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Timestamp: 2019-07-20 01:18:35+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 25 ottobre 2018, n.27047
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 20 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 3:18
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 25 ottobre 2018, n.27047MASSIMA
In tema di opposizione avverso le sanzioni amministrative, stante la perentorietà dei termini per impugnare, l’errore ingenerato da errata interpretazione delle norme, non giustifica la tardività del ricorso e la conseguente rimessione in termini. Un siffatto errore può rilevare soltanto in presenza di un elemento estraneo all’autore, che sia idoneo ad ingenerare nello stesso, particolarmente inesperto, l’incolpevole opinione di liceità del proprio agire.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 25 ottobre 2018, n.27047 - Presidente Oricchio – Relatore Correnti
La Prefettura UTG di Torino propone ricorso per cassazione contro P.G. e R.M.V. , che resistono con controricorso, avverso la sentenza del Tribunale di Torino che ha rigettato l’appello a sentenza del GP che aveva accolto il ricorso ed annullato il provvedimento del prefetto di confisca dei veicolo per la violazione dell’art. 193 cds ed il mancato pagamento in misura ridotta della sanzione.
Il primo Giudice aveva statuito che il ricorrente si trovava alla guida senza assicurazione, risultava il pagamento in misura ridotta e la tardività del ricorso era da ritenersi giustificata come da suo provvedimento 21.3.2014.
La sentenza di appello, pur ponendosi il problema della compatibilità della rimessione in termini nel rito del lavoro introdotto dal d.lgs 150/20111, ha fatto riferimento ad altra sentenza sulla scusabilità dell’errore in caso di errata indicazione del termine per impugnare (Cass. n. 27283/2005). La Prefettura denunzia violazione dell’art. 6 d.lgs 150/20111 e dell’art. 22 l. 689/1981 stante la perentorietà dei termini di impugnazione.
Questa Corte non ignora che, in tema di illecito amministrativo, anche l’interpretazione di norme può ingenerare incolpevole errore sul fatto, quando verta sui presupposti della violazione, ma esso, che non è mai individuabile quando attinga la sola interpretazione giuridica dei precetti, può rilevare soltanto in presenza di un elemento positivo, estraneo all’autore, che sia idoneo ad ingenerare nello stesso inesperto autore l’incolpevole opinione di liceità del proprio agire; la stessa Corte costituzionale ha precisato con sentenza n. 364/88 come debba tenersi presente che l’ignoranza 'vale soprattutto per chi versa in condizioni soggettive d’inferiorità', come non può ritenersi nella specie trattandosi di attività che necessita di specifiche cognizioni, mentre non può coprire omissioni di controllo, indifferenze di soggetti, la cui elevata condizione sociale e tecnica rende esigibili particolari comportamenti realizzativi degli obblighi strumentali di conoscere le leggi.
La ricorrente deduce che il termine per la proposizione del ricorso ha carattere perentorio (Cass. 19.1.2005 n. 1086 ex multis), che la rimessione in termini non è ammissibile per fatti non imputabili all’amministrazione e, nella specie, trattandosi di due litisconsorti necessari, proprietario e conducente, i motivi di salute 'documentandi', non impedivano il ricorso ad almeno uno dei due ricorrenti, argomentazioni condivisibili.
Donde l’accoglimento del ricorso e la decisione nel merito.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione e condanna i resistenti alle spese di primo grado in Euro 400, di appello in Euro 500 e di legittimità in Euro 645 oltre accessori e spese prenotate a debito.

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