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Timestamp: 2020-06-03 11:04:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7929 del 28/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7929 del 28/03/2017
Cassazione civile, sez. II, 28/03/2017, (ud. 12/01/2017, dep.28/03/2017), n. 7929
sul ricorso 17761/2015 proposto da:
medesimo unitamente all’avvocato SILVANA LOMBARDI, presso il cui
F.P.E.M., (OMISSIS) e F.E. (OMISSIS)
in qualità di eredi testamentari della propria madre
O.D.M.G., deceduta, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
TACITO 23, presso lo studio dell’avvocato CINZIA DE MICHELI, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALDO PREVOSTO;
IMMOBILIARE VIA NUVOLONI S.r.l. in persona del legale rappresentante
pro tempore, già IMMOBILIARE VIA NUVOLONI s.a.s. di
V.R. & C., già IMMOBILIARE VIA NUVOLONI s.a.s. di VA.FA.
& C;
avverso la sentenza n. 108/2015 del TRIBUNALE di IMPERIA, depositata
il 10/03/2015;
udito l’Avvocato ALDO PREVOSTO, difensore dei controricorrenti, che
di seguito trascritte ed allegate al verbale d’udienza:
c.p.c., comma 4 e art. 96 c.p.c., comma 3, atteso che:
(così Sez. 6-3, Ordinanza n. 3376 del 22/02/2016, Rv. 638887, che
nei casi previsti (art. 616 c.p.p. e Corte Costituzionale sent.
la previsione del novellato art. 96 c.p.c. (sent. 152/2016), sicchè
a fortiori deve ritenersi immune da qualunque illegittimità
ritardi o aumento inutile dei costi del contenzioso (any improper
1. Il Tribunale di Imperia, con sentenza depositata il 10.3.2015, ha accolto l’appello proposto da O.d.M.G. nei confronti di R.B.A. e della sas Immobiliare via Nuvoloni di Va.Fa. &amp; C contro la sentenza 98/09 del Giudice di Pace di Sanremo e, in riforma della stessa, ha revocato il Decreto Ingiuntivo n. 06 del 2008, emesso dal Giudice di Pace (per Euro 1.375,00 a titolo di spese condominiali oltre interessi e spese legali), condannando il R.B. alla restituzione in favore della O.d.M. della somma di Euro 3.459,36 oltre interessi.
Il Tribunale ha motivato la sua decisione osservando, per quanto di stretto interesse in questa sede:
– che il titolo posto a base del decreto ingiuntivo emesso nei confronti del R.B. era rappresentato da una Delib. condominiale affetta da nullità (e come tale sottratta al termine di impugnazione previsto dall’art. 1137 c.c.), perchè, vertendosi in ipotesi di condominio cd. minimo (in quanto composto solo dal R.B. e dalla O.d.M.) occorreva necessariamente l’unanimità mentre nel caso di specie era stata adottata, in carenza di potere deliberativo da uno solo dei partecipanti (il R.B., stante l’assenza dell’altra);
– che era da considerarsi nuova, e dunque inammissibile, la richiesta, avanzata dall’appellato, di poter ripetere ex art. 1134 c.c., le somme anticipate in via di urgenza;
2. Contro tale pronuncia ricorre per cassazione il R.B. con due motivi a cui resistono con controricorso F.P.E.M. ed E., in qualità di eredi della O.d.M. (nelle more deceduta).
La società Immobiliare non ha svolto attività difensiva in questa sede.
Il ricorrente e gli eredi della O.d.M. hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
1. Col primo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 1136, 1139, 1105 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere il giudicante in grado di appello ritenuto nulla se non inesistente la delibera del Condominio di (OMISSIS).
Secondo il ricorrente il Tribunale ha errato nel ritenere la Delib. nulla o addirittura inesistente, avendo fatto confusione tra il concetto di unanimità e quello di totalità: rileva in particolare che l’unanimità richiesta dalla giurisprudenza ai fini della validità delle delibere del condominio minimo può validamente formarsi non solo nel caso di concordanza di opinioni espresse dai due partecipanti, ma anche nell’ipotesi – verificatasi nel caso di specie – di decisione assunta dall’unico condominio comparso all’assemblea regolarmente convocata. Ritiene che nel condominio minimo l’assemblea possa ritenersi validamente costituita anche nel caso in cui compaia uno solo dei partecipanti ed in tal caso la delibera debba ritenersi adottata all’unanimità degli intervenuti e nel rispetto del quorum richiesto dall’art. 1136 c.c..
In ogni caso il ricorrente osserva che si tratterebbe al più di delibere annullabili perchè affette da vizi attinenti alla regolare costituzione dell’assemblea o adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale. Di conseguenza, occorreva una tempestiva impugnazione della delibera nei termini di legge, ma a tanto la condomina assente non ha provveduto.
Le sezioni unite hanno affermato che la disciplina dettata dal codice civile per il condominio di edifici trova applicazione anche in caso di condominio minimo, cioè di condominio composto da due soli partecipanti, tanto con riguardo alle disposizioni che regolamentano la sua organizzazione interna, non rappresentando un ostacolo l’impossibilità di applicare, in tema di funzionamento dell’assemblea, il principio maggioritario, atteso che nessuna norma vieta che le decisioni vengano assunte con un criterio diverso, nella specie all’unanimità, quanto, “a fortiori”, con riferimento alle norme che regolamentano le situazioni soggettive dei partecipanti, tra cui quella che disciplina il diritto al rimborso delle spese fatte per la conservazione delle cose comuni (Sez. U, Sentenza n. 2046 del 31/01/2006 Rv. 586562; v. anche Sez. 6-2, Ordinanza n. 5288 del 03/04/2012).
Altra e più recente giurisprudenza ha ritenuto che nel caso di condominio c.d. minimo, non si applicano le norme sul funzionamento dell’assemblea condominiale, ma quelle relative all’amministrazione di beni oggetto di comunione in generale (v. Sez. 2, Sentenza n. 7457 del 14/04/2015 Rv. 635000-01 ma evidentemente sempre con riferimento all’ipotesi di mancanza di accordo tra le parti).
Volendo esemplificare, si tratta del caso in cui decida in modo contrastante, oppure, a maggior ragione, del caso, verificatosi nella fattispecie in esame, in cui alla riunione – benchè regolarmente convocata – si presenti uno solo dei partecipanti e l’altro resti assente: per sbloccare la situazione di stallo venutasi di fatto a determinare, non resta che il ricorso all’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 1105 c.c..
2. Col secondo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 183, 345, 645 e 115 c.p.c., per avere il Tribunale ritenuto come domanda nuova la prospettazione delle spese come necessarie ed urgenti.
Il procedimento monitorio per ottenere il pagamento della quota di spettanza della zia in relazione ai lavori di sistemazione della villa somme palla è) stato azionato da R.B. in veste di “coammministratore” del bene comune sulla base di una delibera condominiale di approvazione della relativa spesa. Nessun riferimento dunque in quella sede, neanche in via subordinata, ad una domanda di rimborso per spese urgenti in veste di condomino ai sensi dell’art. 1134 c.c..
La decisione del Tribunale è giuridicamente corretta perchè la domanda di rimborso ex art. 1334 c.c., contiene una causa petendi completamente diversa rispetto a quella di pagamento avanzata dall’amministratore (nel primo caso, urgenza delle spese per le cose comuni sostenute dal condomino senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea nel quadro di una tipica attività gestoria; nel secondo caso, esistenza di una valida autorizzazione dell’assemblea condominiale).
3. Il rigetto del ricorso (e quindi la conferma della revoca dell’ingiunzione di pagamento) assorbe logicamente la questione del frazionamento del credito unitario, richiamata nel controricorso e di cui pure si era doluta l’appellante e l’altra appellata.
4. La soccombenza del ricorrente comporta la condanna al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della parte controricorrente.
Considerato, infine, che il ricorso per cassazione è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è stato rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente grado di giudizio che liquida in complessivi Euro 1.600,00 di cui Euro 200,00 per esborsi.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 96
 art. 96
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1134
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1334
 art. 1
 art. 13