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Timestamp: 2019-06-26 02:14:45+00:00

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art. 41 - Rapporto con parte assistita da collega (2014) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online
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art. 41 - Rapporto con parte assistita da collega (2014)
Art. 41 - Rapporto con parte assistita da collega - codice deontologico forense (2014)
Art. 41 - Rapporto con parte assistita da collega
l. L'avvocato non deve mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro collega.
2. L'avvocato in ogni stato del procedimento e in ogni grado del giudizio, può avere contatti con le altre parti solo in presenza del loro difensore o con il consenso di questi
4. L'avvocato non deve ricevere la controparte assistita da un collega senza informare quest'ultimo e ottenerne ilconsenso.
art.27.Obbligo di corrispondere con il collega [legale di controparte].
* I. - Soltanto in casi particolari, per richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora od evitare prescrizioni o decadenze, la corrispondenza può essere indirizzata direttamente alla controparte, sempre peraltro inviandone copia per conoscenza al legale avversario.
* II. - Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell'avvocato che accetti di ricevere la controparte, sapendo che essa è assistita da un collega, senza informare quest'ultimo e ottenerne il consenso.
Le eccezioni al divieto di corrispondenza con la controparte munita di difensore (art. 41 cdf, già art. 27, codice deontologico forense) non hanno carattere tassativo - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 17534 del 4 luglio 2018
Le eccezioni al divieto di corrispondenza con la controparte munita di difensore (art. 41 cdf, già art. 27, codice deontologico forense) non hanno carattere tassativo - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 17534 del 4 luglio 2018 Sia nel codice deontologico relativo alla professione forense previgente, che in quello attualmente in vigore, l’elencazione delle eccezioni al divieto di inviare direttamente corrispondenza alla controparte ha una portata meramente esemplificativa, rientrandovi anche le ipotesi, non specificamente previste, nelle quali il collega della controparte sia stato informato o la corrispondenza sia stata inviata anche a lui e non siano rilevabili elementi idonei a denotare una mancanza di lealtà e correttezza nell’operato del mittente o nel contenuto della corrispondenza. Tra dette eccezioni va, pertanto, ricondotto l’invio di una lettera raccomandata alla controparte, nella quale – senza richiedersi alla stessa il compimento di determinati comportamenti – siano fornite informazioni di fatti significativi nell’ambito dei rapporti intercorsi tra le parti, come l’avvenuto pagamento del debito da parte dei propri assistiti, posto che una simile corrispondenza ha contenuto di natura sostanziale e risulta diretta ad evitare l’inizio di procedure esecutive od altre iniziative pregiudizievoli, rivelando una finalità di prevenzione non dissimile da quella di molte delle eccezioni annoverate nella predetta elencazione non tassativa. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di merito che aveva sanzionato con l’ammonimento un avvocato per aver inviato, non solo direttamente al legale della parte antagonista, ma anche per conoscenza a quest’ultima, insieme con l’assegno circolare ad essa intestato ad estinzione del debito dei propri assistiti, una lettera raccomandata, contenente alcune contestazioni ad un conteggio asseritamente non corrispondente al tariffario forense effettuato dal collega avversario). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 17534 del 4 luglio 2018...
L’avvocato non può contattare né ricevere la controparte senza il consenso del collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236
L’avvocato non può contattare né ricevere la controparte senza il consenso del collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che, senza avvisare il collega difensore, contatti direttamente la controparte invitandola ad una incontro per la definizione della controversia, riceva la parte nel proprio studio senza la presenza del difensore e non avvisi il collega dell’accordo transattivo raggiunto dalle parti stesse in sua presenza o che intrattenga rapporti diretti di corrispondenza con la controparte assistita da altro legale, senza indirizzare a quest’ultimo copia della stessa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236...
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236 L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale, ma in tali casi deve sempre inviare una copia della missiva stessa al Collega per conoscenza (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf). La violazione di tale disciplina costituisce illecito disciplinare a prescindere dalla prova di un danno effettivo alla controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 dicembre 2017, n. 236...
Colleganza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 159
La sfiducia nei confronti del collega non giustifica l’invio in copia conoscenza di corrispondenza alla controparte personalmente L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale, ma in tali casi deve sempre inviare una copia della missiva stessa al Collega per conoscenza (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf). (Nel caso di specie, il professionista aveva spedito l’assegno di un proprio cliente al collega avversario e, in copia conoscenza, alla controparte personalmente. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 159 ...
Colleganza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 161
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale, ma in tali casi deve sempre inviare una copia della missiva stessa al Collega per conoscenza (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf). La violazione di tale disciplina costituisce illecito disciplinare a prescindere dalla prova di un danno effettivo alla controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 161 ...
La sfiducia nei confronti del collega non giustifica l’invio in copia conoscenza di corrispondenza alla controparte personalmente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 159
La sfiducia nei confronti del collega non giustifica l’invio in copia conoscenza di corrispondenza alla controparte personalmente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 159 L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale, ma in tali casi deve sempre inviare una copia della missiva stessa al Collega per conoscenza (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf). (Nel caso di specie, il professionista aveva spedito l’assegno di un proprio cliente al collega avversario e, in copia conoscenza, alla controparte personalmente. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 159...
Remissione della querela - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 87
L’avvocato non può concordare la remissione della querela direttamente con la controparte che sappia assistita da altro legale Costituisce comportamento deontologicamente scorretto accordarsi o mettersi in contatto diretto con la controparte, quando sia noto che la stessa è assistita da altro collega ai sensi dell’art. 41 ncdf (già art. 27 cod. prev.), la cui ratio è quella di tutelare la fondamentale funzione della difesa e della presenza dell’avvocato in ogni fase del rapporto professionale. Tale obbligo sussiste anche nell’ipotesi in cui la controparte si impegni ad avvertire il proprio difensore o, addirittura, affermi di averlo già avvertito (Nel caso di specie, all’insaputa del collega avversario, l’avvocato aveva concordato direttamente con la controparte la rimessione della querela, e successivamente la aveva altresì accompagnata personalmente dai Carabinieri per la relativa formalizzazione. In applicazione del principio di cui in massima, accogliendo il ricorso proposto -limitatamente alla sanzione- dal Procuratore della Repubblica avverso la decisione della sospensione disciplinare di un mese comminata all’incolpato dal Consiglio territoriale, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 87...
La ratio dell’art. 41 nuovo codice deontologico La ratio dell’art. 41 ncdf, già art. 27 cdf (secondo cui l’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti) è quella di riconoscere all’Avvocato la funzione di esclusivo referente del proprio assistito, al fine di preservarlo da eventuali comportamenti inappropriati e sleali della controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49 ...
Intimidire la controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49
Illecito intimidire la controparte al fine di indurla a desistere o transigere Integra illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che, in violazione del divieto di cui all’art. 41 ncdf (già art. 27 cdf), indirizzi la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, prospettandole asseriti pregiudizi economici al fine di indurla a desistere o transigere la controversia (Nel caso di specie, l’avvocato aveva scritto direttamente alla propria controparte, pur sapendola assistita da un legale, intimandole di soppesare “con molta prudenza” la propria posizione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49 ...
Associati, collaboratori e sostituti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49
La responsabilità per fatto di associati, collaboratori e sostituti L’avvocato è personalmente responsabile per condotte, determinate da suo incarico, ascrivibili a suoi associati, collaboratori e sostituti, salvo che il fatto integri una loro esclusiva e autonoma responsabilità (art. 7 ncdf). (Nel caso di specie, trattavasi di missiva inviata direttamente alla controparte assistita da legale, in ipotesi estranee a quelle consentite dall’art. 41 ncdf, ma il professionista aveva invocato un esonero di responsabilità disciplinare asserendo che, di fatto, la pratica era seguita da un suo collega di studio). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49 ...
La responsabilità per fatto di associati, collaboratori e sostituti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49
La responsabilità per fatto di associati, collaboratori e sostituti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49 L’avvocato è personalmente responsabile per condotte, determinate da suo incarico, ascrivibili a suoi associati, collaboratori e sostituti, salvo che il fatto integri una loro esclusiva e autonoma responsabilità (art. 7 ncdf). (Nel caso di specie, trattavasi di missiva inviata direttamente alla controparte assistita da legale, in ipotesi estranee a quelle consentite dall’art. 41 ncdf, ma il professionista aveva invocato un esonero di responsabilità disciplinare asserendo che, di fatto, la pratica era seguita da un suo collega di studio). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49...
Illecito intimidire la controparte al fine di indurla a desistere o transigere - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49 Integra illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che, in violazione del divieto di cui all’art. 41 ncdf (già art. 27 cdf), indirizzi la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, prospettandole asseriti pregiudizi economici al fine di indurla a desistere o transigere la controversia (Nel caso di specie, l’avvocato aveva scritto direttamente alla propria controparte, pur sapendola assistita da un legale, intimandole di soppesare “con molta prudenza” la propria posizione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49...
La ratio dell’art. 41 nuovo codice deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49
La ratio dell’art. 41 nuovo codice deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49 La ratio dell’art. 41 ncdf, già art. 27 cdf (secondo cui l’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti) è quella di riconoscere all’Avvocato la funzione di esclusivo referente del proprio assistito, al fine di preservarlo da eventuali comportamenti inappropriati e sleali della controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 49...
Contatto diretto con la controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 12
L’avvocato non può ricevere né mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro legale Costituisce comportamento deontologicamente scorretto prendere accordi diretti con la controparte, quando sia noto che la stessa è assistita da altro collega (art. 27 cdf, ora art. 41 ncdf). Tale obbligo sussiste anche nell’ipotesi in cui la controparte si impegni ad avvertire il proprio difensore o, addirittura, affermi di averlo già avvertito. Tale precetto deontologico si riferisce alla intera “assistenza” da parte del legale di controparte a quest’ultima, che (in assenza di revoca o nomina di altro difensore) deve ritenersi estesa anche alle attivita` immediatamente successive e dipendenti dalla decisione giudiziaria, ancorché il mandato ad litem conferito dal difensore della controparte abbia cessato la sua funzione con la conclusione del grado del processo (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima è stata inflitta la sanzione dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 12...
L’avvocato non può ricevere né mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro legale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 219
L’avvocato non può ricevere né mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro legale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 219 Costituisce comportamento deontologicamente scorretto prendere accordi diretti con la controparte, quando sia noto che la stessa è assistita da altro collega (art. 27 cdf, ora art. 41 ncdf). Tale precetto deontologico si riferisce alla intera “assistenza” da parte del legale di controparte a quest’ultima, che (in assenza di revoca o nomina di altro difensore) deve ritenersi estesa anche alle attività immediatamente successive e dipendenti dalla decisione giudiziaria, ancorché il mandato ad litem conferito dal difensore della controparte abbia cessato la sua funzione con la conclusione del grado del processo (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima è stata inflitta la sanzione dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 luglio 2016, n. 219...
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 157
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 157 L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale, ma in tali casi deve sempre inviare una copia della missiva stessa al Collega per conoscenza (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 giugno 2016, n. 157...
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 maggio 2016, n. 107
La disciplina dei rapporti con la controparte assistita da collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 maggio 2016, n. 107 L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale, ma in tali casi deve sempre inviare una copia della missiva stessa al Collega per conoscenza (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 maggio 2016, n. 107...
L’intimazione a transigere non deroga all’obbligo di corrispondere (esclusivamente) con il collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241
L’intimazione a transigere non deroga all’obbligo di corrispondere (esclusivamente) con il collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241 L’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti di natura sostanziale (art. 41 ncdf, già art. 27 cdf), tra i quali ultimi non rientra la richiesta di transigere la vertenza a pena, altrimenti, di gravi conseguenze (Nel caso di specie, il professionista aveva scritto direttamente alla controparte paventandole gravi conseguenze economiche a suo carico qualora non avesse conciliato. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241...
Illecito intimidire la controparte al fine di indurla a transigere - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241 Integra illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che, in violazione del divieto di cui all’art. 41 ncdf (già art. 27 cdf), indirizzi la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, prospettandole asseriti pregiudizi economici al fine di indurla a transigere la controversia (Nel caso di specie, l’avvocato aveva scritto direttamente alla propria controparte, in una controversia che lo vedeva personalmente coinvolto, intimandole di rinunciare al proprio credito nei suoi confronti a pena, altrimenti, di gravi conseguenze economiche. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241...
La ratio dell’art. 41 nuovo codice deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241
La ratio dell’art. 41 nuovo codice deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241 La ratio dell’art. 41 ncdf, già art. 27 cdf (secondo cui l’avvocato deve astenersi dall’indirizzare la propria corrispondenza direttamente alla controparte, che sappia assistita da un Collega, salvo per intimare messe in mora, evitare prescrizioni o decadenze, ovvero richiedere determinati comportamenti) è quella di riconoscere all’Avvocato la funzione di esclusivo referente del proprio assistito, al fine di preservarlo da eventuali comportamenti inappropriati e sleali della controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2015, n. 241...
L’obbligo di restituire alla parte assistita la documentazione ricevuta per l’espletamento del mandato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 208 L’obbligo disciplinare di restituire senza ritardo alla parte assistita tutta la documentazione ricevuta per l’espletamento del mandato (art. 33 ncdf, già 42 cdf) non viene meno allorché la parte stessa, per le sue particolari qualità soggettive, fosse eventualmente in grado di conoscerne aliunde il contenuto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 208...
Lecito riferire in giudizio, per necessità difensive, notizie riguardanti il collega avversario (purché attinenti alla causa) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2015, n. 171
Lecito riferire in giudizio, per necessità difensive, notizie riguardanti il collega avversario (purché attinenti alla causa) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2015, n. 171 Il deposito in giudizio di un esposto disciplinare contro il collega avversario non vìola il disposto di cui all’art. 42 ncdf (già 29 cdf), qualora abbia attinenza con i fatti di causa e costituisca un “rafforzativo” della bontà della propria tesi, secondo necessità difensive non sindacabili in sede deontologica (Nel caso di specie, il professionista aveva invocato la condanna di controparte ex art. 96 cpc, all’uopo allegando un esposto disciplinare nei confronti del collega avversario. Tale comportamento veniva quindi sanzionato dal COA di appartenenza, secondo cui la notizia dell’esistenza del procedimento disciplinare non era indispensabile alla difesa. La decisione veniva infine impugnata al CNF che, in applicazione del principio di cui in massima, ha accolto il ricorso). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2015, n. 171...
L’avvocato non può mettersi in contatto diretto con la controparte che sappia assistita da altro legale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 211 Costituisce comportamento deontologicamente scorretto prendere accordi diretti con la controparte, quando sia noto che la stessa è assistita da altro collega (art. 27 cdf, ora art. 41 ncdf). Tale precetto deontologico si riferisce alla intera “assistenza” da parte del legale di controparte a quest’ultima, che (in assenza di revoca o nomina di altro difensore) deve ritenersi estesa anche alle attività immediatamente successive e dipendenti dalla decisione giudiziaria, ancorché il mandato ad litem conferito dal difensore della controparte abbia cessato la sua funzione con la conclusione del grado del processo. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 dicembre 2014, n. 211...
La provocazione non elide la rilevanza deontologica del comportamento deontologicamente rilevante - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 64 Nel procedimento disciplinare (che ha cause, svolgimento e fini ben diversi da quelli del procedimento penale), la provocazione non vale come esimente, ma può solo essere considerata come possibile attenuante ai fini della riduzione della sanzione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 64...
Illecito tentare di screditare, con argomenti extra giuridici, il collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 64 L’art. 29 cdf (ora, art. 42 ncdf) prevede il divieto di utilizzare in giudizio notizie relative alla persona del collega avversario se l’uso di tali notizie non sia necessario alla tutela di un diritto; “necessità” che peraltro non può consistere nel fine dell’accoglimento della domanda giudiziale del proprio assistito, che all’uopo è circostanza totalmente estranea e ininfluente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 aprile 2014, n. 64...
L’avvocato non può mettersi in contatto diretto con la controparte che sia assistita da altro legale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 61
L’avvocato non può mettersi in contatto diretto con la controparte che sia assistita da altro legale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 61 Costituisce comportamento deontologicamente scorretto prendere accordi diretti con la controparte, quando sia noto che la stessa è assistita da altro collega (art. 27 cdf). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 aprile 2013, n. 61...
Obbligo di corrispondere con il collega e (inevaso) impegno della controparte di avvisarlo personalmente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 settembre 2012, n. 129
Obbligo di corrispondere con il collega e (inevaso) impegno della controparte di avvisarlo personalmente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 settembre 2012, n. 129 E’ obbligo deontologico, che discende dai principi generali di correttezza e lealtà verso i colleghi, di non prendere accordi con la controparte né comunque a partecipare ad accordi intervenuti con la stessa, quando sia assistita da un avvocato, senza che quest’ultimo sia avvertito; tale obbligo sussiste anche in cui la controparte si impegni ad avvertire il proprio difensore o, addirittura, affermi di averlo già avvertito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 settembre 2012, n. 129...
E’ illecito notificare copia semplice della sentenza personalmente alle controparti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 settembre 2012, n. 129
E’ illecito notificare copia semplice della sentenza personalmente alle controparti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 settembre 2012, n. 129 Pone in essere un comportamento contrario all’obbligo nascente dall’art. 27 del codice deontologico, il professionista che faccia notificare copia semplice della sentenza direttamente alle controparti costituite e non al Collega che le rappresenti, giacché, trattandosi di copia semplice priva di ogni valenza giuridica processuale e/o negoziale, la notifica ha natura di normale comunicazione epistolare, che, come tale, deve essere indirizzata al Collega per l’obbligo di cui al ridetto art. 27. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 settembre 2012, n. 129...
L’avvocato non può contattare né ricevere la controparte senza il consenso del collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2012, n. 60
L’avvocato non può contattare né ricevere la controparte senza il consenso del collega avversario - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2012, n. 60 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che, senza avvisare il collega difensore, contatti direttamente la controparte invitandola ad una incontro per la definizione della controversia, riceva la parte nel proprio studio senza la presenza del difensore e non avvisi il collega dell’accordo transattivo raggiunto dalle parti stesse in sua presenza o che intrattenga rapporti diretti di corrispondenza con la controparte assistita da altro legale, senza indirizzare a quest’ultimo copia della stessa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2012, n. 60...
Doveri di lealtà e correttezza – Dovere di colleganza – Corrispondenza intrattenuta direttamente con le controparti – Preventivo consenso del collega avversario – Particolarità del caso ex art. 27, can. I, c.d.f. – Violazione – Esclusione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 203 Deve ritenersi probo sul piano disciplinare l’operato del legale che richieda preventivamente al collega avversario di poter contattare la controparte, allo scopo di intercedere presso costei e di evitare conseguentemente una seconda controversia giudiziale motivandone le ragioni giuridiche. Va pertanto esclusa la violazione dell’art. 27, canone I, c.d., che consente di scrivere direttamente alla parte in “casi particolari, per richiedere determinati comportamenti”, quando comunque, come nella specie, sia inviata copia della missiva anche al collega. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 203...
Definizione transattiva della lite direttamente con la controparte – Illecito disciplinare – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 200
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporto con i colleghi – Definizione transattiva della lite direttamente con la controparte – Illecito disciplinare – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 200 Viola l’art. 27 c.d.f. ed i principi deontologici di lealtà e correttezza il professionista il quale, prendendo direttamente accordi con la controparte assistita da un avvocato, tratti e definisca la transazione della lite tra essi pendente, per di più approfittando delle circostanze di tempo e luogo date dall’imminente esecuzione del pignoramento nei confronti della stessa controparte. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 200...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Doveri di correttezza e lealtà – Azione di spoglio violento nei confronti del collega di studio – Art. 22 c.d.f. – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 novembre 2010, n. 185 Viola l’art. 22 c.d.f. l’avvocato che eserciti un’azione di spoglio violento nei confronti del collega al fine di riottenere la disponibilità della stanza da questi occupata nello studio. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 2 novembre 2010, n. 185...
Rapporti con i colleghi – Notizie riguardanti il collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 novembre 2009, n. 124
Avvocato – Norme deontologiche – Principi generali – Dovere di verità – Rapporti con i colleghi – Notizie riguardanti il collega - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 novembre 2009, n. 124 L’avvocato non assume responsabilità per la ricostruzione dei fatti fornitagli dal cliente, ma deve astenersi tanto da accuse consapevolmente false (art. 14 C.D.F.) quanto da critiche personali verso il collega (art. 29 C.D.F.). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 novembre 2009, n. 124...
utilizzare in giudizio notizie relative alla posizione personale del collega avversario azionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2008, n. 182
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Divieto di utilizzare in giudizio notizie relative alla posizione personale del collega avversario – Violazione art. 29 c.d.f. – Sussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2008, n. 182- - - - - - - - - - E’ configurabile la violazione dell’art. 29 del c.d.f., disposizione che introduce chiaramente una limitazione all’esercizio del dovere di difesa, qualora la mera utilità di avvalersi di una notizia relativa alla persona del collega ai fini della tesi dedotta in un giudizio civile non integri il requisito della necessità dell’uso della notizia richiesto invece dalla norma deontologica quale circostanza che consente di derogare al divieto. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2008, n. 182...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Dovere di lealtà e correttezza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2008, n. 87 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, integrante gli estremi della violazione dell’art. 27 c.d.f. e meritevole della sanzione dell’avvertimento, l’avvocato che accetti l’incarico professionale di assistere la propria segretaria (con la quale abbia peraltro una relazione) nel procedimento di separazione personale, invitando e ricevendo in studio il marito in assenza del suo legale al fine di ottenere il consenso alla separazione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 25 settembre 2008, n. 87...
Corrispondenza inviata direttamente alla controparte – Invio di copia al legale avversario – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 settembre 2007, n. 122
Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Dovere di colleganza – Corrispondenza inviata direttamente alla controparte – Invio di copia al legale avversario – Illecito deontologico – Ipotesi di insussistenza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 settembre 2007, n. 122 Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto l’avvocato che invii una lettera direttamente alla controparte mandandone una copia al legale avversario per sollecitare la stessa ad una condotta collaborativa. Il codice deontologico, infatti, nel sancire il divieto di corrispondenza prevede delle eccezioni relative all’ipotesi in cui il professionista debba richiedere alla controparte “particolari comportamenti o intimare messe in mora ed evitare trascrizioni o decadenze” e sempre peraltro a condizione che ne venga inviata una copia, per conoscenza, al legale avversario. (Nella specie il professionista è stato assolto). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 settembre 2007, n. 122...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Rapporti con i magistrati – Espressioni sconvenienti ed offensive – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 152- - - - - - - - - - Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, in violazione degli artt. 5 co.1, 6 co.1, 20 co.1, 29 e 53 co.1 c.d.f., il professionista che utilizzi espressioni sconvenienti ed offensive, dirette consapevolmente ad insinuare, nei confronti dei colleghi, la esistenza di condotte illecite e, nei confronti del giudice, la violazione del fondamentale dovere di imparzialità nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 152...
Contatti diretti con la controparte – Intervenuta transazione tra le parti – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 dicembre 2005, n. 152
Norme deontologiche – Dovere di correttezza e probità – Dovere di colleganza – Contatti diretti con la controparte – Intervenuta transazione tra le parti – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 dicembre 2005, n. 152 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che, senza avvisare il collega difensore, contatti direttamente la controparte invitandola ad una incontro per la definizione della controversia, riceva la parte nel proprio studio senza la presenza del difensore e non avvisi il collega dell’accordo transattivo raggiunto dalle parti stesse in sua presenza. (Nella specie la sanzione della censura è stata sostituita dalla più lieve sanzione dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 26 dicembre 2005, n. 152...
Rapporti con i terzi – Contatti diretti con la controparte – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 maggio 2004, n. 137
Avvocato – Norme deontologiche – Dovere di colleganza – Rapporti con i colleghi – Rapporti con i terzi – Contatti diretti con la controparte – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 maggio 2004, n. 137 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del dovere di colleganza e lealtà a cui ciascun professionista è tenuto, l’avvocato che pur sapendo che la controparte era assistita da un difensore la contatti direttamente con l’intento, peraltro, di concludere con la stessa un accordo transattivo, a nulla rilevando ai fini della responsabilità disciplinare, che l’incontro abbia prodotto o meno i suoi effetti. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 maggio 2004, n. 137...
Dovere di colleganza – Contatti diretti con la controparte – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 aprile 2004, n. 84
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Dovere di colleganza – Contatti diretti con la controparte – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 aprile 2004, n. 84 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di colleganza a cui ciascun professionista è tenuto, l’avvocato che contatti direttamente la controparte per proporgli una transazione. (Nella specie è stata ritenuta congrua la sanzione dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 aprile 2004, n. 84...
Omesso pagamento di prestazioni procuratorie affidate al collega – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 maggio 2002, n. 65
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con i colleghi – Rapporti con la controparte – Contatti diretti con la controparte – Espressioni sconvenienti ed offensive – Omesso pagamento di prestazioni procuratorie affidate al collega – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 maggio 2002, n. 65 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che contatti direttamente la controparte, usi ripetutamente espressioni sconvenienti ed offensive nei confronti dei colleghi avversari e altresì non adempia al pagamento delle prestazioni procuratorie affidate al collega. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi tre). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 maggio 2002, n. 65...
Rapporti con la controparte – Contatti diretti – Espressioni offensive e minacciose – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 maggio 2002, n. 59
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la controparte – Contatti diretti – Espressioni offensive e minacciose – Illecito deontologico - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 maggio 2002, n. 59 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che contatti la controparte sul proprio cellulare e usi nei suoi confronti espressioni offensive e minacciose. (L’art. 27 c.d., infatti, prevede un’eccezione alla regola del divieto di prendere contatti diretti con la controparte nel caso in cui si debba “richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora, o evitare prescrizioni o decadenze” e riguarda solo contatti epistolari; non rientra, pertanto, nella previsione normativa la telefonata nella quale l’avvocato minacciava la controparte di “mandarla in galera per malversazione e falso in bilancio”. Nella specie e’ stata confermata la sanzione dell’avvertimento). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 maggio 2002, n. 59...

References: art. 41

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art.27
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