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Timestamp: 2020-08-03 21:31:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24428 del 30/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24428 del 30/11/2016
Cassazione civile sez. II, 30/11/2016, (ud. 05/10/2016, dep. 30/11/2016), n.24428
sul ricorso 13612-2012 proposto da:
C.V., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
FEDERICO CESI 44, presso lo studio dell’avvocato AGOSTINO GESSINI,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato VANNI
A.A.M., M.M., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA CAIO CANULEIO 127, presso lo studio dell’avvocato ALFONSO
DELLARCIPRETE, rappresentati e difesi dall’avvocato ROBERTO
GIROMINI;
avverso la sentenza n. 457/2011 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
udito l’Avvocato FATIGANTE Pietro Luca, con delega dell’Avvocato
CECCHINELLI Vanni, difensore del ricorrente che ha chiesto
l’accoglimento del ricorso principale e rigetto del ricorso
CORELLO Cesare, con delega orale dell’Avvocato GIROMINI Roberto,
principale, l’inammissibilità del ricorso incidentale.
C.V. conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di La Spezia, Sez. Dist. Sarzana, M.M. e A.A.M. chiedendo che venisse accertata l’assenza di servitù di passaggio sulla porzione di terreno sulla quale era stata realizzata la scala edificata sul terreno di proprietà comune, con ordine ai convenuti di non utilizzare detta scala.
Egli premetteva che:
era proprietario dell’immobile sito in (OMISSIS), giusta atto di donazione a rogito Notaio B.F. del (OMISSIS);
alla sua proprietà si accedeva tramite una scalinata edificata su un terreno di proprietà comune sua e del proprietario di un terreno confinante estraneo al presente giudizio;
la sua proprietà confinava anche con quella dei convenuti, la quale era autonomamente collegata alla strada pubblica;
in origine la sua proprietà e quella dei convenuti appartenevano a sua madre Ca.In.Ve., la quale aveva diviso il compendio fra i figli con il suddetto atto di donazione;
i convenuti avevano in seguito acquistato la loro proprietà e, a partire dal 1992-1993, avevano cominciato ad utilizzare la scalinata di cui sopra per mezzo di un altro accesso da loro realizzato.
Il Tribunale di La Spezia, Sez. Dist. Sarzana, con sentenza n. 225/05, nel contraddittorio delle parti, accoglieva la domanda attrice.
M.M. e A.A.M. proponevano appello davanti alla Corte di Appello di Genova contro la summenzionata sentenza.
La Corte di Appello di Genova, nella resistenza dell’appellato, con sentenza n. 457/11, accoglieva l’appello e respingeva l’originaria domanda attrice sul presupposto che l’interpretazione della donazione del 1959 escludesse che il viottolo fosse in comune proprietà di C.V. ed P.A., con esclusione degli altri figli della donante, essendo il suddetto P. indicato solo come proprietario confinante di C.V..
C.V. proponeva ricorso per cassazione, articolandolo su due motivi.
M.M. e A.A.M. resistevano con controricorso e proponevano ricorso incidentale sulla base di quattro motivi, illustrati da memoria.
1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta l’errore in iudicando, l’omessa e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in quanto la corte territoriale aveva errato nel ritenere che il “viottolo comune”, menzionato nell’atto di donazione del (OMISSIS), e la striscia di terreno oggetto di causa fossero la stessa cosa.
Infatti, all’epoca della donazione del (OMISSIS) il sentiero su cui poi era stata realizzata la scalinata non esisteva e negli anni 50 l’area era chiusa con filo spinato, tanto che i precedenti proprietari dovevano utilizzare altra strada e che, dove controparte sosteneva esservi il viottolo, esisteva, invece, una scarpata scoscesa alta circa due metri ricoperta da rovi e vegetazione.
In pratica, la Corte di Appello di Genova aveva interpretato in maniera non corretta l’atto di donazione, poichè il viottolo a cui si riferiva era solo quello esistente nel (OMISSIS), vale a dire quello fino “a livello della proprietà di C.V. ma non oltre, ossia fino alla proprietà M.”.
In tema di interpretazione del contratto, il sindacato di legittimità non può investire il risultato interpretativo in sè, che appartiene all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito, ma solo la verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e della coerenza e logicità della motivazione addotta, con conseguente inammissibilità di ogni critica alla ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si traduca in una diversa valutazione degli stessi elementi di fatto da questi esaminati (Cass., Sez. 3, n. 2465 del 10 febbraio 2015, Rv. 634161).
Nella specie, la corte territoriale, con motivazione logica e completa che, quindi, non può essere sindacata nella presente sede, ha interpretato l’atto di donazione del (OMISSIS) nel senso che il “viottolo comune” ivi menzionato coincidesse con la strada oggetto di contestazione e che detta comunanza non potesse che riferirsi ai donatari figli della dante causa. Pertanto i resistenti, avendo acquistato il fondo di C.A., fratello del ricorrente, avevano ottenuto pure il diritto di utilizzare tale viottolo, il quale era di proprietà comune di V. e C.A..
La Corte di Appello di Genova ha spiegato il suo convincimento con la circostanza che se “il viottolo fosse stato assegnato in proprietà esclusiva a C.V. non sarebbe stato menzionato tra i confini del fondo e non sarebbe stato indicato come bene comune”; infatti, “laddove la disponente ha voluto fare riferimento alla comunione con un terzo soggetto, lo ha indicato espressamente nel rogito”.
La corte territoriale ha, quindi, escluso, sulla base di una interpretazione letterale e sistematica della donazione del (OMISSIS) che, come sostenuto dal ricorrente, il viottolo in questione fosse in proprietà comune di C.V. ed P.A., con esclusione degli altri figli della donante, essendo il suddetto P. stato indicato solo come proprietario confinante di C.V..
Il giudice di secondo grado, al contrario, ha valutato più plausibile che “la madre abbia voluto lasciare il viottolo, che raggiungeva i diversi lotti, in comunione tra i figli, senza dividerlo od assegnarlo ad uno di loro ad esclusione degli altri”.
La Corte di Appello di Genova ha pure esaminato la contestazione relativa al mancato utilizzo per lungo tempo del viottolo ed alla presenza del filo spinato, ma ne ha escluso la rilevanza perchè elementi non idonei a fare venire meno il diritto comune dei resistenti sul viottolo.
Quanto alla doglianza concernente l’estensione del detto viottolo nel (OMISSIS), si osserva che, dall’esame del ricorso e della sentenza, non emerge ove questa sia stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio.
2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., poichè ricorrevano fondate ragioni per disporre l’integrale compensazione delle spese dei due gradi di giudizio.
Nella specie, deve essere applicata, con riferimento alla questione della compensazione delle spese processuali ex art. 92 c.p.c., la disciplina anteriore all’entrata in vigore della L. 28 dicembre 2005, n. 262 poichè questa ultima legge concerne i soli giudizi instaurati dopo il 1 marzo 2006, mentre la presente controversia ha avuto certo inizio in data anteriore, essendo stata la sentenza di primo grado pronunciata nell’ottobre 2005.
Ne consegue che la Corte di Cassazione deve limitarsi ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte integralmente vittoriosa, mentre esula dal suo sindacato, in quanto rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensare, in tutto o in parte, le spese di lite, e ciò sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca, sia in presenza di altre giuste ragioni (Cass., Sez. 5, n. 20457 del 6 ottobre 2011, Rv. 619315).
3. Il ricorso principale va, quindi, respinto.
4. I motivi di ricorso incidentale sono assorbiti, essendone stato chiesto l’esame solo in caso di accoglimento del ricorso principale.
La Corte, rigetta il ricorso principale, dichiara assorbito l’incidentale condizionato e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di Cassazione, che liquida in Euro 3200, di cui Euro 3000 per esborsi, oltre accessori.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 92
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