Source: https://it.scribd.com/document/76687039/Programma-Del-Corso-Di-Diritto-Criminale-Tomo-2-08
Timestamp: 2019-10-15 23:55:30+00:00

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Deve per6 notarsi che non deflette dai principii fondamentali la regola per la quale il mero partecipante alla
violenza carnale commessa da altri si vuole imputabile alIa pari di colui che principnlmente la consum con soddisfacimonto eeclnsivo della sua sensualiih (1). La concorrenza all' atto consumativo del delitto con piena scienza, con volontit di agevolarlo fino al suo termine, e con efficace cooperazione, richiamano a questa ipotesi i principii generali sulla cornplicitd. Cotesto partecipante non potrii dirsi coatcfore, ma neppure potr8 dirsi semplice ausifiutore. Non potr5 dirsi coazctore, perdi& fisicamente non prese parte nell' atto consumativo : ma dovrb dirsi correo perchb Ia opera sua concorse attualmente ad agevolare 1' atto consumativo in sua presenza eseguito da altri. E quando dico pre.wzm, non intendo parlare di pwsenza esclusivamente materiale, ma eziandio .di presenza morale : cosicchb colni che facesse la guardia fuori della stanza entro la quale i compagni suoi consumano la violenxa, sarebbe correo del delitto, concorrendo nella sua forza fisica al momento della consumazione.
(1) Vcdasi S o b i l t e r o excrc. 49, S. 105. Delle diverse forme di complicit da notarsi che nel presente reato nou sembra coucepibile quella che nelle scuole assume il nome spcciale di rna~zdaton delinqucrc, essendo nelle condizioni del tnandalo la utilil esclusiva del niandaute (S. 452,453) ctie male pu concepirsi in un reato che ha per solo fine il piacere sensuale dell' autore lisico. Potra bens trovarsi anche
in questo realo la complicit per coosiglio o per isdig~zionr
dettata do. un malvagio anlriio senza riessun inleresse proprio. Ed in quesie, come nelle oltre co~fiqurazionidella partecipazione nel presente titolo di delitlo, poiri tornare a sorgere la ioteressnnte qciastione della comunicazione delle afigravanti deslinte dalla persolla dell'autore fisico (padre, servo, padrone, casoeriere, minislro del culto) ma non ricorrenti nel complice. Ad escludere simile comunicazione sonosi posto innanzi niiovo osservazioni, e niiove distinzioni dallo illustro B e r n e r , professore a Berlino, nella interessante sua operu Elementi d i dirilio penule tit. 3, S. 100 e 110.
La dottrina del grado nella forza morale del dclitto non richiama a considerazioni eccezionali nella materia della violenza carnale, por quanto attiene alla minorante della eth (i),delln ubriachezza, del sordomutismo, del sonnambulismo, e dell' errore. La scusa della coazione sar difficilmente applicabile a questo reato, Soltanto merite~oledi qualche 0sservazione speciale sono le due ipotesi della wm?z?'@ e degli affetti. Essendo mostrato dalla esperienza chc (tranne il caso eccezionale di un amore furente) cluesti roati hanno I' ordinario loro impulso in an erotisrno esaltalo, che per lo pib B consegneriza di viziose abitudini, comprende ognuno che lo amniettere come scusa al medesimo la cosi detta mania erotica, quanqo s i limita entro le forme di nuii smoderatezza di appetiti, sarebbe pericolosi~sirrio ed equivarrebbe a dare una patente dpimpuni@ 1 1 tutti cotesti malefizi. La scusa deve ammettersi dunque soltanto allora qnando I'erotismo abbiti talmente affetto T funzioni organiche del cervello d.? e
generare una vera mania con delirio; nel qual caso, mancando la coscienza del male che si fa, esige giustizia che la imputabilit si cancelli (2). Occorrono dunque in tali emergenze accuratissimi studi ai medici legali e grande cautela ai magistrati.
(1) Sulla minorante della eti in questo malefizio parve elevasse dubbio qualche valente scrittore, per esempio il P u t tn ~ a n n 596. nla poichS non trovo allegate le speciali raS. gioni sulle quali vorrebbe ordinarsi simile rigore; n& a me dato indovinare tali ragioni; ed anzi la natura del delitto sembranclo~ni aprire adito alla pih facile ammissione della scusa desunta dall' impeto giovanile, non credo meritevole di parlicolare dimostrazione 1' accoglimento della regola generale. (2) Io ebbi un caso pratico di mania erotica in un giovine delle nostre montagne clie nella primavera del 1855 uscito sulla pubblica via assali I' una dopo I' altra successivamente tre donne, e tutte le violent con effetto senza fare parola. Giustificai che per molti anni antecedenti quel giovine aveva subito in primavera degli accessi di furore ed era stato sottoposto a cura niedica con pronto e perfetto ristabilimento. Gli antecedenti e concomitanti e susseguenti confortavano la difesa. Egli fu assoluto. Fui curioso per mio studio di tenergli dietro, e d ecco la storia. Egli fu rimesso alla potest economica la quale lo consegn al padre con precetto di dar SUbito avviso all'autorit ogni volta che il figlio mostrasse preludii di esaltazione. Nella primavera del 1854 il padre rrii venne innanzi dicendomi che la sera precedente suo figlio aveva dato chiari segnali di aberrazione d' intelletto. Lo condussi alla delegazione; il giovine fu posto in stanza di osservazione e dopo pochi giorni di cura la sua mente tornb in ordine perfetto. Nel 1855 commise la imprudenza di recarsi in Corsica a lavorare. Informatomi di lui dai suoi corrip a p i al ritorno seppi che era rimasto nelle mani della giw stizia francese, e condannato a pena oriminale per violenz~
- 348 alle donne. Probabilmente fu vittiuia di un nuovo accesso di furore non valutato da quei giurati ignari dei suoi nntecedenli.
In quanto agli a f ~ t t egli B manifesto che la scusa i dell' i ~ a del giusto d0lor.e trovano difficilinetite e termini abili in questo reato, se non voglia immaginarsi il caso, assai problematico, di un marito dle vendichi il patito adaltorio violentando la douna del drudo; o quel10 anche pi problematico del proprietario che violenti la ladril colta in flagranti. Rla poichD sc il caso ordinario di questo delitto proscntn per suo impulso un disordinato hiasimcvole appetito che cerca suo sfogo sopra una donna qualnnclne, ~ J U Operaltro talvolta procedere da un desiderio puramente relativo eccitato dalla passione di un prepotente a.mo.r.e; cosl i pratici promossero a questo proposito la elegante quostione se in siffatta specialit&criminosa dovesse 1' arnoro accogliersi come degradante la impatazione ( l ) .Noi stabilimmo ( 9.321, 322) che la passiooe non poteva accettarsi come clogradante la forza morale soggettiva clel delitto, tranne quando era cicca; e che come cieca non poteva riconoscersi una passione se non quando eccitavasi all' aspctto cli un male patito o temuto. Laonde 1' amore nel suo rapporto col crimine di violenza carnale non potendo offrire 1' aspetto di un male patito o temuto che agisca snlla determinazione volitiva, ma soltanto 1' appetito di un bene sexisibile Ha conseguirsi; la logica coerenza ai pr'incipii ci porta a negare rocisamcnte ogni influsso giuridico a cotesta circostanza quando @i contempli sotto la formula di deg~acEntela imputazione,
(1) Esplicito in questa opinione il D' A n e t h a n de >neI s qui iinpetu tractus ardentis ditato deliclo pay. 61 amoris nefandam v i m intulerit virgini honestae pudicitiae, mintts deliquisse censendus est, qunm i s qui habito consiZio deliberatam et execrandanz libiditzem satiaverit. La idea che lo impulso maggiore della tentazione dovesse essere scusa al malefizio, diede occasione alle pi singolari speculazioiii nella materia nostra. Si elevb ( a modo di esempio) la disputa se dovesse pi severamente punirsi il violelitatore di donna vecchia e brutta che non colui il quale avesse oscenamente vituperato una giovinetta avvenente: tale questione pu vedersi trattata in P u t t m a n n $ 5 7 6 - L u d o v i c o dissert. an et quatenus nffectus humani in foro considerentur, S. 46 B r u n n e m a n n de proc. inquisit. cap. 9, n. 65, 66 R i t t e r de eo quod j u s t u ~ nest circa pulchritzcdinem S. 41, pay. 3 9 T o r r e de crimine et poena stupri, crrgum. 25, n. t 2 D a m h o u d e r praxis r e r . c r b . cap. 95, n. 13 et seqq. - B e i. l i C h i o pars 5, concl. 38, n. 7 2 et conclus. 39, n. 16. Kl e i n disserlat. vol. 1, dissertcil. 10, tle miliyatio~tepoenctrum f a v o ~ e??zatrin&onii, 2, n. 184 cap. R i l z i n g e r in dissert. de poenis varior. dclicl. concl. 27 ad fin. png. 64. I1 L a n g l e o f semcslrizcnz lib. 8 , cap. 1, pag. 4 9 4 ) volle fondare la mitigante della belta sull'.autorit di S. Giovanni Grisostomo, dimenticando che pericoloso sempre nei giure punitivo E lo argomentare dalla morale sia che in un senso di benignit, sia che in un senso opposto ci voglia farsi. Trovaci ancora chi vuole ragionare cotesta dottrina sotto il punto di vista del danno, allegando che la contaniinazione reca minor danno alla bella che alla deforme, perch la prima nella propria bellezza ha ragione di sperare una occasione di nozze quantunque contaminata: laddove la seconda deserta della pudicizia e della belt i . ridotta in pi disperata condizioiie. E non si vide che cotesto argomento poteva ripetersi nel confronto della donna ricca con la donna povera. Io non credo che con sifi'atte sp~culilzioni sia da augurarsi oggi grande viaggio nel fhro, per quanto
- 350 in :iltri tempi possano essere state benefiche a declinirrt: lu pena di morte.
g. 2539.
Bens la condizione puramente r e 2 ~ t i . odelI' ay~ petito che mosse alla violenza carnale io credo che possa e debba calcolarsi come criterio misuratore clella qvantita politica del reato. E incontrastabili: che il fatto di un uomo brutale che nel Bornicilio di lei, ad altrove, repentinamente assalga una clonril-r appena a lui conosciuta n seco legata da vernno antecedente rapporto, esprime il ruussiiuo grado di allarme che possa immaginarsi in questa forma di malefizio; in faccia ad un' aggressione eccitata da animalesco appetito non vi i: donna per prudente che sia la quale possa dirsi sicura: B in opposti termini 1' analogo corrispondente dell' omicidio per libidine di sangrie, che spaventa ogni uomo, perchi: tutti indistintamente espone a l pericolo del suo riniiuvtimcnto lascianilo quasi del tutto impotente privata difesa. IAaddove 1 amante d ~ e ' corrisposto d:tlla nmasia sua si B lasciato trascinare in un iuonlento di ebbrezza a superarne l repugnanza a rriedianto 1' uso di forza, commette un crimine che per quanto sia brutto e vituperevole svolge il i'isultarnento di un allarme minore del precedente. ogni donna pensa che sovra lei non avrebbe quel1 uomo osato altrettanto, ognuno calcola cbo la don* ' zella fu vittima della propria imprudenza, e che conoscena0 le amorose voglie del giovanc non ilovevx esporsi ad essere colta eoletta da luf,'e poteva Con ctiutela maggiore prevenire l'ooltraggio propriio .)i qui rainorasi in sirnilc caso la diffundibilit5 del clan-
- 351 no mediato. Chi accettasse come normale la dottrina della spinta criminosa troverebbe questo secondo caso pih grave del primo, perchb allo impulso della libidine che e comune ad entrambo aggiunge lo impulso dell' amorosa passione. Rla chi seguita invece la pi vera dottrina, che dalla forza oggettiva del. malefizio rileva la giusta misura della quantit del reato, Bisogna che decida diversamente. Non pub fare appello alIa teorica del grado, perch la forza morale soggettiva del maleiizio non si minora per il concorso di un appetito che o sotto una o sotto altra forma, la condizione normale del delitto di carne. Ma fa inveco appello alla teorica della ~luantith:e trovando nella seconda forma di xualefizio una forza morale oggettiva minore per la minore difl'ondibilita del danno mediato, conclude che la quantilh politica del misfatto B nella seconda notahilniente rilino~eche nella prima. E questa una prima osservazione (1).
(1) La scuoln germanica del decorso secolo po~iovala tcorica degli affefel.tl escusanti sopra una base diversa da quella so cui la pone la scuola italiana moderna. Essi p r e n d e v ~ i i ~ ) per regola ( L ti d o v i c o at, et quatenits afle'ccli~shumnni in fbro co~zsiderentur) che l' impeto degli affetti allora solt:inlo dovesse ammettersi come scusa sll' olTensore c~uando 11' era stato causa un fatto illecito delL70ffeso. Asuisa li) dottrina su questo terrena venivailo alla conclusione clir: l' amove non fosse scusa alla violenza cnruole, perclh non crii colpii dello donna essere bella ed appsricccote ed avere occitkiiv i rlcsiderii del]' uomo. I1 C a r m i g n u n i al contrario fondo 13 dottrina degli affetli non sul. punto di vista morale, ma siil Iiuriio di viela psicolugico e sul calcolo delle forze dcl delirto. E dls[iriguen<o fra passioni cieche e passioi~i ragiori:iti.icl; e
attribuendo il primo carattere alle passioni cbe muovono all' aspetto di un male, ed il secondo carattere a quclle clio procedono dall' appetitq di un bene, ci condusse lilla identica ennclusione: poich I' amore non presentando all' auirna un male da evitare, ma un bene sensibile da conseguire ed un appetilo da soddisfare, non pub essere noveralo tra gli aCfelli che degradano la forza morale del delitto. In quanto psrb al problema che adesso ci occupa, s e cio la procacitA della donna debba amoletlersi come sousa al violentatore, lo due opposte scuole giungono sempre al13identico risultamento; ina con una formula e modo sostanzialmente diverso. La dottrina che guarda le passioni solto 1 punto di vista morale 1 trova nello affetto eccitato per la procacit della donna 1111a passione ehe ebbe la stra causa nel fntto in~prudentodello stesso offeso: e conseguente, ai suo principio trova una degrud(rtile nella i~nputaziono.Per tal guisa colesta forma viene a rientrare nella dollrina del grado. Al contrario la teorica del C a r m i ji n a n i, per ci che ho osservato, recisamente si oppone a cbtp l' amore ( semplice appetito di b e n e ) si noveri fra le cause che per s sole, tranne il caso del pericolo 0 dalino dell' oggetto amato, possa ;immettersi conie degradante Iti forza morale sozgettiva del rnalcflzio. Laonde i dettati della nostra scuola ne coslririgono a riferire non pih alla teorica del grado, ma alla teorica della quuntild politica del malefizio la procacil ed eccitamenti della donna considerati come influentf sul reato di violenza. La richiamano a ragiorlc ai calcoli della qiiaillit politica, per la minore diffoudibilit2 del danno medialo; la quale i? sempre minore por i princlpii fondsnicntali della dottrina (5. 202) tuttc Ie volte clio l'offeso ecciti) egli medesimo il delitto con la imprudcnzu propria; confortandosi per siffiitta cacione neil' animo dei cittadit)i 13 fede nell:~potenza della difesa privata in faccio a similo forma di liialefizio; a sillvarsi dalla quale bacpa alla donna lo CgJer r~rudcntc, e serbare il doveroso coiitcgno che la rriodeslia Ic impone.
31a (pesta apre 1 alito ai1 una seconda osaerva' ziuxie. Xei tonuini della violonza carnale usata ilal1' amante suil' amorosa sua, & forza ancora distin-
guere scconclo il tlirerso contegno ndoperPntoda Icl. Se la donzelln rnostrossi tenacemente pudica e remente ad ogni trattamento confidenziale, il c a ~ : avrh rnnggiore gravita. Xa se invece In donzelii stessa rnostrossi procace ad cccitare le voglie del1' aruazite, se a lui fu cortese di certi preiudii i quali lo inco~aggiaronoa Lramare di piu, e lo resero audace a sl)eilare una completa vittoria; sia pure che ella seriainente non. volesr;ct quel piii che le venne fatto, sia pure cho resistcsse energicamente; il dolitto svilripperi sempre un danno mocliato minoi3c. Pcrclib ognurio dir$ con tutta r:~gioilc che la donzella fu scottala dal fuoro inc:ri4tnuicritc. acceso da. l e i meilesima; e la pri1)blicn opinione sari facile :r scusare lo eccesso del giovine, piir riti70sc?a coiilpiangere la donna imprudente; ed ogni altra dir6 G ~ a lei non sarebbe occorso altrettanto pcrchb con O piin onesta fermezza avrebbe trroncato in radi& Ir; audaci speranze dell' arnutorc. Qual sarebbo la donna onesta che seriamerito si allarmasse e ternesse di se n1Y uilirc! che una donria si lagna (li essere stata violentata dall' amante dopo averlo ( a motlo di esempio ) nottnrnarriente inlroilotto essa meclesiiiia nella 1ii1opria carnern (1) ad aiiloroso colloc~uio! I1 clclitto osiste anchc in simili condizioni, e clev' ossere soverameiite punito, ma dev7essore punito menu cile nclle ipotesi precedenti. n ci6 non tanio perchh bi degraiii la stln forza morale soggcttivrr, o ne sccb~ ( J J , . 11.
la sua qr~nntit5natriralc; rlnarito perchk se nc minora la qt!antita politica per lo allarme pii limitato che suscita in cotuli suo coridizion; nelle qunli iion puh dirsi interamente mancata la polenza delh 1,rivata difesa, ed invece pud dirsi causa del fatto la inescusabile inconsideratezzw della vittima stessa. Su queste idee pare a me che debba essere costxuita la scala della qua?ztitcipolitica in qriesto malefizio; nella qnale (salva ogni modificazione dipendente dai diversi criterii iiolIa sua qnantitii naturale) il sommo gradino si debba trovare nella violenza risata sopra donna onesta ed a1 colpeeolc sconasciuttl, por giungere poscia di grado in graclo a quello infimo clrc rappresentasi dalla violenza sopra la meretrice. Sk sarebbe difficile esp~limcrequesto pensiero, che a me sembra giustissimo, con una foilmala logislativu di tutta semplicit, decretando un modico abIiassurnento di pena nel caso che la donna violentata avesse provocato ella medesima con un contegno irnprudcnte i desiderii dell'nomo, Mi si dir8 che c? niRatto variare di circostanze deve provvedere la 1,radcnza del giudice nel proporzionare la quantith della pena relativamente determinata. Eci io rispondo che, o lo sia per il giudice, o lo sia pel legislatore, la osservazione sar8 sempre buona. Ma ripeto anche una volta che corte differenziali pronunziato e facilmente dofinibili dovrebbero, tosloch si riconoscono come giuste, aver sanzione esplicita dalla legge e non essere rilasciate allo eventuale arbitrio (lei giudicanti.
curild della
(1) Fu generiile fra 1 pratici 10 insegnamento che la prndonna dovesse essere di scusa alla v i o l ~ n g a
coilimessa dall' amante sovra cli lei. 1 1 c F S e r f merlitrrt. 1 . spec. 581, medit. 18) non esitb a proclamaive coine ad.itla11ile agli effetti ~iuridicila sentenza di C i C e r o n e ni~rliet. procaz i~teretrzCe~rc .ilnpro6itiile uincit. Onde nega persino fspcc. 685, mcdit, 12 ) alla donna il diritto alle iodeniiil:~s i cid amorem allexit jzc~enetn, ejusyitc colloyuia, et osciilt~ irritauit; combattendo la contraria opinione del Il e v i o con I' autoriti dello S t r y k i o ad Brunnenia?rnzrni f Jtrs. E. P. lib.2, cap. 18, 8 . 2 6 ) del R i o h t e r fdecis. 88, n . 3 8 , e l scqq. J c del R e r l i o h i o ( p w s 5, c o n c k s . 58, n. 51 1. 1 frcquentissinio il caso di donna. ainaute, o lasciva o venale ; che annuisca alacremente fino ad un certo piitito e ci ricusi posoia ad ulteriori aUi. Lessi in uno scritto del Bi i t t e r in a i e r il caso singlarissiiuo di una corti~ianaIn q w l e dopo essersi per denaro prestata ad un ballo osceno nella casi1 di ricce, $ignoro lagnavasi di violenza pcrch esso eccit:ito diil bnllcl uvelila costretta resistente all'atto carnale. Ebbi io sleaco ;i difendere innanzi la R. Corte di Lucca il cnso in lerrnini (li douna che prestatasi spontaneamenta alla copula sl cjucrelti di violenza per la forma nefanda alla quale improvvisariior~tc* il giovine avevala per sorpresa costrelta. In simili casi Iii questione $ delicaiissima, Bla in genere. pub dii9si che se i! delitto rimane pur sempre, rimarie come offesa alla Irber(i personale, colne forrrio speciale di violeriza privata, rria I I O I I pu seriainente desuiriere il criterio d ~ l l asue qiiaiilit!i dqllil ufl'esa alla pudicizia.
h controverso qual fosso la penalit di questo (lelitto presso i Romani ilvvcgriacllk i medesimi confondessero la GEOZG?LSII. cm7xciZo col YCCCLO (l. 5, S. 2, If?. bg,&l. de vi pzlfiZ. g. 8, hlstit, ($C pztfil. judjccd eiis, o bx alz. C. de rupi26 vi??g.) e nella ipotesi d6:l concorso (li ambedue qnesti reati infliggevano I:r
pena capitale; laonde sorse qnistione se quando la violenza non fosso stata accompagnata dal ratto essi ugualmente irrogassero 1 estremo supplizio. ' Jla quando risorto lo studio del ginrc romaiio, si volsero i reggitori dei diversi popoli di Europa n costituire novelli ordinamenti penali per gli stati loro, prcvalse la opinione che Ie leggi romane pnnissero indistintamente di morte lo stupro violento; c tra per questo, tra per le teilclenze ad una efienata scveritd, si condussero generalmente a punire tinclie questo malefizio di morte (1); come di morte punito oggidi presso i turchi a quanto ne riferisce E s c h b a c D~*oititnltrsulin~clzpct.8. 2.3.5.Anche qui peraltro il progresso civile, la rettiAcazione clci ~iriiicipii fondamentali clol giure punitivo, e il sentito dovere di un pii1 giusto reparto di pnnizioili, Iianno fatto generalmente sostituire in Europa pene pii1 miti. G-eneralmenle non si eccede oggidi la cletcnzione temporaria. 1,a reclusioilo pel C C S S ~ ~ cQ-, O dice Xapoletano, ara. :3:;3: i lavori f'orzati a tenipo l'e1 g i i ~coiiice Parmense, art. 368: i lavori f~i.znti fino a sctte anni yel codice Estense, c71't. 426 : i lavori pribllici a teinpo pel codice Francese, art. 3S2 : lci galera a tempo pel codice Spagnriolo, al't. 02.3 : la prigionr! iltt tre a dodici aririi p01 codicc Erasiliauo, art. 222: l' esilio perpetuo pel codice Portoglicse, art. :<'&:i lavori forzati fino a dicci anni pel codice Svcdese, cap. 15, S. 42: i lavori forzati fino n nove anni pel codicc di Malta, ari. 103 : il cai'ccre i'lrirn da cinque a dieci anni cstensibilo tl. venti serontlo i pi gravi risultati codice Austriaco, art. 11 1 : e cosi presso a poco gli altri, Per il codice Toscano la pena della yiulonza carnrilc la
- 337 carcere da tre mesi a clrzo anili (art. 290) qusiido cacfa su meretrice; In casa di forza da quattro a ottci anni se cade in femmina libera; da cinque a dicci se i11 femmina conjugat;a; da sei a dodici (art. 2S4 ) se in maschio (2): si punisce della casa di forza d:i otto a qniudici anni se la violentata ne abbia patito lesione grave o gravissima (n); e da clniildici ti venti anili (art.285) se essa ne sin veilutu a morire (4) quando la morte non fu prevedibile; e con 1' ergastolo quando questa pote prevedersi. In tal guisa il codice Toscano ha ordinato la srza scaia sulla mera contcniplazione della quantit iiaturde del rwalefizio, senza che siavi disposizione nessuna che prcncia iii considerJazione i criterii della sua quantitic politica : e consogueutsmente rion riconosce aggra~iini~e iik pel servo, n& per 1' istitutore, ne per il ministro dal culto, n& per il padre adottivo o intore quantunque abbia preso ili mira cliieste ultime drie yualit8 di persone nel caso (li stupro semplice, limitandosi (art. 306) in quanto al caso della violenza ad aggiungere loro insignificanti pene accessorie. 11 codice Sardo minaccia come pena ordinaria la relegtizione j art. 489) estensibile ad nnni dieci ; die iliduce da uno a tre gradi (art. 499) quaildo In riolenza cada su meretrice; ed estende (art. 492) alla galera fino a quindici anni in ragione clei p i ~ gravi ?lisultc&??zc?ztt, quando intervei~noferita o percossa costituente crinz8zc; o quaildo ne sia derivato grnTre pregiudizio alla salrito dellQffeso. Prende poi a considerare (art. 491) alcuni criterii della cjuniltit:i politica del malefizio. Valuta i critorii ciesunti d:\ll:i persowt, minacciando la galera per nnni died se 11 violenza fu coIumessa da chi avcva autoriti srrlla 1
violentata, o dal suo istitutore, o dal ilonaestico salariato della famiglia: C valntn i criterii desunti dai $tze,szicomminando questa steesa pena quando il colpevole a commettere il reato ebbe a,juto da aria u piii persone (5).
'1) Gu irl o P a p a nrresln pay. 270 Cunstit. Blecl> SRX.purs 4, conslit. 50 F a r i n a c C i o prrfc/icu cl-ialiii. pars 4 , [ i l . 16, q . 1.37, 12. 8 Fitero .Ta,zyo Icy. 14, tit. 5, lib. 5 Prrrlidus 1. 5, .!il. 20, p. 7 Stcllliio Ro!)zntro lik. 2, cap. 51 G u 1%a n e t t o in stutlrt. png. 659 - L Ud o v i c o ztsics j ~ ~ ~ a c t i ctlb'sli~rcliotaum lib. 48, l&!. 5 , di~ts sti?lct. 5 C o r g e jlt~isprttd.loln, 9, cup. 44, )a. 4 rrrt 28 G o m e z i j 2 t . Tcruri 50, 7a, 42 B O s s i o trnct. de coitlc dn~n?ioln 07 n. Ci r a in ril a t i C o dec. 22, ?a. l. U s r l i C h i o concl. p?+ucl. purs 6 , c o ~ i c l .42, n. 2b : e di Inorle era puriita fiuo al presente secolo la violeriza carliale anche nella Svizzera ( S c i g n e u s syst2eie rlc jurisp. crklr. pag. 247) che spontanea aveva accettalo come siio codice penale e monleiiulo quasi fino ai d nostri la coslituzi01i~' Grrolina ;ove'nll'art. 118 cotesta pcila sancita contro Irr violenza carnale purctib consumata. Di morte pure puiiivnsi da tiltri sbattiti clie ricorda B o t i e m c r o ~neditctt. in C. C. C, trrt. 119. I, qiii ini pi:icc riolere clic il G o m c z ed altri dei . cltali insisto110 che ileliba puriksi di morte lo stupro del1' impiibere cornimesso con violerizn, per la ragione che travano piiriito delln drportazione o dclln salera lo slupro sul1' impubere non accuriipiguato da violenza : dal clio ne dcsumouo che se I' uno e I'allro si punissero con I n pena amittiva ne rivverr~hboche si parifioassero nel castigo il caso della violenza vera con quello delln violenza induttiva, q i d jtlrrr. notl sirrunt, Cotesta osservazione coincide con quello clle ho gi notalo a coniutazione deua dottriua Carpzoviana; e niostra conie 1s verit da noi propugnate si ~enlisscroal]clic d a d i an~ichi prakici, quantlirique molti di loro non PO-
tessero emailciparsi dal vincolo della parificnzione so110 il punto di vlcta nozionale. Non potevo pero dirsi universale l:] costurnanza di punire aon la morte questo reato; poiclib per. la prnlica e per $li s t u t ~ t idi molti paesi In pena della violenza carnale: non esteudevasi clie alla galera od anche coltanto alla relegazione, ed alla iustigaztone; e questo anzi nei soli casi in cui fosse stata esercitata sopra un iiripubere: W i t t e n a u consil. 64, n. 2 S t r y k i o vol. 2, disp. 21, cry. 1U,n.20- T h o s a u r o dec. 148,n. 1 et 2 IYinc t l e r opusczrla i~zinoraopusc. 7,vol. 1 , pag. -50. T P e s1 s i n a fpag. 67 ) opina che lo stupro vfuleuto debba punirsi pih severarneute dello ctorpio, e della mutilazione, perclbd 1' nssoggetta?ncilto dell' individuo allct violenza venerea toglie il jufd importanle ek~,rentodetln integriti2 della persona, ci08 l' inlcyritci morale. Questa resola di proporzione rion parrni clie possa trovare tcrmini, s e non dove concorra la deflorazionc. Se per altro si studiano in proposito del coufrouto fra la penalit dello storpio e la penalit5 della viuleuza carnale i diversi codici conternpoivanei, si rilcva che la opinione emessa dalli illustre crirrilnalista per un nobile ed elevalo modo di sentire s e fu accettata da alcuni Iegislahori contemporanei non lo fu da tutti, Il legislatore toscano obbedi n cotesto sentimento fino al punto di punire la violenza cap. nale alla pari dell' omicidio j nel clie pare s' ispirasse :illa seulenza della l . zcnica C. clc rirptu virgintrm i l & prz'nc. che dicbiarb cotesti violentatori non dissimili dai micidiali. ?da spesso udii magistrati rispettabilissimi riprovare cotesta come una esagerazione. (2) La prima legge pubblicata in Roma contro la violenzii in maschio ingenuo f u la l e ~ g eScstinia. Intorno alla quale scrisse il' C h. r is t i o apposita tllssertiizinne, ctie B la seconda a pctg. 27 nella Callectio rtissercntia?1tcn1 Acndenzicurtutz., pubblicata a Brema il 1785. (3) Vedasi la nota a 5. 1402. Aaclie la Corte di Nqpuli Sezione delle accuse con decreto del 50 ottobre 1872 slil ricorso Jftwo, sostenuto con dotta memoria a stampa dall'hv-
vocsto I:canre Caruso di Avellino, ha s1al)ilito in ordine 31t' art. 491 del Codice Sarrlo cbe la cotiiiitiicaziono dpll~. bifilide cosliluicce iinn circostanza aggravante dello stupro riia non riri reato di per s& stante. (4) L'aggravante clie il codice Toscano nll'art. 380 desulnc ivi dntlu csscre In pe?.aoltu ciie Itci l~cititoil delil10 ~~etiurq seqziela (lei a o f i r t i air1llrriftcc)~lelrli ~norire, in a non ricorre a parer mio nel caso spwiale che Iii violeulata per vergogud della oii1.a patita siasi In u n niorncnlo di disperazione suicidata. il caso di Lucrezia romana: e dico che nori ricorre qui l'aggrab-ante, pereh il testo del nostro corlice rlcliicde ctie la morto 513 avviinuta in segztclu d e i snfle?,ti mril[~*ul[nolcnli. Opinione contraria C' inst~giln(la S c 1 ii t z c che prevede q u e ~ f o 1 caso 11~1. Lelit*i)irc.l~ 7.) pug. 540, tiala 25: iiiu i, da noSUO S. tarsi che questo scritlorc elirette tale opinione in applicazione rlel S. 178 del codice dello iriipcro tedesco, il quale usa la ben se 1' oltrtiggio iol lento CAGIOPA'PO diversa forniulti !i7erursacht) In w o r l c delln persaiin Zcsn. Morire iiz serji4ela coarla agli occfii miei il concetlo n t i ; ~ csusa fisica 0 rii~elludella niorte : aver ctigio?luto al culitrario coritiene 1:into la carisa fisica quanlo In causa vroralc. (fi) Per le violenze carnali il nuovo Codico dell'impcro Tedesco Iia conccrvn!o I'anlica nozione dei reati di azione se,iiipirbDlicn: nori si aniniclte inquisizione di uffizio per uri rispetto alla fama della doiinii cunlaminatu. Ma quando essa abbia fatto denunzia, C. 1' ~Iccusasia stata forairilnicute proposta dal pubblico ufiiciaIe, la yliiefiinza della parte lesa non ~)tlbpib arrestarne il corso: la ragione di cib trovasi dai commentarori nella cessazione della causa, perch una volta liistaurata l'azione B ormai reso pubblico l'oltraggio ~iatito: S Ch u t z e Lel~rhurit S. 73, png. 535, nota 13; il q i i ~ i en ptrg. 556 lieta 14, F le m~ravigliepercile uguale iiinitazione a :ieri siasi da c~iiel codice rlprudott:i nelio stupro per secluzioiie. A nie peraltro iioii fii~isce persuadere rii: nell' uri caso n(' di iiell' iiltro, perclib la ragione di aIririicttere in quriluiiqtie stadio ~ i causa la utiliti della desistenza io la trovo oltre :il rigiirirdn i
alla fatiin deTla donna ariche iiclla coseierlz,~che es:t i i l t l ~ i : ~ delln iir,possibilil& di swteiiere. ia 1.1ii giudizio cotirradiKosiu quella ~:ltilenza o qi~ellafrode clie essa ad iin:i priiiia FCCIperta del suo fallo dedusse !com7 coqlome ) oilde scuofi~c iin fallo picnnmerrte rolontario a;li occhi dei geuitori dei conoscenti. Oltre ri che troppo corre divario fra la pubblicil:~ (quasi direi meramrri[e giaridlcrr/ che sorse clagli ntli d i Iia procedimento l u t t o r ~ segrelo, o lo [~riblilicil ?.ecrlc ed estesa che nnsce da u i ~soleuile ciudizio.
Oltraggio violento al pudore.
Se noi ci facciazo a studiare il prosente tiiolo nei vecchi pratici dovremo prestamente siunrrir'e la diritta via; avvegnczchi: la maggior parte di loro non prendano a considerare carne titolo di speciale reato i fatti che oggidi si richiamano sotto questa rubrica: in generalo gli atti viole~ltiesercitati contro l' rtltt'ui pudicizia che non conaistovano nella congiunzione carnale tutti indistintarriente si novcraronc, nella categoria degli stupri tentati (I). Cotesto era Fravissimo errore cIie la scienza moderna 110n pote~a continuare ad accogiierc, e cile d o v c ~ nft~gallsiin faccia alle pi esatto nozioni del criterio speciale clei nlalefiai desunto dnlln sua oggettiviti, ed in faccia alla pi esatta circoscrjxione del vero concetto giuridico del tentativo. Finchb rin atto irnpudico presenta aongiuntarnciite questi due caratteri : l di esscre dall' agente as~,gnito noIlo 2.rztanlEi~r?c@to di giungere a consunlnrc la copuln nialgradci la iie-
sistema incontrata ; e 2." dl essere per natura sua sufficiente a costituire un pinc#z'o di esecuui della medesina; sta benissimo che nel conr m corso di cotcsti due caratteri si debba dire che il malefizio b un' attentata ciolenza carnale. JIn noi] ogni atto impudico presenta siffatte condizioni; ed allora, applicando a tale atto la nozione del conato, si falsa la nozione stessa, perchS si ravvisa un conato dove ne manca l'clernento interzzionale, o l'elemento materide, o forse ambedue. %anca l' elcrnento intenzionale del tentato stupro in tutti quelli atti impadici che furono fine a loro stessi, od anche clia flzrono diretti ad uno sfogo di libidine che il malvagio bramava procacciare a sb stesso mcclianti+ 1 atto medesimo od i successivi nei quali trovava ' il compimento del suo disegno senza giungere alla copula carnale. Dire che vi B tentativo di stupro n 4 fatto di colai che non aveva intenzione di conoscerrL carnalmente la donna alla quale usava violenza, vale lo stesso che creare il tentativo di un delitto che non si voleva commettere dall' agente ; il che po't" contradizione in termini. Manca 1' elemento materiale in tutti quelli atti impudici i quali ( qaantunqac fossero dall' agente posti in essere col disegno di giungere poscia alla copula violenta) in loro stessi non costituivano un principio di esecuzione della medesima. Cos i toccamenti impudiai possono ben essere dal colpevaIe consumati con 1' intendimento di eccitare s sterno o la femmina, e di farsi strada alla copula, ma non pud dirsi psrcib che nei medesimi si abbia di quella un cominciamento di esoeuzione*Vi sar 1 elemento intestenzionala del conato ' di stupro per lo acelierato fine, quando giungasi a
- 363 poterlo assodare nel processo; ma le rnancherj pur sempre 1' elemento wzutei~iccl~, perche nel fatto non si avr il materiale di una esecuzione incominciata, ma quello soltanto di atti preparatorii incapaci (z costituire tentativo pnnibile : aleri atti preparatorii sono quelli clie i classici chiamarono yrekrdicc. Bisogna dunque per necessit costituire un titolo speciale di cotesti atti equivoci al fine di evitarne la impunita; la qriale sarebbe il pii1 frequente resultato dell' accusa che contro loro si muovesse sotto la forma di tentativo di stupro. 11 tentativo [li stnpro bisogna definirlo quakic?zquv,e atto rzel quale si estvinseca il conz.incianzenfo d i esecz~zooned e l l ~ ~ co~mla j~osto dz esse?*@ @e dl guongel-e alla W C col desiwtu, semu perueith-e CL ~onstt~~zu9*la,Sla deCO ~ finizione della tentata violenza carnale ci concluco per via negativa a firmarci una esatta idoa del titolo speciale di oltraggio vi0le~zG.oal pzcdol-e che per altra via sarebbe assai difficile definire a parole. L' olh-nggio iol lento al pudore si ha dunque in 'tutti qzccgli atti i??q~urZici corrzvtessi sopra altra pevsotza coszt~ob di lei vobntCr, i qua2.I aon costihcd scom terztativo di vole~azacacr1tza2c (2).
(1) Siffatto equivoco S cos generale che aaclio il P LI t tm n n n (S. 578) corse ollre senza discussione a riconoscere nei locearilenti impudici i caralteri di Bttentatb stupro. Vedasi P o r t i nelle sue conalusiuni, odidio~zeCnmnielli, pag. 121. (2) Evvi peraltro una specialiih nella quale cotesta riozioric non serve iii bisogni pratici del dirilto penale. Xalc speci:iljth yiiella del ~iiarito venga accusato di violenze csci.cltote clie sopra la moglie a fiue di libidine. k indubitato che il niarito per qi1ant.o possa essere rimproveralo di bruralit non pulrii
iri;il r~iclii;\rarsi colpevole per tutti rliicsli aLLi coi quali SI c~lrirlsechi In consumazione o il tentalivo della copul:i carti:ile. 1Ia induliliito altresi che anche il merito 11ub puriirsi per 01ti-,~pgioviolento al pudore cornrnesco sopra la propria donna, i ~ u i ~ d dlei renitente cerclii SUI corpo suo iin indcbito sfoso u per modi illeciti, ed usi violenzii a tal fine: cib fu deciso in tcriiiini dtilla C~tssazionedi Priiiicin con decreto del 21 110bembre 1359. Ora esli inanifeato che qirancto lyaccusato si;i un marito avvieno uir giuoco di rovescio nella posizione clcllc parli. SinchC l'accusato uu efitranco, 1ia iiilcrcsse di ~ostcncreche il Fallo non esaurisct. gli edrenii del tentativo tli violcnza cdrtrnlc per incontrare la pena pi twile inflilla :illy ollrnggio violento: quando invece l' accusato fosse un ni~iritoegli avrebbe interesse ri sostetitre che anche gli alli prcpiiralorii debbono gunrdai~si conit: tcrrtntn violenz:i per evitdre ogni punizione. Questo seoilirrri repiisnante nllu nozione giiiridica del 1cnl:itivo: ma i: rejiugnnnic :~ltrssiche i! iniii'ilo puniscasi per atti clie nella mente sila si dirigevario : i l Jiiie che sarebbe rimasto nel cercliio dei dirilti iiiaritrrli, solo percb! noti giunser-o n1 piinto di esaurirve n c l l ' c l e n i e ~ ~ l ~ iiiateri:ilc la riozionc giuridica dcll' attcfitato. La esaurivano lirl disogno detl: agente e non nella malerialil$. Bisogna duriqnc nella nozione dell' ollraggio violento a i pudore coi1 uno distliizioi~cqu:liido se ne cerca la puaibilitk rispetto 211 marito. Rispolto a Lui In nozione delly oltraggio violento p~idorobisogna che si circoscriva nei pi stretlissimi tcrmli~i~ yi.d:l~ICOSe n t i n o prtg. 535 c 53j.
Ma se. facile riconoscere i caratteri del semplice ollraggio 2:ialc~?.tn pzrdorc in rrioltissimi casi al ilei quali si presenta intriitiva In deflcieriza iiell' lino 0 ckll' altro dei due sriindicati elementi del tcnlntivo di violenza carnale, per0 altrethzito nrilua
- 3tjS
diacile 1' appIicazione pratica di quella nozione in quei casi ove 1' elemento soggettivo rimane amipite ( L ) perche trattasi di alti i guaii potrebbailo essere un principio di esecuzione dalla copula, coius potrehhero anche non esserlo; dipendebclo ci6 dallo accertare la intenzione con la quale vennero eseguiti. Ognuno facilmente comprende la rnateYi:tIit8 che qui voglio esprimere; materialiti della quale non pu dirsi che i11 sB stessp guardata sotto un puillo di vista assoluto sia sempre un principio di esecuaione dolla copula, potendo essere ed essendo sl~essissimofine a s& stessa, e 1' unico fine che si proponeva l' agente di consegoire. In cotesta ipotesi l'elemento materiale dell' attentato non priU accert a ~ s i mediante lo accortamento dell' ~lernento che intenzionale; faco~iclosi persuasi che cotesti atti cioh proteiformi furono posti iri asserc clall' agente conrf.: mezzo (li consumare violeriteinerite il congresso venereo e nello iiltendiinento preciso di giungere a questo. I1 che qtinrito sia difficile a stabilire in faccia acl un reo e ad una difesa clie serilpre allegano la meno malvagia intcnziune, la pratica gior11aliern lo xliostrn.
(l) QIIUI sia il criterio che disiiogue s01t0 il I?iinto di visli~
Irrrlierii4le il (lelitlo pcrfotto dall'imperfello i n c[ucsLo gcflert?
di reati, teritarono (lefinirio gli scritiori medico-trgiili, cd niid i c pnrecciii ]esisti hii:irio nlii:ito rlisscrtarc su colesto srqoIticnto: voijasi Gc\,r s t l ; c h c 1% t ~ l c ~ c t r r l t t .(h: sticpro. hl:i pcr i s tlistiuguare i tre casi, seyar:\ii oriiicii diill;~qcicrizn riioderii:\, 0 separati aiicora da parecchie Icgisiiizioni coiiteii~poi-aiiw! ( voglio dire Iti violenzii cartialo consrcatstcr, la violciizn c ~ i r niile llintriln, e il seiiiplico oltrrtggin ciole!tt ;i1 puilorc 1 noli ! 1,1nto il gilnrdarsi 13 i~rrileIqiillilridell'atlo, r~uatlcl' I:i
--366 intenuiotie dell' agente. Dir meglio: il criterio che separa I:%
iol lenza carnale consumata dalla tentata puL essere ridotio alla ispezione puramente materiale quando consli della inlenrione dell' ngezite esplicitamente diretta alla consumazione; allora si dovr misurare dall7 evento se la pena del delitto consumato, o quella dell'atlentato debba al ~iudlcobileapplicarsi, e le vcrificazioni niedico-legali saranno guida del giudice. hfa per distinguere la violenza carnale tentcitn dal aeroplicc oltraggia uioletito al pudore, lo questione B piu delicata ed elastica, e la indagine materiale non sempre porge iin lume sicuro: perch molte volle quegli stessi atli che guardali puramente nella loro materit\lith srrntirercl~berocostituire un tentativo di stupro, non lo costitulccono glurfdicaiiicule, pecchi, la intenzione dell' agente essendo diretta ai medesimi coine ullirno fiue clell' azione, la inancarizi) di consulnazione che resiiltb h attrihiiihile alla volont clessa del colpavole e percib sfugge la noziotie del teutativo. &la al Contrario pu avvenire che ( per* escinpio per la confessione dell' acciisato) resti accertata la intenziotie dell' agente diretti al pi grave floe della consuaiazione, e noti ostrinte s f u g p la rioziorie giuridicu del tcntstivo egli occhi del tnagistralo per. la nelura degli alti materiali, sia perche dcl*baoo lenersi uutiie inidonei, sia perchb riniaugono nclla serie di atti nierarnerite preparatorii. Ed ecco corne la ispezione della iJ1:'terialith pu acquistare un valore anclie nella ambigua ricerca che teticle a sapere se la pena dell' attentato stiipro, o quella soltanto dell' ollraggio violento debba applicarsi. Fu nella difficolt di siffatte indagini ctie trovassi da alcuni rnoderrii kgislaiori una ragione creduta sufficienle per riunire il1 un fascio e colpire di una niedesima pena tutte coleste figure, ilelle quali peraltro vuole giustizia clre si ravvisi una diversa qiiantitii crirnitiosa,
Ho descritto le condizioni materiali (1) di questo iiialefixio con la formula atti impudici, eliminando cosi ogni allusione al movente psicologico per non preoccupare con la definizione un diibbio che puR dare argomento di controversia in faccia alla scienza, e che pu9 essere diversamente sciolto nella pratica secondo il linguaggio usato dai vari legislatori. I dubbio cade appunto sull' animo dell' agente con1 siderato come estremo di questo titolo di delitto. Un atto impudico pub porsi in essere ed un violento o l t ~ c ~ g g ial pcclore sulla persona altrui puO o eseguirsi tanto da chi pervertito per la dominazione dei sensi voglia procacciarsi lo sfogo di un lubrico appetito, quanto da chi freddissimo ed insensibile ad ogni moto carnale voglia con quell' oltraggio fare onta a persona odiata, sfogare uno srlegno, in una parola fare atto di rissa e non di libidine. Data la prova di simili condizioni dell' animo potra 1' agente e la sua difesa ottenere plauso quando deduca la mancanza nel fatto suo dell' impulso carnale, e cosi dell' elemento essenziale del titolo di oltraggio violento al pudore; e chieda per conseguenza doversi a lui la pena non dell' oltraggio violento al pudore (per avventura molto piu grave) ma la pena della ingiuria, o delle vie di fatto contro le persone (2)? Certamente una deduzione siffatta agevolissima a proporsi dall' accusato non dovrebbe credersi sulla sua nuda asserzione, perchB ogni reo pu trovar buono di dire che fece per fine di dispotlo ci6 che per natura sua presentava la espansione di una
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voglia lasciva : 1u presunzione nascente dalla ntitnila doll'atto starB contro di lui, e tranne specialissime ecl eccezionali circostanze non dovra tanto ili facili: prestarsi f'edo a cotesto sisteilin defensioiiale. M a circostlmze eloquenti possono intervenire :la deformitit o vecchiezza della donna oltraggiata, la prcsenza di una rissa fervente e di un acerrimo silegno, od altro che escluda ancIio In oml~radi ogni appctito voncrco, possono essere i dati positivi sui (pali eriga la difesa 1 argomento suo. Ed allora e impor' tuntissixiln la questione iii diritto, ed b necessita di risolverla. In faccia alla scienza per risolvere tnlt! (4acstione deve decidersi se nel. titolo di o2k.ccggio ~)~(JZEIIEOa1 pudore prevalga In considerazione del13 oggcttiviti risultante dal diritto violato, o la consiclerazione clolla soggettiviti\ morale clipcndente cla T I I ~ piuttosto che da altra ~ittssionenlovento. E l@ B ragioiii per le qristli ho detto di sopra. doversi eliniinarc la classe che gli anticlli definivano clei delitti di carne, e doversi (indiponderitemente ddl' 3fI;!tto impulsivo) 18 nozione del ii~alef-izio oei'carfi n1:l (liritto violato mi portano n ritenere che riulla influisc.2 sulla nozione del innlufizio la diversitk della causa che spinse ail agire, sempre clie l'azione pt'(~drisso il resultai;~ di oltraggiare violentementr? il pu[lore altrui, ed a 01trnggiar.c il puclore fu per qualsiasi motivo diretto. Ilcndere per via di violeiiza igrirlda una donna, o portare la temerarie r r i a ~ ~ ~ i sfllll! parti sue vereconde, oltraggia evideliterri~tlt@ il suo pudore e lede il relativo diritto clie Iti legge V ~ O ~proteggere: e l' oltraggia altrettanto t3e il C colpevole agi per darsi un osceno sollazzo, quaiito se agi per recar dolore e fare onta alla pei.soi12
di quella: sempre certo sart'i che egli (sia pure pei. vendicarsi e senza nessuno appetito ~arnalej oltrap gi il pudore di lei e volle oltraggiarlo, scegliendcb appunto un modo brutale di veildetta clie si estrinsecasse nell' oltraggio al pudorao. In faccia poi ai
codici particoiari tutto dipencie daIIn speciaIit8 del linguaggio; come verr esemplificando fra poco.
(1) Sul materiale di questo delitto dissertarono largainei~tir 8 118 del codice Aualriaco del 1852 una viwi divergenz:~ fra i siuibisti ed anclie fra i giudicanti di guell' Impero. L' iii'gOn1~1itO fu latemetile discusso in una erudita disseiatoziorie del B e i.t Ol i n i clie trovasi inserta neli' Eco d e i '/'rlii~ii?tnlin. 1WO. Pir specialmente si teatb distinguere fra oscenltU ojlduln SII~!*J parti sossuali dell' agente, e le parti sessuali del pazlenrr, e tale distinzione sembrb avvalorarsi dhllo speciale li~guiigxiil del codice Austriaco che si arrisicb a definire quella tna1fArialitii. Agli occhi miei nessuna cli tali distinzioni pub avt!rcA senso giuridico. Vi f u vio1en;ii tioll>llo? Vi fu scopo rli libirline? I1 senso morale del popolo considera quell' :iLb, come imprrdico? Ove ricorrono quostc tre coiirlizioni e s i ~ l e il delitto di oltraggiio violento al pudore. CoB io rjconoscu gli elenleltli dell' ollt9nggio anche nel sernpilce bacio V ~ J lento: non $i& per spingerne la punizione n quel suprciiiv grado al quale si elevo da riicuai Uoltori cile vollcrso persiriu punire questa fiilto di morle ( P R n i 111 o l l e decisio 58 n a s i l i C o dccis. 2%). mi1 r ~ v l i ]Iuta &ci$. 62, 12. 1 sarvi le condizioni essenziali del nialefizio, salvo sempre oll,i pradenza del giudice di misurare la penalilb in yroporzlonr n un grado maggiore o minore di corruziour, 8 n l o r n t ~1 , fisica, patita dall' omso. Vcdasi ancho il G u n il l i n y i O nrflii dissertazione che ha per titolo rin lrrujorem (1 fi~ci~rinisi W j l b q rr virlifie ~ i y n t u i * custilule~,~; iiol. I , exerqcilut. Ci, pcrg. 285.
i pratici; e di uuovo si riiipersc in proposito del
"VcriJ.11.
- 3'70 (2) In proposito della violenza carnale si insegnato da molti che la medesima possa obiettarsi anche a chi non avesse agito con animo e fine di libidine, ma a solo sfogo (1' ingiuria e veedetta: A r a b i a pag. 235.
Ammesso una volta il che al reato di oltraggio violento (1) al pudore non richiedesi lo estremo del movente di un appetito carnale, sorge allora una ulteriore questione, ed O se possa aversi un oltraggio violento al pudore commesso per mora i~nptnzcdn~a, alla pnnibilita dell' oltraggio debba O se tenersi come estremo necessario il dolo, informato sia pare dal solo animo di nuocere anzichb da turpe desiderio. Ammesso una volta doversi la essenzct (12 fatto dell' oltraggio violento al pudore riscontrare conipleta nella sola sua forza fisica oggettiva ( ciai, iiel resultato di una grave offesa recata alla puclicizia ) la logica coerenza dei principii parrebbe portnsc alla necessit di ammettere la punibilit anche dell' oltraggio meramente colposo. E non O difficile immaginare la ipotesi di una mera imprudenza in simili fatti supponendo uno scherzo inconveniente c villano. Se ( fosse pure col solo animo di fare uila celia) il pudore di una donna fa gravemente 01traggiato, non vi O ragione perch non debba punirsi la colpa che fu lesiva del diritto alla pudicizia, ciusnclo non si esita a punire la colpa che fu lesiv:3 rlella integrit personale. Se non che a volere essere (tsntti parmi cho propriamente non possa neppure parlarsi d i mera colpa nella ipotesi della celia, conle sopra proposta: perchS la idea della colpa csula tutic
- 371 le volte che l'agente zbbia ottenuto quel fine al quale precisamente indirizzava la opera sua; come per certo avviene di colui dle intenda fare una celia diretta al fine di far ridere la brigata oltraggiando il pudore della mal capitata femmina. SicchH iil questi termini di fatto non sarebbe pii[ reraniente una colpa ma un dolo di forma speciale, rluello che si avreht~e giudicare. La vera ipotesi della colpa si a avrebbe allorquando l'oltraggio al pudore fosse avvenuto contro la previsione dell'agente ; conle se ( a modo di esempio) lottando per girioco con un;^ IQiumina venga a farla cadere di guisa che clla offra agli astanti non voluta mostra delle vergogne sue. Ed in simili condizioni mi parrebbe assai problematica la panibiliti del fatto; e per fermo (proccdendo con la scorta dell' analogia) lo negherei sotto una legge che stabilisse per massima non essere l~unilsili lesioni colpose leggiere. Rla ad ogni modo le quando una legge volesse punire 1 oltraggio coZposo ' al puclore altrui, parrebbemi sempre che vi iLsst! repugnanza se si esprimesse cotesta figura criminosa con la formula di oltraggio violento co&oso. Io penso che in termini generali una violenza colJIOSCG sia una formula inconcepibile e giuridicamente contrailittoria: perchS la nozione della violenza iioii pu6 esistere se non per il combinato conflitto dclIa volonta contraria nel paziente la quale fu soggioga.la, e della volontti nell' agente di soggiogarla. Altrimenti sorger il concetto di una lesione qualunque tutta obiettiva, ma non potr sorgere il concctto completo della violenza se le manca la condizione soggettiva. E questa non in altro stando che nella contvadisio~zc. delle due voloritk, esige rina volorit&,
n-.] 01'4
rZii.ctld a sopgiopnrc il volere altrui: e ~ o s ioffri? repugnniizn coli In inlenzionc iitd2?-ettn.Laonde in siffatti reati, se pu6 concepirsi una ipotesi che si
avvicini alla p~~t.tc~~irztc)z~ioncc2it, assai rlifflcredo vile concrelara una f;~rllia pzwu colpa. di
"1) In proposiio dello eslreiilo dclia eiolcnzn ci riprori~rcono anche nel titolo di semplice obtrciggio n1 ~-IuI%o.~'P esente da ogni uldealrrlo d i uioletraa carlarrle, lalte le quebiiorii rel:itive alla violenza presulua in ragioue della etk. della rlcmcrizcr, ilci sopore o della ebrief dello isdivitluo pazieule, e possono ricliiamarvisi lulle le osservazioui gil faltc (li copra. La storia speciale delln legislazione frauccse sii questo ;irKolxicnlo h * ~ v : i * i riassunta da iil o r i n in apposit:) dissertazione nel suo Jllurnnl Jrb tlroit crktiirrel <oUi. 7314.
Urla ulteriore osservazione all? quale apre 1 adito '
il proposto quesito si B clic in questo delitto noil P niente affatto necessario la diue.rlsltii dei sessl, checci10 sinsi da rriolti irrifiettutamonte asserito. La diversith del sesso non p u i esscre estremo negli atti lli liiiidine violeiiti, perchb la porvertitcr concupiscenz~ 11u8 cercare il suo sfogo ancl~e corpo di individui sul del medesiuio sesso: noil prib esscre estremo nello oli)-ugyio ciulcnto ul purjore anche coxumesso per fino di onta o vendetta, pereh8 il resultsto elle si V ~ I O I C itnpedire e l'identico; e il diritto che ia 0glli uortlo a vedere rispettata la sua pudicizin deve essere protettn contro la violenza altrui qualunque sia il sesso del violentatore. Del resto facilxilent[: s' intcxiile che se vi sari dificoll$ pratica nella vcrificuzifino di un caso di violenza carnale cornmcsea
- 313 dalla donna snllkomo, non ristoritrasi ugn:rle (lifBcolth uell' ulf,*ctggio rioleillo (L).
(1; Al materiale di questo delitto non neppure neccssario che In porle del corpo sulla C J U il colpevole per fi~ ~ ne di lubricita ha esercitato violenza sia la pnrlc sesscclle. Basta che qualuuque parte del corpo della vittima sia stata portdla a contatto del corpo del delinqucrite per lubrico fltir. 3lttlgrlicio qualche moinenlauea oscillazione ( vedi B l u n c h e chrquid~leettcde n. 89) si fissata in questo senso anclie In giurisprudenza di Francia. Ma h inesatta 1;i forri~ulo che distingue fra atti eseguiti sic!ltr lJelnsu/lcl del fanciullo, o del violentato, ed atti eseguiti sulla persona del colpevole. Come pu egli dirsi che quando i1 giud1c:ibile Iia fallo servire 1ii i'ilano altrui alla proprla lubricilli non si ollrn$giato il pudore con azione che cade sulla persnnct allrul? Ogni membro del corpo non fa esso parte dcila yersnrza, fisiccc? Concordo dunque la massima rigorosa, hIn per accettarla non ho bisogno di uua interpetnzione ebtel'rsiria: per rric il caso cade sotto la lettera tassativa della legge, perclik quiill~nqucparte del corpo si contamina quando si fa servire dt strumento ad una lubriciih, e simile oltraggio cade sulla pcrsoilct (li chi si dice oltraggiato e non sulla porsona soltanto del violentatore. RIa un contallo fisico col corpo della vittima L. indispensabile. Non basta averne oReso i scusi dell' udito o (Jpll* !Vista sollanto.
Il codice Toscano scinbra avere preveduto la qusstione da me accennata di sopra ed averla risoluta i un senso contrario alla parificazione. Inn ilditi nll' art. 230 nel definire la, violenza carnale ha espressamente richiesto 170stremo do1 fino di libidino - ivi - cl~.izcng~to vzcdiawbc atolctzsa nbusn ZbflCl li/:l'SOnU dfll' t4540 O &!l' c l l h ~ ~ PER LIBIDINE
ii1 coilicl; Tcsscnlirr t! fuori ili dubbio che xrelIn violenz:~ carnale ricbisclasi c o ~ rstreuio il iuirl~ctztedel lubrico appetito. E velleridu lui ncill'art. 282 a definire il delitto di che ora si itagi.ionausa la formula - qztrlFtwftfcnliro ntto ul I,IRII)IX~:C O ~ ~ I I ~ C S iizcdfnnit! z'ioZcst$ct; e cosi turiitt SO a rivclure In stesso pensiero, La IliIncoltS fn f'ccin n questo codice pu6 sorgore sullu intelligenza r2ell'art. 301 .$.2. In cotesto iirticolo certo B clie non si contcrnpla 1' ntto impuclico punibile in ragione ilella p~il>bliciti~ dello scandalo, pcrcllk tali conilie zinni suno letteralmente esdlus~daii'articlilo stesso. Certo E: del pari chi: in cotesto articolo a011 puil contemplicrsi l' atto impudico commesso sn ~-iersorin cunserizicnte, poicht! h legge esige pcr la sua puilil~ilitla querela di parte. Ci6 evidente. Certo i: ti~nlrrtcritechc qncsto art. 301 S. 2 nori. pui, T Q ~ ~ P colpire gli atti di liliidinu violeiiti, pcrclib questi sonC.1 liresi cli mira ttitti (ci7s.i se C O E I ~ O S in~Iuogo puhS fllico come se in luogo privato ) da11' nrt, 282 sopra citato. Sicclib parmi si debbn concludere che gli art. 2' e 301 $,. 2 combinati iiisieme sono Sutosi 5 : ~irecisnulentea sciogliere In questiune che ho sopItn prop~sto; la sciolgono con lo stabilire ana clispsritd e I'ra caso e caso : cunlcmplando ~icli' 282 l' 01ari. traygio violento 211 pudore cornmesso per fine di libidine, e nell'art. 30 1 S. 2 contemplanilo I9 oltraggio violento al pudore commesso per ano di vendoita o (1' ingiuria o per qualunque altro reo flne tranne l' appetito carnale.
stisso: cosicclih in faccia
Dalle premesse osservazioni viene a conciaile~si clie nella essensn di fugto del delitto di oltraggio violento a1 pudore non si richieggono condizioni speciali per il lato dell' animo. Tulto il cornl~ericlio degli elementi costitutivi del caspzcs cr3./ni~zlzz's in tale malelizio si esaurisce nelle condizioni materiali di un atto (2) esercitato sulla persona altibui, dal quale ne risulti un oltraggio al cli lei pudore, eseguito con pravo fine e previsione di tale resultato. Soltanto ad evitare 1' errore nel quale caddero alcuni pratici bisogna notare clie 1' oltraggio t1 pu1 dore deve consistere in un'azione esercitata sul corpo. Fu grave confusiono cluclla di coloro che noverano fra i casi costituenti un oltraggio a1 ~iudore le parole oscene dirette a iine d' invito cnritro oiieste donzelle. la. tale equivoco che sca~ul~irz il titolo di eccitamento al mal costume col titolo di oltraggio violento al pudore, non solo caddcro i dottori ma ancora dcnui degli antichi nostri stattlii ; corne, a cagiona di esempio, cluello di Roma al ci\pitolo 51. E a ci6 si corse per la inesatta nozione degli elementi del tentativo, onde abusando del frammento 15, 5. 19 ad N2 ff. d~ injzcriis si prese nel senso esatto e giuridico la formula qz~ise.19)none ptadicit<am ATTENTAT. Ma non credo possa drsi condizione di questo reato un piacwe seslzsz6aEe procuratosi dal colpevole; qnantunque altri (2) abbia voluto distinguere sotto questo rapporto, io penso che l'elemento materiale ne sia piuttosto oggettivo che soggettivo.
(1) Spetta alin riccrc:~ sul materiale di qucsio delitto la *legante qiiestione che si presenta in ordine al O~?cio.SU IIIIPS~O atto, la pr'irna origine del quale PLutarco volle atlri1wii.o alle donne trojane, & a vedersi la erudiiissirna storia ~ h e fii il P a n C i r o l o thesau~?isvariur. lecl. lib. 1, ne riip. 44; e le 25 diqcertaziorii che ne scrisse il Ke rii p i u s d r osctrlis. I7a recente filosofo teilcsco ( ki e r d c r pl~ilosophie dia E'1iiaLois.e de I' I~umtrniliZii?. 4, ellap. G ) ravvisi) un privilegio sp~cialrnentcconceduto alla iiriianilh nella potenza di haciare fornira all' uomo merc lii particolare confor~naziooe delle sue labbra: e trov iu cotesta allitudine la espressione del fine epeciale che doveva avere l'amore nelle uowo,cioE di puro seotituento di a i f e t l j e non di mero appetito carnale corrie nei bruti. D'eltrotide la costumanza pi o meno lar.Tamcritc eslesa nelle varie contrado di correre al bacio pcr espansione di purissiino afl~lto; Ia istititiviti che pub spingere al medesimo anche per impulso di una viva e reverente grutltudine; in una parola la nigncanza nel medesimo di univociti che lo richiami ad un appetito Iihidinoso, vietano di stabilire come rcgola assoluta ctie il bacio debba sempre noverarsi fra gli atti impudici, e sempre punirsi qucli' uorno cile siasi permesiso di ~mprimere sulle guancie di renilenle dotina cotesto segno di devozione o di affeelbo. Ma ncppure saprei per modo assoluto negare elle uel bacio possa ravvisarsi nn atto impudico clic incontri ootlo il presente titolo le sanzioni della legge pcnale, potendo talvolta a solo sfogo di libidine devenirsi a lalo atto. Sar dunque la prudenza del ciudice quella che a norma deile circostanza dal caso dotra stabilire la punibilit ad inipunibilit8 del medesimo secondo che gli parrb o no attribvibile ad rrn impulso di lussuria. h nata la sentenza di Pisistrnto, il qual@ a& amici che lo istigavano a far punire un giovine pcrch. aveva osato baciare in volto la figlia di lui mentre usciva dal tempio, rispose: sc noi mettiamo ia carcere coloro che ci amano, cosa faremo a quelli che ci odiano? Con eib volle dire quel saggio che 1' atto iuiprud~iiledoveva essere cundoaato alla nobiitl della affelto;
e clie qriell\atto violetilo uon nveva nella figlia niente offiiscata la caudidezza del suo pudore, restando solo a tcstirtioninnza della simpatia di quel giorine. BIa non avrebbe Pisistrato moslrofa uguale impassibilith se in 111ogo di lanciarsi a quel momenlaneo conktto, avesse colui con osceni discorsi e proposizioni inrereconde insinuoto nell' animo della donzella il veleno clella corruzione morale. Sembra che i romani annettessero al bacio una zrande idea d' irupudicizia, poicbb narra P l u t a r c o fin Cutone n i u j a r c j clie Caloiie notb blanlio d? igaominia pcr avere baciato la propria moglie in presenza della figlia. Ed i pratici non esitarono a chiumare execrabiie scelzts i l bacio dato a renitente donzella; e i l De P r a n cli i f decis. 503, 71. 8 ) proclam che per tale alto la carne ver~jnoleovea ieriersi come irreparabilmente corrotta. b d c parecchi legislatori ci spiiisero a punire cotesto fatto con 1~ pena di morte e con la confisca dei beni, come leggesi nella Prarnmaiica napoletana del O marzo 1562, e nel bando romano, di cui Bo n f i n o in banninl. cczp. 7. Si vedarla iii proposito IT e m p i u s de O S C Z C ~ disdeft. 14, n, I l , el scqq. ~S f l n r p p r c o h t hislit. lib. 4, t i t u 1 S , 5 . S , it, 60- L e s s i o dc justit. et, jcre lib. 2 , crrp. 10, dubilat. 2 , n. 11 c t 1 4 G i li rb a c07as. 02, n. 12 D e RI a r i n i s v a r. resol. jur. lib. 1 , C C L ~28, 11. 5 . M e n o o h i o lib. 5, pracslcmpt. 41, n. 37 S a n f e l i c e dee. 245, $1. 7 , toni. 2 V i v i o dec. 117, 11.1 V e s u e r a d e c , 7 , 1 r . 13 Y i i l p e l l o rcrrp. 147, n. 1 ct s e q q . - C a b e l l o rcsol.ci.in~.cns. 96 Concio10 ~ e s 0 1 z t tverbo osr.ullat, rcsol. zrnic,per tot. , U e A n E:e l i s ccrp. 9 4 , 1 1 , 5 P a n i m o I l e in atldict. tlocis. 58, 71. I l i l i r e g o r i o slntngt,tn pdrs 2, 0 6 . 8 , cap. 8 per lat.; ct liD. 9 , cap. 23, 71. 13; dove sulla autorit del Il i n o c dplI' A l C i 8 L O efirma che il bacio dB sospetto CI' irnpudicizia in Itnlia c in Spagna, nia non altrellanto in Francia: la quale idei1 convertesi iti una iornluln gcnerale dal Il o ti f i l i 0 in.seguarido che la panibilili del bncio dipende dalle cons~ietuclini locali, in O C ~ ? ~ I Z ~ I ? ~cnp. ~'( C ti. 25; ove nota la ~ [ i e c i i ~ l i t ~ ~ ~ ? Z ,i r.lelln donna setfuagenaria e del bncio dato alla i~iaiio colric
condizioni esclusive della puuibi1if;i. E fanto h vero ciie la crioiinosita del bacio dipende dalle consuetudini {lei paesi, . che L e y s e r f s ~ J ~ C549, tried, 2 ) allegando B r a u t 0 (uie des dunies gnlantes pag. 566, col. 2 ) insegna cloversi cousiderare coaic ingiuria neaarsi di ricevere il bacio iti quel Iiioghi dove tale l' uso di salutare. (2; 1,a Corte suprema di giustizia in Vienna il 10 $1gno 1863 giudicando Il caso di alcuni giovani chc alzati violentemente i panni ad una racazza le avevano guardato le putlende senza farle altro, dissc che coloro non avendo voluto soddisfare uua lilidino.sn voyliu, ma soltanto ilira libidi~rosncuriositu, non erano rei di oltraggio violento ril pudore. Scorgesi che con tale distinzioiie si vieeo a cercare in questo reato un elemento niatoriale soggettiuo ( piacere dell'agente) e non si tiene bastante la inatcrialil uggclliutb ( pndorc violantemente offeso ). JIa io penso che tale concetto se poi forse esser vero i11 faccia allo speciale lincnqgio del S. 128 codice Austriaco, non sia accetlabile comc regula scientifica: e molto meno potrei accettare come tale il b ~ b tesimo di eslorshne che la Corte Suprema di Vienna diede a quel fatto, applicando il $. 98 di quel codice, Bisogna alidar cauti nel trarre generali regole di dottrina dai giudicati, i quali dovendo applicare leggi positive non sempre possono rispetlare i precetti della scienza. Ad ogni modo io ammetto che possa disputarsi se un atto oltraggiunte il pudore sia referibile a questo titolo, dove si trovi commesso pcr 712ern cwriositd: ma io veggo dificilo che certa forma di curiosilh possa sceverarsi affatto da ogni nioto carnale.
La essenza di .fatto dell' oltraggio violento non si coiilpleta perd col solo elemento della offcsa mahriak? al pudore, ma abbisogna dcll' ultcrioro ehmento della violenza : sul qual proposito io non sta.?rb
a ripetere quali clebbano essere le condizioni costitutive della medesima, riportandomene a quanto sopra ne dissi (S. 1519). La violenza si costituisce ( qui come al tito!o precedente ed in generale dovunque e sempre quanclo essa ci sorge innanzi come speciale forma criminosa) dal concorso di due volont contradicentisi e poste direttamente in reciproca guerra: quella del soggetto passivo che non vorreblie patire siffatto oltraggio ; e quella dell' agente che vuole 1 oltraggio e vuole altresi vincere con la ' forza fisica o col timore la conosciuta volontd contraria del soggetto passivo, e renderla come che sia impotente a resistere al suo dssiderio. Ad avere la uiole?zza come forma criminosa speciale non basta mostrare la mancanza di adesione del paziente. In generale chi patisce un delitto, non lo vorrebbe patire; e se Ia violenza si costituisse dal solo difetto di adesione del soggetto passivo certi delitti (per esempio i furti) dovrebbero tutti dirsi violenti. &la il contrario volere del paziente non basta a completare cotesta forma criminosa se il colpevole non volle altres sottomettere mediante uso di forza una volonth contraria alla propria, e non us mezzi adatti a raggiungere simile ime. Laonde qui debbo avvertire che dove si procedesse nel concetto, che a me 6 sembrato piii vero ( e come tale ho sostenuto ai $S. 1492, e 1515) vale a dire che nella copula con donna impubere o mentecatta non resistente non dovessero trovarsi i termini della violenza, ma quelli sarebbe necessit logica che non della sedz~zione, dovesse qualificarsi come violento neppure il semplice oltraggio al pudore commesso a danno di tali persone. E sarebbe allora necessith riprodurre alla
- 380 ii~atorindell' oltraggio al pridorc la distinzione dei due separati casi che ne costituiscono la politica irnpntabilith; quello ci08 della violensn, rappresentata da vero abuso di forza o fisica o riloralc, e quello della i~zsiclin, rqpresezitsta cla malvagi artiflzi coi quali si indiissero a patire o zt concorrere tiil atti impudici persone che por et:\ (1) o per senno erano incapaci di comprenderne la bruttura. Ed a questa seconda rubrica dovrebbero far capo per le ragioni gi8 dette di sopra i casi del tutore, (le1 carceriere od altre persons cho abusino della situazione loro per condurre altri a servire di strnrnonto ad atti impudici, senza esercitare costringimento flsico od incussiune di thzorc (2).
(1) I pratici guardarono l' oltraggio al pudore commcscu sull'impiibere sollo uno spt.ciale puntu di vista, troviindovi per analogia col ratto irnpruprio una forrun della vis il1 parenres: oiide ne ravvisarorio la oggeltivilh oriminosa nella ofi'esa recala ai cenitori: M e n o c h i o dc rOiltl. cns. 287, 11, 3 , 2 Bo n tiri o in Datlnl~rr.~ ( t p , 11.6,7.Questo modo 7, di guardare la questione a mio parere incompleto; perclib se i toccainenti lascivi esauriscono nella loro rnalcrialit~Un oltraggio al pudore, la dottrina dei pratici pub essere buona fjuando la irnpuherc consenti, mi) non nioi quando i~iterveone vera violenza: e se i toccamenti possotio essere eqIIivOci, come nel caso del bacio (ilrl qiiale si esemplifica la doltrina dei succitati dottori) parltii esorbitante ollre il bisogno politico la cluerela criminale coricessa ai geiiitorl. Coi.10 h cile nei codici contcrriporanei diflcilmonte si troverebbe 1' aneHo per aggiustnrvi codesta teorica; n a ci bnstcrcbho la ceruylice analogia del ratto improprio. (2) Anche nel sernpiice oltraggio, in cui non giunga a ooncretarsi il delitto di violenza carnale, pub aver luogo li1
polilicti impiitahililA, uon solo per la violenza vera, ma oli. che per la sediizione qiialificatn. Cos il S. 153 deI codicc Austriaco puoiscc con la pena del carcere duro da uno a cinque anni coIiii, cbe seduce a commettere o patire un allo di libidine una pcrsona alficlata alla sua cura, edticazione ed islruzione. Qui non si esige una cediizione straordiiiaria: anclie una seduzione semplice trova gli elementi della sua politica imputabiliti nel rapporto personalc. Neppure si distingue le eth della personti sedotta sempre chesiavi stata sollecitazioric. Eeppnre si distingue per il sesso dell' uno o dell' &o; e sebbene il G i o r d a n i nel couimento a quel paragrafo dica essere necessaria divc+sitil di sesso, io non crederei vero coleslo requisito perclilt In legge lo tace e la ragione tion 10 persuade.
S. 1550.
Uetermixiati in tal guisa i criterii eesenzidi, cosi ~3os2'tZvi coxxlc gasgativi, di questo malefizio, rimane che si cerchino i criterii misuratori della sua quantith. E primieramente per cii, c11e attieno alla sua qtliu?zlitd ~zatntrtcle,I' aumento deIla medesima dipende dalla maggiore gravitit e permailenza dol1' atto costituente I' oltraggio: lo che 2er la inflnit:r vttaiabilitii di sirnili fatti riesco impossibile descrivere cozi pronunziate linee a priori. Devono inoltre tenersi a calcolo le condizioni clella pcrsona offesa, crescendo la gravith dell' oltraggio quanto pi degila di rispetto era la porsolla sallrr quale esorcitossi 1' oltragn,io; e salendo al suo apogeo quaiiclo I' oltraggio stesso abbia potuto gettare il germe della rorruaioile in una irinocente creatura, Laddovc: per lo contrario certi atti fugaci che si esercitino s i i donna giii. esperttt n rntilu (1) dovranno conside1 tclrsi carne moritsvoli di repiwssiorie minore; t ~ l t r b
il danno in tali casi riducendosi alIa mora offesa della liberth personale per avere costretto altri : L patire un atto che patir non voleva, sel~benenon fosse cagione di detrimento reale. In una parola i criterii della quclnlltd natullnZe si connettono in cluesta (cornc in ogni altra malefizio) ai risultamenti e consepaenze del fatto, dipendendo dal ctct?zno .titediato prodotto sia dali' oltraggio sia dalla violenza che 10 accompagnb: e cosi viene a referirsi s questo punto di vista anclie I'nggravaxitc dello s c ~ i ~ clt~lu(2) quando la rnedosimiz sia valutribile.
k osservabile che il codice Toscnuo riientro riconosce merelricio della doiina violentnta una circostanza dluiinuente Ir? imputazioue, non fri altrettaulo neil' oltraggio viulento al pudore. questa una cllrnenticanzn, oppure S la deduzione cli un postul:ilo giuridico? Io riun credo alla diiue~iticauza,o trovo buone r;icioni a dislinguere. La violenzit carnale 2 un delitto corriplcsso: esso aggredisce nell;r d0~11ii i1 diritto alla pudicizia e il cliritto alla litesta. Di quoste due oggcllivit giuridiche contro lc qunli muove le violenza C:\[n~lic; 13 1)i-evalcnte i: senza dubbio il diritto alla piidicial;i, $1 per la magginre iriiportanea, s pcrclik pi pcsmanentc il (Innuo derivato dalla sua lesione. La penaliti di questo wato si clcva alla casa di forza principalinentc in riguardu :illa protezione di questo diritto. Ora il meretricio della vialeiitata rendendo nulla nel reato di violenza ~:iroitlc 13 0;g ~ l ~ i v i tdella pudicizia, sclo;.;Iie i l realo dalla sua coinplcsli sivll5; 10 spoglia di una delle su0 ocgaltivith giuridiche (' (lcllu pi irnportnnte; e cos lo iriiproprirc pcr goisa clic i. fwcebsil cli scendere alin itiferiore poniilil5 clcl Carcrrc prcfcril~uei Casi sernplici cornc sullicicntc u rcliritncrr 1" aggressioni alla 1iI)erl indivjdualc. Al coritrarin ricl ~ilcl'u(i1iruq$io virilciito i11 piidore auclie npi car;i ordiijarii il c]irltLt' alle [)~ldiclzi;iC iippcna sliora[o, peimcfih iloli tivvicnc eo?'?'n(11
ziotle fisica, n& danno permanente: cosicch in queslo prirneggia la offesa alla liberti. Ora la offesa alla libert rimanendo identica malgrado il meretricio della donna non pub dirsi che per questo il reato di oltraggio violento syimpropri come syimpropria la violenza carnale. Oltre a ci discesa per 1' anzidetta ragione la penalit delly oltraggio violento alle inferiori misure del carcere, provvede alla conveniente proporzione la prudenza del giudice che spazia entro i limiti della pena relativamente determinata, e non conviene discender e ulteriormente. Queste considerazioni io faceva nel 1568, accettando la ipotesi che l7art. 290 non si fosse dal legislatore Toscano voluto estendere agli oltraggi violenti; nella quale ipotesi io veniva indagando le ragioni della supposta differenziale. Rla poscia meglio esaminata la cosa dubitai di essere caduto in errore, e sono venuto a persuadermi che la disposizione del17art. 290 si debba estendere anche ai semplici oltraggi violenti. Io non aveva ricordato la regola s i vis intelligere n i g r a lige rubra. La rubrica del capitolo 1 del titolo 6.0 posta cos Della violenza carnale e del ratto. Poi il legislatore descrive ally art. 251 e 282 le violenze dando aliy abuso carnalo nell' art. 281 il nome di viole~ruacarnale; e neli? art. 282 il nome di a t t i d i libidine alle altre violenze che non siano giunte al17abuso carnale. Dcinque la formula violeuza carnale ha due sensi nella legge Toscana: 1' uno il senso speciale e proprio,ed in questo la adopera nell7 art. 251: l'altro senso generico, ed in questo senso adopera quella formula nella rubrica. Dunque come nella rubrica B certo che con la formula viok?nzct ccirnale il legislatore Toscano design tanto l' abuso quanto gli a l t r i a t t i d i libidine violenti; cos deve ritenersi che egli adoperasse la stessa formula all'art. 290 nello stesso senso generico comprensivo di ambedue i fatti. E che come l'art. 253 comune tanto ali' abuso carnale quanto agli alti d i libidine; cos sia comune ad entrambo 1' art. 290. Ouesta interpetrazione io tengo oggi per la pi vera c corisentanea alle regolo di ermeneutica. Esscndo certo che la for-
mula r~ioletwncal.nale ha in questo luogo due sensi diversi 1' uno pi largo nella rubrica e l' altro piti stretto nell' articolo 281, la buona critica C' insegna che quaudo il legislatore adopera la terza volta la stessa formula violenza cctrnril~a deve intendersi averla usata nel senso Iurgo e non nel senso slrclto, perch trattasi di materia beniywtl. E mi sento o$$ pi tranquillo in questa interpetrazione che non lo fossi I y altra volta sulle congetturate ragioni della supposta differenziale. (2) Cosa E lo scandnlo? Speciale trattazione ne fece G e y r ma n n dissertntio de sca~ldalo, Jetla 1702: ma al cap. 3 con un pensiero diafano considerb lo scandalo COme un fallo criminoso di per sh stante. Mentre il giure pensile deve litnitare la sua obiettivita alla difesa del diritto anzich ad un fine ascelico: esso non pub guardare lo scalidalo che come una forr~zu ndiellizia. Evidentemente anche questa circoslanza ha il suo criterio sogyettiuo distinlo (1;lI suo criterio oggettivo. La sua base soggettiva consiste nello essere il fatto turpe venuto a cog~lizioaedi un esteso numero di persone: la sua oggettivit consisle nel risultailiento prodotto da tale cognizione, e consistente nella co~n?nouiolle a ciit sonosi eccitali gli animi degli informati; commozion~, che si estrinseca o in un sentimento di riprovazione, o in un appetito di imitazione, che dicesi nialo esempio. Tutt cib i! f~cilissiinoa comprendersi, ed facile del pitri a comprendere che in tali risiiltoi~ientiricorrendo un danno direito, del quale fu causa il malefizio, pu a tutta ragione tenerse[jc calcolo nel valutare la quantil del niedesimo. M:! una '<luce stione delicatissima sorge su queslo proposito ailorclii deilo scandalo non fu veramente causa, nia soltanto occasione il fatto del colpevole. Per esempio, taluno trasse ai suoi voleri una donna in luogo privalo ed anche chiuso, ed us anzi ogni precauzione perch nessuno venisse a cognizione fritto. hfa uii vicino indiscreto e curioso spi e conobbe mialgrado tali precauzioni; e suon attorno la tromba, e congregil altro numero di curiosi, e da quel raduno nacquero rlicerica
sdiiauiaszi, nacque in uiia parola io scandalo. Taluno volle sostenere che simile serie di eventi dovesse annodarsi ai fatto criminoso con riesso antologico di efleflo a causa, e che per applicazione del generale print:ipio che chi versa in cosa illecita deve rispondere di tulte le conseguenze derivate daiI'illecito fatlo sebbene non volute n prevedute da lui, dovesse agcra-\-arsene la responsabilit dell' agente. lo penso il contrario per obhedienza ad altro principio generale che ho ad altri scopi gi svolto ed applicato, ed e questo: quando tra il fatto del17agente e L' evento in questione s' intromise un' azione imprudeilte del terzo non pih a riconoscersi tra I' evento e il fatto crimiriaso il nesso di efFello a causa ala piuttosto di effetto ad occasione. La vera causa di quello i! l' :iZione del terzo non voluta, non preveduta, non eccitata dall' imputato; ma tutta procedenle da un elemento psicolugico che ha la sua genesi esclusiva e spootanea iiell' animo del terzo, e da un elemento di fallo che B a lui esciusivamente attribuibile: ed allora non coerente a giuslizia che 1' imputato risponda di simili conseguenze. Applicando qucstu generale principio ai termini della sottile yueslione che adesso esamino Iion parmi che possa giudicarsi esistere il risultato dello scandalo quando la pubblicitit sia derivala, come dicouo i francesi, dal conalzerage dei vicini o dalla inconveniente e n~aligtmintromissione del terzo al quale non pu dalla lepse esser data balla di aurnentore per capriccio ed ostilitb sua le circostanze aggravanti del delitto da me commesso. Chiunque venuto a cognizioiie di u n fatto criminoso operi nializiosarnente in modo che il fatto stesso venga a produrre risultati pih gravi, i1 vero debitore e responsabile dei medesimi: se egli ne sia responsabile giuridiciimenle o soltanto moralmente ella Q queslione cfie dipcncler dalle circostanze; liia quaudo ancora costui ne sia responsabile soltaulo moralmente nia non giuridicamente, ci3 uon sar bastevole a riversare la responsabilith giuridica sull' auiore del prirno [arto. In questo senso fu deciso la questione nei termini del caso nostro dalla Cassazione di Francia coi decreti del 10
VOL,1 . 1
agosto 1856, 11 marzo 1859, I 6 gennaio 'i862 e 1 ning$io 1863. Combinando il giudicato di quella Corte 5uprenia
del 18 marzo 1858 col secondo giudicato clia nel niedesimo affare emani, la corte medesima 1' 11 marzo 1859, vienr a costruirsi la seguente teorica. O i1 terzo cbe con la sua indlccreta curiosit dette causa ed origine allo scanclalo ;a "1 con iuezzi materiali che distrussero O superarono gli ostacoli che 1 irupudico aveva cautamente frapposto ad impedire che altri : couoscesse il turpe fatto che andava a commettere (per csemliio il terzo ruppe una finestra, atterr un riparo, o vnrcaudo un muro di cinta s' introdusse sensa dirilto nel liioge cbiuso dove 1' atto si consumava ) ed in tale ipotesi I' autore dotl' atto impudico non S. responsabile dcllo scaudalo P [)ulililicit susseguita: o iaveco il terzo che eccitb In CC!gnizione del pubblico dalla qunll: nacqite 10 scandalo venae @$listesso a oonosoere accidentalmente il fatto impudico senza riessuna azione per parte sua diretta a rimuovere i frappusti rrstocoli, ed in tale ipotesi la responsabilil cade sull'irrlpiitnlo. Questa teorica caereritc ai sommi principii di diritto: chi versa in cosa illecita B responsabile del caso fortuito purch;? per0 prevedibile) che renda pii! gravi i risultameuti rlel fatto suo; e fu caso forluito sc il terzo acquisl conosconw di cib che egli volava nascosto. M non B casa fortuito quello a rhe deriva dalla volanl maligna del17uomo; C cos non P cnso fortuito I' azione di un terzo che indebitamente e senza diritto, distruggendo i rjpari clie io aveva frapposto fra i! folto tnio e gli occhi del pubblico, i? intervenuto con uu:' operazione tutta sua a rendere possibili quelle c6nse;uenzP ctie non sarebbero derivate dall'azione mia lasciata nelle coiidiziorli materiali con ]e quali io l' aveva voluta ed eseguita. 10 non esiterei ad accogliere la soluzione data al quesito dalli1 x.:iurisprudenza di Francia, come insegnamento sciealifico.
I criterii della qzcantitk 2soliticn in questo reato risalgono alle solite generali considerazioni, per cui in un delitto si accresce sotto il rapporto della intensitA o della diffondibilit il daszno me8iaZo in ragione della minorata potenza della difesa privata. Cos rientrano in questo calcolo le condizioni della lierasona oltraggiante in quanto abbia abusato di un' autorita che ave-srasopra 1' oltraggiato. Vi rientrano i mezzi pih odiosi o meglio adatti ad impedire la resistenza, corno l' uso delle armi o il numero dei violentatori. Vi pu6 rientrare la invasione del domicilio, la solitudine del luogo, e simili circostsmze. E in quanto al h o g o credo opportuno di osservare quanto sia differente sotko il puilto di vista giuridico la ragione clel calcolo della s l t l i g e la oizdn ragione del calcolo della pz~i1DfiiciE~~. prima auLa menta la quantith del delitto sotto il rapporto do1 ilanno m c i t per In maggiore diARcoltti che Iia la elao vittima di difendersi dall' agsressore: la seconcln auriienta la quantitS del delitto sotto il rapporto (lo1 danzao imnze~iiaGo,in quanto rende il delitto complesso per la lesione contemporanea di due diritti; del cliritto particolare dell' offeso 3 rispetto clel coi11 Iro suo, e rlel cliritto uriivcrsalc clio hanno tutti i cittadini al rispetto della one& nei luogl~idi comune frequenza.
,1552.
In rlut\nto al $vallo tielln forza rnoi.liln del cielitto fbcilc vedere se e fino a qriauto si ndnttino nl-
' 02tvnggio violento a1 pudore le osservazioni cl~c i sopra (g. 1537) facemmo in proposito della violenza carnale. Sul grado della forza fisica O da avvertirsi che nel? oltraggio violento al pudore difficilmente si potr costruire la figura di un tentativo punil,ile (i), Avvepnach sia evidente per lo nozioni generali (5, 380) che se gli atli irnpndici hanno avuto incominciamento il conato sparisce per ragione di eccesso, rappresentanclosi in quelli atti una violazione giZ1 completa del diritto attaccato; senza bisogno di cercare so il colpevole raggiunse o no il pieno sfogo del brqta1e appetito. E so invece l' atto impudico non avr ancora avuto cominciaxnento non troveremo aitri termini tranne quelli di atti p~eparatorii,ed il conato sparir per difetto.
(1) & nota la divergenza insortn fra F r u l i ~ v a d e l K i t k a ; il primo dei quali opin che il S. 132, 111, dei codice -4ustriaco parificnsse la seduzione tentata alla seduzioue coluuinula, quella cio che ha raggiunto il pravo fine al yuiile la dirigeva 1' aaente; ed il secondo sostcatie virilmenle il contrario. Qualunqiie sia la pi vera opinione in propusilo della legge austriaca sulla quale di~pulano i due jndgili crin~iri?ilisii alemnnni, in faccia ai primipii della scienza i? certo cbc quando abbiano avuto cortiincicizcirto gli ;liti cspculivi di uii oltraggio al pudore, il conato spilrisce per l'aione di eccesso. Iticsuttamente allora si dice c11e il ~!o?into si punisce alla puri del consuiiiato delitto. No: &:ve dirsi che pii1 non si ha semplice cot~cirto,mn seduzione consunanln ;1>erchiB gli a l l i che sono i?& ilinere hanno giii coinpletarrieute violato stessa lerjge che avrebbero violato giuilgeado alla niels. La (:orisrimazione obiettiva rende superfluo ogni calcolo d ~ l l anon consumazione subietliva, Che s e invece ci faccia la ipolcsi cbe I' atto niateriale a cui i1 seduttore voleva condurre la
persona sedokta non abbia aviito principio di eseci~zione,al. lora non solo non $ consumato la offesa alla uiorale (che rieli' altra ipotesi sarebbe Icsione gih perfetta in virlk drl primo allo esecutivo) n33 neppure sarebbe consumala la scduzione, essendo tuttavia incerto s e la persona sedotto si sarebbe o no prestala a quel primo atto di libidine che esaiiriva e consumava la lesione della legge morale; ed allorli bene pub parlarsi di tentativo di seduzione: n t esatta l<) 3 censura del Ki t k a che con ci si supponga u n te?italivo d i tenlcctivo; per dir questo bisognerebbe clie il oominciamento di esecuzione dt*!Ia mollizie fosse un conato. Ma poioh; tale non , ed & iuvece un delitto giU obiettivarnenle perfetlo, chi tenta sedurre non opera un tentnlivo d i tenlr~tivoma un teiitativo di dclittli perfetto. Bens riuscir8 in pratica assai difficile a sostenere I' accusa di Lsntiita seduzione, potendoci agevolmente eliminare ora con Io dottrina della inidoneit dei mezzi, ora con quella degli alli preparatorii. Che appena i? eseguito sull' allrui corpo un alto mnLeriale offensivo deit' altrui pridicizi:~ si abbia il delitto consumato, ella & cosa che scaturisce inelutiabile della plh esalta ?iotione del Lentalivo punibile e dalla ieorica del suo pass a s s i ~ delillo consumcito per ragione di eccesso. La conin seguenza pralica dclln paritk di pena +. accolta anche in Francia (vedi Bl a n c h e cinqtcici~ne elude n. 88) ma con diversa forn~ula e per obbedienza ai dettali di quel giure positivo che adegua nella punizione il crimine lenlcflo e il cuvksunmto; e non con la vera Cormula scientifica, la quale i i i questo caso esigerebbe si dicesse non gib ctic traltasi di un tcntativo punito alla pari del reato perfitlo, tila invece che trattasi d i un delitto perfe'elto, e non gih di un seriiplice tentativo. 1 francesi per giungere a qiiesla conseguenza della parificazione hanno bisogno del loro articolo 2 e 931: il loro art. 551 nella specialit volle allargare la nozione del tentativo punibile: e la specinlilh di quella disposizione ( c h e altrimenti sarebbe stata una suparfelazione iriulilo del generale prescritto dcll' art. 2 ) ebhe op<iilo, come osserva B l a n c li e ,
que3t;i veduta di appagarsi aei preseuti miiictizi :rnclie (li olia aiiiiorc conlinuazione di atti onde punire il couata nll:~ Ilari del rtato perfetto. Ya riai vi giungla1110 per lo r i r l pii1 retta, e malgrado ci rispetfiamo sempre il sotiiliio priucipiu che il conato non pu adeguarsi mai nella pcna al dclitte cronsirnmlo.
A corona deIIa esposizione dei i~iulefizii colitro la pudicizia individuale, e come osservazione generale cornuiie ai tre titoli finqni esaminati, resta ch~: dicasi qualche cosa in proposito ciella ccztor~e pemec . ~ t o l * h cotesti reati. Resta cioh a vedere se lo di s t z g ~ u ,Ia aiole?a,~u carnnlc, e 1' olt~ccggiovlobnlo al pudo~cvogliano essere considerati come crimiili che il pubblico afficiale abbia balia di perseguitare di nffizio anche renitente 1' offeso;oppure cowe erimini dei clnali non possa la giustizia sociale pnendere cognizione se non quando voglia, e finclib mglia 1s parte lesa. In siffnttu indagine i~isognildistinguere sotto il punto di vista storico tre stadii, che svolgono sotto il pulito di vista giuridico tre dottrine differenti.
PRIMO STADIO - Persegzcibilitli d' zcflxio - Fu questa la idea pi antica che domin 11elIe legislazioni, e nelle pratic1.~dei diversi popoli; appo i quali, Anctib il diritto di accusa fu libero, si di8 licenza ad ogni cittadino di accusare; e posch si dioda ai magistrati pienissima potest d' inquisire a piacimento loro e condurre a giudizio i calpevoli non 8olo di violenza, rna anche di stupro semplice. (Auella indistinta libert d' azione non po1;cva esser
Sglia che di un errato concetto sul rapporto oggettivo del malefizio; e precisamente di quello errato concetto per cui nella penalit dello stupro si involveva del pari la femmina che lo aveva patito, come il maschio che lo aveva operato. L'equivoco cadeva sulla oggettivit del malefizio, che non cer: cavasi nella violazione del diritto individuale ma nella offesa che rawisavasi inferita alla societ. Tale offesa talvolta si riconosceva nelle diradate nozze; come avvenne appo i romani (i), i quali spinsero fino alla esagerazione lo interesse della societ alli1 iiioltiplicazione dei matrimoni: nel che io penso si mirasse al mantenimento della casta patrizia, piuttostoch all' incremento generale della popolazione. Talvolta a codesta idea si aggiunse 1' altra della protezione alla pubblica morale; per cui nei periodi che videro il principio ascetico fattosi dominatore dei giure punitivo in simil genere di malefizi confondere la nozione del peccato e del vizio con In nozione del delitto, doveva bene darsi alla societk ed ai magistrati che la rappresentavano libero orbitrio di perseguitare cotesti fatti dai quali si riguardava come lesa la societ8 intera.
(1) Lo stupro considerossi dai romani come delitto di azione pubblica : l e g . stupricvn f i ad l . Jul. de adldt. F a r i n a c c i o gzcacst. 141, n. 51 H a r p p r e c h t inslit. liD. 4, tit. 18, n. 38 et 87 G r e g o r i o syntaymn pars 3, WD. 36, cnp, 9 , n. 11. Ed anzi tanto interesse pubblico si riivvisava nella persecuzione dello stupro che la l . ztuicii S. Et 'ti guidein, uers. nisi elenbz C. de raplzc ui1.g. puL niva della deportazione gli ascendenti che non avessero dato querela della violenza inferita alle loro figlie o nipoti. i3 irituitivo clic finchk durava l' iiso di punire lo stupro aoclie
- 392 sulla Stuprata sarebbe stato un controsenso aspettare la querela della persona offesa per puriire il delitto.
SECOXDO STADIO - Disftzzionc di casi hla poichh il vero principio reggitore del giure punitivo
comincio a farsi Iucc anche in questo argomento, eliminata la pnaizione della donna nello stupro semplice ove essa non poteva figurare che come la persona lesa, si comprese che simile lesione niente interessava la societn, e che non prodnceva allarme tale che autorizzasse uila pubblica ~~ersocuziono; la peilalitk mantenenclosi soltanto al fine del risarcimento del]' offeso, anzidib do1 ristal~jlimentodiretto della pubblica tranquillith. Allora nacque in questo genere di delitti una distinzione fra qaelli che dovevano dichiarami cli noiose 21~~7/bllica,quelli che e dovcano rilasciarsi all' azione gilliuatcs. Ai primi si referirono gli atti accompagnati da viulei~aa;appunto perchk ' abuso della forza faccrc vacillare in tutti l i cittadini la opinione della propria sicurezza, che voleva essere per conseguenza ristabilita nell' interosse comune. Ai secondi si riferirono gli atti ai quali il soggetto passivo avea prestato consenso; appunto perclib essendo in mano di tutti la potesth (li non consentire, chi avea mancato di nstirnc pcr propria imprudenza o per proprio desiderio rloveva imputare a SD modesirno il danno patito; onde tutti d i altri nella fiducia di non cssaro si facili a consentire, non apprendevano timore per In riputizione del delitto. Quosto metodo, che divise in due classi tre1 r a ~ ~ p r t o azionc i delitti contro la pudicidell'
zia indiviclnale, venne poco a poco acquistando sempre maggiore prevalenza (1): e veramente sotto 1' aspetto giuridico siffatta distinzione iiicriticnljile.
(1) In Sausonia per In coeliluzione elettorale la 7?iole,izcr si considerb coliie circostanza ititer~ess;~nie tutta la societ; onde nel concorso della niedesima si niiintcnne di s z i o w pubblica anche I' adi~iterio:C a r p z O V i o pr<l..s 4, cotzstit. 50, dcf. 1 et 2, I romani geliarono i l primo germe di quest:i distinziorie per il dclilti, di adulterio, la persecuzione del quale per rispetlo alla pace dei connubii sulrordioaronr, alla querela di parte. CiG che la legge scritta aveva fatto io Roma per 1' adulterio lo fece poscia In legge non scriltn per lo stcipro, nl qiiale la consuetudine e la pratica uiiiversale clei tribunali estese lo limitazione clel17 ufiizio inquisilorio dal pD e A n g e I i u dc dice: C i a z z i d2scept. 25, rr. 15, 14 deliclis pnrs 1, ccrp. 124, 11, 5 R a i n n l d o o6srr.vut. c r y , 25, si~pplet. , n. 44, 45, 40. Lnonde cotesta distinzione 2 interpet.rutiva procedendo per uu arcorriento dall' adulterio, n pariruze ~ a t i o n i ssi estese dai pratici allo stupro In eccezione che giB trovavasi dettata per 1' adrilterioj ctie cio. potosse atiche senza querela perseguitarsi di ufiizio quando era uiolenlo e quando era nolorio. La lirnltazione dell' unicio del giudice passb poi dal #re non scrltto nelli. m9,rgior parte (legli statuti municipali, ora con la eccezione dell:~ nolorield, ora senza. Da quelli h passala nella rnnggior parte dei codici moderni, ma geueriilmcnte senza la eccezione della ?iotoricl&, e cou la ~ o l i i eccezione dclln us'olenza: codice Toscano art. 10, e art. 298 2; codice Sardo art. 500.
Ma nella escursione storica della presento dottrina, ed in clriesta secorida fase che subordinb alla querela degli offesi la persecuzione criminale dello
stnpro semplice, incontrasi una forma speciale, t? quasi dissi anomala, che merita particolare attenzione. Questa forma io la trovo nella ordinnnza portoghese del 6 ottobre 1784 . 9. Fino a quolla legge nel reame di Portogallo anche il delitto di stupro sornplice perseguitavasi per libero ufflcio del giudice. Fu per la medesima che la potesta magistrale si rese dipendente daIla volont privata, ed i1 nuovo ~~rovvedimento venne ginstaniente elogiato : N e 1l i o instit.jur. crlm. Lusilani tifi. 10, 3. 10. Ma in ci fare quella ortlinanza distinse la donna stupratn dai congiunti di lei : e mentre alla donna neg6 ogni diritto di persecuaioue criminale contro i1 suo nsserto s~duttore,la querela e il diritto di condurre questo alla punizione dell' esilio concedette ai genitori e fratelli della fanciulla, Riflettendo sa questa disposizione chiaro si scorge che 'quel legislatore stupro serrinon ravvisb oggettivit crimiuosa ~iello plice in qumto ai diritti persoriali della donna che avova consentito: perci6 le neg0 la qnerela, clriasi dicendo non potersi lagnare Cicila lasione del proprio diritto chi alla lesione aveva aderito. &la conternpl0 invece i diritti della famiglia; e trovando che lo stnpro consentito dalla ragazza recava I~ure un danilo ai congiunti per la diflcoltri delle nozze ed il bisogno di maggior dole, ravviso nel fatto una lesione del diritto di costoro meritevole di tutela penale; c percid dette loro con la querela e la punizione del seduttore il modo di siffatta riparazione. Cid forse ebbe ancora lo scopo di prevenire private e sanguinose vendette. Ridotta a tali coridizioni (analoghe a qnelle che ha oggidi il ratto improprio) la punibilit dello stupro semplice e dello
stusro con seduzione, B evidente che codesta forma, criminosa verrebbe ad appartenere piuttosto ai (leiitti contro la famiglia clie ai delitti contro la personalit individuale; perchb naturalmente ogni crirninosit sparirebbe rispetto a quelle femmine maggiori di et che pi non avessero n genitori n6 fratelli. TERZO STADIO - Pei*seguihilita ad usione privutu - Contro il preaccennato sistema di distinzione vennero per altro portate innanzi considerazioni politiche. I giure penale, si disse, deve essere un 1 supremo fattore di bene nella repubblica; deve essere il mantenitore non solo della opinione della sicurezza in tutti i cittadini, ma anche dell' ordine e della pace delle faniiglle. Perciij sta bene che la legge punitiva eserciti il suo magistero avverso quei fatti che oltre aver leso immediatamente il diritto individuale hanno anche turbato gli animi di tutti i cittadini che si sono commossi all' appreso pericolo della ripetizione del delitto. Ma se la presenza di un grave danno mediato legittima la persecuzione penale di certi fatti per parte dei magistrati, non sempre per B conveniente che tale persecuzione lascisi senza limite nella piena loro balia. Vi sono dei casi nei cluali la persecuzione di un delitto pub cagionare pregiudizi e disordini forse pia gravi, pi permanenti, e pi sensibili che non lo fossero quelli derivati dal delitto medesimo; ed allora quantunque il fatto presenti congiuntamente un danno mediato ed un danno immediato che rendono giusto 1' intervento del magistero penale, vuole per la politica che tale intervento si subordini a certe
condizioni; e precisamente alla condizione dcllc\ volont8 doll' offeso. Cotesta contingenza ( prosegu n dirsi) si verifica appunto in tatti quei fatti che attaccano la pudicizia individuale o l ordine delle ' famiglie sotto il rapporto della onesth: e si verifica non solo quando tali fatti furono dalla doun3 consarititi per effetto di ordinaria o straordinaria ssdrlzione, ma anche quando la donna fu passiva di rina vera e reale violenza. Dunque il principio giuridico deve tacere in faccia alla somma ragione politica, o deve farsi dipendente dalla volontit deIl' ofi'eso la persecuzione di tutti indistintamente cotosti malcflzi, fossero o no accompagxiati dalla violenza. Pub ben dirsi dai saggi che la donzolla e la onesta matrona per avere subito una violenza carnale od un oltraggio violento al pudore niente debbono scapitare nella loro riprilazione, c debbono da tritti rispettarsi ed aversi nella medesima onoranza. Ma i1 pregiudizio volgare non sempre si incl~iriaai dettati del saggio. La donzella che pati violenza, ove l' infortunio suo sia conosciuto dal pubblico, sa14 pur troppo bersaglio alle ilicerie dei ilialigni: trovcrh in si3 dopresso il sentimento della propria dignita, ed incontreri pih o rneno ostacolo ad un conveniente collocamento. L a donna maritatri vedr spesso raffreddarsi verso di lei la riverenza dei figli e 1 amora del inarito; ed una fosca nuiie ' sovrasterl sempre sulla pace della famiglia a mot'tificazione di quella infelice ad ogni motteggio, ogni ricordo della vergogna patita senza sua colpa. I1 giridizio peilale a cui dovrh comparire come testimone quella disgraziata sarA un nuovo supplizio per lei. Invano chiuderete le .porte della sula du-
--397 raiite la udienza: per Ic scale del tribunale e per ltr via si affolleranno i curiosi ad osservare il contegno di lei all'andata e al ritorno, e con risa inconvenienti la trafiggeranno nel piii vivo dell' aiiirnu. Spesso avverr che una esagerata delicatezza del marito renda impossibile la continuazione del corisorzio. In una parola voi riparerete al danno mediato con la esemplarit del giudizio e della punizioile, ma alla infelice vittima voi non farete che aggiungere nuovi dolori e nuovi danni reali, spesso piii permanenti e fnnesti che non fossero le immediate conseguenze del malefizio. E chi vi dice che il timore di questa pubblicith non sia causa d'altronde di occultamenti e reticeilzs, per le quali si rcndn infruttuoso il giudizio penale? Esige dunque il supremo riguardo all' ordine delle i'amiglie che anchu le violenze carnali e tutta la famiglia di questi reati si lascino a querela privata: onde I' offeso, che i;l l'unico giudice competente della speciale sua posizione, non sia costretto a patire la pubblicita di uri giudizio nel quale ravvisa il complemento della propria rovina. Queste furono le politiche consideraziorii per le quali alcuni codici contemporanei fecero il secondo passo, di dichiarlare delitto di azione privata non solo lo stupro con seduzione, ma ancora In violenza carnale e 1' oltraggio violcnto al pridore, E t% questo pensiero obbedi il codice di procedrnra penalr: Napoletano, che all'art. 40 disponeva essere di nziirnc: privata ancl~e stupro ed adulterio violento quando lo non ora congiunto n pz~bhldca vioZc9~.%r.((1).
(1) A r n) e 1 I i 1 i (Diziotinrio, l)trri>llislrcpi.i~,prrg. 5i)S) 1 riportd una decisione della Cassaziune di Napoli che dicliiarit
essere delitto quietanzabile la violenza carnale quantunque commessa da due persone riunite con uso di urrni. Un primo passo verso questa dottrina trovo essersi fatto da qualche dotiore il quale opin che la regola della persecuzione di uffizio dello stupro violento dovesse procedere soltanto in tema di violenza vera e non in tema di violenza presunta. Il T o r r e (de stupro argum. 17, n. 27, 28, 29 ) sostenne cori sottili argomentazioni cotesta distinzione, insegnando che, tranne il caso della bambina al di sotto dei setle anni, tutti gli altri casi della cos detta violenza induttiva non poteviino perseguitarsi che a querela di parte. Fu una singolare specialit del legislatore Portoghese quella relativa all' azio?le persecutoria dello stupro. 11 decreto del 6 ottobre 1784 Q. 9, che ho ricordato al Q. 1556, neg alla stuprata auche di et8 rilaggiore il diritto di querelarsi, concedendolo soltanto ai suoi genifori e parenti. In questa disposizione si trovano tre diversi 1 . O Pensiero giuridico che non possa muovere lapensieri gnanza di un fatto chi al fatto medesimo corisent 2 , O I1 pensiero politico per cui non si ravvisa daiino imputabile traune clie nel rispetto dei diritti dei congiunti 3.0 11 pensiero tiiorale il' impedire la scandalosa temerita di femmine svergov a t e . &la finqu si faceva un primo passo restrittivo delle querele di stupro semplice: E tutto proprio del presente secolo il Ilasso ulleriore restrittivo delle querele anche dello stupro violento. In questo pi filosoEco senso procede anche il codice di Svezia del 10 febbrajo 186.1 al cap. 15, S. 1 6 ; clove non SOIO nega I f azione pubblica contro lo siupro semplice, ma 1:) ticsa eziandio iiello siupro violento, eccettuando il caso in cili 13 violentata sia morta per conseguenza di mali trattaiiienti o Siavi stato iinpedimento legale a querelarsi : e fci prescrivere 1' :izioiic nel tcrmitie di sei riiesi. Non abbisognano con~~ilcnti I"r niostrare la saviezza di tali disposizioni.
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References: sentenza 
 art. 368
 art. 3
 art. 222
 art. 11
 art. 489
 art. 491
 art. 230
 art. 301
 art. 2
 sentenza 
 art. 251
 art. 281
 art. 282
 art. 251
 art. 290
 articolo 281
 articolo 2
 art. 551
 art. 2
 art. 10
 art. 298
 art. 500