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Timestamp: 2019-01-18 13:18:24+00:00

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CORTE COSTITUZIONALE - 5 aprile 2018, n. 68 | AmbienteDiritto.it
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Comuni siti in zone sismiche - Artt. 28, c. 10 e 56, c. 3 l.r. Umbria n. 1/2015 - Attribuzione del compito di rendere il parere sugli strumenti urbanistici ai Comuni - Illegittimità costituzionale.
Le disposizioni di cui agli artt. 28, comma 10, e 56, comma 3, della legge della Regione Umbria 21 gennaio 2015, n. 1, nella parte in cui assegnano ai Comuni – piuttosto che al competente ufficio tecnico regionale ‒ il compito di rendere il parere sugli strumenti urbanistici generali ed attuativi dei Comuni siti in zone sismiche, si pongono in contrasto con il principio fondamentale posto dall’art. 89 del d.P.R. n. 380 del 2001. Deve, pertanto, esserne dichiarata l’illegittimità costituzionale
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Interventi consentiti in assenza di piano attuativo - Art. 59, c. 3 l.r. Umbria n. 1/2015 - Contrasto con le previsioni di cui all’art. 9, c. 2 d.P.R. n. 380/2001 - Illegittimità costituzionale.
L’art. 59, comma 3, della l.r. Umbria n. 1 del 2015, nella parte in cui consente la realizzazione, in assenza del piano attuativo, quando quest’ultimo sia obbligatorio, di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, nonché di ristrutturazione edilizia, senza limitazioni, prevedendo che tali interventi possano «comportare anche la modifica della destinazione d’uso in atto in un edificio esistente nell’ambito dell’insediamento, purché la nuova destinazione d’uso risulti compatibile con le previsioni dello strumento urbanistico generale», si pone in contrasto con le previsioni di cui all’art. 9, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001, che costituiscono principi fondamentali della materia. Deve, pertanto, esserne dichiarata l’illegittimità costituzionale, in quanto non limita gli interventi edilizi consentiti in assenza di piano attuativo a quelli individuati dall’art. 9, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001.
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Opere interne - Art. 118, c. 1, lett. e) l.r. Umbria n. 1/2015 - Inclusione tra gli interventi di edilizia libera - Contrasto con l’art. 7, c. 1 d.P.R. n. 380/2001 - Illegittimità costituzionale.
L’art. 118, comma 1, lettera e), della legge reg. Umbria n. 1 del 2015, nella parte in cui annovera tra gli interventi di attività edilizia libera le «opere interne alle unità immobiliari di cui all’art. 7, comma 1, lettera g)», escludendo la sottoposizione di esse alla CILA, contrasta con i principi fondamentali della materia fissati dal legislatore statale. Infatti, le Regioni non possono «differenziarne il regime giuridico, dislocando diversamente gli interventi edilizi tra le attività deformalizzate, soggette a CIL e CILA» (sentenza n. 231 del 2016). L’«omogeneità funzionale della comunicazione preventiva […] rispetto alle altre forme di controllo delle costruzioni (permesso di costruire, DIA, SCIA) deve indurre a riconoscere alla norma che la prescrive – al pari di quelle che disciplinano i titoli abilitativi edilizi – la natura di principio fondamentale della materia del governo del territorio», in quanto volto a garantire l’interesse unitario ad un corretto uso del territorio (sentenza n. 231 del 2016). Deve, pertanto, esserne dichiarata l’illegittimità costituzionale
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Artt. 147, 155 e 118, c. 2, lett. h) l.r. Umbria n. 1/2015 - Disciplina dei mutamenti di destinazione d’uso degli edifici - Definizione delle diverse categorie di interventi - Contrasto con le definizioni contenute nel d.P.R. n. 380/2001 - Illegittimità costituzionale.
Gli artt. 147, 155 e 118, comma 2, lettera h), della l.r. Umbria n. 1 del 2015 dettano la disciplina dei mutamenti di destinazione d’uso degli edifici e delle unità immobiliari, identificandone le tipologie, individuando i relativi titoli abilitativi richiesti e le connesse sanzioni. Una simile operazione è assimilabile alla classificazione delle categorie di interventi edilizi o urbanistici; tuttavia, «sono principi fondamentali della materia le disposizioni che definiscono le categorie di interventi, perché è in conformità a queste ultime che è disciplinato il regime dei titoli abilitativi, con riguardo al procedimento e agli oneri, nonché agli abusi e alle relative sanzioni, anche penali, sicché la definizione delle diverse categorie di interventi edilizi spetta allo Stato» (sentenza n. 259 del 2014). Lo spazio di intervento che residua al legislatore regionale è quello di «esemplificare gli interventi edilizi che rientrano nelle definizioni statali», a condizione, però, che tale esemplificazione sia «coerente con le definizioni contenute nel testo unico dell’edilizia» (sentenza n. 49 del 2016). L’esame congiunto delle normative – statale e regionale – evidenzia che la normativa regionale impugnata, non solo non si rivela coerente con le definizioni contenute nel d.P.R. n. 380 del 2001, ma si pone in contrasto con le stesse e quindi con i principi fondamentali espressi da quest’ultimo: mentre il legislatore statale individua cinque categorie funzionali e stabilisce che il passaggio dall’una all’altra costituisce mutamento di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante, il legislatore regionale umbro ne individua solo tre, che risultano dall’accorpamento di alcune di quelle individuate dal legislatore statale. Ciò comporta l’esclusione della “rilevanza urbanistica” dei mutamenti di destinazione d’uso interni alle categorie funzionali accorpate e, quindi, della loro assoggettabilità a titoli abilitativi, in contrasto con la normativa statale di principio e con conseguente incisione dell’ambito di applicazione delle sanzioni previste dal legislatore statale nell’esercizio della competenza esclusiva in materia di «ordinamento civile e penale», di cui all’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Rischio sismico - Art. 250 l.r. Umbria n. 1/2015 - Introduzione di categorie di interventi edilizi ignote alla legislazione statale - Sottrazione alla vigilanza sul rischio sismico - Illegittimità costituzionale.
L’art. 250 della legge regionale n. 1 del 2015, al comma 1, lettere a), b) e c), attribuisce alla Giunta regionale il potere di individuare categorie di interventi «privi di rilevanza ai fini della pubblica incolumità» (lettera a), «di minore rilevanza ai fini della pubblica incolumità» (lettera b), nonché varianti di parti strutturali prive di carattere sostanziale (lettera c), interventi questi rispetto ai quali si esclude o si delimita l’applicazione delle norme tecniche corrispondenti a quelle previste dal Capo IV della Parte II del d.P.R. n. 380 del 2001 (art. 201, commi 3 e 4, ed art. 202, comma 1, della legge reg. Umbria n. 1 del 2015) e detta una disciplina derogatoria (art. 208 della medesima legge regionale). Una simile normativa, poiché introduce categorie di interventi edilizi ignote alla legislazione statale e le esclude dall’applicazione di norme improntate al principio fondamentale della vigilanza assidua sulle costruzioni riguardo al rischio sismico, si pone in contrasto con i principi fondamentali fissati dal legislatore statale in materia di «protezione civile» e di «governo del territorio» e deve, pertanto, essere dichiarata costituzionalmente illegittima.
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Rischio sismico - Art. 258 l.r. Umbria n. 1/2015 - Introduzione di un condono edilizio straordinario - Illegittimità costituzionale.
L’art. 258, della l.r. Umbria n. 1/2015, nella parte in cui mira a sanare opere non conformi, in tutto o in parte, agli strumenti urbanistici, finisca per introdurre un condono edilizio straordinario. Si tratta, infatti, di una fattispecie non riconducibile all’accertamento di conformità di cui all’art. 36 del d.P.R. n. 380 del 2001, che prescrive, ai fini del rilascio del permesso in sanatoria per interventi edilizi realizzati in assenza di titolo o in difformità da esso, l’accertamento della conformità degli stessi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione degli stessi, sia al momento della presentazione della domanda. L’art. 258 della legge reg. Umbria n. 1 del 2015 ha, invece, a oggetto edifici «realizzati prima del 31 dicembre 2000» espressamente riconosciuti come «non conformi, in tutto o in parte, agli strumenti urbanistici» (comma 1) vigenti al momento della loro realizzazione, e dispone che, ai fini del rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, è sufficiente l’«accertamento della conformità alle previsioni della variante approvata ai sensi del presente articolo» (comma 8). Deve, pertanto, essere dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 258 e del connesso art. 264, comma 13, della legge regionale n. 1 del 2015, in quanto disciplinano una ipotesi di condono edilizio straordinario, da cui discende la cessazione degli effetti penali dell’abuso, non previsto dalla legge statale, in contrasto con i principi fondamentali in materia di governo del territorio di cui al d.P.R. n. 380 del 2001 (in particolare con l’art. 36) e con conseguente invasione della sfera di competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile e penale.
DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Art. 264, c. 14 l.r. Umbria n. 1/2015 - Contrasto con il principio dell’accertamento di doppia conformità di cui all’art. 36 d.P.R. n. 380/2001 - Illegittimità costituzionale.
L’art. 264, c. 14, della l.r. Umbria n. 1/2015, nella versione antecedente le modifiche introdotte dalla l.r. Umbria n. 13/2016, prevedeva il rilascio del permesso in sanatoria relativo a interventi riguardanti l’area di pertinenza degli edifici dell’impresa agricola, già esistenti alla data del 30 giugno 2014, realizzati in assenza del titolo. Tale sanatoria veniva condizionata all’accertamento della conformità dei predetti interventi alla disciplina urbanistica ed edilizia e agli strumenti urbanistici vigenti al momento della domanda, nonché al non contrasto con quelli adottati alla data del 30 giugno 2014, data nella quale i predetti interventi erano già esistenti, come espressamente indicato nella stessa norma. Una simile previsione contrasta apertamente con l’art. 36 del d.P.R. n. 380 del 2001, configurandosi un’ipotesi di condono edilizio, che ha «quale effetto la sanatoria non solo formale ma anche sostanziale dell’abuso, a prescindere dalla conformità delle opere realizzate alla disciplina urbanistica ed edilizia (sentenza n. 50 del 2017)» (sentenza n. 232 del 2017), in contrasto con il principio fondamentale dell’accertamento di doppia conformità di cui al citato art. 36 del d.P.R n. 380 del 2001. Deve pertanto esserne dichiarata l’illegittimità costituzionale
ACQUA E INQUINAMENTO IDRICO - Concessione di piccola derivazione d’acqua - Art. 264, c. 16 l.r. Umbria n. 1/2015 - Qualifica di “autorizzazione annuale all’attingimento - Riduzione del livello di protezione fissato dalla legge statale - Illegittimità costituzionale.
L’ art. 264, c. 16 della l.r. Umbria n. 1/2015, nella parte in cui qualifica la domanda di concessione ordinaria di piccola derivazione d’acqua quale «autorizzazione annuale all’attingimento», consentendo così l’uso dell’acqua pubblica sotterranea dai pozzi, in assenza di un provvedimento di autorizzazione o concessione e quindi in assenza della verifica delle condizioni atte a consentirlo, «fino alla conclusione del procedimento di concessione senza obbligo di ulteriori formalità o istanze», invade la sfera di competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente, riducendo il livello di protezione fissato dalla legge statale nell’ art. 17 del r.d. n. 1775 del 1933. Le previsioni di quest’ultimo sono tali da indicare sia standard di tutela dell’ambiente sia principi fondamentali in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia» che s’impongono al legislatore regionale. Ne va pertanto dichiarata l’illegittimità costituzionale.
Pres. Lattanzi, Est. Sciarra - Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Umbria
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References: Art. 59
 Art. 118
 Art. 250
 art. 202
 Art. 258
 art. 264
 Art. 264
 art. 36
 Art. 264
 art. 264
 art. 17