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Timestamp: 2020-07-02 08:17:49+00:00

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LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA – CAPITOLO X – PARTE I. Tutte le pubbliche strade in Sicilia sono Regie Trazzere. Per Alcamo un primo esempio è la Regia Trazzera n. 486 Spiazzo Madonna delle Grazie – Chiesa Madonna dell’Alto. | Alqamah
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LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA – CAPITOLO X – PARTE I. Tutte le pubbliche strade in Sicilia sono Regie Trazzere. Per Alcamo un primo esempio è la Regia Trazzera n. 486 Spiazzo Madonna delle Grazie – Chiesa Madonna dell’Alto.
L’Ufficio Regionale delle Trazzere ci spiega “che cos’è il Demanio Trazzerale”. Rispondo alla spiegazione per evidenziare indistintamente che tutte le pubbliche strade in Sicilia sono Regie Trazzere, comprese quelle di nuova costruzione del secolo XIX. A tal proposito per il territorio di Alcamo affronterò, come primo esempio, la Regia Trazzera n. 486 Spiazzo Madonna delle Grazie – Chiesa Madonna dell’Alto.
Un argomento di cronaca, peraltro molto inconsueto, vuoi per i servizi resi dalla burocrazia pubblica (che per la pubblicità di atti e fatti usano la Gazzetta Ufficiale e Fogli legali provinciali), vuoi anche perché un simile annuncio viene reso pubblico per la prima volta dopo ben centodue anni (ripeto 102 anni) dalla istituzione dell’Ufficio Tecnico delle Trazzere di Sicilia con canali giornalistici perciò popolari. Peraltro, la notizia è anche molto strana perché affronta un argomento in pieno contrasto con questa mia annosa rubrica che ha spogliato, denudato, azzerato le Regie Trazzere come strade armentizie. Quello che leggeremo non è altro che una novella storia del 17 aprile 2019 dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e sviluppo Rurale-“Demanio Trazzeriale” pubblicata nel “Portale guida mappa e ricerche” che intende spiegare e diffondere con la fanciullesca favoletta “Cos’è il Demanio”. Ecco il documento.
Dopo la fantasiosa lettura della novella in parola e dopo cinque anni e mezzo di pubblicazioni avendo affrontato le tematiche che annullano tutte le Regie Trazzere della nostra Sicilia fin non so da dove potrei iniziare una replica. Tuttavia sento il dovere di azzardare almeno un commento documentato lasciando a tutti i lettori che mi seguono l’ardua sentenza.
Inizio subito sottolineando che l’argomento proposto è un discorso di un bambino che racconta una fiaba. Infatti abbiamo letto le prime testuali parole: “il demanio trazzeriale comprende le Regie Trazzere di quasi l’intera Sicilia, esse erano strade originariamente a fondo naturale per la transumanza estiva”. Benissimo e d’accordissimo! Però occorre specificare quale civiltà ha creato almeno i primi cammini; le origini o un’epoca della transumanza. Inoltre occorre specificare i luoghi, i cammini, i tempi degli spostamenti, il numero degli armenti che si muovevano, i pastori e non so cosa altro aggiungere.
Più avanti leggiamo: “per il trasferimento degli armenti dai pascoli invernali alle montagne, per tale motivo il demanio trazzeriale è anche conosciuto come armentizio”. Il motivo è generico e non giustifica un bel niente. Occorre specificare almeno una sola Trazzera con un documento o semplicemente qualche tracciato delle 11 mila Km. di Trazzere armentizie. E’ necessario inoltre indicare un numero congruo di armenti che l’attraversavano per giustificare la grande larghezza della Trazzera.
Continuando la lettura, l’Ufficio Trazzeriale ha pubblicato pure la Gazzetta Ufficiale del Lunedì 8 ottobre 1917 riportando il decreto luogotenenziale n. 1540 del 23 agosto 1917 (per brevità non riporto). Benissimo, ma non troppo! Manca la conversione in legge dello stesso decreto previsto dall’articolo 20. In Biblioteca Regionale di Palermo ho trovato la Gazzetta in discorso, però non ho trovato la legge di conversione ricercando nei libroni rilegati fino al 31 dicembre 1918. Per documentare la mia ricerca in Biblioteca il funzionario di turno mi ha consegnato pure le fotocopie della Gazzetta che adesso riporto in basso.
Il decreto disposto dal luogotenente Tommaso di Savoia porta la seguente data: Dato a Roma addì 23 agosto 1917 ed è stato pubblicato in Gazzetta in parola il Lunedì 8 ottobre 1917. Mancando la legge di
conversione, non è affatto vero che l’Ufficio Tecnico Speciale con sede a Palermo è stato istituito il 23 agosto 1917; è stato invece appena proposto in quella data (Vedi articolo 17) dal Luogotenente. Non occorre alcuna spiegazione che il decreto non produce alcun effetto senza la legge di conversione.
Allora l’Ufficio del Demanio Trazzeriale, che scrive, ha il sacrosanto dovere di rintracciare e pubblicare la legge di conversione. Riporto in basso l’articolo 20 del suddetto decreto.
Proseguendo lo scritto del Dipartimento leggiamo: …”Detto demanio interessa quasi tutti i comuni della Sicilia estendendosi per circa 11 mila kilometri di larghezza legale (addirittura) minima pari a metri 37,68 corrispondente a canne 18 e palmi 2”…; però non fornisce la legge o un provvedimento legislativo che ne stabilisce detta larghezza minima.Come è possibile sostenere che originariamente, vale a dire in epoca arcaica, con scarsissima popolazione esistevano 11 mila kilometri di Regie Trazzere di una larghezza “pure “minima” di canne 18 e palmi 2? Esiste qualuque possibilità di sostenere che il numero degli armenti superavano, per esempio in progressione geometrica, quello degli abitanti? In breve, affermare una larghezza “minima” di canne 18.2 scavalca e supera il Dispaccio 21 aprile 1785 a firma Caracciolo che fissa la larghezza in canne 18 e palmi 2 senza eccezioni. Ed ancora ricordiamoci che le larghezze di trazzere e vie pubbliche sono state comunicate, a richiesta dalla Regia Segreteria e per ordine del Maestro Segreto, da numerosi Comuni nel 1787 e solo alcune città hanno comunicato la larghezza ufficiale di metri 37,68 (vedi capitolo V-parte II, pubblicato il 13 maggio 2017). A tal proposito rievoco brevemente la migliore letteratura trazzeriale, peraltro giuridica, che univocamente afferma che le trazzere armentizie sono di remotissima origine e solamente le fonti più antiche tutelano la libertà di transito degli armenti (Costituzioni di Melfi. Vedi capitolo II, parte IV, pubblicato il 5 marzo 2016). Sono state solo fonti posteriori ne hanno determinato le caratteristiche al fine di predisporne la difesa contro le usurpazioni. Da notare infine, che “la consistenza e reintegra dei tratturi deve essere eseguita in base ai titoli probatori ed alle tracce esistenti sui terreni”.
Queste testuali parole le leggiamo nel NUOVISSIMO DIGESTO ITALIANO che in basso riporto:
Premesso che un’affermata letteratura stradale sostiene che sono stati i Greci a tracciare prima i cammini e poi i sentieri, su queste i Romani hanno costruito le strade poi abbandonate. I concetti che abbiamo letto sul Digesto sono stati abbondantemente plasmati e sminuzzati nei particolari, a partire da Federico II con le Costituzioni di Melfi (1231), poi nei successivi capitoli del Regno di Sicilia e nell’opera fruttuosa del Maestro Segreto marchese Buglio. I susseguenti provvedimenti sono: la vendita, la censuazione delle Trazzere a partire dal 1791, l’opera dei Sindaci e delle Intendenze rivolta a reintegrare e censuare le Trazzere dopo la legge sul contenzioso amministrativo del 1817. In ultimo arriviamo alla confessione del Re riportata sui Rescritti Reali del 1832 ove leggeremo che le antiche “Vie pubbliche” sono dette “Trazzere in Sicilia”.
Ecco i Rescritti:
Questi Rescritti dimostrano l’inesistenza di particolari strade armentizie e confermano l’esistenza di sole Vie pubbliche.
Per altro verso dalla sentenza di Cassazione sotto riportata ricaviamo due fondamentali concetti:1) che le trazzere risalgono a tempi immemorabili (già abbiamo letto anche remotissime); 2) che le Trazzere non sono comprese nelle Vie pubbliche, cioè sono diverse dalle Vie pubbliche. Qui non ci piove! Per chiarezza e facilità di lettura, riporto la sentenza in nota della pagina del Digesto in parola.
Il Demanio Trazzeriale deve perciò spiegare con prove inequivocabili come ha potuto ricostruire da tempi remotissimi e immemorabili undicimila kilometri di Trazzere distinte dalle Vie pubbliche. L’espressione della sentenza è “vincolante”.
A tal proposito come testimonianza storica delle antiche strade riporto il seguente brano della viabilità in Sicilia: “Uggeri argomentando sulla testimonianza di Idrisi così scrive: La conoscenza che abbiamo per ora del sistema viario siciliano tra alto e basso medioevo rimane affidata al quadro organico che ne ha tracciato alla metà del secolo XII (1154) il grande geografo arabo Edrisi. Ricostruendo gli itinerari si ricava un quadro sostanzialmente nuovo e tipicamente medievale di strade irradianti da tutti i centri attivi in un sistema polistellare, anche se vi risultano riutilizzate le antiche strade romane, delle quali si è perduta talvolta la continuità” (Vedi capitolo II-parte II, pubblicato il 9 gennaio 2016).
MAPPA DELLA SICILIA DEL GEOGRAFO ARABO IDRISI
Dal libro di Ruggero (1.154) sul viaggio in Sicilia di Idrisi che ho già affrontato, riporto le distanze in miglia che ha attraversato strade di collegamento da città a città corrispondenti a complessivi 5.170,71 Km. (Vedi capitolo II-parte III, pubblicato il 6 febbraio 2016).
Specialistica e splendente come il sole è la mappa della Sicilia, redatta dall’Architetto Santagati, in occasione della pubblicazione del Suo libro “La Sicilia di al-Idrisi ne Il Libro di Ruggero” che ricostruisce l’intera viabilità siciliana rispettando gli itinerari del viaggio in Sicilia di Idrisi, descritto, appunto, nel più volte citato libro di Ruggero (Vedi capitolo II-parte II, pubblicato il 9 gennaio 2016. Ecco la mappa domatami dall’autore.
MAPPA REDATTA DALL’ARCHITETTO SANTAGATI
Questo percorso di circa Km. 5 mila necessariamente deve essere distinto, secondo la sentenza della Corte di Cassazione, dalle 11 mila Km. che ci ha raccontato il Demanio Trazzerale. L’abbinamento è fattile con le mappe dell’Ufficio Trazzere.
Mutatis mutandis, il Decreto del 23 agosto 1917 in parola all’articolo 2 (riportato integralmente dalle successive leggi e regolamenti) impone che la reintegra di tutte le trazzere deve essere eseguita su titoli probatori o addirittura su tracce o altri possibili elementi esistenti sui terreni. In basso riporto l’articolo 2 in argomento.
Il Demanio Trazzeriale adesso non spiega nulla riferito ai tempi immemorabili dell’esistenza delle trazzere ed ai titoli probatori richiesti dalla legge. Addirittura abbiamo letto che: “…Questi numeri (cioè 11.000 Km.), da soli lasciano immaginare la vastità del patrimonio regionale definito “Demanio Trazzerale”; vorrebbe convincere che un numero così grande sono significativi e non occorrono altre prove. Certamente il numero astronomico di Trazzere armentizie è assurdo, tenendo conto che coesistono le Vie pubbliche come ha stabilito anche la Corte di Cassazione nella sentenza sopra riportata.
Infine, nel rintracciare i tempi remotissimi dell’esistenza delle trazzere in Sicilia, esiste un solo ed unico scritto molto eloquente dell’architetto Luigi Santagati di cui qui sotto riporto alcune pagine ove però pure leggeremo a chiare lettere …” che l’argomento (Trazzere) che sarà trattato in appresso, non ha ricevuto ancora nessuno studio serio né tanto meno approfondito…alcune notizie…relative alle vie di transumanza, sono venute da indicazioni orali date da pastori ormai anziani che a loro volta avevano avuto notizie da altri pastori nella loro gioventù”. Ecco l’occasione dell’occasione dell’opera.
Ecco la mappa che riporta le vie antiche come Trazzere principali e le Regie Trazzere (R.T.)
Stando così le cose, il Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale o l’Ufficio del Demanio Trazzeriale o non so chi altro, hanno l’obbligo di annullare gli 11.000 km. di trazzere inventate ed eventualmente confutarli con i percorsi del Santagati datati in epoca remota e diverse delle vie pubbliche, a condizione che ne accertino almeno le tracce, come stabiliscono le leggi.
Infine, abbiamo letto: “E’ da considerare, comunque, che la consistenza originaria del demanio trazzeriale si è nel tempo ridotta a seguito dell’attività alienativa eseguita negli anni dall’amministrazione regionale, con la stipula di oltre 25 mila atti di liquidazione”.
Questa attività alienativa o meglio di vendita di 25 mila atti di liquidazioni non comprova né la legittimità degli atti, né la proprietà demaniale. La richiesta di 25 mila atti di legittimazione non è “domanda” di un bene di libero mercato significando che il bene venduto ha avuto successo. Il successo è stato lo strapotere utilizzato per l’emanare leggi a danno di innocenti cittadini. Per altro verso le somme incassate per l’attività alienativa devono essere restituite ai legittimi pagatori, perché sono state già riscosse dal Borbone per l’identico motivo.
In chiusura, riporto in basso la lucida pagina scritta dal nostro maestro Santagati sul giudizio espresso nei riguardi del lavoro eseguito dall’Ufficio Trazzere nel redigere i tracciati e le mappe delle 690 strade Siciliane consacrate poi Regie Trazzere dai Decreti Assessoriali del 1954.
Un’ultima domanda relativa al comunicato che abbiamo letto: forse l’Ufficio Demanio Trazzerale, possiede mappe arcaiche della Sicilia ricche di Trazzere? No! , In Sicilia già all’epoca di Tucidide non esistevano strade, ma solo viottoli e poi sentieri. Le “Relazioni di Demanialità” e i ”Decreti Assessoriali” non accennano minimamente né ad un epoca di costruzione o utilizzo di dette Trazzere, né con quale civiltà sono iniziate le transumanze.
Per altro verso in mancanza di pubblicità applicata presso ciascuna degli 11.500 Km. di Trazzere Regie chi ha comprato o ereditato un terreno si doveva recare all’Ufficio Trazzere per informarsi se la particella acquistata rientrasse in una delle Trazzere Regie. Inverosimile! In quest’ultimo caso centinaia di migliaia di persone dovevano viaggiare per Palermo tanto che l’Ufficio neanche poteva ospitarli.
Riporto uno stralcio della Gazzetta Ufficiale del 1954 ove furono pubblicate le Trazzere, con l’osservazione che per ciascuna trazzera dichiarata demaniale sono citate solamente le città di percorrenza. Quindi risulta chiarita che l’intera popolazione della Sicilia si doveva recare all’Ufficio Speciale delle Trazzere e chiedere se i loro terreni fossero limitrofe alle Regie Trazzere nominate nelle Gazzette citate.
Per chiudere definitamente le favole recitate dal Demanio Trazzeriale finisco, per dire che quest’Ufficio è stato tanto LEONE famelico quanto LUPO affamato, perché non ha fissato alcuna indulgenza per nessun usurpatore; mentre il re Borbone ha condonato gli usurpi superiori agli anni 90. Infatti l’Indice Collettivo contiene per ciascuna particella di terreno usurpata anche l’anno di avvenuta usurpazione, mentre il Dipartimento dello sviluppo Rurale e Territoriale con la complicità di detto Demanio Trazzeriale non ha perdonato nessuno dei presunti usurpatori. Ecco lo stralcio dell’indice collettivo: leggiamo “Anni 30,11 e 8” di avvenuta usurpazione.
Come primissimo esempio prendo in considerazione questa mia città di Alcamo e dimostrerò con carte topografiche ufficiali in mio possesso che i tracciati della Regia Trazzera n. 486 Spiazzo Madonna delle Grazie S.S.Salvatore-Chiesa Madonna dell’Alto (Alcamo) con biforcazione Spiazzo Balatelle-B° (bivio) Palazzetto non sono solamente in simmetria con i parametri stabiliti per le Trazzere armentizie idonee alla transumanza, ma addirittura alcune vie del tutto inesistenti ed inventate. L’assenza anche di una piccola strada annulla l’intero percorso della Trazzera. Pertanto i metodi geometrici adottati (cioè le mappe ufficiali dei luoghi) dimostreranno l’abuso del Demanio Trazzerale che ha inventato le Regie Trazzere in tutta la Sicilia.
Inizio con la carta del Catasto Borbonico 1875. Pregherei i lettori che ne hanno la possibilità di stampare le mappe per tenerle sott’occhio e poi seguirle nel corso della lettura o di prendere subito visione. Per comodità di lettura in alcuni casi ripropongo per alcune volte la stessa mappa o carta.
Con due piccoli quadrati di colore verde ho indicato la Chiesetta della Madonna delle Grazie, il tratto di penna dello stesso colore verde indica il punto finale del Corso VI Aprile che si collega con due strade: sul lato destro leggiamo strada di Castellammare;a sinistra l’attuale Corso dei Mille segnato con tratti di penna di colore azzurro. Con il lungo tratto di penna giallo osserviamo una grande area demaniale a forma trapezoidale ove leggiamo, M’ con un piccolo quadrato di colore rossastro con una crocetta posta al centro che a mio giudizio indica nicchia religiosa, al fianco un ottagono grande ed uno piccolo al centro di colore verde con l’indicazione R’ (non conosco il significato). Nel trapezio non è segnata alcuna strada. La mappa indica la zona ove termina la città con alcune abitazioni periferiche nell’attuale Corso dei Mille neanche indicato.
La carta sottostante è sempre quella del Catasto Borbonico con i fogli riuniti. Ho colorato i punti che abbiamo visto sopra e scorrendo la mappa verso sotto, lungo il corso ho evidenziato la Via Balatelle. Nella parte alta di quest’ultima Via Balatelle non figurano abitazioni e strade, nè spiazzi
Vediamo adesso la carta IGM 1852 (riconosciuta nel 1887 dallo Stato Italiano carta stradale, quindi conferma delle strade). Il quadretto di colore giallo indica la Madonna delle Grazie che abbiamo visto nelle mappe Borboniche sopra indicate; con quadri di colore azzurro è segnata la strada per la città di Trapani che arriva al fiume Freddo (contrada Fegotto) privo di ponte. Detta strada è Trazzera Regia e reca il numero 452. I due quadratini di colore verdi indicano la strada per Castellammare (in contrada Gammara) anch’essa Regia Trazzera con numero 390; con quadratini rosella ho indicato un’ampia strada che termina alla vecchia stazione di Alcamo attraversa il fiume Freddo senza alcun ponte e continua in territorio di Calatafimi, in alto a sinistra vediamo un’area quasi circolare con un numero 265 e in alto due piccole strade che vedremo meglio con la successiva mappa uguale però colorata sempre IGM 1852. Osserviamo che tra il quadratino giallo che indica Suore e l’area circolare indicata con numero 265 non esiste alcuna strada di collegamento.
Continuo con la carta IGM colorata e più chiara però del tutto uguale alla precedente
Il riquadro di colore azzurro e viola indicano il tratto del Corso VI aprile come percorso di collegamento con la Via Balatelle indicato con il quadrato di colore verde ed un’area circolare con il numero 265. Tra il riquadro azzurro e quello verde non c’è una strada dritta di collegamento. I due punti azzurro e verde si uniscono con percorsi indiretti attraverso il Corso. Ne consegue che il Corso VI aprile si trasformerebbe in Regia Trazzera n.486 se l’Ufficio del Demanio dimostra nei millenni un diretto collegamento tra la Madonna delle Grazie e Via Balatelle.
Andando avanti, ritroviamo la Via S.S. Salvatore segnata col quadrato in giallo. In questo punto detta Via si innesta con la Via Corsa del Conte (oggi Via Montesanto) sbocca nella Via Monte Santo (oggi Via Galati) e fa bivio con la Via Monte Bonifato (quadri di colore bianco) che inizia dalla curva del quadro verde d’innesto con la via Balatelle e sale seguendo i punti rosa fino a raggiungere un incrocio segnato col punto giallo scuro. Dal primo quadratino giallo la Via S.S. Salvatore prosegue in linea retta segnati con quadrati di colore verde scuro fino a raggiungere il punto d’incontro con la Via Monte Bonifato. Da evidenziare che tra il punto verde e il primo punto giallo non c’è alcuna strada. Vedremo più avanti nel “Quadro D’unione” dell’Ufficio Trazzere una strada ( del tutto inventata) in linea retta tra il quadro verde e quello giallo. In parole più chiare quell’Ufficio Trazzere ha disegnato nella carta una diritta strada che unisce la Via S.S. Salvatore con la Via Monte Bonifato. La carta IGM ci mostra ancora che le due strade, S.S. Salvatore e Via Monte Bonifato, s’incontreranno a metà montagna nel punto segnato di colore giallo scuro (bivio Palazzello). Nell’area bassa segnata col numero 265 non c’è segno di alcuna Via che unisce le due strade in salita, segnate con il rosa ed il verde scuro.
Adesso visitiamo le mappe catastali del 1938.
La mappa in alto mostra lo spiazzo della Madonna delle Grazie denominata Piazza Pia Opera (segnato con un quadrato viola) per il Monastero delle Suore che abbiamo visto nella carta IGM. Segue la Piazza pittore Renda con fabbricati alle spalle segnata con pennellata di colore rosso. Da tenere presente che dette costruzioni non esistevano nella mappa del catasto Borbonico. Segue a giro la Via Pietro Maria Rocca con nuove costruzioni a sud non esistenti nel catasto Borbonico. Detta via si attacca allo spiazzo Balatelle senza alcuna strada che prosegue verso il monte Bonifato. Abbiamo visitato un nuovo centro abitato non rilevato nella carta IGM 1852 in parola. In sostanza, come ho già evidenziato sopra, solo la Via Balatelle è la Trazzera Regia visto che della Via Pietro Maria Rocca per non c’è traccia di strada. Intanto vedremo tra poco che detta Via, ripeto Pietro Maria Rocca. è stata disegnata come Regia Trazzera. In assenza di strade dirette dalla Piazza Pia Opera e la Via Balatelle si deve necessariamente ritenere che mille pecore in transumanza (Consulta del Maestro Segreto che giustifica la larghezza canonica delle Trazzere per il passaggio di mille pecore[vedi capitolo V-parte II, pubblicato il 1° luglio 2017]) per salire in montagna devono attraversare più della metà del Corso principale e altre piccole viuzze per raggiungere la Via Balatelle peraltro di modesta larghezza e proseguire per il monte Bonifato.
Nella carta catastale sottostante ho segnato con una pennellata di colore azzurro la Via Pietro Maria Rocca che abbiamo visto nella precedente carta, con un cerchio di colore azzurro il futuro Spiazzo Balatelle adesso inesistente (con il futuro incremento delle case abitative nell’intero quartiere farà bivio con la Via Pietro Maria Rocca (vedi precedente mappa allegato A) e la futura Via Monte Bonifato segnata con il cerchio di colore rosso. Per quest’ultime strade abbiamo già visto nelle carte IGM 1852 sopra riportate che non c’è traccia della Via Pietro Maria Rocca, ma è disegnata la strada che verrà denominata Via Monte Bonifato. Considerato che le mappe antiche IGM e del catasto Borbonico, la Piazza Pittore Renda e la Via Pietro Maria Rocca non esistono, annullano con certezza la possibile esistenza di una Regia Trazzera armentizia. La strada armentizia poteva considerarsi, come già evidenziato solamente la Via Balatelle che attraverso la Via Galileo Galilei entrava nel Corso principale per arrivare allo Spiazzo Madonna delle Grazie e viceversa.
Adesso viene incriminata altra strada cittadina, esattamente la Via S.S. Salvatore che leggiamo nella sottostante carta Catastale del 1938.
Con un tratto di penna di colore rosso ho indicato la Piazza della Repubblica (dove c’è il Castello dei Conti di Modica) il largo Trinità per l’omonima Chiesa e la Via S.S. Salvatore (forse anche in questa Via dovevano transitare mille armenti), all’altezza del quadratino rosso sul lato sinistro incontriamo la Via Corsa del Conte
Seguendo la mappa catastale, vediamo che la Via Corsa del Conte, segnata con quadri di colore giallo, si innesta con la Via Montesanto, segnata con quadri rossi. Il tratto finale di quest’ultima Via si innesterà con la Via Monte Bonifato allora inesistente perché priva di abitazioni. Vedremo che anche queste strade dovevano essere dichiarate entrambi Regie Trazzere, ma verrà incriminata solo la Via Montesanto oggi Via Galati.
. Più in basso propongo la carta cittadina attuale a riprova del suddetto percorso con l’innesto della Via Montesanto (oggi Via Galati) con la Via Monte Bonifato. Vedremo tra poco che l’Ufficio Trazzere disegnerà nell’area tra la Via Monte Bonifato e la Via S.S. Salvatore la Trazzera 486 che forma un trapezio.
Ecco lo stralcio. Da notare che
il punto di colore giallo che indica il
numero 486 e con linea retta di
colore rosso è disegnata una strada di collegamento
tra la Via Monte Bonifato e la Via S.S. Salvatore. Questa strada è stata del tutto inventata. Dimostrerò più in basso che la strada in linea retta segnata nella carta sotto il numero 486 non è altro che la futura strada oggi denominata Viale Europa che collega la Via Monte Bonifato con la Regia Trazzera n.349 Alcamo-Gibellina scavalcando la Via S.S. Salvatore. Perciò la suddetta strada segnata col n. 486 non esiste.
Nella carta attuale della città di Alcamo ho riportato con cerchi di colore viola l’intero percorso dell’attuale strada da Piazza pittore Renda o spiazzo Madonna delle Grazie al Monte Bonifato. Il cerchio grande di colore rosso indica lo “spiazzo Balatelle”. Risulta nuovamente dimostrato che la Via Pietro Maria Rocca è sorta quando sono state costruite le abitazioni. Infatti le precedenti carte IGM e catasto Borbonico mostrano terreno vuoto senza alcuna abitazione e senza alcuna traccia di strada. Risulta chiaro che quel tratto di strada non è mai esistita ed è stata costruita non l’incremento delle case abitative come è dimostrato nella carta catastale (allegato A) sopra riportata.
Nella carta cittadina sottostante ho riproposto per maggiore chiarezza l’intero percorso di collegamento tra la Via Monte Bonifato e la Via S.S. Salvatore e l’intero percorso della Via S.S. Salvatore fino al raggiungimento della vetta del monte Bonifato segnato con tratti di penna di colore verde. A colpo d’occhio solo la Via Galati che sta sotto il Viale Europa unisce la due strade Via Monte Bonifato e Via S.S. Salvatore formando un curva convessa. Mentre il Viale Europa cammina e supera la Via S.S. Salvatore; oggi addirittura oltrepassa la Via Maria Riposo anch’essa assurda Regia Trazzera n. 349 Alcamo-Gibellina.
A questo punto presumo che risulta sufficientemente provato l’inventato percorso cittadino della Trazzera Regia n.486. Tuttavia per essere pedante mi ripeto ancora una volta utilizzando uno stralcio allargato del “Quadro Unico” disegnato dell’Ufficio Trazzere
Per comodità di lettura riporto nuovamente la carta dell’Ufficio Trazzere che vuole rappresentare l’assurdo percorso trapezoidale con una strada in linea retta del tutto inventata, come ho dimostrato con la carta cittadina. Ho segnato con cerchio di colore giallo la strada segnata con linea di colore rosso e con il numero 486.
Osserviamo adesso lo stralcio del “Quadro Unico” allargato disegnato dall’Ufficio Trazzere che qui sotto riporto, pregando il lettore di prenderne subito visione o stamparlo e tenerlo sott’occhio. Da tenere presente che la carta topografica che osserveremo in basso è esattamente il Quadro Unico del Catasto di Alcamo del 1938.
Il cerchietto rosso indica la Madonna delle Grazie, quello viola lo Spiazzo Balatelle (pregherei il lettore di verificare la mappa). Quel tratto di strada Madonna delle Grazie-Spiazzo Balatelle, oggi è denominata Via Pietro Maria Rocca. Abbiamo già osservato che sia sul catasto Borbonico (1875) che nelle carte IGM (1852) non c’è alcuna traccia di quella strada. Questa è una prima prova dell’inesistenza assoluta quel tratto strada in tempi remoti. Pertanto viene dichiarata Regia Trazzera perché l’Ufficio Trazzere ha copiato le piante catastale del 1938.
Seguendo la linea nera tracciata dall’Ufficio Demanio Trazzerale osserviamo altro che tratto di strada fino a raggiungere il punto di colore viola cioè dallo Spiazzo Balatelle detta strada si immette nella Via Monte Bonifato (allora inesistente nella pianta catastale perché priva di abitazioni) e fa bivio al cerchietto viola con la Regia Trazzera 488. In questo tratto si nota a colpo d’occhio che la linea a penna di colore nero segue la strada anche in questo punto chiamata Balatelle. Proseguendo incontriamo il punto di colore azzurro che fa bivio con due strade che recano i medesimi numeri 486 e sul lato destro continua in linea retta e arriva al cerchio di colore verde che segna un tratto di strada che fa bivio con la Via S.S. Salvatore indicata sempre con il numero 486. Anche quella strada (che forma un angolo retto con due fantastiche strade recanti i medesimi numeri 486) è una autentica invenzione dimostrata in primo luogo dalla carta IGM 1852 che riporto in basso per comodità di lettura in miniatura.
Quest’ultima è un’ulteriore prova che la Regia Trazzera 486 non è mai esistita.
Ecco la mappa IGM in miniatura.
Comincio con il punto verde a sinistra in basso che indica lo spiazzo Balatelle, il tratto viola è la Via Monte Bonifato, il tratto di colore rosso è la Via S.S. Salvatore che si incrocia con la Via Corsa del Conte (oggi Via Monte Santo) e continua con curva convessa e raggiunge la Via Montesanto (oggi Via Galati). Nell’area ove ho disegnato la croce di colore celeste non figura alcuna strada di collegamento con la Via Monte Bonifato e la Via S.S. Salvatore.
Ritornando alla carta dell’Ufficio Trazzere osserviamo che nella parte bassa al sotto della linea orizzontale che reca il numero 486 figura una strada parallela. Si nota benissimo che quella strada al di sotto del numero 486 non è la Via Galati perché oltrepassa la Via S.S. Salvatore e raggiunge altra Trazzera Regia indicata col numero 349=48. Proprio quella strada corrisponderebbe al Viale Europa costruito in parte dagli inizi del 1960.
Come ulteriore prova riporto il medesimo quadro unico molto più chiarificatore della mappa dell’Ufficio Trazzere.
Osserviamo con chiarezza che la strada segnata con la pennellata azzurra a sinistra incrocia a sinistra la Via Balatelle (oggi Via Monte Bonifato), a destra supera la Via S.S. Salvatore e si innesta con la Strada Regia Alcamo-Gibellina. Pertanto la Via Montesanto (oggi Via Galati) e la Via Corsa del Conte (oggi Via Montesanto) cosi come indicate nel catasto urbano che abbiamo visto sopra, si trovano al disotto della strada segnata con tratto azzurro. Infatti la strada convessa indicata nella mappa dall’Ufficio Demanio Trazzerale che reca il numero 486 sta proprio sotto la strada segnata con la pennellata viola. Peraltro i percorsi corrispondono esattamente a quelli sopra indicati nella carta in miniatura IGM e nella pianta cittadina.
Concludendo, risulta evidente e sorprendente l’abuso del Demanio Trazzerale nel delineare perfino i tracciati delle favolose, portentose e astronomiche Regie Trazzere. Peraltro è doveroso mantenere sempre nella memoria che le ricordate “Trazzere armentizie millenarie” sono state fin dall’origine commemorate e riconosciute come strade “diritte” e a fondo naturale, atte a far pascolare gli animali durante la transumanza; nonostante ciò, per la Trazzera in parola, puta caso, gli armenti fanno pure il “girotondo” e camminano in salita su Trazzere a “zig zag”. Qui il Demanio Trazzerale supera tutti i limiti attribuiti alla strade armentizie; scavalca pure quanto il nostro autore Santagati ci aveva informato: che i rettilinei diventano curve e le curve diventano rettilinei. Qui abbiamo costatato che le Trazzere addirittura sono “circonferenze”. Che dirà il Demanio Trazzerale in merito ?
In chiusura voglio pubblicare l’ultimo documento che mi è stato consegnato dall’Ufficio Trazzere. Si tratta di uno schizzo o pianta che mostra l’intero percorso della demanializzata Regia Trazzera n.486 in argomento. Ecco la mappa:
Ritengo opportuno completare l’argomento Trazzera n. 486 per un’ulteriore chiarezza, anche se le tesi sono state sopra esposte e sono ripetitive. La mappa è stata ben curata e invito il lettore a prenderne visione con lo scopo di osservare con chiarezza i punti cardini dell’intero percorso, da dove inizia e dove finisce.
Inizio l’analisi: il punto di partenza, come abbiamo già visto, sopra è lo spiazzo della Madonna delle Grazie. Prego i lettori di rivisitare le mappe o stamparle e tenerle sott’occhio. Abbiamo già visto che nella carta IGM del 1852 non compare alcuno spiazzo, ma solo due strade;
la carta del catasto Borbonico del 1875 è rappresentata al centro la chiesetta della Madonna delle Grazie al centro di due strade e tutto terreno senza alcuna abitazione e senza spiazzi osservabili
solo la carta catastale del 1938 mostra il Monastero, la Chiesetta due piazze e la via che conduce allo spiazzo Balatelle attorniato di abitazioni. E’ questo il punto di partenza della Trazzera. Riporto nuovamente la carta del 1938 che mostra in particolare il circondario di Piazza Garibaldi con numerose abitazioni (spopolata nel 1785); la Piazza Pittore Renda alle spalle abbastanza popolata con tre lunghe strade in orizzontale (completamente spopolata nel 1785); la Via Pietro Maria Rocca con un numero di nuove case (sempre spopolata nel 1785).
Riporto la carta Borbonica con i tratti di penna azzurra che segnano nelle aree l’assenza di abitazione nel 1785 in tutta l’area appena nominata.
Lo schizzo in parola della Trazzera n.486, che indica in questi siti lo spiazzo Madonna delle Grazie, non prova assolutamente l’origine millenaria della Trazzera armentizia. Anzi gli “Spiazzi” che abbiamo visto nello schizzo fino al 1875 non esistevano, sono nati con la urbanizzazione dei luoghi dovuta alla costruzione delle nuove case molto dopo quella data. Già come punto iniziale della Regia Trazzera è provata la sua inesistenza. Se il Demanio Trazzerale ha altre carte ha il dovere di esibirle.
Ma andiamo avanti con la lettura della carta in parola. Proseguendo con il tratteggiato in alto leggiamo Balatelle, al fianco a destra un cerchio che indica Spiazzo Balatelle, segue una linea retta che indica una strada che arriva all’altro cerchietto con la scritta Spiazzo S.S. Salvatore. Ripeto per agevolare la lettura la carta dell’Ufficio Trazzere.
Non esistono i due spiazzi (Balatelle e S.S, Salvatore) e neanche la strada. Sempre per comodità di lettura riporto in miniatura la carta IGM (sicuramente è fastidioso fare su e giù).
Infine, altra prova geometrica è fornita dalla carta catastale del Mortillaro 1852 anche se molti nomi non riesco a leggerli. Il primo punto concentrico ingiallito segna il punto estremo Ovest della città denominata per la Chiesetta omonima Madonna delle Grazie (punto di partenza della Trazzera). Ho segnato con punti rossi le due strade che conducono alla cima del monte Bonifato e si congiungono a mezza montagna che ho segnato con un puntino di colore azzurro. I punti di colore rosa indicano che in quelle zone non vi sono nè abitazioni, né spiazzi e gli ultimi due punti rosa in alto indicano che non vi sono strade di collegamento tra le due vie di montagna.
Adesso lo schizzo della Trazzera è arrivata quasi alla fine della corsa ove leggiamo Fontanazza. Ecco la foto del luogo.
Ecco come descrive il luogo Ignazio De Blasi nel 1880.
Scorrendo ancora lo “Schizzo,” in alto leggiamo “monte Bonifato” e “Chiesa Madonna dell’Alto”, alla punta estrema delineata con un cerchietto Longarico. Il segno apposto nel cerchietto ritengo che indica l’antichissima città di Alcamo denominata appunto Longarico.
Ho l’obbligo di annunciare che questa città è menzionata solamente nell’Itinerarium di Antonini e ancora non è stato accertato e riconosciuto il sito. A riprova propongo quanto ha scritto il De Blasi storico di Alcamo del secolo XIX.
Leggiamo nella pagina sotto riportata che la parola Longo o Longarico deriva dalla parola latina Longaria cioè Longo. La parola Longarico è stata riproposta dopo il passaggio dell’imperatore Antonini.
Tuttavia questa città di Longarico col suo castello rimase incerta presso gli storici e pertanto scrive il De Blasi che “è giusto sapersi ancora, esser rimasto sino ai nostri giorni presenti ad una collina di quelle all’istesso monte collaterali ed attaccate ( le colline sono esattamente tre) all’istesso monte Longo, che vale a dire Longarico.
Quindi è possibile che Longarico nasce su una delle tre colline chiamate monte Longo. Ecco la località. La carta mostra un’altezza di m. 532.
A tal proposito torno a rievocare il nostro autore Giuseppe Tesoriere sempre citato fin dalla colonizzazione Greca, che ci ha guidato nel trattare le strade costruite dai Romani, sulla Via Valeria e sull’Itinerarium di Antonini (Vedi capitolo I-parte IV, pubblicato il 25 luglio 2015 con numerosi dettagli sull’argomento in parola). Nella pagina qui sotto riportata leggiamo che Longarico è un sito nelle vicinanze di Alcamo o Calatafimi.
Altra postilla è la seguente: seguendo sempre la “pianta”, la Regia Trazzera termina nella pianeggiante cima del monte non abbastanza grande che ospita la Chiesa della Madonna dell’Alto e il Castello. Ecco la foto,
Mi sembra doveroso aggiungere la descrizione del De Blasi sia della “Fortezza del Castello”, che della città che è stata costruita proprio sotto il Castello.
Brevemente, se la città è costruita sotto il Castello e sotto la città c’è un enorme serbatoio d’acqua, le pecore certamente non arrivavano in cima al monte né per pascolare e neanche come ricovero; non trovava neppure spazio. Quindi la Trazzera di m. 38 arrotondati non può terminare in cima, ma al massimo alle porte della città, cioè sotto la “Fontanazza”.
In conclusione, il Demanio Trazzerale non solo a scoperto la città di Longarico dell’epoca Romana, ma ha inventato percorsi che non esistevano e le strade circolari o a forma di trapezio diventano anche Trazzere armentizie.
Un ultimo appunto, per il territorio di Alcamo il Catasto del 1938 ha disegnato quattro Regie Trazzere, non come “Strade Armentizie”, ma come “Regalie” (rievoco che il Re donava le terre ai Baroni e tratteneva le strade. In epoca Romana solo le strade costruite con denaro pubblico erano strade Regie).
Anche questa puntata doveva essere tra le ultime a chiudere la “Favola delle Regie Trazzere di Sicilia”, ma il Demanio Trazzerale mi fatto sudare altra conveniente puntata allo scopo di fornire una ulteriore prova sul campo di Alcamo (cioè sui luoghi) della sua ignobile esistenza. Sono convinto che leggere questa lunga puntata occorre buona volontà per collegare la sequenza dei documenti e delle mappe che spesso ho ripetuto per agevolare la lettura. Tuttavia ho cercato soprattutto di abbreviare omettendo altre mappe, documenti e foto che avrebbero aumentato solo le prove.
La prossima puntata verrà pubblicata in autunno, sabato 28 settembre e tratterò dei percorsi delle Regie Trazzere n. 390 Alcamo-Castellammare del Golfo e della Regia Trazzera n.452 Trapani-Palermo. Auguro ai lettori e alla redazione buona estate e buone vacanze.
Tratturi e Trazzere-Nuovissimo Digesto Italiano Utet – diretto da Antonio Azara e Ernesto Eula, Edizione III– ristampa 1979, volume XIX pagg.656 e segg.
Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia N. 27-Biblioteca centrale della Regione Siciliana Alberto Bombace-Palermo. Collocazione PER IT44.
Santagati luigi- Quando le Trazzere non si chiamavano Trazzere-Ricerche storiche e archeologiche nel Val Demone-atti del convegno del 17-18 maggio 2014-Società Nissena di Storia Patria-Caltanissetta 2014.
Santagati Luigi (a cura di) – La Sicilia di al-Idrisi ne Il Libro di Ruggero, Salvatore Sciascia Editore-Caltanissetta-Roma 2010.Al-Idrisi-Il Libro di Ruggero, tradotto e annotato da Umberto Rizzitano. S. F. Flaccovio Editore-Palermo 1968. Custodito dalla Biblioteca Civica di Alcamo, collocazione 945.8.04.IDRI.
Santagati luigi- Viabilità e topografia della Sicilia antica Realizzato con il patrocinio della REGIONE SICILIANA Assessorato regionale dei Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione. Caltanissetta 2006. Pagine 13 e 17.
Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana N. 30 del 24 luglio 1954– Biblioteca centrale della Regione Siciliana Alberto Bombace-Palermo.
Ruggero II-Fonte: Grande Dizionario Enciclopedico Utet – terza edizione Torino 1969, volume XVI pagg. 391-39).
Crociata Michele Antonino – Sicilia nella Storia – La Sicilia e i Siciliani dalla Dominazione Saracena alla fine della lotta separatista (827-1950), Primo Tomo Dallo sbarco saraceno alla morte di Re Ferdinando II, Dario Flaccovio Editore, Palermo 2011.
Tesoriere Giuseppe – Viabilità antica in Sicilia. Dalla colonizzazione greca all’unificazione (1860), Zedi Italia, Palermo 1993-pag.12. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, collocazione 422.P2.26 – Università di Palermo.
Uggeri Giovanni – Il sistema viario in Sicilia e le sopravvivenze medievali, 1939. Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione PAL 0260516.
Archivio di Stato (Catena) di Palermo– Maestro Segreto busta 275.
Istruzioni del Maestro Segreto del 1806. Biblioteca comunale “Feliciana” di Naro Collocazione n. 5167 scaff. S-C-6.
Dias Francesco (curatore)-Collezione di Reali Rescritti-Regolamenti, Istruzioni, Ministeriali e Sovrane Risoluzioni-raccolte dal 1806 al 1840, presso Morel e Mompard Napoli 1845-on line.
Leggenda delle strade carta IGM
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, vanno allo stesso ruscello.
Il lupo sta più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cerca una causa di litigio.
“Perché – dice – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?
“Coma posso – dice – fare quello che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!”
“Sei mesi fa – aggiunge – hai parlato male di me!”
Risponde l’agnello:
“Per Ercole! Tuo padre – dice – ha parlato male di me!”
E così, lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta.
Esopo racconta: “si radunarono insieme, per andare a cacciare, la pecora, la capra, la giovenca e il leone. Presero un cervo. Nello spartire la preda ciascuno degli altri credeva avere così buona parte come il leone. Ma disse il leone: -Noi divideremo il cervo in 4 parti: la prima deve essere mia, perché è mio il primo onore; la seconda deve essere mia, perché ho la maggior forza; e perch’io ho durata più fatica devo avere la terza parte di razione; chi piglierà la quarta parte non sarà mio amico.
E quando gli altri animali udirono queste parole, così scornati si partirono dal leone, e non ebbero niente della preda.
Questa puntata mi ha dato l’occasione di citare queste “Fiabe” che confermano il titolo di questa “Rubrica”. Mi preme sottolineare che i “Decreti Assessoriali” non sono approvati dall’Assemblea come le “leggi Regionali”, ma vengono pubblicati direttamente nella Gazzetta con la semplice firma dell’Assessore. Pertanto se un qualsiasi Decreto non è corretto può essere revocato da un altro decreto assessoriale. In altre parole, non occorre una legge regionale per annullare i Decreti che hanno demanializzato le Trazzere.
Resto tuttavia meravigliato che dopo ben 5 anni e 6 mesi di avere dimostrato l’inesistenza in tutta la Sicilia di “Trazzere Armentizie” nessun Consigliere Regionale del partito di maggioranza o di opposizione ha proposto un’interpellanza all’Assessore pro tempore in carica.
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LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA – CAPITOLO XI – PARTE III – ALCAMO
LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA – CAPITOLO XI – PARTE II – ALCAMO
CAPITOLO XI – PARTE I – LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA. Alcamo.
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References: articolo 17
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