Source: http://www.cortedicassazione.it/corte-di-cassazione/it/giur_com_int.page?frame4_item=2
Timestamp: 2019-04-19 06:20:26+00:00

Document:
«Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2005/36/CE – Articolo 10 – Riconoscimento delle qualifiche professionali – Accesso alla professione di architetto – Titoli non rientranti tra quelli di cui all’allegato V, punto 5.7.1 – Nozioni di “ragione specifica ed eccezionale” e di “architetto”»
Nella causa C‑477/13, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesverwaltungsgericht (Germania), con decisione del 10 luglio 2013, pervenuta in cancelleria il 5 settembre 2013, nel procedimento
Eintragungsausschuss bei der Bayerischen Architektenkammer contro Hans Angerer
Landesanwaltschaft Bayern als Vertreter des öffentlichen Interesses,
1) L’articolo 10, lettera c), della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, come modificata dal regolamento (CE) n. 279/2009 della Commissione, del 6 aprile 2009, deve essere interpretato nel senso che il richiedente che intende beneficiare del regime generale di riconoscimento dei titoli di formazione, di cui al capo I del titolo III di tale direttiva, oltre ad essere in possesso di un titolo di formazione non rientrante tra quelli di cui all’allegato V, punto 5.7.1, di detta direttiva, deve anche dimostrare l’esistenza di una «ragione specifica ed eccezionale».
2) L’articolo 10, lettera c), della direttiva 2005/36, come modificata dal regolamento n. 279/2009, deve essere interpretato nel senso che la nozione di «ragione specifica ed eccezionale», ai sensi di tale disposizione, si riferisce alle circostanze per le quali il richiedente non possiede un titolo tra quelli elencati all’allegato V, punto 5.7.1, di tale direttiva, fermo restando che detto richiedente non può avvalersi del fatto di possedere qualifiche professionali che, nel suo Stato membro di origine, gli aprono l’accesso ad una professione diversa da quella che intende esercitare nello Stato membro ospitante.
3) L’articolo 10, lettera c), della direttiva 2005/36, come modificata dal regolamento n. 279/2009, deve essere interpretato nel senso che la nozione di «architetto», di cui a tale disposizione, deve essere definita alla luce della normativa dello Stato membro ospitante e, quindi, che detta nozione non impone necessariamente che il richiedente sia in possesso di una formazione e di un’esperienza che si estendano non solo ad attività tecniche di progettazione edilizia, sovraintendenza ai lavori ed esecuzione, ma anche ad attività attinenti alla concezione artistica ed economica dell’edificio, ad attività urbanistiche, oppure ad attività di conservazione dei monumenti.
«Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Passaporto biometrico – Dati biometrici – Regolamento (CE) n. 2252/2004 – Articolo 1, paragrafo 3 – Articolo 4, paragrafo 3 – Uso dei dati rilevati per fini diversi dal rilascio dei passaporti e dei documenti di viaggio – Costituzione e utilizzo di banche dati contenenti dati biometrici – Garanzie di legge – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articoli 7 e 8 – Direttiva 95/46/CE – Articoli 6 e 7 – Diritto al rispetto della vita privata – Diritto alla protezione dei dati personali – Applicazione alle carte di identità»
Nelle cause riunite da C‑446/12 a C‑449/12, aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Raad van State (Paesi Bassi), con decisioni del 28 settembre 2012, pervenute in cancelleria il 3 ottobre 2012 (C‑446/12), il 5 ottobre 2012 (C‑447/12) e l’8 ottobre 2012 (C‑448/12 e C‑449/12), nei procedimenti
W.P. Willems (C‑446/12) contro Burgemeester van Nuth e H.J. Kooistra (C‑447/12) contro Burgemeester van Skarsterlân e M. Roest (C‑448/12) contro Burgemeester van Amsterdam e L.J.A. van Luijk (C‑449/12) contro Burgemeester van Den Haag
1) L’articolo 1, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio, del 13 dicembre 2004, relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri, come modificato dal regolamento (CE) n. 444/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, deve essere interpretato nel senso che il suddetto regolamento non è applicabile alle carte d’identità rilasciate da uno Stato membro ai propri cittadini, come le carte d’identità dei Paesi Bassi, e ciò indipendentemente tanto dalla durata della loro validità quanto dalla possibilità di utilizzarle nel corso di viaggi effettuati al di fuori di tale Stato.
2) L’articolo 4, paragrafo 3, del regolamento n. 2252/2004, come modificato dal regolamento n. 444/2009, deve essere interpretato nel senso che non impone agli Stati membri di garantire nella loro legislazione nazionale che i dati biometrici rilevati e conservati conformemente al suddetto regolamento non saranno rilevati, trattati e utilizzati a fini diversi dal rilascio del passaporto o del documento di viaggio, non rientrando siffatto aspetto nell’ambito di applicazione del summenzionato regolamento.
«Ricorso di annullamento – Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Fissazione della data di decorrenza degli effetti di una decisione anteriore – Determinazione della base giuridica – Quadro giuridico applicabile a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – Disposizioni transitorie – Base giuridica derivata – Consultazione del Parlamento»
Nella causa C‑540/13, avente ad oggetto un ricorso di annullamento ai sensi dell’articolo 263 TFUE, presentato il 15 ottobre 2013,
Parlamento europeo, ricorrente contro Consiglio dell’Unione europea, convenuto
1) La decisione 2013/392/UE del Consiglio, del 22 luglio 2013, che fissa la data di decorrenza degli effetti della decisione 2008/633/GAI relativa all’accesso per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte delle autorità designate degli Stati membri e di Europol ai fini della prevenzione, dell’individuazione e dell’investigazione di reati di terrorismo e altri reati gravi, è annullata.
2) Gli effetti della decisione 2013/392 sono mantenuti fino all’entrata in vigore di un nuovo atto diretto a sostituirla.
3) Il Consiglio dell’Unione europea è condannato alle spese.
«Rinvio pregiudiziale – Appalti pubblici – Forniture – Specifiche tecniche – Principi di parità di trattamento e di non discriminazione – Obbligo di trasparenza – Riferimento ad un prodotto recante un marchio commerciale – Valutazione dell’equivalenza del prodotto proposto da un offerente – Cessata fabbricazione del prodotto di riferimento»
Nella causa C‑278/14, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Curtea de Apel Alba Iulia (Romania), con decisione del 21 marzo 2014, pervenuta in cancelleria il 6 giugno 2014, nel procedimento
SC Enterprise Focused Solutions SRL contro Spitalul Județean de Urgență Alba Iulia
L’articolo 23, paragrafo 8, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, come modificata dal regolamento (UE) n. 1251/2011 della Commissione, del 30 novembre 2011, non è applicabile a un appalto pubblico il cui valore non raggiunga la soglia di applicazione prevista da tale direttiva. Nell’ambito di un appalto pubblico non assoggettato alla predetta direttiva, ma che presenta un interesse transfrontaliero certo, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare, le norme fondamentali e i principi generali del Trattato FUE, segnatamente i principi di parità di trattamento e di non discriminazione, nonché l’obbligo di trasparenza che ne deriva, devono essere interpretati nel senso che l’amministrazione aggiudicatrice non può respingere un’offerta che soddisfa i requisiti del bando di gara basandosi su motivi non previsti in tale bando.
«Rinvio pregiudiziale – Medicinali per uso umano – Direttiva 89/105/CEE – Articolo 6, punti 3 e 5 – Cancellazione di medicinali da un elenco di specialità medicinali prese in carico in aggiunta ai prezzi forfettari ospedalieri – Obbligo di motivazione»
Nelle cause riunite C‑271/14 e C‑273/14, aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Conseil d’État (Francia), con decisioni del 14 maggio 2014, pervenute in cancelleria rispettivamente il 4 giugno ed il 5 giugno 2014, nei procedimenti
LFB Biomédicaments SA, Association des déficitaires en Alpha 1 Antitrypsine (Association ADAAT Alpha 1-Francia) (C‑271/14), Pierre Fabre Médicament SA(C‑273/14)
Ministre des Finances et des Comptes publics, Ministre des Affaires sociales et de la Santé
L’articolo 6 della direttiva 89/105/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, riguardante la trasparenza delle misure che regolano la fissazione dei prezzi delle specialità per uso umano e la loro inclusione nei regimi nazionali di assicurazione malattia, deve essere interpretato nel senso che l’obbligo di motivazione previsto ai punti 3 e 5 di tale articolo è applicabile ad una decisione che limita le condizioni di rimborso o riduce il livello di presa in carico di un medicinale, escludendolo dall’elenco delle specialità medicinali prese in carico dai regimi obbligatori di assicurazione malattia in aggiunta alle prestazioni di ricovero la cui presa in carico è garantita nel quadro di prezzi forfettari di degenza e di cure.
«Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Direttiva 2011/92/UE – Valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati – Costruzione di un centro commerciale – Efficacia vincolante di una decisione amministrativa di non effettuare una valutazione di impatto ambientale – Mancata partecipazione del pubblico»
Nella causa C‑570/13, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Verwaltungsgerichtshof (Austria), con decisione del 16 ottobre 2013, pervenuta in cancelleria il 6 novembre 2013, nel procedimento
Karoline Gruber contro Unabhängiger Verwaltungssenat für Kärnten, EMA Beratungs- und Handels GmbH,
Bundesminister für Wirtschaft, Familie und Jugend
L’articolo 11 della direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in forza della quale una decisione amministrativa che accerta che non è necessario effettuare una valutazione dell’impatto ambientale per un progetto ha efficacia vincolante nei confronti dei vicini che non dispongono di un diritto di ricorso avverso detta decisione amministrativa, e ciò a condizione che tali vicini, facenti parte del «pubblico interessato» ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, di tale direttiva, soddisfino i criteri previsti dal diritto nazionale per quanto riguarda l’«interesse sufficiente» o la «violazione di un diritto». Spetta al giudice del rinvio verificare se tale condizione sia soddisfatta nel procedimento dinanzi a esso pendente. In caso affermativo, esso deve negare l’efficacia vincolante, nei confronti di detti vicini, di una decisione amministrativa di non effettuare tale valutazione.
«Rinvio pregiudiziale – Regolamento (CE) n. 1346/2000 – Articoli 4 e 13 – Procedura di insolvenza – Pagamento effettuato successivamente alla data di apertura della procedura di insolvenza sulla base di pignoramento effettuato anteriormente a tale data – Azione revocatoria contro un atto pregiudizievole per gli interessi dei creditori – Termini di prescrizione, di esercizio dell’azione revocatoria e di decadenza – Regole relative alla forma dell’azione revocatoria – Legge applicabile»
Nella causa C‑557/13, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesgerichtshof (Germania), con decisione del 10 ottobre 2013, pervenuta in cancelleria il 29 ottobre seguente, nel procedimento
Hermann Lutz contro Elke Bäuerle, agente in qualità di curatore fallimentare della ECZ Autohandel GmbH
1) L’articolo 13 del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, dev’essere interpretato nel senso della sua applicabilità ad una fattispecie in cui il pagamento, contestato da un curatore fallimentare, di una somma di denaro, pignorata anteriormente all’apertura della procedura di insolvenza, sia stato effettuato solo successivamente all’apertura della procedura stessa.
2) L’articolo 13 del regolamento n. 1346/2000 dev’essere interpretato nel senso che il regime derogatorio da esso istituito include parimenti i termini di prescrizione, i termini per l’esercizio dell’azione revocatoria e i termini di decadenza previsti dalla legge cui è soggetto l’atto contestato dal curatore fallimentare.
3) Le regole di forma che presiedono all’esercizio di un’azione revocatoria sono determinate, ai fini dell’applicazione dell’articolo 13 del regolamento n. 1346/2000, dalla legge cui è soggetto l’atto contestato dal curatore fallimentare.
«Ricorso di annullamento – Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Sottoposizione di una nuova sostanza psicoattiva a misure di controllo – Determinazione della base giuridica – Quadro normativo applicabile a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – Disposizioni transitorie – Base giuridica derivata – Consultazione del Parlamento»
Nelle cause riunite C‑317/13 e C‑679/13, aventi ad oggetto due ricorsi di annullamento ai sensi dell’articolo 263 TFUE, presentati rispettivamente il 7 giugno e il 19 dicembre 2013,
Parlamento europeo, ricorrente
Consiglio dell’Unione europea, convenuto
Repubblica d’Austria, interveniente
1) La decisione 2013/129/UE del Consiglio, del 7 marzo 2013, che sottopone a misure di controllo la 4‑metilanfetamina, e la decisione di esecuzione 2013/496/UE del Consiglio, del 7 ottobre 2013, che sottopone a misure di controllo il 5‑(2‑amminopropil)indolo, sono annullate.
2) Gli effetti della decisione 2013/129 e della decisione di esecuzione 2013/496 sono mantenuti fino all’entrata in vigore di nuovi atti diretti a sostituirle.
4) La Repubblica d’Austria sopporta le proprie spese.
«Rinvio pregiudiziale – Imposizioni interne – Articolo 110 TFUE – Tassa sugli autoveicoli riscossa da uno Stato membro in occasione della loro prima immatricolazione o della prima trascrizione del diritto di proprietà – Neutralità tra gli autoveicoli usati provenienti da altri Stati membri e gli autoveicoli similari disponibili sul mercato nazionale»
Nella causa C‑76/14, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Curtea de Apel Braşov (Romania), con decisione del 29 gennaio 2014, pervenuta in cancelleria il 12 febbraio 2014, nel procedimento
Mihai Manea contro Instituția Prefectului județul Brașov – Serviciul public comunitar regim de permise de conducere și înmatriculare a vehiculelor
L’articolo 110 TFUE deve essere interpretato nel senso:
– che non osta a che uno Stato membro istituisca una tassa sugli autoveicoli applicata ai veicoli usati importati in occasione della loro prima immatricolazione in tale Stato membro e ai veicoli già immatricolati nel suddetto Stato membro in occasione della prima trascrizione nel medesimo Stato del diritto di proprietà su questi ultimi,
– che osta a che detto Stato membro esenti da tale tassa i veicoli già immatricolati per i quali è stata pagata una tassa anteriormente vigente, giudicata incompatibile con il diritto dell’Unione.
Sezione: (Grande Sezione)
«Ricorso di annullamento – Assistenza macrofinanziaria a paesi terzi – Decisione della Commissione di ritirare una proposta di regolamento quadro – Articoli 13, paragrafo 2, TUE e 17 TUE – Articolo 293 TFUE – Principio di attribuzione delle competenze – Principio dell’equilibrio istituzionale – Principio di leale cooperazione – Articolo 296 TFUE – Obbligo di motivazione»
Nella causa C‑409/13, avente ad oggetto un ricorso di annullamento, ai sensi dell’articolo 263 TFUE, proposto il 18 luglio 2013,
Consiglio dell’Unione europea, ricorrente sostenuto da:
Repubblica ceca, Repubblica federale di Germania, Regno di Spagna, Repubblica francese, Repubblica italiana, Regno dei Paesi Bassi, Repubblica slovacca, Repubblica di Finlandia, Regno di Svezia, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, intervenienti, contro
Commissione europea, convenuta
2) Il Consiglio dell’Unione europea è condannato alle spese.
3) La Repubblica ceca, la Repubblica federale di Germania, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia nonché il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopportano le proprie spese.

References: Articolo 10
 Articolo 1
 Articolo 4
 Articolo 6
 Articolo 110
 Articolo 293
 Articolo 296