Source: http://www.lexform.it/aggiornamenti/giudizio-dappello-le-nuove-prove/
Timestamp: 2019-01-22 00:34:24+00:00

Document:
Giudizio d’appello: le nuove prove. • Lex & Formazione
Giudizio d’appello: le nuove prove.
di Mirco Minardi - 23 gennaio 2010
Il terzo comma dell’art. 345 c.p.c. parla chiaro: in appello non sono ammesse nuove prove né è possibile produrre nuovi documenti (giusta la modifica operata dalla legge n. 69/2009 che peraltro rafforza il principio già sancito dal diritto vivente).
Il divieto dei nova non è però assoluto; ci sono tre eccezioni:
a) è possibile deferire il giuramento decisorio;
b) il giudice può ammettere le prove indispensabili;
c) il giudice può ammettere le prove che la parte, senza sua colpa, non ha potuto proporre o produrre in primo grado.
Nulla quaestio per quanto riguarda i casi a) e c); ma cosa significa che il giudice può ammettere le prove “indispensabili”? Significa forse che se una prova è ritenuta indispensabile si può sanare anche la decadenza in cui sia incorsa la parte?
Questo è il vero problema. La dottrina ha discusso a lungo per cercare di fornire una soluzione corretta e coerente giungendo a conclusioni molto diverse e non sempre appaganti.
Sicuramente, il lemma “indispensabile”, espressione peraltro atecnica, significa qualcosa di più di “rilevante”. E’ rilevante la prova che consente di ricostruire un fatto principale o secondario. E’ indispensabile la prova senza la quale la verità di un fatto non può essere accertata. Una quietanza di pagamento, ad esempio, è certamente indispensabile per provare l’estinzione del credito. Un testamento è certamente indispensabile per provare il difetto di legittimazione ad agire di un soggetto qualificatosi come erede ex lege. Ma torniamo al punto di partenza: a quali condizioni è possibile bypassare le preclusioni istruttorie di primo grado? Se infatti si ritiene comunque necessaria la causa non imputabile, allora non ha ragione di esistere la distinzione tra prima e seconda parte della norma (lettere b e c di cui sopra).
La risposta al quesito è stata data delle Sezioni unite con la sentenza n. 8203 del 2005 le quali hanno affermato che “il Giudice, oltre a quelle prove che le parti dimostrino di non avere potuto proporre prima per cause ad esse non imputabili, è abilitato ad ammettere, nonostante le già verificatesi preclusioni, solo quelle prove che ritenga – nel quadro delle risultanze istruttorie – “indispensabili”, perchè suscettibili di una influenza causale più incisiva rispetto a quella che le prove, definite come “rilevanti” (cfr. art. 184, comma 1; art. 420, comma 5), hanno sulla decisione finale della controversia; prove che, proprio perchè “indispensabili”, sono capaci, in altri termini, di determinare un positivo accertamento dei fatti di causa, decisivo talvolta anche per giungere ad un completo rovesciamento della decisione cui è pervenuto il Giudice di primo grado”.
Si è poi precisato che l’ammissione di nuovi mezzi di prova in appello, anche documentali, non può prescindere da una espressa domanda delle parti e che il Giudice deve motivare questa sua scelta.
Per una affermazione recente si veda Cass. 14098/2009. Contra v. Cass. 22014/2007 e riferimenti ivi contenuti (“L’eventuale valutazione di indispensabilità della prova non può servire a superare la preclusione nella quale sia incorsa la parte in primo grado in quanto il potere del collegio di ammettere nuove prove in appello non può essere esercitato per sanare preclusioni e decadenze già verificatesi nel giudizio di primo grado (Cass., sez. 3, 1 giugno 2004, n. 10487, m. 573315, Cass., sez. 3, 19 agosto 2003, n. 12118, m. 565952)“.
Dunque la “prova indispensabile”, secondo le S.U. e parte delle sezioni semplici, prevale sulla intervenuta preclusione e si giustifica con l’esigenza di arrivare ad una sentenza “sostanzialmente” e non solo “formalmente” giusta. Per dirla con le parole di Costanzo Mario Cea la sentenza giusta è soprattutto quella che accerta come esistenti diritti esistenti e nega come esistenti diritti inesistenti.

References: sentenza 
 art. 184
 art. 420
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza