Source: https://www.avvocatoflash.it/blog/diritto-di-famiglia-e-successioni/quali-sono-le-spese-da-sostenere-per-una-separazione
Timestamp: 2019-08-25 02:39:14+00:00

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Quali sono le spese da sostenere per una separazione?
Quando i coniugi decidono di separarsi, possono scegliere diversi strumenti, a costi differenti, per porre fine allo loro vita coniugale. Vediamoli insieme.
1. In cosa consiste e come funziona la separazione consensuale
La separazione consensuale è un istituto giuridico che è stato predisposto dal nostro legislatore al fine di consentire ai coniugi di potersi separare di comune accordo in modo più rapido rispetto all’alternativa separazione giudiziale. Come facilmente intuibile dal nome, la separazione consensuale può ritenersi tale, solamente, nel caso in cui i due coniugi siano riusciti a stabilire una condivisione sui diritti relativi al patrimonio, all’assegno di mantenimento, all’affidamento dei figli e per tutti gli altri aspetti previsti e necessari. Detto ciò, non risulta essere, sempre, facile ricorrere ad un procedimento consensuale, in quanto dipende dalla complessità della materia e dalla necessità di trovare un’intesa tra due persone che hanno scelto strade divergenti nella propria vita sentimentale.
Tuttavia, nel caso in cui i due coniugi riescano a raggiungere un’intesa sulle tematiche più rilevanti, potranno rivolgersi privatamente ad un medesimo avvocato o ciascuno al proprio avvocato di fiducia, al fine di discutere e formalizzare gli accordi raggiunti. Successivamente, ove non decidano di ricorrere al procedimento di negoziazione assistita o non ricorrano le condizioni di formalizzare la separazione autonomamente in Comune, diverrà necessaria la fase dell’omologazione da parte del Tribunale competente, con apposito provvedimento. Il procedimento di separazione consensuale non prevede inoltre la possibilità di addebito a carico di un coniuge della stessa.
1.1 In cosa consiste e come funziona la separazione giudiziale
Nei casi in cui i coniugi hanno intenzione di separarsi e porre fine al proprio matrimonio, ma non riescono a raggiungere un accordo fra i coniugi su tutte le condizioni di separazione, come supra esposto, oppure quando l’altro coniuge risulta essere irreperibile, è necessario procedere unilateralmente presentando domanda di separazione giudiziale in Tribunale con l’assistenza di un difensore. In sostanza, nel caso di separazione giudiziale vi sarà una vera e propria causa di separazione che necessita dell’assistenza dei legali e comporta una serie di udienze con tempi e costi più elevati rispetto alla separazione consensuale.
La separazione giudiziale consiste in un procedimento civile ordinario che si apre con il ricorso da parte del primo dei due coniugi che lo propone. La competenza territoriale è del Tribunale o del luogo dove i coniugi hanno avuto la loro ultima residenza o dove il coniuge convenuto ha il proprio domicilio. Detto ciò, la separazione giudiziale si differenzia da quella consensuale, in quanto quest’ultima è un accordo fra i coniugi che può rivelarsi anche stragiudiziale, ovverosia tramite la negoziazione assistita, mentre la prima consiste necessariamente in un procedimento innanzi all’autorità giudiziaria.
I presupposti della separazione giudiziale sono individuati dall’articolo 151 del Codice Civile, così come riformato dalla Legge n. 151 del 1975, per cui la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. La giurisprudenza di legittimità offre un’interpretazione molto ampia della norma, sul punto si è espressa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7148 del 1992, in cui si ritiene che la domanda di separazione giudiziale possa essere attivata ogniqualvolta anche uno solo dei due coniugi si dovesse ritenere “disaffezionato” o “distaccato” spiritualmente dall’altro.
A seguito dell’ottenimento della separazione giudiziale, la stessa fa cessare tutte le obbligazioni inerenti alla vita coniugale. Infatti la realizzazione di questi effetti di legge si ha già nel corso della prima udienza presidenziale, dopo aver dato atto del fallimento del tentativo di conciliazione. Pertanto, la comunione legale si scioglierà a far corso dalla prima udienza presidenziale, ed i coniugi saranno, quindi, autorizzati a vivere separatamente. Successivamente alla sentenza di separazione giudiziale cessano le obbligazioni inerenti alla vita in comune, per cui, i coniugi non sono più tenuti all’obbligo di convivenza. Allo stesso modo i coniugi non sono più tenuti a prestarsi assistenza reciproca, secondo quanto previsto in sede di matrimonio, di conseguenza, cesserà naturalmente anche l’obbligo di reciproca fedeltà.
2. La separazione consensuale con ricorso al Presidente del Tribunale
Analizzandola più nel dettaglio, la procedura consensuale può prendere spunto a seguito del deposito di un ricorso presso la Cancelleria del Tribunale dove uno dei due coniugi ha la residenza o il domicilio. Il ricorso deve essere espressamente indirizzato al Presidente dello stesso e deve contenere in modo dettagliato i termini dell’accordo raggiunto. L’organo competente produrrà un fascicolo d’ufficio raccogliendo non solamente il ricorso, ma tutti i documenti che i coniugi hanno allegato. Ad esempio, saranno necessariamente allegate le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di ciascun coniuge e la copia integrale dell’atto di matrimonio. Conclusi i propri adempimenti, ed entro cinque giorni dalla data di ricezione del ricorso, il Presidente del Tribunale fissa la data dell’udienza alla quale devono personalmente comparire i coniugi.
Con il termine “tentativo” s’intende la volontà di giungere ad una conciliazione e, proprio per questo motivo, il Presidente sentirà le due parti prima separatamente e poi congiuntamente. Nel caso in cui la conciliazione sia raggiunta, sarà redatto un apposito verbale di chiusura della procedura. Se invece le parti resistono nella loro volontà di separarsi, il Presidente procede ad emanare il decreto di omologazione delle condizioni che sono state indicate nel ricorso. Da questo momento decorre il termine di sei mesi per poter chiedere il divorzio.
2.1. La negoziazione assistita
Il recente D.L. 162 del 2014 prevede, all’articolo 6, anche una via molto più rapida per ottenere la separazione: attraverso lo strumento della negoziazione assistita. Il procedimento è molto più semplice di quello sopra descritto e non si svolge in Tribunale. Fra l’inizio della procedura di negoziazione e la conclusione dell’iter possono passare anche pochi giorni, e, solitamente, non trascorrono più di tre – quattro mesi.
Le parti, per il tramite dei propri legali, stilano una convenzione di negoziazione assistita, per definire le modalità ed i termini della “trattativa” e successivamente, in ipotesi di convergenza, provvederanno a stilare un accordo con le condizioni della separazione. Tale accordo, sottoscritto da entrambi i coniugi, dovrà essere posto al vaglio del Pubblico Ministero che emetterà o meno il relativo nulla osta e quindi trasmesso all’ufficiale dello stato civile. La separazione consensuale a mezzo di negoziazione assistita richiede necessariamente l’assistenza di un avvocato per ciascun coniuge, ma è molto, molto più rapida di quella innanzi al Presidente del Tribunale, infatti in caso di negoziazione assistita, che di solito si conclude in un paio di incontri, il costo si aggira attorno ai 700/1000 Euro e se l’avvocato è lo stesso per entrambi i coniugi, tale costo si può anche dividere in due.
2.2. La riconciliazione successiva alla separazione giudiziale
Quando i coniugi si riconciliano, cessano gli effetti della separazione giudiziale. La legge non prescrive particolari oneri formali per la riconciliazione. Ai coniugi è, infatti, possibile riconciliarsi dando luogo a comportamenti che siano incompatibili con la separazione. Invece, per comportamenti compatibili devono intendersi, ad esempio, l’essere ritornati a convivere ed a trascorrere una vita in comune. Tuttavia, tali comportamenti non sono sufficienti a provare la riconciliazione, ovvero la mera sussistenza di rapporti pacifici, oppure una semplice frequentazione. Detto ciò, è importante rilevare che, una volta avvenuta la riconciliazione non sarà possibile divorziare direttamente, in quanto tale procedimento dovrà iniziare da capo. I coniugi che quindi si siano separati e poi informalmente abbiano ripreso a convivere stabilmente così riconciliandosi dovranno, per divorziare, separarsi nuovamente.
3. I costi ed i tempi del processo di separazione consensuale e giudiziale
I tempi della separazione consensuale sono sicuramente molto più rapidi& rispetto a quelli della separazione giudiziale e possono oscillare in un intervallo di 3-6 mesi, a seconda del Foro adito.
Nella migliore delle ipotesi, è possibile che l’intero processo si chiuda entro poche settimane o al massimo in qualche mese. I costi del processo consensuale sono più contenuti rispetto a quelli che i coniugi dovrebbero affrontare nel processo di separazione giudiziale. Sebbene non esista una tariffa fissa, cliente ed avvocato per la separazione dovranno negoziare liberamente un compenso. Si può comunque affermare che l’onorario di base per un legale parta dai 400 Euro a coniuge, con un tetto di 3.000 Euro. Con lo strumento della negoziazione assistita i costi possono essere anche inferiori ed è possibile ottenere la trascrizione del provvedimento di separazione in pochi giorni, senza necessariamente passare per il giudice. Si tenga altresì in considerazione che la separazione consensuale, ove non ci siano figli minori o comunque i figli non siano autosufficienti, può essere perfezionata, astrattamente, anche senza ricorrere all’avvocato. Detto ciò, anche in questo caso è tuttavia consigliato farsi assistere da un professionista, in quanto, risulta essere elevato il rischio di compiere delle inesattezze che potrebbero pregiudicare gli effetti sperati della separazione. In questa ipotesi, ad ogni modo, l’unica spesa sarà legata dalla necessità di produrre i documenti che sopra abbiamo anticipato, ed il bollo relativo al contributo unificato che, in questo caso, è di 43 Euro. È possibile contattare lo studio per email o telefonicamente per richiedere un preventivo gratuito. In caso di separazione consensuale, invece, il termine per chiedere il divorzio è di sei mesi.
Al contrario, i tempi per il procedimento di separazione giudiziale sono assai più lunghi di quelli relativi alla separazione consensuale, ed è difficile che siano inferiori a due anni. Ci sono tuttavia molte variabili che possono incidere sulla durata e sul costo, come ad esempio:
la presenza di appelli;
di ricorsi per Cassazione;
l’efficienza del Tribunale competente, da cui dipende la fissazione delle udienze.
Decorso un anno dalla separazione giudiziale è possibile proporre la domanda per il divorzio, tale termine decorre dalla comparizione davanti al Presidente del Tribunale competente secondo quanto previsto dall’articolo 3, numero 2, lettera b, della legge sul divorzio (Legge n. 898 del 1970). I costi della parcella dell’avvocato per la separazione giudiziale possono variare di molto, fra i 1500 – 1800 Euro ad oltre i 3000 Euro. Il contributo unificato da pagare è pari a 98 Euro, invece per i procedimenti riguardanti i figli il contributo unificato è esente.
3.1 La separazione consensuale
La separazione consensuale ricorre quando i coniugi sono d’accordo sulle condizioni della separazione medesima. Si chiama consensuale perché prevede il consenso espresso di entrambi i coniugi che arrivano a un accordo sulla divisione dei loro beni in comunione e sull’affidamento dei figli nonché sulle possibili questioni collegate a una separazione.
In tal caso, debbono ricorrere al tribunale competente affinché il presidente del tribunale, fissata l'udienza di comparizione, provveda al loro ascolto prima separatamente e poi congiuntamente, al fine di tentare la loro riconciliazione.
Ove questa non avvenga, si dà atto del consenso dei coniugi di addivenire alla separazione, nonché delle condizioni che riguardano i coniugi ed i loro figli.
L’accordo coniugale è soggetto all’omologazione dal parte del tribunale, che provvede con decreto, a rendere efficaci le condizioni della separazione stabilite dai coniugi.
Detto ciò, è possibile affermare che le spese da sostenere per procedere alla separazione consensuale potranno oscillare a seconda della complessità della controversia:
Complessità MINIMA: circa 2.000 €, comprendente le spese e l’IVA;
Complessità MEDIA: circa 4.000 €, comprese le spese e l’IVA;
Complessità MASSIMA: circa 7.000 €, comprese le spese e l’IVA.
Occorrerà, inoltre, versare il contributo unificato nella misura di 43 €, oltre alle ulteriori spese necessarie (marche da bollo, notifiche, trasferte).
3.2 La separazione giudiziale
La separazione giudiziale, ha luogo quando manca l’accordo tra i coniugi in merito alle condizioni per separarsi. Quando i coniugi che intendono separarsi e porre fine al proprio matrimonio non riescono a raggiungere un accordo su tutte le condizioni di separazione vedi separazione consensuale oppure quando l'altro coniuge è irreperibile è necessario procedere unilateralmente presentando domanda di separazione giudiziale.
In tal caso, l’iter procedurale è lo stesso previsto per la separazione consensuale, difatti, a seguito del ricorso, il presidente del tribunale ascolta i coniugi tentandone la riconciliazione.
In caso negativo, adotta i provvedimenti necessari nell’interesse dei coniugi e della prole, rimettendo le parti dinanzi al giudice ordinario, per la prosecuzione della controversia nel merito e l’espletamento dei mezzi istruttori.
Ciò comporta una maggiore attività difensiva dell’avvocato per la presenza di molteplici fasi giudiziarie che, a differenza della separazione consensuale, avrà una spesa maggiore per la separazione giudiziale.
Per tale motivo, applicando i criteri previsti dalle tabelle forensi, la parcella dell’avvocato per la separazione giudiziale potrà essere:
per la complessità minima: circa 5.700 €, comprese le spese, la cassa e l’IVA;
per la complessità media: circa 10.500 € comprese le spese, la cassa e l’IVA;
per la complessità massima: circa 19.000 € comprendente le spese, la cassa e l’IVA.
A tali oneri, va aggiunto il contributo unificato di 98 € per la separazione giudiziale, oltre al pagamento degli altri oneri processuali (marche da bollo, notifiche, trasferte).
In alternativa al procedimento giudiziale, i coniugi possono ricorrere alla negoziazione assistita con l’ausilio dell’avvocato, al fine di accordandosi stragiudizialmente sulle condizioni della separazione, evitando il ricorso all’autorità giudiziaria.
La procedura va espletata per iscritto entro il termine massimo di tre mesi decorrenti dall’invito ad accordarsi stragiudizialmente, facendosi assistere obbligatoriamente da un avvocato.
Il coniuge, che intende ricorrere alla negoziazione assistita, deve invitare l’altro coniuge a definire stragiudizialmente le condizioni della loro separazione.
L'accordo va sottoscritto dalle parti e dagli avvocati difensori ed ha la stessa efficacia del provvedimento di omologazione pronunciato in sede processuale.
Anche nel procedimento di negoziazione assistita si fa riferimento alle tabelle forensi, per individuare le spese da sostenere per separarsi, riferendosi precisamente alla tabella delle attività stragiudiziali, che prevede importi diversificati in base alla complessità della lite. Anche in questo caso, i vari costi sono differenti e sono:
di circa 3.500, comprese le spese e l’IVA, per una separazione di bassa complessità;
di circa 4.800, comprese le spese e l’IVA, per una separazione di complessità media;
di circa 6.300, comprese le spese e l’IVA, per una separazione di massima complessità.
5. La separazione con dichiarazione ricevuta dal Sindaco
Un'ulteriore procedura per addivenire alla separazione è rappresenta dalla possibilità, data ai coniugi, di separarsi tramite dichiarazione rese dinanzi all'ufficiale di Stato civile.
I coniugi, infatti, possono stipulare un accordo sulla loro separazione, a condizione che non sussistano figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti, attraverso dichiarazioni rese alla presenza del Sindaco del comune, ove almeno uno di essi risiede, o del comune di trascrizione dell'atto matrimoniale.
Questo acquista efficacia dopo che le parti siano ricomparse dinanzi al sindaco, al fine confermare le loro intenzioni, entro un massimo di trenta giorni, pena, in caso di non comparizione, la mancata conferma dell'accordo.
L'accordo produce lo stesso effetto del provvedimento di omologazione giudiziale.
Anche in tal caso, l’opera prestata dall’avvocato rientra tra le attività stragiudiziali, per le quali le tariffe forensi prevedono un costo presumibile di:
circa 1.500 € tasse comprese, per la separazione di bassa complessità;
circa 3.000 € tasse comprese, per la separazione di media complessità;
circa 5.000 € tasse comprese, per la separazione di massima complessità,
Così come previsto per la procedura di negoziazione assistita, anche l'esperimento della separazione tramite le dichiarazione ricevute dal sindaco è esente dal contributo unificato.
Codice Civile: art. 151
Corte di Cassazione con la sentenza n. 7148 del 1992
Legge n. 151 del 1975
D.L. 162 del 2014, art. 6
Legge n. 898 del 1970 articolo 3, numero 2, lettera b.
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References: sentenza 
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 art. 151
 sentenza 
 art. 6
 articolo 3