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Timestamp: 2019-01-17 02:49:45+00:00

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Il mandato all’incasso e la cessione del credito: osservazioni a Cassazione Civile, Sez. III, 26 marzo 2003, n. 19054 | Studio Legale Tidona e Associati
9 Maggio 2005 In Diritto bancario
A tale proposito, si è espressa la convinzione che: “l’attribuzione della facoltà di soddisfazione del credito nei confronti del debitore mandante, correlata a un mandato irrevocabile a ricevere e destinata quindi a realizzare l’effetto estintivo dell’obbligazione del mandante senza ulteriore attività di questo, rappresenta, con riferimento al mandato, null’altro che la rinuncia, da parte del mandante, al ritrasferimento del risultato utile del mandato”.
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[1] Cassazione Civile, Sez. III, 26 marzo 2003, n. 19054. Pres. Duva V. – Rel Perconte Licatese R. – P.M. Golia A. – Consorzio Trasporti Pubblici Lazio (Avv. Venchi) c. Locat S.p.a. (Avv.ti Lener – Castellani)
[5] L’orientamento in questione è ribadito in: Cass., sez. I, 30 gennaio 2003, n. 1391. “Il mandato irrevocabile all’incasso, a differenza della cessione di credito, non trasferisce la titolarità del credito, che resta in capo al mandante, ma solo la legittimazione a riscuoterlo e la garanzia si realizza in forma empirica e di fatto, come conseguenza della disponibilità del credito verso il terzo e della prevista possibilità che, al momento dell’incasso, il mandatario trattenga le somme riscosse, soddisfacendo così il suo credito. Ne consegue che, non integrando il mandato stesso una cessione di credito con funzione di garanzia, gli atti solutori sono autonomamente revocabili, ai sensi dell’art. 67 l. fall., indipendentemente dalla revocabilità del mandato. La situazione non muta nel caso in cui il mandatario non sia il creditore che viene poi soddisfatto attraverso l’esecuzione del mandato, in quanto in questa ipotesi il mandato è irrevocabile nell’interesse del terzo creditore e la sua esecuzione integra gli estremi di un pagamento che viene effettuato dal mandatario (terzo) con provvista del mandante debitore e realizza pur sempre una indiscutibile funzione solutoria”.
[7] Ginevra, Il c.d. “mandato irrevocabile all’incasso” della prassi bancaria, in Banca borsa e titoli di credito, 2000, pag. 199. “L’affermazione dell’astratta idoneità del mandato (all’incasso) a determinare una cessione del credito si basa essenzialmente sull’esaltazione dell’autonomia negoziale nella costruzione del contenuto dei tipi contrattuali adottati…Detta impostazione si scontra tuttavia con un’obiezione che appare decisiva e cioè quella del superamento nell’ipotesi concreta dei limiti tipologici del mandato: mentre infatti il tipo legale in discorso ha come momento essenziale un agire per conto altrui è chiaro invece che, là dove si ipotizza una cessione del credito, il soggetto cessionario compie, con l’esercizio del diritto di credito acquisito, un atto individuato da computarsi in conto, non già del cedente, bensì proprio”. In senso sostanzialmente conforme si sono anche espressi: D’Alessandro, I mandati in rem propriam all’incasso, in Dir. fall., 1989, I, 208 ; Oppo, Mandato irrevocabile e vincoli di gestione nell’amministrazione controllata, in Scritti giuridici, I, Diritto dell’impresa, 1992, 446.
[14] Cass. 20 giugno 1991 n.6972, in Resp. civ. e prev., 1991, 832: “E’ opinione quasi incontroversa della dottrina più autorevole e costante in giurisprudenza che l’irrevocabilità del mandato in rem propriam, ex art. 1723 secondo comma c.c., non ha incidenza sul principio generale secondo cui il mandato non priva il mandante dei poteri per il compimento degli atti che ne formano oggetto; anche privato del potere di revocare il mandato, il mandante tuttavia conserva la legittimazione a compiere da se’ (o a mezzo di altro mandatario) gli atti gestori suddetti (Cass. n. 4432-77; Cass. n. 2193-75, in ipotesi di mandato con rappresentanza). In particolare, per quanto attiene al mandato in rem propriam ad esigere un credito del mandante, non e’ esclusa la efficacia della richiesta di pagamento da parte del creditore-mandante e l’efficacia liberatoria del pagamento effettuato dal terzo a costui (Cass. n. 1405 del 1964; Cass. n. 3157 del 1976). E’ salvo il risarcimento del danno subito dal mandatario-procuratore, da farsi valore contro il mandante (per l’illegittima revoca) o anche contro il terzo debitore, la cui responsabilità sarà extracontrattuale (lesione del credito ex art. 2043 c.c.) in quanto non legato da alcun rapporto con il mandatario; ovvero contrattuale ex art. 1218 c.c., se ha pattuito un impegno con il medesimo.”.
[16] Vigo, La revoca del mandato “in rem propriam” all’ incasso nell’ amministrazione straordinaria, in Banca borsa e titoli di credito, 1989, pag. 575. “In secondo luogo, va tenuto conto che, ai sensi dell’art. 1198 c.c., il debitore si libera nei confronti del cessionario, non al momento della cessione, ma soltanto quando il cessionario riscuoterà il credito ceduto. Di qui l’interesse del cedente, alla effettiva riscossione di un credito del quale, egli non è più titolare. Di qui anche la compatibilità, in questa fattispecie, di mandato e cessione del credito. Il debitore assume la qualifica di cedente, in quanto trasferisce il suo credito solutionis causa, assume la qualifica di mandante, in quanto la riscossione avviene anche nel suo interesse, pur non essendo più egli titolare del credito”.
[20] Terranova, Garanzie bancarie e Fallimento: la sorte del mandato irrevocabile all’incasso, in Banca e borsa, 1989, I, 504 e ss. “Se quanto precede è vero, l’unico modo per riconoscere al mandato irrevocabile all’incasso un effetto reale, è di ritenere che esso imponga sul credito un vincolo di destinazione, ininfluente nei rapporti interni tra creditori e debitore, ma opponibile ai terzi, non appena sia stato notificato o accettato a norma degli artt. 1265, 2914, 2915 c.c.”.

References: Cass. sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 1723
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2043
 art. 1218