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Timestamp: 2020-07-12 11:01:03+00:00

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La commissione di massimo scoperto è illegittima e non può essere addebitata dalla banca, anzi non va pagata e va restituita al cliente.
La commissione di massimo scoperto è un costo illegittimo che i privati e le imprese hanno trovato spesso nel corso degli anni all’interno dei contratti di conto corrente bancario con o senza apertura di credito, a seconda del caso in cui la banca avesse messo o meno a disposizione del cliente un fido o affidamento da utilizzare, a tempo determinato o indeterminato, anche oltre le somme depositate sul conto [1].
Cos’è la commissione di massimo scoperto
La commissione di massimo scoperto era dunque un onere che veniva addebitato al cliente come:
– corrispettivo per la semplice messa a disposizione di una somma, a prescindere dall’effettivo utilizzo da parte del cliente;
– remunerazione per il rischio di concedere al cliente l’utilizzo di una determinata somma, a volte oltre il limite del fido.
La commissione di massimo scoperto poteva dunque costituire un costo molto pesante per il cliente, perchè era conteggiata, di regola ogni tre mesi, su base percentuale fissa da calcolarsi sul fido, cui andavano ad aggiungersi anche gli interessi passivi.
La commissione di massimo scoperto prima del 2009 e dopo il 2012
Prima del 2009, le clausole che prevedevano la commissione di massimo scoperto sono state ritenute dai giudici illegittime, perchè invalide e quindi colpite da nullità [2]:
– per mancanza di causa, perché la commissione si aggiungeva al pagamento della somma dovuta a titolo di interessi passivi calcolati sul superamento del fido; [3];
– per indeterminatezza o indeterminabilità [4], perché non solo non si aveva certezza sugli elementi da usare come base di calcolo dell’importo da pagare a titolo di commissione, ma non si si aveva neppure un’indicazione precisa sul periodo da prendere in considerazione per effettuare il conteggio [5].
Dopo il 2009 si è assistito a un tentativo di regolare il fenomeno in modo da difenderne la valdità [6], ma nel 2011 la Legge [7] ha, di fatto, dichiarato espressamente nulla la commissione di massimo scoperto.
La situazione attuale prevede che, per i contratti di conto corrente con apertura di credito, la banca può chiedere al cliente solo il pagamento di una commissione onnicomprensiva sull’affidamento. La commissione deve essere però calcolata in modo proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione, alla durata dell’affidamento e al tasso d’interesse a debito sugli importi utilizzati dal cliente. La commissione deve comprendere anche le spese di istruttoria, le spese per i conteggi degli affidamenti e ogni altra spesa collegata al servizio di credito [8]. L’ammontare della commissione non può comunque essere superiore allo 0,5 % per trimestre calcolato sulla somma messa a diposizione del cliente.
Nel caso invece in cui il cliente abbia prelevato denaro in mancanza di affidamento od oltre i limiti del fido, la banca può prevedere quale unico onere il pagamento di una commissione di istruttoria veloce, il cui importo è però determinato in misura fissa, cioè non percentuale, corrispondente ai costi e un tasso di interesse passivo a debito sull’ammontare dello sconfinamento, calcolato sul saldo disponibile di fine giornata.
È importante ricordare che la commissione di istruttoria veloce non trova applicazione nei confronti dei consumatori titolari di conto corrente per sconfinamenti pari o superiori a € 500 in mancanza di affidamento o oltre il limite del fido, purchè ciò si verifichi una sola volta nell’arco di un trimestre e per una durata non superiore a sette giorni consecutivi: sono esclusi da questo beneficio i professionisti e le imprese [9].
Le clausole che prevedono oneri diversi o irregolari sono pertanto nulle, ma il contratto di conto corrente con apertura di credito è salvo, perchè non colpito da nullità.
Cosa fare contro la commissione di massimo scoperto
La commissione di massimo scoperto è in definitiva un costo che non può essere preteso dalle banche perchè illegittimo.
– riservare particolare attenzione al contenuto delle clausole contrattuali e degli estratti di conto corrente e apertura di credito del periodo precedente e successivo al 2009 sino al 2011;
– verificare che la banca, a partire dal 2011, abbia provveduto ad adeguare le clausole contrattuali che regolano le commissioni di massimo scoperto, con riferimento alla commissione onnicomprensiva e alla commissione di istruttoria veloce;
– controllare il contenuto delle comunicazioni inviate periodicamente dalla banca con cui la stessa può aver informato il cliente circa l’avvenuta modificazione delle clausole contrattuali;
Tutto ciò al fine di verificare le voci di spesa richieste in pagamento dalla banca, così da individuare possibili oneri che, più o meno chiaramente, possono richiamare la commissione di massimo scoperto o essere indizio di anomalie nel calcolo degli oneri pretesi dall’istituto di credito dalla banca.
Se il cliente accerta l’applicazione di una commissione che presenta le caratteristiche di una commissione di massimo scoperto ha il diritto di proporre reclamo scritto, da inviare a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, con cui contestare in modo l’invalidità della clausola contrattuale e l’illegittimità dell’addebito.
– la condanna della banca alla restituzione delle somme ingiustamente pagate a titolo di commissione di massimo scoperto o comunque il ricalcolo degli oneri illegittimamente addebitati con rideterminazione del saldo effettivo [10].
Se la banca ha invece preteso il pagamento della commissione di massimo scoperto, magari insieme agli interessi passivi di conto corrente, attraverso un decreto ingiuntivo [11], il cliente è legittimato a presentare opposizione [12], chiedendo che venga dichiarata la nullità della clausola contrattuale, oltre alla restituzione delle somme già pagate per effetto dell’addebito effettuato sul conto.
Per poter compiere questi passi il cliente deve essere tuttavia preparato e deve aver conservato tutta la documentazione necessaria per procedere davanti al giudice, anche al fine di far effettuare una consulenza tecnica nel corso del giudizio.
Per tale ragione è necessario avere a disposizione copia:
– del contratto di conto corrente e apertura di credito;
– del documento di sintesi allegato ai contratti, perchè contiene le condizioni economiche relative all’operazione bancaria;
– degli estratti di conto corrente dal momento dell’apertura del conto corrente sino alla chiusura;
– delle comunicazioni periodiche inviate dalla banca riguardanti le possibile modifiche unilaterali del contratto di conto corrente;
Prima di rivolgersi a un giudice per contestare l’applicazione della commissione di massimo scoperto, il cliente ha comunque anche la possibilità di trovare una soluzione amichevole con la banca attraverso il ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario [13].
Per poter fare ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario, il cliente deve tuttavia tenere conto del fatto che:
– le controversie che l’arbitro bancario e finanziario può prendere in considerazione non possono avere un valore superiore a € 100.000;
– il cliente deve aver presentato un reclamo scritto alla banca e attendere 30 giorni la risposta dell’istituto di credito prima di presentare il ricorso;
Il ricorso è gratuito, fatto salvo il versamento dell’importo di € 20 da pagare a titolo di contributo per le spese della procedura, che viene però rimborsato dalla banca qualora la domanda sia stata accolta in tutto o in parte.
Il ricorso ha il vantaggio che se la banca non rispetta la decisione con cui è stato accolta la del cliente, l’inadempimento dell’istituto di credito è pubblicato sul sito dell’Arbitro Bancario e Finanziario, sul sito web della Banca d’Italia, nonché su due quotidiani ad ampia diffusione nazionale: pubblicazione che può compromettere la reputazione della banca agli occhi degli utenti, causandole così un danno d’immagine sotto il profilo professionale.
L’azione diretta a contestare la nullità delle clausole contrattuali che determinano l’applicazione della commissione di massimo scoperto non è soggetta a prescrizione [14].
Diverso è invece il caso dell’azione di ripetizione dell’indebito diretta cioè a recuperare le somme che sono state ingiustamente addebitate dalla banca a titolo di commissione di massimo scoperto, perchè la prescrizione è in questo caso di dieci anni [15].
La prescrizione inizia infatti a decorrere dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto quando i versamenti abbiano avuto solo per ripristinare la provvista, cioè la disponibilità di denaro sul conto [16].
La prescrizione decorrà invece dalla data di ciascuno pagamento effettuata a titolo di rimessa quando i versamenti sono stati effettuati sul conto con funzione solutoria, cioè diretta all’estinzione del debito [17].
[1] Tribunale di Piacenza, 12 aprile 2011; Tribunale di Trento, 7 giugno 2012
[3] Tribunale di Torino, 21 gennaio 2010; Tribunale di Parma, 23 marzo 2010
[4] Art. 1346 cod. civ.
[5] Tribunale di Monza, 12 dicembre 2005; Tribunale di Monza, 7 aprile 2006; Tribunale di Vibo Valentia, 28 settembre 2005
[6] D.L. 29.11.2008, n. 185; L. 28.01.2009, n. 2; D.L. 1.07.2009, n. 78; L. 3.08.2009, n. 102
[7] D.L. 6.12.2011, n. 201; L. 22.12.2011, n. 214
[8] Con delibera del 30 giugno 2012, il Comitato Interministeriale per il credito e il risparmio ha precisato che la non comprende le imposte, le spese notarili, gli oneri conseguenti a inadempimento del cliente, le spese per l’iscrizione dell’ipoteca, le spese a fronte di servizi di pagamento per l’utilizzo dell’affidamento
[9] D.L. 24.03.2012, n. 29; L. 18.05.2012, n. 62
[10] Art. 2033 cod. civ.
[11] Art. 633 cod. proc. civ.; Art. 634 cod. proc. civ.; Art. 50 D.Lgs. 1.9.1993, n. 385 (T.U.B.)
[12] Art. 645 cod. proc. civ.
[13] Deliberazione del Comitato Interministeriale per il credito e il risparmio del 29 luglio 2008
[14] Art. 1422 cod. civ.
[15] Art. 2946 cod. civ.
[16]Tribunale di Milano, 22 maggio 2012; Tribunale di Campobasso, 11 gennaio 2012
[17] Cass. Civ., sent. n. 24481 del 2 dicembre 2010 n. 24481; Cort. Cost., sent. n. 78 del 6 aprile 2012
Greco L. ha detto:
05/06/2013 alle 16:50
Ho notato che le banche sono state sempre molto precise nel inviare le comunicazioni periodiche e che hanno inviato le modifiche con tempestività. In ben due casi mi ero accorta che avevano modificato il sistema di ocnteggio degli interessi passivi senza che gli impiegati stessi delle banche ne fossero a conoscenza. Ma, fatto le opportune indagini, la comunicazione ai clienti era stata fatta per tempo e quindi non contestabile.
Per quanto riguarda il nuovo balzello la Commissione di Istruttoria Veloce è ancora peggio della CMS. Sono andata in rosso su un conto per 64 euro per 10 gg e ne ho pagato il costo di 180 € tra CIV e interessi extra fido (15,76% se non ricordo male circa 0,01% sotto la soglia di usura). Fate voi i conti.
Luigi pappalardo ha detto:
15/10/2015 alle 17:37
Le comunicazioni periodiche li mandano anche se a volte non arrivano tu come fai spedendoti una semplice busta.
io leggo sempre le com. periodiche,ma aime q.istruttoria veloce non me la ricordo.A me e successo anche per 20 euro ho pagato
la penalita di 80 euro la mia banca é più preziosa.Comunque questo è successo da quando hanno messo la legge AntiUsura.
Preferivo .Luigi
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References: Art. 1346
 Art. 2033
 Art. 633
 Art. 634
 Art. 50
 Art. 645
 Art. 1422
 Art. 2946
 Cass.