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Timestamp: 2020-08-12 19:09:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30392 del 23/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30392 del 23/11/2018
Cassazione civile sez. trib., 23/11/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 23/11/2018), n.30392
sul ricorso 9961-2013 proposto da:
EQUITALIA SUD SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CAVALIER
BALDELLI, che lo rappresenta e difende;
23/10/2018 dal Consigliere Dott. VARRONE LUCA.
1. Equitalia Gerit S.P.A. impugnava la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Viterbo, depositata il 15 dicembre 2009, che aveva accolto il ricorso di B.R. avverso l’iscrizione ipotecaria n. (OMISSIS) a fronte di una serie di cartelle di pagamento relative a imposte, contributi, sanzioni ed altro, per la nullità conseguente alla mancata indicazione del responsabile del procedimento.
2. Nell’appello Equitalia Gerit contestava detto assunto sul presupposto che in virtù della L. n. 31 del 2008, art. 36, comma 4-ter, di conversione del D.L. n. 248 del 2007, l’obbligo dell’indicazione del responsabile del procedimento nasceva solo per i ruoli consegnati dopo il primo giugno 2008. Inoltre, la norma si applicava anche agli atti diversi dalla cartella di pagamento.
1. Il motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione di norme di diritto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
La ricorrente, in particolare, lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000 (statuto del contribuente) in combinato disposto con la L. conv. D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter.
La ricorrente ribadisce che il D.L. n. 248 del 2007 aveva stabilito che la nullità delle cartelle per la mancata indicazione del responsabile del procedimento fosse efficace unicamente per i ruoli consegnati a decorrere dal primo giugno 2008. La questione di costituzionalità della suddetta norma era stata anche rigettata dalla Corte Costituzionale che aveva anche precisato che poichè la L. n. 212 del 2000 non prevedeva conseguenze per la violazione dell’obbligo di indicare il responsabile del procedimento, anteriormente all’emanazione della L. conv. D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter, non vi era alcuna nullità conseguente alla violazione e dunque erano perfettamente valide le cartelle emesse senza la sottoscrizione del funzionario responsabile prima del primo giugno 2008.
1.1 Con istanza depositata in data 2 ottobre 2010 la parte ricorrente richiedeva di essere rimessa in termini per rinnovare la notifica del ricorso, in quanto dopo aver provveduto tempestivamente alla sua spedizione, la cartolina di ricevimento non era mai tornata indietro e Poste Italiane, sollecitata a rilasciarne una copia, aveva rilasciato un’attestazione nella quale affermava (‘indisponibilità di tutti i documenti relativi all’accettazione o alla consegna dopo i tre anni di giacenza.
Secondo l’indirizzo consolidato della giurisprudenza di legittimità: “In tema di notifiche a mezzo posta, nell’ipotesi di smarrimento o distruzione dell’avviso di ricevimento, l’unico atto idoneo a provare l’avvenuta notificazione è, ai sensi del D.P.R. n. 655 del 1982, art. 8, il duplicato rilasciato dall’Ufficio postale, che, peraltro, non deve essere sottoscritto dalla persona alla quale il piego era stato consegnato, assumendo rilevanza il registro di consegna attestante l’avvenuta ricezione dell’avviso originario, del quale il duplicato deve essere una riproduzione fedele, contenendo tutte le indicazioni proprie dello stesso, compresa l’indicazione del soggetto che ha ricevuto l’atto” (Sez. 5 Sent., n. 14574 del 2018).
La prova dell’avvenuto perfezionamento della notifica dell’atto introduttivo, ai fini della sua ammissibilità, deve essere data tramite la produzione dell’avviso di ricevimento, la cui assenza non può essere superata con la rinnovazione, atteso che, pur non traducendosi in un caso d’inesistenza, non determina neppure la mera nullità, ma solo con la costituzione della controparte, che dimostra l’avvenuto completamento del procedimento, ovvero con la richiesta di rimessione in termini della parte stessa in funzione del deposito dell’avviso che affermi non aver ricevuto, che presuppone, però, la prova della tempestiva richiesta all’amministrazione postale, a norma della L. n. 890 del 1982, art. 6, comma 1, di un duplicato dell’avviso stesso ovvero dell’impossibilità, nonostante la normale diligenza, di tale attività. (Sez. 5 Sent., n. 26108 del 2015, (Sez. 6-2, Ord. n. 18361 del 2018).
Nella specie la richiesta ex L. n. 890 del 1982, art. 6, comma 1, non è stata tempestiva tanto che Poste Italiane ha affermato l’impossibilità di rilasciare il duplicato, in quanto decorsi i tre anni di giacenza delle copie.
In conclusione, la mancata produzione dell’avviso di ricevimento, in assenza di attività difensiva dell’intimato, rende il ricorso per cassazione inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ex art. 291 c.p.c. o per la rimessione in termini del ricorrente Sez. 6-2, Ord. n. 18361 del 2018).
7. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, co. 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 36
 art. 36
 art. 8
 art. 6
 art. 6
 art. 291
 art. 1
 art. 13
 art. 13
 art. 1
 art. 13