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Timestamp: 2020-03-28 22:00:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26609 del 18/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26609 del 18/10/2019
Cassazione civile sez. lav., 18/10/2019, (ud. 25/06/2019, dep. 18/10/2019), n.26609
sul ricorso 26094-2015 proposto da:
AMA AZIENDA MUNICIPALE AMBIENTE S.P.A., in persona del legale
MARCELLO PRESTINARI 13, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO
P.G., C.S., D.B.C.,
M.E., F.M., PO.VA., R.A.,
CA.VI.AN. e MA.AN., in qualità di eredi di
MA.MI., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA AGRI 1,
presso lo studio dell’avvocato PASQUALE NAPPI, che li rappresenta e
depositata il 2-7/04/2015 R.G.N. 9051/2011.
– con sentenza del 27 aprile 2015, la Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato il diritto di P.G., + ALTRI OMESSI, quali eredi di Ma.Mi., all’inclusione del compenso percepito a titolo di lavoro straordinario, indennità di sede lavorativa, manutenzione vestiario e maggiore produttività nel TFR, nell’indennità sostitutiva del preavviso, tredicesima, quattordicesima, ferie;
– ritenevano al riguardo i giudici del gravame che l’art. 12 c.c.n.l. di settore – alla cui stregua viene individuata la retribuzione globale come sommatoria fra retribuzione individuale ed indennità a carattere fisso e continuativo – escludesse soltanto quanto corrisposto a titolo di rimborso spese, indennità di maneggio denaro e indennità mezzo di trasporto;
– aggiungevano, con riguardo alla 13 ed alla 14 mensilità nonchè alle ferie, che le relative norme contrattuali richiamavano espressamente il concetto di retribuzione globale di fatto e che, per quanto concerne il compenso per lavoro straordinario, esso dovesse essere conteggiato, in tal senso deponendo l’art. 46 c.c.n.l. di settore che richiamava la L. n. 297 del 1982, art. 1, comma 2 e che nella base di calcolo utile andassero incluse tutte le indennità, nonchè i compensi previsti per legge, ove corrisposti in via fissa e continuativa;
– resistono, con controricorso P.G., + ALTRI OMESSI.
– con il primo motivo di ricorso la AMA s.p.a. deduce la violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, difettando la “concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione” con riferimento all’indennità di maggiore produttività;
– contrariamente a quanto asserito da parte ricorrente, infatti, la Corte chiarisce il proprio iter argomentativo affermando che il contratto collettivo Federambiente non prevede alcuna esclusione, diretta o indiretta, fra l’altro, dell’indennità di maggior produttività;
– con il secondo motivo si deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio in relazione alle indennità di sede lavorativa e lavaggio indumenti, la violazione dell’art. 12 CCNL, la violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. e quella dell’art. 116 c.p.c. e art. 51 comma 1 TUIR;
– premessa l’assoluta promiscuità del motivo, anche a voler scindere le censure, in modo da renderle ammissibili, va rilevato che le stesse sono infondate;
– per quanto riguarda la asserita violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, va rilevato che in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134, che ha limitato la impugnazione delle sentenze in grado di appello o in unico grado per vizio di motivazione alla sola ipotesi di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, con la conseguenza che, al di fuori dell’indicata omissione, il controllo del vizio di legittimità rimane circoscritto alla sola verifica della esistenza del requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, ed individuato “in negativo” dalla consolidata giurisprudenza della Corte -formatasi in materia di ricorso straordinario- in relazione alle note ipotesi (mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale; motivazione apparente; manifesta ed irriducibile contraddittorietà; motivazione perplessa od incomprensibile) che si convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e che determinano la nullità della sentenza per carenza assoluta del prescritto requisito di validità (fra le più recenti, Cass. n. 23940 del 2017);
– quanto alla dedotta violazione dell’art. 12 CCNL Federambiente del 1995, il relativo testo riportato in ricorso è chiarissimo nel comprendere nel concetto di retribuzione globale (cui rinviano alcuni degli istituti indiretti per cui è causa) anche le ” indennità a carattere fisso e continuativo” e come tali, appunto, sono state considerate, dall’impugnata sentenza, le voci indennità sede lavorativa, maggiore produttività, manutenzione vestiario;
– nega la società ricorrente che tale qualificazione sia esatta ma osserva, invece, questa Corte Suprema che, con valutazione di merito, non censurabile in sede di legittimità l’indennità per maggiore produttività, proprio perchè commisurata a tutti i giorni di presenza, è stata ritenuta avere carattere fisso e continuativo e non meramente variabile ed eventuale;
– quanto all’indennità raggiungimento posto di lavoro e di quella di manutenzione vestiario, ne viene individuata la fonte in un mero accordo aziendale del 23.3.89 vale a dire in una fonte negoziale la cui violazione non è deducibile per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nè può esserlo pel tramite di una sua lettura combinata con una disposizione (art. 12) del cit. CCNL, perchè nel caso in esame la violazione – ove mai esistesse – riguarderebbe la natura dell’emolumento così come descritto dall’accordo aziendale;
– lamentandosi, in sostanza, un’erronea interpretazione d’un accordo aziendale, questa non può ridondare nemmeno in violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., perchè la ricorrente non spiega in quale preciso passaggio della motivazione i giudici del merito avrebbero travisato il senso letterale dei testi negoziali allegati al ricorso e/o avrebbero altrimenti violato i canoni ermeneutici previsti dalle disposizioni codicistiche;
– con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 46 del CCNL Federambiente nonchè dell’art. 2120 c.c. (cfr., sul punto, Cass. 2027 del 15 novembre 2012);
– in via generale va osservato che l’art. 2120 c.c. – così sostituito dalla L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 1, e recante la disciplina del trattamento di fine rapporto – prevede che in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto calcolato sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso, divisa per 13,5;
– il quarto motivo, con cui si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio costituito dalla natura fissa e continuativa del lavoro straordinario, deve ritenersi assorbito;
– alla luce delle suesposte argomentazioni, il primo e il secondo motivo vanno dichiarati infondati, fondato il terzo ed assorbito il quarto, il ricorso deve essere accolto, la sentenza cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, assorbito il quarto, respinti gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 51
 art. 54
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 Cass. 
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 art. 1
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