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Timestamp: 2020-06-01 14:27:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19836 del 09/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19836 del 09/08/2017
Cassazione civile, sez. trib., 09/08/2017, (ud. 20/04/2017, dep.09/08/2017), n. 19836
sul ricorso iscritto al n. 3901/2010 R.G. proposto da:
sez. staccata di Latina n. 618/40/08, depositata il 22 dicembre
dal Cons. Fuochi Tinarelli Giuseppe;
La Commissione tributaria provinciale di Frosinone, in accoglimento dell’impugnazione di G.V.R., amministratore della Siap-Man Made Srl, annullava l’avviso di accertamento per l’anno 1997 con cui l’Ufficio aveva recuperato a tassazione l’omessa contabilizzazione di interessi attivi connessi ad una operazione di finanziamento, consistita nella messa a disposizione di materie prime da destinarsi al ciclo produttivo, ed irrogato le conseguenti sanzioni.
L’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione con sei motivi, cui resiste il contribuente con controricorso, depositando altresì memoria ex art. 378 c.p.c..
1. Con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36,comma 2, nn. 2 e 3, e art. 61, per esser la sentenza totalmente omissiva dei requisiti formali e di contenuto ivi prescritti.
1.1. Con il secondo motivo reitera la censura per aver la CTR rigettato l’appello limitandosi a condividere e riprodurre le argomentazioni del contribuente.
1.2. Con il terzo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, identificato nell’esistenza di un’operazione di finanziamento e del momento di esigibilità dell’Iva e del conseguente obbligo di fatturazione.
1.4. Con il quinto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, e art. 61, per aver motivato l’annullamento dell’atto irrogativo delle sanzioni nei confronti dell’amministratore delegato mediante richiamo ad altra sentenza, emessa nei confronti della società, omettendone il richiamo ai contenuti ed effettuarne un’autonoma valutazione.
2. Il primo, il secondo e il quinto motivo, il cui esame può essere effettuato congiuntamente in quanto strettamente connessi, sono fondati nei termini che seguono.
L’ammissibilità della motivazione di una sentenza redatta per relationem rispetto ad altra sentenza non ancora passata in giudicato, ora espressamente consentita dall’art. 118 disp att. c.p.c., è condizionata al fatto che tale rinvio sia “autosufficiente”, ossia che vengano riprodotti i contenuti mutuati, rendendoli oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa, anche se connessa, causa, in modo da consentire la verifica della sua compatibilità logico – giuridica, mentre è nulla ove la decisione si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento, senza possibilità di individuare le ragioni poste a fondamento del dispositivo (v. Cass. n. 107 del 2015; Cass. n. 3340 del 2013).
3. I motivi terzo e quarto – che si possono delibare congiuntamente per unitarietà della censura che investe la medesima carenza motivazionale per diversi versanti – sono fondati.
3.1. La CTR, infatti, è pervenuta a formulare il proprio giudizio in ordine alla illegittimità della ripresa operata dall’ufficio in punto di ricavi omessi, rappresentati nella specie dalla mancata contabilizzazione di interessi attivi, nonchè in ordine alla illegittimità delle sanzioni irrogate a fronte dei riscontrati ritardi di fatturazione, senza procedere ad un’adeguata disamina degli elementi offerti in cognizione dall’Ufficio a conforto del proprio assunto, ma limitandosi unicamente a sentenziare, in maniera sommaria e frettolosa, “la contestazione trae origine da un disconoscimento della realtà risultante dalle registrazioni contabili e da un arbitrario travisamento dei fatti (cioè presunta tardiva fatturazione ovvero l’aver supposto una cessione anticipata dei beni rispetto alla data in cui gli stessi sono stati effettivamente trasferiti)”, atta a dimostrare anche un significativo fraintendimento della vicenda atteso che la contestazione riguardava una consegna avvenuta formalmente a titolo di conto lavorazione disconosciuta quale cessione in trasferimento, mentre ben più articolate erano state le deduzioni dell’Ufficio ricorrente, il quale aveva rilevato (con riproduzione tanto dell’avviso di accertamento quanto dell’atto di appello, in osservanza del principio di autosufficienza) oltre a quanto emergente dai pregressi rapporti correnti tra le due società – che testimoniavano di un crescente interessamento della Man Made per le precarie e “non equilibrate” sorti finanziarie di Siap, culminato nella sottoscrizione di un aumento di capitale ad essa riservato – anche quanto più specificatamente risultante dalle esperite attività istruttorie, ove si era dato atto, nel redigere il pvc, che: la Siap utilizzasse “in maniera autonoma” le materie prime ordinate da Man Made e fatte da questa consegnare presso un deposito gestito da Siap; la fatturazione delle stesse da parte di Man Made avvenisse solo dopo “l’estrazione dal magazzino” e per di più senza “alcun ricarico”; che Siap pagasse sempre “in ritardo” le fatture emesse dalla Man Made e che la Man Made pagasse a sua volta le fatture per le lavorazioni eseguite per suo conto “prima che Siap pagasse le materie prime”; che le fatture di Siap fossero emesse “lo stesso giorno di quelle afferenti alle materie prime e, non ultimo”, che, come risultava dai bilanci societari della stessa, Siap “non disponeva delle risorse necessarie per far fronte ai summenzionati acquisiti di materie prime” ed “aveva riportato delle consistenti perdite di esercizio”.
3.2. Tali circostanze, idonee a fornire consistenza all’assunto dell’Ufficio, sono rimaste integralmente omesse dalla CTR, così venuta meno all’obbligo di motivare il proprio convincimento in maniera lineare e coerente, tanto da giustificarne la cassazione per un nuovo esame.

References: Sentenza 
 art. 378
 art. 36
 art. 61
 sentenza 
 art. 36
 art. 61
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass.