Source: https://it.mashable.com/tecnologia/597/la-corte-di-giustizia-ue-impone-a-facebook-la-cancellazione-dei-contenuti-illeciti
Timestamp: 2019-11-21 20:11:08+00:00

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La Corte di Giustizia Ue impone a Facebook la cancellazione dei contenuti illeciti - Tecnologia
La Corte di Giustizia Ue impone a Facebook la cancellazione dei contenuti illeciti
I singoli Stati europei possono obbligare Facebook a rimuovere contenuti illegali, fra cui quelli che incitano all'odio, sia all'interno dell'Unione europea che in tutto il mondo.
Lo ha stabilito una nuova sentenza della Corte di Giustizia europea su Facebook, che ha molte implicazioni.
Tutto è cominciato da una causa intentata da una esponente austriaca del partito dei Verdi, Eva Glawischnig Piesczek, che chiedeva la rimozione di una serie di commenti diffamatori su di lei a livello globale. L'Alta corte austriaca, a cui si era rivolta la donna, ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia europea. E questa ha stabilito che i Paesi possano estendere i divieti su certi contenuti oltre i propri confini.
Vediamo la sentenza nel dettaglio. Secondo quanto disposto quindi dalla Corte, Facebook dovrà "rimuovere le informazioni memorizzate e il cui contenuto sia identico a quello di un'informazione precedentemente dichiarata illecita o bloccare l'accesso alle medesime, qualunque sia l'autore della richiesta di memorizzazione di siffatte informazioni".
Il testo continua così: "... purché la sorveglianza e la ricerca delle informazioni oggetto di tale ingiunzione siano limitate a informazioni che veicolano un messaggio il cui contenuto rimane sostanzialmente invariato rispetto a quello che ha dato luogo alla dichiarazione d'illiceità e che contengono gli elementi specificati nell'ingiunzione e purché le differenze nella formulazione di tale contenuto equivalente rispetto a quella che caratterizza l'informazione precedentemente dichiarata illecita non siano tali da costringere il prestatore di servizi di hosting ad effettuare una valutazione autonoma di tale contenuto".
Il social dovrà eliminare "le informazioni oggetto dell'ingiunzione o bloccare l'accesso alle medesime a livello mondiale, nell'ambito del diritto internazionale pertinente, di cui spetta agli Stati membri tener conto".
La Corte ha rilevato che nel diritto dell'Unione non c'è nessuna norma che possa impedire ai tribunali nazionali di chiedere a Facebook di eliminare post duplicati di contenuti illegali. E detto che la rimozione deve essere applicata in tutto il mondo. Un ordine giudiziario potrà così superare i confini dello Stato per valere ovunque.
Cosa comporta questa previsione? Una delle possibili conseguenze è che, se in uno Stato un contenuto può essere giudicato come diffamatorio o inneggiante all'odio, potrebbe non essere considerato allo stesso modo in un Paese con leggi diverse in materia.
Un'altra paura che si è diffusa fra gli esperti dopo la sentenza è che per applicare il nuovo tipo di blocco, globale, probabilmente Facebook sarà costretta a usare filtri automatizzati per i contenuti. Perché solo in questo modo potrebbe tentare di rimuovere anche contenuti "equivalenti" come scrive la Corte.
Da ricordare che la sentenza segue e va in direzione contraria a una decisione della stessa Corte, della scorsa settimana, che ha limitato l’applicazione del diritto all'oblio alla sola Unione europea.
"Speriamo che i tribunali adottino un approccio proporzionato e misurato, per evitare di limitare la libertà di espressione", commenta Facebook in una nota, "Questa sentenza solleva interrogativi importanti sulla libertà di espressione e sul ruolo che le aziende del web dovrebbero svolgere nel monitorare, interpretare e rimuovere contenuti che potrebbero essere illegali in un determinato Paese. Su Facebook abbiamo già degli standard della Comunità che stabiliscono ciò che le persone possono e non possono condividere sulla nostra piattaforma e un processo in atto per limitare i contenuti che violano le leggi locali".
L'attacco alla Corte è chiaro. "Questa sentenza si spinge ben oltre, mina il consolidato principio secondo cui un Paese non ha il diritto di imporre le proprie leggi sulla libertà di parola ad un altro Paese", replica Facebook, "inoltre, apre la porta ad obblighi imposti alle aziende del web di monitorare proattivamente i contenuti per poi interpretare se sono 'equivalenti' a contenuti ritenuti illegali".

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