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Timestamp: 2017-07-22 18:45:13+00:00

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CIRCONVENZIONE DI INCAPACE Affinché possa configurarsi il reato di circonvenzione di persone incapaci, non è necessario che la vittima sia dichiarata interdetta o inabilitata ma è sufficiente che la stessa si trovi “in una minorata situazione” e sia quindi incapace in ragione dell'età avanzata o di altri fattori non patologici di “opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica”, oggettiva e riconoscibile da parte di tutti “in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti”. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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CIRCONVENZIONE DI INCAPACE Affinché possa configurarsi il reato di circonvenzione di persone incapaci, non è necessario che la vittima sia dichiarata interdetta o inabilitata ma è sufficiente che la stessa si trovi “in una minorata situazione” e sia quindi incapace in ragione dell’età avanzata o di altri fattori non patologici di “opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica”, oggettiva e riconoscibile da parte di tutti “in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti”.CIRCONVENZIONE DI INCAPACE
Affinché possa configurarsi il reato di circonvenzione di persone incapaci, non è necessario che la vittima sia dichiarata interdetta o inabilitata ma è sufficiente che la stessa si trovi “in una minorata situazione” e sia quindi incapace in ragione dell’età avanzata o di altri fattori non patologici di “opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica”, oggettiva e riconoscibile da parte di tutti “in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti”.
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n tema di nozione di deficienza psichica si deve intendere qualsiasi minorazione della sfera voltavi ed intellettiva che renda facile la suggestionabilità della vittima [Cass. sez. II 23.1.2009 n. 17415 in Ced Cass. Rv 244343].
Dalla sentenza della Corte d’Appello e di quella di primo grado (che possono essere lette congiuntamente), contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa risultano sussistenti tutti gli elementi costitutivi del delitto contestato, essendone state indicati i caratteri e le fonti di prova. Con riferimento alle condizioni psichiche la Corte d’Appello, confermando quando già indicato dal Tribunale, ha posto in evidenza come la C. fosse affetta dal morbo di Alzheimer con insorgenza dal 2003 e conclamata manifestazione nel 2005. La fonte probatoria è stata individuata nella consulenza del dr. BI. che ha condotto le proprie indagini sulla base di documentazione medica che è stata puntualmente indicata nella sentenza, trovando altresì riscontro nelle dichiarazioni testimoniali della Dott.ssa BO. che ha riferito come la persona offesa presentasse sintomi di demenza senile già nel 2004. La valutazione della Corte d’Appello sulle condizioni di salute mentale della persona offesa e sulla riconoscibilità da parte delle imputate, che vivevano a contatto quotidiano con la C. appare congruamente motivata, adeguata nella valutazione, non manifestamente illogica, e il giudizio ritratto appare consequenziale al materiale probatorio acquisito. L’elemento della consapevolezza delle imputate dello stato di debolezza psichica della C. è stato inoltre desunto dalle acclarate manifestazioni di timori e ansietà di quest’ultima, puntualmente riportate in sentenza
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Parimenti non possono essere prese in considerazione le argomentazioni difensive in ordine all’insussistenza del ‘danno’ derivante al patrimonio della persona offesa. Sotto questo punto di vista va rammentato che la ‘circonvenzione di incapace’ è reato di pericolo che si consuma nel momento in cui viene compiuto l’atto capace di procurare un qualsiasi effetto giuridico dannoso per la persona offesa o per altri [Cass. Sez. IV 23.4.2008 n. 27412 in Ced Cass. Rv 240733 e Cass. sez. II 13.4.2000 n. 2063 in Ced Cass. Rv 215913]; la decisione della Corte d’Appello è corretta e non manifestamente illogica: Il giudice di merito ha ravvisato la lesione dell’interesse giuridicamente protetto nel compimento dell’atto di alienazione della nuda proprietà dell’immobile della persona offesa per una cifra inferiore a quella corrente di mercato, nonché nella contestazione dei conti tra la imputata e la persona offesa e nel loro successivo svuotamento con assegni e operazioni di giroconto prive di causa o giustificazione. Il quadro delineato dalla Corte d’Appello è aderente alle risultanze istruttorie che non sono state neppure messe in discussione dalla difesa, e si accompagnano con le ulteriori circostanze pure emergenti dalle decisioni impugnate che possono essere così sintetizzate: la C. successivamente alla vendita della nuda proprietà del proprio immobile, pur potendolo ancora abitare, è stata allontanata dalla sua abitazione per essere ricoverata presso una casa di cura alla quale il fratello della persona offesa ha avuto difficoltà ad accedere; solo una minima parte delle somme prelevate dai conti della C. sono state spese nel suo interesse. La motivazione deve ritenersi pertanto corretta e l’applicazione dell’art. 643 cp, conforme alla costante giurisprudenza di legittimità.
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Autorevole dottrina, riporta il reato in commento nella sottocategoria dei “delitti con la cooperazione artificiosa della vittima” intendendo per tale categoria quella comprensiva dei reati in cui la vittima contribuisce a produrre il risultato patrimoniale pregiudizievole, non limitandosi a subire l’offesa, ma essendone in un certo senso anche protagonista. E l’atto di disposizione patrimoniale costituisce implicito requisito positivo, concretizzandosi in esso la cooperazione artificiosa della vittima – carpita con l’inganno – la violenza e la minaccia e costituendo esso il fattore decisivo del risultato patrimoniale pregiudizievole. Osserva l’autore che le aggressioni con la cooperazione artificiosa della vittima – le quali si insinuano nella fase dinamica del rapporto patrimoniale imprimendo alle sue vicende un indirizzo svantaggioso per il titolare – operano nella fase di formazione o di esecuzione del rapporto patrimoniale o provocano l’estinzione o modificazione del rapporto patrimoniale già esistente senza aggredirlo apertamente; ruotano attorno al concetto di danno in cui trovano la misura della loro illiceità; e offendono indifferentemente ogni tipo di rapporto patrimoniale2.
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Ciò che caratterizza la fattispecie delittuosa in esame è che il reato può essere configurato in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato tra carnefice e vittima, nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che quest’ultima si trova, per determinate situazioni, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della minorata capacità critica. Deve trattarsi di una minorazione oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che, chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti.
– In tema di circonvenzione di incapaci, lo stato di infermità o deficienza psichica della vittima, pur non dovendo necessariamente consistere in una vera e propria malattia mentale, deve pur sempre provocare una incisiva menomazione delle facoltà di discernimento o di determinazione volitiva tale da escludere la capacità del soggetto passivo di avere cura dei propri interessi.
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Il delitto di circonvenzione d’incapace previsto dall’art. 643 c.p. mostra dunque “una maggiore ampiezza dell’offensività, in quanto lesivo, non in forma statica ma dinamica, dellibero esercizio dell’autodeterminazione nella cura dei propri interessi e nella conseguente corretta ed affidabile circolazione dei beni” e tende, pertanto, a reprimere una condotta illecita ad alta potenzialità offensiva. Al contrario, nella fattispecie civilistica della causa di annullamento del contratto per incapacità naturale, la finalità della norma è la salvaguardia del processo di autodeterminazione rispetto a un solo atto: ne consegue un accertamento “rigidamente determinato nel tempo e nell’oggetto che deve coincidere con l’incapacità di intendere e volere“.
Scopri di più:http://giuricivile.it/nullita-del-contratto-stipulato-incapace-rapporto-art-428-c-c-643-c-p/
Si è già accennato al fatto che soggetti passivi del delitto di circonvenzione possono essere i minori, gli interdetti e gli inabilitati e tutti coloro che si trovano in una situazione di fatto qualificabile come “stato di infermità o di deficienza psichica”. A ciò segue come inevitabile corollario l’accertamento specifico delle condizioni psichiche del soggetto al momento del compimento dell’atto. Deve trattarsi, conformemente ai principi che presiedono l’ordinamento penale, di un accertamento di fatto. È corretto pertanto sostenere che detto stato di fatto va provato anche in relazione ai minori e agli altri incapaci per dichiarazione giudiziale. Il dato storico della minore età così come la dichiarazione giudiziale di interdizione o inabilitazione, dunque, non esonerano, quando si versi in tema di circonvenzione, dall’accertamento del concreto rapporto tra la incapacità del soggetto e l’atto fattogli compiere. Si esprime il medesimo concetto, adottando una terminologia civilistica, quando esattamente si afferma che i predetti elementi storici costituiscono presunzioni semplici, come tali suscettibili di prova contraria. In sostanza si può affermare che viene in rilevo a causa di aspetti di personalità, condizioni personali, sociali o culturali il concetto di succubanza di una persona rispetto a un’altra. Succubanza insufficiente comunque ai fini dell’integrazione del delitto che ci occupa se non accompagnata dalla consapevolezza di essa in capo al soggetto attivo e all’abuso che questi ne fa.
Le persone legalmente capaci, cioè i maggiorenni e i non interdetti sono normalmente in grado di provvedere a se stesse, tuttavia può accadere, talvolta che il soggetto, non sia in grado di valutare adeguatamente le conseguenze degli atti che compie; in questi casi si sostiene che il soggetto è affetto da incapacità naturale o di fatto, infatti è tale ai sensi dellart. 428, la persona che sebbene legalmente capace, sia tuttavia incapace di intendere o di volere[2]. In questa situazione rientrano, non solo quindi, linfermo di mente, lanziano, il malato grave, il drogato, lubriaco, lipnotizzato, ecc., ma anche tutte quelle ipotesi che progressivamente emergono dai mutamenti della società e delle conoscenze mediche. Si pensi alla casistica che si riconnette alla fase di reinserimento dei soggetti che hanno attraversato un prolungato periodo di coma, alla maggiore frequenza e gravità dei traumatismi cranici non mortali, alla diffusione di psicofarmaci. Lincapacità naturale può, inoltre, consistere in una condizione permanente dincapacità, ovvero in una situazione transitoria: ciò che conta, affinché lincapacità assuma rilevanza, è il momento in cui un atto giuridico sia stato posto in essere.
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