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IL CONDOMINIO: conoscerne le regole per viverci meglio
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1 Jean-Christophe Cataliotti Tiziano Motti IL CONDOMINIO: conoscerne le regole per viverci meglio2 3 Jean-Christophe Cataliotti Tiziano Motti IL CONDOMINIO: conoscerne le regole per viverci meglio Tutto quello che il cittadino deve sapere4 2006 Tiziano Motti Iniziative Editoriali e Comunicazione Srl Via Guicciardi, Reggio Emilia Fax: in copertina: disegno di Roberto Meli5 INDICE GENERALE Presentazione... pag. 7 Parti comuni... 9 Spese condominiali Innovazioni Sopraelevazione Perimento edificio Amministratore Assemblea Regolamento Tabelle millesimali Privacy Parcheggi Barriere architettoniche Immissioni Antenne Appendice Norme sulla comunione Norme sul condominio Disposizioni di attuazione Indice analitico degli argomenti trattati6 7 Presentazione Spesso il cittadino non è consapevole dei propri diritti e non si trova pertanto nella condizione di tutelarli. La collana Noi cittadini, di cui è parte integrante questo volume dedicato ai più importanti aspetti giuridici riguardanti il condominio, si prefigge di agevolare l accesso dei cittadini alla cultura del diritto ai diritti, avvalendosi della preziosa collaborazione dell Avv. Jean-Christophe Cataliotti. Noi Cittadini è, però, anche un progetto che spazia, tramite l Associazione Europa dei Diritti e le società del gruppo Unimedia Group, in altri settori dell informazione: ogni anno sono stampate e diffuse gratuitamente ai cittadini oltre due milioni di copie di guide informative Noi Cittadini, edite con la prestigiosa consulenza del Dott. Antonio Lubrano; il quotidiano Il Giornale di Reggio dedica settimanalmente l inserto Noi Cittadini ai diritti del cittadino, in cui Antonio Lubrano risponde ai quesiti dei lettori; il fortunato format televisivo Noi Cittadini, condotto da Antonio Lubrano per un circuito di emittenti televisive selezionate, ha contribuito all informazione sui diritti integrando i contenuti della collana cartacea ed affrontando i temi che tramite internet continuano a stimolare la partecipazione dei cittadini. gli interventi pubblicati sul quotidiano e trasmessi nelle puntate del format televisivo sono riproposti anche nel sito tramite il quale8 l Associazione presenta la propria attività e raccoglie l adesione (gratuita) dei cittadini, delle società e associazioni che ne condividono i principi e le finalità. Il sito permette anche di proporre quesiti che saranno sottoposti ai consulenti legali dell Associazione e successivamente sviluppati nei media con i quali collabora stabilmente il nostro circuito. La stretta collaborazione già avviata con le principali associazioni di categoria e di tutela dei consumatori darà efficacia sempre maggiore ai nostri intenti, che ripercorrono la strada che importanti trasmissioni televisive di successo hanno a loro volta intrapreso, nella consapevolezza che il cittadino ha prima di tutto il diritto di conoscere i propri diritti, perché prevenire è meglio che curare. La nostra collana si è arricchita con questo libro di un altro tassello, orientato a favorire la consapevolezza dei propri diritti nei non addetti ai lavori. L indice analitico, pubblicato a pagina 261, permette al lettore di risalire rapidamente alla trattazione dell argomento identificato dalla voce che interessa. In tal modo la Guida Noi Cittadini si presta a diventare fruibile per rapide consultazioni alla ricerca del significato dei termini sempre più utilizzati anche in ambito non tecnico. A pagina 255 pubblichiamo una scheda dell Associazione Europa dei Diritti, promotrice della collana, auspicando nell attenzione del lettore alle tematiche che anche il sito internet svilupperà settimanalmente. Associazione Europa dei Diritti Il Presidente Tiziano Motti9 Parti comuni10 11 parti comuni Che cos è il condominio? Il condominio è un ente di gestione e non un soggetto giuridico dotato di propria personalità distinta da quella di coloro che ne fanno parte che opera in rappresentanza e nell interesse comune dei partecipanti, limitatamente all amministrazione e al buon uso della cosa comune, senza interferire nei diritti autonomi di ciascun condomino (Cass. 14 dicembre 1993, n ). Il condominio si ha quando un edificio appartiene a più persone che hanno la proprietà dei singoli piani o porzioni di essi; il condominio si forma quando un edificio cessa di appartenere all unico proprietario a seguito della vendita di una porzione di esso (non c è condominio se l edificio appartiene a un unico proprietario!). Non può parlarsi di condominio qualora l intero edificio appartenga a un gruppo di persone che ne sono comproprietarie pro indiviso, vale a dire senza attribuzione di singole porzioni di edificio a ciascuna di esse: in tal caso si ha soltanto comunione, cioè il regime normale e generale che disciplina la contitolarità di uno o più beni spettanti congiuntamente a più persone (art c.c.). Nel condominio, invece, esistono parti di proprietà esclusiva accanto a parti comuni (suolo, fondazioni, muri maestri, tetti e lastrici solari, scale, portoni d ingresso, vestiboli, anditi, portici, cortili, secondo l indicazione peraltro non tassativa dell art c.c. che vi ricomprende anche i locali per la portineria e l alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento, per gli stenditoi, nonché ascensori, pozzi, 1112 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio acquedotti, impianti vari di uso comune), funzionali al godimento e all utilizzo delle prime. Quanto alle fonti normative, nel nostro ordinamento giuridico il condominio è regolato dagli artt c.c., che costituiscono il capo secondo del titolo settimo, libro terzo, relativo alla comunione, ma anche da quelli contenuti nelle Disposizioni per l attuazione del codice civile e disposizioni transitorie (artt ), nonché da varie norme sulla comunione in generale, cui si fa ricorso ex art c.c. in mancanza di specifiche disposizioni in materia condominiale. Esistono anche numerose leggi speciali che disciplinano la sicurezza degli impianti e altri aspetti che riguardano la vita condominiale. Assumono, infine, notevole rilevanza le decisioni dei Giudici, quotidianamente chiamati a risolvere l enorme casistica di problematiche che assillano condomini e amministratori (nel presente libro sono riportate diverse massime giurisprudenziali tratte da sentenze). Che cosa s intende per supercondominio? Con questo termine s intende un complesso di edifici singoli o multipiano aventi in comune alcuni beni (es. cortili, impianti di riscaldamento e/o condizionamento, portineria, recinzione, spazi destinati al parcheggio, piscine, impianti sportivi, locali vari, ecc.). In dottrina e giurisprudenza si è discusso se i suddetti beni comuni ai diversi edifici debbano essere regolati in base alle norme sulla comunione in generale o secondo le norme sul condominio. Secondo dottrina e giurisprudenza prevalenti si applicano anche al supercondominio i principi e le disposizioni dettate dal codice civile in tema di condominio di edifici. Sul punto si registrano i seguenti significativi interventi giurisprudenziali: - Nel caso di pluralità di edifici, costituiti in distinti condominii, ma compresi in una più ampia organizzazione 1213 parti comuni condominiale (cosiddetti «supercondominii»), legati tra loro dalla esistenza di talune cose, impianti e servizi comuni (quali il viale d accesso, le zone verdi, l impianto di illuminazione, la guardiola del portiere, il servizio di portierato, ecc.) in rapporto di «accessorietà» con i fabbricati, si applicano a dette cose, impianti, servizi le norme sul condominio negli edifici, e non quelle sulla comunione in generale (Cass. 7 luglio 2000, n. 9096); - Qualora un bene sia destinato al servizio di più edifici costituiti ciascuno in condominio si determina fra i vari partecipanti non una comunione ma una situazione che integra l ipotesi del supercondominio al quale si applicano estensivamente le norme sul condominio degli edifici, giacché in considerazione della relazione di accessorietà che si instaura per il collegamento materiale o funzionale fra proprietà individuali e beni comuni questi ultimi non sono suscettibili, come invece nella comunione, di godimento od utilizzazione autonomi rispetto ai primi (Cass. 3 ottobre 2003, n ). Quali sono le parti comuni dell edificio condominiale? L art del codice civile elenca espressamente le parti dell edificio condominiale che possono essere oggetto di proprietà comune dei titolari delle diverse unità immobiliari, stabilendo: Sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani o porzioni di piani di un edificio, se il contrario non risulta dal titolo: 1) il suolo su cui sorge l edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti necessarie all uso comune; 2) i locali per la portineria e per l alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi e per altri simili servizi in comune; 1314 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio 3) le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l acqua, per il gas, per l energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini. L elencazione delle parti comuni operata dall art c.c. pone una presunzione di comproprietà per tutte quelle parti dell edificio che servono necessariamente all uso e al godimento di tutti i condomini. Trattasi di una elencazione non tassativa né inderogabile; il 1 comma della norma in esame, infatti, precisa che i beni in questione si considerano di proprietà comune se il contrario non risulta dal titolo, il che significa che possono entrare a far parte della comunione anche beni non indicati nell elenco, così come beni compresi in tale elenco possono non essere di proprietà comune. Generalmente il titolo idoneo ad escludere la presunzione di proprietà comune si rinviene nell atto di compravendita (se rappresenta il primo trasferimento di un unità immobiliare dall originario unico proprietario ad altro soggetto), nel testamento oppure nel regolamento di condominio c.d. contrattuale; in caso di controversia sulla titolarità comune o esclusiva di un locale escluso dalla presunzione di cui all art c.c., spetta al condomino che asserisce di essere proprietario esclusivo l onere di provare il suo titolo di acquisto. I beni di proprietà comune sono suddivisi dall art c.c. nei seguenti tre gruppi: - parti necessarie alla sussistenza dell edificio (suolo, fondazioni, muri maestri, tetti, ecc.); - parti facoltative destinate ai servizi comuni (locali per la portineria, per la lavanderia, per gli stenditoi, ecc.); le 1415 parti comuni parti indicate nel n. 2 dell art c.c. sono suscettibili di utilizzazione individuale esclusiva, visto che la loro destinazione al servizio collettivo non si pone in termini di assoluta necessità; - parti destinate all uso e al godimento dei condomini con carattere di accessorietà (gli ascensori, gli acquedotti, le fognature, gli impianti per l acqua, per il riscaldamento, per il gas, ecc.). L art. 1117, n. 3, c.c. fissa la presunzione di comunione dei suddetti beni fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Esaminiamo ora, con l ausilio della giurisprudenza, le parti strutturali dell edificio (art. 1117, n. 1, c.c.). Suolo In tema di condominio, il «suolo su cui sorge l edificio» al quale fa riferimento l art c.c., è quella porzione di terreno sulla quale poggia l intero edificio e, immediatamente, la parte infima di esso; pertanto, rientrano in tale nozione l area dove sono infisse le fondazioni e la superficie sulla quale poggia il pavimento del pianterreno, non anche quest ultimo. Ne consegue che i condomini sono comproprietari non della superficie a livello di campagna, bensì dell area di terreno sita in profondità sottostante, cioè, la superficie alla base del fabbricato sulla quale posano le fondamenta dell immobile (Cass. 28 aprile 2004, n. 8119). Secondo la Cassazione anche il sottosuolo deve essere inserito tra le parti comuni del condominio. La Suprema Corte, con sentenza 11 novembre 1986, n. 6587, ha argomentato come segue: Il sottosuolo, costituito dalla zona esistente in profondità al di sotto dell area superficiaria che è alla base dell edificio condominiale, ancorché non menzionato espressamente dall art c.c. tra le c.d. parti comuni, per il combinato disposto di questa norma e 1516 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio dell art. 840 stesso codice ( La proprietà del suolo si estende al sottosuolo ) e con riguardo alla funzione di sostegno ch esso contribuisce a svolgere per la stabilità del fabbricato, va considerato di proprietà comune in mancanza di un titolo (atto scritto ovvero maturata usucapione) che ne attribuisca la proprietà esclusiva ad uno dei condomini) (Cass. 11 novembre 1986, n. 6587). Fondazioni Fondazioni non sono le parti dei muri maestri che stanno al di sotto dell area, ma tutto quanto si è fatto nel sottosuolo (scavi, opere di consolidamento, di rincalzo, ecc.) allo scopo di elevare e reggere l edificio (BRANCA). Vi rientrano le intercapedini e i terrapieni. Secondo la Cassazione i vespai, invece, non sono parti comuni (Cass. 7 giugno 1993, n. 6357). Muri maestri In tema di parti comuni dell edificio condominiale, nella nozione di muri maestri di cui all art c.c. rientrano i pannelli esterni di riempimento fra pilastri in cemento armato, i quali ancorché la funzione portante sia assolta principalmente da pilastri ed architravi sono anch essi eretti a difesa degli agenti atmosferici e fanno parte della struttura e della linea architettonica dell edificio. Né siffatta condominialità viene esclusa dall essere addossato ad essi il muro di altro fabbricato costruito in aderenza, restando ciascuno degli edifici delimitato, difeso e strutturalmente delineato dal proprio muro, con la conseguente autonomia giuridica della disponibilità che su ciascuno hanno i diversi nuclei di condomini, senza alcuna ingerenza dell uno sul muro dell altro (Cass. 9 febbraio 1982, n. 776). Anche i muri perimetrali sono compresi nella categoria dei muri maestri, in quanto, pur non avendo funzione portante, costituiscono parte organica ed essenziale dell intero immobile che, senza la delimitazione da essi operata, sarebbe uno «scheletro» privo di qualsiasi utilità (Cass. 7 1617 parti comuni marzo 1992, n. 2773). Fra le parti comuni viene inclusa pure la facciata. Secondo la Corte di Cassazione la facciata di prospetto di un edificio rientra nella categoria dei muri maestri e, al pari di questi, costituisce una delle strutture essenziali ai fini dell esistenza stessa dello stabile unitariamente considerato, sicché, nell ipotesi della condominialità del fabbricato, ai sensi dell art. 1117, n. 1, c.c., ricade necessariamente fra le parti oggetto di comunione fra i proprietari delle diverse porzioni dello stesso e resta destinata indifferenziatamente al servizio di tutte tali porzioni, con la conseguenza che le spese della sua manutenzione devono essere sostenute dai relativi titolari in misura proporzionale al valore delle rispettive proprietà (Cass. 30 gennaio 1998, n. 945). Secondo la Cassazione non rientrano tra le parti comuni i balconi in quanto elementi accidentali e non portanti della struttura del fabbricato; appartengono, invece, ai proprietari delle unità corrispondenti, che sono di conseguenza gli unici responsabili dei danni cagionati dalla caduta di frammenti di intonaco o muratura, che si siano da essi staccati. La Corte ha precisato che i fregi ornamentali e gli elementi decorativi, che ad essi ineriscano (quali i rivestimenti della fronte o della parte sottostante della soletta, i frontalini e i pilastri), sono condominiali, se adempiono prevalentemente alla funzione ornamentale dell intero edificio e non solamente al decoro delle porzioni immobiliari ad essi corrispondenti; ne deriva che è onere del proprietario del balcone, da cui si sono distaccati i frammenti, provare - al fine di esimersi da responsabilità - che il danno fu causato dal distacco di elementi decorativi, che per la loro funzione ornamentale dell intero edificio appartenevano alle parti comuni di esso (Cass. 7 settembre 1996, n. 8159). Tetti, lastrici solari e terrazze La presunzione di comunione riguarda anche i tetti, i lastrici solari e le terrazze. Il tetto ricopre la sommità di un edificio presentando una 1718 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio superficie spiovente; non risulta pertanto praticabile. Il lastrico solare adempie, come il tetto, alla funzione di copertura dell edificio, ma presenta una superficie piatta, risultando quindi praticabile per stendere biancheria, sciorinare panni, essiccare prodotti, ecc. La terrazza è una specie di lastrico solare caratterizzata da ringhiere o parapetti che ne permettono una praticabilità maggiore. Non rientra, invece, tra i beni oggetto di presunzione di comunione ex art c.c., la terrazza a livello; Per terrazza a livello secondo la Cassazione deve intendersi, in un edificio condominiale, una superficie scoperta posta al sommo di alcuni vani e, nel contempo, sullo stesso piano di altri, dei quali costituisce parte integrante strutturalmente e funzionalmente, tal che deve ritenersi, per il modo in cui è stata realizzata, che è destinata non solo e non tanto a coprire una parte di fabbricato, ma soprattutto a dare possibilità di espansione e di ulteriore comodità all appartamento del quale è contigua, costituendo di esso una proiezione all aperto; quando ricorre tale situazione dei luoghi, la funzione della terrazza, quale accessorio rispetto all alloggio posto allo stesso livello, prevale su quella di copertura dell appartamento sottostante e, se dal titolo non risulta il contrario, la terrazza medesima deve ritenersi appartenente al proprietario del contiguo alloggio, di cui strutturalmente e funzionalmente è parte integrante (Cass. 18 agosto 1990, n. 8394). Occorre, infine, chiedersi se il sottotetto costituisca o meno una parte comune dell edificio. Sul punto la Cassazione ha fornito la seguente articolata risposta: Il sottotetto di un edificio può considerarsi pertinenza dell appartamento sito all ultimo piano solo quando assolva alla esclusiva funzione di isolare e proteggere l appartamento medesimo dal caldo, dal freddo e dall umidità, tramite la creazione di una camera d aria e non anche quando abbia dimensioni e caratteristiche strutturali tali da consentirne l utilizzazione come vano autonomo. In tale ultima ipotesi, l appartenenza 1819 parti comuni del bene va determinata in base al titolo, in mancanza o nel silenzio del quale, non essendo il sottotetto compreso nel novero delle parti comuni dell edificio essenziali per la sua esistenza o necessarie all uso comune, la presunzione di comunione ex art n. 1 c.c. è applicabile solo nel caso in cui il vano, per le sue caratteristiche strutturali e funzionali, risulti oggettivamente destinato, sia pure in via potenziale, all uso comune oppure all esercizio di un servizio di interesse condominiale (Cass. 20 giugno 2002, n. 8968). Scale La funzione delle scale è quella di consentire l accesso ai vari piani dell edificio. Sono strutture comprendenti i gradini, le ringhiere, i parapetti, i pianerottoli e la c.d. tromba delle scale. Occorre chiedersi se tutti i condomini siano proprietari delle scale destinate a servire soltanto un gruppo di essi. Secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalente le scale devono ritenersi di proprietà comune solo dei titolari di unità immobiliari da esse serviti (si profila in questo modo una situazione di condominio parziale). Avverso tale orientamento si è pronunciata la Cassazione, affermando, con sentenza 22 febbraio 1996, n. 1357, che a norma dell art. 1117, n. 1, c.c., le scale di un edificio condominiale, anche se più di una e poste concretamente al servizio di parti diverse dell edificio stesso, vanno sempre considerate, in assenza di un contrario titolo negoziale, di proprietà comune di tutti i condomini. Portoni d ingresso, vestiboli, anditi, portici I portoni d ingresso sono quelle aperture che consentono l accesso allo stabile condominiale dall esterno. Gli anditi sono gli spazi che permettono l accesso agli appartamenti o ai locali comuni; particolare tipo di andito è l androne, spazio che mette in comunicazione il portone con le parti più interne dell edificio (es. giardino). 1920 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio Il vestibolo è quella parte di andito che succede immediatamente al portone. Le suddette parti interne dell edificio non presentano particolari problemi interpretativi. Cortili Il cortile, tecnicamente, è l area scoperta compresa tra i corpi di fabbrica di un edificio o di più edifici, che serve a dare luce e aria agli ambienti circostanti. Ma avuto riguardo all ampia portata della parola e, soprattutto alla funzione di dare aria e luce agli ambienti che vi prospettano, nel termine cortile possono ritenersi compresi anche i vari spazi liberi disposti esternamente alle facciate dell edificio quali spazi verdi, le zone di rispetto, le intercapedini, i parcheggi che, sebbene non menzionati espressamente nell art c.c., vanno ritenute comuni a norma della suddetta disposizione (Cass. 9 giugno 2000, n. 7889). Il cavedio è parte comune? La Cassazione, con sentenza 7 aprile 2000, n. 4350, ha risposto affermativamente, argomentando come segue: Nell architettura moderna il cavedio denominato talvolta anche chiostrina, vanella o pozzo luce indica il cortile di piccole o di piccolissime dimensioni, che serve prevalentemente a dare aria e luce a locali secondari (bagni, gabinetti, disimpegni, servizi, ecc.). Il cavedio deriva dal cavaedium che, nella casa romana, era lo spazio scoperto al centro della domus, contornato al perimetro da un muro, sul quale si aprivano le porte di accesso alle varie stanze. Avuto riguardo alla configurazione fisica, essendo circoscritto dalle fondamenta e dai muri perimetrali dell edificio, ed alla specifica funzione, che è quella di dare aria e luce agli ambienti che in esso prospettano, in ragione della ratio al cavedio si applica il regime del cortile. Pertanto come il cortile, in difetto di specifico titolo contrario, il cavedio deve considerarsi parte comune. 2021 parti comuni L uso delle parti comuni com è disciplinato dalla legge? L uso delle parti comuni non è disciplinato da una specifica norma in tema di condominio, ma dall art c.c. in tema di comunione, norma operante anche con riguardo alla materia condominiale in forza del rinvio alla disciplina sulla comunione in generale disposto dall art del codice civile. L art c.c. recita: Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso. Dalla lettura del primo comma dell articolo in esame emerge che l uso della cosa comune da parte di ciascun condomino è soggetto al duplice divieto di alterarne la destinazione e di impedire agli altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto. Il duplice divieto vale anche per le modificazioni che il condomino, ai sensi della stessa norma, voglia apportare a proprie spese per il miglior godimento della cosa comune. E stato opportunamente precisato che la nozione di pari uso della cosa comune cui fa riferimento l art c.c. non va intesa nel senso di uso identico e contemporaneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascun partecipante alla comunione la facoltà di trarre dalla cosa comune la più intensa utilizzazione, a condizione che questa sia compatibile con i diritti degli altri, essendo i rapporti condominiali informati al principio di solidarietà, il quale richiede un costante equilibrio fra le esigenze e 2122 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio gli interessi di tutti i partecipanti alla comunione (Cass. 30 maggio 2003, n. 8808). A titolo esemplificativo riportiamo una rassegna di casi pratici sull uso della cosa comune, distinguendo tra: USO CONSENTITO DELLA COSA COMUNE - In tema di condominio di edifici, l apposizione di targhe e tende nel prospetto dell edificio condominiale costituisce espressione del diritto di comproprietà dei condomini su detta parte comune, corrispondendo alla normale destinazione di questa; ne consegue che l esercizio di tale facoltà non può essere assoggettato a divieto o subordinato al consenso dell amministratore condominiale (Cass. 21 agosto 2003, n ); - Rientra tra le facoltà del comproprietario la installazione di un cancello sul passaggio comune, con consegna delle chiavi agli altri comproprietari, in quanto essa non impedisce l altrui par uso, e, pertanto, configura un atto compiuto nell esercizio del diritto di apportare alla cosa comune le modifiche necessarie per il suo miglioramento, e non può considerarsi come spoglio, né come turbativa o molestia del compossesso degli altri comproprietari (Cass. 20 giugno 2000, n. 8394); - L appoggio di una canna fumaria (come, del resto, anche l apertura di piccoli fori nella parete) al muro comune perimetrale di un edificio condominiale individua una modifica della cosa comune conforme alla destinazione della stessa, che ciascun condomino pertanto può apportare a sue cure e spese, sempre che non impedisca l altrui paritario uso, non rechi pregiudizio alla stabilità ed alla sicurezza dell edificio, e non ne alteri il decoro architettonico; fenomeno quest ultimo che si verifica non già quando si mutano le originali linee architettoniche, ma quando la nuova opera 2223 parti comuni si rifletta negativamente sull insieme dell armonico aspetto dello stabile (Cass. 16 maggio 2000, n. 6341); - Il condomino proprietario del piano sottostante al tetto comune può aprire su esso abbaini e finestre non incompatibili con la sua destinazione naturale per dare aria e luce alla sua proprietà, purché le opere siano a regola d arte e non ne pregiudichino la funzione di copertura, né ledano i diritti degli altri condomini sul medesimo (Cass. 12 febbraio 1998, n. 1498); - In tema di condominio di edifici, è consentita ai singoli condomini o ai conduttori l apposizione di una targa luminosa sul muro perimetrale comune, trattandosi di un attività che non impedisce agli altri compartecipi di fare egualmente uso del muro comune secondo la sua destinazione (Cass. 3 febbraio 1998, n. 1046). - A norma dell art. 1102, comma primo, c.c., il condomino di un edificio ha il diritto di usare i vani delle scale, in genere, e i pianerottoli, in particolare, collocando davanti alle porte d ingresso alla sua proprietà esclusiva zerbini, tappeti e piante o altri oggetti ornamentali (ciò che normalmente si risolve in un vantaggio igienico-estetico per le stesse parti comuni dell edificio), ma tali modalità di uso della cosa comune trovano un limite invalicabile nella particolare destinazione del vano delle scale e nella esistenza del rischio generico già naturalmente connesso all uso delle scale stesse, non potendo tale rischio essere legittimamente intensificato mediante la collocazione di dette suppellettili nelle parti dei pianerottoli più vicine alle rampe delle scale, in maniera da costringere gli altri condomini a disagevoli o pericolosi movimenti, con conseguente violazione del canone secondo cui l uso della cosa comune, da parte di un comunista, non deve impedire agli altri comunisti un uso tendenzialmente pari della medesima cosa (Cass. 6 maggio 1988, n. 3376). 2324 il condominio: conoscerne le regole per viverci meglio USO NON CONSENTITO DELLA COSA COMUNE - In tema di condominio negli edifici, l uso della cosa comune da parte di ciascun condomino è soggetto, ai sensi dell art c.c., al duplice divieto di alterarne la destinazione e di impedire agli altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto. Pertanto, deve ritenersi che la condotta del condomino, consistente nella stabile occupazione mediante il parcheggio per lunghi periodi di tempo della propria autovettura di una porzione del cortile comune, configuri un abuso, poiché impedisce agli altri condomini di partecipare all utilizzo dello spazio comune, ostacolandone il libero e pacifico godimento ed alterando l equilibrio tra le concorrenti ed analoghe facoltà (Cass. 24 febbraio 2004, n. 3640); - E violato il disposto dell art c.c., quando la costruzione nel sottosuolo del fabbricato condominiale di un vano destinato esclusivamente al soddisfacimento di esigenze personali e familiari di un condomino impedisce agli altri condomini di fare del sottosuolo e del relativo sedime un pari uso, soprattutto in considerazione della vastità della superficie interessata e della destinazione del vano ad un uso esclusivo incompatibile con la natura condominiale del bene utilizzato (Cass. 21 maggio 2001, n. 6921); - Le limitazioni poste dall art c.c. al diritto di ciascun partecipante alla comunione di servirsi della cosa comune, rappresentate dal divieto di alterare la destinazione della cosa stessa e di impedire agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto, vanno riguardate in concreto, cioè con riferimento alla effettiva utilizzazione che il condomino intende farne e alle modalità di tale utilizzazione (Nella specie è stata confermata l illegittimità dell uso dei muri condominiali per praticarvi aperture di comunicazione fra le adiacenti aree condominiali ed un locale sotterraneo, che il condomino intendeva dotare 24 Vedere altro
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References: art. 1117
 sentenza 
 art. 840
 art. 1117
 sentenza 
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