Source: https://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2017/04/nuova-legge-sulla-via-attacco.html
Timestamp: 2018-03-20 23:26:07+00:00

Document:
Note di Grondacci : Nuova legge sulla VIA: attacco a partecipazione e diritto di ricorrere dei cittadini
La VIA ordinaria si fa sul progetto preliminare e non più sul progetto definitivo. Per ora si applicano ancora le definizioni del vecchio regolamento del Codice degli Appalti (DPR 207/2010).
Il progetto preliminare contiene lo studio di prefattibilità ambientale mentre quello definitivo lo studio di fattibilità ambientale. Per capire la differenza di approfondimento tra questi due documenti sia sufficiente questa definizione dello studio di fattibilità ambientale secondo il citato DPR 207/2010:
Secondo l’articolo 27 del DPR 207/2010: “”2. Lo studio di fattibilità ambientale, tenendo conto delle elaborazioni a base del progetto definitivo, approfondisce e verifica le analisi sviluppate nella fase di redazione del progetto preliminare, ed analizza e determina le misure atte a ridurre o compensare gli effetti dell’intervento sull’ambiente e sulla salute, ed a riqualificare e migliorare la qualità ambientale e paesaggistica del contesto territoriale avuto riguardo agli esiti delle indagini tecniche, alle caratteristiche dell'ambiente interessato dall’intervento in fase di cantiere e di esercizio, alla natura delle attività e lavorazioni necessarie all’esecuzione dell’intervento, e all'esistenza di vincoli sulle aree interessate. Esso contiene tutte le informazioni necessarie al rilascio delle prescritte autorizzazioni e approvazioni in materia ambientale”
Non a caso la possibilità di sottoporre a VIA il progetto preliminare e non il definitivo è stata introdotta per le opere di interessa strategico. Quindi con la modifica introdotta dal nuovo DLgs si è reso ordinario ciò che invece era straordinario.
b) si affaccia sul fiume Mincio;”.
Si tratta di una versione ambigua della fase preliminare disciplinata attualmente dall’articolo 21 del DLgs 152/2006 che come vedremo verrà sostituita dal nuovo DLgs in modo assolutamente riduttivo rispetto al testo attuale. Pericolosissimo è il concetto di “presunta assenza di potenziali impatti ambientali negativi” che dovrebbe emergere da altrettante presunte “liste di controllo” per le quali si rinvia ad un decreto ministeriale [1] futuro. In questo modo si lascia una totale discrezionalità al committente del progetto e alla autorità competente nel decidere la procedura applicabile fuori da ogni controllo pubblico trasparente. Invece la fase preliminare era prevista solo ed unicamente (una volta definita ex lege l’applicabilità di Verifica o di VIA ordinaria) per stabilire il contenuto della documentazione di VIA.
Versione attuale comma 11 articolo 6 DLgs 152/2006
“ 4. Fatto salvo l'articolo 7 [2], gli Stati membri, in casi eccezionali, possono esentare in tutto o in parte un progetto specifico dalle disposizioni della presente direttiva, qualora l'applicazione di tali disposizioni incida negativamente sulla finalità del progetto, a condizione che siano rispettati gli obiettivi della presente direttiva.
Quindi questa norma introdotto con il nuovo comma 11 articolo del dlgs 152/2006 anche se assolutamente pericolosa, come tutte le esenzioni generiche, non potrà non essere interpretata nel senso che la decisione di escludere dalla VIA il singolo progetto non potrà non tenere conto dei requisiti minimi da rispettare per gli Stati membri in attuazione dell’articolo 2.2 della Direttiva VIA :
Si veda in questo senso il paragrafo 3 del nuovo articolo 8bis della Direttiva VIA: ” 3.Qualora gli Stati membri si avvalgano delle procedure di cui all'articolo 2, paragrafo 2, diverse dalla procedure di autorizzazione, le prescrizioni di cui ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo, ove opportuno, si intendono soddisfatte se la decisione adottata nel contesto di tali procedure contiene le informazioni menzionate nei suddetti paragrafi e se sono in essere meccanismi che consentono il rispetto delle prescrizioni del paragrafo 6 del presente articolo.”
Si veda Corte di Giustizia del 16/9/1999 (causa C435/97 su domanda didecisione pregiudiziale del TAR Bolzano): “...qualunque sia il metodo adottato da uno Stato per stabilire se uno specifico progetto richieda o meno la VIA ..... tale metodo non deve ledere l’obiettivo perseguito dalla direttiva, con la quale si vuole fare in modo che
non sfugga alla VIA nessun progetto idoneo ad avere un notevole impatto sull’ambiente ..... il legislatore poteva sottrarre il progetto all’obbligo di valutazione solo se, alla data di adozione della legge regionale 27/1992 , era in grado di valutare in modo preciso l’impatto complessivo che avrebbe potuto avere l’insieme dei lavori di esecuzione del progetto . Occorre pertanto risolvere la terza questione nel senso che, nel caso di un progetto che richiede una valutazione ai sensi della direttiva, l'art. 2, n. 1 e 2, della stessa autorizza uno Stato membro a servirsi di una procedura di valutazione diversa da quella istituita dalla direttiva, ove detta procedura sia incorporata in una procedura nazionale esistente o da stabilire ai sensi dell'art. 2, n.2, della direttiva. Tuttavia, detta procedura alternativa deve soddisfare i requisiti di cui agli artt. 3 e da 5 a 10 della direttiva, tra i quali la partecipazione del pubblico ai sensi dell'art. 6 della stessa”.
A conferma di questa rimozione il nuovo articolo 19 non riprende quanto previsto dal comma 3 dell’attuale articolo 20: “3. Entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione dell'avviso di cui al comma 2 chiunque abbia interesse può far pervenire le proprie osservazioni.”
Tutto questo è invece stravolto dal nuovo DLgs in esame.
I nuovi articoli 20 e 21 del DLgs 152/2006 disciplinano una fase di consultazione tra committente dell’opera assoggetta a VIA e l’Autorità Competente per definire i contenuti dello Studio di Impatto Ambientale. Anche in questa fase non si prevede alcuna partecipazione del pubblico neppure nella forma della pubblicazione degli atti presentati dal Committente del progetto.
La Relazione 2009[3] della Commissione UE sullo stato di applicazione della Direttiva sulla VIA ha ricordato come alcuni Stati membri hanno applicato in modo estensivo alcuni aspetti della Direttiva, in particolare si sono spinti oltre i requisiti minimi della direttiva, imponendo di rendere obbligatoria la definizione dell'ambito di applicazione (e quindi il contenuto e la portata degli aspetti a cui si riferiranno le informazioni ambientali da trasmettere all'autorità competente) e prevedendo la consultazione del pubblico durante questa fase. A conferma, rileva la Relazione, è fondamentale per dare fondatezza alla decisione finale sul progetto, la qualità delle informazioni utilizzate nella documentazione relativa alla VIA e della procedura. In tal senso possono aiutare analisti esterni o l’assistenza di esperti indipendenti
1. Il pubblico deve avere l'opportunità di intervenire attivamente già nelle fasi iniziali del processo decisionale (procedura di verifica) in materia di ambiente e non dopo la presentazione dello Studio di Impatto Ambientale.
3. Non devono essere imposte condizioni restrittive, a livello nazionale, sulle condizioni di informazione e consultazione del pubblico.
Quindi anche in questo caso il nuovo DLgs stravolge gli indirizzi più innovativi in materia di partecipazione del pubblico.
2. centrali termche e impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW
Francamente una scelta incomprensibile, visto che vengono esclusi tutti gli impianti di gestione rifiuti nonché numerose categorie di impianti chimici solo per fare degli esempi. Peraltro si tratta solo di una conferma di norma già prevista dall’ordinamento nazionale ex articolo 9[4] della legge 28 dicembre 2015, n. 221.
Per definire il contenuto della VIS si faccia rinvio a successive linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità da approvare con un decreto che chissà quando arriverà e non si citino quelle già esistenti prodotte dal sistema delle Agenzie Ambientali e dall’Ispra.
Già nella legge 221/2015 si affermava la previsione che le risorse da utilizzare per applicare la VIS non debbano comportare nuovi oneri per la finanza pubblica, il che significa di fatto l’impossibilità per l’ISS di svolgere i compiti che questa norma gli assegna. Non comprendendo che la VIS prevenendo l’impatto sanitario ridurrà complessivamente i costi sanitari anche pubblici per cifre per maggiori di quelle necessarie per il suo funzionamento e applicazione concreta. Infatti anche il nuovo dlgs prevede la clausola di invarianza finanziaria[5]
Insomma peggio di quello che c’era già visto che il Dpcm 27/12/1988 (fino all’attuale DLgs mai abrogato ma solo modificato[6]) che definisce il contenuto degli studi di impatto ambientale che devono accompagnare il progetto sottoposto a VIA , all’allegato 2 contiene una sezione Salute Pubblica[7]. Questo decreto è applicabile ai progetti ed opere sottoposti a VIA statale (allegato II alla Parte II del DLgs 152/2006) ma anche, per quanto non disciplinato a livello regionale, anche ai progetti sottoposti a VIA di competenza delle Regioni. Questo Dpcm fino ad ora costituiva attuazione con quanto previsto dall’allegato VII alla Parte II del DLgs 152/2006 (contenuti dello studio di impatto ambientale) anche se praticamente sempre rimosso nelle procedure di VIA concrete sia nazionali che regionali.
Questo dpcm viene abrogato con l’entrate in vigore del dlgs nuovo ex articolo 26 dello stesso.
Il nuovo articolo 24 rimuove anche il comma 5 del vigente articolo 24 secondo cui: “5. Il provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale deve tenere in conto le osservazioni pervenute, considerandole contestualmente, singolarmente o per gruppi.”
“3. Nel caso di progetti a coi si applicano le disposizioni del presente decreto realizzati senza la previa sottoposizione al procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA, al procedimento di VIA ovvero al procedimento unico di cui all'articolo 27, in violazione delle disposizioni di cui al presente Titolo III, ovvero in caso di annullamento in sede giurisdizionale o in autotutela dei provvedimenti di verifica di assoggettabilità a VIA o dei provvedimenti di VIA relativi a un progetto già realizzato o in corso di realizzazione, l'autorità competente assegna un termine all'interessato entro il quale avviare un nuovo procedimento o, valutata l'entità del pregiudizio ambientale· eventualmente arrecato, può consentire la prosecuzione dei lavori o delle attività”.
Il nuovo allegato II-bis alla Parte II del DLgs 152/2006 previsto dal DLgs in esame introduce una serie di categorie di opere a forte impatto ambientale per le quali è prevista solo la verifica di assoggettabilità. Ricordo che la Direttiva UE distingue solo due allegati uno per le categorie di opere sottoponibili a VIA statale ordinaria e uno a Verifica di Assoggettabilità a VIA. Fino ad ora la normativa nazionale aveva distinto solo per questo seconde, di competenza regionale, quelle soggette a VIA ordinaria e quelle a Verifica di assoggettabilità.
1. impianti termici per la produzione di energia elettica, vapore e acqua calda con potenza termca complessiva superiore a 150 MW
[1] Articolo 25 nuovo DLgs (Disposizioni attuative): “l. Con decreto del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottarsi entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, sono individuati i contenuti della modulistlca necessaria ai fini della presentazione delle liste di controllo di cui all'articolo 6 del
[2] VIA transfrontaliera
[3] Relazione della Commissione al Consig lio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni sull'applicazione e l'efficacia della direttiva VIA (direttiva 85/337/CEE, modificata dalle direttive 97/11/CE e 2003/35/CE) – Bruxelles, 23.7.2009 COM(2009) 378 definitivo
[4] http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-01-18&atto.codiceRedazionale=16G00006&elenco30giorni=false
[5] Articolo 27 (Clausola dllnvarlanza finanziaria) “1.Dall'alluazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 2. Fermo il disposto di cui all'articolo 21, le attività di cui al presente decreto SODO svolte con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.”
[6] “Resta ferma altresì, nelle more dell'emanazione delle norme tecniche di cui al presente comma, l'applicazione di quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988.” Ultima parte comma 1 articolo 34 del DLgs 152/2006
[7] http://www.isprambiente.gov.it/files/temi/d.p.c.m.27dicembre1988.pdf
Pubblicato da Marco Grondacci a 02:10

References: articolo 6
 articolo 8
 articolo 19
 articolo 20
 articolo 9
 articolo 26
 articolo 24
 articolo 24
 Articolo 25
 Articolo 27
 articolo 34