Source: https://www.laleggepertutti.it/249292_multe-non-notificate-sono-tutte-valide
Timestamp: 2018-11-18 04:55:41+00:00

Document:
La multa? Non c’è più bisogno di notificarla. Arriva la sanatoria delle cartelle per contravvenzioni stradali mai recapitate a casa dei cittadini.
Da oggi in poi non ci sarà più bisogno di notificare le multe stradali: il conducente potrà ricevere direttamente la cartella esattoriale e, se vuole contestare qualche vizio del verbale, dovrà farlo impugnando la cartella stessa (è tutto da spiegare però come, visto che non ha preso visione del verbale e quindi non ne può conoscere eventuali vizi). Possibile? Assolutamente sì, e a dirlo è una sentenza di ieri della Cassazione [1] che si richiama peraltro alle stesse Sezioni Unite [2]. In buona sostanza, secondo la Corte, l’omessa notifica della contravvenzione stradale viene sanata dall’invio della cartella di pagamento. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire quali sono i fondamenti di questa decisione e cosa cambierà da oggi in poi per gli automobilisti italiani.
1 La regola generale per le cartelle esattoriali
2 La regola speciale per le multe stradali
3 Non c’è più bisogno di notificare le multe
La regola generale per le cartelle esattoriali
Come certamente saprai, tutte le volte in cui devi pagare una sanzione o un tributo la pubblica amministrazione te lo comunica con un avviso che ti viene inviato direttamente a casa. Si tratta, in genere, di una raccomandata o della notifica con il messo comunale. Se, dopo questa comunicazione, non adempirai ai tuoi obblighi, l’amministrazione iscrive a ruolo l’importo di cui è creditrice e incarica della relativa riscossione l’Esattore. Quest’ultimo, a sua volta, ti notifica prima la cartella di pagamento e poi procede con i vari pignoramenti. L’iter, per come descritto, è inderogabile: se una delle fasi della procedura non viene rispettata, tutti i successivi atti sono invalidi. Quindi basta l’omessa notifica del cosiddetto “atto prodromico”, ossia del primo avviso, per rendere illegittimo il pignoramento.
Senza contare il fatto che, dopo numerosi anni dall’infrazione, difendersi diventa quasi impossibile. Tornando all’esempio di Mario, ben potrebbe essere che il Comune, dopo qualche mese, si sia accorto dell’errore e abbia posizionato il cartello.
Ma c’è un altro aspetto che rende la decisione ancora più inverosimile: come si fa a contestare il merito di una contravvenzione che non si è mai ricevuta e che, pertanto, non può essere verificata?
Agli automobilisti – ancora una volta – non resta che pagare.
[2] Cass. sent. n. 16282/2016, n. 15149/2005.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 28 giugno – 23 ottobre 2018, n. 26843
Presidente Manna – Relatore Sabato
1. Il tribunale di Lagonegro in composizione monocratica, adito su impugnazione avverso pronuncia del giudice di pace di Lagonegro concernente opposizione, nelle forme di cui all’art. 22 l. n. 689 del 1981, avverso cartella esattoriale fondata sulla presunta inesistenza o nullità della notificazione del verbale di contravvenzione al codice della strada, con sentenza depositata in data 08/05/2012 ha rigettato l’appello proposto da D.V.G. nei confronti della prefettura di Salerno e di Equitalia Basilicata s.p.a..
1.1. Nell’esaminare l’appello, il giudice monocratico del tribunale lo ha rigettato sull’argomento che, essendo stata fondata l’opposizione a cartella sulla sola deduzione dell’essere mancata la regolare notifica dell’atto sanzionatorio presupposto, non essendo formulata alcuna altra doglianza avverso quest’ultimo la cartella non poteva essere annullata.
2. Avverso tale sentenza D.V.G. propone ricorso per cassazione su tre motivi. La prefettura resiste con controricorso e l’agente per la riscossione non svolge difese.
1. In via preliminare, deve ritenersi rituale il conferimento di procura speciale da parte del ricorrente al difensore, benché essa sia allegata materialmente al ricorso dopo un foglio su cui è riportata l’istanza di notificazioni, ma prima delle attestazioni di effettuazione delle notificazioni medesime. Invero, va sul punto data continuità alla giurisprudenza applicativa dell’art. 365 cod. proc. civ. (v. ad es. Cass. n. 29785 del 19/12/2008) secondo la quale la procura per il ricorso per cassazione è validamente conferita, soddisfacendo il requisito di specialità, anche se apposta su di un foglio separato, purché materialmente unito al ricorso, e l’anteriorità rispetto alla notifica risulta dal contenuto della copia notificata del ricorso (copia notificata che, nel caso di specie, mostra essere la procura già sottoscritta all’epoca dell’istanza di notifica).
2. Sempre in via preliminare, stante la nullità della notificazione del ricorso per cassazione – in giudizio di opposizione ex art. 22 l. n. 689 del 1981 in cui l’amministrazione risultava costituita in appello a mezzo dell’avvocatura distrettuale dello Stato – in quanto il ricorso stesso è stato notificato alla stessa avvocatura distrettuale in Potenza e non a quella generale in Roma (cfr. ad es. Cass. n. 53 del 05/01/2000 e, tra le varie successive, n. 21418 del 08/10/2009 e n. 9770 del 12/05/2016), l’avvenuto deposito del controricorso da parte dell’avvocatura generale, pur oltre il termine di cui all’art. 369 cod. proc. civ., deve ritenersi tempestivo in quanto sanante ex nunc la nullità, che altrimenti avrebbe imposto la rinnovazione con nuovo decorso del termine (cfr. Cass. n. 19242 del 07/09/2006 e n. 20000 del 14/10/2005).
3. Con il primo motivo (violazione degli artt. 22 e 23 I. n. 689 del 1981) il ricorrente lamenta che:
– avendo il giudice di pace ritenuto rettamente notificato il verbale di contestazione presupposto e quindi non essendo passato a esaminare il merito della contestazione per essere divenuto titolo esecutivo il verbale stesso, la sentenza impugnata sia erronea in quanto facente seguito a eccezione proposta dalla prefettura solo in secondo grado, senza proporre appello (v. ricorso p. 4);
– la sentenza impugnata sia altresì erronea, nella parte in cui, accogliendo detta eccezione, ha dato per scontato che – svolgendo l’opposizione avverso la cartella esattoriale, ove si deduca l’invalidità della notifica del verbale di contestazione, la funzione di recuperare i mezzi di tutela pregiudicati dalla mancata conoscenza – l’omessa o irrituale notifica possa fungere esclusivamente da argomentazione preliminare rispetto a censure rispetto all’atto presupposto, che vanno necessariamente svolte.
4. Con il secondo motivo (violazione degli artt. 167, 345 e 112 cod. proc. civ.) il ricorrente deduce che:
– il tribunale abbia travalicato rispetto ai limiti di petitum e causa petendi desumibili dall’atto di opposizione, fondati esclusivamente sulla mancata ricezione della notifica del verbale di contestazione, non contestato nel merito;
– il tribunale abbia accolto, come innanzi detto, una domanda o eccezione relativa all’opposizione (in ordine alla necessaria compresenza di censure al verbale di contestazione) non proposta in primo grado e quindi inammissibile ex art. 345 cod. proc. civ..
5. Con il terzo motivo (violazione dell’art. 14 l. n. 689 del 1981) il ricorrente deduce avere esso eccepito innanzi al giudice di pace anche il decorso del termine di decadenza di 150 giorni dalla data della violazione a quella della notificazione della cartella esattoriale.
6. Il primo e il secondo motivo, da esaminarsi congiuntamente alla luce della loro stretta connessione, sono infondati.
6.1. La deduzione d’inammissibilità dell’originaria opposizione formulata dalla parte appellata in sede di costituzione in appello, e condivisa dal giudice di appello, per essere stata l’opposizione stessa alla cartella fondata sulla mancata conoscenza del verbale senza alcuna impugnazione dell’atto stesso, costituendo una mera difesa a sostegno del rigettò del gravame avanzato dall’appellante, non ha concretato alcuna violazione del divieto delle nuove domande o eccezioni, né ha inciso su petitum e causa petendi o su alcun giudicato circa il merito della controversia, non formatosi essendo stata l’opposizione in. primo grado respinta sul rilievo dell’intervenuta notifica dell’atto di contestazione.
6.2. Ciò posto, deve darsi continuità alla giurisprudenza di questa corte, rettamente richiamata per implicito nella sentenza impugnata, secondo la quale l’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria irrogata per violazione al codice della strada, va proposta ai sensi degli artt. 22. e 23 della l. n. 689 del 1981 (oggi v. art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011), e non nelle forme della opposizione alla esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione in ragione della nullità o dell’omissione della notifica del processo verbale di contestazione o dell’ordinanza ingiunzione (così ad es. Cass. n. 1985 del 29/01/2014, che v. anche per precedenti richiami, n. 15120 del 22/07/2016, n. 16282 del 04/08/2016 e infine Cass. Sez. U n. 22080 del 22/09/2017 che ha composto il contrasto). Come questa corte ha avuto modo di ribadire più volte, in questi casi infatti l’opposizione alla cartella è finalizzata a recuperare il momento di garanzia di cui l’interessato sostiene di non essersi potuto avvalere nella fase di formazione del titolo per mancata notifica dell’atto presupposto.
6.3. In tale situazione, nonostante che in alcune più remote pronunce (v. ad es. Cass. n. 59 del 08/01/2003 e n. 12531 del 27/08/2003) si sia ritenuta l’ammissibilità della mera denuncia di mancata notifica dell’atto presupposto, in quanto da quest’ultima discenderebbe l’illegittimità dell’emissione della cartella, deve ritenersi che alla deduzione di tardiva conoscenza dell’atto presupposto, conseguente alla mancata notifica, debba sempre accompagnarsi la proposizione di censure avverso di esso, altrimenti destinato a spiegare – seppur per effetto della tardiva sanatoria dei vizi di notifica attraverso la conoscenza dell’atto conseguenziale – i suoi effetti. Ciò in quanto, in tema di opposizione a cartella di pagamento proposta ai sensi degli artt. 22 e 23 della l. n. 689 del 1981 con finalità “recuperatoria” delle ragioni di opposizione alla sanzione in ragione della nullità o dell’omissione della notifica del processo verbale di contestazione o dell’ordinanza ingiunzione, la finalità stessa – e il rito che da essa consegue come applicabile – esclude in radice la possibilità che sia lasciata all’impugnante (come invece, in ragione della procedimentalizzazione della formazione della pretesa, si ammette in materia tributaria – cfr. Cass. Sez. U. n. 5791 del 04/03/2008; v. recentemente Cass. n. 19145 del 28/09/2016) la scelta dell’impugnare o no cumulativamente l’atto presupposto e l’atto consequenziale. Invero, il fatto stesso che nell’ipotesi in esame, esclusa ogni ridondanza ex se della mancata notifica dell’atto presupposto sulla validità della cartella, ammettere l’impugnazione recuperatoria di questa equivale semplicemente ad ammettere, nel settore dell’opposizione alle sanzioni amministrative, una rimessione in termini per il rimedio giudiziario; onde solo contestando anche nel merito la pretesa sanzionatoria si potrà escludere che la nullità della notifica del verbale sia suscettibile di sanatoria ove non siano allegate ulteriori difese rimaste precluse dalla mancata tempestiva cognizione dell’atto presupposto (in questo senso v. Cass. n. 15149 del 18/07/2005, anche richiamata dalla recente n. 16282 del 04/08/2016, secondo cui l’opposizione recuperatoria si ha quando “l’opponente contesti il contenuto del verbale che è da lui conosciuto per la prima volta al momento della notifica della cartella”; la sentenza del 2016 esplica le ragioni per le quali si debba trattare di una opposizione cognitiva, e non esecutiva, intendendo l’opponente “far valere le contestazioni circa il procedimento di formazione del titolo che prima non ha potuto far valere”).
6.4. In altri termini, deve affermarsi il principio di diritto per cui “in materia di opposizione a sanzioni amministrative, è inammissibile l’opposizione a cartella di pagamento, ove finalizzata a recuperare il momento di garanzia di cui l’interessato sostiene di non essersi potuto avvalere nella fase di formazione del titolo per mancata notifica dell’atto presupposto, qualora l’opponente non deduca, oltre che in via preliminare detta mancata notifica, anche vizi propri dell’atto presupposto”.
6.5. Alla luce dei precedenti rilievi, e in particolare essendosi il giudice di merito attenuto a tale principio, i due motivi vanno rigettati nel loro complesso.
7. Il terzo motivo è inammissibile. Nel dedurre di aver eccepito innanzi al giudice di pace, quale motivo di opposizione, il decorso del termine di decadenza di 150 giorni dalla data della violazione a quella della notificazione della cartella esattoriale, al di là di altre ragioni di carenza di autosufficienza indicata dalla controricorrente amministrazione, il ricorrente omette di indicare, e fornire la conseguente trascrizione, del luogo documentale in cui, in appello, il ricorrente stesso abbia riproposto l’eccezione, onde non farla ritenere rinunciata ex art. 346 cod. proc. civ., posto che si deduce in ricorso che essa, menzionata, sia stata però ritenuta assorbita dal giudice di pace.
8. Le spese del giudizio di legittimità vanno liquidate come in dispositivo a favore dell’amministrazione controricorrente, secondo soccombenza, non dovendosi invece provvedere nei confronti dell’agente per la riscossione rimasto intimato. Deve darsi atto del sussistere dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari al contributo unificato dovuto per il ricorso.
la corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese processuali in favore della prefettura – ufficio territoriale del Governo di Salerno, che liquida in Euro 800 per compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1-quater d.p.r. n. 115 del 2002 si dà atto del sussistere dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari al contributo unificato dovuto per il ricorso a norma del co. 1-bis dell’art. 13 cit.
25/10/2018 alle 07:18
mi scusi, ma quindi i famosi 90 giorni di tempo che hanno per notificarmi la sanzione vanno a farsi friggere?
lorenzo Massaro ha detto:
25/10/2018 alle 08:27
questa è la Cassazione oggi… urge un profondo cambiamento delle Istituzioni in Italia!!! Viva il Populismo altroché!
25/10/2018 alle 08:39
Se le cose stanno così, penso che siamo alla follia pura. La culla del diritto si è trasformata in patria dell’assurdo.
25/10/2018 alle 09:34
più studio la legge più stimo la sharia
25/10/2018 alle 11:09
…siamo alle solite. Quando si tratta di far cassa le inventano tutte …complice anche la magistratura adesso. E poi si lamentano degli italiani che comprano auto con targa straniera …bah
25/10/2018 alle 11:26
buongiorno, ma questa decisione non invalida la possibilita di pagare scontata del terzo l’importo della sanzione entro 5 giorni?
25/10/2018 alle 11:50
Siamo purtroppo in Italia! Il cittadino (italiano) non viene mai protetto. Vedi il comportamento delle emittenti televisive, quelle delle utenze telefoniche e tutto il resto. E’ più opportuno dare più credito al cittadino e non ai Comuni che si sono sempre dimostrati “carnefici” verso il popolo.
25/10/2018 alle 11:59
Ma come è possibile? che senso ha affermare per legge che le notifiche devono essere inviate entro 90 giorni dall’infrazione, se poi la mancata notifica non conta nulla? Il Comune di Milano ha cercato in tutti i modi di barare su questo tema, inviando notifiche anche a distanza di 5-6 mesi, sostenendo che il termine dei 90 giorni partiva dalla data dell’accertamento da parte dell’operatore e non dalla data dell’infrazione, cercando così di aggirare la norma ed inviare le notifiche “con calma”. Se veramente non sussiste più il dovere di notifica, ogni Comune farà quello che vuole. Non è incostituzionale? Come si fa a dichiarare nulla questa sentenza?
Roberto Zanoni ha detto:
25/10/2018 alle 13:14
Ed il termine di 90 giorni previsto dall’art 201 CdS che fine fa?
27/10/2018 alle 09:24
E il fatto di poter pagare in forma ridotta entro 5 giorni
29/10/2018 alle 08:50
Altro che sconto del 30% entro 5 gg. Qui si tratta di pagare una multa maggiorata del doppio più interessi di mora e diritti dell Agenzia delle entrate. Ad esempio un autovelox di 500 euro diventa di circa 1300. Pazzesco
30/10/2018 alle 12:07
Per carità! Mi sono svegliata in un Paese di Common Law, così inizia un racconto kafkiano. Da quando, in Italia, le sentenze creano ex novo il diritto e superano legge e norme costituzionali? Nel 2016 la Cass [nota2] è stata chiamata a dirimere un conflitto giurisprudenziale SOLO sull’azigogolata questione dell’opposizione a cartella di pagamento “quando l’interessato intende dedurre che il verbale di accertamento dell’infrazione non gli sia stato notificato o sia stato notificato invalidamente ovvero oltre il termine di legge”, la sentenza dell’altro giorno non interessa a nessuno, visto che non è massimata e non partecipa alla funzione nomofilattica della Corte. La P.A. deve sempre dimostrare di avere ottemperato validamente alla notificazione, a questo punto, gli Ermellini dicono solo che, stante la natura peculiare del verbale di accertamento (provvedimento dell’amministrazione che, dotato di efficacia esecutiva, consente la formazione del ruolo esattoriale, il quale, a sua volta, «costituisce titolo esecutivo» per l’espropriazione forzata), “il ricorso è infondato nella parte in cui assume la possibilità di esperire il rimedio dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. per dedurre l’omessa notificazione del verbale di accertamento della violazione del codice della strada quale fatto estintivo della pretesa sanzionatoria, dovendosi fare applicazione del principio di diritto sopra enunciato”.
Non è una novità per cui valga la pena stracciarsi le vesti in piazza, mi sembra che negli ultimi due anni la P.A. abbia continuato a notificare le “multe”. La differenza è che, adesso, il furbetto che riceve la cartella di pagamento non ha più la chance senza termini di tempo di ottenere “giustizia”, ma solo 30 gg. Quindi, la notifica del verbale non è un presupposto di esistenza del titolo esecutivo, ma fatto costitutivo del (mantenimento del) diritto dell’amministrazione ad ottenere il pagamento della sanzione, in quanto l’omessa notificazione estingue questo diritto: il rimedio tipico per far valere i vizi del titolo esecutivo per omessa, tardiva o invalida notifica del verbale di accertamento va individuato nell’opposizione al verbale di accertamento ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011, non nell’opposizione all’esecuzione.
Chi studia espedienti di quel tipo è un pazzo che ha nulla da fare tutto il giorno e allora si diverte a perseguitare il prossimo. E questa la chiamate legge?
01/11/2018 alle 09:45
In merito all’articolo”multe non notificate” penso che non abbiate correttamente interpretato l’ordinanza della Cassazione. Nel caso trattato è stato accertato dal Giudice di Pace che il verbale di accertamento era stato correttamente notificato, per cui non poteva essere richiamata la decadenza prevista espressamente prevista dall’art. 201 c.d.s. Diversamente sarebbe andata se fosse stata accertata la mancanza o l’errata notifica dello stesso verbale di accertamento.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 22
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 345
 sentenza 
 art. 7
 art. 615
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 346
 sentenza 
 art. 615