Source: https://www.unijuris.it/node/5088
Timestamp: 2020-07-10 18:45:44+00:00

Document:
Corte d’Appello di Catania – Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. e limiti temporali alla quantificazione del danno in base al disposto dell’art. 2486, terzo comma c.c., come introdotto dall’art. 378, secondo comma, del C.C.I. | Unijuris 2.0 - Osservatorio sulla Giurisprudenza Fallimentare
Home » Corte d’Appello di Catania – Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. e limiti temporali alla quantificazione del danno in base al disposto dell’art. 2486, terzo comma c.c., come introdotto dall’art. 378, secondo comma, del C.C.I.
Corte d’Appello di Catania – Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. e limiti temporali alla quantificazione del danno in base al disposto dell’art. 2486, terzo comma c.c., come introdotto dall’art. 378, secondo comma, del C.C.I.
Inserito da Francesco Gabassi il Mer, 08/04/2020 - 16:03
Corte d’Appello di Catania, Prima Sezione Civile, 16 gennaio 2020 – Pres. Veronica Milone, Cons. Rel. Antonino Fichera, Cons. Maria Rosaria Carlà.
Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza – Art. 378, secondo comma - Modifica dell’art. 2486 c.c. – Aggiuntata di un terzo comma – Responsabilità degli amministratori – Danno risarcibile – Modalità di quantificazione – Mancanza o irregolarità delle scritture contabili - Impossibilità di fare ricorso al criterio dei “netti patrimoniali” - Adozione del criterio residuale della differenza tra attivo e passivo – Inapplicabilità dell’art. 2486, terzo comma, c.c. ai processi in corso – Azioni di responsabilità ex art. 146 L.F. in particolare.
La disciplina dettata dal terzo comma dell’art. 2486 cod. civ. (aggiunto dall'art. 378, comma 2, d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, ed in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 16 marzo 2019), recependo un indirizzo giurisprudenziale già esistente, ha introdotto una presunzione semplice per la quantificazione del danno causato dagli amministratori, in sede di gestione di una società al verificarsi di una causa di scioglimento, secondo il criterio dei “netti patrimoniali”, ed una presunzione, che parrebbe iuris et de iure, in favore l’adozione del criterio residuale della differenza tra attivo e passivo quando non sia possibile determinare i netti patrimoniali per la mancanza o irregolarità delle scritture contabili. Ciò che rileva al riguardo è che in entrambi i casi il legislatore ha introdotto una presunzione legale in sede di azione di responsabilità nei confronti degli amministratori invertendo l’onere della prova, facendo così beneficiare l’attore di una relevatio ab onere probandi e che tale considerazione vale ancor più quando, come nel caso di specie, le preclusioni istruttorie sono già maturate cristallizzando il thema probandum e decidendum. Trattandosi di ius superveniens, tali modalità si deve ritenere che non possano essere applicate in particolare ai processi ex art. 146 L.F. in corso, riguardanti quindi condotte illecite poste in essere dagli amministratori di società fallita prima dell’entrata in vigore della norma stessa, perché in caso contrario si renderebbe deteriore la posizione processuale dell’amministratore della società fallita, imponendogli un onere probatorio cui non sapeva di andare incontro nel momento in cui il processo è iniziato, con le evidenti ricadute per quanto concerne la scelta della strategia di difesa da proporre in giudizio [nello specifico la Corte territoriale, esclusa l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 2486, terzo comma, c. c, ha riconosciuto che la curatela del fallimento non aveva fornito la prova idonea (e necessaria) a fondare la domanda risarcitoria proposta nei confronti dell’amministratore della società fallita per atti di mala gestio a questi addebitabili ed ha, pertanto, accolto l’appello come dallo stesso proposto avverso la decisione del tribunale che, in assenza di una tale prova, aveva fatto ricorso per quantificare il danno al criterio equitativo della differenza tra attivo e passivo]. (Pierluigi Ferrini – Riproduzione riservata)
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/23439.pdf
[cfr. in questa rivista: Cassazione civile, Sez. Unite, 6 maggio 2015, n. 9100 https://www.unijuris.it/node/2606]
Art. 146. - Amministratori, direttori generali, componenti degli organi di controllo, liquidatori e soci di societa' a responsabilita' limitata.
Art. 254 - Doveri degli amministratori e dei liquidatori.
Art. 378 - Responsabilità degli amministratori.
(13/03/2020) Tribunale di Milano - Fallimento: ipotesi di responsabilità degli amministratori per danni causati alla società poi fallita e ai suoi creditori in ragione del mancato pagamento di debiti tributari.
(21/01/2020) Tribunale di Vicenza – Presupposto perchè il fenomeno della holding possa ritenersi integrato: gestione di tipo verticale e assoggettamento degli organi sociali delle controllate alla volontà dell'holder.
(12/12/2019) Tribunale di Bologna – Fallimento: estensione oggettiva e soggettiva (ai revisori) dell'azione di responsabilità esperibile dal curatore ai sensi dell'art. 146 L.F.
(09/12/2019) Tribunale di Roma – Fallimento e azione di responsabilità esercitata dal curatore: inapplicabilità nei suoi confronti della clausola arbitrale contenuta nello statuto della società fallita.
(02/12/2019) Tribunale di Bologna – Fallimento e accertata responsabilità degli amministratori: ipotesi di liquidazione del danno in via equitativa.
(29/10/2019) Corte di Cassazione (27610/2019) – Azione di responsabilità ex art. 146 L.F.: onere per il curatore di provare il rapporto di causalità tra condotta dell'amministratore e pregiudizio patrimoniale e possibile quantificazione equitativa del danno.

References: art. 146
 art. 146
 art. 146
 Art. 378
 art. 146
 art. 146

Art. 146

Art. 254

Art. 378
 art. 146