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Timestamp: 2020-05-31 17:50:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19851 del 23/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19851 del 23/07/2019
Cassazione civile sez. I, 23/07/2019, (ud. 28/06/2019, dep. 23/07/2019), n.19851
sul ricorso n. 24116/2018 proposto da:
N.G.E., elettivamente domiciliato in ROMA Via
Circonvallazione Clodia n. 88 presso lo studio dell’Avvocato
Giovanni Arilli, rappresentato e difeso dall’avvocato Carla Pennetta
avverso la sentenza n. 22/2018 della Corte d’appello di depositata il
18/01/2018;
La Corte d’appello di Perugia, con sentenza, ex art. 281 sexies c.p.c., n. 22/2018, depositata in data 18/01/2018, ha respinto il gravame proposto da N.G.E., cittadino della Nigeria, avverso la decisione di primo grado, che aveva respinto la richiesta dello straniero di protezione internazionale, a seguito di diniego da parte della competente Commissione territoriale.
In particolare, i giudici d’appello hanno rilevato che la vicenda personale narrata dal richiedente (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine, per sfuggire alle minacce di un gruppo di sabotatori di condutture petrolifere, avendo egli aiutato la polizia a sventare un attentato) era esclusivamente legata a questioni private e “pacificamente” non integrava i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato (tutela sulla quale infatti l’appellante neppure insisteva), non essendo stati neppure dedotti rischi di persecuzione o timori per la propria incolumità fisica, tali da non potere trovare adeguata protezione nel Paese di provenienza da parte delle Autorità locali, tanto più in ragione “della sostanziale coincidenza” tra l’interesse del richiedente e quello statuale; quanto poi alla protezione sussidiaria, era stata allegata una minaccia correlata ad una vicenda esclusivamente privatistica, non anche derivante da una situazione di violenza indiscriminata per conflitti interni nel paese d’origine; infine, quanto alla protezione umanitaria, non emergeva un particolare stato di vulnerabilità meritevole di tutela ed era impossibile un’applicazione generalizzata dell’istituto “ad un’intera categoria di soggetti qualificati dalla sola nazionalità”.
Avverso la suddetta pronuncia, N.G.E. propone ricorso per cassazione, notificato a mezzo PEC il 18/7/2018, affidato a sei motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che resiste con controricorso).
1. Il ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, lett. c), per avere la Corte d’appello erroneamente affermato che la natura privatistica della persecuzione subita rendeva la stessa irrilevante ai fini della richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, omettendo di verificare se le autorità statali erano effettivamente in grado di fornire adeguata protezione; 2) con il secondo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della convenzione di Ginevra del 1951, del Protocollo relativo allo statuto dei rifugiati adottato a New York nel 1967 e della Direttiva n. 2004/83/CE, sempre in relazione alla richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, essendosi la Corte d’appello limitata ad esprimere un giudizio di non meritevolezza, senza alcun approfondimento istruttorio; 2) con il terzo ed il quarto motivo, in relazione alla richiesta di protezione sussidiaria, sia la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, sia l’omesso esame di fatto decisivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5, avendo la Corte d’appello ignorato le allegazioni del richiedente circa gli specifici episodi di persecuzione subiti ed omesso di valutare la vicenda personale del ricorrente alla luce “della situazione attuale della Nigeria luogo nel quale continuano a registrarsi gravi violazioni di diritti umani fondamentali”; 3) con il quinto ed il sesto motivo, sia la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, sia l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo, in relazione alla richiesta di protezione umanitaria, avendo erroneamente la Corte d’appello ritenuto di dovere “separare” i presupposti di fatto dell’istanza di protezione umanitaria rispetto a quelli posti a fondamento della domanda di protezione internazionale.
2. La prima e la seconda censura, vertenti sulla richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, sono inammissibili, in quanto la Corte d’appello ha anzitutto rilevato che la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato non era stata coltivata in appello, avendo il richiedente insistito sulla sola richiesta di protezione sussidiaria ed umanitaria; vero che la Corte territoriale ha poi anche affermato che erano “pacificamente” insussistenti i presupposti della domanda relativa allo status di rifugiato, ma tale statuizione deve ritenersi svolta ad abundantiam e non costituente un’autonoma ratio.
Non essendo stata efficacemente censurata la prima ed unica statuizione, le doglianze sono inammissibili.
3. Il terzo ed il quarto motivo, attinenti alla protezione sussidiaria, sono inammissibili per genericità.
Invero, la Corte d’appello, al di là del riferimento al carattere privato della vicenda narrata dal richiedente (essendo stato paventato dallo straniero il timore di ritorsioni da parte di privati), ha comunque ritenuto generico il racconto, con riguardo al rischio di morte o di danno grave, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, evidenziando che non si era fatto alcun riferimento alla impossibilità o seria difficoltà di far ricorso all’autorità pubblica per ottenere tutela a fronte delle aggressioni e minacce subite ad opera dell’organizzazione di sabotatori di condutture petrolifere.
Nel ricorso si fa soltanto riferimento alla persecuzione subita per effetto della propria decisione di contrastare l’attività “di sabotaggio nel controllo delle condutture petrolifere a (OMISSIS), oggetto di interessi economici di estremo e pericolo rilievo”.
Ma, nella specie, a fronte di tale valutazione di genericità del racconto, la doglianza in ordine alla mancanza di approfondimenti istruttori d’ufficio risulta del tutto incongrua.
4. Anche i restanti motivi sono inammissibili.
Invero, i motivi non colgono la ratio decidendi della decisione impugnata, avendo la Corte d’appello ritenuto che, anche alla luce di quanto verificato in relazione alla richiesta di protezione sussidiaria, non fosse stato dimostrato il necessario stato di vulnerabilità, per mancata indicazione di elementi individualizzanti di rilievo, avendo il ricorrente soltanto fatto generico riferimento al “rischio Paese”.
Le censure sollevate in ricorso sono generiche e volte ad una inammissibile rivalutazione nel merito della decisione.
5.Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 art. 360
 art. 5
 art. 360
 art. 360
 art. 14
 art. 360
 art. 360
 art. 5
 art. 360
 art. 14