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Timestamp: 2019-07-23 07:39:05+00:00

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TAR SICILIA, Palermo, Sez. 1^ - 13 febbraio 2015, n. 461 | AmbienteDiritto.it
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – BENI CULTURALI E AMBIENTALI – MUOS - Opere destinate alla difesa militare – Autorizzazione paesaggistica – Esonero – Inconfigurabilità.
Un’opera destinata alla difesa militare, in quanto statale, anche se realizzata su aree ubicate all’interno di basi militari o al diretto servizio di esse, qualora insista su un’area con vincolo paesaggistico, è soggetta alla relativa disciplina di tutela ed in particolare all’obbligo di ottenere l’autorizzazione paesistica. Per le opere statali, comprese tutte quelle destinate alla difesa nazionale, il legislatore ha infatti inteso bilanciare due valori costituzionali fondamentali (il paesaggio ex art. 9 Cost. e la sicurezza nazionale ex art. 52 Cost.) attraverso l'introduzione di una disciplina derogatoria rispetto ai normali moduli procedimentali, ma che presuppone sempre l'assoggettamento all'obbligo della autorizzazione paesistica (Cons. St., IV, 10 novembre 2005, n. 6312; II, n. 852/99 del 25 ottobre 2000; Tar Lecce, sez. I, 29 settembre 2011, n. 1665).
Pres. f.f. ed Est. Criscenti – Comune di Niscemi (avv. Nigra) c. Assessorato Regionale Territorio e Ambiente (Avv. Stato)
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – BENI CULTURALI E AMBIENTALI – MUOS - Autorizzazione paesaggistica – Durata quinquennale – Caducazione ex lege – Fatti impeditivi di carattere assoluto (factum principis o forza maggiore) – Irrilevanza.
Alla luce della disciplina contenuta nell'art. 146 del d.lg. n. 42 del 2004, l'autorizzazione paesaggistica ha durata quinquennale. Se i lavori non vengono realizzati in tale arco temporale è necessario richiedere un ulteriore titolo abilitativo al fine di effettuare un nuovo controllo di conformità dell'intervento all'ambiente in cui lo stesso si colloca (Cons. St., VI, 4 dicembre 2012, n. 6216; Tar Reggio Calabria, 7 giugno 2013, n. 397; Tar Bari, III, 25 maggio 2011, n. 784). Il decorso del termine quinquennale di efficacia produce, dunque, la caducazione ex lege, totale ed automatica, degli effetti dell’autorizzazione, senza trovare alcun ostacolo in fatti impeditivi anche di carattere assoluto, quali il factum principis o la causa di forza maggiore, compresi i provvedimenti di sequestro (cfr. Cons. St., VI, 20 dicembre 2012, n. 6576; Tar Sardegna, II, n. 33/13 cit., Tar Salerno, II, 25 marzo 2010, n. 2351, Tar Veneto, II, 16 novembre 1998, n. 2072).
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – AREE PROTETTE – MUOS – Valutazione di Incidenza Ambientale - Carattere preventivo.
La VINCA, procedimento valutativo di carattere preventivo al quale va sottoposto ogni intervento pianificatorio o progettuale che interessi il territorio dei siti della Rete Natura 2000, quali Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), deve essere preliminare rispetto a qualsiasi procedimento autorizzatorio o concessorio inerente la realizzazione di un piano/progetto/intervento e costituisce presupposto necessario per il rilascio delle successive autorizzazioni, nulla osta, pareri o altri atti di analoga natura, da acquisire ai fini della realizzazione e dell'esercizio dell'opera o intervento.
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – MUOS – “Revoca delle revoche” – Erroneità ed icompleteza dei presupposti.
In tema di l’autorizzazione all’installazione del sistema di comunicazione satellitare MUOS, la rinnovata valutazione posta a base del provvedimento di revoca (cd. revoca delle revoche) del 24 luglio 2013 poggia su presupposti erronei o incompleti: il parere dell’ISS, infatti, è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore. Le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del MUOS in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base NRTF nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del MUOS sono infatti trattate rispettivamente dall’ISS, dall’ISPRA e dall’ENAV in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti.
Comune di Niscemi, in persona del legale rappresentante pro tempore,rappresentato e difeso dall'avv. Edoardo Nigra, con domicilio eletto presso Luca Di Carlo in Palermo, Via N. Morello, 40;
Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, Arpa Sicilia - Ag. Regionale Protezione Ambiente, Azienda Regionale Foreste Demaniali, Assessorato Reg. Risorse Agricole e Alimentari; Ministero della Difesa, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Palermo, Via A. De Gasperi, 81;
Legambiente Comitato Regionale Siciliano, in persona del Presidente pro tempore,rappresentato e difeso dagli avv. Nicola Giudice, Corrado V. Giuliano e Daniela Ciancimino, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, Via M. D'Azeglio, 27/C;
Filippo Arena, Sandro Rinnone, Giandomenico Militello, Antonio Rinnone e Desireè Ristagno, rappresentati e difesi dagli avv. Sebastiano Papandrea, Paola Ottaviano e Nicola Giudice, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, via M. D'Azeglio, 27/C;
Concetta Gualato, in proprio e nella qualità di Presidente del Comitato Mamme No Muos, Giséle Cannone, Ottaviano Evola, in proprio e quale legale rappresentante dell’associazione denominata “Movimento No Muos Sicilia”, Guglielmo Panebianco, Sabrina D’Amanti, rappresentati e difesi dall'avv. Rossella Zizza, con domicilio eletto presso Roberto De Petro in Palermo, via Celona, 19;
Comune di Acate, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Rossella Zizza, con domicilio eletto presso Roberto De Petro in Palermo, via Celona, 19;
Comune di Mirabella Imbaccari, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Rossella Zizza, con domicilio eletto presso Roberto De Petro in Palermo, via Celona, 19;
Comune di Vittoria, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Angela Bruno, con domicilio eletto presso Michele Costa in Palermo, via Dante, 166;
Comune di Ragusa, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Sergio Boncoraglio, con domicilio eletto presso Elisa Gullo in Palermo, via Nicolò Turrisi, 48;
Comune di Modica, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Miriam Dell’Alì, con domicilio eletto presso Riccardo Rotigliano in Palermo, via Cordova, 95;
Comune di Gela, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Dionisio Nastasi, domiciliato presso la Segreteria del Tar.
Associazione Consumatori Cittadini Europei, rappresentato e difeso dall'avv. Carmelo Giurdanella, con domicilio eletto presso Carmelo Giurdanella in Palermo, Via E. Notabartolo, 5;
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Palermo, Via A. De Gasperi, 81;
Giunta regionale Siciliana, Regione Sicilia in persona del Presidente pro tempore, Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente - Dipartimento Regionale dell’Ambiente, rappresentati e difesi dagli avv. Beatrice Fiandaca, Maria Mattarella e Marina Valli, con domicilio eletto presso Uff. Leg.vo e Legale Regione Siciliana, sito in Palermo, Via Caltanissetta 2/E;
Comune di Niscemi, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Edoardo Nigra, con domicilio eletto presso Luca Di Carlo in Palermo, Via N. Morello, 40;
Legambiente - Comitato Regionale Siciliano - Onlus, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Corrado V. Giuliano, Nicola Giudice, Daniela Ciancimino, Antonella Bonanno, Marilena Del Vecchio, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, via M. D'Azeglio N. 27/C;
Filippo Arena, Sandro Rinnone, Giandomenico Militello, Antonio Rinnone, Desireè Ristagno, Livio Cannizzo e Alessandro Vacirca, rappresentati e difesi dagli avv. Sebastiano Papandrea, Paola Ottaviano e Nicola Giudice, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, via M. D'Azeglio, 27/C;
Associazione Italiana per il World Wide Fund For Nature - Onlus, rappresentata e difesa dall'avv. Giovanni Crosta, con domicilio eletto presso Giovanni Crosta in Palermo, via Houel, 5;
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato Palermo, domiciliata in Palermo, Via A. De Gasperi, 81;
Giunta regionale Siciliana, Presidenza della Regione Siciliana, Segreteria Generale, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente - Dipartimento Regionale dell’Ambiente, rappresentati e difesi dagli avv. Beatrice Fiandaca, Maria Mattarella e Marina Valli con domicilio eletto presso Uff. Leg.vo e Legale Reg. Siciliana in Palermo, via Caltanissetta, 2/E;
Legambiente - Comitato Regionale Siciliano - Onlus, in persona del Presidente pro tempore rappresentato e difeso dagli avv. Corrado V. Giuliano, Nicola Giudice, Daniela Ciancimino, Antonella Bonanno e Marilena Del Vecchio, con domicilio eletto presso studio Corrado in Palermo, via M. D'Azeglio, 27/C;
Associazione Legambiente Comitato Regionale Siciliano Onlus, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Nicola Giudice, Daniela Ciancimino, Antonella Bonanno, Marilena Del Vecchio e Corrado V. Giuliano, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, Via M. D'Azeglio, 27/C;
Assessorato del Territorio e dell'Ambiente della Regione Siciliana, Dip.to dell'Ambiente C/ Ass.to Territorio e dell'Ambiente della Regione Sicilia, Arpa Sicilia Agenzia - Regionale per la Protezione dell'Ambiente, Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali, Assessorato Regionale Risorse Agricole e Alimentari, Presidenza della Regione Siciliana, Comune di Niscemi, tutti non costituiti in giudizio;
Filippo Arena, Salvatore Terranova, Fida Santa Muscia, Francesco Di Dio Cafiso, Elvira Cusa, Giuliana Reale, rappresentati e difesi dagli avv. Sebastiano Papandrea, Nicola Giudice e Paola Ottaviano, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, via M. D'Azeglio, 27/C;
Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana – Dipartimento Ambiente Ministero della Difesa, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Palermo, Via A. De Gasperi, 81;
Legambiente Comitato Regionale Siciliano Onlus, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Nicola Giudice, Corrado V. Giuliano, Daniela Ciancimino, Antonella Bonanno e Marilena Del Vecchio, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, Via M. D'Azeglio, 27/C;
Comune di Gela, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Dionisio Nastasi, domiciliato in Palermo presso la Segreteria del Tar
- del provvedimento del dirigente generale dell'Assessorato Regionale del Territorio e dell'Ambiente - Dipartimento dell'Ambiente protocollo n. 43182 del 28 giugno 2011, comunicato il 12 luglio successivo, avente ad oggetto “progetto 002-06/1035 - installazione sistema di comunicazione per utenti mobili, sito radio U.S. Navy 41° Stormo - Sigonella, in R.N.O. Sughereta di Niscemi, con il quale è stata autorizzata l'esecuzione dei lavori indicati in oggetto;
- di ogni altro atto antecedente e successivo, comunque presupposto, connesso o consequenziale, ivi compresi: la nota del Servizio 1 V.A.S.-V.I.A. dell'Assessorato del Territorio e dell'Ambiente Regione Siciliana, Dipartimento dell'Ambiente, dell'l giugno 2011 protocollo n. 36783; le note sconosciute dell'ARPA Sicilia n. 2535 del 18.02.2009 e n. 9196 del 27.05.2009; il parere sconosciuto del Consiglio Regionale per la protezione del patrimonio naturale espresso in data 11.05.2011; il parere sconosciuto dell'Azienda Foreste Demaniali..
- della Delibera della Giunta Regionale siciliana n. 61 del 5.2.2013;
- della nota ARTA n. 15513 del 29.3.2013, con la quale è stata revocata l'autorizzazione ex art. 5, D.P.R. n. 357/95 già rilasciata con nota n. 36783 dell'1.6.2011;
- della nota ARTA n. 15532 del 29.3.2013, con la quale è stata revocata l'autorizzazione rilasciata con nota n. 43182 del 28.6.2011;
- nonchè, ove occorra, delle note ARTA n. 81/GAB, n. 82/GAB dell'11.1.2013 e n. 440/GAB dell'11.2.2013;
- nonchè, infine, di ogni altro atto c/o provvedimento presupposto, conseguenziale o comunque connesso;
- e per il risarcimento del danno, patrimoniale e non, subito dall'Amministrazione ricorrente in
conseguenza dei provvedimenti impugnati, ovvero - in estremo subordine - per la liquidazione dell'indennizzo ex art. 21 quinquies L. 7.8.1990, n. 241 e ss.mm.ii..
- delle Delibera della Giunta Regionale Siciliana n. 61 del 5.2.2013;
- della nota ARTA n. 15513 del 29.3.2013, con la quale è stata revocata l'autorizzazione ex art.5, D.P.R. n.357/95 rilasciata, in via sostitutiva dall'Assessorato predetto in luogo e su richiesta del Comune di Niscemi, con nota n. 36783 dell’1.6.2011;
- nonché, ove occorra, della note ARTA n. 81/GAB, n. 82/GAB dell'11/1/2013 e della nota ARTA n. 440/GAB dell' 11.2.2013;
- nonché, infine, di ogni altro atto c/o provvedimento presupposto, conseguenziale o comunque connesso;
per il risarcimento del danno, patrimoniale e non, subito dall'Amministrazione ricorrente in conseguenza dei provvedimenti impugnati, ovvero - in estremo subordine - per la liquidazione dell'indennizzo ex art. 21 quinquies L. 7.8.1990, n. 241 e ss. mm.ii..
del provvedimento n. 32513 prot. del 24 luglio 2013 a firma del Dirigente Generale del Dipartimento dell’Ambiente dell'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, non pubblicato, avente ad oggetto “Progetto MUOS - "Installazione del sistema di comunicazione per utenti - mobili, sito radio U.S. Navy dl Niscemi". Revoca dei precedenti provvedimenti di revoca prot. n. 15513 e n. 15532.
del provvedimento del Dirigente Generale del Dipartimento dell’Ambiente dell’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana del 24 luglio 2013, prot. n. 32513, avente ad oggetto “Progetto Muos - istallazione del sistema di comunicazione per utenti mobili, sito radio US Navy di Niscemi”. Revoca dei precedenti provvedimenti di revoca prot. n. 15513 e 15532” con il quale sono stati revocati i precedenti provvedimenti di revoca del 29.03.2013 (delle autorizzazioni all’esecuzione dei lavori dell’istallazione M.U.O.S.).
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 novembre 2014 la dott.ssa Caterina Criscenti e uditi per le parti i difensori come da verbale;
Il progetto da localizzare a Niscemi prevede l’esecuzione, con fondi degli Stati Uniti, delle seguenti opere: tre antenne paraboliche (denominate "Sistemi ad Obiettivo Utente Mobile MUOS"), trasmittenti su banda-ka, ciascuna con diametro di 18,4 metri ed altezza di 25 metri circa, poggianti su basi alte mt. 6 e di mq 112,14; due antenne elicoidali ad altissima frequenza UHF, con diametro di 33 cm.; tre fabbricati, un serbatoio idrico ed un vasca di contenimento per serbatoio di gasolio, strada di accesso, marciapiedi, vari impianti di supporto (illuminazione, video sorveglianza ed allarme, etc).
B. Con nota del 25 maggio 2011, su richiesta informale dell’Assessorato, il Comune – Ripartizione Urbanistica -, reiterata la determinazione n. 45/09 e richiamato l’art. 1, commi 1 e 3, l.r. n. 13/07 sull’intervenuto in via sostitutiva e verificato che il Serv. VAS - VIA dell’ARTA “non risulta presente ai lavori della conferenza dei servizi del 09.09.2008”, inviava all’Assessorato stesso, che ne aveva fatto richiesto per le vie brevi, tutta la documentazione relativa alla determinazione di incidenza per gli eventuali provvedimenti di competenza.
Con atto dell’1 giugno 2011 prot. n. 36783, al protocollo del Comune il 16 giugno, l’Assessorato Servizio 1 VAS – VIA, richiamati la relazione tecnica dei professionisti incaricati dal Comune di Niscemi, i dati dell’ARP, il parere del Dipartimento di Ingegneria elettrica, il parere del CRPPN dell’11 maggio 2011 - esprimeva in via sostitutiva ai sensi della l.r. n. 13/07 parere favorevole, con prescrizioni, sulla valutazione d’incidenza ambientale relativa al progetto ai sensi dell’art. 5 DPR n. 357/97.
Con nota ARTA – DRA – servizio u.o. 1.6 Valutazione d’incidenza - n. 15513 del 29 marzo 2013, richiamato il contenuto della deliberazione della Giunta regionale n. 61/2013, il Dirigente generale del DRA, avvalendosi del principio di precauzione, revocava l'autorizzazione ex art. 5, DPR n. 357/95, rilasciata con nota n. 36783 dell'1 giugno 2011.
Con nota ARTA – DRA – Servizio 4 – PPN - n. 15532 del 29 marzo 2013 il Dirigente generale del DRA, sempre richiamandosi al principio di precauzione, revocava l'autorizzazione all’installazione del sistema MUOS rilasciata con nota n. 43192 del 28 giugno 2011.
Con provvedimento dirigenziale del 24 luglio 2013 prot. n. 32513 - premesso che in data 3 maggio 2013 erano stati autorizzati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti; che in data 19 luglio 2013 era stato trasmesso uno studio dell’ISS dal quale può desumersi che non sussistono rischi rilevanti; ritenuti non più sussistenti i presupposti per l’applicazione del principio di precauzione - il Dirigente generale dell’ARTA revocava i provvedimenti in autotutela (c.d. revoca delle revoche).
A. Con ricorso notificato il 5 settembre 2011 e depositato il 22 settembre 2011 (n. 1864/11 R.G.) il Comune di Niscemi, in persona del Sindaco pro tempore, impugnava la nota prot. n. 36783 dell’1 giugno 2011, con la quale il Dirigente generale dell’Assessorato regionale - Servizio VIA –VAS, ai sensi della l.r. n. 13/07, esprimeva in via sostitutiva parere favorevole, con prescrizioni, sulla valutazione d’incidenza ambientale ex art. 5 DPR 357/97 relativa al progetto di installazione del Sistema MUOS nel SIC ITA 050007 “Sughereta di Niscemi”, nonché il provvedimento prot. n. 43182 del 28 giugno 2011, con il quale l’Assessorato – Servizio 4 – PPN autorizzava l’esecuzione del progetto, con prescrizioni.
I. Eccesso di potere per travisamento, carenza d’istruttoria, illogicità, contraddittorietà — Violazione artt. 3 e 5 del d.p.c.m. 8.07.03 — Violazione art. 2 l.n. 157/1992 - Violazione della direttiva CEE 79/409 della Convenzione di Berna 19.09.79 della Convenzione di Washington 3.03.73, della Direttiva "Habitat" 92/43/CEE - Illegittimità derivata.
I.a. Le contestate autorizzazioni poggiano su rilevazioni effettuate dall’ARPA nel periodo tra il 9 marzo 2009 e il 9 giugno 2009 con centraline poste sulle case di abitazione più vicine alla stazione radio, da cui emerge che le emissioni originate dagli impianti esistenti nella stazione radio di Niscemi risultano già prossimi alla soglia di attenzione e, in alcuni casi, superiori ai limiti prescritti dall'articolo 3 d.p.c.m. 8 luglio 2003, commi I e 2, tabelle I e 2; mentre nessuna valutazione è stata effettuata in relazione alle emissioni che verranno generate dall'impianto MUOS e dalla sua incidenza in cumulo con gli impianti di radio trasmissione già esistenti.
I.b. L'assessorato regionale, nel provvedimento di autorizzazione del 28 giugno 2011, richiama espressamente le note ARPA del 18 febbraio 2009 e del 27 maggio 2009, la prima antecedente all’inizio delle misurazioni e la seconda antecedente la conclusione del periodo di rilevazione, nonché "il parere sul rischio della popolazione di Niscemi redatto nel febbraio 2011 dal Dip. di Ingegneria elettrica elettronica e delle telecomunicazioni Facoltà di Ingegneria UNIPA", che non è mai stato comunicato al Comune di Niscemi che, laddove si fondasse sulle misurazioni effettuate dall'ARPA, sarebbe anch'esso inattendibile; nel caso si fondasse sullo studio di incidenza ambientale redatto dal tecnico incaricato dalla Marina Statunitense datato "aprile 2008", risulterebbe censurabile sotto molteplici profili alla luce dei rilevi formulati nello studio del prof. Massimo Coraddu dell'Istituto nazionale Fisica Nucleare di Cagliari.
I.c. I provvedimenti di autorizzazione regionale impugnati richiamano, inoltre, il parere favorevole espresso dal Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale in data 11.5.2011 e il parere positivo espresso dall'Azienda foreste demaniali, che non sono mai stati comunicati al Comune di Niscemi e che comunque appaiono illegittimi ed erronei perché fondati su dati insufficienti ed in contrasto con la normativa vigente in materia di protezione dell'avifauna e degli uccelli selvatici (direttiva CEE 79/409, Convenzione di Berna 19.09.79; Convenzione di Washington 3.03.73 — Direttiva "Habitat" 92/42/CEE - legge 157/1992).
II. Violazione dell'art. 176 del Trattato CEE e del "principio di precauzione" - Violazione della Direttiva Habitat 92/43/CEE, sotto altro profilo: qualora non fosse possibile stabilire con certezza l’esistenza o la portata di un rischio, il principio di precauzione giustifica l’adozione di misure restrittive.
III. - Violazione dell'art. 5, commi 3, 5 e 10 e dell'allegato G del D.P.R. n. 357/1997 — Eccesso di potere per travisamento, illogicità, carenza istruttoria, contraddittorietà - Violazione dell'art. 3 l.n. 241/90 come recepito dalla l.r. 10/1991 - Illegittimità derivata sotto altro profilo: l'Assessorato regionale non ha verificato la conformità del progetto presentato dai proponenti con gli indirizzi prescritti dall'allegato G al d.p.r. 357/1997 con particolare riferimento all'inquinamento elettromagnetico ed ai rischi di incidente derivanti dalle tecnologie utilizzate; manca pure la valutazione in merito al rischio sismico ed agli effetti di un eventuale sisma sulle antenne MUOS (crollo, modifica del puntamento delle parabole etc). Inoltre l'intervento in progetto ricade in area SIC caratterizzata da habitat "prioritario" e su tale intervento il Comune di Niscemi ha espresso la propria valutazione negativa di incidenza. In tali ipotesi, il comma 10 dell'art. 5 d.p.r. 357/1997 stabilisce che l'intervento può essere realizzato solo per esigenze connesse alla salute dell'uomo e per ragioni di sicurezza pubblica o ad esigenze di primaria importanza per l'ambiente, ovvero, previo parere della commissione europea, per altri motivi di interesse pubblico. L'Assessorato regionale ha espresso la valutazione di incidenza in aperta violazione di tale norma, in quanto non sussistono le specifiche esigenze, tassativamente indicate dalla norma e che eccezionalmente consentono l'esecuzione di costruzioni all'interno delle aree SIC. Né l'Assessorato regionale ha richiesto il parere preventivo della Commissione Europea, prescritto dalla norma citata in caso di "motivi imperativi di rilevante interesse pubblico" comunque non esplicitati dall'Assessorato regionale.
IV. Incompetenza - Violazione dell'art. 1 l.r. n. 13/2007 e dell'art. 5 del DPR n. 357/1997: la normativa regionale vigente consente all'assessorato di intervenire "in via sostitutiva" solo in caso di inerzia del Comune e non nel caso in cui l'ente locale si sia già espresso in senso negativo come è avvenuto nel caso di specie, in cui il Comune di Niscemi si è espresso negativamente sull'approvazione del progetto, annullando in autotutela il precedente nulla osta favorevole.
V. Violazione art. 15 l.r. n. 10/1991 come sostituito dall'art. 4 l.r. 5 aprile 2011 n. 5 - Violazione art. 19 quater l.n. 241/1990 - Incompetenza sotto altro profilo - Violazione del giusto procedimento: l'art. 15 l.r. n. 10/91 regola in Sicilia l'istituto della conferenza di servizi ed il comma 2, come sostituito dall'art. 4 l.r. n. 5/2011, prevede che in caso di dissenso tra un'amministrazione regionale ed un ente locale o tra enti locali, l'amministrazione procedente "… entro dieci giorni rimette la decisione alla giunta regionale", cui compete la decisione finale nei modi e termini stabiliti dal successivo comma 3.
Si costituivano l’Assessorato Regionale del Territorio e dell'Ambiente, e quello Risorse Agricole e Alimentari, ed il Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali, insistendo per il rigetto del ricorso.
E, infatti, come prima ricordato, con nota ARTA – DRA – servizio u.o. 1.6 Valutazione d’incidenza - n. 15513 del 29 marzo 2013, il Dirigente generale del DRA, a seguito di deliberazione della Giunta regionale n. 61 del 5 febbraio 2013, revocava l'autorizzazione ex art. 5 DPR n. 357/95 rilasciata con nota n. 36783 dell'1.6.2011, richiamandosi al principio di precauzione; con nota ARTA – DRA – Servizio 4 – PPN - n. 15532 del 29 marzo 2013 il medesimo Dirigente generale, con identica motivazione, revocava l'autorizzazione all’installazione del sistema MUOS rilasciata con nota n. 43192 del 28.6.2011.
I.c) Violazione per falsa applicazione dell'art. 5. D.P.R. 8.9.1997. n.357 e ss.mm.ii.; Violazione per falsa applicazione della Direttiva 92/43/CEE del 21.5.1992; Eccesso di potere per travisamento dei fatti; Sviamento di potere, illogicità manifesta ed erroneità dei presupposti; Difetto di istruttoria; Carenza assoluta di motivazione; Violazione degli artt. 3, 7, 8 e l0 della L. 7.8.1990 n. 241: poiché la nota ARTA n. 36783 dell’1 giugno 2011 è stata adottata in sostituzione del Comune di Niscemi, il provvedimento di ritiro avrebbe dovuto essere adottato dal soggetto istituzionalmente competente a provvedere, appunto il Comune; tutte le motivazioni riferite nella predetta nota sono in realtà insussistenti (l’aeroporto è inattivo, ci sono numerosi studi tutti positivi in materia di tutela della salute, generico è il riferimento ai motivi di interesse pubblico);
Per il resto va dato atto che sono intervenute associazioni, soggetti privati e comuni siciliani, rispetto ai quali è ravvisabile un interesse riflesso – a seconda dei casi - alla rimozione o al mantenimento degli atti impugnati. Non così, ad avviso del Collegio, solo per l’intervento svolto dall’Associazione “Cittadini Europei – Associazione dei consumatori per una società dell’informazione aperta ed inclusiva”, di Catania, depositato il 25 ottobre 2014, che deve essere dichiarato inammissibile, non trattandosi di ente cui compete in alcun modo la cura degli interessi coinvolti dagli atti impugnati (art. 3 Statuto: “l’Associazione ha per scopo esclusivo la tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori e degli utenti nella società dell’informazione”).
- I RICORSI n. 1825/2013 R.G. e n. 2397/2013 R.G. -
Quanto alla legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti sull'ambiente da parte di associazioni locali e comitati, è sufficiente, per brevità ed in assenza di contestazioni sul punto, richiamare l’approfondita e chiara motivazione di CGA, 27 settembre 2012, n. 811 e già prima quella della pronuncia di questa sezione, n. 546 del 23 marzo 2011; quanto ai privati si ritiene bastevole il dato della vicinitas territoriale al bene giuridico presuntivamente inciso dai provvedimenti impugnati, tenuto anche conto della vigenza del principio comunitario di "ampio accesso alla giustizia" in materia di ambiente.
Premesso che l'esatta qualificazione di un provvedimento amministrativo va fatta tenendo conto del suo effettivo contenuto e della sua causa reale, anche a prescindere dal nomen iuris formalmente attribuito dall'Amministrazione, si conviene in primo luogo sulla qualificazione dei provvedimenti del 29 marzo 2013 in termini di annullamento d’ufficio e non già di revoca.
È agevole rilevare che non ricorre nessuno dei presupposti legittimanti l'adozione di un provvedimento di revoca ai sensi dell’art. 21 quinques l. 7 agosto 1990 n. 241. Nulla, infatti, è sopravvenuto tra la data di rilascio delle autorizzazioni e l’intervento in autotutela del marzo 2013, nessun fatto nuovo si è verificato o viene acquisito, nessuna nuova valutazione dell’originario corredo istruttorio e motivazionale è stata fatta dall’amministrazione regionale.
È vero che l’art. 21 quinques l.n. 241 cit. - introdotto nell’ambito della normativa sul procedimento con l. n. 15/05 ed applicabile in Sicilia in virtù del rinvio dinamico di cui all’art. 37 l.r. n. 10/91 - ha recepito una nozione assai ampia di revoca (oggi, peraltro, nuovamente delimitata dall’art. 25, comma 1, lett. b-ter), D.L. 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 novembre 2014, n. 164, che esclude le autorizzazioni dal novero degli atti revocabili per nuova valutazione dell’interesse pubblico originario). La disposizione normativa tende, infatti, ad abbracciare tutti i casi di esercizio dello ius poenitendi da parte dell'amministrazione, prevedendo non solo i casi di ritiro di provvedimenti ad efficacia durevole sulla base di sopravvenuti motivi di interesse pubblico ovvero di mutamenti della situazione di fatto, ma riconoscendo, più in generale, un potere dell’amministrazione di rivedere il proprio operato per ragioni di opportunità, in virtù di una rinnovata diversa valutazione dell'interesse pubblico originario.
Ciò che si è accertato e che ha condotto a porre nel nulla gli atti autorizzativi di cui si discute risulta essere stata allora esclusivamente una “mancanza” originaria di idonea attività istruttoria, che ha resi, quindi, non ex post inopportuni, ma in radice illegittimi i due atti ai sensi dell’art. 21 octies l. n. 241/90. Mancanza che – va sottolineato - ha condotto il Dirigente ARTA a reputare gli atti autorizzativi pure anticomunitari, siccome contrari al principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE, e, quindi, pure per questa ragione illegittimi e come tali evidentemente meritevoli di annullamento d’ufficio.
Applicando i suddetti postulati alla vicenda che ci occupa, ne deriva l’assoluta illogicità di un intervento in autotutela che, suggerito per di più dall’applicazione del principio di precauzione - colonna portante del diritto ambientale europeo - per evitare ripercussioni sull’integrità del sito tutelato, mantenga comunque fermi gli effetti sino a quel momento prodottisi.
b. È utile premettere che, ai sensi del successivo art. 147 D.lgs. n. 42/04, per tutte le opere statali, l’autorizzazione paesistica è rilasciata all’esito di una conferenza di servizi. Stabilisce, infatti, il comma 1 che “qualora la richiesta di autorizzazione prevista dall'articolo 146 riguardi opere da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, ivi compresi gli alloggi di servizio per il personale militare, l'autorizzazione viene rilasciata in esito ad una conferenza di servizi indetta ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo”.
Come affermato da ormai copiosa giurisprudenza amministrativa, per le opere statali, comprese tutte quelle destinate alla difesa nazionale, “il legislatore ha inteso bilanciare due valori costituzionali fondamentali (il paesaggio ex art. 9 Cost. e la sicurezza nazionale ex art. 52 Cost.) attraverso l'introduzione di una disciplina derogatoria (comune a tutte le opere statali) rispetto ai normali moduli procedimentali, ma che presuppone sempre l'assoggettamento all'obbligo della autorizzazione paesistica" (Cons. St., IV, 10 novembre 2005, n. 6312; II, n. 852/99 del 25 ottobre 2000; Tar Lecce, sez. I, 29 settembre 2011, n. 1665).
D’altronde anche il codice militare (artt. 352 ss. D.lgs. 15 marzo 2010, n. 66), che pure esonera dette opere dagli obblighi legali previsti nella materia dell'urbanistica e dell’edilizia, ribadisce che esse, se incidenti su immobili o aree sottoposti a tutela paesaggistica, restano sottoposte alla disciplina del D.lgs. n. 42/04.
In conclusione, è pacifico che un’opera destinata alla difesa militare, in quanto statale, anche se realizzata su aree ubicate all’interno di basi militari o al diretto servizio di esse, qualora insista su un’area con vincolo paesaggistico, è soggetta alla relativa disciplina di tutela ed in particolare all’obbligo di ottenere l’autorizzazione l'autorizzazione paesistica.
c. Tornando al regime dell’autorizzazione, e premesso che il codice dei beni ambientali è di immediata applicazione anche in Sicilia, ove ai sensi dell’art. 13 l.r. 1 agosto 1977 n. 80 le Soprintendenze, organi periferici dell'Assessorato regionale, esercitano la tutela e la vigilanza sui beni culturali ed ambientali nel territorio di competenza e ne promuovono la ricerca e la valorizzazione, va ricordato che l’art. 146, D. lgs. n. 42/04, nella sua versione originaria, non si occupava del periodo di validità dell’autorizzazione, sicché soccorreva l’art. 16 R.D. 3 giugno 1940, n. 1357 (Regolamento per l'applicazione della L. 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali), applicabile in base al disposto dell'art. 158 D.lgs. n. 42/04, che prevedeva un termine di validità quinquennale dell'autorizzazione paesaggistica (“L'autorizzazione vale per un periodo di cinque anni, trascorso il quale, l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione”).
Con D.lgs. 26 marzo 2008, n. 63 (in G.U. 9 aprile 2008) contenente disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, l’art. 146 è stato integralmente riscritto, con l’aggiunta, fra l’altro, di un ultimo inciso al comma 4, che espressamente sancisce che “L'autorizzazione è valida per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione”.
La norma in esame è stata poi modificata dall’art. 39, co. 1, lett. b) del D.l. n. 69 del 21 giugno 2013, che ha aggiunto un ulteriore inciso al co. 4, stabilendo che ”Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l'autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi e, comunque, per un periodo non superiore a dodici mesi”.
La legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 ha ulteriormente ampliato il disposto normativo stabilendo che “Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l'autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi” ed eliminando così il limite dei dodici mesi.
Poco dopo, con l’art. 3 quater della l. 7 ottobre 2013, n. 112, di conversione del D.l. 8 agosto 2013, n. 91, si è di nuovo previsto che “i lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo”, ma contestualmente si è aggiunto all’art. 30, comma 3, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla l. 9 agosto 2013, n. 98, il seguente periodo: "È altresì prorogato di tre anni il termine delle autorizzazioni paesaggistiche in corso di efficacia alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto".
Per completezza va aggiunto che col recente D.l. 31 maggio 2014, n. 83 è stato inserito al co. 4 ancora un periodo, a tenore del quale: “Il termine di efficacia dell'autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell'intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest'ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all'interessato”.
d. Dalla ricostruzione normativa operata discende che l’autorizzazione in parola, adottata il 18 giugno 2008, è stata emessa sotto la vigenza del D.lgs. n. 63/08 (applicabile anche ai procedimenti di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica che alla data del 31 dicembre 2008 non si erano ancora conclusi: vd. art. 159, come modificato dallo stesso D.lgs. n. 63 cit.) e scadeva pertanto il 17 giugno 2013.
Come conferma la giurisprudenza, “alla luce della disciplina contenuta sia nel r.d. n. 1357 del 1940 che nell'art. 146 del d.lg. n. 42 del 2004, l'autorizzazione paesaggistica ha durata quinquennale. Se i lavori non vengono realizzati in tale arco temporale è necessario richiedere un ulteriore titolo abilitativo al fine di effettuare un nuovo controllo di conformità dell'intervento all'ambiente in cui lo stesso si colloca” (Cons. St., VI, 4 dicembre 2012, n. 6216; Tar Reggio Calabria, 7 giugno 2013, n. 397; Tar Bari, III, 25 maggio 2011, n. 784).
e. Né l’operatività del D.l. n. 69/13 per l’autorizzazione in parola può essere agganciata al termine del 30 giugno 2008, data in cui l'autorizzazione risulta pervenuta all'Aeronautica Militare di Sigonella (secondo quanto si evince dal timbro di prot. n. 1583), o al periodo di sospensione per effetto del non meglio precisato dictum cautelare del TAR, secondo la tesi espressa dal Ministero della Difesa nella memoria depositata il 17 settembre 2013 nel ricorso n. 1864/11 R.G..
Ma in ogni caso la tesi del resistente Ministero è senz’altro da respingere anche ponendo mente alla specifica natura e funzione del nulla osta paesaggistico: il termine quinquennale di efficacia è posto, infatti, in un'ottica di massima protezione del paesaggio, funzionale ad assicurare all'amministrazione deputata alla sua difesa la possibilità di esprimere una rinnovata ed autonoma valutazione sulla compatibilità dell'opera non ancora iniziata o ultimata, in chiave di permanente e più efficace tutela degli interessi paesaggisti, sicchè ciò che rileva è la mera decorrenza dei cinque anni e la data di rilascio (in tal senso vd. Cass. pen., 7 agosto 2007, n. 32200; Tar Cagliari, II, 15 gennaio 2013, n. 33 e giurisprudenza ivi richiamata). In questa stessa logica, tra l’altro, “presso ogni amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica è istituito un elenco delle autorizzazioni rilasciate, aggiornato almeno ogni trenta giorni e liberamente consultabile, anche per via telematica, in cui è indicata la data di rilascio di ciascuna autorizzazione, con la annotazione sintetica del relativo oggetto” (art. 146, comma 13).
Rammentato che la stessa nota Ministero Difesa prot. n. 8994 del 31 ottobre 2006, con cui si è inteso approvare la proposta di intervento in esame, riconosce che risulta necessario acquisire l'autorizzazione dell'Azienda regionale Foreste Demaniali, sullo specifico progetto MUOS risulta in atti solo il verbale di sopralluogo istruttorio del 6 giugno 2008 dell’UPA di Caltanissetta (all. n. 45 ric. Ministero), trasmesso con parere favorevole al rilascio del nulla osta con nota del 9 giugno 2008, indirizzata al Dipartimento Azienda FF.DD. (che la riceverà solo il 4 luglio 2008); il parere finale favorevole dell’ente gestore è stato, invece, reso in sede di conferenza di servizi dal Dirigente delegato, previa acquisizione del predetto verbale, ma senza la previsione di termini.
- l’autorizzazione paesaggistica deve seguire la speciale disciplina dell’art. 147 (come segnalato incidentalmente nel ricorso del Movimento No Muos), trattandosi di opere destinate alla difesa militare, in uno alla disciplina posta dall’art. 122 l.r. n. 6/01, come precisata nella Circ. reg. 26 novembre 2004 n. 4 (richiamata anche dall’interveniente WWF);
- in ogni caso, la VINCA, procedimento valutativo di carattere preventivo al quale va sottoposto ogni intervento pianificatorio o progettuale che interessi il territorio dei siti della Rete Natura 2000, quali Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), conformemente alle premesse del DA 30 marzo 2007, deve essere “preliminare rispetto a qualsiasi procedimento autorizzatorio o concessorio inerente la realizzazione di un piano/progetto/intervento e costituisce presupposto necessario per il rilascio delle successive autorizzazioni, nulla osta, pareri o altri atti di analoga natura, da acquisire ai fini della realizzazione e dell'esercizio dell'opera o intervento”.
Lo studio dell’ISS costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e - fatto ancor più significativo - risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione Siciliana, Dott. Mario Palermo e Prof. Massimo Zucchetti.
- I RICORSI N. 808/13 e N. 850/13 E IL RICORSO N. 1864/11 R.G. -
L'art. 119 D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 stabilisce che “Il trattamento previsto per il cittadino italiano è assicurato, altresì, allo straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare e all'apolide, nonché ad enti o associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitano attività economica”.
La norma invocata non implica, infatti, l’ammissione tout court delle onlus al gratuito patrocinio, ma va letta ed interpretata unitariamente con le restanti disposizioni in materia e, quindi, nel senso che il trattamento di cui può godere il cittadino, persona fisica, è esteso anche ad enti ed associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitano attività economica purché, però, rientrino nei parametri reddituali di cui all'art. 76 del medesimo DPR n. 115 del 2002, applicabili a tutte le ipotesi di patrocinio (così Tar Firenze, I, 12 marzo 2012, n. 491; Id, II, 1 aprile 2011, n. 569) e che all’epoca di presentazione delle domande in esame erano fissati in € 10.766,33.
Gli elementi surriferiti inducono il Collegio ad escludere che il Comitato regionale siciliano rientri nei suddetti parametri, avuto anche riguardo al fatto che il reddito imponibile rilevante per la concessione del beneficio, contrariamente a quanto affermato dal Presidente del Comitato istante, non è solo quello derivante da attività commerciale o da impresa o da capitale, e che sussiste ex art. 10, co. 1, lett. e) D.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 l'obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse, tra le quali, ai sensi dell’art. 2 dello Statuto, rientra la utilizzazione degli “strumenti processuali che ritiene di volta in volta più idonei, quali, esemplificativamente, la presentazione dei ricorsi, denunce e querele, la costituzione di parte civile nei processi penali, l’intervento nei giudizi civili, amministrativi e contabili”.
2.3. A ciò si aggiunga che: 1) le istanze presentate mancano della formale dichiarazione di “impegno a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito, verificatesi nell'anno precedente, entro trenta giorni dalla scadenza del termine di un anno, dalla data di presentazione dell'istanza o della eventuale precedente comunicazione di variazione”, che l’art. 79, co. 1, lett. d) DPR n. 115/02 richiede a pena di inammissibilità; 2) la difesa in giudizio del Comitato è stata assunta, sia unitamente che disgiuntamente, da cinque legali, mentre uno solo di essi – l’avv. Nicola Giudice – era stato indicato nelle istanze, quale designando difensore inserito nell’apposito elenco.
Così deciso in Palermo nelle camere di consiglio dei giorni 25 novembre 2014 e 22 gennaio 2015, con l'intervento dei magistrati:
Totale Visitatori: 78598515
Visitatori Unici: 24531369

References: art. 9
 art. 52
 art. 5
 art. 21
 art.5
 art. 21
 provvedimento n. 
 art. 5
 art. 5
 art. 2
 art. 15
 art. 19
 art. 5
 art. 147
 art. 9
 art. 52
 art. 159
 Cass. 
 art. 10