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La nuova disciplina fiscale dell assegnazione agevolata di azioni ai dipendenti - PDF
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1 Pag. 390 n. 4/ /01/2000 La nuova disciplina fiscale dell assegnazione agevolata di azioni ai dipendenti di Gianfilippo Scifoni Il decreto legislativo n. 505/1999 (1) ha introdotto una serie di sensibili modificazioni al trattamento tributario delle operazioni di assegnazione agevolata di azioni ai dipendenti, effettuate dalle società con l obiettivo di fidelizzare particolari categorie di propri lavoratori. Le operazioni in parola sono, più precisamente, caratterizzate dall avere ad oggetto l elargizione ai dipendenti di veri e propri compensi in natura, rappresentati dal valore delle azioni sottoscritte. Per comprendere appieno la portata del recente intervento normativo sulle operazioni di assegnazione agevolata di azioni ai dipendenti occorre passare in rassegna i tratti salienti del trattamento tributario previgente: in tal modo, risulterà più agevole rintracciare le differenze sostanziali rispetto alla nuova disciplina introdotta dal provvedimento in discussione. Il legislatore tributario, in effetti, mediante il D.Lgs. n. 505/1999 ha indubbiamente ristretto l ambito della previsione agevolativa contenuta nell art. 48, comma 2, lett. g), del T.U.I.R. (2) che prevedeva l esclusione del valore (3) delle azioni di nuova Nota (1) D.Lgs. 23/12/1999, n. 505 recante «Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 2 settembre 1997, n. 314, 21 novembre 1997, n. 461, e 18 dicembre 1997, n. 466 e n. 467, in materia di redditi di capitale, di imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio e di redditi di lavoro dipendente» (in S.O. n. 232/L alla G.U. n. 306 del ). Integralmente riportato a pag Nota (2) D.P.R. 22 dicembre 1986, n Art Determinazione del reddito di lavoro dipendente (versione anteriore al D.Lgs. n. 505/1999) «1. Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Si considerano percepiti nel periodo d imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d imposta successivo a quello cui si riferiscono. 2. Non concorrono a formare il reddito: a)-f-bis) (omissis) g) il valore delle azioni, in caso di sottoscrizione di azioni ai sensi degli articoli 2349 e 2441, ultimo comma, del codice civile, anche se emesse da società che direttamente o indirettamente, controllano l impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l impresa; (Omissis)» Nota (3) Resta inteso che, qualora la fattispecie non fosse rientrata nell ambito dell esclusione prevista dall art. 48, comma 2, lett. g) del T.U.I.R., per determinare la misura del suo concorso alla formazione del reddito imponibile del dipendente avrebbe trovato applicazione il criterio del valore normale, previsto dall art. 9 del T.U.I.R. quale metodo generale per la valorizzazione dei compensi in natura
2 29/01/2000 n. 4/2000 Pag. 391 emissione sottoscritte dai dipendenti, ai sensi degli articoli 2349 (4) e 2441, ultimo comma (5), del codice civile, dal concorso alla formazione della base imponibile dei relativi redditi di lavoro dipendente. Il legislatore tributario, in altre parole, aveva posto il principio generale per cui il valore delle azioni ricevute dai dipendenti non solo ad opera della società con la quale intrattengono il rapporto di lavoro, ma anche da parte di società che direttamente o indirettamente controllano quest ultima, ne sono a loro volta controllate o risultano controllate dalla stessa società che controlla la prima (6) non costituisce reddito di lavoro dipendente per il lavoratore a cui sono assegnate, senza che venisse richiesta, per gli effetti di tale esclusione, la sussistenza di particolari condizioni (con l unica eccezione rappresentata dalla circostanza che si dovesse obbligatoriamente rientrare nelle fattispecie regolate dagli articoli 2349 e 2441, ultimo comma, del codice civile) (7). Ciò equivaleva a sostenere che, a titolo di esempio, il dipendente che sottoscriveva gratuitamente azioni con valore nominale pari a Lit cadauna (per un controvalore complessivo di Lit. 5 milioni) a titolo di assegnazione straordinaria di utili, non avrebbe sopportato alcun onere fiscale neanche se i titoli ricevuti avessero avuto un valore effettivo (8) di Lit ciascuno (per un controvalore di Lit. 10 milioni) e avessero, perciò, incorporato una plusvalenza latente di Lit ciascuno. Il dipendente, inoltre, avrebbe potuto realizzare immediatamente il compenso ricevuto, cedendo le azioni sul (tale essendo, senz ombra di dubbio, la natura del benefit costituito dall attribuzione di azioni ai dipendenti). Quanto, poi, alle concrete modalità di determinazione del valore normale, queste ultime si differenziano a seconda che si tratti di azioni negoziate o meno in mercati regolamentati. In proposito, l art. 9, comma 4, del T.U.I.R. stabilisce espressamente che: per le azioni, obbligazioni e altri titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri, il valore normale è determinato in base alla media aritmetica dei prezzi rilevati nell ultimo mese; per le altre azioni, per le quote di società non azionarie e per i titoli o quote di partecipazione al capitale di enti diversi dalle società, il valore normale deve essere, invece, determinato in proporzione al valore del patrimonio netto della società o ente, ovvero, per le società o enti di nuova costituzione, all ammontare complessivo dei conferimenti. Nota (4) Art Azioni a favore dei prestatori di lavoro «[1] In caso di assegnazione straordinaria di utili ai prestatori di lavoro dipendenti dalla società, possono essere emesse, per un ammontare corrispondente agli utili stessi, speciali categorie di azioni da assegnare individualmente ai prestatori di lavoro, con norme particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento ed ai diritti spettanti agli azionisti. [2] Il capitale sociale deve essere aumentato in misura corrispondente.» Nota (5) Art Diritto di opzione «[1]-[5] (Omissis) [5] Quando l interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la deliberazione di aumento di capitale, approvata da tanti soci che rappresentino oltre la metà del capitale sociale, anche se la deliberazione è presa in assemblea di seconda o terza convocazione. [6]-[7] (Omissis) [8] Con deliberazione dell assemblea presa con la maggioranza richiesta per le assemblee straordinarie può essere escluso il diritto di opzione limitatamente a un quarto delle azioni di nuova emissione, se queste sono offerte in sottoscrizione ai dipendenti della società. L esclusione dell opzione in misura superiore al quarto deve essere approvata con la maggioranza prescritta nel quinto comma.» Nota (6) Si fa presente che il D.Lgs. n. 505/1999 ha confermato quest ultima previsione, inserendo appositamente nell art. 48 del T.U.I.R. un nuovo comma 2-bis. Nota (7) La circolare del Ministero delle Finanze 23 dicembre 1997, n. 326/E (in n. 47/97, pag. 5452), si è al riguardo preoccupata di chiarire che ai fini della non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente, si deve trattare di azioni di nuova emissione, regolate nei due articoli citati del codice civile, e che nell ipotesi di azioni emesse da soggetti non residenti - non essendo questi ultimi tenuti all osservanza delle prescrizioni del codice civile italiano - occorre verificare l esistenza negli ordinamenti giuridici di appartenenza di norme che contemplino operazioni di assegnazione di azioni riconducibili alle due fattispecie regolate dal nostro codice civile. Nota (8) Ricavato attraverso l applicazione del criterio del valore normale illustrato alla nota 4.
3 Pag. 392 n. 4/ /01/2000 mercato allo stesso prezzo (incassando, cioè, una somma pari a Lit. 10 milioni), senza conseguire alcuna plusvalenza da capital gain tassata (9). Se, viceversa, si fosse trattato di una sottoscrizione a titolo oneroso, il dipendente cui fossero stati assegnati, dietro il pagamento di complessivi 10 milioni di lire, titoli quotati aventi alla stessa data un valore normale di lire ciascuno (per un controvalore totale di Lit. 20 milioni), avrebbe realizzato, mediante la vendita dei titoli sul mercato ad un prezzo, si ipotizzi, di lire ciascuno, un capital gain tassato pari soltanto a lire per titolo (e a complessivi Lit. 5 milioni), dal momento che, alla luce dell interpretazione ministeriale contenuta nella C. Min. Fin. n. 165/E, del 24/06/1998 (in Suppl. al n. 27/98, pag. 1), il valore di carico (con cui confrontare il corrispettivo di cessione per la determinazione della plusvalenza) doveva essere fatto coincidere con il valore delle azioni sottoscritte dal dipendente determinato secondo quanto previsto dall art. 9 del T.U.I.R. (e, nell esempio, pari a Lit per titolo). Ciò avrebbe comportato il pagamento di un imposta sostitutiva sul capital gain pari a 625 lire per ogni azione alienata (ottenuta applicando l aliquota del 12,50% alle lire di plusvalenza singolarmente realizzata). Il decreto legislativo n. 505/1999 ha riscritto in chiave senza dubbio più restrittiva la disciplina fiscale dell assegnazione agevolata di azioni ai dipendenti, prevedendo una serie di condizioni, con valore pregiudiziale, che devono essere contemporaneamente soddisfatte perché tale operazione possa risultare fiscalmente neutra in capo al dipendente aziendale che sottoscrive le azioni (10). La nuova disciplina, peraltro, non contiene più alcun riferimento esplicito alle fattispecie di assegnazione di azioni ai dipendenti previste dal codice civile, con la conseguenza che il ventaglio di soluzioni a disposizione delle società per procedere ad operazioni di assegnazione agevolata risulta notevolmente ampliato (11). Le disposizioni del decreto provvedono, più in dettaglio, a modificare la struttura dell art. 48 del D.P.R. n. 917/1986 (12) (relativo alla determinazione dei redditi di lavoro dipendente), intervenendo sulla Nota (9) La C. Min. Fin. 24 giugno 1998, n. 165/E (in Suppl. al n. 27/98, pag. 26) specificava, infatti, che il valore di carico ai fini della determinazione del capital gain è costituito dal... valore delle azioni alla data in cui sono state acquisite dal dipendente quale reddito in natura determinato a norma dell art. 9 del T.U.I.R., senza attribuire alcun rilievo alla circostanza che l importo relativo abbia o meno concorso a formare il reddito di lavoro dipendente. Nota (10) Il deciso inasprimento apportato alla disciplina fiscale dell azionariato diffuso ai dipendenti si è reso necessario dal momento che, come riportato nella relazione governativa di accompagnamento al D.Lgs. n. 505/1999,... la mancanza di precise condizioni, finalità e limiti di spettanza della norma agevolativa ha generato diffusi fenomeni elusivi in base ai quali, soprattutto per le società quotate nei mercati regolamentati, la facile ed immediata monetizzazione delle azioni assegnate ha di fatto trasformato questo istituto in un fringe benefit non imponibile, senza creare peraltro i presupposti in virtù dei quali era stato inizialmente introdotto e cioè la partecipazione azionaria diffusa tra i lavoratori dipendenti ed il godimento dei risultati d esercizio. Nota (11) Si sottolinea, al riguardo, che le società che intendono procedere all operazione in parola potrebbero procurarsi i titoli da assegnare ai propri dipendenti, oltre che tramite aumenti di capitale a titolo gratuito, anche attraverso un acquisto di azioni proprie sul mercato e successiva offerta gratuita delle stesse ai dipendenti (ovvero offerta di azioni proprie che eventualmente già possedessero nel proprio portafoglio). Si ricorda, peraltro, che l eventuale riacquisto di proprie azioni rimane assoggettato alle condizioni specificamente previste dagli articoli 2357 e 2357-ter del codice civile a norma dei quali: 1) L acquisto di azioni proprie può avvenire esclusivamente nel limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall ultimo bilancio regolarmente approvato; 2) È possibile acquistare soltanto azioni interamente liberate; 3) Il valore nominale delle azioni proprie complessivamente acquistate non può in nessun caso eccedere il 10% del capitale sociale; 4) Gli amministratori della società possono disporre delle azioni proprie soltanto dopo aver ricevuto esplicita autorizzazione dell assemblea con la quale vengano stabilite le relative modalità di gestione; 5) È necessario costituire una riserva indisponibile di importo pari all ammontare delle azioni proprie iscritte all attivo del bilancio, che dovrà essere mantenuta fin quando le azioni non siano trasferite o annullate. Nota (12) D.P.R. 22/12/1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi».
4 29/01/2000 n. 4/2000 Pag. 393 lettera g) del comma 2, relativa all assegnazione di azioni ai dipendenti (13). L art. 13, comma 1, lett. b), n. 2), del D.Lgs. n. 505/1999 ha, inoltre, sottoposto la possibilità di escludere le azioni sottoscritte dal lavoratore aziendale dalla formazione della base imponibile del proprio reddito di lavoro dipendente al rispetto di un limite massimo per quanto riguarda il valore delle azioni assegnate nel corso di uno stesso periodo d imposta, superato il quale si assiste all assoggettamento ad imposizione dell eccedenza. La relazione governativa di accompagnamento al provvedimento chiarisce, al riguardo, che In ogni caso, il valore delle azioni offerte non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente fino all importo massimo di lire 4 milioni nel periodo d imposta. La nuova disciplina impositiva sottopone la completa esclusione del valore delle azioni offerte ai dipendenti dal concorso alla formazione dei relativi redditi di lavoro dipendente all obbligatorio verificarsi delle seguenti tre condizioni: 1) deve trattarsi di azioni offerte alla generalità dei dipendenti; 2) deve trattarsi di azioni di valore complessivamente non superiore a lit. 4 milioni per ciascun periodo d imposta; 3) deve trattarsi di azioni mantenute per un periodo minimo di tre anni a far data dall assegnazione. Perché l esclusione possa operare è, dunque, necessario che l importo complessivo del compenso in natura non ecceda i 4 milioni di lire per periodo d imposta e che se ne mantenga il possesso per un periodo di almeno tre anni. È, inoltre, indispensabile che i titoli vengano offerti alla generalità dei dipendenti: qualora, a prescindere dal relativo ammontare, le azioni siano state assegnate gratuitamente soltanto ad una categoria di dipendenti (per esempio, gli impiegati della divisione amministrativo-contabile), tutto il loro valore costituirà fringe benefit tassato e concorrerà alla formazione del reddito di lavoro dipendente degli assegnatari nel periodo d imposta dell assegnazione. Nell ipotesi in cui il valore complessivo dei titoli assegnati nel corso dell anno superi il tetto dei 4 milioni, soltanto l eccedenza rispetto ad esso, e non l intero valore, rappresenterà reddito di lavoro dipendente per il lavoratore assegnatario e concorrerà, pertanto, alla formazione della relativa base imponibile di lavoro dipendente. Se, in altre parole, il lavoratore nel corso di un medesimo periodo d imposta riceva azioni per un importo complessivo pari a 10 milioni di lire, ad essere assoggettata ad imposizione sarà esclusivamente la quota (pari a Lit. 6 milioni) esuberante rispetto a quella concessa in franchigia d imposta (pari al massimo a Lit. 4 milioni). Qualora non venga, invece, soddisfatta l ulteriore condizione del possesso minimo triennale, l importo che non è stato assoggettato ad imposizione al momento dell acquisto (ovvero quello rientrante nel tetto massimo dei 4 milioni annui) sarà assoggettato ad imposizione - quale reddito di lavoro dipendente - nel corso del periodo d imposta in cui si verifica la cessione delle azioni ovvero il riacquisto delle medesime da parte del datore di lavoro o dell emittente. Ciò in perfetta aderenza alla ratio della disposizione che mira a scoraggiare comportamenti speculativi da parte dei dipendenti assegnatari, intendendo, all opposto, incentivare la partecipazione azionaria diffusa tra gli appartenenti all azienda. L esame del trattamento fiscale dell eventuale plusvalenza conseguita dal dipendente a seguito del successivo realizzo dei titoli sottoscritti mediante Nota (13) D.P.R. 22 dicembre 1986, n Art Determinazione del reddito di lavoro dipendente (versione modificata dal D.Lgs. n. 505/1999) «1. (Omissis) 2. Non concorrono a formare il reddito: a)-f-bis) (Omissis) g) il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti per un importo non superiore complessivamente nel periodo d imposta a lire 4 milioni, a condizione che non siano riacquistate dalla società emittente o dai datori di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione; qualora le azioni siano cedute prima del predetto termine, l importo che non ha concorso a formare il reddito al momento dell acquisto è assoggettato a tassazione nel periodo d imposta in cui avviene la cessione; (Omissis)»
5 Pag. 394 n. 4/ /01/2000 l adesione al piano di azionariato diffuso, richiede di analizzare un ulteriore modifica apportata dal D.Lgs. n. 505/1999 al Testo unico delle imposte sui redditi che in questa sede assume particolare rilievo. Ci si riferisce a quanto disposto dall art. 10 del D.Lgs. n. 505/1999 che integra l art. 82, comma 5, del T.U.I.R. (14) in materia di determinazione dei redditi diversi. La disposizione (che trova applicazione rispetto alle operazioni di negoziazione di azioni, titoli o diritti effettuate a partire dal 1 gennaio 2000) stabilisce, in linea generale, che per determinare le plusvalenze di cui all art. 81, comma 1, lettere c), c-bis) (15), c-ter) del T.U.I.R. occorre calcolare la differenza tra il corrispettivo percepito ed il costo sostenuto dal dipendente per l acquisto dell attività oggetto di cessione (ovvero il maggior valore normale dell attività finanziaria già assoggettato a tassazione secondo le regole previste per le altre tipologie reddituali). La relazione governativa di accompagnamento precisa che La disposizione in commento intende chiarire definitivamente che il riferimento al prezzo di acquisto può essere abbandonato in tutto o in parte solo se l attività finanziaria ha già avuto rilievo ed è stata assoggettata a tassazione sulla base dei criteri relativi alle altre categorie reddituali. In altre parole, il valore di carico delle azioni sottoscritte che rileva ai fini del computo del capital gain da tassare sarà dato dal relativo costo di acquisto oppure dal valore normale (ma solo se quest ultimo risulti maggiore e se la differenza rispetto al costo sia già stata assoggettata a tassazione quale fringe benefit). Ne consegue che se l attività finanziaria ceduta sia da ricomprendersi nell ambito del reddito di lavoro dipendente (com è nel caso di azioni ricevute aderendo ad un piano di azionariato popolare), la determinazione dell effettiva misura della plusvalenza realizzata (e, di conseguenza, dell imposta sostitutiva cui sarà assoggettato il dipendente) renderà necessario verificare se l acquisizione dell attività finanziaria medesima abbia già scontato o meno la tassazione quale fringe benefit nell ambito della categoria del reddito di lavoro dipendente. Se l acquisizione dei titoli sia stata effettuata a titolo gratuito e non sia emerso all epoca reddito di lavoro dipendente (perché le condizioni richieste per l esenzione dall art. 48, comma 2, lett. g) del T.U.I.R. risultavano soddisfatte), il corrispettivo ricavato dalla successiva cessione costituirà, per il suo intero ammontare, capital gain da assoggettare ad imposta sostitutiva. In tale ipotesi, infatti, il costo di acquisto da contrapporre al corrispettivo incassato risulta nullo e, non essendosi registrata l emersione di alcun reddito da lavoro dipendente, l eventuale maggior valore normale delle azioni ricevute rispetto al costo non può acquisire rilievo al fine dell abbattimento della plusvalenza conseguita. Ne consegue, a titolo di esempio, che il dipendente che ha ricevuto gratuitamente azioni (per un valore normale complessivo pari a Lit ) e le rivende al termine del triennio previsto ai fini dell esenzione, incassando una cifra pari a 6 milioni di lire, conseguirà una plusvalenza da realizzo (assoggettata all imposta sostitutiva con l aliquota del 12,50%) pari all intera cifra incassata. In tal caso, pur essendo nullo il costo di acquisizione dell attività finanziaria, il valore normale di acquisto, anche se maggiore (Lit ), non è stato assoggettato a tassazione e non può, perciò, essere portato in diminuzione del corrispettivo incassato. Qualora, al contrario, dall assegnazione gratuita sia conseguito reddito imponibile (perché, ad esempio, il valore dei titoli sottoscritti eccedeva l importo Nota (14) D.P.R. 22 dicembre 1986, n Art Plusvalenze (versione modificata dal D.Lgs. n. 505/1999) «1.-4. (Omissis) 5. Le plusvalenze indicate nelle lettere c), c-bis) e c-ter) del comma 1 dell articolo 81 sono costituite dalla differenza tra il corrispettivo percepito ovvero la somma od il valore normale dei beni rimborsati ed il costo od il valore di acquisto assoggettato a tassazione, aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione, compresa l imposta di successione e donazione, con esclusione degli interessi passivi. (Omissis)» Nota (15) Tra le quali rientrano le plusvalenze conseguite dalla cessione a titolo oneroso delle attività finanziarie in questa sede in discussione.
6 29/01/2000 n. 4/2000 Pag. 395 massimo consentito), la parte del valore d acquisto già tassata potrà essere portata in diminuzione del corrispettivo percepito. In tale circostanza, infatti, il dipendente che ha sottoscritto gratuitamente azioni per un valore totale di 5 milioni di lire, ha visto concorrere l eccedenza di valore (pari a 1 milione di lire) rispetto al tetto massimo consentito (4 milioni di lire) alla formazione del proprio reddito imponibile di lavoro dipendente. La vendita delle azioni dopo tre anni con un incasso pari nel complesso a 6 milioni di lire, farà emergere una plusvalenza di pari importo, ma il capital gain tassato, ottenuto sottraendo al corrispettivo incassato la quota del valore di acquisto (superiore al costo) già assoggettata a tassazione, risulterà pari soltanto a 5 milioni di lire. In conclusione è necessario spendere qualche considerazione riguardo al regime transitorio previsto per disciplinare il trattamento delle operazioni compiute a cavallo dell epoca di entrata in vigore del nuovo regime tributario. L art. 13, comma 2, del D.Lgs. n. 505/1999 provvede a dettare regole precise in merito ai tempi e alle modalità di entrata in vigore delle disposizioni modificative, recependo le precisazioni e i suggerimenti avanzati dalla Commissione parlamentare dei Trenta, incaricata di formulare un parere sulla bozza del decreto legislativo in esame. La disposizione prevede che le nuove regole di tassazione delle operazioni di assegnazione di titoli e diritti nell ambito del reddito di lavoro dipendente si applicano, in linea di principio, alle operazioni deliberate a partire dal 1 gennaio Più precisamente, le disposizioni che modificano l art. 48 del T.U.I.R. non trovano applicazione nei confronti: (i) delle assegnazioni di azioni già effettuate alla data del 1 gennaio 2000; (ii) delle assegnazioni scaturenti dall esercizio di opzioni che siano state in precedenza attribuite nel periodo che va dal 1 gennaio 1998 (16) al 15 gennaio 2000 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 505/1999). Ne consegue che rimangono esclusi dall ambito di applicazione della nuova disciplina tutti i piani di azionariato deliberati prima di quest ultima data (17). Nota (16) Data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 314/1997 che aveva introdotto la formulazione previgente dell art. 48, comma 2, lett. g) del T.U.I.R. Nota (17) Cfr. la relazione governativa di accompagnamento del provvedimento, nonché la C. Min. Fin. 29/12/1999, 247/E (in n. 48/99, pag. 5518). Il comunicato stampa del Ministero delle finanze del 17/12/1999 (in n. 47/99, pag. 5300) precisa, al riguardo, che ai titoli contemplati dai piani di azionariato già deliberati prima della data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 505/1999 verrà applicata l imposta sostitutiva sui capital gain in luogo delle aliquote progressive dell I.R.PE.F.

References: art. 48
 art. 48
 art. 9
 art. 9
 art. 48
 art. 9
 art. 48
 art. 9
 art. 13
 art. 10
 art. 82
 art. 81
 art. 48
 articolo 81
 art. 13
 art. 48
 art. 48