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Timestamp: 2020-04-07 10:42:21+00:00

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Licenziamento illegittimo - Stop alla reintegra in caso di crisi aziendale
Una sentenza della Cassazione chiarisce cosa succede in caso di licenziamento illegittimo e crisi aziendale
30/01/2020 Redazione web 602
Con ordinanza n. 1888 del 28 gennaio 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che la reintegra nel posto di lavoro, in caso di licenziamento illegittimo, trova uno “stop” nel caso in cui la crisi aziendale ed un mutamento della organizzazione, renda impossibile la ricostituzione del rapporto.
Di conseguenza, in tali casi ben definiti, il giudice di merito deve limitarsi a quantificare il diritto al risarcimento del danno dalla data del recesso illegittimo fino a quella della ricostituzione del rapporto.
Licenziamento illegittimo – La sentenza della Corte di Appello
La Corte di appello di Roma aveva riformato la sentenza del Tribunale di Viterbo e dichiarato illegittimo il licenziamento di una lavoratrice intimato in data 30 gennaio 2010. Per tali ragioni era stata ordinata la riassunzione della dipendente nel termine di tre giorni o, in mancanza avrebbe condannato la società al versamento dell’indennità risarcitoria quantificata in cinque mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita.
Inoltre la società convenuta era stata condannata a corrispondere alla lavoratrice la somma di € 11.688,13 oltre accessori a titolo di indennità di cassa e la somma di € 13.372,39 oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalle scadenze al saldo per differenze retributive spettanti in relazione all’avvenuto svolgimento delle mansioni superiori.
Mancata prova della situazione di crisi aziendale secondo la Corte territoriale
La Corte territoriale ha accertato che la motivazione del licenziamento era generica e che la società datrice non aveva comunque dato la prova dell’effettività della situazione di crisi aziendale allegata in giudizio. Inoltre il datore di lavoro non aveva dato la prova che la dedotta crisi incidesse proprio sul settore al quale era addetta la lavoratrice in questione (biglietteria nel settore turistico).
Il giudice di appello ha del pari condannato la società datrice a corrispondere l’indennità di cassa spettante a norma del ccnl di categoria in relazione allo svolgimento di compiti di maneggio danaro e le differenze retributive connesse all’accertato svolgimento delle mansioni superiori.
La sentenza finale della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha affermato quindi che in caso di licenziamento illegittimo, la reintegra del posto di lavoro non sia possibile nel caso in cui ci sia una situazione di crisi aziendale. Di conseguenza, in tali casi ben definiti, il giudice di merito deve limitarsi a quantificare il diritto al risarcimento del danno dalla data del recesso illegittimo fino a quella della ricostituzione del rapporto.
In più la Corte di Cassazione rivela alcuni illeciti compiuti dalla Corte di Appello:
Violazione di legge in relazione agli art. 1175 e 1375 cod. civile per non avere ravvisato un’ipotesi di abuso del diritto nel fatto che il lavoratore avesse agito giudizialmente in prossimità della scadenza del termine quinquennale di prescrizione del diritto all’annullamento del licenziamento, ingenerando così un affidamento della controparte nell’abbandono della relativa pretesa.
Con il secondo motivo si denuncia violazione di legge in relazione agli artt. 1175 e 1375 cod. civ., art. 3 legge n. 604 del 1966 e 41 cost. (art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.). La Corte di Appello aveva ritenuto la fungibilità del datore di lavoro con il dipendente, introducendo nella ricostruzione in fatto elementi diversi da quelli rappresentati nell’atto introduttivo del giudizio.
Con il terzo motivo denuncia la violazione delle medesime norme per essersi la Corte di Appello sostituita al datore di lavoro nelle insindacabili scelte imprenditoriali di mantenere in servizio i lavoratori part-time e di ricorrere altresì al criterio dei precedenti disciplinari ai fini della valutazione delle esigenze tecnico-produttive e organizzative.
Scarica l’ordinanza n. 1888
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 art. 1175
 art. 3
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