Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2015/01/
Timestamp: 2017-12-18 14:42:14+00:00

Document:
Il Commercialista in Rete: 01/2015
Registro, imposta restituita solo se il peccato è “originale”.
In tema di imposta di registro, l’art. 38 del DPR n. 131 del 1986 deve interpretarsi, per il dato letterale e per la “ratio” ad esso sottesa, nel senso della sua applicazione alle sole ipotesi di nullità e annullamento, analogamente all’ipotesi di revoca del beneficio per scioglimento del contratto, senza, quindi, ulteriori estensioni a quelle di inefficacia contrattuale derivante da altre e diverse ragioni. Il legislatore ha inteso prevedere la restituzione dell’imposta nei soli casi in cui la patologia dell’atto e la sua conseguente inidoneità alla produzione di effetti giuridici siano ascrivibili a vizi esistenti “ab origine” e non invece sopravvenuti. Ciò in quanto la restituzione dell’imposta regolarmente versata all’atto della registrazione può trovare giustificazione soltanto relativamente al contratto che nasce viziato, mentre ben difficilmente può motivarsi nel caso di un contratto che, pienamente valido e operante a far data dalla sua stipulazione, non è più tale per una causa sopravvenuta, qualunque essa sia (Cfr. Cass. 7340/2011, 4971/2003 e 2698/2002).
Ordinanza n. 791 del 20 gennaio 2015 (udienza 4 dicembre 2014)
Cassazione civile, sezione VI – 5 – Pres. Cicala Mario – Est. Perrino Angelina Maria
Imposta di registro – Art. 38 del DPR n. 131 del 1986 – Interpretazione del dato letterale e della “ratio” della disposizione – La sua applicazione è limitata alle ipotesi di nullità e annullamento del contratto – Non rilevano le ipotesi di inefficacia contrattuale derivanti da altre e diverse ragioni
Posso usufruire delle agevolazioni prima casa anche se nella sentenza dichiarativa dell’usucapione non sono state rese le necessarie dichiarazioni?
L’applicabilità delle agevolazioni prima casa (articolo 1, nota II-bis, della tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/1986) in caso di usucapione di un immobile (da dichiararsi con sentenza) è subordinata alla presenza delle condizioni stabilite dalla norma, che dovranno essere dedotte dagli interessati nell’atto introduttivo o nel corso del giudizio per la dichiarazione d’intervenuta usucapione (risoluzione 25/E del 2012). Qualora, però, le dichiarazioni necessarie non siano state rese nella sentenza e negli atti del procedimento, per fruire delle agevolazioni è, comunque, possibile integrare l’atto giudiziario con una dichiarazione autenticata, anche da autorità diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziario, da allegare al provvedimento stesso prima della sua registrazione (risoluzione 90/E del 2014).
Dopo i modelli “Iva 2015” e “Iva Base 2015”, approvati con provvedimento del 15 gennaio 2015, approdano in Rete le specifiche tecniche da adottare per l’invio telematico dei dati contenuti nella dichiarazione relativa all’anno 2014. Il percorso informatico per la corretta trasmissione è allegato al provvedimento 28 gennaio 2015 dell’Agenzia delle Entrate.
Se fosse necessario apportare correzioni alle specifiche tecniche, le modifiche saranno pubblicate sul sito delle Entrate.
Rush finale per l’appuntamento annuale con il canone Rai. L’adempimento riguarda tutti i cittadini in possesso di uno o più apparecchi “atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo”.
Sono esonerati dal pagamento per il 2015 coloro che, al 31 gennaio di quest’anno, hanno compiuto 75 anni (articolo 1, comma 132, della legge 244/2007) e che, nel 2014, hanno avuto un reddito (incluso quello del coniuge convivente) non superiore a 6.714 euro e non convivono con altre persone titolari di un reddito proprio. A tale scopo, entro il 30 aprile, devono fare richiesta di esenzione, spedendo o consegnando all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione sostitutiva, attestante il possesso dei requisiti. Possono fruire del beneficio, ma solo per il secondo semestre dell’anno, anche i contribuenti che compiono i 75 anni nei primi sette mesi del 2015; in tale ipotesi, la dichiarazione va presentata entro il 31 luglio. La richiesta di esenzione va fatta una sola volta; pertanto, chi l’ha già prodotta in passato, può continuare a beneficiare dell’agevolazione senza presentare una nuova dichiarazione. Ovviamente, se negli anni successivi alla presentazione della dichiarazione vengono meno vengono i requisiti necessari, il canone torna a essere dovuto.
Quest’anno, l’ultimo giorno utile per pagare il canone senza l’applicazione di sanzioni, è il 2 febbraio (infatti, il 31 gennaio, termine ordinario, è sabato) e l’importo è lo stesso del 2014, cioè 113,50 euro annuali, come confermato dalla legge di stabilità 2015.
In ogni caso, è anche previsto il versamento in modalità rateale:
semestrale di 57,92 euro
prima rata, entro il 2 febbraio
seconda rata, entro il 31 luglio
trimestrale di 30,16 euro
seconda rata, entro il 30 aprile
terza rata, entro il 31 luglio
quarta rata, entro il 31 ottobre (termine che slitta a lunedì 2 novembre).
Oltre al bollettino di conto corrente postale, sono previste anche altre modalità di pagamento.
Tutti coloro che hanno già pagato negli anni scorsi dovrebbero aver ricevuto a casa il bollettino precompilato, utile per il rinnovo dell’anno 2015. Invece, nel caso in cui si dovesse pagare per la prima volta, lo stampato è reperibile presso qualsiasi ufficio postale e presso le sedi regionali Rai.
Un contribuente ha usufruito del regime dei minimi fino al 31 ottobre 2013, data di chiusura attività. Dovendo riaprire la partita Iva nel 2015, può usufruire del nuovo regime forfettario?
L’accesso al regime forfettario (articolo 1, commi 54-89, legge 190/2014) non prevede, a differenza del vecchio regime dei minimi, alcun vincolo temporale di mancato esercizio di una precedente attività di impresa. Nel caso di avvio di una nuova attività, però, è possibile fruire della riduzione di 1/3 del reddito imponibile; in tale ipotesi, è necessario non avere svolto negli ultimi tre anni un’attività artistica, professionale o d’impresa, neanche in forma associata o familiare. La nuova attività, inoltre, non deve costituire una mera prosecuzione di attività già svolta dallo stesso contribuente, anche sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui si tratti del periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio dell’arte o della professione.
Dichiarazioni di intento false: anche il cedente risponde di frode.
1. LE ESPORTAZIONI “INDIRETTE”: DICHIARAZIONI DI INTENTO DISCIPLINA VECCHIA E NUOVA.
Transfer pricing e determinazione del valore normale.
La disciplina ex art. 110, co. 7 del Tuir, stabilisce che nelle transazioni intercompany con società non residenti nel territorio dello stato, che controllano direttamente o indirettamente l’impresa o ne sono controllate, si valutano sulla base del c.d. “Valore normale” di beni ceduti, di servizi prestati, di beni e servizi ricevuti, al fine precipuo di evitare sottovalutazioni delle vendite e/o sopravvalutazioni dei costi di acquisto.
D’altra parte, con il termine “Valore normale”, ai sensi dell’art. 9, co. 3 del Tuir, si fa riferimento, in prima approssimazione, al prezzo od al corrispettivo mediamente praticato per beni o servizi comparabili in condizione di libera concorrenza, quindi vicini a quelli adottati in condizioni di libero mercato tra imprese indipendenti.
Il valore normale è determinabile attraverso vari metodi, tra i principali dei quali vi sono quelli del confronto del prezzo, del prezzo di rivendita e del costo maggiorato, oltre ad altri metodi alternativi.
L’Amministrazione finanziaria contestava omessi corrispettivi su cessioni di beni effettuate alla controllante tedesca, in quanto considerati inferiori al valore normale, ritenendo dunque applicabile la normativa sul transfer pricing in ragione dell’accertata anormalità dello scambio in commento.
L’ufficio era giunto a questa conclusione prendendo a riferimento due contratti di vendita di FUES, quello tra impresa controllata e controllante e quello tra controllata e l’impresa terza rispetto al gruppo.
A tal proposito, sia la Commisione Tributaria Provinciale di Firenze (con sentenza n. 24/09/07), che quella regionale della Toscana (con sentenza n. 116/31/07), avevano rigettato tale rilievo, confermando l’illegittimità dell’avviso di accertamento, non riconoscendo, tra le altre cose, l’applicabilità della normativa sul transfer pricing al caso di specie, in ragione dell’assenza dell’intento elusivo e del concreto vantaggio economico conseguente allo scambio intercompany in commento.
In particolare, nei due gradi di giudizio, l’organo giurisdizionale di merito aveva affermato anzitutto che, nel caso di specie, col trasferimento di prezzi non ravvisava un vantaggio conseguente allo spostamento di redditi, in quanto nel 2003 (anno di effettuazione delle operazioni contestate) la tassazione in Germania era superiore a quella italiana.
Inoltre, nella determinazione del valore normale in questione, le commissioni avevano asserito come l’Amministrazione finanziaria si sia riferita a due contratti i cui corrispettivi delle conseguenti transazioni non sono comparabili tra loro, in ragione della natura ed oggetto assai diversi tra loro.
In particolare, la Commissione Tributaria Regionale aveva evidenziato la differente “posizione economica e contrattuale” tra la controllante tedesca, detentrice della proprietà intellettuale del FUES e la controllata italiana, titolare di contratto di licenza di produzione e vendita del medesimo bene, mera fabbricante dell’apparecchiatura da consegnare alla controllante tedesca. Tale circostanza, quindi, non può che incidere sul contenuto economico del rapporto contrattuale in commento, rendendo il medesimo non comparabile con quello intercorrente tra la controllata italiana e l’acquirente esterno al gruppo, al quale la prima vende il FUES prodotto, assumendo i rischi conseguenti all’operazione.
Anche la Suprema Corte, con la sentenza 23 dicembre 2014, n. 27296, ha rigettato il ricorso in relazione ai motivi adotti dall’Agenzia delle Entrate sopra menzionati, condividendo quanto sottolineato nel giudizio di merito circa la qualificazione e comparazione tra le operazioni intercompany e quella con l’impresa acquirente esterna al gruppo.
Anzitutto, la Corte ha confermato, sulla base di quanto affermato in secondo grado, che per l’applicabilità della normativa sul transfer pricing si debba accertare non soltanto l’anormalità della transazione, bensì considerare rilevanti anche la presenza di un chiaro intento elusivo perseguito, nonché di un vantaggio economico conseguente all’operazione.
Nel caso in esame, il vantaggio economico non è ritenuto ravvisabile per i motivi già chiariti in secondo grado.
Inoltre, la Corte ha reputato inammissibile la censura mossa dall’Agenzia delle Entrate in ordine alla determinazione dei prezzi dei manufatti prodotti e venduti alla controllante tedesca, inferiori di circa due/tre volte a quelli destinati al cliente esterno al gruppo (ritenuti dall’Ufficio il valore normale dei beni venduti in regime di libera concorrenza).
Nel giudizio di Cassazione, infatti, si ritiene giustificabile il prezzo più elevato applicato dalla società italiana alla società esterna al gruppo, in quanto il fatto che la società tedesca detenga il know-how di produzione del FUES, nonché avesse consentito alla controllata in commento la commercializzazione dello stesso sulla base di un contratto di licenza, giustifica un trasferimento di beni ad un prezzo inferiore a due o tre volte quello praticato dalla società italiana ad un cliente terzo .
Quindi, la sentenza in commento risulta di estrema importanza in ordine a due elementi fondamentali:
a) l’applicazione della disciplina sul transfer pricing dipende dall’accertamento dell’anormalità della transazione, ma anche dalla presenza di un intento elusivo e di un concreto vantaggio economico conseguente;
b) nella determinazione del valore normale di prezzi di trasferimento, si deve tener conto anche di tutti gli aspetti contrattuali tra le società del gruppo che possano in qualsiasi maniera incidere su detti prezzi.
La marca da bollo è un tributo alternativo all’iva e va applicata esclusivamente per le fatture sia cartacee che elettroniche emesse senza l’addebito dell’iva per un importo superiore ad € 77.47. Le fatture con importi inferiori a € 77.47 la marca da bollo non va mai applicata, invece se le fatture presentano contemporaneamente importi soggetti ad IVA ed importi non soggetti, la marca da bollo va applicata solo qualora gli importi non soggetti ad IVA siano superiori a € 77.47. La marca da bollo dovuta sulle fatture è di € 2.00.
Il principio di alternatività imposta di bollo e Iva
• Fatture, note di credito e addebito e documenti simili che riguardano operazioni soggette ad IVA;
• Fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di merci (Art. 8 lett. a) e b) DPR 633/1972) ed a cessioni intracomunitarie di beni (Art. 41, 42 e 58 DL 331/1993);
• Fatture soggette al reverse charge (Art. 17, comma 6 lett. a), a-bis) e a-ter) DPR 633/1972) e cessione dei rottami (Art. 74 comma 7 e 8 DPR 633/1972).
• Operazioni fuori campo IVA per mancanza del presupposto soggettivo o oggettivo (Art. 2, 3, 4 e 5 DPR 633/1972), territoriale (Art. da 7 a 7-septies DPR 633/1972);
• Operazioni escluse dalla base imponibile dell’ IVA (Art. 15 DPR 633/1972);
• Operazioni esenti da IVA (Art. 10 DPR 633/1972);
• Operazioni non imponibili perché effettuate in operazioni assimilate alle esportazioni, servizi internazionali e connessi agli scambi internazionali, cessioni ad esportatori abituali (esportazioni indirette Art. 8 lett. c) DPR 633/1972);
• Operazioni effettuate dai soggetti passivi che usufruiscono del nuovo regime dei minimi e del regime forfettario.
La marca da bollo sulla fattura è a carico del debitore come stabilito dall’art 1199 c.c., sebbene per il pagamento dell’imposta e per eventuali sanzioni amministrative sono obbligatamente solidali entrambi le parti, cioè, sia chi emette la fattura e sia chi la riceve senza la corretta applicazione della marca da bollo. Se nella fattura manca la marca da bollo, chi la riceve è esente da responsabilità solo se la presenta entro 15 giorni all’Agenzia delle Entrate e provvede a pagare la sola imposta. In questo caso la sanzione colpisce solo chi doveva applicare l’imposta.
La marca da bollo deve essere affrancata sulla copia originale della fattura consegnata al cliente. Sulle altre copie sarà necessario riportare la dicitura “ imposta di bollo assolta sull’originale”.
Quando il costo della marca da bollo è a carico del cliente, l’importo deve essere indicato in fattura tra le operazioni escluse dalla base imponibile dell’IVA (Art. 15 DPR 633/1972). Se invece il costo grava sul fornitore, l’importo della marca da bollo non deve essere specificato in fattura.
L’omissione della marca da bollo o l’apposizione del contrassegno telematico di assolvimento della marca da bollo con data posteriore a quella della fattura prevede una sanzione amministrativa, per ogni singola fattura considerata irregolare, di importo pari al doppio o al quintuplo dell’imposta o della maggiore imposta evasa.
La marca da bollo sulle fatture cartacee va assolta tramite l’acquisto del contrassegno telematico acquistato dal tabaccaio mentre per le fatture elettroniche la marca da bollo va assolta in modo virtuale mediante il versamento con il modello F24.
I contribuenti che assolvono in maniera virtuale la marca da bollo su fatture elettroniche, sono tenuti a versarla in maniera cumulativa entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, cioè entro e non oltre il 30 aprile dell’anno successivo d’imposta.
Le copie conformi delle fatture rilasciate ad esempio per causa di smarrimento dell’originale da parte del cliente, seguono il medesimo trattamento ai fini della marca da bollo prevista per le fatture originali.
La fattura emessa in applicazione del reverse charge è esente da marca da bollo perché risulta comunque assoggettata ad IVA, anche per il reverse charge interno. (CM 29/12/2006 n37/E).
La non imponibilità IVA riconosciuta alla fattura emessa con Art. 8-bis, a favore delle cessioni di navi e aeromobili effettuate nello stato, ha carattere autonomo e non generale, perciò la fattura deve essere assoggettata alla marca da bollo, fatta eccezione alla fattura emessa per l’imbarco di provviste e dotazioni di bordo in quanto inerenti alle esportazioni di merci.
La fattura emessa per servizi internazionali godono delle esenzione assoluta purchè tali servizi siano diretti alla esportazione di merci con esclusione ai servizi relativi a beni intransito doganale, trasporti di persone, ecc. (RM 6/6/1978, n. 290586).
È valida anche per il passato la soppressione dell’obbligo di invio della comunicazione per i lavori di riqualificazione energetica pluriennali?
Il "decreto semplificazioni” (articolo 12 del Dlgs 175/2014) ha soppresso l’obbligo, per i contribuenti interessati alla detrazione per interventi di riqualificazione energetica, di inviare l’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate, qualora i lavori proseguano oltre il periodo d’imposta in cui sono iniziati. L’omesso o irregolare assolvimento dell’adempimento comportava, precedentemente, l’applicazione della sanzione in misura fissa, da 258 a 2.065 euro (articolo 11, comma 1, Dlgs 471/1997), prevista per omesso o irregolare invio di ogni comunicazione prescritta dalle norme tributarie (circolare n. 21/E del 2010). In seguito all'abrogazione dell'obbligo, in virtù del principio del favor rei (articolo 3, comma 2, Dlgs 472/1997), la sanzione non è più applicabile, anche in relazione a fattispecie di omesso o irregolare invio della comunicazione commesse prima dell’entrata in vigore del decreto per le quali, alla medesima data, non sia intervenuto provvedimento di irrogazione definitivo (circolare n. 31/E del 2014).
Assistenza fiscale: cambiano i compensi per Caf e professionisti.
I compensi per l’assistenza fiscale, a partire da quest’anno, si adeguano alla precompilata e tengono conto dei diversi adempimenti posti a carico di Caf e professionisti con le nuove modalità dichiarative introdotte dal Dlgs 175/2014 (“decreto semplificazioni”).
A stabilirlo, il decreto Mef 29 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2015.
Sono previste tariffe differenziate a seconda che siano modificati o meno i dati della precompilata e importi diversi in base all’anno di riferimento. Vediamo in dettaglio le principali novità.
Nel caso in cui il modello sia trasmesso senza variazione dei dati (non si considerano modifiche quelle apportate ai dati anagrafici del contribuente e ai dati identificativi del sostituto d’imposta che effettua il conguaglio), le singole tariffe sono:
13,60 euro, per l’assistenza fiscale prestata nel 2015
Gli stessi compensi sono riconosciuti in caso di rifiuto da parte del contribuente di fornire la delega per l’accesso alla dichiarazione precompilata.
Per l’elaborazione e la trasmissione dei modelli dei contribuenti che sono esonerati dall’obbligo e che non devono far valere oneri, detrazioni o altri benefici, il compenso è ridotto del 25 per cento.
Per i modelli in cui vengono apportate modifiche ai dati indicati nella precompilata, i compensi sono pari a:
14,30 euro, per l’assistenza fiscale prestata nel 2015
16,60 euro, per l’assistenza fiscale prestata nel 2016
17,70 euro, a partire dal 2017.
I compensi raddoppiano, diventando rispettivamente pari a 28,60 euro, 33,20 euro e 35,40 euro, in caso di elaborazione e trasmissione dei modelli 730 in forma congiunta.
Quando invece le modifiche comportano integrazioni anche in aggiunta a variazioni dei dati della precompilata, per ciascuna dichiarazione il compenso è fissato in:
16,20 euro, per l’anno 2015
18,30 euro, a partire dal 2016.
Gli stessi compensi spettano anche per l’elaborazione e trasmissione dei modelli in caso di mancata predisposizione della precompilata da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Il decreto, infine, specifica che, qualora le somme spettanti a Caf e professionisti in base alle nuove “tariffe” risultino complessivamente superiori alle risorse stanziate (321.497.790 euro per il 2015 e 316.897.790 euro a decorrere dal 2016), i singoli compensi saranno rideterminati con decreto ministeriale per non oltrepassare il tetto di spesa autorizzato.
Esenzione Imu terreni agricoli: troppo ripida la via. Il decreto legge 4/2015 del 24 gennaio, entrato nella Gazzetta Ufficiale n. 19 dello stesso giorno, sposta il traguardo a un’altitudine sempre montana ma, il più delle volte, inferiore e fa scivolare i termini di versamento di quanto dovuto per lo scorso anno al prossimo 10 febbraio.
I nuovi criteri, per stabilire chi paga e chi no, rimandano comunque all’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istat ma, a differenza di quanto stabilito in precedenza, con il Dm 28 novembre 2014, non si fa più riferimento all’ubicazione in termini di altitudine del centro del comune, bensì alla “codifica” data dall’Istat al suo territorio.
In sostanza, l’esclusione va ricercata sempre nella lista pubblicata sul sito dell’Istituto nazionale di statistica, aguzzando la vista sulla colonna R e non più sulla P.
Qui, se in corrispondenza di un determinato comune si trova la lettera T, lo stesso è considerato totalmente montano; con P, invece, viene individuato un territorio parzialmente montano, mentre l’acronimo NM indica i comuni non montani, tutto ciò a prescindere dall’altitudine in cui è situata la sede amministrativa.
Quindi, tutti i terreni agricoli (e quelli non coltivati) ubicati nei comuni T sono esenti dall’Imu.
Per quelli identificati dalla P, invece, l’esonero è condizionato dal proprietario o dal “gestore”, cioè, per godere dell’esclusione dall’Imu, i terreni “parzialmente montani” devono essere posseduti e condotti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola; la regola vale anche in caso di concessione in comodato o in affitto a favore degli stessi soggetti.
Imu, infine, per tutti i terreni ubicati nei comuni NM.
Le nuove disposizioni si applicano anche per il 2014. Considerato, però, che l’innovazione della norma ha risucchiato nell’obbligo comuni in prima battuta esenti, a questi il decreto “abbona” la quota che avrebbero dovuto versare per il 2014. In pratica, per i terreni che erano esclusi dall’Imu in base ai criteri fissati dal Dm 28 novembre 2014 e che invece ne risultano assoggettati in virtù delle nuove regole dettate dal Dl 4/2015, il tributo 2014 non è dovuto.
Esenzione confermata e senza vincoli, infine, per “i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile”.
La ventata di novità portata dal Dl 4/2015 spazza via la scadenza del pagamento, che era fissata a oggi 26 gennaio, e la fa slittare al prossimo 10 febbraio. Entro tale data andrà calcolata l’Imu dovuta, applicando l’aliquota base del 7,6 per mille (a meno che il Comune di riferimento non ne abbia approvata un’altra), ed effettuato il versamento tramite specifico bollettino di conto corrente postale oppure tramite modello F24, indicando il codice tributo 3914.
I primi commi (da 1 a 8) individuano i soggetti ai quali, a livello centrale, sono assegnati i compiti di attuazione delle misure anticorruzione e della lotta all'illegalità nella Pubblica amministrazione.
In coerenza con l'iniziale previsione di una Autorità nazionale anticorruzione, il legislatore, al comma successivo, stabilisce che Civit (Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 13 del Dlgs 150/2009) operi quale Autorità nazionale anticorruzione, per assicurare azione coordinata, attività di controllo, di prevenzione e di contrasto della corruzione e dell'illegalità nella Pa. In particolare, la Commissione:
collabora con i paritetici organismi stranieri, con le organizzazioni regionali e internazionali competenti
approva il Piano nazionale anticorruzione predisposto dal dipartimento della Funzione pubblica, di cui al comma 4, lettera c)
analizza le cause e i fattori della corruzione e individua gli interventi che ne possono favorire la prevenzione e il contrasto. A livello periferico, spetta a ogni Amministrazione o Ente porre in atto, secondo le linee guida dettate dall'Autorità, i provvedimenti più efficienti ed efficaci a prevenire e contrastare la corruzione
originariamente, poteva esprimere pareri facoltativi agli organi dello Stato e a tutte le Pa di cui all'articolo 1, comma 2, Dlgs 165/2001, in materia di conformità di atti e comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici di comportamento e ai contratti, collettivi e individuali, regolanti il rapporto di lavoro pubblico. Ora, in forza delle modiche apportate dal Dl 69/2013, la funzione consultiva è circoscritta alle seguenti ipotesi: esprime parere obbligatorio sugli atti di direttiva e di indirizzo, nonché sulle circolari del ministro per la Pa e la semplificazione in materia di conformità di atti e comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici di comportamento e ai contratti, collettivi e individuali, regolanti il rapporto di lavoro pubblico
esprime pareri facoltativi in materia di autorizzazioni (articolo 53 del Dlgs 165/2001) allo svolgimento di incarichi esterni da parte dei dirigenti amministrativi dello Stato e degli enti pubblici nazionali, con particolare riferimento all'applicazione del comma 16-ter (incompatibilità lavorative per un triennio per i dipendenti cessati dal rapporto di pubblico impiego)
esercita la vigilanza e il controllo sull'effettiva applicazione e sull'efficacia delle misure adottate dalle Pa e sul rispetto delle regole sulla trasparenza dell'attività amministrativa previste
riferisce con una relazione al Parlamento entro ogni 31 dicembre sull'attività di contrasto della corruzione e dell'illegalità nella PA e sull'efficacia delle disposizioni.
Anac, per l'esercizio delle funzioni ispettive, ha la facoltà di richiedere notizie, informazioni, atti e documenti, ordinare l'adozione di atti o provvedimenti richiesti dai piani e dalle regole sulla trasparenza ovvero ordinare la rimozione di atti o comportamenti che contrastino con tali piani e regole. In tal caso, Anac e le Pa interessate danno notizia sui siti web istituzionali dei provvedimenti adottati e tempestiva comunicazione dell'avvenuta pubblicazione al dipartimento della Funzione pubblica (Dfp).
Nel comma 4, è contenuta la disciplina sulle funzioni originariamente assegnate al Dfp (come accennato, ora trasferite ad Anac), in conformità alle linee adottate dal Comitato interministeriale, istituito e disciplinato dal presidente del Consiglio dei ministri. Esse consistono nel coordinare l'attuazione delle strategie di prevenzione e lotta alla corruzione, anche attraverso la predisposizione del Pna; promuovere e definire norme e metodologie comuni coerenti con gli orientamenti internazionali; predisporre modelli standard delle informazioni che ne consentano la gestione e analisi informatizzata; definire i criteri di rotazione dirigenziale in settori esposti alla corruzione e per evitare sovrapposizioni di funzioni e cumuli di incarichi nominativi in capo ai dirigenti pubblici, anche esterni.
Tra i soggetti che rivestono un ruolo primario nella lotta alla corruzione vi sono anche l'autorità di Governo nella provincia, e cioè il prefetto (comma 6) e la prefettura (commi 52 seguenti), in quest'ultimo caso in tema di comunicazione e informazione antimafia. Il prefetto, su richiesta, fornisce supporto tecnico e informativo agli enti locali per la predisposizione del Piano triennale di prevenzione della corruzione, assicurandone la corrispondenza con le linee guida del Pna.
La Scuola nazionale dell'Amministrazione ha invece il compito di predisporre percorsi di formazione dei dipendenti alla legalità e all'etica morale, soprattutto di quei settori in cui il rischio di abusi è più elevato.
In un'ottica di supporto, le pubbliche amministrazioni centrali definiscono e trasmettono (comma 5) ad Anac:
un piano di prevenzione della corruzione, che fornisce una valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione e indica gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio
procedure appropriate per selezionare e formare, in collaborazione con la Sna, i dipendenti chiamati d operare in settori particolarmente esposti alla corruzione, prevedendo, negli stessi settori, la rotazione di dirigenti e funzionari.
Le disposizioni di prevenzione della corruzione di cui ai commi da 1 a 57, in quanto di diretta attuazione del principio di imparzialità di cui all'articolo 97 della Costituzione, sono applicate in tutte le Pa di cui all'articolo 1, comma 2, Dlgs 165/2001 (comprese quindi anche quelle "non privatizzate"). Per regioni e province autonome, enti locali, nonché enti pubblici e soggetti di diritto privato sottoposti al loro controllo, sono previste intese in sede di Conferenza unificata per definire gli adempimenti volti alla piena e sollecita attuazione delle disposizioni della legge.
"Personale altamente qualificato” chiarimenti sulla fruizione del bonus.
Con la circolare n. 828 del 9 gennaio scorso il ministero dello Sviluppo economico ha fornito alcuni chiarimenti sulla fruizione del credito d’imposta per le imprese che assumono personale altamente qualificato, introdotto dal Dl 83/2012 e disciplinato dal decreto del Mise di concerto con il Mef del 23 ottobre 2013. Si tratta del bonus che premia le aziende che hanno sostenuto costi per l’impiego di personale in possesso di un dottorato di ricerca universitario ovvero di laurea magistrale, utilizzato in attività di ricerca e sviluppo.
La circolare in esame, annunciata con comunicato del Mise pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio, interviene, a seguito delle richieste di chiarimento da parte delle imprese, in particolare sulle cause di revoca del credito d’imposta.
Uno dei motivi di perdita del beneficio fiscale è il mancato incremento occupazionale. In particolare le piccole e medie imprese sono tenute a assumere dipendenti a tempo indeterminato nei due anni successivi a quello in cui è avvenuta l’assunzione che ha dato accesso al credito (per le imprese di grandi dimensioni gli anni diventano tre). Al riguardo, la circolare precisa che per la verifica di tale condizione, occorre fare riferimento, come dato occupazionale complessivo iniziale, al numero dei dipendenti a tempo indeterminato dell’impresa rilevato dal bilancio approvato dal consiglio di amministrazione, e esposto nella nota integrativa, relativo all’esercizio precedente a quello in cui è intervenuta l’assunzione. Per le imprese che nella nota integrativa non hanno indicato il dato occupazionale e per quelle che non sono tenute alla redazione del bilancio, il dato va rilevato dal “Libro unico del lavoro”, indicando il numero totale dei dipendenti a tempo indeterminato esistenti al 31 dicembre. La circolare raccomanda alle imprese di inserire, in sede di compilazione delle istanze, correttamente tale dato desumendolo dalla documentazione aziendale. Gli stessi criteri valgono per il soggetto certificatore, tenuto a individuare il dato occupazionale che dovrà essere comunicato per il mantenimento del credito d’imposta (ai due o tre esercizi successivi a quello dell’assunzione).
La circolare chiarisce che nel caso in cui il credito d’imposta sia stato concesso per l’assunzione di più dipendenti, l’eventuale mancata conservazione parziale dei nuovi posti di lavoro determina la revoca parziale del credito concesso (riferita, cioè, ai singoli dipendenti per i quali il rapporto di lavoro non è stato conservato). Al riguardo, viene ulteriormente precisato che l’eventuale mancata conservazione del rapporto di lavoro relativo al profilo altamente qualificato può non costituire causa di revoca dalle agevolazioni se, il dipendente venga sostituito, entro 60 giorni, da una figura professionale avente le stesse caratteristiche.
Aggiornamento della certificazione contabile
Per fruire del credito di imposta, le aziende interessate devono presentare l'istanza, firmata digitalmente, in via telematica, tramite la procedura accessibile dal sito del Mise, allegando alla richiesta la certificazione contabile (firmata dal presidente del collegio sindacale dell’azienda o da un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili) entro 30 giorni dal ricevimento del decreto di concessione del bonus.
La circolare, in merito ai tempi di inserimento dell'aggiornamento annuale della certificazione contabile nella piattaforma informatica, precisa che anche per le nuove istanze, presentate a partire dal 12 gennaio in merito alle assunzioni di personale nell’anno 2013, occorre rispettare il termine di 30 giorni dalla ricezione del decreto di concessione del credito d’imposta. Per gli esercizi successivi, l’aggiornamento della certificazione dovrà essere effettuato entro 90 giorni dall’approvazione del bilancio o entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello della certificazione, nel caso in cui le aziende non siano tenute all’approvazione del bilancio.
Per un problema relativo all’invio del modello 730/4, non ho ricevuto il rimborso dal mio datore di lavoro. Come posso fare per ottenere quanto non percepito?
Il modello 730-4, trasmesso da Caf e professionisti abilitati all'Agenzia delle Entrate e da questa messo telematicamente a disposizione dei sostituti d'imposta, riporta il risultato contabile delle dichiarazioni 730, consentendo ai sostituti di effettuare le relative operazioni di conguaglio. Se, per qualunque motivo, il rimborso richiesto attraverso il modello 730 non viene effettuato, è necessario farne richiesta all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate del luogo di residenza. In questo caso, occorre allegare una certificazione con cui il datore di lavoro o l’ente pensionistico attesta di non aver eseguito il conguaglio e di non avere, conseguentemente, rimborsato le imposte.
Nella motivazione dell’avviso allegare sempre gli atti richiamati.
La Corte di cassazione ribadisce il proprio consolidato orientamento in base al quale a norma dell’articolo 42 del Dpr 600 del 1973 e dell’articolo 56 del Dpr 633 del 1972, ove la motivazione dell’avviso di accertamento contenga un richiamo ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all’atto richiamante salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto. Infatti, in tema di motivazione degli atti di imposizione tributaria, “per relationem”, anche l’articolo 7 della legge 212 del 2000 nel prevedere che debba allegarsi all’atto dell’Amministrazione finanziaria ogni documento richiamato nella motivazione di esso, non intende riferirsi ad atti di cui il contribuente abbia già integrale e legale conoscenza per effetto di precedente notificazione.
Sentenza n. 407 del 14 gennaio 2015 (udienza 10 marzo 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Bielli Stefano - Est. Scoditti Enrico
Articolo 42 del Dpr n. 600 del 1973 – Articolo 56 del Dpr n. 633 del 1972 – Articolo 7 della legge n. 212 del 2000 – Motivazione dell’avviso di accertamento per relationem – È legittima anche quando richiama, senza allegazione, alcuni atti che il contribuente conosce per effetto di precedente notificazione
Lavoratori all'estero: approvato il reddito convenzionale per il 2015.
Sono state aggiornate le retribuzioni prestabilite da applicare a chi, con contratto di lavoro dipendente, viene inviato a lavorare fuori dai confini ma mantiene la residenza fiscale in Italia. Gli schemi con tutti gli importi si trovano allegati al decreto 14 gennaio 2015 del ministero delle Politiche sociali, pubblicato sulla Gazzetta di ieri.
Il reddito convenzionale si può utilizzare, in sostituzione della retribuzione effettivamente erogata, benefit compresi, ai fini degli adempimenti contributivi e fiscali (articolo 51, comma 8-bis, del Tuir), per i lavoratori che operano in terra straniera per un periodo superiore a 183 giorni nell'arco di dodici mesi, non necessariamente coincidenti con l'anno solare, in via continuativa e come unico oggetto del rapporto di lavoro tra datore (anche estero) e dipendente. Sono perciò escluse le trasferte o missioni presso clienti stranieri e società collegate.
Il contratto deve inoltre prevedere che l'esecuzione delle prestazioni avvenga esclusivamente in territorio straniero e che il dipendente sia collocato in uno speciale "ruolo estero" (circolare n. 207/2000 del Mef).
Rimane fuori dall'applicazione del reddito convenzionale chi lavora in uno Stato con il quale esiste un accordo contro le doppie imposizioni, che prevede la tassazione del reddito esclusivamente nel Paese estero.
Le tabelle inquadrano i lavoratori sulla base delle mansioni (operai e impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti) e di specifici settori produttivi (industria tessile, edile e cinematografica, artigianato, trasporti, credito, assicurazioni, agricoltura, ecc.). Se il lavoratore opera in un settore produttivo non compreso tra quelli nelle tabelle, questa mancanza è considerata motivo ostativo all'applicazione del particolare regime dall'Agenzia delle Entrate (circolare n. 20/2011).
La retribuzione convenzionale si riferisce a una mensilità. In caso di inizio o interruzione del rapporto di lavoro nel corso del mese, è possibile conteggiare le singole giornate dividendo l'importo mensile per 26.
Per quanto riguarda i datori di lavoro, in caso di contratto superiore ai 183 giorni questi devono operare le ritenute in base al reddito convenzionale già dalla prima retribuzione, con eventuale rettifica in sede di conguaglio, nel caso siano venute meno le condizioni per accedere alla tassazione del reddito sostitutivo.
Per l’utilizzo di impianti sportivi, la prestazione condiziona l’Iva.
La questione pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 13, parte B, lettera b), della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, ripreso in maniera sostanzialmente invariata dall’articolo 135 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006.
In particolare, la domanda è diretta ad accertare se l’operazione di messa a disposizione di impianti di una struttura sportiva utilizzati a fini esclusivamente calcistici, compreso l'utilizzo dello stadio di calcio e degli spogliatoi, fino ad un massimo di 18 giornate per singola stagione sportiva, costituisca o meno una locazione di beni immobili esente da imposta, ai sensi del predetto articolo 13, parte B, lettera b), della sesta direttiva.
Il contratto oggetto dell'operazione riconosce al soggetto che concede la disponibilità del bene la piena facoltà di conferire gli impianti stessi nel resto dell’anno e la possibilità di accedervi senza autorizzazione in qualsiasi momento, al fine di tutelare gli stessi impianti da qualunque danno purché ciò non interferisca con le competizioni sportive. A fronte dell'utilizzo degli impianti è prevista inoltre un’indennità forfettaria determinata nella misura massima del venti per cento quale corrispettivo per il diritto di accesso al terreno di gioco e pari all'ottanta per cento per la fornitura di vari servizi tra i quali la pulizia e la manutenzione.
Preliminarmente occorre rilevare che le ipotesi di esenzioni individuate dall’articolo 13 della sesta direttiva rappresentano una deroga al principio generale in base al quale l’imposta è riscossa per ogni prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso da un soggetto passivo; ne discende che tale disposizione deve essere interpretata in maniera restrittiva e non è possibile procedere all’applicazione analogica della stessa.
I precedenti di giurisprudenza in materia
Per quanto riguarda l’individuazione della nozione di “locazione di beni immobili”, secondo giurisprudenza costante della Corte, tale individuazione deve essere effettuata tramite l’analisi della natura oggettiva dell’operazione. In particolare, si realizza la locazione di bene immobile qualora il contratto consenta al locatario, a fronte del pagamento di un corrispettivo, di occupare l'immobile per una determinata durata come se ne fosse il proprietario, escludendo, contestualmente, qualsiasi altro soggetto da tale diritto. Questo tipo di valutazione deve essere effettuata avendo riguardo alla natura effettiva del contratto e al rispetto di determinate condizioni, a prescindere quindi dalla qualificazione che le parti danno al contratto stesso.
L’insieme degli elementi da prendere in considerazione
In ipotesi di utilizzazione di impianti sportivi, poi, l'individuazione della natura dell'attività principale svolta deve avvenire tramite la valutazione delle prestazioni nel loro complesso. In particolare, nel caso esaminato, la Corte ritiene che, secondo quanto riportato nella decisione di rinvio, l’attività svolta sia da inquadrarsi più propriamente nella fornitura di un servizio complesso di accesso agli impianti sportivi (supervisione, gestione, manutenzione e pulizia degli impianti) e non nella semplice messa a disposizione passiva di un terreno.
Ciò viene ravvisato nella presenza permanente del locatore e nella fornitura di servizi di gestione, di manutenzione e di pulizia tali da rendere idonei gli impianti all’utilizzazione cui sono destinati, facendo sì che proprio in tali servizi sia individuata la prestazione caratteristica dell’operazione oggetto del procedimento principale.
La qualificazione del contratto nell’ambito delle prestazioni di servizi in luogo della locazione di beni immobili, trova tra l’altro conferma anche nell’ammontare del corrispettivo pattuito, che quantifica il valore economico dei vari servizi prestati pari all’ottanta per cento dell'intero corrispettivo contrattualmente previsto.
Sono questi, quindi, l'insieme di elementi che, a giudizio dei magistrati sovranazionali, devono essere presi in considerazione dal giudice del rinvio al fine di valutare se i servizi offerti nel caso in esame siano necessari o meno a consentire l’accesso agli impianti sportivi per i fini indicati nel contratto.
Ultimo elemento essenziale da considerare nell’ambito del contratto di locazione è, infine, la durata del godimento del bene oggetto di locazione. Al riguardo, la Corte sottolinea che tale godimento non può in via generale avere carattere “solamente occasionale e temporaneo” e spetta al giudice del rinvio valutare se la durata di 18 giornate comporti la qualificazione dell’operazione quale prestazione di servizi in luogo della locazione del bene immobile.
La Corte Ue, con la sentenza del 22 gennaio 2015, resa nel procedimento C-55/14, ritiene che la concessione, a titolo oneroso, della disponibilità di un impianto sportivo in virtù di un contratto che riconosca alcuni diritti e prerogative al proprietario e preveda la prestazione di determinati servizi il cui valore rappresenta l’ottanta per cento del corrispettivo totale, non realizza, in linea di principio, una locazione di bene immobile, esente dall'imposta sul valore aggiunto.
C-55/2014
Régie communale autonome du stade Luc Varenne/Stato belga
Il consultorio resta una Onlus anche se occorre l’integrazione.
Non perde la qualifica di Onlus la fondazione che, per assicurare il completamento e l’efficacia di una terapia in corso, a determinate condizioni, nell’ambito delle attività svolte come consultorio, effettua prestazioni con corrispettivo a carico del paziente, in aggiunta rispetto a quelle rimborsate dalla Regione.
Questo, in sintesi, il chiarimento contenuto nella risoluzione 10/E del 23 gennaio 2015.
Il quesito nasce da una situazione concreta e dall’esigenza di non lasciare “a metà” i trattamenti terapeutici effettuati da professionisti come psicologi e psicoterapeutici, svolti presso i consultori familiari. In particolare, il caso è stato proposto da una fondazione che opera in Lombardia.
Con la risoluzione 70/2009, precisa il documento di prassi (inquadrando, rispetto al non profit, il soggetto di cui si sta parlando) l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che può essere iscritto all’anagrafe delle Onlus appartenenti al settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria (articolo 10, comma 1, lettera a), Dlgs 460/1997) l’ente che gestisce, gratuitamente per gli utenti, un consultorio familiare secondo gli scopi previsti dall’articolo 1 della legge 405/1975 istitutiva di tali strutture.
Può verificarsi, però, che a causa delle risorse finanziarie non sufficienti, venga posto un “limite” alle prestazioni rimborsabili dal servizio sanitario.
Così è avvenuto in Lombardia, dove la Regione ha chiesto, per alcune cure, una “compartecipazione” del paziente alla spesa. In pratica, l’utente può usufruire gratuitamente, ad esempio, di un determinato numero di sedute dallo psicologo, superato il quale, la prestazione è a carico dell’utente.
Nell’ipotesi descritta, il consultorio, in caso di prestazioni rimborsabili insufficienti, prosegue la cura con ulteriori interventi, questa volta a pagamento, anche se le parcelle richieste sono decisamente più basse rispetto al valore di mercato.
Si tratta di prestazioni rese dietro corrispettivo e, quindi non istituzionali, ma al tempo stesso sono integrative e strettamente connesse a quelle istituzionali rimborsate dalla Regione e, di conseguenza, ad esse equiparabili. In sintesi, sono necessarie, al ristabilimento del paziente e, perciò, rientranti nell’ipotesi prevista dal comma 5, dell’articolo 10 del Dlgs 460/1997.
Di conseguenza, il consultorio che presta interventi aggiuntivi a carico dell’utente non perde la qualificazione di “Onlus” e, con essa, le agevolazioni stabilite dall’articolo 150, comma 2 del Tuir: i corrispettivi incassati non concorrono, in definitiva, alla formazione del reddito imponibile.
La disciplina, però, pone due condizioni: le prestazioni aggiuntive non devono essere prevalenti rispetto alle attività istituzionali e i relativi proventi non devono superare il 66% delle spese complessive dell'organizzazione (articolo 10, comma 5, ultimo periodo, del Dlgs n. 460/1997).
Ravvedimento piu’ ampio dopo la legge di stabilità.
Il decreto del 28.11.2014 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 284 del 6.12.2014) ha introdotto un nuovo criterio per l'individuazione delle aree considerate montane, basato sull'altitudine del comune in cui il terreno è situato. Tale criterio ha sostituito quello precedente, stabilito con la Circolare n. 9 del 14.6.93, e di fatto ha ridotto drasticamente l'elenco dei comuni considerati montani, e quindi esenti dall'Imu (si veda a tal proposito lo speciale del 2.12.2014 "Terreni agricoli montani: esenti Imu sopra i 600 metri").
Il decreto ha stabilito che per tutti i terreni ubicati in comuni diversi da quelli esenti sussiste l'obbligo di pagamento dell'Imu a partire dal 1° gennaio 2014, e il pagamento deve avvenire entro il 16 dicembre 2014 in un'unica soluzione.
Tale scadenza è stata poi prorogata al 26.01.2015 con il D.l. 185/2014 (si veda a tal proposito lo speciale del 15.12.2014 "Terreni agricoli montani: proroga al 26.01.2015"), decreto che non è stato convertito in legge ma il cui contenuto è stato recepito nella legge di stabilità 2015 (L. 190/2014).
Attualmente quindi il pagamento è ufficialmente previsto per il 26 gennaio 2015.
Il nuovo obbligo di pagamento ha generato molte proteste, sia per il suo contenuto sia per il poco tempo a disposizione per l'elaborazione dei conteggi. Alcuni comuni assieme alle Anci regionali hanno presentato ricorso al TAR per sospendere l'efficacia del decreto del 28.11.2014 (che ha introdotto il nuovo criterio di applicazione dell'Imu per i terreni montani).
Le richieste accolte dal TAR non hanno però prodotto i risultati sperati, ossia la sospensione dell'efficacia del decreto del 28.11.2014, e sebbene si attenda la decisione del TAR su un'altra istanza, la sua trattazione è prevista per il prossimo 4 febbraio, dopo la scadenza di pagamento del 26 gennaio (si veda a tal proposito la rassegna stampa del 22.01.2015 "Imu terreni agricoli montani, scadenza del 26 gennaio in stand by").
Si auspicavano novità sull'Imu ieri, 22.1.2015, al consiglio dei ministri. Ma il Consiglio è stato posticipato al 28 gennaio 2015, dopo il termine di pagamento dell'Imu, e quindi la situazione resta ancora complicata.
Oggi, 23.01.2015, è prevista una riunione fra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il titolare delle Politiche agricole, Maurizio Martina, nel tentativo di risolvere la situazione.
Si auspica che il governo trovi una soluzione prima della scadenza di pagamento. Se così non fosse, infatti, potrebbe giungere una "bocciatura" da parte del TAR, che comporterebbe l'obbligo di rimborso dell'Imu pagata.
Reverse charge per prestazioni di pulizia, demolizioni, installazione di impianti e di completamento relative ad edifici: La Legge di Stabilità allarga il campo di applicazione dell’Iva con il particolare meccanismo del reverse charge.
La lettera a-ter), introdotta dalla Legge di stabilità 2015 nel sesto comma dell’articolo 17 del D.P.R. 633/72, prevede nuovi casi di applicazione nell’Iva dell’inversione contabile o reverse charge, il meccanismo anti frode per il quale l’imposta sul valore aggiunto non è evidenziata nella fattura del cedente o prestatore ma aggiunta, mediante integrazione, dal destinatario della cessione o prestazione (il quale provvede al versamento all’erario e matura contestualmente il diritto alla detrazione come se l’imposta fosse stata addebitata dal cedente o prestatore).
La nuova disposizione, che non ha un termine di scadenza, a differenza delle altre relative al reverse charge introdotte dalla Legge di stabilità (come quella relativa alle cessioni di beni ad ipermercati, supermercati e discount alimentari), riguarda le “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”.
La disposizione della lettera a-ter) presenta una certa affinità con quella della lettera a) dello stesso sesto comma dell’articolo 17, che interessa le prestazioni di servizi rese nel settore edile da subappaltatori; la lettera a-ter) è però di portata più ampia, poiché non è soggetta alle limitazioni proprie della lettera a), ovvero la riconducibilità della prestazione di servizi ad un rapporto di subappalto e della prestazione stessa, nonché dell’attività dell’appaltatore e del subappaltatore, alla sezione F della tabella Ateco 2007.
L’obbligo dell’inversione contabile, a partire dal 1° gennaio 2015, scatta in tutti i casi in cui ci si trovi in un rapporto B2B (ovvero tra soggetti economici professionali con partita Iva) e la prestazione abbia ad oggetto uno dei servizi individuati. A tale ultimo proposito, la novità di maggiore impatto sembra essere quella dell’inclusione dei servizi di pulizia, essendo molto diffuso tra le imprese di qualunque genere e dimensione, nonché tra gli studi professionali, l’utilizzo di imprese per la pulizia dei locali.
Quanto alle altre voci, ovvero demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici, è stato da più parti rilevato che la precisa individuazione dei servizi rientranti nel reverse charge dovrebbe ricavarsi dalla sezione F della tabella Ateco 2007, come avviene per la lettera a), anche in virtù del richiamo ivi contenuto alla lettera a-ter) (con lo scopo di evitare sovrapposizioni tra le due previsioni e mettere in chiaro che i servizi edili diversi da quelli della lettera a-ter) sono soggetti a reverse charge solo quando sono effettuati nell’ambito di un subappalto).
Ricollegare le prestazioni di servizi della lettera a-ter) alla sezione F della tabella Ateco, sebbene abbia il pregio di uniformare l’interpretazione delle due disposizioni sul reverse charge in esame, presenta l’inconveniente, a parere di chi scrive, di rischiare di creare un po’ di confusione, almeno fino a quando l’Agenzia delle entrate non esprima una chiara posizione in merito.
Quanto ai lavori di demolizione, infatti, esiste una netta separazione nella tabella Ateco con i lavori di preparazione del cantiere edile, separazione che non sempre è altrettanto netta nella realtà operativa. Inoltre, mentre per i lavori di “completamento e finitura di edifici”, di cui al numero 43.3 della tabella, si rileva la completa sovrapponibilità alla previsione normativa, per l’installazione di impianti la tabella Ateco include anche la relativa manutenzione, che però costituisce un’attività diversa dall’installazione e non menzionata nella lettera della legge.
Contratti di somministrazione: comunicazione entro il 31 gennaio.
Entro il 31 gennaio 2015, le Aziende che, nel corso dell’anno 2014, hanno instaurato contratti con le agenzie di somministrazione dovranno darne comunicazione alle RSU, ovvero alle RSA o, in mancanza, alle Organizzazioni Sindacali provinciali di categoria dei lavoratori.
La contrattazione collettiva può individuare un termine diverso che vada oltre il 31 gennaio, in questo caso la disposizione contrattuale costituisce il termine effettivo anche ai fini dell’applicazione del regime sanzionatorio sotto riportato.
Cosa deve contenere la comunicazione per i lavori somministrati
La comunicazione, di cui alleghiamo facsimile, deve obbligatoriamente contenere:
• il numero e i motivi dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi
• la durata degli stessi;
• il numero e la qualifica dei lavoratori impiegati.
Non è necessario indicare il nome dei lavoratori somministrati, ma solo il dato numerico.
L’invio potrà avvenire tramite consegna a mano, posta raccomandata con ricevuta di ritorno oppure tramite posta elettronica certificata.
La comunicazione annuale non è l’unica in quanto, prima del ricorso alla somministrazione, ovvero entro cinque giorni in caso di motivate ragioni di urgenza, l’Azienda è tenuta ad inviare un’informativa alle Organizzazioni Sindacali, contenente:
• il numero dei lavoratori somministrati;
• il motivo del ricorso alla somministrazione.
Pertanto, le comunicazioni obbligatorie sono due:
• una prima comunicazione alla stipula di ogni contratto di somministrazione, o entro i 5 giorni successivi in caso d’urgenza;
• una seconda comunicazione ogni 12 mesi, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, salvo diversa previsione contrattuale.
E’ prevista una sanzione amministrativa pecuniaria di importo variabile da 250,00 e 1.250,00 euro:
• sia in caso di mancato assolvimento dell’obbligo di comunicazione;
• sia in caso di non corretto assolvimento dell’obbligo di comunicazione.
La responsabilità dell’obbligo di comunicazione è a carico dell’Azienda utilizzatrice.
Con l’occasione ricordiamo che i lavoratori somministrati devono essere registrati sul Libro Unico del Lavoro all’inizio e alla fine dell’impiego presso l’utilizzatore.
Adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli.
Come è noto, le circolari n. 102 del 26 novembre 2008 e n. 57 del 14 aprile 2009, alle quali si rimanda per ogni utile approfondimento, hanno illustrato le novità normative introdotte dall’art. 1, comma 65, della legge n. 247/2007 e i relativi adempimenti per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli.
Si rammenta che le aziende, i cui lavoratori hanno diritto ai benefici di cui alla norma citata, devono aver beneficiato degli interventi di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 e ricadere in area dichiarata calamitata, con i seguenti requisiti:
- l’area calamitata deve essere delimitata ai sensi dell’articolo 1, comma 1079, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (“alla delimitazione delle aree colpite provvedono le Regioni” attraverso proprie delibere/decreti);
Si rammenta inoltre che, ai sensi dell’articolo 38, commi 6 e 7, della legge n. 111 del 15 luglio 2011 (cfr. circolare n. 104 del 5/08/2011), la notifica dei suddetti elenchi avverrà mediante pubblicazione telematica sul sito Internet dell’Istituto entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello di riferimento; pertanto gli elenchi nominativi annuali valevoli per l’anno 2014 dovranno essere pubblicati entro il 31 marzo 2015.
2. Riconoscimento del beneficio ai fini dell’iscrizione negli elenchi anagrafici valevoli per l’anno 2014
Il beneficio consiste nel riconoscimento, ai fini previdenziali ed assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate, di un numero di giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell’anno precedente a quello di fruizione dei benefici di cui al già citato all’articolo 1, comma 3, del D.Lgs. n. 102/04; si precisa che, al fine della fruizione per l’anno 2014 del citato beneficio, il lavoratore deve essere stato occupato per almeno cinque giornate presso un’impresa agricola di cui all’articolo 2135 del codice civile.
Le aziende interessate dovranno trasmettere per via telematica la dichiarazione di calamità direttamente o avvalendosi degli intermediari autorizzati.
L’applicazione è raggiungibile, nella sezione “Servizi Online”, con la dicitura “dichiarazione di calamità aziende agricole” ed è fruibile con le consuete modalità di accesso dell’invio telematico del Dmag-Unico.
Le dichiarazioni di calamità devono fare riferimento alle aree delimitate ai sensi dell’articolo 1, comma 1079, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, così come da decreti/delibere regionali.
La trasmissione telematica o cartacea, dovrà avvenire entro la data del 6 febbraio p.v., per dar modo alle Sedi di procedere alla validazione delle domande entro il 16 febbraio 2015.
Per la corretta compilazione dell’istanza si rimanda al manuale allegato alla citata circolare n. 57 del 14 aprile 2009.
In INTRANET – Servizi per l’Agricoltura – SUBORDINATI – è aperta la procedura DDC (Dichiarazioni Di Calamità) che consente la validazione delle dichiarazioni di calamità inviate.
Si ricorda che dall’opzione “Valutazione Dichiarazioni di Calamità”, cliccando sul campo ‘Info’, l’operatore abilitato procede alla valutazione dei dati trasmessi dall’azienda (verifica del decreto/delibera di Giunta Regionale di calamità ai sensi dell’articolo 1, comma 1079, delle legge 27 dicembre 2006, n. 296, già inserito in procedura a cura delle Direzioni Regionali).
Per la validazione delle domande ai fini del beneficio in oggetto, le sedi dovranno fare riferimento esclusivamente ai decreti/delibere Regionali che delimitano i territori ai sensi del già citato articolo 1, comma 1079, della Legge n. 296/2006.
L’operatore prende in carico l’istanza e procede all’approvazione o reiezione della stessa cliccando sul pulsante ‘Salva e continua’.
Nel caso di reiezione è obbligatorio compilare il campo “Motivazioni del rigetto” per completare l’esito dell’operazione.
Le istanze sono consultabili dall’opzione del Menù principale “Consultazione dichiarazione di calamità” da dove è possibile stampare il file PDF dell’esito dell’operazione.
Le operazioni descritte devono essere completate entro il 16 febbraio 2015.
Fonte: Circolare INPS n.9 del 22/01/2015
L’ articolo 1, comma 115, della citata legge così dispone: “Entro il 31 gennaio 2015 gli assicurati all’assicurazione generale obbligatoria, gestita dall’INPS, e all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, gestita dall’INAIL, dipendenti da aziende che hanno collocato tutti i dipendenti in mobilità per cessazione dell’ attività lavorativa, i quali abbiano ottenuto in via giudiziale definitiva l’ accertamento dell’avvenuta esposizione all’ amianto per un periodo superiore a dieci anni e in quantità superiore ai limiti di legge e che, avendo presentato domanda successivamente al 2 ottobre 2003, abbiano conseguentemente ottenuto il riconoscimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, possono presentare domanda all’ INPS per il riconoscimento della maggiorazione secondo il regime vigente al tempo in cui l’esposizione si è realizzata ai sensi dell’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni. Le prestazioni conseguenti non possono avere decorrenza anteriore al 1° gennaio 2015”.
L’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, stabilisce che “per i lavoratori che siano stati esposti all'amianto per un periodo superiore a dieci anni, l'intero periodo lavorativo soggetto all' assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall' esposizione all'amianto gestita dall' INAIL è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche per il coefficiente di 1,5”.
L’ articolo 47, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, prevede che “a decorrere dal 1 ottobre 2003, il coefficiente stabilito dall'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, è ridotto da 1,5 a 1,25. Con la stessa decorrenza, il predetto coefficiente moltiplicatore si applica ai soli fini della determinazione dell'importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime”.
L’ articolo 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, dispone che “in favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione di cui al primo periodo si applica anche a coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all' INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano valide le certificazioni già rilasciate dall' INAIL”.
Il decreto 27 ottobre 2004 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, operando un raccordo tra le disposizioni contenute nell’articolo 47 della legge n. 326 del 2003 e quelle introdotte dall’articolo 3, comma 132, della legge n. 350 del 2003, delinea le modalità di riconoscimento dei benefici pensionistici per lavoro svolto con esposizione all’amianto da parte degli Enti previdenziali erogatori delle prestazioni pensionistiche nonché le modalità di rilascio della certificazione attestante l’esposizione all’amianto da parte dell’ INAIL.
In seguito alla pubblicazione del richiamato decreto ministeriale è stata pubblicata la circolare n. 58 del 2005, con la quale sono state fornite le istruzioni applicative delle disposizioni ivi contenute, distinguendo tra la disciplina previgente alla data del 2 ottobre 2003 in favore di lavoratori che alla medesima data del 2 ottobre 2003 sono stati esposti, per un periodo superiore a dieci anni all’amianto, per periodi lavorativi soggetti all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gestita dall’INAIL, e la disciplina recante disposizioni in favore di lavoratori che hanno svolto per un periodo non inferiore a dieci anni alla data del 2 ottobre 2003, attività con esposizione all’amianto per periodi lavorativi non soggetti alla predetta assicurazione.
Destinatari delle disposizioni di cui al richiamato articolo 1,comma 115, della legge n. 190 del 2014 sono gli assicurati iscritti all’ assicurazione generale obbligatoria, gestita dall’ INPS, e all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, gestita dall’ INAIL, dipendenti di aziende che hanno collocato tutti i propri lavoratori in mobilità per cessazione dell’attività lavorativa, i quali hanno ottenuto in via giudiziale l’accertamento dell’avvenuta esposizione all’amianto per un periodo superiore a dieci anni e in quantità superiore ai limiti di legge e che, avendo presentato domanda successivamente al 2 ottobre 2003, hanno ottenuto il riconoscimento del beneficio consistente nella moltiplicazione del periodo di esposizione all’amianto per il coefficiente di 1,25 ai soli fini della determinazione dell’ importo del trattamento pensionistico.
In base al chiaro tenore della norma sono esclusi dal beneficio in parola gli iscritti ai fondi sostitutivi esclusivi ed esonerativi dell’assicurazione generale obbligatoria, nonché i lavoratori non soggetti all’ assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali gestita dall’ INAIL.
4. Entità del beneficio
Gli assicurati di cui al precedente punto 3 possono presentare domanda all’INPS per il riconoscimento della maggiorazione secondo il regime vigente al tempo in cui l’esposizione si è realizzata ai sensi del richiamato articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 che, si rammenta, prevede che il periodo di esposizione all’amianto sia moltiplicato per il coefficiente di 1,5 sia ai fini della maturazione del diritto di accesso alla prestazione pensionistica sia ai fini della determinazione dell’importo della medesima.
5. Modalità e termini e di presentazione delle domande
La domanda del beneficio in oggetto dovrà essere presentata dagli interessati entro e non oltre il 31 gennaio 2015. La domanda e la relativa documentazione dovrà essere presentata alla competente struttura territoriale dell’Istituto (la modulistica è disponibile sul sito internet www.inps.it nella sezione moduli assicurato/pensionato - codice AP98 -"Istanza per l'accesso ai benefici per i lavoratori esposti all'amianto").
In attesa dell’implementazione delle procedure relative all’inserimento del beneficio in argomento sul conto assicurativo degli interessati e delle procedure di lavorazione delle domande di pensione presentate dagli assicurati che abbiano inoltrato entro i termini regolare istanza, le Sedi avranno cura di tenere quest’ultima in apposita evidenza.
Successive istruzioni saranno fornite una volta ultimati i lavori di implementazione delle procedure di cui sopra.
La decorrenza delle pensioni, da liquidare in favore dei soggetti di cui al punto 3 della presente circolare, non può essere anteriore al 1° gennaio 2015.
Fonte: Circolare INPS n.8 del 21/01/2015
Fonte: Circolare INPS n.10 del 23/01/2015
Limite minimo di retribuzione giornaliera lavoratori dipendenti per il 2015.
Considerato che, nell'anno 2014, la variazione percentuale ai fini della perequazione automatica delle pensioni, calcolata dall'Istat è stata pari allo 0,20%,[i] si riportano nelle tabelle A e B (cfr. allegato n. 1) i limiti di retribuzione giornaliera rivalutati, a valere dal periodo di paga in corso all’1.1.2015. Tali limiti, secondo quanto innanzi precisato, devono essere ragguagliati, a € 47,68 (9,5% dell'importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti in vigore al 1.1.2015, pari a € 501,89 mensili) se di importo inferiore.
Si rammenta, da ultimo, che non sussiste l’obbligo di osservare il minimale di retribuzione ai fini contributivi in caso di erogazione da parte del datore di lavoro di trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche d’importo inferiore al predetto limite minimo[ii].
Come è noto, la retribuzione imponibile, ai fini del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, per i lavoratori in oggetto, già a decorrere dal 1° gennaio 2007,[iii] deve essere determinata secondo le norme previste per la generalità dei lavoratori (art. 6, D.Lgs. n. 314/1997) e nel rispetto del minimale di retribuzione giornaliera da assumere ai fini del versamento della contribuzione previdenziale IVS e assistenziale di cui all’art. 1, co. 1, del D.L. n. 338/1989, conv. in L. n. 389/1989.
Si rammenta che anche per i lavoratori soci delle cooperative sociali (ex art. 1, co. 1, lett. a), della L. n. 381/1991)e di altre cooperative per le quali sono stati adottati i decreti ministeriali ai sensi dell’art. 35 del D.P.R. n. 797/1955 (T.U. sugli assegni familiari), già a partire dall’1.1.2010, trovano applicazione, per la determinazione della retribuzione imponibile ai fini contributivi, le norme previste per la generalità dei lavoratori, ivi comprese quelle relative al minimale di retribuzione giornaliera dicui all’art. 1, co. 1, del D.L. n. 338/1989, conv. in L. n. 389/1989.[iv]
Il predetto decreto legislativo prevede, inoltre, che in assenza di contratti collettivi nazionali di lavoro, i limiti minimi di retribuzione imponibile ai quali fare riferimento siano quelli stabiliti per ciascuna categoria professionale interessata con decreto del Ministro del lavoro e che a tali limiti debbano essere, comunque, adeguate le retribuzioni contrattuali che risultino inferiori agli stessi. Detti limiti minimi, per ciascuna categoria professionale del personale iscritto al Fondo, sono stati stabiliti con D.M. 21/07/2000.[v]
Si fa presente che l’art. 28, co. 1, del D.L. n. 133/2014, conv. in L. n. 164/2014, ha confermato, per il triennio 2015-2017, l’esclusione - già introdotta, limitatamente all’anno 2014 dal D.L. n. 145/2013 conv. in L. n. 9/2014[vi] - delle indennità di volo dalla base imponibile ai soli fini contributivi. E’ fatta salva, comunque, dal legislatore la concorrenza di dette indennità di volo alla determinazione della retribuzione pensionabile nella misura del 50% del loro ammontare.
Ai fini dell’individuazione del limite minimo di retribuzione giornaliera per le retribuzioni in argomento, si deve fare riferimento a quanto disposto dall’art. 1, co. 3 del D.L. n. 402/1981, conv. in L. n. 537/1981, con il quale il legislatore ha fissato per i salari medi convenzionali, la misura di detta retribuzione minima, da rivalutare ai sensi di quanto disposto dall’art. 22, co. 1, della L. n. 160/1975 in relazione all’aumento dell’indice medio del costo della vita calcolato dall’Istat. Il limite minimo di retribuzione giornaliera per le retribuzioni convenzionali in genere[vii] è pari, per l’anno 2015, a € 26,49.
Anche per i lavoratori a domicilio, in applicazione dell'art. 22 della legge n. 160 del 1975, il limite minimo di retribuzione giornaliera varia in relazione all'aumento dell'indice medio del costo della vita calcolato dall’Istat. Pertanto, considerato che il predetto indice è pari, per l’anno 2014, allo 0,20%, il limite minimo di retribuzione giornaliera per i lavoratori in oggetto è pari, per il 2015, a € 26,49.[viii] Detto limite deve essere, comunque, ragguagliato a € 47,68.[ix]
Come è noto, ferma restando la nozione di retribuzione imponibile definita dall'art. 6 del D.Lgs. n. 314/1997, anche per i rapporti di lavoro a tempo parziale, trova applicazione, in materia di minimale ai fini contributivi, l'art. 1, co. 1, del D.L. n. 338/1989, conv. in L. n. 389/1989. La retribuzione così determinata deve, peraltro, essere ragguagliata, se inferiore, a quella individuata dall’art. 9 del D.Lgs. n. 61/2000, che, come noto, riproponendo le previsioni già contenute nell’art. 1, co. 4 del medesimo D.L. n. 338/1989, fissa il criterio per determinare un apposito minimale di retribuzione oraria applicabile ai fini contributivi per i rapporti di lavoro a tempo parziale.[x]
Come noto, l’art. 3-ter del D.L. n. 384/1992, conv. in L. n. 438/1992, ha introdotto, (già a decorrere dall’1.1.1993) a favore dei regimi pensionistici ai quali sono iscritti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, un’aliquota aggiuntiva a carico del lavoratore, nella misura di un punto percentuale, sulle quote eccedenti il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile.[xi] Detto contributo aggiuntivo è dovuto nei casi un cui il regime pensionistico di iscrizione preveda aliquote contributive a carico del lavoratore inferiori al 10%.
Posto che la prima fascia di retribuzione pensionabile è stata determinata per l'anno 2015 in € 46.123,00, a decorrere dall’1.1.2015 l'aliquota aggiuntiva dell’1% deve essere applicata sulla quota di retribuzione eccedente il predetto tetto retributivo che, rapportato a dodici mesi, è pari a € 3.843,58, da arrotondare a € 3.844,00. Si rammenta, infatti, che ai fini del versamento del contributo aggiuntivo in questione deve essere osservato il criterio della mensilizzazione.[xii]
Si ricorda che la quota di retribuzione eccedente la predetta fascia e la relativa contribuzione aggiuntiva devono essere riportate dai datori di lavoro che utilizzano la sezione PosContributiva del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento , , , , , . L’imponibile della contribuzione aggiuntiva è un di cui dell?elemento di .
Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile previsto dall'art. 2, co. 18, secondo periodo, della L. n. 335/1995, per i lavoratori iscritti successivamente al 31.12.1995 a forme pensionistiche obbligatorie e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo,[xiii] rivalutato in base all'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall’Istat nella misura dello 0,20%, è pari, per l'anno 2015, a € 100.323,52, che arrotondato all’unità di euro è pari a € 100.324,00.
La quota di retribuzione eccedente il predetto massimale e le relative contribuzioni minori devono essere riportate dai datori di lavoro che utilizzano la sezione PosContributiva del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento , , , , , (cfr. par. 10.3 e par. 11.3 per le modalità di esposizione degli elementi retributivi relativi all’eccedenza massimale dei soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo e al Fondo pensioni sportivi professionisti).
L‘imponibile eccedente il massimale non è compreso nell’elemento di .
Si rammenta che, ai sensi del combinato disposto dell’art. 69, co. 7, della L. n. 388/2000 e dell’art. 43, co. 3, della L. n. 448/2001, le disposizioni di cui all’art. 7, del D.L. n. 463/1983, modificato dall'art. 1, co. 2, del D.L. n. 338/1989, conv. in L. n. 389/1989) non si applicano, a partire dal 1° gennaio 1984, ai lavoratori della piccola pesca marittima e delle acque interne soggetti alla L. n. 250/1958.[xiv]
Si riportano, di seguito, per l’anno 2015, gli importi degli elementi retributivi che, sulla base di quanto previsto dalla normativa vigente, non concorrono a alla determinazione della retribuzione imponibile ai fini contributivi, con la precisazione che si tratta degli stessi già fissati dal D.Lgs. n. 314/1997.[xv]
L’importo dell’indennità di maternità fino al raggiungimento del predetto importo deve essere riportato dai datori di lavoro che utilizzano la sezione PosContributiva del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento , , , , . La parte eccedente deve essere riportata nell’elemento .
10. Lavoratori dello spettacolo: valori, per l’anno 2015, per il calcolo del contributo di solidarietà, dell’aliquota aggiuntiva 1% e massimali giornalieri.
10.1. Lavoratori iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dopo il 31.12.1995.
Il contributo di solidarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 14, del D. Lgs. n. 182/1997 (nella misura del 5%, di cui 2,50% a carico del datore di lavoro e 2,50% a carico del lavoratore), si applica sulla parte di retribuzione annua eccedente l’importo del massimale annuo della base contributiva e pensionabile di cui all’art. 2, co. 18, L. n. 335/1995, che rivalutato sulla base dell’indice Istat è pari, per l’anno 2015, ad € 100.324,00 (cfr. par. 6).
L’aliquota aggiuntiva, ai sensi dell’art. 3-ter del D.L. n. 384/1992 convertito in L. n. 438/1992 (1% a carico del lavoratore), si applica sulla parte di retribuzione annua eccedente, per l’anno 2015, l’importo di € 46.123,00, che rapportato a dodici mesi è pari a € 3.844,00 (e sino al massimale annuo di retribuzione imponibile pari ad € 100.324,00).
Si fa presente, infatti, che ai fini del versamento del contributo aggiuntivo deve essere osservato il criterio della mensilizzazione (cfr. circolare n. 7/2010, par. 3). Si precisa che l’applicazione di detto contributo aggiuntivo avverrà senza tenere conto del superamento del tetto minimo su base annua, pari, per l’anno 2015, a € 46.123,00, posto che a fine anno, in relazione al contributo versato in eccesso, sarà possibile effettuare il relativo conguaglio.[xvi]
10.2. Lavoratori già iscritti a forme pensionistiche obbligatorie al 31.12.1995.
Il massimale di retribuzione giornaliera imponibile è pari a € 731,00. Conseguentemente, le fasce di retribuzione giornaliera ed i relativi massimali di retribuzione giornaliera imponibile risultano così rivalutati:
Il contributo di solidarietà, ex art. 1, co. 8, del D.Lgs. n. 182/1997 (nella misura del 5%, di cui 2,50% a carico del datore di lavoro e 2,50% a carico del lavoratore), si applica sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente il massimale di retribuzione giornaliera imponibile relativo a ciascuna delle fasce precedentemente indicate.
L’aliquota aggiuntiva (1% a carico del lavoratore) si applica sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente, per l’anno 2015, l’importo di € 148,00 e sino al massimale di retribuzione giornaliera imponibile relativo a ciascuna delle predette fasce.
Si precisa che l’applicazione di detto contributo aggiuntivo avverrà senza tenere conto del superamento del tetto minimo su base annua, pari, per l’anno 2015, a € 46.123,00, posto che a fine anno, in relazione al contributo versato in eccesso, sarà possibile effettuare il relativo conguaglio.[xvii]
10.3. Precisazioni.
Si rammenta che l’Istituto ha realizzato l’integrazione degli elementi della dichiarazione contributiva dei soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo nell’ambito della sezione PosContributiva del flusso Uniemens dedicato alle aziende con dipendenti.
Pertanto, per i periodi di competenza decorrenti dall’1.1.2015, i datori di lavoro del settore dichiareranno nell’ambito della medesima sezione sia gli elementi informativi utili per il corretto calcolo delle contribuzioni assistenziali, sia quelli relativi al calcolo della contribuzione IVS secondo quanto stabilito dalla circolare n. 154/2014 alla quale si rimanda, facendo, comunque, presente che le informazioni relative all’eccedenza dei massimali retributivi giornalieri ovvero annui, dovrà avvenire mediante la compilazione dell’elemento , e ).
10.4. Massimale giornaliero per i contributi di malattia e maternità dei lavoratori dello spettacolo con contratto a tempo determinato.
Il massimale giornaliero, previsto dall’art. 6, co. 15, del D.L. n. 536/1987, convertito in L. n. 48/1988, da prendere a riferimento ai fini del calcolo della contribuzione di finanziamento dell’indennità economica di malattia e di maternità per i lavoratori dello spettacolo con contratto a tempo determinato, è confermato, per l’anno 2015, in € 67,14.
Come già precisato nella circolare n. 154/2014, alla quale si rinvia, nell’ambito del flusso Uniemens, l’eccedenza dell’importo dei contributi di cui si tratta, da conguagliare in quanto l’aliquota di finanziamento è stata applicata su un imponibile maggiore rispetto a quello di legge, dovrà essere valorizzata, per i contributi di malattia, nell’elemento con il codice R808 e, per i contributi di maternità, nell’elemento con il codice R809.
11. Sportivi professionisti: valori, per l’anno, 2015 per il calcolo del contributo di solidarietà, dell’aliquota aggiuntiva 1% e massimali giornalieri.
11.1. Sportivi professionisti iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dopo il 31.12.1995.
Posto che il massimale annuo della base contributiva e pensionabile di cui all’art. 2, co. 18, L. n. 335/1995, rivalutato sulla base dell’indice Istat è pari, per l’anno 2015, a € 100.324,00 (cfr. par. 6), il contributo di solidarietà ex art. 1, commi 4 e 5, D.Lgs. n. 166/1997 (nella misura dell'1,2%, di cui 0,60% a carico del datore di lavoro e 0,60% a carico del lavoratore) è dovuto sulla parte di retribuzione annua eccedente l’importo di € 100.324,00 e fino all’importo annuo di euro 731.362,00.
L’aliquota aggiuntiva, ex art. 3-ter del D.L. n. 384/1992, convertito in L. n. 438/1992 (1% a carico del lavoratore), si applica sulla parte di retribuzione annua eccedente, per l’anno 2015, l’importo di € 46.123,00, che rapportato a dodici mesi è pari a € 3.844,00 (e sino al massimale annuo di retribuzione imponibile pari a € 100.324,00). Si fa presente, infatti, che ai fini del versamento del contributo aggiuntivo deve essere osservato il criterio della mensilizzazione (cfr. circolare n. 7/2010, par. 3).
Si precisa che l’applicazione di detto contributo aggiuntivo avverrà senza tenere conto del superamento del tetto minimo su base annua, pari, per l’anno 2015, a € 46.123,00, posto che a fine anno in relazione al contributo versato in eccesso, sarà possibile effettuare il relativo conguaglio.[xviii]
11.2. Sportivi professionisti già iscritti a forme pensionistiche obbligatorie al 31.12.1995.
Il massimale di retribuzione giornaliera imponibile, per l’anno 2015, è pari a € 322,00 (massimale annuo/312).
Il contributo di solidarietà, ai sensi di quanto previsto dall’art. 1, commi 3 e 5, D.Lgs. n. 166/1997 (nella misura dell'1,2 %, di cui 0,60% a carico del datore di lavoro e 0,60% a carico del lavoratore), è dovuto sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente l’importo di € 322,00 e fino all’importo giornaliero di € 2.344,00.
L’aliquota aggiuntiva ex art. 3-ter del D.L. n. 384/1992, convertito in L. n. 438/1992 (1% a carico del lavoratore) si applica sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente, per l’anno 2015, l’importo di € 148,00 e sino al massimale di retribuzione giornaliera imponibile pari a € 322,00.
Si precisa che l’applicazione di detto contributo aggiuntivo avverrà senza tenere conto del superamento del tetto minimo su base annua, pari, per l’anno 2015, a € 46.123,00, posto che a fine anno in relazione al contributo versato in eccesso, sarà possibile effettuare il relativo conguaglio.[xix]
11.3. Precisazioni.
Si rammenta che l’Istituto ha realizzato l’integrazione degli elementi della dichiarazione contributiva dei soggetti iscritti al Fondo pensioni sportivi professionisti nell’ambito della sezione PosContributiva del flusso Uniemens dedicato alle aziende con dipendenti.
Pertanto, per i periodi di competenza decorrenti dall’1.1.2015, i datori di lavoro del settore dichiareranno nell’ambito della medesima sezione, sia gli elementi informativi utili per il corretto calcolo delle contribuzioni assistenziali sia quelli relativi al calcolo della contribuzione IVS secondo quanto stabilito dalla circolare n. 154/2014 alla quale si rimanda, facendo, comunque, presente che le informazioni relative all’eccedenza dei massimali retributivi giornalieri ovvero annui, dovrà avvenire mediante la compilazione dell’elemento (recante a sua volta gli elementi , e , , e ).
12. Datori di lavoro iscritti alle gestioni pubbliche ex Inpdap.
12.1. Precisazioni.
Con riguardo alla determinazione per l’anno 2015 dei valori per il calcolo delle contribuzioni dovute in materia di previdenza e di assistenza sociale per i lavoratori iscritti alle gestioni pubbliche e da versare alle stesse, si rimanda, per i valori che discendono dall’applicazione di normativa di carattere generale applicabile sia ai rapporti di lavoro privati sia a quelli pubblici, a quanto precisato nei precedenti paragrafi della presente circolare.
In particolare, si rinvia a quanto previsto per la generalità dei lavoratori al par. 1 per quanto concerne il minimale di retribuzione giornaliera, al par. 4 per la determinazione di detto minimale con riguardo ai rapporti di lavoro a tempo parziale, al par. 5 per la determinazione della quota di retribuzione soggetta all’aliquota contributiva aggiuntiva dell’1% (ex art. 3-ter del D.L. n. 384/1992, conv. in L. n. 438/1992), al par. 6 per l’aggiornamento del massimale annuo della base contributiva e pensionabile ex art. 2, co. 18, della L. n. 335/1995 per i lavoratori iscritti a forme pensionistiche obbligatorie a partire dall’1.1.1996.
12.2. Massimale contributivo previsto per i direttori generali, amministrativi e sanitari delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere.
Si rammenta che secondo il disposto di cui all’art. 3-bis, co. 11, del D.Lgs. n. 502/1992, come integrato dal D.Lgs. n. 229/1999, la nomina a direttore generale, amministrativo e sanitario determina, per i lavoratori dipendenti, il collocamento in aspettativa senza assegni e il diritto al mantenimento del posto. L'aspettativa è concessa entro sessanta giorni dalla richiesta. Il periodo di aspettativa è utile ai fini del trattamento di quiescenza e di previdenza.
Si ricorda che nell’ipotesi in esame si realizza una obbligazione solidale tra l’Ente di appartenenza, che ha collocato il dipendente in aspettativa, tenuto al versamento della contribuzione, e la struttura sanitaria presso cui il dipendente svolge l’incarico.
La struttura sanitaria è tenuta ad inviare la denuncia, tenendo conto dei massimali di cui all'articolo 3, co. 7, del D.Lgs. n. 181/1997 non solo ai fini pensionistici, ma anche ai fini del TFS,[xx] valorizzando la sezione altro ente versante dell’elemento E0 nel caso in cui sia l’Ente di appartenenza ad effettuare il versamento.
L’importo del massimale contributivo in oggetto, previsto dal citato art. 3, co. 7, rivalutato secondo l’indice relativo al costo medio della vita calcolato dall’Istat nella misura dello 0,20%, e arrotondato all’unità di euro, è pari, per l’anno 2015, a € 182.874,00.
Massimale ex art. 3-bis, co. 11 dell’art. D.Lgs. n. 502/1992 e s.m.i
182.874,00
Detto massimale trova applicazione ai fini della contribuzione pensionistica, della contribuzione per la gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ed ai fini della contribuzione previdenziale per i trattamenti di fine servizio (TFS/TFR).
12.3. Retribuzione annua concedibile riferita al congedo straordinario di cui all’art.42, co. 5, del D.Lgs. n. 151/2001.
L’art. 42, co. 5 e seguenti, del D.Lgs. n. 151/2001 riconosce il diritto a soggetti specificamente individuati di fruire, entro sessanta giorni dalla richiesta, del congedo di cui all'articolo 4, co. 2, della L. n. 53/2000, per assistenza di persone con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, co. 1, della L. n. 104/1992.
In particolare il comma 5-ter prevede che “Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento, e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa; l'indennità e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo di euro 43.579,06 annui per il congedo di durata annuale. Detto importo è rivalutato annualmente, a decorrere dall'anno 2011, sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.”
A tale riguardo, si comunica che per gli effetti della rivalutazione il tetto massimo complessivo della retribuzione per congedo straordinario e dei relativi contributi obbligatori a carico dell’amministrazione non può eccedere, per l'anno 2015, l'importo pari a € 47.446,00.
Retribuzione massima annua congedo straordinario art. 42, co. 5, D.Lgs. n. 151/2001
47.446,00
I datori di lavoro che per il versamento dei contributi relativi al mese di gennaio 2015 non abbiano potuto tenere conto delle disposizioni illustrate ai precedenti punti, possono regolarizzare detto periodo ai sensi della deliberazione n. 5/1993 del Consiglio di amministrazione dell'Istituto approvata con D.M.7 ottobre 1993.[xxi]
Ai fini della regolarizzazione, i datori di lavoro che utilizzano la sezione PosContributiva del flusso Uniemens, calcoleranno le differenze tra le retribuzioni imponibili in vigore all’ 1.1.2015 e quelle assoggettate a contribuzione per lo stesso mese per portarle in aumento delle retribuzioni imponibili individuali del mese in cui è effettuata la regolarizzazione (nell’elemento di di ), calcolando i contributi dovuti sui totali ottenuti.
L'importo della differenza contributiva a credito dell'azienda relativa al versamento dell’aliquota aggiuntiva 1% (cfr. par. 5), da restituire al lavoratore, sarà riportato nella denuncia Uniemens, nell’elemento , , , .
[i] Gli aumenti a titolo di perequazione automatica delle pensioni sono calcolati applicando all’importo della pensione spettante alla fine di ciascun periodo la percentuale di variazione che si determina rapportando il valore medio dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo all’anno precedente il mese di decorrenza dell’aumento all’analogo valore medio relativo all’anno precedente (art. 11, D.Lgs. n. 503/1992). L’indice dello 0,20% viene utilizzato ai fini contributivi per la determinazione della retribuzione imponibile al fine di consentire gli adempimenti contributivi su valori aggiornati. Detti valori acquisiranno, ai fini pensionistici, carattere di definitività a seguito dell’emanazione (novembre 2015) del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali che fissa l’aumento definitivo di perequazione automatica da attribuire alle pensioni per l’anno 2015. Il predetto valore verrà comunicato dall’Istituto in occasione della circolare di fine anno sul rinnovo delle pensioni.
[ii] Cfr. circolari nn. 9674/1978, 806/1986, 205/1995, e n. 33/2002, par. 1.1.
[iii] Cfr. quanto già precisato dall’Istituto con la circolare n. 34/2007, al par. 3, in applicazione del disposto di cui all’art. 3 del D.lgs. n. 423/2001.
[iv] Cfr. circolare n. 56/2007.
[v] Cfr. circolaren. 156/2000.
[vi] Cfr. circolare n. 48/2014.
[vii] Cfr. circolare n. 100/2000.
[viii] Cfr. art. 1 del D.L. n. 402/1981 conv. in L. n. 537/1981 e circolare n. 100/2000, par. 5.
[ix] Cfr. art. 7, co. 1, secondo periodo, del D.L. n. 463/1983, conv. in L. n. 638/1983 (come modificato dall’art. 1 del D.L. n. 338/1989, conv. in L. n. 389/1989).
[x] Art. 9, co.1, D.Lgs. n. 61/2000 “La retribuzione minima oraria, da assumere quale base per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti per i lavoratori a tempo parziale, si determina rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario normale il minimale giornaliero di cui all’articolo 7 del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l’importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno”. Per l'illustrazione di detto criterio, si rinvia alla circolare n. 68/1989.
[xi] Il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile, ai sensi di quanto previsto dall’art. 3-ter del D.L. n. 384/1992, conv. in L. n. 438/1992, è quelladeterminata ai fini dell’applicazione dell’art. 21, co. 6, della L. n. 67/1988. Si veda, per alcune precisazioni di dettaglio, la circolare 298/1992 e, per il settore marittimo, anche la circolare n. 151/1993. Si evidenzia, inoltre, che in caso di rapporti di lavoro dipendente successivi o simultanei, tutte le retribuzioni percepite in costanza di ciascun rapporto si cumulano ai fini del superamento della prima fascia di retribuzione pensionabile. Contribuiscono al superamento della fascia di retribuzione tutti i rapporti di lavoro dipendente anche se afferiscono a gestioni pensionistiche differenti.
[xii] Cfr., da ultimo, la circolare n. 7/2010, par. 3.
[xiii] Circolari nn. 177/1996, 42/2009 e n. 7/2010 par. 2.
[xiv] Cfr. circolare n. 41/2002.
[xv] L’art. 51, co. 9, del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) prevede che gli ammontari degli importi che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente possono essere rivalutati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri quando la variazione percentuale del valore medio dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativo al periodo di 12 mesi terminante al 31 agosto, superi il 2% rispetto al valore medio del medesimo indice rilevato con riferimento allo stesso periodo dell'anno 1998.
[xvi] I conguagli relativi alla contribuzione versata in eccesso per effetto del non superamento del tetto minimo su base annua di cui all’art. 3-ter, D.L. n. 384/1992, rilevato a fine anno, potranno essere effettuati dai datori di lavoro oltre che con la denuncia di competenza del mese di dicembre anche con quella di competenza del mese di gennaio (rispettando i relativi termini di legge ricadenti nei rispettivi mesi successivi: ultimo giorno del mese per la presentazione della dichiarazione contributiva e 16 del mese per il versamento dei contributi).
Con riguardo agli adempimenti informativi relativi a dette operazioni di conguaglio, si precisa che nell’ambito del flusso Uniemens sarà necessario valorizzare, a livello individuale, nell’elemento , il sottoelemento (di cui al percorso // ). Nell’ambito dell’elemento , valorizzando il sottoelemento , il datore di lavoro può provvedere, viceversa, a dichiarare eventuali importi a debito da regolarizzare.
Nel caso in cui sia intervenuta la cessazione del rapporto di lavoro prima della fine dell’anno, le eventuali operazioni di conguaglio sul contributo aggiuntivo 1%, saranno effettuate con la denuncia relativa al mese nel corso del quale è intervenuta la cessazione del rapporto di lavoro.
[xvii] Cfr. quanto precisato nella nota 16.
[xviii] Cfr. quanto precisato nella nota 16.
[xix] Cfr. quanto precisato nella nota 16.
[xx] Cfr. circolare n. 8/2013.
[xxi] Cfr. circolare n. 292/1993, par. 1).
Fonte: Circolare INPS n.11 del 23/01/2015

References: Cass. 
 Art. 38
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 art. 110
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 8
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 Articolo 7
 articolo 13
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 articolo 1
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 articolo 47
 articolo 3
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 art. 3
 art. 3
 art. 3
 art. 2
 art. 3
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 art. 42
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 Art. 9