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Timestamp: 2020-08-05 11:36:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3455 del 11/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3455 del 11/02/2011
Cassazione civile sez. III, 11/02/2011, (ud. 14/01/2011, dep. 11/02/2011), n.3455
ROMA, VIA GRAMSCI 36, presso lo studio dell’avvocato DE VITO Paolo
Valerio, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
TORIELLO ALDO giusta delega a margine del ricorso;
ROMA, VIA FEDERICO CESI 44, presso lo studio dell’avvocato FARINA
Antonio, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ORGERO
DOMENICO EMANUELE giusta delega in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 1519/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
Sezione Seconda Civile, emessa il 04/05/2007, depositata il
27/10/2008 R.G.N. 1482/05;
14/01/2011 dal Consigliere Dott. MARIO FINOCCHIARO;
GOLIA Aurelio, che ha concluso con il rigetto del ricorso.
– dall’altro, omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio relativamente al capo della sentenza che ha affermato la competenza del tribunale ordinario a un accertamento incidenter tantum sulla natura del rapporto della ricorrente col fondo oggetto delle sue due manifestazioni recettizie di volontà di retratto ai fini della decisione sulla contestazione da parte del G. della natura di locazione agraria del rapporto della P. col fondo a favore del comodatario affermato dal primo. Ai sensi dell’art. 366 bis, la ricorrente sollecita questa Corte perchè dia risposta affermativa al seguente quesito di diritto: se l’accertamento della natura del rapporto col fondo oggetto di riscatto agrario da parte del vicino confinante dell’acquirente con atto nascente dall’esercizio di riscatto agrario parziale a seguito di accordo tra retraente e retrattario debba essere o-perato con sentenza della Sezione Specializzata agraria o possa esserlo incidenter tantum dal tribunale ordinario quinto motivo;
– da ultimo, omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio relativamente al capo della sentenza che ha giustificato la sufficienza dell’accertamento incidenter tantum della natura del rapporto di cui al motivo che precede in quanto richiesta dello stesso retraente. Ai sensi dell’art. 366 bis, la ricorrente sollecita questa Corte perchè dia risposta negativa al seguente quesito di diritto: se ai fini della sufficienza di una decisione incidenter tantum da parte del tribunale ordinario della pronuncia sulla natura del rapporto della parte convenuta col fondo capace di escludere la proponibilità della domanda del vicino sia sufficiente che tale accertamento sia stato chiesto del retraente (sesto motivo).
– date le risultanze documentali esaminate, la P. ha acquistato dalla società La Pineta alcuni degli appezzamenti agricoli dalla stessa La Pineta acquistati con atto 28 aprile 1998 dai precedenti proprietari in forza di un accordo prescindente totalmente dalla qualifica soggettiva di essa appellante avente rilievo agli effetti della normativa in materia di prelazione, essendo stato rogato l’atto 28 marzo 2000 a termini abbondantemente scaduti per l’esercizio del diritto di riscatto da parte della P. e con riguardo a una sola parte dei beni oggetto della vendita del 1998;
– la P. aveva qualificato come di comodato il rapporto che la legava ai terreni in questione allorchè questi erano del precedente proprietario e tanto trova conferma nella scrittura 10 giugno 1995 non solo portante tale titolo contrattuale ma non prevedente alcun obbligazione della P. qualificante un contratto di affittanza agraria o assimilato ai fini della prelazione.
– innanzitutto, che l’eccezione appare tardiva ai sensi degli artt. 183 e 345 c.p.c., posto che di essa non vi è traccia neppure nelle conclusioni riportate nella sentenza impugnata;
– anche a prescindere dalla decadenza, comunque, va ribadito che, indipendentemente da vere o presunte inesattezze commesse dal notaio rogante nella descrizione degli immobili, è fuori di dubbio che la netta separazione tra fabbricato, relative pertinenze e residua superficie del mappale in questione (sia essa coltivata in concreto o meno) e terreni destinati alle colture agricole è stata il prodotto di determinazione specifica della stessa P., nell’intento di riconoscimento dell’autonomia tra fondi agricoli (quelli riscattati dal G.) e fabbricato di abitazione e annessi (tra i quali annessi, peraltro, ben può comprendersi un’area coltivata esclusa volontariamente dalle parti, in sede sia di acquisto con rogito del 2000, sia di esercizio del riscatto);
– imputet sibi, d’altra parte, la P., per non aver preteso tempestivamente che il prezzo offerto dal G. comprendesse anche una aggiunta corrispondente al prezzo dell’asserito vigneto, prezzo peraltro sconosciuto a causa dell’inglobamento con quello del fabbricato di cui al mappale 1006 e che si sarebbe dovuto determinare proprio in sede di esercizio del riscatto, con una imposizione aggiuntiva al riscattante che non può non essere ritenuta priva di giustificazione;
– infine, anche se si potessero superare gli argomenti sopra svolti, resterebbe quale ulteriore ostacolo all’accoglimento delle eccezioni della P. il fatto, ammesso dalla stessa appellante, che il mappale 1006 confina col podere del G. soltanto per una parte infima e palesemente inidonea all’accorpamento, il che esclude, per giurisprudenza costante, la contiguità materiale e fisica (non essendo sufficiente quella semplicemente funzionale) tra i poderi costituente presupposto essenziale ai sensi della L. n. 817 del 1971, art. 7, per la sussistenza del diritto di prelazione tra confinanti.
– da un lato, che tutte le considerazioni sviluppate nella sentenza devono ritenersi tamquam non essent essendo state sviluppate in assenza di potestas iudicandi (cfr. Cass., sez. un., 20 febbraio 2007, n. 3840; Cass. 15 giugno 2007, n. 13997; Cass. 5 luglio 2007, n. 15234, tra le tantissime);
– dall’altro, che la censura sviluppata con il secondo motivo è inammissibile per carenza di interesse, investendo affermazioni svolte ad abundantiam;
– da ultimo, che non essendo stata impugnata l’unica ratio decidendi che sorregge la statuizione sulla questione (cioè la ritenuta sua inammissibilità per tardività) la stessa deve ritenersi, al momento, coperta da giudicato.

References: Sentenza 
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 art. 7
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