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CCNL dirigenza 2002-2005.pdf 145 Kb
CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DELL’AREA DELLA DIRIGENZA DEL COMPARTO REGIONI E AUTONOMIE LOCALI
PER IL QUADRIENNIO NORMATIVO 2002-2005 E IL BIENNIO ECONOMICO 2002-2003
CGIL - fp firmato
CIDA/ Enti Locali firmato CIDA firmato
CSA (fiadel/cisal,fialp/cisal, cisas-fisael,
confail–unsiau, confill eell–cusal, usppi –
cuspel–fasil – fadel) firmato CISAL firmato
Al termine della riunione le parti hanno sottoscritto l'allegato CCNL dell'area della dirigenza del comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali relativo al quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 1.1.2002 - 31.12.2003
ART. 14 Comitato dei garanti
ART. 15 Risoluzione consensuale
ART. 18 Assenze per l’esercizio delle funzioni di giudice onorario o di vice procuratore onorario
ART. 20 Assenze per l’espletamento di funzioni di pubblico ministero
N.1 Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
N.2 Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
N.3 Dichiarazione a verbale direr-direl confedir
1. Il presente contratto collettivo nazionale si applica a tutto il personale con qualifica dirigenziale dipendente dagli enti del comparto Regioni – Autonomie locali, comprese le IPAB, di cui all’area dirigenziale 2^, dell’art. 2, dell’accordo quadro del 23 settembre 2004, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
2. Nel testo del presente contratto i riferimenti al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, sono riportati come D.Lgs.n.165 del 2001.
1. Il presente contratto concerne il periodo 1° gennaio 2002 – 31 dicembre 2005, per la parte normativa, ed è valido dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2003, per la parte economica.
6. Dopo il periodo di vacanza contrattuale, pari a tre mesi dalla data di scadenza o dalla data di presentazione delle piattaforme, se successiva, ai dirigenti del comparto sarà corrisposta la relativa indennità secondo le scadenze previste dall’accordo sul costo del lavoro del 23 luglio 1993. Per le modalità di erogazione di detta indennità, l’ARAN stipula apposito accordo ai sensi degli artt. 47 e 48, commi 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
1. E’ confermato il sistema delle relazioni sindacali previsto dal CCNL del 23 dicembre 1999, con le modifiche apportate dal comma 2 e dai seguenti articoli da 4 a 9.
2. Il testo dell’art.7, comma 1, ultimo periodo, del CCNL del 23.12.1999 è sostituito dal seguente: “Ai fini di una più compiuta informazione, le parti, su richiesta di ciascuna di esse, si incontrano con cadenza almeno annuale ed in ogni caso in presenza di eventuali processi di dismissione o di esternalizzazione di servizi o attività”.
Art. 4: Tempi e procedure per la stipulazione dei contratti decentrati integrativi
1. “I contratti collettivi decentrati integrativi hanno durata quadriennale e si riferiscono a tutti gli istituti contrattuali rimessi a tale livello, da trattarsi in un'unica sessione negoziale. Sono fatte salve le materie previste dal presente CCNL che, per loro natura, richiedano tempi di negoziazione diversi o verifiche periodiche essendo legate a fattori organizzativi contingenti. Le modalità di utilizzo delle risorse decentrate sono determinate in sede di contrattazione decentrata integrativa con cadenza annuale.
3. Il controllo sulla compatibilità dei costi della contrattazione collettiva decentrata integrativa con i vincoli di bilancio e la relativa certificazione degli oneri sono effettuati dal collegio dei revisori dei conti ovvero, laddove tale organo non sia previsto, dai servizi di controllo interno, secondo quanto previsto dall’art. 2 del D.Lgs. 30 luglio 1999 n. 286. A tal fine, l'ipotesi di contratto collettivo decentrato integrativo definita dalla delegazione trattante è inviata entro 5 giorni a tali organismi, corredata da apposita relazione illustrativa tecnico finanziaria nella quale, tra l’altro, sono evidenziate le modalità di quantificazione delle risorse finanziarie destinate alla contrattazione decentrata integrativa, le forme di copertura dei relativi oneri in bilancio e le specifiche finalità di utilizzazione, secondo i contenuti dell’accordo. In caso di rilievi da parte dei predetti organismi, la trattativa deve essere ripresa entro cinque giorni. Trascorsi 15 giorni senza rilievi, l’organo di governo dell’ente autorizza il presidente della delegazione trattante di parte pubblica alla sottoscrizione definitiva del contratto.
Art. 5: Contrattazione collettiva decentrata integrativa di livello territoriale
1. Il testo dell’art. 6 del CCNL del 23 dicembre 1999 è sostituito dal seguente:
"1. Per gli enti con un numero di dirigenti in servizio non superiore a cinque unità, la contrattazione collettiva decentrata integrativa può svolgersi a livello territoriale sulla base di protocolli di intesa tra gli enti interessati e le organizzazioni sindacali territoriali firmatarie del presente contratto; l’iniziativa può essere assunta dalle associazioni nazionali rappresentative degli enti del comparto, anche attraverso le loro articolazioni regionali o territoriali, o da ciascuno dei soggetti titolari della negoziazione decentrata integrativa.
b) la composizione della delegazione sindacale, prevedendo la partecipazione di rappresentanti delle organizzazioni territoriali dei sindacati firmatari del presente CCNL e forme di rappresentanza delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’art. 11, comma 2;
d) le modalità di finanziamento dei relativi oneri da parte di ciascun ente.”.
Art. 6: Concertazione
1. Il testo dell’art. 8 del CCNL del 23.12.1999 è sostituto dal seguente:
“1. Ciascuno dei soggetti di cui all’art. 11, comma 2, ricevuta l’informazione, ai sensi dell’art. 7, può attivare, entro i successivi 10 giorni, la concertazione mediante richiesta scritta. In caso di urgenza, il termine è fissato in cinque giorni. Decorso il termine stabilito, l’ente si attiva autonomamente nelle materie oggetto di concertazione. La procedura di concertazione, nelle materie ad essa riservate non può essere sostituita da altri modelli di relazioni sindacali.
c) criteri generali relativi alla disciplina delle condizioni, dei requisiti e dei limiti per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro di cui all’art. 17;
Art. 7: Relazioni sindacali delle unioni di comuni
1. Le relazioni sindacali delle unioni di comuni con personale dirigenziale sono disciplinate dal titolo secondo del CCNL del 23.12.1999, con riferimento a tutti i modelli relazionali indicati nell’art. 3, comma 2, dello stesso CCNL e successive modificazioni ed integrazioni, ivi comprese quelle derivanti dal presente CCNL.
Art. 8: Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing
3. Per le finalità indicate nei commi precedenti sono istituiti, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente contratto, specifici Comitati Paritetici presso ciascun ente con i seguenti compiti:
4. Le proposte formulate dai Comitati vengono presentate agli enti per i conseguenti adempimenti tra i quali rientrano, in particolare, la costituzione ed il funzionamento di sportelli di ascolto, nell’ambito delle strutture esistenti, l’istituzione della figura del consigliere/consigliera di fiducia nonché la definizione dei codici, sentite le organizzazioni sindacali firmatarie del presente contratto.
5. In relazione all’attività di prevenzione del fenomeno di cui al comma 3, i Comitati propongono, nell’ambito dei piani generali per la formazione, previsti dall’art. 32 del CCNL del 23.12.1999, idonei interventi formativi e di aggiornamento del personale, che possono essere finalizzati, tra l’altro, ai seguenti obiettivi:
6. I Comitati sono costituiti da un componente designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL e da un pari numero di rappresentanti dell’ente. Il Presidente del Comitato viene designato tra i rappresentanti dell’ente ed il vicepresidente dai componenti di parte sindacale. Per ogni componente effettivo è previsto un componente supplente. Ferma rimanendo la composizione paritetica dei Comitati, di essi fa parte anche un rappresentante del Comitato per le pari opportunità, appositamente designato da quest’ultimo, allo scopo di garantire il raccordo tra le attività dei due organismi. Enti, con un numero di dirigenti inferiore a 5, possono concordare la costituzione di un unico Comitato disciplinandone la composizione della parte pubblica e le modalità di funzionamento.
Art. 9: Interpretazione autentica dei contratti collettivi
1. In attuazione dell’art. 49, del D. Lgs. n. 165 del 2001, quando insorgano controversie sulla interpretazione dei contratti collettivi, le parti che li hanno sottoscritti si incontrano, entro 30 giorni dalla richiesta di cui al comma 2, per definire consensualmente il significato della clausola controversa.
4. L’eventuale accordo, stipulato con le procedure di cui all’art. 47 del D.Lgs.n.165 del 2001 sostituisce la clausola controversa sin dall’inizio della vigenza del contratto collettivo nazionale.
5. Con analoghe modalità si procede tra le parti che li hanno sottoscritti, quando insorgano controversie sulla interpretazione dei contratti decentrati integrativi, anche di livello territoriale. L’eventuale accordo stipulato con le procedure di cui agli artt. 4 e 5 del CCNL del 23.12.1999, sostituisce la clausola controversa sin dall’inizio della vigenza del contratto decentrato.
6. E’ disapplicata la disciplina dell’art. 12 del CCNL del 10.4.1996.
ART. 10: Affidamento incarichi dirigenziali
1. Il comma 1, dell’art. 22 del CCNL 10.4.1996, come modificato dall’art. 13 del CCNL del 23.12.1999, è sostituito dal seguente:
“1. Gli enti attribuiscono ad ogni dirigente uno degli incarichi istituiti secondo la disciplina dell’ordinamento vigente, fatto salvo il caso previsto dall’art. 23 bis, comma 1, lett. c).”
ART. 11: Recesso dell'amministrazione
1. Il testo dell’art. 27, comma 4, del CCNL del 10.4.1996 è sostituito dal seguente:
" 4. La responsabilità particolarmente grave del dirigente, accertata secondo le procedure adottate da ciascun ente nel rispetto delle previsioni dell’art. 23 del CCNL del 10.4.1996, come sostituito dall’art.14 del CCNL del 23.12.1999, costituisce giusta causa di recesso. La responsabilità particolarmente grave è correlata:
b) ovvero, per la inosservanza delle direttive generali per l’attività amministrativa e la gestione, formalmente comunicate al dirigente, i cui contenuti siano stati espressamente qualificati di rilevante interesse.”.
2. In caso di recesso ai sensi dell’art.27, comma 4, del CCNL del 10.4.1996, non si applica la disciplina dell'art. 13 del CCNL del 12.2.2002. L’atto di recesso è adottato in conformità a quanto previsto dall’art. 15, comma 2, del CCNL del 23.12.1999. Costituisce condizione risolutiva del recesso l'annullamento della procedura di accertamento della responsabilità del dirigente, disciplinata da ciascun ente ai sensi dell’art. 23 del CCNL del 10.4.1996, come sostituito dall’art. 14 del CCNL 23.12.1999.”.
ART. 12: Effetti del procedimento penale sul rapporto di lavoro
1. Il testo dell’art. 29 del CCNL dell’area della dirigenza del 10.4.1996 è così sostituito:
"1. Il dirigente colpito da misure restrittive della libertà personale è obbligatoriamente sospeso dal servizio , con revoca dell’incarico dirigenziale conferito e privazione della retribuzione, per tutta la durata dello stato restrittivo della libertà, salvo che l'ente non intenda procedere ai sensi dell'art. 27.
2. Il dirigente rinviato a giudizio per fatti direttamente attinenti al rapporto di lavoro o comunque rientranti nella previsione dell’art. 27, comma 2, qualora non sia soggetto a misura restrittiva della libertà personale o questa abbia cessato i suoi effetti può essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione fino alla sentenza definitiva, salva l'applicabilità dell'art. 27.
3. Fatta salva la applicazione dell’art. 27, resta fermo per tutti gli enti del comparto l’obbligo di sospensione del dirigente in presenza dei casi già previsti dagli artt. 58, comma 1, lett. a), b), limitatamente all’art. 316 del codice penale, lett. c), d) ed e), e 59, comma 1, lett. a), limitatamente ai delitti già indicati nell’art. 58 comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice penale, lett. b), e c), del D. Lgs .n. 267 del 2000.
4. Nel caso dei delitti previsti all’art. 3, comma 1, della legge n. 97 del 2001, trova applicazione la disciplina ivi stabilita. Per i medesimi delitti, qualora intervenga condanna anche non definitiva, ancorché sia concessa la sospensione condizionale della pena, trova applicazione l’art. 4, comma 1, della citata legge n. 97 del 2001, salvo l’applicabilità dell’art. 27.
5. La sospensione disposta ai sensi del presente articolo conserva efficacia, se non revocata, per un periodo non superiore a cinque anni. Decorso tale ultimo termine il dirigente è riammesso in servizio, fatta salva la possibilità per l'ente di recedere con le procedure di cui all'art.27.
6. Al dirigente sospeso dal servizio ai sensi del presente articolo è corrisposta una indennità alimentare pari al 50 per cento della retribuzione di cui all’art.21, la retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita, e gli assegni per il nucleo familiare, ove spettanti.
7. In caso di sentenza penale definitiva di assoluzione, pronunciata, con la formula “il fatto non sussiste” o “l'imputato non lo ha commesso”, quanto corrisposto nel periodo di sospensione cautelare a titolo di indennità alimentare, verrà conguagliato con quanto dovuto al dirigente se fosse rimasto in servizio tenendo conto anche della retribuzione di posizione in godimento all’atto della sospensione. Analogamente si procede in caso di sentenza definitiva di proscioglimento pronunciata prima del dibattimento, ai sensi dell’art. 129 c.p.p., con la formula il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commesso.
8. In caso di riammissione in servizio, al termine del periodo di sospensione, ai sensi dei commi 5 e 7, il dirigente ha diritto all’affidamento di un incarico dirigenziale di livello equivalente, in termini economici e di prestigio, a quello in godimento al momento della sospensione.
9. Il dirigente, licenziato ai sensi dell’art.27, comma 2, a seguito di condanna passata in giudicato per delitto commesso in servizio o fuori servizio che, pur non attenendo direttamente al rapporto di lavoro, non ne ha consentito la prosecuzione neppure provvisoria per la specifica gravità, se successivamente assolto a seguito di revisione del processo ha diritto, dalla data della
sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio, anche in soprannumero, nella medesima sede nonché in un incarico di valore equivalente a quello posseduto all’atto del licenziamento.
10. Dalla data di riammissione in servizio, di cui al precedente comma 9, il dirigente ha diritto a tutti gli assegni che gli sarebbero stati corrisposti nel periodo di licenziamento, tenendo conto anche dell’eventuale periodo di sospensione antecedente, esclusi i compensi collegati agli incarichi. In caso di premorienza, gli stessi compensi spettano al coniuge o al convivente superstite ed ai figli.”.
ART. 13: Effetti degli accertamenti negativi
1. Dopo l’art. 23 del CCNL del 10.4.1996, come sostituito dall’art. 14 del CCNL del 23.12.1999, sono inseriti i seguenti:
“ART.23 bis
1. Gli enti disciplinano gli effetti degli accertamenti negativi di cui all’art. 23 del CCNL del 10.4.1996, come sostituito dall’art. 14 del CCNL del 23.12.1999, il relativo procedimento e gli strumenti di tutela, ivi compresi la previa contestazione e il contraddittorio, individuando le specifiche misure nell’ambito delle seguenti ipotesi, in relazione alla gravità dell’accertamento:
a) riassegnazione alle funzioni della categoria di provenienza, per il personale interno al quale sia stato eventualmente conferito, con contratto a termine, un incarico dirigenziale semprechè detto conferimento sia consentito dalla normativa vigente nell’ente;
c) sospensione, nei confronti del personale a tempo indeterminato con qualifica dirigenziale, da ogni incarico dirigenziale per un periodo massimo di due anni, secondo la disciplina dell’art. 23 ter;
d) recesso dal rapporto di lavoro, nei casi di particolare gravità, secondo la disciplina dell’art. 27.”
“ART. 23 ter
Sospensione dagli incarichi dirigenziali
1. Il dirigente può essere sospeso dall’incarico, per una durata massima di due anni, secondo la disciplina dell’art. 23 bis, comma 1, lett. c).
2. Durante il periodo di sospensione da ogni incarico dirigenziale, di cui al comma 1, il dirigente interessato ha diritto al solo trattamento economico stipendiale di cui all’art.21; nello stesso periodo il dirigente è tenuto ad accettare eventuali incarichi dirigenziali proposti dal medesimo ente o da altre pubbliche amministrazioni.
3. L’accettazione di un nuovo incarico determina il venire meno della sospensione disposta ai sensi del comma 1 ed al dirigente sono corrisposte la retribuzione di posizione e quella di risultato ad esso relative.
4. Prima della scadenza del periodo di due anni di sospensione, può trovare applicazione la disciplina della risoluzione consensuale secondo l’art. 17 del CCNL del 23.12.1999; in tal caso l’importo della indennità supplementare di cui al comma 2, dello stesso art. 17, può essere elevato sino a 36 mensilità, non pensionabile e non utile ai fini del trattamento di fine servizio e ai fini del trattamento di fine rapporto.”
2. Sono soppressi gli ultimi due periodi del comma 2, dell’art. 23, del CCNL del 10.4.1996, come sostituito dall’art. 14 del CCNL del 23.12.1999.
ART . 14: Comitato dei garanti
1. Nel comma 2 dell’art. 15, del CCNL 23.12.1999, l’espressione: “I provvedimenti previsti dall’art.21, comma 2, del D.Lgs.n.29/1993” è sostituita come segue: “ I provvedimenti previsti dall’art. 23 - bis, comma 1, lett. b), c) e d) del CCNL del 10.4.1996”.
2. Dopo il comma 2 dell’art.15 del CCNL del 23.12.1999 è inserito il seguente: “3. Il Comitato dei Garanti prima della formulazione del proprio parere, nel rispetto del termine di cui al precedente comma 2, ascolta, a seguito di espressa richiesta in tal senso, il dirigente interessato, anche assistito da persona di fiducia”.
ART.15: Risoluzione consensuale
1. Il comma 3, dell’art. 17 del CCNL del 23.12.1999 è sostituito dal seguente:
“3. La risoluzione consensuale può essere proposta e giustificata dalla necessità di favorire i processi di razionalizzazione e di ammodernamento degli ordinamenti amministrativi e istituzionali degli enti, in presenza della evoluzione dei servizi e delle competenze, anche con riferimento alle nuove esigenze correlate alle riforme federaliste costituzionali o ad altre leggi di riforma della pubblica amministrazione.”
ART. 16: Eccedenze di personale dirigenziale
1. Qualora per effetto dei processi di riorganizzazione, si vengano a creare le condizioni per una eccedenza di personale dirigenziale - secondo la disciplina dell’art. 33, del D.Lgs.n.165 del 2001 - l’ente informa i soggetti sindacali di cui all’art.11, comma 2, del CCNL del 23.12.1999 ed i dirigenti interessati prima della decisione di collocamento in disponibilità. Se l’eccedenza rilevata riguarda almeno dieci dirigenti, trova applicazione la disciplina dell’art. 33, commi 3, 4 e 5 del D.Lgs.n.165 del 2001.
2. La disciplina della risoluzione consensuale di cui all’art. 17 del CCNL 23.12.1999, come integrata dall’art. 15, può trovare applicazione anche nei confronti dei dirigenti in eccedenza.
ART. 17: Clausola di salvaguardia
1. La contrattazione decentrata integrativa deve stabilire il termine finale di applicazione della disciplina dell’art. 4 del CCNL del 12.2.2002. Ove la contrattazione decentrata integrativa non abbia stabilito il termine, esso non può superare la scadenza naturale del periodo temporale di conferimento dell’incarico dirigenziale antecedente al nuovo incarico.
2. La disciplina dell’art.4 del CCNL del 12.2.2002 non trova applicazione nell’ipotesi prevista dall’art.23 bis, comma 1, lett. b), del CCNL del 10.4.1996.
ART. 18:Assenze per l’esercizio delle funzioni di giudice onorario o di vice procuratore onorario
1. Il dirigente può essere autorizzato dall’ente di appartenenza a svolgere le funzioni di giudice onorario o di vice-procuratore onorario, ai sensi delle vigenti disposizioni (D.M. 7.7.1999), a condizione che le relative attività siano svolte al di fuori dei vincoli e degli impegni derivanti dall’incarico ricoperto e siano comunque conciliabili con la natura e la rilevanza del medesimo incarico.
ART. 19: Prestazioni assistenziali e previdenziali
1. Le risorse destinate a finalità assistenziali e previdenziali dall’art. 208, comma 2, lett. a) e comma 4, del D. Lgs. n. 285 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni, sono gestite da organismi formati a maggioranza da rappresentanti dei dirigenti e costituiti in conformità a quanto previsto dall’art. 11 della legge n. 300 del 1970. A tal fine gli enti costituiscono un organismo unico con la partecipazione dei dipendenti e dei dirigenti della polizia locale.
ART. 20: Assenze per l’espletamento di funzioni di pubblico ministero
1. I dirigenti della polizia locale cui siano affidate funzioni di pubblico ministero presso il tribunale ordinario per delega del Procuratore della Repubblica, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett.a), del D. Lgs. n. 274 del 28.8.2000, hanno diritto ad assentarsi per il tempo necessario all’espletamento dell’ incarico affidato.
ART. 21: Stipendio tabellare
1. Lo stipendio tabellare è incrementato, tenendo conto dell’inflazione programmata per ciascuno dei due anni costituenti il biennio 2002 – 2003, del recupero dello scarto tra inflazione reale e programmata del biennio precedente nonché delle ulteriori risorse destinate al trattamento fisso derivanti dalle modifiche introdotte dall’art. 33, comma 1, della legge n. 289 del 27.12.2002 (finanziaria 2003) pari allo 0,5%.
2. Ai sensi del comma 1, lo stipendio tabellare della qualifica unica dirigenziale come stabilito dall’art. 1, comma 3, del CCNL del 12.2.2002, è incrementato dei seguenti importi mensili lordi, per tredici mensilità , con decorrenza dalle date sottoindicate:
a) dall’1.1.2002 …………………… € 86,00
b) dall’1.1.2003 …………………… € 79,00
3. A seguito della applicazione della disciplina dei commi 1 e 2, il nuovo stipendio tabellare annuo a regime della qualifica unica dirigenziale, dall’1.1.2003, è rideterminato in € 38.296,98 comprensivo del rateo della tredicesima mensilità.
4. E’ confermato il maturato economico annuo di cui all’art. 35, comma 1, lett. b) del CCNL del 10.4.1996 nonché la retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita.
ART. 22: Effetti dei nuovi stipendi
1. Nei confronti del personale cessato o che cesserà dal servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza del presente contratto di parte economica relativa al biennio 2002-2003, gli incrementi di cui al comma 2 dell’art. 21 hanno effetto integralmente, alle scadenze e negli importi ivi previsti, ai fini della determinazione del trattamento di quiescenza normale e privilegiato. Agli effetti della indennità premio di fine servizio, dell’indennità sostitutiva del preavviso nonché di quella prevista dall’art. 2122 del c.c. (indennità in caso di decesso), si considerano solo gli incrementi maturati alla data di cessazione del rapporto.
ART. 23: Incrementi delle risorse per la retribuzione di posizione e di risultato
1. Il valore economico della retribuzione di posizione di tutte le funzioni dirigenziali previste dall’ordinamento dei singoli enti, nell’importo annuo per tredici mensilità vigente alla data dell’1.1.2002 e secondo la disciplina dell’art. 27 del CCNL del 23.12.1999, è incrementato di un importo annuo di 520,00 euro, ivi compreso il rateo di tredicesima mensilità. Conseguentemente le risorse dedicate al finanziamento della retribuzione di posizione e risultato di cui all’art. 26 del CCNL del 23.12.1999 sono incrementate, dall’anno 2002, del corrispondente importo annuo complessivo.
2. A seguito dell’applicazione del comma 1, i valori minimi e massimi della retribuzione di posizione di cui all’art. 27, comma 2 del CCNL del 23/12/1999 sono conseguentemente rideterminati nel valore minimo di € 9.299,77 e nel valore massimo di € 42.869,47; resta in ogni caso ferma la disciplina prevista dall’art. 27, comma 5 del citato CCNL.
3. A decorrere dall’1.1.2003 le risorse per la retribuzione di posizione e di risultato sono ulteriormente incrementate di un importo pari al 1,66% del monte salari dell’anno 2001, per la quota relativa ai dirigenti.
4. Le risorse di cui al comma 3 sono utilizzate per incrementare, con decorrenza dal 1.1.2003, le somme destinate sia alla retribuzione di posizione sia alla retribuzione di risultato, nel rispetto dei medesimi criteri per il finanziamento dei due predetti compensi, definiti dalla contrattazione integrativa decentrata, vigente alla data di sottoscrizione del presente CCNL , ai sensi dell’art. 4, comma 1, lett. g) del CCNL del 23.12.1999, nonché dei criteri di distribuzione già adottati dagli enti.
5. Negli enti per i quali non è prevista la contrattazione decentrata integrativa, le risorse di cui al comma 3 sono utilizzate per incrementare, con decorrenza dal 1.1.2003, le somme destinate sia alla retribuzione di posizione sia alla retribuzione di risultato, nel rispetto dei criteri per il finanziamento e per la distribuzione dei due predetti compensi stabiliti autonomamente dagli enti nel rispetto dell’art.4, comma 4, del CCNL del 23.12.1999.
ART. 24: Retribuzione di posizione
1. Al comma 5, dell’art. 27 del CCNL 23.12.1999, l’espressione iniziale “I Comuni e le Camere di commercio” è sostituita come segue: “Gli enti del comparto”.
2. E’ disapplicata la disciplina dell’art. 27, comma 6, del CCNL del 23.12.1999.
ART. 25: Incarico di vice-segretario
1. Ai dirigenti incaricati delle funzioni di vice-segretario, secondo l’ordinamento vigente, sono corrisposti i compensi per diritti di segreteria (di cui all’art. 21 del D.P.R. 4 dicembre 1997, n. 465) per gli adempimenti posti in essere nei periodi di assenza o di impedimento del segretario comunale e provinciale titolare della relativa funzione.
ART. 26: Invalidi per servizio
1. In favore dei dirigenti riconosciuti, con provvedimento formale, invalidi o mutilati per causa di servizio è riconosciuto un incremento percentuale, nella misura rispettivamente del 2,50% o dell’1,25% del trattamento tabellare in godimento alla data di presentazione della domanda per l’attribuzione di detto incremento, a seconda che l’invalidità sia stata ascritta alle prime sei categorie di menomazione ovvero alle ultime due. Il predetto incremento, non riassorbibile, viene corrisposto a titolo di salario individuale di anzianità.
ART. 27: Norma di rinvio
1. Le parti si impegnano ad avviare, entro trenta giorni dalla data di stipulazione del presente CCNL, un separato negoziato per la verifica della congruenza dell’attuale regime della risoluzione del rapporto di lavoro del dirigente in relazione agli effetti derivanti dai processi di riorganizzazione degli enti del comparto e delle conseguenti modifiche al regime stesso.
Le parti condividono l’esigenza di una ampia valorizzazione professionale ed economica del personale della categoria D, già in servizio presso gli enti del comparto.
In relazione a tale finalità, le parti concordano nel ritenere che, ove gli enti, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, abbiano previsto e disciplinato, attraverso gli strumenti regolamentari previsti dai rispettivi ordinamenti ed in coerenza con la norma di rinvio contenuta nell’art. 27 del D.Lgs.n.165/2001, il conferimento di incarichi dirigenziali con contratto a termine al personale della categoria D, secondo le modalità stabilite dall’art. 19, comma 6, del D.Lgs.n.165/2001, il dipendente, cui sia conferito un tale incarico dirigenziale e per tutta la durata dello stesso, è collocato in aspettativa, senza assegni ed utile ai fini dell’anzianità di servizio, secondo quanto specificamente previsto dalla citata disciplina legislativa.
Le parti concordano sulla necessità della presenza di efficaci sistemi di valutazione delle prestazioni e dei risultati della dirigenza, presso gli enti del comparto, nel rispetto dei principi e criteri fissati dal D.Lgs.n.286 del 1999 e dall’art. 147 del D. Lgs. n. 267/2000.
Le parti congiuntamente dichiarano che le risorse per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato derivanti dall’art.26,comma 1, lett. e) del CCNL del 23.12.1999, ricomprendono, oltre quelle già espressamente indicate e sempre a titolo meramente esemplificativo, anche quelle derivanti dall’applicazione: dell’art. 3, comma 57 della legge n. 662 del 1996 e dell’art. 59, comma 1, lett. p) del D.Lgs.n.446/1997 (recupero evasione ici); dell’art.12, comma 1, lett.b) del D.L.n.437 del 1996, convertito nella legge n.556 del 1996.
Le parti, nel condividere l'urgenza della nuova disciplina legislativa,concordano sulla necessità di
· la centralità delle città nello sviluppo delle politiche della sicurezza;
· il nuovo potere legislativo affidato alle regioni;
· il rispetto dei diversi livelli istituzionali;
· il ruolo specifico della polizia locale, come servizio di polizia dei comuni e delle province, definendone coerentemente compiti e funzioni.
Le parti congiuntamente prendono atto che l'art. 37, comma 1, lettera d), del CCNL del 10.4.1996 aveva previsto che le risorse dell'art. 45, comma 8, del DPR 333/90 relative all’espletamento di specifiche funzioni, tra le quali rientrano anche quelle previste dall’art.5 della legge 7 marzo 1986, n.65, confluissero nel fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato; conseguentemente, nell’articolazione e nella graduazione della retribuzione di posizione del personale con qualifica dirigenziale dell’area della vigilanza, gli enti valorizzano in modo specifico le particolari responsabilità e funzioni di cui alla citata legge n.65/1986, così come previsto dall'art. 37 del citato CCNL del 10.4.1996.
Le parti, in considerazione del ritardo con cui si perviene al presente rinnovo contrattuale, convengono che le risorse di cui all’art. 23, comma 3 vengono distribuite, ai sensi dei commi 4 e 5 dello stesso articolo, in eccezionale deroga alle regole contrattuali vigenti in materia di individuazione e ripartizione delle risorse destinate alla retribuzione di posizione e di risultato e di articolazione e graduazione delle posizioni dirigenziali, le quali restano integralmente confermate a regime.
Le parti si danno reciprocamente atto della opportunità di affrontare, nella tornata contrattuale del biennio economico 2004-2005, le problematiche connesse all’attivazione di polizze che assicurino ai dirigenti interventi integrativi rispetto a quelli erogati dal S.S.N. per la tutela della salute e l’assistenza di malattia.
Con riferimento all’art.22, le parti concordano nel ritenere che gli incrementi dello stipendio tabellare risultanti dalla applicazione dell’art. 21, hanno effetto su tutti gli istituti i cui valori economici, secondo le vigenti disposizioni, sono quantificati facendo espresso rinvio, come base di calcolo, allo stipendio tabellare.
Le parti si danno reciprocamente atto che molte delle nuove disposizioni contrattuali sono state predisposte con la tecnica dell’inserimento, con la collocazione delle stesse anche nel corpo di articoli del CCNL del 1996, e che, pertanto, poiché alcuni dei suddetti articoli erano già stati modificati per effetto del CCNL del 23.12.1999, al fine di evitare ogni possibile dubbio o incertezza, si è proceduto a richiamare nelle nuove disposizioni anche le modificazioni o integrazioni introdotte dal CCNL del 23.12.1999.
Trattandosi di un problema di mero coordinamento formale di testi contrattuali succedutisi nel tempo, non implicante alcun errore di richiamo o di stesura del nuovo testo contrattuale, le parti dichiarano che lo stesso sarà risolto definitivamente in sede di predisposizione del Testo Unico delle disposizioni contrattuali concernenti l’Area della Dirigenza del Comparto Regioni-Autonomie Locali.
Le parti congiuntamente dichiarano che l’art.23, comma 1, non modifica e non incide in alcun modo sugli effetti applicativi dell’art.1, comma 3, lett. e) del CCNL del 12.2.2002, relativo all’area della dirigenza del Comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali per il biennio economico 2000-2001; pertanto, gli enti e le amministrazioni del Comparto, applicano l’incremento di € 520 annui introdotto dall’art.23, comma 1, con riferimento al valore della retribuzione di posizione di ciascuna funzione dirigenziale conseguente alla riduzione derivante dall’applicazione del citato art.1, comma 3, lett. e) del CCNL del 12.2.2002, salvo che, successivamente e prima della stipulazione del presente CCNL, non si siano verificate le condizioni per un riallineamento progressivo dei precedenti valori decurtati, a seguito di legittimi incrementi delle risorse aventi carattere di stabilità destinate al finanziamento della retribuzione di posizione dei dirigenti, nel rigoroso rispetto delle prescrizioni dell’art.26 del CCNL del 23.12.1999.
Si prende atto che uno degli aspetti più richiamati dalla DIRER-DIREL, sia nella piattaforma contrattuale che nel corso delle trattative sindacali, cioè la revisione delle relazioni sindacali, non ha trovato il consenso della controparte. In particolare non è stata accolta l’introduzione della contrattazione per le innovazioni organizzative e tecnologiche così come già consentito ad altre amministrazioni ad esempio i Ministeri.
DIRER-DIREL e CONFEDIR prendono atto che continua a permanere una situazione di anomalia nelle relazioni sindacali rispetto alle altre aree dirigenziali del pubblico impiego . In particolare rimane uno stato di indeterminatezza per l’istituto della consultazione di cui all’art. 3, comma due lettera F, del CCNL 23 dicembre 1999.
In relazione all’art. 16 si ritiene che il numero dei dirigenti interessati all’art. 33 del D.Lgs. 165/01 non possa essere pari a dieci in quanto l’art. 33 si riferisce alla dotazione organica complessiva di tutto il personale . Il numero congruo per i dirigenti non dovrebbe essere superiore a tre unità.

References: ART. 14

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Art. 7

Art. 8

Art. 9

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