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Timestamp: 2020-08-12 00:47:45+00:00

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Anche alla casalinga il risarcimento del danno da attività lavorativa specifica (Cassazione 6658/09)
Materia: Cassazione - Fonte: Cassazione - 30.03.2009
Abstract: In caso di risarcimento danni, anche alla casalinga va risarcito il danno da attività lavorativa specifica: la stessa, pur non percependo reddito, svolge un'attività suscettibile di valutazione economica.
SENTENZA 6658-09
Dott. LUIGI FRANCESCO DI NANNI - Presidente -
Dott. CAMILLO FILADORO - ReI. Consigliere -
Dott. GIOVANNI FEDERICO – Consigliere -
Dott. GIANCARLO URBAN – Consigliere -
Dott. ROBERTA VIVALDI – Consigliere -
sul ricorso 5504-2005 proposto da:
*****. elettivamente domiciliati in ROMA, via *****, presso lo studio dell' avvocato *****, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato *****, giusta delega a margine del ricorso – ricorrenti -
***** - intimato -
avverso la sentenza n. 460/2004 della Corte d'Appello di Roma quarta sezione civile, emessa il 3.03.2003, depositata il 27/01/2004; R.G. N. 4678/2000;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 26/01/2009 dal Consigliere *****;
lette le conclusioni, scritte dal Sostituto Procuratore Generale dott. ***** che ha chiesto l'accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.
***** hanno proposto ricorso per cassazione avverso la decisione della Corte d'appello di Roma del 21 marzo 2003-27 gennaio 2004 che confermava integralmente la sentenza del Tribunale di Latina n. 686 del 2000, la quale ritenuta la esclusiva responsabilità di *****, conducente della vettura di proprietà di ***** srl, assicurata presso ****, condannava i convenuti in solido al pagamento della somma complessiva di lire 22.054.300 e 100.850.200 in favore di *****, , a titolo di danno biologico e morale, disattese per entrambi le domande di risarcimento del danno patrimoniale da incapacità lavorativa specifica.
Con il primo motivo la ***** denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio; in particolare violazione dell' art. 112 c. p. c. e degli articoli 4 e37 della Costituzione che tutelano tutte le forme di lavoro prevedendo espressamente il ruolo della lavoratrice-casalinga.
I giudici di appello avevano pronunciato in aperta violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato,ritenendo che i postumi permanenti residuati alla casalinga, incidessero nella capacità lavorativa generica - e non invece in quella specifica - e che rientrassero quindi nell'ambito del danno biologico già liquidato.
In ogni caso, i giudici di appello avevano dimostrato di non conoscere la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale il danno patito da una casalinga a seguito di infortunio rientra, a pieno titolo, nell'ambito di un danno alla capacità lavorativa specifica.
E' appena il caso di porre in luce che la casalinga, pur non percependo reddito monetizzato, svolge un'attività suscettibile di valutazione economica, che non si esaurisce nell'espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estende al coordinamento della vita	familiare, per cui costituisce danno	patrimoniale (come tale, autonomamente risarcibile rispetto	al danno biologico) che la predetta subisca in conseguenza della riduzione della propria capacita' lavorativa (Cass. 9 febbraio 2005 n. 2639. Nello stesso senso, ex plurimis, Cass. 11 dicembre 2000 n. 15580).
Con il secondo motivo il solo ***** denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio, nonché violazione e falsa ed errata applicazione di norme di diritto.
Dopo il sinistro del 21 febbraio 1996 aveva continuato a svolgere, presso la stessa Compagnia, attività di insegnante a terra con simulatori di volo,in qualità di collaboratore esterno, con una attività più ridotta, e con un minor guadagno rispetto a quello ottenuto nell'anno precedente.
I giudici di appello avevano negato, sulla base dell'accertamento di questa attività libero professionale (svolta nell'anno 1996 e 1997) che i postumi permanenti residuati al Comandante ***** fossero tali da influire in qualche modo sulla capacità lavorativa dello stesso, sul rilievo che la documentazione fiscale prodotta dimostrava che i guadagni del *****, anche dopo il sinistro, erano stati all'incirca pari a quelli derivanti dalla attività libero professionale iniziata dopo il pensionamento.
Tale danno, permanente e futuro, secondo la giurisprudenza di questa Corte, deve essere integralmente risarcito, nella sua complessità, presentando per l'attualità la nota di danno emergente (poiché se manca il reddito emerge la necessità di ricorrere al risparmio accumulato o all'indebitamento o alla solidarietà) e di lucro cessante (come perdita, mancato guadagno che si protrae per l'intera esistenza).
Non può quindi condividersi l'assunto della Corte romana, che ha corretto il principio del risarcimento integrale, riducendolo e ponendo a carico del danneggiato un ulteriore e non richiesto onere della prova: quello di dimostrare che il lucro fosse effettivamente cessato,parzialmente o nella sua totalità.
Tra l'altro, dal mancato decremento, o addirittura dall'incremento, di reddito successivamente all'invalidità permanente derivata	da un incidente ad un soggetto, non può affatto desumersi automaticamente (come invece hanno ritenuto i giudici di appello) la mancanza di incidenza di tale invalidità sulla capacita' lavorativa specifica di questi - e quindi la mancanza di danno per lucro cessante - in quanto, da un lato, le conseguenze del maggior impiego di energie, necessario per mantenere inalterato il reddito raggiunto precedentemente, possono manifestarsi anche a distanza di tempo, come nel caso di anticipata cessazione dell'attività medesima, oppure - come appunto dedotto dal ricorrente nel caso di specie -le stesse possono comportare la rinuncia ad altre attività più redditizie, ma più impegnative (cfr. Casso 29 settembre 1997 n. 9542).
Nel caso di specie, pertanto, i giudici di appello avrebbero potuto far ricorso ad una liquidazione in via equitativa, una volta accertato, sulla base della consulenza tecnica di ufficio, che le menomazioni conseguenti all'incidente avevano realmente cagionato all'infortunato una "obbiettiva riduzione della funzionalità vestibolare"con risultato di impedire al ***** la possibilità di completare l'iter addestrativo degli allievi, potendo egli ora addestrare il personale solo sui simulatori a postazione esterne e fissi.
La sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altro giudice che procederà a nuovo esame, tenendo conto dei principi enunciati. Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, in Camera di Consiglio, il 26 gennaio 2009.
30.03.2009 - Renato Savoia - Fonte: Cassazione
Cassazione Danno casalinga Attività lavorativa Cassazione 6658 2009 Risarcimento danni

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 art. 112
 Cass. 
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