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Timestamp: 2018-03-24 13:51:54+00:00

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senato.it - Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 894 del 10/10/2017
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Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica in un conflitto di attribuzione
Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (2886) - Legge europea 2017
TREMONTI (GAL (DI, GS, PpI, RI))
ANITORI (AP-CpE-NCD)
LIUZZI (GAL (DI, GS, PpI, RI))
Ordine del giorno per le sedute di mercoledì 11 ottobre 2017
ARTICOLI DA 7 A 9 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLI DA 10 A 12 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLI 13 E 14 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLI 15 E 16 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLI 17 E 18 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLO 19 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLI DA 23 A 27 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ARTICOLI DA 28 A 30 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
3-04039
4-08206
4-08210
4-08211
4-08212
4-08213
4-08215
4-08216
4-08220
Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 894 del 10/10/2017
(2886) Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,48)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2886, già approvato dalla Camera dei deputati.
Facciamo questo - e a tale proposito richiamo l'attenzione del Presidente, che è stato magistrato - con un'aggravante che aumenta la pena attuale - che prevede dai quindici giorni ad un anno e mezzo di carcere oppure una multa - fino ad arrivare ad una pena prevista compresa tra i due e i sei anni di carcere. E questa sarebbe un'aggravante! Ma non si è mai vista un'aggravante che invece di aumentare di un terzo la pena sostituisce la multa o i diciotto mesi di carcere con un minimo di due anni ed un massimo di sei anni di pena. E questa tegola a chi capita in testa? Al malcapitato che pubblica una "grave minimizzazione" di migliaia di fatti, quelli indicati nei famosi articoli della Corte internazionale, anche se non c'è una sentenza passata in giudicato. Basta che sia nell'elenco.
Ricordo al collega Malan e agli altri colleghi che hanno fatto disinformazione che qui non si parla di apologia né di incitamento dell'odio, si parla semplicemente di uno storico o di un giornalista che scriva un articolo o pubblichi un libro e non si limiti a scriverlo ma anche lo diffonda.
(Segue GIOVANARDI). Il fatto stesso della diffusione delle sue tesi su un avvenimento che riguardi i Balcani, i croati, i musulmani, gli Hutu o i Tutsi, o che riguardi Israele o Gaza può portare all'incriminazione.
Ma che cosa è la "grave minimizzazione"? Colleghi, qualcuno di voi mi sa dire cosa vuol dire "grave minimizzazione" di un fatto e non la negazione dello stesso? E mi sa dire come sia possibile, in un Paese civile e democratico, introdurre pene fino a sei anni per reati che sono soltanto di opinione, come una ricostruzione che lo storico o il giornalista può fare di un determinato avvenimento? Non a caso alcuni colleghi sono intervenuti, ad esempio il senatore Corsini, che ha parlato come storico e ha dichiarato che si rifiuta di votare una norma di questo tipo. Casson ha votato come storico, giurista e uomo di cultura, ricordando che un anno fa questo Senato ha stralciato la minimizzazione perché è una aberrazione giuridica e la Commissione giustizia ha portato alla Commissione referente un parere in cui si diceva che eravamo in piena illegalità. La Corte costituzionale ha bollato tali norme penali come non rispondenti al principio di tassatività e al principio di legalità.
Noi stiamo riempiendo il codice penale di norme talmente vaste che poi sarà il processo a stabilire se nei limiti e negli ambiti della minimizzazione il reato è stato provocato o no, ma intanto la persona viene denunciata e si trova sotto processo per una fattispecie penale che non soltanto è assolutamente indeterminata, ma è anche una lesione dei principi fondamentali della libertà di ricerca storica, è una lesione ai principi fondamentali della possibilità di indagare, di verificare e di fare giornalismo. Non c'è apologia, non c'è istigazione all'odio, c'è solo un'opinione che interpreta un fatto in maniera diversa.
Ricordate, colleghi, per quanti decenni le fosse di Katyn furono attribuite alla barbarie nazista? Poi, la ricerca storica ha portato a stabilire che quelle decine di migliaia di ufficiali furono eliminati da Stalin e dall'Unione sovietica. E allora, che cosa facciamo? Dobbiamo lasciar passare alla storia un fatto come assolutamente ingiustificato perché in un primo tempo l'attribuzione era stata di un certo tipo? Ma la ricerca storica, allora, a cosa serve?
Mi richiamo anche alla discussione di questa mattina: alle statue di Cristoforo Colombo, alla rilettura del passato, a questo fanatismo ideologico che vuole cancellare ogni forma di dissenso rispetto a un'interpretazione storica che può essere in divenire, ma che deve anche tener conto delle condizioni nelle quali sono avvenuti gli avvenimenti. All'epoca dell'antica Roma c'era una certa mentalità, nel Medioevo ce n'era un'altra, nel Risorgimento un'altra ancora, perché se no rileggiamo la guerra al brigantaggio fatta dai piemontesi nelle Regioni meridionali e magari anche quelli erano crimini di guerra. Può darsi, non so se fossero o meno crimini di guerra, ma certamente definire questo viene demandato alla ricerca storica e non al fatto che un tribunale arrivi a dire che un soggetto sta minimizzando quello che qualcuno può pensare sia stato un genocidio.
Non ne vedo motivo, se non questa burocratica, ottusa tendenza a dire che ce lo chiede l'Europa. L'Europa ce lo aveva chiesto anche l'anno scorso: c'è un'infrazione, andremo a spiegare che il nostro ordinamento non lo consente.
Poi, colleghi, io sono filoisraeliano, filoebraico da sempre e qualcuno mi deve spiegare perché noi minacciamo sei anni di carcere per chi difende Israele nel caso in cui un tribunale internazionale o un organismo come l'ONU stabilisca che, con un suo intervento a Gaza, Israele abbia compiuto un crimine di guerra. Naturalmente, non potrei più difenderlo in quell'occasione né spiegare che, magari, il palazzo abbattuto era occupato da chi lanciava razzi verso Israele e che, forse, i civili erano ostaggi delle stesse persone che poi hanno causato l'intervento dell'esercito di Israele. Ebbene, qualcuno mi deve spiegare perché, mentre colpiamo fino a sei anni di carcere chi, come me, non potrà più esprimere un'opinione di questo tipo, in Germania vengono eletti decine e decine di deputati neonazisti, il capo del partito e il vice presidente negano totalmente l'Olocausto, e nessuno dice niente. Vorrei capire in che razza di mondo viviamo e l'Europa che cosa sta facendo: perseguita chi va a fare una ricerca storica su un avvenimento dei Balcani e poi non dice nulla davanti a un Gruppo parlamentare in Germania, nato proprio sulla base di considerazioni antisemite e di rivisitazione e negazione dell'Olocausto, che arriva in Parlamento e anzi guadagna dei voti?
Qualcuno di voi non è sfiorato dal pensiero che queste norme, lungi dall'aiutare a creare una cultura di tolleranza, di comprensione, di condanna di quello che è stato il passato, proiettandolo verso il futuro, creano soltanto sconcerto? Che creano un Paese sempre più illiberale?
Ricordo, tra le altre cose, che questo provvedimento va di pari passo con quello che abbiamo in Commissione giustizia, che estende l'applicazione della legge Mancino anche alla xenofobia. L'ho detto scherzando, mica tanto, perché cos'è il reato di xenofobia? Una discussione sulla migrazione o sui flussi migratori o sulla necessità di regolarli piuttosto che sulla necessità di tener conto anche di fattori religiosi è forse xenofobia? Prendiamo la canzone sul Piave: quando si dice: «Non passa lo straniero!» o: «Indietro, va', straniero!», nel momento in cui passa questa norma e un antimilitarista mi denuncia dicendo che quelle frasi sono offensive e xenofobe, che cosa succede, vado in tribunale a difendermi?
Per fortuna, i giornali se ne sono accorti. Stamattina qualche autorevole settimanale e quotidiano hanno posto il problema. Ricordo ancora che tutti gli storici interpellati, non solo quelli presenti in quest'Aula, da Flores alla Di Cesare, che pure era venuta dicendosi favorevole all'aggravante del negazionismo - ma non della minimizzazione - sono decisamente contrari a questa norma. L'hanno scritto sul «Corriere della Sera», su «La Repubblica», su «La Stampa»: la considerano una minaccia alla libertà di ricerca.
A tutte queste motivazioni che noi portiamo che cosa si risponde? Semplicemente che abbiamo inserito questa norma in questo provvedimento perché l'Europa ci contesta questo tipo di realtà.
GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Questi sono i motivi per cui, evidentemente, voteremo contro l'articolo 5, che contiene questa infame norma.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 6.1.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 6.1, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori, fino alle parole «con le seguenti:».
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 6.2 e 6.3.
Non essendo stati presentati sull'articolo 9 altri emendamenti oltre quello soppressivo 9.1, presentato dal senatore Candiani, passiamo alla votazione del mantenimento dell'articolo stesso.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del mantenimento dell'articolo 9.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11.
RUTA (PD). Signora Presidente, l'emendamento 12.1 è molto semplice. Nella normativa dell'articolo 12 c'è una previsione che contempla, come indicato ovviamente nella direttiva, la possibilità di deroga per alcune delle indicazioni obbligatorie, quali le indicazioni del tenore di proteine per le miscele contenenti caseinati alimentari, la quantità netta di prodotti espressa in chilogrammi, il nome o la ragione sociale dell'operatore del settore alimentare e l'indicazione del Paese di origine, nel caso di provenienza da un Paese terzo, che potrebbero essere inserite solo nel documento di accompagnamento.
Ora, non è una questione di vita o di morte, sia chiaro, e non è una questione decisiva per il contenuto, però è un abbassamento di tutele che, a mio avviso, può essere semplicemente eliminato con la soppressione del comma 5, come prevede l'emendamento 12.1 a mia prima firma, oppure - illustro anche l'emendamento 12.3 - sostituendo la parola «soltanto» con la parola «anche».
Parliamo di etichettatura, parliamo del diritto dei consumatori di conoscere esattamente da dove provengono le miscele, chi sono i produttori e di quali Paesi. Mi sembra una attenuazione dei diritti incomprensibile e che io invece vorrei comprendere. Chiederei pertanto alla relatrice e al Governo di fornire una chiara delucidazione sul perché recepiamo una direttiva che attenua i diritti dei cittadini consumatori.
Ho riflettuto a lungo prima di presentare l'emendamento e non riesco a trovare una ragione valida se non una attenuazione che risponde, a mio avviso, ad altre logiche e ad altri interessi che non meritano tutela, visti gli sforzi che quest'Assemblea, insieme all'altro ramo del Parlamento, ha compiuto e sta compiendo per aumentare i diritti dei cittadini consumatori, in termini di consapevolezza e di informazione.
CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, illustro sia l'emendamento cui si riferiva precedentemente il senatore Ruta (di cui, peraltro, sono sottoscrittore), ma anche l'emendamento 12.2, che chiede la soppressione della parola «soltanto».
Come il collega già ha indicato, risulta difficile comprendere la ratio per la quale il Governo non accetti questo tipo di modifica. La parola «soltanto» esclude una tutela dei consumatori, perché limita l'indicazione in etichetta soltanto al documento di accompagnamento per quanto riguarda le indicazioni obbligatorie.
Giova ricordare che il comma 5 così recita: «Possono essere riportate soltanto sui documenti di accompagnamento le indicazioni di cui al comma 3, lettere b), numero 3), c), d) ed e)». In cosa consistono queste indicazioni? Anche nell'indicazione del Paese di origine, nel caso di provenienza da un Paese terzo.
Abbiamo purtroppo assistito prima alla chiusura del confronto con un voto tranciante per quanto riguarda l'articolo 5. Nel confronto svoltosi prima dell'inizio della seduta abbiamo saputo dal Governo che non c'è intenzione di apportare modifiche al provvedimento per non ritornare alla Camera. Bontà di Dio, ma se c'è un errore o una superficialità o qualcosa che possa essere migliorato, questo deve essere tenuto in considerazione.
Noi, signora Presidente, da sempre ci impegniamo nel promuovere una politica che renda consapevole il consumatore in merito al prodotto da acquistare. Qualsiasi indicazione che attenua questo diritto del consumatore, ovvero che facilita l'ingresso sul mercato di prodotti non in linea con i livelli di qualità, ma soprattutto non coerenti con le indicazioni di provenienza geografica come noi vorremmo (e penso al prodotto italiano, piuttosto che a quello extraeuropeo), francamente, ci lascia perplessi.
Io insisto, nei confronti del Governo, affinché sia eliminato il termine «soltanto». Scegliete se toglierlo; scegliete se, come indicato dall'emendamento del collega Ruta, inserire «anche» al posto di «soltanto», ma prendete una posizione. Il problema non è nel tornare alla Camera con un voto veloce che questo provvedimento viene rallentato, ma è la qualità, la bontà, di questa legge che, così come è fatta, onestamente ci lascia molti perplessi. Chiedo pertanto al Sottosegretario di valutare l'opportunità di considerare questo come un impegno che il Governo si assume. Ci saranno dei decreti da fare e un successivo passaggio normativo. Prendetevi un impegno, ma non lasciate che il consumatore subisca un ulteriore deperimento del proprio diritto di essere informato sul prodotto che va ad acquistare.
Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, in riferimento agli emendamenti 12.1, 12.2 e 12.3, in effetti, si potrebbe pensare a una trasformazione in un ordine del giorno unitario, in riferimento al comma 5 dell'articolo 12, per invitare il Governo a valutare la possibilità di sostituire la parola "soltanto" con la parola "anche" e quindi andare nella direzione auspicata dai presentatori degli emendamenti rispetto all'obbligatorietà di riportare, sia nell'etichetta che nei documenti di accompagnamento, le indicazioni obbligatorie di cui al comma 5.
RUTA (PD). Domando di parlare.
RUTA (PD). Signora Presidente, vorrei un chiarimento velocissimo da parte del Governo: esiste quindi una successiva norma o un regolamento da emanare? Vedo che il presidente della Commissione Vannino Chiti, di cui mi fido ciecamente, annuisce. Quindi non credo ci sia bisogno di un pronunciamento.
A questo punto ritengo necessario, insieme ai colleghi firmatari degli altri emendamenti, trasformare il mio e gli emendamenti 12.2 e 12.3 in un ordine del giorno. Non so se sia opportuno sostituire la parola «soltanto» con la parola «anche» e se questa proposta possa essere risolutiva. Mi rivolgo al Governo: potremmo formulare un ordine del giorno che impegna il Governo a tenere in considerazione il fatto che la parola «soltanto» va sostituita con la parola «anche», come ha detto ora la relatrice.
Concorderei in tal senso e trasformerei l'emendamento 12.3, con questo significato, in un ordine del giorno, auspicando nel parere favorevole del Governo e della relatrice.
PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo di esprimersi anche su questa proposta e sul rapporto che c'è tra la legge e il regolamento di esecuzione.
GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, non credo sia necessario. Ovviamente una legge di delegazione è sempre seguita da decreti di attuazione o da altri atti amministrativi e l'oggetto dei due emendamenti convergenti, a prima firma dei senatori Ruta e Candiani, fornisce orientamenti al Governo che sono tipici dell'attività di attuazione.
Quindi, credo che la proposta della relatrice di trasformare gli emendamenti 12.2 e 12.3 in un ordine del giorno raggiunga l'obiettivo perseguito dai due proponenti. Pertanto il Governo è favorevole alla proposta della relatrice.
CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, accolgo l'invito a ritirare l'emendamento 12.2 e a riformularlo in un ordine del giorno, che però non consista nella solita formula «a valutare l'opportunità di», bensì in un impegno - così lo chiariamo per iscritto - ad attuare una legislazione successiva o un decreto che vada in direzione di un'informazione completa del cittadino, affinché questa non sia sminuita in alcun modo.
Questo è lo scopo principale dell'emendamento 12.2, sostanzialmente corrispondente a quello del collega Ruta.
PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice e al rappresentante del Governo di pronunciarsi in proposito.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, va bene, era questa l'intenzione.
PRESIDENTE. Quindi riteniamo ritirati gli emendamenti 12.1, 12.2 e 12.3. Successivamente, prima della votazione dell'articolo 12, metteremo in votazione, se lo richiederete, l'ordine del giorno in questione.
MARTELLI (M5S). Signora Presidente, vorremmo fare nostro l'emendamento 12.1, visto che apprendo adesso che è stato ritirato.
PRESIDENTE. Mi scusi, ma sono stata inesatta. L'emendamento è stato trasformato, perché viene assorbito.
MARTELLI (M5S). Semmai è il contrario, perché la portata dell'emendamento 12.1 è più grande, visto che mira a sopprimere il comma 5, e dunque, semmai, è questo emendamento che potrebbe assorbire gli altri.
PRESIDENTE. Dire che l'emendamento è stato trasformato in ordine del giorno vuol dire che non c'è più.
MARTELLI (M5S). Ho ascoltato attentamente e la trasformazione in ordine del giorno riguardava la parola «soltanto» e la parola «anche» e non faceva riferimento all'emendamento 12.1. Cancelliamo tutto, ricominciamo e chiariamo cosa si sta ritirando e cosa si sta trasformando, perché così non è chiaro.
PRESIDENTE. Si stanno trasformando gli emendamenti che riguardano l'indicazione - anche, soltanto, o per niente - sul documento di accompagnamento.
MARTELLI (M5S). Ciò riguarda solo gli emendamenti 12.2 e 12.3, non l'emendamento 12.1.
PRESIDENTE. Senatore Ruta, intende trasformare in ordine del giorno anche l'emendamento 12.1?
RUTA (PD). Va bene, signora Presidente.
MARTELLI (M5S). Signora Presidente, abbia pazienza per la mia puntigliosità di oggi, ma non riesco a capire in quale modo l'emendamento 12.1 diventi un ordine del giorno. Il presentatore mi può spiegare, gentilmente, cosa intende scrivere nell'ordine del giorno? L'unico modo di trasformare in ordine del giorno un emendamento soppressivo di un comma è scrivere che si impegna il Governo a sopprimere tale comma. Poiché questa cosa, banalmente, non si può fare, vorrei capire che ordine del giorno stiamo per esaminare.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno assorbe il concetto della soppressione, in quanto impegna il Governo in una certa direzione. I tre emendamenti sono quindi assorbiti dall'ordine del giorno, che poi potremo votare.
Vorrei ascoltare ora il parere della relatrice e del rappresentante del Governo sugli emendamenti 12.4 e 12.5.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, invito a trasformare in un ordine del giorno anche l'emendamento 12.4, altrimenti il parere è contrario. Esprimo parere contrario all'emendamento 12.5.
In particolare, propongo di trasformare l'emendamento 12.4 in un ordine del giorno che impegni il Governo «a valutare l'opportunità di assicurare un tempo più ragionevole per lo smaltimento delle scorte», mentre sull'emendamento 12.5 il parere è contrario.
PRESIDENTE. In merito alla proposta di trasformare l'emendamento 12.4 in un ordine del giorno, vorrei ascoltare il parere del primo firmatario, senatore Galimberti, che però non vedo presente in Aula.
Procediamo quindi alla votazione degli emendamenti.
CALDEROLI (LN-Aut). Signora Presidente, concordo con la posizione assunta dal senatore Martelli, perché è evidente che la trasformazione degli emendamenti nell'ordine del giorno è riferibile all'emendamento 12.2, a prima firma del senatore Candiani, e all'emendamento 12.3, a prima firma del senatore Ruta, che riguardano la soppressione della parola «soltanto» e l'inserimento della parola «anche». Dunque l'emendamento 12.1, interamente soppressivo del comma 5, vive e se è stato ritirato dal senatore Ruta, il senatore Martelli ha tutto il diritto di farlo proprio: esso non viene assolutamente assorbito.
PRESIDENTE. Mi scusi senatore Calderoli, credo che l'interpretazione degli emendamenti e la loro trasfusione in un ordine del giorno appartenga al relatore.
CALDEROLI (LN-Aut). No!
MARTELLI (M5S). No!
PRESIDENTE. Calma, senatore Calderoli: la sua reazione è leggermente intemperante. (Commenti del senatore Candiani). Mi riferisco alla reazione del vice presidente Calderoli.
Comunque, se si insiste per la votazione dell'emendamento 12.1, perché il senatore Martelli intende farlo proprio, procederemo alla sua votazione. Non credo ci sia una gran difficoltà. Quello che era stato detto dal presentatore era diverso: pertanto non c'è un'ostilità a questo fatto. (Applausi del senatoreCiampolillo).
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 12.1.
D'ALI' (FI-PdL XVII). Signora Presidente, voterò a favore dell'emendamento 12.1 per due ordini di motivi. Il primo è sostanziale: il comma 5 dell'articolo 12, come è stato evidenziato dai colleghi che poi hanno accettato la trasformazione di alcuni emendamenti in un ordine del giorno, segna un'evidente diminuzione della difesa del consumatore, ma vorrei dire anche del piccolo produttore. Non per nulla, gli emendamenti vengono prevalentemente da componenti della Commissione agricoltura, cioè da coloro che, nell'ambito delle Commissioni permanenti, sono preposti a difendere i diritti e le prerogative dei nostri produttori. Né mi sembra assolutamente ammissibile, signora Presidente, un ordine del giorno che affermi il contrario di quello che afferma una norma, perché qui non si tratta di una questione interpretativa: a tal proposito, la norma parla in maniera chiara ed afferma che le indicazioni di cui ai commi precedenti possono essere riportate soltanto sui documenti di accompagnamento. Per quanto poi il Governo, nelle sue circolari applicative o nei suoi regolamenti di attuazione, possa disporre diversamente, un soggetto - ed immagino si tratti di grandi produttori industriali - interessato ad inserire solamente nei documenti di accompagnamento alcuni dati riferiti alla qualità del prodotto, che dovesse osservare la legge e non osservare il regolamento, in qualsiasi contenzioso, in un Paese civile, non potrebbe che avere ragione dal punto di vista giudiziario.
Non possiamo quindi ammettere un ordine del giorno che afferma il contrario di quanto afferma la legge, perché i soggetti interessati avrebbero tutto il diritto di sostenere di essersi legittimamente comportati seguendo il dettato della legge, a meno che, come purtroppo nel nostro Paese è ormai in voga, non vi sia un'ulteriore delegittimazione delle fonti normative primarie. Se la fonte normativa primaria rimane la legge, non vi può essere alcun regolamento, per quanto ci si arrampichi sugli specchi, che possa introdurre una modalità comportamentale diversa. Quindi, bisogna modificare la norma. Potremmo modificarla con le parole di cui agli emendamenti successivi, ma non è possibile, perché sono stati trasformati in un ordine del giorno che - lo ripeto - è ininfluente e a mio parere inammissibile, perché in perfetto contrasto con la norma. L'unico modo di modificare la norma, quindi, è sopprimere il comma 5, come prevede l'emendamento 12.1, sul quale pertanto voterò favorevolmente.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.1, presentato dal senatore Ruta e da altri senatori, successivamente ritirato e fatto proprio dal senatore Martelli.
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Commenti dai Gruppi M5S e Art.1-MDP).
Risulta pertanto precluso l'ordine del giorno in cui erano stati trasformati gli emendamenti 12.2 e 12.3.
Senatrice Rizzotti, accoglie l'invito a trasformare l'emendamento 12.4 in un ordine del giorno?
RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Sì e ne chiedo la votazione. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a stare più calmi, altrimenti non possiamo procedere.
CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, le chiederei una brevissima sospensione per capire a che punto siamo. Le faccio notare che, essendo soppresso il comma, gli ordini del giorno che su di esso si appoggiavano decadono.
PRESIDENTE. Senatore Candiani, è già stato detto. Siamo al comma 7.
CANDIANI (LN-Aut). Fantastico, brava. Una volta tanto è sul pezzo.
PRESIDENTE. Ha perso una battuta, mi dispiace.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12.4, presentato dal senatore Galimberti e da altri senatori.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.5, presentato dal senatore Galimberti e da altri senatori.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12, nel testo emendato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 13.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, nell'ultima votazione avrei voluto esprimere un voto di astensione, ma il meccanismo non ha funzionato.
Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale è stato presentato un ordine del giorno che si intende illustrato e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G14.200.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G14.200 non verrà posto ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15.
Passiamo all'esame dell'articolo 16, sul quale sono stati presentati un emendamento e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 16.2. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G16.200 se accolta la seguente riformulazione. In primo luogo, chiediamo di eliminare il paragrafo che precede il dispositivo dell'ordine del giorno. Inoltre, il dispositivo dovrebbe essere modificato nel seguente modo: «assumere ogni iniziativa utile affinché, alla luce dell'esito della procedura EU/Pilot in oggetto, la classificazione di sfalci e potature sia coerente con la vigente legislazione europea».
PRESIDENTE. Senatore Cioffi, accoglie la proposta di riformulazione?
CIOFFI (M5S). Signor Presidente, accettiamo la riformulazione. Riteniamo serva a inquadrare il problema e a cercare di raggiungere l'obiettivo. Ovviamente saremmo stati più contenti se non fosse stato riformulato, ma in questa fase ci può stare anche un ordine del giorno riformulato e lo accettiamo.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.2.
CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, l'emendamento - lo leggo testualmente perché sia noto all'Assemblea - recita: «Le autorità di bacino distrettuale rendono disponibili nel proprio sito web, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legislativo 19 agosto 2005, n. 195, i dati dei monitoraggi periodici come ottenuti dalle analisi effettuate da tali laboratori».
Quando ne abbiamo discusso in Commissione, ci siamo trovati d'accordo sull'utilità dell'emendamento, però per la necessità di terminare l'iter in Senato senza modifiche si era accettata la trasformazione in ordine del giorno. Adesso, invece, mi sembra di aver capito che la legge deve tornare alla Camera. Non c'è ragione, pertanto, per cui non si modifichi l'articolo inserendo un elemento di chiarezza e di conoscenza per i cittadini in merito ai dati di monitoraggio. Per tale ragioni voteremo a favore dell'emendamento. (Il senatore Cioffi fa cenno di voler intervenire).
Senatore Cioffi, potrà parlare subito dopo.
GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il parere contrario del Governo non c'entra nulla con la necessità di evitare una terza lettura, posto che il Governo ritiene che la terza lettura sia inutile e che costerà probabilmente l'apertura di alcune procedure di infrazione. La questione si poteva risolvere benissimo - lo dico ai Gruppi che hanno votato a favore legittimamente - con un ordine del giorno al Governo, che avrebbe seguito questa direzione. (Applausi dei senatori Chiti e Ginetti). Se, come temo, ci saranno delle procedure di infrazione che verranno aperte contro l'Italia a causa di un voto del tutto inutile... (Commenti dai Gruppi M5S e Art.1-MDP).
FORNARO (Art.1-MDP). Rispettate il Parlamento!
PRESIDENTE. Senatori Petrocelli e Fornaro, per favore! Sottosegretario Gozi, proceda. Il Parlamento si è espresso legittimamente e credo sia bene procedere.
GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ovviamente rispetto il Parlamento. Ci mancherebbe. (Commenti del senatore Fornaro).
PRESIDENTE. Senatore Fornaro, ci pensa la Presidenza.
GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ho espresso la ragione del parere contrario del Governo, che non è legata alla necessità di evitare una terza lettura, altrimenti, dovendo fare una terza lettura, sarebbe facile per il Governo dare parere favorevole anche su questo punto. La ragione per cui il Governo dà parere contrario non è la terza lettura, ma il fatto che ciò che il senatore Candiani richiede è già previsto in quanto gli obblighi concernenti l'accesso del pubblico all'informazione ambientale sono contenuti nell'articolo 78 del codice dell'ambiente. Non c'entra nulla con la terza lettura, ma con il fatto che è perfettamente inutile aggiungere una disposizione di legge, quando tutti vogliamo semplificare, a una già prevista all'articolo 78 del codice dell'ambiente, che dispone la pubblicazione del piano di gestione dei bacini idrografici, il quale contiene anche le informazioni relative ai programmi di monitoraggio e ai relativi risultati. Il senatore Candiani lo sa perché ho avuto modo di spiegare questo aspetto anche in Commissione.
Confermo pertanto il parere contrario e credo che obiettivamente non sia necessario insistere su questa norma.
CIOFFI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
CIOFFI (M5S). Signora Presidente, intervengo sull'emendamento 16.2 per ribadire che prima, quando ha dato la parola al rappresentante del Governo, sarebbe stato meglio se l'avesse lasciata a me, vista la figura che fa l'Esecutivo.
Quando dicono di avere questi problemi, ricordo che non sono problemi che riguardano il Parlamento. Infatti, voglio rammentare al Governo che il Parlamento è sovrano e fa quello che ritiene opportuno e che l'Esecutivo dovrebbe semplicemente eseguire la nostra volontà. È meglio che questa polemica scatenata dal Governo non venga più fatta.
PRESIDENTE. Senatore Cioffi, la Presidenza ha già sottolineato che il Senato si è espresso nella sua piena sovranità e legittimità e quindi non c'è discussione.
CIOFFI (M5S). Signora Presidente, rientra nelle mie prerogative di parlamentare esprimere il mio pensiero. Quindi, esprimo il mio pensiero come ritengo opportuno, naturalmente con tutto il rispetto per la Presidenza.
Sul tema specifico, vorrei dire che noi parliamo delle autorità di distretto ben sapendo che sono state soppresse le autorità di bacino. Le autorità di distretto, che hanno una funzione gestionale, si trovano in una situazione un po' strana, perché la soppressione delle autorità di bacino, senza aver fatto l'omogeneizzazione dei piani di gestione produce degli effetti piuttosto gravi. Quando parliamo della pubblicazione dei dati, ad esempio, dobbiamo sapere che questa rientra nella competenza generale delle autorità di distretto.
Va ricordato, oltretutto, che nell'Italia meridionale vi è un'autorità di distretto particolarmente grande e complessa da gestire. Ricordo, tuttavia, che sono state fatte dal Governo le scelte riguardanti la definizione delle autorità di distretto, le quali - lo ribadisco - esercitano funzioni nell'ambito del ciclo delle acque e funzioni residuali in tema di frane, che non sono mai state omogeneizzate. Quindi, abbiamo un problema grave in relazione alle modalità di istituzione e definizione delle autorità di distretto.
Detto questo, ribadisco che la nostra posizione sull'emendamento 16.2 è assolutamente favorevole, perché riteniamo che le cose debbano essere chiare e specifiche.
Infine, ribadisco al Governo che se il Parlamento viene accusato di produrre procedure di infrazione, è bene che l'Esecutivo guardi prima in casa propria. Infatti, diverse cose fatte da questo Governo hanno provocato procedure di infrazione. Quindi, ognuno si assuma le proprie responsabilità e il Governo impari a fare il Governo così come noi siamo bravi a fare i parlamentari, ma tanto tra poco ci saremo noi là e ci sarà da ridere. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD).
MARTELLI (M5S). Signora Presidente, intervengo per un richiamo all'articolo 99 del Regolamento del Senato.
In sede di espressione dei pareri, il rappresentante del Governo non si è in realtà limitato a quello, facendo delle ulteriori dichiarazioni sganciate dal parere stesso. Pertanto, ai sensi dell'articolo 99 del Regolamento del Senato, chiedo che venga riaperta la discussione generale chiedendo a otto senatori di appoggiare la mia richiesta.
PRESIDENTE. Senatore Martelli, il rappresentante del Governo ha motivato il suo parere, quindi mi spiace ma la sua richiesta non può essere accolta. Se così non fosse, infatti, il Governo non potrebbe motivare i suoi pareri nel corso della discussione, cosa che credo non gioverebbe all'interlocuzione tra parlamentari ed Esecutivo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 16.2, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori.
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Commenti dal Gruppo M5S e del senatore Candiani).
Senatore Candiani, abbiamo visto il risultato.
Senatore Cioffi, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G16.200 (testo 2)?
CIOFFI (M5S). Sì, signora Presidente, insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G16.200 (testo 2).
D'ALI' (FI-PdL XVII). Signora Presidente, comprendo che questo è un ordine del giorno e quindi ha la possibilità di essere meglio valutato dal Governo, però il tema della procedura europea è reale e non si deve risolvere penalizzando tutto il sistema, soprattutto gli enti locali. Infatti, nel momento in cui il Governo dovesse decidere - e questo dovrebbe farlo con norma di grado superiore e non con provvedimento regolamentare - di reintrodurre la nozione di rifiuto per gli sfalci e le potature provenienti da attività di manutenzione del verde urbano, costringerebbe tutti i Comuni d'Italia a un onere di spesa incredibile, perché obbligherebbe a portare a discarica tutto ciò che invece oggi può essere eliminato attraverso la bruciatura, anche in funzione di produzione energetica. Stiamo quindi attenti.
Mi appello al Governo; capisco che esprimere un parere favorevole su un ordine del giorno è certamente facile. (Commenti del senatore Pegorer. Richiami della Presidente). Chiedo scusa per la mia voce, che oggi non è delle migliori, e forse qualcuno ne può essere contento. Il problema è che reintrodurre la nozione di rifiuto per sfalci e potature del verde urbano significa gravare i Comuni di un onere non indifferente, quindi vorrei pregare il Governo di riflettere sul parere favorevole che viene dato a questo concetto.
La procedura europea si deve invece risolvere nel senso di introdurre anche a livello comunitario un concetto che per l'Italia è importante. Ripeto, i Comuni italiani uscirebbero con le ossa rotte dalla reintroduzione del concetto di rifiuto per quanto riguarda gli sfalci e le potature urbane, che per ora possono essere esitate in maniera molto meno onerosa.
TREMONTI (GAL (DI, GS, PpI, RI)). Domando di parlare.
TREMONTI (GAL (DI, GS, PpI, RI)). Signora Presidente, all'articolo 13 c'è un'asimmetria di linguaggio tra la rubrica e il testo: forse è un equivoco o forse un dato rivelatore. Nella rubrica si parla di anagrafe equina e come equino si pensa al cavallo; nel testo si parla invece di equidi, un termine che indica, oltre ai cavalli, anche gli asini e i muli. Mi chiedo se sia un errore, un'insistenza da parte del Governo proprio il particolare interessamento e la similitudine sugli asini e i muli. (Applausi dai Gruppi GAL (DI, GS, PpI, RI), M5S, Art.1-MDP, LN-Aut e Misto-SI-SEL).
PRESIDENTE. Purtroppo abbiamo già superato l'articolo 13, quindi il Governo non può fornire delucidazioni su questo importante interrogativo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G16.200 (testo 2), presentato dal senatore Cioffi e da altri senatori.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16, nel testo emendato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17.
Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 18.1.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 18.1, presentato dal senatore Girotto e da altri senatori.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18.
Passiamo all'esame dell'articolo 19, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GINETTI, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario su entrambi gli emendamenti presentati all'articolo 19.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 19.1.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.1, presentato dai senatori Amidei e Rizzotti.
Passiamo all'emendamento 19.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
D'ALI' (FI-PdL XVII). Ne chiediamo la votazione.
Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 19.2, presentato dalla senatrice Pelino e da altri senatori.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19.

References: ARTICOLO 19
 sentenza 
e contrario
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e contrario
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