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Timestamp: 2017-10-22 10:16:52+00:00

Document:
Isola delle Femmine LIBERA: SENTENZA TRIBUNALE LAVORO:ILLEGITTIMO LICENZIAMENTO ARCH ALBERT
NON ABBIAMO POTERI DI VEGGENZA, I NOMI DEI PROMOSSI SONO A NOI NOTI SONO SOLO "CRONACHE DI PROMOZIONI ANNUNCIATE"
ERA IL GENNAIO 2006 QUANDO PONZIO PILATO EBBE A DIRGLI "Ricordi chi ti e' stato vicino in quell'antipatica vicenda con l'arch Albert?..."
Si in effetti era proprio antipatica quella vicenda:
si trattava di mettere a punto un piano, mettere in atto dei comportamenti che portassero a emarginare ad isolare a spersonalizzare la PERSONA ALBERT.
Si era proprio antipatica quella vicenda , ma soprattutto la vostra ferrea volontà di annientare la PERSONA che in quel momento si chiamava ALBERT. Dopo privato dell'ufficio, della scrivania, il non affidargli alcun carico di lavoro, siete riusciti a portare la persona/dipendente ALBERT ad umiliarsi: passare al mattino dalla portineria del Comune, bollare la cartolina e girare in lungo e in largo il paese, sino alla fine della giornata lavorativa, tornare e bollare il cartellino di presenza.
Così tutti i giorni e da diversi anni! UMILIANTE non trovate? Era questo forse il Vostro obiettivo?
Di tutto ciò eravate a conoscenza, anzi come dice il nostro Ponzio Pilato:
"si stavano vicini".
Forse speravate in cuor Vostro in un gesto inconsulto da parte della PERSONA Albert?
La PERSONA Abert ha avuto la forza e lo spirito di RESISTERE e difendere la Sua dignita' umana.
Ci si chiede come mai questo accanimento? La relazione dell'ispettore dell'Assessorato Enti Locali ci dice:" Dagli atti esaminati si evidenziano diverse irregolarità aministrative riferite in massima parte ad inadempienze del Sindaco nell'espletamento del mandato.
Le inadempienze sono ascrivibili in ordine all'abusivismo edilizio e più precisamente si è accertato che alcune Ordinanze Sindacale emesse, sebbene di fatto trasmesse all'A.G. non risultano parimenti eseguite.
Nessun provvedimento di demolizione, infatti, è stato eseguito dall'A.C. ancorchè trattasi per alcune di violazioni ultronee alla facoltà concessa dalla L.R. 17/94 del diritto di abitazione e dalle leggi nazionale nell'anno 1994.
Tant'è che alle ordinanze di ingiunzione a demolire ed al successivo accertamento dell'inottemperanza non ha mai fatto seguito nè l'acquisizione al patrimonio comunale nè la demolizione delle opere abusive.
Presupposto fondamentale è la redazione del tipo di frazionamento al cui compito l'U.T.C. non è stato in grado di provvedere, nè l'A.C. ha ritenuto di affidare l'incarico a professionisti esterni.
In definitiva gli atti che concretizzerebbero le violazioni di legge sono quelli richiamati nelle singole pratiche.
Di seguito si elencano le inadempienze riscontrate:
-Responsabilità del Sindaco in merito agli omessi provvedimenti conseguenziali alla Ordinanza di Demolizione n 43/96 in caso di giudizio negativo da parte del T.A.R.
-responsabilità del Sindaco in ordine al rilascio di certificati di Abitabilità e/o Agibilità ave gli stessi risultino rilasciati in assenza della prescritta Concessione Edilizia di variante nonchè alla cessione di opere di urbanizzazione -sarebbe opportuno, pertanto richiedere gli atti sequestrati dalla A.G.....(Atto Ispettivo pagina 29 prot n 444 Assessorato Enti Locali Palermo 26.10.1997)
Si può dire che la "vicenda antipatica" in realtà risulta essere stata alquanto SQUALLIDA.
Questo dimostra, qualora ve ne fosse ancora la necessità, del prevalere degli interessi personali di famiglia o di bottega, sul rispetto delle regole, delle leggi della trasparenza della legalità, del rispetto della PERSONA e della dignità umana.
.......All’udienza di discussione del 20 settembre 2007 ha pronunciato sentenza avente il seguente DISPOSITIVO Il Giudice, definitivamente pronunciando ed ogni altra domanda, eccezione e difesa rigettando, dichiara illegittimo il licenziamento intimato al ricorrente e, per l’effetto, ordina a parte convenuta di reintegrarlo nel posto di lavoro;
condanna, altresì, parte convenuta al risarcimento del danno subito dal ricorrente versandogli una indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento all’effettiva reintegrazione, oltre al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali con la medesima decorrenza………
L’accusa di calunnia avanzata dall’ex sindaco Bologna, a carico dell’arch Albert è risultata infondata.
La Corte d’Appello ha ritenuto fondate e legittime le critiche rivolte dall’ex capo dell’ufficio tecnico addetto alle sanatorie del comune di Isola delle Femmine.
L’arch Albert si era rifiutato di emettere una serie e ben identificate concessioni edilizie in sanatoria, concessione che nonostante il parere negativo del funzionario il Comune, retto dall’allora sindaco Bologna, le aveva accordate ugualmente.
Su richiesta del funzionario Albert, l’assessorato Enti Locali aveva disposto degli accertamenti ispettivi, le cui risultanze sono state inviate al CO.RE.CO. Sez prov.le di Palermo, alla Prefettura di Palermo, all’Ass.to Reg.le Territorio Ambiente, alla Prefettura di Palermo oltre che alla Procura della Repubblica di Palermo. (Decreto 2195/VIII del 22.11.1996 ).
L’ipotesi di illegittimità, avanzata da Albert e confermata dall’ispettore dell’Assessorato Enti locali, si riferivano alle revoche dei cosiddetti rifiuti di concessione in sanatoria disposte dal Sindaco Bologna. Se da una parte siamo di fronte ad un funzionario che ritiene il suo operato legittimo e doveroso nell’interpretazione delle norme dal punto di vista tecnico, dall’altra abbiamo un Sindaco che si sente calunniato da questi comportamenti.
E’ probabile che l’esito della sentenza darà luogo ad un esame di legittimità di tutti gli atti denunciati dal funzionario confermati dagli accertamenti messi in atto dall’Assessorato Enti Locali.
SENTENZA LAVORO N 3185 CRON N 27153 F.A. 25.10.07
Nella causa civile iscritta al n 4131/2004 del ruolo generale affari civili contenziosi promossa in primo grado
ALBERT Giovanni rappresentato e difeso dagli avv.ti Roberto Croce e Giuseppe mandalà ed selettivamente domiciliato in Palermo presso lo studio dei difensori, giusta procura a margine del ricorso
Contro COMUNE di ISOLA DELLE FEMMINE in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv Santo Zanghì ed elettivamente domiciliato in Palermo presso lo studio del difesnsore;
CONCLUSIONI DELLE PARTI: come da rispettivi atti difensivi.
Con ricorso depositato il 7 ottobre 2004 il ricorrente in epigrafe indicata conveniva in giudizio il Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, esponendo di essere stato dipendente della amministrazione comunale convenuta dall’11.9.1987 sino al 2.3.2004, data in cui veniva licenziato con provvedimento espulsivo, emesso quale sanzione disciplinare comminata in relazione ai fatti già contestatigli con precedenti note dell’11.2.2004 e del 7.11.2003.
Tanto premesso, eccepiva l’illegittimità del provvedimento risolutorio per difetto della dedotta giusta causa e/o giustificato motivo soggettivo, che variamente argomentava; in particolare deduceva preliminarmente l’illegittimità della deliberazione di giunta per violazione dell’art 78 del D.Lgs 267/2000, nonché per intervenuta violazione dell’art 25 comma 3 ccnl autonomie locali, e concludeva chiedendo la condanna del Comune alla reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell’art 18 st. lav. e al risarcimento dei danni subiti, commisurati alle retribuzioni globali di fatto non percepite dalla data del licenziamento, così come previsto dall’art 18 comma 4 st. lav.
Si costituiva in giudizio il Comune convenuto contestando la fondatezza delle domande e chiedendone il rigetto, sul presupposto della piena legittimità del licenziamento disciplinare comminato.
Senza alcuna istruzione, all’udienza del 20 settembre 2007, le parti discutevano, previo deposito di note difensive autorizzate, concludendo come in atti e la causa veniva decisa come da separato dispositivo di cui si dava immediata lettura ai sensi dell’art 429 comma 1 c.p.c.
L’impugnativa di licenziamento appare fondata e, come tale, meritevole do accoglimento.
A tale proposito appare infatti corretta la preliminare censura sollevata da parte ricorrente ed inerente l’illegittimità della delibera n 34 del 2 marzo 2004, di adozione del licenziamento impugnato, in quanto adottata in violazione del disposto dell’art 78 D.Lgs 267/200 (testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).
Detto articolo in materia di “doveri e condizione giuridica” degli amministratori locali, dispone al secondo comma che “gli amministratori di cui all’art 77 comma secondo devono astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di deliberazioni riguardanti interessi propri o di loro parenti od affini sino al quarto grado”.
Tanto premesso in punto di normativa applicabile alla fattispecie, si osserva che la delibera di giunta comunale n 34 del 2 marzo 2004, di adozione della sanzione espulsiva proposta dal Direttore generale,, è stata adottata dalla giunta nella seguente composizione: Gaspare Portobello, Paolo Aiello, Salvatore Lucido (cfr doc 13 del fascicolo di parte ricorrente).
Due dei predetti componenti, Lucido e Portobello, risultavano in precedenza indicati, peraltro dall’odierno ricorrente, quali autori di abusi edilizi nelle note del 21.1.2003 e del 27.3.2003 indirizzate all’assessorato regionale Territorio e Ambiente (cfr doc 22 e 23 del fascicolo di parte ricorrente).
Appare pertanto evidente come dalla partecipazione dei due citati componenti (su tre dell’organo deliberante) emerge immediatamente la violazione del secondo comma dell’art 78 ult. Cit., atteso che la delibera adottata dall’organo in siffatta composizione collegiale aveva ad oggetto il licenziamento del ricorrente, responsabile dell’Ufficio Sanatoria del Comune nel cui ambito i due componenti avrebbero commesso gli abusi edilizi in precedenza denunciati.
Secondo il parere del decidente, la situazione per cui è causa, e verificatasi nei termini dianzi esposti, va a configurare, da un punto di vista oggettivo una palese ipotesi di interesse proprio dell’amministratore che ha partecipato alla decisione, a nulla rilevando il concreto contributo all’esito finale della deliberazione, apparendo di per sé astrattamente inidonea a garantire l’imprescindibile requisito dell’imparzialità nell’iter decisionale posto a fondamento della deliberazione di giunta, e per tutelare il quale è stato previsto dall’art 78 comma 2 del D.Lgs 267/200 un preciso obbligo astensione in capo agli amministratori.
Pertanto, vertendosi in ipotesi di interesse proprio di due dei tre amministratori i quali, pur se avevano l’obbligo di astenersi, hanno partecipato alla deliberazione (avente ad oggetto il licenziamento del ricorrente), che di fatto ha disposto il provvedimento recessivo impugnato, detta delibera risulta conseguentemente invalida in quanto emessa in violazione del secondo comma dell’art 78 ult cit.
All’invalidità della delibera, come sopra acclarata, segue l’illegittimità del licenziamento dalla stessa statuito.
Ogni altra questione, pure agitata in relazione ad ulteriori profili di invalidità del provvedimento recessivo impugnato, appare superata.
Il disposto dell’art 51 secondo comma del decreto legislativo 165/2001, secondo cui la legge 300/1970 si applica alle pubbliche amministrazioni a prescindere dal numero dei dipendenti, impone, quale conseguenza della declaratoria di illegittimità del licenziamento., l’ordine all’amministrazione convenuta, ai sensi dell’art 18 st. lav., di reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro, oltre alla condanna al risarcimento del danno commisurato alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento sino all’effettiva reintegrazione, nonché al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali con medesima decorrenza.
Le spese di lite, liquidate come nel dettaglio del dispositivo anche in relazione a quelle della espletata fase cautelare, seguono la soccombenza.
Il Giudice, definitivamente pronunciando ed ogni altra domanda eccezione e difesa rigettando, dichiara illegittimo il licenziamento intimato al ricorrente e, per l’effetto, ordina a parte convenuta di reintegrarla nel posto di lavoro;
Condanna parte convenuta al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese di lite della presente fase di merito, che liquida in complessivi euro 3.500,00 di cui euro 2.200,00 per onorari, oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge e rimborso forfetario sulle spese generali.
Palermo 20 Settembre 2007 Minuta depositata il 27 settembre 2007
Il G.L. Paolo Farina
DEPOSITATO IN CANCELLERIA 25.10.2007
UDIENZA 2 NOVEMBRE 2007
CAUSA A CARICO DI ALBERT GIOVANNI
dr Rosario Luzio Presidente
dr Renato Griòllo Consigliere
dr Gabriella Di Marco Consigliere
Conclusioni del P.M. dr Daniela Giglio
La Corte visti gli art 605 c.p.p., in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale in composizione monocratica di Palermo in data 15 dicembre 2003 nei confronti di ALBERT Giovanni, appellata dallo stesso, nonchè dal Pubblico Ministero e dalla parte civile assolve ALBERT Giovanni dall'imputazione di calunnia ascrittagli in epigrafe con riferimento agli esposti in data 6 giugno 1998, 25 luglio 1998, 27 luglio 1998 e 29 settembre 1998 nella parte relativa alla revoca dei dinieghi di concessione in sanatoria in favore di Cataldo Rosa Anna, Cataldo Grazia Vassallo Francesco Paolo, Monteleone Rita e Brucato Amedeo, perchè il fatto non costituisce reato, Conferma, nel resto, la sentenza impugnata rigettando gli effetti rispettivamente proposti dal Pubblico Ministero e dalla Parte Civile. Indica in giorni novanta il termine per il deposito della motivazione.
Palermo 2 novembre 2007
Il Presidente dr Rosario Luzio
Comitato Cittadino per la difesa della DIGNITA' UMANA
Postato da Gregory, zannelli.gregorio.gregorio06@gmail.com al fine di ulteriormente arricchire e completare l’informazione per una correta opportunità di valutazione degli avvenimenti e dei protagonisti politici del paese.
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