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Timestamp: 2017-04-29 19:36:20+00:00

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Bene Vagienna | www.centrocasalis.it
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Area storicaComitato di Bredulo [vd. anche schede Cherasco e Mondovì].
Abitanti3193 al censimento del 1991; 3631 [ISTAT 2009].
EstensioneHa 4895 [ISTAT]; ha. 4938 [SITA] al censimento del 2011.
ConfiniIl territorio di Bene Vagienna confina a nord con Cherasco, a est con Lequio Tanaro, a sud con Piozzo, Carrù, Magliano Alpi e Trinità, e a ovest con Fossano.
Nella toponomastica locale sono riconosciute come frazioni Burretto, Gorra, Isola, Podio, Pra, Roncaglia, San Bernardino, San Luigi e Santo Stefano. Dal censimento vengono indicate come frazioni: Gorra, Isola, Podio, San Bernardo e Casale dei molini (centro contiguo all’omonimo centro afferente al comune di Trinità).Risulta inoltre regione del comune anche San Sudario [ISTAT 2001]. Vedi mappa.
Bagiennis [901: I diplomi di Ludovico III, doc. 13]; Baenis [1206 A.S.T., Corte, Paesi per A e B, Lettera B, m. 13, Bene, n. 1]. Bene per tutta l’età moderna. Il nome attuale di Bene Vagienna (con riferimento all’antica città romana di Augusta Bagiennorum, situata nel territorio di Bene Vagienna) è stato conferito nel 1862, in seguito al Regio Decreto n. 1025. "Augusta Vagiennorum" [Casalis 1834, p, 225].
DiocesiDiocesi di Asti fino al 1388, divenne poi parte della neo-istituita diocesi di Mondovì, sebbene il passaggio diveisse effettivo solo nel 1436 [Assandria 1899].
PieveLa pieve di Bene è attestata fin dal 901 [Schiaparelli (a cura di) 1910, doc. 13]. Alle sue dipendenze vi erano la chiesa di: Santa Margherita di Cherasco; San Gregorio con l'oratorio a Cervere (oltre la Stura); l'oratorio delle Fontane; le chiese di San Giovanni e di Sant'Odegario di Monfalcone; l'oratorio di San Pietro di Manzano (di là dal Tanaro); San Pietro di Sarmatorio; le chiese di Santa Malia, di Santo Stefano e di San Michele di Piozzo; la chiesa di San Pietro in Gradu di Carrù e quella di Santa Margherita (Santa Margherita alla Priosa) nella medesima località.
La chiesa di Santa Maria di Lequio (ad Leucum) compare alle dipendenze della pieve di Bene nello stesso diploma; essa sorgeva nel pianoro di Lequio, vicino al fiume Tanaro. San Faustino degli Spada nel 1345 risulta esente da giurisdizione vescovile [Assandria 1899; vd. anche scheda Lequio Tanaro]: nel 1644 viene elencata fra le cappelle campestri [A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei conti, Articolo 455, § 12, Mazzo 1].
E' stato ipotizzato che la chiesa di Santa Maria possa indicare la chiesa matrice omonima di Bene Vagienna. Peraltro, verso l'epoca in cui il visitatore apostolico monsignor Scarampi si recò ad Leucum ad capellam Sancte Marie de Lacu (1583); erano attestate nella stessa località una cappella diruta, intitolata a Santa Maria Maddalena, e una chiesa intitolata a Sant'Angelo in contradam de Lequio [Conterno 1989, pp. 22 sgg., 40].
Il primo insediamento altomedievale era situato presso il sito della città di Augusta Bagiennorum [Vd. voce Luoghi scomparsi]. Si può ipotizzare che lo spostamento all’attuale sito, meglio difendibile, sia avvenuto nei decenni intorno al 900, nel contesto di insicurezza generato dalle incursioni ungare e saracene, particolarmente intense nell’area dell’attuale provincia di Cuneo, e dai torbidi politici sperimentati in quella fase dal Regnum Italiae. Il nuovo insediamento, fin dalla sua prima menzione documentaria, presenta un carattere accentrato, confermato nei secoli successivi; viene infatti definito sia curtis sia castellum sottolineandone quindi la natura accentrata e la presenza di fortificazioni [Schiaparelli (a cura di) 1910, doc. 13].
Solo a partire dal secolo XIV inoltrato, in un contesto politico caratterizzato da una maggiore sicurezza, si avvia un processo di elaborazione di un habitat sparso nel territorio rurale, fatto di cascinali isolati e di piccole borgate [A.C.B., fald. 8, s 70, Catasto – volume I, aa. 1593-1613]; il concentrico rimane comunque il nucleo insediativo di gran lunga prevalente.
L'antico sito della città romana di Augusta Bagiennorum sorgeva più a est dell'abitato odierno, nell'attuale località Roncaglia [Corradi 1974]; recenti indagini archeologiche, ancora non pubblicate (2013), hanno messo in luce che il sito della civitas romana, e più in particolare l’area vicina all’antico teatro, era ancora occupato fino almeno alla fine dell’VIII secolo, con la presenza di una chiesa e di un cimitero. Le ricerche sono ancora in corso, ma si ipotizza che lo spostamento presso l’attuale sito di Bene Vagienna (attuato probabilmente per ragioni difensive) possa essere anche successivo di qualche decennio alla prima menzione di Bene del 901. Solo la ripresa degli scavi (momentaneamente interrotti) e un attento raffronto dei dati archeologici e di quelli documenti potranno chiarire meglio i contorni della vicenda (si vedano intanto, a tale proposito, i pannelli con i risultati provvisori degli scavi nel Museo Civico Archeologico di Bene Vagienna. Vedi nota).
Si deve attendere il 1196 per avere notizia dei suoi abitanti, i quali rivelano una struttura sociale già organizzata, con cui il vescovo astigiano si deve confrontare, concedendo alle quattro principali stirpi bennesi cospicui privilegi [Assandria (a cura di) 1904-07, doc. 296], a cui si aggiunge una vera e propria franchigia nel 1200 [Bordone 1981]. Nel 1209, gli uomini di Bene, tramite i loro consoli, giurarono il cittadinatico di Alba, che il vescovo dovette accettare [Milano (a cura di) 1902, doc. 181].
Si trattò di una prova di forte autonomia, poiché tale atto non implicava una vera e propria sottomissione, quanto un rapporto di colleganza, per quanto asimmetrica, con il comune albese, percepito evidentemente come un utile controbilanciamento rispetto al potere vescovile [Panero 1988, pp. 146-147]. Da allora, la comunità appare impegnata in un continuo tentativo di autonomia dal presule: una prima ribellione vede alla sua guida il marchese Manfredi Lancia, vicario di Federico II nell’area, nel 1234; quindi Bene entrò nella dominazione di Carlo d'Angiò, che vi pose un vicario (1263) [A.S.T., Corte, Paesi per. A e B, Lettera B, Mazzo 13, Bene, n. 2]. Dal 1275 ritornò sotto il controllo del vescovo. Nel 1331, il tentativo della comunità di eleggere il proprio podestà portò a un'altra crisi con il presule, che dovette concedere prerogative [Assandria (a cura di) 1904-07, doc. 2]. Altri privilegi vennero accordati alla comunità dal nuovo signore, il principe d'Acaia, nel 1389.
Di fatto, l'autonomia di Bene venne raggiunta per gradi: con il passaggio dalla diocesi di Asti a quella di Mondovì la comunità poté godere di maggiore libertà d'azione. Il dominio dei conti Costa, feudatari dei Savoia a partire dal secondo decennio del Quattrocento, sembra arrestare e ridurre il processo di autonomizzazione della comunità, che trova ora nei signori un ostacolo alle proprie ambizioni, pur godendo comunque di margini ampi rispetto ad altre e più piccole comunità dell’area [A.C.B., fald. 349, s. 2638]. Nel 1565, Bene ottenne, dietro pagamento, il privilegio di essere annessa al diretto dominio di casa Savoia e di essere sciolta dalla soggezione feudale verso i conti Costa [A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei conti]. Nel 1632, i Savoia alienarono a favore della comunità di Bene i mulini, forni, e vari diritti, fra cui quello di pedaggio, per 9250 scudi d'oro -- con riserva di riscatto - [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, Lettera B, Mazzo 13, Bene, n. 13]. Un’ampia serie di franchigie e privilegi, concessi dai principi di Acaia, dai duchi di Savoia e dai conti Costa, ma anche di altri atti relativi ai rapporti con le comunità e i signori vicini, è contenuta in un volume seicentesco [A.C.B., fald. 349, s. 2638]: gli atti compresi in questo volume, molti dei quali copie di originali ancora oggi presenti all’interno dell’archivio comunale, coprono il periodo tra 1301 e il 1674, con un singolo atto del 1196 (esenzione vescovile delle decime a quattro famiglie di Bene).
Gli statuti del 1293 sono editi: Assandria, Giuseppe (a cura di), Capitula et statuta Communitatis Baennarum ab anno 1293 publicata notis et indicibus, Roma, 1892. Presso l’archivio comunale sono conservati anche gli statuti del 1338 [A.C.B., 103] e del 1585 [A.C.B.,104]. Statuto comunale 2008. Vedi testo.
Sono presenti Registri relativi ai singoli quartieri di Bene (Santa Maria, San Giorgio, Sant’Eustachio) risalenti al secolo XVI [A.C.B. faldd. 1-4, aa. 1502-1587]. Il più antico, relativo al quartiere di San Giorgio, risale al 1503 [A.C.B., fald. 1, s 39, a. 1503]. Il primo Catasto antico risale al 1593, con aggiunte finon al 1613 [A.C.B., fald. 8, s 70]. Al 1613 risale un ampio Catastro in quattro volumi [A.C.B., faldd. 10-11, s 6, 7, 8, 85]. Un altro Catasto in tre volumi fu redatto nel 1632 [A.C.B., fald. 12-13, s 84, 4, 71, a. 1632]. Ancora un Cattastro pubblico di Bene, in tre volumi, fu composto nel 1661 [A.C.B., faldd. 13-14, s. 87, 83, 2889, a. 1661]. Un Registro, in quattro volumi, risale alla seconda metà del secolo XVII [A.C.B., fald. 4, s. 61, seconda metà XVII secolo]. Fino alla fine dello stesso secolo ne sono conservati altri tre [A.C.B., faldd. 4, s 38, 37, 62. Il primo Libro dei Trasporti risale al 1633 e contiene aggiunte e note fino al 1742 [A.C.B., fald. 5, s. 36, Libro dei Trasporti anno 1633]. Numerosi libri analoghi, relativi alla seconda metà del secolo e alla prima metà di quello successivo, sono conservati presso l’archivio comunale e l'Archivio di Stato di Torio [A.C.B., faldd. 5-7; A.S.T., Sezioni Riunite, Catasti, Catasto sabaudo, Allegato C. Mappe del catasto antico, Circondario di Mondovì, Mandamento di Bene, Bene, Mazzo 177, Mappa di Bene. Parte 1 (A) (Data: 16 ottobre 1748) [Autore disegno originale: Giovanni Battista Borone e Carlo Gatto]. Vedi mappa; A.S.T., Sezioni Riunite, Catasti, Catasto sabaudo, Allegato C. Mappe del catasto antico, Circondario di Mondovì, Mandamento di Bene, Bene, Mazzo 177, Mappa di Bene. Parte 2 (A) (Data: 1748). Vedi mappa.]. Un nuovo ampio Libro delle Mutazioni fu redatto nel 1748-49 [A.C.B., faldd. 18-19-20 e armadio I, s. 88, 93, 92, 89, 94, 96]. L'archivio comunale di Bene conserva anche un catasto del 1711. Nel 1733, in occasione della Perequazione generale, Bene fece richiesta di nuovi catasti e di una nuova misura generale dei beni, poiché in molti casi era divenuto impossibile rintracciare i possessori per richiedere loro i tributi [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, s. XVIII sec., Misure territoriali e allibramenti, Mazzo 2, n. 8]. Ne risultò una misurazione effettuata nel 1740, con allibramento [Mazzo 3].
Un nuovo accatastamento dei beni fu attuato nel 1812, durante la dominazione francese. [A.S.T., Sezioni Riunite, Carte topografiche e disegni, Ufficio Generale delle Finanze, Tipi, cabrei e disegni (sezione II), Bene, Mazzo 78, "Tipo regolare della Cassina Podio, e beni alla medesima aggregati, situati sovra il Territorio della Città di Bene..." (Data: 15/12/1811) [Autore disegno originale: Domenico Cometi]. Vedi mappa.
Si segnala la conservazione di una lunga serie dal 1507 al 1798 [A.C.B., Ordinati, faldd. 370-412 (aa. 1507-1798)].
Bene fu più volte concessa dagli imperatori ai vescovi d'Asti (901. 902, 969, 973 e 1041) e rimase loro fino al 1388, con alterne vicende, fra cui la superiorità del comune albese (che pure riconosceva il potere vescovile) [Panero 1988, pp. 146-47], nonché dominazione angioina fino al 1275, per poi tornare al vescovo. Nel 1389 Bene passò al dominio dei Savoia-Acaia.
Polo principale del potere del vescovo di Asti nell’area dell’antico comitato di Bredulo, almeno dalla fine del secolo XII, Bene conobbe poche infeudazioni in epoca medievale, per lo più determinate da crisi temporanee dell'autorità vescovile sul territorio. Nel 1179 ne furono brevemente infeudati i signori di Sarmatorio, mentre due secoli dopo il castello di Bene fu dato in pegno dal vescovo Giovanni Malabaila a Pietrino Abellonei-Malabaila [Bordone 1992, p. 134]. Dopo un tentativo fallito di occupazione da parte di Galeazzo Visconti, nel 1389 il castrum forte et inexpugnabile passò sotto il dominio dei Savoia-Acaia [Morozzo 1894, ol. III/2, pp. 28-30], che, nel 1412, ne investirono Ludovico Costa [A.C.B., fald. 349, s 2638, n. 51], che, in cambio, rimise ai duchi il feudo di Cavallermaggiore.
Decaduti ormai i diritti del vescovo astigiano, quello di Mondovì, sotto il cui dominio spirituale era passata Bene, trovò un accordo con i Costa circa i luoghi e i castelli di Bene e di Trinità, cedendo loro ogni diritto eccetto la raccolta delle decime in toto eorum territorio, districtu et mandamento [A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, n. 2bis]. Nel 1535, il duca Carlo di Savoia concesse ai Costa il titolo di conti di Bene e di Trinità [n. 3]. Pochi anni dopo (1561), Emanuele Filiberto di Savoia e Giovanni Lodovico Costa permutarono Bene, fondamentale per la sua posizione strategica -- ut in eo valeret milites collocare-- con Châtillon des Dombes e Pont de Veyle nella Bresse [n. 4]; in tale occasione la comunità di Bene versò un indennizzo ai Costa di 12.000 scudi [A.C.B., fald. 352, s 1886]. Nel 1762, Bene divenne capoluogo di un principato, del quale fu investito il duca del Chiablese, figlio di Carlo Emanuele III.
Mutamenti di distrettuazioneNel 1762 la località di Bene fu eretta in città [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 14]. In epoca napoleonica Bene faceva capo al Dipartimento della Stura. Capo di mandamento nella provincia di Mondovì e poi in quella di Cuneo dal 1859 [Casalis 1834, p. 225].
Nel 1301 vengono regolati i confini con il vicino centro di Cherasco [Bianchi 1881]. I conflitti relativi al finaggio riesplodono a metà del secolo successivo e si trascinano fin verso la fine del Cinquecento (1583), quando gli assetti territoriali sembrano infine stabilizzarsi [A.C.B., fald. 349, s 2638, nn. 14-17; vd. anche scheda Cherasco]. I confini tra Bene, Piozzo e Carrù sono oggetto di ripetute tensioni nel XV secolo, con compromessi e arbitrati nel 1455 e nel 1480 [A.C.B., fald. 349, s 2638, nn. 18-20; vd. anche schede Carrù e Piozzo]. I conflitti territoriali con Novello sembrano risolversi con un arbitrato del 1502 [n. 21; vd. anche scheda Novello] e quelli con la comunità di Salmour e i suoi conti nel 1520 [A.C.B., fald. 349, s 2638, nn. 50 e 51]. La documentazione si fa più consistente dal 1692, quando si decise lo scorporo di Lequio Tanaro [A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, n. 8]; nonostante le forti proteste di Bene, lo scorporo fu reso effettivo dal 1694 [A.S.T., Camera dei Conti, Articolo 749, Atti per feudi, Mazzo 72/3, fasc. 32]. Secondo la misura generale del 1699 il territorio di Bene era di 12.703 giornate mentre quello di Lequio era di 3195 giornate [A.C.B., Fald. 22, s 17, Registro della misura generale…della Città di Bene- 1699]. Tra le due comunità si scatenarono molto presto liti di confine come quella per la regione della Corna e Pesilione, con sentenza nel 1738 [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, s. XVIII sec., Misure territoriali e allibramenti, Mazzo 3, n. 1]. La vicenda presenta forti analogie con quella di Cherasco e Narzole [Vd. anche schede Cherasco, LequioTanaro e Narzole].
Il territorio di Miagliano, di Trinità e di Bene viene misurato nel 1741-1743 e nel 1783; in mezzo si colloca una ricognizione di alcuni termini di confine dei territori di Bene, Trinità e Magliano in conseguenza del riadattamento della strada da Carrù a Trinità (AC Mondovì, Cat. VII, Paesi diversi, fasc. 39).
Nel 1762 la località di Bene fu ufficialmente eretta in città [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 14], ma già a partire dalla fine del secolo XVI, dopo la fine della dominazione dei Costa, aveva preso a fregiarsi di tale titolo [A.C.B., fald. 349, s 2638, n. 33. a. 1595]. In epoca napoleonica Bene faceva capo al Dipartimento della Stura. Dal 1859 è in provincia di Cuneo. Fra il 1928 e il 1947 al territorio di Bene Vagienna fu aggregato il soppresso comune di Lequio Tanaro, ricostituito nel 1947 [R.D. 143 del 26 gennaio 1928; ripristino del comune di Lequio Tanaro per D.L.P. 345 del 29 marzo 1947].
Una indagine del Commissariato per gli Usi Civici condotta nel 1934 mise in rilievo l'assenza di tali usi nel comune di Bene, sottolineando, però, che in tempi passati la comunità aveva goduto sia di ampio possesso di beni comuni, sia di usi civici più limitati [C.U.C., n. 4019].
Per quanto riguarda gli usi civici, essi furono praticati nel medioevo e consistevano essenzialmente nel diritto di legnatico nel bosco del Banale [Assandria (a cura di) 1892, capp. 273, 301, 377]. Ma lo sfruttamento del bosco (una delle principali risorse economiche locali) da parte della comunità era più antico; già le consuetudini riconosciute dal vescovo di Asti nel 1196 erano incentrate su questo tema: diritti di legnatico (su legna verde e secca) e di cacciar. Proprio dal diverso accesso alle risorse fornite dal bosco emerge la principale differenziazione nella società locale, tra i milites (vassalli vescovili di estrazione militare] che godevano pienamente dei diritti e la popolazione contadina, titolare di diritti più limitati, anche se comunque importanti [Assandria (a cura di) 1904, doc. 296; Bordone 1981]. I beni comuni -- dei quali già nel 1626 la comunità di Bene richiese una ricognizione perché indebitamente posseduti da terzi [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 26] -- furono progressivamente intaccati e alienati, in particolare nella prima metà dell'Ottocento, per far fronte alle ingenti spese di amministrazione. Da una indagine condotta nel 1827 risultò che Bene possedeva una pezza di 60 giornate di terreno nel territorio di Fossano, in prossimità del confine. Altre 52 giornate erano invece state usurpate da almeno un cinquantennio, anche se ne furono pagate le taglie fino al 1812, anno della misura generale [n. 26]. In seguito (1841) si alienarono a coloro che già le possedevano e che spesso vi avevano edificato stabili [n. 48].
Le tensioni territoriali con Cherasco, Trinità, Piozzo, Sant’Albano, Carrù, Novello e Lequio Tanaro sono abbondantemente attestate, in particolare fino alla fine del Cinquecento [Vd. voce Mutamenti territoriali, vd. anche schede Carrù, Cherasco, Lequio Tanaro, Novello, Sant'Albano Stura e Trinità].
Ci limitiamo qui a ricordare la causa tra Bene e Novello, relativa ai confini, risolta con arbitrato nel 1502 [A.C.B., fald. 23, s. 73, Istromento originale di sentenza arbitrale seguita sovra la terminazione del confine di Bene e Novello, a. 1502]. Una lite relativa al confine con Cherasco fu risolta nel 1455 [A.C.B., faldd. 23, s. 27, Divisione delle fini di Bene e Cherasco, a. 1455; vd. anche scheda Cherasco], contemporaneamente alla determinazione delle fini tra Bene e Piozzo [A.C.B., fald. 23, s. 1607, Tenor divisionium finium locorum Bennarum Plocii et currenti per sententiam arbitralem a. 1455]. Nel periodo successivo, eccetto le tensioni connesse con lo scorporo del territorio di Lequio, prima aggregato a Bene, si segnalano soprattutto liti relative alle acque: risorsa critica per l’irrigazione in quest’area di pianura fortemente vocata all’agricoltura. Al 1629 risale una lite fra don Felice di Savoia e la comunità di Bene circa i diritti sulle acque sorgive a Tetti di Pesio [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, Mazzo 13, B, Bene, n. 11]. Il problema era originato già nel 1429 con una controversia fra Bene, da una parte e Sant'Albano e Trinità dall'altra, sulla bealera che scorre tra le tre località [AST, Corte, Paesi, Fossano, Mazzo 3, a. 1471].
Si segnala un conflitto con i signori di Sant’Albano per le acque della Stura, che interessa anche le comunità di Lequio e di Trinità [A.C.B., 84, Nella causa del signor marchese Ignazio Begiamo di Sant’Albano contro la Città di Bene, secongiunte le comunità di Lequio e della Trinità (aa. 1712-39)]. La sentenza, espressa dai vicari di Mondovì e di Savigliano. Mise fine alla questione dando ragione del possesso a Bene. Ma le acque non bastavano e allora, nel 1443, si giunse a un accordo con la Certosa di Pesio [A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, n.2], la quale possedeva una tenuta nella regione detta Tetti di Pesio, sul territorio di Cuneo, inutilizzabile perché coperta di acqua stagnante. Fu allora decisa la costruzione di una bealera e, nell'accordo, si stabilì che una parte delle acque avrebbe alimentato il mulino di Bene. Nel 1566 l'accordo fu confermato; nel 1596 il possesso delle sorgenti passò a don Felice di Savoia, che pretese da Bene il pagamento di un cospicuo censo per il godimento delle acque della bealera. Liti di confine con Lequio Tanaro, dal 1692 [A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, s. XVIII sec., Misure territoriali e allibramenti, Mazzo 3, n. 1].
Molte le liti con “particolari” di Bene stessa per ragioni fiscali; si segnala un conflitto con gli enti ecclesiastici locali per le immunità dei beni religiosi dai carichi fiscali [A.C.B., fald. 488, Atti della Comunità di Bene contro gli ecclesiastici per immunità ecclesiastiche (aa.1712-39)].
Assandria, Giuseppe (a cura di), Capitula et statuta Communitatis Baennarum ab anno 1293 publicata notis et indicibus, Roma, 1892.
Bianchi Nicomede, Le carte degli archivi piemontesi, Torino 1881.
Milano, Euclide (a cura di), Il ‘Rigestum Comunis Albe’, Pinerolo, 1902.
Schiaparelli, L. (a cura di), I diplomi di Ludovico III e di Rodolfo II, Roma, 1910.
A.C.B., Fald. 22, s 17, Registro della misura generale…della Città di Bene- 1699.
A.C.B., fald. 349, s 2638, n. 51, Libro osia trasonto ove son copiati molti istromenti antichi fatti dalla città di Bene…[aa. 1196-1674].
A.C.B., fald. 488, Atti della Comunità di Bene contro gli ecclesiastici per immunità ecclesiastiche, aa. 1712-39.
A.C.B., fald. 511, Causa della città di Bene conto l’Ill.mo sig. conte della Trinità, aa. 1402-1781.
A.C.B., fald. 530, Atti sulla gabella, forni, gioatico, fornatico, molino, fidanza e pedaggio, aa. 1497-1710.
AC Mondovì, Cat. VII, Paesi diversi, fasc. 39.
A.S.T., Corte, Benefizi di qua dai monti, Mazzo 3, Fasc. 1, Bene, Parrochiale, Convenzione seguita nanti il Primo Presidente del Senato Conte Caissotti di S.ta Vittoria trà l'Arciprete della Parrochiale della Città di Bene, ed il Capitolo di quella Collegiata per riguardo alle funzioni Parrochiali (26. Giugno 1738).
A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, n. 2bis.
A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, n. 8.
A.S.T., Corte, Materie eccesiastiche, Mazzo 1 d'Addizione, Fasc. 1, Bene, Carmelitane Scalze, Scritture, e lettere riguardanti la trattativa per la traslazione indi seguita delle monache Carmelitane Scalze dalla Città di Sospello, a quella di Bene, e nella Casa propria del Cavaliere Melchior Magistrati stata a tal fine venduta a S. M. per servire di Monastero alle sud.te Monache, le quali sino dall'anno 1755, in seguito alla Rappresentanza del Senato di Nizza delli 4. Gennajo d'esso anno erano state trasferite dal Luogo di S. Stefano alla Sud.ta Città di Sospello Colli disegni della pred.ta Casa, Calcoli, e Relazioni del Perito (1778).
A.S.T., Corte, Materie eccesiastiche, Benefizi di qua dai monti, Mazzo 3, Fasc. 2, Bene, Parrochiale, Transazione trà l'Abbate Gio. Battista Lamberti Arciprete della Parrochiale Collegiata della Città di Bene, e la sudetta Città sovra le differenze trà essi insorte per riguardo alle spese necessarie farsi per la riparazione della sudetta Parrochiale (23 novembre 1747).
A.S.T., Corte, Materie eccesiastiche, Luoghi Pii di qua e di là da' Monti, Mazzo 4, Fasc. 1, Bene, Spedale degli Infermi ed altre Opere Pie Scritture riguardanti le differenze insorte tra la Città ed Arciprete di Bene per riguardo all'amministrazione dello Spedale degl'Infermi di d.ta Città, e della Capella dell'immacolata Concezione detto di Garavello, della Madonna delle Grazie, della Capella di S. Sebast.no, e del Pillone della Vergine S.S.ma denominato della Gorra, State poi indi terminate con regio Viglietto (1764-1749).
A.S.T., Corte, Paesi per A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 1.
A.S.T., Corte, Paesi per. A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 2.
A.S.T., Corte, Paesi per. A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 14.A.S.T., Sezioni Riunite, I Archiviazione, s. XVIII sec., Misure territoriali e allibramenti, Mazzo 3, n. 1.
A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei conti.
A.S.T., Sezioni Riunite, Carte topografiche e disegni, Camerale Piemonte, Tipi articolo 664, Mazzo 8, Benevagienna, bealera. Bene-Bealera (Note: Il titolo originario è riportato sul verso del disegno), s.d. Vedi mappa.
A.S.T., Sezioni Riunite , Carte topografiche e disegni , Camerale Piemonte, Tipi articolo 664 , Benevagienna, bealera, Mazzo 8, Disegno di la bialera di Bene ... (Data: 15/08/1603) [Autore disegno originale: Francesco Serponte]. Vedi mappa.
A.S.T., Sezioni Riunite, Carte topografiche e disegni, Controllo Generale di Finanze, Tipi annessi alle patenti secolo XIX, Benevagienna, Mazzo 420, "Pianta del Primo Piano del Castello sito nella Città di Bene" (Data: 27/07/1822 ) [Autore disegno originale: Carlo Mariano]. Vedi planimetria.
A.S.T., Sezioni Riunite, Catasti, Catasto sabaudo, Allegato C. Mappe del catasto antico, Circondario di Mondovì, Mandamento di Bene, Bene, Mazzo 177, Mappa di Bene. Parte 1 (A) (Data: 16 ottobre 1748) [Autore disegno originale: Giovanni Battista Borone e Carlo Gatto]. Vedi mappa.
A.S.T., Sezioni Riunite, Catasti, Catasto sabaudo, Allegato C. Mappe del catasto antico, Circondario di Mondovì, Mandamento di Bene, Bene, Mazzo 177, Mappa di Bene. Parte 2 (A) (Data: 1748). Vedi mappa.
A.S.T., Sezioni Riunite, Carte topografiche e disegni, Ufficio Generale delle Finanze, Tipi, cabrei e disegni (sezione II), Bene, Mazzo 78, "Tipo regolare della Cassina Podio, e beni alla medesima aggregati, situati sovra il Territorio della Città di Bene..." (Data: 15/12/1811) [Autore disegno originale: Domenico Cometi]. Vedi mappa.
A.S.T., Sezioni Riunite, Patenti - s. XVIII sec., 34, 136.
A.S.T., Sezioni Riunite, Patenti 1694-1695, f. 46 e f. 52.
C.U.C. (Commssariato per la Liquidazione degli Usi Civici, Torino).
C.U.C., Bene Vagienna..
I.G.M., tavoletta n. 80-I-SE, Bene Vagienna.
Assandria, Giuseppe, Memorie storiche della Chiesa di Bene, Pinerolo, 1899
Bordone, Renato, Città e territorio nell'alto medioevo, Torino, 1980
Bordone, Renato, Relazioni personali e «stratificazione sociale» nel territorio dell’antico comitato di Bredulo: domini, milites e pagenses, in «Bollettino della società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo» , 85 (1981), pp. 315-323.
Bordone, Renato, Un tentativo di "principato ecclesiastico" fra Tanaro e Stura. Le trasformazioni bassomedievali del comitato di Bredulo, in Crosetti (a cura di) 1992, pp. 121-140.
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Crosetti, Alessandro (a cura di), Le strutture del territorio fra Piemonte e Liguria dal X al XVIII secolo, Cuneo, 1992.
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Morozzo della Rocca, Emanuele, Le storie dell'antica città del Monteregale ora Mondovì in Piemonte, vol. I, Torino, 1894.
Panero, Francesco, Comuni e borghi franchi nel Piemonte medievale, Bologna, 1988.
Provero, Luigi, Le parole dei sudditi. Azioni e scritture nella politica contadina nel Duecento, Spoleto, 2012.
Descrizione ComuneBene Vagienna
All'epoca della sua prima attestazione, nel 901, il territorio di Bene appare di grandi dimensioni, incorporato entro la vasta dominazione territoriale -- fra Tanaro e Stura fino al crinale alpino – del vescovo astigiano. Parrebbe che, dopo alcuni secoli di sostanziale stabilità, in coincidenza con il saldo mantenimento dell'autorità vescovile, esso abbia subito una serie di scorpori ed erosioni che lo portarono ad assumere la conformazione attuale.
A ben osservare, però, il territorio di Bene risulta, fin dalle sue origini medievali, non una entità unica, bensì l'insieme di aree con caratteristiche morfologiche diverse: la curtis fortificata di Bene, attigua alla pieve, sorge su un'ampia distesa di terra, fertile e ben irrigata; essa appare ben distinta dal circuitum di Santa Maria ad Leucum. In base alle informazioni contenute nei diplomi, è stato calcolato che, all'epoca delle concessioni imperiali, il territorio di Bene si estendesse su circa 7500 ettari, ossia un quarto in più rispetto agli attuali comuni di Bene e Lequio [Assandria 1899], comprendendo parte dei territori dei futuri comuni limitrofi, per quanto non sia possibile stabilirne con precisione i confini.
Non è infatti da escludere che quelle 60 giornate che il comune possedeva ancora nel 1827 nel vicino territorio di Fossano (creato nel 1236) potessero originare dal primitivo territorio di Bene [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 26]. È possibile che, oltre alla fondazione di Fossano, anche quella di un’altra importante villanova duecentesca, Cherasco, abbia comportato una qualche erosione territoriale, come sembrano mostrare i conflitti confinari con Cherasco, attestati dall’inizio del Trecento [Vd. Liti territoriali].
Verso sud, questo comprendeva un'ampia distesa boschiva, prima di pertinenza del demanio regio, la Selva Bannale, concessa ai vescovi astigiani a partire dal secolo X; l'altipiano Banale, su cui si incontrano i comuni di Bene, Carrù e Magliano, e di Bene con Trinità e Piozzo, ne è l'attuale residuo, solo toponomastico. I quattro casati principali di Bene ottennero dal vescovo l'usufrutto della Selva dal 1196 [Assandria (a cura di) 1904-07, doc. 296; Provero 2012, pp. 37 sg.], mentre gli statuti duecenteschi prevedevano che la comunità godesse dei diritto di legnatico.
Anche se non quantificabile, la presenza patrimoniale del vescovo dovette essere cospicua, per quanto abbia senza dubbio conosciuto profonde modifiche nel medioevo. Il castello costituì infatti il polo più importante del potere vescovile nel contado tra il secolo XII e il XIV. Una prima scomposizione del territorio si osserva nei primi anni del secolo XI, quando il vescovo concesse ai futuri signori di Salmour la curtis, il castello e le dipendenze di Lequio [Vd anche scheda Lequio Tanaro]. Anche se, nei due secoli successivi, il luogo tornò sotto il controllo vescovile, la sua vocazione di spazio autonomo perdurò: Lequio mantenne infatti una sua precisa identità sotto il dominio di Bene. La decisione sabauda di spezzare l'unità territoriale di Bene e Lequio ne è una conferma.
Nel 1692 si stabilì lo scorporo dei due territori [effettivo dal 1694]: quello di Lequio sarebbe stato definito "per quanto si estende la sua parochia" [A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2. n. 8], parrocchia che era stata istituita nel 1642 sulla preesistente cappellania di Sant'Angelo, ossia l'attuale San Michele Arcangelo [Assandria 1899]. Lequio viene infeudata nel 1694, con il titolo comitale, a G. Salmatoris [A.S.T., Sezioni Riunite, Patenti 1694-1695, f. 46 e f. 52], al quale i Savoia dovevano una cospicua somma di denaro per i servizi prestati nell'esercito.
Per i Savoia, il provvedimento -- divenuto un decreto regio nel 1693 -- che concedeva la facoltà ai centri dipendenti di smembrarsi dalle città e di “far comunità” autonoma serviva a risolvere una gravissima situazione finanziaria: si creava infatti la possibilità di infeudare tali località in cambio di un pagamento, che variava a seconda della dimensione e della consistenza del feudo. La reazione di Bene fu di richiedere in modo pressante la ricomposizione del vecchio territorio, poiché la comunità avrebbe subito gravi danni economici determinati dalla "difficoltà nell'esigere i censi e debiture, confusione de beni e possessori, massime per la liquidazione del registro".
Tuttavia Lequio, che non temeva il pagamento dei censi al nuovo signore, si oppose, affermando che "sarebbe la totale ruina dei poveri particolari che la compongono quando dovessero ricadere sotto l'amministrazione di quella di Bene", poiché "soffrivano per il mal maneggio della città" [A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, n. 8]. La comunità di Bene considerava infatti il territorio di Lequio come un dominio da fare fruttare al meglio, senza curarsi del consenso locale (per una dinamica simile vedi il rapporto tra Cherasco e Narzole) [Vd. Anche schede Cherasco e Narzole].
Rimane da costatare che la posizione di Bene fu, dai secoli centrali del medioevo, di località dominante rispetto ai tenitori circostanti, come mostra anche il suo essere sede di una castellania nel secolo XIV. Bene fu, d'altronde, il principale polo di potere del vescovo astigiano in quell’area in cui il presule cercò, fino alla fine del Trecento, di creare una sorta di principato, rimasto però sempre in fase incoativa.
A partire dal Quattrocento, si osserva una molteplicità di tensioni territoriali con centri vicini, che trovano una loro risoluzione nella creazione di confini lineari; sembra probabile che, nella fase precedente, i confini fossero zonali, anziché lineari, con zone di bosco soggette a sfruttamento promiscuo da parte delle diverse comunità: una situazione che, con lo sfruttamento più intensivo del territorio, dovette portare a conflitti risolti appunto attraverso la strutturazione di vere e proprie linee confinarie. La vocazione di controllo e coordinamento di spazi più ampi rispetto al territorio della comunità (enfatizzata peraltro dalla rivendicazione, poi ufficialmente sanzionata, del titolo di città) appare comunque evidente anche nel corso dei secoli successivi, quando alla città di Bene spettarono competenze amministrative. Nel 1829 essa risultava amministratrice delle acque d'irrigazione delle comunità di Sant'Albano, Castelletto Stura, Montanera, Trinità e Lequio [A.S.T., Corte, Paesi per A e B, B, Mazzo 13, Bene, n. 28]. Tale vocazione appare invece oggi sostanzialmente cessata. La maggiore importanza di Bene Vagienna nel passato rispetto a oggi risulta evidente anche dalla semplice analisi dei dati demografici. In occasione del censimento del 1861, i residenti sono ben 6306 (contro, ad esempio i 10.000 di Alba, o i 16.000 di Fossano), per salire a 6638 nel 1901. Già nel periodo precedente al Secondo conflitto mondiale si assiste a una contrazione della popolazione, che diminuisce fino a un livello di 5907 abitanti nel 1931. Gli anni postbellici vedono un autentico tracollo, con un intenso fenomeno migratorio della popolazione, in particolare delle fasce più giovani, verso i più vicini centri industriali. L’abbandono interessa non solo le frazioni rurali, ma anche il concentrico; l’assenza di industrie locali e il carattere eminentemente agricolo dell’economia locale si rivelano esiziali. Il continuo calo raggiunge il suo culmine negli anni Ottanta e Novanta (3255 residenti al censimento del 1981), mentre da allora si osserva un discreto miglioramento, con un dato di 3671 abitanti al censimento del 2011 [ISTAT].

References: Articolo 455
 § 12
 Articolo 749
 sentenza 
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 articolo 664
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