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Timestamp: 2017-01-19 02:19:38+00:00

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Bacio sul collo: scatta il reato di violenza sessuale
Lo sai che? Pubblicato il 20 luglio 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Bacio sul collo: scatta il reato di violenza sessuale L’AUTORE: Redazione
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Abbracciare e baciare una donna nonostante il suo rifiuto costituisce violenza sessuale se i baci raggiungono zone erogene come il collo o le labbra.
Bacio rubato: ancora una volta scatta la violenza sessuale. A rilevare è il fatto che il bacio venga dato su una zona erogena come il collo. A dirlo è una sentenza di ieri della Cassazione [1].
In passato anche il bacio sulla guancia è stato considerato violenza sessuale, ma solo quando la stretta sui fianchi impedisce alla donna di sottrarsi al gesto di forzato corteggiamento. In quell’occasione la Corte aveva avuto modo di precisare che, nonostante il bacio sia un gesto intimo, suscettibile di entrare in una sfera riservata, connessa alla libertà dell’individuo, il semplice bacio sulla guancia, senza trattenere e costringere il soggetto passivo, non integra alcun reato.
Diversa la conclusione se il gesto del bacio interessa le zone erogene come bocca, collo o orecchio. La scena è – purtroppo – abbastanza ricorrente: lei si ritrae, lui la abbraccia e la bacia. E viene condannato per violenza sessuale.
Decisivo non solo il rifiuto opposto dalla donna, ma anche il fatto che i baci abbiano toccato zone erogene, ossia collo e orecchio.
Nel caso che ha originato la sentenza in commento, un uomo dapprima importuna la barista, poi l’abbraccia con forza tale da impedirle di liberarsi, dandole vari baci sul collo e sull’orecchio destro. Per i giudici è evidente la «violenza sessuale» subita dalla donna. Consequenziale la condanna, in Tribunale prima e in Appello poi, dell’uomo, che dovrà scontare «quattordici mesi di reclusione».
[1] Cass. sent. n. 30479/16 del 19.07.2016.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 12 aprile – 19 luglio 2016, n. 30479
Presidente Rosi – Relatore Mocci
1. In data 7 luglio 2014 la Corte d’Appello di Firenze confermava la sentenza emessa dal Tribunale di Arezzo il 15 dicembre 2009, che aveva condannato F.Q. alla pena di anni uno e mesi due di reclusione. L’imputato era accusato del reato p. e p. dall’art. 609 bis ultimo comma c.p., per avere dapprima importunato e poi abbracciato G.M. con forza tale da impedirle di liberarsi e dandole vari baci sul collo e sull’orecchio destro, così da costringerla, con violenza, a subire atti sessuali.
2. Ha proposto ricorso per cassazione il Q., affidandosi a due motivi, ai sensi dell’art. 606 comma 1° lett. e) c.p.p.
1. Mediante il primo motivo dedotto, l’imputato assume che la Corte territoriale, attribuendo valore di atto sessuale ai baci sul collo e sull’orecchio, avrebbe completamente frainteso la portata delle dichiarazioni testimoniali rese dalla parte offesa, che aveva affermato di conoscere bene l’imputato e di essere uscita con lui addirittura per una settimana. Sarebbero dunque stati atteggiamenti confidenziali (anche se eccessivi) quelli del Q., che, ove egli avesse voluto compiere un atto di natura sessuale, avrebbe mirato piuttosto a sfiorare le labbra della donna.
2. La seconda censura si appunta sulla circostanza che le dichiarazioni della M. sarebbero state recepite senza alcun vaglio critico. In realtà, vi sarebbero state una serie di ragioni per alterare i dettagli del racconto, atteso che il Q. ed il suo gruppo di amici sarebbero stati soliti scherzare, anche troppo pesantemente, con le ragazze del bar e che, di fronte all’offesa circa la qualità del caffè, la M. si sarebbe risentita per tale apprezzamento negativo. Del resto, l’attendibilità della persona offesa non avrebbe potuto dedursi dall’immediatezza del racconto dell’accaduto, giacché i testi P. e M. avrebbero riferito particolari contrastanti, mentre l’unico teste ad aver assistito ai fatti, l’Alemanni, non sarebbe stato reputato credibile.
2. I motivi di ricorso – che, per la loro connessione logica – possono essere scrutinati congiuntamente, non sono fondati.
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