Source: https://www.laleggepertutti.it/151467_bilancio-condominiale-che-rischia-lamministratore
Timestamp: 2018-12-11 10:17:22+00:00

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Bilancio condominiale: che rischia l'amministratore?
Bilancio condominiale: che rischia l’amministratore?
Niente onorario all’amministratore se la contabilità del condominio non fa comprendere ai condomini le voci di entrate e le spese, con le relative quote di ripartizione.
L’amministratore di condominio che tiene una contabilità poco trasparente non può pretendere il pagamento delle proprie competenze. Tra i suoi compiti, difatti, vi è quello di curare una contabilità ordinata e chiara e quando ciò non avviene, tanto che per i condomini diventa difficile comprendere le entrate e le spese del bilancio, l’assemblea ha diritto a negargli il compenso. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
La contabilità presentata dall’amministratore del condominio – si legge nella pronuncia in commento – seppure non debba essere redatta con forme rigorose, simili a quelle prescritte per i bilanci di società, deve però essere idonea a rendere intellegibili ai condomini le voci di entrata e di uscita, con le relative quote di ripartizione.
Ma come si perviene a questa conclusione? Il ragionamento è molto semplice. L’amministratore di condominio è legato ai condòmini da un contratto di mandato. Per legge, il mandatario, per avere diritto al compenso ed al rimborso delle spese anticipate, deve presentare al mandante il rendiconto del proprio operato. Tale rendiconto deve comprendere la specificazione dei dati contabili delle entrate, delle uscite e del saldo finale.
Di conseguenza, anche l’amministratore – in quanto mandatario del condominio – ha il preciso dovere di rendere, attraverso una puntuale tenuta della contabilità condominiale, comprensibili a tutti i condòmini le entrate e le spese, con le relative quote di ripartizione. Se non lo fa si rende inadempiente ai propri obblighi e, perciò, non può neanche pretendere di essere pagato.
La tenuta della contabilità, osserva ancora la Suprema Corte, deve essere tale da permettere (ai condòmini anzitutto) «di stabilire se l’operato di chi rende il conto sia uniformato a criteri di buona amministrazione». In pratica il bilancio condominiale è uno specchio dell’attività svolta dall’amministratore e serve per verificare che questi abbia agito sempre correttamente.
Fra l’altro, un bilancio poco chiaro non crea danni solo al condominio ma anche allo stesso amministratore: difatti, quest’ultimo non potrà provare adeguatamente in causa l’entità del proprio compenso al quale pertanto dovrà necessariamente rinunciare.
[1] Cass. sent. n. 3892/17 del 19.02.2017.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 10 gennaio – 14 febbraio 2017, n. 3892
L’ing. T.S. propone ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi, nei confronti del condominio “(omissis) ” di (…), avverso la sentenza n. 4499/2011 della Corte d’Appello di Roma, pubblicata il 26 ottobre 2011, con la quale in riforma della sentenza di primo grado, sono state respinte le contrapposte domande di condanna ed interamente compensate le spese di lite tra le parti.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denunzia la contraddittorietà ed insufficienza della motivazione in relazione all’art. 360 n. 5) codice di rito, censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente ritenuto che la mancata prova del proprio compenso derivasse dall’omessa redazione dei rendiconti da parte dello stesso ricorrente, deducendo di aver depositato agli atti di causa, seppur tardivamente, tutta la documentazione contabile, compreso il giornale di cassa completo. Con il secondo motivo si denunzia carenza motivazionale ex art. 360 n. 5) cpc per l’omessa valutazione, nella sentenza impugnata, della mancata contestazione da parte del Condominio dell’esistenza del debito nei confronti dell’amministratore, nonché delle risultanze delle due consulenze tecniche espletate nel giudizio di primo grado, che avevano rilevato l’esistenza di un credito del T. di Lire 16.348.432.
Con il terzo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 n.3) codice di rito, per aver omesso di rilevare che, a fronte della prova, fornita dall’amministratore, della fonte del proprio credito, il condominio non aveva adempiuto all’onere di provare il fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’adempimento. Con il quarto motivo, si denunzia la violazione di legge in relazione alla data di decorrenza degli interessi legali per il proprio credito, nonché ai criteri di regolazione delle spese di lite.
Condanna il ricorrente alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in 2.400,00 Euro, di cui 200,00Euro per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali in misura del 15% ed accessori di legge.

References: sentenza 
 Cass. 
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 art. 360
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