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Timestamp: 2020-05-25 04:41:49+00:00

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Successione di leggi nel tempo e false comunicazioni sociali: affermata l’abolitio criminis parziale (Penale societario) - GuideLegali.it
Corte Suprema di Cassazione - Civile, Sezioni Unite Penali, Sentenza n. 25887/2003, udienza del 26 marzo 2003
La Suprema Corte di Cassazione si è espressa a Sezioni Unite sulla questione concernete la successione di leggi nel tempo con riferimento alla riforma del diritto penale societario del 2002 ed in particolare alla fattispecie delle false comunicazioni sociali. Ci si chiedeva in particolare se la riforma del 2002 introducesse un’ipotesi di vera e propria successione di leggi nel tempo che, come tale, si applicherebbe retroattivamente con il limite del giudicato oppure se realizzasse
La Suprema Corte di Cassazione si è espressa a Sezioni Unite sulla questione concernete la successione di leggi nel tempo con riferimento alla riforma del diritto penale societario del 2002 ed in particolare alla fattispecie delle false comunicazioni sociali. Ci si chiedeva in particolare se la riforma del 2002 introducesse un’ipotesi di vera e propria successione di leggi nel tempo che, come tale, si applicherebbe retroattivamente con il limite del giudicato oppure se realizzasse una abolitio criminis in grado di travolgere anche i giudicati precedenti. Secondo la Cassazione la riforma in questione ha solo parzialmente abrogato la fattispecie delle false comunicazioni sociali. L’abolito criminis riguarda soltanto i casi “sotto soglia”, ossia quelli in cui la falsità non raggiunge le soglie di punibilità introdotte dalla nuova normativa. Per questi casi, dunque, non è più configurabile il reato, e cesserebbe l’esecuzione di eventuali precedenti condanne per tali fatti. Per i casi, invece, in cui il falso superi le soglie indicate dal legislatore, non vi è abrogazione della fattispecie, ma solo una successione di leggi. Ciò comporta che ai procedimenti in corso si applica la nuova normativa in quanto più favorevole, ma con il limite delle sentenze già passate in giudicato. Eventuali precedenti condanne divenute definitive continueranno ad essere eseguite. Si riporta il testo della sentenza. Corte Suprema di Cassazione - Civile Sezioni Unite Penali Sentenza n. 25887/2003 udienza del 26 marzo 2003 Ritenuto in fatto
È da aggiungere che la conclusione cui si è pervenuti in tema di successione di leggi incriminatrici non riguarda anche la diversa ipotesi in cui l’abrogazione di una disposizione rende applicabile un’altra disposizione preesistente, come è avvenuto nel caso dell’abrogazione della disposizione relativa al reato di oltraggio, sulla quale sono intervenute le Sezioni unite con la sentenza 27 giugno 2001 Avitabile (in Cass. pen., 2002, p. 483) affermando che "la detta vicenda legislativa … non configura una ipotesi di successione intertemporale di leggi penali, di cui al comma 3 dell’art. 2 c.p.", perché "quest’ultima disposizione ha per presupposto una diversità di norme incriminatrici, di cui una cronologicamente precedente all’altra". Affermazione che non esclude concettualmente l’esistenza di un’ipotesi di successione di leggi ma più semplicemente nega che si tratti di un’ipotesi regolata dall’art. 2, comma 3, c.p., e soprattutto dall’ultima parte della disposizione, relativa alle condanne irrevocabili, dato che secondo le Sezioni unite, nel caso considerato, resta ferma, nel giudizio, la possibilità di "applicazione degli artt. 594 e 61 n. 10 c.p., sempre che ricorra in concreto la condizione di procedibilità della querela, specificamente richiesta in relazione all’ingiuria".
Il criterio adottato dalla sentenza Tosetti per più aspetti metterebbe capo a conclusioni inaccettabili perché muove dall’idea che "un’abolizione parziale … può aversi solo nel caso di specialità per specificazione" mentre "nel caso di specialità per aggiunta o non si ha alcuna abolitio criminis o si ha un’abolitio totale, quando l’elemento aggiuntivo abbia un "peso" tale da ascrivere alla nuova fattispecie un significato lesivo diverso da quello della fattispecie abrogata". Ciò infatti significa che un’applicazione, inevitabilmente opinabile, del criterio valutativo può, da un lato, quando il peso viene ntenuto consistente, far escludere la continuità e, dall’altro, quando il "peso" è ritenuto scarso, far escludere l’abolizione parziale, mantenendo la punibilità anche dei fatti privi dell’elemento specializzante aggiuntivo, in contrasto con la regola secondo la quale nessuno può essere punito per un fatto che secondo la legge posteriore non costituisce reato (art. 2, comma 2, c.p.). Senza considerare che nel caso dell’art. 223, comma 2, n. 1, l. fall. la totale abolizione è giustificata con l’affermazione, immotivata, che "l’elemento aggiuntivo, il rapporto di causalità con il dissesto, è tale da ascrivere alla nuova fattispecie un significato lesivo del tutto diverso da quello della fattispecie abrogata" e che qualora si aderisse alla tesi della sentenza Tosetti rimarrebbe da verificare se la punibilità debba permanere (come ha ritenuto Sez. I, 16 ottobre 2002, Bencivelli) nel caso in cui comunque risulti applicabile l’art. 223, comma 2, n. 2, l. fall.
Avv. Giacomo Grasso
Studio Legale GRASSO - Lucera, FG
Affermato penalista opera su tutto il territorio nazionale e vanta una consolidata esperienza nei procedimenti riguardanti la criminalità organizzata, la microcriminalità, la responsabilità profession...
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