Source: http://comitat-friul.blogspot.it/2015/11/
Timestamp: 2017-12-15 08:30:20+00:00

Document:
Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl: novembre 2015
PORTI DEL FRIULI - VENEZIA GIULIA: BISOGNA FARE CHIAREZZA
Porto di Trieste e Porto Nogaro:
alcuni dati fondamentali
Il porto di Trieste è un porto COMMERCIALE (ossia con merci in transito) essenzialmente PETROLIFERO dove la voce petrolio greggio risulta valere ben il 70% della totalità delle merci sbarcate e imbarcate.
Il petrolio greggio - dai dati pubblicati dall'autorità portuale triestina e relativi al 2014 - infatti vale ben 41,5 milioni di tonnellate su un totale merci di 57,1 milioni di tonnellate.
Dati forniti dall'autorità portuale di Trieste - Anno 2014
- totale delle merci sbarcate ed imbarcate: 57.153.931 tonn.
petrolio greggio ed altre rinfuse liquide: 42.400.849 tonn.
petrolio greggio: 41.493.027 tonn.
http://www.porto.trieste.it/wp-content/uploads/2015/04/ESPO-2014-2.pdf
E il restante 30% delle merci imbarcate e sbarcate nel Porto di Trieste?
Da il Piccolo di Trieste, 3 dicembre 2014
TRIESTE. Un anno decisamente da incorniciare il 2014 per il porto di Capodistria. Da gennaio a settembre, infatti, per quanto concerne il traffico contenitori (teu) ha fatto registrare un incremento pari al 15% per complessivi 510.265 contenitori movimentati. Da rilevare che quello di Capodistria, in fatto di teu, è lo scalo più importante dell’Alto Adriatico. Il primato è confermato dalle cifre. Sempre nel periodo gennaio-settembre 2014 il porto di Trieste, sempre in tema di contenitori, ha fatto registrare 358.619 movimentazioni pari a un incremento del 3%. (...)
Il porto di Giorgio di Nogaro è un porto INDUSTRIALE le cui banchine sono essenzialmente al servizio dell'industria friulana insediata nell'immediato retroterra portuale (Distretto industriale Aussa-Corno: il più importante di tutta la regione).
Da pochissimo tempo, dopo anni di assurda attesa mentre gli altri porti dell'Adriatico venivano regolarmente dragati, sono finalmente iniziati i dragaggi che dovrebbero (meglio usare il condizionale!!!) "RIPORTARE" i fondali agli iniziali 7,5 metri di profondità di oltre 10 anni fa, quando si è smesso di dragare creando ovvi problemi all'operatività portuale e allo sviluppo di questo porto dalle grandi potenzialità...
I PORTI DEL FRIULI - VENEZIA GIULIA:
Scrive il Fattoquotidiano in un articolo di Daniele Martini che
“Esemplare il caso dell’Alto Adriatico. Il Friuli (F-VG. in realtà) guidato dal vicesegretario del Pd Deborah Serracchiani ha avviato l’iter di approvazione del nuovo piano regolatore del porto di Monfalcone imperniato sul terminal container. Ignorando del tutto che a pochi chilometri di distanza, a Trieste, progettano di accrescere proprio la capacità di movimentazione del terminal locale da 700mila a 1 milione e 200mila Teu, la misura standard di volume nel trasporto dei container. Mentre a Venezia hanno in testa la costruzione di una innovativa e costosa piattaforma offshore. Oltre che vice segretario di Renzi, la Serracchiani è anche responsabile per il partito del settore dei Trasporti, ma sembra tenere in poco conto gli orientamenti del governo. Mentre un altro esponente Pd, Riccardo Nencini, vice di Delrio, parla a sua volta un’altra lingua e magnifica il ruolo centrale di Venezia nell’ambito delle strategie governative sulla portualità italiana dell’Alto Adriatico.”
Sembra che il governo regionale, affaticato dall'aver stravolto il sistema delle autonomie locali, stia brancolando senza una meta precisa: parliamo della crisi economica che perdura, nonostante le dichiarazioni trionfali sui nuovi assunti (ma con un numero di licenziati più alto degli assunti, per cui l'effetto complessivo è che c'è sempre più disoccupazione e lavoro sempre più precario!) e le scelte di politica economica che lasciano perplessi.
Parliamo della chiusura di Agemont, che pure avrà fatto errori, ma che comunque serviva, parliamo dell'Aussa-Corno messa in liquidazione e con la prospettiva che quello che resterà, dopo la svendita, sarà gestito in modo centralistico da Trieste.
Non vogliamo entrare nel merito delle evidenti discrasie e diversità tra un porto prevalentemente petrolifero come Trieste, che dovrebbe rispondere ad una governace unica dell'Alto Adriatico, Monfalcone in grado di crescere per le facili comunicazioni ferroviarie e stradali ed ora soprattutto funzionale al grande cantiere di Fincantieri e allo scarico del carbone per la centrale, e Porto Nogaro, porto di livello regionale, interessato a svolgere per ora prevalentemente un servizio per le fabbriche poste a ridosso delle banchine.
E' proponibile una governance unica tenendo conto di queste diversità e, soprattutto, del progetto di Renzi e Del Rio di creare, come si è detto, un'autorità unica dell'Alto Adriatico? O si erano sbagliati? E non sarebbe sbagliato anche calpestare la (poca) autonomia del porto friulano?
E a quando un progetto reale di rilancio dalla crisi dell'Aussa-Corno, del Consorzio industriale, dell'interporto e scalo di Cervignano e di tutta l'area della Bassa friulana. Basta con misure a singhiozzo con liquidazioni poco credibili, a cui far seguire accentramenti su Trieste perfino di collegio elettorale. Bisogna farsi carico seriamente del percorso di un patto territoriale di sviluppo, da Isonzo a Tagliamento, tra Regione, Enti locali, CCIAA di Udine, imprese e sindacati per affrontare i nodi reali della crisi e rispondere alle esigenze di un territorio in grave degrado socioeconomico e senza un progetto di rinascita che non passa certo con episodi come il rilancio di pezzi della TAV, ma di priorità come nuova occupazione e rilancio della attività imprenditoriali.
Si trovano i finanziamenti per la Promotur, indispensabile per la montagna, si sono trovate le decine di milioni per il teatro Verdi per il quale nessuno ha pensato di liquidarlo per la perdurante crisi finanziaria, a maggior ragione bisogna individuare i finanziamenti per la Bassa Friulana per la quale i dragaggi in corso rappresentano solo un lavoro che andava fatto 10 anni fa!
Udine, 26.11.15
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Etichette: Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli, Paolo Fontanelli, porto di Monfalcone, Porto di Trieste, Porto Nogaro
"SUNS" EUROPE in FRIÛL - DAL 25 DI NOVEMBAR AL 12 DI DICEMBAR 2015
dal 25 di Novembar
al 12 di Dicembar
SUNS European Festival of performing art in minority languages
CINE: dal 25 al 28 di Novembar
http://www.mostredalcine.org/
LETERATURE: dal 3 al 7 di Dicembar
MUSICHE: dal 5 al 12 di Dicembar
https://lidrisebutui.wordpress.com/2015/11/19/lenghis-musichis-cine-e-leterature-al-rive-suns-europe/
Tra i dîs finaliscj il tercet folk rock dai Kasernarat, che a vegnin dal Paîs Basc, i irlandês Tuath, autôrs di un rock shoegaze cun influencis psichedelichis, la band crossover hip op breton dai Rhapsoldya, il duet pop de Frisie Marit & Nigel, la band galiziane dai Caxade, la trie sami Ozas, che al font pop, blues e cjant tradizionâl samis, e doi grups che a vegnin de federazion Russe: i Zaman, espression de comunitât linguistiche bashkir, e i Ilmu ce che a rivin de Carelie.
Cun di plui ancje i doi vincidôrs dal festival Suns Sardigna, la rassegne nassude tal 2009 in Friûl, che di chest an e je la semifinâl dal gnûf festival european, par ce che al tocje tal specific la Europe alpine e mediteranie
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UNA SCUOLA "SPECIALE" PER UNA REGIONE "SPECIALE" - UN CONVEGNO A CASARSA GIOVEDI' 26 NOVEMBRE
Riceviamo dalla Associazione
"PATTO PER L'AUTONOMIA" e pubblichiamo:
UNA SCUOLA “SPECIALE”
REGIONE “SPECIALE”
Ridotto del teatro ‘Pier Paolo Pasolini’,
Bruno Forte “La scuola nella specialità regionale”
Consigliere regionale PD e Presidente VI Commissione Istruzione Cultura
Responsabile federale istruzione Lega Nord
Marino Marchesin
Direttore Oratorio di Spilimbergo
Mario Battistuta Sindaco di Bertiolo
Porterà i suoi saluti
Dal settimanale ilFRIULI
nr. 45 del 20 novembre 2015
Rubrica “Risiko” pagina 9
LA COMPETENZA SULLA SCUOLA PER CAMBIARE LA SPECIALITA'
“Rivendicare la competenza primaria nel campo dell'istruzione rilancerebbe la specialità: è questa l'ipotesi di fondo per cui giovedì 26 novembre, alle 20.30 al Teatro Pasolini di Casarsa, il Patto per l'Autonomia chiamerà a riflettere una serie di relatori nell'auspicio di "Una scuola speciale per una Regione speciale" (...)
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RIFORMA ENTI LOCALI: LA REGIONE VIOLA LO STATUTO DI AUTONOMIA E LA COSTITUZIONE ITALIANA!
"PANONTIN/SERRACCHIANI"
LA REGIONE VIOLA
E LA COSTITUZIONE ITALIANA!
Art. 11, primo comma,
dello Statuto di autonomia speciale:
Nei Comuni friulani
non si muoverà foglia
che Trieste non voglia?
http://www.lavitacattolica.it/stories/regione/9142_nei_comuni_friulani_non_si_muover_foglia_che_trieste_non_voglia/#.Vk3CJuRdHcs
Negli anni passati, quando con facilità (fasulla) si parlava di federalismo, la speranza degli autonomisti era quella di una Regione "leggera" che impostasse le politiche di sviluppo del Friuli-Venezia Giulia e di Comuni finalmente liberi di decidere dove spendere i fondi di loro competenza secondo progetti che rispondono ai programmi presentati ai loro cittadini e dei quali poi i sindaci dovranno rispondere presentandosi al giudizio degli elettori. Cosa che attualmente non avviene, perché di fatto, attraverso una miriade di leggi e di riparti di settore (per non parlare delle norme finanziarie "ad personam" per singoli comuni e progetti), la Regione ha un fortissimo potere gestionale, che invece secondo lo Statuto di autonomia dovrebbe essere esercitato dagli enti locali.
Con la riforma Panontin delle autonomie locali questo cambierà?
L'assessore lo aveva assicurato in modo enfatico nel luglio scorso quando fu approvata la riforma della finanza locale: "Finalmente le Amministrazioni comunali potranno ricominciare a fare politica e a programmare con un arco temporale adeguato i loro interventi sul territorio". Insomma una rivoluzione federalista. E' così? La riforma ha sicuramente il grande merito di superare il criterio della "spesa storica" (sulla base del quale, ad esempio, Trieste prende più finanziamenti del Friuli) e vede come soggetto fondamentale le Uti (Unioni territoriali intercomunali) togliendo una notevole fetta di potere ai singoli comuni. Su questo però l'assessore Panontin era stato chiaro: "Come Giunta regionale siamo infatti convinti che sia necessario strutturare i Comuni con dimensioni di scala funzionali all'erogazione dei servizi, perché - e lo dico con le parole del presidente nazionale dell'Anci, Piero Fassino - è inutile rivendicare autonomie che poi non si è in grado di gestire". E fin qui possiamo accettare il ragionamento di Panontin, pur osservando che purtroppo i vertici delle Uti non sono scelti dai cittadini col voto e quindi nessuno potrà democraticamente esprimersi sul loro operato.
C'è però dell'altro che lascia perplessi in una visione di sussidiarietà. Panontin lo ha illustrato in giunta venerdì scorso 23 ottobre. "La riforma della finanza locale - ha spiegato Panontin - prevede che Regione ed Enti locali stipulino annualmente un'intesa per lo sviluppo, un accordo che, a regime, è destinato a precedere temporalmente la legge finanziaria, e definisce le grandezze finanziarie generali da destinare agli Enti locali e la loro destinazione di massima". Se si parla di destinazione di massima, ciò potrebbe ancora rientrare in un ruolo di indirizzo della Regione. Ma poi Panontin aggiunge: "L'intesa sarà annuale, con proiezione triennale, in base al trend di andamento delle entrate pubbliche e definirà, in primo luogo, potenzialità da sviluppare e criticità da superare; in secondo luogo definirà gli eventuali vincoli da rispettare; infine definirà la partecipazione di ciascun livello di governo all'attuazione delle politiche concertate, ovviamente sulla base di rispettive competenze e potenzialità". Insomma la Regione metterà bocca su tutto: fino a che punto? Se per i vertici di una Uti le potenzialità del territorio da sviluppare prioritariamente sono alcune mentre la Regione pensa che siano altre, quale punto di vista prevarrà? Tra i "vincoli da rispettare" ci può essere anche l'indicazione che un investimento va fatto in un comune dell'Uti ("amico" politicamente, magari....) piuttosto che in un altro?
Non vorremmo che passasse ancora il motto: "Nei Comuni friulani non si muove foglia che l'amministrazione regionale a Trieste non voglia"
(Roberto Pensa - direttore responsabile del settimanale della Arcidiocesi di Udine, LA VITA CATTOLICA)
Etichette: Debora Serracchiani, La Vita Cattolica, Paolo Panontin, riforma enti locali, Roberto Pensa
Pubblicato da Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl a 11:21 4 commenti:
REGIONE - ELETTRODOTTO TERNA REDIPUGLIA-UDINE OVEST: TERNA SI RIVOLGE AI MINISTERI....
Eravamo rimasti alla sentenza
AVVERSA A TERNA :
"Copia e incolla"
dalla sentenza del Consiglio di Stato
Risulta fondato, in particolare, il secondo motivo di appello con cui si deducono, sotto diversi profili, vizi di eccesso di potere e difetto di motivazione in relazione al provvedimento con il quale il Ministero per i beni e le attività culturali (nota prot. 6440 del 24 febbraio 2011), (...)
Terna annuncia agli azionisti
un "inciucio romano"
http://www.lavitacattolica.it/stories/regione/9269_elettrodotto_terna_annuncia_agli_azionisti_un_inciucio_romano/#.VkXZ_uRdHcs
"Il 2 ottobre 2015 Terna ha trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico la documentazione necessaria a sanare il vizio contestato" del megaelettrodotto Redipuglia-Udine Ovest: con questa frase sibillina il gestore elettrico nazionale, nel presentare la trimestrale giugno-settembre 2015, sotto la voce "Fatti rilevanti del terzo trimestre" si dice ottimista sulla risoluzione del sequestro dell'infrastruttura, ottenuto dal Comitato per la vita del Friuli rurale (che ha raccolto l'adesione di oltre 250 agricoltori) e dai 7 Comuni (Basiliano, Lestizza, Mortegliano, Pavia di Udine, Palmanova, Trivignano Udinese e San Vito al Torre) che avevano presentato ricorso prima al Tribunale amministrativo regionale del Lazio (l'impugnativa riguardava l'autorizzazione ministeriale) e poi al Consiglio di Stato.
In pratica quello iniziato da Terna è un processo di "rideterminazione": si richiedono di nuovo i pareri a tutti gli enti coinvolti, in pratica si rifà da capo tutto l'iter per sanarlo.
Molto "interessante" la descrizione dell'accaduto che Terna fa ai suoi investitori e stakeholder: "Il 24 luglio 2015 è stata emessa la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha bloccato per un presunto vizio autorizzativo l’elettrodotto aereo Udine Ovest – Redipuglia, in avanzata fase realizzativa. Si tratta di un’opera strategica per la sicurezza elettrica del Friuli-Venezia Giulia. In particolare, la sentenza – che non ha in alcun modo bocciato l’opera né la sua importanza - ha contestato alcune modalità nel rilascio del parere positivo del Ministero dei Beni Culturali, uno dei 50 pareri favorevoli già acquisiti sull’opera".
Insomma, un'inezia.
Le cose però non stanno proprio così. La sentenza del Consiglio di Stato non è basata su carenze formali ma su un'opera che i legali dei ricorrenti hanno definito "macroscopicamente illegittima". Sulla base dei rapporti della Soprintendenza regionale, quest'opera non solo "era incompatibile con il paesaggio", ma si configurava come deturpamento dell'ambiente, reato sancito dal codice penale.
Tutto il processo autorizzativo è stato annullato, a partire dalla dichiarazione di pubblica utilità, presupposto per gli espropri. L’opera quindi andrebbe abbattuta.
A dispetto delle dichiarazioni bellicose post sentenza, non c'è traccia di un fantomatico ricorso di Terna in Cassazione, ma l'azienda sta cercando di farsi rilasciare una autorizzazione "ex novo" dai ministeri romani. Una procedura di certo non trasparente (non si sa quali siano le "integrazioni" presentate, dal momento che l'elettrodotto è già costruito e ben poco si può integrare) che lascia in bocca l'amaro sapore di un inciucio romano.
Ora la battaglia si torna ad infiammare, com'era prevedibile. Poteri forti che vogliono colonizzare il Friuli per i proprio interessi contro abitanti e comuni della Bassa Friulana che si battono contro l'ecomostro.
Molto interessante è capire quale sarà il parere della Soprintenza che nel frattempo ha cambiato i suoi vertici. E altrettanto interessante sarà il parere della Regione, che di recente ha bocciato i mega elettrodotti aerei transfrontalieri verso Austria e Slovenia causa il loro eccessivo impatto ambientale.
Ora, di fronte ad un nuovo parere sul Redipuglia-Udine Ovest, cosa farà?
Pubblicato da Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl a 10:43 2 commenti:
Etichette: Elettrodotti, elettrodotto Terna, Friuli, La Vita Cattolica, Roberto Pensa

References: Art. 11
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