Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23750-del-22-11-2016
Timestamp: 2020-05-27 16:45:26+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 23750 del 22/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23750 del 22/11/2016
Cassazione civile sez. lav., 22/11/2016, (ud. 18/10/2016, dep. 22/11/2016), n.23750
sul ricorso 15301-2011 proposto da:
M.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 113/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 22/03/2011 R.G.N. 274/2010;
udito l’Avvocato D’AVANZO GABRIELLA e FEDELI ANDREA;
1. La sentenza attualmente impugnata, riformando la sentenza di primo grado, respinge la domanda proposta nei confronti del Ministero della Istruzione, dell’Università e della Ricerca (d’ora in poi MIUR) dalla docente M.M. parte appellata e appellante incidentale, assegnataria di supplenze annuali per materie e insegnamenti diversi per tre anni scolastici consecutivi.
a) la sentenza di primo grado è corretta nella parte in cui ha escluso l’applicabilità della sanzione della conversione, come si desume dall’art. 97 Cost., comma 3, e diversamente da quanto sostiene l’appellante incidentale;
b) viceversa non è condivisibile la statuizione del Tribunale di illegittimità dell’apposizione del termine ai contratti stipulati fra l’Amministrazione e la docente per mancata specificazione degli elementi richiesti dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 per la principale ragione che al reclutamento del personale scolastico non si applica tale disciplina e neppure il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 ma la normativa speciale dettata dal D.Lgs. n. 297 del 1994 modificato dalla L. n. 124 del 1999, come integrata dai CCNL e dai regolamenti ministeriali per le supplenze, come espressamente stabilito dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 70, comma 8;
c) a ciò può aggiungersi che comunque le ragioni delle assunzioni a termine risultano indicate attraverso il richiamo per relationem in ciascun contratto della specifica normativa posta a base dell’assunzione volta a garantire l’erogazione di un pubblico servizio di rilevanza costituzionale, sicchè anche se, in ipotesi, si ritenesse applicabile il D.Lgs. n. 368 del 2001 in ogni caso sarebbe da escludere l’illegittimità delle assunzioni per omessa indicazione delle ragioni organizzative, tecniche e produttive, diversamente da quanto affermato dal primo giudice;
e) la configurabilità di tale ipotesi è da escludere sia perchè, in linea generale, il ricorso alle assunzioni a termine trova giustificazione nella variabilità numerica che caratterizza l’organico del personale della scuola – docente e non – e che dipende dal variare del numero degli utenti del servizio scolastico sia per quanto si desume dalla analisi della normativa che disciplina i contratti a termine della scuola (L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 11; art. 1 del regolamento per le supplenze del personale ATA, D.M. n. 430 del 2000 e, per i docenti, D.M. n. 201 del 2000, art. 1 e poi D.M. n. 131 del 2007);
f) a tale ultimo riguardo va precisato che tali contratti sono riconducibili alle seguenti tre tipologie: 1) supplenze annuali c.d. su “organico di diritto” che riguardano posti disponibili e vacanti entro il 31 dicembre ed hanno durata dall’1 settembre al 31 agosto di ogni anno; 2) supplenze annuali c.d. su “organico di fatto”, che scadono il 30 giugno e servono a coprire posti che non sono tecnicamente vacanti ma divengono di fatto disponibili, ad esempio per imprevisti aumenti della popolazione scolastica e/o delle classi, cui si debba fare fronte a pianta organica del personale immutata; 3) supplenze temporanee, conferite per ogni altra esigenza di copertura di posti resisi disponibili soltanto dopo il 31 dicembre e destinate a terminare non appena venga meno l’esigenza per cui sono state disposte;
3. Il ricorso di M.M. domanda la cassazione della sentenza per quattro motivi. Resiste, con controricorso, illustrato da memoria, il MIUR, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato.
8. Si deduce che il legislatore, nel modificare il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, ha consentito alle Pubbliche Amministrazioni di fare ricorso al lavoro flessibile solo in presenza di esigenze temporanee ed eccezionali e si assume che il difetto di dette condizioni renderebbe illegittima la clausola appositiva del termine: all’illegittimità dei contratti a termine conseguirebbe per la P.A., ai sensi della direttiva 70/99/CE e dei D.Lgs. n. 165 del 2001 e D.Lgs. n. 368 del 2001, l’obbligo di convertire il rapporto ovvero di risarcire i danni, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 36, senza che la conversione possa ritenersi impedita dalla regola del pubblico concorso, imposta dall’art. 97 Cost., in quanto anche l’assunzione a termine presuppone una previa procedura selettiva.
9. Con il terzo motivo (lettera e del ricorso) si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10, in quanto il comma 4-bis del suddetto art. 10 inserito dal D.L. 13 maggio 2011, n. 70 convertito dalla L. 12 luglio 2011, n. 106 – norma innovativa e non meramente interpretativa, che ha aggiunto alle fattispecie escluse dei contratti a termine quelle del settore scolastico – non sarebbe applicabile ai contratti a termine stipulati prima della sua entrata in vigore, quali sono quelli di cui si discute nel presente giudizio, al pari delle disposizioni contenute nel D.L. n. 134 del 2009, convertito dalla L. n. 167 del 2009, riguardanti le supplenze temporanee, legate alla momentanea assenza del titolare, e non agli incarichi annuali conferiti su posti vacanti.
10. Con il quarto motivo (lettera f del ricorso) la parte ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 297 del 1994, della L. n. 124 del 1999, art. 4 in riferimento alla direttiva 70/1999/CE. Sostiene che solo le supplenze temporanee sarebbero giustificate da esigenze eccezionali ed imprevedibili, e deduce che siffatte esigenze non ricorrerebbero in relazione alle supplenze annuali su posto libero, siano esse relative all’organico di diritto o all’organico di fatto.
12. La L. 3 maggio 1999, n. 124: il D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368 e la disciplina di reclutamento del personale scolastico, sino alla L. 13 luglio 2015, n. 107: la “specialità del sistema”.
15. Va dunque rammentato che la L. n. 124 del 1999 per l’accesso in ruolo del personale docente, pur mantenendo il previgente sistema del cosiddetto “doppio canale”, in virtù del quale l’accesso ai ruoli doveva avvenire per il 50% dei posti mediante concorsi per titoli ed esami e per il restante 50% attingendo dalla graduatoria del concorso per soli titoli, ha trasformato le graduatorie dei concorsi per soli titoli in graduatorie permanenti, prevedendo la periodica integrazione delle stesse, mediante l’inserimento dei docenti risultati idonei all’esito dell’espletamento del concorso regionale, nonchè l’aggiornamento, egualmente periodico, delle posizioni degli aspiranti all’assunzione già inclusi in graduatoria (T.U. delle disposizioni legislative in materia di istruzione approvato con D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 401). Le operazioni di integrazione ed aggiornamento sono state disciplinate nel dettaglio con il D.M. 27 marzo 2000, n. 23.
22. I commi da 6 a 8 del medesimo art. 4 stabiliscono, poi, i criteri da rispettare da parte delle norme regolamentari successive, ed impongono l’utilizzazione delle graduatorie permanenti di cui all’art. 401 T.U. per il conferimento delle supplenze annuali e di quelle temporanee “fino al termine delle attività didattiche”.
24. Il sistema non è mutato, nelle linee essenziali che qui interessano, con il D.M. 13 giugno 2007, n. 131, finalizzato ad adeguare la disciplina regolamentare alla trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, operata dsalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 605. Con tale legge “al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e di evitarne la ricostituzione” (art. 1, comma 605, lett. c) è stato deliberato un piano triennale per l’assunzione di personale docente e ATA nel periodo 2007-2009 e, contestualmente, è stata prevista la anzidetta trasformazione delle graduatorie, che ha fatto salvi solo gli inserimenti nelle graduatorie da effettuare nel biennio 2007-2008.
26. Infine, la disciplina è stata ulteriormente modificata, questa volta in modo significativo, dalla L. 13 luglio 2015, n. 107 (vedi infra in questa sentenza) la quale, oltre a prevedere per l’anno scolastico 2015/2016 un piano straordinario di assunzioni suddiviso in tre fasi riguardante il solo personale docente (art. 1, commi 95 e ss.): a) ha sancito la definitiva perdita di efficacia delle graduatorie ad esaurimento effettivamente esaurite (art. 1, coma 105); b) ha ribadito la cadenza triennale dei concorsi, da indire su base regionale, tenendo conto del fabbisogno espresso dalle istituzioni scolastiche nel piano dell’offerta formativa; c) ha previsto l’efficacia egualmente triennale delle graduatorie concorsuali (art. 1, comma 113); d) ha inserito un limite alla reiterazione delle supplenze, prevedendo che a decorrere dal 1 settembre 2016 i contratti a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi (art. 1, comma 131).
28. La L. n. 297 del 1994, agli artt. da 551 a 553, contiene la disciplina delle assunzioni dei responsabili amministrativi – transitati, con decorrenza 1 settembre 2000, nella figura di “direttore dei servizi generali e amministrativi” (DSGA) ai sensi dell’art. 34 del CCNL 26 maggio 1999, Comparto Scuola (vedi Cass. 11 ottobre 2011, n. 20883) – prevedendo che le stesse debbano avvenire secondo l’ordine delle graduatorie permanenti, formate ed aggiornate sulla base degli esiti dei concorsi per titoli ed esami da indire con frequenza triennale.
34. In ragione della specialità della regolamentazione dei rapporti di lavoro e delle forme di reclutamento nell’ambito della Scuola pubblica, il D.L. n. 134 del 2009, art. 1 convertito dalla L. n. 167 del 2009, ha poi inserito la L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 14 bis prevedendo che i contratti stipulati per il conferimento delle supplenze annuali e temporanee “in quanto necessari per garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo, possono trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo, ai sensi delle disposizioni vigenti e sulla base delle graduatorie previste dalla presente legge e della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 605, lett. c), e successive modificazioni”.
37. Nella specie, infatti, dal D.L. n. 134 del 2009, art. 1 convertito dalla L. n. 167 del 2009, e dal D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18 – disposizioni conformi al precetto contenuto nell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), perchè non attengono alla Amministrazione della Giustizia – ben possono trarsi elementi che confortano l’interpretazione delle previgenti disposizioni di legge (arg. ex Cass. SSUU 27 agosto 2014, n.18353) in termini di inapplicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001 ai rapporti di lavoro stipulati con i docenti ed il personale ATA, in ragione di quanto sopra rilevato in ordine alla peculiarità del sistema di reclutamento proprio del settore della Scuola Pubblica. Inapplicabilità che era comunque evincibile dall’intera disciplina di settore, indipendentemente dagli interventi riformatori ai quali si è appena fatto richiamo, e dai quali non si ricava alcun elemento che consenta di affermare che, invece, nel passato la disciplina contenuta nel D.Igs. 368 del 2001, trovasse applicazione ai rapporti a termine stipulati con i docenti ed il personale ATA.
55. Dal dato per il quale la sentenza n. 187 del 2016 è una sentenza di accoglimento, discende che, in base all’art. 136 Cost. in combinato con la L. 11 marzo 1953, n. 87, art. 30 la L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1 e 11, cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella parte in cui autorizza, in mancanza di limiti effettivi alla durata massima totale dei rapporti di lavoro successivi, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonchè di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza ragioni obiettive che lo giustifichino.
61. La Corte di Giustizia ha, infatti, più volte affermato che sarebbe incompatibile con gli obblighi che derivano dalla natura stessa del diritto dell’Unione qualsiasi disposizione di un ordinamento giuridico nazionale o qualsiasi prassi, legislativa, amministrativa o giudiziaria, la quale porti ad una riduzione della concreta efficacia del diritto dell’Unione, per il fatto di negare al giudice competente ad applicare questo diritto il potere di compiere, all’atto stesso di tale applicazione, tutto quanto è necessario per disapplicare le disposizioni legislative nazionali che eventualmente ostino alla piena efficacia delle norme dell’Unione (vedi: sentenze Simmenthal, EU:C:1978:49, punto 22; Factortame e altri, C-213/89, EU:C:1990:257, punto 20, nonchè kerberg Fransson, EU:C:2013:105, punto 46 e giurisprudenza ivi citata; A. contro B ed altri C-112/2013 dell’11 settembre 2014).
70. Con riguardo alle conseguenze della accertata illegittimità dei rinnovi dei contratti a tempo determinato, aventi ad oggetto supplenze annuali su organico di diritto, occorre subito rammentare che, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 (originario comma 2, ora comma 5), “la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime Pubbliche Amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione…”.
79. E’, pertanto, indubbio che – con riguardo alle posizioni coinvolte nella disciplina del nuovo regime – possa e debba attribuirsi rilievo alle disposizioni transitorie contenute nella L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 95, che hanno autorizzato il MIUR, per l’anno scolastico 2015/2016, ad attuare un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di personale docente per le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, per la copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, rimasti vacanti e disponibili all’esito delle immissioni in ruolo effettuate per il medesimo anno scolastico ai sensi del T.U. di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 399 al termine delle quali sono soppresse le graduatorie dei concorsi per titoli ed esami banditi anteriormente all’anno 2012.
80. la Legge in esame, art. 97, comma 4 stabilisce che si tratta di un concorso “riservato” ai soggetti iscritti, alla data di entrata in vigore della legge stessa: (a) nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con Decreto Direttoriale del MIUR n. 82 del 2012 e (b) nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 605, lett. c), e successive modificazioni, disposizione di cui è stata affermata dalla Corte costituzionale la conformità all’art. 97 Cost., u.c. (“ex multis” Corte Cost., sentenze n. 134 del 2014; n. 217 del 2012; n. 89 del 2003; n. 320 del 1997; n. 205 del 1996, dianzi richiamate).
88. Sulla scorta delle considerazioni che precedono e in applicazione del generale canone ermeneutico secondo cui sussiste l’obbligo degli Stati UE della interpretazione del diritto nazionale in modo conforme al diritto comunitario, come interpretato dalla CGUE (“ex plurimis” sentenze della CGUE 5 ottobre 2004, C-397/01-403/01; 22 maggio 2003, C-462/99; 15 maggio 2003, C-160/01; 13 novembre 1990, C-106/89), canone sistematicamente applicato da questa Corte di cassazione (“ex plurimis” Cass. 22 maggio 2015, n. 10612; Cass. SU 14 aprile 2011, n. 8486; Cass. SU 16 marzo 2009, n. 6316; Cass. 18 aprile 2014, n. 9082; Cass. 30 dicembre 2011, n. 30722; Cass. 16 settembre 2011, n. 19017; Cass. 1 settembre 2011, n. 17966; Cass. 9 agosto 2007, n. 17579; Cass. 19 aprile 2001, n. 5776; Cass. 26 luglio 2000, n. 9795; Cass. 10 marzo 1994, n. 2346; Cass. 13 maggio 1971, n. 1378), deve ritenersi che, nelle fattispecie di abuso realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. n. 107 del 2015, sia misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso stesso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” (sentenza Mascolo par. 77-79) la misura della stabilizzazione prevista nella citata legge n. 107 del 2015 attraverso il suindicato piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente e che, specularmente, pari idoneità a cancellare l’abuso e le sue conseguenze possano avere assunto le concrete misure di stabilizzazione occorse negli anni passati.
95. Tuttavia, sulla scorta delle considerazioni svolte nei punti che precedono di questa sentenza, deve ritenersi che nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, stipulati ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 11 il conseguimento del posto di ruolo da parte di detto personale costituisca misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione, salvo, in ogni caso il diritto al risarcimento del danno ulteriore, secondo i principi affermati dalle SSUU di questa Corte nella sentenza n. 5072 del 2016 (punto 87 di questa sentenza).
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata, nella requisitoria orale, da parte del Procuratore Generale, con riferimento alla diversità di trattamento riservata dalla L. n. 107 del 2015 al personale tecnico ed amministrativo (ATA), al quale non è stato esteso il piano straordinario di assunzioni, riservato (art. 1, comma 95) al solo personale docente. Invero, deve essere rammentato che l’eventuale sussistenza di una ingiustificata diseguaglianza e/o discriminazione presuppone un giudizio comparativo tra situazioni fra loro confrontabili, il che vale sia per quanto riguarda l’art. 3 Cost., sia per quel che concerne il principio fondamentale di non discriminazione del diritto UE (vedi, tra le tante: CGUE sentenza 12 giugno 2014, SCA Group Holding BV, C-39/13, C-40/13 e C-41/13 riunite; sentenza 18 luglio 2013, FIFA, C-205/11 P). Pertanto, deve escludersi che il principio di uguaglianza imponesse al legislatore la completa uniformazione di trattamento tra personale docente e personale ATA, in relazione alle misure adottate a sanzione dell’illegittimo ricorso alla reiterazione dei contratti a tempo determinato. Come già rilevato dalla Corte Costituzionale (Corte Cost. sentenza n. 322 del 2005) le indicate tipologie di personale versano in una situazione di stato giuridico che non ne consente l’assimilazione in un’unica categoria, con la conseguenza che non è irragionevole la previsione di una diversa disciplina in materia di reclutamento straordinario. Va osservato che il Titolo 1^ della Parte 3^ del D.Lgs. n. 297 del 1994 (artt. da 395 a 541) definisce in maniera specifica la funzione docente (intesa come esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità), rispetto alla funzione propria del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, i cui compiti sono individuati nel titolo 2^ (articoli da 543-a 581). E’ innegabile che anche il personale ATA, al pari del personale docente, svolge una funzione pur essa essenziale al funzionamento della Scuola pubblica, ma è altrettanto vero che si tratta di funzione diversa per ordinamento e per contenuto. Sicchè per le due categorie di personale che operano nel mondo della scuola (personale docente ed ATA) – che non sono riconducibili ad una medesima disciplina di stato giuridico e di posizione ordinamentale e presentano altresì sostanziali diversità di funzioni – si giustifica la differenziata valutazione operata dal legislatore, con scelta discrezionale non irragionevole, in base alla base il MIUR è stato autorizzato ad adottare soltanto per il personale docente il piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato previsto nella L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 95. Nè la scelta in questione ha lasciato il personale ATA senza tutele, posto che non è esclusa la possibilità di immissione in ruolo prevista secondo il sistema previgente e che anche per detto personale opera il Fondo previsto dall’art. 1, comma 132, per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a trentasei mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili.
E’ opinione del Collegio che la assai recente sentenza della CGUE 14 settembre 2016, Martinez Andres e Castrejana Lepez, cause riunite C-184/15 e C-197/15, non abbia certamente mutato la consolidata giurisprudenza di quella Corte: la CGUE, dopo averla richiamata (vedi, in particolare, punto 40), ne ha fatto applicazione in un caso particolare nel quale al divieto di conversione si accompagnava l’assenza di altra misura effettiva per evitare e sanzionare gli abusi (vedi punto 53 e 54). Si trattava, quindi, di una fattispecie non paragonabile a quella di cui si discute nel presente giudizio, visto che nel nostro ordinamento, non è in discussione l’esistenza di una misura effettiva per evitare e sanzionare gli abusi, segnatamente dopo la L. n. 107 del 2015, la cui applicazione va determinata tenendo conto della sentenza di accoglimento della Corte Costituzionale, di cui si è detto.
106. il D.M. 25 maggio 2000, n. 201, art. 9 il D.M. 13 dicembre 2000, n. 430, art. 8 e il D.M. 13 giugno 2007, n. 131, art. 9 – che sono stati invocati – contengono solo una generale norma di rinvio alla disciplina legislativa e alla contrattazione collettiva, senza fare alcun richiamo espresso alla normativa dettata per il contratto a termine del settore privato.
114. c) l’eventuale sussistenza di un’ingiustificata diseguaglianza e/o discriminazione presuppone un giudizio comparativo tra situazioni fra loro confrontabili, ciò vale sia per quanto riguarda l’art. 3 Cost. sia per quel che concerne il principio fondamentale di non discriminazione del diritto UE (vedi, tra le tante: CGUE sentenza 12 giugno 2014, SCA Group Holding BV, C39/13, C-40/13 e C-41/13 – riunite; sentenza 18 luglio 2013, FIFA, C-205/11 P);
115. d) la stessa CGUE, con giurisprudenza costante, ha precisato che la clausola 5, punto 1, dell’Accordo quadro medesimo non sancisce un obbligo generale degli Stati membri di prevedere la trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei contratti di lavoro a tempo determinato, così come non stabilisce le condizioni precise alle quali si può fare uso di questi ultimi, lasciando agli Stati membri un certo margine di discrezionalità in materia (“ex plurimis” CGUE sentenze 7 settembre 2006, Marrosu e Sardino, C-53/04; 7 settembre 2006, Vassallo, C-180/04; 4 luglio 2006, Adeneler e altri, C-212/04; ordinanza 1 ottobre 2010, Affatato, C3/10; sentenza 3 luglio 2014, Fiamingo, C-362/13, C-363/13 e C-407/13 – riunite; sentenza 26 gennaio 2012, Kiiciik, C-586/10);
121. D. “Nelle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1, realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, con il personale docente, per la copertura di cattedre a posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso e a cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione la misura della stabilizzazione prevista nella citata L. n. 107 del 2015, attraverso il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente, sia nel caso di concreta assegnazione del posto di ruolo sia in quello in cui vi sia certezza di fruire, in tempi certi e ravvicinati, di un accesso privilegiato al pubblico impiego, nel tempo compreso fino al totale scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, secondo quanto previsto dalla stessa L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 109”.
122. E. “Nelle predette ipotesi di reiterazione, realizzatesi dal 10 luglio 2001 e prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico e ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione la stabilizzazione acquisita dai docenti e dal personale ausiliario, tecnico ed amministrativo, attraverso l’operare dei pregressi strumenti selettivi- concorsuali”.
123. F. “Nelle predette ipotesi di reiterazione, realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015 n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello ATA, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve affermarsi, in continuità con i principi stabiliti dalle SS.UU di questa Corte nella sentenza n. 5072 del 2016, che l’avvenuta immissione in ruolo non esclude la proponibilità di domanda per risarcimento dei danni ulteriori e diversi rispetto a quelli eliminati per effetto dell’immissione in ruolo stessa, con la precisazione che l’onere di allegazione e di prova grava sul lavoratore, in tal caso non beneficiato dalla agevolazione probatoria di cui alla menzionata sentenza”.
124. G. “Nelle predette ipotesi di reiterazione di contratti a termine stipulati ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1 avveratesi a far data dal 10 luglio 2001, ai docenti ed al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario che non sia stato stabilizzato e che non abbia (come dianzi precisato) alcuna certezza di stabilizzazione, va riconosciuto il diritto al risarcimento del danno nella misura e secondo i principi affermati nella già richiamata sentenza delle SSUU di questa Corte n. 5072 del 2016”.
125. H. “Nelle predette ipotesi di reiterazione di contratti a termine in relazione ai posti individuati per le supplenze su organico di fatto e per le supplenze temporanee non è in sè configurabile alcun abuso ai sensi dell’Accordo quadro allegato alla direttiva in argomento, fermo restando il diritto del lavoratore di allegare e provare il ricorso improprio o distorto a siffatta tipologia di supplenze, prospettando non già la sola reiterazione ma le sintomatiche condizioni concrete della medesima”.
126. Conseguenze di fattisispecie.
127. Nella fattispecie dedotta nel presente giudizio non è configurabile alcuna abusiva reiterazione dei contratti a termine stipulati dal MIUR con M.M., atteso che dalla lettura della sentenza impugnata e dal ricorso risulta soltanto che la docente ha stipulato tre contratti a termine annuali, ma non è precisato che tali assunzioni a termine siano state effettuate su posti di organico di diritto e che, quindi, abbiano avuto durata superiore a trentasei mesi, avuto riguardo alle reiterazioni dei contratti a termine realizzate a partire dal 10 luglio 2001 (vedi p.62-66 e 119 B. di questa sentenza).
128. Per quanto si è detto, infatti, non possono venire in rilievo, ai fini del computo di tale termine, le assunzioni a termine su posti di organico di fatto, trattandosi di una tipologia di assunzioni per le quali non è configurabile in sè alcun abuso ai sensi dell’Accordo Quadro. Peraltro, neppure risulta che la ricorrente abbia allegato che vi fu, nella concreta attribuzione delle supplenze sui posti in organico di fatto, un uso improprio o distorto del potere di macro-organizzazione delegato dal legislatore al MIUR in ordine alla ricognizione dei posti e delle concrete esigenze del servizio e nemmeno che la medesima abbia allegato e provato circostanze concrete atte a dimostrare che negli Istituti in cui la prestazione fu eseguita non sussisteva un’effettiva esigenza temporanea (vedi punti 97-102 e 125 H. di questa sentenza).
129. D’altra parte, appare ininfluente ai predetti fini la generica affermazione, effettuata nel corso della discussione orale dalla difesa della ricorrente, dell’avvenuto superamento del predetto termine di trentasei mesi.
130. Conclusioni.
131. A. vanno rigettati i primi tre motivi (di cui alle lettere da a ad e) del ricorso, formulati sul presupposto – erroneo – dell’applicabilità ai contratti a termine dedotti in giudizio della disciplina di carattere generale del contratto a tempo determinato contenuta, ratione temporis, nel D.Lgs. n. 368 del 2001 (Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’UNICE, dal CEEP e dal CES, abrogato dal D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, art. 55, comma 1, lett. b, con la decorrenza ivi prevista);
132. B. il quarto ed ultimo motivo (di cui alla lettera f del ricorso), pur risultando fondato nella parte in cui contesta l’esclusione statuita dalla Corte territoriale della configurabilità di un abuso, contrario all’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nel caso di reiterazione dei contratti a termine nel settore scolastico, tuttavia non comporta, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 3, la cassazione della sentenza impugnata, in quanto il dispositivo della sentenza stessa risulta conforme a diritto, sulla base della diversa motivazione elaborata nella presente sentenza;
133. L. deve essere, infine, disposta l’integrale compensazione, tra le parti, delle spese del presente giudizio di cassazione, avuto riguardo alle modifiche del quadro normativo di riferimento nonchè alla questione della cd. doppia pregiudiziale costituzionale e comunitaria, intervenute nel corso del giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 36
 art. 70
 art. 4
 art. 1
 art. 1
 sentenza 
 art. 36
 art. 36
 art. 10
 art. 10
 art. 4
 art. 401
 art. 4
 art. 1
 Cass. 
 art. 1
 art. 4
 art. 1
 art. 1
 art. 9
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 30
 art. 4
 art. 36
 art. 1
 art. 399
 art. 97
 art. 1
 CGUE 
 CGUE 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4
 sentenza 
 CGUE 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 CGUE 
 sentenza 
 art. 9
 art. 8
 art. 9
 CGUE 
 sentenza 
 CGUE 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 1
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 sentenza 
 art. 55
 sentenza 
 sentenza