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DISEGNO DI LEGGE DI STABILITA Relazioni illustrative. Titolo I Risultati differenziali e gestioni previdenziali
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Simone Giacomo Bernardini
1 DISEGNO DI LEGGE DI STABILITA 2015 Relazioni illustrative Titolo I Risultati differenziali e gestioni previdenziali Art. 1 Risultati differenziali del bilancio dello Stato La disposizione rinvia all allegato 1 per l indicazione dei livelli massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario, in termini di competenza, per il triennio Si specifica, altresì, che i livelli del ricorso al mercato si intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di rimborsare prima della scadenza o di ristrutturare passività preesistenti con ammortamento a carico dello Stato. Art. 2 Gestioni previdenziali L articolo 2 individua i contenuti dell allegato 2, ovvero, in particolare, l adeguamento degli importi dei trasferimenti dovuti dallo Stato alle gestioni previdenziali, nonché gli importi complessivi dovuti alla gestione per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, alla gestione speciale minatori e alla gestione speciale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo già iscritti al soppresso ENPALS, per l anno Titolo II Misure per la crescita, per l occupazione e per il finanziamento di altre esigenze Capo I Misure per la crescita Art. 3 Fondo per la realizzazione del Piano La Buona Scuola La norma intende garantire un investimento di risorse sulla scuola che deve costituire la leva per lo sviluppo e la crescita del Paese. In questo modo si vuole rafforzare l offerta formativa e la continuità didattica, e valorizzare i docenti e l autonomia scolastica. Le risorse stanziate sono quelle previste per procedere prioritariamente ad un piano assunzionale per i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (GAE) nonché per i vincitori e gli idonei del concorso 2012, al fine di poter finalmente realizzare l organico funzionale e dotare le scuole, ovvero le reti di scuole, del numero di docenti necessari sia allo svolgimento dell attività didattica sia al potenziamento dell offerta formativa a sostegno di attività aggiuntive e di progetti complementari, di cui i giovani hanno bisogno per essere formati e allenati a crescere nel mondo di oggi. Il piano assunzionale da realizzare compatibilmente con le risorse disponibili anche in relazione alle ricostruzioni di carriera, consentirà, inoltre, di ridurre il numero di supplenze annuali e questo garantirà la continuità didattica e contribuirà a costituire un contingente stabile di docenti a disposizione delle scuole. Ciò in linea con quanto richiesto anche a livello europeo (a seguito della procedura d infrazione sul lavoro a tempo determinato) in merito alla necessità di evitare un ricorso e reiterato dello strumento dei contratti a termine, ristabilendo il principio costituzionale dell accesso all insegnamento esclusivamente attraverso concorso pubblico. Le risorse stanziate saranno utilizzate, altresì, per varie attività di potenziamento del settore scolastico, con riferimento ad esempio all alternanza scuola-lavoro e alla diffusione della connettività wireless nelle scuole. Art. 4 Stabilizzazione bonus 80 euro 1
2 L articolo in esame, al comma 1, sostituisce il comma 1-bis nell ambito dell articolo 13 del TUIR al fine di prevedere a regime dal periodo d imposta 2015 l attribuzione di un credito (bonus), che non concorre alla formazione del reddito, ai titolari di reddito di lavoro dipendente e di taluni redditi assimilati la cui imposta lorda sia di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro loro spettanti. Contestualmente, è dettata, al di fuori del testo unico, la disciplina dell attribuzione del predetto credito agli aventi diritto da parte dei sostituti d imposta. Con il nuovo comma 1-bis è previsto, in particolare, che il credito compete in misura pari: all importo fisso di 960 euro, se il reddito complessivo non è superiore a euro; all importo di 960 euro che decresce linearmente in caso di superamento del predetto limite di euro, fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito complessivo pari a euro. Tale credito compete con riferimento al numero di giorni lavorati nell anno. Con il comma 2 del presente articolo è dettata la disciplina operativa del riconoscimento del credito previsto dall articolo 13, comma 1-bis, del TUIR. In particolare, il credito eventualmente spettante è attribuito automaticamente dai sostituti d imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 sugli emolumenti erogati in ciascun periodo di paga. In tal modo, i sostituti d imposta, senza attendere alcuna richiesta esplicita da parte dei beneficiari, riconoscono il credito spettante sulla base dei dati reddituali a loro disposizione. I predetti sostituiti sono tenuti, altresì, a indicare l importo del credito riconosciuto nel CUD. Art. 5 Deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP Il comma 1 della disposizione in esame inserisce il nuovo comma 4-octies all articolo 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, concernente le disposizioni comuni per la determinazione del valore della produzione netta. In particolare, la norma consente la deduzione integrale, agli effetti IRAP, del costo complessivo sostenuto per lavoro dipendente, a tempo indeterminato, eccedente l ammontare delle deduzioni analitiche o forfetarie riferibili al costo medesimo e ammesse in deduzione in ragione delle disposizioni di cui ai commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater del medesimo articolo 11. In sostanza, a decorrere dal periodo d imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, se la sommatoria delle deduzioni sopra richiamate analitiche o forfetarie vigenti e previste dall articolo 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997 è inferiore al costo del lavoro, spetta un ulteriore deduzione fino a concorrenza dell intero importo dell onere sostenuto. Sotto il profilo soggettivo, la misura opera unicamente nei confronti dei soggetti che determinano la base imponibile ai sensi degli articoli 5, 5-bis, 6, 7, 8 e 9 del citato decreto legislativo n. 446 del Resta fermo che nel calcolo delle deduzioni spettanti ai sensi dei commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater si applicano le regole ordinarie previste dalla disciplina IRAP, incluse quelle di cui ai commi 4-bis.2 e 4-septies. La disposizione inserita al comma 2 ripristina, a decorrere dal periodo d imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013, le misure delle aliquote IRAP, di cui agli articoli 16 e 45 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, vigenti antecedentemente all entrata in vigore del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. In sostanza, non trovano applicazione le aliquote previste dall articolo 2, comma 1, del citato decreto legge 24 aprile 2014, n. 66. Al contempo, il successivo comma 3 tiene conto del fatto che alla data di entrata in vigore del presente provvedimento i contribuenti possano aver versato l acconto IRAP per il periodo d imposta in corso al 31 dicembre 2014 secondo il criterio previsionale, di cui all'articolo 4 del decreto legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito con modificazioni, dalla legge 27 aprile 1989, n. 154, avvalendosi delle aliquote indicate nel previgente comma 2 dell articolo 2 del citato decreto legge n. 66 del A tal proposito, vengono fatti salvi gli effetti prodotti dalla citata norma; conseguentemente, in sede di versamento del saldo relativo al suddetto periodo d imposta, avverrà il recupero della minore imposta versata a titolo di acconto IRAP (per il 2014) calcolato in ragione delle menzionate minori aliquote rispetto a quelle previste dagli articoli 16 e 45 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n
3 Art. 6 T.F.R. in busta paga Il comma 1 è diretto a prevedere, in via sperimentale, per i periodi di paga tra il 1 marzo 2015 e il 30 giugno 2018, che i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici ed i lavoratori del settore agricolo, che abbiano un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro, possano richiedere di percepire in busta paga, come parte integrativa della retribuzione, le quote maturande del trattamento di fine rapporto (TFR) di cui all articolo 2120 del codice civile. La suddetta opzione può essere esercitata anche per le quote che il lavoratore abbia già deciso di destinare a forme di previdenza complementare. La parte integrativa della retribuzione è assoggettata a tassazione ordinaria e non è imponibile ai fini previdenziali. Il regime sperimentale non si applica per i datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali e per le aziende dichiarate in crisi di cui all articolo 4 della legge 29 maggio 1982, n Il comma 2 prevede che la parte integrativa della retribuzione non concorra al raggiungimento dei limiti di reddito previsti per usufruire della detrazione di cui all articolo 13, comma 1-bis, del TUIR (c.d. 80 euro ). Il comma 3 prevede l applicazione, per i datori di lavoro con meno di 50 addetti, che non optino per lo schema di accesso al credito di cui al successivo comma 5, il riconoscimento delle misure compensative di carattere fiscale e contributivo attualmente previste dall articolo 10 del decreto legislativo n. 252 del 2005 per le imprese che versano il TFR a forme di previdenza complementare ovvero al Fondo di Tesoreria istituito presso l INPS. Le medesime misure compensative vengono riconosciute anche ai datori di lavoro con numero di addetti pari o superiore a 50, in proporzione alle quote di TFR percepite dai lavoratori come parte integrativa della retribuzione. Il comma 4 prevede, per i datori di lavoro con meno di 50 addetti che optino per lo schema di accesso al credito di cui al successivo comma 5, che non si applichino le deduzioni previste dal comma 1 e le misure compensative previste al comma 3 con esclusione di quella di cui all articolo 10, comma 2 dell articolo 10 del decreto legislativo n. 252 del Inoltre, per i medesimi datori di lavoro, si prevede l obbligo di versare al fondo di cui al successivo comma 7 un contributo pari allo 0,2 per cento della retribuzione, in proporzione alle quote di TFR destinate a parte integrativa della retribuzione. Il comma 5 prevede, per i datori di lavoro che non intendono corrispondere immediatamente con risorse proprie la quota che i lavoratori intendono percepire in busta paga, la possibilità di accedere ad un finanziamento, assistito da garanzia rilasciata dal Fondo di cui al comma 7 e da garanzia dello Stato di ultima istanza, nonché dal privilegio speciale di cui all articolo 46 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385). Il comma 6 contiene le disposizioni relative al procedimento da attivare da parte dei datori di lavoro che intendono accedere ai finanziamenti di cui al comma 5. A tal fine, l INPS rilascia ai datori di lavoro che richiedono l accesso al finanziamento una certificazione del trattamento di fine rapporto maturato da ciascun lavoratore, sulla cui base i datori di lavoro richiedono il finanziamento a una delle banche o intermediari finanziari aderenti all apposito accordoquadro. Ai relativi finanziamenti non possono essere applicati tassi, comprensivi di ogni eventuale onere, superiori al tasso di rivalutazione della quota di TFR di cui all articolo 2120 del codice civile (1,5 per cento annuo in aggiunta al 75 per cento dell incremento dell indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati dell anno precedente). Il comma 7 prevede l istituzione presso l INPS di un Fondo di garanzia per l accesso ai finanziamenti per le imprese con alle dipendenze un numero di addetti inferiore a cinquanta, con dotazione pari a 100 milioni di euro per l anno 2015 ed alimentato dal gettito del contributo dello 0,2 per cento di cui al precedente comma 4. Gli interventi del Fondo sono assistiti dalla garanzia dello Stato quale garanzia di ultima istanza. Il comma 8 prevede che le modalità di attuazione delle disposizioni relative al regime sperimentale, nonché i criteri, le condizioni e le modalità di funzionamento del Fondo di garanzia e della garanzia dello Stato di ultima istanza, siano disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell economia e delle finanze, da emanare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità. 3
4 Il comma 9 prevede che ai maggiori compiti previsti dall insieme delle disposizioni in esame l INPS provveda con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Art. 7 Credito d imposta per attività di ricerca e sviluppo e regime opzionale La disposizione di cui al comma 1 ridefinisce il credito d imposta per attività di ricerca e sviluppo previsto dall articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, modificandone, in particolare, la misura, la decorrenza, la platea dei beneficiari, nonché prevedendo una maggiorazione premiale dello stesso per le spese relative alla ricerca svolta extra muros e per quelle relative al personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo. Di seguito si esaminano le disposizioni recate dal novellato articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9. I commi 1-3 del sostituito articolo 3 del decreto legge 145/2013, riconoscono, per gli anni , a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo un credito d imposta pari al 25 per cento delle spese incrementali sostenute rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015; per le imprese in attività da meno di tre periodi di imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare per il calcolo della spesa incrementale è quella risultante dagli investimenti realizzati dal periodo decorrente dalla costituzione delle stesse. In ogni caso, il credito d imposta spetta fino ad un importo massimo annuale di euro 5 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a euro 30 mila in ciascuno dei periodi d imposta. I commi 4 e 5 elencano le attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d imposta e quelle che, invece, non possono essere considerate tali. Il comma 6 elenca le spese ammissibili ai fini della determinazione del credito d imposta, tra le quali vi sono: a) quelle relative al personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo di cui al comma 4, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in una delle discipline di ambito tecnico o scientifico come da classificazione Unesco Isced (International Standard Classification of Education) o di cui all allegato 1 aggiunto al decreto-legge n. 145/2013 dal comma 2 del presente articolo; b) le quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2 mila euro al netto di IVA; c) i costi della ricerca sostenuti a seguito di contratti stipulati con le università e/o gli enti di ricerca ed organismi equiparati, nonché con altre imprese comprese le start-up innovative; d) quelle relative alle competenze tecniche e le privative industriali relative a un invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale anche acquisite da fonti esterne. Il comma 7 prevede che per le spese di cui alle lettere a) e c) del comma 6, vale a dire, per quelle relative al personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo e per i costi della ricerca extra muros, il credito d imposta spetta in misura maggiore, pari al 50 per cento delle medesime. I commi 8 e 9 dispongono che il credito d imposta in questione deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo nel corso del quale il beneficio è maturato, non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del TUIR, è utilizzabile esclusivamente in compensazione con modello F24 e che allo stesso non si applicano i limiti annuali di compensazione di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n Il comma 10 dispone, qualora venga accertata l indebita fruizione, anche parziale, del credito d'imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste ovvero a causa dell'inammissibilità dei costi sulla base dei quali è stato determinato, il recupero da parte dell Agenzia delle entrate dell'importo indebitamente fruito, maggiorato degli interessi e delle sanzioni previste dalla legge. Il comma 11 dispone che i controlli sono svolti sulla base di apposita documentazione contabile certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale o da un professionista iscritto nel registro della revisione legale, da allegare al bilancio. A tale scopo, anche le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale sono comunque tenute ad avvalersi della certificazione di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti, ma è loro consentito di poter considerare le spese all uopo sostenute, entro il limite massimo di euro 5 mila, tra quelle ammissibili ai fini della determinazione del credito d imposta. Le imprese con bilancio certificato, invece, sono esentate dagli obblighi del presente comma. 4
5 Il comma 12 stabilisce che nei confronti del revisore legale dei conti che incorre in colpa grave nell esecuzione degli atti che gli sono richiesti per il rilascio della certificazione di cui al comma 11 si applicano le disposizioni dell articolo 64 del codice di procedura civile. Il comma 13 dispone la cessazione delle agevolazioni di cui all articolo 24 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (contributo tramite credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati), destinando le relative risorse al credito d imposta di cui al comma 1. Lo stesso comma 13 prevede, altresì, la cessazione alla suddetta data del 31 dicembre 2014, e la conseguente destinazione delle relative risorse al credito d imposta di cui al presente articolo, anche delle agevolazioni mai rese concretamente operative previste dall articolo 1, commi da 95 a 97, della legge 24 dicembre 2012 n. 228 (credito d imposta per ricerca e sviluppo). Ove sussistano soggetti beneficiari della normativa che cessa alla data del 31 dicembre 2014, le relative posizioni giuridiche soggettive saranno tenute in considerazione fino a poter costituire criterio preferenziale nel decreto previsto dal successivo comma 14. Il comma 14 demanda ad un decreto del Ministro dell economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, l adozione delle disposizioni attuative necessarie, ivi comprese le modalità di verifica e di controllo dell effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito di imposta di cui l impresa ha fruito indebitamente. Il comma 15 prevede che il Ministero dell economia e delle finanze effettui il monitoraggio delle fruizioni del credito d imposta in esame, al fine di assicurare il rispetto dell articolo 81, quarto comma, della Costituzione. Il comma 2 dell articolo 7 dispone che nel decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, in materia di: Interventi urgenti di avvio del piano Destinazione Italia, per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015, venga inserito l allegato 1 alla legge di stabilità. Commi da 3 a 11. La crescente globalizzazione dell economia mondiale ha reso sempre più evidente il ruolo fondamentale che i beni immateriali (marchi, brevetti e know-how) assumono nella creazione di valore aggiunto. Studi condotti per l Unione europea e gli Stati Uniti mostrano che gli investimenti in innovazione contribuiscono alla crescita media delle produttività del lavoro per una quota percentuale dal 20 al 34 per cento (Cfr. Supporting Investment in Knowledge Capital, Growth and Innovation, OECD 2013). Sotto un concorrente profilo, la mobilità dei fattori produttivi, accresciuta in ambito europeo in ragione della c.d. integrazione negativa ad opera della Corte di giustizia dell Unione europea (in virtù della quale è consentito trasferire beni immateriali di valore significativo da uno Stato membro all altro in sospensione d imposta), comporta la necessità di ripensare le misure fiscali di sostegno alla gestione e sfruttamento dei predetti beni immateriali. In questa prospettiva si intende introdurre un regime opzionale di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall utilizzazione dei predetti beni immateriali che consegua un triplice obiettivo: 1. incentivare la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all estero da imprese italiane o estere; 2. incentivare il mantenimento dei beni immateriali in Italia (o meglio, evitarne la rilocalizzazione all estero); 3. favorire l investimento in attività di ricerca e sviluppo. L introduzione del predetto regime opzionale renderebbe il mercato italiano maggiormente attrattivo per gli investimenti nazionali ed esteri di lungo termine, tutelando la base imponibile italiana. Molteplici Stati europei (tra cui Belgio, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna) hanno introdotto un regime fiscale agevolativo per il reddito derivante dalla utilizzazione dei beni immateriali (c.d. regime Patent Box). Nella seguente tabella viene fornita una esemplificazione delle principali caratteristiche dei predetti regimi. Tabella 1 - Comparazione regimi Patent Box principali Stati europei 5
6 Stato UE Caratteristiche Principali Paesi Bassi Gran Bretagna Belgio Lussemburgo Spagna Il Patent Box riguarda i brevetti e altri beni immateriali che derivano da spese di ricerca e sviluppo qualificate. É prevista un aliquota di imposta effettiva del 5% Il Patent Box riguarda principalmente i brevetti. É prevista un aliquota di imposta effettiva del 10% Il Patent Box riguarda principalmente i brevetti. É prevista un aliquota di imposta effettiva variabile tra 0 e 6,8% Il Patent Box riguarda brevetti, sofware, diritti d autore e marchi. É prevista un aliquota di imposta effettiva del 5,8% Il Patent Box riguarda brevetti, disegni e modelli, formule, processi e know-how. É prevista un aliquota di imposta effettiva variabile tra 6 e 15% Francia Il Patent Box riguarda principalmente i brevetti. É prevista un aliquota di imposta effettiva del 15% La norma introduce, quindi, un regime di tassazione agevolata su base opzionale dei redditi derivanti dall utilizzazione di alcune tipologie di beni immateriali, sul modello di altri Stati europei e in coerenza con standard internazionali condivisi. In particolare, la norma è finalizzata a premiare le imprese che svolgono attività idonee ad accrescere il valore di un bene immateriale nel nostro paese (sostenendo i relativi costi). Nello specifico, il comma 3 dispone, sotto il profilo soggettivo, che i titolari di reddito d impresa, a prescindere dalla forma giuridica, dalle dimensioni e dal regime contabile, abbiano la facoltà di optare per l applicazione della misura di cui ai commi da 3 a 11, specificando che l opzione ha durata per cinque esercizi sociali ed è irrevocabile, una volta esercitata. Il comma 4 prevede che le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato possano esercitare l opzione dell applicazione della misura a condizione di essere residenti in Paesi nei quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo. Il comma 5 concerne l ambito oggettivo di applicazione del regime di tassazione agevolata, che riguarda i redditi derivanti dall utilizzo delle opere dell ingegno, di brevetti industriali, di marchi d impresa funzionalmente equivalenti ai brevetti, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico, giuridicamente tutelabili. Ai fini dell applicazione dei benefici previsti dai commi da 3 ad 11, i marchi di impresa si intendono funzionalmente equivalenti ai brevetti quando il loro mantenimento, accrescimento o sviluppo richiede il sostenimento di spese per attività di ricerca e sviluppo; sono in ogni caso esclusi dalla agevolazione i marchi esclusivamente commerciali. La norma non richiede necessariamente la registrazione del bene immateriale, pur dovendosi trattare di beni per cui le leggi vigenti prevedono potenzialmente la protezione. L agevolazione consiste nella esclusione dal reddito complessivo del 50 per cento dei redditi derivanti dall utilizzazione dei suddetti beni immateriali. L utilizzo del regime opzionale è possibile, oltre che per i redditi derivanti dalla concessione in uso a terzi dei beni immateriali, anche nell ipotesi di utilizzo diretto degli stessi. L estensione del regime opzionale anche alle ipotesi di utilizzo diretto dei beni immateriali risponde all esigenza di non discriminare tra chi concede in uso i beni immateriali a terzi e chi, invece, li utilizza direttamente. In tale ipotesi è anzitutto necessario individuare un importo corrispondente al contributo economico che i predetti beni immateriali apportano al reddito complessivo. La determinazione del menzionato importo richiede la preventiva attivazione di una procedura di ruling conforme a quanto previsto dall articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2003 n. 269 finalizzata alla individuazione dei componenti positivi di reddito ascrivibili all utilizzo diretto dei beni immateriali (i componenti positivi di reddito impliciti) nonché alla definizione dei criteri con cui procedere alla allocazione dei relativi componenti negativi. Ai fini dell applicazione della norma si rende, quindi, necessario prevedere una estensione dell ambito applicativo soggettivo ed oggettivo dell istituto del ruling internazionale, includendo anche soggetti diversi da imprese che hanno 6
7 attività internazionale nonché la definizione dell importo corrispondente al contributo economico ascrivibile ai sopra menzionati beni immateriali. Si evidenzia che tale ampliamento si pone in linea di continuità con le recenti tendenze volte a favorire il dialogo e la collaborazione tra contribuente e amministrazione finanziaria. Tale procedura si applica, in ogni caso, al fine di individuare l importo agevolabile nel caso di redditi realizzati nell ambito di operazioni intercorse tra società dello stesso gruppo. Il comma 6 specifica che il regime di tassazione agevolata prevede altresì l esclusione dalla formazione del reddito delle plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni immateriali indicati al comma 5. Molti dei regimi presenti negli altri Paesi estendono il regime agevolativo alle plusvalenze da cessione. L esenzione delle eventuali plusvalenze, tuttavia, è condizionata al reimpiego dei corrispettivi derivanti dalla cessione in investimenti similari e, in particolare, alla condizione che almeno il novanta per cento del corrispettivo derivante dalla cessione dei predetti beni sia reinvestito, prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione, nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali della stessa tipologia di quelli individuati dal comma 5. Nel caso in cui la plusvalenza derivi da una cessione effettuata nei confronti di una società appartenente al medesimo gruppo occorre attivare la procedura di ruling prevista dall ultimo periodo del comma 5. Il comma 7 prevede che l opzione per il regime di tassazione agevolata è consentita a condizione che i soggetti svolgano le attività di ricerca e sviluppo, anche mediante contratti di ricerca stipulati con Università o enti di ricerca e organismi equiparati, finalizzati alla produzione dei beni immateriali oggetto del regime agevolato. I commi 8 e 9 precisano che la quota di reddito e del valore della produzione (l opzione per il regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall utilizzo dei beni immateriali rileva, oltre che per la determinazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, anche ai fini Irap) che può essere oggetto di agevolazione, è definita in base al rapporto tra i costi di attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale eleggibile e i costi complessivi sostenuti per produrre tale bene. Tale previsione è giustificata dalla volontà di collegare l agevolazione al sostenimento di tali spese e, quindi, allo svolgimento di un effettiva attività economica in Italia (la c.d. substantial activity cui fa riferimento l OCSE), coerentemente al c.d. nexus approach individuato dall OCSE nell ambito delle iniziative volte a prevenire una competizione fiscale dannosa tra Stati (i.e. il documento OCSE, Countering Harmful Tax Practices More Effectively, Taking into Account Transparency and Substance, Action 5: 2014 Deliverables). Il comma 10 rinvia la precisa definizione degli elementi di tale rapporto al decreto interministeriale che adotta le disposizioni attuative del regime agevolativo. Tale decreto dovrà, tra l altro, individuare anche le tipologie di marchi esclusi dall ambito dei beni immateriali eleggibili. Il comma 11, infine, specifica che le disposizioni si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre Per tutelare le esigenze di gettito del breve periodo, si è previsto un meccanismo di esclusione progressiva. In particolare, nei primi due periodi di imposta la percentuale di esclusione non è stabilita nella misura ordinaria del 50 per cento, ma in percentuali minori, pari rispettivamente al 30 per cento (anno di imposta 2015) e 40 per cento (anno di imposta 2016). Una volta a regime (i.e. a partire dal periodo d imposta in corso al 31 dicembre 2017), l agevolazione consentirà ai fruitori di beneficiare dell applicazione dell imposta sul reddito delle società con un aliquota effettiva pari al 13,75 per cento sui redditi derivanti dai beni immateriali. Tale aliquota effettiva non è significativamente più bassa dell aliquota standard applicata o annunciata in alcuni Stati Membri e non comporta una completa detassazione dei redditi da beni immateriali o un livello impositivo particolarmente basso. Al contrario, è coerente con una misura agevolativa che, per il preciso fine di incentivare senza, de facto, esentare i redditi derivanti dai beni immateriali, opera attraverso una parziale esclusione di tali redditi e non dei relativi proventi. Art. 8 Ecobonus e ristrutturazione L articolo in esame apporta modifiche agli articoli 14 e 16 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, in materia di detrazioni per le spese sostenute, rispettivamente, per interventi di riqualificazione energetica e di recupero del patrimonio edilizio. In particolare: 1) con la modifica all articolo 14 del citato decreto legge si prevede l applicazione della maggiore aliquota del 65 per cento anche alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2015 sia per gli interventi relativi agli edifici esistenti, sia per gli interventi relativi alle parti comuni condominiali di cui agli articoli 1117 e bis del codice civile; 7

References: Art. 1
 Art. 2
 articolo 2
 Art. 3
 Art. 4
 articolo 13
 articolo 13
 Art. 5
 articolo 11
 articolo 11
 articolo 11
 articolo 2
 articolo 2
 Art. 6
 articolo 2120
 articolo 4
 articolo 13
 articolo 10
 articolo 10
 articolo 10
 articolo 46
 articolo 2120
 Art. 7
 articolo 3
 articolo 3
 articolo 3
 articolo 64
 articolo 24
 articolo 1
 articolo 81
 articolo 7
 articolo 8
 Art. 8
 articolo 14