Source: http://www.associazionecuratori.it/fallimenti/lfa173.html
Timestamp: 2016-02-12 20:17:34+00:00

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art. 172 <
Dichiarazione del fallimento nel corso della procedura Il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato
o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o pi�
crediti, esposto passivit� insussistenti o commesso altri atti di frode, deve
darne immediata notizia al giudice delegato, il quale, fatte le opportune
indagini, promuove dal tribunale la dichiarazione di fallimento. Il fallimento � dichiarato anche se il debitore durante la
procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell'art. 167 o
comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento
risulta che mancano le condizioni prescritte per l'ammissibilit� del
concordato. Art. 173
Revoca dell�ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura (1)
Il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o pi� crediti, esposto passivit� insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al tribunale, il quale apre d�ufficio il procedimento per la revoca dell�ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori. All�esito del procedimento, che si svolge nelle forme di cui all�articolo 15, il tribunale provvede con decreto e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza, reclamabile a norma dell�articolo 18.
Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell'articolo 167 o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l'ammissibilit� del concordato.
(1) Articolo sostituito dall�art. 14 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, pubb. in Gazz. Uff. n. 241 del 16 ottobre 2007, con effetto dal 1 gennaio 2008. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonch� alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
la relazione al decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 - Art. 173
Giurisprudenza Concordato preventivo – Dissimulazione dell’attivo – Ingiustificata svalutazione di crediti – Diritto di opzione sull’acquisto dell’azienda – Arresto della procedura - Presupposti – Sussistenza.
Integra la fattispecie della dissimulazione dell’attivo e giustifica pertanto l’arresto della procedura di concordato preventivo ai sensi dell’art. 173 legge fallim. il fatto che la proposta contenga una ingiustificata svalutazione di un credito di rilevante entità (in teoria azionabile nella sua interezza una volta approvato il concordato) nonché la presenza di un diritto di opzione a favore dell’affittuaria dell’azienda tale da ostacolare il trasferimento delle azioni all’assuntore.
Tribunale Milano 28 aprile 2008	.
Concordato preventivo – Omesso deposito della cauzione – Dichiarazione di inammissibilità – Dichiarazione di fallimento – Previa audizione del debitore – Irrilevanza.
Per far luogo alla dichiarazione d'ufficio del fallimento, quale conseguenza, normativamente sancita, dell'inammissibilità del concordato preventivo per mancato deposito della somma occorrente per la procedura (art. 163, comma 2, l. fall.), non è necessario procedere ad una nuova convocazione del debitore, già sentito nella fase di esame della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo ex art. 162 l. fall. (nel testo risultante dalla sentenza della Corte cost. n. 110 del 27 giugno 1972) perché egli, nell'essere ammesso al concordato si assoggetta consapevolmente alle conseguenze che ne derivano, tra cui la dichiarazione di fallimento, se ricorrono i presupposti di legge.
Tribunale Mondovì 13 febbraio 2008	.
Concordato preventivo – Dichiarazione di inammissibilità – Applicazione della normativa di cui al d.lgs. 5/2006 – Dichiarazione di fallimento – Applicazione della normativa di cui al d.lgs. 169/2007.
La revoca ex art. 173 l. fall. dell’ammissione al concordato preventivo il cui procedimento sia iniziato dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 5/2006 è regolata dall’art. 173 nella formulazione vigente sino al 31.12.2007, in quanto l’art. 22 del d.lgs. 169/2007 dispone che le norme del correttivo si applicano solo “..alle procedure concorsuali aperte successivamente alla sua entrata in vigore [1 gennaio 2008]”. La conseguente sentenza di fallimento e il relativo procedimento sono invece regolati dalla normativa risultante dall’ultima modifica, posto che lo stesso art. 22 d.lgs. 169/2007 dispone che le norme del correttivo si applicano “..ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore”.
Concordato preventivo - Arresto della procedura per atti di frode - Tutela di interessi pubblicistici - Garanzia della correttezza delle informazioni ai creditori. Concordato preventivo - Funzione sanzionatoria dell'art. 173 l. fall. - Applicazione - Limiti - Prova per presunzioni - Ammissibilità. Concordato preventivo - Accertamento della fattibilità del piano - Rilevanza delle informazioni date ai creditori - Accettazione del rischio da parte dei creditori.
L'arresto della procedura di concordato preventivo, in conseguenza dell'accertamento di fatti rilevanti ai sensi dell'art. 173 l. fall., può avvenire in qualunque momento e quindi anche nel corso del procedimento di omologazione, senza che il potere del tribunale incontri un limite nel voto favorevole della maggioranza dei creditori, giacché la norma mira a soddisfare esigenze di carattere pubblicistico ed a garantire sia la correttezza delle informazioni fornite ai creditori sia della condotta tenuta dall'impreditore in esecuzione del piano, nonché ad evitare un uso distorto ed egoistico della procedura concorsuale, assicurando che siano represse e sanzionate condotte fraudolentemente lesive dell'interesse dei creditori. La funzione sanzionatoria della norma di cui all'art. 173, ult. comma l. fall. e la gravità delle conseguenze che ne derivano ne consentono l'applicazione solo nel caso in cui al condotta fraudolenta dell'imprenditore si possa ritenere positivamente accertata, anche in via presuntiva, purché nei limiti dell'art. 2729 cod. civ.L'accertamento del tribunale in ordine alla fattibilità del piano presentato in sede di concordato preventivo ed alla possibile incidenza di sopravvenienze passive e di fatti nuovi deve essere condotta tenuto conto delle situazioni rappresentate ed illustrate dal commissario ai creditori in adunanza, dovendosi ritenere che detti creditori, proprio perché approfonditamente informati dell'incertezza dei possibili esiti della liquidazione, ne abbiano accettato il rischio, perlomeno nei limiti tracciati dalle previsioni e valutazioni effettuiate dalla società ricorrente e dal commissario giudiziale.
Tribunale Milano 25 ottobre 2007	.
Affinché il tribunale possa esercitare il potere di arresto della procedura di cui all'art. 173, ult. comma l. fall., e quindi rigetti la domanda di omologazione all'esito di una valutazione di non fattibilità del piano che prescinda da opposizioni presentate da altri soggetti, devono sussistere due condizioni: i) che il peggioramento delle prospettive di attuazione del piano concordatario deve essersi verificato in epoca successiva alla approvazione della proposta da parte dei creditori (in tali casi è necessario tutelare l'interesse dei creditori pregiudicati dal fatto di essersi espressi in relazione ad una proposta non più valida ed attuale); ii) che lo scostamento dalle prospettive di realizzazione della proposta, rispetto a quelle sulle quali si è imperniata l'approvazione, deve essere significativo e non di scarsa rilevanza
L'abolizione, ai fini della ammissione al concordato preventivo, del requisito della meritevolezza dell'impreditore non comporta l'abrogazione implicita dell'art. 173 l. fall., né, dunque, l'indifferenza della vicenda concordataria di fronte a violazioni del dovere di correttezza così gravi come quelle delineate dalla norma in discorso. Tale disposizione costituisce, infatti, un'applicazione del principio della buona fede che deve costituire il modello di comportamento del debitore nell'adempimento delle obbligazioni e che trova fondamento costituzionale negli inderogabili doveri di solidarietà sociale tutelati dall'art. 2 della Costituzione. Tale conclusione trova conferma nel fatto che il legislatore, una volta introdotta la riforma del 2005, non ha poi espunto la norma dal sistema concorsuale in occasione della novella organica del 2006, sicché si deve presumere che la permanenza di tale disposizione sia frutto di una precisa scelta che preclude ogni interpretazione volta ad affermarne l'abrogazione implicita.
Tribunale Milano 19 luglio 2007	.

References: Art. 173
 Art. 173
 art. 162
 sentenza 
 art. 173
 sentenza 
 art. 22