Source: https://www.laleggepertutti.it/220835_il-giudice-delludienza-preliminare
Timestamp: 2018-11-17 07:48:01+00:00

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L’esperto | Editoriale
Udienza preliminare: richiesta di rinvio a giudizio, svolgimento dell’udienza ed attività del giudice.
La funzione di giudice dell’udienza preliminare è svolta da una magistrato addetto alla sezione dei giudici per le indagini preliminari.
Poiché, come detto, la nuova disciplina dell’udienza consente una valutazione più penetrante sulla fondatezza dell’accusa e si risolve in un vero e proprio giudizio, si è sentita la necessità di garantire in misura maggiore la terzietà del giudice, chiamato a svolgere in modo imparziale un’importante funzione.
È questo il motivo per il quale il D.Lgs. 51/1998, nel corpo dell’art. 34, ha inserito il comma 2bis, ove è previsto che non possa celebrare l’udienza preliminare come G.U.P. il magistrato che, nello stesso processo, abbia svolto in precedenza le funzioni di giudice per le indagini preliminari (G.I.P.).
In precedenza, invece, le funzioni di G.U.P. erano esercitate dallo stesso giudice che aveva seguito la fase procedimentale come G.I.P. Quest’ultimo però, avendo adottato provvedimenti incidenti sulla posizione dell’accusato (es. applicazione di una misura cautelare), inevitabilmente si era formato un pregiudizio sulla sua responsabilità; sicché la novella normativa, che ha sancito l’incompatibilità G.I.P. ‑ G.U.P., mira a garantire la celebrazione dell’udienza preliminare innanzi ad un magistrato scevro da pregiudizi e quindi neutrale («terzo») tra accusa e difesa.
L’incompatibilità tra le funzioni di G.U.P. e quelle già esercitate di GIP non opera se il giudice, in quest’ultima qualità, nel corso delle indagini, ha adottato provvedimenti i quali non implicano valutazioni di merito sull’accusa (es. concessione di permessi di colloquio tra detenuto e congiunti; autorizzazioni sanitarie etc.: v. commi 2ter e quater dell’art. 34 c.p.p.).
L’atto che attiva la procedura che porta alla celebrazione dell’udienza preliminare è costituito dalla richiesta di rinvio a giudizio che il P.M. deve depositare nella cancelleria del giudice (art. 416). Tale richiesta costituisce come visto uno dei modi di esercizio dell’azione penale (v. art. 405) perché con essa il P.M. individua uno o più imputati e formula a loro carico una specifica imputazione, descrivendo analiticamente il fatto reato commesso ed indicando le norme penali violate (art. 417, lett. b)).
La richiesta ha anche un effetto penale di natura sostanziale, in quanto è uno degli atti idonei ad interrompere la prescrizione del reato (art. 160, c. 2 c.p.).
Qualora si proceda per il reato di cui all’articolo 589, secondo comma o 589bis del c.p., la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero deve essere depositata entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari.
La legge 479/1999 riformulando il primo comma dell’art. 416, ha previsto che la richiesta è nulla «… se non è preceduta dall’avviso previsto dall’art. 415bis, nonché dall’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio ai sensi dell’art. 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta ad interrogatorio». Tale riforma vuole evitare la prassi consolidatasi sotto la vigenza della vecchia norma e che cioè fosse dal P.M. richiesto il rinvio a giudizio di un imputato, senza neanche avergli contestato, preventivamente in un interrogatorio, i reati attribuitigli ed averlo sentito a sua difesa. Odiernamente, quindi, il P.M. è tenuto ad inviare all’indagato, al termine delle sue indagini, l’avviso della conclusione delle indagini, informandolo che ha facoltà di prendere visione degli atti e che può richiedere di essere interrogato sulle contestazioni (art. 415bis). Di fronte a valide giustificazioni addotte dall’accusato (in memorie od in interrogatorio), ben può il P.M. chiedere l’archiviazione, invece del rinvio a giudizio, ovvero disporre ulteriori indagini.
A norma dell’art. 417 la richiesta di rinvio a giudizio deve contenere:
le generalità dell’imputato onde consentire la sua precisa identificazione;
le generalità della persona offesa dal reato;
l’imputazione (l’accusa) in cui viene descritta analiticamente la condotta criminosa, vengono richiamati gli articoli di legge violati; essa deve essere enunciata in modo chiaro e preciso, con l’indicazione anche delle circostanze aggravanti e di quelle che potrebbero comportare l’applicazione di misure di sicurezza (1);
l’indicazione delle fonti di prova che il P.M. ritiene possano consentire di sostenere l’accusa in dibattimento;
la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;
la data e la sottoscrizione del P.M.
Con la richiesta di rinvio a giudizio il P.M. deve depositare nella cancelleria del giudice il suo fascicolo, contenente tutti gli atti delle indagini preliminari espletate (art. 416, c. 2). In particolare la notizia di reato, la documentazione delle indagini (es. verbali di interrogatorio, verbali di perquisizione e sequestro ecc.), i verbali di eventuali atti compiuti innanzi al giudice delle indagini preliminari (es. verbali della convalida dell’arresto, atti dell’incidente probatorio ecc.); il corpo di reato (es. monete false, armi ecc.) ed altre cose pertinenti al reato. Su tali atti e su quelli acquisiti nel corso dell’udienza preliminare, le parti articoleranno la loro discussione ed il giudice fonderà la propria decisione.
Con il deposito degli atti da parte del P.M. si realizza quella che negli ordinamenti anglosassoni viene chiamata la «discovery» cioè la piena conoscenza degli atti delle indagini, peraltro già resi noti all’indagato in precedenza ai sensi dell’art. 415bis.
Con l’esercizio dell’azione penale (nei termini di cui all’art. 407), dopo la richiesta di rinvio a giudizio, il P.M. non perde il potere di svolgere ulteriori indagini cd. suppletive (2).
Per consentire però all’imputato di difendersi anche in ordine ad ulteriori acquisizioni di fonti di prova, nell’avviso di fissazione di udienza il giudice deve invitare il P.M. a depositare in cancelleria gli atti di tali ulteriori indagini (art. 419, c. 3).
Poiché il P.M. potrebbe ritardarne l’invio, depositandoli a ridosso della data di celebrazione dell’udienza, la Corte Costituzionale ha ritenuto che in tal caso il G.U.P. sia tenuto a differire o rinviare l’udienza per consentire alle parti di preparare la difesa sui nuovi elementi, in tal modo contemperando le esigenze di celerità con la garanzia dell’effettività del contraddittorio (Corte Cost. 3-2-1994, n. 16).
Lo svolgimento dell’udienza preliminare: fase introduttiva
Nella visione dinamica del suo svolgimento, l’udienza preliminare si articola in attività introduttiva della stessa, l’udienza e, infine, in attività decisionale, a chiusura.
Ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio, spetta al G.U.P. provocare la formazione del contraddittorio innanzi a lui. A tale scopo egli fissa l’udienza con decreto. Sono previsti termini brevi: cinque giorni per l’emanazione del decreto e 30 giorni per la celebrazione dell’udienza (art. 418). La pienezza del contraddittorio è assicurata sia dalla previsione della vocatio in jus anche della persona offesa dal reato (interessata, come tale, alla pretesa punitiva), oltre che, ovviamente, dell’imputato, soggetto passivo di quest’ultima, sia dalla possibilità di intervento provocato (citazione) delle parti private accessorie, quali il responsabile civile e il civilmente obbligato con la pena pecuniaria, ovvero di intervento volontario della parte civile e dello stesso responsabile civile. Per consentire di apprestare la difesa delle parti private e del soggetto (persona offesa) convocati in judicium, l’avviso dell’udienza deve essere ad essi notificato almeno 10 giorni prima (art. 419), a pena di nullità, a tutte le parti ed ai difensori (d’ufficio o di fiducia) (3).
L’imputato deve essere avvisato che non comparendo verranno applicate le disposizioni di cui agli artt. 420bis e ss.
Non sempre alla richiesta di rinvio a giudizio segue la celebrazione dell’udienza preliminare, ovvero l’udienza iniziata ha la sua naturale conclusione.
La mancanza di udienza preliminare può dipendere dalla volontà della contro-parte, e cioè dell’imputato, allorché costui rinuncia all’udienza e richiede il giudizio immediato con atto notificato tempestivamente ai suoi naturali contraddittori (P.M. e persona offesa), saltando, così, l’udienza preliminare. È da ricordare, a tal proposito, che il giudizio abbreviato, all’opposto, evita il dibattimento, e comporta la definizione del processo proprio all’udienza preliminare (art. 438) (4).
Lo stesso procedimento di applicazione di pena patteggiata può innestarsi nel corso dell’udienza preliminare, alterandone il suo usuale svolgimento, o anche precederne l’evenienza, se il patteggiamento ha luogo in sede di indagini preliminari (artt. 447 e 448).
Analogamente non si svolge l’udienza, se il giudice accerta che il P.M. l’abbia erroneamente richiesta trattandosi di reato per il quale è prevista la citazione diretta (art. 550). In tal caso gli atti sono restituiti al P.M. che deve emettere il decreto di citazione a giudizio (v. art. 33sexies).
Inammissibilità di una decisione senza udienza
Ci si è chiesto se il giudice dell’udienza preliminare possa, una volta ricevuta dal P.M. la richiesta di rinvio a giudizio, senza fissare e celebrare l’udienza, «de plano» disporre il proscioglimento dell’imputato.
È da premettere che l’art. 129 stabilisce che in ogni stato e grado del processo il giudice che riconosca l’esistenza di una causa di non punibilità (es. il fatto non sussiste, non costituisce reato, è estinto ecc.) deve immediatamente dichiararlo con sentenza.
L’esistenza di una causa di non punibilità il G.U.P. potrebbe valutarla sussistente dopo aver analizzato gli atti del fascicolo del P.M., ritenendo così di dover emettere immediata sentenza di proscioglimento. Sulla sussistenza di tale potere in capo al G.U.P. la giurisprudenza ha manifestato una sicura ostilità.
Si è osservato, infatti, che richiesto il rinvio a giudizio, il G.U.P. non può decidere il proscioglimento «de plano» ed «omisso medio» senza udienza, ma deve seguire il rito attivato con la richiesta del P.M. (5); peraltro tale limitazione non sarebbe incompatibile con la lettera dell’art. 129, ove è detto che la pronuncia della causa di non punibiltà deve essere «immediata», in quanto con riferimento all’udienza preliminare starebbe solo a significare che il giudice è tenuto alla pronuncia di proscioglimento nel corso dell’udienza, senza procrastinarla adottando altri provvedimenti, quali ad esempio l’integrazione probatoria di cui all’art. 422 (6).
Parte della giurisprudenza, infatti, ha evidenziato che la necessità della celebrazione dell’udienza si ricaverebbe dai seguenti argomenti:
l’art. 129 nulla dice in ordine al rito da seguire per la pronuncia immediata di proscioglimento, sicchè questo andrebbe determinato in relazione alle regole della fase in cui si trova il processo;
l’art. 2 n. 52, della legge delega per l’emanazione del c.p.p., prevede le modalità con cui il GIP deve definire il processo davanti a sé, tra cui che il provvedimento sia adottato «sentite le parti comparse»;
la richiesta del P.M. prima ancora che una richiesta di rinvio a giudizio, è una domanda di fissazione di udienza preliminare, dotata di una sua forza propulsiva ed ineludibile attraverso una pronuncia «omisso medio»;
l’esito favorevole per il P.M., di un’impugnazione di una sentenza emessa senza udienza, imporrebbe alla Corte di Appello di disporre il rinvio a giudizio; sicchè l’omissione dell’udienza avrebbe la sfavorevole conseguenza di privare l’imputato della possibilità di chiedere il giudizio abbreviato (7).
(1) In caso di genericità o indeterminatezza dell’imputazione, il G.U.P. può invitare il P.M. a precisare l’accusa ai sensi dell’art. 423 c.p.p. In tale caso, se il P.M., dopo essere stato ritualmente sollecitato all’integrazione dell’atto imputativo, rimanga inerte, il G.U.P è legittimato a dichiarare la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, restituendo gli atti, in via di regressione al P.M., onde consentire il nuovo esercizio dell’azione penale. Nel caso
in cui il GUP non solleciti i poteri del P.M., il provvedimento di restituzione a questi degli atti è abnorme e, quindi, ricorribile in cassazione (Cass. Sez. Un. 1-2-2008, n. 5307).
(2) Da non confondere con l’attività integrativa di indagine, svolta dopo il rinvio a giudizio, ai sensi dell’art. 430.
(3) L’omessa notificazione dell’avviso di udienza preliminare all’imputato è causa di nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del processo. Invero la Cassazione equipara l’omesso «avviso» alla mancata «citazione» di cui agli artt. 178, lett. c) e 179 c.p.p. (Cass. Sez. Un. 9-9-2003, n. 35358; conf. Cass. Sez. Un. 24-11-2016, n. 7697).
(4) Le Sezioni Unite della Cassazione hanno precisato quale sia il termine entro il quale, nell’udienza preliminare, può essere richiesto il rito abbreviato. È stato affermato che nell’udienza preliminare la richiesta di giudizio abbreviato può essere presentata dopo la formulazione delle conclusioni da parte del pubblico ministero e deve essere formulata da ciascun imputato al più tardi nel momento in cui il proprio difensore formula le proprie conclusioni definitive (Cass. Sez. Un. 15-5-2014, n. 20214).
(5) Cass. IV, 4-7-2000, n. 3237; Cass. III, 15-11-1999, n. 2972.
(6) Cass. VI, 9-6-1998, n. 402; conf. Cass.VI, 21-3-1996, n.839; Cass. I, 13-1-1998, n. 6747.
(7) Cass. VI, 20-1-1998, n. 95, in Cass. Pen. 1999, n. 1124, p. 2295, in cui oltre al testo della sentenza, è riportato un approfondito commento favorevole (Caianello, «Proscioglimento ex art. 129 c.p.p. e udienza preliminare»).

References: art. 405
 art. 33
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 Cass. Sez. 
 Cass. 
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 Cass. 
 art. 129