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Timestamp: 2020-08-03 18:52:27+00:00

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Testo rivisto della “Ratio” sul prenoviziato 2009
Oggetto: Testo rivisto della “Ratio” sul prenoviziato
in data 16 luglio il Rettor Maggiore con il Consiglio generale ha approvato la nuova formulazione della “Ratio” riguardante il prenoviziato, che allego a questa lettera.
1. Motivazioni per la revisione
In accordo con il Progetto di animazione e governo per il sessennio, a partire da settembre 2008 il Dicastero per la formazione ha avviato un processo di revisione del testo della “Ratio” sul prenoviziato. Tale lavoro era finalizzato ad aiutare ogni Ispettoria a fare una verifica approfondita dell’esperienza formativa del proprio prenoviziato con i suoi punti di forza e di debolezza.
Nello stesso tempo intendeva individuare alcuni nuovi orientamenti condivisi, al fine di rafforzare ulteriormente questa fase, che continua ad essere molto debole e poco centrata sugli obiettivi fondamentali della maturità umana, dell’esperienza convinta della fede cristiana, della maturazione dell’opzione vocazionale, del discernimento vocazionale.
Si sono fatti passi in avanti nella qualità dell’esperienza formativa del prenoviziato, ma ancora insufficienti. La debolezza del prenoviziato si ripercuote poi inevitabilmente su tutte le altre fasi formative. Nella formazione iniziale continua infatti a perdurare la fragilità vocazionale.
2. Processo di revisione
All’indomani del CG26 il Dicastero, consultando i Coordinatori regionali di formazione, ha preparato una prima proposta di revisione del testo sul prenoviziato. Nelle Commissioni regionali di formazione, svoltesi da settembre a novembre 2008, sono state raccolte le prime impressioni e sono state loro indicate le modalità del lavoro da svolgere.
In seguito le Commissioni ispettoriali di formazione hanno inviato le loro risposte nella quasi totalità entro marzo 2009. In maggio e giugno il Dicastero ha studiato le risposte delle Ispettorie e ha preparato un nuovo testo di revisione, che ora è stato studiato, integrato e approvato dal Rettor Maggiore e dal Consiglio generale.
3. Cambiamenti nella revisione
Il testo rivisto ha mantenuto la stessa numerazione; è circa della stessa lunghezza; in esso si sono semplificati “gli orientamenti e le norme per la prassi”. I cambiamenti introdotti, rispetto al testo precedente della “Ratio” riguardano innanzitutto il fatto che nella Congregazione, in accordo con l’articolo 109 delle Costituzioni e con il CG26, c’è una nuova attenzione all’accompagnamento vocazionale e all’aspirantato prima del prenoviziato: 329. Si dà maggior rilevanza alla maturazione umana, all’aiuto offerto dallo psicologo professionale e alla famiglia: 332. Si accentua la centralità della relazione con il Signore Gesù, il cammino di fede, la catechesi, la formazione della coscienza, l’iniziazione all’accompagnamento spirituale: 339.
Sono rivisti poi gli aspetti circa la formazione intellettuale, la comunità formatrice e l’esperienza comunitaria, l’equipe dei formatori e la guida spirituale: 342, 344, 345. Ci sono significative aggiunte riguardanti la cura della salute, il lavoro manuale, il gioco e lo sport, i personal media e i mass media, la musica e la pratica strumentale, il teatro e l’espressività giovanile: 333, 336, 337, 342. Si pone maggior enfasi sulla verifica dell’idoneità alla vita consacrata salesiana e sulla necessità di maggior attenzione all’idoneità vocazionale, coinvolgendo anche gli stessi prenovizi nel processo di discernimento: 346. Si riformulano infine “orientamenti e norme per la prassi”, evitando le ripetizioni sovrabbondanti del testo precedente: 348-356.
Questo testo è ora affidato all’Ispettoria, in particolare alla comunità di prenoviziato, alla Commissione ispettoriale di formazione, al Consiglio ispettoriale, perché sia studiato e soprattutto perché, basandosi su questa nuova formulazione, durante l’anno 2010 si faccia la revisione del Progetto ispettoriale del prenoviziato.
Mi auguro che questo lavoro possa irrobustire e qualificare questa tappa di formazione. Ti ringrazio fin da ora per la collaborazione e ti saluto cordialmente.
IL PRENOVIZIATO
6.1 NATURA E SCOPO
328. Secondo le nostre Costituzioni “immediatamente prima del noviziato è richiesta una speciale preparazione per approfondire l’opzione vocazionale e verificare l’idoneità necessaria ad iniziare il noviziato. Tale preparazione si compie attraverso un’esperienza di vita comunitaria e apostolica salesiana”[1], che prende il nome di prenoviziato. Si tratta della prima tappa della formazione del salesiano. Con il prenoviziato infatti incomincia la formazione iniziale del candidato che chiede di entrare nella Congregazione salesiana per dedicare la sua vita a Dio nel servizio della gioventù sulle orme di Don Bosco.
329. Questa prima tappa formativa presuppone che il prenovizio abbia avuto in precedenza un’esperienza e un periodo appropriati di crescita vocazionale e di maturazione umana e cristiana, di accompagnamento, di esperienza comunitaria, di esercizio nella pastorale salesiana, di cui non si può fare a meno. A “chi si orienta verso la vita salesiana”, dicono le nostre Costituzioni, l’Ispettoria offre “l’ambiente e le condizioni adatte per conoscere la propria vocazione e maturare come uomo e come cristiano. Può così, con l’aiuto di una guida spirituale, scegliere in modo più consapevole e libero da pressioni esterne e interne”[2].
Tale esperienza viene chiamata in modo generale con il nome di “aspirantato”[3], anche se il termine può variare a seconda dei luoghi, culture e sensibilità. Essa mira a far conoscere la vocazione consacrata salesiana, a favorire la conoscenza di sé e della volontà di Dio, a operare il discernimento vocazionale e viene condotta nelle forme e nei tempi più confacenti alla situazione e ai bisogni dei candidati. Si tratta di un’esperienza necessaria, tanto più che i candidati giungono da ambienti eterogenei, con situazioni di età, di famiglia, di maturazione personale, con esperienze di vita, di fede e di cultura, di contatto vivo con Don Bosco e la realtà salesiana assai diverse.
330. “Soltanto quando il candidato ha fatto l’opzione per la vita salesiana”[4] e presenta, a giudizio dei responsabili, le condizioni di idoneità umana, cristiana e salesiana corrispondenti[5], può essere ammesso al prenoviziato.[6] Anche se all’inizio del prenoviziato “non si esige che il candidato sia in condizione di assumere immediatamente tutti gli obblighi dei religiosi, deve essere ritenuto capace di giungervi progressivamente. Il poter giudicare su tale capacità giustifica che si diano il tempo e i mezzi per giungervi. Questo è lo scopo della tappa preparatoria al noviziato”[7].
L’Ispettoria, assicurato un serio cammino vocazionale e in sintonia con esso, si impegna decisamente nell’impostare il prenoviziato come una fase specifica. Essa si sforza di curare la personalizzazione e inculturazione della formazione, dandosi un progetto chiaro e definito e mantenendo la dovuta flessibilità e creatività nella struttura e programmazione.
L’importanza del prenoviziato, che spesso condiziona le fasi seguenti e in particolare il noviziato, richiede che esso “duri di solito un anno e non sia ordinariamente inferiore ai sei mesi”.[8] Iniziarlo con una celebrazione appropriata aiuta ad inculcare nei candidati la serietà e l’importanza della decisione che stanno per assumere.
331. Il prenoviziato ha i seguenti obiettivi specifici, che richiedono di essere conosciuti dal candidato e da lui assunti in concreti cammini formativi:
- maturare come uomo e come cristiano;
- conoscere la sua vocazione e approfondire le motivazioni della sua opzione vocazionale;
- fare esperienza comunitaria e apostolica, e riflettere seriamente sulla vita e missione salesiana;
- verificare l’idoneità necessaria ad iniziare il noviziato;
- decidere in modo cosciente e libero da pressioni esterne e interne;
- assumere un esplicito e concreto atteggiamento formativo.
Ugualmente il tempo del prenoviziato consente alla Congregazione di valutare l’idoneità e la maturità del candidato a entrare in noviziato.
6.2 L’ESPERIENZA FORMATIVA
332. La natura del prenoviziato richiede una formazione personalizzata del candidato con attenzione speciale ai suoi aspetti umani e cristiani, in modo da garantire la maturità sufficiente per iniziare l’esperienza del noviziato.
6.2.1 La dimensione umana
La prima esigenza della formazione è il poter incontrare e sviluppare nel candidato una base umana solida. La maturazione umana deve porre il fondamento di un autentico sviluppo vocazionale in vista della vita comunitaria, della capacità di relazione educativa e apostolica, dell’assunzione degli impegni derivanti dai consigli evangelici.
Per questo compito nel prenoviziato, più che nelle altre fasi formative, il ricorso ai servizi dello psicologo professionale può essere grandemente utile e viene vivamente raccomandato, non solo per verificare nel prenovizio le condizioni previe di idoneità umana per proseguire il cammino formativo, ma anche e soprattutto come aiuto per la conoscenza di sé, l’autostima, la stabilità emozionale, la maturità affettiva e sessuale, la crescita relazionale.
Anche la conoscenza della famiglia è di grande aiuto per comprendere l’esperienza umana del prenovizio, le sue inclinazioni, la sua storia di vita, le sue lacune e difficoltà, le sue risorse. Alcune situazioni familiari richiedono di essere pure verificate in vista della idoneità dei candidati alla vita consacrata o della integrazione con esperienze positive.
6.2.1.1 Le condizioni fisiche e la salute
333. La vita e la missione salesiana richiedono abitualmente una resistenza fisica e una buona salute, nonché una capacità di sacrificio e di vita esigente. Per questo, il prenovizio viene formato ad assumere una cura ragionevole della propria salute, regolando la sua alimentazione e il sonno, praticando la ginnastica e lo sport, abituandosi al lavoro manuale[IC1] .
Durante il prenoviziato devono essere verificate le condizioni fisiche e il buono stato di salute necessario per poter osservare le Costituzioni della Società[9]. Gli accertamenti medici opportuni si compiono anche prima dell’ammissione alla fase.
6.2.1.2 Il conoscersi e il farsi conoscere
334. Aiutato dalla comunità e dalla guida spirituale, il prenovizio studia di conoscersi nei suoi vari aspetti e prende in mano consapevolmente il percorso della propria esistenza. Facendo leva sul positivo di sé, impara ad affrontare anche gli aspetti e i nodi problematici. Diventa consapevole delle sue qualità e dei suoi limiti ed è sereno e riconoscente per ciò che è.
Con apertura e coraggio affronta il proprio passato e non ha paura di parlare di sé e della propria famiglia. Impara a riflettere sulla propria condotta, sulle esperienze, sulle ragioni delle scelte e sul proprio modo di pensare. È aiutato a scoprire le motivazioni inconsce e a distinguere tra i desideri e le vere motivazioni[IC2] .
Quest’approccio sincero e profondo di sé costituisce una prima base per il discernimento.
6.2.1.3 Un’affettività serena
335. Il prenovizio prende coscienza del valore umano della propria sessualità e scopre le forze della propria affettività. Si identifica con la propria condizione maschile e matura l’“accettazione dell'altro, uomo o donna, nel rispetto della sua differenza”[10]. Impara a valutare con sincerità i propri sentimenti, gli impulsi e le motivazioni e a viverli in sintonia con i valori di una vocazione celibataria. Viene aiutato a raggiungere una sufficiente certezza di essere amato e di essere capace di amare. Mantiene i vincoli affettivi con la sua famiglia attraverso un rapporto di gratitudine e di sincero affetto, e al contempo matura il senso di appartenenza alla comunità. Impara a distaccarsi da quei vincoli che riducono la sua autonomia e rallentano o disturbano la realizzazione del proprio progetto vocazionale.
6.2.1.4 La capacità relazionale
336. Avendo compreso che una relazione interpersonale serena è fondamentale per la vocazione salesiana, il prenovizio cerca di sviluppare buoni rapporti con i propri compagni e con i formatori della comunità, con i laici della comunità educativa e con altre persone che incontra nelle esperienze pastorali. Sa accogliere e ascoltare; pratica le buone maniere e la giovialità; tratta tutti con simpatia, amicizia e molta apertura.
Il prenoviziato gli offre l’esperienza di una vita di comunità con gli altri prenovizi e con i confratelli. Vi prende parte attivamente e dà il suo apporto personale per creare un ambiente ricco di valori formativi. In esso egli matura il modo di esprimersi, la capacità di comunicazione, la corresponsabilità nella realizzazione delle decisioni prese, e il senso del lavorare insieme.
Anche il gioco e lo sport aiutano a maturare le capacità relazionali, oltre che a sviluppare la salute e a favorire l’azione educativa tra i giovani. Lo studio serio della musica e la pratica continuata di uno strumento musicale, l’esercitazione teatrale e la cura delle forme dell’espressività giovanile favoriscono poi lo sviluppo delle capacità relazionali e apostoliche del prenovizio[IC3] .
6.2.1.5 Il senso di responsabilità
337. Il prenovizio è fedele ai suoi doveri quotidiani e impara a lavorare con dedizione. Ama il lavoro, è assiduo nello studio, compie i servizi comunitari con disponibilità, sacrificio e costanza, vedendo in essi delle occasioni concrete per esprimere il suo amore alla vocazione. Impara ad usare bene il suo tempo, a valorizzare in maniera responsabile i mass media e i personal media, a utilizzare le qualità ricevute da Dio, a fare ogni giorno delle scelte motivate nella direzione del dono gratuito di sé.
6.2.1.6 La rettitudine di coscienza e l’apertura alla realtà
338. Si educa all’autenticità e alla rettitudine di coscienza, acquistando l’abito di scoprire l’opera dello Spirito nella creazione e negli avvenimenti della storia, consolidando le sue convinzioni morali e costruendo un atteggiamento intelligente e critico di fronte ai modelli culturali proposti dalla società.
È aperto alle realtà sociali e culturali dell’ambiente e del mondo della comunicazione sociale, è particolarmente sensibile ai problemi dei giovani poveri ed emarginati e alle situazioni di povertà, di ingiustizia e di esclusione, si sente interpellato dalle culture ed esigenze dei popoli non ancora evangelizzati. Cresce nel senso di compassione e di solidarietà e lo manifesta in una vita semplice. Fa di queste esperienze occasioni concrete per maturare nel realismo della vita.
6.2.2 La dimensione spirituale
La vita cristiana deve condurre fin dall’inizio del percorso formativo ad una viva esperienza di fede e a una profonda relazione con il Signore Gesù; tale relazione è una condizione necessaria per ogni scelta vocazionale; senza una esperienza personale, motivata e convinta, della vita cristiana non è possibile la vocazione di vita consacrata. La debolezza odierna dell’esperienza di fede nei giovani e nelle famiglie richiede un vero cammino catecumenale che fondi su solide basi l’esperienza cristiana e quindi la scelta di vita consacrata.
339. Chiamato ad abbracciare una vita radicalmente centrata sulla persona di Cristo, il prenovizio è guidato a vivere una relazione personale con Lui e a dare un solido fondamento alla sua vita cristiana, concentrandosi su alcuni aspetti ed esperienze tipici di essa, con le sottolineature proprie della Spiritualità Giovanile Salesiana. Cura perciò:
- una solida catechesi, che include i fondamenti di una formazione biblica, spirituale e liturgica necessari ad approfondire la sua fede e a scoprire la persona di Gesù Cristo, la missione della Chiesa, il piano divino di salvezza e che ha attenzione alla formazione della coscienza anche attraverso l’approfondimento e lo studio dei criteri dell’agire morale cristiano;
- un’iniziazione alla vita sacramentale e alla devozione mariana: si mette in atteggiamento di ascolto e di risposta alla Parola di Dio, si nutre alla mensa dell’Eucaristia, si accosta regolarmente al Sacramento della Riconciliazione; scopre la presenza materna di Maria nella sua vita e nella storia della sua vocazione, si affida a lei e la invoca attraverso il Rosario; favorisce pure la crescita nella sua vocazione salesiana mediante la devozione a don Bosco;
- un’iniziazione alla vita di preghiera: egli prega in gruppo e in comunità, si esercita nella preghiera personale e impara a condividere le sue esperienze di fede; apprende a poco a poco la capacità di leggere gli avvenimenti della sua vita alla luce del Vangelo e ad ascoltare la voce interiore dello Spirito; viene introdotto alla liturgia delle ore e alla “lectio divina” come elementi di base della vita cristiana ed ecclesiale;
- un’introduzione alla pratica dell’accompagnamento spirituale e del colloquio con il direttore, che sono mezzi indispensabili per la crescita nella vita spirituale.
340. Il candidato, ponendosi di fronte al progetto di vita dei SDB, comprende che la missione salesiana comporta la vocazione alla comunità. Quindi si allena alla vita comunitaria, acquistando una capacità sufficiente per la comunicazione interpersonale, accettando gli altri e integrando la propria azione nel progetto comunitario, perdonando e superando le antipatie e i pregiudizi. Coltiva il senso dell’amicizia, assimila i tratti dello spirito di famiglia e contribuisce ad esso, e mostra un atteggiamento premuroso di servizio verso gli altri. Fa un’esperienza di Chiesa, man mano che si inserisce nella sua comunità e nella comunità educativa, e si apre alle comunità più grandi dell’Ispettoria, della Congregazione e della Famiglia Salesiana.
341. Il prenovizio cura una conoscenza della vita consacrata salesiana e vive una vita ispirata alle esigenze dei consigli evangelici. Cerca di acquisire alcuni atteggiamenti concreti, come la semplicità che non cerca il superfluo o la comodità, la gratuità nei rapporti e nelle motivazioni, il distacco da compromessi affettivi, l’esercizio nella padronanza di sé e la fedeltà agli impegni affidati.
6.2.3 La dimensione intellettuale
342. La vocazione salesiana e la missione giovanile richiedono una solida preparazione intellettuale. Prima di iniziare questa fase, il prenovizio deve avere già acquisito la “cultura generale di base che corrisponde a quella che generalmente ci si attende da un giovane che ha ultimato la preparazione scolastica normale nel suo paese”[11].
Nel prenoviziato la formazione intellettuale mira, in forma personalizzata, al raggiungimento degli obiettivi specifici della fase. Essendo fondamentali nel prenoviziato le dimensioni umana e spirituale, è necessario che, oltre al lavoro pratico in forma di esercitazioni, colloqui, lavori di gruppo, training, vi siano anche lezioni, discussioni, spiegazioni, studio personale, che aiutino il cambiamento di mentalità proprio negli aspetti umani e spirituali.
Occorre quindi avere una presentazione sistematica degli aspetti relazionali, del processo di comunicazione interpersonale, insieme agli aspetti della conoscenza di sé, della maturazione emozionale, affettiva e sessuale, del celibato. E’ necessario pure assicurare un consolidamento della fede, sia a livello affettivo che conoscitivo, e dell’agire morale cristiano mediante lo studio approfondito della dottrina cristiana e l’iniziazione alla Parola di Dio, alla preghiera e alla liturgia.
Il prenovizio viene introdotto alla missione della Chiesa; gli vengono presentate le sue diverse vocazioni ed in particolare conosce la vita consacrata salesiana e le sue due forme di salesiano sacerdote e salesiano coadiutore. Inoltre studia Don Bosco, vedendo in lui un modello di valori umani e cristiani; comincia a conoscere ed ammirare la sua missione che continua oggi nella Congregazione sparsa in tutto il mondo; riceve incoraggiamento nella sua vocazione dalla lettura e studio di alcune grandi figure di salesiani di ieri e oggi.
A questa fase formativa è anche indicato un insieme di studi ed esperienze nel campo della comunicazione sociale,[12] al fine di comprendere meglio le attuali sfide culturali. Occorre inoltre favorire lo studio serio della musica e la pratica del teatro, in modo che possano essere continuati con frutto anche successivamente. Il prenoviziato deve assicurare l’acquisto di un metodo di studio adeguato e soprattutto di un abito allo studio e alla riflessione; la capacità per gli studi posteriori; dove è necessario, la padronanza della lingua in uso al noviziato,[13] e dove è possibile, l’apprendimento di altre lingue.
Tale formazione intellettuale necessita perciò di un programma di studi particolare e specifico, elaborato precisamente per raggiungere gli obiettivi fondamentali di questa fase; essa difficilmente lascia spazio per altri studi impegnativi. In particolare in questa fase non si anticipino gli studi filosofici propri del postnoviziato; se però le circostanze di un’Ispettoria richiedono diversamente, occorre domandare l’autorizzazione al Rettor Maggiore.
6.2.4 La dimensione educativo pastorale
343. Mentre arricchisce in diverse forme la conoscenza e l’amore verso la missione salesiana nelle sue molteplici espressioni, il prenovizio viene impegnato in esperienze proporzionate alla sua preparazione che richiamano la finalità evangelizzatrice dell’attività salesiana.
Sono esperienze educative e pastorali significative, di netto taglio salesiano, come la presenza-assistenza in mezzo ai giovani, specialmente ai più poveri, la collaborazione nell’animazione di gruppi giovanili, e le attività di catechesi, di lavoro missionario e di volontariato.
Attraverso queste esperienze, con l’aiuto di una guida, il prenovizio sperimenta il Sistema preventivo e la collaborazione con i laici e con altri membri della Famiglia Salesiana.
Per essere formative, tali esperienze devono includere elementi di riflessione e condivisione sull’azione; conviene dunque che siano programmate e verificate insieme al prenovizio, prestando attenzione agli obiettivi e ai metodi.
6.3 ASSICURARE LE CONDIZIONI NECESSARIE
6.3.1 Comunità formatrice ed esperienza comunitaria
344. Ordinariamente in una Ispettoria vi è un solo prenoviziato, benché vi possano essere più aspirantati; è possibile invece che due o più Ispettorie abbiano un prenoviziato comune in collaborazione interispettoriale, soprattutto quando vi è poi anche il noviziato in comune.
Il prenoviziato viene collocato preferibilmente in una comunità salesiana che è impegnata apostolicamente; in tal modo al prenovizio viene offerta la possibilità di prendere parte alla vita e missione salesiana. Il prenovizio fa una duplice esperienza comunitaria: quella con il gruppo dei prenovizi e i loro formatori e quella con tutta la comunità salesiana. Anche con un numero ridotto di prenovizi è necessario assicurare le condizioni per l’esperienza comunitaria.
Il prenoviziato è collocato in una comunità diversa da quelle di noviziato e postnoviziato. Può essere invece collocato nella stessa comunità dove c’è un aspirantato, anzi è auspicabile, perché ciò facilita la continuità tra le due tappe e favorisce la consistenza della equipe dei formatori. Nel caso di un alto numero di prenovizi, è anche possibile che il prenoviziato formi una comunità autonoma, ma allora è necessario assicurare buone possibilità di apostolato salesiano, magari animato dalla stessa comunità salesiana o da una comunità salesiana vicina.
In ogni caso, il prenoviziato deve offrire l’esperienza reale di una comunità salesiana che vive intensamente i valori del carisma. In comunità vi sia un clima di apertura e cordialità, che porta alla familiarità e confidenza. Allo stesso tempo bisogna abituare i prenovizi ad uno stile di vita alquanto esigente, assicurando che l’ambiente sia semplice e povero, dove si richieda generosità, lavoro e sacrificio, si sperimenti un senso di gioia e soddisfazione nell’aver niente di più del necessario. Ciò richiede che la comunità salesiana stessa dia una testimonianza di tale stile di vita.
6.3.2 Equipe dei formatori e l’accompagnamento formativo e spirituale
345. In questa fase è determinante una qualificata e sistematica esperienza di accompagnamento formativo personale e comunitario ed in particolare di accompagnamento spirituale.
Quando il prenoviziato fa parte di una comunità salesiana apostolica e il Direttore non è in grado di seguire da vicino la formazione dei prenovizi a causa dei suoi impegni, l’Ispettore designa un salesiano direttamente responsabile dei prenovizi, chiamato incaricato dei prenovizi che possibilmente è il vicario della comunità e che è dedito totalmente alla loro formazione, seguendo un programma apposito. Egli è la guida spirituale dei prenovizi in modo analogo al maestro che è la guida spirituale dei novizi. In dialogo con la sua guida spirituale, il prenovizio impara ad aprirsi con fiducia, a sviluppare il progetto personale di vita e a fare un cammino di crescita.
L’esperienza insegna che il responsabile dei prenovizi deve essere adeguatamente preparato, specialmente in riferimento alla psicologia evolutiva e alle dinamiche della crescita umana, come pure al processo di formazione nella vita spirituale. Avviene spesso che le sfide della formazione in questa fase sono più grandi di quelle del noviziato.
L’incaricato dei prenovizi collabora con un’équipe di formatori che potrebbero avere anche altri incarichi nella comunità o nell’opera salesiana. È importante che tra di essi ci sia almeno un salesiano coadiutore per permettere ai prenovizi di venire direttamente a conoscenza delle due forme della vocazione salesiana. Già nell’aspirantato è iniziata la presentazione di entrambe le vocazioni alla vita salesiana; essa continua nel prenoviziato; la decisione su una delle due forme vocazionali salesiane viene poi fatta durante il noviziato. Nell’équipe dei formatori sia anche indicato il confessore, distinto dall’incaricato dei prenovizi. I “formatori possono contare sulla collaborazione di esperti nelle scienze psicologiche, che comunque non possono far parte dell’equipe dei formatori”[14].
Per quanto possibile, i formatori seguono i prenovizi, dialogando con loro, condividendo il ritmo di vita giornaliero e le diverse esperienze e aiutandoli ad arrivare alla maturità richiesta per prendere le decisioni opportune. Fanno in modo che i prenovizi assumano un atteggiamento formativo attivo, cioè che siano aperti e comunicativi e che si rendano responsabili del proprio processo formativo. Per questo motivo, conviene che all’inizio del prenoviziato, i formatori e i prenovizi dialoghino sul significato di questa fase e sui contenuti della “Ratio” che la riguardano, per assicurare l’impegno libero e convinto dei prenovizi nella propria formazione. Perciò è opportuno consegnare ai prenovizi tale testo, che li accompagnerà per tutto il cammino formativo.
I formatori si mantengono in contatto e operano in accordo con il maestro dei novizi e con l’incaricato degli aspiranti, per assicurare l’indispensabile continuità della formazione. Essi approfondiscono la conoscenza di “Criteri e norme” del discernimento vocazionale salesiano per poter essere in grado di valutare con equilibrio l’idoneità dei prenovizi.
6.4 IL DISCERNIMENTO E L’AMMISSIONE AL NOVIZIATO
346. Il prenoviziato non è solo tempo di formazione, ma anche di discernimento.
Il prenovizio:
- viene aiutato a conoscersi meglio, a discernere la propria scelta di vocazione, a personalizzare la propria formazione mediante il colloquio regolare e l’accompagnamento spirituale con il Direttore o l’incaricato dei prenovizi;
- riceve consiglio dal suo confessore nel Sacramento della Riconciliazione;
- conosce ed approfondisce i “Criteri e norme” del discernimento vocazionale salesiano e li assume insieme alla guida spirituale come criteri di verifica della propria vocazione;
- scrive l’autobiografia mediante la quale viene aiutato dalla guida spirituale ad approfondire la storia della propria vita e a scoprire i segni di Dio nella propria vocazione;
- condivide con la guida spirituale la formulazione e la verifica del progetto personale di vita;
- prende parte ad esercizi spirituali e ritiri mensili che lo aiutino ad approfondire le motivazioni della propria vocazione;
- riceve ogni tre mesi lo “scrutinio”, attraverso cui i formatori lo aiutano a prendere coscienza degli aspetti in cui procede bene il suo processo di crescita e gli offrono suggerimenti riguardanti le aree in cui deve fare più sforzo;
- acquisisce una conoscenza buona e pratica delle due forme della vocazione salesiana.
Da parte loro i formatori del prenoviziato sviluppano interventi complementari a quelli del prenovizio; in particolare:
- mantengono contatti con i salesiani che l’hanno guidato precedentemente;
- conoscono l’ambiente familiare e sociale da cui proviene il prenovizio;
- aiutano la famiglia ad accettare la scelta vocazionale del figlio in maniera positiva e la coinvolgono nella sua maturazione vocazionale, nel rispetto della sua libertà[15];
- favoriscono l’approfondimento dei criteri per riconoscere le due forme della vocazione consacrata salesiana.
La fase formativa del prenoviziato raggiunge i suoi obiettivi di discernimento quando:
- il prenovizio conclude la sua ricerca vocazionale e con l’aiuto dei formatori si sente confermato nella convinzione che Dio lo chiama alla vita salesiana, pensa di esserne idoneo, è pronto ad abbracciarla e chiede di essere ammesso al noviziato; oppure giunge alla conclusione di non essere chiamato alla vita salesiana;
- la Congregazione salesiana, attraverso la comunità locale ed ispettoriale, fa il suo processo di discernimento, ne verifica l’idoneità secondo “Criteri e norme” di discernimento vocazionale salesiano e arriva alla fondata certezza che il prenovizio mostra segni autentici di vocazione salesiana e presenta i requisiti di base per iniziare il noviziato.
347. L’ammissione al noviziato viene fatta dall’Ispettore sulla base di segni positivi che comprovano l’attitudine del prenovizio alla vita salesiana[16]:
- salute sufficiente;
- cultura generale di base e doti intellettuali idonee per essere educatore;
- buona esperienza vissuta di vita cristiana e di apostolato;
- esistenza di un vero atteggiamento formativo assunto dal prenovizio;
- capacità di scelta per motivi autentici e senso di dovere e di responsabilità;
- retta intenzione;
- capacità di vivere in comunità, in obbedienza e generosità, in spirito di fede;
- propensione alla vita semplice, all’iniziativa e alla laboriosità;
- affettività serena ed equilibrata e adeguato sviluppo della capacità di relazione;
- amore per Don Bosco e per la missione salesiana, buon rapporto con i giovani, e preferenza per i giovani poveri.
ORIENTAMENTI E NORME PER LA PRASSI
348. Il prenoviziato sia collocato in una comunità adatta o autonoma, ma diversa da quelle del noviziato e del postnoviziato. Come per ogni altra attività e opera di una Ispettoria[17], la collocazione o il trasferimento della fase del prenoviziato è approvato dal Rettor Maggiore con il suo Consiglio, su richiesta dell’Ispettore e Consiglio ispettoriale.
349. “La preparazione immediata al noviziato duri di solito un anno e non sia ordinariamente inferiore ai sei mesi”[18]. Essa sia preceduta da un seria esperienza di aspirantato.
350. In ogni Ispettoria ordinariamente vi sia un solo prenoviziato; in caso di necessità l’autorizzazione per avere più di un prenoviziato è data dal Rettor Maggiore con il suo Consiglio.
351. L’ammissione al prenoviziato è fatta dall’Ispettore, al quale il candidato rivolge la sua domanda. Egli raccolga, in collaborazione con i responsabili dell’accompagnamento vocazionale e con il candidato stesso, quei dati e quelle informazioni utili a far emergere i segni di una vera vocazione salesiana e le sue eventuali controindicazioni.
Per l’ammissione al prenoviziato, l'opzione e l'idoneità per la vita consacrata salesiana vanno valutate con riferimento a “Criteri e norme”[19] e tenendo conto del livello di maturazione della persona e delle sue possibilità di sviluppo.
L’inizio del prenoviziato sia fissato considerando che il Codice determina l'età minima di ammissione al noviziato a 17 anni compiuti[20].
352. Prima o durante il prenoviziato è necessario che vi sia un controllo medico e un esame psicologico che verifichino l’esistenza della base umana e i requisiti di idoneità chiesti da “Criteri e norme” per poter iniziare l’itinerario formativo salesiano, fermo restando il disposto del Can. 220. I risultati del controllo medico e dell’esame psicologico possono essere comunicati dal medico e dallo psicologo al Direttore del prenoviziato e all’Ispettore, se prima del controllo medico e dell’esame psicologico il prenovizio ne avrà dato loro il consenso scritto, “nella prospettiva del discernimento e nello spirito di necessaria collaborazione con i responsabili del processo formativo” (CN 36). Tale consenso deve essere “previo, esplicito, informato e libero”.[21]
353. In questa fase del prenoviziato non si anticipino gli studi filosofici propri del postnoviziato; se però le circostanze di un’Ispettoria richiedono diversamente, occorre chiedere l’autorizzazione al Rettor Maggiore.
354. “Il candidato, quando si sente sufficientemente preparato e disposto, fa la domanda di iniziare il noviziato. Perché sia ammesso, deve essere immune dagli impedimenti previsti dai canoni 643-645 § 1, dimostrare le attitudini e la maturità necessarie per intraprendere la vita salesiana e avere sufficiente salute per poter osservare le Costituzioni della Società”[22].
La valutazione dell’idoneità va fatta in base ai criteri e agli orientamenti dati dalla Congregazione nella “Ratio” e nei “Criteri e norme”, tenendo presenti le condizioni, impedimenti e requisiti giuridici ivi indicati. [23]
355. L'ammissione al noviziato è fatta dall'Ispettore col consenso del suo Consiglio, avuto il parere del Direttore della comunità di prenoviziato con il suo Consiglio[24]. I superiori, se lo ritengono opportuno, possono richiedere informazioni, anche sotto segreto[25]. Il responsabile dei prenovizi abbia una conoscenza adeguata della famiglia dei prenovizi, da presentare all’Ispettore.
356. Per l’eventuale accettazione di candidati ritiratisi volontariamente oppure dimessi da un seminario o da altro Istituto religioso[26], è d’obbligo richiedere un’informazione previa adeguata per iscritto. In particolare, oltre ai documenti menzionati nel can 241 § 2[27], bisogna chiedere “sotto grave obbligo”[28], anche “la dichiarazione del rispettivo superiore, soprattutto circa la causa della dimissione o dell’uscita”[29].
Da parte nostra, abbiamo l’obbligo di fornire analoghe informazioni ad altri Istituti o seminari. Tali informazioni devono rispettare la riservatezza del foro interno, il diritto dei soggetti alla buona reputazione e alla tutela della loro intimità[30], ma nel contempo non devono nascondere o dissimulare il vero stato delle cose per il bene delle persone e della Chiesa.
[1] C 109.
[2] C 109.
[3] Cf. R 17; CGS 662; ASC 273, p. 40-48; CG21 118; CG26 54, 58, 69-73.
[4] CG21 267.
[5] Cfr ACS 276, pp. 71-72.
[6] Cf. CG21 267.
[7] PI 42
[8] CG21 270 e R 88.
[9] Cfr R 90.
[10] PI 43.
[12] Cf. DICASTERI PER LA FORMAZIONE E PER LA COMUNICAZIONE SOCIALE, Orientamenti per la formazione dei salesiani in comunicazione sociale. Contenuti e metodologie per le varie fasi formative, Roma 2006, 5.
[14] CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio, Roma 29 giugno 2008, n. 6.
[15] Cf. CGS 674.
[16] Cfr R 90.
[17] C 132 §1, n. 2 e C 165 § 5.
[18] CG21 270 e R 88.
[19] Cfr Criteri e norme di discernimento vocazionale salesiano. Le ammissioni, Roma 2000.
[20] Cfr Can. 643 § 1.1; 656.1; R 90.
[21] CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio, Roma 29 giugno 2008, n. 12.
[22] R 90.
[23] Cfr Criteri e norme di discernimento vocazionale salesiano. Le ammissioni, 114-116.
[24] Cfr. C 108.
[25] Cfr Can. 645 § 4.
[26] Cfr CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, L’ammissione al seminario di candidati provenienti da altri seminari o famiglie religiose, Roma 1996.
[27] Si tratta dei certificati di battesimo e di cresima e degli altri documenti richiesti secondo le disposizioni della Ratio di formazione sacerdotale e secondo il Can. 241 § 2.
[28] Cfr RFIS 39.
[29] Can. 241 § 3.
[30] Cfr Can. 220.
[IC1]Given the diversity of situations, is it necessary to mention these details?
[IC2]HOW TO MAKE THIS POSSIBLE?
[IC3]Necessary?

References: § 1
 § 2
 §1
 § 5
 § 1
 § 4
 § 2
 § 3