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Timestamp: 2017-02-22 22:17:19+00:00

Document:
b2eyes Magazine 09/2016 by Rivista Sfogliabile - issuu
N92016
â&#x20AC;&#x153;Proteggo chi amo con lenti protettive.
E sono Serena.â&#x20AC;?
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Novembre 2016 numero 9
“Proteggo chi amo con lenti protettive.
E sono Serena.”
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di b2eyes magazine
Editoriale La scossa 3
OcchioxOcchio, passo dopo passo 4
I consumatori vogliono un ottico “allrounder” 8
Safilo: mega brand? Solo di proprietà 12
VisionOttica, da insegna a brand 16
Amarcord L’optometria italiana nelle sentenze della Cassazione 22
Moda Lenti in primo piano 26
Practice management L’ottica come il Mosè di Michelangelo? 30
Il nuovo capitale Se vuoi che la tua impresa cambi, prima cambia tu 32
Strategie d’impresa La ricetta per il centro ottico vincente 36
Congresso Zaccagnini 2017: focus su presbiopia e presbiti 40
Congresso Irsoo: ricerca, pratica e sperimentazione 42
Zeiss, tre pilastri alla base dell’era digitale 46
Lo Gnommero
Potere, cultura, optometria (e quella volta con Fo) 63
N9 2016
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di Angelo Magri
in da piccoli era quella cosa che preoccupava ma al tempo stesso eccitava per i suoi effetti. Al punto da farne, in tempi recenti, persino un marchio di fabbrica all’interno di un
popolare gioco televisivo. La scossa, tuttavia, non la prendiamo solo materialmente. A
volte quelle più efficaci hanno una valenza metaforica più che reale. Che sia il caso anche
dell’ingresso di Luxottica nel mercato dell’oftalmico?
La notizia, al momento della pubblicazione sui nostri media online, li ha letteralmente fatti esplodere di visualizzazioni, contatti e commenti. Delle conseguenze immediate, pochi ancora conoscono la portata. Una sorta di fase test è già stata avviata con una gamma di lenti oftalmiche
Ray-Ban, marchio che potrebbe favorire soprattutto lo sviluppo del vista-sole. Se così fosse, questa
risulterebbe già una prima scossa: in molti, infatti, ritengono che la presenza di Luxottica potrebbe
stimolare un segmento ancora poco penetrato sul mercato interno, favorendone la conoscenza e
le potenzialità presso il consumatore finale. Distribuzione succursalista e organizzata potrebbero
a loro volte avvantaggiarsi di questa sinergia, soprattutto se i loro rapporti di collaborazione con
il gruppo di Leonardo Del Vecchio sono consolidati.
Ma la scossa più forte devono averla inevitabilmente provata le aziende di lenti, multinazionali
e non. Frastornate all’inizio, ora cominciano a rendersi conto che, un po’ come nel caso del referendum del 4 dicembre se vincesse il No, mica finisce il mondo. Le opportunità rimangono solide
e copiose, anche sul mercato italiano. Questa novità potrebbe addirittura accelerare intenzioni di
integrazione verticale che partano dalle imprese oftalmiche andando a coinvolgere le montature.
Solo che oggi sul mercato c’è un attore in più e non un attore qualunque. È finito, quindi, il tempo
dell’attesa, è giunto invece il momento di darsi una mossa. Anzi, una scossa.
P.S. A poche ore dalla chiusura di questo pezzo è arrivata in redazione la notizia dell’opzione di
acquisto su Salmoiraghi & Viganò esercitata dalla stessa Luxottica. Benché il closing dell’operazione sia previsto entro marzo del prossimo anno, ecco un’altra, perentoria scossa. Che stavolta
chiama direttamente in causa il retail ottico italiano, nonché le sue rappresentanze sindacali e
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OcchioxOcchio,
In un novembre caotico c’è lo spazio per un’intervista possibile
e interessante: a una donna e a Ferrara. Zona dove la qualità
del mangiare è direttamente proporzionale alla simpatia
e caparbietà delle sue abitanti
di Nicola Di Lernia
ncontro Franca Pazzaglia, general mana- bimba tranquilla, studia ma quando può fugge
ger di OcchioxOcchio. Un modo simpatico con gli amici nel souk di Tetouan. A 14 anni va a
per rituffarmi nella contattologia. Franca, Parigi ma rifiuta il collegio di suore e si rifugia
insieme a Mauro e alla
in un hotel. Il papà la rimette
figlia, gestisce OcchioxOcin riga ma le regala anche la
chio, azienda nata per distrifesta del diciottesimo complebuire i prodotti Menicon sul
anno sull’Amerigo Vespucci
mercato nazionale per poi
di stanza a Tangeri. La famidivenire una talent scout del
glia di lì a breve si riunisce
meglio della contattologia in
tutta a Bologna e lei intraItalia e nel mondo. Franca,
prende gli studi universitari.
che parla sette lingue, alla
Ma Franca è irrequieta e ama
contattologia ci arriva per
viaggiare. Trova un lavoro
puro caso. La sua infanzia
che le permette di stare in giro
l’ha vissuta in Marocco con il
per il mondo tre settimane al
padre allora dirigente di una
mese e ricaricare le pile pogrande multinazionale. Non
chi giorni a casa. La osservo
si può dipingere come una Franca Pazzaglia con il cane Ettore
mentre racconta attimi piace-
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un piccolo ufficio di 40 metri
quadrati che poi divennero 120, 500, fino agli attuali 1.200. OcchioxOcchio ma
anche passo dopo passo. La
filosofia aziendale è quella
di pensare in grande ma
con piccoli movimenti costanti in avanti.
In mezzo a questo vortice di
ricordi e idee per il domani mi sono dimenticato di
presentarvi Mauro, l’esperto del mondo della contattologia da cui è nato tutto
quanto il resto che vi ho
raccontato. Mauro ha creduto con Franca di creare
Franca con la figlia Maria Giulia e Mauro Carrieri: insieme guidano l’azienda ferrarese
un’offerta di eccellenza per
la contattologia quando il
voli (una gita all’Isola di Pasqua inaspettata) e mercato sembrava avviato a una scontata somdolorosi (quando le sequestravano il passapor- ministrazione giornaliera. Partì con Menicon
to a causa di sommosse nei paesi in cui transi- quando questi avevano solo lenti semirigide e
tava). Forse troppo anche per lei che deside- oggi, con un’offerta che spazia su almeno alrava una vita più semplice. Così da donna nel tri quattro partner internazionali, l’eccellenza
mondo si ritrova a sostituire una cara amica in della contattologia italiana è servita. Con spimaternità come professoressa di Lingue in un rito critico lo ascolto ma senza volerlo le nostre
istituto religioso. Come tutte le cose che ritenia- idee coincidono. La contattologia sta tornando
mo provvisorie nella vita Franca ha insegna- indietro, da un prodotto per tutti a una soluzioto lì fino a tre anni fa, quando OcchioxOcchio ne per tutti. Non è un gioco di parole ma una
l’ha chiamata a un lavoro più incessante. Cosa strategia pura che molti miei clienti dell’ottica
hai imparato dalla scuola che hai portato qui, stanno già attuando e Mauro e Franca se ne
Franca? «Organizzazione, disciplina, rispetto», compiacciono.
sentenzia mentre torno ai ricordi di una Ciba Alla fine li devo salutare, non prima di un piaVision degli anni 90, quando la competizione cevole pranzo fatto di tipicità ferraresi che un
esperto oste ci confeziona in pochi secondi.
aveva comunque rispetto per questi valori.
Franca mi presenta i protagonisti della sua im- Quando Mauro mi apre il cancello arriva Ettore
presa. Per primo Ettore, uno splendido cuccio- a salutarmi come se il protocollo lo prevedesse.
lo di cane che gira per la sede con l’incarico “Siete una bella coppia”, mi sento di aggiundi “osservatore” e “mascotte”. Poi la graziosa gere alla fine della mia visita e scorgo da parfiglia, ottica laureata in Economia, impegnata te loro il piacere di aver afferrato quest’ultimo
in un mini corso di formazione per due clienti complimento. A volte le espressioni più semplidella Toscana. L’ha inventato la figlia il nome ci ci fanno ricordare che il lavoro è solo una
OcchioxOcchio, un giorno in cui Mauro esausto parte della nostra vita ma è anche un’occasiodelle ricorrenti fusioni e accorpamenti aziendali ne per conoscerci meglio. Buon lavoro ragazsi è chiesto ad alta voce se non fosse il momento zi, un augurio che estendo anche a tutti quegli
di fare qualcosa per se stessi. E quel giorno ar- ottici che sulla contattologia la pensano come
rivò. Come nelle favole americane partendo da Franca, Mauro e me.
“Ho scelto una visione nitida
da vicino e da lontano. E sono Serena.”
Professionalità Qualità Tecnologia
vogliono un ottico
È emerso dai risultati della quarta edizione dell’Optical Monitor,
che con il contributo di GfK ha realizzato oltre seimila interviste
a utenti finali dei cinque principali paesi europei
ptical Monitor, il lavoro di ricerca inserendo un approfondimento sul prezzo medio
commissionato da Mido e Silmo a GfK, rilevato e lavorando così sul benchmark con il
è giunto ormai alla quarta edizione. prezzo del panel di ottici abitualmente utilizzaGli ultimi risultati, derivanti da inter- to da GfK, sul canale bambino e sulla diffusione
viste online a oltre seimila consumatori, quindi delle lenti a contatto – spiegano all’ufficio studi
frutto di valutazioni personali e soggettive, sono di Mido – Uno sforzo ulteriore è stato fatto per
stati presentati in anteprima assoluta a fine set- approfondire meglio, dove possibile, le differentembre al salone di
Parigi e successivamente diffusi su scala
Products purchased in %
globale. Hanno come
di consueto analizOnline (Internet in general, Online Fashion Stores, Optical websites)
zato i cinque princiEU 5
pali mercati europei
n= 1,446 / 1,325 / 2,272
n= 320 / 296 /496
n= 342 / 275 / 480
n= 297 / 276 / 441
n= 246 / 231 / 429
n= 241 / 247 / 426
dell’ottica, Francia,
dpt dpt
Germania, Italia, ReOptical
gno Unito e Spagna,
ma questa volta con
n= 1,339 / 1,511 / 2,162
n= 188 / 241 / 360
n= 409 / 363 / 515
n= 335 / 412 / 579
n= 200 / 252 / 392
n= 207 / 243 / 316
operativi rispetto alla
versione iniziale. «Il
tentativo è stato quello di analizzare meStill no “online boom” in purchase channels in comparison to the last year
glio il comportamenQ5: And where did you purchase the optical products?
© GfK | OMO Optical Monitor SILMO 2016 trends – Simone Cornelsen, Giampaolo Falconio
to del consumatore
MIDO SILMO SILMO
▼226 €
▼194 €
(change to past spending
indicated by arrow)
▼275 €
▼227 €
Products in %
▼112 €
(96 £)
▼334 €
Future spending is expected to decline for next optical glasses
56 € (44 £)
ti situazioni per fasce
d’età, genere e luogo
di residenza».
Secondo i promotori
di Optical Monitor ne
sono derivati risultati interessanti e utili per l’intera filiera
europea dell’ottica.
«Gli elementi principali che sono degni
di nota riguardano la stabilità delle
ottici attraverso internet: questo canale
non sembra ancora
esploso e si pone, di
fatto, come business
punto vendita fisico,
multicanalità – sottolineano da Mido – Va
l’adesione dei prezzi
emersi dalla ricerca
al dato di sell out rilevato, nonché la sostanziale tenuta dei
centri ottici indipendenti, il ruolo tuttora
dell’ottico, anche se più
orientato a essere un
allrounder, cioè un
consulente versatile
anziché specializzato solo nell’ottica, e i
dati relativi a materiali, lenti a contatto
e occhiali per bambini».
la quinta edizione dei
dati di Optical Monitor è in programma
il 26 febbraio 2017 a
Future spending is expected to grow together with online purchases especially in France, UK and
Type and frequency of contact lenses
Owner of contact lenses in %
ofglasses
n= 1,053
Weekly / 2 Weekly
n= 271
Exceeding frequency
Daily lenses: > one day
Weekly lenses: > one week
Monthly lenses: > one month
Ø 2.1 days
61% Ø 1.7 weeks
Ø 1.5 months
48% Ø 4.0 months
Daily contact lenses are most often used, especially in Italy and UK. Spain and Germany is most often using monthly lenses.
Almost every second user is exceeding the recommended wearing frequency for lenses.
Three monthly lenses: > three months
** Base too low / * Low base / S6a2: Please specify, what type(s) of contact lenses you wear.
S6a3: Would you please specify for how long you wear each pair of your contact lenses on average?
Safilo: mega brand?
Solo di proprietà
Potenziare la quota degli housebrand e strutturare all’interno
del proprio portafoglio un’offerta completa e diversificata:
sono i punti cardine della strategia del gruppo padovano
per compensare l’uscita di Gucci da gennaio 2017
di Nicoletta Tobia
obiettivo di Safilo è chiaro. «Vogliamo diventare più forti sui
marchi di proprietà in termini di
percentuale sul fatturato, che intendiamo raddoppiare dal 20% al 40% entro il
2020 – spiega Andrea Busato, head of global
sales operations del gruppo – Ciò non significa
che gli altri segmenti debbano ridursi, ma che
lo scopo dei marchi di proprietà Polaroid, Carrera, Safilo, Oxydo e Smith è crescere molto più
che proporzionalmente. Questo ci porterà diversi vantaggi: avremo una quota maggiore del
fatturato legata a ciò che possiamo controllare
direttamente e liberamente, mentre il rimanente 60% di licenze non includerà mega brand che
possano concentrare l’attenzione e il rischio su
un unico marchio, come è stato per Gucci». L’obiettivo di realizzare un equilibrio più sostenibile tra marchi di proprietà e in licenza si basa
quindi su una crescita organica dei primi, grazie anche a specifici programmi di brand building, ma non esclude possibili acquisizioni in
futuro a completamento del portafoglio marchi
di proprietà. «Stiamo già esplorando sul mercato delle opportunità in questo senso, perché
Andrea Busato, head of
global sales operations del
gruppo padovano: si occupa
di supportare i processi
commerciali di Safilo a livello
Alessio Puleo, senior brand
director: si dedica allo sviluppo
dei marchi, con particolare focus
sul segmento mass cool
i nostri marchi non coprono tutti i segmenti potenziali: ad esempio, sul vista potremmo diventare molto più forti», rivela Busato.
Per quel che riguarda l’era “post Gucci”, che
dal 1° gennaio 2017 verrà ancora prodotto da
Safilo, ma distribuito direttamente dalla proprietà attraverso Kering Eyewear, per l’azienda
di Padova si apriranno due scenari. «Da un lato
più di tutti per noi rappresenta il marchio
che può sostituire il cuore della collezione
Gucci – commenta il manager – Spingeremo
anche su altri brand del segmento fashion
luxury, come Jimmy
Choo e Boss, e
segmento contemporary
and lifestyle come Kate
Spade, in modo da differenziare i nostri sforzi». Per quel che
riguarda, invece, l’after sale dei
prodotti Gucci, Busato precisa che
Safilo continuerà a fornire assistenza
sugli occhiali acquistati fino al 31 dicembre con
le stesse modalità applicate oggi, con ricambi
disponibili ancora per due anni.
In questa importante fase di trasformazione e riorganizzazione Safilo aspira a una connotazione ben precisa per tutti i brand in portafoglio,
con collezioni dalle identità molto differenziate.
Coerentemente con tale indirizzo, soprattutto i
marchi di proprietà del gruppo stanno vivendo
una fase importante di transizione, più o meno
evidente. Se Carrera e Smith Optics stanno andando in una direzione più lifestyle, senza dimenticare l’heritage sportivo, l’evoluzione più
eclatante è quella che riguarda Oxydo, che
verrà posizionato, accanto al marchio haute
couture Elie Saab, nel nuovo segmento atelier,
«punto più alto dell’immaginaria piramide del
prodotto, dove però non andiamo a competere
con il lusso puro – precisa Alessio Puleo, senior
brand director mass cool division – È più un
lusso legato al design: si chiamerà Oxydo Lab
e ci affideremo a diversi artisti nel tempo per
rinnovarne l’immagine». Stesso discorso vale
per il marchio Safilo, «con cui vogliamo entrare nel mondo dei cosiddetti specialisti, quei
marchi che sono veramente riconosciuti come i
brand per gli amanti degli occhiali – aggiunge
Puleo – È in atto una grande ricerca a livello
tecnologico, delle forme e dei materiali per essere più appetibili agli occhi degli appassionati
dell’eyewear, mantenendo sempre l’italianità
come elemento comune. Il nuovo posizionamento sarà evidente a partire dal 2017».
I modelli Carrera e Polaroid,
marchi di proprietà di punta
per il gruppo padovano
ci saranno alcuni mesi di sell-off in cui avremo
la possibilità di vendere ciò di cui ancora disponiamo in magazzino, dall’altro proseguiremo
un’attività, già iniziata, di sostituire lo scaffale
del centro ottico – dice ancora Busato – Da diversi mesi stiamo dialogando con tutti i nostri
partner per individuare in anticipo, con un approccio personalizzato, come andare a soddisfare le necessità, attraverso il nostro ampio portafoglio, della clientela che prima si rivolgeva a
Gucci». Questo perché, soprattutto negli ultimi
anni, la griffe ha rappresentato un mega brand,
in grado di coprire dal segmento luxury a quello contemporary, tramite una collezione diversificata per prezzo ed esigenze del consumatore.
«È un’esperienza che non intendiamo ripetere
nell’ambito delle licenze – prosegue Busato – I
nostri mega brand in futuro saranno di proprietà, perché ciò ha un rischio inferiore, e non saranno nel segmento luxury, ma in quello mass
cool, occupato ad esempio da Polaroid, nel nostro portafoglio dal 2012. È un marchio su cui
abbiamo investito molto negli ultimi anni: dopo
un periodo di riorganizzazione e ristrutturazione dell’intera filiera, siamo pronti per trasformarlo in quello che dovrebbe essere il primo tra
i nostri brand di proprietà in termini di volumi
e di fatturato. Ovviamente non sarà Polaroid a
sostituire Gucci, anche perché di fatto vogliamo
che rimanga il marchio democratico che è oggi,
con un ottimo rapporto qualità prezzo».
Safilo mirerà dunque a soddisfare le esigenze
degli ottici puntando su un ventaglio di licenze
come Dior, Fendi e soprattutto Marc Jacobs, «che
Milano Eyewear Show
25, 26, 27 febbraio | 2017
VisionOttica,
Il passaggio poggia su alcuni pilastri: l’apertura e il rinnovamento
dei centri pilota, una partnership esclusiva per la comunicazione
pubblicitaria con Sky, l’avvio del programma Elite a Piazza Affari
n Vision Group è stata avviata una strategia per trasformare la sua insegna
nazionale, VisionOttica, nata nel 2008 e
oggi consolidatasi in tutta Italia con oltre
260 punti vendita, in un vero e proprio brand.
«Sono tre le leve che vogliamo attivare per
raggiungere l’obiettivo: l’innovazione sul punto vendita, la comunicazione pubblicitaria e un
percorso che potremmo chiamare di marketing
finanziario», spiega Marco Procacciante, amministratore delegato del maggiore network
italiano di ottica, con oltre 2.100 centri ottici
Il primo centro pilota fu aperto ben dodici anni
fa, in via Ripamonti a Milano. «Da allora abbiamo messo in atto diversi cambiamenti perché
sono cambiati sia il mercato sia il consumatore, con l’attenzione rivolta anche al presidio di
location sempre più importanti – sottolinea il
manager – Con la recente inaugurazione del
centro VisionOttica di piazza Argentina, sempre nel capoluogo lombardo, ci siamo rimessi in gioco nell’approccio al cliente finale, pur
mantenendo i nostri valori tradizionali: così
abbiamo utilizzato lo stato dell’arte più moder-
no, in fatto di tecnologie, arredo e comunicazione, conservando
la professionalità, la
prossimità e la qualità del prodotto. Di fatto questo centro ottico innovativo si pone
come laboratorio per
portare innovazione
su tutta la rete VisionOttica, che si tratti Marco Procacciante,
dei centri affiliati, che di Vision Group
sono la stragrande
maggioranza, o di possibili nuovi centri pilota, oggi una quindicina, utilizzati per testare
il mercato, nonché per presidiare quelle aree
in cui al momento non sono presenti affiliati.
I numeri ci danno conforto, dal momento che
nell’ultimo biennio l’incremento di affiliati è
pari a circa +25% e continuiamo a crescere in
linea con gli obiettivi prefissati».
Veniamo al marketing finanziario. A inizio
novembre Vision Group è stata ammessa tra
le matricole del programma Elite di Borsa
Il backstage della nuova campagna tv VisionOttica, in onda su Sky
Italiana. «Si tratta di un percorso che dura
due o tre anni e che può portare o meno alla
possibilità di quotarsi in Borsa – ricorda Procacciante – Garantisce una sorta di certificazione, un riconoscimento di trasparenza e
qualità per le società che lo hanno realizzato». Vision Group è entrata nel programma
Elite di Piazza Affari insieme ad altre trenta
imprese italiane, andando ad alimentare una
community europea di più di 440 aziende con
un volume d’affari complessivo superiore ai
37 miliardi di euro.
Più concreta e immediata, invece, è l’attività
di comunicazione di Vision Group, che ha de-
ciso di concentrare una quota significativa di
investimenti proprio su VisionOttica. Il 13 novembre, infatti, l’insegna è tornata in tv con
una campagna di comunicazione che segna
l’inizio di una partnership esclusiva con Sky,
nel cui palinsesto viene ospitata una serie di
spot multi soggetto prodotti insieme all’agenzia creativa Meloria e con la regia di Marco
Missano. La pianificazione è iniziata con una
prima tranche di sei settimane all’interno dei
programmi Sky a maggior ascolto e proseguirà
per l’intero 2017.
Tutte queste iniziative sono proiettate verso
un importante obiettivo a breve-medio termine: trasformare l’insegna VisionOttica, che si
sta conquistando una riconoscibilità nazionale sempre più evidente, in un vero e proprio
brand, con un posizionamento forte e portatore
di valori positivi. «Abbiamo deciso, in sostanza, di spingere sulla robusta capacità di leva
dimensionale che il nostro gruppo può mettere in campo, per consolidare nella mente dei
consumatori quei valori che già ogni affiliato
a sua volta adotta nell’attività quotidiana: vicinanza al cliente, soprattutto, e grande attenzione alla professionalità, alla moda e alla
tecnologia. Questo è il valore aggiunto che il
brand VisionOttica promette ai consumatori e
che il network mantiene nella relazione con i
propri clienti», afferma l’amministratore delegato di Vision Group.
Il centro pilota di piazza Argentina, nel cuore di Milano, inaugurato
alla fine di settembre
We can rent too
da investire sul cliente
Il nuovo modello di business ha superato da poco i due anni di
attività e i risultati sostengono le nostre previsioni di allora, disegnando un trend di crescita in linea con i tipici grafici di una start
up innovativa e concreta. È quanto affermano i tre soci della RENT,
TOO, Marco Tricarico, Nunzia Tricarico e Marco Bianchi (nella foto,
da sinistra).
Punti di forza? L’idea innovativa, dinamica, flessibile che viene recepita dalle famiglie come semplice e sicura. Basta sentire l’entusiasmo degli ottici che stanno già registrando i rinnovi dei noleggi
dello scorso anno, richiamati dal nostro servizio di cortesia: siamo
contenti che la fiducia di molti di loro si sia trasformata in azione e
soddisfazione. La riprova che la nostra formula è giusta è l’apertura,
a distanza di soli quattro mesi dal primo, di un secondo franchising
Affittasi Occhiali. Ora che il modello è perfezionato, i sistemi informativi e il marketing di alta qualità, ci manca solo una rete commerciale per diffondere il “verbo”.
A giugno, a distanza di due anni, abbiamo realizzato una seconda intervista stradale per sondare l’accoglienza delle novità Affittasi
Occhiali, su 1.230 persone, in città e in provincia: al 77% delle persone adulte di ogni età piace la formula Affittasi Occhiali, purché sia
garantita la qualità e il design; l’8% dichiara di volerlo di proprietà
e la restante parte è titubante ma aperta a considerare la convenienza e il valore della novità. Un dato straordinario e superiore al
A livello Italia oggi superiamo 5.200 persone soddisfatte di noleggiare il proprio occhiale nuovo da vista, un punto di inizio in un mercato vasto. I bambini rappresentano il 18%: siamo la felicità dei
genitori per la spending review familiare e ci emozionano i papà e le
mamme quando ci raccontano i benefici del servizio sul benessere
annuale dei figli. Di recente abbiamo stipulato una convenzione con
l’Associazione Nazionale dei Carabinieri. Tra l’altro proprio alcuni
rappresentanti dell’Arma ci hanno fatto notare che la sostituzione
annuale delle lenti aumenta la sicurezza stradale. Lo sapevamo, ma
sentircelo dire da loro è stata una autorevole conferma.
Occorre solo investire sette minuti con il cliente per guadagnarsi il
suo ritorno annuale a vita e utilizzare i supporti di comunicazione
appositamente studiati. Aderiranno tutti? Il noleggio non deve sostituirsi alla vendita, ne è complementare con un valore aggiunto che
– se spiegato con convinzione – è ben recepito dal cliente.
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La nuova campagna ZEISS
a marzo ON AIR
Prontottica,
un supporto quotidiano
per ottici associati
Il Laboratorio Prontottica di
Genova si rinnova per offrire un
servizio migliore e punta sulla
tecnologia di Nidek: si rivolge agli
associati del gruppo, ma anche a
tutti i centri ottici interessati a un
servizio oftalmico di qualità
Ottici Associati ha messo in moto nuovi progetti e nuovi ampliamenti tecnologici. Consapevole che il settore si sta evolvendo e che
l’identità e la finalità dei gruppi d’acquisto tradizionali si sono velocemente modificate, ha proseguito il proprio percorso sulla strada
della qualità per differenziarsi e differenziare, mantenendo intatto il dna: fornire un servizio giornaliero d’eccellenza di supporto al
punto vendita e offrire opportunità organizzative, logistiche e commerciali tipiche delle grandi realtà anche al singolo ottico.
È sempre più importante per il punto vendita potersi dedicare alla propria clientela, al dialogo, alla sala refrazione, alla soluzione
visiva ideale e alle necessarie operazioni di marketing. Spesso, quindi, realizzare esternamente le proprie lavorazioni, sicuri del
partner cui ci si rivolge, è un vantaggio. Affidandosi al Laboratorio Prontottica il professionista ha a disposizione un competente
ufficio tecnico che fornisce assistenza quotidiana, suggerendo materiali e geometrie di volta in volta più indicati, controllando sempre la qualità dei semilavorati in ingresso.
Il processo è completo e razionalizzato per meglio favorire la routine giornaliera del punto vendita. All’ottico viene fornito un kit che
comprende moduli d’ordine e buste di lavorazione Prontottica, personalizzate e dotate di codice a barre per assicurare la tracciabilità e la consultazione di tutto il ciclo di realizzazione del proprio occhiale, attraverso il portale online 24 ore su 24.Per offrire
standard elevati i nostri laboratori hanno inserito una nuova catena automatizzata basata su centri di lavoro e di misura Nidek. La
tecnologia delle nuove macchine Nidek permette di realizzare tagli e produzioni sempre più precise e sofisticate, riducendo i tempi,
garantendo così un servizio superiore.
E non è tutto. Attraverso RE-LAB, servizio intranet dal Laboratorio Prontottica, il centro ottico ha a disposizione un grande laboratorio remoto che assicura costi minimi di gestione a fronte di elevata qualità, rapidità anche per montature glasant e nylor. RE-LAB
traccia e modifica la forma della lente, permette la sagomatura e l’invio in 24 ore (massimo 36 per le lenti di ricetta), calcola la migliore lente tenendo conto del rapporto qualità-prezzo-margine, si interfaccia con strumenti come il videocentratore e soprattutto
con la strumentazione del laboratorio, ottimizzando le risorse. Scegliere RE-LAB vuol dire ridurre i rischi di rotture, eliminare la necessità di investire in strumenti nuovi, essere sempre aggiornati, ottimizzando il proprio margine operativo.Infine, la dichiarazione di
conformità che accompagna ogni lavorazione attesta la responsabilità sull’assemblaggio eseguito per l’ottico e per l’utente finale.
Ma questa è solo una sintesi di ciò che il Laboratorio Prontottica è in grado di fare oggi, senza contare l’esperienza dello staff
che interviene, supervisiona e fornisce consulenza.Tutta l’organizzazione dei laboratori è ispirata alla ricerca continua della qualità
in ogni dettaglio per garantire precisione, puntualità e convenienza. L’alto livello raggiunto è testimoniato dalla soddisfazione dei
nostri numerosi clienti e dalla fiducia che ci hanno riconosciuto importanti aziende partner del settore, le quali daranno il via a futuri
progetti di collaborazione.
Il prossimo passo sarà l’uscita del nuovo listino oftalmico OA LENS, con cui ci prepariamo a un ritorno alle origini, associato a una
ricerca del prodotto oftalmico a marchio svolta in questi anni, riproponendo un brand che appartiene alla storia di Ottici Associati.
Alcune fasi produttive nel Laboratorio Prontottica
Cinque vicende giudiziarie già andate a sentenza.
Cinque storie personali che, di fatto, hanno contribuito a scrivere
la storia della professione, data la rilevanza delle disposizioni emesse
dalla Suprema Corte ogni volta che ha deliberato
n due puntate ripercorriamo gli aspetti salienti di questa storia, con l’aiuto di Elio
Palombi, già magistrato, giurista di fama
e legale di quattro dei cinque professionisti coinvolti, tra gli organizzatori e relatore al
primo convegno nazionale di regolamentazione
dell’optometria, “Il presente e il futuro degli optometristi italiani: le competenze dell’optometrista
nel trattamento delle disfunzioni visive”, che si è
tenuto a Napoli ai primi di novembre.
«In Italia la magistratura si è occupata della
questione già a partire dalla fine degli anni 70
dello scorso secolo. Si ricordano le sentenze del
Pretore di Torino del 26 aprile 1977, del Pretore di
Bologna del 30 marzo 1977, del Pretore di Schio
del 16 marzo 1978, quest’ultima relativa alla preparazione tecnica necessaria per l’applicazione
delle lenti a contatto. Con queste sentenze dei
giudici di merito si cominciava ad aprire la strada verso la legittimazione dell’attività degli optometristi nel campo delle disfunzioni visive, ma fu
solo a partire dagli anni 90 che la Suprema Corte
Elio Palombi: nella sua lunga carriera professionale ha ricoperto
incarichi di magistrato, docente e avvocato
affrontò il problema in maniera più diretta, occupandosi delle pratiche di “educazione visiva” al
fine di far regredire il deficit visivo miopico con
esercizi di ginnastica oculare basati sul principio
della biofeedback. Tale pratica, applicata in optometria, è basata sulla reazione dell’organismo
visivo del soggetto a uno stimolo luminoso collegato con una risposta di tipo sonoro. L’ideatore
della pratica, l’optometrista statunitense Joseph
Trachtman, elaborò uno strumento chiamato Accommotrac che venne importato anche in Italia
e distribuito tra gli optometristi nella prima metà
degli anni Novanta – spiega Palombi – Con la
sentenza del 9 giugno 1993 il Supremo Collegio, nell’occuparsi delle caratteristiche tecniche
dell’apparecchio Accommotrac, ribadiva che
“miopia, astigmatismo, presbiopia, strabismo,
non sono malattie ma anomalie dell’occhio”.
Con queste sentenze la giurisprudenza ribadiva che doveva essere considerata lecitamente
realizzata dall’optometrista l’attività di assistenza, controllo e trattamento svolta, in quanto non
rientrante nell’ambito delle funzioni di specifica
competenza del medico».
Con la sentenza del 3 aprile 1995, che riguardava il professionista pugliese Michele Schirone, la
Corte di Cassazione entrava nel cuore della questione, affermando che “l’evoluzione scientifica
e tecnologica determinano sovente la possibilità
che nuove attività professionali non riescano a
essere incasellate nelle professioni ufficialmente consolidate, ma ciò non può essere motivo
per una dilatazione degli ambiti delle categorie
professionali riconosciute, fino a ricomprendere, nella riserva loro spettante, attività soltanto
analoghe, complementari, parallele o ausiliarie rispetto alle professioni protette”. «Stabilito
che “l’attività professionale dell’optometrista è
indubbiamente un’attività nuova sorta a seguito dello sviluppo tecnologico”, la Corte precisava che occorre chiarire, nel caso concreto, se
la mera attività di misurazione strumentale, sia
pure sofisticata, e una semplice attività di ginnastica oculare debbono considerarsi “solo ausiliarie e funzionali all’espletamento della professione medica e non integranti il reato di esercizio
abusivo della professione, oppure se esse necessariamente comportano, nella loro essenziale
esecuzione, scelte e valutazioni di carattere diagnostico e terapeutico, tipiche dell’atto medico”.
Posto il problema, la Corte fissava un principio
di grande rilievo, secondo cui “la sfera di attività
professionale consentita all’optometrista non può
essere collegata a una comparazione fra l’attività professionale da lui posta in essere e quella
consentita all’ottico, che si sostanzia in un mero
giudizio di contenuto negativo, ma va ricondotta
a una ricognizione, in positivo, dell’attività riservata al medico oculista, e alla successiva valutazione dell’eventuale invasione di tale campo
attribuibile all’imputato, che, sola, può realizzare
il fatto tipico punito dalla norma incriminatrice”.
In ogni caso, quindi, occorre definire il contenuto dell’atto medico e verificare se l’optometrista
abbia invaso, con l’attività esercitata, quel campo di attività – ricorda Palombi – Sulla base del
principio di diritto fissato dalla Corte Suprema, la
Corte di Appello di Bari, pronunciandosi a seguito del rinvio, assolveva l’imputato, ma la sentenza veniva impugnata dal Procuratore Generale
presso la Corte di appello. Ne scaturiva la successiva sentenza del 25 giugno 1996 della Corte
di Cassazione, in cui veniva precisato come le
pratiche professionali consistenti nell’analisi visiva, l’autorefrattometria, la campimetria, la pneumotonometria, il visual training e il biofeedback
“costituiscono attività che, in quanto ausiliarie e
funzionali all’espletamento della professione di
medico oculista, non invadono il campo a tale
professione riservato”».
Sembrava che fosse stato così posto un punto fermo sulla linea di demarcazione tra le due attività.
Tuttavia gli esposti contro la categoria degli optometristi non finirono, tanto da indurre la Corte
Suprema a intervenire con un’altra importante
sentenza, l’11 aprile 2001, in cui si chiariva che
l’attività dell’optometrista “non è regolata dalla
legge, e il cui esercizio – allo stato attuale della
normativa – deve, proprio per questo, ritenersi
libero, lecito anche penalmente, per la semplice
ragione che non sussiste nessuna norma positiva
che lo vieti, a condizione che non venga invaso
l’ambito, strettamente curativo, riservato al medico oculista”: era la sentenza relativa al caso
del professionista lombardo Gianluca Mombelli.
«In quell’occasione la Suprema Corte ribadiva il
Michele Schirone ai tempi della sentenza che “aprì” il percorso
giurisprudenziale legato all’optometria italiana e oggi che guida
le territoriali di Federottica delle province di Bari e Bat
principio di diritto, già affermato nella sentenza
del 1995, secondo cui “la sfera di attività professionale consentita all’optometrista non deve essere definita con riferimento, in negativo a quella consentita all’ottico, ma va ricondotta a una
ricognizione in positivo, dell’attività riservata al
medico oculista, e alla successiva valutazione
dell’eventuale invasione di tale campo attribuibile all’imputato, che, sola, può realizzare il fatto
tipico punito dalla norma incriminatrice” – sottolinea ancora il giurista napoletano – Ancora una
volta venivano definite in modo chiaro e inequivocabile le competenze degli optometristi in tema
di disfunzioni visive, estese, tra l’altro, anche all’ipermetropia. “Si avrà – osservava la Corte – invasione dell’ambito strettamente riservato all’attività del medico, che si estrinseca nell’individuare
e diagnosticare le malattie, nel prescriverne la
cura, nel somministrare i rimedi, qualora l’optometrista compia valutazioni di carattere diagnostico, svolga attività di carattere curativo, rilasci
ricette, compia sull’occhio interventi di qualsiasi
tipo, intervenga in caso di vere e proprie malattie
oculari (e non di semplici disfunzioni della funzione visiva, come appunto miopia, presbiopia,
astigmatismo, ipermetropia, ecc) e comunque in
situazioni e con modalità tali che possano compromettere lo stato di salute del cliente”».
La Corte di Cassazione fissa, dunque, il principio
secondo cui l’attività del medico “si estrinseca
nell’individuare e diagnosticare le malattie oculari”: ne sono esclusi, quindi, i difetti della vista,
che vanno considerati come “semplici disfunzioni della funzione visiva”. «Questo approdo interpretativo rappresentava una risposta definitiva
alla lunga battaglia condotta dagli optometristi
al fine di ottenere il riconoscimento di un proprio
autonomo spazio di operatività del tutto legittimo nel campo delle disfunzioni visive – dichiara
Palombi – Si affermava l’idea che l’optometria è
una professione tecnico-sanitaria non medica,
fondata su conoscenze fisiche e biologiche. Ha
come obiettivo il trattamento dei difetti visivi con
mezzi ottico-fisici e, in genere, il miglioramento
della funzione visiva con tecniche non mediche,
escludendo cioè l’uso di farmaci e di interventi
chirurgici. L’optometria comprende nei suoi principi teorico-pratici, oltre alle procedure di analisi visiva, l’attenta osservazione della risposta
globale dell’organismo agli stimoli ambientali,
agisce sulla funzione visiva oltre che sull’organo visivo, mediante interventi orientati a equilibrare il processo della visione nella sua totalità
e risolvendo, dove necessario, disturbi indotti
dal moderno comportamento visivo determinato,
per esempio, dalle nuove esigenze e tecnologie».
(continua nel n.10)
Di spicco nella mascherina,
che si riconferma
uno dei trend della stagione,
divertenti, con giochi di forme,
e a effetto specchiato:
sono loro le protagoniste
delle ultime collezioni
pagine a cura di Francesca Tirozzi
Kristina Ti-Vanni
L’ottica come il Mosè
di Michelangelo?
Come la scolpirebbe il grande genio se il committente foste voi?
Esperto del mercato dell’ottica
a leggenda narra come la straordinaria
statua del Mosè che si trova nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma, nella zona dell’Esquilino, ebbe un ipotetico
diverbio con il suo creatore. Michelangelo stesso,
stupito dal realismo di quella statua, percosse il
ginocchio del Mosè con un martello intimandogli:
co in ogni sua parte. Per Michelangelo sarebbe stato
come iniziare dal principio. Avrebbe avuto da tanti
di voi molte indicazioni per lo più difformi e vagherebbe i primi tempi nel pensarlo maschio o femmina, nudo o vestito. L’ottica da troppo tempo nel suo
vecchio layout free service è indistinguibile nelle
differenze. Bisogna toccare con mano le persone per
comprenderne i dettagli. Nella sua versione più moderna l’ottica si è depurata del free service e attende
il cliente finale in grandi spazi bianchi che assomigliano a boutique parigine di alta moda.
Ve l’avevo detto che anche Michelangelo avrebbe
avuto difficoltà nel farsi un’idea da solo di quello che
avrebbe dovuto fare per l’ottica. Ma immaginatevi per un attimo di avere il genio a libro paga e di
dargli l’ordine di scolpire la statua dell’ottica come
Giulio II gli chiese il Mosè. Che cosa gli direste perché dia vita alla vostra ottica? È da qui che si deve
partire per ripensare un’impresa ottica al passo con
il futuro. Azzardo un’ipotesi. Metà adulto (over 40) e
Pensiero: perché non parli?
Da questa piacevole divagazione che è anche un
invito a visitare una bella chiesa nascono la provocazione e la domanda da cui parte molta della filosofia del libro “Presbiopia 10 e lode”. L’ottica odierna
è considerabile un monolite di marmo alto e imponente oppure una statua come il Mosè che lo stesso
Vasari asserisce essere “più opera di pennello che
di scalpello”? A dispetto di quanto si dica nel nostro
mondo, per il cliente finale l’ottica è un grande monolite alto e candido senza forme né dettagli, identi-
stre vendite come
hanno reagito nei
due anni successivi) a discapito di
una crescita della
provincia e della
dell’1%
Un indice importante è quello del
movimento naturale della popolazione, ovvero il
saldo tra decessi e
nascite. Anche in
questo caso il salLa copertina di “Presbiopia 10 e lode”,
do è positivo: nel
scritto da Nicola Di Lernia, pubblicato
da FGE e in vendita sul sito dell’editore
2014 ci sono state
+95 nascite rispetto alle morti. Un buon segnale per il futuro. Di fatto
nell’ultimo censimento del 2011 rispetto al 2001 la popolazione è aumentata del 17,4%. Questo nell’attività del nostro negozio ideale. Se andiamo a cercare,
sempre a tavolino, le cause di quest’ottimo andamento demografico, potremmo trovare delle risposte
nella popolazione straniera residente: oggi rappresenta il 16,6% della popolazione del comune, per il
50% europea, ovvero albanese e romena, normalmente adibita alla produzione edile e artigianale.
Questo segnale da oltre confine si confronta anche
con alcuni indici della popolazione molto esemplificativi. L’età media dal 2001 al 2015 è passata dal 41
ai 42 anni. L’indice di vecchiaia è pari a 121, ovvero
121 anziani ogni 100 giovani. Il ricambio della popolazione attiva è pari a 116 e ciò significa che gli
attivi sono abbastanza anziani. Di fatto nella piramide dell’età della popolazione del nostro comune,
suddividendo le età in funzione dei nostri obiettivi
di presbiopia-progressive, la fascia da 40 a 54 anni
(presbiti incipienti e dichiarati) è del 23,6%, mentre
quella dai 55 anni (primo occhiale progressivo) ai
64 anni è del 12%. Chiude la fascia di età pensionabile dai 65 agli 84 anni con un 12,3%. Da rilevare
che la percentuale di donne parte da un 48,2% dei
40 anni per crescere fino al 61,4% degli 80 anni. La
popolazione presbite è quindi il 47% del totale della
popolazione del nostro comune ideale. Ciò ci permette di riaffermare che quella della presbiopia è
una seconda ottica.
metà giovane (da 0 a 39 anni). Delle mani raffinate e
lunghe come le collezioni di occhiali di nicchia. Delle
gambe atletiche e muscolose a simboleggiare il suo
star bene. Un volto sereno che guarda lontano verso
il suo benessere visivo. Piedi curati e dita sottili come
lenti oftalmiche ad alto indice… Credo che vi stiate
già gustando il risultato finale e lo stesso Michelangelo ora potrebbe finalmente offrirvi il segno del genio. A cosa serve questo esercizio, mi chiederete. A
credere che dobbiamo dare forma e sostanza unica
alla professione ottica curandone i dettagli e lasciando al pubblico la contemplazione della nostra armonia e unicità. Non esiste un altro Mosè al mondo. E
neppure un’altra ottica.
Azione: facciamoci bene i conti in tasca
La domanda più ricorrente nel mondo dell’ottica è:
come faccio a conquistare nuovi clienti? La più grave amnesia riguarda il non considerare nuovi clienti
quelli che nel vostro database sono persone che non
acquistano da oltre quattro anni. In sostanza, vorrei che parlassimo almeno in questo libro la stessa
lingua e avessimo il medesimo obiettivo: fare bene
i conti. Da cosa si parte allora? Io direi dal territorio,
ovvero dal bacino principale di un negozio di ottica,
il comune di appartenenza, e dalle sue opportunità
o rischi nascosti. In una popolazione italiana di circa
60 milioni di abitanti gli ottici sono di media uno ogni
6.000 abitanti. Di fatto il nostro negozio ideale che
risiede in un comune di 21.000 abitanti può trovarsi a competere con almeno altri due-tre negozi. Se
possiede circa 12.000 anagrafiche significa che una
parte consistente del parco clienti, probabilmente un
40%, risiede fuori comune e che in ogni caso un abitante può cambiare ottico nel corso della sua vita.
Chiedo spesso a ciascuno di voi di mettere la testa
fuori dal proprio punto vendita per osservare come il
territorio è cambiato, come la residenzialità si è spostata o sviluppata. A volte da questo esercizio che
pare una perdita di tempo si scoprono cose nuove
e importanti. Lascio a voi questo esercizio ginnico di
osservazione e provo a dare delle risposte da computer a come il comune del nostro negozio ideale possa
aver reagito al fenomeno residenziale degli ultimi
15 anni. E trovo risultati eccellenti e in controtendenza. Di fatto il comune è passato dal 2001 al 2014
da 17.000 a 21.000 abitanti. In particolare l’anno del
boom residenziale è stato il 2007 con un incremento
della popolazione del 3,8% (andate a vedere le vo-
Se vuoi che la tua
impresa cambi,
prima cambia tu
Come rendere noi stessi e i nostri collaboratori
più responsabili in azienda
di Michaela Gariboldi e Paolo Valentini*
opo aver descritto nei numeri precedenti
di questa rivista le caratteristiche necessarie per essere bravi imprenditori (avere una buona organizzazione, essere autodisciplinati, saper gestire le persone demotivanti,
saper ascoltare per risultare bravi comunicatori, saper dare ordini certi per ottenere le cose da altre persone, essere allenati e preparati sulle vendite), ora
vogliamo darvi una semplice ma efficace guida per
mettere in pratica questi concetti. Perché il cambiamento (crisi, ricordiamocelo, è cambiamento) è una
delle cose più difficili da attuare, soprattutto quando
siamo presi dalla routine e dalle molte incombenze
del fare impresa. In realtà, il vero segreto è uno: se
vogliamo che le cose attorno a noi cambino, come
prima cosa dobbiamo cambiare noi.
Tutto fila bene quando le cose si incastrano alla perfezione. Ma sappiamo che questo non accade spesso, anzi nella maggior parte dei casi i piani subiscono variazioni o le cose prendono una piega diversa.
E quando questo accade, proviamo un certo senso di
ansia, smarrimento, sconforto, dovuti al fatto di non
avere il pieno controllo della situazione. Di fronte a
un problema abbiamo sempre due scelte.
•	Sentirci la causa: significa che pensiamo dentro di
noi qual è la nostra parte di responsabilità in ciò
che è accaduto e non è andato a buon fine come
speravamo o avevamo pianificato. Questa è la via
* Michaela Gariboldi, socia di Open Source Management, è specializzata in risorse umane e management
per le Pmi italiane.
* Paolo Valentini, esperto in marketing e gestione
delle risorse umane, con un focus pluriennale
sul mercato ottico italiano, è titolare di I-Profile Venezia.
Open Source Management opera nel mondo della
consulenza aziendale. I-Profile Venezia è l’azienda
franchisee di Osm per le province di Rovigo e Venezia.
di pensare apre la mente verso la ricerca delle
“Non esegue gli ordini che gli do”. Un grande
classico. In realtà stiamo dicendo: non ottengo maggiori risultati perché lui non fa quello che gli dico;
ovvero, stiamo mettendo la nostra azienda nelle sue
mani. Il pensiero corretto è: non ho ancora imparato
ad avere collaboratori produttivi che eseguono i miei
ordini. Per fare questo dobbiamo però impegnarci
nel mettere in atto la leadership e la delega.
“I dipendenti in fin dei conti vengono a lavorare per lo stipendio”. Dicendo questo stiamo affermando che le persone che lavorano per noi
sono un’entità a parte rispetto a noi, che non ci fidiamo di loro e che è normale che non facciano le cose
come vorremmo noi. Dobbiamo invece cambiare
questo concetto in: non ho ancora capito e trovato il
modo per motivare bene i miei dipendenti. Sì, perché
le persone anche se le paghiamo vanno motivate, va
dato loro un motivo emozionale all’azione. Per fare
ciò, non basta lo stipendio, seppur pagato regolarmente: quello è il minimo sindacale, ma non smuove
le persone a darti il loro meglio. Da qui la necessità
di mettere in campo l’ascolto e la gratificazione.
“I clienti sono diventati difficili”. Chiedono il
preventivo, arrivano con le informazioni da internet,
ecc. In altre parole stiamo dicendo: io non sono capace di vendere. Dura, ma è così. La giusta frase è: non
sono ancora stato in grado di adeguare le mie abilità
di venditore per far si che io riesca a convincere anche
i clienti più difficili. Leggi libri sulla vendita? Da quanto
tempo non frequenti un corso sulla comunicazione interpersonale? I tuoi collaboratori sanno vendere? Fai riunioni con loro per spiegare come rispondere di fronte
a certe obiezioni? Certo se non ti formi adeguatamente,
perderai sempre più clienti e non saprai perché.
“C’è crisi, quindi è normale accontentarsi di fare uguale all’anno prima”. L’anatema più grande è accontentarsi di risultati mediocri.
In altre parole, stai dicendo: io non sono capace di
ottenere risultati. La verità è solo una: devi crescere sempre. La frase giusta quindi è: non ho tutte le
competenze per fare l‘imprenditore e portare la mia
azienda a crescere. Questo mette in moto la tua sete
di conoscenza e ti porta, ad esempio, a cercare l’eccellenza in quello che fai, a studiare, a leggere articoli, a iscriverti a corsi di formazione, a chiedere più
risultati di qualità ai tuoi consulenti, perché tu come
imprenditore devi ottenere più fatturato e più utili.
per il costante miglioramento personale e imprenditoriale, perché ci mette nella condizione di pensare “cosa avrei dovuto fare di diverso per…” e ci
porta in una condizione di comando della situazione. In altre parole ci mettiamo nella condizione di
voler trovare la soluzione al problema in modo che
la prossima volta non si ripresenti.
•	Essere effetto: vuol dire che attribuiamo agli altri
le colpe del fatto che le cose non stiano andando
come vorremmo e ci teniamo fuori dal gioco della
responsabilità. Ovvero, incolpando gli altri o l’ambiente, deleghiamo senza rendercene conto all’esterno il destino della nostra azienda e dei nostri
successi. Lo facciamo, per esempio, quando incolpiamo il governo, quando attribuiamo i nostri bassi
risultati alla crisi economica, quando critichiamo i
clienti per una vendita andata male o peggio critichiamo i nostri collaboratori per non essere produttivi. In tutti questi casi smettiamo di sentirci noi la
causa (ergo, responsabili, cioè “gli unici incaricati
di”) e perdiamo l’opportunità di essere migliori.
Ogni volta che avvertiamo un problema, dobbiamo
porci questa domanda: cosa posso fare la prossima
volta/cosa avrei dovuto dire di diverso/come avrei
dovuto organizzare diversamente, per far sì che non
si presenti più? Attivando questo meccanismo mettiamo in moto la responsabilità, ovvero ci consideriamo gli unici incaricati di risolvere quel problema e
smettiamo di pensare che gli altri debbano risolverlo. Così smettiamo di darci delle giustificazioni e ci
concentriamo sulla ricerca della soluzione. In questo
modo, cercando la soluzione, sviluppiamo la conoscenza necessaria per risolvere il problema e diventiamo davvero abili nel fare le cose. Concetto da tenere in debita considerazione non solo per se stessi,
ma anche per rendere maggiormente responsabili i
nostri collaboratori: le persone che lavorano per noi
devono, infatti, diventare responsabili, devono cioè
sentirsi “gli unici incaricati di”, ma non possono diventarlo se noi siamo i primi a comportarci da effetto.
Vediamo insieme degli esempi concreti.
“Non ho mai tempo per fare tutto quello
che devo fare”. Un classico del nostro tempo è
lamentarsi di non avere tempo. In realtà sappiamo che, se vogliamo, il tempo lo troviamo, dando
al nostro cervello input corretti. Un esempio su
tutti: ho molte cose da gestire, ma non ho ancora
trovato il modo per riuscire a ottenere risultati e
ottimizzare al meglio il mio tempo. Questo modo
Crea il tuo FUTURO ed aggiorna il tuo PRESENTE
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DELL’ARTE AUSILIARIA SANITARIA DI OTTICO
• CORSO BIENNALE DI OTTICA
– curriculare
– studenti lavoratori
• CORSO TRIENNALE DI OTTICA
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LAUREANDI IN OTTICA E OPTOMETRIA
• CORSO BIENNALE DI OPTOMETRIA
• CORSO DI CONTATTOLOGIA
– di base
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SI O-O
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per il centro ottico
Imprenditore, collaboratori e clienti insieme,
per soddisfare i bisogni di tutti
di Anna Gatti e Letizia Melchiorre*
lla fine di ottobre abbiamo avuto
l’opportunità di partecipare a due
importanti appuntamenti per il nostro settore: il primo a Catania, Expo
Ottica Sud, e il secondo a Roma, Design Your.
Entrambe le occasioni sono state per noi di
fondamentale importanza. Da un lato abbiamo stimolato un confronto con un pubblico di
professionisti del settore, imprenditori, ottici,
tecnici, ma anche consulenti, store manager e
fornitori: dal tema della recente introduzione
della normativa relativa alla tessera sanitaria
alla gestione consapevole ed efficace del proprio punto vendita (analisi dei costi, controllo
di gestione, studio, analisi e utilizzo dei dati
raccolti, campagne marketing e comunicazione digitale). Dall’altro i due appuntamenti sono
soprattutto serviti per fare il punto su quanto
abbiamo realizzato in questo lungo anno che
sta volgendo al termine.
Il punto di partenza è sempre il punto vendita:
fare consulenza in questo settore significa anzitutto viverlo. Solo frequentando assiduamente il punto vendita è infatti possibile coglierne
* Anna Gatti, consulente aziendale, titolare di A&G Studio di
Bologna, specializzato nel controllo di gestione e analisi dei costi.
* Letizia Melchiorre di SocialLAB è consulente marketing e
comunicazione digitale: supporta piccole e medie imprese
nella progettazione e gestione di spazi di comunicazione
online, in particolare sito web e social network.
#WLP Collection: dedicati a chi vive da protagonista
i trend della moda e vuole il meglio del design italiano.
Linea venduta in esclusiva nei Centri Ottici OXO.
ottica oggi è data proprio dall’improvvisaziole criticità, ma anche le innumerevoli opportune. L’impresa virtuosa, al contrario, ha alcune
nità. Il controllo di gestione, l’analisi dei costi,
caratteristiche ben precise: una squadra affiala gestione di tutte le informazioni che proventata, lo studio di un progetto coerente e della
gono dal punto vendita, quindi la sua comusua realizzazione in tempi medi e non brevi,
nicazione on e offline, effettuati in questi anni
presso i nostri clienti ci hanno percambiamesso di capire e poi definire alPersonalizzare campagne
cune importanti caratteristiche che
e offerte, comunicare i valori m e n t i
necessiil negozio di ottica vincente deve
tano di
possedere. Le potremmo riassumeidentità: se fidelizzato,
re così: qualità, ossia serietà verso
per anil cliente, trasparenza dei compordare
tamenti all’interno del negozio duregime, un progetto di formazione per il perrante lo svolgimento della propria professione,
sonale, l’utilizzo corretto di uno strumento gequalità reale e riscontrabile in ogni momento
stionale all’interno del punto vendita, una coe su ogni aspetto; impegno, cioè il prodigarmunicazione attenta e coerente, dentro e fuori
si dell’imprenditore affinché ogni componenil negozio, un nuovo rapporto con i fornitori,
te (risorse materiali, immateriali, umane) sia
intesi anche come partner dell’azienda e che
in armonia e arrivi un messaggio coerente al
con l’azienda condividano missione e visione,
cliente finale; programmazione, quindi conoinfine il ritorno alla centralità del cliente.
scenza della propria attività; dalL’ultimo punto, forse il più importanla conoscenza si arriva alla
te, prevede uno sforzo ulteriore.
previsione (budget), che
Non basta comprendere le
significa impegno nel
loro esigenze, offrire servizi
in linea con i loro bisogni
e prodotti di qualità o
condivisi e raginstaurare un contatto
giungibili.
L’opersonale con i clienti
biettivo naturale
più importanti. Bisoper un’azienda
gna, altresì, realizzacommerciale è
re e personalizzare
produrre redcampagne e offerte,
dito per l’imcomunicare i valori
prenditore, ma
aziendali ai consuanche per i suoi
matori finali, anche
grazie all’utilizzo dei
così da creare
social media e del sito
benessere e sicuweb, definire una volta
rezza nell’ambiente
per tutte la propria identità,
unica nel mercato. Perché tutCome si arriva a tutto questo? Sia perché il mercato
to questo? L’imprenditore
sta evolvendo in continuazione e, se
deve conoscere il proprio buvogliamo continuare a esserci, dobbiasiness in ogni sua sfumatura: l’orimo necessariamente trovare soluzioni vincengine dei suoi ricavi, dove si generano i costi,
ti per l’adattamento, sia perché vi chiediamo,
come essere un professionista serio in sala recon una punta di provocazione: se fidelizzato,
frazione, come essere dunque un imprenditore
quanto “vale” un cliente?
a 360 gradi. La fragilità principale dell’impresa
Zaccagnini 2017:
focus su presbiopia
e presbiti
L’evento interdisciplinare, giunto alla ventesima edizione,
è in programma dal 4 al 6 febbraio a Bologna
edere da vicino è un problema che può
essere preso in esame da due punti di
vista opposti: da quello di chi lo considera esaurito con l’uso di occhiali da 15
euro oppure da quello di chi si attende una soluzione adeguata ai problemi del vedere da vicino
in funzione delle condizioni di luogo, di tempo e
di lavoro in cui si trova a dover utilizzare a pieno
le proprie facoltà visive «Se appartenete a questa
seconda categoria di persone e di professionisti,
prendete nota di questa data e di questo luogo:
sabato, domenica e lunedì 4, 5 e 6 febbraio 2017
a Bologna, partecipando al XX Congresso interdisciplinare organizzato da IBZ Vision Sciences
Department, per conto dell’Istituto Zaccagnini,
potrete ottenere molte risposte e informazioni su
quanto di meglio e di nuovo la ricerca e le attività
cliniche delle scienze della visione mettono oggi
a disposizione dell’ametrope presbite e, come sovente accade, non solo presbite – sottolinea Giorgio Righetti, direttore della struttura formativa bo-
lognese - Il mondo accademico delle scienze della
visione ha avviato da anni una ricerca sui difetti
visivi, mirata a identificare le ricadute sul sistema
economico mondiale della mancata o inadeguata
correzione della vista: la pubblicazione di “Il peso
globale della potenziale perdita di produttività
derivante da presbiopia non corretta“, nel numero VIII, di agosto 2015, sul giornale dell’American
Academy of Ophtalmology, firmato fra gli altri da
Kevin D. Frick, e Brien A. Holden, ne ha costituito
un punto fermo. E sullo stesso tema, più di recente, nel settembre 2016, con il volume 32, è tornata
una pubblicazione del Journal of Refractive Surgery, a cura di autori vari».
Quando nel 2002 la World Health Organization
avviò questa ricerca, muoveva dalla constatazione che i difetti visivi non corretti o corretti in
modo inadeguato fossero la principale causa di
deficit visivi e la seconda causa per cecità conseguente a cataratta ed evidenziava come queste
circostanze coinvolgessero alcune centinaia di
Congresso Zaccagnini 2016: la tradizionale tavola rotonda del lunedì mattina, a chiusura dell’evento, e la platea che l’ha seguita
zione è stata data alle componenti contestuali dei
problemi posti dalla presbiopia alle persone, ai
diversi ambiti di correzione e di uso della visione, all’efficacia e ai livelli di fruibilità e alle implicazioni umane, sociali ed economiche che ne
derivano – ricorda ancora Righetti - Come tradizione ormai consolidata, parteciperanno ai tre
giorni di lavori congressuali relatori delle diverse
discipline che ruotano intorno all’occhio e alla visione, provenienti anche dal Regno Unito, con le
new entry Neil Charman, Emeritus Professor alla
Faculty of Life Sciences della University of Manchester, e Sunil Shah, Honorary Professor alla
University of Ulster e Visiting Professor alla Aston
University, e una folta delegazione della stessa
Aston University con alcuni relatori ormai storici
partner delle attività dell’Istituto. Nell’ambito del
programma saranno attivati numerosi seminari,
workshop e la presentazione di poster».
Le tre giornate si articoleranno in più sessioni
plenarie in cui si alterneranno oltre cinquanta
relatori sull’attualità dei tre filoni di correzione
della presbiopia, ovvero occhiali, lenti a contatto e chirurgia, e si concluderanno con una tavola rotonda su “Presbiopia e presbiti: le opzioni di
compensazione e trattamento a confronto con la
loro accessibilità e sostenibilità per il cittadino e
il Servizio Sanitario Nazionale”: sarà animata e
condotta dai presidenti delle plenarie e rappresenterà una sorta di contest e di confronto fra le
diverse opzioni, con l’obiettivo di offrire una sintesi efficace dello stato dell’arte dei sistemi di correzione e di trattamento della presbiopia.
milioni di persone. «Partendo da questo dato di
fatto, l’IBZVision Sciences Department ha deciso
di puntare l’attenzione sul deficit visivo più diffuso e sui suoi portatori assumendo la ricerca citata
come linea guida e ha identificato il tema centrale
del Congresso con “Presbiopia e presbiti: attualità e innovazione dei sistemi di correzione, delle
pratiche cliniche e della ricerca, a confronto con
accessibilità, fruibilità e nuove tecnologie” – spiega Righetti - Sarà pertanto questo il tema intorno al quale, con il consueto apporto di presenze
internazionali e l’approccio interdisciplinare che
connota da sempre questo evento, ruoteranno comunicazioni scientifiche, relazioni e dibattiti di un
appuntamento scientifico e professionale che taglierà, in quest’occasione, il prestigioso traguardo delle venti edizioni. La presbiopia è un difetto
visivo di dimensioni planetarie che limita, nel corso del ciclo di piena occupazione e attività sociale della loro vita, le relazioni degli individui con
l’ambiente esterno e, contemporaneamente, il difetto visivo da cui deve essere corretto il maggior
numero di abitanti del pianeta: risulta, quindi,
tema rilevante sotto molti aspetti e il Congresso
cercherà di esaminarli tutti».
Hanno collaborato alla stesura del programma
scientifico del Congresso Zaccagnini 2017 organismi professionali e scientifici di vertice dell’optometria, italiani e anglosassoni: International Association of Contact Lenses Educators, European
Research Presbyopic Group, Associazione Italiana Lenti a Contatto, Società Optometrica Italiana.
«Nella formulazione del programma molta atten-
Congresso Irsoo:
ricerca, pratica
e sperimentazione
Più di 120 delegati si sono dati appuntamento alla fine di ottobre a Vinci
per un evento centrato su prevenzione visiva, occhio secco e miopia
li argomenti affrontati nelle tre sessioni strumentazione consentano oggi agli optometristi
plenarie al Teatro di Vinci e approfonditi di riscontrare tali problemi molto meglio che in pasnei workshop tenuti nelle aule e nei la- sato e che «un passo avanti è rappresentato anche
boratori dell’Irsoo hanno dato vita a “Il dalla possibilità di entrare nelle scuole a fare queruolo dell’optometria nella prevenzione dei proble- ste indagini che oggi, in alcune regioni, in primis
mi della visione”, seconda edizione del simposio Lombardia e Toscana, vengono frequentemente
organizzato dall’Istituto toscano. All’optometria pe- proposte grazie all’impegno dell’Irsoo e alla buona
diatrica e geriatrica è stata dedicata la prima ses- collaborazione coi responsabili didattici e istituziosione del Congresso, moderata da Silvio Maffiolet- nali». Anche per quanto riguarda l’optometria geti. «Nella parte incentrata sull’aspetto pediatrico si riatrica si è proceduto a tracciare una panoramica
è sottolineata l’importanza di sottoporre a test opto- delle principali problematiche visive che possono
metrici i bambini a parinteressare le persone
tire da un’età in cui il sianziane e di come, atstema nervoso e visivo
traverso strumenti che
è ancora molto plastico,
tutti i professionisti della
perché eventuali provisione possiedono, sia
blematiche, quali amepossibile individuarle
tropie o anomalie della
in maniera abbastanza
visione binoculare, possemplice per poi inviare
sano essere trattate con
immediatamente il pamaggior successo dallo
ziente dallo specialista
specialista oftalmologo
oftalmologo per un tratcui il bimbo viene inviatamento precoce. «Dato
to, se individuate in età
che generalmente parprecoce», spiega Mafte della popolazione si
fioletti. È emerso inoltre Uno dei tavoli dei relatori del Congresso Irsoo che si è svolto a Vinci
rivolge prima all’ottico
come la tecnologia e la a fine ottobre
per fare l’esame della
Lenti con trattamento tradizionale*
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europea, finalizzato ad approfondire le conoscenze
sull’occhio secco e a trovare trattamenti e cure adeguati». Le aziende dunque investono e propongono
soluzioni, «spetta poi al professionista di proporle
ai clienti non guardando solamente all’immediatezza della vendita – conclude Gheller – È necessario allora, come è stato messo in evidenza dalla
discussione, un continuo aggiornamento dal punto
di vista culturale da parte dei professionisti, che si
ottiene anche seguendo eventi come questo».
La terza sessione del convegno è stata, infine, dedicata al possibile rapporto tra visione periferica
e controllo della progressione miopica. «Il ruolo
della refrazione periferica nella regolazione della
crescita dell’occhio oggi è un argomento estremamente dibattuto – spiega Antonio Calossi, che ha
partecipato alla sessione – Una delle ipotesi che
emergono da lavori sperimentali condotti su modello animale è che il meccanismo che presiede
alla corretta crescita dell’occhio, ossia il processo
di emmetropizzazione, non sia nella retina centrale, ma nella parte periferica della stessa. Malgrado
non sia ancora completamente chiaro se l’ipermetropia periferica sia la causa o la conseguenza della miopizzazione, oggi tutti i meccanismi ottici per
cercare di rallentare la progressione della miopia
si stanno concentrando su quello che si chiama defocus periferico». Il dibattito si è sviluppato partendo proprio da questa teoria, recente e pertanto non
ancora largamente condivisa, portando contributi
della letteratura scientifica a favore e non. «Abbiamo, inoltre, discusso alcune misure sperimentali
eseguite dagli studenti di Vinci su occhi miopi corretti con diverse metodologie tra le più efficaci nel
rallentare la progressione del difetto visivo, dall’ortocheratologia sino alle lenti a contatto multifocali:
sono emersi dati interessanti sovrapponibili a quelli di altri laboratori di ricerca – afferma Calossi – La
conclusione cui si è giunti è che i dati sperimentali
che abbiamo a disposizione non sono ancora in
grado né di avvalorare né di confutare tale teoria
e ciò ha dato spunto a ulteriori lavori di ricerca da
condurre sul lungo periodo, che in parte saranno svolti all’interno del nuovo centro di ricerca di
Irsoo: che oggi si possa rallentare la miopia è un
dato di fatto certo e inconfutabile, quello che stiamo
cercando di capire, per migliorare l’efficacia di tali
sistemi, è il meccanismo».
Una vista dall’alto della platea
vista – conclude Maffioletti – tener presente questo,
senza volerci in nulla sostituire ai medici, ci permette di essere un prezioso presidio visivo sul territorio per l’utenza».
La seconda sessione si è occupata invece di occhio
secco, «una problematica multifattoriale sempre
più in evoluzione, per questioni di carattere fisiologico generale legate all’età, ma anche per gli stili
di vita, e che impatta ormai un terzo della popolazione: si pensi che, secondo i dati Federfarma, dei
circa 40 milioni di colliri che vengono venduti in Italia quasi la metà sono lacrime artificiali», commenta Pietro Gheller che ha coordinato l’incontro. Durante il quale si è evidenziato anche che chi soffre
di occhio secco sovente si accolla autonomamente
il peso della scelta della soluzione al problema, che
invece è lungo e complesso da affrontare, per il
quale il più delle volte purtroppo non ottiene risposte risolutive. «La contattologia è coinvolta perché
le lac sono uno dei fattori che non inducono l’occhio secco, ma che possono acuirne la sintomatologia – prosegue Gheller – Dalla comunità scientifica
è stato coniato proprio il concetto di discomfort da
lenti a contatto. Le aziende e il mondo scientifico si
stanno muovendo da tempo per affrontare questo
problema, che in un numero elevato di casi porta al drop out, sviluppando biomateriali e polimeri
specifici».
«Gli investimenti sulla ricerca in questo settore
sono cospicui – continua l’esperto – al congresso
sono stati invitati due giovani ricercatori, di cui uno
italiano, che partecipano a un progetto internazionale finanziato con cifre consistenti dalla comunità
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tre pilastri alla base
Prodotto, comunicazione, formazione: l’azienda oftalmica li mette a
disposizione dei centri ottici partner per guidare al meglio nell’acquisto
gli utilizzatori di dispositivi di ultima generazione
di Francesca Tirozzi
on l’avvento dell’era digitale è cambiato il
mondo e sono cambiate anche le esigenze
visive. «È comprovato che smartphone, tablet, schermi a Lcd mettono a dura prova i
nostri occhi: affaticamento visivo, bruciori e difficoltà
a mettere a fuoco sono i principali disagi riferiti dai
consumatori – spiega Roberta Celin, communication & events manager di Carl Zeiss Vision Italia –
ma ancora oggi al grande pubblico non sono ben
chiari i legami fra stanchezza agli occhi e utilizzo di
questi supporti digitali». Per Zeiss non è solo importante fare una scelta di qualità, in termini di prodotto
lente e montatura, ma è altresì fondamentale scegliere la soluzione che meglio si adatta alle esigenze
specifiche. «Secondo la fonte Wesocial, Il 63% della
popolazione italiana accede una o più volte al giorno a internet da pc o da tablet e il 47% è attiva sui
social – continua la manager – In media si naviga
4 ore al giorno accedendo da pc o tablet e 2 ore da
smartphone, tempo che può variare a seconda della
professione svolta. Dati che non si possono sottovalutare e che sono in crescente aumento».
Per rispondere a questi mutati bisogni Zeiss ha
studiato un portafoglio di soluzioni visive a uso
generico ottimizzate anche per l’uso dei dispositivi
digitali che comportano condizioni di lettura differenti. È così possibile trovare lenti per rispondere
alle esigenze delle diverse fasce di età. «Le lenti
Digital, ideali per il target 30-40 anni che utilizza
di frequente dispositivi digitali, offrono un supporto
all’accomodazione variabile ideale per alleggerire lo sforzo del muscolo ciliare, mantenendo campi visivi nel lontano ampi e confortevoli; le lenti
progressive della gamma Precision, disponibili in
quattro versioni in un crescendo di personalizzazione, grazie alla Digital Inside Technology ottimizzano le aree di visione sia per la lettura di stampati
tradizionali sia per la visione di dispositivi digitali
– afferma Celin – Infine, le lenti Office, da gennaio disponibili anche con tecnologia Digital Inside,
sono ideali come secondo occhiale per i portatori
di lenti progressive, consentono una visione ottimale dalla distanza di lettura ravvicinata sino alle
media distanza, tipica dell’ambito lavorativo, con
la possibilità anche di scegliere una soluzione Individual per la massima personalizzazione delle
aree. Per tutti, l’abbinamento dei design con il trattamento DuraVision BlueProtect aiuta a preservare
Il materiale pop dedicato alle nuove soluzioni visive per il centro ottico
a lungo la qualità della visione, riducendo gli effetti nocivi della luce blu emanata da schermi Led».
Per rafforzare la conoscenza al grande pubblico
di tali prodotti l’azienda ha recentemente avviato
un’attività di comunicazione in store, in collaborazione con gli ottici partner, per dare visibilità a questa offerta con materiale di presentazione del portafoglio prodotti. «Si tratta di una prima fase perché
presto torneremo in tv, radio e sul web in un piano
di comunicazione destinato proprio a raccontare al
grande pubblico l’importanza di una soluzione visiva adeguata ai tempi che cambiano – continua la
manager – L’obiettivo è accompagnare l’ottico e il
consumatore finale a più riprese sul tema, facendo
capire anche come il digitale pervade la nostra vita,
dal lavoro allo sport o alla socialità e come si possa
sempre supportare al meglio i nostri occhi in questo
viaggio quotidiano che percorrono».
L’attenzione alle nuove tecnologie si manifesta in diverse direzioni. «Nel prodotto oftalmico, nostro core
business, nella strumentazione ottica all’avanguardia per consentire analisi refrattive sempre più precise e dettagliate, ma anche in tutti gli strumenti di
comunicazione. I primi più tangibili dall’ottico, sono
i supporti alla vendita, come la recente lampada
olografica che trasmette filmati in 3D, che è stata
particolarmente apprezzata proprio perché attira
l’attenzione del consumatore – spiega ancora Celin
– o il visore VROne per la realtà virtuale che oggi
non ha solo un ruolo ludico, ma anche informativo.
A ciò si aggiunge la comunicazione che non transi-
ta direttamente dal punto vendita, come le attività
sui motori di ricerca o di mobile advertising, gestiti
dall’azienda, ma mantiene l’obiettivo principale di
generare traffico e stimolare l’acquisto».
E nel digital non poteva mancare il mondo social. «I
nostri canali ci aiutano a raggiungere il nostro consumatore nelle diverse fasi di acquisto – sottolinea
la manager – A livello di cifre, la nostra pagina italiana Facebook conta circa 158 mila fan, mentre al
nostro sito Italia vengono effettuate circa 80 mila visite al mese, con una visualizzazione pagine media
di 130 mila al mese. Sono numeri in costante crescita
che testimoniano la fedeltà e l’attenzione a Zeiss. Gli
stessi contenuti possono poi essere condivisi dagli
ottici partner sulle proprie pagine e li abbiamo ulteriormente facilitati con la creazione di una social
media room all’interno della quale ognuno di loro
può crearsi il proprio calendario editoriale».
Terzo pilastro per Zeiss è la formazione. Per contribuire a un business di successo, Zeiss ritiene, infatti,
fondamentale la preparazione dell’ottico. «È importante che sappia guidare al meglio il consumatore
nella scelta della lente e per farlo è necessario che
sia formato sulle ultime novità e che abbia a disposizione tutti gli strumenti utili – conclude Celin – Stiamo, perciò, finalizzando il nuovo calendario della
Zeiss Academy: nel 2017 sarà confermato un aggiornamento di alto livello, condotto da docenti esterni
di riconosciute competenze, per dare l’opportunità
all’ottico di ricevere una formazione sia tecnica sia
manageriale e di vendita».
SEIKO DRIVE e
guida più sicura e rilassata
I recenti sviluppi in campo tecnologico hanno avuto un impatto anche sulle nostre esigenze visive.
L’utilizzo di fari Xenon e Led a maggiore intensità hanno aumentato la luminosità notturna, percepita
da molti come eccessiva e abbagliante. La combinazione di design ottimizzato e trattamento di
ultima generazione sono la soluzione proposta da SEIKO per soddisfare tutti i requisiti di visione di
coloro che trascorrono molto tempo alla guida.
La lente monofocale SEIKO DRIVE garantisce una visione rilassata e confortevole anche nelle aree
periferiche, eliminando il fastidioso effetto di sfocatura al bordo, per una visione rilassata su tutta la
SEIKO DRIVE X è la lente progressiva che, oltre alla visione da lontano, garantisce un’area
dell’intermedio migliorata e una visione più chiara del cruscotto e di tutti gli strumenti di navigazione
e di bordo. Ideale per chiunque voglia guidare in condizioni più confortevoli e sicure.
Trattamento di ultima generazione
SEIKO RCC, RoadClearCoat, lo speciale trattamento antiabbagliante di ultima generazione,
assicura una visione nitida soprattutto per coloro che trascorrono molto tempo alla guida. SEIKO
RCC riduce significativamente i fastidiosi bagliori, prodotti dai fari Xenon e LED delle automobili
provenienti dalla direzione opposta oppure causati dal parabrezza bagnato o, ancora, da altre
fonti luminose. Fornisce una migliore protezione dai raggi solari, fino al 50% rispetto ai trattamenti
antiriflesso di serie, e contribuisce a evitare l’irritazione degli occhi.
Il residuo visibile di colore bronzo rende le lenti nitide, trasparenti e belle esteticamente.
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la tua famiglia”
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per promuovere il benessere visivo e
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centri ottici assicurano un’opportunità straordinaria
ai famigliari dei propri clienti. A fronte dell’acquisto di
una prima coppia di lenti antiriflesso sarà possibile
offrire una seconda e una terza coppia di lenti
antiriflesso, senza limite di geometria, a condizioni
«Dato l’elevato interesse e gli ottimi risultati generati
dall’edizione primaverile abbiamo ideato la versione
natalizia di “Proteggi la Tua Famiglia”, legando
l’importanza del benessere visivo ai valori tipici
del Natale, la famiglia e il regalo - spiega Anna
Maria Nicolini, marketing manager di Hoya Italia
- Gli obiettivi sono molteplici: innanzitutto, creare
maggiore traffico in negozio aumentando le vendite
del centro ottico anche ai famigliari dei clienti, poi
valorizzare le lenti con trattamento antiriflesso
top BlueControl, UVControl o LongLife e anche
il fotocromatico Sensity, abituando il pubblico a
proteggere i propri occhi con lenti di qualità. Infine,
diminuire il tempo di cambio dell’occhiale che negli
ultimi anni si sta allungando».
Regalare il benessere visivo ai propri cari è quindi
un’occasione da cogliere al volo che Hoya supporta
attraverso materiali di comunicazione e di visibilità,
che coprono anche la comunicazione online, per
clienti finali sempre più social.
Blue-Light Block
by Divel Italia
Numerosi studi hanno dimostrato che la luce blu può essere lesiva per gli epiteli retinici, in particolare per l’epitelio
pigmentato della retina. Infatti, la componente blu dello spettro luminoso possiede un elevato valore energetico e per
questo la quantità di energia che raggiunge l’occhio deve essere attenuata al fine di prevenirne possibili danni. La
diffusione della luce blu provoca, inoltre, l’effetto definito “Blu Bur”: riduce fortemente il contrasto causando un effetto
nebbia e producendo un “velo di distanza”, veling glare, per cui la visione è simile a quella che si ha in presenza di
foschia.
In particolare, i dispositivi elettronici, oggi sempre in funzione, hanno creato il “giorno di 24 ore”: la luce blu viene
diffusa nell’ambiente anche da pc, tablet, smartphone, tv, lampade a Led, ecc e, in generale, da ogni fonte luminosa
artificiale. La presenza di questa luce blu nell’ambiente in cui si vive altera il ritmo circadiano, stimolando la produzione
nell’organismo della melanopsina che ha la funzione di orologio biologico: queste lunghezze d’onda sono, quindi,
molto importanti per la determinazione dei periodi veglia-sonno. Diventa, quindi, fondamentale il tempo di esposizione
a queste radiazioni, onde poter calcolare l’influenza che possono avere sul ritmo circadiano.
Tra gli effetti dannosi che possono essere riconducibili alla luce blu figurano:
•	occhi rossi e irritati;
•	secchezza oculare;
•	offuscamento della visione;
•	insonnia e disturbi del sonno;
•	affaticamento dell’occhio;
•	mal di testa;
•	dolori articolari lungo la spina dorsale;
•	sensazione di fastidio alla luce.
Il trattamento CHROMA di Divel Italia, grazie a un’innovativa tecnologia, consente in un unico trattamento di ottenere
sei risultati: oltre a essere antigraffio, antistatico, antiriflesso, oleofobico, idrofobico, attraverso la tecnologia BLUELIGHT BLOCK riduce il passaggio delle radiazioni della luce blu.
I vantaggi della tecnologia BLUE-LIGHT BLOCK sono:
•	assorbimento totale delle radiazioni UV fino a 400 nm;
•	filtraggio selettivo delle radiazioni dannose (blu-viola) comprese fra 420 e 450 nm;
•	selezione della luce che garantisce il passaggio delle radiazioni benefiche indispensabili all’uomo per mantenere il
corretto ritmo circadiano (veglia/sonno);
•	protezione degli occhi, consentendo una visione ottimale;
•	protezione dai raggi UVA e UVB;
•	protezione luce blu.
– 6UK’S
4-6 February 2017
· ExCeL London
R EG IS TER FOR YOUR FR EE TIC K E T
w w w.10 0 p e r c e n t o p t i c a l . c o m
Galileo e Ottica De Lorenzo
alla Dakar con EyeDrive
Partirà il 2 gennaio 2017
il rally più importante e difficile
del mondo: fino al 14 gennaio
vedrà sfidarsi diversi team
su un percorso di circa 8.000
km che attraverserà tre paesi,
partendo dal Paraguay
per passare dalla Bolivia
e arrivare in Argentina
Oftalmica Galileo sarà presente alla gara grazie alla partnership
con Ottica De Lorenzo di Padova e i gemelli Aldo e Dario, membri
del team spagnolo Jaton Racing, che hanno scelto le lenti
Galileo EyeDrive per attraversare l’America del Sud in quella che
sarà una sensazionale esperienza.
Le lenti EyeDrive sono la soluzione ideale per coloro che passano
molto tempo alla guida. Infatti il 48%1 degli automobilisti lamenta
disturbi dovuti all’abbagliamento dei fari, al riverbero dei semafori
e, in generale, dell’illuminazione stradale causato sulle lenti,
soprattutto la sera. Galileo EyeDrive è una soluzione innovativa:
grazie alla nuova tecnologia Reflect Control unisce il trattamento
antiriflesso e il design alla tecnologia digitale, riducendo il fattore
di riflettanza notturna fino al 90% rispetto a una lente indice 1.6
non trattata antiriflesso e fino al 57% rispetto a una lente trattata
antiriflesso, garantendo una visione più nitida e più definita, con
contrasti più evidenti e con campi di visione più ampi.
La Dakar è una prova importante, un’avventura umana e una
competizione estrema, che però non è nuova ai gemelli Aldo e
Dario che, negli anni, hanno consolidato la loro grande passione
per il fuoristrada partecipando a diverse esperienze. Dopo gli
inizi negli anni 90 come turisti su jeep intorno all’Africa e dopo
aver superato dure prove nel Deserto Bianco dell’Egitto, hanno
gareggiato alla loro prima Dakar nei primi anni Duemila. Nel
2005 si sono classificati trentunesimi su 300 vetture e primi tra
gli italiani. E ora sono pronti a una nuova sfida. «La Dakar è una
lotta contro il tempo e contro le difficoltà: per poterli affrontare
bisogna essere ben equipaggiati – dicono i due ottici padovani
– Nell’auto saranno sicuramente presenti un telefono satellitare,
un manometro, una penna e una bussola e avremo sempre gli
occhiali con lenti EyeDrive di Galileo». Perché proprio questa
scelta? «Durante la gara si guida tra le 6 e le 10 ore al giorno,
per circa 450-500 chilometri. La luce quindi cambia velocemente
lungo l’arco della giornata, per cui è ottimale l’utilizzo della lente
EyeDrive Transitions XTRActive di Galileo che permette anche di
ridurre l’affaticamento visivo, portando a una guida più rilassata
e sicura, per quanto possibile durante la Dakar – spiegano –
Inoltre la lente EyeDrive migliora la definizione di ogni dettaglio e
garantisce maggiore stabilità visiva, riducendo l’abbagliamento e
il riflesso di altri veicoli e dell’illuminazione stradale».
1. Fonte: Vision Impact Study, del 2013
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dalla luce blu-viola
elevate in interni
La costante esposizione degli occhi alle fonti luminose di
monitor Lcd e Crt, smartphone, tv al plasma e dispositivi LED
rappresenta un potenziale fattore di rischio per la vista. Anche il
sole è una fonte di luce nociva: emette un’intensità di oltre cento
volte superiore a quella dei dispositivi elettronici e degli schermi.
Transitions, da sempre impegnata sul fronte Ricerca & Sviluppo
e della prevenzione del benessere visivo, ha recentemente
condotto nuove misurazioni specifiche sulla luce blu da cui sono
emerse le elevate capacità di protezione delle proprie lenti dalla
luce nociva, garantendo nello stesso tempo performance visive
Progettate per filtrare la luce nociva blu-viola, le lenti Transitions
sono perfette tanto in ambienti interni quanto esterni. A differenza
di ciò che accade per altre lenti, che filtrano la luce blu per
riflessione, la tecnologia fotocromatica Transitions si distingue per
la capacità di bloccarne gli effetti per assorbimento, garantendo
la neutralizzazione del colore giallo, ossia quella parte che filtra
la luce blu nociva. Una soluzione che riduce l’esposizione alla
luce blu dannosa in qualsiasi situazione di luce e in qualunque
momento della giornata, anche nelle condizioni esterne più
Le lenti Transitions per un uso quotidiano sono disponibili nelle
seguenti versioni:
•	Transitions Signature VII, per un perfetto equilibrio tra lente
scura all’aperto e lente chiara in ambienti chiusi, sono in grado
di schermare oltre l’85% della quantità di luce blu nociva
presente naturalmente in ambienti esterni, anche in presenza
di luce solare intensa, e oltre il 20% di quella presente in
ambienti interni, ben due volte in più rispetto alle altre lenti
chiare1;
•	Transitions XTRActive, con doppia attivazione per i portatori
che desiderano ottenere il massimo scurimento della lente
all’aperto e trascorrono la maggior parte del proprio tempo
in condizione di luce solare intensa o in auto, garantiscono
prestazioni ancora più elevate. In ambienti esterni, infatti,
bloccano dall’88% al 95% della luce blu nociva che
quotidianamente i nostri occhi assorbono, mentre in ambienti
chiusi riescono a schermarne fino al 34%2, per una protezione
anche fino a tre volte superiore rispetto alle lenti chiare.
Le ricerche hanno evidenziato che, nonostante i meccanismi di
difesa naturale dell’occhio, l’esposizione cumulativa e prolungata
alla luce blu-viola, conosciuta anche come luce visibile ad alta
energia, è uno di quegli elementi che può contribuire a provocare
danni oculari irreversibili: nello specifico, è fortemente collegata
a un aumento del rischio di degenerazione maculare della retina.
La correzione delle ametropie, dunque, non può prescindere
dalla protezione del patrimonio visivo.
1. Le lenti Transitions® bloccano dal 20% al 36% di luce blu in interni, escludendo i prodotti
CR607 Transitions® Signature™ che schermano dal 14% al 19%. Il doppio confronto si
riferisce alle tipiche lenti 1.50 e alle lenti con rivestimento in policarbonato
2. Le lenti Transitions® XTRActive® bloccano dal 34% al 36% della luce blu dannosa in
interno, escludendo i prodotti CR607 Transitions® XTRActive® che schermano dal 27%
al 31%
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stile puro
La firma Porsche Design si esprime anche attraverso il reading
tool, accessorio di grande stile, elegante e contemporaneo. La sua
forma pulita dona un particolare appeal a questo occhiale da lettura,
che evidenzia comode aste in materiale high tech e un segmento
frontale in acciaio inossidabile altamente flessibile. Tale caratteristica
rende possibile ripiegare la montatura in modo così piatto da poterla
riporre nel taschino di una giacca.
Il reading tool by Porsche Design è leggero e molto comodo da
indossare. Il comfort globale è assicurato anche dalla qualità delle
lenti Rodenstock di cui è dotato, che offrono benefici legati alla
resistenza ai graffi e protezione dagli UV. L’affidabilità ottica delle
lenti è particolarmente importante in questa tipologia di occhiali
in quanto la lettura, in ogni sua forma, che sia da uno schermo
dello smartphone o da un libro, richiede sempre un’intensa
concentrazione visiva.
Il reading tool proposto da Porsche Design è disponibile in quattro
poteri diottrici: +1.00, +1.50, +2.00 e +2.50 e con una forma
ergonomica che fornisce il campo ideale di visione per la distanza
Il reading tool si veste di seduzione anche per le imminenti strenne
natalizie, grazie all’originale gift box His & Her dedicato alla coppia,
da poter mettere in bella mostra nelle vetrine dedicate alle festività.
Il cofanetto regalo è disponibile in accattivanti colorazioni per una
scelta basata sul gusto personale. Al suo interno, il P’8801 ha
ridisegnato il concetto di occhiale da lettura sia per la progettazione
ingegneristica sia per la raffinata estetica, oltre che per la sua
eccellenza funzionale in ogni situazione.
Il reading tool by Porsche Design, dunque, da almeno un decennio
continua a ben impressionare i professionisti e il pubblico,
affermandosi sempre come una scelta d’acquisto distintiva.
Da 0 a 180° (int. 1°)
900714v1
Potere, cultura,
optometria (e quella
volta con Fo)
di Sergio Cappa
“Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché
conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti
dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere.
Di ogni potere. La cultura non
si può ottenere se non si conosce la propria storia”. Questo
è uno tra gli aforismi di Dario
Fo, l’istrione teatrale recentemente scomparso a 90 anni.
Nel 1997 gli venne assegnato il
Nobel per la Letteratura, “perché, seguendo la tradizione dei
giullari medievali, fustiga il potere e riabilita la dignità degli
umiliati” e nel discorso di ringraziamento Fo ricordò il suo
maestro Ruzante che “si costruì
una lingua, un lessico del tutto teatrale, composto di idiomi
diversi; dialetti della Padania,
espressioni latine…”.
Il mito greco dell’alfabeto racconta che Cadmo, il re cui si
attribuisce l’introduzione in
Grecia delle lettere fonetiche,
seminò i denti di un drago dai
quali scaturirono uomini in
arme (a lui si deve la fondazione di Tebe); come tutti i miti anche questo riassume un lungo
processo in un’immagine sintetica. L’alfabeto significò potere,
autorità e controllo a distanza
delle strutture militari: unito al
papiro, segnò la fine dell’immobile burocrazia del tempio
e del monopolio sacerdotale
della conoscenza e del potere;
la scrittura ieratica opposta a
quella geroglifica. I denti sono
un ovvio agente di potere e le
lettere, nella loro somigliante
struttura lineare, hanno la ca-
pacità di affondarsi come denti
nella materia con cui raccontano o aggrediscono. Se la storia
della parte del mondo che si
rifà alla matrice greco-cristiana ci fornisce la dimostrazione
del fatto che la cultura, nel senso alto della parola, fiorisce là
dove si trova il potere e si isterilisce nei luoghi che il potere
abbandona, possiamo pensare che la frizzante animazione
culturale che caratterizza l’optometria italiana in questi anni
sia il contraltare silenzioso di
un potere che ancora non ci appare? Apriamo gli occhi, come
esperti della visione non ci facciamo una bella figura…
P.S. Ho conosciuto e chiacchierato con Dario Fo a un Festival
dei Due Mondi di Spoleto molti
anni fa. La sua curiosità ancora
mi sorprende e disorienta.
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