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Timestamp: 2019-10-18 04:54:37+00:00

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE TERZA SEZIONE CIVILE. Dott. MARIA MARGHERITA CHIARINI - Presidente - - PDF
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1 foriginale1 REPUBBLICA ITALIANA 3, / IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE TERZA SEZIONE CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MARIA MARGHERITA CHIARINI - Presidente - Oggetto RESPONSABILITA' PROFESSIONISTI NOTAIO Dott. STEFANO OLIVIERI Dott. ENRICO SCODITTI Ud. 09/11/ PU Dott. ANTONIETTA SCRIMA Dott. AUGUSTO TATANGELO ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: - Rel. Consigliere - C.N. 461/2014 LÌ 11--(Cg Rep. iusta procura speciale a margine del ricorso; 22-k(i contro FABIO, elettivamente domiciliato in ROMA, V - ricorrente -
2 rappresentato e difeso dagli avvocati G giusta procura speciale in calce al controricorso; - controricorrente - avverso la sentenza n. 3607/2012 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 13/11/2012; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 09/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA; udito l'avvocato per delega; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Don. UMBERTO DE AUGUSTINIS che ha concluso per il rigetto. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Maria Grazia ha proposto ricorso per cassazione, basato su un unico motivo e illustrato da memoria, avverso la sentenza della Corte di appello di Milano, depositata il 13 novembre 2012, di rigetto dell'impugnazione proposta avverso la sentenza del Tribunale di Milano, depositata il 18 dicembre 2007, con la quale, in accoglimento della domanda proposta da Fabio il primo giudice aveva condannato 10.2restipino notaio, al risarcimento dei danni correlati all'inadempimento professionale, in favore del per aver omesso di presentare all'ute e all'ufficio del Registro di Como l'istanza per l'attribuzione del classamento dei beni caduti in successione, ai sensi dell'art. 12 della L. 154/88, nei sessanta giorni successivi alla registrazione della dichiarazione di successione contenente la dichiarazione del di volersi avvalere della valutazione automatica dei predetti immobili. Ha resistito con controricorso, pure illustrato da memoria Fabio MOTIVI DELLA DECISIONE -2-
3 1. Va disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso all'esame ex art. 366 n. 3 c.p.c. sollevata dal controricorrente, in quanto, sia pure in estrema sintesi, risultano sommariamente esposti nel predetto atto, considerato nel suo complesso, i fatti della causa. 2. Con l'unico motivo di ricorso, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 12 della legge 13 maggio 1988 n. 154, la ricorrente sostiene che l'espressione "la parte intende avvalersi delle disposkioni di cui all'art. 12 della legge 13 maggio 1988 n. 154 che ha convertito con modificaioni il decreto legge 14 marzo 1988 n. 70" non equivarrebbe ad una richiesta di classamento quando la rendita già oggettivamente esiste ma corrisponderebbe ad una richiesta all'ufficio del Registro, ora Agenzia delle Entrate, di valutare i beni non in base ai valori in comune commercio ma in base ai calcoli tabellari, cioè ad una richiesta di tassazione automatica. Il fatto che le rendite degli immobili successivamente alla dichiarazione di successione vengano variate d'ufficio dall'agenzia del Territorio sarebbe ad avviso dek. fatto irrilevante nella fattispecie di cui si discute, in quanto trattasi di mera politica legislativa di revisione degli estimi. Secondo la ricorrente, il bene dovrebbe ritenersi privo di rendita catastale e sarebbe necessario chiedere l'attribuzione di nuova rendita solo qualora siano intervenute modifiche sostanziali che abbiano alterato la consistenza del bene ma non certamente nei casi come quello all'esame, in cui, nel 1986, non sarebbero intervenute modifiche sostanziali ma si sarebbe "realivato un fra ionamento - fusione del bene" e si sarebbe "realiata una semplice conseguente diversa distribuione degli,spai interni del compendio immobiliare". Sostiene, inoltre, ik che le variazioni eseguite dal successivamente alla dichiarazione di successione del 1993 non potrebbero riguardare in alcun modo l'oggetto della presente vertenza. -3-
4 2. Il motivo è infondato, atteso che la stessa ricorrente a p. 8 del ricorso fa riferimento a modifiche comunque intervenute nel 1986 che avevano determinato un frazionamento del bene. Tali modifiche, come accertato dai giudici del merito (v. p. 8 e 10 della sentenza impugnata), avevano peraltro comportato la necessità di chiedere una variazione catastale ed infatti era stata presentata istanza al riguardo, sicché correttamente la Corte di merito ha reputato che i beni caduti in successione erano privi di rendita catastale certa alla data di apertura della successione (1993), essendo ancora pendente la predetta istanza (Cass. 18/07/2003, n ; Cass. 12/05/2003, n. 7228; Cass. 8/02/2006, n proprio in tema di frazionamento; Cass. 14/05/2008, n ) e, conseguentemente, ha ritenuto sussistente la responsabilità professionale della ricorrente per aver la stessa, incaricata della redazione della successione ereditaria del de cuius Attilio omesso di presentare istanza per l'attribuzione della rendita catastale di cui all'art. 12 del d.l. 14 marzo 1988, n. 70, convertito con modificazioni dalla legge 13 maggio 1988 n. 154, entro sessanta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione di successione contenente la dichiarazione del di volersi avvalere della valutazione automatica degli immobili caduti in successione ai sensi della norma sopra richiamata (v. Cass. 26/03/2008, n. 7857). 3. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato. 4. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza. 5. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, di un ulteriore importo a titolo di Rtc n sez ud
5 contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi euro 7.200,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori, come per legge; ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Supr ma di Cassazione, il 9 novembre Il Consigli nsore Il Presidente DEPOSITATO IN CAN.CPLIERIA Oggi Irloc F,unziornrao rigi2i V -5-
Suprema Corte di Cassazione sezione III civile sentenza 6 ottobre 2016, n
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. AMENDOLA Adelaide Presidente Dott. ARMANO Uliana rel.
Civile Sent. Sez. 3 Num. 18991 Anno 2016 Presidente: CHIARINI MARIA MARGHERITA Relatore: CARLUCCIO GIUSEPPA Data pubblicazione: 27/09/2016 SENTENZA sul ricorso 3583-2014 proposto da: RELAIS SANTA CROCE

References: SENTENZA 
 sentenza 
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 art. 366
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 Cass. 
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 art. 13
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