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Timestamp: 2018-11-18 00:29:33+00:00

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mirkonos_7g1c9i29, Autore a Avvocati Tributaristi
ottobre 3, 2018 da mirkonos_7g1c9i29
Cosa fare per annullare una cartella esattoriale per accertamento illegittimo
E’ fattibile l’annullamento di una cartella esattoriale dell’agenzia delle entrate qualora l’accertamento tributario risulti illegittimo, e ciò accade quando esso (in rettifica o d’ufficio) non sia:
1) Sottoscritto dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato
2) Accompagnato dal processo verbale di constatazione (c.d. “PVC”).
Le figure legittimate all’accertamento fiscale e la questione della delega
Soffermiamoci sul primo punto: la Corte di Cassazione ha precisato che a firmare l’accertamento debba essere il capo ufficio, o in sua vece un soggetto firmatario che deve:
Appartenere alla carriera direttiva (quindi, deve essere un funzionario della “terza area”)
Munito di delega del capo ufficio.
La delega, in particolare, deve necessariamente avere i seguenti requisiti:
Essere scritta;
Essere motivata (per esempio: carenza del personale, assenza, vacanza, malattia ecc.);
Indicare espressamente il soggetto (nome e cognome) al quale viene conferita, senza un generico richiamo alle sue funzioni o alla sua qualifica;
Indicare il giorno d’inizio e quello della scadenza della sua validità.
Per cui risultano illegittime le cosiddette deleghe “in bianco” o “impersonali”, anche quelle nelle quali viene indicata la sola qualifica professionale del funzionario intestatario della delega e non anche le sue generalità.
E ciò soprattutto alla luce della sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato decaduti 767 dirigenti “promossi” senza pubblico concorso.
Sarebbe assolutamente legittimo richiedere di annullare le cartelle esattoriali emesse da Equitalia dal momento che l’orientamento prevalente sostiene che il difetto di poteri del funzionario firmatario dell’atto è causa di nullità dell’accertamento stesso.
E tuttavia, è bene non dare per scontato un risultato di questo tipo!
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21768/2017, si è espressa sulla necessità di allegare all’avviso di accertamento il processo verbale di constatazione (c.d. “PVC”).
Già in passato la giurisprudenza aveva sancito l’illegittimità degli avvisi di accertamento che facevano richiamo al PVC redatto dai verificatori ma non contenevano, in allegato, il medesimo atto amministrativo.
“E’ preciso onere dell’Ufficio allegare all’avviso di accertamento gli atti richiamati per relationem, tanto più quando l’accertamento induttivo è basato esclusivamente su presunzioni semplici, non aventi i requisiti di gravità, precisione e concordanza”.
Dunque, il soggetto passivo ha il pieno diritto di conoscere tutti i dati e notizie che si pongono alla base della pretesa erariale, al fine di non vedersi negato il diritto alla difesa.
Tuttavia, in caso di impugnazione dell’avviso di accertamento, in quanto non riportante in allegato copia del processo verbale di constatazione, non basta che il contribuente dimostri l’esistenza di atti a lui sconosciuti cui l’atto impositivo faccia riferimento, occorrendo, invece, la prova che almeno una parte del contenuto di quegli atti, non riportata nell’atto impositivo, sia necessaria ad integrarne la motivazione.
Cosa deve fare il contribuente per difendersi da un accertamento illegittimo dell’agenzia entrate?
Poiché, come detto, la risoluzione della questione dell’ annullamento delle cartelle esattoriali per accertamento illegittimo è tutt’altro che scontata e pacifica, è consigliabile verificare, in anticipo, se il funzionario dell’atto era titolato dei relativi poteri.
In tale ottica, è sempre possibile depositare un’istanza di accesso agli atti amministrativi presso l’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate che ha emanato l’atto in contestazione.
In essa si chiederà di prendere visione del curriculum del dirigente che ha firmato l’atto o, se non si tratta di dirigente, della delega conferitagli dal dirigente avente poteri.
In alternativa è possibile presentare ricorso alla Commissione Tributaria e sollevare l’eccezione di difetto di poteri del funzionario anche se non si è depositata l’istanza di accesso agli atti, perché, secondo le regole relative all’onere della prova, spetta poi all’Agenzia delle Entrate dimostrare il contrario (vale a dire che il dirigente possedeva i poteri effettivi, avendo acquisito la carica con pubblico concorso, o era stato investito dei poteri di firma dal dirigente con apposita delega).
Il rischio è che se Equitalia avesse agito correttamente in tutto, il contribuente potrebbe essere costretto dal giudice a pagare le spese processuali ma, qualora l’Agenzia non dimostrasse alcunché, varrebbe il principio della non contestazione, per il quale tutto ciò che non viene contestato dalla controparte si considera ammesso (nel caso specifico si accetterebbe l’inidioneità delle figure preposte, e dunque si sancirebbero i presupposti per annullare la cartella dell’agenzia delle entrate per illegittimità).
Poiché la seconda alternativa presenta maggiori rischi, forse sarebbe il caso di pensare alla prima, dal momento che l’istanza di accesso agli atti amministrativi può essere presentata personalmente o attraverso il proprio legale: un avvocato tributarista (come quelli che hanno preso parte al nostro network regionale, che copre tutte le province lombarde) che possa valutare, alla luce della documentazione prodotta dal contribuente, se conviene (anche sotto un profilo economico) tentare il ricorso in via giudiziale per far dichiarare la nullità dell’atto di accertamento non legittimo.
Le sanzioni per i reati tributari
Dopo aver specificato di che cosa si occupa l’ avvocato tributarista, restano alcune questioni attinenti, alcune delle quali approfondiremo, come le condizioni necessarie per effettuare una confisca per equivalente nei reati tributari, se in caso di reati tributari è previsto patteggiamento, quali sono le attenuanti che incorrono in caso di condotte delittuose in ambito fiscale, come funziona la prescrizione nei reati tributari, etc.
Ma non prima di aver riportato quali sono le sanzioni previste per i reati tributari:
Per la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, che rappresenta il reato tributario più grave, è prevista la pena della reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni
Per la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici la pena è la medesima della fattispecie precedente
Per la dichiarazione infedele la pena prevede la reclusione da uno a tre anni
Per l’omessa dichiarazione è stabilita la galera da un anno e 6 mesi a 4 anni
Per l’omessa dichiarazione del sostituto d’imposta idem
Per l’emissione di documenti per operazioni inesistenti la reclusione va da un anno a 6 mesi a 6 anni
Per l’occultamento o distruzione di documenti contabili il carcere va da un minimo di un anno e 6 mesi a un massimo di 6 anni
Per l’omesso versamento IVA si viene puniti con la reclusione da 6 mesi a 2 anni
Per l’indebita compensazione la galera può andare da 6 mesi a 2 anni
La sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte è punita con la galera da 6 mesi a 4 anni, e se l’imposta non versata o pagata parzialmente supera i 200.000 euro la reclusione va da un anno a 6 anni
Per la trasmissione di atti o documenti falsi alla punizione si aggiunge una sanzione accessoria:
interdizione dai pubblici uffici per non meno di 6 mesi e non più di 3 anni;
incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per non meno di 1 anno e non più di 3;
interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per non meno di 1 anno e non più di 5;
Reati tributari: confisca per equivalente
Qualora un accusato venga condannato può essere disposta confisca per equivalente, vale a dire il sequestro di denaro, beni o altre utilità per un valore corrispondente al prezzo, al prodotto e al profitto del reato.
L’istituto mira a impedire che il criminale possa godere economicamente del frutto dell’atto criminoso, per cui la confisca per equivalente non è commisurata né alla colpevolezza del reo, né alla gravità dell’illecito.
La giurisprudenza tende ad ampliare la portata dei beni confiscabili anche a quelli acquisiti da terzi per donazione o compravendita dall’imputato.
Nel Codice penale l’istituto è previsto per:
i reati contro la pubblica amministrazione e gli interessi della comunità europea
talune ipotesi di truffa.
È prevista inoltre a carico dell’ente collettivo nel caso di reato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio.
Reati tributari: il sequestro preventivo
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può essere applicato anche ai beni acquistati dall’indagato/imputato in epoca antecedente all’entrata in vigore della legge che ha esteso tale misura al suddetto reato, in quanto il principio di irretroattività attiene solo al momento di commissione della condotta, e non anche al tempo di acquisizione dei beni oggetto del provvedimento.
Inoltre, la misura cautelare del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto può essere disposto anche sui beni intestati a una persona giuridica, quando sia dimostrato che l’ente costituisce lo schermo fittizio delle attività e delle disponibilità dell’amministratore autore del reato tributario.
Reati tributari: patteggiamento
La Corte Costituzionale ha stabilito che il patteggiamento per i reati tributari (quelli di cui al decreto legislativo n. 74 del 2000) può essere richiesto solo quando il debito tributario sia stato pagato.
«La negazione legislativa di tale rito alternativo (patteggiamento) non vulnera il nucleo del diritto di difesa, giacché la facoltà di chiedere l’applicazione della pena, peraltro esclusa per un largo numero di reati, non può essere considerata condicio sine qua non per un’efficace tutela della posizione giuridica dell’imputato».
«L’onere patrimoniale imposto non genera alcuna disparità di trattamento».
Reati tributari: come opera la prescrizione
A differenza di quanto previsto per gli altri reati penali, la prescrizione per gli illeciti fiscali è interrotta anche da atti non provenienti dall’autorità giurisdizionale ma dagli uffici dell’Erario e dall’Amministrazione finanziaria.
Inoltre, per 1) l’Omesso versamento di ritenute dovute o certificate, 2) l’Omesso versamento di IVA, 3) l’Indebita compensazione e 4) la Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte si applica la disciplina ordinaria e, quindi, detti reati si prescrivono in 6 anni (fino a 7 anni e 6 mesi quando si verifichino interruzioni); tutti gli altri illeciti presenti nel DLgs. 74/2000 si prescrivono, invece, in 8 anni (che diventano 10 per effetto dell’interruzione).
Tuttavia, il termine di prescrizione del reato fiscale può essere ulteriormente prolungato.
Infatti, il corso della prescrizione è sospeso anche dal termine per il deposito della motivazione della sentenza di condanna in primo grado e/o in secondo grado fino alla pronuncia del dispositivo che definisce la sentenza del grado successivo.
Entrambe queste sospensioni, però, non hanno una durata indefinita, ma un massimo di un anno e sei mesi: dunque, nel caso in cui ricorrano entrambe, il termine complessivo di sospensione non può superare i 3 anni.
Il che significa che, nei vari gradi di giudizio, i termini prescrizionali per reati tributari potranno passare dagli attuali 10 anni a 11 anni e 6 mesi o da 7 anni e 6 mesi a 9 anni se si verifica una sola di tali cause di sospensione, oppure a 13 anni o a 10 anni e sei mesi se le due cause di sospensione si verificano entrambe.
Ma, non essendo tu un esperto della disciplina, potresti non sapere che queste nuove regole trovano applicazione solo ai reati commessi dopo l’entrata in vigore della riforma del 2017, e quindi agli eventuali illeciti penali commessi con le prossime dichiarazioni.
Come fare per tutelarti in una materia che, soprattutto negli ultimi anni, ha subito profondi cambiamenti e che deve rispettare anche i dettami provenienti dall’Unione Europea?
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giugno 8, 2017 da mirkonos_7g1c9i29
Non siete solo voi a poter dare di matto, ma pure la cartelle esattoriali possono essere folli: mai sentito parlare delle cartelle pazze di Equitalia?
Si tratta della pretesa di pagamento di un debito in realtà inesistente, o perché già pagato, o perché prescritto, o ancora perché infondato e insussistente.
A prescindere dal fatto che è sempre buona norma verificare la reale esistenza del debito (anche, se del caso, ricorrendo a un CAF, un commercialista, o un tributarista nei casi più complessi), si hanno a disposizione 60 giorni dalla data di notifica per produrre istanza di sospensione delle cartelle Equitalia che, verificate come detto poc’anzi, dovessero produrre un’anomalia.
A seguito dell’istanza, che può essere presentata fisicamente presso gli sportelli dell’ente oppure sul sito istituzionale, Equitalia (se il contribuente ha già pagato il tributo dovuto prima della formazione del ruolo, ha ottenuto una sospensione dell’ente o del giudice, dispone di una sentenza favorevole oppure può dimostrare qualsiasi altra causa, prevista dalla norma, che rende inesigibile il credito) o l’ente creditore (in tutti gli altri casi non ricompresi in quelli or ora citati) procederanno ad una verifica della legittimità o illegittimità della richiesta di pagamento.
Per avviare la procedura online, una volta entrati nel sito di Equitalia, sarà necessario cliccare su “Sospendere la riscossione” e trascrivere i propri dati e quelli dell’atto per il quale si avanza la richiesta di sospensione, allegando copia della propria carta di identità o di qualunque altro documento di riconoscimento valido, assieme a tutta la documentazione che giustifica la richiesta (ricevuta di pagamento, copia della sentenza etc.).
Ipotizziamo che non si ritenga di dover pagare il corrispettivo di una multa: ci recheremo presso il Comune, qui presenteremo istanza, e se la nullità della cartella Equitalia troverà riscontro, sarà il Comune in questione a comunicare l’esito all’Agenzia delle entrate, in modo che si proceda alla cancellazione delle cartelle Equitalia e del relativo debito.
Nel caso in cui, a seguito di istanza di sospensione, né l’Equitalia né l’ente creditore diano risposta, sarà solo necessario attendere 220 giorni perché le cartelle Equitalia risultino annullate.
Tuttavia, anche nel caso in cui l’esito dell’accertamento effettuato fosse negativo, è possibile tentare di far valere ancora la propria posizione procedendo, entro 60 giorni, ad un ricorso in merito alle cartelle emesse da Equitalia: ma si tratta di un iter più lungo e tortuoso.
Bisognerà infatti ricorrere alla commissione tributaria che prevede innanzitutto una fase amministrativa, detta reclamo-mediazione, ma solo nel momento in cui il valore del contenzioso non superi i 20mila euro, indipendentemente che il provvedimento sia stato emesso dall’Agenzia delle Entrate, dal comune, dalla regione, o da qualsiasi altro ente impositore, e solo nel caso in cui si tratti di:
rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi,
sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti,
diniego, revoca o rigetto di agevolazioni o domande di agevolazioni tributarie,
Tale fase preliminare, che dura 90 giorni e sospende automaticamente i termini per la costituzione in giudizio e quelli di pagamento, contempla pure il caso in cui sia lo stesso richiedente a redigere il ricorso e stare in giudizio, ma solo se il debito preteso è inferiore a 3mila euro, altrimenti occorre farsi rappresentare da un difensore, un commercialista, un consulente del lavoro, un dipendente del Caf, o meglio ancora un avvocato tributarista.
Pagati bolli e contributo unificato, il ricorso alle cartelle esattoriali va notificato a chi ha emesso l’atto contestato, e trascorsi i 90 giorni, il procedimento si può concludere col totale accoglimento delle richieste e l’annullamento delle cartelle Equitalia, con l’accoglimento dell’eventuale proposta di mediazione (in questo caso dovremo versare, entro 20 giorni, l’intero importo dovuto o la prima delle 8 o 16 rate trimestrali previste per legge, a seconda che il debito sia inferiore o superiore a 50mila euro) o con il rigetto sia del ricorso alle cartelle Equitalia che della mediazione.
In quest’ultimo caso si avranno ancora 30 giorni di tempo per costituirsi in giudizio presso la Commissione tributaria provinciale, dove andrà depositato o spedito a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno il proprio fascicolo.
Se il giudice, con la sentenza che definisce il ricorso, dà ragione al ricorrente, l’ente è tenuto ad annullare le cartelle Equitalia e il debito corrispondente.
L’abbiamo detto: soprattutto quando le cose si complicano è bene farsi seguire da un professionista, come quelli che noi di “Avvocati Tributaristi” abbiamo voluto coinvolgere in un grande network su scala nazionale che certamente offre un servizio di qualità, ma che ancor di più va incontro alle esigenze di quanti non possono permettersi di pagare parcelle esorbitanti, come quelle che spesso si legano ai nomi dei “vip del foro”: in definitiva offriamo a tutti la possibilità di difendersi con attenzione e capacità, soprattutto quando il ruolo del “nemico” è incarnato dalle Istituzioni, che sembrano avere sempre il coletto dalla parte del manico rispetto al singolo e semplice contribuente.
E allora non esitate a contattare i nostri professionisti compilando il formulario a disposizione, nel quale ci raccomandiamo che siate il più dettagliati possibile: perché chi ben comincia è a metà dell’opera!
maggio 23, 2017 da mirkonos_7g1c9i29
Avete ricevuto una cartella esattoriale da parte di Equitalia? Allora è il caso che vi facciate assistere da un difensore tecnico.
Siete stati denunciati per emissione di fatture false? In questo caso dovrete rivolgervi ad un avvocato tributarista.
Allora bisogna soffermarsi su cosa fa il tributarista e su quali sono le differenze che intercorrono con professioni attigue ma null’affatto simili.
Credere che questa figura esperta di diritto tributario e il commercialista siano equivalenti è un errore, alla stesa stregua che supporlo tra avvocato tributarista e difensore tecnico tributario: mentre il ragioniere commercialista cura i rapporti del cliente con il fisco, registrandone la contabilità, compilando le dichiarazioni fiscali, effettuando la revisione sui bilanci di imprese ed enti pubblici o privati, etc., il tributarista è un avvocato e quindi tutela gli interessi del contribuente quando questi sia chiamato in giudizio; rispetto invece al difensore tecnico tributario, che si limita all’assistenza e tutela in sede amministrativa, il nostro è chiamato ad intervenire in caso di processo penale tributario.
A monte di queste differenze si individuano anche percorsi di studio diversi: l’avvocato tributarista è un dottore in Giurisprudenza iscritto all’albo, la qual cosa indica che per un anno e mezzo ha svolto un tirocinio conclusosi col superamento di un esame di stato; il commercialista invece possiede una laurea in economia e, come l’altro, ha sostenuto tirocinio di 18 mesi ed esame di stato; il difensore tecnico, invece, non ha sostenuto tirocinio né esame di stato, e non ha una formazione specifica, potendo rivestire questo ruolo ingegneri, avvocati, commercialisti, etc.
L’esperto di diritto tributario non può lavorare alle dipendenze dello Stato, che dispone invece della sua avvocatura o comunque degli uffici legali interni, ma solo a favore di soggetti privati (singoli o aziende che siano), sia innanzi alle commissioni tributarie (contenzioso) che per fornire pareri e assistenza legale (sfera stragiudiziale).
Quindi l’assistenza stragiudiziale dunque precede qualsiasi causa, e ha il fine di evitare il contenzioso davanti al giudice tributario; l’assistenza giudiziale invece consiste nella redazione di tutti gli atti difensivi e nella partecipazione alle udienze in tutti i gradi di giudizio.
Come scegliere un avvocato tributarista?
Dunque, in ragione del fatto che un difensore tecnico può prestare difesa dinanzi alle Commissioni tributarie ma non in un eventuale processo penale, mentre l’avvocato tributarista può fare entrambe le cose, nel caso in cui dovessimo affrontare una causa tributaria (cioè un processo riguardante i tributi IRPEF, IRES, IVA, imposta di registro e catastali, tassa rifiuti, IMU ecc.) allora sarà il caso di verificare la specializzazione e le competenze, al fine di assicurarci una tutala completa.
E nulla vieta che questa cosa accada tramite internet, cercando un avvocato tributarista online tramite siti e piattaforme specializzate, come “Avvocati Tributaristi”.
Sappiamo bene che il primo contatto con un tributarista è fondamentale, perché l’empatia, che è una componente essenziale nei rapporti umani e professionali vis a vis, lo è ancor di più in quelli a distanza. E sappiamo altrettanto a menadito che la fiducia virtuale, così difficile a crearsi, non può essere complicata ulteriormente da un supporto rigido, da un mezzo di comunicazione complesso e articolato.
Ecco spiegato il motivo per il quale abbiamo optato per l’agilità, la rapidità delle soluzioni, e l’efficacia di un form di contatto immediato e lineare, che consenta di fornire un primo quadro generale ma esaustivo della propria situazione, ideato perché venga visionato dai professionisti in cause attinenti i tributi della propria zona di interesse che, fino a 3, contatteranno il potenziale cliente per presentarsi, delucidare in merito alle proprie competenze in ambito tributario (con un accenno alle cause precedentemente trattate, alle esperienza specifiche in cause similari, ma anche ai corsi di aggiornamento e/o corsi di formazione periodicamente seguiti), fornire una prima interpretazione della questione, una strategia mirata di intervento, e la propria parcella.
A tal proposito, quanto costa un avvocato tributarista?
Consideriamo ad esempio un procedimento di mediazione (fase extragiudiziale), i costi non differirebbero da quelli della mediazione civile, e cioè:
– 270 euro per lo scaglione fino a 1.100 euro;
– 1.215 euro per lo scaglione da 1.100,01 euro fino ad 5.200 euro;
– 1.890 euro per lo scaglione da 5.200,01 fino ad 26.000 euro.
Tuttavia, adoperando i servizi di “Avvocati Tributaristi” potrete garantirvi le tariffe più economiche del mercato, perché il nostro portale si basa esattamente sul binomio economicità-qualità: una sinergia nient’affatto scontata, che proprio per questo ha decretato il successo di questo progetto sul web…

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