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ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA DEL LAVORO - PDF
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Ricardo Ippolito
1 ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA DEL LAVORO Studio per la predisposizione di Linee Guida per gli interventi di prevenzione relativi alla sicurezza e all igiene del lavoro nelle Strutture di Pronto Soccorso (Nota: è stato eseguito un aggiornamento per quanto riguarda la protezione delle vie respiratorie - luglio 2007) Pag. 1 di 412 Studio per la predisposizione di Linee Guida per gli interventi di prevenzione relativi alla sicurezza e all igiene del lavoro nelle Strutture di Pronto Soccorso : Commissione per la definizione degli standard di sicurezza e di igiene ambientale dei reparti operatori - predisposizione di linee guida per gli ulteriori settori dell attività ospedaliera COMPONENTI: Prof. Giuseppe R. Spagnoli (Presidente Commissione, Direttore Dip.to Igiene del Lavoro - ISPESL) Prof. Roberto Lombardi (Dip.to Igiene del Lavoro ISPESL) Dott. Francesco Benvenuti (Docente di Igiene del Lavoro, Università La Sapienza Roma) Dott. Francesco Donatelli (Div. Cardiochirurgia IRCSS Ospedale Maggiore, Milano) Ing. Marcello Fiorenza (UTA gestione tecnica patrimoniale Azienda USL Rieti) Dott. Alessandro Ghirardini (Direzione programmazione sanitaria Ministero della Salute - Roma) Dott. Vittoriano L Abbate (U. O. Anestesia Rianimazione, Ospedale San Gennaro Napoli) Ing. Velio Macellari (Laboratorio di ingegneria biomedica, Istituto Superiore Sanità Roma) Ing. Marco Masi (Dip.to diritto alla salute e politiche di solidarie, Regione Toscana Firenze) Prof. Paolo Orlando (Dip.to di Scienze della salute, Università di Genova Genova) Ing. Daniela Pedrini (Ambito Attività Tecniche e Logistiche, Azienda Ospedaliera di Parma) Dott. Enzandrea Prandi (Dipartimento di Prevenzione, Regione Lombardia Milano) Dott. Mario Ravaglia (Segretario Nazionale Società Italiana di Medicina d Emergenza Urgenza) Sen. Dott. Rocco Salini (Commissione Sanità, Senato della Repubblica) Ing. Dario Santoro (Servizio Prevenzione e Protezione, ISPESL) Ing. Salvatore Siracusa (Dip.to Omologazione e Certificazione, ISPESL) Dott.ssa Luigina Zambianchi (Direzione Sanitaria Aziendale, IRCSS Policlinico San Matteo Pavia) Gruppo di Tecnico che ha coordinato i lavori: Prof. Giuseppe Romano Spagnoli Prof. Roberto Lombardi Dott. Mario Ravaglia Ing.. Marcello Fiorenza Dott. Vittoriano L Abbate Prof. Paolo Orlando Ing. Daniela Pedrini Dott. Enzandrea Prandi Pag. 2 di 413 Presentazione L Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza, pubblicato sulla G.U. 17 maggio 1996, in applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992 prevede le condizioni per assicurare l attività sanitaria in emergenza su tutto il territorio nazionale, attraverso un complesso di servizi e prestazioni di urgenza ed emergenza, adeguatamente articolate a livello territoriale ed ospedaliero. Il documento era finalizzato a fornire indicazioni sui requisiti organizzativi e funzionali della rete dell emergenza, tenendo conto della evoluzione legislativa nonché dell esperienza maturata dalle Regioni. In tale contesto, gli interventi di prevenzione per la sicurezza e l'igiene del lavoro frequentemente sono caratterizzati da difficoltà di attuazione nell'applicazione della vigente legislazione. Tali difficoltà sono generalmente ancor più consistenti nell'ambito delle strutture sanitarie in quanto per queste, solo di recente, è stata posta una rilevante attenzione alla legislazione inerente la sicurezza e l igiene del lavoro con particolare riferimento all applicazione del D. Legislativo 626/1994 e successive modifiche e integrazioni. Al riguardo, si rifletta sul fatto che la suddetta legislazione ha ricevuto completa applicazione solo a partire dalla fine degli anni 90. Anche per i requisiti autorizzativi è necessario che siano assolti gli adempimenti riferiti alla citata legislazione sia per quanto concerne le strutture pubbliche, sia per le strutture private. In merito a questi adempimenti, ulteriori difficoltà applicative si sono manifestate per gli aspetti disciplinari particolarmente innovativi, quali la protezione da agenti chimici, da agenti biologici e da agenti fisici. Il presente documento è finalizzato a facilitare l'applicazione di tutta la tipologia degli adempimenti, fornendo le indicazioni tecniche particolareggiate per gli aspetti che sono stati ritenuti preminenti dal lavoro congiunto della commissione interdisciplinare istituita presso l'ispesl, che comprende componenti nominati dalle istituzioni interessate, dalle associazioni scientifiche e professionali del settore. Per la maggior parte della sua estensione esprime in forma esplicativa quanto da realizzare da parte delle strutture sanitarie in rispondenza all'attuale normativa. Per la parte rimanente, queste linee guida indicano requisiti di qualità che si raccomanda di tenere in evidenza nel momento in cui si procede ad una ristrutturazione degli ambienti dedicati al P.S. e particolarmente nei casi di realizzazione di nuove strutture. Il presente documento, che si è deciso di estendere come "linee guida", viene infine offerto alla programmazione regionale quale riferimento generale per gli obiettivi dei propri piani sanitari in riferimento all'emergenza-urgenza sanitarie e per un possibile miglior impiego delle risorse disponibili. Prof. Antonio Moccaldi Presidente dell ISPESL Pag. 3 di 414 INDICE PREMESSA REQUISITI STRUTTURALI, TECNOLOGICI E STRUMENTALI DEL PRONTO SOCCORSO CARATTERISTICHE STRUTTURALI E TECNOLOGICHE GENERALI CARATTERISTICHE STRUTTURALI SPECIFICHE CARATTERISTICHE TECNOLOGICHE SPECIFICHE Impianti elettrici e speciali Impianto gas medicali (aria compressa medicale, ossigeno, vuoto) Impianto rete telematica - informatica e sistema controllo accessi Impianto idrico - sanitario Impianto antincendio Impianto ventilazione e condizionamento dell aria CARATTERISTICHE DEI DISPOSITIVI E DELLE APPARECCHIATURE TECNICHE REQUISITI IGIENICO - AMBIENTALI SPECIFICI Agenti fisici Agenti chimici Agenti biologici Requisiti e caratteristiche tecniche degli interventi e delle procedure di prevenzione - protezione Patologie emergenti in ambito ospedaliero: legionellosi e scabbia Posture e sforzi muscolari Rischi relativi ad aspetti di natura psico-organizzativa: la sindrome del Burn out REQUISITI ORGANIZZATIVI E GESTIONALI Aspetti Organizzativi e Gestionali Organizzazione dell area di degenza presso il Pronto Soccorso (Medicina d Urgenza) STRUTTURE FUNZIONALI DEA DI 1 LIVELLO DEA DI 2 LIVELLO PUNTI DI PRIMO INTERVENTO...37 GLOSSARIO...39 Pag. 4 di 415 PRONTO SOCCORSO OSPEDALIERO COMPRESE LE STRUTTURE DI PRONTO SOCCORSO ALL INTERNO DEI DIPARTIMENTI DI 1 e 2 LIVELLO PREMESSA L ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, avendo osservato una rilevante disomogeneità dei requisiti strutturali, delle attrezzature e della presenza di operatori addetti e di organizzazione presso le strutture di Pronto Soccorso, che si riflette negativamente sulle condizioni di igiene ambientale, di prevenzione e sicurezza ha istituito una Commissione interdisciplinare, mediante un Decreto Direttoriale, che comprende i diversi rappresentanti degli organismi istituzionali coinvolti, delle associazioni scientifiche e degli operatori sanitari del settore, per fornire un indirizzo tecnico scientifico in materia di Igiene e Sicurezza del Lavoro attraverso il presente documento di Linee Guida. Fermo restando quanto previsto dalla legislazione specifica vigente, i requisiti di seguito indicati rappresentano un indirizzo rivolto alle Strutture di Pronto Soccorso perché raggiungano livelli ottimali di sicurezza e di qualità. I requisiti ottimali di qualità per la sicurezza e l igiene del lavoro si possono riassumere in requisiti di tipo organizzativo e tecnico-strutturale. E auspicabile che, i requisiti organizzativi siano attivati comunque e nel più breve tempo possibile, mentre i requisiti di tipo tecnico e strutturale, che in genere sono legati alla Programmazione delle Regioni, siano attivati con i primi interventi utili. A tale riguardo i lavori della Commissione hanno avuto inizio esaminando la legislazione specifica inerente le strutture di Pronto Soccorso. Questa si esplicita nel D.P.R. 27 marzo 1992, nel successivo Atto di Intesa tra Stato e Regioni di approvazione delle linee guida sul sistema dell emergenza sanitaria in applicazione del D.P.R. 27 marzo 1992 G.U. Repubblica Italiana n. 114 del 17 maggio 1996, nel D.P.R. 14 gennaio 1997 n.37 Approvazione dell atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, il D.M. 30 gennaio 1998 e l accordo Stato Regioni del 25 ottobre 2001 G.U. 7 dicembre 2001 n.285 e nel DPCM 29 novembre 2001 che definisce i Livelli Essenziali di Assistenza. Per quanto attiene gli aspetti generali e di Igiene e Sicurezza sul lavoro si è preso prevalentemente in considerazione il D. Lgs.vo n. 626/94 e ss. mm. ii., il D. Lgs.vo n. 115/95, il D. Lgs.vo n. 493/96, il D. Lgs.vo n. 46/97, il Decreto del Ministero dell Interno del 10 marzo 1998, il Decreto del Ministero della Sanità del 1 luglio Nel merito della legislazione specifica inerente le strutture di Pronto Soccorso, le modalità di risposta sanitaria all emergenza-urgenza sono previste dall Atto di Intesa Stato Regioni, emanato nel 1996 in applicazione del D.P.R. 27 marzo 1992, congiuntamente ai provvedimenti allegati e connessi. L'impianto normativo, previsto dal Legislatore è tracciato, nelle sue linee fondamentali, in previsione di una coerenza tra organizzazione, professionalità, tecnologie e spazi. Il Sistema Sanitario dell'emergenza urgenza fa convergere le varie fasi della sua attività sulla persona in stato di criticità. Particolarmente nell Atto di Intesa Stato-Regioni, vengono identificate le tappe del percorso diagnosticoterapeutico in emergenza. Attraverso la loro integrazione funzionale viene costituito il percorso del paziente secondo un tipo particolare di continuità clinico assistenziale propria dell emergenza-urgenza. La Commissione interdisciplinare, che ha elaborato questo documento, visto l Accordo Stato Regioni del 25 ottobre 2001, G.U. 7 dicembre 2001 n. 285, ha assunto come modulo base per le strutture di Pronto Soccorso una struttura fornita di accessi per anno, in coerenza con quanto previsto dal DM ultimo-citato. Pag. 5 di 416 Vengono affrontati in calce al presente documento i requisiti dei Punti di Primo Intervento, che non corrispondono alle Strutture di Pronto Soccorso, anche se in qualche realtà locale viene attribuita, in maniera impropria, la denominazione Pronto Soccorso ai Punti di Primo Intervento. Per quanto concerne gli aspetti organizzativi e gestionali, si fa presente che le strutture dell emergenzaurgenza dei grandi Ospedali, che in genere operano all interno delle aree metropolitane, sono dotate di propri e particolari aspetti organizzativi e gestionali identificabili in specifiche strutture, quali i Trauma Center, o altre strutture previste dalla programmazione regionale tali da non essere espressamente riconducibili ai modelli presi in considerazione nel presente documento. Le sedi della attività sanitaria in emergenza-urgenza sono: la Centrale Operativa 118, i Mezzi di Soccorso, i Mezzi di Soccorso Avanzato (auto medica, elicottero di soccorso) i Punti di Primo Intervento i Pronto Soccorso Ospedalieri DEA 1 Livello DEA 2 Livello Il presente documento, essendo riferito al Pronto Soccorso comprende altresì le Unità Operative di Pronto Soccorso che operano all interno dei Dipartimenti di Emergenza-Urgenza di 1 e di 2 livello. Nel presente documento sono considerati e di seguito denominati Pronto Soccorso i servizi previsti dal D.M. 30 gennaio 1998 art. 1 p.to 13 tabella A, che sono rivolti in modo esclusivo all emergenza-urgenza. Pertanto le strutture del Pronto Soccorso, secondo quanto riportato dall Atto d Intesa Stato-Regioni, dovendo svolgere compiti di accettazione e trattamento sanitario diagnostico terapeutico in emergenzaurgenza nonché compiti di medicina legale in urgenza come ispezioni corporali, esami tossicologici, ricerca ovuli di droga, compiti legati agli interventi della Protezione Civile nel corso di calamità, compiti di collaborazione con l Osservatorio epidemiologico regionale, per gli interventi di prevenzione relativi alla sicurezza e all igiene del lavoro, sono identificate le seguenti linee guida. Pag. 6 di 417 1 - REQUISITI STRUTTURALI, TECNOLOGICI E STRUMENTALI DEL PRONTO SOCCORSO I requisiti tecnici necessari a garantire la sicurezza e l igiene ambientale del PRONTO SOCCORSO dovranno essere conformi alle seguenti caratteristiche: 1.1. CARATTERISTICHE STRUTTURALI E TECNOLOGICHE GENERALI 1.2. CARATTERISTICHE STRUTTURALI SPECIFICHE 1.3. CARATTERISTICHE TECNOLOGICHE SPECIFICHE 1.4. CARATTERISTICHE DEI DISPOSITIVI E DELLE APPARECCHIATURE TECNICHE 1.1. CARATTERISTICHE STRUTTURALI E TECNOLOGICHE GENERALI L ampiezza del Pronto Soccorso (numero di sale visita e trattamento, numero dei letti di osservazione e di degenza, contenuti e dimensioni delle aree di servizio, ecc.) dovrà essere definita per ogni singola struttura sanitaria in funzione della tipologia, complessità e volume delle prestazioni da erogare, in relazione all attività di emergenza-urgenza prevista. L attività prevista nella struttura ospedaliera viene svolta attraverso aree organizzate per l'accesso, per il triage, per l'attesa, per gli interventi sanitari veri e propri, nonché gli spazi tecnici di servizio e spazi per gli assistenti sociali. In particolare gli spazi architettonici per gli interventi sanitari sono articolati in aree per l emergenza, aree ambulatoriali, aree per l osservazione, aree per la degenza breve, area per la terapia subintensiva, area per la formazione del personale, aree per i controlli. Queste ricalcano il percorso diagnostico terapeutico del paziente tenendo conto della necessaria continuità assistenziale in emergenza-urgenza. Le superfici delimitanti gli ambienti del Pronto Soccorso dovranno permettere una facile pulizia, minimizzare le possibilità di accumulo di polveri o residui, essere generalmente compatibili con gli agenti chimici e fisici utilizzati, in particolar modo con gli agenti detergenti e sanificanti, essere idrofobiche e resistere agli urti. I raccordi tra pavimento e pareti nelle aree per il trattamento sanitario dei pazienti dovranno avere un profilo curvo continuo sufficientemente ampio per permettere la pulizia. L'altezza minima dei soffitti deve essere di m. 3,00 nei locali visita e nelle degenze, per gli altri locali valgono le disposizioni urbanistiche vigenti, fermo restando la possibilità di deroga per le 'necessità tecniche aziendali'previste dal comma 4 art. 6 titolo II del D.P.R. 19 marzo 1956, n.303. Le vie di circolazione e di emergenza, insieme alle relative uscite, devono risultare sgombre da qualsiasi ostacolo od impedimento che ne limiti l'uso. Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere adeguati alle dimensioni della Struttura di Pronto Soccorso, alla loro ubicazione ed al numero delle persone che possono essere presenti. In particolare l'altezza delle uscite deve essere non inferiore a m. 2.00; ciascuna porta deve avere una larghezza minima di m. 1,20 (-/+ 5%) e si deve aprire nel verso dell'esodo facilmente e da parte di chiunque. Nel Pronto Soccorso dovrà essere garantito un sistema strutturale che consenta di differenziare i percorsi per sporco o pulito, oppure, in alternativa, un sistema organizzato che consenta la raccolta e sigillatura in appositi contenitori puliti del materiale sporco nelle stesse aree in cui è stato prodotto. Tali contenitori potranno così transitare nel reparto per essere trasferiti all esterno. I luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale ed inoltre di un'illuminazione artificiale adeguata. In relazione a quanto previsto dal DPR 303/56 art.10 comma 1, i luoghi di lavoro in cui si Pag. 7 di 418 svolge l'attività di Pronto Soccorso sono identificati come ambienti in cui la necessità del "particolare tipo di lavorazione" può prevedere la sola presenza di illuminazione artificiale. Al fine di ridurre i rischi presenti nel Pronto Soccorso, vista anche la costante presenza dì pubblico, é necessario far ampio uso della segnaletica anche di sicurezza, con lo scopo di avvertire le persone interessate della presenza di un eventuale rischio, vietare comportamenti che possono causare pericolo, prescrivere determinati comportamenti, dare indicazioni sulle vie di fuga e sui mezzi di soccorso o di salvataggio, fornire altre indicazioni di sicurezza. La segnaletica deve essere sempre in posizione visibile. Particolare importanza deve essere data alla garanzia del mantenimento nel tempo delle caratteristiche sopra esposte, anche per mezzo di un adeguato piano di controllo e manutenzione. Il Pronto Soccorso dovrà essere conforme a tutti i requisiti previsti dalla vigente normativa in materia di: protezione antisismica protezione antincendio (per la progettazione, la costruzione e l esercizio delle si potrà fare riferimento alla Regola Tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle strutture sanitarie, pubbliche e private ) protezione acustica sicurezza elettrica e continuità elettrica sicurezza antinfortunistica igiene dei luoghi di lavoro protezione dalle radiazioni ionizzanti eliminazione delle barriere architettoniche smaltimento dei rifiuti condizioni microclimatiche distribuzione gas medicali 1.2. CARATTERISTICHE STRUTTURALI SPECIFICHE Premesso che i requisiti minimi strutturali tecnologici e organizzativi per l autorizzazione e il funzionamento sono indicati nel D.P.R. 14 gennaio , per le nuove strutture e la ristrutturazione dell esistente, nel merito delle caratteristiche strutturali specifiche si pongono le indicazioni operative di seguito previste. L'espansione della struttura deve essere considerata in modo proporzionale rispetto agli accessi stimati, tenuto conto delle variazioni generali del numero degli accessi al Pronto Soccorso, determinate dagli interventi posti a seguito anche degli accessi impropri alle strutture medesime. La dotazione di base per gli ambienti del Pronto Soccorso, risulta: a) accesso-camera calda (area coperta e riscaldata di accesso diretto per mezzi e pedoni) b) spazio triage c) locale attesa post-triage pazienti barellati, non barellati e accompagnatori d) locale per la gestione dell emergenza e) ambulatorio visita/trattamento f) osservazione breve g) locale infermieri h) spazio registrazione/segreteria-archivio i) deposito materiale pulito j) deposito materiale sporco k) deposito barelle e sedie a rotelle l) servizi igienici del personale 1 D.P.R. 14 gennaio Approvazione dell atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni e Province Autonome in materia di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private. G.U. 20 febbraio 1997, supplemento ordinario al n 42. Pag. 8 di 419 m) servizi igienici per gli utenti n) studio medico SPAZI PER L ACCESSO, IL TRIAGE, L ATTESA a. Accesso - camera calda Premesso che il Pronto Soccorso deve essere ben indicato anche a distanza nella segnaletica stradale e l indicazione del suo accesso deve essere ben visibile in prossimità della struttura anche con insegne luminose, la via per il raggiungimento del Pronto Soccorso deve essere prevista con duplice percorso, uno per i pedoni e uno per gli automezzi. Il percorso per automezzi deve essere garantito attraverso un tipo di circolazione a senso unico. I medesimi percorsi degli autoveicoli devono essere tali da non consentire la presenza di veicoli parcheggiati. Deve inoltre essere reso difficoltoso l attraversamento della via d accesso per autoveicoli da parte dei pedoni e da parte di altri mezzi. Requisito di qualità è che la via d accesso al Pronto Soccorso per automezzi sia protetta e isolata. Altro requisito è che la via pedonale sia isolata e che pertanto non vada ad intersecare gli altri percorsi pedonali presenti all interno dell ospedale. Tali vie d accesso conducono ad un area piana, protetta, riscaldata, in cui avviene lo scarico dei pazienti dagli automezzi, la camera calda. Deve essere previsto uno spazio utile per almeno due ambulanze contemporaneamente. Le porte della camera calda possono essere scorrevoli (in orizzontale e/o in verticale) con azionamento automatico, devono essere presenti anche infissi apribili a spinta verso l esterno almeno nel numero risultante dal calcolo dell affollamento e dell esodo. Viste le moderne strategie del soccorso extraospedaliero con la medicalizzazione dell assistenza preospedaliera, immediatamente attigua alla via di uscita dalla camera calda, appare necessaria un area di sosta tecnica ambulanze per almeno 4 mezzi di soccorso; in questa area gli autisti dei Mezzi di Soccorso (MMSS) dopo aver scaricato l ammalato, attendono a bordo dei MMSS che il personale sanitario completi le procedure di consegna dei pazienti al Pronto Soccorso. Nei pressi di quest'area deve essere presente un sistema idrico per procedure di decontaminazione in emergenza in caso di calamità di tipo chimico-biologico e/o attribuibili ad azioni di terrorismo, utile nelle situazioni in cui l'ingresso dei pazienti in ospedale potrebbe rendere inagibile il Pronto Soccorso e contaminare la stessa Struttura Ospedaliera. Attigua alla camera calda, deve essere previsto uno spazio multifunzionale, deputato alla primissima accoglienza dei pazienti ad opera dei barellieri, nonché alla loro sosta, alla vigilanza di Pubblica Sicurezza (PS) e alle attività di TRIAGE e POST-TRIAGE. Da tale area devono essere facilmente raggiungibili i servizi igienici, compreso bagno decontaminazione pre-triage. b. Spazio TRIAGE Il triage è il primo contatto di tipo sanitario che il soggetto deambulante ha con l'organizzazione sanitaria, mentre il paziente barellato ha ricevuto le prime cure sui Mezzi di soccorso. Per tali attività si fa riferimento all Accordo Stato Regioni del 25 ottobre 2001 pubblicato sulla G.U. 7 dicembre 2001, n.285. Si raccomanda che l area di triage sia progettata per due tipologie di Triage, in quanto appare rilevante requisito di qualità l organizzazione suddivisa in Triage per pazienti barellati e per pazienti deambulanti. Zone funzionali: Postazione per triage barellati 1 Postazione per triage ambulanti 1 L organizzazione del Triage deve salvaguardare sia le esigenze dei pazienti non autosufficienti, sia le esigenze dei pazienti autonomi. Pag. 9 di 4110 L attività di Triage deve essere garantita sia per pazienti barellati, e quindi non autosufficienti, sia per i pazienti che deambulano; si richiama l attenzione sugli aspetti organizzativi e funzionali legati non solo alla privacy ma anche alla necessaria riservatezza che comporta l atto concreto di trasferimento di un paziente da una barella ad un altra: Infatti il paziente deve essere trasferito dalla barella pieghevole, propria delle ambulanze, alla barella normale ospedaliera. E una procedura che, per una persona non autosufficiente, ammalata, in stato di disagio e sofferenza, comporta manovre di trasferimento a braccia che devono essere tutelate da riservatezza. Inoltre ragioni anche di tipo organizzativo indicano la duplicazione dell area e della funzione TRIAGE come standard ottimale di qualità. c. Locale attesa (post-triage) Già il D.P.R. 14 gennaio 1997, G.U. 20 febbraio 1997 prevede un locale attesa utenti deambulanti ed un locale attesa utenti barellati. In questo locale utenti barellati potrebbe esservi una stazione telematica (computer) per effettuare il triage barellati, qualora non prima organizzato. Seguendo il percorso del paziente, attigua all area per il triage deve essere prevista la sala d'attesa: questa deve essere molto ampia, in quanto deve servire per pazienti ambulanti, autosufficienti già sottoposti a triage e per i loro accompagnatori. In questo luogo i pazienti che attendono la visita medica hanno disturbi che sono in potenziale evoluzione. Si raccomanda che i locali d attesa del Pronto Soccorso siano realizzati in modo da poter essere sorvegliati. Infatti, per le grandi strutture, è auspicabile un infermiere specificatamente addetto a sorvegliare la sala d'attesa, rassicurare i pazienti non ancora visitati, vigilare sulla potenziale evoluzione in aggravamento dei disturbi precedentemente segnalati in sede di triage. In questo ambiente, si calcola che giungano e stazionino per alcune ore un numero di persone per anno pari al doppio del numero degli accessi al Pronto Soccorso, in quanto ogni persona che viene trattata al Pronto Soccorso ha con sé mediamente un accompagnatore. È necessario che da questa sala d'attesa siano rapidamente accessibili i servizi igienici, sia funzionante un punto acqua e vi siano cabine telefoniche. Attigua al locale d'attesa appare utile prevedere anche uno spazio adeguato per gli assistenti sociali, per i bisogni della popolazione ammalata non autosufficiente, per la comunicazione dei lutti o delle gravi malattie, per le necessità sociali degli accompagnatori. L ampiezza delle sale d attesa trova giustificazione anche a fronte del progetto di utilizzare questo spazio per note di informazione e per l educazione sanitaria fatte attraverso videoproiezioni. Locali - zone funzionali sala attesa deambulanti 1 box assistenti sociali 2 punto acqua e telefoni 1 dispositivi mediali per attesa attiva (educazione sanitaria, trasmissione medializzata carta dei Servizi Aziendali, comunicazioni agli utenti, messaggi informativi, messaggi formativi, ecc.) Gruppo servizi igienici 1 2 SPAZI PER GLI INTERVENTI SANITARI Gli spazi per gli interventi sanitari veri e propri sono previsti sulla base dei percorsi diagnosticoterapeutici, e quindi sulla base delle necessità dei pazienti. Un tempo la prima fase dell attività sanitaria di Emergenza-Urgenza era circoscritta all ambulatorio di Pronto Soccorso. La qualificazione, anche con intervento medico, dell attività sanitaria extraospedaliera e la qualificazione degli interventi intraospedalieri in emergenza-urgenza, hanno sistematizzato ed ampliato gli interventi sanitari, che vengono espletati. Pag. 10 di 4111 Pertanto, gli interventi sanitari medesimi anche in emergenza - urgenza sono forniti attraverso una modalità di gestione della casistica in regime di ambulatorietà e in regime di degenza. Coerentemente gli spazi per la gestione di detta casistica sono di tipo ambulatoriale e spazi di degenza. Spazi per gestione ambulatoriale Gli spazi per la gestione ambulatoriale della casistica si distinguono in Box-Ambulatorio di Pronto Soccorso (punti d., e.); Area di Osservazione Breve (punto f.). AREA BOX-Ambulatori di Pronto Soccorso Si considera che per il Pronto Soccorso di base ( accessi per anno) serva un'area ambulatoriale a rapido tourn-over in cui siano presenti: n. 1 box emergenze codici rossi ; n. 3 box polivalenti per codici gialli e verdi ; n. 1 box ambulatorio chirurgico - traumatologico; area differenziata per codici bianchi - sono spazi per quei pazienti le cui necessità di intervento sanitario d Urgenza si esauriscono nei minuti (di norma 30 minuti medi). Tabella box - ambulatori e aree funzionali di PS Le aree previste dalla dotazione di base sono identificate con la lettera corrispondente all elenco riportato al paragrafo Caratteristiche Strutturali Specifiche. Descrizione numero d. box emergenze (codici rossi) 1 e. box polivalenti (codici gialli e verdi) 3 e. box ambulatorio chirurgico-traumatologico 1 m. Gruppo servizi igienici pazienti 1 n. studio medici 1 g. guardiola infermieri 1 l. servizi igienici infermieri con spogliatoio (qualora non centralizzato) con docce i. Locale per il pulito 1 j. Locale per lo sporco 1 1 area differenziata per codici bianchi 1 farmacia -deposito presidi 1 studio primario 1 studio caposala 1 bagno decontaminazione e vuotatoio 1 locale salme 1 saletta colloqui comunicazioni coi familiari accompagnatori 1 sala spogliatoio medici con servizi igienici 1 I cinque spazi per visita ambulatoriale, con i relativi spazi tecnici e di servizio, rappresentano il modulo base di Pronto Soccorso per affrontare un numero di accessi pari a all'anno. Si considera la necessità di un BOX ambulatorio aggiuntivo ogni 4000 accessi per anno. Caratteristiche strutturali BOX emergenze - CODICI ROSSI: Pag. 11 di 4112 Dimensionamento tale da prevedere il lavoro contemporaneo sul paziente di 3 Medici e 4 infermieri, anche con tecnologia portatile carrellata per la diagnostica d emergenza: (elettrocardiografo, apparecchio radiologico, ecografo, monitor-defribrillatore, respiratore, ) Deve essere presente alloggiamento per strutture fisse pendenti dall alto (lampada scialitica, sostegni pensili per cavi monitoraggio. f. Area Osservazione Breve di Pronto Soccorso La gestione ambulatoriale della casistica prevede il permanere per diverse ore del paziente ancora in regime di ambulatorietà presso il Pronto Soccorso stesso. Pertanto il Pronto Soccorso è costituito anche di uno spazio operativo attiguo ed in continuità con i Box di primo intervento sopra descritti. Quest area d intervento è dedicata alle esigenze pazienti le cui necessità comportano un tempo diagnostico-terapeutico in emergenza inferiore alle 24 ore. Si tratta di un area in cui avviene l osservazione ambulatoriale dei pazienti, che è comprensiva, ove necessario, anche di monitoraggio telemetria dei parametri vitali. Tale area, che è un zona diversamente strutturata del Pronto Soccorso nella maggiore parte delle realtà ove è stata organizzata è stata "Osservazione Breve e Intensiva". La parola intensiva per quanto utilizzata anche nel presente documento è riferita a meccanismi organizzativi e gestionali e non si fa riferimento ai requisiti strutturali, tecnologici e impiantistici propri delle Terapie intensive. Tabella Spazi per l area di Osservazione Breve Descrizione box barella - letto con trave testaletto con gas medicali (ossigeno, aria compressa, vuoto) e monitor-telemetria numero 6 ambulatorio visita 1 Gruppo servizi igienici pazienti 1 area medica (spazio per studio-colloquio con pazienti e famigliari) 1 Anche quest area rivolta all osservazione deve essere fornita delle tecnologie di monitoraggio e dei gas medicali (con ossigeno, vuoto e aria compressa) e servizi igienici attigui. Per il Pronto Soccorso base ( accessi/anno), si indica la previsione di uno spazio minimo di 6 postazioni paziente (+ 1 ogni 4000 accessi in più). AREA DI DEGENZA DI PRONTO SOCCORSO L Atto di Intesa Stato Regioni di Linee Guida per l Emergenza sanitaria, pubblicato sulla G.U. 17 maggio 1996, in applicazione del D.P.R 27 marzo 1992, dà facoltà ai Piani Sanitari Regionali di attivare strutture di degenza nell area del Pronto Soccorso gestite sotto la Responsabilità del primario del Pronto Soccorso stesso. Tabella area degenza (medicina d'urgenza) Descrizione numero postazioni letto degenza 10 postazioni con apparecchiature monitor telemetria 50% guardiola infermieri 1 Pag. 12 di 4113 studio medici 1 studio caposala 1 ambulatorio 1 Gas medicali (ossigeno, vuoto, aria compressa) Ogni postazione paziente Alloggiamenti per strumentazione informatica e di collegamento con i vari servizi (Laboratorio analisi, radiologia, ) 1.3. CARATTERISTICHE TECNOLOGICHE SPECIFICHE Gli impianti di erogazione, ove non siano già stati previsti come centralizzati, sono da considerare preferibilmente esterni alla struttura del Pronto Soccorso. Gli impianti per distribuzione devono essere capillarizzati all interno delle struttura secondo la distribuzione di seguito indicata. Sono da prevedere le seguenti tipologie di impianti ed i relativi spazi di allocazione: Impianti elettrici e speciali Impianto gas medicali (aria compressa medicale, ossigeno, vuoto) Impianto rete telematica - informatica e sistema controllo accessi Impianto idrico - sanitario Impianto antincendio Impianto ventilazione e condizionamento dell aria Impianti elettrici e speciali Premessa Gli impianti elettrici devono essere realizzati a regola d arte. Ai sensi delle leggi 1 marzo 1968, n. 186 e 5 marzo 1990, n. 46 gli impianti realizzati secondo le indicazioni delle norme CEI si considerano realizzati a regola d'arte. Per i locali ad uso medico la norma di riferimento è la CEI 64-8/7;V2. Di seguito si riportano alcuni requisiti principali. (a) DOCUMENTAZIONE FONDAMENTALE Devono essere disponibili, presso gli uffici preposti: la planimetria generale dell ospedale con indicata l area dove è situato il Pronto Soccorso; gli schemi elettrici e le planimetrie aggiornate degli impianti, in particolare dei nodi equipotenziali con individuazione degli stessi; il registro degli interventi di manutenzione pianificata, che comprenda le verifiche periodiche previste dalla suddetta norma CEI e i risultati di eventuali altre verifiche e di interventi di manutenzione preventiva, la documentazione e le verifiche di sicurezza effettuate relativamente agli apparecchi elettromedicali in uso presso il Pronto Soccorso; la documentazione relativa alle caratteristiche delle sorgenti e dei circuiti di sicurezza e riserva; la documentazione sulle apparecchiature ausiliari non definibili elettromedicali. Pag. 13 di 4114 Deve essere redatto dal Servizio Tecnico preposto, un piano dettagliato e documentato delle azioni da intraprendere in caso di emergenze tecnologiche (elettriche, idriche, ecc.). (b) (c) CARATTERISTICHE Per il dimensionamento degli impianti elettrici occorre fare riferimento alla regola di buona progettazione alla guida CEI 02 (Guida per la definizione della documentazione di progetto degli impianti elettrici) ed in particolare alle norme CEI 64-8/7;V2 per gli ambienti medici. - Devono essere adottate caratteristiche circuitali che consentano la manutenzione ed il sezionamento di parti, senza compromettere le prestazioni che devono essere garantite negli ambienti del Pronto Soccorso. - I circuiti devono essere dimensionati in modo da garantire la selettività delle protezioni in caso di guasto. PROTEZIONI Protezione dai rischi di microshock La protezione dai rischi di microshock, dove necessario, deve essere garantita mediante: - sistema di alimentazione separata, ottenuta con trasformatori di isolamento per uso medicale, al quale devono collegarsi tutte le apparecchiature che entrano nella zona del paziente, ad esclusione delle grosse apparecchiature; - egualizzazione del potenziale ottenuta con nodo equipotenziale, al quale devono essere collegati tutti i conduttori di protezione, le masse estranee, eventuali schermi contro le interferenze elettriche e griglie conduttrici nel pavimento, e lo schermo metallico del trasformatore di isolamento. Protezione dalle influenze esterne Devono essere prese adeguate misure contro i rischi da influenze esterne in particolare causate da interferenze elettromagnetiche e formazione di miscele esplosive. Le prescrizioni per l uso di apparecchi elettromedicali in presenza di gas e vapori infiammabili sono contenute nella sezione 6 della norma CEI Sono richieste precauzioni dove possono verificarsi condizioni pericolose ad esempio per la presenza di gas e vapori infiammabili; in particolare le prese di gas medicali devono essere distanziati da apparecchiature elettriche che in condizioni normali di funzionamento possono dar luogo ad archi o scintille come le prese a spina e interruttori Impianto gas medicali (aria compressa medicale, ossigeno, vuoto) I gas medicali ed il vuoto sono distribuiti attraverso impianti fissi che partono dalle centrali di stoccaggio, o di generazione del vuoto, fino ai punti di utilizzo. Tali impianti sono dispositivi medici, ed in quanto tali soggetti al D.Lgs 46/97 attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente la sicurezza dei dispostivi medici. Questi dispositivi, e le singole parti che li costituiscono, sono classificabili in classe 2A o in classe 2B, a seconda della loro natura e della destinazione d uso; sono di riferimento per tale classificazione le Recommendations e i Consensus Statements del Coordination of Notified Bodies Medical Devices (NB-MED) on Council Directives 90/385/EEC and 93/42/EEC. Fermo restando che, la progettazione può essere affidata a chiunque sia abilitato a progettare, Il marchio CE sulla intera installazione si applica nel caso che (il progetto deve essere comunque accettato dall installatore-fabbricante) la realizzazione sia completamente affidata al fabbricante e/o installatore del fabbricante. I requisiti tecnici riguardanti le installazioni complete per gas medicali e per vuoto sono specificati nella norma UNI EN Ai componenti si applicano le norme seguenti: 2 UNI EN 737-3:2000 Impianti di distribuzione dei gas medicali Impianti per gas medicali compressi e per vuoto. Pag. 14 di 4115 - UNI EN : per i riduttori di pressione di centrale e di linea; - UNI EN : per le unità terminali; - UNI EN : per tubi flessibili per bassa pressione; - UNI EN : per tubi di rame per gas medicali o per vuoto; Allocazione e numero minimo delle unità terminali Ambulatori, box - unità per ossigeno: n. 1 - unità per aria compressa medicale: n. 1 - unità per vuoto: n. 1 area degenza e osservazione breve - unità per ossigeno: n. 1 per posto letto - unità per aria compressa medicale: n. 1 per posto letto - unità per vuoto: n. 1 per posto letto area osservazione breve intensiva - unità per ossigeno: n. 2 per posto letto - unità per aria compressa medicale: n. 1 per posto letto - unità per vuoto: n. 1 per posto letto Vanno previste unità terminali anche nelle aree di attesa Impianto rete telematica - informatica e sistema controllo accessi Gli impianti sono previsti con unità terminali in: area Triage -ambulanti e barellati-, in ogni postazione trattamento paziente; nella sede AREA DI OSSERVAZIONE Nella sede di Degenza Breve (Medicina d Urgenza) - sono necessarie oltre alla centralina di monitoraggio telemetria, postazioni informatiche: negli studi Medici; nelle guardiole infermieristiche; nelle camere di degenza. Deve essere previsto un sistema di fonia in tutti i locali del reparto, con apparecchi fissi a parete ed integrato nel sistema telefonico del presidio ospedaliero. Deve essere prevista l informatizzazione dei registri di accesso Impianto idrico - sanitario Le caratteristiche ottimali dell'impianto idrico sanitario sono le seguenti: 1) impianto distribuzione acqua potabile fredda ed acqua calda sanitaria; 2) impianto sezionabile per blocchi di utenze; 3) rubinetteria inox smontabile e sterilizzabile; 4) comando non manuale per i lavabi (sistema a gomito, a pedale, ecc.) 5) circuito acqua di raffreddamento per laser (se tale apparecchiatura viene impiegata) Tutti gli impianti idrosanitari dovrebbero rispondere alla norme tecniche UNI In relazione alle suddette norme tecniche, la rete di distribuzione idrico sanitaria è suddivisa in acqua fredda potabile, 3 UNI EN 738-2:2000 Riduttori di pressione per l utilizzo con i gas medicali Riduttori di pressione di centrale e di linea. 4 UNI EN 737-1:1999 Impianti di distribuzione dei gas medicali Unità terminali per gas medicali compressi e per vuoto. 5 UNI EN 739:1999 Tubi flessibili per bassa pressione per l utilizzo con i gas medicali. 6 UNI EN 13348:2002 Rame e leghe di rame Tubi di rame tondi senza saldatura per gas medicali o per vuoto. 7 UNI EN 9182 Impianti di alimentazione acqua fredda e calda Criteri di progettazione. Pag. 15 di 4116 calda sanitaria e ricircolo. Sull adduzione dell acqua fredda, visto l uso specifico che ne viene fatto, dovrebbe essere inserito un disconnettore (posto a monte dell impianto, nella Centrale Idrica) a protezione di ogni possibilità di inquinamento della rete potabile. L acqua calda sanitaria può essere prodotta (ad esempio) a livello di sottocentrale termica mediante uno scambiatore di calore istantaneo a piastre e il relativo ricircolo è assicurato mediante due circolatori in parallello posti all interno della stessa. Le alimentazioni alle utenze finali saranno preferibilmente eseguite con tubazioni incassate e, per quanto riguarda gli accessori e i sanitari dei bagni, saranno di tipo sospeso per consentire una maggiore igiene e pulizia dei locali. Le rubinetterie saranno del tipo a comando a gomito, a pedale o con fotocellula ad infrarossi. I gruppi igienici sanitari di servizio, oltre a quelli già descritti nelle aree di Accesso, Triage, Sala d attesa, sono da prevedere, tenendo conto degli spazi necessari per la normativa vigente (bagni disabili, decontaminazione, ) nel numero di 1 ogni 3-4 postazioni trattamento pazienti per ognuno dei punti precedentemente trattati e citati come Box ambulatori, Osservazione Breve e Medicina d Urgenza Impianto antincendio Gli impianti di estinzione degli incendi sono: estintori reti naspi e idranti impianti di spegnimento automatico impianti di rivelazione, segnalazione e allarme Le apparecchiature e gli impianti di estinzione degli incendi devono essere ubicati in posizioni facilmente accessibile, visibile e con appositi cartelli segnalatori. Le eventuali cassette di contenimento (degli estintori, degli idranti e dei naspi) devono avere spigoli arrotondati. I segnalatori di allarme incendio (del tipo a pulsante manuale) devono essere opportunamente ubicati in modo da segnalare il pericolo a tutti gli occupanti della struttura (in ogni caso in prossimità delle uscite); la diffusione dell allarme deve avvenire tramite impianto ad altoparlanti. Va prevista l installazione di impianti fissi di rivelazione e segnalazione automatica degli incendi in grado di rilevare e segnalare a distanza un principio di incendio; i sistemi di allarme devono essere dotati di dispositivi ottici ed acustici. La segnalazione ottica e acustica di allarme incendio deve pervenire al centro di gestione delle emergenze. Nei filtri a prova di fumo devono essere previste intercettazioni a comando manuale, ubicate in apposito quadro, degli impianti a servizio dei compartimenti attigui: impianto elettrico; impianto di distribuzione dei gas medicali; impianto di condizionamento e ventilazione. All interno dei filtri devono essere ripetuti in apposito pannello i segnali relativi allo stato di servizio dei seguenti impianti a servizio dei compartimenti attigui: impianto elettrico; impianto di distribuzione dei gas medicali; rete idrica antincendio; impianto di rivelazione e allarme Impianto ventilazione e condizionamento dell aria L impianto di ventilazione e condizionamento, che per alcune esigenze ha anche caratteristiche di contaminazione controllata, ha la funzione di: a. mantenere condizioni termoigrometriche idonee allo svolgimento delle attività previste, conciliando le esigenze di benessere del personale con quelle primarie dell utente. b. fornire una aerazione agli ambienti idonea a mantenere, in alcuni casi, le concentrazioni ambientali di agenti inquinanti al di sotto dei valori di interesse prevenzionistico; Pag. 16 di 4117 c. mantenere una concentrazione di particolato totale aeroportato, sia biologico sia inerte, al di sotto di limiti prefissati. Gli impianti di climatizzazione a servizio del Pronto Soccorso saranno realizzati in modo da assicurare, nella stagione invernale ed estiva la climatizzazione degli ambienti, i ricambi d'aria e l efficienza del sistema di filtrazione previsti dalla Circolare Ministero LL.PP. n del 21 novembre 1974 e le norme tecniche UNI La tipologia impiantistica in grado di soddisfare questa esigenza è l impianto a tutt aria. Gli impianti di climatizzazione del tipo a tutt aria esterna possono avere 6 ricambi/ora e dispongono di post/riscaldi di zona e di recuperatori di calore sull'espulsione dell'aria. La diffusione dell'aria in ambiente dovrebbe avvenire (quando tecnicamente possibile) mediante plenum a soffitto in modo da ottenere un flusso discendente all interno del locale, l'aria di espulsione va prelevata da bocchette di ripresa poste sulle pareti dei locali o nel controsoffitto, in modo da creare un corretto flusso dell aria. Per le zone con 2 ricambi/ora può essere previsto un impianto base a ventilconvettori che assicura il controllo dei carichi invernali e estivi dovuti alle dispersioni e alle rientrate di calore, la regolazione della temperatura all interno dei singoli locali è controllata da termostati ambiente che agiscono direttamente sul ventilconvettore. L'impianto parallelo ad aria primaria assicura il ricambio aria esterna e l'abbattimento del suo carico termoigrometrico durante tutto l'anno. Nella stagione invernale, inoltre, l'aria primaria assolve al compito di controllare l'umidità relativa nei locali, mentre nella stagione estiva di deumidificare l'aria trattata. Risulta auspicabile anche la possibilità di controllo individuale della temperatura in ciascun locale, anziché di controllo di zona (come in altre realtà impiantistiche), in modo da soddisfare le esigenze simultanee e differenziate di tutti i locali, e fornire così comfort a tutti gli occupanti. Le unità di trattamento aria devono assicurare i seguenti ricambi minimi di aria esterna: Area sala d attesa e triage Area di attività ambulatoriale Area di degenza n. 2 ricambi/ora n. 6 ricambi/ora n. 2 ricambi/ora Per quanto riguarda la potenziale esposizione dell operatore ad agenti biologici classificati nel gruppo 3 dell allegato XI del Titolo VIII del D.Lgs 626/ 94 e successive modificazioni e integrazioni, per l'isolamento respiratorio del personale, si fa riferimento a quanto indicato nella C.M. 13 marzo 1998, n. 4; è necessario pertanto prevedere un ambulatorio, quale specifica area di contenimento, dotato di sistema di ventilazione e condizionamento che fornisca pressione negativa ed estrazione tramite filtri tipo HEPA (essendo da poco entrata in vigore la nuova norma UNI EN nella quale i filtri ad altissima efficienza vengono testati in funzione del diametro di massima penetrazione MPPS e non più con il DOP, il filtro di prestazioni equivalenti può essere individuato nel tipo H13/H14) dell aria e dovrà essere garantito un numero di ricambi d aria almeno pari a quello degli altri ambulatori (6 ricambi ora). In tale ambulatorio, a pressione negativa, deve essere attivo un sensore di depressione che renda modulabile l attività dell aspirazione. L accesso a tale ambulatorio deve essere preceduto da una zona-filtro che consenta il mantenimento della pressione negativa durante le fasi di accesso e di uscita dall ambulatorio. Si precisa comunque che anche se non si verificano casi di esposizione ai succitati agenti biologici o chimici, un ambulatorio con i predetti requisiti d areazione, si identifica quale requisito di qualità sia per il trattamento di situazione di interesse tossicologico che per favorire il generale funzionamento del Servizio in particolari situazioni critiche. Il progetto deve essere organizzato secondo un piano di garanzia della qualità e comprendere, al minimo, la seguente documentazione: - Descrizione generale della installazione corredata degli opportuni riferimenti planimetrici ed elaborati esecutivi. 8 UNI Impianti aeraulici a fini di benessere. Generalità, classificazione e requisiti. Regole per la richiesta d offerta, offerta, ordine e fornitura. 9 UNI EN 1822:2002 Filtri aria a particelle per alta ed altissima efficienza (HEPA e ULPA). Pag. 17 di 4118 - Specifiche sui materiali da utilizzare e sul loro grado di finitura superficiale. - Specifiche particolari relative ai parametri ambientali interni ed esterni. - Specifiche relative ai fluidi da generare per il processo o dei fluidi disponibili per l installazione con le relative interfacce. - Norme di riferimento da osservare relative alla costruzione. - Norme o prescrizioni di sicurezza nazionali o locali da dover osservare. Tutti i componenti dell impianto devono essere progettati ed installati in modo da facilitare la pulizia, la gestione, il controllo e la manutenzione, inclusa la sostituzione degli elementi filtranti. Per garantire il funzionamento dell impianto, con caratteristiche minime accettabili anche in caso di interruzione della fornitura elettrica, devono essere sotto alimentazione di sicurezza almeno l unità di ventilazione ed il sistema di controllo della temperatura minima. Attenzione particolare va posta sul posizionamento delle prese di aria esterna di rinnovo, la parte inferiore di dette prese del sistema di ventilazione deve trovarsi ad un altezza da terra adeguata (almeno 3 metri), le bocchette e le griglie di immissione e ripresa dell aria negli ambienti, quando presenti, devono essere di tipo smontabile e lavabile. La temperatura e l umidità media negli ambienti devono essere generalmente mantenute alle condizioni di benessere per il personale facendo eccezione per le condizioni termoigrometriche necessarie per alcune attività. Tali condizioni di esercizio devono essere introdotte nelle specifiche di progetto. Nella definizione delle condizioni di benessere occorre tenere in conto le particolari condizioni di vestizione alle quali è sottoposto il personale. Ciò può far slittare la sensazione di benessere a valori più bassi di temperatura ed umidità rispetto ai normali impianti di condizionamento. Il livello di rumore massimo, trasmesso dall impianto di ventilazione ai locali serviti, deve essere di 48 db(a). Tabella riassuntiva relativa agli impianti Deve trovare allocazione la seguente dotazione impiantistica: impianto di forza motrice impianto di illuminazione impianto di illuminazione di emergenza impianto fonia e trasmissione dati impianto tv cc per sistemi audiovisivi (educazione sanitaria) impianto diffusione sonora impianto chiamata viva voce gruppo di continuità gruppo elettrogeno impianto di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell aria Evidenza di adeguatezza e funzionalità degli impianti Inserito nel circuito degli strumenti informatici, della lampada scialitica e delle apparecchiature elettromedicali Inserito nel circuito principale di forza motrice, illuminazione e condizionamento impianti antincendio impianto gas medicali (ossigeno, aria compressa, vuoto) Pag. 18 di 4119 1.4. CARATTERISTICHE DEI DISPOSITIVI E DELLE APPARECCHIATURE TECNICHE In accordo con la definizione riportata nel D.L. 46/97 10 attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente la sicurezza dei dispostivi medici, si intende per dispositivo medico: qualsiasi strumento, apparecchio, impianto, destinato dal fabbricante ad essere impiegato nell uomo a scopo di diagnosi, prevenzione, controllo, terapia o attenuazione di una malattia. Le apparecchiature medicali sono pertanto dispostivi medici e devono rispondere a quanto prescritto nel D.Lgs 46/97 e successive modifiche. Le apparecchiature elettromedicali sono classificate, per il grado di protezione dai rischi elettrici, nella norma CEI EN La conformità del dispositivo ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla norma è attestata dalla marcatura CE, che pertanto deve apparire sulle apparecchiature impiegate insieme alla etichetta di identificazione. E'specifica responsabilità del fabbricante dichiarare a quali impieghi è destinata l'apparecchiatura, quali sono le prescrizioni e le condizioni d'uso e fornire mediante le istruzioni allegate tutte le indicazioni per un impiego corretto e sicuro delle stesse apparecchiature. La documentazione relativa, comprensiva della certificazione di conformità ai requisiti essenziali, deve essere fornita insieme all apparecchiatura e conservata presso l ufficio preposto. Le apparecchiature devono essere impiegate per gli scopi indicati dal costruttore, e vanno osservate tutte le procedure, da questi descritte, riguardanti: l installazione, la pulizia e la sterilizzazione, la natura e la frequenza delle operazioni di manutenzione e di taratura. Le verifiche di sicurezza, devono essere effettuate con cadenza periodica programmata, che può variare in base al tipo ed alla frequenza di impiego della apparecchiatura specifica, e comunque da eseguire alla fine di ogni intervento di manutenzione. Queste devono essere effettuate da personale tecnico specializzato ed eseguite in conformità con le prescrizioni fornite dal fabbricante e quelle contenute nelle norme emesse dal CT 62 del CEI; tali verifiche devono essere documentate e registrate. I riferimenti normativi tecnici per la sicurezza delle apparecchiature elettromedicali sono contenuti nelle Norme Generali CEI EN X-X e nelle Norme Particolari CEI 62-XX specifiche per tipo di apparecchiatura; le prescrizioni contenute nelle Norme Particolari hanno priorità sulle Norme Generali. Le apparecchiature elettromedicali devono essere dotate di scheda di identificazione, tale scheda deve possibilmente far parte della stessa apparecchiatura e comunque deve essere all'interno del PRONTO SOCCORSO. In tale scheda va riportato il tipo, il modello, il numero di inventario, l'impiego cui è destinata. Si devono annotare l'avvenuta verifica di sicurezza, nonché le procedure che l'utente deve osservare in caso di guasto e/o in caso di emergenza (DPR 547/55 12 e D. Lgs. 626/94 13 ). Durante le fasi di sanitizzazione, e comunque durante i periodi di sospensione dell'attività le apparecchiature devono essere scollegate dalla alimentazione elettrica e da altri impianti (es. gas medicali). Criterio La strumentazione, gli impianti e la tecnologia presente deve essere adeguata alla tipologia ed al volume delle attività erogate. 10 D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 recante attuazione della Direttiva 93/42/CEE, concernente i dispositivi medici. G.U. 6 marzo 1997 supplemento ordinario al n CEI EN (CEI 62-5): Apparecchi elettromedicali ; parte 1 Norme generali per la sicurezza. 12 D.P.R. 27 aprile 1955, n.547. Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. G.U. N luglio D.Lgs. 19 settembre 1994, n Attuazione delle Direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, riguardanti il miglioramento della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro G.U. 12 novembre 1994 supplemento ordinario al n Pag. 19 di 4120 Requisiti specifici delle apparecchiature tecniche N. Requisiti Indicatori Evidenza di presenza e funzionalità di 1 erogazione di O 2 n. unità terminali aria compressa medicale n. unità terminali aspirazione e aspiratori n. unità terminali elettrocardiografo a 3 canali monitor defibrillatore con pacing e saturimetro set per sostegno alle funzioni vitali e materiali per effettuare la rianimazione cardiopolmonare frigorifero per conservazione farmaci ed emoderivati collegamento telefonico diretto, o tramite passante, con la Centrale Operativa presenza di punto radio della Centrale Operativa 118 Carrello di anestesia Norma UNI EN 740/2000 fax per trasferimento testi e grafici 2 Sistema di gestione computerizzata dell attività con Evidenza di documenti che possibilità di gestione elettronica dei dati archiviati predispongono il sistema di gestione anche in rete informatica dell attività e archiviazione Pag. 20 di 41 Vedere altro
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