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Timestamp: 2019-04-23 02:40:53+00:00

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I SOA sono sottratti alla normativa sui rifiuti solo se sono quali...
Cass. pen. Sez. III, Sent.,09-11-2018, n. 51004
Numero: 51004
"Gli scarti di origine animale sono sottratti all'applicazione della normativa in materia di rifiuti, e soggetti esclusivamente al Regolamento CE n. 1774/2002, solo se qualificabili come sottoprodotti ai sensi dell'art. 183, comma primo, lett. n), d. lgs. n. 152 del 2006; diversamente, in ogni altro caso in cui il produttore se ne sia disfatto per destinarli allo smaltimento, restano soggetti alla disciplina generale sui rifiuti
Un signore era stato condannato per aver abbandonato - presso un sito non autorizzato - residui di macellazione clandestina di un bovino adulto, da considerare rifiuto speciale non pericoloso.
Nel ricorso per Cassazione il ricorrente sosteneva, fra l'altro, l'inosservanza e l'erronea applicazione dell'art. 183, comma 1, lett. n), d. lgs. 3 aprile 2006, n. 182, in quanto:
- la sentenza non avrebbe considerato che gli scarti di origine animale sono sottratti all'applicazione della normativa in materia di rifiuti, e sottoposti al Regolamento CE n. 1774/2002 nel caso in cui siano qualificabili come sottoprodotti, "esattamente come nel caso di specie".
La Cassazione, nel rigettare il ricorso in parte qua, ha ribadito che gli scarti di origine animale sono sottratti all'applicazione della normativa in materia di rifiuti, e soggetti esclusivamente al Regolamento CE n. 1774/2002, soltanto se qualificabili come sottoprodotti ai sensi dell'art. 183, comma primo, lett. n), d. lgs. n. 152 del 2006; diversamente, in ogni altro caso in cui il produttore se ne sia disfatto per destinarli allo smaltimento, restano soggetti alla disciplina generale sui rifiuti."
avverso la sentenza del 24/11/2017 della Corte di appello di Palermo;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Marinelli Felicetta, che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio della sentenza per estinzione del reato.
1. Con sentenza del 24/11/2017, la Corte di appello di Palermo confermava la pronuncia emessa il 6/2/2017 dal Tribunale di Termini Imerese, con la quale C.N. e C.P. erano stati dichiarati colpevoli del delitto di cui all'art. 110 cod. pen., D.L. 6 novembre 2008, n. 172, art. 6, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni, dalla L. 30 dicembre 2008, n. 210, e condannati, ciascuno alla pena di due mesi di reclusione; agli stessi era contestato di aver abbandonato - presso un sito non autorizzato - residui di macellazione clandestina di un bovino adulto, da considerare rifiuto speciale non pericoloso.
2. Propongono congiunto ricorso per cassazione i due C., a mezzo del proprio difensore, deducendo i seguenti motivi:
- inosservanza dell'art. 63 cod. proc. pen.. La Corte di appello avrebbe utilizzato contro i ricorrenti le dichiarazioni confessorie dagli stessi rese innanzi ai Carabinieri, in assenza del difensore e degli avvertimenti di cui all'art. 63 cod. proc. pen.; quel che non sarebbe consentito, atteso il divieto assoluto di legge;
- inosservanza ed erronea applicazione del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 182, art. 183, comma 1, lett. n). La sentenza non avrebbe considerato che gli scarti di origine animale sono sottratti all'applicazione della normativa in materia di rifiuti, e sottoposti al Regolamento CE n. 1774/2002 nel caso in cui siano qualificabili come sottoprodotti; esattamente come nel caso di specie. Il luogo di abbandono, inoltre, non potrebbe qualificarsi come aperta campagna, almeno se fosse rispondente al vero la circostanza - di cui alla pronuncia - per la quale il sito sarebbe di proprietà di C.P. ed in uso allo stesso ed al figlio;
- inosservanza ed erronea applicazione del D.L. n. 172 del 2008, art. 6, comma 1, lett. c). Il Giudice non avrebbe considerato che l'eventuale condotta illecita sarebbe stata comunque commessa con colpa, dovendosi così applicare la più favorevole norma richiamata.
Si chiede, pertanto, l'annullamento senza rinvio della sentenza, perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.
4. Orbene, atteso che, nel caso di specie, i ricorrenti hanno reso le dichiarazioni in esame presso la caserma dei Carabinieri, in assenza degli avvertimenti indicati e del difensore, le stesse affermazioni risultano assolutamente inutilizzabili nel corso del processo.
5. Inutilizzabilità che, peraltro, vige anche per le dichiarazioni spontanee che la polizia giudiziaria possa ricevere dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ai sensi dell'art. 350 c.p.p., comma 5.
6. Tutto quanto premesso, e rimosse dal compendio utilizzabile le dichiarazioni in esame, occorre quindi sottoporre la sentenza impugnata ad una prova di resistenza, ossia verificare se il tessuto motivazionale possa congruamente sostenere una sentenza di condanna anche in assenza delle medesime affermazioni; ebbene, la risposta appare all'evidenza affermativa, risultando dalla decisione - in assenza di qualsivoglia elemento contrario - che:
a) in un terreno di proprietà di C.P., utilizzato anche dal figlio Natale, erano stati rinvenuti resti di un bovino macellato (testa, arti inferiori e viscere);
b) la riferibilità del terreno ai ricorrenti era riscontrata dall'esser stati - gli stessi - visti sul sito, intenti ad accudire i loro bovini; c) i ricorrenti gestivano una macelleria in (OMISSIS).
7. Infondata, di seguito, risulta poi la seconda doglianza, concernente la natura degli scarti in oggetto.
La Corte di appello, infatti, pronunciandosi sulla medesima questione, ha correttamente ribadito che gli scarti di origine animale sono sottratti all'applicazione della normativa in materia di rifiuti, e soggetti esclusivamente al Regolamento CE n. 1774/2002, solo se qualificabili come sottoprodotti ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 183, comma 1, lett. n); diversamente, in ogni altro caso in cui il produttore se ne sia disfatto per destinarli allo smaltimento, restano soggetti alla disciplina generale sui rifiuti (tra le altre, Sez. 3, n. 2710 del 15/12/2011, Lombardo, Rv. 251900; Sez. 3, n. 12844 del 5/2/2009, De Angelis, Rv. 243114). Orbene, in assenza di qualsivoglia elemento che giustifichi l'applicazione dell'art. 183 richiamato in tema di sottoprodotti, non individuabile neppure nel presente ricorso, ecco dunque che non appare censurabile la decisione del Giudice di appello che ha qualificato detti scarti come rifiuti, atteso il loro pacifico abbandono sul fondo agricolo di cui sopra.
8. Da ultimo, non può neppure accogliersi la richiesta riqualificazione della condotta in termini colposi, ai sensi del D.L. n. 172 del 2008, art. 6, comma 1, lett. c). Come ben affermato dalla Corte di merito, infatti, il carattere stesso della condotta - macellazione abusiva di un bovino, con abbandono dei resti in loco esclude ex se un'ipotesi colposa, tanto più in considerazione della professione svolta dai ricorrenti e, pertanto, dalla presumibile conoscenza della disciplina di settore.
9. I ricorsi, pertanto, debbono essere rigettati; peraltro, alla luce del tempus commissi delicti (21/6/2010) e degli artt. 157-161 cod. pen., il reato in esame deve esser dichiarato ormai estinto per prescrizione (al 21/12/2017), così annullandosi senza rinvio la sentenza impugnata.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 183
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 art. 183
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