Source: https://www.laleggepertutti.it/266592_scarso-rendimento-per-malattia-rischi
Timestamp: 2019-01-17 12:17:27+00:00

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Scarso rendimento per malattia: rischi
Le continue e ripetute assenze che creano disservizio all’azienda possono legittimare l’azienda a licenziare il dipendente malato cronico?
Immagina di avere una malattia che, purtroppo, si è cronicizzata. Spesso ti tocca assentarti dal lavoro per qualche giorno: quando si riacutizzano i dolori non ce la fai a svolgere le mansioni che ti sono assegnate. Così usi i giorni di riposo per curarti. Se però tu ti sei rassegnato a convivere con il tuo problema, tutt’altro che rassegnato è il tuo datore di lavoro: ti è infatti arrivata all’orecchio voce che si starebbe lamentando per queste continue assenze. A suo dire, il fatto di lavorare “a intermittenza” creerebbe problemi organizzativi e bloccherebbe la produzione. Così l’azienda sta pensando di licenziarti e sostituirti con un altro dipendente più efficiente. Ti chiedi, a questo punto, cosa rischi in caso di scarso rendimento per malattia.
La questione è stata già affrontata diverse volte dalla Cassazione, da ultimo con una sentenza di questi giorni [1]. Vediamo dunque qual è l’orientamento attuale della giurisprudenza in materia di licenziamento per eccessive assenze dettate però da una giusta causa come una patologia fisica.
1 È possibile il licenziamento per scarso rendimento?
2 È possibile il licenziamento per malattia?
3 Scarso rendimento per malattia: si può licenziare?
È possibile il licenziamento per scarso rendimento?
La Cassazione ha detto che è legittimo licenziare il dipendente lento, che non produce o che lavora con un ritmo di gran lunga al di sotto della media dei colleghi dello stesso settore. È però necessario che questa differenza sia netta e che lo stesso sia stato prima messo al corrente, con un’apposita diffida, del possibile provvedimento disciplinare. Il licenziamento, in questo caso, assume un carattere sanzionatorio e si classifica come «licenziamento per giustificato motivo soggettivo», collegato cioè a una colpa del dipendente.
Di tanto abbiamo parlato nella nostra guida sul licenziamento per scarso rendimento e in quella sull’incapacità professionale.
È possibile il licenziamento per malattia?
Molto più rigorosa è la disciplina in tema di licenziamento del dipendente malato. Qui vige un divieto categorico se la causa del provvedimento espulsivo è l’assenza, anche se prolungata, dal lavoro. Questo però non significa che il dipendente può restare a casa per quanto tempo vuole; ogni contratto collettivo fissa un limite di giorni massimo entro cui il dipendente può assentarsi se coperto da certificato medico (è il cosiddetto periodo di comporto). Solo una volta che venga superata tale soglia è possibile intimargli il licenziamento. Dunque, il datore di lavoro è tenuto a pagare lo stipendio al dipendente assente dall’azienda per malattia sempre che il certificato medico sia reale. Tutto ciò che può fare è inviargli la visita fiscale a casa per accertare l’effettività della patologia. Leggi sul punto Si può licenziare per malattia?
Scarso rendimento per malattia: si può licenziare?
Abbiamo dunque detto, da un lato, che è possibile il licenziamento per scarso rendimento e, dall’altro, che è illecito quello per malattia. Come si coordinano tra loro questi due concetti? Se un dipendente crea un disservizio all’azienda proprio a causa delle continue assenze dal lavoro dettate dalla malattia, può essere licenziato?
Abbiamo spiegato che il licenziamento per scarso rendimento è, in gran parte dei casi, collegato alla colpa del lavoratore. Per cui, quando le assenze sono incolpevoli, come nel caso di una malattia cronica, l’azienda non può sciogliere il contratto di lavoro.
Nel caso deciso dalla corte, era stato intimato un licenziamento ad una dipendente che era stata assente per brevi ma ripetuti periodi di malattia (157 giorni) senza, tuttavia, superare il periodo di comporto stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato, avendo ciò inciso in maniera negativa sull’organizzazione aziendale.
In primo grado, la donna aveva vinto la causa, ma poi aveva perso in appello. In quella sede, infatti, i giudici di secondo grado si sono richiamati a una sentenza della Cassazione del 2014 [2] secondo cui è legittimo il licenziamento quando l’azienda perde ogni interesse alla prestazione lavorativa per via dell’assenza del dipendente.
Di diverso avviso la Cassazione che ha preferito aderire a un diverso orientamento. Secondo i giudici supremi la mancata prestazione lavorativa da parte del dipendente in malattia (purché nell’ambito dei predeterminati limiti di tempo fissati dal CCNL, ossia il comporto) è tutelata dal codice civile. La legge infatti mira a bilanciare gli interessi confliggenti del datore di lavoro (a mantenere alle proprie dipendenze solo chi lavora) e del lavoratore (a disporre di un congruo periodo di tempo per curarsi senza perdere l’occupazione). Quindi il dipendente che si assenta a intermittenza, generando disagi e disservizi all’azienda, non può essere licenziato se non supera il periodo di comporto.
[1] Cass. sent. n. 31763/2018.
[2] Cass. sent. n. 18678/2014.
[3] Cass. Civ. Sezioni Unite n. 2072/1980; Cass. Civ. n. 1861/2010 e Cass. Civ. 1404/2012.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile Sentenza 7 dicembre 2018, n. 31763
Dipendente Atac – Assenze ingiustificate – Disservizio per il trasporto pubblico – Licenziamento – Giustificato motivo oggettivo – Presupposti

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