Source: http://progettonazionale.it/articoli/immigrazione/10-il-sistema-di-asilo-europeo
Timestamp: 2017-11-18 11:56:29+00:00

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Il Sistema Europeo Comune di Asilo- introdotto per la prima volta dal Consiglio europeo di Tampere nel 1999 - è un insieme di norme e atti legislativi, emanati dall’Unione Europea nel corso degli anni, volti ad avvicinare le normative che disciplinano la materia dell’asilo degli Stati membri, oltre a trattati internazionali come la Convenzione di Ginevra del 1951.
All’Art. 78 paragrafo 1 del TFUE, troviamo il suo obiettivo: "L'Unione sviluppa una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea, volta a offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non respingimento. Detta politica deve essere conforme alla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e al protocollo del 31 gennaio 1967 relativi allo status dei rifugiati, e agli altri trattati pertinenti".
Il 29 giugno 2013 sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea gli ultimi atti legislativi di revisione del Sistema europeo comune di asilo:
- la nuova Direttiva Qualifiche(Direttiva 2011/95/UE) recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta, recepita dall’Italia con il decreto legislativo n. 18 del 21 febbraio 2014.
- il nuovo Regolamento Dublino, c.d. Regolamento Dublino 3 (Regolamento UE n. 604/2013) che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide.
- il nuovo Regolamento Eurodac(Regolamento UE n. 603/2013) per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento (UE) n. 604/2013.
- la nuova Direttiva Accoglienza (Direttiva 2013/33/UE) recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale che sostituisce la Direttiva 2003/09/CE
- la nuova Direttiva Procedure (Direttiva 2013/32/UE) recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale che sostituisce la Direttiva 2005/85/CE.
Art. 4 Autorità responsabili: Art. 4 Autorità responsabili: Per tutti i procedimenti gli Stati membri designano un’autorità che sarà competente per l’esame adeguato delle domande. Con la nuova direttiva, all’art. 4 paragrafo 3, si prevede l'obbligo per gli Stati di provvedere affinché tale autorità abbia ricevuto una formazione adeguata, ed eventuali successivi aggiornamenti, come indicato all’art. 6 paragrafo 4, lettere da a) a e), del regolamento (UE) n. 439/2010 che istituisce l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, come previsto dal TFUE.
Tale art. 6 paragrafo 4 così cita:. La formazione specifica o tematica sulle conoscenze e competenze in materia di asilo includono e non si limitano a, in particolare: a) i diritti umani internazionali e l'acquis dell'Unione in materia di asilo, comprese specifiche problematiche giuridiche o giurisprudenziali; b) le problematiche attinenti al trattamento delle domande di asilo di minori e di persone vulnerabili con esigenze particolari; c) le tecniche di intervista; d) l'utilizzo delle perizie mediche e legali nelle procedure di asilo; e) le problematiche attinenti alla produzione e all'utilizzo delle informazioni sui paesi di origine;
Art. 5: gli Stati possono "introdurre o mantenere in vigore criteri più favorevoli", purché compatibili con la direttiva.
Art. 6: la registrazione della domanda di protezione internazionale deve essere effettuata entro tre-sei giorni dalla presentazione, prorogabili di dieci giorni lavorativi in caso di domande simultanee da parte di un "numero elevato" di persone.
Art. 11 Criteri applicabili alle decisioni prevede: obbligo di comunicare le decisioni sulle domande di asilo per iscritto, di motivare le decisioni che non riconoscono lo status di rifugiato e/o la protezione sussidiaria, la possibilità di adottare un'unica decisione nei confronti di tutte le persone a carico sempre che ciò non arrechi danno ad una di esse in particolare nei casi di persecuzione per motivi di genere, orientamento sessuale, identità di genere o età;
Art. 15 Svolgimento del colloquio personale: al punto a) è previsto l'obbligo per gli Stati di prevedere che la persona che conduce il colloquio abbia la competenza per tenere conto del contesto personale e generale, inclusa l'origine culturale, la vulnerabilità, nonché (novità) il genere, l'orientamento sessuale o l'identità sessuale del richiedente; Si prevede poi l’obbligo di selezionare e fornire ai richiedenti (CON FONDI PUBBLICI) un interprete competente e, laddove possibile, dello stesso sesso;
Art. 24 Richiedenti che necessitano di garanzie procedurali particolari: l’articolo, di per se non troppo esaustivo, introduce l’obbligo per gli Stati di valutare in tempi ragionevoli se il richiedente protezione internazionale abbia diritto/necessiti di procedure particolari che, in caso positivo, prevedono l’obbligo di fornire sostegno adeguato durante tutta la procedura di asilo. Tuttavia al Considerando 29 sono elencati i casi in cui il richiedente potrà essere considerato come bisognoso di "garanzie procedurali particolari": età, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità, grave malattia psichica, torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale.
Art. 29 è fatto obbligo agli Stati di consentire all'UNHCR (United Nations High Commission for Refugees - Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) di avere accesso ai richiedenti, inclusi quelli trattenuti, quelli in frontiera e in zone di transito, nonché di avere accesso, previo consenso del richiedente, alle informazioni sulle singole domande e di presentare pareri a qualsiasi autorità competente.
- Art. 31: al paragrafo 3 tratta le tempistiche previste per portare a termine l’esame di una domanda di protezione internazionale a differenza della precedente normativa che stabiliva soltanto l’obbligo da parte degli Stati di comunicare al richiedente nel caso in cui non prendessero una decisione entro sei mesi. Con la nuova direttiva vengono introdotti questi termini:
È possibile prorogare di ulteriori 3 mesi (dunque fino a 18 mesi), in casi "eccezionali e debitamente motivati", se necessario per "assicurare un esame adeguato e completo".
È altresì possibile rimandare ancora la conclusione della procedura "a causa di una situazione incerta nel paese di origine che sia presumibilmente temporanea".
Ai fini della valutazione della domanda gli Stati stabiliscono se il Paese di origine è sicuro (cioè se si dimostra che non ci sono costanti persecuzioni, varie forme di tortura, violenza, trattamento disumano…) basandosi su una serie di fonti di informazione, tra cui EASO (European Asylum Support Office), UNHCR, Consiglio d'Europa e altri Stati membri e se il richiedente – che ha cittadinanza in tale Paese o apolide - non invoca gravi motivi che dimostrino il contrario. In questo caso si applica la procedura accelerata, cioè che non richiede il completo esame.
Il paradosso, poco chiaro, è che comunque il richiedente ha possibilità di impugnare i concetti di cui sopra e gli Stati hanno l’obbligo di assicurare l'accesso a una procedura di esame. Anche quando il richiedente abbia fornitoinformazioni o documenti falsi, abbia distrutto o comunque fatto sparire un documento di identità o di viaggio che avrebbe permesso di accertarne l'identità o la cittadinanza, sia entrato illegalmente nel territorio o vi sia rimasto illegalmente, si rifiuti di farsi prendere le impronte come previsto dal Regolamento Eurodac.
L’Art. 46 prevede che gli Stati abbiano l’obbligo di accogliere, in tempi ragionevoli – e comunque i termini prescritti non devono rendere impossibile o eccessivamente difficile l’accesso al diritto - un eventuale ricorso del richiedente quando non venga riconosciuta la protezione internazionale, in caso di rifiuto di riaprire l’esame, in caso di revoca.
Reinsediamento: su richiesta dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), i rappresentanti degli Stati membri si sono accordati per il trasferimento di persone in evidente stato di necessità di protezione internazionale, da uno Stato Terzo ad uno Stato membro (che aderisce all’accordo su base volontaria). Le regioni prioritarie sono Nord Africa, il Medio Oriente e il Corno d’Africa, con particolare riguardo a quelle regioni in cui sono attuati programmi UE di sviluppo regionale e protezione, per un totale di circa 22.504 persone. Il programma è sostenuto da un finanziamento supplementare di 50 milioni per il biennio 2015-2016 al Fondo asilo migrazione e integrazione (AMIF).
È convocato per l’11 e il 12 settembre, un Summit a La Valletta (Malta) tra i leader dell’Unione Europea e i paesi che partecipano al processo di Kartoum (Corno d’Africa e Africa mediterranea) ed al processo di Rabat (Africa settentrionale, occidentale e centrale) per discutere temi come lotta ai trafficanti, rafforzamento di una politica di rimpatrio, potenziamento di investimenti in Africa all’interno della cooperazione allo sviluppo. Ma anche, oltre ad altri temi, l'avvio di una cooperazione sulla migrazione legale (?!).
Tra le Conclusioni del Consiglio sulla migrazione, alla nota n. 11041/15 paragrafo 1 testualmente si legge “il Consiglio afferma il proprio sostegno per "una politica attiva, globale e geograficamente equilibrata dell'UE in materia di migrazione esterna" (?!).
Sia per la direttiva procedure suesposta, sia per la Direttiva accoglienza, l'UNHCR (United Nations High Commission for Refugees - Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha formulato una Nota riportante osservazioni e raccomandazioni rivolte all’Italia. Di seguito, per ora, alcune relative alla Direttiva accoglienza 2013/33/UE

References: Art. 4
 Art. 4
 art. 6

Art. 5

Art. 6

Art. 11

Art. 15

Art. 24

Art. 29
 Art. 31