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Timestamp: 2018-02-21 05:06:27+00:00

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La kupola delle politiKa a Isola delle Femmine: aprile 2013
Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise. Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova, da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti
Ergastolano siciliano francesco bruno massacrato in carcere da un ergastolano rivale from Pino Ciampolillo
Il CANTIERE DELLA “DISCORDIA” A RIDOSSO DELLA COSTA CORSARA COMPRESO NEL QUADRILATERO DI CORSO ITALIA VIA DELLE PALME CON LA via DEI PINI
Enea Vincenzo si rompe il muro del silenzio sull'omicidio
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Enea Vincenzo il muro del silenzio YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=u_SPxlSd054
Enea Vincenzo rotto il muro del silenzio - Video Dailymotion
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Ergastolano Siciliano l'ergastolano Bruno Francesco
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Ergastolano Siciliano Francesco Bruno massacrato in carcere da
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Enea Vincenzo rotto il muro del silenzio di isolapulita
Finalmente, dopo circa trenta anni e grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull'omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell'anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del processo "tempesta".
La speranza da parte dei figli che l'apertura delle indagini possa portare all'individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.
STEFANO GALLINA ASSASSINATO 1 OTTOBRE 81 LO DUCA BRUNO FRANCESCO
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La soluzione dell’omicidio dell’impreditore edile Vincenzo Enea passa da Padova
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CAPACI ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….
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OPERAZI0NE SAN LORENZO
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http://isoladellefemmineaddiopizzo5.blogspot.it/2013_03_01_archive.html
LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO
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Mafia, il massacro degli Inzerillo Naimo e Casamento a giudizio
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26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2011/06/26-gennaio-1982-isola-delle-femmine-pa.html
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Other Mafiosi
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Intercettato al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S. il Sindaco di Isola delle Femmine Professore Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola delle Femmine
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Il Giudizio abbreviato. La disciplina ed i vantaggi.
E’ un rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del Pubblico Ministero.
Non verranno – di norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra nella stanza del Giudice).
La richiesta di Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo di reato.
Il processo in abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura speciale.
L’abbreviato – dopo il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del difensore.
Può partecipare anche la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa – deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è “secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la celebrazione del processo con il rito ordinario.
Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
La procedura penale prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può chiedere che si proceda con il Giudizio abbreviato, così non può avanzare nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla difesa).
La richiesta delle nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre prove contrarie.
In ogni caso, qualora il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone (sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato “normale” che condizionato).
La Sentenza del Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a seguito di celebrazione con il rito ordinario.
Il Giudizio abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§ Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§ Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle indagini);
§ Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive (testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi” della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a sostegno dell’innocenza dell’imputato.
§ Il Giudizio abbreviato. I vantaggi.
§ L’udienza preliminare. Gli scopi e la disciplina.
§ Il Giudizio Immediato. Peculiarit� , particolarit� e…
§ Il giudizio “per direttissima”
§ Il C.d. “patteggiamento”.
http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/
B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, D' Agostino, Enea Vincenzo, IMPASTATO, Lo Duca, LO PICCOLO, LUCIDO, Micalizzi;Mutolo, ONORATO FRANCESCO, ROSARIO NAIMO, Rosario Riccobono, Stefano Gallina,
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INTERPELLANZA Chiarimenti sulle inadempienze riguardanti il Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria
(risposta scritta con urgenza)
N. - Chiarimenti sulle inadempienze riguardanti il Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria
Al Presidente della Regione, all'Assessore del territorio e dell'ambiente,
più di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;
gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;
la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;
l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione
a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate.
il c.d., Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;
nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;
detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;
a fine gennaio di quest’anno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria contiene “vistose copiature di un piano di un’altra regione” e si condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione l'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, poichè nell'esercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;
lo scorso 13 marzo il GUP del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria, gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, ed il processo si aprirà il prossimo 3 giugno.
si chiede di conoscere
- quali iniziative ritenga di voler adottare, ed in che tempi (dopo quasi 6 anni) per la revoca immediata del Piano copiato;
- come intende procedere per fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto godere nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi;
- per quali motivi il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della copiatura e quindi della non conformità, il tutto ancor più aggravato dall’intervenuta condanna penale a carico del responsabile della redazione della copiatura del Piano;
- per quali motivi sono rimaste senza risposta, a distanza di oltre 4 mesi, le richieste di ritiro del Piano inoltrate all’attuale assessore al territorio da parte di Legambiente e della CGIL, ulteriormente sollecitate, anche con formale diffida, dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra, WWF Palermo, disattendendo le norme sui procedimenti e sulla trasparenza amministrativa di cui alla L.R. 5/2011;
- se sono stati intrapresi provvedimenti nei confronti del dott. Salvatore Anzà a seguito della sua condanna e se il Governo intenda costituirsi parte civile nel processo contro gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, e gli ex assessori al territorio e ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, che si aprirà il 3 giugno prossimo presso il Tribunale di Palermo;
- quando intende adottare un vero Piano regionale di risanamento
della qualità dell’aria.
(Gli interpellante chiedono lo svolgimento con urgenza)
(15 Aprile 2013) Firmatari: Stefano Zito (M5S)
Cancelleri Giovanni Carlo
Cappello Francesco
Ciaccio Giorgio
Ciancio Gianina
Foti Angela
La Rocca Claudia
Mangiacavallo Matteo
Palmeri Valentina
Siragusa Salvatore
Trizzino Giampiero
Troisi Sergio Venturino Antonio
Zafarana Valentina
N. 0000 - Qualità dell’aria e probabile aumento di tumori nella provincia di Siracusa. Proposta di un decreto ad hoc per gli inquinanti di origine petrolchimica e di un Piano di Risanamento dell’aria
Al Presidente della Regione, all’Assessore per il territorio e l’ambiente, all’Assessorato per la Salute.
Con decreto legislativo n. 155 del 13 agosto 2010 (So n. 217 alla Gu 15 settembre 2010 n. 216), attuazione della direttiva 2008/50/Ce, sostituente a sua volta le disposizioni di attuazione delle direttiva 2004/107/Ce nonché le recenti normative fra cui il D.M. 60/2002, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, gli inquinanti che raggiungono il valore limite ovvero il livello fissato in base alle conoscenze scientifiche, incluse quelle relative alle migliori tecnologie disponibili, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana o per l'ambiente nel suo complesso, che deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve essere successivamente superato, sono le concentrazioni di biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), benzene (C6H6), monossido di carbonio (CO), ozono (O3), piombo (Pb), PM10 (polveri sottili), PM2.5 (polveri ultrasottili), metalli pesanti, tra cui: arsenico (As), cadmio (Cd), nichel (Ni), mercurio (Hg) e tra gli Ipa solo il benzo(a)pirene (BaP), che secondo lo Iarc è l’idrocarburo policiclico aromatico classificato come “probabile” cancerogeno.
Le stime della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che nove persone su centomila esposte ad una concentrazione di 1 ng/m3 (1 nanogrammo è un miliardesimo di grammo) di benzo(a)pirene sono a rischio di contrarre il cancro.
Il benzo(a)pirene nel 2010 e nel 2011 è stato riscontrato a Priolo e a Scala Greca in concentrazioni superiori al limite di legge (vedi relazione scientifica in allegato).
L’Occupational Safety and Health Administration (OSHA) ha stabilito un limite di 0,2 mg di IPA per m3 d’aria.
Il National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) raccomanda che i livelli nell’aria siano inferiore a 0,1 mg/m3 per un giorno lavorativo di 10 ore nell’ambito di 40 ore settimanali di lavoro.
A quanto pare l’Asp di Siracusa ai lavoratori esposti fa effettuare solo le analisi di routine.
Con decreto regionale n. 888/17 (oggi del 14.06.2006) invece oltre a disciplinare in atmosfera SO2, NO2, O3, PM10 e PM2, si rilevano gli NMHC (idrocarburi non metanici) e il Toluene-etil Benzene O-M-P Xilene.
Questo decreto stabilisce delle soglie oltre le quali devono essere operate delle azioni correttive alle emissioni da parte delle Aziende operanti nel comprensorio industriale del Siracusano. Sulla base dei dati prodotti dalla Rete Interconnessa (Arpa-Provincia-Cipa), istituita per il controllo dell’inquinamento atmosferico, ogni ora una routine verifica, secondo gli algoritmi di calcolo contenuti nel Decreto, se vi sia un superamento delle “soglie” previste per l'attivazione dei “Livelli di intervento”.
Gli interventi previsti, come detto, mirati a prevenire fenomeni di degrado della qualità dell’aria, si articolano su tre livelli a seconda delle concentrazioni raggiunte dalle diverse sostanze monitorate (SO2, NO2 e O3, se associato a un superamento di NMHC). Più alto è il livello delle concentrazioni rilevate maggiore è il livello di intervento che viene diramato e più energiche sono le azioni di contenimento delle emissioni che le Aziende devono mettere in atto.
Gli inquinanti atmosferici menzionati sono quelli elencati nell’allegato I della Direttiva 96/62/CE, come modificata nella Decisione 2001/752/CE.
Osservando entrambi i Decreti si notano delle grosse inadempienze, nel senso che sia il Decreto n. 155/2010 sia il Decreto 888/17 non fissano i valori limiti per la maggior parte degli inquinanti di origine petrolchimica, come i mercaptani, l’acido solfidrico (H2S), gli idrocarburi policiclici aromatici quali: benzo(a)antracene, benzo(K)fluorantene, dibenzo(a,h) antracene, indeno(1,2,3-cd)pirene, definiti dallo Iarc come “possibili” cancerogeni, e per quanto riguarda il benzene (idrocarburo aromatico volatile), si rilevano soltanto il limite annuale (5 μg/m3 ) e non quello orario giornaliero, che a quanto pare nell’anno 2009 e 2010 alla Sasol (Augusta) raggiungeva dei picchi orari spaventosi (300 μg/m3 ) piuttosto significativi. Dalla letteratura si evince che brevi esposizioni di 5-10 minuti a livelli molto alti di benzene nell’aria (10000-20000 ppm) possono condurre alla morte. Livelli di concentrazione più bassi (700-3000 ppm) possono causare vari sintomi come sonnolenza, aumento del battito cardiaco, tremori, confusione e perdita di coscienza.
Concentrazioni minori, ma più prolungate nel tempo, possono alterare la memoria e certe capacità psichiche. Il benzene è responsabile di disturbi e di un effetto irritante sulla pelle e sulle mucose (oculare e respiratoria in particolare).
L’esposizione al benzene è stata anche collegata al danno ai cromosomi, la parte delle cellule responsabile dello sviluppo delle caratteristiche ereditarie e a danni a livello degli organi riproduttivi.
Uno studio condotto dall’equipe di Paolo Crosignani, direttore dell’Unità Operativa Registro Tumori dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, ha verificato la correlazione tra la concentrazione di benzene e l’insorgenza di leucemie infantili.
Studi recenti (Cocima, 2013) dimostrano come questa sostanza provenga sia dalle emissioni convogliate e controllate sia, soprattutto, dalle emissioni diffuse e fuggitive: dai parchi serbatoi di benzine e gasoli per evaporazione, dalle torce, dagli impianti per perdite varie o per incidenti, incendi compresi. Dispersioni per lesioni dei serbatoi e di alcune condotte hanno determinato l’inquinamento dei suoli e delle falde (Aureli, 1985; Arpa 2002; Arpa 2012).
Nell’anno 2010-2011 sia a Priolo che a Scala Greca sono state riscontrate, sulle polveri (PM10), concentrazioni di benzo(a)antracene, benzo(K)fluorantene, di benzo(a,h)antracene, indeno(1,2,3-cd)pirene del valore limite superiore a 1 ng/m3, ma non essendoci un valore limite fissato dagli attuali Decreti, non sappiamo che danno hanno comportato alla salute umana
Per quanto attiene all’acido solfidrico, altra sostanza non normata, in data 19/08/2011 si è riscontrato un picco di 73.2 µg/Nm3 e in data 01/06/2012 una concentrazione 65.3 µg/Nm3 riscontrato a Melilli (SR). Da letteratura mette in evidenza una soglia olfattiva di circa 7 µg/Nm3 e un limite di esposizione consigliato dall'OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) di 150 µg/Nm3 come media nelle 24 ore.
Nel polo petrolchimico siracusano dal mese di dicembre 2011 al mese di luglio 2012 è stato dimostrato dagli organi di controllo preposti, a seguito di diversi eventi e/o incidenti rilevanti, che l’H2S fuoriesce dalle raffinerie, in particolare: sistema torce, impianti di trattamento acque di scarico, linee e impianti che processano detto inquinante. Inoltre è stato rilevato che tutte le aziende del petrolchimico (Esso, Isab impianti sud, Isab impianti nord, Isab Energy) non sono dotate di analizzatori che h/24 svolgono funzione di sorveglianza dei livelli di questo gas negli ambienti di lavoro.
In pratica gli attuali Decreti in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente sembrano riconoscere come inquinanti soltanto le sostanze derivanti da traffico veicolare (SO2; NOx; O3). E’ come se non si volessero considerare le raffinerie come fonti principali di inquinamento atmosferico. È come se le aree a rischio in Sicilia non fossero mai esistite.
Malgrado ciò, nel 1990 l’area del quadrilatero industriale Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa è stata dichiarata “ad elevato rischio di crisi ambientale” in conformità alla legge 349 del 08/07/86, in quanto caratterizzata da gravi alterazioni negli equilibri ambientali (AERCA), quindi, da sottoporre a risanamento tramite appositi piani. Inoltre è stata perimetrata, ai sensi della legge 426/1998, sito di interesse nazionale (SIN), dunque, da sottoporre a bonifica e ripristino ambientale, così come le altre 2 aree a rischio siciliane: Gela e Milazzo.
Le sostanze inquinanti non normate che sono state descritte vengono rilevate dall’Arpa, che oltre a trasmetterle alle autorità preposte li invia all’Asp 8 di Siracusa. L’Asp, in qualità di organo competente per la protezione della salute umana a quanto sembrerebbe non correla i dati con i tumori nella provincia di Siracusa. È chiaro che da parte dell’Asp oltre all’assenza di un archivio storico dei dati utile per monitorare negli anni l’andamento delle emissioni inquinanti in atmosfera, non è ancora stata attivata una forma incisiva di monitoraggio sanitario.
Nel 2001 gli studi del RTP (Registro tumori provinciale) di Siracusa segnalano una alta incidenza di Malformazioni Congenite nell’area di Augusta e dintorni. I tassi più elevati si raggruppano in un cluster comprendente la zona costiera che si sviluppa da Augusta a Siracusa fino ai comuni del più vicino retroterra, anche a seguito di altre segnalazioni parte una indagine della Procura di Siracusa. Si riscontra una forte contaminazione da mercurio nella rada di Augusta (per illeciti smaltimenti dall’impianto Cloro-Soda dell’Enichem, oggi Syndial). Tant’è che l’azienda colpevole ma non imputata dona a 101 famiglie, che avevano avuto figli malformati, undici milioni di euro.
Nel 2003 vengono pubblicati i risultati di uno studio (Nicotra, 2007) di monitoraggio della rada, i cui sedimenti marini erano contaminati di metalli pesanti, tra cui il mercurio 22 volte il limite tabellare, e idrocarburi policiclici aromatici superiori al valore di riferimento.
Nello stesso anno, da una perizia della procura di Siracusa viene fuori che le concentrazioni di mercurio nei capelli delle donne di Augusta (1,45 mg/g) sono risultate maggiori che nelle donne di Catania (1,14 mg/g) con differenze statisticamente significative (p 0.01).
Volendo ricorrere a confronti con aree geografiche coinvolte in passato da gravi contaminazioni da mercurio, i valori osservati ad Augusta si collocano tra quelli osservati a Minamata (1,76 mg/g) e quelli osservati ad Elubo nel Ghana (1,21 mg/g).
Per quanto riguarda i tumori, dal 1999 al 2002, si afferma che il Distretto con la più alta incidenza di Tumori è quello di Augusta, i cui valori tra i maschi si attestano ben oltre quelli del Pool Italia. Tra le sedi neoplastiche in eccesso: i Tumori di Fegato (M-F), Pancreas (M-F), Polmoni (M), Melanomi (F), Torace (M), Pleura (M-F), Utero, Ovaio, Encefalo (M-F), Tiroide (M-F), Linfomi H (F) e Mielomi (F). In tutto 12 Sedi Tumorali che, con poche eccezioni, collocano Augusta nell’ambito di un profilo epidemiologico tipico delle aree fortemente industrializzate.
Al 2° posto si colloca il Distretto di Siracusa, i cui TSI si attestano al di sotto di quelli di Augusta. Tra le sedi neoplastiche in eccesso: i Tumori di Pleura (M), Utero, Encefalo (M), Tiroide.
Visto e considerato che la qualità della vita di una comunità dipende essenzialmente dalla caratterizzazione dei siti contaminati, dagli interventi di bonifica, da un Piano di Risanamento dell’aria che si respira, ove in Sicilia sono fermi al palo, rispettivamente, dal 2008 (nonostante soldi pubblici stanziati, 770 milioni di euro) e dal 1999 nonché di un monitoraggio h/24 sanitario sia delle emissioni che sui lavoratori esposti a inquinanti petrolchimici, soprattutto di IPA.
PER CONOSCERE SE NON RITENGANO OPPORTUNO
1. Provvedere alla realizzazione immediata di un Decreto Regionale ad hoc per le sostanze di derivazione delle raffinerie del petrolchimico site nella regione siciliana.
2. Provvedere all’applicazione di un Piano di risanamento ambientale dell’aria.
La mancanza di un Piano di Tutela e Risanamento della qualità dell’Aria, del qual fatto vanno individuate e censurate le responsabilità politiche e burocratiche, costituisce una grave “omissione di soccorso” nei confronti dei cittadini e dell’ambiente intero. Si ricorda che per questa inadempienza l’Unione Europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
3. Provvedere al’applicazione dell’accordo di programma per le bonifiche: “Interventi di riqualificazione ambientale funzionali alla reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel sito di interesse nazionale di Priolo”.
(Gli interpellanti chiedono lo svolgimento con urgenza)
Troisi Sergio
Venturino Antonio
Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine
Al Servizio 4
"Ufficio unico procedimenti disciplinari",
dipartimento della Funzione Pubblica,
viale Regione Siciliana 2194, 90100 Palermo
servizio4.fp@regione.sicilia.it
tel: 091 - 70.72826 - fax : 091 - 70.72843
inviato dal numeo 0918616100 9,13
Onle Rosario Crocetta
fax : 091 7075302 90129 Palermo email: rcrocetta@ars.sicilia.it
inviato dal numeo 0918616100 9,01
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
fax : 091 7077963 90146 Palermo email: assessore.territorioambiente@regione.sicilia.it
inviato dal numeo 0918616100 9,43
e p.c. IV Commissione Ambiente e Territorio
fax : 0917054564 90146 Palermo email: trzgpr@gmail.com
inviato dal numeo 0918616100 9,59
Anticipata via email Fax
OGGETTO: richiesta informazioni sui provvedimenti adottati a carico del Dottor Anzà a seguito della condanna penale n. 5055 del 18/10/2012
Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente di Isola delle Femmine, con la presente chiede di conoscere, ai sensi della normativa vigente in materia di trasparenza amministrativa, i provvedimenti che questo spettabile Ufficio ha adottato nei confronti del dirigente pro tempore del Dipartimento Ambiente della Regione Sicilia, Salvatore Anzà, a seguito della condanna n 5455 del 18 ottobre 2012 che lo ha visto condannato a 1 anno e 8 mesi, e che fa seguito alla condanna 2708 del 2010 depositata il 5/3/2010.per diffamazione ai danni di Giuseppe Messina, portavoce cittadino di Legambiente, emessa dal Tribunale Civile di Palermo con sentenza
Il sottoscritto avanza tale richiesta in quanto parte in causa in diversi procedimenti giudiziari connessi all'attività del dottor Salvatore Anzà nell'esercizio delle sue funzioni di dirigente presso il Dipartimento Ambiente.
Giuseppe Ciampolillo coordinatore di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni: Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com 3331017981
sentenza di condanna a 1 anno e 8 mesi n 5455 2012 del 18 ottobre 2012 a carico del dr. Salvatore Anzà:
sentenza di condanna per diffamazione del dr. Salvatore Anzà n. 2708 2010 depositata il 5 3 2010 ;
Articolo Quotidiano di Sicilia Luigi Solarino “Piano dell’aria finisce in tribunale condannato direttore del progetto”
Isola delle Femmine 16 aprile 2013
Sicilia – “Respiriamo” ancora l’aria del “Piano aria pulita del Veneto”
10 marzo 2013 | Nessun commento | Mi piace
In Sicilia ancora “aria pulita del Veneto”. Forse qualcuno ricorda la ridicola storia interpretata dagli uomini di Lombardo che gestivano l’assessorato territorio e ambiente della regione siciliana. Le risate che la Petrix ha suscitato con le sue “interviste” dei protagonisti (progettisti, assessore e dirigente regionale). Bene dopo 5 anni dalla “stesura” con copia incolla di quel piano, e dopo che un dirigente è stato condannato per aver calunniato e ingiuriato persone ed associazioni ambientaliste, nessun intervento è stato adottato dal Governo regionale per ridare ai siciliani la possibilità di “respirare” un po’ d’aria della Trinacria.
Era abbastanza prevedibile che nessun intervento sarebbe stato posto in essere dal governo (si fa per dire) Lombardo per riparare – se non altro – alla mala figura, in fondo si trattava di uomini di fiducia del governatore; per altro aver spostato il dirigente generale dal territorio al Corpo Forestale era stata già una cosa eccezionale – a sentire il personale del Corpo ne avrebbero fatto volentieri a meno. Ma che ancora oggi nemmeno il Governo del rivoluzionario Crocetta ha aperto una finestra per respirare aria di Sicilia, ci sembra un tantino strano.
Ancora più strano è parso alle associazioni: Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita; le quali, dopo aver atteso l’inserimento della Giunta Crocetta, hanno segnalato “l’anomalia” alla nuova amministrazione, chiedendo all’assessore al territorio e ambiente Maria Lo Bello di chiudere definitivamente la finestra sul Veneto ed aprire quella sulla Conca d’oro.
Nella lettera delle associazioni si legge:
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – lettera firmata da Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione”.
La segnalazione appare più che opportuna ed è sorretta dalla speranza che rifacendo il piano, nel caso di copiature, ci si rifaccia ai tanti testi sull’ambiente siciliano.
http://www.nuovosoldo.it/2013/03/10/sicilia-respiriamo-ancora-laria-del-piano-aria-pulita-del-veneto/
Il piano era stato elaborato con ritardo rispetto ai tempi dovuti, ritardo per il quale era stata attivata un procedura comunitaria per infrazione.
Era però emerso che il “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” oltre a contenere ERRORI DI SINTASSI vari, era una COPIATURA di un precedente piano redatto per la regione Veneto e tale circostanza risultava da una serie di INDICAZIONI e RIFERIMENTI che erano del tutto ILLOGICI ed INCONGRUI ove riferiti al territorio siciliano.
In particolare si faceva riferimento alle immissioni atmosferiche derivanti dall’uso dei riscaldamenti domestici dovuti al CLIMA RIGIDO, si indicava quale soluzioni dell’inquinamento da traffico il potenziamento delle PISTE CICLABILI da realizzare sugli ARGINI DEI FIUMI CHE ATTRAVERSANO I CENTRI STORICI e, in alcuni casi si trovava addirittura il link della Regione Veneto (pag 14 verbale del 24.11.2011).
Appare quindi evidente che non possono ritenersi credibili i testi Barbaro e Tolomeo che hanno parlato di correzioni effettuate dalla segreteria e nel tempo di ventiminuti – mezz’ora; ma soprattutto appare evidente che gli errori del “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”, non potevano essere semplici “refusi”, giacchè non potrebbe logicamente giustificarsi la creazione ad hoc di una commissione composta da tre soggetti che ha lavorato per quattro mesi, per la correzione di un elaborato di appena 385 pagine, compresi gli allegati.
….lungi da essere meri refusi come dichiarato eufemisticamente da testi interessati anche ad escludere ovvero attenuare proprie responsabilità amministrative, erano vere e proprie COPIATURE.
Peraltro, nello stesso “decreto di correzione relativo al piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” si legge di “comunità montane”, “argini di fiumi e vcanali”, “intero territorio pianeggiante della regione”, “bacino aerologico padano” eccc..
DICHIARA Anzà Salvatore responsabile del REATO continuato a lui ascrittoi e lo CONDANNA ALLA PENA di UNO ANNO e MESI OTTO di RECLUSIONE, oltre che al pagamento delle spese processuali………….
Sentenza n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, nei confronti di Anzà Salvatore EX DIRIGENTE ASSESSORATO TERRTORIO AMBIENTE DELLA REGIONE. L’accusa: diffamazione in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .
IL DOTTORE SALVATORE ANZA' RESPONSABILE DEL PIANO DELLA QUALITA' DELL'ARIA REGIONE SICILIA SI INFURIA SULLA ROTAZIONE DIRIGENTI GDS 30 GENNAIO 2013
Sentenza n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore, parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana. E il procedimento aperto in relazione alla denuncia di Legambiente per le note inviate dall’Anzà a vari enti, in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .
Fax 091 7075302 90129 Palermo fax inviato 19.2.13 h. 17,58 rac rr 1424411893871
Fax 091 7077963 90146 Palermo fax inviato 19.2.13 h. 17,55 rac rr 90040130219004220 posta express
Fax 0917054564 inviato 19.2.13 h. 17,51 racc rr 14241189396
OGGETTO: ATTO D’INVITO E DIFFIDA A PROVVEDERE CON ISTANZA IN AUTOTUTELA ALLA REVOCA ED AL RITIRO DAL SITO WEB DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE DEL " PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA QUALITA' DELL'ARIA AMBIENTE"
Sig. Presidente, Sig. Assessore, on.le Presidente IV commissione
poichè ad oggi risulta senza seguito la richiesta inoltrata con R.R. il 21 e 22 gennaio 2013 alle SS.VV. da parte delle scriventi Associazioni e fin dal 24 dicembre 2012 da parte di Legambiente e della CGIL al fine del ritiro del “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” (2007) in quanto copiato quasi 6 anni fa da quello omologo della Regione Veneto e da vari documenti già editi da altri Enti, le scriventi Associazioni, anche alla luce della sentenza del Tribunale di Palermo (allegata alla presente) che ha condannato il dott. Salvatore Anzà del Dipartimento Ambiente alla pena di 1 anno e 8 mesi per la vicenda in questione, reiterano la richiesta e diffidano a volerle dare immediato adempimento, non da ultimo quale segnale di concreta applicazione dei principi di legalità e trasparenza di cui il Governo dichiara di farsi interprete.
n.b. n. raccomandate inviate il 31 gennaio 2013 142411891787- 1424411892562 ricevute entrambe il 31 gennaio 2013
FIRMATARI DEL DOCUMENTO:
Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente,
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni presidente di Italia Nostra,
WWF Palermo,
Sentenza di Condanna emessa in data 18 ottobre 2012 nei confronti del Dottor Anzà Salvatore Autore del Piano
Via Sciascia 13 Al Presidente della Regione Sicilia
Fax 091 7075302 90129 Palermo
Fax 091 7077963 90146 Palermo
Sig. Presidente e Sig. Assessore,
il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegato).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.
E’ di queste giorni la notizia del Tribunale penale di Palermo Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010 che nell’udienza del 18 ottobre 2012, è stata emessa la sentenza n. 5455/2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore, parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana.
L’operato del dr. Anzà risulta a nostro parere di una gravità estrema, in quanto dette note sono state redatte su carta intestata dell'ARTA e firmate dall'Anzà nelle funzioni ufficiali di responsabile del Servizio 3 verso l'esterno in rappresentanza dello stesso ARTA.
1. Piano Siciliano e Fonti copiate
2. Guida lettura Piano
Raccomandata 142411891787 ricevuta 31 gennaio 2013 inviata da isola delle femmine 22 gennaio 2013
Raccomandata 90040130122003650 inviata da Isola delle Femmine il 22 gennaio 2013
il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegati).
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata
del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
Legambiente Sicilia CGIL Sicilia
Al Signor Presidente della Regione
Iniziative finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute della popolazione dall’inquinamento atmosferico nella Regione Siciliana – Inadempienze circa la redazione del Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria ed aberrazioni in merito all’adozione da oltre 5 anni di un Piano copiato dall’omologo della Regione Veneto e da documenti editi da altre fonti
• più di 5 anni fa, iI 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia, denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;
• gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, dott. Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto (anno 2000), cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;
• la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;
• l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione;
• a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate;
• il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato per giunta già bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;
• nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;
• detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;
• lo scorso mese di novembre si è appreso dagli organi di stampa che la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, degli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro;
• è di questi giorni la notizia che il Tribunale di Palermo ha emesso la sentenza n. 5455/2012 di condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti dell'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, il quale , nell'esercizio delle sue funzioni, aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti gravemente diffamatori e offensivi in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;
per sapere quali iniziative ritenga di adottare, ed in che tempi, al fine di
porre immediatamente termine, dopo oltre 5 anni e mezzo, con la revoca del Piano copiato, a questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione;
fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto impunemente godere a tutti i livelli nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi e di un sistema di connivenze tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione fare conoscere i motivi per i quali il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno dei vertici politici e burocratici che si sono succeduti negli anni sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della ben nota copiatura e quindi della macroscopica non conformità, tanto è vero che nessuno degli stessi vertici e degli uffici lo ha messo in atto;
adottare un vero Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
PAGINA 24 DELLA SENTENZA
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http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/depurazione-bonifiche-risanamento-ambientale-ing-daria-ticali-si-avvale-dipartimento-acque-e-rifiuti-acque-rifiuti-gurs-25-02-11.pdf
http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/pietro-tolomeo-dirigente-generale-decreto-155-29-genn-2009-contratto-ing-natale-zuccarello-nomina-dirigente-responsabile-2-via-vas-a-ia-italcementi-decreto-693-18-luglio-2008.pdf
anza, ARNONE, CAVALLARO, ciampolillo, Cirincione, Fontana, GENCHI, interlandi, LEGAMBIENTE, MESSINA, PELLERITO, PIANO AEROLOGICO PADANO, Sansone, Sentenza 5455/2012, SMOG MAZZARA, TOLOMEO, Trizzino, zuccarello,
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 Sentenza 
 art. 415
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