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Timestamp: 2020-02-18 05:30:15+00:00

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DIMT.IT - data
"Data ut des?", di privacy e digitale si discute a Monte Citorio
Cediamo informazioni in cambio di servizi gratuiti, ma dove sono le tutele? Un convegno organizzato dall'Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati alla ricerca di un bilanciamento tra gli interessi economici che gravitano attorno alle nuove tecnologie e la difesa della riservatezza degli utenti Il 96,2% degli italiani ritiene inviolabile il diritto alla riservatezza dei propri dati personali anche nell'era digitale, ma l'88,4% è consapevole che i colossi del Web, Google e Facebook su tutti, possiedono gigantesche banche dati su di essi. Una valutazione che porta più di otto italiani su dieci alla convinzione che su Internet sia meglio non lasciare tracce (l'83,6%). È la fotografia scattata dal Censis nel suo "Il valore della privacy nell'epoca della personalizzazione dei media", studio che dimostra quanto alta sia la considerazione di cui gode la privacy tra i netizen tricolore, e quanto sia dunque necessario trovare un bilanciamento tra i modelli di business fondati proprio sul rastrellamento sistematico di dati e la riservatezza. Un'impellenza ulteriormente palesata dal recente (e non ancora sopito) scandalo Datagate. La tutela dell'utente che cede i propri dati in cambio di servizi online gratuiti è così al centro di "Data ut des? La privacy nell'economia digitale" (guarda la locandina), convegno organizzato dall'Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, giuristi ed operatori, per aprire un confronto su una tematica che permea le quotidiane abitudini della stragrande maggioranza dei cittadini.
Sala delle Conferenze di Piazza di Monte Citorio 123/a
Interventi di: Luigi Montuori (Dirigente Dipartimento Comunicazioni e Reti Telematiche del Garante per la protezione dei dati personali) Giuseppe D'Acquisto (Ingegnere, Garante per la protezione dei dati personali) Laura Liguori (Comitato Scientifico Istituto Italiano per la Privacy, avvocato Portolano Cavallo Studio Legale) Luca Bolognini (Presidente Istituto Italiano per la Privacy, avvocato ICT Legal Consulting) Oreste Pollicino (Docente Università Bocconi, avvocato of counsel Portolano Cavallo) Luisa Piazza (Head of Public Affairs SEAT) Marco Caradonna (AD Simple Agency, vicepresidente IAB) Massimo Fubini (AD ContactLab) Andrea Giannangelo (Iubenda) Alessandro De Tommasi (Sky Italia) Modera Federico Guerrini (Giornalista) La partecipazione è gratuita ma è necessario registrarsi entro il giorno 16 ottobre 2013 inviando un'email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
"The EU data protection reform. Privacy & consumer protection" - Torino
#Dataretention: problems and perspectives - Webinar, 16 maggio 2014
Big Data 2.0, accesso all’informazione e privacy tra open data e Datagate
Call for Presentation per l'edizione invernale di ePrivacy, che ruoterà intorno alle tematiche che riguardano l'accesso all'informazione e la privacy nell'era degli open data e, soprattutto, a seguito dello scandalo Datagate. La manifestazione è organizzata dal Progetto Winston Smith, dal centro di ricerca ASK dell’Università Bocconi di Milano e da Medialaws.
Università Bocconi – ASK Research Center - Piazza Sraffa 11, Milano
Le amministrazioni di tutti gli Stati e di molte imprese investono significative risorse nella gestione informatica dei propri processi, generando e raccogliendo ingenti quantità di dati che danno origine ad un numero sempre crescente di database. L’incrocio di questi database e il moltiplicarsi della mole di dati disponibili genera informazioni ulteriori rispetto alla mera sommatoria delle informazioni in essi contenute. Il fenomeno appena descritto, noto come Big Data, fa emergere tre profili che necessitano di uno specifico approfondimento. Innanzitutto si delineano nuove opportunità dal punto di vista dell’accesso amplificato all’informazione e del conseguente sviluppo della conoscenza. In secondo luogo l’individuo è potenzialmente esposto a ulteriori rischi relativi alla protezione dei propri dati personali che sono difficilmente prevedibili ex ante. Infine il bilanciamento tra l’accesso all’informazione e la tutela dei dati viene riconsiderato alla luce della necessità di proteggere ulteriori valori in gioco, quale ad esempio quello della sicurezza dello Stato, come avvenuto di recente nella nota saga Datagate. I lavori saranno quindi suddivisi in tre sessioni. La prima sessione approfondirà la vasta gamma di nuovi usi dell’informazione e i servizi anche di pubblica utilità che ne discendono, in particolare soffermandosi sulle modalità del riutilizzo dei “Big Data” e dell’informazione detenuta dal settore pubblico (PSI) e sui loro prodotti finali. La seconda sessione si concentrerà sulle nuove forme di tutela della privacy, affrontando il tema del controllo sociale con particolare riferimento al rapporto tra i dati personali e sensibili del cittadino e quei nuovi servizi di e-governance, quali la P.E.C., il fascicolo sanitario elettronico, i bilanci informatizzati ed il processo civile telematico, che pur essendo di indubbia utilità per la collettività presentano crescenti rischi di invasività della sfera privata. La terza sessione analizzerà, infine, come la particolare tutela da apprestare a ulteriori valori in gioco, tra cui quello della sicurezza dello Stato, importi una rimodulazione del bilanciamento tra i rischi e le opportunità dei Big Data cui si è fatto riferimento nelle sessioni precedenti. In particolare questa sessione affronterà tra l’altro l’uso dei dati personali e sensibili da parte degli Stati per scopi istituzionali o segreti, le cui degenerazioni sono state rese palesi dal fenomeno dei leak e dallo scandalo Datagate. Termini La Call for Presentation avrà inizio il 23 settembre 2013 e chiuderà il 23 ottobre 2013. Le proposte dovranno pervenire all’indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le proposte devono essere inviate all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e verranno valutate dal Comitato Scientifico e le accettazioni saranno comunicate agli autori entro il 30 ottobre 2013. La consegna delle relazioni e/o slide degli interventi accettati avverrà entro e non oltre il 10 novembre 2013 al seguente indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Contenuto della proposta La proposta deve includere: 1. nome del relatore ed eventuale ente di appartenenza; 2. indirizzo di posta elettronica di riferimento; 3. recapito telefonico; 4. titolo dell’intervento; 5. abstract dell’intervento (max 1.500 battute); 6. outline dell’intervento (max 200-300 caratteri); 7. consenso alla pubblicazione del materiale prodotto sui siti web <http://e-privacy.winstonsmith.org/> e <http://www.medialaws.eu> 8. consenso alla pubblicazione delle registrazioni audio e video della presentazione sui siti web <http://e-privacy.winstonsmith.org/> e <http://www.medialaws.eu> Comitato organizzatore Aura Bertoni (Università Bocconi e ASK) Marco A. Calamari (Progetto Winston Smith) Maria Lillà Montagnani (Università Bocconi e ASK) Oreste Pollicino (Università Bocconi e Medialaws) Comitato Scientifico Marco Bassini (Università Bocconi e Medialaws) Aura Bertoni (Università Bocconi e ASK) Marco A. Calamari (Progetto Winston Smith) Alessandro Mantelero (Politecnico di Torino, Centro Nexa su Internet & Società) Maria Lillà Montagnani (Università Bocconi e ASK) Oreste Pollicino (Università Bocconi e Medialaws)
Da un lato valanghe di dati inutilizzabili o poco rilevanti; dall'altro un numero crescente di cittadini che chiede di avere accesso ad informazioni e dataset sulla spesa pubblica. Le contraddizioni e le potenzialità del percorso verso la "casa di vetro" delle istituzioni nell'ultima puntata di Presi per il Web [caption id="attachment_2525" align="alignright" width="314"] Ascolta il podcast della puntata di domenica 3 novembre 2013[/caption] Su una cosa non ci sono dubbi: la Trasparenza va di moda. Ad ogni livello istituzionale viene inserita nei programmi elettorali quasi sempre con un'accezione "anti-casta" che mira dritto alla rabbia che una sempre più larga fetta dell'elettorato nutre nei confronti di compensi e privilegi che spettano a chi ricopre determinate cariche istituzionali. Ma quante di quelle buone intenzioni di trasformare i palazzi del potere in "case di vetro" vanno a bersaglio e quante invece si risolvono in tanto, inutile rumore? Ma soprattutto: qual è la Trasparenza che serve davvero e quella che invece risulta fine e se stessa sfociando addirittura nel "voyeurismo"? Quesiti che hanno animato il dibattito della puntata di domenica 3 novembre di “Presi per il Web”, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco Perduca, Marco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone. Con il titolo provocatorio "Il grande bluff della Trasparenza" l'appuntamento ha avuto ospite in studio Alberto Stornelli, informatico sui generis responsabile della comunicazione della no profit Agorà Digitale e impegnato nella messa a punto della seconda fase del portale di civic application L'Era della Trasparenza, il cui obiettivo è creare una piattaforma che punta ad aggregare e rendere da un lato comprensibili e dall'altro interattivi i dati sulle spese della pubblica amministrazione. La leva normativa è in alcune disposizioni contenute nel Decreto Trasparenza del febbraio scorso, nel quale si impone a tutte le Pa italiane la pubblicazione delle voci di spesa superiori ai mille euro in formato Open Data. "La trasparenza - ha chiosato Stornelli - è un'attivazione di pratiche di partecipazione popolare, non ha senso pubblicare dati se non sono visibili da molti occhi che possono esprimere un parere sugli stessi". Importante appare l'esperienza di Opencoesione, sito governativo tramite il quale sono stati messi online tutti i dati relativi alla gestione dei fondi del Piano di Coesione 2007-2013. Si parla di cifre che sfiorano i 70 miliardi di euro di contributi pubblici e in merito ai quali cittadini e giornalisti hanno potuto approfondire il percorso intrapreso dai fondi. Come ha fatto, ad esempio, Alessio Neri per Terrearse.it in merito a Reggio Calabria. Un esempio che pone la domanda: cosa può fare un cittadino in questi casi? "Sarebbe bello - ha affermato Stornelli - che a quei dati si aggiungesse la possibilità di aggregare una comunità che chieda alle autorità conto di quanto i dati stessi illustrano". Il primo intervento telefonico è quello di Paolo Coppola, deputato del Partito Democratico e già assessore all'Innovazione ed eGovernment del Comune di Udine. Il capoluogo friulano, nel 2009, fu il primo Comune italiano a pubblicare i bilanci in Open Data: "In Italia c'è ancora molto da fare - ha affermato - ma purtroppo nel nostro Paese c'è una scarsa cultura delle tecnologie e dell'accountability e l'abitudine a prendere decisioni non dopo uno studio sui dati ma sulla base di intuizioni. Bisogna tuttavia andare nella giusta direzione senza farsi scoraggiare; innanzitutto bisogna far applicare le leggi già in vigore, che al momento sembrano ignorate, andando verso un vero Freedom of Information Act italiano. E poi bisogna diffondere la cultura della trasparenza". Dopo di lui Claudio Velardi, che nel suo lungo passato politico annovera ruoli di dirigenza nel Partito Comunista Italiano e più recentemente, dal febbraio 2008 al giugno 2009, l'assessorato al Turismo e ai Beni culturali della Regione Campania. Velardi nei giorni scorsi, a seguito della decisione della Giunta per le elezioni del Senato in merito al voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, aveva rilasciato alcune dure dichiarazioni nelle quali ha affermato: "La trasparenza porta a una nuova forma di fascismo, moderno e diverso". Un punto di vista che ha sollevato una serie di polemiche ed è stato contestato da chi, viceversa, vede nella "trasparenza assoluta dei rappresentanti l’unica speranza per chi crede nella democrazia rappresentativa", come ha scritto il giornalista de L'Espresso Alessandro Gilioli. "La trasparenza non regolamentata - ha rilanciato Velardi - porta a distorsioni gravissime. Noi abbiamo istituti della democrazia rappresentativa, se la vogliamo superare ne possiamo parlare, ma bisogna fare sì che le nuove pratiche abbiano una più forte griglia di normazione; viceversa, richiamare una sorta di trasparenza assoluta di tutto fa scivolare verso un autoritarismo di fatto". Il giurista Francesco Minazzi, che per i Quaderni di Diritto Mercato Tecnologia ha pubblicato insieme a Morena Ragone un saggio dal titolo "La dicotomia tra Trasparenza e Dati Aperti", ha spiegato: "I Dati aperti sono un insieme molto ampio di utilizzi che ricomprende la Trasparenza ma non coincide né si esaurisce in essa. Occorre evidenziare che gli Open Data mirano più al riutilizzo economico per lo sviluppo di servizi tramite gli stessi piuttosto che a generare trasparenza". Foto: Cafwd.org
Cloud e Data Center della Pubblica Amministrazione
21 maggio 2014 Ore 15.00 - 18.30 Palazzo Rospigliosi Via XXIV Maggio, 43 - Roma
Cloud e Data Center della Pubblica Amministrazione - Roma, 21 maggio 2014
Dall'Europa le linee guida sulla data protection nel rapporto con la Pa. Buttarelli: "Un diritto che è parte vitale della buona politica"
Lo European Data Protection Supervisor, nell'ambito dell'action plan relativo alla strategia del bienno 2013-2014, ha pubblicato le "Linee guida sui diritti delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali", documento che parte da un quesito: quali sono i tuoi diritti nel rapporto tra i tuoi dati e le istituzioni europee? "Tutti gli organi amministrativi dell'Unione Europea - ha dichiarato il Garante europeo aggiunto per la protezione dei dati personali Giovanni Buttarelli - sono responsabili del rispetto delle norme sulla protezione dei dati; il nostro obiettivo è quello di promuovere al loro interno una cultura della data protection, un obbligo al cui raggiungimento tali gli orientamenti contribuiscono e contribuiranno, se non altro a sviluppare la consapevolezza che la protezione dei dati come diritto fondamentale è una parte vitale della buona politica e della pubblica amministrazione". Le linee guida sono così indirizzate a tutti i servizi della Pubblica amministrazione continentale e si basano su quanto contenuto nel Regolamento comunitario 45/2001, nel quale si ricomprendono tra i dati sensibili quelli riferiti all'uso del telefono, delle email e di Internet in generale.
#MassSurveillance programmes are the issue of the century - they are incompatible with #EU values. — Giovanni BUTTARELLI (@Buttarelli_G) 24 Febbraio 2014
Una definizione di ciò che si intende come trattamento dei dati personali è contenuta all'articolo 2 del sopra citato Regolamento del 2001: "Qualunque operazione o insieme di operazioni compiute con dati personali, con o senza l'ausilio di processi automatizzati, che concerne la raccolta, la registrazione , l'organizzazione, la conservazione, l'adattamento o la modifica, l'estrazione, la consultazione, l'impiego, la comunicazione mediante trasmissione, la diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l'interconnessione, il blocco, la cancellazione o la distruzione" dei dati. Gli esempi di trattamento dei dati personali all'interno delle istituzioni Europee avanzate dal Garante riguardano le procedure relative alla valutazione del personale e al traffico effettuato tramite il telefono dell'ufficio, l'elenco dei partecipanti a una riunione, la gestione dei file disciplinari e sanitari, nonché la compilazione e la messa a disposizione online di una lista dei funzionari e dei loro ruoli. Il cittadino europeo ha l'esplicito diritto, riguardo ai propri dati trattati all'interno dell'amministrazione europea, all'accesso, alla rettifica, al blocco della circolazione e alla cancellazione dei dati stessi. LEGGI "Garante privacy, procedimenti sanzionatori aumentano del 47% in un anno. Nel 2014 maggiore attenzione a profilazione utenti, mobile payment e tutela in caso di attacchi informatici" 26 febbraio 2014
Data protection e diritto all'oblio, il Commissario Reicherts: "Dibattito distorto da detrattori. Adottare subito nuove è più forti tutele sulla protezione dei dati"
"Alcuni detrattori stanno cercando di utilizzare la recente sentenza sul diritto all'oblio per mettere i bastoni tra le ruote alla riforma sulla data protection, ma io non lascerò che ci impediscano di mettere a disposizione delle nostre imprese le potenzialità del mercato unico e implementare più stringenti norme a tutela dei cittadini". Un messaggio diretto quello lanciato da Martine Reicherts, Commissario europeo per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, in un intervento al World Library and Information Congress - IFLA in corso a Lione, in Francia. I riferimenti sono, ovviamente, da un lato la sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, nel maggio scorso, ha stabilito che i cittadini del Vecchio Continente possono richiedere ai gestori dei motori di ricerca la rimozione di link dall'elenco dei risultati nell'ambito del diritto all'oblio; dall'altro, il percorso di riforma delle norme in materia di protezione dei dati personali. "Una sobria analisi della sentenza - ha proseguito il Commissario - dimostra che non si è creato un super diritto in grado di scavalcare altri fondamentali diritti come la libertà d'espressione. Non si è data la possibilità a persone e organizzazioni di rimuovere contenuti dal Web solo perché i diretti interessati li ritengono scomodi, tutt'altro. Si cerca un corretto bilanciamento tra gli interessi degli utenti di Internet e dei cittadini in generale, un equilibrio che va ricercato in ogni caso. Chi come Google lamenta ad alta voce le conseguenze della decisione della Corte dovrebbe tenere a mente che dal trattamento dei dati degli utenti ricava imponenti introiti, e questo porta a grandi responsabilità. Non si possono avere i primi senza le seconde, sono due facce della stessa medaglia".
Let’s be clear: #righttobeforgotten doesn’t lead to censorship. #ECJ reminded #Google of its responsibilities regarding citizens’ data — Martine Reicherts (@ReichertsEU) 18 Agosto 2014
"Permettere ai cittadini di avere un maggiore controllo dei propri dati e al contempo tutelare la libertà d'espressione degli stessi e dei media - chiosa ancora Reicherts - è anche l'obiettivo della riforma sulla data protection, e noi dobbiamo continuare a lavorare sodo per garantire che le nuove norme siano adottate il più presto possibile. I negoziati sulla riforma sono in corso da oltre due anni e mezzo e hanno fatto buoni progressi, ma c'è più lavoro da fare. Capi di Stato e di governo hanno affermato l'importanza di adottare un forte quadro comunitario generale sulla protezione dei dati entro il 2015, e io esorto gli Stati membri ad attenersi a questo obiettivo". Tornando allo specifico del diritto all'oblio, il Comitato consultivo di cui Google si è dotato all'indomani della sentenza della CGUE farà tappa a Roma il prossimo 10 settembre nell'ambito di una serie di consultazioni promosse per approfondire i punti critici emersi in oltre due mesi di attuazione delle misure di rimozione dei link dai risultati del motore di ricerca. La Commissione Europea ha invece diffuso una scheda che riassume il quadro normativo in materia di right to be forgotten. LEGGI "Diritto all'oblio, Google "interrogato" dai Garanti privacy europei. Accolta la metà delle richieste. In attesa di linee guida condivise" "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " "'Google non può profilare senza il consenso dell’utente', i nuovi paletti del Garante Privacy" "Niente cookie senza consenso, il provvedimento del Garante privacy: 'Un banner con le informazioni per gli utenti'" "La Corte di giustizia dichiara invalida la direttiva sulla conservazione dei dati. Soro: 'Sentenza va nella direzione da noi sempre auspicata' " "Data retention, nel Regno Unito il primo sì alla nuova legge" 18 agosto 2014
Oggi 2258
Settimana 12011

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