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Timestamp: 2019-05-20 20:47:55+00:00

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Marzo 2019 - Commercialista Milano | Studio Panato
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SRL: nuovi obblighi tra gestione ed organizzazione
27 Marzo 2019 /in Fallimentare, Societario /da Fisco e societa
SRL: nuovi obblighi tra gestione ed organizzazione analizzati da uno studio del Notariato sulle modifiche apportate all’art. 2475 c.c..
Uno studio del notariato sul nuovo articolo 2475 c.c. evidenzia problemi di coerenza sistemica tra il Codice Civile e le modifiche apportate all’ art. 2475 c.c. dal nuovo Codice della Crisi nei rapporti tra amministratori e soci nella gestione della società.
Lo studio del Notariato n. 58-2018/I esamina le conseguenze, sul piano delle clausole statutarie, della modifica dell’art. 2475 c.c., con riferimento in particolare alla nuova previsione per cui:
La gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale.
Problemi di coerenza sistematica tra Codice Civile e modifiche derivanti dal nuovo Codice della Crisi.
Tale disposizione pone un problema di coerenza sistematica nei confronti di altre norme, quali:
il primo comma dell’art. 2479 c.c., il quale viene interpretato nel senso che è consentito affidare ai soci competenze gestorie;
l’art. 2468, comma 3, c.c., che prevede la possibilità di riservare a singoli soci particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società;
il comma 7 dell’art. 2476, c.c., per il quale sono solidalmente responsabili con gli amministratori i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.
Distinzione tra organizzazione e gestione
Nello studio si ipotizza che la nuova disposizione dell’art. 2475 c.c. non comporti alcuna abrogazione delle norme precedenti, in quanto destinata a spiegare i suoi effetti solo sul piano organizzativo, e che la norma sull’esclusività della competenza gestoria debba leggersi in stretta correlazione con il disposto dell’art. 2086 c.c., che impone:
il dovere, per l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva, di istituire
un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
Si distingue, quindi, il piano della organizzazione – la quale spetta esclusivamente agli amministratori – da quello della operatività della società (e qui la responsabilità dei soci della s.r.l. continua ad essere normata dall’art. 2476 c.c. settimo comma, che li sanziona solo per il caso di comportamenti dolosi).
Lo studio conclude nel senso che, dal punto di vista operativo, la nuova formulazione dell’art. 2475, comma 1, c.c. non comporta alcun obbligo di adeguamento immediato degli statuti esistenti, né impedisce di inserire negli statuti delle società di nuova costituzione clausole – da ritenersi anche oggi legittime – che eventualmente ripartiscano la “gestione operativa” della società in maniera difforme rispetto al modello legale.
Il nuovo articolo 2475 c.c. – Notariato Prima lettura – Studio 58-2018/I
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/book-436508_640.jpg 426 640 Fisco e societa https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Fisco e societa2019-03-27 19:09:062019-03-27 19:15:02SRL: nuovi obblighi tra gestione ed organizzazione
14 Marzo 2019 /in Articoli, Operazioni straordinarie, Perizie di Stima, Restartup, Valutazione di azienda /da Perizie di Stima
Affrontare il tema della crescita dimensionale è strategico per le nostre PMI. Possiamo cogliere l’occasione per riflettere sulle strategie per crescere con fusioni ed acquisizioni come sempre provando ad ispirarci da chi, più grande, le attua da tempo. Ricordando che in questo gioco sempre più frequente di cessioni ed acquisizioni di azienda la piccola media impresa può essere sia protagonista sia preda.
La decima Relazione annuale sul private equity di Bain & Company (Global Private Equity Report) rivela in che modo i fondi con le performance migliori mettono a frutto il capitale in un contesto caratterizzato dal rialzo dei multipli di prezzo e dalla forte concorrenza.
Strategie che definiscono il mondo del private equity
Nonostante un anno positivo per il private equity, i gestori di fondi continuano a dover affrontare la stessa sfida: come mettere a frutto in modo produttivo i volumi record di capitale raccolto in un contesto di elevata concorrenza per gli asset e di multipli crescenti dei prezzi di acquisto. I fondi più performanti riconoscono che l’unica risposta efficace è migliorare le proprie attività approfondendo ogni possibile elemento delle società target.
Bain & Company ha identificato tre modelli che le principali società stanno applicando, strategie per crescere con fusioni ed acquisizioni:
Buy-and-build: strategia potente, complessa da mettere in pratica.
Avendo investito essa stessa in operazioni buy-and-build, oppure prestato consulenza per centinaia di operazioni di questo tipo negli ultimi 20 anni, Bain ha imparato che solo l’accadere congiunto e completo delle condizioni di successo permette il positivo realizzarsi di questa strategia. Ogni operazione è differente, ma le strategie di buy-and-build più efficaci condividono alcune caratteristiche importanti:
un settore con un basso rischio di novità dirompenti e un’impresa che genera un cash flow disponibile costante per finanziare un ritmo costante di acquisizioni;
un numero sufficiente di target interessanti per supportare le ambizioni aggregate di tutti i consolidatori nello spazio;
una società “platform” con la giusta infrastruttura fondamentale (ad esempio sistemi informatici robusti, un bilancio solido, modello finanziario operativo ripetibile, ecc.);
acquisizioni vicine al proprio core, che aggregano un insieme di società strettamente intercorrelate per produrre benefici legati all’aumento delle dimensioni.
Integrazione per fusione: portare la sfida a un livello superiore.
I fondi di private equity si stanno orientando sempre più verso operazioni su grande scala di fusione e acquisizione per risolvere quello che è diventato uno dei problemi più difficili da gestire del settore: l’enorme quantità di denaro da spendere e la scarsità di società target. Questo approccio fa sorgere un’importante difficoltà:
creare valore integrando due o più organizzazioni complesse in una di maggiori dimensioni che abbia un senso strategico e operativo.
La ricerca di Bain mostra che, anche se c’è evidente valore nel realizzare acquisizioni sufficientemente grandi da avere un impatto significativo, il tasso di successo non è costante ed è strettamente collegato all’esperienza dell’acquirente.
I vincitori sono quelli che realizzano operazioni di questo tipo in modo abbastanza frequente e trasformano le operazioni di fusione e acquisizione su larga scala in un modello ripetibile.
Gli operatori che hanno meno successo fanno grandi scommesse con poca frequenza, spesso nel tentativo di spingersi strategicamente oltre il limite.
Strategie verso i settori adiacenti: un’altra via per la diversificazione.
La storia dimostra che espandersi in modo intelligente nei giusti settori adiacenti può portare eccellenti risultati. Tuttavia, dedicare tempo, capitale e talenti a strategie troppo lontane rispetto al proprio campo, può portare a un rapido tracollo delle performance.
I fondi con le performance migliori prendono in considerazione i settori adiacenti più prossimi al proprio core business, piuttosto che quelli che si trovano due o tre passi più in là. Sono infatti più vicini a quello che sanno fare le società di private equity che si occupano di buyout. Inoltre vi sono prospettive di margini più elevati per i general partner ed i migliori rendimenti netti per i limited partner. Sempre di più gli investitori di buyout raccolgono capitale da destinare a strategie growth equity, strategie long-hold e fondi settoriali.
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Strategie-per-crescere-con-fusioni-e-acquisizioni.jpg 331 640 Perizie di Stima https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Perizie di Stima2019-03-14 10:58:512019-03-14 10:59:50Strategie per crescere con fusioni e acquisizioni
11 Marzo 2019 /in Agevolazioni fiscali, Tributario /da Perizie di Stima
Il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione da chi ha sostenuto la spesa. Il trasferimento può avvenire solo nei casi specificatamente previsti da norme giuridiche: fusione, scissione, cessione del ramo d’azienda, ecc.
Bonus ricerca e sviluppo non può essere ceduto
L’articolo 3, comma 8, del decreto-legge n. 145 del 2013 dispone che il credito d’ imposta per ricerca e sviluppo è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
Non potendo essere chiesto a rimborso, il credito non può essere ceduto ai sensi dell’articolo 43-bis del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.
Il fruitore del credito da ricerca e sviluppo coincide, infatti, con l’effettivo beneficiario dell’agevolazione, ossia con colui che effettivamente ha sostenuto la spesa. A tal proposito, l’Amministrazione finanziaria, con diversi documenti di prassi, ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi: essi
infatti maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.
I credito è trasferibile per operazioni straordinarie
Il trasferimento della titolarità è, infatti, ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati. Ad esempio:
nei casi di fusione (cfr. circolare del 9 maggio 2002, n. 38/E);
successione per decesso dell’imprenditore individuale (cfr. risoluzione del 26 giugno 2003, n. 140/E);
scissione (cfr. risoluzione del 30 giugno 2003, n. 143/E);
nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato.
Risposta n. 72: Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 – Cessione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – pdf
https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/dawn-190055_640.jpg 426 640 Perizie di Stima https://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Perizie di Stima2019-03-11 08:36:422019-03-11 08:36:42Ricerca e sviluppo: credito d’imposta non cedibile ma trasferibile per operazioni straordinarie
6 Marzo 2019 /in Fisco e Società /da Fisco e societa
Il Tribunale di Catania, con la sentenza n. 813/2018 pubbl. il 20/02/2018 RG n. 16278/2013, accogliendo le richieste di parte attrice, dichiara nulla la delibera adottata dall’assemblea di una srl con la quale sono stati approvati i bilanci al 31.12.2010, 31.12.2011 e 31.12.2012 ed annulla, inoltre, la delibera per la nomina dei liquidatori con conferimento dei relativi poteri e determinazione dei criteri in base ai quali svolgere la liquidazione.
Tardività delle impugnazioni – Decadenza
La società convenuta eccepisce l’intervenuta decadenza del potere di impugnare le delibere del 26.6.2013 (approvazione dei bilanci al 2010, 2011, 2012) e del 26.8.2013 (nomina dei liquidatori), per decorso del termine ex art.2479 ter c.c., non ritenendo applicabile, nel caso di specie, la sospensione feriale dei termini ex L.742/69.
Ai sensi dell’art. 2479 ter, 1° co., c.c. “le decisioni dei soci che non sono prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito, da ciascun amministratore e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci”.
Il Tribunale respinge tale eccezione seguendo l’orientamento di parte della giurisprudenza di merito che ritiene applicabile la disciplina della sospensione feriale dei termini anche in materia di impugnazione di delibere assembleari (v. Trib. Milano ord. 86706-1/14 ; Trib. Milano, sez. VIII, 9.10.2008, n. 11939, Trib. Catania 28.01.2010).
Violazione dei principi di verità e correttezza
Parte attrice denuncia la violazione dei principi di verità e correttezza degli impugnati bilanci per omessa indicazione dell’esatto ammontare dei debiti tributari.
Come previsto dall’orientamento giurisprudenziale, la violazione dei principi di verità e correttezza determina la nullità del bilancio poiché la delibera che lo approva presenta oggetto illecito ai sensi dell’art.2479 ter c.c. (v. Cass. 297/78 ; Cass. 5097/94 ; v. Trib. Roma 24.10.2016 secondo cui « La deliberazione di assemblea, di società di capitali, con la quale sia stato approvato un bilancio redatto in modo non conforme ai precetti normativi in materia di bilancio, è da ritenersi nulla per illiceità dell’oggetto, essendo tali disposizioni poste a tutela di interessi trascendenti i limiti della compagine sociale e riguardando anche i terzi, essendo essi altresì destinatari delle informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società, che il bilancio deve fornire con chiarezza, verità e precisione. Pertanto, un bilancio redatto in violazione dell’art. 2423, secondo comma, c.c. è, di per sé, illecito e costituisce quindi l’oggetto, illecito, della deliberazione assembleare che lo abbia approvato »).
Nello specifico, viene contestata l’errata indicazione dei debiti tributari, essendo quest’ultimi stati iscritti in bilancio solo per la quota dei tributi evasi, senza tener conto degli interessi e delle sanzioni.
Sulla base di tale contestazione, i bilanci al 2010, 2011 e 2012, approvati con la delibera assembleare impugnata, risultano nulli in quanto non sono stati rispettati i criteri previsti dalla legge e dai principi contabili che regolano l’iscrizione in bilancio dei debiti tributari.
Si ricorda che il principio contabile nazionale n.25 impone l’iscrizione dei debiti tributari al valore nominale, comprensivo di eventuali sanzioni ed interessi maturati ed esigibili alla data di riferimento del bilancio di esercizio.
Improponibilità della domanda ex art. 2434 bic c.c.
Altra eccezione proposta dalla convenuta riguarda l’improponibilità della domanda ai sensi dell’art. 2434 bis c.c. considerando che l’assemblea dei soci ha successivamente approvato i bilanci 2013, 2014 e 2015.
L’art. 2434 bis, 1° co., c.c. stabilisce che “le azioni previste dagli articoli 2377 e 2379 non possono essere proposte nei confronti delle deliberazioni di approvazione del bilancio dopo che è avvenuta l’approvazione del bilancio dell’esercizio successivo”.
Il Tribunale rigetta tale eccezione precisando come “il limite imposto dalla citata disposizione non può trovare applicazione nel caso di specie atteso che alla data di approvazione dei bilanci 2013, 2014 e 2015 la delibera di approvazione dei bilanci 2010, 2011 e 2012 era già stata impugnata dai soci (…)”.
Nullità della delibera per violazione dei doveri di correttezza e lealtà dell’amministratore
Nel caso in esame, la condotta dell’amministratore astrattamente conforme al dettato di legge, evidenzia in concreto una palese violazione dei doveri di correttezza e lealtà che devono essere alla base dell’agire dell’amministratore di una società.
Sulla base di quanto disposto dagli artt. 2484 e 2485 c.c., l’accertamento della causa di scioglimento e la decisione di porre in liquidazione la società compete all’amministratore e non all’assemblea dei soci, salvo che questa non vi abbia già provveduto. Spetta, inoltre, all’amministratore la convocazione dell’assemblea per la nomina dei liquidatori.
L’amministratore della società convenuta, inizialmente, ritiene opportuno rimettere all’assemblea la scelta di porre in liquidazione la società, convocando, a tal fine, apposita assemblea.
In tale occasione, non essendo stata depositata da parte dell’amministratore una situazione economico – patrimoniale aggiornata, l’assemblea viene aggiornata ad una data successiva in attesa che l’amministratore provveda al detto adempimento.
Nonostante il rinvio programmato, l’amministratore, valutando quanto accaduto nella prima assemblea come incapacità della stessa di funzionare e ricorrendo una delle ipotesi di scioglimento previste dalla legge (riduzione del capitale sociale di al di sotto del limite legale), pone autonomamente in liquidazione la società convocando l’assemblea per la nomina del liquidatore e l’individuazione dei poteri allo stesso spettanti e per la scelta delle modalità di liquidazione. Ciò, “senza tenere conto che l’assemblea, in realtà, era stata appositamente investita della relativa decisione e semplicemente rinviata a nuova data a causa della incompletezza delle informazioni per fatto dipendente dallo stesso amministratore”.
Il Tribunale, valutando i fatti sopra descritti, ritiene che “non è stata adottata alcuna iniziativa non per inerzia o incapacità di funzionamento dell’assemblea, ma a causa della mancata predisposizione da parte dell’amministratore di uno situazione patrimoniale aggiornata. (…) L’assemblea, quindi, era pienamente operante ed attiva tanto da avere sospeso ogni delibera in attesa di conoscere con esattezza la effettiva situazione patrimoniale della società”.
In conclusione, l’evidente violazione dei doveri di correttezza e lealtà posti a carico dell’ amministratore causa l’annullamento della delibera in commento (delibera di messa in liquidazione della società).
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References: articolo 2475
 art. 2475
 articolo 2475
 articolo 11
 sentenza 
 art.2479
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2434