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Timestamp: 2017-07-20 20:42:03+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 15 novembre 2016, n.23225
GIOVEDÌ 20 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 22:42	Sezioni
OBBLIGAZIONI – IN GENERALE Il punto delle Sezioni Unite sulla compensazione CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 15 novembre 2016, n.23225MASSIMA1. Le norme del codice civile sulla compensazione stabiliscono i presupposti sostanziali, oggettivi, del credito opposto in compensazione: liquidità - che include il requisito della certezza - ed esigibilità. Verificata la ricorrenza dei predetti requisiti, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per compensazione - legale - a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda.
2. Se il credito opposto in compensazione è certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice può provvedere alla relativa liquidazione se è facile e pronta; quindi, o può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.
3. Se è controversa, nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio già pendente, l’esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 cod. proc. civ.) il giudice non può pronunciare la compensazione, né legale né giudiziale.
4. La compensazione giudiziale, di cui all’art. 1243 secondo comma cod. civ., presuppone l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione è fatta valere, mentre non può fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo. In tale ipotesi, pertanto, resta esclusa la possibilità di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l’invocabilità della sospensione contemplata in via generale dall’art. 295 cod. proc. civ. o dall’art. 337 secondo comma cod. proc. civ. in considerazione della prevalenza della disciplina speciale del citato art. 1243 cod. civ.
CASUS DECISUSIl Tribunale di Venezia, con sentenza n. 1160 in data 27 aprile 2009, accolse l’opposizione della società Ai Mori al decreto ingiuntivo ottenuto dalla società GE.F.IM. e condannò quest’ultima al pagamento delle spese di giudizio (Euro 2.240,29).
La società ai Mori, con atto notificato l’11 febbraio 2010, intimò alla società GE.F.IM. precetto per il pagamento, oltre le spese. L’intimata si oppose all’esecuzione dinanzi al giudice di Pace di Venezia contestando alcuni diritti di procuratore richiesti ed eccependo la compensazione legale del debito, fino alla concorrenza, con un credito di minor importo ex altera causa, ma omogeneo - condanna della società ai Mori a rimborsarle le spese giudiziali, emessa con sentenza n. 16 del Tribunale di Venezia il 5 gennaio 2010 - e chiese di accertare l’inefficacia o la nullità del precetto per le somme non dovute, con vittoria di spese, quantificando il residuo credito della società ai Mori in Euro 1.640,35.
La società Ai Mori eccepì la cessazione della materia del contendere perché il 15 marzo 2010 la GE.F.IM. aveva pagato all’ufficiale giudiziario senza riserve l’importo intimato. Si oppose alla compensazione perché il controcredito - spese giudiziali - non era certo in quanto la sentenza del Tribunale n. 16 del 5 gennaio 2010 non era passata in giudicato, e contestò la voce "spese per registrazione sentenza".
2.- Con sentenza del 16 luglio 2010 il Giudice di Pace accolse l’opposizione poiché a decorrere dalla pubblicazione della sentenza a favore della GE.FI.M. - 5 gennaio 2010 - era venuto a coesistenza il credito, liquido ed esigibile, di detta società; dichiarò perciò l’estinzione dei crediti, fino alla concorrenza, accertò il residuo credito della società ai Mori (Euro 1.140) e dichiarò la nullità del precetto per l’eccedenza. Poiché la società GE.F.IM. aveva pagato all’ufficiale giudiziario la somma intimata, condannò la società Ai Mori a restituire alla società GE.F.IM. la somma di Euro 2.183,33 oltre agli interessi dal giorno del pagamento all’ufficiale giudiziario.
La società Ai Mori propose appello per erronea applicazione dell’art. 1243 cod. civ. perché il credito opposto in compensazione dalla GE.F.IM. non era certo sì che il giudice dell’opposizione all’esecuzione non poteva dichiarare l’estinzione di ogni reciproca ragione fino alla concorrenza, travalicando l’ambito del relativo giudizio, e sconfinando nella potestas iudicandi del giudice dell’impugnazione.
3.- Con sentenza del 19 giugno 2012 il Tribunale di Venezia ha respinto l’appello della s.n.c. Ai Mori nei confronti della GE.F.IM. s.a.s..
Ha proposto ricorso per cassazione la società Ai Mori, con atto del 25 ottobre 2012. Ha proposto controricorso la s.r.l. GEFIM RE, già GEFIM Immobiliare s.a.s. per atto di scissione del 2 maggio 2011, già GE.F.IM. s.a.s. per atto di scissione dell’11 marzo 2010.
4.- La Terza Sezione Civile di questa Corte, con ordinanza n. 18001 del 2015, ritenuta l’ammissibilità del ricorso notificato alla s.a.s. GE.F.IM., società scissa e perciò non estinta, e la facoltà della s.r.l. GEFIM RE di intervenire nel giudizio a norma dell’art. 111 cod. proc. civ., allegando i presupposti della sua legittimazione, rilevava il contrasto tra l’orientamento di legittimità, secondo il quale se il credito opposto in compensazione non è certo, e cioè se il titolo giudiziale non è definitivo, non opera la compensazione, e la sentenza n. 23573 del 2013, secondo cui tale circostanza non è di ostacolo alla possibilità di opporre il controcredito in compensazione, e rimetteva la relativa questione al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.
Fissata l’udienza dinanzi alle Sezioni Unite, la ricorrente ha depositato altra memoria.
5.- Il P.M., ritenuta l’ammissibilità del ricorso, ha pregiudizialmente rilevato l’estraneità al thema decidendum della questione di contrasto perché si è formato il giudicato interno sulla premessa giuridica della sentenza impugnata secondo cui possono essere compensati esclusivamente i crediti certi, che, se contestati in giudizio, divengono tali solo a seguito del passaggio in cosa giudicata della sentenza che ne riconosca l’an e il quantum. Da questa premessa, costituente autonoma ratio decidendi, non impugnata, il Tribunale ha però addossato al creditore, che contesti il controcredito, l’onere probatorio del mancato passaggio in giudicato della sentenza che lo accerta, e questa statuizione è stata impugnata dalla società Ai Mori sul presupposto che alla data del 5 gennaio 2010 non era ancora infruttuosamente elasso il termine per impugnare la sentenza che l’aveva condannata a pagare le spese giudiziali alla società GE.F.IM. Perciò, essendosi formato il giudicato interno sulla non deducibilità in compensazione di un credito litigioso, la questione in contrasto - ossia la opponibilità o meno in compensazione di un credito contestato - non può esser rimessa in discussione sollevandola ex officio.
In subordine, il P.M. ha concluso per la riaffermazione dei principi di diritto consolidati di questa Corte, argomentandone le ragioni.
TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 15 novembre 2016, n.23225 - Pres. Canzio - est. Chiarini
1.- Va
pregiudizialmente disatteso il rilievo della società GEFIM RE s.r.l. di
inammissibilità del ricorso della società Ai Mori s.n.c. in quanto proposto nei
confronti della società GE.FIM. s.a.s. anziché della GEFIM RE s.r.l., nuovo
soggetto risultante dalla scissione del 2 maggio 2011 della società GEFIM
Immobiliare s.a.s., già GE.F.IM. s.a.s. per scissione dell’11 marzo 2010.
Ed invero, la
scissione, disciplinata dagli artt. 2506 e segg. a decorrere dal 1 gennaio 2004
per effetto dal D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, consistente nel trasferimento del
patrimonio a una o più società, preesistenti o di nuova costituzione, contro
l’assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della
società scissa, si traduce in una fattispecie traslativa, che, sul piano
processuale, non determina l’estinzione della società scissa ed il subingresso
di quella risultante dalla scissione nella totalità dei rapporti giuridici
della prima, ma si configura come una successione a titolo particolare nel
diritto controverso, che, ove intervenga nel corso del giudizio, comporta
l’applicabilità della disciplina di cui all’art. 111 cod. proc. civ.(Cass.
30246 del 2011); con la conseguenza che il processo prosegue fra le parti
originarie (Cass. 6471 del 2012), con facoltà per il successore di resistere
con controricorso all’impugnazione 'ex adverso' proposta davanti alla
Corte di Cassazione nei confronti del suo dante causa, pur non avendo
partecipato al processo nei precedenti gradi di giudizio (tra le altre, Cass.
11757 del 2006, 10902 del 2004, 2889 del 2002, 5822 del 1999, 4742 del 1998).
2.- Con il primo
motivo di ricorso la società Ai Mori lamenta: 'Art. 360 n. 3 c.p.c.
Violazione dell’art. 1243 c.c. per difetto di presupposto della compensazione
legale'.
3.- Con il secondo
motivo lamenta: 'Art. 360 n. 3 c.p.c. - Violazione dell’art. 2697 c.c. per
errata attribuzione di un onere probatorio inesistente'.
4.- Con il terzo
motivo la medesima deduce: 'Art. 360 n. 3 c.p.c. Violazione e falsa
applicazione dell’art. 615 c.p.c.' per avere il Giudice di Pace non
soltanto pronunciato la compensazione legale tra contrapposti crediti non
ancora certi, ma altresì accertato il residuo credito della società Ai Mori di
Euro 1.140, così incidendo sui titoli costitutivi giudiziali e modificandone il
5.- Con il quarto
motivo censura: 'Art. 360 n. 3 c.p.c. - Violazione della norma di diritto
di cui all’art. 112 c.p.c.' per avere il giudice dell’opposizione
illegittimamente rilevato eccezioni di ufficio.
6.- Con il quinto
motivo si duole: 'Art. 360 n. 5 c.p.c. in relazione all’art. 494 c.p.c.
Motivazione insufficiente sulla mancata declaratoria di cessazione della
materia del contendere conseguente all’avvenuto pagamento del debito della
società GE.F.IM. eseguito a mani dell’ufficiale giudiziario senza riserva di
ripetizione'.
7.- I motivi,
congiunti, sono inammissibili per carenza di interesse non essendovi più
controversia tra le parti sulla certezza dei reciproci crediti.
controricorrente rileva che la sentenza n. 16 del 2010 - titolo costitutivo del
suo credito opposto in compensazione - era passata in giudicato il 21 giugno
2010 in quanto notificata ai sensi degli artt. 170 e 285 c.p.c. il 21 maggio
2010 e quindi prima della notifica del 26 ottobre 2010 dell’appello della società
Ai Mori, così come era divenuto incontrovertibile il credito di quest’ultima
società, fondato sulla sentenza n. 1160 del 2009, notificata il 19 novembre
2009 e non impugnata dalla GE.F.IM.. E la ricorrente - in specie nella memoria
del 27 gennaio 2015 - è d’accordo sulla circostanza che i rispettivi titoli
costitutivi - sentenze di condanna al rimborso delle spese giudiziali - sono
divenuti incontrovertibili prima della sentenza di primo grado del 16 luglio
2010 che ha definito il giudizio di opposizione all’esecuzione, dichiarando
l’avvenuta estinzione per compensazione del credito della società Ai Mori dalla
coesistenza, e fino alla concorrenza, del controcredito della GE.F.IM. Perciò è
ormai venuto meno l’interesse della ricorrente alla decisione delle censure
8.- Tuttavia le
Sezioni Unite ritengono di comporre il contrasto originato dalla sentenza
23573/2013 della Terza Sezione Civile ai sensi dell’art. 363, terzo comma, cod.
proc. civ. ribadendo i consolidati principi di diritto.
8.1 - La compensazione
è disciplinata dal libro quarto, capo IV - Dei modi di estinzione delle
obbligazioni diversi dalli adempimento - Sezione III del codice civile (dopo la
novazione e la remissione).
L’art. 1241 -
Estinzione per compensazione - dispone: 'Quando due persone sono obbligate
l’una verso l’altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti,
secondo le norme degli articoli che seguono.'. L’art. 1242, primo comma,
prosegue: 'La compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro
coesistenza. Il giudice non può rilevarla d’ ufficio.' L’art. 1243 -
Compensazione legale e giudiziale - continua: 'La compensazione si
verifica solo tra due debiti che hanno per oggetto una somma di danaro o una
quantità di cose fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed
esigibili'. Il secondo comma stabilisce: 'Se il debito opposto in
compensazione non è liquido ma è di facile e pronta liquidazione, il giudice
può dichiarare la compensazione per la parte del debito che riconosce
esistente, e può anche sospendere la condanna per il credito fino
all’accertamento del credito opposto in compensazione'.
Per credito liquido
- espressione letterale del primo comma dell’art. 1243 cod. civ., che si
attaglia alle obbligazioni pecuniarie o omogenee e fungibili deve intendersi il
credito determinato nell’ammontare in base al titolo, come si desume anche
dall’identica espressione contenuta in altre norme: l’art. 1208 n. 3 cod. civ.
sui requisiti di validità dell’offerta reale dell’obbligazione prevede una
somma per le spese 'liquide' e un’altra somma per quelle 'non
liquide'; l’art. 1282 cod. civ. stabilisce che i crediti liquidi (ed
esigibili) producono interessi; l’art. 633 cod.proc.civ. stabilisce come
condizione di ammissibilità del provvedimento monitorio un credito di una somma
liquida di danaro.
requisito della certezza sull’esistenza del credito non si desume dalla
formulazione dell’art. 1243 cod. civ., primo comma, perché la liquidità attiene
all’oggetto della prestazione, mentre la certezza attiene all’esistenza
dell’obbligazione, e quindi al titolo costitutivo del credito. Perciò la
contestazione del titolo non è in sé contestazione sull’ammontare del credito,
come determinato in base al titolo, ma se questo è controverso la liquidità e
l’esigibilità sono temporanee e a rischio del creditore. E allora, attesa la
finalità dell’istituto della compensazione - estinzione satisfattoria reciproca
(il che peraltro postula che anche il credito principale sia certo, liquido ed
esigibile), che non può verificarsi se la coesistenza del controcredito è
provvisoria, la giurisprudenza, da tempo risalente (Cass. n. 620 del 1970) ha
affermato che non ricorre il requisito della liquidità del credito non solo
quando esso non sia certo nel suo ammontare, ma anche quando ne sia contestata
l’esistenza. Da qui l’ormai consolidato principio che per l’operatività della
compensazione legale il titolo del credito deve essere incontrovertibile, ossia
non essere più soggetto a modificazioni a seguito di impugnazione (Cass. 6820
del 2002, 8338 del 2011) non solo nella sua esattezza, ma anche nella sua
esistenza (credito certus nell’an, quid, quale, quantum debeatur).
Perciò accanto ad
una nozione di liquidità sostanziale del credito in base al titolo, si è
aggiunta una nozione di 'liquidità' processuale stabilizzata che non
sussiste se il creditore principale contesta, non pretestuosamente, nell’an e/o
nel quantum, il titolo che accerta il controcredito o potrebbe contestarlo
(credito litigioso).
contenuta nel secondo comma dell’art. 1243 cod. civ. - 'Se il debito
opposto in compensazione è di facile e pronta liquidazione..' - è stata
interpretata dalla prevalente giurisprudenza di legittimità nel senso che
soltanto l’'accertamento' - nel senso di determinabilità - pronto,
ossia in tempo processuale breve, e facile, ossia metodicamente semplice (es.
mediante calcolo degli interessi), del controcredito - e per questo riservato
dalla norma al giudice dinanzi al quale il processo deve proseguire - può giustificare
il ritardo della decisione sul credito principale - certo, liquido ed esigibile
- onde dichiarare estinti entrambi i rispettivi crediti per compensazione,
secondo la ratio dell’istituto: il vantaggio delle parti di risolvere
celermente in unica soluzione le reciproche pretese salvaguardando una ragione
di equità, perché non è giusto che sia condannato all’adempimento chi a sua
volta ha un concorrente credito.
Questa Corte, con
orientamento pressoché unanime, ha enunciato i seguenti principi:
1) la compensazione
legale opera di diritto, su eccezione di parte, e per avere efficacia estintiva
'satisfattoria' deve avere ad oggetto due contrapposti crediti certi,
liquidi, ossia determinati nella consistenza ed ammontare, omogenei ed
esigibili (requisiti desumibili dai rispettivi titoli costitutivi: Cass. 22
ottobre 2014, n. 22324; Cass. 11 gennaio 2006, n. 260);
2) se il requisito
della liquidità del controcredito opposto in compensazione manca, ma il giudice
dinanzi al quale è formulata l’eccezione ne ritiene la facile e pronta
liquidabilità - giudizio di fatto, insindacabile in cassazione può dichiarare
la compensazione fino alla concorrenza per la parte del controcredito che
riconosce esistente, e può anche sospendere cautelativamente la condanna per il
credito principale fino all’accertamento - id est liquidazione - del
controcredito;
3) la provvisorietà
dell’accertamento del controcredito in separato giudizio non può provocare
l’effetto dell’estinzione del credito principale, la quale investe - elidendola
irrimediabilmente - la stessa sussistenza, ontologicamente considerata, della
ragione di credito e non soltanto la sua tutela esecutiva;
4) l’eseguibilità
del titolo giudiziale che accerta il credito non attiene alla certezza, ma solo
alla tutela anticipata del medesimo, mediante la sua immediata azionabilità
(Cass. 8338 del 2011);
5) la compensazione
legale si distingue da quella giudiziale perché per la ricorrenza della prima i
due crediti contrapposti devono essere certi, liquidi ed esigibili
anteriormente al giudizio, mentre per la seconda il credito opposto in
compensazione non è liquido, ma viene liquidato dal giudice nel processo, purché
reputato di 'pronta e facile liquidazione';
6) se l’accertamento
del credito opposto in compensazione pende dinanzi ad altro giudice, è questi
che deve liquidarlo (Cass. 1695 del 2015, 9608 del 19 aprile 2013);
7) in quest’ultimo
caso il giudice dell’eccezione di compensazione non può sospendere il giudizio
sul credito principale ai sensi dell’art. 295 cod. proc. civ. o 337, secondo
comma cod. proc. civ., qualora nel giudizio avente ad oggetto il credito
eccepito in compensazione sia stata emessa sentenza non passata in giudicato
(Cass. n. 325 del 1992), ma, non potendo realizzarsi la condizione prevista dal
secondo comma dell’art. 1243 cod. civ. - che costituisce disciplina processuale
speciale ai fini della reciproca elisione dei crediti nel processo instaurato
dal creditore principale - (il giudice) deve dichiarare l’insussistenza dei
presupposti per elidere il credito agito e rigettare l’eccezione di
8) se la certezza
del controcredito - il cui onere della prova spetta all’eccipiente (Cass.
5444/2001) - si matura nel corso del giudizio sul credito principale, anche in
appello, gli effetti estintivi della compensazione legale decorrono dalla
coesistenza dei crediti;
9) l’eccezione di
compensazione non configura un presupposto di natura logico-giuridica sui
requisiti del credito principale il cui accertamento giustifichi il sacrificio
delle ragioni di tutela di questo oltre i limiti previsti dalla stessa norma -
ossia la possibilità di procrastinare, cautelativamente (Cass. 5319 del 09/08/1983),
la condanna ad adempiere del debitore fino alla pronta e facile liquidazione,
nel medesimo processo, del credito opposto in compensazione - consentendo di
sospendere la decisione sulla causa principale fino al passaggio in giudicato
del giudizio sul controcredito come se questo pregiudicasse, in tutto o in
parte, l’esito della causa sul credito principale (Cass., 3 ottobre 2012, n.
16844, Cass., 4 dicembre 2010, n. 25272).
9.- La Terza Sezione
civile, con sentenza n. 23573 del 2013, si è consapevolmente discostata da
questi principi collegando la disciplina sostanziale dell’eccezione di
compensazione con quella processuale ed in particolare:
'Eccezione di compensazione' -: 'Quando è opposto in
compensazione un credito che è contestato ed eccede la competenza per valore
del giudice adito, questi, se la domanda è fondata su un titolo non controverso
o facilmente accertabile, può decidere su di essa e rimettere le parti al
subordinando, quando occorre, l’esecuzione della sentenza alla prestazione di
una cauzione; altrimenti provvede a norma dell’articolo precedente';
Accertamenti incidentali -: 'Il giudice se per legge o per esplicita
domanda di una delle parti è necessario decidere con efficacia di giudicato una
questione pregiudiziale che appartiene per materia o per valore alla competenza
di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest’ultimo, assegnando alle
parti un termine perentorio per la riassunzione della causa dinanzi a
lui';
art. 40 cod. proc.
civ. - Connessione -: 'Se sono proposte dinanzi a giudici diversi più
cause le quali, per ragioni di connessione, possono essere decise in un solo
processo..; Nei casi previsti dagli artt. 34, 35 e 36 le cause cumulativamente
proposte o successivamente riunite debbono essere trattate con il rito
ordinario..'.
art. 295 cod. proc.
civ. - sospensione necessaria -: 'Il giudice dispone che il processo sia
sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una
controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa';
art. 337 secondo
comma cod. proc. civ. - Sospensione dell’esecuzione e dei processi -:
'Quando l’autorità di una sentenza è invocata in un diverso processo
questo può esser sospeso se tale sentenza è impugnata'.
L’applicabilità delle suddette norme processuali alle innanzi richiamate norme
sostanziali non è condivisibile.
considerazione contenuta nella sentenza n. 23573 del 2013, secondo cui, se l’art.
35 cod. proc. civ. disciplina la competenza a decidere il controcredito
eccepito nel giudizio sul credito principale, la stessa norma deve applicarsi
allorché il controcredito è già sub judice poiché eccepito ai sensi dell’art.
1243 secondo comma cod. civ., emerge che i piani tra le norme sulla competenza,
a cui appartiene il sucitato art. 35, e la disciplina sostanziale sulla
compensazione - art. 1241 e segg. cod. civ. - non si intersecano.
Ed invero, pacifico
per giurisprudenza e dottrina che i requisiti prescritti dall’art. 1243, primo
comma, cod. civ., per la compensazione legale, e cioè l’omogeneità dei debiti,
la liquidità, l’esigibilità e la certezza, devono sussistere necessariamente
anche per la compensazione giudiziale, il secondo comma di detta norma si
limita a consentire al giudice del credito principale di liquidare il
controcredito opposto in compensazione soltanto se il suo ammontare è
facilmente e prontamente liquidabile in base al titolo. Ma per esercitare
questo potere discrezionale - esclusivo e specifico (Cass., 3 ottobre 2012, n.
16844, Cass., 4 dicembre 2010, n. 25272) - al fine di dichiarare la
compensazione giudiziale, il controcredito deve essere certo nella sua
esistenza e cioè non controverso.
Se il controcredito
è contestato, come prevede l’art. 35 cod. proc. civ., allora non è certo, e
quindi non è idoneo ad operare come compensativo sul piano sostanziale, e
l’eccezione di compensazione va respinta.
contestazione del controcredito opposto in compensazione secondo l’art. 1243
cod. civ., secondo comma, è infatti limitato alla liquidità del credito, mentre
la contestazione sulla sua esistenza - a meno che essa sia prima facie
pretestuosa e infondata (Cass. 6237 del 1991) - lo espunge dalla compensazione
giudiziale (Cass. 10352 del 1993). Soltanto la contestazione sulla liquidità
del credito opposto in compensazione consente al giudice del credito principale
- con accertamento discrezionale di merito, che presuppone la sua competenza,
ed incensurabile in Cassazione - di determinarne l’ammontare se è facile e
pronto, sopperendo alla mancanza di questo requisito mediante un’attività
ricognitiva - attuativa del titolo, funzionale all’eccezione di compensazione.
contenuta nell’art. 1243 secondo comma cod. civ. consiste nell’inoperatività
dell’eccezione di compensazione, sia legale che giudiziale, se è controverso
l’an del controcredito, analogamente al caso in cui il credito opposto in
compensazione non è di pronta e facile liquidazione (Cass. 10352/1993, cit.). Il
giudice del credito principale ha o la possibilità di dichiarare la
compensazione per la parte di controcredito già liquida, o di sospendere,
eccezionalmente, la condanna del credito principale fino alla liquidazione di
tutto il credito opposto in compensazione, ma non di ritardare la decisione sul
credito principale fino all’accertamento, da parte di egli stesso o di altro
giudice, dell’esistenza certa di quello opposto in compensazione; altrimenti
sarebbe pleonastico il sintagma 'di pronta e facile liquidazione'
richiesto dalla norma. Né d’ altro canto a tal fine può applicarsi
analogicamente la disciplina dell’art. 35 cod. proc. civ. non potendosi
ravvisare il canone interpretativo dell’eadem ratio.
9.2- Peraltro,
neanche le norme sulla modificazione della competenza per ragioni di
connessione, contenute nel libro Primo, Sezione IV, del codice di rito
legittimano il meccanismo processuale della condanna con riserva e della
sospensione del giudizio sulla compensazione che la sentenza n. 23573/2013
ritiene applicabile onde consentire di poter sempre opporre, davanti al giudice
investito del credito principale, la compensazione con un credito la cui
esistenza sia in corso di accertamento in separato giudizio, in modo da
garantire comunque l’operatività della compensazione pur se al momento della
relativa eccezione il credito opposto non era ancora accertato con
provvedimento giudiziale definitivo, e così impedire che il passaggio in cosa
giudicata del titolo giudiziale definitivo sull’esistenza del credito opposto
in compensazione intervenga in un momento in cui non sia più possibile farlo
valere, a quel titolo e a quei fini, per essere stato definitivamente esitato
il giudizio promosso dal creditore-debitore contrapposto.
9.2.1 Da un lato, è
principio immanente, innucleato nell’art. 1243 secondo comma cod. civ., che la
compensazione giudiziale è processualmente rilevante soltanto quando il giudice
del credito principale sia competente anche per il credito opposto in
compensazione, con conseguente esclusione dell’eccezione di compensazione
fondata su un credito la cui certezza dipenda dall’esito di un separato
giudizio in corso. Non solo la disciplina speciale contenuta nell’art. 1243
cod. civ. consente la sospensione cautelativa della decisione sul credito principale
soltanto se il credito opposto in compensazione è di facile e pronta
liquidazione, ma sia il conferimento di questo potere al giudice del credito
principale, sia la finalità con esso perseguita, postulano che il giudizio
prosegua dinanzi al giudice del credito principale per consentirgli di
effettuare la valutazione e la liquidazione del controcredito prevista dalla
norma. E quindi, come nel caso in cui l’accertamento del credito opposto in
compensazione non sia facile e pronto il giudice del credito principale, per
espressa previsione normativa, non ha il potere di sospendere la decisione su
quest’ultimo, ma deve immediatamente decidere su di esso, così a maggior
ragione non può sospenderne la decisione a norma degli artt. 295 o 337 secondo
comma cod. proc. civ. che certamente gli precludono qualsiasi valutazione di
pronta o facile liquidazione del controcredito in quanto spettante al giudice
9.2.2- Dall’altro,
l’interpretazione del secondo comma dell’art. 1243 cod. civ. non solo non collide
con la disposizione contenuta nell’art. 35 cod. proc. civ., ma ne costituisce
conferma. Detta norma processuale prevede che se il giudice non è competente
sull’eccepito controcredito contestato ed il credito principale è fondato su
titolo non controverso o facilmente accertabile, decide prontamente su di esso
- (conformemente all’esigenza desumibile anche dall’art. 1243 secondo comma
cod. civ. di decidere il più rapidamente possibile sul credito, se del caso
subordinando la condanna ad una cauzione, analogamente alla sospensione
cautelativa dell’art. 1243 secondo comma cod. civ.) - e quindi non ne sospende
la decisione, né ai sensi dell’art. 295, né ai sensi dell’art. 337 secondo
comma cod. proc. civ. e rimette la decisione sull’eccezione al giudice competente.
Se invece il credito principale non è fondato su titolo non controverso o
facilmente accertabile, rimette la decisione su entrambi i crediti al giudice
competente sul credito opposto in compensazione, a norma dell’art. 34 cod.
proc. civ. a cui rinvia l’ultimo comma dell’art. 35 cod. proc. civ. - che così
assume la configurazione di eccezione riconvenzionale di compensazione.
Riassumendo, sia
l’art. 1243 secondo comma cod. civ., sia l’art. 35 cod. proc. civ., prevedono
che a decidere i contrapposti crediti sia il giudice dinanzi al quale essi sono
contemporaneamente dedotti, mentre il meccanismo previsto dall’art. 35 cod.
proc. civ. è attivabile nel solo caso in cui il giudice del credito principale
non possa conoscere di quello opposto in compensazione.
Pertanto, alla luce
dell’esaminata disciplina, cade anche l’argomento contenuto nella sentenza n.
23573 del 2013 della disparità di trattamento tra credito opposto contestato
nel giudizio sul credito principale e credito opposto già contestato in giudizio
pendente davanti ad altro giudice. La disparità di trattamento non attiene a
fattispecie identiche sul piano processuale; sussisterebbe laddove vi fossero
norme che, contraddittoriamente, prevedessero la possibilità di dedurre un
credito in compensazione non contestato e altre norme che escludessero tale
possibilità per un credito contestato giudizialmente davanti ad un giudice
competente per vagliare entrambe le posizioni.
Né infine alcuna
norma di quelle scrutinate dalla sentenza n. 23573/2013 prevede, in via
analogica, che la causa in cui sia pronunciata condanna con riserva venga
rimessa sul ruolo - il che presuppone sempre la competenza del giudice che ha
deciso con riserva - per verificare l’esistenza delle condizioni della
compensazione e poi sospendere la decisione ai sensi degli artt. 295 o 377
secondo comma cod. proc. civ. in attesa della decisione incontrovertibile di
altro giudice sul controcredito. Senza sottacere che, poiché anche il credito
accertato definitivamente potrebbe essere contestato dal creditore principale
per fatti sopravvenuti, l’attività del giudice potrebbe nuovamente paralizzarsi
se non competente a verificare la fondatezza del fatto sopravvenuto ed egli
dovrebbe nuovamente sospendere il processo in attesa della decisione definitiva
sul controcredito. E poiché nell’attuale regime processuale - art. 42 cod.
proc. civ. - non vi è più spazio per una discrezionale, e non sindacabile,
facoltà di sospensione del processo, esercitabile dal giudice al di fuori dei
casi tassativi di sospensione legale, che, ove ammessa, si porrebbe in
insanabile contrasto sia con il principio di eguaglianza e della tutela
giurisdizionale sia con il canone della durata ragionevole, che la legge deve
assicurare nel quadro del giusto processo (S.U. 14670 del 2003, 23906/2010
22324/2014), deve ritenersi preclusa la configurazione di una nuova ipotesi di
sospensione del processo non prevista espressamente da una norma del rito
civile, nemmeno in via di analogia, come invece ritiene la decisione n.
23573/2013.
10.- Si deve quindi
concludere che le norme di cui agli artt. 34, 35, 36, 40, 295 e 337 cod. proc.
civ., sia che la controversia sull’esistenza del controcredito sorga nel
giudizio sul credito principale, sia che già penda dinanzi ad un giudice di
pari grado o superiore, non rilevano sulla speciale disciplina delineata
dall’art. 1243 secondo comma cod. civ. perché le norme sulla competenza per
accertare l’esistenza del controcredito sono estranee alla compensazione
giudiziale, come da tempo risalente avvertito da questa Corte.
Con la decisione n.
4129 del 1956 si rilevò infatti che: 'Se il convenuto chiede non soltanto
il rigetto della domanda dell’attore per compensazione con un suo credito di
ammontare superiore, ma anche la condanna dell’attore a pagargli la differenza,
ricorre l’ipotesi dell’art. 36 cod. proc. civ. di domanda riconvenzionale che
dipende dal titolo che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione. In
tal caso, poiché la compensazione giudiziale prevista dal secondo comma
dell’art. 1243 cod. civ. è ammessa solo se sussiste la facile e pronta
liquidazione del credito opposto, egli, coordinando gli artt. 35, 36, 112 cod.
proc. civ. deve emettere condanna per il credito principale certo e liquido,
rigettare l’eccezione di compensazione giudiziale, ed iniziare l’istruttoria
per il controcredito, ove competente, ovvero rimettere la causa su di esso al
giudice competente non potendo allo stato il controcredito operare come
compensativo, avendo il convenuto chiesto per esso la condanna dell’attore.
Quindi il giudice, operata la valutazione insindacabile e discrezionale di non
liquidabilità facile e pronta del controcredito, e per tale ragione respinta
l’eccezione di compensazione, deve provvedere sulla domanda riconvenzionale di
condanna per il controcredito'.
11.- Queste Sezioni
Unite, confermano, in conformità alle conclusioni del P.M., il consolidato
orientamento di legittimità e ai sensi dell’art. 363 terzo comma cod. proc.
civ. affermano i seguenti principi di diritto:
A) 'Le norme
del codice civile sulla compensazione stabiliscono i presupposti sostanziali,
oggettivi, del credito opposto in compensazione: liquidità - che include il
requisito della certezza - ed esigibilità. Verificata la ricorrenza dei
predetti requisiti, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per
compensazione - legale - a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e,
accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda.
B) Se il credito
opposto in compensazione è certo, ma non liquido, nel senso di non determinato,
in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice può provvedere alla relativa
liquidazione se è facile e pronta; quindi, o può dichiarare estinto il credito
principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito
liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla
liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.
C) Se è controversa,
nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio
già pendente, l’esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35
cod. proc. civ.) il giudice non può pronunciare la compensazione, né legale né
D) La compensazione
giudiziale, di cui all’art. 1243 secondo comma cod. civ., presuppone
l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la
medesima compensazione è fatta valere, mentre non può fondarsi su un credito la
cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso e prima che
il relativo accertamento sia divenuto definitivo. In tale ipotesi, pertanto,
resta esclusa la possibilità di disporre la sospensione della decisione sul
credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l’invocabilità
della sospensione contemplata in via generale dall’art. 295 cod. proc. civ. o
dall’art. 337 secondo comma cod. proc. civ. in considerazione della prevalenza
della disciplina speciale del citato art. 1243 cod. civ.'.
12.- Sussistono
ragioni per compensare le spese del giudizio di cassazione.
dichiarano inammissibile il ricorso.
363 terzo comma cod. proc. civ. affermano i seguenti principi di diritto:
principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di
controcredito liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del
debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 art. 1243
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 SENTENZA 
 Cass.

 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza

 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

art. 40

art. 295

art. 337
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 35
 art. 1241
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 42
 art. 1243