Source: http://www.barillagroup.com/it/barilla-holding-societ%C3%A0-azioni-modello-di-organizzazione
Timestamp: 2017-05-25 01:21:12+00:00

Document:
Barilla Holding Società per azioni modello di organizzazione | Barilla Group
Barilla Holding Società per azioni modello di organizzazione BARILLA HOLDING
Approvato dal Consiglio di Amministrazione del 04 maggio 2016
Definizioni Premessa metodologica
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in materia di responsabilita’
amministrativa delle persone giuridiche, Delle societa’ e delle associazioni
anche prive di personalita’ giuridica Le sanzioni previste nel decreto a carico dell’ente Le condotte esimenti la responsabilità amministrativa Il presente modello
Sistema sanzionatorio per mancata osservanza del presente modello e delle
norme-disposizione richiamate Registro delle violazioni e delle sanzioni
“Addendum”: il documento integrativo del contratto di servizi infragruppo tra Barilla G. e R. Fratelli S.p.A. e Barilla Holding S.p.A., sottoscritto in data 20 luglio 2012.
“Appendice”: il documento che contiene, suddivise per ciascuna categoria di reato ritenuta applicabile e rilevante dalla Società, l’elenco delle Procedure adottate ed attuate da quest’ultima per prevenire la commissione dei reati presupposto ex D.Lgs. 231/2001 .
“Barilla Holding” o la “Società”: Barilla Holding S.p.A.;
“CCNL”: il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i Dipendenti dell’Industria Alimentare ;
“Codice Etico”: il codice interno di comportamento predisposto approvato dal Consiglio di Amministrazione, contenente l’insieme dei principi etici di comportamento che i soggetti che operano per la Società sono tenuti ad adottare, anche in relazione alle attività che possono integrare le fattispecie di reato previste dal D. Lgs. n. 231/2001; “Collaboratori”: coloro che prestano la loro opera in via continuativa a favore della Società, in coordinamento con la stessa, senza che sussista alcun vincolo di subordinazione. Non sono altresì considerati Collaboratori i dipendenti di Barilla G. e R. Fratelli S.p.A.;
“Contratto di Servizi 1”: il contratto di servizi infragruppo tra Barilla Holding e Barilla G. e R. (e relativi documenti allegati, appendici e/o successive integrazioni), sottoscritto in data 25 febbraio 2011, contenente la regolamentazione dei servizi che la prima impresa svolge a favore della seconda;
“Contratto di Servizi 2”: il contratto di servizi infragruppo tra Barilla G. e R. e Barilla Holding (e relativi documenti allegati, appendici e/o successive integrazioni), sottoscritto in data 18 dicembre 2003 (e successiva integrazione del 25 febbraio 2011), contenente la regolamentazione dei servizi che la prima impresa svolge a
favore della seconda;
“Gruppo Barilla”: il Gruppo formato da Barilla Holding S.p.A., da Barilla G. e R. Fratelli S.p.A. e dalle altre Società Barilla, come di seguito definite;
“Informativa”: la dichiarazione che Barilla Holding fa sottoscrivere ai propri amministratori o dipendenti circa l’obbligo di osservanza delle previsioni di cui al D. Lgs. n. 231/01 nello svolgimento di attività e/o servizi resi a favore di Barilla G. e R. Fratelli SpA, in esecuzione del Contratto di Servizi 1.
“Linee Guida di Confindustria”: le Linee Guida adottate da Confindustria in data 7 marzo 2002 (e successivi aggiornamenti, ivi inclusi quelli del 2008 e 2014) per la predisposizione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi dell'art. 6, comma terzo, del D. Lgs. n. 231/2001;
“Parte Generale”: la parte introduttiva del Documento avente natura informativa nei confronti dei Soggetti Apicali e dei Soggetti Sottoposti e contenente la regolamentazione dei principali dettami del Decreto, i principi a cui Barilla Holding si è ispirata nella costruzione del Modello, nonché il Sistema Sanzionatorio;
“Parti Speciali”: le singole parti del Documento contenti la descrizione dei reati ritenuti pertinenti da Barilla Holding alla propria realtà aziendale, nonché l’indicazione delle Aree a Rischio Reato e delle misure correttive adottate ai fini di prevenire la commissione degli stessi;
“Pubblica Amministrazione o PA”: la pubblica amministrazione e, con riferimento ai reati nei confronti della pubblica amministrazione, i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio (es. i concessionari di un pubblico servizio); “Procedure”: l’insieme di procedure, Linee Guida di Confindustria, protocolli e i controlli aziendali, Codice Etico, Sistema Sanzionatorio e sistema delle deleghe adottati dalla Società;
“Società Barilla”: le società italiane ed estere facenti parte del Gruppo Barilla, fra le quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, Barilla Holding S.p.A. e Barilla G. e R. Fratelli S.p.A.;
In data 29 ottobre 2004 il Consiglio di Amministrazione di Barilla Holding ha deliberato l’adozione delModello di Organizzazione, Gestione e Controllo di cui al D. Lgs. n. 231/01.
Successivamente, anche per effetto dell’introduzione di ulteriori fattispecie di reato nell’ambito del D. Lgs. n. 231/01, in data 25 febbraio 2010, il Consiglio di Amministrazione di Barilla Holding ha provveduto ad aggiornare ed integrare il sopra menzionato Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo mediante l’inserimento di nuove parti speciali (reati
contro l’industria e il commercio e diritti d’autore). IIn data 26 ottobre 2011 nell’ambito delle Aree a rischio Reato, sono stati modificati i riferimenti alle Unità Organizzative e alle attività sensibili per adeguare il Modello ai cambiamenti organizzativi intercorsi ed è stato scorporato l’elenco dei protocolli a presidio dei reati considerati potenzialmente applicabili alla società Barilla, creandone un’apposita Appendice come parte integrante del Modello stesso.. In data 21giugno 2013, è stata adottata la parte speciale relativa “all’impiego dei lavoratori irregolari” con la previsione della
corruzione tra privati, nonché la parte speciale relativa ai reati in danno della Pubblica Amministrazione con la previsione del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, di cui all’art. 319-quater c.p.. Infine, a fronte di nuovi contributi della giurisprudenza di merito e di legittimità in tema di requisiti a cui ilModello deve rispondere al fine di esonerare le imprese dalla responsabilità, il Consiglio di Amministrazione di Barilla Holding ha approvato la presente versione del Modello.
Infatti, anche nel 2015 il legislatore italiano ha ulteriormente esteso il perimetro della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, inserendo ulteriori fattispecie di reato nell’ambito del D. Lgs. n. 231/01.
Alla luce di questo , il Consiglio di Amministrazione di Barilla Holding ha ritenuto opportuno modificare ed integrare la struttura del proprio Modello sotto il profilo dei contenuti con conseguente adeguamento alle nuove fattispecie di reato introdotte. La presente versione del Modello, pertanto, sostituisce integralmente quella precedentemente adottata da Barilla Holding.
SEZIONE 1 - PARTE GENERALE1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231, INMATERIA DI RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE SOCIETA’ E DELLE ASSOCIAZIONI ANCHE PRIVE DI PERSONALITA’ GIURIDICA
Il D. Lgs. n. 231/01 stabilisce un regime di responsabilità amministrativa (equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale) a carico delle persone giuridiche che va ad aggiungersi alla responsabilità della persona fisica autrice materiale del reato e che mira a coinvolgere, nella punizione dello stesso, gli Enti nel cui interesse o vantaggio tale reato è stato compiuto. Questo tipo di responsabilità amministrativa sussiste unicamente per i reati per i quali tale regime di addebito è espressamente previsto dal Decreto. L’articolo 4 del Decreto precisa inoltre che, in alcuni casi ed alle condizioni previste dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del Codice Penale, può sussistere la responsabilità amministrativa degli Enti che hanno sede principale nel territorio dello Stato per i reati commessi all’estero dalle persone fisiche a condizione che nei confronti di tali Enti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto criminoso.
(ii) persone fisiche sottoposte alla direzione o vigilanza da parte di uno dei Soggetti Apicali (d’ora innanzi, per brevità, i “Soggetti Sottoposti”). Rientrano tra i Soggetti Sottoposti (i) i dipendenti, ossia i soggetti che hanno con l’Ente un rapporto di lavoro subordinato; nonché (ii) tutti “quei prestatori di lavoro che, pur non essendo <dipendenti> dell’ente, abbiano con esso un rapporto tale da far ritenere sussistere un obbligo di vigilanza da parte dei vertici dell’ente medesimo: si pensi ad esempio, agli agenti, ai partners in operazioni di jointventures, ai c.d. parasubordinati in genere, ai distributori, fornitori, consulenti, collaboratori”[1].
1.1.2 I reati previsti dal D. Lgs. n. 231/01
(i) Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione ex articoli 24 e 25 del Decreto ed in particolare:
indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato (art.316-ter c.p.);
truffa aggravata per il conseguimento di erogazionipubbliche (art. 640-bis c.p.);
corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 – art. 321c.p.);
corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319– art. 319 bis c.p. art. 321 c.p.);
corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art.320 – art. 321 c.p.);
(ii) Delitti informatici e trattamento illecito dei dati, introdotti dall’articolo 7 della Legge 18 marzo 2008 n. 48, recante la ratifica e l’esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa di Budapest sulla criminalità informatica, così come previsti dall’articolo 24-bis del Decreto, ed in particolare:
(iii) Delitti di criminalità organizzata, introdotti dall’articolo 2, comma 29, della Legge 15 luglio 2009, n. 94, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 24-ter, ed in particolare:
associazione per delinquere finalizzata a commettere idelitti di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi ed ai reati concernenti le violazioni delle disposizioni sull’immigrazione clandestina di cui all’art. 12, D. Lgs. n. 286/1998 (art. 416, 6° comma, c.p.);
(iv) Reati in tema di falsità in monete, carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento,
introdotti dall’articolo 6 della Legge 23 novembre 2001 n. 406, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-bis, come modificato dall’articolo 15, comma 7, lett. a), della Legge 23 luglio 2009, n. 99, ed in particolare:
spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, dimonete falsificate (art. 455 c.p.);
spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art.457 c.p.);
(vi) Reati in materia societaria introdotti dal Decreto Legislativo 11 aprile 2002 n. 61, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-ter ed in particolare:
false comunicazioni sociali delle società quotate (art. 2622c.c.);
falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di
revisione (art. 27, D. Lgs. n. 39/2010, già art. 2624 c.c.)[5];
impedito controllo (art. 2625 c.c., come modificato dall’art.37, comma 35, D. Lgs. n. 39/2010);
illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della societàcontrollante (art. 2628 c.c.);
indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori(art. 2633 c.c.);
corruzione tra privati (art.2635 c.c)[6];
(vii) Delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico introdotti dalla Legge 14 gennaio 2003 n. 7, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-quater, ed in particolare:
arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale(art. 270-quater c.p.);
attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280c.p.);
atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280-bis c.p.);
sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione(art. 289- bis c.p.);
(ix) Delitti contro la personalità individuale introdotti dalla Legge 11 agosto 2003, n. 228 che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-quinquies, ed in particolare:
riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600c.p.);
(x) Reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato previsti dalla Legge 18 aprile 2005 n. 62, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-sexies, ed in particolare:
(xi) Reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute e sicurezza del lavoro introdotti dall’articolo300 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, così come previsti dall’articolo 25-septies del Decreto, ed in particolare:
(xii) Reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio[7], introdotti dal Decreto Legislativo 21 novembre 2007 n. 231, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-octies ed, in particolare:
impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art.648-ter c.p.);
(xiv)Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, introdotto dall’art. 4 della Legge 3 agosto 2009 n. 116, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25- decies [9].
(xv) Reati transnazionali, introdotti dalla Legge 16 marzo 2006 n. 146, “Legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale”, che vengono di seguito elencati [10]:
associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di
tabacchi lavorati esteri (art. 291-quater D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43);
associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. 9 ottobre 1990, n.
309);
Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 377-bis
(xvi) Reati ambientali, introdotti dall’articolo 2, comma 2, del Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 121, che ha inserito nel D. Lgs. n. 231/01 l’articolo 25-undecies, ed in particolare i reati previsti nelle seguenti disposizioni di legge:
art. 727-bis c.p. (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali
selvatiche protette);
Come si avrà modo di meglio precisare in seguito, non tutti i reati sopra elencati sono stati considerati rilevanti per la realtà di Barilla Holding.
2. LE SANZIONI PREVISTE NEL DECRETO A CARICO DELL’ENTE
2.1 Le sanzioni in generale
2.1.1 Le sanzioni pecuniarie
Come affermato al punto 5.1. della Relazione al Decreto, “Quanto alle modalità di accertamento delle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente, il giudice potrà avvalersi dei bilanci o delle altre scritture comunque idonee a fotografare tali condizioni. In taluni casi, la prova potrà essere conseguita anche tenendo inconsiderazione le dimensioni dell’ente e la sua posizione sul mercato. (…) Il giudice non potrà fare a meno di calarsi, con l’ausilio di consulenti, nella realtà dell’impresa, dove potrà attingere anche le informazioni relative allo stato di solidità economica, finanziaria e patrimoniale dell’ente”.
(e non può
superiore ad Euro
103.291,00)
(Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo
È stato attuato e reso operativo unmodello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
L’Ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato leconseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; e
2.1.2 Le sanzioni interdittive
a) reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 del Decreto);
b) delitti informatici e trattamento illecito dei dati (art. 24-bis del Decreto);
c) delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter del Decreto);
d) reati di falsità in monete, carte di credito e valori di bollo (art.
25-bis del Decreto);
e) delitti contro l’industria e il commercio (art. 25-bis.1. del Decreto);
f) reati con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico (art. 25-quater del Decreto);
g) reato di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 25-quater.1 del Decreto);
h) delitti contro la personalità individuale (art. 25-quinquies del Decreto);
i) omicidio colposo e lesioni grave o gravissime commesse in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza del lavoro (art. 25-septies del Decreto);
j) ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio (art. 25-octies del Decreto);
k) delitti in materia di violazione del diritto d’autore (art. 25-novies del Decreto);
l) delitti di natura transnazionale individuati dall’articolo 10 della legge 146/2006 (Legge di ratifica ed esecuzione dellaConvenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale).
a) interdizione dall’esercizio dell’attività aziendale;
b) sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
c) divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
d) esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, e/o la revoca di quelli eventualmente già concessi;
e) divieto di pubblicizzare beni o servizi.
a) “l’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative”; ovvero
b) “in caso di reiterazione degli illeciti” [11].
In ogni caso, non si procede all’applicazione delle sanzioni interdittive quando il reato è stato commesso nel prevalente interesse dell’autore o di terzi e l’Ente ne ha ricavato un vantaggio minimo o nullo ovvero il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità. L’applicazione delle sanzioni interdittive è altresì esclusa qualora l’Ente abbia posto in essere le condotte riparatorie previste dall’articolo 17 del D. Lgs. n. 231/01 e, più precisamente, quando concorrono le seguenti condizioni:
a) “l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso”;
b) “l’ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi”;
c) “l’ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca”.
Il Legislatore si è poi preoccupato di precisare che l’interdizione dell’attività ha natura residuale rispetto alle altre sanzioni
interdittive.
2.1.3 La confisca
2.1.4 La pubblicazione della sentenza di condanna
a) il sequestro preventivo delle cose di cui è consentita la confisca, in conformità all’art. 53 del Decreto; ovvero
b) il sequestro conservativo dei beni mobili ed immobili dell’Ente qualora sia riscontrata la fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento o di altre somme dovute all’erario dello Stato, come previsto dall’art. 54 del Decreto.
3. LE CONDOTTE ESIMENTI LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA
3.1 I modelli di organizzazione e gestione in generale e l’Organismo di Vigilanza
a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello nonché di proporne l’aggiornamento è stato affidato ad un Organismo di Vigilanza dell’Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo;
d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza dell’Ente.
d) previsione di obblighi di informazione nei confronti dell’OdV;
3.2 Le Linee Guida di Confindustria
Sulla base delle indicazioni fornite dal Legislatore delegato, i modelli possono essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti da associazioni rappresentative di categoria, comunicati al Ministero della Giustizia il quale, di concerto con iMinisteri competenti, può formulare entro 30 giorni osservazioni sull’idoneità dei modelli a prevenire i reati.
La predisposizione del presente Modello è ispirata alle Linee Guida di Confindustria. Il percorso indicato dalle Linee Guida di Confindustria per l’elaborazione delModello può essere schematizzato secondo i seguenti punti fondamentali:
a) individuazione delle aree a rischio, volta a verificare in quali aree/settori aziendali sia possibile la realizzazione dei reati;
b) predisposizione di un sistema di controllo in grado di ridurre i rischi attraverso l’adozione di appositi protocolli. A supporto di ciò soccorre l’insieme coordinato di strutture organizzative, attività e regole operative applicate - su indicazione del vertice apicale - dal management e dal personale aziendale, volto a fornire una ragionevole sicurezza in merito al raggiungimento delle finalità rientranti in un buon sistema di controllo interno.
- predisposizione di un codice etico che fissa le linee di comportamento generali;
- definizione di un sistema organizzativo volto a garantire una chiara ed organica attribuzione dei compiti nonché a verificare la correttezza dei comportamenti;
- individuazione e documentazione dei potenziali rischi ed adozione dei relativi strumenti utili a mitigarli;
- adozione di procedure manuali ed informatiche;
- articolazione di un sistema di poteri autorizzativi e di firma, coerente con le responsabilità assegnate e finalizzato ad assicurare una chiara e trasparente rappresentazione del processo aziendale di formazione ed attuazione delle decisioni;
- articolazione di un adeguato sistema di controllo e gestione;
- attuazione di un piano di comunicazione e formazione del personale;
- applicazione di sanzioni disciplinari in caso di comportamenti che violino le regole di condotta stabilite dalla Società.
- verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione;
- separazione delle funzioni (nessuno può gestire in autonomia tutte le fasi di un processo);
- documentazione dei controlli;
- introduzione di un adeguato sistema sanzionatorio per le violazioni delle norme e delle procedure previste dal modello;
- individuazione di un OdV i cui principali requisiti siano:
(i) autonomia ed indipendenza;
(iii) continuità di azione;
(iv) onorabilità
c) obbligo da parte delle funzioni aziendali, e segnatamente di quelle individuate come maggiormente “a rischio reato”, di fornire informazioni all’OdV, sia su base strutturata (informativa periodica in attuazione del Modello stesso), sia per segnalare anomalie o atipicità riscontrate nell’ambito delle informazioni disponibili.
4. IL PRESENTE MODELLO
4.1 Barilla Holding S.p.A. e la sua mission
Barilla Holding è una società che ha per oggetto:
Il presente Modello tiene conto della mission perseguita e della specifica forma organizzativa di Barilla Holding, della sua struttura gerarchica e della distribuzione dei poteri e degli incarichi all’interno della stessa Società, nonché dell’appartenenza di quest’ultima al Gruppo Barilla. Con specifico riferimento ai rapporti infragruppo, si evidenzia che, da un lato, Barilla Holding svolge a favore di Barilla G. e R. una serie di servizi ed, in particolare:
4.2 Le finalità del presente Modello
Il presente Modello tiene conto della particolare realtà imprenditoriale di Barilla Holding e rappresenta un valido strumento di sensibilizzazione ed informazione dei Soggetti Apicali, dei Soggetti Sottoposti, nonché di tutti i Destinatari. Tutto questo, affinché questi ultimi seguano, nell’espletamento delle proprie attività, comportamenti corretti e trasparenti in linea con i valori etico-sociali cui si ispira la Società nel perseguimento del proprio oggetto sociale e tali comunque da prevenire il rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto.
Il presente Modello è stato predisposto da Barilla Holding sulla base dell’individuazione delle unità organizzative a possibile rischio, in seno alle quali cioè si ritiene più alta la possibilità che siano commessi i reati.
a) descrivere il sistema di prevenzione e controllo finalizzato alla riduzione del rischio di commissione dei reati connessi all’attività aziendale;
b) rendere consapevoli tutti coloro che operano in nome e per conto di Barilla Holding, ed in particolare quelli impegnati nelle Aree a Rischio Reato, di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni in esso riportate, in un illecito passibile di sanzioni, sul piano penale ed amministrativo, rispettivamente nei confronti loro e della Società;
c) informare tutti coloro che operano con la Società che la violazione delle prescrizioni contenute nel presenteModello comporterà l’applicazione di apposite sanzioni ovvero la risoluzione del rapporto contrattuale;
d) confermare che Barilla Holding non tollera comportamenti illeciti, di qualsiasi tipo ed indipendentemente da qualsiasi finalità e che, in ogni caso, tali comportamenti sono sempre e comunque contrari ai principi cui è ispirata l’attività imprenditoriale della Società, anche qualora la Società fosse apparentemente in condizione di trarne vantaggio.
4.3 Il concetto di rischio accettabile
4.4 La costruzione del Modello e la sua adozione
Alla luce di quanto esposto al precedente paragrafo 4.1, nella costruzione del presente Modello la Società ha, inoltre, ritenuto opportuno tenere in considerazione sia le Aree a Rischio Reato relative ad attività svolte e gestite in proprio dalla stessa Barilla Holding sia le attività svolte da Barilla G. e R. nell’ambito del Contratto di Servizi 2, limitatamente alle Aree a Rischio Reato di Barilla Holding. Ne consegue, pertanto, che le Parti Speciali del presente Documento, contengono l’indicazione delle Aree a Rischio Reato relative ad attività svolte e gestite in proprio da Barilla Holding, così come l’elencazione delle attività svolte da parte di Barilla G. e R., nell’ambito del Contratto di Servizi 2, limitatamente alle Aree a Rischio Reato di Barilla Holding.
In particolare, come già detto in precedenza, le attività svolte da Barilla G. e R. a beneficio di Barilla Holding sono specificamente disciplinate dal Contratto di Servizi 2; i Soggetti Apicali e Sottoposti, e più in generale i Dipendenti di Barilla G. e R. si impegnano a rispettare il Modello di Barilla G. e R. Fratelli e le Procedure da esso richiamate, nonché e le specifiche previsioni contenute nell’Addendum, al fine di prevenire la commissione dei Reati.
Allo stesso tempo, per quanto riguarda le attività svolte da Barilla Holding a beneficio di Barilla G. e R., di cui al Contratto di Servizi 1, i Soggetti Apicali, i Soggetti Sottoposti e i Dipendenti della Società hanno assunto l’espresso obbligo, attraverso la sottoscrizione dell’Informativa, di rispettare il Modello Barilla G. e R..
Alla luce di quanto sopra, l’OdV ha la facoltà di richiedere, laddove lo ritenga necessario, l’esecuzione di verifiche od informazioni all’organismo di vigilanza di Barilla G. e R. al fine del corretto svolgimento dei propri compiti
di vigilanza. Quanto poi alla costruzione del presente Documento, anche sulla scorta delle indicazioni contenute nelle Linee Guida di Confindustria, la redazione del Modello si è articolata nelle fasi di seguito descritte:
a) individuazione dei reati presupposto teoricamente rilevanti per la Società;
b) individuazione delle Aree a Rischio Reato;
c) svolgimento di interviste con i soggetti informati nell’ambito della struttura aziendale, al fine di definire l’organizzazione e le attività eseguite dalle varie funzioni aziendali, nonché i processi aziendali nei quali le attività sono articolate e la loro concreta ed effettiva attuazione;
d) identificazione, per ciascuna area attraverso la quale opera l’organizzazione aziendale, dei principali fattori di rischio, nonché la rilevazione, l’analisi e la valutazione dell’adeguatezza dei controlli aziendali in essere;
e) identificazione dei punti di miglioramento nel sistema di controllo interno;
f) progressivo adeguamento del sistema di controllo interno al fine di ridurre ad un livello accettabile i rischi identificati;
4.5 I documenti connessi al Modello
Formano e formeranno parte integrante e sostanziale del presente Modello i
- la struttura organizzativa volta a garantire una chiara ed organica attribuzione dei compiti;
- le Procedure tese a garantire una segregazione delle funzioni o, in alternativa, dei controlli compensativi, un’adeguata trasparenza e conoscibilità dei processi nonché a disciplinare lemodalità operative volte ad assumere ed attuare decisioni nell’ambito delle Aree a Rischio Reato, ivi incluse quelle relative alla corretta gestione delle risorse finanziarie, nonché a controllare la correttezza dei comportamenti;
- il sistema di deleghe e poteri decisionali coerenti con le responsabilità assegnate al fine di assicurare una chiara e trasparente rappresentazione del processo aziendale di formazione ed attuazione delle decisioni;
- il Sistema Sanzionatorio, come meglio descritto nel successivoParagrafo 6.
I documenti citati sono in parte allegati alModello ed in parte pubblicati sulla Intranet aziendale.
5.1 Le caratteristiche dell’Organismo di Vigilanza
Secondo le disposizioni del D. Lgs. n. 231/01 (artt. 6 e 7) e le indicazioni contenute nella Relazione di accompagnamento al D. Lgs. n. 231/01, lecaratteristiche dell’OdV, tali da assicurare un’effettiva ed efficace attuazione
del Modello, debbono essere:
a) Autonomia ed indipendenza. E’ necessario che l’OdV non siadirettamente coinvolto nelle attività gestionali che costituiscono l’oggetto della sua attività di controllo e, dunque, non subisca condizionamenti o interferenze da parte dell’organo dirigente. Ai fini dell’indipendenza è inoltre indispensabile che all’OdV non siano attribuiti compiti operativi che ne comprometterebbero l’obiettività di giudizio con riferimento a verifiche sui comportamenti e sull’effettività del Modello.
b) Professionalità. L’OdV deve possedere competenze tecnico-professionali adeguate alle funzioni che è chiamato a svolgere. Tali caratteristiche, unite all’indipendenza, garantiscono l’obiettività di giudizio [12].
- non trovarsi in una delle condizioni di ineleggibilità o decadenza previste dall’art. 2382 c.c., con riferimento agli amministratori e da ritenersi applicabile, ai fini del Modello, anche ai singoli componenti dell’OdV;
- non essere stati sottoposti a misure di prevenzione ai sensi della Legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (“Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità”) o della Legge 31 maggio 1965, n. 575 (“Disposizioni contro la mafia”) e successive modificazioni e integrazioni, salvi gli effetti della riabilitazione;
- non abbia riportato condanna, anche se con pena condizionalmente sospesa, salvi gli effetti della riabilitazione:
per uno dei delitti previsti dal R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (LeggeFallimentare);
5.2 L’individuazione dell’Organismo di Vigilanza
In data 21 giugno 2013 il Consiglio di Amministrazione di Barilla Holding ha designato l’Organismo di Vigilanza, quale organo monocratico composto da un membro esterno esperto in Bilancio e Fisco, iscritto all’Albo dei Revisori Contabili.
L’OdV, in veste monocratica, esamina periodicamente i casi o le problematiche emersi anche con riferimento all’aggiornamento e/o alla modifica delModello, verbalizza l’esito delle sessioni organizzate in tal senso a mezzo di Segretario in un apposito libro custodito presso la Direzione Affari Legali e Societari di Gruppo. Nel caso gli accertamenti svolti dallo stesso OdV evidenzino elementi che rendano quantomeno plausibile la commissione di un reato-presupposto od il relativo tentativo, l’OdV riferisce alla Process Unit Human Capital di Barilla G. e R. per l’adozione dei provvedimenti del caso. L’OdV riferisce al Consiglio di Amministrazione e al Collegio Sindacale della Società con cadenza semestrale. Qualora la gravità del fatto ipotizzato lo giustifichi, riporterà immediatamente all’Amministratore Delegato.
5.3 La durata dell’incarico e le cause di cessazione
L’OdV resta in carica per la durata indicata nell’atto di nomina e può essere rinnovato. La cessazione dall’incarico dell’OdV può avvenire per una delle seguenti cause:
a) scadenza dell’incarico;
b) revoca dell’OdV da parte del Consiglio di Amministrazione;
c) rinuncia formalizzata mediante apposita comunicazione scritta
inviata al Consiglio di Amministrazione;
d) sopraggiungimento di una delle cause di decadenza di cui al successivo paragrafo 5.4.
a) il caso in cui il componente dell’OdV sia coinvolto in un processo penale avente ad oggetto la commissione di un delitto;
b) il caso in cui sia riscontrata la violazione degli obblighi di riservatezza previsti a carico dell’OdV;
c) una grave negligenza nell’espletamento dei compiti connessi all’incarico;
d) il possibile coinvolgimento della Società in un procedimento, penale o civile, che sia connesso ad un’omessa o insufficiente vigilanza, anche colposa.
5.4 I casi di ineleggibilità e di decadenza
a) carenza di uno dei requisiti di onorabilità di cui al paragrafo 5.1;
b) l’interdizione, l’inabilitazione, il fallimento, o, comunque, la condanna penale, anche non passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal Decreto, o ad una pena che comporti l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità di esercitare uffici direttivi;
c) l’esistenza di relazioni di parentela, coniugi o affinità entro il quarto grado con i membri del Consiglio di Amministrazione o del Collegio Sindacale della Società, o con i soggetti esterni incaricati della revisione contabile;
5.5 Le risorse dell’Organismo di Vigilanza
5.6 Funzioni, compiti e poteri dell’Organismo di Vigilanza
a) vigilare sull’effettiva applicazione del Modello in relazione alle diverse tipologie di reati presi in considerazione dallo stesso e accertare l’irrogazione delle sanzioni disciplinari;
b) verificare l’efficacia del Modello e la sua reale capacità di prevenire la commissione dei reati in questione;
c) individuare e proporre al Consiglio di Amministrazione aggiornamenti e modifiche del Modello stesso in relazione alla mutata normativa e/o alle mutate necessità o condizioni aziendali;
d) verificare che le proposte di aggiornamento e modifica formulate dal Consiglio di Amministrazione siano state effettivamente recepite nel Modello.
a) verificare periodicamente la mappa delle Aree a Rischio Reato e l’adeguatezza dei punti di controllo al fine di proporre delle modifiche in relazione ai mutamenti dell’attività e/o della struttura aziendale. A questo scopo, i Destinatari del Modello, così come meglio descritti nelle parti speciali dello stesso, devono segnalare all’OdV le eventuali situazioni in grado di esporre Barilla Holding al rischio di reato. Tutte le comunicazioni devono essere redatte in forma scritta e trasmesse all’apposito indirizzo di posta elettronica attivato dall’OdV;
b) effettuare periodicamente, sulla base del piano di attività dell’OdV previamente stabilito, verifiche ed ispezioni mirate su determinate operazioni o atti specifici, posti in essere nell’ambito delle Aree a Rischio Reato;
c) raccogliere, elaborare e conservare le informazioni (comprese le segnalazioni di cui al successivo paragrafo) rilevanti in ordine al rispetto del Modello, nonché aggiornare la lista di informazioni che devono essere obbligatoriamente trasmesse allo stesso OdV;
d) condurre le indagini interne per l’accertamento di presunte violazioni delle prescrizioni del presente Modello portate all’attenzione dell’OdV da specifiche segnalazioni o emerse nel corso dell’attività di vigilanza dello stesso;
e) verificare che gli elementi previsti nel Modello per le diverse tipologie di reati (clausole standard, procedure e relativi controlli, sistema delle deleghe, ecc.) vengano effettivamente adottati ed implementati e siano rispondenti alle esigenze di osservanza del D. Lgs. n. 231/01, provvedendo, in caso contrario, a proporre azioni correttive ed aggiornamenti degli stessi;
f) provvedere all’informativa nei confronti della Direzione Human Capital di Barilla G. e R., al Consiglio di Amministrazione ed al Parte Generale - 36 - Collegio Sindacale, od all’Amministratore Delegato in caso di necessità, come sopra evidenziato al Paragrafo 5.2.
a) accedere in modo ampio e capillare ai vari documenti aziendali ed, in particolare, a quelli riguardanti i rapporti di natura contrattuale e non, instaurati dalla Società con Terzi;
b) avvalersi del supporto e della cooperazione delle varie strutture aziendali e degli organi sociali che possano essere interessati, o comunque coinvolti, nelle attività di controllo;
c) conferire specifici incarichi di consulenza ed assistenza ad esperti nelle materie di volta in volta richieste. A questo scopo all’OdV vengono attribuiti specifici poteri di spesa.
5.7 Obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza
L’art. 6, comma 2, lett. d del D. Lgs. n. 231/01 fa espresso riferimento aspecifici obblighi di informazione nei confronti dell’OdV, quale ulteriore strumento per agevolare l’attività di vigilanza sull’efficacia del Modello.
5.7.1 Segnalazioni da parte dei Destinatari
In ambito aziendale dovrà essere portata a conoscenza dell’OdV, attraverso l’invio di una apposita e-mail all’indirizzo [email protected], oltre alla documentazione specificamente prescritta nel Modello secondo le procedure ivi contemplate, ogni altra informazione, di qualsiasi tipo, proveniente anche da Terzi ed attinente all’attuazione del Modello nelle aree di attività a rischio.
a) devono essere raccolte eventuali segnalazioni relative alla violazione del Modello o comunque conseguenti a comportamenti non in linea con le regole di condotta adottate dalla Società. L’OdV dovrà altresì notiziare il Consiglio di Amministrazione in merito alle segnalazioni ricevute;
b) l’OdV valuterà le segnalazioni ricevute e le eventuali conseguenti iniziative a sua ragionevole discrezione e responsabilità, ascoltando eventualmente l’autore della segnalazione e/o il responsabile della presunta violazione, redigendo un apposito verbale dell’incontro e motivando per iscritto eventuali decisioni di procedere o non procedere ad una indagine interna;
c) le segnalazioni dovranno essere in forma scritta anche non anonima ed avere ad oggetto ogni violazione o sospetto di violazione del presente Modello. L’OdV agirà in osservanza delle vigenti norme in materia di tutela della riservatezza e, comunque, farà in modo di garantire i segnalanti contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione, assicurando altresì la riservatezza dell’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della Società o delle persone accusate erroneamente e/o in mala fede;
d) le segnalazioni pervenute all’OdV devono essere raccolte e conservate in un apposito archivio al quale sia consentito l’accesso esclusivamente all’OdV.
5.7.2 Obblighi di informativa relativi ad atti ufficiali
a) i provvedimenti e/o notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, per i reati di cui al D. Lgs. n. 231/01;
b) i rapporti preparati dai responsabili di altre funzioni aziendali o dal Collegio Sindacale nell’ambito della loro attività di controllo, dai quali possano emergere fatti, atti, eventi od omissioni con profili di criticità rispetto all’osservanza delle norme del D. Lgs. n. 231/01;
c) le notizie relative all’effettiva attuazione, a tutti i livelli aziendali, del Modello con evidenza dei procedimenti
disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni;
d) i provvedimenti e/o notizie provenienti dalle Autorità competenti a seguito di visite ispettive effettuate nei confronti della Società e da cui sono emerse violazioni delle disposizioni contenute nel D. Lgs. n. 231/01.
Oltre alla verifica del rispetto delle norme e standard applicabili, il Compliance Officer, identificherà e valuterà i rischi del mancato rispetto e gestirà strumenti diretti a ridurre tali rischi; darà attuazione ad un adeguato sistema di riporto e promuoverà l’informazione e la formazione del personale sul tema dell’effettivo rispetto delle norme
e standard applicabili. Ciò potrà includere anche temi oggetto del presente MOG. In tale ottica, il Compliance Officer coadiuverà l’Organismo di Vigilanza.
5.8 Obblighi di informazione propri dell’Organismo di Vigilanza
Sono assegnate all’OdV di Barilla Holding due linee di reporting:
a) la prima, ogni qual volta se ne ravvisi la necessità, direttamente con l’Amministratore Delegato;
b) la seconda, su base periodica, con cadenza almeno semestrale nei confronti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale.
La presenza dei suddetti rapporti di carattere funzionale, anche con un organismo privo di compiti operativi e quindi svincolato da attività gestionali quale è il Collegio Sindacale, costituisce un fattore in grado di assicurare che l’incarico venga espletato dall’OdV con maggiori garanzie di indipendenza. L’OdV potrà essere convocato in qualsiasi momento dai suddetti organi o potrà, a sua volta, presentare richiesta in tal senso per riferire in merito al funzionamento del Modello od a situazioni specifiche.
Ai fini dell’attuazione del Modello, l’OdV è tenuto a promuovere specifiche iniziative mirate alla formazione ed alla diffusione del Modello. A questo proposito, l’OdV coopererà alla predisposizione della necessaria
documentazione. Si precisa che le attività di formazione dovranno essere effettuate con gradi di approfondimento e modalità diversi a seconda dei Destinatari delModello.
Ai fini di un’adeguata attività di formazione, Barilla Holding, in stretta cooperazione con l’OdV, provvederà a curare la diffusione del Modello e delle Procedure.
6. SISTEMA SANZIONATORIO PER MANCATA OSSERVANZA DEL PRESENTE MODELLO E DELLE NORME-DISPOSIZIONE RICHIAMATE
A questo proposito, infatti, lo stesso articolo 6, comma 2, lettera e), del D. Lgs. n. 231/01 prevede che i modelli di organizzazione e gestione devono “introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello”. L’applicazione delle sanzioni ivi descritte prescinde dall’esito di un eventuale procedimento penale, poiché le regole di condotta imposte dal Modello sono assunte dalla Società in piena autonomia ed indipendentemente dalla tipologia di illeciti di cui al D. Lgs. n. 231/01.
6.1.1 Rapporti di lavoro subordinato
Con riferimento ai rapporti di lavoro subordinato, il presente Sistema Sanzionatorio, ai sensi dell’art. 2106 c.c., specifica, per quanto non espressamente previsto e limitatamente alle fattispecie ivi contemplate, i contenuti dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro applicati al personale dipendente. Il Sistema Sanzionatorio è suddiviso in Sezioni, secondo la categoria di inquadramento dei destinatari ex art. 2095 c.c..
6.1.2 Rapporti con altri soggetti
6.2 Criteri per l’irrogazione delle sanzioni
a) elemento soggettivo della condotta (dolo, colpa);
c) potenzialità del danno derivante alla Società e dell’eventuale applicazione delle sanzioni previste dal D. Lgs. n. 231/01;
d) livello di responsabilità gerarchica o tecnica del soggetto interessato;
e) presenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo alle precedenti prestazioni lavorative svolte dal soggetto destinatario del Modello e ai precedenti disciplinari dell’ultimo biennio;
f) eventuale condivisione di responsabilità con altri dipendenti o terzi in genere che abbiano concorso nel determinare la violazione.
6.3 Definizione di “Violazione” ai fini dell’operatività del presente Sistema Sanzionatorio
b) la messa in atto o l’omissione di azioni o comportamenti, non conformi alla legge e alle prescrizioni contenute nel Modello stesso, che espongano la Società anche solo ad una situazione di mero rischio di commissione di uno dei reati contemplati dal D. Lgs. n. 231/01. In particolare, con specifico riferimento alla tematica della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro (Parte Speciale VI del Modello), la Società ha individuato, a titolo esemplificativo, le seguenti fattispecie di Violazione, elencate in ordine decrescente di gravità:
a) Violazione di norme in materia di salute e sicurezza previste dalla Parte Speciale VI del Modello da cui derivi la morte di una o più persone;
b) Violazione di norme in materia di salute e sicurezza previste dalla Parte Speciale VI del Modello da cui derivi la lesione “gravissima”, ai sensi dell’art. 583, comma 1, c. p., all’integrità fisica di una o più persone;
c) Violazione di norme in materia di salute e sicurezza previste dalla Parte Speciale VI del Modello da cui derivi la lesione “grave”, ai sensi dell’art. 583, comma 1, c. p., all’integrità fisica di una o più persone;
d) Violazione di norme in materia di salute e sicurezza previste dalla Parte Speciale VI del Modello da cui derivi la lesione dell’integrità fisica di una o più persone;
e) Violazione di norme in materia di salute e sicurezza previste dalla Parte Speciale VI del Modello da cui derivi anche solo pericolo di pregiudizio all’integrità fisica di una o più persone.
6.4 Sanzioni per il personale dipendente
I comportamenti tenuti dai dipendenti in violazione di quanto indicato al precedente paragrafo 7.3, costituiscono illecito disciplinare. Le sanzioni irrogabili nei riguardi dei dipendenti rientrano tra quelle previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i Dipendenti dell’Industria Alimentare (d’ora innanzi, per brevità, “CCNL”), per quanto riguarda il personale con qualifica di “operaio”, “impiegato, o “quadro”, nonché dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i Dirigenti di Aziende Industriali (d’ora innanzi, per brevità, “CCNL 2”), per il personale con qualifica di “dirigente”.
La violazione da parte del personale dipendente delle norme del presente Modello può dar luogo, secondo la gravità della violazione stessa, ai vari tipi di provvedimenti contemplati nel CCNL e nel CCNL 2, sopra indicati e più
6.4.1 Sanzioni previste per i dipendenti non aventi qualifica dirigenziale Fatto, in ogni caso, salvo quanto indicato nel sistema disciplinare in uso presso la Società:
1) incorre nel provvedimento del RICHIAMO VERBALE il dipendente che commetta, per negligenza, imperizia o imprudenza una Violazione tra quelle indicate al precedente paragrafo 7.3 che precede o adotti nell’espletamento di attività comportamenti non conformi a quanto portato a conoscenza attraverso ordini di servizio interno o altri analoghi mezzi idonei, a condizione che da ciò derivi un pericolo di commissione di un reato contemplato dal D. Lgs. n. 231/01;
2) incorre nei provvedimenti (i) dell’AMMONIZIONE SCRITTA, (ii) della MULTA (non superiore a 3 ore dello stipendio base comprensivo di contingenza) e (iii) della SOSPENSIONE DAL LAVORO e DALLA RETRIBUZIONE (fino ad un massimo di 3 giorni) il dipendente che: (a) ometta di svolgere un’attività a lui assegnata oppure di sua competenza in forza di contenute quanto previsto nel presente Modello (tra cui, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo: non proceda alle informazioni comunicazioni e segnalazioni all’OdV, non svolga le verifiche espressamente prescritte, non segnali le situazioni di pericolo); (b) nell’espletamento della propria attività per più grave negligenza, imprudenza o imperizia rispetto a quella che può darluogo ad un richiamo verbale, commetta una Violazione indicata al precedente paragrafo 7.3, da cui derivi un pericolo, anche solo potenziale ed indiretto, di commissione di un reato contemplato dal D. Lgs. n. 231/01; (c) contravvenga ad espressi divieti risultanti dal Modello.
3) incorre nel provvedimento di LICENZIAMENTO CON PREAVVISO, il dipendente che, con grave negligenza, imperizia o imprudenza, commetta una Violazione indicata al precedente paragrafo 7.3, ovvero eluda in maniera fraudolenta una regola contenuta nel medesimo paragrafo, assumendo comportamenti deliberatamente non conformi alle prescrizioni contenute nel Modello, tali (i) da costituire delitto ai sensi della legge, ovvero (ii) di maggior gravità e rilievo rispetto a quanto previsto nel precedente punto 2) del presente paragrafo;
4) incorre, infine, nel provvedimento di LICENZIAMENTO SENZA PREAVVISO il dipendente che: (i) tenga comportamenti per gravissima negligenza, imperizia o imprudenza o dolosamente e volutamente finalizzati a commettere una Violazione di cui al precedente paragrafo 7.3, eludendo in maniera fraudolenta una regola contenuta nel medesimo paragrafo, ovvero assumendo una condotta deliberatamente non conforme alle prescrizioni contenute nel Modello e il suo comportamento sia di tale gravità, da costituire delitto ai sensi della legge e da cagionare, anche solo potenzialmente un nocumento morale o materiale alla Società; (ii) abbia commesso recidiva, negli ultimi due anni, che sia stata sanzionata con la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione.
6.4.2 Sanzioni per il personale dipendente con posizione “dirigenziale”
6.4.3 Procedura disciplinare sanzionatoria aziendale per tutto il personale dipendente
Il funzionamento e la corretta applicazione delle procedure di contestazione e sanzionamento degli illeciti disciplinari viene
costantemente monitorato dalla Direzione del Personale e dall’OdV.
6.5 Sanzioni per gli Amministratori
6.6 Sanzioni per i Sindaci
6.7 Sanzioni per Collaboratori, Fornitori, Partners e Terzi
7. REGISTRO DELLE VIOLAZIONI E DELLE SANZIONI
[4] Il reato di “Falso in prospetto” era originariamente previsto dall’art. 2623 c.c., abrogato dall’art. 34 della Legge
262/2005 (“Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”), che lo ha riprodotto,
con alcune modificazioni, nell’art. 173-bis, TUF. La migrazione di questa fattispecie delittuosa dalla disciplina
codicistica a quella del TUF ha comportato diversi problemi di coordinamento tra la norma abrogata e la nuova
formulazione, anche in relazione alle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 231/2001, dato che l’art. 25-ter, comma 1,
lett. d) mantiene in vigore un rinvio ad una norma oramai abrogata e una distinzione tra contravvenzione e delitto
oggi inesistente. A causa del mancato coordinamento tra la legge abrogativa e il Decreto, è controversa
l’applicabilità della responsabilità amministrativa degli enti ex D. Lgs. n. 231/01 con riferimento a tale fattispecie
[5] Il reato di “Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni dei responsabili della revisione legale” era originariamente
previsto dall’art. 2624 c.c. abrogato dall’art. 37, comma 34, del D. Lgs. 39/2010, ora riprodotto, con alcune
modificazioni, nell’art. 27 del D. Lgs. 39/2010. La migrazione di questa fattispecie delittuosa dalla disciplina
codicistica a quella del D. Lgs. 39/2010 ha comportato diversi problemi di coordinamento tra la norma abrogata e
la nuova formulazione, anche in relazione alle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 231/2001, dato che l’art. 25-ter,
comma 1, lett. g) mantiene in vigore un rinvio ad una norma oramai abrogata. A causa del mancato coordinamento
tra la legge abrogativa e il Decreto, è controversa l’applicabilità della responsabilità amministrativa degli enti ex
[7] Rubrica così modificata dall'art. 3, c. 5, lett. b), L. 15 dicembre 2014, n. 186. Disposizioni in materia di emersione
e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in
materia di auto riciclaggio. La legge in questione agli Artt. 1 e 2 ha modificato alcuni articoli del D.L. 28 Giugno
1990, n.167 (Rilevazione ai fini fiscali di taluni trasferimenti da e per l'estero di denaro, titoli e valori), convertito
con modificazioni nella L. 4 Agosto 1990 n.227, e all’Art. 3 ha modificato il Codice Penale inasprendo le multe di
cui agli artt. 648-bis e 648-ter ed inserendo l’art. 648-ter.1.
[9] Per un errore materiale del legislatore, l’articolo reca la stessa numerazione di quello precedente, rubricato “Delitti in materia di violazione del diritto d’autore”, a sua volta inserito tra i reati-presupposto di cui al D. Lgs. n. 231/01 con Legge 23 luglio 2009, n. 99. Con D. Lgs. del 7 luglio 2011 il Legislatore ha provveduto a ratificare l’errore di numerazione, sancendo che i “Delitti in materia di violazione del diritto d’autore”saranno rubricati sub art. 25-
decies, D. Lgs. 231/01.
[10] In particolare, ai sensi dell'articolo 3 della Legge 16 maggio 2006, n. 146, ricorre il carattere di transnazionalità
quando: (i) il reato sia commesso in più di uno Stato, (ii) ovvero il reato sia commesso in un determinato Stato ma
una parte significante relativa alla sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo sia avvenuta in un altro
Stato, (iii) ovvero il reato sia commesso in uno Stato e nel reato sia implicato un gruppo criminale organizzato
impegnato in attività criminali in più di uno Stato, (iv) ovvero il reato sia commesso in uno Stato, ma abbia effetti
sostanziali in un altro Stato. Si noti che l’articolo 5 della Decisione Quadro del Consiglio Europeo del 24 ottobre
2008 ha esteso agli enti la responsabilità amministrativa per i reati relativi alla partecipazione ad un’organizzazione
criminale, come definiti dall’articolo 2 della stessa Decisione Quadro, a prescindere dalla sussistenza del requisito
della transnazionalità. Gli Stati membri devono adeguarsi a queste indicazioni entro l’11 maggio 2010.
[11] Ai sensi dell’articolo 20 del D. Lgs. n. 231/01, “si ha reiterazione quanto l’ente, già condannato in via definitiva
almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla
condanna definitiva”.
[12] Ci si riferisce, tra l’altro, a: tecniche di analisi e valutazione dei rischi; misure per il loro contenimento (procedure
organizzative,, meccanismi di contrapposizione dei compiti, etc.); flow charting di procedure e processi per
l’individuazione dei punti di debolezza, tecniche di intervista e di elaborazione dei questionari; metodologie per
l’individuazione di frodi; etc. L’Organismo di Vigilanza deve avere competenze di tipo ispettivo (per accertare
come si sia potuto verificare un reato della specie in esame e di chi lo abbia commesso); competenze di tipo
consulenziale (per adottare – all’atto del disegno del Modello e delle successive modifiche – le misure più idonee
a prevenire, con ragionevole certezza, la commissione dei reati medesimi) o, ancora, correntemente per verificare
che i comportamenti quotidiani rispettino effettivamente quelli codificati) e competenze giuridiche. Il D. Lgs. n.
231/01 è una disciplina penale ed avendo l’attività dell’Organismo di Vigilanza lo scopo di prevenire la
realizzazione dei reati è dunque essenziale la conoscenza della struttura e delle modalità realizzative dei reati (che
potrà essere assicurata mediante l’utilizzo delle risorse aziendali, ovvero della consulenza esterna).

References: art. 321
 art. 319
 art. 321
 art. 321
 art. 2624

art. 727
 sentenza 
 articolo 6
 art. 2095
 art. 25