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Timestamp: 2016-12-07 20:13:26+00:00

Document:
Art. 57 cod. proc. civile: Attività del cancelliere
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il cancelliere documenta a tutti gli effetti, nei casi e nei modi previsti dalla legge, le attività proprie e quelle degli organi giudiziari e delle parti (1).
Egli assiste il giudice in tutti gli atti dei quali deve essere formato processo verbale (2).
CommentoCancelliere: è il principale collaboratore del giudice, la cui attività è rivolta a predisporre le migliori condizioni perché il giudice possa emettere la propria decisione. Si tratta dell’ufficio complementare dell’organo giudiziario, istituito presso ogni ufficio, ma non investito di giurisdizione. Ad esso sono affidate funzioni burocratiche ed amministrative, integrative dell’opera del giudice, che svolge in piena autonomia.
(1) L’attività di documentazione (considerato che i cancellieri, nell’esercizio delle loro funzioni, sono pubblici ufficiali), comporta l’attribuzione della pubblica fede, fino a querela di falso, agli atti (perciò pubblici) documentanti le attività dei partecipanti al processo.
(2) Il cancelliere, tra l’altro, deve redigere processo verbale di dichiarazioni, attività e fatti che si verificano nel corso del processo; vigilare sull’esplicazione dei poteri di consultazione di atti e documenti inseriti dalle parti nei rispettivi fascicoli; curare le comunicazioni alle parti, tra cui spicca quella dell’avvenuto deposito della sentenza; certificare l’avvenuto deposito delle sentenze in calce alle stesse.
Mancanza o assenza del cancelliere.
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 40 della Costituzione, dell’art. 74 della legge 23 ottobre 1960, n. 1196, nella parte in cui consente di affidare a un notaio esercente o al segretario o al vice segretario comunale le funzioni dei cancellieri anche ove l’assenza di questi ultimi sia determinata dalla partecipazione ad uno sciopero. Corte cost. 23 luglio 1980, n. 125.
Attestazione del deposito di atti.
2.1. Orario di apertura al pubblico delle cancellerie e segreterie giudiziarie.
In tema d’apertura delle cancellerie e segreterie al pubblico, l’art. 162 legge n. 1196 del 1960 (prevedente l’apertura per cinque ore al giorno nei giorni feriali) è norma d’organizzazione volta a disciplinare l’azione della P.A. e pertanto non attribuisce alcun diritto soggettivo agli interessati, con la conseguenza che, in caso di provvedimento del presidente della corte d’appello disponente un orario di apertura inferiore a quello legale (nella specie, quattro ore), i soggetti interessati devono comunque depositare gli atti entro l’orario d’apertura se non vogliono incorrere nelle decadenze previste dalle norme processuali, senza che possa in contrario invocarsi il contrasto tra la determinazione adottata e la disposizione di legge sopra richiamata. Cass. lav., 2 maggio 2005, n. 9069.
2.2. Certificazioni relative alla procura speciale e alla procura alle liti.
Ai fini della regolare instaurazione del rapporto processuale rileva che la procura speciale risulti apposta sull’originale dell’atto introduttivo, giacché è sulla base del contenuto di questo che avviene l’iscrizione a ruolo della causa e, quindi, la formazione del fascicolo d’ufficio, ai sensi dell’art. 168 c.p.c. Ne consegue che, spettando al cancelliere, in adempimento del suo dovere di controllo, verificare la corrispondenza delle annotazioni contenute nella nota di iscrizione a ruolo con gli atti ed i documenti prodotti e, dunque, di rilevare l’eventuale mancato deposito della procura e di farne menzione nella nota e nell’indice del fascicolo d’ufficio, qualora nella nota di iscrizione a ruolo sia stato indicato il rilascio della procura a margine dell’atto introduttivo ed il cancelliere abbia vistato la nota stessa senza alcun’altra indicazione, deve reputarsi che l’originale dell’atto suddetto effettivamente contenesse la procura al momento della costituzione, in mancanza di elementi contrari emergenti dagli atti processuali, i quali non si possono ravvisare nella circostanza che la procura risulti invece mancante sulla copia di quell’atto inserita nel fascicolo d’ufficio. Cass. 4 gennaio 2000, n. 12.
2.3. Certificazioni attinenti il deposito del provvedimento di liquidazione del compenso all’esperto giudiziale.
La certificazione del cancelliere del deposito del provvedimento che liquida il compenso all’esperto giudiziale integra soltanto un elemento probatorio circa l’esistenza del provvedimento e non un requisito di validità o di efficacia di esso, sicché l’omissione di detta formalità è irrilevante ai fini della decorrenza del termine per la proposizione del reclamo a norma dell’art. 11 della legge 8 luglio 1980 n. 319. Cass. 15 marzo 1995, n. 3025.
2.4. Modalità di effettuazione del deposito della copia autentica della decisione impugnata con ricorso per cassazione.
Secondo quanto prescrive l’art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., il ricorso per cassazione deve essere dichiarato improcedibile qualora non risulti dal fascicolo di ufficio, recante i documenti originali allegati allo stesso, che sia stata depositata unitamente al ricorso, la copia autentica del provvedimento impugnato, contenente, come tale, la certificazione di conformità all’originale proveniente da chi ha autorità per verificarne la corrispondenza all’originale stesso. Cass. lav., 25 febbraio 2011, n. 4753.
L’art. 369 c.p.c. - il quale prescrive il deposito, insieme con il ricorso per cassazione, e a pena di improcedibilità dello stesso, della copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, al fine di consentire la verifica della tempestività dell’atto di impugnazione e della fondatezza dei suoi motivi - non osta all’effettuazione di quel deposito separatamente (ex art. 372 c.p.c., che consente il deposito autonomo di documenti riguardanti l’ammissibilità del ricorso e che può applicarsi estensivamente anche ai documenti concernenti la procedibilità del ricorso stesso), purché nel termine perentorio di venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso, ma non consente di evitare la suddetta sanzione mediante equipollenti, quali il deposito da parte del controricorrente di copia della sentenza stessa o l’esistenza della medesima nel fascicolo d’ufficio. Cass. lav., 30 marzo 2004, n. 6350; conforme Cass., Sez. Un., 25 novembre 1998, n. 11932.
2.5. Ambito applicativo del deposito del ricorso a mezzo del servizio postale.
In mancanza di espressa previsione in deroga alle disposizioni generali (quale quella prevista per il ricorso per cassazione dall’art. 134 disp. att. c.p.c., non suscettibile di applicazione analogica) il deposito presso la cancelleria a mani del cancelliere costituisce, per i procedimenti introdotti con ricorso, il necessario strumento per portare alla cognizione del giudice l’atto d’impulso processuale, strumento che, pertanto, non è suscettibile di interventi integrativi o sostitutivi. Ne consegue che, con riferimento al ricorso in appello nel rito del lavoro, non è possibile configurare alcun tipo di sanatoria in relazione ad attività inidonee a determinare la fattispecie legale della proposizione del ricorso, dovendosi in particolare escludere una sanatoria per raggiungimento dello scopo dell’atto in caso d’invio del ricorso a mezzo del servizio postale, entro il termine previsto dalla legge. Cass. lav., 2 maggio 2005, n. 9069.
2.6. Attività conseguenti al deposito della sentenza che definisce il regolamento di competenza promosso d’ufficio.
In tema di regolamento di competenza promosso d’ufficio, allorquando la parte non si sia costituita nel giudizio di legittimità, non abbia presentato memorie ai sensi dell’art. 47 c.p.c., non abbia esercitato in alcun modo il proprio diritto di difesa, non abbia eletto domicilio in Roma, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., né abbia chiesto di ricevere nel suo domicilio, a mezzo di raccomandata con tassa a carico del destinatario, l’avviso dell’udienza di discussione e il dispositivo della sentenza, ai sensi dell’art. 135 disp. att. c.p.c., il cancelliere della Corte di cassazione, che è l’unico organo competente ad attestare l’avvenuto deposito della sentenza che definisce il regolamento di competenza e a compiere tutte le attività di cui agli artt. 57 e 58 c.p.c., non può effettuare alcuna comunicazione a norma dell’art. 170 dello stesso codice e la parte non può dolersi della lesione al proprio diritto di difesa allegando la propria inerzia o pretendere di essere legittimata alla riassunzione senza alcun termine. Né può giovare alla parte il principio della translatio judicii, giacché, in base a tale principio, con la declaratoria di competenza il rapporto processuale sorto dinanzi a giudice incompetente resta in vita nella pienezza dei suoi effetti e continua, in forza della domanda originaria, dinanzi a quello cui la causa è rimessa; tuttavia, qualora avvenga un mutamento di sede, il procuratore della parte deve provvedere ad una nuova elezione di domicilio nel luogo in cui ha sede il giudice ad quem, intendendosi altrimenti il domicilio eletto presso la cancelleria di tale nuova autorità giudiziaria. Cass. lav., 21 maggio 2003, n. 8024.
2.7. Certificazioni rilevanti per il riscontro della tempestività delle impugnazioni.
In tema di contenzioso tributario, il termine per l’impugnazione della sentenza, nel caso in cui nessuna delle parti abbia provveduto alla sua notificazione, decorre dalla sua pubblicazione, che ha luogo mediante deposito in segreteria, attestato dalla data e dalla firma apposte dal segretario; tali attestazioni, provenendo da un pubblico ufficiale, costituiscono atto pubblico la cui efficacia probatoria può essere inficiata soltanto attraverso la proposizione della querela di falso, e prevalgono sulla comunicazione di detto deposito alle parti, cui pure il segretario è tenuto. Pertanto, ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione, non può assumere alcun rilievo una dichiarazione rilasciata dal segretario, in cui si attesti l’avvenuto deposito della sentenza in data diversa da quella riportata sul provvedimento, in base alla mera interrogazione del terminale, anziché al riscontro con il registro cronologico o con quello di trasmissione all’Ufficio del Registro, e senza neppure prospettare un errore materiale nella data apposta sulla sentenza. Cass. 5 dicembre 2007, n. 25356.
2.8. Attività connesse alla pubblicazione della sentenza mediante deposito nella cancelleria.
La pubblicazione della sentenza mediante il deposito della stessa nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata, ai sensi dell’art. 133 primo comma c.p.c., deposito consistente nella consegna ufficiale al cancelliere dell’originale della decisione sottoscritto dal giudice, costituisce un elemento essenziale per l’esistenza giuridica dell’atto. Al contrario la certificazione che del compimento di tali attività deve essere eseguita dal cancelliere, a norma del secondo comma dello stesso art. 133, è estrinseca all’atto e non incide sull’esistenza, sulla regolarità e sull’eseguibilità di esso. Né la mancanza della sottoscrizione della sentenza da parte del cancelliere è causa di nullità, essendo prevista tale sanzione esclusivamente rispetto al difetto della sottoscrizione del giudice (art. 161 c.p.c.), mentre la funzione autenticatrice assolta dalla firma del cancelliere trova un efficace surrogato nell’annotazione della sentenza completa dei requisiti previsti dall’art. 132 c.p.c. nei registri di cancelleria. Cass. 20 febbraio 1992, n. 2084.
2.9. Attività conseguenti al deposito delle ordinanze.
L’ordinanza (nella specie, resa in un procedimento di opposizione all’esecuzione ex, art. 615 c.p.c.) configura un atto pubblico, tanto che sia pronunziata in udienza, quanto se emessa fuori udienza, munita della data e della sottoscrizione del giudice, sempre che il deposito del provvedimento sia documentato ai sensi dell’art. 57 c.p.c., atteso che questa disposizione attribuisce ai cancellieri funzioni giurisdizionali di documentazione in relazione alle attività proprie degli organi giudiziari e delle parti. Ne consegue che le comunicazioni che devono seguire le ordinanze pronunziate fuori udienza (art. 134 c.p.c.) sono meri strumenti conoscitivi che non incidono sull’esistenza e validità di tali provvedimenti. Cass., Sez. Un., 16 dicembre 2005, n. 27689.
Utilizzabilità del servizio postale per la proposizione delle opposizioni ad ordinanze-ingiunzioni irrogative di sanzioni amministrative.
L’opposizione all’ordinanza-ingiunzione ai sensi dell’art. 22 legge n. 689 del 1981 può essere proposta anche utilizzando il servizio postale, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 98 del 2004, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della predetta norma nella parte in cui non consente l’utilizzo di tale modalità. Cass. 6 giugno 2005, n. 11723.
La proposizione del ricorso in opposizione avverso ordinanza-ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa, ai sensi dell’art. 22 della legge 24 novembre 1981 n. 689, non si sottrae alla regola del deposito del relativo atto in cancelleria, da attestarsi da parte del cancelliere (art. 57 c.p.c.), né agli adempimenti contemplati per tale deposito (artt. 38 disp. att. c.p.c. ed 1 della legge 7 febbraio 1979 n. 59). Pertanto, al fine della tempestiva instaurazione di detto giudizio d’opposizione, nel rispetto del termine perentorio fissato dal citato art. 22, non può ritenersi sufficiente la mera spedizione del ricorso, ove il cancelliere abbia legittimamente rifiutato di attestarne il deposito, per la mancata effettuazione dei prescritti versamenti, senza che sia dato al giudice di surrogare aliunde l’attività certificativa del deposito del ricorso spettante in via esclusiva al cancelliere. Cass. 6 febbraio 2003, n. 1813; conforme Cass., 18 marzo 1999, n. 2450; Cass., Sez. Un., 17 giugno 1988, n. 4130.
Proposizione del ricorso avverso il provvedimento prefettizio di espulsione amministrativa degli stranieri.
È costituzionalmente illegittimo l’art. 13, comma 8, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, come sostituito dall’art. 12, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 e poi modificato dall’art. 1, comma 2, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 12 novembre 2004, n. 271, nella parte in cui non consente l’utilizzo del servizio postale per la proposizione diretta, da parte dello straniero, del ricorso avverso il decreto prefettizio di espulsione, quando sia stata accertata l’identità del ricorrente in applicazione della normativa vigente. Il sistema attuale articola le modalità di presentazione del ricorso in modo da garantire la certezza circa l’identità dello straniero destinatario del provvedimento di espulsione: nel caso di trasmissione del ricorso a mezzo posta l’identità del ricorrente potrebbe non risultare garantita e, di conseguenza, non potrebbero ritenersi soddisfatte le esigenze di certezza perseguite dal legislatore. Peraltro, quando vi sia certezza circa l’identità dello straniero, non vi è ragione di escludere l’utilizzabilità del servizio postale, posto che, in tale ipotesi, l’esclusione risulterebbe incongrua. Corte cost. 16 luglio 2008, n. 278.
Ricorsi in materia elettorale.
Allorquando la data del deposito di un atto in cancelleria deve risultare da annotazione del cancelliere sull’atto medesimo (e dal suo inserimento nell’apposito registro cronologico), la eventuale omissione o assoluta incertezza sull’esteriorità di tale annotazione, (e del suo inserimento nel richiamato registro) non può tradursi in prova della inosservanza del termine stabilito per detto deposito, perché questa omissione costituisce una irregolarità imputabile unicamente al cancelliere, dalla quale non si può dedurre la tardività del deposito stesso, non potendosi escludere che, nonostante l’anzidetta omissione, la parte abbia provveduto a depositare l’atto nel termine stabilito qualora quest’ultima circostanza sia comunque avvalorata da emergenze documentali oggettive riconducibili all’ufficio giudiziario e riferibili allo specifico processo. Cass. 23 dicembre 2010, n. 26010.
La data che appare sulla copertina del fascicolo di ufficio della Corte di cassazione, essendo quella in cui l’Ufficio depositi ha inserito gli estremi del ricorso nel programma informatico della Corte, può essere sufficiente a dimostrare la tempestività del ricorso, nonostante la mancata attestazione di deposito, firmata dal cancelliere. Cass. 12 maggio 2011, n. 10389.
Assistenza al giudice e verbalizzazione delle udienze.
6.1. Valore documentale del verbale di udienza.
Poiché il verbale di udienza costituisce atto pubblico, che fa fede fino a querela di falso della sua provenienza da parte del pubblico ufficiale che lo forma e delle dichiarazioni rese dalle persone intervenute, la mancata sottoscrizione da parte dei testimoni delle dichiarazioni da essi rese e riportate a verbale, o la mancata lettura da parte del giudice della verbalizzazione delle loro dichiarazioni costituisce mera irregolarità della prova testimoniale e non già nullità della stessa, potendo presumersi, fino a querela di falso, che quanto riportato a verbale corrisponda a quanto dichiarato al giudice da parte dei testimoni. Cass. lav., 3 settembre 2003, n. 12828.
6.2. Differente funzione della narrativa dello svolgimento della vicenda processuale contenuta nella sentenza e del verbale di udienza.
La narrativa dello svolgimento della vicenda processuale (art. 132 n. 4 c.p.c. ed art. 1181 disp. att. c.p.c.) quale incombente propedeutico alla esposizione delle ragioni giuridiche della decisione, non assolve ad una funzione di documentazione (e tanto meno di rappresentazione destinata ai fini di pubblica fede nel senso indicato dall’art. 2700 c.c.) della pregressa attività svolta dal giudice, o dagli organi ausiliari o dalle parti intervenute nel processo, che resta affidata all’attività documentatrice del cancelliere (art. 57 c.p.c.) ed in particolare al processo verbale d’udienza. Pertanto, nel contrasto tra quanto accertato con il verbale d’udienza e quanto enunciato nella parte narrativa della sentenza, assume - sul piano della pubblica fede - valore di piena prova solo il detto verbale, senza che a tal fine sia necessaria la querela di falso avverso la sentenza, che va soltanto sottoposta ai normali mezzi d’impugnazione per errore in procedendo od in iudicando. Detta querela avverso il processo verbale è invece indispensabile per sostenere la non veridicità dei fatti in esso attestati, siano stati essi ricordati o meno, come realtà storica, nella motivazione della sentenza. Cass. 7 febbraio 1987, n. 1310.
6.3. Formazione e sottoscrizione del verbale di udienza.
In carenza di una specifica comminatoria di nullità, il mancato rispetto delle norme relative alla dettatura e alla redazione del processo verbale (artt. 57 e 130 c.p.c.) non vizia l’udienza civile e non rende gli atti in essa compiuti inidonei al raggiungimento del loro scopo, tenuto conto, altresì, che con la sottoscrizione del giudice viene ugualmente soddisfatta la finalità sostanziale di attribuire pubblica fede a quanto documentato nel verbale medesimo. Cass. 25 ottobre 2006, n. 22841.
Sottoscrizione di atti.
La mancata sottoscrizione da parte del cancelliere del processo verbale della domanda proposta oralmente davanti al giudice di pace a norma dell’art. 316 c.p.c. non comporta l’inesistenza o la nullità dell’atto, ma una semplice irregolarità, non vertendosi in un’ipotesi di mancanza di un requisito di forma indispensabile per il raggiungimento dello scopo dell’atto (vocatio in ius), una volta che questo sia stato conseguito con la notifica del verbale alla controparte. Cass. 21 aprile 1998, n. 4033.
Attività di documentazione relativa alla notificazione delle sentenze.
Giurisprudenza sub art. 58.
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 Cass. 
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 art. 372
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 art. 133
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 art. 615
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 art. 22
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 art. 1181
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 art. 58