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Timestamp: 2019-06-25 03:50:12+00:00

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Risarcibilità del danno da mobbing non continuativo ovvero straining. - Quotidiano Legale
Risarcibilità del danno da mobbing non continuativo ovvero straining.
Inserito da Fulvio Graziotto | Ott 3, 2018 | Civile, Diritto del Lavoro, Dottrina, Giurisprudenza, Lavoro, Notizie
Risarcibile anche il danno da mobbing non continuativo ovvero straining.
Commento a Decisione Giurisprudenziale.
Il datore di lavoro è tenuto ad evitare tali situazioni “stressogene” sul posto di lavoro, che incidano sul diritto alla salute anche in mancanza di un preciso intento persecutorio; e quindi a evitare che si manifestino azioni ostili, anche se numericamente limitate e in parte distanziate nel tempo, ma comunque tali da provocare una modificazione negativa, costante e permanente, della situazione lavorativa.
Decisione: Ordinanza n. 7844/2018 Cassazione Civile – Sezione Lavoro
Un funzionario bancario ricorreva al Tribunale per veder accertato il diritto all’inquadramento nella categoria dirigenziale, e la sussistenza di un evento lesivo per la salute a causa dei comportamenti tenuti dalla banca resistente.
La Corte di Appello riformava parzialmente la sentenza relativamente alle somme liquidate, che venivano ridotte.
Secondo parte ricorrente, le condotte pregiudizievoli asseritamente poste in essere nei confronti del dipendente, ulteriori rispetto al demansionamento, sono stata ritenute fondate dalla Corte territoriale in modo apodittico, dovendo, invece, escludesi qualsivoglia violazione dell’art. 2087 c.c., ma il Collegio è di diverso avviso, e – richiamandosi a precedente pronuncia – premette che «la motivazione addotta dalla Corte territoriale appare perfettamente in linea con la giurisprudenza di legittimità in tema di “straining“, atteso che i giudici di merito hanno adeguatamente motivato sulla situazione lavorativa conflittuale di stress forzato – accresciuto dall’allontanamento del M. dalla direzione generale, nonché dall’invio di lettere di scherno diffuse in banca – in cui il lavoratore avrebbe subito azioni ostili anche se limitate nel numero e in parte distanziate nel tempo (quindi non rientranti, tout court, nei parametri del mobbing) ma tali da provocare in lui una modificazione in negativo, costante e permanente, della situazione lavorativa, atta ad incidere sul diritto alla salute, costituzionalmente tutelato, essendo il datore di lavoro tenuto ad evitare situazioni “stressogene” che diano origine ad una condizione che, per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possa presuntivamente ricondurre a questa forma di danno anche in caso di mancata prova di un preciso intento persecutorio (sul punto, Cass. n. 3291 del 2016)».
E precisa che «a tal proposito, congrua deve ritenersi la motivazione della Corte territoriale che, rideterminando l’importo spettante al lavoratore, ha escluso tale modalità di determinazione precisando che la composizione pattizia della retribuzione del dirigente è il risultato di una pluralità di fattori connessi a trattative individuali ed alla stessa “storia aziendale” del singolo ed ha perciò ritenuto adeguata la quantificazione operata dal CTU che, nella prospettiva dello svolgimento di mansioni superiori ex art. 2103 cod. civ., ha correttamente tenuto conto dei minimi contrattuali di cui al CCNL di settore 1.12.2000».
La fattispecie oggetto di decisione riguardava un caso di cd. “straining“, cioè una «azione ostile o discriminatoria compiuta da un superiore nei confronti di un subalterno, per es. il demansionamento, l’isolamento o la sottrazione degli strumenti di lavoro, i cui effetti si prolungano nel tempo producendo stress e sofferenza psichica in chi la subisce»; si differenzia dal cd. «mobbing» per il modo in cui è perpetrata l’azione vessatoria: nel mobbing l’azione di molestia è caratterizzata da una serie di condotte ostili, continue e frequenti nel tempo, e il riscontro di un danno alla salute che possa essere messo in relazione all’azione persecutoria svolta sul posto di lavoro; nello «straining» le azioni ostili possono essere numericamente limitate e in parte distanziate nel tempo, ma comunque tali da provocare una modificazione negativa, costante e permanente, della situazione lavorativa.
Cass. SS.UU. 2611/2017
Cass. 1628/2017
Cass. 3291/2016
Cass. 21544/2008
Cass. 6572/2006
Art. 2103 – Prestazione del lavoro
CONDOMINIO: La difesa in giudizio delle delibere impugnate rientra nelle attribuzioni dell’amministratore.
CACCIA: Richiami vivi e prelievo nell’ambiente naturale. Soluzione alternativa.

References: sentenza 
 Cass. 
 art. 2103

Cass. 

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Art. 2103