Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23906-del-11-10-2017
Timestamp: 2020-05-27 21:05:45+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 23906 del 11/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23906 del 11/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/10/2017, (ud. 20/09/2017, dep.11/10/2017), n. 23906
sul ricorso 193/2015 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA – C.F. (OMISSIS), in
D.R.R.;
avverso la sentenza n. 459/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 19/06/2014;
partecipata del 20/09/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO.
con la sentenza impugnata la Corte di appello di Torino ha rigettato l’appello proposto dal Ministero della Istruzione, Università e Ricerca contro la sentenza del Tribunale che, in parziale accoglimento della domanda proposta da D.R.R., aveva condannato il Ministero a pagare alla ricorrente le differenze retributive conseguenti maturate a titolo di scatti di anzianità;
la Corte territoriale ha ritenuto che la domanda della ricorrente, assunta come docente con una pluralità di contratti a termine succedutisi senza soluzione di continuità, fosse fondata alla luce del principio di non discriminazione tra lavoratori di cui all’art. 4 dell’Accordo Quadro attuato con Direttiva 1999/70/CE (oltre che con il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6), il quale consente un trattamento differenziato tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato sulla base di ragioni oggettive, che non possono essere ravvisate nella mera circostanza che un impiego sia qualificato di ruolo in base all’ordinamento interno e presenti alcuni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego; per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un unico motivo;
la parte intimata non ha svolto attività difensiva;
la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;
il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.
1. con l’unico motivo il MIUR denuncia la violazione dell’Accordo quadro CES, UNICE e CEE del 18/3/1999, recepito con Direttiva 1999-70-CE; del D.Lgs n. 297/1994, art. 526; D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6; D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, convertito in legge con modif. dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1,comma 2; L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4; L. n. 312 del 1980;
1.1. in sintesi, il Ministero sostiene che le supplenze stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo sulla base della normativa di settore non violano la direttiva comunitaria, che ha come finalità solo quella di coniugare le esigenze di flessibilità del lavoro e di sicurezza dei lavoratori, per cui attribuisce rilievo alle esigenze di specifici settori, che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato;
2. il motivo nella parte in cui insiste sulla legittimità dei contratti a termine, sulla specialità del sistema di reclutamento scolastico, sulla esistenza di ragioni oggettive legate alla necessità di assicurare la continuità didattica, sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di abuso della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo;
2.1. il motivo è infondato, in quanto la sentenza impugnata, nel riconoscere l’anzianità di servizio ai fini retributivi, si pone in linea con il principio di diritto recentemente affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868 del 2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”;
2.2. a dette conclusioni, ribadite da ultimo da Cass. ord. 12/7/2017, n. 17168, la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;
2.3. il ricorso del MIUR non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;
2.4. inconferente è il richiamo della L. n. 312 del 1980, art. 53 – peraltro non ulteriormente illustrato nel ricorso – dal momento che le differenze retributive sono state riconosciute dal giudice di merito sulla base del principio di parità di trattamento tra lavoratori assunti a tempo determinato e lavoratori con contratto a tempo indeterminato ed in forza della progressione stipendiale collegata all’anzianità di servizio;
3. in conclusione, il ricorso va respinto;
4. nessun provvedimento sulle spese deve essere adottato, non avendo la parte intimata svolto attività difensiva;
5. non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).
La Corte rigetta il ricorso; nulla sulle spese.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 settembre 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 art. 526
 art. 6
 art. 9
 art. 1
 art. 4
 sentenza 
 Cass. 
 art. 118
 art. 53
 art. 13
 art. 1
 Cass.