Source: https://www.umbertodavide.it/concorrenza-sleale-sviamento-di-clientela/
Timestamp: 2019-10-22 23:35:02+00:00

Document:
Tribunale Vicenza, Sezione 1 civile Sentenza 29 aprile 2019, n. 924
Una delle chiavi del successo commerciale dell’attrice risiederebbe nell’aver investito costantemente nella crescita e nella formazione delle proprie risorse umane “interne” ed in particolare dell'”ufficio commerciale”: si trattava di un gruppo di persone responsabili dei rapporti con i clienti e delle relazioni con i corrispondenti, solitamente i “commerciali” erano specializzati in una determinata area geografica e ne conoscevano la lingua, gestendo il “pacchetto clienti” che effettuava spedizioni verso quella determinata area geografica e i corrispondenti locali.
La figura del “commerciale” all’interno di CF si distingueva in I livello e II livello, a seconda del grado di autonomia, tale personale aveva anche funzioni di sviluppo del business aziendale, svolgendo visite presso i clienti o recandosi ad eventi fieristici del settore e contattando anche telefonicamente i potenziali nuovi clienti. Da ciò la peculiarità della figura del “commerciale” che rappresentava un pilastro indispensabile per il successo dell’attività economica di CF.
CF esponeva che, a far data dal dicembre 2009, aveva intrattenuto rapporti con AI, società che operava verso altri mercati di riferimento (principalmente Spagna, Portogallo e Grecia) e mediante una propria flotta di automezzi, al fine di verificare la possibilità di integrare le due società, onde creare sinergie operative ed economiche vantaggiose per entrambe le realtà.
Tali rapporti si erano concretizzati in una serie di incontri con i rappresentanti di AI che avevano portato a redigere un progetto di massima per l’integrazione delle due realtà. Inoltre al fine di permettere al dott. (…), commercialistica incaricato dalle parti, di verificare i rispettivi apporti delle due società al soggetto di nuova costituzione, CF aveva inviato al predetto dott. (…) e alla controparte una serie di importanti documenti relativi alla propria attività fra i quali l’elenco del personale con relativi livelli salariali e funzioni, nonché il dettaglio delle professionalità di ognuno in funzione dell’apporto che poteva portare alla nuova società costituenda e la situazione delle spedizioni con l’indicazione dei relativi margini per ogni cliente.
A fronte di tale disclosure da parte dell’attrice, AI non avrebbe, nonostante i numerosi solleciti, inviato al Dott. (…) la documentazione relativa alla propria attività.
Alla fine il dott. (…) aveva valutato che il nuovo soggetto risultante dalla fusione avrebbe avuto una maggioranza di quote di CF, nella misura del 60%, ed il resto di AI.
A questo punto, secondo la prospettazione attorea, era cambiato l’atteggiamento della convenuta, che non intendeva più operare una fusione societaria, bensì acquisire CF. Le parti intavolavano trattative su tale ultima ipotesi, che, però, nel giugno 2010 si arenavano.
In quest’ultima fase AI aveva chiesto a CF l’elenco dei dipendenti, con anagrafica, mansioni e data di assunzione (doc. 9 attrice).
Nel documento “valutazione fusione” del 23.4.2010 (doc. 10) i commerciali di CF che dovevano passare ad AI erano (…).
Decorse poche settimane dalla conclusione negativa delle trattative erano cominciate a pervenire all’attrice le lettere di dimissioni dei propri dipendenti addetti al “commerciale” in questa sequenza:
Oltre allo storno di fondamentali dipendenti, AI avrebbe operato anche al fine di sottrarre informazioni commerciali all’attrice e così sviare la clientela di CF, e ciò sarebbe dimostrato in primis dalla lettera circolare che AI, in data 30.08.2010, inviava ai clienti (fra cui alcuni già di CF) informandoli che, dalla medesima data, avrebbe operato anche su Francia, Belgio, Germania, Austria, Inghilterra e Ungheria mettendo a disposizione della clientela personale qualificato su tali mercati, ovvero proprio i dipendenti precedentemente operanti per l’attrice. Infatti i dipendenti stornati, appena iniziato ad operare per AI, avevano proceduto a contattare o visitare i clienti di CF al fine di sottrarli a quest’ultima a favore della propria nuova datrice di lavoro e ciò mediante l’utilizzo delle dettagliate informazioni commerciali sottratte a CF.
Inoltre i dipendenti stornati avrebbero contattato i clienti di CF e mediante denigrazione di quest’ultima (prospettando che l’attrice navigasse in “cattive acque”) avrebbero offerto di effettuare le spedizioni con AI offrendo uno sconto rispetto alle tariffe precedentemente praticate dall’attrice.
I.2. Si costituiva nel presente giudizio AI chiedendo il rigetto delle domande ex adverso formulate, in quanto infondate in fatto e diritto e spiegando anche domanda riconvenzionale. AI deduceva di essere primaria società nel settore dei trasporti, operante con flotta di mezzi propria, con importanti clienti e con fatturato assai superiore a quello di CF.
AI in particolare contestava la ricostruzione di controparte relativa allo svolgimento delle trattative per l’aggregazione delle due società nel periodo 2009-2010 asserendo come non fosse corrispondente a verità la circostanza che solo CF avesse condiviso le proprie informazioni societarie e commerciali; in realtà anche AI aveva messo a disposizione dell’attrice tutte le informazioni necessarie a realizzare le valutazioni di stima della società convenuta. In particolare AI aveva avuto difficoltà a quantificare i costi dei trasporti, non per volontà di tenerli nascosti, bensì in quanto per la società, operando con mezzi propri, era più difficile a suddividere i costi dei trasporti rispetto agli altri costi aziendali.
Né corrispondeva al vero che CF avesse condiviso con AI informazioni di natura riservata, non essendolo né le tariffe applicate, né l’elenco clienti e fornitori.
Inoltre le trattative non erano fallite a causa del comportamento della convenuta ma a causa della pretesa dell’attrice e del suo legale rappresentante di ottenere un corrispettivo esagerato rispetto al valore dell’azienda, non giustificato dai “numeri” di CF.
– i cinque dipendenti o collaboratori asseritamente “stornati” non avevano funzioni commerciali, ma erano tutti inquadrati come operativi, incaricati dell’organizzazione dei trasporti sulle diverse linee operate dall’attrice.
L’unico che aveva funzioni commerciali in CF era (…).
– i dipendenti passati ad AI non erano soddisfatti della propria posizione lavorativa, la (…) era, ad esempio, alla ricerca di una diversa occupazione da alcuni mesi ed ancora nel novembre 2009 aveva rassegnato le dimissioni da CF che erano poi state revocate grazie all’intercessione del sig. (…) nei confronti del sig. (…). Il sig. (…) era il compagno di vita della (…) e pertanto era ovvio che le sorti lavorative dei due erano legate e comunque gli stessi avevano motivato (docc. 3 e 4 convenuta), all’atto delle proprie dimissioni, le ragioni per le quali lasciavano l’impiego presso CF, ovvero, in primis, per incompatibilità caratteriale con il sig. (…). Il (…) poi aveva riferito di aver avuto un rapporto conflittuale con l’azienda già dalla prima metà del 2010. Quanto alla (…) e al (…) erano sorti contrasti di natura economica con CF.
Pertanto nessuna attività captatoria era stata esercitata da AI ma i dipendenti predetti avevano loro provveduto a contattare la convenuta, che, oltretutto, assumendoli, aveva offerto loro condizioni economiche sostanzialmente invariate rispetto a quanto percepito presso CF. Non era inoltre vero che non vi fosse stata soluzione di continuità fra le dimissioni dei predetti soggetti da CF e l’inizio del loro lavoro presso AI, in quanto gli stessi si erano dimessi fra luglio e agosto 2010 ed avevano iniziato ad operare presso la convenuta fra fine agosto e i primi di settembre 2010. Infine nessuno di loro era legato da patti di non concorrenza con CF. Al contrario la principale ragione delle dimissioni dei predetti era il pessimo clima aziendale in CF, anche per le già ricordate incompatibilità caratteriali con il l.r. dell’attrice sig. (…).
Era dunque naturale che gli ex dipendenti di CF, che avevano costruito in anni di lavoro contatti e conoscenze utili, le utilizzassero a favore del nuovo datore di lavoro. Era altresì normale che alcuni clienti, particolarmente fidelizzati con il proprio soggetto di riferimento presso lo spedizioniere, passassero poi alla nuova società per il quale lo stesso aveva iniziato a lavorare.
Nemmeno poteva avere rilevanza la circostanza che AI applicasse ai clienti di CF uno sconto sul prezzo da quest’ultima praticato per le spedizioni, in quanto si trattava di normale attività commerciale in regime di libera concorrenza (e fra l’altro la stessa CF adottava prassi analoghe). Era altresì priva di fondamento, oltre che indimostrata, a dire della convenuta, l’asserzione che i dipendenti passati ad AI avessero sottratto gli indirizzi clienti, fornitori e corrispondenti di CF e le tariffe applicate agli stessi dai data-base di CF. Così come non corrispondeva alla realtà il fatto che AI avesse cercato di contattare i corrispondenti esteri di CF, in quanto la convenuta aveva già i propri e non necessitava di avvalersi di ulteriori.
AI, in via riconvenzionale, chiedeva il risarcimento dei danni subiti per il comportamento illegittimo dell’attrice che sarebbe consistito nel denigrare le capacità professionali dei dipendenti passati ad AI e, a seguito dell’inibitoria stabilita nel giudizio ex art. 700 c.p.c., nel contattare i propri clienti per notiziarli del provvedimento del Giudice e diffidargli dall’intrattenere rapporti commerciali con la convenuta. Per tali condotte chiedeva un risarcimento da quantificarsi in almeno Euro 150.000.
A tali condotte sul piano oggettivo, si aggiunge poi l’animus nocendi, categoria che richiama quella penalistica del dolo specifico, da intendere quale volontà di recare danno, annientare o distruggere l’impresa concorrente. Si tratta di un requisito criticato della dottrina più attenta, giacché afferente alla sfera soggettiva dell’autore dell’illecito, benché in generale non richiesto tra i profili soggettivi della condotta quando si tratta di accedere alla tutela preventiva ed inibitoria, e non anche a quella risarcitoria, nell’ambito della concorrenza sleale, retta dalla disposizione di cui all’art. 2600 c.c.. A ciò si aggiungono le difficoltà sul piano probatorio da parte del soggetto vittima dello storno.
La necessita di restringere le ipotesi di tutela (alzando la soglia della rilevanza dell’illecito) passa dunque attraverso la valorizzazione dell’elemento oggettivo, da sindacare in base all’intensità dell’offesa all’integrità aziendale, che in via presuntiva fa inferire l’elemento soggettivo, depotenziando sotto il profilo probatorio la necessità della prova diretta dell’animus nocendi. L’interprete deve verificare se il concorrente (ritenuto sleale) si sia appropriato di risorse altrui, con modalità che abbiano messo a rischio la continuità aziendale dell’imprenditore nella sua capacità competitiva, ovvero provocato alterazioni non ragionevolmente prevedibili e determinato uno shock sull’ordinaria attività di offerta di beni o servizi non riassorbibile attraverso un’adeguata organizzazione dell’impresa e di cui lo stornante non possa non essere consapevole giacche ciò corrisponde ad un suo vantaggio anticoncorrenziale (cfr. in tal senso Trib. Milano, 9 aprile 2008, n. 4006, Trib. Milano, 22.03.2019, n. 2822).
Le prove testimoniali dedotte da parte convenuta ed espletate nella fase istruttoria del procedimento non hanno potuto scalfire la sequenza e l’oggettività degli avvenimenti sopra riportata (e documentalmente provata), né fornire una diversa ed attendibile motivazione del passaggio in blocco dei dipendenti e collaboratori dall’attrice alla convenuta che escludesse l’animus nocendi di quest’ultima. Ed invero la giustificazione di AI per il quale gli stessi si sarebbero (tutti) dimessi in contemporanea da CF a seguito di divergenze caratteriali con il sig. (…) o per motivazione personali (ognuna diversa dall’altra) si scontra con l’id quod plerumque accidit nei rapporti di lavoro (appare invero ben difficile pensare che un soggetto lasci un lavoro a tempo indeterminato o una collaborazione ben remunerata, con la prospettiva della disoccupazione, solo per divergenze caratteriali con il titolare). Appare invece molto più credibile, come già sottolineato in sede di reclamo, che i lavoratori siano stati contattati da AI prima delle dimissioni, facendo leva su eventuali motivi di insoddisfazione, al fine di offrire a tutto il “gruppo” una sicurezza di un nuovo impiego presso AI, alle stesse condizioni del precedente. Vi è da dire che AI, anche nella fase di merito, non ha chiarito specificamente com’è giunta all’assunzione del predetto gruppo di lavoratori provenienti da CF. E invero noto, e deve essere qui ulteriormente rimarcato, che: “Perché lo storno di dipendenti possa essere qualificato come atto di concorrenza sleale da parte dell’impresa concorrente occorre che l’assunzione del personale altrui sia avvenuta con modalità tali da non potersi giustificare alla luce dei principi di correttezza professionale, se non supponendo nell’autore l’intenzione di danneggiare l’impresa concorrente. A tal fine, la configurabilità dello storno non è preclusa dal fatto che contatti per passare alle dipendenze dell’impresa concorrente o per iniziare con questa un rapporto collaborativo siano avviati per iniziativa degli stessi dipendenti o agenti successivamente “stornati”, sempre che su tale iniziativa venga poi ad inserirsi l’attività dell’impresa concorrente sì da incidere casualmente (..) sulla decisione dei primi di interrompere il rapporto di lavoro con l’impresa in cui si trovano inseriti” (cfr. Cass. 13658/2004).
Invero la Corte di Cassazione ha avuto modo di statuire come “In materia di concorrenza sleale, integra gli estremi dello sviamento di clientela la condotta posta in essere da un imprenditore che, per il tramite di propri dipendenti già al servizio di un concorrente, si appropri di tabulati recanti i nominativi di clienti e distributori di quest’ultimo, essendo irrilevante la circostanza che detti nominativi fossero già noti al medesimo imprenditore ed a tali dipendenti, trattandosi di informazioni comunque riservate e, come tali, non divulgabili” (Cfr. Cass. 6274/2016).
111.4. Ai sensi dell’art. 2599 c.c. la sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti. Pertanto, accertato che AI ha posto in essere le condotte di concorrenza sleale meglio sopra descritte, inibisce alla stessa la continuazione di dette condotte.
CF pretenderebbe di quantificare il danno a titolo di lucro cessante derivante dalle condotte della convenuta ancorandolo alla diminuzione del margine di guadagno. Tale quantificazione però non risulta provata in quanto a sostegno della stessa CF produce solamente una propria elaborazione (per di più contestata dalla controparte).
Anche le schede contabili (docc. 76 e 77) non appaiono utili a provare il danno, tenuto conto che, peraltro, il periodo 2009-2011, è fatto notorio, ha visto una crisi congiunturale generale dell’economia del Paese (di cui ha sicuramente risentito anche il settore delle spedizioni), oltretutto non è dato sapere se i dipendenti “stornati” fossero gli unici che si occupavano dei Paesi su cui poi ha iniziato ad operare AI.
Pur tuttavia il danno a CF è evidente, e ciò ne permette la liquidazione in via equitativa da parte del Giudice (Cfr. Cass. 30214/2017 “In tema di concorrenza sleale, una volta dimostrata l’esistenza del danno da essa derivato è consentito al giudice l’utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione”), infatti, come sopra esposto, l’attrice si è trovata, in breve tempo, a subire una condotta gravemente sleale da parte di AI, consistita nello storno di un fondamentale gruppo di dipendenti addetti al commerciale, nello sviamento della clientela e nella denigrazione da parte della convenuta.
Alla luce di ciò, e della difficoltà di provare il quantum, pur nella innegabile sussistenza dell’an, deve essere trovato un adeguato criterio equitativo per la liquidazione del medesimo danno che questo Giudicante ritiene possa essere ancorato alla differenza del risultato operativo di CF fra quello risultante a dicembre 2010 e quello risultante a ottobre 2011 (doc. 70 CF dati non specificamente contestati dalla convenuta) tenuto conto che le conseguenze pregiudizievoli per l’attrice non sono state immediatamente successive al “passaggio” dei dipendenti ad AI ed hanno avuto un sicuro effetto “trascinamento” nell’anno seguente.
Si ricava il valore di Euro 173.371 che si ritiene di ridurre ad Euro 150.000 stante la notoria situazione di difficoltà economica del periodo in considerazione. Su detto importo già rivalutato all’oggi spettano gli interessi legali dal 1 settembre 2010 al saldo.
Competenza sezioni specializzate in materia di impresa

References: Sentenza 
 art. 700
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass.