Source: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32009L0038:IT:NOT
Timestamp: 2013-06-20 12:07:02+00:00

Document:
EUR-Lex - 32009L0038 - IT
HR.ES capitolo 05 tomo 001 pag. 284 - 300
di entrata in vigore: 05/06/2009; entrata in vigore data della pubblicazione + 20 vedi art. 18
di entrata in vigore: 06/06/2011; inizio applicazione parziale vedi art. 18
del recepimento: 05/06/2011; al più tardi vedi art. 16.1
parere Commissione; Com ? (Com if it refers to doc. type, otherwise Com.) 2008/0419 Def
parere Comitato economico e sociale; reso 04/12/2008
parere Parlamento europeo; reso 16/12/2008
decisione Consiglio; 17/12/2008
12006E137 Seleziona i documenti che hanno per base giuridica il presente atto
31994L0045 abrogazione 52008PC0419 approvazione Visualizza le misure nazionali di esecuzione
32004R0139 Seleziona l'insieme dei documenti che citano il presente documento
(1) Occorre apportare un certo numero di modifiche sostanziali alla direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie [3]. È opportuno, per ragioni di chiarezza, procedere alla rifusione di tale direttiva.
(2) Secondo quanto disposto dall’articolo 15 della direttiva 94/45/CE, la Commissione ha riesaminato, in consultazione con gli Stati membri e le parti sociali a livello europeo, le modalità di applicazione di tale direttiva ed ha in particolare esaminato l’adeguatezza delle soglie relative alle dimensioni personali nella prospettiva di proporre, se del caso, le necessarie modifiche.
(3) Dopo aver consultato gli Stati membri e le parti sociali a livello europeo, la Commissione ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio, il 4 aprile 2000, una relazione sull’applicazione della direttiva 94/45/CE.
(4) A norma dell’articolo 138, paragrafo 2, del trattato, la Commissione ha consultato le parti sociali a livello comunitario sul possibile orientamento di un’azione comunitaria in questo campo.
(5) In seguito a tale consultazione la Commissione ha ritenuto opportuna un’azione comunitaria e ha nuovamente consultato le parti sociali a livello comunitario sul contenuto della proposta prevista, secondo quanto contemplato dall’articolo 138, paragrafo 3, del trattato.
(6) Al termine di questa seconda fase di consultazioni le parti sociali non hanno informato la Commissione della loro comune volontà di avviare il processo in grado di portare alla conclusione di un accordo a norma dell’articolo 138, paragrafo 4, del trattato.
(7) È necessario ammodernare la normativa comunitaria in materia di informazione e consultazione transnazionale dei lavoratori al fine di garantire l’effettività dei diritti di informazione e consultazione transnazionale dei lavoratori, di innalzare la percentuale di istituzione dei comitati aziendali europei, consentendo, nel contempo, il funzionamento ininterrotto degli accordi esistenti, di risolvere i problemi constatati nell’applicazione pratica della direttiva 94/45/CE e di superare l’incertezza del diritto derivante da alcune disposizioni o dall’assenza di alcune disposizioni nella direttiva medesima, nonché di garantire una migliore articolazione tra gli strumenti legislativi comunitari in tema di informazione e di consultazione dei lavoratori.
(8) A norma dell’articolo 136 del trattato, la Comunità e gli Stati membri hanno segnatamente per obiettivo la promozione del dialogo tra le parti sociali.
(9) La presente direttiva si iscrive nel quadro comunitario volto a sostenere e completare l’azione degli Stati membri nel campo dell’informazione e della consultazione dei lavoratori. Questo quadro dovrebbe ridurre al minimo gli oneri imposti alle imprese o agli stabilimenti, garantendo nel contempo l’esercizio effettivo dei diritti riconosciuti.
(10) Il funzionamento del mercato interno comporta un processo di concentrazione di imprese, di fusioni transfrontaliere, di acquisizioni di controllo e di associazioni e, di conseguenza, una transnazionalizzazione delle imprese e dei gruppi di imprese. Se si vuole che le attività economiche si sviluppino armoniosamente, occorre che le imprese e i gruppi di imprese che operano in più di uno Stato membro informino e consultino i rappresentanti dei lavoratori interessati dalle loro decisioni.
(11) Le procedure per l’informazione e la consultazione dei lavoratori previste dalle legislazioni o dalle prassi degli Stati membri sono spesso incompatibili con la struttura transnazionale dei soggetti che adottano le decisioni riguardanti i lavoratori; ciò può provocare disuguaglianze di trattamento dei lavoratori sui quali incidono le decisioni di una stessa impresa o gruppo di imprese.
(12) Si devono adottare adeguati provvedimenti volti a garantire che i lavoratori delle imprese di dimensioni comunitarie o dei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie siano adeguatamente informati e consultati nei casi in cui le decisioni che influiscono sulle loro condizioni siano prese in uno Stato membro diverso da quello in cui lavorano.
(13) Per garantire che i lavoratori delle imprese o dei gruppi di imprese che operano in più Stati membri siano adeguatamente informati e consultati, è necessario istituire un comitato aziendale europeo o creare altre procedure adeguate per l’informazione e la consultazione transnazionale dei lavoratori.
(14) Le modalità di informazione e consultazione dei lavoratori devono essere definite e attuate in modo tale da garantire l’efficacia delle disposizioni della presente direttiva. A tal fine l’informazione e la consultazione del comitato aziendale europeo dovrebbero rendere possibile la formulazione, in tempo utile, di un parere all’impresa senza compromettere la capacità di adattamento di quest’ultima. Solo un dialogo condotto al livello in cui sono elaborati gli orientamenti direttivi e un effettivo coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori rendono possibile l’anticipazione e la gestione del cambiamento.
(15) Ai lavoratori e ai loro rappresentanti devono essere garantite l’informazione e la consultazione al livello pertinente di direzione e di rappresentanza, in funzione della questione trattata. A tal fine la competenza e l’ambito di intervento del comitato aziendale europeo devono essere distinti da quelli degli organi di rappresentanza nazionali e devono essere limitati alle questioni transnazionali.
(16) È opportuno che il carattere transnazionale di una questione venga determinato prendendo in considerazione la portata degli effetti potenziali della questione medesima e il livello di direzione e di rappresentanza coinvolto. A tal fine sono considerate transnazionali le questioni che riguardano l’impresa o il gruppo nel suo complesso o almeno due Stati membri. Esse comprendono le questioni che, a prescindere dal numero di Stati membri coinvolti, sono importanti per i lavoratori europei in termini di portata dei loro effetti potenziali o che comportano il trasferimento di attività tra Stati membri.
(17) È necessario avere una definizione di "impresa controllante" esclusivamente per quanto attiene alla presente direttiva e lasciando impregiudicate le definizioni di "gruppo" e di "controllo" presenti in altri atti.
(18) I meccanismi per l’informazione e la consultazione dei lavoratori in imprese o in gruppi di imprese operanti in due o più Stati membri dovrebbero comprendere tutti gli stabilimenti ovvero, se del caso, tutte le imprese del gruppo situate negli Stati membri, indipendentemente dal fatto che l’amministrazione centrale dell’impresa o, se si tratta di un gruppo di imprese, la direzione centrale dell’impresa controllante sia o meno situata nel territorio degli Stati membri.
(19) In conformità del principio dell’autonomia delle parti, spetta ai rappresentanti dei lavoratori e alla direzione dell’impresa o dell’impresa controllante determinare di comune accordo la natura, la composizione, le attribuzioni, le modalità di funzionamento, le procedure e le risorse finanziarie del comitato aziendale europeo o di altre procedure per l’informazione e la consultazione, in modo da far sì che esse siano adeguate alla loro situazione particolare.
(20) In conformità del principio della sussidiarietà, è compito degli Stati membri determinare quali siano i rappresentanti dei lavoratori e, segnatamente, prescrivere, ove lo reputino opportuno, una rappresentanza equilibrata delle varie categorie di lavoratori.
(21) È necessario chiarire i concetti di informazione e consultazione dei lavoratori, conformemente alle definizioni che sono dettate dalle direttive più recenti in questa materia e che trovano applicazione in un contesto nazionale, con l’obiettivo di rafforzare l’effettività del livello transnazionale del dialogo, di consentire un’adeguata coordinazione tra il livello nazionale e quello transnazionale di questo dialogo e di garantire la necessaria certezza del diritto nell’applicazione della presente direttiva.
(22) La definizione del termine "informazione" deve tenere conto che l’obiettivo è un esame adeguato da parte dei rappresentanti dei lavoratori, il che presuppone tempi, modalità e contenuti dell’informazione appropriati, senza rallentare il processo decisionale nelle imprese.
(23) La definizione del termine "consultazione" deve tenere conto che l’obiettivo è la formulazione di un parere che possa essere utile al processo decisionale, il che presuppone tempi, modalità e contenuti della consultazione appropriati.
(24) Le disposizioni sull’informazione e sulla consultazione dei lavoratori stabilite dalla presente direttiva debbono essere attuate, nel caso di un’impresa o di un’impresa che esercita il controllo di un gruppo la cui direzione centrale sia situata fuori dal territorio degli Stati membri, dal suo rappresentante in uno Stato membro, eventualmente designato, oppure, in assenza di tale rappresentante, dallo stabilimento o dall’impresa controllata che impiega il più alto numero di lavoratori negli Stati membri.
(25) Occorre precisare la responsabilità di un’impresa o di un gruppo di imprese nella trasmissione delle informazioni necessarie all’avvio di negoziati, in modo da consentire ai lavoratori di determinare se l’impresa o il gruppo di imprese presso cui essi lavorano sia di dimensioni comunitarie e di prendere i contatti necessari ai fini della presentazione di una richiesta di avvio dei negoziati.
(26) La delegazione speciale di negoziazione deve rappresentare, in modo equilibrato, i lavoratori dei diversi Stati membri. I rappresentanti dei lavoratori devono poter cooperare per definire lo loro posizioni in relazione ai negoziati con la direzione centrale.
(27) Va riconosciuto il ruolo che le organizzazioni sindacali riconosciute possono svolgere nella negoziazione o rinegoziazione degli accordi istitutivi dei comitati aziendali europei a sostegno dei rappresentanti dei lavoratori che ne esprimano l’esigenza. Le competenti organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro riconosciute come parti sociali a livello europeo sono informate dell’avvio dei negoziati in modo da consentire loro di seguire l’istituzione di nuovi comitati aziendali europei e promuovere le buone prassi. Le competenti organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro riconosciute a livello europeo sono le organizzazioni delle parti sociali che sono consultate dalla Commissione ai sensi dell’articolo 138 del trattato. L’elenco di tali organizzazioni è aggiornato e pubblicato dalla Commissione.
(28) Gli accordi che disciplinano l’istituzione e il funzionamento dei comitati aziendali europei devono prevedere le modalità di modifica, cessazione o rinegoziazione degli accordi medesimi qualora ciò si renda necessario, in particolare in caso di modifica del perimetro o della struttura dell’impresa o del gruppo di imprese.
(29) Tali accordi devono stabilire modalità di articolazione tra i livelli nazionale e transnazionale di informazione e consultazione dei lavoratori le quali siano rispondenti alle specifiche condizioni delle imprese o gruppi di imprese. Dette modalità devono essere definite nel rispetto delle rispettive competenze e dei rispettivi ambiti di intervento degli organi di rappresentanza dei lavoratori, in particolare per quanto attiene all’anticipazione e alla gestione del cambiamento.
(30) Tali accordi devono prevedere, se del caso, l’istituzione e il funzionamento di un comitato ristretto che consenta il coordinamento della normale attività del comitato aziendale europeo e una sua maggiore efficacia, come pure l’informazione e la consultazione nel più breve tempo possibile qualora si configurino circostanze eccezionali.
(31) I rappresentanti dei lavoratori possono decidere di non richiedere l’istituzione di un comitato aziendale europeo, o le parti interessate possono convenire su altre procedure per l’informazione e la consultazione transnazionale dei lavoratori.
(32) È opportuno prevedere talune prescrizioni accessorie che saranno applicabili qualora le parti lo decidano, in caso di rifiuto da parte della direzione centrale di avviare negoziati o in caso di mancato accordo al termine degli stessi.
(33) I rappresentanti dei lavoratori, per poter esercitare appieno le loro funzioni e garantire l’utilità del comitato aziendale europeo, devono riferire ai lavoratori che rappresentano e devono poter ricevere la formazione di cui necessitano.
(34) È opportuno prescrivere che i rappresentanti dei lavoratori, che agiscono nel quadro della presente direttiva, godano, nell’esercizio delle loro funzioni, della stessa protezione e delle stesse garanzie previste per i rappresentanti dei lavoratori dalla legislazione e/o dalle prassi vigenti nel paese in cui sono impiegati. Essi non devono subire alcuna discriminazione per il fatto del legittimo esercizio delle loro attività e devono godere di una protezione adeguata in materia di licenziamento e di altre sanzioni.
(35) Gli Stati membri devono adottare provvedimenti adeguati in caso di mancata applicazione degli obblighi previsti dalla presente direttiva.
(36) In conformità dei principi generali del diritto comunitario, dovrebbero essere applicabili procedure amministrative o giudiziarie, nonché sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità delle infrazioni, in caso di violazione degli obblighi derivanti dalla presente direttiva.
(37) Per ragioni di efficacia, coerenza e certezza del diritto occorre un coordinamento tra le direttive e i livelli di informazione e consultazione dei lavoratori previsti dal diritto e/o dalla prassi comunitari e nazionali. Le modalità di questo coordinamento devono essere prioritariamente negoziate a livello di ciascuna impresa o gruppo di imprese. In assenza di un accordo su questo punto e qualora si prospettino decisioni in grado di determinare modifiche importanti dell’organizzazione del lavoro o dei contratti di lavoro, il processo deve aver luogo a livello nazionale ed europeo nel rispetto delle rispettive competenze e dei rispettivi ambiti di intervento degli organi di rappresentanza dei lavoratori. I pareri espressi dal comitato aziendale europeo non dovrebbero pregiudicare la capacità della direzione centrale di svolgere le consultazioni necessarie nel rispetto dei termini previsti dagli ordinamenti e/o dalle prassi nazionali. Le legislazioni e/o prassi nazionali possono necessitare di adeguamenti per garantire che il comitato aziendale europeo possa, se del caso, essere informato prima degli organi nazionali di rappresentanza dei lavoratori o contemporaneamente agli stessi, senza che con ciò venga ridotto il livello generale di protezione dei lavoratori.
(38) La presente direttiva dovrebbe far salve le procedure di informazione e di consultazione previste dalla direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori [4], e le procedure specifiche di cui all’articolo 2 della direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi [5] e all’articolo 7 della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti [6].
(39) È opportuno accordare un trattamento specifico alle imprese e ai gruppi di imprese di dimensioni comunitarie in cui, alla data del 22 settembre 1996, esisteva un accordo applicabile all’insieme dei lavoratori che prevedeva l’informazione e la consultazione transnazionale dei lavoratori.
(40) Qualora la struttura dell’impresa o del gruppo subisca modifiche significative, ad esempio a seguito di operazioni di fusione, acquisizione o scissione, occorre adeguare il comitato o i comitati aziendali europei esistenti. Tale adeguamento deve essere fatto prioritariamente secondo le clausole dell’accordo applicabile, ove esse consentano effettivamente di realizzare l’adeguamento necessario. In caso contrario e in caso di presentazione di una richiesta in tal senso, verranno avviati i negoziati per un nuovo accordo a cui devono partecipare i membri del comitato o dei comitati aziendali europei esistenti. Per consentire l’informazione e la consultazione dei lavoratori nel periodo, spesso decisivo, della modifica della struttura, il comitato o i comitati aziendali europei esistenti devono poter continuare ad operare, con eventuali adattamenti, fino alla conclusione di un nuovo accordo. Alla firma di un nuovo accordo occorre procedere allo scioglimento dei comitati precedentemente istituiti e gli accordi istitutivi devono estinguersi, indipendentemente dalle loro disposizioni in materia di validità o denuncia.
(41) Fatta salva l’applicazione di questa clausola di adeguamento, è opportuno consentire la prosecuzione degli accordi in vigore in modo da evitare la loro obbligatoria rinegoziazione, laddove non sia necessaria. È opportuno prevedere che agli accordi conclusi anteriormente al 22 settembre 1996 a norma dell’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 94/45/CE, o dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 97/74/CE [7], finché vigenti, non si applichino gli obblighi derivanti dalla presente direttiva. Inoltre, la presente direttiva non impone un obbligo generale di rinegoziazione degli accordi conclusi a norma dell’articolo 6 della direttiva 94/45/CE tra il 22 settembre 1996 e il 5 giugno 2011.
(42) Salva la facoltà delle parti di decidere altrimenti, un comitato aziendale europeo istituito in assenza di accordo tra le stesse deve, al fine di realizzare l’obiettivo della presente direttiva, essere informato e consultato riguardo alle attività dell’impresa o del gruppo di imprese, in modo da poterne valutare le possibili conseguenze sugli interessi dei lavoratori di almeno due Stati membri. A tal fine, l’impresa o l’impresa controllante deve essere tenuta a comunicare ai rappresentanti designati dei lavoratori le informazioni generali riguardanti gli interessi di questi ultimi e le informazioni riguardanti in modo più specifico gli aspetti delle attività dell’impresa o del gruppo di imprese che influiscono sugli interessi dei lavoratori. Il comitato aziendale europeo deve avere la facoltà di formulare un parere al termine della riunione.
(43) Talune decisioni, che influenzano considerevolmente gli interessi dei lavoratori, devono formare oggetto di informazione e consultazione specifica dei rappresentanti designati dei lavoratori, nel più breve termine possibile.
(44) Occorre chiarire il contenuto delle prescrizioni accessorie che si applicano in assenza di accordo e fungono da riferimento nei negoziati, adattandole all’evolversi delle esigenze e delle prassi in tema di informazione e consultazione transnazionale. È opportuno operare una distinzione tra i settori cui si applica l’obbligo di informazione e quelli sui quali il comitato aziendale europeo deve anche essere consultato, il che comporta la possibilità di ottenere una risposta motivata ad ogni parere espresso. Il comitato ristretto, per poter svolgere il necessario ruolo di coordinamento e affrontare efficacemente circostanze eccezionali, deve poter esser costituito da un massimo di cinque membri e potersi consultare regolarmente.
(45) Poiché l’obiettivo della presente direttiva, ossia il potenziamento del diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori delle imprese e dei gruppi di dimensioni comunitarie, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(46) La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva in particolare i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. In particolare, la presente direttiva intende assicurare il pieno rispetto del diritto dei lavoratori o dei loro rappresentanti a vedersi garantite, ai livelli appropriati, l’informazione e la consultazione in tempo utile nei casi e alle condizioni previsti dal diritto comunitario e dalle normative e prassi nazionali (articolo 27 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea).
(47) L’obbligo di recepire la presente direttiva nel diritto interno dovrebbe essere limitato alle disposizioni che rappresentano modificazioni sostanziali delle direttive precedenti. L’obbligo di recepimento delle disposizioni rimaste immutate deriva dalle direttive precedenti.
(48) Conformemente al punto 34 dell’accordo interistituzionale "Legiferare meglio" [8], gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di recepimento.
(49) La presente direttiva dovrebbe far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto interno e di applicazione delle direttive indicati nell’allegato II, parte B,
a) "impresa di dimensioni comunitarie", un’impresa che impiega almeno 1000 lavoratori negli Stati membri e almeno 150 lavoratori per Stato membro in almeno due Stati membri;
b) "gruppo di imprese", un gruppo costituito da una impresa controllante e dalle imprese da questa controllate;
c) "gruppo di imprese di dimensioni comunitarie", un gruppo di imprese che soddisfa le condizioni seguenti:
- il gruppo impiega almeno 1000 lavoratori negli Stati membri,
- almeno due imprese del gruppo si trovano in Stati membri diversi,
- almeno un’impresa del gruppo impiega non meno di 150 lavoratori in uno Stato membro e almeno un’altra impresa del gruppo impiega non meno di 150 lavoratori in un altro Stato membro;
d) "rappresentanti dei lavoratori", i rappresentanti dei lavoratori ai sensi del diritto e/o delle prassi nazionali;
e) "direzione centrale", la direzione centrale dell’impresa di dimensioni comunitarie o, nel caso di un gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, dell’impresa controllante;
f) "informazione", la trasmissione di dati da parte del datore di lavoro ai rappresentanti dei lavoratori per consentire a questi ultimi di prendere conoscenza della questione trattata e di esaminarla. L’informazione avviene nei tempi, secondo modalità e con un contenuto appropriati che consentano ai rappresentanti dei lavoratori di procedere a una valutazione approfondita dell’eventuale impatto e di preparare, se del caso, la consultazione con l’organo competente dell’impresa di dimensioni comunitarie o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie;
g) "consultazione", l’instaurazione di un dialogo e lo scambio di opinioni tra i rappresentanti dei lavoratori e la direzione centrale o qualsiasi altro livello di direzione più appropriato, nei tempi, secondo modalità e con contenuti che consentano ai rappresentanti dei lavoratori, sulla base delle informazioni da essi ricevute, di esprimere, entro un termine ragionevole, un parere in merito alle misure proposte alle quali la consultazione si riferisce, ferme restando le responsabilità della direzione, che può essere tenuto in considerazione all’interno dell’impresa di dimensioni comunitarie o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie;
h) "comitato aziendale europeo", un comitato istituito conformemente all’articolo 1, paragrafo 2, o alle disposizioni dell’allegato, onde attuare l’informazione e la consultazione dei lavoratori;
i) "delegazione speciale di negoziazione", la delegazione istituita conformemente all’articolo 5, paragrafo 2, per negoziare con la direzione centrale l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e consultazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2.
b) dispone della maggioranza dei voti in rapporto alle partecipazioni al capitale dell’impresa;
c) può nominare più della metà dei membri del consiglio di amministrazione, di direzione o di vigilanza dell’impresa.
4. In deroga ai paragrafi 1 e 2, un’impresa non è considerata come "impresa controllante" rispetto ad un’altra impresa di cui possiede pacchetti azionari, allorché si tratti di una società ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 5, lettere a) o c), del regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese [9].
b) i membri della delegazione speciale di negoziazione sono eletti o designati in proporzione al numero di lavoratori occupati in ciascuno Stato membro dall’impresa o dal gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, assegnando a ciascuno Stato membro un seggio per ogni quota, pari al 10 % o sua frazione, del numero dei lavoratori impiegati nell’insieme degli Stati membri;
c) la direzione centrale e le direzioni locali, nonché le competenti organizzazioni europee dei lavoratori e dei datori di lavoro, sono informate della composizione della delegazione speciale di negoziazione e dell’avvio dei negoziati.
a) le imprese che fanno parte del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie o gli stabilimenti dell’impresa di dimensioni comunitarie interessati dall’accordo;
b) la composizione del comitato aziendale europeo, il numero di membri, la distribuzione dei seggi, che consenta di tener conto, per quanto possibile, della necessità di una rappresentanza equilibrata dei lavoratori in base alle attività, alle categorie di lavoratori e al sesso, e la durata del mandato;
c) le attribuzioni e la procedura d’informazione e di consultazione del comitato aziendale europeo nonché le modalità in cui l’informazione e la consultazione del comitato aziendale europeo si coordinano con l’informazione e la consultazione degli organi di rappresentanza nazionali dei lavoratori nel rispetto dei principi di cui all’articolo 1, paragrafo 3;
e) se del caso, la composizione, le modalità di designazione, le attribuzioni e le modalità di riunione del comitato ristretto istituito in seno al comitato aziendale europeo;
f) le risorse finanziarie e materiali da attribuire al comitato aziendale europeo;
g) la data di entrata in vigore dell’accordo e la sua durata, le modalità in base alle quali è possibile modificare o cessare l’accordo, i casi in cui l’accordo è rinegoziato e la procedura per rinegoziarlo, eventualmente anche nei casi di modifica della struttura dell’impresa di dimensioni comunitarie o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie.
- qualora la direzione centrale e la delegazione speciale di negoziazione decidano in tal senso,
- qualora la direzione centrale rifiuti l’apertura di negoziati entro sei mesi a decorrere dalla richiesta di cui all’articolo 5, paragrafo 1,
- qualora — trascorsi tre anni dalla data di tale richiesta — le parti in causa non siano in grado di stipulare un accordo ai sensi dell’articolo 6 e qualora la delegazione speciale di negoziazione non abbia preso la decisione prevista all’articolo 5, paragrafo 5.
a) un accordo o più accordi applicabili all’insieme dei lavoratori che prevedevano una informazione e una consultazione transnazionale dei lavoratori, sono stati conclusi a norma dell’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 94/45/CE o dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 97/74/CE, o qualora tali accordi siano adeguati a seguito di modifiche alla struttura delle imprese o gruppi di imprese;
b) un accordo concluso a norma dell’articolo 6 della direttiva 94/45/CE è firmato o rivisto tra il 5 giugno 2009 e il 5 giugno 2011.
[1] Parere del 4 dicembre 2008 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).
[2] Parere del Parlamento europeo del 16 dicembre 2008 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 17 dicembre 2008.
[3] GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.
[4] GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29.
[5] GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16.
[6] GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16.
[7] Direttiva 97/74/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, che estende al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord la direttiva 94/45/CE riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (GU L 10 del 16.1.1998, pag. 22).
[9] GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1.
1. Al fine di realizzare l’obiettivo fissato all’articolo 1, paragrafo 1, e nei casi previsti all’articolo 7, paragrafo 1, è istituito un comitato aziendale europeo, la cui composizione e le cui competenze sono disciplinate dalle seguenti norme:
a) le competenze del comitato aziendale europeo sono stabilite a norma dell’articolo 1, paragrafo 3.
b) il comitato aziendale europeo è composto da lavoratori dell’impresa o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie eletti o designati al loro interno dai rappresentanti dei lavoratori o, in mancanza di questi, dall’insieme dei lavoratori.
c) i membri del comitato aziendale europeo sono eletti o designati in proporzione al numero di lavoratori occupati in ciascuno Stato membro dall’impresa o dal gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, assegnando a ciascuno Stato membro un seggio per ogni quota, pari al 10 % o sua frazione, del numero dei lavoratori impiegati nell’insieme degli Stati membri;
d) per garantire il coordinamento delle sue attività il comitato aziendale europeo elegge al proprio interno un comitato ristretto composto al massimo da cinque membri, il quale deve beneficiare delle condizioni per esercitare le proprie attività regolarmente.
e) la direzione centrale e qualsiasi altro livello di direzione più appropriato, sono informati della composizione del comitato aziendale europeo;
f) quattro anni dopo la sua istituzione, il comitato aziendale europeo esamina l’opportunità di riaprire i negoziati per la conclusione dell’accordo di cui all’articolo 6 oppure di mantenere l’applicazione delle prescrizioni accessorie adottate in conformità del presente allegato.
Qualora si decida di negoziare un accordo in conformità dell’articolo 6, si applicano mutatis mutandis gli articoli 6 e 7 e l’espressione "delegazione speciale di negoziazione" è sostituita da "comitato aziendale europeo".
2. Il comitato aziendale europeo ha diritto di riunirsi con la direzione centrale una volta all’anno per essere informato e consultato, in base ad una relazione elaborata dalla direzione centrale, riguardo all’evoluzione delle attività dell’impresa o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie e delle loro prospettive. Le direzioni locali ne sono di conseguenza informate.
3. Qualora si verifichino circostanze eccezionali o intervengano decisioni che incidano notevolmente sugli interessi dei lavoratori, in particolare nel caso di delocalizzazione, chiusura di imprese o di stabilimenti oppure licenziamenti collettivi, il comitato ristretto o, ove non esista, il comitato aziendale europeo ha il diritto di esserne informato. Il comitato ha il diritto di riunirsi su sua richiesta, con la direzione centrale o qualsiasi altro livello di direzione più appropriato, nell’ambito dell’impresa o del gruppo di imprese di dimensioni comunitarie, avente la competenza di prendere decisioni proprie, per essere informato e consultato.
5. Il comitato aziendale europeo, o il comitato ristretto, può farsi assistere da esperti di propria scelta, nella misura in cui ciò risulti necessario allo svolgimento dei suoi compiti.
6. Le spese di funzionamento del comitato aziendale europeo sono sostenute dalla direzione centrale.
Direttiva 94/45/CE del Consiglio | (GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64) |
Direttiva 97/74/CE del Consiglio | (GU L 10 del 16.1.1998, pag. 22) |
Direttiva 2006/109/CE del Consiglio | (GU L 363 del 20.12.2006, pag. 416) |
Direttiva 94/45/CE | Presente direttiva |
Articolo 1, paragrafo 2 | Articolo 1, paragrafo 2, prima frase |
— | Articolo 1, paragrafo 2, seconda frase |
— | Articolo 1, paragrafi 3 e 4 |
Articolo 1, paragrafo 3 | Articolo 1, paragrafo 5 |
Articolo 1, paragrafo 4 | Articolo 1, paragrafo 6 |
Articolo 1, paragrafo 5 | Articolo 1, paragrafo 7 |
Articolo 2, paragrafo 1, lettere da a) a e) | Articolo 2, paragrafo 1, lettere da a) a e) |
— | Articolo 2, paragrafo 1, lettera f) |
Articolo 2, paragrafo 1, lettera f) | Articolo 2, paragrafo 1, lettera g) |
Articolo 2, paragrafo 1, lettere g) e h) | Articolo 2, paragrafo 1, lettere h) e i) |
Articolo 4, paragrafi 1, 2 e 3 | Articolo 4, paragrafi 1, 2 e 3 |
Articolo 11, paragrafo 2 | Articolo 4, paragrafo 4 |
Articolo 5, paragrafo 1, e articolo 5, paragrafo 2, lettera a) | Articolo 5, paragrafo 1, e articolo 5, paragrafo 2, lettera a) |
Articolo 5, paragrafo 2, lettere b) e c) | Articolo 5, paragrafo 2, lettera b) |
Articolo 5, paragrafo 2, lettera d) | Articolo 5, paragrafo 2, lettera c) |
Articolo 5, paragrafo 4, primo comma | Articolo 5, paragrafo 4, primo comma |
— | Articolo 5, paragrafo 4, secondo comma |
Articolo 5, paragrafo 4, secondo comma | Articolo 5, paragrafo 4, terzo comma |
Articolo 5, paragrafi 5 e 6 | Articolo 5, paragrafi 5 e 6 |
Articolo 6, paragrafo 1, e articolo 6, paragrafo 2, lettera a) | Articolo 6, paragrafo 1, e articolo 6, paragrafo 2, lettera a) |
Articolo 6, paragrafo 2, lettera b) | Articolo 6, paragrafo 2, lettera b) |
Articolo 6, paragrafo 2, lettera c) | Articolo 6, paragrafo 2, lettera c) |
Articolo 6, paragrafo 2, lettera d) | Articolo 6, paragrafo 2, lettera d) |
— | Articolo 6, paragrafo 2, lettera e) |
Articolo 6, paragrafo 2, lettera e) | Articolo 6, paragrafo 2, lettera f) |
Articolo 6, paragrafo 2, lettera f) | Articolo 6, paragrafo 2, lettera g) |
Articolo 6, paragrafi 3, 4 e 5 | Articolo 6, paragrafi 3, 4 e 5 |
— | Articolo 10, paragrafi 1 e 2 |
Articolo 10 | Articolo 10, paragrafo 3 |
— | Articolo 10, paragrafo 4 |
Articolo 11, paragrafo 3 | Articolo 11, paragrafo 2 |
Articolo 11, paragrafo 4 | Articolo 11, paragrafo 3 |
Articolo 12, paragrafi 1 e 2 | — |
— | Articolo 12, paragrafi da 1 a 5 |
Punto 1, frase introduttiva | Punto 1, frase introduttiva |
Punto 1, lettera a (parzialmente), e punto 2, secondo comma (parzialmente) | Punto 1, lettera a) (parzialmente) |
Punto 1, lettera b) | Punto 1, lettera b) |
Punto 1, lettera c) (parzialmente), e punto 1, lettera d) | Punto 1, lettera c) |
Punto 1, lettera c) (parzialmente) | Punto 1, lettera d) |
Punto 1, lettera e) | Punto 1, lettera e) |
Punto 1, lettera f) | Punto 1, lettera f) |
Punto 2, primo comma | Punto 2 |
Punto 3 | Punto 3 |
Punto 4 | Punto 4 |
Punto 5 | — |
Punto 6 | Punto 5 |
Punto 7 | Punto 6 |
— | Allegati II e III |

References: art. 18
 art. 18
 art. 16

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