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Timestamp: 2018-08-17 16:49:57+00:00

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Codice proc. civile Art. 282 cod. proc. civile: Esecuzione provvisoria
La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti (1).
(1) La norma tende a valorizzare il giudizio di primo grado ed a disincentivare l’utilizzo, da parte del soccombente, dell’impugnazione come strumento dilatorio al fine di ritardare l’esecuzione della sentenza. Non è più il giudice a concedere la provvisoria esecuzione secondo una valutazione discrezionale (pur sempre fondata sulla sussistenza di determinate condizioni) ma è lo stesso legislatore a riconoscere l’efficacia esecutiva a tutte le sentenze di primo grado. Le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive anche se la provvisoria esecuzione non sia stata dichiarata espressamente dal giudice nel provvedimento emesso. Anche in tal caso, pertanto, viene rilasciata copia della sentenza in forma esecutiva per poter iniziare la procedura esecutiva
Disciplina generale e casistica
Il diritto dell’Unione osta a che un giudice nazionale sia vincolato da una norma di procedura nazionale ai sensi della quale egli deve attenersi alle valutazioni svolte da un giudice nazionale di grado superiore, qualora risulti che le valutazioni svolte dal giudice di grado superiore non sono conformi al diritto dell’Unione, come interpretato dalla corte.
Corte giust. 20 novembre 2011, n. 396.
Formulazione anteriore alla novella del 1990
Qualora, nel vigore degli articoli 282 e 283 del c.p.c. nella loro formulazione anteriore alla novella del 1990, il custode giudiziario, in forza di sentenza di primo grado dichiarata provvisoriamente esecutiva, abbia consegnato l’immobile oggetto di sequestro giudiziario a chi di ragione, deve escludersi che il provvedimento di revoca della clausola di provvisoria esecuzione della sentenza stessa, adottato dal giudice d’appello, comporti un «automatismo a livello esecutivo della riviviscenza della situazione processuale anteatta alla pronuncia della sentenza di primo grado», con conseguente nuova investitura del custode nelle sue funzioni.
Cass. 20 novembre 2002, n. 16353.
In tema di efficacia esecutiva dei provvedimenti giurisdizionali, l’anticipazione dell’efficacia della sentenza rispetto al suo passaggio in giudicato ha riguardo soltanto al momento della pronuncia con la conseguenza che la disciplina dell’esecuzione provvisoria di cui all’art. 282 c.p.c. trova legittima applicazione soltanto con riferimento alle sentenze di condanna, uniche idonee, per loro natura a costituire titolo esecutivo.
Cass. 5 luglio 2006, n. 15294.
La disciplina dell’esecuzione provvisoria di cui all’art. 282 c.p.c. trova legittima attuazione anche con riferimento alle sentenze di condanna implicita, nelle quali l’esigenza di esecuzione della sentenza scaturisce dalla stessa funzione che il titolo è destinato a svolgere. Ne consegue che è suscettibile di provvisoria esecuzione una sentenza costitutiva di una servitù ex art. 1051 (o 1052) c.c., allorché contenga tutti gli elementi identificativi in concreto della servitù, sia pure con rinvio alla consulenza tecnica d’ufficio disposta nel corso del giudizio, atteso che essa ha la funzione di risolvere un’esigenza fattuale dell’attore, assicurandogli il passaggio al fine di raggiungere la via pubblica.
Cass. 26 gennaio 2005, n. 1619.
Effetti per le parti.
Il comportamento della parte soccombente che, all’atto della notifica della sentenza di primo grado dichiarata provvisoriamente esecutiva e del pedissequo precetto intimato per il pagamento delle somme dovute a termini della sentenza medesima, abbia invitato la controparte ad operare la compensazione del credito fatto valere mediante il citato atto di precetto con la maggiore somma della quale essa sia creditrice ed a restituire la differenza, non può assumere l’univoco significato di una libera, totale e incondizionata accettazione del “decisum” e quindi di una acquiescenza preclusiva, ex art. 329 c.p.c., del diritto di impugnazione, trattandosi di comportamento ispirato alla finalità di evitare l’esecuzione intimata con l’atto di precetto.
Cass. 27 settembre 2011, n. 19747.
In sede di gravame.
In relazione alla domanda - proposta nella fase di gravame - di restituzione delle somme versate in esecuzione della sentenza di primo grado impugnata, il giudice di appello opera quale giudice di primo grado, in quanto detta domanda non poteva essere formulata precedentemente; da tanto consegue che, se il giudice dell’impugnazione omette, in tale qualità, di pronunziarsi sul punto, la parte ha la facoltà alternativa di far valere l’omessa pronunzia con ricorso in cassazione o di riproporre la domanda restitutoria in separato giudizio, senza che la mancata impugnazione della sentenza determini la formazione del giudicato.
Cass. 11 giugno 2008, n. 15461.

References: Art. 282
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Cass. 
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 art. 1051

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 art. 329

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