Source: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2017-0218_IT.html
Timestamp: 2020-08-15 11:44:58+00:00

Document:
sulla richiesta di revoca dell'immunità di Mylène Troszczynski
– vista la richiesta di revoca dell'immunità di Mylène Troszczynski, deputata al Parlamento europeo, trasmessa dal Ministro della giustizia francese nel quadro di un'indagine giudiziaria condotta dalla Procura della Repubblica di Bobigny per diffamazione pubblica e istigazione all'odio o alla violenza a danno di una persona o di un gruppo di persone in virtù della loro origine o della loro appartenenza o non appartenenza a un'etnia, a una nazione, a una razza o una religione determinata, comunicata in Aula il 16 gennaio 2017,
A. considerando che il Procuratore della Repubblica di Bobigny ha chiesto la revoca dell'immunità di Mylène Troszczynski, deputata al Parlamento europeo e membro del Consiglio regionale della Piccardia, in relazione a un procedimento avviato a motivo del fatto che il 23 settembre 2015 è stata postata sul suo conto Twitter una foto di donne con il velo integrale che sembravano far la coda all'esterno di una CAF (Caisse d’allocation familiale - Cassa assegni familiari), corredata del commento "Rosny-Sous-Bois, CAF data 9.12.2014. Indossare il velo integrale dovrebbe essere vietato per legge ...";
Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07, ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI:EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23;
Nella seduta del 16 gennaio 2017, il Presidente ha comunicato di aver ricevuto il 1° dicembre 2016 una lettera del Ministro della giustizia francese contenente la richiesta di revoca dell'immunità di Mylène Troszczynski.
Il 23 settembre 2015 era stata postata sul conto Twitter dell'on. Troszczynski una foto di donne con il velo integrale che sembravano far la coda all'esterno di una CAF (Caisse d’allocation familiale - Cassa assegni familiari), corredata del commento "Rosny-Sous-Bois, CAF data 9.12.2014. Indossare il velo integrale dovrebbe essere vietato per legge ..."; l'immagine oggetto del contendere era in realtà un fotomontaggio realizzato a partire da una foto scattata a Londra e già utilizzata dal titolare di un altro conto Twitter. Quando l'on. Troszczynski si è accorta che la foto era contraffatta, l'ha immediatamente rimossa dal suo conto Twitter.
L'indagine ha poi evidenziato che a pubblicare il messaggio online non era stata l'on. Troszczynski, ma il suo assistente, il quale ha confessato di averlo fatto; la Procura della Repubblica ha evidenziato che, in quanto editore del proprio conto Twitter, l'on. Troszczynski potrebbe essere ritenuta responsabile del tweet.
Il procuratore della Repubblica di BOBIGNY ha avviato quindi un'indagine giudiziaria per diffamazione pubblica e istigazione all'odio o alla violenza nei confronti di una persona o di un gruppo di persone in virtù della loro origine o della loro appartenenza o non appartenenza a un'etnia, a una nazione, a una razza o a una religione.
a) Le disposizioni legislative europee
Protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea allegato al trattato sul funzionamento dell’Unione europea
I membri del Parlamento europeo beneficiano dei privilegi e delle immunità loro applicabili in virtù del protocollo dell'8 aprile 1965 sui privilegi e sulle immunità delle
Sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10
L'articolo 8 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, allegato ai Trattati UE, FUE e CEEA, deve essere interpretato nel senso che una dichiarazione effettuata da un deputato europeo al di fuori del Parlamento europeo, la quale abbia dato luogo ad azioni penali nello Stato membro di origine dell'interessato per il reato di calunnia, costituisce un'opinione espressa nell'esercizio delle funzioni parlamentari beneficiante dell'immunità prevista dalla citata disposizione soltanto nel caso in cui essa corrisponda ad una valutazione soggettiva presentante un nesso diretto ed evidente con l'esercizio di funzioni siffatte Spetta al giudice del rinvio stabilire se tali presupposti risultino soddisfatti nella causa principale.
b) Diritto francese
Nessun membro del Parlamento può essere perseguito, ricercato, arrestato, detenuto o giudicato per le opinioni o i voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni.
Nessun membro del Parlamento può essere soggetto, in materia penale o correzionale, ad arresto o a qualsiasi altra misura di privazione o di restrizione della libertà senza l'autorizzazione dell'Ufficio di presidenza dell'assemblea di cui fa parte. Detta autorizzazione non è richiesta in caso di flagranza o di condanna definitiva.
La detenzione, le misure privative o restrittive della libertà o il procedimento penale a carico di un membro del Parlamento sono sospese per la durata della legislatura qualora l’Assemblea alla quale appartiene lo richieda.
Articolo 131-26
L'interdizione dei diritti civici, civili e di famiglia riguarda:
2° L'eleggibilità;
3° Il diritto di esercitare una funzione giurisdizionale o di comparire come esperto dinanzi ad una giurisdizione, di rappresentare o assistere una parte dinanzi alla giustizia;
Legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa
Sono puniti come complici di un'azione qualificata come crimine o delitto coloro i quali attraverso discorsi, grida o minacce proferiti in luoghi o riunioni pubblici, o attraverso scritti, stampati, disegni, incisioni, dipinti, emblemi, immagini o qualsiasi altro supporto dello scritto, della parola o dell'immagine venduti o distribuiti, messi in vendita o esposti in luoghi o riunioni pubblici, o attraverso cartelloni o manifesti esposti al pubblico o qualsiasi mezzo di comunicazione al pubblico per via elettronica, abbiano direttamente incitato l'autore o gli autori a commettere detta azione, se l'incitazione è stata seguita da effetto.
Tale disposizione sarà inoltra applicabile qualora l'incitazione sia seguita solo da un tentato crimine previsto all'articolo 2 del Codice penale.
Qualsiasi asserzione o imputazione di un fatto che rechi pregiudizio all'onore o al prestigio della persona o del corpo cui il fatto è imputato costituisce diffamazione. La pubblicazione diretta o tramite riproduzione di tale asserzione o di tale imputazione è punibile, anche se è compiuta sotto forma dubitativa o se è diretta ad una persona o a un corpo non esplicitamente citati, ma la cui identificazione sia resa possibile dai termini dei discorsi, delle grida, delle minacce, degli scritti o degli stampati, dei cartelloni o dei manifesti incriminati.
Qualsiasi espressione offensiva, termine di spregio o invettiva che non contenga l'imputazione di alcun fatto è un'ingiuria.
La diffamazione commessa con gli stessi mezzi nei confronti di una persona o di un gruppo di persone in virtù della loro origine o appartenenza o non appartenenza a un'etnia, a una nazione, a una razza o a una religione determinata è punita con un anno di carcere e con un'ammenda di 45 000 euro o con una sola delle due pene.
Sono passibili, come autori principali, delle pene che costituiscono la repressione dei crimini e dei delitti commessi tramite stampa, nell'ordine indicato di seguito:
1° I direttori di pubblicazioni o gli editori, a prescindere dalla loro professione o denominazione e, nei casi previsti all'articolo 6, secondo comma, i codirettori della pubblicazione;
2° In subordine, gli autori;
3° In subordine degli autori, i tipografi;
4° In subordine dei tipografi, i venditori, i distributori e gli attacchini.
Nei casi previsti all'articolo 6, secondo comma, la responsabilità sussidiaria delle persone di cui ai paragrafi 2, 3 e 4 del presente articolo entra in gioco come se non esistesse il direttore della pubblicazione qualora, contrariamente alle disposizioni della presente legge, non sia stato designato un codirettore della pubblicazione.
Qualora siano in causa i direttori o codirettori della pubblicazione o gli editori, gli autori sono perseguiti come complici.
Possono esserlo, allo stesso titolo e in tutti i casi, le persone cui potrebbe applicarsi l'articolo 121-7 del Codice penale. Detto articolo non può applicarsi ai tipografi per fatti di stampa, salvo nel caso e alle condizioni previste dall'articolo 431-6 del Codice penale sugli assembramenti o, in subordine al codirettore della pubblicazione, nel caso previsto all'articolo 6, secondo comma.
Tuttavia, i tipografi possono essere perseguiti come complici qualora sia pronunciata dai tribunali l'irresponsabilità penale del direttore o del codirettore della pubblicazione. In questo caso, le azioni sono avviate entro tre mesi dal delitto o, al più tardi, entro tre mesi dalla constatazione giudiziaria di irresponsabilità del direttore o del codirettore della pubblicazione.
6° In caso di diffamazione nei confronti di privati previsto dall'articolo 32 e nel caso di ingiuria previsto dall'articolo 33, paragrafo 2, l'azione scatta solo su denuncia della persona diffamata o ingiuriata. Tuttavia, l'azione può essere esercitata d'ufficio dal pubblico ministero qualora la diffamazione o l'ingiuria sia stata commessa nei confronti di una persone o di un gruppo di persone in virtù della loro origine o della loro appartenenza o non appartenenza a un'etnia, a una nazione, a una razza o una religione determinata. L'azione può inoltre essere esercitata d'ufficio dal pubblico ministero qualora la diffamazione o l'ingiuria sia stata commessa nei confronti di un gruppo di persone in virtù del loro sesso, del loro orientamento sessuale o della loro menomazione; lo stesso dicasi qualora tali diffamazioni o ingiurie siano state commesse nei confronti di persone prese in considerazione singolarmente, purché queste ultime abbiano dato il loro accordo;
Coloro i quali, attraverso uno dei mezzi enunciati all'articolo 23, abbiano incitato alla discriminazione, all'odio o alla violenza nei confronti di una persone o di un gruppo di persone in virtù della loro origine o della loro appartenenza o non appartenenza a un'etnia, a una nazione, a una razza o a una religione determinata, sono puniti con un anno di carcere e con un'ammenda di 45 000 euro o con una sola delle due pene.
In caso di condanna per uno dei fatti previsti dai due comma precedenti, il tribunale può inoltre ordinare:
1° Salvo qualora sia accolta la responsabilità dell'autore dell'infrazione sulla base dell'articolo 42 e dell'articolo 43, primo comma della presente legge o dell'articolo 93-3, primo, secondo e terzo comma della legge n. 82-652 del 29 luglio 1982 sulla comunicazione audiovisiva, la privazione dei diritti di cui all'articolo 135-26, secondo e terzo comma del Codice penale, per una durata di cinque anni al massimo;
2° L'affissione o la diffusione della decisione pronunciata alle condizioni previste dall'articolo 135-35 del Codice penale;
3° La pena del tirocinio di cittadinanza prevista all'articolo 131-5-1 del Codice penale.
Sono puniti come complici di un'azione qualificata come crimine o delitto coloro i quali attraverso discorsi, grida o minacce proferiti in luoghi o riunioni pubblici, ovvero attraverso scritti, stampati, disegni, incisioni, dipinti, emblemi, immagini o qualsiasi altro supporto dello scritto, della parola o dell'immagine venduti o distribuiti, messi in vendita o esposti in luoghi o riunioni pubblici, o attraverso manifesti o cartelloni esposti al pubblico, o attraverso qualsiasi altro mezzo di comunicazione al pubblico per via elettronica, abbiano direttamente incitato l'autore o gli autori a commettere detta azione, se l'incitazione è stata seguita da effetto.
III. OSSERVAZIONI/MOTIVI
La portata dell'immunità riconosciuta ai membri del Parlamento francese corrisponde de facto alla portata dell'immunità riconosciuta ai deputati al Parlamento europeo, ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea.
Inoltre, la giurisprudenza della Corte di giustizia ha sancito che, per poter beneficiare dell'immunità, un'opinione deve essere stata espressa da un deputato europeo nell'esercizio delle sue funzioni; ciò presuppone necessariamente l'esistenza di un nesso diretto ed evidente tra l'opinione formulata e le funzioni parlamentari.
Nel caso in parola, risulta che le accuse non sono connesse con le attività di deputata al Parlamento europeo dell'on. Troszczynski e riguardano invece attività di carattere regionale, visto che la foto contraffatta e i commenti si riferivano a quanto stava asseritamente accadendo a Rosny-Sous-Bois, in violazione del diritto francese, e non si riferiscono a opinioni o voti espressi da Mylène Troszczynski nell'esercizio delle sue funzioni di deputata al Parlamento europeo, ai sensi dell'articolo 8 del protocollo n° 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea;
Infine, non è stato riscontrato alcun fumus persecutionis, costituito da un palese tentativo di ostacolare l'attività parlamentare di Mylène Troszczynski, alla base dell'indagine avviata a seguito della denuncia di diffamazione di un'amministrazione pubblica, presentata dal direttore del fondo assegni familiari del Seine-Saint-Denis.
Sulla base delle considerazioni di cui sopra e ai sensi dell'articolo 9 del regolamento, dopo aver esaminato le ragioni favorevoli e contrarie alla revoca dell'immunità, la commissione giuridica raccomanda che il Parlamento revochi l'immunità parlamentare dell'on. Mylène Troszczynski.

References: Sentenza 
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Articolo 131