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Timestamp: 2017-01-17 09:12:15+00:00

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⭐che l'azienda Ospedaliera con il presente reclamo, da un lato, censura l'ordinanza di accoglimento nella parte in cui, pur avendo ipotizzato
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Cosima Sarti
1 IL TRIBUNALE DI LATINA -SEZIONE LAVOROquale giudice del lavoro in composizione collegiale riunito in camera di consiglio nelle persone dei Magistrati Dott. Alessandro Gatani - Presidente Dott. ssa Corinna Papetti - Giudice Dott. ssa Simona Marotta - Giudice relatore ha emesso la seguente ORDINANZA nel procedimento iscritto al n. rg. affari contenziosi 127/2013 promosso da AZIENDA OSPEDALIERA SPEDALI CIVILI DI BRESCIA, in persona del Commissario Straordinario in carica, rappresentata e difesa dall'avv.(omissis), giusta delega in atti (reclamante) contro ALFA, BETA, in proprio e nella qualità di genitori esercenti la potestà sul minore GAMMA rappresentati e difesi dagli Avv.ti (Omissis), giusta procura in atti (reclamata) e contro MINISTERO DELLA SALUTE, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall'avvocatura dello Stato (terzo interveniente) a scioglimento della riserva assunta all'udienza del , esaminati gli atti e la documentazione prodotta, uditi i procuratori delle parti, PREMESSO che con ricorso cautelare ex art. 700 c.p.c., i genitori di GAMMA -affetta da morbo di Niemann Pick -, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla somministrazione delle cellule staminali secondo il metodo Stamina, richiamando gli artt. 3 e 32 della Cost. e la disciplina in materia di cure compassionevoli di cui al D.M e il D.L. n. 24/2013, convertito in legge 23 maggio 2013, n. 57; che, con ordinanza emessa il , il Giudice monocratico del lavoro, in accoglimento della domanda, ha ordinato agli Spedali Civili di Brescia di somministrare in favore della ricorrente le cellule staminali secondo il metodo Stamina;2 che l'azienda Ospedaliera con il presente reclamo, da un lato, censura l'ordinanza di accoglimento nella parte in cui, pur avendo ipotizzato l'illegittimità costituzionale dell'art 2, commi 2 e 3 del D.L. n. 24/2013, ha concesso la tutela cautelare senza sollevare la questione di legittimità costituzionale; dall'altro, evidenzia che in seguito alla valutazione operata dal Comitato medico istituito dal Ministro della Salute e di cui il Ministero stesso ha preso atto con determina del , non residua più alcuno spazio per la somministrazione delle cellule con metodo Stamina; che, nel costituirsi in giudizio, parte reclamata, propone le medesime conclusioni già spese in sede di giudizio di prime cure, contestando puntualmente le avverse deduzioni di cui chiede l'integrale rigetto; che, in esito all'integrazione del contraddittorio disposto dal Collegio all'udienza dell' , si è costituito il Ministero della Salute, che ha chiesto la riforma dell'ordinanza impugnata; OSSERVA Sul difetto di legittimazione passiva dell'azienda Ospedaliera Infondata è l'eccezione del difetto di legittimazione passiva sollevata dell'azienda Ospedaliera convenuta, atteso che la giurisprudenza più recente - alla quale si ritiene di aderire - riconduce la verifica dell'esistenza di detta condizione dell'azione non già all'effettiva titolarità del diritto sostanziale fatto valere - che attiene al merito della controversia - bensì alla titolarità "affermata" dello stesso. Nel caso in esame, parte ricorrente individua nell'azienda resistente il soggetto passivo tenuto alla somministrazione della terapia richiesta sulla base della prescrizione medica che indica specificamente gli Spedali Civili di Brescia come la struttura pubblica ove deve essere praticato il trattamento, pertanto non può ravvisarsi alcun vizio relativo alla corretta instaurazione del contraddittorio. Sul quadro normativo di riferimento Il quadro normativo di riferimento è costituito in primo luogo dall'art. 32 co. 1 Cost., che "tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo", attraverso una norma immediatamente precettiva (Corte Cost n. 104; Corte Cost n. 104), che comprende anche il diritto all'assistenza sanitaria e farmaceutica (Cass. S.U n. 1504; Cass n. 9969; Cass n. 2776). La materia, risulta poi disciplinata dal D.M. 5/12/2006 n rubricato "Utilizzazione di medicinali per terapia genica e per terapia cellulare somatica al di fuori di sperimentazioni cliniche e norme transitorie per la produzione di detti medicinali", che consente l'impiego dei predetti medicinali anche senza la preventiva autorizzazione all'immissione in commercio dell'aifa, purchè vi siano le condizione di cui all'art. 1, commi 3 e 4. In particolare, l'art. 1 comma 3 prevede che "con provvedimento del direttore generale della Agenzia italiana del farmaco (Aifa), da aggiornare periodicamente, sentita la Commissione consultiva tecnico scientifica della medesima Agenzia, vengono elencati gli impieghi di medicinali per terapia cellulare somatica considerati clinicamente e scientificamente consolidati". Il successivo comma 4, soggiunge e chiarisce che: "Fermo restando il disposto di cui al comma 3, è consentito l'impiego dei medicinali di cui al comma 1 su singoli pazienti, in mancanza di valida3 alternativa terapeutica, nei casi di urgenza ed emergenza che pongono il paziente in pericolo di vita o di grave danno alla salute, nonché nei casi di grave patologia a rapida progressione, sotto la responsabilità del medico prescrittore e, per quanto concerne la qualità del medicinale, sotto la responsabilità del direttore del laboratorio di produzione di tali medicinali purché: a) siano disponibili dati scientifici, che ne giustifichino l'uso, pubblicati su accreditate riviste internazionali; b) sia stato acquisito il consenso informato del paziente; c) sia stato acquisito il parere favorevole del Comitato etico di cui all'art. 6 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 211, con specifica pronuncia sul rapporto favorevole fra i benefici ipotizzabili ed i rischi prevedibili del trattamento proposto, nelle particolari condizioni del paziente; d) siano utilizzati, non a fini di lucro, prodotti preparati in laboratori in possesso dei requisiti di cui all'art. 2, anche nei casi di preparazioni standard e comunque nel rispetto dei requisiti di qualità farmaceutica approvati dalle Autorità competenti, qualora il medicinale sia stato precedentemente utilizzato per sperimentazioni cliniche in Italia; se il medicinale non è stato sperimentato in Italia, dovrà essere assicurato il rispetto dei requisiti di qualità farmaceutica approvati dall'istituto superiore di sanità, secondo modalità da stabilirsi con provvedimento del Presidente del medesimo Istituto; e) il trattamento sia eseguito in Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico o in struttura pubblica o ad essa equiparata. f) pregressa trasmissione all'aifa di autocertificazione del possesso di quanto indicato nelle lettere a), b), c), d) ed e)". Successivamente, come noto, sulla materia delle terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali è intervenuta una regolamentazione specifica per mezzo del D.L. n. 24 del 25 marzo 2013 (c.d. decreto Balduzzi) convertito in legge n. 57 del 23 maggio 2013 che, in particolare, ne ha previsto ed attivato la relativa sperimentazione clinica. In particolare, l'art. 2 del citato decreto legge n. 24/13, come modificato dalla legge di convezione n. 57/13, contiene la seguente disciplina: "2. Le strutture pubbliche in cui sono stati avviati, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, lavorati in laboratori di strutture pubbliche e secondo procedure idonee alla lavorazione e alla conservazione di cellule e tessuti, possono completare i trattamenti medesimi, sotto la responsabilità del medico prescrittore, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili secondo la normativa vigente. 2-bis. Il Ministero della salute, avvalendosi dell'agenzia italiana del farmaco e del Centro nazionale trapianti, promuove lo svolgimento di una sperimentazione clinica, coordinata dall'istituto superiore di sanità, condotta anche in deroga alla normativa vigente e da completarsi entro 18 mesi a decorrere dal 1 luglio 2013, concernente l'impiego di medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, utilizzate nell'ambito dei trattamenti di cui al comma 2, a condizione che i predetti4 medicinali, per quanto attiene alla sicurezza del paziente, siano preparati in conformità alle linee guida di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1394/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre Al fine di garantire la ripetibilità delle terapie di cui al primo periodo, le modalità di preparazione sono rese disponibili all'agenzia italiana del farmaco e all'istituto superiore di sanità. L'Istituto superiore di sanità fornisce un servizio di consulenza multidisciplinare di alta specializzazione per i pazienti arruolati. L'Istituto superiore di sanità e l'agenzia italiana del farmaco curano la valutazione della predetta sperimentazione. (Omissis) 3. Si considerano avviati, ai sensi del comma 2, anche i trattamenti in relazione ai quali sia stato praticato, presso strutture pubbliche, il prelievo dal paziente o da donatore di cellule destinate all'uso terapeutico e quelli che siano stati già ordinati dall'autorità giudiziaria. Alla luce dell'art. 2 (in particolare i commi 2, 2 bis e 3) risulta, quindi, consentito l'avvio di un percorso di sperimentazione clinica, coordinata dall'istituto superiore di sanità, della durata di 18 mesi a fare tempo dall'1 luglio 2013, concernente l'impiego di medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, da condurre secondo delle indicazioni specifiche contenute nel citato comma 2 bis dell'art. 2, aggiunto dalla legge di conversione, stanziando anche le necessarie risorse economiche. La norma, inoltre, ha consentito alle strutture pubbliche il completamento dei trattamenti a base di cellule staminali mesenchimali esclusivamente per i trattamenti: 1. comunque avviati anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto; 2. in relazione ai quali sia già stato praticato, entro tale data e presso strutture pubbliche, il prelievo dal paziente o da donatore di cellule destinate all'uso terapeutico; 3. che siano già stati ordinati, entro tale data, con provvedimenti dell'autorità Giudiziaria. Va poi osservato che, in sede di conversione è stato soppresso il comma 1, dell'art. 2 del citato D.L. n. 24/2013, secondo cui le disposizioni del DM avrebbero avuto applicazione solo sino all'adozione della nuova disciplina regolamentare dell'impiego di medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva, con la conseguenza che il DM 2006 continua a trovare applicazione alle cure compassionevoli e alle cure terapeutiche con finalità di sollievo, diverse dalla sperimentazione clinica di cui all'art. 2bis della legge n. 57/2013. E' infatti opinione del Collegio, espressa anche dall'assoluta prevalenza delle decisioni sulla questione in esame, che quest'ultimo intervento normativo non abbia inciso sulla vigenza del DM , concernente, come s'è visto, terapie geniche e cellulari "al di fuori delle sperimentazioni cliniche", ovverosia le cd. cure compassionevoli, regolando le due discipline ipotesi e fattispecie non sovrapponibili. Invero, mentre il decreto legge prevede la sperimentazione di nuovi farmaci e procedure cliniche su esseri umani al fine di verificarne la validità, il decreto ministeriale del 2006 prevede la messa a disposizione, per motivi umanitari, di medicinali o trattamenti clinici non ancora oggetto di autorizzazione da parte delle autorità competenti in favore di pazienti affetti a malattie croniche o5 gravemente invalidanti, i quali non possono essere curati in modo soddisfacente con le terapie autorizzate (cfr. sul punto, Trib. Genova, 3 ottobre 2013). Quanto agli sviluppi della sperimentazione clinica con il metodo stamina, il Comitato Scientifico ha emesso un parere ostativo alla ulteriore prosecuzione della stessa, rilevando la carenza dei necessari presupposti di scientificità e sicurezza (cfr. documentazione depositata all'odierna udienza dalla parte reclamante) In particolare, dal parere rilasciato su richiesta del Ministro dall'avvocatura Generale dello Stato in data , prodotto all'odierna udienza emerge che detto Comitato ha "motivatamente ed in modo articolato espresso il proprio convincimento sulla qualità della preparazione del farmaco, quale risultante dal Metodo Stamina (consegnato in data 1 agosto 2013). Anche se la sperimentazione poteva svolgersi in deroga alla normativa vigente, la normativa subordinava comunque la prosecuzione della procedura (art. 2 comma 2 bis cit.) al pieno rispetto dell'art. 5 del Regolamento (CE) n. 1384/2007 del Parlamento europeo, secondo cui, devono essere rispettate le c.d. "Buone prassi di fabbricazione", elaborate dalla Commissione europea, previa consultazione della competente Agenzia europea del farmaco. [...] Esaminato il parere del Comitato scientifico, ed in particolare, la nota di accompagnamento alla relazione tecnica per il Ministero della Salute, risulta che il Comitato scientifico "ha sottolineato la necessità da parte di Fondazione Stamina di presentare una descrizione metodica di preparazione sufficientemente dettagliata e standardizzata da consentire la riproducibilità e quindi l'impiego nell'ambito della sperimentazione clinica" (pag. 1 della nota di accompagnamento). Il Comitato, poi, ha sinteticamente riportato i principali elementi di discussione, nella quale i membri hanno, in particolare, evidenziato a) la "inadeguata descrizione del metodo", mancando una descrizione del differenziamento in senso neurale delle cellule (pag. 2 della nota cit.); b) la "insufficiente definizione del prodotto" (pag. 3) sia perché le cellule da iniettare non sono definite in maniera corretta, sia perché non viene presentato alcun saggio funzionale che ne dimostri le proprietà biologiche; in difetto di questa adeguata caratterizzazione e dei pochi controlli di qualità, vi è un problema sia di efficacia del trattamento, per la difficoltà di riprodurre il metodo, sia di sicurezza; c) i "potenziali rischi" per i pazienti (pag. 3), in specie per quanto concerne l'utilizzazione di cellule allogeniche, per la mancanza di un piano di identificazione, screening e testing dei donatori, con conseguente esclusione della verifica del rischio di malattie e agenti trasmissibili (HIV1, HIV2, HBV, HCV, ecc. ecc.); d) altri rischi di fenomeni di sensibilizzazione anche gravi (ad esempio encefalo mielite) (pag. 4) sono dovuti anche al fatto che il protocollo prevede Somministrazione ripetute; non essendo prevista la filtrazione delle sospensioni ottenute dal materiale di partenza (carota ossea), vi è anche il rischio di iniezione di materiale osseo a livello del sistema nervoso.6 In conclusione il parere negativo del comitato è fondato sia sulla mancanza di originalità del metodo, sia sulla assenza di requisiti scientifici e di sicurezza ". Il Ministero, con provvedimento direttoriale del 10 ottobre 2013, ha preso atto del "parere negativo sul metodo esaminato" espresso all'unanimità dal Comitato scientifico, condividendo le conclusioni di mancanza dei " presupposti di scientificità e sicurezza per avviare la sperimentazione clinica di cui all'articolo 1 del DM 18 giugno 2013" (cfr. doc. depositato all'odierna udienza dalla parte reclamante). Deve conseguentemente escludersi che parte ricorrente possa essere inserita nella sperimentazione di cui all'art. 2 comma 2 bis del D.L. n. 24/13, così come convertito poiché la predetta sperimentazione non può aver luogo per carenza dei presupposti scientifici essenziali. Ma in ogni caso parte ricorrente non può essere ammessa alle cure secondo le disposizioni di cui all'art. 2, commi 2 e 3 del D.L. citato, che prevede il solo completamento dei trattamenti già iniziati ove per tali si considerano solo i trattamenti nei quali sia stato praticato, presso strutture pubbliche, il prelievo da paziente o da donatore di cellule destinate all'uso terapeutico e quelli che siano stato già ordinati dalla autorità giudiziaria, risultando pacifico nel caso in esame il difetto di detti presupposti. Peraltro, l'eventuale dubbio circa la legittimità costituzionale della sperimentazione a numero chiuso rimane - allo stato - superato atteso che nella vicenda in esame la sperimentazione della metodica Stamina non ha mai avuto inizio e, per quanto indicato dal Decreto Ministeriale del , neppure avrà inizio, con conseguente non configurabilità di situazioni di diseguaglianza nell'accesso alla stessa. I requisiti richiesti dal DM Quanto alla domanda di accesso alle cure compassionevoli secondo la disciplina del D.M , osserva il Collegio che la delicatezza del tema esige una rigorosa verifica degli elementi necessari per accedere al trattamento, nell'interesse primario dei suoi destinatari. Sulla scorta di ciò il Collegio non condivide le conclusioni cui è giunto il Giudice di prime cure sul punto e, al contrario, ritiene che difettino i requisiti richiesti dall'art 1, comma 4, del DM In particolare, con riferimento al requisito sub b), non risulta resa alcuna informazione sulle modalità e soprattutto sui rischi conseguenti alla sottoposizione ai cicli di iniezione. Ritiene il Collegio, aderendo alla giurisprudenza ormai prevalente sul punto, che l'acquisizione del consenso informato esige che il paziente sia edotto in maniera esaustiva in ordine alla terapia, avendo ricevuto "una informazione adeguata sullo scopo, sulla natura dell'intervento, e sulle sue conseguenze e i suoi rischi" (Convenzione di Oviedo, art. 5, co. 2) e che l'esistenza di tale condizione venga valutata considerando le peculiarità dei casi concreti, non potendosi prescindere dall'attenta ponderazione di situazioni, quali quella oggetto del presente giudizio, in cui l'alternativa è rappresentata dalla totale assenza di qualsivoglia possibilità terapeutica, e in cui la norma autorizzatoria muove dal presupposto dell'utilizzazione di preparazioni per terapia genica e cellulare somatica, al di fuori dell'ambito di sperimentazione, per uso compassionevole (cfr. ad esempio T. Milano del )7 Nella specie, la carenza di informazioni in ordine alla metodologia Stamina, quanto l'assenza di dati sperimentali atti a consentire una valutazione dei benefici ipotizzabili e dei rischi prevedibili del trattamento in questione, rende oggettivamente impossibile informare adeguatamente il destinatario della cura che tramuta il consenso informato in un'accettazione del rischio di sottoporsi a un trattamento, a sua volta privo di riscontro medico scientifico concreto e obiettivo, se non addirittura pericoloso. Peraltro, dalla documentazione prodotta in atti si evince che il dott. X ha prescritto alla parte ricorrente l'iniezione di cellule staminali trattate con il metodo Stamina. In particolare nella prescrizione si legge: "(...) considerato il successo ottenuto a Brescia in due pazienti con malattia simile e altri pazienti con malattie neurodegenerative, (...) considerata l'inefficacia di cellule staminali coltivate in maniera differente presso " stem cell factories" pur autorizzate dall'aifa, come risulta da un articolo pubblicato dagli specialisti di Trieste" (cfr. doc. n. 33 all.to al fasc.lo del ricorso cautelare). Osserva il Collegio che l'articolo citato nella prescrizione è redatto dallo stesso medico prescrittore che, a propria volta, è stato indagato per fatti avvenuti a Trieste ed il quale, come documentato da parte resistente, in una propria mail personale indirizzata a colleghi in data (cfr. doc. 5 parte resistente) ha sostanzialmente dichiarato di prescrivere d'ora in poi la cura anche per le patologie meno gravi proprio in ragione della conflittualità che si era creata tra la Stamina- del cui comitato scientifico il dottore notoriamente fa parte - e l'azienda sanitaria convenuta. Pertanto, avuto riguardo alla genericità della prescrizione (la stessa che si legge in analoghi giudizi davanti i vari tribunali della Repubblica allegati in atti) il Collegio dubita fortemente che -allo statosussista una prescrizione consapevole e responsabile ai sensi del decreto indicato. Difetta, inoltre, anche il requisito il requisito sub c), del parere del Comitato Etico che è necessario proprio nelle situazioni in cui, a fronte di un metodo non ancora sperimentato secondo le procedure previste, si deve evitare che il paziente possa essere sottoposto a rischi maggiori dei benefici che ne potrebbe trarre. Tale parere, poi, non può essere qualificato come mero atto burocratico, considerato che il Comitato Etico è chiamato a esprimersi sul bilanciamento e sulla giustificazione dei rischi e degli inconvenienti prevedibili rispetto al vantaggio per il paziente e, prima ancora, dovrebbe assicurare a quest'ultimo la piena comprensione degli obiettivi, dei rischi e degli inconvenienti della sperimentazione. La pronuncia del Comitato Etico quindi si prospetta come necessaria proprio per la piena estrinsecazione del diritto alla salute ex art.32 Cost. Il diritto alla salute pone senz'altro a carico dello Stato il dovere di garantire a tutti i cittadini il pieno e libero accesso alle cure indipendentemente dalle possibilità economiche di ciascun individuo. Tuttavia, esso pone altresì a carico dello Stato uno specifico obbligo di protezione, che assume rilievo ogni volta la salute di un individuo sia pregiudicata, o anche solo messa in pericolo, da una libera iniziativa del medesimo (cfr. Trib. Firenze di data ).8 Difetta, pure, il requisito sub a) relativo ai dati scientifici pubblicati su accreditate riviste internazionali, non risultando prodotto in atti alcun documento in tal senso. Di contro, parte reclamante ha prodotto in giudizio alcune consulenze tecniche d'ufficio disposte nell'ambito di procedimenti analoghi al presente le cui conclusioni si pongono in coerenza con quelle espresse dal Comitato Scientifico sopra menzionato. In particolare, il C.T.U. nominato dal Tribunale di Brescia - prof. A. Vercelli del Dipartimento di Neuroscienze dell'università degli Studi di Torino - ha chiarito che in relazione alla terapia cellulare delle malattie neurovegetative "mancano dei veri trial clinici che dimostrino legittime aspettative di efficacia nell'uso di tali medicinali, sia per lo scarso numero di pazienti trattati, sia per la mancata standardizzazione nella preparazione del farmaco. Per quanto riguarda il metodo Stamina, non è possibile esprimere un giudizio di merito non essendo di dominio pubblico". [...] "In ogni caso, l'utilizzo delle cellule staminali mesenchimali, come quello di ogni altro farmaco, non può prescindere dai criteri di GMP per garantire la sicurezza del paziente e la riproducibilità delle terapie e degli eventuali risultati ottenuti. Tali garanzie non sembrano essere offerte dalle cellule preparate dai collaboratori della Stamina Foundation che hanno operato presso gli Spedali Civili. Sempre per quanto riguarda la sperimentazione del cosiddetto Metodo Stamina mancano dati oggettivi sugli esiti della terapia, per un non adeguato controllo ex post dei pazienti sinora trapiantati" (depositata all'odierna udienza). Pertanto, la domanda della parte reclamata non può trovare fondamento in questa fonte normativa. Sul diritto alla Salute costituzionalmente garantito Infine, ritiene il Collegio che gli ostacoli normativi finora evidenziati non sembrano superabili mediante la diretta applicazione nella specie dell'art. 32 Cost.. Così com'è stato ben osservato, esso pone certamente a carico dello Stato il dovere di garantire a tutti i cittadini il pieno e libero accesso alle cure indipendentemente dalle possibilità economiche di ciascun individuo. Ma il diritto alla salute gl'impone non di meno uno specifico obbligo di protezione, un obbligo che assume rilievo ogni qualvolta la salute di un individuo sia pregiudicata, o anche solo messa in pericolo, da una libera iniziativa del medesimo. Conviene allora osservare che se il diritto di cui all'art. 32 Cost. compendia anche il diritto del cittadino malato di ricevere terapie che prolunghino la propria aspettativa di vita o migliorino la qualità dell'esistenza in caso di malattia senza speranza, ciò non consente di ricomprendervi il diritto di sottoporsi a trattamenti non assistiti da una provata scientificità o di cui non sono determinati l'efficacia, gli eventuali effetti collaterali ed il margine di sicurezza per il paziente. Invero, la soglia minima della sicurezza del paziente viene chiaramente indicata come necessaria anche dalla normativa comunitaria in materia (cfr. regolamento CE n. 1394/2007). Del resto è proprio l'esito del recente provvedimento ministeriale, che impone la tutela del diritto costituzionale alla salute e che legittima il divieto di accesso a cure non sperimentate e neppure9 sperimentabili quale quella in oggetto, per assenza delle condizioni minime di validità scientifica e di cui non sono esclusi rischi di dannosità. Alla luce di quanto sin qui argomentato, il reclamo deve essere accolto, con conseguente revoca dell'ordinanza cautelare emessa in data ; Le spese di lite, stante la complessità e la delicatezza delle questioni trattate, induce il Collegio a ritenere sussistenti i presupposti per una integrale compensazione delle stesse. PQM il Tribunale di Latina, in composizione collegiale, visto l'art. 669 terdecies c.p.c., disattesa ogni diversa o ulteriore istanza, eccezione e difesa, così provvede: 1) accoglie il reclamo e, per l'effetto, revoca l'ordinanza cautelare gravata; 2) compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio. Così deciso in Latina, nella camera di consiglio del 19 novembre 2013 Si comunichi. Documenti analoghi
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 art. 5
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 ART. 700
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