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Timestamp: 2019-07-19 18:54:38+00:00

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Informativa antimafia: vige la giurisdizione del G.A. in caso di recesso della PA - Giurdanella.it
Amministrativo, GOOGLENEWS − 30 Gennaio 2017 di Redazione
Il Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 319 del 26 gennaio 2017, si è pronunciato sulla giurisdizione del G.A. nel caso di recesso dal contratto a seguito di informativa antimafia e sulla applicabilità o meno in tale circostanza della riduzione a metà dei termini.
I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che “nell’ipotesi di recesso conseguente all’informativa non vengono impugnati, unitamente all’informativa antimafia, atti inerenti alla procedura di gara, di cui all’art. art. 119, comma 1, lett. a), c.p.a., per i quali sussiste l’interesse pubblico specifico alla sollecita definizione delle relative controversie, sotteso alla disposizione che dimezza i termini processuali”.
La deliberazione con cui la PA sceglie di recedere dal contratto di appalto, a seguito di informativa prefettizia di infiltrazioni mafiose nell’impresa appaltatrice, esige un potere di valutazione di natura pubblicistica volto ad evitare la costituzione o il mantenimento in essere di rapporti contrattuali fra i soggetti indicati nell’art. 1 del d.P.R. 159/2011 e le imprese con sospetti legami con la criminalità organizzata.
Pertanto, la conclusione del Consiglio di Stato è che in tale circostanza è prevalente l’interesse pubblicistico insito anche nel recesso dal contratto della PA, non dovendosi applicare le regole proprie del diritto privato, ragione questa che giustifica la giurisdizione del giudice amministrativo.
sul ricorso numero di registro generale 4910 del 2016, proposto da G.O.R.I. s.p.a. – Gestione Ottimale Risorse Idriche, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Massimo Scalfati e dall’Avvocato Mario Percuoco, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Alessandro Biamonte in Roma, via Pistoia, n. 6;
Consorzio Stabile Grandi Opere s.c.a.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocato -OMISSIS- Migliarotti, domiciliato ai sensi dell’art. 25 c.p.a. presso la Segreteria della III Sezione del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, n. 13;
-OMISSIS-in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Lorenzo Lentini, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria, n. 2;
Antonini s.r.l., non costituita in giudizio;
sul ricorso numero di registro generale 4911 del 2016, proposto da G.O.R.I. s.p.a. – Gestione Ottimale Risorse Idriche, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Massimo Scalfati e dall’Avvocato Mario Percuoco, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Alessandro Biamonte in Roma, via Pistoia, n. 6;
Consorzio Stabile Grandi Opere s.c.a.r.l., non costituito in giudizio;
visti i rispettivi atti di costituzione, nei giudizi riuniti, di Consorzio Stabile Grandi Opere s.c.a.r.l., di -OMISSIS-del Ministero dell’Interno e dell’U.T.G. – Prefettura di Napoli;
relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2017 il Consigliere Massimiliano Noccelli e uditi per l’appellante Gestione Ottimale Risorse Idriche – G.O.R.I. s.p.a. l’Avvocato Massimo Scalfati, per l’appellata-OMISSIS- l’Avvocato Lorenzo Lentini e per il Ministero dell’Interno, appellante incidentale, l’Avvocato dello Stato-OMISSIS-Grumetto;
1. Con ricorso avente R.G. n. 5958/2015 e proposto avanti al T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, il Consorzio Stabile Grandi Opere s.c. a r.l. (di qui in avanti, per brevità, il Consorzio) ha impugnato il recesso esercitato da Gestione Ottimale Risorse Idriche – G.O.R.I. s.p.a. (di qui in avanti, per brevità, G.O.R.I. s.p.a.) dal contratto di appalto, relativo ai lavori di «Manutenzione, pronto intervento, rifunzionalizzazione, ricostruzione e riabilitazione delle reti idriche e fognarie di competenza della GORI s.p.a. ricadenti nel territorio dell’ATO 3 Sarnese Vesuviano – Lotto 3 – CIG 5171452132», in seguito all’interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Napoli il 23 ottobre 2015 a carico della consorziata -OMISSIS-.
1.1. Nel ricorso il Consorzio, lamentando la violazione dell’art. 37, commi 18 e 19, del d. lgs. n. 163 del 2006 e dell’art. 95, commi 1 e 2, del d. lgs. n. 159 del 2011, ha chiesto l’annullamento del recesso esercitato da G.O.R.I. s.p.a. e la conseguente reintegrazione in forma specifica, ai sensi degli artt. 30 e 34 c.p.a., mercé l’affidamento delle lavorazioni residue previste nel contratto di appalto in conformità a quanto previsto dal citato art. 37 del d. lgs. n. 163 del 2006.
1.2. Nel primo grado del giudizio si è costituita G.O.R.I. s.p.a per resistere al ricorso, di cui ha chiesto la reiezione, esponendo, peraltro, di aver proceduto all’interpello ai sensi dell’art. 140 del d. lgs. n. 163 del 2006, dopo aver esercitato il recesso, e di avere affidato i lavori alla seconda graduata, Antonini s.r.l., nuova aggiudicataria dell’appalto, che aveva completato i lavori residui.
1.3. Con successivi motivi aggiunti la ricorrente ha impugnato anche i documenti depositati il 5 dicembre 2015 da G.O.R.I. s.p.a. e, in particolare, gli atti dell’interpello, la nuova aggiudicazione e i verbali attestanti il nuovo affidamento e l’ultimazione dei lavori.
1.4. Si è costituita nel primo grado di giudizio la controinteressata Antonini s.r.l., la quale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, per inesistenza della notifica nei suoi riguardi, e comunque la sua infondatezza nel merito.
2. Parallelamente e separatamente, con il ricorso avente R.G. n. 5601/2015,-OMISSIS- ha impugnato avanti al T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, l’informativa antimafia emessa dal Prefetto di Napoli il 23 ottobre 2015 a suo carico, costituente, come detto, la ragione e il presupposto del recesso esercitato da G.O.R.I. s.p.a., nonché tale recesso e tutti gli atti conseguenziali, chiedendone l’annullamento e il conseguente accertamento del diritto a completare il contratto di appalto già stipulato con la stazione appaltante.
2.1. Nel primo grado del giudizio si sono costituiti il Ministero dell’Interno, l’Ufficio Territoriale del Governo – Prefettura di Napoli, G.O.R.I. s.p.a. e il Consorzio, tutti per resistere al ricorso proposto da-OMISSIS-
2.3. Con la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016, infine, il T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, ha annullato tutti gli atti impugnati con il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti e la consequenziale domanda di -OMISSIS-per l’accertamento del diritto della ricorrente ad eseguire il contratto di appalto stipulato con la stazione appaltante G.O.R.I. s.p.a.
3. Avverso le due sentenze, che concernono la stessa vicenda sostanziale – l’informativa emessa a carico di-OMISSIS- e il conseguente recesso di G.O.R.I. s.p.a. dal contratto stipulato con il Consorzio aggiudicatario dell’appalto – e che hanno entrambe annullato per ben due volte, senza disporre la opportuna riunione dei giudizi, lo stesso recesso seppure per ragioni diverse, ha proposto appello G.O.R.I. s.p.a.
3.1. Avverso la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 G.O.R.I. s.p.a. ha proposto infatti appello, rubricato al R.G. n. 4910/2016, deducendo cinque motivi di censura che saranno successivamente esaminati, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma, con conseguente reiezione del ricorso e dei motivi aggiunti proposti in primo grado dal Consorzio.
3.2. Si sono costituiti in tale giudizio il Consorzio e -OMISSIS-entrambe per resistere all’appello proposto da G.O.R.I. s.p.a.
3.3. Avverso la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016 G.O.R.I. s.p.a. ha pure proposto appello principale, rubricato al R.G. n. 4911/2016, deducendo due distinti motivi di censura di cui oltre si dirà, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma.
4. Preliminarmente ritiene il Collegio ritiene di dover disporre la riunione dei giudizi R.G. n. 4910/2016 e n. 4911/2016, perché i ricorsi separatamente proposti in primo grado dal Consorzio e da-OMISSIS- per la loro stretta e oggettiva connessione, avrebbero dovuto essere definiti in un simultaneus processus dal T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, con un unico contestuale accertamento, cioè, sia della legittimità dell’informativa antimafia, emessa a carico della consorziata -OMISSIS-sia della legittimità, derivata o per vizi propri, dal recesso di G.O.R.I. s.p.a. dal contratto stipulato con il Consorzio.
4.11. Di qui, per le ragioni esposte, l’infondatezza dell’eccezione preliminare sollevata dall’appellata-OMISSIS-
6.7. Di qui, evidentemente, l’erroneità della sentenza impugnata che, senza avvedersi degli ulteriori elementi di inquinamento mafioso valorizzati dall’informativa e capaci di giustificarne l’emissione (il contenuto delle intercettazioni, dalle quali emerge una situazione di inquietante vicinanza di-OMISSIS–OMISSIS- ad ambienti criminali, al di là della “tenuta” della ipotesi di turbata libertà degli incanti a lui contestata, e le altrettanto significative frequentazioni con uomini riconducibili al clan -OMISSIS- indipendentemente dalla loro formale posizione di associati ai sensi dell’art. 416-bis c.p.), ha istituito un nesso di derivazione necessaria tra l’annullamento dell’ordinanza custodiale e l’annullamento dell’informativa antimafia.
7.7. Nel caso di specie, come ha rilevato il Tribunale del riesame, costituiva «motivo di sospetto» (p 7 dell’ordinanza) che-OMISSIS–OMISSIS-, imprenditore di -OMISSIS-, legato da rapporti di parentela con -OMISSIS- -OMISSIS- detto “-OMISSIS-”, cognato di -OMISSIS- -OMISSIS- uno dei tanti imprenditori legati «a doppio filo» a -OMISSIS- -OMISSIS- in anticipo di alcuni mesi rispetto all’aggiudicazione della gara faceva riferimento a due degli imprenditori aggiudicatari,-OMISSIS-e-OMISSIS–OMISSIS-, quest’ultimo, appunto, socio e amministratore unico della-OMISSIS-
7.10. E ciò senza qui dover ricordare, ancora una volta, che-OMISSIS–OMISSIS- è stato controllato più volte in compagnia di-OMISSIS-e di-OMISSIS–OMISSIS-, ritenuti uomini organici o comunque contigui al clan -OMISSIS- – elemento anche questo già bastevole, in sé, a giustificare l’emissione dell’informativa e ben valorizzato da questa – mostrando, così, una inquietante prossimità ad ambienti criminali di sicuro rilievo ai fini di prevenzione antimafia che qui interessano.
8.1. L’annullamento in autotutela dell’informativa antimafia emessa a carico di-OMISSIS-di -OMISSIS–OMISSIS-& C. s.a.s. (doc. 4 fasc. parte appellata), da parte della Prefettura di Caserta, è circostanza del tutto neutra ai fini del presente giudizio, sia perché essa riguarda, formalmente, la posizione di una società diversa dalla -OMISSIS-sulla quale pende ricorso R.G. n. 753/2016 avanti al T.A.R. per la Campania, sia soprattutto perché dall’esame del provvedimento liberatorio non è dato evincere le ragioni che abbiano indotto la Prefettura di Caserta a riesaminare con esito positivo il precedente provvedimento interdittivo e, in particolare, non è possibile conoscere il contenuto della relazione del 26 febbraio 2016 e degli elementi emersi nel corso della riunione del Gruppo Investigativo Interforze, di cui, appunto, si legge nell’informativa liberatoria del 3 marzo 2016.
10. Le motivazioni esposte rendono improcedibile l’appello principale proposto da G.O.R.I. s.p.a. in quanto:
11.1. La sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 del T.A.R. per la Campania, come si è anticipato, ha annullato il recesso esercitato da G.O.R.I. s.p.a. nei confronti del Consorzio per un vizio proprio di questo, svincolato dalla legittimità della presupposta informativa, rilevando, a p. 10, che il recesso contrattuale, gravato dal Consorzio in prime cure, era stato disposto senza consentire al Consorzio di attivare il procedimento di cui all’art. 95, commi 1 e 2, del d. lgs. n. 195 del 2011.
11.2. L’appellante G.O.R.I. s.p.a. ha contestato tuttavia le statuizioni della sentenza qui impugnata, articolando cinque motivi di censura tra i quali ha peraltro dedotto, con il penultimo (pp. 12-13 del ricorso) e l’ultimo motivo (p. 13 del ricorso), l’error in iudicando conseguente alla mancata trattazione congiunta dei ricorsi separatamente proposti in primo grado dal Consorzio e da-OMISSIS- perché, come già ampiamente veduto, con la sentenza n. 2732 del 2016 lo stesso T.A.R. per la Campania, che non aveva disposto la riunione dei ricorsi, ha annullato l’informativa emessa dal Prefetto di Napoli nei confronti della-OMISSIS- per mancanza degli elementi necessari a supporto dell’informativa, statuendo peraltro la prosecuzione del rapporto con la-OMISSIS-
11.3. Il quarto e il quinto motivo tuttavia, alla luce delle motivazioni sin qui esposte e della riforma della sentenza n. 2732 del 2016, sono divenuti improcedibili, dovendosi qui richiamare, per obbligo di sintesi (art. 3, comma 2, c.p.a.), quanto già esposto in relazione al secondo motivo di appello proposto da G.O.R.I. s.p.a. avverso la sentenza n. 2732 del 2016, sicché non si pone alcun problema di contrasto tra divergenti statuizioni giudiziali e di incompatibilità effettuale nei rapporti interni tra il Consorzio e-OMISSIS- quanto alla prospettata prosecuzione del rapporto contrattuale, peraltro ormai esauritosi in seguito al completamento dei lavori ormai effettuato da Antonini s.r.l.
12. Il Collegio passa ora al sintetico esame, nel merito, dei restanti tre motivi proposti da G.O.R.I. s.p.a., tutti infondati alla luce delle ragioni che qui di seguito, in breve, si passano in rassegna.
13. Quanto al primo motivo (pp. 6-7), con il quale G.O.R.I. s.p.a. ha eccepito il difetto di giurisdizione in capo al giudice amministrativo perché essa avrebbe asseritamente inteso esercitare il diritto potestativo di recesso previsto dall’art. 134 del d. lgs. n. 163 del 2006, ne è evidente l’infondatezza.
13.1. G.O.R.I. s.p.a. non ha affatto inteso esercitare il diritto di recesso, previsto dall’art. 134 del d. lgs. n. 163 del 2016, come a torto sostiene, ma il diritto di recesso dall’appalto espressione di quella speciale potestà pubblicistica conferita alla stazione appaltante in esito all’emissione dell’informativa antimafia, di cui sopra si è detto, e ciò «ai sensi del d.lgs. n. 159/2011 e ss. mm. e ii. », come si legge a chiare lettere e in modo inequivocabile nel provvedimento di recesso (doc. 7 fasc. parte appellante).
13.2. Tale inoppugnabile constatazione destituisce di qualsivoglia fondamento l’eccezione di difetto di giurisdizione qui riproposta da G.O.R.I. s.p.a.
13.5. Di qui, con evidenza, l’infondatezza del primo motivo di appello proposto da G.O.R.I. s.p.a.
14. Va respinto anche il secondo motivo di appello (pp. 7-10 del ricorso), con il quale G.O.R.I. s.p.a. sostiene, una volta di più, che essa ha inteso esercitare un potere di recesso, ai sensi dell’art. 134 del d. lgs. n. 163 del 2016, e che, diversamente da quanto ha sostenuto il T.A.R., l’esercizio di tale affermato potere poggerebbe su ragioni interne concernenti l’opportunità di proseguire il contratto.
14.1. Tali ragioni, esternate nella fase esecutiva del rapporto contrattuale, porrebbero G.O.R.I. s.p.a. in una posizione paritetica rispetto al Consorzio nell’esercizio di un potere privatistico, che radicherebbe la giurisdizione del giudice ordinario, come ha chiarito l’Adunanza plenaria nella decisione n. 14 del 20 giugno 2014.
14.2. Anche tale motivo è destituito di fondamento perché, occorre ribadirlo, il recesso esercitato da G.O.R.I. s.p.a. non è riconducibile al paradigma “privatistico” dell’art. 134 del d. lgs. n. 163 del 2006, ma a quello pubblicistico dell’art. 92, comma 4, del d. lgs. n. 159 del 2011, come è reso palese dal tenore letterale, prima ancor che dalle sostanziali motivazioni, del recesso esercitato in (esclusiva) conseguenza dell’informativa antimafia a carico di-OMISSIS-
15. È anche infondato il terzo motivo di appello (pp. 11-12 del ricorso), con il quale G.O.R.I. s.p.a. sostiene che il T.A.R. per la Campania non avrebbe tenuto conto del fatto che il Consorzio, dinanzi alla comunicazione prefettizia, non avrebbe espresso alcuna indicazione di sostituire l’esecutore delle opere entro i 30 giorni fissati dall’art. 37, comma 19, del d. lgs. n. 163 del 2006 e dall’art. 95, comma 1, del d. lgs. n. 159 del 2011.
15.1. Il Consorzio si sarebbe solo limitato a comunicare a G.O.R.I. s.p.a. il verbale assembleare del 28 ottobre 2015, relativo all’esclusione di-OMISSIS- dalla propria compagine, nonché di avere intentato un’azione risarcitoria in sede civile contro la stessa -OMISSIS-ma una siffatta comunicazione non sarebbe di alcuna utilità nella prosecuzione del rapporto che, poi, lo stesso Consorzio pretenderebbe di fare valere in sede giudiziaria.
15.4. La V Sezione di questo Consiglio si è invero pronunciata, in sede di appello cautelare, con l’ordinanza n. 1183 del 7 aprile 2016, osservando che «il provvedimento di recesso impugnato fa esclusivo riferimento all’interdittiva antimafia emessa nei confronti della consorziata esecutrice-OMISSIS- e, come già evidenziato dal giudice di primo grado, non è stato preceduto dalle formalità previste dall’art. 95, commi 1 e 2, delle leggi antimafia di cui al d. lgs. 6 settembre 2011, n. 159».
15.7. Ora la documentazione prodotta in primo grado dal Consorzio ricorrente dimostra che esso, appena ricevuta l’informativa prefettizia (il 26 ottobre 2015), abbia tempestivamente estromesso-OMISSIS- dalla propria compagine (il 28 ottobre 2015), con comunicazione inviata a G.O.R.I. s.p.a. il giorno successivo (29 ottobre 2015), e addirittura abbia intrapreso una controversia civile contro la stessa -OMISSIS-iscritta ruolo il 24 novembre 2015 presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
15.9. Tale recesso appare vieppiù illegittimo perché, dopo la immediata estromissione di-OMISSIS- dal Consorzio comunicata a G.O.R.I. s.p.a., non appariva affatto eventualità remota che il Consorzio indicasse una nuova impresa adatta allo scopo nel termine di 30 giorni, che G.O.R.I. s.p.a. avrebbe dovuto comunque rispettare prima di esercitare il recesso e di procedere all’interpello.
16.1. Queste pronte misure espulsive nel caso di specie, come detto, sono state efficacemente poste in essere dal Consorzio e tempestivamente comunicate a G.O.R.I. s.p.a.
16.2. G.O.R.I. s.p.a. avrebbe dovuto attendere l’indicazione del Consorzio anziché recedere immediatamente dal contratto, al fine di valutare se sussistessero i presupposti e i requisiti – a cominciare, ovviamente, dalla sua accertata impermeabilità mafiosa – in capo al Consorzio per proseguire nel rapporto contrattuale.
16.4. G.O.R.I. s.p.a., se avesse ritenuto che le ragioni impeditive alla prosecuzione dell’appalto estensibili anche al Consorzio, avrebbe dovuto renderle ostensibili e farne menzione nel provvedimento di recesso, ben potendo la stazione appaltante recedere dal contratto con lo stesso Consorzio laddove le ragioni di inquinamento mafioso coinvolgano anche questo e non solo l’impresa consorziata (v., sul punto, Cons. St., sez. V, 12 ottobre 2010, n. 7407, per l’ipotesi di inquinamento mafioso, oltre che della consorziata, anche del consorzio stesso, con conseguente legittimità del recesso esercitato nei confronti del consorzio).
16.6. Di qui, per le ragioni espresse, l’infondatezza anche del terzo motivo proposto da G.O.R.I. s.p.a.
18. Ne deriva che la sentenza n. 2220 del 2016 merita conferma, per le ragioni esposte, con conseguente annullamento del recesso esercitato da G.O.R.I. s.p.a. per violazione dell’art. 95, commi 1 e 2, del d. lgs. n. 159 del 2011, salvi gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione, ora per allora, adotterà, sia rivalutando le ragioni poste a base dell’informativa antimafia sia tenendo conto, ormai del mutato contesto fattuale, che ha visto concludersi i lavori oggetto di appalto.
19. In conclusione l’appello di G.O.R.I. s.p.a. contro la sentenza n. 2220 del 2016 quindi, deve essere respinto, quanto ai primi tre motivi, e dichiarato improcedibile, quanto agli ultimi due motivi, con conseguente conferma, seppure per le ragioni esposte, dell’annullamento del recesso e degli atti consequenziali, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione, la quale valuterà ora per allora, nel proprio discrezionale apprezzamento, se sussistessero i presupposti per la conclusione dei lavori con il Consorzio.
20. Deve essere invece accolto, come detto, l’appello incidentale proposto dal Ministero dell’Interno nei confronti della sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016, laddove questa ha erroneamente annullato l’informativa antimafia, con conseguente integrale riforma della sentenza impugnata, e invece deve essere dichiarato improcedibile l’appello principale proposto avverso detta sentenza da G.O.R.I. s.p.a.
21.2. Rimane definitivamente a carico di G.O.R.I. s.p.a. il contributo unificato corrisposto per la proposizione degli appelli avverso le sentenze qui impugnate.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sulle impugnazioni, come rispettivamente proposte da G.O.R.I. s.p.a. avverso la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 del T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, nonché da G.O.R.I. s.p.a., con appello principale, e dal Ministero dell’Interno, con appello incidentale, avverso la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016 dello stesso T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, previa loro riunione, in parte respinge e in parte dichiara improcedibile l’appello proposto da G.O.R.I. s.p.a. avverso la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016; accoglie l’appello incidentale proposto dal Ministero dell’Interno, mentre dichiara improcedibile quello proposto da G.O.R.I. s.p.a. avverso la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016 e, per l’effetto, conferma ai sensi di cui motivazione la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 del T.A.R. per la Campania e riforma, invece, la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016, con definitivo annullamento del solo recesso esercitato da G.O.R.I. s.p.a. e dei consequenziali atti impugnati con motivi aggiunti.
Pone definitivamente a carico di G.O.R.I. s.p.a. il contributo unificato corrisposto per la proposizione degli appelli.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d. lgs. n. 196 del 2003, a tutela dei diritti o della dignità delle parti interessate, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare -OMISSIS–OMISSIS-di -OMISSIS–OMISSIS-& C. s.a.s., -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS–OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS–OMISSIS-,-OMISSIS–OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-e di-OMISSIS–OMISSIS-.

References: sentenza 
 art. 119
 art. 37
 sentenza 
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