Source: http://gandalf.it/nodi/censura2.htm
Timestamp: 2020-01-21 12:58:32+00:00

Document:
stupida legge
Anche in inglese e tedesco
Stupida legge,
perversa sentenza
Da sessantadue anni non c’è “censura” in Italia. Non solo la libertà di stampa e di opinione è “sancita” dalla Costituzione, ma è radicata nel costume e nella coscienza civile. Ci sono, tuttavia, fenomeni preoccupanti. La concentrazione di gran parte del sistema informativo in poche mani. Una generale, “centralizzata” miopia della “cultura dominante” che in parte è volontaria manipolazione e in parte inconsapevole ignoranza. Una sorniona, apparentemente benevola, cultura della superficialità e del pressapochismo che tende a inebetire, assopire e assoggettare.
Nell’articolo 3 si dice che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge». Invece no. Ci sono leggi che rendono alcuni cittadini “più uguali degli altri” e varie “corporazioni” che godono di ingiustificati privilegi. Oltre a ogni sorta di limitazioni alla libera attività, economica, sociale e culturale, che si è tante volte detto di voler abolire, ma di fatto rimangono – e, un po’ troppo spesso, peggiorano.
Nell’articolo 21 si dice che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Invece no. Ci sono norme di “autorizzazione” (come altre di varia origine e conseguenza) che si traducono in violazioni della libertà di informazione e comunicazione (generalmente definita “libertà di stampa“, fin dai tempi dello ”statuto albertino”, ma ovviamente estesa a ogni altro strumento o sistema).
Si tratta di una sentenza del Tribunale di Modica, l’8 maggio 2008, che ha definito “stampa clandestina” il sito web dello storico siciliano Carlo Ruta (che era chiuso da quattro anni, perché lo stesso tribunale ne aveva disposto il “sequestro” nel 2004).
Una delle grottesche “anomalie” in quella sentenza è che il sito era definito come “testata giornalistica” perché aveva una “intestazione”. A questa stregua, potrebbe essere considerata “stampa clandestina” qualsiasi lettera pubblicamnente disponibile e scritta su “carta intestata”.
Lascio agli storici della legge, della politica e della cultura il compito di cercare di capire perché, quando era finito il fascismo ed era stata abolita la censura, nel 1948 si fosse emanata una legge di fatto restrittiva della libertà di stampa e in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione.
Mi “azzardo”, invece, a cercare di indovinare perché nell’aprile 2001 sia uscita una mal concepita (e mai efficacemente emendata) legge che “estende” le norme sulla stampa alla comunicazione in rete.
Perché, fra tanti, ci si è accaniti proprio su quel sito? Non mi piace fare “dietrologia” o “processi alle intenzioni”, ma il fatto è che i contenuti “cancellati” e “condannati” trattano di collusioni fra politica e mafia – ed è probabile che l’argomento sia fastidioso per qualche centro di potere. Tuttavia “accontentiamoci” di pensare che sia un “errore” nell’interpretazione della legge. Il fatto rimane che “sbagli” di quel genere sono possibili – e inaccettabili in un paese civile.
Nell’ipotesi (non “dimostrata”) che dietro un’assurda sentenza ci sia la longa manus di qualcuno che vuole sopprimere informazioni e opinioni sgradite, il supposto “censore” si è tirato la zappa sui piedi, perché con l’indignazione e le proteste ottiene l’effetto contrario. Ma questo, ovviamente, non può “giustificare”, né attenuare, la perversità del provvedimento o le storture della legge.
anche da MCreporter il 22 settembre
e da ALCEI l’8 ottobre 2008
Anche rappresentanti della “categoria” giornalistica (che assurde leggi fingono di voler “proteggere”) esprimono forti perplessità su questo “caso” – nella sua specificità come nel suo significato “generale”. Per esempio ci sono queste interessanti osservazioni di Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine del Giornalisti della Lombardia.
«Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme. Come attestano le carte processuali, la periodicità regolare di “Accadeinsicilia” non è stata assolutamente provata. Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto in clandestinità. Un assurdo, evidentemente».
«La gravità della condanna di Modica va comunque ben oltre gli scenari di riferimento, recando un naturale riscontro nell’attuale situazione politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall’articolo 21 della Costituzione. Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. È quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente».
Benché “tardiva”, come tutte le “proteste” su questo e altri casi, la “presa di coscienza” dimostra che finalmente si comincia a capire come le molteplici forme di repressione della rete siano una seria minaccia per la generale libertà di informazione e di opinione – e come i tanti travestimenti non bastino a nascondere il fatto che si tratta di censura.
Nonostante le persecuzioni, Carlo Ruta
continua la sua attività in rete.
Il suo nuovo sito si chiama Le inchieste.
Ci sono altri casi, non meno allarmanti,
come quello segnalato da Punto Informatico
il 10 giugno 2008 (un sequestro derivante
non dalla legge sulla “stampa clandestina”,
ma da una denuncia per “diffamazione”).
Lascio agli esperti in materia legale il compito
di analizzare specificamente questo caso, ma pare
che il giornalista “incriminato” sia stato assolto
e comunque il suo sito è ritornato in attività.
Ma il sequestro c’è stato – e rimane inaccettabile
l’assurda prassi di cancellazione “preventiva”
senza alcun accertamento di un’ipotizzata trasgressione.
“libertà e censura”

References: sentenza

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