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La notificazione del ricorso per Cassazione: ipotesi di nullitaâ€™ ed (...) - Legali.com
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martedì 26 luglio 2016, di Maurizio Villani
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con lâ€™importante e recente sentenza n. 14916 del 15 dicembre 2015, depositata in cancelleria il 20 luglio 2016, ha stabilito i seguenti principi di diritto.
A)	Notificazione del ricorso per cassazione eseguita presso il procuratore della controparte costituito in primo grado e contumacia della stessa nel giudizio di appello:
a1) un primo orientamento, muovendo dal presupposto secondo cui l’elezione di domicilio presso il procuratore spiega effetto limitatamente al grado del giudizio per il quale la procura Ã¨ stata conferita, salvo espressa contraria previsione, ritiene che siffatta notificazione del ricorso Ã¨ affetta da giuridica inesistenza, non da mera nullitÃ , in quanto eseguita in luogo e presso persona non aventi piÃ¹ alcun riferimento con il destinatario, con conseguente inammissibilitÃ del ricorso, senza alcuna possibilitÃ di sanatoria mediante costituzione della parte intimata o rinnovazione ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ. (tra altre, Cass., sez. un., nn. 6248 del 1982 e 9539 del 1996, nonchÃ© Cass. nn. 1100 del 2001 e 5025 del 2002);
a2) altro indirizzo, muovendo dal medesimo presupposto, perviene alla opposta conclusione secondo cui la notificazione, essendo eseguita in luogo diverso da quello prescritto dall’art. 330, primo comma, cod. proc. civ., ma non privo di un qualche collegamento con il destinatario della notifica, deve considerarsi nulla e non inesistente (e, quindi, sanabile mediante rinnovazione o costituzione della parte intimata), in quanto l’atto, pur se viziato, poichÃ© eseguito al di fuori delle previsioni di legge, puÃ² essere riconosciuto come appartenente alla categoria delle notificazioni, anche se non Ã¨ idoneo a produrre in modo definitivo gli effetti propri del tipo di atto in questione (tra altre, Cass., sez. un., n. 10817 del 2008 e Cass. nn. 6947 del 1995, 7818 e 16952 del 2006).
B)	Notificazione del ricorso per cassazione effettuata presso il procuratore della controparte costituito in primo grado e revoca del mandato a tale difensore con nomina di uno diverso per il grado di appello:
b1) anche in questo caso, ed analogamente, secondo un primo indirizzo la notificazione Ã¨ affetta da giuridica inesistenza e non da mera nullitÃ (con esclusione, pertanto, di ogni possibilitÃ di sanatoria o rinnovazione), dal momento che, una volta intervenuta la sostituzione del difensore revocato, si interrompe ogni rapporto tra la parte ed il procuratore cessato e questi non Ã¨ piÃ¹ gravato da alcun obbligo, non operando, in tale ipotesi, la proroga disposta dall’art. 85 cod proc. civ. per il solo caso della semplice revoca del mandato, non accompagnata dalla nomina di un nuovo difensore (tra altre, Cass., sez. un., n. 3947 del 1987 e Cass. nn. 9147 del 2007, 3338 del 2009, 13477 del 2012);
b2) altro orientamento ritiene, invece, che una tale notifica, essendo eseguita in un luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario, Ã¨ affetta da nullitÃ e non da giuridica inesistenza, con l’effetto che la rituale presentazione del controricorso contenente la difesa nel merito, dimostrando ex post che la notificazione ha raggiunto Io scopo cui era preordinata, impedisce di ritenerla inesistente poichÃ© non riferibile al luogo ed alla parte destinataria, con conseguente ammissibilitÃ del ricorso (ex aliis, Cass. nn. 22293 del 2004, 13667 del 2007 e 13451 del 2013).
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione ritengono che le questioni sollevate necessitano di un esame e di una soluzione unitari, poichÃ© investono, in radice, un unico problema di fondo di notevolissimo rilievo teorico e pratico (in quanto ha dato luogo da decenni, e continua a dar luogo, a persistenti oscillazioni giurisprudenziali), che consiste nell’individuare un criterio distintivo il piÃ¹ possibile chiaro, univoco e sicuro tra le tradizionali nozioni di inesistenza e di nullitÃ della notificazione (specificamente, del ricorso per cassazione) e che, in definitiva, tocca la stessa validitÃ concettuale (e concreta utilitÃ ) della distinzione tra le due nozioni, cioÃ¨, in sostanza, la configurabilitÃ della inesistenza come "vizio" dell’atto, autonomo e piÃ¹ grave della nullitÃ , con le conseguenze che ne derivano.
L’unica norma del codice di procedura civile che si occupa dell’invaliditÃ della notificazione Ã¨ l’art. 160, il quale, sotto la rubrica "NullitÃ della notificazione", dispone che "La notificazione Ã¨ nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi Ã¨ incertezza assoluta sulla persona a cui Ã¨ fatta o sulla data, salva l’applicazione degli artt. 156 e 157â€ .
Ai fini che qui interessano assume centrale rilievo l’art. 156 ("Rilevanza della nullitÃ "), il quale prevede che: "Non puÃ² essere pronunciata la nullitÃ per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullitÃ non Ã¨ comminata dalla legge" (primo comma); "PuÃ² tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo" (secondo comma); "La nullitÃ non puÃ² mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui Ã¨ destinato" (terzo comma).
Una prima osservazione puÃ² essere giÃ formulata.
In tema di notificazione, come in generale di atti processuali, il codice non contempla la categoria della "inesistenza", nemmeno con riguardo alla sentenza priva della sottoscrizione del giudice, qualificata come affetta da nullitÃ per la quale Ã¨ tuttavia esclusa, ai sensi dell’art. 161, secondo comma, cod. proc. civ., l’applicazione del principio dell’assorbimento nei mezzi di gravame sul tema cfr. ora Cass., sez. un., n. 11021 del 2014; nullitÃ , quindi, assolutamente insanabile (in relazione alla quale viene evocata, da una gran parte della dottrina e della giurisprudenza, la figura della inesistenza).
Tale constatazione, tuttavia non Ã¨ appagante, secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la citata sentenza n. 14916/16.
Infatti, il legislatore non ha motivo di disciplinare gli effetti di ciÃ² che non esiste, non solo, com’Ã¨ ovvio, dal punto di vista storico-naturalistico, ma anche sotto il profilo giuridico; per altro verso, induce a ritenere che la nozione di inesistenza della notificazione debba essere definita in termini assolutamente rigorosi, cioÃ¨ confinata ad ipotesi talmente radicali che il legislatore ha, appunto, ritenuto di non prendere nemmeno in considerazione (giÃ da tempo la giurisprudenza ha sottolineato l’esigenza di assegnare carattere residuale alla categoria dell’inesistenza della notificazione: Cass., sez. un., n. 22641 del 2007 e n. 10817 del 2008; Cass. n. 6183 del 2009 e n. 12478 del 2013).
In definitiva, deve affermarsi che l’inesistenza della notificazione Ã¨ configurabile, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attivitÃ priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile quell’atto.
L’inesistenza non Ã¨, dunque, in senso stretto, un vizio dell’atto piÃ¹ grave della nullitÃ , poichÃ© la dicotomia nullitÃ /inesistenza va, alla fine, ricondotta alla bipartizione tra l’atto e il non atto.
Rilievo fondamentale va attribuito in materia al citato art. 156 cod. proc. civ. (richiamato dall’art. 160), nel quale trova diretta espressione unitamente agli artt. 121 ("Gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma piÃ¹ idonea al raggiungimento del loro scopo") e 131, primo comma (secondo il quale, quando la legge non prescrive che il giudice pronunci sentenza, ordinanza o decreto, "i provvedimenti sono dati in qualsiasi forma idonea al raggiungimento del loro scopo") il principio di strumentalitÃ delle forme degli atti processuali, che permea l’intero codice di procedura civile ed al quale, quindi, l’interprete deve costantemente ispirarsi.
Le forme degli atti, cioÃ¨, sono prescritte al fine esclusivo di conseguire un determinato scopo, coincidente con la funzione che il singolo atto Ã¨ destinato ad assolvere nell’ambito del processo, e cosÃ¬, in definitiva, con lo scopo ultimo del processo, consistente nella pronuncia sul merito della situazione giuridica controversa.
Il principio del , di cui all’art. 111 Cost. ed all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertÃ fondamentali, comprende, tra i valori che intende tutelare (oltre alla durata ragionevole del processo, all’imparzialitÃ del giudice, alla tutela del contraddittorio, ecc.), il diritto di ogni persona ad un "giudice" che emetta una decisione sul merito della domanda ed imponga, pertanto, all’interprete di preferire scelte ermeneutiche tendenti a garantire tale finalitÃ , e costituisce affermazione acquisita nella giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass., sez. un., nn. 15144 del 2011, 17931 del 2013, 5700 del 2014, nonchÃ© Cass. nn. 3362 del 2009, 14627 del 2010, 17698 del 2014, 1483 del 2015), anche alla luce di quella della Corte EDU, la quale ammette limitazioni all’accesso ad un giudice solo in quanto espressamente previste dalla legge ed in presenza di un rapporto di proporzionalitÃ tra i mezzi impiegati e Io scopo perseguito (v., tra altre, Omar c. Francia, 29 luglio 1998; Bellet c. Francia, 4 dicembre 1995), ponendo in rilievo la esigenza che tali limitazioni siano stabilite in modo chiaro e prevedibile (v., ad es., Faltejsek c. Rep. Ceca, 15 agosto 2008).
In particolare, riveste importanza decisiva il terzo comma dell’art. 156 cit., il quale, dopo che nel comma precedente Ã¨ previsto che la nullitÃ puÃ² essere pronunciata - anche al di lÃ dell’espressa comminatoria di legge "quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo", stabilisce, con formula perentoria e di chiusura, che la nullitÃ "non puÃ² mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui Ã¨ destinato".
Da tale norma discendono, per quanto concerne la notificazione, le seguenti conseguenze:
a)	occorre che un "atto", riconoscibile come "notificazione", esista, nei ristretti termini sopra indicati, e che verranno di seguito precisati;
b)	se cosÃ¬ Ã¨, qualunque vizio dell’atto ricade nell’ambito della nullitÃ , senza che possa distinguersi, al fine di individuare ulteriori ipotesi di inesistenza attraverso la negazione del raggiungimento dello scopo, tra valutazione ex ante e constatazione ex post, poichÃ© il legislatore ha chiaramente inteso dare prevalenza a quest’ultima in piena attuazione del principio della strumentalitÃ delle forme, cioÃ¨ ai dati dell’esperienza concreta, sia pure dovuta ad accadimenti del tutto accidentali, rispetto agli elementi di astratta potenzialitÃ e prevedibilitÃ .
Scopo della notificazione Ã¨ quello di provocare la presa di conoscenza di un atto da parte del destinatario, attraverso la certezza legale che esso sia entrato nella sua sfera di conoscibilitÃ , con gli effetti che ne conseguono.
In presenza di una notificazione nulla, cosÃ¬ come opera la sanatoria per raggiungimento dello scopo, attraverso la costituzione in giudizio della parte intimata, correlativamente, in mancanza di tale costituzione, il giudice, ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ., deve disporre la rinnovazione della notificazione (fissando a tal fine un termine perentorio), a meno che la parte stessa non abbia a ciÃ² giÃ spontaneamente provveduto.
Entrambi i rimedi, che sono previsti a fronte del verificarsi del medesimo presupposto della nullitÃ della notificazione con l’unica peculiaritÃ che l’attivazione spontanea della parte (con la costituzione o la rinnovazione) rende superfluo l’intervento del giudice, operano con efficacia ex tunc, cioÃ¨ sanano con effetto retroattivo il vizio della notificazione (quella originaria, nel caso di rinnovazione): ciÃ² Ã¨ previsto espressamente nel citato art. 291 ("la rinnovazione impedisce ogni decadenza"), si configura come una normale qualitÃ del concetto di sanatoria e costituisce un’ulteriore espressione del principio di strumentalitÃ delle forme.
Va ribadito, per completezza, che il detto effetto sanante ex tunc prodotto dalla costituzione del convenuto la quale non Ã¨ mai tardiva, poichÃ© la nullitÃ della notificazione impedisce la decorrenza del termine (per tutte, Cass., sez. un., n. 14539 del 2001) opera anche nel caso in cui la costituzione sia effettuata al solo fine di eccepire la nullitÃ (tra altre, Cass., sez. un., n. 5785 del 1994; Cass. nn. 10119 del 2006, 13667 del 2007, 6470 del 2011).
La notificazione Ã¨ solitamente definita come una sequenza di atti, un procedimento articolato in fasi e finalizzato allo scopo indicato in precedenza.
Gli elementi costitutivi imprescindibili di tale procedimento vanno individuati, quanto al ricorso per cassazione:
a) nell’attivitÃ di trasmissione, che deve essere svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilitÃ giuridica di compiere l’attivitÃ stessa, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato;
b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento, in virtÃ¹ dei quali, cioÃ¨, la stessa debba comunque considerarsi, ex lege, eseguita: restano, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto sia restituito puramente e semplicemente al mittente, sÃ¬ da dover reputare la notifica meramente tentata ma non compiuta, cioÃ¨, in definitiva, omessa.
La presenza di detti requisiti, che possono definirsi strutturali, va ritenuta idonea ai fini della riconoscibilitÃ dell’atto come notificazione: essi, cioÃ¨, sono sufficienti a integrare la fattispecie legale minima della notificazione, rendendo qualificabile l’attivitÃ svolta come atto appartenente al tipo previsto dalla legge.
In conclusione, secondo la citata sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, deve essere superata la tesi che include in tale modello legale, facendone derivare, in sua mancanza, la inesistenza della notificazione, il requisito del "collegamento" (o del "riferimento") tra il luogo della notificazione e il destinatario: si tratta, infatti, di un elemento che si colloca fuori del perimetro strutturale della notificazione e la cui assenza ricade, in base all’insieme delle considerazioni fin qui svolte, nell’ambito della nullitÃ , sanabile con effetto ex tunc attraverso la costituzione dell’intimato o la rinnovazione dell’atto, spontanea o su ordine del giudice.
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la piÃ¹ volte citata sentenza n. 14916/20416, ha, pertanto, enunciato i seguenti principi di diritto:
1. <L’inesistenza della notificazione del ricorso per cassazione configurabile, in base ai principi di strumentalitÃ delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attivitÃ priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformitÃ dal modello legale nella categoria della nullitÃ .
Tali elementi consistono:
a) nell’attivitÃ di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilitÃ giuridica di compiere detta attivitÃ , in modo da poter ritenere esistente ed individuabile il potere esercitato;
b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento (in virtÃ¹ dei quali, cioÃ¨, la stessa debba comunque considerarsi, ex lege, eseguita), restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, sÃ¬ da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta, cioÃ¨, in definitiva, omessaâ€º.
2. <Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto. Ne consegue che i vizi relativi alla individuazione di detto luogo, anche qualora esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullitÃ dell’atto, come tale sanabile, con efficacia ex tunc, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullitÃ ), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ai sensi dell’art. 291 cod. proc. civ.â€º.
Il difensore del contribuente, nel redigere e notificare il ricorso per Cassazione, deve sempre tenere presente i suddetti principi di diritto chiaramente esposti nella piÃ¹ volte citata sentenza della Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, n. 14916 del 15 dicembre 2015, depositata in cancelleria il 20 luglio 2016.

References: sentenza 
 Cass. 
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 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 156
 Cass. 
 art. 291
 Cass. 
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