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Timestamp: 2017-01-21 21:02:17+00:00

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⭐SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA. Il reato di cui alla lett. b) dell art. 44 T.U. edilizia: l intervento soggetto a permesso di costruire
SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA. Il reato di cui alla lett. b) dell art. 44 T.U. edilizia: l intervento soggetto a permesso di costruire
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Gerardina Dorotea Viola
1 SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Incontro di studio sul tema: Che c è di nuovo in tema di edilizia ed urbanistica? Firenze, febbraio 2014 Il reato di cui alla lett. b) dell art. 44 T.U. edilizia: l intervento soggetto a permesso di costruire SOMMARIO: 1. Attività edilizia e titoli abilitativi. 2. Il regime attuale dei titoli abilitativi. 3. Attività edilizia libera 4. Gli interventi edilizi per i quali non è richiesto titolo abilitativo ma la comunicazione dell inizio dei lavori all Amministrazione comunale 5. La DIA (denuncia di inizio attività) in materia edilizia: successione delle disposizioni normative. 6. La sostituzione della DIA con la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) in materia edilizia. 7. SCIA ed immobili abusivi. 8. SCIA ed immobili vincolati. 9. La DIA alternativa (cd. superdia) e l art. 22, 3 comma, del T.U. n. 380/ Natura giuridica della denuncia di inizio dell attività. 9. SCIA, DIA e silenzio-assenso. 11. La procedura di SCIA in materia edilizia. 12. La procedura applicabile alla cd. «superdia». 14. Attività subordinate a permesso di costruire. 15. Demolizione totale e ricostruzione di fabbricati. 16. Lavori eseguiti in base a permesso di costruire illegittimo. 12 1. Attività edilizia e titoli abilitativi Anteriormente all entrata in vigore del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), il sistema dei titoli abilitativi per la realizzazione di attività edilizia operava una fondamentale distinzione tra gli interventi rilevanti sotto il profilo urbanistico ed edilizio, per i quali si riteneva necessario mantenere un più pregnante controllo preventivo da parte dell Amministrazione comunale, ed interventi edilizi minori, per i quali tale controllo era assai attenuato. Si era formato, per effetto delle tante modifiche succedutesi nel tempo, un apparato normativo frammentario, caratterizzato dal progressivo abbandono dall originariamente esclusiva concessione edilizia, prevista dall art. 1 della legge n. 10 del 1977 per ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio. Già a partire dall anno successivo, infatti, alcuni tipi di interventi edilizi erano stati subordinati ad autorizzazione, cioè a un titolo più leggero perché gratuito, privo di sostegno penale e a formazione anche implicita (art. 48 della legge n. 457 del 1978; art. 7 del D.L. 23 gennaio 1982, n. 9, convertito nella legge 23 marzo 1982, n. 84). Qualche anno dopo il legislatore aveva fatto passi ulteriori nella direzione della liberalizzazione, prevedendo che una serie di opere edilizie minori potesse essere realizzata senza il previo rilascio di un provvedimento: con l articolo 26 della legge n. 47 del 1985 era stata sottoposta a semplice asseverazione di conformità la realizzazione di opere interne agli edifici e, successivamente (con l art. 2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n. 662) era stato esteso l ambito della liberalizzazione, prevedendosi che una ulteriore serie di interventi edilizi minori potesse essere realizzata mediante denuncia di inizio attività. Il quadro di risulta era, dunque, quello di una varietà di atti legittimanti, ciascuno dei quali costituente titolo per una o più tipologie specifiche di intervento edilizio. Il profilo più innovativo del T.U. n. 380/2001 ha riguardato la riduzione dei titoli abilitativi a due soltanto: il permesso di costruire e la denuncia di inizio attività, con conseguente soppressione dell autorizzazione. In dottrina la ratio del sistema è stata individuata nella diversa rilevanza per la collettività assunta da determinati interventi sul territorio piuttosto che da altri (MARZARO GAMBA): il regime abilitativo al quale l intervento viene sottoposto si pone, in tale prospettiva, in correlazione diretta con l interesse della collettività coinvolto dalla natura dell attività posta in essere dal privato ed il più pregnante strumento di controllo costituito dal permesso di costruire si correla ad attività capaci di trasformare il territorio, dal punto di vista urbanistico ed edilizio, alterandolo sotto i profili del fabbisogno di infrastrutture ovvero dal punto di vista estetico ed ambientale. I casi di denunzia di inizio dell attività alternativa al permesso di costruire possono essere razionalmente inquadrati nell orientamento sistematico anzidetto in base alla considerazione che si tratta di ipotesi in cui i requisiti dell intervento sono predeterminati in modo completo dalle previsioni degli strumenti pianificatori mentre alle scelte progettuali del privato residua solo il compito di tradurre le norme di piano nel caso concreto. La Corte Costituzionale con la sentenza n. 303 del 25 settembre 2003 ha rilevato che la disciplina dei titoli abilitativi ad edificare appartiene storicamente all urbanistica, materia che, in base all art. 117 Cost., fa parte del «governo del territorio» e costituisce oggetto di competenza legislativa concorrente fra Stato e Regioni. Secondo il Giudice delle leggi, lo Stato ha mantenuto la disciplina dei titoli abilitativi come appartenente alla potestà di dettare i principi della materia e, nella legislazione statale, le previsioni della possibilità di realizzare opere con procedure diverse da quella prescritta per il rilascio del permesso di costruire si ricollegano ad interventi edilizi di entità non rilevante o, comunque, ad attività che si conformano a dettagliate prescrizioni degli strumenti urbanistici. Il fine perseguito, che costituisce un principio dell urbanistica, è quello «che la legislazione regionale e le funzioni amministrative in materia non risultino inutilmente gravose per gli amministrati e siano dirette a semplificare le procedure e ad evitare la duplicazione di valutazioni sostanzialmente già effettuate dalla 23 pubblica amministrazione». Resta come principio la necessaria compresenza nella legislazione di titoli abilitativi espressi (la concessione o l autorizzazione, ed oggi, nel nuovo testo unico n. 380 del 2001, il permesso di costruire) e taciti, (la DIA e la SCIA) considerati questi ultimi quali procedure di semplificazione che non possono mancare, libero il legislatore regionale di ampliare o ridurne l ambito applicativo. Il legislatore poi: Con l art. 5 del D.L , n. 40, convertito con modificazioni nella legge , n. 73, ha introdotto una normativa di semplificazione dell attività edilizia, limitata però ad interventi di scarso impatto sul territorio e sul tessuto urbanistico, prevedendo, per alcuni di essi, una «preventiva comunicazione» informativa dell inizio dei lavori all amministrazione comunale. Con l art. 49, comma 4-bis, del D.L , n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge , n. 122, ha introdotto nel nostro ordinamento l istituto generale della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), sostituendo integralmente la disciplina della dichiarazione di inizio attività (DIA) contenuta nel previgente art. 19 della legge 7 agosto 1990, n Con l art. 5 del D.L , n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge , n. 106, ha espressamente stabilito che «le disposizioni di cui all articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretano nel senso che le stesse si applicano alle denunce di inizio attività in materia edilizia disciplinate dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, con esclusione dei casi in cui le denunce stesse, in base alla normativa statale o regionale, siano alternative o sostitutive del permesso di costruire». Con l art. 13 del D.L , n. 83 (cd. «decreto sviluppo»), convertito con modificazioni dalla legge , n. 134, ha rafforzato il ruolo dello sportello unico per l'edilizia, estendendone le attività e gli ambiti di competenza, così da configurarlo (attraverso la modifica dell'art. 5 del T.U.) quale unico punto di accesso per il privato in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti l'intervento edilizio ed il relativo titolo abilitativo, allo scopo di fornire una risposta tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque coinvolte. E' stato perciò demandato allo sportello unico di acquisire direttamente o tramite conferenza di servizi tutti gli atti di assenso necessari al rilascio del permesso di costruire (es. pareri della ASL e dei vigili del fuoco, autorizzazioni e certificazioni regionali per le costruzioni in zone sismiche, nonché gli atri atti autorizzatori elencati nell'art. 5, comma 3, del T.U. n. 380/2001). Per gli interventi sottoposti a SCIA è stato previsto che, oltre alla presentazione della segnalazione certificata, corredata dalla prescritta documentazione, «nei casi in cui la normativa vigente prevede l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive [che non comportino esercizio di attività discrezionale n.d.r.] essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati relative alla sussistenza dei requisiti e presupposti previsti dalla legge, dagli strumenti urbanistici approvati o adottati e dai regolamenti edilizi, da produrre a corredo della documentazione». Tale possibilità di sostituzione è rimasta esclusa, comunque, nei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali nonché per le prescrizioni riguardanti le costruzioni in zone sismiche. Con l art. 30 del D.L , n. 69 (c.d. «decreto del fare»), convertito con modificazioni dalla legge , n. 98, ha introdotto ulteriori disposizioni in tema di semplificazioni in materia urbanistica e principalmente edilizia, apportando modifiche e nuovi innesti nel corpo del T.U. n. 380/2001. Per quanto concerne le innovazioni più significative appare opportuno ricordare che: è stato introdotto un nuovo art. 2 bis in tema di deroghe in materia di limiti di distanza tra fabbricati, con cui il legislatore nazionale consente alle Regioni ferma restando la competenza statale in materia di ordinamento civile con riferimento al diritto di proprietà e alle connesse norme del codice civile di adottare, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni derogatorie al D.M. n. 1444/1968; è stata modificata la definizione della nozione di «interventi di ristrutturazione edilizia» (di cui all'art. 3, comma 1, lett. d, del T.U.) così da ricomprendere in tali interventi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria del fabbricato preesistente, sia pure con sagoma diversa dal precedente (ad eccezione dei casi di sussistenza di un vincolo ambientale, paesaggistico e culturale), nonché consentendo la ricostruzione di edifici o parti di essi già eventualmente crollati o demoliti, purché sia 34 possibile accertarne la consistenza preesistente; è stato soppresso l'obbligo, in tema di attività edilizia libera ma soggetta a comunicazione di inizio dei lavori (art. 6, comma 4, primo periodo, del T.U.), di avvalersi di un tecnico asseveratore della legittimità dell'intervento che non abbia rapporti con il committente e con l'impresa esecutrice; quanto al procedimento di rilascio del permesso di costruire, nei casi di sussistenza di un vincolo ambientale, paesaggistico e culturale, è stato previsto che, se vi è l'atto di assenso dell'autorità preposta alla tutela del vincolo, il Comune è tenuto a concludere detto procedimento di rilascio con un provvedimento espresso e motivato. Nel caso in cui, invece, l'atto di assenso venga denegato, il permesso di costruire, allo spirare del termine per il relativo rilascio, si intende respinto con silenzio-diniego immediatamente impugnabile; in materia di SCIA e di comunicazione di inizio dei lavori è stato previsto che, prima ancora della presentazione di tali atti o contestualmente alla stessa, il soggetto interessato possa richiedere allo sportello unico di acquisire gli atti di assenso necessari per l'intervento edilizio, ma l'inizio dei lavori resta subordinato alla comunicazione, da parte dello sportello unico, dell'avvenuta acquisizione degli atti di assenso; si è stabilito che, nelle zone omogenee A (centri storici), per gli interventi ai quali è applicabile la SCIA che comportino modifiche della sagoma, i lavori non possono in ogni caso avere inizio prima che siano decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della segnalazione. Sempre nelle zone omogenee A spetta ai Comuni di individuare (con deliberazione da adottare entro il 30 giugno 2014) le aree nelle quali non è applicabile la SCIA ove alle opere si connetta modificazione della sagoma; è stato previsto che il certificato di agibilità (art. 24 del T.U.) può essere richiesto anche per singoli edifici, singole unità immobiliari o singole porzioni funzionalmente autonome della costruzione, purché siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all'intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse e certificati gli impianti comuni; sono stati prorogati di due anni i termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all'art. 15 del T.U. se non ancora già decorsi al momento della comunicazione dell'interessato e non esista contrasto con nuovi strumenti urbanistici anche solo adottati. E' stata disposta altresì la proroga di tre anni dei termini di inizio e fine lavori per le convenzioni di lottizzazione stipulate fino al 31 dicembre Il regime attuale dei titoli abilitativi Secondo le previsioni del T.U. n. 380/2001, come modificato: dal D.Lgs , n. 301 (che ha dato attuazione alla delega di adeguamento del T.U. medesimo alle previsioni in materia edilizia introdotte dalla legge , n. 443, conferita al Governo dall art. 1, comma 14, della stessa legge n. 443/2001); dall art. 5 del D.L , n. 40, convertito con modificazioni dalla legge , n. 73; dall art. 5 del D.L , n. 70, convertito con modificazioni dalla legge , n. 106; dagli artt. 13 e 13 bis del D.L , n. 83, convertito con modificazioni dalla legge , n. 134; dall art. 30 del D.L , n. 69, convertito con modificazioni dalla legge , n. 98, il regime attuale dei titoli abilitativi degli interventi edilizi può schematizzarsi come segue: a) Interventi edilizi «liberi», eseguibili senza alcun titolo abilitativo (art. 6, comma 1): gli interventi di manutenzione ordinaria; gli interventi volti all eliminazione di barriere architettoniche, che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell edificio; le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato; i movimenti di terra strettamente pertinenti all esercizio dell attività agricola e le pratiche agrosilvopastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari; le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell attività 45 agricola. Tali interventi devono essere comunque conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e alla disciplina urbanistico-edilizia vigente. Essi devono altresì rispettare le altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell attività edilizia e, in particolare, le norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, quelle relative all efficienza energetica, nonché le disposizioni contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al D.Lgs , n. 42. Fanno altresì eccezione al regime del permesso di costruire: le opere relative alla difesa nazionale (art. 31, 2 comma, legge n. 1150/1942); le opere e gli interventi pubblici che richiedano per la loro realizzazione l azione integrata e coordinata di una pluralità di amministrazioni pubbliche, allorché l accordo delle predette amministrazioni, raggiunto con l assenso del Comune interessato, sia pubblicato ai sensi dell art. 34, 4 comma, del D.Lgs , n. 267 (art. 7, lett. a, del T.U. n. 380/2001); le opere eseguite direttamente dallo Stato su beni demaniali e non; le opere pubbliche di interesse statale, da realizzarsi dagli enti istituzionalmente competenti, ovvero da concessionari di servizi pubblici, previo accertamento di conformità con le prescrizioni urbanistiche ed edilizie ai sensi del D.P.R , n. 383 e succ. modif. (art. 7, lett. b, del T.U. n. 380/2001); le opere pubbliche dei Comuni, deliberate dal Consiglio o dalla Giunta comunale, assistite dalla validazione del progetto ai sensi dell art. 47 del D.P.R , n. 554 (art. 7, lett. c, T.U. n. 380/2001). b) Interventi edilizi eseguibili senza alcun titolo abilitativo ma previa comunicazione, anche per via telematica, dell inizio dei lavori all Amministrazione comunale (art. 6, comma 2): gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all art. 3, comma 1, lett. b), ivi compresa l apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici; le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni; le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati; i pannelli solari e fotovoltaici, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444; le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici; le modifiche interne di carattere edilizio della superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d impresa, ovvero le modifiche della destinazione d uso dei locali adibiti ad esercizio d impresa. Tutti gli anzidetti interventi devono essere comunque conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e alla disciplina urbanistico-edilizia vigente. Essi devono altresì rispettare le altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell attività edilizia. c) Interventi soggetti a permesso di costruire (art. 10): interventi di nuova costruzione; interventi di ristrutturazione urbanistica; interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, dei prospetti o delle 56 superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A), comportino mutamenti della destinazione d uso; nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili soggetti a vincoli ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004 La classificazione anzidetta, tuttavia, non costituisce un elenco chiuso. Il 3 comma dello stesso art. 10 attribuisce infatti alle Regioni il potere di sottoporre al permesso di costruire ulteriori categorie di interventi, «in relazione all incidenza sul territorio e sul carico urbanistico». d) Interventi soggetti a segnalazione certificata di inizio attività - SCIA - (art. 22, commi 1 e 2): tutti gli interventi edilizi non assoggettati a permesso di costruire ai sensi dell art. 10, sempre che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e alla disciplina urbanisticoedilizia vigente; le varianti a permessi di costruire già rilasciati, purché non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, non modifichino destinazione d uso, categoria edilizia e sagoma dell edificio e non violino prescrizioni specificamente imposte dal permesso di costruire. Tali varianti «possono essere presentate prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori» e ciò significa che la presentazione della SCIA può essere anche successiva alla concreta realizzazione delle stesse. e) Interventi soggetti a permesso di costruire o, in base alla scelta discrezionale dell interessato, a denuncia di inizio attività - DIA - (art. 22, comma 3): gli interventi di ristrutturazione di cui all art. 10, comma 1 lett. c); gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo (es. convenzioni di lottizzazione), che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti. Qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all entrata in vigore della legge , n. 443, il relativo atto di ricognizione deve intervenire entro 30 giorni dalla richiesta degli interessati. In mancanza, si prescinde dall atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga asseverata l esistenza di piani attuativi con le caratteristiche dianzi menzionate; gli interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche. L art. 22, 7 comma, del T.U. n. 380/2001, nell attuale formulazione, fa salva la facoltà dell interessato di chiedere il rilascio del permesso di costruire anche per la realizzazione degli interventi soggetti in via ordinaria a segnalazione certificata di inizio dell attività (S.C.I.A.). La stessa norma specifica che, comunque, la richiesta del permesso non incide sulla (eventuale) gratuità dell intervento né sul regime sanzionatorio al quale esso è soggetto. Le Regioni a statuto ordinario possono: estendere la disciplina degli interventi edilizi eseguibili senza alcun titolo abilitativo ad interventi edilizi ulteriori rispetto a quelli previsti dai commi 1 e 2 del modificato art. 6 del T.U. n. 380/2001; ampliare o ridurre l ambito applicativo della SCIA, individuando le tipologie di interventi assoggettate a contributo di costruzione (che deve essere sempre corrisposto nei casi che il T.U. prevede come alternativi al permesso di costruire) e definendo criteri e parametri per la relativa determinazione. Gli ampliamenti o le riduzioni delle categorie sottoposte dalla legge statale a permesso di costruire non incidono, però, sul regime delle sanzioni penali, che alla sola normativa statale si correla in considerazione dei limiti posti dalla Costituzione alla potestà legislativa regionale (art. 22, comma 4, del T.U. n. 380/2001). 67 Appare opportuno ricordare, infine, che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 309/2011, ha individuato quali principi fondamentali in materia di governo del territorio le disposizioni legislative statali che definiscono le categorie degli interventi edilizi (nuova costruzione, ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo, manutenzione straordinaria e manutenzione ordinaria), con ciò riconoscendo che la definizione delle diverse categorie di interventi edilizi spetta allo Stato e non alle Regioni. 3. Attività edilizia libera 3.1 Gli interventi di manutenzione ordinaria L art. 6, 1 comma, lett. a), del T.U. n. 380/2001 esonera dalla necessità di qualsiasi titolo abilitativo la manutenzione ordinaria degli immobili, cioè quegli interventi correnti eseguiti per mantenere in buono stato gli immobili medesimi, con esclusione delle modifiche sia alla destinazione che allo stato dei locali, nonché degli interventi sulle strutture portanti e divisorie. L art. 3, 1 comma, lett. a), del T.U. n. 380/2001 definisce interventi di manutenzione ordinaria quelli «che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti». Conseguentemente (ed a titolo esemplificativo) vanno ricompresi tra le opere di manutenzione ordinaria: la sostituzione dei manti di copertura dei tetti e delle pavimentazioni delle terrazze, senza alterazione alcuna all aspetto ed alle caratteristiche originarie; la impermeabilizzazione di tetti e terrazze, senza alterazioni alle caratteristiche originarie; gli interventi per intonaci, pitturazione e rivestimenti interni; la sostituzione e riparazione di infissi interni ed esterni con altri di identiche caratteristiche; la sostituzione dei pavimenti; la sostituzione e l adeguamento degli impianti idrici, elettrici, di riscaldamento, purchè non comportino alterazione dei locali, aperture fisse nelle facciate o modifiche ai volumi tecnici; la riparazione delle opere fognanti private. Si tratta, in sostanza, di interventi finalizzati a conservare l immobile in buono stato, mantenendolo nel breve periodo idoneo all uso cui è adibito. Per quanto riguarda l edilizia industriale, le caratteristiche delle opere di manutenzione ordinaria hanno trovano specificazione nella circolare n. 1918, emanata dal Ministero dei lavori pubblici in data , nella parte che di seguito si trascrive: «È appena il caso di rilevare che le opere di ordinaria manutenzione non possono non avere ampiezza e caratteristiche diverse in relazione al tipo di edificio o struttura sul quale vengono effettuate: la manutenzione di un edificio residenziale, ovviamente, comporterà interventi diversi da quelli necessari per una struttura a carattere commerciale o per un impianto industriale. Ritiene, comunque, questo Ministero con riferimento agli impianti industriali che possano considerarsi opere di ordinaria manutenzione e come tali, essere escluse dall obbligo della concessione, gli interventi intesi ad assicurare la funzionalità dell impianto ed il suo adeguamento tecnologico; sempreché tali interventi, in rapporto alle dimensioni dello stabilimento, non ne modifichino le caratteristiche complessive, siano interne al suo perimetro e non incidano sulle sue strutture e sul suo aspetto. Le opere in questione, inoltre, non debbono: compromettere aspetti ambientali e paesaggistici; comportare aumenti di densità (che, come è noto, in materia industriale va espressa in termini di addetti); determinare implicazioni sul territorio in termini di traffico; richiedere nuove opere di urbanizzazione e, più in generale, di infrastrutturazione; determinare alcun pregiudizio di natura igienica ovvero effetti inquinanti; essere, comunque, in contrasto con specifiche norme di regolamento edilizio o di attuazione dei piani regolatori in materia di altezze, distacchi, rapporti tra superficie scoperta e coperta ecc. A titolo di esemplificazione, si indicano, qui di seguito, alcune opere che possono rientrare nella categoria di quelle di ordinaria manutenzione degli impianti industriali: 1. costruzioni che non prevedono e non sono idonee alla presenza di manodopera, realizzate con lo scopo di proteggere determinati apparecchi o sistemi, quali: cabine per trasformatori o per interruttori elettrici; cabine per valvole di intercettazione fluidi, site sopra o sotto il livello di campagna; cabine per stazioni di trasmissioni dati e comandi, per gruppi di riduzione, purché al servizio dell impianto; 78 2. sistemi per la canalizzazione dei fluidi mediante tubazioni, fognature ecc., realizzati all interno dello stabilimento stesso; 3. serbatoi per lo stoccaggio e la movimentazione dei prodotti e relative opere; 4. opere a carattere precario o facilmente amovibili: baracche ad elementi componibili, in legno, metallo o conglomerato armato; ricoveri protetti realizzati con palloni di plastica pressurizzata; garitte; chioschi per l operatore di pese a bilico, per posti telefonici distaccati, per quadri di comando di apparecchiature non presidiate; 5. opere relative a lavori eseguiti all interno di locali chiusi; 6. installazioni di pali porta tubi in metallo e conglomerato armato, semplici e composti; 7. passerelle di sostegni in metallo o conglomerato armato per l attraversamento delle strade interne con tubazioni di processo e servizi; 8. trincee a cielo aperto, destinate a raccogliere tubazioni di processo e servizi, nonché canalizzazioni fognanti aperte e relative vasche di trattamento e decantazione; 9. basamenti, incastellature di sostegno e apparecchiature all aperto per la modifica e il miglioramento di impianti esistenti; 10. separazione di aree interne allo stabilimento realizzate mediante muretti e rete ovvero in muratura; 11. attrezzature semifisse per carico e scarico da autobotti e ferrocisterne (bracci di scarichi e pensiline) nonché da navi (bracci di sostegno manichette); 12. attrezzature per la movimentazione di materie prime e prodotti alla rinfusa ed in confezione, quali nastri trasportatori, elevatori a tazze ecc.; 13. tettoie di protezione dei mezzi meccanici; 14. canne fumarie ed altri sistemi di addizione e di abbattimento». 3.2 Interventi per l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati La legge 9 gennaio 1989, n. 13 ha disposto che a decorrere dal 10 agosto del 1989 tutti i progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici (compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata) dovessero essere redatti in osservanza di prescrizioni tecniche necessarie a garantire l accessibilità, l adattabilità e la visitabilità degli edifici medesimi da parte dei portatori di handicap. La fissazione in dettaglio di tali prescrizioni tecniche è attualmente contenuta nel D.M. del Ministro dei lavori pubblici , n. 236, ma è demandata in avvenire dall art. 77, 2 comma, del T.U. n. 380/2001 ad un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. La normativa generale per la eliminazione delle barriere architettoniche è contenuta nel capo III del T.U. n. 380/2001 (articoli da 77 a 81). Per la realizzazione di nuovi edifici e la ristrutturazione di interi edifici, la progettazione deve in ogni caso prevedere (art. 77, 3 comma): accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l accesso ai piani superiori, compresi i servoscala; idonei accessi alle parti comuni degli edifici ed alle singole unità immobiliari; almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento; l installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini. Le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati. Devono rispettarsi, però, le distanze stabilite dagli artt. 873 e 907 cod. civ. nell ipotesi in cui tra le opere da realizzare ed i fabbricati di altri proprietari non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune (art. 79). Nel regime delineato dalla legge n. 13/1989, l esecuzione di interventi rivolti ad eliminare le barriere architettoniche non era generalmente soggetta a concessione edilizia né ad autorizzazione (art. 7, 1 comma, della legge n. 13/1989). Era richiesta, invece, l autorizzazione di cui all art. 48 della legge n. 457/1978 qualora essi fossero consistiti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti alteranti la sagoma dell edificio (art. 7, 2 comma, della legge n. 13/1989). Le opere di quest ultimo tipo, inoltre, 8 Vedere altro
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 art. 22
 art. 1
 art. 7
 articolo 26
 art. 2
 sentenza 
 art. 117
 art. 5
 art. 49
 art. 19
 art. 5
 articolo 19
 art. 13
 art. 30
 art. 2
 art. 1
 art. 5
 art. 5
 art. 30
 art. 34
 art. 47
 art. 3
 art. 10
 art. 10
 art. 10
 art. 22
 art. 6
 sentenza 
 art. 6
 art. 3
 art. 77
 art. 48
 art. 10
 art. 10
 art. 10
 art. 10
 art. 3
 art. 6
 art. 27
 art. 6
 Art. 6
 art. 6
 art. 6
 art.6
 art.55
 articolo 3
 art. 6
 art. 6
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 art. 6
 articolo 26
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 Art. 3
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 art. 6
 Art. 30
 Art.31
 art.6
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