Source: https://www.laleggepertutti.it/153767_per-costruire-una-serra-ci-vuole-il-permesso-del-comune
Timestamp: 2019-04-20 03:18:13+00:00

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Per costruire una serra ci vuole il permesso del Comune?
La serra senza autorizzazione va demolita, ma non sempre è necessario il permesso di costruire rilasciato dal Comune.
Non tutte le serre hanno bisogno del permesso di costruire per essere lecite. In alcuni casi, l’autorizzazione del Comune è imprescindibile e, in mancanza, scatta l’ordine di demolizione. In altri casi, invece, non c’è bisogno di licenze edilizie. Ad occuparsi della differenza è una recente sentenza del Consiglio di Stato [1] che fa chiarezza sul punto. Ma vediamo quando, per costruire una serra, ci vuole il permesso del Comune.
È diverso il trattamento che va applicato per la realizzazione delle serre stagionali e quelle stabili; solo per le seconde è necessario il titolo edilizio per la loro realizzazione. In particolare:
le serre destinate a colture protette con condizioni climatiche artificiali limitate a una sola parte dell’anno e quindi con copertura solo stagionale non hanno bisogno di alcuna autorizzazione e nelle zone agricole, sono liberamente realizzabili;
le serre destinate a colture protette normalmente con condizioni climatiche artificiali e quindi con copertura stabile hanno bisogno, anche se si tratta di area agricola, del permesso del Comune.
Per stabilire se c’è l’abuso edilizio o meno, le autorità dovranno quindi verificare se la serra presenta tutte le caratteristiche per essere qualificata come serra copertura stabile, il che è verosimile nel caso in cui essa sia realizzata in metallo e plastica; dotata di copertura a chiusura meccanica; di impianto di climatizzazione; pavimentata in cemento.
Pertanto, a prescindere se l’area in cui è costruita la serra è agricola o meno, è necessario il permesso del Comune in quanto essa è destinata al ricovero stabile e permanente di colture bisognose di copertura ordinaria per tutto l’anno.
Infine con un recente un recente decreto legislativo [2] è previsto che la realizzazione delle serre mobili stagionali (con struttura in muratura) funzionali allo svolgimento dell’attività agricola è soggetta a Cila.
[1] Cons. St. sent. n. 915/17 del 28.02.2017.
[2] D.lgs. n. 222/2016, tabella A, punto 33.
Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 12 gennaio – 28 febbraio 2017, n. 915
Presidente Anastasi – Estensore Di Carlo
F. N. ha impugnato il provvedimento n. 73/88 del 7 luglio 1988 con cui il sindaco del Comune di Prato le aveva ingiunto ai sensi dell’art. 7 della Legge 28 febbraio 1985, n. 47 la demolizione del manufatto, abusivamente realizzato, consistente in una serra per attività di floricoltura ubicata alla via Pratese del medesimo comune, sollevando due ordini di censure.
Con il primo motivo la ricorrente, premessa la natura stagionale della serra, ha contestato la necessità del rilascio del titolo abilitativo sostenendo che, in conseguenza della mancata attuazione degli strumenti urbanistici da parte del comune, il vincolo di destinazione a verde pubblico e parcheggio impresso all’area fin dal 1964 fosse da ritenersi decaduto, sicché ella avrebbe legittimamente confidato nel fatto che l’area avesse riacquistato l’originaria destinazione agricola.
Con il secondo motivo la ricorrente ha ribadito la mancata attuazione del vincolo e l’assenza di motivazione sulle specifiche ragioni di interesse pubblico a sostegno dell’ordinanza di demolizione.
Il giudice di prime cure ha accolto il ricorso annullando il provvedimento impugnato e compensando le spese di lite.
Il Comune di Prato ha proposto appello avverso la sentenza del Tar Toscana – Firenze n. 2817/2006 affidandosi a due motivi di censura.
Con il primo motivo l’appellante ha dedotto la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 7 della Legge Regionale n. 10/1979 e l’assoluto difetto di motivazione su un punto decisivo della controversia giacché il giudice di primo grado avrebbe omesso qualsivoglia indagine circa la natura della serra (stabile o stagionale) e ne avrebbe affermato la legittimità sul solo presupposto dell’edificazione in zona (supposta) agricola, incorrendo nell’errore di parificare i due tipi di costruzione sol che realizzati in zona agricola, mentre l’art. 7 cit. nel suo secondo comma distingue chiaramente le serre con copertura solo stagionale (lettera a) da quelle con copertura stabile (lettera b), queste ultime sempre sottoposte al previo ottenimento del titolo abilitativo a prescindere dalla zona di edificazione.
Con il secondo motivo l’appellante ha lamentato la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 2, Legge n. 1187/1968, 1 e 7 L.R. Toscana n. 10/1979 ed ha contestato la supposta natura agricola dell’area giacché mai posseduta: prima dell’apposizione del vincolo a verde urbano e parcheggio ad opera dello strumento urbanistico in effetti poi decaduto, l’area sarebbe stata destinata in parte a zone sportive ed in parte a parcheggi pubblici; dopo la scadenza del vincolo, invece, in attesa del nuovo esercizio del potere pianificatorio troverebbe applicazione la disciplina legale (all’epoca art. 4 Legge n. 10/1977 e ora art. 9 TU edilizia) per i comuni sprovvisti di strumenti urbanistici e sarebbe del tutto inconferente ritenere sic et simpliciter la destinazione agricola.
L’appellante ha concluso, pertanto, per la riforma della sentenza, vinte le spese di lite.
L’appellata ha, invece, reiterato tutte le censure già dedotte in prime cure, concludendo per la irricevibilità, inammissibilità e/o infondatezza dell’impugnazione, vinte le spese di lite.
Entrambe le parti hanno ulteriormente sviluppato con memorie le rispettive tesi.
Questione preliminare ed assorbente è l’indagine in ordine alla natura della serra in contestazione, giacché laddove questa risultasse stabile e, dunque, non stagionale, sarebbe superflua ogni ulteriore considerazione circa la destinazione (agricola o non) dell’area su cui il manufatto insiste.
Secondo il chiaro disposto dell’art. 7, comma 2 della Legge Regionale Toscana n. 10/1979, infatti, il discrimine tra i due tipi di manufatti segna la necessità o meno del preventivo ottenimento del titolo abilitativo, giacché le serre destinate a colture protette con condizioni climatiche artificiali limitate a una sola parte dell’anno e quindi con copertura solo stagionale prescindono dal titolo e nella zona a vocazione agricola sono liberamente realizzabili (lettera a), mentre quelle destinate a colture protette normalmente con condizioni climatiche artificiali e quindi con copertura stabile abbisognano, pur se in area agricola, di specifico atto di assenso (lettera b).
Nel caso di specie è rimasto provato che il manufatto presenta tutte le caratteristiche per essere qualificato come serra a copertura stabile, giacché come risulta anche dal verbale del 21.6.1988 essa è realizzata in metallo e plastica; è dotata di copertura a chiusura meccanica; di impianto di climatizzazione; è pavimentata in cemento e sulla platea cementizia insistono imponenti vasche, anch’esse in cemento. Pertanto, a prescindere dall’indagine circa la natura agricola o meno dell’area su cui il manufatto insiste, è certo che lo stesso, in quanto destinato al ricovero stabile e permanente di colture bisognose di copertura ordinaria, necessitasse pur sempre di titolo abilitativo. L’ordinanza di demolizione, pertanto, si palesa del tutto legittima (e doverosa) trattandosi di esercizio attività vincolata in funzione di repressione di illeciti amministrativi ed essendo l’interesse pubblico in re ipsa.
L’appello, dunque, merita accoglimento per essere fondato il primo motivo di censura.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, rigetta il ricorso di primo grado.
Condanna F. N. alla refusione delle spese di lite che si liquidano in euro 5.000,00 oltre spese generali, iva e cpa come per legge.

References: sentenza 
 sentenza 
 provvedimento n. 
 sentenza 
 art. 4
 art. 9
 sentenza