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Timestamp: 2019-02-18 00:47:18+00:00

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Residenza Universitaria in località Monteluce - Parere - SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO DELL'UMBRIA
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Residenza Universitaria in località Monteluce - Parere
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Si reputa necessario, vista l'importanza dell'argomento, pubblicare la nota della Soprintendenza riguardo al parere negativo alla realizzazione della Residenza Universitaria in località Monteluce, via Enrico dal Pozzo.
Vista la relazione tecnica Illustrativa dell’Amministrazione di cui in oggetto e la nota trasmessa con pec del 10.10.2016 prot. n. 211853, con la quale si “riconfermano integralmente la Relazione tecnica illustrativa di accompagnamento della proposta di provvedimento ai sensi dell'art. 146, comma 7 del D.Lgs. n. 42/2004 (…)” e si chiede a questa Soprintendenza “ l'emanazione di un nuovo parere vincolante ai sensi dell'art. 146, comma 7, del D.Lgs. n. 42/2004”
1. Premesso quanto disposto dalle sentenze amministrative: TAR Umbria, 12.5.2014, n. 253; Cons. Stato, sez. VI, 17.12.2015, n. 5711; TAR Umbria, 1.4.2016, n. 305; TAR Umbria, 14.11.2017, n. 696;
2. Considerato che con detta sentenza n. 696/2017 il TAR Umbria ha ordinato a questa Soprintendenza di riesaminare il richiesto parere paesaggistico (ai sensi dell’art. 146 d.lgs. n. 42/2004) nel termine perentorio di 60 giorni dalla comunicazione e/o notificazione della sentenza con le modalità esposte, in mancanza provvederà un commissario ad acta nominato dal TAR a spese dell’Amministrazione; ritenuto che dalla stessa sentenza si evince di dover provvedere nel detto termine anche in difetto della reiterazione dell’istanza di autorizzazione paesaggistica;
3. Considerata pertanto l’istanza di ADISU in data 10.10.2016 pervenuta il 18.10.2016 (citata in oggetto), che richiede l’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 146 d.lgs. n. 42/2004;
4. Considerato che il decaduto per decorso quinquennio insieme all’autorizzazione paesaggistica regionale di cui al d.d. n. 6749 del 29 luglio 2008 (TAR Umbria, 12.5.2014, n. 253, Cons. Stato, sez. VI, 17 dicembre 2015, n. 5711) atto n. 847 del 4 settembre 2008 della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell’Umbria esprimeva parere favorevole alla realizzazione dei lavori in ragione dell’allora vigente “Regime transitorio in materia di autorizzazione paesaggistica” dell’art. 159 d.lgs. n. 42/2004, rimasto in vigore fino al 31 dicembre 2010, a tenore del quale la medesima Soprintendenza poteva riguardare un controllo di sola legittimità, e successivo alla rilasciata autorizzazione paesaggistica regionale.
5. Considerato pertanto che, come accertato con forza di giudicato dalla citata sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, 17.12.2015, n. 5711, il decaduto atto (“parere”) soprintendentizio favorevole n. 847 del 4 settembre 2008 non poteva avere altro oggetto che la valutazione di legittimità della rilasciata autorizzazione paesaggistica («…tutt’al più può avere valenza di mera conferma, sul piano della legittimità, dell’autorizzazione stessa, da equiparare al decorso, nel regime transitorio, del termine dei sessanta giorni senza che il provvedimento sia stato annullato»; «… null’altro che un vaglio che assume l’insussistenza di ragioni che conducano all’annullamento ex art. 159, vaglio comunque di mera legittimità qual era allora consentito alla Soprintendenza e senza valutazione tecnica di compatibilità paesaggistica»: così detta sentenza, al § 18), ogni altra valutazione ed oggetto essendo allora senza titolo giuridico;
6. Considerata inoltre la sopravvenuta detta decadenza, accertata dal detto giudicato al 29 luglio 2013, di detto atto n. 847 del 4 settembre 2008 per protratta inerzia quinquennale integralmente imputabile a fatto dei soli interessati rende l’atto stesso definitivamente privo di effetti, e dunque di ultrattività, come accertato dal medesimo giudicato del Consiglio di Stato.
7. Considerato pertanto che detto atto soprintendentizio n. 847 del 4 settembre 2008 non poteva concernere e non concerneva, in forza di detto giudicato, i profili della “compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato” di cui all’art. 146, comma 2, d.lgs. n. 42/2004, che – portando finalmente a regime la radicale restituzione del potere di valutazione di merito alle Soprintendenze - attengono al merito della valutazione e che sono invece propri del preventivo e vincolante parere da ora rendere ai sensi della norma a regime di cui all’art. 146 stesso, in vigore dal 1 gennaio 2011, che ha ad oggetto non la legittimità di un atto di una rilasciata autorizzazione ma la diretta valutazione di tutela paesaggistica, perché a tenore dell’art. 146, commi 3 e 8, il parere stesso dev’essere reso “limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso”; e che pertanto l’atto ora richiesto alla Soprintendenza è diverso per oggetto, latitudine, parametri di valutazione e funzione procedimentale rispetto a quello spettantele e reso il 4 settembre 2008;
8. Considerato che, coerentemente a quanto appena rilevato, l’istanza di autorizzazione paesaggistica è corredata di “documentazione” di cui all’art. 146, comma 3, d.lgs. n. 42/2008 “individuata, su proposta del Ministro, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni” e stabilita con D.P.C.M. 12 dicembre 2005 e costituita anzitutto dalla Relazione paesaggistica, che “costituisce per l'amministrazione competente la base di riferimento essenziale per le valutazioni previste dall'art. 146, comma 5 del predetto Codice” (art. 2 del detto D.P.C.M.), la quale “contiene tutti gli elementi necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica dell'intervento, con riferimento ai contenuti alle indicazioni del piano paesaggistico ovvero del piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici. Deve, peraltro, avere specifica autonomia di indagine ed essere corredata da elaborati tecnici preordinati altresì a motivare ed evidenziare la qualità dell'intervento anche per ciò che attiene al linguaggio architettonico e formale adottato in relazione al contesto d'intervento”.
9. Considerato inoltre che ora l’art. 146, comma 7, d.lgs. 42/2004 (come modificato dall'art. 4, comma 16, lett. e), n. 4), d.-l. 13 maggio 2011, n. 70, conv. con modd. dalla l. 12 luglio 2011, n. 106) stabilisce che l'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, ricevuta l'istanza dell'interessato, “entro quaranta giorni dalla ricezione dell'istanza, … effettua gli accertamenti circa la conformità dell'intervento proposto con le prescrizioni contenute nei provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico e nei piani paesaggistici e trasmette al soprintendente la documentazione presentata dall'interessato, accompagnandola con una relazione tecnica illustrativa nonché con una proposta di provvedimento, e dà comunicazione all'interessato dell'inizio del procedimento e dell'avvenuta trasmissione degli atti al soprintendente, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo”.
10. Considerato che sia in ragione del totale venir meno di quegli effetti a causa della decadenza quinquennale dell’autorizzazione paesaggistica del 2008 per inerzia dell’interessato; sia in ragione della totale diversità per fonte, oggetto, parametri di valutazione e funzione procedimentale dell’atto oggi di competenza di questa Soprintendenza rispetto all’atto soprintendentizio n. 847 del 4 settembre 2008, la sopravvenienza rispetto ad allora consiste nella nascita, per effetto dell’entrata in vigore al 1 gennaio 2011, del detto regime procedimentale di cui all’art. 146 d.lgs. n. 42/2004, e pertanto nel sorgere della funzione soprintendentizia di valutazione della compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato nel suo complesso, nel 2008 non esistente e non esercitabile. Sicché la figurata contraddittorietà con l’atto soprintendentizio del 2008 è di soli risultati pratici ma non già di valutazione, perché è causata dalla radicale diversità della potestà esercitata e dell’oggetto; diversamente si dovrebbe contro la legge affermare che questa Soprintendenza nel caso concreto è singolarmente deprivata del novum costituito dalla sua valutazione tecnico-discrezionale che a partire dal 2011 invece la legge le assegna in luogo del vaglio postumo di mera legittimità presenti nello specifico atto di autorizzazione paesaggistica regionale di cui al d.d. n. 6749 del 29 luglio 2008.
11. Considerato che per la legge la detta valutazione di compatibilità ai sensi dell’art. 146 è per sua natura un giudizio relazionale tra il manufatto immaginato e lo specifico e concreto contesto e pregio dei luoghi su cui dovrebbe sorgere, cioè avviene “rispetto alla conservazione dei valori espressi da quelle località” (es. C. Stato, sez. VI, 8.5.2008, n. 2122.; sez. V, 12.5.2011, n. 2833; sez. VI, 20.12.2011, n. 6725; sez. VI, 6.5.2013, n. 2410; sez. VI, 24 maggio 2016, n.2176, la quale ultima sintetizzato “la motivazione (in tema di autorizzazione paesaggistica) può ritenersi adeguata quando risponde a un modello che contempli, in modo dettagliato, la descrizione: I) dell'edificio mediante indicazione delle dimensioni, delle forme, dei colori e dei materiali impiegati; II) del contesto paesaggistico in cui esso si colloca, anche mediante l'indicazione di eventuali altri immobili esistenti, della loro posizione e dimensioni; III) del rapporto tra edificio e contesto, anche mediante l'indicazione dell'impatto visivo al fine di stabilire se esso si inserisca in maniera armonica nel paesaggio”), sicché il giudizio dell’Amministrazione non può limitarsi all’apprezzamento architettonico del manufatto immaginato ma deve valutare il concreto contesto di sua collocazione, che è l’oggetto da salvaguardare e che con i propri valori rende o meno compatibile l’inserto immaginato.
12. Considerato che, esaminata l’istanza e l’allegata documentazione alla luce del nuovo e ben diverso sindacato rimesso a questa Amministrazione dalla legislazione sopravvenuta al precedente atto del 2008, non sussiste la compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso con l’interesse paesaggistico del luogo tutelato e riconosciuto di interesse pubblico ai sensi della Parte II, Titolo 1° del D.Lgs. n. 42/2004 di cui al D.M n. 67 del 17.12.1966 e del 67 e del D.G.R. 3 febbraio 1994.
13. Ritenuto di conseguenza che dal punto di vista naturalistico del paesaggio, il progetto del manufatto confligge con il sito vincolato, per i previsti volume, forma, giacitura, emergenza, materiali, colori e disegno dissonanti ed estranei alla dorsale collinare, in vicinanza alla strada che la contrassegna e in contrasto visivo con il contesto naturale tutelato e la sua originaria bellezza, in cui andrebbe ad essere pesantemente e visibilmente inserito il manufatto stesso è infatti immaginato spiccante sulla lunga e declive dorsale collinare caratterizzata da monocoltura intensiva e secolare a oliveto, tipica espressione di paesaggio umbro che qui assume particolare valore perché , nelle immediate vicinanze del nucleo urbano storico (quartieri di Fontenuovo e di Monteluce), caratterizza almeno dall’epoca medievale il collegamento città-campagna lungo l’antichissimo, già preromano, asse viario (oggi Strada E. Dal Pozzo) tra Perugia e Assisi, in imminenza della dorsale di Monterone e di Montevile, contesto che verrebbe lambito e visibilmente sovrastato nella realtà e nella percezione panoramica dal manufatto medesimo, con l’effetto definitivo ed irreparabile di grave menomazione e depauperamento del tratti naturalistici, storici ed identitarii del luogo tutelato e negazione delle finalità di tutela paesaggistica come volute dagli artt. 2 e 131, commi 1, 2 e 4 d.lgs. n. 42/2004, e in vista della cui effettività e difesa il sito è stato sottoposto al già citato specifico vincolo paesaggistico a opera del D.M. 17 dicembre 1966, n. 67 e del D.G.R. 3 febbraio 1994. Infatti il progetto presentato prevede l’espianto di esemplari di olivo che, indipendentemente dalla previsione di nuova allocazione degli stessi, costituisce un grave ed irreparabile vulnus paesaggistico.
Ritenuto a questi riguardi che il presente progetto:
a)- è in contrasto con il D.M. 17 dicembre 1966 n. 67 che ha dichiarato l’area di notevole interesse pubblico, nonché il D.G.R. 3 febbraio 1994;
b)- come provato dalla documentazione iconografica, fotografica e planimetrica, modifica morfologia e compagine vegetazionale dell’ordito agricolo a uliveto che caratterizza da sempre il paesaggio in questione, inserendo a rottura della continuità dell’uliveto un manufatto del tutto estraneo per profilo, materiali, colori e forme e connesse opere di sistemazione esterne quali ampie aree di parcheggio e muri di contenimento;
c)- è un elemento di negativa alterazione del paesaggio e di intrusione di elementi estranei, dissonanti e incongrui ai caratteri peculiari compositivi, percettivi e simbolici del contesto e deconnota il raro sistema paesaggistico del luogo, modificandone il proporzionato ed equilibrato profilo naturale, le percezioni interne ed esterne all’area, il notevole assetto scenico e panoramico.
14. Ritenuto che dal punto di vista ‘storico’ del paesaggio - non meno importante perché per la vigente normativa il paesaggio, bene del patrimonio culturale, è tutelato perché è “il segno lasciato sul territorio dagli eventi naturali e dalle vicende umane” (così Piergiorgio FERRI, per l’unanime dottrina giuridica) – va considerata come parametro ineludibile della doverosa valutazione di questa Soprintendenza la presenza di altissimo rilievo storico-artistico, nelle immediate vicinanze del progettato intervento, del duecentesco complesso monumentale dell’intatta e imponente chiesa templare di San Bevignate - unica nel genere in Italia e una delle testimonianze meglio conservate in Europa dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, sede di Commenda e oggi al centro di particolari interventi e attenzioni di carattere conservativo da parte del Ministero per i Beni per le Attività culturali ed il Turismo - che con la sua campagna pertinenziale a uliveto costituisce da circa ottocento anni un elemento centrale, dominante, costitutivo di questo paesaggio tutelato, da ovunque intorno visibile per la posizione volutamente preminente, attorno alla quale sono state modellate e mantenute le altre presenze storiche precedenti la legislazione di tutela, per modo tale che l’insieme storico-paesaggistico è caratterizzato dalla centralità di questo maestoso e unico elemento antropico, il quale, proprio per la natura commendatizia dell’insediamento, compone un inscindibile e armonico tutt’uno con la circostante coltivazione dei campi, specialmente a uliveto. Sicchè il progettato manufatto per la sua mole e invasività trasforma e altera fino alla perdita di connotazione l’assetto particolare del paesaggio vincolato, come reso evidente dalla documentazione iconografica.
Infatti come inoltre emerge dagli ultimi approfondimenti istruttori, detta caratterizzazione naturalistica, storica e culturale del paesaggio di campagna collinare, che ha al centro il complesso monumentale medievale di San Bevignate, proprio per la sua bellezza e per il suo carattere simbolico-identitario è stata oggetto di rappresentazioni artistiche e risulta testimoniata da importanti e numerose pitture ed incisioni, tra cui spiccano il dipinto d’epoca romantica (1831), ad olio e a penna, del pittore bavarese Carl ROTTMANN (Heidelberg 1797 – Monaco 1850) - allo stretto seguito del Re di Baviera (dal 1825 al 1848) Ludwig I Wittelsbach (1786-1868), patrono delle arti che in queste terre amava ripetutamente soggiornare - una delle quali conservata alla Nationalgalerie di Berlino (olio su tela di lino: 48,8 x 66,5), soggetto ampiamente studiato dagli storici dell’arte (Decker 1957; Bierhaus-Rödiger 1978; Justi 1931-1932; Krieger 1986 “Paesaggio come storia. Carl Rottmann 1797-1850, pittore di corte del re Ludovico I di Baviera. Catalogo della mostra Nuova Pinacoteca di Monaco” 1998, p. 174, n. di catalogo 54). Altre sue rappresentazioni del medesimo contesto sono conservate alla Neue Pinakotek di Monaco di Baviera e alla Hungarian University of Fine Arts (Magyar Képzőművészeti Egyetem, MKE) di a Budapest, e infine presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Il che documenta in modo inoppugnabile l’altissima valenza – per il carattere esemplare dello stretto rapporto tra Romanticismo, Medioevo e paesaggio – dell’insieme paesaggistico in questione e arricchisce ulteriormente il valore testimoniale e culturale del luogo paesisticamente tutelato.
Analoghe considerazioni valgono riguardo agli ulteriori elementi storici che connotano il prezioso contesto, vale a dire il Cimitero civico monumentale, alcune antiche residenze agrarie e i muri storici dei confini agrari.
Alla luce delle disposizioni generali degli artt. 2 e 131, commi 1, 2 e 4 d.lgs. n. 42/2004 sul paesaggio e la sua tutela, detti elementi sono qui doverosamente considerati non già per il carattere di beni culturali ma per il carattere di componenti essenziali che compongono i «valori culturali» del bene paesaggistico tutelato, “valori storici, culturali , naturali, morfologici ed estetici del territorio”, qualificanti “fattori umani“ del medesimo bene paesaggistico, “ aspetti e caratteri” che esprimono “i valori culturali”del luogo contribuendovi alla rappresentazione materiale e visibile dell’identità nazionale”, la tutela del paesaggio – parte del “patrimonio culturale” nazionale – essendo volata a riconoscere, salvaguardare (..) i valori culturali che esso esprime” e dovendo “lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che, nell’esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale” assicurare la conservazione dei suoi aspetti e caratteri peculiari”. Simili considerazioni valgono anche alla luce della Convenzione europea del Paesaggio (Firenze, 20 ottobre 2000), ratificata con legge 9 gennaio 2006, n. 14, art. 1, lett. a): “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.
15. Considerato infine che gli elementi suddetti, riesaminando l’affare nella sua interezza come stabilito dalle sentenze del TAR Umbria nn. 305/2016 e 696/2017, espongono analiticamente e nel loro complesso l’iter logico e il ragionamento che, anche rispetto al detto atto del 2008, conducono quest’Amministrazione statale di tutela alla valutazione di incompatibilità paesaggistica del progetto con il sito vincolato.
si esprime parere negativo
pagina creata il 20/03/2018, ultima modifica 23/10/2018

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 art. 159
 § 18
 art. 1