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Timestamp: 2014-09-19 03:45:07+00:00

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Art. 2059 codice civile - Danni non patrimoniali - Brocardi.it
Articolo 2059
Articolo 2059 Codice Civile
Dispositivo dell'art. 2059 Codice Civile
Il danno non patrimoniale (1) deve essere risarcito (2)solo nei casi determinati dalla legge.
(1) I danni non patrimoniali (morali) sono risarcibili esclusivamente quando il fatto illecito che li ha cagionati è considerato reato (art. 185 c.p.). L'affermarsi della autonoma figura del danno biologico ha determinato il superamento della tesi restrittiva che limitava la risarcibilità del danno non patrimoniale alle sole ipotesi in cui il fatto illecito costituisce reato [v. 2043 nota ].
(2) Poiché il risarcimento del danno non patrimoniale avviene mediante la corresponsione di una somma di danaro, si è dovuto più volte affrontare il problema della trasformazione in termini monetari di tal tipo di danno, che non si presta ad essere valutato economicamente. La giurisprudenza ritiene che, per il danno morale, il risarcimento debba essere liquidato non sulla base di criteri legati alla capacità di produrre reddito ma con una valutazione equitativa.
Come notato, l'applicazione dell'art. 2059 è circoscritta ai soli casi nei quali il danno è derivato da un fatto costituente reato (art. 185 c.p.). Si è sostenuto che tale limitazione è contraria al disposto dell'art. 3, comma 1, Cost. (principio di uguaglianza), in quanto opera una discriminazione tra danneggiati, distinguendo fra vittime di un reato e vittime di un illecito civile. In contrario si è osservato che la discriminazione è ragionevole, in quanto la situazione in cui versa la vittima di un reato è ben più grave di quella in cui versa la vittima di un illecito civile.
40I danni non patrimoniali non rientrano sempre e necessariamente nel contenuto della prestazione di risarcimento (art. 24).
La soluzione negativa così data ad un vecchio dibattito, m'è parso discendesse decisa come conseguenza del sistema adottato per il risarcimento dei danni patrimoniali, che vuole temperate ogni eccesso, ponendo limiti là dove la concreta prestazione deve liquidarsi su basi induttive. Il danno non patrimoniale ha fonti meno sicure del lucro cessante: e, poiché il suo risarcimento dovrebbe procurare al soggetto leso soltanto una soddisfazione che lo ripaghi del dolore subito, la sua riparazione si appalesa giustificata solo nel campo dei reati, per rafforzare l'efficienza della sanzione afflittiva comminata per essi, o quanto meno può avere luogo solo in via eccezionale all'infuori del reato, quando, cioè, la legge ritenga, per la natura della lesione, di consentire la
particolare sanzione, o sotto forma di indennità, o sotto una forma diversa (ad esempio, pubblicazione della sentenza di condanna).
803Circa il risarcimento dei danni cosiddetti morali, ossia circa la riparazione o compensazione indiretta di quegli effetti dell'illecitO che non hanno natura patrimoniale, si è ritenuto di non estendere a tutti la risarcibilità o la compensabilità, che l'art. 185 del c.p. pone soltanto per i reati. La resistenza della giurisprudenza a tale estensione può considerarsi limpida espressione della nostra coscienza giuridica. Questa avverte che soltanto nel caso di reato è più intensa l'offesa all'ordine giuridico e maggiormente sentito il bisogno di una più energica repressione con carattere anche preventivo. Il nuovo codice si è perciò limitato a dichiarare che il danno non patrimoniale deve essere risarcito (in senso largo) solo nei casi determinati dalla legge, presente o futura, e nelle forme, eventualmente diverse da una indennità pecuniaria, da essa stabilite (art. 2059 del c.c.).
Pecunia doloris
Cass. n. 11950/2013
Poich� il danno biologico ha natura non patrimoniale, ed il danno non patrimoniale ha natura unitaria, � corretto l'operato del giudice di merito che liquidi il risarcimento del danno biologico in una somma omnicomprensiva, posto che le varie voci di danno non patrimoniale elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza (danno estetico, danno esistenziale, danno alla vita di relazione, ecc.) non costituiscono pregiudizi autonomamente risarcibili.
Cass. n. 7128/2013
Integra di per s� un danno risarcibile ex art. 2059 c.c. - giacch� lede un interesse della persona costituzionalmente rilevante, ai sensi dell'art. 2 Cost. - il pregiudizio recato al rapporto di convivenza, da intendere quale stabile legame tra due persone connotato da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti, anche quando non sia contraddistinto da coabitazione. In caso, invece, di relazione prematrimoniale o di fidanzamento che - a prescindere da un rapporto di convivenza attuale al momento dell'illecito - era destinato successivamente ad evolvere (e di fatto si sia evoluto) in matrimonio, il risarcimento del danno non patrimoniale trova fondamento nell'art. 29 Cost., inteso come norma di tutela costituzionale non solo della famiglia quale societ� naturale fondata sul matrimonio, ma anche del diritto del singolo a contrarre matrimonio e ad usufruire dei diritti-doveri reciproci inerenti le persone dei coniugi, nonch� a formare una famiglia quale modalit� di piena realizzazione della propria vita individuale.
Cass. n. 7126/2013
In caso di illecito civile che abbia determinato la morte della vittima, il danno cosiddetto "catastrofale", conseguente alla sofferenza dalla stessa patita - a causa delle lesioni riportate - nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita (danno diverso sia da quello cosiddetto "tanatologico", ovvero connesso alla perdita della vita come massima espressione del bene salute, sia da quello rivendicabile "iure hereditatis" dagli eredi della vittima dell'illecito, poi rivelatosi mortale, per avere il medesimo sofferto, per un considerevole lasso di tempo, una lesione della propria integrit� psico-fisica costituente un autonomo danno "biologico", accertabile con valutazione medico legale) deve comunque includersi, al pari di essi, nella categoria del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c., ed � autonomamente risarcibile in favore degli eredi del defunto.
Il danno non patrimoniale costituisce una categoria unitaria ed omogenea, all'interno della quale le distinzioni tradizionali (come quella tra danno morale e danno biologico) possono continuare ad essere utilizzate al solo fine di indicare in modo sintetico quali tipi di pregiudizio il giudice abbia preso in esame al fine della liquidazione, e mai al fine di risarcire due volte il medesimo pregiudizio, sol perch� chiamato con nomi diversi. Ne consegue che la liquidazione del danno da uccisione di un prossimo congiunto � correttamente compiuta dal giudice di merito quando risulti che questi abbia tenuto conto delle circostanze rilevanti del caso concreto, a prescindere dai nomi che abbia usato per indicare i pregiudizi risarciti.
Cass. n. 3290/2013
In tema di risarcimento del danno, non � ammissibile nel nostro ordinamento l'autonoma categoria di "danno esistenziale", in quanto, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono gi� risarcibili ai sensi dell'art. 2059 c.c., con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una non consentita duplicazione risarcitoria; ove, invece, si intendesse includere nella categoria i pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, la stessa sarebbe illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili alla stregua del menzionato articolo.
Cass. n. 1025/2013
Il risarcimento del danno non patrimoniale pu� essere accordato al coniuge, ancorch� separato legalmente, purch� si accerti che l'altrui fatto illecito (nella specie il sinistro stradale causa del decesso) abbia provocato quel dolore e quelle sofferenze morali che solitamente si accompagnano alla morte di una persona cara: �, tuttavia, necessario a tal fine dimostrare che, nonostante la separazione, sussistesse ancora un vincolo affettivo particolarmente intenso (nella specie, congruamente individuato dalla corte di merito nella presenza di un figlio in comune e nel breve lasso di tempo - un mese - trascorso dalla separazione).
Cass. n. 908/2013
La lesione della capacit� lavorativa generica, consistente nella idoneit� a svolgere un lavoro anche diverso dal proprio, ma confacente alle proprie attitudini, costituisce un danno patrimoniale, che non � affatto necessariamente ricompreso nel danno biologico, e la cui sussistenza dev'essere accertata caso per caso dal giudice di merito, il quale non pu� escluderlo per il solo fatto che le lesioni patite dalla vittima non abbiano inciso sulla sua capacit� lavorativa specifica.
Cass. n. 22909/2012
Poich� il danno non patrimoniale patito dai prossimi congiunti della vittima di lesioni personali va liquidato tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto e senza alcun automatismo, � illogico ed erroneo il criterio di liquidazione del danno in esame che quantifichi il pregiudizio in misura pari ad una frazione del danno non patrimoniale patito dalla vittima primaria.
Cass. n. 22280/2012
Il grado percentuale di invalidit� permanente in base al quale liquidare il danno biologico causato da un fatto illecito, e il grado percentuale di invalidit� in base al quale gli assicuratori sociali o gli enti previdenziali erogano gli indennizzi previsti dalla legge vanno determinati in base a criteri diversi e non omogenei. Ne consegue che il grado di invalidit� permanente accertato dal giudice nel giudizio di accertamento della responsabilit� civile non pu� ritenersi erroneo per il solo fatto che non coincida con quello accertato dagli appositi organi degli enti previdenziali o dell'assicuratore sociale.
Cass. n. 20292/2012
Il danno biologico (cio� la lesione della salute), quello morale (cio� la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l'illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili; n� tale conclusione contrasta col principio di unitariet� del danno non patrimoniale, sancito dalla sentenza n. 26972 del 2008 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, giacch� quel principio impone una liquidazione unitaria del danno, ma non una considerazione atomistica dei suoi effetti (in applicazione del suddetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale, in un caso di danno da uccisione del prossimo congiunto, aveva liquidato ai congiunti due doversi danni, definiti l'uno morale e l'altro esistenziale).
Cass. n. 10303/2012
Nella liquidazione del danno biologico permanente occorre fare riferimento all'et� della vittima non al momento del sinistro, ma a quello di cessazione dell'invalidit� temporanea, perch� solo a partire da tale momento, con il consolidamento dei postumi, quel danno pu� dirsi venuto ad esistenza.
Cass. n. 8557/2012
Le cosiddette "tabelle" uniformi predisposte dai Tribunali per la liquidazione del danno non patrimoniale non costituiscono dei documenti in senso proprio, n� rappresentano degli elementi di fatto, come tali da allegare con gli atti introduttivi del giudizio, ma sono piuttosto assimilabili ai precedenti giurisprudenziali, che le parti possono invocare a sostegno delle proprie argomentazioni. Esse, pertanto, possono essere prodotte anche in sede di legittimit�, da parte di chi ne lamenti l'erronea applicazione da parte del giudice di merito, senza che ci� violi il divieto di cui all'art. 372 c.p.c..
Cass. n. 7471/2012
Il danno non patrimoniale, anche nel caso di lesione di diritti inviolabili, quale il diritto alla libera manifestazione del pensiero, non pu� mai ritenersi "in re ipsa", ma va debitamente allegato e provato da chi lo invoca, anche attraverso il ricorso a presunzioni semplici. (Fattispecie in tema di danno non patrimoniale lamentato da un rappresentante sindacale aziendale, che era stato sanzionato illegittimamente per aver offeso l'onore del datore di lavoro denunciando, nei limiti della verit� oggettiva, irregolarit� negli appalti, e che aveva allegato genericamente di aver subito discredito nell'ambiente di lavoro e sociale, a causa dell'irrogazione della sanzione disciplinare, poi annullata dal giudice).
Cass. n. 4542/2012
L'ente pubblico territoriale, come la persona giuridica e l'ente collettivo in genere, ha titolo al risarcimento del danno non patrimoniale qualora l'altrui inadempimento contrattuale ne leda i diritti immateriali della personalit�, compatibili con l'assenza di fisicit� e costituzionalmente protetti, quali sono i diritti all'immagine, alla reputazione e all'identit�. (Principio affermato in fattispecie relativa al danno all'immagine cagionato ad un Comune dalla societ� incaricata di realizzare una tensostruttura per rappresentazioni, la quale aveva consegnato un'opera tanto viziata da costringere l'ente ad annullare la stagione teatrale).
Il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, d� luogo ad un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorch� colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all'intangibilit� della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidariet� che caratterizza la vita familiare nucleare. Perch�, invece, possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a tale ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero, o la nuora) � necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimit� delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidariet� e sostegno economico, solo in tal modo assumendo rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonch� la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalit� di ciascuno, ai sensi dell'art. 2 Cost..
Cass. n. 3718/2012
Quando la risarcibilit� del danno non patrimoniale � espressamente prevista dalla legge (come nel caso di illecito costituente reato), essa prescinde dal rilievo, costituzionale o meno, del diritto leso (nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva liquidato in favore della vittima di lesioni personali il danno non patrimoniale derivato dal fatto di avere dovuto, a causa delle lesioni, abbandonare il lavoro svolto da anni, ed adattarsi a svolgerne un altro del tutto diverso).
Cass. n. 2228/2012
La prova del danno non patrimoniale, patito dai prossimi congiunti di persona resa invalida dall'altrui illecito, pu� essere desunta anche soltanto dalla gravit� delle lesioni, sempre che l'esistenza del danno non patrimoniale sia stata debitamente allegata nell'atto introduttivo del giudizio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto non provato il danno non patrimoniale patito dai genitori di un bambino, nato col braccio destro paralizzato a causa della lesione del plesso brachiale avvenuta durante il parto).
Cass. n. 222/2012
Il danno morale, pur costituendo un pregiudizio non patrimoniale al pari del danno biologico, non � ricompreso in quest'ultimo e va liquidato a parte, con criterio equitativo che tenga debito conto di tutte le circostanze del caso concreto. �, pertanto, errata la liquidazione di tale pregiudizio in misura pari ad una frazione dell'importo liquidato a titolo di danno biologico, perch� tale criterio non rende evidente e controllabile l'iter logico attraverso cui il giudice di merito sia pervenuto alla relativa quantificazione, n� permette di stabilire se e come abbia tenuto conto della gravit� del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entit� della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d'animo.
Cass. n. 14402/2011
Le "tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione all'integrit� psico-fisica" predisposte dal Tribunale di Milano costituiscono valido e necessario criterio di riferimento ai fini della valutazione equitativa ex art. 1226 c.c., l� dove la fattispecie concreta non presenti circostanze tali da richiedere la relativa variazione in aumento o, per le lesioni di lievi en tit� conseguenti alla circolazione, in diminuzione, con la conseguenza che risulta incongrua la motivazione della sentenza di merito che non dia conto delle ragioni della preferenza assegnata ad una liquidazione che, avuto riguardo alle circostanze del caso concreto, risulti sproporzionata rispetto a quella cui si giungerebbe mediante l'applicazione dei parametri recati dall'anzidette "tabelle" milanesi. Ove, peraltro, si tratti di dover risarcire anche i c.d. "aspetti relazionali" propri del danno non patrimoniale, il. giudice � tenuto a verificare se i parametri delle tabelle in concreto applicate tengano conto (come accade per le citate "tabelle" di Milano) pure del c.d. "danno esistenziale", ossia dell'alterazione/cambiamento della personalit� del soggetto che si estrinsechi in uno sconvolgimento dell'esistenza, e cio� in radicali cambiamenti di vita, dovendo in caso contrario procedere alla c.d. "personalizzazione", riconsiderando i parametri anzidetti in ragione anche di siffatto profilo, al fine di debitamente garantire l'integralit� del ristoro spettante al danneggiato.
Cass. n. 10527/2011
In tema di liquidazione del danno non patrimoniale, al fine di stabilire se il risarcimento sia stato duplicato ovvero sia stato erroneamente sottostimato, rileva non il "nome" assegnato dal giudicante al pregiudizio lamentato dall'attore ("biologico", "morale", "esistenziale"), ma unicamente il concreto pregiudizio preso in esame dal giudice. Si ha, pertanto, duplicazione di risarcimento solo quando il medesimo pregiudizio sia liquidato due volte, sebbene con l'uso di nomi diversi.
Nel caso di morte di un prossimo congiunto, un danno non patrimoniale diverso ed ulteriore rispetto alla sofferenza morale (c.d. danno da rottura del rapporto parentale) non pu� ritenersi sussistente per il solo fatto che il superstite lamenti la perdita delle abitudini quotidiane, ma esige la dimostrazione di fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, che � onere dell'attore allegare e provare. Tale onere di allegazione, peraltro, va adempiuto in modo circostanziato, non potendo risolversi in mere enunciazioni generiche, astratte od ipotetiche. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non adeguatamente adempiuto il suddetto onere di allegazione da parte dei genitori di persona deceduta in un sinistro stradale che avevano domandato il ristoro - in aggiunta al danno morale - anche del danno c.d. esistenziale, allegando a fondamento di tale pretesa la perdita "del piacere di condividere gioie e dolori col figlio" e dei "riti del vivere quotidiano, quali potevano essere il cinema assieme alla sera, l'alternarsi alla guida della macchina, le vacanze, le telefonate durante la giornata, il caff� appena svegli, il pranzo, la cena, i regali inattesi").
Cass. n. 10107/2011
Il danno da perdita del rapporto parentale conseguente alla morte di un prossimo congiunto dev'essere integralmente risarcito mediante l'applicazione di criteri di valutazione equitativa, rimessi alla prudente discrezionalit� del giudice. Tali criteri devono tener conto dell'irreparabilit� della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrit� della famiglia. La relativa quantificazione va operata considerando tutti gli elementi della fattispecie e, in caso di ricorso a valori tabellari, che vanno in ogni caso esplicitati, effettuandone la necessaria personalizzazione.
Cass. n. 9238/2011
In materia di risarcimento danni, in caso di lesione di un diritto fondamentale della persona, la regola, secondo la quale il risarcimento deve ristorare interamente il danno subito, impone di tenere conto dell'insieme dei pregiudizi sofferti, ivi compresi quelli esistenziali, purch� sia provata nel giudizio l'autonomia e la distinzione degli stessi, dovendo il giudice, a tal fine, provvedere all'integrale riparazione secondo un criterio di personalizzazione del danno, che, escluso ogni meccanismo semplificato di liquidazione di tipo automatico, tenga conto, pur nell'ambito di criteri predeterminati, delle condizioni personali e soggettive del lavoratore e della gravit� della lesione e, dunque, delle particolarit� del caso concreto e della reale entit� del danno. (Nella specie, relativa ad una azione risarcitoria promossa dagli eredi di un lavoratore deceduto per mesotelioma pleurico per esposizione a fibre di amianto, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto corretta la decisione della corte territoriale, la quale, ai fini della determinazione della misura del danno esistenziale, aveva tenuto conto delle ripercussioni "massimamente penalizzanti" della malattia sulla vita del danneggiato ed aveva valorizzato la penosit� della sofferenza, le quotidiane difficolt�, le cure estenuanti e l'assenza di ogni prospettiva di guarigione, quantificando il risarcimento in misura doppia al danno biologico).
Cass. n. 6754/2011
In caso di morte della vittima a poche ore di distanza dal verificarsi di un sinistro stradale (nella specie, sei o sette ore), il risarcimento del c.d. danno "catastrofale" - ossia del danno conseguente alla sofferenza patita dalla persona che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita - pu� essere riconosciuto agli eredi, a titolo di danno morale, solo a condizione che sia entrato a far parte del patrimonio della vittima al momento della morte. Pertanto, in assenza di prova della sussistenza di uno stato di coscienza della persona nel breve intervallo tra il sinistro e la morte, la lesione del diritto alla vita non � suscettibile di risarcimento, neppure sotto il: profilo del danno biologico, a favore del soggetto che e morto, essendo inconcepibile l'acquisizione in capo a lui di un diritto che deriva dal fatto stesso della morte; e, d'altra parte, in considerazione della natura non sanzionatoria, ma solo riparatoria o consolatoria del risarcimento del danno civile, ai congiunti spetta in questo caso il solo risarcimento conseguente alla lesione della possibilit� di godere del rapporto parentale con la persona defunta.
Cass. n. 6750/2011
Sebbene il danno non patrimoniale costituisca una categoria unitaria, le cui diverse sottocategorie hanno una funzione solo descrittiva, � erronea la sentenza di merito, la quale a tali sottocategorie abbia fatto riferimento, ma solo se, attraverso il ricorso al danno biologico ed al danno morale, siano state risarcite due volte le medesime conseguenze pregiudizievoli (ad esempio ricomprendendo la sofferenza psichica sia nel danno "biologico" che in quello "morale"); se, invece, facendo riferimento alle tradizionali sottocategorie, il giudice abbia avuto riguardo a pregiudizi concretamente diversi, la decisione non pu� considerarsi erronea in diritto.
Cass. n. 2557/2011
Il soggetto che chiede "iure proprio" il risarcimento del danno subito in conseguenza della uccisione di un congiunto per la definitiva perdita del rapporto parentale lamenta l'incisione di un interesse giuridico diverso sia dal bene salute, del quale � titolare (la cui tutela ex art. 32 Cost., ove risulti intaccata l'integrit� psicofisica, si esprime mediante il risarcimento del danno biologico), sia dall'interesse all'integrit� morale (la cui tutela, ricollegabile all'art. 2 Cost., ove sia determinata una ingiusta sofferenza contingente, si esprime mediante il risarcimento del danno morale soggettivo), e ci� in quanto l'interesse fatto valere � quello alla intangibilit� della sfera degli affetti e della reciproca solidariet� nell'ambito della famiglia e alla inviolabilit� della libera e piena esplicazione delle attivit� realizzatrici della persona umana nell'ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela � ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost.. Trattasi di interesse protetto, di rilievo costituzionale, non avente natura economica, la cui lesione non apre la via ad un risarcimento ai sensi dell'art. 2043 c.c., nel cui ambito rientrano i danni patrimoniali, ma ad una riparazione ai sensi dell'art. 2059 c.c., senza il limite ivi previsto in correlazione all'art. 185 cod. pen. in ragione della natura del valore inciso, vertendosi in materia di danno che non si presta ad una valutazione monetaria di mercato.
Cass. n. 2297/2011
In tema di risarcimento del danno non patrimoniale da fatto illecito, qualora, al momento della liquidazione del danno biologico, la persona offesa sia deceduta per una causa non ricollegabile alla menomazione risentita in conseguenza dell'illecito, alla valutazione probabilistica connessa con l'ipotetica durata della vita del soggetto danneggiato va sostituita quella del concreto pregiudizio effettivamente prodottosi, cosicch� l'ammontare del danno biologico che gli eredi del defunto richiedono "iure successionis" va calcolato non con riferimento alla durata probabile della vita del defunto, ma alla sua durata effettiva, pur tenendo conto del fatto che nei primi tempi il paterna d'animo � pi� intenso rispetto ai periodi successivi.
Cass. n. 1410/2011
In materia risarcitoria la liquidazione del danno non patrimoniale subito dai congiunti in conseguenza dell'uccisione del familiare deve avvenire in base a valutazione equitativa, vertendosi in tema di lesione di valori inerenti alla persona, in quanto tali privi di contenuto economico, e deve tener conto dell'intensit� del vincolo familiare, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza pi� o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini di vita, l'et� della vittima e dei singoli superstiti.
Cass. n. 1072/2011
In caso di lesione dell'integrit� fisica - nella specie conseguente ad un infortunio sul lavoro - che abbia portato a breve distanza di tempo ad esito letale, � configurabile un danno biologico di natura psichica subito dalla vittima che abbia percepito lucidamente l'approssimarsi della morte, reclamabile dai suoi eredi, la cui entit� dipende non gi� dalla durata dell'intervallo tra la lesione e la morte bens� dall'intensit� della sofferenza provata; il diritto al risarcimento di tale danno � trasmissibile agli eredi. (Nella specie, il S.C. ha confermato il riconoscimento nella misura del 100% del danno biologico terminale, jure successionis, avendo - in base agli esiti della effettuata ctu medica - il lavoratore subito un danno psichico totale per la presenza di una sofferenza e di una disperazione esistenziale di intensit� tale da determinare, nella percezione dell'infortunato, un danno catastrofico, in una situazione di attesa lucida e disperata dell'estinzione della vita).
Cass. n. 24362/2010
In materia di infortunio sul lavoro e malattie professionali, il risarcimento dei danni non patrimoniali, spettante ai prossimi congiunti del lavoratore deceduto a causa di patologie contratte sul luogo di lavoro (nella specie, mesotelioma pleurico), richiede la prova, secondo le regole generali, del danno dagli stessi sofferto, non essendo sufficiente allo scopo la produzione di certificazioni che documentano il rapporto con la vittima dell'illecito e non anche il danno sofferto in concreto dal congiunto.
Cass. n. 19816/2010
La parte danneggiata da un comportamento illecito che oggettivamente presenti gli estremi del reato ha diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali, ai sensi dell'art. 2059 c.c., i quali debbono essere liquidati in unica somma, da determinarsi tenendo conto di tutti gli aspetti che il danno non patrimoniale assume nel caso concreto, (sofferenze fisiche e psichiche; danno alla salute, alla vita di relazione, ai rapporti affettivi e familiari, ecc.).
Cass. n. 16392/2010
Il danno da riduzione della capacit� di lavoro, sofferto da persona che - come la casalinga - provveda da s� al lavoro domestico, costituisce una ipotesi di danno patrimoniale, e non biologico. Ne consegue che chi lo invoca ha l'onere di dimostrare che gli esiti permanenti residuati
alla lesione della salute impediscono o rendono pi� oneroso (ovvero impediranno o renderanno pi� oneroso in futuro) lo svolgimento del lavoro domestico; in mancanza di tale dimostrazione nulla pu� essere liquidato a titolo di risarcimento di tale tipologia di danno patrimoniale (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva negato il risarcimento del danno patrimoniale da riduzione della capacit� di lavoro ad una casalinga che aveva patito una deviazione del setto nasale).
Cass. n. 16018/2010
Il risarcimento del danno non patrimoniale subito dai parenti della vittima di un fatto illecito non richiede una prova specifica della sussistenza di tale danno, ove la sofferenza patita dai parenti possa essere accertata, in via presuntiva, sulla base di circostanze, quali lo stretto vincolo familiare, di coabitazione e di frequentazione, idonee a dimostrare l'esistenza di un legame affettivo di particolare intensit�. Sulla liquidazione di tale danno, da effettuarsi in via equitativa, pu� incidere in senso riduttivo l'accertata assenza di convivenza del danneggiato con il congiunto deceduto, quale elemento indiziario da cui desumere un pi� ridotto danno morale, ma non anche la precariet� delle condizioni di salute del defunto, le cui gravi affezioni o patologie, secondo l' "id quod plerumque accidit", intensificano, pi

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 art. 1226
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 art. 32

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