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Timestamp: 2018-02-22 19:45:09+00:00

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1 Edizione del 17/09/14 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, art. 6 (comma 1, lettera a) e art. 7 Parte Generale
2 Edizione del 17/09/14 INDICE 1. GLOSSARIO PROFILO DEL FONDO IL DECRETO LEGISLATIVO 231/ Le fattispecie di reato previste dal decreto Le sanzioni Autori del reato L interesse o il vantaggio per le società L esonero della responsabilità IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, Finalità, principi ispiratori e fasi attuative Il Modello ORGANIGRAMMA Principi generali di comportamento SISTEMA DISCIPLINARE Premessa Funzione del sistema disciplinare Misure nei confronti degli Amministratori Misure nei confronti dei Sindaci Misure nei confronti di Dipendenti Dirigenti Quadri e impiegati Violazioni del Modello Misure nei confronti dei Distaccati Misure nei confronti dei Consulenti e dei Partner CODICE ETICO (rinvio) ORGANISMO DI VIGILANZA Premessa Composizione dell organismo di vigilanza Compiti e poteri dell organismo di vigilanza Flussi Informativi Flussi informativi verso l OdV Raccolta e conservazione delle informazioni I REATI APPLICABILI LE PARTI SPECIALI Premessa Funzione delle Parti Speciali Criteri adottati per la valutazione dei reati ORGANIGRAMMA CODICE ETICO
3 1. GLOSSARIO Di seguito vengono riportate alcune definizioni che possono facilitare la comprensione di questo documento: CCNL Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro: è il contratto stipulato a livello nazionale con cui le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro predeterminano congiuntamente la disciplina dei rapporti individuali di lavoro (c.d. parte normativa) ed alcuni aspetti dei loro rapporti reciproci (c.d. parte obbligatoria) Codice Etico : Codice di comportamento che un Fondo adotta nello svolgimento delle sue attività, assumendo come principi ispiratori, leggi e norme in un quadro di valori etici di correttezza, riservatezza e nel rispetto delle normative sulla concorrenza, per la tutela dell ambiente e della salute e sicurezza dei lavoratori; D.Lgs. 231: il Decreto Legislativo dell 8 giugno 2001 n. 231, recante «Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300», e successive modifiche ed integrazioni; Linee guida :Linee Guida definite da Confindustria per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. 231/2001 approvate dal Ministero della Giustizia con il D.M , e sui successivi aggiornamenti, pubblicati da Confindustria in data e in data , Linee Guida ABI del febbraio 2004, e i successivi aggiornamenti approvati dal Ministero della Giustizia il 30 ottobre 2007 e il 21 maggio 2008; Linee guida definite da Confservizi approvate dal Ministero della Giustizia sentiti i Ministeri concertanti, la Consob e la Banca d Italia. Modello Modello di organizzazione, gestione e controllo, adottato dal Consiglio di Amministrazione per prevenire la commissione delle tipologie di reato previste dal D.lgs 231/01 da parte dei soggetti (c.d. Soggetti Apicali ) che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della società (o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale), dei soggetti che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo della società (art. 5, comma 1 lett. a D. Lgs. 231/01 di seguito per brevità Decreto ) e da parte dei soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei Soggetti Apicali (art. 5, comma 1 lett. b) del Decreto). ODV Organismo di vigilanza: è l organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull osservanza del modello organizzativo; 3
5 2. PROFILO DEL FONDO Il Fondo Pensione dipendenti Gruppo ENEL, (in seguito anche Fopen o Fondo) sede in Via Nizza, Roma è un fondo pensione complementare per i lavoratori dipendenti del Gruppo ENEL. Fopen, con il presente documento, intende non soltanto conformarsi alle novità legislative ed alle sollecitazioni introdotte nel nostro ordinamento dal D. Lgs. 231/01, in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ma intende anche approfittare dell occasione offerta da tale norma per evidenziare quali siano le politiche di comportamento del Fondo, in particolare fissando, con chiarezza e con forza, i valori dell etica e del rispetto della legalità, avendo come obiettivo ultimo la realizzazione di un vero e proprio manuale di prevenzione e di contenimento del rischio di reato che possa consentire ai singoli di poter prontamente rintracciare, in ogni situazione, l assetto dei valori perseguiti e gli strumenti operativi all uopo disponibili. 5
7 Documenti informatici (art. 491 bis c.p.) Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.) Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.) Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.) Installazione d apparecchiature per intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.) Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis c.p.) Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.) Danneggiamento dì sistemi informatici o telematici (art. 635-quater c.p.) Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art quinquies c.p.) Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.) 3. Delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter) [introdotto dalla L. 94/09, art. 2, co. 29] Associazione per delinquere finalizzata alla riduzione o al mantenimento in schiavitù, alla tratta di persone, all acquisto e all alienazione di schiavi ed ai reati concernenti le violazioni delle disposizioni sull immigrazione clandestina di cui all art. 12 del D. Lgs. 286/98 (art. 416 co. 6 c.p.) Associazione per delinquere (art. 416 c.p. escluso co. 6) Associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) Scambio elettorale politico- mafioso (art. 416-ter c.p.) Sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.) Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 DPR 309/90) Illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di 7
8 esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo (art. 407 co. 2 lett a) num 5 c.p.p.) 4. Reati di concussione e corruzione (art. 25) Concussione (art. 317 c.p.) Corruzione per l esercizio della funzione (art. 318 c.p.) Corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (art. 319 c.p.) Corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.) Induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.) Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.) Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri (art bis c.p.) 5. Falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento (art. 25-bis) [introdotto dalla L. 409/01, art 6 e dalla L. 99/09, art.15] Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.) Alterazione di monete (art. 454 c.p.) Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.) Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.) Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.) Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.) Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.) Uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.) Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti modelli e disegni (art. 473 c.p.) Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.) 6. Delitti contro l industria ed il commercio (art. 25-bis 1) [introdotto dalla L. 99/09, art.15] 8
9 Turbata libertà dell industria e del commercio (art. 513 c.p.) Illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.) Frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.) Frode nell esercizio del commercio (art. 515 c.p.) Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.) Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.) Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.) Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.) 7. Reati societari (art. 25-ter) [introdotto dal D. Lgs. 61/02, art. 3] False comunicazioni sociali (art c.c.) False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art co. 1 e 3 c.c.) Impedito controllo (art co. 2 c.c.) Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.) Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.) Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.) Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.) Omessa comunicazione del conflitto d interessi (art bis c.c.) Formazione fittizia del capitale (art c.c.) Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.) Corruzione tra privati (art c.c.) Illecita influenza sull assemblea (art c.c.) Aggiotaggio (art c.c.) Ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art co. 1 e 2 c.c.) 8. Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico (art. 25 quater) [introdotti dalla L. 7/03 art. 3] 9
10 9. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 25 quater-1) [introdotto dalla L. 7/06, art. 8] 10. Delitti contro la personalità individuale (art. 25-quinquies) [introdotto dalla L. 228/03, art. 5] Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.) Prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.) Pornografia minorile (art. 600-ter c.p.) Detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.) Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art quinquies c.p.) Tratta di persone (art. 601 c.p.) Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.) Pornografia virtuale (art. 600-quater.1 c.p.) Adescamento di minorenni (art.609 undecies c.p.) 11. Abusi di mercato (art. 25-sexies) [introdotti dalla L. 62/05, art. 9] Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 D. Lgs. 58/98) Manipolazione del mercato (art. 185 D. Lgs. 58/98) 12. Delitti commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro (art. 25 septies) [introdotto dalla L. 123/07, art. 9] Omicidio colposo (art. 589 c.p.) Lesioni personali colpose (art. 590 co. 3 c.p.) 13. Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 25- octies) [introdotto dal D. Lgs. 231/07, art. 63 co. 3]. Ricettazione (art. 648 c.p.) Riciclaggio (art. 648-bis c.p.) Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.) 14. Delitti in materia di violazione del diritto d autore (art. 25-novies) [introdotto dalla L. 99/09, art. 15] 10
11 Protezione del diritto d autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (art. 171 co 1 lett a-bis), art. 171 co 3, art. 171 bis, art. 171 ter, art. 171 septies, art. 171 octies Legge 22/04/1941 n. 633) 15. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 25-decies) [introdotto dalla L. 116/09, art. 4] 16. Reati ambientali (art. 25 undecies) [introdotto dal D.lgs.121/11, art.2 ] Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (Art. 727-bis c.p.) Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto (Art. 733-bis c.p.) Norme in materia ambientale (D.Lgs. 152/2006 Artt bis 279) Reati relativi all'applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3/03/1973 (L. 150/1992 artt.1 2 3bis ) Misure a tutela dell'ozono stratosferico e dell'ambiente (L. 549/1993 Art. 3) Attuazione della direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e conseguenti sanzioni (D. Lgs. 202/2007 Artt. 8-9) 17. Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 25 duodecies) [introdotto dal D.Lgs. n. 109 del 2012] 18. Reati transnazionali [introdotto dalla L. 146/06, artt. 3 e 10] Associazione per delinquere (art. 416 c.p.) Associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (art. 291-quater DPR 43/73) Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 del DPR 309/90) Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5, del D. Lgs. 286/98) 11
12 Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.) Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) 3.2. Le sanzioni Le sanzioni previste dalla legge a carico della società in conseguenza della commissione o tentata commissione degli specifici reati sopra menzionati consistono in: sanzioni pecuniarie fino ad un massimo di Euro ,00 (e sequestro conservativo in sede cautelare); sanzioni interdittive (applicabili anche come misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni, che a loro volta, possono consistere in: - interdizione dall esercizio dell attività; - sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; - divieto di contrarre con la pubblica amministrazione; - esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli concessi; - divieto di pubblicizzare beni o servizi; confisca del profitto che la società ha tratto dal reato (sequestro conservativo, in sede cautelare); pubblicazione della sentenza di condanna (che può essere disposta in caso di applicazione di una sanzione interdittiva). Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai soli reati per i quali sono espressamente previste quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: la società ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all altrui direzione quando, in tale ultimo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; in caso di reiterazione degli illeciti. Le sanzioni dell interdizione dell esercizio dell attività, del divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione e del divieto di pubblicizzare beni o servizi possono essere applicate nei casi più gravi in via definitiva. 12
13 3.3. Autori del reato Secondo il D. Lgs. 231/01, il Fondo è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell ente stesso (c.d. soggetti in posizione apicale o apicali ; art. 5, comma 1, lett. a), D. Lgs. 231/01); da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti in posizione apicale (c.d. soggetti sottoposti all altrui direzione; art. 5, comma 1, lett. b), D. Lgs. 231/01). Il Fondo non risponde, per espressa previsione legislativa (art. 5, comma 2, D. Lgs. 231/01), se le persone indicate hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi L interesse o il vantaggio per le società La responsabilità sorge soltanto in occasione della realizzazione di determinati tipi di reati da parte di soggetti legati a vario titolo all ente e solo nelle ipotesi che la condotta illecita sia stata realizzata nell interesse o a vantaggio di esso. Dunque, non soltanto allorché il comportamento illecito abbia determinato un vantaggio, patrimoniale o meno, per l ente, ma anche nell ipotesi in cui, pur in assenza di tale concreto risultato, il fatto-reato trovi ragione nell interesse dell ente. Sul significato dei termini interesse e vantaggio, la Relazione governativa che accompagna il decreto attribuisce al primo una valenza soggettiva, riferita cioè alla volontà dell autore (persona fisica) materiale del reato (questi deve essersi attivato avendo come fine della sua azione la realizzazione di uno specifico interesse dell ente), mentre al secondo una valenza di tipo oggettivo riferita quindi ai risultati effettivi della sua condotta (il riferimento è ai casi in cui l autore del reato, pur non avendo direttamente di mira un interesse dell ente, realizza comunque un vantaggio in suo favore). Sempre la Relazione, infine, suggerisce che l indagine sulla sussistenza del primo requisito (l interesse) richiede una verifica ex ante, viceversa quella sul vantaggio che può essere tratto dall ente anche quando la persona fisica non abbia agito nel suo interesse, richiede sempre una verifica ex post dovendosi valutare solo il risultato della condotta criminosa. Per quanto riguarda la natura di entrambi i requisiti, non è necessario che l interesse o il vantaggio abbiano un contenuto economico. 13
14 Con il comma 2 dell art. 5 del D. Lgs. 231 sopra citato, si delimita il tipo di responsabilità escludendo i casi nei quali il reato, pur rivelatosi vantaggioso per l ente è stato commesso dal soggetto perseguendo esclusivamente il proprio interesse o quello di soggetti terzi. La norma va letta in combinazione con quella dell art. 12, comma 1, lett. a), ove si stabilisce un attenuazione della sanzione pecuniaria per il caso in cui l autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricevuto vantaggio minimo. Se, quindi il soggetto ha agito perseguendo sia l interesse proprio che quello dell ente, l ente sarà passibile di sanzione. Ove risulti prevalente l interesse del soggetto rispetto a quello dell ente, sarà possibile un attenuazione della sanzione stessa a condizione, però, che l ente non abbia tratto vantaggio o abbia tratto vantaggio minimo dalla commissione dell illecito; nel caso in cui infine si accerti che il soggetto ha perseguito esclusivamente un interesse personale o di terzi, l ente non sarà responsabile affatto, a prescindere dal vantaggio eventualmente acquisito L esonero della responsabilità L art. 6 del D. Lgs. n. 231/01 prevede che la società possa essere esonerata dalla responsabilità conseguente alla commissione dei reati indicati se prova che: a) l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi; b) il compito di vigilare sul funzionamento, l efficacia e l osservanza dei modelli nonché di curare il loro aggiornamento è stato affidato ad un organismo interno dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; c) le persone fisiche hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo di cui alla precedente lettera b). Il D. Lgs. n. 231/01 delinea il contenuto dei modelli di organizzazione e di gestione prevedendo che gli stessi debbano rispondere in relazione all estensione dei poteri delegati ed al rischio di commissione dei reati alle seguenti esigenze: a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati; b) predisporre specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni della società in relazione ai reati da prevenire; 14
15 c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali reati; d) prescrivere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull osservanza del modello organizzativo; e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello organizzativo. Nel caso di un reato commesso dai soggetti sottoposti all altrui direzione, la società non risponde se dimostra che alla commissione del reato non ha contribuito l inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. In ogni caso la responsabilità è esclusa se la società, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della Giustizia il quale, di concerto con i Ministeri competenti, potrà formulare entro 30 giorni osservazioni sull idoneità dei modelli a prevenire i reati (art. 6, comma 3, D. Lgs. n. 231/01). È opportuno in ogni caso precisare che l accertamento della responsabilità della società, attribuito al giudice penale, avviene (oltre all apertura di un processo ad hoc nel quale l ente viene parificato alla persona fisica imputata) mediante: la verifica della sussistenza del reato presupposto per la responsabilità della società; il sindacato di idoneità sui modelli organizzativi adottati. 4. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, 4.1. Finalità, principi ispiratori e fasi attuative Il presente documento illustra il Modello di organizzazione, gestione e controllo ( Modello ), adottato dal Consiglio d Amministrazione (di seguito anche CdA) del Fopen per prevenire la commissione delle tipologie di reato viste in precedenza da parte dei soggetti (c.d. Soggetti Apicali ) che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della società (o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale), dei soggetti che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo della società (art. 5, comma 1 lett. a D. Lgs. 231/01 di seguito per brevità Decreto ) e da parte dei soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di uno dei Soggetti Apicali (art. 5, comma 1 lett. b) del Decreto). 15
16 Scopo del Modello è quello di configurare un sistema strutturato ed organico di procedure e di attività di controllo, volto a prevenire la commissione dei reati contemplati nel Decreto. Tale finalità è stata realizzata attraverso l individuazione in Fopen dei processi a rischio. L individuazione delle aree a rischio rappresenta un attività fondamentale per la costruzione del Modello. Nel Fondo tale attività è stata effettuata analizzando il contesto aziendale per individuare le attività e i processi nei quali possono verificarsi elementi di rischio che sono pregiudizievoli per gli obiettivi indicati dal D. Lgs. 231/01. I risultati dell analisi sono riepilogati nel capitolo 8 I Reati applicabili e analizzati in dettaglio nelle Parti Speciali costituenti parte integrante del presente documento; in esse sono individuate le direzioni aziendali esposte al rischio reato, le attività a rischio (attività che potrebbero portare alla commissione dei reati), le fattispecie di reato e le relative procedure da osservare. I risultati dell analisi sono oggetto di periodica verifica ed aggiornamento da parte dell Organismo di Vigilanza, con il supporto degli Enti aziendali coinvolti. Con l individuazione delle attività esposte al rischio e la loro regolamentazione tramite procedure, si vuole: - determinare la piena consapevolezza, in tutti coloro che operano in nome o per conto di Fopen, di poter incorrere in un illecito passibile di sanzione, la cui commissione è fortemente censurata dal Fondo; - consentire al Fondo stesso di prevenire e contrastare la commissione dei reati stessi mediante il costante monitoraggio delle attività a rischio. Punti qualificanti del Modello sono: 1. l esercizio di funzioni e di poteri di rappresentanza coerenti con le responsabilità attribuite; 2. l applicazione ed il rispetto del principio di separazione delle funzioni in base al quale nessuna funzione può gestire in autonomia un intero processo; 3. la mappatura delle attività a rischio del Fondo, ossia quelle attività nel cui ambito è presente il rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto e sue integrazioni e modifiche; 4. l attribuzione all Organismo di Vigilanza ( OdV ) di specifici compiti sul funzionamento e osservanza del Modello e sul suo aggiornamento, nonché di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; 5. la verifica dei comportamenti aziendali e della documentazione per ogni operazione rilevante; 6. l adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle prescrizioni e delle procedure illustrate o citate nel Modello; 7. la diffusione a tutti i livelli aziendali di regole comportamentali e delle procedure. 16
17 4.2. Il Modello Il Modello di Fopen è basato sulle Linee Guida Confindustria approvate dal Ministero della Giustizia con il D.M , e sui successivi aggiornamenti, pubblicati da Confindustria in data e in data , sulle Linee Guida ABI del febbraio 2004, e i successivi aggiornamenti approvati dal Ministero della Giustizia il 30 ottobre 2007 e il 21 maggio 2008 e sulle Linee guida definite da Confservizi approvate dal Ministero della Giustizia sentiti i Ministeri concertanti, la Consob e la Banca d Italia; Il Modello è l insieme dei documenti che individuano la struttura del Fondo, le responsabilità, le attività, le procedure adottate ed attuate tramite le quali si espletano le attività caratteristiche del Fondo valutate a rischio di reato ai fini del D. Lgs. 231/01. Il Modello, pertanto, ai sensi dell art. 6 del Decreto: 1. individua le aree a rischio di commissione dei reati indicati dal Decreto e successivi aggiornamenti; 2. indica le procedure o protocolli che regolamentano la formazione e l attuazione delle decisioni dell Ente in relazione ai reati da prevenire; 3. indica le modalità di individuazione e di gestione delle risorse finanziarie adottate per prevenire ed impedire la commissione di tali reati; 4. prescrive obblighi di informazione nei confronti dell Organismo di Vigilanza; 5. illustra il sistema disciplinare adottato per sanzionare il mancato rispetto delle procedure e disposizioni aziendali. I soggetti destinatari del Modello sono i Soggetti Apicali, i dipendenti di Fopen, nonché i terzi che intrattengono rapporti d affari con il Fondo. Nello specifico, i Soggetti Apicali sono stati individuati nei componenti l Organo Dirigente e nei dirigenti muniti di deleghe idonee, mentre i soggetti sottoposti all altrui direzione sono stati individuati nei dipendenti di Fopen e nei soggetti terzi (collaboratori, consulenti, agenti, distributori). In particolare i soggetti destinatari del Modello: 1. non devono porre in essere comportamenti che possano dare origine alla commissione dei reati previsti dal Decreto; 17
18 2. devono intrattenere i rapporti nei confronti della P.A. esclusivamente sulla base dei poteri, delle deleghe e delle procure conferite come previsto dalle specifiche procedure adottate dalla Società; 3. devono evitare di porre in essere qualsiasi situazione di conflitto di interessi nei confronti della P.A.; 4. devono rispettare i principi di trasparenza nell assunzione delle decisioni aziendali che abbiano diretto impatto sui soci o sui terzi; 5. devono consentire all OdV l esercizio del controllo e il rapido accesso a tutte le informazioni aziendali; 6. devono seguire con attenzione e con le modalità più opportune, l attività dei propri sottoposti e riferire immediatamente all OdV eventuali situazioni di irregolarità che comportano la potenziale violazione del Modello; 7. non devono effettuare, senza preventiva autorizzazione, alcun tipo di pagamento che deve essere sempre supportato da documentazione giustificativa; 8. non devono effettuare elargizioni in denaro a pubblici funzionari. 18
19 5. ORGANIGRAMMA Per la descrizione della struttura organizzativa di Fopen si rimanda all Allegato Principi generali di comportamento Il presente paragrafo prevede l espresso divieto a carico delle aree aziendali a rischio di: porre in essere, collaborare o consentire alla realizzazione di comportamenti tali da integrare le fattispecie di reato sopra considerate; porre in essere, collaborare o consentire alla realizzazione di comportamenti che, sebbene risultino tali da non costituire di per sé fattispecie di reato rientranti tra quelle sopra considerate, possano potenzialmente diventarlo o favorire la commissione di reati. Ne consegue l espresso obbligo a carico delle aree aziendali a rischio di conformarsi alle seguenti direttive: osservare strettamente tutte le leggi e regolamenti che disciplinano l attività del Fondo; osservare criteri di massima correttezza e trasparenza nell instaurazione e mantenimento di qualsiasi rapporto con la Pubblica Amministrazione, i fornitori e tutti gli ulteriori interlocutori con cui si viene in contatto nell esecuzione delle proprie mansioni; tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo, nel rispetto delle norme di legge e delle procedure aziendali interne, in tutte le attività finalizzate alla formazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali, al fine di fornire ai soci ed ai terzi una informazione veritiera e corretta sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Fondo; tenere comportamenti corretti, nel rispetto delle norme di legge e delle procedure aziendali, al fine di garantire la tutela del patrimonio degli investitori, nonché l efficienza e la trasparenza del mercato dei capitali, ponendo la massima attenzione ed accuratezza nell acquisizione, elaborazione ed illustrazione dei dati e delle informazioni relative ai prodotti finanziari ed agli emittenti, necessarie per consentire agli investitori di pervenire ad una valutazione veritiera sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell emittente e sull evoluzione della sua attività; 19
23 In caso di dubbi sulla condotta da tenere in concreto in relazione ad aspetti che si riferiscano all oggetto delle procedure, i destinatari delle medesime sono tenuti a rivolgersi al Direttore Generale per ricevere le opportune indicazioni. Con specifico riferimento al sistema sanzionatorio applicabile alla violazione delle previsioni del Codice di condotta e delle procedure adottate dal Fondo, ogni informazione in merito potrà essere richiesta al Direttore Generale. I destinatari delle procedure organizzative adottate dal Fondo sono tenuti a segnalare ogni condotta all interno del Fondo che non sia conforme a dette procedure o al Codice di condotta aziendale o a norme di legge o regolamento vigenti al Direttore Generale, che provvederà a trattare in via riservata detta segnalazione senza alcuna conseguenza all interno del Fondo per chi effettuerà detta segnalazione. Riferimenti: Codice di condotta aziendale vigente Procedure organizzative interne vigenti Artt c.c. art c.c. CCNL Lavoratori addetti al settore elettrico art. 7 l. n. 300/ Funzione del sistema disciplinare La definizione di un sistema di sanzioni (commisurate alla violazione e dotate di efficacia deterrente) applicabili in caso di violazione delle regole di cui al Modello rende efficiente e praticabile l azione di vigilanza dell OdV ed ha lo scopo di garantire l effettività del Modello stesso. La predisposizione di tale sistema disciplinare costituisce, infatti, ai sensi dell art. 6 comma 1 lettera e) del D. Lgs. 231/01, un requisito essenziale del Modello medesimo ai fini dell esimente rispetto alla responsabilità del Fondo. L applicazione del sistema disciplinare e delle relative sanzioni è indipendente dallo svolgimento e dall esito del procedimento penale eventualmente avviato dall autorità giudiziaria nel caso in cui il comportamento da censurare valga anche ad integrare una fattispecie di reato rilevante ai sensi del Decreto. 23
24 6.3. Misure nei confronti degli Amministratori In caso di violazione del Modello, delle procedure, del Codice di comportamento e del Codice Etico da parte dei membri del Consiglio d Amministrazione, l OdV informa il Collegio Sindacale il quale prende gli opportuni provvedimenti tra cui, ad esempio, la convocazione dell assemblea dei soci al fine di adottare le misure più idonee previste dalla legge Misure nei confronti dei Sindaci In caso di violazione del presente Modello da parte di uno o più Sindaci, l OdV informa l intero Collegio Sindacale e il CdA i quali prenderanno gli opportuni provvedimenti tra cui, ad esempio, la convocazione dell assemblea dei soci al fine di adottare le misure più idonee previste dalla legge Misure nei confronti di Dipendenti Dirigenti La violazione del presente Modello da parte dei Dirigenti costituisce illecito sanzionabile. Inoltre, in attuazione dei principi espressi nel Modello, è illecito sanzionabile al dirigente la mancata vigilanza sulla corretta applicazione dello stesso, da parte dei dipendenti. Tutti i comportamenti dei dirigenti sopra descritti costituiscono illeciti tali da giustificare il recesso datoriale dal vincolo contrattuale. Il Fondo provvederà, pertanto, all accertamento delle infrazioni ed all adozione degli opportuni provvedimenti in conformità a quanto stabilito nel vigente CCNL per i dirigenti di aziende industriali applicato Quadri e impiegati La violazione del presente Modello da parte di Quadri ed Impiegati costituisce illecito disciplinare. I provvedimenti disciplinari irrogabili nei riguardi di detti lavoratori nel rispetto delle procedure previste dall articolo 7 della legge 30 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori) ed eventuali normative speciali applicabili sono quelli previsti dall apparato sanzionatorio del CCNL di cui restano ferme tutte le previsioni. In particolare, il CCNL di settore prevede, a seconda della gravità delle mancanze, i provvedimenti seguenti: 1) rimprovero verbale; 24
25 2) rimprovero scritto; 3) multa; 4) sospensione; 5) trasferimento; 6) licenziamento con indennità sostitutiva del preavviso 7) licenziamento senza preavviso. Per i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale deve essere effettuata la contestazione scritta al lavoratore con l indicazione specifica dei fatti costitutivi dell infrazione. Il provvedimento non potrà essere emanato se non trascorsi i giorni previsti dal CCNL di settore da tale contestazione, nel corso dei quali il lavoratore potrà presentare le sue giustificazioni. Se il provvedimento non verrà emanato entro i tempi previsti dal citato contratto tali giustificazioni si riterranno accolte. Nel caso che l infrazione contestata sia di gravità tale da poter comportare il licenziamento (inteso nelle forme sub n. 6 e sub n. 7), il lavoratore potrà essere sospeso cautelativamente dalla prestazione lavorativa fino al momento della comminazione del provvedimento, fermo restando per il periodo considerato il diritto alla retribuzione. La comminazione del provvedimento dovrà essere motivata e comunicata per iscritto. Il lavoratore potrà presentare le proprie giustificazioni anche verbalmente. I provvedimenti disciplinari diversi dal licenziamento potranno essere impugnati dal lavoratore in sede sindacale, ai sensi e con le modalità previste dalle norme contrattuali. Non si terrà conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi i termini previsti dal CCNL applicabile. Per quanto riguarda l accertamento delle infrazioni, i procedimenti disciplinari e l irrogazione delle sanzioni restano invariati i poteri già conferiti, nei limiti della rispettiva competenza, al management aziendale. L estratto del CCNL relativo al sistema sanzionatorio sopra indicato è affisso sulle bacheche aziendali Violazioni del Modello Fermi restando gli obblighi per il Fondo nascenti dallo Statuto dei Lavoratori, i comportamenti sanzionabili, corredate dalle relative sanzioni, sono i seguenti: A) incorre nel provvedimento di rimprovero verbale il lavoratore che violi procedure interne previste o richiamate dal presente Modello (ad esempio non osservanza delle procedure 25
26 prescritte, omissione di comunicazioni all OdV in merito a informazioni prescritte, omissione di controlli, ecc.) o adotti, nell espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello o alle procedure ivi richiamate; B) incorre nel provvedimento di rimprovero scritto il lavoratore che sia recidivo nel violare le procedure interne previste o richiamate dal presente Modello o adotti, nell espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello o alle procedure ivi richiamate; C) incorre nel provvedimento di multa il lavoratore che violi procedure interne previste o richiamate dal presente Modello o adotti, nell espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello o dalle procedure ivi richiamate che espongano il Fondo ad una situazione oggettiva di rischio di commissione di uno dei Reati; D) incorre nel provvedimento di sospensione il lavoratore cha adotti, nell espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, comportamenti non conformi alle prescrizioni del presente Modello, o alle procedure ivi richiamate, e diretti in modo univoco al compimento di uno o più Reati; E) incorre nel provvedimento di licenziamento, inteso nelle forme sub n. 6 e sub n. 7, il lavoratore che adotti, nell espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, comportamenti palesemente in violazione delle prescrizioni del presente Modello, o con le procedure ivi richiamate, tale da determinare la concreta applicazione a carico del Fondo di sanzioni previste dal Decreto. Il tipo e l entità di ciascuna delle sanzioni sopra richiamate, saranno applicate anche tenendo conto: - dell intenzionalità del comportamento o del grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell evento; - del comportamento complessivo del lavoratore con particolare riguardo alla sussistenza o meno di precedenti disciplinari del medesimo, nei limiti consentiti dalle legge; - delle mansioni del lavoratore; - della posizione funzionale e del livello di responsabilità ed autonomia delle persone coinvolte nei fatti costituenti la mancanza; - delle altre particolari circostanze che accompagnano l illecito disciplinare. Il sistema disciplinare è soggetto a costante verifica e valutazione da parte dell OdV e del Direttore Generale, rimanendo quest ultimo responsabile della concreta applicazione delle misure disciplinari 26
27 qui delineate su eventuale segnalazione dell OdV e sentito il superiore gerarchico dell autore della condotta censurata Misure nei confronti dei Distaccati Presso il Fondo operano alcuni lavoratori distaccati e da ai sensi dell'art. 30 del D.L.vo n. 276/2003. In caso di distacco, il datore di lavoro distaccante rimane responsabile nei confronti dei propri dipendenti distaccati, sia per quanto riguarda il trattamento economico e normativo sia per quello contributivo. Proprio perché, con il distacco, la prestazione lavorativa viene effettuata presso un altro soggetto, ne consegue che parte dei poteri del datore di lavoro sono delegati automaticamente al distaccatario; in qualche caso è necessaria una delega espressa. Tali poteri vengono esercitati dal distaccatario affinché la prestazione di lavoro possa essere integrata nella propria organizzazione produttiva; chiaramente il lavoratore dovrà rispettare l'obbligo di fedeltà e diligenza sia verso il distaccatario che verso il distaccante. Il potere disciplinare, però, rimane in mano al datore di lavoro salvo diverso accordo tra le imprese che ne preveda la delega al distaccatario; in questo caso, il distaccatario rivela l'infrazione del lavoratore e, in base a quanto detto in precedenza, la comunica al distaccante ovvero procede all'irrogazione della sanzione. Pertanto, in tutti quei casi in cui il potere disciplinare sia stato delegato al Fondo, si applicherà quanto previsto ai precedenti punti e Qualora tale potere dovesse essere rimasto in capo ad Enel, nei casi di violazione del modello come descritto al punto , il Fondo segnalerà l evento al datore di lavoro distaccante che dovrà applicare le misure disciplinari applicabili. A tal fine il Fondo ha definito un apposito protocollo con i distaccanti Misure nei confronti dei Consulenti e dei Partner Ogni violazione da parte dei Consulenti o dei Partner delle regole di cui al presente Modello agli stessi applicabili o di commissione dei Reati nello svolgimento della loro attività per il Fondo è sanzionata secondo quanto previsto nelle specifiche clausole contrattuali inserite nei relativi contratti. Resta salva l eventuale richiesta di risarcimento qualora da tale comportamento derivino danni concreti al Fondo, come nel caso di applicazione alla stessa da parte del giudice delle misure previste dal D. Lgs. 231/01. 27

References: art. 6
 art. 7
 articolo 11
 art. 2
 art. 12
 art.15
 art.15
 art. 3
 art. 3
 art. 8
 art. 5
 art. 9
 art. 9
 art. 63
 art. 15
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 4
 art.2
 Art. 3
 sentenza 
 art. 5
 art. 5
 art. 5
 art. 12
 art. 6
 art. 6
 art. 7
 art. 6
 articolo 7