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Timestamp: 2020-04-09 20:03:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7990 del 21/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7990 del 21/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 21/03/2019, (ud. 25/01/2019, dep. 21/03/2019), n.7990
sul ricorso 24140-2014 proposto da:
COMUNE DI GUIDONIA MONTECELIO, elettivamente domiciliato in ROMA
VIALE DELLE PROVINCE 114 B/23, presso lo studio dell’avvocato PAOLA
avverso la sentenza n. 182/2013 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,
– la controversia ha ad oggetto un avviso di accertamento con cui il comune ha accertato l’omessa dichiarazione e l’omesso versamento dell’ICI per l’anno 2004, oltre sanzioni e interessi con riguardo ad alcuni terreni insistenti nella zona D del Piano Regolatore Generale, con destinazione industriale estrattiva; l’imposta evasa è stata accertata sulla base dei valori venali di comune commercio attribuiti da una delibera comunale che aveva definito le predette aree come fabbricabili;
– C.T.R. del Lazio, riformando la decisione della Commissione tributaria provinciale, ha accolto l’appello della contribuente e respinto l’appello incidentale del comune;
– avverso la sentenza ricorre il comune, mentre la contribuente resiste con controricorso e deposita memoria.
1. Il comune propone tre motivi di ricorso. Con il primo lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la violazione del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), convertito in L. n. 1434 del 2012 per l’omesso esame di una questione preliminare del giudizio; ci si duole, in particolare dell’omesso esame dell’eccezione preliminare relativa alla mancata notifica dell’atto di appello da parte della contribuente.
1.1. Il motivo è infondato, in quanto, dalla sentenza impugnata emerge con chiarezza, nella parte relativa allo svolgimento del fatto, che il comune si è costituito, difendendosi anche nel merito. La pronuncia, infatti, riporta sintenticamente le controdeduzioni del comune. La costituzione in giudizio e la piena difesa assunta determinano in ogni caso la sanatoria di eventuali vizi di notifica, ai sensi dell’art. 156 c.p.c.. Deve concludersi, dunque, che l’eccezione preliminare sia stata ritenuta assorbita a causa della costituzione in giudizio e della piena difesa assunta dal comune.
Ritiene, infatti, il collegio, aderendo ad un consolidato orientamento giurisprudenziale che “nel processo tributario disciplinato dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, la proposizione dell’appello si perfeziona con la consegna o la spedizione, da parte dell’appellante, alla segreteria della commissione tributaria che ha emesso la decisione, dell’atto di impugnazione accompagnato da una copia per l’appellato. L’omessa notificazione di tale copia, adempimento posto dall’art. 22 del decreto a carico della segreteria della commissione, è sanata qualora l’appellato (nella specie, l’ufficio finanziario) si costituisca tuttavia in giudizio, prendendo cognizione del fascicolo e quindi anche dell’atto di appello, e faccia valere le proprie difese, venendo così raggiunto lo scopo della norma.” (Cass. n. 14000 del 2002, n. 16683 del 2005).
2. Con il secondo motivo lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli 1 e 2 e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, lett. b); in particolare si lamenta che la pronuncia abbia ritenuto le aree per cui è causa non assoggettabili all’ICI, laddove, viceversa, ricorrono i presupposti per l’applicazione della stessa.
3. Con il terzo motivo lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli 1 e 2 e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, lett. b); ci si duole, sotto un diverso profilo che la sentenza impugnata abbia escluso la sussistenza del presupposto impositivo per le aree destinata ad attività estrattiva.
Costituisce principio ormai acquisito e del tutto condiviso da questo collegio che “l’imposta comunale sugli immobili è una imposta locale sul patrimonio immobiliare, a carattere proporzionale (ad aliquota unica), reale (in quanto prescinde dalle ulteriori condizioni economiche del contribuente) e periodica (riferita all’anno solare). Infatti, il presupposto impositivo è costituito, per quanto interessa in questa sede, dal “possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati” (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2). Dunque, l’ICI incide sia il possesso delle aree fabbricabili che quello dei terreni agricoli. La distinzione, però, è rilevante, ai fini fiscali, perchè differenti sono i criteri utilizzati per determinare la base imponibile.” (Cass. s.u. n. 25506 del 223).
In questo senso non possono essere esaminati i rilievi sollevati dalla contribuente relativi all’effettiva classificazione della maggior parte delle porzioni immobiliari in zona E e solo in parte nella zona D. Tale circostanza è smentita nel ricorso del comune (pag. 14, 15) ove si afferma che detti immobili sono inseriti nella zona del PRG denominata D aree industriali. In proposito, si osserva che la contribuente non ha provveduto ad allegare, nè a depositare la copia del PRG con il controricorso, ai sensi dell’art. 366 c.p.c. precludendo così al giudice di legittimità ogni possibilità di vaglio sulla questione in questa sede. Detto articolo, infatti, trova applicazione anche per il controricorrente, stante il rinvio ad esso contenuto nell’art. 370 c.p.c., comma 2.
– condanna la contribuente a pagare in favore del comune le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 5.600,00 per compensi, oltre rimborso e spese forfettarie nella misura del 15 % ed accessori di legge; compensa le spese dei gradi di merito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 sentenza 
 art. 2
 art. 2
 sentenza 
 art. 1