Source: https://www.laifitalia.it/quadro-normativo-di-riferimento/
Timestamp: 2020-04-03 10:51:40+00:00

Document:
Quadro normativo di riferimento – LAIF – L'Associazione Istruzione Famigliare
Quadro normativo generale di riferimento per l’istruzione parentale
NORME ORDINARIE
Quadro normativo di riferimento sugli adempimenti di chi assolve all’obbligo mediante l’istruzione parentale
Quadro normativo di riferimento sui contenuti degli esami di fine ciclo
Quadro normativo di riferimento per lo svolgimento degli esami di fine ciclo
In tema di diritto all’istruzione, la gran parte dei testi normativi, sia a livello nazionale che internazionale, concordano nel porre in capo ai genitori il diritto-dovere di operare le migliori scelte inerenti all’educazione e all’istruzione dei propri figli, nel migliore interesse degli stessi.
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1949:
Dichiarazione dei Diritti del fanciullo, 1929-1959:
Il fanciullo ha diritto ad un’istruzione che deve essere gratuita e obbligatoria, almeno ai livelli elementari, e che deve contribuire alla sua formazione generale e consentirgli eguaglianza di possibilità di sviluppare le sue doti, il suo spirito critico, la consapevolezza delle responsabilità morali o sociali e di diventare un membro utile della società. L’interesse superiore del fanciullo deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento; questa responsabilità ricade in primo luogo sui genitori. Il fanciullo deve avere ogni possibilità di dedicarsi a giuochi e ad attività ricreative orientate verso i fini che l’educazione si propone; la società e le pubbliche autorità devono impegnarsi ad agevolare il godimento di questo diritto.
Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza:
1. … La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo.
E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi d’incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
(…) Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Art. 315-bis Diritti e doveri del figlio
Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.
Art. 1 – Principi. Oggetto e finalità della valutazione e della certificazione
Sul piano dei soggetti chiamati in causa, fin da subito si chiarisce con questo riferimento esplicito che si tratta degli alunni/e e degli studenti/esse delle istituzioni scolastiche.
L’istruzione parentale ricomprende sia coloro che fanno il loro percorso in ambito famigliare (senza frequentare nessuna istituzione scolastica), sia coloro che fanno il loro percorso nell’ambito di scuole parentali.
In questo vasto panorama, i primi non rientrano nella categoria degli alunni/e o degli studenti/studentesse di istituzioni scolastiche.
Ne deriva che l’accertamento del dovere genitoriale di istruzione della prole, nel caso di istruzione parentale, quanto meno in ambito famigliare, dovrebbe avvenire con termini e approcci diversi da quello dell’esame scolastico/esame di idoneità tradizionale.
La valutazione e’ coerente … con la personalizzazione dei percorsi e con le Indicazioni Nazionali per il curricolo e le Linee guida di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, n. 88 e n. 89; e’ effettuata dai docenti nell’esercizio della propria autonomia professionale, in conformità con i criteri e le modalità definiti dal collegio dei docenti e inseriti nel piano triennale dell’offerta formativa.
Nel caso di istruzione parentale, l’accertamento non potrà non tener conto del percorso personale e delle peculiarità dei soggetti coinvolti.
Art. 10 Esami di idoneità nel primo ciclo e ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo dei candidati privatisti
Questo comma riguarda chiaramente solo chi fa istruzione parentale frequentando una scuola non paritaria iscritta negli albi regionali.
Art. 23 Istruzione parentale
Viste le considerazioni sopra esposte, visto il quadro normativo generale in cui si inserisce questo decreto, pare chiaro che questo comma si riferisca ad alunni/e, studenti/esse che frequentano scuole parentali e/o che intendono chiedere il passaggio alla classe successiva, o per estensione, a coloro che intendono passare da un regime di istruzione parentale in famiglia a un regime di istruzione scolastica.
Testo Unico del Decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994:
Decreto legislativo n. 76 del 15 aprile 2005:
I genitori, o chi ne fa le veci, che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei propri figli, ai fini dell’esercizio del diritto-dovere, devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli.
Art.23 – Istruzione parentale
In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza.
“… nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere …” la legge 59 del 15/03/1997, all’art. 21, stabilisce che i programmi di insegnamento non sono più dettati dal Ministero, ma devono essere costruiti sulla base delle Indicazioni nazionali per il curricolo.
Queste ultime, infatti, indicano il quadro generale di traguardi e obiettivi (conoscenze, abilità e competenze) previsti al termine di ciascun ciclo. All’interno di detto quadro indicativo, ciascun insegnante/educatore/genitore è tenuto a definire il percorso più idoneo ai propri discenti.
Le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012 riportano, tra l’altro, anche:
L’inquadramento delle singole materie nel percorso educativo-formativo:
arte e immagine, geografia, inglese e seconda lingua comunitaria, italiano, matematica, musica, scienze, storia, tecnologia
I traguardi e gli obiettivi per la scuola primaria (primo ciclo di istruzione). E’ senz’altro degno di nota il fatto che le Indicazioni nazionali riportino i traguardi e gli obiettivi alla fine della classe quinta della scuola primaria (solo in alcuni casi anche per la classe terza), ma non alla fine delle altre classi, per le quali è prevista, evidentemente, ampia flessibilità:
inglese e seconda lingua comunitaria 1
integrazioni relative all’insegnamento della religione cattolica
I traguardi e gli obiettivi per la scuola secondaria di primo grado (scuola media). Anche in questo caso sono riportati gli obiettivi ed i traguardi alla fine della terza media; per le altre classi la flessibilità è ancora più grande:
inglese e seconda lingua comunitaria 2
Le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2018 introducono delle precisazioni e qualche integrazione, ma confermano la sostanza delle Indicazioni precedenti.
Il Decreto legislativo 16 aprile 1994, N° 297 norma, tra l’altro, gli esami di fine ciclo (quinta primaria e terza media):
Art. 183 – Ammissione all’esame di licenza
2. All’esame di licenza sono ammessi anche i candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano nel corso dell’anno solare il quattordicesimo anno di età, purché siano in possesso della licenza elementare. Sono inoltre ammessi i candidati che detta licenza abbiano conseguito da almeno un triennio e i candidati che nell’anno in corso compiano 23 anni di età.
Art. 184 – Sede e sessione unica dell’esame di licenza
1. Sono sedi di esame di licenza di scuola media le scuole medie statali e pareggiate nonché, per i soli alunni interni, le scuole medie legalmente riconosciute, salvo quanto previsto dall’articolo 362, comma 3, per le scuole medie legalmente riconosciute dipendenti dall’autorità ecclesiastica.
2. L’esame di licenza media si sostiene in un’unica sessione con possibilità di prove suppletive per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi.
3. Le prove suppletive devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.
Art. 185 – Esame di licenza e commissione esaminatrice
3. La Commissione esaminatrice dell’esame di licenza é composta di tutti i docenti delle terze classi della scuola che insegnino le materie di cui al primo comma; nonché i docenti che realizzano forma di integrazione e sostegno a favore degli alunni portatori di handicap; il presidente della commissione é nominato dal provveditore agli studi, il quale lo sceglie dalle categorie di personale indicate dal regolamento.
Art. 186 – Valore della licenza
1. L’esame di licenza media é esame di Stato.
Art. 197 – Esami di maturità
4. Possono sostenere gli esami di maturità gli alunni degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, che abbiano frequentato l’ultimo anno di corso ovvero l’anno integrativo o l’ultimo degli anni integrativi istituiti presso gli istituti professionali o gli istituti d’arte statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, previa ammissione deliberata motivatamente dal consiglio di classe con almeno la metà dei voti, sulla base di uno scrutinio finale inteso a valutare il grado di preparazione del candidato nelle singole materie di studio dell’ultimo anno di corso, con la formulazione di un giudizio analitico sul profitto conseguito in ciascuna di dette materie. Agli alunni non ammessi è comunicata, a loro richiesta, la motivazione del giudizio negativo risultante dallo scrutinio.
5. Qualsiasi cittadino che abbia compiuto il diciottesimo anno di età entro il termine prescritto per la presentazione della domanda di ammissione e dimostri di avere adempiuto all’obbligo scolastico può chiedere di essere ammesso all’esame di maturità. I candidati non considerati nel comma 4 sono sottoposti, per le materie per le quali non è prevista specifica prova negli esami di maturità, a prove orali integrative dinanzi alla stessa commissione esaminatrice, tenendo conto del titolo di studio di cui il candidato è provvisto. La commissione esaminatrice terrà altresì conto di eventuali altre maturità o abilitazioni precedentemente conseguite.
6. L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato, considerata con riguardo anche ai suoi orientamenti culturali e professionali.
7. L’esame consta di due prove scritte e di un colloquio. (omissis)
Decreto Legislativo 13 aprile 2017 N° 62
L’Articolo 7 norma le Prove INVALSI:
L’Articolo 10 contiene indicazioni riguardanti l’esame di stato conclusivo del primo ciclo (terza media):
1. L’accesso all’esame di idoneità’ per le classi seconda, terza, quarta e quinta della scuola primaria e per la prima classe della scuola secondaria di primo grado e’ consentito a coloro che, entro il 31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano compiuto o compiano rispettivamente il sesto, il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo anno di eta’.
2. L’accesso all’esame di idoneità per le classi seconda e terza di scuola secondaria di primo grado e’ consentito a coloro che, entro il 31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano compiuto o compiano rispettivamente l’undicesimo e il dodicesimo anno di età.
4. L’esito dell’esame e’ espresso con un giudizio di idoneità ovvero di non idoneità.
5. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione in qualità di candidati privatisti coloro che compiono, entro il 31 dicembre dello stesso anno scolastico in cui sostengono l’esame, il tredicesimo anno di eta’ e che abbiano conseguito l’ammissione alla prima classe della scuola secondaria di primo grado. Sono inoltre ammessi i candidati che abbiano conseguito tale ammissione alla scuola secondaria di primo grado da almeno un triennio.
Nel 1877, la Legge Coppino, che elevava l’obbligo di frequenza a tre anni, precisava che detto obbligo valeva solo per i figli delle famiglie cui i genitori non potevano/volevano provvedere direttamente o per mezzo di scuole private o di precettori; si parla quindi di “orfani, fanciulli senza famiglia accolti negli istituti di beneficienza”.
Lo stesso articolo della legge prevede inoltre gli adempimenti di chi si avvale dell’istruzione parentale e le modalità di verifica, distinguendo fra l’istruzione impartita privatamente e quella impartita direttamente in famiglia. Per quest’ultima erano sufficienti le “dichiarazioni dei genitori o di chi ne tiene il luogo, colle quali si giustifichino i mezzi dell’insegnamento.”
L’obbligo di provvedere all’istruzione degli esposti, degli orfani, e degli altri fanciulli senza famiglia, accolti negli Istituti di beneficienza, spetta ai direttori degli istituti medesimi: quando questi fanciulli siano affidati alle cure di private persone, l’obbligo passerà al capo di famiglia che riceve il fanciullo dall’istituto.

References: Art. 315

Art. 1

Art. 10

Art. 23

Art.23

Art. 183

Art. 184

Art. 185

Art. 186

Art. 197