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Timestamp: 2020-08-05 10:41:47+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 181 del 09/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 181 del 09/01/2020
Cassazione civile sez. VI, 09/01/2020, (ud. 08/10/2019, dep. 09/01/2020), n.181
sul ricorso 3507-2019 proposto da:
M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
PAOLO SASSI;
RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI SALERNO SEZIONE DI
CAMPOBASSO, PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI
06/12/2018;
partecipata del 08/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO
M.S., cittadino del Bangladesh, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso il decreto n. 2528/2018, emessa dal Tribunale di Campobasso, depositato il 6 dicembre 2018, con il quale è stata rigettata la domanda di protezione internazionale proposta dallo straniero;
il Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensiva.
con i primi due motivi di ricorso – denunciando la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 1, 3, 14 e 16, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – il ricorrente lamenta che il Tribunale abbia ritenuto di denegare al medesimo sia lo status di rifugiato, sia la protezione sussidiaria, sia il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, sebbene sussistessero i presupposti di legge per la concessione di tali misure, e senza, peraltro, effettuare alcun approfondimento istruttorio d’ufficio;
la valutazione in ordine alla attendibilità del racconto del cittadino straniero costituisca un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito – e censurabile solo nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5 – il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c) (Cass. 05/02/2019, n. 3340), escludendosi, in mancanza, la necessità e la possibilità stessa per il giudice di merito – laddove non vengano dedotti fatti attendibili e concreti, idonei a consentire un approfondimento ufficioso – di operare ulteriori accertamenti;
nel caso concreto, il Tribunale ha adeguatamente motivato in ordine alle ragioni per le quali la narrazione dell’istante, circa il motivo che lo avrebbe indotto ad abbandonare il Paese di origine – consistito in ragioni di carattere economico relative ad un prestito, peraltro risalente a dieci anni prima, non interamente restituito, ma senza che il preteso creditore avesse neppure intrapreso “iniziative tali da poter fare concretamente temere ritorsioni” -, è generica, e comunque non idonea a supportare il riconoscimento della protezione internazionale, trattandosi di una vicenda a carattere privatistico, non rientrante nei presupposti per la concessione di tale forma di tutela;
a fronte di tali motivate argomentazioni, le censure in esame si traducono, oltre che in un’astratta disamina dei principi giuridici in materia, in una richiesta di rivisitazione del merito della vicenda peraltro operata in maniera del tutto generica, mediante il riferimento ad una, non meglio precisata, documentazione, che sarebbe stata disattesa dal Tribunale – improponibile in questa sede (Cass., 04/04/2017, n. 8758).
il suesposto rilievo, effettuato dal giudice di merito, escluda in radice la possibilità di concessione all’immigrato dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b);
per quanto concerne la protezione sussidiaria prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), l’attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguardi il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata, bensì quello della prova, con la conseguenza che l’osservanza degli oneri di allegazione si ripercuote sulla verifica della fondatezza della domanda;
di conseguenza, in relazione alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), debba essere allegata quantomeno l’esistenza di un conflitto armato o di una situazione di violenza indiscriminata così come descritti dalla norma (Cass., 31/01/2019, n. 3016);
nel caso concreto, il Tribunale ha accertato che il richiedente, nella narrazione dei fatti che lo hanno indotto ad abbandonare il luogo di origine, ha allegato una vicenda privata a carattere economico, e tuttavia il giudice di merito ha altresì accertato, con riferimento a fonti internazionali citate nella motivazione del decreto, che il Bangladesh è immune da situazioni di violenza indiscriminata, derivanti da conflitti interni o internazionali;
la censura si traduce, per contro, in una sostanziale, inammissibile, rivisitazione del merito (Cass., 04/04/2017, n. 8758);
del pari, per quanto attiene alla protezione umanitaria, il Tribunale ha accertato che nella narrazione dei fatti operata dallo straniero non sono rinvenibili situazioni di particolare vulnerabilità, e la doglianza si traduce in un tentativo di sovvertire – peraltro mediante allegazioni del tutto generiche ed astratte – tale valutazione, con l’allegazione di circostanze di merito inammissibili in questa sede;
con il terzo motivo di ricorso – denunciando la violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 74, comma 2 e del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale abbia erroneamente revocato l’ammissione del medesimo al patrocinio a spese dello Stato;
la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato adottata come nella specie – con la sentenza che definisce il giudizio di appello, anzichè con separato decreto, come previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, non comporti mutamenti nel regime impugnatorio che resta quello, ordinario e generale, dell’opposizione ai sensi dello stesso D.P.R., ex art. 170, dovendosi escludere che la pronuncia sulla revoca, in quanta adottata con sentenza, sia, per ciò solo, impugnabile immediatamente con il ricorso per cassazione, rimedio previsto solo per l’ipotesi contemplata dal D.P.R. cit., art. 113 (Cass., 06/12/2017, n. 29228; Cass., 08/02/2018, n. 3028; Cass., 11/11/2018, 32028);
per tutte le ragioni esposte, il ricorso debba essere, pertanto, dichiarato inammissibile, senza alcuna statuizione sulle spese, attesa la mancata costituzione dell’intimato.
Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 art. 8
 art. 5
 art. 360
 art. 3
 art. 14
 art. 14
 art. 14
 art. 74
 art. 136
 sentenza 
 art. 136
 art. 170
 art. 113
 art. 13
 art. 13