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Timestamp: 2020-08-14 21:03:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26978 del 23/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26978 del 23/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 23/12/2016, (ud. 15/09/2016, dep.23/12/2016), n. 26978
sul ricorso 5370-2015 proposto da:
avverso il decreto n. 1310/2014 della Corte d’appello di Perugia,
depositato il 29 settembre 2014;
Ritenuto che, con due ricorsi depositati presso la Corte d’appello di Perugia, in riassunzione di quelli depositati presso la Corte d’appello di Roma, poi dichiaratasi incompetente, numerose persone, tra le quali i ricorrenti indicati in epigrafe, chiedevano la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato con ricorso depositato presso il TAR Lazio ed avente ad oggetto la richiesta dei ricorrenti, tutti dipendenti del Ministero delle finanze, di vedersi corrisposto per l’anno 1994 il compenso incentivante di cui al D.L. n. 853 del 1984, art. 4, commi 4 e segg.; che l’adita Corte d’appello rigettava il ricorso, rilevando che, dalla decisione del TAR Lazio che aveva definito il giudizio presupposto, emergeva che il compenso richiesto dai ricorrenti era stato trasformato in una componente della retribuzione, erogata mensilmente dal 1 gennaio 1995 a prescindere dai risultati conseguiti nel 1994;
che sulla base di tali affermazioni, la Corte territoriale riteneva che i ricorrenti avessero proposto la domanda con colpa grave, mirando essi a ricevere per l’anno 1995 un emolumento che essi avevano già ricevuto sulla base del CCNL 1995 del compatto Ministeri;
che per la cassazione di questo decreto, i ricorrenti in epigrafe indicati hanno proposto ricorso affidato ad un unico motivo;
che con l’unico motivo di ricorso i ricorrenti deducono violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 dolendosi che la Corte d’appello abbia fatto applicazione dell’art. 96 c.p.c., ritenendo temeraria una domanda che tale non era stata giudicata dal giudice del giudizio presupposto, diversi essendo i profili che devono essere valutati dal giudice dell’equa riparazione rispetto a quelli rilevanti nel giudizio presupposto;
che, osservano i ricorrenti, la abusività della condotta processuale che può valere ad escludere il diritto all’indennizzo di cui alla L. n. 89 del 2001, è, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, solo quella che dia luogo ad una protrazione del giudizio presupposto al solo fine di percepire indebitamente l’indennizzo in questione, mentre non rileverebbe la infondatezza della domanda, e finanche la consapevolezza della infondatezza della domanda stessa, che derivasse da una errata interpretazione della normativa applicabile, sempre che non siano ravvisabili elementi significativi dell’abuso del processo;
che nella giurisprudenza di questa Corte il diritto all’equa riparazione è escluso per ragioni di carattere soggettivo: a) nel caso di lite temeraria (v. fra le tante, Cass. n. 28592 del 2011; Cass. n. 10500 del 2011 e Cass. n. 18780 del 2010), cioè quando la parte abbia agito o resistito in giudizio con la consapevolezza del proprio torto o sulla base di una prete sa di puro azzardo; b) nell’ipotesi di causa abusiva (cfr. tra le tante, Cass. n. 7326 del 2015; Cass. n. 5299 del 2015; Cass. n. 23373 del 2014), che ricorre allorchè lo strumento processuale sia stato utilizzato in maniera distorta, per lucrare sugli effetti della mera pendenza della lite; e c) in tutte le ipotesi in cui la specifica situazione processuale del giudizio di riferimento dimostri in positivo, per qualunque ragione, come la parte privata non abbia patito quell’effettivo e concreto pregiudizio d’indole morale, che è conseguenza normale, ma non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo (v. per tutte e da ultimo, Cass. n. 7325 del 2015); che, inoltre, il comma 2-quinquies, aggiunto alla L. n. 89 del 2001, art. 2 dal D.L. n. 83 del 2012, art. 55, comma 1, lett. a), n. 3) convertito, con modificazioni, in L. n. 134 del 2012, ha previsto, con elencazione da ritenersi non tassativa, talune ulteriori ipotesi di esclusione dell’indennizzo, in presenza delle quali il giudice non dispone di margini d’apprezzamento della fattispecie;
La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 1.000,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 art. 4
 art. 2
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2
 art. 55