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Timestamp: 2020-08-05 21:56:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7180 del 21/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7180 del 21/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 21/03/2017, (ud. 18/01/2017, dep.21/03/2017), n. 7180
sul ricorso 7430/2011 proposto da:
D.E., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA DELLA PANETTERIA 15, presso lo studio dell’avvocato ROSSANA
RINELLA, rappresentato e difeso dall’avvocato COSTANZO DI PALMA,
avverso la sentenza n. 5531/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 30/12/2010 R.G.N. 1351/2009;
udito l’Avvocato ROSSANA RINELLA per delega verbale Avvocato COSTANZO
udito l’Avvocato VINCENZO TUMPO.
Con sentenza del 28 ottobre 2010 la Corte d’appello di Bari confermava la sentenza del Tribunale di Trani fondata sull’accoglimento dell’eccezione di decadenza ai sensi del D.L. 3 febbraio 1970, n. 7, art. 22, sollevata dall’Inps.
D.E. aveva chiesto l’accertamento del diritto alla iscrizione negli elenchi anagrafici dei braccianti agricoli del suo comune di residenza per gli anni dal 2001 al 2004, posto che l’INPS aveva illegittimamente proceduto alla sua cancellazione dai suddetti elenchi.
La Corte territoriale rilevava che nel caso di specie il dies a quo del decorso del termine doveva individuarsi nel novantesimo giorno successivo alla proposizione del ricorso amministrativo dell’8.9.2006, corrispondente all’8 dicembre 2006, e non già dal 31.1.2007, data di comunicazione all’interessato del rigetto del ricorso. Il ricorso introduttivo del giudizio era stato depositato presso la cancelleria del Tribunale di Trani in data 23/5/2007, molto oltre il termine di 120 giorni di cui alla citata disposizione di legge.
Contro la sentenza D.E. propone ricorso per cassazione, sostenuto da due motivi illustrati da memoria, cui resiste l’INPS con controricorso illustrato da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione del D.L. n. 7 del 1970, art. 22 e del D.Lg. n. 375 del 1993, art. 11.
Lamenta che la Corte d’appello non aveva valutato che il ricorso amministrativo era stato rigettato in data 17/11/2006, cioè nel termine di 90 giorni, e poi notificato al lavoratore con lettera raccomandata del 31/1/2007 consegnatagli molti giorni dopo.
Secondo il ricorrente il termine per ricorrere al giudice doveva decorrere da tale ultima data e dunque il ricorso, depositato il 30/5/2007, era tempestivo.
2. Con il secondo motivo denuncia vizio di motivazione per non aver rilevato che era stato emesso un provvedimento espresso di rigetto nel termine di 90 giorni successivamente notificato all’interessato da cui doveva decorrere il termine di cui all’art. 11 citato.
3. I motivi, congiuntamente esaminati stante la loro connessione, sono infondati. Questa Corte, da ultimo con la sentenza 15 dicembre 2016, n. 25925 resa in fattispecie del tutto analoga alla presente, ha affermato che il D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11, sostituendo integralmente il D.L. n. 7 del 1970, art. 17 (come è reso evidente dalla disposizione transitoria contenuta nel comma 3), ha previsto, nel comma 1, la facoltà di proporre, contro i provvedimenti adottati in materia di accertamento dei lavoratori agricoli e contro la non iscrizione, entro il termine di trenta giorni, ricorso amministrativo alla Commissione provinciale per la manodopera agricola, che decide entro novanta giorni. Decorso inutilmente detto termine il ricorso si intende respinto. Il comma 2, dello stesso articolo prevede che, contro le decisioni della Commissione provinciale, può essere proposto, entro trenta giorni, ricorso alla Commissione centrale preposta al servizio contributi agricoli unificati, che decide entro novanta giorni. Decorso inutilmente detto termine il ricorso si intende respinto.
4. La giurisprudenza di questa Corte afferma, altresì, che il termine di 120 giorni previsto dall’art. 22 per il ricorso giudiziale, ha natura di decadenza sostanziale (in quanto relativo al compimento di un atto di esercizio di un diritto soggettivo), così da non essere suscettibile di sanatoria ai sensi della L. n. 533 del 1973, art. 8(fra tante, Cass. 1 ottobre 1997 n. 9595, 21 aprile 2001 n. 5942, 8 novembre 2003 n. 16803, 10 agosto 2004 n. 15460, 18 maggio 2005 n. 10393). La decadenza, poi, salvo il limite del giudicato interno, è rilevabile dal giudice di ufficio in ogni stato e grado, ai sensi dell’art. 2969 c.c., riguardando una materia – come quella della iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli – sottratta alla disponibilità delle parti. Questa interpretazione è stata ritenuta dalla Corte costituzionale – con sentenza n. 192 del 2005, che ha modificato l’orientamento assunto dalla stessa Corte nella sentenza n. 88 del 1988 non in contrasto con i precetti degli artt. 3 e 38 Cost., in base al rilievo che la previsione degli indicati termini di decadenza, per contestare in sede giurisdizionale i provvedimenti di iscrizione o di mancata iscrizione ovvero di cancellazione dagli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, è giustificata dall’esigenza di accertare nel più breve tempo possibile la sussistenza del diritto all’iscrizione, avuto riguardo al fatto che essa costituisce presupposto per l’accesso alle prestazioni previdenziali (quali l’indennità di malattia e di maternità) collegate al solo requisito assicurativo e titolo per l’accredito, in ciascun anno, dei contributi (corrispondenti al numero di giornate risultanti dagli elenchi stessi).
5. Deve darsi, poi, continuità alla ormai consolidata giurisprudenza di questa S.C. secondo cui, in caso di avvenuta presentazione dei ricorsi amministrativi previsti dal D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11, contro i provvedimenti di mancata iscrizione (totale o parziale) negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, ovvero di cancellazione dagli elenchi medesimi, il termine di centoventi giorni per l’esercizio dell’azione giudiziaria, stabilito dal D.L. n. 7 del 1970, art. 22, decorre dalla definizione del procedimento amministrativo contenzioso, definizione che coincide con la data di notifica all’interessato del provvedimento conclusivo espresso, se adottato nei termini previsti dall’art. 11 citato, ovvero con la scadenza di questi stessi termini nel caso del loro inutile decorso, dovendosi equiparare l’inerzia della competente autorità ad un provvedimento tacito di rigetto, conosciuto ex lege dall’interessato al verificarsi della descritta evenienza (cfr., ex aliis, Cass. 2898.2014; Cass. 11.6.2013; Cass. 27.12.11 n. 29070; Cass. 19.7.11 n. 15785; Cass. 2.10.07 n. 20668; Cass. 10.9.07 n. 18965; Cass. 14.3.07 n. 5906; Cass. 1.3.07 n. 4819; Cass. 23.2.07 n. 4261; Cass. 5.2.07 n. 2373; Cass. 16.1.07 n. 813).
6. La tesi di parte ricorrente secondo cui l’avvenuta adozione in data 17/11/2006, cioè entro il termine di 90 giorni, del provvedimento espresso di rigetto da parte della commissione poi notificato con raccomandata del 31/1/2007 pervenuta al lavoratore alcuni giorni dopo, comporta che il termine per ricorrere al giudice debba decorrere da tale ultima data, risulta del tutto infondata.
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato infatti che, per le decisioni espresse, vale la regola della notifica del provvedimento salva la possibilità, per chi eccepisca la decadenza, di provare che l’interessato ne ha acquisito altrimenti conoscenza – mentre, per l’ipotesi di decisione tacita di rigetto, vale solamente la regola del momento dell’acquisita conoscenza; momento che va identificato nella scadenza dei termini assegnati dalla disposizione in esame all’autorità competente per provvedere sul ricorso, trattandosi di scadenza prevista direttamente dalla legge e che deve, per tale ragione, ritenersi conosciuta o, comunque, conoscibile dall’interessato. Al tempo stesso, la suddetta scadenza segna la soglia oltre la quale la presentazione di un ricorso amministrativo tardivo, pur restando rilevante ai fini della procedibilità dell’azione giudiziaria, non può essere recuperata per lo spostamento in avanti del dies a quo del ripetuto termine di decadenza; così come irrilevante, agli stessi fini, resta la decisione tardiva sul ricorso, a sua volta inidonea a costituire una “riapertura” del termine decadenziale (per una fattispecie analoga alla presente: v. Cass. n. 13092 del 2009).
7. Nel caso di specie, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, non si è verificata l’ipotesi prevista in caso di adozione di provvedimento espresso in cui la decisione sul ricorso amministrativo venga adottata e portata conoscenza dell’interessato nel termine di novanta giorni previsto dalla legge. Nel caso in esame l’autorità procedente si è limitata ad indicare nell’unico atto comunicato all’interessato – quando il termine di novanta giorni era ormai spirato con gli effetti sopra indicati – la circostanza che la seduta relativa all’esame del ricorso e la correlata decisione erano intervenute il 17 novembre 2006.
8. In conclusione, il ricorso va rigettato. Stante il consolidarsi della decisione qui accolta in epoca recente sussistono giusti motivi per compensare le spese di causa

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 22
 sentenza 
 art. 22
 art. 11
 sentenza 
 art. 11
 art. 17
 art. 8
 Cass. 
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 art. 11
 art. 22
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