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Timestamp: 2020-02-24 10:59:18+00:00

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Tribunale di Milano - Sez. II Penale - Sentenza 26 novembre 2002 - testo integrale Sentenza
Tribunale di Milano - Sez. II Penale - Sentenza 26 novembre 2002
Fonte: Lexlab: http://www.lexlab.it/indexgiur26.htm
Va sul punto premesso che, a seguito dell'entrata in vigore del D.lgs. nr. 61/02, contenente la nuova disciplina dei reati societari, ed, in particolare, per ciò che qui interessa, quelli di falso in bilancio, s'impone la necessità di affrontare preliminarmente i riflessi che tale riforma può avere sul presente procedimento.
Devesi rilevare che l'art. 2 del codice penale disciplina gli effetti della novatio legis, distinguendo il caso in cui il procedimento sia tuttora aperto da quello in cui siasi in presenza di una sentenza definitiva.
Sussista, dunque, un imprescindibile collegamento tra diritto e processo penale, fenomeno comune a tutte le cause estintive della punibilità, a cominciare dalle varie cause di estinzione del reato previste dagli artt. 150 e segg. C.p.
In tale ottica, e, dunque, per dare rilevanza processuale ai fenomeni sostanziali ablativi della punibilità, si appalesano evidenti la centralità e la portata dell'art. 129 c. p.p. e dei suoi contenuti.
Il codice di rito impone al Giudicante di procedere alla declaratoria di una causa di non punibilità illico et immediate, non appena, cioè, tale causa di non punibilità appaia sulla scena del processo.
La conferma di tale efficacia impeditiva di qualsivoglia ulteriore attività la si individua nel secondo comma dello stesso art. 129 c. p.p., ove si prevede il dovere di dare la prevalenza alle formule assolutorie rispetto a quelle di proscioglimento qualora esista già agli atti la prova dell'insussistenza della punibilità.
In tale prospettiva appare opportuno preliminarmente ad ogni altra questione, decidere l'incidenza della riforma di cui al D.lgs. 61/2000 in relazione alle contestazioni mosse in questa sede agli imputati.
Orbene, va considerato che le nuove fattispecie di falso in bilancio non sembrano in continuità normativa non quella di cui al superato art. 2621 nr. 1 c. c. addebitato.
Pertanto, nel caso in esame, si sarebbe verificata una vera e propria abolitio criminis dell'ipotesi di che trattasi, nello schema del disposto ex art. 2 c. 2 c. p. e della sua ricaduta processuale nell'ambito dell'art. 129 c. p.p.
Sul tema, come è noto, si sono avvicendati diversi orientamenti interpretativi, sottesi a risolvere il problema del significato da attribuire al fenomeno dell 'abolitio criminis, rispetto a quello della semplice modifica normativa ex art. 2 c. 3 c. p.
In specifico è stato ritenuto, da un lato, che dovrebbe essere preso in considerazione il "fatto concreto", (onde valutare se esso sia riconducibile alle due normative; per concludere, nel caso affermativo, per la successione di leggi a seguito di continuità normativa) e, dall'altro, si è invece sostenuto che si devono confrontare tra loro unicamente le diverse fattispecie legali astratte; con il risultato che se esse risultassero non omogenee, per la presenza, in una, di elementi strutturali essenziali sconosciuti all'altra, si dovrò ritenere che si sia verificata una discontinuità normativa con conseguente abolitio criminis in relazione alla vecchia fattispecie.
Sul punto, le Sezioni Unite della Cassazione si sono univocamente attestate, dall'Ottobre 2000 ad oggi, sulla tesi della "omogeneità strutturale" tra norme per aversi continuità normativa, e, così, successione di leggi; mentre la disomogeneità tra fattispecie, e, dunque, la circostanza che una abbia elementi essenziali sconosciuti all'altra, sarebbe evidente segno di discontinuità normativa, cioè, di abolitio criminis (cfr. Cass. 25/10/2000, idem 13/12/2000 idem 6/05/2001).
Alla luce di tale autorevole, recente interpretazione, devesi convenire che tra il vecchio art. 2621 nr. c. c. ed il nuovo art. 2622 c. c. si è verificata una ipotesi di abolitio criminis. Invero la nuova norma si caratterizza per elementi strutturali ed essenziali non cogniti alla vecchia: ad esempio, il danno patrimoniale a soci e creditori, il rapporto di causalità materiale tra questo e la condotta, il dolo che lo deve investire.
Peraltro, siffatta prospettiva non può essere superata argomentandosi in base alla disposizione transitoria ex art. 5 D.lgs. 61/2002 che, secondo taluno, dovrebbe esprimere la volontà del legislatore di non dare vita ad una abolitio criminis del falso in bilancio.
Infatti il citato art. 5 afferisce genericamente i "reati perseguibili a querela" e non specificamente quello ex art. 2622 c. 1 c. c., talché, ben può assumersi che possa valere solo per i casi di "reati ancora punibili e perseguibili a querela

References: Sentenza 
 Sentenza

 Sentenza 
 sentenza 
 art. 129
 art. 2621
 art. 2
 art. 2
 Cass. 
 art. 2621
 art. 2622
 art. 5
 art. 5
 art. 2622