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Timestamp: 2018-01-23 16:02:43+00:00

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Valutazione delle prove scritte dell’abilitazione forense e sufficienza della motivazione in forma numerica - Ratio Iuris
Ratio Iuris – Numero XLIV – Gennaio 2018 | ISSN 2420-7888
Set 29, 2017 | Giurisprudenza, Giustizia Amministrativa, Senza categoria | 0 |
Alla data odierna, i provvedimenti della commissione esaminatrice degli aspiranti avvocati, che rilevano l’inidoneità delle prove scritte e non li ammettono all’esame orale, vanno di per sé considerati adeguatamente motivati anche quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a garantire la trasparenza della valutazione.
Ciò in quanto vige dell’art. 49 della legge n. 247 del 2012 ed il predetto art. 49 della legge n. 247 del 2012 esclude l’applicazione dell’art. 46, comma 5, della stessa legge, e la predetta norma transitoria non appare affetta da alcuna forma di manifesta irragionevolezza od irrazionalità.
Non sussiste alcuna possibile interferenza con il diritto comunitario, in quanto –come chiarito dalla sentenza della Corte Costituzionale 8 giugno 2011, n. 175 – “la disciplina degli esami di abilitazione all’esercizio della professione forense non rientra nel campo di applicazione del diritto comunitario.” per cui l’entrata in vigore, dall’1 dicembre 2009, del Trattato di Lisbona, ratificato con l. n. 130 del 2008, recante l’espressa equiparazione della Carta di Nizza al «valore giuridico dei Trattati» (art. 6 c. 1 Trattato UE), che ha elevato l’obbligo di motivazione a principio comunitario, quale parte integrante del «diritto ad una buona amministrazione» garantito dall’art. 41 comma 2 della suddetta Carta non può essere invocato quale possibile parametro di illegittimità
N. 00007/2017REG.PROV.COLL.
N. 00007/2017 REG.RIC.A.P.
sul ricorso numero di registro generale 7 di A.P. del 2017, proposto dal Ministero della Giustizia, dalla Commissione Centrale per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense -Sessione 2015/2016, dalla Commissione per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense presso la Corte di Appello di Catania, dalla Commissione per l’ esame di abilitazione all’esercizio della professione forense presso la Corte di Appello di Torino, in persona dei rispettivi legali rappresentanti in carica, tutti rappresentati e difesi per legge dalla Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12, sono domiciliati;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 luglio 2017 il consigliere Fabio Taormina e udito per le amministrazioni appellanti l’avvocato dello Stato Federica Varrone;
a) l’art. 22, co. 9, del R.D. 1578/1933 stabiliva quali dovessero essere i criteri di valutazione degli elaborati; la Commissione centrale istituita presso il Ministero della Giustizia, in data 1.12.2015, aveva integrato tale elenco con ulteriori elementi di valutazione; e la Commissione d’esame locale aveva fatto propri – in aderenza a quanto prescritto dal verbale dell’1.12.2015 della Commissione centrale – tutti i dettagliati criteri generali da quest’ultima individuati al fine di valutare le prove scritte d’esame;
3.1. Il T.a.r. alla stregua di tali considerazioni –ed assorbite le restanti censure- ha quindi accolto il ricorso ed ha disposto che la Commissione – in diversa composizione e nel rispetto del principio dell’anonimato ed in osservanza dei criteri indicati – dovesse procedere ad una nuova correzione degli elaborati giudicati insufficienti.
4. La sentenza è stata appellata dalle amministrazioni originarie resistenti, rimaste integralmente soccombenti, che hanno dedotto la contrarietà della decisione impugnata alla consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato che – in riferimento alla valutazione delle prove scritte sostenute per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense – riteneva assolto l’obbligo della motivazione del provvedimento di esclusione attraverso il voto numerico.
a) l’ordinanza di remissione si fondava sul non condivisibile presupposto che la disciplina antevigente in materia di esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, e quella attuale, non fossero connotate da significative differenze: contrariamente a quanto ivi sostenuto, esse differivano sotto molteplici profili (il numero delle materie oggetto dell’esame orale; le modalità di scelta delle materie orali; la durata della prova scritta; la votazione minima per l’ammissione all’orale; il punteggio minimo per l’idoneità; il divieto di consultare testi con citazioni o commenti, e, infine, la motivazione del voto, mediante osservazioni positive o negative);
6.1. Le appellanti amministrazioni hanno altresì chiesto che, laddove l’appello fosse divenuto improcedibile a cagione dell’avvenuto superamento da parte dell’appellato degli esami orali, l’Adunanza Plenaria si pronunciasse comunque – ai sensi del comma V dell’art. 99 del c.p.a. – sui quesiti giuridici rimessigli.
9. La legge 31 dicembre 2012, n. 247 (recante “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense) al titolo IV disciplina le modalità di accesso alla professione forense; ivi, in particolare al capo II (articoli da 46 a 49 della legge), si rinvengono le disposizioni in materia di esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.
9.1. In passato, la disciplina dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato era contenuta negli articoli da 20 a 22 del Regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578 (convertito, con modificazioni, nella legge 22 gennaio 1934, n. 36) e nel capo II (articoli da 15 a 34) del Regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37; entrambi detti decreti hanno subito consistenti rimaneggiamenti mercè il decreto legge 21 maggio 2003 n. 112 convertito nella legge 18 luglio 2003, n. 180
9.2. Il Legislatore, tuttavia, con la disposizione di cui all’articolo 49 legge 31 dicembre 2012, n. 247 a più riprese oggetto di “proroga”, sotto il profilo della estensione temporale del regime transitorio, ha previsto una fase transitoria disponendo (in ultimo) che “per i primi cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato si effettua, sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalita’ di esame, secondo le norme previgenti”.
La risposta fornita dalla giurisprudenza è stata pressochè univoca nel ritenere la sufficienza della espressione del voto in forma numerica ( tra le tante Cons. Stato, sez. IV, 9 luglio 2010 n. 445: “in sede di valutazione degli elaborati scritti presentati dai candidati agli esami di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato non è richiesta, da parte della competente commissione, l’apposizione di glosse, di segni grafici o di indicazioni di qualsiasi tipo, sui verbali relativi alle operazioni di correzione, non avendo detti verbali la finalità di rendere edotti i candidati degli eventuali errori commessi, ma unicamente di dar conto del giudizio espresso con il punteggio numerico”; Cons. Stato sez. IV, 4 maggio 2010 n. 2557: “anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 3 l. n. 241 del 1990, i provvedimenti della commissione esaminatrice che valutano negativamente le prove scritte vanno considerati di per sé adeguatamente motivati quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a garantire la trasparenza della valutazione”; sez. IV, 4 maggio 2010 n. 2544: “i provvedimenti della commissione esaminatrice che rilevano l’inidoneità delle prove scritte e non ammettono all’esame orale il partecipante agli esami per l’abilitazione all’esame di avvocato — vanno di per sé considerati adeguatamente motivati, quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa – o comunque dalla competente commissione istituita presso il Ministero della giustizia – predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti e senza, dunque, che sia ipotizzabile la necessità della « predisposizione di una griglia » volta a chiarire il significato del voto attribuito in rapporto ai predeterminati criteri di valutazione”).
La giurisprudenza amministrativa, inoltre, nel ribadire il proprio orientamento in ordine alla sufficienza del punteggio numerico, ha altresì chiarito che se è vero che tale attività è regolata (unicamente ) dai criteri fissati dalla Commissione di cui all’art. 22 r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578 (norma speciale rispetto ai principi statuiti dall’art. 12 d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 recante regolamento sui pubblici concorsi), la pur necessaria correlazione tra il punteggio assegnato a ciascuna prova ed i predetti criteri è comunque garantita dalla graduazione ed omogeneità delle valutazioni effettuate mediante l’espressione della cifra del voto (tra le tante,Cons. Stato, sez. VI, 4 ottobre 2006, n. 5894).
III) Le decisioni della Corte Costituzionale con riferimento alla antevigente disciplina dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.
11.1. Più in particolare, con la sentenza 30 gennaio 2009 n. 20 ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 22, comma 9, dell’ordinamento forense nonché degli art. 17-bis, 22, 23 e 24, comma 1, delle relative norme integrative e di attuazione “nella parte in cui non prevedono l’obbligo di giustificare e/o motivare il voto verbalizzato in termini alfanumerici in occasione delle operazioni di valutazione delle prove scritte d’esame per l’abilitazione alla professione forense, sollevata in riferimento agli art. 24, commi 1 e 2, 111, commi 1 e 2, 113, comma 1, e 117, comma 1, Cost.”; in tale occasione il giudice delle leggi aveva osservato che tutte le norme costituzionali invocate fanno esclusivo riferimento al piano processuale, mentre la denunciata illegittimità costituzionale della norma – come interpretata secondo il diritto vivente, nonostante la Corte costituzionale abbia sinora escluso la tesi secondo cui l’insussistenza di un obbligo di motivazione dei punteggi attribuiti in sede di correzione e della idoneità degli stessi punteggi numerici a rappresentare una valida motivazione del provvedimento di inidoneità costituisca un’interpretazione obbligata e univoca – concerne un momento del procedimento amministrativo che disciplina lo svolgimento degli esami per l’abilitazione alla professione forense, riguardante cioè il profilo sostanziale dei requisiti di validità del provvedimento di esclusione del candidato, conclusivo di detto procedimento.
Successivamente con la sentenza 8 giugno 2011, n. 175 la questione è stata presa in esame sotto un angolo prospettico parzialmente diverso, e nuovamente la Corte Costituzionale ha ritenuto “non fondata, in riferimento agli art. 3, 4, 24, 41, 97 e 117 cost., la q.l.c. degli art. 17 bis, comma 2, 23, comma 5, 24, comma 1 r.d. 22 gennaio 1934 n. 37, come novellato dal d.l. n. 112 del 2003, nella parte in cui essi, secondo il diritto vivente, consentono che i giudizi di non ammissione dei candidati che partecipano agli esami di abilitazione all’esercizio della professione forense possano essere motivati con l’attribuzione di un mero punteggio numerico. La graduazione del punteggio numerico, infatti, da un lato, consente alla commissione esaminatrice di esprimere, sia pure in modo sintetico, un giudizio complessivo dell’elaborato; dall’altro, risponde ad esigenze di buon andamento dell’azione amministrativa, che rendono non esigibile una dettagliata esposizione, da parte delle commissioni esaminatrici, delle ragioni che hanno condotto ad un giudizio di non idoneità, avuto riguardo sia ai tempi entro i quali le operazioni concorsuali o abilitative devono essere portate a compimento, sia al numero dei partecipanti alle prove”.
12. Pur tenendo conto della specialità della disciplina che regolamenta l’ esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato è rimarchevole sottolineare che sia la giurisprudenza amministrativa coeva a quella che si è prima indicata, sia quella più recente, hanno concordemente predicato principi analoghi a quelli che sono stati prima evidenziati, affermando che “il voto numerico attribuito dalle competenti commissioni alle prove o ai titoli nell’ambito di un concorso pubblico o di un esame – in mancanza di una contraria disposizione – esprime e sintetizza il giudizio tecnico discrezionale della commissione stessa, contenendo in sé stesso la motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, quale principio di economicità amministrativa di valutazione, assicura la necessaria chiarezza e graduazione delle valutazioni compiute dalla Commissione nell’ambito del punteggio disponibile e del potere amministrativo da essa esercitato e la significatività delle espressioni numeriche del voto, sotto il profilo della sufficienza motivazionale in relazione alla prefissazione, da parte della stessa commissione esaminatrice, di criteri di massima di valutazione che soprassiedono all’attribuzione del voto, da cui desumere con evidenza, la graduazione e l’omogeneità delle valutazioni effettuate mediante l’espressione della cifra del voto, con il solo limite della contraddizione manifesta tra specifici elementi di fatto obiettivi, i criteri di massima prestabiliti e la conseguente attribuzione del voto. Inoltre, ai fini della verifica di legittimità dei verbali di correzione e dei conseguenti giudizi non occorre l’apposizione di glosse, segni grafici o indicazioni di qualsivoglia tipo sugli elaborati in relazione a eventuali errori commessi. Solo se mancano criteri di massima e precisi parametri di riferimento cui raccordare il punteggio assegnato, si può ritenere illegittima la valutazione dei titoli in forma numerica” (tra le tante, di recente, Cons. Stato, sez. VI, 11 dicembre 2015, n. 5639, ed in passato Cons. Stato, Sez. VI, 11 febbraio 2011, n. 913 e Cons. Stato., sez. VI, 10 settembre 2009 n. 5447).
V) Le recenti problematiche emerse in giurisprudenza con specifico riferimento alle disposizioni in materia di esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.
13. Di recente, si è talvolta dubitato della persistente attualità del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa –e di quella costituzionale – con specifico riferimento all’ esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato: ciò, proprio successivamente alla entrata in vigore della legge 31 dicembre 2012, n. 247.
13.2. Come rilevato nell’ordinanza di remissione, la giurisprudenza assolutamente prevalente (tra le tante Cons. Stato, Sez. IV, 30 settembre 2016, n. 4040) ha respinto tali prospettazioni propendendo per la tesi secondo cui nessun argomento di segno contrario alla detta consolidata giurisprudenza in punto di sufficienza dell’espressione numerica potesse trarsi dall’articolo 46, comma 5, della legge 31 dicembre 2012 n. 247, in quanto detta norma non sarebbe applicabile per il termine dilatorio contenuto nel successivo articolo 49 del testo di legge richiamato.
VI) I quesiti dell’ordinanza di remissione e le ragioni di non persuasività della tesi della immediata applicabilità dall’articolo 46, comma 5, della legge 31 dicembre 2012 n. 247.
a) va innanzitutto premesso che la lettera dell’articolo 49 -laddove si fa riferimento “all’ esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato” indistintamente inteso, e si richiama espressamente che ciò concerne sia “le prove scritte che le prove orali”- conduce alla univoca conclusione che il Legislatore abbia voluto procrastinare l’entrata in vigore della legge di riforma, complessivamente considerata, con riferimento a tutti gli aspetti che disciplinano lo svolgimento dell’esame suddetto;
a) costituisce principio consolidato quello secondo il quale in materia di interpretazione della legge, deve essere data lettura sistematica, per cui ciascuna prescrizione va interpretata nel contesto e nell’insieme di riferimento, ed un’ interpretazione utile, per cui ciascuna di esse deve essere intesa non solo in modo che abbia un senso, ma anche, che, tra le varie interpretazioni in astratto possibili debbano scegliersi quelle che non si pongono in contrasto con la Costituzione, e vada privilegiata quella ad essa più conforme, (tra le tante Cass. 22 ottobre 2002 n. 14900, nonché Cass. 17 gennaio 2006 n. 781);
15.3. L’Adunanza Plenaria ritiene quindi che sia il caso di ribadire con riferimento alla disciplina previgente alla legge 31 dicembre 2012, n. 247 il tradizionale insegnamento secondo il quale i provvedimenti della commissione esaminatrice degli aspiranti avvocati, che rilevano l’inidoneità delle prove scritte e non li ammettono all’esame orale, vanno di per sé considerati adeguatamente motivati anche quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a garantire la trasparenza della valutazione.
15.4. Si osserva, in ultimo, che il considerando n. 3.2. della già richiamata decisione della Corte Costituzionale 8 giugno 2011, n. 175 ha chiarito che “la disciplina degli esami di abilitazione all’esercizio della professione forense non rientra nel campo di applicazione del diritto comunitario.” per cui l’entrata in vigore, dall’1 dicembre 2009, del Trattato di Lisbona, ratificato con l. n. 130 del 2008, recante l’espressa equiparazione della Carta di Nizza al «valore giuridico dei Trattati» (art. 6 c. 1 Trattato UE), che ha elevato l’obbligo di motivazione a principio comunitario, quale parte integrante del «diritto ad una buona amministrazione» garantito dall’art. 41 comma 2 della suddetta Carta non spiega refluenza nella presente controversia.
b) nella vigenza dell’art. 49 della legge n. 247 del 2012 i provvedimenti della commissione esaminatrice degli aspiranti avvocati, che rilevano l’inidoneità delle prove scritte e non li ammettono all’esame orale, vanno di per sé considerati adeguatamente motivati anche quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a garantire la trasparenza della valutazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2017 con l’intervento dei magistrati:
PreviousCons. Stato, sez. IV, 7 Agosto 2017, n. 3956
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Cons. Stato, sez. IV, 29 luglio 2016, n. 3433
Scelte alimentari e ius educandi: il delicato rapporto tra autodeterminazione e tutela dei vulnerabili 19 gennaio 2018
L’ottemperanza al giudicato. La giustizia nell’amministrazione 12 gennaio 2018
CdS IV sez sent. n. 05909/2017 del 15/12/2017 10 gennaio 2018
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 sentenza 
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 articolo 49
 Cass. 
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