delle visite effettuate a cura dei centri medico-psico-pedagogici o degli istituti per ciechi e sordomuti, da quella necessaria all'assistenza igienico-sanitaria durante l'anno scolastico. Per l'acquisto delle attrezzature sarà indispensabile che la S. V. indichi specificatamente i singoli sussidi didattici e le apparecchiature occorrenti per ogni tipo di scuola, precisandone il fabbisogno quantitativo e la relativa spesa. Dovranno essere altresì precisate le ditte presso le quali è consigliabile l'acquisto. AI fine di rendere più efficaci i nuovi interventi nel settore di cui trattasi. sarà opportuno che la S. V. possa contare ulteriormente su tutti quegli enti ed organismi, pubblici e privati, che finora hanno validamente contribuito alla creazione e al mantenimento di scuole speciali. LEGGE 31/12/1962 N Art <<Possono essere istituite classi differenziali per alunni disadattati scolastici».. Con apposite norme regolamentari, saranno disciplinate anche la scelta degli alunni da assegnare a tali classi. le forme adeguate di assistenza, l'istituzione di corsi di aggiornamento per gli insegnanti relativi ed ogni altra iniziativa utile al funzionamento delle classi stesse. Della Commissione che dovrà procedere al giudizio per il passaggio degli alunni a tali classi. faranno parte due medici, di cui almeno uno competente in neuro-psichiatria, in psicologia o materie affini, e un esperto in pedagogia. Le classi differenziali non possono avere più di 15 alunni. Con Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione, sentito il Consiglio superiore, sono stabiliti per le classi differenziali, che possono avere un calendario speciale, appositi programmi ed orari di insegnamento. CIRCOLARE 2 FEBBRAIO 1963, PROT. N. 934/6 (DIREZ. GEN. ISTRUZIONE ELEMENTARE). - FUNZIONAMENTO DELLE SCUOLE ELEMENTARI SPECIALI E DELLE CLASSI DIFFERENZIALI. A seguito dei recenti provvedimenti in favore delle istituzioni scolastiche speciali per minorati psichici e fisici. si ritiene necessario fornire alla SS. VV. alcune indicazioni che integrano quelle contenute nella circ. min. 9 lug n. 4525, e mirano a promuovere il migliore funzionamento delle scuole elementari speciali e delle classi differenziali. Alunni. - Il Ministero ha preso atto delle assicurazioni fornite dalle SS. VV. circa il regolare reperimento degli alunni: si ritiene, peraltro, opportuno suggerire che, nei casi in cui gli esami medici non siano conclusi con una diagnosi precisa. gli a- lunni siano sottoposti ad ulteriori accertamenti, allo scopo di stabilire con esattezza il tipo di istituzione alle quali devono essere avviati. E' appena il caso di richiamare l'attenzione delle SS.. VV. sulla necessità che tali ulteriori accertamenti si svolgano al più presto e, comunque, non oltre il decimo giorno dalla ricezione della presente circolare. I limiti numerici per la formazione delle classi, stabiliti nella ministeriale n devono essere in ogni caso rispettati, salvo che l'aumento o la diminuzione di poche unità non siano resi indispensabili da imprescindibili esigenze organizzative. rigorosamente verificate. Inoltre, dovrà essere tenuto presente il criterio di istituire classi il più possibile omogenee in rapporto alle minorazioni: tale esigenza è valida non soltanto quando si tratti di alunni affetti da minorazioni psichiche, ai fini della distinzione tra quelli che devono essere accolti nelle scuole speciali e quelli che devono essere avviati alle classi differenziali, ma anche nell'ambito delle stesse scuole speciali e classi differenziali.lo scopo dell'incontro, soprattutto, è quello di un chiarimento ampio quanto è possibile altrochè sui principi, anche sui particolari organizzativi da curare con tutta diligenza per il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche speciali. Si indicano alcuni argomenti da trattare: caratteristiche generali delle istituzioni scolastiche speciali e degli alunni: possibilità, fasi e metodi del recupero scolastico, principi metodologici e sussidi didattici: possibilità e forme dell'educazione fisica e del gioco; attività manuali e pratiche; organizzazione degli schedari e delle cartelle di cui al paragrafo I; rapporti con le famiglie e rapporti tra gli educatori e i medici. Si richiama l'attenzione su alcuni numeri di «Scuola di base" che si occupano dell'argomento, e precisamente il n. 2-3 del 1957 e il n. 1 de Dovranno inoltre essere disposte riunioni periodiche con la partecipazione del medesimo personale, durante le quali potranno essere organizzate visite alle istituzioni scolastiche speciali: le spese per l'incontro e le riunioni debbono essere comprese nelle somme già assegnate. Pubblicazioni e sussidi didattici. - Presso ogni Circoscrizione saranno raccolte pubblicazioni orientatrici per gli insegnanti delle classi differenziali o speciali, anche in rapporto alle vigenti disposizioni relative alla costituzione di biblioteche pedagogiche presso gli ispettorati scolastici. La varietà dei modi nei quali ogni singola istituzione differenziale atteggia la sua vita didattica esclude che si possa ricorrere a sussidi omogenei e comporta, invece, l'iniziativa e l'inventiva e, naturalmente. la verifica degli insegnanti. Siccome si presume che in questa fase. a carattere prevalentemente sperimentale, gli insegnanti abbiano bisogno di indicazioni precise, anziché prescrivere determinati sussidi didattici, è preferibile che essi siano invitati a mettersi anche direttamente in relazione con le istituzioni speciali che hanno una tradizione e una esperienza verificate, per consultazioni ed eventuali acquisti. E' infine necessario che, a conclusione della fase iniziale, e cioè un mese circa, le SS,VV. inviino a questo Ministero una relazione analitica di quanto è stato tatto indicando, ad esempio, le modalità seguite per la selezione degli alunni e la composizione delle classi,4 come si è provveduto alla costituzione delle cartelle degli alunni, quali spese sono state necessarie ecc, Questa richiesta nasce dalla esigenza di avere quanto prima a disposizione tutti gli elementi ricavati dalle effettive situazioni locali, per predisporre tempestivamente e funzionalmente l'organizzazione di una sì delicata attività per il prossimo anno scolastico. ESTRATTO DAL D.P. R. 22 DICEMBRE 1967 N REGOLAMENTO PER L'APPLICAZIONE DEL TITOLO III DEL D. P. R. 11 FEBBRAIO 1961 N. 264, RELATIVO AI SERVIZI DI MEDICINA SCOLASTICA. Art. 29 Ai sensi dell'art. 11, lettera c) del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, il servizio medico scolastico si estende, sotto la vigilanza dell'ufficiale sanitario, agli istituti scolastici pubblici e privati per ciechi, sordomuti, minorati psichici, affetti da malattie specifiche dell'apparato respiratorio, da malattie dell'apparato cardiovascolare, nonchè ad ogni altra scuola od istituto speciale. A r t. 30. I soggetti che presentano anomalie o anormalità somatopsichiche che non consentono la regolare frequenza nelle scuole comuni e che abbisognano di particolare trattamento ed assistenza medico-didattica sono indirizzati alle scuole speciali. Nell'eventualità che l'alunno presenti più di una alterazione, si terrà conto, per l'assegnazione alla scuola speciale, della minorazione che consente maggiori possibilità di trattamento. I soggetti ipodotati intellettuali non gravi, disadattati ambientali, o con anomalie del comportamento, per i quali possa prevedersi il reinserimento nella scuola comune sono indirizzati alle classi differenziali. Art. 31 Gli insegnanti degli istituti prescolastici, delle scuole elementari, della scuola media e degli altri istituti di educazione ed istruzione, anche su segnalazione delle famiglie, riferiscono al direttore della scuola o al capo dell'istituto i fatti e le osservazioni concernenti gli alunni che presentano le atipie indicate negli articoli precedenti. Il direttore della scuola o il capo dell'istituto ne informa il medico scolastico, il quale, se del caso, sottopone i soggetti ritenuti irregolari alle indagini opportune ed all'eventuale ulteriore periodo di osservazione, per la valutazione, sotto il profilo medico, della necessità di indirizzare i soggetti stessi alle scuole speciali o alle classi differenziali.all'uopo il medico scolastico si avvale della collaborazione dei centri medico-psico-pedagogici, di istituti specializzati e dei medici specialisti. In base all'esito degli accertamenti, l'autorità scolastica competente, presi gli opportuni contatti con le famiglie interessate, procede all'assegnazione dei soggetti alle scuole speciali o alle classi differenziali. Contro il provvedimento dell'autorità scolastica di cui al comma precedente, è ammesso il ricorso da parte della persona che esercita sull'alunno la patria potestà o la tutela o dal direttore dell'istituto di assistenza cui il medesimo è affidato, al medico provinciale, al quale deve essere trasmessa per competenza tutta la documentazione relativa alle indagini eseguite. E' facoltà del medico provinciale, ai fini del giudizio, di far sottoporre l'alunno a visita medica da parte di un'apposita commissione provinciale dallo stesso nominata, Art. 32. La commissione prevista nell'ultimo comma dell'articolo precedente è composta da uno specialista in neuropsichiatria infantile, da un pediatra, da uno specialista della branca medica nella quale è compresa la irregolarità, da un insegnante specializzato in ortofrenia, nonché del medico scolastico coadiutore del medico provinciale, incaricato ai sensi dell'art. 16 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n, 264, ove sia stato nominato, ovvero da un funzionario medico addetto all'ufficio del medico provinciale. Questo ultimo componente che funge altresì da segretario della commissione prevista nel precedente articolo, fornisce alla medesima una relazione particolareggiata delle osservazioni riguardanti i singoli casi. In base al giudizio della commissione il medico provinciale adotta il provvedimento definitivo. Per la scuola media di primo grado, restano ferme, per quanto riguarda le classi differenziali. le norme dell'art. 12 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, e del relativo regolamento di esecuzione. Art. 33 Per ogni alunno assegnato alle scuole speciali, e alle classi differenziali il medico scolastico predispone un fascicolo nel quale sono raccolte le schede con i risultati delle indagini mediche specialistiche, psicologiche, ambientali e con le osservazioni degli insegnanti, unendo altresì, quando intervenuto, il giudizio della commissione di cui all'articolo precedente. I fascicoli seguono gli alunni interessati e sono perciò trasmessi dal medico scolastico con l'indicazione "atti riservati» al capo della scuola o dell'istituto che li accoglie. Art. 34 Il trattamento medico specialistico e didattico assume forme diverse a seconda che riguardi l'assistenza medica specializzata o l'assistenza con interventi psico-pedagogici specializzati (didattica differenziale o graduata, psicoterapia di vario tipo o livello, metodi educativi speciali) o l'assistenza sociale volta a ridurre le carenze della famiglia e dell'ambiente in genere. I trattamenti di pertinenza della medicina scolastica sono i seguenti: terapie mediche generali e specifiche; trattamenti sociali svolti da assistenti sociali specializzati operanti in seno ai centri di medicina psico-pedagogica; psico-terapia ambulatoriale svolta da centri di medicina psico pedagogica; trattamenti in esternato presso la scuole speciali o le classi differenziali; trattamenti in internato presso apposite istituzioni medico-psico-pedagogiche o presso istituti educativo-assistenziali specializzati; ricoveri presso istituti minorili di assistenza psichiatrica o cliniche neuro-psichiatriche. Art. 35 Quando sono richieste terapie non realizzabili nella sede scolastica, il medico scolastico ne informa l'ufficiale sanita-5 rio e il direttore della scuola o il capo dell'istituto per le istruzioni che gli stessi, di concerto, ritengono di impartire. In base a tali istruzioni il medico scolastico indica ai genitori o a chi esercita la patria potestà, l'istituzione specializzata ove l'alunno potrà essere inviato per ricevere cure appropriate. Quando si rendano necessari trattamenti in internato presso istituzioni medico-psico-pedagogiche o presso istituti di assistenza psichiatrica, il medico scolastico rilascerà ai genitori o a chi per essi la documentazione per la richiesta da rivolgere agli enti interessati ai ricoveri. Art. 36. In base ai dati dei medici provinciali di cui al successivo art. 56, il Ministero della sanità, di concerto con il Ministero della pubblica istruzione e con quello del lavoro e della previdenza sociale, provvede periodicamente alla edizione di un elenco generale della istituzioni sanitarie-didattiche secondo la specialità e la dislocazione, in modo che le relative indicazioni possano essere tenute presenti dalle autorità sanitarie e scolastiche. Gli stessi dicasteri di concerto con quello del tesoro predispongono i provvedimenti di coordinamento e di disciplina dell'azione delle istituzioni e dei servizi di assistenza sanitaria scolastica riabilitativa o addestrativa anche per quanto attiene alla preparazione teorico-pratica degli insegnanti destinati alle scuole speciali ed alle classi differenziali, predispongono altresì i provvedimenti per l'organizzazione di nuove istituzioni e di nuovi servizi. omissis LEGGE 30 MARZO 1971, N. 118 NUOVE NORME E SOGGETTI AVENTI DIRITTO Art. 2 - Le disposizioni del decreto-legge 30 gennaio n. 5, hanno efficacia fino al 30 aprile A partire dal l maggio 1971, in favore dei mutilati ed invalidi civili si applicano le norme di cui agli artt. seguenti. Agli effetti della presente legge. si considerano mutilati ed invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche di carattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo o, se minori di anni 18, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età. Sono esclusi gli invalidi per cause di guerra, di lavoro. di servizio, nonché i ciechi e i sordomuti per i quali provvedono altre leggi. omissis Centri di riabilitazione, ricerca e prevenzione Art. 4 - Tutti i centri ad internato o a seminternato che ospitino invalidi civili di età inferiore ai 18 anni debbono istituire corsi di istruzione per l'espletamento e il completamento della scuola dell'obbligo... Personale ed educatori specializzati Art. 5- Presso le università ed enti pubblici e privati possono essere istituite scuole per la formazione di assistentieducatori, di assistenti sociali specializzati e di personale paramedico. Il riconoscimento delle scuole presso enti avviene con decreto del Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per la sanità. I programmi, l'ordinamento dei tirocini e i requisiti dei docenti sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per la sanità. Accertamento delle condizioni di minorazione Art. 6 L accertamento delle condizioni di minorazione degli aspiranti ai fini dei benefici previsti dalla presente legge, è effettuato in ciascuna provincia dalla commissione sanitaria di cui all'art. 7, nominata dal prefetto su proposta del medico provinciale e che ha sede presso l'ufficio del medico provinciale. Ove necessario, il prefetto su richiesta del medico provinciale può nominare con la stessa procedura più commissioni le quali possono avere sede anche in altri comuni della provincia presso l'ufficio dell'ufficiale sanitario. omissis Gli art. 23, 24 e 25 prevedono l'addestramento, la qualificazione professionale, e la riqualificazione ed il lavoro protetto. L 'art. 27 prevede l'abolizione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, comprese le scuole. N.8. Le disposizioni di cui all'art. 27 sono divenute applicabili solo dopo l'emanazione del D.P.R. 27 aprile 1978 n 384. Provvedimenti per la frequenza scolastica Art Ai mutilati e invalidi civili che non siano autosufficienti e che frequentino la scuola dell'obbligo o i corsi di addestramento professionale finanziati dallo Stato vengono assicurati: a) il trasporto gratuito dalla propria abitazione alla sede della scuola o del corso e viceversa, a carico dei patronati scolastici o dei consorzi dei patronati scolastici o degli enti gestori dei corsi; b) l'accesso alla scuola mediante adatti accorgimenti per il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche che ne impediscono la frequenza; c) l'assistenza durante gli orari scolastici degli invalidi più gravi. L 'istruzione dell'obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l'apprendimento o l'inserimento nelle predette classi normali. Sarà facilitata, inoltre, la frequenza degli invalidi e mutilati civili alle scuole medie superiori ed universitarie. Le stesse disposizioni valgono per le istituzioni prescolastiche e per i doposcuola. CIRCOLARE MINISTERIALE 8 AGOSTO 1975, N. 227 OGGETTO: INTERVENTI A FAVORE DEGLI ALUNNI HANDICAPPATI6 Sulla scorta delle indicazioni emerse dalle analisi ed elaborazioni recentemente svolte sui vari problemi educativi e scolastici degli alunni handicappati, in uniformità ad analoghi criteri seguiti dal legislatore con riguardo ai mutilati ed invalidi civili (art. 28, L.30/3/71, n.118), si è ritenuto di proporre l'adozione di misure e modalità organizzativi utili e applicabili per facilitare, per quanto possibile, un sempre più ampio inserimento di detti alunni nelle scuole aperte a tutti gli allievi. Tale o- biettivo, che non è incompatibile con la necessaria continuità dell'opera degli istituti speciali e delle strutture specializzate oggi esistenti, sarà reso possibile dalla stessa trasformazione e dal rinnovamento delle scuole comuni, che dovranno essere progressivamente messe in grado di accogliere anche i discenti che, nell'età dell'obbligo scolastico, presentino particolari difficoltà di apprendimento e di adattamento. Non ci si nasconde la complessità e la gravità dei problemi di natura strutturale ed organizzativa da risolvere, per conseguire risultati apprezzabili, nell'azione volta all'integrazione scolastica e sociale dei suddetti allievi, ma, proprio per questo vanno studiati tempi e forme concreti di interventi significativi sui quali occorrerà richiamare l'attenzione e cercare il consenso degli organi collegiali di governo delle istituzioni scolastiche, per l'alto valore democratico che l'integrazione scolastica degli alunni handicappati riveste. Integrazione che richiede certamente un nuovo modo di essere della scuola - come sottolinea una sezione, qui allegata, del documento conclusivo di una Commissione di esperti che ha affrontato la tematica in oggetto - ma che sollecita e impone anche decisioni graduali e coerenti sul piano dell'azione amministrativa. Anche in questa materia il Distretto scolastico, con la determinazione sul piano del territorio dei bisogni formativi, potrà costituire la condizione di più agevole superamento delle difficoltà di cui si è detto. La dimensione territoriale dovrà, quindi, essere sin da ora considerata, per misurare la validità del programma che qui di seguito si espone. RAGGRUPPAMENTI DI SCUOLE In ciascuna provincia le SS.LL. individueranno, nel l'ambito territoriale che le coinvolga per competenza, uno o due gruppi di scuole - per le province più grandi si può pensare anche a più di due gruppi - presso le quali promuovere le forme organizzatile che si indicano. Tali gruppi, costituiti da una scuola materna, una scuola elementare e una scuola media, dovranno essere individuati considerando come parametri ottimali un minimo di dieci classi (con una punta possibilmente non superiore alle quindici) per la scuola elementare, un minimo di nove classi (con una punta possibilmente non superiore alle ventiquattro) per la scuola media. Le scuole saranno prescelte tenendo conto altresì della necessità che le medesime dispongano di qualche aula in più per prevedibili espansioni e per lo svolgimento di attività speciali ed extracurriculari, di palestra o salone, di apposito locale per il servizio medico e di sufficiente spazio all'aperto. Naturalmente gli accessi agli edifici e alle aule non dovranno presentare impedimenti rilevanti per gli alunni che abbiano difficoltà motorie. REPERIMENTO ED INSERIMENTO DEGLI ALLIEVI Presso le dette scuole dovrà essere attuato l'inserimento di allievi aventi disturbi o difetti fisici, psichici o sensoriali, compresi nella giurisdizione territoriale delle tre scuole, che non le frequentino per vari handicaps oppure che siano inseriti in scuole speciali o in classi sperimentali (ex differenziali), o siano ancora ricoverati in istituti funzionanti altrove. L'inserimento dei soggetti reperiti, in un primo avvio sperimentale, dovrà essere graduale, realizzato anche in corso d'anno, con eventuale sdoppiamento di quelle classi o sezioni che, per effetto dell'aggregazione di nuovi iscritti, si rivelassero troppo numerose. Si reputa pedagogicamente e didatticamente opportuno non superare di norma i venti allievi per classe o per sezione di scuola materna. Le tre scuole dovranno poter disporre di una o più equipes (a seconda del numero delle classi o sezioni) per il reperimento degli allievi, per l'esame dei casi e per l'assistenza psico-socio-pedagogica. Il servizio dovrebbe poter essere svolto dalle stesse equipes per le tre scuole in modo da consentire i necessari collegamenti e omogeneità di interventi. Le SS.LL. metteranno a disposizione delle scuole tali servizi stipulando le convenzioni disciplinate dalla C.M. n. 191/17 del 19/8/74, Direzione Generale istruzione secondaria di 1 grado-servizio scuola materna e dalle istruzioni che saranno ulteriormente e prossimamente fornite nell'anno scolastico 1975/76. Per l'inserimento degli alunni handicappati non si faranno distinzioni di minorazioni purché l'immissione sia possibile e positiva per i soggetti. Non sono neppure da escludersi alcuni minorati della vista e dell'udito sempre che abbiano acquisito un grado di capacità strumentale di comunicazione attiva e passiva con gli altri, tale da consentir loro di fruire in modo pieno dell'attività educativa svolta dai docenti e dafl'ambiente scolastico nel suo complesso. Come si è detto prima, l inserimento degli allievi in difficoltà nelle scuole comuni dovrà essere favorito dall'opera e dall'impegno dei nuovi organi collegiali di governo delle istituzioni scolastiche. I Consigli di istituto e di circolo, i consigli di classe e interclasse, svolgeranno certamente un'opera opportuna di sensibilizzazione a favore di una convinta accettazione di fanciulli svantaggiati nella scuola, per ottenere che quest'ultima attui realmente le sue finalità sociali e i principi richiamati nel documento chi si unisce. CRITERI ORGANIZZATIVI7 Questo Ministero disporrà ogni possibile intervento che sia richiesto e che venga ritenuto utile e necessario, in termini di organizzazione di tempo pieno e di disponibilità di sussidi didattici di cui potrà essere chiesta la acquisizione in relazione a particolari attività formative ed a necessità individuali di qualche soggetto. A titolo sperimentale, per i fini che interessano, in tutte le tre scuole, fermi restando gli obblighi di orario e di servizio previsti per i docenti, potrà essere consentita una maggiore flessibilità organizzativa in termini di orario giornaliero e settimanale degli allievi e in termini di raggruppamento dei discenti in classi "aperte" o per livelli di apprendimento secondo le proposte che saranno formulate dai corpi docenti e trasmesse dalle SS.LL. a questo Ministero - Ufficio Studi e Programmazione - Ufficio speciale per il coordinamento delle attività a favore degli alunni handicappati, alle due Direzioni generali competenti e al servizio scuola materna. Il lavoro proposto potrà essere avvalorato dalla disponibilità di dirigenti e di docenti adeguatamente preparati, professionalmente capaci di affrontare le particolari condizioni di lavoro che saranno determinate dall'inserimento di ragazzi minorati nelle scuole comuni e motivati a svolgere un lavoro di tanto impegno e delicatezza. Sulla base delle segnalazioni che le SS.LL. riceveranno dai Presidi e dai Direttori Didattici, saranno utilizzati presso le scuole individuate, con priorità, docenti di ruolo e non di ruolo già in servizio presso le scuole nelle quali si pensa di avviare tali iniziative. Qualora non fosse possibile utilizzare questo personale, le SS.LL..d'intesa con il Direttore Didattico o con il Preside, disporranno l'utilizzazione di docenti di ruolo in servizio presso altre scuole della stessa Provincia o conferiranno incarichi a tempo indeterminato a docenti compresi nella graduatoria provinciale e che siano da nominare in relazione al numero dei posti effettivamente disponibili nella Provincia. Nel conferimento di detti incarichi verrà data la precedenza a coloro che, all'atto della presentazione della domanda di cui all'annuale ordinanza ministeriale sul conferimento degli incarichi, abbiano documentato di aver seguito corsi universitari di specializzazione, di aver frequentato corsi o seminari di aggiornamento in materia di educazione speciale organizzati o riconosciuti dall'amministrazione scolastica. A parità di titoli, sarà seguito l'ordine di graduatoria. GRUPPO DI LAVORO PRESSO I PROVVEDITORATI AGLI STUDI Per affrontare i vari problemi connessi con l'attuazione della proposta illustrata, le SS.LL. costituiranno presso l'ufficio di Provveditorato un gruppo di lavoro composto almeno da un Ispettore tecnico periferico, un Preside, un Direttore Didattico e tre docenti esperti in educazione speciale (uno di scuola materna, uno di scuola elementare, uno di scuola media) con il compito di assistere le SS.LL. nella scelta delle scuole e di seguirne l attività. Il Gruppo di lavoro vaglierà le proposte dei Presidi, dei Direttori e dei consigli di istituto e di circolo in ordine alle iniziative per il tempo pieno, ai corsi di sostegno e agli insegnamenti speciali; terrà gli opportuni contatti con le equipes e con le associazioni dei genitori. Esso raccoglierà tutti i dati relativi al funzionamento delle scuole, ai risultati via via raggiunti, alle difficoltà incontrate e ne farà oggetto di una relazione finale, nella quale saranno pure espresse osservazioni e proposte per l'eventuale estensione dell'iniziativa in altre scuole della Provincia. DOCUMENTO FALCUCCI MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE RELAZIONE CONCLUSIVA DELLA COMMISSIONE FALCUCCI CONCERNENTE I PROBLEMI SCOLASTICI DEGLI ALUNNI HANDICAPPATI (1975) PREMESSA La preliminare considerazione che la Commissione ha ritenuto di fare è che le possibilità di attuazione di una struttura scolastica idonea ad affrontare il problema dei ragazzi handicappati presuppone il convincimento che anche i soggetti con difficoltà di sviluppo, di apprendimento e di adattamento devono essere considerati protagonisti della propria crescita. In essi infatti esistono potenzialità conoscitive, operative e relazionali spesso bloccate degli schemi e dalle richieste della cultura corrente e del costruire sociale. Favorire lo sviluppo di queste potenzialità è un impegno peculiare della scuola, considerando che la funzione di questa è appunto quella di portare a maturazione, sotto il profilo culturale, sociale, civile, le possibilità di sviluppo di ogni bambino e di ogni giovane. La scuola proprio perché deve rapportare l azione educativa alle potenzialità individuali di ogni allievo, appare la struttura più appropriata per far superare la condizione di emarginazione in cui altrimenti sarebbero condannati i bambini handicappati, anche se deve considerarsi coessenziale una organizzazione dei servizi sanitari e sociali finalizzati all identico obiettivo. Questo impegno convergente si impone preliminarmente sotto il profilo della prevenzione anche in senso diagnostico, terapeutico ed educativo da realizzarsi fin dalla nascita ed in tutto l arco prescolare, specialmente nei confronti del bambino che abbia particolari difficoltà; sia per circoscrivere, ridurre ed eliminarne le cause, ove possibile, nonché gli effetti di esse; sia per evitare l instaurazione di disturbi secondari. La scuola può contribuire a quest opera di prevenzione e di recupero precoce, con la generalizzazione dalla scuola materna (anche se non obbligatoria) che, oltre ad offrire al bambino l occasione di un più articolato processo di socializzazione, può favorire la tempestiva prevenzione ed il superamento delle difficoltà che possono ostacolare lo sviluppo psicofisico. Ma oltre alla generalizzazione scuola materna, è tutta la struttura scolastica, particolarmente quella della fascia dell obbligo, che può e deve contribuire in modo decisivo al superamento di ogni situazione di emarginazione umana e culturale e sociale che abbia la sua radice nel mancato sviluppo delle potenzialità del soggetto. Fatta questa premessa, la Commissione ha cercato di individuare una strategia di attuazione di questo fondamentale obiettivo.8 1. UN NUOVO MODO DI ESSERE DELLA SCUOLA, CONDIZIONI DELLA PIENA INTEGRAZIONE SCOLASTICA Il superamento di qualsiasi forma di emarginazione degli handicappati passa attraverso un nuovo modo di concepire e di attuare la scuola, così da poter veramente accogliere ogni bambino ed ogni adolescente per favorirne lo sviluppo personale, precisando peraltro che la frequenza di scuole comuni da parte di bambini handicappati non implica il raggiungimento di mete culturali minime comuni. Lo stesso criterio di valutazione dell esito scolastico, deve perciò fare riferimento al grado di maturazione raggiunto dall alunno sia globalmente sia a livello degli apprendimenti realizzati, superando il concetto rigido del voto o della pagella. Fondamentale è l affermazione di un più articolato concetto di apprendimento, che valorizzi tutte le forme espressive attraverso le quali l alunno realizza e sviluppa le proprie potenzialità e che sino ad ora sono stati lasciate prevalentemente in ombra. L ingresso di nuovi linguaggi nella scuola, se costituisce infatti un arricchimento per tutti, risulta essenziale per gli alunni che non rispondono alle richieste di un lavoro formale, in quanto offre 1oro reali possibilità di azione e di affermazione. Si dovrebbe giungere per questa via ad allargare il concetto di apprendimento affinché, accanto ai livelli di intelligenza logica-astrattiva, venga considerata anche l intelligenza sensorio-motrice e pratica e siano soprattutto tenuti presenti i processi di socializzazione. Questa più articolata esperienza scolastica è possibile solo nella attuazione del "tempo pieno", da intendersi non come somma dei momenti antimeridiano e pomeridiano non coordinati fra di loro, ma come successione organica ed unitaria di diversi momenti educativi programmati e condotti unitariamente dal gruppo degli operatori scolastici (culturale, artistico-espressivo, ricreativo o ludico, aperto anche ad agenti culturali esterni alla scuola, di ricerca e di esperienza personale e di gruppo, di attività socializzante). In una scuola che, organizzandosi organicamente in forme operative più ricche e più varie di quelle offerte dall insegnamento tradizionale, offre agli alunni una possibilità di maturazione attraverso una pluralità di linguaggi e di esperienze, è difficile ed artificioso distinguere tra attività "didattiche", da intendersi come insegnamento delle "materie principali", ed attività "integrative", tra l insegnamento "normale" ed attività di recupero e di sostegno. Le diverse attività scolastiche non sono di per se "primarie" o "integrative", "normali" o di "recupero", ma lo diventano quando un progetto didattico le valuta in rapporto al livello di maturazione o alle esigenze di un singolo o di un gruppo. Di qui la necessità che tutte siano riportate, attraverso una chiara ed univoca interpretazione dei decreti delegati ad una unitaria ed organica impostazione; diversamente, si avrebbe una sovrapposizione di momenti diversi nel tempo scolastico dell alunno. Il contrasto disorienta l alunno ed ostacola l avvio della collaborazione tra gli insegnanti che sarebbe, al contrario, favorita da una programmazione unitaria del tempo scolastico. La programmazione e la conduzione unitaria della vita sco1astica eviterebbe, inoltre, il crearsi nei genitori, dell equivoca distinzione tra "insegnamento del mattino", al quale spetta di dare giudizi sulle capacità del figlio, e "l insegnamento del pomeriggio", (educatori, animatori, ecc.) che lo fa giocare. Si va affermando, inoltre, la tendenza a separare il meno possibilmente le iniziative di recupero e di sostegno dalla normale attività scolastica, alla cui ricca articolazione si affida il compito di offrire a tutti, nell ambito dei gruppi comuni, possibilità di azione e di sviluppo. Si cerca in questo modo di non legare i vantaggi dell intervento individualizzato, agli svantaggi della separazione dal gruppo più stimolante degli alunni "normali". Anche per il sostegno ed il recupero quindi, la ricercata connessione con la normale attività scolastica impedisce di concepire un livello distinto di programmazione e di verifica. Non ci si nascondono le difficoltà di tradurre, in termini di azione scolastica valida per tutti, l esigenza di fare operare gli alunni in difficoltà con gli altri. Una vita scolastica perfettamente articolata, nella quale le attività integrative e di recupero non abbiano un posto separato dalla normale azione didattica, può essere ancora, per molte situazioni, più una meta ed un criterio di riferimento nel processo di crescita della scuola che non una piena realizzazione, per le difficoltà legate alla preparazione degli insegnanti e alle concrete possibilità organizzative che 1a scuola oggi offre. Si ritiene, tuttavia, indispensabile inserire nella prospettiva di sviluppo della vita scolastica la dimensione dell integrazione, affinché ad ogni livello di programmazione della scuola a tempo pieno venga adeguatamente affrontato il problema degli alunni in difficoltà. Tali criteri debbono ritenersi estesi anche alla scuola ordinaria non ancora a tempo pieno, perché rappresentano una struttura operativa che facilita la prevenzione del disadattamento o ne riduce la gravità. Al contrario, una programmazione duplice riportata ad organi diversi, oltre a costituire una difficoltà ulteriore o gratuita che si aggiunge alle ineliminabili difficoltà legate al costume scolastico, costituisce un incentivo a deviare dalla meta sin dall inizio. Risultano infine favorevoli agi alunni in difficoltà altre due caratteristiche della scuola a "tempo pieno": i modi più validi e meno rigidi di organizzare i gruppi di lavoro, superando la struttura rigida delle classi, e la possibilità soprattutto nella scuola elementare di avere rapporti con più insegnanti. Dovrebbe essere possibile, in questo contesto, modulare i rapporti interpersonali secondo le necessità di ciascuno (dal rapporto duale al rapporto polivalente) in modo graduale e non rigido.9 La Commissione mentre considera la realizzazione di un nuovo modo di essere della scuola, un obiettivo fondamentale, generale e irrinunciabile, ritiene che esso costituisca il punto di arrivo di un processo necessariamente graduale e realistico che deve però partire da una concreta ipotesi, quale ad esempio quella qui appresso indicata. 2. PROTOTIPO DI SCUOLA PER L INTEGRAZIONE a) Popolazione scolastica: quella di competenza territoriale senza alcuna esclusione. Essa non dovrebbe superare le 500 unità (tranne che nella scuola materna). b) Gruppi di alunni: dovrebbero essere costituiti entro un limite medio di alunni. Il numero di eventuali minori handicappati dovrà essere deciso dall équipe formata dai docenti della classe e dagli specialisti. Si intendono per handicappati: "minori che in seguito ad evento morboso o traumatico intervenuto in epoca pre- peri- e post-natale presentino un menomazione delle proprie condizioni fisiche, psichiche e/o sensoriali, che li mettano in difficoltà di apprendimento o di relazione". c) Orario: tempo pieno (inteso come precisato nella premessa). d) Progetto educativo: un nuovo modo di essere della scuola postula il superamento del concetto dell unicità del rapporto insegnante-classe con l attribuzione, ad un gruppo di insegnanti interagenti, della responsabilità globale verso un gruppo di alunni, con la conseguente necessità di programmare, attuare e verificare il progetto educativo, in associazione con gli specialisti. Resta ferma la responsabilità giuridica, nei confronti dei singoli alunni, di quegli insegnanti ai quali essi sono affidati nei diversi tempi scolastici. Il superamento del rapporto dualistico prevede, per la scuola elementare, un insegnante in più (di ruolo e particolarmente esperto) ogni tre gruppi di allievi. Considerando che nella scuola a tempo pieno bisogna disporre, per l arco della giornata, di due insegnanti per ogni gruppo di allievi, ne deriva che per tre gruppi di allievi occorrono otto insegnanti. Va prevista anche la possibilità di un insegnante specializzato, capace di svolgere un azione di recupero con i nuclei di handicappati gravi; in tal caso il rapporto numerico flessibile adulto-allievo dovrà oscillare da 1/1 ad 1/3. Va prevista altresì la presenza di insegnanti specializzati capaci di svolgere per soggetti medio-gravi interventi alternati sia in senso riabilitativo, sia in senso specializzante. In tal caso il rapporto flessibile può anche indicarsi con la proporzione ¼ - 1/5, e può pure verificarsi l opportunità di un servizio itinerante. Ovviamente, tale prestazione deve svolgersi in una scuola aperta e fornita del servizio di un équipe che abbia almeno la seguente composizione: assistenti sociali, psicologo, pedagogista specializzato; tecnici riabilitativi e specialisti clinici adatti a seguire le dinamiche dei singoli casi (diagnosi, trattamento, verifica). Questa più articolata vita scolastica, promuovendo la maturazione e la socializzazione degli alunni, può prevenire le difficoltà e può affrontarle in misura adeguata ove si siano manifestate. I modi di formazione e di funzionamento dei gruppi di attività possono essere vari, in relazione alle diversità delle situazioni, in corrispondenza al tipo di attività scelte, alle esigenze dei singoli alunni e dei gruppi ecc. Tutto ciò sembra essere particolarmente valido per gli alunni in difficoltà, in quanto consente di modulare in modo graduale e non rigido i rapporti interpersonali. e) Operatori scolastici 1. Docenti - La possibilità di realizzazione di un nuovo modo di essere della scuola è legata alla preparazione e all aggiornamento permanente degli insegnanti. Essi devono conoscere ed usare i nuovi mezzi operativi che devono essere introdotti ad arricchimento e rinnovamento dell insegnamento tradizionale. Alla scuola dovrebbero essere assicurati insegnanti di ruolo, di cui bisognerebbe favorire la stabilità, essendo la continuità del rapporto educativo un obiettivo fondamentale per il positivo funzionamento di essa. Nella convinzione che tale stabilità sia comunque auspicabile in ogni caso, la Commissione tuttavia non può non sottolineare che essa, in una scuola che vede la presenza di handicappati, si configura come una più puntuale e incisiva esigenza, che deve proporsi di non interrompere la razionale continuità del dialogo fra il docente e l allievo. Pertanto, la Commissione richiama l attenzione del Ministero sulla necessità di studiare per ciò che concerne modalità di trasferimenti e di assegnazioni provvisorie, gli opportuni strumenti per garantire, già a partire dal prossimo anno scolastico 1975/ 76, la maggiore possibile stabilità nella sede del personale docente di ruolo. L aggiornamento permanente dei docenti, dei direttori didattici e dei presidi costituisce un punto qualificante di tutta la politica scolastica ed una condizione fondamentale per l esercizio della funzione docente, la quale esige non solo un solido fondamento scientifico-teorico, ma la continua riflessione sull esperienza pedagogica. L aggiornamento dei docenti deve farsi perciò prevalentemente "sul loro campo operativo", cioè nella scuola e attraverso la scuola. Una particolare attenzione deve essere dedicata all aggiornamento dei dirigenti scolastici, anche in considerazione della funzione di coordinamento ad essi richiesta in rapporto alla definizione dei progetti educativi. Si sottolinea la necessità che, nell ambito degli Istituti regionali per la ricerca, la sperimentazione e l aggiornamento culturale e professionale degli insegnanti, sia previsto, in conformità all ultimo comma dell art. 10 dell apposito decreto delegato, che le sezioni relative ai vari ordini di scuola, operino unitariamente, per l approfondimento della problematica psico-pedagogica e didattica relativa ai disturbi della struttura psicologica dei minori.10 2. Specialisti - Il pieno sviluppo delle potenzialità di ciascun alunno esige che gli operatori scolastici abbiano un organica visione delle dimensioni psicologiche e relazionali del fatto scolastico e degli ambienti nei quali l alunno vive ed i fenomeni scolastici si maturano. Ciò rende necessario che l azione dei docenti sia integrata da altri operatori che possano offrire l apporto di specifiche competenze. La collaborazione di detti specialisti deve realizzarsi in ordine al duplice piano di sviluppo della scuola: 2.1) promozione di una vita scolastica comune, ricca, articolata, flessibile che si proponga di educare tramite esperienze cognitive e di socializzazione qualitativamente adeguate; 2.2) risoluzione dei problemi relativi all accoglimento nella scuola di allievi handicappati. Condizione essenziale è che tutti gli operatori, docenti e specialisti, lavorino in équipe per l attuazione dei finì indicati, e per tutti gli interventi ritenuti necessari onde evitare che il loro apporto si vanifichi in generiche ed unilaterali iniziative. È necessario dunque chiarire e ricercare le condizioni che, stabilendo tra operatori diversi, comuni riferimenti di linguaggio, di prospettive e di finalità rendano possibile il necessario lavoro interdisciplinare, volto alla definizione ed alla realizzazione di progetti educativi comuni. Questa impostazione appare più che mai necessaria in relazione ai gruppi in cui gli allievi handicappati sono inseriti. Una visione realistica delle risorse disponibili (anche come numero di specialisti), fa considerare come prioritaria, sì, la collaborazione degli specialisti per soddisfare i bisogni di detti gruppi, ma con un preciso impegno nei riguardi dei singoli handicappati che abbiano necessità di particolari interventi, che diano all allievo la possibilità di inserirsi nel gruppo e, in genere, ad aprirsi ad attività in comune. Va peraltro precisato che per eventuali trattamenti specialistici la scuola deve poter utilizzare strutture esterne (centri medico-pico-pedagogici; centri di igiene mentale; trattamenti riabilitativi, e tutti i servizi funzionanti nel distretto). La Commissione ha quindi affrontato il problema del rapporto giuridico-amministrativo tra specialisti e scuola ed ha espresso la opinione che si debba considerare come soluzione ottimale, in prospettiva, il poter disporre della prestazione degli specialisti di cui dovranno essere a suo tempo fornite le unità sanitarie locali. In via temporanea, la Commissione ha concordato sulla necessità di dover impegnare gli specialisti che, attraverso lo strumento della convenzione, possono essere messi a disposizione sia da enti pubblici che privati, secondo i criteri già indicati nello schema di convenzione allegato alla circolare n. 227/1975. Quanto alle figure degli specialisti, si ritiene di dover fare riferimento agli assistenti sociali; psicologo, pedagogista specializzato; tecnici riabilitativi e specialisti clinici adatti a seguire le dinamiche dei singoli gruppi. f) Strutture edilizie, attrezzature, personale assistente Oltre a definire una precisa normativa per la nuova edilizia scolastica, occorre favorire quelle soluzioni edilizie (anche con accorgimenti provvisori) che consentano l accesso a tutti gli allievi, quali che siano le loro difficoltà motorie. È altresì necessario prevedere che la scuola abbia a sua disposizione un numero di assistenti proporzionato ai bambini che hanno bisogno di particolare assistenza per carenza di autonomia fisica. (Si potrebbe fare riferimento agli organici delle assistenti previste per la scuola materna, e di cui però occorre precisare le mansioni). Una particolare attenzione va dedicata ai servizi di trasporto (brevi percorsi, assistenza a bordo, ecc.) e di refezione (assistenza ai bambini in difficoltà). Tutte queste condizioni, servizi e strutture rendono possibile la positiva integrazione degli handicappati nella scuola. 3. STRATEGIA DI ATTUAZIONE Considerato che inevitabilmente il tipo di scuola sin qui descritto non può che trovare una graduale generalizzazione nel territorio, la Commissione ritiene che in ciascun distretto sia assicurato il pieno ed organico funzionamento di almeno una scuola, strutturata in modo da corrispondere alle finalità educative sopraindicate e quindi in grado di integrare tutti i soggetti compresi nel territorio. In tale fase di transizione, si può prevedere che i bambini che le scuole territoriali di competenza non siano ancora in grado di sollecitare adeguatamente nel loro sviluppo, possano essere accolti in quelle distrettuali così attrezzate, fermo restando che non si può alterare con un numero troppo elevato di handicappati il carattere proprio della scuola per tutti. Tale scuola non deve essere configurata in nessun modo come un nuovo tipo di scuola speciale o differenziale, ma essere un prototipo per tutte le scuole comuni, quali dovranno risultare al termine del processo globale di ristrutturazione dell ordinamento scolastico di cui essa può costituire l iniziale attuazione. La dimensione distrettuale, oltre ad essere un comprensorio territoriale adeguato a garantire l aggiornato accertamento delle varie realtà locali ed ambientali, è ritenuta la dimensione più valida e realistica per l avvio di un processo innovativo, ma è soprattutto il luogo dove tale processo può avviarsi concretamente con quelle motivazioni politiche derivanti dalla diretta e responsabile partecipazione delle forze sociali. A tale proposito la Commissione ritiene che si dovrebbe fare in modo che le costituende unità sanitarie e le unità locali socio-assistenziali coincidano con i comprensori dei distretti scolastici. Ciò permetterà l insediamento coordinato di tutte le strutture e i servizi previsti dalle singole legislazioni regionali; la conservazione o la istituzione di strutture garanti della interrotta e potenziata erogazione di servizi altamente specialistici per gli u- tenti, per i quali si dimostrassero inadeguati i servizi comuni.11 La Commissione ritiene che si debbano valorizzare al massimo le competenze di programmazione attribuite ai consigli distrettuali scolastici anche ai fini della integrazione degli handicappati e per assicurare che le soluzioni da adottare siano sottratte al rischio di rigide e precostituite schematizzazioni Centro per i servizi Socio-Psico-Pedagogico del Provveditorato Si propone la costituzione presso il Provveditorato agli Studi di un "Servizio Socio-Psico-Pedagogico", sotto la diretta responsabilità del Provveditore o di persona da lui delegata, che deve essere preferibilmente un docente che abbia realizzato una consolidata esperienza dei servizi socio-psico-pedagogici e che per questo impegno deve essere esonerato dall insegnamento. Tale centro deve valutare e tenere conto delle proposte e degli obiettivi programmatici che in ordine ai servizi socio-psico-pedagocici formulano i consigli provinciali scolastici. Deve predisporre i relativi strumenti di intervento e la loro organizzazione, avvalendosi, nelle forme più opportune, della esperienza e della collaborazione degli operatori scolastici (docenti e specialisti) al fine di garantire le più adeguate scelte operative. Lo stesso centro dovrebbe avere competenza anche in materia di stipula delle convenzioni e di controllo della loro applicazione. In ordine alle convenzioni la Commissione ritiene che esse debbano assicurare serie condizioni per l erogazione delle prestazioni. A tal fine sembra che la preferenza dovrebbe essere data ad Enti che abbiano centri medico-psico-pedagocici e che possano assicurare od abbiano assicurato la maggiore stabilità, continuità di lavoro e qualificazione degli specialisti, nonché la loro collaborazione con gli organi scolastici. In ogni caso deve essere precisato nella convenzione che l Ente accetterà di impegnare gli specialisti nella scuola o nelle scuole che il servizio socio-psico-pedagogico scolastico del Provveditorato indicherà, con riferimento alle priorità programmate. Il Centro dovrà inoltre vigilare sull andamento delle scuole speciali Coordinamento e programmazione a livello nazionale dei servizi socio-psico-pedagogici Da quanto esposto sin qui appare evidente la complessità del problema della integrazione scolastica degli handicappati, e la conseguente necessità di prevedere a livello nazionale un servizio (ad esempio un Ispettorato centrale con compiti eminentemente tecnici), e un reparto dell Ufficio studi e programmazione del Ministero che ne segua e ne sostenga l evoluzione e assicuri il continuo coordinamento con gli altri ministeri interessati, e programmi le risorse finanziarie disponibili, in modo da garantire, in una visione organica, l attuazione degli obiettivi prioritari indicati, per ogni ordine di scuola. In ogni caso si ritiene necessaria l immediata unificazione amministrativo-contabile dei capitoli che stanziano fondi relativi ai servizi sociopsico-pedagogici. 4. CONSIDERAZIONI PER LA SCUOLA MATERNA Premesso che le indicazioni generali sulle finalità e sulle caratteristiche della scuola per la integrazione valgono anche per la scuola materna, si ritiene opportuno per quest ultima fare alcune precisazioni specifiche La Commissione ha espresso parere contrario alla istituzione sia di scuole materne speciali, che di sezioni speciali nelle scuole materne comuni. I bambini con particolari difficoltà devono avere un diritto di priorità nell iscrizione, in considerazione della funzione essenziale che la scuola materna può svolgere in favore del loro sviluppo. Essi non possono essere esclusi dalla frequenza di detta scuola al burocratico compimento del sesto anno di età, dovendosi valutare l opportunità o meno di un ulteriore permanenza nella scuola materna per un periodo non superiore ad 1 o 2 anni. L integrazione dei bambini handicappati nella scuola materna esige che essa sia adeguatamente strutturata. Essa deve essere costituita da un minimo di tre sezioni. Ogni sezione dovrebbe avere un numero di bambini compreso tra i L équipe scolastica composta dai docenti e dagli specialisti della scuola fisserà il numero di handicappati da inserire nelle classi. La scuola dovrebbe essere organizzata per il tempo pieno senza però l obbligo di frequenza considerata 1a tenera età dei bambini. Per il personale docente e per gli specialisti, valgono le considerazioni generali. Per le assistenti, occorre precisarne i compiti, stabilendo che esse sono tenute a svolgere le mansioni connesse alla eventuale mancanza di autonomia fisica dei bambini CONSIDERAZIONI PER LA SCUOLA MEDIA Si richiamano tutte le considerazioni di carattere generale fatte a proposito delle condizioni indicate per la piena integrazione scolastica dei bambini handicappati e sulle sue finalità o caratteristiche L interdisciplinarietà Il riferimento delle considerazioni generali già citate alla scuola media esige di sottolineare la particolare importanza che ha per questo tipo di scuola il modo di intendere l interdisciplinarietà. Essa deve risultare dall impegno dei docenti ad elaborare un comune progetto educativo, promozionale e di orientamento, avvalendosi del contributo degli specialisti per l apporto delle loro specifiche competenze professionali, evitando però ogni altra presenza aggiuntiva ("vedasi animatori"), che non è finalizzata a realizzare un unitario progetto didattico (si rinvia alle considerazioni precedentemente fatte "sul tempo pieno" nella premessa) Flessibilità degli orari Tenendo conto di quanto definito dallo stato giuridico in materia di "orario di insegnamento" per i docenti nella scuola media di I grado, è necessario che si precisi per la scuola prototipo a livello di scuola secondaria di I grado che le prestazioni12 dell insegnante nell orario di lezione si concretizzano come attività educativa sia in ordine alle attività curriculari che in ordine alle attività di integrazione e di animazione necessarie allo sviluppo dell alunno. Si ritiene che ciò potrà essere particolarmente favorito da una maggiore flessibilità di orari, di programmi e di formazione delle classi. Si osserva che, sotto il profilo finanziario, l ipotesi proposta non implica aggravio di spesa, se posta in rapporto al costo attuale delle scuole medie integrate già funzionanti. La Commissione ritiene che si debbano assolutamente abolire le cosiddette "classi di aggiornamento". 6. I PROBLEMI DEL DISADATTAMENTO GIOVANILE CON RIFERIMENTO ALLA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE La Commissione, avendo un compito ben definito, non è entrata nel merito della problematica del disadattamento dei giovani frequentanti le scuole secondarie superiori, e che tende ad assumere dimensioni qualitative e quantitative sempre più serie e preoccupanti. La Commissione ritiene tuttavia che le indicazioni offerte nel documento, nelle loro motivazioni di fondo e nelle ipotesi di intervento prospettato (soprattutto per quanto riguarda l opera degli specialisti nella scuola e l utilizzazione di strutture adeguate quali i Centri redico-psico-pedagogici, i Centri di igiene mentale, ecc.) possano essere utilmente presi in considerazione come base per un approfondito esame, da fare in altra sede, del fenomeno. 7. IL SUPERAMENTO DELL EMARGINAZIONE SCOLASTICA COME IMPEGNO DI UNA PIÙ DIFFUSA COSCIENZA EDUCATIVA È appena superfluo sottolineare che le necessarie e profonde modificazioni strutturali della scuola non sono per sé sufficienti a superare i rischi dell emarginazione scolastica e sociale dei bambini handicappati. Occorre coinvolgere la società in questo impegno, giacché l emarginazione sociale nasce oltre che da condizioni strutturali, da modelli culturali del costume. L attuazione dei decreti delegati in materia di governo scolastico offre una seria possibilità d operare per un mutamento di sensibilità, di moralità, di comportamento. Famiglia, forze sociali, enti locali, sono chiamati a sentire come propria la complessa problematica educativa, prevedendo una serie articolata di interventi, di competenze, non sempre decisionali, ma non per questo prive di significato e di incidenza. Il Ministero della Pubblica Istruzione, nella sua funzione di programmazione e di definizione della politica scolastica, ha il primario dovere di rendere partecipi, ai vari livelli, gli organi collegiali di governo della scuola della linea operativa che intende perseguire per liquidare ogni possibile forma di emarginazione scolastica e sociale precisando in modo univoco gli indirizzi da sviluppare con riferimento all articolato sistema di competenze definite dai decreti delegati evitando così i rischi di comportamenti contraddittori e contrastanti obiettivo di integrazione scolastica. Un attenzione particolare va rivolta nei confronti dei docenti e delle famiglie, perché solo un loro positivo atteggiamento di collaborazione può garantire il successo della svolta operato in favore dell integrazione. A questo riguardo la competenza del distretto in materia di educazione permanente va sottolineata come particolarmente utile per una diffusa azione di sensibilizzazione sociale e culturale. ALLEGATO 1 STRUTTURE SPECIALIZZATE 1. Premesso che, in conformità agli obiettivi educativi sin qui indicati, si deve tendere al superamento di strutture scolastiche specializzate, si conviene tuttavia che ciò potrà realizzarsi solo attraverso un processo graduale, sviluppato con realismo e serietà. Sin da adesso le strutture scolastiche specializzate devono essere messe a disposizione solo dei bambini che abbiano menomazioni sensoriali e psichiche particolarmente gravi. Si deve tener presente la gamma dei soggetti in particolari difficoltà, in genere per esiti di cerebropatia, per lo più acquisita, a volte congenita, ad esempio: 1) soggetti affetti da disturbi neuromotori gravi, associati ad altri handicap; 2) soggetti affetti da ipoacusia profonda associata spesso a disturbi disfasici; 3) soggetti affetti da psicosi secondarie a danno cerebrale; 4) soggetti affetti da sindrome comiziale con frequenti manifestazioni critiche, non riducibili farmacologicamente, e che spesso induce un deterioramento mentale. Tra di essi si distinguono quelli il cui deficit con trattamenti adeguati ed intensivi possono essere portati vicino alla norma o comunque essere messi nella condizione di affrontare positivamente un inserimento scolastico che divenga emarginante e soggetti il cui deficit è poco modificabile da interventi riabilitativi, che sono tuttavia pur sempre doverosi anche per ottenere un minimo miglioramento. Per i primi si rende necessario, anzi si impone, un periodo più o meno lungo, il più precoce possibile nell età, di trattamento in una struttura speciale ottimamente dotata, in vista di un inserimento scolastico, il più precoce possibile. Per i secondi le possibilità sono due: a) inserimento in una scuola normale, malgrado la gravità della loro minorazione, quando non sono più necessari strumenti e strutture di recupero, di cui ovviamente non può essere fornita ogni scuola normale;13 b) permanenza in strutture speciali fino al raggiungimento di una sufficiente autonomia, per quei soggetti il cui nucleo familiare è gravemente carente di capacità assistenziali ed educative. Se più minorazioni si associano, l handicap diviene complesso. Per tali soggetti si richiedono trattamenti riabilitativi o di recupero prevalentemente di ordine sanitario. Ovviamente ciò non esclude per essi l intervento scolastico. Anche per essi, tuttavia, si devono prevedere e favorire soluzioni che facilitino, in tutti i modi possibili, i rapporti con la famiglia, l ambiente di origine e le altre strutture educative; esse devono avere una dimensione al massimo regionale e devono essere impegnate prevalentemente per un azione di recupero precoce delle menomazioni e di sostegno, via via che il bambino viene inserito nelle strutture scolastiche comuni. Ancora proposte, per facilitare l attuale compito delle linee evolutive sopra esposte, potrebbero essere il trasferimento di strutture speciali negli edifici delle scuole comuni e l apertura, ai bambini normali, alle scuole speciali che dispongono di spazi verdi. La soluzione prospettata offrirebbe la possibilità di promuovere con la guida di un unica direzione didattica, esperimenti di integrazione in particolari momenti della vita scolastica. Considerate le molteplici necessità delle attuali strutture speciali, occorre realizzare obbligatoriamente per esse la scuola a tempo pieno, eliminando l attuale sistema della protrazione orario, assicurando la prestazione degli specialisti e di tutti i necessari sussidi; attrezzature nonché del personale assistente. 2. Considerazioni sul problema dei minorati sensoriali. Vanno tenuti presenti i seguenti punti: 1) non v è dubbio circa la necessità e l urgenza di procedere alla revisione delle attuali disposizioni legislative che regolano la scuola dei minorati sensoriali (ciechi e sordomuti); 2) la scuola dei minorati sensoriali deve ispirarsi ai principi costituzionali assicurando la libertà dei genitori nella scelta del tipo e del metodo educativo ritenuti più idonei per i loro bimbi, la libertà della scuola, della scienza di sperimentare tecniche e metodologie senza prevenzioni; 3) lo Stato deve assicurare le strutture necessarie atte a garantire detta libertà; 4) esistono gradi e tipi diversi delle minorazioni sensoriali in parola: vi sono bimbi che dopo un breve periodo di educazione acustico-ortofrenica riescono a poter udire la parola parlata e devono quindi essere immessi nelle scuole comuni. Analogamente fanciulli minorati della vista, conseguita una iniziale condizione di autonomia con le didattiche speciali, cioè l orientamento sensoriale, l apprendimento della scrittura e della lettura in Braille e di altre tecniche di espressione, possono inserirsi utilmente nelle stesse scuole comuni. Per contro, ci sono minorati sensoriali, soprattutto se affetti anche da altre mutilazioni o tare psichiche, che presentano una specifica problematica; 5) i paesi del Nord Europa hanno leggi generali che riguardano l istruzione dei ragazzi che presentano difficoltà o deficit di varia natura tendenti ad un metodo di lavoro che possa fornire corsi di studi adatti alle attitudini dei singoli allievi per dar loro la possibilità di riuscire secondo le proprie abilità ed esperienze. In questi paesi, dopo periodi diagnostici in particolari unità socio-medico-educative, i bimbi vengono avviati in accordo con i genitori o alle normali scuole o in classi speciali presso i normali plessi o presso scuole speciali per alunni con gravi difetti sensoriali. Come si vede è stato rispettato il principio della pluralità di interventi educativi rendendo effettiva la possibilità di scelte con l istituzione delle diverse strutture scolastiche pubbliche. Tanto premesso, la nuova legislazione per la istruzione dei minorati sensoriali dovrebbe: 1) assicurare le strutture necessarie affinché sia possibile ai bimbi ciechi o sordi di adempiere all obbligo scolastico sia nelle normali scuole statali, sia presso classi particolari nei plessi scolastici normali, sia presso istituzioni speciali nei casi in cui non siano possibili le prime due soluzioni; 2) abrogare tutte le vigenti disposizioni che siano in contrasto o ostacolino la realizzazione del punto 1); 3) ristrutturare le attuali istituzioni scolastiche per i minorati sensoriali secondo le necessità delle diverse regioni o province in modo ai garantire una gradualità rispondente alle situazioni socio-economiche delle varie zone. Per quanto riguarda gli audiolesi è necessario inoltre prevedere: - l istituzione di scuole materne statali per sordi (già funzionano da molti anni, con personale specializzato, presso tutte le attuali scuole dell obbligo per sordi); - l obbligatorietà della scuola ai sordi e l istituzione di scuole medie statali per sordi gravi (esistono già scuole medie parificate per sordi gravi con personale specializzato e abilitato, nonché classi per sordastri presso le scuole medie comuni); - l istituzione della scuola materna elementare e media per sordi presso plessi scolastici normali, assegnando secondo le necessità il personale specializzato necessario e assicurando le attrezzature tecniche adeguate; - l immediata applicazione del criterio della "scuola a tempo pieno" sia per la materna ed elementare, sia per quella media; - l abrogazione contemporanea degli articoli del Testo Unico sulla scuola dell obbligo del 1928 che sono in contrasto con quanto sopra richiesto. In tal modo verrebbe assicurata la richiesta pluralità di strutture che lo Stato deve assicurare per garantire l istruzione e l educazione dei sordi in un azione comune e costante tesa ad affrontare e superare tutte le difficoltà che possono presentare i singoli casi in modo di inserire - in accordo con le previste équipe polispecialistiche - i bambini sordi nelle strutture scolastiche comuni, il più presto e fin dove è possibile. ALLEGATO 2 CONSIDERAZIONI SUL PROBLEMA DEL DISADATTAMENTO SOCIALE DEI MINORI14 Una considerazione particolare merita il problema dei caratteriali con note di devianza di natura socio-ambientale, che rischiano, per carenza di corrette terapie di trattamento, di alimentare, come di fatto alimentano, il vivaio della delinquenza minorile, tanto preoccupante oggi per il suo graduale incremento. La Commissione ritiene che gli attuali Istituti di rieducazione debbano avviarsi in misura sempre più ampia a trasformarsi in centri di promozione socio-culturale. In tal modo, per un verso questi centri potranno contribuire a prevenire con i loro interventi educativi, il disadattamento socio-ambientale e dall altro, a porre in essere o a servirsi di tutti i possibili strumenti educativi, primi fra tutti le istituzioni scolastiche. Ciò potrà realizzarsi con una più accentuata realizzazione delle attività integrative e, per i giovani che abbiano superato l età dell obbligo, con l avvio ad un tipo di attività lavorativa, che motivatamente scelta, gratifichi il soggetto e ne concretizzi le aspirazioni all autosufficienza. Organismi del genere, nella loro apertura all esterno, dovrebbero accogliere sia soggetti nella fascia dell obb1igo che utilizzino normali strutture scolastiche all interno e all esterno, sia altri soggetti che non necessariamente siano secolarizzati e ai quali, nell offerta di attività di tempo libero di tipo espressivo creativo, si dia la possibilità di superare le proprie persona1i difficoltà. In questa prospettiva, gli Istituti di rieducazione andrebbero via via perdendo la loro connotazione di struttura rigida, che accoglie soggetti che sono inevitabilmente etichettati come disadattati e diventerebbero sempre più utili, nell ambito di un quartiere, per il recupero umano e sociale di giovani che, abbandonati a se stessi e isolati in un istituto al solo scopo di liberare la società di un elemento scomodo, sono fatalmente avviati sulla strada della delinquenza. Ciò non esclude, anzi postula in maniera prioritaria la funzione di recupero che in questo campo può esercitare la scuola, per la stessa peculiarità del suo compito e per la più ampia diffusione delle sue strutture, sia attraverso le normali attività scolastiche che attraverso l organizzazione di attività integrative, che valgano ad interessare e gratificare il ragazzo, non più considerato come elemento deviante, ma come utente d un servizio educativo ricco di stimolazioni. ESTRATTO DAL D.P. R. 31 OTTOBRE 1975 N 970-NORME IN MATERIA DI SCUOLE AVENTI PARTICOLARI FINALITÀ. omissis Negli art. 2, 4 e 5 è prevista la partecipazione agli organi collegiali delle scuole aventi particolari finalità degli specialisti che operano in modo continuativo sul piano medico, socio-psico-pedagogico e di orientamento. Art. 8 Titolo di specializzazione Il personale direttivo e docente preposto alle istituzioni, sezioni o classi di cui all'art. 1 del presente decreto deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreto del Ministro per la pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Al predetto corso sono ammessi coloro che siano in possesso dei requisiti prescritti dal decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, per l'accesso ai posti di ruolo cui si riferisce la specializzazione. Sono aboliti i corsi di fisiopatologia dello sviluppo fisico e psichico di cui all'art. 404 del regio decreto 26 aprile 1928, n Sono fatti salvi i diritti acquisiti dal personale in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto per quanto attiene alla validità di titolo di specializzazione precedentemente conseguiti. Tali titoli di specializzazione, purché già conseguiti alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono altresì validi ai fini dell'ammissione al primo concorso indetto successivamente alla predetta data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 9 Reclutamento del personale direttivo e docente Nei concorsi a posti di personale direttivo e docente previsti dal decréto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, sono indicati i posti che si riferiscono alle istituzioni, sezioni o classi di cui al precedente art. 1. Tali posti sono riservati ai candidati inclusi nelle graduatorie di merito, che siano in possesso del titolo di specializzazione prescritto dal precedente art. 8. Ai posti relativi alle istituzioni, sezioni o classi di cui al precedente art. 1 può essere assegnato a domanda personale direttivo e docente di ruolo della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica, in possesso del prescritto titolo di specializzazione. Il personale docente di cui al precedente comma può essere assegnato a scuole normali per interventi individualizzati di natura integrativa in favore della generalità degli alunni, ed in particolare di quelli che presentino specifiche difficoltà di apprendimento. Art. 10 Reclutamento del personale direttivo e docente nelle suole per non vedenti e per sordomuti L'accesso a posti di ruolo nelle sezioni e classi di scuole statali funzionanti negli istituti per non vedenti e negli istituti per sordomuti ha luogo mediante concorsi speciali. Detti concorsi si svolgono secondo le modalità stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio n. 417, rispettivamente.per il reclutamento del personale direttivo e per il reclutamento del personale docente. 1 programmi di esame saranno adeguati alle specifiche caratteristiche educative e didattiche delle predette istituzioni. Ai concorsi speciali di cui a1 precedente primo comma sono ammessi coloro che, in possesso dei requisiti di cui al medesimo decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, siano forniti di apposito titolo dì specializzazione conseguito al termine di un corso biennale teorico-pratico presso l'istituto statale A. Romagnoli di specializzazione per í minorati della15 vista, presso l'istituto professionale di Stato per sordomuti «A. Magarotto>>, nonché presso altri istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreto del Ministro per la pubblica istruzione, senato il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Art. 11 Reclutamento degli assistenti educatori L'accesso ai ruoli del personale assistente -educatore.degli istituti statali per sordomuti e per non cedenti ha luogo mediante concorsi, per titoli ed esami, e mediante concorsi, per soli titoli, ai quali possono partecipare soltanto coloro che, in possesso dei requisiti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, e del diploma di maturità magistrale, abbiano conseguito apposito titolo di specializzazione al termine di un corso biennale teorico-pratico presso scuole n istituti riconosciuti dal ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreti delministeroper la pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Per lo svolgimento dei concorsi si applicano le norria,e di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n Il sevizio prestato dal personale assistente-educatore negli istituti di cui al precedente primo comma è riconosciuto come titolo valutabile nei concorsi magistrali. Art. 12 Passaggi a posti di scuole normali Il passaggio del personale direttivo e insegnante dalle scuole e istituzioni di cui al precedente art. l ai corrispondenti posti o cattedre delle scuole e istituti normali, può essere disposto soltanto nei confronti di coloro che abbiano prestato almeno cinque anni di servizio effettivo di ruolo nelle predette scuole e istituzioni con particolari finalità, sempreché siano in possesso dei requisiti richiesti per l'accesso ai ruoli cui aspirano. Il passaggio predetto è disposto secondo le modalità e nei limiti di cui al secondo comma dell'ari. '5 del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n omissis C. M. N. 228 DEL 9 SETTEMBRE INIZIATIVE PER L'INSERIMENTO DEGLI ALUNNI HANDICAPPATI NELLE SCUOLE COMUNI - ANNO SCOLASTICO Questo Ministero ha preso atto delle difficoltà incontrate da diversi Provveditori agli Studi nell'applicazione della circolare n. 227 dell' concernente le iniziative di inserimento di alunni handicappati nelle scuole comuni per l'anno 1975/76. Poiché i fondi a disposizione per l'attuazione delle iniziative in parola non consentiranno per l'anno scolastico 1976/77 incrementi di spesa (e ciò in relazione alle note condizioni del bilancio dello Stato), la prosecuzione delle iniziative previste nella predetta circolare 227 sarà resa possibile soltanto dalla osservanza dei criteri qui dì seguito indicati. Scuola materna In sede di determinazione del piano delle nuove istituzioni di sezioni per l'anno scolastico 1976/77 è stata data la preferenza, su espressa e motivata richiesta, a quelle che erano interessate all'attuazione di iniziative di integrazione dì alunni handicappati nella scuola comune. Ciò al fine di contenere a 20 unità, di norma con non più di 2 bambini handicappati, la popolazione scolastica di ciascuna sezione, nonché per assicurare ai sensi della , n. 444, un'insegnante aggiunta ogni 3 sezioni. Scuola elementare A1 fine di consentire la realizzazione della scuola a tempo pieno (art. I della legge , n. 820) in tutte le classi aperte all'integrazione, saranno soddisfatte in via prioritaria le richieste pervenute da parte delle scuole prescelte per l'attuazione del programma in questione. Pari precedenza sarà accordata alle richieste di istituzione di nuovi posti di organico (art. 12 della legge , n. 820) onde contenere il numero degli alunni ad un massimo di 20 per classe, compresi di norma non più dì 2 handicappati. Resta inteso che dovranno essere utilizzati, anzitutto, i docenti resisi disponibili per la eventuale soppressione di posti d'organico nelle scuole speciali, o in altre scuole (vedasí paragrafo IV della circolare ministeriale , n Scuola media Nell'ambito degli stanziamenti di bilancio assegnati dal Ministero agli Uffici scolastici provinciali sarà data la precedenza, tra le richieste di istituzioni di classi " a struttura integrata ", a quelle concernenti classi nelle quali risulteranno inseriti, nell'ambito della c. m. 227 in data , alunni handicappati. La precedenza sarà osservata sia per l'organizzazione dei servizi di interscuola e prescuola e delle libere attività complementari, sia per la fornitura delle attrezzature e dei sussidi didattici. Inoltre í docenti di ruolo in servizio per l'anno scolastico 1975/76 presso classi sperimentali (ex differenziali) possono, a domanda, e con precedenza, essere comandati ai sensi del 3 comma dell'art. 3 del D.P.R , n. 419, per l'insegnamento nelle predette classi. Per tale personale, a parità di altri titoli, devesi considerarsi prevalente l'anzianità di servizio prestato in classi sperimentali. Anche per tali classi il numero degli alunni non dovrà superare le 20 unità, compresi, di norma, non più di due handicappati. Servizi socio -psico-pedagogici Con apposita circolare saranno impartite disposizioni circa le convenzioni per i servizi socio-psico-pedagogici per le quali si prevedono pure riduzioni di stanziamenti. (In particolare per la scuola elementare si avranno riduzioni del 25% in ciascuna Provincia). Sarà perciò necessario invitare gli Enti a privilegiare, nella scelta delle scuole, quelle nelle quali si effettua la integrazione di alunni handicappati.16 Materiale e sussidi didattici Le richieste di materiale e sussidi didattici, oltre alle normali dotazioni delle scuole, dovranno essere contenute nei limiti strettamente necessari anche tenuto conto che gli alunni handicappati non superano dì noma le 2 unità per classe. Per quanto riguarda specificamente le scuole elementari, attese le limitate disponibilità dei relativi capitoli di bilancio, gli acquisti saranno effettuati nei limiti delle normali assegnazioni di tondi privilegiando le richieste pervenute da parte di scuole aperte all'integrazione. Specialisti o personale qualificato Non ci si nasconde che in alcuni casi risulterà indispensabile la presenza nella scuola di personale di assistenza o di altre figure professionali non comprese fra quelle di cui direttamente, o tramite stipula di convenzione, dispone l'amministrazione scolastica. In tale ìpotesi, le situazioni potranno trovare soluzione soltanto con interventi degli Enti locali, che saranno regolati con apposite convenzioni in cui siano precisati modalità e criteri delle prestazioni, fermo restando a carico degli Enti medesimi il relativo onere finanziario. Qualora gli enti locali non fossero in grado dì assicurare la collaborazione necessaria e alle condizioni più rispondenti alle esigenze educative, sarebbe da considerare 1'impossiblítà di attuare l'inserimento degli handicappati. I gruppi di lavoro di cui al paragrafo IV della circolare 227, ormai costituiti presso tutti ì provveditorati, saranno impegnati a seguire i nuclei di scuole in cui sia stato già avviato l'inserimento, adoperandosi presso i collegi dei docenti delle scuole di che trattasi, secondo le previsioni di cui all'articolo 4-L. F. del D.P.R. n. 416, in data , a favorire la promozione di iniziative di aggiornamento specifico ed a riferire l'esito delle esperienze acquisite nell a. s. 1975/76 nella relazione finale da inviare entro il 31 ottobre 1976 all'ufficio Studi e Programmazione. Anche per le province nelle quali, per motivi riferibili a specifiche situazioni delle stesse, non sia stato possibile, durante l'anno scolastico 1975/76, attuare le iniziative di cui trattasi, il gruppo di lavoro invierà una breve relazione circa i motivi della mancata attuazione. Sempre entro il 31 ottobre 1976 dovranno essere inoltrate le eventuali proposte relative all'anno scolastico da prodursi entro gli ambiti stabiliti dalla c. m. 227 del1' e secondo í criteri sopraindicati. CIRCOLARE 3 AGOSTO 1977 N 216, PROT (,M. R. 1. UFF. STUDI E PROGRAMMAZIONE) - INIZIATIVE PER L'INSERIMENTO DEGLI ALUNNI HANDICAPPATI NELLE SCUOLE COMUNI E ATTIVITÀ DEINGRUPPI DI LAVORO» PER L'ANNO SCOLASTICO I dati raccolti negli utlimi due anni, e segnatamente quelli relativi all'anno scolastico 1976/77, attestano che in gran parte delle province sono in atto esperienze positive di inserimento dì alunni handicappati nelle scuole comuni (materne, elementari e medie). Le iniziative, poiché risentono della grande varietà delle condizioni ambientali in cui sono sorte, non sono riconducibili a precisi modelli metodologici ed organizzativi. Tuttavia rappresentano, nel loro insieme, un sostanziale contributo, non solo alla integrazione degli alunni handicappati, ma anche al processo di innovazione di tutta la scuola. Questa constatazione suggerisce l'opportunità di non dettare altre norme per l'inserimento nelle strutture scolastiche comuni degli alunni portatori di deficit fisici, pschici e sensoriali, bensì di lasciare ai consigli di circolo e d'istituto ed ai collegi dei docenti l'iniziativa di programmare i piani di inserimento e di adottare le metodologie gli accorgimenti ritenuti più idonei alla soluzione dei problemi che si prospettano nelle singole situazioni locali. Si confermano quindi anche per l'anno scolastico 1977/78 le ìndicazioni contenute nelle circolari ministeriali n. 227 dell' e n. 228 del 29.9, 1976, raccomandandone l'adempimento con la flessibilità che i vari casi richiedono. Là dove le prime esperienze siano state positive e si verifichino le condizioni minime richieste. è consigliabile estendere l'ampiezza dei gruppi di scuole in cui attuare l'integrazione di alunni portatori di handicaps, avendo sempre presente il criterio della territorialità, evitando cioè di realizzare scuole aperte all'integrazione il cui bacino di raccolta degli alunni sia più ampia, comunque diverso, del proprio territorio normale di giurisdizione. Da più parti è stato fatto rilevare (e il rilievo è presente anche nella relazione generale degli Ispettori tecnici) che i modelli di raggruppamento ipotizzati dalia circ. n. 227 (cioè gruppi di scuole materne, elementari e medie coincidenti per territorio) sono di difficile realizzazione. Si ritiene che possano essere adottati anche criteri diversi, purché si tenga sempre presente la necessità che l'alunno in difficoltà venga inserito nella scuola comune i1 più precocemente possibile (scuola materna) e venga poi agevolato nel passaggio senza traumi attraverso la scuola dell'obbligo (elementare e media). Naturalmente l'estensione degli inserimenti dovrà essere graduale ed attuarsi a mano a mano che sia disponibile quel minimo di strutture e di personale preparato che consenta una adeguata fruizione dell'azione educativa da parte di tutti gli alunni. Gli apporti degli enti locali a questo proposito, sono indispensabili per guanto attiene ai servizi assistenziali, medico-specialistici e di riabilitazione e dovranno essere opportunamente sollecitati. L'esperienza pregressa ha indicato come sia essenziale e preliminare al raggiungimento degli scopi voluti l'opera di sensibilizzazione e di predisposizione del personale docente direttamente o indirettamente coinvolto nell'azione di integrazione scolastica. Opera, ben s'intende. che va svolta evitando forzature conformistiche o spinte puramente emotive. A tal fine questo Ministero ha già promosso iniziative di formazione ed aggiornamento a livello nazionale ed ha in corso di autorizzazione una serie di corsi ed incontri di studio decentrati a livello locale. Ma, anche prescindendo dalla considerazione che l'azione organizzata dal Ministero potrà raggiungere soltanto una parte assai esigua del personale docente, resta fondamentale in questo settore l'azione di aggiornamento che gli stessi corpi docenti sapranno imporsi a livello di circolo e17 d'istituto e che ì Provveditori agli studi dovranno stimolare e coordinare valendosi dell'esperienza e della competenza dei "gruppi di lavoro", costituitisi in ogni provincia. e della collaborazione dei dirigenti scolastici e degli ispettori tecnici. Mentre si confermano, anche per i criteri organizzativi e per l'impiego del personale docente, le linee di massima indicate nelle citate circ. n. 227 e n. 228, si lascia ai Provveditori la scelta delle soluzioni ritenute migliori per l'utilizzazione degli insegnanti disponibili per i vari ordini di scuole. In particolare, dovrà essere utilizzato per interventi individualizzati di natura integrativa il personale già in servizio nelle scuole speciali e nelle classi differenziali che si renda disponibile per la contrazione del numero degli alunni delle medesime. Come pure, nell'assegnazione alle scuole del materiale e delle risorse finanziarie, occorrerà aver particolare riguardo a quelle in cui sì attua l'integrazione di alunni handicappati. Relativamente alla Scuola Materna si raccomanda ai Provveditori agli studi di informare preventivamente il servizio competente nel caso si debba procedere a sdoppiamento di sezione per effetto dell'inserimento di soggetti handicappati. Per guanto concerne la Scuola Elmentare, si ritiene che possa essere adottato il criterio di utilizzare un insegnante "di sostegno" per ogni sei alunni handicappati inseriti nelle diverse classi. riducendo tale rapporto al limite minimo di quattro solo nel caso in cui i1 processo di integrazione richieda particolari forme dì intervento da parte dell'insegnante. I1 personale direttivo e docente delle scuole elementari statali funzionanti presso gli Istìtutí per non vedenti, che dovesse rendersi eventualmente disponibile a seguito dell'integrazione degli alunni non vedenti nella scuola comune, potrà essere utilizzato nel modo seguente: 1. Direttori delle scuole elementari statali per ciechi, appartenenti al ruolo speciale nazionale, di cui alla legge n del : i Provveditori agli studi valuteranno l'opportunità di assegnarli a un circolo didattico, e, ove ciò non fosse possibile, di utilizzarli presso gli uffici scolastici provinciali, nei gruppi di lavoro previsti dalla citata c. m. n. 227, per coordinare le attività intraprese a favore degli alunni non vedenti inseriti nelle scuote comuni. 2. Insegnanti delle scuole elementari statali per ciechi, appartenenti al ruolo speciale provinciale, istituito con legge n del : potranno essere utilizzati nell'ambito del Comune di titolarità. a. nelle classi normali che accolgono alunni non vedenti, ai sensi dell'articolo 9 del D.P.R. n 970, dove opereranno in costante collaborazione con gli insegnanti titolari e con l osservanza dell'orario di cui all'art. 88 del D.P.R. n. 417 del , per interventi di sostegno e svolgimento di attività didattica differenziata; b. nei gruppi di lavoro previsti dalla c.m. n. 227; c. nelle scuole comuni, per lo svolgimento delle attività integrative previste dall'art. 1 della legge , n. 820, secondo le proprie capacità. 3.Insegnanti delle scuole elementari statali per ciechi appartenenti al ruolo speciale provinciale per l'insegnamento della musica e canto istituito con legge n. 190 del : potranno essere utilizzati presso le scuole elementari comuni, ai sensi dell'art. 1 della legge n. 820/1975, dove impartiranno l'insegnamento speciale della musica e del canto e potranno svolgere attività integrative secondo le proprie capacità e attitudini. Per quanto infine riguarda il personale degli Istituti statali per sordomuti di Roma, Milano e Palermo, i Direttori degli Istituti medesimi comunicheranno ai Provveditori agii studi delle rispettive province ed al Ministero (Direlem. - Div. IV) le eventuali disponibilità di personale da utilizzare ai sensi dell'art. 9 del D.P.R. n. 970, nell'ambito territoriale del comune capoluogo. Si reputa necessario, infine, chiarire che l'inserimento degli alunni handicappati nelle classi comuni non è di per sé un'attività di sperimentazione, pur se non è da escludere che si possano programmare anche in questo campo sperimentazioni, secondo le procedure dettate dalla circ. n. 27 del 25 gennaio 1977 e, per quanto concerne in particolare l'integrazione scolastica nella Scuola Media, della circ. n. 14 del Gruppo di lavoro presso il Provveditorato agli studi Nelle esperienze di inserimento di alunni handicappati che hanno conseguito risultati soddisfacenti si è spesso rivelata preziosa l'opera dei "Gruppi di lavoro" istituiti in ogni provincia a seguito della circolare n. 227 dell' Come è noto, il "Gruppo di lavoro" è costituito, di norma, da un Ispettore tecnico, un Preside, un Direttore didattico e tre docenti esperti in educazione speciale (une di scuola media, uno di scuola elementare ed uno di scuola materna), ai quali si aggiungono i docenti o dirigenti che hanno frequentato i corsi nazionali di formazione e che ancora non ne faccinano parte. Per il prossimo anno scolastico un componente del gruppo, che abbia frequentato i corsi sopracitati, su proposta del Provveditore agli studi, sarà comandato presso il gruppo stesso a norma dell'articolo 79 del D.P.R. n Il personale comandato, assicurando la continuità della presenza del gruppo presso il Provveditorato agli studi, consentirà così la costituzione di un necessario punto di riferimento per i rapporti di cui il gruppo sarà tramite: in modo particolare, assicurerà la propria specifica competenza nell'ambito delle attività di formazione e aggiornamento. I componenti del gruppo possono designare fra di loro un coordinatore. Nel caso che, per qualunque motivo, venga a cessare la presenza di un componente, il Provveditore ne cura la sostituzione con altra unità di personale dello stesso ruolo. Pur rimanendo ferma la composizione del gruppo, alle riunioni dello stesso potranno essere invitati, ove il tema da trattare lo richieda, altri docenti e dirigenti scolastici, esperti, specialisti, operatori assistenziali, rappresentanti degli enti locali, delle famiglie, ecc. Funzioni e rompiti del gruppo di lavoro18 Il gruppo di lavoro ha funzioni consultive nei riguardi del Provveditore agli studi in materia di educazione speciale, di integrazione degli alunni handicappati nelle scuole comuni, e di aggiornamento degli insegnanti in tali materie. Si connota pertanto quale struttura di servizio, di animazione e di coordinamento fra le scuole e I'Anuninistrazione. Pur lasciando a ciascun gruppo ampia libertà di organizzarsi come struttura flessibile, sembra utile indicare qui di seguito linee di azione per un comune orientamento. 1 gruppi avranno cura di sviluppare le seguenti attività: 1. Conoscenza dei fenomeni sul territorio provinciale - Raccolta di dati sugli alunni portatori di deficit psico-fisici o sensoriali e delle segnalazioni dei casi. - Ricognizione delle strutture di appoggio, delle caratteristiche degli edifici scolastici e delle risorse messe a disposizione dagli enti locali e da aprì enti. - Consultazioni con gruppi di operatori scolastici ed assistenziali per verificare í dati raccolti. - Registrazione in termini concreti della disponibilità dei servizi che la Regione e gli Enti locali, ciascuno per propria competenza, potranno e dovranno predisporre per concorrere alla realizzazione dell'integrazione. - Classificazione, conservazione ed aggiornamento dei dati. 2. Attività di coordinamento e di programmazione - Interventi presso le scuole, possibilmente per area distrettuale, per una ampia informazione sull'integrazione degli handicappati. - Previsione, mediante l'elaborazione dei dati raccolti, dei problemi insorgenti nelle diverse scuole per l'immissione di alunni handicappati. - Studio di proposte alternative all'attuale struttura e collocazione delle scuole speciali. -Proposte di utilizzazione dei posti di organico disponibili e di istituzione di nuovi posti. - Coordinamento dell'azione delle équipes psi co socio - pedagogiche operanti sul territorio provinciale. - Eventuali proposte di sperimentazione e successivi interventi a sostegno. - Collaborazione specifica e diretta con il Provveditore agli studi al fine di programmare un coordinato piano di azione per l'integrazione degli handicappati nelle scuole comuni. 3. Attività di aggiornamento - Promozione di un'attività permanente di aggiornamento nell'ambito dei consigli di classe e interclasse, dei collegi dei docenti, di gruppi interscuole e intercircoli. - Aggiornamento specifico (sensibilizzazione e prima informazione dei docenti - utilizzazione della preparazione specifica degli operatori mediante il loro intervento nei consigli di classe e ìnterclasse e nei collegi dei docenti - utilizzazione delle scuole dove è in atto l'integrazione come centri permanenti di aggiornamento - incontri fra scuole di diverso grado per facilitare i processi di integrazione -analisi delle istituzioni in rapporto al problema dell'integrazione scolastica - problemi di collaborazione interprofessionale o intersettoriale). Anche a questi fini il gruppo dovrebbe proporre al Provveditore agli studi ipotesi di rapporti o relazioni con le scuole della provincia (medie, elementari e materne), con gli organi collegiali, con la Regione egli Enti focali, con i consorzi sociosanitari, con gli enti assistenziali, con le associazioni professionali, sindacali, con i circoli culturali, con la stampa locale. Si prega di accusare ricevuta. LEGGE 11 MAGGIO 1976 N Art. unico: L'obbligo scolastico per i fanciulli ciechi si adempie nelle apposite scuole speciali o nelle classi ordinarie delle scuole pubbliche. In tali classi devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica e i servizi di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli Enti locali preposti. LEGGE 4 AGOSTO 1977, N. 517 "NORME SULLA VALUTAZIONE DEGLI ALUNNI E SULL'ABOLIZIONE DEGLI ESAMI DI RIPARAZIONE NONCHÉ ALTRE NORME DI MODIFICA DELL'ORDINAMENTO SCOLASTICO" TITOLO I SCUOLA ELEMENTARE 1. A conclusione del corso elementare gli alunni sostengono l'esame di licenza mediante prove scritte e colloquio. L'esame si sostiene in unica sessione; esso costituisce il momento conclusivo dell'attività educativa e tiene conto delle osservazioni sistematiche sull'alunno operate dall'insegnante o dagli insegnanti di classe. La valutazione dell'esame è fatta collegialmente dall'insegnante o dagli insegnanti di classe e da due insegnanti designati dal collegio dei docenti e nominati dal direttore didattico. Il passaggio dal primo al secondo ciclo e dall'una all'altra classe per ogni ciclo avviene per scrutinio. L'insegnante o gli insegnanti di classe possono non ammettere l'alunno al secondo ciclo o alla classe successiva di uno stesso ciclo soltanto in casi eccezionali su conforme parere del consiglio di interclasse, riunito con la sola presenza dei docenti e sulla base di una motivata relazione. 2. Ferma restando l'unità di ciascuna classe, al fine di agevolare l'attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.19 Nell'ambito di tali attività la scuola attua forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicaps con la prestazione di insegnanti specializzati assegnati ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975, n. 970, anche se appartenenti a ruoli speciali, o ai sensi del quarto comma dell'articolo 1 della legge 24 settembre 1971, n Devono inoltre essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psicopedagogico e forme particolari di sostegno secondo le rispettive, competenze dello Stato e degli enti locali preposti, nei limiti delle relative disponibilità di bilancio e sulla base del programma predisposto dal consiglio scolastico distrettuale. Il collegio dei docenti elabora, entro il secondo mese dell'anno scolastico, il piano delle attività di cui al precedente primo comma sulla base dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo e delle proposte dei consigli di interclasse, tenendo conto, per la realizzazione del piano, delle unità di personale docente comunque assegnate alla direzione didattica nonché delle disponibilità edilizie e assistenziali e delle esigenze ambientali. Il suddetto piano viene periodicamente verificato e aggiornato dallo stesso collegio dei docenti nel corso dell'anno scolastico. I consigli di interclasse si riuniscono almeno ogni bimestre per verificare l'andamento complessivo della attività didattica nelle classi di loro competenza e proporre gli opportuni adeguamenti del programma di lavoro didattico. 3. Sono aboliti nella scuola elementare gli esami di riparazione e quelli di seconda sessione. Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare sono ammessi a sostenere l'esame di licenza elementare nell'unica sessione di cui al secondo comma del precedente articolo l; sono altresì ammessi a sostenere esami di idoneità in unica sessione per la frequenza delle classi seconda, terza, quarta e quinta. Le prove suppletive degli esami di licenza elementare e di idoneità per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi devono concludersi prima dell'inizio dell'anno scolastico successivo. Gli alunni che, per assenze determinate da malattia, da trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti di natura oggettiva, non abbiano potuto essere valutati al termine delle lezioni, sono ammessi a sostenere, prima dell'inizio dell'anno scolastico successivo, prove suppletive che si concludono con il giudizio complessivo di ammissione o di non ammissione alla classe successiva. 4. L'insegnante o gli insegnanti di classe sono tenuti a compilare ed a tenere aggiornata una scheda personale dell'alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sui livelli di maturazione raggiunti. Dagli elementi registrati sulla scheda viene desunta trimestralmente dall'insegnante o dagli insegnanti della classe una valutazione adeguatamente informativa sul livello globale di maturazione, il cui contenuto viene illustrato ai genitori dell'alunno o a chi ne fa le veci dall'insegnante o dagli insegnanti, unitamente alle iniziative eventualmente programmate in favore dell'alunno ai sensi dell'articolo 2. Gli elementi della valutazione trimestrale costituiscono la base per la formulazione del giudizio finale di idoneità per il passaggio dell'alunno alla classe successiva. La frequenza dell'alunno e il giudizio finale sono documentati con apposito attestato. Nell'attestato il giudizio finale consterà della sola dichiarazione di idoneità per il passaggio dell'alunno alla classe successiva o al successivo grado della scuola dell'istruzione obbligatoria. Le norme di cui all'articolo 417 del regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297, e successive rnodificazioni ed integrazioni e del decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1965, numero 1189, sono abrogate. 5. Per le classi di scuola elementare, che svolgono sperimentazioni autorizzate dal collegio dei docenti ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 419, ovvero autorizzate ai sensi dell'articolo 3 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica qualora siano previste forme alternative all'uso del libro di testo è consentita l'utilizzazione della somma equivalente al costo del libro di testo per l'acquisto da parte del consiglio di circolo di altro materiale librario, secondo le indicazioni bibliografiche contenute nel progetto di sperimentazione. TITOLO II SCUOLA MEDIA 6. Sono aboliti nella scuola media gli esami di riparazione e quelli di seconda sessione. I candidati esterni sono ammessi a sostenere l'esame di licenza media nell'unica sessione di cui all'articolo 10 del decreto-legge 15 febbraio 1969, n. 9, convertito, con modificazioni nella legge 5 aprile 1969, n. 119; sono, altresì, ammessi a sostenere esami di idoneità in unica sessione per la frequenza delle classi seconda e terza. Le prove suppletive degli esami di licenza media e di idoneità per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi devono concludersi prima dell'inizio dell'anno scolastico successivo. Gli alunni che per assenze determinate da malattia, da trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti di natura oggettiva non abbiano potuto essere valutati al termine delle lezioni in una o più discipline, sono ammessi a sostenere, prima dell'inizio dell'anno scolastico successivo, prove suppletive che si concludono con il giudizio complessivo di ammissione o di non ammissione alla classe successiva. 7. Al fine di agevolare l'attuazione del diritto allo studio e la piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno, anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. Nell'ambito della programmazione di cui al precedente comma sono previste forme di integrazione e di sostegno a favore degli alunni portatori di handicaps da realizzare mediante la utilizzazione dei docenti, di ruolo o incaricati a tempo indeterminato, in servizio nella scuola media e in possesso di particolari titoli di specializzazione, che ne facciano richiesta, entro il limite di una unità per ciascuna classe che accolga alunni portatori di handicaps e nel numero massimo di sei ore settimanali. Le classi che accolgono alunni portatori di handicaps sono costituite con un massimo di 20 alunni. In tali classi devono essere assi-20 curati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psico-pedagogico e forme particolari di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli enti locali preposti, nei limiti delle relative disponibilità di bilancio e sulla base del programma predisposto dal consiglio scolatico distrettuale. Le attività di cui al primo comma del presente articolo si svolgono periodicamente in sostituzione delle normali attività didattiche e fino ad un massimo di 160 ore nel corso dell'anno scolastico con particolare riguardo al tempo iniziale e finale del periodo delle lezioni, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno che dovrà essere elaborato dal collegio dei docenti sulla base di criteri generali indicati dal consiglio di istituto e delle proposte dei consigli di classe. Esse sono attuate dai docenti delle classi nell'ambito dell'orario complessivo settimanale degli insegnamenti stabiliti per ciascuna classe. Le attività previste dall'ultimo comma dell'articolo 3 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, devono essere coordinate con le iniziative comprese nel programma di cui al precedente quinto comma. Il suddetto programma viene periodicamente verificato e aggiornato dal collegio dei docenti nel corso dell'anno scolastico. I consigli di classe, nelle riunioni periodiche previste dall'ultimo comma dell'articolo 2 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, verificano l'andamento complessivo dell'attività didattica nelle classi di loro competenza e propongono gli opportuni adeguamenti del programma di lavoro. Le classi di aggiornamento e le classi differenziali previste dagli articoli 11 e 12 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, sono abolite (1). (1) Per la parziale abrogazione delle disposizioni contenute nel presente articolo, vedi l'art. 14, L. 20 maggio 1982, n Con ordinanza del Ministro per la pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, saranno stabiliti i criteri e le modalità di attuazione dell'articolo 3, ultimo comma, della legge 31 dicembre 1962, n In particolare, saranno precisate le funzioni integrative e di sostegno dello studio sussidiario e delle libere attività complementari, nonché le condizioni necessarie perché possa prevedersi il funzionamento, oltre che del doposcuola, della prescuola e dell'interscuola. Le attività di prescuola e interscuola rientrano nelle 20 ore di cui alla lettera b), primo comma, dell'articolo 88 del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n Il consiglio di classe con la sola presenza dei docenti è tenuto a compilare e a tenere aggiornata una scheda personale dell'alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola, nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sul livello di maturazione raggiunto sia globalmente sia nelle singole discipline. Dagli elementi registrati sulla scheda vengono desunti trimestralmente dal consiglio di classe motivati giudizi analitici per ciascuna disciplina e una valutazione adeguatamente informativa sul livello globale di maturazione. Gli insegnanti della classe illustreranno ai genitori dell'alunno o a chi ne fa le veci i giudizi analitici e la valutazione sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno, unitamente alle iniziative eventualmente programmate in favore dell'alunno medesimo ai sensi del precedente articolo 7. Il consiglio di classe, in sede di valutazione finale, delibera se ammettere o non ammettere alla classe successiva gli alunni della prima e della seconda classe e all'esame di licenza gli alunni della terza classe, formulando un giudizio di idoneità o, in caso negativo, un giudizio di non ammissione alla classe successiva o all'esame di licenza. Il giudizio finale tiene conto dei giudizi analitici per disciplina e delle valutazioni espresse nel corso dell'anno sul livello globale di maturazione, con riguardo anche alle capacità e alle attitudini dimostrate. L'esame di licenza si conclude con il giudizio sintetico di cui alla legge 5 aprile 1969, n. 119 (2), che ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 15 febbraio 1969, numero 9. La valutazione dell'alunno e il giudizio finale sono documentati con apposito attestato. Per lo svolgimento dell'esame di licenza della scuola media resta fermo quanto disposto dalla legge 5 aprile 1969, n. 119 (2), che ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 15 febbraio 1969, n. 9, e successive modificazioni e integrazioni. (2) Ha convertito in legge il D.L. 15 febbraio 1969, n. 9 TITOLO III NORME COMUNI 10. L'obbligo scolastico sancito dalle vigenti disposizioni si adempie, per i fanciulli sordomuti, nelle apposite scuole speciali o nelle classi ordinarie delle pubbliche scuole, elementari e medie, nelle quali siano assicurati la necessaria integrazione specialistica e i servizi di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli enti locali preposti, in attuazione di un programma che deve essere predisposto dal consiglio scolastico distrettuale. Sono abrogati l'articolo 175 del testo unico 5 febbraio 1928 n 577 e l'articolo 407, del regio decreto 26 aprile 1928 n. 1297, nonché tutte le altre disposizioni in contrasto con l'attuazione del presente articolo. Sono estese, in quanto applicabili, ai fanciulli sordomuti le norme sulla frequenza scolastica previste dagli articoli 28 e 29 della legge 20 marzo 1971, n Nella scuola elementare, media e negli istituti di istruzione secondaria superiore ed artistica l'anno scolastico ha inizio il 10 settembre e termina il 9 settembre. Il periodo effettivo delle lezioni comprende almeno 215 giorni esclusi i giorni festivi. Il Ministro per la pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, ogni tre anni, entro il 31 dicembre, determina con suo decreto il calendario scolastico per i vari ordini di scuola fissando la data di inizio e il termine delle lezioni rispettivamente tra il 10 e il 20 settembre e tra il 10 e il 30 giugno. Entro il 30 giugno devono svolgersi anche gli esami di licenza ed idoneità nella scuola elementare e media e quelli di idoneità negli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ed artistica. Sentite le regioni ed i consigli scolastici provinciali interessati, il Ministro per la pubblica istruzione ha facoltà di differenziare il calendario scolastico per regione o per provincia fermo restando quanto stabilito dal secondo e terzo comma del presente articolo. Per gli istituti e le scuole di istruzione secondaria superiore ed artistica gli esami della seconda sessione si svolgono dal 1 al 9 settembre. Le date degli esami della scuola secondaria superiore di cui ai commi precedenti valgono fino all'entrata in vigore della legge di riforma della scuola secondaria superiore. Per i conservatori di musica, per le Vedere altro
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 Art. 34
 Art. 29
 Art. 31
 Art. 32
 Art. 33
 Art. 34
 Art. 35
 Art. 36
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 Art. 4
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 Art. 9
 art. 1
 art. 8
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 Art. 10
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