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Timestamp: 2019-08-19 22:37:19+00:00

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Stupefacenti: la destinazione a terzi va sempre provata. | Avv. Barbara Russomando
febbraio 12, 2013 · di avv.barbara russomando	· in Diritto penale.	·
La Sesta Sezione della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 10 Gennaio 2013, depositata in data 13/2/2013, ribadisce l’intangibile principio secondo il quale, anche nella materia della detenzione di stupefacenti, spetta all’accusa provare la fondatezza dei fatti-reato; si deve escludere, infatti, che l’art. 73 D.P.R. 309/90 e suc. mod. introduca una qualsiasi forma di prova legale sulla destinazione della sostanza a terzi, fondata esclusivamente sul superamento delle quantità indicate nelle tabelle ministeriali. Tale superamento, inoltre, non può neanche rappresentare – osserva ancora la Cassazione – una presunzione relativa, nel senso che, superato il limite delle tabelle, sia l’imputato a dovere offrire la prova insuperabile della destinazione ad uso personale.
In tal senso, daltronde, la Corte già ha avuto modo di esprimersi in numerose pronunce, affermando che il legislatore del Testo Unico Stupefacenti “non ha introdotto nei confronti dell’imputato, che detiene un quantitatvo di sostanza stupefacente in quantità superiore ai limiti massimi indicati con decreto ministeriale nè una presunzione,sia pure relativa, di destinazione della droga detenuta ad uso non personale, nè un’inversione dell’onere della prova, costituzionalmente inammissibile ex art. 25 cost., co. 2 e art. 27 Cost., co. 2.” (così, Cass. Sez. 6, sentenza n. 12146 del 12/02/2009)
Nella sentenza n. 6571/2013 si evidenzia come un tale assunto emerga in modo palese e indubbio dalla semplice interpretazione letterale della norma, la quale sanziona chi illecitamente detiene sostanze stupefacenti che “per quantità …ovvero per modalità di presentazione, avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato, ovvero per altre circostanze dell’azione, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale”.
I parametri indicati nell’art. 73 del DPR 309/90, (si veda anche, Cass. Pen. Sez. 5°, sent. 11/09/2012, n° 34758), in altri termini, assumono valenza per la dimostrazione delle destinazione illecita della droga non in maniera automatica.
I predetti parametri, infatti, costituiscono meri criteri probatori idonei ad orientare la valutazione del giudice e, prima ancora, quella della polizia e del pubblico ministero. In questa prospettiva, il solo superamento dei limiti quantitativi non vale ad invertire l’onere della prova a carico dell’imputato o ad introdurre una sorta di presunzione assoluta della destinazione illecita, dal momento che, pur in presenza di date “quantità”, l’ipotesi della destinazione “ad uso non esclusivamente personale” può essere smentita sulla base di “altre circostanze dell’azione”, indeterminate e indeterminabili, quali lo stato di tossicodipendenza e l’uso abituale di droga. (cfr., tra le tante, Cass. Pen. Sez. VI, 12/2/2009, n. 12146; Cass. Pen. Sez. V, 9/2/2012, n. 5000; Cass. Pen. Sez. V, 11/9/2012, n. 34758/2012).
Si auspica che tali principi siano sempre scrupolosamente osservati nelle nostre aule, ove, sempre più spesso, si addiviene a giudizi di colpevolezza del tutto apodittici, senza un effettivo vaglio delle risultanze processuali, in particolari quelle concernenti il contesto complessivo della vicenda e le circostanze soggettive attinenti all’imputato, e con la valorizzazione in negativo del solo dato quantitativo dello stupefacente rinvenuto.
Il testo integrale della sentenza è rinvenibile sul sito de Il Sole 24Ore http://static.ilsole24ore.com/DocStore/Professionisti/AltraDocumentazione/body/13800001-13900000/13805799.pdf
Tag: circostanze, droga, presunzione, prova, stupefacente
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2 risposte a “Stupefacenti: la destinazione a terzi va sempre provata.”
ER febbraio 27, 2013 alle 4:37 pm · · Rispondi →
Johnc990 giugno 24, 2014 alle 4:08 pm · · Rispondi →
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References: sentenza 
 art. 25
 art. 27
 Cass. Sez. 
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 Cass. 
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