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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 30/06/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 1 luglio 2016
Quest’oggi – 30 giugno 2016 – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato le responsabilità internazionali di Francia, Italia, Grecia, Lettonia e Ucraina; soltanto la Germania è uscita indenne dal controllo internazionale.
Il verdetto emesso a carico dell’Italia ha un peso non indifferente ed è destinato a fare giurisprudenza: nel caso Taddeucci e McCall c. Italia , la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una coppia omosessuale perché, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, era stato equiparata alle coppie eterosessuali non sposate, e pertanto non poteva ottenere tale permesso. Peccato tuttavia che in Italia, a differenza delle coppie eterosessuali, quelle omosessuali non abbiano alcuna possibilità di contrarre matrimonio. Inoltre, fra loro era sorta una vita familiare, tra l’altro riconosciuta in Nuova Zelanda come “coppia non sposata”.
Pertanto la Corte europea ha accertato la violazione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) in combinato disposto col diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) perche’ i sig.ri Taddeucci e McCall, quale coppia dello stesso sesso, erano stati equiparati ad una coppia eterosessuale non sposata e pertanto gli era stato negato il permesso di soggiorno per motivi familiari. In tal senso, l’art. 30 del D.lgs 286/1998 e’ stato interpretato dai giudici italiani in maniera troppo restrittiva e senza tener conto della vita privata e familiare esistente tra i ricorrenti.
Di conseguenza, l’Italia e’ stata condannata a risarcire i sig.ri Taddeucci e McCall della somma complessiva di 20.000,00 euro, oltre al rimborso delle spese sostenute nel giudizio internazionale e nei procedimenti nazionali per oltre 18.000,00 euro.
Duceau c. Francia 29151/11 2
Jacques Duceau e' un cittadino francese che lamenta l'iniquita' del procedimento penale in cui si era costituito parte civile perche' gli atti del suo nuovo legale, subentrato ad un precedente, non erano stati considerati ammissibili per difetto di rappresentanza.
La vicenda ebbe inizio allorche' il sig. Duceau denuncio' un ufficiale giudiziario di falso e dell'uso di falsi documenti: in particolare, l'ufficiale giudiziario, chiamato ad assicurare i contatti tra il sig. Duceau e suo figlio, avrebbe depositato una relazione diversa dall'originale. Nel corso del procedimento, il sig. Duceau nomino' un primo avvocato, col quale aveva formulato la denuncia penale e di era costituito parte civile. Successivamente, tuttavia, cambio' avvocato: il nuovo legale aveva inviato una lettera al P.M., in cui dichiarava, tra le altre cose, di essere il nuovo legale del sig. Duceau. Tuttavia, il P.M. dichiaro' inammissibile il contenuto di tale lettera, perche' inviato da un difensore non ritualmente costituitosi, e dispose l'archiviazione del caso. Contro l'archiviazione il sig. Duceau propose opposizione subito dopo aver inviato sia al P.M. quanto al Giudice per le indagini preliminari una lettera in cui dichiarava di aver nominato il nuovo legale. L'opposizione venne rigettata dal G.I.P., il quale ritenne comunque che il nuovo legale del sig. Duceau si fosse costituito in giudizio correttamente. Contro tale rigetto furono proposte due impugnazioni: sia la Corte d'Appello di Reims, sia la Corte di Cassazione, dichiararono inammissibili le impugnazioni perche' il nuovo difensore del sig. Duceau non si era costituito nelle forme dettate dall'art. 115 del codice di procedura penale francese.
Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - accesso ad un tribunale; Processo equo; processo; contraddittorio)
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale)
Foltis c. Germania 56778/10 3
Richard Foltis e' il curatore fallimentare di una societa' tedesca e in tale veste propose un'azione giudiziaria contro una ex socia della societa' fallita. Nell'atto introduttivo del processo, egli richiese alla ex socia di restituire le anticipazioni dei dividendi che aveva ricevuto dalla societa', e dichiaro' che avrebbe formulato una ulteriore domanda per veder restituiti altre somme, per un totale di 1 milione e 700 mila euro. L'ulteriore domanda andava promossa entro il termine preclusivo in scadenza al 31 dicembre 2004. Il giorno prima, il 30 dicembre, il curatore fallimentare deposito' la richiesta di nomina di un avvocato d'ufficio in gratuito patrocinio.al fine di formulare l'ulteriore domanda di 1.700.000 euro. L'avvocato fu nominato solo nel maggio 2007 e tale nomina venne notificata alla ex socia soltanto quell'anno. Il Tribunale distrettuale infine accolse soltanto la iniziale domanda giudiziale, dichiarando l'ulteriore domanda di 1.700.000 euro inammissibile perche', per legge, la richiesta della nomina di un avvocato d'ufficio sospendeva le preclusioni processuali soltanto se tempestivamente notificata, a cura del Tribunale, alla controparte. Il sig. Foltis richiese di appellare la decisione, ma l'ufficio del gratuito patrocinio nego' la proponibilita' di tale azione perche' manifestamente infondata. Infine, egli si rivolse alla Corte costituzionale tedesca, che rigetto' il suo ricorso rilevando che, sebbene spettasse al Tribunale distrettuale dare notizia della richiesta di nomina di un avvocato d'ufficio, comunque il sig. Foltis doveva sollecitare il Tribunale a muoversi in tal senso.
Oggi il sig. Foltisi lamenta la violazione del suo diritto di accesso ad un tribunale, perche' non ha potuto formulare la domanda di ripetizione di 1.700.000 euro per una omissione imputabile al tribunale, e lamenta di essere stato discriminato perche', difendendo una societa' che, fallita, era priva di risorse economiche, aveva meno possibilita' rispetto ai soggetti solventi.
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - dell'azione civile; Articolo 6-1 - accesso ad un tribunale)
Nessuna violazione dell'articolo 14 + 6 - Divieto di discriminazione (articolo 6 - Diritto ad un processo equo; processo civile; Articolo 6-1 - accesso ad un tribunale)
Kagia c. Grecia 26442/15 3
Ali Kagia e' un cittadino albanese che, tra il 25 febbraio 2014 ed il 24 novembre 2015 e' stato detenuto nelle prigioni greche di Ioannina e Trikala, venendo trasferito dall'una all'altra e viceversa in piu' occasioni.
Oggi il sig. Kagia lamenta le pessime condizioni di detenzione a cui e' stato sottoposto e l'impossibilita', nell'ordinamento giuridico greco, di rimedi giurisdizionali effettivi per denunciare tale stato detentivo.
Taddeucci e McCall c. Italia 51362/09 1
Roberto Taddeucci e Douglas McCall sono cittadini l'uno italiano, l'altro neozenlandese, che intrattengono una relazione sentimentale riconosciuta in Nuova Zelanda come "coppia non sposata". Oggi vivono ad Amsterdam, ma nel 2004 il sig. McCall si trasferi' in Italia per convivere col compagno: dopo un primo periodo di soggiorno quale studente, egli richiese il permesso di soggiorno per motivi familiari. La sua domanda venne rigettata dalla Questura di Livorno perche' la loro coppia non rientrava nel concetto di famiglia prescritto dall'articolo 30 del D.lgs 286/1998. Egli si rivolse al Tribunale di Firenze, che decise di accordargli il permesso di soggiorno ritenendo che anche le coppie dello stesso sesso rientrassero nel concetto di famiglia. Tuttavia, sia la Corte d'appello di Firenze sia la Corte di Cassazione ribaltarono il verdetto, stabilendo che la "coppia non sposata" secondo il diritto neozelandese non poteva ritenersi una "famiglia" secondo il diritto italiano e che, sul punto, il legislatore godeva di un ampio margine di apprezzamento, compatibile con la Convenzione europea.
Oggi la Corte europea ha accertato la violazione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) in combinato disposto col diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) perche' i sig.ri Taddeucci e McCall, quale coppia dello stesso sesso, erano stati equiparati ad una coppia eterosessuale non sposata e pertanto gli era stato negato il permesso di soggiorno per motivi familiari. Poiche' in Italia non e' possibile per le coppie omosessuali, a differenza di quelle eterosessuali, contrarre matrimonio, le coppie dello stesso sesso non sposate non possono essere equiparate, salvo ammettere una discriminazione, a quelle di sesso diverso che non si siano sposate, pur avendone facolta'. Pertanto, l'art. 30 del D.lgs 286/1998 e' stato interpretato dai giudici italiani in maniera troppo restrittiva e senza tener conto della vita privata e familiare esistente tra i ricorrenti. Di conseguenza, l'Italia e' stata condannata a risarcire i sig.ri Taddeucci e McCall della somma complessiva di 20.000,00 euro, oltre al rimborso delle spese sostenute nel giudizio internazionale e nei procedimenti nazionali per oltre 18.000,00 euro.
Violazione dell'articolo 14 + 8-1 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare; Articolo 8-1 - rispetto della vita familiare)
O.G. c. Lettonia (n. 2) 69747/13 3
O.G. e' un cittadino lettone accusato di frode; nel corso del procedimento penale, il Giudice lo ritenne non imputabile e dispose a suo carico la misura di sicurezza di visite periodiche, ti tipo ambulatoriale, presso uno psichiatra dell'ospedale di Riga. Il sig. O.G. si sottopose regolarmente alle visite, salvo ad una dell'aprile 2013. Nel giugno successivo, gli agenti di polizia, su richiesta dello psichiatra che aveva in cura O.G. e basandosi sulla precedente decisione del Giudice penale, lo condussero con la forza in ospedale. Inizialmente fu trattenuto nell'ala ambulatoriale dell'ospedale ma, allorche' si rifiuto' di sottoporsi alla visita psichiatrica senza una convocazione scritta, venne ricoverato all'interno dell'ospedale. Due giorni dopo, al netto delle sue proteste, venne dimesso dall'ospedale: una commissione medica aveva riscontrato che egli non aveva bisogno di ricovero e, segnalata la cosa alle autorita' competenti, anche il Giudice penale revoco' la misura di sicurezza. Egli denuncio' l'accaduto, ma il procedimento penale venne archiviato.
Oggi il sig. O.G. accusa la Lettonia di averlo ricoverato coattivamente all'interno dell'ospedale di Riga e li trattenuto per due giorni in violazione del suo diritto alla liberta' (art. 5 CEDU).
Articolo 5 Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; Articolo 5-1-b)
Kravchenko c. Ucraina 46673/06 3
Stanislav Kravchenko e' l'ex socio di due societa', liquidate su decisione degli altri soci e pertanto cancellate, dalle autoria' locali, dal registro delle societa'. Egli avvio' due procedimenti civili distinti contro i liquidatori, gli ex soci e le autorita' locali delle due procedure di liquidazione chiedendo la revoca della cancelallazione e di rientrare in possesso delle sue azioni: entrambi i procedimenti, l'uno durato 7 anni e l'altro 2, si conclusero con la soccombenza del sig. Kravchenko. In particolare, la sua domanda giudiziale relativa alla seconda societa' fu rigettata senza alcun esame nel merito dal Tribunale, in sede civile, perche' identica ad un'altra domanda proposta davanti allo stesso Tribunale, in sede amministrativa.
Oggi il sig. Kravchenko lamenta l'eccessiva durata del primo procedimento civile, durato dal 2003 al 2010, e il diniego di giustizia nell'ambito del secondo procedimento, nel quale la sua domanda, piu' ampia di quella proposta in sede amministrativa, e' stata respinta senza alcun esame nel merito.
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - l'accesso ad un tribunale)
Damirov c. Azerbaijan (n. 40051/09), Hajibeyli e altri c. Azerbaijan (nn. 5231/13, 8193/13, 8204/13, 8468/13, 14226/13, 14249/13, 17447/13, 17569/13, 17575/13, 17626/13, 31201/13, 45211/13, 51930/13), Mammadli e altri c. Azerbaijan (nn. 2326/11, 8055/11, 25355/11 e 30750/11), Drino e altri c. Bosnia-Erzegovina (n. 35494/15), Simicic c. Bosnia-Erzegovina (n. 74246/13), Orel e altri c. Croazia (n. 51506/13), Findikoglu c. Germania (n. 20672/15), Ramadanovic c. Germania (n. 33095/15), Kovshov c. Russia (n. 61753/08); Nedorostkova c. Russia (n. 44914/09), Pilchuk c. Russia (n. 52334/08); Silicheva c. Russia (n. 50048/06), Zaikina c. Russia (n. 52084/10); Zhernosek e Rasulov c. Russia (nn. 44893/10 e 75947/14), Lopez Gallego c. Spagna (n. 12518/14); Alemdar e altri c. Turchia (n. 9944/06), Paksoy e altri c. Turchia (n. 19474/10); Sakkal e Fares c. Turchia (n. 52902/15), Savascin e altri c. Turchia (n. 15661/07); Malik c. Regno Unito (n. 32968/11), Millbank e altri c. Regno Unito (nn. 44473/14, 58659/14, 70874/14, 71699/14, 73574/14, 73638/14, 73771/14, 73783/14, 73909/14, 73911/14, 74403/14, 74409/14, 75735/14, 75846/14, 2294/15, 18149/15, 24868/15, 26031/15, 26045/15, 28688/15, 32681/15, 32685/15).
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