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Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 21 giugno 2016, n. 12845 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 21 giugno 2016, n. 12845
In tema di valutazione delle prove, nel nostro ordinamento, vige il principio del libero convincimento del giudice. La Cassazione, pronunciandosi in merito ad una controversia avente ad oggetto un sinistro stradale, ha ritenuto non vincolante per il giudice il verbale di constatazione amichevole
ordinanza 21 giugno 2016, n. 12845
sul ricorso 11842/2015 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 641/2014 del TRIBUNALE di AVELLINO del 12/05/2014, depositata il 19/05/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 18/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LINA RUBINO;
udito l’Avvocato (OMISSIS) difensore dei ricorrenti che si riporta ai motivi scritti.
“Nel 2009 i ricorrenti (OMISSIS) e (OMISSIS) convenivano in giudizio (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) s.p.a., quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le Vittime della strada, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni alle cose e alla persona del (OMISSIS) conseguenti allo scontro tra la vettura di proprieta’ e condotta dal (OMISSIS), risultata priva di copertura assicurativa, e la vettura di proprieta’ della (OMISSIS), condotta dal (OMISSIS).
Il Giudice di Pace di Avellino dichiarava responsabile del sinistro il (OMISSIS) e condannava (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) al risarcimento dei danni.
Il Tribunale di Avellino, giudice d’appello, con la sentenza n. 641/2014, depositata il 19.5.2014 qui impugnata, sovvertiva l’esito del giudizio di primo grado rigettando la domanda risarcitoria formulata da (OMISSIS) e (OMISSIS), i quali propongono ricorso per cassazione lamentando la violazione degli articoli 115 e 116 c.p.c., correlati all’articolo 2697 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
Resistono con controricorso i (OMISSIS) e (OMISSIS), mentre le (OMISSIS), intimate, non hanno svolto attivita’ difensiva.
Il ricorso puo’ essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli articoli 376, 380 bis e 375 c.p.c., in quanto appare destinato ad essere dichiarato manifestamente infondato.
I ricorrenti contestano il ragionamento probatorio eseguito dal giudice d’appello, a loro dire fondato soltanto sulla inutilizzabilita’ del modello CID, apparentemente sottoscritto dal (OMISSIS), che ne disconosceva la firma in giudizio senza che il (OMISSIS) ne chiedesse la verificazione, dimenticando che il modello CID va valutato unitamente a tutti gli altri elementi probatori.
Riportano poi alcune dichiarazioni testimoniali, contestando le conclusioni cui e’ pervenuto il giudice di appello, nel senso della complessiva, assoluta insufficienza del materiale probatorio offerto dagli attori a sostegno della domanda risarcitoria.
In realta’, nessun vizio di violazione di legge e’ ravvisabile nella sentenza impugnata, che ha valutato il complesso del materiale probatorio giungendo a conclusioni opposte rispetto al giudice di primo grado, atteso che in tema di valutazione delle prove, nel nostro ordinamento, vige il principio del libero convincimento del giudice e non esiste una gerarchia di efficacia delle prove, per cui i risultati di talune di esse debbano necessariamente prevalere nei confronti di altri dati probatori, essendo rimessa la valutazione delle prove al prudente apprezzamento del giudice e costituendo tale valutazione un giudizio in fatto non sindacabile in cassazione se non nei limiti del vizio di motivazione ne’ tanto meno in questa sede rinnovabile.
Si propone pertanto il rigetto del ricorso”.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, esaminata la memoria depositata dai ricorrenti, il Collegio ha ritenuto di condividere pienamente le conclusioni in fatto e in diritto cui e’ prevenuta la relazione.
Il ricorso proposto va pertanto rigettato.
Le spese seguono la soccombenza, e si liquidano come al dispositivo.
Liquida le spese legali in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 15 luglio 2016, n. 14476
renatodisa - 1 Agosto 2016

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 articolo 13
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