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Cass. Sez. V penale – Sent. Ord. 21 giugno 2006 – ICT Lex
Posted on 21/6/2006 15/4/2007 by Andrea Monti
udito il P.G., in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. IACOVIELLO Francesco Mauro, che ha chiesto: 1) annullamento senza rinvio in ordine al capo relativo alle spese cui è stato condannato l’imputato;
2) annullamento con rinvio in ordine alla entità della liquidazione dell’onorario del difensore di P.C.;
3) dichiarazione di inammissibilità nel resto per quanto riguarda il ricorso dell’imputato;
udito il difensore di P.C., avv. E. Baffi, che, illustrando i motivi di ricorso, ne ha chiesto l’accoglimento, chiedendo al contempo dichiararsi inammissibile il ricorso proposto nell’interesse dell’imputato;
udito il difensore dell’imputato, avv. MULTEDO F., che, illustrando i motivi di ricorso, ne ha chiesto l’accoglimento.
Quanto segue: Il Tribunale di Napoli, con sentenza 3.8.2003, condannò C. R. alla pena ritenuta di giustizia (con la continuazione, il riconoscimento di attenuanti generiche e il beneficio della sospensione condizionale), oltre al risarcimento danni in favore della P.C., giudicandolo colpevole del reato di cui all’art. 595 c.p. (per avere offeso la reputazione dell’avv. D.N.C., aprendo un sito internet a nome del predetto, indicato come (OMISSIS) sul quale apparivano immagini di adolescenti intenti a compiere atti sessuali) e per quello ex artt. 476, 482 e 485 c.p., art. 61 c.p., n. 2 perchè, allo scopo di commettere il predetto reato di diffamazione, apponeva la falsa firma del D. N. in calce al modulo di richiesta apertura dei siti web (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS).
Ricorre il difensore dell’imputato e deduce erronea applicazione della legge processuale con riferimento alla difformità tra motivazione e dispositivo della sentenza, erronea applicazione della legge penale sostanziale con riferimento all’art. 595 c.p. e della legge processuale penale con riferimento all’art. 192 c.p.p., nonchè difetto di motivazione con riferimento alla applicazione di tale ultimo articolo.
c) Nei procedimenti di natura indiziaria devono ovviamente trovare applicazione i commi 1 e 2 art. 192 c.p.p..
Ebbene la Corte di merito non ha adeguatamente motivato in ordine al secondo motivo di gravame col quale si contestava la riconducibilità al C. del fatto accertato. Erroneamente si sostiene infatti in sentenza che la difesa dell’imputato non contesta che l’attivazione dei siti sarebbe stata effettuata ad opera del ricorrente e dunque non si comprende donde il giudicante abbia tratto il suo convincimento che sia stato proprio l’imputato l’autore della falsificazione documentale di cui al capo di imputazione.
Invero l’esame di tutti gli elementi ritenuti indiziari non ha consentito di raggiungere la certezza della concordanza tra gli indizi predetti, atteso che essi rinviano alla condotta di soggetti diversi dal ricorrente ( B.G., M.C., C.C., C.F.). A ben vedere, dunque, i pretesi indizi non sono neanche precisi e univoci.
La motivazione tenta di sopperire, facendo menzione di un presunto malanimo dell’imputato nei confronti del D.N. per essere stato quest’ultimo avvocato della PHILIPS in una controversia civile che la aveva opposta al C.. La circostanza è quantomeno equivoca, atteso che anche gli altri soggetti sopra indicati risultano essere stati coinvolti nella ricordata vicenda giudiziaria.
Nessun ulteriore elemento di convincimento può poi essere tratto dal presunto astio che l’imputato avrebbe nutrito nei confronti di un magistrato che, in funzione di GE, si occupò di un’esecuzione immobiliare in danno del ricorrente, posto che in tale vicenda non risulta a nessun titolo coinvolto il D.N..
In realtà l’unico elemento concreto emerso consiste nel fatto che la Polposta ebbe ad accertare che i siti furono “attivati” attraverso un’utenza telefonica nella presunta disponibilità dell’imputato. Detta utenza in realtà è intestata alla sorella del C. e nulla prova che fosse in uso esclusivo al ricorrente.
Ricorrono inoltre, congiuntamente, il D.N. e il suo difensore, avv. E. Baffi, i quali deducono violazione di legge (D.M. n. 127 del 2004, art. 1 in relaz. all’art. 4, capitolo I, che stabilisce gli onorari minimi e i diritti previsti per le prestazioni professionali del difensore) e lamentano che la liquidazione operata dal giudice di secondo grado, risulta, da un lato, del tutto priva di motivazione, dall’altro, comunque inferiore al minimo stabilito, appunto, per legge.
Orbene poichè – ai sensi delle risalenti pronunzie della Corte Cost.le 225/75 e 155/84 – l’art. 175 c.p., comma 1 va necessariamente interpretato nel senso che può concedersi la non menzione anche in presenza di pene per reati anteriormente commessi, purchè dette pene, cumulate con quella da irrogare, non superino il limite dei due anni, ne consegue che il C., in astratto e nonostante la precedente condanna già riportata, potrebbe fruire del beneficio richiesto. Il contrasto tra dispositivo e motivazione non è dunque irrilevante.
L’errore della Corte di appello (aver affermato che l’imputato era incensurato) e l’omissione compiuta (nel dispositivo, rispetto alla motivazione) impongono l’annullamento con rinvio per nuovo esame (ovviamente ad altra sezione della medesima Corte), in accoglimento, nei termini appena chiariti, della prima censura del ricorso C..
La terza censura è, a sua volta, manifestamente infondata, atteso che essa presuppone una errata lettura e una non corretta comprensione della trama argomentativa posta dalla Corte a supporto della decisione assunta. I giudici del merito, infatti, muovono dal dato certo, consistente nel fatto che i siti in questione furono “caricati” da un’utenza telefonica, istallata presso il laboratorio di riparazione TV dell’imputato. Dunque, anche se l’utenza in questione era intestata a C.F., osserva la Corte d’Appello, l’utente abituale era certamente il fratello Raffaele.
L’impugnata sentenza va dunque annullata con rinvio (come si è detto, ad altra sezione della Corte di appello di Napoli), limitatamente:
1) al diniego della non menzione in favore di C. R.,
2) alla liquidazione delle spese in favore della PC, nel giudizio di appello.
Depositato in Cancelleria il 25 luglio 2006
CategoriesComputer crime e sicurezza, Contenuti illegali, Diffamazione, Giur. italiana, Penale - Cass.
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References: sentenza 
 art. 61
 art. 192
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 Cass.