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Timestamp: 2017-12-13 20:32:43+00:00

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AMICI DI CHICCA: Cassazione – sentenza n. 44287/2007 - È reato detenere cani in strutture lager in uno stato di penosa sopravvivenza
Cassazione – sentenza n. 44287/2007 - È reato detenere cani in strutture lager in uno stato di penosa sopravvivenza
Cassazione – sentenza n. 44287/2007
È reato detenere cani in strutture lager in uno stato di penosa sopravvivenza
Pene severe per chi maltratta gli animali
Tratto da CITTADINO LEX
Chi maltratta gli animali rischia una severa condanna penale in base alla legge in vigore, perché il maltrattamento di un animale incide sulla sua sensibilità producendo dolore. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando la condanna per maltrattamenti inflitta dal Tribunale di Pontremoli al gestore di un canile che deteneva i cani in condizioni pietose in una struttura che era “niente altro che un lager, un ghetto per animali sfortunati perché imprigionati in uno stato di penosa sopravvivenza”, come dichiarato dai Carabinieri che avevano condotto le indagini. Secondo la Suprema Corte configurano il reato di maltrattamenti non solo quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali destando ripugnanza per la loro aperta crudeltà ma anche quelle condotte che “incidono sulla sensibilità dell’animale, provocando un dolore”. La sentenza è stata commentata positivamente dal presidente della Lav, Gianluca Felicetti, in quanto ha confermato l’attenzione della Suprema Corte di Cassazione nei confronti degli animali in quanto esseri sensibili, da tutelare nel rispetto della loro natura, etologia e comportamento, e non solo nei confronti dell’impatto che la loro sofferenza può provocare presso il comune sentimento umano, individuando nella Legge n.189 del 2004 – che ha modificato l’art.727 del codice penale sul maltrattamento di animali mutandolo in abbandono di animali - un concreto strumento per affermare i diritti degli animali. (05 febbraio 2008)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, sentenza n.44287/2007
Con sentenza in data 2.10.2006 del giudice monocratico del Tribunale di Massa, sez. distacc. di Pontremoli, C. B. P. fu condannato alla pena ritenuta di giustizia, perché riconosciuto colpevole del reato di cui all'art. 727 c.p.[1] ("perché, nella qualità di titolare e gestore del canile V. d. M. sito in località C., sottoponeva a maltrattamenti i cani ivi custoditi con modalità di allevamento particolarmente dolorose tra cui:..., in A. fino al 26.4.2002" data di consumazione modificata in dibattimento"sino al 27.1.2005").
Il motivo è inammissibile per manifesta infondatezza, essendo evidente che la precedente assoluzione (risalente al 2003 e per fatti dell'inizio del 2001) non può avere alcuna influenza sui fatti attuali, estesi, a seguito della modifica del capo di imputazione, sino al 27.1.2005 e risultanti da sopralluoghi effettuati dagli organi di P.G. e dal CTU anche nel corso del procedimento e perciò di diversa drammatica attualità. Al riguardo, vanno rilevati: la relazione tecnica redatta dal F. a seguito di sopralluogo effettuato nell'aprile 2002 (pagg. 1-2 sent,); la relazione tecnica conclusiva 26.4.2002 della CT della Procura L., con relativo fascicolo fotografico (pagg. 2-5); le dichiarazioni dei testi P., P., B. e C. (pagg. 5-9); il sopralluogo effettuato dai CC. di Pontremoli il 27.1.2005 (pagg. 9-10); le riprese fotografiche e le videoriprese effettuate dal M.llo G. effettuate il 27.1.2005 (pagg. 10-11). Il giudicante non ha poi mancato di valutare le dichiarazioni dei testi indicati dalla difesa M., B. e P. (pagg. 11-13). Sulla base di tali elementi risulta giustificata pienamente la conclusione che "dall'esame delle risultanze processuali ed attraverso la loro relativa valutazione" è risultato "essersi raggiunta la prova della colpevolezza..., essendo il relativo reato contravvenzionale di maltrattamenti di animali risultato completo in tutti i suoi elementi essenziali e cioè: sia in quelli oggettivi ... come pure in quelli soggettivi". Tutto ciò senza che sulla situazione attuale oggetto di indagini attuali possa avere influenza alcuna la precedente sentenza assolutoria, relativa a una situazione precedente.
Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile. Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente alle spese, nonché (non essendovi elementi per ritenere un'assenza di colpa) al versamento alla Cassa delle ammende della somma, equitativamente fissata, di euro mille.P.Q.M.

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