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Timestamp: 2017-08-22 05:27:16+00:00

Document:
CONTRASTO AL GIOCO D'AZZARDO: DOPO LA SENTENZA DEL TAR, TORNIAMO ALLA 'VECCHIA' ORDINANZA CHE LIMITA GLI ORARI - Vercelli Comune pilota nella lotta alle ludopatie - Mozione di cinque Consiglieri - Cuneo Oggi
06/08/2017 - Vercelli Città - Enti Locali
CONTRASTO AL GIOCO D'AZZARDO: DOPO LA SENTENZA DEL TAR, TORNIAMO ALLA 'VECCHIA' ORDINANZA CHE LIMITA GLI ORARI - Vercelli Comune pilota nella lotta alle ludopatie - Mozione di cinque Consiglieri
A destra Maria Pia Massa che, con altri 4 Consiglieri Comunali, ha presentato la mozione anti slot
Ci avvarremo della frequentazione confidenziale con uno degli Autori preferiti della nostra gioventù, Oscar Wilde, per tentare di riscrivere un suo romanzo.
Lo faremo con il rispetto e l’affetto che si devono a chi è stato capace di dare all’umanità opere come Salomè, oppure la Ballata del Carcere di Reading.
Ma tenteremo, certi che ci concederebbe la licenza perché, sul lavoro dei giornalisti, era rassegnato: “La differenza tra letteratura e giornalismo consiste nel fatto che il giornalismo è illeggibile e che la letteratura non viene letta”.
Sicchè forse il nostro articolo potrà essere almeno un incoraggiamento a rispolverare la sua immortale letteratura, incominciando magari proprio dai due titoli di cui abbiamo parlato.
Ma ora ci concentriamo su di una terza opera, “Il ritratto di Dorian Gray” per dire che forse, talvolta, è possibile restituire ad una bellezza incontaminata gesti e circostanze capaci di virtù, anche nell’agire delle Pubbliche Amministrazioni.
Ad invecchiare, subendo i segni del tempo e dell’adesione ad eventuali compromessi, solo il ritratto cui sarà però risparmiato – nella nostra revisione - il colpo finale inferto con il pugnale già grondante di altro sangue.
Fine dell’ambientazione esoterica di una vicenda amministrativa che ora – dopo un periodo di penombra – può tornare alla sua più appropriata ed edificante luce.
Ma soprattutto diciamo subito che chiediamo al Lettore un supplemento di generosità, pazienza ed attenzione perché si tratta di una esposizione necessariamente non breve ed articolata.
Siamo a settembre 2015 ed il Sindaco Maura Forte può informare la città che la propria Amministrazione mette in cantiere iniziative concrete contro la ludopatia.
Si tratta, come sappiamo, della dipendenza dal gioco d’azzardo, vera piaga sociale che può portare chi la subisce a rovinare se stesso e la propria famiglia.
Che poi lo Stato ci guadagni anche, questo è un altro paio di maniche, ma il sistema davvero marcia su due piani ed a due velocità.
Perché è un po’ come se la famosa Legge approvata dal Parlamento nel 1958 per iniziativa della Senatrice socialista Lina Merlin avesse portato non alla abolizione delle “case” cosiddette “chiuse”, bensì soltanto della loro “condanna”.
Per quanto riguarda, invece, la possibilità di continuare nell’esercizio della professione più vecchia del mondo (qualcuno dice: dopo quella del giornalista…) il barile è scaricato sui Sindaci, i quali devono stabilire in quali orari l’attività si può o non si può aprire al pubblico.
Usciamo dalle metafore.
Dunque a settembre di due anni fa il Comune di Vercelli si qualifica come uno degli Enti Locali pilota non soltanto nel censurare il gioco d’azzardo, ma nel porre in essere concrete iniziative per limitarne il ricorso.
Riduce la Tari per gli esercizi commerciali, i bar, che rinuncino a tenere a disposizione del pubblico anche le “macchinette”, le slot.
Si preoccupa di concorrere all’educazione degli scolari, formandoli sui rischi del gioco d’azzardo, preparando anche un diario scolastico “tematico”.
E’ l’inizio di una bella avventura che si colloca altresì in un periodo storico particolarmente significativo: la Giunta si è da poco affermata guadagnandosi una propria autonomia assicurata dalla maggioranza “di uno”, risicata, ma apparentemente ben decisa a rendersi sempre più coesa e propositiva.
Si era a luglio superato – ricorrendo ad una tattica di conduzione dei lavori consiliari che avrebbe dato da pensare a Carl Von Clausevitz – lo scoglio del Bilancio di Previsione.
http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=63433
E le iniziative del Comune di Vercelli per contrastare la ludopatia o – come la chiama forse con maggiore aderenza alla realtà lo stesso quotidiano dei Vescovi – azzardopatia, sono rilevate ed apprezzate da “L’Avvenire”.
Ecco l’articolo di quei giorni, che poi riprendiamo in formato espanso in jpg a fondo pagina.
Insomma, in tema di contrasto al gioco d’azzardo l’Amministrazione ha non soltanto le idee chiare, ma i propositi sono fermi e la strada è già tracciata.
La maggioranza è tutta compatta nel sostenere queste iniziative, ma anche l’Opposizione è convinta della loro fondatezza.
Tutto bene, finchè arriva, a maggio 2016, la Legge “manifesto” e soprattutto “scaricabarile” ( 2 maggio 2016, n. 9 ) della Regione Piemonte, che dice più o meno: guardate, Signori cari, è vero che lo Stato lucra le tasse sul gioco d’azzardo, se no sarebbe un gioco da ragazzi proibirne l’esercizio con un provvedimento parlamentare, figuriamoci.
E’ vero che la Regione in questo rapporto bipolare tra lo Stato che deve tutelare la salute dei cittadini e – sempre lui – lo Stato che invece lucra sulle slot piuttosto che sulle Vlt, c’entra come i cavoli a merenda.
E’ vero che la Regione c’entra meno ancora nel rapporto tra lo Stato che dà le linee guida sulla Pubblica Sicurezza ed i Comuni che portano la responsabilità di concedere o non concedere le licenze commerciali e di salvaguardare nel proprio territorio la salute pubblica.
Però, per fare vedere che la Regione esiste, anche noi Regione Piemonte emaniamo una bella Legge regionale con la quale diciamo: Signori Sindaci, limitate gli orari di esercizio di tutti i locali dove ci sono le “macchinette”.
E così arriviamo a luglio 2016 quando il Sindaco Maura Forte, coerentemente con la propria linea di massimo contrasto possibile alle ludopatie – già anticipata con i provvedimenti del settembre precedente tanto apprezzati anche dal giornale dei Vescovi adotta un provvedimento, un’Ordinanza, che è giustamente severo.
Si allinea – ma in prima fila – con i Comuni più sensibili.
Non tanto i “primi della classe”, ma i più attenti ai segni dei tempi ed alla salute dei cittadini.
Sicchè l’Ordinanza Sindacale n. 191 del 2 luglio 2016 dispone che dappertutto: bar, sale, locali di intrattenimento, dalle 11 alle 16 le macchinette siano spente.
Una vera e propria mazzata mirata, perché si “tagliano” gli orari più esposti all’accesso dei giovani, degli studenti.
Insomma, un provvedimento di sicura efficacia, che non inibisce del tutto l’attività, ma la limita con chirurgica precisione rispetto agli obbiettivi primari.
Anche – sembra – dalle Associazioni di categoria dei Commercianti.
http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=68589
http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=68651
Fine della parte bella e commendevole della storia, mentre iniziano ad apparire le prime rughe sul ritratto dell’Amministrazione ritirato nel ripostiglio.
Perché in quel mese di luglio qualcosa succede.
E vediamo prima cosa succede di plausibile e chiaro, sicchè oggi, se è per questi profili, non è difficile tornare alla parte bella ed edificante della storia.
Accade che la corporazione dei biscazzieri, i gestori delle sale slot, contro le Ordinanze di alcuni Sindaci anche di importanti città (per esempio Novara, così come Torino) presenta con varie motivazioni ricorsi al Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale.
Non entriamo nei tecnicismi, perché non è qui il caso, ma linkiamo qualche articolo dell’anno scorso.
http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=69446
http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=70476
perché abbiamo cercato di dedicare un’attenzione non superficiale né episodica alla materia.
Dunque cos’era successo?
Era successo che in un primo tempo la Giustizia Amministrativa pareva avere accolto le richieste dei biscazzieri.
Ma solo per quanto riguarda i cosiddetti “provvedimenti cautelari”, cioè le richieste di “sospensiva”.
In due parole cerchiamo di capire di che si tratta.
Quando si presenta ricorso al Tar contro la decisione di un Ente Pubblico, si può chiedere che il Tribunale Amministrativo – senza ancora decidere chi ha ragione o torno – “sospenda” la validità della decisione impugnata.
Questo perché – sostiene di solito il ricorrente – magari potrei avere ragione in sede di giudizio, ma dato che da qui al giudizio possono passare anche due anni, nel frattempo se quella decisione (delibera, determina, ordinanza, decreto e via enumerando) diventa operativa, corro il rischio di subire un “danno grave ed irreparabile”, che non potrebbe di fatto vedermi risarcito anche qualora poi la sentenza mi desse ragione.
Il fatto che una richiesta di questo genere possa essere accolta, non è che in qualche modo prefiguri quale sarà il giudizio definitivo.
Però, certamente, se si è in presenza di provvedimenti cautelari accolti, di richieste di “sospensiva” concesse, un Comune che si trovi nella stessa situazione di quelli che sono impegnati nel contenzioso, due righe di conti è bene che se le faccia.
Ed è per questa attenzione – è la tesi prevalente - a cosa sta avvenendo in giro per il Piemonte che il successivo 25 settembre 2016 il Sindaco revoca l’Ordinanza di luglio e ne emena un’altra con orari meno severi: la sospensione è solo dalle 4 del mattino alle 10.
E’ chiaro che con orari a loro così favorevoli, i biscazzieri non hanno alcun interesse a fare ricorsi a Vercelli.
Ricorsi che invece, ad esempio a Novara e Torino, come abbiamo visto in un primo tempo in sede di richiesta di “sospensiva” li vedono vincitori davanti al Consiglio di Stato.
Il Comune di Vercelli si prende però palate di guano da tanti che dicono: ecco, ha fatto retromarcia, eravamo i primi e più avanzati ed ora la nostra Ordinanza è una cosa da banco degli asini.
Il Sindaco che solo un anno prima era stata elogiata dal giornale dei Vescovi, Arcivescovi, Cardinali e chi più ne ha più ne metta, rimedia persino un articolo che non nasconde un certo sdegno da parte del “Corriere Eusebiano” diretto dall’aclista fedelissimo dell’On. Luigi Bobba, Luca Sogno.
http://eusebiano.it/cronaca/9274
Ci vanno pesantucci: “Ma le spiegazioni del sindaco sono parse deboli alle orecchie di chi, quotidianamente, constata gli effetti devastanti che la dipendenza da gioco produce su persone e intere famiglie: proprio sabato scorso la Caritas diocesana vercellese ha dedicato il proprio incontro annuale al tema delle ludopatie illustrando i dati allarmanti della sua diffusione sul territorio nazionale e anche provinciale. Un fenomeno che impoverisce le famiglie, che cresce in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo e che, in casi estremi, si traduce in vero e proprio allarme sociale (vedi servizio detagliato pubblicato a pag. 9 del Corriere eusebiano di sabato 1 ottobre).”.
Dando altresì ampio spazio persino al dissenso politico della Lega Nord. Che per il giornale del Vescovo è una cosa rara.
Perché poi, il 24 novembre 2016, il Consiglio Comunale di Vercelli discute un Ordine del Giorno presentato proprio dalla Lega Nord per sottolineare ancora la pericolosità sociale delle ludopatie.
E qui si registrano posizioni che preferiamo offrire integralmente, riprendendole dal filmato in repertorio dopo la trasmissione in diretta streaming della seduta consiliare proprio di quel 24 novembre.
In particolare meritano l’ascolto gli interventi di Costantino Zappino, Adriano Brusco, Maurizio Randazzo.
Ma non è superfluo, per chi può, riprendere tutto il dibattito.
http://live.top-ix.org/streamtech/iframepsod.php?folder=vercelli&name=comunevercelli5cut264.mp4
Dunque, questo il timing: ad ora 1 e 47 minuti l’intervento di Maurizio Randazzo.
Diciamo subito che è curioso notare le espressioni che si susseguono, nel corso dell’intervento di Randazzo, sul volto dell’Assessore Mario Cometti, il quale ha seguito passo dopo passo l’iter di revisione da una all’altra Ordinanza, nella sua qualità di Assessore al Commercio.
Subito dopo quella nobilmente “proibizionista” di Adriano Brusco, allora ancora ufficialmente Capogruppo del Movimento 5 Stelle.
Poco prima quella di Costantino Zappino, non ancora Capogruppo del Pd, ma già Segretario Amministrativo cittadino ed esponente del Circolino Arci di Porta Torino. Ma soprattutto fondatore di un Movimento di Consumatori in prima linea nel contrasto al gioco d’azzardo.
Ma è in particolare l’intervento del Consigliere di VercelliAmica Maurizio Randazzo che dà da pensare.
Perché – si chiede il Consigliere – dobbiamo essere condizionati?
Poi, una pesante allusione alla Bennet a 1 ora e 50 minuti.
Perché Randazzo, con consumata arte oratoria, prima di concludere e dopo avere anch’egli - come un po’ tutti - stigmatizzato la retromarcia ingranata con la seconda Ordinanza, quella di settembre, dice qualcosa che merita forse di essere di nuovo ascoltato.
Facciamo finta – insinua l’Avvocato Randazzo – che siano arrivati dei verbali di contestazione alla Bennet.
Facciamo finta – precisa retoricamente – perché io non lo so, dico facciamo finta.
Ma perché dobbiamo farci condizionare?
Allude anche a certe Associazioni di categoria ( forse la Confesercenti, ndr ) che a luglio si erano espresse con veemenza contro l’Ordinanza più restrittiva.
Nelle parole del Presidente Provinciale di Confesercenti Gian Mario Ferraris il sistema sanzionatorio contro il gioco d’azzardo appare addirittura liberticida:” Confesercenti sottolinea che i provvedimenti restrittivi previsti dalla normativa si rivelano una misura liberticida che con motivazioni eccessivamente limitanti del diritto di fare impresa, blocca e mette in seria difficoltà tutta una filiera produttiva con conseguenze non trascurabili, compreso il forte rischio di aprire nuovi spazi a iniziative illegali. Occorre fare chiarezza sul gioco regolamentato: accanirsi solo sugli apparecchi da intrattenimento, cioè su una sola offerta di gioco, per risolvere il problema della ludopatia sembra quasi strumentale”
Ma non è tutto:”Lo Stato – rimarca Ferraris - non ha una strategia adeguata sui giochi, perché ad esempio permette a enti locali e regioni di legiferare in contrasto con norme statali, come è accaduto con i distanziometri. Ricordiamoci che stiamo parlando di un settore economico di grande importanza, che ha generato 47 miliardi di raccolta nel solo 2014. Se il gioco legale è consentito”,
Conclude il Presidente di Confesercenti “non si possono penalizzare solo le imprese”.
Insomma, dagli artifici oratori dell’Avvocato che suggeriscono pensieri senza entrare però nel merito, fino alla posizione chiara e netta di Gian Mario Ferraris, pare che non sia soltanto il Tar ad essersi dato da fare.
Inevitabile pensare a qualche opacità di troppo.
Adesso però – per tornare alla sfida letteraria annunciata in esergo – abbiamo un’occasione d’oro per riscrivere, dandogli un lieto fine, “Il Ritratto di Dorian Gray”.
Come e dove intingendo la penna per procurare l’inchiostro?
Tutto si deve all’iniziativa di Maria Pia Massa che, con i colleghi Consiglieri Pier Giorgio Comella, Donatella Capra, Manuela Naso e Giordano Tosi, ha presentato al Consiglio Comunale una documentata Mozione.
Si chiede di tornare agli orari previsti dalla prima Ordinanza del Sindaco, quella di luglio.
Di tornare, cioè, ad una condotta più restrittiva e qualificante, come quella in sintonia con gli impegni presi nel 2015.
Così come – del resto – un po’ tutti in Consiglio, a novembre dell’anno scorso, hanno finito per condividere approvando l’Ordine del Giorno di Stecco.
Al termine dell’articolo pubblichiamo integralmente sia il comunicato che accompagna la Mozione, sia quest’ultima, come sarà discussa nella prima seduta utile del Consiglio Comunale, a settembre.
Cosa dicono i cinque Consiglieri?
Dicono che in materia di contrasto al gioco d’azzardo è di nuovo – da settembre scorso ad oggi – cambiato il Mondo.
Perché ora è proprio il Tribunale Amministrativo Regionale ad avere fatto chiarezza, pronunciando una definitiva e sentenza, che farà epoca.
E’ allegata integralmente in calce all’articolo in word.
Diciamo che farà epoca perché a maggio 2017 (le motivazioni pubblicate a luglio) per questa semplice ragione.
Stabiliscono i Giudici Amministrativi che preminente e sovraordinato rispetto ad ogni altra sfera di giudizio, sia il diritto alla salute del cittadino e quindi la doverosità della sua tutela da parte dei Sindaci:
Quindi biscazzieri, Confesercenti, eventualmente i Signori che per finta ( se esistono ) hanno ricevuto i verbali si mettano il cuore in pace: si persegue prima di tutto il diritto alla salute.
Per una volta, la previsione non è diffacile.
Perché Maria Pia Massa ed i Consiglieri firmatari sono riusciti nel capolavoro di proporre una cosa che potrà solo vedere tutti concordi.
In primo luogo la Lega e le Opposizioni, che proprio questo volevano con l’Ordine del Giorno approvato a novembre scorso, ma quando erano ancora incerte le prospettive dei ricorsi amministrativi.
In primo – ex aequo – luogo il Pd.
Perché finalmente si potrà tornare alla “vecchia” Ordinanza, quella di luglio 2016.
Ora il Parlamentare locale, On. Luigi Bobba, saltando a piè pari tutti i minuetti della politica politicante suggeriti forse anche da stucchevoli richiami al desueto principio di sussidiarietà, ha saldamente preso in mano il partito vercellese.
Allegri e frementi, come suggerisce Matteo Renzi, comunque uniti ai “Turchi” di Matteo Orfini (a Vercelli Andrea Pacella, Costantino Zappino, Teresa Marcon) di fatto con lui sono in contatto strettissimo l’ultracattolico Daniele Peila, il giovane Michele Gaietta e poi appunto il neo Capogruppo Costantino Zappino ( il suo intervento in streming a 1 ora e minuti 33 ) .
Ed è chiaro che L’Avvenire non potrà che compiacersi nel sentire dire che il Pd a trazione turcobobbiana di Vercelli avrà agito con coerente fermezza per ripristinare l’Ordinanza del luglio 2016.
Difficile immaginare uno scenario diverso.
Proprio L’Avvenire che ha addirittura, nel proprio sito internet, una sezione appositamente dedicata al dramma ludopatie.
https://www.avvenire.it/attualita/azzardo
E’ sicuramente il quotidiano nazionale che dedica una sistematica e costante attenzione a quello che definisce non solo un “problema”, ma appunto una vera e propria “patologia”.
Ora che è compiuta l’ operazione di marketing politico volta all’acquisizione di Adriano Brusco alla causa della maggioranza, l’Onorevole non potrà che compiacersi di avere tra le fila di CambiaVercelli il personaggio che ad ora 1 e minuti 52 nella registrazione audiovideo di quel Consiglio Comunale di novembre 2016 ha preso una posizione così chiara in argomento.
Insomma, Maria Pia Massa metterà tutti d’accordo.
E così la politica tornerà a volare alto acquisendo una visione generale e positiva del bene comune.
E sammai qualcuno – come pareva sostenere Maurizio Randazzo – avesse voluto condizionare il Comune, saranno proprio soprattutto i Consiglieri del Pd con i loro alleati a garantire una piena libertà di azione al Sindaco Maura Forte.
Il Primo Cittadino avrà la possibilità di riprendere la rotta che aveva individuato – Comune pilota tra tanti – con le iniziative del 2015.
Ma ecco i tre documenti:
Il primo è il comunicato stampa con cui i cinque Consiglieri presentano la proposta di Mozione.
La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte pubblicata lo scorso 11 luglio, respingendo i ricorsi presentati da alcune società che gestiscono videolotteries e slot, riporta ad un esame serio di responsabilità il tema relativo alle ordinanze dei comuni che, in applicazione della Legge Regionale 2 maggio 2016, n. 9, limitano gli orari di esercizio dei giochi d’azzardo offerti al pubblico in locali specializzati ( sale da gioco ) e non ( bar, ritrovi, ecc. ).
Come è noto il Comune di Vercelli, con ordinanza del Sindaco del settembre scorso, aveva sostanzialmente abbassato il “livello di guardia”, dapprima stabilito con altra ordinanza di luglio 2016.
Si era quindi concesso un orario di esercizio più ampio ai gestori di intrattenimenti e tale atteggiamento prudenziale era stato sostanzialmente motivato dal fatto che – in un primo tempo – i ricorsi presentati sempre al Tar dalle case da gioco avevano trovato qualche accoglienza in sede di provvedimenti cautelari, cioè di richieste di “sospensiva”. Sembrava pertanto giustificato il fatto di voler evitare di esporre il Comune di Vercelli a contenziosi i cui primi segnali si mostravano incerti o addirittura con profili di rischio.
Ora invece la sentenza recente rimuove completamente questi dubbi, dando ragione a tutti i Comuni del Piemonte che abbiano adottato ordinanze veramente restrittive del gioco d’azzardo, come era chiaramente restrittiva la prima ordinanza, quella di luglio 2016, adottata anche dal Comune di Vercelli.
Il centro dell’attenzione – non solo nostra ma, come abbiamo detto, in primo luogo della Giustizia Amministrativa – è posto non solo o non tanto su problemi tecnico giuridici inerenti alla legittimità di concessione delle licenze amministrative, ma ancor più sulla nozione di “ludopatia”, considerata anche dall’OMS come una vera e propria patologia.
Sono gli stessi Giudici del Tar, quindi, a chiarire definitivamente che in materia di gioco d’azzardo si deve assumere come “stella polare” la protezione del cittadino rispetto a gravi rischi sociali, sanitari e di dipendenza: le ordinanze dei Sindaci, pertanto, devono essere adottate assumendo la logica del contrasto a fenomeni che possono compromettere questo primario interesse.
Ecco perché con la nostra mozione protocollata oggi vogliamo proporre al Consiglio Comunale di dare al Sindaco un chiaro atto di indirizzo che la legittimi ad assumere, di nuovo e definitivamente, un provvedimento chiaro e drastico contro il gioco d’azzardo, a tutela della salute dei cittadini, confortata dalla pronuncia del Tar che non può essere ulteriormente ignorata.
Allego il testo integrale della mozione, sottoscritta dai consiglieri Capra, Comella, Massa, Naso e Tosi, ringraziando per l’attenzione prestata.
Il secondo è la vera e propria Mozione
Oggetto: Mozione su “Adozione di misure finalizzate al contrasto del gioco d’azzardo”.
- l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il gioco d’azzardo patologico una dipendenza comportamentale in grado di compromettere la salute e la condizione sociale del singolo e della sua famiglia;
- rientra tra i compiti del’Amministrazione comunale assumere iniziative nell'ambito della tutela della salute pubblica e del benessere individuale e collettivo, ponendo in essere un sistema di prevenzione sociale che punti a proteggere i soggetti più deboli e vulnerabili tra cui i minori che risultano i più esposti al richiamo e alle lusinghe del gioco d'azzardo.
la Legge Regionale n° 9 del 2 maggio 2016, “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” ha inteso tutelare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione prevedendo che i comuni siano tenuti a disporre limitazioni temporali dell’esercizio del gioco effettuato tramite apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro, per una durata non inferiore alle tre ore nell’arco di apertura prevista per tutti gli esercizi aperti al pubblico.
- in data 2 luglio 2016, con ordinanza sindacale n° 191, è stato disposto il divieto di utilizzo dei suddetti apparecchi nell’arco temporale compreso tra le ore 11 e le ore 16 per disincentivare il gioco d’azzardo;
- in data 25 settembre 2016, con ordinanza sindacale n° 236, è stata accolta la richiesta delle associazioni di categoria del commercio di variare gli orari stabiliti, segnalando che l’applicazione degli stessi aveva generato significative difficoltà occupazionali nonché un fenomeno di trasmigrazione verso comuni limitrofi con limitazioni d’orario meno severe. La fascia di inibizione è stata così modificata tra le ore 4 e le ore 10;
- in data 24 novembre 2016 è stato approvato all’unanimità dei votanti l’ordine del giorno sul contrasto alla ludopatia presentato dai consiglieri di Forza Italia e Lega Nord che dava indirizzo al Sindaco e alla Giunta di improntare le proprie decisioni al massimo contrasto del fenomeno.
l'articolo su La Stampa del 22 luglio u.s. che rileva i numeri ufficiali del gioco d'azzardo in Piemonte registrati dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e resi pubblici dal Movimento 5 Stelle. L'articolo evidenzia che, nello spaventoso giro d'affari attorno a slot machine e video lottery, la provincia di Vercelli detiene il non invidiabile primato nella spesa pro-capite del gioco alle slot machine.
- delle battaglie intraprese da molti comuni, tra cui Santhià, per arginare il dilagare del fenomeno del gioco d’azzardo;
- della recente sentenza del TAR Piemonte (31 maggio 2017) che ha respinto i ricorsi presentati da alcune società e esercenti contro - tra gli altri - il Regolamento approvato dal Comune di Torino, ripristinando di fatto il tetto orario di funzionamento degli apparecchi da gioco a otto ore al giorno: dalle 14 alle 18 e dalle 20 alle 24. I limiti che erano stati fissati dal Comune di Torino sono, secondo i giudici, legittimi e giustificati “dall’intento dell’Amministrazione di disincentivare l’utilizzo continuo e prolungato degli apparecchi da gioco".
Il TAR ha, inoltre, chiarito che:
- "la circostanza che le limitazioni orarie introdotte possano indurre gli utenti a trasmigrare presso territori limitrofi non può indurre i Comuni ad astenersi dall'esercitare le proprie prerogative istituzionali a tutela delle comunità amministrate";
- "rispetto ai preminenti interessi pubblici perseguiti dall'amministrazione, connessi ad esigenze di tutela della salute pubblica, assumono carattere necessariamente recessivo gli interessi economici degli operatori del settore, peraltro non sacrificati del tutto ma oggetto di adeguata e ragionevole ponderazione da parte dell'amministrazione".
- a ripristinare, entro 30 giorni dall'approvazione della presente mozione, gli orari di chiusura come previsti dall’ordinanza sindacale n° 191 del 2 luglio 2016 ovvero a definirli in modo tale che siano prioritari, pur in presenza di interessi confliggenti, la tutela della salute e il compito del Comune di porre le condizioni per assicurarla, anche attraverso un attento controllo sull’applicazione delle regole stabilite;
- a promuovere azioni di coordinamento tra comuni, coinvolgendo Prefettura, Questura, Asl, Istituzioni scolastiche su percorsi di informazione e prevenzione;
- a farsi parte diligente, anche in sede ANCI, affinché Governo e Parlamento intervengano adottando una disciplina organica in materia, così da garantire una uniformità di regole a cui attenersi.
Infine il terzo, documento, forse il più interessante dal punto di vista della documentazione che deve essere a disposizione di tutti, cittadini e Consiglieri Comunali, la sentenza del Tar Piemonte di cui abbiamo parlato:
N. 01318/2016 REG.RIC.
N._____/____ REG.PROV.COLL.
(Firma valida) Firmato da Ruggiero Maria Brigida Ora: 2017.07.11 16:25:10 +02'00' Motivo: Per approvazione Posizione: Consiglio Di Stato
(Firma valida) Firmato da TESTORI CARLO Ora: 2017.07.11 14:34:38 +02'00' Motivo: Per approvazione Posizione: Consiglio Di Stato
(Firma valida) Firmato da LIMONGELLI ARIBERTO SABINO Ora: 2017.06.26 12:52:12 +02'00' Motivo: Per approvazione Posizione: Consiglio Di Stato
sul ricorso numero di registro generale 1318 del 2016, proposto da:
Moschillo Liliana, in proprio e in qualita' di amministratore unico e legale
rappresentante della Societa' Euroslot S.r.l., rappresentata e difesa dagli avvocati
Ulisse Corea, Roberto Cota e Francesco Saverio Marini, domiciliati ex art. 25 cpa presso la Segreteria del T.A.R. Piemonte in Torino, corso Stati Uniti, 45;
Comune di Torino, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso
dall'avvocato Antonietta Rosa Melidoro, con domicilio eletto presso gli uffici
dell’Avvocatura comunale in Torino, via Corte D'Appello, 16;
Asl To1 - Azienda Sanitaria Locale Torino1, non costituita in giudizio;
-dell'ordinanza sindacale n. 56/2016, adottata dal Sindaco del Comune di Torino in
data 6.10.2016 e pubblicata sull’albo pretorio on line dal 6 ottobre sino al 21
-di ogni atto ad essa presupposto, connesso e conseguente, anche se non conosciuto
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 31 maggio 2017 il dott. Ariberto Sabino
Limongelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con ricorso spedito per la notifica in data 19 dicembre 2016 e depositato il 30
dicembre successivo, la sig.ra Moschillo Liliana, agendo in proprio e in qualità di
amministratore unico della società Euroslot s.r.l., ha impugnato l’ordinanza n. 56
del 5 ottobre 2016 con cui il Sindaco del Comune di Torino ha disposto che l’orario
di apertura delle sale pubbliche da gioco è stabilito dall’esercente all’interno della
fascia oraria compresa tra le ore 10,00 e le ore 24,00, e che nell’ambito di detta
fascia oraria l’utilizzo degli apparecchi automatici di intrattenimento di cui all’art.
110 comma 6 del TULPS può avvenire esclusivamente tra le ore 14 e le ore 18,00 e
tra le ore 20,00 e le ore 24,00.
2. Il provvedimento è stato assunto in espressa applicazione dell’art. 50 comma 7
del D. Lgs. n. 267/2000 in funzione di prevenzione della c.d. “ludopatia”, al
dichiarato fine di tutelare le fasce più deboli della popolazione a fronte della
diffusione sempre più capillare nel territorio cittadino del gioco con premi in
denaro, descritto come “una piaga sociale capace di distruggere le vite dei giovani
e delle famiglie, che si indebitano finendo sul lastrico e talvolta nel giro
Oltre che ai titolari di sale pubbliche da gioco, i medesimi limiti orari all’utilizzo
degli apparecchi automatici di intrattenimento sono stati imposti ai titolari degli
esercizi pubblici di somministrazione, ai legali rappresentanti dei circoli privati con
attività di somministrazione, agli altri esercizi autorizzati per effetto di specifica
s.c.i.a.presentata al Comune, e ai titolari di sale scommesse.
Pe il caso di inosservanza dei nuovi limiti orari, l’ordinanza sindacale ha previsto
l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da € 500,00 ad € 1.500,00
“per ogni apparecchio per il gioco”, nonché la chiusura degli apparecchi mediante
l’apposizione dei sigilli in caso di tre violazioni reiterate nel biennio.
3. Avverso gli atti impugnati, la ricorrente ha dedotto censure di violazione di legge
e di eccesso di potere.
4. Il Comune di Torino si è costituito in giudizio depositando documentazione e
resistendo al gravame con articolata memoria difensiva.
5. Le parti hanno depositato memorie conclusive e di replica in prossimità
dell’udienza pubblica del 31 maggio 2017, in occasione della quale la causa è stata
discussa e, quindi, trattenuta per la decisione.
La “ludopatia” è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità come
“patologia che caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in
denaro” (in tal senso si esprimeva l’art. 5 comma 2 del D.L. n. 158 del 2012, ora
abrogato, che aveva esteso i livelli essenziali di assistenza alle prestazioni di
prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette da tale patologia).
Il legislatore nazionale è in anni recenti ripetutamente intervenuto nella materia,
peraltro in modo disorganico.
Nella sentenza 11 maggio 2017 n 108 la Corte Costituzionale ha ricordato che il
citato D.L. 13 settembre 2012 n. 158 ha previsto all’art. 7, commi 4 e seguenti,
“una serie di disposizioni intese a contrastare l’insorgenza di detta patologia”; ciò
ha fatto (comma 10) con particolare riferimento alla “progressiva ricollocazione dei
punti della rete fisica di raccolta del gioco praticato mediante gli apparecchi di cui
all’art. 110, comma 6, lettera a), del TULPS – ossia con le cosiddette slot machines
– che risultino ubicati in prossimità di luoghi “sensibili” (in specie, istituti di
istruzione primaria e secondaria, strutture sanitarie e ospedaliere, luoghi di culto,
centri socio-ricreativi e sportivi)”. Il tutto nell’ambito di “Disposizioni urgenti per
promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della
salute” (questo il titolo del decreto-legge citato).
È successivamente intervenuta la legge 11 marzo 2014 n. 23 (“Disposizioni urgenti
per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della
salute”) che, all’art. 14 (intitolato “Giochi pubblici”) ha delegato il Governo “ad
attuare, con i decreti legislativi di cui all'articolo 1, il riordino delle disposizioni
vigenti in materia di giochi pubblici, riordinando tutte le norme in vigore in un
codice delle disposizioni sui giochi, fermo restando il modello organizzativo
fondato sul regime concessorio e autorizzatorio, in quanto indispensabile per la
tutela della fede, dell'ordine e della sicurezza pubblici, per il contemperamento
degli interessi erariali con quelli locali e con quelli generali in materia di salute
pubblica, per la prevenzione del riciclaggio dei proventi di attività criminose,
nonché per garantire il regolare afflusso del prelievo tributario gravante sui
giochi” (comma 1). Ciò anche allo scopo di corrispondere “all'esigenza di
prevenire i fenomeni di ludopatia ovvero di gioco d'azzardo patologico e di gioco
minorile” (comma 2 lett. a).
Con la legge 28 dicembre 2015 n. 208 (Legge di stabilità 2016) è stato infine
disposto (art. 1 comma 936): “Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza
unificata di cui all'articolo 88 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono
definite le caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico,
nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di
garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell'ordine
pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei
minori di età. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le Commissioni
parlamentari competenti”.
Come evidenziato nella citata sentenza della Corte Costituzionale n. 108/2017
nessuna delle disposizioni precedentemente citate ha avuto finora attuazione.
Risulta che in sede di Conferenza unificata è da tempo in discussione una bozza di
accordo che dovrebbe portare a compimento il procedimento di cui alla normativa
più recente, il cui perfezionamento è però evidentemente condizionato dalla
pluralità di interessi (corposi e confliggenti) in gioco.
In questo quadro tuttora fluido numerose Regioni hanno adottato leggi organiche in
materia di prevenzione e contrasto del gioco d’azzardo patologico (GAP o
ludopatia). Tra queste, la Regione Piemonte, che ha approvato la legge regionale 2
maggio 2016 n. 9, intitolata “Norme per la prevenzione e il contrasto alla
diffusione del gioco d’azzardo patologico”. Tale legge prevede che il Consiglio
regionale approvi (art. 3) un “Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la
riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico”; e
disciplina, tra l’altro, la “collocazione degli apparecchi per il gioco lecito” (art. 5) e
le “limitazioni all’esercizio del gioco” (art. 6).
A valle, sono poi intervenuti numerosi Comuni del Piemonte che, attraverso
ordinanze sindacali o regolamenti adottati dall’organo consiliare, hanno dettato
specifiche norme riguardanti la disciplina in ambito locale delle sale giochi e degli
apparecchi utilizzati per i giochi consentiti ai sensi dell’art. 110 del TULPS.
Si può in effetti affermare che la realtà regionale piemontese è caratterizzata da una
accentuata propensione delle amministrazioni comunali ad affrontare e disciplinare,
a livello locale, un fenomeno (quello del gioco d’azzardo patologico o ludopatia) la
cui rilevanza e pericolosità a livello sociale e sanitario non può essere seriamente
messa in discussione, se non altro tenuto conto dalla particolare attenzione che il
legislatore statale e quelli regionali vi hanno riservato. E sempre in attesa che lo
Stato faccia la sua parte, adottando una disciplina organica della materia che copra
l’intero territorio nazionale, così da garantire quella uniformità di indirizzo che è
ragionevolmente auspicabile.
Alla luce di queste premesse si può procedere all’esame del ricorso in epigrafe.
Il ricorso proposto Moschillo Liliana, in proprio e in qualita' di amministratore
unico e legale rappresentante della Societa' Euroslot S.r.l.
La ricorrente, premesso di essere proprietaria di apparecchi da gioco ex art. 110
comma 6 TULPS e di averli noleggiati a diversi esercizi nella città di Torino, con
contratti che prevedono un percentuale sul giocato, ha lamentato il pregiudizio
economico sofferto a causa dell’ordinanza impugnata, a causa della drastica
riduzione degli introiti conseguente alla riduzione degli orari di utilizzo dei predetti
Ha dedotto le seguenti censure.
1. Con il primo motivo, la ricorrente ha lamentato la violazione dell’art. 50 comma
7 TUEL, sul rilievo che l’ordinanza sindacale impugnata non sarebbe stata
preceduta dalla necessaria delibera di indirizzo del consiglio comunale; non
gioverebbe, a tal fine, la mozione approvata dal consiglio comunale nel 2011,
richiamata nel provvedimento impugnato, riferendosi ad un dibattito risalente nel
tempo e assolutamente decontestualizzato.
1.1. Secondo condivisibili principi giurisprudenziali, la mancata approvazione di
indirizzi da parte del consiglio comunale non paralizza l'attività del Sindaco: il
Sindaco, infatti, ha il potere di regolare gli orari degli esercizi indipendentemente
dal previo atto di indirizzo consiliare, posto che l'art. 50 co. 7, d.lgs. n. 267 del
2000 impone un vincolo di conformità all'ordinanza del Sindaco solo laddove gli
indirizzi del consiglio comunale siano già stati espressi, ma non subordina
l'esercizio del potere di fissare gli orari alla previa adozione di un atto di indirizzo
E’ stato affermato, a questo riguardo, che “Un'ordinanza sindacale, avente ad
oggetto gli orari di apertura delle sale da gioco, non deve essere necessariamente
adottata «sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio comunale e nell'ambito
dei criteri eventualmente indicati dalla Regione», come previsto dall'art. 50 comma
7, t.u. 18 agosto 2000, n. 267, atteso che, per quanto riguarda i criteri regionali, la
suddetta norma, con l'inciso «eventualmente indicati» ha testualmente escluso la
tassatività e obbligatorietà di tali criteri regionali, con la conseguenza che non ha
alcun rilievo giuridico la loro mancanza; inoltre la mancata approvazione di
indirizzi espressi dal Consiglio comunale non paralizza l'attività del Sindaco,
titolare del relativo potere di ordinanza, ma comporta per lui un legittimo e più
ampio esercizio della propria discrezionalità nell'individuazione delle misure
ritenute più efficaci per il perseguimento delle finalità perseguite, senza previa
fissazione di vincoli da parte del Consiglio” (Consiglio di Stato sez. V, 01 agosto
2015 n. 3778; T.A.R. Venezia sez. III 16 luglio 2015 n. 811; T.A.R. Lazio-Roma
sez. II 02 aprile 2010 n. 5619).
1.2. In tale contesto, appaiono inconferenti le ulteriori censure formulate dalla
ricorrente sulla pretesa inapplicabilità al caso di specie degli indirizzi consiliari
desumibili dal Regolamento di Polizia urbana del Comune di Torino del 2009 e
s.m.i., in quanto anteriori alla citata legge regionale n. 9/2016: anche a voler
ritenere inapplicabile il regolamento comunale del 2009, resterebbe comunque
integro l’autonomo potere del sindaco di adottare l’ordinanza di cui all’art. 50
comma 7 TUEL anche in assenza di indirizzi consiliari, alla stregua dei richiamati
principi giurisprudenziali.
2. Con il secondo motivo, la ricorrente ha lamentato la violazione degli artt. 7, 8, 9
e 10 della L. 241/90, sul rilievo che sarebbe mancata in sede procedimentale la
consultazione degli operatori del settore e delle associazioni rappresentative dei
medesimi, consultazione non solo necessaria ma anche opportuna vista la
complessità della materia e la natura degli interessi coinvolti.
L’ordinanza sindacale impugnata si configura come atto amministrativo generale.
Trova quindi applicazione l’art. 13 della legge n. 241/1990, che al primo comma
statuisce che le norme sulla partecipazione “non si applicano nei confronti
dell'attività della pubblica amministrazione diretta alla emanazione di atti
normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i
quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione” (in tal
senso, in un caso analogo, si è recentemente espresso il TAR Latina nella sentenza
16 settembre 2015 n. 616).
L’Amministrazione resistente non aveva dunque nessun obbligo di confrontarsi
preventivamente con le associazioni di categoria degli operatori del settore, né
tantomeno con i singoli soggetti interessati, quale il ricorrente.
3. Con il terzo motivo, la ricorrente ha dedotto vizi di eccesso di potere per
irragionevolezza e disparità di trattamento, sul rilievo che l’ordinanza impugnata
sarebbe caratterizzata da un approccio parcellizzato alla tematica del contrasto alla
ludopatia, finendo per colpire solo talune tipologie di giochi (le slot machines e le
videolottery), senza però toccare tutte le altre (es. gioco online, gratta e vinci); il
che non solo creerebbe una immotivata disparità di trattamento tra le diverse
tipologie di giochi, ma produrrebbe un effetto palesemente irragionevole nella
misura in cui, anziché contrastare il gioco compulsivo, determinerebbe l’unico
effetto di indurre soggetti ludopatici a rivolgersi ad altre tipologie di giochi, per di
più meno controllate e controllabili, e quindi più rischiose.
3.1. Intanto, va osservato che l’ordinanza sindacale impugnata, nel sottoporre a
limitazioni temporali l’utilizzo delle sole slot machines (AWP) e videolottery
(VLT), e non altre tipologie di giochi, non ha fatto altro che dare puntuale
applicazione alla legge regionale piemontese n. 9/2016, il cui art. 6 ha previsto
l’introduzione da parte dei comuni di limitazioni temporali con specifico
riferimento all’esercizio del gioco “tramite gli apparecchi di cui all’art. 110 commi
6 e 7 del TULPS”; sicchè censure di disparità di trattamento potrebbero essere
formulate, tutt’al più, sotto forma di eccezioni di incostituzionalità della citata legge
regionale – in diparte ogni considerazione sulla loro fondatezza – ma certamente
non hanno alcun fondamento giuridico se formulate, come nel caso di specie, nei
confronti del solo provvedimento sindacale applicativo della legge regionale.
3.2. In ogni caso, il principio di uguaglianza impone discipline eguali per situazioni
eguali e discipline diverse per situazioni diverse, con il limite generale di
proporzionalità e ragionevolezza. In relazione alla disciplina dei giochi leciti, la
giurisprudenza amministrativa ha avuto modo più volte di affermare la più elevata
pericolosità, ai fini del rischio di determinare forme di dipendenza patologica, dei
giochi cui si riferisce il provvedimento impugnato, evidenziando che gli apparecchi
a ciò destinati, “per la loro ubicazione, modalità, tempistica, danno luogo - più di
altre - a manifestazioni di accesso al gioco irrefrenabili e compulsive, non
comparabili, per contenuti ed effetti, ad altre forme di scommessa che possono
anch'esse dare dipendenza, ma in grado ritenuto (ragionevolmente) dal legislatore
di gravità ed allarme sociale assai minore e, perciò, non necessitante di apposita e
più stringente tutela preventiva mirata” (TAR Trento, sez. I, 10 luglio 2013, n.
221; TAR Milano, sez. I, 13 marzo 2015, n. 706 e 8 luglio 2015, n. 1570; TAR
Venezia, sez. III, 27 settembre 2016, n. 1081)
E’ stato sottolineato, in particolare che, tra i giochi leciti con vincita in denaro, "slot
machine e videolottery paiono i più insidiosi nell'ambito del fenomeno della
ludopatia, in quanto, a differenza dei terminali per la raccolta delle scommesse,
implicano un contatto diretto ed esclusivo tra l'utente e la macchina, senza alcuna
intermediazione umana volta a disincentivare, per un normale meccanismo
psicologico legato al senso del pudore, l'ossessione del gioco, specie nella fase
iniziale del processo di dipendenza patologica" (così TAR Venezia, sez. III, 27
settembre 2016 n. 1081; TAR Lombardia, Milano, Sez. I, 13 marzo 2015, n. 706;
Id., 8 luglio 2015, n. 1570).
3.3. La maggiore pericolosità di slot e videolottery è supportata da fonti
scientifiche: fra i numerosi contributi merita di essere segnalato lo studio
"Dipendenze Comportamentali/Gioco d'azzardo patologico: progetto sperimentale
nazionale di sorveglianza e coordinamento/monitoraggio degli interventi" curato
dal Ministero della Salute, nel quale si afferma, tra l’altro, che “le lotterie
istantanee, per le loro caratteristiche legate alla “velocità”, “facilità” e
“diffusione” nei contesti quotidiani (supermercati, bar, tabacchi, ecc.), fanno parte
dei cosiddetti “giochi hard”, cioè a più rischio di creare un legame di dipendenza,
e maggiormente capaci di intercettare fasce di popolazione finora più estranee al
gioco d’azzardo (bambini, casalinghe, anziani, famiglie)”.
In termini analoghi si esprime lo studio a firma di Marco Scalese e altri richiamato
nell’ordinanza sindacale impugnata (“Relazione tra numero a tipo di giochi
d’azzardo praticati e gioco problematico nella popolazione generale italiana”),
studio basato sui dati IPSAD-Italia 2010-2011 (Italian Population Survey on
Alcohol and other drugs), un’indagine condotta tra la popolazione italiana
dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa: vi
si afferma, tra l’altro, che “le slot machine mostrano la relazione più alta con la
gravità del comportamento di gioco, sia tra chi pratica un solo gioco e chi ne
pratica di più (…). Il dato che se ne ricava è assolutamente clamoroso nel
confermare la specifica pericolosità degli apparecchi automatici di gioco; le new
slot, pur essendo utilizzate da poco meno del 7% dei giocatori, garantiscono circa
il 38% del guadagno per la filiera e di entrate per lo Stato; ogni giocatore di
apparecchi automatici di gioco perde in media oltre 400 euro al mese solo in
questo gioco (se si tiene conto della verosimile sottostima si potrebbe arrivare a
oltre 500 euro); ricordando poi che nella stragrande maggioranza dei casi i
giocatori di slot sono “multigiocatori”, in realtà le perdite – quella che AAMS
definisce eufemisticamente “la spesa” – sono comunque maggiori”.
Lo studio mette in evidenza il carattere “altamente additivo” di questi giochi a
causa della breve durata dell’appagamento, della loro accessibilità economica (si
può giocare con pochissimo denaro), della facilità con la quale si può rigiocare,
della agevole reperibilità fisica delle slot machine, presenti nella gran parte dei bar
e delle tabaccherie, oltre che nelle sale dedicate, nonché del carattere altamente
emotivo dei giochi nei quali il giocatore sceglie quali tasti premere. Lo studio
sottolinea come il dato della spesa pro capite e quello delle perdite derivanti
dall’uso di apparecchi automatici di gioco sia estremamente preoccupante, tanto da
rendere “difficile pensare al gioco “responsabile” o “senza esagerare” quando i
volumi pro capite di gioco per anno superano i 20.000 euro e le perdite i 5.000
euro”. Sulla base di questi dati lo studio ritiene “ampiamente giustificati” i
provvedimenti di contenimento dell’offerta specificamente studiati per gli
apparecchi automatici di gioco, sia sotto forma di limitazione degli orari di
funzionamento, sia sotto forma di confinamento geografico degli apparecchi.
3.4. Infondata è anche la censura di disparità di trattamento formulata con
riferimento al gioco on-line, non intaccato dai provvedimenti impugnati, tenuto
conto che l’amministrazione comunale non ha il potere di intervenire su tale
tipologia di gioco e che la parità di trattamento invocata dalla parte ricorrente si
risolverebbe, assurdamente, nell’impossibilità per le amministrazioni comunali di
arginare il fenomeno del gioco patologico a tutela delle fasce più esposte della
comunità locale, anche con riferimento alle tipologie di gioco per le quali la legge
riconosce loro facoltà di intervento.
3.5. La circostanza che le limitazioni orarie introdotte dal Comune di Torino
possano indurre gli utenti a trasmigrare presso territori limitrofi in cerca di
discipline più favorevoli non configura un profilo di irragionevolezza del
provvedimento impugnato, dal momento che, in attesa di una disciplina
centralizzata e uniforme dettata (chissà quando) dallo Stato, non si può pretendere
che i Comuni si astengano dall’esercitare le proprie prerogative istituzionali a tutela
delle comunità amministrate; e in ogni caso, come esposto dalla difesa comunale, la
Città di Torino ha concordato la definizione degli orari con numerosi comuni
limitrofi (più di trenta), i quali hanno adottato fasce di utilizzo degli apparecchi da
gioco uguali o molto simili a quelle indicate nell’ordinanza sindacale impugnata,
proprio al fine di prevenire nei limiti del possibile il fenomeno trasmigratorio
paventato dalla ricorrente.
3.6. Per contro, l’uniformità di regolamentazione oraria stabilita
dall’amministrazione comunale per le sale giochi dedicate e gli altri pubblici
esercizi con attività promiscua appare ragionevolmente giustificata dall’intento di
prevenire la trasmigrazione degli utenti dall’una all’altra tipologia di esercizi,
fenomeno che verosimilmente si verificherebbe in caso di diversificazione degli
4. Con il quarto motivo, la ricorrente ha dedotto vizi di eccesso di potere per
irragionevolezza, illogicità e incoerenza, dal momento che il provvedimento
impugnato tenterebbe di contrastare il gioco d’azzardo nei luoghi in cui questo è
più controllato, e senza alcuna considerazione per gli investimenti effettuati dagli
L’uniformità di regolamentazione oraria stabilita dall’amministrazione comunale
per le sale giochi dedicate e gli altri pubblici esercizi con attività promiscua appare
ragionevolmente giustificata dall’intento dell’amministrazione di disincentivare
l’utilizzo continuativo e prolungato degli apparecchi da gioco che comportano
vincite in denaro a fini di prevenzione del gioco compulsivo, imponendo il rispetto
di un orario uniforme a tutte le tipologie di esercizi, in modo tale da prevenire la
trasmigrazione degli utenti dall’una all’altra tipologia di esercizi, fenomeno che
verosimilmente si verificherebbe in caso di diversificazione degli orari.
La tutela dei minori è stata ragionevolmente perseguita dall’amministrazione, nel
doveroso bilanciamento con i contrapposti interessi economici degli operatori,
vietando del tutto l’utilizzo degli apparecchi automatici da gioco di cui all’art. 110
comma 6 TULPS nell’intera fascia oraria mattutina (dalle 24,00 alle 14,00), in
modo tale da non pregiudicare “la corretta fruizione delle lezioni della scuola
dell’obbligo”, così come previsto dall’art. 19 comma 3 del Regolamento di Polizia
Amministrativa del Comune di Torino nel definire le linee di indirizzo a cui
conformare l’esercizio del potere sindacale di introdurre limitazioni agli orari delle
Rispetto ai preminenti interessi pubblici perseguiti dall’amministrazione, connessi
ad esigenze di tutela della salute pubblica, assumono carattere necessariamente
recessivo gli interessi economici degli operatori del settore, peraltro non sacrificati
del tutto ma oggetto di adeguata e ragionevole ponderazione da parte
5. Con il quinto motivo, la ricorrente ha dedotto il vizio di eccesso di potere per
difetto di istruttoria e di motivazione; il provvedimento impugnato si fonderebbe su
dati disancorati dal territorio comunale; inoltre, consentirebbe il gioco proprio nella
fasce orarie notoriamente più esposte al rischio ludopatico (ora di pranzo e ore
immediatamente successive alla cena).
5.1. Il collegio osserva che la censura con cui la ricorrente deduce il difetto
d’istruttoria, per non avere l’amministrazione effettuato specifiche indagini in
ordine all’incidenza del fenomeno della ludopatia sul territorio comunale, non
merita condivisione.
Nell’attuale momento storico, la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie
fasce della popolazione costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di
fatto di comune esperienza (TAR Venezia, sez. III, 3 maggio 2017, n. 434; TAR
Genova, sez. II, 18 febbraio 2016, n. 176) come attestano le numerose iniziative di
contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale:
TAR Venezia richiama giustamente la raccomandazione 2014/478/UE del 14 luglio
2014, sui principi per la tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi di gioco
d’azzardo on line; il decreto legge n. 158 del 2010, che ha introdotto numerose
misure di contrasto al gioco d’azzardo on line e off line; l’art. 14 della legge n. 23
del 2014, recante la delega al Governo per il riordino delle disposizioni vigenti in
materia di giochi pubblici volta a prevedere disposizioni per la tutela dei minori e
per contrastare il gioco d’azzardo patologico; la legge n. 190 del 2014, che ha
trasferito presso il Ministero della Salute l’Osservatorio per valutare le misure più
efficaci per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo ed il fenomeno della
dipendenza grave; le numerose leggi regionali, inclusa la legge regionale
piemontese n. 9 del 2016, che demandano agli enti locali l’adozione di misure di
prevenzione, contrasto e riduzione del rischio della dipendenza da gioco d’azzardo
5.2. In ogni caso, i dati istruttori richiamati nel provvedimento impugnato, tratti dal
Bollettino OED Osservatorio Epidemiologico delle dipendenze della Regione
Piemonte, anno 2015) evidenziano, che la crescita del fenomeno della ludopatia ha
riguardato anche l’ambito della Regione Piemonte e del Comune di Torino in
particolare, risultando che un significativo numero di persone (1569 in ambito
regionale e 365 in ambito comunale) sono state prese in carico nell’anno 2015 dagli
ambulatori a ciò specificamente dedicati, in quanto dedite al gioco d’azzardo
patologico, con un aumento numerico significativo rispetto all’anno precedente
(1293 Piemonte, 316 Torino nell’anno 2014).
5.3. E’ verosimile ritenere che il numero reale delle persone affette da ludopatia sia
assai maggiore, poiché una parte significativa del fenomeno resta sommerso
(cosiddetta “cifra oscura”), in quanto molti soggetti ludopatici non si rivolgono alle
strutture sanitarie e ai servizi sociali (TAR Venezia cit.)
5.4. L’ordinanza impugnata, in disparte ogni considerazione in ordine alla sua
natura di atto generale, è adeguatamente motivata con riferimento all’esigenza di
tutela della salute pubblica e del benessere individuale e collettivo.
5.5. La predeterminazione delle fasce orarie in cui è vietato l’utilizzo di slot e
videolottery rientra nell’ampia discrezionalità riservata all’amministrazione
comunale, che nel caso di specie non appare intaccata da evidenti profili di
irragionevolezza, illogicità o di difetto di istruttoria, tenuto conto che la fascia
oraria mattutina e quella notturna sono notoriamente quelle caratterizzate dal
maggior afflusso di utenti appartenenti a fasce deboli di popolazione e di giocatori
compulsivi (studenti, casalinghe e anziani nella fascia mattutina; soggetti ludopatici
nella fascia serale e notturna).
5.6. Rispetto a tali premesse, l’aver comunque consentito l’utilizzo delle slot nella
fascia serale 20,00-24,00 non configura un profilo di contraddittorietà o di
irragionevolezza del provvedimento, ma se mai un punto di compromesso e di
adeguato bilanciamento tra le esigenze di tutela della salute pubblica perseguite
dall’amministrazione e gli interessi economici degli operatori del settore, e quindi,
in definitiva, un sintomo tangibile di proporzionalità della misura adottata.
6. Con il sesto motivo, la ricorrente ha dedotto il vizio di eccesso di potere per
violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa; la riduzione
dell’orario sarebbe eccessiva e comunque non raggiungerebbe il fine di contrasto
alla ludopatia, ma produrrebbe il solo effetto di disincentivare proprio le forme di
gioco più controllabili a beneficio di quelle più rischiose; l’amministrazione
avrebbe avuto a disposizione “un ampio ventaglio di opzioni” più efficaci per
combattere la ludopatia, senza ledere in modo così invasivo gli interessi degli
Tali rilievi non appaiono condivisibili.
6.1. Quanto alla censura con cui si contesta la carenza di proporzionalità dell’atto
impugnato, osserva il collegio che secondo la giurisprudenza comunitaria ed
amministrativa il principio di proporzionalità impone all’amministrazione di
adottare un provvedimento non eccedente quanto è opportuno e necessario per
conseguire lo scopo prefissato. Ne consegue che, nel caso in cui l’azione
amministrativa coinvolga interessi diversi, è doverosa un’adeguata ponderazione
delle contrapposte esigenze, al fine di trovare la soluzione che comporti il minor
sacrificio possibile per ciascuno degli interessi coinvolti.
Nella fattispecie in esame, l’impugnata disciplina comunale limitativa degli orari
dei pubblici esercizi in cui si svolgono attività di gioco o scommessa, che consente
un’apertura giornaliera pari a otto ore complessive, appare al collegio adeguata e
proporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti, ossia la prevenzione, il contrasto e la
riduzione del gioco d’azzardo patologico.
L’amministrazione ha realizzato un ragionevole contemperamento degli interessi
economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico a prevenire e
contrastare i fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, non
essendo revocabile in dubbio che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso
al gioco accresca il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con
conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, che a
carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e
situazioni di disagio connesse alle ludopatie (cfr., in questi termini: Cons. Stato,
sez. V, 13 giugno 2016 n. 2519; TAR Veneto, sez. III, 3 maggio 2017 n. 434).
6.2. L’idoneità dell’atto impugnato a realizzare l’obiettivo perseguito deve essere
apprezzata, tenendo presente che scopo dell’ordinanza comunale non è quello di
eliminare ogni forma di dipendenza patologica dal gioco (anche quelle generate da
gratta e vinci, lotto, superenalotto, giochi on line, etc.), obiettivo che
travalicherebbe la sfera di attribuzioni del Comune, ma solo quello di prevenire,
contrastare, ridurre il rischio di dipendenza patologica derivante dalla
frequentazione di sale da gioco o scommessa e dall’utilizzo di apparecchiature per
La riduzione degli orari di apertura delle sale pubbliche da gioco e di quelli di
utilizzo degli apparecchi automatici da gioco è, in altre, parole, solo una delle
molteplici misure che le autorità pubbliche possono adottare per combattere il
fenomeno della ludopatia, che ha radici complesse e rispetto al quale non esistono
soluzioni di sicuro effetto.
6.3. L’affermazione della parte ricorrente secondo cui l’amministrazione avrebbe
avuto a disposizione “un ampio ventaglio di opzioni” più efficaci per combattere la
ludopatia senza ledere in modo così invasivo gli interessi degli operatori privati, è
rimasta affermazione generica, non supportata da alcuna analisi seria sul fenomeno
della ludopatia né da riferimenti concreti a tali presunte diverse opzioni.
7. Con il settimo motivo, la ricorrente ha dedotto la lesione del principio del
legittimo affidamento ingenerato negli operatori privati dal rilascio delle
autorizzazioni, a cui hanno fatto seguito i cospicui investimenti economici effettuati
nelle rispettive aziende.
La Corte Costituzionale, con sentenza 31 marzo 2015 n. 56, ha chiarito che il valore
del legittimo affidamento riposto nella sicurezza giuridica trova sì copertura
costituzionale nell’art. 3 Cost., ma non già in termini assoluti e inderogabili, dal
momento che interessi pubblici sopravvenuti possono esigere interventi normativi
diretti a incidere peggiorativamente anche su posizioni consolidate, con l’unico
limite della proporzionalità dell’incisione rispetto agli obiettivi di interesse pubblico
Nel caso di specie, l’ordinanza sindacale impugnata è stata adottata
dall’amministrazione comunale sulla base di fatti e di normative sopravvenute al
rilascio delle autorizzazioni e all’avvio delle attività (la diffusione sempre più
capillare del gioco d’azzardo sul territorio comunale; l’aumento del numero di
persone affette da ludopatia; la L.R. Piemonte 2 maggio 2016 n. 9, la quale ha
disposto che i comuni adottino entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge
provvedimenti limitativi dell’esercizio del gioco tramite gli apparecchi di cui
all’art. 110 commi 6 e 7 del TULPS, per esigenze di tutela della salute e della
quiete pubblica).
Rispetto al primario interesse alla tutela della salute pubblica, il limite del rispetto
dei rapporti economici e dei vincoli contrattuali assume un carattere palesemente
recessivo (TAR Venezia, 3 maggio 2017, n. 434; TAR Brescia, II, 8 marzo 2017, n.
2017; TAR Liguria, n. 1230/2016).
La stessa giurisprudenza europea ha ritenuto legittime restrizioni all’attività (anche
contrattuale) di organizzazione e gestione dei giochi pubblici affidati in
concessione, purchè ispirate da motivi imperativi di interesse generale (Corte di
Giustizia UE, sez. VIII, 30 giugno 2011, n. 212).
Resta da valutare la proporzionalità del sacrificio imposto, che nel caso di specie
sussiste, alla luce di quanto sopra esposto.
8. Con l’ottavo motivo, la ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’ordinanza
sindacale impugnata per violazione del principio di libertà dell’iniziativa
economica privata di cui all’art. 41 della Costituzione; le limitazioni introdotte dal
Sindaco sono irragionevoli e produrranno l’effetto di determinare l’estinzione delle
attività di settore, impedendo loro qualunque prospettiva di redditività.
L’art. 41 della Costituzione afferma il principio della libertà dell’iniziativa
economica privata, ma stabilisce che la stessa “non può svolgersi in contrasto con
l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità
La violazione della norma è prospettata nel ricorso in termini generici,
sostanzialmente quale conseguenza di vizi evidenziati in precedenti motivi. In altre
parole: l’irragionevolezza, la disparità di trattamento, il difetto di proporzionalità,
la violazione del legittimo affidamento caratterizzanti il (o conseguenti al)
provvedimento impugnato comporterebbero anche lo “svuotamento” della libertà di
iniziativa economica privata del ricorrente.
Così non è. La riconosciuta insussistenza (per le ragioni illustrate ai punti
precedenti) dei vizi più sopra enunciati comporta che il provvedimento impugnato
si configura come legittimo esercizio dei poteri attribuiti all’Amministrazione
comunale; ne consegue che non possono ritenersi illegittimi i limiti imposti
all’attività del ricorrente per effetto dell’adozione dell’atto in questione, limiti che
risultano compatibili con i principi enunciati dall’art. 41 Cost.
D’altra parte si deve sottolineare che gli interventi in materia di contrasto del gioco
d’azzardo patologico sono ispirati in via preminente a finalità di tutela della salute
(in tal senso si è espressa la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 108 del
2017, ampiamente richiamata in premessa); e allora vale quanto condivisibilmente
affermato dal TAR Napoli, sez. III, nella sentenza 3 maggio 2017 n. 2347 secondo
cui è in rapporto a tale preminente esigenza, tutelata dall’art. 32 Cost., che va
valutata l’estensione della libertà di iniziativa economica: e in questo rapporto la
libertà di cui all’art. 41 Cost. si trova in una “posizione di subordinazione rispetto
al diritto alla salute”.
9. Infine, con il nono motivo la ricorrente ha dedotto l’illegittimità derivata dell’atto
impugnata per effetto dell’illegittimità costituzione della norma regionale applicata
(art. 6 L.R. Piemonte n. 9/2016), per violazione degli artt. 117 comma 3, 3 e 41.
9.1. In particolare, sotto un primo profilo la citata norma regionale contrasterebbe
con l’art. 117 comma 3 Cost. perché in materia di tutela della salute la potestà
legislativa è concorrente Stato-Regioni, da cui deriva l’obbligo del legislatore
regionale di attenersi ai principi fondamentali dettati dalla legge dello Stato; nel
caso di specie, la legge statale sarebbe rappresentata dal Decreto Legge “Balduzzi”
n. 158 del 2012, il quale, utilizzando la formula volutamente generale e
omnicomprensiva di “giochi con vincita in denaro”, imporrebbe un approccio
generalizzato alla problematica della ludopatia, e non un approccio parcellizzato
limitato a slot machines e videolottery, anche per impedire il fenomeno dei “vasi
comunicanti”, ossia lo spostamento fisiologico dell’utenza ludopatica dai giochi
oggetto di limitazioni a tutti gli altri; i margini di intervento del legislatore
regionale sarebbero limitati alle concrete misure da adottare, non all’ambito
dell’intervento, necessariamente generalizzato.
Il decreto legge Balduzzi n. 158 del 2012 non è la legge quadro statale in materia di
ludopatia, che ancora manca ed è, allo stato, una mera dichiarazione di intenti; il
Decreto Balduzzi ha natura meramente programmatica e fa rinvio ad un successivo
decreto Ministeriale, previa Conferenza Unificata, che allo stato non è ancora
L’assenza, allo stato, di criteri generali dettati da una legge dello Stato non preclude
l’esercizio della potestà normativa da parte delle Regioni, anche alla luce di quanto
previsto dall’ art. 1 comma 3 della legge “La Loggia” 5 giugno 2003 n. 131,
secondo cui “Nelle materie appartenenti alla legislazione concorrente, le Regioni
esercitano la potestà legislativa nell'àmbito dei princìpi fondamentali espressamente
determinati dallo Stato o, in difetto, quali desumibili dalle leggi statali vigenti”).
Al riguardo è significativo quanto affermato nella Legge 11 marzo 2014, n. 23,
recante all’art. 14 la delega al Governo per il “riordino delle disposizioni vigenti in
materia di giochi pubblici, riordinando tutte le norme in vigore in un codice delle
disposizioni sui giochi”; in questa delega (poi non esercitata ma significativa sotto
il profilo interpretativo), si invita il governo ad adottare una regolamentazione
unitaria e uniforme su tutto il territorio nazionale anche in ordine alla dislocazione
delle sale da gioco sul territorio, ma nel contempo garantendo“la salvaguardia
delle discipline regolatorie nel frattempo emanate a livello locale che risultino
coerenti con i principi di attuazione delle presente lettera (principio di
“prevenzione logistica”).
In tal senso anche T.A.R. Lazio-Roma, sez. II 13 febbraio 2013 n. 1555.
Del resto, il potere degli enti locali di introdurre limitazioni agli orari delleslot
machines è già previsto dalle norme statali in materia di liberalizzazioni, nonchè da
un’altra norma statale (art. 50 comma 7 TUEL), come interpretata dalla Corte
Costituzionale, sentenza n. 220/ 2014; rispetto alla normativa statale, la norma
regionale in esame si è limitata, in sostanza, a prevedere un orario minimo
giornaliero di divieto del gioco mediante slot machines e videolottery.
9.2. Sotto diverso profilo, la parte ricorrente eccepisce il contrasto dell’art. 6 della
L.R.Piemonte n. 9/2016 con l’art. 3 della Costituzione, perché disciplina in modo
penalizzante solo gli apparecchi automatici da gioco di cui al comma 6 dell’art. 110
TULPS e non le altre tipologie di gioco, dando vita al sistema dei “vasi
comunicanti”, per cui la domanda si sposta verso altre forme di gioco, anche più
rischiose perchè meno controllabili.
L’eccezione è manifestamente infondata. La parte ricorrente prospetta, infatti, una
violazione dell’art. 3, senza peraltro individuare un pertinente termine di paragone
rispetto al quale vagliare una eventuale disparità di trattamento; è infatti pacifico
nella giurisprudenza costituzionale che una valutazione di ingiustificata disparità di
trattamento presuppone, a monte, una identità di situazioni analizzate. L’esercizio
dell’attività di gioco lecito non è paragonabile a generiche attività commerciali (per
le quali, a tacer d’altro, non sono necessarie autorizzazioni di polizia) mentre non è
censurabile l’azione dell’amministrazione o del legislatore regionale per il fatto di
non regolamentare fenomeni (quali il gioco on line o il gioco illecito) che
oggettivamente esulano dal loro ambito di controllo e disciplina.
9.3. Sotto un terzo e ultimo profilo, la parte ricorrente deduce la violazione dell’art.
41 della Costituzione perché la norma regionale, pur rispondendo a indubbie
esigenze di utilità sociale, vincolerebbe in modo palesemente incongruo e
sproporzionato la libertà d’iniziativa economica degli operatori del settore, come
dimostrerebbe il fatto che essa abbia previsto un numero minimo di ore interdette
al gioco (a contrasto della salute dei giocatori) ma non un numero massimo (che
sarebbe stato a tutela degli operatori del settore).
Proprio la circostanza che non sia stato previsto un tetto massimo di ore interdette
al gioco impedisce di valutare la lesione asseritamente sproporzionata inferta dalla
norma regionale agli interessi degli operatori del settore, che andrà semmai valutata
rispetto ai concreti provvedimenti adottati dalle amministrazioni locali in
applicazione della norma regionale.
La norma contempera in modo adeguato gli interessi privati degli operatori del
settore (la cui attività si prevede possa essere soggetta a limitazioni temporali, non
impedita del tutto) e l’utilità sociale (rappresentata dalle esigenze di tutela della
salute pubblica), a cui l’attività di impresa deve sempre essere funzionale ai sensi
dell’art. 41 Costituzione.
10. Alla luce di tutte le considerazioni di cui sopra, il ricorso deve essere
conclusivamente respinto.
11. Sussistono peraltro giusti motivi per disporre l’integrale compensazione tra le
parti delle spese di lite, avuto riguardo alla complessità e alla relativa novità delle
questioni esaminate.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 31 maggio 2017 con

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 25
 sentenza 
 sentenza 
 art. 110
 sentenza

 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza