Source: https://www.dirittiregionali.it/2012/06/29/corte-cost-n-1482012-contenimento-della-spesa-pubblica-i-vincoli-imposti-ai-comuni/
Timestamp: 2018-07-17 11:40:33+00:00

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[Corte cost. n. 148/2012] Contenimento della spesa pubblica: i vincoli imposti ai Comuni - Diritti Regionali
/ Archivio (2011-2015) / [Corte cost. n. 148/2012] Contenimento della spesa pubblica: i vincoli imposti ai Comuni
Le regioni Valle d’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna e Puglia hanno promosso questioni di legittimità costituzionale di numerose disposizioni del d.l. 78/2010 (cfr. “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”) convertito, con modificazioni, in l. 122/2010.
Con particolare riferimento all’obbligo di liquidazione delle partecipazioni già detenute dai Comuni – per effetto dei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno e del correlativo concorso delle Regioni alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica (triennio 2011-2013) – le Regioni ricorrenti hanno impugnato l’art. 14, co. 1, 2, 7, 9, 19, 20, 21, 27 e 32, per violazione degli artt. 3, 5, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost. ed – in relazione all’art. 10, l. cost. 3/2001 – degli artt. 2 e 3 St. Valle d’Aosta, nonché del principio di leale collaborazione.
La Corte costituzionale rigetta le relative questioni, motivando partitamente i profili di infondatezza.
Relativamente all’art. 14, co. 1 e 2, tali norme – asserisce la Corte – costituiscono esercizio della competenza statale a determinare i principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica (art. 117, co. 3, Cost.) in quanto «si limitano a porre obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica, intesi nel senso di un transitorio contenimento complessivo, anche se non generale, della spesa corrente e non preved[o]no in modo esaustivo strumenti o modalità per il perseguimento dei suddetti obiettivi» (sul punto, ex plurimis, Corte cost., sentt. 232/2011 e 326/2010)
Ugualmente infondate sono le questioni di legittimità dell’art. 14, co. 7; come affermato infatti dalla Consulta «la spesa per il personale, per la sua importanza strategica ai fini dell’attuazione del patto di stabilità interna (data la sua rilevante entità), costituisce non già una minuta voce di dettaglio, ma un importante aggregato della spesa di parte corrente, con la conseguenza che le disposizioni relative al suo contenimento assurgono a principio fondamentale della legislazione statale» (cfr. anche Corte cost., sent. 69/2011 e 169/2007). Nello stesso senso devono intendersi, dunque, le previsioni di cui all’art. 76, co. 7, d.l. 112/2008, ritenute “principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica” – in quanto incidenti sulla spesa per il personale – ed ispirate alla medesima ratio di contenimento della spesa pubblica.
La Corte rigetta altresì le censure ai co. 19, 20 e 21, del summenzionato art. 14, rievocando la propria sentenza 155/2011, laddove si affermava che le sanzioni volte ad assicurare il rispetto del patto di stabilità interno costituiscono principi di coordinamento della finanza pubblica e rientrano, pertanto, nella competenza legislativa concorrente dello Stato.
Sotto diverso profilo sono poi dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, co. 27: in particolare – osserva la Corte – è errato il presupposto interpretativo da cui muove la Regione ricorrente, per cui il richiamo all’art. 21, co. 3, l. 42/2009 consentirebbe di estendere la qualifica di «funzioni fondamentali dei Comuni» – con conseguente attribuzione allo Stato della relativa competenza legislativa esclusiva – «anche a funzioni “amministrativo-gestionali”, o comunque, più in generale, a funzioni volte alla cura concreta di interessi»; così restando violati i limiti della potestà legislativa statale ex art. 117, co. 2, lett. p), Cost., e lesa altresì l’autonomia legislativa regionale ex art. 117, co. 3 e 4, ed art. 118, co. 2, Cost., in riferimento alla disciplina ed alla allocazione delle funzioni amministrative dei Comuni. Il richiamo operato dalla norma impugnata alla generica elencazione di cui all’art. 21, co. 3, l. 42/2009 è ritenuto, viceversa, non lesivo di competenze legislative e amministrative delle Regioni, poiché rispondente all’esigenza di sopperire alla mancata attuazione della delega contenuta nell’art. 2, l. 131/2003, che autorizzava il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi diretti alla individuazione delle funzioni fondamentali (art. 117, co. 2, lett. p, Cost.) essenziali per il funzionamento di Comuni, Province e Città metropolitane.
Infine il co. 32, art. 14 del decreto è configurato dalla Corte alla stregua di una «sanzione nei confronti degli Enti le cui società partecipate non presentino bilanci in utile negli ultimi tre esercizi o abbiano subito riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio, per effetto delle quali il Comune sia stato gravato dell’obbligo di procedere al relativo ripiano»; in specie, sugli Enti “non virtuosi” incombe l’obbligo di mettere in liquidazione le società già costituite al momento dell’entrata in vigore del decreto; il divieto di costituire nuove società opera invece nei confronti di tutti gli Enti con popolazione inferiore a 30.000 abitanti, e ciò per evitare eccessivi indebitamenti da parte di Enti le cui piccole dimensioni non consentono un ritorno economico in grado di compensare le eventuali perdite.
Rispetto all’intento di «assicurare un contenimento della spesa» lo strumento utilizzato dal Legislatore statale è – secondo la Corte – una norma «che incide in modo permanente sul diritto societario» e che esclude «per determinati soggetti pubblici l’idoneità a costituire società partecipate» pertanto ricadente nella materia “ordinamento civile” di competenza esclusiva, appunto, dello Stato.
Archiviato in: Archivio (2011-2015) Etichettato con:giurisprudenza costituzionale, Regione Emilia-Romagna, Regione Liguria, Regione Puglia, Regione Valle d'Aosta, spesa pubblica

References: art. 14
 sentenza 
 art. 117
 art. 117
 art. 118
 art. 14