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Timestamp: 2020-04-05 21:35:44+00:00

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Tribunale di Milano filobancario? Non ci credo e ho le prove. | SOS Difesa Legalità
Inserito da Deborah Betti | Feb 26, 2017 | Diritto bancario, Mai più soli | 10
Tribunale di Milano filobancario? Io non ci credo e ne ho le prove.
E’ doveroso ricominciare a pubblicare articoli in questo blog perché abbiamo tutti bisogno di una iniezione di fiducia.
Non sono sufficienti le notizie che circolano su una presunta ripresa economica nel nostro paese, ogni giorno affrontiamo ancora troppe difficoltà economiche derivanti anche dallo squilibrio del rapporto tra il cittadino e le banche.
Ogni giorno, noi cittadini, giriamo disorientati nella giungla della difficile burocrazia che ancora è troppo intricata, si fatica a risolvere i problemi e i tempi per questo sono ancora troppo lunghi, la semplificazione burocratica ci sembra ancora un sogno.
Ma soprattutto ogni giorno, troppo spesso, ci sentiamo vittime di un’ingiustizia, della violazione di un diritto e abbiamo anche perso la capacità di reagire per far valere i nostri diritti.
E’ in questo delicato momento che dobbiamo stare più attendi del solito, affinare e soprattutto ascoltare tutti i nostri sensi per capire cosa fare in caso di difficoltà, non è facile lo so, ma essere determinati è l’arma vincente e dare buone notizie aiuta a coltivare la fede, benzina della determinazione.
Ecco quindi la prova che il Tribunale di Milano fa egregiamente il suo lavoro di organo giudicante “super-partes”, al di sopra delle parti in maniera saggia ed equilibrata.
Ecco la decisione del Giudice Dott Francesco Ferrari nella Sentenza n. 247/2017 pubblicata il 11/01/2017 – RG n. 41729/2014:
in accoglimento della domanda proposta da Gxxxx Lxxxx & C. s.r.l. Ixxxxxxx Cxxxxxx nei confronti di Intesa Sanpaolo s.p.a., condanna quest’ultima a pagare all’attrice la somma di euro 1.125.650,89, oltre a interessi secondo il tasso legale dall’11.7.2014 al saldo
condanna la convenuta a rifondere l’attrice delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 24.696,01, oltre c.p.a., di cui euro 3.000,00 per spese generali ed euro 1.696,01 per rimborso spese
dispone che detti ultimi importi siano distratti ex art. 93 c.p.c. in favore del difensore dichiaratosi antistatario
pone definitivamente a carico della convenuta le spese di c.t.u., liquidate in complessivi euro 7.700,00, oltre i.v.a. e previdenza.
Avete letto bene il Dott Francesco Ferrari ha condannato la banca a risarcire un’ azienda per oltre un milione di €uro, oltre tutte le spese di giudizio in favore del difensore e le spese della CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) che è stato chiamato a svolgere la funzione di ausiliario del giudice, lavorando per lo stesso in un rapporto strettamente fiduciario nell’ambito delle rigide e precise competenze definite dal Codice di procedura civile.
L’iniezione di fiducia che avevamo bisogno, la fede come benzina della determinazione.
Se credi in un progetto difficilmente non si realizzerà, e come amplificatore vi consiglio di soffermare la vostra attenzione sulle date di questi documenti che vi pubblico, osservando vedrete che la causa civile contro la banca è stata iscritta nell’anno 2014 e la sentenza è arrivata a Gennaio 2017.
Pensate a come si accorcerebbero i tempi dei giudizi se i Tribunali fossero liberi da tutte quelle inutili cause che hanno avuto come risvolto non solo la soccombenza del cittadino ma lo hanno anche visto vittima della sanzione ex art 96 comma 3 Lite Temeraria, che viene applicata anche per aver attivato inutilmente un giudizio civile presso i Tribunali.
E ancora mi trovo ad indugiare in questa riflessione: “ma quanto ne avremmo giovato noi cittadini nel rapporto banca/cliente se nei Tribunali di tutta Italia fossero state presentate solo cause civili serie e sostenute?” Rimango convinta che da tempo la stessa Banca d’Italia sarebbe arrivata ad una soluzione innovativa nel miglioramento del rapporto tra banca/cliente fino a portarlo ad una condizione di equilibrio fra i due soggetti.
I professionisti che fanno la differenza, l’Avvocato Marco Campanella
Il professionista che ha raggiunto questo risultato è l’Avvocato Marco Campanella che già abbiamo avuto modo di conoscere in un precedente articolo titolato “Banca condannata al risarcimento, Tribunale Reggio Emilia.” e anche in quel caso il rimborso nei confronti del cittadino è stato di € 972.877,51. L’Ordinanza era stata emessa dal Tribunale Reggio Emilia RG n 4203/2014 del 17 Settembre 2016 del Giudice Dott Cristina Ferrari.
Bonifico e ordinanza, simpaticamente mi erano state inviate come regalo di compleanno, contributo importante alla mia fede benzina per la mia determinazione.
La sua biografia è fondata sul suo lavoro, infatti da una breve ricerca sul web non è difficile imbattersi in sentenze e ordinanze, ve ne inserisco un paio ma c’è ne sono diverse:
Tribunale di Pavia_Dott Andrea Francesco Pirola Ordinanza 2287_13 del 07_05_15
Tribunale di Pavia_Dott Andrea Francesco Pirola Ordinanza 1970_13 del 25_06_15
che comprovano la sua serietà professionale e la sua diligenza personale del “buon padre di famiglia” spirito che lo guida nell’analizzare insieme al suo cliente l’eventualità di andare in giudizio contro una banca
Direi che non abbiamo altri commenti da fare in merito.
L’Avvocato Andrea Sorgentone protagonista di un altro importante provvedimento in merito all’equilibrio del rapporto economico banca/cliente, e il Giudice condanna la banca per Lite Temeraria
Siamo nel Tribunale di Sassari, Il Giudice, Dott.ssa Giovanna Maria Mossa emette la Sentenza n. 269/2017 pubbl. il 20/02/2017 RG n. 3734/2014, osservate anche queste date, giudizio iniziato nel 2014, sentenza emessa a Febbraio 2017.
L’ oggetto della causa è un’ azione di accertamento negativo, il prodotto bancario è un conto corrente, la vicenda verte sulla mancata consegna dei documenti da parte della banca:
…Nel corso del giudizio il Giudice, in accoglimento dell’istanza presentata dagli attori ex art 210 cc, rilevato che, già con raccomandata era stata richiesta la consegna dei documenti, aveva ordinato alla banca la consegna dei contratti e della serie continua degli estratti conto.
La convenuta, all’udienza del 7.10.2015, rifiutava di produrre tutti i documenti indicati nell’ordinanza del giudice e provvedeva alla sola produzione del contratto di apertura credito e degli estratti conto degli ultimi dieci anni allegando di non essere tenuta, neppure in presenza di un ordine del Giudice al deposito dei documenti risalienti…
…Orbene gli attori hanno tentato di adempiere all’onere probatorio con la dovuta diligenza.
… Il convenuto, pacificamente, non ha mai dato riscontro alla richiesta. La medesima richiesta è stata in seguito reiterata con l’atto introduttivo del presente giudizio e con le memorie istruttorie cui ha fatto seguito l’ordine del giudice che la banca ha rifiutato di adempiere. … La convenuta, che non ha richiesto la revoca del provvedimento, né ha dedotto di non essere al possesso dei documenti, si è semplicemente rifiutata di consegnarli allegando che i documenti ultra decennali non dovevano essere consegnati in forza del disposto dell’art 119 TUB.
Tali considerazioni sono del tutto prive di fondamento. …
Il rifiuto della consegna dei documenti sulla semplice considerazione che si tratta di documenti ultradecennali è illegittima e contraria alla buona fede contrattuale.
…Le spese seguono la soccombenza.
Visto l’art 96 uc CPC, rilevato che il comportamento processuale del convenuto, che ha espressamente rifiutato di consegnare documenti in suo possesso oggetto di ordine di esibizione da parte del giudice, integri gli estremi della resistenza in giudizio con mala fede, condanna il convenuto al pagamento, in favore degli attori, della somma di euro 1200 (determinata tenendo conto del valore della causa e della sua durata).
Per tutti i lettori e i commentatori di questo blog che vedono “il bicchiere mezzo vuoto” vi esorto a non telefonarmi domani per disquisire sul fatto che € 1200,00 di Lite Temeraria vi sembrano pochi. Se avrete la pazienza di leggere l’intera sentenza vedrete che qui veramente il Giudice ha portato un equilibrio nel rapporto banca/cliente.
E parliamoci chiaro, per come la vedo io, una Lite Temeraria di € 1200,00 per mancata consegna dei fogli di carta (costavano decisamente meno le fotocopie), costituisce decisamente il mio “bicchiere mezzo pieno” 😉
I Tribunale di Sassari e Milano due esempi, ma non sono i soli. Smentita la storiella del “Tribunale o del Giudice filobancario”.
E’ arrivata la smentita finalmente, non è la prima, un occhio attento e dedito ad una ricerca paziente sul web sa che questa filosofia del “Tribunale o Giudice filobancario” è una storiella studiata ed usata spesso per giustificare gli insuccessi di tutti quei professionisti non “ad acta” in materia bancaria, (mi si perdonerà la battuta!).
Di tutte quelle aziende e dei professionisti affiliati a queste che fanno cause tanto per farle, tutti quelli a cui non sta a cuore la sorte del cliente, basta piazzare per prima cosa una perizia…dopo di che l’avvocato vedrà come interpretarla, usarla o addirittura incardinare la causa su di essa, mai il contrario, ossia il professionista o il consulente vedono il cliente e poi, forse e se serve, richiede la perizia sul reale problema del cliente, e …il resto si vedrà.
Questo post di oggi e i relativi documenti allegati ne sono la prova.
Il problema dell’informazione web, la pubblicazione delle sentenze e le relative fonti su chi ha conseguito il risultato.
E qui abbiamo un problema da risolvere.
Tempo fa ho pubblicato un articolo dove spiegavo come era facile appropriarsi dei risultati altrui facendoli apparire propri per la propria pubblicità via web, usando questi documenti senza citarne la fonte, omettendo numeri di sentenza, nomi dei Giudici e nomi degli avvocati, l’articolo è di Giugno 2015 e si intitola SDL Centrostudi – Analisi Sentenze Pubblicate, quanto mai attuale anche ora.
Questi documenti a mio avviso costituiscono il Curriculum Vitae di un professionista, credo anche che noi cittadini, in una difficile decisione come quella di affidarci ad un avvocato per andare a far valere un nostro diritto in qualunque materia giuridica, abbiamo il diritto di sapere chi è la persona a cui ci affidiamo.
Oggi il lavoro dell’Avvocato Marco Campanella è già stato insediato in siti web di aziende o professionisti che gravitano intorno alla materia bancaria e poi postato sui social, senza citare la fonte, e personalmente lo trovo scorretto.
Trovate questa sentenza pubblicata su “usurabancaria.com” in questo post, senza citare la fonte e senza allegarla, e alla fine del post troviamo questa frase:
“Vuoi scoprire se il tuo contratto è in usura ed anche tu puoi ottenere un rimborso degli interessi dalla tua banca?
Visita il sito web e fai la verifica gratuita oppure chiama il numero 081 5624556 ed un esperto del settore ti assisterà per conoscere questa preziosa informazione”
Io non metto in dubbio l’operato di questa azienda, se vorrà potrà anche rispondere con un commento e magari chiarirci in che termini è stata fatta questa pubblicazione, qual’è il fine; ma così a caldo mi viene da dire: “cara usurabancaria.com o hgm o Associazione Italiana contro l’Usura Bancaria o dl108, ci sta tutta che non vuoi pubblicare il nome della concorrenza su un tuo sito, lo capisco, ma non essendo obbligatorio pubblicarla io avrei adottato uno stile con più trasparenza.
La ritrovare anche pubblicata sul sito e sui social dell’azienda “centroanomaliebancarie.it” in questo post anche qui senza citare la fonte, nel mio settore l’editoria universitaria questo tipo di attività è bandito severamente.
Una proposta ai Giudici o un’idea per tutti gli avvocati da richiedere nell’atto di citazione, vedete voi di trovare la soluzione al problema se esiste: “nelle sentenze si potrebbe, ove fosse possibile, ordinare la pubblicazione con delle norme editoriali pari a quelle universitarie o scientifiche in questo modo si eviterebbero fraintendimenti e/o l’uso commerciale dei documenti conservandone il solo uso sociale di divulgazione ed informazione, soprattutto sui temi caldi che vedono la massa dei cittadini esposti ai malintesi.
Ricordo a tutti che sono sempre stata e lo sono tutt’ora disponibile al dialogo, commentate o inviate una mail nel caso vogliate un confronto sulla questione.
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Pepito Sbazzeguti il Febbraio 28, 2017 alle 3:11 pm
Verissimo: se non ci fossero le cause dei multi-livello e dei tanti improvvisati, i tempi delle restanti vertenze sarebbero di molto abbreviati. Inoltre, come ho scritto proprio qui in passato, le troppe cause strampalate portano i giudici a non sopportare molto ll’argomento usura ed anatocismo.
La storia dei tribunali filo-bancari è sempre la solita usata dai sempre soliti peracottari per coprire le magagne del loro lavoro e delle perizie affidate al dottor Renzo Bossi, laureato con 110(mila euro di mazzetta) alla Kristal University.
Deborah Betti il Marzo 1, 2017 alle 3:51 pm
Ogni tanto penso e mi metto nei panni dei Magistrati che si vedono arrivare delle cause inutili a le vedono aumentare di numero a livello esponenziale, tutte uguali, errori di anagrafica abnormi, avvocati che non si presentano in tribunale, perizie discutibili, documenti allegati all’atto di citazione che non sono stati inseriti nell’analisi della perizia, e poi …la pena che deve avere quel Magistrato di vedere li davanti a lui magari lo stesso cittadino li davanti, la pena di vedere una persona totalmente ignorante (nel senso pieno della parola in italiano, ossia IGNORA, cioè PROFANO in materia) totalmente affidato al suo professionista e magari speranzoso di salvare la sua causa.
Non oso pensare dal punto di vista umano che cosa provano nel loro animo i Giudici.
Serve davvero una riforma della legalità, prima di tutto fuori dai Tribunali!
Pepito Sbazzeguti il Marzo 2, 2017 alle 9:20 am
Purtroppo la cosa vale anche dall’altra parte: un amico avvocato di Roma mi diceva l’altro giorno che se presenti un esposto all’Ordine contro un avvocato, la risposta arriva dopo tre anni. Motivo: il 90% degli esposti è del tutto inutile, e viene fatto da clienti che non vogliono pagare l’avvocato, magari perché ha perso la causa ma non certo per colpa sua. Ed ecco che gli avvocati furbi campano benissimo anche tramite ciò.
Gianni Frescura il Marzo 3, 2017 alle 6:30 pm
Gent.le sig.ra Betti cosa si intende per “filobancari” ?
Un conto è non considerare tali i tribunali che, giustamente, non accolgono domande infondate baste su perizie farlocche, un’altra questione è considerare collusi (altro che filobancari!) i giudici che non vedono mai i reati delle banche e dei loro avvocati: dall’usura all’estorsione o dalla frode processuale al falso e come definire le procure per le quali il reato di omessa denuncia non viene mai commesso dai giudici civili che sistematicamente ignorano le non infondate denunce di sopraffazione dei banchieri e dei loro complici?
Deborah Betti il Marzo 5, 2017 alle 9:58 am
Gianni, bisognerebbe chiedere cosa si intende per “tribunali filobancari” a chi usa spesso questa parola.
Io non sono tra questi
Rosario il Marzo 1, 2017 alle 3:17 pm
per caso abbiamo avuto modo di leggere il suo pensiero al riguardo del tribunale di Milano e sul “problema dell’informazione web”.
Purtroppo la sua affermazione al riguardo dimostra una lettura superficiale ed approssimativa del nostro articolo sul blog “usurabancaria.com”. Lei, infatti, scrive di noi: “senza citare la fonte e senza allegarla”. Rilegga il nostro articolo con maggiore attenzione, troverà proprio al primo rigo la data della sentenza, il tribunale competente ed il nome del Giudice Estensore. Al terz’ultimo rigo, quindi, trova il numero della sentenza ed un link che conduce l’utente a leggerla o scaricarla e dalla quale può anche conoscere il nome dell’avvocato.
La trasparenza nostra è massima e l’unico nostro fine è informare le persone sulle sentenze in materia di usura bancaria ed anatocismo.
Lei però ha ragione che c’è un “problema dell’informazione web”. Molti leggono le notizie, spesso non riescono a comprenderle appieno, fanno confusione e alla fine si mettono da soli in cattiva luce.
Riguardo all’invito che rivolgo ai potenziali utenti, tengo a precisare che esso è anzitutto di natura gratuita ed ha lo scopo di aiutare soprattutto nella prima fase le Persone ad acquisire maggiore consapevolezza della loro relazione con il sistema creditizio.
Nel ringraziarla dell’opportunità di averci coinvolto nelle sue riflessioni, le rinnoviamo la disponibilità ad approfondire questa tematica che rappresenta un grave e pesante disagio sociale.
Rosario De Vincenzo.
Deborah Betti il Marzo 1, 2017 alle 3:38 pm
Gentile Dott. De Vincenzo,
sono io che la ringrazio tantissimo del suo intervento.
Prima di tutto perché questo dà l’opportunità a tutti noi di creare una “rete web sana” di informazione su qualsiasi argomento, poi perché sono completamente d’accordo con lei e disponibilissima a portare il mio contributo in ogni dove.
Se a piacere potremmo conoscerci e magari affinare una strategia informazione ancora più efficace
Grazie davvero con tutto il cuore
rosario de vincenzo il Marzo 1, 2017 alle 9:33 pm
Con grande piacere spero presto di poterla sentire per condividere con lei le nostre reciproche esperienze e costruire un percorso sempre più sano, stabile e capace di contribuire a migliorare le tantissime difficoltà che ogni giorno vivono migliaia di Persone, e allo stesso tempo aiutare anche alcuni giudici a farsi una più chiara idea di ciò che è “oggettivo” da ciò che è soggettiva interpretazione della legge costruendo un percorso basato su criteri chiari, oggettivi e sostenibili in ogni grado, basati sulla scienza dei flussi finanziari, calcoli di matematica finanziaria e attuariali, no aria fritta o contenuti che creano al sistema solo confusione e interpretazioni di comodo. Purtroppo una parte della giurisprudenza è frutto proprio di questi “malintesi”.
Le lascio la mia email, se mi invia i suoi dati sarà un piacere sentirla e magari organizzare assieme iniziative per il territorio.
Nel ringraziarla, le auguro una serena serata.
Pepito Sbazzeguti il Marzo 2, 2017 alle 9:27 am
Però occorre anche farla finita con la storia delle attività “gratuite” che servono per nascondere quella che comunque si risolve in una ricerca di clienti:
usurabancaria.com/i-servizi/
Anche questa è trasparenza.
Se invece mi dite che fate gratis analisi, perizie, cause, ecc. vi mando tutte le persone che incontro e che ne hanno bisogno. Io campo benissimo anche senza occuparmi di queste tematiche e posso -a quel punto sì- girarvi tutti gratuitamente facendo loro un bel servizio gratuito, ecco.
Deborah Betti il Marzo 5, 2017 alle 10:05 am
Concordo pienamente, la questione del “gratis” – “gratuite” – ecc ecc a mio parere è un’evidente programma marketing per reclutamento clienti e la loro profilazione, mai riusciremo a fare chiarezza in questo campo se non si applicheranno dei veri criteri di SERIETA’ professionale.
Non ho mai visto un chirurgo o un medico specialistico fare una valutazione sullo stato di salute di una persona GRATIS, mai!
E dato che l’anamnesi dello stato finanziario di una persona corrisponde esattamente allo stato di salute economica dell’individuo non riesco davvero a capire come chi fa seriamente questo lavoro possa utilizzare la parola GRATIS e riuscire a fare dettagliatamente e seriamente questa anamnesi.
Riflettete che magari vi viene in mente che l’approccio pubblicitario è pari all’acquisto di “paghi uno prendi due” dei supermercati, e questo non è certo un “servizio di consumo” come la pasta, al cittadino serve avere fiducia e serenità di guarire da uno stato finanziario problematico.

References: Sentenza 
 art. 93
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