Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1974&numero=225
Timestamp: 2020-03-30 12:14:51+00:00

Document:
Sentenza 225/1974 (ECLI:IT:COST:1974:225)
Udienza Pubblica del 29/05/1974; Decisione del 09/07/1974
Deposito del 10/07/1974; Pubblicazione in G. U. n. 0
Massime: 7409 7410 7411 7412 7413 7414 7415
Massima n. 7409 Massima successiva
SENT. 225/74 A. TELEVISIONE E SERVIZI RADIOELETTRICI - SERVIZI DI TELEVISIONE CIRCOLARE A MEZZO DI ONDE RADIO ELETTRICHE - RISERVA ALLO STATO - DIVIETO DI IMPIANTARE ED ESERCITARE SERVIZI DEL GENERE SENZA LA PRESCRITTA CONCESSIONE - INCOMPATIBILITA' CON GLI ARTT. 21, 33, 41 E 43 COST. - ESCLUSIONE.
La riserva allo Stato dei servizi di televisione circolare a mezzo di onde radio elettriche, e il conseguente divieto di impiantare ed esercitare servizi del genere senza la prescritta concessione non sono, in via di principio, incompatibili con gli artt. 21, 33, 41 e 43 Cost. attesoche': a) esiste una attuale limitatezza dei canali utilizzabili, talche' la televisione si caratterizza indubbiamente come una attivita' predestinata, in regime di libera iniziativa, quanto meno all'oligopolio di fatto; b) i servizi televisivi si collocano, pertanto, tra le categorie di imprese che si riferiscono a situazioni di monopolio, nel senso di cui all'art. 43 Cost.; c) ricorrono altresi' gli altri due requisiti voluti da detto articolo, e cioe' l'attivita' di preminente interesse generale e le ragioni di utilita' generale, idonee a giustificare l'avocazione in esclusiva dei servizi allo Stato; d) data la limitatezza di fatto della possibilita' di utilizzazione del mezzo televisivo, lo Stato monopolista si trova istituzionalmente nelle condizioni di obiettivita' ed imparzialita' piu' favorevoli per superare le difficolta' frapposte dalla naturale limitatezza del mezzo alla realizzazione del precetto dell'art. 21 Cost., volto ad assicurare a tutti la possibilita' di diffondere il pensiero con qualsiasi mezzo. Cfr.: sent. n. 59 del 1960.
Massima n. 7410 Massima successiva Massima precedente
SENT. 225/74 B. TELEVISIONE E SERVIZI RADIOELETTRICI - LIMITATA DISPONIBILITA' DELLE BANDE DI TRASMISSIONE - SITUAZIONE DI MONOPOLIO - SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE CARATTERIZZATO DA PREMINENTE INTERESSE GENERALE - RISERVA ALLO STATO EX ART. 43 COST.
Se la ratio della disposizione dell'art. 43 Cost. risiede nella previsione che quando non esiste, o addirittura non e' possibile, la libera concorrenza, il monopolio statale (o degli altri soggetti tassativamente indicati) meglio garantisce l'interesse della collettivita' (ed al monopolio di fatto va equiparato l'oligopolio, identificandosi sostanzialmente le due situazioni rispetto ai servizi radiotelevisivi, poiche' la disponibilita' in poche mani di uno strumento di comunicazione di massa non presenterebbe rischi minori di quelli insiti in un monopolio in senso stretto), cio' vale a maggior ragione quando, come nel caso di servizi radiotelevisivi, si tratti di attivita' che, ben al di la' della sua rilevanza economica, tocca molto da vicino fondamentali aspetti della vita democratica. Pertanto, la riserva allo Stato dell'attivita' di radiotelediffusione circolare risulta rispondente alla ratio del precetto costituzionale, stante la limitazione delle bande di trasmissione disponibili che integra quella situazione di monopolio richiesta dalla norma, e considerato inoltre che la radiotelediffusione costituisce un servizio pubblico essenziale caratterizzato da preminente interesse generale, in quanto adempie a fondamentali compiti di informazione, concorre alla formazione culturale del paese, diffonde programmi che in vario modo incidono sulla pubblica opinione, per cui e' necessario che essa non divenga strumento di parte, il che puo' essere impedito solo dall'avocazione allo Stato.
Massima n. 7411 Massima successiva Massima precedente
SENT. 225/74 C. TELEVISIONE E SERVIZI RADIOELETTRICI - MONOPOLIO DELLO STATO - VIOLAZIONE DEL DIRITTO DI TUTTI DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON OGNI MEZZO - INSUSSISTENZA - NON RIENTRA IN TALE DIRITTO ANCHE QUELLO DI DISPORRE DI TUTTI I POSSIBILI MEZZI - GIUSTIFICAZIONE - MONOPOLIO PUBBLICO E PLURALISMO - RAPPORTI.
La limitazione delle bande di trasmissione comporta che la liberalizzazione dei servizi radiotelevisivi si tradurrebbe in una effettiva riserva a pochi con violazione del principio di eguaglianza, nell'esercizio di un fondamentale diritto di liberta'. Sicche' in definitiva il monopolio pubblico, in materia, deve essere considerato come necessario strumento di allargamento dell'area di effettiva manifestazione della pluralita' delle voci presenti nella nostra societa'. Esso pertanto non e', in via di principio, incompatibile con l'art. 21 Cost. , a parte il rilievo che il diritto di tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero non puo' significare che tutti debbano avere, in fatto, la materiale disponibilita' di tutti i possibili mezzi di diffusione. Cfr.: sent. n. 105 del 1972.
Massima n. 7412 Massima successiva Massima precedente
SENT. 225/74 D. TELEVISIONE E SERVIZI RADIOELETTRICI - RISERVA ALLO STATO - AMBITO DI OPERATIVITA' - ATTIVITA' DEI RIPETITORI DI STAZIONI TRASMITTENTI ESTERE - DISCIPLINA LEGISLATIVA DI QUESTA A TUTELA DI PUBBLICI INTERESSI - GIUSTIFICAZIONE DI UN REGIME DI AUTORIZZAZIONE, NON DELL'ESCLUSIONE DEL DIRITTO DEL SINGOLO.
Posto che il monopolio radiotelevisivo statale trova il suo presupposto giustificativo nel numero limitato delle bande di trasmissione assegnate all'Italia, ne consegue che esso non puo' abbracciare anche attivita', come quelle inerenti ai ripetitori di stazioni trasmittenti estere, che non operano sulle bande anzidette. L'impianto e l'esercizio di siffatti ripetitori debbono pertanto essere sottoposti ad una disciplina legislativa articolata in considerazione della tutela di pubblici interessi, la quale peraltro puo' realizzarsi con un regime di autorizzazione ma non esige certo l'esclusione del diritto del singolo.
Massima n. 7413 Massima successiva Massima precedente
SENT. 225/74 E. RADIOTELEDIFFUSIONE - RADIOTELEDIFFUSIONE CIRCOLARE A MEZZO DI ONDE ELETTROMAGNETICHE - RISERVA ALLO STATO - CONDIZIONI MINIME NECESSARIE PERCHE' IL MONOPOLIO RISULTI CONFORME AI PRINCIPI COSTITUZIONALI - GARANZIE INERENTI ALLA OBIETTIVITA', ALLA IMPARZIALITA', AL CONTROLLO PARLAMENTARE, ALLA LIMITAZIONE DELLA PUBBLICITA', ALL'ACCESSO DEI GRUPPI, AL DIRITTO ANCHE DEL SINGOLO ALLA RETTIFICA - MANCATA ASSICURAZIONE NELLA LEGISLAZIONE VIGENTE - R. D. 27 FEBBRAIO 1936, N. 645, ARTT. 1, 166, 168, N. 5, 178 E 251; D.P.R. 29 MARZO 1973, N. 158, ARTT. 1, 183 E 195 - CONTRASTO, NEI SENSI DI CUI IN MOTIVAZIONE, CON GLI ARTT. 21, 41 E 43 COST. - ILLEGITTIMITA' COSTITUZIONALE IN PARTE QUA.
La riserva allo Stato del mezzo radiotelevisivo e' legittima solo se assicuri che il suo esercizio sia preordinato ai due fondamentali obiettivi: a) della realizzazione di trasmissioni che rispondano alle esigenze di offrire al pubblico una gamma di servizi caratterizzata da obiettivita' e completezza d'informazione, da ampia apertura a tutte le correnti culturali, da imparziale rappresentazione delle idee che si esprimono nella societa': b) di favorire e rendere effettivo il diritto di accesso nella misura massima consentita dai mezzi tecnici. Mancando invece una disciplina legislativa che imponga queste due linee direttive e predisponga gli strumenti all'uopo adeguati, il mezzo radiotelevisivo, riservato allo Stato, rischia di essere un poderoso strumento a servizio di parte e di tendere a fini e risultati opposti a quelli voluti dalla Costituzione. Il monopolio radiotelevisivo quindi, legittimo in linea di principio, non lo e' in concreto, non essendo disciplinato, nella legislazione vigente, in modo da soddisfare tali imprescindibili esigenze. Sono pertanto costituzionalmente illegittimi, nei sensi di cui in motivazione e nella parte relativa ai servizi di radiotelevisione circolare a mezzo di onde elettromagnetiche, - perche' in contrasto con gli artt. 21, 41 e 43 Cost. - gli artt. 1, 166, 168 n. 5, 178 (in parte modificato dalla legge 14 marzo 1952, n. 196), e 251 del r. d. 27 febbraio 1936, n. 645 e gli artt. 1, 183 e 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.
regio decreto 27/02/1936 n. 645 art. 1 co. 0
regio decreto 27/02/1936 n. 645 art. 166 co. 0
regio decreto 27/02/1936 n. 645 art. 168 co. 0
regio decreto 27/02/1936 n. 645 art. 178 co. 0
regio decreto 27/02/1936 n. 645 art. 251 co. 0
regio decreto 29/03/1973 n. 156 art. 1 co. 0
regio decreto 29/03/1973 n. 156 art. 183 co. 0
regio decreto 29/03/1973 n. 156 art. 195 co. 0
Massima n. 7414 Massima successiva Massima precedente
SENT. 225/74 F. GIUDIZIO DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE - OGGETTO - D.P.R. 5 AGOSTO 1966, N. 1214, ART. 9; D.P.R. 26 GENNAIO 1952, N. 180 (IN MATERIA DI RADIOTELEDIFFUSIONI) - NATURA DI ATTI NON AVENTI NATURA DI LEGGE - INAMMISSIBILITA' DELLA QUESTIONE.
L'atto avente natura regolamentare sfugge al sindacato di costituzionalita', onde l'inammissibilita' della questione che lo concerne. (Inammissibilita' della questione di legittimita' costituzionale - in riferimento agli artt. 21, 41 e 43 Cost. - dell'art. 9 del d.P.R. 5 agosto 1966, n. 1214 (Nuove norme sulle concessioni di impianto e di esercizio di stazioni di radioamatori), e del d.P.R. 26 gennaio 1952, n. 180 (Approvazione ed esecutorieta' delle convenzioni per la concessione alla RAI del servizio di radioaudizioni e televisione circolare e del servizio di telediffusione sul filo).
Costituzione art. 134
Massima n. 7415 Massima precedente
SENT. 225/74 G. TELEVISIONE E SERVIZI RADIOELETTRICI - LEGGE 14 MARZO 1952, N. 196, ART. 3 - OBBLIGO DI PREVENTIVA DENUNCIA DELLA DETENZIONE DI APPARECCHI RADIOTRASMITTENTI - VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 21, 41 E 43 COST. - INSUSSISTENZA - ESCLUSIONE DI ILLEGITTIMITA' COSTITUZIONALE.
L'art. 3 della legge 14 marzo 1952, n. 196, in quanto si limita a disporre l'obbligo di preventiva denuncia della detenzione di apparecchi radiotrasmittenti, non viola in alcun modo gli artt. 21, 41 e 43 della Costituzione. E' pertanto infondata la questione di legittimita' costituzionale che concerne detta disposizione.
legge 14/03/1952 n. 196 art. 3 co. 0
SENTENZA 9 LUGLIO 1974
Deposito in cancelleria: 10 luglio 1974.
Pubblicazione in "Gazz. Uff." n. 187 del 17 luglio 1974.
Pres. BONIFACIO - Rel. VERZÌ
composta dai signori: Prof. FRANCESCO PAOLO BONIFACIO, Presidente - Dott. GIUSEPPE VERZÌ - Avv. GIOVANNI BATTISTA BENEDETTI - Dott. LUIGI OGGIONI - Avv. ANGELO DE MARCO - Avv. ERCOLE ROCCHETTI - Prof. ENZO CAPALOZZA - Prof. VEZIO CRISAFULLI - Dott. NICOLA REALE - Prof. PAOLO ROSSI - Avv. LEONETTO AMADEI - Dott. GIULIO GIONFRIDA Prof. EDOARDO VOLTERRA - Prof. GUIDO ASTUTI, Giudici,
- degli artt. 1, 2 e 18 del r.d. 8 febbraio 1923, n. 1067 (Norme per il servizio delle comunicazioni senza filo); - degli artt. 1, 166, 168, n. 5,178 (come sostituito dall'art. 1, n. 2, della legge 14 marzo 1952, n. 196) e 251 del r.d. 27 febbraio 1936, n. 645 (Approvazione del codice postale e delle telecomunicazioni);
6) ordinanze emesse il 18 e il 20 maggio 1972 dal pretore di Bologna nei procedimenti penali rispettivamente a carico di Ricco' Vitaliano ed altro e di Buscemi Ignazio, iscritte ai nn. 244 e 245 del registro ordinanze 1972 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 226 del 30 agosto 1972;
13) ordinanza emessa il 21 ma'ggio 1973 dal pretore di Gavirate nel procedimento penale a carico di De Zuanni Gianfrancesco ed altri, iscritta al n. 280 del registro ordinanze 1973 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 223 del 29 agosto 1973;
I procedimenti penali nel corso dei quali le cennate questioni di legittimità costituzionale sono state sollevate riguardano, in prevalenza, la detenzione non denunziata e l'uso privato di apparecchi radio ricetrasmittenti, senza averne ottenuto preventivamente la prescritta concessione. In pochi casi (procedimenti pendenti presso i pretori di omegna, di Gavirate, di Perosa Argentina e di Verona), trattasi di istallazione abusiva di ripetitori, allo scopo di poter ricevere i programmi televisivi svizzeri o jugoslavi.
2. - Dai giudici di merito si premette che, dopo aver attribuito l'appartenenza in esclusiva allo Stato dei servizi di telocomunicazioni, il legislatore ha statuito, tra l'altro, che "nessuno può eseguire od esercitare impianti di telecomunicazioni senza aver ottenuto la relativa concessione" (art. 166 r.d. n. 645 del 1936; art. 183 d.P.R. n. 156 del 1973 e, prima ancora, sostanzialmente, art. 2 r.d. n. 1067 del 1923); "che l'impianto e l'esercizio di stazioni radioelettriche fisse e terrestri, ad uso esclusivamente privato, può essere concesso, purché concorrono ragioni di pubblico interesse" (art. 251 r.d. n. 645 del 1936) e che per detenere apparecchi radiotrasmittenti occorre averne fatta preventiva denuncia all'autorità locale di pubblica sicurezza ed al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni (art. 3 legge 14 marzo 1952, n. 196). Sono state, altresì, dettate norme per la concessione di impianto e di esercizio di stazioni di radioamatori (d.P.R. 5 agosto 1966, n. 1214) e per la concessione in esclusiva alla RAI per il periodo di venti anni dei servizi delle radioaudizioni e di televisione circolare (d.P.R. 26 gennaio 1952, n. 180). L'infrazione alle surriportate disposizioni il legislatore ha poi sanzionato penalmente (art. 178 del r.d. n. 645 del 1936, così come sostituito dall'art. 1, n. 2, legge n. 196 del 1952; art. 3 di questa legge; art. 195 del d.P.R. n. 156 del 29 marzo 1973).
Ciò posto si osserva che la legittimità costituzionale di siffatta disciplina legislativa, conseguente al monopolio statuale delle telocomunicazioni e, prima ancora, la legittimità costituzionale di questo monopolio, non può ritenersi inconfutabilmente dimostrata dalla sentenza n. 59 del 1960 della Corte costituzionale. Inoltre, dopo oltre dieci anni da tale decisione, le considerazioni di ordine più strettamente tecnico sulle quali essa è fondata sarebbero state superate dallo sviluppo della scienza delle radiotelediffusioni.
4. - Le norme contenute negli artt. 1, 183 e 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (già artt. 1, 166 e 178 r.d. 27 febbraio 1936, n. 645) pongono inoltre rilevanti ostacoli al diritto alla circolazione di informazioni, protetto dall'articolo 21 della Costituzione, ove si osservi che, sanzionando penalmente anche l'istallazione e l'esercizio d'impianti idonei alla sola ricezione e diffusione di programmi televisivi esteri, s'impone al cittadino di attingere le proprie notizie unicamente dai servizi radiotelevisivi nazionali, attualmente affidati in regime di monopolio alla RAI-TV, precludendogli la possibilità di accedere ad altre non irrilevanti fonti di informazione e selezionare, in base alle proprie personali opzioni, le fonti medesime. E ciò pur non sussistendo nella specie alcuna delle ragioni in forza delle quali la Corte, con la sentenza n. 59 del 13 luglio 1 960, ritenne comprimibile il bene protetto dall'art. 21 e conforme ai precetti costituzionali la riserva allo Stato dei servizi radiotelevisivi e l'attuale regime di affidamento degli stessi in concessione esclusiva alla RAI.
L'istallazione e l'esercizio di impianti del tipo in esame non sono, infatti, certamente tali da originare situazioni di monopolio o di oligopolio, ove si consideri che essi sono alla portata di semplici commercianti di materiali radiotecnici, e che, soprattutto, sono volti non già a consentire a pochi privilegiati di manifestare il proprio pensiero quanto, invece, a permettere alla generalità di accedere agevolmente ad una pluralità di fonti d'informazione.
5. - L'Avvocatura dello Stato osserva che, contrariamente a quanto si asserisce nelle ordinanze di rimessione, oggi, rispetto al 1960 (epoca in cui questa Corte ha pronunciato la più volte menzionata sentenza n. 59 del 1960) la limitata disponibilità dei canali televisivi è rimasta immutata. E all'uopo esibisce - con una memoria illustrativa - un parere emesso in tal senso il 9 aprile 1974 dal Consiglio Superiore Tecnico delle Telecomunicazioni. Conseguentemente permangono tutti i motivi illustrati in detta sentenza, per i quali fu dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale del monopolio televisivo, e ulteriormente chiariti, per quanto attiene all'art. 21 della Costituzione, nella successiva sentenza n. 105 del 1972, secondo la quale il principio della libertà di manifestazione del pensiero va inteso non già nel senso che tutti debbono avere, in fatto, la materiale disponibilità di tutti i possibili mezzi di diffusione. Più realisticamente, sta a significare che a tutti la legge deve garantire la giuridica possibilità di usarne o di accedervi, con le modalità ed entro i limiti resi eventualmente necessari dalle peculiari caratteristiche dei singoli mezzi o dalla esigenza di assicurarne l'armonica coesistenza col pari diritto di ciascuno o dalla tutela di altri interessi costituzionalmente apprezzabili. E secondo l'Avvocatura, quanto affermato in detta sentenza vale anche per i cosiddetti ripetitori, perché anch'essi, in definitiva, sono stazioni trasmittenti onde hertziane. A nulla rileverebbe che testi trasmettono non programmi originali, ma programmi trasmessi da altre trasmittenti. In realtà, per i mezzi tecnici impiegati, e per le interferenze cui possono dar luogo, sarebbero assoggettabili pleno jure alla disciplina delle radiotelocomunicazioni.
Aggiungono, poi, che la sentenza avrebbe fatto ricorso al concetto di oligopolio, assimilandolo alla situazione di monopolio di cui all'art. 43 della Costituzione, mentre la parificazione fra le due situazioni si rivelerebbe inaccettabile; che la riserva allo Stato, con la conseguente eliminazione degli operatori privati, esige che il fenomeno comporti un beneficio per la collettività, mentre il sistema del monopolio - consentendo allo Stato di lasciare inutilizzata buona parte delle frequenze - , produce "una strozzatura del consumo", in contrasto con i fini di utilità generale di cui all'art. 43 della Costituzione; che è molto più facile diffondere notizie parziali e non obbiettive in regime di monopolio, quando manca il confronto con lo stesso mezzo di diffusione; che è contestabile il presupposto da cui muove la sentenza, che cioè l'attività televisiva costituisca un servizio destinato alla diffusione del pensiero e che lo Stato, avocandolo a sé, ne sia il migliore garante. Dopo aver affermato che l'art. 21 regola la materia in modo autonomo, sottraendola a quella dei rapporti economici, concludono che alla conclamata libertà di diffusione del pensiero dovrebbe accompagnarsi la libertà di fare uso dei mezzi indispensabili ad essa.
Se la ratio di quella disposizione costituzionale risiede nella ragionevole previsione che, là dove non esiste o addirittura non è possibile la libera concorrenza, il monopolio statale (o degli .altri soggetti tassativamente indicati) meglio garantisce l'interesse della collettività, ciò vale a maggior ragione quando, come nella materia in esame, si tratti di attività che, ben al di là della sua rilevanza economica, tocca molto da vicino fondamentali aspetti della vita democratica. Né vale l'obbiezione che nella specie vi sarebbe, al più, pericolo di un oligopolio, non già di un monopolio. Ed invero le due situazioni, almeno se riferite ai servizi di cui qui si discorre, sostanzialmente si identificano negli effetti, atteso che la disponibilità in poche mani di uno strumento di comunicazione di massa non presenterebbe rischi minori di quelli insiti in un monopolio in senso stretto.
La verità è che proprio il pubblico monopolio - e non già la gestione privata di pochi privilegiati - può e deve assicurare, sia pure nei limiti imposti dai particolari mezzi tecnici, che questi siano utilizzati in modo da consentire il massimo di accesso, se non ai singoli cittadini, almeno a tutte quelle più rilevanti formazioni nelle quali il pluralismo sociale si esprime e si manifesta. Ché, anzi, è proprio questa un'ulteriore via attraverso la quale si devono raggiungere quei "fini di utilità generale" in funzione dei quali l'art. 43 della Costituzione rende legittima la riserva: il monopolio pubblico, in definitiva, deve essere inteso e configurato come necessario strumento di allargamento dell'area di effettiva manifestazione della pluralità delle voci presenti nella nostra società.
A tal proposito la Corte - pur nel rispetto della discrezionalità del legislatore di scegliere gli strumenti più appropriati ad assicurare il conseguimento dei due fondamentali obbiettivi di cui innanzi si è discorso - ritiene che la legge debba almeno prevedere: a) che gli organi direttivi dell'ente gestore (si tratti di ente pubblico o di concessionario privato purché appartenente alla mano pubblica) non siano costituiti in modo da rappresentare direttamente o indirettamente espressione, esclusiva o preponderante, del potere esecutivo e che la loro struttura sia tale da garantirne l'obbiettività; b) che vi siano direttive idonee a garantire che i programmi di informazione siano ispirati a criteri di imparzialità e che i programmi culturali, nel rispetto dei valori fondamentali della Costituzione, rispecchino la ricchezza e la molteplicità delle correnti di pensiero; c) che per la concretizzazione di siffatte direttive e per il relativo controllo siano riconosciuti adeguati poteri al Parlamento, che istituzionalmente rappresenta l'intera collettività nazionale; d) che i giornalisti preposti ai servizi di informazione siano tenuti alla maggiore obbiettività e posti in grado di adempiere ai loro doveri nel rispetto dei canoni della deontologia professionale; e) che, attraverso una adeguata limitazione della pubblicità, si eviti il pericolo che la radiotelevisione, inaridendo una tradizionale fonte di finanziamento della libera stampa, rechi grave pregiudizio ad una libertà che la Costituzione fa oggetto di energica tutela; f) che, in attuazione di un'esigenza che discende dall'art. 21 della Costituzione, l'accesso alla radiotelevisione sia aperto, nei limiti massimi consentiti, imparzialmente ai gruppi politici, religiosi, culturali nei quali si esprimono le varie ideologie presenti nella società; g) che venga riconosciuto e garantito - come imposto dal rispetto dei fondamentali diritti dell'uomo - il diritto anche del singolo alla rettifica.
A tanto non provvede la legislazione vigente, nella quale - a parte alcune disposizioni contenute nel d.l.C.P.S. 3 aprile 1947, n.428 (modificato dalla legge 23 agosto 1949, n. 681), palesemente insufficienti ad assicurare serie direttive in ordine ai programmi ed a consentire un efficiente controllo del Parlamento - nulla si rinviene che possa corrispondere a quel minimo di regolamentazione a cui innanzi si è fatto cenno.
9. - Per le ragioni esposte deve essere dichiarata, nei sensi di cui in motivazione e nella parte relativa ai servizi di radiotelediffusione circolare a mezzo di onde elettromagnetiche, l'illegittimità costituzionale: a) degli artt. 1, 166, 168, n. 5, 178 e 251 del r.d. 27 febbraio 1936, n. 645 (in parte modificato dalla legge 14 marzo 1952, n. 196); b) degli artt. 1, 183 e 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.
a) dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 1, 166, 168, n. 5, 178 (così come sostituito dall'art. 1, n. 2, della legge 14 marzo 1952, n. 196) e 251 del r.d. 27 febbraio 1936, n. 645 (Approvazione del codice postale e delle telecomunicazioni), e degli artt. 1, 183 e 195 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telocomunicazioni), nella parte relativa ai servizi di radiotelediffusione circolare a mezzo di onde elettromagnetiche;
FRANCESCO PAOLO BONIFACIO - GIUSEPPE VERZÌ - LUIGI OGGIONI - ANGELO DE MARCO - ERCOLE ROCCHETTI - ENZO CAPALOZZA - VEZIO CRISAFULLI - NICOLA REALE - PAOLO ROSSI - LEONETTO AMADEI - GIULIO GIONFRIDA EDOARDO VOLTERRA - GUIDO ASTUTI.

References: ART. 43
 art. 1
 art. 166
 art. 168
 art. 178
 art. 251
 art. 1
 art. 183
 art. 195
 ART. 9
 art. 134
 ART. 3
 art. 3

SENTENZA 
 art. 183
 art. 2
 art. 3
 art. 195
 sentenza 
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