Source: http://www.testimonianzecristiane.it/verita/home/news?start=5
Timestamp: 2020-02-24 20:31:34+00:00

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«Grazie per la testimonianza che date promuovendo e difendendo la vita umana fin dal suo concepimento!». Lo ha detto oggi papa Francesco, durante udienza riservata, ai rappresentanti del Movimento per la vita italiano.
«La vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tanto meno ideologica. Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della iniquità”».
Il Papa ha anche raccontato questo episodio accadutogli anni fa: «Uno mi ha chiamato da una parte. Aveva un pacchetto e mi ha detto: “Padre, io voglio lasciare questo a lei. Questi sono gli strumenti che io ho usato per abortire. Ho trovato il Signore, mi sono pentito, e adesso lotto per la vita!”. Mi ha consegnato tutti questi strumenti. Pregate per quest’uomo bravo!».
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Con la sentenza che ha, nei fatti, cassato la legge 40, la Corte Costituzionale ha messo a segno un bel doppio colpo: ha introdotto anche in Italia la figura del “padre biologico anonimo” e ha messo nuovamente in mora la sovranità popolare.
Toccherà domani ai costituzionalisti di establishment indorare la pillola. Ma c’è poco da girarci intorno: questa sentenza è un ennesimo attacco alla democrazia rappresentativa.
Infatti, ben al di là dell’argomento in questione (che è pure molto rilevante, tant’è che, al tempo del referendum, la questione della cosiddetta “fecondazione assistita” fu oggetto di un grande e rovente dibattito pubblico, in parlamento, sui giornali, nelle piazze italiane), qualunque cosa si pensi della legge 40, il problema serio che pone la sentenza è in questa domanda: perché la Consulta non ha sancito per tempo la “illegittimità” di una legge che conteneva il divieto di fecondazione eterologa?
Come è possibile che con sentenza del 9 aprile 2014 la Corte Costituzionale cancelli di fatto l’esito di un referendum popolare, dopo che con sentenza del 13 gennaio del 2005 la stessa Corte ne aveva sentenziato l’ammissibilità? Dunque, continua a succedere questo nell’Italia della giustizia politicizzata: prima la Corte Costituzionale dà il via libera a un referendum voluto dai radicali e dalle sinistre per abrogare una legge non condivisa da una parte della politica. Poi, dieci anni dopo, la medesima Corte cancella l’esito del referendum a cui lei stessa aveva dato il nulla osta. Conseguenza pratica? Invece di eventualmente richiamare le vie deputate (parlamento, governo, nuovo referendum) a cambiare, correggere o a cancellare una legge, i giudici si incaricano di coprire tutte le parti del gioco democratico. E così annullano per sentenza pure l’espressione più democratica, diretta e cristallina della volontà popolare.
Naturalmente, costituzionalisti pagati per difendere uno Stato divenuto ormai proprietà privata di organi non rappresentativi e di corporazioni autoritarie, troveranno i modi e le espressioni “tecniche” per legittimare un ennesimo atto togato che minaccia o, per lo meno, svuota, l’articolo 1 della Costituzione italiana. Ma se quanto recita l’articolo 1 della Costituzione italiana vale anche per i giudici della Corte Costituzionale, è impossibile non rilevare che se «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» nessuna Corte, neppure la più alta, è legittimata a sentenziare lo svuotamento e il pratico annullamento dei risultati di un referendum popolare.
Magari qualcuno si inventerà che tra le “forme” e i “limiti” previsti dall’articolo 1 ci sono anche quelli imposti dalle sentenze della Consulta. Impossibile. Primo perché, come si è detto, se tu Corte Costituzionale dichiari un referendum ammissibile non puoi poi ribaltarne i risultati perché non ti piace come vota il popolo, perché ci hai messo dieci anni per scoprire che il referendum che avevi ammesso contiene elementi “illegittimi”. Secondo, perché se la sovranità popolare fosse condizionata da forme e limiti sanciti dalla Corte Costituzionale, bè allora bisognerebbe logicamente dedurne che parlamento, governo e referendum italiani sono solo organi consultivi. Il che sarebbe assurdo in democrazia, ma non negli stati di polizia.
PS. Al di là della vicenda di cronaca, c’è una curiosità sulla nostra Corte Costituzionale che nemmeno Matteo Renzi ci ha ancora tolto ed è la seguente: perché la spendig review prevede tagli ai funzionari dello Stato e tagli agli amministratori di grande aziende dello Stato (i cui tetti retributivi non possono superare la retribuzione del Capo dello Stato, 239 mila euro), mentre i giudici della Corte Costituzionale, anch’essi alti funzionario dello Stato, ne sono esenti? Gli stipendi di quindici giudici ci costano, nel 2014, quasi 9 milioni. Faccio questa domanda così, giusto per sapere quanto ho dovuto pagare in tasse una Corte che se ne fotte del mio voto democraticamente espresso.
Fonte: Tempi.it di Luigi Amicone
Buona parte dell'Europa Occidentale - sappiamo come sta andando in Italia - si è ormai dotata di leggi contro l'omofobia: chi critica l'omosessualità rischia di andare in galera. Anzi, non è che rischi: ci va davvero, come capita settimanalmente in Francia, in Gran Bretagna e altrove. Solo la settimana scorsa in Scozia un predicatore che citava tra i peccati gravi l'omosessualità è stato accompagnato, neppure troppo gentilmente, in prigione. Non finisce qui. Ormai messa in sicurezza - anche se in Italia qualcuno, fastidiosamente, resiste - la legge sull'omofobia, le lobby e i poteri forti europei si sono chiesti: ma se è reato parlare male del «matrimonio» omosessuale, perché invece è permesso parlare male dell'aborto?
Due pesi e due misure: l'ideologia omosessualista è imposta obbligatoriamente per legge, quella abortista ancora no. Per rimediare alla grave sperequazione si è mossa per prima, al solito, la Francia. Al Parlamento francese è in discussione una legge per promuovere (ulteriormente) l'uguaglianza fra gli uomini e le donne e i diritti della donna. Hollande ha dichiarato che si tratta di una priorità del suo mandato, il che ha scatenato gli umoristi transalpini, i quali propongono di chiedere notizie su come il presidente intende i diritti delle donne alle sue varie compagne, prima cornificate a ripetizione e poi abbandonate senza cerimonie per donne più giovani.
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La caccia all’obiettore continua e quando l’attualità non offre appigli per mettere all’angolo il medico non abortista ecco che i radicali rispolverano un cold case.
Nel 2010 una donna, Valentina Magnanti, dichiara che al quinto mese di gravidanza è stata costretta ad abortire da sola, unicamente assistita dal marito Fabrizio, nel bagno dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il caso è stato riesumato dalla solerte avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni:
«Questa è omissione di soccorso , un reato penale, anche se la coppia ha deciso di non denunciare la struttura. È la dimostrazione di come la legge 194 in Italia non garantisca sempre la presenza di un medico non obiettore nel caso dell’interruzione volontaria della gravidanza».
Nel mirino anche la legge 40. La donna, intervistata da Repubblica infatti così commenta: «E tutto questo per colpa di una legge sulla fecondazione ingiusta. […]Ho una malattia genetica trasmissibile rara e terribile, ma in teoria posso avere figli, quindi per me non è previsto l’accesso alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impianto. A me questa legge ingiusta concede solo di rimanere incinta e scoprire, come poi è avvenuto, che la bambina che aspettavo era malata, condannata. Lasciandomi libera di scegliere di abortire, al quinto mese: praticamente un parto». E poi chiosa: «Pensate la desolazione che troppi devono vivere, obbligati a implorare per un ricovero, per abortire, come me, un figlio desiderato».
Ma le cose sono andate davvero così? Pare di no a sentire l’ASL, la quale dichiara in una nota: «La signora fu seguita dal personale che ha l'obbligo dell'assistenza anche nel caso di obiezione di coscienza. Nel caso specifico due medici non obiettori che fanno parte dell'équipe istituzionalmente preposta all'Ivg. Abbiamo verificato le dichiarazioni della signora Valentina e a noi risulta che è stata prontamente assistita ed avviata alla sala parto per il 'secondamento' [l'espulsione della placenta] e per le successive procedure previste nel post parto». La tesi sostenuta dall’ASL è avvalorata anche dal fatto che la donna non ha deciso di sporgere denuncia. La signora afferma che non ha intrapreso le vie legali perché “quando è finito tutto non avevo più la forza di fare nulla”, però ci pare strano che l’avv. Gallo, fiutando il colpo grosso per mettere sul banco degli imputati la legge 194, non avesse approfittato dell’occasione. Forse proprio perché c’era solo fumo ma niente arrosto.
Fatto sta che ancora una volta sui media è passato il seguente messaggio: in Italia non si riesce ad abortire perché ci sono troppi obiettori. In cuor nostro nutriremmo anche questa nobile speranza, la speranza che gli obiettori siano zavorre capaci di rallentare la macchina degli aborti di Stato, ma ahinoi non è così. Qualche dato. Il Comitato Nazionale di Bioetica nel luglio del 2012 pubblica un documento dal titolo “Obiezione di coscienza e bioetica” in cui si afferma che “sulla base dei dati disponibili si vede come in alcune regioni all’aumentare degli obiettori di coscienza diminuiscano i tempi di attesa delle donne, e, viceversa, in altre regioni al diminuire del numero di obiettori aumentino i tempi di attesa, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare. In altre parole, non è il numero di obiettori di per sé a determinare l’accesso all’ivg, ma il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78”. Alle stesse conclusioni è arrivata anche l’ultima Relazione sullo stato di attuazione della legge 194: dato che ogni medico abortista, su 44 settimane lavorative, deve compiere 1,7 aborti a settimana ciò significa che “eventuali difficoltà nell’accesso ai servizi, quindi, sono probabilmente da ricondursi a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie, all’interno di ciascuna regione”.
Infatti vero è che negli anni il numero di medici obiettori è aumentato ma è rimasto invariato quello dei medici non obiettori. E dato che il numero di aborti chirurgici legali è diminuito, questo ci porta a dire che il carico di lavoro per i medici non obiettori è diminuito anch’esso negli anni. Anche il successivo monitoraggio voluto dal Ministero della Salute per verificare se gli obiettori fossero un intralcio non ha potuto che concludere che la loro presenza è ininfluente sulle pratiche abortive. Inoltre una recente Risoluzione della XII Commissione Affari sociali del 6 marzo scorso si esprime in modo analogo affermando che “eventuali difficoltà nell'accesso ai percorsi Ivg sembrano quindi dovute a una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all'interno di ciascuna regione”.
Infine un dato da non sottovalutare: dal 1978 ad oggi quante denunce sono state fatte perché una donna non ha potuto ottenere l’aborto che desiderava? Zero. Questo per dire che obiettori o non obiettori la mattanza di Stato non ha mai subito il minimo arresto.
Torniamo da ultimo alla vicenda dell’ospedale Pertini. Due riflessioni. Ancora una volta in tutta questa vicenda ci siamo dimenticati dell’attore principale: quel bambino ucciso al quinto mese di vita per volontà della madre. Seconda considerazione tanto scomoda quanto vera. L’aborto è un crimine e da che mondo è mondo chi accetta di commettere un crimine si assume anche la responsabilità dei danni che questa azione può provocare a se stesso. Se vuoi fare il male accetta anche le conseguenze negative che ricadranno sulla tua persona, accetta i rischi e i pericoli di questa tua scelta. Non si è mai visto un rapinatore inveire contro lo Stato perché non gli garantisce “una rapina sicura, senza rischi, né incidenti”. Ma nel nostro ordinamento c’è un’eccezione: l’aborto. Pratica letale la quale deve essere compiuta in tutta sicurezza per la donna.
«L’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa», ha spiegato Papa Francesco, «particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa».
Proprio per questo saltuariamente aggiorniamo i lettori sulle novità legislative rispetto alla difesa degli indifesi, ed è quello che faremo anche in questo articolo.
In Canada la British Columbia Court of Appeal ha confermato il divieto canadese sulla legalizzazione del suicidio assistito, trovandolo pienamente costituzionale in quanto non violano il “diritto” di morire.
Negli USA si è toccato il record del numero di cliniche abortiste chiuse. Infatti, grazie alle recenti cliniche che hanno cessato l’attività (anche quattro nel Texas), nel 2013 sono state 44 quelle che sono state costrette a chiudere i battenti. In generale quasi una clinica abortista su 10 negli Stati Uniti ha chiuso o smesso di eseguire aborti a partire dal 2011.
Nel North Dakota (USA) una recente sentenza ha respinto un ricorso contro la legge in vigore nel Paese che vieta l’aborto di bimbi disabili. Si tratta del primo Stato a vietare aborti di bambini affetti dalla sindrome di down.
In Italia è stata firmata la convenzione tra l’Uls 16 di Padova ed il Movimento per la vita, che autorizza i volontari, muniti di apposito distintivo, ad entrare nell’ospedale per aiutare le donne con una maternità problematica, offrendo loro assistenza, servizio di accoglienza e ascolto; interventi a favore di maternità e genitorialità; realizzazione di attività per l’inserimento lavorativo; interventi di ascolto, di sostegno morale e psicologico, nonché di sensibilizzazione della comunità civile; promozione di iniziative di carattere formativo, educativo ed informativo.
Il Parlamento europeo boccia in via definitiva il rapporto Estrela pro aborto e “gender”
Russia. Firmata legge contro la pubblicità sull’aborto
Chiesa in Costa Rica: quasi un milione hanno marciato per la vita e contro l’aborto
Belgio. L’eutanasia per i bambini arriva al voto in Senato

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