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Timestamp: 2018-03-21 02:50:45+00:00

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Intercettazioni, il rischio del compromesso - Toghe - Blog - Repubblica.it
Intercettazioni, il rischio del compromesso
Fa proseliti il lodo Costa sulle intercettazioni. Adesso pure il vice presidente del Csm Michele Vietti lo definisce "ragionevole". Ma, visto dalla parte dei giornalisti, esso non appare affatto tale. Si manifesta per quello che è, un bavaglio ridotto, ma pur sempre un bavaglio.
Riassumiamone i termini per chi se lo fosse perso. Enrico Costa, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia alla Camera, in ottimi rapporti con l'avvocato Niccolò Ghedini, propone di oscurare tutte le intercettazioni contenute nelle ordinanze di custodia cautelare fino all'udienza filtro, una sorta di summit tra pm, gip, avvocati, per decidere quali intercettazioni sono indispensabili e quali no. Ora, Costa, in quella che definisce "un'ottima mediazione", impone che fino a quel momento tutto resti segretato e dopo sia possibile scriverne SOLO il contenuto.
Il bavaglio è evidente. Scattano gli arresti, vengono fatti sulla base di intercettazioni, di cui non si potrà dare alcuna notizia, né per esteso né per riassunto né nel contenuto. Una vera assurdità.
Che però pare piacere allUdc, fortemente tentata di dare un parere favorevole, ma finora frenata dal suo far parte ormai del Terzo polo, in cui i finiani con la Bongiorno non sono disponibili ad alcun compromesso al ribasso su una questione delicata come le intercettazioni. Tant'è che la stessa Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e relatrice del provvedimento da quando fu presentato nel giugno 2008, decide di lasciare il secondo l'incarico, proprio per rimarcare che nessun compromesso è possibile.
giulio 5 ottobre 2011 alle 15:12
solo sputttanamento a tutto spiano per tutti
magistrati e giornalisti peggio
Francesco d'Elia 5 ottobre 2011 alle 15:56
E' davvero insultante il fatto che si cerchi di far passare una legge bavaglio come necessaria quando la sua ragion d'essere è solo quella di impedire le vergognose abitudini di qualche personaggio vengano rese pubbliche.. La gente ha il diritto di sapere e i giornalisti hanno ili diritto ed il dovere di raccontare fatti e circostanze che seppur non penalmente rilevanti lo sono quale specchio della moralità e della affidabilità dei personaggi pubblici..
Kalidasa 5 ottobre 2011 alle 16:47
Non possono esserci compromessi di nessun genere quando è in ballo la libertà di informazione e specialmente quella informazione che riguarda i comportamenti di quelle persone che vogliono rappresentare il Popolo nelle Istituzioni.Il popolo ha bisogno di sapere l'onestà e la correttezza dei vari ministri.Sono convinto che i soliti centristi per un piatto di lenticchie si caleranno le braghe!come è successo altre volte!
SV 5 ottobre 2011 alle 17:08
Ritengo che la protezione della privacy delle persone debba prevalere sul diritto all'informazione, soprattutto se l'informazione deve attendere soltanto fino all'udienza filtro.
Negli ultimi anni si è registrata la tendenza crescente a riempire ogni atto giudiziario di una miriade di intercettazioni, anche se spesso del tutto irrilevanti rispetto all'accertamento di una fattispecie criminale, al fine di favorirne un'agevole pubblicazione.
Impedire, o quanto meno limitare, questo "grande fratello" pagato dallo Stato non costituirebbe alcun bavaglio, ma garantirebbe che le intercettazioni servano al loro scopo primario di strumento di ricerca della prova, piuttosto che a quello secondario di "sputtanamento" dei malcapitati utenti telefonici...
maria letizia 5 ottobre 2011 alle 17:56
e viva la democrazia!
Domenico Corradini H. Broussard 5 ottobre 2011 alle 19:11
Ma l’aveva già detto quel Michele Giuseppe Vietti, che alcuni chiamano professore solo perché ha collaborato per un po’ di tempo presso la cattedra di diritto civile dell’università di Torino, titolo accademico che lui non si è preoccupato di smentire come invece fa una persona per bene quando la chiamano dottore o dottoressa, e risponde no, non sono un dottore, no, non sono una dottoressa.
L’aveva già detto il 16 settembre 2011, se le mie informazioni sono giuste. L’aveva già detto che bisognava porre un freno alle intercettazioni e alla loro divulgazione. E l’aveva detto richiamandosi a Napolitano, non so interpretato in maniera corretta o scorretta. E così aveva detto: «In occasione del plenum del 7 settembre scorso ho avuto modo di fare un esplicito richiamo al dovere di segretezza e di discrezione. Ciò ho fatto nel solco di quanto affermato del presidente della Repubblica che, in occasione dell’incontro con i neo magistrati del 21 luglio scorso, ha richiamato l’esigenza di un uso prudente delle intercettazioni come strumento di indagine e dell’adozione di tutti gli accorgimenti per evitare la divulgazione degli atti di indagine».
E come c’è arrivato Vietti al Csm? C’è arrivato in quota Udc. Ce l’ha imposto Casini al Csm. E ora paga pegno. E qui sta lo scandalo: i membri eletti al Csm dal Parlamento o sono parlamentari o sono emanazioni per partenogenesi di un partito o di una corrente di partito dei nostri politici quasi tutti mestieranti in politicantato. Che poi ci siano molti magistrati che credono alla famosa imparzialità del vice presidente del Csm, questo è forse dovuto al fatto che la magistratura non ha interesse alcuno a inimicarsi il Csm, come non ha interesse a inimicarsi il ministro della Giustizia: magari ci scappa un procedimento disciplinare ed è meglio che non ci scappi e se ci scappa è meglio che si concluda con una discolpazione o con una sanzione che lascia il tempo che trova.
L’emendamento Costa, in «punto di diritto» e non in «punta di diritto», mi spiace per Vietti che una laurea in giurisprudenza la tiene e anche il titolo d’avvocato tiene, è un pasticcio giuridico:
[1] cos’è l’udienza-filtro, una nuovo Morfeo imprendibile e indefinibile che vuole insinuarsi nel codice di procedura penale per impastoiarlo e per rendere i processi ancora più farraginosi e lunghi di quel che già sono, a tutto danno della certezza del diritto e della ragionevole aspettativa a una celere amministrazione della giustizia?
[2] e forse che un ordinanza di custodia cautelare poniamo in carcere non è un atto pubblico emanato da un giudicante?
[3] e come si fa a vietare la pubblicazione integrale delle intercettazioni se stanno dentro a un atto pubblico?
[4] e chi l’ha detto, l’Armata Berlusconi o il Vietti di turno, che sia meglio riepilogare per riassunto il resto dell’ordinanza cautelare poniamo in carcere, quando è noto da secoli e secoli che i riassunti non sono per loro essenza mai fedeli all’originale da riassumere?
[5] avremo così il riassunto di Repubblica e il riassunto del Corriere della Sera e il riassunto del Giornale e il riassunto del Foglio e il riassunto dei riassunti nella Biblioteca d’Alessandria o in cima alla Torre di Babele?
C’è davvero da inorridire. Con questi aborti giuridici la dittatura si consolida. Uscirà a viso aperto e spavaldo.
E però, come la mettiamo con la tanto osannata Ilda Boccassini, con colei che ha affermato di saper «distinguere il bene dal male» e ne ha menato vanto, «in questo sono presuntuosa»? Come la mettiamo con le dichiarazioni che ha rilasciato lunedì scorso a Pavia dove si commemorava Vittorio Grevi, lui sì ottimo processualpenalista?
Ha dichiarato la Boccassini, lei che non sopporta le banalità: «C’è stato un cattivo uso delle intercettazioni telefoniche da parte della magistratura, ovvero da parte degli uffici del pubblico ministero a livello nazionale. […] Anche io, da cittadina, leggendo sul giornale delle cose che non dovrei leggere, m’indigno».
Come la mettiamo? E che ci racconterà ora il presidente dell’Anm Luca Palamara? Che ci racconteranno ora i magistrati? Che la Boccassini non l’abbiamo capita, che va interpretata?
Ed è proprio qui, e ancora una volta, il problema: con le loro incaute esternazioni, ah la potenza del protagonismo ah lo spasmodico desiderio d’apparire, non pochi magistrati continuano a regalare all’Armata Berluconi doni preziosi.
Et hoc non erat in votis. Almeno nei miei. E perciò m’indigno più della Boccalini. E perciò m’indigno per quel che la Boccassini ha detto. E perciò m’indigno per quel che Vietti ha detto. E perciò m’indigno di fronte a qualsiasi compromesso. M’indignai al tempo del «compromesso storico» nonostante la stima per Enrico Berlinguer. Figuriamoci oggi se non m’indigno. E di brutto.
Domenico Corradini H. Broussard 5 ottobre 2011 alle 19:24
«Boccassini» e non «Boccalini»: al primo rigo dell’ultimo periodo. Me ne scuso. Anche con l’interessata. Il computer non sempre obbedisce. O non sempre so maneggiarlo. La seconda, credo
daniela 5 ottobre 2011 alle 19:38
questo tipaccio vuole tutte le cose a sua immagine e somiglianza.
salvum 5 ottobre 2011 alle 19:43
SENZA UNA FORTE TUTELA DEGLI ORGANI DI INFORMAZIONE,
LA DEMOCRAZIA è SOLO UN FATTO DI COMODO DI CHI ESERCITA IL POTERE INDISTURBATO. CHI MINACCIA I GIORNALISTI DI GALERA è LA PERSONA PEGGIORE SI POSSA IMMAGINARE.
daniela 5 ottobre 2011 alle 19:44
hanno tolto anche l'enciclopedia WIKIPEDIA quegli str...,il popolo deve rimanere ignorante questo vale anche per la scuola pubblica che l'hanno affossata.Vedremo fino all'ultimo chi la vincera'questa battaglia.
maria r. 5 ottobre 2011 alle 20:02
Certo che l'on.le Costa lo "serve" bene il suo padrone: prima è stato co-firmatario insieme a Vietti di quell'IL-legittimo impedimento che permise a B. di stare lontano dalle udienze dei "SUOI" Processi per ben 18 mesi(bocciato dalla Consulta,perchè già previsto e contenuto nel codice per tutti i cittadini);
poi con l'avv.to Paniz a sostenere quell'indecente menzogna che Ruby fosse la nipote di Moubarck, ma solo per far passare l'ipotesi di reato con un intervento istituzionale(in Questura!).Che OSCENITA'!
Ed ora si presenta in TIVU' a sostenere che la Legge
"Bavaglio" va intesa come una NECESSITA' un BISOGNO primario e prioritario per il paese! Ce ne vuole di sfacciataggine a sostenerlo; ed Enrico Costa ne mostra tanta con quel sorrisino da "presa per i fondelli": ma non è per nulla convincente!
Quale "mediazione" è stata fatta? E con chi se la presidente della Commissione giustizia Giulia Bongiorno si è dimessa dicendo:-Non si saprà più NULLA!
E pare che per i giornalisti scattino gli arresti.
Appello a Silvio.
"Quousque tandem abutere, Silvio, patientia nostra?
Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet?"
Fino a quando, insomma, abuserai della nostra pazienza, o Silvio?
-Per quanto tempo ancora durerà questa tua tracotanza?
-A quali estremi si spingerà la tua sfrenata audacia?
-Non ti hanno impressionato i risultati referendari e le firme per una diversa legge elettorale?
-Per nulla le proteste dei cittadini, le manifestazioni nella città, il timore del popolo, l'accorrere di tutti i cittadini onesti, i volti e le espressioni del viso di questi?
-Come fai a non accorgerti che le tue macchinazioni sono risapute?
-Non vedi che la tua vita orgiastica e sciagurata è ormai tenuta sotto controllo dalla consapevolezza di tutti questi?
RAVVEDITI, Silvio, e fai un PASSO indietro per il Bene dell'Italia!
GiorgioSecondo 5 ottobre 2011 alle 20:20
E' inutile che qualcuno si affanni a trovare un senzo generale a questa legge , esce a solo uso e consumo del bandito di Arcore ; se di sputtanamento si è trattato è stato solo nei confronti suoi e giustamente visto l'enorme imbroglio da lui ordito nei confronti di quella parte di popolo italiano che lo ha votato , imbroglio nel presentarsi come persona quale egli non è e cioè grande imprenditore sceso in campo per salvare l'Italia dal comunismo e portarla verso un fulgido futuro distribuendo benessere economico dalle proprie munifiche mani !Chi sia in realtà il bandito lo dicono infatti le sue azioni in questi anni e , appunto , le intercettazioni che lo riguardano , agli Italiani e ai giornalisti non interessano altre intercettazioni perchè non avrebbero la stessa importanza generale e la legge esce proprio per bloccare la diffusione di queste intercettazioni e di altre future motivo in più per bloccarla in tutti i modi . Quanto a cuore il bandito abbia le sorti del paese che guida ( ? ) lo si vede dall'urgenza nel proporre questa legge nella totale indifferenza sul momento storico che attraversiamo e della terribile crisi economica in cui ci ha condotto . E' un traditore del Paese e dei suoi Cittadini e i traditori si trattano in un solo modo .
Alfonso 5 ottobre 2011 alle 21:51
per gae. Condividendo il testo della dott. Milella, e condividendo alcuni commenti e persino molti punti di DC, che, ad evitare polemiche personali, chiamerò Eolo,
per il diritto di replica, non posso non rilevare la perla giapponese sull'udiena-filtro, che sarebbe "unA nuovO Morfeo" (sic!). Zoppicando nella punteggiatura ne ha risentito anche la grammatica. L'autocorrettore di bozze ha notato solo l'errore sulla Boccalini. Completo quindi la correzione delle bozze con il lapis azzurro. Al barone rampante nella Dimora del Vento dico solo: "Medice, et cura te ipsum"! Questo è un esempio di come il diritto di replica, ancora in sede "de iure condendo" (e mi auguro che non si trasformi in "condito"), in alcuni casi possa esercitare una benefica funzione terapeutica, non esistendo un antidoto universale per i fisiologici errori dei correttori di bozze.
mario 5 ottobre 2011 alle 22:47
scusate, ho un maledetto bisogno di aiuto, sono stato intercettato e non vorrei che il testo finisse in pasto ai giornalisti, ne vale il mio matrimonio, silvio aiutami tu. a dimenticavo, qualcuno può farmi credito, ho una bambina da sfamare. grazie.
Gae 6 ottobre 2011 alle 00:02
Domenico Corradini H. Broussard 6 ottobre 2011 alle 05:32
La verità di senso comune è questa: solo chi vuol nascondere i fatti ha paura che siano divulgati.
Con qualche aggiunta.
Solo chi vuol nascondere il fatto che non argomenta, perché forse non sa argomentare, si lascia andare alle offese e sprezzante mi chiama «Eolo», non il diritto di critica esercitando, ma il diritto di critica travalicando, nel tentativo di colpirmi nella mia rispettabilità. Sappia costui che esiste anche un codice penale. E sappia costui che in tal modo la lotta contro la legge bavaglio non si smuove nemmeno di un centimetro e anzi arretra a maggior gloria dell’Armata Berlusconi che a Berlusconi sopravvivrà, temo con la compiacenza dei vari Montezemolo & Della Valle & Marcegaglia. E sappia costui che in treno io viaggio nei vagoni di seconda classe, un tempo nei vagoni di terza classe, con la sana società civile combattendo l’attuale dittatura e ogni forma di dittatura, mentre lui pare abbia perso pure il treno di mezzanotte e si limita a cliccare «mi piace» o «non mi piace». E sappia costui che se vorrà venire alla Dimora del Vento, nel segno dell’ospitalità con cui tutti accolgo, gli saranno consegnate le chiavi e potrà insegnarmi a usare i tasti del computer, e lo ringrazierò per la sua opera pia, la «punteggiatura» e la «grammatica» non credo proprio che potrà insegnarmele. Io non ho da «rampare» un bel niente. Non ho da «rampicare» o da «arrampicarmi». Il mio mestiere di operaio del diritto, assai lontano dal vezzo avvocatizio e dall’ironia di bassa lega, in ciò oggi consiste: denunciare gli aborti giuridici del tal Enrico Costa e del tal Niccolò Ghedini con Vietti benedicente messo là dove sta dal tal Casini.
E sappiano i Costa e i Ghedini e i Vietti che, secondo me, secondo me, secondo me, due cose urgono oggi nel nostro paese: cambiare governo e riformare l’amministrazione della giustizia. La qual ultima, con la storia del processo Amanda-Raffaele, ha suscitato non poca ilarità nella stampa inglese più accreditata, dall’Independent al Times e al Guardian, o sono una massa di cretini quelli dell’Independent e del Times e del Guardian?
E sappiano tutti che, secondo me, secondo me, secondo me, una magistratura che non funziona come dovrebbe fa il gioco di Berlusconi, perché gli consente di dire, toh, guarda un po’, se la magistratura non funziona, non ha titolo di legittimità e non ha autorità per perseguirmi e processarmi.
E sappiano i magistrati di Perugia che secondo me, secondo me, secondo me, per ora, stando alle mie modeste informazioni, si sono messi il bavaglio. Amanda ha accusato: «L’obiettivo dell’interrogatorio era di non lasciarmi una scelta ma di convincermi fino a quando non confermavo i loro sospetti», nel carcere di Capanne il vice capo era «fissato», con il sesso era «fissato», e mi chiedeva con chi avessi fatto sesso e cosa di più mi piaceva sotto le lenzuola. Raffaele ha accusato: la polizia su di me si è sbizzarrita con «azioni violente e coercitive». E delle due, l’una: o Amanda e Raffaele calunniano, o se non calunniano dicono verità sconvolgenti sull’amministrazione della giustizia e sull’amministrazione carceraria a Perugia. E non mi risulta che i magistrati di Perugia abbiano aperto un fascicolo per accertare se Amanda e Raffaele calunniano o dicono verità sconvolgenti.
E chi lucra in questa Torre di Babele, che disorienta l’opinione pubblica? Secondo me, secondo me, secondo me, ci lucra il Kapo e ci lucrano i valvassini suoi e gli scherani suoi.
Perciò, almeno da parte mia, la lotta continua e deve continuare.
Postilla. Grazie al mio «correttore di bozze»: irreprensibile.
Maddale Na 6 ottobre 2011 alle 07:33
Gent.mo Prof. Corradini Broussard, Ella, in vari Suoi interventi, ha prospettato l'ipotesi che i magistrati siano i migliori alleati di Berlusconi. Ha portato esempi concreti: i PM di Napoli, le esternazioni della Boccassini e dei magistrati di Perugia e così via. Ancora una volta: parole sante! Ma niente avviene per caso. Io credo che i magistrati si siano convinti che Berlusconi sia per loro l'alibi più comodo per continuare a fare i loro comodi. Finché ci sarà Berlusconi, nessuna seria riforma della Giustizia italiana potrà essere intrapresa, tanto meno la sacrosanta riforma della responsabilità dei magistrati. Ecco perché, sotto sotto, i magistrati sperano che B. duri il più a lungo possibile. Quando sarà passato, perché, quanto meno per legge naturale, passerà, i magistrati sanno che verrà avviata quella che loro definirebbero la "controriforma". Finirà lo scandalo della commistione fra giudice che deve giudicare e PM che deve essere l'avvocato dell'Accusa. Finirà l'andazzo della competenza territoriale considerata carta straccia dalle Procure della Repubblica. Finirà l'assurdo privilegio di magistrati somari e neghittosi che cagionano al cittadino danni terribili non solo nell'esercizio del magistero penale ma anche, e forse soprattutto, nell'esercizio di quello civile, senza poter essere chiamati a rispondere direttamente dei danni provocati. Finirà lo scandalo di un CSM che, in sede disciplinare, è arrivato ad assolvere un magistrato, condannato con sentenza passata in giudicato per aver avuto rapporti orali con un minorenne, dichiarandolo "in stato di temporanea incapacità di intendere di volere", reintegrandolo nelle proprie funzioni e rispedendolo a giudicare cittadini costretti, quando sottoposti al suo giudizio, a pregare il Signore che la "temporanea incapacità di intendere di volere" non si manifesti di nuovo.
Maddale Na 6 ottobre 2011 alle 07:35
recte: "di intendere e di volere".
Enzo 6 ottobre 2011 alle 08:39
Che dire minimo si resta basiti, un grande statista che è contornato da un circo di ballerine , nani lacche' delinquenti, ladri, e adesso osa anche chiudere la bocca a magistratura e giornali ci vorrebbe un opposizione con
qualche idea non la litania "deve fare un passo indietro".Mi vergogno di essere italiano, cosa che non avrei mai pensato di dire.Che tristezza infame.
stellina53 6 ottobre 2011 alle 09:37
Anche se la legge - porcata passasse blindata dalla fiducia, il Presidente Napolitano la boccerà perchè incostituzione.E' vergognoso che invece di pensare ai serissimi problemi del paese ci si occupi di mettere il bavaglio all'informazione.Ma è troppo tardi: la gente sa della bulimia sessuale e della ricattabilità del psiconano.
atti.50 6 ottobre 2011 alle 10:07
Io come cittadino "VOGLIO" essere informato. Non mi piacciono le trsmissioni televisive pomeridiane o in prima serata che discutono sulle tragedie di alcuni o sui pettegolezzi di altri, insistendo per mesi e mesi,come se dovessimo diventare noi i giudici. Ma perchè dobbiamo guardare e giudicare il mondo guardando attraverso il buco della serratura? Perchè questo non fa il bene di nessuno. Non aiuta le nuove generazioni a crescere su dei valori importanti. Ci può allontanare o non far "VEDERE" che ci sono persone che muoiono per quattro euro l'ora. La disperazione. Io "VOGLIO" essre informato se giustizia verrà fatta a Barletta o se dovremo essere informati da Emilio Fede. A me non interessa il pettegolezzo, non riempie la pancia a nessuno.C'è gente che non arriva a fine mese e anche per questo "VOGLIO" essere informato. Questo deve essere il sale della democrazia. In altri Paesi chi rompe paga e ci si dimette, da noi nò, non c'è dignità e rispetto altrui. esiste solo l'arroganza e la "seggiola comoda" per fare interessi propri, alla faccia altrui. Mandiamoli a casa..........A casa......
daniela 6 ottobre 2011 alle 10:28
non so piu'come definirlo quest'uomo senza che abbia una coscienza,e'un incubo per tutti gli Italiani che lo odiano a morte.Opposissioni vi prego fate qualcosa.Presidente Napolitano faccia qualcosa.Chiesa faccia qualcosa,solo cosi' si puo' combattere il maligno.
Walter 6 ottobre 2011 alle 11:17
Se giornalisti e magistrati si occupano così tanto dello schifo è perchè esiste lo schifoso e gli italiani dovrebbero essere molto preoccupati di essere governati da un simile essere
mario2 6 ottobre 2011 alle 11:19
quanto passa nei paesi civili tra l'arresto e la prima udienza? pochi giorni; perché da noi passano anche anni? perché i magistrati (come dimostrano recenti casi eclatanti) conoscono solo due strumenti di indagine, entrambi illegittimi (ma che loro si legittimano da soli perché non devono rispondere a nessuno), l'abuso delle intercettazioni e il carcere per l'indagato che non 'parla': magari adesso dovranno almeno scegliere tra i due e chissà, si sveltiranno anche i tempi della giustizia
carlo 6 ottobre 2011 alle 11:22
b, non ama gli animali e quindi si ritrova senza la loro scienza
qualche esempio: primo: il gatto ,tutte le volte che "si alza" dal suo sonno apre la spina dorsale in un senso e poi nell'opposto
conseguenza: non ha bisogno di quella clinica in umbri a per farsi mettere in sesto: riporto la spiegazione ufficiale di quei giorni
secondo:il gatto,tutte le volte che fa le sue cose
le fa e le copre
invece con lui è sempre tutto così nauseantemente "scoperto!"...
Alfonso 6 ottobre 2011 alle 11:28
per gae e per daniela. Un passo avanti di avvicinamento alla civiltà del dialogo, che dovrebbe essere la regola aurea di ogni blog. E già che ci siamo, concordando con alcune parti del commento di Eolo, e prendendo atto del ravvedimento operoso in ordine alle possibili cause dei refusi su questo blog, dispiace che si sia risentito per la metafora del "barone rampante" (in attesa di conoscere i suoi eventuali titoli araldici, non potevo di certo qualificarlo, ioci causa, come "visconte dimezzato"!). Dato che parla sempre ex cathedra, rilancio con "barone rosso". Io non ho mai inteso incrinarne la "rispettabilità". Viceversa, come già evidenziato da gae, fin dal mio primo commento sono stato a più riprese redarguito dallo stesso e dal suo fido scudiero con minacce di bocciature all'esame, pronostici di bocciatura in un eventuale concorso universitario, di querele previa mia identificazione tramite la polizia postale, di crassa ignoranza, ecc..
Riservandomi di intervenire sulle questioni di diritto, le uniche pertinenti su questo blog, non posso tacere, ad es., quelle relative alla "critica dell'economia politica". Giocoforza, per legittima difesa, sono stato costretto a denunziare alcuni svarioni: come, ad es., la vetera ipotesi che , rimasto incompiuto e pubblicato postumo, sia stato traslato di peso, senza modifiche, dai quaderni dei , radicalmente contraddetta dalla pubbliclazione tardiva di questi ultimi nel 1939, e dalla significativa mancanza dell'ultima parte in , non rielaborata per una crisi sul piano teorico. Alla prima (Althusser), di cui vi sono chiari segni nell'unica parte pubblicata (l') seguono ulteriori sviluppi. Già in questa opera la cd. "seconda ricezione di Hegel", ed in particolare della . Emerge la distinzione e la dialettica connessione tra il "modo di ricerca" (Forschungweise) ed il "modo di esposizione" (Darstellungweise). Inavvertitamente D.C. citando le due lettere ad Engels del 12.1 e del 13.10 del 1866, "dove si traccia il piano generale di Das Kapital", cioè un piano di esposizione diverso da quello già tracciato, e quindi l'obbligo di un nuovo inizio, mi ha dato inconsapevolmente ragione. Marx che a Londra si era già imbattuto in una delle edizioni della di Vico, a suo dire "scritta in uno strano idioma napoletano", ma riconoscendo allo stesso il primato nella scoperta della "lotta di classe", quale criterio storiografico, avrebbe potuto cogliere ove ne avesse avuto il modo, anche una analogia con il rapporto tra le scienze gemelle ("geminae sunt) filosofia e filologia in Vico. Penso che tutta la diatriba fuori luogo trascinatasi su questo blogo per cercare di colpire la mia rispettbilità, è originata dall'errore di aver ridotto la filologia vichiana alla correzione dei refusi. Per Vico invece la filologia autentica è quella che si adegua e si innalza al rango della filosofia, cioè la metafisica. Fin dal sottolinea che le stesse "convertuntur atque reciprocantur".
Postilla. Circa le due cause possibili dei refusi (che ovviamente valgono anche per i miei commenti), ne aggiungo una terza. A mio sommesso avviso quando i commenti sono inviati e sottoposti al filtro della moderazione, basta l'eliminazione di una parola a determinare riflessi negativi anche sulle altre parti del testo.
Alfonso 6 ottobre 2011 alle 11:57
Errata-corrige:il testo sottoposto alla moderazione non corrisponde in molti punti a quello da me inviato Infatti lo avevo controllato e riletto attentamente.
Le parti saltate rischiano di rendere inintelligibili alcuni passaggi. Ad es. nel secondo periodo sono saltati sia il riferimento a sia ai . Prima della parentesi (Althusser) è saltata la "cd. , ed alla ed infine anche il riferimento alla ed al di Vico, ecc. Tralascio qualche altra sbavatura o lacuna che il lettore attento correggerà e colmerà da solo. Le lettrici si sono dimostrate già più intelligenti e pronte! Messe da parte le mie già dichiarate carenze teniche, non so se si tratti di un difetto di programmazione del mio computer o di una moderazione in automatico allergica al segno grafico , ovvero ai titoli di opere in latino come il .
Cospargendomi il capo di cenere, sarebbe opportuno un chiarimento sulle cause di questi errori e delle connesse disfunzioni.
Alfonso 6 ottobre 2011 alle 12:00
II Errata-corrige: gli stessi errori si sono ripetuti anche per la prima errata-corrige. Non resta che arrendermi ed innalzare bandiera bianca.
diariolisboa 6 ottobre 2011 alle 13:32
Complimenti. Vedo che non ha perso il vizio di insultare il professor Corradini Broussard. Non l’ha azzeccata neanche questa volta. Non ne azzeccò una sulla competenza processualpenalistica. Non ci azzeccò sui “Grundrisse” e sul loro rapporto con “Das Kapital”. Non ci azzeccò con il titolo in tedesco di un saggio di Kant, un vero e proprio strafalcione. Le consigliai già di provare un concorso a cattedra a Giurisprudenza. Le consiglio ora di provare un concorso a cattedra a Lettere, ma non si faccia illusioni sull’esito. Ma non scriva “udiena-filtro”. Altrimenti, a furia di correggere le bozze altrui, non ha tempo per correggere le proprie. E la smetta con i refusi dovuti alla digitazione. Anche la dott.sa Milella ha scritto “allUdc” senza l’apostrofo. E da ciò dovremmo “dedurre”, termine che gli è caro, che la dott.sa Milella non sa l’italiano? Se lo tolga dalla testa.
Lei non affronta il tema proposto dalla dott.sa Milella. Eppure si tratta di un tema che riguarda il diritto, e non le manca certo il piglio avvocatizio. Continui, i suoi contributi sono preziosi.
Sul tema proposto dalla dott.sa Milella, vorrei osservare che se la legge bavaglio passa con il divieto di pubblicare intercettazioni contenute in un’ordinanza di custodia cautelare, non ci resterà che emigrare all’estero stando a casa. Voglio dire: quelle intercettazioni dovremo pubblicarle su siti ospitati da sever non italiani. E’ triste, ma le pubblicheremo. Nonostante la maggioranza liberticida che pretende di governare a suon di sciabolate.
berluscameno 6 ottobre 2011 alle 14:08
I giudici ed i PM di Palermo ( dopo l'avvenuta accettazione delle deposizioni del pentito Spatuzza)si stanno preparando per concludere il loro procedimento penale relativo alla condanna dei mandanti delle stragi di mafia del '93.
Proprio in coincidenza con questo fatto eclatante il governo decide di approvare la legge bavaglio per evitare la divulgazione "ad horas" delle intercettazioni già effettuate durante le operazioni di investigazione antimafia.
E su questo fatto -già incredibile di per se-si vorrebbe parlare di "compromesso"?
Comprendo ora il senso di riconoscenza -verso i suoi benefattori -che sta provando (credo)il Matteo Messina Denaro,attuale capo di Cosa Nostra!
Bruno Giordano 6 ottobre 2011 alle 15:30
Non un assurdità ma la santificazione del soggettivismo giustiziario a favore dell'indagato. Se uno riceve un avviso di garanzia per reato perseguibile e viene pure arrestato pretenderà sempre di essere innocente o il benefattore di nipoti del despota di turno. Al pubblico non rimarrà che dar credito alle intercettazioni graziosamente concesse dalla difesa, mentre l'accusa se ne dovrà star zitta e sgocciolare, fra eccezioni, dilazioni e interminabili testimonianze imposte dalla difesa, quel che le rimane tra le mani in tribunale. Più che d'un obbrobrio si tratta dell'ennesimo ostacolo al corso della giustizia per fondare infine lo Stato dell'impunità. Per forza della gnocca...
Francesco Messina, giudice Tribunale Trani 6 ottobre 2011 alle 16:50
Scrive il signor Mario2:
"quanto passa nei paesi civili tra l’arresto e la prima udienza? pochi giorni; perché da noi passano anche anni? perché i magistrati (come dimostrano recenti casi eclatanti) conoscono solo due strumenti di indagine, entrambi illegittimi (ma che loro si legittimano da soli perché non devono rispondere a nessuno), l’abuso delle intercettazioni e il carcere per l’indagato che non ‘parla".
Informo il sig. Mario2 (e gli altri lettori) che, in Italia, dopo l'avvenuto arresto in flagranza di reato si procede entro 48 ore all'udienza di convalida.
Se l'arresto è convalidato si procede IMMEDIATAMENTE a giudizio direttissimo.
Solo nel caso in cui il difensore richieda il termine a difesa, il giudizio direttissimo è aggiornato entro un termine di sette giorni.
In casi diversi da quello sopra esaminato - ad esempio in caso di applicazione della misura cautelare, e quindi senza la flagranza di reato - i termini previsti dalla legge per iniziare il processo e quelli per giungere a sentenza sono nell'ordine di mesi, e non di anni.
Quanto l'idea dell'applicazione della misura cautelare in carcere "se non parla" essa, così come superficialmente esposta, è del tutto destituita di fondamento.
I giudici motivano le loro decisioni, non emettono verdetti senza motivazione.
Domenico Corradini H. Broussard 6 ottobre 2011 alle 17:03
Ma quello è incorreggibile, peggio per lui.
Alle ore 11.28, scrive «Forschungweise» anziché «Forschungsweise» e «Darstellungweise» anziché «Darstellungsweise», ignorando la regola del genitivo nelle parole composte in tedesco. E sì che il suo testo «lo aveva controllato e riletto attentamente», come tiene a precisare alle ore 11.57.
Abbia una vita felice, quello. E però eviti di dire che non ha leso la mia rispettabilità. L’ha lesa e continua a lederla. Io di certo non ho leso la sua. Non l’ho chiamato né Mammolo né Pisolo né Brontolo né Dotto né Gongolo né Cucciolo.
Domenico Corradini H. Broussard 6 ottobre 2011 alle 20:39
qualsiasi bavaglio, intero o ridotto, che si volesse imporre alla stampa sarebbe irragionevole e contrario all’art. 21 della Costituzione, non solo se «visto dalla parte dei giornalisti» che hanno il diritto-dovere d’informarci, ma anche se visto dalla parte di chi, cittadino o non cittadino, vive in Italia e ha diritto ad essere informato. E sarebbe irragionevole e contrario all’art. 21 della Costituzione, non solo se fosse imposto dal potere legislativo, ma anche se fosse imposto dal potere giudiziario o da altro potere dello Stato.
Almeno in un caso, stando alle mie modeste informazioni, un magistrato ha cercato di bloccare l’attività di alcuni giornalisti e di alcuni funzionari di polizia. E il tribunale di Firenze l’ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione con la condizionale, per abuso d’ufficio. Si tratta del dott. Giuliano Mignini della procura di Perugia, il grande accusatore di Amanda e Raffaele.
Dalla sentenza di condanna: «La critica al modo di procedere è, in definitiva, di avere costantemente dimostrato nei suoi atti una mancanza di adeguata ponderazione e di senso del limite. [..] L’azione penale è obbligatoria, ma ciò non significa che il pm debba qualificare in termini di illecito qualsiasi minimo spunto che consenta una vaga lettura in chiave accusatoria».
Le fonti sono: l’Ansa del 22 gennaio 2010 e il Times del 23 gennaio 2010.
Sul comportamento, pare intimidatorio, che il dott. Mignini avrebbe tenuto nei confronti dei giornalisti durante le indagini per l’omicidio di Meredith, rinvio a una lettera che il «Committee to Protect Journalists» con sede a New York ha scritto al presidente Napolitano il 19 aprile 2006.
Può darsi che questa lettera sia frutto del pressing mediatico statunitense a favore di Amanda. Non lo so. Né so se il presidente Napolitano abbia risposta e se sì cosa abbia risposto. Resta la sentenza di condanna del dott. Mignini. Plauso ai magistrati di Firenze. Ma un magistrato come il dott. Mignini, con una condanna per abuso d’ufficio, non avrebbe anche lui dovuto fare il classico «passo indietro»? Lo abbiamo chiesto per Laudati, indagato dalla procura di Lecce. E Laudati il classico «passo indietro» l’ha fatto, con nostra quieta soddisfazione e con il nostro apprezzamento.
Lo dico perché, nonostante la sentenza sia di primo grado, e quindi la presunzione di non colpevolezza è d’obbligo, il bavaglio alla stampa il dott. Mignini intendeva metterlo, in violazione dell’art. 21 e dell’art. 54 comma 2 della Costituzione.
Lo dico non per avallare la tesi generalizzante, secondo cui tutta la magistratura italiana amministra giustizia da spaghetti e mandolini. Lo dico perché gli attentati alla libertà d’informazione, da qualunque parte provengano, mi turbano non poco e non poco feriscono la legalità democratica.
Lo dico perché, è sotto gli occhi di tutti, l’Armata Berlusconi cerca ogni appiglio per sostenere, come sta sostenendo, che i pubblici ministeri sono folli e folli i giudicanti, che nessun pubblico ministero è legittimato a indagare il Kapo e nessun giudicante a giudicarlo.
Lo dico perché c’è ancora molta gente, più di quella che di solito s’immagina, che a questa favola dell’Armata Berlusconi e del suo Kapo ci crede, eccome se ci crede, e pensa che i magistrati ce l’abbiano in maniera viscerale e immotivata con l’Armata Berlusconi e con il suo Kapo, che furbo ha già cominciato a parlare di «partito della gnocca», un’espressione che fa presa su un certo elettorato e che un giorno potrebbe servirgli, insieme ad altre simili espressioni demenziali, per presentarsi nei processi con infermità o semi infermità mentale certificata da un paio di compiacenti luminari della psichiatria.
Faccia anche il dott. Mignini il classico «passo indietro», per non fare il gioco dell’Armata Berlusconi e del suo Kapo. E si rilegga la Costituzione. E il «Discorso sulla Costituzione» pronunciato da Piero Calamandrei a Milano il 26 gennaio 1955, che così si conclude: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, [..] perché lì è nata la nostra Costituzione».
Quel pellegrinaggio, facciamolo anche noi, noi democratici, noi che detestiamo i bavagli, noi che non ci genuflettiamo e non inerti stiamo, noi che al silenzio della sera e della notte non diciamo «mi piaci perché taci», noi che vogliamo che le cose non passino sotto silenzio, noi che esponiamo e ci esponiamo.
La ringrazio, gentile dott.sa Liana Milella per l’ospitalità, e con stima le auguro notte buona.
Solo ora mi accorgo che un altro commentatore ha sollevato il problema del dott. Mignini. Volentieri gli riconosco la primogenitura.
Gae 7 ottobre 2011 alle 01:10
Grazie per la primogenitura " Mignini ". Tanto a nulla serve. Né sarà chiesto in questo blog " il passo indietro " a Mignini come fu chiesto per " Laudati ". Né interverrà il Giudice Messina. Né ci saranno " indignados " per il condannato pm Mignini come ci furono (e tanti) per Laudati, che condannato mi pare non fosse.
Quello che rattrista profondamente è vedere che le tifoserie delle curve Nord e Sud o Destra e Sinistra hanno preso il sopravvento, e non solo tra i Servi dello Stato - che Servi non sono ma approfittatori - ma anche sul blog dove non si ragiona o si fanno proposizioni per il bene comune e ci si unisce sui principi che sono universali e non appartenenti a una squadra o a un'altra. Di chi lavora, di chi è disoccupato, di chi fa la fame, di chi non ha futuro, di chi soffre , mi si consenta di dire, non gliene frega niente a nessuno. L'unica preoccupazione è non fare regali alla tifoseria avversa, non oscurare la " casta " di appartenenza o esibirsi in offese, proposte di rivoluzioni o di sangue da versare, tutti rimedi notoriamente democratici e rispettosi della Costituzione.
mi consenta il Prof. Corradini una ultima istanza, ben conscio di non illudermi di un suo cenno e spero anche da parte del suo alter ego e difensore d'ufficio.
Non offenda la sua intelligenza e la grammatica digitando la K invece della C. Lo lasci fare al popolo di Facebook e Twitter o a chi pensa che sia " fico " e di sinistra tale vezzo, che " fico " e di sinistra non è, ma solo è da .......
paolo 6 novembre 2011 alle 11:49
E' ora che l'ITALIA si liberi del cancro Silvio. ci sta portando alla rovina e le conseguenze le paghiamo noi poveri piccolini; mentre i suoi ruffiani restano ricchi perchè il gruzzolo lo hanno già fatto.
carla 6 novembre 2011 alle 16:59
come cittadina voglio sapere se chi mi rappresenta sia degno di farlo.MALE NON FARE PAURA NON AVERE!parole sagge,io non ho paura di essere intercettata, devono averla quelli che hanno molto da nascondere e grandi scheletri nell'armadio.le persone perbene ed oneste in un paese democratico non hanno nulla da temere!!!

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