Source: http://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2014/05/piazza-verdi-la-nota-della-direzione.html
Timestamp: 2017-12-16 22:43:30+00:00

Document:
Note di Grondacci : Piazza Verdi: La Nota della Direzione Beni Culturali e le forzature del Comune!
LA NOTA DEL DIRETTORE REGIONALE RISPONDE AD UNA PRECEDENTE MISSIVA DEL COMUNE CON LA QUALE SI COMUNICAVA LA DECISIONE DI ABBATTERE SOLO I PINI A RISCHIO DOPO LA SENTENZA DEL TAR
Intanto occorre dire che la nota del Direttore Regionale è una risposta alla comunicazione del Comune di Spezia del 21/5/2014 con la quale il Comune dichiarava la intenzione, dopo la sentenza favorevole del TAR, a: “realizzare nella sua interezza il progetto e conseguentemente il filare dei pini dando priorità, per le motivazioni già contenute negli atti e perizie allegati alla richiesta, al taglio delle piante che costituiscono pericolo”.
Qui emerge subito un comportamento istituzionale gravemente lesivo delle corrette relazioni tra enti pubblici. Infatti mentre il 21 maggio il Comune dichiara di voler abbattere le piante solo pericolanti, il giorno dopo abbatte l’intero filare. La questione risulta ancor più grave proprio perché la dichiarazione del Comune viene inviata proprio all’ente (Direzione regionale per i Beni Culturali), preposto alla tutela del vincolo storico architettonico e culturale. La procedura usata dal Comune è al limite della legittimità. Infatti se voleva abbattere solo i pini pericolanti lo poteva fare a prescindere dal comunicato alla Direzione Regionale, se invece voleva abbattere tutto il filare avrebbe dovuto esplicitamente dichiararlo nella missiva.
Questo a proposito delle accuse di “manipolazione, approssimazione, fuori dall’ordinario” che anche sul Secolo XIX di ieri il Sindaco lanciava ai suoi oppositori.
LA NOTA DEL DIRETTORE REGIONALE COMUNICA LA VOLONTÀ DI APPELLARSI AL CONSIGLIO DI STATO PER SOSPENDERE L’EFFICACIA DELLA SENTENZA DEL TAR E OTTENERE IL SUCCESSIVO ANNULLAMENTO DELLA STESSA
Ma proseguiamo con l’esame della Nota del Direttore Regionale.
Il Direttore, di fronte alla volontà dichiarata dal Comune, comunica la propria intenzione di presentare ricorso al Consiglio di Stato al fine di ottenere la sospensione e il successivo annullamento della sentenza del TAR Liguria favorevole alla Amministrazione Comunale.
Questa intenzione il Direttore la comunica non solo al Comune ma anche alla Avvocatura Generale dello Stato, e al Ministero competente.
Anche in questo caso, di fronte ad una comunicazione di questo tipo, correttezza istituzionale da parte del Comune avrebbe voluto che l’abbattimento dei pini non avvenisse prima della udienza cautelare (quella nella quale si sarebbe discusso della sospensione della efficacia della sentenza).
Anche gli studenti del primo anno di giurisprudenza sanno che il giudizio sulla sospensiva è un giudizio sui fatti (il famoso danno grave e irreparabile); eliminando i pini il Comune ha di fatto depotenziato il significato di questa udienza e lo ha fatto proprio dopo aver ricevuto la comunicazione della Direzione Regionale. Ora un comportamento di questo tipo se può essere giustificabile in una causa tra privati cittadini (diremmo in questo caso una “astuta” mossa dei legali di parte), in una causa che vede a confronto due enti pubblici risulta essere un comportamento lesivo del ruolo pubblico di una Amministrazione Comunale, per non dire di peggio!
LA NOTA DEL DIRETTORE REGIONALE DESCRIVE IL PROPRIO PUNTO DI VISTA SUL QUADRO GIURIDICO AMMINISTRATIVO DOPO LA SENTENZA DEL TAR
La Nota del Direttore Regionale aggiunge poi una interpretazione giuridico amministrativa delle conseguenze della sentenza del TAR. In sostanza la Direzione Regionale per i Beni Culturali rileva che con l’annullamento, da parte del TAR, del Decreto che riconosceva l’interesse culturale della Piazza (filare dei pini compreso) ritornava in vigore il vincolo ex lege dei 70 anni per il filare ma anche per la piazza comprensiva di detto filare. In particolare secondo la Direzione Regionale ci voleva una nuova istruttoria di verifica dell’interesse culturale (avendo il TAR annullato quella svolta dalla Direzione Regionale stessa) prima di poter tagliare i pini, questo perché la autorizzazione del novembre 2012 non contiene alcuna dichiarazione negativa dell’interesse culturale del filare dei pini. Anzi in quella autorizzazione la Soprintendenza ai Beni Architettonici chiedeva alla Amministrazione Comunale di avviare: "la necessaria procedura di verifica dell'interesse culturale della intera piazza" in tutte le sue componenti, arboree comprese.
Quindi conclude il Direttore Regionale, nel quadro amministrativo conseguente alla sentenza del TAR, il Comune per abbattere i pini avrebbe dovuto comunque chiedere la autorizzazione alla Direzione Regionale per i Beni Culturali ( ai sensi della lettera a) comma 3 articolo 17 del Dpr combinato disposto con la lettera a) comma 1 articolo 21 del Codice dei Beni Culturali.
LA NOTA DEL DIRETTORE REGIONALE NON HA CARATTERE PRESCRITTIVO MA INVITA LA AMMINISTRAZIONE COMUNALE AD UN COMPORTAMENTO ISTITUZIONALE CORRETTO TRA ENTI PUBBLICI
Rispetto a questa interpretazione della Direzione Regionale l’Amministrazione Comunale si è inventata una critica assolutamente infondata. L’Amministrazione Comunale attraverso i suoi legali ha sostenuto che la nota del Direttore Regionale aveva ed ha un carattere prescrittivo. Quindi saremmo di fronte, secondo il Comune, ad un tentativo della Direzione Regionale per i Beni Culturali di “elusione o violazione del giudicato” prodotto dalla sentenza del TAR.
Una accusa molto grave, a proposito delle accuse di “giustizialisti” lanciate dal Sindaco più volte agli oppositori del progetto Buren Vannetti.
Una accusa assolutamente non fondata, è sufficiente leggere attentamente e con obiettività la Nota del Direttore Regionale per capire che l’oggetto della stessa è duplice:
1. comunicare la decisione di appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Liguria
2. mettere sotto la riflessione del Comune una interpretazione del quadro giuridico - amministrativo susseguente alla sentenza del TAR che se confermato dal Consiglio di Stato potrebbe far incorrere la Amministrazione Comunale in gravi conseguenze sia sotto il profilo della legittimità che della legalità del suo comportamento.
Quindi la Nota del Direttore Regionale non ha natura provvedimentale e quindi prescrittiva ma semmai comunicativa e descrittiva. Insomma un invito alla Amministrazione Comunale ad evitare forzature amministrative prima della udienza di sospensiva al Consiglio di Stato forzature che come sappiamo si sono puntualmente verificate.
La tesi interpretativa del Direttore regionale su ciò che l’Amministrazione Comunale poteva e/o non poteva fare dopo la sentenza del TAR Liguria è tutt’altro che banale ed anzi in buona parte condivisibile. Ovviamente in questa sede non mi avventurerò a motivare specificamente tale convinzione, siamo in vista di una udienza al Consiglio di Stato e consentitemi quindi di non regalare anticipatamente argomentazioni ai legali del Comune.
Resta però una riflessione, diciamo, più di tipo politico che giuridico.
L’Amministrazione Comunale ancora una volta ha dimostrato la propria arroganza, la propria mancanza di cultura istituzionale, la propria visione proprietaria della istituzione Comunale.
Una Amministrazione che abbia cultura delle relazioni istituzionali e rispetto delle competenze degli altri enti intanto, dopo una nota come quella sopra descritta, avrebbe dovuto dire: mi prendo qualche giorno di tempo per valutare il contenuto della nota, chiedo nel frattempo un incontro con la Direzione Regionale e la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici, per capire meglio il punto di vista dei soggetti istituzionali preposti alla tutela del vincolo storico culturale e architettonico.
Niente di tutto questo! Il Comune, nel giro di poche ore, decide comunque di abbattere tutto il filare motivandolo con un comunicato dal contenuto amministrativamente ridicolo. Afferma questo comunicato , come riportato dalla stampa locale, che questa scelta di taglio indiscriminato deriverebbe dai: “rischi di richieste economiche ulteriori da parte delle imprese che potrebbero essere avanzate alla luce della sentenza del Tar”. Incredibile!
Si da importanza ad un rischio relativo, quello di penali richieste dalle aziende interessate ai lavori nel cantiere (le voglio vedere questa aziende ad uccidere la "gallina dalle uova d'oro"), e non si da alcuna importanza al rischio ben più grave che in caso di sentenza negativa al Consiglio di Stato potrebbe derivare sia sotto il profilo amministrativo che penale, ma anche civile. Non mi riferisco solo al danno erariale per il taglio del filare ma anche ad esempio al rischio di azioni da parte dei cittadini (residenti e commercianti) danneggiati dal cantiere di piazza verdi e soprattutto al reato di distruzione di beni soggetti a vincolo culturale.
Tutto questo per non volere aspettare qualche giorno, al massimo qualche settimana, l’udienza cautelare al Consiglio di Stato.
D’altronde il vero motivo per cui Federici e c. hanno preso la decisione di tagliare tutto il filare, lo scrive in modo spudoratamente chiaro, l’avvocato civico addirittura in un commento su facebook : “I pini non si sono più e quindi non ci sono più le condizioni di legge per la sospensione cautelare della efficacia della sentenza, ossia il danno grave irreparabile”
E’ chiara la filosofia di questa Amministrazione: il mio progetto si deve fare ad ogni costo anche a costo di forzare le procedure amministrative, le relazioni tra enti pubblici, il buon senso contabile-amministrativo ……..
IL COMUNE È “cosa nostra” E GUAI PER CHI PROVA AD INTERFERIRE: CITTADINI O MINISTERI CHE SIANO!

References: SENTENZA 
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 articolo 17
 articolo 21
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