Source: http://www.lexambiente.com/rifiuti/155/3316-Rifiuti.%20Detenzione%20di%20rifiuti%20e%20proprietario%20del%20suolo.html
Timestamp: 2016-02-11 14:51:51+00:00

Document:
Rifiuti. Detenzione di rifiuti e proprietario del suolo
CercaFAQ	Sei qui: Home	Rifiuti	Cassazione Penale	Rifiuti. Detenzione di rifiuti e proprietario del suolo	Rifiuti. Detenzione di rifiuti e proprietario del suolo	Stampa Email Dettagli	Categoria principale: Rifiuti	Categoria: Cassazione Penale	Pubblicato: 30 Novembre -0001	Visite: 4176	Cass. Sez. III n. 23789 del 19 giugno 2007 (Up 15 mag. 2007)Pres. Lupo Est. Petti Ric. CumerRifiuti. Detenzione di rifiuti e proprietario del suoloA norma dell'articolo 183 del decreto legislativo n. 152 del 2006, si considera detentore dei rifiuti non solo colui che li produce, ma anche chi materialmente li detiene. Di conseguenza il proprietario di un suolo che deposita sul proprio terreno rifiuti suoi o consente che altri li depositano diventa detentore dei rifiuti e come tale destinatario delle norme che riguardano la loro gestione . Il proprietario dell'area su cui altri depositano i propri rifiuti è esente da responsabilità solo se il deposito o l'abbandono sia stato effettuato a sua insaputa e non gli può essere mosso alcun rimprovero di negligenza. Svolgimento
sentenza del 3 febbraio del
2006, la corte d’appello di Trento, in parziale riforma di
quella pronunciata
dal tribunale di Rovereto del 10 marzo del 2005, rideterminava in mesi
e giorni uno di arresto (convertiti in €
4.598 di ammenda) ed € 2.050 di ammenda la pena
inflitta a Cumer
Alessandro, quale responsabile del reato di cui all’articolo
51 comma secondo
decreto Ronchi, per avere, quale amministratore della
limitata T.R.M., con sede in Ala, depositato o comunque abbandonato su
di proprietà della società anzidetta rifiuti
pericolosi provenienti da demolizioni di un manufatto. Fatto accertato
ottobre del 2003. A
fondamento della decisione la
corte osservava che il prevenuto era personalmente responsabile
quale detentore dei rifiuti, a nulla rilevando che i lavori di
ristrutturazione fossero stati affidati alla ditta Tommasoni,
perché non aveva
dimostrato che l’appaltatore si era assunto
l’obbligo dello smaltimento, anzi
dalla presenza di quel materiale sul suolo della società da
alcuni mesi si
desumeva che nessun obbligo era stato assunto dall’impresa
appaltatrice,
altrimenti sarebbe stata premura del committente invitare la ditta
a smaltire il materiale accantonato nella sua azienda; che in ogni
quand’anche l’obbligo dello smaltimento fosse stato
assunto dall’appaltatore,
il committente sarebbe ugualmente responsabile per avere consentito che
rifiuti fossero abbandonati sul suolo della società da lui
amministrata. Ricorre
per cassazione il
difensore denunciando: la
incriminatrice poiché il proprio assistito non era il
detentore o il produttore
del rifiuto: assume che il proprietario dell’area sulla quale
i rifiuti vengono
depositati non si identifica necessariamente con il detentore e che
fattispecie detentore e produttore dei rifiuti era
l’appaltatore e non il
committente: la mera consapevolezza del deposito del rifiuto non
a determinare la responsabilità penale; la
correlazione tra imputazione e sentenza: assume che la corte
d’appello,
prospettando una responsabilità del prevenuto anche
nell’ipotesi che fosse
stato provato un obbligo dell’appaltatore nello smaltimento,
aveva affermato la
responsabilità del proprio assistito per un fatto diverso da
quello contestato,
posto che nel capo d’imputazione il reato non gli era stato
attribuito a titolo
di concorso con l’appaltatore; mancanza,
contraddittorietà ed
illogicità della motivazione emergente dagli atti del
processo in quanto dalle
deposizioni dei testimoni Scenico Alessio e Alessandro Bettini emergeva
contratto d’appalto era stata inserita la clausola in forza
della quale il
materiale proveniente dalla demolizione avrebbe dovuto essere smaltito
ditta appaltatrice. In diritto Il
infondato. Per quanto concerne il primo ed il terzo motivo, che vanno
congiuntamente perché logicamente connessi, si osserva che a
dell’articolo 6 del decreto Ronchi, riprodotto
nell’articolo 183 del decreto
legislativo n. 152 del 2006, si considera detentore dei rifiuti non
che li produce, ma anche chi materialmente li detiene. Di conseguenza
proprietario di un suolo che deposita sul proprio terreno rifiuti suoi
consente che altri li depositano diventa detentore dei rifiuti e come
destinatario delle norme che riguardano la loro gestione. Il
dell’area su cui altri depositano i propri rifiuti
è esente da responsabilità
solo se il deposito o l’abbandono sia stato effettuato a sua
insaputa e non gli
può essere mosso alcun rimprovero di negligenza. Nella
fattispecie, trattandosi
di demolizione di un fabbricato di proprietà dello stesso
prevenuto, la
consapevolezza del deposito o dell’abbandono era evidente e,
quindi, era palese
la responsabilità dell’imputato, occorrendo solo
stabilire se dovesse rispondere
a titolo personale o eventualmente in concorso con
l’appaltatore che si sarebbe
assunto l’onere dello smaltimento. La
corte territoriale ha
affermato che il Cumer sarebbe ugualmente responsabile
quand’anche l’onere
dello smaltimento dei rifiuti fosse stato assunto
dall’appaltatore per avere
permesso e consentito che essi fossero depositati sul suolo di
società. Sotto tale profilo il vizio, dedotto con il terzo
motivo, di mancanza
e contraddittorietà della motivazione risultante dagli atti
processuali e
segnatamente dalle deposizioni testimoniali indicate dal ricorrente,
sussiste. In
proposito va anzitutto
precisato che la deducibilità del vizio motivazionale per la
“contraddittorietà processuale”
conseguente alla mancata corrispondenza tra il
ragionamento del giudice del merito e l’atto probatorio
dal ricorrente, introdotta con l’articolo 8 della legge n. 46
del 2006, presuppone
che il dato probatorio omesso o travisato sia idoneo a disarticolare il
ragionamento del giudice ed a rendere illogica la motivazione per la
dimostrativa del dato processuale non valutato o travisato, fermi
limite del devolutum nella
cosiddetta ipotesi di doppia conforme, e
l’intangibilità della valutazione nel
merito del dato probatorio (cfr. Cass. 25117 del 2006). Nella
fatti specie non esiste
alcuna omissione valutativa o travisamento del dato processuale
deposizioni citate non contraddicono la valutazione operata dalla
quale ha espressamente considerato anche l’ipotesi
dell’assunzione dell’obbligo
dello smaltimento da parte dell’appaltatore ed ha ritenuto
responsabile il committente, sia pure come concorrente
dell’appaltatore, per
avere consentito consapevolmente che questi abbandonasse i rifiuti sul
suolo di
proprietà della società. Tale affermazione di
responsabilità non si fonda sulla
mera qualità di committente o sulla sussistenza di un
obbligo di garanzia a
carico del committente (su tale punto gli orientamenti di questa
sezione sono
discordi: per l’insussistenza di una posizione di garanzia
cfr. Cass. 15165 del
2003; per la sussistenza Cass. N. 4957
del 2000), ma sull’attiva compartecipazione nel
reato, desumibile dal
fatto che i rifiuti, provenienti da demolizione di un manufatto di
della stessa società committente, al momento del
sopralluogo, si trovavano
depositati da diversi mesi sul suolo di proprietà della
committente e, perciò,
non potevano essere stati ivi collocati dall’appaltatore
della committente per la ragione esposta dai giudici del merito prima
infondato è il secondo
motivo. Invero l’affermazione di responsabilità
del ricorrente, quale possibile
concorrente dell’appaltatore, non viola il principio di
imputazione e sentenza perché tale violazione si verifica
modificano gli elementi essenziali del fatto condotta, nesso causale,
psicologico. In tema di correlazione tra fatto contestato e fatto
sentenza, la modificazione che assume rilievo, ai fini della eventuale
applicabilità della norma dell’art. 521 c.p.p.,
è solo quella che modifica
radicalmente la struttura della contestazione, in quanto modifica o il
tipico o il nesso di causalità o l’elemento
psicologico del reato, e, per
effetto di tale modificazione, l’azione realizzata risulti
diversa da quella contestata, al punto da essere incompatibile con le
apprestate dall’imputato per discolparsene. Mentre, non si ha
fatto allorché il “fatto tipico” sia
rimasto identico a quello contestato nei
suoi elementi essenziali e, come nel nostro caso, sia stato
riconosciuto solo
un diverso titolo giuridico della responsabilità (cfr. Cass.
3603 del
2004:12175 del 2004:46203 del 2004). In particolare in tema di concorso
persone nel reato la giurisprudenza di questa corte sostiene
l’intercambiabilità tra i ruoli di autore singolo
e di concorrente, ammettendo
che l’imputato di un fatto a lui solo attribuito possa essere
concorso con altri (Cass. 7 febbraio 1989,
Ristagno). Quindi l’imputato deve
rispondere del reato ascrittogli anche se l’obbligo dello
rifiuti provenienti dalla demolizione del manufatto di sua
ricostruito dall’appaltatore fosse stato assunto da
quest’ultimo. share-1tweet-1plus-1share-1
Oggi1514
Ieri2446
Questa Settimana10332
Questo Mese26956
Totali (dal 2003)89952434
Visitor Info IP: 54.167.102.69
Online ora 87
Giovedì, 11 Febbraio 2016 15:51 11882 documenti presenti in banca dati Novità dal Forum
Questioni generali (acque)	Scarico, impianto collaudo metanodotto	(4)	Cesare	>	11-2-2016 12:13	Questioni generali (rifiuti)	detentore rifiuti	(7)	cumba07	>	11-2-2016 9:47	Pratica (rifiuti)	vidimazione formulari	(4)	Gimi	>	10-2-2016 7:23	Pratica (acque)	scarico effluenti allevamento	(22)	ery	>	9-2-2016 21:39	Usare meglio Lexambiente	lexambiente su smartphone	(2)	God	>	5-2-2016 14:18	Questioni generali (rifiuti)	SCHEMA Nuovo DPR Terre e rocce da scavo	(1)	giuppe23	>	5-2-2016 12:19	Questioni giuridiche (acque)	Scarichi, concetto di prevalenza, Cassazione ...	(15)	Cesare	>	4-2-2016 12:11	Pratica (rifiuti)	RIFIUTO IN ATTESA CER	(3)	orione	>	3-2-2016 14:44	Aspetti operativi (Pol. Giud.)	"Forestieri" o "Carabiniali"?	(2)	cumba07	>	26-1-2016 9:21	Questioni giuridiche (acque)	Acque pubbliche e vincolo paesaggistico	(1)	marcogio85	>	23-1-2016 13:34	In libreria

References: Cass. Sez. 

sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass.