Source: https://www.laleggepertutti.it/271771_responsabilita-infortunio-sul-lavoro
Timestamp: 2019-08-20 11:30:10+00:00

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Mancato utilizzo, da parte del lavoratore dipendente, delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro imposte dal datore: l’azienda è responsabile se qualcuno si fa male?
Il proprietario di un bar chiede a un dipendente di salire su una grata esterna alla struttura per sostituire una lampadina dell’insegna che si è fulminata. Gli consegna l’elmetto giallo da cantiere per tutelare la testa in caso di caduta e lo invita a indossarlo prima di iniziare le operazioni. Questi però non lo fa e si arrampica ugualmente sulla parete della costruzione. Cade a terra e, a seguito delle lesioni riportate, viene ricoverato in ospedale. Di chi è la responsabilità per l’infortunio sul lavoro se il dipendente non ha volutamente rispettato l’ordine del capo, non ha cioè adottato le misure di prevenzione e di sicurezza?
Uno dei macchinari dell’azienda non funziona in modo corretto. In passato più di una persona si è fatta male a causa di ciò. Su di esso è stato attaccato un bel foglio di carta con scritto “Attenzione: fuori uso”. Ma uno dei dipendenti lo accende ugualmente. Prende la scossa e subisce un lieve trauma. Di chi è, anche in questo caso, la responsabilità per l’infortunio sul lavoro?
La Cassazione è spesso intervenuta sull’argomento decretando una generale responsabilità in capo all’imprenditore non solo per l’omessa adozione delle misure di prevenzione, ma anche per non aver previsto – ed evitato – i rischi collegati al comportamento imprudente del dipendente. In buona sostanza, il datore può rispondere anche di quelle azioni avventate dei propri collaboratori poste in spregio degli avvertimenti e delle raccomandazioni fornite dall’alto.
Una recente sentenza della Cassazione [1] fa il punto della situazione e ripercorre quelli che sono gli orientamenti ormai stabili della giurisprudenza in materia di infortuni sul lavoro e relative responsabilità.
1 Cos’è l’infortunio sul lavoro
2 Responsabilità del datore di lavoro per gli infortuni sul lavoro
3 Lavoratore imprudente si fa male: di chi è la colpa?
4 Il comportamento “abnorme” del dipendente che esclude la responsabilità del datore per l’infortunio sul lavoro
5 Alcuni esempi di infortunio sul lavoro
Cos’è l’infortunio sul lavoro
Per infortunio sul lavoro si intende ogni lesione del lavoratore originata, in occasione di lavoro, da una causa violenta da cui può derivare un’inabilità al lavoro:
permanente (assoluta o parziale);
temporanea assoluta (comporta l’astensione dal lavoro per più di 3 giorni).
Per occasione di lavoro si intende che il lavoro ha determinato il rischio dell’infortunio, anche se questo è avvenuto al di fuori dell’orario lavorativo.
L’assicurazione INAIL tutela i lavoratori dal rischio di infortunio sul lavoro e malattia professionale.
Si distingue tra diverse forme di rischio sul lavoro:
ambientale: rischio riguardante soggetti che, pur non essendo addetti a lavorazioni pericolose, svolgono in modo costante attività lavorativa in connessione ambientale con la lavorazione protetta; questi lavoratori sono esposti allo stesso rischio cui sono esposti gli addetti alla lavorazione protetta;
improprio: rischio occorso durante un’attività preparatoria o, comunque, strumentale allo svolgimento delle mansioni;
generico aggravato: rischio occorso indipendentemente dalle condizioni peculiari del lavoro ma in presenza di determinate circostanze, idonee a causare al lavoratore un aggravamento del rischio, nel senso di renderlo più intenso e frequente. È un rischio che, pur essendo comune a tutti i cittadini, si pone in necessario collegamento eziologico con l’attività lavorativa.
Non c’è rischio e responsabilità del datore di lavoro nei seguenti casi di rischio:
elettivo: rischio causato dalla condotta del lavoratore, volontaria ed arbitraria, eccezionale, abnorme ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, illogica ed estranea alle finalità produttive; diretta a soddisfare un impulso meramente personale del lavoratore; comportante un rischio diverso da quello cui il lavoratore sarebbe assoggettato;
extraprofessionale: rischio occorso per motivi che vanno al di fuori dello svolgimento della prestazione lavorativa;
generico: rischio occorso indipendentemente dalle condizioni peculiari del lavoro.
Responsabilità del datore di lavoro per gli infortuni sul lavoro
Il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio del lavoratore qualora non adotti le idonee misure protettive e nel caso di omessa vigilanza dell’uso effettivo di queste misure da parte del dipendente. Il concorso di colpa del lavoratore non comporta l’esonero della responsabilità dell’imprenditore, eccetto quando questo si riveli abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo “tipico” ed alle direttive ricevute.
Al datore di lavoro non basta apporre un cartello sul macchinario rotto; non si esime dalle conseguenze per la caduta da un cornicione richiedendo l’utilizzo del casco. Egli deve attivarsi concretamente per eliminare ogni fonte di rischio e controllare il rispetto delle misure di prevenzione degli infortuni. Egli deve quindi asportare fisicamente il macchinario fuori uso e custodirlo altrove o verificare egli stesso (o tramite appositi responsabili) che il lavoratore abbia indossato l’elmetto anti-caduta.
In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, per escludere la responsabilità del titolare dell’azienda per il comportamento imprudente del lavoratore non è sufficiente che tale comportamento sia esso stesso causa dell’incidente (come l’aver utilizzato uno strumento di lavoro inappropriato), ma deve essere anche imprevedibile e del tutto estraneo al tipico rischio lavorativo che il garante è chiamato a governare.
Lavoratore imprudente si fa male: di chi è la colpa?
Come chiarito dalla Cassazione in più occasione, in tema di infortuni sul lavoro, la responsabilità a carico del datore di lavoro non è esclusa dai comportamenti negligenti, trascurati, imperiti del lavoratore, che abbiano contribuito alla verificazione dell’infortunio, giacché al datore di lavoro, che è “garante” anche della correttezza dell’agire del lavoratore, è imposto (anche) di esigere da quest’ultimo il rispetto delle regole di cautela [2].
Tale regola trova eccezione solo in presenza di un comportamento assolutamente eccezionale e imprevedibile del lavoratore (e come tale inevitabile). In tal caso l’infortunio sul lavoro è addebitato a quest’ultimo a cui quindi non spetterà il risarcimento del danno.
Solo una condotta abnorme, inopinabile ed esorbitante del lavoratore esclude la responsabilità del datore in caso di infortunio.
Il comportamento “abnorme” del dipendente che esclude la responsabilità del datore per l’infortunio sul lavoro
L’aspetto più critico di tale principio – che in astratto è pienamente condivisibile – è stabilire in concreto quando la condotta del dipendente possa dirsi imprevedibile ed eccezionale, tale da non poter cioè essere neutralizzata in anticipo dal datore con ulteriori misure di prevenzione. I giudici parlano a riguardo di «comportamenti abnormi» del lavoratore, come tali non suscettibili di controllo da parte delle persone preposte all’applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro.
Si considera «abnorme» sia il comportamento posto in essere in una attività del tutto estranea al processo produttivo o alle mansioni attribuite, ma anche quello “connesso” con lo svolgimento delle mansioni lavorative, ma consistito in qualcosa di radicalmente lontano dalle pur ipotizzabili e, quindi, prevedibili imprudenti scelte del lavoratore nell’esecuzione del lavoro
Solo in questi casi il datore di lavoro non può rispondere dell’infortunio subito dal dipendente in quanto non può prevederlo in anticipo.
La giurisprudenza ha anche chiarito [3] che, in assenza di direttive organizzative non può rinvenirsi abnormità nella condotta del lavoratore danneggiato.
Alcuni esempi di infortunio sul lavoro
Riportiamo, a titolo di esempio, alcuni casi che la giurisprudenza ha considerato o meno come infortuni sul lavoro:
ustioni causate ad un autista di autocarri da una persona che, disturbata dal continuo transito di automezzi pesanti, ha versato liquido infiammabile al passaggio del veicolo: Sì, c’è responsabilità dell’azienda (Cass. 11 aprile 1998 n. 3744);
aggressione subita dal lavoratore da parte di estranei sul posto di lavoro: Sì, c’è responsabilità dell’azienda, salvo che sussistano precisi elementi sui motivi del litigio e sulle modalità dell’aggressione tali da farli ritenere di origine strettamente personale e, quindi, estranei all’attività lavorativa (Cass. 11 aprile 1998 n. 3747);
caduta accidentale in luogo pubblico di un dipendente recatosi in banca per riscuotere la retribuzione: Sì, c’è responsabilità dell’azienda; il luogo di lavoro comprende, oltre ad ogni luogo in cui il lavoratore si reca per volontà o disposizione del datore di lavoro, anche quello dove egli si reca a riscuotere lo stipendio (C. App. Bari 27 ottobre 2008 n. 2204);
incidente avvenuto all’interno dell’ambiente di lavoro, dovuto ad una caduta contro una vetrata: Sì, trattasi di rischio ambientale e, pertanto, l’infortunio si presume di origine lavorativa (Cass. 5 maggio 2006 n. 10317);
incidente subìto dall’assicurato durante la deambulazione all’interno del luogo di lavoro, sul percorso per raggiungere la postazione all’inizio dell’attività lavorativa: Sì, in quanto si tratta del c.d. rischio improprio (Cass. 21 aprile 2004 n. 7633; Cass. 11 febbraio 2002 n. 1944);
incidente subìto dal lavoratore che di sua iniziativa: – ha soccorso compagni di lavoro in pericolo o ha tentato di salvaguardare beni aziendali dal deterioramento o dalla distruzione – è intervenuto per sedare una lite nell’ambiente di lavoro: Sì, in quanto vi è l’interesse datoriale alla salvezza dei propri dipendenti e alla conservazione degli impianti; No, se si tratta di c.d. rischio elettivo (Cass. 27 gennaio 2006 n. 1718; Cass. 28 ottobre 2003 n. 16216)
incidente durante uno sciopero: No, se l’evento è ricollegabile ad un rischio legato alle diverse ragioni di autotutela del lavoratore e non alle esigenze dello svolgimento del lavoro (Cass. 2 febbraio 1988 n. 956).
[1] Cass. sent. n. 49373/18 del 29.10.2018.
[2] Art. 18, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81.
[3] Corte Appello di Trento sent. del 18/05/2018 n. 137
Cassazione penale , sez. IV , 29/05/2018 , n. 26858
Cassazione civile , sez. lav. , 23/05/2018 , n. 12807
Corte appello , Trento , 18/05/2018 , n. 137
In materia di sicurezza sul lavoro, il comportamento del lavoratore che esclude la responsabilità del titolare della posizione di garanzia va qualificato come abnorme solo quando riveste i caratteri dell’eccezionalità e della esorbitanza rispetto al normale procedimento lavorativo e alle precise direttive organizzative ricevute. In mancanza di tali direttive, pertanto, non può rinvenirsi alcun carattere di abnormità nella condotta del lavoratore danneggiato, incombendo in capo al titolare della posizione di garanzia il dovere di vigilare sulla sussistenza e persistenza dell’osservanza delle regole di cautela da parte del lavoratore. Nel caso di specie, avente a oggetto lesioni personali gravi consistite nella ustione al polso e al dorso di un dito della mano di un lavoratore entrato a mani nude nella zona di lavorazione, il Tribunale, data l’assenza di opportune direttive ricevute, ha ritenuto che la condotta poco accorta del lavoratore non sia stata comunque in grado di elidere la colpa del titolare della posizione di garanzia.
Corte appello , Trento , 23/06/2017 , n. 139
Il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l’evento lesivo è interrotto, ai sensi dell’ articolo 41, comma 2, cod. pen. , solo nel caso in cui sia provata l’abnormità del comportamento del lavoratore infortunato che abbia dato causa all’evento, dovendosi considerare “abnorme” comportamento che, per la sua stranezza ed imprevedibilità, si ponga al fuori di ogni possibilità di controllo da parte delle persone preposte all’applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro.
Corte appello , Potenza , sez. lav. , 16/05/2017 , n. 8
In tema di infortunio sul lavoro, la responsabilità del datore di lavoro è da intendersi in maniera ampia, al punto da non essere esclusa neppure in presenza di condotte negligenti o imprudenti del lavoratore che abbiano contribuito alla verificazione dell’infortunio. Difatti, la condotta colposa del lavoratore infortunato non viene considerata come da sola sufficiente a produrre l’evento, quando sia comunque riconducibile all’area di rischio proprio della lavorazione svolta. La responsabilità del datore di lavoro, su cui grava un obbligo di vigilanza pregnante, è esclusa soltanto nel caso in cui lo stesso dimostri che il comportamento del lavoratore sia stato del tutto abnorme, esorbitante, o comunque assolutamente imprevedibile. Nel caso di specie, la Corte, nonostante la condotta imprudente del lavoratore, ha riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso al dipendente, caduto da una impalcatura per via della mancanza dei dispositivi di protezione indispensabili per operare in zone pericolose e ad altezze di decine di metri.
Corte appello , Perugia , sez. lav. , 08/05/2017 , n. 94
Nell’ambito di un’azione di regresso esercitata dall’INAIL contro il datore di lavoro in relazione alle somme erogate a favore del dipendente, la condotta del dipendente è idonea ad escludere la responsabilità del datore di lavoro (non quando sia semplicemente imperita, negligente o imprudente, ma) quando sia abnorme, inopinabile, atipica ed eccezionale, nonché esorbitante rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute. Nel caso di specie risulta che il lavoratore aveva ricevuto istruzioni sul modo con il quale compiere l’operazione di svuotamento delle cassette e risulta che egli in precedenza si era attenuto alle istruzioni ricevute. In questa situazione, non può che ritemersi imprevedibile, e dunque abnorme, la condotta (contraria alle istruzioni ricevute e difforme dal modus operandi in precedenza praticato dallo stesso) tenuta dal lavoratore in occasione dell’infortunio.
Cassazione civile , sez. VI , 13/03/2017 , n. 6451
In materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, la causa violenta, richiesta dall’art. 2 del d.P.R. n. 1124 del 1965 per l’indennizzabilità dell’infortunio, può riscontrarsi anche in relazione allo sforzo messo in atto nel compiere un normale atto lavorativo, purché lo sforzo stesso, ancorché non eccezionale ed abnorme, si riveli diretto a vincere una resistenza peculiare del lavoro medesimo e del relativo ambiente, dovendosi avere riguardo alle caratteristiche dell’attività lavorativa svolta e alla loro eventuale connessione con le conseguenze dannose dell’infortunio.
Cassazione penale , sez. IV , 17/01/2017 , n. 10265
Cassazione civile , sez. lav. , 13/01/2017 , n. 798
Cassazione penale , sez. IV , 13/12/2016 , n. 15124

References: sentenza 
 Cass. 
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 Cass. 
 Art. 18
 articolo 41