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Timestamp: 2019-11-17 10:53:02+00:00

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Art. 464 codice di procedura penale - Giudizio conseguente all'opposizione - Brocardi.it
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Articolo 464 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 464 Codice di procedura penale
1. Se l'opponente ha chiesto il giudizio immediato, il giudice emette decreto a norma dell'articolo 456, commi 1, 3 e 5. Se l'opponente ha chiesto il giudizio abbreviato, il giudice fissa con decreto l'udienza dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero, all'imputato, al difensore e alla persona offesa; nel giudizio si osservano in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441bis, 442 e 443; si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 438, comma 6-bis; nel caso di cui all'articolo 441bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio conseguente all'opposizione. Se l'opponente ha chiesto l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444, il giudice fissa con decreto un termine entro il quale il pubblico ministero deve esprimere il consenso, disponendo che la richiesta e il decreto siano notificati al pubblico ministero a cura dell'opponente. Ove il pubblico ministero non abbia espresso il consenso nel termine stabilito ovvero l'imputato non abbia formulato nell'atto di opposizione alcuna richiesta, il giudice emette decreto di giudizio immediato (1) (2).
2. Il giudice, se è presentata domanda di oblazione contestuale all'opposizione, decide sulla domanda stessa prima di emettere i provvedimenti a norma del comma 1 (3).
3. Nel giudizio conseguente all'opposizione, l'imputato non può chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su richiesta, né presentare domanda di oblazione (4). In ogni caso, il giudice revoca il decreto penale di condanna.
5. Con la sentenza che proscioglie l'imputato perché il fatto non sussiste, non è previsto dalla legge come reato ovvero è commesso in presenza di una causa di giustificazione, il giudice revoca il decreto di condanna anche nei confronti degli imputati dello stesso reato che non hanno proposto opposizione [463].
(1) Comma modificato prima dall'art. 37, L. 16 dicembre 1999, n. 479, poi dall'art. 1, L. 5 giugno 2000, n. 144, entrata in vigore l'8 giugno 2000, e da ultimo dall'art. 1, comma 48, L. 23 giugno 2017, n. 103 con decorrenza dal 3 agosto 2017.
La Corte cost., con sent. 31 gennaio 1992, n. 23 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che il giudice all'esito del dibattimento, ritenendo che il processo poteva essere definito allo stato degli atti dal giudice per le indagini preliminari, possa applicare la riduzione di pena prevista dall'art. 442, secondo comma.
(2) La Corte cost., con sent. 23 maggio 2003, n. 169 ha dichiarato l'illegittimità del presente comma, secondo periodo, nella parte in cui non prevede che in caso di rigetto della richiesta di giudizio abbreviato subordinata ad una integrazione probatoria l'imputato possa rinnovare la richiesta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado e il giudice possa disporre il giudizio abbreviato.
(3) La Corte cost., con sent. 15 febbraio 1991, n. 81 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del primo e secondo comma del presente articolo nella parte in cui non prevedono che il pubblico ministero in caso di dissenso sia tenuto ad enunciarne le ragioni e nella parte in cui non prevede che il giudice, quando, a dibattimento concluso, ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero, possa applicare all'imputato la riduzione di pena contemplata dall'art. 442, secondo comma.
(4) La scelta delle procedure alternative non può essere fatta nel corso del giudizio successivo all'opposizione stessa, nemmeno se si verificassero quelle modifiche dell'imputazione per le quali l'imputato può normalmente contare su una rimessione dei termini, quanto meno per chiedere il patteggiamento o l'oblazione.
Spiegazione dell'art. 464 Codice di procedura penale
Con l'atto di opposizione l'imputato recupera tutte le facoltà riconosciute dalla legge processuale, quali il diritto di richiedere il giudizio abbreviato, il giudizio immediato ed il patteggiamento. La norma in esame disciplina il proseguimento dei relativi giudizi. Contestualmente al mutamento del rito, il giudice revoca il decreto penale di condanna.
Se invece è presentata domanda di oblazione contestualmente all'opposizione, il giudice deve decidere in merito all'ammissibilità o meno della stessa, prima di emettere i provvedimenti di cui sopra.
Il comma stabilisce che il mutamento del rito va richiesto a pena di inammissibilità entro i termini di cui al comma 1.
Dato che il decreto penale di condanna può essere stato emesso anche nei confronti di più persone (concorso di persone nel reato ex art. 110 c.p.), il comma 5 coordina l'ipotesi in cui venga emessa dal giudice una sentenza di proscioglimento perché il fatto no sussiste, non è previsto dalla legge come reato o risulta commesso in presenza di una causa di giustificazione. In tal caso, per evitare un possibile contrasto di giudicati, il giudice revoca il decreto penale di condanna anche nei confronti dei concorrenti che non hanno proposto opposizione. Si rammenta che nei loro confronti, ai sensi dell'articolo 463, il decreto penale doveva comunque essere già stato sospeso, e dunque era privo di esecutività.
Massime relative all'art. 464 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 53913/2016
È inammissibile per carenza di interesse il ricorso presentato dall'imputato avverso il provvedimento di revoca del decreto penale di condanna adottato, al di fuori dell'ipotesi prevista dall'art. 460, comma quarto, cod. proc. pen., dallo stesso giudice che lo ha emesso a seguito di opposizione dell'imputato, qualora quest'ultimo, nella successiva fase dibattimentale, abbia rinunciato all'opposizione ed il giudice abbia dichiarato l'inammissibilità della stessa e l'esecutività del decreto penale opposto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 53913 del 20 dicembre 2016)
Cass. pen. n. 15785/2016
È legittima la domanda di oblazione proposta nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto penale di condanna, ancorché non contenuta nell'atto di opposizione, in quanto la contestualità di cui all'art. 464, comma secondo, cod. proc. pen. è da intendersi non come contestualità di contenuti dell'atto processuale, ma come contestualità temporale, riferita al termine di decadenza per la ammissibilità dell'opposizione alla condanna per decreto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15785 del 15 aprile 2016)
Cass. pen. n. 22710/2013
È abnorme il provvedimento con cui il giudice del dibattimento, davanti al quale si sia instaurato giudizio ordinario a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, dichiari la nullità di quest'ultimo ed ordini la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 22710 del 27 maggio 2013)
Cass. pen. n. 42467/2012
Il giudice per le indagini preliminari, una volta emesso il decreto penale di condanna, si spoglia dei poteri decisori sul merito dell'azione penale e non può, quindi, a seguito di opposizione, operare alcuna modifica del capo di imputazione, anche se quello contenuto nel decreto, per mero errore, riporti una contestazione del tutto diversa da quella contenuta nella richiesta del P.M.. (Fattispecie nella quale il Gip, accertato che per mero errore materiale era stato erroneamente indicato nel decreto penale il capo di imputazione, lo aveva corretto a seguito della proposta opposizione dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 42467 del 31 ottobre 2012)
Cass. pen. n. 47923/2009
È legittima, ai sensi dell'art. 99, comma primo, c.p.p., la proposizione della domanda di oblazione da parte del difensore dell'imputato, anche se non munito di procura speciale. (Fattispecie in tema di opposizione a decreto penale di condanna)
Nell'ipotesi in cui la domanda di oblazione sia stata correttamente proposta in sede di opposizione a decreto penale, ed erroneamente non accolta, non opera, nel giudizio conseguente all'opposizione, il divieto di presentazione di un'ulteriore domanda, sicchè è dovere del giudice del dibattimento prendere in considerazione detta richiesta.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 47923 del 15 dicembre 2009)
Cass. pen. n. 23717/2009
È abnorme il provvedimento con cui il giudice delle indagini preliminari, emesso un decreto penale di condanna per imputazioni plurime e accolta l'istanza di oblazione avanzata dall'imputato in riferimento ad una di esse, senza la contestuale presentazione dell'opposizione al decreto, dispone la trasmissione degli atti al pubblico ministero in relazione all'altra imputazione, così implicitamente revocando il decreto penale. (In motivazione la Corte ha precisato che, non ricorrendo nell'occasione una legittima causa di revoca del decreto, il provvedimento in questione è stato adottato al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste, determinando in tal modo una indebita regressione del procedimento alla fase delle indagini preliminari).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23717 del 8 giugno 2009)
Cass. pen. n. 9355/2007
La richiesta di giudizio abbreviato condizionato, priva dell'indicazione delle attività di integrazione probatoria ritenute necessarie ma comunque tempestivamente proposta a seguito della notificazione del decreto penale di condanna, non può essere dichiarata de plano inammissibile, sì da giustificare la dichiarazione di inammissibilità dell'atto di opposizione con conseguente esecutività del decreto penale, dovendo il giudice provvedere alla fissazione dell'udienza prevista dall'art. 464, comma 1, c.p.p. per poi valutare nel contraddittorio tra le parti la meritevolezza della richiesta. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9355 del 6 marzo 2007)
Cass. pen. n. 12341/2005
La domanda di oblazione discrezionale, avanzata nel corso delle indagini preliminari e respinta dal giudice per le indagini preliminari, può essere riproposta nel giudizio instauratosi a seguito dell'opposizione a decreto penale. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12341 del 1 aprile 2005)
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1027 del 14 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 35615/2002
Il decreto di citazione a giudizio emesso a seguito di opposizione a decreto di condanna è atto derivato rispetto a quest'ultimo quanto all'enunciazione del fatto e all'indicazione delle norme sostanziali che si assumono violate, non configurandosi alcuna soluzione dell'iter procedurale che renda possibile una qualsiasi modificazione della contestazione esplicitata nel decreto di condanna. Ne consegue che l'obbligo di enunciazione del fatto nel decreto di citazione notificato all'imputato opponente è soddisfatto mediante l'indicazione per relationem all'imputazione contenuta nel decreto opposto, senza che per ciò possa ravvisarsi alcuna lesione del diritto di difesa. (Fattispecie in tema di conflitto negativo di competenza tra giudice delle indagini preliminari e giudice dibattimentale — che aveva dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio perché contenente solo l'indicazione della norma violata e la data di commissione del reato, ma non anche l'enunciazione del fatto contestato — risolto con la declaratoria di competenza del secondo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 35615 del 23 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 36983/2001
Nel procedimento per decreto, l'art. 464, comma 3 c.p.p., nel testo introdotto dall'art. 37, comma 4, della legge 16 dicembre 1999, n. 479 — in base al quale la richiesta dei riti alternativi deve essere necessariamente proposta con l'atto di opposizione — è soggetto, in quanto norma processuale, alla regola del tempus regit actum, sicché è applicabile a tutte le ipotesi in cui l'opposizione sia stata presentata dopo l'entrata in vigore della modifica legislativa, anche quando il decreto penale sia stato notificato prima di tale momento, atteso che la nuova disciplina non ha inciso sulle facoltà esercitabili con l'atto di opposizione, ma ha introdotto una limitazione all'esercizio successivo di tali facoltà. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto corretto il giudizio di inammissibilità della richiesta di applicazione di pena avanzata all'udienza dibattimentale e non nell'atto di opposizione proposto nella vigenza della nuova disciplina).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 36983 del 13 ottobre 2001)
Cass. pen. n. 3561/2000
È abnorme il provvedimento con il quale il Gip presso il tribunale disponga la revoca del decreto penale di condanna e la restituzione degli atti al P.M. al fine di scongiurare il profilarsi di una ipotesi di responsabilità disciplinare a carico del magistrato emittente, essendo stata la richiesta di emissione del decreto depositata in cancelleria oltre il termine di sei mesi previsto dall'art. 459 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3561 del 4 dicembre 2000)
Cass. pen. n. 2806/2000
Nell'ipotesi in cui sia stata pronunciata, nel giudizio di opposizione a decreto penale di condanna, assoluzione per insussistenza del fatto in favore di taluno degli imputati del medesimo reato, a suo tempo destinatari di distinti decreti penali, deve essere revocato il decreto emesso nei confronti degli imputati non opponenti, anche se condannati ciascuno con un distinto decreto penale, anziché con un decreto unico. Nella interpretazione dell'art. 464, comma 5, c.p.p., si deve infatti attribuire rilievo al dato sostanziale della identità dell'addebito mosso agli imputati rispetto al dato formale rappresentato dalla separazione delle relative posizioni in sede di richiesta di emissione del decreto di condanna.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2806 del 31 maggio 2000)
Cass. pen. n. 1740/1999
Qualora in sede di opposizione a decreto penale di condanna l'imputato formuli istanza di applicazione della pena, ex artt. 444 e 563 c.p.p., indicando la sanzione in misura inferiore al limite minimo edittale previsto per il reato contestato, il giudice non può ordinare l'esecuzione del decreto penale rideterminando la pena in misura ritenuta congrua, in quanto in tal modo viene implicitamente a dichiarare inammissibile l'opposizione, ai sensi dell'art. 461, comma quinto, c.p.p., fuori dei casi previsti. Al contrario, in tale ipotesi, nella mancanza del consenso del pubblico ministero, il giudice deve emettere decreto di giudizio immediato ai sensi dell'art. 464, comma primo, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1740 del 6 luglio 1999)
Cass. pen. n. 3200/1999
Il giudizio immediato conseguente all'opposizione a decreto penale (art. 464 c.p.p.), ha caratteristiche proprie e distinte rispetto a quello disciplinato dagli artt. 453 ss. stesso codice, trattandosi di giudizio adottato per scelta del legislatore, in assenza di diverse opzioni delle parti, indipendentemente dall'evidenza della prova e dalla presenza di condizioni altrimenti necessarie fra cui, in particolare, quella costituita dal previo interrogatorio dell'indagato o dalla mancata comparizione di costui a seguito di invito a presentarsi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3200 del 11 giugno 1999)
Cass. pen. n. 3027/1997
Nell'ipotesi in cui, contestualmente all'opposizione a decreto penale, venga presentata domanda di oblazione, le due istanze restano sostanzialmente e processualmente autonome, sicché la reiezione dell'oblazione non comporta automaticamente l'inammissibilità dell'opposizione. (Nella specie, relativa ad annullamento con rinvio, la S.C. ha ritenuto, fra l'altro, che il mancato pagamento dell'oblazione non legittimava la declaratoria di inammissibilità dell'opposizione e di esecutività del decreto penale opposto, giacché - secondo il sistema processuale chiaramente desumibile dall'art. 464, commi 1 e 2, c.p.p. - il giudice deve prima decidere sulla domanda di oblazione e, nel caso che non l'accolga, deve disporre il giudizio).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3027 del 10 novembre 1997)
Cass. pen. n. 7140/1997
La mancata revoca espressa del decreto penale prima di procedere al giudizio conseguente all'opposizione non è causa di nullità del procedimento, in quanto la revoca è un antecedente immancabile del giudizio stesso, che si verifica per il solo fatto della celebrazione di esso, ope legis non ope iudicis. Inoltre, per la violazione del comma 3 dell'art. 464 c.p.p., non è prevista alcuna specifica sanzione processuale, sicché, in virtù del principio di tassatività delle nullità di cui all'art. 177 stesso codice, e poiché non è ravvisabile alcuna delle cause generali di nullità stabilite dal successivo art. 178, la mancata revoca non produce alcuna nullità.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7140 del 22 luglio 1997)
Cass. pen. n. 8350/1994
In tema di opposizione a decreto penale emesso dal pretore, il comma 2 dell'art. 565 c.p.p. non impone, a pena di inammissibilità, la scelta del rito, ma indica solo i possibili sbocchi della opposizione. La norma in questione va infatti correlata con il disposto dell'art. 461, comma 3, c.p.p.; onde è da ritenere ammissibile la richiesta di patteggiamento, benché non formulata all'atto della opposizione, nel giudizio instaurato davanti al pretore, analogamente a quanto avviene davanti al tribunale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8350 del 23 luglio 1994)
Cass. pen. n. 1439/1994
Nel caso in cui venga proposta opposizione a decreto penale di condanna e contestualmente sia presentata domanda di oblazione non corredata dall'osservanza di un adempimento di legge - nella specie l'opponente non aveva versato la somma prescritta - il giudice non può dichiarare inammissibile l'opposizione e ordinare l'esecuzione del decreto opposto, ma deve emettere il decreto che dispone il giudizio, perché nella stessa proposizione dell'opposizione è connaturata tale richiesta.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1439 del 14 giugno 1994)
Cass. pen. n. 1395/1994
Nel caso in cui l'imputato proponga opposizione a decreto penale di condanna, chiedendo contestualmente di essere ammesso all'oblazione di cui all'art. 162 bis c.p. il processo — che con l'emissione del decreto penale e l'opposizione avverso di esso è già pervenuto nella fase del giudizio — non può essere fatto regredire a quella delle indagini preliminari affinché il pubblico ministero disponga accertamenti per verificare se le conseguenze dannose o pericolose del reato siano state eliminate. (Nella specie la S.C., considerato abnorme il provvedimento di restituzione degli atti al P.M. — e come tale ricorribile per cassazione — ha ritenuto che fosse lo stesso giudice a dover valutare la sussistenza di tutte le condizioni previste dalla legge per l'ammissione del richiedente alla oblazione e, in caso negativo, a dover rigettare l'istanza e ad emettere i provvedimenti di cui all'art. 464 comma primo c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1395 del 14 giugno 1994)
Cass. pen. n. 10096/1993
In caso di opposizione a decreto penale di condanna, la richiesta di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p. non deve essere inderogabilmente contenuta nella dichiarazione di opposizione ma può essere presentata entro il termine generalmente indicato nell'art. 446 c.p.p. per il procedimento di patteggiamento della pena.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 10096 del 8 novembre 1993)
Cass. pen. n. 9400/1993
Alla stregua del letterale tenore degli artt. 461, terzo comma e 565, secondo comma, c.p.p. deve ritenersi che, in caso di opposizione a decreto penale, l'eventuale richiesta di uno dei riti alternativi speciali vada inderogabilmente formulata nella dichiarazione di opposizione; il che, oltre a trovare giustificazione nella esigenza di contenere i tempi di definizione dei procedimenti penali (esigenza che verrebbe frustrata ove si consentisse invece all'imputato di dilungarli a suo piacere, senza peraltro subire la perdita di benefici funzionalmente collegati alla scelta di mezzi volti ad anticipare la detta definizione), trova anche conferma nel disposto di cui alla prima parte del primo comma dell'art. 464 c.p.p., in cui, nello stabilire le caratteristiche del decreto di citazione da emettersi a seguito dell'opposizione (ove l'opponente abbia chiesto il giudizio immediato o non abbia formulato alcuna richiesta), si fa richiamo alle previsioni dell'art. 456 c.p.p., con esclusione, però, del secondo comma di detto ultimo articolo, che prevede l'inserzione, nel decreto di citazione per il giudizio immediato, dell'avviso relativo alla possibilità di richiesta del giudizio abbreviato o dell'applicazione della pena a norma dell'art. 444 c.p.p. (Nella specie, in applicazione di detto principio, la Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato la cui richiesta di applicazione della pena, formulata successivamente alla dichiarazione di opposizione a decreto penale emesso dal Gip della pretura, era stata ritenuta inammissibile per tardività).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9400 del 19 ottobre 1993)
Cass. pen. n. 2088/1993
Nel procedimento pretorile, se l'opponente al decreto penale ha chiesto il giudizio abbreviato ma non ha provveduto a notificare al P.M. ex art. 464 c.p.p., il decreto del pretore che fissa un termine entro il quale il P.M. stesso deve esprimere il suo consenso, non può farsi luogo al giudizio abbreviato. Ma non per questo l'opposizione può dichiararsi inammissibile e il decreto penale diventa esecutivo, giacché tra le cause di inammissibilità dell'opposizione elencate tassativamente nell'art. 461, secondo e quarto comma, c.p.p., non rientra l'inerzia processuale dell'opponente. In tal caso deve introdursi il rito ordinario davanti al pretore del dibattimento, come si evince dalla formulazione della norma di cui all'art. 560, secondo comma, c.p.p. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio ex art. 620, lett. d), c.p.p., l'ordinanza del pretore che, dichiarando il non luogo a procedere sulla richiesta del giudizio abbreviato, aveva altresì dichiarato l'inammissibilità dell'opposizione).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2088 del 25 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 4729/1993
Il decreto penale di condanna costituisce un provvedimento giurisdizionale assimilabile alla sentenza di condanna, che presuppone l'esistenza d'un processo, il quale in esso vede uno dei possibili modi di propria definizione e l'avvenuto radicamento della competenza in capo al giudice che lo emette; l'opposizione, infatti, serve a instaurare il giudizio ordinario davanti al pretore — giudice del dibattimento — della stessa sede cui appartiene il Gip che ha emesso il decreto opposto. Ne consegue che, radicandosi la competenza a giudicare al momento dell'emissione del decreto, non trovano applicazione, in virtù del principio della perpetuatio competentiae, le norme modificatrici dei criteri di determinazione della competenza per territorio, successive a tale momento. (Fattispecie in cui si discuteva se la competenza a giudicare, a seguito di opposizione, di un reato di emissione di assegno a vuoto per il quale era stato emesso decreto penale di condanna anteriormente alla entrata in vigore della L. 15 dicembre 1990, n. 386 dovesse determinarsi secondo l'art. 4 di tale legge ovvero — come ritenuto dalla Cassazione sulla scorta del principio di cui in massima — secondo la precedente normativa).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4729 del 13 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 444/1992
A seguito di opposizione a decreto penale di condanna il giudice ha l'obbligo dell'immediata declaratoria di cui all'art. 129 del nuovo codice di procedura penale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 444 del 7 maggio 1992)
Cass. pen. n. 4062/1991
Nel caso di opposizione al decreto penale di condanna, né l'art. 464, primo comma, c.p.p., né alcun'altra disposizione prevedono che il decreto col quale il Gip fissa il termine, entro il quale il P.M. deve esprimere il consenso al rito abbreviato chiesto a seguito dell'opposizione debba essere dall'ufficio del Gip comunicato alle parti intervenute ovvero al suo difensore. Pertanto mancanza di comunicazione non può configurare alcuna nullità, per quanto riguarda il giudizio abbreviato, anzi, dall'art. 439 primo comma c.p.p. risulta che incombe alla parte invocante tale rito l'obbligo di depositare nella cancelleria dell'ufficio giudiziario procedente la richiesta già corredata dell'atto di consenso del P.M. e quindi di fornire al giudice la prova del già avvenuto accordo tra parte pubblica e privata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4062 del 4 dicembre 1991)

References: Articolo 464

Articolo 464
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 art. 110
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Cass. 
 art. 178
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Cass. 
 art. 464
 art. 620
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