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Timestamp: 2018-12-13 17:53:53+00:00

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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 19 febbraio 2016, n. 695. Se il bando di gara richiede che siano stati svolti precedentemente "servizi analoghi", questa clausola non può essere interpretata nel senso di "servizi identici". La sentenza ha esattamente precisato che i "servizi analoghi" riguardano i servizi che rientrano nel medesimo settore imprenditoriale o professionale al quale si riferisce l'appalto - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 19 febbraio 2016, n. 695. Se il bando di gara richiede che siano stati svolti precedentemente “servizi analoghi”, questa clausola non può essere interpretata nel senso di “servizi identici”. La sentenza ha esattamente precisato che i “servizi analoghi” riguardano i servizi che rientrano nel medesimo settore imprenditoriale o professionale al quale si riferisce l’appalto
sentenza 19 febbraio 2016, n. 695
Co. St. di Co. Fi., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Al. Er., del Foro di Napoli, con domicilio eletto presso l’Avv. Lo. Vi. in Roma, via (…);
So. Co. So. Il Qu., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Al. De Ch. e dall’Avv. Fr. Ma. Ca., del Foro di Napoli, con domicilio eletto presso l’Avv. An. Fi. in Roma, via (…);
Comune di (omissis), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Ro. Ba., con domicilio eletto presso il Consiglio di Stato in Roma, piazza (…);
Ambito Territoriale n. 19 del Comune di (omissis), appellato non costituito;
visti gli atti di costituzione in giudizio della So. Co. So. Il Qu. e del Comune di (omissis);
relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 febbraio 2016 il Cons. Massimiliano Noccelli e uditi per l’odierno appellante principale Co. St. di Co. Fi. l’Avv. Lu. To., su delega dell’Avv. Al. Er., per la So. Co. So. Il Qu. l’Avv. Fr. Ma. Ca. e per il Comune di (omissis) l’Avv. Ro. Ba.;
1. Con bando pubblicato il 12.8.2014 sulla G.U.U.E., il Comune di (omissis), quale capofila dell’Ambito Territoriale n. 19, ha indetto una gara d’appalto, a procedura aperta, per l’affidamento dei «servizi alle persone di cui alla legge Regionale n. 11/2007», da svolgersi a norma dell’art. 83 del d.lgs. 163/2006 e con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
1.2. Con la determinazione n. 863 del 19.8.2015, all’esito delle operazioni di gara, la stazione appaltante ha aggiudicato la gara al Co. St. di Co. Fi. (di qui in avanti, per brevità, il Consorzio).
2. Tale aggiudicazione, insieme con tutti i verbali di gara, è stata impugnata avanti al T.A.R. Campania dalla Cooperativa Sociale Il Qu. (di qui in avanti, per brevità, Il Qu.), che ne ha chiesto, previa sospensione, l’annullamento.
2.2. Il 4.11.2025 il Consorzio depositava, peraltro, un ricorso incidentale, finalizzato a far valere l’esclusione de Il Qu..
2.3. Il T.A.R. Campania, sede di Napoli, con la sentenza n. 5185 del 6.11.2015, ha respinto il ricorso incidentale proposto dal Consorzio e ha invece accolto il ricorso principale proposto da Il Qu., annullando gli atti impugnati, e ha disposto il risarcimento del danno in forma specifica, mediante l’aggiudicazione della gara e la consegna del servizio alla ricorrente principale, previe le eventuali verifiche, qualora già non effettuate, nonché previa declaratoria di inefficacia del contratto eventualmente stipulato nelle more con la controinteressata.
3.1. Si è costituito Il Qu., per chiedere la reiezione del gravame, e ha proposto appello incidentale avverso la sentenza nella parte in cui essa ha respinto gli altri motivi del suo originario ricorso.
3.2. Si è altresì costituito il Comune di (omissis), chiedendo di accogliere l’appello e, per l’effetto, di riformare la sentenza di primo grado limitatamente alla parte in cui ha accolto il ricorso principale.
5.1.1. Il Qu., nella propria offerta economica, ha dichiarato di offrire il prezzo di € 451.432,20, derivante dal ribasso dell’11% sull’importo a base di gara di € 503.301,22, non comprensivo degli oneri per la sicurezza non soggetti a ribasso e pari ad € 3.494,11.
5.2. In senso contrario, disattendendo tale censura, il T.A.R. campano ha osservato che gli oneri di sicurezza aziendali interni sono stati espressamente indicati da Il Qu. nella propria offerta economica, ma non sono stati assoggettati a ribasso, poiché nessuna disposizione di legge impone di assoggettare a ribasso anche gli oneri di sicurezza interni.
5.2.1. Essi, in altri termini, possono, ma non devono necessariamente essere soggetti a ribasso, a differenza degli oneri di sicurezza interferenziali, che al contrario, come stabilisce espressamente l’art. 86, comma 3-ter, del d.lgs. 163/2006, non possono essere comunque soggetti a ribasso.
d) l’operato della stazione appaltante sarebbe illegittimo, poiché ha reso di fatto impossibile comparare, in maniera equa, il ribasso offerto da Il Qu. con quello offerto dal Consorzio, poiché i ribassi sono stati applicati su basi d’asta differenti;
e) l’offerta economica de Il Qu. sarebbe, nel complesso, ambigua ed indeterminata perché, preso atto dell’immodificabilità della base d’asta ammontante ad € 505.795,33, non sarebbe lecito intendere se essa abbia voluto offrire un ribasso dell’11% sulla base d’asta di € 505.795,33 oppure abbia voluto offrire tout court il prezzo di € 451.432,20, che comunque corrisponde ad un ribasso differente rispetto all’11%;
f) il T.A.R. avrebbe omesso di verificare come l’offerta dell’odierna appellata Il Qu. fosse incerta, indeterminata ed ipotetica alla luce del fatto che il ribasso dell’11%, applicato alla reale base d’asta di € 505.795,33, in nessun modo modificabile dai concorrenti, desse un risultato ben diverso rispetto al prezzo dichiarato da Il Qu., soprattutto se maggiorati degli oneri della sicurezza esterni, quantificati autonomamente ed illegittimamente dallo stesso in € 3.494,11, somma alla quale si era oltretutto autovincolata contrattualmente in modo irrevocabile;
g)Il Qu., pur avendo sottoscritto per accettazione il D.U.V.R.I. quantificante in soli € 1.000,00 gli oneri di sicurezza cc.dd. esterni, li avrebbe illegittimamente aumentati, sicché la sua offerta, sol per questo, doveva essere esclusa.
5.5. Occorre rilevare, anzitutto, che Il Qu. ha formulato un’offerta chiara ed univoca, attenendosi alle prescrizioni della lex specialis che, giova ricordarlo, all’art. 17.3.1. del disciplinare prevedeva testualmente, per ciascuna voce del disciplinare, di «indicare il ribasso percentuale, da applicare all’importo posto a base di gara, I.V.A. esclusa, espresso in cifre e lettere, al netto della spesa degli oneri per la sicurezza».
5.5.1. Nella propria offerta economica (doc. 14 fasc. appellante principale) Il Qu. ha escluso dal ribasso, così come richiesto dal citato art. 17.3.1., le spese degli oneri della sicurezza, suddivise in € 1.000,00 per rischi da interferenze cc.dd. esterne, non ribassati secondo le prescrizioni di legge e conforme al quantum indicato nel D.U.V.R.I., e in € 2.492,00 per oneri di sicurezza aziendale, anche essi non soggetti a ribasso.
5.5.3. Nella tabella del piano finanziario allegato all’offerta economica presentata da Il Qu. si legge chiaramente che gli oneri della sicurezza, pari ad € 3.494,00, sono suddivisi negli importi di € 2.494,00 e di € 1.000,00, cifra corrispondente a quella richiesta dal D.U.V.R.I.
5.6. Ora non vi può essere dubbio che l’offerta de Il Qu. sia chiara, inequivoca, ben determinata e, soprattutto, conforme alle previsioni della lex specialis, che non sono state in alcun modo contestate né tempestivamente impugnate dal Consorzio, laddove prevedevano di indicare il ribasso percentuale, da applicare all’importo posto a base di gara, I.V.A. esclusa, espresso in cifre e lettere, al netto della spesa degli oneri per la sicurezza, senza specificare se tali oneri dovessero essere soltanto quelli esterni o anche quelli interni.
5.8. Nel dubbio, pertanto, Il Qu. ha applicato letteralmente la previsione dell’art. 17.3.1. del capitolato speciale, pur nella sua ampia e ambigua formulazione, escludendo dal ribasso entrambi i due tipi di oneri.
5.9. L’offerta economica presentata da Il Qu., dunque, non appare né di fatto è indeterminata, poiché ha consentito alla stazione appaltante di apprezzarne il valore in termini assoluti – € 451.432,20 al netto dell’IVA – comprensivi di € 3.494,11 per oneri della sicurezza (aziendali ed esterni) non soggetti a ribasso, più favorevole, certamente, rispetto a quella del Consorzio, pari ad € 481.505,56 (IVA esclusa).
6. Con il secondo motivo (pp. 9-21) il Consorzio, appellante principale, lamenta che il T.A.R. partenopeo abbia erroneamente accolto il primo motivo del ricorso principale, proposto in primo grado da Il Qu., laddove ha ritenuto che il Consorzio non avrebbe correttamente dimostrato i requisiti di capacità tecnica e professionale mediante allegazione di un certo numero ed importo di servizi analoghi.
6.2. Anche il riferimento ai codici CPV da parte del T.A.R., sulla base dei chiarimenti forniti dalla stessa stazione appaltante, sarebbe fuorviante, fondandosi soltanto sul rilievo che il servizio di cui al lotto n. 1 sia contraddistinto dal CPV 85320000-8, mentre parte dei servizi analoghi svolti dal Consorzio atterrebbero ai CPV 85311200-4 e 8531100-3, ma ometterebbe di considerare che tra i suddetti codici, appartenenti allo stesso blocco, divisione e gruppo, vi sarebbe una differenza che è dettata dalla maggiore specificità del codice 85311200-4 e 8531100-3 rispetto a quello 8532000-8 senza che ciò significhi che i due servizi non sono analoghi.
8. L’incontestabile e necessitata esclusione del Consorzio per l’assenza di fatturato per servizi analoghi, alla luce dei motivi sin qui esposti, costituisce ragione in sé sufficiente a sorreggere la decisione impugnata, con la conseguenza che gli ulteriori motivi di ricorso, proposti in primo grado da Il Qu. e respinti dal T.A.R., divengono irrilevanti, sul piano giuridico, per il principio secondo cui ove l’atto impugnato (provvedimento o sentenza) sia legittimamente fondato su una ragione, di per sé sufficiente a sorreggerlo, diventano irrilevanti, per difetto di interesse, le ulteriori censure dedotte dal ricorrente avverso le altre ragioni opposte dall’autorità emanante a rigetto della sua istanza (v., ex plurimis, Cons. St., sez. IV, 14.12.2015, n. 5663).
9. Ne segue, quindi, l’improcedibilità dell’appello incidentale proposto da Il Qu., inteso a censurare la sentenza impugnata nella parte in cui ha disatteso gli altri motivi dell’originario ricorso, per difetto di interesse.
(Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello principale, come proposto da Co. St. di Co. Fi., lo respinge; dichiara improcedibile l’appello incidentale proposto da So. Co. So. Il Qu.; conferma, per l’effetto, la sentenza impugnata.

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