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Timestamp: 2020-04-06 01:29:40+00:00

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Cassazione civile, Sentenza 18 novembre 2019, n. 29864. – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Cassazione civile, Sentenza 18 novembre 2019, n. 29864.
La societa’ (OMISSIS) s.r.l. otteneva decreto ingiuntivo nei confronti della societa’ (OMISSIS) s.p.a. per il pagamento di Euro 35.750 a titolo di corrispettivo dell’appalto per la realizzazione di un impianto destinato alla applicazione di un nastro di alluminio isolante per il rivestimento di tubature destinate alla conduzione di acqua calda per riscaldamento.
In sede di opposizione al decreto ingiuntivo la (OMISSIS) s.p.a. chiedeva dichiararsi la risoluzione del contratto di appalto inter partes, lamentando un grave inadempimento da parte della societa’ appaltatrice (OMISSIS) per le anomalie riscontrate nel funzionamento dell’impianto, tali da renderlo del tutto inadatto alla sua destinazione; in particolare l’opponente lamentava che l’impianto realizzato dalla (OMISSIS) applicava il nastro di alluminio alle tubature senza la necessaria aderenza, generando la formazione di pieghe e rigonfiamenti.
La corte d’appello di Milano, confermando la decisione di primo grado, respingeva l’opposizione, rilevando l’insussistenza del lamentato inadempimento della societa’ (OMISSIS). La corte territoriale rilevava che le anomalie riscontrate nei tubi prodotti con l’impianto realizzato dalla societa’ (OMISSIS) dipendevano da un malfunzionamento di uno stampo preposto alla chiusura del foglio di alluminio, denominato “tensor”, che la stessa (OMISSIS) aveva realizzato sulla scorta delle specifiche tecniche e progettuali fornite dalla committente (OMISSIS) s.p.a..
Per la cassazione di tale sentenza ricorre la societa’ (OMISSIS) sulla scorta di quattro motivi.
La societa’ (OMISSIS) ha depositato controricorso.
La causa e’ stata discussa alla pubblica udienza del 20.2.19, per la quale la societa’ ricorrente ha depositato memoria e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.
Col primo motivo di ricorso la societa’ (OMISSIS) denuncia la violazione o falsa applicazione dell’articolo 116 c.p.c. e articoli 1173, 1176, 1218 e 2697 c.c.; nel mezzo di gravame si contesta altresi’ la “non prudente e illogica motivazione” della sentenza impugnata (pagina 27, rigo 15, del ricorso per cassazione), la’ dove vi si afferma che il difetto della linea di produzione sarebbe riconducibile all’imperfetto funzionamento dello stampo “tensor”, a propria volta dipendente da errori della relativa progettazione ascrivibili alla committente. Seconda la ricorrente, per contro, il difetto della linea di produzione sarebbe imputabile ad anomalie del processo di lavorazione che si collocherebbero a monte della fase di chiusura del foglio di alluminio realizzata mediante lo stampo “tensor”. Sotto altro aspetto, nel mezzo di gravame si censura l’affermazione della corte territoriale secondo cui la progettazione dell’impianto “tensor” sarebbe riferibile alla societa’ (OMISSIS).
Col secondo motivo di ricorso la societa’ ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione degli articoli 1173, 1176, 1218 e 2697 c.c., affermando che, a prescindere dalla sussistenza o meno di un progetto-tipo fornito dalla (OMISSIS), la societa’ fornitrice (OMISSIS) era comunque responsabile dell’esecuzione dell’opera a regola d’arte e, per essere esonerata da tale responsabilita’, avrebbe dovuto dimostrare che il contratto le imponeva di attenersi al progetto fornito dalla committente.
Con il terzo motivo di ricorso, rubricato con riferimento alla violazione o falsa applicazione dell’articolo 116 c.p.c. e articoli 1173, 1176, 1218 e 2697 c.c., la societa’ ricorrente lamenta che la corte territoriale, “in violazione del principio della prova logica e prudente” (pag. 30, § 6, del ricorso per cassazione), non avrebbe considerato che la c.t.u. non aveva affermato l’incompatibilita’ del progetto-tipo dello stampo “tensor” elaborato dalla societa’ (OMISSIS) rispetto alla linea da realizzarsi dalla (OMISSIS).
Con il quarto mezzo di impugnazione, riferito all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la societa’ ricorrente lamenta la violazione degli articoli 116 e 183 c.p.c. e degli articoli 1173, 1176, 1218, 2697 e 2721 ss. c.c. in cui la corte milanese sarebbe incorsa fondando il proprio convincimento su di un documento – ossia il progetto-tipo dello stampo “tensor” – non rilevante e acquisito tardivamente, in fase di c.t.u..
La censura ivi dedotta, sebbene proposta in termini di violazione o falsa applicazione di numerose norme di diritto, si risolve nella petizione di un nuovo apprezzamento delle risultanze istruttorie, nella specie della c.t.u., notoriamente precluso in sede di legittimita’ (tra le tante, Cass. 25332/14).
La ricorrente non individua, quanto al dedotto vizio di violazione di legge, alcuna esplicita od implicita affermazione in diritto della sentenza gravata che si ponga in contrasto con le disposizioni di cui viene lamentata la violazione, ne’ individua, quanto al vizio di motivazione pure denunciato nel corpo (pur se non nella rubrica) del motivo, alcuna vizio logico dell’iter argomentativo seguito dalla corte territoriale, ne’ alcun fatto storico, decisivo e discusso tra le parti, dalla detta corte trascurato. La societa’ (OMISSIS), piuttosto, contesta le conclusioni a cui e’ approdato il libero convincimento della corte territoriale sulle cause del malfunzionamento dell’impianto oggetto dell’appalto e inammissibilmente contrappone alla valutazione delle risultanze della c.t.u. offerta dalla sentenza una propria diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimita’ degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito.
La corte di appello ha ritenuto che la societa’ (OMISSIS) abbia operato quale nudus minister – escludendone, di conseguenza, ogni responsabilita’ per il malfunzionamento dello stampo “tensor” – sul duplice rilievo che la committente aveva consegnato all’appaltatrice un progetto-tipo e che il contratto inter partes conteneva una pattuizione “in virtu’ della quale (OMISSIS), prima di procedere alla costruzione di quanto commissionato avrebbe dovuto ottenere l’approvazione della societa’ (OMISSIS)”, il che sanciva “un pregnante potere di ingerenza della societa’ (OMISSIS) in termini di diritto di approvazione della progettazione” (pagina 12 della sentenza impugnata).
Tale conclusione, tuttavia, viola il disposto dell’articolo 1655 c.c., cosi’ come interpretato dalla giurisprudenza di legittimita’.
Questa Corte ha gia’ avuto occasione di chiarire, infatti, che “L’appaltatore, dovendo assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, e’ obbligato a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bonta’ del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, puo’ andare esente da responsabilita’ soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto ad eseguirle, quale nudus minister, per le insistenze del committente ed a rischio di quest’ultimo. Pertanto, in mancanza di tale prova, l’appaltatore e’ tenuto, a titolo di responsabilita’ contrattuale, derivante dalla sua obbligazione di risultato, all’intera garanzia per le imperfezioni o i vizi dell’opera, senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, ne’ l’efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori” (si veda Cass. 23594/17; Cass. 8016/12).
Inoltre, per costante orientamento della giurisprudenza di legittimita’, “Nel cosiddetto appalto “a regia”, il controllo esercitato dal committente sull’esecuzione dei lavori esula dai normali poteri di verifica ed e’ cosi’ penetrante da privare l’appaltatore di ogni margine di autonomia, riducendolo a strumento passivo dell’iniziativa del committente, si’ da giustificarne l’esonero da responsabilita’ per difetti dell’opera, una volta provato che abbia assunto il ruolo di nudus minister del committente” (Cass. 2752/05; negli stessi termini cfr., ex multis, Cass. 18371/04; Cass. 6754/03; Cass. 10550/01).
L’appaltatore, pertanto, viene ridotto a nudus minister solo quando e’ direttamente e totalmente condizionato dalle istruzioni ricevute senza possibilita’ di iniziativa o vaglio critico (Cass. 1981/16).
Nella specie, la corte territoriale ha qualificato la posizione della (OMISSIS) quale quella di un nudus minister senza, tuttavia, accertare se l’appaltatrice avesse manifestato il proprio dissenso rispetto al progetto-tipo e, in generale, senza accertare la sussistenza, nella specie, delle circostanze indicate nei menzionati precedenti di questa Corte quali necessario presupposto della suddetta qualificazione.
L’impugnata sentenza incorre, quindi, nel vizio di violazione di legge denunciato nel secondo mezzo di impugnazione, in quanto il potere di ingerenza esercitato dalla societa’ (OMISSIS) mediante la consegna di un progetto tipo e mediante la previsione contrattuale di una riserva di approvazione della progettazione finale elaborata dalla (OMISSIS) non e’ sufficiente per ritenere quest’ultima sollevata dall’obbligazione di rilevare e segnalare l’inadeguatezza del progetto-tipo e, quindi, dalla responsabilita’ per i vizi dell’opera (cfr. Cass. 7515/05: “L’appaltatore che nella realizzazione dell’opera si attiene alle previsioni del progetto altrui puo’ comunque essere ritenuto responsabile per i vizi dell’opera, in quanto, sebbene la obbligazione dell’appaltatore sia di risultato, la sua responsabilita’ non e’ oggettiva ma e’ commisurata alla diligenza e alla perizia necessarie nel caso concreto e secondo il parametro di cui all’articolo 1176 c.c., comma 2. In particolare, nel caso in cui il committente abbia predisposto il progetto dell’opera e fornito indicazioni sulla sua realizzazione, l’appaltatore deve comunque segnalare al committente le carenze e gli errori al fine di poter realizzare l’opera a regola d’arte, con la conseguenza che, in caso contrario, egli e’ comunque responsabile anche se ha eseguito fedelmente il progetto e le indicazioni, mentre va esente da responsabilita’ se il committente, reso edotto delle carenze e degli errori, gli abbia chiesto di dare egualmente esecuzione al progetto o abbia ribadito le indicazioni, riducendosi in tale ipotesi l’appaltatore al rango di nudus minister”).
Il secondo mezzo di ricorso va quindi accolto, con conseguente assorbimento del terzo e del quarto.
L’impugnata sentenza va cassata con rinvio alla corte di appello di Milano, in diversa composizione, che si atterra’ agli enunciati principi di diritto e regolera’ le spese del presente giudizio.
La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo per quanto di ragione, assorbiti gli altri.
Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla corte di appello di Milano in diversa composizione, che regolera’ anche le spese del giudizio di cassazione.

References: Sentenza 
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 § 6
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