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Timestamp: 2019-12-15 11:09:37+00:00

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Immigrazione-Il Decreto Di Maio
Un commento sul Decreto c.d. "Di Maio" in tema di immigrazione uscito sulla Gazzetta Ufficiale il 07 Settembre scorso.
Questo provvedimento normativo riguarda "l'individuazione delle zone di frontiera o di transito ai fini dell'attuazione della procedura accelerata di esame della richiesta di protezione internazionale". In sostanza allarga una lista di Paesi ritenuti sicuri per i cittadini che vi fuggono, e che richiedono asilo in un'altro Paese. Tale lista comprende gli Stati di: Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia, Ucraina.
Per chi proviene da questi Paesi e richiede asilo, subirà un'accelerazione del proprio procedimento di esame della domanda di protezione in 4 mesi con la premessa di avere un vincolo giuridico sulla "dichiarata sicurezza" del Paese di origine che in re ipsa costituisce motivo di rigetto.
Per cercare di fondare la domanda di protezione sarà allora fondamentale, secondo chi scrive, ritagliare bene la storia personale con un motivo di persecuzione e di timore grave e fondato, cercando anche di sostenere la mancanza di protezione dal Paese di sua provenienza.
In caso contrario, il rigetto sarà automatico con scarse possibilità di poter impugnare il provvedimento se non appigliandosi a violazioni di Legge di natura Costituzionale collegate necessariamente alla storia del richiedente. Missione quest'ultima che può apparire difficile, se non impossibile.
Innegabile notare come la materia dell'immigrazione sia in continua e frenetica evoluzione, su cui lo Studio Tummarello può offrire competenza e professionalità per tutte le esigenze del Cliente in ogni sua necessità.
uso reiterato e persecutorio di Whatsapp..attenzione all'aggravante!
Con la sentenza n. 3989 del 28 gennaio 2019 la Corte di Cassazione Penale ha confermato una condanna perpetrata in primo grado per il reato di stalking aggravato dall'uso di un mezzo informatico.
E' una sentenza interessante perché di estrema attualità in quanto l'utilizzo dell'applicazione di messaggistica istantanea "Whatsapp" fa parte oramai della nostra quotidianità, e tutti anche i meno esperti conoscono questo strumento di contatto immediato tra utenti con possibilità di creare/distruggere gruppi di persone con cui potersi scambiare Video/Foto o altro e che avvicina persone che magari si trovano da un capo all'altro del pianeta. Innegabile l'utilità di tale strumentazione, anche perché il servizio è gratuito e sfrutta solamente una connessione internet.
Attenzione però che la tecnologia può diventare un "rischio", ed in questo caso nella recente sentenza sopra richiamata la Cassazione ha ritenuto corretto il ragionamento effettuato in primo grado dal Tribunale di merito che aveva stabilito una pena di mesi 6 per il reato di atti persecutori aggravato dall'uso del mezzo informatico in relazione ad un'imputazione modificata e resa più grave dal Pubblico Ministero per effetto della contestazione di una circostanza aggravante, l'uso appunto di Whatsapp. La Suprema Corte ha quindi ritenuto che l'impiego della messaggistica Whatsapp rientri appieno nella circostanza contemplata al II comma dell'art. 612 c.p. che prevede, come noto, un aumento della pena qualora il reato sia commesso con l'uso di mezzi informatici o telematici. Ecco allora che se usato in maniera non conforme alla Legge, Whatsapp può diventare una circostanza aggravante che si affianca ad un reato e che può determinare una sentenza di condanna con pene detentive e pecuniarie più gravi.
IL Decreto Salvini N. 113/2018 - Un chiarimento sulle novità introdotte
E’ stato approvato il nuovo Decreto sicurezza del 05/10/2018 che così recita: Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché' misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il Decreto introduce radicali cambiamenti in tema di Immigrazione e cittadinanza. Vediamo i punti salienti del Titolo I in estrema sintesi in materia di immigrazione:
La principale misura introdotta riguarda l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, un permesso residuale che l’Italia fino ad ora aveva concesso in determinati casi di rischio di natura sanitaria, economica, sociale e quant’altro a favore del richiedente Asilo che non rientrava nelle due forme di protezione internazionale, lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria.
Dopo l’entrata in vigore del Decreto si potrà valutare un permesso di soggiorno per “protezione speciale” solo nel caso in cui la Commissione territoriale ritenga sussistenti: - il rischio di persecuzione di cui all’art. 19, c. 1, d.lgs. 286/98, che stabilisce che: “In nessun caso può disporsi l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione”; - o il rischio di tortura di cui all’art. 19, c. 1.1, d.lgs. 286/98, che stabilisce che “Non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani”;
Sono state introdotte nuove fattispecie di permesso di soggiorno che il Questore potrà rilasciare ora autonomamente, di sua iniziativa (o su proposta dell’AG o su autorizzazione del Ministro dell’interno), ora dietro richiesta della Commissione territoriale asilo.
Tali misure riguardano: a) Il permesso di soggiorno “per cure mediche” è rilasciato “agli stranieri che versano in condizioni di salute di eccezionale gravità, accertate mediante idonea documentazione, tali da determinare un irreparabile pregiudizio alla salute degli stessi, in caso di rientro nel Paese di origine o di provenienza” e non occorre la domanda di Asilo ma può essere richiesto direttamente al Questore; b) il permesso di soggiorno” per calamità”, è rilasciato nei casi in cui “il Paese verso il quale lo straniero dovrebbe fare ritorno versa in una situazione di contingente ed eccezionale calamità che non consente il rientro e la permanenza in condizioni di sicurezza” ed anche questo permesso può essere richiesto al Questore senza presentazione della domanda di protezione internazionale. c) Il permesso di soggiorno “per atti di particolare valore civile” può essere rilasciato qualora il cittadino straniero abbia compiuto atti di particolare valore civile, cioè abbia esposto la propria vita ad un pericolo concreto per salvare persone esposte ad imminente e grave pericolo, per impedire o diminuire il danno di un grave disastro pubblico o privato, per ristabilire l'ordine pubblico, per partecipare all'arresto di malfattori, per il progresso della scienza od in genere per il bene dell'umanità, o per tenere alti il nome ed il prestigio della Patria
Il d.l. 113/18 stabilisce che alcune tipologie di permessi di soggiorno, già previste dal d.lgs. 286/98, e in precedenza rilasciati con la dicitura “motivi umanitari”, rechino invece la dicitura “Casi Speciali”: rientrano in questa tipologia fattispecie già previste (protezione sociale, ex art. 18 TUI; vittime di violenza domestica, ex art. 18 bis TUI; vittime di sfruttamento lavorativo, ex art. 22, comma 12 quater TUI).
Queste in estrema sintesi le modifiche introdotte dal Decreto che prevede durata e possibilità o meno di conversione in altre tipologie di permesso da approfondire, per chi ne avesse la curiosità, nei futuri commenti che interverranno sul provvedimento appena licenziato.
Vengono poi modificate le strutture di accoglienza, verranno riformati gli SPRAR che si occuperanno solo di chi ha già ottenuto la protezione internazionale e dei minori stranieri non accompagnati, I richiedenti asilo, invece, saranno collocati nei centri governativi di prima accoglienza ovvero, nei casi di emergenza, nelle strutture temporanee, appositamente allestite, previa valutazione delle condizioni di salute del richiedente, anche al fine di accertare la sussistenza di esigenze particolari di accoglienza. Quale presupposto per accedere alle misure di accoglienza, il richiedente, al momento della presentazione della domanda, deve dichiarare di essere privo di mezzi sufficienti di sussistenza. Ferma restando la possibilità per il richiedente asilo di accedere al mercato del lavoro trascorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda, se il procedimento di esame della domanda non è concluso ed il ritardo non può essere attribuito al richiedente, il decreto legge ha soppresso la possibilità per i richiedenti che usufruiscono delle misure di accoglienza di frequentare corsi di formazione professionale, eventualmente previsti dai programmi degli enti locale ai quali è stata affidata la gestione dei centri. In sintesi il sistema di accoglienza SPRAR, più misurato e specifico per il richiedente Asilo viene sacrificato in favore del sistema di accoglienza straordinaria (CAS) che risulta più duro e affollato per ill migrante.
Oltre a ciò v’è da dire che Il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo ora costituisce anche documento di identificazione ma, al tempo stesso, non è più titolo per ottenere l’iscrizione anagrafica che, ad avviso di chi scrive, appare un limite civico per la partecipazione sociale nel Comune di sua accoglienza. Altra misura restrittiva riguarda l’ampliamento delle ipotesi di Trattenimento, anche nei confronti dello straniero che si trova in un centro in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di respingimento o di espulsione, quando vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda è stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione del respingimento o dell'espulsione. Non solo: la misura del trattenimento può essere adottata ai fini dell’identificazione in appositi locali per un periodo non superiore a trenta giorni; persistendo l’impossibilità della verifica dell’identità e soprattutto della cittadinanza, il trattenimento può proseguire presso il CPR per un periodo massimo di 180 giorni.
Si è irrigidito il sistema sanzionatorio penale che gravita attorno al richiedente asilo e vengono aumentate le fattispecie di condanne definitive che determinano sia il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato sia della protezione sussidiaria. Modifiche anche in tema di controversie e avanti al Tribunale, con la previsione del rito sommario di cognizione e la possibilità di impugnare solo per Cassazione l’ordinanza che definisce il giudizio in primo grado. Novità anche sulle norme relative alla concessione della Cittadinanza e, da ultimo, segnalo un l’articolo 15, Disposizioni in materia di giustizia, che chiude il Titolo I del decreto legge che qui ci riguarda, e viene introdotto nel testo unico di cui al D.P.R. 115/2002 (Spese di giustizia) l’articolo 130-bis (L) (Esclusione dalla liquidazione dei compensi al difensore e al consulente tecnico di parte nei processi civili) per escludere il compenso al difensore ed al CT della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato quando l'impugnazione, anche incidentale, è dichiarata inammissibile.
In tema di cittadinanza segnalo l’allungamento a 48 mesi del termine per decidere la domanda presentata dai 24 mesi finora in vigore da coloro che già da molti anni risiedono legalmente nel nostro territorio, misura questa che appare limitare i diritti dei richiedenti su una tempistica oltremodo lunga e burocratica.
Vedremo gli effetti di tale riforma che appare aver trovato (parecchi) consensi ed alcune, (moderate), proteste nell’opinione pubblica, molti e troppi commenti sono comparsi e si potrebbero scrivere, evidenzio solo la palese difficoltà dei vari Governi che sono intervenuti nel tempo sulla materia dell’Immigrazione di trovare una linea comune sul procedure di giudizio e di accoglienza dei richiedenti asilo.
Fa riflettere difatti pensare che dal Testo Unico N. 286/1998 (il Testo di Norme principali sul Diritto dell’Immigrazione) sono oramai passati ben oltre 20 anni.
il caso della Nave Diciotti..un commento
E' di questi giorni sulle cronache nazionali, ed oltre, il caso della Nave Diciotti ormeggiata a largo delle coste Siciliane con un divieto di attracco sulle coste Italiane partito dal Viminale. Sul cargo erano presenti alcuni migranti Eritrei scappati dalle loro terre e soccorsi dalla Nave per chiedere protezione internazionale. Tralasciando i commenti sulla legittimità o meno di queste persone extracomunitarie di poter chiedere Asilo nel nostro Paese in cui, lo ricordo, tale diritto è previsto nella Costituzione all'art 10 comma 3, preme soffermarmi sul contrasto di potere di Governo che si è verificato per arrivare ad una conclusione della vicenda che si è avuta solo nella tarda sera della giornata di ieri. Sia il Ministro delle Infrastrutture, che è il responsabile della gestione dei Porti di attracco delle coste Italiane, che quello dell'Interno hanno preso delle decisioni contrastanti sulla gestione della Nave, con ciò costringendo per giorni l'equipaggio a dover rimanere a largo delle coste con il rischio di un eventuale arresto per ordini ricevuti (pare) da funzionari del Viminale con l'avallo (pare) del Ministro stesso dell'Interno, tutt'ora sotto indagine dal Procuratore di Agrigento per i reati ipotizzati di tortura e sequestro di persona. V'è da dire che la Nave Diciotti ha bandiera Italiana quindi è territorio della Repubblica e da ciò non si vede la possibilità di poter impedire ad un veicolo della Marina Militare l'attracco al suo stesso porto di bandiera. Le indagini in corso chiariranno la corretta applicazione della Legge, ma l'accaduto pone un accento inevitabile sulla gestione Europea dei richiedenti asilo che sono stati il "nocciolo" del caso venuto alla luce e che hanno visto ancora un volta l'Europa intera voltarsi dall'altra parte quando si parla di suddivisione dei richiedenti asilo all'interno degli Stati UE.
Il Regolamento Dublino che decide tra gli Stati d'Europa chi, come e perché deve giudicare una domanda di Asilo stabilisce che il Paese di primo approdo è quello che deve poi giudicare l'iter della procedura di protezione internazionale. E la Geografia in questo non aiuta lo Stato Italiano che si trova, quotidianamente, a ricevere sbarchi di migranti dall'Africa mentre il resto d'Europa, non esposto come l'Italia, ne rimane al margine. E tutto ciò di fronte ad un crisi epocale umanitaria come quella vissuta dall'Africa che non si può arrestare e che si dovrà studiare nei libri di Storia. Solo una volontà comune Europea di voler affrontare tale fenomeno in maniera congiunta ed equilibrata potrà dare delle speranze per evitare il ripetersi di situazioni come quelle della Nave Diciotti in cui evidenzio come l'Italia si sia trovata, ancora una volta, da "sola" nella gestione del fenomeno migratorio mondiale.
Il permesso di soggiorno per Studio o Tirocinio formativo: adempimenti e prospettive future dopo il suo ottenimento
Il permesso di soggiorno per motivi di Studio è disciplinato nello specifico dagli articoli 39 e 39bis del testo Unico sull'Immigrazione (il D. Lvo n. 286/1998) e permette al cittadino extra-UE il rilascio di un titolo di soggiorno pari alla durata dello corso di studio o di formazione professionale richiesto.
Mi è capitato di recente di dover assistere due clienti extracomunitari con valido permesso di lungo soggiorno in Italia i cui rispettivi figli, maggiorenni di età e già frequentanti corsi di studio all'estero quindi non rientranti nelle categorie di familiari da poter ricongiungere, erano alla ricerca di una modalità legale per ottenere la possibilità di far entrare i loro discendenti nel territorio italiano (e quindi Europeo) secondo gli adempimenti richiesti agli stranieri per il conseguimento del visto di ingresso e del permesso di soggiorno per motivi di studio. Nella mia regione ad esempio, le Marche, l'Università di Camerino mette a disposizione delle quote per l'accesso ai corsi di studio all'interno dei suoi dipartimenti didattici e formativi.
Il capo 2 del suindicato Testo Unico dagli articoli 37 e seguenti stabilisce i criteri per l'istruzione ed il diritto allo Studio in parità di trattamento tra lo straniero ed il cittadino italiano secondo le modalità ivi stabilite nelle norme richiamate, ed in tal senso per coloro che fossero interessati ad avere maggiori informazioni sul tema invitoa visitare il sito del MIUR ove sono riportati tutti i passaggi e gli adempimenti per il rilascio dei suindicati titoli soprattutto alla luce delle tabelle Ministeriali in cui vengono riportate le Università e le Scuole di formazione, tra cui appunto quella di Camerino, che mettono a disposizione un numero di quote per studenti extra-UE per consentire il rilascio del visto nell'ambasciata Italiana di riferimento, ed il conseguente rilascio del permesso di soggiorno entro 8 giorni dall'effettivo ingresso in Italia dello studente una volta ottenuto il visto.
E' bene sapere che durante la validità del permesso di soggiorno lo studente extra-UE può lavorare, e ciò consente di valutare la possibilità di conversione del permesso di soggiorno al termine della durata temporale del titolo al suo primo rilascio. Sono previste poi in alcuni casi delle specifiche competenze linguistiche da soddisfare, e la presenza di una prestazione di garanzia di copertura economica per dimostrare la disponibilità di mezzi sufficienti di sostentamento da parte dello studente straniero.
Resto ovviamente a disposizione per eventuali chiarimenti sul tema.
Permesso di soggiorno di Familiare di Cittadino UE: quando permane il diritto di soggiorno sul Territorio in caso di divorzio?
Rendo un parere in materia di Diritto dell'Immigrazione che possa essere di aiuto e chiarimento per coloro che si trovano a vivere tale situazione.
Se vi è una unione civile per matrimonio tra un cittadino italiano ed una cittadina extracomunitaria, o viceversa, il Decreto Legislativo n. 30/2007 recepisce la Direttiva UE del 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri.
Accade a volte che le unioni tra persone magari di diverse nazionalità, origini e culture, abbiano una fine e si arrivi ad una volontà di porre fine al matrimonio, e questo cosa comporta in termini di diritto di soggiorno per il coniuge extracomunitario che possiede il permesso per motivi familiari ma che vede il rischio, con la separazione, di farselo revocare dalla Questura di sua competenza?
Ebbene è importante sapere che all'art. 12 di tale decreto si stabiliscono le condizioni ed i requisiti richiesti dalla Legge Italiana per il MANTENIMENTO del Diritto di soggiorno dei familiari in caso di divorzio o annullamento del matrimonio.
In particolare al comma 2, lettera A) dell'art. 12 si prescrive che se il matrimonio è durato almeno 3 anni, di cui 1 almeno nel territorio nazionale (dimostrabile con una eventuale residenza o dimora comune durante i 3 anni del matrimonio), prima che abbia inizio il procedimento di divorzio o annullamento NON si perde il diritto di soggiorno e quindi il cittadino extracomunitario non sarà costretto a tornare nel proprio Paese di origine ma avrà diritto, comunque, a restare nel territorio italiano e richiedere quindi la conversione del titolo di soggiorno per motivi familiari in altro titolo per Legge concedibile.
Civile: quando il debitore NON paga..le azioni e le fasi Giudiziali per recuperare il credito
Lo studio dell'Avvocato Eugenio Tummarello dedica questo mese un Post in tema di Diritto Civile.
Si intende portare all'attenzione dei visitatori del Sito lo strumento processuale che la Legge prevede per il caso in cui un creditore abbia un credito da recuperare nei confronti di un debitore che ha usufruito di una prestazione e poi, in buona sostanza, non ha pagato il relativo prezzo o si è sottratto al suo adempimento di dover effettuare il pagamento del dovuto.
SI cade qui in tema di esecuzione mobiliare nei confronti dei beni posseduti dal debitore, e l'azione di recupero del credito attuato dallo Studio Tummarello è iniziata con un decreto ingiuntivo dichiarato immediatamente esecutivo stante il fatto di aver allegato una prova scritta a riprova della certezza e liquidità del credito fatto valere in giudizio avanti al Giudice, il quale ha poi concesso il decreto ingiuntivo con la formula di immediata esecutività. Ciò ha consentito all'Avvocato Tummarello di notificare al debitore il titolo esecutivo di cui sopra e di procedere, immediatamente, al pignoramento dei beni posseduti dal debitore senza dover attendere i 40 giorni richiesti dalla Legge ma solo il termine di 10 giorni previsto dall'atto di precetto con cui si inizia l'espropriazione forzata verso il debitore.
Decorso tale termine, ossia i 10 giorni con cui il creditore notifica il titolo esecutivo ed intima entro appunto tale termine al debitore di adempiere, inizia l'esecuzione nei confronti di quest'ultimo.
Nel caso portato all'attenzione di Questo Studio si sono pignorati dei beni al domicilio del debitore, consistiti in quadri e scrivanie di antiquariato a seguito dell'accesso al suo domicilio dell'Ufficiale Giudiziario incaricato dal Tribunale di Ancona, il quale ha apposto i vincoli del pignoramento ed ha disposto la custodia dei beni all'istituto delle Vendite Giudiziarie delle Marche che ha poi provveduto alla vendita di detti beni.
Da qui il ricavato della vendita che ha dato la possibilità all'Avvocato Tummarello di chiedere al Giudice dell'Esecuzione l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita versata in un conto corrente bancario appositamente aperto dall'Istituto Vendite Giudiziarie.
Questa la procedura da attuare per il recupero di un credito nel caso in cui il debitore abbia, o sia trovato, nella piena e materiale disponibilità di possedere beni mobili da pignorare, anche al suo domicilio.
Immigrazione: la Corte di Appello di Milano conferma il Bonus-Bebè a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti
La Corte d’appello di Milano ha respinto l’appello dell’Inps contro l’ordinanza del Tribunale di Milano che aveva ordinato all'Istituto di riconoscere il premio nascita a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti. Il ricorso al Tribunale di Milano era stato fatto da Asgi (l'Associazione studi giuridici immigrazione di cui l'Avvocato Eugenio Tummarello risulta esser socio da anni e suo referente territoriale per le Marche), Apn e Fondazione Guido Piccini, il quale aveva ordinato all'Istituto di riconoscere il premio nascita di cui all'art. 1, comma 353 della L. 232/2016 a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti e non soltanto alle mamme lungo-soggiornanti o titolari di protezione internazionale come preteso dall’Inps con la circolare n. 39/2017. A seguito della decisione di primo grado – che aveva ritenuto discriminatoria la restrizione operata dall'Istituto rispetto alla previsione di legge – l’Inps ha emanato il messaggio n. 661 del 13 febbraio 2018 con il quale ha dato esecuzione all'ordinanza, consentendo quindi a tutte le mamme straniere la presentazione delle domande, ma precisando che l’assegno viene pagato con riserva in relazione agli sviluppi futuri del giudizio. “A questo punto –commentano le associazioni-, visto l’esito del giudizio di appello, il messaggio dell’Inps resta ulteriormente confermato. Tuttavia, se l’Istituto mantenesse la riserva sui pagamenti e decidesse di proseguire nel giudizio, i beneficiari che hanno nel frattempo ottenuto il titolo, resterebbero in una situazione di incertezza per altri anni, fino alla decisione della Cassazione”, creando una situazione “paradossale” perché il bonus avrebbe invece lo scopo “di creare condizioni di maggiore serenità e sicurezza nel momento della nascita”. Le associazioni che hanno promosso il giudizio confidano quindi che l’Inps “assuma una decisione definitiva sul punto, chiudendo il contenzioso e garantendo il rispetto pieno e senza riserve della decisione milanese”. Il diritto riguarda tutte le mamme entrate nel settimo mese di gravidanza dal 1.1.2017 al 31.12.2017. La domanda deve essere presentata entro un anno dal 1.5.2017 oppure entro un anno dal compimento del settimo mese di gravidanza se iniziato successivamente al 1.5.2017.
​Resto a disposizione per ogni eventuale chiarimento sul punto.
Stupefacenti e reati connessi..illegittima la revoca automatica della patente
Segnalo ai visitatori del mio Sito una sentenza della Corte Costituzionale del Febbraio 2018, la n. 22 del 09/02/2018, che dichiara l'illegittimità dell'art. 120, comma 2, del Decreto Lgs. 285/1992 come successivamente modificato (Nuovo Codice della Strada) nella parte in cui in ipotesi di condanna per reati di cui agli artt. 73 e 74 del D.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico delle Leggi in materia di sostanze stupefacenti e reati collegati) successivi al rilascio della patente di guida, si dispone che il Prefetto "provveda" alla revoca della patente di guida de plano e cioè in via automatica.
la Corte ha osservato che sia legittima invece la disposizione "può provvedere", e non "provveda", lasciando così in tal modo un margine più o meno ampio alle Autorità Prefettizie sul ritiro o meno della patente di guida a seconda della gravità del reato presupposto, quello in materia di stupefacenti nel nostro caso.
Secondo il suindicato art. 120 del C.d.S. infatti si dispone che non possono conseguire la patente di guida i delinquenti abituali, professionali o per tendenza e coloro che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali, e le persone condannate per i reati in materia di stupefacenti di cui agli artt. 73 e 75 del T.U. sugli stupefacenti.
I Giudici delle Leggi hanno invece ritenuto illegittima la parte in commento quando ricollega in via automatica il medesimo effetto, ovvero la revoca del titolo, ad una varietà di fattispecie non riconducibili in termini di omogeneità, atteso che la condanna cui la norma fa riferimento può riguardare reati di diversa se non addirittura di lieve entità.
La Corte ha quindi dichiarato illegittima la parte in commento, nella parte in cui dispone che il prefetto “provvede” anziché “può provvedere” alla revoca della patente di guida in caso di sopravvenuta condanna del titolare per i reati di cui agli artt. 73 e 74 del D.P.R. n. 309/1990.
Resto ovviamente a disposizione dei visitatori del Sito per ogni chiarimento del caso.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 18
 art. 22
 sentenza 
 art. 120