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Timestamp: 2018-12-15 04:13:00+00:00

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 26 aprile 2012, n.16000. In tema di reati fallimentari, è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento, qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell'evento - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 26 aprile 2012, n.16000. In tema di reati fallimentari, è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento, qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento
In tema di reati fallimentari, è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento, qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento, sempre che il terzo abbia operato con la consapevolezza dello stato di generica difficoltà economica dell’impresa e la volontà di aiutare l’imprenditore in dissesto a frustare gli adempimenti predisposti dalla legge a tutela dei creditori dell’impresa.
SENTENZA 26 aprile 2012, n.16000
1. Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 19 novembre 2011, ha convalidato il fermo, applicando contestualmente la misura cautelare personale della detenzione in carcere, di D.P. indagato, quale beneficiario economico di operazioni poste in essere da legali rappresentanti della Fondazione, per alcuni delitti di bancarotta fraudolenta per distrazione in danno della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, ammessa al concordato preventivo con decreto 27 ottobre 2011 del Tribunale di Milano.
2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione l’indagato, a mezzo dei proprio difensore, lamentando:
3. Risulta, altresì, depositato un motivo aggiunto di ricorso che evidenzia una violazione di legge e una illogicità della motivazione in merito alla sussistenza degli indizi di un concorso nei contestati delitti di bancarotta.
4. Risulta, infine, proposta all’udienza avanti questa Corte questione di legittimità costituzionale, per violazione dell’articolo 3 della Costituzione, della novella di cui alla legge 80/2005 nella parte in cui ha introdotto la possibilità di ricorrere alla procedura di concordato preventivo anche in caso di ‘crisi’ dell’azienda e non soltanto in caso d’insolvenza.
1. Il ricorso merita accoglimento per quanto di ragione.
2. Alla luce di un recente intervento delle Sezioni Unite di questa Corte (v. Cass. Sez. Un. 30 settembre 2010 n. 43428) in tema di modifiche dell’istituto del concordato preventivo e loro incidenza in campo penale devono premettersi alcune considerazioni in punto di diritto.
3. È, inoltre, giurisprudenza da tempo consolidata che le fattispecie penalmente sanzionate nella formulazione della norma fallimentare, si realizzino indipendentemente dalla eventuale successiva dichiarazione di fallimento: infatti, parificando il decreto di ammissione al concordato preventivo (e, prima della recente riforma di cui alla L. 14 maggio 2005, n. 80 ed al D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, all’amministrazione controllata), non si è voluto che gravi comportamenti verificatisi prima, e anche in assenza, del fallimento restassero impuniti, sicché esso viene ad assumere la stessa funzione e a svolgere la stessa efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento nelle ipotesi ordinarie di bancarotta (v, di recente, Cass. Sez. V 18 settembre 2007 n. 39307 e 2 marzo 2011 n. 15061).
4. Quanto fin qui espresso rende quasi integralmente condivisibile la motivazione del Giudice dell’impugnata ordinanza.
5. Quello che la Corte ritiene, però, meritevole di un esame più approfondito è l’aspetto, che non risulta concretamente sviluppato dai Giudici del merito, dell’esistenza del dolo del concorrente extraneus nell’ambito del contestato reato proprio di bancarotta per distrazione.

References: sentenza 
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SENTENZA 
 Cass. Sez. 
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 Cass. Sez.