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Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza del 13 maggio 1969
Giovanni d'Ammassa 13 Maggio 1969
Elementi essenziali che caratterizzano la struttura giuriduca del contratto di edizione sono la concessione all'editore, da parte dell'autore, dell'esercizio del diritto di pubblicazione "per le stampe" dell'opera dell'ingegno e la messa in commercio da parte dell'editore, a proprie spese, dei relativi esemplari. Invece il c.d. contratto di stampa (riproduzione per la stampa) lo stampatore (tipografo o altro tecnico del campo dell'impressione) si obbliga, dietro compenso da parte dell'autore, a rirpodurre "a stampa", con le modalità convenute, scritti di quest'ultimo ed a consegnare allo stesso gli esemplari delle riproduzioni così eseguite. Nel contratto di stampa non possono trovare applicazione i principi che disciplinano il contratto di edizione ed in particolare quello attinente alla essenzialità del termine di esecuzione, ricavabile dalla normativa contentuta negli artt. 127 e 128 della legge 22 aprile 1941, n. 633. Invero, il regime giuridico del contratto di edizione, costituendo questo uno schema negoziale tipico predisposto dall'ordinamento giuridico per la realizzazione dei trasferimenti dei diritti sulle opere dell'ingegno, non è suscettivo, in via analogica, di una particolare espressione della sua area di applicazione, fino a regolamentare fattispecie negoziali ontologicamente diverse.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 1632 del 13 maggio 1969
Elementi essenziali che caratterizzano la struttura giuridica del contratto di edizione sono la concessione all'editore, da parte dell'autore, dell'esercizio del diritto di pubblicazione «per le stampe» dell'opera dell'ingegno e la messa in commercio da parte dell'editore, a proprie spese, dei relativi esemplari. Invece con il c.d. contratto di stampa (riproduzione per la stampa) lo stampatore (tipografo o altro tecnico del campo dell'impressione) si obbliga, dietro compenso da parte dell'autore, a riprodurre «a stampa», con le modalità convenute, scritti di quest'ultimo ed a consegnare allo stesso gli esemplari delle riproduzioni così eseguite. Nel contratto di stampa non possono trovare applicazione i principi che disciplinano il contratto di edizione ed in particolare quello attinente alla essenzialità del termine di esecuzione, ricavabile dalla normativa contenuta negli artt. 127 e 128 della legge 22 aprile 1941, n. 633. Invero, il regime giuridico del contratto di edizione, costituendo questo uno schema negoziale tipico predisposto dall'ordinamento giuridico per la realizzazione dei trasferimenti dei diritti sulle opere dell'ingegno, non è suscettivo, in via analogica, di una particolare espressione della sua area di applicazione, fino a regolamentare fattispecie negoziali ontologicamente diverse.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza del 6 marzo 1969
Giovanni d'Ammassa 6 Marzo 1969
L'ordinanza corporativa sui rapporti economici sorgenti dai contratti relativi a commissioni di cartelloni e lavori artistici affini, approvata con decreto del Capo del Governo 4 dicembre 1942, n. 1485, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 307 del 29 dicembre 1942, è tuttora in vigore a norma dell'art. 43 del d.l.l. 23 novembre 1944 n. 369. Essa, se nell'art. 5 fa divieto al committente di destinare il lavoro pubblicitario ad usi diversi da quello concordato o di riprodurlo in forma diversa da qiella prestabilita senza consenso dell'artista e senza il consenso ulteriore di cui agli artt. 6 e 7, eccettua espressamente il caso in cui da parte dell'artista siavi stata concessione dei suoi diritti di autore.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 716 del 6 marzo 1969
L'ordinanza corporativa sui rapporti economici sorgenti dai contratti relativi a commissioni di cartelloni e lavori artistici affini, approvata con decreto del Capo del Governo 4 dicembre 1942, n. 1485, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 307 del 29 dicembre 1942, è tuttora in vigore a norma dell?art. 43 del d. l. l. 23 novembre 1944, n. 369. Essa, se nell?art. 5 fa divieto al committente di destinare il lavoro pubblicitario ad usi diversi da quello concordato o di riprodurlo in forma diversa da quella prestabilita senza il consenso dell?artista e senza il compenso ulteriore di cui agli artt. 6 e 7, eccettua espressamente il caso in cui da parte dell?artista siavi stata cessione dei suoi diritti di autore.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza del 21 febbraio 1969
Giovanni d'Ammassa 21 Febbraio 1969
Secondo la disciplina normativa vigente in materia di diritti d'autore, le varie forme di utilizzazione economica, che costituiscono l'aspetto patrimoniale del diritto d'autore, sono il contenuto di altrettanti diritti esclusivi e reciprocamente indipendenti, sicchè con riferimento all'opera letteraria, è ben concepibile che l'autore, o i suoi aventi causa, trasferiscano taluno dei diritti patrimoniali, rimanendo titolari di tutti gli altri. E poiché tra i diritti in questione è il diritto esclusivo di pubblicare le opere in raccolta, è ben possibile che la titolarità di esso spetti ad un soggetto anche rispetto ad opere di cui altri ha il diritto di sfruttamento in tutte le altre forme di utilizzazione che la legge consente. (Nella specie, la Corte di Cassazione ha confermato la statuizione dei giudici del merito che avevano ritenuto la conformità ai principi sul diritto di autore della transazione, conclusa tra i figli di Luigi Pirandello e Marta Abba, in virtù della quale erano stati riconosciuti, ai primi, il diritto di pubblicare l'opera omnia dello scrittore e, alla seconda, il diritto di utilizzazione economica su nove commedie.) Il legislatore attribuendo all'autore il diritto ed imponendogli l'obbligo di correggere le bozze di stampa, ha inteso, da un lato, tutelare l'interesse dell'autore ad accertare l'esatta e ancora attuale corrispondenza del testo da publicare alla sua idea creativa - ciò rientrando nel suo diritto morale, sempre integro pur dopo il trasferimento, all'editore del diritto di pubblicazione - e, dall'altro, attuare, mercè la sua collaborazione, un presupposto perché l'editore possa riprodurrre fedelmente l'opera. In relazione a tali finalità, allorquando il diritto-dovere di correggere le bozze sia stato in concreto esercitato dall'autore, la corrispondenza alla volontà di quest'ultimo del testo risultante dalle bozze licenziate si deve presumere e si debbono, quindi, ritenere non più voluta dall'autore una dedica che da tale testo più non risulti e perfettamente adempiuta, in conformità all'art. 26 della legge 22 aprile 1941, n. 633, l'obbligazione dell'editore che publichi l'opera priva di quella dedica. Il termine "Copyright" - come può desumenrsi, attraverso la relativa legge di ratifica (legge 19 luglio 1956, n. 923) dall'articolo terzo dela Convenzione Universale di Ginevra sui diritti di autore del 16 settembre 1952 - indica quel particolare diritto di utilizzazione economica, previsto dall'art. 13 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che normalmente si esercita mediante la la moltiplicazione dell'opera per mezzo della stampa. Il diritto di usare il simbolo © ("Copyright" seguito dal nome, appartiene, alla stregua dell'ordinamento italiano, all'autore o al suo avente causa, quando al pubblicazione dell'opera venga attuata direttamente dai medesimi (normalmente attraverso la stipulazione di un contratto di stampa, che rientra nell'ampia figura della locatio operis); appartiene, invece, all'editore, quando la pubblicazioneo stesa venga attuata mediante la stipulazione del contratto di edizione, che trasferisce appunto all'editoire il relatico diritto. Il principio trova applicazione anche nell'ipotesi in cui il diritto di utilizzazione economica si riferisca alla pubblicazione delle opere in raccolta; e, ove tale diritto spetti su alcune delle opere ad un soggeto diverso e la raccolta sia stata pubblicata in volumi distinti, alcuni dei quali contengano esclusivamente opere appartenenti a questo ultimo, il "copyright" deve ritenersi legittimamente usato dal titolare del diritto di utilizzazione della raccolta solo se la rivendicazione di titolarità esclusiva del diritto di stampa, che esso esprime, coesista con indicazione atta a porre in evidenza che i dsingoli volumi appartengono alla raccolta.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 587 del 21 febbraio 1969
Secondo la disciplina normativa vigente in materia di diritti di autore, le varie forme di utilizzazione economica, che costituiscono l'aspetto patrimoniale del diritto di autore, sono il contenuto di altrettanti diritti esclusivi e reciprocamente indipendenti, sicchè, con riferimento all'opera letteraria, è ben concepibile che l'autore, o i suoi aventi causa, trasferiscano taluno dei diritti patrimoniali, rimanendo titolari di tutti gli altri. E poiché tra i diritti in questione è il diritto esclusivo di pubblicare le opere in raccolta, è ben possibile che la titolarità di esso spetti ad un soggetto anche rispetto ad opere di cui altri ha il diritto di sfruttamento in tutte le altre forme di utilizzazione che la legge consente. (Nella specie, la Corte di Cassazione ha confermato la statuizione dei giudici del merito che avevano ritenuto la conformità ai principi sul diritto di autore della transazione, conclusa tra i figli di Luigi Pirandello e Marta Abba, in virtù della quale erano stati riconosciuti, ai primi, il diritto di pubblicare l'opera omnia dello scrittore e, alla seconda, il diritto di utilizzazione economica su nove commedie). Il legislatore, attribuendo all'autore il diritto ed imponendogli l'obbligo di correggere le bozze di stampa, ha inteso, da un lato, tutelare l'interesse dell'autore ad accertare l'esatta e ancora attuale corrispondenza del testo da pubblicare alla sua idea creativa - ciò rientrando nel suo diritto morale, sempre integro pur dopo il trasferimento, all'editore del diritto di pubblicazione - e, dall'altro, attuare, mercé la sua collaborazione, un presupposto perché l'editore possa riprodurre fedelmente l'opera. In relazione a tali finalità, allorquando il diritto-dovere di correggere le bozze sia stato in concreto esercitato dall'autore, la corrispondenza alla volontà di quest'ultimo del testo risultante dalle bozze licenziate si deve presumere e si debbono, quindi, ritenere non più voluta dall'autore una dedica che da tale testo più non risulti e perfettamente adempiuta, in conformità all'art. 126 della legge 21 aprile 1941, n. 633, l'obbligazione dell'editore che pubblichi l'opera priva di quella dedica. Il termine «Copyright» - come può desumersi, attraverso la relativa legge di ratifica (legge 19 luglio 1956, n. 923), dall'articolo terzo della Convenzione universale di Ginevra sui diritti di autore del 16 settembre 1952 - indica quel particolare diritto di utilizzazione economica, previsto dall'art. 13 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che normalmente si esercita mediante la moltiplicazione dell'opera per mezzo della stampa. Il diritto di usare il simbolo (c) («Copyright»), seguito dal nome, appartiene, alla stregua dell'ordinamento italiano, all'autore o al suo avente causa, quando la pubblicazione dell'opera venga attuata direttamente dai medesimi (normalmente attraverso la stupulazione di un contratto di stampa, che rientra nell'ampia figura della locatio operis); appartiene, invece, all'editore, quando la pubblicazione stessa venga attuata mediante la stipulazione del contratto di edizione, che trasferisce appunto all'editore il relativo diritto. Il principio trova applicazione anche nell'ipotesi in cui il diritto di utilizzazione economica si riferisca alla pubblicazione di opere in raccolta; e, ove tale diritto spetti su alcune delle opere ad un soggetto diverso e la raccolta sia stata pubblicata in volumi distinti, alcuni dei quali contengano esclusivamente opere appartenenti a questo ultimo, il «copyright» deve ritenersi legittimamente usato dal titolare del diritto di utilizzazione della raccolta solo se la rivendicazione di titolarità esclusiva del diritto di stampa, che esso esprime, coesista con indicazione atta a porre in evidenza che i singoli volumi appartengano alla raccolta.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 175 del 23 gennaio 1969
Giovanni d'Ammassa 23 Gennaio 1969
Perché un'opera dell'ingegno possa ricevere protezione ai sensi della legge sul diritto di autore, è sufficiente che il requisito della "creatività" sussista in misura modesta, non essendo richiesto un particolare grado del requisito stesso.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza del 23 gennaio 1969
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 1678 del 3 giugno 1968
Giovanni d'Ammassa 3 Giugno 1968
Le «soluzioni originali di problemi tecnici» di cui all?art. 2578 cod. civ., devono intendersi costituite dall?applicazione di nuovi principi o regole tecniche, oppure dall?applicazione di preesistenti principi e regole, contraddistinta da un?impronta geniale concepita con carattere creativo.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 202 del 25 gennaio 1968
Giovanni d'Ammassa 25 Gennaio 1968
L'accertamento se l'opera dell'ingegno costituisca opera originale, o, comunque, di carattere creativo, tale da meritare la protezione della legge nei confronti di altra che si assume plagiata, è rimesso all'incensurabile apprezzamento del giudice di merito, quando sia sorretto da congrua motivazione ed esente da errori logici o giuridici. Al giudice di merito è, altresì, demandato di accertare incensurabilmente se l'utilizzazione di alcuni elementi dell'opera altrui dell'ingegno dia vita ad una entità intellettuale nuova e diversa, o costituisca, invece, una contraffazione vietata dalla legge.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza n. 223 del 25 gennaio 1968
Competente a conoscere della domanda di accertamento che il «titolo» di un?opera letteraria non viola il diritto all?uso di un «titolo» similare di un?opera del convenuto e che il suo uso non costituisce atto di concorrenza sleale o, comunque, atto illecito, è il giudice del luogo ove l?opera dell?attore è stata pubblicata.
Corte di Cassazione civile, Sentenza del 1 marzo 1967
Giovanni d'Ammassa 1 Marzo 1967
Il contratto con il quale un pittore si impegna per un periodo determinato e per un corrispettivo fisso mensile a consegnare all'altro contraente un certo numero di quadri con diritto di scelta a favore di quest'ultimo, si inquadra nella prestazione d'opera intellettuale, la quale può anche dare luogo a una obbligazione di risultato. Per le opere d'arte figurativa in esemplare unico, il diritto di pubblicazione si estingue con il fatto stesso della cessione dell'opera che realizza anche il diritto esclusivo di messa in commercio.
Corte di Cassazione civile, sez. I, Sentenza del 19 luglio 1966
Giovanni d'Ammassa 19 Luglio 1966
Per la pubblicazione di un epistolario confidenziale o intimo - dopo la morte del destinatario o dell'autore, ed ove manchino coniuge, figli e genitori rispettivi - è necessario il consenso dei fratelli e sorelle del defunto o, in loro mancanza quello dei suoi parenti in linea retta entro il quarto grado. Tra i titolari del diritto di consentire alla pubblicazione dell'epistolario non può essere compreso il nipote ex fratre, ancorchè erede dell'autore. Il contenuto del diritto d'autore è costituito da un complesso di diritti di utilizzazione dell'opera dell'ingegno, trasferibile unitariamente, e da un diritto di paternità, non patrimonale nè trasferibile, che si esercita per sua natura con la pubblicazione, ma che tuttavia non osta al trasferimento del diritto alla pubblicazione. Il cessionario del complesso dei diritti di utilizzazione econominca diventa titolare di ciscun diritto - ivi compreso quello di pubblicazione, che costituisce il necessario presupposto per l'esercizio delle varie facoltà patrimoniali ed ha quindi un potenziale contenuto economico - e ne può disporre con la stessa ampiezza dell'autore che glieli ha trasmessi.
Corte di Cassazione civile, sezioni unite, Sentenza n. 288 del 30 gennaio 1968
Giovanni d'Ammassa 30 Gennaio 1960
In tema di tutela dei diritti di utilizzazione economica di opere dell'ingegno (nella specie, di un film) la registrazione dell'opera nell'uno o nell'altro dei registri previsti dall'art. 103 della legge 21 aprile 1941, n. 633, e dagli artt. 30 e segg. Del relativo regolamento 18 maggio 1942, n. 1369, con il connesso deposito amministrativo di un esemplare, non ha alcuna efficacia costitutiva di diritti, ma crea una semplice presunzione di esistenza dell'opera stessa e della qualità di autore o produttore, quali risultano dal registro, con la conseguenza che possono esistere in circolazione opere protette anche se non siano state depositate e registrate. La rappresentanza o l'assistenza di un difensore non è prescritta nella fase preliminare di concessione dei provvedimenti cautelari previsti dagli artt. 161 e segg. della legge 22 aprile 1941, n. 633 sulla protezione del diritto di autore. Ciò non esclude, tuttavia, che un difensore, anche con funzioni procuratorie, possa essere nominato dall'una o dall'altra parte prima che venga emesso il provvedimento. In tal caso, ove il procuratore sia stato nominato dalla parte contro cui il provvedimento è richiesto, la notificazione del provvedimento stesso, prevista dall'art. 162, comma quinto, per essere efficace, quanto meno agli effetti della decorrenza dei termini per le impugnazioni ammissibili contro il decreto medesimo, deve essere fatta non personalmente alla parte nel suo domicilio reale, ma presso il procuratore, quale domiciliatario ex lege della parte. La registrazione, ai sensi dell'art. 104 della legge 21 aprile 1941, n. 633, degli atti traslativi dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell'ingegno, ha carattere meramente facoltativo e vale a creare una semplice pubblicità-notizia, il cui difetto non influisce affatto sull'esistenza e sull'ampiezza della tutela dei diritti stessi tra i partecipi dell'atto.
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