Source: https://www.acusel.it/it/le-news
Timestamp: 2020-03-31 21:28:10+00:00

Document:
IL COMMERCIO SU AREE PUBBLICHE FUORI DAL CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA BOLKENSTEIN
Con questo provvedimento vi è stato un intervento su una situazione di stallo, che ormai da troppi anni poneva la categoria nella più completa ed ingiustificabile incertezza.
Con la decisione del Governo di escludere gli ambulanti dall’applicazione della direttiva Bolkestein, vengono a cadere tutti i presupposti sui quali si basavano i criteri di concorrenza che rendevano la materia di esclusiva pertinenza statale. Le Regioni quindi si riappropriano della potestà completa in materia di commercio, e possono determinare scelte in completa autonomia.
IN VIGORE LA NUOVA DISCIPLINA FITOSANITARIA EUROPEA
Il 14 dicembre 2019 è entrato in vigore il Regolamento 2016/2031/UE sul nuovo regime fitosanitario europeo. Il nuovo assetto normativo, al fine di rafforzare la protezione delle piante e dei prodotti vegetali dagli organismi nocivi, introduce nuovi obblighi per tutti gli attori della filiera, da chi importa a chi moltiplica e commercializza vegetali, modificando profondamente l'organizzazione dei Servizi fitosanitari nei vari Paesi membri, le procedure di sorveglianza messe in atto dai servizi ufficiali, la responsabilità diretta dei produttori sulla sanità dei vegetali.
A partire dalla stessa data è entrato in vigore anche il regolamento (UE) 2017/625/UE che definisce le modalità di effettuazione dei controlli ufficiali anche, tra l'altro, in materia di sanità delle piante. Tale regolamento prevede che gli operatori professionali siano soggetti a regolari controlli da parte dell'Autorità competente, la cui frequenza può cambiare qualora l'operatore si doti di un Piano di gestione dei rischi connessi agli organismi nocivi. I Regolamenti (UE) 652/2014 sui finanziamenti agli interventi e il regolamento 1143/2014 recante disposizioni per prevenire ed impedire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive , completano il quadro del regime unionale.
Per approfondimenti: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/14535.
APPROVATE LE LINEE DI PROGRAMMA PER IL RILASCIO DELL'ABILITAZIONE ALL'ESERCIZIO DELLE ATTIVITA' FUNEBRE E PER LO SVOLGIMENTO DELL'ATTIVITA'
Con D.G.R.C. n. 731 del 27/11/2017 la Regione Campania ha adottato le linee di programma per il rilascio dell'abilitazione all'esercizio delle attività funebre e per lo svolgimento dell'attività. Oltre che a definire l'attività funebre, si dispone il contenuto del titolo abilitativo e la sua validità di 12 mesi, non tacitamente rinnovabile, e i requisiti da documentare al SUAP per le sedi principali e le filiali.
DELIBERA_DELLA_GIUNTA_REGIONALE_DIP50_4_N_731_DEL_27_11_2017.pdf [121.88 KB]
ALLEGATO DGRC 731 DEL 27.11.2018.pdf [36.55 KB]
Imprenditori agricoli e consumo sul posto: la risoluzione del MISE
Con risoluzione n. 77186 del 27.03.201886 il MISE ha risposto ad un quesito in merito alla possibilità da parte di un’azienda agricola di effettuare, in locali aperti al pubblico diversi e ubicati lontano dai fondi, l’esercizio della vendita diretta ed il relativo consumo sul posto di vino, con l’utilizzo di bicchieri di vetro.
risoluzione MISE 77186 del 27.03.2018.PDF [328.54 KB]
Modulistica unificata ed adempimenti in capo ai Comuni: c'è un nuovo termine
Entro il 30 aprile 2018, le amministrazioni comunali devono pubblicare sul loro sito istituzionale i moduli unificati e standardizzati, e gli schemi dati XML adattabili, ove necessario, dalle Regioni in relazione alle specifiche normative regionali. Indicazioni e standard sono contenuti nell’Accordo tra il Dipartimento della funzione pubblica, Regioni e Province autonome, Anci ed UPI, siglato nel corso della Conferenza unificata del 22 febbraio 2018. L'Accordo ha lo scopo di migliorare l’interoperabilità e lo scambio di dati tra le amministrazioni e semplificare e unificare la modulistica che cittadini e imprese utilizzano nelle domande rivolte al settore pubblico per attività in tema di edilizia e commerciali. Con l'accordo è approvata anche ulteriore modulistica riferita al commercio all'ingrosso, alle agenzie d'affari, alle imprese di facchinaggio e di pulizia.
accordo_22febbraio2018_con_allegati.pdf [936.41 KB]
ATTIVITA' SANITARIE: ECCO QUANDO E' SUFFICIENTE LA SCIA
di Giancarlo Grassia
Con Decreto n. 10 del 09/02/2018, pubblicato sul BURC n. 14 del 21 febbraio 2018, il Commissario ad Acta per l'attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del SSR Campano, recante "disposizioni regolatorie attività degli studi professionali e degli ambulatori odontoiatrici, medici e delle altre professioni sanitarie nonché semplificazioni nella procedura di rilascio dell'autorizzazione all’esercizio attraverso la segnalazione certificata di inizio attività,ai sensi della legge 241/1990" è disposto che l’esercizio in regime privatistico delle attività sanitarie da parte degli studi odontoiatrici, medici e di altre professioni sanitarie, ove attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente, individuati ai sensi del comma 4 dell’art.8-ter D.L.vo n.502/1992, nonché da parte delle strutture esclusivamente dedicate ad attività diagnostiche, svolte anche a favore di soggetti terzi, è subordinato a segnalazione certificata di inizio attività (di seguito, SCIA) secondo la disciplina dell’art.19 L. n.241/1990. In particolare, è soggetto a SCIA l’esercizio delle attività da parte degli:
a) studi medici, odontoiatrici e delle altre professioni sanitarie, singoli o associati, polimedici o società tra professionisti regolamentate nel sistema ordinistico, ai sensi dell’articolo 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183, che utilizzano apparecchiature elettromedicali e/o esercitano attività o procedure chirurgiche;
b) ambulatori medici, odontoiatrici e delle altre professioni sanitarie che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, anche riabilitativa e di diagnostica strumentale, non rientranti nelle sottoelencate fattispecie:
- servizi diagnostici terapeutici ad alta tecnologia di radiologia con intensità radiogena maggiore di duecento Kev, tomografia assiale computerizzata (TAC), risonanza magnetica nucleare (RMN),tomografia ad emissioni di positroni (PET), TAC-PET, adroterapia, radioterapia, litotrissia;
- prestazioni di assistenza specialistica di diagnostica di laboratorio;
- centri per la procreazione medica assistita.
Ai fini dell’esercizio delle attività,gli studi professionali e gli ambulatori, medici e chirurgici innanzi elencati devono possedere i requisiti minimi previsti dalla DGRC 3958/2001 e s.m.i.
DCA_N._10_DEL_09-02-2018_DECRETI_DEL_COMMISSARIO_AD_ACTA_.pdf [114.17 KB]
Rinnovo delle concessioni: il MISE fornisce chiarimenti
Il Ministero dello Sviluppo Economico a mezzo risoluzione n. 87935 del 7 marzo 2018 ha finalmente fornito chiarimenti, nonché indicazioni operative, alla luce della continua evoluzione delle disposizioni in materia di concessioni per l’esercizio del commercio sulle aree pubbliche, con particolare riferimento agli interventi di proroga intervenuti con l’articolo 6, comma 8, del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, e con i commi 1180 e 1181 della legge 27 dicembre 2017, n. 205.
risoluzione 87935 del 7 marzo 2018.pdf [404.03 KB]
ATTIVITA' FUNEBRE: BASTA LA SCIA PER L'ANCI
Con la nota in allegato di fine gennaio 2018 l'ANCI ha precisato che l'avvio dell'attività funebre non necessita di alcuna autorizzazione ma è sufficiente la presentazione di una SCIA. Si ricorda che la vigente normativa regionale prevede il rilascio del titolo abilitativo per l'esercizio dell'attività.
NOTA ANCI AGENZIE FUNEBRI.pdf [43.74 KB]
C'E' LA LEGGE: SCIA ANCHE PER LE EDICOLE
Ci aveva provato, senza successo, il D.Lgs. n. 59/2010. La norma di recepimento della direttiva comunitaria Bolkenstein nel suo testo originario prevedeva infatti la liberalizzazione del settore delle edicole, assoggettando l'avvio anche di queste attività all'istituto della Scia. Ma nel testo finale fu incredibilmente stralciata questa disposizione. Ciascun operatore SUAP si è così dovuto districare in questi anni tra la normativa nazionale, che continuava a prevedere il regime autorizzatorio, e una giustizia amministrativa sempre più incalzante, orientata a ritenere liberalizzato il settore. Il D.L. 50/2017, converito con modifiche in L. 96/2017, ha finalmente messo un punto alla vicenda inseendo nel D.Lgs. 170/2001 (recante la normativa in materia di stampa quotidiana e periodica) l'art. 4 bis in forza del quale "l'apertura dei nuovi punti vendita, esclusivi e non esclusivi, anche a carattere stagionale è soggetta alle disposizioni dell'art. 19 della L. 241/90". E' data facoltà ai comuni, a salvaguardia di preminenti interessi pubblici - un pò come avviene per la somministrazione -, di individuare zone tutelate da sottoporre, sulla base di leggi regionali, a specifica regolamentazione. Viene contestualmente abrogata la programmazione di settore rappresentata dai piani di localizzazione. Infine sono introdotte sanzioni per l'esercizio abusisivo dell'attività (comma 1-bis all'art. 9) con rinvio analogico a quelle previste dall'art. 22 D.Lgs. 114/98.
PROCEDURE DI REGISTRAZIONE SANITARIA: ECCO LA SCHEDA UNICA REGIONALE
Con decreto dirigenziale n. 261 del 6 dicembre 2017 sono state riviste le procedure per l'avvio delle attività negli stabilimenti inerenti la sicurezza alimentare e la sanità pubblica veterinaria con una nuova classificazione (master list) delle linee di attività che possono essere svolte in tali stabilimenti, già disciplinate dalla Delibera n. 318 del 21/05/2015. Il decreto è stato adottato al fine di dare concreta attuazione alla Delibera di GRC n. 569/17 di recepimento degli accordi della Conferenza Unificata nn. 76 e 77 del 06/06/2017. E' così stata approvata la revisione della master list, costituente la classificazione regionale delle linee di attività che possono essere svolte negli stabilimenti che ineriscono la sicurezza alimentare e la sanità pubblica veterinaria, nonché il modello unico regionale denominato scheda unica regionale. Il nuovo modello e le nuove procedure sono pubblicate sul sito www.gisacampania.it. Attraverso la consultazione delle nuova master list, una volta individuata la tipologia di attività da esercitare nello stabilimento, è possibile prendere visione dei documenti da allegare alla pratica SUAP, il regime amministrativo previsto ed i modelli da presentare. Sono inoltre previste ben 129 schede supplementari per numerose attività, tra cui quelle veterinarie, che prevedono la presentazione di ulteriori moduli (form) a corredo della scheda unica regionale.
Ad esempio, supponendo che si voglia procedere all'apertura di un ristorante, una volta consultata la master list e barrata la linea di attività corrispondente, l'interessato dovrà presentare a corredo della Scia unica di somministrazione la notifica sanitaria ex accordo 77/2017 e la scheda unica regionale. I documenti obbligatori da allegare a corredo della pratica saranno quelli previsti dal modello standardizzato nazionale per la somministrazione di alimenti e bevande, come recepito dalla Regione Campania.
La paventata semplificazione ha quindi prodotto un ulteriore provvedimento ed un ulteriore modello. E se da un lato è stata data una bella sforbiciata ai documenti da presentare a corredo delle pratiche SUAP, di contro è pacifico affermare che nel corso dell'ultimo anno si sono stratificati troppi accordi, delibere, decreti. Sarà il tempo e la formazione di nuove prassi a bocciare o meno questa nuova stagione della semplificazione amministrativa.
APPROVATO IL NUOVO MODELLO PER L'ASSOLVIMENTO IN MODO VIRTUALE DELL'IMPOSTA DI BOLLO
Con provvedimento del 29 dicembre 2017 sono stati approvati il Modello per la "Dichiarazione dell'Imposta di bollo assolta in modo virtuale", ai sensi dell'art. 15, del Dpr. n. 642/72, le Istruzioni per la compilazione e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica. Il modello è presentato esclusivamente in modalità telematica direttamente, dai contribuenti abilitati ai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate, tramite di uno dei soggetti, incaricati della trasmissione delle dichiarazioni, di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322. Tale modello, che va a sostituire quello approvato con Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 17 dicembre 2015 e potrà essere utilizzato a partire dal mese di gennaio 2018.
entrate_imposta_bollo_modello.pdf [44.75 KB]
LE MODIFICHE ALLA NORMATIVA IN MATERIA DI AUTORIPARATORI: LA CIRCOLARE DEL MISE
In allegato la circolare Il Ministero dello sviluppo economico n. 3703 del 09/01/2018 che illustra le novità apportate dalla Legge 205/2017 alla normativa in materia di attività di autoriparazione (L. 224/2012).
Si ricorda che la legge n. 224 del 11 dicembre 2012 ha apportato importanti modifiche alle norme che classificavano l’attività di autoriparazione suddividendola non più in 4 (meccanica motoristica, elettrauto, gommista, carrozzeria) ma in 3 sezioni (meccatronica, gommista, carrozzeria), procedendo alla modifica dell’articolo 1 della legge n. 122 del 5 febbraio 1992. In tal modo le preesistenti attività di meccanica motoristica e di elettrauto – a decorrere dal 5 gennaio 2013 - sono state pertanto unificate nella nuova sezione denominata “meccatronica”.
Ed è scaduto lo scorso 4 gennaio 2018 il termine riconosciuto a favore delle imprese abilitate o alla sola attività di “meccanica/motoristica” o alla sola attività di “elettrauto” per poter continuare a svolgere l'attività. Oltre tale termine dovevano - pena la perdita della qualifica di responsabile tecnico:
a) dimostrare un’esperienza professionale qualificata (esercitata per almeno tre anni negli ultimi cinque) e documentata con apposita dichiarazione sostitutiva;
In conseguenza di ciò entro il 4 gennaio 2018 il titolare o legale rappresentante dell’impresa dovevano dichiarare l'ampliamento dell'attività alla “meccatronica” inoltrando, al Registro delle imprese, una pratica telematica di Comunicazione Unica, sottoscritta digitalmente dal titolare o dal legale rappresentante, di variazione dell'attività, allegando la modulistica per l'autocertificazione dei requisiti del soggetto che assumerà la qualifica di “Responsabile Tecnico” e l’autocertificazione antimafia, pagando l'imposta di bollo e i diritti di segreteria previsti.
Chi non ha effettuato questo adeguamento non può più esercitare l'attività. Ciò fino ad affettuazione della comunicazione di variazione innanzi richiamata.
Ricordiamo che una deroga speciale è prevista per i preposti alla gestione tecnica che, alla data del 5 gennaio 2013, hanno già compiuto 55 anni: questi soggetti potranno proseguire l’attività come responsabili tecnici fino all'età prevista per il conseguimento della pensione di vecchiaia.
circolare_3703C_9_gennaio_2018_prot13757.pdf [321.01 KB]
ANCHE GLI IMPRENDITORI AGRICOLI POSSONO GARANTIRE IL CONSUMO SUL POSTO DEI PROPRI PRODOTTI VENDUTI O TRASFORMATI
La legge di bilancio 2018 (l. 205/2017) al comma 499 apporta una modifica al comma 8-bis dell’art. 4 del D.Lgs. n. 228/2001. E' adesso disposto che “In conformità a quanto previsto dall’articolo 34 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nell’ambito dell’esercizio della vendita diretta è consentito vendere prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo, mediante l’utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell’impresa agricola, anche in modalità itinerante su aree pubbliche o private, nonché il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario”. Si riconosce quindi alle imprese agricole la possibilità di manipolare e trasformare i prodotti posti in vendita, garantendo il consumo immediato dei prodotti posti in vendita alla stregua di quanto disposto dall'art. 6, comma 4, della Legge regionale 1/2014 per gli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa. Resta esclusa la possibilità di effettuare il servizio di somministrazione assistito e la necessità di osservare le prescrizioni di carattere igienico-sanitario.
CESSIONE DELL'AZIENDA: ADDIO NOTAIO
L'articolo 11 bis della Legge 172/2017 dispone, con decorrenza dal 06 dicembre 2017, che la cessione di un'azienda, la costituzione di una impresa familiare e le operazioni straordinarie quali trasformazione, fusione e scissione, possono essere effettuate senza il necessario intervento di un notaio. La novità riguarda gli atti riportati nel titolo V (rubricato "delle società") capo X del codice civile (della trasformazione, della fusione, della scissione) e quelli previsti dall'articolo 2556 (ovvero i contratti che hanno ad oggetto il trasferimento della proprietà o godimento dell'azienda). Dal 6 dicembre 2017 per la sottoscrizione di tali atti è sufficiente la firma digitale e l'intervento del commercialista, così come già previsto per la cessione di quote societarie. Sarà il commercilialista a garantire l'assolvimento degli adempimenti relativi al deposito presso l'ufficio del registro delle imprese e al versamento delle imposte dovute su incarico dei legali rappresentanti della società.
ASSEGNAZIONE DEI POSTEGGI: LE NOVITA' INTRODOTTE DALLA LEGGE DI BILANCIO 2018
La Legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) al comma 1180 dell'art. 1 ha disposto che "al fine di garantire che le procedure per l'assegnazione delle conncessione di commercio su aree pubbliche siano realizzate in un contesto temporale e regolatorio omogeneo, il termine delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione e con scadenza anteriore al 31 dicembre 2020 è prorogato fino a tale data". Sono quindi state prorogate ex lege fino al 31/12/2020 le concessioni non ancora scadute alla data di entrata in vigore della Legge di bilancio.
Il successivo comma 1181 dispone infine una deroga ai principi di estrazione comunitaria recepiti nel nostro ordinamento col D.Lgs. n. 59/2010. A tutela dell'occupazione è infatti previsto che le amministrazioni interessate prevedono specifiche modalità di assegnazione per coloro che, nell'ultimo biennio, hanno direttamente utilizzato le concessioni quale unica o prevalente fonte di reddito per sé e per il prorprio nucleo familiare. Quindi in sede di assegnazione dei posteggi i bandi dovranno tener conto dell'incidenza del posteggio sulla situazione economica di coloro che l'hanno utilizzato nell'ultimo biennio, verificando se tale abbia rappresentato o meno l'unica fonte di reddito propria o della sua famiglia.
Si prospetta quindi una lotta a colpi di ISEE. Trovare strumenti e modalità per contemperare le esigenze riconducibili alla tutela della concorrenza e quella dei soggetti meno abbienti sarà la mission, speriamo non "impossible", degli uffici SUAP.
LA REGIONE PUBBLICA ULTERIORE MODULISTICA STANDARDIZZATA
Nell'ambito delle attività conseguenti al recepimento dell’accordo del 4 maggio 2017 tra il Governo, le Regioni, gli Enti Locali, con Decreto Dirigenziale della DG Sviluppo Economico e Attività Produttive n. 235 del 29 settembre 2017 è stata adeguata ed approvata ulteriore modulistica unificata e standardizzata in materia di attività commerciali ed assimilate. Seguendo gli indirizzi forniti dalla DGR 569 del 20/09/2017 si è proceduto all'adeguamento dei moduli unificati relativi ai Panifici, Tintolavanderie, Autoriparatori e Autorimesse. Sono infine stati recepiti i “moduli unificati e standardizzati” oggetto dell'accordo repertorio n. 76/CU del 6/7/2017 in sede di Conferenza unificata relativi alle attività di Somministrazione di alimenti e bevande al domicilio del consumatore, Somministrazione di alimenti e bevande in esercizi posti nelle aree di servizio e/o nelle Stazioni, Somministrazione di alimenti e bevande nelle scuole, negli ospedali, nelle comunità religiose, in stabilimenti militari o nei mezzi di trasporto pubblico. I modelli sono disponibili sul sito della Regione Campania e sul sito della nostra Associazione.
Attività di Escape Room: gli indirizzi del MISE
Con circolare n. 52 del 20 novembre 1982 il Ministero dell’Interno, ha precisato che “per spettacoli e/o trattenimenti possono intendersi tutti quei divertimenti, distrazioni, amenità intenzionalmente offerti al pubblico, in rapporto ai quali si prospetta l’esigenza che la potestà tutrice della pubblica autorità intervenga per garantire l’incolumità pubblica, l’ordine, la moralità e il buon costume (artt. 70, 80 testo unico delle leggi di P.S.)".
Per trattenimento si intendono quindi i divertimenti ai quali il pubblico partecipa attivamente.
Stando quanto in premessa, anche l’attività di Escape Room, se rivolta ad un pubblico generico e se svolta nell’ambito di un’attività imprenditoriale, necessita per il suo svolgimento di una licenza di cui all’art. 68 del TULPS.
Ciò al fine di garantire l'incolumità delle persone che comunque ai fini del gioco sono chiuse dentro ad una stanza e una verifica della sicurezza dei luoghi ai sensi dell’art. 80 del TULPS.
Al riguardo il MISE con propria circolare Registro Ufficiale n. 036535 del 07/09/2017 ha confermato che la disciplina di cui all'art. 68, 69 e 80 del TULPS è applicabile solo nell'ipotesi in cui l'attività ludica in questione sia diretta proprio all'intrattenimento del pubblico in un spazio appositamente allestito, in luogo pubblico o aperto al pubblico.
APERTURA DI UNA PALESTRA: COSA OCCORRE?
Pervengono numerosi quesiti in merito agli adempimenti da effettuare per l'apertura di una palestra. In linea di principio il Ministero dell’Interno, con circolare n. 559/C 12093.13500.C del 1 giugno 1999, ha precisato che “le palestre sportive non possono essere ricondotte nell’ambito applicativo degli artt. 68 e 80 TULPS, che fanno riferimento all’esercizio di pubblici spettacoli e trattenimenti ed elencano le singole manifestazioni o comportamenti professionali oggetto di disciplina”. Tuttavia è evidente che qualora all'interno della palestra vengano esercitate attività di trattenimento o svago, con accesso al pubblico in modo indiscriminato, con o senza pagamento di un corrispettivo (anche rappresentato da un fisso mensile o settimanale o giornaliero), con finalità imprenditoriale, questa attività non può che ricondursi tra quelle da autorizzarsi ai sensi dell'art. 68 TULPS, previa verifica delle condizioni di agibilità di cui all'art. 80 TULPS. In questo caso è necessario quindi accertare che siano rispettate tutte le condizioni di sicurezza ed incolumità per gli utenti mediante verifica della Commissione di Vigilanza. A conferma di ciò la circolare n. 559/c del 28.11.1994 del Ministero dell'Interno, che ha ribadito che le piscine natatorie sono assoggettate alla verifica della Commissione di Vigilanza quando queste sono aperte al pubblico con accesso indiscriminato di persone, anche indipendentemente dal pagamento di un biglietto di ingresso. Orientamento che deve essere applicato per analogia anche alle palestre. Assolutamente diverso è invece il caso delle palestre destinate ad attività di allenamento, non aperte ad un pubblico indiscriminato, quali sono le palestre sportive dei circoli privati ove accedono solo i soci, ovvero delle strutture alberghiere che consentono l’accesso ai soli ospiti. In questo caso non è necessario l'ottenimento di alcuna autorizzazione di polizia ne alcuna verifica delle condizioni di agibilità ex art. 80 TULPS. L'attività deve comunque essere condotta nel rispetto delle normative in materia urbanistica, igiene, sanità e sicurezza degli impianti. In sintesi, ai fini del regime giuridico cui assoggettare l'attività rileva oltre che la forma giuridica scelta per il suo esercizio (che può essere un indicatore dell'esercizio dell'attività in forma imprenditoriale) anche e soprattutto le sue modalità di conduzione. Occorrerà verificare, caso per caso, se l'attività è rivolta ad un pubblico indiscriminato o ad una cerchia ristretta di persone. Costituire una Associazione e comunque tesserare chiunque senza particolari formalità (mediante delibere di ratifica del Consiglio Direttivo o dell'Assemblea dei soci ecc) e soprattutto richiedere periodicamente il versamento di un corrispettivo configura di certo un'attività imprenditoriale che necessita dell'ottenimento della licenza di p.s. prevista dall'art. 68 del TULPS, previa verifica della sicurezza dei luoghi. In ogni caso all'interno delle strutture deve essere presente personale in possesso dei requisiti di qualificazione professionale previsti dal capo III della Legge Regione Campania n. 18/2013 (Legge quadro sullo sviluppo della pratica sportiva e delle attività motoria).
Piscina aperta al pubblico: adempimenti
L'apertura di una piscina aperta al pubblico configura uno stabilimento di bagni previsto dall'art. 86 del TULPS, che prevede che "Non possono esercitarsi, senza licenza del Questore, alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè o altri esercizi in cui si vendono al minuto o si consumano vino, birra, liquori od altre bevande anche non alcooliche, né sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti o stabilimenti di bagni, esercizi di rimessa di autoveicoli o di vetture, ovvero locali di stallaggio e simili". La competenza in materia è da anni passata ai Comuni e l'avvio dell'attività deve essere segnalato a mezzo Scia.
Licenze di P.S.: ecco i nuovi modelli
Nella ridda di moduli unificati e standardizzati sollevatasi dai decreti attuativi della c.d. legge Madia, legge 7 agosto 2015, n. 124, Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, le rotative ministeriali, hanno stampato anche quelli relativi alle domande di licenze di polizia, previste dalla Tabella A del D.Lgs. 26/11/2016, n. 222, in attuazione innanzitutto dell’art. 24 del D.L. 24/6/2014, n. 90. Sono stati così adottati i modelli relativi alle seguenti attività: Agenzie d'affari, Agenzie recupero crediti, commercio preziosi, commercio armi, Comunicazioni attività audiovisive, Bingo, Scommesse, VLT. Questa modulistica ha carattere provvisorio in attesa dell'approvazione con Decreto del Ministero dell'Interno di concerto col Ministero delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, sentita la Conferenza Unificata, con procedimento allo stato non ancora concluso. Tutti i modelli devono essere prodotti per il tramite del SUAP territorialmente competente. Solo per le sale VLT, le sale bingo e per la raccolta delle scommesse, per l'esercizio di agenzie di recupero crediti, di pubblici incanti, matrimoniale o di pubbliche relazioni è ammessa la modalità alternativa della loro presentazione diretta alla Questura competente. Solo in questi ultimi casi le Questure potranno continuare a ricevere direttamente la relative domande di licenza, mentre negli altri casi, benché i relativi procedimento attengono a loro competenze, riceveranno dai SUAP l'istanza dei privati e la documentazione a corredo.
RIFORMA DEL TERZO SETTORE: ECCO IL NUOVO CODICE
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in esame definitivo, tre decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n. 106). Di seguito le principali novità. Il nuovo Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo settore al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali. Il Codice stabilisce le disposizioni generali e comuni applicabili, nel rispetto del principio di specialità, ai diversi enti che compongono il Terzo settore, dettando disposizione in materia, tra l’altro, di organizzazione, amministrazione e controllo, di raccolta fondi, anche mediante sollecitazione al pubblico o cessione o erogazione di beni di modico valore o servizi, di contabilità e trasparenza. In base alla loro dimensione, gli enti del Terzo settore saranno chiamati a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale, redatto secondo apposite linee guida, anche ai fini della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte, nonché gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati. Viene inoltre semplificata la procedura di acquisto della personalità giuridica e vengono istituiti, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il “Registro unico nazionale del Terzo settore”, al quale gli enti sono tenuti a iscriversi al fine di poter accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, ad essi riservati, e il Consiglio nazionale del terzo settore, organo consultivo e rappresentativo degli enti. Un ulteriore decreto ha revisionato la disciplina in materia di impresa sociale. Il decreto ha l’obiettivo di migliorare la disciplina dell’impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e a rimuovere le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema. Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività. L’impresa sociale rimane dunque una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi. Si ridefinisce, ampliandolo, l’ambito delle attività di interesse generale che devono essere esercitate affinché un ente possa assumere la qualifica di impresa sociale, armonizzando al contempo le tipologie di attività che possono essere svolte dalle cooperative sociali.
Approvato l'allegato tecnico alla modulistica per le attività commerciali e assimilate
Con ulteriore Accordo raggiunto del 5 ottobre la Conferenza Unificata tra il Governo, le Regioni e gli Enti locali, ha adottato l’allegato tecnico alla modulistica per le attività commerciali e assimilate ad integrazione dell’Accordo del 4 maggio 2017 concernente l’adozione di moduli unificati e standardizzati per la presentazione delle Scia, comunicazioni e istanze. al fine di consentire l’interoperabilità e lo scambio dei dati tra le amministrazioni, sono STATI approvati l’allegato tecnico e gli schemi dati XML relativi ai seguenti moduli: a) scheda anagrafica; b) esercizio di vicinato; c) media e grande struttura di vendita; d) vendita in spacci interni; e) vendita mediante apparecchi automatici in altri esercizi già abilitati e/o su aree pubbliche; f) vendita per corrispondenza, tv, e-commerce; g) vendita presso il domicilio dei consumatori; h) bar, ristoranti e altri esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (in zone tutelate); i) bar, ristoranti e altri esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (in zone non tutelate); l) bar, ristoranti e altri esercizi di somministrazione temporanea di alimenti e bevande; m) attività di acconciatore e/o estetista; n) subingresso in attività; o) cessazione o sospensione temporanea di attività; p) notifica sanitaria ai fini della registrazione (Reg. CE n. 852/2004). L’allegato A recante gli schemi dati XML costituisce parte integrante del presente Accordo. E' disposto che le Regioni possono, ove necessario, integrare gli schemi dati XML alle specificità della modulistica adottata a livello regionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 2 dell’Accordo del 4 maggio 2107.
LE PROCEDURE DI REGISTRAZIONE IN CAMPANIA
L'Accordo Stato-Regioni n. 46/17, adottato in applicazione dell'art. 2, comma 1 del D.L.vo n. 126/2016, ha introdotto l'obbligatorietà dell'uso di modelli unificati su base nazionale per la presentazione delle SCIA e delle richieste di autorizzazioni previste dal D.L.vo 222/16. L'Accordo è stato recepito in Regione Campania con DGRC n. 308/2017. Oltre che sulle procedure amministrative proprie dei SUAP e delle Camere di Commercio, tale norma ha un impatto anche sugli aspetti sanitari delle SCIA. Tale normativa è in continua evoluzione, come confermato dalla approvazione dell' ultimo Accordo Stato-Regioni n. 76/17 che amplia le linee d'attività per le quali sono stati approntati i moduli unici. Di recente attuazione è anche l'Accordo Stato-Regioni n. 77/17 che estende l'utilizzo del modulo di 'notifica ai fini della registrazione' tuttavia ancora non recepito a livello regionale. Primariamente è necessario porre l'attenzione sul fatto che i due Accordi (46/17 e 76/17) normano solo alcune linee d'attività di interesse e precisamente: Esercizi di vicinato, Media e grande struttura di vendita, Vendita in spacci interni, Vendita mediante apparecchi automatici in altri esercizi già abilitati e/o su aree pubbliche, Vendita per corrispondenza, tv, e-commerce, Vendita presso il domicilio dei consumatori, Bar, ristoranti e altri esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, Bar, ristoranti e altri esercizi di somministrazione temporanea di alimenti e bevande, Panifici, Somministrazione di alimenti e bevande al domicilio del consumatore, Somministrazione di alimenti e bevande in esercizi posti nelle aree di servizio e/o nelle stazioni, Somministrazione di alimenti e bevande nelle scuole, negli ospedali, nelle comunità religiose, in stabilimenti militari o nei mezzi di trasporto pubblico. Per quanto riguarda le sopra riportate linee d'attività, come riportato sul portale www.gisacampania.it, tutti i soggetti interessati dovranno attenersi scrupolosamente alle procedure stabilite dall'Accordo n. 46/2017 o dall'Accordo 76/2017 mentre per tutte le altre linee d'attività si continueranno ad applicare in toto le procedure previste dalla DGRC 318/15. Per facilitare l'impegno delle P.A. interessate e delle imprese coinvolte, è stata approntata la revisione 7 delle master list dove sono specificate solo le linee d'attività che non rientrano nel campo di applicazione degli Accordi 46/2017 e 76/2017. In merito ai documenti da presentare, per le linee d'attività normate dagli Accordi 46 e 76/2017 essi sono dettagliatamente individuati nei moduli degli accordi stessi. Si ricorda che i SUAP non possono richiedere alcun altra documentazione. Per le linee d'attività non normate dagli Accordi 46 e 76/2017, essi sono dettagliatamente individuati nella masterlist Rev 7 con un codice. La spiegazione dei codici è contenuta nel documento denominato "Elenco documentazione rev. 5" pubblicato sul sito www.gisacampania.it.
PUBBLICI ESERCIZI E LOCALI DI INTRATTENIMENTO: ABOLITO L'OBBLIGO DI LICENZA FISCALE
Con l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 178, della legge 04/08/2017 n.124 (legge annuale per il mercato e la concorrenza), che ha modificato l’art. 29, comma 2, del D.Leg.vo n.504/1995 Testo Unico Accise, è stato escluso l’obbligo di denuncia di attivazione per esercizi di vendita di prodotti alcolici assoggettati ad accisa. Pertanto il procedimento amministrativo finalizzato al rilascio della licenza fiscale di esercizio ai sensi dell’art. 29, commi 2 e 4 e dell’art. 63, comma 1 del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504 Testo Unico Accise non è più attivabile per “gli esercizi pubblici, gli esercizi di intrattenimento pubblico, gli esercizi ricettivi e i rifugi alpini”. Le licenze fiscali di esercizio già rilasciate per gli esercizi commerciali ricadenti nelle categorie sopramenzionate non hanno più alcuna validità.
In conseguenza di ciò quanto previsto in merito dal D.Lgs n.222/2016 deve ritenersi superato dall’innovazione legislativa apportata dalla citata legge n.124/2017.
In buona sostanza, diversamente da quanto previsto dalla Tabella A allegata al D.lgs. 222/2016, in sede di avvio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande (e quindi di attivazione di un pubblico esercizio) che vende anche prodotti alcolici assoggettati ad accisse, l'interessato non dovrà più effettuare alcuna ulteriore denuncia, essendo la vendita ormai liberalizzata.
STANDARDIZZAZIONE DELLA MODULISTICA: WORK IN PROGRESS
Continua l’attività del Governo e delle Regioni per la semplificazione e la standardizzazione della modulistica utilizzata da imprese e cittadini per presentare domande, segnalazioni e comunicazioni alla P.A. I moduli approvati con l’accordo in Conferenza Unificata il 6 luglio 2017 sono relativi, in edilizia, al permesso di costruire e nel settore delle attività commerciali e assimilate a panifici, tintolavanderie, somministrazione di alimenti e bevande al domicilio del consumatore, somministrazione di alimenti e bevande in esercizi posti nelle aree di servizio e/o nelle stazioni, somministrazione di alimenti e bevande nelle scuole, negli ospedali, nelle comunità religiose, in stabilimenti militari o nei mezzi di trasporto pubblico, autorimesse, autoriparatori. La scheda anagrafica, comune a tutte queste attività, è la stessa già approvata nell’Accordo del 4 maggio 2017 e costituisce parte integrante di ciascun modulo. Inoltre con ulteriore accordo sono state approvate, su proposta delle Regioni d'intesa col Ministero della Salute, alcune integrazioni al modulo “Notifica ai fini della registrazione”, al fine di estenderne l'uso a tutti gli operatori del settore alimentare (OSA), anche per attività diverse da quelle commerciali. Gli accordi e i moduli sono stati pubblicati sullaGazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2017. Le amministrazioni comunali, alle quali sono rivolte domande, segnalazioni e comunicazioni, hanno l’obbligo di pubblicare sul loro sito istituzionale entro e non oltre il 20 ottobre 2017 i nuovi moduli unificati e standardizzati, adottati con il presente accordo e adattati, ove necessario, dalle Regioni in relazione alle specifiche normative regionali entro il 30 settembre 2017.
Manifestazioni sicure: nuove indicazioni del Viminale
Si susseguono a ritmo serrato le circolari che forniscono sempre nuove indicazioni in merito all'organizzazione di eventi e manifestazioni. Con un'ennesima circolare, la n. 11001 del 28/07/2017, il Ministero dell'interno definisce adesso i modelli organizzativi per la sicurezza durante le manifestazioni pubbliche. La nuova direttiva dal titolo “Modelli organizzativi per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche” differenzia le procedure e chiarisce le responsabilità in materia di sicurezza durante le manifestazioni pubbliche. Distingue tra manifestazioni in luogo pubblico, che richiedono agli organizzatori solo l’onere di avvisare il questore, e manifestazioni di pubblico spettacolo, sottoposte ad autorizzazione ed individua tre diversi livelli di rischio per calibrare le misure di sicurezza cogliendo l’obiettivo comune di garantire eventi pubblici sicuri ma non militarizzati. "Dopo la diffusione della circolare Gabrielli alcune settimane fa – dichiara Antonio Decaro, presidente dell’ANCI, – pur comprendendo e apprezzando l’impegno per coordinare l’attività di prevenzione, avevamo fatto presente che, tra contapersone, barriere e metal detector, correvamo il rischio che le persone disertassero gli eventi e che le nostre città perdessero quella che è una autentica tradizione, soprattutto in estate: ritrovarsi nelle piazze per assistere a uno spettacolo, partecipare a una processione o godersi una sagra. Per questo siamo molto soddisfatti di un intervento chiarificatore che, nella massima sinergia tra istituzioni, consentirà di salvare le manifestazioni garantendo la sicurezza”.
Inoltre in seguito ai recenti attentati terroristici di Barcellona, la Prefettura di Roma ha emanato la nota 19/8/2017 “Governo e gestione delle pubbliche manifestazioni e monitoraggio dei luoghi dove è previsto un rilevante afflusso di persone” in cui si richiama l’attenzione sulla necessità di valutare con particolare attenzione tutti i luoghi dove è previsto un elevato afflusso di persone in occasione di cerimonie, eventi sportivi, religiosi, musicali per mettere in atto le misure di safety e security già definite nelle precedenti note ministeriali e precisamente le Circolari del Ministero dell’interno n. 1991 del 07/06/2017 "Dispositivi e misure strutturali a salvaguardia dell’incolumità delle persone" meglio nota come Circolare Gabrielli, n. 11464 del 19/6/2017 "Manifestazioni pubbliche. Indicazioni di carattere tecnico in merito a misure di safety". La sensazione è che anche in questo campo, anziché illuminare gli addetti ai lavori in materia di "Safety (prudenza)" e "Security (sicurezza)", si stia creando solo tanta confusione.
RINNOVO DELLE CONCESSIONI. TUTTO IN ALTO MARE
L’Antitrust ha recentemente espresso due pareri, uno nei confronti della Regione Emilia–Romagna (rif. S2692B), l’altro nei confronti della Regione Marche (rif. S2692C), con cui si contestano i criteri di assegnazione dei posteggi e relativi punteggi, previsti in alcuni atti delle due Regioni. In tali provvedimenti regionali sono richiamati i documenti unitari della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome del 24 gennaio 2013 e del 3 agosto 2016, nei quali, ai fini di un’omogenea applicazione dei contenuti dell’Intesa in Conferenza Unificata del 5 luglio 2012, venivano stabiliti la durata delle concessioni, i criteri di selezione e i relativi punteggi da assegnare nell’ambito delle procedure selettive. In entrambi i pareri l'Antitrust ha evidenziato che continua a non essere soddisfatto il contemperamento tra l’obiettivo di liberalizzazione, previsto dalla Direttiva Servizi, e la tutela del settore del commercio su aree pubbliche, considerata la posizione di priorità attribuita al concessionario uscente e la durata eccessiva prevista per le concessioni. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ribadisce - quindi - quanto già osservato con il proprio precedente parere reso noto con nota del 15 dicembre 2016, cioè che i documenti unitari innanzi richiamati accordano una preferenza non accettabile agli operatori già presenti, valorizzando in maniera eccessiva e prioritaria i requisiti di anzianità, ponendosi così in contrasto con l’art. 12 della Direttiva Servizi e con l’art. 16 del D.Lgs. 59/2010. Proprio in relazione a tali riserve la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato il 27 luglio un ulteriore documento con cui, fra l’altro, ha richiesto un incontro con il Ministro dello sviluppo economico, per definire l’esatta portata della disposizione riportata nell’articolo 6 comma 8 del decreto legge n. 244/2016 (decreto Milleproroghe), convertito con legge n. 19/2017; anche al fine di individuare le soluzioni percorribili, al fine di dare una risposta condivisa con i partecipanti alle eccezioni sollevate dall’Antitrust.
Ludopatia: c'è l'accordo
E' stato finalmente raggiunta l’intesa sulle regole che impongono seri limiti al gioco d’azzardo. Lo annuncia Antonio Decaro, Sindaco di Bari e presidente dell’Anci al termine dei lavori della conferenza unificata. "Abbiamo ottenuto quello che volevamo, quello che le nostre comunità, le associazioni attive sul territorio, la rete del sistema sociale che ha a che fare ogni giorno con la ludopatia, ci chiedevano". Questo è quanto dichiarato da Decaro al termine dei lavori della Conferenza. Sono trei punti salienti dell'accordo:
1. saranno dimezzati in tre anni i punti gioco con rottamazione delle macchinette più vecchie che saranno solo in parte rimpiazzate con altre collegate direttamente con i Monopoli di Stato;
2. i Sindaci dovranno decidere le fasce orarie di chiusura, fino a sei ore consecutive al giorno, e imporre distanze minime da tutti i luoghi ritenuti sensibili, come scuole e chiese;
3. si prevede l'aumento degli standard di qualità e sicurezza dei punti gioco nei quali dovranno essere assicurati accesso selettivo, tramite l’identificazione con documento del giocatore, e la videosorveglianza. Non potranno più essere esposte immagini eccessive che inducano al gioco, e il personale dovrà essere formato anche sul contrasto al gioco d’azzardo.
FUOCHI D'ARTIFICIO IN SICUREZZA: LE DISPOSIZIONI
Il Ministero dell’Interno ha diffuso la circolare 13/07/2017, n. 557/PAS/U/010693/XV.A.MASS(1) "Disposizioni in ordine alla sicurezza ed alla tutela dell’incolumità pubblica in occasione dell’accensione di fuochi artificiali autorizzata ai sensi dell’art. 57 del T.U.L.P.S. – Fuochi acquatici – Emissioni sonore". La circolare fornisce alcune istruzioni per garantire la sicurezza e la tutela della pubblica incolumità in occasione dell’utilizzo di fuochi acquatici e la valutazione delle emissioni sonore. In merito alla distanze di sicurezza la circolare dispone che occorre tener presente che è opportuno che i lanci avvengano in direzione opposta al pubblico e la traiettoria di lancio sia perpendicolare alla linea ideale occupata dal pubblico con un’oscillazione massima di 45°. In caso di lancio in direzione del pubblico sono previste distanze di sicurezza da osservare, che sono:
- per gli artifizi acquatici con effetti solo di tipo illuminate senza esplosioni per aperture (tappeto, fontane, ecc.): 30 m + 2 volte la gittata dichiarata;
- per gli artifizi acquatici con aperture di forma sferica o cilindrica con calibro:
Se il fabbricante prescrive in etichetta distanze di sicurezza maggiori rispetto a quanto sopra indicato, dovranno applicarsi quelle previste dal fabbricante che sono più cautelative.
Nel caso di impiego di postazioni di lancio galleggianti, occorre verificare se le stesse, utilizzate in mare o in uno specchio d’acqua interno, siano idonee al trasporto (se adibite anche a tale scopo) ed allo sparo di fuochi artificiali. Le citate postazioni galleggianti devono essere dotate di idonei sistemi di ancoraggio delle attrezzature di lancio, come cinte e guide.
Al termine dell’esecuzione e’ imposta al pirotecnico la bonifica dell’area di sparo e delle zone adiacenti, per individuare ed eliminare ogni residuo incombusto o inesploso.
Gli standard relativi alle emissioni sonore prescrivono che i fuochi artificiali non superino i 120 dB (A, imp) o un livello sonoro equivalente, misurato con altro metodo appropriato, alla distanza di sicurezza.
Il Sindaco può autorizzare eventualmente attività temporanee e manifestazioni che possono superare i valori sonori permessi dai regolamenti comunali.
La verifica dell’idoneità dei siti di sparo è condizione necessaria per ottenere sufficienti garanzie per la tutela dell’incolumità delle persone e dell’ambiente.
Qualora l’esecuzione di talune manifestazioni, di carattere storico e folcloristico e delle quali si vuole conservare e tramandare la tradizione, pongano valutazioni di particolare complessità, l’autorità, che rilascia l’autorizzazione ex art. 57 del T.U.L.P.S., potrà preventivamente richiedere al pirotecnico abilitato un documento di valutazione del rischio connesso all’esecuzione dello spettacolo e delle misure adottate per la riduzione del rischio medesimo.
On line la guida in materia di SCIA
Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha diffuso la Guida alle nuove disposizioni in materia di SCIA e di individuazione dei regimi amministrativi. La Guida, realizzata nelle due versioni “per cittadini e imprese” e “per gli addetti ai lavori”, è stata predisposta dal Dipartimento della funzione pubblica per sostenere l’attuazione della Riforma della Pubblica amministrazione, nell’ambito delle attività previste dall’Agenda per la semplificazione.
La guida è scaricabile dal web all'indirizzo http://www.italiasemplice.gov.it/scia/guida-alle-nuove-disposizioni-in-materia-di-scia/
La cancellazione di una società inattiva dal Registro imprese
Con il provvedimento del 5 giugno 2017, il Giudice del Registro delle imprese del Tribunale di Milano, preso atto della ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 3 del d.P.R. 23 luglio 2004, n. 247, ha dichiarato d’ufficio la cancellazione dal registro delle imprese di una società in nome collettivo, convenuta contumace in giudizio, senza disporre l’espletamento della procedura prevista dal medesimo art. 3 del d.P.R. citato. Il giudice, in particolare, ha affermato che detta procedura risulta essere equipollente alla notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza, effettuata a cura della ricorrente, ai soci e agli amministratori della società. Parimenti, non risultando la società in nome collettivo proprietaria di beni immobili ed essendo l’ultimo atto gestorio della stessa risalente nel tempo, il giudice non ha ritenuto necessario procedere alla nomina di un liquidatore.
PRONTA LA MODULISTICA UNIFICATA REGIONALE
Con il decreto n. 32 del 21/06/2017 della DG Sviluppo Economico e Attività Produttive e il decreto n. 19 del 22/06/2017 della DG Governo del territorio, lavori pubblici e protezione civile è stata approvata dalla regione Campania la modulistica unificata e standardizzata in materia di attività commerciali e assimilate ed edilizia in seguito al recepimento dell’accordo del 4 maggio 2017 tra il Governo, le Regioni, gli Enti Locali. Nella seduta del 4 maggio 2017 la Conferenza unificata, con accordo ai sensi dell’art. 9 comma 2 lettera c) del d.lgs n. 281 del del 28 agosto 1997, aveva proceduto all’adozione dei moduli unificati e standardizzati in materia di attività commerciali e assimilate e in materia di attività edilizia allegati al suddetto accordo, unitamente alle istruzioni operative sull’utilizzo della relativa modulistica. Nel nel predetto accordo era stato stabilito che le Regioni dovevano adeguare entro il 20 giugno 2017, in relazione alle specifiche normative regionali, i contenuti informativi dei moduli unificati e standardizzati. Con delibera n. 308 del 31 maggio 2017 la Giunta regionale ha recepito gli esiti dell'accordo, approvando, per l'effetto, la modulistica adottata ai sensi del succitato accordo, unitamente alle istruzioni operative sull’utilizzo della medesima. Con la citata delibera n. 308/2017 la Giunta regionale ha demandato alla Direzione Generale per lo Sviluppo Economico e le Attività Produttive per la materia di propria competenza, tra l’altro, il compito di verificare la rispondenza dei contenuti dei moduli unificati e standardizzati alle norme regionali vigenti e procedere, con propri provvedimenti, agli adeguamenti del caso. La modulistica regionale unificata è disponibile sul sito dell'associazione (www.acusel.it) nella sezione modulistica unificata.
Modelli unificati: i comuni possono apportare modifiche?
la modulistica unificata è specchio fedele delle normative di riferimento, rappresentando il limite di ciò che può essere richiesto all’utente. Il D.lgs. 222/2016, all’art. 5, introduce, la clausola di flessibilità, in forza della quale anche gli Enti locali, nei limiti delle proprie competenze, possono prevedere titoli e adempimenti diversi rispetto a quelli espressamente indicati o che si evincono nel decreto, sempre che garantiscano un grado maggiore di liberalizzazione (es. da autorizzazione a SCIA) e di semplificazione (es. dall’effettuazione di determinati adempimenti alla loro riduzione o a nessun adempimento). Quindi la possibilità di modificare i modelli è riconosciuta agli Enti locali solo "in mejus" rispetto ai principi di liberalizzazione e semplificazione. Mai, invece, se aggravante di tali principi. La regolamentazione locale, infatti, molto spesso ha finito per eccedere il canonico ruolo di disciplina di dettaglio rappresentando una disciplina "speciale". Ed è pacifico affermare che ogni Sportello abbia finito per operare difformemente da quello del comune vicinoro, richiedendo all'utente documenti specifici. Siffatto divieto è evidentemente adottato a tutela dei principi della Legge 241/90, che si inquadrano nella categoria dei livelli essenziali delle prestazioni, che la Costituzione affida alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. La facoltà di deroga, sempre subordinata all'intesa in Conferenza Unificata, è ammessa nei soli casi in cui la regolamentazione locale intende disciplinare situazioni inerenti a peculiarità del territorio (geografiche, storiche, architettoniche, ecc). Solo in tali casi può essere pretesa la richiesta di dichiarazioni ed adempimenti ulteriori rispetto a quelle più generali, standardizzate nella modulistica regionale. Al di fuori di questi casi non residuano utili giustificazioni su cui fondare ulteriori richieste istruttorie.
ON LINE IL NUOVO PORTALE WWW.IMPRESAINUNGIORNO.GOV.IT
Cambia veste il postale www.impresainungiorno.gov.it. La piattaforma online si conferma come uno degli strumenti più efficaci intorno al quale ruota la strategia di semplificazione degli oneri amministrativi che gravano sulle imprese. Più di 200mila visitatori accedono in media ogni mese alla piattaforma www.impresainungiorno.gov.it . Il portale consente tra l’altro di navigare in modo agevole in tre diverse sezioni: l’Impresa e il Comune, per conoscere a cosa servono i Suap e fare seguito agli adempimenti; l’lmpresa e la Pa centrale, per adempiere agli altri obblighi amministrativi della pubblica amministrazione; l’Impresa e l’Europa, per ottenere informazioni e assistenza, anche in lingua inglese, qualora si intenda operare in uno dei paesi dell’Unione europea. Ma il portale è comunque il punto di accesso unico di tutti i Suap, anche quelli che non hanno una collaborazione diretta con le Camere di Commercio.
Aperture domenicali: è pressing sulla proposta di legge
La Commissione attività produttive della Conferenza delle Regioni sta lavorando ad un documento con cui si sollecita il Parlamento ad accelerare l’approvazione di un disegno di legge, attualmente fermo in Senato, di modifica del decreto legge “Salva Italia”, approvato dal Governo Monti nel 2011, con il quale erano state liberalizzate le aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali. Sul tema la conferenza delle Regioni si era peraltro già espressa con un precedente documento approvato il 5 agosto del 2014. La proposta di legge introduce l’obbligo di dodici giornate festive di chiusura degli esercizi commerciali, esclusi bar e ristoranti, con la possibilità, per ciascun esercente, di derogare sino ad un massimo di sei giornate.
Concessione di beni pubblici: sempre necessaria la procedura competitiva
La concessione di un bene pubblico (nello specifico un terreno per la realizzazione di una tartufaia) soggiace all'obbligo di procedure competitive per l'assegnazione del bene. Il Consiglio di Stato con sentenza n. 2914/2017 ha ribadito che su tutte le Amministrazioni pubbliche in generale grava l’obbligo di ricorrere a procedure competitive ogni qualvolta si vadano ad assegnare beni pubblici suscettibili di sfruttamento economico. Per tali concessioni è infatti sempre necessaria una procedura di evidenza pubblica, anche a garantire parità di trattamento di quanti potenzialmente interessati ad ottenere la medesima concessione di beni, ed evitare parzialità e preferenze indebite nella attribuzione. Occorre quindi una gara pubblica per l’affidamento in gestione a terzi di beni pubblici comunque suscettibili di produrre utilità economiche.
Compro Oro: finalmente le nuove disposizioni in materia di tracciabilità
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20/6/2017, il D.Lgs. n. 92/2017 recante disposizioni per l’esercizio dell’attività di compro oro. Il Decreto, che detta disposizioni specifiche per la definizione degli obblighi cui gli operatori compro oro sono tenuti al fine di garantire la piena tracciabilità della compravendita e permuta di oggetti preziosi usati e la prevenzione dell’utilizzo del relativo mercato per finalità illegali, è entrato in vigore il 5 luglio.
Consumo immediato sul posto negli esercizi di vicinato
Il consumo immediato dei prodotti di gastronomia è consentito, agli esercizi di vicinato abilitati alla vendita dei prodotti del settore alimentare, dall'articolo 3 del DL 223/2006 convertito con modificazioni con la Legge 248/2013 e tale attività, consumo immediato in assenza del sevizio assistito di somministrazione, può avvenire solamente sulla superficie di vendita dichiarata nella SCIA. Il MISE ha indicato con la risoluzione 212752 del 1 dicembre 2014, che l'eventuale utilizzo di sedute e di tavoli può avvenire solamente se questi sono costituiti da altezze così differenziate in maniera da non potersi utilizzare congiuntamente. Inoltre sempre il Ministero nella risoluzione del 9/3/2017 n. 87473 ha precisato, in riferimento alla possibilità di concedere l'occupazione di suolo pubblico all'esterno del locale per il consumo sul posto, che l'occupazione di suolo pubblico rientra nella potestà dell'Ente locale che ne stabilisce limiti e modalità di utilizzo.
Il contingentamento delle attività economiche
Con la Direttiva Bolkestein sono cambiate le regole di intervento pubblico nel mercato delle attività commerciali e dei servizi, limitando e non poco l’azione regolatrice del pubblico in quanto sottoposta a precise motivazioni che devono essere oggettivamente dimostrate. In particolare, il contingentamento dei pubblici esercizi da parte dei Comuni, anche nelle zone cosiddette e definite “tutelate” dallo stesso d.lgs. n. 59/2010, appare sempre più difficile da realizzare. La sesta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 1276 del 21 marzo 2017, ha affermato che la libertà d’impresa costituisce un diritto comprimibile solo dinanzi a interessi superiori. Ciò dato il sistema economico a forte liberalizzazione definito dalla normativa comunitaria nel quale ogni restrizione di accesso per nuovi operatori è attuabile solo in ipotesi eccezionali e motivate dal fatto che interessi generali, superiori alla libertà d’impresa, devono essere proporzionalmente tutelati.
L'utilizzo delle aree demaniali
L'utilizzo di aree demaniali è sempre soggetto al consenso formale dell'autorità marittima competente. Per il disposto dell'art. 45 bis anche il trasferimento della concessione ad altri soggetti richiede obbligatoriamente il rilascio di autorizzazione da parte della autorità marittima. L'utilizzo dell'area demaniale marittima per lo svolgimento dell'attività produttiva in assenza di detta autorizzazione presuppone violazione del Codice della Navigazione, rappresentando un motivo ostativo l'esercizio dell'attività per carenza dei presupposti di legge.
Salvaguardia della pubblica incolumità in occasione delle manifestazioni pubbliche
Il Ministero dell’Interno ha diffuso la Circolare del 07/06/2017 “per il governo delle pubbliche manifestazioni” indicante i dispositivi e misure strutturali a salvaguardia dell’incolumità delle persone. Al centro dell’attenzione la valutazione dei dispositivi e delle misure strutturali da predisporre per la salvaguardia dell’incolumità delle persone, senza trascurare le attività di “security”, ossia i servizi di ordine e sicurezza pubblica ai fini dell’individuazione delle migliori strategie operative.
I punti nodali oggetto di attenzione sono diversi e riguardano la capienza delle aree di svolgimento dell’evento, la previsione di percorsi separati di accesso all’area e di deflusso del pubblico, i piani di emergenza e di evacuazione, la suddivisione in settori dell’area di affollamento, gli spazi di soccorso, raggiungibili dai mezzi di assistenza, riservati alla loro sosta e manovra, la previsione di un’adeguata assistenza sanitaria, ecc.
La direttiva sottolinea che “nel quadro descritto assume un ruolo fondamentale il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, per l’analisi e la valutazione delle distinte pianificazioni di intervento” ed ha rimarcato che “in tale consesso sarà realizzata, in una cornice di sicurezza integrata, la sintesi delle iniziative da adottare anche con il concorso degli operatori di polizia locale”.
Il modello organizzativo presuppone lo scrupoloso riscontro delle garanzie di safety e di security necessariamente integrate, in quanto requisiti imprescindibili di sicurezza senza i quali le manifestazioni non potranno avere luogo.
La disciplina degli intrattenimenti musicali
Per l' intrattenimento musicale deve essere richiesta autorizzazione ai sensi dell'articolo 68 del Tulps. L'interessato potrà presentare in luogo della domanda di autorizzazione una Scia se si tratta di intrattenimento che termina entro le ore 24 e con una capienza non superiore alle 200 persone.
Premesso questo occorre la licenza di agibilità di cui art. 80 Tulps sostituibile, se vi sono le condizioni stabilite dall'articolo 141 del regolamento di esecuzione del Tulps, con una relazione di un tecnico abilitato iscritto all'albo. Oltre questo occorre sempre produrre una certificazione di impatto acustico predisposta da un esperto in acustica ambientale iscritto nell'apposito elenco regionale.
L'organizzatore dell'evento in ogni caso deve tenere disponibile sul posto, a favore delle autorità preposte alla vigilanza, la certificazione attestante il collaudo delle eventuali strutture e il loro corretto montaggio nonché le dichiarazioni di conformità degli impianti installati in loco.
Inoltre deve garantire ogni possibile accorgimento a tutela della pubblica e privata incolumità.
Approvata la prima parte delle modulistica unificata
La Conferenza Unificata Stato-Regioni del 04/05/2017 ha ratificato l'intesa sui primi modelli unificati e standardizzati da utilizzare - anche - per l'effettuazione degli adempimenti in materia di attività produttive. Gli utenti hanno così a loro disposizione una sola modulistica valida per l’intero territorio nazionale.
Le amministrazioni comunali hanno l’obbligo di pubblicare sul loro sito istituzionale entro e non oltre il 30 giugno 2017 i moduli unificati e standardizzati, adottati con l'accordo del 04/05/2017 e adattati, ove necessario, dalle Regioni in relazione alle specifiche normative regionali entro il 20 giugno 2017.
Un bel lavoro per la Regione Campania che negli ultimi anni ha già pubblicato la nuova modulistica per le attività commerciali di cui alla L.R. n. 1/2014 e per la registrazione o il riconoscimento degli stabilimenti alimentari e delle strutture veterinarie di cui alla D.G.R.C. n. 318/2014.
L'accordo ha sancito importanti e gravose novità per gli Sportelli a tutto favore della semplificazione (forse troppo spinta). E' infatti previsto che:
1. non possono più essere richiesti dati e adempimenti che derivano da prassi amministrative, ma non sono espressamente previsti dalla legge. Ad esempio, non può esser più richiesto il certificato di agibilità dei locali per l’avvio di un’attività commerciale o produttiva.
2. nella modulistica unificata il linguaggio è stato semplificato, utilizzando il più possibile termini di uso comune, più comprensibili per chi deve compilare e firmare le dichiarazioni. Così, ad esempio, quello che prima era “un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande” è diventato, più semplicemente, un bar o un ristorante.
3. sono state eliminate tutte le espressioni del tipo “ai sensi della legge” (i riferimenti normativi si trovano solo in nota o tra parentesi). E’ stato esplicitato il contenuto dei requisiti previsti dalla legge laddove erano previste formule del tipo “dichiaro di essere in possesso dei requisiti di cui all’art. X della legge XX”, che rendevano difficilmente conoscibile per l’impresa il contenuto della dichiarazione da sottoscrivere.
Distributori automatici: facciamo chiarezza
La disciplina sui distributori automatici di alimenti e bevande è stata sicuramente mal gestita dal legislatore col d.lgs. n. 114/98 dando luogo ad equivoci sugli obblighi (amministrativi e sanitari) ricadenti sugli operatori commerciali. Se da un lato è chiaro che l'obbligo della Scia è previsto solo per l'avvio dell'attività e non per le singole installazioni, di fatto molti comuni hanno preteso, spesso mal supportati dalle ASL, una comunicazione per ogni nuovo distributore. Su questo binario si è inserito il legislatore regionale disciplinando l'attività con la L.R. 1/2014. L'art. 51 della norma regionale dispone che la vendita dei prodotti al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici è soggetta a SCIA da presentarsi al SUAP competente per territorio. La norma non specifica però, contrariamente a quanto disposto dagli artt. 52 e 53 riferiti ad altre forme speciali di vendita, quale sia il Suap competente. In soccorso è arrivata la preziosa circolare della Giunta Regionale della Campania - Direzione Generale per la Tutela della Salute - UOD di prevenzione e sanità pubblica veterinaria - prot. 0751436 del 05.11.2015 che ha chiarito che l'obbligo di presentazione della Scia sanitaria, stabilito dal combinato disposto dell'art. 51 della L.R. 1/2014 e del punto 2.2.2. dell'allegato alla DGRC 318/2015, deve essere inteso come sussistente in capo all'impresa che effettua la vendita di prodotti mediante distributori automatici. La Scia sanitaria deve essere presentata al SUAP del comune dove risiede l'imprenditore (in caso di impresa individuale) o dove insiste la sede legale dell'impresa (in caso di società). Qualora l'impresa risieda in un territorio extra campano, essa ha la facoltà di presentare la Scia sanitaria presso un qualsiasi SUAP del territorio regionale. La circolare precisa, inoltre, che successivamente alla presentazione della SCIA, all'impresa viene inviata una username ed un password di accesso al GISA necessarie per compilare la lista riportante l'ubicazione di ogni singolo distributore automatico (anche se posto in comuni campani diversi da quello del SUAP cui è stata presentata la SCIA). L'impresa potrà così in qualsiasi momento ed in autonomia modificare la suddetta lista, aggiungendo o eliminando i propri distributori automatici. Le eventuali modifiche apportare alla lista sono sufficienti ad assolvere all'obbligo della SCIA relativo ad ogni singolo distributore. A riaggravare il quadro ci ha pensato nuovamente il legislatore nazionale. Il d.lgs. 222/20156 (decreto Scia 2) al punto 1.11.2. e 1.11.3. della tabella prevede che le successive installazioni/disinstallazioni di apparecchi automatici che distribuiscono prodotti alimentari sono comunicate con cadenza semestrale al SUAP, che le trasmette all'ASL. In conclusione chi esercita attività di vendita mediante distributori automatici deve presentare la SCIA solo in sede di avvio dell'attività. La Scia è quindi una tantum e deve essere presentata al comune competente in ragione della sede legale dell'attività (per le società) o di residenza del titolare (per le imprese individuali). Non è prevista la necessità di presentare ulteriori SCIA nei comuni dove si installano i singoli apparecchi. Con cadenza almeno semestrale l'operatore deve aggiornare nel GISA l'elenco delle proprie installazioni, assolvendo in tal modo all'onere informativo previsto dal d.lgs. 222/2016.
Morosità del concessionario e decadenza del titolo autorizzatorio
Il Consiglio di Stato con sentenza n. 1167 del 14.03.2017 ha stabilito che il provvedimento di decadenza dell'autorizzazione al commercio su aree pubbliche tip. A per morosità del concessionario, se espressamente previsto come sanzione dal vigente regolamento comunale disciplinante il commercio su aree pubbliche, è legittimo e non soggetto ad annullabilità. Ciò in quanto detto provvedimento rappresenta un atto vincolato, la cui adozione è da effettuarsi ai sensi del vigente regolamento comunale.
DDL home restaurant: le osservazioni dell'anti-trust
L'Autorità Garante della concorrenza e del Mercato nell'adunanza del 22.03.2017 ha bocciato il disegno di legge n. 2647 recante la disciplina dell'attività di home restaurant. Il DDL intende disciplinare l'attività esercitata da persone fisiche che vogliono offrire il servizio di ristorazione all'interno di abitazioni private, al fine di garantire la leale concorrenza tra gli operatori di settore e la valorizzazione della cultura del cibo tradizionale. Il DDL definisce gli home restaurant come attività occasionale e prevede che tale attività debba essere svolta per il tramite di piattaforme digitali gestite da un gestore che mette in contatto l'utente cuoco (che materialmente svolge l'attività di ristorazione) con l'utente fruitore (che utilizza il servizio). Il DDL vieta lo svolgimento dell'attività in questione nelle stesse unità immobiliari ad uso abitativo in cui sono esercitate attività turistico-ricettive in forma non imprenditoriale o attività di locazione per periodi di durata inferiore a 30 gg. Secondo l'Autorità, il DDL introduce limitazioni all'esercizio dell'attività di home restaurant che non appaiono giustificate. Prevedere l'utilizzo di piattaforme digitali, come unica modalità di svolgimento dell'attività, preclude la possibilità di un rapporto diretto tra l'operatore e il cliente al di fuori di tali piattaforme. Ciò esclude dalla fruizione del servizio i clienti che hanno scarsa dimestichezza con l'utilizzo eii sistemi digitali od elettronici di acquisto. Inoltre crea una discriminazione non giustificabile coi ristoranti tradizionali, che hanno facoltà di intrattenere un contatto diretto con la clientela. Allo stesso modo per l'Autorità appare insensato prevedere che chi intenda fruire di una prestazione di home restaurant sia costretto a pagare prima di beneficiarne. Appare ugualmente priva di motivazione e ingiustificatamente restrittiva l'esclusione delle attività di B&B e case vacanze in forma non imprenditoriale e della locazione turistica dalla possibilità di ampliare l'offerta di servizi extralberghieri con quella del servizio di home restaurant.
Articolo 100 del TULPS esteso agli esercizi di vicinato
Il DL 20.02.2017, n. 14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 24 del 18.04.2017, meglio noto come Decreto Sicurezza, ha esteso anche agli esercizi di vicinato l'applicazione dell'articolo 100 del TULPS (in precedenza previsto per i soli pubblici esercizi). Il Questore può quindi sospendere l'attività commerciale nel caso in cui nell'esercizio siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o qualora lo stesso risulti essere abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.
Commercio elettronico di autoveicoli e obbligo di deposito
Il commercio elettronico è sicuramente una tipologia commerciale in forte ascesa. Sono sempre di più gli operatori commerciali che decidono di abbandonare il tradizionale commercio in sede fissa per "trasferirsi" sul web. Il commercio elettronico rientra tra le forme speciali di vendita al dettaglio come disciplinate dal d.lgs. 114/98 e dalla L.R. 1/2014. In Campania l'avvio dell'attività deve essere segnalato al comune ove l'esercente ha la residenza (se persona fisica) o la sede legale (se persona giuridica). Irrilevante è la sede ove l'esercente svolge fisicamente l'attività (ovvero dove inserisce gli annunci o dove ha l'eventuale deposito della merce commercializzata), che ben può essere svolta in qualsiasi parte del globo e che è caratterizzata da transazioni commerciali on-line. Particolare attenzione è riservata al commercio elettronico di autoveicoli. Molti comuni chiedono di documentare a corredo della Scia la disponibilità di un deposito e di indicare il sito web utilizzato per l'espletamento delle attività di vendita on-line. Orbene, nessuna norma prevede che chi esercita l'attività di commercio on-line debba avere un deposito dei prodotti commercializzati. E siccome nel nostro ordinamento vale il principio secondo cui "è consentito tutto ciò che non è espressamente vietato" (DL 138/2011 conv. con mod. in L. 148/2011) ne deriva che non è possibile vietare l'esercizio di una attività di commercio elettronico, anche di autoveicoli, in assenza di deposito. Allo stesso modo nessuna norma prevede l'indicazione di un sito internet quale requisito indispensabile per lo svolgimento dell'attività. Ciò in quanto il commercio elettronico ben potrebbe svolgersi a mezzo email, PEC, whatsapp od altre applicazioni. L'indicazione del sito web è un retaggio della modulistica ministeriale (il COM 5E) precedentemente utilizzato per l'avvio dell'attività di commercio elettronico. Tale modello prevedeva tra le informazioni da rendere anche il il sito web utilizzato. Il Ministero dello Sviluppo Economico, consapevole dell'assenza di questo obbligo, con la risoluzione n. 204137 ha chiarito che è consigliato (e non obbligatorio) che l'interessato comunichi i siti utilizzati per l'esercizio dell'attività di vendita on-line. Altri comuni infine escludono la possibilità di vendere autoveicoli on-line, rifacendosi a quanto previsto dalla lettera b) dell'art. 11 del d.lgs. n. 70/2003. Tale disposizione esclude la possibilità di effettuare il commercio elettronico per quei contratti che richiedono per legge l'intervento di organi giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che implicano l'esercizio di pubblici poteri. Il divieto si riferisce agli specifici atti negoziali in cui l'intervento pubblico è prescritto in relazione alla sostanza del contratto, ma sicuramente non alla tenuta da parte dell'ACI di un registro, che per quanto pubblico, assolve solo una funzione di pubblicità relativa. Ciò è quanto disposto dalla Cassazione civile con sentenza n. 1638/1961.
Trattenimento danzante in un pubblico esercizio: quando è secondario?
Non è mai facile comprendere quando un trattenimento musicale, esercitato all'interno di un pubblico esercizio, sia da intendersi come attività secondaria. I giudici amministrativi (TAR Abruzzo sentenza n. 350 del 2010 e TTAR Toscana sentenza n. 369/2017) hanno effettuato in merito una distinzione tra l'allietamento dei clienti con irradiazione di musica in sottofondo (con potenza insignificante di bassissimo tenore) e la somministrazione musicale a volume significativo. Nel primo caso la diffusione sonora è preordinata alla creazione di mera atmosfera. Nel secondo caso la diffusione musicale determina una vera e propria caratteristica dell'offerta al pubblico. Ciò consente di affermare una tendenziale centralità alla fruizione della musica rispetto alla somministrazione di alimenti. I giudici amministrativi rilevano, quindi, che le caratteristiche dell'offerta musicale, legate al volume ed al comportamento indotto nei clienti (con ascolto ad alto volume e danze), si differenziano da una semplice somministrazione accompagnata da musica in sottofondo, e fanno assumere alla suddetta diffusione sonora una particolare attrattiva che nella somministrazione di alimenti e bevande "allietata" non si riscontra. La musica diffusa nei termini descritti fa ricadere la fattispecie nella vasta accezione del pubblico intrattenimento previsto dall'articolo 69 del TULP, subordinato all'ottenimento di specifica autorizzazione amministrativa. In merito il Ministero dello Sviluppo Economico in data 06 aprile 2017 ha diffuso la nota del Ministero dell'Interno n. 557/PASIU/004683 del 23 marzo 201. La circolaree chiarisce degli aspetti in materia di pubblici spettacoli e intrattenimenti dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 222/2019. E' precisato che continua ad applicarsi la SCIA agli spettacoli presso locali e impianti con capienza pari o inferiore a 200 persone, anche se le voci 78, 80 e 81 della tabella allegata al decreto stabiliscono il regime dell'autorizzazione. Per tali locali la relazione tecnica di un professionista abilitato sostituisce anche il parere delle commissioni di vigilanza e non solo le verifiche e gli accertamenti preliminari, come previsto dall'art. 4 lettera c) del decreto (che ha modificato l'articolo 141 comma 2 del Regolamento TULPS), anche se le voci 78, 80 e 81 della tabella allegata al decreto, prevedono l'obbligo del SUAP di trasmettere detta relazione alla Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.
Le pratiche di edilizia produttiva e le competenze del SUAP
Con l'entrata in vigore del DPR n. 160/2010 molti Comuni, anziché accorpare gli uffici con competenze in materia di attività produttive, ne hanno creato uno ulteriore: lo Sportello Unico per le Attività Produttive. Ciò oltre che non garantire quanto voluto dalla norma, ovvero la creazione di un unico punto di riferimento territoriale per il cittadino, determina molto spesso la difficoltà di comprendere con assoluta certezza "chi deve fare cosa" all'interno dell'Ente. Con la risoluzione n. 376818 del 30 novembre 2016 ad oggetto “Attività SUAP e adempimenti ex art. 17-ter TULPS” il Ministero dello Sviluppo Economico ha divulgato - avallandolo - il parere del Ministero dell'Interno in merito ad un quesito posto da un Comune in ordine alle competenze dello Sportello Unico delle attività Produttive (SUAP), che ritiene di non disporre di poteri sanzionatori, in quanto spettanti ad altro ufficio dell'Ente (nello specifico l'ufficio Commercio). Esattamente, lo Sportello ha richiesto al Viminale a quale ufficio del Comune competa l'adozione di un provvedimento di cessazione dell’attività condotta in difetto di requisiti. Nel chiedere ciò il SUAP in discorso (che ha licenziato l’attività di somministrazione a mezzo SCIA ricevuta in via telematica e validata ai sensi dell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990) ritiene che la legge non gli attribuisca alcuna potestà sanzionatoria, con la conseguenza che l’ordine di cessazione dell’attività non può che essere emanato dall’ufficio commercio del Comune, vero titolare della relativa funzione, fungendo il SUAP solo da sportello virtuale. E' evidente che quanto richiesto rasenta i limiti dell'assurdo evidenziando le beghe di competenza che all'interno di uno stesso Ente possono crearsi lì dove non è costituito un unico punto di riferimento territoriale in materia di attività produttive. Nella sua risposta il Ministero dell'Interno non può che confermare che il vigente quadro normativo individua lo Sportello unico per le attività produttive quale interlocutore unico tra le imprese e le pubbliche amministrazioni. Inoltre rappresenta che le numerose ordinanze di cessazione dell'attività emesse dai responsabili SUAP impugnate innanzi al giudice amministrativo, mai sono state dichiarate dall'autorità adita viziate per incompetenza.
Sosta dell'ambulante: per quanto tempo è ammessa?
La sentenza del TAR Lombardia, sezione prima, n. 141 del 2014 ha stabilito, sulla base della intervenuta liberalizzazione degli orari e delle disposizioni del D.lgs 59/2010, che non possono essere posti dei limiti alla durata della sosta e non possono neppure essere previste distanze minime tra una sosta e il luogo di quella successiva. La sosta quindi, il cui divieto dovrà essere individuato nel regolamento comunale in ragione della viabilità o rispetto di determinati luoghi, dovrà durare il tempo necessario a soddisfare le esigenze del cliente e comunque senza mai assumere la caratteristica di attività di tipo A.
Orari di vendita: ampliati i poteri del Sindaco
Il Decreto Sicurezza (DL 14/2017, convertito in L. 48/2017) ha introdotto il comma 7-bis all'art. 50 del d.lgs. 267/2000 (TUEL). E' previsto che il Sindaco, al fine di assicurare il soddisfacimento delle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti nonché dell'ambiente e del patrimonio culturale in determinate aree delle città interessate da afflusso particolarmente rilevante di persone, anche in relazione allo svolgimento di specifici eventi, può disporre (per un periodo comunque non superiore a 30 gg) con ordinanza non contingibile e urgente, limitazioni in materia di orari di vendita (anche per asporto) e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche.
SUAP o Ufficio Commercio: di chi è la competenza?
L'art. 4, comma 6, del D.P.R. n. 160/2016 prevede che "salva diversa disposizione dei comuni interessati e ferma restando l'unicità del canale di comunicazione telematico con le imprese da parte del SUAP, sono attribuite al SUAP le competenze dello Sportello Unico per l'edilizia produttiva". Quindi la regola generale è che al SUAP devono essere presentate anche le pratiche di edilizia produttiva. Ciò salvo diverse disposizioni adottate da ciascun ente, ma sempre nel rispetto dell'unicità del canale telematico SUAP.
Ciò detto resta da capire quali siano le effettive competenze del SUAP in materia di edilizia produttiva. Il SUAP assolve in questo caso un ruolo di "coordinatore" di procedimenti di competenza di terzi uffici o amministrazioni (esattamente come avviene nel caso dei procedimenti AUA). Quindi, salvo che non sia previsto diversamente, la sua attività è di mera verifica formale (tecnologica e documentale) della pratica. L'istruttoria sostanziale spetta all'ufficio tecnico, che dovrà comunicare al SUAP le risultanze della propria attività.
Contrasto alle ludopatie: il TAR ridimensiona i Sindaci
Con sentenza n. 342 la sezione di Brescia del TAR Lombardia si è espresso in merito alla legittimità di un'ordinanza sindacale recante “disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi, delle sale VLT, delle sale scommesse, degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita di denaro nonché degli orari di vendita di lotterie istantanee su piattaforma virtuale e/o con tagliando cartaceo" adottata da un Comune Lombardo. Il TAR ha affermato che il contrasto alla ludopatia non legittima il Sindaco alla limitazione degli orari di attività in regime di monopolio. Il giudice amministrativo ha stabilito che l’autorizzazione conseguente alla concessione dell’esercizio delle attività in regime di monopolio non appare suscettibile di limitazioni da parte del Sindaco, in quanto il suo potere regolatorio incontra specificamente il limite dell’esclusione di tali attività da esso. Il TAR ha così accolto il ricorso presentato da due titolari di concessioni per la vendita di generi di monopolio e per la raccolta delle giocate del lotto e dalla Federazione Italiana Tabaccai, ovvero l’associazione nazionale maggiormente rappresentativa della categoria dei rivenditori di generi di monopolio/ricevitori del lotto - concessionari dello Stato.
Il Ministero dell'Interno chiarisce: va disapplicato l'articolo 128 del TULPS
L'abrogazione della comunicazione prevista dall'articolo 126 del TULPS, operata dal D.Lgs. 222/2016, nulla chiariva in merito al mantenimento dell'obbligo di utilizzare il registro previsto dall'articolo 128. Il Ministero dell'Interno, riconoscendo le difficoltà interpretative, con la circolare 02/03/2017 n. 557IPASIUI003342 si è finalmente espresso in merito. Per il Viminale l’articolo 128 non si applica più al commercio di cose usate. Permane tuttavia l'obbligo del registro per gli oggetti usati d’arte e di antiquariato, come disposto dal D.M. 15 maggio 2009, n. 95. L’articolo 1, comma 1, di questo decreto stabilisce infatti che: “Colui che esercita il commercio di cose rientranti nelle categorie di cui alla lettera A dell'allegato A al Codice (dei Beni culturali ndr) annota giornalmente le operazioni eseguite nel registro delle operazioni su cose antiche o usate, previsto dall'articolo 128, primo e secondo comma, del Testo unico, uniformandosi alle prescrizioni di cui all'articolo 247 del relativo Regolamento di esecuzione”.
Pubblicate le nuove norme tecniche per le autorimesse
Con DM 21 febbraio 2017 (pubblicato sulla GU del 3 marzo 2017) il Ministero dell’Interno ha approvato le norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa. Queste norme si applicano alle attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 metri quadrati, sia a quelle esistenti alla data di approvazione del decreto, che a quelle di nuova realizzazione
Rumori molesti: il provvedimento è contingibile ed urgente
Spetta al sindaco e non ai dirigenti comunali, la competenza ad adottare ordinanze per il contenimento o l’abbattimento delle emissioni sonore, compresa l’inibitoria totale o parziale di determinate attività trattandosi di potere analogo a quello attribuito allo stesso sindaco dagli artt. 50 e 54 Tuel (cfr. Tar Venezia n. 377/2015; Tar Latina, 210/2014; Tar Torino 708/2013; Tar Potenza 156/2017). Deve infatti ritenersi che il provvedimento in questione non rientri tra i poteri ordinari di controllo in materia di inquinamento acustico ma consista in un provvedimento contingibile e urgente di competenza del sindaco
IL FUNZIONAMENTO DEL SUAP TELEMATICO
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References: art. 80
 art. 57
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 art. 80
 sentenza 

Articolo 100
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 17
 sentenza 
 sentenza