Source: https://www.laleggepertutti.it/134122_tamponamento-pronto-soccorso-inutile-per-il-risarcimento
Timestamp: 2018-08-16 06:22:35+00:00

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Tamponamento: pronto soccorso inutile per il risarcimento
L’assicurazione può rifiutarsi di risarcire il danno se le conseguenze dell’incidente stradale non possono essere clinicamente accertate, ma sono solo lamentate dal conducente.
Per anni si è assistito alla forzatura dei sintomi post incidente stradale solo per ottenere facili risarcimenti dalle assicurazioni: tipico l’esempio dei furbetti che, non appena ricevuta una leggera botta sul parafanghi posteriore a seguito di un tamponamento, lamentavano inesistenti capogiri, conati di vomito e dolori di schiena solo per gonfiare l’entità dell’indennizzo (molto spesso, pur in assenza di qualsiasi danno all’auto). Così il pronto soccorso – senza indagini approfondite – rilasciava referti a volte esagerati e prognosi di svariati giorni. Complice anche la prudenza del medico che, per evitare responsabilità personali da mancata diagnosi, preferiva essere “largo di maniche”.
Da qualche anno, però, tutto questo non è più possibile e i sintomi successivi all’incidente che abbia portato lesioni minime (cosiddette micro lesioni), se non sono visibili o clinicamente accertabili (ad esempio con una indagine attraverso la risonanza magnetica o la tac) non possono essere risarciti dalle assicurazioni. Una normativa [1] che ha creato non pochi dissapori tra gli automobilisti, ma è servita anche ad evitare che le assicurazioni fossero costrette a risarcire chiunque dichiarasse di avere un mal di testa dopo essere stato tamponato. Circostanza a cui conseguiva l’incremento della classe di rischio di chi, invece, aveva tamponato.
Insomma, se prima si doveva credere alla parola del danneggiato, ora si deve credere alle indagini cliniche, alle macchine, ai raggi e ai sintomi che possano essere obiettivamente visibili. Peraltro in pochi sono disposti a subire i raggi se stanno mentendo (bugia che, peraltro, verrebbe facilmente smascherata).
Tali circostanze sono state ribadite dalla Cassazione con una recente sentenza che ha fatto il punto della riforma [2].
Oggi, dunque, il risarcimento del danno biologico può avvenire solo se esso è «suscettibile di accertamento medico-legale», secondo i criteri di valutazione del danno tipici della medicina legale, in quanto conducenti ad un’”obiettività” dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni che i relativi postumi.
[1] Art. 32 dl n. 1/2012.
[2] cass. sent. n. 18773/16 del 26.09.2016.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 13 giugno – 26 settembre 2016, n. 18773
1. – B.F. convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di pace di Napoli, C.C. e la Milano Assicurazioni S.p.A. per sentirle condannare al risarcimento dei danni arrecati alla propria autovettura, nonché per le lesioni patite a seguito del sinistro stradale occorso in data (omissis) , da ascrivere a responsabilità del conducente dell’autovettura di proprietà della C. , assicurata presso la compagnia convenuta.
2. – Avverso tale decisione proponeva impugnazione B.F. , che il Tribunale di Napoli, con sentenza resa pubblica il 12 dicembre 2012, accoglieva parzialmente e, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava l’esclusiva responsabilità ex art. 2054, comma 3, cod. civ. di C.A. per la verificazione dell’incidente e condannava la Milano Assicurazioni S.p.A. al pagamento, in favore dell’attrice, della somma risarcitoria di Euro 505,61, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali, nonché, in solido con la C. , al pagamento dei due terzi delle spese processuali del doppio grado di giudizio, che liquidava in complessivi Euro 1.074,00, di cui Euro 154,00 per esborsi ed Euro 920,00 per compensi, oltre accessori di legge; rigettava nel resto l’impugnazione.
2.2. – Il giudice di secondo grado confermava, poi, seppur con diversa motivazione, il capo della decisione impugnata con cui era stata respinta la domanda di risarcimento dei danni alla persona patiti dall’attrice, in quanto, stante l’applicabilità al giudizio de quo della norma dettata dall’art. 32, comma 3-quater, del d.l. n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, le “affezioni asintomatiche di modesta intensità non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico… riscontrate all’infortunata” non erano state dimostrate “con le rigorose modalità prescritte ex lege“.
3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre B.F. , affidando le sorti dell’impugnazione a tre motivi.
1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ., violazione degli artt. 2554, 2043, 2056, 2059, 1226 cod. civ., 185 cod. pen., 32 della legge n. 27 del 2012 (rectius: del d.l. n. 1 del 2012, convertito, con modificazione, dalla legge n. 27 del 2012) e art. 139 cod. ass..
1.1.2. – Sono invece fondate le doglianze che impugnano la ratio decidendi della sentenza di appello là dove questa ha escluso che la B. abbia fornito la prova, secondo le “rigorose modalità prescritte ex lege“, delle lesioni lievi, di carattere non permanente, subite, in quanto ritenute “non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico”.
2. – Con il secondo mezzo è denunciata violazione degli artt. 2043, 2054, 2056, 1223 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ..
3. – Con il terzo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ., violazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ. e della tariffa professionale del 2 giugno 2004.

References: sentenza 
 Art. 32
 cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2054
 sentenza 
 art. 139
 sentenza