Source: http://studiolegalekanayama.sblo.jp/
Timestamp: 2017-11-19 08:22:50+00:00

Document:
Il bollettino dello Studio Kanayama
Questa è una pagina che dedichiamo alla pubblicazione di tutte le sentenze più importanti che riguardano casi seguiti da noi, oppure eventi legati allo Studio, o altri fatti non necessariamente legati al lavoro da noi svolto ma che ci fa piacere pubblicare e che riteniamo possano interessarvi.
Alcune notizie potrebbero non essere subito disponibili nella traduzione italiana, e nello scusarci vi preghiamo di controllare anche la versione giapponese di questa pagina.
La casa automobilistica Toyota-5
La casa automobilistica Toyota (5)
Morte da sovraffaticamento sul lavoro
Avv. Reiko Atsumi
Riguardo al caso sul signor B, di cui ho scritto nell’articolo precedente, il Tribunale Distrettuale di Nagoya ha emesso la seguente sentenza: “Le cause dell’incidente sul lavoro di cui si occupa questo caso sono da attribuire alle mansioni di lavoro a cui era stato assegnato il signor B, e non aver riconosciuto come infortunio sul lavoro questo caso è contro la Legge, per cui tale decisione deve essere annullata.” In poche parole la decisione da parte del direttore dell’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota di non concedere l’indennità per infortunio è stata riconosciuta non conforme alla Legge.
Ci sono parecchi punti di cui poter discutere in questo caso del signor B, ma in primo luogo c’è quello della gestione degli orari di lavoro straordinario.
Nella sentenza è stato giudicato che benché gli orari di straordinario fatti dal signor B fossero gestiti dal suo superiore K, ciò che era registrato non era da ritenere affidabile. Non è molto chiaro perché mai possa essere successa una cosa del genere, ma si può pensare a ragione che un’azienda del calibro della Toyota Motors avrebbe potuto dare un tesserino degli orari di ingresso e uscita a ogni dipendente, e aver organizzato un sistema che controllando questo tesserino ai cancelli della fabbrica ogni volta che loro entrano ed escono, automaticamente segni le loro ore di straordinario svolto.
Con un sistema in cui ci si segna da soli le ore di lavoro o lo fa un superiore, queste si possono falsare a piacimento, e sono molti i casi in cui non viene riportata la verità. Prima di tutto, quindi, bisogna evidenziare il problema che la Toyota Motors non svolgeva con precisione la gestione delle ore di lavoro straordinario dei propri dipendenti.
A proposito, il direttore dell’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota ha replicato così riguardo al fatto che il signor B stesse lavorando fuori dall’orario di lavoro: “Ciò che si capisce dall’ora di ingresso e da quella di uscita dall’azienda è l’orario in cui il lavoratore è stato sul posto di lavoro, non l’orario effettivo di lavoro. L’orario totale in cui si sta in azienda non è il tempo lavorato, in quanto è compreso anche il tempo in cui si è rimasti sul posto di lavoro anche se non era necessario, per esempio per chiacchierare.” Ciò che più mi sorprende è che proprio il direttore dell’Ispettorato del Lavoro possa pensare una cosa simile!
Nel caso del signor B, il suo cuore si è fermato alle 4:20 del mattino. Nonostante normalmente avrebbe dovuto finire di lavorare all’1:00 del mattino e sarebbe dovuto tornare a casa, fino alle 4:20 si trovava nella camera del personale e svolgeva le sue mansioni. Dove mai esistono dei lavoratori che anziché tornare a dormire come la maggior parte delle persone, desiderano stare fino alle 4:20 del mattino in azienda per chiacchierare?
Il direttore dell’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota dovrebbe conoscere con precisione le condizioni di lavoro e verificare a sufficienza le condizioni della turnazione notturna della Toyota Motors.
Ricercando varie informazioni, a tal proposito, c’era una notizia su un giornale dell’agosto del 2006 che diceva: “I direttori dell’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota giocano a golf con la tessera a cui hanno diritto le persone giuridiche socie di un’azienda da cui c’è stata la fuga di notizie”. Ecco qua di seguito come stavano le cose, in base a questo articolo di giornale.
Presso l’Ispettorato del Lavoro di Toyota fu dislocato un impiegato statale precario in qualità di consulente generale, che dava consigli a chi voleva consultarsi sulle infrazioni della Legge Generale degli Standard sul Lavoro o sulle condizioni di lavoro.
Questo ex-lavoratore Y dell’azienda X, produttrice di parti per automobili con sede e stabilimento nella città di Toyota, dopo essere andato in pensione per raggiunti limiti d’età, fu assunto dall’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota come consulente per svolgere compiti di consulenza ai lavoratori. Il lavoratore Z della stessa azienda X si recò presso il suo sportello nell’Ispettorato del Lavoro per denunciare dei comportamenti che potevano essere ritenuti contrari alla Legge degli Standard sul Lavoro. Nella norma, il consulente Y in rappresentanza dell’Ispettorato del Lavoro avrebbe dovuto indagare diligentemente sul caso, mentre invece proprio perché era un ex-dipendente dell’azienda X, rivelò a essa tutti i dettagli sul lavoratore Z, come il contenuto della denuncia e anche il suo nome e cognome.
Questa storia fa sorprendere, ma se si guarda ai requisiti per l’assunzione del consulente dei lavoratori, siccome questi doveva essere una persona con esperienza lavorativa nell’amministrazione di un’azienda nonchè una persona con dei meriti come lavoratore nel sistema assicurativo dei lavoratori, questo caso che si è verificato era abbastanza da immaginare che potesse avvenire. E inoltre nell’articolo c’era scritto che il direttore e il capo-reparto dell’Ispettorato del Lavoro di Toyota avevano ricevuto dal signor Y dei buoni-sconto per giocare a golf nel campo dell’azienda X, e che fossero andati a giocare insieme a dei dipendenti di questa azienda.
L’articolo 99 della Legge sugli Standard del Lavoro stabilisce che “il direttore dell’Ispettorato del Lavoro, ricevendo le direttive dal direttore dell’Ufficio del Lavoro della Prefettura, amministra i temi riguardanti l’applicazione delle leggi tramite ispezioni, interrogatori, permessi, attestazioni, verifiche, ecc. stabilite dalle norme previste da questa Legge, e comanda e dirige gli impiegati appartenenti al suo ufficio”, e pertanto ha fortissimi poteri. Inoltre, nell’articolo 101, sui poteri degli ispettori degli Standard del Lavoro, è stabilito che “possono fare dei sopralluoghi sui luoghi di lavoro, i dormitori e le altre strutture collegate all’azienda, chiedere di vedere il libro contabile e altra documentazione, oppure fare delle domande ai lavoratori”, mentre nell’articolo 102 c’è scritto che “per quanto riguarda le infrazioni a questa Legge, gli ispettori degli Standard del Lavoro svolgono il ruolo di forze dell’ordine regolate dal Codice di Procedura Penale”.
È così che quindi anche il direttore dell’Ispettorato del Lavoro e anche gli ispettori degli Standard del Lavoro ivi appartenenti hanno dei poteri di controllo e di guida molto forti. A infrangere la Legge sugli Standard del Lavoro sono i datori di lavoro, e perciò gli ispettori hanno il dovere di tenere le dovute distanze dalle aziende e se ci sono dei sospetti che queste infrangano la Legge devono operare senza indugi, qualsiasi cosa esse dicano. Di conseguenza, il rapporto tra l’azienda X e il direttore e il dirigente dell’Ispettorato del Lavoro riportato nel suddetto articolo, è da giudicare come un caso di collusione irregolare che non si deve assolutamente verificare.
Secondo la stampa, il direttore dell’Ispettorato del Lavoro e gli altri avrebbero ricevuto un provvedimento di ammonizione per aver violato la Legge sull’Etica dei Lavoratori Pubblici Statali, mentre il consulente che ha svelato le informazioni riguardanti le notizie interne all’azienda coinvolta sarebbe stato ammonito per aver infranto la Legge sull’Obbligo del Mantenimento del Segreto per i Lavoratori Pubblici Statali.
La pena finale è troppo lieve, ma dopo tutto nel caso in cui si assuma un consulente generale per lavorare all’Ispettorato del Lavoro, per lo meno non si dovrebbe scegliere una persona che abbia lavorato come dirigente in un’azienda che sta sotto la giurisdizione di quell’Ispettorato stesso.
Il secondo punto su cui vorrei riflettere è l’attività del Circolo QC.
Riguardo al Circolo QC, se si legge “i 75 anni di storia della Toyota Motors”, si capisce bene che vi concentrava le sue forze proprio come azienda.
C’è scritto che “la Toyota abbia creato il Circolo QC (Controllo Qualità) nel dopoguerra, ma che già da prima della guerra si poteva trovare il suo embrione. [...] Innanzitutto alla fine del 1949, per far diminuire i pezzi difettosi nella produzione, che era diventato un problema impellente, se ne studiò la causa principale seguendo il Piano Speciale delle Cause Principali, e collegando al fatto che si volevano chiarire le irregolarità delle cause principali con un piano gestionale, fu introdotto il cosiddetto Approccio del Controllo Qualità, e negli anni successivi fu applicato in via sperimentale un progetto gestionale. [...] Nel 1951 fu fondato il Sistema delle Proposte di Idee Ingegnose.”
La Toyota non riporta i particolari sul modo in cui fosse svolta nel dettaglio l’attività del Circolo QC, ma secondo quanto si sente dire, per esempio negli stabilimenti produttivi c’era il sistema che dopo che la linea si era fermata 8-10 persone del team rimanevano sul posto di lavoro e nella sala riunioni raccoglievano delle proposte discusse collettivamente dopo aver espresso la propria opinione su ciò che avevano percepito realmente durante l’attività lavorativa sul modo di utilizzare gli arnesi di lavoro, oppure ad esempio sulla riesamina del processo di produzione. In poche parole era un’attività che veniva svolta dopo aver terminato le proprie ore lavorative stabilite da contratto.
Questo tipo di attività come quella QC erano tutte di volontariato, e non venivano pagate per niente ai lavoratori dalla Toyota Motors.
Oltre a ciò nei “75 anni di storia della Toyota Motors ” c’è scritto anche che “dal 1993 (Anno 5 dell’Era Heisei) fu sviluppata l’attività del “New QC Circle”. Il direttore gestionale avrebbe dovuto rivedere gli obiettivi del Circolo QC, e per poter dirigere un’attività che adempisse a questi obiettivi fu messa in atto, ad esempio, un’istruzione per tale direttore gestionale. Per quanto riguarda il Sistema delle Proposte di Idee Ingegnose, le proposte tirate fuori furono tantissime, e poichè si videro dei fenomeni per cui risultava difficoltoso per i superiori dare ai sottoposti tutte le indicazioni sulle proposte di miglioramento passate, oltre ad aver rivisto gli standard di qualità e di riconoscimenti pubblici aziendali, fu abolito l’obiettivo generale di numero di proposte di tutta l’azienda, e fu progettato il cambiamento dall’incremento della produzione all’innalzamento della qualità”.
Hanno facilmente scritto che “le propoposte furono tantissime”, ma non hanno scritto il perchè. Tuttavia, si può congetturare, leggendo tra le righe, che per il fatto che il numero di proposte era veramente molto vasto, il rapporto meritocratico del personale riguardante ad esempio promozioni e cambi di ruolo ne fu influenzato enormemente.
Se si guarda il numero di proposte dell’anno 2000, periodo in cui lavorava il signor B, sono 659.589, cioè 11,9 proposte per ogni lavoratore. A proposito, nel 1986 le proposte furono 2.648.710, cioè 47,7 a persona. Tuttavia, nei “75 anni di storia della Toyota Motors”, non c’è scritto nulla sulla quantità di tempo dedicata dai lavoratori per poter tirar fuori tutte queste proposte, o di quanto fosse l’importo delle ore di straordinario non retribuito, nè quanto la Toyota abbia giovato da una quantità tanto enorme di buone proposte.
A proposito, siccome nella sentenza del caso del signor B, la Corte ha riconosciuteo “l’attività del Circolo QC” e “le Proposte di Idee Ingegnose”come attività facenti parte dei compiti di lavoro, dopo che nel novembre del 2007 finì questo processo dal giugno del 2008 la Toyota Motors cominciò a pagare le ore di straordinario dedicate alle attività del Circolo QC. Soltanto che ne limitò l’attività a 2 ore mensili, e per ogni ora che sforasse queste 2 ore fu introdotta la necessità di ricevere il permesso del proprio superiore per poterla svolgere.
Il motivo per cui la Toyota ha avuto questi enormi ricavi aziendali e si è potuta costruire il rango in cui è ora, è perchè è stata retta dall’attività che i lavoratori hanno svolto per il Circolo QC o per le Proposte di Idee Ingegnose (= Innalzamento della qualità), nonchè per il “lavoro gratuito” (= Taglio dei costi) legato a tali attività.
Avvocato Reiko Atsumi
Traduzione di Diego Lasio
posted by Studio Legale Kanayama at 16:16| Toyota
La casa automobilistica Toyota-4
La casa automobilistica Toyota – 4
Le morti da sovraffaticamento sul lavoro
Proviamo a vedere cosa dice un’altra sentenza di un caso di morte da sovraffaticamento sul lavoro, pubblicata su una rivista specialistica di giurisprudenza.
Si tratta della sentenza sul lavoro n.951 emessa dal Tribunale distrettuale di Nagoya per la causa nei confronti del direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Toyota e dello Stato (e della Toyota Motors). Questa sentenza è definitiva in quanto non è stato presentato appello da parte degli imputati.
Il signor “B” fu assunto dalla Toyota Motors nell’aprile del 1989 (Anno 1 dell’Era Heisei). Lavorava principalmente nella fabbrica di Tsutsumi, ed era stato assegnato al gruppo RL813 del reparto Qualità 1 del settore del Controllo Qualità, in cui controllava che nelle carrozzerie non ci fossero deformazioni o bozzi. Il 9 febbraio del 2002 (Anno 14 dell’Era Heisei), si trovava all’interno della camera del personale dove si stava occupando di varie cose, come redigere sul registro del cambio turno il rapporto sulle questioni da comunicare al momento del passaggio di consegne al gruppo del turno successivo (chiamato “gruppo del turno opposto”), ricevere i rapporti delle mansioni dagli operai della catena, avere dei colloqui con il leader del gruppo che controllava dopo l’assemblaggio se ci fossero dei malfunzionamenti alle portiere, e riportare indietro dai luoghi di assemblaggio i pezzi difettosi. In quel momento perse i sensi e crollò a terra dalla sedia. Alle 4:50 ebbe un arresto cardiaco, e alle 6:57 fu verificato il suo decesso presso l’ospedale in cui era stato trasportato. Al momento della sua morte il signor “B” aveva 30 anni.
La moglie del signor “B” nel marzo del 2002 (Anno 14 dell’Era Heisei) fece richiesta della pensione di indennità per il familiare di un defunto all’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota, ma poichè nel novembre del 2003 (Anno 15 dell’Era Heisei) non le furono riconosciuti i requisiti, nel gennaio del 2004 (Anno 16 dell’Era Heisei) ella fece richiesta di esaminazione al perito dell’Ufficio Esaminazioni delle Assicurazioni per gli Indennizzi degli Incidenti sul Lavoro della Prefettura di Aichi, ma il perito decise di non accettarla. Inoltre, nell’aprile del 2005 (Anno 17 dell’Era Heisei) rifece la richiesta, stavolta al Consiglio Esaminatore delle Assicurazioni del Lavoro di Tokyo, ma poichè nonostante fossero passati tre mesi non le era stata ancora comunicata alcuna decisione, nel luglio del 2005 (Anno 17 dell’Era Heisei) la moglie del signor “B” intentò una causa come querelante nei confronti dello Stato e del direttore dell’Ispettorato del Lavoro della città di Toyota, che era l’ufficio che avrebbe dovuto prendere la decisione.
Nella sentenza, innanzitutto sulle ore di lavoro del signor “B”, c’era scritto così come segue:
“Nel Reparto di produzione 1 c’erano il turno 1 (diurno) e il turno 2 (notturno). Veniva applicato un sistema di due turni che comprendeva anche ore di lavoro notturno. Gli orari di inizio del lavoro dei turni 1 e 2 erano fissi, e l’inizio e la fine del funzionamento della linea erano i seguenti:
Orario di inizio del lavoro 6:25 della mattina
Orario dell’inizio del funzionamento della linea	6:30 della mattina
Orario della fine del lavoro	3:15 del pomeriggio
Orario di inizio del lavoro 4:10 del pomeriggio
Orario dell’inizio del funzionamento della linea	4:15 del pomeriggio
Orario della fine del lavoro	1:00 della notte
Inoltre la sentenza, per quanto riguarda le ore di lavoro straordinario, ha verificato quanto segue: “Nel periodo compreso tra il 10 gennaio e l’8 febbraio del 2002 il signor “B” è stato presente in azienda per un totale di 312 ore e 40 minuti, tra le quali 278 ore e 10 minuti sono di lavoro ordinario. Se ci si basa sull’art.32 comma 1 della Legge sugli Standard del Lavoro che prevede 40 ore di lavoro settimanali, calcolando le ore lavorate dal signor “B”, si ottiene che nel periodo sovracitato egli ha svolto 106 ore e 45 minuti di straordinario.”
Inoltre, riguardo all’arringa difensiva degli imputati, la sentenza ha deciso quanto segue: “Per quanto riguarda la gestione degli orari di lavoro del signor “B”, il signor “K” (il superiore leader del gruppo) li digitava sul computer inserendo dei dati appositi come le ore di straordinario, ma per il signor “B” il signor “K” le registrava come ore di lavoro ordinario dando per scontato che ciò fosse ritenuto necessario per il normale funzionamento, e perciò esse non indicano il reale orario di lavoro realmente svolto.”
Inoltre nella sentenza, per quanto riguarda l’attività svolta dal signor “B” per i piccoli gruppi, fu verificato quanto segue:
“Il signor “B” dal 2000 (Anno 12 dell’Era Heisei) fino al momento dell’incidente di cui si occupa questo caso ricopriva anche il ruolo di Leader della Sicurezza Stradale, di commissario del posto di lavoro, e Leader del Circolo QC (Quality Control, ovvero Controllo Qualità). La Toyota Motors nel reparto della gestione del personale divide i lavoratori in lavori con abilità da principianti, lavori con abilità di livello elementare e lavori con abilità di livello medio-affidabile, e prende in grande considerazione il fatto di poter essere in grado di partecipare ad attività che coinvolgano i membri dei gruppi dando ad ogni lavoratore di livello EX (Expert team leader) la supervisione di proposte per il miglioramento dell’ingegnosità, o di Circoli QC o di attività di piccoli gruppi.”
“Sia l’attività di proporre miglioramenti dell’ingegnosità e quella dei Circoli QC, che hanno la caratteristica di essere direttamente utili all’attività produttiva della Toyota Motors, sia l’attività di sicurezza stradale, che ha dei benefici per la sua amministrazione, si suppone che debbano essere sviluppate e sostenute dalla Toyota Motors stessa, ed è logico ritenere che il lavoro che ha direttamente a che fare con esse, laddove si giudichi che ci sia un infortunio sul lavoro dovuto alle mansioni svolte, debba essere sotto la supervisione dei datori di lavoro.”
Inoltre, riguardo alla qualità del lavoro svolto dal signor “B”, è stato giudicato che “al di fuori della sua linea egli doveva occuparsi di risolvere i malfunzionamenti, e nel caso in cui questi malfunzionamenti e le loro origini non venissero scoperti nella sua postazione ma in una fase successiva del processo di produzione, diventava necessario avere dei colloqui chiarificatori, e poiché a volte ciò portava a subire dei rimproveri dagli alti quadri degli altri settori, si può ritenere che questa mansione fosse per sua natura piuttosto stressante a livello mentale rispetto ad altre. E inoltre, poiché quando la linea era in funzione non aveva quasi nessun giorno per poter lavorare comodamente seduto nella stanza del personale, anche la densità di lavoro durante il funzionamento della linea doveva essere molto alta rispetto ad altre mansioni. In più, siccome era una condizione di lavoro che andava contro un regolare ritmo giorno-notte nelle 24 ore di una persona, dovuta al sistema di cambio di turnazione notturno, ciò portava facilmente a una stanchezza cronica, ed è risaputo che ciò può generare diversi danni alla salute, e considerando il fatto che secondo le ricerche effettuate negli anni recenti si sta individuando che questa è una delle alte cause pericolose di disagi cardio-vascolari, è ragionevole considerare la causa principale del sovraccarico di lavoro il fatto che le mansioni del signor “B” erano sottoposte al sistema di doppia turnazione rilevato in questo caso, che comprendevano ore di lavoro notturno, e che portavano ad una stanchezza cronica.
Infine, è stato giudicato che “per quanto riguarda l’incidente sul lavoro di questo caso, siccome le cause devono essere collegate principalmente alle mansioni di cui si occupava il signor “B”, il provvedimento con cui non fu riconosciuto come incidente sul lavoro durante le mansioni svolte è da ritenersi irregolare, e deve essere annullato.”
Trad. di Diego Lasio
posted by Studio Legale Kanayama at 16:13| Toyota
La casa auto,obilistica Toyota - Le mortti da sovraffaticamento sul lavoro
La casa automobilistica Toyota – 3
Sono molte le persone che sentendo parlare della casa automobilistica Toyota, gli viene in mente una ottima ed eccellente azienda. Tuttavia, abitando nella Prefettura di Aichi, sento spesso delle terribili condizioni delle fabbriche in cui lavorano i dipendenti di questa azienda. Per di più alla Toyota Motors ci sono spesso casi di morti o suicidi dovuti al sovraffaticamento sul lavoro, e qualche volta queste notizie escono sui giornali.
Io personalmente non mi sono mai occupata di morti per sovraffaticamento sul lavoro accadute alla Toyota, perciò ho fatto alcune ricerche e ho trovato la sentenza n. 814 del Tribunale del Lavoro emessa il 18 giugno del 2001 (Anno 13 dell’Era Heisei) dal Tribunale distrettuale di Nagoya sul caso del Direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Toyota (Toyota Motors), e la sentenza n. 856 del Tribunale del Lavoro relativa allo stesso caso emessa dalla Corte di Appello di Nagoya l’8 luglio del 2003 (Anno 15 dell’Era Heisei). Ho trovato anche una sentenza emessa dal Tribunale distrettuale di Nagoya in data 30 novembre 2007 (Anno 19 dell’Era Heisei) relativa al caso del Direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Toyota e dello Stato (Totota Motors). Inoltre ho trovato un articolo di giornale in cui si parla di una sentenza relativa ad una morte da sovraffaticamento sul lavoro avvenuta in un’azienda collegata alla Toyota con una sentenza delle Corte d’Appello di Nagoya del 23 febbraio 2017 (Anno 29 dell’Era Heisei). Per quanto riguarda le morti da sovraffaticamento sul lavoro, se si cercano non solo notizie relative alla Toyota Motors ma anche quelle relative alle aziende a essa collegate, è probabile che i casi siano molti di più.
Il primo caso è quello di un suicidio di una persona che si è gettato giù da un edificio.
Il signor “A” fu assunto dalla Toyota Motors nell’aprile del 1978 (Anno 53 dell’Era Showa) e lavorava come ingegnere alla progettazione delle carrozzerie. Quando nel febbraio del 1988 (Anno 63 dell’Era Showa) fu promosso a capo del Reparto 1 del Settore della progettazione delle carrozzerie, il 23 agosto dello stesso anno, verso le 5:30 del mattino, si lanciò dal ballatoio del quinto piano di un palazzo vicino a casa sua, morendo a causa delle lesioni riportate su tutto il corpo. Al momento della sua morte il signor “A” aveva 35 anni.
Nel marzo del 1989 (Anno primo dell’Era Heisei) la moglie del signor “A” ha fatto richiesta della pensione di indennità al familiare di un defunto all’Ispettorato del Lavoro di Okazaki, attribuendo il suicidio del marito al fatto che fosse entrato in uno stato di depressione a causa del lavoro, ma nell’ottobre del 1994 (Anno 6 dell’Era Heisei) l’Ispettorato del Lavoro di Toyota, a cui in seguito era stata girata la pratica, ha respinto la sua richiesta. Per questo motivo la moglie del signor “A” ha intentato una causa come querelante.
Il Tribunale distrettuale di Nagoya ha emesso una sentenza di “annullamento della decisione di non attribuire la pensione di indennità per il familiare di un defunto”. In poche parole la moglie del signor “A” aveva vinto. A quel punto il Direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Toyota ha ricorso in appello alla Corte d’appello di Nagoya, e l’8 luglio del 2003 (Anno 15 dell’Era Heisei) fu emessa la sentenza di rigetto dell’appello.
Nell’udienza di appello fu molto controversa la questione se le cause della depressione che avevano portato al suicidio fossero dovute o no al lavoro, ma la sentenza dichiarava così come segue riguardo l’aumento vertiginoso degli impegni lavorativi in seguito alla promozione a caporeparto.
“Nell’azienda Toyota, per quanto riguarda il processo di produzione, viene utilizzato un sistema originale dell’azienda caratterizzato dalla “automatizzazione” e dal metodo “Just In Time”, attraverso cui si mira ad ottenere un grande innalzamento dell’efficienza produttiva e un abbattimento dei costi come ad esempio quelli sulle spese per il personale. Inoltre, per esempio, lo sviluppo dei nuovi modelli di auto o il minor-change delle auto di serie avveniva con un programma di lavoro giornaliero già fissato preventivamente per l’ufficio di progettazione dei nuovi prodotti. E poi, siccome un ritardo da parte di chi si occupava della progettazione avrebbe influenzato enormemente anche l’agenda di lavoro degli altri reparti, si dovevano rispettare rigidamente le scadenze per la presentazione dei progetti, e per questo tale periodo era quello più impegnativo e pesante per il reparto progettazione.”
“I compiti lavorativi principali del signor “A”, in qualità di caporeparto, erano la produzione del resoconto mensile, la risoluzione delle lamentele arrivate dai reparti di produzione e dai punti vendita, la gestione della sistemazione delle operazioni, la scrittura dei progetti prioritari, il coordinamento con gli altri reparti, le riunioni per il miglioramento dei progetti recandosi nei luoghi di fabbricazione della produzione, la richiesta dei brevetti.” Oltre a ciò, furono verificati alcuni fatti come il lavoro effettuato fuori dagli orari lavorativi, l’esistenza di un regolamento degli straordinari ottenuto in seguito al movimento per il dimezzamento degli straordinari, gli ordini di recarsi in missione di lavoro all’estero, la nomina a leader sindacale di fabbrica da parte del sindacato dei lavoratori.
A causa di tutti questi fatti appurati, fu verificato anche che, ad esempio, “in altre parole, quelli erano compiti da quadri dirigenziali intermedi, e si può presumere che fossero più stressanti di quelli di un semplice dipendente”, e che in più “alla Toyota fino al giugno del 1987 (Anno 62 dell’Era Showa) ci fu il movimento per il dimezzamento degli straordinari, e che anche in quel 1988 (Anno 63 dell’Era Showa) veniva fissato il numero di ore di straordinario da raggiungere come obiettivo con una media di ore mensili per ogni singola persona, e anche se veniva formalizzata la revoca di alcuni lavori e l’efficientizzazione di altri lavori, per il regolamento degli straordinari, la densità del lavoro da svolgere si può supporre che fosse aumentata. Tra il novembre del 1987 (Anno 62 dell’Era Showa) e il giugno del 1988 (Anno 63 dell’Era Showa), il signor “A” faceva più di 40 ore di straordinario al mese, ma se si considera che ciò era quasi conforme alle ore di straordinario da raggiungere come obiettivo di cui si è detto in precedenza, si può dedurre che dopo il febbraio del 1987 (Anno 62 dell’Era Showa) la densità di lavoro per lui era molto più alta che in precedenza.”
“Il signor “A”, per via del sovraccarico di lavoro dovuto a una continua serie di straordinari e di lavoro fuori orario fatto fino a quel punto, ha assimilato tutto quel carico a livello fisico e mentale, e per aver accumulato la fatica fisica e psicologica, nonché per il fatto che il suo lavoro si sia appesantito per la scadenza della presentazione dei progetti di due nuove autovetture nel luglio del 1988 (Anno 63 dell’Era Showa), per il sovraccarico e per la fatica dei suoi compiti, e anche per il ritardo nella presentazione dei progetti, deve aver senza dubbio subito un fortissimo contraccolpo psichico e fisico... [...]... la depressione del signor “A”, che in questo nostro caso provava una fatica fisica e psichica a causa dei suddetti sovraccarichi di lavoro e per il fatto di essere stato nominato leader sindacale della fabbrica, e il fatto che questi fattori si influenzavano a vicenda con questo suo carattere tendente alla depressione, erano i sintomi di questa malattia; inoltre il coordinamento della sua agenda di lavoro con i progetti di sviluppo successivi e l’aver ricevuto l’ordine di recarsi in missione di lavoro all’estero non hanno fatto altro che aggravare terribilmente questa sua depressione. È ragionevole riconoscere che in questo caso il signor “A” a causa della sua depressione desiderasse convulsamente morire e che per questo si sia suicidato.” Così fu riconosciuto il nesso di causa ed effetto tra la depressione e il suicidio del signor “A” e il suo lavoro.
Questa sentenza è ovviamente da considerare giusta, ma il primo motivo per cui il direttore dell’Ispettorato del Lavoro aveva giudicato “non assegnabile” la pensione di indennità era che si pensava che la causa del numero delle sue ore di straordinario fuori orario fosse che ne facesse circa 43 al mese. Tuttavia, pensare che il semplice fatto di fare un tot di ore di straordinario fuori orario possa far capire se ci sia o meno dello stress, e quanto ce ne sia, è pericoloso e dannoso. Questo perchè anche considerando l’ipotesi che un datore di lavoro dia l’ordine di diminuire le ore di straordinario per un dipendente, questo datore di lavoro non diminuirà mai i compiti che gli affida e non procrastinerà mai le date delle scadenze per lui. In questo senso si può pensare che in questa sentenza siano spiegate bene le ragioni per cui il direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Toyota si sia sbagliato.
Secondo le notizie riportate sui giornali, l’attualmente valido accordo n.36 della Toyota Motors (accordo tra imprenditori e lavoratori riguardante il lavoro fuoriorario stipulato in base all’articolo 36 della Legge sugli Standard del Lavoro), si parla di 8 ore al giorno regolari, di 80 ore al mese e di 720 ore all’anno. Guardando queste cifre si può pensare che non siano eccessive, ma l’art. 32 della Legge sugli Standard del Lavoro prevede che per quanto riguarda il lavoro fuoriorario, siccome è di fino a 8 ore al giorno, se si aggiungono queste ore fuoriorario significa che “lavorare fino a 16 ore al giorno va bene”; e siccome prevede fino a 40 ore alla settimana, se consideriamo per esempio che ci siano in un mese 4 settimane, farebbero 160 ore, e se a queste si aggiungono le 80 ore regolari, significa che “far lavorare una persona 240 ore al mese va bene”.
posted by Studio Legale Kanayama at 10:32| Toyota
La casa automobilistica Toyota - 2 Il sistema Toyota
La casa automobilistica Toyota – 2
Per chi è nato e vive nella Prefettura di Aichi, sono molti i conoscenti che lavorano non solo per la Toyota, ma per un’azienda affiliata alla Toyota o sua subappaltatrice.
Davanti a me ho un volume chiamato “Il libro nero delle grandi Compagnie”. Pubblicato nel 1981 (anno 56 dell’Era Showa) dalla “Conferenza di Collegamento di Aichi per la tutela della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro”, chiarisce le condizioni lavorative dei luoghi di lavoro di grandi compagnie che stanno nella Prefettura di Aichi, come la Nippon Steel (Shin-nittetsu), la Toray, la Mitsubishi Heavy Industries, la Chubu Electric Power, la Sumitomo Light Metal Industries, la siderurgica Okuma, la Nippon Gaishi Insulators.
Al vertice degli articoli c’è quello scritto dai lavoratori della Toyota Motor Company, intitolato “il potenziamento del lavoro dovuto al metodo Kanban e i disastri sul lavoro”.
Nel 1980 la Toyota Motor Company aveva superato il milione di autovetture esportate, e gli attriti commerciali tra il Giappone e gli Stati Uniti d’America erano senza dubbio molto gravi.
Si dice che in quel periodo in fabbrica “si è rafforzata la costruzione di un sistema che porta il massimo dei risultati col numero attuale di dipendenti, e si è imposto un lavoro ultra-impegnativo inizialmente ai dipendenti della Toyota, e poi a tutti quelli delle piccole e medie imprese delle aziende subappaltatrici dell’indotto.” Se si guardano i numeri, tra il 1976 e il 1980, in 5 anni, mentre i ricavi lordi sono aumentati del 65,9% e il numero di vetture prodotte del 31,9%, il numero dei lavoratori è aumentato solo del 5,8%. In altre parole, il numero di vetture per ogni lavoratore è salito da 55,4 a 69 automobili, e i ricavi lordi per ogni lavoratore da 44 milioni a 70 milioni di yen. Da questi numeri si capisce bene che il carico di lavoro per ogni lavoratore è aumentato vertiginosamente.
In quel periodo, siccome si erano diffuse in tutto il Giappone le critiche per le terribili condizioni di lavoro dei dipendenti della Toyota, si dice che nei centri di assunzione non c’erano persone che chiedevano di fare colloqui di lavoro per essere assunti dall’azienda.
Nel 1981 l’azienda portò avanti la politica di “aumento dei giorni di ferie pagate”, ma in realtà era un “movimento per l’assegnazione di ferie in modo programmatico”, e nell’articolo di un giornale del tempo c’era scritto che “se si pensa a far funzionare la fabbrica con un numero minore di dipendenti, bisogna calcolare anticipatamente che i dipendenti lo sappiano. Insomma, questa è una cosa pensata dalla necessità dovuta alla diminuizione del numero di lavoratori che la mattina all’improvviso prendono il riposo, e non è stata assolutamente pensato per rendere più facile prendere le ferie.” Come risultato ci fu che non aumentò la percentuale di ferie prese, ma solo quella di ferie programmate.
Inoltre, per aumentare la produzione, nella Prefettura di Aichi fu costruito l’impianto di Tahara, e tra il giugno del 1980 e il maggio del 1981 vi furono trasferiti quasi 90 lavoratori provenienti dalla fabbrica della vicina città di Toyota. Tuttavia, in quest’ultimo impianto furono assunti in loro sostituzione solo 16 dipendenti e perciò il lavoro divenne ancora più intenso e duro. Questo modo di non abbassare i livelli produttivi pur diminuendo il numero dei lavoratori era il metodo con cui la Toyota gestiva il lavoro. Inoltre, per quanto riguarda la velocità della linea di produzione in un determinato posto di lavoro, si ideò il sistema Stop Watch con cui si misurava ogni singolo movimento del lavoratore, e per fare ciò si prese come punto di riferimento il lavoratore più veloce tra tutti, e questi dati vennero scritti sul Registro base del lavoro. Come risultato, tutti i lavoratori dovettero adattare la loro velocità a quella del loro collega più veloce, avendo un ulteriore rafforzamento dell’intensità lavorativa. Fu così che siccome ogni movimento era calcolato al secondo, ad ogni operaio fu rubato il tempo anche solo di andare in bagno durante il lavoro.
Nel “Libro nero delle Grandi Compagnie” c’è anche un articolo scritto da un lavoratore dell’azienda Toyota Telai Automatici.
La Toyota Telai Automatici è un’azienda precedente alla Toyota Motor Company, e fu fondata nel 1926 (anno 15 dell’Era Taisho), ed è attualmente la prima delle aziende collegate alla Toyota Motors, e oltre a produrre i telai meccanici come in origine, si occupa anche di una produzione legata alle automobili, come il montaggio, i motori, l’impianto di aria condizionata, e altri pezzi elettronici. La sede si trova nella città di Kariya, nel quartiere Toyota.
Utilizza il metodo Kanban della Toyota, ma i lavoratori della fabbrica che produce automobili come azienda subappaltatrice della Toyota dicono che “è più duro lavorare alla linea della fabbrica tessile rispetto a quella delle automobili”, e anche i quadri dicono che “siccome ricevono il lavoro dall’azienda madre Toyota, se la linea è più lenta di quella della fabbrica di automobili, non ci sono guadagni.” Per esempio, dicono che se nel 1975 la velocità della linea era di 7 minuti a vettura, nel 1979 si era velocizzata a 3 minuti e mezzo a vettura. Grazie alla velocizzazione della linea, in questi 4 anni il numero di vetture prodotte fu quadruplicato.
A causa di questa intensificazione del lavoro aumentarono le malattie dovute al lavoro come i mal di schiena, i disagi muscoloscheletrici, il tremolio delle mani. In questo articolo un lavoratore che soffriva di dolori alla schiena, quando ha presentato all’azienda il modulo di richiesta di assegnazione di un assegno per il pagamento delle cure mediche (cioè il modulo di richiesta di infortunio), l’azienda ha risposto per iscritto a quest’uomo che “non c’erano cause legate al lavoro”, e ha scritto anche che “questa insistenza nel sostenere che si trattasse di infortunio, era veramente deplorevole per i rapporti tra l’azienda stessa e il lavoratore”. Nonostante nel caso in cui il modulo di richiesta di infortunio venga dato dal lavoratore all’azienda debba essere mandato da questa all’Ispettorato del Lavoro, e debba anche essere conservato, qui l’azienda ha ostacolato e violato il diritto del lavoratore a fare richiesta di infortunio. È così che, nonostante sul posto di lavoro ci fossero diversi infortuni, i lavoratori non potevano nemmeno presentare la richiesta di infortunio a causa dell’atmosfera creata da una tale azienda.
Guardandola da questo punto di vista, si capisce perchè la Toyota dopo il 1980 sia diventata la seconda Casa Automobilistica del mondo per numero di vetture vendute, e in seguito sia diventata la prima in assoluto. In più è stato far lavorare i dipendenti fino la limite tenendo bassi gli stipendi che ha portato al risultato di un aumento dei numeri della produzione.
Riguardo alle condizioni di lavoro della Toyota Motors e delle aziende collegate, nonchè di quello che è diventato la loro base, cioè il “sistema Toyota” che si occupa della gestione della produzione e del lavoro, vi invito a consultare il professor Masaki Saruta, che è molto esperto dell’argomento, e che per esempio nel 1995 (anno 7 dell’Era Heisei) con l’Associazione Zeimu Keiri Kyoukai (Associazione fisco-finzanziaria) ha pubblicato il libro “Il sistema Toyota e la gestione del lavoro”.
posted by Studio Legale Kanayama at 16:05| Toyota
La casa automobilistica Toyota-1 La numero uno al mondo
La casa automobilistica Toyota – 1 La numero uno al mondo
Se si è nati e si vive nella Prefettura di Aichi, volenti o nolenti sono tantissime lo occasioni in cui balza agli occhi o si sente il nome dell’azienda chiamata “Toyota Motor Corporation”.
La Toyota è famosa in tutto il mondo, tanto che sui giornali si legge spesso che la Toyota è la prima azienda automobilistica al mondo per numero di vetture vendute, o che è scesa al secondo posto. Tuttavia il 5 gennaio 2017 il Presidente americano Trump ha scritto su Twitter: “La Toyota sta dichiarando di voler creare una nuova fabbrica a Baja, in Messico, per produrre le vetture della serie Corolla destinate al mercato statunitense. Questo è assurdo. Costruite le fabbriche negli Stati Uniti, altrimenti pagherete dei dazi altissimi!” Dopo questa critica diretta la Toyota è diventata ancora più famosa. Per questo motivo ho fatto un po’ di ricerche su questa azienda.
Che l’Industria Automobilistica Toyota in origine fosse la fabbrica di Telai Meccanici Toyota è una cosa talmente risaputa che c’è scritto anche sui libri di storia. Fu nell’agosto del 1937 (anno 12 dell’Era Showa) che si trasformò in azienda automobilistica.
Nella Prefettura di Aichi c’è una città che si chiama Toyota, ma in passato essa si chiamava Koromo. A tal riguardo, dopo che nel 1959 (anno 34 dell’Era Showa) la sede della Toyota fu stabilita nella città di Koromo, con lo scopo di farla diventare “la città dell’automobile”, essa prese il cognome della famiglia proprietaria dell’azienda, e il nome di questa città fu cambiato in Toyota. In seguito la città di Toyota fu considerata come se fosse un sobborgo di questa “industria-castello”, e la vita dei cittadini è diventata completamente dipendente dall’azienda Toyota. Il nome attuale dell’azienda è “Toyota Motor Corporation”, e la sua sede si trova nella città chiamata Toyota, nel distretto chiamato Toyota.
La vecchia Industria Automobilistica Toyota è cresciuta tanto da potersi vantare di essere arrivata a livello mondiale, ma soprattutto dallo shock petrolifero dell’autunno del 1973 (anno 48 dell’Era Showa), si dice che “nei successivi anni di bassa crescita economica, i risultati dell’Industria Automobilistica Toyota furono relativamente positivi rispetto a quelli delle altre case automobilistiche, e le fu riconosciuta una grande forza di resistenza alla crisi economica”. Per questo motivo furono studiate “le cause fondamentali dei guadagni della Toyota”. Come metodo di produzione di massa era famoso il “Sistema Ford”, ma la Toyota, utilizzando i nuovi metodi di produzione di massa chiamati “sistema di produzione Toyota” e “metodo Kanban”, diventò di colpo famosissima. Per quanto riguarda il processo di fabbricazione conosciuto come “Just In Time”, è conosciuto come il sistema che elimina del tutto gli sprechi, e come ”attività QC Circle” (controllo della qualità) che richiede orari di straordinario forzato ai lavoratori. In questo modo il “sistema Toyota” per forza di cose ha finito per non limitarsi solo all’interno della fabbrica, ma è arrivato ad influenzare enormemente il modo di lavorare degli operai e la loro vita privata, fino a definire il modo in cui dovrebbero strutturate le imprese in subappalto.
A proposito, a partire da quella di Aichi, le fabbriche della Toyota si trovano in tanti posti in Giappone, ma pare che già da tanto tempo fa la Toyota producesse all’estero; nel 1958 fondò un’azienda in Brasile e nello stesso anno vi cominciò la produzione. Per quanto riguarda i motivi per cui cominciò dal Brasile, leggendo sul sito della Toyota c’è scritto che “questo Paese era circondato da ricche risorse naturali, che tra i Paesi arretrati era quello che aveva più probabilità nel futuro immediato di avere un mercato con redditi alti, che fin da prima della Seconda Guerra Mondiale c’erano tanti immigrati giapponesi e che i prodotti giapponesi venivano visti con simpatia, e che siccome lo stesso Paese aveva già portato avanti i preparativi per una produzione automobilistica nazionale, si era deciso di fondare lì un’azienda produttrice.”
Inoltre, dopo lo sviluppo dell’ideologia “Senza Confini (Borderless)” nata nella metà degli Anni Ottanta, furono aumentati velocissimamente i punti base con centro in Europa, fino ad arrivare nel dicembre del 2016 ad avere 53 fabbriche produttrici presenti in 28 Paesi-Regioni del mondo, e ad avere dei punti vendita Toyota in 170 Paesi. La Toyota sta mostrando senza ombra di dubbio uno sviluppo di livello mondiale.
Una così sviluppata rete di vendita a livello internazionale ha causato dei grossi problemi soprattutto nelle relazioni con l’America.
Nel 1980 (anno 55 dell’Era Showa) la produzione di automobili giapponese ha raggiunto i dieci milioni di vetture, superando quella statunitense e divenendo la prima al mondo; anche le esportazioni della Toyota nel 1980 hanno superato il milione di autovetture, stabilendo il record storico. Dall’altra parte, in America, le tre grandi case automobilistiche della General Motors (GM), della Ford Motors e della Chrysler stavano crollando con un aumento dei conti in rosso, e insomma nacque una frizione negli scambi commerciali tra Giappone e Stati Uniti. Nel giugno del 1980, trovando nelle automobili giapponesi la causa dell’aumento vertiginoso della disoccupazione interna degli Stati Uniti, fu promossa un’azione giudiziaria presso l’International Trade Commission, e nell’agosto dello stesso anno anche la Ford sembra che avesse intentato la stessa causa. In quella causa fu stabilito che la responsabilità non era delle automobili giapponesi, ma nel gennaio del 1981 (anno 56 dell’Era Showa) fu eletto presidente Ronald Reagan, aumentarono le richieste di un autocontrollo delle esportazioni verso il Governo giapponese, e furono limitate le importazioni di autovetture di produzione giapponese.
Anche con l’avvento dell’era politica di Clinton nel 1993, il settore delle automobili e delle parti delle automobili fu un importante tema delle “discussioni generali tra Giappone e Stati Uniti”, e nonostante le trattative fossero durate molto tempo, si arrivò a un accordo nel giugno del 1995, così che la Toyota presentò un nuovo business plan internazionale che aveva come basi degli “incentivi a localizzare” la produzione e ad “aumentare le importazioni”, e con l’aumento della produzione estera, portò la vendita all’estero delle autovetture prodotte fuori dal Giappone da un 48% del 1994 al 65% del 1998.
In seguito, con l’espansione della produzione locale in America, e con l’introduzione di nuovi modelli adattati al mercato americano, portò avanti una rete di punti vendita aumentando il numero di autovetture vendute, dal notevole 900 mila mezzi del 1988, al milione e 50 mila del 1990, ai 2 milioni e 60 mila del 2004, ai 2 milioni e 620 mila del 2007, superando nel 2006 la Chrysler e nel 2007 la Ford Motors, e diventando la seconda azienda automobilistica in America dopo la General Motors.
Ed è così che la Toyota è diventata una grande azienda a livello globale, anche se aveva dei continui problemi nei rapporti commerciali con l’America.
Tuttavia, per quanto riguarda la storia della Toyota, siccome sul sito ufficiale dell’azienda c’è la pagina “I 75 anni di storia della Toyota”, per i dettagli vi prego di consultare questa. A proposito, nella storia della Toyota gli anni sono riportati secondo il sistema di conteggio occidentale, e tra parentesi sono riportati gli anni secondo il sistema giapponese. Mi viene da fare un paragone con i tribunali giapponesi dove si usa ancora conteggiare gli anni secondo il sistema giapponese.
La classifica delle vendite delle case automobilistiche mondiali del 2016 alle prime dieci posizioni è la seguente:
10) Suzuki 2 milioni 880 mila vetture
9) Peugeot – Citroen 2 milioni 973 mila vetture
8) FIAT – Chrysler	4 milioni 610 mila vetture
7) Honda	4 milioni 710 mila vetture
6) Ford Motors	6 milioni 635 mila vetture
5) Hyundai Cars Group	7 milioni 760 mila vetture
4) Renault – Nissan Alliance	8 milioni 528 mila vetture
3) General Motors	9 milioni 840 mila vetture
2) Volkswagen Group	9 milioni 930 mila vetture
1) Toyota Group	10 milioni 151 mila vetture
La situazione finanziaria della Toyota a marzo del 2016 è la seguente (1 euro = 116 yen, cambio del 15 aprile 2017):
Ricavo Lordo	individuale	11585 miliardi 800 milioni di yen
gruppo 28403 miliardi 100 milioni di yen
Profitto commerciale	individuale	1402 miliardi 100 milioni di yen
gruppo 2853 miliardi 900 milioni di yen
Profitto netto	individuale	1813 miliardi di yen
gruppo 2312 miliardi 600 milioni di yen
Capitale netto	individuale	10859 miliardi 400 milioni di yen
gruppo 18088 miliardi 100 milioni di yen
Capitale Lordo	individuale	16102 miliardi di yen
gruppo 47427 miliardi 500 milioni di yen
Numero di dipendenti	individuale	72721 persone
gruppo 348877 persone
La Toyota anche solo individualmente ha dei grandi profitti, ma soprattutto vedendo i dati finanziari del gruppo si capisce che è una compagnia enorme.
posted by Studio Legale Kanayama at 10:15| Toyota
Riforma costituzionale Renzi-Boschi-2
Riforma costituzionale Renzi-Boschi - 2
La proposta di Riforma costituzionale dell’ex primo ministro Matteo Renzi era stata pubblicata su internet, e stampandola sono venute fuori addirittura 22 pagine in formato A4. Per esperienza, quando si traduce dal giapponese all’italiano il numero di pagine è maggiore di una volta e mezzo, e quindi in giapponese verrebbe fuori un lungo testo di circa 15 pagine.
La Legge di riforma costituzionale fu approvata il 18 aprile 2016, e siccome il Referendum costituzionale è stato il 4 dicembre, mi viene da chiedermi se il popolo italiano ha votato veramente dopo aver attentamente riflettuto su essa.
Gli articoli della Costituzione Italiana sono 139, e questa proposta di riforma, cominciando dalla modifica dell’articolo 55 (sul sistema bicamerale), prevedeva la modifica degli articoli 57, 59, 60, 63, 64, 66, 67, 69, 70 (sul potere di legiferare), 71, 72, 73, 74, 75, 77, 78, 79, 80, 82, 83 (sul Presidente della Repubblica), 85, 86, 88, 94 (sul Consiglio dei Ministri), 96, 97, 99, 114 (sulle Regioni, le Province e i Comuni), 116, 117, 118, 119, 120, 122, 126, 135 (sulla formazione della Corte Costituzionale) e si estendeva a tutto il sistema di governo in generale.
Il punto principale della Riforma riguardava la modifica del sistema legislativo bicamerale.
Il sistema bicamerale viene utilizzato in diversi Paesi nel mondo, e anche in Giappone, come tutti sanno, c’è un sistema con due camere, la Camera dei Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri. Soltanto che, con le dovute differenze, di solito la camera eletta direttamente dal popolo attraverso le elezioni viene comunemente chiamata Camera Bassa, mentre l’altra viene solitamente chiamata Camera Alta.
A tal proposito, per quanto riguarda i rapporti tra le due camere, in Giappone non c’è parità tra esse, ma viene riconosciuta una supremazia della Camera dei Rappresentanti. Per esempio, nell’articolo 69 della Costituzione Giapponese, che recita che “nel caso in cui la Camera dei Rappresentanti approvi una proposta di risoluzione di sfiducia, o in cui bocci una proposta di risoluzione di fiducia, a meno che entro dieci giorni non venga sciolta la stessa Camera dei Rappresentanti, il Governo deve dare le dimissioni in toto”, viene riconosciuto solo alla Camera dei Rappresentanti il potere di dare o togliere la fiducia al Governo, e nell’articolo 60 viene inoltre stabilito che “il bilancio dello Stato deve essere preventivamente presentato alla Camera dei Rappresentanti”. Per quanto riguarda i disegni di legge, nell’articolo 59 della Costituzione Giapponese viene stabilito che “dopo essere stati approvati dalla Camera dei Rappresentanti, se differiscono nella forma approvata alla Camera dei Consiglieri, essi diventano legge una volta che vengono riapprovati se votati dai due terzi della Camera dei Rappresentanti”. Viene allo stesso modo riconosciuta una posizione di supremazia della Camera dei Rappresentati anche nel caso dell’approvazione del bilancio dello Stato (art. 60) e dell’accettazione da parte del Parlamento dei trattati.
A tal riguardo, nella Costituzione Italiana non esistono articoli simili. Per esempio, ci sono regole tipo quelle dell’articolo 70 che recita “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”, mentre l’articolo 72 recita che “ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale”. Insomma, non esiste una regola che decida nel caso tra le due Camere risultino decisioni differenti. Il premier Renzi riguardo a ciò disse: “Ogni proposta di legge viene mandata avanti e indietro tra le due Camere come in una sorta di ping-pong. Un sistema del genere esiste solo in Italia”. E ha aggiunto che proprio questo tipo di sistema fa ritardare le decisioni politiche, e che ha prodotto un sistema politico in cui si sono avvicendati ben 63 governi nell’arco di 70 anni, dal dopoguerra ad oggi. Per questi motivi il punto centrale della riforma costituzionale di Renzi era quello di rompere il “sistema del bicameralismo paritario perfetto”.
L’articolo 55 della Costituzione Italiana, facente parte della Seconda Parte “Ordinamento della Repubblica”, Titolo I “Il Parlamento”, “Le due Camere”, recita così: “Il Parlamento si compone della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione”.
Le modifiche a questo articolo erano le seguenti:
Forse ci sono degli errori nella traduzione in giapponese, ma premesso ciò, è chiaro che il diritto di legiferare della Camera Alta (il Senato della Repubblica) veniva fortemente limitato. Dal mio punto di vista Renzi mirava a dar vita a un sistema sostanzialmente monocamerale.
Articolo 57 della Costituzione Italiana
Nell’attuale Costituzione regola il metodo con cui vengono eletti i senatori, e recita: “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.”
Nella proposta di riforma invece recitava: “Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.”
Insomma il numero di senatori sarebbe sceso da 315 a 100, ma non sarebbero stati scelti attraverso un’elezione, e in più 5 di essi sarebbero stati nominati dal Presidente della Repubblica.
Un metodo di selezione simile dei parlamentari non è per niente normale.
Articolo 60 della Costituzione Italiana
Questo articolo regola il periodo di carica elettiva dei parlamentari, e recita: “La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.” Nella riforma invece, questo articolo avrebbe riguardato solamente la Camera dei Deputati, escludendo il Senato.
Articolo 70 della Costituzione Italiana
Questo articolo fa parte della Seconda Parte “La formazione delle leggi” ed è il primo articolo di essa. Recita: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.”
Nella riforma sarebbe cambiato così come segue:
“La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.
Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati.”
Nella mia traduzione giapponese ci saranno sicuramente alcuni errori, ma questo articolo 70 con la proposta di riforma sarebbe passato dall’attuale articolo di una riga a uno molto lungo, con molte parti difficili da capire. Io personalmente non riesco a comprendere come mai ci sia stata una proposta di riforma della Costituzione così prolissa.
Oltre agli articoli analizzati in precedenza ce ne sono molti altri nella proposta di riforma, ma è chiaro come, avendo tolto il potere di legiferare al Senato, al Parlamento fosse dimezzato il diritto di fare le leggi dello Stato, che di solito viene chiamato “il massimo dei poteri dello Stato”.
Come già scritto prima, in Italia sia il Presidente della Repubblica sia il Presidente del Consiglio dei Ministri non vengono eletti con una procedura democratica, e per questo c’è il grande problema se realmente un sistema monocamerale sia buono per il Paese dal punto di vista della democrazia stessa.
In verità già dal giugno del 2016 c’erano forti opinioni contrarie alla proposta di riforma, e si poteva già pronosticare che venisse rifiutata. Per questo una parte del Partito Democratico del centro-sinistra, il centro-destra di Berlusconi, l’estrema sinistra e l’estrema destra, e il Movimento Cinque Stelle, e quindi una ampia fascia della politica appoggiava il NO al referendum.
A proposito, a proporre di modificare la Costituzione formando una sola Camera ed eliminando il sistema bicamerale, non è stato Renzi per primo.
Nel giugno del 2016 c’è stato un referendum costituzionale, e al tempo il Governo Berlusconi aveva fatto passare la riforma nel 2003 al Senato e nel 2005 alla Camera. A tal riguardo, proprio nel 2006 il centro-sinistra di Prodi aveva vinto alle elezioni politiche e ci fu il cambio di governo, e quindi alla fine a questo referendum il NO vinse con il 61,3%, facendo cadere la riforma.
In quell’occasione, nella riforma costituzionale, Berlusconi propose di creare un sistema di governo con elezione diretta del Presidente, e in una parte proponeva di passare a un sistema monocamerale, di dare solo alla Camera la possibilità di togliere la fiducia al Premier e di fare le leggi, e di far sì che il Senato fosse solo un rappresentante delle Regioni e che fosse arbitro dei rapporti tra Governo e Regioni stesse. In questo modo Berlusconi mirava a creare un Governo più forte politicamente.
La riforma costituzionale proposta dal centro-destra di Berlusconi, che mirava ad “eliminare completamente il sistema bicamerale perfetto”, è stato riproposto dieci anni dopo dal centro-sinistra di Renzi. Mi chiedo che cosa si possa pensare di una tale situazione politica, e penso che sia una questione che faccia riflettere. Tuttavia, vedendo il risultato del 60% dei contrari con cui in entrambi i casi non è passata la riforma, possiamo dire che la coscienza democratica del popolo italiano non è variata.
Trad. Diego Lasio
posted by Studio Legale Kanayama at 12:55| Vento d'italia
Il referemdum sulla Riforma della Costituzione Italiana
Il referendum sulla Riforma della Costituzione Italiana - 1
Il 4 dicembre 2016 in Italia si è svolto il referendum che doveva confermare la riforma della Costituzione italiana. La percentuale di votanti è stata del 65,47% e il risultato è stato del 59,11% di contrari e del 40,89% di favorevoli alla conferma della legge sulla riforma costituzionale, per cui il referendum non è passato. Tra le 20 Regioni italiane il Sì ha vinto in Toscana, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige, mentre in tutte le altre Regioni la maggioranza ha votato No.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva precedentemente affermato che “se il referendum non fosse passato avrebbe dato le dimissioni, in quanto sarebbe stato un voto di giudizio sul suo governo.” Il 5 dicembre 2016, appena i risultati del referendum sono stati chiari, lui ha dato le dimissioni.
In seguito a ciò la situazione politica e dei mercati in Italia è quella che è descritta sui giornali ma, per quanto mi riguarda, vorrei fare qualche considerazione riguardo i contenuti della proposta di riforma costituzionale in cui il premier Matteo Renzi ha messo in gioco la sua vita politica.
Prima di tutto, nella Costituzione della Repubblica italiana (d'ora in avanti la chiamerò solo Costituzione italiana), le procedure per riformarla sono le seguenti. Per quanto riguarda la traduzione della Costituzione della Repubblica Italiana ho consultato il libro "Le Costituzioni del mondo con spiegazione" della casa editrice Sanseido.
Con il termine "componenti di ciascuna Camera" si intendono i membri delle due camere, i deputati (la Camera Bassa viene chiamata Camera dei deputati) e senatori (la Camera Alta viene chiamata Senato).
La riforma costituzionale di Renzi è stata portata avanti seguendo le procedure di questo articolo e il 12 aprile 2016 è stata approvata per la seconda volta alla Camera, mentre il 18 aprile è stata promulgata come legge di riforma costituzionale. In seguito la Corte costituzionale ha riconosciuto valide le 500.000 firme necessarie per indire il referendum popolare.
A proposito, nonostante per questa votazione fosse necessaria l’assoluta approvazione della riforma costituzionale, il premier Matteo Renzi ha detto che con questo voto si sarebbe giocato la sua posizione politica, ma il perché di questa necessità, non è molto chiaro ai giapponesi.
Per il premier giapponese, cioè il Presidente del consiglio dei ministri, l'articolo 67 della Costituzione giapponese recita: "il Presidente del consiglio dei ministri viene scelto all'interno del Parlamento, che lo nomina". Per quanto riguarda gli altri ministri l'articolo 68 della Costituzione giapponese recita: "il Presidente del consiglio dei ministri affida l'incarico ai ministri del governo. Deve scegliere la maggioranza di essi tra i membri della Dieta giapponese."
Questo sistema in cui il Governo e il Parlamento sono collegati tra loro viene chiamato “sistema dei ministri parlamentari”, e in pratica “si tratta di un sistema in cui dopo aver separato il potere governativo dal potere legislativo, per la necessità di separare i poteri dello Stato, si basa sul principio democratico per cui il potere governativo è sotto il controllo popolare. Si fondono così i principi del liberalismo e della democrazia. Per il sistema dei ministri parlamentari, riguardo il rapporto tra Governo e Parlamento, viene riconosciuta a quest’ultimo una supremazia tale da decidere dell’esistenza del primo, e si dice che la nascita e la durata del Consiglio dei Ministri siano legate strettamente alla volontà dei parlamentari.” (Costituzione Giapponese – Libro 1, di Shiro Kiyomiya)
A tal proposito, il Presidente del Consiglio italiano viene eletto secondo le seguenti modalità.
L’articolo 92 della Costituzione Italiana recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri, e su proposta di questo, i ministri.” Ma il Presidente della Repubblica Italiana non viene eletto dal popolo come avviene per esempio negli Stati Uniti d’America.
L’articolo 83 della Costituzione Italiana recita: “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.” Inoltre, riguardo la possibilità di essere eletti a questa carica, l’articolo 84 recita: “Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.” Non c’è dunque la necessità che sia un parlamentare.
Per quanto riguarda la fase successiva alla carica ricevuta dal Presidente della Repubblica, l’articolo 94 della Costituzione Italiana recita: “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. (...) Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.” Per questi motivi il rapporto tra Governo e Parlamento è molto sottile, e non si può far altro che dire che la democrazia sia molto debole.
In altre parole, poichè il Presidente del Consiglio italiano non viene eletto direttamente dal popolo ma viene nominato dal Presidente della Repubblica, riceve la carica senza avere nessuna fiducia dal popolo stesso. Dal punto di vista del popolo, non si va oltre la possibilità di scegliere i parlamentari attraverso le elezioni, e dopo si è stabilito che non gli riguarda affatto chi sarà incaricato di essere il Presidente della Repubblica o il Presidente del Consiglio dei ministri. Il popolo italiano potrebbe pensare più o meno così: “Renzi? E chi è costui?” A proposito, quando Renzi nel febbraio del 2014 ricevette la nomina dal Presidente della Repubblica Napolitano, era il Segretario del Partito Democratico, di centro-sinistra.
Ci sono anche altre grandi differenze tra il premier giapponese e quello italiano.
In Giappone il Presidente del Consiglio dei Ministri è, per convenzione, un membro della Camera dei Rappresentanti (Camera Bassa). Per quanto riguarda la durata della carica di deputato della Camera dei Rappresentanti, l’articolo 45 della Costituzione giapponese recita: “I deputati della Camera dei Rappresentanti restano in carica per 4 anni. Tuttavia, in caso di scioglimento della Camera, la durata della carica termina prima dei 4 anni.” Per questo motivo, siccome al massimo dopo 4 anni questa carica scade perchè ci sono le elezioni, si deve richiedere la fiducia agli elettori. Inoltre, nei casi in cui per le questioni importanti riguardanti il Governo il Presidente del Consiglio chieda la fiducia del popolo, poichè secondo gli articoli 7 e 69 della Costituzione giapponese può sciogliere la Camera dei Rappresentanti, attraverso le “elezioni politiche di scioglimento” si ottiene che si deve riavere la fiducia.
Dall’altro lato, siccome la carica di Presidente del Consiglio italiano non ha un limite di durata, e non ha neanche il diritto di chiedere lo scioglimento delle Camere, non ha alcuna possibilità di avere la fiducia del popolo. Per questo motivo, come capo dell’esecutivo, l’unico mezzo che ha per richiedere la fiducia del popolo riguardo la condotta del suo Governo sono i referendum popolari. In Italia i referendum popolari sono molto frequenti, ma sullo sfondo si può pensare che siano legati a quello che ho descritto sopra. Per questo motivo si dice che i referendum popolari italiani “diventino di volta in volta un’occasione di tattica e lotta politica tra i partiti per farsi opposizione.”
In verità, ad avere la possibilità di chiedere lo scioglimento delle Camere non è il Presidente del Consiglio ma il Presidente della Repubblica, e l’articolo 88 della Costituzione italiana recita: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato...”
Nella proposta di riforma costituzionale presentata da Renzi in questa occasione, si proponeva di indebolire il potere del Parlamento, ma mi viene da pensare che proprio in ciò ci sia stata una forma di sfiducia nei confronti di un premier che non aveva ricevuto nessuna fiducia attraverso elezioni popolari. Tuttavia non si può proprio dire che Renzi sia stato sconfitto, perchè non si può trascurare il fatto che ha ricevuto il 40% degli appoggi, e non si può prevedere cosa succederà in Italia a livello politico nel prossimo futuro.
posted by Studio Legale Kanayama at 11:05| Vento d'italia
Il Giappone e' al 111 posto
Il Giappone è al 111̊ posto.
Il 26 ottobre 2016 il World Economic Forum ha reso noti i dati relativi al divario tra i due sessi nel rapporto "Varie disparità tra i due sessi nel mondo - 2016".
Circa tre anni fa avevo scritto l'articolo "Il Giappone è al 105° posto", e da allora il nostro Paese anziché salire di posizioni è sceso ancora di più. Perché mai?
Insomma, il Giappone è al 111° posto su 144 Paesi.
Guardando i primi 10 posti della classifica, i primi posti sono dominati dai Paesi del Nord Europa, con al primo l'Islanda, al secondo la Finlandia, al terzo la Norvegia, al quarto la Svezia, al quinto il Ruanda, al sesto l'Irlanda, al settimo le Filippine, all'ottavo la Slovenia, al nono la Nuova Zelanda, al decimo il Nicaragua.
Guardando i Paesi che hanno partecipato al G7 tenutosi a Iseshima in Giappone, troviamo la Germania al 13° posto, la Francia al 17°, l'Inghilterra al 20°, il Canada al 36°, l'America al 45° e l'Italia al 50°. Tra i Grandi Sette il Giappone si piazza all'ultimo posto, ed essendo anzi miseramente oltre la 100 posizione, si potrebbe dire che non abbia neanche i requisiti per far parte del G7.
Confrontiamo la posizione del Giappone nei vari anni e vediamo che nel 2006 stava all’80° posto, nel 2007 al 91°, nel 2008 al 98°, nel 2009 al 101°, nel 2010 al 94°, nel 2011 al 98°, nel 2012 al 101°, nel 2013 al 105°, nel 2014 al 104°, nel 2015 al 101°, e infine nel 2016 al 111°, il piazzamento peggiore di sempre. La condizione sociale delle donne giapponesi anziché migliorare, peggiora sempre di più.
Insomma, la disparità tra uomini e donne in Giappone, considerata sia a livello internazionale sia a livello di progressione temporale, è in una condizione pessima.
Questo indice si ottiene tenendo in considerazione quattro valori di discriminazione tra uomini e donne (partecipazione alla vita economica e opportunità; educazione scolastica; salute e durata della vita; potere di influenza politica), che vengono valutati separatamente per ogni Paese.
La posizione globale del Giappone è la 111a, ma nel settore della “partecipazione alla vita economica e opportunità” è la 118a, in quello dell'”educazione scolastica” la 76a, in quello della “salute e della durata della vita” la 40a, in quello del “potere di influenza politica” la 103a.
All'interno di queste quattro categorie ci sono altre 14 sottocategorie. All'interno della categoria economica, nelle “stime di guadagno” siamo al 100° posto, nelle “posizioni di manager, alti livelli di amministrazione pubblica e legislativa” siamo al 113°, nel settore del “lavoro tecnico e specialistico” siamo al 101°; nel settore dell'educazione scolastica siamo al 108° posto nella categoria di “educazione di alto livello”; nel settore della politica siamo al 122° posto nella categoria della “percentuale di donne in Parlamento”.
In particolare per quanto riguarda la “percentuale di donne in Parlamento”, che è la posizione peggiore, secondo i dati della Presidenza del Consiglio, al dicembre del 2015, nella Camera dei Rappresentanti (la Camera Bassa) le donne sono solo il 9,5% (45 membri), mentre nella Camera dei Consiglieri (la Camera Alta) sono solo il 15,7% (38 membri). E ancora, nella percentuale di donne nei posti di lavoro statali, il numero di dirigenti donne delle sedi centrali degli uffici amministrativi ministeriali è del 3,5%, mentre la percentuale di alti dirigenti donne di questi uffici è del 3%. In questa situazione è inevitabile che l’opinione delle donne non venga rispettata dalla politica.
In confronto a questa condizione del Giappone, quella dell’Italia è fantastica. Mentre nel 2006 l’Italia era nella 77a posizione, e il Giappone nell’80a, e quindi quasi sullo stesso livello, nel 2016 l’Italia è riuscita a salire fin ben alla 50a posizione.
Osservando la posizione dell’Italia nelle quattro macro-categorie, nella “partecipazione alla vita economica e opportunità” si trova al 117° posto, nell’”educazione scolastica” al 56°, nella “salute e durata della vita” al 72° posto, nel “potere di influenza politica” al 25° posto.
Per quanto riguarda la “partecipazione alla vita economica e opportunità” il Giappone si trova al 118° posto, e quindi ha una disparità tra uomini e donne quasi simile all’Italia, ma se si guarda al “potere di influenza politica” il Giappone si trova ben 80 posizioni sotto l’Italia, cioè al 103° posto. In particolare, nella “percentuale di donne in Parlamento” l’Italia si trova al 39° posto, e nel “numero di ministri donne” si trova in altissima posizione, al 10° posto.
Infine, sulla “Classifica delle percentuali di donne in Parlamento” del 2015, che compare sulla bacheca della IPU (Inter-Parliamentary Union), si legge una statistica in cui su 189 Paesi l’Italia si trova al 38° posto con il 30,109% (286 parlamentari donne), mentre il Giappone si trova al 147° posto con l’11,60% (83 parlamentari donne).
Analizzando dunque queste classifiche mondiali, si può capire bene che tipo di leggi e di sistema si dovrebbero creare, e che tipo di abitudini si dovrebbero cambiare.
Avv. Atsumi Reiko
Trad. Lasio Diego
posted by Studio Legale Kanayama at 13:16| Sulla parita' dei sessi
L'approvazione della Legge sull' Uguaglianza
L’approvazione della Legge sull’Uguaglianza
Vorrei parlarvi della Legge sull’Uguaglianza, che tutti voi conoscete.
Viene chiamata abbreviatamente Legge sull’Uguaglianza, ma il vero nome attuale di questa legge è “Legge riguardante la preservazione delle pari opportunità e del paritario trattamento tra uomini e donne nell’ambito lavorativo”.
Questa legge è stata approvata il 17 maggio del 1985 (anno 60 dell’Era Showa), ed è entrata in vigore il 1 aprile del 1986 (anno 61 dell’Era Showa).
A proposito, non è una cosa molto risaputa, ma la Legge sull’Uguaglianza è stata formulata come una revisione della “Legge sul benessere delle donne lavoratrici”, che fu approvata nel 1972 (anno 47 dell’Era Showa). Per questo se la si cerca nella raccolta dei Sei Codici, c’è scritto che è stata promulgata il 1 luglio dell’anno 47 dell’Era Showa. Forse perchè è una revisione della precedente legge, ma quando fu approvata nel 1985 il suo nome completo era “Legge riguardante lo sviluppo del benessere delle donne lavoratrici attraverso la preservazione delle pari opportunità e del paritario trattamento per uomini e donne nell’ambito lavorativo”.
Il fatto che si sia proceduto con una revisione, nonostante il nome, i fini e il contenuto della legge fossero completamente diversi, dà una sensazione strana, ma in verità anche l’attuale “Costituzione del Giappone” è stata approvata attraverso una procedura di revisione della “Costituzione del Grande Giappone”.
All’inizio della “Costituzione del Giappone” c’è scritto: “ Io come Altezza, adeguandomi alla volontà del popolo giapponese, sono profondamente felice che si sia arrivati a fissare le fondamenta per la costruzione di un nuovo Giappone, e approvo la modifica della Costituzione Imperiale ottenuta attraverso il voto del Parlamento Imperiale in osservazione della Legge 73 della Costituzione Imperiale stessa e in seguito alle consultazioni avute nelle stanze dello Stato, e qui la promulgo.”
C’è chi dice che l’attuale Costituzione sia stata fatta scrivere forzatamente dagli Stati Uniti d’America, ma se così fosse, allora gli Stati Uniti avrebbero forzato la modifica per intero, compresa la parte in cui dice che l’imperatore di allora era profondamente felice di approvarla, o che si sono consultati con le stanze dello Stato, o che il parlamento imperiale l’aveva votata.
Tornando al discorso sulla Legge dell’Uguaglianza, poiché negli Anni Sessanta c’era una grande discriminazione verso le donne lavoratrici, è stata richiesta ad alta voce una legge sull’uguaglianza nel lavoro dai sindacati e dalle associazioni di cittadine. Anche se le donne volevano continuare a lavorare, le ditte di allora le allontanavano dal posto di lavoro producendo dei regolamenti che prevedevano cose come il pensionamento a 30 anni o le dimissioni per matrimonio, e inoltre lo stipendio era circa la metà di quello degli uomini. Ovviamente, poi, le donne non avevano nessun tipo di promozione di livello nè aumento salariale.
Tuttavia il Governo e il mondo delle aziende ignorarono completamente queste richieste da parte delle donne, e nonostante ci fossero molte voci contrarie, approvarono questa Legge sull’Uguaglianza.
In questa Legge sull’Uguaglianza ci sono parecchi punti che non vanno. Per prima cosa, anche se si parla di “uguaglianza”, questa non riguarda pari condizioni di lavoro o di trattamento, ma solo “pari opportunità”; secondo, siccome per il datore di lavoro c’è scritto solo che ha il “dovere di impegnarsi”, le donne lavoratrici non hanno nessuna possibilità di fare qualcosa nei confronti di un datore di lavoro che non rispetta questa legge; terzo, con la revisione in questa legge sull’uguaglianza sono state abolite le norme che proteggevano le donne riguardo gli orari lavorativi come le ore di straordinario e le ore di lavoro notturno previste dalla Legge sugli Standard del Lavoro.
In poche parole, nello stesso tempo hanno perso le “protezioni” e non hanno ricevuto nessun tipo di “uguaglianza”.
A proposito, c’è un libretto di ben 150 pagine intitolato “Per l’uguaglianza tra uomini e donne che lavorano – verso l’istituzione della Legge sull’Uguaglianza dei lavoratori”, pubblicato dall’Associazione degli Avvocati del Giappone nell’ottobre del 1983 (anno 58 dell’Era Showa). A pagina 21 di questo libretto c’è pubblicata la “bozza con le linee guida della Legge sull’Uguaglianza tra uomini e donne che lavorano”. Siccome era solo una bozza, alla fine non è stata messa alla luce, ma si può capire bene come la pensava l’Associazione degli Avvocati del Giappone di allora.
Negli “obiettivi” riportati nell’articolo 1 ci sono scritte le seguenti cose:
“Questa legge pone l’uguaglianza tra uomini e donne come obiettivo di base, e alla luce del fatto che i diritti delle lavoratrici sono dei diritti fondamentali dell’uomo che non possono assolutamente essere ignorati al fine di assicurare la dignità della persona, e riguardo il periodo di lavoro e il trattamento, è vietato agli utilizzatori di discriminare le donne, e allo stesso tempo attraverso la necessità di arrivare alla creazione di una procedura rapida e corretta che aiuti le donne in caso di una violazione di diritti o di guadagni dovuta a quel trattamento di discriminazione, si pone quindi l’obiettivo di arrivare velocemente a un’uguaglianza tra uomini e donne nell’ambito lavorativo.”
Nella “definizione di discriminazione nel trattamento” dell’articolo 2, ci sono scritte le seguenti cose:
“Comma 1 In questa legge per trattamento discriminatorio nei confronti delle donne, si intendono i seguenti casi.
1) Un trattamento discriminatorio che provochi una diseguaglianza o uno svantaggio, giustificato dal fatto che a subirlo è una donna
2) Un trattamento discriminatorio che provochi una diseguaglianza o uno svantaggio, giustificato da condizioni particolari come età, il fatto di essere sposata o meno, di avere figli o meno, dal curriculum scolastico o dall’aspetto fisico, ecc.
3) Un trattamento svantaggioso, che anche se non rivolto espressamente alle donne, nei fatti produca una esclusione o uno svantaggio solo alle donne
4) Giustificato dall’uso di un diritto che protegge le donne fissato dalle Legge sugli Standard del Lavoro o altre leggi, un trattamento svantaggioso
Comma 2 Ogni misura speciale per la veloce attuazione dell’uguaglianza tra uomini e donne e per la protezione delle donne prevista dalla Legge sugli Standard del lavoro, non viene vista come trattamento discriminatorio.”
E andando un po’ più avanti:
Nelle “pene” previste nell’articolo 7, ci sono scritte le seguenti cose:
“Per le seguenti azioni si prevedono delle pene, previste al punto 1 e 2 come di doppia responsabilità dell’azienda e della persona fisica, e queste pene verranno applicate sia a chi commette effettivamente l’infrazione, sia all’azienda:
1	trattamento discriminatorio che infrange le norme previste da questa legge
2 un azione illegale riguardante le procedure di indagine o di udienza sul caso
3	infrazione di un ordine che prevenga queste discriminazioni
Anche solo leggendo fino a qui, si capisce abbastanza che la “Legge sull’Uguaglianza” approvata nel 1985, non rispondeva affatto alle richieste fatte dalle donne.
posted by Studio Legale Kanayama at 10:46| Sulla parita' dei sessi
Modifica del codice civile Periodo di divieto di risposarsi
Periodo di divieto di risposarsi
1, Contenuti delle modifiche
Il 1 giugno del 2016 è stato modificato l’articolo 733 del Codice Civile, ed è entrato in vigore il 7 giugno.
Il testo del vecchio articolo 733 era il seguente:
“Comma 1, Una donna non può risposarsi se non dopo che sono passati 6 mesi dal giorno della invalidazione o dell’annullamento del matrimonio precedente.
Comma 2, Nel caso in cui la donna fosse in stato di gravidanza da prima dell’invalidazione o dell’annullamento del matrimonio, il comma precedente non si applica dal giorno del parto in poi.”
Questo è il testo dell’articolo 733 dopo la riforma:
“Comma 1, Una donna non può risposarsi se non dopo che siano passati 100 giorni dalla data della invalidazione o dell’annullamento del matrimonio precedente.
Comma 2, Il precedente comma non viene applicato nei seguenti due casi:
1 Nel caso in cui la donna non fosse in stato di gravidanza nel giorno dell’invalidazione o dell’annullamento del matrimonio precedente.
2 Nel caso in cui la donna abbia partorito in data successiva a quella dell’invalidazione o dell’annullamento del matrimonio precedente.”
2, Il vecchio Codice Civile
In verità il vecchio articolo 733 è stato promulgato nel periodo Meiji, per l’esattezza nell’anno 31 dell’Era Meiji (1898).
Nel vecchio Codice Civile l’articolo 767 legiferava che “La donna non può risposarsi se non dopo sei mesi dalla data della cancellazione o dell’annullamento del matrimonio precedente.”
Il punto, secondo il membro della Commissione per la ricerca sul Codice Legale, il professor Ume Kenjiro, è che “questo articolo era stato promulgato per evitare confusione nella linea sanguigna della famiglia”. In poche parole, se la donna si fosse risposata dopo il divorzio, sarebbe stato difficile decidere se il bambino nato sarebbe stato figlio del marito precedente o del nuovo marito, e in caso di errore anche la linea sanguigna di discendenza avrebbe avuto degli errori. Nel periodo del vecchio Codice Civile c’era il cosiddetto sistema della Famiglia Padre-Primogenito in cui solo il primogenito maschio poteva ereditare i beni della famiglia, e in cui veniva data particolare importanza alla “linea sanguigna familiare”.
C’è da meravigliarsi che una legge del genere sia stata modificata solo nel 2016 e che sia stata in vigore per oltre 100 anni.
3, Riguardo questa modifica
Con la modifica il periodo di sei mesi è stato ridotto a 100 giorni, e nel caso si soddisfino i criteri del comma 2 dell’articolo 733, ci si può risposare anche entro i 100 giorni.
Nei dettagli, è necessario ○1 il certificato medico che certifichi la gravidanza dal giorno dopo il divorzio, ○2 il certificato medico che certifichi in un periodo determinato dopo il divorzio il non stato di gravidanza, ○3 il certificato medico che certifichi il parto dopo la data di divorzio. Inoltre, allegando uno di questi certificati, verrà accettata la registrazione di matrimonio all’ufficio dello stato civile. Ovviamente per il certificato medico del dottore sarà necessario effettuare degli esami clinici, che richiederanno anche un certo numero di giorni prestabiliti per avere gli esiti.
4, La sentenza della Corte Suprema di Giustizia e i problemi futuri
A proposito, l’occasione per attuare questa modifica del Codice Civile è stata una sentenza di cassazione della Corte Suprema di Giustizia del 16 dicembre 2015 (Anno 27 Heisei).
È l’enorme frutto della tenacia di una donna coraggiosa che ha intentato una causa per “principio di incostituzionalità dell’articolo 733 del Codice Civile rispetto all’articolo 24 comma 2 della Costituzione giapponese”, vinta combattendo fino al terzo grado di giudizio presso la Corte di Cassazione.
Proviamo a presentare le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha giudicato, riguardo la parte concernente 100 giorni, “l’articolo 733 del Codice Civile contrario alla Costituzione giapponese”: primo, nella società odierna in cui la medicina e la scienza sono progredite, è difficile giustificare un periodo di divieto posto con i criteri del vecchio Codice Civile; secondo, soprattutto a partire dal periodo Heisei (gli ultimi 25-30 anni) l’età in cui ci si sposa è salita e sono aumentati anche i divorzi e le seconde nozze, per cui sono sempre più le richieste di diminuire al massimo le restrizioni legate a un nuovo matrimonio; terzo, c’è la tendenza nei vari Paesi del mondo ad eliminare gradualmente le varie leggi che fissavano un limite temporale dopo cui ci si poteva sposare, come per esempio l’abrogazione di queste leggi avvenuta in Germania nel 1998 o in Francia nel 2005; quarto, la libertà di matrimonio viene valutata in modo abbastanza importante dall’articolo 24 comma 1 della Costituzione giapponese; quinto, se si considera che non si può limitare solo al caso delle seconde nozze il fatto che una donna metta al mondo un figlio dopo esser rimasta gravida da prima del matrimonio, ciò crea dei problemi se si vieta per un certo periodo a una donna in stato di gravidanza di sposarsi solo nel caso di seconde nozze.
Tuttavia, anche ammettendo che il limite venga accorciato a 100 giorni, poichè l’uomo non ha nessuna limitazione temporale del genere e può risposarsi già dal giorno dopo il divorzio, mettere questa limitazione solo alla donna sarebbe una restrizione alla sua libertà personale, e potrebbe essere considerato una discriminazione sessuale nell’ambito del matrimonio. Inoltre, visto che al giorno d’oggi con l’esame del DNA si può facilmente verificare la paternità, si può ritenere che non ci sia nessuna possibilità di confusione della “linea sanguigna familiare”.
A tal proposito, il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne continua da qualche tempo a promuovere “l’abrogazione di ogni tipo di legge che preveda solo per le donne un periodo di divieto temporale per risposarsi”, e anche nel marzo del 2016 ha emanato un altro comunicato per il medesimo obiettivo.
posted by Studio Legale Kanayama at 13:24| Sulla parita' dei sessi
(11/11)La casa automobilistica Toyota-5
(11/11)La casa automobilistica Toyota-4
(05/23)La casa auto,obilistica Toyota - Le mortti da sovraffaticamento sul lavoro
(05/09)La casa automobilistica Toyota - 2 Il sistema Toyota
(04/20)La casa automobilistica Toyota-1 La numero uno al mondo
Vento d'italia(17)
Sulla parita' dei sessi(8)
Slla parita' dei sessi(0)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Articolo 57

Articolo 60

Articolo 70
 articolo 70
 articolo 733
 articolo 733
 sentenza 
 sentenza 
e contrario