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Timestamp: 2020-08-13 21:28:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2673 del 03/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2673 del 03/02/2011
Cassazione civile sez. lav., 03/02/2011, (ud. 16/11/2010, dep. 03/02/2011), n.2673
sul ricorso 2049/2010 proposto da:
L.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
rappresentata e difesa dagli avvocati PESTELLI Francesco, CHIDICHIMO
GIUSEPPE, giusta procura speciale alle liti in calce al ricorso;
CONGREGAZIONE DEI PADRI ROGAZIONISTI DEL CUORE DI GESU’ ISTITUTO
ANTONIANO MASCHILE DEI PADRI ROGAZIONISTI in persona del legale
TARO 25, presso lo studio dell’avvocato IANNUCCI Ernesto, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GANGEMI DOMENICO,
avverso la sentenza n. 356/2009 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del
6.3.09, depositata il 13/03/2009;
In relazione all’impugnativa proposta da L.F. contro il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatole nell’ottobre del 2005 dalla Congregazione dei Padri Rogazionisti del Cuore di Gesù Istituto Antoniano Maschile dei Padri Rogazionisti, impugnativa accolta dal Tribunale di Firenze, la Corte d’appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza di primo grado, escludeva l’applicabilità della c.d. tutela reale di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18 e limitava la condanna della ex datrice di lavoro al pagamento di una somma pari a sci mesi della retribuzione globale di fatto, oltre accessori.
Riteneva infatti la Corte di merito che la appellante appartenesse alla categoria, per cui la L. n. 108 del 1990, art. 4, esclude la tutela reale, dei “datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto”. Ciò era comprovato dalla documentazione circa il riconoscimento della Congregazione quale istituto religioso, tra l’altro, dedito ad “attività educative ed assistenziali, senza scopo di lucro” e dai prospetti contabili-amministrativi evidenzianti che la maggior parte degli introiti dell’istituzione derivava da oboli vari e lasciti, oltre che, in misura assai minore, dai contributi pubblici per l’ospitalità a minori bisognosi di assistenza. Nè la lavoratrice aveva fornito elementi probatori idonei a contrastare tali risultanze. In particolare non aveva adeguato rilievo l’iscrizione ad una camera di commercio dell’ente “come società semplice” per “coltivazione di uliveto” nei pressi di (OMISSIS), di rilievo marginale per un ente avente 68 “case” in tutto il mondo.
L.F. ricorre per cassazione con un motivo. La Congregazione resiste con controricorso.
Il ricorso denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 108 del 1990, art. 4. Si sostiene che avrebbe dovuto ritenersi il carattere imprenditoriale della Congregazione convenuta in giudizio, risultando che essa svolgeva attività di impresa nel settore delle coltivazioni agricole, dell’orticoltura e floricoltura fin dal 1992 ed era iscritta alla Camera di commercio di Perugia del 1997, oltre che nel settore della litografia.
La ricorrente ai fini dell’attribuzione di natura imprenditoriale alla ex datrice di lavoro non fa riferimento all’attività a cui essa era addetta (Istituto Antoniano per il ricovero di minori, dove prestava attività di cuoca e presso la lavanderia, come precisato nella sentenza impugnata), ma ad attività economiche svolte presso altre articolazioni dell’ente. Deve allora rilevarsi in punto di diritto che lo svolgimento di attività imprenditoriali da parte di soggetti giuridici che non hanno fini di lucro, e quindi non hanno uno statuto di imprenditore come persona o soggetto giuridico complessivamente considerato, comporta l’applicazione delle normative riguardanti lo svolgimento dell’attività imprenditoriale (fermo restando che, ai fini in esame, il datore di lavoro è qualificabile o meno imprenditore in base alla natura dell’attività da lui svolta, da valutare secondo gli ordinari criteri, che fanno riferimento al tipo di organizzazione e ai criteri di economicità della gestione, a prescindere dalla esistenza di un vero e proprio fine lucrativo: cfr.
Cass. 11 luglio 2001 n. 9396, 20 dicembre 2002 n. 18218, 26 gennaio 2004 n. 1367) solo relativamente a tali attività ed eventualmente alla relative strutture organizzative e non anche riguardo al soggetto complessivamente considerato e alle strutture organizzative non coinvolte nell’attività imprenditoriale.
Non risulta quindi giustificatamente censurata la sentenza impugnata, i cui accertamenti in linea di fatto, peraltro, non sono stati investiti da censure di vizio di motivazione.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente a rimborsare alla parte controricorrente le spese del giudizio determinate in Euro trenta oltre Euro mille per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA secondo legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 4
 art. 4
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Cass. 
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