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Da Mimmo Carola su	 14 Dicembre 2018 0 Commenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 51313 del 12 novembre 2018 ribadisce il principio secondo il quale è esclusa la responsabilità del conducente per investimento del pedone che attraversa la sede stradale quando lo stesso è nella oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso e imprevedibile.
Un automobilista veniva riconosciuto colpevole prima dal Tribunale e poi dalla Corte territoriale di Bari chei confermava in punto di responsabilità sia la sentenza che la condanna a due anni di reclusione, del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione della disciplina sulla circolazione stradale, per avere investito un pedone che aveva intrapreso l’attraversamento sulle strisce pedonali nel centro di quella città, provocandogli lesioni personali da cui era conseguita la morte. Il giudice di appello evidenziava sotto il profilo processuale che il giudice di primo grado non era incorso in alcuna violazione processuale, laddove aveva dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio in ragione della omessa citazione di una persona offesa, fratello della vittima, trattandosi di nullità di ordine generale a regime intermedio che era stato tempestivamente dedotto da detto fratello. In relazione al merito della contestazione affermava sia sulla base degli accertamenti acquisiti agli atti sia dell’esame testimoniale che il mancato tempestivo avvistamento del pedone, intento nell’attraversamento della sede stradale, era senz’altro attribuibile a colpa del conducente, in ragione della velocità tenuta dal veicolo, superiore a quella consentita in centro urbano e delle condizioni di scarsa visibilità in ragione dell’ora notturna, delle condizioni ambientali di pioggia battente e della scarsa illuminazione della sede stradale. L’automobilista proponeva ricorso per cassazione lamentando, tra gli altri, violazione di legge in relazione alla mancata esclusione della parte civile, per mancanza di motivazione in relazione a tutti i motivi di appello relativi ad una diversa ricostruzione del sinistro, con particolare riferimento all’esatto punto d’urto, e galla esatta collocazione del veicolo in stato di quiete.
Gli Ermellini rigettano il ricorso richiamando il principio secondo il quale si esclude la responsabilità del conducente, in ipotesi di investimento del pedone che attraversi la sede stradale, solo allorquando lo stesso si trovi nella oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso e imprevedibile. Il collegio rileva anche la manifesta infondatezza della doglianza della mancanza di motivazione in relazione a tutti i motivi di appello in quanto tesa ad ottenere una rilettura degli elementi di prova che non è consentita in questa sede, laddove le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell’episodio e dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono, infatti, proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di una diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata. In termini altrettanto aderenti alle emergenze processuali il giudice territoriale ha rappresentato che le particolari condizioni di traffico, di visibilità, di pioggia battente e di ora notturna, di prossimità ad un incrocio avrebbero dovuto imporre al conducente del veicolo investitore non solo il rispetto dei limiti di velocità prescritti dalle norme di riferimento quanto, più in generale, di conformare la condotta di guida a particolare prudenza e circospezione
Corte di Cassazione Penale, sentenza n. 51313 del 12 novembre 2018
1.La Corte di Appello di Bari confermava in punto di responsabilità la sentenza del Tribunale di Bari la quale aveva riconosciuto DLG colpevole del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione della disciplina sulla circolazione stradale, per avere investito un pedone che aveva intrapreso l’attraversamento sulle strisce pedonali nel centro abitato di Bari, provocandogli lesioni personali da cui era conseguita la morte, e lo aveva condannato alla pena di anni due di reclusione. 2. Il giudice di appello evidenziava sotto il profilo processuale che il giudice di primo grado non era incorso in alcuna violazione processuale, laddove aveva dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio in ragione della omessa citazione di una persona offesa, fratello della vittima, trattandosi di nullità di ordine generale a regime intermedio di cui all’art.178 lett.c) e 180 cod.proc.pen. / che era stato tempestivamente dedotto dal soggetto interessato, fratello della vittima.
Quanto al merito della contestazione affermava sulla base degli accertamenti acquisiti agli atti e dell’esame testimoniale che il mancato tempestivo avvistamento del pedone, intento nell’attraversamento della sede stradale, era senz’altro attribuibile a colpa del conducente, in ragione della velocità tenuta dal veicolo, superiore a quella consentita in centro urbano e delle condizioni di scarsa visibilità in ragione dell’ora notturna, delle condizioni ambientali di pioggia battente e della scarsa illuminazione della sede stradale. In ragione della gravità della condotta il giudice di appello confermava alche il disvalore attribuito al fatto con l’applicazione di pena superiore ai criteri minimi, e al contempo escludeva profili di meritevolezza per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e del beneficio della non menzione nel certificato del casellario giudiziale.
Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso per cassazione la difesa del DL articolando plurimi motivi di ricorso.
Deduceva violazione di legge in relazione alla mancata esclusione della parte civile, per avere il giudice di primo grado erroneamente dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio per omessa notifica della persona offesa laddove, sotto un primo profilo il fratello della vittima, sebbene soggetto danneggiato dal reato, non poteva annoverarsi tra le persone offese di esso e d’altro canto l’art.419 cod.proc.pen. limita l’obbligo dell’avviso solo alla persona offesa di cui sia noto agli atti l’identità e il domicilio. Con una seconda articolazione deduceva violazione di legge per mancanza di motivazione in relazione a tutti i motivi di appello relativi ad una diversa ricostruzione del sinistro, con particolare riferimento all’esatto punto d’urto, e galla esatta collocazione del veicolo in stato di quiete. Con un terzo motivo deduceva difetto motivazionale in ordine alla determinazione della pena e con un quarto veniva introdotta analoga doglianza in punto di mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e delle circostanze di cui all’art.62 n.4 e n.5 cod.pen.
Con una ultima articolazione si deduceva violazione di legge in relazione al riconoscimento di somma provvisionale alla parte civile. Assumeva infine il compimento del termine prescrizionale.
1.Preliminarmente deve escludersi il compimento della prescrizione atteso che alla scadenza ordinaria del 11 Settembre 2018 (ai sensi degli art.157 I e 161 II comma cod.pen.) deve sommarsi l’ulteriore periodo di 21 giorni di sospensione della sua decorrenza (dal 7.10.14 al 28.10.2014 per rinvio del dibattimento a seguito di istanza del difensore con contestuale declaratoria di sospensione dei termini di prescrizione) di talchè il compimento del termine di prescrizione interviene solo in data 11 Ottobre 2018, successiva alla celebrazione del presente giudizio.
Il primo motivo di ricorso è infondato laddove il giudice di appello ha fatto corretta interpretazione della giurisprudenza del S.C. , che ha riconosciuto il diritto della persona offesa di eccepire l’omessa citazione nel rispetto delle disposizioni di cui agli art.178 lett.c) e 180 cod.proc.pen. in quanto la omessa indicazione di tutte le persone offese e la loro omessa citazione pur essendo previsto a pena di nullità dall’art.178 cod.proc.pen. è vizio che può essere eccepito solo da chi abbia interesse (sez.VI, 10.4.2003 Rossi, Rv.226512), cui il giudice può porre rimedio rinnovando l’atto o disponendo la citazione dell’offeso per una udienza successiva, in modo tale da consentire l’eventuale costituzione di parte civile prima dell’inizio del dibattimento (sez.III, 16.6.1998 Stringa Rv.211691), ponendosi peraltro come momento preclusivo alla deduzione il termine indicato dall’art.180 cod.proc.pen. in relazione alle nullità a regime intermedio. 2.1 Nessun rilievo riveste nel caso in specie la deduzione che il difetto si sia verificato in procedimento a citazione diretta ma nell’ambito di citazione delle parti alla udienza preliminare, in quanto l’art.420 cod.proc.pen. pone a carico del giudice per le indagini preliminare oneri di verifica della regolare costituzione delle parti e di rinnovo degli avvisi e delle citazioni e delle notificazioni, di cui è chiamato a pronunciare la nullità, del tutto analoghi a quelli del giudice del dibattimento,a nulla rilevando al contempo che l’art.419 cod.proc.pen. limiti la citazione alla persona offesa la cui identificazione risulti dagli atti, atteso che la nullità di ordine generale discende direttamente dalla disposizione di cui all’art.178 lett.c) ed è di ordine generale e ridonda sul difetto di partecipazione della persona offesa al procedimento.
Ritiene poi il collegio la manifesta infondatezza del secondo motivo di ricorso, in quanto teso ad ottenere una rilettura degli elementi di prova che non è consentita in questa sede, laddove le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell’episodio e dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono, infatti, proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di una diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata. Il ricorso, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione della sentenza impugnata, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di diritto, e pertanto immune da vizi di legittimità, in quanto il giudice territoriale ha rappresentato, in termini del tutto coerenti con le risultanze processuali che, la condotta di guida del DL fu certamente improntata a colpa, in ragione della velocità tenuta, mentre il rispetto del limite previsto avrebbe consentito al conducente del veicolo di compiere adeguata manovra di salvezza.
3.1 In termini altrettanto aderenti alle emergenze processuali il giudice territoriale ha poi rappresentato che le particolari condizioni di traffico, di visibilità, di pioggia battente e di ora notturna, di prossimità ad un incrocio avrebbero dovuto imporre al conducente del veicolo investitore non solo il rispetto dei limiti di velocità prescritti dalle norme di riferimento quanto, più in generale, di conformare la condotta di guida a particolare prudenza e circospezione, con riferimento ai precetti di cui all’art.141 codice della strada soprattutto quando, come nel caso in specie, la visibilità era limitata e doveva ritenersi prevedibile, in prossimità di un incrocio, l’attraversamento di un pedone.
3.2 Sotto questo profilo pertanto il giudice di appello ha svolto buon governo delle risultanze processuali escludendo la ricorrenza di elementi eccezionali perturbatori che possano avere precluso al DL la possibilità di percepire l’attraversamento intrapreso dal pedone, laddove la giurisprudenza del S.C. esclude la responsabilità del conducente, in ipotesi di investimento del pedone che attraversi la sede stradale, solo allorquando lo stesso si trovi nella oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso e imprevedibile (sez.IV, 2.7.2013 n.33207; 16.4.2008 n.20027).
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in solido con il responsabile civile AXA ASSICURAZIONI s.p.a., alla rifusione delle spese in favore della parte civile omissis.
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