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Timestamp: 2020-07-12 13:26:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25606 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25606 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 02/04/2019, dep. 10/10/2019), n.25606
sul ricorso 28269-2017 proposto da:
C.G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO
VITTORIO EMANUELE II 18, presso lo STUDIO LEGALE GREZ &
ASSOCIATI, rappresentato e difeso dall’avvocato EUGENIO PELOSI;
avverso la sentenza n. 630/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 25/05/2017;
partecipata del 02/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. SPENA
che con sentenza in data 25 maggio 2017 n. 630 la Corte d’appello di FIRENZE ha confermato la pronuncia del Tribunale di PRATO, che aveva accolto l’opposizione proposta dall’architetto C.G.A. avverso l’iscrizione d’ufficio alla gestione separata e le richieste di pagamento della contribuzione per gli anni 2005 – 2006- 2008, in relazione all’attività libero-professionale svolta in concomitanza con l’attività di lavoro dipendente, per la quale egli era iscritto presso altra gestione assicurativa obbligatoria;
che a fondamento della decisione la Corte territoriale osservava che l’obbligo di iscrizione alla gestione separata sussisteva esclusivamente per le attività NON riservate agli iscritti ad albi professionali e che il riferimento alla attività “non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti ed ordinamenti” contenuto nella disposizione interpretativa di cui al D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, andava inteso a quella attività che pur svolte dagli iscritti agli Albi ed alle Casse, non erano soggette a versamento di contributi agli enti di previdenza per i liberi professionisti. La norma non si riferiva, invece, ai contributi minimi e soggettivi; anche il contributo integrativo sul fatturato lordo era un versamento contributivo;
che avverso tale pronuncia l’INPS ha proposto ricorso per cassazione deducendo un motivo di censura, cui C.G.A. ha resistito con controricorso;
che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti -unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio – ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..
che, con l’unico motivo di censura, l’Istituto ricorrente ha denunciato violazione e falsa applicazione della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12 (conv. con L. 15 luglio 2011, n. 111), entrambi in relazione agli articoli: L. 4 marzo 1958, n. 179, art. 3; L. 3 gennaio 1981, n. 6, artt. 10 e 21; Statuto INARCASSA approvato con D.I. 28 novembre 1995 (comunicato del 20.12.1995, n. 1189700), artt. 7, 23 e 37, per avere la Corte di merito ritenuto che non sussista alcun obbligo di iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS a carico degli ingegneri e degli architetti che, pur esercitando abitualmente la libera professione, non possano iscriversi all’INARCASSA per essere contemporaneamente iscritti presso altra gestione previdenziale obbligatoria;
che il motivo è manifestamente fondato, essendosi ormai consolidato il principio di diritto secondo cui gli ingegneri e gli architetti, che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie e che non possano conseguentemente iscriversi all’INARCASSA, rimanendo obbligati verso quest’ultima soltanto al pagamento del contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, sono tenuti comunque ad iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS, in quanto la ratio universalistica delle tutele previdenziali cui è ispirato la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, induce ad attribuire rilevanza, ai fini dell’esclusione dell’obbligo di iscrizione di cui alla norma d’interpretazione autentica contenuta nel D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12 (conv. con L. n. 111 del 2011), al solo versamento di contributi suscettibili di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale, ciò che invece non può dirsi del c.d. contributo integrativo, in quanto versamento effettuato da tutti gli iscritti agli albi in funzione solidaristica (Cass. n. 30344 del 2017, cui ha dato seguito, a seguito di ordinanza interlocutoria di questa Sesta sezione n. 18865 del 2018, Cass. n. 32166 del 2018);
che, non essendosi la Corte di merito conformata all’anzidetto principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione, che dovrà accertare se sussistano in punto di fatto gli estremi per l’iscrizione presso la Gestione separata tenendo conto del fatto che l’obbligo di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, è genericamente rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante non solo dall’esercizio abituale (ancorchè non esclusivo), ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato dal D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, conv. con L. n. 326 del 2003) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge altra diversa attività per cui risulta già iscritto ad altra gestione (cfr., in termini, Cass. n. 32166 del 2018, cit.);
La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia – anche per le spese – alla Corte d’appello di FIRENZE in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 2
 art. 18
 art. 3
 art. 2
 art. 18
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2
 art. 44
 Cass. 
 sentenza