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Timestamp: 2018-08-19 21:35:21+00:00

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Codice proc. civile Art. 353 cod. proc. civile: Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione
Il giudice d’appello, se riforma la sentenza di primo grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti davanti al primo giudice (1).
Rimessione: [v. 40]; Giurisdizione: [v. 1]; Sentenza: [v. 132]; Notificazione: [v. 137]; Ricorso per cassazione: [v. 360]. Riforma: modifica del provvedimento giurisdizionale precedentemente emesso. Riassunzione: riattivazione del processo (posto momentaneamente in stato di quiescenza) su impulso di parte per evitarne l’estinzione. Termine perentorio: è tale il termine il cui decorso comporta la decadenza dal potere di compiere l’atto. Sono perentori solo i termini espressamente previsti dalla legge come tali e non possono essere abbreviati o prorogati nemmeno con l’accordo delle parti.
(1) La rimessione per ragioni di competenza può verificarsi soltanto qualora il primo giudice, ritenendosi competente, abbia deciso la causa anche nel merito, mentre il giudice d’appello, valutando l’incompetenza di quello, trasmette la causa al giudice di primo grado da lui ritenuto competente.Se, invece, il giudice, dichiarandosi incompetente, non decide anche nel merito, unico rimedio è il regolamento di competenza [v. 42]. In particolare, il giudice d’appello può decidere nel merito della stessa causa quando quest’ultima rientra nella sua competenza e vi sia un’apposita istanza di parte volta a sollecitare la decisione del giudice di secondo grado. Se tale istanza difetta, la sentenza è nulla (es. nei confronti di una sentenza del giudice di pace il tribunale, quale giudice d’appello, affermata la propria competenza può trattenere la causa e decidere in qualità di giudice di primo grado, solo se sia stata proposta istanza da almeno una delle parti in tal senso).
Erronea declaratoria di giurisdizione
In tema di rapporto di lavoro privatizzato, il giudice di appello che ritenga sussistente la giurisdizione del giudice ordinario, negata dal giudice di primo grado, deve astenersi dal decidere nel merito e deve rimettere le parti davanti al primo giudice.
Cass. lav., 2 aprile 2004, n. 6570.
Il giudice di primo grado, cui il giudice d'appello abbia rimesso la causa ai sensi dell'art. 353 cod. proc. civ. per averne riformato la declinatoria di giurisdizione, non può proporre regolamento di giurisdizione d'ufficio, essendo tenuto a statuire sulla domanda. Dichiara inammissibile il regolamento di giurisdizione d'ufficio
Cassazione civile sez. un. 16 febbraio 2015 n. 3025
L’art. 353 c.p.c., nel prevedere che il giudice di appello che riforma la sentenza di primo grado, dichiarando la propria giurisdizione, negata dal primo giudice, deve pronunciare, anche d’ufficio, sentenza con la quale rimette le parti al primo giudice, costituisce applicazione del tendenziale principio del doppio grado di giurisdizione di merito. La violazione della norma richiamata, compiuta dal predetto giudice allorché, affermata la giurisdizione del giudice ordinario, decida la causa nel merito, comporta un vizio del procedimento, che, inficiando di nullità la sentenza di secondo grado, è rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità e comporta la cassazione della sentenza stessa, con il conseguente rinvio della causa al primo giudice.
Cass. 2 agosto 2000, n. 10139.
Nel caso di riunione in sede di appello di procedimenti aventi ad oggetto le impugnazioni di due sentenze rese su domande sovrapponibili - in quanto concernenti, in parte, la stessa causa e, in parte, cause connesse - qualora una delle sentenze abbia dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario e l’altra abbia, invece, deciso nel merito su tutte le domande proposte in primo grado, il giudice di appello che ritenga sussistente la giurisdizione non è tenuto a rimettere le parti innanzi al primo giudice ex art. 353, c.p.c., poiché, in questa ipotesi, la sentenza resa in secondo grado, pronunziando sull’intero thema decidendum, garantisce il rispetto del principio del doppio grado di giurisdizione.
Cass. 8 gennaio 2003, n. 60.
Declaratoria di incompetenza
Qualora il giudice adito in sede di appello, in merito alla sentenza impugnata per erronea declaratoria di competenza, coincida con il giudice competente per il giudizio di primo grado, tale giudice deve decidere non solo sull’incompetenza del primo giudice adito, ma nel merito quale giudice di primo grado, per ragioni di economia processuale, purché vi sia stata nell’atto introduttivo un’espressa richiesta in tal senso, con conseguente regolare contraddittorio sul punto. (Principio affermato ai sensi dell’art. 360 bis, n. 1, c.p.c.).
Cass. 9 dicembre 2011, n. 26462.
Qualora sia stata impugnata la sentenza non definitiva, che abbia pronunciato relativamente soltanto all’an debeatur e non pure al quantum, il giudice di appello (che per il principio del doppio grado di giurisdizione deve limitare l’esame alla materia che ha formato l’oggetto della decisione gravata), è funzionalmente incompetente a conoscere le questioni riservate, dal giudice di primo grado, al prosieguo del giudizio. Cass. 1º agosto 2003, n. 11748.
Se il giudice dell’appello ravvisa l’incompetenza del giudice di primo grado, deve dichiarare l’incompetenza di quest’ultimo indicando il giudice competente in primo grado - davanti al quale il processo continuerà, se riassunto ai sensi dell’art. 50 c.p.c. - e non già trattenere la causa e deciderla nel merito (non rilevando, al riguardo, il divieto di remissione al primo giudice previsto dagli artt. 353 e 354 c.p.c.); con la conseguenza che la corte di cassazione deve, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., cassare statuendo sulla competenza la sentenza di appello che abbia erroneamente omesso di dichiarare l’incompetenza del giudice di primo grado, e deve, altresì, ai sensi dell’art. 385, secondo comma, c.p.c., provvedere sulle spese di tutti i gradi del giudizio (liquidandole essa stessa o rimettendone la liquidazione al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata).
Cass. 4 luglio 2003, n. 10566.
In tema di impugnazioni civili, quando il giudice d’appello, risolta positivamente, in riforma della sentenza impugnata, la questione di competenza del giudice di primo grado, pronunzia nel merito in secondo grado, egli esercita ritualmente e correttamente - anche in assenza di domanda di parte - la propria potestas decidendi, essendogli preclusa la possibilità di rimettere la causa al primo giudice.
Cass. 24 giugno 2003, n. 10020.
Secondo il disposto dell’art. 38, primo comma, c.p.c., nel testo introdotto dall’art. 4 della legge 26 novembre 1990, n. 353 in vigore dal 30 aprile 1995 (in base alle disposizioni transitorie di cui all’art. 90 della stessa legge e successive modificazioni), l’incompetenza per materia - al pari di quella per valore e di quella per territorio nei casi previsti dall’art. 28 c.p.c. - è rilevata, anche d’ufficio, non oltre la prima udienza di trattazione, con la conseguenza che - diversamente dalla previgente disciplina - il giudice non può rilevare tale incompetenza in ogni stato e grado, ma è tenuto al rilievo officioso entro detta udienza, salvo esaminare l’eventuale eccezione ritualmente proposta dalle parti. Da ciò deriva che la parte può impugnare la decisione di primo grado per ragioni di incompetenza per materia solo ove abbia tempestivamente eccepito l’incompetenza e che, anche in presenza della tempestiva eccezione, la stessa parte è onerata della specifica impugnazione sul punto, ove il giudice abbia invece deciso nel merito, atteso che - venuta meno la possibilità del rilievo officioso durante tutti i gradi del giudizio - l’impugnazione nel merito non implica più la devoluzione al giudice di appello anche della questione di competenza per materia (così come di quella territoriale inderogabile di cui all’art. 28 c.p.c.).
Cass. lav., 13 ottobre 2006, n. 22055.

References: Art. 353
 sentenza 
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Cass. 
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