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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) ha pronunciato la presente - PDF
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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA Sul ricorso numero di registro generale 44 del 2004, proposto da: FACJA Flamur, rappresentato e difeso dall'avv. Fabrizio Panzavuota, preso il quale è elettivamente domiciliato in Ancona, al corso Mazzini, 73; contro - il MINISTERO dell INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avvocatura Distrettuale dello Stato di Ancona, presso il cui Ufficio è domiciliato per legge alla piazza Cavour, 29; - la QUESTURA della PROVINCIA di ANCONA, in persona del Questore pro-tempore, non costituito in giudizio; per l'annullamento del provvedimento di respingimento alla frontiera del cittadino straniero ricorrente di nazionalità albanese, adottato in data dall Ufficio di Frontiera Marittima presso il Porto di Ancona e notificato immediatamente al medesimo, con il quale è stato impedito il suo ingresso in territorio italiano, benché titolare di regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, sul presupposto della ritenuta falsità del passaporto ordinario in possesso del medesimo; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'interno; Visto il decreto presidenziale n. 22 del 17 gennaio 2004, di reiezione della domanda di sospensione provvisoria del provvedimento impugnato; Vista la successiva ordinanza collegiale n. 47 del 28 gennaio, con cui il Tribunale ha accolto la domanda di sospensione cautelare dell efficacia del provvedimento impugnato, fino all esito degli accertamenti in corso, circa la supposta falsificazione del passaporto del ricorrente; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 20/12/2006, il dott. Galileo Omero Manzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel relativo verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO Con il ricorso in epigrafe viene fatto oggetto di impugnativa il provvedimento con cui l Autorità di Polizia ha rifiutato l ingresso in Italia al ricorrente cittadino di nazionalità albanese già titolare di un regolare permesso di soggiorno in territorio italiano per motivi di lavoro dipendente, sul presupposto della ritenuta falsità del suo passaporto contestata, in sede di controllo dei documenti di identità personale effettuato dalla Polizia di
2 frontiera in occasione del rientro in Italia dello straniero dopo un breve soggiorno nel suo paese di origine, per cui tenuto conto che, in base a quanto previsto dall art.4 del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, l ingresso nel territorio dello Stato italiano è consentito soltanto allo straniero in possesso di passaporto valido e del visto di ingresso, la sospetta falsità di tale documento necessario all espatrio ha determinato il respingimento alla frontiera del ricorrente formalizzato con il provvedimento impugnato. Avverso tale decisione di rifiuto di ingresso in Italia, con il ricorso vengono dedotte censure di violazione di legge e di eccesso di potere per travisamento dei fatti, in quanto l Autorità di Polizia ha basato la sua decisione su circostanze frutto di una errata valutazione della originalità del passaporto del ricorrente che non risulta affatto falso, poiché è costituito dallo stesso documento utilizzato in passato per ottenere un regolare permesso di soggiorno in territorio italiano per motivi di lavoro dipendente, a fronte del quale il sig. Facja ha ottenuto anche il rilascio di una carta di identità italiana dal Comune di Gambettola, dove lavora e risiede con la moglie albanese e con una figlia nata in Italia in data Il difensore di parte ricorrente ha addotto a giustificazione delle alterazioni riscontrate sul passaporto, il suo asserito normale deterioramento dovuto all uso, dal momento che il relativo documento è prossimo alla sua naturale scadenza quinquennale e che lo stesso, in una occasione, durante il normale lavoro agricolo svolto dal ricorrente è caduto accidentalmente in acqua e, quindi, la carta può essersi in qualche modo usurata. L operato dell Amministrazione oggetto di sindacato giurisdizionale viene ritenuto anche elusivo del dettato dell art.19 del D.Lgs. n. 286 del 1998 che fa divieto di espellere e, quindi, anche di respingere alla frontiera il marito convivente di una donna che si trovi in stato di gravidanza o nei se mesi successivi al parto; per cui, nel caso del ricorrente la cui moglie aveva partorito in data , operava il segnalato divieto e da ciò la ulteriore denunciata illegittimità del provvedimento impugnato che ha disatteso la segnalata norma cogente. Con ordinanza n. 47 del 28 gennaio 2004, il Tribunale ha accolto la domanda di sospensione cautelare dell efficacia del provvedimento impugnato, consentendo quindi l ingresso in Italia del cittadino straniero ricorrente e della sua famiglia fino all esito degli accertamenti in corso per accertare l autenticità o meno del suo passaporto. In data , si è costituita in giudizio l Avvocatura dello Stato per conto dell Amministrazione intimata ed ha concluso genericamente per la infondatezza del ricorso di cui ha chiesto la reiezione. Con successiva memoria depositata il , il difensore di parte ricorrente ha integrato le richieste avanzate con l atto introduttivo del giudizio, con la formulazione di apposita domanda di condanna dell Amministrazione intimata al risarcimento dei danni arrecati al deducente per effetto del provvedimento oggetto di gravame, costituiti dal
3 notevolissimo stress fisico e psichico patito a causa del respingimento alla frontiera che lo ha costretto ad una disumana peregrinazione in mare ed a non potere riprendere regolarmente il proprio lavoro in Italia con la conseguente perdita dei relativi proventi. Nella imminenza della pubblica udienza di discussione della causa, il difensore di parte attrice ha depositato, in data , una memoria conclusionale con la quale ha ribadito le proprie tesi e conclusioni, evidenziando nel contempo che, con provvedimento del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona n. 357 del 23,2,2004, è stata accertata l autenticità del passaporto del ricorrente con conseguente archiviazione del relativo procedimento penale promosso nei confronti del medesimo e dissequestro e restituzione del relativo documento all interessato. A fronte di tale segnalato esito della vicenda penale, il difensore del ricorrente ha insistito, quindi, per l accoglimento del ricorso e per la condanna dell Amministrazione intimata al risarcimento provocati per effetto del provvedimento impugnato. DIRITTO Il ricorso è fondato e come tale va accolto. Giova premettere in punto di fatto che l impugnato provvedimento di respingimento alla frontiera del ricorrente, cittadino di nazionalità albanese, ha trovato giustificazione nella ritenuta falsità del suo passaporto, rilevata in occasione del controllo dei documenti di identità alla frontiera marittima del Porto di Ancona. Tale circostanza ostativa all ingresso in territorio italiano dipendente dall espresso divieto previsto dall art.4, comma 1, del D.Lgs. n. 286 del 1998, recante la disciplina dell immigrazione e della condizione degli stranieri in Italia, è stata confutata dalla parte ricorrente che ha negato la contestata falsità del suo documento di identità valido per l espatrio rilasciato dalle competenti Autorità albanesi, sostenendo la illegittimità del provvedimento di respingimento alla frontiera in quanto basato su un falso presupposto e su una errata applicazione del quadro normativo di riferimento. Ciò premesso, il ricorso deve essere accolto, soprattutto alla luce di quanto accertato dal giudice penale in sede di procedimento promosso a carico del ricorrente, denunciato per utilizzo di documento falso, all esito del quale, come risulta dall ordinanza del GIP del Tribunale di Ancona n. 357 del depositata in copia agli atti di causa, è stata accertata la autenticità del passaporto in possesso del ricorrente esibito alla Polizia di frontiera all atto del suo rientro in Italia, la cui presunta falsità ha giustificato l adozione del provvedimento oggetto di gravame in questa sede il quale, per tale motivo, deve essere valutato illegittimo, poiché basato su un presupposto errato come denunciato dalla parte ricorrente con
4 l atto introduttivo del giudizio, le cui censure meritano quindi accoglimento. L accoglimento del ricorso non importa tuttavia alcuna condanna dell Amministrazione intimata al risarcimento del danno come richiesto dal difensore di parte ricorrente, dal momento che, secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza, in caso di illegittimo esercizio di funzioni amministrative, la responsabilità patrimoniale della Pubblica Amministrazione implica un autonoma e specifica indagine circa la sussistenza dell elemento soggettivo della colpa, secondo lo schema della responsabilità aquiliana di cui all art.2043 e seguenti del cod. civ. che, tuttavia, non può ritenersi insita nel mero dato obiettivo dell annullamento del provvedimento amministrativo ritenuto generatore di danno, ma richiede piuttosto un accertamento puntuale in ordine al rispetto delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione che devono ispirare la condotta dell Autorità amministrativa (Cass. Civ., SS.UU., 22 luglio 1999, n. 500; Cons. St., Sez. IV, 19 dicembre 2002, n.24;. Sez.V, 19 aprile 2005, n.1792; 19 settembre 2006, n.5444; TAR Calabri, CZ, 27 luglio 2006, n.716; Ciò posto, con riferimento alla vicenda di cui è causa, ritiene infatti il Collegio che nel comportamento tenuto dagli agenti dell Amministrazione intimata non è riscontrabile alcuna negligenza, dal momento che, per espressa ammissione dello stesso ricorrente, il suo passaporto presentava comunque delle alterazioni giustificate con la precedente accidentale caduta in acqua del documento che, a fronte anche del suo dichiarato cattivo stato di conservazione, poteva ragionevolmente far sorgere il dubbio della sua falsità in capo agli agenti di Polizia di frontiera preposti al suo controllo. Tenuto conto di quanto precisato, non vi è dubbio che l errore in cui sono incorsi gli agenti dell Amministrazione intimata e che ha giustificato l immediata adozione del provvedimento di respingimento alla frontiera impugnato in questa sede, per i motivi esposti, si configura come un errore scusabile a cui ha concorso anche il ricorrente con la cattiva conservazione del suo passaporto, e, quindi, non si ravvisa di conseguenza alcuna imperizia e negligenza nell adozione del provvedimento impugnato il quale, ancorché viziato, non può essere ritenuto generatore di danni risarcibili, attesa la riconosciuta insussistenza di colpa nell operato dell Amministrazione. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate nell importo fissato in dispositivo P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche accoglie il ricorso in epigrafe indicato e per l effetto annulla il provvedimento con il medesimo impugnato. Respinge la domanda di risarcimento danni.
5 Condanna il Ministero dell Interno al pagamento, in favore del ricorrente sig. Facja Flamur, delle spese di giudizio liquidate nel complessivo importo di Euro 1.500,00 (millecinquecento/00). Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
PARIS Giovanna, rappresentata e difesa dall'avv. Massimo Ortenzi, con domicilio eletto presso la Segreteria del TAR, in Ancona, piazza Cavour, 29;
N. 00020/2006 REG.SEN. N. 00231/2005 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA Sul
N. 01228/2007 REG.SEN. N. 00125/2006 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche
N. 01228/2007 REG.SEN. N. 00125/2006 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA Sul

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 art.4
 art.19
 art.4
 art.2043
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