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Timestamp: 2019-10-21 00:52:42+00:00

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Diritto Bancario - Legittimità
Sulla applicazione della disciplina antitrust ai contratti fideiussori e caratteristiche della nullità.
La tutela della posizione dei garanti è solo in ragione della declaratoria di nullità parziale e del risarcimento del danno. (Ernesto Sparano) (Gianluca Scoleri) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 September 2019, n. 24044.
La cointestazione del conto corrente non trasferisce la proprietà del suo contenuto.
Conto corrente bancario – Cointestazione – Trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente – Negozio – Necessità.
La cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti (ad es. dell'esistenza di un contratto di cui la cointestazione sia atto esecutivo ovvero del fatto che la cointestazione costituisca una proposta contrattuale, accettata per comportamento concludente), è di per sé atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione ad operare sul contro (e, quindi, rappresenta una forma di procura), ma non anche la titolarità del credito, in quanto il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente (ovvero dell'intestazione del deposito titoli che la banca detiene per conto del cliente) è una forma di cessione del credito (che il correntista ha verso la banca) e, quindi, presuppone un apposito contratto tra cedente e cessionario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 September 2019, n. 21963.
Insinuazione del credito da saldo negativo di conto corrente: occorre produrre l’estratto conto analitico.
Fallimento – Domanda di ammissione al passivo della banca – Saldo negativo – Produzione dell’estratto conto analitico – Necessità.
[Nel caso di specie era stato prodotto l’estratto posizione rischio autenticato ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 193, ex art. 50, il quale, per sua natura, non possiede l’analiticità degli estratti conto trimestrali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 July 2019, n. 17640.
Credito fondiario, superamento del limite di finanziabilità e riflessi sulle procedure esecutive e concorsuali.
In tema di credito fondiario, il limite di finanziabilità previsto dal secondo comma dell’art. 38 del dlgs 1 settembre 1993, n. 385, come stabilito dalla Banca d’Italia su delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell’istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi per l’applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta certamente, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell’intero contratto, salva la sua conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina speciale di privilegio, la non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall’obbligo di previa notifica del titolo esecutivo, ai sensi del primo comma dell’art, 41 del richiamato d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 June 2019, n. 17439.
Decorrenza degli interessi: l'espressione 'dal giorno della domanda' comprende anche gli atti stragiudiziali di costituzione in mora.
In tema di ripetizione dell'indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi sulla somma oggetto di restituzione, l'espressione dal giorno della "domanda", contenuta nell'art. 2033 c.c., non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 June 2019, n. 15895.
Conto corrente e indebito: l'eccezione di prescrizione della banca non richiede l'indicazione delle singole rimesse solutorie.
In tema di prescrizione estintiva, l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l'indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 June 2019, n. 15895.
Specifica individuazione del bene dato in pegno, certezza dell’atto costitutivo del vincolo e operatività bancaria (anche con riferimento alle operazioni di 'credito su pegno').
Il sintagma «credito su pegno» di cui all’art. 2787, comma 4, cod. civ. è nozione che intende circoscrivere il campo di applicazione della norma ad uno specifico tipo di operatività creditizia - tradizionalmente dei monti di pietà e di pegno, e che nell’oggi può essere esercitata, nei limiti di cui all’art. 48 TUB, dalle banche - qualificata dal fatto che al rimborso del finanziamento è destinato unicamente il bene mobile dato in garanzia, e conformata, quanto alla disciplina, dalla l. 745/1938 e dal reg. 1279/1939, come richiamati dall’art. 48 del TUB. Ne discende che la disposizione in esame non trova applicazione nel contesto di tutte le diverse operazioni bancarie assistite da pegno, con la conseguenza che - rispetto all’universo di tale variegata operatività - la banca non è esonerata dall’onere della data certa per l’opponibilità a terzi del vincolo. Del resto, ritenere le banche esonerate dall’onere della data certa con riferimento all’universo dell’operatività assistita da pegno sarebbe irrazionale (non essendo in alcun modo logicamente giustificabile una deroga, per una così ampia porzione di operatività - e solo per essa - all’art. 2704 cod. civ.), confliggente con il principio di par condicio creditorum (per la deteriore posizione in cui verrebbe a collocare i creditori pignoratizi di diritto comune rispetto a quelli bancari) nonché distonico rispetto al dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del TUB. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 June 2019, n. 15421.
Natura dei certificati di partecipazione ai fondi comuni di investimento.
Fondi comuni di investimento - Certificati nominativi di partecipazione - Natura - Titoli di credito - Fondamento.
I certificati nominativi di partecipazione ai fondi comuni di investimento, di cui all'art. 36, comma 5, d.lgs. n. 58 del 1998 posseggono la natura giuridica di titoli di credito, giacchè incorporano il diritto alla prestazione e possono circolare limitatamente ad uno dei soggetti partecipanti al fondo, come è confermato dalla norma citata che ne prevede espressamente il carattere nominativo o al portatore, secondo caratteristiche tipiche anche dei titoli di credito, proprio in relazione alla loro funzione di libera circolazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 May 2019, n. 14325.
Monopolio Poste Italiane: conto corrente e determinazione unilaterale della commissione.
Regime di monopolio legale di Poste Italiane S.p.A. per la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta ICI - Compatibilità con gli artt. 14 e 106, paragr. 2, TFUE - Questione pregiudiziale - Potere di Poste Italiane S.p.A. di determinazione unilaterale dell'importo della "commissione" dovuta dal concessionario della riscossione ICI - Compatibilità con gli artt. 106, paragr. 2, 107, paragr. 1, e 102, paragr. 1, TFUE - Questione pregiudiziale.
La Terza Sezione Civile ha sollevato innanzi alla CGUE, ex art. 267 del TFUE, le seguenti questioni pregiudiziali:
1) se osti agli artt. 14 TFUE (già art. 7D Trattato, poi art. 16 TCE) e 106 paragr. 2, TFUE (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) ed all’inquadramento nello schema del servizio di interesse economico generale (SIEG) una normativa come quella prevista dal combinato disposto dell’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992 con l’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, alla stregua della quale viene istituita e mantenuta – anche successivamente alla privatizzazione dei servizi di “bancoposta” erogati da Poste Italiane s.p.a. – una riserva di attività (regime di monopolio legale) a favore di Poste Italiane s.p.a. avente ad oggetto la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta del tributo locale ICI, tenuto conto dell’evoluzione della normativa statale in materia di riscossione delle imposte, che almeno a far data dall’anno 1997, consente al contribuente ed anche agli enti locali impositori, di avvalersi liberamente di modalità di pagamento e riscossione dei tributi (anche locali) attraverso il sistema bancario;
2) qualora l’istituzione del monopolio legale dovesse essere riconosciuta rispondente alle caratteristiche del SIEG, se osti agli artt. 106, paragr. 2, TUEF (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) e 107, paragr. 1, TUEF (già art. 92 Trattato, poi art. 87 TCE), secondo l’interpretazione di tali norme fornita dalla Corte di Giustizia con riferimento ai requisiti intesi a distinguere una misura legittima – compensatoria degli obblighi di servizio pubblico – da un aiuto di Stato illegittimo, una normativa come quella risultante dal combinato disposto degli artt. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996 e 3, comma 1, del d.P.R. n. 144/2001, che attribuisce a Poste Italiane s.p.a. il potere di determinazione unilaterale dell’importo della “commissione” dovuta dal Concessionario (Agente) della riscossione del tributo ICI, ed applicata su ciascuna operazione di gestione effettuata sul conto corrente postale intestato al Concessionario/Agente, tenuto conto che Poste Italiane s.p.a. con delibera del consiglio di amministrazione n. 57/1996 ha stabilito detta commissione in Lire 100 per il periodo 1.4.1997-31.5.2001 ed in Euro 0,23 per il periodo successivo all’1.6.2001;
3) se osti all’art. 102, paragr. 1, TUEF (già art. 86 Trattato, poi art. 82, paragr. 1, TCE), come interpretato dalla Corte di Giustizia, un complesso normativo quale quello costituito dall’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, dall’art. 3, comma 1, del d.P.R. n. 144 del 2001 e dall’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, dovendo necessariamente assoggettarsi il Concessionario (Agente) al pagamento della “commissione”, così come unilateralmente determinata e/o variata da Poste Italiane s.p.a., non potendo altrimenti recedere dal contratto di conto corrente postale, se non incorrendo nella violazione dell’obbligo prescritto dal citato art. 10, comma 3, e nel conseguente inadempimento all’obbligazione di riscossione dell’ICI assunta nei confronti dell’ente locale impositore. (massima ufficiale) Cassazione penale, 23 May 2019, n. 14080.
Fideiussione omnibus, violazione art. 2 l. n 287/1990 e provvedimento Banca d'Italia del 2 maggio 2005 nei confronti dell'ABI.
Contratto di fideiussione omnibus – Nullità per violazione dell'art. 2, comma 2, lett. a), I. n. 287/1990 – Attitudine del provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005 a provare condotte anticoncorrenziali delle banche – Sussiste – Il giudice del merito è tenuto a valutare la coincidenza delle disposizioni della fideiussione con le condizioni oggetto di intese restrittive – Sussiste – Irrilevanza dell'attuazione o mancata attuazione della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario.
In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dall'art. 2 I. n. 287/1990, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 May 2019, n. 13846.
Nullità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema predisposto dall’ABI.
Concorrenza – Normativa antitrust – Giudizio ex art. 33, comma 2, legge 287 del 1990 – Principio di effettività e di unitarietà dell’ordinamento – Carattere di prova privilegiata del provvedimento amministrativo nel giudizio civile in relazione alla accertata violazione della normativa in tema di concorrenza – Sussiste.
In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dalla L. n. 287 del 1990, art. 2, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui alla L. n. 262 del 2005, art. 19, comma 11, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 May 2019, n. 13846.
Soggettività giuridica dei Fondi comuni di investimento.
Fondi comuni di investimento - Natura giuridica - Soggettività giuridica autonoma - Esclusione - Patrimoni separati della società promotrice o di gestione - Configurabilità - Acquisti nell'interesse del fondo - Titolarità formale e legittimazione ad agire - Società promotrice o di gestione - Fondamento.
I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondo immobiliare chiusi), disciplinati nel d.lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile che ne è oggetto deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 May 2019, n. 12062.
Pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici e mancanza di una parte degli estratti conto.
Rapporti bancari - Conto corrente - Pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici - Mancanza di una parte degli estratti conto - Accertamento del dare e avere - Modalità.
Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e si riscontri la mancanza di una parte degli estratti conto, il primo dei quali rechi un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio: a) nella prima ipotesi l'accertamento del dare e avere può attuarsi con l'impiego di ulteriori mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete che diano giustificazione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; possono valorizzarsi quegli elementi, quali ad esempio le ammissioni del correntista stesso, atti quantomeno ad escludere che, con riferimento al periodo non documentato da estratti conto, questi abbia maturato un credito di imprecisato ammontare (tale da rendere impossibile la ricostruzione del rapporto di dare e avere tra le parti per il periodo successivo), così che i conteggi vengano rielaborati considerando pari a zero il saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti; b) nel caso di domanda proposta dal correntista l'accertamento del dare e avere può del pari attuarsi con l'utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può inoltre avvalere di quegli elementi che consentano di affermare che il debito nell'intervallo non documentato sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti o che permettano addirittura di affermare che in quell'arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo da tale saldo debitore". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 May 2019, n. 11453.
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References: art. 50
 art. 267
 art. 7
 art. 16
 art. 90
 art. 86
 art. 90
 art. 86
 art. 92
 art. 87
 art. 86
 art. 82
 art. 10
 art. 2
 art. 33
 art. 2
 art. 19