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81 [ISTAT 1991].
Ha. 5351[ISTAT 1991] / ha. 5311 [SITA 1991].
Sul versante della valle Argentina: Realdo; sul versante della valle Arroscia: Cosio e Mendatica; La Brigue (F), Tende (F).
È composto dagli insediamenti di Carnino, Upega e Piaggia. Annovera nella giurisdizione comunale l'isola amministrativa costituita dal tratto montano che s'inoltra nella valle Pesio fino al monte Gardiola. Tale sito, denominato Le Carsene, di modeste dimensioni, è stato integrato al nuovo comune di Briga Alta con la legge n. 81 dell'8 aprile 1955 [Guglielmotti 1994; Salsotto 1972, p. 52]. Vedi mappa.
La prima attestazione documentaria del toponimo è del secolo XI [Rossi 1878, p. 40] e compare nel 1162, nel 1250 [Lassalle 1995, pp. 34-39] e in vari atti del secolo XIV, sempre nelle locuzioni homines o universitates Brighae, oppure Brigae [Comino e Gazzola 1992, pp.128-129]. Si rinvia inoltre alle ipotesi toponomastiche di Savio 1932 e Massa 1933.
Attualmente inclusa nella diocesi di Nizza, a seguito della fondazione della diocesi di Cuneo (1817) venne annoverata nel nuovo distretto a scapito della più antica diocesi intemelia [Berra 1955]. La diocesi intemelia venne ridimensionata nell'alta val Roya con il riassetto diocesano del 1887, a vantaggio di Nizza e della costituita diocesi di Cuneo, di cui Briga continuò a far parte fino a dopo la seconda guerra mondiale.
Secondo la trascrizione di una pergamena custodita nell'archivio parrocchiale di Tenda, almeno dal 690 sia questa che Briga dipendevano dalla diocesi e dal vescovo di Ventimiglia, a cui il territorio in questione pagava le decime. Durante la seconda metà del Duecento, quando i signori di Provenza ottennero il vassallaggio di Tenda, cercarono di far passare i territori sotto la diocesi di Nizza. Nel 1337 una bolla papale concesse la creazione del vescovado di Sospello, attribuendovi le chiese di Tenda e Briga. In seguito ad accordi intercorsi tra il vescovo di Sospello, il presbitero di Tenda e quello di Briga nel 1402, si posero le basi per il ritorno alla diocesi di Ventimiglia, sancito dalla bolla papale del 1472, che mise termine alla controversia giurisdizionale [Beltrutti 1954, pp. 16-18].
Lo sviluppo plebano in alta val Roya entro l'antica diocesi di Ventimiglia è legato alla diffusione della predicazione benedettina. Alla base di un'ipotesi di fondazione plebana di S. Martino della Briga sta invece l'intitolazione della chiesa, dedicata a San Martino, vescovo di Tours (a. 316-397). Sulla scorta di una testimonianza vicina alla vita del suddetto Santo, questi avrebbe soggiornato presso l'isola della Gallinara, di fronte ad Albenga, dove in seguito sarebbe stato eretto un monastero in sua memoria, [Gastaldi 1991, p. 96, nota 8] : da qui la sua predicazione nelle valli adiacenti e l'origine del culto del vescovo. Altra ipotesi, a cui far risalire la diffusione del cristianesimo in valle Roya, è quella legata all'estensione del distretto di San Dalmazzo di Pedona, condivisa dagli eruditi ottocenteschi [Rossi 1870]. A questo proposito il luogo di San Dalmazzo di Tenda, meglio documentato come convento in valle Roya, tra Briga e Tenda, riproporrebbe sul sito un più antico insediamento. In questo luogo si era avanzata l'ipotesi del martirio di S. Dalmazio, dove appunto fu eretta una prima chiesa [Riberi 1929]. Ma piuttosto gli scavi compiuti a Pedona (presso Borgo San Dalmazzo) confermano la descrizione di un complesso policentrico con funzione sepolcrare relativo al secolo V [Tosco 1996, p. 27]. Per cui l'evangelizzazione dei liguri intemeli attraverso la predicazione di Dalmazio o piuttosto la successiva penetrazione dei monaci benedettini di S. Dalmazzo di Pedona può collegare la presenza della chiesa della Briga al distretto dell'abbazia di Pedona, la cui giurisdizione è documentata intra Tanaro et Stura [bolla papale 1246, Comino 1990, p.17-18; vd. anche scheda Borgo San Dalmazzo].
Per quanto riguarda San Martino della Briga, una iscrizione del 1234 (un elemento di reimpiego collocato a architrave della porta laterale), può essere ricollegata a una prima edificazione della chiesa originaria e all'ampliamento in chiesa collegiata. L'assetto attuale è il risultato degli interventi edilizi tra fine Quattrocento e inizi del Cinquecento, mentre i due portali e i principali decori delle cappelle si susseguono tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento [Thévenon 2011, pp.29-31].
Il territorio devozionale che fa capo alla chiesa collegiata di San Martino della Briga annovera una decina di cappelle campestri [Manno 1891, p. 277].
Si segnalano, tra le presenze laiche di pubblica assistenza, un ospedale e quattro istituti di beneficenza e opere pie facenti capo alle famiglie Alberti, Lanteri, Sassi e Spinelli [Casalis 1834, p. 635]. Il complesso della beneficenza è stato analizzato al filtro della ricostruzione dei diritti di proprietà sui possedimendi fondiari e lasciti testamentari, mettendo in evidenza le fondazioni dotali tardo cinquecentesche di Bernardino Alberti e Giovanni Alberti; oltre a due fondazioni successive, quella degli Arnaldi e quella del generale Lombardo, che rimpiazza quella precedente del generale Lamberti, estinta nel 1911 [Coutteneir-Gastaud, 2011, p. 418].
La situazione ottocentesca della Briga è oggi meglio nota grazie al censimento e alle ricerche di Luc Thévenon, per cui possiamo illustrare più nel dettaglio la presenza ecclesiastica sul territorio [Thévenon 2011, pp. 81-90]. Poichè la collegiata costituisce una matrice dell'attività canonicale e dei lasciti fondativi di altari e cappelle, sia entro lo spazio sacro della chiesa principale che al di fuori di essa, abbiamo scelto d'illustrare il tessuto devozionale a partire dal rapporto con il canonicato maggiore di San Martino. Possiamo osservare dunque una proliferazione di fondazioni sia al di fuori del borgo principale, sia sullo spazio rurale del centro urbano. Da una parte la presenza benedettina e dall'altra quella di famiglie signorili, ma anche notabiliari (v. ad es. Barucchi e Pastorelli) del luogo costituiscono il principale impulso all'erezione di nuove strutture devozionali, che rinviano a una ricchezza economica notevole, restituita in primis sul territorio devozionale con le dotazioni. Dedichiamo spazio quindi alla collegiata, che presenta un sistema canonicale gerarchizzato in prevosto, curato di S.Martino e canonico maggiore e minore che officiano due altre chiese presenti in paese. Tale struttura connota il capitolo collegiale, anche se sono documentati tentativi di espansione in dieci canonicati nel corso del Settecento. La presenza sacerdotale annovera all'inizio del XVIII secolo 24 preti [Thevenon 2011, p. 56]. Gli altari e le cappelle presenti all'interno invece ospitano sia le confraternite, sia l'inumazione dei principali fondatori.
Entro la chiesa collegiata di San Martino possiamo distinguere gli altari e le cappelle, seguendo la disposizione spaziale dell'emiciclo nord, a partire dalla navata destra [Thevenon 1990, pp. 24-35]:
- La cappella del Calvario, di proprietà della famiglia Lanteri, dotata di una pala che illustra la Crocifissione, è ciò che si accosta di più all'influenza pittorica ligure della prima metà del Cinquento [Thévenon 2011, pp. 33-34] e dunque alle relazioni del luogo con la riviera di ponente.
- La cappella delle Sante Maria Maddalena e Marta appartiene a un altro ramo della famiglia, di cui la più importante dotazione è quella del 1767, del reverendo Giovanni Battista Lanteri, del fu Francesco. Il trittico che orna l'altare data la fondazione sempre alla prima metà del Cinquecento.
-La cappella di Sant'Erasmo, della famiglia Spinelli, viene fondata da Bernardino Lascaris, protonotaro apostolico e prevosto della collegiata, la cui inumazione del 1510, viene poi trasferita a fronte dell'altar maggiore.
- La cappella dei Santi Michelangelo e Caterina d'Alessandria, i fratelli De Boeri sono alla base della fondazione del 1620. Il compatronato vede la presenza della compagnia di S. Elmo, dei pastori della Briga, di cui San Michele costituisce un patrono legato alle fiere dell'alpeggio e ai movimenti della transumanza autunnale. La statua lignea del santo risale al secolo XIX . Al di sopra una pala raffigurante il Santo che protegge il gregge dal fulmine è una raffigurazione che si ritrova nelle principali cappelle campestri del territorio brigasco. Nel 1702, la vendita di una porzione dei diritti a Ludovico Rusca fu Antonio, vede una nuova dotazione dell'altare da parte sia dei coniugi Boeri, sia di Luchinetta (o Peirinetta) sposa Sassi, la quale istituisce anche uno dei quattro monti dotali presenti nel luogo della Briga.
- La cappella dell'Annonciazione e della Natività, fondata nel 1481 da Guglielmo De Alberti, è una cappella signorile recante in alto le armi dei consignori della Briga e ornata da una tela attribuita a Ludovico Brea (1510).
- La cappella della Vergine del Rosario, il cui culto si diffonde al seguito della predicazione dei domenicani, si trovava prima del 1755, al posto dell'altare della Santa Croce.
- L'altare maggiore è la cappella dei Conti Lascaris-Ventimiglia e ospitava la sepoltura di Teodoro Lascaris dei Signori della Briga oltre a quella già ricordata di Bernardino Lascaris. La confratermita del Corpus Dominis qui mantiene le luminarie.
- La cappella di Nostra Signora dei Sette Dolori risale probabilmente al rifacimento del 1755-60.
- La cappella di San Spirito è officiata dalla confraternita omonima, che detiene anche un monte di pietà. Dal 1770 è associata a funzione sepolcrale per dotazione della famiglia Barucchi.
- La cappella dell'Immacolata Concezione è stata fondata dalla comunità per un voto a scongiurare il pericolo della peste (1525) e dedicata ai santi Giuseppe e Rocco. Il canonico giurista Giacomo Fenoglio, prevosto della collegiata dal 1617 al 1669, ottiene nel 1641 la cappella a seguito del pagamento di un debito della Comunità. Ne cambia dunque l'intitolazione, a cui affianca S. Sebastiano e Carlo Borromeo. Viene lasciata al cugino Giacomo-Antonio Fenoglio, professore di diritto a Torino e ai suoi discendenti per linea mascolina.
- La cappella di San Giovanni Battista è una fondazione della famiglia Pastorelli, che decora con le sue armi il basamento delle colonne (1593). Domenico Pastorelli dota la cappella dopo essere diventato senatore di Nizza e prefetto di Oneglia.
- La cappella di Nostra Signora delle Nevi venne fondata da Gian Antonio Lascaris, figlio primogenito di Teobaldo dei conti Lascaris-Ventimiglia, che l'aveva dedicata ai santi Luigi e Nicola. In seguito il fratello Petrino l'ha dotata e l'abbellisce con un trittico dedicato a Nostra Signora delle Nevi, commissionato all'artista Sebastiano Fuseri (1507), molto attivo nel monregalese. L'opera era stata concepita in ringraziamento e in riscatto, ottenuti a seguito del coinvolgimento nella congiura e assassinio di Onorato I Lascaris di Tenda. Qui sono inumati Onorato-Raineri, vescovo di Aosta (1594) e Tommaso Lascaris vicario della Briga (1561).
- La cappella del battistero porta le armi della famiglia Pastorelli e attiene all'operazione di restauro e ampliamento intraprese da Domenico tra 1570 e 1578. Il fonte battesimale è stato donato dalla confraternita del Corpus Domini (1575).
Le due confraternite dei penitenti bianchi del luogo sono dette "di sotto" e "di sopra", in relazione alla posizione della relativa cappella, erette all'esterno della chiesa collegiata. La confraternita dell'Assunta e della Santa Croce, risalente al 1395, è affiliata all'arciconfraternita del Gonfalone di Roma, cosa che le permette di ottenere maggior beneficio d'indulgenza. La sua cappella rinnovata nel 1725 è meno appariscente e dotata di quella dei penitenti bianchi dell'Annunziata. Quest'ultima confraternita esibisce sul gonfalone la data del 1611, che potrebbe corrispondere anche alla sua fondazione. L'investimento devozionale nella cappella "di sopra" è impreziosito da una tela cinquecentesca dedicata al cardinale Borromeo e da due reliquari di metà Settecento contenenti resti di San Valentino e di San Martino.
La chiesa secondaria di San Giovanni Battista era sita nel quartiere di Borgo Rico, dipendente dal canonicato maggiore, ma officiata dai padri benedettini di San Dalmazzo. Distrutta dal terremoto del 1887 non fu più riedificata, e oggi ne rimane traccia nell'intitolazione della piazza.
La chiesa dei santi Pietro e Paolo, sita sul rivo destro del Levenza, all'imbocco del paese, era servita dal canonicato minore ed è attestata in un documento del 1313 [Fenoglio 1976].
La cappella di San Filippo Neri e di Nostra Signora delle Grazie è una fondazione conventuale, concessa dal vescovo Promontorio di Ventimiglia al padre Guglielmo D'Alberti nel 1683, che viene officiata da tre chierici regolari. Situata a fianco alla casa del fondatore, alla sua morte passa a privati, ma viene regolarmente officiata dalla collegiata. Oggi è trasformata in residenza privata. La stessa sorte è di un'altra fondazione a titolo privato, situata sulla salita superiore di Borgo Rico. Con testamento del 1713 il capitano Fabrizio Barucchi, erige la cappella di S. Antonio a cui si aggiungono una serie di intitolazioni devozionali sulla base della dotazione successiva del 1720.
Segue dunque, tra Sei e Settecento, l'edificazione di una serie di cappelle familiari e campestri che si disseminano sul territorio rurale. Le due cappelle più antiche sono degli anni Ottanta del Cinquecento. La prima, dedicata a San Valentino è sita nel quartiere omonimo, venne eretta da un testatore della famiglia Fenoglio, che rendeva grazie al suo stesso nome, dopo essere diventato prefetto di Nizza. L'altra, dedicata ai SS. Agostino e Honorato, deve la fondazione allo stesso modo ad Honorato dei Lascaris -Ventimiglia, signori del luogo, dopo esser diventato vescovo di Aosta.
La cappella di Sant'Anna è una fondazione "forestiera". Eretta da Giovanni Vivaldi originario di Taggia, dopo essersi trasferito a Boves nel 1682, gli eredi la cedono al reverendo Bernardino Ruffi che la trasmette all'interno della sua famiglia. Le cappelle campestri di S. Antonio da Padova e di Nôtre-Dame de Lorette sono entrambe fondazioni di metà Seicento, erette dal canonico Giacomo Fenoglio.
La cappella di San Salvatore, sul cammino di S. Dalmazzo, è fondata dalla famiglia Filippi. Mentre sul cammino del colle della Loubaira verso Tenda si trova la cappella di S. Mauro.
La cappella di San Pietro, sulla destra del Levenza, e verosimilmente anche la cappella di San Lorenzo, sulla strada verso Morignolo, sono attibuite alla fondazione del conte Antonio De Lanteri (1629-1707), protonotaro apostolico e primo ambasciatore a Monaco al seguito della principessa Adelaide, sposa del Duca di Baviera. La caratteristica insediativa di questi lasciti devozionali tardo seicenteschi è costituita da una dislocazione delle cappelle rurali lungo percorsi che portano all'esterno del borgo. Mentre la situazione degli insediamenti rurali brigaschi ha un suo proprio tessuto devozionale.
Morignolo, che è l'unica frazione passata alla Francia insieme al borgo della Briga, fonda la sua chiesa nel 1679 grazie alla donazione di Bernardo Lanteri (1679). Oggi ha ottenuto dal vescovo di Nizza funzioni parrocchiali.
Sul versante della valle Argentina l'unica fondazione, risalente probabilmente al XIV secolo, è quella di Sant'Antonio da Padova. La sua posizione era baricentrica rispetto agli insediamenti rurali di Realdo, Borniga e Verdeggia, come illustra meglio una carta del contenzioso dei pascoli tra Briga e Triora del 1669 [A.S.T., Città e Contado di Nizza Briga mazzo 33, fasc. 11]. Ciò potrebbe aver determinato l'investimento devozionale su un unico luogo e in un certo senso connota l'abitato stagionale degli altri centri. La devozione mariana caratterizza invece lo sviluppo delle tre chiese, dedicate a Nostra Signora delle Nevi (Borniga); Nostra Signora dei Carmeli (Verdeggia) e Nostra Signora del Rosario (Realdo), che sono edificazioni tardo ottocentesche da piloni votivi.
Le tre frazioni che oggi costituiscono il comune piemontese di Briga Alta presentano altrettante chiese Ottocentesche a una navata. A Piaggia la chiesa dedicata a San Giacomo maggiore, edificata a metà Ottocento è poi consacrata dal vescovo di Cuneo, insieme a quella di Sant'Anna di Upega, che aveva però all'origine una cappella dei primi del Settecento. Qui una cappella rurale con arredi del XVII secolo attesta una precedente fondazione rispetto alla cappella di San Rocco a Piaggia, interamente ricostruita. Allo stesso Santo è dedicata la chiesa di Carnino inferiore, di cui si hanno notizie di un primo restauro nel 1883. Carnino superiore è costituito da alcuni tetti lungo una via mulattiera che sale alla colla dei Signori. Al di là della colla si sbocca su una prateria detta le Conche di S. Domenico (1935 mt. s.l.m), dove si raggruppano alcune grange denominate Selle di Carnino. Qui si trova la rinnovata Cappella di Sant'Elmo - Chiesetta di Sant'Erim (2005), la cui fondazione si fa risalire almeno al XVI secolo [Allaria-Olivieri-Frazzoni, 2005].
Altre presenze monastiche hanno sul luogo possedimenti e rendite, come attesta il bilancio comunale di antico regime, su cui gravavano censi e altri debiti con i domenicani di Nizza e con il convento di Santa Chiara in Nizza, i quali avevano inoltre beni registrati sul catasto della Briga [A.S.T., Sezioni Riunite, allegato E, Catasto, anno 1702].
Le clausole del Trattato di pace del 1947 consegnarono alla Francia il centro montano del paese storico, affacciato sulla valle Roia, mentre tracciarono il confine italiano sul crinale delle Alpi, tra Liguria e Piemonte, dove si estendenevano le frazioni alpine di Briga, molto popolose ed economicamente prospere [Salsotto 1972, p. 50]. I pascoli di Carnino, Upega e Piaggia sono protostorici e tracce d'insediamenti umani si trovano sia al passo della Mezzaluna sia nell'alta val Tanarello [Beltrutti 1954, p.231]. Vedi mappa.
I pascoli di Carnino, Upega e Piaggia sono protostorici e tracce d'insediamenti umani si trovano sia al passo della Mezzaluna sia nell'alta val Tanarello [Beltrutti 1954, p.231].
I pascoli di Carnino, Upega e Piaggia sono assai antichi: tracce d'insediamenti umani protostorici si trovano sia al Bosco delle Navette sia al passo della Mezzaluna. Una sentenza del 1162 dirime una vertenza territoriale tra Briga e Tenda, discussa presso la corte imperiale di Triora, che attesta inequivocabilmente l'organizzazione comunitaria dei luoghi. Il trattato di divisione dei territori, stipulato a Cuneo nel 1163, definiva l'estensione del territorio brigasco fino alla strada di Cravaluna, sopra Navarne, ai Gias di Malaberga; di qui saliva a Carnino e a monte Cavallo e si spingeva fino alla Guardiola, poco sopra la Certosa di Pesio. Verso la Liguria raggiungeva il colle di Garessio.
Inoltre si citano già tra gli abitanti di questi luoghi le famiglie dei Cotta, degli Alberti e dei Badalone [Struyf 1975, p. 96], proprietari delle terre di Upega e Carnino, che troveremo collocati sui "beni della datione in paga" (1642) [Palmero 1993]. Nel secolo XI, gli uomini di Briga ottennero una carta di franchigia dal marchese Ardoino Glabrione, riconfermata nel 1040 da Ottone e Corrado Conti di Ventimiglia, che concesse loro lo sfruttamento di tale territorio [Rossi 1878, p. 40 ]. È questo il documento più antico emesso a favore degli uomini di Briga, Tenda e Saorgio che menziona le popolazioni della val Roia. II comune piemontese di Briga Alta è di recente creazione: riunisce in pratica tre grossi nuclei insediativi di area alpina formatisi nel corso dei secoli a nord-ovest del territorio brigasco, nella sua parte più alta, . Il nuovo ente si pone a spartiacque tra Italia e Francia, gli stati che hanno partecipato alla frammentazione dell'originario territorio del comune storico di Briga.
Il comune brigasco di antico regime si suddivideva in due quartieri principali: Borgoricco e Borgo Ciambarano, entrambi sulla riva sinistra del Roia, a spartiacque del torrente Riosecco, affluente del Levenza. Inoltre è documentata la presenza di una decina di nuclei abitati che popolavano l'area del Tanarello; in particolare si ricordano "cinque villate": Piaggia, Morignolo, Carnino, Upega e Realdo [Casalis 1834, p. 634]. L'intera popolazione di Briga ammontava, nel 1751, a 2025 persone. All'intendente appariva come una comunità dedita in prevalenza all'allevamento e alla pastorizia, in cui prevalgono i caprini [A.D.A.M., NI FINANCES MAZZO 007 du 01/01/1751 au 31/12/1754, Statistique de la province de Nice, 1751-1754.- Rapport descriptif de l'intendant général Joanini donnant une notice pour chaque communauté, tableaux récapitulatifs].
Gli statuti di Briga, concessi nel 1279, sono segnalati dal censimento degli antichi regolamenti comunali compiuto dal Rossi. Vi si può far riferimento per conoscere la regolamentazione degli alpeggi. Agli uomini di Briga furono poi riconfermati consulatum, libertates et consuetudines quas ante gaudebant dal governatore sabudo in Nizza nel 1426 [Rossi 1878, p. 40]. Sono consultabili in una copia settecentesca di una edizione aggiornata al 1585 [A.D.A.M., Archives communales, La Brigue, Statuts municipaux de La Brigue de 1585. Copie de 1707 (2 Mi 39: 1707; microfilm)]. Statuto comunale 2001. Vedi testo.
L'antico catasto di Briga del 1702 è conservato presso la sezione Camerale dell'Archivio di Stato di Torino (Allegato E). In esso sono accatastati alcuni dei beni appartenenti alla comunità: vi si rintracciano le “alpi” e i beni "della datione in paga" ai creditori della comunità.
Le vertenze territoriali sul fronte del Tanarello hanno prodotto una notevole cartografia [A.S.T., Corte, Paesi Città e contado di Nizza, Briga, Mazzo 32, fasc. 11, Tipo delle sue abitazioni, 12 agosto 1668; A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado di Nizza, Briga, Mazzo 33, n. 8 e 12: Tipo a colori del territorio di Briga confinante con quello di Triora…, 20 agosto 1669; misurazioni settecentesche, in parte presso A.D.A.M.
Data la storia politico-amministrativa di Briga Alta, si segnalano le delibere e i verbali del comune italiano di recente costituzione a partire dal 1950 in poi [A.C.B.]. Altri riferimenti, in particolare per ricostruire la vita politica dell'antica comunità sull'intero territorio, si dispone dell'attività amministrativa di Briga solo a cominciare dal secolo XIX [A.D.A.M., Archives communales, La Brigue].
L'antico comune di Briga aveva un territorio molto vasto, che, con i suoi alpeggi e terre, varcava i limiti naturali di più valli. Compreso tra la val Roia e l'alta valle Argentina, si estendeva lungo l'alta val Tanarello fino al Col di Nava con il bosco delle Navette.
Appartenente alla marca arduinica, il territorio fu incluso nella contea di Ventimiglia, e soggetto a un periodo di dominazione dei conti di Provenza (secolo XIII), ma, a partire dalla seconda metà del secolo XIV, i conti Lascaris dimostrano di esercitare in toto la giurisdizione nell'alta val Roia [Lassalle 1995, pp. 105-107]. Vendettero parte del feudo a Amedeo VIII di Savoia (1388), a causa di traversie familiari. Il riassetto territoriale attuatosi a seguito della formazione dello ssato regionale dei Savoia incluse la val Roia nel vicariato di Sospello (secolo XV), mentre signorie minori e vassalli si contendevano il primato sui domini sabaudi [Casalis 1834, pp. 634-643].
Di provenienza imperiale, ai Lascaris conti di Ventimiglia. Nel secolo XIV, si forma un ramo locale della famiglia, che assume il titolo di conti di Briga e Tenda. Nel corso del secolo XVII, gli Alberti e gli Spinelli di Nizza ottennero l'investitura sui beni e luoghi di Briga, mentre i Lanieri, signori locali, acquisirono parecchi diritti feudali in seguito alla vendita dei beni e redditi del luogo da parte della comunità stessa (1642) [Palmero 1993, pp. 23-24]. Il feudo risulta suddiviso in 12 parti, di cui 6 spettanti al comune. Alla fine del secolo XVII ne possedevano quote i Malopera, i Morozzo, i Toselli, gli Alberti, i Pallavicino, i Blancardi, i Cottalorda, i Dal Pozzo, i Costantini, i Blavet e gli Spinelli [Manno 1891, p. 277].
In seguito all'acquisto della contea di Tenda da parte dei Savoia (1579), la val Roia viene posta sotto l'amministrazione del contado di Nizza -- dal 1610 sede di un senato e di un tribunale d'insinuazione -- trasformato poi in provincia all'epoca delle riforme settecentesche.
Durante il periodo di dominazione francese, la val Roia viene annessa al Dipartimento delle Alpi Marittime, facente capo a Nizza (1792-1815). Vedi mappa.
Con il ripristino delle province piemontesi nell'epoca della Restaurazione, la val Roia e Nizza tornano a far parte del Regno Sardo (1817) fino al trattato del 1860, che sancisce il passaggio di Nizza alla Francia, mentre Briga, Tenda e l'alta val Roia restano piemontesi, incluse nella provincia di Cuneo. Nel 1862 l'antico comune muta il nome in Briga Marittima.
Il referendum plebiscitario, al termine del secondo conflitto mondiale, determina l'annessione del comune di Briga Marittima alla Francia (La Brigue). L'Italia si ritaglia un territorio di confine che va a costituire il comune di Briga Alta, incluso nella provincia di Cuneo [Salsotto 1972, p. 50].
Il comune di Briga Alta nasce ex-novo in seguito agli accordi di pace del secondo conflitto mondiale, sulla base della linea di confine che vede i comuni della val Roia annessi alla Francia, con il problema rappresentato dall'eccezionale estensione di Briga. Gli antichi alpeggi di Upega, Piaggia e Carnino, che costituivano i principali insediamenti del Tanarello soggetti all'antico comune di Briga, dai secoli X e XI erano sfruttati da Tenda e indivisi con Briga. Solo in seguito agli accordi e concessioni del secolo XIII, Tenda cedette a Briga i suoi diritti su quei pascoli.
Dalla spartizione del territorio dell'antica comunità di Briga risulta la costituzione di un comune francese, La Brigue (Briga Marittima), che ricopre i borghi principali del centro montano della val Roia, mentre gli abitati rurali a ridosso del confine internazionale vengono riuniti nel comune di Briga Alta. Il decreto presidenziale del 1954 sancisce minuziosamente le porzioni spettanti a ciascun comune. [Salsotto 1972, pp. 50 sgg.].
Le relazioni dei tecnici del Commissariato per la liquidazione degli usi civici rilevano pascoli ed alpeggi in val Tanarello, in coerenza con il comune di Triora, soggetti a compascuo ed altri usi civici [C.U.C., Provincia di Cuneo, cartella 31]. Attorno al 1930 si procede allo scioglimento della promiscuità sul pascolo del Gias dell'Ortiga tra Briga marittima e Chiusa di Pesio e all'affrancazione dall'uso civico di pascolo in località Marguareis [C.U.C., Provincia di Cuneo, Cartella 31 bis: 25 gennaio 1930]. Anche i boschi del Carnino presso la regione di Viozene vengono affrancati [C.U.C., Provincia di Cuneo, Cartella 155]. Attualmente sono iscritti nella categoria "N", beni alienabili: 611,2277 ha, mentre risultano alienati 1331,2806 ha [C.S. I. Piemonte, 1991].
Il decreto presidenziale del 1954 attesta la comproprietà della regione Sanson-Collardente tra i comuni di Triora, Briga Alta e La Brigue, mentre nel comprensorio delle Navette sussiste una giurisdizione complessa, attribuita in porzioni ai frazionisti di Carnino; ai frazionisti di Upega; a comuni della val Arroscia; all'Opera pia Spinelli con sede a La Brigue. Tale situazione rivela le sue anomalie, poiché si osserva che i territori di proprietari italiani in Francia sono soggetti alle leggi francesi, mentre su quelli francesi in Italia vige la legislazione italiana [Salsotto 1972, pp. 51-52]. Nel 1976 si erige l'isola giurisdizionale delle Carsene a Parco Naturale dell'Alta Val Pesio, poi Parco naturale del Marguareis (2011). [Guglielmotti1994; vd. anche scheda Chiusa di Pesio].
La tesi di Crusi [1978-1979] analizza i documenti di Tenda, che si rivela il fronte principale di tensione in epoca altomedievale. Ovvero: le controversie tra Briga e Tenda riguardano diritti e concessioni su territori alpini, localizzabili nel bosco della Malaberga e sulla montagna della Guardiola [A. S. T., Corte, Paesi, Città e contado di Nizza, Tenda, mazzo 51], ai limiti con il territorio di Robaldo di Garessio. Quest'area, oggetto delle donazioni ai certosini di Pesio, passò poi sotto la gurisdizione del marchese di Morozzo. Oltre alla definizione dei confini con Mondovì e i signori di Morozzo [B. R. T., E-48: lura civitatis Montisregalis, Mondovì 1598, cc. 451-461 (anno 1390)]: sulla base di queste convenzioni avrebbe avuto origine la formazione dell'isola giurisdizionale. Si ha notizia di tensioni sul confine con Ormea nell'area della Viozene [Vd. scheda Ormea]. Tale fronte, in realtà non costituì mai un campo di espansione brigasca, giacché gli attigui alpeggi di Piaggia, Upega e Carnino erano sufficienti a contenere lo sviluppo economico e abitativo del luogo di Briga. Parallelamente, il comune estinse ogni diritto su quelle zone proprio a seguito della donazione alla Certosa. A questo proposito si ricorda che, nel lungo processo di assegnazione dei beni della comunità – 1634-1642 [A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei conti, Articolo 501, Comunità contro particolari] -- non compaiono comunanze o diritti in quell'area. Gli interessi commerciali del paese in età moderna si concentrano quindi nelle località di Piaggia, Upega e Carnino: si spostano decisamente sul fronte ligure-piemontese del territorio brigasco, ovvero verso Realdo e la val Tanarello, soprattutto a seguito dell'ingerenza sabauda lungo la valle Roia. Qui infatti domina Tenda, mentre sulla strada per Nizza s'incontra il centro di Sospello, che cresce in importanza politica ed economica nel corso del secolo XVI.
Tra il secolo XVII e il XVIII, si registrano vertenze territoriali con Triora per lo sfruttamento degli alpeggi del monte Sanson e dei prati di Realdo – in sostanza per la supremazia sull'area del Tanarello, la cui posizione di confine tra stati diventa oggetto di transazioni internazionali [A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado dì Nizza, Mazzo 31, fasc. 2: Testimoniali di descrizione delli confini della Comunità della Briga con li luoghi dello Stato genovese, 14 agosto 1666; Mazzo 32, fasc.l, Copia di diverse scritture seguite fra la Comunità della Briga e quella di Triora; Sentenza arbitrale circa il possesso del Cuneo dell'Abeto e del confine lungo la Valle Vessignana, 15 febbraio 1250; Instrumento di divisione e convenzione del Cuneo di Baldano, 28 giugno 1435; fasc. 4, Testimoniale di descrizione delli confini della Comunità della Briga con li luoghi dello Stato genovese, 14 agosto 1660; fasc. 11: Testimoniali di attestazione dei confini di Briga con Triora, 14 agosto 1668; Ristretto delle prove e delle ragioni di Briga e Triora circa il possesso del Cuneo di Chiairana e Abeto, dell' alpi di Tanarello e Losio, di Morga novella e del Pian Baldano, maggio 1670; fasc. 17, Volume contenente le lettere e istruzioni di S.A.R. e de suoi ministri al Presidente Gonteri a riguardo dei confini de territori della Briga e Triora, lettere 13 e 17 settembre 1670. Mazzo 33, fasc. 7, Factum delle ragioni spettanti alla Comunità di Briga ne' territori controversi; Differenze con Triora per la Comunità della Briga ne' territori controversi: memoriale delle vicende diplomatiche svolte dalle due Comunità fino al 1670; Risposta, motivi di Triora; fasc. 15, Divisione e piantamento dei termini dividenti li territori della Briga e Triora in seguito dell' arbitramento dell'abate di Servient, 6-8 luglio 1671; fasc. 21, Informazioni prese contro i Genovesi..., maggio 1670; fasc. 18, Testimoniali di visita alla bandita di Tanarello, 5 giugno 1673]. Vedi mappa.
Il controllo sull'area era determinante per il traffico commerciale che si snodava lungo la strada che, attraverso la valle Arroscia e Borgo Maro, congiungeva Briga a Oneglia – il cui percorso transitava proprio sui limiti territoriali dei due paesi. Ovviamente, anche questo diventa un motivo di tensione non solo per i furti e le razzie, ma anche per l'imposizione impropria di dazi e gabelle sulle merci [A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado di Nizza, Mazzo 31, n. 1, Instrumento di divisione e convenzione fra le comunità della Briga e Triora per fatto della reciproca franchigia et esenzione de Daciti e Gabelle, 28 giugno 1435; Mazzo 33, fasc. 18, Informazioni prese dal Presidente Gonteri circa i diritti di esenzione di Gabella, c. 83, novembre 1670; fasc. 23, Istanza della Comunità della Briga al sig. Conte e Presidente Richelmi sovra le nove Gabelle imposte da quelli di Triora 3 giugno 1729].
Le vertenze territoriali conoscono una fase di assestamento in epoche recenti, con la costituzione del comune di Briga Alta, anche se non mancano attuali ripercussioni nell'eredità dei pascoli di Upega e Carnino, tenuti dalle famiglie di frazionisti.
A.C.B. (Archivio Storico del Comune di Briga Alta)
A.D.A.M. (Archives Départementales des Alpes Maritimes). Vedi inventario.
A.D.A.M., NI FINANCES MAZZO 007 du 01/01/1751 au 31/12/1754, Statistique de la province de Nice, 1751-1754.- Rapport descriptif de l'intendant général Joanini donnant une notice pour chaque communauté, tableaux récapitulatifs.
A.D.A.M., Archives communales, La Brigue Vedi inventario.
A.D.A.M., Archives communales, La Brigue, Statuts municipaux de La Brigue de 1585. Copie de 1707 (2 Mi 39: 1707; microfilm).
A.S.G.(Archivio di Stato di Genova). Vedi inventario.
A.S.G., Raccolta dei Tipi, disegni e mappe dell'Archivio di Stato di Genova, Cartografia miscellanea, Documenti iconografici estratti, Camera e Finanze, Biblioteca dell'Archivio Camerale, [1]: "Feudorum orae occidentalis cum eorum finibus" (1650 giu. 13 - 1656 ott. 29), "Delineatione de territorii di Mendatica, Cossio e Pornassi del capitaneato della Pieve confinanti con Montegrosso preteso di Savoia fatta a 11 luglio 1653" [Autore: Pier Maria Gropallo]. Vedi mappa.
A.S.G., Raccolta dei Tipi, disegni e mappe dell'Archivio di Stato di Genova, Cartografia miscellanea, Documenti iconografici estratti, Camera e Finanze, Biblioteca dell'Archivio Camerale, [1]: "Feudorum orae occidentalis cum eorum finibus" (1650 giu. 13 - 1656 ott. 29), "Delineatione superficiale de confini di Cossio, Mendatica , Montegrosso, Pornassi della Pieve con la Briga e Tenda di Savoia fatta a 12 luglio 1653" [Autore: Pier Maria Gropallo]. Vedi mappa.
A.S.G., Raccolta dei Tipi, disegni e mappe dell'Archivio di Stato di Genova, Fondi cartografici originari, Mappe e tipi della Repubblica di Genova, Carte riconducibili all'ordinamento originario, HH: "Miscellaneo in involto segnato HH in carta senza tela di diversi tipi come in appresso" (ca. 1668 – 1742), "Triora e Briga" (Note alle segnature: La segnatura 21 HH, riconducibile al più antico ordinamento noto, è posta sul verso della carta, accompagnata dalla seguente intitolazione: "Triora e Briga"; si noti che sempre sul verso è presente segnatura 27 HH riconducibile al medesimo ordinamento, è difficile a dirsi quale delle due sia la più attendibile, tanto che già nell'inventario settecentesco si rilevano problemi di identificazione dei due pezzi. Sul verso è presente etichetta cartacea con nota archivistica ottocentesca del seguente tenore: "Briga. Tipo geometrico relativo alle differenze vertenti tra Triora e Briga, formato dai rispettivi architetti eletti dalle due predette comunità li 12 agosto 1668. Sulla scala di 1/6600".) [Francesco Marualti, architetto deputato dalla Comunità di Briga, autore,Gio Batta Martini, architetto deputato della Comunità di Triora, autore, Luca Capponi, notaio, sottoscrittore]. Vedi mappa.
A.S.G., Raccolta dei Tipi, disegni e mappe dell'Archivio di Stato di Genova , Fondi cartografici originari, Mappe e tipi della Repubblica di Genova, Miscellanea di carte non riconducibili all'ordinamento originario, "Tipo della Viozena fatto dalli infrascritti ingegneri di sua Maestà il Re di Sardegna e della Repubblica di Genova, con l'intervento dell'ingegnere di S. M. Cristianissima" (Note: La segnatura 2, riconducenta alla Pandetta 56 è corretta su precedente 4 stampigliato in rosso. La segnatura 15 presente due volte, manoscritta e stampigliata in nero riconduce al secondo elenco ottocentesco in cui, a tale numero, si legge: "Tipo della Viozena".) [Francesco Gallo, ingegnere di S. M. il Re di Sardegna, autore dell'antigrafo, Matteo Vinzoni, ingegnere della Serenissima Repubblica di Genova, autore dell'antigrafo, Pierre Delanavere, ingenieur de S. M. tres Chretienne, autore dell'antigrafo]. Vedi mappa.
A.S.G., Raccolta dei Tipi, disegni e mappe dell'Archivio di Stato di Genova , Fondi cartografici originari, Mappe e tipi della Repubblica di Genova, Carte riconducibili all'ordinamento originario, MM: Involto MM di tipi consegnati in Archivio dalla Cancelleria (post 1755), "Tipo demostrativo di Verdeggia territorio di Triora Dominio della Serenessima Repubblica di Genova, e di Realdo Territorio della Briga Dominio di Sua Maestà il Re di Sardegna, a tenore della sentenza dell'Abate Servient del 1670" (giu. 1736) [Matteo Vinzoni, autore]. Vedi mappa.
A.S.G., Raccolta dei Tipi, disegni e mappe dell'Archivio di Stato di Genova, Fondi cartografici originari, Mappe e tipi della Repubblica di Genova, Cartograia Miscellanea, Tipo del territorio di Briga (1660-1668). Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte del Genovesato, Triora e Briga, Mazzo 1, "Relatione della Mappa fatta da Brigaschi conforme all'Intelligenza p[er] mede[si]mi / data all'Instrum[en]ti del 1250., et 1435. p[er] verificare li Siti dall'istessi pretesi.".Triora e Briga. 2) Disegno a colori di Triora e Briga, s.d. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte del Genovesato, Triora e Briga, Mazzo 1,Modello dei siti controversi tra Triora e Briga Triora e Briga. 1) "Modello de siti controversi tra Triora e Briga...". A colori. (Nota: Sul verso: "Triora, e Briga N.° / Modello de siti controversi / trà Triora, e Briga ricevuto / con Lett.re dell'Ill.[ustr]e Comm.[issa]rio Generale / p[er] Confini, scritte in S. Remo / sotto li 15 Dec.[emb]re 1666."; "n.° 89"), 1666 (ma vd. Nota). Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte del Genovesato, Triora e Briga, Mazzo 1, "Dichiaraz.[ion]e della mappa de' Brigaschi fatta dal s[ignor] bernardo Salvajo/ Avocato, sopra l'osservazione congetturata dalle lettere ivi poste / p[er] non haver potuto haverla, ne sentito discorrere dalla parte." Triora e Briga. 4) "Modello formato da Brigaschi ..."; 1668. A colori. - "dichiarazione della mappa de Brigaschi". 1668 [Autore disegno originale: Bernardo Salvajo]. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte del Genovesato, Triora e Briga, Mazzo 1, "Relatione della Mappa fatta da Brigaschi conforme all'Intelligenza p[er] mede[si]mi / data all'Instrum[en]ti del 1250., et 1435. p[er] verificare li Siti dall'istessi pretesi."Triora e Briga. 2). Disegno a colori di Triora e Briga, s.d. (ma1688). Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Alpi francesi, Mazzo 1, "CARTE / des / ALPES FRANÇAISES / Réduite dapres celle du / G.al Bourcet, comprenant / le cid.t Haut Dauphiné / et le Comté de Nice". Carta delle Alpi Francesi ridotta da quella del Generale Bourcet, contenente l'Alto Delfinato, ed il Contado di Nizza; sulla Scala di 1/207360; incisa in due fogli, s.d. [Autore disegno originale :Beaublé fils (tratta da una carta di Bourcet); Auore incisioni: Baltard ]. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Tenda, Mazzo 1, Carta contenente Briga, Carnino, Upega e Tenda. Parte I. Carta geometrica in due parti contenente Briga, Carnino, Upega e Tenda, senza Scala e senza signatura, s.d. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e per B, Nizza, Mazzo 1, (v. immagine 1: "Carta Topografica in misura del Contado / di Nizza […]") "Parte Terza / Che comprende parte delle Comunità di Adaluis, di Guillaumes, di Bueil, di Robione, di / Rora, di S. Martino, di Lantosca, di S. Salvatore, di Rimplas, della Valle di Blora, colle / Terre di Corte, quelle di S. Leger, la Croix, Auvare, il Pugetto di Rostan, Rigaud, / Lioche, Pierles, Monce, Maria, Venanson, il Pugetto di Teniers, la Pene de / Chanant, il Tovetto, Thieri, Bairols, Clans, Rocabigliera, Belvedere, Tenda, e parte / delle Comunità della Briga, di S. Antonino, d'Ascros, del Villar, di Masoins, / Tornaforte, della Torre, e di Saorgio". Carta Topografica in cinque parti del Contado di Nizza in cui si comprendono le Terre acquistate e quelle cedute per l'ultimo Trattato delli 24 marzo 1760 con la Francia; il Principato di Monaco ed una parte della Riviera di Ponente; fatta dagli Ingegneri Topografi di S.M. nelli Anni 1762 e 1763; copia dell'Ing. Durieu sulla Scala di 1/19080, 1762-1763, [Autore disegno orignale: Non indicato (ma con l'indicazione: "Originale dai Sig.ri Cantù Durieu ed Avico")]. Vedi mappa.
A.S.T., Carte topografiche e disegni, Carte topografiche per A e B, Dipartimenti, "DÉPARTEMENT / DES / ALPES MARITIMES / Divisé en 3 Arrondissemens / et en 27 Cantons" Carte dei dipartimenti della Dora (n.1), di Marengo (n. 2, 2 bis), del Po (n. 3), della Sesia (n. 4), delle Alpi Marittime (n. 5, 5 bis) (Note: In alto: "N.° 102.", "ATLAS NATIONAL DE FRANCE"), s.d. [Autore incisioni: P.A.F. Tardieu; autore edizione: P.G. Chanlaire, Dumez]. Vedi mappa.
A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado di Nizza, Mazzo 31, n. 1, Instrumento di divisione e convenzione fra le comunità della Briga e Triora per fatto della reciproca franchigia et esenzione de Daciti e Gabelle, 28 giugno 1435.
A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado dì Nizza, Mazzo 31, fasc. 2: Testimoniali di descrizione delli confini della Comunità della Briga con li luoghi dello Stato genovese, 14 agosto 1666; Mazzo 32, fasc.l, Copia di diverse scritture seguite fra la Comunità della Briga e quella di Triora; Sentenza arbitrale circa il possesso del Cuneo dell'Abeto e del confine lungo la Valle Vessignana, 15 febbraio 1250; Instrumento di divisione e convenzione del Cuneo di Baldano, 28 giugno 1435; fasc. 4, Testimoniale di descrizione delli confini della Comunità della Briga con li luoghi dello Stato genovese, 14 agosto 1660; fasc. 11: Testimoniali di attestazione dei confini di Briga con Triora, 14 agosto 1668; Ristretto delle prove e delle ragioni di Briga e Triora circa il possesso del Cuneo di Chiairana e Abeto, dell' alpi di Tanarello e Losio, di Morga novella e del Pian Baldano, maggio 1670; fasc. 17, Volume contenente le lettere e istruzioni di S.A.R. e de suoi ministri al Presidente Gonteri a riguardo dei confini de territori della Briga e Triora, lettere 13 e 17 settembre 1670.
A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado dì Nizza, Mazzo 33, fasc. 7, Factum delle ragioni spettanti alla Comunità di Briga ne' territori controversi; Differenze con Triora per la Comunità della Briga ne' territori controversi: memoriale delle vicende diplomatiche svolte dalle due Comunità fino al 1670; Risposta, motivi di Triora; fasc. 15, Divisione e piantamento dei termini dividenti li territori della Briga e Triora in seguito dell' arbitramento dell'abate di Servient, 6-8 luglio 1671; fasc. 18, Informazioni prese dal Presidente Gonteri circa i diritti di esenzione di Gabella, c. 83, novembre 1670; Testimoniali di visita alla bandita di Tanarello, 5 giugno 1673; fasc. 23, Istanza della Comunità della Briga al sig. Conte e Presidente Richelmi sovra le nove Gabelle imposte da quelli di Triora 3 giugno 1729; fasc. 21, Informazioni prese contro i Genovesi..., maggio 1670.
A.S.T., Corte, Paesi, Città e contado di Nizza, Mazzo 51, fasc. 1, 7 ottobre 1162, cc. 25-26; 5 giugno 1163, cc. 26-27; 25 , giugno 1207, c. 35.
A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei conti, Articolo 501, Comunità contro particolari.
A.S.T., Sezioni Riunite, allegato E, Catasto, anno 1702.
B.N.F., département Cartes et plans, CPL GE DD-2987 (5047,5), Environs de Barcelonette et de Beuil, environs de Coni, Tende et Albenga, [s.n.], 1700-1799, Vedi mappa.
B.R.T., E-48: lura civitatis Montisregalis, Mondovì 1598, cc. 451-461 (anno 1390).
C.U.C., Provincia di Cuneo, cartella 31.
C.U.C., Provincia di Cuneo, cartella 31 bis.
C.U.C., Provincia di Cuneo, cartella 155.
Beltrutti, Giorgio, Briga e Tenda. Storia antica e recente, Bologna, L. Cappelli, 1954
Bordone, Renato, Guglielmotti, Paola, Lombardini, Sandro e Torre, Angelo (a cura di), Lo spazio politico locale in età medievale, moderna e contemporanea. Atti del convegno internazionale di studi (Alessandria, 26-27 novembre 2004), Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2007.
Coccoluto, Giovanni (a cura di), S. Dalmazzo di Pedona, un'abbazia tra Provenza e Pianura Padana, Borgo S. Dalmazzo, Schedario Tecnico Editore, 1990.
Couttenier, Christophe e Gastaud, Bernard, Les Oeuvres pies brigasques et la rectification de la frontière franco-italienne, in La culture de l'échange sur les alpes sud-occidentales, (a cura di E. Gili e B. Palmero), Genova 2011.
Gazzola, Franco Paolo, e Comino, Giancarlo, Indice cronologico degli “Iura venerabilis capitali Montisregalis” e “Iura civitatis Montisregalis”. Presentazione e note critiche, in «Bollettino della società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo», n. 107(1992).
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II territorio brigasco è un'area molto ampia, che si estende su più versanti vallivi: a cavallo tra valle Roia e valle Argentina, comprende anche la val Tanarello. Il comune di Briga Alta è invece di recente e arbitraria creazione. Si costituisce come spariacque tra Italia e Francia, nazioni che, a seguito del Secondo conflitto mondiale, hanno partecipato alla frammentazione dell'originario territorio del comune brigasco. In sostanza, il trattato di pace consegnò alla Francia il centro montano del paese storico, affacciato sulla valle Roia, mentre tracciò il confine italiano sul crinale delle Alpi, tra Liguria e Piemonte, dove si estendenevano le frazioni alpine di Briga, molto popolose ed economicamente prospere [Salsotto 1972, p. 50]. I pascoli di Carnino, Upega e Piaggia sono protostorici e tracce d'insediamenti umani si trovano sia al passo della Mezzaluna sia nell'alta val Tanarello [Beltrutti 1954, p.231].
L'origine del territorio brigasco si può far risalire a una carta di franchigia del marchese Ardoino Glabrione (secolo XI ), riconfermata da Ottone e Corrado, conti di Ventimiglia, nel 1040 [Rossi 1878, p. 40], che consegnava agli uomini di Briga un'area di vasta estensione, ricca di alpeggi e foreste, su cui si sviluppò una florida economia agro-silvo-pastorale. Dall'analisi sommaria del vasto materiale che si conserva sia presso l'Archivio di Stato di Torino sia presso le Archives Départementales des Alpes Maritimes a Nizza (Francia), è possibile identificare un ampio fronte di espansione del comune di Briga, caparbiamente difeso nei secoli come espressione di precisi intenti politici ed evidenti interessi economici. Inizialmente, secondo le concessioni altomedievali, si tenevano pascoli in promiscuità con Tenda, sulle terre di Robaldo di Garessio. Tale fronte è controverso in questo periodo, poiché da una parte i Lascaris, conti di Ventimiglia, dall'altra i Morozzo, signori di Mondovì, cercavano di ottenere consenso tra le comunità a loro soggette elargendo diritti vari. Le convenzioni tra i due comuni limitrofi di Tenda e Briga pattuiscono la spartizione dei boschi di "Malaberghe", siti presso la piaggia di Upega e compresi tra i torrenti Negro e Negrone fino al Tanaro, con esplicito riferimento al transito lungo la via che attraversa la val Tanarello: via de Terrarossa et stratam que dicitur Marencha [A. S. T., Corte, Mazzo 51, fasc. 1, 7 ottobre 1162, cc. 25-26; 5 giugno 1163, ff. 26-27]. È interessante notare che nel secolo successivo cresce l'interesse di Tenda per la valle del Roia, mentre si cerca di rafforzarne la presenza sui territori lungo il Tanaro, cedendo gli usi civici agli abitanti di Cosio e Pornassio, giacché probabilmente i Tendaschi non li frequentano più [A. S. T., Corte, Mazzo 51, fasc. 1, 25 , giugno 1207, c. 35]. Mentre Tenda, appoggiata in questo anche da Briga, fronteggia Limone per il controllo sul transito lungo il Roia, Briga rivendica la sua supremazia su tutta l'area del Tanarello, quell'area che era stata condivisa con Tenda nel secolo X . I signori locali di Tenda, liberatisi dei conti Lascaris, trovano nei Savoia interlocutori politici molto interessati al collegamento viario che passa per il colle di Tenda. Per contro, Briga rivolge decisamente il suo sviluppo sul versante del Tanarello, dove si estendono i suoi alpeggi e dove il circuito della transumanza è facilmente collegato alle grandi fiere annuali di Mondovì e Cuneo. Inoltre di qui parte la "Via Marenca", che, attraverso la valle Arroscia, conduce alla città di Oneglia, direttrice molto prospera per i commerci grazie ai mercati settimanali che si tengono in numerosi paesi collegati dalla strada (Triora, Mendatica, Pieve, Rezzo, Borgo Maro ecc.).
Con l'avvento dei Savoia, ma soprattutto in seguito alla formazione dello stato regionale, la valle del Roia fu oggetto di attenzioni particolari per il suo aspetto di asse di collegamento viario, commerciale e politico verso il mare e verso la città di Nizza. La strategia sabauda realizzò in Nizza un importante centro politico-amministrativo, attraverso il quale si governava un impervio entroterra, a baluardo del regno. In val Roia si rafforzava la vocazione al transito, con la trasformazione dell'angusta strada in un nodo di flussi economici, percorso di transumanza e di approvvigionamento del sale. Mentre i signori e i vassalli presenti nei comuni adiacenti alla strada seguivano il potenziamento sabaudo della direttrice conducente a Nizza -- accaparrandosi i punti di tratta e dogana, nonché i magazzini del sale --, un certo notabilato locale restava legato agli alpeggi e al complesso dei diritti di erbaggio e pascolo connessi con l'economia alpina. Gli interessi dei ceti economici della comunità erano indubbiamente concentrati in val Tanarello. Qui infatti si estendevano i principali pascoli comunali, mentre il commercio aveva una dimensione intercomunale e non era così gravato dai monopoli e dalla fiscalità statale, poiché, grazie alle convenzioni daziarie tra paesi limitrofi, godeva di franchigie. Il governo sabaudo, per parte sua, non disdegnava di certo l'intraprendenza locale, che aveva reso gli insediamenti di Upega, Carnino e Piaggia altrettanti baluardi contrapposti all'ingerenza genovese [Palmero 1995, pp. 507-516].
Nel 1630 la comunità della Briga aveva ottenuto dal duca di Savoia di "far collazione" dei beni pubblici per i debiti contratti con i particolari più abbienti:
a causa dei donativi, delle contribuzioni, delle alloggiate di soldatesche e altri servizi per S.A.R., nel corso della passata guerra del 1589.
Il processo di assegnazione dei beni comunali si protrasse dal 1634 al 1642, con una continua serie di ricorsi. Il patrimoniale del regio fisco obbligava i creditori a presentare gli atti a dimostrazione del debito contratto dalla comunità e, tramite l'estimo di questo, procedeva all'assegnazione dei redditi comunali per un lasso di tempo proporzionato al denaro da restituirsi. I creditori, però, non rispondevano alle convocazioni del tribunale, ma anzi inviavano i loro avvocati difensori e protestavano le stime dei loro crediti. La contestazione, che di fatto rallentò la risoluzione del processo di circa dieci anni, ha tutto l'aspetto di un espediente per protrarre l'usufrutto dei beni comunali. Di fatto, confrontando il catasto del 1702 e gli atti successivi, la pratica sortisce l'effetto di far censire tali beni come "beni della datione in paga e proprietà indivisa tra i 12 frazionisti", che in seguito saranno considerati alla stregua di bene privato, soggetto a trasferimento in eredità, in dote e in vendita.
I beni collettivi di Briga, su base territoriale, risultano (seguendo l'estimo del 26 agosto 1638): le bandite di Tanarello, Losie, Toana, Piaggia; il territorio di Upega con i suoi "herbaggi" e la bandita di Seneca, con diritti di pascolo e facoltà di valersi del bosco di Carnino come combustibile e materiale per costruzione di case e cascine:
[L]a qualità del territorio e bosco del Carnino, con autorità alli particolari di costruire un mulino e un forno, senza carico di macinare né infornare, e con ragione di valersi di tutte le acque che passano in detto territorio, e anche dei letami che verranno dagli ingrassi.
Inoltre, gli:
erbaggi e pascoli di detta Comunità, da vendersi al solito sino a 700 pastori di bestiami minuti, tra i particolari della Briga, e i forestieri con obbligo di pagare per ogni pastore di ovini, dai 54 ai 75 soldi, per ogni capo di bestiame soldi 12 e 6 per gli asini.
E ancora, la:
giurisdizione sopra il luogo della Briga, esclusi i bandi campestri, e comprese le ragioni di caccia, pesca, scanni d'api e raccolta di noci.
L'assegnazione dei beni e redditi di Briga ai suoi creditori si conclude con la sentenza del 23 giugno 1642, che sancisce gli obblighi di pagare i carichi sopra i beni assegnati e farne consegna al catasto insieme alle proprietà individuali.
Sulle terre comunali si è venuta a creare dunque una sorta di proprietà indivisa, su cui avevano diritto determinate famiglie, senza più specifici obblighi di residenza né di appartenenza alla comunità. Il catasto antico restituisce un'immagine molto interessante della comunità e del territorio brigasco: i beni collettivi sono per l'80 per cento inclusi nella proprietà di un ristretto numero di abitanti, mentre il sindaco in carica denuncia per la comunità 4 boschi, la cui estensione è pari a quella del territorio nelle mani dei "frazionisti", che inoltre gestiscono sopra "i beni indivisi" tutti i diritti consuetudinari previsti dagli statuti [Palmero 1992, pp. 740-746].
I boschi rimasti tra i redditi comunali sono situati ai limiti dei comuni di Pigna, Triora e sul versante opposto alla regione di Viozene, sui confini con Ormea. Per opportunità espansionistiche della politica sabauda di età moderna, il fronte di Triora, comune soggetto alla Repubblica di Genova, diretta concorrente politica dei Savoia, raccoglie una conflittualità più marcata [Vd. scheda Caprauna]. Lungo il Tanarello, le controversie con i Trioresi per i pascoli e per il transito lungo la "Via Marenca" vengono risolte, tra episodi di conflitto e misurazioni ufficiali dei confini tra stati [A. S. T., Corte, Paesi, Città e contado di Nizza, Mazzo 33]. Di fatto, l'ex bandita di "Tanarello o Losie", poi denominata, secondo la documentazione delle liti, "Punta Santa Maria", resta ancora ai giorni nostri gravata dagli usi civici di entrambi i comuni di Briga e Triora, che non si decidono all'alienazione perché ciascuna delle due parti hanno avuto sviluppo economico differente: l'area dove esercita i propri diritti Triora è interessata dall'attività di una cava, mentre quella di Briga è lasciata al gerbido [C. U. C., Provincia di Cuneo, cartella 31].
Sugli altri alpeggi, invece, la controversia giurisdizionale tra i comuni si conclude con una strategia di "acquisti", e con il conseguente riconoscimento della proprietà privata. In particolare, i frazionisti di Carnino, tra secolo XVIII e XIX, portano avanti una pratica di riconoscimento della proprietà sui limiti giurisdizionali con Ormea, nella regione detta di Viozene [Vd. scheda Ormea].
Le due anime politico-economiche del grosso paese alpino di Briga hanno trovato espressione recente nella divisione post-bellica di un esteso territorio comunale, che, nonostante la forte presenza di più fazioni politiche interne alla comunità, era rimasto unito per nove secoli. L'anima filo-nizzarda, legata alla strada del sale e in sostanza facente capo agli esponenti del senato di Nizza, che avevano acquisito titoli e proprietà nel centro montano, costituiscono, sotto la Francia, il comune di La Brigue, la cui estensione è limitata alla val Roia. L'anima filosabauda, che si riconobbe nella campagna espansionistica contro Genova e che dominava il flusso commerciale della "Via Marenca", trova l'autonomia amministrativa in una "consociazione" composta dai principali insediamenti alpini di Upega, Piaggia e Carnino, i quali andranno appunto a costituire il comune di Briga Alta in provincia di Cuneo.
Resta ancora un fronte d'analisi per concludere la definizione dell'attuale territorio brigasco italiano, confluito in gran parte nel comune di Briga Alta: l'isola giurisdizionale che rimane tra Mondovì e Chiusa Pesio, tra il Gias dell'Ortiga e la punta Marguareis, in località denominata Le Carsene. Nel 1173 il territorio risulta tra le proprietà della costituenda Certosa di Pesio, che i signori di Morozzo collocano in tale posizione per mantenere il controllo politico sulla zona [Guglielmotti 1995]. Alla fine del secolo XIV, viene fissato per Briga il limite giurisdizionale con i possedimenti della città di Mondovì lungo la Valle Frigida [B.R.T., E-48: anno 1390 (giugno)]. Le caratteristiche di utilizzo di questo territorio, sulla base della conflittualità che ne è scaturita, fanno pensare agli interessi ristretti di una parte esigua della comunità di Briga, riunita nella confraternita di Sant'Elmo, che detiene anche un fabbricato in quella zona. I diritti dei certosini (passati, nel 1912, all'Opera Pia Parroci Vecchi ed Inabili, con sede a Mondovì) e quelli della confraternita sono tutelati con l'alienazione, mentre la pratica di liquidazione degli usi civici scioglie la promiscuità tra i comuni di Briga e Chiusa Pesio [C.U.C., Provincia di Cuneo, cartella 31 bis].

References: sentenza 
 Articolo 501
 Sentenza 
 sentenza 
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 Articolo 501
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