Source: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/rubriche-C-98/sentenze-commentate-C-103/-il-documento-di-valutazione-dei-rischi-nelle-sentenze-degli-ultimi-mesi-AR-15502/
Timestamp: 2016-08-28 20:36:19+00:00

Document:
Il Documento di Valutazione dei Rischi nelle sentenze degli ultimi mesi
23 dicembre 2015 - Cat: Sentenze commentate
La differenza in termini di valore giuridico tra DVR, prassi operative ed istruzioni verbali, i dati di comune esperienza, l’acquisizione delle informazioni, la prevedibilità, nelle pronunce della Cassazione Penale dell’ultimo trimestre. Di A. Guardavilla
Alcune sentenze emanate dalla
Cassazione Penale negli ultimi tre mesi aventi
ad oggetto la valutazione dei rischi e il relativo documento si segnalano per
il loro particolare interesse.
Differenza tra DVR, prassi aziendali ed istruzioni verbali: la prassi operativa “non assume valore
equipollente alla valutazione dello specifico rischio”
RSPP - ASPP - RSPP-ASPP aggiornamento 20 oreCorso online di aggiornamento per Responsabile/Addetto del Servizio di prevenzione e protezione per attività appartenenti a tutti i Macrosettori (Accordo Stato-Regioni 26/01/2006). Cassazione
Penale, Sez. IV, 15 ottobre 2015 n.41486 affronta il tema
relativo al rapporto e alle differenze tra il Documento di Valutazione dei
Rischi (o, nella fattispecie, il POS) da un lato e
le prassi operative e le disposizioni verbali dall’altro.
Nella fattispecie la Corte ha
confermato la condanna di una datrice di lavoro “in quanto, omettendo l’adozione di misure per la prevenzione degli
infortuni sul lavoro, anche di carattere strettamente valutativo dei rischi a cui sono esposti i lavoratori, contribuiva
a cagionare al dipendente lesioni personali.” In particolare quest’ultimo, “mentre era intento alle operazioni di
manutenzione del condotto di aspirazione dell’impianto di decapaggio, collocato
sulla sommità del capannone aziendale, perdeva l’equilibrio e rovinava sul
coperchio della vasca cadendo dalla scala appoggiata sul predetto coperchio.”
La datrice di lavoro aveva
tentato di “addurre il comportamento
anomalo ed abnorme del prestatore di lavoro rispetto alle dette regole di sicurezza vigenti nell’azienda,sia pure determinate da prassi, che
escluderebbe, in tal modo la responsabilità a titolo di colpa del datore di
lavoro, avendo il lavoratore deciso di procedere alla riparazione del condotto
di aspirazione mediante l’utilizzo
inappropriato di una scala, attrezzo
il cui uso per tali operazioni era escluso dalla richiamata prassi aziendale.”
Ma la Cassazione ritiene
l’assunto infondato, partendo dal presupposto che “erano state provate non solo la mancanza
di valutazione (nel POS) del rischio derivante dallo svolgimento in quota
di determinati lavori di manutenzione, ma anche l’omessa concreta dotazione al
lavoratore, nel frangente dell’infortunio, degli strumenti idonei ad effettuare
tali tipi di lavoro (trabattello).”
A questo punto la Corte dedica un
interessante passaggio della sentenza al valore giuridico della prassi
operative in relazione al DVR. Secondo la Cassazione, “va […] sul punto della invocata “prassi
aziendale” richiamato il principio giurisprudenziale già espresso, in maniera
uniforme da questa Quarta Sezione della Corte, secondo cui non assume valore equipollente alla valutazione dello specifico rischio
contenuta nel POS
l’esistenza di una semplice prassi operativa.”
Infatti, prosegue la Corte, “la
valutazione del rischio è
operazione complessa che consiste
nell’analisi dei dati e nella loro valutazione in funzione di una concomitante
definizione delle misure da adottare per eliminare o, ove possibile, ridurre il
rischio individuato” ed “essa
sfocia peraltro in una compiuta formalizzazione, sicché una prassi operativa è
per definizione priva di ogni premessa analitica e valutativa, come di una
veste formale; nasce dalla mera ripetizione dell’attività, in assenza di eventi
di disconferma ed in forza di una conferma non legata ad un rapporto
costo/benefici che non considera necessariamente il valore prioritario della
sicurezza e della salute dei lavoratori (Sentenza n. 27934 del 12.07.2012,
ric. Casagrande)”.
In conclusione, “le
istruzioni verbali e le mere prassi operative non assumono quella forza cogente
che deve essere, invece, attribuita alla “codificazione” delle norme attuative
antinfortunistiche in un documento scritto all’uopo redatto, lasciando ragionevolmente
negli addetti alle lavorazioni pur sempre, nella loro rappresentazione soggettiva, quei margini di discrezionalità nella esecuzione di esse (istruzioni
meramente verbali e prassi), riconnessi alla caratteristiche (non codificate e
prive di alcuna solennità) di tali diverse forme di attuazione delle norme
prevenzionistiche; ritenute, in tal caso, variabili in quanto del tutto plausibilmente soggette a quegli adattamenti suggeriti dalle concrete
contingenze, sulla base di condotte
ricollegabili proprio alla carenza di norme scritte inderogabili contenute nel
documento formale, tali da attribuire ad esse quelle caratteristiche di cogenza
ed inderogabilità, proprie di tali forme di “codificazione normativa
scritta”, delle modalità di lavorazione all’interno dell’azienda, conformi alle
cautele antinfortunistiche, rispetto a disposizioni meramente verbali ed a
prassi aziendali.”
Valutazione del rischio e prevedibilità
sulla base dei dati di comune esperienza, prudenza, diligenza” in relazione all’attività
svolta La sentenza Cassazione
Penale, Sez. IV, 2 ottobre 2015 n. 39765 ha confermato la
condanna per omicidio colposo dell’amministratore delegato di un S.r.l. e del
responsabile di un deposito della stessa poiché “non avevano valutato, tra gli altri, il rischio particolare cui era
esposto il lavoratore, il quale, addetto a mansioni di autotrasportatore,
provvedeva al periodico prelievo di rottami in vetro presso lo stabilimento
della …; in detta occasione […] si era venuto a trovare nella necessità di
sganciare l’autocarro dal rimorchio per l’impossibilità di accedere al punto di
prelievo con l’intero veicolo, data la ridotta dimensione del tratto di strada
antistante; nel documento di valutazione rischi della s.r.l. mancava ogni
riferimento a tale specifico rischio, con conseguente omessa individuazione
delle misure preordinate a fronteggiarlo (individuazione di una zona che
consentisse di operare in sicurezza ed indicazione delle modalità operative).” Inoltre va aggiunto, con riferimento al lavoratore infortunato, che “non gli era stata assicurata una formazione
sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza, avuto riguardo alle proprie mansioni,
con particolare riferimento allo svolgimento delle operazioni di cui sopra.”
E’ da rilevare che tra i vari motivi di ricorso l’imputato aveva fatto
presente anche che “in relazione alle operazioni di sganciamento e riaggancio,
le norme I.S.P.E.S.L. prendevano in considerazione il rischio di schiacciamento
degli arti, ma assolutamente non consideravano la possibilità di un incidente
mortale. Pertanto se tale rischio non era prevedibile per gli Enti deputati
alla sicurezza sul lavoro, certamente non poteva esserlo per l’imputato.”
Tale argomentazione è giudicata infondata dalla Cassazione, la quale
replica che, in attuazione dell’articolo 2087 del codice civile, “il dovere di sicurezza si realizza o
attraverso l’attuazione di misure specifiche imposte tassativamente dalla legge
oppure con l’adozione dei mezzi idonei a prevenire ed evitare i
sinistri, assunti con i sussidi dei dati di comune esperienza,
prudenza, diligenza, prevedibilità, in relazione all’attività svolta. Pertanto, nel caso in esame, la
circostanza che le norme ISPESL non prendessero in considerazione il rischio
morte, non rileva, considerato peraltro che in ogni caso era presa in
considerazione la possibilità dello schiacciamento.”
Valutazione dei rischi, prevedibilità, segnalazioni e informazioni
Penale, Sez. IV, 26 novembre 2015 n. 47002, la Suprema Corte ha confermato la responsabilità di un
datore di lavoro il quale “non aveva preveduto nel documento di
valutazione dei rischi quelli connessi all’operazione di incordatura (con particolare riferimento ai rischi
relativi al contatto con gli organi in movimento) e non aveva disposto che la
zona relativa all’avvolgitore della linea CAST 1 (presente nel reparto estrusione,
sulla quale era avvenuto l’infortunio) fosse dotata di dispositivo di
interblocco che escludesse l’avvio accidentale dell’organo ruotante denominato “aspo”
quando il cancello della predetta linea risultava aperto.”
In sede di giudizio di merito, “dopo una preliminare descrizione dell’impianto
e del contesto nel quale si è verificato l’infortunio…, è stato ritenuto prevedibile il fatto che nel turno di
notte si potesse arrestare l’aspo (le cui
anomalie si erano più volte
verificate in passato)”.
Risulta interessante il fatto che“nella sentenza del Giudice di primo
grado è stata presa in esame la
possibilità che l’imputato, nella sua qualità di datore di lavoro, non fosse
stato informato (prima dell’infortunio) della non regolare corsa dell’aspo,
ed è stato sul punto rilevato che il
problema dell’aspo che si fermava era così
rilevante da indurre il caporeparto a dare ai dipendenti la disposizione di
non entrare nell’impianto con l’aspo fermo; ciò non di meno il capo reparto non
aveva riferito al responsabile della sicurezza per essere supportato nell’iniziativa
e per avere lumi su soluzioni differenti e più definitive, anche al fine di
deresponsabilizzarsi. Ed è stato conclusivamente ritenuto che l’imputato colpevolmente non aveva “dato
disposizioni in merito ai dipendenti affinché lo rendessero edotto
tempestivamente di inconvenienti che potevano avere ripercussioni sui suoi
interventi nel campo della sicurezza”.
Valutazione del rischio incendio, applicabilità del DVR a tutte le
tipologie di rischio e a tutti i settori ivi compreso quello della ristorazione
Penale, Sez. III, 30 settembre 2015 n. 39363 ha condannato il
datore di lavoro di un Pub per aver “omesso di aggiornare/elaborare il documento
di valutazione del rischio incendio e/o esplosione”.
Replicando alla tesi del ricorrente secondo cui “la normativa in
questione fa riferimento proprio agli infortuni sul lavoro, per cui va
parametrata al rischio connesso al lavoro e non al fatto che vi sia o meno il pubblico
nell’esercizio commerciale”, la Corte ricorda che “il documento di valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute
dei lavoratori, previsto dall’art. 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, è
applicabile a tutte le tipologie di rischio e a tutti i settori pubblici o
privati, ivi comprese le attività di ristorazione (cfr. Sez. 3, Sentenza
n.33567 del 04/07/2012 Ud. dep. 31/08/2012 Rv. 253171).” Dunque “da ciò discende l’obbligo
del prescritto documento anche per l’attività di Pub con “attività accessoria
di piccoli intrattenimenti”, esercitata dalla srl.”
La Cassazione conferma inoltre quanto affermato dal “Tribunale, il quale ha precisato altresì, sempre sulla base di tipico accertamento
in fatto, che, trattandosi di attività con accesso e permanenza di pubblico, il
rischio infortunistico collegato all’evenienza incendi non poteva essere
classificato come “basso”, per cui si rendeva necessaria la previsione di
vie di fuga agevoli in caso di uscita rapida per il pubblico.”
Rischio specifico (di investimento nel piazzale) correttamente
valutato nel DVR ma misure non attuate
Concludiamo citando anche una
sentenza ( Cassazione
Penale, Sez. IV, 9 novembre 2015, n.44793) in cui un responsabile
di unità locale è stato condannato per aver “contribuito
a cagionare l’investimento di un pedone” da parte di un autoarticolato in
retromarcia. Il ricorrente, “pur
avendo redatto il documento di valutazione dei rischi ed avendo evidenziato il
rischio specifico di investimento del personale da parte degli automezzi in manovra”,tuttavia “non aveva dato
attuazione alle misure atte a prevenire tale rischio, non facendo apporre nell’area
di manovra una segnaletica orizzontale delineante i percorsi sicuri di manovra
e di circolazione dei pedoni; né facendo apporre una cartellonistica adeguata a
richiamare i pericoli.”
Si noti che la Cassazione sottolinea
che “tali
misure erano vieppiù necessarie, tenuto
conto che nelle operazioni di carico e
scarico erano impegnate anche aziende sub appaltatrici che non avevano alcuna
conoscenza dei rischi connessi alla circolazione nel piazzale.”
specializzata nelle tematiche normative e giurisprudenziali relative alla
Penale, Sez. 4, Sentenza del 15 ottobre 2015, n. 41486 - Interventi
manutentivi in quota e caduta dalla scala. Non assume valore equipollente alla
valutazione dello specifico rischio contenuta nel POS l'esistenza di una
semplice prassi operativa.
di Cassazione Penale, Sez. 4, Sentenza del 02 ottobre 2015, n. 39765 -
Lavoratore rimane schiacciato tra la motrice ed il rimorchio. Omessa
valutazione del rischio e mancata formazione
di Cassazione Penale, Sez. 4, Sentenza del 26 novembre 2015, n. 47002 - Trauma
da schiacciamento all'anca destra: omessa previsione nel DVR dei rischi
connessi all'operazione di incordatura e mancanza del dispositivo di
di Cassazione Penale, Sez. 3, Sentenza del 30 settembre 2015, n. 39363 -
Attività di ristorazione e D.lgs. 81/08: formazione e valutazione rischio
di Cassazione Penale, Sez. 4, Sentenza del 09 novembre 2015, n. 44793 -
Investimento di un pedone nel piazzale di carico e scarico. Rischio previsto
nel DVR ma nessuna attuazione delle misure preventive
Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.	COMMENTA questo articolo nel FORUM di PuntoSicuro!	Commenta questo articolo!Rispondi Autore: Massimo Peca23/12/2015 (12:24:05)Complimenti! Sempre attenta ed acuta nell'osservare le sentenze della Cassazione.
Queste dimostrano che molti imprenditori devono fare un percorso culturale ancora molto lungo. Sopratutto quando sostengono tesi, francamente, impresentabili. Tantopiu' se avallate dai loro avvocati.Rispondi Autore: Anna Guardavilla23/12/2015 (19:55:42)Grazie Dott.Peca, gentilissimo. Auguri a Lei e a tutti i lettori di Puntosicuro di buone festività. Anna GuardavillaRispondi Autore: Massimo Peca24/12/2015 (10:31:19)Ringrazio per gli auguri e ricambio con piacere.
Buone festivita' a tutti.Rispondi Autore: alessandro mazzeranghi02/01/2016 (10:29:09)Complimenti Anna, questi tuoi articoli sono sempre spunto di meditazioni utilissimeRispondi Autore: silvio ventroni02/01/2016 (21:30:52)Dott.essa Auguri di buon anno , complimenti inoltre per il continuo contributo a chiarimenti di sentenze e massime giuridiche .Rispondi Autore: mauro fugazza04/01/2016 (11:07:54)E' lume della vera saggezza discernere il bene dal male senza sbagliare.
Diadoco di FoticeRispondi Autore: alessandro mazzeranghi11/01/2016 (16:45:21)Complimenti Anna, questi tuoi articoli sono sempre spunto di meditazioni utilissime
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