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Timestamp: 2019-10-20 13:38:56+00:00

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I rapporti economici tra i coniugi in conseguenza del divorzio: la possibilità di adeguare l'ammontare del contributo al variare nel corso del giudizio delle loro condizioni patrimoniali e reddituali,
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I rapporti economici tra i coniugi in conseguenza del divorzio: la possibilità di adeguare l’ammontare del contributo al variare nel corso del giudizio delle loro condizioni patrimoniali e reddituali,
Corte di Cassazione, sezione prima civile, Sentenza 4 aprile 2019, n. 9533.
Sentenza 4 aprile 2019, n. 9533
La natura e la funzione dei provvedimenti diretti a regolare i rapporti economici tra i coniugi in conseguenza del divorzio, così come quelli attinenti al regime di separazione, postulano la possibilità di adeguare l’ammontare del contributo al variare nel corso del giudizio delle loro condizioni patrimoniali e reddituali, e anche, eventualmente, di modularne la misura secondo diverse decorrenze riflettenti il verificarsi di dette variazioni (oltre che di disporne la modifica in un successivo giudizio di revisione), con la conseguenza che il giudice d’appello, nel rispetto del principio di disponibilità e di quello generale della domanda, è tenuto a considerare l’evoluzione delle condizioni delle parti verificatasi nelle more del giudizio.
(OMISSIS), domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso e ricorso incidentale;
avverso la sentenza n. 2546/2015 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, pubblicata il 30/10/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/2/2019 dal cons. Dott. PAZZI ALBERTO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SORRENTINO FEDERICO, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso principale, accoglimento per quanto di ragione del ricorso incidentale; udito, per la ricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che si riporta;
1. Il Tribunale di Venezia, con sentenza in data (OMISSIS), dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da (OMISSIS) e (OMISSIS) disponendo che il primo versasse alla seconda un assegno divorzile di Euro 300 mensili.
2. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza del 30 ottobre 2015, rilevava che la (OMISSIS), affetta da una grave patologia psichiatrica che non solo la rendeva invalida, ma ne condizionava anche le capacita’ di lavoro e integrazione, aveva perso nel frattempo il reddito derivante da un’attivita’ di sostegno terapeutico, di cui in precedenza godeva, e, pur vivendo con i genitori, doveva affrontare le spese di vita e cura con il solo reddito da invalidita’; di conseguenza il collegio d’appello, tenuto conto del reddito e delle condizioni patrimoniali del (OMISSIS) e della natura assistenziale dell’assegno divorzile, rideterminava in aumento l’importo dell’assegno gia’ riconosciuto, affinche’ lo stesso fosse funzionale alle esigenze minime di vita di una persona nei cui confronti esistevano necessita’ di tutela e terapia.
3. Ha proposto ricorso per cassazione contro detta pronuncia (OMISSIS) al fine di far valere due motivi di impugnazione.
Ha resistito con controricorso (OMISSIS), il quale ha proposto ricorso incidentale articolato in tre motivi.
La sesta sezione, originariamente investita della decisione della controversia, con ordinanza interlocutoria del 21 novembre 2017 ha ritenuto insussistenti i presupposti per la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’articolo 375 c.p.c., essendo necessario approfondire la questione dedotta nel secondo motivo del ricorso incidentale, ed ha rimesso la causa alla pubblica udienza della prima sezione.
4.1 Il primo motivo del ricorso principale denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, con riferimento alle condizioni dei coniugi: la corte territoriale avrebbe erroneamente determinato la consistenza dell’assegno divorzile, in funzione della sua natura assistenziale e tenendo conto delle esigenze minime di vita della beneficiaria, e in questo modo avrebbe fatto applicazione di criteri diversi da quelli indicati dalla L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, e idonei a giustificare la fissazione di un assegno alimentare.
4.2 Con il primo motivo del ricorso incidentale la sentenza impugnata e’ censurata, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, e dei criteri ivi previsti nonche’, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio gia’ oggetto di discussione fra le parti: la Corte d’appello, ai fini dell’attribuzione dell’assegno di divorzio, era chiamata in primo luogo a verificare l’esistenza del diritto in relazione all’inadeguatezza dei mezzi a disposizione della (OMISSIS) o all’impossibilita’ per la stessa di procurarseli per ragioni oggettive, operando un raffronto con un tenore di vita analogo a quello condotto in costanza di matrimonio, quindi ad applicare, attraverso una valutazione ponderata e bilaterale, gli altri criteri previsti dalla L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, che operavano come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto; oltre a cio’ nessun riconoscimento di un assegno divorzile poteva avvenire nel caso in cui il rapporto matrimoniale fosse stato solo formalmente istituito e non avesse dato luogo alla formazione di alcuna comunione materiale e spirituale fra i coniugi.
La corte territoriale, ove avesse opportunamente valutato i presupposti e applicato i criteri dalla L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, – e avesse cosi’ considerato che la (OMISSIS), percependo un assegno di invalidita’ e avendo gia’ beneficiato dell’inserimento lavorativo come categoria protetta, non era affatto priva di mezzi adeguati e comunque non era nell’impossibilita’ di procurarseli per ragioni oggettive (tanto che nel corso di dieci anni di separazione non vi era stata necessita’ ne’ richiesta di alcun mantenimento), che il (OMISSIS) godeva di un reddito mensile di Euro 1350/1400 e che il matrimonio, solo formalmente istituito, non aveva dato luogo alla formazione di alcuna comunione materiale e spirituale -, sarebbe giunta a conclusioni differenti, non riconoscendo alcun assegno divorzile a favore della donna.
4.3.1 Va detto in primo luogo che i principi a cui la corte di merito, in tesi del ricorrente incidentale, non avrebbe dato attuazione, non corrispondono alla piu’ recente giurisprudenza di questa Corte (Cass., Sez. U., 18287/2018), la quale ha invece ritenuto che il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilita’ di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione che sulla quantificazione dell’assegno.
Dunque, ferma la funzione assistenziale dell’assegno di divorzio previsto dalla L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, la valutazione di adeguatezza dei mezzi e dell’incapacita’ del richiedente di procurarseli per ragioni oggettive deve fondarsi sulle condizioni economico-patrimoniali delle parti ed essere collegata causalmente alla valutazione degli altri indicatori contenuti nella prima parte della norma, al fine di accertare se l’eventuale rilevante disparita’ della situazione economico-patrimoniale degli ex coniugi sia dipendente dalle scelte di conduzione della vita familiare, oltre che dalle effettive potenzialita’ professionali e reddituali valutabili alla conclusione della relazione matrimoniale, anche in relazione all’eta’ del coniuge richiedente e alla conformazione del mercato del lavoro.
Gli indicatori contenuti nella prima parte della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, svolgono cosi’ una funzione perequativa e riequilibratrice dell’assegno di divorzio, dando attuazione al principio di solidarieta’ che funge da fondamento dell’istituto.
4.3.2 La sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione di questi generali criteri, laddove ha preso atto delle attuali differenti condizioni economico-patrimoniali in cui versano le parti, della fruizione da parte del (OMISSIS) della casa gia’ coniugale e delle effettive potenzialita’ professionali e reddituali dell’odierna ricorrente (risultata affetta da grave patologia che, oltre a renderla totalmente invalida, ne condiziona le capacita’ di lavoro, tanto da averle consentito di percepire in passato un reddito “il quale piu’ che essere effettivamente tale era il risultato di attivita’ di sostegno terapeutico”).
L’esito di questo preliminare accertamento – istituzionalmente attribuito al giudice di merito e non rinnovabile in questa sede di legittimita’ – ha posto in evidenza l’insufficienza di redditi propri in capo alla ricorrente principale e la mancanza di potenzialita’ professionali e reddituali che andassero oltre l’assegno di invalidita’, stante il venir meno della percezione di sovvenzioni correlate allo svolgimento di attivita’ di sostegno terapeutico.
Nella quantificazione dell’assegno la corte territoriale ha poi dato corretta attuazione al principio di solidarieta’ post coniugale.
La sentenza impugnata non fa pero’ il minimo cenno a una simile questione, che non risulta posta dall’appellante; ne’ dalla narrativa del ricorso incidentale, come pure dallo svolgimento dei motivi, risulta che il reclamante, nel corso del giudizio di merito, avesse allegato una simile natura del vincolo matrimoniale.
Sicche’ trova applicazione il principio secondo cui, qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni comportanti accertamenti in fatto di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, e’ onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilita’ per novita’ della censura, non solo allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicita’ di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass. 6089/2018, Cass. 23675/2013).
5.1 n secondo mezzo del ricorso principale lamenta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 91 c.p.c.: la corte territoriale avrebbe integralmente compensato le spese di lite malgrado non vi fosse ragione di non applicare il disposto dell’articolo 91 c.p.c., dato che il (OMISSIS) era risultato del tutto soccombente all’esito del giudizio.
L’integrale compensazione delle spese di lite puo’ considerarsi implicitamente fondata sul rigetto, totale o parziale, dei motivi di appello presentati da ambo le parti, le quali avevano domandato l’una la totale esenzione da ogni obbligo, l’altra l’aumento da Euro 300 a Euro 700 mensili.
Se per soccombenza si deve intendere l’oggettiva differenza tra il contenuto della domanda della parte e la decisione assunta, non vi e’ dubbio che entrambe le parti siano risultate soccombenti in appello, il (OMISSIS) totalmente e la (OMISSIS) in larga parte, avendo visto accolto il proprio motivo di appello in modesta misura.
Posto che nessuna norma prevede un criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza dell’una o dell’altra basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna di esse, in presenza di simili presupposti la corte di merito ha ragionevolmente esercitato il proprio potere discrezionale di disporre la compensazione integrale delle spese di lite, non sindacabile in sede di legittimita’ (Cass. 1703/2013).
6.1 Il secondo motivo del ricorso incidentale lamenta la violazione e falsa applicazione delle disposizioni di cui alla L. n. 898 del 1970, articolo 9, articoli 24 e 111 Cost. e la violazione dell’articolo 342 c.p.c., in ragione del mancato esperimento dell’apposita procedura prevista per la modifica delle condizioni di divorzio a seguito di fatti sopravvenuti: la Corte d’appello avrebbe erroneamente omesso di rilevare l’inammissibilita’ del motivo di gravame formulato dalla (OMISSIS), la quale aveva dedotto la circostanza nuova costituita dall’intervenuta cessazione della sua attivita’ lavorativa al fine di sollecitare l’innalzamento della misura dell’assegno gia’ fissata dal Tribunale piuttosto che instaurare l’apposita procedura prevista per la modifica delle condizioni di divorzio.
6.2 Il motivo non e’ fondato.
La natura e la funzione dei provvedimenti diretti a regolare i rapporti economici tra i coniugi in conseguenza del divorzio, cosi’ come quelli attinenti al regime di separazione, postulano la possibilita’ di adeguare l’ammontare del contributo al variare nel corso del giudizio delle loro condizioni patrimoniali e reddituali e anche, eventualmente, di modularne la misura secondo diverse decorrenze riflettenti il verificarsi di dette variazioni (oltre che di disporne la modifica in un successivo giudizio di revisione), con la conseguenza che il giudice d’appello, nel rispetto del principio di disponibilita’ e di quello generale della domanda, e’ tenuto a considerare l’evoluzione delle condizioni delle parti verificatasi nelle more del giudizio (Cass. 1824/2005).
Dunque nel caso in cui, dopo la sentenza di divorzio in primo grado, sopravvengano mutamenti della situazione economica dei coniugi, grava sulla parte interessata l’onere di chiedere la riduzione dell’assegno e di fornire la relativa prova (Cass. 3676/1997, Cass. 380/1999); allo stesso modo il giudice d’appello, davanti al quale le parti deducano sopravvenuti mutamenti della situazione, non puo’ esimersi dal disporre i necessari accertamenti in proposito, ancorche’ con riguardo a fatti verificatisi nel corso del procedimento di secondo grado (Cass. 2684/1978).
7.1 L’ultimo motivo del ricorso incidentale assume, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullita’ della sentenza e del procedimento ai sensi dell’articolo 112 c.p.c. nonche’ l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio gia’ oggetto di discussione fra le parti, consistente nello svolgimento di attivita’ lavorativa retribuita: la corte territoriale avrebbe omesso di pronunciarsi sulla domanda di accertamento dell’indipendenza e dell’autosufficienza delle parti in epoca anteriore alla cessazione dell’attivita’ lavorativa di (OMISSIS), risalente al 2(OMISSIS), nonche’ sulla richiesta di revoca dei provvedimenti provvisori di cui all’ordinanza presidenziale del 20 settembre 2012 e di conseguente restituzione di quanto versato in ragione della medesima.
7.2 Il motivo non e’ fondato.
La Corte d’appello, in realta’, non si e’ limitata a esaminare la piu’ recente condizione non lavorativa allegata dalla (OMISSIS) ai fini di sollecitare la modifica in aumento dell’assegno fissato in suo favore dal Tribunale, ma ha tenuto presente il fatto storico asserita mente trascurato, vale a dire la condizione di occupazione della odierna ricorrente principale (tanto da arrivare a definirla un’attivita’ di sostegno terapeutico piuttosto che un lavoro) ed il reddito cosi’ conseguito sino al termine dell’attivita’ (tanto da far decorrere l’aumento riconosciuto dalla mensilita’ successiva al venir meno dell’impiego).
Ne’ puo’ essere fondatamente predicata un’omessa pronuncia sulla domanda tesa a negare il riconoscimento di un assegno di divorzio fino a quell’epoca, ove si consideri che il collegio d’appello, in proposito, ha espressamente ritenuto che fino alla data in cui la (OMISSIS) aveva cessato di lavorare dovevano valere i provvedimenti presidenziali (pag. 4).
Risultano poi inammissibili i profili di censura tesi a sovvertire una simile valutazione, che rimane di pertinenza esclusiva del giudice di merito e non puo’ essere rinnovata in questa sede di legittimita’, dato che a questa Corte e’ affidato il controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e motivazionale, delle argomentazioni svolte nella decisione impugnata.
La reciproca soccombenza giustifica l’integrale compensazione delle spese di lite tra le parti, ex articolo 92 c.p.c., comma 2.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, si da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e il ricorso incidentale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalita’ e gli altri titoli identificativi a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52 in quanto imposto dalla legge.
Eccessivita’ dell’importo fissato con la clausola penale

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 articolo 92
 articolo 13
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 articolo 52