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Timestamp: 2018-12-12 18:51:50+00:00

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Novità fiscali del 12 luglio 2010: disciplina antiriciclaggio e tracciabilità dei pagamenti; fatture inesistenti: stretta della Cassazione; società cooperative: il regime fiscale non è aiuto di stato; partecipazioni agrarie: i consorziati poiché non sono soggetti passivi hanno diritto al rimborso ICI; nuovo regime di aiuto in favore di investimenti produttivi; pubblicato in G.U. il codice del processo amministrativo; remunerazione degli amministratori; Agenzia del territorio: prime indicazioni sull’attuazione dell’obbligo di indicazione degli identificativi catastali; Camere di commercio: in G.U. i nuovi diritti di segreteria | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 12 luglio 2010: disciplina antiriciclaggio e tracciabilità dei pagamenti; fatture inesistenti: stretta della Cassazione; società cooperative: il regime fiscale non è aiuto di stato; partecipazioni agrarie: i consorziati poiché non sono soggetti passivi hanno diritto al rimborso ICI; nuovo regime di aiuto in favore di investimenti produttivi; pubblicato in G.U. il codice del processo amministrativo; remunerazione degli amministratori; Agenzia del territorio: prime indicazioni sull’attuazione dell’obbligo di indicazione degli identificativi catastali; Camere di commercio: in G.U. i nuovi diritti di segreteria
1) Disciplina antiriciclaggio e tracciabilità dei pagamenti
2) Fatture inesistenti: stretta della Cassazione
3) Società cooperative: il connesso regime fiscale non è aiuto di stato
4) Partecipazioni agrarie: i consorziati poiché non sono soggetti passivi hanno diritto al rimborso ICI
5) Aiuti di Stato: pubblicato in G.U. il DPCM
6) Nuovo regime di aiuto in favore di investimenti produttivi
7) Finanziamenti pubblici osservati speciali
8) Circoli sportivi: Limiti della diffusione in pubblico di programmi televisivi a pagamento
9) Pubblicato in G.U. il codice del processo amministrativo
10) Remunerazione degli amministratori: PE approva le modifche alla capital requirements directive
11) Assonime spiega il Decreto Legislativo sul federalismo demaniale
12) Agenzia del Territorio: Prime indicazioni sull’attuazione dell’obbligo di indicazione degli identificativi catastali
13) Camere di Commercio: In G.U. i nuovi diritti di segreteria
In tema di antiriciclaggio sono illeciti i pagamenti frazionati. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15103 del 22 giugno 2010 susseguita al ricorso presentato da una società in accomandita semplice contro il provvedimento sanzionatorio applicato dal Ministero dell’Economia, causa il mancato rispetto dei limiti massimi per il pagamento in denaro contante e, comunque, effettuato senza l’interposizione degli intermediari abilitati.
In particolare, con tale sentenza n. 15103/2010 la Cassazione sì è pronunciata sull’opposizione ad una sanzione amministrativa comminata dal Ministero dell’Economia a carico di una S.a.s. per inosservanza dei limiti massimi per il pagamento in denaro contante e, comunque, effettuato senza l’interposizione degli intermediari abilitati (violazione dell’art. 1, c. 1 della L. 197/1991).
Si trattava, in particolare, dell’acquisto di un immobile. Come esposto dagli stessi opponenti, questi ultimi avevano corrisposto al venditore il prezzo di acquisto dell’immobile frazionandolo in assegni bancari e contanti versati con singoli importi non superiori in ogni caso a ex venti milioni di lire (limite massimo consentito dalla L. 197/1991).
Secondo la Suprema Corte, nel caso di specie, si è trattato di un pagamento frazionato finalizzato ad aggirare il divieto posto dalla normativa antiriciclaggio, addivenendo così in una violazione della stessa disciplina.
La Cassazione ha, quindi, ribadito, l’orientamento secondo il quale in tema di sanzioni amministrative per la violazione della normativa antiriciclaggio, il divieto posto dall’art. 1, primo comma, della L. 191/1991, di trasferire denaro contante e titoli al portatore per importi superiori al limite stabilito senza il tramite di intermediari abilitati fa riferimento al valore dell’intera operazione economica alla quale il trasferimento è funzionale e si applica anche quando tale trasferimento si sia realizzato mediante il compimento di varie operazioni, ciascuna inferiore o pari al massimo consentito (Cass. n. 8698/2007).
Il ricorrente in buona fede, aveva creduto di poter confidare in un’interpretazione di carattere formalistico, ma i singoli pagamenti erano stati funzionali al perfezionamento di una singola operazione.
In tema di tracciabilità dei pagamenti il D.L. n. 78 del 2010, cd. “manovra correttiva 2010”, in vigore dal 31 maggio 2010, ha introdotto una serie di nuove disposizioni in materia di “antiriciclaggio”.
– l’introduzione del cosiddetto “elemento di sospetto” nel caso di ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contanti;
Inoltre, la manovra correttiva prevede particolari disposizioni in tema di soggetti non residenti e, in particolare, di quelli localizzati in paradisi fiscali.
Limitazione all’uso del contante: la nuova soglia
Per quanto riguarda la limitazione all’uso del contante, il decreto citato ha ridotto la soglia oltre la quale è fatto divieto di trasferire denaro, libretti al portatore e di emettere assegni trasferibili, portandola da 12.500 a 5.000 euro.
Le novità sono quindi le seguenti.
E’ vietato trasferire danaro contante in una unica soluzione per importi pari o superiori ad Euro 5.000.
Gli assegni circolari, i vaglia postali e cambiari sono emessi con l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario con la clausola di non trasferibilità. Se di importo inferiore a 5.000 euro può essere richiesto, per iscritto, dal cliente il rilascio senza la clausola di non trasferibilità.
La nuova soglia poi interessa anche i professionisti tenuti agli adempimenti antiriciclaggio (commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, notai, revisori contabili eccetera) perché, se in relazione ai loro compiti di servizio hanno notizia di infrazioni dei divieti devono comunicarlo entro trenta giorni al ministero dell’Economia per la relativa contestazione (è il caso, ad esempio, di un cliente che effettua il pagamento di una fattura per contanti di importo superiore ai 5.000 euro e la circostanza emerga al consulente che cura la registrazione in contabilità dell’operazione).
In caso, invece, di infrazioni riguardanti assegni bancari, assegni circolari, libretti al portatore o titoli similari, la comunicazione deve essere effettuata dalla banca o da Poste Italiane che li accetta in versamento.
Uso frequente del contante come “elemento di sospetto”
Il suddetto Decreto Legge, in tema di elementi da considerare da parte degli intermediari per la segnalazione di operazioni sospette, stabilisce che è un“elemento di sospetto” il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti di soglia suddetti.
Sono state ulteriormente inasprite le sanzioni per le violazioni alle suddette norme in materia di limitazione all’uso del contante.
Le sanzioni riguardano sia i soggetti che compiono gli illeciti che gli intermediari ed i professionisti che hanno l’obbligo di vigilare.
In merito al reato di falsa fatturazione, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26138 del 8 luglio 2010, ha stabilito che l’imprenditore è punibile anche quando non vi sia stata evasione fiscale e quando l’operazione inesistente, sia stata posta in essere molto più tardi rispetto alla data della fattura.
I giudici della Corte Suprema, con la sentenza n. 26138 del 08 luglio 2010 hanno confermato la condanna a sei mesi di reclusione nei confronti di un imprenditore che aveva fatturato dei lavori ad un’altra azienda della quale era amministratore, prima ancora dell’inizio dei lavori.
Ai fini della condanna non è necessario che ci sia stata un’effettiva evasione d’imposta, ma è sufficiente l’intenzione di ottenere, con la falsa fatturazione, un indebito risparmio fiscale.
Il fatto che l’attività fraudolenta poi non sia andata a buon fine non conta.
Per l’integrazione della fattispecie delittuosa di emissione di fatture per operazioni inesistenti, prevista e disciplinata dall’art. 8 del D.L.gs. n. 74/2000, è sufficiente che l’emittente delle fatture si proponga il fine di consentire a terzi l’evasione d’imposta (dolo specifico), senza che rilevi l’effettiva successiva evasione, non essendo questo un elemento costitutivo del reato.
Per l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue, il regime fiscale delle società cooperative di produzione e lavoro non è da inquadrare come un aiuto di Stato, stante il fatto che il reddito realizzato e non tassato è destinato alla remunerazione del lavoro prodotto dai soci.
E’ questa la conclusione espresso nelle cause riunite C-78/08 e C-80/08, intentate dall’Agenzia delle Entrate contro una società cooperativa di produzione e lavoro.
I consorziati, che ricevono dal consorzio il godimento di un terreno agricolo sotto forma di partecipazione agraria, non essendo soggetti passivi ICI, hanno diritto al rimborso dell’ICI eventualmente versata.
E’ quanto ha Stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15496 del 30/06/2010.
In materia di aiuti di Stato ha subito modifiche il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 giugno 2009, recante: “Modalità di applicazione della comunicazione della Commissione europea – quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuti di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica”.
A ciò ha provveduto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 maggio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 157 del 8/7/2010.
E’ stato modificato anche il Decreto 23 luglio 2009 recante istituzione di un nuovo regime di aiuto in favore di investimenti produttivi.
Ciò grazie al Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 28 aprile 2010 pubblicato in G.U. n. 157 del 8/7/2010.
Tra le modifiche, introdotto:
“Elenco delle attività ammissibili nel settore del turismo e attività connesse: 55 – Turismo e attività connesse limitatamente a:
a) alberghi e strutture simili (rif. 55.1);
b) villaggi turistici (rif. 55.20.1);
c) ostelli della gioventù (rif. 55.20.2);
d) rifugi di montagna (rif. 55.20.3);
e) affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence, alloggio connesso alle aziende agricole (rif. 55.20.5).
56 – Attività di servizi alla ristorazione limitatamente a:
a) ristorazione con somministrazione (rif. 56.10.11);
b) attività di ristorazione connesse alle aziende agricole (rif. 56.10.12).”.
L’U.I.F. (Unità Informazione Finanziaria), con la comunicazione del 8 luglio 2010 in tema di erogazione e gestione dei finanziamenti pubblici, ha esortato i professionisti e gli intermediari ad un attento controllo riguardo gli abusi nell’erogazione e gestione dei finanziamenti pubblici.
E’ reato diffondere in pubblico programmi televisivi a pagamento, in assenza di un preventivo accordo con il distributore.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, III Sezione Penale, con la sentenza n. 20142 del 27 maggio 2010, con la quale si impone il divieto, per i circoli privati, di trasmettere partite di calcio al loro interno, usando decoder destinati ad uso esclusivamente privato.
Secondo l’impostazione dominante in giurisprudenza di legittimità viene ritenuto integrato il reato di cui all’art. 171-ter, lett. e), della legge 633/1941, nella condotta di colui il quale, utilizzando una card, legittimamente detenuta in base ad un contratto sottoscritto con il fornitore, ed idonea a consentire la ricezione di programmi televisivi a pagamento per uso esclusivamente privato, diffonda in pubblico i programmi suddetto, esorbitando in tal modo dai limiti dell’accordo concluso con il distributore medesimo.
Lo ha previsto il Decreto Legislativo 2 luglio 2010, n. 104 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7 luglio 2010.
Il nuovo Codice per le controversie amministrative ha recepito le indicazioni (contenute nella Legge n. 69/2009 rivolte particolarmente alla riorganizzazione del processo amministrativo allo scopo di rendere il rito più veloce ed efficace.
L’art. 2 prevede che il giudice e le parti collaborino per la realizzazione della ragionevole durata del processo al fine di evitare gli eventuali risarcimenti previsti dalla legge Pinto.
Il processo amministrativo veniva regolato da norme antiquate, nonché da una varietà di norme contenute nelle leggi speciali.
Di rilievo una sentenza della Corte di Cassazione (anche gli interessi legittimi possono essere fonte del risarcimento del danno causato al cittadino, ponendo così la pubblica amministrazione sullo stesso piano del cittadino).
Il Codice è composto di 137 articoli, oltre 23 articoli tra norme di attuazione, transitorie e di abrogazione, suddivisi in cinque libri, a loro volta divisi in capi ed ha in calce tre allegati, articolati nel seguente modo:
L’azione risarcitoria é ammessa ora entro il termine di decadenza di 120 giorni ed esclusa nel caso in cui si sarebbero potuti evitare danni usando la ordinaria diligenza, anche mediante l’impugnazione, nel termine di decadenza, degli atti lesivi illegittimi.
Alcune cose vengono, invece, confermate, alcuni riti speciali, quali ad esempio quello sul diritto di accesso, di silenzio inadempimento, in materia di appalti pubblici ed in materia elettorale.
Novità ancora per quanto concerne l’aspetto istruttorio del nuovo processo amministrativo, molto più vicino ora a quello civile.
Inoltre, entrano a far parte del processo amministrativo la testimonianza scritta, la consulenza tecnica (anche se già ammessa in precedenza) e i verificatori, nonché una timida forma di giudice istruttore e la possibilità per il collegio di motivare la sentenza attraverso i fatti non contestati dalle parti.
(Altalex.com, nota del 09 luglio 2010)
Il 6 luglio 2010, il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria ha approvato le modifiche alla capital requirements directive introducendo regole più stringenti sulla remunerazione degli amministratori e sui requisiti patrimoniali delle banche.
In particolare, sulla remunerazione degli amministratori si prevede che:
– per i bonus in denaro sarà fissato un limite del 30% del totale e del 20% per quelli particolarmente elevati;
– ciascun bonus dovrà essere dilazionato tra il 40 e il 60% su un periodo non inferiore a tre anni e dovrà essere restituito qualora gli investimenti non diano i risultati previsti;
– almeno il 50% del bonus totale sarà pagato sotto forma di “capitale contingente ” (fondi ai quali attingere in caso di difficoltà per la banca) e di azioni;
– i premi dovranno essere regolati sulle retribuzioni;
– anche i bonus-pensione saranno inclusi nel regolamento;
– sono previste regole più severe per le banche salvate con denaro pubblico: in particolare, le norme stabiliscono che nessun premio debba essere pagato ai direttori di tali istituti finanziari, se non debitamente giustificato sui requisiti patrimoniali della banche si prevedono norme più severe sui requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e sulle ricartolarizzazioni.
Si prevede che il Consiglio approvi l’accordo il prossimo 13 luglio
Le regole sui bonus dovrebbero entrare in vigore nel gennaio 2011 e quelle sulle disposizioni dei requisiti patrimoniali entro il 31dicembre 2011.
(Assonime, nota del 07/07/2010)
11) Note e Studi n. 7: il Decreto Legislativo sul federalismo demaniale
Assonime, in Note e Studi n. 7 del 2010, ha analizzato il Decreto Legislativo sul federalismo demaniale (D.Lgs. 28 maggio 2010, n. 85).
Si tratta del primo decreto di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale (legge 5 maggio 2009, n. 42) che disciplina l’attribuzione di una parte del patrimonio dello Stato a comuni, province, città metropolitane e regioni.
Assonime ha illustrato i contenuti del decreto, che ha l’obiettivo di valorizzare i beni spesso sottoutilizzati attraverso la loro assegnazione a quelle collettività locali “che meglio sono in grado, per libera scelta, per capacità finanziaria, per adeguatezza, per livello di competenze di trarne valore”.
Gli enti territoriali a cui sono attribuiti i beni hanno l’obbligo di “garantirne la massima valorizzazione funzionale”.
Il Decreto Legislativo sul federalismo demaniale richiama espressamente l’obbligo di rispettare, in sede di attuazione, quanto previsto dalla legge delega in materia di salvaguardia finanziaria.
Dalla legge delega e da ciascuno dei decreti legislativi di attuazione non devono derivare nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
(Assonime, nota del 08/07/2010)
12) Agenzia del Territorio: Prime indicazioni sull’attuazione del D.L. n. 78/2010 relativo all’obbligo di indicazione degli identificativi catastali
L’Agenzia del Territorio, con la circolare n. 2 del 09/07/2010, ha fornito una prima serie di indicazioni dirette a consentire l’omogenea e corretta applicazione delle disposizioni di cui all’art. 19, comma 14, del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, aventi effetto dal 1° luglio 2010.
La prima parte della norma, con riferimento agli atti pubblici e alle scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti, prevede l’inserimento, a pena di nullità, dell’identificazione catastale delle unità immobiliari urbane, del riferimento alle planimetrie depositate in catasto, nonché della dichiarazione della conformità dei dati e delle planimetrie con lo stato di fatto (coerenza “oggettiva”).
Nella seconda parte, viene prevista, a cura del Notaio, la preventiva individuazione degli intestatari catastali e la verifica della conformità tra gli stessi e le risultanze dei registri immobiliari (coerenza “soggettiva”).
Chiarito che l’intervento normativo, che ha introdotto il comma 1-bis all’art. 29 della legge 27 febbraio 1985, n. 52, non coinvolge aspetti direttamente connessi all’attuazione della pubblicità immobiliare, la circolare precisa l’ambito applicativo delle nuove disposizioni sotto il profilo catastale.
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7/7/2010 il Decreto del Ministero dello Sviluppo economico 17 giugno 2010 che ha aggiornato ed istituito i diritti di segreteria delle Camere di Commercio e relativa approvazione della tabella A.

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