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Timestamp: 2017-12-17 16:35:25+00:00

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RASSEGNA STAMPA. Sabato, 06 giugno Il Sole 24 Ore. Il Secolo XIX - Ed. Levante
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Berta Arianna Massa
1 RASSEGNA STAMPA Sabato, 06 giugno 2015 Il Sole 24 Ore 1 Procreazione assistita: generare figli sani è un diritto inviolabile 2 Niente doppia sanzione sugli incarichi Il Secolo XIX - Ed. Levante 1 La Cassazione: Stamina cura non scientifica e pericolosa 2 Lettera
2 pag. 15 Procreazione assistita: generare figli sani è un diritto inviolabile Le coppie fertili affette da gravi patologie genetiche trasmissibili potranno ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Sono state depositate ieri, infatti, le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale 96/2015 (presidente Criscuolo, estensore Morelli), che dichiarando l illegittimità degli articoli 1, commi 1 e 2, e 4, comma 1, della sempre discussa legge 40/2004, consentiranno questa possibilità (si veda l articolo su «Il Sole 24 Ore» del 15 maggio scorso). La legge sulla procreazione assistita, infatti, per la Consulta è in contrasto innanzitutto con l articolo 2 della Costituzione, violando il diritto della copia a generare un figlio sano. Il diritto alla salute della donna che desidera avere un figlio sano, garantito dall articolo 32 della Carta, invece, sarebbe pregiudicato dall eventualità di dover ricorrere all'aborto terapeutico, molto traumatico, in caso di patologie accertate del feto. Va da sé, che l eventualità dell aborto lede anche l articolo 3 della Costituzione «inteso come principio di ragionevolezza, quale corollario del principio di uguaglianza», perché costringerebbe all interruzione di gravidanza le coppie affette da patologie che vogliono un figlio non malato. L irragionevolezza del divieto di accesso alla procreazione assistita - continua la Consulta - non solo contrasta con il principio di ragionevolezza inducendo le coppie all aborto terapeutico, ma è contrario anche agli artioli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell uomo e quindi, per interposizione, del diritto 14 della Costituzione. Appena la sentenza sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, quindi, le coppie fertili che soffrono o sono portatrici di malattia genetica potranno utilizzare le tecniche di procreazione medicalmente assistita per poter accedere a indagini cliniche diagnostiche sull embrione. La patologia, in sostanza, dovrà essere certificata da un medico, che valutando il pericolo per la salute fisico-psichica della donna per la gravidanza con un feto affetto dalla patologia genetica, può disporre l indagine pre-impianto. Non è la prima volta che la legge 40/2004 è stata amptutata dalla Corte costituzionale. La sentenza 162/2014, infatti, già aveva dichiarato illegittimo ed eliminato dal nostro ordinamento giuridico il divieto di fecondazione eterologa, cioè il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta, contenuto in tre articoli di quella norma. Va ricordato, infine, che nel 2005 diversi articoli della stessa legge furono sottoposti a referendum abrogativo. La consultazione, però, non raggiunse il quorum. RIPRODUZIONE RISERVATA Alessandro Vitiello
3 pag. 15 Niente doppia sanzione sugli incarichi MILANO Chi conferisce un incarico a un dipendente pubblico e non comunica alla Pa di appartenenza dello statale il compenso erogato entro 15 giorni dal pagamento non si vedrà più chiedere una sanzione pari al doppio del compenso stesso. La norma che prevedeva questa penalità è stata infatti cancellata dalla Corte costituzionale, nella sentenza 98/2015 (presidente Criscuolo, relatore Grossi) diffusa ieri. Per capire il problema bisogna ricostruire l architettura delle regole, come al solito complessa e figlia di varie stratificazioni normative. In pratica, i soggetti privati e gli enti pubblici economici possono conferire incarichi agli statali (così come ai dipendenti di Regioni ed enti locali) previa autorizzazione dell amministrazione di appartenenza, ed entro 15 giorni dal pagamento devono comunicare alla stessa amministrazione l ammontare del compenso. Questi obblighi sono accompagnati da una sanzione pari al doppio del compenso erogato, che colpisce sia chi conferisce incarichi senza che la Pa di appartenenza autorizzi il dipendente, sia chi non comunica il compenso entro 15 giorni dal pagamento. La norma finita sui tavoli della Consulta e cancellata dai giudici delle leggi (articolo 53, comma 15 del Testo unico del pubblico impiego, Dlgs 165/2001) riguarda solo il secondo caso, quello della mancata comunicazione. A convincere i giudici che fosse necessario cancellare questa norma sono stati due fattori: il primo è un eccesso di delega, dovuto al fatto che la regola è stata introdotta da un decreto legislativo (Dlgs 80/1998) attuativo di una delle tante riforme della Pubblica amministrazione, prevista dalla legge 59/1997. Dal momento che nessuno dei criteri direttivi di questa legge sembrava adombrare una sanzione da applicare anche ai casi di mancata comunicazione, il testo del decreto attuativo è uscito dal seminato. Ma queste considerazioni sulla gerarchia delle leggi si accompagnano nella sentenza a riflessioni sostanziali, che censurano l «irragionevolezza» e la mancata proporzionalità della sanzione. La stessa penalità (due volte il compenso erogato) si applica infatti sia al conferimento di incarichi senza aver ottenuto l autorizzazione della Pa di appartenenza del dipendente, sia alla mancata comunicazione del compenso, «perequando situazioni del tutto differenziate per gravità e natura». L obbligo di comunicazione, infatti, è solo strumentale, serve al funzionamento dell anagrafe delle prestazioni (che in realtà anche oggi rimane lontana dal pieno regime), e non può essere sanzionato come la violazione sostanziale determinata dalla mancata autorizzazione. RIPRODUZIONE RISERVATA Gianni Trovati
5 pag. 23

References: sentenza 
 articolo 2
 articolo 32
 articolo 3
 sentenza 
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