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MEDIAZIONE, TIROCINIO e FORMAZIONE (di Luca Gerevini) - PDF
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1 MEDIAZIONE, TIROCINIO e FORMAZIONE (di Luca Gerevini) In materia di mediazione civile e commerciale particolare importanza assume la figura del mediatore / conciliatore. Il regolamento di attuazione n. 180/10 disciplina i requisiti necessari per rivestire tale qualifica professionale. In particolare l art. 4 stabilisce che i soggetti interessati a diventare mediatori devono possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale ovvero, in alternativa, devono essere iscritti a un ordine o collegio professionale, devono essere in possesso di una specifica formazione e di uno specifico aggiornamento almeno biennale, acquisiti presso gli enti di formazione in base all'articolo 18 dello stesso decreto e devono possedere i requisiti di onorabilità, ossia non avere riportato condanne definitive per delitti non colposi o a pena detentiva non sospesi, non essere incorso nell'interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici, non essere stato sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza e, infine, non avere riportato sanzioni disciplinari diverse dall'avvertimento. I professionisti esperti nella materia internazionale, inoltre, devono essere in possesso di documentazione idonea a comprovarne le conoscenze linguistiche. A tali requisiti deve essere aggiunto un altro elemento fondamentale, ossia la formazione effettuata presso Enti ad hoc riconosciuti dallo Stato Ministero di Giustizia 1. Tali corsi devono avere la durata di almeno 50 ore e prevedere un Test finale per accertare l idoneità del candidato a rivestire la qualifica di mediatore. Il mediatore professionista, inoltre, deve altresì, continuare la propria formazione mediante l accreditamento di corsi formativi per un totale di 18 ore da effettuarsi in due anni in materia di diritto, di mediazione ed arbitrato e di tecniche di componimento bonario delle controversie. A quanto sino a qui descritto, con il D. Lgs. 245/11 è stato imposto al mediatore civile e commerciale l obbligo di effettuare presso gli Organismi di conciliazione 20 ore di tirocinio in due anni. Il presente testo vuole analizzare le problematiche inerenti la mancata formazione (tra cui il tirocinio) obbligatoria, così come prevista dalla normativa di riferimento. Al mediatore civile e commerciale viene richiesto una specifica formazione e uno specifico aggiornamento almeno biennale (art. 4 comma III, lett. b DM 180/10) cosiddetti crediti formativi- i quali devono essere acquisiti presso gli Enti di Formazione iscritti nell apposito elenco presso il Ministero di Giustizia (cfr. nota 1). A tale formazione il d.lgs. 145/11 aggiunge l obbligo per i mediatori di partecipare a venti tirocini in due anni. Gli Organismi, infatti, devono permettere di effettuare gratuitamente presso le loro sedi i tirocini assistiti. 1 1
2 Tale ulteriore attività deve essere disciplinata nei rispettivi regolamenti. Tali Enti 2, infatti, possono prevedere di preferire esclusivamente al tirocinio formativo solamente i propri iscritti, o viceversa, possono prevedere di effettuare accordi con altri organismi iscritti presso l elenco di cui sopra al fine di poter fare adempiere in modo incrociato ai propri mediatori la possibilità di effettuare nel biennio il tirocinio assistito. La disciplina in esame, però, risulta a tutti gli effetti lacunosa ed carente sotto diversi aspetti. In particolar modo, le problematiche si pongono per quanto riguarda il dies a quo da cui fare decorrere il periodo del biennio, da un lato, e la mancanza di un registro di nominativi dei mediatori iscritti su cui annotare le ore di formazione e le ore di tirocinio, oltre il totale delle mediazioni effettuate dagli stessi 3. Partendo da quest ultimo aspetto si evidenzia come presso il Ministero di Giustizia esiste un elenco di Organismi (pubblici e privati) e non un elenco di mediatori. Tale ultimo elenco, infatti, non esiste, se non all interno degli Organismi stessi, i quali hanno al loro interno una lista di nominativi di operanti della propria struttura. Nasce, pertanto, un paradosso, ossia la circostanza che il Responsabile di cui all art. 4 DM 180/10 ha l obbligo di controllare che i requisiti richiesti ai mediatori siano sempre validi (in particolare quelli di formazione e tirocinio), ma non ha un Elenco di mediatori su cui svolgere un controllo; considerato che ogni mediatore può prestare la propria attività per non più di cinque Organismi, potrà egli stesso svolgere il tirocinio assistito in ben cinque diversi enti. Il Ministero pertanto dovrebbe effettuare su ogni nominativo iscritto presso ogni Organismo il conteggio delle ore effettuate come formazione e se sono state effettuate da parte dei professionisti almeno venti tirocini assistiti.. L assurdo vigerebbe anche se ogni Ente avesse l obbligo di indicare al Responsabile di cui sopra la quantità di ore di formazione e la quantità di tirocinio assistito di ogni mediatore, in quanto comunque tale computo risulterebbe nominale (per mediatore). Gli Organismi, infatti, hanno non solo l obbligo di regolamentare il tirocinio gratuitamente- presso di loro, ma anche di comunicare al Ministero di Giustizia i soggetti che stanno svolgendo tale formazione e la quantità di incontri assistiti effettuati. Al tirocinante mediatore, però, non viene rilasciata alcun attestato o documento a comprova degli incontri svolti con la mediazione assistita. Altra incongruenza è, inoltre, la circostanza che non viene concessa la possibilità di conteggiare come tirocinio / formazione l attività di mediazione in 2 Il termine Ente viene utilizzato impropriamente quale sinonimo di Organismo. 3 Sul punto si segnala ad esempio quanto mi è accaduto ossia il sottoscritto ha partecipato in data 9 novembre 2011 ad una tavola rotonda sull arbitrato internazionale in America Latina con il prof. Diego Arroyo presso la Camera Arbitrale di Milano. Incontro molto interessate. Non appartenendo, però, ad alcun ordine professionale (Avvocati, Ingenieri / Dottori Commercialisti) pur avendo tutti i requisiti per assumente come d altronde ho assunto- la qualifica di mediatore civile e commerciale, non ho potuto accreditare presso nessun Ente, Organismo, Albo o quant altro i miei crediti normativi. 2
3 senso stretto, svolta dal professionista, comportando un altro paradosso, ossia che un soggetto conciliatore nell arco di due anni possa svolgere anche più di venti mediazione, ma neanche un tirocinio assistito. Il problema si pone in quanto il mancato tirocinio e la mancata formazione nel biennio comporta quale sanzione prevista la cancellazione ex lege del nominativo del professionista dagli elenchi degli Organismi di mediazione. È necessario evidenziare come in altri settori professionali ove viene richiesta sia una formazione assistita sia una formazione continuativa vi siano appositi e necessari regolamentazioni tali da permetterne una verifica o accertamento qualificato. Ad esempio il praticante avvocato, al fine di poter ottenere l attesto di compiuta pratica (documento necessario per la partecipazione all esame di Stato) ha l obbligo di assistere a un numero determinato di udienza, di svolgere un numero imprecisato di atti e pareri legali, il tutto sotto il controllo e vidimazione di un Avvocato già iscritto all Albo. Le annotazioni delle attività svolte avvengono su un apposito libretto nominale (intestato al praticante). Parallelamente il praticante avvocato, da un lato, e l avvocato stesso, dall altro, hanno l obbligo di formazione periodica e continuativa (i cosiddetti crediti formativi). Ogni accreditamento viene effettuato presso l ordine d iscrizione del professionista, ente il quale ha un elenco (albo) ove annota per ogni nominativo le ore di formazione effettuate dal professionista stesso. Tale sistema, sebbene rigido, permette un controllo incrociato per quanto attiene la pratica e la formazione, in quanto sia l ordine da un lato che l Avvocato (o praticante Avvocato Abilitato) possono accertare la continuità della formazione. Non è diversa la disciplina per quanto attiene la professione del dottore commercialista, anch essa soggetta all obbligo di formazione periodica e continuativa. Sebbene attualmente si è in una fase storica del nostro ordinamento giuridico e sociale ove si vogliono eliminare gli Albi e gli Ordini dei Professionisti ed aprire tali attività al libero mercato (e ben venga! a parere dello scrivente), a tal ragione si necessita di una normativa rigida e di massimo controllo per quanto attiene la formazione stessa, al fine di garantire all utente consumatore una qualità ed una professionalità migliore da parte degli addetti ai lavori. Così è giusto pretendere che anche il mediatore civile e commerciale abbia un suo tirocinio ed una sua formazione professionale (non solo giuridica / teorica, ma anche di tecniche di mediazione di conflitti / pratica), ma si necessita che venga effettuata in modo corretto e controllato e soprattutto che si possa accertare in modo incrociato sia da parte del mediatore stesso che da parte dell Ente Organismo ed infine dal Ministero l effettiva formazione. Si segnala che presso le Camere Arbitrali e di Conciliazione vengono istituiti corsi di formazione spesso gratuiti di massimo interesse riconosciuti presso i vari ordini come crediti formativi. Sul punto si segnala che i professionisti non iscritti in alcun ordine / albo che richiedono la formazione continua (Avvocati etc.) seppur accreditati presso Organismi iscritti all elenco presso il ministero di Giustizia, non hanno la possibilità di vedersi accreditare le ore di formazione in alcun modo, in quanto manca una disciplina ad hoc che regolamenti tale aspetto. 3
4 A parziale risposta della questione sopra esposta il Ministero di Giustizia ha emanato la Circolare Interministeriale del 20/12/ al fine di interpretare 4 Il tirocinio assistito: L art.2, comma 1, del d.i. 145/2011 ha introdotto una modifica all art.4, comma 3, del d.i. 180/2011 in tema di formazione dei mediatori. In particolare, la precedente versione della previsione normativa in esame richiedeva che i mediatori, una volta iscritti, avevano comunque l obbligo di compiere uno specifico aggiornamento, almeno biennale da acquisire presso enti di formazione accreditati secondo quanto previsto nell art.18 del medesimo regolamento. Il suddetto art.18 prevede, per chiarezza, che il percorso di aggiornamento formativo deve avere una durata complessiva non inferiore a 18 ore biennali, articolate in corsi teorici e pratici avanzati, comprensivi di sessioni simulate partecipate dai discenti ovvero, in alternativa, di sessioni di mediazione. A completamento di tale previsione, l art.4 del d.i. 145/2011 prevede che l organismo iscritto è obbligato a consentire, gratuitamente e disciplinandolo nel proprio regolamento, il tirocinio assistito di cui all art.4, comma 3, lettera b). Con la previsione normativa introdotta, si inserisce un ulteriore, distinto, obbligo formativo, consistente nella partecipazione dei mediatori, nel biennio di aggiornamento ed in forma di tirocinio assistito, ad almeno venti casi di mediazione svolti presso organismi iscritti. La previsione normativa ha dato luogo a diverse questioni applicative sulle quali occorre fare chiarezza. Prima di approfondire le singole questioni è tuttavia opportuno precisare quale sia stata la ragione dell intervento correttivo in esame in modo da potere individuare il fondamento del medesimo e, sulla base di questo, orientare le scelte interpretative. A tal proposito, va evidenziato che i mesi successivi all entrata in vigore del regolamento 180/2010 avevano evidenziato un profilo particolarmente rilevante sul piano della effettiva esperienza pratica del mediatore iscritto presso un organismo di mediazione. Era, infatti, emersa la necessità che, oltre all attività di formazione teorica di aggiornamento biennale, il mediatore iscritto curasse di compiere una formazione pratica fondamentalmente basata sulla verifica di come altri mediatori, anche essi iscritti, gestissero i diversi momenti del percorso di mediazione, confrontando la propria esperienza pratica con quella di altri mediatori. Ed è per tale ragione che si è dunque ritenuto necessario aggiungere, ai fini del perseguimento dell obiettivo di assicurare nel tempo una sempre maggiore competenza tecnica di ciascun mediatore, nell ambito del percorso di aggiornamento biennale, anche una attività formativa pratica, imponendo un tirocinio obbligatorio assistito presso altri mediatori. Questa è la finalità perseguita con la previsione di cui all art.2 del d.i. 145/2011. Ciò posto, può procedersi ad esaminare le diverse questioni proposte: 1. la norma ha valenza per i mediatori da iscrivere ovvero per i mediatori già iscritti? Il dato testuale della norma (partecipazione nel biennio di aggiornamento) induce a precisare che il suddetto nuovo requisito non possa che riguardare solamente i mediatori già iscritti, essendo impensabile che si sia fatto riferimento ad un biennio di aggiornamento per chi non ha ancora ottenuto l iscrizione. Vi sono, poi, due altre ragioni che rafforzano il suddetto convincimento: a) non si può imporre un obbligo se non nei confronti di chi è tenuto all osservanza e, in caso di inosservanza, è passibile di sanzione. Sotto tale profilo, la norma non può che dirigersi nei confronti dei mediatori iscritti i quali, in quanto tali, sono tenuti ad osservare tutte le prescrizioni imposte; b) la possibilità di assistere in forma di tirocinio alle mediazioni implica, altresì, che il soggetto tirocinante sia sottoposto al vincolo della segretezza e della riservatezza; tale vincolo non avrebbe senso nei confronti di soggetti che, in quanto non ancora iscritti, non sono sottoposti ad alcun potere di controllo e di vigilanza. 2. in cosa consiste la partecipazione in forma di tirocinio assistito? La previsione normativa in esame si limita a prescrivere che la attività formativa pratica dovrà essere compiuta mediante la partecipazione, in forma di tirocinio assistito, ad almeno venti casi di mediazione. Il termine tirocinio è stato utilizzato allo scopo di fare riferimento ad una attività di addestramento pratico. L assistenza implica che il suddetto addestramento deve essere compiuto con la presenza di altro mediatore. Di per sé, tuttavia, le norme non indicano le modalità attraverso cui può svolgersi la suddetta attività formativa pratica. In realtà, una risposta in merito può essere data tenuto conto del termine partecipare nonché della natura propria dell attività di mediazione. Sotto il primo profilo, la partecipazione può essere intesa in forma restrittiva, cioè limitata alla sola assistenza, ovvero in forma più estensiva, cioè contemplando anche la possibilità che il tirocinante svolga talune attività sotto la vigilanza del mediatore. Preme evidenziare che, in entrambi i casi,, implica comunque un contatto diretto tra il mediatore in tirocinio e le parti coinvolte nella mediazione. È preferibile la prima soluzione più restrittiva, che postula che il tirocinante deve limitarsi ad assistere alla mediazione compita dal mediatore vigilante senza compiere ulteriori attività. Ciò appare in linea con la particolare natura della mediazione, in cui massima deve essere la consapevolezza delle parti che la gestione ed il compimento dell attività diretta alla soluzione concordata della controversia derivi unicamente dal mediatore. Le parti, cioè, devono potere individuare unicamente nel mediatore titolare il soggetto gestore di tutte le fasi del percorso di mediazione, ciò allo scopo di instaurare compiutamente il necessario rapporto di fiducia che costituisce una componente essenziale della riuscita di una mediazione. Ancora, non percorribile appare la soluzione di contemplare la possibilità che il suddetto tirocinio possa svolgersi mediante la partecipazione ad una fase preliminare del procedimento di mediazione, per esempio relativamente alla verifica della rispondenza della domanda di mediazione ai requisiti regolamentari, all individuazione delle indennità dovute, alla verifica dei poteri di rappresentanza ed agli altri aspetti afferenti, nonché la partecipazione in affiancamento ad altro mediatore. Si tratta, in verità, di una attività che, seppure rilevante, è prodromica o successiva rispetto al nucleo centrale dell attività di mediazione per la quali si è ritenuto di imporre l ulteriore attività formativa: quella del momento del confronto delle altrui esperienze nel diretto contatto con le parti e con quanto emerge nel corso delle diverse sessioni. In conclusione, dunque, il compimento del tirocinio formativo richiede che il mediatore assista, in modo diretto, allo svolgimento, da parte di altro mediatore iscritto, di taluna delle fasi in cui si svolge il percorso di mediazione in presenza delle parti (dalla prima sessione a quella di redazione del verbale conclusivo a seguito dell accordo ovvero del mancato accordo). 3. in che modo devono essere conteggiati i venti casi di mediazione? Si è posta, poi, la questione se, per il raggiungimento dei venti casi di mediazione cui il mediatore iscritto deve partecipare, debba richiedersi la presenza ad un intero percorso di mediazione (che va dalla prima sessione a quella conclusiva di redazione del verbale conclusivo) ovvero si possa più semplicemente partecipare anche a singole fasi del medesimo. 4
5 le direttive del DM 145/11 in materia di mediazione civile e commerciale, tra cui la questione relativa al tirocinio. In sintesi i principi espressi nella circolare sono: Deve essere preferita l impostazione secondo cui costituisce partecipazione anche la sola presenza ad una singola fase di cui si compone il percorso di mediazione. Questa soluzione è più in linea con la reale ratio della previsione normativa in esame che è quella di consentire ai mediatori già iscritti di potere verificare le modalità di gestione della mediazione da parte di altri mediatori, potendo in tal modo arricchire il proprio bagaglio formativo. Sicchè, dovrebbe essere consentito a ciascun mediatore iscritto di potere verificare e sperimentare l altrui esperienza ora in sede di prima sessione, ora in un momento successivo, ora nel momento in cui il mediatore ritiene di dovere formulare alle parti la proposta di mediazione, senza porre alcuna ulteriore preclusione. In conclusione, ciascuna fase del percorso di mediazione costituisce momento utile per il conteggio dei venti casi di mediazione da attuare nel biennio. Deve, qui, essere affrontato e definito un ulteriore profilo che ha costituito motivo di particolare riflessione. Si è posto, cioè, il problema se la partecipazione assistita, per avere validità, debba essere compiuta solo relativamente a fasi di mediazione per così dire attive (ove, cioè, vi è stata la partecipazione di entrambe le parti e si è effettivamente proceduto ad attuare le diverse sessioni, congiunte o private, finalizzate al raggiungimento dell accordo), ovvero anche ad ipotesi in cui, effettuata la comunicazione all altra parte, il mediatore, in presenza dell invitante, prende atto della mancata comparizione redigendo il verbale negativo, secondo quanto previsto nell art.7, comma quinto, del d.m. 180/2010, come modificato dall art.3, lett.a) del d.m. 145/2011. Deve, a tal proposito, precisarsi che, tenuto conto delle ragioni sopra espresse circa le finalità perseguite con l introduzione di un obbligo di tirocinio assistito per i mediatori, una vera ed effettiva attività in tal senso, ai fini del pieno arricchimento personale, non può che esigere la necessità di una partecipazione ad una mediazione attiva. D altro lato, questa direzione generale non può non considerare l attuale momento di prima attuazione della disciplina della mediazione ed in particolare la circostanza che, dalle rilevazioni statistiche ad oggi fornite dalla direzione generale di statistica del Ministero, i procedimenti di mediazione con comparizione dell aderente sono solo il 30,62% ma che, laddove invece l aderente compare, il 52,58% delle mediazioni si chiudono con un verbale di conciliazione. In questa fase, dunque, imporre l espletamento dell obbligo di tirocinio assistito solo per le mediazioni attive significherebbe limitare enormemente la possibilità di potere adempiere a quanto richiesto, in quanto difficilmente ciascuno mediatore già iscritto potrebbe, nel biennio, espletare la suddetta attività formativa. D altro lato, ci si rende altresì conto che ricercare, da parte del mediatore che intende partecipare ad una mediazione in tirocinio, il procedimento di mediazione attivo potrebbe comportare, stante il limitato numero di mediazioni in tal senso, il rischio di una disponibilità di tempo cui potrebbe non corrispondere una effettiva utilità ove si dovesse, invero, riscontrare, che il procedimento di mediazione deve chiudersi per mancata partecipazione della parte invitata. Pertanto, deve ritenersi che, fino a quando la mediazione stragiudiziale non avrà, come invece ci si auspica, particolare seguito sotto il profilo della partecipazione della parte invitata al procedimento di mediazione, la necessità di consentire a tutti i mediatori iscritti di potere adempiere al proprio obbligo formativo introdotto con il decreto correttivo impone di ritenere valida, ai fini del conteggio delle venti partecipazioni nel biennio a titolo di tirocinio assistito, anche la presenza del mediatore in tirocinio alla redazione del verbale negativo redatto dal mediatore titolare, secondo quanto previsto dall art.7, comma quinto, del d.m. 180/2010, come modificato dall art.3, lett.a) del d.m. 145/2011. Solo in un secondo momento, laddove cioè si avrà modo di riscontrare una tendenza al rialzo del numero di procedimenti di mediazione conclusisi con la partecipazione della parte invitata, si procederà ad una modifica del presente orientamento, esigendosi, invero, che l obbligo del tirocinio assistito debba essere compiuto necessariamente partecipando a fasi attive del procedimento di mediazione, cioè a momenti del percorso di mediazione caratterizzati dalla partecipazione della parte invitata. 4. il tirocinio assistito deve essere rinnovato ogni biennio? La previsione normativa in esame precisa letteralmente che la partecipazione in forma di tirocinio assistito ad almeno venti casi di mediazione deve essere compiuta nel biennio di aggiornamento. Il che implica, di conseguenza, che l obbligo di compiere tale ulteriore adempimento formativo deve essere costantemente aggiornato, così come, del resto, il medesimo impegno formativo sussiste per l aggiornamento biennale da acquisirsi presso gli enti di formazione in base all art.18, così come già prevedeva (e continua a prevedere) l art.4, comma terzo, del d.i. 180/2010. In conclusione, i mediatori iscritti, per ogni biennio successivo alla loro iscrizione, oltre a seguire uno specifico aggiornamento formativo presso gli enti di formazione in base all art.18, dovranno altresì partecipare, sempre per ogni biennio successivo alla iscrizione, ad almeno venti casi di mediazione in forma di tirocinio assistito. È appena il caso di precisare che deve compiersi una distinzione fra i mediatori già iscritti al momento dell entrata in vigore del D.M. 145/2011 (26 agosto 2011) e quelli iscritti successivamente. Per i mediatori già iscritti, il biennio ha inizio dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto correttivo: è evidente, infatti, che solo da tale date può esigersi per essi il rispetto dell ulteriore obbligo di aggiornamento. Per i mediatori iscritti in data successiva, l obbligo di aggiornamento avrà decorrenza dalla data di iscrizione di ciascuno di essi presso l elenco dell organismo di mediazione di appartenenza. 5. quanti tirocinanti possono essere presenti per ciascuna mediazione? Non è possibile compiere in modo aprioristico ed astratto una delimitazione del numero di mediatori in tirocinio che possono, di volta in volta, essere presenti per ciascuna mediazione. La soluzione più ragionevole, in mancanza di specifica indicazione normativa, è quella di lasciare la valutazione al responsabile di ciascun organismo di mediazione che dovrà tenere conto dei profili organizzativi, di appositi spazi a disposizione, del numero delle parti presenti, e cosi via. Il principio di fondo, che deve costituire criterio essenziale di riferimento, è quello della capacità organizzativa di ciascun organismo quale esplicazione del requisito dell efficienza richiesto dall art.16, comma 1, del d.lgs. 28/2010. L applicazione di tale principio comporta, anche, la valutazione da parte del responsabile dell organismo di mediazione del miglior modo di gestione del servizio, in ciò considerando pure, pertanto, la necessità di tutelare l interesse delle parti in mediazione ad un ambiente sereno e privo di fonti di distrazione; il che si traduce, a seconda delle circostanze, anche nella valutazione di quale debba essere il numero di tirocinanti che possono essere presenti per ciascuna mediazione. Non corretta, invece, è la soluzione di una registrazione della mediazione per una successiva visualizzazione, in quanto, per come detto, tale attività non è caratterizzata dalla percezione immediata ed in tempo reale ed è esclusa la possibile di immediata interlocuzione con il mediatore. 5
6 l obbligo del tirocinio assistito riguarda solo i mediatori già iscritti; la partecipazione al tirocinio assistito comporta solo la presenza del mediatore in tirocinio senza compimento di ulteriore attività che riguardi l esecuzione di attività proprie del mediatore titolare del procedimento; costituisce partecipazione valida anche la sola presenza del mediatore in tirocinio ad una singola fase del procedimento di mediazione; costituisce partecipazione valida, allo stato e tenuto conto del limitato numero di mediazioni concluse con la partecipazione della controparte, anche la sola presenza del mediatore in tirocinio alla fase di redazione, da parte del mediatore titolare, del verbale negativo per mancata partecipazione della controparte; il tirocinio assistito deve essere rinnovato ogni 2 anni. Sebbene la circolare del 20/12/2011 abbia in qualche modo precisato lo svolgimento del tirocinio, le problematiche restano comunque attualmente irrisolte, salvo per quanto attiene il computo dei termini del biennio, cosi come indicato al punto 4) della circolare stessa: deve compiersi una distinzione fra i mediatori già iscritti al momento dell entrata in vigore del D.M. 145/2011 (26 agosto 2011) e quelli iscritti successivamente. Per i mediatori già iscritti presso gli Organismi di Mediazione il biennio ha inizio dalla data di entrata in vigore del provvedimento legislativo. Per i mediatori iscritti in data successiva, l obbligo di aggiornamento avrà decorrenza dalla data di iscrizione di ciascuno di essi presso l elenco dell organismo di mediazione di appartenenza. In base alla circolare interministeriale del 20/12/2011, al punto 1) 5 il Legislatore segnala che la funzione di vigilanza viene conferita all Ispettorato generale del Ministero della Giustizia, il quale esercita il potere di vigilanza e di controllo, sia in fase preventiva che successiva sia per quanto attiene la regolarità degli Organismi di mediazione che per quanto attiene i requisiti soggettivi ed oggettivi dei mediatori, tra cui il tirocinio e la formazione. La direttiva interpretativa emanata dal ministero in materia di mediazione, però, ancora non risolve le problematiche relative la formazione ed il tirocinio, ossia in merito rimanendo tale normativa ancora carente in materia. 5 Attività di vigilanza: L art.1, comma 2 lett.b) ha specificato che l attività di vigilanza può essere altresì compiuta avvalendosi dell Ispettorato generale del Ministero della Giustizia. Il riferimento alla attività di vigilanza è quella già contemplata nelle previsioni generali di cui all art.16, comma quarto, del d.lgs. 28/2010 nonché nelle previsioni regolamentari di cui agli artt.3,4,5, 10, 17,18, 19 del d.i. 180/2010. La norma, dunque, ha una duplice valenza: da un lato, conferma la rilevanza della funzione di vigilanza attribuita all Amministrazione, d altro lato, conferisce uno strumento ulteriore per agevolare il concreto esercizio dell attività di controllo. L attività di vigilanza, pertanto, verrà esercitata operando non solo, come già avviene, con un attenta verifica della regolarità delle istanze proposte, ma anche su come viene concretamente esercitata l attività di mediazione e di formazione da parte degli Organismi di mediazione e degli enti di formazione. Pertanto, l attività di controllo verrà compiutamente esercitata non solo verificando ipotesi di inosservanza delle previsioni di legge (primarie e secondarie), ma anche al non raggiungimento di standard minimi di qualità, requisito necessario per potere validamente svolgere un servizio di mediazione nonché di formazione che sia improntato al presupposto della professionalità, efficienza ed idoneità dei medesimi. Sotto il primo aspetto, il controllo verrà esercitato tenendo in considerazione, ad esempio, le inosservanze agli obblighi di comunicazione imposti all organismo, ovvero il venire meno dei requisiti richiesti (il capitale minimo, il numero minimo di mediatori, l aggiornamento biennale degli stessi, ecc.); sotto il secondo aspetto, si farà riferimento alle modalità concrete di gestione del servizio (tempestività di provvedere alle comunicazioni a seguito della presentazione della istanza di mediazione; fissazione della prima sessione entro quindici giorni dal deposito dell istanza; rispetto dei criteri di assegnazione degli incarichi ecc.). Sarà comunque cura della direzione generale rendere noto a tutti gli organismi iscritti su quali profili si appunterà particolarmente l attenzione per la verifica della rispondenza del servizio offerto dai vari organismi di mediazione con i livelli minimi di qualità esigibili. 6
7 Si auspica, pertanto, un nuovo intervento da parte del ministero che stabilisca le modalità di aggiornamento dei crediti formativi e di tirocinio, anche sulla falsariga di quanto già viene disposto dai regolamenti di altri ordini professionali (Avvocati / Dottori Commercialisti). Un progetto migliorativo a parere dello scrivente- potrebbe essere quello di fare accreditare presso i relativi Organismi di appartenenza le ore di formazione effettuate dal mediatore professionista. In tal modo non solo si avrebbe la possibilità di un controllo incrociato da parte dell organo di vigilanza (di cui sopra) e mediatore stesso, ma si porrebbero ulteriori basi al consolidamento di della figura professionale del mediatore / conciliatore in modo autonomo. (dott. Luca Gerevini) 7

References: art. 4
 art. 4
 art.2
 art.4
 art.18
 art.18
 art.4
 art.4
 art.2
 art.7
 art.3
 art.7
 art.3
 art.18
 art.4
 art.18
 art.16
 art.1
 art.16