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Timestamp: 2019-03-21 16:44:47+00:00

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Separazione: quando scatta l'addebito
Separazione: quando scatta l’addebito
> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Agosto 2014
Diritto di famiglia: sanzionata la violenza ma non l’infedeltà; i giudici riconoscono la “colpa” della rottura a uno dei coniugi solo per i motivi più gravi.
Solo i motivi più gravi – a partire dai casi di violenza – giustificano l’addebito della separazione a carico di uno dei coniugi. Mentre non bastano l’infedeltà o l’abbandono della casa familiare per bollare il coniuge che le commette come “colpevole” della crisi. È quello che emerge esaminando le pronunce dei giudici.
In particolare, anche un unico episodio di percosse è sufficiente a far addebitare la separazione al coniuge che lo commette. Infatti, come rileva la Corte d’appello di Palermo [1], la violenza domestica è un atto gravissimo che pregiudica la normalità della coppia, violando il diritto alla pari dignità delle persone.
Secondo la Cassazione [2], per provare il nesso tra l’aggressione e la fine del matrimonio, si può addurre la vicinanza temporale tra il fatto e la presentazione del ricorso per separazione. E l’addebito scatta anche per gli abusi subìti durante la convivenza prematrimoniale, se è continuativa [3].
L’addebito è anche riconosciuto dalla Suprema Corte [4] a carico del coniuge dipendente dal gioco d’azzardo anche se l’altro a lungo ha tollerato la situazione.
Ed è giudicato colpevole [5] anche il coniuge affetto da “shopping compulsivo“, perché si tratta di un disturbo della personalità che non esclude la capacità d’intendere e volere. Mentre sfugge all’addebito [6] il coniuge alcolista se l’altro era a conoscenza della situazione già prima del matrimonio.
Più raro l’addebito per infedeltà, che viene dichiarato solo se si prova in modo certo che sia la causa, e non una conseguenza, dell’intollerabilità della convivenza. Per dimostrarlo [7] è possibile anche ricorrere a un investigatore privato, la cui consulenza sarà legittimamente producibile nel processo. Ma l’addebito non è riconosciuto per i tradimenti via web (sentenza 8929/2013 della Cassazione), né per quelli omosessuali (sentenza del 19 marzo 2014 del tribunale di Milano) e neanche per il legame con l’amante da cui sia nato un figlio, se la crisi matrimoniale era già in corso (sentenza 27730/2013 della Cassazione).
L’abbandono del tetto coniugale non porta automaticamente i giudici a riconoscere l’addebito della separazione. Infatti, non è ritenuto ragione del fallimento se si dimostra che la decisione è stata indotta dal comportamento dell’altro coniuge o se comunque è stata presa quando la crisi era già scoppiata. Invece, l’addebito è riconosciuto [8] se l’abbandono non è adeguatamente motivato. Ciò, specialmente se il consorte, allontanandosi, impedisce ai figli di incontrare il genitore restato a vivere in casa; e questo comportamento potrebbe portare anche a perdere l’affidamento dei minori [9].
Scatta l’addebito anche se l’abbandono è causato dall’infermità psichica del partner: il dovere di reciproco sostegno tra coniugi – precisa la Cassazione [10]– non cessa se uno dei due contrae una grave malattia. Tuttavia, i giudici non “sanzionano” chi lascia l’abitazione, non tollerando più il rifiuto dell’altro ad avere rapporti sessuali [11], o chi è costretto ad abbandonare casa per l’eccessiva gelosia del coniuge, che ha reso insopportabile la convivenza [12].
Escluso l’addebito, infine, per chi non sacrifica il lavoro per la famiglia. Infatti la Cassazione [13] non ha ritenuto “colpevole” la moglie che, per salvaguardare la propria carriera e conservare il posto di lavoro, decide di non seguire il marito che deve trasferirsi in un’altra città per svolgere la sua attività.
I CASI IN CUI I GIUDICI HANNO RICONOSCIUTO L’ADDEBITO
Basta un solo episodio
La violenza domestica è gravissima ed è da sola causa risolutiva del rapporto coniugale. Per questa ragione, anche un solo episodio di percosse esclude la normalità fisiologica del quadro relazionale interno alla coppia, perché afferma la supremazia di una persona su di un’altra e disconosce la parità della dignità di ogni persona, come principio base dei diritti costituzionali [14].
Se la convivenza è intollerabile
Per l’addebito della separazione, occorre provare il rapporto tra il tradimento e l’intollerabilità della convivenza. Nel caso specifico, questo rapporto emerge dalle motivazioni della sentenza impugnata; dopo alcune violazioni da parte del marito e il tentativo dei coniugi di recuperare l’armonia coniugale, l’episodio decisivo fu la scoperta di una nuova infedeltà del marito, cui seguì tempestivamente la presentazione del ricorso di separazione da parte della moglie [15].
Allontanamento con i figli
L’abbandono della casa coniugale costituisce causa di addebito della separazione (conseguendone il venir meno della convivenza), salvo che il coniuge provi di aver lasciato il tetto a causa dell’altrui comportamento, o che la decisione sia stata presa nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza fosse già in atto. Questa prova, però, va valutata in modo più rigoroso se l’allontanamento riguarda anche i figli [16].
Per i debiti di gioco
Scatta l’addebito per il coniuge dedito al gioco e autore di furti del denaro familiare, anche se l’altro, per un periodo, ha tollerato le violazioni. Nel caso specifico, il coniuge tradiva la moglie e frequentava assiduamente case da gioco. Di qui, l’uscita di molto denaro, sottratto al ménage familiare. La moglie, sperando nel cambiamento del marito, aveva accettato il comportamento, finché questi commise il reato di falsità in titoli di credito a suo danno. Allora la donna decise di separarsi e chiedere l’addebito [17].
…E QUELLI IN CUI NON È STATO RICONOSCIUTO
La nascita di un figlio da un’altra donna, a matrimonio in corso, non basta a far scattare l’addebito. Nel caso esaminato, la crisi era iniziata molto prima della relazione extraconiugale. Né era stato sufficiente a provare il ripristino dell’unione coniugale il fatto che marito e moglie fossero stati in seguito in vacanza insieme: da questa vacanza non si potevano trarre elementi sufficienti a dimostrare il recupero del profilo spirituale del vincolo e il solo legame materiale si risolveva “in un simulacro di vita coniugale” [18].
Addebito giustificato
È escluso l’addebito per il coniuge che lascia il tetto coniugale, per via di un matrimonio bianco. L’abbandono dalla casa familiare non costituisce infatti violazione degli obblighi familiari da cui possa conseguire l’addebito, se il coniuge che l’ha posto in essere provi l’anteriorità della crisi rispetto all’allontanamento. Nella specie, la condotta era motivata dal comportamento della moglie che rifiutava di avere rapporti sessuali con il marito da circa dieci anni [19].
Quando il problema è noto
No all’addebito della separazione al coniuge alcolista se l’altro era a conoscenza della dipendenza già prima del matrimonio. Secondo i giudici, infatti, non è possibile obbligare nessuno a sottoporsi a trattamento sanitario; inoltre, se il marito era già a conoscenza dello stato di salute della moglie e, nonostante ciò, l’ha sposata, le difficoltà successive non possono essere sicuramente poste a fondamento della pronuncia di addebito [20].
Rifiuto di seguire il marito
Niente addebito alla moglie che, per salvagiardare la carriera, rifiuta di seguire il marito. Infatti se la moglie non si trasferisce per non perdere il proprio posto di lavoro, non le si può addebitare la separazione. E questo anche se, facendo tale scelta, è consapevole che il matrimonio potrebbe andare alla deriva. Si tratta infatti di una decisione che, secondo i giudici, non può essere considerata causa generatrice dell’intollerabilità della convivenza [21].
[1] C. App. Palermo sent. n. 991/2013.
[2] Cass. sent. n. 2086/2014.
[3] Cass. sent. n. 15486/2013.
[4] Cass. sent. n. 5395/2014.
[5] Cass. sent. n. 25843/2013.
[6] Cass. sent. n. 28228/2013; Trib. Caltanissetta sent. 10.06.2014.
[7] Cass. sent. n. 11516/2014.
[8] Cass. sent. n. 1696/2014.
[9] Cass. sent. n. 10719/2013.
[10] Cass. sent. n. 23443/2013.
[11] Cass. sent. n. 2539/2014.
[12] Trib. Napoli, sent. n. 11987/2014.
[13] Trib. sent. n. 13026/2014.
[14] C. App. Palermo sent. del 12.06.2013.
[15] Cass. sent. n. 4305 del 24.02.2014.
[16] Trib. Treviso sent. n. 1212 del 28.06.2013.
[17] Cass. sent. n. 5395 del 7.03.2014.
[18] Cass. sent. n. 27730 dell’11.12.2013.
[19] Cass. sent. n. 2539 del 5.02.2014.
[20] Cass. sent. n. 28228 del 18.12.2013.
[21] Cass. sent. n. 13026 del 10.06.2014.

References: sentenza 
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