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Timestamp: 2019-04-18 15:16:08+00:00

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Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni - Fiscomania
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Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni. Commento ai principali articoli del trattato che riguarda l’applicazione di regole per evitare la doppia imposizione di redditi tra i due Paesi. La convenzione analizza le varie tipologie di reddito prodotte da imprese o persone fisiche che risiedono in uno dei due Stati e che producono redditi nell’altro Stato. Ipotesi di riduzione della ritenuta in uscita del 30% sui redditi prodotti da soggetti italiani negli USA, tipicamente interessi, dividendi plusvalenze e royalties.
La corretta determinazione della tassazione dovuta su redditi prodotti all’estero è fonte di una moltitudine di problematiche.
Prima di tutto occorre analizzare la residenza fiscale del soggetto che ha prodotto il reddito, lo Stato in cui il reddito risulta prodotto e i principi fiscali secondo i quali tale reddito deve essere tassato nei due Stati.
In queste situazioni si verifica sovente la possibilità che si determini una doppia tassazione del reddito. Tassazione dovuta sia nello Stato ove il reddito è prodotto (Stato della Fonte), che nello Stato di residenza fiscale del soggetto percettore.
In queste situazioni, si viene a creare una fattispecie di doppia imposizione economica del reddito.
Al fine di evitare situazioni di doppia imposizione molti Stati hanno siglato tra loro delle convenzioni bilaterali. Oggetto di questo articolo è l’analisi della Convenzione Italia USA in tema di doppia imposizione.
In questo contributo analizzerò il trattamento fiscale riservato ai redditi percepiti in uno dei due Stati da parte di un soggetto residente nell’altro Stato.
Vediamo, quindi, come applicare la Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni. Se sei un’impresa italiana che opera e commercia con gli USA non puoi perderti questo articolo.
CONVENZIONE ITALIA USA: VINCOLI FISCALI
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 5. STABILE ORGANIZZAZIONE
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 10. DIVIDENDI
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 11. INTERESSI
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 16. COMPENSO AMMINISTRATORE DI SOCIETÀ USA
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 14. PROFESSIONISTI E PRESTAZIONE DI SERVIZI
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 15. LAVORO SUBORDINATO
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 13. UTILI DI CAPITALE
CONVENZIONE ITALIA USA – ARTICOLO 12. CANONI
ALIQUOTE DI IMPOSTA SU REDDITI DELLE PERSONE FISICHE NEGLI USA
CONVENZIONE ITALIA USA: CONSULENZA FISCALE
La Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni (Legge n 20/09, G.U. n 64/09) è stata siglata dai due Paesi per risolvere problematiche inerenti la residenza fiscale dei contribuenti, e i criteri per evitare la doppia imposizione di un reddito.
Tale convenzione, quindi, prende in considerazione tutte le categorie reddituali. Tuttavia, in questa analisi mi soffermerò esclusivamente sulle principali tipologie reddituali che maggiormente possono interessare i contribuenti che operano sotto forma di impresa.
In particolare intendo fare riferimento all’ipotesi classica di una azienda (holding operativa) italiana che controlla totalmente una società estera, in questo caso una Corporation USA.
Vediamo, quindi, di seguito i principali articoli della Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni che possono interessare un’impresa italiana.
Un aspetto di fondamentale importanza quando si analizza la Convenzione Italia USA in materia di doppia imposizione è che la stessa è particolare rispetto alle altre convenzioni.
Come saprai gli Stati Uniti sono uno Stato federale. Questo significa che al suo interno ci sono tanti Stati più piccoli con loro normative fiscali proprie che si rifanno poi alla normativa fiscale federale.
[highlight color=”yellow”]La Convenzione Italia USA contro la doppia imposizione vincola la Repubblica italiana e gli Stati Uniti d’amertica ma solo a livello federale.[/highlight]
In pratica, solo il Governo federale degli Stati Uniti è tenuto a rispettare la Convenzione, e non anche i singoli Stati confederati.
Questo aspetto molto spesso viene sottovalutato. Tuttavia, vi sono alcuni Stati Federati che riconoscono i trattati federali. Un esempio è lo Stato del Massachusetts. In questo caso si rendono applicabili anche alle dichiarazioni dei redditi statali le norme della Convenzione Italia USA contro la doppia imposizione.
Per questo motivo ti consiglio di fare molta attenzione quando leggi la convenzione, al fine di verificare se vi sia un riconoscimento della Stessa anche nello Stato federale USA in cui operi.
Questo articolo della Convenzione offre indicazioni chiare e precise su cosa è considerato una “Stabile Organizzazione“.
Ai fini convenzionali può costituire una Stabile Organizzazione la presenza in loco di una serie di elementi, come:
Una sede direzionale;
Un ufficio fisico;
Una officina;
Una miniera oppure una cava;
Un cantiere di costruzione o di montaggio che duri oltre 12 mesi.
Allo stesso modo, invece, non può essere considerata Stabile Organizzazione:
L’uso di locali per il solo magazzinaggio, logistica o deposito;
Avere delle merci in conto deposito in America oppure in conto lavorazione;
Una sede fissa di affari utilizzata solo per acquisto merci o per la raccolta di informazioni commerciali;
Una sede fissa di affari utilizzata solo per scopi pubblicitari o di promozione dell’attività di impresa;
Avere un agente / rappresentante / distributore in America con il potere di chiudere contratti o confermare ordini costituisce Stabile Organizzazione;
Il fatto che una società americana sia controllata da una società italiana non crea di per sé Stabile Organizzazione per la società italiana.
STABILE ORGANIZZAZIONE A LIVELLO FEDERALE E STATALE
Come accennato in precedenza è opportuno ribadire che le disposizioni normative riguardanti gli elementi costitutivi della Stabile Organizzazione negli USA sono valide esclusivamente a livello federale.
Può rendersi possibile la fattispecie in cui a livello federale non esistano gli estremi costitutivi di una Stabile Organizzazione, mentre a livello Statale questo si renda possibile. Questo implica inevitabilmente l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi a livello statale.
Prendiamo la Florida. Questo Stato potrebbe decidere di determinare autonomamente i requisiti richiesti affinché si possa determinare una Stabile Organizzazione nel suo territorio. Con regole proprie e diverse rispetto a quelle dello Stato federale. Quindi, un insediamento che a livello federale non costituisce Stabile Organizzazione potrebbe esserlo a livello di singolo Stato. In questo modo tale Stabile Organizzazione sarebbe obbligata ad effettuare la dichiarazione dei propri redditi in questo Stato e pagare le tasse in questo Stato.
Questo aspetto trova riscontro anche se nella Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni la società dell’esempio non ha una Stabile Organizzazione negli USA (Stato Federale), quindi senza alcun vincolo di rispettare la convenzione stessa.
Nell’esempio proposto la società non è tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi a livello federale. Non deve pagare le tasse federali. Essa è tenuta, invece, a presentare la dichiarazione dei redditi nello Stato della Florida e pagare le relative imposte Statali nei limiti dei redditi prodotti in questo Stato.
La società Italiana che ha una partecipazione in una Corporation USA, quando questa delibera la distribuzione di dividendi, è necessario prestare attenzione a fenomeni di doppia imposizione.
Nel caso in cui il soggetto beneficiario dei dividendi sia una società italiana che possiede:
Almeno il 25% delle azioni con diritto di voto della società che paga i dividendi;
Per un periodo di 12 mesi avente termine alla data alla quale i dividendi sono dichiarati;
allora il pagamento del dividendo è soggetto ad una ritenuta di imposta del 5% [del 15% in ogni altro caso].
Si tratta di una ritenuta in uscita che la Corporation USA deve trattenere e versare allo Stato. Attraverso l’applicazione della Convenzione Italia USA è possibile beneficiare della ritenuta ridotta, che altrimenti si attesta in misura piena al 30%.
La situazione descritta è quella classica di un’azienda italiana che decide di operare negli USA per commerciare attraverso la costituzione di una società controllata, una Corporation ad esempio.
ECCEZIONI RISPETTO ALLA REGOLA GENERALE SULLA RITENUTA IN USCITA SU DIVIDENDI USA
Rispetto alla regola generale appena richiamata esistono delle eccezioni. Si tratta di fattispecie in cui non si applica la ritenuta sul dividendo in uscita.
Le condizioni richieste per la non applicazione della ritenuta in uscita su dividendi USA sono le seguenti:
Presenza per la società italiana anche di una stabile organizzazione negli Stati Uniti per svolgere attività commerciali o che esercita attività professionale negli Stati Uniti con una “base fissa” e
I dividendi ricevuti sono connessi allo svolgimento delle attività di cui al paragrafo precedente.
Al verificarsi di queste due fattispecie la ritenuta in uscita a titolo di imposta sui dividendi non si applica.
I dividendi ricevuti devono fare cumulo con eventuali altri redditi nella dichiarazione dei redditi che il soggetto percettore deve fare negli USA.
In questa fattispecie, infatti, il soggetto che riceve i dividendi è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi negli USA in quanto ivi esercita delle attività commerciali o professionali che generano redditi. Questo aspetto obbliga la Stabile Organizzazione USA a presentare la dichiarazione dei redditi e pagare le relative imposte per quanto riguarda i redditi prodotti negli USA.
La Convenzione Italia USA per quanto riguarda gli interessi percepiti da una società italiana per finanziamenti erogati alla controllata USA prevede una riduzione della ritenuta in uscita.
L’articolo 11 della Convenzione prevede una riduzione dal 30% al 10% della ritenuta a titolo di imposta applicata dagli USA su pagamento di interessi da parte di una Corporation USA ad un soggetto controllante italiano beneficiario degli interessi.
L’articolo 16 della Convenzione Italia USA contro le doppie imposizioni prevede un particolare trattamento per i compensi che un soggetto italiano riceve come amministrazione di una Corporation USA.
In dettaglio l’articolo 16 della Convenzione prevede quanto segue:
“Le partecipazioni agli utili, i gettoni di presenza e le altre retribuzioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in qualità di membro del consiglio di amministrazione [..] di una società residente dell’altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato”
In pratica, un soggetto italiano amministratore di una Corporation americana è tenuto a pagare le imposte in Italia (suo Stato di Residenza Fiscale), per i compensi che la Corporation gli paga per la sua attività. Non è automatico che la Corporation paghi compensi amministratore, può farlo se i soci lo prevedono espressamente.
Attraverso l’applicazione della Convenzione, comunque, non si esclude che possa esservi anche una tassazione territoriale sul compenso amministratore percepito da amministratore italiano.
L’articolo 14 della Convenzione tratta il reddito derivante dalla prestazione di servizi effettuata da parte di una società o di un professionista.
Ipotizziamo un professionista italiano che si trova a svolgere una consulenza negli USA. Dove deve essere tassato questo reddito?
In pratica, se il professionista dispone di una Stabile Organizzazione negli USA dovrà tassare il reddito ivi percepito negli USA. Si tratta del ECI – Effectively Connected Income.
Tutto il suo reddito professionale, comunque, dovrà poi essere tassato anche in Italia. In questo caso vi sarà poi la possibilità di evitare la doppia imposizione dell’imposizione pagata negli USA.
Al contrario, un professionista che non dispone di una Stabile Organizzazione negli USA è tenuto a pagare le imposte sul reddito percepito negli USA esclusivamente in Italia.
In questa situazione, quindi, è di fondamentale importanza ai fini della corretta tassazione del reddito individuare i casi in cui il professionista ha una Stabile Organizzazione negli USA. Per farlo, puoi verificare quanto detto a proposito dell’articolo 5 della Convenzione.
Sul punto è interessante notare che se la stabile organizzazione in America permette al professionista italiano di realizzare redditi in Italia, anche tali redditi sono tassabili negli USA. Questo in quanto redditi attribuibili materialmente alla stabile organizzazione USA. Si tratta di una clausola di attrazione del reddito a cui prestare la dovuta attenzione.
Il reddito da lavoro dipendente deve scontare la sua tassazione nello Stato in cui è stato prodotto.
Questa è la regola generale che disciplina il reddito da lavoro dipendente prestato da un soggetto italiano che lavora negli USA.
La convenzione, tuttavia, non fa alcun riferimento al fatto che tale tassazione debba essere esclusiva. Per questo motivo, tale reddito deve essere tassato anche nello Stato di Residenza Fiscale del lavoratore.
Ad esempio, quindi, un soggetto fiscalmente residente in Italia che lavora per una azienda USA, è tenuto a pagare le imposte negli USA, alla fonte. Questo contestualmente alla dichiarazione del reddito anche in Italia, suo Stato di Residenza Fiscale. In questo caso la convenzione ammette l’applicazione del credito per imposte estere al fine di evitare la doppia imposizione economica del reddito.
Se vuoi approfondire questo argomento: “Lavoro dipendente estero: le regole di tassazione“
ACCORDO ITALIA USA SULLA TOTALIZZAZIONE CONTRIBUTIVA
Italia e USA hanno siglato un accordo sulla totalizzazione contributiva.
Secondo questo patto il lavoratore dipendente italiano che lavora per azienda USA ha facoltà di farsi pagare i contributi previdenziali negli USA o in Italia, indifferentemente.
La pratica deve essere gestita con l’ufficio INPS di riferimento in Italia.
Al momento del percepimento della pensione in Italia i contributi versati in Italia e negli USA vengono accorpati. In pratica i contributi versati negli USA non vengono perduti ma sommati a quelli italiani.
Una persona fisica fiscalmente residente in Italia che vende un immobile di sua proprietà (una casa, un appartamento, un palazzo, un ufficio, etc) sito negli Stati Uniti, paga le imposte negli Stati Uniti se dalla vendita dell’immobile ricava degli utili.
Se però il bene immobile sito negli Stati Uniti è di proprietà di una società italiana con stabile organizzazione negli Stati Uniti, allora i redditi derivanti dalla cessione dell’immobile sono tassati in America.
Lo stesso dicasi nel caso in cui l’immobile è di proprietà di un professionista, persona fisica, con stabile organizzazione negli Stati Uniti e tale immobile è stato utilizzato per svolgere attività professionali negli Stati Uniti.
Potrebbe essere il caso, ad esempio, di un avvocato o di un architetto proprietario di un ufficio in America e che opera negli Stati Uniti senza l’apertura di una società americana.
Da notare che l’articolo 13 si chiude con il paragrafo 4 che recita:
“ 4. Gli utili provenienti dalla alienazione di ogni altro bene diverso da quelli menzionati ai paragrafi 1, 2 e 3 sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui l’alienante è residente.
Vediamo, la tassazione delle Royalty USa percepite da parte di soggetto italiano.
Questi compensi, infatti, se percepiti da soggetti fiscalmente residenti in Italia, concorrono alla formazione del reddito del percipiente. Rileva, infatti, per i soggetti percipienti, il criterio della word-wide taxation.
In questa situazione si assiste ad un fenomeno di doppia tassazione del reddito, qualora anche lo Stato di uscita dei canoni, preveda una tassazione degli stessi.
In questi casi l’eliminazione della doppia imposizione economica delle Royalty deve avvenire guardano sia alla normativa convenzionale (ove esistente), ed al credito per imposte estere. Credito di cui all’articolo 165 del DPR n 917/86.
Per approfondire: “Royalty percepite da soggetti non residenti: tassazione”
Un ultimo aspetto che ritengo possa essere utile a questi fini riguarda l’indicazione delle aliquote di imposta applicabili su redditi percepiti negli USA da persone fisiche.
Di seguito le aliquote attualmente applicate negli USA.
Aliquota Scaglioni di
10% Fino a 9.525
12% Da 9526 a 38.700
22% Da 38.701 fino a 82.500
24% Da 82.501 fino a 157.500
32% Da 157.501 fino a 200.000
35% Da 200.001 fino a 500.000
37% Oltre 500.000
Ho deciso di dedicare questo contributo per spiegarti le principali regole contenute nella Convenzione Italia USA in ambito di doppia imposizione.
Come avrai capito l’obiettivo di questo accordo è quello di regolare i principali aspetti fiscali che possono innescarsi tra i due Paesi.
L’aspetto su cui ti invito a riflettere è che è necessario avere esperienza nell’applicare la convenzione. Molto spesso, infatti, si rischia di commettere errori. Mi riferisco sia al caso della corretta identificazione di una Stabile Organizzazione, ma anche al caso di redditi da lavoro, che possono essere soggetti a tassazione in entrambi gli Stati contraenti.
Per questo motivo, se ti trovi in una delle fattispecie sopra descritte ti consiglio di chiedere sempre l’ausilio di un Dottore Commercialista esperto in questo ambito.
Eviterai di commettere errori e potrai dedicarti con serenità alla tua attività.
Contattami per spiegarmi la tua situazione. Se posso aiutarti riceverai un preventivo personalizzato per risolvere i tuoi problemi di Fiscalità Internazionale.
Non aspettare ancora, contattami immediatamente!
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