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Timestamp: 2020-08-12 18:27:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1327 del 20/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1327 del 20/01/2011
Cassazione civile sez. VI, 20/01/2011, (ud. 25/11/2010, dep. 20/01/2011), n.1327
SRL FUTURA REAL ESTATE (OMISSIS) in persona del legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CORTE DI
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. SELIS DINO, giusta
EDILTECNICA 2000 DI VECCHIO IVAN & C. (OMISSIS) in persona del
legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA 21
APRILE n. 12, presso lo studio dell’avvocato MINIERI ANTONELLA,
rappresentata e difesa dagli avvocati PERRI NICOLETTA, LAMPASI
DANIELA, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 331/2009 del TRIBUNALE di BUSTO ARSIZIO –
Sezione Distaccata di GALLARATE del 22.7.09, depositata il
24/07/2009;
“1. – E’ chiesta la cassazione della sentenza emessa dal tribunale di Busto Arsizio – sezione distaccata di Gallarate in data 22.7.2009 e depositata il 24.7.2009, in materia di opposizione agli atti esecutivi.
Il giudice del merito, con la sentenza in questa sede impugnata, ha rigettato l’opposizione agli atti esecutivi, proposta dalla Futura Real Estate srl, avverso l’ordinanza di assegnazione di somma da parte del giudice dell’esecuzione, per mancato rispetto del termine di 10 giorni decorrenti dalla data della notificazione del pignoramento presso terzi effettuato dalla Ediltecnica 2000, avvenuta il 10.7.2008, e l’ordinanza di assegnazione stessa all’udienza del 17.7.2008, fissata per la comparizione delle parti, ai sensi degli artt. 543 e 501 c.p.c..
Il ricorso puo’ essere trattato con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c. e rigettato per manifesta infondatezza.
Con i due motivi la ricorrente denuncia vizi di motivazione e violazioni di legge (artt. 501 e 543 c.p.c.).
Ma i motivi proposti non ne consentono la condivisione, in applicazione della norma di cui all’art. 360 bis c.p.c., n. 1 – applicabile ratione temporis nella specie – avendo il provvedimento impugnato deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte, e non offrendo elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa. La nullita’ invocata dalla ricorrente non sussiste, posto che l’intervallo di tempo inferiore a quello previsto dagli artt. 543 e 501 c.p.c. tra la data di notificazione del pignoramento presso terzi e l’udienza di comparizione in cui e’ stata assegnata la somma e’ stata sanata per raggiungimento dello scopo (Cass. 5.6.2004 n. 7612, soprattutto in motivazione; cass. 1.2.1991 n. 983), non incidendo, pertanto, sul diritto di difesa della debitrice esecutata. Quest’ultima, infatti, ha preventivamente, tempestivamente ed efficacemente espletato la tutela della propria posizione depositando, anteriormente alla data del 17.7.2008, fissata per l’udienza di comparizione delle parti nel processo esecutivo, istanza di conversione ritualmente accolta dal giudice (come si da atto nella sentenza impugnata), si e’ costituita con difensore svolgendo le proprie difese e – come si ricava dalla sentenza – comparendo all’udienza; ed ha proposto, in data 18.7.2008, ricorso ex art. 617 c.p.c. Ne’ la nullita’ e’ invocabile in relazione alla posizione del terzo, posto che – a prescindere dal fatto che in questo caso l’eventuale rilievo spetterebbe al terzo – nel pignoramento presso terzi, la fissazione dell’udienza per la dichiarazione dell’obbligo del terzo senza il rispetto del termine di cui all’art. 543 c.p.c., comma 3, e all’art. 501 c.p.c., non da luogo, nei confronti del terzo, a nullita’ dell’atto di pignoramento.
Se, infatti, tale termine non gli consente di organizzare la propria condotta in vista della dichiarazione da rendere, non gli impedisce, tuttavia, di farla in prosieguo, con effetti identici, cioe’ nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo; rilevando, in tal caso, il mancato rispetto del termine suddetto solo come elemento da tenere in considerazione ai fini della regolazione delle spese processuali (Cass. 5.6.1993 n. 6312)”.
LA CORTE rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in complessivi Euro 1.800,00, di cui 1.600,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.
Cosi’ deciso in Roma, nella camera di consiglio Sesta Sezione Civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 25 novembre 2010.

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 art. 617