Source: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=15&lang=en
Timestamp: 2020-02-23 02:14:11+00:00

Document:
Località Pinarella, Ravenna, Ravenna, Emilia-Romagna
Descrizione: Dopo l’8 settembre 1943, i soldati chiamati alle armi dal governo repubblicano, si presentano, quando si presentano, di malavoglia. Molti fanno questa scelta per sottrarre alla persecuzione se stessi e le loro famiglie. A Ravenna è da tempo che i giovani soldati si allontanano dai loro posti per giorni e giorni senza che alcuno li ricerchi. Con la nomina a comandante provinciale della Legione di Ravenna del tenente colonnello Perbellini Ugo le cose cambiano. Perbellini deplora la tolleranza indisciplinata degli ufficiali militari e minaccia deportazioni in Germania e fucilazioni.
In marzo si allontanano dalla caserma Italo Balbo di Ravenna tre soldati, Baldisseri Francesco, Zauli Amleto e Tasselli Alvaro. I tre ventenni si recano dalle loro famiglie per trattenersi, come di consueto, qualche giorno. Questa volta il maggiore Querzani Pietro, comandante il battaglione, trasmette un rapporto in cui denuncia l’assenza dei tre giovani al comandante il deposito, tenente colonnello Antonio Parrotta, il quale, per competenza lo invia al 39° comando provinciale militare retto dal tenente colonnello Perbellini. Costui con l’intenzione di ripristinare un clima disciplinato ordina ai carabinieri di procedere all’arresto dei tre giovani. Baldisseri, Zauli e Tasselli sono catturati e deferiti al tribunale militare di guerra, presieduto dal generale Guglielmo Bosconi (?) e a cui sono chiamati a partecipare come giudici l’ufficiale Tosi Lombardo e l’ufficiale Girolimoni Attilio. Entrambi sono restii a comminare sentenze di condanne a morte ma l’intransigenza di Perbellini produce i suoi effetti.
Il 25 marzo 1944 si riunisce nel capoluogo il tribunale militare straordinario del 202° comando regionale per giudicare 14 militari disertori dei quali solo 11 giovani soldati allontanatisi dal 3° battaglione d’istruzione di stanza in Ravenna si sono ripresentati spontaneamente dopo alcuni giorni di assenza. Mentre gli 11 sono condannati a pene diverse fra i 6 e i 10 anni di reclusione, 3 sono condannati alla fucilazione eseguita la mattina dello stesso giorno in località Pinarella.
Emessa la sentenza, Perbellini dà ordine che tutti i militari ufficiali e soldati residenti a Ravenna, assistano alla fucilazione. Giunti sul posto i tre condannati mal si reggono sulle gambe e iniziano a supplicare la grazia. Il plotone d’esecuzione, composto da soldati scelti dalla compagnia addetta al comando provinciale, spara in aria. Perbellini allora porge al propria pistola al capitano biondo ferrarese affinché uccida con un colpo alla nuca uno dei tre condannati. Il capitano esegue l’ordine, nel frattempo gli altri due si danno alla fuga per la pineta, ma sono raggiunti dai colpi di moschetto esplosi dai militi fascisti che stanno assistendo all’esecuzione.
Il prefetto Bogazzi sottolineerà l’inopportunità dell’esecuzione in un rapporto di cui verrà fatta copia per il duce:
«la esecuzione fu tale ed avvenne in ambiente tale da provocare la più sfavorevole delle impressioni. Sul luogo dell’esecuzione infatti nulla di adeguato era stato predisposto per assicurare sia l’immobilità dei condannati, sia un rapido ed ordinato procedere da parte degli esecutori. Avvenne pertanto che la scarica non fu mortale per i condannati e che questi cercarono scampo tentando di darsi alla fuga e prima e dopo di essere feriti: sicché fu necessario “finirli” con qualche colpo di pistola, dandosi così luogo ad una scena che riportata nella popolazione ha suscitato un vivo senso di raccapriccio e di disgusto».
In un appunto per il capo della polizia del 17 aprile si parla ancora dell’esecuzione di Ravenna evidenziando che:
«di tale fatto e della impressione suscitata si è servito largamente tutto l’antifascismo della provincia e si è avuta una recrudescenza fortissima di episodi sanguinosi e di propaganda».
«Come diretta conseguenza, si [è verificato] l’assalto alla caserma dei carabinieri di Fusignano giacché i partecipanti a tale azione, intendevano prelevare l’appuntato dei carabinieri della stazione medesima, che intanto era assente, il quale aveva proceduto all’arresto di uno dei tre disertori».
Ma la «fortissima recrudescenza di episodi sanguinosi» menzionata nell’appunto per il capo della polizia si riferisce alle numerosissime azioni della “prima giornata gap” tenutasi proprio all’indomani della fucilazione. In alcune sue riflessioni “Bulow”, Arrigo Boldrini, ritiene che vista la consequenzialità temporale, i fascisti repubblicani possono averla considerata anche un’azione di controrappresaglia.
Ad ogni modo l’ondata di ribellione produce un profondo turbamento nei fascisti repubblicani che si sentono facilmente in balia di agguati difficilmente sventabili:
«alle ore 22.45 del 26 marzo, in Fusignano, calavano un centinaio di giovinastri, di cui alcuni armati di fucili automatici, i quali disarmavano una pattuglia di carabinieri ivi di servizio e sotto minaccia, avvalendosi di costoro, riuscivano a farsi aprire la porta della caserma dove, dopo aver chiuso in camera di sicurezza i cinque carabinieri che vi si trovavano, s’impossessavano della somma di £. 10.000, di 6 moschetti e di 3 pistole, nonché di 3 cappotti. Indi costringevano il maresciallo comandante la stazione a seguirli con la pretesa che il medesimo indicasse loro le abitazioni dei fascisti locali. Malgrado che il maresciallo si fosse rifiutato di aderire alla richiesta dopo qualche ora venne rilasciato».
La reazione partigiana porta in aprile all’uccisione della guardia comunale che aveva indicato la casa di uno dei disertori fucilati il 25 marzo. In conseguenza a ciò il coprifuoco viene anticipato alle 18.00 determinandosi quella condizione per cui, il 3 aprile, il diciassettenne Dragoni Giovanni viene ucciso da una pattuglia di GNR in perlustrazione.
Girolimoni Attilio, imputato di aver esercitato funzioni di giudice nel tribunale militare straordinario che condannò a morte i tre disertori, con sentenza 13/11/1946, è assolto perché il fatto non costituiva reato.
Parrotta Antonio e Perbellini Sady Ugo sono imputati di aver causato la morte dei tre disertori. Con sentenza n. 152 del 16 ottobre 1946, Parrotta è assolto per non aver commesso il fatto, mentre Perbellini è condannato a 24 anni di reclusione. Con declaratoria del 23 gennaio 1954 la pena è ridotta a due anni.
Tosi Lombardo, imputato di aver partecipato come giudice al tribunale militare straordinario che comminò la pena di morte ai tre disertori, con sentenza n. 64 del 10 aprile 1946 è assolto perché il fatto non costituiva reato.
Tribunale di Ravenna - Corte d'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946
Annotazioni: Baldisserri Francesco è stato riconosciuto come partigiano combattente dal 25 febbraio al 25 marzo 1944. Risulta morto in combattimento a Ravenna. È ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno a Bologna.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-06-16 13:29:53
Baldasserri Francesco
Tassinelli Alvaro i
Zauli Amleto
81. legione GNR di Ravenna
Ugo Perbellini
Cognome Perbellini
Note responsabile Parrotta Antonio e Perbellini Sady Ugo sono imputati di aver causato la morte dei tre disertori. Perbellini è condannato a 24 anni di reclusione. Con declaratoria del 23 gennaio 1954 la pena è ridotta a due anni.
Note procedimento Tribunale di Ravenna - Corte d\\\'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d\\\'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946
Nome del reparto 81. legione GNR di Ravenna
Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), Bologna, 1985.
Angelo Francesco Babini, Giovecca, anche qui è nata la Resistenza, Comitato Antifascista Giovecca, Bologna, aprile 1980, p. 263.
Massimo Baioni, Giuseppe Masetti, Popolazione e memoria della guerra nel Ravennate (1943-1945), Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, Ravenna, 1994, p. 117, p. 127.
Arrigo Boldrini, Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana. 1943-1945, Vangelista, Milano, 1985, p. 57. [Si sostiene che le azioni partigiane compiute il 26 marzo 1944 siano state 243].
Giuseppe Cantagalli, Messaggio speciale: il nido dell’aquila. La Resistenza a Lugo di Romagna, Walberti Edizioni, Lugo di Romagna, aprile 1985, p. 49.
Giovanna Casadio, I Dissidenti. Antifascisti e Resistenza a Cotignola, Walberti, Lugo di Romagna, 1993, pp. 132-133.
Enrica Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte pp. 23-25.
Giuseppe Fugattini, Aurelio Calgarini, Sul Senio in attesa dell’alba, Fusignano (Ra), Grafiche Morandi, dicembre 1998, pp. 18 – 19.
Guido Nozzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, Roma, 1957, p. 90.
http://memoriadibologna.comune.bologna.it/baldisserri-francesco-479092-persona
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 16/10/46 n. 152, a carico di Parrotta Antonio e Perbellini Sady; sent. 10/04/46 n. 64, a carico di Tosi Lombardo; sent. 13/11/46 n. 175, a carico di Girolimoni Attilio.
Archivio Centrale dello Stato, MI, DGPS, DAG, AG, RSI, b. 6, fasc. 52, relazione di fine marzo 1944 della questura di Ravenna; relazione della prefettura di Ravenna del 31 marzo 1944; relazione del 2 aprile 1944 della questura di Ravenna; appunto per il capo della polizia, Valdagno 17 aprile 1944.
Archivio dell\'Istituto per la Storia della Resistenza e dell\'Età Contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena, A. Mambelli, Diario degli avvenimenti di Forlì e in parte di Romagna dal 1939 al 1945, p. 125

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