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Timestamp: 2017-10-21 03:02:04+00:00

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Cap.5.4 La simmetria speculare. – Renato Palmieri
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Capitolo 5.4 La simmetria speculare.
a) Il sottoprogramma “B/Symm
§ 17. Approfondiamo con Olopoiema l’argomento, fondamentale in natura, della simmetria bilaterale speculare. Rileviamo in primo luogo dalla fig.18 le caratteristiche funzionali del sottoprogramma “B/Symm”, che sovrintende alle strutture dotate di tale simmetria.
Ingrandiamo in fig.19 la parte centrale del disegno di fig.18, moltiplicando per 3 i valori K e R0 della finestra degli input, e dal menu FINESTRE clicchiamo VISUALIZZA VALORI, ottenendo in fig.20 il quadro matematico della situazione relativa, che illustreremo dopo.
Ripetiamo in fig.21 il procedimento di fig.19 cliccando due volte AVANTI invece di PLAY e quindi STOP.
Il valore K tra gli input di fig.18 è quello che assegniamo al cateto base di ciascuno dei due triangoli rettangoli costitutivi del triangolo isoscele di fig.21: tale cateto è posto come sezione aurea dell’ipotenusa. I due vertici della base del triangolo isoscele sono i baricentri delle due propagazioni eccentriche controorientate (a polarità inversa), che convogliano le rispettive onde alla confluenza geometrica in una medesima onda sferica, quella di fig.21 comune ad entrambe e che perciò risulta chiaramente marcata dalla coincidenza in fig.19. E’ superfluo dire che è necessario riferirsi, per quanto riguarda i particolari effetti naturali della polarizzazione inversa, all’articolo “Magnetismo e terremoti” riprodotto nella sez.4. E’ infatti proprio l’efficacia magneto-gravitazionale di tale polarizzazione la vera e unica spiegazione, assolutamente ignota alle dottrine accademiche, della prevalente frequenza della simmetria speculare nella morfogenesi biologica.
Il raggio di partenza delle due propagazioni eccentriche a spirale logaritmica è R0. L’input T è il valore costante in gradi che attribuiamo alla distanza angolare tra le onde strutturate di quelle propagazioni. Le due propagazioni sono tra loro equintense, avendo lo stesso rapporto a’/a, pari a 0,035, che abbiamo riportato in basso nella finestra di fig.18, corrispondente a un angolo costruttivo di 50° (input A) per entrambe le spirali. Pertanto la propagazione figlia è concentrica: Olopoiema la disegna in fig.18, con l’effetto della pulsazione (cui si riferiscono gli input KE e N).
§ 18. Passiamo ora a completare idealmente la struttura geometrica del disegno di fig.21 in base ai dati matematici che si leggono nella finestra di fig.20. E’ opportuno che i lettori si facciano sulla carta un loro schema del nostro disegno ideale.
Ricordiamo dal paragrafo precedente che K nelle figg.19-21 vale 51 e R0 è pari a 27: sono questi, dunque, i parametri di riferimento per i valori di fig.20. Nella fig.21 H = -157,89 segna sull’asse verticale la distanza del centro dell’onda composta dalla base del triangolo isoscele. Disegniamo due diametri dell’onda sferica, facendoli passare per ciascuno dei due vertici di base del suddetto triangolo e per il centro dell’onda: sono i diametri delle due onde delle due propagazioni, confluite per esatta coincidenza spaziale nell’unica onda di fig.21, che è quella marcata di fig.19. (Le dimensioni tra le diverse figure possono apparire visivamente alterate nella ripetizione grafica).
D = 72,1 è in gradi l’angolo acuto che i diametri formano con la base del triangolo isoscele. J = 165,92 è il segmento di ciascun diametro che va dal vertice del triangolo al centro dell’onda. R1 = 178,05 è il raggio dell’onda composta. W = 12,13 è il segmento di diametro che è il tratto di differenza tra il raggio dell’onda e J. RS = 343,97 è il segmento di diametro comprensivo di J e R1. I righi successivi della finestra di fig.20 si riferiscono alla concentrica figlia.
Tutto ciò significa che il raggio della spirale logaritmica guida di ciascuna propagazione, con baricentro nel rispettivo vertice del triangolo isoscele, essendo inizialmente posto come R0 = 27, viene calcolato da Olopoiema alla confluenza nell’onda comune come RS col valore detto. Il baricentro divide il diametro dell’onda in due parti molto diseguali, come sono i valori di W e RS, perché il rapporto a’/a = 0,035 è molto piccolo. Con una facile proporzione, si ricava che W rapportato a R0 vale 0,95.
L’indicazione ORARIO nella finestra di fig.18 si riferisce al senso della propagazione di destra. Ne segue che, implementando ANTIORARIO il disegno si capovolge e la distanza H avrà segno positivo.
b) La favola dell’ “antimateria”. “Energia”: chi sei tu?
§ 19. Il fenomeno per cui stiamo fornendo le istruzioni del programma – la simmetria bilaterale speculare -, onnipresente in natura, mette a nudo una delle più colossali e accreditate fandonie della fisica contemporanea. I lettori facciano uno sforzo per credere ai propri occhi (come spesso siamo indotti a consigliare loro) piuttosto che alla grancassa assordante delle fonti accademiche. Nei giorni in cui andiamo scrivendo queste righe (agosto del 2000) leggiamo che al CERN di Ginevra tre gruppi di fisici si stanno affaticando intorno a un “deceleratore di antiprotoni” per vedere di generare “anti-atomi” di “anti-idrogeno” e, più ambiziosamente, di “anti-elio”, o meglio ancora, più in là, un bicchiere di fresca “anti-acqua”. Nell’attesa dell’evento fatidico, gli strenui sperimentatori si domandano dottamente che fine abbia fatto l’ “antimateria” primordiale, che subito dopo il Big Bang doveva essere simmetrica anche quantitativamente alla materia e si è oggi ridotta al lumicino, tanto da richiedere una maieutica così complicata e costosa.
Ebbene, siamo qui noi a rassicurarli: a prescindere dalla frottola del Bing Bang, l’antimateria ce l’hanno ancora sotto i loro occhi ed è sempre assolutamente simmetrica alla materia in qualità e quantità, solo che le sta di fronte capovolta, esattamente come un 69 è fatto di due 6 sottosopra! Sì, cari lettori: voi e noi immaginiamo di sentire gli strilli dei tre gruppi di fisici – europei, americani e giapponesi -, impegnatissimi al CERN in ben tre progetti dai nomi che incutono rispetto (Athena, Atrap e Asacusa). Aspettiamo che si calmino e passiamo a spiegar loro la situazione ai paragrafi successivi.
§ 20. Oltre che dalla oscura minaccia ai loro finanziamenti, quegli strilli nascono dal fatto che, secondo i fisici pluri-insigniti di Nobel, la nostra affermazione è inconcepibile, perché materia e antimateria, non appena si vedono, sono obbligate ad annichilirsi seduta stante, trasformandosi in quell’altro fantasma della fisica odierna di cui si sentono i cazzotti ma che nessuno saprebbe definire se non con un nome: “energia”. Vero è che essi hanno da fare i conti con l’altro problemino che li tormenta: se materia e antimateria, originariamente simmetriche, erano destinate ad annullarsi al primo scontro, come avrebbe fatto a sopravvivere al Big Bang la sola materia, eliminando d’un colpo tutta l’antimateria dalla faccia dell’universo?
Ci corre quindi l’obbligo, non già di convincere – cosa impossibile – i cervelloni dei Nobel (hanno avuto il riconoscimento proprio per quelle favole), ma di illustrare ai non-Nobel con semplici e chiare parole la realtà delle cose. Questa, infatti, a differenza di quanto vorrebbero farci credere le teorie correnti, è esattamente la stessa nel microcosmo subatomico e nella nostra esperienza quotidiana di eventi immediatamente percepibili, se riusciamo a toglierci gli occhiali deformanti del pregiudizio dottrinario.
§ 21. La prima circostanza sempre presente nei fenomeni della presunta annichilazione di materia con antimateria è rappresentata dall’enorme velocità con cui particelle e antiparticelle si scontrano negli acceleratori usati allo scopo. Prova ne è, per l’appunto, il fatto che ora gli addetti alla sperimentazione del CERN pensano di adoperare un “deceleratore” di antiprotoni, presumendo di poter meglio osservare a basse velocità la produzione di antimateria, laddove ne potrebbe piuttosto derivare, a loro insaputa, qualche altra cosa interessante, ma – come vedremo – incomprensibile per loro.
La seconda circostanza è la predeterminazione della definizione di “antiparticella” in base al fatto che essa si avvita in un campo magnetico in senso opposto rispetto a una particella normale. Tale caratteristica permette di selezionarla facilmente con altre sue simili e avviarla a scontrarsi nell’acceleratore con le usuali particelle dirette nell’altro senso.
A questo punto non ci resta che ricondurre il tutto a una spiegazione assolutamente logica, che ci assicura che l’antimateria non è mai esistita altro che nelle elucubrazioni di fisici con la vocazione – e retribuzione – di acchiappafantasmi.
§ 22. Ci basterà ora chiarire la reale incidenza delle due circostanze indicate nel fenomeno in questione per fare pulizia di una infinita impostura con cui la fisica ufficiale ci rintrona da troppo tempo le orecchie e si fa lautamente finanziare per mastodontiche quanto del tutto inutili e – peggio – devastanti apparecchiature.
Ecco un esempio di eventi della nostra esperienza, sufficienti a risolvere il problema della cosiddetta “antimateria”: due aerei supersonici dello stesso tipo compiono un’evoluzione virando in senso opposto l’uno verso l’altro. Prescindendo dalla loro direzione contraria, della quale ci occuperemo subito dopo, sono ipotizzabili due casi. Il primo è che i due aerei si scontrino: il risultato sarà la loro disintegrazione; i frammenti segneranno varie tracce infuocate nell’aria, che però non corrispondono alla massa totale dei due aerei, evidentemente irrecuperabile. Supponete che i due aerei si siano levati in volo parallelamente da una pista unica, per effettuare solo successivamente una virata opposta, che li porterà a collidere.
Trasferite ora il tutto negli esperimenti dei Nobel fissati per l’antimateria. Essi ignorano il motivo per cui due particelle, partite parallelamente, prendono a circuitare in senso opposto, tanto più che la gran parte di esse va in uno dei due sensi considerato normale e solo poche seguono un cammino contrario. Si affrettano quindi a etichettare queste ultime come antiparticelle, avviandole a scontrarsi con le altre per “vedere l’effetto che fa”, come nella canzone di Jannacci. Il risultato lo chiamano “annichilazione”, invece di “disintegrazione”: il termine esatto del caso degli aerei, le cui anzidette tracce infuocate sono perfettamente analoghe a quelle molteplici lasciate nell’evento subatomico dalle particelle minori irraggiate dall’impatto.
Ma perché alcune particelle si differenziano dalla maggioranza delle loro compagne per una circuitazione opposta? La cosa, che è del tutto ovvia per i due aerei, nascendo da una precisa intenzionalità dei piloti che manca alle particelle, sfugge inesorabilmente alla logica ancora primitiva della fisica contemporanea. Essa infatti ignora che l’antiparallelismo degli assi di polarizzazione magneto-gravitazionale è fenomeno non solo comune ma imprescindibile nelle leggi di natura. L’aggregazione della materia lo ha come suo effetto inevitabile e per ciò stesso comicamente visibile agli occhi di chiunque, salvo che alla mente dei Nobel: si pensi, per esempio, al corno destro e all’…”anticorno” sinistro di un bovino! Non per caso, con questo esempio, ritorniamo all’argomento della simmetria speculare.
§ 23. Qualsiasi campo magneto-gravitazionale di ordine maggiore risulta sempre da un miscuglio più o meno ordinato di campi antiparalleli di ordine minore, con due limiti approssimativi rappresentati l’uno da una situazione di quasi totale simmetria tra campi antiparalleli, come nelle strutture che stiamo descrivendo in questo capitolo, l’altro da una quasi assoluta prevalenza di un solo orientamento, come nei campi magnetici artificiali degli acceleratori di particelle. E’ solo per questo motivo che l’ “antimateria” è così rara sperimentalmente e di non semplice produzione, e non certo per essere di natura radicalmente discorde dalla comune materia.
L’unica differenza possibile tra la materia e la cosiddetta “antimateria” è proprio quella che abbiamo riscontrata nelle corna degli animali, e cioè un avvitamento destrorso (destrogiro) o sinistrorso (levogiro), riscontrabile però solo se è presente una traslazione del baricentro di campo, da Nord a Sud del campo o viceversa.
L’antiparallelismo di linee di forza controorientate, disposte in modo non simmetrico, ma ordinato secondo i numeri di Fibonacci (come effetto del rapporto aureo, fondamento della “equazione cosmologica”: sez.3), è comunissimo – come sappiamo – in natura, nelle spirali orarie e antiorarie di girasole, pigna, ananas, ecc., con la fissazione gravitazionale al loro incrocio di semi, squame, foglie, e così via. Nella stessa natura si riscontrano esempi della rarità di un determinato orientamento rispetto all’opposto, dovuta a particolari situazioni biogenetiche: a chi, infatti, verrebbe in mente di chiamare antimateria quella di conchiglie sinistrorse, rare a confronto con l’usuale forma destrorsa delle maggioranza delle conchiglie? Per certi popoli le conchiglie sinistrorse hanno un significato sacro: un po’ come l’antimateria per i fisici odierni.
Di qui nasce l’incredibile criterio in uso generalmente per distinguere e classificare dalle tracce disegnate negli apparati ricevitori particelle, antiparticelle, cariche positive o negative: a seconda che coi loro riccioletti e traiettorie vanno a destra o a sinistra, in senso orario o antiorario, tenuto conto del vettore del campo magnetico principale, saranno l’una o l’altra cosa, con relativa assegnazione del Nobel in qualche caso di vistosa anomalia rispetto alle attese.
§ 24. L’ignoranza totale che contraddistingue la fisica accademica sulla “naturalità” dell’antiparallelismo magnetico la porta a ritenere come eccezionale – così appunto l’ “antimateria” – un fenomeno assolutamente universale, che le sta a un palmo dal naso ma che non sa riconoscere. Nel nostro sito ne abbiamo dato innumerevoli altri esempi: uno dei più clamorosi è stato quello delle “pulsar”, la cui manifestazione si rapporta direttamente al fenomeno fondamentale e generale in natura della “pulsazione”, mentre la fisica corrente ne fa la prova di inesistenti stelle di neutroni, passando poi con logica illogicità – viene da dire – da queste agli altrettanto fantomatici buchi neri.
E’ bene tuttavia che ci si renda conto, il più presto possibile e da parte delle persone normali, che queste continue distorsioni del metodo conoscitivo non sono senza conseguenze ai fini di un progresso reale del genere umano in ogni campo. Non è una digressione fuori luogo osservare, a questo punto, che il “cannibalismo” della clonazione umana, gabellato da un governo europeo come rivolto a scopi terapeutici, è una precisa espressione del sovvertimento ininterrotto che la “scienza” accademica perpetra – in modo dispoticamente autoreferenziale – nei confronti del principio della razionalità. L’inganno sta nell’aver soppiantato questa con un presunto “razionalismo” privo di freni, il quale della ragione ha fatto una dantesca Semiramide “che libito fé licito in sua legge”.
§ 25. Ma consideriamo il secondo caso preannunciato nel § 22 sull’evoluzione dei due aerei. Inaspettatamente esso ci porta di nuovo all’argomento iniziale e principale di questo capitolo.
Nel primo caso l’eccesso di velocità nella virata reciproca aveva portato gli aerei a scontrarsi e a disintegrarsi. Supponiamo ora, invece, che i piloti, riducendo la velocità, controllino la virata e disegnino in cielo col gas dei reattori una figura cuoriforme. Osserveremo due cose. Una è che tale figura presenta il carattere della simmetria speculare, argomento – come dicevamo – del presente capitolo. L’altra è che i piloti, al ritorno della mutua virata, cioè nel solco del “cuore” disegnato, sono vicinissimi e hanno una velocità relativa, l’uno rispetto all’altro, pari a zero. Sono quindi nella condizione di potersi lanciare una corda e mantenere i loro aerei appaiati nel prosieguo della rotta.
Tale situazione – vicinanza e basse velocità relative – è in natura gravitazionalmente ottimale per gli agganci tra particelle, atomi e molecole e per il loro equilibrio dinamico rispetto alle forze gravitazionali dell’universo esterno: è proprio questo il motivo – assolutamente ignoto alle teorie accademiche – della preferenza biologica per le strutture a simmetria bilaterale speculare, che le scienze ufficiali descrivono tanto spesso senza poterne in alcun modo dire la ragione.
§ 26. Possiamo ora anche divertirci a immaginare il risultato di un, per così dire, “successo” degli esperimenti di Ginevra. Ipotizziamo che il “deceleratore di antiprotoni” funzioni a dovere, riuscendo a ridurre considerevolmente le velocità delle particelle che corrono le une verso le altre. Ebbene, in tal caso, i campi antiparalleli delle particelle interagenti potrebbero far sì che protoni e presunti “antiprotoni” (in realtà, semplici protoni antipolarizzati), a velocità reciproche sufficientemente basse, si catturino in una orbitazione di coppia, a somiglianza dei due aerei che nel nostro esempio si agganciano con una corda. Ma il divertimento consisterebbe soprattutto nell’osservare quale tipo di nuova diavoleria verrebbe in mente agli sperimentatori per spiegare il fenomeno. Possiamo suggerire un nome per la nuova eventuale creatura: sarà il “protoantiprotonio”, sull’esempio del “positronio”, la coppia tra elettrone e positone di cui parlammo nel cap.2.2.
§ 27. Apriamo una parentesi, resa opportuna dall’esempio dello scontro tra gli aerei e da un nostro accenno di § 20. I lettori non ci crederanno, pur dovendo essere ormai abituati a non saltare sulla sedia per la sorpresa. Che è questa: i fisici ufficiali non sanno perché i due aerei scontrandosi si disintegrano!
Lasciateli sfogare e ripetete loro la domanda. L’unica risposta possibile da parte loro è che il fatto è dovuto alla “energia cinetica”, che è il prodotto di metà massa per velocità al quadrato: quanto maggiori sono la massa e la velocità, tanto maggiore è l’effetto, cioè l’ “energia”. Sappiate allora, cari lettori, che una tale risposta non ha assolutamente nessun significato fisico. Essa quantifica solo l’effetto, ma non ne dà alcuna reale spiegazione.
Fin dal primo capitolo del sito rilevammo la caratteristica di totale insignificanza fisica dei concetti tradizionali, a partire dalla “forza”. Dicemmo che fu Eddington a riconoscere espressamente che non si sa cosa in realtà significhi “energia”.
Diamo allora noi la motivazione propriamente fisica dell’evento: motivazione che è esclusivamente di gravitazione microcosmica, secondo la legge unitaria della quale abbiamo anche dato nei primi otto paragrafi di questa sezione una formula generale di carattere fisico-matematico.
§ 28. Quando le zone periferiche di due oggetti in reciproco avvicinamento arrivano a distanze microcosmiche le une dalle altre, la loro interazione gravitazionale è influenzata principalmente dai due fattori già presenti nella formula tradizionale dell’energia cinetica: la massa e la velocità. L’azione della massa non ha bisogno di ulteriore illustrazione, essendo alla base dell’interazione gravitazionale. L’incidenza, invece, della velocità relativa dei due corpi richiede una particolare attenzione.
Prima dell’impatto la periferia dei corpi presenta una situazione relativamente stabile di microsistemi gravitazionali di ordine atomico-molecolare in reciproco equilibrio, che rappresentano la normalità della conformazione dei due corpi. Se questi si accostano a velocità mutua molto bassa, questa risulta pari o inferiore alle velocità orbitali delle particelle dei microsistemi periferici, i quali pertanto catturano in forma di scambio le particelle periferiche dell’altro corpo (fenomeni di “adesione” o “coesione”) ristabilendo una situazione di sufficiente equilibrio interno a ciascun corpo, solo con piccole modificazioni poco rilevabili in generale. In termini tradizionali, diremo che i due corpi “assorbono l’urto”, con una fenomenologia spesso invisibile di lieve danneggiamento limitato alle superfici direttamente interagenti (come piccoli o piccolissimi distacchi o deformazioni di parti periferiche).
A misura che quella velocità di impatto cresce, essa comincia a superare il limite delle velocità orbitali dei microsistemi esterni, assumendo valori che sono gravitazionalmente “di fuga” rispetto ad essi. In tal caso le particelle periferiche di ciascun corpo sfuggono alla cattura da parte di atomi e molecole della periferia dell’altro corpo, penetrando all’interno di questo lungo la direzione di moto. La cattura reciproca delle particelle in movimento delle due periferie avviene a maggiore distanza dalle superfici esterne, quando le interazioni gravitazionali attrattive lungo il percorso interno ai due corpi avranno ridotto la velocità iniziale fino a farla diventare orbitale rispetto ai microsistemi dell’interno dei corpi. Ma il cammino percorso prima di tale momento ha segnato una continua alterazione gravitazionale dell’equilibrio atomico-molecolare interno ai due corpi, producendone l’indebolimento e la rottura, sempre più in profondità quanto maggiore è la velocità dell’impatto e maggiore, di conseguenza, il cammino e il guasto che hanno preceduto la sua riduzione a velocità orbitale per i microsistemi interni.
Solo a questo punto, cari lettori, voi potete dire di sapere veramente perché lo scontro tra i due aerei è tanto più disintegrante, quanto più alta è la velocità con cui si vengono addosso. Farete bene, ora, a confrontare la spiegazione unigravitazionale con la “mezza massa per la velocità al quadrato” dei vostri libri di fisica e con la bubbola relativistica della massa che si trasforma in “energia”, ossia in qualcosa che fisicamente non esiste. La formula che lo dimostrerebbe è solo quella di un grosso botto, costato purtroppo la vita a duecentomila sventurati di Hiroshima e Nagasaki.
§ 29. Nello stesso ambito di considerazioni diamo un contenuto effettivamente fisico a un altro concetto tradizionale di valenza solo empirica, quello cosiddetto di “azione e reazione”: tanto comune nell’uso e nella terminologia (abbiamo parlato poco fa di reattori), quanto privo nella dottrina di una reale spiegazione.
Nel paragrafo precedente si è visto che l’agire delle velocità di fuga subatomiche lungo la direzione di moto degli oggetti che si scontrano provoca la loro compenetrazione. Ci sono però valori meno elevati di quelle velocità che fanno compiere alle particelle periferiche una virata di ritorno rispetto ai campi periferici dell’altro corpo: analogamente al percorso di una cometa iperbolica dopo il suo perielio. In tal caso i due corpi, per il trascinamento del moto della loro rispettiva periferia atomico-molecolare in fuga vicendevole, rimbalzano l’uno contro l’altro. Ancora una volta si confronti questa motivazione rigorosamente fisica col cosiddetto “principio di azione e reazione”, secondo cui “ad ogni azione corrisponde una reazione, ovvero un’azione uguale e contraria”. Del resto, il termine stesso di “principio” vuole precisamente dire che di esso non si dà nessuna spiegazione.
c) La “testa”. L’unità cerebrale. La schizofrenia.
§ 30. Torniamo all’argomento centrale di questo capitolo, la simmetria bilaterale speculare, che è a fondamento dell’evoluzione biologica e che, insieme con la simmetria pentaradiale – riproducente quella della particella primitiva-, giunge fino a comporre la figura umana, come artisticamente si rappresenta nell’ “uomo vitruviano” di Leonardo.
Olopoiema disegna le strutture a simmetria speculare direttamente col sottoprogramma “B/Symm” oppure le genera col sottoprogramma COMPOSIZIONE.
Ciò che ora vedremo nella fig.23, come risultato degli input a “B/Symm” indicati nella finestra di fig.22, sarà la cartina di tornasole per classificare il valore di certe critiche. Se qualcuno dirà che si tratta di un caso e di uno scherzo della nostra fantasia, potete annoverarlo tranquillamente tra gli imbecilli. Ovviamente non intendiamo sostenere, perché non siamo a nostra volta degli imbecilli, che quel disegno esaurisce l’infinita maggiore complessità della natura reale rispetto allo schema teorico e assolutamente generale d’una struttura craniale e dei suoi contorni, rivelato dall’equazione cosmologica mediante Olopoiema. L’impianto di due sole propagazioni antiparallele viene nella realtà enormemente complicato e rimodellato esternamente e internamente da altre innumerevoli propagazioni particolari istituite dall’evoluzione biologica. Ma la sua assoluta legittimazione eziologica gli deriva dalla coerenza e organicità di tutto il nostro discorso unigravitazionale.
Col TEMPO DI ATTESA 0 il disegno si completa quasi istantaneamente: per vederlo in svolgimento aumentare quel tempo a 1 o più. Il valore di a’/a corrispondente ad A=30 è stato trovato preliminarmente con artificio di calcolo, scrivendo 30 nel secondo rettangolo bianco, e lo si è quindi sostituito mercé Copia e Incolla a quello che si riferiva surrettiziamente a un angolo T=3. (Il primo rettangolo bianco si può usare, sempre a scopo di calcolo, per la conversione opposta di a’/a nel corrispondente angolo costruttivo).
Le due bande spirali incrociate, disegnate dall’addensamento dei fronti d’onda, costituiscono il luogo di massima intensità gravitazionale e quindi di più forte strutturazione materiale. Esse evidenziano le due arcate orbitarie controorientate e il successivo profilo dei due lati del cranio, con incroci e sovrapposizione reciproca nelle zone “forti” degli zigomi, del mento e della fronte.
§ 31. Lo schema è quello della “testa” di tutti gli animali superiori, benché nella fig.23 esso suggerisca per caso quello in particolare di un volto umano. Opportune variazioni dei parametri numerici potranno determinare differenti analogie: si può osservare fin d’ora che lo sviluppo delle due bande oltre l’incrocio superiore offre il luogo geometrico-gravitazionale alla genesi delle corna negli animali.
Abbiamo già mostrato che il sottoprogramma COMPOSIZIONE genera forme di simmetria speculare, anche ad aspetto paraumano (ivi, fig.27), combinando in ECCENTRICA-ECCENTRICA una seconda sorgente oraria con quella antioraria di riferimento e facendo H4=UO. Ripresentiamo qui il procedimento nelle figg.24 e 25.
Fig.24 a
Fig.24 b
La differenza tra fig.23 e fig.25 sta nel fatto che nella prima le due propagazioni non sono ancora pervenute alla loro coniugazione, e perciò non vi si manifesta una propagazione figlia, che nella composizione tra due sorgenti equintense è necessariamente una concentrica; nella seconda c’è coniugazione, e quindi una figlia concentrica, col relativo fenomeno della pulsazione.
La conseguenza importantissima è la seguente, con un duplice aspetto. Il primo è che la concentrica figlia raccoglie in armonica unità l’attività distinta dei due emisferi cerebrali e ne rappresenta la sanità funzionale. Il secondo è che, quando invece le due sorgenti – per un difetto costituzionale – non riescono a far convergere le rispettive propagazioni, ritmicamente e regolarmente, in un’onda centrale comune, dalla quale emerge appunto la concentrica unificatrice, secondo le leggi di composizione da noi precisamente descritte, l’effetto devastante sul piano neurofisiologico è quello della schizofrenia.
Giudichino ora i lettori quale spiegazione più evidente e naturale di questa sia possibile trovare nei testi della scienza medica ufficiale.
Nota: L’armonia tra i due emisferi cerebrali si realizza pienamente non solo nella convergenza ora citata delle due propagazioni rispettive in una propagazione unica concentrica, che dà l’unità della coscienza, ma anche nella composizione antiparallela, a poli invertiti, degli assi magnetici dei due emisferi. Il ciclico passaggio dell’interno di un astro dalla disposizione parallela dei domini magnetici della materia a quella antiparallela e viceversa produce il ricorrere di quelle crisi magneto-gravitazionali che chiamiamo terremoti. Se avviene tra i due emisferi cerebrali per cause costituzionali un’alterazione più o meno periodica della loro normale composizione magnetica antiparallela, che degrada in una opposta situazione di parallelismo tra i domini, si scatena con sede prevalente nelle cosiddette commissure (la grande, o corpo calloso, e altre minori) la crisi convulsa dell’ “epilessia”: questa si placa col graduale ripristino dell’antiparallelismo magnetico tra gli emisferi, esattamente come accade nel fenomeno sismico. La sezione chirurgica delle commissure è stata, infatti, usata in tali evenienze a scopo terapeutico: la spiegazione, ignota alla medicina ufficiale, sta nella eliminazione del tessuto-ponte, nel quale si verificano gli scontri tra le particelle subatomiche di corso gravitazionalmente discorde.
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References: § 17

§ 18

§ 19

§ 20

§ 21

§ 22

§ 23

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§ 25
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§ 26

§ 27
 § 20

§ 28

§ 29

§ 30

§ 31