Source: http://docplayer.it/474297-Corte-dei-conti-sezione-delle-autonomie.html
Timestamp: 2017-10-18 11:31:19+00:00

Document:
1 CORTE DEI CONTI SEZIONE DELLE AUTONOMIE AUDIZIONE SUL D.D.L. DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI FINANZA LOCALE, NONCHÉ MISURE VOLTE A GARANTIRE LA FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI SVOLTI NELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE A.C COMMISSIONI RIUNITE BILANCIO E FINANZE CAMERA DEI DEPUTATI 21 marzo 2014
3 INDICE DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI FINANZA LOCALE, NONCHÉ MISURE VOLTE A GARANTIRE LA FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI SVOLTI NELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE, A.C Premessa Disposizioni relative a TARI e TASI (artt. 1 e 2) Disposizioni per gli enti locali in difficoltà finanziaria (art. 3) Mancato rispetto di vincoli finanziari per la contrattazione integrativa (art. 4) Disposizioni varie (artt. 5, 6, 11 e 12) Disposizioni concernenti Roma Capitale (art. 16) APPENDICI Principali criticità dei bilanci degli enti locali Dissesti Gestioni in disavanzo Debiti fuori bilancio Problematiche relative alla riscossione delle entrate nei comuni Partecipate del Gruppo Roma Capitale... 24
5 DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI FINANZA LOCALE, NONCHÉ MISURE VOLTE A GARANTIRE LA FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI SVOLTI NELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE, A.C Premessa 1.1. Le valutazioni espresse nel presente documento muovono da un rapido sguardo alle condizioni e alle prospettive della finanza locale. L impegnativo processo di contenimento della spesa tradottosi in questi anni in forti tagli delle risorse, oltre che in obiettivi di miglioramento dei saldi via via crescenti, ha determinato una condizione di crescente sofferenza delle realtà comunali. Una parte degli enti mostra oggi elementi di fragilità rispetto ai quali si impongono scelte importanti. Scelte volte a mantenere l impegno per un riequilibrio effettivo e duraturo ma che, per far ciò, si confrontino con le necessità di gestire il rientro da squilibri che sono, in molti casi, strutturali. È con questa consapevolezza (che guida in questi anni tutta l attività di controllo della Corte) che devono essere lette le norme che nel decreto-legge, oggi all esame del Parlamento, mirano ad intervenire in favore degli enti in difficoltà finanziaria, a differire i termini per la dismissione di partecipazioni azionarie, ad attenuare gli effetti negativi del mancato rispetto di vincoli finanziari siano essi legati alla contrattazione integrativa o al mancato rispetto del Patto in relazione all attuazione di grandi opere, a intervenire per attenuare la stringenza dei vincoli che gravano sull operare di Roma Capitale. Ad esse si affiancano quelle misure, di minor rilievo, destinate a definire regimi di proroga per rendere più rapida la disponibilità di risorse per amministrazioni sempre più soggette a vincoli di bilancio (è il caso delle proroghe in materia di contributo ordinario agli enti locali; di quelle delle modalità di riparto alle province del fondo di solidarietà; della anticipazione del pagamento dal fondo di solidarietà). Da inquadrare nella perdurante difficoltà di conciliare rigore negli obiettivi di finanza pubblica e attenuazione di effetti indesiderati su fasce di popolazione più soggette alla crisi, sono anche le modifiche proposte per il regime previsto per la TASI a pochi mesi dalla sua istituzione. Modifiche che devono essere lette, tuttavia, anche guardando alla coerenza del sistema di finanziamento che si viene delineando. È infatti necessario che le scelte che si assumono per alimentare l operatività di questo indispensabile tessuto amministrativo garantiscano un effettiva responsabilizzazione e adeguate flessibilità gestionali Il mondo delle autonomie locali è stato in questi anni sottoposto a forti CORTE DEI CONTI Audizione Sezione delle autonomie
6 pressioni, accentuatesi con l insorgere della crisi e il sovrapporsi ai nuovi meccanismi di funzionamento, che si stavano delineando, delle misure assunte per garantire il contributo delle amministrazioni decentrate agli obiettivi di finanza pubblica, passati attraverso forti riduzioni di risorse. Esse sono state chiamate a contribuire agli obiettivi di finanza pubblica per importi molto rilevanti: la dimensione complessiva delle misure di riduzione di spesa assunte a partire dal 2009 ha raggiunto nel 2012 i 31 miliardi, di cui 16 miliardi quale effetto di misure di inasprimento del Patto di stabilità interno e di oltre 15 miliardi di tagli nei trasferimenti. Non sono mancati i risultati. La spesa complessiva al netto degli interessi, nel biennio , si è ridotta del 4,6 per cento in termini nominali. Minore, ancorché significativa, è stata la flessione della spesa corrente primaria (circa il 4 per cento). Un risultato dovuto, soprattutto, alla riduzione della spesa per redditi da lavoro, a cui si accompagna nel 2012 anche una flessione di poco inferiore al punto percentuale della spesa per consumi intermedi. Una diminuzione della spesa in termini nominali che non ha precedenti negli ultimi sessant anni. Tra il 2002 e il 2009, quando vi era comunque già una forte consapevolezza della necessità di contenere la spesa, questa è cresciuta a un ritmo del 4,4 per cento l anno; nel periodo precedente la crescita era stata ben superiore. Ma l aggiustamento previsto nei Documenti programmatici non è finito. Dopo la manovra disposta con la legge di stabilità per il 2014, il quadro tendenziale prefigura nel prossimo triennio una riduzione della spesa primaria complessiva degli enti territoriali di oltre 2 miliardi, con l incidenza in termini di prodotto che passa dal 14,8 per cento del 2013 al 13,3 del Un dato che va letto con attenzione: al netto della spesa per il settore sanitario (in aumento di 5,5 miliardi tra il 2013 e il 2016, anche se pressoché invariata in quota di prodotto), quella per le amministrazioni territoriali si ridurrebbe di oltre 7 miliardi, di cui 3 di parte corrente, attestandosi al 6,6 per cento del prodotto (il 7,8 nel 2013) La positiva risposta che le amministrazioni territoriali hanno offerto agli obiettivi di finanza pubblica si è accompagnata, tuttavia, all acutizzarsi di alcune distorsioni. Tutti fenomeni che hanno comportato difficoltà nel compimento delle riforme avviate. Non può essere ignorato, innanzitutto, che si è venuto aggravando il fenomeno negativo di amministrazioni pubbliche che, impegnate ad esporre bilanci formalmente in ordine, hanno consentito una lievitazione anomala di debiti occulti e ritardi crescenti nella regolazione delle transazioni con le imprese fornitrici di beni e servizi. È il tema dei ritardi Audizione CORTE DEI CONTI 2014 Sezione delle autonomie 2
7 dei pagamenti affrontato con i decreti-legge nn. 35 e 102 del La questione dei debiti delle amministrazioni pubbliche sembra oggi avviata a una soluzione. Tuttavia, se è vero che i limiti alle erogazioni di cassa hanno costretto enti che pure disporrebbero di liquidità a rinviare i pagamenti, in molti casi, invece. Si è di fronte a somme impegnate creando spazi fittizi di competenza grazie alla sopravvalutazione delle previsioni di entrata e della abnorme dilatazione della massa dei residui attivi. Ne sono esempi diffusi le somme relative a introiti per multe nei Comuni, o i proventi attesi dalla lotta all evasione, o ancora, quelli da dismissione del patrimonio immobiliare. Il rilievo delle misure di controllo della spesa ha visto crescere il ricorso a forme societarie degli Enti locali quale strumento di flessibilizzazione della gestione. Si tratta di soggetti, per la maggior parte, non considerati tra le amministrazioni pubbliche e, quindi, non inclusi nel conto delle amministrazioni locali. Come è emerso dall attività di controllo delle Sezioni regionali, di frequente il ricorso a tali soggetti ha consentito la messa in atto di forme di elusione del Patto di stabilità, l aggiramento di vincoli all indebitamento, comportando situazioni che pongono a rischio l equilibrio finanziario dell ente fino a poterne provocare il dissesto. Nell Appendice n. 1 sono riportati i dati relativi a disavanzi finanziari, dissesti e debiti fuori bilancio degli enti locali. 2. Disposizioni relative a TARI e TASI (artt. 1 e 2) L articolo 1, co. 1, modifica alcune disposizioni in materia di TASI introdotte dalla legge di stabilità del L intervento, a pochi mesi dalla sua istituzione, mira a ridurre l impatto negativo sui redditi più bassi e su coloro che erano stati finora esentati dall IMU (per l operare delle detrazioni) della sostituzione di una imposta progressiva rispetto alla sua base imponibile (i valori catastali), come l IMU sulla prima casa, con un imposta strettamente proporzionale incidente sulla stessa base. Il compito di introdurre aggiustamenti in tale direzione è attribuito alle autorità locali. Per evitare che l inserimento di detrazioni sia condizionato o accompagnato da cadute del gettito non compatibili con il mantenimento degli obiettivi di finanza pubblica viene poi prevista la possibilità di compensarle con un aumento dell aliquota base da applicare a tutti i soggetti all imposta. Si prevede, infatti, la possibilità di elevare l aliquota massima TASI di un ulteriore 0,8 per mille. A tale obiettivo sono inoltre destinati ulteriori 125 milioni che si aggiungono al contributo statale di 500 milioni già previsto (nella legge di stabilità) per questa finalità. CORTE DEI CONTI Audizione Sezione delle autonomie
8 2.2. Ferma restando l esigenza prioritaria di intervenire per ridurre la spesa corrente, al fine di evitare ulteriore aggravio della pressione tributaria e tariffaria locale, le osservazioni che è possibile avanzare non possono prescindere da una valutazione del quadro complessivo della fiscalità locale. Nel ridisegno dei rapporti tra Stato e autonomie territoriali, con il nuovo modello di prelievo delineato dalla legge delega per l attuazione del federalismo fiscale ci si poneva l obiettivo di un aumento dell efficienza, ottenuto rendendo gli amministratori locali responsabili di fronte ai cittadini, posti nella condizione di valutare la corrispondenza fra quantità e qualità dei servizi ricevuti e imposte pagate. Come già sottolineato in occasione di una recente audizione della Corte presso la Commissione per l attuazione del federalismo fiscale, le scelte operate con il primo decreto attuativo sul versante dell imposizione comunale portavano con sé l incoerenza fra la scelta di puntare sulla fiscalità immobiliare come principale fonte di finanziamento del federalismo municipale e il vincolo di esentare da ogni forma di prelievo (patrimoniale e reddituale) la prima casa, con il duplice risultato di far venire meno la corrispondenza tra soggetti beneficiari dei servizi e contribuenti (all insegna del vedo, voto, pago ) e di riversare il finanziamento dei servizi comunali soprattutto sui possessori di immobili non adibiti a residenza principale e su quelli destinati all esercizio d impresa. A questi limiti originali della legge delega se ne sono aggiunti altri, di pari passo con il peggioramento del quadro economico e dei più stringenti vincoli di finanza pubblica. Gli interventi che avrebbero dovuto scandire la transizione al federalismo sono stati adottati fuori delega per essere in larga parte finalizzati all equilibrio dei conti pubblici. Sul versante del federalismo comunale, ciò si è tradotto nel susseguirsi di interventi in materia di tassazione degli immobili: prima, l anticipazione «in via sperimentale» al 2012, da parte del decreto Salva-Italia, della nuova disciplina dell'imposta municipale propria (IMU); poi, l acceso confronto determinatosi in ordine ad alcuni caratteri distintivi dell imposta (la reintroduzione dell'abitazione principale nell'imposizione; l incremento del prelievo sui patrimoni immobiliari; lo sblocco dell' autonomia tributaria con il riconoscimento di ampi margini di manovra sulle aliquote; l attribuzione allo Stato di una quota rilevante del gettito raccolto dai Comuni, con conseguente scarsa trasparenza circa il carattere locale/centrale del tributo; la penalizzazione degli immobili residenziali locati e di quelli commerciali detenuti da imprese); infine, l intervenuta abolizione del prelievo sulla prima casa e la proposizione, con la legge di stabilità 2014, di una riforma complessiva di tutta l imposizione patrimoniale sugli immobili. Audizione CORTE DEI CONTI 2014 Sezione delle autonomie 4
9 2.3. La TASI doveva rappresentare secondo quanto affermato dal Governo una service tax destinata a finanziare i servizi indivisibili forniti dai comuni. In altri paesi, simili imposte ispirate al principio del beneficio, incidono sugli occupanti (quindi anche gli inquilini) di immobili a uso abitativo, sulla base di un parametro di massima dei benefici che derivano dai servizi comunali quale è la superficie dell abitazione, tenendo conto dell ampiezza e della composizione della famiglia occupante. La TASI è tuttavia qualcosa di diverso. La base imponibile è il valore (catastale) dell immobile, il contribuente è di fatto quasi solo il proprietario (gli inquilini sono chiamati a pagare soltanto il 10 per cento dell imposta, aumentabile dai comuni fino al 30 per cento). La TASI, in altri termini, continua a configurarsi prevalentemente come tassa patrimoniale Sotto questo punto di vista la previsione di un sistema di detrazioni che mira ad annullare, anche attraverso un incremento del prelievo base, l incidenza della tassazione su coloro che erano esentati va in direzione di una ulteriore avvicinamento del nuovo tributo all IMU. I sindaci dovranno usare l'extragettito per introdurre detrazioni o altre misure «tali da generare effetti sul carico di imposta TASI equivalenti a quelli determinatisi con riferimento all'imu relativamente alla stessa tipologia di immobili». Di fatto essi potranno decidere se: caricare tutto sulla prima casa, portando il prelievo dal 2,5 al 3,3 per mille, tutto sulla seconda casa, elevando l'aliquota dal 10,6 all'11,4 (inclusa l'imu); oppure scaricare l'aumento pro quota sui diversi beni. In ciò contando anche sul contributo di 625 milioni di maggiori trasferimenti 2.5. L ampio margine di scelta attribuito alle amministrazioni locali incide anche sull accentuazione delle differenze di imposizione. Differenze di pressione fiscale a livello territoriale sono nella logica del federalismo fiscale. E fin dalla predisposizione della legge delega risultava chiaro che con il federalismo si sarebbe contribuito in misura diversa e si sarebbero avuti servizi diversi a seconda della residenza e del luogo di attività dei contribuenti, nonché della capacità dei cittadini di scegliere governi locali in grado di evitare sprechi ed inefficienze ed ingiustificati aumenti di prelievo. Non sufficiente attenzione, invece, era stata prestata al rischio di significative differenze territoriali nel prelievo a carico di famiglie e di imprese, pur in presenza di un uguale imponibile e dell assenza di apprezzabili divari nel livello delle prestazioni. Differenze che inevitabilmente emergeranno quando ogni comune si troverà a fissare per il 2014 le aliquote e gli altri parametri relativi alla nuova costruzione del prelievo sugli immobili (IMU, TASI, TARI). Si tratta di differenze che - anche in associazione con altre variabili di natura non tributaria - possono incidere sul comportamento dei contribuenti. CORTE DEI CONTI Audizione Sezione delle autonomie
10 Come già osservato dalla Corte nella richiamata audizione, talora potrebbe trattarsi solo di una delocalizzazione, che può riguardare sia le persone fisiche che le imprese: le prime, scegliendo di spostare la propria residenza per garantirsi un più contenuto peso delle addizionali Irpef o un abbattimento del prelievo sugli immobili; le seconde, decidendo di insediare la propria attività o di distribuire la propria produzione sul territorio anche sulla base di convenienze fiscali (il diverso peso dell Irap e dell IMU sugli immobili in cui svolge la propria attività). Altre volte, potrebbero aversi ricadute negative sotto il profilo della tax compliance Tre ulteriori aspetti vanno considerati. Il sistema agevolativo e la sua estensione dipenderà in misura consistente dalle caratteristiche della base imponibile su cui potrà gravare l aumento e quindi sulla dimensione assoluta che potrà assumere il processo redistributivo. A parità di capacità fiscale standard, la sua diversa composizione inciderà sulla estensione che potrà assumere il meccanismo agevolativo. Il rilievo della base imponibile seconde case o imprese è molto diverso tra aree territoriali e condizionerà, peraltro, le scelte delle amministrazioni sulla distribuzione dell extra prelievo e il beneficio conseguente. Il sistema che si propone riguarda il solo Importanti elementi del sistema hanno una validità limitata al corrente esercizio. Ciò produce incertezza sul sistema di finanziamento degli enti e provvisorietà per i contribuenti. Ad oltre quattro anni dall avvio della riforma, il sistema di prelievo delle amministrazioni territoriali non appare ancora stabile. E ciò senza contare che la riforma del catasto prevista nella delega fiscale è destinata a rivoluzionare nel prossimo futuro modalità di calcolo delle basi imponibili e rapporti relativi tra contribuenti degli stessi comuni e tra comuni. Ad avvio dell esercizio manca ancora una chiara evidenza delle modalità di ripartizione del contributo dello Stato. La scelta è attribuita ad un decreto del Ministro dell economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, previo parere della Conferenza Stato città ed autonomie locali. Nel testo riproposto con il d.l. n. 16/2014 si prevede un riferimento ai gettiti standard ed effettivi dell'imu e della TASI. Non si ripropone, invece, (rispetto a definizioni presenti nei precedenti d.l.) il riferimento alla prevedibile dimensione delle detrazioni adottabili da ciascun comune Infine, una particolare attenzione richiede il sistema di riscossione. Con la riscrittura del co. 691 della legge di stabilità per il 2014, non viene più consentito di estendere alla TASI gli affidamenti in corso per l'imu, in coerenza con le regole europee Audizione CORTE DEI CONTI 2014 Sezione delle autonomie 6
11 che tutelano la concorrenza. Ai comuni che affidano l'imu all'esterno si pongono due possibilità, entrambe complicate: gestire direttamente la raccolta TASI, ricostruendo le strutture senza però superare i limiti di turn over e spesa di personale, oppure avviare una gara. Peraltro, non può trascurarsi che il ricorso a gare richiede tempo e può comportare l affidamento della gestione della TASI a un soggetto diverso da quello che riscuote l'imu. In questo modo, lo stesso Comune finirebbe per pervenire ad una definizione della riscossione in ritardo rispetto alla scadenza delle prime rate, e per dover gestire i rapporti con due società diverse per la riscossione di due tributi che hanno basi imponibili e regole praticamente identiche. Sulla TARI, invece, gli affidamenti attuali possano proseguire anche con il nuovo tributo fino alla scadenza del contratto. I soggetti che possono continuare la riscossione, secondo il testo, sono quelli a cui oggi sono affidati «il servizio di gestione dei rifiuti» oppure «l'accertamento e la riscossione della TARES». Non si fa cenno a chi riscuote TARSU e TIA che, nella maggioranza dei Comuni, sono rimaste in vigore anche nel Specifiche problematiche concernenti la riscossione nei Comuni sono trattate nell Appendice n Disposizioni per gli enti locali in difficoltà finanziaria (art. 3) 3.1. L art. 3 del d.l. n. 16/2014, innova taluni, non irrilevanti, aspetti procedimentali nell ambito degli strumenti apprestati per il risanamento degli enti locali: procedura di riequilibrio pluriennale e dissesto, con interventi che privilegiano una maggiore ampiezza dell iniziativa discrezionale degli organi di governo locale nell azione di recupero strutturale dell equilibrio di bilancio, sia pure circoscrivendo a situazioni tipizzate e verificabili tali facoltà. La procedura di riequilibrio finanziario pluriennale disciplinata dagli artt. 243-bis e seguenti del d.lgs. n. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali TUEL), introdotta dal d.l. n. 174/2012, convertito, con modifiche, dalla l. n. 213/2012, costituisce un rimedio meno radicale del dissesto in quanto mira a prevenirlo, ma più impegnativo per l azione strutturale nel recupero degli equilibri, rispetto agli interventi imposti ex art. 193 dello stesso TUEL dagli eventuali squilibri emersi per la gestione di competenza o dei residui, in corso d esercizio. La procedura di riequilibrio è incardinata intorno alla predisposizione e all esame del piano di riequilibrio del quale, schematicamente, i punti salienti si possono riassumere in tre passaggi: a) ricognizione completa di tutti i fattori di squilibrio rilevati (deficit di riscossione, eccessi di CORTE DEI CONTI Audizione Sezione delle autonomie
12 spesa, anomalie nella struttura del debito); esatta determinazione del disavanzo di amministrazione, che passa attraverso un rigoroso riaccertamento dei residui, emersione dei debiti fuori bilancio; b) individuazione delle misure di riequilibrio strutturale - comprese quelle eventualmente oggetto di pronunce rese dalle Sezioni regionali di controllo della Corte - con attendibile indicazione dei tempi e degli esercizi di effettivo realizzo delle medesime; puntuali indicazioni dei tempi e dei modi per ripianare il disavanzo di amministrazione e per finanziare i debiti fuori bilancio nel periodo massimo di dieci anni; c) individuazione delle risorse, che possono essere entrate proprie, indebitamento, accesso al fondo di rotazione. Quest ultima previsione costituisce un elemento qualificante della procedura - anche se non tutti gli enti che deliberano il piano vi fanno ricorso - in quanto rende disponibile i mezzi utili a ripristinare un corretto flusso della liquidità di bilancio, liberata dalla stretta di una situazione debitoria cronica. Alla fase di prima applicazione della procedura, preceduta dall adozione delle linee-guida necessarie per l istruttoria dei piani di riequilibrio (deliberazione n. 16/2012) hanno fatto seguito ripetuti interventi di orientamento interpretativo della Sezione delle autonomie per la soluzione di questioni di massima. Con deliberazione n. 11/2013, la Sezione delle autonomie ha integrato le predette linee-guida per dare indicazioni in ordine a specifiche questioni applicative emerse in occasione dell esame dei primi piani di riequilibrio. Con le deliberazioni nn. 1, 13, 14 e 22 del 2013, sono state esaminate questioni di massima proposte, rispettivamente, dalle Sezioni regionali di controllo per la Calabria, per la Regione Siciliana, per la Regione Lazio e per la Regione Campania al cui esito sono stati indicati i criteri di orientamento. I ripetuti interventi volti a contenere le risorse disponibili, operati con le manovre correttive, rendono i piani di rientro - nei casi in cui impattano con situazioni di precarietà finanziaria - un meccanismo necessitato di compensazione. Invero, non mancano anche ragioni patologiche che determinano il ricorso a tali meccanismi: non sono rari i casi di bilanci formalmente in ordine ma che, nel concreto svolgersi della gestione, evidenziano una lievitazione anomala di debiti occulti, così come si riscontrano effetti finanziari squilibranti causati dall incremento della spesa prodotta dalla creazione di spazi fittizi di competenza determinati dalla sopravvalutazione di entrate. La chiara individuazione e la conseguente correzione dei fattori di squilibrio strutturale, da un lato, e l alleggerimento delle gestioni dal peso dei debiti fuori bilancio, dall altro, possono contribuire, attraverso il piano di rientro decennale, ad un effettivo risanamento dei bilanci Nel 2012 sono state presentate alla Commissione ministeriale 38 proposte di piani di riequilibrio, delle quali 22 sono state istruite dalla Commissione ministeriale che ha rassegnato, alle competenti Sezioni regionali della Corte, le relazioni finali sulla congruenza dei piani. Per le rimanenti 16 proposte pendono ancora le istruttorie presso la suddetta Commissione. Le Sezioni regionali di controllo si sono pronunciate su 10 dei 22 Audizione CORTE DEI CONTI 2014 Sezione delle autonomie 8
13 piani trasmessi dalla Commissione ministeriale. Le somme prenotate sul fondo di rotazione sono state complessivamente pari a 548 milioni di euro; il solo Comune di Napoli ha prenotato quasi 235 milioni. Tutti gli enti che hanno richiesto di accedere al fondo di rotazione si sono appellati ad eccezionali ragioni di urgenza ai sensi dell art. 5 del d.l. n.174/2012. Per le surriferite richieste sono stati complessivamente anticipati 137 milioni. Per il 2013 sono state presentate 63 domande di accesso alla procedura di riequilibrio di cui 4 Province (Imperia, Ascoli Piceno, Vibo Valentia che ha, poi, dichiarato il dissesto e Verbano Cusio Ossola). La Commissione istruttoria ministeriale ha concluso l esame per 15 piani trasmettendo, alle competenti Sezioni regionali della Corte, le relazioni finali sulla congruenza dei piani. Su 7 di questi 15 piani le Sezioni regionali di controllo si sono pronunciate. Un fattore di consistente trascinamento dei tempi procedimentalmente ben scanditi dalla legge, è stato rappresentato dalla necessità che per i piani già presentati si è dovuto provvedere al loro aggiornamento in funzione delle richieste di anticipazione di liquidità ex art. 1, co. 15, del d.l. n. 35/2013 che impone la modifica del piano agli enti che abbiano deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario e che richiedano l anticipazione di liquidità. Il fondo di rotazione, per il 2013, ha avuto una dotazione complessiva di 90 milioni di euro; più consistente è stato il ricorso all anticipazione di liquidità In occasione delle prime applicazioni delle norme relative alle procedure di riequilibrio, si sono verificate alcune difficoltà applicative a causa delle quali la fase istruttoria condotta dalla Commissione ministeriale si è protratta per molto tempo, anche in ragione dei numerosi piani presentati contemporaneamente. Questo ha comportato che al momento della decisione della Corte dei conti la situazione finanziaria dell'ente poteva essere diversa, in parte per la sospensione delle procedure esecutive che ha dato respiro alla fluidità di cassa, ma anche per ragioni strutturali. Tuttavia, il "congelamento" del piano al momento della sua presentazione non consentiva di tener conto delle mutate condizioni finanziarie dell'ente. Le innovazioni normative intervenute nel corso del 2013, riguardanti la procedura di riequilibrio, hanno tenuto conto delle predette esigenze. In particolare è stata potenziata la relazione di responsabilità tra efficacia del rimedio e scelte compiute. L art. 49- quinquies, d.l. n. 69/2013, ha aggiunto al co. 5 dell art. 243-bis del TUEL la previsione, nel caso di inizio mandato, di una rimodulazione del piano presentato dall amministrazione uscente, qualora non sia ancora intervenuta la pronuncia della CORTE DEI CONTI Audizione Sezione delle autonomie
14 Sezione della Corte dei conti. Così come, sul piano di una maggiore concentrazione della fase dell istruttoria ministeriale dei piani, l art. 10-ter del d.l. n. 35/2013, ha limitato la competenza all adozione degli indirizzi istruttori alla Sezione delle autonomie. Altra modifica, che tiene conto delle rappresentate esigenze, è stata adottata con l art. 1, co. 573, l. n. 147/2013, le cui disposizioni erano state poste per permettere agli enti di aggiornare il piano qualora, nelle more dell esame da parte della Commissione ministeriale, avessero conseguito un miglioramento della condizione di ente strutturalmente deficitario. 3.4 L art. 3 del d.l. n. 16/2014, rivisitando la materia, ha introdotto misure che comportano un attenuazione dell efficacia della complessiva sequenza procedimentale voluta dal d.l. n. 174/2012 a tutela della serietà degli intenti che deve presiedere alla decisione degli amministratori di fare ricorso ad una procedura molto impegnativa, ma meno rigida sotto il profilo dei vincoli alla gestione amministrativa, rispetto al dissesto. Peraltro, di tali misure, quella introdotta dal co. 1, che allunga i termini di sospensione delle azioni esecutive complessivamente di 60 giorni (30 per l impugnazione e 30 per la decisione delle Sezioni riunite), non ha significativo impatto sulle possibili evoluzioni della precarietà finanziaria dell ente, ma risponde ad esigenze di conservazione di una situazione sub iudice fino alla sua definizione, anche se non bisogna dimenticare che aumenta il periodo di sofferenza dei crediti verso l ente. Di maggiore impatto sono le altre novità normative che, invece, introducendo facoltà alternative alla dichiarazione di dissesto, dilatano una, già accertata, condizione di fragilità degli equilibri strutturali del bilancio In tal modo va letta, sia la possibilità, prevista dall art. 1, co. 573-bis, l. n. 147/2013, introdotto dall art. 3, co. 2 del d.l. n.16/2014 di ripresentare il piano di riequilibrio non approvato dalla Sezione di controllo della Corte dei conti,..subordinata all'avvenuto conseguimento di un miglioramento, inteso sia come aumento dell'avanzo di amministrazione che come diminuzione del disavanzo di amministrazione, registrato nell'ultimo rendiconto approvato ( ), sia la facoltà di ricorrere alla procedura di riequilibrio anche nell imminenza della dichiarazione di dissesto da parte del Consiglio comunale, alla scadenza del termine assegnato dal Prefetto a conclusione della procedura del cosiddetto dissesto guidato disciplinato dal d.lgs. n. 149/2011. Va innanzitutto rilevata l anomalia che emerge dalle richiamate innovazioni. Infatti, la riproposizione del piano, nella prima ipotesi, il ricorso tardivo al piano, nella seconda, implicherebbero una sostanziale modificazione dei fattori che hanno determinato gli squilibri strutturali del bilancio (rilevabili peraltro non soltanto in termini di risultato di Audizione CORTE DEI CONTI 2014 Sezione delle autonomie 10

References: articolo 1
 art. 3
 art. 193
 art. 5
 art. 1
 art. 49
 art. 243
 art. 10
 art. 1
 art. 3
 art. 1
 art. 3