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Timestamp: 2020-02-26 08:23:16+00:00

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Capitolo Generale Speciale CG20 n556-n705
LA CASTITA´ SALESIANA OGGI
Il rinnovamento della vita religiosa nella Chiesa esige dai salesiani l´ impegno di rendere attuale il loro messaggio di purezza. Urge inserirsi nell´ evoluzione della società cercando di animarla con i valori della nostra vocazione. Già il Capitolo Generale XIX indicava chiaramente il nostro compito al riguardo: I salesiani come congregazione e come singoli individui prendano acuta coscienza che essi hanno un messaggio speciale di purezza da trasmettere al mondo attuale e una missione particolare presso i giovani, per educarli a una purezza vigorosa.(670) Nell´ intento di offrire una risposta efficace alle istanze dei Confratelli,(671) e di contribuire ad una trasmissione sempre più viva di questo messaggio, il Capitolo Generale Speciale ispira le sue linee dottrinali-pastorali di rinnovamento ai contenuti del Concilio Vaticano II e della tradizione salesiana.
SITUAZIONE DEL MONDO DI OGGI E RIPERCUSSIONI SULLA NOSTRA CASTITA´
Alcuni tra i valori del mondo d´ oggi, che costituiscono progresso e arricchimento della vita umana, sono molto sentiti ed apprezzati specialmente dai giovani. Ne facciamo un breve cenno: Gli sviluppi delle scienze antropologiche e del costume sociale moderno hanno notevolmente accresciuto la coscienza del valore che ha la persona umana - personalizzazione - a tutti i livelli e in tutti i suoi aspetti, compreso quello della sua sessualità, la quale investe l´ uomo d´ oggi e si riflette in lui in maniera spiccata.(672)
Si assiste, inoltre, alla rivalutazione di un umanesimo comunitario - socializzazione(673) - che tenta di reinterpretare le relazioni umane in chiave di totale parità delle persone e dei sessi. In particolare è da segnalare una tendenza generalizzata e precoce della convivenza mista, come preparazione alla vita. Va indicato ancora, come effetto congiunto della personalizzazione e della socializzazione, un fatto che ha particolare incidenza sui giovani, l´ accentuata presenza e partecipazione della donna a tutte le forme di vita fuori dell´ ambito domestico.(674)
QUESTI VALORI offrono vasto campo all´ azione salesiana ma non mancano di ripercussione sulla nostra vita religiosa e la nostra attività. Occorre perciò che i salesiani, davanti all´ ambiguità con la quale talvolta questi valori si presentano, siano messi in grado di agire sempre e dovunque da veri salesiani, senza problemi ed angustie di coscienza.(675) La nostra missione inoltre potrà comportare con frequente responsabilità, che esigano maggiore collaborazione femminile, religiosa e laica.(676) La convergenza di intenti apostolici, il lavoro, le difficoltà e le sofferenze comuni, la necessità di mutuo sostegno e simili, potranno far sorgere rischi da non sottovalutare, da non affrontare con superficialità. C´è pure il caso di confratelli che vivono in condizioni di interiore disagio, o perché le novità socio-culturali li hanno posti in crisi, o perché davanti ai sacrifici richiesti dalla castità religiosa subiscono la tentazione di abbandonare i loro impegni. Un aiuto alla ripresa talora difficile non può essere né trascurato né differito. Non si tratta evidentemente soltanto di custodire questi confratelli - la sola preservazione comporterebbe insoddisfazioni e frustrazioni - ma di sostenerli e aiutarli a proseguire nel cammino intrapreso.(677)
DELLA VITA DI CASTITA´
CONSACRATA NEL CELIBATO
1. Atteggiamenti di fronte ai valori umani
Il Concilio Vaticano II ci presenta il rinnovato atteggiamento della Chiesa di fronte ai valori umani. Nei testi, che indugiano sui valori del creato, è facile trovare quelli specificamente connessi con la castità, come il sesso, l´ amore, il matrimonio. Vi è da parte del Concilio una chiara accettazione di tali valori, senza traccia di pessimismo o di manicheismo.(678) E´ UNA LINEA DI RINNOVAMENTO DA SEGUIRE.
La Costituzione LUMEN GENTIUM, in particolare, vede nel matrimonio cristiano un genere di vita per mezzo del quale, si può e si deve progredire nella Fede, nella Speranza, nella Carità, e raggiungere così l´ unica santità proposta a quanti sono mossi dallo Spirito di Dio.(679) A sua volta la GAUDIUM ET SPES, che con la sua dottrina spazia sul mondo, afferma che Cristo ha effuso l´ abbondanza delle sue benedizioni sull´ amore coniugale e familiare, sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa.(680) Ed ancora la Lumen Gentium sottolinea che la professione dei Consigli evangelici comporta la rinuncia di beni certamente molto apprezzabili.(681) Da ciò consegue che la libera scelta del celibato per il Regno, anzich derivare da minore stima del matrimonio, attinge forza e preferenza da un intrinseco valore: dalla realtà misteriosa e sacramentale della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, nel quale trovano ragione di essere tanto la castità religiosa quanto le nozze cristiane.
Gli stessi documenti mettono opportunamente in rilievo gli aspetti positivi del corpo umano (682) e la funzione che spetta alla sessualità nello sviluppo, nella maturazione, e nella graduale manifestazione della personalità. Avendo Dio creato i sessi su un piano complementare in vista della missione affidata all´ uomo di conservare, propagare, e proteggere la vita,(683) gli ha offerto anche le vie per la manifestazione e attuazione dell´ amore reciproco e fecondo. Ma ha pure disposto che fosse possibile all´ uomo prescindervi, per potersi esprimere ed attuare in un amore preferenziale a Gesù Cristo e ai fratelli. Ciò fa comprendere e consente di affermare che la castità consacrata nel celibato, anzich significare rinuncia alla capacità e all´ arricchimento dell´ amore umano, mette il religioso in una profonda e vitale relazione d´ amore con Dio Quindi, lungi dal vanificare o frustrare l´ uomo, lo può completare, potenzia l´ aspetto dialogico e la capacità di comunicazione,(684) spinge la persona umana a trascendere le forze della sessualità per inserirsi e per rendersi feconda sul piano di un amore che sorpassa ogni amore creato, come quello che attinge alla comunicazione diretta con Dio.(685)
2. Esigenza di maturità per vivere la castità consacrata
La dottrina del Vaticano II circa i rapporti tra valori umani e castità religiosa sottolinea la necessità di un lavorio lento e progressivo - in concomitanza col processo psicologico di costruzione della personalità - per maturarla alla scelta che il celibato evangelico comporta e viverle con senso di totale donazione a Dio e piena consapevolezza umana. Ciò suppone la stima serena della sessualità e dell´ amore umano, come anche della donna; collaboratrice dell´ uomo nel mistero della salvezza. Per questo il Concilio chiede che i candidati alla vita coniugale per il Regno dei Cieli (686) possano aderire a Dio con cuore indiviso... ed abbiano una conveniente conoscenza dei doveri e della dignità del matrimonio cristiano che rappresenta l´ unione di Cristo con la Chiesa,(687) ma sappiano comprendere la superiore eccellenza della verginità consacrata a Cristo, in modo da fare a Dio la donazione completa del corpo e dell´ anima per mezzo di una scelta operata con matura deliberazione e magnanimità.(688) così, alla luce delle motivazioni evangeliche, il celibato per il Regno appare come un progetto di vita autentico, originale e degno dell´ uomo che vi è chiamato. Accolto e vissuto in pienezza è un bene per lo sviluppo integrale della persona umana (689) capace di portarla verso la misura che conviene alla piena maturità di Gesù Cristo.(690)
Giova però ricordare che, aprirsi al dono insigne del celibato significa assumere un compito mai finito. Le debolezze della natura umana lo provano. Per questo il Concilio opportunamente suggerisce di non trascurare quelle norme ascetiche che sono garantite dall´ esperienza della Chiesa, e che nelle circostanze odierne non sono meno necessarie.(691) così pure chi vi è chiamato dovrà rinunciare prontamente anche alle cose per sé lecite, ma non convenienti(692) e respingere quasi per istinto soprannaturale tutto ciò che può mettere in pericolo la castità(693)
Rimane inoltre da osservare che, nonostante la continua vigilanza su di sé, il dinamismo della personalità sessuata potrà talora manifestarsi in diverse forme. Occorrerà in tal caso affrontare le tensioni dello spirito alla luce della fede e della carità, per valutarne il significato in relazione con la fedeltà ad una scelta di vita, che intende imitare e riprodurre quella di Cristo sulla terra.
3. Valori del celibato evangelico
Il Vaticano II non solo ha rivalutato il voto di castità nella vita religiosa e nella vita della Chiesa, ma gli ha aperto nuove prospettive.
Nei documenti conciliari si rileva una innovazione sintomatica; l´ ordine nell´ enunciazione dei voti religiosi è cambiato. A quello tradizionale di povertà, castità e obbedienza, viene preferita la nuova successione: castità, povertà ed obbedienza.(694)
Anzi la Costituzione Dogmatica sulla Chiesa nel tracciare le vie e nell´ indicare i mezzi, per raggiungere l´ unica santità alla quale tutti i fedeli sono chiamati e che essenzialmente consiste nella perfezione della carità, indica, dopo il martirio, i consigli, che il Signore nel Vangelo propone all´ osservanza dei suoi discepoli. E a tutti gli altri antepone il consiglio della castità presentandolo con queste parole: Tra essi eccelle il prezioso dono della grazia divina dato dal Padre ad alcuni,(695) perché più facilmente con cuore indiviso (696) si consacrino solo a Dio nella verginità o nel celibato,(697)
A sua volta il decreto Perfectae Caritatis, approfondendo e completando la dottrina precedente, attribuisce a questo dono una funzione speciale nella vita della Chiesa, sacramento universale di salvezza, in quanto lo considera segno particolare dei beni celesti nonch mezzo efficacissimo offerto ai religiosi per poter dedicarsi generosamente al servizio divino e alle opere di apostolato, e ne sottolinea l´ intimo legame con la pratica di un vero amore fraterno tra i componenti la comunità religiosa.(698)
Il rilievo dato dal Concilio a questi elementi riconferma esplicitamente il valore che la tradizione evangelica ha sempre riconosciuto al celibato scelto per il Regno, e offre al rinnovamento della nostra vita di castità una linea di forza che rinvigorisce l´ impegno salesiano per vivere e trasmettere al mondo - specialmente giovanile - un irradiante messaggio di purezza.
DI ALCUNE DIMENSIONI TEOLOGICHE
DELLA CASTITA´
1. Dimensione evangelica
La castità religiosa è una realtà evangelica: nasce, cresce e si sviluppa nella dinamica dell´ incarnazione, che libera dalla corruzione della colpa e dalle ambiguità del mondo. E´ grazia, anzi, dono privilegiato del Padre a quanti egli chiama.(699) Invitando alla sua sequela, Gesù stesso affermò che non tutti sono in grado di comprendere il valore della rinuncia al matrimonio, ma solo quelli cui Dio fa grazia (700) Non tutti sono chiamati ad imitare e, in certa misura, a rappresentare davanti agli uomini la forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò quando venne nel mondo per fare la volontà del Padre, e che egli stesso propose ai discepoli che lo seguivano(701) Chi asseconda questo dono si apre all´ intimità con Gesù Cristo e gode di una sua speciale presenza, fino a significare e simboleggiare il vincolo di carità che unisce il Salvatore alla Chiesa e che nella sua pienezza apparirà soltanto in cielo.(702) Per questo chi vive nella fede e nell´ amore il dono del celibato evangelico intende portare la consacrazione battesimale ad esprimere, in maniera singolare ed eminente, tutte le ricchezze del mistero pasquale.
Questo rapporto inscindibile tra CELIBATO EVANGELICO E PASQUA DEL SIGNORE è denso di conseguenze ed esigenze. Eccone alcune: Pasqua è anzitutto MISTERO DI LIBERAZIONE L´ uomo morto con Gesù Cristo. risorge a nuova vita libero dai legami del peccato.(703) così anche la castità, per arrivare allo splendore della maturità e della vita nuova, deve attraversare le oscurità della rinuncia, delle sofferenze, della morte liberatrice. Perciò il Concilio afferma che a l´ osservanza della continenza perfetta tocca le più profonde inclinazioni della natura umana, e ammonisce i religiosi che, sforzandosi di mantenere fede alla loro professione e fidando nell´ aiuto divino, non presumano delle loro forze, ma pratichino la mortificazione e la custodia dei sensi (704)
2. Dimensione comunitaria-ecclesiale
La Pasqua del Signore però non è soltanto mistero di liberazione, è anche e primariamente MISTERO DI ALLEANZA E DI COMUNIONE. Essa ci libera per portarci, con tutti i fratelli redenti, alla comunione di vita con il Padre, il Figlio e lo Spirito.(705) La castità religiosa, per il dinamismo che le proviene dalla inserzione nel mistero pasquale, tende alla perfezione della carità verso Dio e i fratelli. Non può isolarsi e chiudersi in se stessa. Ha bisogno di espandersi e raggiungere i fratelli nella preghiera, nell´ amore, nell´ azione. E´ sacramento di carità; segno di fratellanza e servizio. Questo dinamismo manifesta apertamente la dimensione comunitaria della castità religiosa; richiama cioè la comunità della quale ha bisogno per situarsi e diventare feconda e che, a sua volta, contribuisce a fondare e vivificare. La castità crea nella comunità religiosa uno stile caratteristico di rapporti interpersonali, origina nuovi vincoli di solidarietà e rende pienamente ed universalmente disponibili alle urgenze dell´ amore.
Per questo la comunità fraterna - nella quale abitualmente si vive la castità consacrata - si apre generosamente e gioiosamente alla più vasta comunità ecclesiale ed umana mediante l´ azione evangelizzatrice, missionaria, educativa, assistenziale in favore dei fratelli, e per noi salesiani particolarmente a favore dei giovani, specie i più poveri. In questo ministero la nostra castità, attraverso la comunità nella quale la viviamo, accresce le forze e libera da ogni legame l´ ardore della nostra carità.
3. Dimensione Escatologica
Una autentica comunità religiosa - frutto e sostegno della castità, figura e anticipazione del Regno da cui attendiamo l´ avvento e la pienezza - è un ideale che i membri di ogni comunità salesiana rinnovata debbono perseguire, camminando e lavorando insieme, giorno per giorno.
LE PIU´ ALTE REALTA´ ESCATOLOGICHE del cristianesimo si rendono presenti e visibili in maniera espressiva e profetica nella comunità salesiana, che vive la vocazione alla castità consacrata. Tale comunità infatti annuncia ed anticipa fin da questa terra quell´ unione verginale con Cristo che sarà la condizione degli eletti al suo ritorno; e mentre testimonia una forma di vita e di rapporti basati sull´ amore e sulla totale disponibilità in favore dei fratelli, è segno, nel mondo che passa, della vita futura alla quale Dio ci chiama. Rappresenta così agli occhi dei fedeli quel mirabile connubio che unisce la Chiesa a Cristo... suo unico sposo e che integralmente si manifesterà solo nel secolo futuro,(706) Per questo ogni salesiano e ogni comunità possono testimoniare i beni celesti che ora possediamo in forma incipiente nella fede, e che attendiamo, nella realtà integrale, dalle promesse di Dio. La nostra castità operosa rivelerà così, specie ai giovani, la forza dello Spirito, l´ efficacia liberatrice dell´ amore di Dio, l´ amabilità e disponibilità di Gesù Cristo. Da ultimo, per rinvigorire questa testimonianza il Salesiano si rispecchia in Maria, immagine ed inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell´ età futura;(707) ne invoca assiduamente l´ aiuto e ne imita gli esempi ricordando che la vita di Lei è modello per tutti.(708)
ALCUNI ASPETTI SALESIANI DELLA CASTITA´
Don Bosco scelse di vivere il celibato evangelico come espressione del suo grande amore a Dio e per la sua missione di padre e pastore della gioventù, alla quale lo sollecitava la sua vocazione sacerdotale. Il dono totale di sé alla Chiesa e in modo speciale ai giovani lo rese geniale e fecondo nelle iniziative e nelle opere; gli infuse ottimismo e gioia nel lavoro apostolico e conferì al suo zelo uno slancio instancabile. La stima ch´ egli ebbe della castità traspare dal calore e dall´ enfasi con cui ne parlava in pubblico e in privato. Egli intese la purezza non solo come abito virtuoso, ma come forma concreta di amore di Dio e come stile di vita, che implica e riassume le virt—. Per questo la mise al centro del suo messaggio educativo. Come Fondatore, la considerò elemento determinante della vita religiosa: Con la castità, scriveva, il religioso ottiene il suo scopo di essere consacrato a Dio (709) Dai suoi figli egli ne richiede la testimonianza come nota caratterizzante la vita e l´ apostolato della Congregazione: Ciò che deve distinguerci dagli altri - insegnava - ciò che deve essere il carattere della nostra Congregazione, è la virt— della castità... Essa deve essere il perno di tutte le nostre azioni... fa bisogno in noi di una modestia a tutta prova e di grande castità...; sarà questo il trionfo della Congregazione (710) Il Signore disperderebbe la Congregazione se noi venissimo meno alla Castità.(711) Rileggendole in questa chiave, che ne mette in luce i valori evangelici perenni, le pagine di Don Bosco sulla castità ci trasmettono ancor oggi tutta la ricchezza e l´ attualità del suo insegnamento. Nella Introduzione alle Costituzioni leggiamo: La virt— sommamente necessaria, virt— grande, virt— angelica cui fanno corona tutte le altre, è la virt— della castità. Chi possiede questa virt—, può applicarsi le parole dello Spirito Santo che sono: E mi vennero insieme con lei, tutti i beni.(712) Non è necessario sottolineare che Don Bosco incarnava questo insegnamento in ogni suo atteggiamento, mostrandone così la possibilità di realizzazione e la efficace di testimonianza.
Alla luce di questi esempi ed insegnamenti anche il salesiano vive, giorno per giorno, la propria vita al servizio della Chiesa e dei giovani. Per lui, come per Don Bosco, la castità è incarnazione di amore: dell´ amore che viene da Dio e porta a Lui. Alla base dello stile salesiano di vivere la castità evangelica c´è un particolare impegno di carità. Nella lettera da Roma del maggio 1884, Don Bosco asserisce la necessità di amare i giovani per essere da loro riamati e poterli così più facilmente guidare nelle vie della formazione cristiana. I giovani non solo siano amati, ma... essi stessi conoscano di essere amati.(713)5 E´ questo uno dei principi maggiori del sistema salesiano - tutto fondato sulla ragione, la religione e l´ amorevolezza - che dell´ educazione fa opera d´ amore. Per questo Don Bosco raccomanda di misurare le proprie forze prima di entrare in Congregazione: bisogna amare tutti e ciascuno come segni viventi e trasparenti dell´ amore di Dio e della benignità e umanità di Gesù Cristo. Questo è lo stile della nostra castità. Il giovane nel salesiano che lo ama così troverà luce, forza ed entusiasmo per mantenersi e crescere nella purezza, e con essa nella vita cristiana.
1. Il sostegno offerto alla castità nella comunità salesiana rinnovata
E´ necessario ed urgente che la comunità salesiana, nel ricercare il suo rinnovamento in tutte le dimensioni, rafforzi quegli impegni che consentono di offrire ad ogni confratello validi aiuti per vivere la castità consacrata nel celibato e testimoniarla efficacemente. Il Capitolo Generale Speciale ne sottolinea alcuni di particolare ed evidente importanza:
1) L´ impegno di fare di ogni nostra comunità, come voleva Don Bosco, una famiglia, nella quale ogni salesiano si senta a suo agio, accettato, amato, valorizzato nelle sue capacità e doti, e pienamente inserito nel compito pastorale che essa svolge. In questa famiglia ricca di realtà soprannaturali il salesiano trovi inoltre QUEI VALORI CHE LA FAMIGLIA NATURALE OFFRE A OGNI SUO MEMBRO, specie nell´ età giovanile, onde condurlo alla piena maturità e conservarlo nella sua efficienza.
2) L´ impegno di creare in seno alla comunità una atmosfera cordiale e serena nella quale possa nascere e crescere l´ amicizia, ricca di comprensione, di calore umano, di spirito cristiano.
3) L´ impegno d´ andare incontro con bontà e senza pregiudizi al confratello che avesse bisogno di speciale aiuto, nelle deficienze e debolezze, offrendogli la correzione fraterna che incoraggia alla ripresa personale e permette alla comunità di provare la propria testimonianza evangelica.
2. Il celibato evangelico progetto autentico, attuale, originale di vita
Non si possono ignorare né sottovalutare le obiezioni che oggi si muovono alla scelta del celibato evangelico come forma di vita, e che affiorano particolarmente, anche se non esclusivamente, negli anni della formazione.(714) Tali obiezioni non vanno risolte in maniera superficiale, sentimentale, o discusse da angolature soltanto dialettiche per superare difficoltà transitorie o momenti di crisi. Il salesiano sa che il motivo supremo della sua scelta è l´ amore preferenziale per Gesù Cristo. Egli sa ancora che la sua scelta, essendo risposta di fede ad una chiamata divina, può contare sempre sull´ aiuto della grazia. Perciò mentre vive coerentemente il suo impegno e accetta volentieri le rinuncie che comporta, nella concretezza esistenziale delle molteplici e diverse contingenze della vita, rimane saldo nell´ ideale abbracciato, integrando armoniosamente i valori di natura e di grazia che strutturano l´ uomo di Dio. così, mentre progredisce verso la conquista del proprio ideale, sperimenterà che la scelta fatta è un valido, originale, attualissimo progetto di vita.
3. La nostra castità stimolo e garanzia della nostra Pastorale Vocazionale
E´ compito irrinunciabile della Congregazione trasmettere al mondo giovanile uno speciale messaggio di purezza, fonte di vocazioni sacerdotali e religiose. Mantenuto nel primo secolo della storia salesiana, non deve venir meno in avvenire. Oggi senza dubbio urge più che nel passato. La efficacia della nostra pastorale vocazionale fu e rimane legata alla trasmissione di questo messaggio. Se i giovani vedranno che i salesiani vivono con perseveranza e gioia la scelta della castità, saranno sensibili al segno che essa rappresenta; ne avvertiranno il valore e la bellezza; non si lasceranno scoraggiare dall´ arduità che comporta qualora la grazia dello Spirito muovesse i cuori alla sequela di Cristo e si ripetesse per loro il Vieni e seguimi (715)
LA POVERTA´ SALESIANA OGGI
LA COSCIENZA DELLA CONGREGAZIONE
A) Il tema della povertà ci pone di fronte ad uno dei problemi-chiave posti in questo momento alla Congregazione, ad uno degli impegni considerati come segno fondamentale del rinnovamento.(716) Vogliamo cogliere gli aspetti più importanti dell´ accresciuta sensibilità dei Confratelli, le ansie e le attese di tutta la Congregazione.
B) I Salesiani vogliono anzitutto nelle nuove regole una povertà più autentica, non fatta di scarne norme giuridiche, ma chiaramente evangelica; vogliono che si ponga fine alla povertà dei permessi, per dar luogo ad una effettiva imitazione del Cristo povero.(717) E mentre viene deplorato l´ estendersi in Congregazione del preoccupante fenomeno dell´ imborghesimento con la ricerca delle comodità,(718) si desidera una povertà che sia testimonianza concreta di distacco personale e di solidarietà con il mondo dei poveri. D´ altra parte si insiste per una maggiore personalizzazione della pratica della povertà: si vuole una povertà da adulti, cosciente e responsabile(719).
C) Particolarmente sensibili sono i Salesiani alla testimonianza collettiva della povertà. La povertà dei singoli non può non essere condizionata dalla povertà delle stesse istituzioni.
D) C´è nella Congregazione un generale consenso che dobbiamo smentire con i fatti la fama di ricchezza che in alcuni luoghi ci siamo acquistata.(720) SI PONGONO GRAVI INTERROGATIVI: Nella mutata sensibilità dei tempi l´ impressione di grandiosità di molte nostre opere è compatibile con una vita di effettiva povertà?(721) La nostra solidarietà con i poveri non deve portarci a condividere la loro vita, la loro insicurezza, le loro lotte per una liberazione?(722) Le nostre opere sono veramente un servizio sempre rispondente ai nuovi bisogni dei giovani poveri?
E) Si va prendendo coscienza che la comunità stessa, mondiale ispettoriale e locale, deve testimoniare la sua povertà: - con un livello di vita semplice ed austero, (723) caratterizzato dall´ esempio di lavoro generoso e costante;(724) - con l´ esclusione di qualsiasi collusione coi ricchi e con i potenti;(725) - con una decisa lotta ad ogni forma di lusso, lucro, comfort eccessivo.
F) Soprattutto i Salesiani sono concordi nell´ affermazione che la nostra povertà deve essere collocata nella linea della nostra missione: come figli di Don Bosco noi abbiamo contratto un impegno storico di servizio ai giovani poveri.(726) In questa linea i Salesiani prendono maggior coscienza delle loro responsabilità nei riguardi dei problemi del sottosviluppo e, in generale, dell´ impegno di promozione umana e cristiana nella realtà in cui sono chiamati a svolgere la loro missione.(727)
Di fronte alla complessità dei problemi posti noi avvertiamo chiaramente il senso della NECESSITA´ DI UN CAMBIO, dell´ urgenza e dell´ ampiezza della decisione da prendere: la Congregazione deve fare una virata,(728) ma siamo consapevoli che essa sarà frutto specialmente di una mentalità rinnovata dall´ ascolto dei segni del tempo e della fedeltà al Vangelo ed allo spirito di Don Bosco.
1. Il grido dei poveri
Ascoltiamo i segni del tempo nel grido dei poveri più incalzante che mai, drammatico fino alla tentazione della violenza.(729) In un mondo tutto proteso verso il progresso noi osserviamo il tragico quadro della povertà fatta di indigenza personale e miseria collettiva, di abbandono e degradazione morale.
L´ insistente appello dei poveri proviene anzitutto dalle grandi masse dei paesi del sottosviluppo. Qui la povertà si manifesta nella moltitudine dei nostri fratelli, in gran parte giovani, che, nonostante il loro affaticante lavoro, non riescono a crearsi un livello di vita conforme alla dignità umana e vivono in un profondo stato di alienazione e nella insicurezza del domani. Le stesse strutture economiche e politiche, legate alla dinamica della società consumistica, provocano condizioni di povertà caratterizzate dallo sfruttamento e dalla disuguaglianza fra le classi, dalla mancanza di abitazioni, dalla sottoalimentazione che giunge fino alla miseria ed alla fame. A questa realtà si accompagnano molte altre forme di emarginazione sociale, culturale e morale, coi fenomeni diffusi dell´ analfabetismo, della disintegrazione familiare, della delinquenza.(730) Anche nei paesi dello sviluppo sentiamo l´ appello dei poveri nelle contraddizioni della civiltà dei consumi. Da una parte permangono gravi ingiustizie sociali, che creano gruppi di emarginati; d´ altra parte, dove il benessere è più elevato, esiste una degradante forma di povertà morale che, insensibile ai valori dello spirito ed alla gioia del condividere, giunge all´ idolatria del danaro e del piacere e all´ alienazione dell´ uomo, con i conseguenti fenomeni del pansessualismo, della droga, della delinquenza.
Nel mondo socializzato, mentre si tende ad una sempre più effettiva uguaglianza fra le classi sociali, elevando il lavoro ad onore, diritto e compito di ogni cittadino, emergono contraddizioni e deviazioni che giungono al mito del progresso economico, all´ idolatria del lavoro e ad una limitazione della libertà personale: di qui il preoccupante rischio di impoverimento di valori spirituali soprattutto fra i giovani. Ovunque inoltre attira la nostra attenzione il fenomeno dell´ urbanesimo: nella crescita disordinata delle città nascono nuovi poveri, accampati specialmente nelle cinture di miseria delle periferia; si fomentano nuove forme di sfruttamento e di dominio e condizioni di vita disumanizzanti, di cui i più deboli, specialmente i giovani, sono le vittime.(731)
Di fronte a questa realtà di povertà dolorosa, noi Salesiani - alla luce di Gesù povero e sull´ esempio del nostro Padre, profondamente impegnato nelle situazioni del suo tempo - siamo chiamati ad interrogarci, a confrontarci, ad una conversione delle mentalità e degli atteggiamenti,(732)
2. L´immagine della povertà in Gesù
La nostra povertà è una scelta umana, libera ed originale, che si spiega solo nel mistero di Cristo. E´ imitazione e partecipazione della povertà di Gesù, Figlio di Dio, il quale da ricco ch´ egli era si fece povero per amor nostro allo scopo di farci ricchi con la sua povertà,(733) Nella sua vita e nella sua parola noi scopriamo il valore redentivo, anche se paradossale, dello svuotamento di sé(734) ed il significato evangelico dell´ essere cristianamente poveri.
Profondamente inserito in Israele, il popolo dei poveri di Jahve,(735) Gesù proclama la beatitudine della povertà (736) anzitutto come un atteggiamento religioso di vita, riconoscimento che la realtà terrena è dono di Dio a tutti gli uomini, e gioiosa ricerca del Regno (737) nella fiducia alla promessa del Padre.(738) Perciò Egli apprezza le cose, le usa con semplicità,(739) ma predica la rinuncia e il distacco dai beni terreni,(740) dai familiari (741) e dalla vita stessa (742) in vista del Regno e come piena disponibilità alla missione.(743)
Affinché il suo messaggio di interiore povertà sia pienamente accolto, Egli sceglie volontariamente di essere il figlio del falegname,(744) appartenendo alla classe dei lavoratori e condividendo la condizione dei bisognosi.(745) Gesù ama i poveri e ci insegna a vedere Lui nella persona di chi ha bisogno.(746) Fa scopo di tutta la sua missione l´ evangelizzare i poveri, per liberarli dalla loro oppressione.(747) In questa situazione Gesù, con l´ audacia dell´ amore, denuncia profeticamente gli abusi dei ricchi e dei potenti,(748) non esige per sé dei privilegi (749) e getta le basi di un nuovo ordinamento sociale.(750) Ci insegna infine la beatitudine del DARE, proclamando che è più bello dare che ricevere.(751) Il messaggio di Gesù rimane vivo e palpitante nelle prime comunità cristiane, per le quali povertà diviene comunione portata al livello dei beni temporali e del servizio ai poveri: come conseguenza della raggiunta comunione dei cuori. Comunione e servizio creano serenità e gioia nella comunità, anticipo della gioia definitiva, potente testimonianza della resurrezione del Signore.(752)
3.«Lo spirito di povertà e di amore gloria e segno della Chiesa di Cristo»
Davanti al «grido di angoscia»(754) dei poveri del nostro mondo, la Chiesa prende rinnovata coscienza della sua missione:
«come Gesù Cristo è stato inviato dal Padre a dare la buona novella ai poveri, così pure la Chiesa circonda d´ affettuosa cura quanti sono afflitti dall´ umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l´ immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevarne l´ indigenza, e in loro intende di servire a Cristo.»(755)
Nella Chiesa noi religiosi siamo chiamati ad essere testimonianza più evidente del messaggio di povertà e di amore del Cristo e del vero volto della Chiesa stessa:« si rallegra la Madre Chiesa di trovare nel suo seno molti uomini e donne che seguono più da vicino l´ annientamento del Salvatore e più chiaramente lo mostrano, abbracciando la povertà nella libertà dei figli di Dio» (756)
Il Concilio Vaticano II ed il recente Magistero della Chiesa ci indicano il significato della povertà religiosa e ci aiutano a scoprirne il mistero evangelico e gli aspetti più apprezzati dal nostro tempo.(757)
a) Al seguito di Cristo
La povertà del religioso è anzitutto un atto di fede. Al seguito di Cristo povero, il religioso vive il mistero evangelico della povertà con l´ atteggiamento di chi riconosce in tutta la sua vita il dono di Dio e si affida fiduciosamente alla Provvidenza del Padre Celeste.(758) Considera i beni terreni come valori autentici, ma relativi, dati all´ uomo per lo sviluppo della sua persona e per il servizio dei fratelli. Ne usa perciò con semplicità e distacco,(759) non lasciandosi invischiare dalla seducente ricchezza del possedere, del sapere e del potere,(760) ma dando ai beni della terra il significato ed il fine dell´ eterno disegno di Dio.(761)
b) Testimonianza e segno
L´ atteggiamento evangelico interiore si traduce in testimonianza concreta e luminosa. Tendendo alla santità con uno stile di austerità gioiosa ed equilibrata,(762) il religioso dimostra nella vita quotidiana le prove anche esterne dell´ autentica povertà,(763) che lo rende effettivamente solidale con il mondo dei poveri, fino a raggiungerli nella loro condizione, a condividere le loro ansie lancinanti.(764) Questa testimonianza di effettiva povertà diventa per gli uomini nostri fratelli SEGNO della presenza liberatrice di Gesù nel mondo, della primarietà del Regno di Dio(765) e del valore divino dei beni terreni e di ogni progresso umano.
c) Carità e servizio dei poveri
La povertà religiosa ha il suo fondamento nella carità. Il distacco interiore e l´ austerità esteriore non sono fini a se stessi, ma provengono dall´ amore e si traducono in amore. Perciò il religioso ama i poveri nelle viscere di Cristo,(766) riconosce nei poveri l´ immagine del Cristo, si premura di sollevarne l´ indigenza ed in loro intende di servire a Cristo,(767) In questa linea di servizio, mentre la concreta solidarietà con i poveri interdice ogni compromesso con qualsiasi forma di ingiustizia,(768) è compito particolarmente attuale del religioso di destare le coscienze di fronte al dramma della miseria ed alle esigenze di giustizia sociale del Vangelo e della Chiesa(769) e di promuovere l´ elevazione umana e lo sviluppo dei popoli.(770)
d) Il lavoro
Una forma particolarmente espressiva ai nostri giorni per una reale testimonianza di povertà ed un generoso servizio è il vivere del proprio lavoro. Sottomessi alla comune legge del lavoro(771) i religiosi ne attestano il senso umano(772) e ne fanno mezzo per guadagnare la propria vita ed aiutare concretamente i poveri.
e) Povertà comunione e compartecipazione
La povertà religiosa assume pienezza di testimonianza e segno se vissuta comunitariamente. I religiosi, sull´ esempio della prima comunità cristiana, manifestano la spirituale comunione che li unisce, mettendo in comune i frutti del loro lavoro.(773) La Chiesa ci addita come particolarmente urgente questa testimonianza collettiva di povertà, che si esprimerà sia nella fraterna compartecipazione di beni fra i confratelli e gli istituti a favore anche delle altre necessità della Chiesa,(774) sia nell´ evitare ogni controtestimonianza comunitaria (lusso, lucro eccessivo, accumulazione di beni).(775)
f) Nuove forme di povertà
In questo spirito la Chiesa fa appello all´ inventiva dei religiosi e domanda loro di adattare coraggiosamente le forme della loro povertà alle esigenze del mondo attuale, di ricercare nuove forme di povertà(776) perché la loro povertà sia più realisticamente feconda.
4. Don Bosco povero per i poveri
« Io amo meglio essere povero... Ho più caro il Paradiso che tutte le ricchezze e i danari del mondo.» (777)
La vita di Don Bosco povero si svolge tra queste parole di Giovannino agli eredi di Don Calosso fino a quelle rivolte a Don Viglietti sul letto di morte:
«Fammi il piacere di osservare nelle tasche dei miei abiti... Voglio morire in modo che si dica: Don Bosco è morto senza un soldo in tasca.» (778)
Don Bosco, figlio di Margherita, magnifica maestra di povertà,(779) fu povero per vocazione ed insieme per profonda convinzione promanante da acuta sensibilità evangelica.(780) Noi cogliamo i tratti caratteristici di questa povertà in un´ incrollabile fiducia nella Divina Provvidenza, nella semplicità austera, nell´ esemplare sobrietà, in un senso quasi sacro del risparmio e dell´ economia, per cui considerava il danaro come dono e strumento di bene. Visse distaccato dai beni e dal danaro con uno spirito di allegrezza anche in mezzo alle privazioni per essere più libero e disponibile al dono di se stesso. Don Bosco, così povero, volle una Congregazione povera e tutta al servizio della gioventù povera. Questa volontà esplicita, decisa, assoluta, lo accompagnò senza mai un´ incertezza, un cedimento in tutta la sua vita.(781) Risuonano le accorate parole scritte nella lettera-testamento:
«Amate la povertà... La nostra Congregazione ha davanti un lieto avvenire preparato dalla Divina Provvidenza... Quando cominceranno fra noi le comodità e le agiatezze, la nostra Congregazione ha finito il suo corso,»(782)
Ai suoi figli Don Bosco insegnò una povertà autentica e funzionale, tutta protesa al compimento della missione; una povertà che è insieme
- distacco personale e ricerca industriosa dei mezzi a favore delle opere per i giovani poveri;
- fiducia audace nella Provvidenza e lavoro incessante come se tutto dipendesse da noi;
- poco per se stesso e molto per le opere;
- cercare e valorizzare il danaro, ma spenderlo tutto subito nella religiosa fiducia che Dio domani provvederà.(783)
Sensibile al suo tempo che molto valorizzava la laboriosità e, spinto dall´ interiore zelo, Don Bosco volle una Congregazione fondata sul lavoro instancabile:
«Siamo in tempi in cui bisogna operare(784)
Anche i cattivi sanno apprezzare quando si lavora veramente senza interesse e si lavora molto(785)
Oggi, oltre al pregare, che non deve mancare mai, bisogna operare, intensamente operare; se no, si corre alla rovina.»(786)
Volle soprattutto che le sue opere e il lavoro dei suoi Salesiani fosse tutto per la gioventù povera:
« Il mondo ci riceverà sempre con piacere fino a tanto che le nostre sollecitudini saranno dirette ai fanciulli più poveri, più pericolanti della società. Questa è per noi la vera agiatezza che nessuno verrà a rapirci.»(787)
Tra i ricordi ai primi missionari, Don Bosco dava una consegna che ancor oggi risuona per tutti i suoi figli:
« Prendete cura speciale dei poveri... Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini.»(788)
Tutta la TRADIZIONE SALESIANA riconferma i tratti fondamentali di quell´ immagine di povertà che fu vissuta dal Padre e lasciata come prezioso patrimonio ai suoi figli.(789) .
LINEAMENTI FONDAMENTALI
DELLA POVERTA´ SALESIANA OGGI
L´ esigenza evangelica di seguire Cristo, l´ invito della Chiesa ad ascoltare il grido dei poveri, l´ insegnamento e l´ esempio trascinatore di Don Bosco sono per i Salesiani i punti di partenza per il rinnovamento della loro povertà. Nel desiderio di rispondere a questi appelli del Vangelo, della Chiesa e del mondo d´ oggi ed alle attese dei Confratelli, il Capitolo Generale offre alla Congregazione una descrizione delle linee fondamentali della povertà salesiana rinnovata.
Due linee ci sembrano oggi essenziali alla povertà del religioso salesiano: LA TESTIMONIANZA ED IL SERVIZIO. Due forme di incarnazione della povertà che si esigono e si completano mutuamente: né la testimonianza può essere vuota esibizione esterna, né il servizio ai poveri può essere reso con ostentazione di ricchezza e di potere. Testimonianza e servizio hanno un´ unica radice: la carità. Carità verso Dio che si traduce in carità verso il prossimo come dono ai fratelli. Il Cristo si fece povero per arricchirci, assunse cioè volontariamente lo stato di povertà, dandone testimonianza nella condizione di umile lavoratore e nella solidarietà con i poveri, ma fece ciò allo scopo di dare se stesso in dono totale agli uomini. Allo stesso modo la testimonianza di povertà del religioso, che trae origine dall´ amore a Dio e ai fratelli, si traduce necessariamente nel dono di sé e nell´ effettivo servizio ai poveri. La carità potenzia ogni forma di povertà: fa che la testimonianza sia modesta e servizievole, e che il servizio sia umile e luminoso.
La nostra povertà ha il suo fondamento ed il suo pieno significato alla luce della MISSIONE salesiana. Al seguito di Cristo venuto ad evangelizzare i poveri, inviati nel nome di Don Bosco per educare cristianamente i giovani più poveri ed abbandonati, i Salesiani esprimono anzitutto la loro povertà come donazione totale di sé e dei loro beni al servizio dei giovani poveri. Oggi più che mai Don Bosco e la Chiesa ci mandano di preferenza in mezzo ai poveri, ai meno favoriti, al popolo (790) Questo servizio salesiano si realizza particolarmente nel lavoro, negli impegni apostolici e nelle opere.
Il lavoro è l´ espressione più forte e più concreta del servizio salesiano alla gioventù povera. Sensibile alla consegna del Padre che raccomandava Oggi bisogna operare, intensamente operare, il Salesiano pratica con i fatti la povertà con un impegno reale nel lavoro, ricordando che è giudicato ricco colui che non ha bisogno della propria fatica per vivere.(791)
b) Le nostre attività apostoliche e le opere
Le nostre attività apostoliche e le opere sono la risposta di servizio che noi Salesiani, fedeli al carisma di Don Bosco, offriamo alle necessità dei luoghi in cui siamo chiamati dalla Provvidenza. Perciò la scelta delle attività, l´ ubicazione delle opere, la loro apertura concreta verso i bisognosi, i servizi che prestiamo debbono essere lo specchio della nostra povertà. In questo senso tutte le iniziative della creatività propria dello spirito salesiano dovranno puntare tenacemente su questo fondamentale servizio delle opere salesiane nella Chiesa. Questo stile di servizio indurrà i salesiani anche a raggiungere più direttamente i poveri nella loro condizione, a stare con loro, a condividere le loro ansie.(792) In particolare, come risposta attuale ai bisogni del nostro tempo, in tutte le attività ed opere della Congregazione i Salesiani dovranno prendere sempre maggior coscienza del loro impegno - nei riguardi del sottosviluppo per una vera educazione liberatrice, agente di promozione umana e cristiana;(793) - nel mondo del benessere e della socializzazione per una educazione pure liberatrice dall´ idolatria delle cose, dalle degradanti forme di povertà morale e da ogni spersonalizzante tecnocrazia.
2) TESTIMONIANZA
L´ imitazione del Cristo povero, sull´ esempio luminoso del Fondatore, porta il Salesiano personalmente e tutta la comunità a vivere la povertà come testimonianza concreta e leggibile. Il dono di sé ed il servizio disinteressato, mentre dimostrano che mettiamo noi stessi ed i nostri beni a disposizione di Dio nei fratelli, esigono una vita di distacco e di reale povertà, che ci renda solidali con i poveri e testimoni credibili del messaggio delle beatitudini.
A) TESTIMONIANZA PERSONALE
Facendo propria la beatitudine proclamata da Gesù, il Salesiano manifesta personalmente la sua povertà nella rinuncia volontaria e nel distacco interiore ed effettivo dai beni temporali, in atteggiamento di gioiosa fiducia nella parola e nella promessa di Dio Padre. Questo impegno personale di povertà, che il Salesiano vive non a parole, ma con amore e coi fatti,(794) è condizione indispensabile per costruire la comunità povera e per rendere efficace il servizio ai fratelli. Ogni Salesiano perciò, sostenuto dalla forza profetica della fede e da profondo senso di responsabilità, vive praticamente da povero:
1) in un livello di vita personale semplice ed austero, che rifiuta comforts e comodità di tipo borghese. Egli ricorda e rivive la caratteristica temperanza di Don Bosco nell´ abitazione, nei cibi, nell´ abito, nelle vacanze e nei viaggi, nella stessa malattia; ed è pronto a partecipare in qualche modo a quella insicurezza che segna la vita del vero povero.
2) nell´ operosità instancabile, che appare come dedizione completa alla missione.
3) nell´ uso dei beni: considera il suo tempo e i suoi talenti non come beni personali, ma come beni consacrati a Dio e messi a disposizione dei fratelli; la povertà professata non gli impedisce di tenere in uso, con il consenso del Superiore, ciò che è necessario ad un lavoro apostolico efficiente; tuttavia il suo modo di usare del danaro e dei mezzi rimane sempre quello del povero, che si deve accontentare soltanto del necessario.
B) Testimonianza collettiva
La testimonianza di povertà è particolarmente leggibile quando è vissuta in comunità. Essere povero - ci dice San Francesco di Sales - significa vivere in comunità.(795) Sull´ esempio vitale di Gesù e dei primi cristiani, per cui la povertà si traduceva nel dare, nel condividere, cioè in carità come partecipazione, i Salesiani si riuniscono in comunità, mettendo in comune le doti e capacità personali e tutti i frutti del proprio lavoro per porli a servizio dei poveri. In tal modo la nostra povertà diviene COMUNIONE DI BENI per il servizio dei poveri, intrinsecamente legata alla missione salesiana: non è semplice rinuncia ai beni economici, ma è un uso speciale di essi a favore dei giovani e dei poveri; è cioè un segno della nostra carità operosa per i bisognosi. Ma non dobbiamo dimenticare che la credibilità e l´ efficacia della nostra comunione di beni esigono una vera testimonianza collettiva di distacco ed una reale solidarietà con il mondo dei poveri da parte dell´ intera comunità. Gli Istituti stessi - ci dice il Concilio - cerchino di dare una testimonianza collettiva di povertà.(796) Questa testimonianza collettiva sarà vissuta concretamente:
1) nell´ austerità della vita in comune: nella frugalità del vitto, nel rifiuto del superfluo, nella funzionale semplicità degli edifici, dobbiamo sentirci più vicini ai poveri. Ci aiuterà il contatto con i giovani poveri, con la gente semplice, il dialogo vivo con essi, il condividere le loro sofferenze e difficoltà;
2) nel modo di possedere: tutto ciò che abbiamo e siamo lo mettiamo in comune per la nostra missione, con una vera compartecipazione nell´ uso dei beni e nella gestione amministrativa ci sentiamo tutti responsabilmente compro messi nella povertà di famiglia;
3) nella pratica di una generosa solidarietà con le case e le ispettorie della Congregazione e le varie necessità della Chiesa e del mondo.
Come mezzo potente per un´ efficace testimonianza di povertà e come sprone ad un continuo rinnovamento, i Salesiani saranno fedeli ad una VERIFICA COMUNITARIA PERIODICA, in cui, facendo un veritiero esame del proprio stato di testimonianza e di servizio, si pongano in umile e leale confronto con gli ideali posti dal Vangelo e dalla Missione. Il motto lasciatoci da Don Bosco Lavoro e Temperanza sintetizza programmaticamente la povertà salesiana che nel servizio di un lavoro instancabile e nella vita di gioiosa temperanza rende testimonianza indiscussa davanti a tutti.
3) ALCUNE PARTICOLARI QUESTIONI
1. Povertà evangelica o socio-economica?
Nella pratica della povertà si pone frequentemente una importante obbiezione: La povertà del religioso è solo un atteggiamento interiore di rinuncia e disponibilità al servizio (povertà evangelica o apostolica) o involve necessariamente una solidarietà effettiva con i poveri in senso anche socio-economico? Dobbiamo giustamente distinguere:
a) la povertà come privazione dei beni di questo mondo, necessari perché gli uomini vivano in quanto tale un male. Essa è denunciata dalla Scrittura come contraria alla volontà di Dio e spesso come il frutto dell´ ingiustizia e del peccato.
b) La povertà evangelica come atteggiamento di fondo di ogni cristiano è l´ attitudine di apertura a Dio, di disponibilità di chi pone in Dio tutta la sua fiducia. Valorizza i beni di questo mondo, ma non si appaga in essi, riconoscendo il valore superiore dei beni del Regno.(797)
c) La povertà che il Concilio Vaticano II addita ai religiosi è una povertà-segno, povertà-sacramento che li impegna ad essere in modo evidente poveri di fatto e nello spirito.(798) I religiosi tendono, come tutti i cristiani, alla povertà evangelica e, per essere segno nella Chiesa della beatitudine di questa povertà, volontariamente e per amore assumono la stessa condizione sociale dei bisognosi di questo mondo e partecipano delle loro privazioni, per testimoniare la libertà spirituale di- fronte ai beni terreni, per servire i poveri ed aiutarli nel loro sforzo di liberazione. Essi seguono in questo l´ esempio di Cristo che ha fatto proprie tutte le conseguenze della nostra condizione umana per salvarci.
d) Certo si deve tener presente che l´ immagine concreta della povertà socio-economica del religioso e quindi la sua realtà di segno, oltre che dipendere dalla diversità dei carismi delle singole famiglie religiose, varia secondo i diversi ambienti e paesi, le differenti culture e civiltà e le particolari situazioni. Per questo la pratica della povertà è soggetta al principio del pluralismo e deve essere coraggiosamente tracciata da ogni Istituto religioso e, nell´ interno di esso, dalle comunità regionali o ispettoriali, con riferimento ai bisogni ed alle urgenze dei luoghi. Non si dovrà mai tuttavia trascurare la reale solidarietà a livello mondiale, che ci fa scoprire e condividere le tragiche condizioni di povertà che esistono anche lontano dai nostri paesi.
2. Testimonianza o servizio?
Un altro inquietante interrogativo angustia la pratica della povertà del Salesiano: come è compatibile una testimonianza che deve giungere fino alla piena solidarietà con il mondo dei poveri, con le necessità del servizio di educatori che richiede mezzi funzionali e strutture adeguate? E possibile essere poveri in una istituzione che assume talvolta apparenza di grandiosità? La soluzione di questo conflitto, che costituisce spesso un vero caso di coscienza di fedeltà alla vocazione salesiana, pensiamo si debba trovare nella linea stessa di Don Bosco, che additava ai Salesiani una povertà autentica ma funzionale, sempre protesa al compimento della missione, e che nella sua quotidiana azione, mentre era esemplarmente austero con sé e per la vita della sua comunità, non esitava a cercare i mezzi per lo sviluppo delle opere. Invero, collocandoci nella missione salesiana, noi pensiamo che la prima e più importante testimonianza dei Salesiani è lo stesso servizio che essi prestano ai giovani, soprattutto ai più poveri, col proprio lavoro e col mettere a loro disposizione tutto ciò che sono e tutto ciò che hanno. E´ questo servizio, umile generoso evidente, che, spingendoci a un dono costante a chi è bisognoso, ci fa necessariamente evitare ogni controtestimonianza, che ci porrebbe in palese contrasto con coloro che vogliamo servire ed annullerebbe l´ efficacia della nostra azione.
3. Formazione alla povertà
La povertà è una scelta che, per il quotidiano impegno di una fedeltà continuamente minacciata dall´ insensibile attaccamento alla vita borghese, esige coscienza formata e delicata. E´ necessaria quindi una vera educazione alla povertà, che deve iniziare negli anni di formazione del giovane confratello per proseguire ed approfondirsi in tutta la vita del Salesiano.
Vogliamo delineare alcune mete di questa formazione.
a) Mentalità
Occorre creare nei giovani salesiani, fin dai primi anni, una mentalità che sappia cogliere le linee-forza della povertà salesiana: - partecipazione al mistero dell´ impoverimento di Cristo, nella radicalità di una sincera rinuncia ai beni ed alle apparenze di questo mondo;
- disponibilità totale della persona per il compimento della missione;
- conversione della mentalità individualistica alla preoccupazione sociale per il bene comune;
- amore di predilezione per i poveri.
b) Educazione vitale
Questa mentalità deve tradursi nella vita quotidiana all´ interno della comunità formatrice. I giovani salesiani saranno formati concretamente a vivere la povertà ogni giorno:: - in una vita austera e sacrificata; - nella fedeltà allo studio e nell´ educazione al lavoro, anche manuale, come mezzo di sostentamento; - nella generosità del condividere; - nella conoscenza del mondo dei poveri, dei lavoratori, imparando a sintonizzarsi con essi, ad entrare con loro in amichevole ed aperto contatto e partecipando all´ impegno per vincere la loro emarginazione. Infine il giovane confratello sarà educato alla responsabilità nell´ uso del danaro, pienamente introdotto nella conoscenza degli aspetti economici della sua vita, reso opportunamente partecipe della gestione amministrativa dell´ intera comunità.
Per promuovere lo spirito di povertà della Congregazione, il Capitolo Generale non può restare insensibile agli aspetti finanziari ed amministrativi della vita delle comunità. La comunità possiede quei beni che le sono necessari per il compimento della sua missione; la Chiesa ci chiede che anche nel possesso e nell´ uso di questi beni noi diamo testimonianza collettiva di povertà.(799) Una saggia amministrazione oltre che essere una giusta valorizzazione dei beni per il servizio dell´ uomo,(800) è anche strumento per una più chiara testimonianza di povertà. La povertà religiosa esige che la nostra amministrazione sia tale da escludere l´ accumulazione e l´ eccessiva preoccupazione dei beni materiali, l´ affarismo, il gigantismo nelle imprese ed ogni forma di controtestimonianza. Sappiamo di amministrare i beni dei poveri, secondo le parole di Don Bosco: Ricordatevi che quello che abbiamo non è nostro, ma dei poveri; guai a noi se non ne faremo buon uso(801) Il Capitolo Generale offre le seguenti indicazioni per un rinnovamento anche dell´ aspetto amministrativo delle nostre case:
a) Amministrazione ed economia sono compito di tutta la comunità: tutti i Confratelli devono sentirsi veramente corresponsabili ed impegnati nell´ andamento economico della casa; per questo devono essere sviluppati i mezzi di partecipazione comunitaria alla gestione amministrativa (bilanci preventivi e consuntivi, programmazioni, verifiche comunitarie...) .
b) Per una maggior efficienza di servizio la gestione ordinaria è affidata ai confratelli economi " d´ intesa e con il controllo del Direttore. I Confratelli che assumono incarichi amministrativi rendono un vero servizio all´ intera comunità; sacrificano il loro tempo e le loro energie in un lavoro pesante e spesso ingrato per creare alla comunità le condizioni necessarie per un lavoro pastorale più efficiente. Essi si sforzano perciò di conoscere i principi ed i criteri di una sana amministrazione; ricordano che non devono agire come proprietari, perché sono solo i depositari dei beni della comunità; la loro gestione è guidata da grande cura per il bene comune unita alla giustizia ed alla carità.
c) L´ amministrazione salesiana infine, caratterizzata dallo stile del servizio, sarà sempre aperta alla collaborazione e partecipazione, nei modi e nelle forme più convenienti, degli esperti laici e di tutti coloro ai quali prestiamo la nostra opera.
Per il rinnovamento della povertà dei Salesiani, il Capitolo Generale presenta alcune scelte operative a livello pastorale ed apostolico che sembrano particolarmente urgenti.
1. Ridimensionamento delle opere
Il Capitolo Generale sottolinea l´ importanza che il mondo attuale attribuisce al segno collettivo di povertà e l´ urgenza di un rinnovato impegno di tutta la Congregazione per essere più fedele all´ immagine di povertà voluta dal nostro Fondatore. DELIBERA perciò che: I Capitoli ispettoriali, convocati quanto prima per stabilire le tappe di applicazione del CGS, assumano come punti fondamentali del ridimensionamento: a) un serio esame dello stato di povertà delle comunità della Ispettoria; b) una decisa ricollocazione delle opere secondo le linee tracciate dalla missione salesiana, nei due aspetti fra loro complementari: - una maggior coscienza sociale nei nostri impegni apostolici di promozione umana; - ed una ricollocazione geografica della nostra presenza fra i socialmente poveri;(802) c) rientra nel piano di ridimensionamento di questo sessennio il destinare primariamente i frutti del nostro lavoro alla qualificazione culturale, professionale, pastorale dei Confratelli, che costituiscono la nostra unica ricchezza.
2. Sperimentazioni
Rispondendo all´ invito della Chiesa di testimoniare in modi nuovi la nostra povertà, e nella consapevolezza che un efficace rinnovamento incomincia spesso dalle iniziative di uomini e gruppi particolarmente disponibili, il Capitolo Generale incoraggia opportune sperimentazioni di nuove forme di testimonianza e servizio in mezzo ai più poveri, secondo lo spirito missionario di Don Bosco pronto ad intervenire dove più urgenti sono le necessità. Queste sperimentazioni, assunte dalla comunità ispettoriale o dalle comunità locali, saranno approvate dall´ Ispettore con il suo Consiglio.
3. Testiminianza di povertà delle istituzioni
La vita di povertà, come compito di tutta la comunità salesiana, esige una reale corresponsabilità che impegni tutti e ciascuno. Perché tale corresponsabilità sia praticamente possibile, e perché le stesse istituzioni diano più chiara testimonianza di povertà, può essere conveniente: a) separare l´ amministrazione dell´ opera da quella della comunità religiosa; ed anche possibilmente distinguere l´ ambiente di vita della comunità dall´ opera in cui essa svolge il suo lavoro; b) cercare la consulenza e la collaborazione dei laici nella amministrazione delle opere, costituendo eventualmente dei consigli di amministrazione in cui essi siano attivamente presenti; c) rendere consapevoli, nei modi opportuni, coloro cui prestiamo il nostro servizio dell´ andamento economico delle nostre opere. Il Capitolo Generale invita i Capitoli ed i Consigli ispettoriali a studiare la possibilità di applicare questi suggerimenti nel contesto delle situazioni locali.
4. Lotta contro l´«imborghesimento»
Perché la povertà di ogni salesiano sia un segno manifesto della sua scelta del Cristo povero, il Capitolo Generale invita tutti i Confratelli ad un serio impegno per una decisa lotta contro l´ imborghesimento. Ognuno accetti con gioia uno stile di vita austero, la dipendenza dai Superiori nell´ uso del danaro e delle cose personali e le inevitabili limitazioni e privazioni proprie della vita dei poveri. Ciascun Confratello pensi che la sua povertà personale è una pietra necessaria nella edificazione della comunità povera. In particolare, il Capitolo invita oggi i Salesiani a RINNOVARSI NELL´ ASSIDUO E INTRAPRENDENTE SPIRITO DI LAVORO insegnatoci da Don Bosco come espressione di povertà evangelica. Ogni Confratello senta ]´obbligo di un orario lavorativo non inferiore a quello della gente povera. Anzi, in un momento di emergenza come il nostro, ognuno deve essere pronto ad un lavoro straordinario, per rendere possibile la qualificazione del personale e il sostentamento delle opere indispensabili.
5. Uso delle assicurazioni sociali
La comunità salesiana vive del lavoro dei suoi membri e ripone la sua fiducia nella Provvidenza che l´ assiste e l´ aiuta. Partecipando pienamente alla vita dei lavoratori, potrà essere conveniente utilizzare i servizi degli Istituti di assicurazione e previdenza sociale, secondo le situazioni dei diversi paesi. Il Capitolo Generale invita i Capitoli ed i Consigli ispettoriali a studiare la possibilità ed il modo di applicare queste indicazioni, in armonia con le condizioni locali.
Per realizzare una generosa solidarietà fra i Confratelli e le comunità della Congregazione, il Capitolo Generale propone:
a) che le comunità ispettoriali si sforzino realmente di eliminare le differenze stridenti fra le case di una stessa ispettoria;
b) che si studi, con sincerità e carità, nell´ ambito delle Conferenze ispettoriali la possibilità di collaborare con personale, mezzi economici... per aiutare le ispettorie più povere del gruppo;
c) che sull´ esempio della Chiesa primitiva e come esercizio di fraterna carità, ogni Ispettoria, pur nelle sue strettezze e povertà, stabilisca un piano di aiuti alla Direzione Generale, per la soluzione dei problemi economici di tutta la Congregazione.
L´OBBEDIENZA SALESIANA OGGI
"I religiosi con la professione di obbedienza... si uniscono alla volontà salvifica di Dio... mossi dallo Spirito Santo, ad imitazione di Gesù Cristo. I Superiori esercitano l´ autorità in spirito di servizio verso i fratelli... con rispetto della persona umana... in maniera tale che i religiosi cooperino con una obbedienza attiva e responsabile» (803)
L´ esigenza di approfondire e rinnovare la concezione e l´ esercizio dell´ obbedienza e dell´ autorità è vivamente sentita e manifestata da molti confratelli. Essi chiedono che il rinnovamento si compia nella fedeltà a Don Bosco, nelle norme e nello spirito del Vaticano II e anche nella valutazione attenta del contesto storico in cui viviamo. Il mondo contemporaneo è caratterizzato da un insieme di fenomeni, che hanno un riflesso molto forte, anche in campo religioso, sulla concezione e sulla prassi dell´ obbedienza e dell´ autorità. Il valore della persona è fortemente affermato. Insito nella natura umana, proclamato dal Vangelo che innalza l´ uomo alla dignità di figlio di Dio, tale valore è vivamente sentito e rivendicato oggi. L´ uomo dichiara la sua maturità di adulto; vuol essere non solo oggetto, ma anche soggetto della storia di cui è parte. Chiede il riconoscimento della sua libertà, del diritto di prendere le sue iniziative, di esercitare la sua creatività.
L´ interdipendenza sempre più grande degli uomini tra di loro spinge ad unirsi, a sentire la corresponsabilità dei singoli e del gruppo.
La secolarizzazione afferma l´ autonomia dei valori temporali. Il ritmo e il carattere attuale della storia fanno sentire la necessità di diversificare i compiti e di tener conto delle competenze di ciascuno. L´ obbedienza e l´ autorità sono spesso viste soprattutto come strumenti di efficienze e di utilità; devono quindi favorire e armonizzare l´ iniziativa e la creatività della comunità e dei singoli, riconoscendo e valorizzando le capacità di ciascuno.
Alcune strutture non rispondono più in modo adeguato alle esigenze di oggi. Coloro che hanno responsabilità di governo provano difficoltà accentuate nello svolgere il loro compito e sono talora indotti ad un atteggiamento passivo, a non intervenire, a non agire, a non prendere provvedimenti anche quando lo dovrebbero fare. I vari elementi e tendenze, propri della società attuale, hanno una parte considerevole nell´ evoluzione in atto nella nostra Congregazione, anche a riguardo dell´ obbedienza e dell´ autorità. Si è compiuto un cammino, un progresso, sotto l´ impulso di motivi propriamente religiosi e anche per l´ esigenza dei tempi nuovi: nella ricerca di un´ obbedienza attiva e responsabile; nell´ avvio di un dialogo fraterno; nell´ esercizio della corresponsabilità. Ma, come sempre in tempi di trasformazioni profonde, vi sono anche forme e atteggiamenti non equilibrati e poco religiosi: un sentimento esagerato del valore della persona, della libertà, della iniziativa individuale; una certa insofferenza per ogni autorità; un atteggiamento anti-istituzionale; un diminuito senso della disciplina religiosa; una disistima diffusa nell´ efficacia normativa della regola; e d´ altra parte talora una difficoltà nei superiori a conformarsi pienamente ai rinnovati modi di esercitare l´ autorità. In un indebolimento e talora in una crisi della fede si diffonde una mentalità, che non discerne più chiaramente i valori superiori dell´ obbedienza religiosa. Si manifesta così il pericolo che la concezione dell´ autorità e dell´ obbedienza rimanga troppo sul piano naturale.
Ora si chiede UN RINNOVAMENTO NELLA CONCEZIONE DELLA OBBEDIENZA, che tenga conto delle giuste esigenze dei tempi, rispetti i valori della persona e della comunità, e insieme riaffermi vigorosamente il suo valore soprannaturale; e un rinnovamento nel modo di praticarla; affinch vi sia un impegno più profondo e più comunitario nel perseguire i fini della nostra vita religiosa, il compimento della nostra missione. E si domanda un modo di esercitare l´ autorità, che sia un vero servizio evangelico ai singoli, alla comunità, alla missione della Congregazione. Si desidera inoltre un´ applicazione più decisa dei principi di sussidiarietà, di decentramento e di corresponsabilità.
L´ OBBEDIENZA OGGI
L´ obbedienza religiosa è espressione concreta della nostra fede cristiana. Ciò significa un atteggiamento assai più profondo della semplice dipendenza sociale di un suddito dal suo superiore; è una vera vocazione di discepolo impegnato non solo nell´ imitazione, ma anche dalla partecipazione della salvezza umana. In Gesù l´ obbedienza al Padre è la sintesi della sua vita e del suo mistero pasquale di morte e di risurrezione. Essa rivela la sua identità di Figlio e insieme di Servo, mostrandolo unito in modo indicibile e assolutamente unico al Padre, e, perciò, totalmente docile a Lui. Della nostra inserzione battesimale nel Cristo e nell´ amore che lo unisce al Padre e ai fratelli trae la sua vera origine la nostra obbedienza.
La Chiesa, che è in Cristo come un Sacramento o segno e strumento dell´ intima unione con Dio e dell´ unità di tutto il genere umano,(804) nel suo cammino terrestre è sempre in ascolto dello Spirito. Essa continua l´ obbedienza di Cristo nella fedeltà alla sua missione di instaurare in tutte le genti il Regno.(805) In quanto comunità religiosa la comunità salesiana, inserita nella Chiesa, partecipa alla sua vita(806) e, animata dallo Spirito Santo, vuol vivere anch´ essa intensamente l´ atteggiamento di ascolto e di obbedienza salvifica di Cristo. Il Salesiano, entrando nella Congregazione, con la professione del voto di obbedienza, fa totalmente sua la volontà di Dio e si impegna, con Cristo, a essere disponibile al suo servizio, vivendo in una comunità di confratelli secondo le Costituzioni liberamente accettate.
L´ obbedienza religiosa è, come elemento vitale nella Chiesa mistero di salvezza, un atteggiamento-segno al servizio della figliolanza battesimale, per farci vivere la piena docilità al Padre. I religiosi prestano assenso a uomini, non per se stessi, ma in quanto questi li aiutano a seguire Cristo e concorrono a manifestare a loro la volontà concreta di Dio: essi cioè, per amore di Dio, in ciò che riguarda la perfezione, si sottomettono all´ uomo al di là della stretta misura del precetto, al fine di conformarsi più pienamente a Cristo obbediente.(807)
La volontà di Dio la troviamo nei molteplici segni in cui viene manifestata. Tra questi segni sono di grande importanza gli avvenimenti e le situazioni concrete del momento, sia di portata generale come i segni dei tempi, sia di portata particolare come la necessità, le urgenze, le esigenze e i problemi dei singoli tempi, luoghi, comunità e individui. Ma questi segni non sempre si possono interpretare con chiarezza e facilità. Per scoprirne il significato ci vuole anzitutto una attitudine di fede, che è fonte di luce. IL VANGELO è la regola suprema e il primo strumento per la ricerca. Il Magistero ecclesiastico, assistito dallo Spirito, in questo ci guida autenticamente. LE COSTITUZIONI sono un altro strumento specifico per noi: costituiscono il nostro punto di vista evangelico per approfondire la realtà; la loro approvazione da parte della gerarchia ci garantisce che esse tracciano per noi una via pratica e sicura, e nello stesso tempo ci uniscono in spirito di obbedienza alla Chiesa.
Un segno di speciale valore è per noi lo spirito e la missione della Congregazione. Sappiamo che il progetto del Padre comporta che la nostra vita si svolga in un ambito ben definito. Questo ci lascia ancora un ampio spazio di ricerca, ma è già una delimitazione e, quindi, una vera indicazione di ciò che Dio chiede: quanto si oppone alla missione e allo spirito della Congregazione non può essere la volontà del Padre. In questo ambito hanno un ruolo proprio, segno concreto del volere divino, quali la comunità a tutti i livelli e i superiori che la guidano responsabilmente nella fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e alle Costituzioni. Tra i nostri superiori il Sommo Pontefice, rappresentante di Cristo in terra, sarà il primo.
B. ESERCIZIO DELL´OBBEDIENZA
1. In spirito di comunione
La ricerca della volontà di Dio sarà anzitutto comunitaria. I rapporti tra i confratelli con distinte funzioni sono animati dallo spirito di famiglia, che caratterizza la comunità salesiana e fa di essa un solo cuore e un´ anima sola. Tutti svolgono il proprio compito in spirito di umile servizio,(808) consapevoli del la propria limitatezza e debolezza umana, cercando di realizzare insieme, nel dono gioioso e generoso di sé, la propria consacrazione nell´ adempimento della comune missione. Pertanto, al servizio del bene comune, l´ autorità e l´ obbedienza si esercitano come due aspetti complementari della stessa partecipazione all´ offerta di Cristo: per quelli che operano in autorità si tratta di servire nei fratelli il disegno d´ amore del Padre; mentre con l´ accettazione delle loro direttive, i religiosi seguono l´ esempio del divin Maestro, e collaborano all´ opera di salvezza.(809)
2. Tutti corresponsabili
Alla Congregazione Cristo ha rivolto l´ invito ad impegnarsi per realizzare il suo Regno e per compiere una missione di salvezza fra gli uomini. Ognuno, insieme agli altri, è responsabile nell´ attuare la carità nella comunità, la comune missione nel mondo e quella personale nella propria vocazione. Il Vat. II ha dato rilievo al principio della corresponsabilità nella Chiesa e in ogni Istituto religioso. Nella vita e nell´ azione la corresponsabilità si esercita soprattutto in tre momenti: la ricerca, la decisione e l´ esecuzione.
La ricerca della volontà di Dio appare un compito assai delicato per la Comunità e per i singoli, se si considera l´ oscurità della fede e la fragilità umana. Di qui l´ importanza del DIALOGO COMUNITARIO nel quale tutti, in sincerità leale, daranno la propria capacità e competenza, tenendo sempre presente il bene della comunità e delle anime ad essa affidate. Ciò si farà non solo per giungere a decisioni importanti, ma anche per aspetti della vita ordinaria. Animati da spirito costruttivo tutti, nel dialogo aperto e nella cordiale disponibilità, aiuteranno i superiori ad adempiere il loro difficile compito di guida ed il loro servizio per il bene dei fratelli. In unione fraterna, attraverso un fiducioso scambio di idee, si procederà insieme per conoscere la volontà di Dio; la ricerca sarà compiuta in particolare dal superiore col confratello interessato quando si tratterà di una situazione personale; con la comunità quando la decisione da prendere la riguarda direttamente.(810)
Nella vita ordinaria molte decisioni emergono spontaneamente dal parere comune. Quando sarà necessario il superiore, animatore e centro propulsore della comunità, nel suo compito di guidare i confratelli ad un´ obbedienza attiva e responsabile,(811) ma anche di decidere e comandare ciò che si deve fare,(812) farà in modo che la sua ultima parola sia il naturale suggello della convergenza delle idee. In molti casi però dovrà cercare di ottenere l´ unità delle volontà e dei cuori anche nella diversità dei pareri. Nelle decisioni più significative, sentirà il parere del Consiglio competente, o di un gruppo di confratelli o anche di tutta la comunità, secondo i casi. Talvolta il Consiglio stesso ha un valore solo consultivo: il superiore, nella sua prudenza, ne terrà conto nel prendere la sua decisione. Anche se non legato da una maggioranza, prenderà una decisione del tutto personale solo quando ne vedrà chiari e validi motivi. E´ lui però il primo responsabile della comunità, come pure dei rapporti con l´ intera Congregazione, con la Chiesa locale, con l´ ambiente esterno.
La corresponsabilità comporta l´ applicazione dei principi della sussidiarietà e del decentramento anche nelle decisioni. Ove basta una direttiva generale - salva l´ animazione e il coordinamento necessario - le decisioni ulteriori saranno lasciate ai responsabili, singoli o gruppi. Questo farà evitare il PATERNALISMO da una parte e l´ INFANTILISMO dall´ altra, permettendo il rispetto e una reale maturazione delle persone.
Nel momento dell´ esecuzione l´ obbedienza si impegna concretamente, suscitando la ricchezza delle iniziative personali e la generosità del sacrificio. Liberamente, responsabilmente, attivamente, la comunità tutta, o il singolo interessato, entrano nella adesione al Padre con i fatti, ossia con il compimento di ciò che è stato deciso. Lo fanno in nome della fede sempre, ma soprattutto nei casi in cui la decisione diverge dai pareri personali. Lo fanno con l´ intelligenza e con il cuore, lo fanno con lealtà e con responsabilità, prendendo le iniziative convenienti nell´ ambito delle direttive date, in una collaborazione piena e cordiale, in un clima di famiglia unita nell´ amore, anche nel lavoro molteplice. Mentre i casi di decisione comunitaria si presentano in alcune particolari situazioni, la fase dell´ esecuzione sarà il campo quotidiano della virt— dell´ obbedienza. Il suo valore testimoniale si farà sentire particolarmente nel terribile quotidiano, nella disponibilità continua, nella gioiosa e generosa donazione di sé alla missione affidata. In questa attitudine si crea il vero spirito di comunione, necessario per realizzare con senso di corresponsabilità i piani di Dio attraverso la storia di ogni giorno.
3. Per la Chiesa
Attenti alle necessità della Chiesa locale, nella quale sono parte viva ed attiva, le comunità parteciperanno alla pastorale d´ insieme, obbedienti al Vescovo e fedeli al proprio spirito e alla propria missione.(813) Ogni confratello deve essere consapevole di lavorare, nell´ ambito della sua obbedienza, per la missione salvifica della Chiesa, svolgendo nel suo posto un compito veramente ecclesiale.(814)
4. Obbedienza di persone libere e mature
La corresponsabilità esercitata ad ogni livello, secondo le direttive del Vaticano II che anche in questo vuole un riconoscimento della dignità della persona, contribuirà alla maturità del religioso. Nella fase di ricerca, questa maturità si manifesterà con la libera e fraterna discussione, con la critica costruttiva e rispettosa; accettando corresponsabilmente le decisioni prese, in spirito di fede e di carità comunitaria, superando ogni individualismo; e nell´ esecuzione, con la lealtà, le iniziative personali e la propria creatività, con la solidarietà e lo spirito d´ quipe, con la fedeltà alla missione comune. L´ obbedienza non sarà un atto infantile, ma un atteggiamento da adulti; non una rinuncia alla volontà e alla personalità, ma il volere fortemente il compiersi della volontà divina, preferendola ai propri desideri. E´ questa la via alla vera liberazione dell´ uomo.
5. Coscienza e obbedienza
Dove tutti i confratelli sono sinceramente impegnati a vivere con generosità lo spirito del Vangelo, nella fedeltà all´ insegnamento della Chiesa e sull´ esempio di Don Bosco, in una corresponsabilità fondata nell´ unione degli animi in spirito di famiglia, l´ esercizio dell´ obbedienza e dell´ autorità può essere assai agevolato. Tuttavia, a causa della debolezza umana e dei limiti di ognuno, possono sorgere difficoltà anche gravi. Può talora esservi un conflitto tra l´ autorità del superiore e la coscienza del religioso. In tale situazione possono far luce principi e di rettive dottrinali ispirati dalla fede, presentati ai religiosi recentemente nell´ EVANGELICA TESTIFICATIO. La coscienza non è da sola l´ arbitra del valore morale delle azioni che ispira, ma deve riferirsi a norme oggettive e, se è necessario, deve riformarsi e rettificarsi. Fatta eccezione per un ordine che fosse manifestamente contrario alla legge di Dio o alle Costituzioni dell´ Istituto, o che implicasse un male grave e certo - nel qual caso l´ obbligo di obbedire non esiste - le decisioni del superiore riguardano un campo, in cui la valutazione del bene migliore può variare secondo i punti di vista. Il voler concludere, dal fatto che un ordine dato appaia oggettivamente meno buono, che esso è illegittimo e contrario alla coscienza, significherebbe misconoscere, in una maniera poco realistica, l´ oscurità e l´ ambivalenza di non poche realtà umane. Inoltre, il rifiuto di obbedienza porta con sé un danno, spesso grave, per il bene comune. Un religioso non dovrebbe ammettere facilmente che ci sia contraddizione tra il giudizio della sua coscienza e quello del suo superiore.(815)
Qualora si abbia un contrasto tra ciò che il religioso ritiene essere la volontà di Dio a suo riguardo e l´ obbedienza, la vita, l´ impegno della comunità; tra la propria visione delle situazioni, della missione, dell´ apostolato e quella del superiore e della comunità, vi sia un dialogo aperto e paziente. La soluzione non può essere imposta unilateralmente dal superiore. Si può interpellare anche la comunità. Bisogna rispettare la coscienza della persona e salvare nello stesso tempo l´ unità della comunità e i valori della vita religiosa. Nel caso in cui il dialogo col superiore immediato non riesca a risolvere il conflitto, è consigliabile consultare persone competenti, eventualmente scelte di comune accordo. In mancanza di soluzione, si può ricorrere alle autorità superiori. Quando da tutto questo risultasse che il religioso dovesse, o momentaneamente oppure per sempre, rinunciare a quanto credeva fosse un bene da realizzare, gioverà alla sua fede il ricordare che liberamente ha emesso la professione salesiana. Questa chiede di accettare in sincera coerenza le scelte e le direttive della Congregazione che parla e agisce attraverso i suoi organi responsabili; è una condizione essenziale a cui non si può rinunciare, se si vuole continuare ad essere parte viva della Società Salesiana.
6. Aspetto ascetico dell´obbedienza
L´ obbedienza religiosa suppone un atteggiamento di ascolto e di disponibilità alla voce interiore di Dio. Ciò esige da noi un´ attitudine costante di purezza di cuore, di superamento di noi stessi secondo lo spirito delle Beatitudini. Il partecipare alla comunione e alla missione della comunità può esigere da noi il distacco dai propri progetti e iniziative per accettare lealmente quelle della comunità e dei superiori, l´ abbandono dei desideri, anche legittimi e profondi, cose tutte che possono rendere l´ obbedienza veramente crocifiggente. Occorre ricordare che la ragione ultima sta nella partecipazione profonda alla vita di Cristo, che è stato obbediente fino alla morte di Croce, e che attraverso la sua obbedienza ha meritato la sua risurrezione e la nostra redenzione. Per il religioso, come per Cristo, viene operata attraverso l´ obbedienza, l´ oblazione di ciò che costituisce il nucleo più profondo della sua personalità, la volontà. Ma in questa stessa oblazione sta la realizzazione suprema di sé sul piano soprannaturale, e il massimo di fecondità in ordine al Regno di Dio.
Per poter compiere o mantenere la sua oblazione, egli ricorrerà spesso a quella sorgente di carità, che è anche la continuazione dell´ offerta di Cristo: l´ Eucaristia. Egli contemplerà un modello splendido e incoraggiante di obbedienza in Maria,(816) che più di ogni altra creatura ha partecipato al mistero pasquale della Redenzione, accettando pienamente la volontà salvifica del Signore e offrendosi insieme al suo Figlio per la salvezza degli uomini.
L´ AUTORITA´ OGGI
Ogni comunità (locale, ispettoriale, mondiale) è chiamata a dare testimonianza di docilità e disponibilità alla volontà del Signore; in essa i membri obbediscono nelle diverse funzioni esercitate da ciascuno. Una funzione essenziale nella comunità è l´ autorità: necessaria per costruire e mantenere l´ unione di ideali e di cuori nella carità; per aiutare nell´ interpretazione del volere di Dio a riguardo della comunità e dei singoli; per guidare e coordinare l´ opera dei confratelli nell´ adempimento della missione. La presenza e l´ accettazione dei superiori sono indispensabili in ogni comunità (817) Le Costituzioni, approvate dalla Chiesa,(818) sono la via per la quale i superiori ricevono la loro autorità. Ogni superiore deve adempiere la sua funzione in spirito di umiltà evangelica,(819) precedendo tutti con l´ esempio della fedeltà a Dio(820) e con senso di profonda responsabilità, sapendo che dovrà rendere conto a Dio dei suoi fratelli.(821) Modello è Cristo, che riflette l´ amore del Padre per gli uomini e non venne per farsi servire, ma per servire.(822)
Nella comunità salesiana (Congregazione, Ispettoria, Casa), il Superiore rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre.(823) Rimane fratello tra i fratelli, ricercando con e nella comunità, obbediente e docile, la volontà di Dio, sempre nei limiti delle Costituzioni. Nello stesso tempo è il centro propulsore e la guida della comunità.
Esercitare l´ autorità evangelicamente in mezzo ai fratelli significa servirli, sull´ esempio di Cristo che diede la sua vita per gli uomini.(824) Il servizio che il superiore rende ai membri della comunità è molteplice:
a) Essere guida di una comunità religiosa vuol dire impegnarsi seriamente nel rinnovamento della propria Vocazione comune, approfondirne lo spirito e riattualizzarne la missione secondo le autentiche esigenze dei tempi, alla luce del Vangelo e del Fondatore.
b) Poiché il vincolo, che unisce i membri della comunità, è anzitutto la carità,(825) il superiore si adopererà per realizzare e per mantenere la comunione fraterna. Manifesterà la sua bontà anche come un segno della carità con cui Dio ama i fratelli.
c) Si dedicherà principalmente e generosamente alla cura della sua comunità; come buon pastore curerà che tutti i confratelli abbiano ciò che è necessario e utile per la loro vita spirituale.(826) Cercherà di rendersi capace di svolgere il ruolo di maestro della comunità, specialmente per la vita religiosa e per la missione apostolica specifica. così egli potrà anche suscitare nei confratelli la stima e la simpatia, che rendono più facile l´ obbedienza.
d) E´ dovere del superiore il promuovere il buon spirito salesiano e la sana disciplina religiosa, secondo le Costituzioni, come un bene vero della comunità, non il mantenere solo l´ ordine con un´ osservanza formalistica. In questo compito cercherà il vero bene dei fratelli, più che il loro plauso. Tutti i membri della comunità collaboreranno con l´ accettazione sincera e costante degli impegni assunti dai confratelli nella professione religiosa. Il superiore saprà valutare situazioni personali e circostanze per agire con prudenza e con molta comprensione.
e) La vita religiosa non è esente da tentazioni e da crisi. Il superiore aiuterà i confratelli a essere fedeli nello adempimento dei loro doveri di religiosi e di apostoli, cercando di curare, convincere, guidare, incoraggiare tutti con la parola, con l´ esempio e con la preghiera. Qualora ne sia il caso, richiamerà e farà correzioni con tatto, con opportunità e soprattutto con carità fraterna.
f) Il superiore ha il compito di cercare la volontà di Dio, riguardo alla comunità e ai confratelli. Avvierà e guiderà il dialogo, in clima di fede e di carità; concluderà il momento della ricerca con opportune decisioni; incoraggerà la fedeltà di tutti nella esecuzione. Nel prendere decisioni, ricorderà la sua fallibilità umana e perciò terrà conto degli apporti di ognuno. In cose di particolare importanza, non prenderà una decisione senza il suo Consiglio. Agirà con prudenza e insieme con coraggio; la profonda fede in Dio, l´ esempio di Don Bosco, le direttive delle Costituzioni lo aiuteranno nelle incertezze della vita quotidiana.
g) E´ un dovere e un servizio del superiore lo stare sempre a disposizione dei confratelli per ascoltarli e guidarli, specialmente col colloquio personale, che illumina e conforta, incoraggia e sostiene.
h) Procurerà che la sua comunità si senta unità alle altre comunità, all´ Ispettoria, alla Congregazione, con l´ informazione, con la stima, con il cuore e, qualora se ne vedesse la necessità, anche con la disposizione a dare un aiuto fraterno.
Pur avendo piena coscienza della sua responsabilità e dei suoi compiti, il superiore consideri che, specialmente oggi, essendo sempre più complessa l´ attività, la responsabilità dovrà essere partecipata e diversificata nella comunità. Ogni confratello ha una propria responsabilità, condivisa con gli altri, al servizio della comunità e della missione.
LA PAROLA E IL MODO DI AGIRE
"L´ obbedienza... è il perno su cui si regge tutta la nostra società... se regna l´ obbedienza si formerà un corpo solo e un´ anima sola per amare e servire il Signore"(827)
"La carità sarà la veste quotidiana di chi comanda... Si avrà una famiglia di fratelli intorno al loro Padre"(828)
Don Bosco con la parola e con l´ esempio è per noi guida nel rinnovare la concezione e l´ esercizio dell´ obbedienza e dell´ autorità. Egli ha modi di pensare e di esprimersi che sono naturalmente condizionati dalla mentalità e dal costume del suo tempo. Ma studiando tutto Don Bosco, tutto il suo insegnamento e il suo comportamento con i salesiani, vediamo in Lui elementi essenziali per il rinnovamento oggi voluto; e li scorgiamo talora sviluppati già pienamente, talora solo in parte, ma suscettibili di svolgimento. Egli è persuaso che l´ obbedienza porta a realizzare i fini della vita consacrata; a formare l´ unità, soprattutto quella degli animi; in particolare, torna più volte a mostrare come essa è disponibilità ad accettare il lavoro, che Dio chiede a noi per il suo Regno, per la salvezza delle anime; a compiere in collaborazione ordinata e fraterna e con più ampia efficacia la missione voluta da Dio. Se noi, considerandoci come membri di questo corpo, che è la nostra Società, ci acconceremo a qualunque funzione ci tocchi fare, e questo scopo sarà animato dallo spirito di carità, e guidato dall´ obbedienza, avrà in sé il principio della propria sussistenza e la energia di operare grandi cose a gloria di Dio, al bene del prossimo a salute dei suoi membri.(829)
Lo spirito di famiglia è un´ idea centrale e orientatrice di Don Bosco. Ad essa si riferisce spesso nel parlare e nello scrivere; si ispira nel dar vita alla sua opera e nel reggerla; ad essa richiama i salesiani, quando vede delle deviazioni. Vuole la comunità come una sana, ordinata e concorde famiglia; l´ amore vi deve regnare e deve ispirare la vita, il lavoro, i rapporti reciproci; in essa il superiore è come amico, fratello, padre. Scriveva ad un salesiano, al quale aveva affidato la direzione di una Casa: Va´ in nome del Signore, va´ non come superiore, ma come amico, fratello e padre. Il tuo comando sia la carità, che si adopera di fare del bene a tutti, del male a nessuno.(830) A Don Rua, direttore a Mirabello, aveva dato la norma: Studia di farti amare prima di farti temere; nel comandare e correggere fa sempre conoscere che tu desideri il bene e non mai il tuo capriccio.(831)
Don Bosco, che vuole sempre nella comunità un clima schiettamente e serenamente familiare, chiede ai suoi figli un´ obbedienza vera; un´ obbedienza autentica e piena, generosa e pronta, umile e semplice, cordiale e gioiosa. Nel discorso tenuto ai confratelli di Varazze sulla strenna per il 1872 parla della vera obbedienza, cioè quella che ci fa abbracciare con volto ilare le cose che ci sono comandate e le abbracciamo come buone perché ci vengono imposte dal Signore,(832) Perché possa essere un´ obbedienza piena, la vuole animata dalla fede. A Don Bosco obbedivano facilmente e volentieri, anche perché profondamente amato e stimato; ma egli si preoccupava che l´ obbedienza prestata a Lui o ad altri superiori non poggiasse troppo su simpatia o altri motivi umani; voleva che si ispirasse prima di tutto a ragioni più alte di fede: L´ obbedienza non sia personale, ma religiosa. Non si obbedisca mai perché è il tale che comanda, o perché comanda in bel modo, ma si obbedisca perché si è certi di fare la volontà di Dio.(833) Don Bosco, così deciso nell´ affermare il significato e il valore dell´ obbedienza, mostra con la parola e l´ esempio a chi ha il compito di superiore che egli deve essere sempre disposto ad un servizio vero, umile, sacrificato, amoroso, pronto a tutto, verso quelli che sono affidati a lui. Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad obbedire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse avere l´ aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. così faceva Gesù con i suoi apostoli,(834) Insieme Don Bosco afferma con chiarezza che, chi ha la responsabilità di superiore, ha vera autorità. Egli ha il compito e la responsabilità di prendere le decisioni e dare le disposizioni opportune; egli è guida, centro animatore e propulsore della comunità, dei confratelli, della loro azione una e molteplice. Perché una società come la nostra prosperi, è necessario che sia ben organizzata; che vi sia chi comandi e chi obbedisca... In ogni corpo vi deve essere una mente che regga i suoi movimenti.(835)
I rapporti tra Don Bosco e i confratelli non sono quelli tra un padre e i figli sempre minorenni; anche se sono stati suoi giovani, vissuti e cresciuti nella sua casa, egli li tratta sempre con delicatezza e rispetto, con considerazione e riconoscimento concreto della loro capacità. Affida a loro compiti importanti; li riconosce come adulti e li mette in situazioni in cui sono stimolati ad approfondire la loro maturità. Li lancia avanti con fiducia; traccia direttive, li segue con consigli e incoraggiamenti; ma insieme li spinge all´ iniziativa nella loro piena responsabilità. Non ha timore neppure della loro giovinezza e inesperienza; sa che dando loro incarichi impegnativi ne farà collaboratori e uomini maturi e capaci; è suo merito aver fatto sì che uomini modesti divenissero delle personalità.
Don Bosco ha creato un´ opera vasta e molteplice, che si può dire veramente sua, ma nel parlare e nell´ agire con i suoi collaboratori la fa sentire opera di tutti. Chiede e riconosce con sincero apprezzamento la partecipazione di tutti al suo lavoro e alla sua missione, e non solo nel momento in cui occorre lavorare per eseguire quanto è stato progettato e disposto. V´ è tra lui e i suoi un vero dialogo confidente e continuo: con loro non ha segreti e li tiene informati di tutto, ne chiede il parere e li ascolta. Quel vedere come non avesse per loro segreti li affezionava sempre più alla persona e alle sue opere, con vantaggio incalcolabile della solidarietà fondamentale dell´ unione che fa la forza.(836) E quando le Costituzioni salesiane prevedono decisioni collegiali, egli sottopone il proprio parere ed i propri progetti all´ esame ed all´ approvazione dell´ organo competente.(837) Questi modi di parlare e di agire li troviamo ampiamente documentati nelle Memorie Biografiche. A questi insegnamenti si riferirono nelle loro direttive ed esortazioni i suoi successori e i Capitoli Generali.
I confratelli chiedono che oggi essi, nella pienezza del loro autentico valore, siano ispirazione e norma delle nostre comunità; sentono che nel loro significato essenziale e profondo sono in armonia con lo spirito del Vaticano II, con le esigenze dei tempi e con le loro aspirazioni.
CAOP QUINTO
Educare alla rinnovata concezione e pratica dell´obbedienza
L´ obbedienza attiva e responsabile richiede da tutti i confratelli una chiara presa di coscienza delle nuove modalità dell´ esercizio di questa virt— religiosa, che oggi esige più profondità e più spirito di fede. Per creare questa mentalità si raccomanda che: a) i confratelli siano sensibilizzati sul rinnovamento attraverso conferenze, incontri comunitari e letture adatte; b) l´ autorità sia esercitata in modo da favorire nei confratelli la maturità necessaria ad assumere responsabilmente i propri impegni nella comunità; c) ogni ispettoria e ogni comunità organizzi questo lavoro di rinnovamento in forma sistematica.
Formazione all´esercizio dell´autorità
Si sente sempre più impellente la necessità di superiori capaci e preparati a tutti i livelli. Ciò richiede una preparazione adeguata. Il retto disimpegno dell´ ufficio di superiore sia dunque il risultato di un´ attenta formazione, che include: a) una preparazione remota, in cui, mediante lo studio personale, gli incontri comunitari e l´ esercizio di cariche subalterne, si impari a dialogare, a collaborare e ad assumere responsabilità; b) una preparazione prossima con la preghiera, gli esercizi spirituali e le giornate di studio in corsi appositamente organizzati; c) un aggiornamento periodico, mediante incontri, per superiori.
Nella convivenza familiare e nel lavoro apostolico il dialogo è necessariamente presente. Questo esige: a) sforzo per stabilire relazioni interpersonali, piene di mutua fiducia e di rispetto; per accettarsi gli uni gli altri, senza pregiudizi; per ridurre al minimo l´ istintivo atteggiamento di difesa personale; b) opportunità, per ognuno, di partecipare e collaborare al massimo alla vita e alle attività comuni; c) sincerità, spirito di fede e umiltà per vedere le ragioni dell´ interlocutore, evitando di snaturare il dialogo in un mezzo di cui il confratello, il gruppo si possa servire per imporre le proprie idee o per condizionare negativamente la comunità. All´ acquisto di una formazione al dialogo e al suo uso frequente e fruttuoso gioveranno la lettura di libri adatti, le conversazioni comunitarie sull´ argomento, guidate dal superiore o da altre persone competenti, la tecnica della dinamica di gruppo.
La rapida evoluzione della società, che spesso avviene disordinatamente, con il conseguente cambiamento di mentalità e di strutture, incide profondamente sulla formazione dei candidati alla vita salesiana e sui Salesiani stessi. I giovani in formazione riflettono più o meno la situazione e la problematica del mondo attuale.(838)l In generale il clima nei nostri ambienti formativi è pressappoco come quello della maggioranza delle altre istituzioni similari: spirito di generosità, atteggiamento di sincerità, autenticità, sensibilità ai bisogni del mondo odierno, ansia di libertà, timore del condizionamento psicologico da parte dell´ istituzione formativa, insofferenza delle regole e di un´ autorità che non sia quella fraterna, sete di esperienze e timore di essere tagliati fuori dalla vita, ritrosia a prendere impegni che leghino troppo per il futuro, mancanza di una autentica mistica apostolica la quale provoca, come reazione, un attivismo che spesso ignora o non comprende il raccoglimento, il silenzio, la preghiera, poco apprezzamento per uno studio che non sia considerato pastorale.(839) Non risulta facile per i responsabili della formazione adempiere in questo ambiente il loro delicato compito. Esso diventa ancor più difficile quando viene a mancare quella continua e familiare convivenza tra formatori e confratelli in formazione, e quando aumentano e si irrigidiscono diversità di pareri e di modi di agire tra i formatori stessi. Queste e altre difficoltà, non sempre felicemente superate, hanno portato alle seguenti conseguenze: aumenta il numero dei confratelli, specialmente giovani, che lasciano la Congregazione;(840) il numero dei novizi è molto diminuito in questi ultimi anni;(841) e ci sono dei giovani che non trovano le motivazioni sufficienti per decidersi a entrare in Congregazione. I candidati per gli Aspirantati in molte Ispettorie hanno avuto un forte calo.(842) Vari studentati si sono chiusi.(843) Pur tenendo conto di questa allarmante situazione di dimensioni mondiali che tocca nel vivo la vita stessa della Congregazione, il Capitolo Generale Speciale volge il suo sguardo con ottimismo a quanto si è fatto, e nella buona volontà di tutti, giovani e formatori, vede la speranza di risolvere positivamente questo problema.
Per aiutare a risolvere l´ importante problema della formazione, il Capitolo Generale Speciale non intende fare una trattazione teorica generale di formazione umana, cristiana, religiosa e sacerdotale. Vuole solo dare le linee generali di una RATIO INSTITUTIONIS salesiana, in modo che possano venire sviluppate dalle varie Ispettorie, in armonia con le norme delle Chiese locali e le esigenze dei vari luoghi. Indica perciò solo quegli orientamenti che permettano, nel campo formativo, realizzazioni rispondenti alle esigenze del nostro tempo, nella fedeltà a Cristo, alla Chiesa e al genuino pensiero di Don Bosco.(844) In questo suo lavoro il Capitolo Generale Speciale ha preso come punto di partenza la problematica, i bisogni e le aspirazioni che i confratelli hanno espresso attraverso i CIS e le risposte a PROBLEMI E PROSPETTIVE. In tutta la trattazione sulla formazione ha cercato di tener presente e di rispondere a questa problematica viva della Congregazione. Ha meditato sia il Vaticano II che la documentazione post-conciliare. Ha voluto essere fedele al pensiero di Don Bosco. Sono queste le sue preoccupazioni centrali.
3. Importanza della formazione
E´ fondamentale l´ importanza della formazione. Da essa dipende, in gran parte, la realizzazione personale di ogni Salesiano e l´ unità di spirito di tutta la Congregazione. Essa ha un´ incidenza decisiva sul rinnovamento, perché l´ aggiornamento degli Istituti dipende in massima parte dalla formazione dei membri (845) Essa riguarda direttamente il personale in formazione, ma tocca e interessa anche tutti i confratelli, perché ognuno, al proprio livello, è impegnato in un processo di continuo adattamento personale alle esigenze della missione, e di continua crescita spirituale e responsabile nella comunicazione vitale della missione e dello spirito salesiano attraverso la sua testimonianza.
4. Formazione centrata sulla vocazione salesiana religiosa
Lungo tutto l´ arco formativo saranno maggiormente sottolineati, con senso vitale e coerente, gli elementi comuni e le realtà di fondo della vita salesiana religiosa. Infatti, sia i coadiutori che i futuri sacerdoti, ciascuno a proprio modo,(846) partecipano in maniera plenaria e identica alla stessa vocazione salesiana religiosa. Però la fedeltà a questa comune vocazione non deve impedire che siano rispettate tanto la condizione propria del coadiutore quanto quella propria del sacerdote. In questo documento si insisterà prevalentemente sulla formazione alla comune vocazione salesiana. Non possiamo tuttavia dimenticare che, se per il candidato alla vita sacerdotale la Congregazione è chiamata soprattutto a ristrutturare, o meglio a puntualizzare il curriculum formativo già stabilito in linea di massima dalla Chiesa, per i coadiutori si tratta molto spesso di potenziare, se non addirittura di creare, quella prassi formativa, che garantisca l´ armonioso e completo sviluppo della loro personalità umana e religiosa in vista della missione apostolico-educativa che sono chiamati a compiere in seno alla Congregazione.
ASPETTI GENERALI DELLA FORMAZIONE
1) Ogni uomo riceve da Dio, in modo personale, l´ invito a realizzare il proprio essere come risposta storica, libera e responsabile, al Suo atto creativo e salvatore.(847)
Ogni vocazione, come manifestazione dell´ incalcolabile ricchezza di Dio, deve essere profondamente stimata e coltivata con la massima sollecitudine.(848) Tutti i cristiani, in forza del battesimo e della cresima, partecipano del potere sacerdotale,(849) profetico (850) e regale (851) di Cristo.(852) A ognuno di loro il Padre affida un particolare compito nella Chiesa di Cristo, che corrisponde a una vocazione in seno al popolo di Dio.
2) Il cristiano, attraverso un´ autentica educazione nella fede, percepisce, nella realtà della sua vita letta alla luce del Vangelo, la propria vocazione specifica nella Chiesa.
Perciò l´ essenza di una pastorale vocazionale è una autentica educazione cristiana.(853) La nostra Società, che ha ricevuto la specifica missione dell´ evangelizzazione dei giovani, è chiamata a realizzare nell´ ambito ecclesiale questo lavoro vocazionale. In modo particolare essa ha la missione di assistere i giovani nello sforzo di definire la propria posizione e di scoprire i propri compiti nella comunità umana e nella Chiesa. Una cura speciale debbono avere i Salesiani per aiutare la formazione di quelli che il Signore chiama alla totale consacrazione a sé per una missione apostolica.(854) Se il giovane vi trova le condizioni e l´ assistenza adatte,(855) possono essere ambienti atti e sufficienti a favorire il raggiungimento del livello di maturità vocazionale richiesto per l´ entrata in noviziato: la famiglia, la scuola, le associazioni, i gruppi giovanili di carattere formativo e apostolico, ecc.(856) L´ Aspirantato, come ambiente caratterizzato da un intenso orientamento vocazionale, rimane una forma valida per aiutare i giovani a discernere la propria vocazione e rispondervi consapevolmente. La pastorale di orientamento vocazionale, mentre realizza il fondamentale scopo di aiutare tutti i giovani a scoprire e a sviluppare la propria vocazione, sarà ancora la sorgente naturale dei nuovi membri della Congregazione.
3) Il candidato alla vita salesiana e il Salesiano in formazione cercano nella Chiesa una via sicura e uno stimolo per lo sviluppo aggiornato della loro vocazione. Il grande orientamento della Chiesa sulla formazione religiosa è che ciascun istituto mantenga e sviluppi dinamicamente nei suoi membri, secondo la sua particolare fisionomia, l´ autentico spirito del Fondatore nella linea della sua missione.(857) Questi e altri orientamenti dati dalla Chiesa, soprattutto quanto detto al N. 18 del PC, sono da tener presenti e da applicarsi nella formazione dei Salesiani religiosi.(858)
4) Il candidato alla vita salesiana e il Salesiano in formazione realizzano il loro sviluppo cristiano e religioso, seguendo la regola suprema del Vangelo.(859) Seguire Cristo e imitarlo è dovere fondamentale di tutti i battezzati, poiché attraverso il battesimo partecipano della stessa vita di Cristo.(860) Seguire Gesù più da vicino e imitarlo più per fettamente è la scelta fatta da quei battezzati, i religiosi, che hanno ricevuto da Dio il carisma speciale della vocazione religiosa. Questa vocazione si attua in una donazione totale per una specifica missione di servizio agli uomini, a bene della Chiesa, e non rappresenta già un gesto eccezionale, ma è la forma costante della loro esistenza, vissuta non soltanto in senso affettivo, ma anche in senso effettivo, cioè, in forme concrete e abituali di vita.(861) Il giovane Salesiano, figlio del suo tempo - poiché vive e lavora in esso - deve rispondere a questa specifica chiamata di Dio. E´ compito della formazione aiutarlo in questa donazione completa di sé a Dio, mediante la sequela e l´ imitazione di Cristo. Per arrivare a ciò, la formazione dev´ essere centrata sulla persona e sul mistero di Cristo, fondata sul mistero della Chiesa e su una viva esperienza di fede.(862) Dovrà essere permeata di spirito di preghiera e alimentata alle fonti genuine della spiritualità cristiana: la Sacra Scrittura, la Liturgia, e soprattutto il mistero della Eucaristia,(863) fonte e culmine della vita cristiana.(864) Anche Maria Santissima dev´ essere presentata nel mistero del Verbo Incarnato e della Chiesa,(865) nel suo compito di aiuto dei cristiani (866)
5) Il candidato alla vita salesiana e il Salesiano in formazione realizzano il loro sviluppo personale tenendo conto della situazione concreta del mondo attuale con le sue esigenze, poiché in esso vivono e agiscono come uomini, come cristiani e come Salesiani. L´ insieme dei bisogni e delle aspirazioni della nostra epoca(867) dà ad ogni vera vocazione la sua forza. Don Bosco ebbe in grado elevato la sensibilità alle esigenze dei tempi: in vista di esse ideò la Società Salesiana e seppe misurarla alle aspirazioni spirituali e sociali della sua epoca. I suoi primi collaboratori vennero formati a questo spirito. Urge attualizzare oggi pienamente questa sua caratteristica, anche nel campo formativo. Come Don Bosco, bisogna che il Salesiano sappia decifrare i segni dei tempi. La società moderna coi suoi cambiamenti rapidi e profondi esige un nuovo tipo di uomo,(868) capace e di superare l´ ansia provocata dai cambiamenti e di continuare a cercare senza adagiarsi in soluzioni fatte; disposto a imparare e ad affrontare il nuovo, a dialogare senza chiudersi, ad accettare l´ interdipendenza e a esercitare la solidarietà; capace di distinguere il permanente dal mutevole, senza estremismi; capace finalmente di vivere da religioso in un mondo secolarizzato. Le strutture della formazione, adattandosi ai bisogni dei tempi dei luoghi e delle persone, dovranno essere pluralistiche, decentrate, flessibili, funzionali. Il giovane deve formarsi a contatto con la realtà dell´ ambiente in cui vive: la famiglia, i giovani suoi coetanei, la vera vita salesiana con le sue attività apostoliche. Tutto questo in vista del servizio che dovrà rendere in modo consono alla sua personalità e alle sue caratteristiche individuali. In un clima di dialogo aperto costante e sincero(869) egli si sentirà corresponsabile della sua formazione e, in proporzione alla sua maturità, dell´ andamento della casa.
6) Il novizio o confratello in formazione si permea, in modo autentico personale e vivo, dello SPIRITO dello stile di vita e di lavoro proprio del carisma permanente di Don Bosco. Ciò implica una sintesi vitale e un certo stile di vita spirituale, di equilibrio e di rapporti umani: elementi tutti che rappresentano altrettanti tratti della personalità del Salesiano e che debbono essere visti come gli obiettivi della sua formazione specifica.
a) Lo stile salesiano di vita spirituale, esige di essere:
- centrato sulla visione di Dio Padre e di Cristo Salvatore;
- espresso in uno spirito di carità, ispirata alla dolcezza di San Francesco di Sales;
- sostenuto da una fede concreta, che gli fa scoprire Dio Salvatore nella storia e negli eventi umani;
- alimentato da una speranza, che è fonte di ottimismo e di gioia, anche in mezzo alle difficoltà e sofferenze;
- illuminato da una pietà semplice, eucaristica e mariana;
- impegnato in un´ ascesi reale, fatta di lavoro e temperanza;
- vissuto finalmente in una forma di vita consacrata in cui la castità evangelica si esprime nella amorevolezza educativa, l´ obbedienza in spirito di famiglia, la povertà in temperanza, in lavoro instancabile e in servizio ai giovani poveri.
b) Lo stile nell´ equilibrio umano dei figli di Don Bosco è fatto di duttilità alle circostanze, di laboriosità intensa e multiforme, di semplicità e austerità di vita, di inserimento semplice e naturale nell´ ambiente, di gioia e ottimismo, di spinta al continuo superamento.
c) Lo stile nei rapporti umani, o pervaso di giovialità, sincerità, lealtà e entusiasmo, renda il Salesiano capace di mettersi di fronte alle persone, specialmente ai giovani, con atteggiamento comprensivo, pronto al dialogo e al servizio; capace di una vera amicizia, sapendo unire la spontaneità alla delicatezza. Questo stile di rapporti fraterni, caratterizzato dallo spirito di famiglia ", deve fare della comunità salesiana una comunità di amore fraterno, basata sull´ identità di ideale e di missione, che armonizzi l´ obbedienza con la libertà, che superi le antipatie e le simpatie, che riconosca e promuova la ricchezza e il valore di ognuno dei suoi membri, che renda possibile l´ amicizia e abbia nella vita di preghiera e nello ascolto della parola di Dio, specialmente nella celebrazione dell´ Eucaristia, la radice(870) e allo stesso tempo l´ espressione più bella.(871)
7) Il novizio o confratello in formazione acquista questo spirito salesiano iniziandosi alla vera vita salesiana e esercitando l´ apostolato proprio della nostra missione. Secondo Don Bosco, il Salesiano non dovrebbe essere formato, nemmeno durante il Noviziato, distaccato dalla vita salesiana reale. Per lui l´ esercizio di quelle opere, che saranno esercitate per tutta la vita, ha un valore determinante nella formazione, perché la sua non è una Congregazione di oranti o di penitenti, ma di educatori.(872)35 Egli voleva che il giovane si formasse vivendo la vita salesiana reale nel lavoro apostolico propria della nostra Congregazione. Perciò lo spirito salesiano, che il formando deve acquistare, si assimila nell´ esercizio della nostra missione di evangelizzare i giovani specialmente poveri e abbandonati (873) e di formarli secondo la spiritualità del sistema preventivo. Questo spirito è vissuto e come incarnato nella vita della comunità salesiana.
8) Seguendo questo processo formativo, che dura per tutta la vita, il Salesiano riuscirà a vivere nello spirito salesiano il mistero della salvezza umana, armonizzando, come fece Don Bosco, due istanze fondamentali di un´ unica realtà: a) realizzazione delle proprie aspirazioni personali e della propria consacrazione battesimale e religiosa;(874) b) la piena solidarietà con la comunità umana, specialmente giovanile, coi suoi problemi e aspirazioni, sempre in evoluzione, nella linea della missione salesiana tra tutti gli uomini cristiani, non cristiani e non credenti, in totale servizio di amore e di testimonianza.(875)
9) Nel processo formativo, in seno alla comunità unificata dalla carità sotto la guida del direttore, l´ quipe dei formatori ha una missione specifica e necessaria da compiere.(876) Le sorti del rinnovamento formativo restano legate soprattutto alla capacità dei formatori immediati. I confratelli, chiamati a svolgere ruoli formativi nella Congregazione, abbiano perciò la viva consapevolezza di quanto possa dipendere dal loro modo di pensare e di agire la formazione degli alunni.(877)Inoltre i formatori manifestino sempre, sia con la vita vissuta che con la parola, un atteggiamento di piena fedeltà alla Rivelazione, al Magistero della Chiesa e alle direttive della Congregazione, in nome della quale essi formano i giovani salesiani.(878) L´ quipe dei formatori sia composta, per quanto è possibile, di personalità complementari e diverse, perché solo così si potranno offrire ai giovani in formazione modelli variati di comportamento. La comunità formativa si ispiri costantemente al modello delle prime comunità apostoliche e alla comunità familiare di Valdocco, animata dalla presenza viva di Don Bosco e dallo spirito di dolcezza di San Francesco di Sales. Formatori e giovani in formazione vivano in stretta comunione di vita, di azione e di spirito sotto la guida del direttore. Ma la formazione dev´ essere la risultante dell´ azione concorde di tutti i confratelli, sia della comunità locale sia di quella ispettoriale. Tutti devono perciò sentire di essere comunità formatrice in grado di mostrare nella propria vita vissuta gli autentici valori della vocazione salesiana,(879) e di alimentare tra gli alunni la gioia della propria vocazione.(880)
DELIBERAZIONI CAPITOLARI
A. ASPETTI GENERALI DELLA FORMAZIONE
1. Alcuni aspetti della formazione umana
La maturazione umana dei giovani in formazione sia fatta in maniera atta a produrre in essi l´ equilibrio interiore indispensabile alla vita religiosa e salesiana.
Alcune indicazioni a questo scopo:
a) Utilizzazione delle risorse delle scienze psicologiche e pedagogiche (881)
Si utilizzino in forma abituale e sistematica (e non solo per alcuni casi difficili? le varie risorse delle scienze psicologiche e pedagogiche (cartella psicologica, medica, ecc.), alla luce di un´ adeguata visuale teologica. Questo aiuterà i singoli giovani a conoscersi e maturare meglio. Ai formatori servirà di aiuto per ispirare la loro azione adattandola ai bisogni concreti di ciascun giovane. In tutto questo ricordiamo il grave dovere di rispettare la libertà della persona, la sua dignità e il segreto professionale.
b) Contatti con la propria famiglia (882)
Durante la formazione, come in tutta la vita salesiana, vengano conservati i dovuti rapporti e contatti con essa. La loro frequenza e modalità devono essere valutate in relazione alle esigenze dell´ amore verso i genitori e la propria famiglia, alla concreta efficacia formativa di tali contatti, alle esigenze della vita religiosa. Si aiutino le famiglie con opportuna assistenza a collaborare alla maturazione vocazionale dei figli, rispettando la loro libertà.
c) Maturazione nei rapporti umani
Si coltivi il senso della missione e la disposizione continua di servizio, per cui ci si rende atti a trattare con tutti (giovani e adulti) con comprensione, gentilezza, discrezione e carità.(883) Per facilitare la maturazione affettiva e sessuale si eviti di creare nei formandi un atteggiamento artificiale e negativista riguardo a questo problema, in particolare, nei contatti con la donna. E´ vero che il semplice contatto con il mondo femminile, di per sé, non è una soluzione al problema affettivo, e, se mal condotto, può essere anzi dannoso. Ma i giovani salesiani si educhino, con l´ aiuto dei formatori, a un atteggiamento sereno e naturale, senza equivoci e chiaro, per far capire bene la portata dell´ impegno del celibato consacrato.
d) Attività parascolastiche
Sull´ esempio di Don Bosco, si dia l´ importanza dovuta a quelle attività fisiche e culturali le quali pur non appartenendo strettamente al curriculum scolastico, possono essere di grande aiuto nella formazione, come la ginnastica, lo sport, la musica, l´ arte di esprimersi, il teatro, ecc. Tra queste merita una cura speciale la formazione artistica, anche perché di grande importanza nella pastorale giovanile e nell´ azione liturgica.
2. Crescita nella fede: integrazione della fede nella vita
Una presa di coscienza più acuta dell´ autonomia dei valori temporali e dei cambiamenti di prospettiva nei rapporti dell´ uomo con il mondo e con Dio esige una adeguata educazione della fede. La formazione perciò: - presenti le realtà terrestri e umane come valori che hanno in se stessi una propria consistenza e bontà,(884) meritevoli di essere riconosciute come tali e come il luogo dove Dio opera la salvezza;(885) - purifichi la fede dei giovani in formazione mediante una chiara distinzione tra l´ essenziale e l´ accessorio; - insegni a trovare nella parola di Dio la critica del mondo e dei suoi valori e nel mondo l´ appello alla parola di Dio;(886) - mostri ai formandi la presenza, sebbene non sempre riconosciuta, di Cristo risuscitato, nel mondo e negli uomini, per renderli atti a testimoniare in una società secolarizzata che Dio è il solo bene assoluto. così si opererà una sintesi vitale tra lo sforzo umano e i valori religiosi.(887)
3. Direzione spirituale
Tenuto conto dell´ importanza della direzione spirituale nella formazione dei confratelli e per facilitare la sua insostituibile pratica, rendendola più efficace e profittevole, il Capitolo Generale ricorda che:
a) E´ indispensabile distinguere due ambiti nella direzione spirituale: quello comunitario e quello personale o di coscienza;(888)
b) Nella comunità formatrice la direzione spirituale comunitaria è compito del Direttore, animatore spirituale della comunità. Egli la compie attraverso l´ esercizio della autorità paterna, le conferenze, le buone notti, le esortazioni pubbliche e private, i colloqui, ecc.(889) Oltre ai compiti della direzione spirituale comunitaria il Direttore ha anche quello di Maestro di spirito per il personale in formazione, cioè egli è responsabile principale dell´ andamento formativo della comunità e dei singoli.(890)
c) Nell´ ambito personale, i Salesiani in formazione abbiano libertà nella scelta del loro direttore di coscienza. Assecondando un desiderio della Chiesa,(891) secondo l´ esempio di Don Bosco e in linea con la tradizione salesiana, il Direttore della comunità è sempre anche il Direttore spirituale proposto, non imposto, ai singoli confratelli.(892) Perciò sia rivalorizzata la sua figura come vero direttore di spirito attraverso una seria preparazione a questo importantissimo compito. Ma i confratelli in formazione possono rivolgersi, oltre che al Direttore, anche ai confessori o ad altri confratelli capaci e preparati. Gli incontri fraterni, se tendono alla ricerca comune della volontà di Dio favoriscono il fervore della carità, la fecondità dell´ apostolato, la gioia spirituale dello stare insieme. La psicologia, l´ esperienza delle anime e la prassi costante della Chiesa insegnano che essi possono aiutare, ma non sostituire, la direzione spirituale.
Per attuare una formazione a contatto con la realtà, necessaria sia per la maturazione personale che per l´ inserimento apostolico del giovane in processo di formazione(893) il Capitolo Generale sottolinea alcuni aspetti importanti derivanti da questa esigenza di concretezza formativa:
a) Inserimento della comunità formativa nell´ ambiente
Perché il contatto del giovane con la realtà sociale sia naturale è necessario che la stessa casa di formazione, di qualunque livello, sia inserita e si senta parte viva, in quanto comunità salesiana, nel contesto civile ed ecclesiale nel quale deve svolgere il suo compito e la sua missione culturale e apostolica. Non è sufficiente per la loro formazione integrale che i giovani, singolarmente o a gruppi, prendano contatto con l´ ambiente.(894)
b) Ambiente socio culturale della formazione e specializzazione
La formazione di base per tutti, siano sacerdoti, possibili diaconi o coadiutori, si svolga, salvo motivate eccezioni nell´ ambiente socio-culturale in cui si dovrà lavorare. La specializzazione potrà essere fatta anche all´ estero ma in linea di massima solo dopo qualche anno di attività pastorale.
c) Uso dei mezzi di comunicazione (895)
L´ uso dei mezzi di comunicazione sociale è un canale indispensabile per un ampio contatto con la realtà umana. Si intensifichi, perciò la preparazione intellettuale, spirituale e tecnica dei giovani circa l´ uso critico di questi mezzi, perché possano essere sensibilizzati e aiutati ad affrontare i complessi problemi che agitano il mondo di oggi e che richiedono una risposta da parte della Chiesa.
d) Inserimento dei giovani in formazione nelle attività apostoliche di gruppi giovanili
Si favorisca un conveniente, graduale e programmato inserimento dei giovani in formazione nelle attività apostoliche dei gruppi giovanili, preferibilmente nelle nostre opere. Questo è necessario per una maggiore e adeguata sensibilizzazione ai problemi dei giovani e della loro evangelizzazione. In questo si abbia soprattutto di mira di irrobustire la loro spiritualità salesiana e di dare un senso radicalmente pastorale all´ impegno serio e scientifico dei loro studi. Questo si faccia sotto la responsabilità della comunità formativa.
e) Lavoro manuale
I confratelli in formazione si educhino allo stile della vita sacrificata anche attraverso la generosa prestazione nei lavori manuali richiesti dalla comunità. Si tratta di una testimonianza di povertà e di un rendersi conto delle difficolta concrete della vita reale. Esperienze di lavoro fuori del nostro ambiente dipendono dal permesso dell´ Ispettore con il consenso del suo Consiglio.
Perché la comunità nelle case di formazione sia veramente formativa si osservi quanto segue:
a) Comunità di amore fraterno
La vita di comunità sia intessuta di autentici rapporti umani e di comunicazione sincera, di amore fraterno, unificata dall´ identità di ideale e di missione, tale da integrare i valori dell´ ubbidienza con quelli della libertà.(896) Molti pensano oggi che la comunità si debba costituire sul fondamento della omogeneità, intesa come affinità di carattere, di idee, di mentalità, ecc. e sulla spontaneità amichevole. Si tratta, indubbiamente, di autentici valori umani, ma le esigenze della carità su cui deve fondarsi la comunità religiosa(897) esigono che la vera omogeneità sia ricercata, non attraverso l´ affinità naturale, ma attraverso la volontà di fare comunità in Cristo. I giovani confratelli siano perciò aiutati a fare l´ esperienza di una vera comunità di carità, ad accettare incondizionatamente i fratelli che Dio ha loro dato con le loro doti e i loro difetti, a superare le antipatie e le simpatie. Amicizie autentiche e profonde debbono nascere e debbono essere favorite dalla comunità fraterna; ma non possono essere un requisito obbligato per formare la comunità.
b) Comunità che celebra l´ Eucaristia(898)
La comunità formativa sia una comunità orante nella quale la celebrazione dell´ Eucaristia sia il cuore, e allo stesso tempo l´ espressione più bella della sua unità. Perciò la Santa Messa abbia un posto di centralità e di priorità in tutto il processo formativo. La Messa quotidiana non si riduce a un´ obbligatorietà meramente esterna, ma è il frutto di quella partecipazione voluta e convinta che è indice e segno della maturità spirituale necessaria alla vita religiosa. L´ educazione alla fede vissuta (catechesi) avrà come frutto questa partecipazione voluta e convinta alla Messa.
c) Il dialogo comunitario
Le attività formative si svolgono attraverso un dialogo comunitario aperto, costante e sincero, come esigono la natura stessa del processo formativo che è sempre comunicazione-assimilazione vitale di valori.(899) Solo così le attese dei giovani in formazione potranno essere messe chiaramente a confronto con le reali esigenze della missione e della vita salesiana in un clima di collaborazione fraterna e di corresponsabilità. Risulta perciò naturale la limitazione di alcuni valori personali per chi vive in comunità.
d) La comunità formatrice
E´ importante notare che nessuna formula risolve automaticamente il problema dell´ edificazione della comunità formatrice. I giovani salesiani devono comprendere, soprattutto con l´ esempio dei formatori, che alla comunione di spiriti si arriva soltanto attraverso un paziente lavoro di rinuncia a se stessi e di apertura agli altri. E´ forse questa l´ esperienza più importante che essi debbono fare e ad essa siano indirizzati con opportune riflessioni comunitarie.(900)
Nell´ intento di assecondare il desiderio della Chiesa,(901) e tenendo conto della istanza fondamentale della Congregazione, il Capitolo Generale stabilisce quanto segue:
a) Per essere interlocutori validi ed efficaci dei giovani confratelli, di oggi e di domani, i formatori abbiano al loro attivo un periodo di conveniente esperienza pratica apostolica; siano persone ricche di calore umano e di spirito soprannaturale; posseggano in misura notevole le qualità di contatto e di influsso, tanto necessarie nella vita di relazione dell´ uomo moderno. Si sforzino di avere, sull´ esempio di Don Bosco, uguaglianza di carattere, sicurezza e dominio di sé, capacità di accoglienza, di accettazione, di comprensione, di dialogo, sincerità, serenità d´ animo e ottimismo.
b) I confratelli destinati ad assolvere compiti formativi vi si preparino con apposita formazione specifica e organica.(902) Abbiano anche una formazione di base nei diversi settori della vita salesiana:
- sul piano dottrinale: una soda teologia della vita religiosa e delle relazioni Chiesa-Mondo, le linee essenziali della spiritualità apostolica, un contatto con la cultura moderna;
- sul piano pedagogico e psicologico: conoscenza pedagogica di base, conoscenza dei giovani d´ oggi, educazione alla vita di relazione;(903)
- sul piano salesiano: familiarità con la spiritualità di Don Bosco, con il sistema preventivo e con la vita della Congregazione;
- sul piano pastorale: esperienza di vita acquisita nel nostro apostolato e adeguato inserimento e contatto con esso.(904)
c) L´ aggiornamento del personale formativo sia continuo.(905) Si favorisca la creazione di centri di studi della spiritualità salesiana che, tra l´ altro, aiutino a preparare salesianamente i futuri formatori.
7. Formazione dottrinale e tecnica
a) Serietà del lavoro intellettuale
Professori e alunni attendano con serietà al lavoro intellettuale e professionale per essere in grado di annunziare, con efficacia e con il grado di cultura preteso dalla mentalità moderna(906) il messaggio evangelico agli uomini del nostro tempo: ricordino, tuttavia, che la formazione dottrinale non deve tendere a una semplice comunicazione di nozioni, ma a una vera formazione interiore degli animi.(907)
b) Formazione intellettuale dei coadiutori
Nella formazione dei coadiutori, la teologia deve permeare tutta la loro cultura. E´ alla luce della teologia che la formazione e l´ istruzione acquistano il loro profondo significato. Il livello della teologia sia proporzionato al grado di cultura da loro raggiunto negli altri settori di studio e di qualifica. I coadiutori abbiano anche le conoscenze filosofiche, psicologiche, pedagogiche, catechistiche e altre, indispensabili alla formazione dell´ educatore specialmente religioso. Ma non si perda mai di vista, lungo l´ intero curriculum formativo, la formazione apostolica e pastorale, sia per mezzo dell´ insegnamento di discipline di ordine apostolico e pratico.
c) Sintesi tra cultura profana e cultura religiosa
Tutta la formazione dottrinale e tecnica sia tale da operare una felice sintesi tra la cultura profana seria, intesa essenzialmente come ricerca e rispetto dei valori umani, e la solida formazione religiosa, anche dal punto di vista culturale; la formazione culturale e tecnica non costituisca fine a se stessa, ma conduca i confratelli in formazione alla promozione umana e cristiana della persona.
d) Insegnanti salesiani negli Istituti non salesiani
Siano impegnati, nella misura del possibile, insegnanti salesiani negli istituti, seminari, centri o consorzi di studio, frequentati dai nostri confratelli.(908)
e) Centri di studio salesiani
I centri di studio salesiani abbiano un corpo docente qualificato e sufficiente, integrato, se necessario o opportuno, anche da professori non salesiani.(909)
f) Formazione permanente e aggiornamento
Negli ordinamenti degli studi di ogni Ispettoria siano indicate le iniziative atte ad attuare la formazione permanente e l´ aggiornamento culturale e professionale.
B. LE FASI DELLA FORMAZIONE
1. Continuità del processo formativo
Il processo formativo dev´ essere unitario e continuo nelle sue varie fasi. Ogni fase dev´ essere continuazione della precedente e preparazione alla seguente. Perché questo sia possibile è necessario un coordinamento ispettoriale di tutto il lavoro formativo e periodici incontri tra i formatori per scambi di idee e di vedute in ricerca di criteri comuni validi e possibili.
2. Pastorale vocazionale
a) Movimenti di formazione spirituale e di servizio
Si sviluppino tra i giovani i movimenti di formazione spirituale e di servizio sociale, missionario e apostolico: predispongono i cuori alla chiamata divina. Si attiri con frequenza la loro attenzione sugli immensi bisogni della Chiesa e del mondo, e specialmente della gioventù.(910) Si ricordi che la libertà dei giovani dev´ essere rispettata, ma insieme aiutata.
b) Vocazioni adulte
Sull´ esempio di Don Bosco cerchiamo di aiutare quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa i quali, a motivo dell´ età avanzata, non possono facilmente seguire la loro vocazione.(911)
c) Pastorale vocazionale in collaborazione(912)
Nella pastorale vocazionale ci sia la più fraterna collaborazione fra i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice. Si incoraggi e si organizzi la collaborazione nella pastorale vocazionale dei Cooperatori, VDB, Ex-allievi e altre associazioni e famiglie con cui siamo in contatto.
d) Valorizzazione della vocazione salesiana nelle sue due modalità
Nella promozione vocazionale siano presentate e ugualmente valorizzate la vocazione del Salesiano sacerdote e del Salesiano laico. Il coadiutore sia presente anche nel lavoro della pastorale vocazionale.
e) Nucleo di giovani predisposti alla vita salesiana laicale
Le Ispettorie, nella misura del possibile, s´ impegnino a creare in ogni scuola tecnica un nucleo di allievi predisposti alla vita salesiana laicale. Siano essi seguiti particolarmente da un coadiutore ed esercitati nell´ apostolato tra gli apprendisti.
f) Revisione della fecondità vocazionale
La fecondità vocazionale è un criterio per misurare l´ efficacia della nostra azione apostolica tra i giovani. La mancanza di vocazioni sacerdotali, religiose e di leaders laici è sintomo chiaro che non abbiamo aiutato i giovani a scoprire il loro impegno cristiano durante il processo formativo. Un serio scrutinium sul clima e la cura delle vocazioni, a livello ispettoriale e locale, faccia consapevole la comunità ispettoriale e locale e ogni confratello della responsabilità concreta di creare con la loro azione e soprattutto con il loro modo di essere una mistica vocazionale che aiuti la generosità dei giovani a rispondere a un´ eventuale chiamata del Signore.
3. Preparazione al Noviziato
Sia accolta con spirito di comprensione la richiesta da parte di qualsiasi candidato di un periodo di prova prima di andare in Noviziato. Tale prova, da compiersi anche fuori delle case della Congregazione, può essere consigliata dai formatori stessi. Nel determinare le modalità di questa prova si cerchi di precisare il modo col quale sarà assicurata l´ assistenza e la direzione dei candidati.(913)
4. Noviziato
a) Rapporti del novizi con I professi
I rapporti dei novizi con i professi si svolgano in un clima di naturalezza(914) perché la formazione, specialmente del Noviziato, deve essere la risultante del lavoro concorde di tutta la comunità. Essa dev´ essere una vera comunità formativa e come tale in grado di comunicare, mediante la vita vissuta, gli autentici valori del carisma salesiano.(915)
b) Vestizione
La vestizione dell´ abito o la consegna di un distintivo siano lasciate alla decisione di ciascuna Ispettoria.
5. Ammissione alla prima professione
a) Criteri di ammissione ai voti
Si segnalano i seguenti criteri principali di ammissione in Congregazione. I soci devono avere:
a) Salute sufficiente e una qualificazione utile alla azione salesiana, oppure, trattandosi di persone giovani, attitudine sufficiente ad acquistarla;
b) Uno sviluppo adeguata della capacità di contatto umano che li renda sensibili alla dignità personale dei fratelli e li stimoli a proporsi la realizzazione dei loro valori vitali e spirituali come uno dei massimi ideali per la propria esistenza;
c) Un´ affettività ricca ed equilibrata per cui sono capaci di legarsi interiormente con altri, in maniera oblativa e pacifica, e sono in grado di usare con libertà interiore dei valori umani e dell´ ambiente come fonte di gioia creatrice;
d) Un´ esperienza cristiana profonda e assimilata, per cui il Padre e Cristo sono in maniera sufficiente il movente della loro esistenza e gli altri valori sono subordinati e orientati alla Salvezza;
e) Un´ assimilazione sufficiente dello spirito salesiano, che li porta ad abbracciare coscientemente, con entusiasmo e con realismo, la missione propria della Società e li rende capaci di mettere a disposizione di essa tutte le proprie energie.
b) Ingresso responsabile In Congregazione
L´ ingresso nella vita religiosa salesiana significa per il candidato un impegno di tale importanza che dev´ essere l´ effetto di una decisione personale, presa con la collaborazione della comunità, più che il risultato di una semplice ammissione unilaterale. E´ vero che spetta soltanto ai superiori ammettere ai voti e agli ordini in nome della Chiesa e della Congregazione.(916) Però l´ azione dei Superiori, il loro giudizio o parere è e dev´ essere, fondamentalmente, un aiuto offerto al giovane in formazione perché possa formulare, responsabilmente, le proprie decisioni davanti a Dio, alla Chiesa e alla propria coscienza.
6. Periodo di voti temporanei
Perché l´ esperienza vitale del tirocinio diventi veramente formativa, sia fatta possibilmente a gruppi. Il tirocinante trovi nella comunità e specialmente nel Direttore un atteggiamento di comprensione, di stimolo e di appoggio favorevole alla sua maturazione.
b) Criterio per la rinnovazione dei voti
Nell´ accettazione da farsi per la rinnovazione dei voti temporanei i Superiori distinguano nettamente il processo di maturazione dalla non attitudine alla vita religiosa salesiana. Quelli che non danno speranza di potere, in futuro, essere ammessi ai voti perpetui, non siano ammessi ai voti temporanei.(917)
c) Riammissione senza rifare il noviziato
Qualora un socio che abbia legittimamente lasciato la Congregazione, sia allo scadere della professione temporanea, ovvero con dispensa dai voti, chiedesse di esservi riammesso, il Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio potrà riammetterlo, a norma dell´ Istruzione Renovationis Causam n. 38, II, senza l´ obbligo di rifare il noviziato. L´ uscita temporanea prima dei voti perpetui non deve essere considerata come una fase del processo normale della formazione, ma piuttosto come un´ eccezione da applicarsi soltanto in quei casi nei quali la revisione della propria posizione da parte del religioso lo richiedesse.
d) Preparazione alla professione perpetua
La professione perpetua, come punto culminante dell´ impegno religioso, sia preceduta da un periodo conveniente di preparazione.(918)
7. Formazione permanente - Piano di qualificazione
Ogni Ispettoria o Gruppo di Ispettorie programmi un piano di qualificazione in modo da fare assegnamento su un numero di confratelli specializzati nei vari aspetti dell´ attività salesiana.
1. Siccome il Capitolo Generale Speciale si limita a indicare i principi che debbono reggere la formazione salesiana, finch le Ispettorie, a norma dell´ art. 106 delle Costituzioni, non avranno formulato il loro modo di attuare la formazione e l´ ordinamento dei loro studi, il Capitolo Generale vuole che le norme vigenti rimangano in vigore. Gli Ispettori con il loro Consiglio faranno soltanto quelle modifiche necessarie e urgenti in conformità coi principi enunciati in questo documento.
2. Nei prossimi sei anni:
a) si provveda, con carattere di grave urgenza ad un piano di aggiornamento, attraverso il Magistero ufficiale della Congregazione e con l´ organizzazione di frequenti corsi intensivi di studio e di riflessione ed altre attività, specialmente a livello ispettoriale;
b) i coadiutori abbiano la possibilità di frequentare corsi regolari di Teologia e di Catechesi che li abilitino all´ insegnamento della Religione.
IL PONTIFICIO ATENEO SALESIANO
Orientamenti Operativi del Capitolo Generale Speciale
Il C.G.S. ratifica l´ orientamento degli Statuti del P.A.S., riguardante la sua struttura come UNIVERSITA´ PONTIFICIA SALESIANA con le seguenti caratteristiche principali:
A. in quanto università:
a) preoccupazione primaria per l´ insegnamento e la ricerca scientifica;
b) autonomia accademica nei limiti riconosciuti dagli Statuti, e sostegno economico necessario per la sua efficienza;
c) corpo di professori sufficiente in numero e qualifica;
d) aperta anche ad alunni esterni, ecclesiastici e laici.
B. in quanto Pontificia:
a) al servizio della Chiesa per diffondere il pensiero cristiano e promuovere la cultura nel campo specifico della missione salesiana;
b) fedele alla Tradizione e al Magistero cattolico.
C. in quanto Salesiana:
a) diretta e sostenuta dalla Congregazione Salesiana, nel clima della Ecclesiologia del Concilio Vaticano II;
b) al servizio della Congregazione per promuovere, a livello di insegnamento e di ricerca scientifica, la missione e l´ unità della medesima;
c) al servizio prioritario della formazione del personale salesiano;
d) essere un centro di promozione, insegnamento e ricerca nei campi:
- dell´ educazione, con una speciale sottolineatura per quanto si riferisce al sistema educativo di Don Bosco;
- della Pastorale giovanile e Catechesi;
- della Spiritualità salesiana, specialmente secondo l´ incarnazione fatta da Don Bosco.(919)
Il C.G.S. dichiara che la specifica finalità del P.A.S. deve essere lo studio, con stile salesiano, della realtà giovanile, principalmente nei suoi aspetti teologico-pastorale, catechistico, educativo, psico-sociale, ecc. Perciò ogni Facoltà e Istituto del P.A.S., nei suoi contenuti, metodi e impostazione, deve indirizzarsi chiaramente a questa finalità.(920)
3. Scopo precipuo del P.A.S. è di dare ai propri alunni salesiani una formazione universitaria, conferendo i gradi accademici in ordine alle varie forme di apostolato proprie della nostra Società e all´ insegnamento negli Studentati Filosofici e Teologici.(921)
4. E della massima importanza scegliere accuratamente i soggetti (professori e alunni) da inviarsi al P.A.S., sia per quanto riguarda la fermezza nella vocazione, l´ equilibrio della personalità e lo spirito religioso, sia riguardo alle loro qualifiche, capacità e attitudini intellettuali.(922)
5. Il Consiglio Superiore, dal quale dovrà dipendere direttamente il P.A.S., tramite il Consigliere della Formazione o un Delegato, si impegnerà per studiare un sistema di scambio di docenti tra i diversi salesiani di studi superiori di tutto il mondo, in modo da favorire: a) una stabilità dell´ incarico per un corpo-base di docenti, garantita la sua internazionalità; b) un aiuto razionale di quelle Ispettorie che possono fornire dei docenti a tempo limitato, senza creare dei disagi nelle proprie sedi regionali.(923)
6. Essendo il P.A.S. al servizio di tutta la Congregazione, le Ispettorie sono tenute a fornire il personale dirigente e docente, su richiesta del Consiglio Superiore.(924)
7. Tenuto conto della finalità del P.A.S. (cfr.: 1ø Orientamento) e della sua importanza fondamentale per il rinnovamento della Congregazione, ogni Ispettoria si impegnerà a inviare periodicamente alunni all´ Ateneo, mantenendosi poi in stretto contatto con i responsabili di esso.(925)
Orientamento operativo transitorio:
8. Il C.G.S. stabilisce che il Consiglio Superiore nomini una Commissione post-capitolare che, alla sua diretta dipendenza, attui quanto sia necessario per il rinnovamento del P.A.S.; in particolare quanto segue:
a) L´ elaborazione di un piano, a scadenze fisse, per operare la riforma (a tutti i livelli) del P.A.S., in modo tale che questa Istituzione raggiunga i suoi scopi universitari e le finalità di natura salesiana e formativa fissate dal C.G.S;
b) revisionare gli Statuti in modo tale che si accordino pienamente alle direttive del C.G.S. e alla missione della Congregazione;
c) studiare quali Facoltà e Istituti del P.A.S. devono essere potenziati, creati o soppressi, e attuare il loro ridimensionamento;
d) pianificare i mezzi più idonei per garantire lo sviluppo del Centro di Studi Don Bosco e analizzare la convenienza della creazione di un Istituto Superiore di Spiritualità Salesiana;
e) studiare il modo per la ristrutturazione e unificazione della gestione amministrativa del P.A.S., e cercare i mezzi più idonei per garantirgli definitivamente una autonomia economica atta a sostenere i suoi scopi specifici;
f) elaborare delle norme che garantiscano, alla luce del Capitolo, un serio ridimensionamento del personale dirigente e docente del P.A.S.; tali norme, tra l´ altro, dovranno stabilire:
1) le rispettive competenze delle autorità religiose e accademiche, principalmente circa la selezione e preparazione del personale docente;
2) il cursus accademico che deve essere percorso da tutti i docenti;
3) le esigenze accademiche di studio, lavoro, pubblicazioni, ecc. per tutti i professori;
4) le modalità, competenze e responsabilità accademiche e religiose per la promozione, rimozione e licenziamento dei docenti;
g) studiare il modo di realizzare la separazione del Centro di studio e le Comunità di vita e di formazione, in modo tale che vengono garantiti gli scopi fondamentali di entrambi;
h) analizzare quindi la convenienza della continuazione dell´ esistenza del P.A.S. come Ispettoria a sé stante;
i) determinare l´ iter e le scadenze fisse per l´ applicazione degli Orientamenti Operativi fissati dal C.G.S., tenendo presente la diagnosi preparata dalla Commissione Capitolare Speciale per il P.A.S., in modo che si possa presentare al prossimo Capitolo Generale una valutazione esauriente sull´ operato durante i prossimi sei anni.
(670)ACG XIX pp 84-85.
(671)Cfr Ecco ciò che pensano i Salesiani della loro Congregazione oggi vol II pp 96-111; Schema Precapitolare 11 b, p 34-41.
(672)Cfr GS 12, 25, 27; Schema Precapitolare 11 b La castità salesiana nn 1-9; St pr p 31-34.
(673)Cfr GS 24-26; St pr p 22-26.
(674)Cfr GS 9, 29, 49, 60; AA 9; St pr p 32.
(675)Cfr RICCERI, Relazione geneerale sullo stato della Congregazione, p. 6-9.
(676)Ivi, p 117, 157.
(677)Ivi, p 38-42.
(678)Cfr LG 11, 32, 41; GS 12-14; 27-29; 47-52; 60; 67; GE 1, 8.
(679)Cfr LG 41.
(680)GS 47-52.
(681)LG 46.
(682)Cfr. GS 14; CD 12.
(683)Cfr GS 49-51; GE 1, 8.
(684)Cfr GS 19, 92; DH 9-10.
(685)Cfr PC 1, 5, 12.
(686)Cfr Mt 19, 12.
(687)Cfr Ef 5, 32.
(688)OT 10.
(689)PC 12.
(690)Ef 4, 13.
(691)PO 16.
(692)OT 9.
(693)PC 12.
(694)Cfr LG 43; PC 12-14.
(695)Cfr Mt 19, 11; 1 Cor 7, 7.
(696)Cfr 1 Cor 7, 32-34.
(697)LG 42.
(698)Cfr PC 12.
(699)Cfr LG 42-43; PC 5, 12; OT 10; PO 16.
(700)Mt 19, 11.
(701)LG 44.
(702)Cfr PC 12; LG 42; ET 13.
(703)Cfr Rom 6, 1-11.
(704)PC 12.
(705)Cfr 1 Gio 1, 3.
(706)Cfr PC 12.
(707)LG 68.
(708)PC 25.
(709)MB XIII 799.
(710)MB XII 244-245; cfr X 35.
(711)MB XIII 83; cfr XI 299.
(712)MB V, 167 ss.
(713)MB XVII, 110.
(714)Cfr PO 16; PC 12; OT 10; ENC. Sacerdotalis coelibatus; ACG XIX, 83; RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, pp 6-9; Schema precap. 11 b, p 43.
(715)Mt 19, 21.
(716)Cfr I CIS II, p. 112.
(717)Cfr I CIS II, p 114-116.
(718)Cfr I CIS II, p 133-134; RICCERI, Relazione generale... p 12.
(719)Cfr I CIS II, p 117.
(720)Cfr PeP ist 136.
(721)Cfr PeP prop 143; I CIS II, p 127-129.
(722)Cfr I CIS II, p 121.
(723)Cfr I CIS II, p 127.
(724)Cfr I CIS II, p. 120; RICCERI, Relazione generale... p 12.
(725)Cfr I CIS II, p 129.
(726)Cfr I CIS I, p 80 ss.
(727)Cfr I CIS I, p 92-94.
(728)ACS Don RICCERI 261, p 1109.
(729)Cfr ET 17.
(730)Cfr PP; CELAM Medellin; CLAR Pobreza.
(731)Cfr OA 8-13.
(732)GS 63; cfr ET 17.
(733)2 Cor 8, 9.
(734)Fil 2, 7.
(735)Sof 2, 3; 3, 11.
(736)Mt 5, 3.
(737)Cfr Mt 6, 3.
(738)Cfr Mt 6, 25.
(739)Cfr Mt 11, 19; Mc 2, 19.
(740)Cfr Mt 6, 19; 19, 21; Lc 14, 33.
(741)Cfr Mt 10, 35-37.
(742)Cfr Lc 9, 24.
(743)Cfr Mt 10, 9 ss.
(744)Mt 13, 55.
(745)Cfr Mt 8, 20.
(746)Cfr Mt 25, 37.
(747)Cfr Lc 4, 18.
(748)Cfr Lc 6, 24; 13, 31-34.
(749)Cfr Mt 17, 24-27.
(750)Cfr Lc 6, 27.
(751)Atti 20, 35.
(752)Atti 2, 42 ss; 4, 32 ss; 6, 1 ss.
(753)GS 88 a.
(754)PP 3.
(755)LG 8 c.
(756)LG 42 d.
(757)Cfr PC 13; ET 16.
(758)PC 13 b.
(759)Cfr PC 13; ET 18.
(760)ET 19.
(761)Cfr AA 7.
(762)ET 30.
(763)ET 18.
(764)Cfr ET 18.
(765)Cfr Mt 6, 33; LG 44.
(766)PC 13 e.
(767)LG 8.
(768)Cfr ET 18.
(769)ET 18.
(770)Cfr PP 12 e passim.
(771)PC 13 c.
(772)ET 20, PP 27.
(773)Cfr ET 20.
(774)Cfr PC 13 e.
(775)Cfr PC 13 f.
(776)PC 13 a; ES II, 23.
(777)MB I, 217-218.
(778)MB XVIII, 493
(779)Cfr MB I, 296.
(780)Cfr ACS 253 (Don RICCERI) p 541.
(781)Cfr ivi.
(782)MB XVII, 271-272.
(783)Cfr STELLA II p 413-414.
(784)MB XIII 126.
(785)MB XI 168.
(786)MB XIX 157.
(787)MB XVII 272.
(788)MB XI 389-390.
(789)Indichiamo alcuni elementi della tradizione salesiana ricorrenti nella voce dei Successori di Don Bosco: - La povertà è un segno indispensabile per il nostro apostolato: Noi lavoreremmo inutilmente se il mondo non vedesse e non si convincesse che noi non cerchiamo ricchezze e comodità (D. RUA, Circolare 31 gennaio 1907, p 438). - La povertà salesiana include un´ ascetica personale di distacco e rinuncia (Cfr Don RICALDONE in ACS 82, p 91 e passim; D. ALBERA, Circolare 23 aprile 1917; D. RICCERI in ACS 253, p 549 ss). - Le nostre opere, il danaro come ogni altro nostro bene deve essere strumento a servizio della nostra missione in ACS 253, p 574 e p 559). Miei carissimi figli, vi scongiuro... di volgere il vostro sguardo alle immense moltitudini di fanciulli imploranti intorno a voi e in tutta la terra...; dovete essere pronti a fare tutti i sacrifici per alleviarli e rifocillarli nell´ anima e nel corpo. (Don RINALDI in ACS 57, p 967). - Il lavoro è la gloriosa divisa del Salesiano, grande inconfondibile eredità lasciataci da don Bosco (D. RICCERI in ACS 253, p 563). - Mezzo essenziale per la pratica della povertà è la vita comune, per cui il Salesiano forma una cosa sola con la comunità (Don RUA, Circolare 31 gennaio 1907, p 441). In questo spirito deve essere coltivata la solidarietà sia con i poveri, sia fra le case e le ispettorie (D. RICCERI in ACS 253, p 568-573, Don RINALDI in ACS 57, p 568). - Come obiettivo particolarmente urgente ed attuale per il Salesiano d´ oggi viene proposta la lotta contro il sottosviluppo che appartiene all´ essenza stessa della Congregazione (D. RICCERI in ACS 261, p 1110-1111).
(790)AGG XIX in ACS 244, p 81-82.
(791)D. RICCERI in ACS 253, p 44-45.
(792)Cfr ET 18.
(793)D. RICCERI in ACS 261, p 68.
(794)MB XV 184.
(795)Oeuvres de St Fran‡ois de Sales, Ed Annecy, vol IX p 229.
(796)PC 13.
(797)CELAM Medellin 14, 4.
(798)PC 13 b.
(799)Cfr PC 13, ET 18.
(800)Cfr GS 65.
(801)MB V 682.
(802)Cfr Documento Capitolare n 1, capo 1 I destinatari della nostra missione.
(803)PC 14.
(804)LG 1.
(805)LG 5.
(806)Cfr PC 2.
(807)LG 42.
(808)Cfr LG 32; ET 25.
(809)Cfr ET 25.
(810)Cfr ET 25.
(811)Cfr PC 14.
(812)PC 14.
(813)Cfr CD 35.
(814)Cfr ET 50.
(815)ET 28.
(816)Cfr LG 56, 60, 63, 65.
(817)ET 25.
(818)Cfr LG 45 a.
(819)Cfr Mt 20, 28.
(820)Cfr 1 Pt 5, 3.
(821)Cfr Ebr 13, 17; PC 14; CD 15.
(822)Cfr Mc 10, 45.
(823)Cfr PC 14.
(824)Cfr Lc 22, 26-27, Gio 13, 14; ET 24.
(825)Cfr PC 15.
(826)Cfr ET 26.
(827)Discorso di don Bosco ai membri della Società salesiana, 11 marzo 1869, BM IX 573.
(828)Lettera di don Bosco alla comunità salesiana di Valdocco, Mirabello e Lanzo, 9 giugno 1867, MB VIII 829.
(829)Discorso di don Bosco ai membri della Società salesiana, 11 marzo 1869, MB IX 573.
(830)Lettera a don Pietro Perrot, inviato Direttore a La Navarre, 2 luglio 1878, MB XIII 723.
(831)MB VII 524.
(832)Discorso tenuto da don Bosco il 31 dicembre 1871 ai Confratelli di Varazze sulla strenna per il 1872, MB X 1037.
(833)MB X 1112; Conferenza di don Bosco ai Salesiani, 16 settembre 1875, MB XI 356.
(834)Lettera di don Bosco ai salesiani, 2 gennaio 1883, Ep IV, 205 n 2395. Le parole di don Bosco riguardano propriamente i rapporti tra i salesiani e gli alunni, ma possono esprimere bene anche il suo pensiero sui rapporti tra i superiori ed i confratelli.
(835)Don Bosco ai membri della Società salesiana, 11 marzo 1969, MB IX 573-575.
(836)Annali I 307.
(837)MB XIII 243.
(838)Cfr D. RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, Intr. 2.
(839)Cfr D. RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, p 63.
(840)Cfr D. RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, p 33-34.
(841)Cfr D. RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, p 56.
(842)Cfr D. RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, p 43.
(843)Cfr D. RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione, p 62.
(844)Cfr RC proemio.
(845)PC 18.
(846)Cfr LG 43b.
(847)Cfr PP 15.
(848)Cfr RF 6.
(849)Cfr LG 10.34; PO 2.
(850)Cfr LG 12.
(851)Cfr PO 2.
(852)Cfr RF 5.
(853)Cfr OT 2a.
(854)Cfr PC 24; RF 7.
(855)Cfr RC 5.
(856)Cfr OT 2a.
(857)Cfr PC 2c, RC proemio.
(858)Cfr PC 18, RM ES OT RF; Ratio delle varie conferenze Episcopali Nazionali.
(859)Cfr PC 2b.
(860)Cfr Rom 6, 3-4.
(861)Cfr Per una Presenza Viva dei Religiosi nella Chiesa e nel Mondo, LDC p 227-228.
(862)Cfr SC 9a.
(863)Cfr PC 6; ET 47.
(864)Cfr UR 15.
(865)Cfr LG 54.
(866)Cfr LG 62-67; PeP, ist 181.
(867)Cfr GS 4-10.
(868)Cfr RF 2.
(869)Cfr RF 24; Intr. 2.
(870)Cfr PO 6.
(871)Cfr PeP 70-71.
(872)Cfr STELLA, Don Bosco nella Storia della Religiosità Cattolica, vol II, p 386-392.
(873)Cfr. Cost A 1.
(874)Cfr LG 46.
(875)Cfr LG 40-44-46.
(876)Cfr OT 5.
(877)Cfr OT 5; PC 18.
(878)Cfr RF 87.
(879)Cfr OT 2.
(880)Cfr OT 5.
(881)Cfr RC 11; RF 39; Enc. Sacerdotalis coelibatus 63; OT 11.
(882)Cfr RF 12.
(883)Cfr OT 11a; RF 51.
(884)Cfr GS 36-41.
(885)Cfr GS 62.
(886)Cfr GS 62; RF 58.
(887)Cfr GS 43a.
(888)Cfr OT 8.
(889)Cfr ACS 244, p 99.
(890)Cfr ACS 244, p 96.
(891)Cfr OT 8.
(892)Cfr ACS p 95.
(893)Cfr RF Intr. 2.
(894)Cfr RF 12.
(895)Cfr IM 16.
(896)Cfr ET 25-27.
(897)Cfr PC 15.
(898)Cfr ET 48.
(899)Cfr RF Intr. 2, RF 24.
(900)Cfr RF 46.
(901)Cfr PC 18; OT 5.
(902)Cfr RF 34.
(903)Cfr RF 35.
(904)Cfr RF 37.
(905)Cfr RF 31-36.
(906)Cfr RF 59
(907)Cfr OT 17.
(908)Cfr RF 21.
(909)Cfr RC 38.
(910)Cfr OT 2d.
(911)Cfr Cost A 6.
(912)Cfr RF 8.
(913)Cfr RC 4-12.
(914)Cfr RC 28.
(915)Cfr RC 5.
(916)Cfr OT 2.
(917)Cfr RC 6.
(918)Cfr RC 9.
(919)G.E.; Normae quaedam; Regolamenti 321, 323; Statuta Generalia: art. 2, 1; 2, 2; 3; 3, 5; 6, 7; 21, 22; 27, 1.
(920)C.G.S. documento 1.4; Statuta Generalia: art. 2, 2.
(921)Regolamenti, art. 322; Statuta Generalia: art. 2, 1-2, 27, 1.
(922)Regolamenti, art. 326.
(923)Statuta Generalia, art. 3, 4; 5; 20, 4; 30.
(924)Regolamenti, 328.
(925)Regolamenti, 325.

References: e contrario
e contrario
 art. 106
 art. 2
 art. 2
 art. 322
 art. 2
 art. 326
 art. 3