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Timestamp: 2016-12-10 10:45:52+00:00

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Art. 34 cod. proc. penale: Incompatibilita' determinata da atti compiuti nel procedimento
Art. 34 cod. proc. penale: Incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Il giudice che ha pronunciato o ha concorso a pronunciare sentenza in un grado del procedimento non può esercitare funzioni di giudice negli altri gradi, ne’ partecipare al giudizio di rinvio dopo l’annullamento o al giudizio per revisione.
2-bis. Il giudice che nel medesimo procedimento ha esercitato funzioni di giudice per le indagini preliminari non può emettere il decreto penale di condanna, ne’ tenere l’udienza preliminare; inoltre, anche fuori dei casi previsti dal comma 2, non può partecipare al giudizio.
3. Chi ha esercitato funzioni di pubblico ministero o ha svolto atti di polizia giudiziaria o ha prestato ufficio di difensore, di procuratore speciale, di curatore di una parte ovvero di testimone, perito, consulente tecnico o ha proposto denuncia, querela, istanza o richiesta o ha deliberato o ha concorso a deliberare l’autorizzazione a procedere non puo’ esercitare nel medesimo procedimento l’ufficio di giudice.
La Corte costituzionale, con sentenza 15 – 26 ottobre 1990, n. 496 (in G.U. 1a s.s. 31/10/1990, n. 43), ha dichiarato “l’ illegittimità costituzionale dell’art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al successivo giudizio abbreviato il giudice per le indagini preliminari presso la Pretura che abbia emesso l’ordinanza di cui all’art. 554, secondo comma, del medesimo codice.”
La Corte costituzionale, con sentenza 4 – 12 novembre 1991, n. 401 (in G.U. 20/11/1991, n. 46), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al successivo giudizio abbreviato il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale che abbia emesso l’ordinanza di cui all’art. 409, quinto comma, del medesimo codice;”.
– “nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice per le indagini preliminari presso la pretura che abbia emesso l’ ordinanza di cui all’ articolo 554, secondo comma, dello stesso codice”;
– “dichiara in via conseguenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del medesimo art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale che abbia emesso l’ordinanza di cui all’art. 409, quinto comma, dello stesso codice”;
– “nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ a partecipare al giudizio del giudice per le indagini preliminari che ha rigettato la richiesta di decreto di condanna”.
La Corte costituzionale, con sentenza 16-25 marzo 1992, n. 124, (in G.U. 1a s. s. 01/04/1992 n. 14) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ a partecipare all’udienza dibattimentale del giudice per le indagini preliminari presso la pretura che abbia respinto la richiesta di applicazione di pena concordata per la ritenuta non concedibilita’ di circostanze attenuanti;”.
La Corte costituzionale, con sentenza 13-22 aprile 1992, n. 186 (in G.U. 1a s.s. 29/04/1992 n. 18) ha dichiarato la illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, secondo comma, ” nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ del giudice per le indagini preliminari che abbia rigettato la richiesta di applicazione di pena concordata di cui all’art. 444 dello stesso codice a partecipare al giudizio “.
La Corte costituzionale con sentenza 19-26 ottobre 1992, n. 399 (in G.U. 1a s.s. 4/11/1992, n. 46) ha dichiarato la illegittimita’ costituzionale dell’34, secondo comma, ” nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ a procedere al dibattimento del pretore che, prima dell’apertura di questo, abbia respinto richiesta di applicazione di pena concordata per il ritenuto non ricorrere di un’ipotesi attenuata del reato contestato.”
La Corte costituzionale, con sentenza 2-16 dicembre 1993, n. 439 (in G.U. 1a s.s. 22/12/1993, n. 52) ha dichiarato l’ illegittimita’ costituzionale del comma 2 del presente articolo ” nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ a partecipare al giudizio abbreviato del giudice per le indagini preliminari che abbia rigettato la richiesta di applicazione di pena concordata di cui all’art. 444 dello stesso codice”.
La Corte costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 453 (in G.U. 1a s.s. 4/1/1995, n. 1) ha dichiarato l’ illegittimita’ costituzionale del secondo comma del presente articolo ” nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ alla funzione di giudizio del giudice per le indagini preliminari il quale, per la ritenuta diversita’ del fatto, sulla base di una valutazione del complesso delle indagini preliminari , abbia rigettato la domanda di oblazione.”
La Corte costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 455 (in G.U. 1a s.s. 4/1/1995, n. 1) ha dichiarato l’ illegittimita’ costituzionale del secondo comma del presente articolo ” nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ alla funzione di giudizio del giudice che abbia, all’esito di precedente dibattimento, riguardante il medesimo fatto storico a carico del medesimo imputato, ordinato la trasmissione degli atti al pubblico ministero a norma dell’art. 521, comma 2, del codice di procedura penale.”
La Corte costituzionale, con sentenza 6-15 settembre 1995, n. 432 (in G.U. 1a ss. 20/9/1995, n. 39) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice per le indagini preliminari che abbia applicato una misura cautelare personale nei confronti dell’imputato.”
La Corte costituzionale, con sentenza 17-24 aprile 1996, n. 131 (in G.U. 1a s.s. 30/4/1996, n. 18) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede:
l’incompatibilita’ alla funzione di giudizio del giudice che come componente del tribunale del riesame (art. 309 cod. proc. pen.) si sia pronunciato sull’ordinanza che dispone una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato;
l’incompatibilita’ alla funzione di giudizio del giudice che come componente del tribunale dell’appello avverso l’ordinanza che provvede in ordine a una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato (art. 310 cod. proc. pen.) si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell’ordinanza anzidetta.”
La Corte costituzionale, con sentenza 13-20 maggio 1996, n. 155 (in G.U. 1a ss. 29/5/1996 n. 155), ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale:
-nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio abbreviato e disporre l’applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice per le indagini preliminari che abbia disposto una misura cautelare personale;
in applicazione dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio abbreviato e disporre l’applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice per le indagini preliminari che abbia disposto la modifica, la sostituzione o la revoca di una misura cautelare personale ovvero che abbia rigettato una richiesta di applicazione, modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare personale;
in applicazione dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice per le indagini preliminari che abbia disposto la modifica, la sostituzione o la revoca di una misura cautelare personale ovvero che abbia rigettato una richiesta di applicazione, modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare personale;
in applicazione dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953, nella parte in cui non prevede che non possa disporre l’applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice che, come componente del tribunale del riesame, si sia pronunciato sull’ordinanza che dispone una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato nonche’ il giudice che, come componente del tribunale dell’appello avverso l’ordinanza che provvede in ordine a una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato, si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell’ordinanza anzidetta.
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553 convertito con modificazioni dalla L. 23 dicembre 1996, n. 652 ha disposto (con l’art. 1, comma 1) che “Quando venga accolta la dichiarazione di astensione o di ricusazione del giudice per la sussistenza di taluna delle situazioni di incompatibilita’ stabilite dall’articolo 34, comma 2, del codice di procedura penale in procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, e’ gia’ stata dichiarata l’apertura del dibattimento, si applicano le disposizioni di cui ai commi che seguono.”
La Corte costituzionale, con sentenza 17 ottobre-2 novembre 1996, n. 371 (G.U. 1a s.s. 6/11/1996, n. 45) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio nei confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare una precedente sentenza nei confronti di altri soggetti, nella quale la posizione di quello stesso imputato in ordine alla sua responsabilita’ penale sia gia’ stata comunque valutata.”
La Corte costituzionale, con sentenza 15-22 ottobre 1997, n. 311 (G.U. 1a s.s. 29/10/1997 n. 44) ha disposto “l’ illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ alla funzione di giudice dell’udienza preliminare nel processo penale a carico di imputati minorenni del giudice per le indagini preliminari che si sia pronunciato in ordine a una misura cautelare personale nei confronti dell’imputato”.
La Corte costituzionale, con sentenza 13-21 novembre 1997, n. 346 (G.U. 1a s.s. 26/11/1997 n. 48) ha disposto l’ illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che non possa pronunciarsi sulla richiesta di emissione del decreto penale di condanna il giudice per le indagini preliminari che abbia emesso l’ordinanza di cui agli artt. 409, comma 5, e 554, comma 2, cod. proc. pen.”.
La Corte Costituzionale con sentenza 7- 18 luglio 1998, n. 290 (in G.U. 1a s.s. 22/07/1998, n. 29) ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale: -nella parte in cui non prevede, nel processo penale a carico di imputati minorenni, l’incompatibilita’ alla funzione di giudice dell’udienza preliminare del giudice che come componente del tribunale del riesame si sia pronunciato sull’ordinanza che dispone una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato.
in applicazione dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, nella parte in cui non prevede, nel processo penale a carico di imputati minorenni, l’incompatibilita’ alla funzione di giudice dell’udienza preliminare del giudice che come componente del tribunale dell’appello avverso l’ordinanza che provvede in ordine a una misura cautelare personale nei confronti dell’indagato o dell’imputato si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell’ordinanza anzidetta.
La Corte costituzionale, con sentenza 9-17 giugno 1999, n. 241 (G.U. 1a s.s. 23/6/1999 n. 25) ha disposto l’ illegittimita’ costituzionale del comma 2 del presente articolo “nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio nei confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare sentenza nei confronti di quello stesso imputato per il medesimo fatto”.
Il D.L. 24 maggio 1999, n. 145 convertito con modificazioni dalla L. 22 luglio 1999, n. 234 ha disposto che ” fino alla data del 2 gennaio 2000, l’articolo 34, comma 2-bis, del codice di procedura penale, inserito dall’articolo 171 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, non si applica ai procedimenti nei quali l’udienza preliminare e’ in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Restano comunque salvi gli atti e le attivita’ compiuti dal giudice.”
La Corte costituzionale con sentenza 4-6 luglio 2001, n. 224 (in G.U. 1a s.s. 11/7/2001, n. 27) ha dichiarato la illegittimita’ “costituzionale dell’art. 34, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ alla funzione di giudice dell’udienza preliminare del giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare sentenza, poi annullata, nei confronti del medesimo imputato e per lo stesso fatto”.
La Corte costituzionale con sentenza 1-5 dicembre 2008, n. 400 (in G.U. 1a s.s. 10/12/2008, n. 51) ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede l’incompatibilita’ alla trattazione dell’udienza preliminare del giudice che abbia ordinato, all’esito di precedente dibattimento, riguardante il medesimo fatto storico a carico del medesimo imputato, la trasmissione degli atti al pubblico ministero, a norma dell’art. 521, comma 2, del codice di procedura penale.
– “l’illegittimita’ costituzionale degli articoli 34, comma 1, e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l’annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell’art. 671 del medesimo codice”;
– “, in applicazione dell’articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimita’ costituzionale dei medesimi articoli 34, comma 1, e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l’annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale, ai sensi dell’art. 671 dello stesso codice”;
Giurisprudenza annotataIncompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento
L'ipotesi di incompatibilità del giudice derivante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 371 del 1996 - che ha dichiarato la incostituzionalità dell'art. 34, comma 2, c.p.p. "nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio nei confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare una precedente sentenza nei confronti di altri soggetti, nella quale la posizione di quello stesso imputato in ordine alla sua responsabilità penale sia già stata comunque valutata" - sussiste anche con riferimento alla ipotesi in cui il giudice del dibattimento abbia, in separato procedimento, pronunciato sentenza di applicazione della pena su richiesta nei confronti di un concorrente necessario dello stesso reato.
Cassazione penale sez. un. 26 giugno 2014 n. 36847 Integra propriamente una causa di ricusazione, ex art. 37 comma 1 lett. b) c.p.p. (come inciso da Corte cost., sent. n. 283 del 2000) e non una causa di incompatibilità di cui all'art. 34 c.p.p. la circostanza che il medesimo magistrato chiamato a decidere sulla responsabilità di un imputato abbia già pronunciato sentenza di applicazione della pena su richiesta nei confronti di un concorrente nel medesimo reato, allorquando nella motivazione di essa risultino espresse valutazioni di merito sullo stesso fatto nei confronti del soggetto sottoposto a giudizio. (Rigetta, App. Roma, 30/09/2013 )
Cassazione penale sez. un. 26 giugno 2014 n. 36847 L'istituto dell'incompatibilità opera solo nell'ambito del giudizio di cognizione, sicchè non è ipotizzabile la ricusazione del giudice dell'esecuzione, posto che la competenza di quest'ultimo deriva inderogabilmente dalla sua identificazione con il giudice della fase cognitiva e che, nell'ambito di detta competenza, non può sussistere alcuna divaricazione fra l'intervenuto giudicato e l'oggetto della deliberazione da adottarsi in "executivis". (Dichiara inammissibile, App. Roma, 29/10/2013 )
Cassazione penale sez. I 04 giugno 2014 n. 32843 Non costituisce per il giudice dell'udienza preliminare causa di incompatibilità ai sensi dell'art. 34 c.p.p. l'aver disposto contestualmente decreto di rinvio a giudizio nei confronti di alcuni coimputati e sentenza di condanna in sede di giudizio abbreviato nei confronti di altri coimputati per i medesimi fatti. (Annulla in parte con rinvio, App. Perugia, 10/07/2012 )
Cassazione penale sez. IV 13 marzo 2014 n. 22965 Non sussiste l'incompatibilità, ex art. 34 c.p.p., del giudice del riesame che abbia partecipato al procedimento di prevenzione nei confronti del medesimo soggetto. (cfr. Corte cost. sent. n. 306 del 1997; 178 del 1999). (Rigetta, Trib. lib. Messina, 15/04/2013 )
Cassazione penale sez. V 18 dicembre 2013 n. 2174 In tema di reato associativo, non sussiste incompatibilità, ai sensi dell'art. 34 c.p.p., qualora il giudice abbia in precedenza pronunziato o concorso a pronunziare sentenza nei confronti dello stesso imputato per un reato-fine. (V. C. cost. ord. n. 313 del 1999). (Rigetta, App. Roma, 28/05/2013 )
Cassazione penale sez. II 11 dicembre 2013 n. 12539 Il principio di incompatibilità del giudice di cui all'art. 34 c.p.p. trova applicazione esclusivamente con riferimento ad atti compiuti nel medesimo procedimento e non quando il giudice abbia conosciuto e valutato in altro contesto processuale i medesimi elementi di prova poi utilizzati nei confronti dell'imputato. (Fattispecie in cui il collegio giudicante aveva preso cognizione, in altro procedimento a carico dell'imputato, delle intercettazioni ambientali poi valutate ai fini della decisione). Rigetta, App. Cagliari s.d. Sassari, 07/06/2012
Cassazione penale sez. II 13 novembre 2013 n. 51512 Non ricorrono cause di incompatibilità ex art. 34 c.p.p. né ragioni di astensione ex art. 36 c.p.p. per il giudice che abbia già assunto una decisione meramente processuale e priva di qualunque valutazione sulla regiudicanda e sull'eventuale responsabilità del giudicabile o comunque sulle ragioni delle parti del processo, quando il medesimo magistrato è investito nuovamente del processo a seguito della cassazione senza rinvio della precedente pronuncia. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso l'esistenza di cause di incompatibilità con riferimento ad un giudice che aveva definito il processo nel merito dopo l'annullamento senza rinvio da parte della Corte di cassazione di sentenza, da lui precedentemente emessa, nella quale aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello spiegato dalla parte civile avverso una sentenza del giudice di pace). (Dichiara inammissibile, Trib. Palermo, 08/06/2012 )
Cassazione penale sez. VI 21 ottobre 2013 n. 11494 Sono costituzionalmente illegittimi gli art. 34, comma 1, e 623, comma 1, lett. a), c.p.p., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 del medesimo codice. Premesso che le norme sull'incompatibilità del giudice determinata da atti compiuti nel procedimento, di cui all'art. 34 c.p.p., risultano volte ad evitare che la decisione sul merito della causa possa essere o apparire condizionata dalla “forza della prevenzione”, ma limitano la operatività dell'istituto al giudice che, in un grado del procedimento, abbia pronunciato o concorso a pronunciare "sentenza", con ciò escludendo, a contrario, che l'incompatibilità scatti a fronte dell'avvenuta pronuncia di provvedimenti di altro tipo, e segnatamente di ordinanze, e premesso altresì che esiste un diritto vivente che conferma espressamente l'insussistenza dell'incompatibilità nel caso di annullamento di un'ordinanza, consentendosi, quindi, che in sede di rinvio possa provvedere lo stesso giudice-persona fisica che ha pronunciato l'ordinanza annullata, anche nel caso in cui si tratti dell'annullamento con rinvio di provvedimenti del giudice dell'esecuzione - i quali assumono tipicamente la forma dell'ordinanza, ai sensi dell'art. 666, comma 6, c.p.p. - ivi comprese le ordinanze attinenti a richieste di applicazione della continuazione "in executivis", le disposizioni censurate, con la mancata previsione dell'incompatibilità in tale ultima ipotesi confliggono con gli art. 3 e 111, comma 2, cost., determinando una incongruenza interna tra la ratio dell'art. 671 c.p.p. e i suoi effetti, atteso che se il legislatore ha ritenuto di risolvere il problema del ripristino dell'eguaglianza demandando al giudice dell'esecuzione la “sintesi” delle condotte giudicate separatamente, determinandone le conseguenze ai sensi dell'art. 81 c.p., non può negarsi che tale apprezzamento presenti tutte le caratteristiche del "giudizio", quali delineate dalla giurisprudenza costituzionale ai fini dell'identificazione del secondo termine della relazione di incompatibilità costituzionalmente rilevante, espressivo della sede “pregiudicata” dall'effetto di “condizionamento” scaturente dall'avvenuta adozione di una precedente decisione sulla medesima "res iudicanda" (sentt. n. 224 del 2001, 177 del 2010, 153 del 2012; ord. n. 43 del 2013).
Corte Costituzionale 09 luglio 2013 n. 183 Dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale degli artt. 34, comma 1, e 623, comma 1, lett. a), c.p.p., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 del medesimo codice, discende, in via consequenziale, la dichiarazione di illegittimità costituzionale degli artt. 34, comma 1, e 623, comma 1, lett. a), c.p.p., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale, ai sensi dell'art. 671 dello stesso codice. Tale ultima fattispecie è regolata congiuntamente all'altra dallo stesso art. 671 c.p.p. e per essa valgono le medesime considerazioni, atteso che anche nella pronuncia del giudice dell'esecuzione sull'applicazione della disciplina del concorso formale si rinvengono - al pari di quella sull'applicazione della continuazione - tutte le caratteristiche del "giudizio", quali delineate dalla giurisprudenza costituzionale ai fini dell'identificazione del secondo termine della relazione di incompatibilità costituzionalmente rilevante, espressivo della sede “pregiudicata” dall'effetto di “condizionamento” scaturente dall'avvenuta adozione di una precedente decisione sulla medesima "res iudicanda".
Corte Costituzionale 09 luglio 2013 n. 183 Sono costituzionalmente illegittimi, per violazione degli art. 3 e 111 comma 2 cost., gli art. 34 comma 1 e 623 comma 1 lett. a) c.p.p., nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o di rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 c.p.p. (La Corte ha altresì dichiarato, in via consequenziale, l'illegittimità costituzionale delle medesime disposizioni nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare ordinanza di accoglimento o di rigetto della richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale).
Corte Costituzionale 09 luglio 2013 n. 183 Art. precedente
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 art. 34
 art. 36
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 art. 34
 art. 3
 art. 671
 art. 3
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