Source: http://forodinapoli.blogspot.com/2015/08/rumori-molesti-e-schiamazzi-notturni.html
Timestamp: 2020-05-25 14:11:15+00:00

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FORO NEWS ITALIA: Rumori molesti e schiamazzi notturni ecco come ci si può tutelare
Rumori molesti e schiamazzi notturni ecco come ci si può tutelare
Fortemente avvertito, specie nel periodo estivo, è il problema dei rumori molesti che rischiano di compromettere il riposo e la tranquillità dei cittadini.
In Italia la normativa che li regolamenta è assai ricca e variegata e le tutele a disposizione di coloro
che si sentano (motivatamente) danneggiati da confusione, musica e schiamazzi sono di carattere sia penale, che amministrativo che civile (leggi: “Immissioni di rumore. Come tutelarsi contro le immissioni di rumori molesti”).
In particolare, il riferimento va all’articolo 659 c.p., il quale prevede due distinte forme di tutela.
In sostanza si distingue, con sanzioni differenti, a seconda che i rumori molesti siano o meno strettamente connessi all’esercizio di un mestiere o di un’attività.
Peraltro, mentre nel primo caso sarà necessario dimostrare concretamente il disturbo arrecato, nel secondo caso questo si considera presunto per il solo fatto che l’esercizio del mestiere rumoroso “si verifichi fuori dai limiti di tempo, di spazio e di modo imposti dalla legge, dai regolamenti o da altri provvedimenti adottati dalle competenti autorità” (Cass. n. 39852/2012).
Anche nel caso in cui i rumori molesti siano strettamente connessi all’esercizio di un’attività, tuttavia, non necessariamente sarà quella penale la tutela applicabile.
Ciò accade, ad esempio, nel caso in cui il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone derivi dal superamento dei limiti massimi o differenziali di emissione del rumore fissati dalle leggi o dai provvedimenti amministrativi (cfr. Cass. n. 34920/2015, con riferimento alla quale leggi: “Il bar sotto casa è troppo rumoroso? La sanzione è solo quella amministrativa”).
Tra le normative amministrative speciali che regolano la materia, si segnalano il d.p.c.m. 1 marzo 1991 (Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno), la legge n. 447/1995 (Legge quadro sull’inquinamento acustico), il d.p.c.m. 14 novembre 1997 (Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore), il d.m. 16 marzo 1998 (Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico) e il d.lgs. n. 194/2005 (Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale).
Del resto “il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'1 marzo 1991, il quale, nel determinare le modalità di rilevamento dei rumori e i limiti di tollerabilità in materia di immissioni rumorose, al pari dei regolamenti comunali limitativi dell'attività rumorosa, fissa, quale misura da non superare per le zone non industriali, una differenza rispetto al rumore ambientale pari a 3 decibel in periodo notturno e in 5 decibel in periodo diurno, persegue finalità di carattere pubblico e opera nei rapporti fra i privati e la p.a.
Le disposizioni in esso contenute, perciò, non escludono l'applicabilità dell'art. 844 c.c. nei rapporti tra i privati proprietari di fondi vicini” (Cassazione civile 05/08/2011 n. 17051).
Nel dettaglio, l’articolo 844 del Codice civile stabilisce che il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e le altre propagazioni che provengono dal fondo del vicino, a meno che questi non superino la normale tollerabilità, da valutare tenendo conto anche della specifica condizione dei luoghi.
Sulla base di tale articolo, il proprietario di un immobile, o chi ne goda a qualsiasi titolo, può quindi proporre nei confronti del proprietario o locatario di un altro immobile un’azione dinanzi all’autorità giudiziaria civile per ottenere sia l’inibitoria dell’attività rumorosa, sia il risarcimento dei danni che possono derivare dalle immissioni rumorose, come ad esempio quello relativo alla perdita di valore dell’immobile o quello alla salute.
In ogni caso, è fondamentale, ai fini della tutela, che i rumori superino la normale tollerabilità, ovverosia un concetto che, benché chiaro nel suo significato, non sempre è di semplice e unanime interpretazione, nel concreto lasciata all’apprezzamento del giudice competente.
La valutazione della normale tollerabilità, in ogni caso, è condizionata dal limite imposto dal secondo comma dell’articolo 844 c.c., in base al quale l’autorità giudiziaria deve necessariamente contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e puòtener conto della priorità di un determinato uso, con la conseguenza che bisognerà valutare differentemente la normale tollerabilità a seconda del luogo e delle condizioni in cui sorga l’immobile soggetto a immissioni fastidiose.
Con la sentenza n. 26899/2014, ad esempio, si è riconosciuto che in determinati casi le immissioni siano in grado di ledere anche gli interessi della persona umana costituzionalmente garantiti come il riposo notturno, la serenità e l’equilibrio della mente, con ciò confermando un orientamento consolidatosi nel corso degli anni (v., ad esempio, Cass. nn. 26972/2008 e 26975/2008).
Con una recente sentenza del marzo 2015, la numero 9633, ad esempio, si è affermato che laddove il gestore di un locale apponga dei cartelli per invitare i clienti a evitare di causare rumori molesti, è da escludersi la sua responsabilità per gli eventuali schiamazzi fatti dagli stessi all’esterno del locale.
In via generale, tuttavia, è del titolare di un pubblico esercizio il dovere di impedire condotte che disturbino il risposo delle persone e di impedire gli schiamazzi degli avventori, specie durante l’orario notturno, e la responsabilità che ne consegue è anche quella di carattere penale prevista dall’articolo 659 c.p. (cfr. Cass. n. 13599/2011). Più nel dettaglio, la responsabilità del gestore per il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone sussiste laddove gli schiamazzi notturni risultino astrattamente idonei ad arrecare disturbo a un numero indeterminato di persone in una zona caratterizzata da blocchi di edifici strettamente contigui tra loro (cfr. Cass. n. 20207/2013).
http://www.studiocataldi.it/articoli/19195-rumori-molesti-e-schiamazzi-notturni.asp

References: Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
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