Source: https://vaivilladadda.blogspot.it/
Timestamp: 2018-04-26 07:09:30+00:00

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Viste le recenti prese di posizione di alcuni membri della maggioranza, si precisa che questo articolo rientra nel cosiddetto diritto di cronaca e di critica politiche e che non vuole essere assolutamente offensivo nei confronti dei soggetti richiamati.
Con sentenza di primo grado n. 86 del 13 aprile 2018, pronunciata dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la regione Lombardia, giunge così a conclusione la vicenda che ha visto protagonisti il Sindaco – Gianfranco Biffi – gli assessori Cattaneo Franco, Mazzoleni Daniele, Isa Clivati, Posa Antonio ed il consigliere Fabio Villa per aver approvato l’acquisto di casa Clapis ad un prezzo superiore di €. 42.000,00 euro rispetto al valore stabilito dall’Agenzia delle Entrate (quantificato in €. 88.000,00).
Precisiamo che la sentenza è di primo grado e contro essa è ammesso appello alle Sezioni Giurisdizionali Centrali.
Al di là dell’esito finale della vicenda, che in linea teorica è ancora da scrivere essendo pendente la possibilità di ricorrere in appello, quello che oggi emerge inconfutabilmente è che siamo di fronte ad una pronuncia della Corte dei Conti, che, dopo aver attentamente analizzato i fatti, condanna gli amministratori a risarcire la comunità del danno prodotto.
Personalmente ci dispiace per le persone coinvolte, perché è comunque una situazione difficile quella in cui esse si ritrovano. Tuttavia, ci permettiamo di aggiungere che maggiori attenzione e rispetto delle regole, oltre che delle opinioni minoritarie, avrebbero potuto scongiurare il rischio che si realizzasse un fatto così spiacevole come una condanna, seppur di primo grado e non definitiva, da parte della Corte dei Conti.
In generale e in modo più ampio, questa vicenda è un monito per chiunque amministri - e lo voglia fare bene - a non dimenticare mai che non basta essere in tanti ad alzare la mano, perché quando si usano soldi pubblici le cautele e le attenzioni non sono mai abbastanza.
Per chi volesse approfondire la questione qui di seguito riportiamo il testo integrale della sentenza.
Esito: SENTENZA
Materia: RESPONSABILITA'
Silvano Di Salvo Presidente
Luisa Motolese Consigliere
Eugenio Madeo I Referendario relatore
nel giudizio di responsabilità iscritto al n. G28884 del registro di segreteria ad istanza della Procura regionale per la Lombardia contro:
- Gianfranco Biffi, nata a Villa D’Adda (BG) il 29 luglio 1952 omissis ….;
- Gianfranco Cattaneo, nato a Calusco D’Adda (BG) il 10 settembre 1948 omissis ……;
- Daniele Mazzoleni, nato a Ponte San Pietro (BG) il 30 luglio 1987 omissis …..;
- Antonio Posa, nato a Roma il 30 gennaio 1963 omissis …..;
- Fabio Villa, nato a Bergamo il 29 luglio 1949 omissis …;
- Isa Clivati, nata a Villa D’Adda (BG) il 26 marzo 1960 omissis ….;
tutti rappresentati e difesi dall’Avv. Giuseppe Togni, con elezione di domicilio presso il suo studio in Cavernago (BG), via Falcone e Borsellino, n. 8;
- Rosamaria Guardascione, nata a Cagliari il 22 settembre 1961 omissis ……. rappresentata e difesa dall’Avv. Enrico Mastropietro con elezione di domicilio presso il suo studio in Bergamo, via F. Cucchi, n. 6.
VISTO il D.Lgs. n. 26 agosto 2016, n. 174.
UDITI, nella pubblica udienza del 7 marzo 2018, il I Referendario relatore Eugenio Madeo, il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale Luigi D’Angelo, e l’Avvocato Giuseppe Togni per i restanti convenuti, compresa la convenuta Rosamaria Guardascione, come daspecifica delega dell’Avvocato Enrico Mastropietro.
Con atto di citazione depositato in data 15 settembre 2017, la Procura regionale presso questa Sezione ha convenuto in giudizio gli odierni convenuti per ivi sentirli condannare al pagamento, in parti uguali, in favore del Comune di Villa D’Adda, del complessivo danno erariale, arrecato con condotte ritenute gravemente colpose, pari ad euro 42.000,00 oltre rivalutazione, interessi e spese di giudizio.
Dall’atto di citazione emerge quanto segue: in data 18 agosto 2014 la Procura riceveva un esposto a firma della Sig.ra Martina Arrigoni, in qualità di consigliere comunale del comune di Villa D’Adda, con cui veniva descritto “… un danno erariale patrimoniale arrecato al suddetto ente locale per effetto della delibera del Consiglio Comunale n. 27 del 30 maggio 2014 … avente ad aggetto “Acquisizione al patrimonio comunale di immobili di proprietà provata in Comune di Villa D’Adda” - deliberato preceduto dalla deliberazione di Giunta Comunale n. 73 del 23 maggio 2014 avente ad oggetto “Approvazione perizia estimativa su immobili di proprietà privata in Comune di Villa D’Adda finalizzata all’acquisizione degli stessi al patrimonio comunale” … e dalla perizia di stima del tecnico comunale Geom. GUARDASCIONE DEL 19.05.2014 …” (all.ti nn. 1, 2, 3 e 4 del fascicolo della Procura).
In particolare, precisa poi il Pubblico Ministero, che con tali atti “… l’amministrazione comunale acquistava un immobile di proprietà privata al prezzo di euro 130.000,00 nonostante il valore di mercato dello stesso ammontasse ad euro 88.000,00 come certificato da una successiva perizia di stima dell’Agenzia delle Entrate in data 21.07.2016 … all’uopo richiesta … successivamente all’acquisizione della notitia damni” (all.ti nn. 5 e 6 del fascicolo della Procura).
Ancora, la Procura ha anche evidenziato che la compravendita in questione è stata perfezionata in aperta violazione dell’art. 12, comma 1-ter del D.L. n. 98/2011 in base al quale “a decorrere dal 1° gennaio 2014 al fine di pervenire a risparmi di spesa ulteriori rispetto a quelli previsti dal patto di stabilità interno, gli enti territoriali e gli enti del Servizio sanitario nazionale effettuano operazioni di acquisto di immobili solo ove ne siano comprovate documentalmente l’indispensabilità e l’indilazionabilità attestate dal responsabile del procedimento. La congruità del prezzo è attestata dall’Agenzia del demanio, previo rimborso delle spese. Delle predette operazioni è data preventiva notizia, con l’indicazione del soggetto alienante e del prezzo pattuito, nel sito internet istituzionale dell’ente”. Al termine della richiamata attività istruttoria la Procura erariale, ritenendo sussistenti tutti gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa, notificava agli odierni convenuti specifico invito a dedurre (all.ti da n. 8 a n. 15 del fascicolo della Procura).
Sempre la Procura riferisce poi che tutti gli odierni convenuti hanno presentato deduzioni difensive sinteticamente riportate nell’atto di citazione (all. n. 16 del fascicolo della Procura).
Successivamente solo i Sig.ri Gianfranco Cattaneo e Daniele Mazzoleni hanno chiesto altresì di essere anche sentiti personalmente (all. ti n. 18 e 19 del fascicolo della Procura).
Di conseguenza, la Procura, tenuto anche conto degli elaborati tecnici prodotti successivamente alle audizioni (all. n. 20 del fascicolo della Procura), ha inteso richiedere nuovamente all’Agenzia del Demanio una valutazione del valore dell’immobile in esame (all. n. 21 del fascicolo della Procura).
L’Agenzia del Demanio con pec del 5 luglio 2017 “… trasmetteva, quindi, … un aggiornamento della perizia di stima già elaborata confermando, anche alla luce delle difese tecniche dei presunti responsabili …, il minor valore dell’immobile di proprietà privata stimato in euro 88.000,00 in luogo di euro 130.000,00 …” (all. n. 22 del fascicolo della Procura).
Tanto precisato, non essendo le argomentazioni difensive risultate idonee a superare l’addebito di responsabilità sulla base delle evidenze istruttorie, la Procura ritiene esser stata raggiunta la piena prova della responsabilità amministrativa in capo ai convenuti.
Successivamente, il Requirente ha precisato, quindi, che “il danno erariale in contestazione … deve essere addebitato ai consiglieri comunali e ai componenti della Giunta Comunale che hanno deliberato l’acquisto dell’immobile di proprietà privata al prezzo di euro 130.000,00 in violazione dell’art. 12, comma 1-ter, D.L. n. 98/2011 – con responsabilità erariale addebitabile altresì al tecnico comunale che nel redigere la perizia di stima non ha tenuto conto dell’anzidetta normativa avente connotazione oltre che finanziaria anche tecnica per la determinazione del prezzo di compravendita …”.
Inoltre, per la Procura la colpa grave si evincerebbe dal fatto che “… la normativa nella specie violata risulta(va) di cristallina chiarezza sia quanto alla esplicitazione delle ragioni di indifferibilità e indilazionabilità della compravendita, sia quanto alla previa acquisizione di una relazione di stima da parte dell’Agenzia del Demanio e finalizzata, all’evidenza, proprio a scongiurare i rischi di acquisti immobiliari “dannosi” per l’erario …”.
Da ultimo, il Requirente, dopo essersi soffermato in particolare sul profilo della colpa grave in capo agli odierni convenuti con specifico riferimento all’assoluta mancanza nel caso di specie dei requisiti di indilazionabilità, indifferibilità ed urgenza per l’acquisto dell’immobile in esame, ha inteso precisare con riferimento alla pretesa omessa considerazione da parte dell’Agenzia del Demanio di “… un’area di pertinenza dell’immobile compravenduto e destinata a posti auto in uso esclusivo alla proprietà immobiliare …”, così come avanzata dai difensori in sede preprocessuale, che l’Agenzia delle Entrate nella seconda relazione di stima ha inteso inequivocabilmente sul punto evidenziare che la “… scheda catastale … non riporta alcuna area pertinenziale, di esclusivo utilizzo ”.
In data 30 gennaio 2018 ha depositato memoria di costituzione l’Avvocato Enrico Mastropietro, nella qualità di difensore e procuratore speciale della Sig.ra Rosa Maria Guardascione.
In particolare, il difensore dopo aver brevemente ricostruito in fatto la vicenda in esame, ha inteso evidenziare quale sia stato, nel caso di specie, l’effettivo operato della convenuta nella stima dell’immobile in trattazione.
Infine, sempre la difesa, ha precisato, con riferimento al mancato rispetto della normativa più volte menzionata, che la “… Guardascione in data 4 giugno 2014 (data in cui si è firmata la determinazione n. 49/2014 …) NON RICOPRIVA LA FUNZIONE DI RESPONSABILE DEL SERVIZIO TECNICO DEL COMUNE E PERTANTO NON È LA FIRMATARIA DELLA DELIBERA”.
Di conseguenza, il difensore ha chiesto di respingere tutte le domande proposte nei confronti dell’odierna convenuta.
In data 12 febbraio 2018 ha depositato memoria di costituzione l’Avvocato Giuseppe Togni, nella qualità di difensore e procuratore speciale dei restanti odierni convenuti.
Innanzitutto, la difesa ha svolto nel merito diverse eccezioni alla relazione integrativa dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, è stata contestata la reale consistenza ed estensione dell’immobile, così come definite nella perizia dell’Amministrazione finanziaria e confermate dalla successiva integrazione alla stessa. Ciò in quanto tale stima è stata effettuata sulla base della situazione rappresentata dalla scheda catastale esistente alla data della stima stessa, mentre “… il comune di Villa D’Adda ha invece definito la consistenza del bene oggetto di compravendita sulla base del rilievo esecutivo depositato dall’Arch. Gelmini 2012/15, il quale presenta, come accade spesso, delle evidenti discrepanze rispetto a quanto risulta dalla scheda catastale”.
Inoltre, sempre il difensore ha anche precisato che “… l’esistenza di discrepanze significative tra quanto rilevato sui luoghi e quanto visibile dalle risultanze catastali, è confermata anche dalla perizia redatta dall’Arch. Redaelli …”.
In sintesi, quindi, sempre secondo i convenuti “tale relazione evidenzia e chiarisce in maniera puntuale ed esaustiva che la perizia di stima dell’Agenzia delle Entrate è carente e lacunosa ed eseguita “sulla carta” senza una rilevazione in loco che tenga conto della reale consistenza dell’immobile”.
Da ultimo, il difensore ha anche evidenziato che “l’area pertinenziale – che si ribadisce non è stata considerata dall’agenzia nella sua perizia di stima – godeva di un diritto di servitù a vantaggio dell’immobile comunale e con il suo acquisto il comune ha ottenuto un concreto ed enorme beneficio, garantendo la piena proprietà dell’area prospiciente la Torre del Borgo …”.
La seconda contestazione degli odierni convenuti, sempre in ordine alla perizia di stima dell’Agenzia del Demanio, riguarda, invece, il fatto che non è stato presa in considerazione la circostanza che il bene acquistato risulta essere di interesse storico, come provato documentatamente “… in primis dal decreto di vincolo che indica in modo chiaro i mappali che, peraltro, furono oggetto di acquisto da parte del Comune di Villa D’Adda”, ma anche “… dalla Relazione al Progetto lotto 2 Torre del Borgo redatta dall’Arch. Gianluca Gelmini …” e “… dalle numerose pubblicazioni, tra qui figura quella del prof. Bonaiti”.
Inoltre, sempre su tale aspetto il difensore evidenzia poi che, anche a voler comprendere le ragioni per le quali l’Agenzia del Demanio nella sua perizia non ha tenuto conto della storicità del bene in trattazione (in quanto nell’atto di compravendita veniva esplicitamente affermato che tale immobile “… non è soggetto alla disciplina prevista per i c.d. beni culturali, in particolare, alla preventiva verifica di interesse culturale …”), allora bisognerebbe di conseguenza valutare che:
- “la dicitura richiamata dall’agenzia non era presente nella relazione del tecnico comunale che i convenuti hanno votato in consiglio comunale;
- non era presente nel preliminare di compravendita”.
Ancora, la terza contestazione, sempre in ordine alla perizia di stima, riguarda gli immobili utilizzati dall’Agenzia delle Entrate come parametro di raffronto, atteso che “… i comparables non sono omogenei al bene di riferimento, vista l’orografia e morfologia del territorio comunale divisa in tre parti: a fiume – mezza costa in piano/centro – collina”. Tale argomentazione si baserebbe su quanto in proposito affermato dall’Arch. Redaelli nella propria perizia in cui afferma chiaramente che “i comparables utilizzati dall’Agenzia delle Entrate, non risultano omogenei ed utilizzabili per compararli con il bene in oggetto, infatti sono posizionati, uno a Villa d’Adda in zona periferica al limite del confine comunale, il secondo in posizione intermedia fuori dal centro paese, il terzo in costa alta collinare”.
Infine, la quarta ed ultima contestazione riguarda lo stato manutentivo dell’immobile in oggetto. In particolare, ad avviso del difensore “i coefficienti applicati e poi confermati dall’Agenzia non sono corretti …”, atteso che “… viene considerata la caratteristica dello stato manutentivo con correzioni di prezzo eccessive e smisurate rispetto alla situazione reale esistente”.
Tale evidenza si ricaverebbe sia dal fatto che “l’immobile … è stato utilizzato quale abitazione della famiglia Clapis fino all’anno 2009 e, pertanto, non può essere considerato in stato fatiscente, e i parametri utilizzati dall’agenzia non sono pertanto aderenti alla realtà dell’immobile”, sia dalla circostanza che “lo stato di fatto dell’immobile prima degli interventi edilizi e prima dell’acquisto è certificato peraltro dal documento di rilevo dello stato di fatto dell’anno 2012 redatto dal progettista D.L. Arch. Gelmini ed inviato al Comune …”. Ulteriore, finale considerazione viene fatta dai convenuti circa il fatto che “… incrociando la misurazione della scheda catastale con il progetto depositato dall’arch. Gelmini Lotto 2 Torre del Borgo 2015 e rilevando in loco l’impronta dell’immobile oggetto di stima, la superficie rilevata della particella 714 comprese area a confine graffate è pari a mq. 229,70 rispetto alla rilevazione grafica/catastale indicata dell’agenzia delle Entrate di mq. 175”.
Per quanto poi riguarda i requisiti di indilazionabilità ed indifferibilità dell’acquisto viene precisato che “l’acquisizione era indispensabile sotto svariati profili, funzionali, economici, storici, sociali”. In particolare, tale acquisto era indispensabile “… per poter realizzare il progetto di ri-uso della Torre del Borgo, in quanto, senza la proprietà Clapis, non si sarebbero potute superare le barriere architettoniche che ostacolavano la piena fruizione della torre, impedendo l’accesso ai piani alti ai portatori di Handicap”.
Ancora, viene evidenziato che “… l’indilazionabilità ed indispensabilità derivava dalla necessità inderogabile per l’amministrazione comunale di non perdere i finanziamenti ottenuti a seguito della partecipazione ad un bando regionale. Se il Comune avesse fermato i lavori e non li avesse conclusi la Regione Lombardia avrebbe revocato il finanziamento ed in tal modo il Comune si sarebbe trovato con un debito fuori bilancio”.
Sempre sul punto viene anche sottolineato che “i responsabili Comunali …nella redazione dei loro atti attestarono la indilazionabilità ed indispensabilità nel pieno rispetto della norma vigente” e che “… l’acquisto dell’immobile ha determinato un risparmio di spesa consistito nell’evitare di dover versare alla proprietà Clapis un indennizzo per i danni subiti dall’occupazione abusiva”.
Infine, con riguardo alla omessa richiesta dell’attestazione della congruità del prezzo all’Agenzia delle Entrate viene sottolineato che il comportamento degli odierni convenuti “… non è affatto connotato da carenza di prudenza, perizia e diligenza per le seguenti ragioni:
1) è stato dimostrato in fatto che il mancato acquisto dell’immobile oggetto di causa avrebbe causato gravi danni economici all’Ente che non solo avrebbe perso un finanziamento ma sarebbe stato costretto a risarcire la proprietà Clapis per aver occupato, danneggiato e costituito una servitù per gli impianti su proprietà non del comune;
2) il valore del bene è stato quantificato da una perizia dell’ufficio tecnico comunale al quale certamente gli amministratori si sono in perfetta buona fede affidati;
3) l’indilazionabilità e l’indispensabilità del bene è pacifica sia nelle delibere che nelle determine assunte dai responsabili degli uffici;
4) nessun responsabile del Comune di Villa D’Adda ha fatto presente nelle procedure e nelle delibere che era necessario richiedere il parere all’agenzia del demanio”.
In ogni caso, comunque, secondo la difesa dei convenuti “… l’omessa richiesta del parere di congruità è … una omissione poco rilevante se si prova che il pagamento eseguito è legittimo e congruo”.
In definitiva, la difesa degli odierni convenuti chiede:
- nel merito:
· in via principale, di accertare che non sussiste alcun danno erariale verso il comune di Villa D’Adda e pertanto respingere la domanda di condanna formulata dalla Procura Regionale;
· in via subordinata, dato atto ed accertato che nell’agire dei convenuti manca il requisito della colpa grave, rigettare la domanda di condanna formulata dalla Procura Regionale al risarcimento del danno erariale.
- in via istruttoria:
· di disporsi C.T.U. al fine di stabilire il reale valore del bene immobile compravenduto;
· l’ammissione della prova per testi di determinati soggetti, così come individuati nella memoria di costituzione, su specifici capitoli di prova, finalizzati a provare l’assenza di responsabilità in capo agli amministratori odierni convenuti.
Nell’udienza ha preso inizialmente la parola il Pubblico Ministero, che ha sostanzialmente fatto riferimento a quanto già evidenziato nel proprio atto di citazione, rimettendosi alla valutazione del Collegio in ordine alla richiesta di C.T.U. avanzata dalla difesa dei convenuti e opponendosi invece alla prova per testi, risultando la stessa, a suo avviso, irrilevante per il caso di specie.
Successivamente, ha preso la parola l’Avv. Togni – anche in qualità di delegato dall’Avv. Enrico Mastropietro – per tutti i convenuti, ribadendo sostanzialmente le argomentazioni già esposte nelle rispettive memorie. In particolare, il predetto difensore ha affermato che numerosi sono gli errori commessi dall’Agenzia del Demanio nella propria perizia valutativa dell’immobile di cui si discute, e ha confermato, quindi, le conclusioni già rassegnate, insistendo altresì sulla richiesta di una C.T.U..
Tutto ciò premesso, la causa è stata assunta in decisione. Ritenuto in
Preliminarmente, il Collegio ritiene che le due richieste istruttorie (disporre una C.T.U. e ammettere la prova per testi), entrambe avanzate dall’Avv. Togni, non possano essere accolte. Ciò perché il materiale sin qui acquisito in fascicolo risulta oggettivamente più che sufficiente per ricostruire, ai fini che qui rilevano, e come più approfonditamente sarà in seguito precisato, sia il quadro generale, sia la riferibilità causale della fattispecie dedotta in giudizio, ed arrivare ad una documentata e definitiva valutazione della domanda del Procuratore regionale in esame.
Nel merito, il Collegio deve accertare la sussistenza degli elementi essenziali costitutivi della responsabilità amministrativa dei convenuti, come disciplinati dalla vigente normativa in materia.
A tal proposito, il Collegio precisa che, nella fattispecie in esame, si verte in tema di danno cosiddetto diretto, derivante dalla differenza fra il prezzo sulla base del quale il Comune di Villa D’Adda ha acquistato un immobile (c.d. proprietà Clapis) ed il valore invece stimato dal competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, valutazione quest’ultima a cui dovevano obbligatoriamente attenersi gli odierni convenuti e che non è stata invece neppure richiesta, in aperta violazione dell’art. 12, comma 1-ter del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; norma di particolare rilevanza finanziaria, in quanto espressamente introdotta “al fine di pervenire a risparmi di spesa ulteriori rispetto a quelli previsti dal patto di stabilità interno” (vedasi primo periodo del comma 1-ter cit.).
Sul punto va precisato che tale danno differenziale (€ 130.000,00 prezzo pagato per l’acquisto dell’immobile – € 88.000,00 valore stimato dall’Agenzia delle Entrate = € 42.000,00) è stato imputato agli odierni convenuti nella loro veste di componenti della Giunta e del Consiglio Comunale che votarono a favore, al fine di procedere all’acquisto dell’immobile di cui si discute (cfr. delibera del Consiglio Comunale n. 27 del 30 maggio 2014, all. n. 2 del fascicolo della Procura), ad eccezione della convenuta Guardascione, convenuta, invece, nella veste di Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale che ha materialmente redatto la perizia di stima (cfr. all. n. 4 del fascicolo della Procura) su cui è basata la delibera di acquisto del predetto immobile.
Tanto precisato, il Collegio deve evidenziare che il rapporto di servizio esistente all’epoca dei fatti contestati fra gli odierni convenuti ed il Comune di Vila d’Adda non è in contestazione, dunque è pacificamente riconosciuto da tutte le parti in causa.
Con riferimento all’antigiuridicità delle condotte poste in essere dagli odierni convenuti deve altresì rilevarsi che risulta incontestato fra le parti il fatto che effettivamente si è proceduto all’acquisto dell’immobile in trattazione senza richiederne la preventiva valutazione estimativa riferita alla congruità del prezzo, così come imposto dal predetto art. 12, comma 1-ter, del D.L. n. 98/2011, che prevede espressamente che “a decorrere dal 1° gennaio 2014 al fine di pervenire a risparmi di spesa ulteriori rispetto a quelli previsti dal patto di stabilità interno, gli enti territoriali e gli enti del Servizio sanitario nazionale effettuano operazioni di acquisto di immobili solo ove ne siano comprovate documentalmente l’indispensabilità e l’indilazionabilità attestate dal responsabile del procedimento. La congruità del prezzo è attestata dall'Agenzia del demanio, previo rimborso delle spese. Delle predette operazioni è data preventiva notizia, con l'indicazione del soggetto alienante e del prezzo pattuito, nel sito internet istituzionale dell’ente”.
Fatta questa doverosa premessa, il Collegio ritiene opportuno soffermarsi anzitutto sulla condotta contestata alla Geom. Guardascione, tenuto conto che la posizione della stessa risulta differenziata rispetto a quella dei restanti convenuti.
Sul punto va, infatti, preliminarmente precisato che, contrariamente a quanto affermato dal Requirente, la Guardascione è sì stata l’autrice della perizia di valore sull’immobile ex proprietà Clapis, del quale poi i componenti del Consiglio Comunale, oggi convenuti, hanno deciso di procedere all’acquisto, ma non risulta che la predetta convenuta fosse, all’epoca dei fatti in contestazione, Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale di Villa d’Adda (cfr. quanto, viceversa, affermato dalla Procura a pag. 9 dell’atto di citazione).
Invero, tale circostanza emerge per tabulas non solo dalla delibera n. 73 del 23 maggio 2014 della Giunta del Comune di Villa d’Adda, in cui si afferma inequivocabilmente che la Giunta provvede ad “approvare la perizia estimativa redatta dal geom. Rosamaria Guardascione, Funzionario del Servizio Tecnico del Comune di Villa d’Adda …”, incaricando nel contempo, previa individuazione di soggetto con diverso ruolo, qualifica e funzione il “Responsabile del Servizio Tecnico degli eventuali adempimenti conseguenti al presente atto” (all. n. 3 del fascicolo della Procura), ma anche dallo stesso verbale di perizia immobiliare, firmato dalla Guardascione nella qualità, appunto, di mero “Funzionario del Servizio Tecnico del Comune di Villa d’Adda” (cfr. all. n. 4 del fascicolo della Procura).
Sgombrato, quindi, il campo da equivoci di fondo circa il ruolo, non apicale, della convenuta all’interno dell’Ufficio Tecnico del Comune di Villa d’Adda, deve poi precisarsi che la condotta contestata a quest’ultima si basa essenzialmente sul fatto di non aver tenuto conto “… nel redigere la perizia di stima … dell’anzidetta normativa avente connotazione oltre che finanziaria anche tecnica per la determinazione del prezzo degli immobili e contemplante la previa acquisizione di una attestazione dell’Agenzia del Demanio sulla congruità del prezzo di compravendita …” (cfr. pag. 6 dell’atto di citazione).
In proposito, il Collegio deve rilevare però che sfuggiva certamente alle competenze della convenuta il fatto che – a prescindere dal disposto e discrezionale interpello della stessa, quale tecnico dell’Ente, al fine di ottenerne una (preliminare) relazione estimativa in ordine al valore dell’immobile in questione – dovesse essere comunque acquisita, prima di procedere all’effettiva conclusione dell’operazione di acquisto dell’immobile, l’attestazione di congruità da parte dell’Agenzia del Demanio, quale prevista dalla surrichiamata disposizione di legge.
In sostanza, non risulta realizzata la condotta antigiuridica che la Procura attrice imputa alla convenuta Guardascione, in quanto quest’ultima, nella sua qualità di geometra del Comune di Villa d’Adda, è stata meramente incaricata di effettuare una perizia estimativa dell’immobile, e ha conseguentemente espletato, nell’esercizio delle proprie funzioni di natura tecnica, l’incarico affidatole, né vengono qui in considerazione, né, comunque, risultano contestate alla predetta, eventuali ulteriori responsabilità connesse alle valutazioni più specificamente economiche contenute nella perizia stessa.
È intuitiva, dunque, la circostanza che non rientrava tra le competenze e le mansioni della predetta funzionaria far sì che la propria perizia non fosse utilizzata quale unico elemento valutativo dal Consiglio Comunale di Villa d’Adda per procedere all’acquisto della c.d. proprietà Clapis, in dispregio della disciplina più volte sopra richiamata.
Pertanto, nel caso di specie, non può essere contestato all’odierna convenuta il mancato rispetto del già menzionato art. 12, comma 1-ter, del decreto legge n. 98/2011 nella redazione della propria perizia. Ciò perché l’osservanza delle norme tecniche e finanziarie, di cui controverte il Requirente, è da reputarsi connessa alla competenza e alla responsabilità degli organi dell’ente territoriale preposti a decidere e ad effettuare l’operazione di acquisto di un immobile, e non può certo essere posta a carico del tecnico comunale che redige, in quanto separatamente incaricatone nel corso del procedimento, una perizia di stima immobiliare sulla base delle proprie valutazioni e conoscenze tecniche.
In sintesi, in via prodromica ed istruttoria, mentre ben potevano gli amministratori del Comune di Villa d’Adda chiedere al proprio Ufficio Tecnico una valutazione estimativa dell’immobile che si intendeva acquistare, di certo ciò non escludeva, anzi non poteva e non doveva escludere – considerata anche la non terzietà e la mera portata indicativa della stima formulata da tecnico appartenente all’Ente – la necessaria e successiva richiesta, in tal senso, di formale e cogente attestazione di congruità all’Agenzia del Demanio, né, comunque, risulta comprovato dalla Procura attrice o emerge da alcun documento versato in atti che la Guardascione fosse stata posta a conoscenza della circostanza che la Giunta e il Consiglio comunale si sarebbero illegittimamente basati esclusivamente sulla sua perizia per poi valutare ed acquistare l’immobile. Infatti nel verbale di perizia sopra richiamato quest’ultima afferma, in premessa, di aver avuto (semplicemente) l’incarico di “… stabilire, alla data del 05.05.2014, il valore dell’immobile di proprietà degli eredi della defunta Clapis …” (cfr. all. n. 4 del fascicolo della Procura).
Per tutto quanto sopra esposto, la domanda del Requirente nei confronti della Guardascione deve essere rigettata.
Di conseguenza, vanno liquidati onorari e diritti nei riguardi della difesa di detta convenuta, stante il proscioglimento nel merito.
A tal proposito il Collegio, tenuto conto della natura e dell’oggetto della causa, ritiene che dette competenze possano essere liquidate nell’importo complessivo pari ad euro 1.000,00 (mille//00), di cui euro 500,00 (cinquecento//00) per onorari ed euro 500,00 (cinquecento//00) per i diritti spettanti al difensore. Al predetto importo complessivo deve anche aggiungersi il 12,50% di spese generali, l’I.V.A. e la C.P.A..
Passando ora a valutare la posizione dei restanti convenuti, deve precisarsi che – non essendo in contestazione sostanzialmente né il rapporto di servizio, né la condotta antigiuridica (sul punto si precisa, come sopra detto, che è pacifico fra le parti il mancato rispetto di quanto previsto dall’art. 12, comma 1 ter del D.L. n. 98/2011 nel punto che riguarda la mancata acquisizione dell’attestazione dell’Agenzia del Demanio sulla congruità del prezzo di compravendita) – non si ritiene utile soffermarsi anche sull’eventuale esistenza o meno dei requisiti di indispensabilità e di indilazionabilità nell’acquisto dell’immobile in esame, in quanto la condotta antigiuridica e dannosa imputabile ai predetti risulta, come meglio verrà appresso precisato, già di per sé perfezionata anche a prescindere dalla sussistenza o meno di tali, ulteriori presupposti, i quali, in ogni caso, risultano aggiuntivi e, laddove in ipotesi sussistenti, non possono condurre ad elidere il nesso di causalità (derivante sostanzialmente dagli effetti delle già menzionate delibere comunali di Villa d’Adda con cui è stato deciso l’acquisto della proprietà Clapis). Conseguentemente, sarà effettuata un’approfondita valutazione circa i due restanti elementi costituenti la responsabilità amministrativa, ovvero l’esistenza di un danno erariale e l’elemento soggettivo, nel caso di specie, della colpa grave.
Tanto rappresentato, va evidenziato che la difesa dei restanti convenuti si basa essenzialmente sulla contestazione di specifiche considerazioni valutative affrontate nella perizia di stima del competente Ufficio dell’Agenzia dell’Entrate, che avrebbero indotto quest’ultimo ad una sottostima del reale valore dell’immobile in questione. In particolare, va precisato al riguardo che il Requirente, dopo aver richiesto in fase istruttoria la perizia di stima in argomento (cfr. all. n. 5 del fascicolo della Procura), ha poi inteso, considerato il tenore tecnico delle deduzioni difensive avanzate in fase preprocessuale dai convenuti, reiterare la richiesta per un ulteriore approfondimento, a cui l’Agenzia delle Entrate ha dato tempestivo seguito con puntuali integrazioni e chiarimenti circa i punti contestati dagli odierni convenuti (cfr. all. n. 22 del fascicolo della Procura).
Ora, considerato che sostanzialmente i medesimi rilievi, nonostante la richiamata relazione integrativa dell’Amministrazione finanziaria, sono stati reiterati dagli odierni convenuti anche in fase processuale, il Collegio provvederà sulla base di tutta la documentazione in atti ad un esame atomistico degli stessi.
Innanzitutto, sulla reale consistenza ed estensione dell’immobile viene contestato il fatto che “la descrizione dell’unità è stata effettuata sulla base della situazione rappresentata dalla scheda catastale esistente alla data della stima” e che pertanto vi sono “discrepanze significative tra quanto rilevato sui luoghi e quanto visibile dalle risultanze catastali” (cfr. pag.ne 4 e 5 della memoria difensiva in atti).
Sul punto va rilevato che la valutazione dell’Agenzia delle Entrate è stata effettivamente eseguita sulla base della sola scheda catastale esistente alla data della stima, ma semplicemente perché era impossibile fare diversamente in quanto “all’epoca delle attività estimali (maggio 2016) tale unità immobiliare era stata demolita; pertanto alla data del sopralluogo non è stato possibile rilevare sul posto la conformità o meno tra lo stato dei luoghi e la scheda catastale, né sono stati forniti elementi utili in merito, anche se richiesti in sede di sopralluogo, dall’ufficio tecnico comunale” (cfr. pag. 2 dell’integrazione alla perizia dell’Agenzia delle Entrate, all. n. 22 del fascicolo della Procura).
Tale dirimente circostanza di fatto non risulta solo da quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate, ma anche dagli stessi documenti offerti dalla difesa. In particolare, nella relazione del Prof. Bonaiti si legge, tra le altre cose, che “… il lotto secondo, di estrema importanza per una piena funzionalità e destinazione d’uso dell’intera struttura, ancora da completarsi anche nella dotazione di ascensore e impianti tecnici e per il quale si è reso necessario l’acquisto e l’abbattimento dell’edificio ex Clapis, vedrà interessata la torre minore …” (cfr. relazione Prof. Bonaiti doc. 9 allegato alla memoria della difesa).
In sintesi, l’invocato sopralluogo, teso a constatare l’effettivo stato dei luoghi, pur eseguito, non è risultato specificamente utilizzabile a fini estimativi, non certo per negligenza o per incompletezza procedurale dell’Agenzia delle Entrate (anzi l’Agenzia ha inequivocamente precisato che “in data 25/05/2016 è stato eseguito sopralluogo ma il fabbricato, nel frattempo acquisito dal Comune, è stato demolito”, cfr. pag. 5 della perizia di stima, all. n. 5 del fascicolo della Procura), ma in quanto, nel momento in cui quest’ultima era stata attivata dalla Procura erariale (e non dal Comune di Villa d’Adda come invece sarebbe dovuto avvenire), per rendere la stima di cui si tratta, l’edificio era stato ormai abbattuto.
Ancora, la difesa eccepisce che, nella perizia dell’Agenzia delle Entrate, non si è considerata l’acquisizione contestuale all’acquisto dell’immobile anche di un’area pertinenziale, la cui prova sarebbe data dal fatto che “… al contratto preliminare, approvato dal Consiglio Comunale, la planimetria catastale riporta la particella 714 che comprende anche l’area di pertinenza che risultava catastalmente graffata” (cfr. pag. 6 della memoria difensiva).
Al riguardo, risultano convincenti ed esaustive le argomentazioni offerte dall’Amministrazione finanziaria; infatti quest’ultima afferma che “… l’unità immobiliare oggetto di stima è identificata con il foglio 13 particella 714 sub. 701, la cui scheda rappresenta … una porzione immobiliare a piano interrato, piano terra e piano primo, scheda catastale che non riporta alcuna area pertinenziale, di esclusivo utilizzo. Inoltre, pur avendo sulla mappa la particella 714 un ingombro maggiore rispetto al fabbricato, risultando più proprietari della particella 714 e mancando l’elaborato planimetrico che dimostri l’effettiva distribuzione delle aree, non è possibile imputare l’area esterna come esclusiva e pertinenziale al subalterno n. 701 in questione e quindi oggetto di stima. Altresì nella perizia di stima del tecnico comunale non viene menzionata tale porzione immobiliare; allo stesso modo è da evidenziare come nell’atto di compravendita, con il quale il comune acquista l’immobile in questione, non è fatta alcuna menzione circa l’esistenza di area pertinenziale o anche di quote millesimali riferibili ad essa ed oggetto della transazione” (cfr. pag. 3 dell’integrazione alla perizia dell’Agenzia delle Entrate, all. n. 22 del fascicolo della Procura).
In particolare, tali ultime considerazioni sono assolutamente condivisibili, tenuto conto non solo del fatto che non si comprende come sia stato possibile prendere in considerazione tale pertinenza ai fini della decisione dell’acquisto, atteso che l’unico atto estimativo sottoposto alla valutazione del Consiglio Comunale per l’acquisto in parola è la perizia della Guardascione che nulla dice in proposito, ma anche della circostanza che il vincolo pertinenziale, per avere una sua riconoscibilità ed efficacia giuridica sotto i molteplici, relativi aspetti contrattuali, deve necessariamente risultare dall’atto di cessione.
Ad esempio, la stessa Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 12/E del 1°marzo 2007 ha chiarito che alle pertinenze si applica la disciplina dettata per la tipologia del fabbricato principale, purché nell’atto di cessione si dia evidenza del c.d. vincolo pertinenziale, che rende il bene servente una proiezione del bene principale.
Dunque, è di tutta evidenza che non è sicuramente sufficiente affermare che nella planimetria catastale allegata al contratto preliminare l’area di pertinenza risultava catastalmente graffata, risultando invece necessario dare esplicito atto dell’esistenza del vincolo pertinenziale, qualora effettivamente sussistente.
Circa invece l’eccezione concernente il valore “storico” di almeno di una parte del bene immobile oggetto di compravendita; elemento questo non considerato, ad avviso del difensore, nella perizia di stima dell’Agenzia delle Entrate, deve invece rilevarsi che proprio il documento offerto a comprova sul punto da questi, risulta, invece, di segno opposto. Infatti, deve rilevarsi che nel provvedimento della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia, avente ad oggetto appunto la verifica dell’interesse culturale dei beni immobili ai sensi del D.Lgs. 42/2004 della particella 714/subalterno 701 (ovvero l’immobile di cui si discute), viene chiaramente affermato che “… questo Ufficio dichiara che l’immobile in oggetto è escluso dalle disposizioni di tutela di cui alla Parte Seconda del Codice” e che si auspica solamente “… che le norme urbanistiche siano volte alla conservazione delle parti di origine storica (il riferimento è alle mura perimetrali di elevato spessore in pietra) e a favorire interventi compatibili con il contesto, nel rispetto dell’art. 25 della NTA del vigente Piano Paesaggistico Regionale” (cfr. doc. 6 del fascicolo della difesa).
Da ultimo, relativamente, invece, all’eccezione difensiva circa la non omogeneità degli immobili utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per operare il raffronto estimativo, deve evidenziarsi che in realtà quelli che sono stati scelti dall’Agenzia delle Entrate a titolo di comparables sono stati tutti sottoposti a test di ammissibilità, dopo aver allineato cronologicamente e convincentemente i prezzi (cfr. pag. 10 della perizia estimativa dell’Agenzia delle Entrate, all. n. 5 del fascicolo della Procura).
Inoltre, al fine di meglio contestualizzare tale ultima considerazione si tenga comunque conto del fatto che il Comune di Villa d’Adda ha meno di cinquemila abitanti, con una superfice pari a poco meno di sei chilometri quadrati, sicché l’operato dell’Agenzia delle Entrate deve reputarsi del tutto ragionevole e congruamente motivato in relazione al contesto edificatorio di pertinenza.
Infine, con riferimento allo stato manutentivo dell’immobile, risulta dirimente la seguente affermazione dell’Arch. Radaelli nella propria relazione del 1° febbraio 2018, ovvero che “in merito allo stato d’uso dell’immobile, prima della vendita risultava abitabile ed arredato, in stato d’uso normale … Prima di sottoscrivere l’impegno d’acquisto iniziale vincolante e il Rogito, da parte dell’acquirente/Comune, lo stesso comune ha iniziato un’attività di cantiere all’edificio adiacente, lavori non differibili per fornire i collegamenti e gli impianti alla Torre già del Comune, che hanno ammalorato l’immobile (casa Clapis) con infiltrazioni d’acqua ed una serie di danni diretti e indiretti, da cui le foto successive utilizzate dall’Agenzia delle Entrate, con l’immobile ammalorato” (cfr. pag. 2 relazione Arch. Radaelli, doc. 3 del fascicolo della difesa).
Dunque, bene ha fatto l’Agenzia delle Entrate a prendere come riferimento le foto riguardanti l’immobile ammalorato, in quanto risulta per tabulas che tale condizione non solo è dovuta ad interventi dello stesso Comune nell’edificio adiacente, ma addirittura gli stessi sono di epoca antecedente all’impegno iniziale di acquisto.
Conforto a tale evidenza, fornita dalla stessa difesa, viene resa dalla convenuta Guardascione che, nella sua perizia estimativa, ha affermato chiaramente che “l’immobile, costituito da due piani ed una piccola cantina è di datazione incerta e si presenta in cattivo stato di conservazione con intonaci, copertura ed impianti completamente ammalorati ed evidenti efflorescenze di muffe ed umidità” (cfr. pag. 2 della perizia del Geom. Guardascione, all. n. 4 del fascicolo della Procura).
Di conseguenza, sulla base di tutte le argomentazioni sopra riportate, il Collegio rileva che può certamente essere utilizzata la dettagliata perizia estimativa dell’Agenzia delle Entrate come parametro differenziale al fine di quantificare il danno erariale nel caso di specie, che può quindi considerarsi attuale e concreto nella misura, così come indicata dalla stessa Procura, pari ad euro 42.000,00 (€ 130.000,00 prezzo pagato per l’acquisto dell’immobile - € 88.000,00 valore stimato dall’Agenzia delle Entrate).
Occorre ora valutare se le condotte finora descritte siano frutto di comportamenti gravemente colposi o meno, che hanno prodotto il danno all’erario comunale, così come sopra quantificato.
In proposito, si ritiene che il comportamento tenuto da tutti i convenuti nell’odierno giudizio (ad eccezione del Geom. Guardascione) sia particolarmente inescusabile e connotato da colpa grave, alla luce dell’inequivoca normativa di riferimento in materia.
Ciò innanzitutto perché nonostante l’atteggiamento del legislatore normativamente mutato nel tempo in subiecta materia, valorizzato dal difensore dei convenuti (cfr. pag. 20 della memoria difensiva in atti), questi sono stati in grado di cogliere, con tempismo procedurale, il contenuto “espansivo” della novella all’epoca introdotta, tanto da deliberare l’acquisto dell’immobile in trattazione nel maggio 2014 (la deliberazione di Giunta Comunale è del 23 maggio 2014 e quella del Consiglio comunale in questione è del 30 maggio 2014) a distanza di pochi mesi dalla data della sua entrata in vigore, cioè 1° gennaio 2014 (si precisa che l’art. 12, comma 1-ter del D.L. n. 98/2011 ha abrogato con decorrenza appunto dal 1° maggio 2014 il precedente divieto normativo che impediva agli enti locali di acquistare proprietà immobiliari).
Si aggiunga poi che la conoscenza della norma in questione è ricavabile implicitamente anche dal fatto che nonostante era da tempo intenzione del Comune procedere all’acquisto della c.d. proprietà Clapis, ovvero dal 2009, atteso che in quell’anno il Comune di Villa d’Adda aveva già dato incarico ad un tecnico per stimare il valore dell’immobile (elemento incontestato fra le parti, cfr. in particolare pag. 18 della memoria della difesa), l’acquisto si perfezionò solo a distanza di pochi mesi dall’introduzione della novella normativa in discussione.
Ancora, non è argomentazione che risulta plausibile quella della buona fede ed affidamento dei componenti della Giunta e dei consiglieri comunali convenuti esclusivamente nella perizia (resa fra l’altro su esplicito incarico della Giunta Comunale) dell’Ufficio Tecnico del Comune di Villa d’Adda. Ciò non solo perché, in particolare, il Consiglio Comunale non ha votato compatto in tal senso, anzi su un totale di otto componenti ben tre hanno esplicitamente espresso voto contrario (cfr. Delibera del Consiglio Comunale n. 27 del 30 maggio 2014, all. n. 2 del fascicolo della Procura), ma anche in considerazione del fatto che nella richiamata delibera è possibile leggere, tra le altre cose, che “il consigliere Locatelli esprime perplessità sulla volontà di procedere alla demolizione dell’immobile”.
Dunque, tra l’altro, risulta plasticamente che la finalità dell’acquisto della c.d. proprietà Clapis già in sede deliberante da parte del Consiglio Comunale e, prima ancora, da parte della Giunta, era quella della demolizione dello stesso immobile, come in concreto poi verificatosi.
Evidenza questa che doveva certamente indurre, come nel consigliere Locatelli, ad una maggiore ponderazione e riflessione sulla procedura da seguire, visto che, in sostanza, l’Ente procedeva ad acquistare un immobile al solo fine di demolirlo, per dare così piena e completa realizzazione alla progettualità definita lotto secondo, facente parte della complessiva progettualità di riuso della Torre del Borgo (cfr. pag. 2 della relazione del Prof. Bonaiti, doc. 9 del fascicolo della difesa).
Ne è ipotizzabile immaginare che l’inderogabile necessità “per l’amministrazione comunale di non perdere i finanziamenti ottenuti a seguito della partecipazione ad un bando regionale” (cfr. pag. 17 della memoria difensiva) possa assurgere a scriminante della responsabilità degli odierni convenuti. Infatti, non può certo porsi rimedio ad un ipotetico danno erariale (ovvero l’insorgenza di un debito fuori bilancio, così come paventato dal difensore, qualora la Regione Lombardia avesse revocato il finanziamento, al Comune), provocandone un altro, come nel caso di specie. E, comunque, non è dato comprendere (né, al riguardo, è stato comunque versato in atti alcun utile elemento di prova) perché mai richiedere la perizia di stima all’Agenzia delle Entrate, così come imposto dalla legge, debba essere considerata una condotta alternativa rispetto al corretto svolgimento delle progettualità nel rispetto delle tempistiche del bando regionale a cui il Comune di Villa d’Adda aveva partecipato per poter attingere al finanziamento delle opere da realizzare.
Inoltre, deve altresì evidenziarsi che nei confronti degli odierni suindicati convenuti non può considerarsi applicabile l’invocato istituto dell’esimente c.d. politica di cui al comma 1-ter dell’art. 1 della legge n. 20/94, in quanto, come precisato più volte da diffusa giurisprudenza di questa Corte, gli atti contestati rappresentano effettivamente l’esercizio di una competenza propria degli organi politici evocati in giudizio e non certo degli organi c.d. tecnici (cfr. su tutte Sez. Lombardia n. 177/2013).
Infine, in ordine alla percentuale di imputazione ai singoli, predetti convenuti del danno così come sopra quantificato (trattandosi di responsabilità per colpa grave, dunque di natura parziaria), deve rilevarsi che, in virtù di un contributo causale sostanzialmente paritario, a ciascuno, nella sua veste di componente di organi deliberativi (Giunta e Consiglio Comunale) deve essere ascritta, in considerazione delle circostanze in concreto emerse, la quota pari ad euro 7.000,00 (settemila//00) avendo ognuno di loro, come più volte precisato, votato a favore, nelle rispettive sedute, per l’acquisto dell’immobile della c.d. proprietà Clapis.
A tal proposito, risulta, dunque, irrilevante la circostanza che il convenuto Mazzoleni, contrariamente a quanto affermato dalla Procura attrice, in realtà era assente alla deliberazione di Giunta n. 73/2014, avendo il predetto comunque preso parte alla successiva deliberazione del Consiglio comunale n. 27/2014, già innanzi richiamata.
In sintesi, dunque, il danno, arrecato al Comune di Villa d’Adda, pari a complessivi euro 42.000,00 deve essere addebitato nella misura di euro 7.000,00 ciascuno ai convenuti Gianfranco Biffi, Antonio Posa, Fabio Villa, Gianfranco Cattaneo, Daniele Mazzoleni ed Isa Clivati.
La condanna alle spese segue la soccombenza.
La Corte, definitivamente pronunciando, respinta e disattesa, rebus sic stantibus, ogni altra e diversa istanza, richiesta, eccezione e deduzione:
- rigetta la domanda proposta nei confronti di Rosamaria Guardascione, ponendo a carico del Comune di Vila D’Adda, ai fini del rimborso previsto dall’art. 3, comma 2-bis del D.L. n. 543 del 23 ottobre 1996, conv. con legge n. 639 del 20 dicembre 1996, le somme che detta Amministrazione è tenuta a pagare per onorari e diritti di difesa, così come liquidate in motivazione;
- condanna in favore del Comune di Villa D’Adda:
· Gianfranco Biffi al pagamento di euro 7.000,00 (settemila//00);
· Antonio Posa al pagamento di euro 7.000,00 (settemila//00);
· Fabio Villa al pagamento di euro 7.000,00 (settemila//00);
· Gianfranco Cattaneo al pagamento di euro 7.000,00 (settemila//00);
· Daniele Mazzoleni al pagamento di euro 7.000,00 (settemila//00);
· Isa Clivati al pagamento di euro 7.000,00 (settemila//00).
I predetti importi sono comprensivi di rivalutazione monetaria, mentre alle quote di condanna vanno aggiunti gli interessi legali, calcolati a decorrere dalla data di deposito della sentenza e sino al saldo effettivo.
Le spese di giudizio seguono, nella medesima proporzione, la soccombenza e sono liquidate in euro 1.604,95 (milleseicentoquattro/95). Così deciso in Milano, nella camera di consiglio del 7 marzo 2018.
(Eugenio Madeo) (Silvano Di Salvo)
Depositata in Segreteria il 13/04/2018
Pubblicato da Blogger a martedì, aprile 24, 2018 4 commenti: Link a questo post
Pubblicato da Blogger a sabato, aprile 21, 2018 4 commenti: Link a questo post
VIA VOLPINO:GRAVE PERSONA ANZIANA CADUTA DALLA BICI
Dal GIORNALE DI LECCO.
Cade dalla bici, grave anziano. E’ accaduto questa mattina a Villa d’Adda, in via Volpino. L’80enne è stata trasportata in elicottero in ospedale.
Cade dalla bici, grave anziana
L’episodio è accaduto poco prima delle 11.15 di oggi, venerdì. Un ottantenne, per cause non ancora chiare, sarebbe rimasto vittima di una rovinosa caduta a terra mentre percorreva via Volpino in sella alla sua bicicletta. L’impatto con l’asfalto è stato violentissimo. I testimoni hanno subito allertato i soccorsi e sul posto si è portata un’autoambulanza del Soccorso Cisanese e in cielo si è alzato l’elicottero. Vista la gravità delle ferite riportate nell’impatto, l’80enne è stato trasferito in ospedale in elicottero, in codice rosso. Sul posto, per effettuare i rilievi e ricostruire eventuali responsabilità, si sono portati i Carabinieri della stazione di Calusco d’Adda.
Pubblicato da Blogger a venerdì, aprile 20, 2018 2 commenti: Link a questo post
Giorgio Maestroni sopra tutti al 12° concorso culinario “I sapori delle Orobie”.
Il nostro giovane concittadino Giorgio Maestroni supera tutti e si aggiudica il prestigioso concorso “I SAPORI DELLE OROBIE” 12° concorso – il cinghiale nella cucina bergamasca – svoltosi a San Pellegrino Terme il 12 aprile u.s.
Giorgio frequenta il quarto anno dell’Istituto Professionale di Stato per i servizi Alberghieri di San Pellegrino non è nuovo a questi exploit. Già l’anno scorso si era classificato al secondo posto nell’analogo concorso che vede in competizione tutti gli alunni della prestigiosa scuola i San Pellegrino.
A Giorgio vanno le nostre più sentite congratulazioni per l’importante riconoscimento con l’augurio di una brillante carriera nel campo della cucina.
Nella foto qui sotto Il nostro concittadino ( secondo da sinistra) mentre riceve il prestigioso riconoscimento.
Pubblicato da Blogger a lunedì, aprile 16, 2018 2 commenti: Link a questo post
Dote scuola per l’anno scolastico 2018/2019
Presentazione domande dalle ore 12:00 del 16 Aprile 2018 alle ore 12:00 del 18 Giugno 2018.
Da quest’anno è possibile accedere anche usando lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
Leggere le locandine informative allegate.
dote scuola 2018-2019 -a.pdf 837.55 KB
dote scuola 2018-2019 -b.pdf 951.71 KB
dote scuola 2018-2019 - c .pdf 855.54 KB
dote scuola 2018-2019 - d.pdf 966.82 KB
decreto n. 4746.pdf 285.23 KB
informativa trattamento dati personali.pdf 259.98 KB
diritto accesso agli atti.pdf 297.97 KB
Ricordiamo il 73° Anniversario della Liberazione, il 70° Anniversario della Costituzione Italiana e i caduti della Grande Guerra.
Per i dettagli aprire i volantini allegati.
Manifesto XXV Aprile 1.docx 164.17 KB
Manifesto XXV Aprile 2.docx 139.86 KB
Invito alla cittadinanza per l'incontro di Venerdì 13 Aprile 2018 ore 21:00 presso la Sala Civica.
Per ulteriori informazioni leggere il volantino allegato.
Volantino controllo vicinato_201804051121.pdf 666.86 KB
FRA L'ADDA E LA COLLINA - MANIFESTAZIONE PODISTICA - Domenica 20 Maggio 2018
Per ulteriori informazioni leggere il volantino allegato e consulta il presente link;
(https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=199sKq3jLip8wvTzfiW_5-GpNX40&usp=sharing)
Bigacc.pdf 545.98 KB
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RILASCIO ATTESTAZIONE MENSA PER MOD.730
Per la richiesta dell'attestazione, leggi l'allegato.
201803301243.pdf 51.79 KB
Pubblicato da Blogger a lunedì, aprile 09, 2018 4 commenti: Link a questo post
Dote scuola per l’anno scolastico 2018/2019 Pubblicata il 07/04/2018 Presentazione domande dalle ore 12:00 del 16 Aprile 2018 alle o...
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CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE Pubblicata il 24/03/2018 MERCOLEDI' 28 MARZO 2018 ORE 20:30 Allegati NOME DIMENSIONE ...
In questi giorni ci è stata segnalata da un lettore la notizia che il Sindaco, il vice sindaco, l’assessore all’istruzione, gli ex consiglie...
EPPURE NON SIAMO A ROMA!
RICEVIAMO DA ALCUNI LETTORI E PUBBLICHIAMO. “Dopo una nevicata nemmeno eccezionale la strada che percorro per tornare a casa sembra più...
A tutti i lettori del blog sinceri auguri!
Sindaco e consiglieri della lista El@ della passat...
VIA VOLPINO:GRAVE PERSONA ANZIANA CADUTA DALLA BIC...
CONGRATULAZIONI AD UN NOSTRO GIOVANE CONCITTADINO!...
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