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Timestamp: 2020-06-01 09:09:49+00:00

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Art. 1338 codice civile - Conoscenza delle cause di invalidità - Brocardi.it
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Articolo 1338 Codice civile
Conoscenza delle cause di invalidità
Dispositivo dell'art. 1338 Codice civile
La parte che, conoscendo o dovendo conoscere l'esistenza di una causa di invalidità del contratto(1), non ne ha dato notizia all'altra parte è tenuta a risarcire il danno da questa risentito per avere confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto [1398].
(1) Si ritiene che non sussista l'ipotesi di cui alla norma se l'invalidità deriva dalla legge, come nel caso di forma contrattuale richiesta ad substantiam (1325, 1350 ss. c.c.), poichè entrambe le parti sono tenute a conoscerla.
La norma esplicita una delle condotte che possono generare responsabilità precontrattuale per violazione del dovere di buona fede (1337 c.c.), cioè quella di tacere circostanze che, poichè inficiano la validità del contratto, rendono di fatto inutili le trattative. Il principio, però, incontra un limite nel dovere della controparte di essere sufficientemente diligente da conoscere da sola, se ciò è possibile, tali cause di invalidità.
Spiegazione dell'art. 1338 Codice civile
Le trattative integrano un'attività preparatoria di un futuro contratto; ma un'attività che non si inserisce necessariamente nell’iter formativo del contratto, potendo questo sorgere da una proposta, accettata senza alcuna discussione sulle sue clausole. Le trattative, inoltre, non culminano, come è stato sostenuto, nella formazione di una proposta, perché questa è opera di un solo soggetto, mentre le prime ricomprendono l'opera di più persone.
Trattativa è discussione, scambio d'idee, di punti di vista e di progetti, ricerca del punto di convergenza delle volontà dirette al contratto, composizione delle divergenze di interesse relativamente al contratto stesso, scambio di spiegazioni sulle opposte pretese, richiesta e concessione di modifiche al contenuto di esse, comune e progressiva elaborazione di clausole contrattuali. Soprattutto è da notare che le trattative importano una fase di negoziato del contenuto del contratto non qualificata dall'intenzione di obbligarsi, ma dalla sola intenzione di discutere le condizioni alle quali potrebbe essere concluso il contratto, di predisporre il contenuto di questo contratto; le parti intendono, vale a dire, saggiare semplicemente l'opportunità e la convenienza di costituire un rapporto contrattuale, esprimere e ricercare limiti di tale opportunità e convenienza, senza attribuirsi reciprocamente diritti, e mantenendo la loro attività in un valore meramente potestativo. I trattanti non sono perciò tenuti a spingere la loro attività fino alla conclusione, ad ogni costo, del contratto, ma possono sospendere le trattative, riprenderle, interromperle in piena libertà di determinazione. Si è affermato che fra i trattanti dove presumersi l'esistenza di un accordo avente per oggetto di elaborare i termini di un contratto e di operare fino a quando questo contratto si concluda o l'accordo non sia impossibile; ma nell'assunto secondo il quale i trattanti devono agire fino a quando l'accordo sia possibile c'è quel tanto che basti per considerarlo inaccoglibile, perché l'impossibilità di un accordo conclusivo della trattativa suole derivare dalla valutazione che la parte fa della inopportunità o della non convenienza di addivenire al contratto, e questa valutazione è eminentemente subiettiva, se è vero che è libera la volontà diretta al contratto. Ogni trattante sarebbe cioè tenuto a trattare fino a quando egli lo ritenesse possibile, avrebbe cioè un obbligo dal cui adempimento si potrebbe liberare con il solo atto della sua volontà; ora un vincolo con un contenuto del genere non avrebbe i caratteri della giuridicità.
Valore giuridico delle trattative
Le trattative sono suscettibili di preparare il futuro contratto, ma non ne sono, come la proposta e l'accettazione, elementi costitutivi; esse pertanto non possono far sorgere il contratto senza una determinazione finale che contenga la volontà di rimanere obbligati alle prestazioni di cui è oggetto il contratto stesso. Quand'anche le trattative risultino di fasi successive di cui ciascuna, completi punti singoli del contratto, su ciascuno di questi punti le parti non si intendono vincolate se non in quanto si raggiunga l'accordo su tutti gli altri, salvo che le parti abbiano inteso di procedere progressivamente alla formazione del contratto, ed esprimere senz'altro una volontà definitiva, sotto riserva dei punti ancora da trattare (v. supra, sub art. 1326, n. 4). Le parti non si intendono vincolate nemmeno a tener ferma la volontà espressa su ciascun punto; dalla quale possono recedere a fortiori nella fase delle trattative, se è loro lecito di revocare la proposta o l'accettazione, in cui è insita l'intenzione dell'autore di rimanere vincolato a ritener perfetto il contratto a seguito della cognizione dell'accettazione (v. supra, sub art. 1326, n. 3).
Conseguenza è che quei punti sui quali si è raggiunto l'accordo in sede di trattativa, non divengono contenuto del contratto se non in quanto sono contenuto della determinazione che fa sorgere il contratto stesso.
Le cose dette durante il periodo delle trattative potranno pere sempre servire a chiarire la volontà contrattuale, se essa è oscura e se non contrastano con ciò che sia stato convenuto su altro punto e con la volontà complessiva esprimentesi dal contratto, perché integrano quel contegno al quale l'art. 1362 dà valore determinante per la ricerca del significato della dichiarazione contrattuale.
A sua volta la sottoscrizione di minute riproduttive di tutti i patti contrattuali o di alcuni di essi non è indice sicuro della convergenza del consenso sui patti medesimi. La minuta normalmente è un appunto rivolto a enunciare in formule precise ciò che è stato espresso dalle parti a solo scopo di memoria, non ad esprimere la volontà di obbligarsi; ma non può certo escludersi, in relazione a singole fattispecie e con riferimento alle circostanze del caso, che le parti abbiano, mediante la sottoscrizione della minuta, inteso vincolarsi secondo il suo testo (v. ultra, sub art. 1351, n. 4).
Responsabilità per rottura delle trattative ed obbligo di buona fede
Una responsabilità del trattante per la rottura intempestiva delle trattative intervenuta senza giusta causa non sarebbe compatibile col già indicato carattere eminentemente potestativo della trattativa, che importa libertà di recedere, determinata e guidata dal puro interesse personale e subiettivo; in modo che non giustificherebbe, per la mancanza di ogni estremo di colpa nel fatto della desistenza, il risarcimento del danno subito dalla controparte a causa del recesso.
Talora tuttavia il comportamento di uno dei trattanti, per il suo significato obiettivo, è idoneo a creare affidamenti. In tal caso la rottura delle trattative che violi la fiducia ragionevolmente fatta sorgere nella controparte può, senza dubbio, dar luogo a risarcimenti, perché vi è sempre responsabilità quando si determina il venir meno di un affidamento creato che legittima sempre aspettative e costituisce sempre situazioni di buona fede, suscettibili di tutela giuridica. Le spese fatte nella fiducia della serietà dell'intenzione della controparte, le perdite subite per le necessità delle trattative, alle quali si accedeva nella presunzione di un risultato positivo dell'attività precontrattuale suscitata dal comportamento della controparte stessa, devono essere rimborsate e reintegrate come danno determinato da un agire colpevole.
Domina peraltro il comportamento delle parti durante le trattative una norma di condotta che impone di operare di buona fede (art. 1337), e che fa assurgere a doveri giuridici quei doveri che, secondo la coscienza generale, devono essere osservati nei rapporti fra consociati: obbligo di un contegno probo, leale e informato a chiarezza, obbligo di agire in serietà di intendimenti, obbligo di comportarsi in modo da non far gettito dell'interesse altrui senza la giustificazione della legittima tutela dell'interesse proprio: esempi di un agire in mala fede si hanno quando il trattante tenga a bada l'altra parte con lunghe trattative fino a quando gli riesca di fargli perdere l'occasione di altro buon affare, per poi recedere dopo ottenuto l'intento o quando una parte dà all'altra informazioni inesatte per convincerla a concludere il contratto. Nell'art. 1338 si coglie anche per la fase delle trattative una specificazione dell'obbligo generale di buona fede incombente su ogni trattante: comunicare all'altra parte le cause d'invalidità del contratto che fossero conosciute, è infatti un dovere di lealtà, dal quale non si può deflettere se si vuol condurre il proprio atteggiamento nello spirito del rispetto dell'altrui interesse, e quindi su una scia che è costume seguire nella vita di relazione, onde conferire carattere di correttezza ad ogni proprio comportamento. Altra specificazione dell'obbligo generale di buona fede è negli art. 1341 e 1342 (v. ultra, sub art. 1341 e 1342, n. 5).
Alla conoscenza dei vizi che potrebbero produrre l'invalidità del contratto deve equipararsi la ignoranza colposa dei medesimi (articolo 1338); e perciò, accanto all'obbligo di comunicare l'esistenza di tali vizi, deve intendersi riferito al trattante un obbligo di diligenza per ciò che concerne la conoscenza dei vizi, nel senso che ciascuno dei trattanti è tenuto ad accertare che il contratto al quale si riferiscono le trattative non abbia dei vizi che lo rendono nullo o annullabile e che facciano venir meno la fiducia posta dall'altra parte sulla possibilità di realizzare l'interesse che l'ha spinta a iniziare le trattative o a consentire di svolgerle.
Responsabilità in contraendo e fondamento della responsabilità ex articoli 1337 e 1338
L'obbligo di buona fede posto come norma di condotta non si estingue con il chiudersi delle trattative, ma accompagna anche l'attività successiva diretta alla formazione del contratto, e determina pure, durante la formazione stessa (anche se non vi siano state trattative precedenti), il dovere di ciascuna parte di operare verso l'altra con correttezza e lealtà. L'art. 1338, che considerammo specificazione del dovere di buona fede posto a carico dei trattanti (supra, n. 3), non esaurisce infatti la disciplina del comportamento di ciascuna parte verso l'altra durante i periodi precontrattuali, ma enuncia solo alcuni importanti doveri. Il collegamento degli articoli 1337 e 1338 è intimo; il secondo chiarisce il primo, ma il primo domina il secondo per la sua generalità, facendogli assumere una portata meramente esemplificativa, tanto è vero che si riferisce pure alla fase della formazione del contratto e non soltanto a quella delle trattative. Di più gli articoli 1337 e 1338 hanno in comune il fondamento giuridico.
Infatti, escluso che nei periodi precontrattuali si formi un rapporto contrattuale che abbia per oggetto la elaborazione e la formazione del contratto, deve ritenersi che negli articoli predetti si consideri un fatto (attività precontrattuale), al quale l'ordinamento ricollega determinati effetti giuridici, come è l'obbligo di operare di buona fede, con circospezione e con diligenza per evitare che sorga in altri una ragionevole fiducia riguardo ad un contratto che poi si palesa nullo o annullabile: la responsabilità che scaturisce dalla violazione di tali obblighi si fonda sulla colpa (culpa in contrahendo o in tractando), ed è responsabilità extracontrattuale, perché gli obblighi di cui agli articoli 1337 e 1338 si pongono in relazione al principio generale del neminem laedere.
Spetta al danneggiato dimostrare la colpa stessa, che non può presumersi per il fatto della conclusione di un contratto nullo o annullabile senza caratterizzare come obiettiva la responsabilità che ne risulta, ciò che non sarebbe giustificato.
I danni risarcibili consistono nell'interesse negativo, non soltanto nell'ipotesi dell'art. 1338, ove il principio è nettamente affermato, ma anche nell'ipotesi dell'art. 1337, che, come l'art. 1338, dà luogo ad una responsabilità per mancata conclusione di un contratto.
Quali siano questi danni è stato chiarito a commento dell'art. 1328 (n. 5); ad esso rimandiamo.
Massime relative all'art. 1338 Codice civile
Cass. civ. n. 10156/2016
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10156 del 18 maggio 2016)
Cass. civ. n. 2327/2016
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2327 del 5 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 9636/2015
In presenza di norme che deve conoscere ed applicare in modo professionale, come quella sulla registrazione del contratto da parte della Corte dei conti, la P.A. che non informi il privato su quanto potrebbe determinare l'invalidità o inefficacia del contratto risponde per "culpa in contrahendo", salva la prova concreta dell'irragionevolezza dell'altrui affidamento. Nell'accertare se il privato abbia confidato senza colpa nella validità ed efficacia del contratto con la P.A., agli effetti dell'art. 1338 c.c., il giudice di merito deve verificare in concreto se la norma violata fosse conoscibile dal cittadino mediamente avveduto, tenuto conto dell'univocità dell'interpretazione della norma stessa e della conoscibilità delle circostanze di fatto cui la legge ricollega l'invalidità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9636 del 12 maggio 2015)
Cass. civ. n. 16149/2010
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16149 del 8 luglio 2010)
Cass. civ. n. 16508/2004
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16508 del 21 agosto 2004)
Cass. civ. n. 14539/2004
In tema di responsabilità precontrattuale ex art. 1338 c.c., tendenzialmente è dovuto l'integrale risarcimento del danno sofferto dal contraente ignaro, che può venire in rilievo sia sotto il profilo del danno emergente (consistente nelle spese sopportate nel corso delle trattative), sia sotto il profilo del lucro cessante (perdite sofferte dal contraente per la mancata conclusione di altre trattative dalle quali è stato distolto); ma non è consentito, per la natura dell'illecito e per la fase contrattuale in cui si colloca, il risarcimento del pregiudizio del cosiddetto interesse positivo all'adempimento del contratto e alla disponibilità dell'oggetto di esso, che si sarebbe avuta se il contratto fosse stato validamente concluso ed eseguito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14539 del 30 luglio 2004)
Cass. civ. n. 6337/1998
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6337 del 26 giugno 1998)
Cass. civ. n. 5570/1998
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5570 del 5 giugno 1998)
Cass. civ. n. 2519/1998
La presenza di una causa di invalidità del contratto per violazione di un requisito di legge (nella specie, la mancanza della forma scritta in un incarico professionale), correttamente ritenuta dall'Amministrazione ostativa alla conclusione del contratto, impedisce la configurabilità della responsabilità precontrattuale nella speciale forma di cui all'art. 1338 c.c., ma non preclude altri profili di culpa in contrahendo, i quali ben possono ricorrere ove l'Amministrazione stessa (che, in sede di trattative è tenuta anch'essa ad un comportamento lineare, improntato a diligenza, correttezza e senso di solidarietà sociale) con la propria condotta abbia fatto intendere alla controparte negoziale che quel vizio sarebbe stato in prosieguo da essa rimosso o che la trattativa avviata sarebbe andata comunque a buon fine.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2519 del 6 marzo 1998)
Cass. civ. n. 7997/1997
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7997 del 26 agosto 1997)
Cass. civ. n. 11681/1995
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11681 del 9 novembre 1995)

References: Articolo 1338

Articolo 1338
 art. 1326
 art. 1326
 art. 1351
 art. 1341
 art. 1341

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