Source: https://costidellavoro.blogspot.com/2017/02/
Timestamp: 2018-06-18 03:54:22+00:00

Document:
I COSTI DEL LAVORO: febbraio 2017
LICENZIAMENTO PER MANCATO SUPERAMENTO DEL PERIODO DI PROVA: DATORE DI LAVORO NON E' OBBLIGATO A MOTIVARE IL LICENZIAMENTO
Quando un Datore di Lavoro licenzia un Dipendente per mancato superamento del “patto di prova”, non sussiste alcun obbligo di motivazione: questo è ciò che differenzia lo “speciale licenziamento per prova” dalla generale casistica di licenziamento; questo stato di cose è stato confermato dalla sentenza nr. 189/1980, con la quale la Corte Costituzionale ha confermato il carattere “discrezionale” del licenziamento per mancato superamento del periodo di prova.
La giurisprudenza, però, nel tempo ha enormemente ristretto i casi di “recesso libero” durante il periodo di prova.
Ad esempio, se il licenziamento è stato spiccato a fronte di un “patto di prova” nullo, in questo caso si applicano le ordinarie tutele contro il licenziamento (“tutele crescenti”).
E’ questo, ad esempio, il caso del patto di prova successivo all’assunzione, non contestuale o anteriore, ovvero il patto di prova che non individui le mansioni rispetto a cui “si mette alla prova” il Dipendente (Cass. 5404/2013).
In questo caso, il Lavoratore è enormemente facilitato, perché il Datore, difficilmente in questi casi, riesce ad accampare giuste cause di licenziamento.
Non si applica al Dipendente la tutela ordinaria contro i licenziamenti, se il patto di prova è regolare, ma è viziato il licenziamento.
In questo caso, a differenza che nei giudizi “normali” di licenziamento, compete al Lavoratore provare che il licenziamento datorile è illecito.
Sulla scorta della giurisprudenza costituzionale, che ha ritenuto “discrezionale” il licenziamento datorile nel corso del periodo di prova, la giurisprudenza è ferma nel ritenere impugnabile il licenziamento che sia stato spiccato per un “motivo estraneo” alla sperimentazione delle attitudini del Lavoratore.
Ma sulla qualificazione del “motivo estraneo”, la giurisprudenza accusa fatiche e difficoltà.
1) Una prima scuola di pensiero, in analogia con il sindacato di illegittimità degli atti amministrativi (il cd “sviamento di potere”), aveva ritenuto censurabili tutti i motivi di licenziamento istituzionalmente estranei al patto di prova. Ad esempio, si è ritenuto precluso al Datore accampare, in questa fase, una “riduzione del personale” o una “riorganizzazione” per licenziare il personale in prova (si noti, che di un caso simile discute la sentenza allegata, Cass. 1180/2017). Ma nel 1998 (sentenza nr. 402/98), la Cassazione respinse questa impostazione, ritenendola contraddittoria alla natura giuridica del patto di prova, per eccellenza flessibile e adattabile a molte circostanze (anche esterne, come “motivi organizzativi”) comunque tali da influire negativamente sull’esperimento. Diversamente, non essendo possibile far valere motivi organizzativi, questa l’obiezione della Cassazione nel 1998, il “patto di prova” sarebbe incomprensibilmente più rigido e stabile del lavoro “non in prova”!
2) A seguito della Cassazione 402/98, ha prevalso una seconda scuola di pensiero. Secondo questa seconda “scuola di pensiero”, il “motivo estraneo” alla prova, suscettibile di determinare l’invalidità del licenziamento per mancato superamento della prova, può essere qualificato solo come “motivo illecito” ex. art. 1345 Codice Civile. E’ questo, ad esempio, il licenziamento intimato per motivi discriminatori, sotto la copertura “lecita” del mancato superamento del periodo di prova.
Questi contenuti, più che consolidati, si ritrovano anche nella sentenza nr. 1180/2017 della Corte di Cassazione, che potete consultare al LINK: http://www.tcnotiziario.it/Articolo/Index?settings=VlZTTDhXaVNJaWxXSHhQWGJFbmFOeXprL3NlV2hqOVFNd3h0dE9zMmFXbEZkSkExYXB6ZVRnZkZxbnMzU3d1bDJBd1hBT3pDaklSOEtDYjF0b1FGRWFBeHUzSENFNGZOdmhNYVNYaDg4MXpTN0VnUEpDM0hyMm1SbFVVZWFXcjdkMkFaTVpLK1BKd0VWNkxjOWdtMzV3PT0=
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 01:08 Nessun commento:
PUBBLICO IMPIEGO, LE NORME CONTRO I CD "FURBETTI DEL CARTELLINO"-FLASH
Una brevissima, certamente provvisoria, ma utile illustrazione del Testo Unico del Pubblico Impiego, che contiene le disposizioni della Riforma Madia contro i “furbetti del cartellino”, le disposizioni, cioè, concepite per facilitare il licenziamento dei Dipendenti che attestino falsamente la loro presenza in servizio.
La Riforma, a titolo di “interpretazione autentica” precisa (comma 1bis):
Costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell'orario di lavoro dello stesso. Della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta.
E’ importante precisare che la Riforma responsabilizza il Dirigente (o il Dipendente) competente all’adozione delle relative misure disciplinari: l’art. 55quater. 3quinquies D.lgs. 165/2001 rende passibili di procedura disciplinare i Dirigenti che, pur informati dei fatti, non abbiano disposto le necessarie sanzioni.
Ricordiamo che la Riforma Madia ha altresì introdotto una speciale previsione di reato (delitto) per i cd “furbetti del cartellino” (art. 55quinquies.1°comma D.lgs. 165/2001):
Qui di seguito, un breve estratto delle nuove norme di legge, con l’avvertenza che, nel frattempo, esse potrebbero essere state ritoccate (specie per il risarcimento dei cd “danni all’immagine” della PA, in discussione in questi giorni). Di massima, però, il quadro delle norme appare piuttosto chiaro e consolidato.
FONTE “ALTALEX”: http://www.altalex.com/documents/leggi/2014/09/08/testo-unico-sul-pubblico-impiego-titolo-iv-rapporto-di-lavoro#titolo4
1-bis. Costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell'orario di lavoro dello stesso. Della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta. (2)
3-bis. Nel caso di cui al comma 1, lettera a), la falsa attestazione della presenza in servizio, accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze, determina l'immediata sospensione cautelare senza stipendio del dipendente, fatto salvo il diritto all'assegno alimentare nella misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti, senza obbligo di preventiva audizione dell'interessato. La sospensione è disposta dal responsabile della struttura in cui il dipendente lavora o, ove ne venga a conoscenza per primo, dall'ufficio di cui all'articolo 55-bis, comma 4, con provvedimento motivato, in via immediata e comunque entro quarantotto ore dal momento in cui i suddetti soggetti ne sono venuti a conoscenza. La violazione di tale termine non determina la decadenza dall'azione disciplinare né l'inefficacia della sospensione cautelare, fatta salva l'eventuale responsabilità del dipendente cui essa sia imputabile. (3)
3-ter. Con il medesimo provvedimento di sospensione cautelare di cui al comma 3-bis si procede anche alla contestuale contestazione per iscritto dell'addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all'Ufficio di cui all'articolo 55-bis, comma 4. Il dipendente è convocato, per il contraddittorio a sua difesa, con un preavviso di almeno quindici giorni e può farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato. Fino alla data dell'audizione, il dipendente convocato può inviare una memoria scritta o, in caso di grave, oggettivo e assoluto impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l'esercizio della sua difesa per un periodo non superiore a cinque giorni. Il differimento del termine a difesa del dipendente può essere disposto solo una volta nel corso del procedimento. L'Ufficio conclude il procedimento entro trenta giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della contestazione dell'addebito. La violazione dei suddetti termini, fatta salva l'eventuale responsabilità del dipendente cui essa sia imputabile, non determina la decadenza dall'azione disciplinare né l'invalidità della sanzione irrogata, purché non risulti irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente e non sia superato il termine per la conclusione del procedimento di cui all'articolo 55-bis, comma 4. (3)
3-quater. Nei casi di cui al comma 3-bis, la denuncia al pubblico ministero e la segnalazione alla competente procura regionale della Corte dei conti avvengono entro quindici giorni dall'avvio del procedimento disciplinare. La Procura della Corte dei conti, quando ne ricorrono i presupposti, emette invito a dedurre per danno d'immagine entro tre mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento. L'azione di responsabilità è esercitata, con le modalità e nei termini di cui all'articolo 5 del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, entro i centoventi giorni successivi alla denuncia, senza possibilità di proroga. L'ammontare del danno risarcibile è rimesso alla valutazione equitativa del giudice anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione e comunque l'eventuale condanna non può essere inferiore a sei mensilità dell'ultimo stipendio in godimento, oltre interessi e spese di giustizia. (3)
3-quinquies. Nei casi di cui al comma 3-bis, per i dirigenti che abbiano acquisito conoscenza del fatto, ovvero, negli enti privi di qualifica dirigenziale, per i responsabili di servizio competenti, l'omessa attivazione del procedimento disciplinare e l'omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare, senza giustificato motivo, costituiscono illecito disciplinare punibile con il licenziamento e di esse è data notizia, da parte dell'ufficio competente per il procedimento disciplinare, all'Autorità giudiziaria ai fini dell'accertamento della sussistenza di eventuali reati. (3)
(1) Articolo aggiunto dall’art. 69, co. 1, D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150
(2) Comma inserito dall’art. 1, comma 1, lett. a), D.Lgs. 20 giugno 2016, n. 116; per l’applicabilità di tale disposizione vedi l’art. 3, comma 1, del medesimo D.Lgs. n. 116/2016.
(3) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lett. b), D.Lgs. 20 giugno 2016, n. 116; per l’applicabilità di tale disposizione vedi l’art. 3, comma 1, del medesimo D.Lgs. n. 116/2016.
False attestazioni o certificazioni (1)
Art.55-sexies.
Responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per l’amministrazione e limitazione della responsabilità per l’esercizio dell’azione disciplinare (1)
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 01:47 Nessun commento:
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 13:13 Nessun commento:
PARTITE IVA INATTIVE: CHIUSURA D'UFFICIO IN ATTESA DEI PROVVEDIMENTI DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Per le “Partite IVA inattive”, chiusura d’ufficio da parte dell’Agenzia delle Entrate: a stabilirlo il cd “Decreto Fiscale 2016” (DL 193/2016 conv. in l. 225/2016) che ha modificato la precedente procedura, grazie all’introduzione del nuovo art. 35.15quinquies DPR 633/72.
Un Provvedimento del direttore dell’Agenzia individuerà le specifiche procedure di cancellazione (il Provvedimento, in particolare, dovrà individuare i casi che danno luogo a cancellazione, attualmente non definiti nel DL): fino ad allora, pertanto, la nuova normativa non sarà in vigore.
Una cosa è certa: il Contribuente “inattivo” che abbia omesso di dichiarare all’Agenzia la cessazione della propria attività non è più soggetto a sanzioni amministrative (da € 500 a € 2.000).
Tali sanzioni devono intendersi abrogate; questo assunto risulta confermato dall’Agenzia delle Entrate, con Risoluzione nr. 7/2017 (il Codice Tributo “8120” è stato, conseguentemente, disattivato).
Si attende, comunque, l’entrata in vigore del Provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate.
TESTO ARTICOLO 35.15quinuies DPR 633/72:
Modificato da: Decreto-legge del 22/10/2016 n. 193 Articolo 7 quater (…) 15-quinquies.
L'Agenzia delle entrate procede d'ufficio alla chiusura delle partite IVA dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in suo possesso, risultano non aver esercitato nelle tre annualita' precedenti attivita' di impresa ovvero attivita' artistiche o professionali. Sono fatti salvi i poteri di controllo e accertamento dell'amministrazione finanziaria. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono stabiliti i criteri e le modalita' di applicazione del presente comma, prevedendo forme di comunicazione preventiva al contribuente.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 1345
 sentenza 

Art.55
 art. 35
 ARTICOLO 35
 Articolo 7