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Timestamp: 2020-05-27 23:22:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23447 del 06/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23447 del 06/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.06/10/2017), n. 23447
sul ricorso 20844-2014 proposto da:
P.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 2,
presso lo studio dell’avvocato RICCARDO FARANDA, che la rappresenta
avverso la sentenza n. 1670/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 26/2/2014;
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Roma ha confermato la decisione del locale Tribunale che aveva riconosciuto il diritto di P.L., docente assunta con ripetuti contratti a tempo determinato, agli scatti biennali di stipendio nella misura prevista dal c.c.n.l. comparto scuola del 2,50% a partire dal terzo anno di servizio e condannato il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca a corrispondere alla predetta le differenze stipendiali come quantificate in ricorso;
– la Corte territoriale, pur dando atto che le doglianze del Ministero appellante erano basate anche sull’interpretazione della normativa di cui alla L. n. 312 del 1980e dei contratti collettivi di comparto, ha ritenuto risolutivo il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6; ha, così, svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo” quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – la clausola 4, in quanto precisa ed incondizionata, prevale sul diritto interno laddove la natura, la durata e la frequenza delle prestazioni lavorative non differiscono, in fatto, da quelle del personale assunto a tempo indeterminato, irrilevante essendo la modalità di selezione del personale “non di ruolo”;
– con l’unico articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione la L. n. 312 del 1980, art. 53, del C.C.N.L. art. 142, comparto scuola 24 luglio 2003 e art. 146 del c.c.n.l. del 29 novembre 2007, del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, della direttiva 99/70/C.E. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile a quello di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente; – la L. n. 312 del 1980, art. 53, ha regolato il trattamento economico solo di alcune categorie di docenti e dunque non è invocabile a sostegno della pretesa;
– il motivo è solo in parte fondato;
– si osserva innanzitutto che nel presente giudizio si discute: – di equiparazione del trattamento economico del personale “non di ruolo” rispetto a quello “di ruolo” sulla base del principio di non discriminazione economica sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro; – di parametro rispetto al quale effettuare in concreto tale equiparazione (individuato in sede di ricorso e di sentenza di primo grado negli scatti biennali L. n. 312 del 1980, ex art. 53, – aumenti periodici del 2,50% sullo stipendio iniziale di qualifica – che si assumono spettanti al personale “non di ruolo” per effetto della permanente vigenza di tale norma pur a seguito della successiva contrattazione collettiva);
– quanto al primo aspetto, le doglianze del Ministero sono in fondate;
– la clausola 4 dell’Accordo quadro è stata più volte oggetto di esame da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha affrontato tutte le questioni rilevanti nel presente giudizio rilevandone il carattere incondizionato idoneo alla disapplicazione di qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact; 13.9.2007, causa C- 307/05, Del Cerro Alonso; 8.9.2011, causa C-177/10 Rosado Santana) ed affermando la esclusione di ogni interpretazione restrittiva, non potendo la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell’art. 137, n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5), “impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorchè proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Certo Alonso, cit., punto 42);
– quanto al secondo aspetto, e cioè alla utilizzabilità, quale parametro di riferimento per attuare in concreto l’equiparazione rispetto al personale di ruolo, della L. n. 312 del 1980, art. 53, (e dunque degli scatti biennali del 2,50%) in luogo della progressione stipendiale prevista dai contratti collettivi del comparto scuola (cd. gradoni), le doglianze del Ministero sono fondate;
– è stato affermato da questa Corte che l’invocata attribuzione degli scatti biennali di cui alla L. n. 312 del 1980, art. 53, non può trovare titolo nel principio di non discriminazione, posto che tali scatti, a far tempo dalla contrattualizzazione dell’impiego pubblico, non hanno più fatto parte della retribuzione del personale di ruolo della scuola, docente, tecnico ed amministrativo; da tale momento, infatti, l’indicata norma può dirsi vigente ed efficace solo relativamente ai docenti di religione e ad alcune particolari categorie di insegnanti che, sebbene non immessi nei ruoli, prestano attività sulla base, non di supplenze temporanee o annuali, bensì in forza di contratti a tempo indeterminato previsti in via eccezionale dal L. n. 270 del 1982, art. 15. Anche il richiamo a tale disposizione ad opera della contrattazione collettiva deve, così, ritenersi limitato ai soli insegnanti di religione, per i quali è prevista la perdurante vigenza della norma, così come integrata dal D.P.R. n. 399 del 1988. In tal senso si è espressa questa Corte nella decisione n. 22558/2016 (alla cui ampia ricostruzione normativa si rimanda) con la quale è stato affermato il seguente principio di diritto: “L. 11 luglio 1980, art. 53, n. 312, che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 69, comma 1, e art. 71 dal C.C.N.L. 4.8.1995 e dai contratti successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione”, principio che, in questa sede, va confermato;
– da tanto consegue che, condivisa solo in parte la proposta, il ricorso deve essere accolto per quanto di ragione e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Corte di appello di Roma che deciderà la causa facendo applicazione dei principi sopra indicati, in particolare tenendo conto a fini comparativi della progressione stipendiale per scaglioni retributivi (“gradoni”) prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, e provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 53
 art. 142
 art. 146
 art. 3
 art. 9
 art. 1
 art. 4
 art. 53
 sentenza 
 art. 53
 art. 53
 art. 53
 art. 15
 art. 53
 art. 69
 art. 71
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