Source: http://ggabriele.blogspot.com/2009/08/effetti-del-fallimento.html
Timestamp: 2018-02-19 09:52:37+00:00

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Peppe Gabriele: Effetti del fallimento
La sentenza dichiarativa di fallimento genera per il fallito la perdita del possesso dei suoi beni (tranne quelli di natura strettamente personale, quali le cose impignorabili), pur rimanendone proprietario, in quanto la gestione degli stessi passa sotto la responsabilità del curatore. Di conseguenza tutti gli atti compiuti dal fallito saranno inefficaci.
Il fallito poi viene iscritto presso il Pubblico registro dei falliti presso la Cancelleria del tribunale, dove resterà iscritto fino a quando non arriverà la riabilitazione. Durante questo periodo, il fallito è colpito da incapacità sulla propria persona. Esempi sono l'interdizione dai pubblici uffici e l'incapacità ad essere nominato tutore o amministratore di società.
La condizione principale per la sua riabilitazione è il completo pagamento dei crediti ammessi al fallimento (la sentenza deve essere pronunciata dal Tribunale su istanza del fallito o dei suoi eredi, con giudizio che ordini la cancellazione dal registro dei falliti) e, inoltre, devono essere passati per lo meno 5 anni dalla chiusura del fallimento senza che vi siano stati altri demeriti del fallito e che questi non sia stato condannato per reati contro il patrimonio.
Il fallito inoltre con la sentenza dichiarativa di fallimento ha anche dei risvolti penali in caso di ricorso abusivo al credito (tale reato avviene quando l'imprenditore, nascondendo la propria insolvenza, continua a ricorrere al credito) o di bancarotta fraudolenta (è il reato di chi, pur a conoscenza della propria insolvenza, occulta i propri beni, al fine di sottrarli ai creditori o esegue pagamenti in favore di alcuni creditori a danno di altri.
A norma dell’art. 48 l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento.
L’art. 49 dispone che l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.
In merito agli effetti nei confronti del fallito, innanzitutto, la sentenza che dichiara il fallimento priva il fallito dell'amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di dichiarazione di fallimento, fatta eccezione per i beni elencati dall’art. 46 l.fall.. Nelle controversie relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento, di regola, diviene il curatore il soggetto legittimato dal punto di vista processuale. Oltre al sorgere in capo al fallito dei diritti e degli obblighi, prevalentemente di collaborazione con gli organi della procedura, di cui agli artt. 47, 48 e 49 l.fall., è da evidenziare la sanzione di inefficacia relativa prevista dall’art. 44 l.fall.: tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori, così come sono parimenti inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.
- Il fallimento apre il concorso dei creditori
- I debiti pecuniari e non pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento
- Le somme spettanti ai creditori condizionati vengono accantonate
- La dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali per gli effetti del fallimento
- I crediti infruttiferi subiscono una decurtazione qualora il riparto avvenga prima della loro scadenza
- Sono precluse le azioni individuali dei creditori sui beni del fallito (art. 51 L.F.)
Per quanto concerne gli effetti del fallimento nei confronti dei creditori, la conseguenza forse più importante della dichiarazione di fallimento consiste nell’inibizione delle azioni individuali dei singoli creditori, all’evidente fine di realizzare al meglio la c.d. par condicio creditorum. L’art. 51 l.fall., infatti, prevede che “salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento” (in neretto sono state evidenziate le parole inserite dal D.Lgs. n. 5/2006).
Effetti del fallimento NEI CONFRONTI DEI TERZI
- Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nei due anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento e che presentino delle irregolarità (ad es. la vendita di un bene ad un prezzo sensibilmente inferiore al valore di mercato) sono dichiarati inefficaci e revocati
- Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nell'anno antecedente alla dichiarazione di fallimento che non presentino delle irregolarità, quando il curatore provi che l'altra parte era a conoscenza dello stato di insolvenza, sono dichiarati inefficaci e revocati
- Gli atti che non rientrano nelle categorie precedenti possono essere revocati con l'azione ordinaria di cui all'art. 2901 c.c.
Per quanto riguarda la categoria di effetti relativa agli atti pregiudizievoli per i creditori, la legge fallimentare riserva una disciplina dell’azione c.d. “revocatoria fallimentare” più o meno rigorosa a seconda della tipologia di atto compiuto dal fallito. Gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d'uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, a patto che la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante, sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento. In merito ai pagamenti, l’art. 65 l.fall. prevede, invece, che sono “privi di effetto rispetto ai creditori i pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento”. Dopo aver chiarito che l’azione revocatoria fallimentare può concorrere con quella “ordinaria”, la legge regola i vari casi di atti a titolo oneroso agli artt. 67 e ss. l.fall.. E’ da evidenziare, in proposito, l’attuale elencazione degli atti esclusi dall’azione revocatoria, ai sensi della nuova formulazione dell’art. 67, comma 3 l.fall…
L’ultima categoria di effetti che il legislatore ha preso in esame è quella relativa ai rapporti giuridici preesistenti. L’art. 72 l.fall., in particolare, prevede che “se un contratto è ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando, nei confronti di una di esse, è dichiarato il fallimento, l'esecuzione del contratto, di regola, rimane sospesa fino a quando il curatore, con l'autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo”. L’articolo citato, tra l’altro, precisa che “il contraente può mettere in mora il curatore, facendogli assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto”.
Il capo VI del titolo dedicato al fallimento tratta dei casi e delle procedure da seguire ai fini dell’esercizio provvisorio dell’impresa, nonché le modalità di liquidazione dell’attivo.
Distribuzione dell’attivo
Gli articoli 109 e ss. l.fall. trattano del procedimento per la distribuzione dell’attivo che compone la massa fallimentare. Il curatore presenta, secondo le scadenze prefissate, un prospetto delle somme disponibili e un progetto di ripartizione delle medesime, accantonate quelle occorrenti per la procedura. Il giudice, dopo aver sentito il comitato dei creditori, ordina il deposito in cancelleria del progetto medesimo e provvede affinché ne abbiano conoscenza tutti i creditori. Qualora quest’ultimi, entro il termine perentorio di quindici giorni dalla ricezione della comunicazione, non abbiano proposto reclamo contro il progetto di riparto, il giudice delegato, su richiesta del curatore, dichiara esecutivo il progetto di ripartizione. Se sono stati tempestivamente proposti reclami, il progetto di ripartizione è dichiarato esecutivo con riserva delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione. Il provvedimento che decide sul reclamo dispone anche sulla destinazione delle somme accantonate.
L’art. 111 l.fall., anch’esso nella sua nuova versione post-riforma, si occupa di indicare l’ordine di distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo, chiarendo che queste saranno erogate, in primis, per il pagamento dei crediti prededucibili (ossia dei crediti così qualificati da una specifica disposizione di legge ovvero sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali disciplinate dalla legge fallimentare), successivamente, per il pagamento dei crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l'ordine assegnato dalla legge e, infine, per il pagamento dei creditori chirografari (non assistiti da una delle cause legittime di prelazione), in proporzione dell'ammontare del credito per cui ciascuno di essi fu ammesso, compresi i creditori ammessi con prelazione, qualora non sia stata ancora realizzata la garanzia, ovvero per la parte per cui rimasero non soddisfatti da questa.
Concluse le fasi sopra esposte, il curatore provvede al pagamento delle somme assegnate ai creditori, secondo quanto indicato nel piano di ripartizione e attenendosi alla prescrizioni del giudice delegato. La fase successiva alla liquidazione dell’attivo consiste in un altro degli adempimenti fondamentali del curatore: la redazione del rendiconto. Questo è costituito da una “esposizione analitica delle operazioni contabili e della attività di gestione della procedura” (così testualmente l’art. 116 l.fall.), che va depositata in cancelleria, per permettere a ogni interessato di presentare eventuali osservazioni o contestazioni, fino alla data dell’udienza fissata dal giudice. Qualora all'udienza stabilita non sorgano contestazioni o su queste venga raggiunto un accordo, il giudice approva il conto con decreto, in caso contrario, fissa l'udienza innanzi al collegio, che si riunirà in camera di consiglio.
Il capo VIII del titolo dedicato al fallimento concerne la chiusura della procedura de quo. Ai sensi dell’art. 118 l.fall. diverse possono essere le circostanze che danno luogo alla conclusione dell’iter; oltre a quanto si dirà in materia di concordato, esse sono, in primo luogo, la mancanza di domande di ammissione al passivo entro il termine fissato, in secondo luogo, il raggiungimento dell’intero ammontare dei crediti ammessi da parte delle ripartizioni ai creditori ovvero l’estinzione di tutti i crediti ammessi e il contestuale pagamento di tutti i debiti e le spese da soddisfare in prededuzione. Il fallimento si chiude, altresì, quando si verifica l’ipotesi diametralmente opposta a quella appena vista, ossia allorché nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, né i crediti prededucibili e le spese di procedura. Anche l’avvenuta ripartizione finale dell'attivo, infine, è uno dei casi di chiusura previsti dalla norma citata.
Fallimento delle societa’
Estensione del fallimento a “soci occulti” e a “societa’ occulte”
Un cenno particolare meritano i commi quarto e, soprattutto, quinto dell’art. 147 l.fall.. Il primo di essi non presenta sostanziali novità in quanto estende il fallimento anche ai soci illimitatamente responsabili, la cui esistenza dovesse essere scoperta dopo la dichiarazione di fallimento della società (c.d. “soci occulti”).
Pubblicato da Peppe Gabriele a 16:02
Anonimo 18 febbraio 2010 11:44
vorrei sapere "degli effetti del fallimento sugli atti pregiudievoli ai creditori", ovvero art.64-70 l.f. con tutti i dettagli....un bacio
la mia e-mail è rossana_marano@libero.it

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 art.64