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Timestamp: 2020-08-10 11:28:22+00:00

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Solchi della mente | Fuori dal solco
Solchi della mente
Vorrei approfondire una argomento appena sfiorato in uno degli articoli precedenti; allo scopo ti propongo un altro esperimento mentale.
Immagina una grossa tavola di argilla, perfettamente levigata e posta in posizione quasi orizzontale, leggermente inclinata da un lato.
Adesso immagina una goccia d’acqua che cade dall’alto su questa superficie, in un punto a caso; poiché la pendenza non è molto accentuata, potrà succedere che la goccia rimanga nella sua posizione oppure inizi a scorrere verso il basso, fino ad uscire dal bordo inferiore della tavola. In ogni caso, la goccia avrà iniziato a scavare un minuscolo e impercettibile solco nell’argilla.
Supponiamo ora che cada un’altra goccia: magari si unisce alla prima che era rimasta ferma e insieme trovano la forza per proseguire il viaggio, magari scivola da sola lungo il piano inclinato, magari staziona. In ogni caso si produce un’ulteriore piccola deformazione della superficie originaria.
La scena si ripete per un numero molto elevato di volte, alcune gocce sono piccole, alcune grandi; all’inizio la direzione presa da ciascuna di esse sarà piuttosto casuale, ma via via che l’argilla viene scavata, i solchi prodotti influenzano il percorso delle successive: se una di queste cade in prossimità di un solco, sarà probabile che ne venga attratta, e segua quindi il percorso della precedente, contribuendo ad accentuarne la profondità ed aumentando pertanto la probabilità che altre gocce seguano la stessa sorte.
Col passare del tempo, la superficie perde la sua forma originaria, ed inizia ad assumere una morfologia caratterizzata da valli, più o meno profonde, che si ramificano nella direzione della pendenza.
La tavola di argilla è una metafora della mente umana: alla nascita partiamo tutti con tavole levigate (o, più probabilmente, contraddistinte da piccoli solchi iniziali, diversi per ogni individuo, frutto dell’eredità genetica); ogni esperienza cognitiva è l’equivalente di una goccia, che va a modificare la geografia della mappa mentale; potrà trattarsi di un’esperienza di poco conto, e allora la goccia (piccola) modificherà di poco l’argilla, oppure di un’esperienza traumatica o particolarmente significativa, nel qual caso saremo di fronte ad una o più gocce di grandi dimensioni in grado di incidere solchi profondi; i solchi sono l’equivalente delle idee.
Non si tratta di una metafora campata per aria: le moderne teorie sul funzionamento del cervello riflettono questo genere di dinamica, anche se ovviamente i solchi sono di tipo logico e sono rappresentati da insiemi di neuroni che si stimolano reciprocamente.
Con l’invecchiamento le esperienze, soprattutto se ripetute nel tempo, arrivano a produrre solchi dai quali è difficile sfuggire, pertanto è difficile che un cervello anziano, se non particolarmente allenato a farlo, produca idee nuove, cambi opinione. La creatività con l’età diminuisce.
Per certi aspetti, questo meccanismo ha dei vantaggi: se mi scotto col fuoco è probabilmente utile che io non cambi più idea in merito ai benefici delle fiamme sulla mia epidermide; la memoria serve proprio a questo: far tesoro delle esperienze.
Ma sotto altri aspetti il meccanismo è insidioso: le conclusioni a cui sei arrivato sono valide, e pertanto non vanno più messe in discussione, finché le condizioni di partenza che le hanno generate rimangono immutate; ma se qualcosa cambia a monte del tuo ragionamento, allora tutto va rivisto: il tragitto che da anni fai per recarti in ufficio è sicuramente quello più breve, ma l’apertura del nuovo ponte ha cambiato le carte in tavola, ora la strada più breve è un’altra, anche se probabilmente continuerai per un bel po’ a fare, per inerzia, sempre la solita.
Poiché poi siamo dotati di auto consapevolezza, i solchi della mente possono anche rinforzarsi a prescindere da input esterni: se penso in continuazione di essere antipatico a Mario, non faccio che consolidare in me l’idea che questo sia vero, e probabilmente ogni esperienza verrà interpretata alla luce di questa convinzione; Mario mi incontra per strada e mi saluta freddamente? La goccia non cade nel solco del ‘Mario ha problemi col lavoro’, ma in quello del ‘Mario non mi può sopportare’; e scava…
In questo modo posso, anche a partire da esperienze insignificanti, costruire una mia realtà completamente immaginaria dalla quale difficilmente riuscirò ad affrancarmi; conosco da vicino persone affette da depressione e vi assicuro che il circolo vizioso nel quale sono cadute è proprio questo.
Questo meccanismo di polarizzazione delle idee è dunque un problema? Non credo, dopotutto è frutto di millenni di evoluzione, la natura ha avuto molto tempo per metterlo a punto ed eliminarlo nel caso fosse stato dannoso; è un problema ignorarlo, questo si… ma prima di cadere nella trappola perché non proviamo, per gioco, a dare almeno un’altra interpretazione ai fatti, diversa – magari diametralmente opposta – rispetto a quella che ci appare più evidente?
Guy Claxton – Il cervello lepre e la mente tartaruga. Pensare di meno per capire di più
Questo articolo è stato pubblicato in Riflettere e delirare e taggato come memoria, pensiero laterale, solco il 14 agosto 2012 da Marco Perasso
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21 pensieri su “Solchi della mente”
ilariainterplanetaria 14 agosto 2012 alle 09:17
e’ un esercizio che mi piace fare quello di sforzarmi di vedere le cose da un altro punto di vista e cercare di valutare le mie idee secondo altri presupposti.
tu hai parlato di depressione, un aspetto analogo di questa faccenda dei solchi io trovo siano i pregiudizi e quelli vanno assolutamente rimessi in discussione….
secondo te si puo’ appianare in solco e costruirne un altro volontariamente? con la depressione e’ difficile lavorare perche’ mina la tua forza interiore, ma i pregiudizi invece spesso sono alimentati proprio da una forza interiore spesa nella direzione sbagliata. e’ comunque uno sforzo molto importante, ma bisogna avere almeno la voglia di provarci… la questione e’ che spesso le persone non si fanno neanche queste domande ‘preliminari’ quindi non arriveranno mai a valutare la bonta dei propri solchi…non sanno proprio di averne.
vabe tutto questo per dirti che sono io….quella che nessuno la riconosce….ricordi? 🙂
Marco Perasso Autore articolo 14 agosto 2012 alle 09:39
No, Ilaria, purtroppo non ricordo di te… :-), comunque grazie per il tuo contributo, che ha messo l’accento su uno degli aspetti più pericolosi della rigidità mentale, forse uno dei motivi che mi ha spinto a creare questo blog; i pregiudizi sono in effetti solchi molto profondi che meriteranno l’attenzione di numerosi articoli. Fra l’altro si tratta di rigidità spesso sfruttate ad arte da soggetti terzi che, ben consapevoli di questi meccanismi, li veicolano a proprio favore pilotando intere masse di persone. Il solco non si può appianare, ma si può cercare di rimanerne fuori, è prenderne coscienza significa essere già a metà strada.
Laura 15 agosto 2012 alle 01:46
Posto che, appunto, l’esperienza è basilare in qualsiasi campo, questo sistema di pensiero continuerebbe ad essere altamente funzionale se soltanto valutassimo le ns conclusioni per quanto infine sono, il risultato di un’esperienza “personale” che quindi non esclude il fatto di poter essere arricchita, modificata e fortunatamente anche stravolta da quelle degli altri o da un mutamento di condizioni. Si tratta secondo me di acquisire (lupus in fabula 🙂 ) una forma mentis facendo il passaggio dallo schema “La MIA esperienza-quindi-Verbo” a “La MIA esperienza-quindi-il resto è incognito”. All’inizio puo’ sembrare un po’ difficile o dare l’idea del “tirato per i capelli” ma dopo pochi tentativi certe idee preconcette, che poco prima erano un rifugio rassicurante potrebbero rivelarsi invece una prigione del ns pensiero e cambiare da qualcosa che ci “corazzava” a qualcosa che ci poneva invece un limite pressochè invalicabile. Avvicinarsi (riuscire magari è altro) a questo atteggiamento non è difficile come potrebbe sembrare. Tutti stiamo a galla ma abbiamo bisogno di capirlo “imparando” a nuotare. Forse anche questo è un percorso inverso.
Marco Perasso Autore articolo 15 agosto 2012 alle 10:03
Hai toccato un altro aspetto interessante del preconcetto: dà sicurezza, ci rasserena; percorrere una strada conosciuta è da un lato comodo, dall’altro scevro da preoccupazioni, da ansie. Più ti abitui a vivere lontano dall’incertezza, più quest’ultima ti spaventa, e vai cercando risposte ferme da chi ostenta quella sicurezza che tu non hai. Ma non ti rendi conto che questa sicurezza è solo un’illusione: anche qualora volessimo ammettere che il futuro sia già stabilito, nessuno ti può garantire che domani continuerai ad avere una casa, un lavoro, il sole che ti scalda la pelle, semplicemente perché nessuno lo conosce, questo futuro. Vuoi delle certezze? Abituati ad affrontare l’imprevisto, lascia perdere la staticità di una soluzione preconfezionata e avventurati nel piacere di trovare la TUA soluzione al problema di OGGI, non necessariamente la stessa che hai trovato il giorno prima…
Mauro 16 agosto 2012 alle 18:42
Secondo il mio modestissimo parere la profondità dei “solchi” diminuisce con il passare dell’età, ma sono ugualmente determinanti. I solchi più profondi sono prodotti dai nostri genitori e spesso questi solchi posso anche lasciare purtroppo tracce indelebili per tutta la vita in senso negativo. Freud per curare nei suoi pazienti certe malattie fisiche ma derivanti da problemi mentali (isteria depressione ma non solo) scavava fino ad arrivare quasi sempre ad un episodio chiave dell’infanzia spesso provocato dagli stessi genitori. Risolto l’episodio, anche la malattia normalmente scompariva in maniera automatica. Nella società moderna, tuttavia, siamo bombardati da messaggi esterni che non fanno altro che scavare solchi ugualmente profondi perché le “gocce d’acqua” sono continue e formano dentro di noi dei pregiudizi che spesso non hanno alla base ne una conoscenza ne un ragionamento individuale. Il famigerato spread: ci hanno insegnato a temerlo, ma quanti in effetti sanno cos’è e quanto è effettivamente pericoloso? Forse il terrore generato è solo una manovra subdola attuata dai poteri forti per farci accettare nefaste politiche economiche di “rigore” che comunque non sortiranno nessun effetto positivo. Forse un altro punto di vista, ossia maggior conoscenza ed un ragionamento individuale, aiuterebbe non poco.
Marco Perasso Autore articolo 16 agosto 2012 alle 19:18
Bene, anche questo è un ottimo contributo! I solchi dell’educazione… in effetti i genitori (e in particolare – lo dico statisticamente parlando, non me ne vogliano i lettori – la madre per l’eccessiva presenza ed il padre per l’esigente lontananza) possono fare non pochi danni nel cervello di una persona, instaurando fobie o sensi di colpa che ci porteremo dentro per sempre. Consiglio l’ascolto dell’album ‘The Wall’ dei Pink Floyd, ed in particolare il brano ‘Mother’, che racchiude tutto il senso del tuo commento.
Per quanto poi riguarda il secondo tema: la televisione ha un tale potere di scavare solchi nella mente che io e mia moglie abbiamo deciso di farne a meno; forse stiamo trasformando i nostri figli in disadattati, ma è un rischio che abbiamo valutato pesantemente e ci sentiamo, a conti fatti, di correre.
Grazie ragazzi, state aumentando di molto (anche se va detto che è tutto sommato facile) la qualità dei miei articoli.
Mauro 17 agosto 2012 alle 08:47
Grazie a te Marco per proporre temi di discussione così interessanti. Sul fatto della TV… con quello che circola oggi nell’etere la tua scelta è da apprezzare, ma si sa che molti altri canali sono potenzialmente pericolosi soprattutto per i bambini e parlo essenzialmente di internet. Un capitolo a parte forse meriterebbe anche la scuola, ma su questo tema non sono molto preparato a dire il vero.
elena lanzuise 16 agosto 2012 alle 21:10
Caro Marco,la qualità dei tuoi articoli è vasta e ampia a mio parere,dato che sono abbastanza avanti negli anni i solchi nella mia mente sono abbastanza profondi e direi anche radicati, sono poche certezze, e ancora tanti dubbi, cerco di tenere la mente allenata purtroppo è molto difficile e ogni giorno che passa me ne accorgo. Continua a scrivere perchè questi tuoi ragionamenti, questo tuo voler spronare le persone a guardare lontano non fermarsi alle apparenze può essere di aiuto a tanta gente.Bravo !!!!
Marco Perasso Autore articolo 17 agosto 2012 alle 06:45
Una nonna dinamica e giovanile come te Elena è sicuramente molto più avanti di almeno il novanta per cento dei suoi coetanei; ecco un esempio di come sia possibile tenere la mente elastica indipendentemente dal passare degli anni; per far capire i lettori: questa nonna ha giocato a calcio con me contro una marea di bambini in occasione dell’ultimo compleanno di mia figlia; naviga su Facebook nonostante le iniziali difficoltà con le nuove tecnologie, studia inglese e va al mare con le amiche, oltre ovviamente a tener testa a cinque nipoti.
Una nonna indistruttibile (il che per me è un problema mica da poco, visto che è mia suocera :-)…).
bytesforlunch 16 agosto 2012 alle 22:30
Ciao Marco complimenti per il post, hai reso perfettamente l’idea sul concerto di solco.
L’unica cosa su cui mi permetto di sollevare un eccezione e’ quando dici che con l’invecchiamento la mente perde creativita’. Infatti la creativita’ non e’ solo una dote, ma anzi e’ una facolta’ umana che va allenata per tutta la vita, in maniera mirata e scentifica, proprio come quando si allenano i muscoli. Pensiamo a Leonardo Da Vinci, che in un’epoca dove non c’era Internet aveva una forza creativa eccellente anche nei suoi ultimi anni di vita.
Sicuramente con l’invecchiamento il cervello diminuisce in termini di potenza di calcolo, ma le idee creative non richiedono velocita, non si tratta di risolvere equazioni nel minor tempo. L’idea creativa e’ l’arte di mettere in relazione nozioni che stanno nella nostra memoria per produrne di originali. Per dirla all’inglese, “connecting the dots”.
Ciao e ancora complimenti per la limpidezza espositiva e la buona potenza comunicativa.
Marco Perasso Autore articolo 17 agosto 2012 alle 08:17
Ben vengano i contraddittori, soprattutto con te, Francesco, sono sempre stati molto costruttivi. Come testimonia il commento precedente di Elena (e mia successiva replica), il passare degli anni non significa necessariamente stop alla creatività; credo però che questo sia vero in media: Leonardo era sicuramente fuori dalla media, ha sempre tenuto in costante attività il proprio cervello; ma statisticamente parlando, ritengo piuttosto probabile che, analogamente a quanto succede per muscoli, scheletro e altri organi, col passare del tempo il cervello si irrigidisca, a meno di tenerlo in costante allenamento (cosa che spesso si smette di fare già in tarda gioventù, dopo che si è trovato il famoso e ormai leggendario posto fisso…). Da qui la necessità di una adeguata consapevolezza del problema, che spinga a tenere in esercizio corpo e mente.
Grazie anche per aver introdotto l’importante concetto di ‘connecting the dots’; per chi non lo conoscesse ne espongo la mia interpretazione, che è più o meno la seguente: nella vita è importante che tu faccia molte esperienze, non importa se sono poco correlate e apparentemente prive di unitarietà; il significato verrà fuori a posteriori quando, guardando retrospettivamente, ‘unirai i punti’ delle conoscenze acquisite per dare coerenza alle esperienze. In pratica: ti piacerebbe fare quel corso di spagnolo ma ti domandi se ne valga la pena, se ti servirà? Tu fallo, anche se adesso ti sembra poco coerente col tuo bagaglio di esperienze: ne capirai in seguito l’utilità.
Per tornare alla metafora del solco: idee apparentemente lontane possono essere unite da un solco unificatore che ne riveli correlazioni inaspettate: da qui la nascita di un’idea nuova, la creatività! Scava nuovi buchi (vicini o lontani) e abbandona provvisoriamente quello attuale; scoprirai gallerie inattese nel sottosuolo che li unificano, perché la conoscenza è unitaria e non settoriale.
Laura 17 agosto 2012 alle 12:12
Condivido pienamente la scelta di Marco e Stefania riguardo alla TV, mio figlio ha 10 anni e non ha praticamente mai visto la televisione. Anche io a volte mi chiedo se diventerà un disadattato ma mi domando anche, disadattato rispetto a cosa ? Un numero enorme di individui “perfettamente adattati” costituiscono la società che è sotto gli occhi di tutti quindi…..
Qualcuno ha sollevato il problema della scuola. Sarà forse per deformazione genitoriale ma io la ritengo una bomba ad orologeria. Facciamo molto bene a riflettere sui nostri atteggiamenti di adulti perchè noi siamo il presente ma questo non basta. I bambini hanno una naturale e funzionale tendenza ad adattarsi e questo è bene, disgraziatamente a scuola vengono sottoposti ad una continua spinta all’omologazione che è invece una componente tanto forzata quanto negativa e (apparentemente) inutile. L’ottimo alunno di oggi è il perfetto yes man di domani…..
Last but not least, noi genitori. Parliamo molto, spieghiamo forse molto ma li responsabilizziamo pochissimo a livello di pensiero rispetto alle loro potenzialità. C’è una tendenza ad infarcirli di regole perchè, si sa, la libertà è una scocciatura impegnativa…..
elena lanzuise 20 agosto 2012 alle 21:34
Grande Giorgio Gaber !!! Mi piacevano le sue canzoni quando ero giovane, non sapevo neanche io il perchè, oggi mi ritrovo a capire …..troppi insegnanti che non hanno voglia di insegnare, troppi insegnanti con mille preconcetti, tanti esempi da seguire, non ci accorgiamo che se la società moderna è ferma e stagnante è proprio perchè cerchiamo esempi nel passato e non guardiamo al futuro che ne pensate ??
Marco Perasso Autore articolo 21 agosto 2012 alle 11:03
E’ vero che ci sono insegnanti che non sanno fare il loro lavoro, come è anche vero che ce ne sono altri intrappolati fra la mazza delle scelte di governo e l’incudine di genitori il cui unico obiettivo è vedere arrivati i loro figli, a cui danno sempre ragione perché è ovvio che se vanno male a scuola la colpa è dell’insegnante palesemente non all’altezza del compito. Io ho due figli alle scuole elementari e nel mio piccolo ho visto esempi di entrambe le tipologie.
Laura 21 agosto 2012 alle 13:23
Gli insegnanti purtroppo ormai sono uno strumento dei programmi e la didattica, che a volte è buona a volte no, ha divorato l’aspetto pedagogico. La scelta di base tra vecchio e nuovo non credo sia necessariamente positiva, soprattutto in questo ambito. Sarebbe necessario invece non farsi prendere dagli “effetti speciali”, il bambino-alunno medio parla in continuazione di qualsiasi argomento, è apparentemente disinvolto in qualsiasi tipo di situazione o attivita’. Questo di solito è abbastanza scenografico e gratifica i genitori sempre che non ci si fermi a domandarci quanto abbia capito di quello che dice o fa. Penso sia questo che non funziona, li abituiamo ad incamerare un gran numero di nozioni togliendogli spazio per imparare ad elaborare le informazioni ed i concetti. Ci accontentiamo che incamerino senza riflettere troppo e stiamo allevando un futuro adulto che poi guarderà Studio Aperto credendo che sia un telegiornale. Noi genitori siamo pronti a ricorrere al TAR se manca la carta igienica, a sbranare l’insegnante se c’è una macchia di pennarello sulla tuta firmata ma l’importante è il 6 in pagella, non importa a cosa corrisponda. Per il ns solco è sufficiente.
Marco Perasso Autore articolo 22 agosto 2012 alle 06:55
Come non essere d’accordo… questo è uno dei messaggi che cerco di trasmettere ai miei figli: a scuola l’obiettivo non è il voto, ma ciò che si è appreso; quindi quando la sera torno da lavoro non chiedo loro ‘che voto hai preso oggi?’ ma ‘cosa hai imparato di nuovo oggi?’. Purtroppo molti genitori, oltre a chiedere il voto al figlio, chiedono anche che voto hanno preso i compagni, abituandolo ad una insulsa competizione, fra l’altro basata sulla forma e non sulla sostanza. E’ un po’ come se, affetti da una grave infezione virale, ci considerassimo in buona salute perché il termometro sancisce 36,5°, dopo il bombardamento di tachipirina di qualche ora prima.
Il mondo da un'altra prospettiva 22 agosto 2012 alle 12:57
Uscire dal solco è fatica, non è una passeggiata.
Il primo ostacolo è la nostra pigrizia, la fatica di dover ragionare sempre, anche quando ci si vorrebbe riposare. Bisogna rimanere sempre vigili, basta poco per ricadere nel solco e ci vuole tempo per creare un solco “buono”. Il secondo ostacolo, forse maggiore, è il coraggio! Il coraggio di essere diversi, perché che lo si voglia o no, quando si esce dal solco si è diversi e gli sguardi, le frasi dei “non diversi” possono fare male. Anche noi abbiamo deciso di non aver la televisione in casa, e ti posso assicurare che la maggior parte della gente ci considera “strani” per questa scelta e ho visto lo sguardo di terrore nei loro occhi al momento dell’annuncio, forse se avessimo detto che rubavamo per vivere, avremmo avuto uno sguardo più clemente.
Per non parlare di quando si cerca di fare propaganda sul non sprecare, in quel momento diventiamo “i tirchi” che non si godono la vita. Spesso si confonde una cosa che fa piacere con una cosa che costa tanto.
Marco Perasso Autore articolo 22 agosto 2012 alle 15:01
A volte credo che l’atteggiamento negativo di molti nei confronti di certe tue scelte ‘virtuose’ sia un modo per delegittimarle, sminuirle; in altri termini: mi rendo conto che il tuo comportamento sarebbe da seguire ma so che non voglio pagarne il prezzo? La strada più facile che ho è spostare la negatività dal mio comportamento al tuo (non sono io lo sprecone, sei tu la tirchia). In gioventù mi pesavano questo genere di giudizi, mi facevano sentire, come dici tu, strano, adesso mi danno energia per perseverare e mi fanno sospettare di essere nel giusto.
Bru 15 settembre 2012 alle 00:14
innanzi tutto ti faccio i complimenti per questo blog e ti ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro e semplice pensieri così preziosi! Spero di non unirmi troppo tardi alla conversazione! Questo tuo articolo ha illustrato molto bene la mia eterna battaglia interiore tra cio’ che sono e cio’ che vorrei essere, desiderio che sembrerebbe essere limitato dai miei “solchi della mente”. La mia considerazione che voglio provae a sottoporvi è questa: ma “i solchi della mente” sono davvero un limite? Non potrebbero essere forse un sofisticato percorso educativo “studiato”, “adattato”ed “evoluto” appositamente dal nostro cervello allo scopo di darci le corrette opportunità di crescita e che tiene conto delle nostre differenti capacità elaborative e caratteristiche genetiche ?
Provo a spiegarmi meglio. Riprendendo il concetto della tavola d’argilla e il pensiero di Mauro, vorrei ricordare che per tante persone il grande viaggio della vita inizia da una tavoletta scolpita con la mazza ferrata (situazioni familiari agghiaccianti, malattie invalidanti, tare genetiche, ecc..). In questi casi la mente crea uno o piu’ solchi “di sopravvivenza”. Essi negano, rimuovono, creano preconcetti, realtà e percezioni distorte, rassicurano e proteggono fino a quando il bambino interiore, che ha ognuno di noi, e’ in grado di affrontare il mondo senza soccombere al dolore o solo che alla parola involontariamente superficiale di un coetaneo. Gli anni e le esperienze poi determineranno il tempo impiegato a smascherare il gioco e a riconoscere i solchi come tali, ma non renderanno la realtà meno amara o “disarmeranno” il passato. Ma a mio parere e’ qui che, se siamo fortunati, arriva la luce: ce la porta la consapevolezza che proprio quei preconcetti, le certezze, i confini e quelle ripide pareti, ci hanno cullato e aiutato a crescere, ad avere una sorta di equilibrio. E’ grazie a loro se adesso siamo in grado di osservare dall’alto i mille ghirigori della nostra tavoletta d’argilla e possiamo provare a scrivervi sopra qualcosa di nostro. Siamo consapevoli che i solchi sono ancora lì e ci risalteremo dentro al sicuro non appena ne sentiremo il bisogno, ma ora possiamo usarli come dei trampolini per saltare più velocemente da una parte all’altra, miglioriare vecchie teorie, curiosare in nuovi percorsi mentali, valutando quali ci appartengono e quali invece proprio non riusciamo a fare nostri, e soprattutto, riusciamo a chiudere gli occhi e a lanciarci con coraggio nell’ignoto. Comunque la tavolozza disegnata al termine produrrà sempre un disegno “unico”, che rappresenta profondamente chi siamo stati e chi siamo diventati, in una lenta ma continua evoluzione, dove ogni passo è propedeutico per quello successivo.
Ma in fondo, che cosa sarebbero la nostra specie e questo mondo se l’evoluzione non avesse preservato diversità, unicità e specalizzazione di geni, di pensiero, di intelligenza e di creatività? Che ne sarebbe dei “solchi mentali” di Einstain, Van Gogh, Mozart, Leonardo o Socrate?
Ahimè come molti di voi ben sanno non ho il dono della sintesi, ma soprattutto spero di non avervi annoiato! 🙂
Marco Perasso Autore articolo 15 settembre 2012 alle 07:50
Premessa per chi non ti conosce: ragazzi, pensate che, per i suoi standard, è stata tutto sommato sintetica :-)…
Questo commento, molto gradito, sottolinea aspetti positivi dei solchi, e credo sia nel giusto: senza solchi non avremmo memoria, quindi non avremmo esperienza e rifaremmo in continuazione gli stessi errori. Come sempre accade, il problema non sta nel fenomeno in sé, ma nella nostra mancanza di consapevolezza dello stesso: è questa che voglio stimolare nei lettori.
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