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Timestamp: 2019-04-25 22:28:52+00:00

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Art. 614 codice penale - Violazione di domicilio - Brocardi.it
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Articolo 614 Codice penale
Dispositivo dell'art. 614 Codice penale
Fonti → Codice penale → LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare → Titolo XII - Dei delitti contro la persona → Capo III - Dei delitti contro la libertà individuale → Sezione IV - Dei delitti contro la inviolabilità del domicilio
Chiunque s'introduce nell'abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita (1) di chi ha il diritto di escluderlo (2), ovvero vi s'introduce clandestinamente o con l'inganno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [615] (3).
Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l'espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno (4).
Il delitto è punibile a querela della persona offesa [120].
La pena è da uno a cinque anni, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso con violenza sulle cose [392 2], o alle persone (5), ovvero se il colpevole è palesemente armato.
(1) La dottrina appare divisa in merito al c.d. dissenso presunto che inerisce ai casi in cui un soggetto si introduca o si trattenga nell'altrui dimora per un fine illecito con il consenso del titolare dello ius excludendi, ignaro di tale fine (si pensi ad esempio al soggetto che approfitti dei rapporti di amicizia per realizzare una violenza sessuale (v. 609bis). Sebbene alcuni autori ne attribuiscono rilevanza, la dottrina maggioritaria ritiene che la norma in esame possa configurarsi solo in presenza di un dissenso reale, sia esso espresso o tacito.
(2) Lo ius excludendi ovvero il diritto di escludere altri dalla propria abitazione o dimora etc. spetta al soggetto che legittimamente ed attualmente vi abiti o vi dimori, quindi in misura uguale tanto al marito quanto alla moglie, con la conseguenza che il dissenso dell'uno è in grado di neutralizzare il consenso dell'altro, mentre spetta al legale rappresentante nel caso delle persone giuridiche, o in sua vece dai funzionari, dagli impiegati e dal personale incaricato della sorveglianza.
(3) Il trattamento sanzionatorio è stato modificato dall’art. 3, comma 24, della l. 15 luglio 2009, n. 94
(4) Il trattenersi esclude che lo ius excludendi possa essere espresso tacitamente, quindi richiede un pregresso ingresso legittimo, diversamente infatti si applicherebbe la fattispecie di cui al comma primo.
(5) L'aggravante in esame richiede che tra la violenza e la violazione di domicilio intercorra un nesso di mezzo a fine, per cui se si tratta di un mero rapporto di occasionalità, in quanto la condotta di ingresso e permenanenza è finalizzata a compiere un altro reato, dovrà identificarsi un concorso del reato in esame con altre figure criminose, nonchè l'aggravante comune ex art. 61, n. 2.
La ratio di tale disposizione si coglie nella considerazione che i luoghi di dimora non sono intesi solo nella loro materialità, ma anche come proiezione spaziale della persona, la cui libertà individuale si estrinseca nell'interesse alla tranquillità e sicurezza dei luoghi in cui si svolge la propria vita privata.
“ Invito domino ”
Contro la volontà del proprietario
Spiegazione dell'art. 614 Codice penale
La norma è posta a tutela della pace e della libertà domestica, come risultato della duplice facoltà di ammissione o di esclusione dalla propria sfera privata, per salvaguardare il proprio spazio individuale. Viene dunque tutelato il rapporto persona-ambiente, ossia l'esplicarsi della persona in una sfera spaziale che ne renda possibile la piena realizzazione.
Soggetto passivo del reato può essere qualsiasi persona titolare dello jus exludendi, in forza di qualsiasi legittimo titolo di godimento o situazione di fatto protetta dall'ordinamento giuridico.
In caso di più conviventi, è necessario il consenso di tutti, motivo per il quale si ritiene sussistente il reato nei confronti dell'amante di uno dei due coniugi che si introduca nell'abitazione contro il dissenso (implicito) dell'altro coniuge.
La condotta penalmente rilevante consiste alternativamente nella introduzione nell'abitazione altrui, in altro luogo di privata dimora o nella appartenenze di essa, oppure nel trattenimento nei predetti luoghi in seguito alla manifestazione contraria del titolare dello jus excludendi.
La volontà di escludere il soggetto agente può essere manifestata espressamente in ordine ad entrambe le condotte e, solamente per quanto riguarda l'introduzione, anche tacitamente.
La figura del dissenso presunto è infatti ammessa allorquando l'introduzione nel domicilio altrui, a prescindere dalle ipotesi di clandestinità e violenza, avvenga per un fine illecito, essendo in tal caso presumibile il dissenso.
Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, si ritiene sufficiente il dolo generico, ovvero la coscienza e volontà di introdursi o trattenersi nei luoghi di privata dimora contro la volontà del titolare dello jus exlcudendi.
Il reato in esame viene assorbito nel caso di furto in abitazione ex art. 624 bis, quando l'agente si introduce nell'abitazione altrui al fine di commettere un furto.
Massime relative all'art. 614 Codice penale
Cass. pen. n. 10498/2018
Ai fini della configurabilità del reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p.), non possono essere considerati luoghi di privata dimora quelli normalmente destinati ad attività di lavoro, di studio e di svago, ai quali chiunque possa accedere senza necessità di preventivo consenso da parte dell'avente diritto, nulla rilevando che in essi possano anche svolgersi occasionalmente atti della vita privata, ferma restando, tuttavia, l'operatività della tutela penale con riguardo alle parti di detti luoghi (quali, ad esempio, retrobottega, bagni privati o spogliatoi), che abbiano eventualmente assunto le caratteristiche proprie dell'abitazione in quanto destinate anche allo svolgimento di atti della vita privata in modo riservato e con preclusione dell'accesso da parte di estranei. (Nella specie, in applicazione di tali principii, è stata esclusa la sussistenza del reato di violazione di domicilio in un caso in cui la condotta posta in essere dagli imputati era consistita nell'ingresso arbitrario, a scopo dimostrativo, nei locali di un istituto privato di istruzione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10498 del 8 marzo 2018)
Cass. pen. n. 9084/2018
Ai fini della configurabilità dell'aggravante prevista dall'ultimo comma dell'art. 614 cod. pen. (fatto commesso con violenza su persone o cose o da soggetto armato) non è sufficiente un rapporto occasionale tra gli atti di violenza e la violazione di domicilio, ma occorre un nesso teleologico tra le due azioni. Ne consegue che se la violenza è usata non per entrare o intrattenersi nell'altrui abitazione, ma per commettere un altro reato, la violazione è aggravata ai sensi dell'art. 61, n. 2 stesso codice e il reato è procedibile a querela (Nella fattispecie la Corte ha escluso la sussistenza dell'aggravante con riferimento alla condotta del ricorrente che, dopo essersi introdotto nell'abitazione dell'ex coniuge, strattonava la donna, le strappava dalle mani il telefono cellulare e colpiva con dei calci la porta di ingresso, rilevando che dette azioni erano espressive di uno scatto d'ira ovvero del tentativo di impossessarsi del telefono con cui la donna intendeva chiamare le forze dell'ordine).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9084 del 28 febbraio 2018)
Cass. pen. n. 52749/2017
Non è configurabile il reato di violazione di domicilio nella condotta del locatario che, pur avendo subìto un provvedimento di sfratto emesso dal giudice civile, si introduce nell'immobile prima che il locatore venga reimmesso effettivamente nel possesso, spontaneamente o in seguito ad un procedimento di esecuzione forzata per rilascio. (In motivazione, la Corte ha chiarito che, in tal caso, non risulta ancora attuale e, pertanto, meritevole di tutela, il diritto del proprietario-locatore di svolgere nell'immobile attività della propria vita privata).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 52749 del 20 novembre 2017)
Cass. pen. n. 11746/2012
Nel delitto di violazione di domicilio, l'aggravante della violenza sulle persone presuppone che la violenza si manifesti in uno qualsiasi dei diversi momenti nei quali si estrinseca la fase esecutiva del reato e, pertanto, ricorre anche quando essa non sia usata inizialmente per l'illecita introduzione, ma successivamente per intrattenersi nel domicilio contro la volontà dell'avente diritto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11746 del 29 marzo 2012)
Cass. pen. n. 27542/2010
Ai fini della configurabilità dell'aggravante prevista dall'ultimo comma dell'art. 614 c.p. (fatto commesso con violenza su persone o cose o da soggetto armato) non è sufficiente un rapporto occasionale tra gli atti di violenza e la violazione di domicilio, ma occorre un nesso teleologico tra le due azioni. Ne consegue che se la violenza è usata non per entrare o intrattenersi nell'altrui abitazione, ma per commettere un altro reato, la violazione è aggravata ai sensi dell'art. 61 n. 2 stesso codice e il reato è procedibile a querela.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 27542 del 15 luglio 2010)
Cass. pen. n. 11780/2010
La condotta di colui che penetra nell'abitazione altrui dopo aver infranto il vetro della finestra di un balcone integra il delitto di violazione di domicilio aggravato dalla violenza sulle cose, nel quale rimane assorbito quello di danneggiamento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 11780 del 26 marzo 2010)
Cass. pen. n. 35166/2005
Integra il reato di violazione di domicilio, ai sensi dell'art. all'art. 614, comma primo, c.p., che equipara l'introduzione invito domino a quella realizzata clandestinamente o con inganno, la condotta di colui che si introduce nel domicilio altrui con intenzioni illecite, in quanto, in tal caso, si ritiene implicita la contraria volontà del titolare dello ius excludendi e nessun rilievo svolge la mancanza di clandestinità nell'agente, il quale frequenti o si ritenga autorizzato a frequentare l'abitazione del soggetto passivo; mentre ricorre l'ipotesi di cui all'art. 614, comma secondo, c.p. — che sanziona chi si trattiene nel domicilio altrui contro l'espressa volontà del titolare — nel caso in cui dette intenzioni diventino illecite solo in un momento successivo all'introduzione nell'abitazione altrui.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 35166 del 30 settembre 2005)
Cass. pen. n. 43426/2004
L'abitacolo di un'autovettura non può essere considerato privata dimora, in quanto sfornito dei requisiti minimi indispensabili per potersi risiedere in modo stabile per un apprezzabile lasso di tempo, né tanto meno appartenenza di privata dimora, in quanto non collegato in un rapporto funzionale di accessorietà o di servizio con la stessa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43426 del 5 novembre 2004)
Cass. pen. n. 21062/2004
La violazione del domicilio (art. 614 c.p.) presuppone la sua esistenza reale ed attuale, con l'esercizio di tutte le attività domestiche che godono della tutela della legge penale. L'attualità dell'uso, cui è collegato il diritto alla tutela della libertà individuale, sotto il profilo della libertà domestica, non implica la sua continuità e, pertanto, non viene meno in ragione dell'assenza, più o meno prolungata nel tempo, dell'avente diritto, la quale, qualora non sia accompagnata da indici rivelatori di un diverso divisamento, non comporta affatto, di per se sola, la volontà di non tornare ad accedere all'abitazione e meno che mai quella di abbandonare definitivamente il domicilio. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto che integrasse il reato di cui all'art. 614 c.p. la condotta dell'imputato che si era introdotto all'interno di una abitazione, contro la volontà del titolare, effettuando opere di demolizione di un muro seguite dall'apertura di una porta, comunicante con il proprio adiacente studio professionale, il tutto in assenza del proprietario per ricovero ospedaliero dovuto a grave malattia, conclusasi con il decesso).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21062 del 5 maggio 2004)
Cass. pen. n. 31982/2003
Ai fini della configurazione del delitto di violazione di domicilio, per “abitazione” si intende il luogo adibito ad uso domestico di una o più persone; non è tale — difettando del requisito dell'attualità dell'uso domestico — l'appartamento non ancora abitato dal proprietario, tanto più se esso contiene mobili ed effetti personali di pertinenza del soggetto imputato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31982 del 29 luglio 2003)
Cass. pen. n. 8996/2000
L'assorbimento del reato di violazione di domicilio in quello di ragion fattasi si verifica solo quando l'esercizio del preteso diritto si concreta nel semplice ingresso e nella sola permanenza invito domino nella altrui abitazione (o negli altri luoghi indicati dall'art. 614 c.p.), mentre quando l'agente si introduce nei luoghi predetti contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, al fine di asportare cose che egli ritiene aver diritto di prendere, perché di sua proprietà, e la introduzione sia avvenuta con violenza sulle cose o sulle persone, egli infrange sia le disposizioni concernenti la inviolabilità del domicilio, sia quelle che vietano la tutela arbitraria delle proprie ragioni.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8996 del 10 agosto 2000)
Cass. pen. n. 2170/2000
In tema di violazione di domicilio, perché possa ritenersi sussistente la aggravante della violenza sulle cose (che comporta la procedibilità di ufficio), occorre, non solo che l'azione sia esercitata direttamente sulla “res”, ma anche che essa abbia determinato la forzatura, la rottura, il danneggiamento della stessa o ne abbia comunque alterato l'aspetto e/o la funzione. (Nella fattispecie, relativa a delitto tentato, la Corte ha ritenuto insussistente la aggravante nel comportamento dell'imputato, che, secondo quanto dichiarato da un teste, stava “maneggiando” sulla porta dell'appartamento nel quale aveva intenzione di introdursi).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2170 del 23 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 3541/1999
L'intercettazione di comunicazioni tra presenti richiede l'indicazione dell'ambiente nel quale l'operazione deve avvenire solo quando si tratti di abitazioni o luoghi privati, secondo l'indicazione di cui all'art. 614 del codice penale. In tal senso i locali di uno stabilimento carcerario o, più ancora, la sala colloqui non sono luoghi di privata dimora.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3541 del 2 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 2257/1999
In tema di violazione di domicilio, l'art. 14 della Costituzione tutela, contro illegittime intrusioni dall'esterno, la inviolabilità del domicilio, inteso come luogo nel quale si estrinseca, in ambito privato, la vita e la personalità del cittadino. Esorbitano tuttavia dal campo di applicazione del suddetto principio tutti gli aspetti che concernono il bene immobile in quanto tale e dunque l'acquisto e la perdita, legittimi, della proprietà, del possesso o della detenzione, specie quando costituiscono oggetto di interventi della autorità giudiziaria o di quella amministrativa. Pertanto, ogniqualvolta sia venuto legittimamente meno il titolo che giustifica la proprietà, il possesso o la detenzione dell'immobile, non può mai invocarsi il diritto alla inviolabilità del domicilio. (Nella fattispecie, la Corte ha escluso la configurabilità del delitto di violazione di domicilio, dedotta dal ricorrente, persona offesa, con riferimento alla occupazione di urgenza di un suo fondo, disposta dalla pubblica amministrazione nell'ambito di un procedimento di espropriazione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2257 del 11 giugno 1999)
Cass. pen. n. 12751/1998
In tema di violazione di domicilio, rientra nella nozione di «appartenenza» di privata dimora il pianerottolo condominiale antistante la porta di un'abitazione. Commette pertanto il reato in questione, nella sua forma consumata e non di semplice tentativo, chi si introduca, invito domino, all'interno di un edificio condominiale sul pianerottolo e avanti alla soglia dell'abitazione di uno dei condomini, avente, come gli altri, diritto di escludere l'intruso.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12751 del 3 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 1831/1998
Ai fini della individuazione delle condizioni e dei limiti di ammissibilità delle intercettazioni di comunicazioni tra presenti, rientrano nel concetto di privata dimora tutti quei luoghi che, oltre all'abitazione, assolvano alla funzione di proteggere la vita privata e che siano perciò destinati al riposo, all'alimentazione, alle occupazioni professionali e all'attività di svago, tra cui va ricompreso l'abitacolo di una autovettura adibita, di regola, ai trasferimenti da e per il luogo di lavoro e di svago. È pertanto legittima l'intercettazione di colloqui tra presenti che si svolgono all'interno di un'autovettura quando esista il fondato sospetto, da intendersi come prognosi da formulare con giudizio ex ante all'atto della emanazione del provvedimento di autorizzazione, giacché in tal caso l'interesse all'inviolabilità del domicilio trova il limite della tutela di interessi generali, anch'essi costituzionalmente garantiti, ravvisabili nell'esigenza di esercitare l'azione penale che, ex art. 112 Cost., è obbligatoria.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1831 del 10 giugno 1998)
Cass. pen. n. 879/1997
Deve ritenersi pienamente configurabile il reato di violazione di domicilio, nel caso di abusiva introduzione (o abusiva permanenza) nei locali dello studio di un libero professionista il quale eserciti compiti che si inseriscono in un'attività procedimentale di rilevanza pubblicistica; ed invero, l'esercizio di tali compiti, da parte del libero professionista, non comporta la perdita della qualità di luogo non aperto indiscriminatamente al pubblico del suo studio professionale e non priva il professionista stesso del diritto di escludere dall'ingresso dei propri locali - o di invitare ad allontanarsene - le persone che ritenga di non ammettere, per qualunque motivo non contrario alla legge.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 879 del 5 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 864/1996
Nella violazione di domicilio, il diritto di querela spetta non solo al proprietario dell'immobile, ma anche a chi, avendone la disponibilità, subisce, con l'introduzione invito domino di altro soggetto, una lesione del diritto di libertà domestica spettantegli in tale sua qualità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 864 del 27 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 11277/1994
Ai fini della configurabilità del delitto di violazione di domicilio, la casa da gioco (casinò) gestita in regime privatistico va considerata alla stregua di locale aperto al pubblico per lo svolgimento di attività di natura privata, come bar, negozi ed altri consimili, rispetto ai quali sussiste lo ius excludendi del titolare dell'esercizio, e rientra pertanto nella tutela della norma dell'art. 614 c.p. (Fattispecie nella quale l'imputato si era opposto all'invito di allontanarsi dai locali di accesso al casinò di Saint Vincent rivoltogli dai preposti alla sorveglianza, allo scopo di impedirgli di esercitare l'attività di «prestasoldi» ai giocatori in difficoltà).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11277 del 10 novembre 1994)
Cass. pen. n. 6844/1994
Risponde del reato di violazione di domicilio, chi si introduca o si intrattenga in un esercizio commerciale per minacciare o aggredire o comunque per uno scopo illecito del tutto opposto a quello di usufruire dei servizi offerti dal locale, ritenendosi implicita la contraria volontà del titolare dello ius prohibendi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6844 del 13 giugno 1994)
Cass. pen. n. 33/1991
Nel caso in cui in ordine al reato di violazione di domicilio risulti contestata anche l'aggravante della violenza alle persone - nella specie gli imputati, oltre a sfondare la porta con l'ascia, percossero anche il titolare dello jus prohbendi - la ritenuta sussistenza della attenuante del danno risarcito, di cui all'art. 62 n. 6 c.p., non può indurre alla applicazione dell'amnistia di cui ai D.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865 e 12 aprile 1990, n. 75. Infatti, il reato di violazione di domicilio non può considerarsi reato contro il patrimonio, bensì reato contro la libertà individuale della persona e più specificamente contro la inviolabilità del domicilio: nel caso di sussistenza anche dell'aggravante della violenza alle cose, il reato non si trasforma in delitto contro il patrimonio, poiché offeso è sempre il bene giuridico della libertà individuale della persona e il danno al patrimonio è solo una mera ed eventuale conseguenza dell'azione delittuosa e ancor prima solo mezzo per la commissione del delitto, mezzo che non viene ad alterare e a modificare l'obiettività giuridica del reato in questione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 33 del 4 gennaio 1991)
Cass. pen. n. 794/1990
Le appartenenze, di cui al primo comma dell'art. 614 c.p., sono costituite dai luoghi accessori a quelli di privata dimora, destinati al loro servizio od al loro migliore godimento. Vi rientra, pertanto, un box in costruzione su terreno costituente esso stesso, per essere situato nell'ambito di giardino recintato, appartenenza della privata dimora della persona offesa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 794 del 23 gennaio 1990)
Cass. pen. n. 16303/1989
L'assorbimento del reato di violazione di domicilio in quello di ragion fattasi si verifica soltanto quando l'esercizio del preteso diritto si concreta o consiste nel solo ingresso e nella sola permanenza nell'altrui casa, invito domino. Quando invece taluno si sia introdotto nella casa altrui contro la volontà del titolare del diritto di esclusione per asportare cose che egli ritiene di aver diritto di asportare perché di sua proprietà e l'introduzione nella casa altrui sia avvenuta con violenza sulle cose o alle persone, il soggetto agente viola un duplice ordine di disposizioni e cioè quelle concernenti l'inviolabilità del domicilio e quelle che vietano la tutela arbitraria delle proprie ragioni.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16303 del 27 novembre 1989)
Cass. pen. n. 15575/1989
In tema di violazione di domicilio, il solo uso di una pistola - giocattolo — qualora si accerti che il fatto non sia stato commesso anche con violenza sulle cose o alle persone — non è sufficiente ad integrare l'aggravante prevista dall'ultima parte dell'art. 615 c.p., la quale richiede il possesso di un'arma effettiva e non solo apparente. (In applicazione di tale principio nella fattispecie è stata annullata la sentenza del giudice di merito poiché l'azione penale non poteva essere iniziata per mancanza di querela).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 15575 del 13 novembre 1989)
Cass. pen. n. 13316/1989
Tra il delitto di atti osceni in luogo aperto al pubblico e quello di violazione di domicilio, e cioè di luogo privato, non sussiste incompatibilità logica, dato che i luoghi aperti o esposti al pubblico sono di norma luoghi privati, tra i quali possono essere annoverati quelli di domicilio; invero, deve considerarsi luogo aperto al pubblico anche un ambiente privato, l'accesso al quale sia escluso alla generalità delle persone, ma consentita a una determinata categoria di aventi diritto. (Fattispecie di atti osceni commessi in una autorimessa condominiale annessa e sottostante ad abitazioni private, di libero accesso solo agli occupanti gli appartamenti).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 13316 del 10 ottobre 1989)
Cass. pen. n. 5396/1989
La violenza sulle cose, quale circostanza aggravante del reato di violazione di domicilio e sulla base dell'indicazione legislativa contenuta nell'art. 392 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose), può consistere anche nel semplice danneggiamento della cosa. (Fattispecie relativa a ritenuta sussistenza dell'aggravante per danneggiamento di porta di abitazione a seguito di pressione per forzarne l'apertura).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5396 del 13 marzo 1989)
Cass. pen. n. 7089/1988
Il delitto di violazione di domicilio è assorbito nell'aggravante del furto ex art. 625 n. 1 c.p., ma non nel delitto di rapina, in cui il furto, che entra nella composizione complessa di detto reato, non è qualificato da alcuna aggravante.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7089 del 17 giugno 1988)
Cass. pen. n. 6401/1988
L'elemento psicologico del reato di cui all'art. 614 c.p. consiste nel dolo generico, cioè nella coscienza e volontà dell'agente di introdursi nell'altrui abitazione contro la volontà di colui che è titolare del diritto di esclusione restandone estraneo, e quindi irrilevante, il fine prepostosi dall'agente (nella specie: intendimento di parlare col coniuge separato e con i figli).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6401 del 27 maggio 1988)
Cass. pen. n. 7864/1987
Per effetto del nuovo principio della parità dei coniugi, la titolarità del domicilio e dello ius prohibendi appartiene indivisibilmente ad entrambi i coniugi e, conseguentemente, perché tale diritto sia legittimamente esercitato, occorre il consenso di entrambi, e, poiché il bene giuridico tutelato è la domus, e non la famiglia nei suoi singoli componenti, commette il reato di violazione di domicilio colui che si introduce nella casa coniugale altrui, durante l'assenza del marito, al fine di avere rapporti carnali con la moglie, dovendosi ritenere che l'introduzione sia avvenuta contro la volontà del marito stesso.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7864 del 30 giugno 1987)
Cass. pen. n. 6962/1987
L'androne di uno stabile integra il concetto di appartenenza e ad esso si estende la tutela prevista dalla legge per la violazione di domicilio
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6962 del 27 maggio 1987)
Cass. pen. n. 2049/1987
È luogo tutelato dall'art. 614 c.p. anche la casa nella quale una persona si prostituisce, poiché non cessa di essere una privata dimora, tanto più in quanto, abolita la regolamentazione della prostituzione, il solo esercizio di essa costituisce un'attività lecita anche se moralmente riprovevole.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2049 del 17 febbraio 1987)
Cass. pen. n. 14423/1986
Il termine «palesemente armato», di cui all'ultimo comma dell'art. 614 c.p., deve essere inteso nel senso che le armi siano portate in maniera palese dagli autori della violazione di domicilio, a prescindere dalla percezione o meno delle stesse da parte della persona offesa.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 14423 del 23 dicembre 1986)
Cass. pen. n. 13941/1986
Ai fini della configurabilità dell'ipotesi aggravata della violazione di domicilio commessa con violenza sulle cose, di cui all'ultimo comma dell'art. 614 c.p., la sussistenza della materialità di tale violenza non deve essere rapportata alla resistenza più o meno intensa che opponga la cosa contro cui viene esercitata o alla precedente integrità di essa, bastando che la violenza sia idonea a rimuovere l'ostacolo che la cosa frapponga all'attuazione dell'azione delittuosa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13941 del 9 dicembre 1986)
Cass. pen. n. 1309/1986
L'elemento psicologico del reato di violazione di domicilio si concreta nella coscienza e volontà dell'agente di introdursi e trattenersi nell'altrui abitazione contro la volontà del titolare del diritto di esclusione, a nulla rilevando il motivo dell'introduzione. Ne consegue che risponde del reato in esame l'imputato che si introduca nella casa della moglie, dalla quale vive separato, senza il suo consenso, per vedere la figlia che era stata affidata alla moglie medesima.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1309 del 5 febbraio 1986)
Cass. pen. n. 10745/1985
Lo stabilimento industriale deve ritenersi privata dimora, ai fini del reato di violazione di domicilio perché è il luogo dove l'imprenditore svolge la sua attività lavorativa e dove pertanto ha il diritto di disporre dei locali tutti dell'impresa, non essendo tale diritto escluso dalle limitazioni introdotte dallo Statuto dei lavoratori, e di escludervi le persone a lui non accette.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10745 del 18 novembre 1985)
Cass. pen. n. 4992/1985
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4992 del 21 maggio 1985)
Cass. pen. n. 410/1985
Ai fini della configurazione del reato di violazione di domicilio, il concetto di privata dimora è più ampio di quello di casa d'abitazione, comprendendo ogni altro luogo che, pur non essendo destinato a casa di abitazione, venga usato, anche in modo transitorio e contingente, per lo svolgimento di un'attività personale rientrante nella larga accezione di libertà domestica. (Nella specie: casa colonica o «casale» su fondo coltivato, utilizzata dal possessore per uso domestico, anche saltuariamente, in relazione alla cura di animali o alla coltivazione stagionale del fondo).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 410 del 14 gennaio 1985)
Cass. pen. n. 4879/1984
L'ospitalità dà luogo ad un rapporto del tutto precario che può in qualsiasi momento esser fatto cessare dal titolare dell'abitazione. Pertanto essa non può realizzare a favore dell'ospite una situazione di diritto tutelabile sul piano giuridico. Ne deriva che il soggetto ospitato non ha alcuna legittimazione a mantenere, contro la volontà del titolare dello ius prohibendi, il precario stato di domicilio provvisoriamente assicuratogli in precedenza.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4879 del 28 maggio 1984)
Cass. pen. n. 10531/1983
I pubblici esercizi sono da ritenersi privata dimora, ai fini dell'art. 614 c.p., non solo quando sono aperti al pubblico, ma anche quando, cessato l'orario di apertura, il proprietario si trattenga all'interno per compiere determinate attività (di pulizia, di sistemazione della merce e simili).
La facoltà di accesso da parte del pubblico a locali come le osterie, i bar, i negozi e altri locali aperti al pubblico, non fa venir meno nel titolare, anche per le responsabilità connesse alla conduzione dell'esercizio, il diritto di escludere singoli individui non autorizzati ad entrarvi o a rimanervi o che comunque si siano introdotti per fini non leciti o non allo scopo di usufruire dei servizi offerti. Risponde, pertanto, di violazione di domicilio chi si introduca in un negozio per minacciare e aggredire e, quindi, per uno scopo non solo illecito, ma del tutto opposto a quello concernente la facoltà di usufruire del servizio di vendita.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10531 del 7 dicembre 1983)
Cass. pen. n. 8490/1983
L'esclusione della circostanza aggravante, la cui esistenza determina la procedibilità d'ufficio, non fa venire meno la procedibilità stessa, poiché l'aggravante, pur non potendo influire sulla misura della pena, conserva ogni altro suo effetto ai fini della configurazione del reato. (Fattispecie in tema di violazione di domicilio aggravata dalla violenza alla persona).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8490 del 17 ottobre 1983)
Cass. pen. n. 4751/1983
L'attenuante di aver cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità non è applicabile al delitto di violazione di domicilio poiché tale reato offende non già il patrimonio, bensì l'inviolabilità del domicilio.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4751 del 21 maggio 1983)
Cass. pen. n. 4107/1983
L'aggravante di cui all'ultimo comma dell'art. 614 c.p. si configura anche se colui che commette la violazione di domicilio è in possesso di un'arma impropria (nella specie: un martello).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4107 del 2 maggio 1983)
Cass. pen. n. 335/1983
Agli effetti del delitto di violazione di domicilio, il diritto di esclusione dall'abitazione può essere fatto valere anche contro il proprietario. (Nella specie: introduzione del marito nella casa coniugale di proprietà comune assegnata alla moglie consensualmente separata).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 335 del 18 gennaio 1983)
Cass. pen. n. 11229/1982
Ricorre l'ipotesi dell'introduzione nel domicilio altrui contro la volontà tacita del titolare dello ius prohibendi nel caso di chi si introduca nell'abitazione per un fine illecito, a nulla rilevando la mancanza di clandestinità nell'agente, che frequenti o che debba ritenersi autorizzato a frequentare la casa del titolare di essa per relazioni di parentela, amicizia, affari.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11229 del 25 novembre 1982)
Cass. pen. n. 10601/1982
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10601 del 11 novembre 1982)
Cass. pen. n. 9483/1982
Ai fini dell'aggravante prevista dall'art. 614 ultimo comma c.p. non è sufficiente un rapporto occasionale tra gli atti di violenza e la violazione di domicilio, ma occorre un nesso teleologico fra le due azioni. Pertanto, se la violenza è usata non per entrare o intrattenersi nell'abitazione altrui ma per commettere altro reato, la violazione di domicilio concorre con l'altro reato ed è aggravata non a norma dell'art. 614 bensì ex art. 61 n. 2 c.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9483 del 18 ottobre 1982)
Cass. pen. n. 9089/1982
L'introduzione violenta nella parte del salone di una banca, delimitata dal bancone di lavoro e dagli sportelli, ove gli impiegati svolgono il loro lavoro costituisce violazione di domicilio poiché la detta zona, essendo destinata allo svolgimento di un'attività privata, è luogo di privata dimora.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9089 del 13 ottobre 1982)
Cass. pen. n. 8574/1982
Quando il domicilio è comune a più persone (ad es. membri di una comunità familiare) all'inviolabilità del domicilio hanno diritto tutti i conviventi; perciò il dissenso, espresso o tacito, di uno solo di essi è sufficiente ad integrare la volontà contraria all'introduzione e, quindi, il divieto la cui inosservanza da parte di altri costituisce il delitto di violazione di domicilio. L'introduzione nell'abitazione altrui, in ora notturna, con il consenso della figlia maggiorenne, di persona certamente non gradita (ad es. perché coniugata), con modi inequivocabilmente intesi a non palesarne la presenza, deve ritenersi operata contro la volontà degli altri familiari e quindi integra il delitto di violazione di domicilio.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8574 del 5 ottobre 1982)
Cass. pen. n. 1067/1982
Il semplice danneggiamento di una porta per aprirla e trattenersi sulla soglia dell'abitazione, è idoneo ad integrare la violenza prevista dall'art. 392, cpv., c.p., e quindi l'aggravante prevista dall'ultimo comma dell'art. 614 c.p., per la cui sussistenza è sufficiente che la violenza sia posta in essere in uno qualsiasi dei momenti nei quali si estrinseca e si fraziona la fase esecutiva del reato.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1067 del 4 febbraio 1982)
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relative all'articolo 614 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 614 Codice penale - Violazione di domicilio | Quesito Q201923151
Giuseppe F. chiede
mercoledì 10/04/2019 - Emilia-Romagna
“Spett.le Redazione, vorrei sottoporre un quesito relativo al reato di violazione di domicilio. Limitandomi ad una esposizione sintetica, riferita al merito del quesito.
Sono titolare di un'azienda agricola. Davanti alla porta del fabbricato del fondo agricolo è presente un sentiero istituito nel 1998. Un sentiero che attraversa la proprietà privata e anche l'area che è parte del domicilio, sia dal punto di vista catastale (essendo sua pertinenza) che per il suo uso.
Un sentiero che, secondo il sindaco del comune, storicamente univa due località. Con questa motivazione ne ha affermato l'uso pubblico. Imponendo, con ordinanza sindacale, la rimozione di una catena posta all'inizio delle strada privata che conduce al fabbricato (una catena installata intorno al 2000 dal vecchio proprietario, mio suocero, dove prima era presente una sbarra).
Tale ordinanza è oggetto di un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (con istanza di sospensione cautelare), presentato nel 2016, in quanto storicamente davanti alla porta di casa non è mai esistito il percorso di un sentiero che univa due località (Catasto storico Toscano del 1830, Carte IGM del 1930 e successive, ecc.). Il sentiero citato storicamente partiva da una località, attraversava il fondo agricolo passando davanti alla porta di casa per poi terminare, dopo circa 800/900 metri, ad un altro fabbricato (abbandonato dagli anni cinquanta). Sostanzialmente era uno stradello interpoderale che univa due fabbricati ad una località (tra l'altro con un tracciato diverso da quello attuale).
L'uso pubblico del sentiero non è mai stato autorizzato dalla proprietà del fondo agricolo attraversato.
Da entrambi i lati di accesso al tracciato del sentiero, nella proprietà del fondo agricolo, è presente il cartello proprietà privata e a ridosso del fabbricato ho affisso un cartello con il testo dell'art. 614 del Codice Penale. Inoltre ho posto alcuni cavalletti amovibili che perimetrano l'area di appartenenza del fabbricato.
In mia assenza ci sono stati danneggiamenti al fabbricato di servizio (rotto il portone) e altri reati, tutti segnalati alle forze dell'ordine. Inoltre in più occasioni lo stesso sentiero (sempre davanti alla porta di casa) è stato percorso da persone armate di fucile (cacciatori, pur in presenza del divieto di caccia), anche questo segnalato alle forze dell'ordine.
In questo contesto chiedo se è configurabile il reato di violazione di domicilio riferito a coloro che transitano sul sentiero, nell'area di appartenenza del fabbricato, davanti alla porta di casa. Pur in presenza dell'ordinanza sindacale che definisce di uso pubblico il passaggio nell'area e del relativo ricorso tutt'ora pendente. O se vi sono altre responsabilità di carattere penale o di altra natura.
Grato dell'attenzione.
Giuseppe F.”
Consulenza legale i 11/04/2019
Il reato di violazione di domicilio è strettamente connesso al diritto di "libertà domiciliare", inteso come diritto "alla libertà individuale" nella sua proiezione spaziale.
Sostanzialmente il legislatore, idealizzando questo reato, ha inteso tutelare la libertà individuale nei luoghi nei quali questa trova la sua maggiore espressione e, nello specifico, l’abitazione e la dimora con relative pertinenze e qualsiasi altro luogo rispetto al quale il titolare abbia il diritto di escludere che taluno vi acceda o vi permanga.
Col termine "abitazione" deve intendersi ogni luogo ove la persona, singolarmente o con altri, legittimamente dimora. Deve trattarsi quindi di luogo adibito o adibibile al riposo notturno, seppur l'uso sia solo saltuario o occasionale, purché in attualità (C., Sez. VI, 29.7.2003).
Il concetto di "privata dimora", più ampio di quello di abitazione, richiama, per esclusione, ogni altro luogo in cui si svolge la vita privata dell'individuo, ove cioè la persona, continuativamente o saltuariamente, per dovere o per scelta, svolge attività rispetto alle quali ha potere di accettazione o di esclusione della altrui presenza: studi professionali, camere di albergo, cabine di una nave, negozi, bar, case da gioco gestite da privati, palestre private.
La Corte Suprema si è pronunciata di recente sul concetto di privata dimora, ritenendo che esso comprenda qualunque luogo, anche se diverso dalla casa di abitazione, in cui la persona si soffermi per compiere, pur se in modo contingente e provvisorio, atti della sua vita privata riconducibili al lavoro, al commercio, allo studio, allo svago (C., Sez. fer., 27.8.2013).
Infine, il concetto di appartenenze di abitazioni o di altro luogo di privata dimora comprende in se tutti quei luoghi che integrano in senso sia logistico che di servizio, per necessità o solo eventualmente, la funzione che l'abitazione o il luogo di privata dimora svolgono per il soggetto che ne dispone, sì da consentirgli, per natura dei luoghi o per artefatti, di escludere gli altri da intromissioni che violino la vita domestica o privata. Possono rientrare in tale concetto, anche appartenenze che siano comuni a più luoghi di abitazione o di privata dimora, come pianerottoli, giardini condominiali, atri.
Prescindendo dalla connotazione del luogo, ai fini della sussistenza del reato rileva un elemento particolare: lo ius excludendi alios. In buona sostanza, ai fini della sussistenza del reato c’è bisogno che il soggetto titolare del luogo “invaso” non voglia l’intromissione del soggetto estraneo ma, soprattutto, è necessario che il soggetto abbia il potere di escludere altri dall’accesso a quel luogo.
Stando così le cose, nel caso di specie non sembra integrato il reato di cui all’art. 614 del codice penale.
Finché, infatti, il sentiero e, in generale, l’area di cui si rivendica la titolarità “privatistica” sarà pubblica, non potrà essere limitata nell’accesso altrui e, di conseguenza, sarà impossibile esercitare il diritto per il proprietario della dimora contigua di escludere la presenza altrui, indispensabile ai fini della sussistenza del reato.
Norma di riferimento: Articolo 614 Codice penale - Violazione di domicilio | Quesito Q201821122
Maria P. M. chiede
lunedì 02/04/2018 - Lombardia
“Gent.mo Avv.
Nostro figlio, 28 anni, ha invitato la sua ragazza, conosciuta a settembre 2016, a convivere nel suo monolocale in affitto a Milano a settembre 2017 (la ragazza prima affittava una camera sempre a Milano). Nostro figlio ha avvisato verbalmente il proprietario della presenza della ragazza, il quale però non ha voluto modificare il contratto, forse perché il contratto prevedeva un solo inquilino. Il proprietario ha comunque verbalmente accettato la presenza di una seconda persona ( ci sono solo dei messaggi su WhatsApp ). Nello stesso periodo nostro figlio si è trasferito a Torino per lavoro e rientrava nel monolocale di Milano solo per il week end. Il contratto di locazione è intestato solo a nostro figlio, lei pagava metà dell'affitto in contanti, escluse tutte le altre spese (spese condominiali, energia elettrica, internet). A inizio gennaio 2018 nostro figlio ha interrotto la relazione, svuotando il monolocale di tutto ciò che gli apparteneva. Da inizio febbraio nostro figlio abita stabilmente a Torino e non è più tornato nel monolocale. L'unica volta che ha incontrato la ragazza per un accordo pacifico sul rilascio dell'appartamento e delle chiavi è stata in un bar. Lei ha ancora versato una volta metà dell ' affitto tramite bonifico; nostro figlio ha però restituito i soldi ritenendo che lei non ha nessun diritto di occupare il monolocale. Nostro figlio ha dunque invitato prima verbalmente la ragazza a lasciare l'appartamento e a restituirgli le chiavi. Le ha inviato poi due raccomandate. Nella seconda le ha scritto che se non avesse lasciato
l'appartamento avrebbe cambiato la serratura (questo ovviamente solo come deterrente, consapevole del fatto che non è possibile). Ad inizio marzo ha spedito una raccomandata al proprietario del monolocale dando avviso di recesso, come da regolamento del contratto di locazione. Sono ormai passati due mesi e la ragazza si rifiuta sia di consegnare le chiavi sia di lasciare il monolocale, né sembra avere intenzione di lasciare a breve l'appartamento e restituire le chiavi. Desidereremmo avere cortesemente un Suo parere per risolvere il problema nel più breve tempo possibile.
La ringraziamo anticipatamente per la Sua disponibilità e cortesia.
R. e M.”
Consulenza legale i 06/04/2018
Nel caso in esame, non avendo copia del contratto in questione, non sappiamo se nel contratto sia stata prevista una clausola contenente la facoltà di recesso del conduttore.
Ad ogni modo, anche laddove ciò non sia previsto, in base all’art. 3 della Legge 431/98 “il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto, dando comunicazione al locatore con preavviso di sei mesi.”.
Nel quesito leggiamo che detto preavviso di recesso è stato comunicato dal conduttore al proprietario a mezzo raccomandata all’inizio di marzo.
Ciò significa che il canone di locazione (a prescindere dal fatto che l’immobile venga o meno riconsegnato prima) dovrà essere corrisposto al proprietario sino ad agosto 2018.
Ciò posto, è pacifico che la ex ragazza di vostro figlio ad oggi occupi l’immobile senza averne titolo considerato che le sono state richieste le chiavi e restituito l’importo corrispondente alla metà del canone di locazione.
Nel nostro caso, riteniamo non si possa nemmeno parlare di sublocazione quanto di ospitalità (sebbene venisse corrisposto la metà del canone a vostro figlio, immaginiamo come una sorta di partecipazione alle spese).
Fermo che tale occupazione, come testè evidenziato, non esime il conduttore indicato nel contratto dal versare il canone al proprietario corrispondente alle sei mensilità del preavviso, le possibili azioni legali che potrebbe esperire vostro figlio sono le seguenti.
Dal punto di vista civile, l’ordinamento prevede strumenti di tutela essenzialmente per il proprietario dell’immobile.
Nel caso in esame infatti il conduttore non potrebbe esperire né le azioni di rilascio di cui agli art. 657 c.p.c e seguenti che presuppongono un contratto di locazione tra le parti; ma nemmeno l’azione di cui all’art. 447 bis c.p.c per il rilascio di un immobile occupato sine titulo sia perché comunque spetterebbe al proprietario, sia perché tale tipo di azione presuppone l'esistenza a monte di un titolo (seppur invalido), cosa che non si ravvisa nel caso in esame in quanto risulta che la ex fidanzata non abbia stipulato alcun contratto. In tal caso, se non è mai esistito un titolo si potrebbe semmai agire attraverso il ricorso di cui al rito sommario previsto dall’art. 702 bis c.p.c., ma anche tale tipo di azione si ritiene che spetti solo al proprietario dell'immobile.
Tra l’altro, ai sensi dell’art. 1595 c.c., volendo anche ipotizzare un contratto di sublocazione, il locatore avrebbe azione diretta anche nei confronti del subconduttore.
Semmai, vostro figlio potrebbe inviare una ulteriore raccomandata al proprietario facendo presente che lui non vive più lì (specificando da quando) e che ha diffidato la ex fidanzata a rilasciare l’appartamento.
Ciò anche per tutelarsi con riguardo ad eventuali danni e/o richieste di pagamento relative alle utenze (se intestati al conduttore, sarebbe opportuno inviare anche relativa disdetta dei contratti di utenze quali energia elettrica ecc.ecc.).
Dal punto di vista penale, si potrebbe sporgere una querela per violazione di domicilio. Appare infatti sussistere l’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 614 c.p. (che punisce chi si trattiene nel luogo di privata dimora contro l’espressa volontà di chi ha diritto di escluderlo), considerato che:
1) il contratto di locazione è in essere tra conduttore e proprietario fino a che non sono decorsi i sei mesi del preavviso;
2) il conduttore se ha diritto che il proprietario non può introdursi nella sua abitazione in vigenza di contratto, a maggior ragione ha diritto di escludere taluno che aveva ospitato cui ha richiesto di andarsene.
Ad ogni modo, occorre tenere presente che una denuncia in tal senso non otterrebbe il rilascio dell’immobile per il quale vanno esperite -dal proprietario- le azioni civili sopra indicate.
Norma di riferimento: Articolo 614 Codice penale - Violazione di domicilio | Quesito Q201616331
Franca F. chiede
martedì 14/06/2016 - Lazio
“Salve sono separata. Ho 77 anni. Prima della separazione io e il mio ex marito vivevamo in una villa che consta di 3 appartamenti. Al piano terra vive mia figlia con la sua famiglia, al primo piano io e mio marito e l'appartamento del 2° piano era una ns dependance. La villa ha anche locali comuni (sala hobby, garage, locali tecnici, giardino e piscina) La casa familiare non è stata assegnata a nessuno dei due. Dalla separazione mio marito ha fatto venire l'amante, più giovane di mia figlia, dapprima saltuariamente, ma da un mese stabilmente. Vive con lei sopra di me e la convivenza è orribile e umiliante per me. Ho espresso con fermezza il mio dissenso e la mia contarietà a vedermela per casa, per il giardino, nella mia piscina. Posso denunciarla per violazione di domicilio? art. 614 (2) c.p?”
Per rispondere al quesito occorre mettere in evidenza alcuni particolari relativi alla situazione di fatto descritta (nella quale si presume e dà per scontato che l’immobile di cui si sta parlando sia in comproprietà tra i due coniugi separati): il fatto che la presenza dell’amante sia divenuta stabile nonché il fatto che non siamo di fronte a due immobili totalmente “fisicamente” separati (come, ad esempio, due appartamenti dello stesso stabile) ma – in realtà e di fatto – ad un unico immobile con degli ambienti comuni.
Proprio l’uso indifferenziato e comune di questi ambienti (giardino, piscina, ecc.), unitamente – lo si ripete – alla presenza stabile della giovane donna nella villa, consente di dare una risposta affermativa alla domanda relativa alla configurabilità, nella fattispecie, del reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p.).
Quest’ultimo pone, infatti, il divieto di introduzione nel luogo di “abitazione altrui” o di “privata dimora”: con quest’ultimo termine deve intendersi – per la giurisprudenza - qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata; l’articolo, tuttavia, pone altresì il divieto di introduzione nelle “appartenenze” dei luoghi citati per primi, nozione quest’ultima nella quale rientrano tutti quei luoghi che si presentano come accessori rispetto all’abitazione ed alla privata dimora in quanto disposti per il loro migliore godimento e servizio.
Ora, nel caso concreto in esame, non può esserci alcun dubbio che gli spazi comuni della villa (eccettuato, evidentemente, il piano o comunque le parti strettamente destinate ad abitazione privata del marito), costituiscono “appartenenze” dell’abitazione dei due coniugi e luoghi di esplicazione della vita privata sia della moglie che del marito, oltre che – peraltro - della figlia con la sua famiglia.
La Corte di Cassazione ben chiarisce i suddetti concetti nella seguente pronuncia, della quale si riporta ampio stralcio: “l’esatta definizione dell'oggetto giuridico del reato di cui all'art. 614 c.p. nonché del soggetto passivo di tale reato nel caso di coabitazione familiare.
Orbene, quanto al primo punto, non appare revocabile in dubbio che il bene giuridicamente rilevante cui appresta tutela la previsione normativa dell’art. 614 c.p., debba individuarsi in ultima analisi nella libertà individuale della persona, colta nella sua proiezione spaziale rappresentata dal domicilio, di cui viene garantita, attraverso la predisposizione del meccanismo sanzionatorio, l'inviolabilità, conformemente al contenuto normativo dell’art. 14 Cost., che attribuisce al domicilio le stesse garanzie della libertà personale (disciplinata dall’art. 12 Cost.), cui rinvia per la sole eccezioni consentite al principio che il domicilio è inviolabile.
Come è stato osservato da autorevole dottrina, l’art. 614 c.p., al pari di altre disposizioni (come l’art. 615 c.p. o l’art. 615 bis bis c.p.) assolve allo scopo di "tutelare quel generale interesse alla pace, alla tranquillità e alla sicurezza dei luoghi di privata dimora che è condizione necessaria per la libera esplicazione della personalità umana: in altri termini, il diritto riconosciuto a ciascuno dall’art. 14 Cost. di vivere libero da ogni intrusione di estranei nei luoghi di uso privato".
Nell'ambito dei luoghi di privata dimora, espressione della personalità del singolo, assume un rilievo centrale, come si evince dalla stessa formulazione dell’art. 614 c.p., comma 1, "l'abitazione", da intendersi come il luogo adibito legittimamente e liberamente ad uso domestico di una o più persone ovvero il luogo dove si compie tutto o parte di ciò che caratterizza la vita domestica privata (cfr. Cass., sez. 5, 12.11.1974, Schimmenti).
(…) Al riguardo la giurisprudenza di legittimità ha da tempo elaborato un percorso argomentativo, che, proprio partendo dalla consapevolezza che il bene giuridico tutelato è la "domus", intesa come espressione della libertà individuale, ha affermato il principio secondo cui tutti i conviventi (membri della famiglia ed ospiti) sono titolari dello "ius prohibendi", onde il consenso di uno non può prevalere sul dissenso degli altri, spettando il diritto all'inviolabilità del domicilio a tutti i componenti della famiglia (ivi compreso il convivente "more uxorio") per il solo fatto della convivenza (cfr. Cass., sez. 1, 4.6.1971 - 28.12.1971, N. 520; Cass., sez. 5, 25.1.1977 - 22.4.1977, n. 52009; Cass., 30.6.1972, Sorrentino; Cass., 5.4.1974, Barone). Appare, dunque, evidente che, in tale prospettiva, il legittimo esercizio dello "ius excludendi", proprio in ragione della definizione di domicilio quale luogo di privata dimora dove si esplica liberamente la personalità del singolo, presuppone necessariamente la convivenza ovvero l'esistenza di una reale situazione di fatto che colleghi in maniera sufficientemente stabile il soggetto allo spazio fisico in cui si esplica la sua personalità.” (Cassazione penale, sez. V, 21 settembre 2012, n. 47500).
L’ulteriore circostanza, poi, per cui l’amante ha iniziato a risiedere stabilmente presso la villa, fuga ogni dubbio sull’illiceità del suo comportamento. La saltuarietà delle visite le consentiva, infatti, legittimamente di trattenersi dell’immobile, anche se solo in presenza del signore con il quale intrattiene una relazione e solo per il tempo in cui anche quest’ultimo fosse in casa; la presenza stabile nella villa, invece, le è del tutto vietata.
La moglie potrà quindi senz’altro avanzare denuncia-querela per violazione di domicilio a carico dell’amante del marito.
Occorre prestare attenzione, tuttavia, ai tempi per la querela: trattandosi, infatti, di reato procedibile appunto solo a querela di parte, vi è tempo tre mesi dal verificarsi del fatto di reato per presentarla.
Dal quesito, tuttavia – nel quale si parla di presenza stabile dell’amante solamente da un mese - sembrerebbe che ci sia ancora margine per rivolgersi all’Autorità
Trattato di diritto penale. Parte speciale...
Trattato di diritto penale. Parte speciale [vol. 9]
I delitti contro la libertà sessuale, la libertà morale, l'inviolabilità del domicilio e l'inviolabilità dei segreti
Autore: Manna Adelmo, Cadoppi Alberto, Canestrari Stefano, Papa Michele
Categorie: Delitti contro la persona, Violenza sessuale, Violazione di domicilio
Il volume è un commento a quegli articoli del codice penale che disciplinano i reati contro la libertà sessuale e morale (609 bis-609 decies, tra cui il reato di violenza sessuali e le fattispecie a protezione dei minorenni), appartenenti alla Sezione II (Dei delitti contro la libertà personale) del Capo III (Dei delitti contro la libertà individuale) del Titolo XII (Dei delitti alla persona) del Libro II (dei delitti in particolare). Per finire, l’Opera... (continua)
Reati contro la persona. Reati contro la vita...
Reati contro la persona. Reati contro la vita l'incolumità individuale l'onore. Reati contro le diverse specie di libertà l'inviolabilità del domicilio e dei segreti
Categorie: Delitti contro la persona, Violazione di domicilio
I reati contro la persona, nonostante appartengano al settore più classico del diritto penale, hanno subito notevoli modifiche sia a livello legislativo che giurisprudenziale, che vengono analizzate in questo testo. (continua)
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References: Articolo 614

Articolo 614
 art. 61
 art. 624

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 art. 112
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 art. 657
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