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Timestamp: 2019-08-21 18:26:26+00:00

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Isola Pulita: February 2018
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Pensioni, cosa non va nella sentenza della Corte costituzionale sulla perequazione - Formiche.net
Pensioni, cosa non va nella sentenza della Corte costituzionale sulla perequazione
Michele Poerio e Carlo Sizia
Ma anche accettando la “disinvoltura irrituale” della efficacia retroattiva di una legge successiva (come risultano essere sia la legge 147/2013, sia la legge 109/2015, rispetto al biennio 2012 e2013), il decreto Poletti-Renzi, anche laddove mostra di dare attuazione, parziale e tardiva, ai principi della sentenza 70/2015, incorre nei seguenti abusi: 1) rispetto alle variazioni ISTAT certificate nel 2012 (+ 2,7%) e nel 2013 (+ 3%), ai pensionati tra 3 e 4 volte il minimo INPS è stato riconosciuto a titolo di perequazione solo il 40% (rispetto al 95% della legge 147/2013); ai pensionati tra 4 e 5 volte il minimo INPS solo il 20% (anziché il 75%); ai pensionati tra 5 e 6 volte il minimo INPS solo il 10% (anziché il 50%, sempre ai sensi della legge 147/2013); 2) nessuna indicizzazione è stata riconosciuta, per il biennio 2012-2013, ai percettori di pensioni oltre le 6 volte il minimo INPS, confermando così pienamente, per questo aspetto, l’illegittimità costituzionale dell’art 24, c. 25, della legge 214/2011 (già sancita dalla sentenza 70/2015 della Corte, che non fa alcun “distinguo” circa l’applicabilità dei principi costituzionali, come richiamati e ribaditi, per i diversi importi delle pensioni in godimento), a fronte di una piena e confermata indicizzazione del 100% solo per le pensioni fino a 3 volte il minimo INPS; 3) il decreto 65/2015, nato per sostituire una norma illegittima, dichiarata incostituzionale ed avente in origine efficacia biennale, non si limita ad avere un effetto retroattivo sul biennio 2012-2013, ma ha addirittura una efficacia procrastinata nel tempo, infatti incide sul “trascinamento” degli adeguamenti parziali e tardivi concessi ai percettori di pensioni tra 3 e 6 volte il minimo INPS, che vengono infatti raffreddati e contingentati, nel 2014 e 2015 (al fine dei successivi incrementi) al 20% dei miglioramenti perequativi già concessi nel biennio precedente (con abbattimento quindi dell’80%) ed al 50% (con abbattimento percentuale quindi di pari importo) dal 2016 e per gli anni successivi. Insomma non si era mai visto, in materia di indicizzazione, un “go and stop” di questo tipo, con il paradosso che solo i pensionati tra 3 e 6 volte il minimo INPS hanno avuto un riconoscimento, a titolo di perequazione, negli anni 2016 e 2017, quando tutti gli altri pensionati non hanno avuto benefici in ragione del fatto che il tasso di svalutazione e rivalutazione è stato riconosciuto, per entrambi gli anni, in misura dello 0%. L’anomalia anzidetta è dipesa solo dai “pasticci” del duo Renzi-Poletti, che hanno calpestato grossolanamente la sentenza 70/2015, finendo per restituire ai pensionati circa il 10% di quanto loro maltolto nel biennio 2012-2013; 4) non una parola, infine, è stata spesa, nella legge 109/2015, su interessi e rivalutazione, pur dovuti sulle somme percepite in ritardo (dal 2015 in poi, anziché nel 2012 e 2013) dai pensionati in questione.
Secondo aspetto: afferma il comunicato stampa che la Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del Salva Italia annullate nel 2015 con tale sentenza (ndr: la n. 70/2015) – la nuova e temporanea disciplina realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze di finanza pubblica.
che la disciplina di cui al d.l. 65/2015 non è “nuova”, certamente per i pensionati oltre le 6 volte il minimo INPS, infatti è esattamente rimasta quella vecchia ed illegittima della legge Fornero, censurata dalla sentenza 70/2015;
e neppure può definirsi “temporanea”, infatti gli effetti penalizzanti dei provvedimenti in esame (de-indicizzazione totale o parziale delle pensioni) incidono in modo permanente sulla misura delle pensioni in godimento per tutta la vita residua dei pensionati stessi, aventi cioè misura dell’assegno previdenziale di importo lordo oltre le 3 volte il minimo INPS;
che i pensionati penalizzati dalla legge Fornero, e dal decreto 65/2015, sono in buona parte quelli stessi già colpiti nel 2008, e poi ancora nel 2012 e 2013 (con indicizzazione azzerata), e nuovamente dalla limitazione, in misura del 40-45% sul valore complessivo della pensione, rispetto agli indici pieni di rivalutazione, nel 2014, 2015, 2016, 2017, 2018 (8 anni nell’arco di 11 anni, a legislazione vigente, quindi il 72% del periodo);
e poi, come può definirsi “non irragionevole” il “bilanciamento”, riferito solo ai pensionati oltre le 3 volte il minimo INPS, tra i diritti dei pensionati stessi e le esigenze di finanza pubblica? Ci vuol proprio una bella dose di ipocrisia fare riferimento al criterio, improprio ed indiretto, della “non irragionevolezza”, rispetto ai criteri della ragionevolezza e della proporzionalità, che finora (in decine di sentenze fondamentali della Corte) hanno sempre rappresentato il “faro” per gli orientamenti ed le decisioni in materia previdenziale;
ci vuol anche un bel “coraggio” nel non vedere l’effetto discriminante prodotto dal d.l. 65/2015, che si manifesta sia all’interno della stessa categoria dei pensionati, che hanno avuto nel tempo un analogo regime previdenziale (calcolo della pensione con meccanismo totalmente o prevalentemente retributivo, a prescindere dal fatto che siano stati gratificati o no dal mantenimento della indicizzazione, realtà che evidentemente è sfuggita alla Corte), sia tra i pensionati ed i titolari di redditi non da pensione, ma di analogo importo. Inoltre i criteri della deindicizzazione sono capricciosi (quindi arbitrari), infatti distinguere tra fasce di importo delle prestazioni indicizzate, e fasce totalmente escluse, può determinare (come determina) il paradosso secondo cui chi ha avuto nella vita lavorativa lavoro più qualificato e maggiori retribuzioni e contribuzioni previdenziali, può poi trovarsi a godere di una misura inferiore di trattamento pensionistico, scardinando così l’altro principio costituzionale (oltre all’adeguatezza, di cui all’art. 38 Cost.), cioè quello che prevede la necessaria proporzionalità tra retribuzione goduta e pensione maturata, intesa come retribuzione differita (art. 36 Cost.). E come può il Prof. Prosperetti svilire significati e valori dei diritti acquisiti, quando l’istituto della pensione rappresenta proprio la “summa” dei diritti acquisiti, derivanti da una vita di lavoro e da adeguate contribuzioni previdenziali?
E come è possibile e giustificabile che lo Stato, per tentare di correggere i propri “errori” di bilancio, si rivalga sui diritti acquisiti e consolidati dei pensionati (categoria debole, per definizione), anche a costo di vilipendere la Costituzione, piuttosto che evitando gli sprechi e le regalie (di tipo elettoralistico, ad esempio, come sono l’orgia di bonus introdotti dal Governo Renzi, che rappresentano quanto di più discrezionale e discriminante possa esistere, mentre si negano i diritti veri, dai rinnovi dei contratti all’adeguamento delle pensioni), nonché combattendo la corruzione politica (che è tanta parte della mala-gestione della cosa pubblica), l’evasione, le ruberie, le tangenti, le complicità, i privilegi ingiustificati, gli illeciti arricchimenti, la illegalità diffusa, ecc.? Ognuno degli obiettivi anzidetti sarebbe in grado di acquisire allo Stato risorse ben maggiori di quelle che possono derivare dal “tassare due volte” i pensionati che, lo ricordiamo, hanno già il carico fiscale più alto in Italia (IRPEF, patrimoniali vere o mascherate, addizionali regionali e comunali, ecc.), come nei confronti degli altri Paesi europei, senza peraltro godere di alcun riguardo fiscale, con riferimento ai titolari di pensioni medio-alte, i più tartassati. E che beneficio ha prodotto il sacrificio imposto ai pensionati in questi anni, in particolare nel biennio 2012-2013, rispetto al nostro deficit annuale, ovvero rispetto alla montagna del debito cumulato negli anni, entrambi accresciuti durante il Governo Monti-Fornero?
La Corte, inoltre, si lascia trascinare dai cattivi legislatori in una sorta di “trappola”, quando cioè pare giustificare un criterio “di tipo reddituale” a sostegno del blocco della indicizzazione delle pensioni di maggiore importo, assimilando di fatto (anche se non in modo esplicito) la loro mancata rivalutazione ad una pretesa tributaria, ma in questo caso non sarebbero rispettati i due principi costituzionali (di cui all’art. 53 della Cost.), cioè la necessaria “universalità” del prelievo e la progressività dello stesso, infatti, nel caso di specie, c’è chi concorre, e chi no, alle necessità dello Stato e non c’è traccia di “progressività” tra chi percepisce il 100% della rivalutazione dovuta delle pensioni e chi lo 0%, o ancor meno dello 0%, essendo intaccato (con il cosiddetto “contributo di solidarietà” di tipo espropriativo, in aggiunta alla mancata indicizzazione) non solo il reale potere d’acquisto delle pensioni, ma addirittura incisa la misura nominale della pensione maturata e già sacralizzata con decreto dell’Ente gestore (INPS, ex INPDAP);
infine, l’obbligo costituzionale di cui all’art. 81 della Cost. (cioè il pareggio annuale di bilancio) preesisteva alla sentenza 70/2015, e le norme costituzionali di cui agli artt. 3, 36, 38, 53 e 136 sono le stesse in vigore ai tempi della sentenza 70/2015, come del decreto 65/2015, quindi delle due l’una, e cioè la sentenza 70/2015 non rispetta fedelmente principi e valori costituzionali vigenti, ovvero (come noi crediamo) non li rispetta il decreto 65/2015. E tuttavia la sentenza della Corte del 25/10/2017 tenta di conciliare l’inconciliabile, cioè di realizzare la quadratura del cerchio, vale a dire respingendo le censure di incostituzionalità del decreto 65/2015, sollevate da una quindicina di giudici delle diverse Corti regionali dei Conti del nostro Paese, a seguito di migliaia di nostri ricorsi e diffide.
Inoltre è giusto porsi anche il problema dei criteri di nomina dei giudici costituzionali che avviene,per lo più, secondo criteri di discrezionalità politico-partitica. Sarebbe infatti inquietante pensare che la recente “capriola” fatta dalla Corte costituzionale, su identica materia, avvenuta a distanza di poco più di due anni, sia dipesa solo dalle nomine dei Prof.ri Augusto Antonio Barbera e Giulio Prosperetti (avvenute nel dicembre 2015, mediante elezione parlamentare), dopo che gli stessi avevano pubblicamente criticato la sentenza 70/2015. Ma in questo modo la Corte perde ogni credibilità, se insegue l’input politico, sconfessando se stessa; se rinuncia al suo ruolo istituzionale di controllo sulla correttezza e coerenza del divenire legislativo in rapporto ai principi costituzionali; se interviene ex post a “coprire e giustificare” ogni disinvoltura dei legislatori; se i giudici “leggono” la Costituzione con gli occhiali della loro “parte” politica o convenienza partitica, ecc.
Ciò nonostante noi della CONFEDIR e della FEDER.S.P.eV. ( Federazione Sanitari Pensionati e Vedove/i) rimaniamo in campo a testimoniare valori e principi costituzionali, più e meglio forse degli attuali giudici, allarmando doverosamente la categoria rappresentata, specie in prossimità delle prossime elezioni politiche, con il grido: tremate pensionati, i “barbari” son tornati!
Speriamo ora che, almeno in Europa, le magistrature competenti, cui ci rivolgeremo, non abbiano subìto e non subiscano la stessa velenosa contaminazione, patita dalla nostra Corte, da parte della cattiva politica, capace di distruggere diritti e principi, indistintamente a danno di persone giovani o anziane.
Prof. Michele Poerio, Segretario generale CONFEDIR e Pres. Naz. FEDER.S.P.e V.
Dott. Carlo Sizia, Direttivo Naz. FEDER.S.P.e V.
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2018 23 FEBBRAIO CONTRIBUTO PER GLI ASILI NIDO NEI COMUNI SICILIANI
Avviso pubblico per la presentazione delle istanze da parte dei comuni della Sicilia per la concessione di contributi per il sostegno della spesa per la gestione ordinaria del servizio di asilo nido o micro nido comunale finalizzato alla riduzione delle rette a carico delle famiglie dei bambini iscritti e per quella derivante dalla apertura del nuovo servizio di nido o micro nido comunale o dalla implementazione di uno esistente.
Art. 1 Premessa In data 30 giugno 2017 è stato sottoscritto il documento di programmazione dall’Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, dal dirigente generale del Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali e dall’ANCI regionale, con il quale la Regione siciliana ha individuato le linee di intervento regionale e le modalità di utilizzo della somma assegnata a seguito della Intesa Conferenza Unificata Rep. 56/CU del 7 maggio 2015 di € 8.065.500,00 per il rilancio del piano per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Tale documento è stato poi approvato con il D.A. n. 1770 del 30 giugno 2017 ed è stato valutato positivamente e, quindi, apprezzato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali di intesa con il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
A seguito di ciò, ai sensi del comma 2 dell’art. 4 della succitata Intesa, è stata erogata alla Regione siciliana l’anticipazione del 70% della somma assegnata pari ad € 5.645.850,00, mentre il saldo avverrà contestualmente alla verifica periodica sullo stato di attuazione del programma. Con il presente avviso di dispone, quindi, l’attivazione delle due linee di intervento individuate nel succitato documento di programmazione che riguardano in entrambi i casi un contributo per la riduzione dei costi di funzionamento dei servizi di nido o micro nido a titolarità pubblica comunale.
Art. 2 Oggetto dell’intervento Oggetto dell’intervento saranno asili nido o micronido comunali secondo due tipologie :
Art. 3 Finalità, soggetti abilitati a presentare la domanda e durata del programma delle attività
A. Contributo straordinario per il sostegno della spesa per la gestione ordinaria del servizio a titolarità pubblica finalizzato alla riduzione delle rette a carico delle famiglie. L’intervento riguarda la concessione di un contributo straordinario per il sostegno delle spese di gestione a carico dei comuni finalizzato alla riduzione delle rette a carico delle famiglie dei bambini I soggetti beneficiari che potranno presentare istanza sono i comuni dell’Isola che si trovano almeno in una delle seguenti condizioni:
Tali comuni, ovviamente, devono essere già dotati del servizio funzionante di asilo nido o micro nido comunale. Il contributo sarà finalizzato alla riduzione delle rette a carico delle famiglie solamente per l’anno solare in corso per i soggetti beneficiari che presentano le condizioni di cui al superiore punto a) e per lo stesso anno e il successivo per i soggetti beneficiari che presentano le condizioni di cui ai superiori punti b) e c).
C. Contributo straordinario per la riduzione del costo del servizio a titolarità pubblica comunale derivante dalla apertura del nuovo servizio o dalla implementazione di uno esistente. L’intervento riguarda la concessione di un contributo straordinario per la riduzione del costo del servizio a titolarità pubblica comunale derivante dalla apertura del nuovo servizio o dalla implementazione di uno esistente. Il contributo riguarderà solamente le spese da sostenere per la parte dell’anno educativo in corso e, se richieste, per il successivo. I soggetti beneficiari che potranno presentare istanza sono tutti i comuni dell’Isola. Sia per la tipologia “A” che quella “B”, non saranno ammissibili a contributo spese per la fornitura di attrezzature e arredi e per lavori seppur di modesta entità e, quindi, le istanze che presentano, anche solo in parte, tali spese saranno ritenute inammissibili a contributo.
Art. 4 Limitazioni, eccezioni e prescrizioni Ciascun comune potrà presentare una sola istanza per ciascuna delle due tipologie di intervento, “A” e “B”. Per l’ azione “B” l’istanza farà riferimento ad una singola struttura, mentre l’ azione “A”, ovviamente, potrà fare riferimento a più strutture. Solo nel caso dell’azione “B” i comuni di Palermo, Catania e Messina, considerata la dimensione territoriale e la quantità dei soggetti residenti nella fascia d’età oggetto dell’intervento, potranno al massimo presentare due istanze. Chiaramente il contributo regionale, per tutte e due le azioni, non potrà riguardare iniziative per le quali il comune ha fatto già richiesta e/o risulta beneficiario sul PAC P.N.S.C.I.A. (Piano nazionale Servizi di Cura Infanzia e Anziani).
Solo per la tipologia “B” si potranno invece integrare le medesime azioni sia in termini di ampliamento della utenza che di estensione temporale con le modalità che andranno poi concordate e condivise con l’Autorità di gestione del Programma. Le richieste non potranno riguardare strutture inserite nel programma finanziario regionale approvato con il D.D. n. 1508 del 18 ottobre 2013, ancora in corso, nell’ambito del quale sono state inserite iniziative per le quali i comuni già sono destinatari di un contributo in conto gestione per l’avvio del servizio o la sua implementazione per tre anni.
Art. 5 Dotazione finanziaria ed entità massima del contributo Il presente avviso presenta una dotazione finanziaria pari ad € 7.904.190,00. Sia per la tipologia di intervento “A” che per quella “B” il contributo massimo concedibile è di € 120.000,00. Mentre per la tipologia “A” il contributo sarà commisurato alla riduzione del costo a carico delle famiglie rispetto a quanto ridefinito ai sensi di legge, per la tipologia “B” il contributo potrà riguar dare l’intero costo del servizio, se nuovo, o della sua implementazione, se esistente, ovviamente al netto della compartecipazione alla spesa delle famiglie prevista dalle tariffe individuate dal regolamento comunale per l’accesso al servizio.
Tenuto conto che il comma 2 del succitato art. 3 vincola la ripartizione del fondo regionale alla distanza misurata in percentuale del dato di presa in carico dell’utenza in regione rispetto al dato medio nazionale del 13,5% (fonte ISTAT), la Regione Sicilia avendo una distanza di oltre 3 punti percentuali rispetto alla succitata media nazionale, può utilizzare solo un quarto della succitata dotazione finanziaria per l’azione “A”, destinando la rimanente parte alla azione “B”.
Quindi, per la tipologia “A” sono riservate risorse per € 1.976.047,50 mentre per la tipologia “B” sono riservate le rimanenti risorse per € 5.928.142,50. Nella considerazione che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, competente per il Fondo in questione, ha disposto, ai sensi del comma 2 dell’art. 4 della Intesa, l’accreditamento del 70% della quota prevista per la Regione siciliana, il presente avviso avrà quale immediata copertura finanziaria la somma disponibile di € 5.532.933,00, di cui € 1.383.233,25 per la tipologia “A” ed € 4.149.699,75 per la tipologia “B”, fermo restando lo scorrimento dei progetti selezionati quali ammissibili ad avvenuto accreditamento del rimanente 40% del Fondo.
Art. 5 Documentazione da presentare A. Per la tipologia A “Contributo straordinario per il sostegno della spesa per la gestione ordinaria del servizio a titolarità pubblica”:
1. istanza a firma del rappresentate legale del comune dove si specifichi l’entità del contributo richiesto rispetto al costo da sostenere e all’eventuale compartecipazione alla spesa degli utenti, precisando a quale delle tre distinte fattispecie (a), b) e c)) previste dall’art. 3, lett. A. del presente avviso il comune appartenga;
2. atto deliberativo della giunta comunale di approvazione della iniziativa;
3. per i beneficiari ricadenti nella fattispecie di cui al superiore art. 3, lett. a) certificazione e relativa tabella di strutturale deficitarietà del comune afferente gli esiti del penultimo conto consuntivo, causa di tale deficitarietà. Tale certificazione e, quindi, tale condi - zione verrà verificata dai dati presenti nel sito del Ministero dell’In - terno;
4. per i beneficiari ricadenti nella fattispecie di cui al superiore art. 3, lett. b) deliberazione stato di dissesto finanziario e adozione del relativo piano di risanamento dei conti;
5. per i beneficiari ricadenti nella fattispecie di cui al superiore art. 3, lett. c) documentazione attestante l’aver fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dal medesimo articolo avvalendosi della facoltà di deliberare le aliquote o tariffe nella misura massima prevista dal comma 1, art. 243 bis, del T.U.E.L. a causa della sussistenza di squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario;
6. attestazione del rappresentante legale in merito a non aver richiesto o acquisito altri contributi per le medesime finalità oggetto della richiesta;
7. formale impegno del rappresentante legale in merito al mantenimento in funzione del servizio e relazione in merito al costo del servizio, alle modalità ed entità di riduzione delle tariffe previste per le famiglie mediante l’utilizzazione del contributo richiesto in rapporto alla durata del programma per cui si chiede tale contributo (si richiama l’attenzione a quanto stabilito all’art. 3, lett A. e B., per la durata del programma);
8. relazione a cura del funzionario responsabile in merito al servizio di nido o micro nido in funzione dal quale si evinca:
a) il numero di iscritti e la fascia d’età, con la distinzione in piccoli, medi e grandi;
b) modalità di gestione;
c) il numero di personale e la qualifica, specificando quale comunale e quale in convenzione;
d) giorni di apertura e orari;
e) le attività svolte e il progetto educativo, specificando eventuali servizi aggiuntivi;
f) costo del servizio, distinto per macro voci, entità e modalità di individuazione delle tariffe e della graduatoria per l’accesso al servizio in coerenza con la documentazione di cui al punto 6.
B. Per la tipologia B “Contributo straordinario per la riduzione del costo del servizio a titolarità pubblica comunale derivante dalla apertura del nuovo servizio o dalla implementazione di uno esi - stente”:
1. istanza a firma del rappresentate legale del comune dove si specifichi l’entità del contributo richiesto rispetto al costo da sostenere e all’eventuale compartecipazione alla spesa degli utenti;
2. atto deliberativo della giunta comunale di approvazione della iniziativa; 3. attestazione del rappresentante legale in merito
a non aver richiesto o acquisito altri contributi per le medesime finalità oggetto della richiesta e che l’iniziativa non è stata inserita nella scheda intervento presentata per il secondo riparto del PAC P.N.S.C.I.A. Servizi di Cura “Infanzia”;
4. planimetria dei locali con la individuazione della destinazione degli spazi e attestazione a cura del responsabile del settore tecni co in merito al rispetto degli standards strutturali regionali vigenti con particolare attenzione al rapporto degli spazi con il numero di utenti massimo fissato;
5. progetto redatto a cura del responsabile del servizio e sottoscritto dallo stesso in merito al servizio da attivare o da implementare dal quale si evinca:
a) il numero di utenti e la fascia d’età, con la distinzione in piccoli, medi e grandi;
c) il numero di personale e la qualifica in rispetto a quanto previsto dagli standards organizzativi regionali vigenti;
e) le attività svolte e il progetto educativo, specificando eventuali servizi aggiuntivi, il costo del servizio, distinto per macro voci, entità e modalità di individuazione delle tariffe e della graduatoria per l’accesso al servizio.
Sia per la tipologia A che per la B l’assenza di uno dei documenti o dei contenuti richiesti costituirà causa di inammissibilità.
Art. 6 Modalità di presentazione dell’istanza Le istanze, corredate da tutta la documentazione necessaria, dovranno pervenire entro e non oltre 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana alle ore 13,30 presso lo stesso in busta chiusa e saranno indirizzate al Servizio 6 “Politiche della famiglia e giovanili”, Assessorato della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, via Trinacria nn. 34/36, Palermo con la dicitura “Avviso pubblico per la presentazione delle istanze da parte dei comuni della Sicilia per la concessione di contributi per il sostegno della spesa per la gestione ordinaria del servizio di asilo nido o micro nido comunale finalizzato alla riduzione delle rette a carico delle famiglie dei bambini iscritti e per quella derivante dalla apertura del nuovo servizio di nido o micro nido comunale o dalla implementazione di uno esistente”.
Ai fini del rispetto del suddetto termine non farà fede il timbro postale bensì il timbro datario apposto sulla busta dall’Ufficio dell’URP del Dipartimento con l’aggiunta dell’orario se la busta sarà pervenuta l’ultimo giorno utile.
Laddove l’ultimo giorno utile dovesse cadere di sabato o domenica la scadenza verrà ovviamente postergata rispettivamente ai due giorni o un giorno successivo. Ogni comune può presentare una sola istanza e per una sola delle due fattispecie oggetto dell’avviso. Solo nel caso della tipologia di intervento B i comuni di Palermo, Catania e Messina, considerata la dimensione territoriale e la quantità dei soggetti residenti nella fascia d’età oggetto dell’intervento, potranno al massimo presentare due istanze. Non sarà ammessa integrazione di documentazione alla sca - denza del suddetto termine.
Art. 7 Modalità di selezione delle istanze La modalità di selezione per la tipologia “A” avverrà i seguenti criteri :
a) maggiore valore del rapporto percentuale tra i bambini iscritti all’ultimo anno educativo trascorso (2016/2017) alla data del 31 dicembre 2016 e i bambini residenti nella fascia d’età 0 - 2 anni (0 - 36 mesi) come da ultimo dato ISTAT disponibile.
b) a parità di valore percentuale sulla presa in carico si adotterà il maggiore valore del rapporto percentuale tra il numero dei bambini residenti nella fascia d’età 0 - 2 anni (0 - 36 mesi) e la popolazione residente (0 - 36 mesi), entrambi dall’ultimo dato ISTAT disponibile.
Per la tipologia “B” verranno rispettate le seguenti priorità per la ammissione al contributo:
1. avvio di nuove strutture ovvero ampliamento dei servizi di nido e micro nido a titolarità pubblica con incremento del numero degli utenti presi in carico e riduzione delle liste di attesa;
2. estensione dei servizi di nido e micro nido, mediante aper tura pomeridiana e/o durante una o più mensilità nel periodo estivo. Si procederà quindi ad ammettere a contributo le iniziative di cui alla priorità 1 e successivamente, a seguito di residua o intervenuta disponibilità finanziaria, verranno ammesse quelle di cui alla priorità 2. Dopo aver distinto le istanze secondo le due succitate priorità, le modalità di selezione per la tipologia “B” avverrà secondo i seguenti criteri :
a) maggior numero di bambini per i quali il servizio è avviato;
b) a parità di numero maggiore valore del rapporto percentuale tra il numero dei bambini residenti nella fascia d’età 0 - 2 anni (0 - 36 mesi) e la popolazione residente, entrambi dall’ultimo dato ISTAT disponibile.
a) maggior numero di bambini per i quali il servizio è implementato;
b) a parità di numero maggiore valore del rapporto percentuale tra i bambini iscritti all’ultimo anno educativo trascorso (2016/2017) alla data del 31 dicembre 2016 e i bambini residenti nella fascia d’età 0 - 2 anni (0 - 36 mesi) come da ultimo dato ISTAT disponibile.
c) a parità anche di valore percentuale sulla presa in carico si adotterà il maggiore valore del rapporto percentuale tra il numero dei bambini residenti nella fascia d’età 0 - 2 anni (0 - 36 mesi) e la popolazione residente, entrambi dall’ultimo dato ISTAT disponibile.
Tutto l’iter istruttorio compreso la formulazione di un piano di finanziamento e le successive fasi di decretazione e accreditamento sarà a cura del servizio 6 di questo Dipartimento. Per le due fattispecie oggetto del contributo saranno predisposti due elenchi approvati con decreto dirigenziale. Entro giorni 10 dalla notifica dell’ammissione dei progetti ogni comune dovrà far pervenire la formale accettazione del contributo di cui al presente avviso, pena la perdita del beneficio. (2018.6.424)012
Pagine 29/31 della G.U.R.S. anno 9 n 72
Palermo - Venerdì, 23 febbraio 2018
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ITALCEMENTI CAVE PIAN DELL’AIA TORRETTA MONOSTALLA CARINI URBANISTICAMENTE AREA INTERESSE INDUSTRIALE CONVERTITA DA FORESTALE
Cava “Pian dell’Aia – Tre Finaite” per l’estrazione della roccia calcarea da impegnare nel processo produttivo dello stabilimento Italcementi di Isola delle femmine Palermo
· E’ in corso il procedimento per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello Stabilimento ex Italcementi di Isola delle Femmine, così come previsto dal decreto Legislativo 18 febbraio 2005 n 59/2005, di attuazione integrale della Direttiva 96/61/CE-IPPC.
· Il D. Lgs n 59/2005, di attuazione integrale della direttiva 96/61/CE-IPPC, ha per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento degli Impianti di cui all’Allegato I dello stesso decreto, nel senso che le autorizzazioni devono tenere in considerazione le attività dell’intero impianto, ossia emissioni nell’aria, nell’acqua, nel suolo, produzione dei rifiuti, rumore, uso di materie prime, efficienza energetica, prevenzione incidenti, gestione rischi, gestione delle condizioni diverse da quelle di normale esercizio (emissioni fuggitive, malfunzionamenti, arresto e avvio impianti) ecc (vedasi commento della Direzione Ambiente UE, 2004).
· Il D.Lgs n 59/2005, all’art 2 comma 1c definisce “Impianto: l’unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell’allegato I e qualsiasi altra attività accessoria che siano tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possano influire sulle emissioni e sull’inquinamento”
· Per l’approvvigionamento del “calcare”, che costituisce la materia prima più rilevante nel processo industriale di produzione del cemento, viene utilizzata la cava sita in località “Pian dell’Aia – Tre Finaite” e ricadente nei comuni di Torretta e Palermo, sulla parte sommitale di un rilievo montuoso denominato “Raffo Rosso” che sovrasta l’abitato di isola delle Femmine. Tale cava risulta collegata allo stabilimento principale di Isola delle Femmine attraverso un consistente sistema di tunnel (tre pozzi e due gallerie) scavati nella roccia, che riescono a coprire un dislivello di circa 700 metri ed una distanza dell’ordine di due chilometri. All’interno della cava di “Pian dell’Aia”, oltre alle attività di estrazione, viene effettuata la frantumazione primaria della roccia calcarea tramite l’impiego di un frantoio a martelli che produce emissioni i atmosfera.
La frantumazione continua durante il trasporto dalla cava alla cementeria all’interno delle gallerie che, all’uopo, presentano diversi fornelli con un punto di emissione in atmosfera e relativo filtro di depolverizzazione; infine il materiale viene avviato verso la frantumazione secondaria presso l’area tecnica “raffo e recuperata) e da qui trasportato, attraverso il sovrappasso e recuperata Raffo Rosso” (originaria cava ormai dismessa e recuperata) e da qui trasportato, attraverso il sovrappasso che insiste sull’autostrada A29, all’interno della Cementeria di Isola delle Femmine.
L’attività estrattiva della cava “Pian dell’Aia- Tre Finaite è stata avviata perb effetto dell’autorizzazione 1/81-1!PA del 10.11.1981 rilasciata dal Distretto Minerario di Palermo, sulla base del Decreto del Presidente della Regione Siciliana 206/21 del 20/01/1981 con il quale un’area di 100 ettari, sita nei comuni di Palermo e Torretta veniva dichiarata, per un ventennio, d’interesse industriale per l’estrazione del materiale calcareo necessario per l’attività di produzione del cemento dello stabilimento di Isola delle Femmine.
· L’attività estrattiva della cava di “Pian dell’Aia – Tre Finaite” è stata avviata per effetto dell’autorizzazione 1/81-1PA del 10/11/1981 rilasciata dal Distretto Minerario di Palermo, sulla base del Decreto del Presidente della Regione Siciliana – On.le Mario D’Acquisto – 206/21 del 20/01/1981 con il quale un’area di 100 ettari, sita nei comuni di Palermo e Torretta veniva dichiarata, per un ventennio, d’interesse industriale per l’estrazione del materiale calcareo necessario per l’attività di produzione del cemento dello stabilimento di Isola delle Femmine;
· L’autorizzazione sopra richiamata è stata rinnovata nel 1997 con determinazione distrettuale n 16/97-134 PA del 10/07/97, con validità 15 anni e con prescrizioni della Soprintendenza ai beni Culturali ed Ambientali ai fini della tutela paesaggistico-ambientale dell’area.
· Con il decreto del Presidente della Regione Siciliana n 1340, gr IV/118 del 24/03/1998, viene prorogata la possibilità di prosecuzione dell’attività estrattiva del sito per un altro ventennio e quindi fino al 23/03/2018; alla scadenza, come lo stesso D.P.R.S. prevede “cessata la destinazione ai fini industriali, si intenderà ripristinata la destinazione a fini forestali della zona che verrà, pertanto riconsegnata alla regione Siciliana, previa ricostituzione dell’impianto boschivo”.
· Il sito ricade all’interno di un’area di elevato rilievo naturalistico-ambientale e risulta sottoposta a tutela in quanto ricadente all’interno di diversi siti della rete Natura 2000,ai sensi delle direttive 74/409/CEE e 92/43/CEE (SIC ZPS), ed in particolare:
- SIC ITA0200233 2 Raffo Rosso, Monte Cuccio, e Valle Sagana
– ZPS ITA 020049 “Monte Pecoraro e Pizzo Cirina”
- I.B.A. (iImportant Bird Area) – 155b Monte Pecoraro e Pizzo Cirina.
· Il D.M. 17 ottobre 2007, “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)” e s.m.i., prevede per le cave ricadenti all’interno delle ZPS, come nel caso in specie il divieto di aperture di nuove cave e l’ampliamento di quelle esistenti, prevedendo, altresì, “che il recupero finale delle aree interessate dall’attività estrattiva sia realizzato a fini naturalistici e a condizione che sia conseguita la positiva valutazione d’incidenza dei singoli progetti ovvero degli strumenti di pianificazione generali e di settore”.
· Il Dipartimentyo Territorio e Ambiente dell’A.R.T.A. Sicilia con D.D.G. n 245 del 18/05/2010, ha espresso parere favorevole con prescrizioni, comprensivo di Valutazione d’Incidenza, per il progetto rinnovo con ampliamento dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva per la cava di “Pian dell’AIA”, nonostante:
- i dettami della lettera “n” comma 1 art 5 del sopracitato D.M. 17 ottobre 2017;
- la conclusione negativa della valutazione d’Incidenza in quanto “la coltivazione comporterà la sottrazione di habitat comunitario 5330 Arbusteti termo-mediterranei e pre-steppici (nel dettaglio 5331 Formazioni ad Euphorbia dendroisdes , così come riscontrabile dalla carta degli habitat a corredo del piano di gestione)”;
- La mancanza dei pareri della Provincia regionale di Palermo ed i Comuni di Palermo e Torretta,
- La mancanza del parere del Servizio 6 – Protezione Patrimonio naturale ai sensi del D.A. 30 marzo 2007 e s.m.i.
Il giudizio di compatibilità positivo riguarda la quota parte attuabile entro i limiti temporali dettati dal D.P.R.S. n 1340/1998 E PREVEDE, TRA L’ALTRO, L’ATTUAZIONE DI SPECIFICI INTERVENTI VOLTI AL RECUPERO AMBIENTALE DEL SITO MEDIANTE L’IMPIANTO DI ESSENZE ARBOREE E ARBUSTIVE CON PREVENTIVA MESSA IN OPERA DI UNO STRATO DI TERRENO VEGETALE SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’ E CON SPESSORE NON INFERIORE AL METRO, L’INTRODUZIONE DI ESEMPLARI DI Euphoria dendroides SECONDO LA DISTRIBUZIONE DELLA SPECIE MEDESIMA ATTUALMENTE RISCONTRABILE IN SITO, LA REALIZZAZIONE DELLE OPERE DI RACCORDO E IMMISSIONE NEGLI IMPLUVI NATURALI DELLE ACQUE METEORICHE EFFLUENTI DELL’AREA DI CAVA, LA PRODUZIONE DI UNA RELAZIONE ANNUALE CON LA DETTAGLIATA DESCRIZIONE E RELATIVA DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA DI TUTTI GLI INTERVENTI DI RECUPERO AMBIENTALI REALIZZATI.
· In data 15 ottobre il Corpo Forestale della regione siciliana – Dipartimento di Palermo – Falde, trasmette un verbale da cui si evince che, a seguito di un sopralluogo congiunto con i funzionari della ditta Italcementi effettuato il 30 settembre 2010, per il rinnovo del nullaosta per l’esercizio della cava, emergevano delle situazioni problematiche per quanto concerne, in particolare, la recinzione perimetrale della cava ed i gradoni realizati alle pendici di cava esaurite che risultavano i precario stato di consolidamento, non ancora rimboschiti e prive di ogni opera di sistemazione montana.
· In data 25 novembre 2010, la Soprintendenza ai beni Culturali ed Ambientali, con nota n 1312/IX del 25 novembre 2010, rilascia il proprio parere di competenza , ai sensi degli artt 146 e 152 del D.Lgs, n 42/2004, sul progetto di rinnovo dell’autorizzazione n. 16/97 – 134 PA del 19 luglio 1997 per l’esercizio della cava di calcare di “Pian dell’Aia”. La Soprintendenza , “non potendo ignorare l’esistenza di una situazione ormai trentennale di degrado dei caratteri paesaggistici e percettivi dei luoghi causato dall’attività estrattiva della cava”, esprime parere favorevole al rinnovo dell’autorizzazione “ a condizione che la sua conduzione sia finalizzata alla riqualificazione paesistica e ambientale del sito degradato e venga costantemente conformata alla necessità della tutela del paesaggio vincolato” e prevede, nell’ambito dello stesso documento, l’esecuzione di numerose prescrizioni integrative al D.D.G. di A.R.T.A. Sicilia n 245 del 18 marzo 2010 volte ad un’efficace azione di ripristino naturalistico. Inoltre si prescrive alla Società esercente, entro il 30 novembre di ogni anno, di produrre apposita relazione, corredata di documentazione fotografica ed elaborati cartografici, che riporti la descrizione delle opere realizzate e la programmazione di quelle previste per l’anno successivo.
· Il Piano regionale dei materiali da cava e materiali lapidei di pregio, approvato con Decreto del Presidente della regione Siciliana n 19 del 3 febbraio 2016, la cava di Pian dell’Aia – Tre Finaite (cod PA 049) è stata considerata come “area di completamento” , tenuto conto della situazione vincolistica della zona.
Alla luce di quanto sopra indicato, si chiede:
- Di tenere in considerazione le tematiche inerenti l’attività di estrazione della materia prima calcarea nell’ambito del procedimento per il rinnovo dell’A.I.A., attualmente in corso di svolgimento, sul disposto dagli art 1 e 2 del D.Lgs n 59 del 2005, in quanto le attività di estrazione e frantumazione della roccia calcarea svolte nella cava di “Pian dell’Aia” e lungo l’impianto di collegamento/trasporto sono, tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo di produzione primario di Isola delle Femmine e possono influire sulle emissioni e sull’inquinamento oltre a costituire un’importanza significativa in quanto hanno luogo in aree sottoposte a tutela ambientale e vincolo paesaggistico ed idrogeologico;
- Di conoscere lo stato di ripristino e riqualificazione paesistica e ambientale della cava di “Pian dell’Aia – Tre Finaite” in vista della ormai prossima scadenza del D.P.R.S. n 1340,gr.IV/118 del 24 marzo 1998 e degli esiti della attività ispettive e di controllo svolte dagli Enti preposti negli anni successivi all’ultimo rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva;
- Se è stata valutata la possibilità di reperimento di siti alternativi per l’estrazione del calcare in considerazione della presenza dei numerosi siti della rete Natura 2000, istituiti nell’area ai sensi delle direttive 79/409/CEE ed in relazione alle scadenze delle autorizzazioni/concessioni di cava, al fine di assicurare l’approvvigionamento della roccia calcarea, che rappresenta la materia prima più importante nel processo di produzione del cemento e garantire la prosecuzione dell’attività industriale e la salvaguardia dei livelli occupazionali dello Stabilimento di Isola delle Femmine.
“Pian dell’Aia” è una cava di calcare sita in prossimità della cima dell’altopiano chiamato “Serra Tre Finaite”, all’interno del sito Natura 2000 codice ITA020049 “Monte Pecoraro e Pizzo Cirina”.
Il progetto di coltivazione prevede uno sviluppo della cava dall’alto verso il basso a gradoni discendenti di altezza limitata.
Il calcare è frantumato direttamente in cava e raggiunge la cementeria di Isola delle Femmine mediante un sistema di 3 pozzi e 3 nastri trasportatori. La cava di Pian dell’Aia si trova su terreni di proprietà Demaniale.
Quando la coltivazione di un settore di cava è terminata e viene raggiunta la morfologia definitiva delle scarpate, si procede alle operazioni di recupero ambientale, contemporaneamente ai lavori di coltivazione di altri settori di cava non ancora esauriti.
Per realizzare il recupero ambientale si procede per fasi:
· sagomatura delle scarpate finali con creazione di una inclinazione naturale (30°-35°) con scarpate a inclinazione maggiore;
· ove previsto dal progetto, riporto di terreno vegetale sulla scarpata finale (di norma 25-30 cm);
· idrosemina o semina a spaglio e, a distanza di due anni dalla fine dei lavori, piantumazione di arbusti o alberi di specie scelte tra quelle indicate nel progetto autorizzato.
Attorno all’ambito di cava sono presenti habitat, flora e fauna protetti e identificati nelle schede del sito Natura 2000 ITA020049 ma non ne è nota la loro presenza all’interno dell’ambito di cava.
Precedenti progetti finalizzati alla biodiversità
È in atto uno studio sulla biodiversitá all’interno e all’esterno dell’ambito di cava.
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Art. 5
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 art. 3
 art. 243

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Art. 7
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