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Timestamp: 2018-07-20 08:33:36+00:00

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Donazione e subito dopo vendita: quali problemi col fisco?
Lo sai che? Donazione e subito dopo vendita: quali problemi col fisco?
Più difficile contestare l’elusione fiscale dietro la donazione e successiva vendita della casa o de terreno quando sono in gioco i rapporti tra genitori e figli.
Ricevere una casa in donazione e subito dopo venderla è un’operazione che il fisco potrebbe contestare; con la conseguenza di essere costretti a pagare un aggravio di tasse con le relative sanzioni. Quand’è che la donazione e la successiva vendita dello stesso bene nasconde una elusione? Quando il prezzo ricavato da tale cessione viene restituito al donante da parte del donatario che prima aveva ottenuto in regalo l’immobile. Ma se questo non succede, l’Agenzia delle Entrate non può accampare pretese. Lo ha chiarito la Cassazione con una ordinanza pubblicata nelle prime ore della giornata di ieri [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo quali problemi col fisco può comprare una donazione e subito dopo la vendita.
Avevamo chiarito i termini del problema nell’articolo Vendita di un immobile ricevuto in donazione: è lecita?: chi vende una casa o un terreno deve pagare le tasse sulla vendita, tasse rapportate all’aumento di valore che l’immobile ha subito tra la data dell’iniziale acquisto e quella di successiva cessione. Chi invece vende un bene ricevuto in donazione non deve nulla perché non ha lucrato alcunché (non avendo egli mai acquistato in origine il bene, ma avendolo ricevuto a titolo gratuito); in tal caso, sarà il donatario a pagare le imposte sulla donazione se dovute. Ricordiamo a tal fine – e solo per completezza – che le donazioni tra genitori e figli non scontano le imposte sulla donazione entro un limite di 1 milione (oltre tale tetto l’aliquota è del 4%), mentre quelle tra fratelli e sorelle sono esenti fino a 100mila euro (oltre questo limite l’aliquota è del 6%); quelle tra parenti fino al 4° grado e affini fino al terzo si paga un’imposta del 6% mentre tra estranei l’imposta è all’8%.
Per evitare di pagare le imposte sulle plusvalenze della vendita, capita che qualche contribuente doni la casa a un parente con lo scopo, da parte di questi, di venderla per poi restituire il denaro al donante. Con questo schema si tende a eludere il fisco. Ma l’Agenzia delle Entrate, che si accorge della triangolazione, può ugualmente accertare il maggio reddito del donante e sottoporlo ugualmente a tassazione, applicando anche le sanzioni.
Con l’ordinanza i ieri, però, la Cassazione ha reso, d’ora in avanti, molto più difficile per l’amministrazione finanziaria intervenire sui rapporti patrimoniali familiari. Per contestare la simulazione della donazione servono prove certe. La prova non può che essere il trasferimento del denaro, ottenuto dalla vendita, dal conto del donatario a quello del donante. Ma che succede se il donatario, anziché vendere l’immobile ottenuto in donazione, lo permuta con un altro? Facciamo un esempio per comprendere meglio la questione.
Un padre regala al figlio un proprio terreno su cui vi è un permesso di costruire. Il figlio, poco dopo, lo cede a un costruttore affinché questi vi realizzi alcune villette a schiera. In cambio della cessione, il costruttore cede la proprietà di una delle villette. Si configura quindi una permuta ossia lo scambio (tra il figlio e il costruttore) di un terreno dietro costruzione di un’abitazione. In questi casi si può dire che l’iniziale donazione fatta dal padre al figlio sia una elusione fiscale? No, se l’immobile oggetto della permuta viene davvero intestato al figlio che quindi diventa l’effettivo beneficiario della cessione del terreno. In questo caso, infatti, l’Agenzia delle Entrate non può contestare alcun intento elusivo del padre e del figlio. Il bene acquistato dal costruttore infatti rimane nel patrimonio del contribuente donatario. Negando il recupero a tassazione, la Suprema corte ha respinto il ricorso del fisco, precisando che la simulazione della donazione richiede da parte dell’amministrazione finanziaria qualche prova ed elemento in più. A più riprese in motivazione gli Ermellini sottolineano che la prova dell’intento elusivo è a carico dell’Agenzia delle Entrate.
È vero – dice la Corte – che la cosiddetta «interposizione fittizia» (ossia la falsa donazione allo scopo di vendere il bene) non richiede necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, ma può attuarsi anche con operazioni effettive e reali. Tuttavia, quando sono in gioco i rapporti tra genitori e figli l’Agenzia delle Entrate deve tenere conto della libertà di pianificazione della propria successione da parte del genitore e del carattere genuino della donazione.
[1] Cass. sent. n. 29182/17 del 6.12.2017.
Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, ordinanza 21 aprile – 6 dicembre 2017, n. 29182
L’Agenzia entrate ricorre con tre motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Lombardia 9/14/09 dep. 27 gennaio 2009, che ne ha rigettato l’eppello su ricorso avverso avviso di accertamento, ex art. 81, comma 1, lett. b) T.U.I.R., per Irpef 1998, col quale l’Ufficio accertava redditi derivanti da mancata dichiarazione di plusvalenza da cessione a titolo oneroso di terreni edificabili, riconducendo gli atti di donazione e successiva permuta a un disegno elusivo volto ad evitare il pagamento della plusvalenza. In particolare il B. aveva donato per la quota di tre quarti alla figlia D. un terreno edificabile, che il giorno successivo la stessa ha permutato, unitamente al residuo quarto del terreno già di sua proprietà, con due appartamenti da edificare: il tutto allo stesso valore dichiarato nella donazione B.D., n.q. di erede del padre G., si costituisce con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato.
1. col primo motivo del ricorso principale l’Agenzia deduce vizio di motivazione per avere la C.T.R. con motivazione succinta affermato che l’Ufficio “non avesse effettuato l’analisi documentata del valore attribuito al terreno”. Riproduce gli atti di causa dai quali emerge che l’ufficio aveva indicato gli atti di provenienza dei beni e i relativi valori;
2. col secondo motivo si deduce violazione di legge (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3), per non avere la C.T.R. riconosciuto il carattere simulato della donazione in base alla successione temporale degli atti di trasferimento e del valore della donazione coincidente col prezzo del terreno e della permuta, nonchè dello stretto rapporto di parentela tra donante e donataria e il risparmio d’imposta realizzato.
3. Col terzo motivo si deduce violazione del principio generale antielusivo, ex art. 53 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere la C.T.R. riconosciuto la strumentalità della donazione al fine di evitare il pagamento della plusvalenza.
4. I motivi, che per la loro evidente connessione possono essere trattati congiuntamente, sono infondati e vanno respinti.
4.1. In fattispecie di donazione di terreni edificabili da genitore a figlio, il quale successivamente ritrasferisce (nel caso di specie permuta) gli immobili donati, va dato seguito alla giurisprudenza di questa Corte che ha considerato non mancante di causa la suddetta operazione negoziale (v. Cass. 21952 del 2015; n. 16158 del 2016), fermo restando che incombe sull’Amministrazione la prova del disegno elusivo (v. ex multis Cass. n. 4603 del 2014).
4.2. Giova al riguardo precisare che la disciplina dell’interposizione prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37, comma 3, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, come nel caso dell’interposizione fittizia, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo anche mediante operazioni effettive e reali (v. Cass. n. 5937 del 2015; v. anche Cass. nn. 12788 del 2011, n. 449 e n. 25671 del 2013, 21794 del 2014). Ma in casi del genere, come quello in esame, trattandosi di rapporti patrimoniali tra padre e figlia, deve pur tenersi conto della libertà di pianificazione della propria successione da parte del genitore e del carattere genuino della donazione (v. Cass. 21952 del 2015; n. 16158 del 2016), L’operazione di donazione e successiva permuta pertanto non è sine causa, potendo questa individuarsi nella indicata pianificazione dei rapporti patrimoniali familiari e della successione ereditaria.
4.3. L’Agenzia delle entrate, per contro, su cui grava l’onere di provare l’uso strumentale della donazione per evitare il pagamento dell’imposta sulla plusvalenza maturata dal donante, non ha fornito alcuna prova, non potendo ritenersi sufficiente per tale dimostrazione la semplice sequenza temporale fra i due atti (donazione-permuta), di per sè non idonea a dimostrare l’esistenza di una interposizione fittizia di persona, come tale soggetta a plusvalenza (v. Cass. n. 5408/2017; n. 14470/2016). L’Ufficio avrebbe potuto fornire al giudice di merito ulteriori elementi (quali ad es.: il versamento di acconti al donante; la partecipazione di questi alle trattative per la permuta), idonei a far pensare all’assenza dello spirito di liberalità e alla strumentalità dell’operazione per evitare il carico fiscale della plusvalenza.
4.3. Nel caso di specie la C.T.R. si è conformata alla richiamata giurisprudenza, ritenendo non provato l’intento elusivo, a fronte della documentazione fornita dal contribuente, idonea a dimostrare che i beni permutati sono rimasti nel patrimonio personale della figlia, la quale sugli appartamenti permutati ha acceso un mutuo ipotecario.
5. Il ricorso va pertanto rigettato con assorbimento del ricorso incidentale condizionato.
6. In considerazione dell’epoca di formazione della giurisprudenza di riferimento, si ravvisano giusti motivi per dichiarare compensate fra le parti le spese del giudizio.

References: Cass. 
 sentenza 
 art. 81
 art. 37
 art. 53
 Cass. 
 Cass. 
 art. 37
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.