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Timestamp: 2017-11-21 13:54:14+00:00

Document:
Avv. Gennaro De Natale - Salerno: febbraio 2012
Per I Sigg.ri ************* , rappresentate e difese dall’avv. Massimiliano De Leo ed elettivamente domiciliate presso il suo Studio sito in Filetta di San Cipriano Picentino alla Via Antica n. 5 , giusta mandato a margine del presente atto e che dichiarano ex art. 170 c.p.c. di volere ricevere gli atti e i provvedimenti emessi nel corso della presente procedura al seguente numero di fax 089/882616, oltre che nelle forme prescritte dalla legge;
Nel procedimento sommario di Cognizione con Ricorso ex art. 702 bis c.p.c.
incardinato da ************ rapp.ta e difesa dall’avv. ************
Con ricorso ex art.702 bis c.p.c. notificato in data ********* a ************, il cui contenuto si intende integralmente ritrascritto, la sig.ra *********** ha chiesto “ l’accoglimento del ricorso e per l’effetto, condannare i resistenti all’integrale ripristino dello stato dei luoghi attraverso l’abbattimento e rimozione di quelle parti di fabbricato eccedenti le distanze legali sancite dallo strumento urbanistico vigente nel Comune di ************, nelle misure determinate dal nominato CTU….. condannare i resistenti al pagamento in favore dell’attrice della somma di €. 15. 000,00 a titolo di risarcimento danni della stessa subìti, nonché alla integrale rifusione delle spese relative al sostenuto procedimento preventivo con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa”.
Con decreto in data 22.12.**** unitamente al ricorso introduttivo, Il Giudice Unico designato ha fissato l’udienza di comparizione per il ****** assegnando al convenuto termine fino a dieci giorni prima di detta udienza per la costituzione in giudizio.
Con il presente atto, si costituiscono le Sigg.re **********, impugnando e contestando l’intero contenuto del ricorso in quanto infondato in fatto e in diritto.
Si rileva sin d’ora l’assoluta estraneità dei Sigg.ri ************* ai fatti di cui in causa, denunciati dalla Sig.ra ********** relativi
ai lavori di costruzione effettuati dalla società **************.
Ad abundantiam, va rilevato che la vendita degli immobili così come per atto di compravendita per notar ******** avvenne in data *********, quindi vendita posta successivamente ai lavori posti dalla soc. *********** e alla missiva di denuncia degli abusi di cui in causa.
Si evidenzia una palese mala fede da parte del Sig. **********, rapp.te legale dell’********* nella vendita degli appartamenti alle Sig.ra *************.
Difatti, la vendita avvenne appena un mese dopo avere ricevuto la missiva (che si allega) da parte dello Studio legale ********** per conto della Sig.ra ***********, come si evince chiaramente dagli atti prodotti in causa.
Né di tale lettera è stata fatta menzione nell’atto di vendita!!!
Qualora gli abusi dovessero essere rilevati unico responsabile sarà il Sig. ************* che dovrà rispondere con il suo patrimonio.
Sempre in via pregiudiziale e preliminare, si eccepisce che per la natura estremamente “ tecnica” della causa de quo, risulta fondamentale la nomina di un C.T.U. essendo le risultanze della a.t.p. contestata dalle parti, non chiara come le modalità di verifica espletata dal consulente, con dei quesiti sulla posizione del muro non definiti dalla a.t. p.
Per quanto suesposto, atteso che la presente vertenza richiede una istruttoria complessa e ben articolata, risulta a dir poco affrettato il
ricorso ad un procedimento sommario che comprometterebbe il diritto di difesa delle parti convenute, qualora venisse decisa senza una C.T.U. che
vada a chiarire i”punti oscuri” dell’a. t. p. espletata e risolvere i quesiti posti e non risolti dal c.t.u. senza peraltro avere la stessa a.t.p. risolto il quesito sulla reale collocazione del muro in merito ai reali termini di confine.
I quesiti posti dalle comparenti al consulente in fase di a.t.p. non furono affatto prese in considerazione e svolte!!!!.
Appare inoltre contraddittoria l’a.t.p. svolta anche per quanto riguarda il posizionamento del pozzetto per la misurazione effettuata, pur rilevando che è a tenuta impermeabile e non appare idonea a cagionare danno alla proprietà **********.
“IL RITO SOMMARIO si presta alla soluzione di quelle liti che non richiedono alcuna attività istruttoria, allorchè la controversia sia incentrata sulla soluzione di questioni di diritto ovvero i fatti dedotti siano sostanzialmente pacifici, anche in considerazione della mancata contestazione dei fatti negli atti introduttivi e della rilevanza ad essa attribuita all’art. 115.” (Processo Civile La Riforma 2009- pag. 352 Ipsoa ).
Orbene, il caso di specie richiede una già succitata istruttoria per la natura tecnicamente complessa della vicenda di cui in causa, inoltre presenta caratteri di indiscutibile contraddittorietà tra le parti e i fatti di cui in causa non sono pacifici per la contestazione per cui si evidenzia l’impossibilità al ricorso sommario di cognizione.
Nel merito, parte resistente per scrupolo difensivo, impugna e contesta tutte le richieste e circostanze trascritte nel ricorso, giacchè totalmente infondate in fatto e in diritto.
Dai rilevi fotografici allegati all’a.t.p. e dalle risultanze della c. t. p. dell’Ing. ********** risultano infondate le doglianze della sig.ra *********.
Va evidenziata comunque non veritiera l’affermazione posta ex parte adverso che la realizzazione del muro da parte dell’istante sarebbe stata posta
all’interno della propria proprietà al fine di evitare uno slittamento a valle del terreno.
Verificare la reale collocazione del muro di contenimento ove è posto, risulta connotato basilare della vertenza in oggetto ed elemento indefettibile per l’accertamento della verità e delle reali responsabilità della ricorrente!
La situazione preesistente è stata alterata, ma dalla stessa ricorrente autrice della realizzazione del muro di contenimento!
Si evince altresì ictu oculi che non è riscontrabile nessuna aderenza al muro né tanto meno chiusura con i garages o i box, essendoci tra i pilastri dei garage e il muro di contenimento una distanza già rilevata nell’a.t.p. .
Si chiede che il C.T.U. acquisisca tutti i documenti presso l’U.T.C. di ************ al fine di verificare la liceità delle opere realizzate dalla Sig.ra ********,stante le documentazioni già prodotte in copia conforme in sede di a.t.p.
Da tutti gli elementi facilmente riscontrabili dalla documentazione allegata all’a.t.p. relativa ai permessi a costruire, le D.I.A. per variante in corso d’opera al certificato di ultimazione lavori, al certificato di agibilità, al certificato catastale inerente l’immobile e altro, si comprende come l’azione promossa dalla sig.ra *********** sia oltremodo temeraria.
Altrettanto pretestuosa e infondata l’eccezione afferente la servitù di veduta diretta nel fondo di proprietà ******, in quanto le ringhiere sono poste a livello del piano campagna preesistente, non essendoci affatto alcun abuso di comunione del muro come vuole intendere parte ricorrente!
Per ciò che concerne infine i pozzetti, non si comprende le doglianze di parte ricorrente allorquando in fase di a.t.p. è stato accertato che” al momento la tenuta impermeabile della rete non appare idoneo a cagionare danno alla sottostante proprietà ************” .
Constatato che parte avversa non ha ricevuto alcun danno né come infiltrazioni né come perdite d’acqua, come d'altronde riconosce lo stesso consulente tecnico d’ufficio in fase di a.t.p. si ravvisa in diritto l’infondatezza della contestazione sulla distanza dei pozzetti dalla proprietà ******** così come da giurisprudenza consolidata.
NON DI MINOR IMPORTANZA PER QUESTA DIFESA LE CONSIDERAZIONI POST CONSULENZA TECNICA IN SEDE DI A.T.P. CHE RENDONO DUBBIOSE LE RISULTANZE DELLA STESSA CONSULENZA.
In primis, il confine di proprietà tra i due fabbricati non è determinato in MANIERA UNIVOCA come riportato a pag. 5 dell’a.tp..
Difatti, alla base dei rilievi di cui è consulenza “c’è un attendibilità di m. 1.20 per la posizione planimetrica e di m. 0,75 per le quote altimetriche”
Quindi la rilevata misura di m 4.95 di distanza dal fabbricato *********** dal confine presenta un errore di 5 cm. che è solo un 1/24 dell’errore strumentale come descritto nella relazione d’ufficio !!!
La distanza del garage così come risulta dall’a.t.p. è viziata dall’errore altimetrico di 0,75 cm.
Pertanto il metodo procedimentale di tutto l’intervento peritale risulta viziato!
Difatti il consulente tecnico avrebbe dovuto effettuare una triangolazione dai punti fiduciari catastali al fine di apporre i termini, QUESTO UNICO METODO AL FINE DI DETERMINARE UNIVOCAMENTE IL CONFINE DI PROPRIETA’dal quale misurare le esatte distanze di cui sopra.
L’a.t.p. non tenne in debito conto (!!!) tale quesito posto a verbale dal c.t.p. delle sorelle *******, Ing. **********.
Per gli esposti motivi, le sigg.re **********, come sopra rappresentate e difese, chiedono l’accoglimento delle seguenti
Piaccia all’Ill.mo Tribunale adito, respinta ogni contraria istanza ed eccezione,
1. In via preliminare, disporre la conversione del rito e la prosecuzione del giudizio con le forme della cognizione ordinaria;
2. Nel merito, respingere tutte le domande formulate dalla Sig.ra ********* nei confronti delle Sig.re *************, in quanto infondate in fatto e in diritto nell’an e nel quantum;
3. Nella denegata ipotesi venissero riconosciuti gli abusi così come denunciati dalla ricorrente, ritenere unico esclusivo responsabile l’***********. in persona del Suo legale rapp.te p.t. Sig. ************;
4. Condannare la ricorrente alla rifusione delle spese, dei diritti e degli onorari di causa oltre agli accessori di legge;
a)Ammettere consulenza tecnica d’ufficio diretta ad accertare e individuare, sulla base della documentazione prodotta e di quella ulteriore che il consulente tecnico d’ufficio riterrà di acquisire nonché assunte dallo stesso ogni opportuna informazione volto verificare il reale posizionamento del muro di contenimento in relazione al confine tra i due fabbricati e sugli abusi posti dalla Sig.ra *********** nella realizzazione del detto muro, dell’originario piano campagna e della volumetria assentita e realizzata.
1. Memoria di Costituzione e Risposta;
2. Missiva dello Studio ************ all’******** del 02 maggio 2008;
3. Atto di Compravendita di ********;
4. Atto di Compravendita di ********;
5. Consulenza tecnica di parte dell’Ing. ********;
6. Note tecniche di parte inerenti l’a.t.p. comprensive di NN. 16° Allegati
San Cipriano Picentino, 20 febbraio 2010
Pubblicato da Gennaro De Natale a 2/17/2012 06:37:00 PM
Etichette: atp, confine di proprietà, distanze legali, ricorso ex art.702 bis c.p.c, rito sommario, servitù di veduta
ATTO DI CITAZIONE PER INFILTRAZIONI
Il Sig. ******************, nato a Milano il ***************, cf ****************, rapp.to e difeso dall’avv. Massimiliano De Leo, presso il cui studio elett.te domicilia in virtù di procura a margine del presente atto, il quale dichiara di voler ricevere le comunicazioni e notificazioni del procedimento al n. di fax 089/882616 o all’indirizzo di posta certificata avvmassimilianodeloeo@legalmail.it
- Che il ricorrente è proprietario di un locale seminterrato sito nello stabile condominiale di via ***************, in Salerno;
- A) Che nel suddetto locale, in cui confluiscono le tubazioni di scarico delle acque del fabbricato, si verificano periodicamente ingenti fuoriuscite di acqua, provenienti da un tubo di scarico condominiale all’altezza dello spogliatoio situato all’interno della palestra;
- B) Che la lamentata situazione ha determinato un notevole stato di degrado del locale, creando notevoli disagi al ricorrente;
- Che, con racc.ta del 16/2/2010, il Sig. *************, a mezzo del sottoscritto procuratore, chiedeva il risarcimento dei danni patiti e patiendi;
- Che, con lettera del 17/4/2010, l’amministratore del Condominio informava che il tubo era stato riparato e che era stata inoltrata richiesta risarcitoria alla compagnia assicurativa che garantiva il condominio per la RC;
- C) Che, in ogni caso, il problema delle copiose infiltrazioni sussiste ancora, ed ha causato il distacco della pittura con il conseguente deterioramento del soffitto; inoltre, la caduta dei liquami, oltre ad arrecare danni e disagi agli spogliatoi, ha danneggiato e messo fuori uso un condizionatore di aria che si trova ubicato a terra proprio sulla proiezione della perdita, cagionando anche il deterioramento della controsoffittatura, che è stata rimossa e non ancora sostituita in attesa di una definitiva risoluzione del problema;
- Che i ripetuti inviti bonari non hanno sortito nessun effetto; tanto premesso, l’istante, come sopra rapp.to, difeso e dom.to,
il Condominio di via *********************, in Salerno, in persona dell’amministratore pt, a comparire innanzi al Giudice di Pace di Salerno, all’udienza del giorno ******************, locali soliti, ore di rito col prosieguo, per sentir così provvedere:
1) Dichiarare la responsabilità esclusiva del convenuto Condominio, in persona dell’amministratore pt, nel sinistro per cui è causa;
2) Condannare il convenuto al risarcimento, in favore dell’istante, della somma di euro 1.032,00 oltre interessi e rivalutazione monetaria come per legge;
In via istruttoria, chiede ammettersi prova testimoniale sulle circostanze di cui ai nn. 1), 2) e 3) del presente atto che qui si abbiano per ripetute e trascritte, precedute dalle parole “Vero che”, con riserva di indicare i testi all’udienza ex art. 320 cpc.
Ai fini del versamento del contributo unificato, ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 488/99, si dichiara che il valore della controversia è contenuto nei limiti di euro 1.032,00.
1) Copia costituzione in mora del 16/2/2010;
2) Comunicazione dell’amministratore del Condominio del 17/4/2010.
Condominio di via *****************
Pubblicato da Gennaro De Natale a 2/08/2012 05:22:00 PM
Etichette: condominio, giudice di pace, infiltrazioni, risarcimento danni
CITAZIONE CONTRO FASTWEB PER RIPETIZIONE INDEBITO
La Sig.ra **************, nata a Salerno il 0*/0*/19**, cf: **********, rapp.ta e difesa dall'avv. Massimiliano De Leo, presso il cui studio elett.te domicilia in virtù di mandato a margine del presente atto, il quale dichiara di voler ricevere le comunicazioni e notificazioni del procedimento al n. di fax 089/882616 o all’indirizzo di posta certificata avvmassimilianodeleo@legalmail.it
- A) Che l’istante, già titolare di un contratto di utenza telefonica con la Fastweb SpA, codice cliente ************, con lettera raccomandata n. ******** del 7/05/2010, ha manifestato la volontà di recedere dallo stesso;
- B) Che, nonostante il recesso, la Fastweb ha continuato ad incassare indebitamente, tramite RID bancario, le somme relative alle seguenti fatture: euro 248,38 per fattura n. ************ ; euro 192,90 per fattura n. ************; euro 202,50 per fattura n. *************, per un totale di euro 643,78;
- C) Che, il difensore dell’istante, con racc.ta n. 13959549503-2 del 17/12/2010, ha invitato la resistente a restituire le somme indebitamente riscosse;
- D) Che, in data 14/03/2011, il difensore dell’istante ha presentato istanza alla CCIAA di Salerno per l’esperimento del tentativo di conciliazione obbligatorio;
- Che, in data 28/04/2011, è decorso il termine di 45 giorni previsto dal Regolamento di Conciliazione della CCIAA di Salerno, a norma del quale il procedimento deve considerarsi concluso;
- Che, a tutt’oggi, la Fastweb non ha ancora adempiuto la propria obbligazione;
- Che, a norma dell’art. 20 cpc, per le cause relative a diritti di obbligazione è anche competente il giudice del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione;
- Che la suddetta obbligazione è sorta in Salerno;
Fastweb SpA, in persona del legale rappresentante pt, con sede in (20155) MILANO alla Via Caracciolo n. 51, invitandola a comparire innanzi al Giudice di Pace di Salerno all’udienza del ***************, locali soliti, ora di rito col prosieguo, per sentir così provvedere:
1) dichiarare illegittimi i pagamenti indebitamente incassati dalla società convenuta per la causale di cui in premessa;
2) per l’effetto, condannare Fastweb SpA, in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento in favore dell’attrice della somma indebitamente percepita, pari ad euro 643,78, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria;
Ai sensi e per gli effetti di cui alla L. 488/99 e succ. mod., l’istante dichiara di contenere la domanda entro il limite complessivo di € 1.032,00.
In via istruttoria, si chiede ammettersi prova testi sulle circostanze di cui ai capi A), B), C), D) del presente atto, con riserva di indicare i testi all’udienza ex art. 320 cpc.
1) Fattura Fastweb;
2) Racc.ta Disdetta Contratto;
3) Stampe RID bancari;
4) Costituzione in mora del 17/12/2010;
5) Istanza conciliazione CCIAA con report di trasmissione;
Fastweb SpA, in persona del legale rappresentante pt, con sede in (20155) MILANO alla Via Caracciolo n. 51
Pubblicato da Gennaro De Natale a 2/07/2012 07:47:00 PM
CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - EQUA RIPARAZIONE - DECRETO N. 2742/2008
Dott. Gaetano Annunziata Presidente
Dott. Marzia Consiglio Consigliere rel.
Dott. Maria Sena Consigliere
nel procedimento iscritto al n. 2742 del Ruolo Gen. V.G. delle procedure in camera di consiglio dell’anno 2008, avente ad oggetto: ricorso per equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001 n. 89, riservato in decisione all’udienza del 23.12.2008, vertente
************** rappresentato e difeso dall’avv. Gennaro De Natale e dall’avv. ******* presso quest’ultimo elettivamente domiciliato in Salerno alla via ************, ricorrente
Ministero della Giustizia in persona del Ministro pro tempore domiciliato ope legis in Napoli alla via Armando Diaz n. 11 presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato che lo rappresenta e difende, resistente.
Con ricorso del 30.4.2008 ************ ha chiesto di essere indennizzato ai sensi della legge 24 marzo 2001 n. 89 per violazione dell’art. 6 par. 1 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, in relazione al giudizio civile incardinato dinanzi al Tribunale di Salerno con citazione (in riassunzione) dell’ottobre 1999 e definito con sentenza del 2007.
L’Avvocatura dello Stato si è costituita per il Ministero della Giustizia, eccependo, in via preliminare, nel merito la prescrizione parziale delle pretese della controparte, rimettendosi per il resto alla giustizia ed insistendo per la compensazione delle spese di lite.
All’udienza camerale del 23.12.2008 questa Corte si è riservata per la decisione.
Il ricorso proposto da ************* merita parziale accoglimento.
In particolare si rileva che l’istante ha chiesto di essere indennizzato ai sensi della L. 89/2001 per la violazione del termine ragionevole del procedimento in relazione al giudizio da lui promosso nei confronti di *************** dinanzi al Tribunale di Salerno con citazione notificata il ***** (udienza di prima comparizione ********) e definito con sentenza depositata nell’agosto 2007.
L’avvocatura dello Stato ha eccepito, preliminarmente, la prescrizione parziale di tale pretesa, maturata anteriormente al quinquennio o in subordine al decennio, rispetto all’atto interruttivo rappresentato dal ricorso in esame.
L’art. 4 della Legge Pinto prevede infatti la sola ipotesi della decadenza dal diritto in caso di definizione del giudizio presupposto con sentenza passata in giudicato e non anche un termine prescrizionale, termine, a parere di questa Corte, incompatibile sia con la natura indennitaria della pretesa, sia con la necessaria valutazione del rispetto di un termine ragionevole di durata collegato a vari fattori e non ad un preciso momento di esordio della prescrizione (V. decreto di questa stessa sezione in data 6 ottobre 2008 nel procedimento introdotto da ********* contro il Ministero della Giustizia).
In ogni caso si rileva che l’azione esercitata per ottenere l’equo indennizzo ha natura indennitaria e non risarcitoria (V. Cass. 26.7.2002 n. 11046) e che l’obbligazione avente ad oggetto l’equa riparazione di cui alla legge Pinto ha natura di obbligazione ex lege e non ex delicto con la conseguenza che il termine di prescrizione sarebbe al più decennale e giammai quinquennale.
Ne consegue che nella fattispecie, essendo stato introdotto il giudizio presupposto con citazione del giugno 1999 e quello per l’equa riparazione con ricorso dell’aprile 2008, non sarebbe comunque maturato, in fatto, il termine di prescrizione.
Ciò posto, si ricorda che l’obbligo indennitaria dello Stato per l’eccessiva durata di un procedimento giudiziario sussiste – pur a prescindere dalla colpa nella gestione del procedimento stesso da parte dell’autorità adita – in conseguenza dell’obbligo assunto a livello internazionale con la sottoscrizione e ratifica della Convenzione, sicché lo Stato risponde non solo per il comportamento negligente degli organi giudiziari, ma più in generale per non aver provveduto ad organizzare il proprio sistema giudiziario in modo da soddisfare con ragionevole velocità la domanda di giustizia, e cioè anche solo per non aver apprestato procedura snelle e strutture adeguate al carico di lavoro. Quest’ultimo, pertanto, quand’anche eccessivo, come notoriamente gravante sulla maggior parte degli uffici giudiziari italiani, può valere a giustificare sul piano soggettivo il comportamento del singolo organo giudiziario, ma non rileva ai fini della valutazione richiesta dalla legge n. 89/2001. Questa fonda difatti, come già detto un’obbligazione ex lege e non ex delicto, che sorge per il fatto oggettivo dell’eccessiva durata del processo e non già per il comportamento colposo o doloso degli organi giudiziari (Cfr. Cass. 14885/2002).
Dovendosi dunque tener conto del tempo complessivo dell’attesa della risposta sulla domanda di giustizia ai fini del superamento dei tempi di ragionevolezza, si osserva che la durata del giudizio, al quale si riferisce l’istanza in esame, risulta pari a circa otto anni ed eccede dunque il limite di ragionevolezza che questa Corte ritiene congruo per un grado di giudizio dinanzi al Tribunale, riguardo a cause, quale quella in esame, di ordinaria difficoltà e non bisognevole di istruttoria particolarmente complessa. In particolare, visti anche i parametri che possono ricavarsi dalla giurisprudenza della CEDU, si ritiene che per un simile giudizio dinanzi all’A.G.O. sia da considerare ragionevole la durata di circa quattro anni, in quanto fisiologica e socialmente accettata quale tempo tecnico indispensabile per la definizione della lite in primo grado.
Va considerato quindi – ai fini dell’indennizzo dovuto per la violazione da parte dello Stato del diritto del ricorrente ad ottenere una risposta giudiziaria in tempi ragionevoli – il periodo che appare eccedente, e cioè quello di anni quattro.
In proposito giova osservare che, per quanto la CEDU, una volta superato il limite della ragionevolezza, consideri ai fini della liquidazione dell’indennizzo l’intera durata del procedimento, tanto non è consentito al giudice italiano, posto che l’art. 2, c. 3°, lett. a), della legge n. 89/2001, espressamente sancisce che, ai fini della liquidazione dell’indennizzo riconosciuto dal nostro diritto interno per l’eccessiva durata dei processi, rileva solamente il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole, onde, finché il legislatore non riterrà di modificare tale dettato normativo i giudici italiani dovranno attenervisi.
Va quindi riconosciuto, quale danno non patrimoniale, il danno morale (art. 2, c. 1°, della legge n. 89/2001), che – secondo i parametri di valutazione della CEDU, cui il giudice nazionale è tenuto ad adeguarsi – costituisce conseguenza ordinaria del prolungarsi del giudizio oltre i termini di ragionevole durata, sicché può essere escluso solo in quei casi in cui specifici elementi di fatto dimostrino che la durata del procedimento corrisponde all’interesse del ricorrente (Cass. SS.UU. n. 1338/2004).
Lo stesso non può che essere liquidato in via equitativa, attenendosi, in linea di massima, al metro di valutazione adottato dalla CEDU in casi analoghi, dal quale ci si può discostare solo in misura ragionevole (Cass. SS. UU. n. 1340/2004 e Cass. 7690/06).
Va però considerato, ai fini della quantificazione del dovuto, che un lieve addebito può essere mosso anche alla parte istante che, con il suo comportamento processuale, ha conorso ad aggravare la durata del giudizio (v. il rinvio ex art. 181 cpc, la tardiva articolazione delle prove, i rinvii richiesti dal suo procuratore o dovuti all’assenza dello stesso, come all’udienza di precisazione delle conclusioni del 4.5.06, o ancora all’astensione degli avvocati).
Tenuto conto dei parametri di liquidazione cui mediamente si attiene la CEDU e delle peculiarità del caso concreto, in particolare la parità della materia del contendere, appare equo calcolare un importo pari ad €. 1.200,00 per ogni anno di ritardo, ,ma ridurre lo stesso di un terzo in conseguenza del concorso della parte istante sopra evidenziato, e liquidare quindi un indennizzo di complessivi €. 3.200,00 (€ 800,00 per quattro anni) all’attualità della presente decisione, sicché nulla viene liquidato a titolo di rivalutazione monetaria e interessi pregressi, mentre sono dovuti gli interessi legali dalla presente pronuncia al saldo.
Il limitato accoglimento dell’istanza e la particolare materia della controversia inducono a compensare le spese della presente procedura in ragione di un terzo.
I residui due terzi, liquidati come in dispositivo – gli onorari nella misura ridotta di cui al punto 50 lett. B) della Triffa forense, trattandosi di procedura in camera di consiglio – vanno posti a carico dell’amministrazione convenuta per il principio della soccombenza. La disciplina della responsabilità delle parti per le spese processuali e della condanna alle spese in relazione al criterio della soccombenza – come ripetutamente affermato dalla S.C. di Cassazione – deve trovare difatti applicazione analogica anche nei giudizi di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo, ai sensi della L. 89/2001, trattandosi di un procedimento contenzioso che, essendo diretto a risolvere una controversia su contrapposte situazioni di diritto soggettivo, si svolge in pieno contraddittorio tra le parti e si chiude con un provvedimento che, pur con la forma del decreto motivato, ha natura sostanziale di sentenza … (Cfr. Cass. n. 12012/2004 e, nello stesso senso, Cass. n. 2140/2003; n. 1078/2003).
La Corte, in ordine al ricorso proposto da *********** in data 30.4.2008 così provvede, in parziale accoglimento della domanda:
a) condanna il Ministero della Giustizia in persona del Ministro pro tempore al pagamento in favore del predetto ricorrente della somma di € 3.200,00 oltre interessi legali a far data dalla presente decisione al saldo;
b) condanna altresì il Ministero della Giustizia in persona del Ministro pro tempore al pagamento in favore della parte ricorrente dei due terzi delle spese processuali che liquida (già in tale percentuale ridotta) in …………….;
c) dichiara compensate tra le parti le spese quanto al residuo terzo;
d) manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 5 legge n. 89/2001.
Così deciso in Napoli il 30 dicembre 2008.
Pubblicato da Gennaro De Natale a 2/03/2012 07:38:00 PM

References: art. 170
 art. 702
 art.702
 art.702
 art. 320
 art. 320
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 181
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.