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Timestamp: 2018-12-10 20:58:45+00:00

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La registrazione della sentenza: la tassa allo Stato per la causa in tribunale
17 novembre 2015 | Autore: Vincenzo Rizza
Imposta di registro per sentenze, decreti e altri provvedimenti del giudice: chi deve pagarli, il rimborso della spesa, l’Agenzia delle entrate, la parte soccombente del giudizio.
Qualunque provvedimento di un giudice (una sentenza, un decreto, ecc.), anche non definitivo, è soggetto al pagamento dell’imposta di registro. Tale obbligo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate grava su tutte le parti del giudizio (non anche su quelle che abbiano spiegato un “intervento”), a prescindere dalla soccombenza e dagli effetti sostanziali quale, per esempio, il trasferimento di proprietà di un immobile.
1) La registrazione dei provvedimenti giudiziali
Tutte le parti in causa sono solidalmente obbligate al pagamento dell’imposta di registro: sia chi ha perso, che chi ha vinto [1]. In pratica, lo Stato (l’Agenzia delle Entrate) può chiedere il versamento indifferentemente all’una o all’altra per intero.
Quando più persone sono tutte obbligate ad un pagamento, si dice che esse sono unite dal vincolo della “solidarietà”. Nel caso in esame la conseguenza di questa solidarietà è che il creditore – nel caso l’Agenzia delle Entrate – ha discrezionalità nella scelta di colui nei confronti del quale chiedere l’adempimento, a prescindere dalla sua soccombenza nel giudizio. Rimane salva, per costui che è stato costretto a pagare per evitare una azione esecutiva, la facoltà di esercitare nei confronti della parte soccombente o degli altri coobbligati nel caso siano più di uno, l’azione cosiddetta di regresso per recuperare quanto anticipato.
Si tratta di un principio derivante dall’insiema delle norme fiscali sull’imposta di registro e di quelle civilistiche in materia di obbligazioni solidali.
L’iniquità che spesso succede, nella realtà, all’applicazione di questi principi, è un fatto noto a tutti gli operatori del diritto. Il creditore che ottiene un provvedimento giudiziario esecutivo è spesso costretto, nel caso di impossidenza del debitore, a sobbarcarsi anche le spese di registrazione di provvedimenti che non potranno trovare alcuna utilità ad essere eseguiti. Il Fisco, infatti, non subordina la sua pretesa al fatto che il creditore abbia soddisfatto il suo diritto.
2) L’obbligo solidale di registrazione tra tutte le parti del giudizio
Come abbiamo detto, l’Agenzia non distingue tra parte vincitrice e parte soccombente: le imposte sono dovute da tutti i soggetti coinvolti nel giudizio.
Un’ipotesi particolarmente eclatante è quella, per esempio, di una sentenza che prevede il trasferimento di proprietà di un immobile. In questo caso vengono, infatti, applicate imposte peculiari quale quella catastale o quella ipotecaria, oltre all’imposta di registro.
Orbene, mentre nelle normali compravendite è l’acquirente che paga tali oneri fiscali, nel caso di trasferimento mediante sentenza, l’Agenzia delle Entrate iscrive a ruolo le imposte nei confronti di tutte le parti della causa; lo fa, spesso, seguendo un ordine di tipo burocratico: quello con il quale il giudizio era pendente in Tribunale. Un ordine che, ovviamente, non sempre è consono alle posizioni di chi ha beneficiato degli effetti del trasferimento di proprietà dell’immobile.
La questione, pertanto, è questa: è legittimo che l’imposta sia chiesta a chi, seppure vittorioso nel giudizio o comunque estraneo agli effetti traslativi della proprietà dell’immobile conteso, abbia avuto la mala sorte di essere iscritto come primo intestatario del provvedimento di liquidazione delle imposte?
La risposta della giurisprudenza, peraltro rinvenibile anche mediante applicazione dei principi generali in materia di solidarietà passiva nell’obbligazione, è univoca: l’Agenzia delle Entrate ha una discrezionalità piena nella scelta del debitore a cui chiedere l’adempimento. Un principio che non appare, spesso, conforme alla logica ed ai principi di equità e di imparzialità. L’Amministrazione finanziaria, infatti, non ha un obbligo di motivazione o di discernimento nella valutazione delle singole posizioni degli interessati.
Il principio, in definitiva, è che il pagamento può essere chiesto senza obbligo di motivare perché all’uno, piuttosto che all’altro condebitore solidale.
Rimangono invece esclusi dall’obbligo di pagamento coloro che siano “intervenuti” nel giudizio per sostenere le ragioni dell’uno, piuttosto che dell’altro. In sostanza, pagano soltanto l’attore ed il convenuto [2].
3) La solidarietà tra le parti del giudizio. Sulla base di quale principio? La giurisprudenza della Suprema Corte
Come visto, anche la parte vincitrice può trovarsi a dover pagare l’imposta di registro salva la possibilità di recuperarne successivamente l’importo dalla parte soccombente.
L’apparente illogicità dei principi in materia di registrazione degli atti giudiziari trova risposta in una recente sentenza della Corte di Cassazione [3].
Pronunciandosi su una situazione perfettamente attinente al caso nel quale si era verificato un trasferimento di proprietà immobiliare, la Cassazione ha stabilito che non vi è l’onere, per l’Agenzia delle Entrate, di verificare gli effetti sostanziali della sentenza e dei soggetti che sono divenuti proprietari dell’immobile.
Secondo la Corte, infatti, “assume carattere scriminante nell’applicazione del regresso a chi ha versato l’intero importo della imposta di registro, la circostanza che il trasferimento cui la stessa si riferisce sia determinato da un negozio – sia esso in funzione di uno scioglimento di comunione o sia espressione di una volontà traslativa – oppure da una sentenza: in questo secondo caso la registrazione costituisce il costo per la fruizione del servizio pubblico dell’amministrazione della Giustizia e va posta a carico delle parti che da tale servizio abbiano tratto vantaggio” [4].
La risposta a tutti i dubbi deriva, in definitiva, da questo principio: ciò che si paga non è l’imposta dovuta per gli effetti della sentenza (un trasferimento immobiliare, il riconoscimento di un diritto di credito, la costituzione di una servitù, etc.) ma il costo che la gestione della causa ha avuto per lo Stato; il costo del servizio “giustizia”.
4) Quali le possibili azioni per la salvaguardia di chi si trova costretto ad anticipare le spese di registrazione?
La risposta a questo quesito va ricondotta ai principi sulla solidarietà di cui abbiamo detto all’inizio: chi paga deve, successivamente, chiedere il rimborso di quanto pagato agli altri condebitori. Anche in questo caso, peraltro, vale il principio per cui il regresso potrà essere esercitato sia sulla parte soccombente nel giudizio, che nei confronti delle altre parti aventi posizione processuale coincidente con la parte vittoriosa: tutti, infatti, sono condebitori ed il creditore (cioè colui che ha pagato) ha la facoltà di scegliere su chi agire.
L’azione di recupero, in mancanza di altri cespiti, potrà esercitarsi sull’immobile oggetto del giudizio, anche attraverso l’attivazione di procedimenti cautelari nel caso in cui vi sia timore di perdere la garanzia del credito (ipoteca giudiziale). La ricevuta di pagamento potrà essere utilizzata quale prova scritta per la richiesta di decreto ingiuntivo che, in alcuni casi, può essere anche provvisoriamente esecutivo.
5) Con quale azione procedere al recupero di quanto pagato? Si possono “precettare” le somme pagate?
Secondo la Cassazione, la sentenza non costituisce titolo esecutivo, quanto alle spese di registrazione che la parte abbia sostenuto successivamente alla pronuncia [5].
Tali spese, inoltre, non sono incluse nell’eventuale provvedimento di compensazione contenuto nella sentenza, ma vanno ripartite tra le parti in base ai principi di diritto civile e tributario circa la responsabilità solidale delle parti contendenti nei confronti del fisco.
La parte che ha sostenuto le spese di registrazione, quindi, ha il diritto di ripeterne l’importo dalla controparte – sia pure nella misura risultante dalla ripartizione delle spese contenuta nella sentenza impugnata – solo in presenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione di regresso fra i condebitori solidali: primo fra tutti la prova dell’avvenuto pagamento dell’imposta di cui si chiede il rimborso) [6].
Anche le imposte di registro, nel caso di condanna solo parziale alle spese del giudizio, vanno ripartite secondo le disposizioni contenute nella sentenza [7].
6) La mancata registrazione impedisce di eseguire la sentenza?
La risposta è negativa [8]. La Suprema Corte ha stabilito il principio per cui anche in mancanza di registrazione della sentenza, essa può essere eseguita.
In questo caso il Cancelliere rilascia una copia esecutiva della sentenza “in corso di registrazione”.
Se richiesto, il Cancelliere deve rilasciare le copie necessarie anche per altri effetti processuali, quale la notifica a controparte per far decorrere il termine per impugnare.
7) Cosa succede se la sentenza di primo grado viene riformata?
Secondo la Cassazione, la sentenza che definisce il giudizio – anche solo parzialmente e pur non passata in giudicato – è soggetta a tassazione, sicchè l’Ufficio del registro provvede legittimamente alla liquidazione, emettendo il corrispondente avviso [9].
Nel caso di eventuale riforma, totale o parziale, della decisione nei successivi gradi di giudizio, però, seppure l’avviso di liquidazione rimanga valido, l’interessato potrà chiedere all’Agenzia delle Entrate o il rimborso dell’imposta, o di compensare l’importo liquidato per la prima sentenza con quanto risulta dovuto per la registrazione del provvedimento di secondo grado o della Cassazione. Occorrerà, allo scopo, una autonoma istanza [10].
[1] Testo unico sull’imposta di Registro. Decreto del Presidente della Repubblica – 26/04/1986, n.131 – ART. N. 57: “Soggetti obbligati al pagamento. 1. Oltre ai pubblici ufficiali, che hanno redatto, ricevuto o autenticato l’atto, e ai soggetti nel cui interesse fu richiesta la registrazione, sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli articoli 12 e 19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli articoli 633, 796, 800 e 825 del codice di procedura civile.”
[2] Si veda su questo portale: https://www.laleggepertutti.it/42729_imposta-di-registro-la-causa-la-pagano-solo-attore-e-convenuto
[3] Cass. sent. n. 15005 /2014: “In tema di imposta di registro, è legittima la notificazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta effettuata dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del notaio che ha registrato l’atto, poiché lo stesso, ai sensi dell’art. 57 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, è obbligato al relativo pagamento in solido con i soggetti nel cui interesse è stata richiesta la registrazione, mentre l’Amministrazione ha la facoltà di scegliere l’obbligato al quale rivolgersi, senza essere tenuta a notificare l’avviso anche agli altri”.
[4] Cass. sent. n. 3532/2014.
[5] Cass. sent. n. 1198/2012.
[6] Cass. sent. n. 1198/2012
[7] Cass. sent. n. 11125/1999; Cass. sent. n. 8481/2000.
[8] Cass. sent. n. 2950/2015.
[9] Cass. sent. n. 12736/2014.
[10] Cass. sent. n. 12736/2014 “In tema di imposta di registro, ai sensi dell’art. 37, comma 1, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, la sentenza che definisce il giudizio – anche solo parzialmente e pur non passata in giudicato – è soggetta a tassazione, sicchè l’Ufficio del registro provvede legittimamente alla liquidazione, emettendo il corrispondente avviso, il quale è impugnabile per vizi, formali o sostanziali, inerenti all’atto in sé, al procedimento che lo ha preceduto, oppure ai presupposti dell’imposizione. Né l’eventuale riforma, totale o parziale, della decisione nei successivi gradi di giudizio, e fino alla formazione del giudicato, incide sull’avviso di liquidazione, integrando, piuttosto, un autonomo titolo per l’esercizio dei diritti al conguaglio o al rimborso dell’imposta da far valere separatamente e non nel medesimo procedimento. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Napoli, 25/06/2012”. Conforme: Cass. sent. n. 12757/2006.
Marco cigna ha detto:
Chi paga un avviso di rettifica e liquidazione nel caso di atto di compravendita? Acquirente o alienante?

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