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Timestamp: 2020-04-07 17:49:04+00:00

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Giurisprudenza di merito - Numero 3-2007, March 2007 - Rivista penale - Libri e Riviste - VLEX 458710
Pagine: 313-318
@TRIBUNALE DI PERUGIA 20 luglio 2006, n. 10539. Est. Giangamboni - Imp. Milletti ed altri.
Edilizia e urbanistica - Licenza e concessione edilizia - Opera precaria realizzata su area di proprietà altrui - Mancanza di concessione edilizia - Configurabilità dell'abuso edilizio - Esclusione - Ragioni.
In tema di abuso edilizio, come ora disciplinato dall'art. 44 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, è esclusa la necessità della previa concessione edilizia per opere di carattere precario (nella specie uno sbancamento destinato alla realizzazione, al servizio di un cantiere aperto in forza di regolare concessione, di un passo carrabile destinato a consentire il transito di autocarri, altrimenti impediti ad accedere al cantiere) anche in corrispondenza di un'area di proprietà di un soggetto diverso dal committente dei lavori, salvo il caso in cui l'opera sia realizzata in zona vincolata ai sensi del D.L.vo n. 490/99 nel qual caso è necessaria la prevista autorizzazione paesaggistica essendo irrilevante che la compromissione del vincolo sia realizzata per mezzo di opere stabili o precarie. (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44; D.L.vo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 163; L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 20) (1).
(1) In precedenza Trib. pen. Piacenza, 3 aprile 1995, Guglielmetti, in questa Rivista 1995, 927, aveva affermato che il criterio cui attenersi ai fini della identificazione delle opere precarie, come tali non soggette a concessione edilizia è quello funzionale; quel che rileva non è quindi che l'opera manchi di uno stabile ancoraggio al suolo, ma il fatto che sia o meno destinata a sopperire ad esigenze contingenti e temporanee. In generale, sui requisiti del carattere precario dell'opera non soggetta, come tale, a concessione edilizia, v. Cass. pen., sez. III, 27 settembre 2004, Mandò, in questa Rivista 2005, 1232; Cass. pen., sez. III, 12 marzo 2004, Pieri, ivi 2004, 989 e Cass. pen., sez. III, 10 giugno 2003, Nagni, ivi 2004, 457.
SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO E MOTIVI DELLA DECISIONE. - Con decreto emesso dal P.M. in data 2 agosto 2004, veniva disposta la citazione a giudizio davanti all'intestato Tribunale, nella prescritta composizione monocratica, di Milletti Filippo, Iacovelli Giacomo, Guarnieri Giovanna e Rondoni Mario, chiamati a rispondere, all'udienza del 17 gennaio 2005, delle contravvenzioni indicate in epigrafe.
All'udienza di prima comparizione, verificata la regolare effettuazione delle prescritte notifiche, tutti gli imputati venivano dichiarati contumaci.
In quella sede, respinte le eccezioni preliminari sollevate dalle difese, venivano ammesse le prove orali e documentali dedotte dalle parti.
L'istruttoria dibattimentale prendeva avvio all'udienza del 4 luglio 2005, con l'audizione dei testi Paciotti Gisberto, Caravaggi Marco e Soldati Fabio, proseguendo poi il 24 ottobre 2005 con l'esame di Ricci Riccardo, Billi Stefano, Bellini Silvana, Leombruni Carmen e Morighi Luigi.
Dopo alcuni differimenti intermedi dovuti il primo a motivi di ufficio e il secondo ad impedimento dei difensori, il procedimento perveniva alla data odierna, ove veniva sentito il teste Millucci Enrico, revocato il teste Fagugli, ed infine, esaurita l'assunzione delle prove, dato corso alla discussione.
All'esito, P.M. e difese concludevano come da verbale di udienza e il Giudice pronunciava sentenza come da dispositivo di cui dava lettura.
Gli odierni imputati sono chiamati a rispondere, in concorso tra loro, (il Iacovelli e la Guarnieri in qualità di committenti, il Rondoni in qualità di direttore dei lavori e il Milletti quale titolare della ditta appaltatrice degli stessi) della contravvenzione di cui all'art. 20 lett. b) L. n. 47/85, per aver realizzato, in assenza di concessione edilizia, un accesso carrabile ad un cantiere edilizio, mediante uno sbancamento di circa m. 7 di altezza, in un'area di proprietà dell'Università degli Studi (capo A) e della contravvenzione di cui all'art. 163 D.L.vo n. 490/99 per aver realizzato l'opera in questione in zona vincolata e in assenza della prescritta autorizzazione paesaggistica (capo B).
Il M.llo Paciotti Gisberto, in servizio presso la Polizia Municipale di Perugia, ha riferito di aver proceduto, in data 23 ottobre 2001, a seguito di un fax inviato all'ufficio da parte dell'Università di Perugia, comparto Edilizia Universitaria e Gestione Patrimonio, con il quale veniva segnalata l'occupazione abusiva di un terreno di proprietà della stessa Università, nella zona di via Pascoli, ove venivano eseguiti dei lavori edilizi.
Sul posto, gli operanti avevano riscontrato l'avvenuta esecuzione di uno sbancamento di parte della scarpata ivi esistente, finalizzato alla realizzazione di un passaggio al servizio di un cantiere che era in opera (regolarmente autorizzato) in corrispondenza di una piazzetta retrostante.
Quest'ultimo cantiere era stato aperto in forza di concessione 872 del 27 maggio 1999 ed era finalizzato alla realizzazione di un muro di contenimento sulla proprietà dei coniugi Iacovelli/Guarnieri. Dal cartello apposto in corrispondenza del cantiere, ditta appaltatrice risultava essere quella di Milletti Filippo, mentre direttore dei lavori era il Geom. Rondoni Mario. Page 314
Lo sbancamento realizzato nel terreno di proprietà dell'Università - largo m. 5 circa ed alto m. 4 - serviva a mettere in comunicazione l'area di proprietà Iacovelli con la via Pascoli, in modo di consentire agli autocarri l'accesso al cantiere. Siffatti mezzi, infatti, avrebbero avuto difficoltà pressoché insormontabili a giungere sul posto attraverso le strade già esistenti, essendo le stesse assai strette e tortuose.
Lo sbancamento, avendo determinato il taglio della scarpata, in assenza di qualunque struttura di protezione, era suscettibile di creare, in caso di pioggia, problemi di smottamenti o dilavamenti.
Ciò determinò gli operanti a segnalare la situazione agli Uffici di Protezione Civile, ai fini dell'effettuazione delle opportune indagini geologiche. In seguito, a dire del teste Paciotti, l'area era stata transennata.
La zona era sottoposta a vincolo paesaggistico/ambientale e, sotto tale profilo, lo sbancamento non risultava in alcun modo autorizzato.
Il Geom. Caravaggi Marco - funzionario del Comune di Perugia, Ufficio Concessioni Edilizie - ha confermato le dichiarazioni del teste Paciotti in merito al sopralluogo del 23 ottobre 2001, precisando che, in epoca successiva, il 29 marzo 2002, aveva proceduto - unitamente al Geom. Billi (cfr. anche la deposizione resa da quest'ultimo) - ad un secondo accesso sul posto, in occasione del quale aveva constatato l'avvenuto integrale ripristino dell'area e l'eliminazione dello sbancamento e dell'accesso al cantiere.
L'Arch. Carmen Leombruni, all'epoca dei fatti funzionario dirigente del settore Concessioni Edilizie del Comune di Perugia, dal canto suo, ha dichiarato di aver sottoscritto - a fronte degli accertamenti eseguiti - l'ordinanza n. 129 del 7 dicembre 2001, con la quale veniva ordinato il ripristino dello stato dei luoghi. A seguito di un sopralluogo del marzo successivo, era stata poi verificata la completa ottemperanza a quanto prescritto.
Le produzioni documentali acquisite avvalorano quanto riferito dai testi, consentendo di ritenere provato che le opere descritte nei capi di...

References: art. 44
 art. 163
 art. 20
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza