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Timestamp: 2020-01-27 13:48:09+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 31 ottobre 2019, n.44581
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | LUNEDÌ 27 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 14:48
CP Art. 642
Di quale reato risponde il terzo trasportato che si avvale di falsi certificati per avere l’indennizzo dall’assicurazione?
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 31 ottobre 2019, n.44581MASSIMA
In tema di reati contro il patrimonio, la fattispecie prevista dall'art. 642 c.p. costituisce un'ipotesi speciale di truffa e non integra un reato "proprio" attribuibile esclusivamente al contraente del rapporto assicurativo, ma può essere ravvisata in ogni azione fraudolenta diretta a ledere il patrimonio delle compagnie assicuratrici attraverso la manipolazione illecita del rapporto contrattuale, attuabile anche da soggetti estranei al sinallagma.
La Corte di appello di Lecce confermava la sentenza resa dal Tribunale di Brindisi, che aveva riconosciuto la responsabilità di un soggetto in ordine ad un episodio di frode ai danni di una compagnia assicurativa previsto dall'art. 642 c.p., commesso in concorso con altre persone separatamente giudicate, per aver denunziato un sinistro, simulando conseguenze più gravi rispetto all'entità delle lesioni personali effettivamente subite, tramite la presentazione di falsi certificati medici attestanti una prognosi non corrispondente alla realtà. Pertanto, l’imputato proponeva ricorso
Per Cassazione, deducendo violazione di legge, atteso che il delitto di quell'art. 642 c.p. si configura come reato proprio del soggetto assicurato e, qualora un terzo estraneo al rapporto assicurativo, all'insaputa del soggetto assicurato, simuli un infortunio o ne aggravi le conseguenze al fine di conseguire un risarcimento, risponde di truffa nei confronti dell'assicurato.
Il soggetto terzo trasportato in un sinistro stradale, per ottenere un indennizzo maggiore dall’assicurazione, fa inviare alcuni falsi certificati medici: risponde di truffa ai danni dell’assicurato o del reato di cui all’art. 642 c.p.? A questa domanda la Suprema Corte dà risposta nella sentenza in epigrafe. Nell’occasione essa evidenzia che sussistono tutti gli elementi costitutivi dell’ipotesi speciale di truffa di cui all’art. 642 c.p. Infatti, è massima di esperienza che in occasione di una visita medico-legale il paziente interloquisce in merito alla propria patologia e, nel caso di specie, è evidente che non abbia disconosciuto i quattro certificati falsi che la attestavano, a prescindere da chi li abbia trasmessi al medico. Deve altresì rilevarsi come il tribunale abbia correttamente evidenziato che anche l'entità dell'indennizzo liquidato dall'assicurazione risulta chiaramente sproporzionato e sovradimensionato rispetto ad una prognosi di appena sei giorni per trauma contusivo del rachide rilasciata dal Pronto soccorso e costituisce un ulteriore elemento che concorre ad escludere la buona fede dell’imputato, dimostrando il suo pieno e consapevole concorso in merito alla frode in danno della compagnia assicuratrice. Non va, infine, trascurato che il delitto ex art. 642 c.p. è reato di pericolo e a differenza della truffa si consuma a prescindere dal conseguimento del profitto ingiusto. In conclusione i giudici di merito hanno fornito congrua ed esaustiva motivazione in relazione al giudizio di responsabilità a carico dell'imputato che risulta immune dai vizi dedotti con il ricorso.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 31 ottobre 2019, n.44581 - Pres. Cervadoro – est. Borsellino
1.Con la pronunzia impugnata la Corte di appello di Lecce ha confermato la sentenza resa dal Tribunale di Brindisi il 26 maggio 2016 che ha riconosciuto, all'esito di giudizio abbreviato, la responsabilità dell'imputato in ordine ad un episodio di frode ai danni di una compagnia assicurativa previsto dall'art. 642 c.p., commesso in concorso con altre persone separatamente giudicate.
Si addebita all'imputato di avere denunziato un sinistro simulando conseguenze più gravi rispetto all'entità delle lesioni personali effettivamente subite, tramite la presentazione di falsi certificati medici attestanti una prognosi non corrispondente alla realtà.
2.Avverso la detta sentenza propone ricorso l'imputato tramite il suo difensore di fiducia, deducendo:
2.1 violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla qualificazione giuridica del fatto reato, alla attribuibilità all'imputato della responsabilità concorsuale nella condotta posta in essere dal coimputato M.A., e alla sussistenza dell'elemento psicologico, censure già sollevate dinanzi alla corte di appello che non avrebbe fornito adeguate risposte.
Il ricorrente premette che il delitto di quell'art. 642 c.p. si configura come reato proprio del soggetto assicurato e, qualora un terzo estraneo al rapporto assicurativo, all'insaputa del soggetto assicurato, simuli un infortunio o ne aggravi le conseguenze al fine di conseguire un risarcimento, risponde di truffa nei confronti dell'assicurato. Nel caso in esame il titolare del rapporto assicurativo era il proprietario e conducente del veicolo, su cui viaggiava in qualità di terzo trasportato l'odierno imputato unitamente ad altri due soggetti; la corte ha respinto la relativa censura sul rilievo che al P. si contesta una condotta commessa in concorso con il titolare della polizza assicurativa, ma il titolare del contratto di assicurazione è rimasto estraneo alla vicenda processuale e non è tra i coimputati, sicchè al P. non può attribuirsi il concorso nel reato proprio del Pe., ma il reato di truffa.
Inoltre dagli atti di indagine non emerge alcun elemento indiziario che consenta di affermare che il ricorrente abbia concorso materialmente nel reato contestato ai coimputati M. e Z., poichè il ruolo consapevole del P. non emerge nè dalle dichiarazioni del medico Z., che intratteneva rapporti esclusivamente con il coimputato M., legale cui il P. si era rivolto per curare la pratica di risarcimento; nè dalle dichiarazioni del medico Ma. il quale ha dichiarato di non avere avuto alcun rapporto con il P.; nè dalla intercettazione ambientale del 12 novembre 2010 intercorsa tra Z. e M.; nè va trascurato che l'imputato ha effettivamente riportato le lesioni accertate il 30 luglio 2010 dal Pronto soccorso dell'ospedale di Fasano; che il medico fiduciario della compagnia assicuratrice ha confermato le dette lesioni personali ritenendole congrue all'evento denunziato e determinando autonomamente l'entità del danno subito dall'imputato, sicchè la compagnia aveva liquidato la complessiva somma di Euro 1750 a titolo di integrale risarcimento del danno, comprensiva del pagamento delle spese legali. Deduce il ricorrente che il coimputato M., legale a cui l'imputato aveva dato incarico di curare la pratica risarcitoria, era l'unico ad essere a conoscenza dei certificati medici falsi e li aveva trasmessi tramite fax al medico legale fiduciario della compagnia assicurativa, il che esclude che l'odierno imputato fosse a conoscenza di detti certificati, e che abbia al riguardo interloquito con il medico in occasione della visita, come ipotizzano i giudici di appello senza fornire giustificazione adeguata e logicamente congrua; lamenta che secondo i giudici di merito la consapevolezza dell'imputato emergerebbe dalla circostanza che questi fu certamente a conoscenza dell'esistenza dei numerosi certificati medici rilasciati in suo favore dai coimputati Z. e Ma., senza mai essere sottoposto a visita medica successiva a quella presso il Pronto soccorso di Fasano, trascurando di considerare che i detti certificati vennero rilasciati esclusivamente al M. che era l'unico ad intrattenere rapporti illeciti con i due medici; rileva che i giudici di merito hanno ritenuto certo che in occasione della visita medico legale, il medico dell'assicurazione abbia interloquito con il paziente sui certificati falsi rilasciati da altro collega, formulando una mera congettura che si pone in contrasto con la ricostruzione della vicenda offerta nel capo A d'imputazione in cui si ipotizza che sia stato proprio il P. a consegnare al medico legale i certificati medici rilasciati dal dottor Ma., così operando un'evidente travisamento della prova, poichè sono state utilizzate false informazioni al fine di corroborare l'elemento psicologico del dolo; deduce che la motivazione resa dei giudici di merito sarebbe illogica laddove afferma che l'indennizzo sarebbe stato quantificato considerando i successivi certificati medici falsi rilasciati in favore del P., mentre il Dott. Pu. incaricato dalla compagnia assicurativa ha proceduto ad un'autonoma valutazione degli esiti dell'infortunio, riducendo il numero di giorni di invalidità temporanea e riconoscendo un'invalidità permanente di 0,50% punti percentuali, così prescindendo il nesso di causalità esistente tra le certificazioni mediche false e il conseguimento dell'indennizzo.
2.2 Violazione degli artt. 62 bis e 133 c.p. poichè il giudice di secondo grado ha totalmente ignorato lo specifico motivo di appello, omettendo di motivare in ordine alla concessione delle attenuanti generiche ed anche di esporre il relativo motivo con l'impugnata sentenza.
2.3 Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna, poichè il collegio di appello ha totalmente ignorato la specifica censura sollevata con l'atto di gravame. Di contro il Tribunale di Brindisi ha negato i detti benefici al P., incensurato e accusato di un unico episodio, pur riconoscendo le attenuanti generiche e il beneficio della sospensione condizionale della pena ai medici coimputati, coinvolti in diversi episodi.
2.4 Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 131 bis c.p. in quanto l'imputato ha invocato la speciale causa di non punibilità e la corte ha respinto tale istanza sul rilievo che l'offesa non può qualificarsi di particolare tenuità, avuto riguardo alla pluralità di condotte e al loro inserimento in una più ampia e articolata attività di frode in danno delle assicurazioni, nonchè in ragione dell'entità dell'indennizzo liquidato. Lamenta il ricorrente che così motivando la corte ha illegittimamente attribuito all'imputato una pluralità di condotte, mentre il predetto è accusato di avere posto in essere un unico episodio di truffa.
In merito all'entità dell'indennizzo liquidato il ricorrente deduce che la gravità del danno economico non può considerarsi ingente in relazione allo stato economico della parte offesa, una società per azioni, e che la somma complessiva di Euro 1750 quale risarcimento dell'imputato è comprensiva della minor somma comunque dovuta al P. per l'effettiva invalidità temporanea conseguente al danno patito e del compenso per il legale M..
2.5 Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla condanna dell'imputato al risarcimento del danno e alla provvisionale in favore della compagnia assicurativa, in ordine alla quale la corte ha motivato per relationem, operando un richiamo integrale alle statuizioni del tribunale, trascurando di considerare che la compagnia assicurativa non aveva mai chiesto la condanna dell'imputato al pagamento di una provvisionale in proprio favore. Inoltre è certo che l'imputato ha comunque subito delle lesioni meritevoli di essere risarcite, sicchè la provvisionale è stata determinata in misura eccessiva rispetto all'effettivo danno cagionato alla compagnia assicuratrice, che non può allo stato determinarsi in misura certa.
Quanto alla condanna generica al risarcimento del danno, deduce il ricorrente che con i motivi 4 e 5 dell'atto di appello era stato dedotto che non poteva esserci alcun danno a carico della compagnia assicurativa, poichè la somma liquidata corrispondeva alla prognosi risultante dalle autonome valutazioni del medico legale.
2.6 Con memoria depositata il 29 luglio 2019 il difensore del ricorrente ha proposto motivi nuovi deducendo, in relazione al primo motivo di ricorso che con sentenza della Corte di appello di Lecce del 12 settembre 2018, nel processo celebrato con il rito ordinario, i coimputati del P., terzi trasportati nel reato contestato al capo 4 della imputazione, C.G. e C.P.M., sono stati assolti per non avere commesso il fatto, con sentenza divenuta definitiva, in quanto il collegio di secondo grado ha ritenuto che non siano emersi dalla istruzione dibattimentale elementi sufficienti a ritenere che i diversi clienti del M., tra cui anche l'odierno ricorrente, fossero a conoscenza della frode assicurativa che veniva consumata grazie all'accordo tra quest'ultimo e i medici che dovevano sottoscrivere i certificati falsi.
1. La censura in ordine alla natura di reato proprio del delitto in questione è manifestamente infondata poichè è stato chiarito da questa corte che la fattispecie prevista dall'art. 642 c.p. costituisce un'ipotesi speciale di truffa e non integra un reato 'proprio' attribuibile esclusivamente al contraente del rapporto assicurativo, ma può essere ravvisata in ogni azione fraudolenta diretta a ledere il patrimonio delle compagnie assicuratrici attraverso la manipolazione illecita del rapporto contrattuale, attuabile anche da soggetti estranei al sinallagma. (Sez. 2, n. 4389 del 11/10/2018 - dep. 29/01/2019, DAMATO ANNAGRAZIA, Rv. 27490101).
2.L'articolato motivo di ricorso in ordine all'affermazione di responsabilità è inammissibile.
Va ricordato, in termini generali, che in sede di legittimità non è certamente possibile una rinnovata valutazione dei fatti e degli elementi di prova. E' principio non controverso, infatti, che nel momento del controllo della motivazione, la Corte di Cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga la migliore ricostruzione dei fatti, nè deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una 'plausibile opinabilità di apprezzamento'. Ciò in quanto l'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), non consente alla Corte di Cassazione una diversa lettura dei dati processuali o una diversa interpretazione delle prove, perchè è estraneo al giudizio di legittimità il controllo sulla correttezza della motivazione in rapporto ai dati processuali (Cass., Sezione 5, 13 maggio 2003, Pagano ed altri).
In altri termini, il giudice di legittimità, che è giudice della motivazione e dell'osservanza della legge, non può divenire giudice del contenuto della prova, in particolare non competendogli un controllo sul significato concreto di ciascun elemento di riscontro probatorio (Cass., Sezione 6, 6 marzo 2003, Di Folco). Ciò premesso, deve ritenersi che, proprio con riguardo all'apparato argomentativo a supporto della ricostruzione della vicenda, la sentenza del Tribunale condivisa dal collegio di secondo grado appare congruamente motivata in relazione a tutti i profili di interesse.
In particolare a pagina sette della sentenza di primo grado si sottolinea che la visita medico legale a cui il Perilli venne sottoposto era finalizzata a valutare le conseguenze dell'incidente stradale ed è pertanto indubbio che il medico abbia ricostruito l'anamnesi prossima del paziente, interloquendo con lo stesso e facendo riferimento ai quattro certificati sanitari posti a fondamento della richiesta di indennizzo, elencati nel referto medico dallo stesso rilasciato. Ed invero nello stesso referto sono riportate le dichiarazioni rese dall'imputato il quale all'epoca della visita continuava, a suo dire, ad accusare vertigini, parestesie agli arti superiori e cervicalgia, a riprova del fatto che questi aveva interloquito con il medico, confermando le patologie e i reliquati che emergevano dalle certificazioni false prodotte in quella sede.
Il ricorrente ritiene che la motivazione resa al riguardo sia fondata su una mera congettura, ma al contrario deve convenirsi con i giudici di merito che è massima di esperienza che in occasione di una visita medico-legale il paziente interloquisce in merito alla propria patologia e, nel caso di specie, è evidente che non abbia disconosciuto i quattro certificati falsi che la attestavano, a prescindere da chi li abbia trasmessi al medico.
In merito alla consapevolezza dell'imputato deve altresì rilevarsi come il tribunale abbia correttamente evidenziato che anche l'entità dell'indennizzo liquidato dall'assicurazione risulta chiaramente sproporzionato e sovradimensionato rispetto ad una prognosi di appena sei giorni per trauma contusivo del rachide rilasciata dal Pronto soccorso e costituisce un ulteriore elemento che concorre ad escludere la buona fede del P. dimostrando il pieno e consapevole concorso dell'imputato in merito alla frode in danno della compagnia assicuratrice. La corte ha ribadito tali motivazioni, rilevando altresì come risulti del tutto inverosimile che l'imputato sia stato inconsapevolmente beneficiato di una attività illecita posta in essere da altri soggetti a suo totale insaputa e come il contenuto dei certificati medici falsi rilasciati dal coimputato abbia avuto un peso rilevante nella commisurazione dell'indennizzo, poichè da una prognosi di appena sei giorni attestata dal Pronto soccorso dell'ospedale si è passati ad una liquidazione di 36 giorni di invalidità temporanea, anche a non volere considerare il mezzo punto di invalidità permanente.
Non va poi trascurato che il delitto ex art. 642 c.p. è reato di pericolo e a differenza della truffa si consuma a prescindere dal conseguimento del profitto ingiusto.
In conclusione i giudici di merito hanno fornito congrua ed esaustiva motivazione in merito al giudizio di responsabilità a carico dell'imputato che risulta immune dai vizi dedotti con il ricorso.
3. E' invece fondata la censura in ordine alla mancata pronunzia sul motivo di appello relativo al diniego dei benefici ex art. 62 bis c.p. e artt. 163 e 175 c.p. in quanto la corte di appello non ha motivato in merito al diniego delle attenuanti generiche e dei doppi benefici di legge sebbene fosse stato formulato uno specifico rilievo con l'atto di appello.
L'assenza di motivazione in ordine ad uno dei motivi di appello ritualmente sollevate integra violazione di legge e impone pertanto l'annullamento della sentenza in merito a questo complesso motivo per omessa motivazione sul punto.
Deve tuttavia rilevarsi che nelle more del giudizio l'8 giugno 2018 il reato si è estinto per intervenuta prescrizione, considerando il termine prorogato e le sospensioni intervenute nel giudizio di merito dal 12 gennaio al 24 maggio 2014, per complessivi quattro mesi e dieci giorni. Anche a voler in ipotesi postdatare, nel rispetto della giurisprudenza di legittimità la consumazione del reato di frode assicurativa alla data in cui l'imputato si è sottoposto alla visita medico legale producendo i certificati falsi e cioè al 23 febbraio 2011 o ancora alla data in cui l'imputato ha ottenuto l'indennizzo e cioè l'8 marzo 2011, il reato si sarebbe comunque prescritto in data 8 settembre 2018.
Si impone pertanto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata essendosi il reato estinto nelle more del giudizio per intervenuta prescrizione.
4. Vanno di contro confermate le statuizioni civili.
La censura in ordine alla provvisionale è manifestamente infondata poichè dall'esame del fascicolo risulta che le parti civili costituite hanno avanzato richiesta di provvisionale.
Inoltre secondo un orientamento confermato recentemente anche da questa sezione il provvedimento di liquidazione della provvisionale non è ricorribile per cassazione, in quanto non ha valore vincolante di giudicato, in sede civile, essendo destinato ad essere travolto - per il suo carattere di provvisorietà e per la sua natura meramente delibativa - dalle statuizioni definitive sul risarcimento del danno. (Sez. 4, n. 36760 del 04/06/2004 - dep. 17/09/2004, Cattaneo ed altri, Rv. 23027101; ex pluribus, Cass., Sez. 5', 18 ottobre 1999, Cucinotta;Sez. 2, Sentenza n. 49016 del 06/11/2014 Ud. (dep. 25/11/2014) Rv. 261054 - 01).
Anche le censure in merito alla condanna al risarcimento del danno risultano generiche poichè deve convenirsi con i giudici di merito che la condotta fraudolenta posta in essere anche dall'imputato ha arrecato alla compagnia assicurativa un sicuro pregiudizio patrimoniale costituito dal maggior danno liquidato a seguito del sinistro denunziato.
Trattandosi peraltro di condanna generica, le censure in merito al quantum sono inconducenti.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per prescrizione. Conferma le statuizioni civili.

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 Art. 642
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