Source: http://www.cislcultura.it/irap.html
Timestamp: 2017-09-25 16:49:14+00:00

Document:
La Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 7371 del 14 aprile 2016, ha precisato che: “Quando l’attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell’imposta a norma dell’art. 3 del D. Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma asso= ciata di arti e professioni – essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell’auto= noma organizzazione”.
Infatti, il D.lgs 446/1997 stabilisce all’articolo 2, primo periodo, che “presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”, nel mentre nel secondo periodo si stabilisce che “costituisce in ogni caso presupposto d’imposta l’attività esercitata dalle società e dagli enti, com= presi gli organi e le amministrazioni dello Stato”.
Pertanto, “Il requisito della autonoma organizzazione dell’attività non è quindi richiesto in relazione all’attività delle società e degli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, in quanto l’attività esercitata da tali soggetti, a mente del secondo periodo dello stesso art. 2, costituisce in ogni caso presupposto d’imposta”.
Inoltre, il successivo articolo 3, “rendendo esplicito il catalogo dei soggetti passivi dell’imposta” individua espressamente, al comma 1, lettera c), le società semplici esercenti arti e professioni e quelle a esse equiparate ai fini delle imposte sui redditi (articolo 5, comma 3, del TUIR).
L’autonoma organizzazione, secondo il mutato orientamento della Cassazione, ricorre quando:
a ) il contribuente sia egli stesso responsabile dell’organizzazione (a prescindere dalla forma) e non sia, invece, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse;
b ) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività, in as= senza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui superiore a un solo collaboratore con mansioni di segretaria o mansioni esecutive.
In pratica, per verificare se vi è il presupposto dell’autonoma organizzazione (e, quindi, l’obbligo di pagamento dell’Irap), è “necessario accertare di fatto l’attitudine del lavoro svolto dal dipendente a potenziare l’attività produttiva”.
Devono quindi esistere uno o più elementi suscettibili di combinarsi con il lavoro dell’interessato, potenziandone le possibilità, in modo da porre il professionista in una condizione più favorevole di quella in cui si sarebbe trovato senza di esso.”
Un solo dipendente, con funzioni meramente esecutive (come può essere la segretaria) non potenzia la produttività, proprio per via dell’incapacità dello stesso di assumere decisioni autonome e di gestire “la produzione” anche in assenza del titolare.
Diverso è il discorso nel caso di un collaboratore che svolga mansioni professionali in grado di po= tenziare l’attività del contribuente.
L’obbligo del pagamento dell’Irap scatta quando il contribuente si avvale in modo non occasionale di più di un solo dipendente che esplichi mansioni di segreteria o meramente esecutive.
Ne sovviene che “l’assoggettamento al tributo regionale si verifica qualora siano impiegati a tem= po pieno due o più dipendenti o collaboratori con tali caratteristiche”, nel mentre si ritiene possi= bile lo impiego di due dipendenti part time, la cui attività equivale a quella di un dipendente a tem= po pieno, per cui, il professionista, l’artista o l’imprenditore individuale che impiega un solo collaboratore che esplica mansioni di segreteria o meramente esecutive non deve pagare l’Irap”.
Ne deriva che chi negli anni passati vi ha provveduto, può essere presentata istanza di rimborso nel termine di 48 mesi dal versamento, anche se, per il periodo d’imposta 2014, si può valutare la presentazione di una dichiarazione integrativa “a favore” entro il 30 settembre 2016.
Dott. Gianfranco Ceccacci Consigliere Dipartimento Giuridico Cisl Cultura
IRAP - generalità
Presupposto per l'applicazione dell'IRAP, secondo la previsione dell’art. 2, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, è “l'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”, che ricorre ogni qualvolta il contribuente sia il responsabile dell'organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti, per quantità e/o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l'esercizio della professione, oppure si av-valga in modo non occasionale di lavoro altrui.
L’IRAP, pertanto, colpisce con carattere di realità, un fatto economico, diverso dal reddito, comunque espressivo di capacità di contribuzione in capo a chi, in quanto organizzatore dell’attività, autore delle scelte dalle quali deriva la ripartizione della ricchezza prodotta tra i diversi soggetti che, in varia misura, concorrono alla sua creazione.
L’IRAP, nella sua qualità di tributo locale ha sempre posto alcuni interrogativi sul piano della com-patibilità con il principio della capacità contributiva, poiché essa finisce con il colpire anche imprese che, pur avendo un base imponibile IRAP positiva, sono redditualmente in perdita per via dello eccessivo carico di interessi passivi e/o salari rispetto al volume dei ricavi.
Tali interrogativi in termini di capacità contributiva, riguardano, quindi, la parte dell’IRAP relativa ad interessi passivi e costi del lavoro, che il soggetto, imprenditore e/o professionista, non può portare in deduzione dal tributo, malgrado questi costituiscano risorse di cui egli si priva a favore di terzi.
In questo caso infatti il pagamento IRAP non grava sul soggetto percettore dei relativi redditi , ma sul soggetto che li eroga.
L’I.R.A.P., pertanto, ricorre quando il contribuente:
a ) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b ) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza dell'organizzazione;
c ) si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
IRAP - comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 9 giugno 2015
Con comunicato stampa del 09 giugno 2015, l’Agenzia delle Entrate ha significato quanto segue:
Le imprese possono dedurre il costo del lavoro dalla base imponibile Irap, anche in caso di “perso= nale somministrato”.
Questo, però, è possibile solo se il rapporto contrattuale tra Agenzia per il lavoro (somministratrice) e dipendente sia a “tempo indeterminato”, a prescindere dal tipo di contratto commerciale intercor= rente tra impresa e Agenzia per il lavoro (che può essere a termine oppure a tempo indeterminato).
Il credito di imposta (pari al 10% dell’Irap lorda indicata in dichiarazione), viene riconosciuto solo nel caso in cui l’impresa o il professionista non abbiano avuto dipendenti in ogni giorno del periodo di imposta.
Non accedono al beneficio, pertanto, i soggetti che hanno avuto per un periodo di tempo limitato nel corso dell’anno lavoratori alle proprie dipendenze.
Le quote di Tfr maturate a partire dall’esercizio 2015 rientrano a pieno titolo nella determinazione delle spese deducibili per il personale dipendente, trattandosi di costi sostenuti a fronte di debiti certi a carico del datore di lavoro.
I fondi accantonati dal 2015 per oneri futuri connessi a spese per il personale rilevano al verificarsi dell’evento che ha costituito il presupposto dello stanziamento in bilancio.
Anche i fondi accantonati in anni precedenti all’entrata in vigore delle nuove regole rientrano nel calcolo del costo del personale deducibile in sede di utilizzo.
Nel caso in cui tali fondi abbiano generato, in passato, Irap deducibile dalle imposte sui redditi, sarà necessario recuperare l’imposta dedotta mediante rilevazione di un componente positivo di reddito ai sensi dell’art. 88 del Tuir.
Raddoppio termini accertamenti IRAP – illegittimità
Il raddoppio dei termini per “l’accertamento extra time”, che si verifica in caso di violazione di norme tributarie che comportano obbligo di denuncia penale, non si applica per l’imposta regionale sulle attività produttive (cd. IRAP).
Infatti, le dichiarazioni che costituiscono oggetto materiale dei reati di cui al D. Lgs. n. 74/2000, riguardano solamente le imposte sui redditi e l’IVA.
Ne discende che, non trattandosi di una vera e propria imposta sui redditi, le violazioni relative alla IRAP non assumono alcun rilievo penale, con la conseguenza che non può applicarsi in tali casi il raddoppio dei termini entro i quali eseguire l’accertamento fiscale.
IRAP - Agente di commercio
In relazione all’attività svolta da lavoratori autonomi, il requisito dell’autonoma organizzazione, fondamentale per l’assoggettamento all’IRAP, sussiste a condizione che: “l’impiego di strumenti professionali di rilevante valore e l’utilizzo di personale dipendente ponga l’attività del professionista in una condizione più favorevole di quella in cui si sarebbe trovato senza di essi e quindi determini un vantaggio economico significativo tale da implicare la sussistenza di una autonoma organizzazione”.
L'applicabilità del concetto di autonoma organizzazione attiene alla categoria degli agenti di commercio e promotori finanziari, laddove si avvalgano, nell’esercizio dell’attività di lavoro autonomo (o d’impresa anche minore), di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale (o manuale) supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how.
L’agente di commercio è, comunque, soggetto ad IRAP solo dopo i dovuti accertamenti, in quanto è errato portare avanti il ragionamento secondo cui il professionista dichiarante reddito d’impresa, ex art. 2195 c.c., deve ritenersi perciò solo soggetto ad IRAP “senza necessità di ulteriori accertamenti di fatto”, poiché un tale filone di pensiero che non può essere condiviso.
E’, altresì, realistico che, laddove i costi, dei quali il contribuente non ha documentato la natura, sia-no pari ad oltre il 40% dei compensi, sia sufficiente a rendere ipotizzabile, in capo allo stesso, una struttura tale da costituire quella "organizzazione di capitali, e/o lavoro altrui", idonea a configurare il presupposto di applicazione dell’Irap.
IRAP - Tassisti – soci di cooperativa
L’esercizio dell’attività di tassisti, soci di una cooperativa (S.s.r.l.)., implica l’assoggettamento all’ IRAP, riscontrandosi, infatti, il requisito di un’organizzazione di beni e di persone generativa di un valore aggiunto indipendente dall’apporto meramente personale, tenuto conto dei servizi dai medesimi fruiti e facenti capo alla cooperativa.
L'applicabilità dell’IRAP, quindi, è conseguente al concetto di autonoma organizzazione, che sussiste ogni qualvolta ci si avvalga, nell’esercizio dell’attività di lavoro autonomo (o d’impresa anche minore), dell’apporto qualificante di una stabile struttura (la società cooperativa) e di una condivisione organizzativa societaria di risorse e servizi, facilitativi della stessa a cominciare dalla fornitura dell’operatività del radiotaxi.
IRAP - professionista
L'esercizio in forma associata di una professione liberale rientra nell'ipotesi regolata dall'articolo 1, comma 1, lettera c), del Dlgs 446/1997, istitutivo dell’Irap, e costituisce, quindi: “presupposto di imposta in base alla seconda parte del comma 1 dell'articolo 2 del medesimo decreto, dovendosi, perciò, prescindere completamente dal requisito dell'autonoma organizzazione”.
Va precisato che, le spese di ristrutturazione e arredo dello studio professionale rilevano al fine di valutare o meno la sussistenza di una autonoma organizzazione, ed il conseguente assoggettamento all’IRAP del contribuente.
Il professionista che affida, in modo non occasionale, a una società di servizi retribuita a %, le attività strettamente connesse a quella oggetto della propria professione, pagando una cospicua somma di denaro, è tenuto al versamento dell’Irap.
E’ sussistente il requisito dell'autonoma organizzazione del professionista, non sulla base della presenza di un solo tirocinante, ma dalle specifiche circostanze di “spese per la prestazione di lavoro dipendente per collaboratori e di compensi comunque elargiti a terzi”, ritenute tali da rappresentare un quid pluris rispetto all'attività del professionista.
E' soggetto passivo dell'Irap: “chi si avvalga, nell'esercizio dell'attività di lavoro autonomo (o d'impresa anche minore), di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale (o manuale) supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how, con la conseguenza che può essere escluso il presupposto di imposta solo quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nell'auto-organizzazione del professionista (ovvero prestatore autonomo) o, comunque, quando l'organizzazione da lui predisposta abbia incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento”.
Lo “studio professionale”, i cui associati siano padre e figlia (o due coniugi) non deve pagare l’imposta regionale sulle attività produttive, salvo che non sostenga spese per personale dipendente e si manifesti la non sussistenza di una autonoma organizzazione.
Per quanto, poi, al “medico di famiglia”, convenzionato con il S.S.N., è circostanza nota che sia re-tribuito secondo le “quote capitarie”, e cioè secondo il numero degli assistiti e quindi in misura fissa, per cui la sua eventuale autonoma organizzazione va quindi valutata, caso per caso, con riferimento alla concreta possibilità che comporti o meno agli effetti reddituali un valore aggiunto, valore che è l’unico oggetto dell’imposizione IRAP, come affermato dalla Corte Costituzionale e ripetutamente dalla Corte di Cassazione.
I professionisti, quali “geometri e architetti”, della cui opera si avvale il contribuente, anch'egli professionista architetto, non possono considerarsi ausiliari o collaboratori trattandosi di professionisti del tutto indipendenti soggetti all'Iva e retribuiti a tariffa sulla base dello specifico lavoro professionale svolto.
Avvalersi di lavoro altrui, anche se per tempi limitati, a fronte di erogazioni di compensi corrisposti non occasionalmente costituisce sempre indice di autonoma organizzazione.
Laddove sussiste esercizio di una libera professione e questa non venga svolta alle dipendenze o con il coordinamento altrui, sussiste giocoforza autonoma organizzazione del proprio lavoro, peraltro, riscontrabile nell’utilizzo di un locale, distinto dall’abitazione, adibito ad attività professionale.
L’apporto dato all’attività di un professionista dell’utilizzo di prestazioni segretariali costituisce di per se stesso, a prescindere da qualsiasi analisi qualitativa e quantitativa di tale prestazione, un indice indefettibile della presenza di una autonoma organizzazione, dovendosi al contrario ritenere che l’apporto di un collaboratore che apra alla porta o risponda al telefono, quando il medico visita il paziente o l’avvocato riceva il cliente, rientri nell’id quod plerunque accidit, in tal caso competendo al giudice di merito rilevare se vi siano o meno le circostanze per ritenere applicabile l’IRAP.
Irap - dipendenti part-time o con funzione meramente esecutive
Con le sentenza n. 22020, n. 22021, n. 22022 del 25 settembre 2013 la Cassazione ha, finalmente, chiarito che non si deve pagare l’IRAP per la sola presenza di un dipendente o collaboratore.
Precisamente, il presupposto per il pagamento dell’IRAP: “è la presenza di un surplus dell’attività organizzativa strutturata che agevola l’attività”.
Tale “surplus” non sussiste in caso di “dipendente part-time o con funzioni meramente esecutive”. Ciò, perché la disponibilità di un dipendente part-time o con funzioni meramente esecutive non accresce la capacità produttiva del professionista, non costituisce quel “surplus” richiesto per il pagamento dell’IRAP.
La presenza di spese per il personale dipendente di ridotta entità, presumibilmente part-time, è marginale nell’organizzazione dell’attività professionale del contribuente e né può costituire, se trattasi di persona addetta alla porta ed alla pulizia dello studio, un elemento tale da concretizzare il presupposto di autonoma organizzazione ai fini IRAP.
L’impiego non occasionale di lavoro altrui configura l’esistenza di un’attività autonomamente organizzata, sussistente anche qualora ci si avvalga di un dipendente ancorchè con mansioni di segretaria part time, per cui anche l’impiego di collaboratori, o di un unico collaboratore, è idoneo a configurare una autonoma organizzazione e, quindi, la soggezione all’IRAP.
L’autonoma sottoposizione all’IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi le mansioni esercitate, vanificherebbe, quindi, l’affermazione di principio desunte dalla lettura della legge e dal testo costituzionale secondo cui “il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziale ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito tale da escludere che l’IRAP divenga una tassa sul reddito di lavoro autonomo”.
Irap - autonoma o non autonoma organizzazione
Il requisito “dell’autonoma organizzazione”, la quale non deve essere intesa in senso soggettivo, come auto-organizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui, il cui accertamento spetta al giudice di merito, nel senso di esigere un apparato esterno e distinto dal contribuente, risultante dal-la aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui deve ritenersi sussistente quando il contri-buente:
b) impieghi beni strumentali eccedenti, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Si ha attività autonomamente organizzata soggetta ad IRAP: “quando l’attività abituale ed autonoma del contribuente dia luogo ad un’organizzazione dotata di tutta una serie di elementi che devono coesistere e che potenziano ed accrescono la capacità produttiva del contribuente stesso”.
Di conseguenza, l’imposta non risulta applicabile ove, in concreto, i mezzi personali e materiali di cui si sia avvalso il contribuente costituiscano un mero ausilio della sua attività personale, simile a quello di cui abitualmente dispongono anche soggetti esclusi dall’applicazione dell’IRAP.
L’organizzazione è riscontrabile ogniqualvolta il contribuente si avvalga, in modo non occasionale, di lavoro altrui, o impieghi beni strumentali eccedenti, per quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l’esercizio dell’attività, costituendo indice di eccedenza, tra l’altro, la avvenuta deduzione dei relativi costi ai fini dell’IRPEF o dell’IVA ed incombendo al contribuente l’onere di provare l’assenza delle predette condizioni.
L’esercizio dell'attività di vendita al dettaglio manifesta l’esistenza di un’impresa commerciale nella quale l'elemento organizzativo è connaturato a prescindere dalle concrete modalità nelle quali la stessa si esplica.
L’autonoma organizzazione è infatti il presupposto di fatto dell’IRAP, da valutare in ordine logico solo se preliminarmente si accerta la sussistenza dell’oggetto imponibile costituito dal valore aggiunto.
Rimborso IRAP – decorrenza
Deve ritenersi mancante il presupposto della imposta sulle attività produttive, nel caso di una attivi-tà professionale o autonoma, e/o di piccola impresa, che sia svolta, in assenza di elementi di organizzazione, il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto.
La giurisprudenza tende ad escludere il pagamento dell'imposta, per i lavoratori autonomi privi di autonoma organizzazione, ammettendo il rimborso della stessa ove questi l’abbiano già pagata.
Sarebbe infatti irrilevante il fatto che tali attività ai fini delle imposte sul reddito siano qualificate come redditi d'impresa, ben potendo le stesse essere svolte anche senza organizzazione.
Il requisito “dell’autonoma organizzazione”, la quale non deve essere intesa in senso soggettivo, come auto-organizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui.
Tale requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito, deve ritenersi sussistente quando il contribuente:
Il termine ex art. 48 d.P.R. 602/1973 per chiedere il rimborso dell’IRAP decorre, per gli acconti, non dalla data del versamento del saldo (data fino alla quale l’acconto, parametrato sull’imponibile dell’anno precedente, è incerto), ma dalla data del versamento, se il ricorrente assume di essere stato in una situazione soggettiva di esenzione dall’imposta, e quindi non contesta il “quantum”, ma “l’an”. La possibilità di richiedere il rimborso sussiste, in questo caso, sin dal giorno del versamento dell’acconto e non da quello del versamento del saldo, quando è divenuto certo l’importo dovuto.
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