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Timestamp: 2020-06-02 22:53:53+00:00

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Il Commercialista in Rete: Cartella di pagamento
Per l'ammissione al passivo non va notificata la cartella.
Il titolo in base al quale il concessionario è legittimato all'insinuazione è costituito dal solo ruolo, mentre nessun accenno è fatto - nell'articolo 87, comma 2, del Dpr 602/1973 - alla necessità che, preventivamente, debba avvenire la notifica della cartella di pagamento e, tanto meno, che quest'ultima debba essere divenuta definitiva.
La notifica della cartella, infatti, non potendo legittimare l'agente alla riscossione coattiva nei confronti del fallimento (per il principio della par condicio creditorum non si può dar corso ad alcuna procedura esecutiva individuale), assolverebbe a una mera funzione informativa, nei confronti del curatore, dell'esistenza di crediti erariali, identica a quella svolta attraverso il deposito della domanda di insinuazione al passivo contenente il riferimento al ruolo.
Ai fini dell'ammissione al passivo fallimentare dei crediti tributari, quindi, l'agente alla riscossione è tenuto a produrre unicamente il ruolo e non anche a notificare preventivamente al debitore o al curatore la cartella esattoriale.
È quanto si desume dall'ordinanza della Cassazione n. 25863 del 9 dicembre 2014.
Il tribunale di Bari accoglieva parzialmente l'opposizione allo stato passivo di un fallimento presentata da Equitalia Sud, ammettendo solamente i crediti iscritti a ruolo per i quali l'agente aveva dato prova dell'avvenuta notifica della cartella di pagamento.
Secondo i giudici di merito, la predetta notifica costituisce presupposto indefettibile per l'ammissione al passivo del credito tributario, in quanto idonea a consentire al debitore o al curatore di proporre ricorso al giudice tributario, ai fini dell'ammissione con riserva.
La decisione veniva impugnata per cassazione sia dal Fallimento sia, in via incidentale, da Equitalia, che si doleva della violazione degli articoli 87 e 88 del Dpr 602/1973, ritenendo che, ai fini dell'ammissione al passivo dei crediti tributari, l'agente alla riscossione fosse tenuto a produrre unicamente il ruolo e non anche a notificare preventivamente al debitore o al curatore la cartella esattoriale, trattandosi di adempimento non necessario in caso di fallimento del debitore, il cui diritto di difesa è garantito dalla possibilità di impugnare il ruolo, ai sensi dell'articolo 19 del Dlgs 546/1992.
La Cassazione, con la pronuncia in commento, ha accolto il ricorso dell'agente della riscossione, cassando con rinvio la sentenza impugnata.
I giudici hanno sottolineato la superfluità della notifica della cartella esattoriale nell'ambito di una procedura concorsuale, la cui pendenza comporta il divieto di promovimento o di prosecuzione di azioni esecutive individuali.
Il ruolo, infatti, benché atto interno dell'Amministrazione, costituisce lo strumento fondamentale della riscossione, poiché contiene l'indicazione del periodo di imposta cui l'iscrizione si riferisce, dell'imponibile, dei versamenti e dell'imposta effettivamente dovuta, oltre che degli interessi e delle sanzioni pecuniarie eventualmente irrogabili.
Se ne ricava che "in un sistema, quale quello di verificazione del passivo in sede concorsuale, in cui l'agente alla riscossione può far accertare il credito mediante produzione dell'estratto del ruolo, il curatore che intenda contestare la pretesa tributaria sia legittimato all'autonoma impugnazione del ruolo medesimo, secondo quanto previsto dal Dlgs n. 465 [recte 546] del 1992, articolo 19, lettera d), e non abbia alcuna necessità di attendere la previa notifica della cartella esattoriale" (cfr Cassazione 6126/2014, 6520/2013 e 6646/2013).
L'articolo 87, comma 2, del Dpr 602/1973, prevede che, a seguito del fallimento del debitore, "il concessionario chiede, sulla base del ruolo, per conto dell'Agenzia delle Entrate l'ammissione al passivo della procedura".
L'articolo 88, comma 1, aggiunge che, "se sulle somme iscritte a ruolo sorgono contestazioni, il credito è ammesso al passivo con riserva". La previa notifica della cartella, dunque, non è prevista, e, del resto, il diritto di difesa della curatela non è violato, posto che il curatore ha conoscenza della pretesa tributaria grazie al deposito del ruolo in sede di insinuazione al passivo.
In altri termini, secondo la ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, "il titolo in base al quale il concessionario è legittimato all'insinuazione è costituito dal solo ruolo, mentre nessun accenno è fatto alla necessità che l'insinuazione debba essere preceduta dalla notifica della cartella di pagamento e tanto meno che quest'ultima debba essere divenuta definitiva, cosicché deve ritenersi che anche i crediti iscritti al ruolo e azionati da società concessionarie per la riscossione devono seguire, nel caso di avvenuta dichiarazione di fallimento del debitore, l'iter procedurale prescritto dalla legge fallimentare, legittimandosi la domanda di ammissione al passivo (se del caso con riserva ove sorgano contestazioni) sulla base del solo ruolo" (cfr Cassazione 6520 e 6126 del 2013, 12019/2011 e 5063/2008).
Del resto, il ruolo, come ben specificato dall'ordinanza in commento, benché atto interno dell'Amministrazione finanziaria, "costituisce lo strumento fondamentale della riscossione, poiché contiene l'indicazione del periodo di imposta cui l'iscrizione si riferisce, dell'imponibile, dei versamenti e dell'imposta effettivamente dovuta, oltre che degli interessi e delle sanzioni pecuniarie". Già in passato, la Cassazione si è occupata dell'insinuazione al passivo di un fallimento da parte dell'Amministrazione finanziaria.
A tal proposito, si ricorda la sentenza a sezioni unite 4126/2012, con cui è stato precisato che:
anche l'Agenzia delle Entrate, in qualità di titolare del credito azionato, è legittimata a far valere il credito tributario nella procedura fallimentare. A tal proposito, la pronuncia ha ricordato che "il potere rappresentativo dell'Amministrazione finanziaria allo stesso riconosciuto (ovvero all'agente della riscossione) non vale a escludere la titolarità del credito da parte di quest'ultima e, per l'effetto, il diritto di farlo valere nell'ambito della procedura fallimentare, come d'altro canto specificamente già affermato da questa Corte in precedente decisione (C. 10/24963)"
a questo scopo non è necessario che il credito vantato sia stato previamente iscritto a ruolo. In base al diritto vigente, infatti, per l'insinuazione al passivo è richiesta la semplice esposizione dei fatti ed elementi di diritto costitutivi della pretesa creditoria e non altresì l'allegazione del ruolo (si veda l'articolo 93 del regio decreto 267/1942).
Se ne desume che la previa formazione del ruolo è necessaria solo quando a procedere sia l'agente della riscossione: si tratta infatti di fattispecie che presuppongono, fisiologicamente, la preventiva formazione del ruolo e la conseguente allegazione all'istanza di ammissione al passivo.
Il titolo in base al quale il concessionario è legittimato all'insinuazione è costituito dal solo ruolo, mentre nessun accenno è fatto -...
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alle venerdì, gennaio 09, 2015
I redditi riportati in dichiarazione legittimano la cartella di pagamento.
Il procedimento di liquidazione del tributo risultante dalla dichiarazione dei redditi, come noto, è previsto dall’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, il cui primo comma prevede che l'Amministrazione finanziaria - avvalendosi di procedure automatizzate - procede, entro l'inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all'anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d'imposta.
La pronuncia della Cassazione n. 13467/2014 reputa che qualsivoglia elemento reddituale indicato dal contribuente nella sua dichiarazione rientri in tale ambito normativo forse (ma è nostra illazione) in forza anche di quanto previsto dal quarto comma del citato articolo, ove si dispone che i dati contabili risultanti dalla liquidazione prevista nel presente articolo si considerano, a tutti gli effetti, come dichiarati dal contribuente e dal sostituto d'imposta.
Invero, dovrebbe pure rilevarsi che i poteri amministrativi riconosciuti agli uffici finanziari ai fini delle liquidazioni delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni sono – come parimenti noto – circoscritti nel secondo comma del citato articolo 36-bis per “a) correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione degli imponibili, delle imposte, dei contributi e dei premi; b) correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze delle imposte, dei contributi e dei premi risultanti dalle precedenti dichiarazioni; c) ridurre le detrazioni d'imposta indicate in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazioni; d) ridurre le deduzioni dal reddito esposte in misura superiore a quella prevista dalla legge; e) ridurre i crediti d'imposta esposti in misura superiore a quella prevista dalla legge ovvero non spettanti sulla base dei dati risultanti dalle dichiarazione; f) controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti a titolo di acconto e di saldo e delle ritenute alla fonte operate in qualità di sostituto d'imposta”.
Tale constatazione ha permesso ai giudici di legittimità di escludere che il contribuente possa integrare il contenuto della dichiarazione con elementi o affermazioni contenuti in documenti separati, alla stessa allegati, “di tal che si frustrerebbe la stessa ratio sottesa alla norma, rendendosi di fatto impraticabile il controllo automatizzato”, e – “simmetricamente” – con l’effetto che l'Amministrazione finanziaria non ha l'onere di esaminare tale eventuale allegazione.
La precisazione della contribuente nella propria dichiarazione che la somma era stata indicata per “mero scrupolo”, tenuto conto che la stessa non costituiva reddito tassabile, è stata ritenuta irrilevante dalla pronuncia della Corte regolatrice del diritto in nota, risultando sufficiente la “possibilità per il contribuente di far valere l'errore in cui eventualmente sia incorso nella dichiarazione (sempre emendabile quale dichiarazione di scientia) contestando, con l'impugnazione dell'atto impositivo, gli aspetti sostanziali del rapporto, ovvero l'assoggettabilità a tassazione del reddito dichiarato, per mancanza dei relativi presupposti”.
La precauzione posta in essere da alcuni contribuenti consistente nell’indicare nella dichiarazione dei redditi proventi ritenuti non sogget...
alle giovedì, novembre 06, 2014
Con il passaggio in giudicato dieci gli anni per la cartella.
La Suprema Corte ha affermato che qualora la pretesa erariale si fondi su di una sentenza passata in giudicato, la relativa cartella esattoriale, avendo ad oggetto un credito definitivamente accertato a seguito di contenzioso e come tale avente titolo nella sentenza, va emessa entro il termine decennale di prescrizione previsto dal DPR n. 131/1986, art. 78, non trovando applicazione, nell’ipotesi, né il termine triennale di decadenza di cui all’art. 76 del medesimo DPR, che concerne, invece, l’esercizio del potere di imposizione, né il termine annuale di decadenza sancito dal DPR n. 602/1973, art. 17, lett. c), (rilevante pro-tempore), che attiene alle somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio divenuti definitivi per mancata impugnazione dell’atto impositivo che li contiene.
Sentenza n. 19077 del 10 settembre 2014 (udienza 15 luglio 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Virgilio Biagio - Est. Ferro Massimo
Pretesa erariale fondata su sentenza passata in giudicato – La cartella di pagamento va emessa entro il termine decennale di prescrizione
La Suprema Corte ha affermato che qualora la pretesa erariale si fondi su di una sentenza passata in giudicato, la relativa cartella esattor...
Ok all’invio diretto della cartella tramite lettera raccomandata.
I Supremi giudici, nella sentenza 6395/2014, tornano a ribadire che, ai sensi dell’articolo 26 del Dpr 602/1973, la notificazione della cartella può essere eseguita "anche mediante invio" diretto dell'atto tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento.
In questo caso, come già chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, la notifica si perfeziona con la ricezione da parte del destinatario alla data risultante dall'avviso di ricevimento, senza necessità che venga redatta un'apposita relata di notifica (cfr Cassazione 19 giugno 2009, n. 14327).
Ciò in quanto l’accertamento circa la coincidenza del destinatario col soggetto cui materialmente la cartella viene consegnata è di competenza esclusiva dell'ufficiale postale, che lo attesta con l'avviso di ricevimento della raccomandata, che è assistito dall'efficacia probatoria di cui all'articolo 2700 cc, avendo natura di atto pubblico (in tal senso, cfr Cassazione 27 maggio 2011, n. 11708).
Posta tale premessa, il Collegio giudicante chiarisce che la notifica diretta a mezzo posta, prevista dal richiamato articolo 26 - come alternativa a quella “a mani” disciplinata dalla prima parte del comma 1 della cennata norma e affidata esclusivamente ai soggetti abilitati ivi indicati (“ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale”) - resta del tutto affidata al concessionario stesso, che può darvi corso nelle modalità ritenute più opportune, nonchè all'ufficiale postale.
In ragione di ciò, i Giudici di legittimità hanno riconosciuto nella specie piena validità alla notifica della cartella effettuata a mezzo posta con consegna all’ufficiale postale a cura dell’agente della riscossione (il concessionario già esattore) e non dell’ufficiale della riscossione (o degli altri soggetti abilitati dal comma1, parte prima dell’articolo 26), precisando che per tale tipologia di notifica non è previsto che la consegna all'ufficiale postale debba essere necessariamente effettuata da determinati soggetti, e in particolare da quelli suindicati, individuati come abilitati solo per la notifica a mani.
I Supremi giudici, nella sentenza 6395/2014, tornano a ribadire che, ai sensi dell’articolo 26 del Dpr 602/1973, la notificazione della cart...
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alle venerdì, giugno 20, 2014
Cartelle di pagamento, interessi di mora al 5,14% dal 1° maggio.
Il nuovo tasso degli interessi di mora dovuti in caso di versamento delle somme iscritte a ruolo e versate dopo i 60 giorni dalla data della notifica della cartella è pari al 5,14% su base annua. Il nuovo saggio è stato fissato dal provvedimento dell'11 aprile del direttore dell’Agenzia delle Entrate e sarà applicato, in sostituzione di quello attuale del 5,2233%, a decorrere dal 1° maggio di quest’anno. Si ricorda, infatti, che l’articolo 30 del Dpr n. 602/1973 stabilisce che gli interessi di mora vanno applicati a partire dalla data della notifica della cartella fino alla data del pagamento e che la rideterminazione del tasso da adottare viene effettuata annualmente.
Il nuovo tasso degli interessi di mora dovuti in caso di versamento delle somme iscritte a ruolo e versate dopo i 60 giorni dalla data della...
alle martedì, aprile 15, 2014
È solo la cartella che esprime la portata della pretesa tributaria.
L’estratto di ruolo, che è atto interno all’Amministrazione, non può essere oggetto di autonoma impugnazione, ma deve essere impugnato unitamente all’atto impositivo, notificato di regola con la cartella nella quale il ruolo viene trasfuso, in difetto non sussistendo un interesse concreto e attuale del contribuente, ex articolo 100 cpc, ad instaurare una lite tributaria, che non ammette azioni di accertamento negativo del tributo (Cassazione 66010/2013) e ciò, perfino nel caso in cui l’estratto di ruolo sia notificato di seguito alla cartella di pagamento, e non in luogo di essa, atteso che detto atto non esprime una pretesa tributaria autonoma da quella portata dalla cartella, sulla quale soltanto si fonda l’azione esecutiva (Cassazione 1837/2010).
Sentenza n. 6395 del 19 marzo 2014 (udienza 28 gennaio 2014)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Bielli Stefano – Est. Valitutti Antonio
Estratto di ruolo – Impugnazione solo unitamente all’atto impositivo – Esclusione dell’autonoma impugnabilità – Carenza dell’interesse ad agire ex articolo 100 c.p.c.
L’estratto di ruolo, che è atto interno all’Amministrazione, non può essere oggetto di autonoma impugnazione, ma deve essere impugnato unita...
alle lunedì, marzo 31, 2014
Cartelle definibili fino al 31 marzo.
Più tempo per usufruire della definizione agevolata delle cartelle: l’articolo 2, comma c), del Dl n. 16/2014, ha prorogato la scadenza, inizialmente prevista per il 28 febbraio scorso, a lunedì 31 marzo.
Sono circa 75 mila i contribuenti che hanno già aderito alla chance offerta dalla Stabilità 2014 (legge 147/2013, commi da 618 a 624), per un importo complessivo che si aggira intorno ai 300 milioni di euro.
Per sapere se i tributi inseriti nelle cartelle o negli avvisi rientrano nella disposizione agevolativa, i contribuenti devono verificare la propria situazione debitoria, controllando la data in cui le somme dovute sono state affidate all’agente della riscossione e quale tipo di atto hanno ricevuto: informazioni tutte contenute nell’estratto di ruolo richiedibile presso gli sportelli Equitalia.
Rientrano nell’agevolazione non solo le entrate erariali (come l’Irpef e l’Iva), ma anche quelle non erariali, come il bollo auto e le multe stradali elevate da Comuni e Prefetture; sono invece escluse le somme dovute per effetto di sentenze di condanna della Corte dei conti, i contributi Inps e Inail, i tributi locali non riscossi da Equitalia e le richieste di pagamento di enti diversi da quelli ammessi (l’elenco è verificabile sul sito www.gruppoequitalia.it).
La norma prevede che i contribuenti interessati possano pagare in un’unica soluzione il residuo del debito (comprensivo dell’aggio, delle spese di notifica e quelle per eventuali procedure), senza interessi di mora (maturano dalla data di notifica della cartella, in caso di mancato pagamento delle somme entro i 60 giorni previsti) e interessi di ritardata iscrizione a ruolo (riguardano gli atti emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate), le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi emessi per tributi di competenza di agenzie fiscali (Entrate, Demanio, Territorio, Dogane e Monopoli), uffici statali (Ministeri e Prefetture) ed enti locali (Regioni, Province e Comuni), affidati a Equitalia per la riscossione, entro il 31 ottobre 2013.
Il versamento potrà avvenire presso tutti gli sportelli Equitalia oppure negli uffici postali tramite bollettino F35, riportando nel campo “eseguito da”, oltre ai dati personali, la dicitura “Definizione Ruoli - L.S. 2014”.
Entro il 30 giugno Equitalia invierà, per posta ordinaria, una comunicazione di avvenuta estinzione del debito ai contribuenti che avranno pagato nei termini previsti.
Più tempo per usufruire della definizione agevolata delle cartelle: l’articolo 2, comma c), del Dl n. 16/2014, ha prorogato la scadenza, ini...
Tempestiva la cartella di pagamento a due anni dalla sentenza definitiva.
Il diritto alla riscossione di un’imposta, conseguente ad avviso di liquidazione divenuto definitivo, perché confermato con sentenza passata in giudicato (come nel caso di specie), non è assoggettato ai termini di decadenza e prescrizione che scandiscono i tempi dell’azione amministrativo-tributaria, ma esclusivamente al termine di prescrizione generale previsto dall’art. 2953 c.c., in quanto il titolo sulla base del quale viene intrapresa la riscossione non è più l’atto amministrativo, ma la sentenza (Cass. 5837/2011).
Sentenza n. 4153 del 21 febbraio 2014 (udienza 9 ottobre 2013)
Avviso di liquidazione definitivo a seguito di sentenza definitiva – Riscossione dell’imposta – Termine prescrizione decennale ex art. 2953 c.c.
Il diritto alla riscossione di un’imposta, conseguente ad avviso di liquidazione divenuto definitivo, perché confermato con sentenza passata...
alle venerdì, marzo 07, 2014
alle giovedì, marzo 06, 2014
Non c’è “motivo” per la pretesa se i dati sono nella dichiarazione.
In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento, nell’ipotesi di liquidazione dell’imposta ai sensi del Dpr n. 600 del 1973, articolo 36-bis costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale anch’essa deve essere motivata; tuttavia, nel caso di mera liquidazione dell’imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente medesimo nella propria dichiarazione, il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l’effetto che l’onere di motivazione può considerarsi assolto dall’ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima. D’altronde, vige sul punto il concorrente principio per cui la cartella con cui l’Amministrazione chieda il pagamento delle imposte, dichiarate dal contribuente e non versate, non necessita di specifica motivazione, non risultando a tale fine applicabile né la legge n. 241 del 1990, articolo 3 (il quale prevede siano messi a disposizione del contribuente gli atti di cui egli già non disponga), né il Dpr n. 602 del 1973, articolo 25 (che prescrive il contenuto minimo della cartella), in quanto la pretesa tributaria scaturisce dalla pura e semplice obbligazione di pagamento delle imposte, determinate nella dichiarazione del contribuente. Spetta, eventualmente, a quest’ultimo, in relazione ai principi generali in tema di onere della prova, allegare e provare di avere effettuato in tutto o in parte i versamenti richiesti, in adempimento dell’obbligo in questione (cfr Cassazione 27140/2011).
Sentenza n. 3485 del 14 febbraio 2014 (udienza 18 dicembre 2013)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Cappabianca Aurelio – Est. Ferro Massimo
Riscossione imposte sul reddito – Dpr n. 600 del 1973, articolo 36-bis – Motivazione cartella di pagamento a seguito di mera liquidazione dell’imposta – Onere dell’ufficio assolto mediante richiamo alla dichiarazione medesima – Onere del contribuente provare di aver effettuato i versamenti
In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento, nell’ipotesi di liquidazione dell’imposta ai sensi del Dpr n. 60...
alle martedì, marzo 04, 2014
Quali sono i termini entro cui devono essere notificate, da parte di Equitalia, le cartelle di pagamento relative a debiti fiscali? I term...
alle giovedì, novembre 28, 2013
Notifica con firma incomprensibile si ritiene effettuata al destinatario.
Con l’ordinanza n. 9982 del 24 aprile 2013, la Cassazione ha ribadito che, nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, ove l’atto sia stato consegnato all’indirizzo del destinatario a persona che abbia sottoscritto l’avviso di ricevimento con grafia illeggibile e non risulti, per non esserne stata indicata la qualità sull’avviso di ricevimento, che il consegnatario sia stato persona diversa dal destinatario, deve presumersi, fino a querela di falso, che la consegna sia stata effettuata nelle mani del destinatario, non rilevando che sull’avviso di ricevimento non sia stata barrata l’apposita casella.
Con sentenza 50/24/2010, la Ctr della Campania dichiarava inammissibile l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, per nullità della relativa notifica. La controversia verteva sull’impugnazione di alcune cartelle di pagamento per Irpef, Irap e Iva, relative alle annualità 2001 e 2002.
L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione, denunciando, con un unico motivo, violazione e falsa applicazione degli articoli 4, commi 1 e 3, e 7, commi 1 e 4, della legge 890/1982, nonché dell’articolo 160 del codice di procedura civile, sulla nullità della notificazione nel caso di incertezza assoluta sulla persona cui è effettuata.
Con l’ordinanza in commento, emessa non a caso ai sensi degli articoli 375 e 380-bis cpc, la Corte di cassazione ha accolto, per manifesta fondatezza, il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, rinviando la controversia ad altra sezione della Ctr della Campania, che dovrà pronunciarsi sul merito della vicenda.
In particolare la Corte, richiamando un precedente arresto a sezioni unite (sentenza 9962/2010), ha ritenuto di applicare al caso de quo il principio secondo cui “nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, ove l’atto sia consegnato all’indirizzo del destinatario a persona che abbia sottoscritto l’avviso di ricevimento, con grafia illeggibile, nello spazio relativo alla “firma del destinatario o di persona delegata”, e non risulti che il piego sia stato consegnato dall’agente postale a persona diversa dal destinatario tra quelle indicate dall’art. 7, comma 2, della legge n. 890 del 1982, la consegna deve ritenersi validamente effettuata a mani proprie del destinatario, fino a querela di falso, a nulla rilevando che nell’avviso non sia stata sbarrata la relativa casella e non sia altrimenti indicata la qualità del consegnatario, non essendo integrata alcuna delle ipotesi di nullità di cui all’art. 160 cod. proc. Civ”.
L’altro principio affermato dai giudici di legittimità attiene alla distinzione tra nullità e inesistenza della notificazione, soprattutto in relazione alle conseguenze di tipo processuale: nel caso in cui la notificazione sia stata eseguita in un luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario, si determina la nullità e non l’inesistenza della notifica, che può essere per questo sanata con effetto ex tunc sia mediante la sua rinnovazione, sia mediante la costituzione in giudizio dell’intimato, ancorché effettuata al solo fine di eccepire la nullità (cfr Cassazione 15190/2005 e 15530/2004).
Logico corollario di tali premesse è stato l’accoglimento del ricorso della parte pubblica, perché la sentenza di secondo grado non è sembrata in linea con i suindicati principi, non avendo considerato che “la notifica era stata effettuata mediante consegna dell’atto all’indirizzo del destinatario e che, ove mai il consegnatario non fosse stato persona legittimata a riceverlo, la notifica era a ritenersi nulla e non già inesistente, ragion per cui, in assenza di costituzione dell’intimato, ne andava disposta la rinnovazione”.
Con la presente ordinanza, la Cassazione è tornata a ribadire la validità della notificazione di atti processuali eseguita a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’articolo 149 cpc e della legge 890/1982, quando dall’avviso di ricevimento non risulti che la consegna è stata effettuata a persona diversa dal destinatario e la sottoscrizione apposta nello spazio riservato al ricevente sia illeggibile.
La questione è tutta incentrata sulla corretta interpretazione dell’articolo 7 della legge 890/1982 che, al comma 4, stabilisce che “L’avviso di ricevimento ed il registro di consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario, con l’aggiunta, se trattasi di familiare, dell’indicazione di convivente anche se temporaneo”.
L’orientamento espresso dall’ordinanza in commento è stato inaugurato nel 2003, con la sentenza n. 3065, con cui la sezione lavoro della Cassazione affermò che, ai sensi del suindicato articolo 7, “l’agente postale è tenuto a specificare le modalità di individuazione della persona a cui ha consegnato la copia dell’atto soltanto se non è stato possibile eseguire la consegna personalmente a mani del destinatario”.
Sono intervenute poi nel 2004 le sezioni unite che, con la sentenza n. 21712, hanno chiarito che, se dall’avviso di ricevimento della notificazione effettuata a mezzo del servizio postale ai sensi dell’articolo 149 cpc non risulti che il piego sia stato consegnato a persona diversa dal destinatario, tra quelle abilitate dalla legge a riceverlo, deve ritenersi, fino a querela di falso (con presunzione non superabile con il mero diniego della ricezione dell’atto), che “la sottoscrizione illeggibile apposta nello spazio riservato alla firma del ricevente sia stata vergata dallo stesso destinatario”.
Con una temporanea inversione di rotta, con l’ordinanza 14528 del 2009, i giudici di legittimità hanno ritenuto che, a fondare la tesi fino ad allora sostenuta, non fosse sufficiente la previsione di cui all’articolo 7, comma 4, in base alla quale “quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita... dalla qualità rivestita dal consegnatario”, da cui, a contrario si ricaverebbe che l’indicazione della qualità non è necessaria “quando il ricevente sia il destinatario medesimo, con la conseguenza che, se nulla sia scritto di seguito alla firma, deve aversi per certo che ricevente e destinatario coincidano, appunto fino a querela di falso”.
Infatti, sottolinea l’ordinanza de qua “il modello dell’avviso di ricevimento prevede ben 10 ipotesi di ricevente, con altrettante caselle destinate ad essere barrate da chi effettua la consegna e tra tali caselle le prime due concernono proprio il destinatario (persona fisica o giuridica), sicché tutte le volte che il modulo risulti compiutamente compilato dall’agente postale è comunque rilevata la qualità rivestita dal consegnatario, quand’anche egli sia lo stesso destinatario”.
In altri termini, secondo questa pronuncia, anche l’indicazione della qualità di diretto destinatario è fondamentale per la completezza dell’avviso di ricevimento e la validità della notifica.
C’è voluta un’altra pronuncia a sezioni unite (n. 9962 del 27 aprile 2010) per chiarire, sembra definitivamente (come dimostrato dall’ordinanza in commento), che:
non prescrivendo la norma positiva (ovvero l’articolo 7, comma 4 della legge 890/1982) che l'avviso di ricevimento debba essere sottoscritto dal consegnatario del piego con firma leggibile, è palese che il precetto di legge è soddisfatto anche nella eventualità in cui la sottoscrizione sia illeggibile
in tale eventualità, è irrilevante - contrariamente a quanto sostenuto nell’ordinanza 14528/2009 - che non siano state indicate, dall’agente postale, le esatte generalità della persona a mani della quale è stato consegnato il piego
l’agente postale, ai sensi della legge 890/1982, articolo 7, comma 1, è tenuto a consegnare al destinatario la copia dell’atto da notificare e, ove la copia non venga consegnata personalmente al destinatario, detto agente è tenuto, ai sensi del successivo comma 4, a specificare nella relata la persona “diversa” nei cui confronti la notifica fu eseguita, l’eventuale grado di parentela esistente con il destinatario, l’eventuale indicazione della convivenza, sia pure temporanea, con lo stesso destinatario
di conseguenza, l’omessa indicazione da parte dell’agente postale del compimento delle formalità previste dall’articolo 7, comma 4, induce a ritenere, salvo querela di falso, che tale agente abbia consegnato la copia dell’atto da notificare personalmente al destinatario, e che quest’ultimo ha sottoscritto l’avviso di ricevimento, a nulla rilevando che manchi nello avviso stesso l'ulteriore specificazione “personalmente al destinatario”
è la stessa legge che prevede, in termini non equivoci, che l’avviso di ricevimento deve essere sottoscritto dalla persona alle quale è consegnato il piego e quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario la firma deve essere seguita dalla specificazione della qualità rivestita dal destinatario
ciò non può che significare, a prescindere dalle modalità con cui è stato predisposto il modello di avviso di ricevimento da parte di Poste italiane, che nessun obbligo sussiste per l’agente postale, allorché consegna il piego al destinatario dello stesso, di far risultare (nelle caselle che precedono la sottoscrizione o di seguito a questa) che la consegna è avvenuta a mani proprie dello stesso destinatario.
Con l’ordinanza n. 9982 del 24 aprile 2013, la Cassazione ha ribadito che, nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, ove l’atto si...
alle lunedì, maggio 13, 2013
La cartella è parte dell’eredità. Notifica valida senza nuovo avviso.
La circostanza che la cartella di pagamento sia stata notificata all'erede dell'originario contribuente non ne fa venir meno la legittimità, quando emessa in conformità dell’articolo 25 del Dpr n. 602 del 1973 poiché, secondo costante orientamento di questa Corte, a soddisfare la garanzia difensiva, è sufficiente che l'atto richiami l'iscrizione a ruolo, permettendo, così, di identificare l'accertamento divenuto definitivo da cui trae la riscossione (Cassazione n. 27140 del 2011; Cassazione n. 11466 del 2011).
Sentenza n. 9583 del 19 aprile 2013 (udienza 21 marzo 2013)
Riscossione – Debiti tributari del defunto – Cartella di pagamento notificata all’erede – Indicazione dell’iscrizione a ruolo – Legittimità
La circostanza che la cartella di pagamento sia stata notificata all'erede dell'originario contribuente non ne fa venir meno la leg...
alle domenica, maggio 05, 2013
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6613 del 15 marzo scorso, applicando il principio processual-civilistico del raggiungimento dello sc...
alle giovedì, marzo 28, 2013
Cartella di pagamento dell'ex Agenzia del territorio, nuove avvertenze.
Con Provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate del 20 marzo, sono state approvate le nuove Avvertenze delle cartelle di pagamento in materia di imposta ipotecaria, tasse ipotecarie, tributi speciali catastali, oneri e sanzioni amministrative in materia tributaria emesse dagli Uffici Provinciali-Territorio dell’Agenzia. Si ricorda, infatti, che, a decorrere dal 1° dicembre 2012, l’Agenzia del Territorio è stata incorporata nell’Agenzia delle Entrate (ex art 23-quater, comma 1, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95). conseguentemente, dalla predetta data del 1° dicembre 2012, l’Agenzia delle Entrate esercita le funzioni e i compiti già svolti dall’Agenzia del Territorio, compresi i relativi rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali. Chi intende proporre ricorso avverso i ruoli emessi dagli Uffici Provinciali-Territorio dell’Agenzia delle Entrate, successivamente al 1° dicembre 2012, è tenuto preliminarmente a presentare istanza di reclamo-mediazione (se il ruolo è di entità non superiore a 20mila euro). Il procedimento di reclamo-mediazione non si applica, invece, alle controversie concernenti i ruoli emessi dagli Uffici Provinciali dell’Agenzia del Territorio fino al 30 novembre 2012, anche se la cartella di pagamento è stata notificata dopo il 1° dicembre 2012. Le nuove Avvertenze della cartella specificano come il ricorso debba essere preceduto dall’istituto del reclamo-mediazione e spiega modalità e tempi di presentazione dell’istanza.
Con Provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate del 20 marzo, sono state approvate le nuove Avvertenze delle cartelle di paga...
Quesito: cartelle di pagamento.
vi pongo un quesito nella complessa materia tributaria. in breve, le cartelle
di pagamento notificate a persona diversa del destinatario, sono valide o nulle?
la prescrizione e' di 5 anni?
vi pongo un quesito nella complessa materia tributaria. in breve, le cartelle di pagamento notificate a persona diversa del destinatario, ...
Etichette: Cartella di pagamento, Quesiti
alle martedì, ottobre 09, 2012
Cartella di pagamento valida anche mediante raccomandata senza ufficiale notificatore.
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con sentenza n. 15746 del 19 settembre 2012, ha affermato che la cartella di pagamento (art. 26 del Dpr 602/1973) può essere notificata “direttamente” dall’Agente della riscossione mediante raccomandata con avviso di ricevimento, prescindendo quindi dall’intermediazione di un ufficiale notificatore. In questi casi, in base alle norme postali di settore, il perfezionamento della notifica si ha con la semplice consegna del plico al domicilio del destinatario, a prescindere dall’identità del soggetto che riceve la raccomandata, il quale può essere anche soggetto diverso dal destinatario della cartella. L’unico adempimento a cui è tenuto l’ufficiale postale è quello di far apporre, sul registro di consegna della corrispondenza e sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente, la firma della persona legittimata alla ricezione.
La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con sentenza n. 15746 del 19 settembre 2012, ha affermato che la cartella di pagamento (art. 26 ...
Valida la cartella notificata dall’Agente della riscossione.
Successivamente, con sentenza 11708/2011, la Suprema corte aveva concluso nel senso che, in base al primo comma dell’articolo 26, la notifica della cartella può, tra l’altro, essere eseguita “anche senza ricorrere alla collaborazione di terzi… direttamente ad opera del Concessionario ‘mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento’”, vale a dire contro l’“ordinaria raccomandata postale, disciplinata dal D.M. 9/4/2001…”.
La cartella di pagamento (articolo 26 del Dpr 602/1973) può essere notificata mediante raccomandata con avviso di ricevimento, anche dirett...
alle venerdì, ottobre 05, 2012
La cartella senza “responsabile” si considera ugualmente valida.
Con l’ordinanza n. 14791 del 4 settembre scorso la Cassazione, confermando l’orientamento culminato con la sentenza delle Sezioni unite 11722/2010, conforme alla posizione in precedenza espressa dall’Agenzia delle Entrate con circolare 16/E del 16 marzo 2008, ha ribadito che l’indicazione del responsabile del procedimento negli atti dell’Amministrazione finanziaria non è richiesta dall’articolo 7 della legge n. 212/2000 a pena di nullità: tale sanzione, introdotta dall’articolo 36, comma 4-ter del Dl 248/2007, riguarda, per espressa previsione normativa, esclusivamente le cartelle relative a ruoli consegnati all’agente della riscossione successivamente al 1° giugno del 2008.
La Ctr Puglia, ribaltando la sentenza 231/11/08 della Ctp di Bari, accoglieva il ricorso del contribuente contro una cartella di pagamento per Irpef e Irap relativa al periodo d’imposta 2004: la Corte, infatti, riteneva che le cartelle prive di indicazioni in merito al responsabile del procedimento, emesse in relazione a ruoli consegnati ante 1/6/2008, fossero annullabili.
Contro tale pronuncia proponeva ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidandolo a cinque motivi. In particolare, con il primo, veniva contestata la violazione e falsa applicazione dell'articolo 36 comma 4-ter del Dl 248/2007 in relazione all'articolo 360 n. 3, codice procedura civile, laddove la Ctr aveva annullato la cartella oggetto di giudizio in quanto priva di indicazione del responsabile del procedimento.
La Cassazione, con l’ordinanza in commento, che conferma un orientamento ormai consolidato, inaugurato con la sentenza n. 11722/2010 e comprovato da successive pronunce (8661/2011, 8613/2011, 3537/2011 e 25435/2010), ha accolto il ricorso dell’Agenzia, cassando la sentenza della Ctr rinviando la controversia ad altra sezione della stessa per l’applicazione del sancito principio di diritto nonché per la regolamentazione delle spese di lite.
La Suprema corte ha considerato fondata la censura della ricorrente, affermando che la sanzione della nullità della cartella di pagamento per mancata indicazione del responsabile del procedimento, introdotta dal Dl 248/2007 recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria”, si applica solamente alle cartelle relative a ruoli consegnati all’agente della riscossione a partire dal 1° giugno 2008. L’obbligo di rendere edotti i contribuenti sulle figure dei responsabili del procedimento di iscrizione a ruolo (di pertinenza dell’ente creditore) e di formazione e notificazione della conseguente cartella (ad opera dell’agente della riscossione) non è, infatti, previsto a pena di nullità ad opera dell’articolo 7, comma 2, lett. a), dello Statuto del contribuente, essendo stato introdotto, con la decorrenza prima specificata, solamente col decreto legge di cui sopra. La fondatezza di tale motivo di ricorso ha reso inutile la trattazione delle altre censure, che la Corte ha considerato assorbite.
L’articolo 7, comma 2, lett. a) della legge 212/2000 prevede che “Gli atti dell’amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono indicare l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato o comunicato e il responsabile del procedimento”. Con tale disposizione il legislatore ha introdotto, nella materia tributaria, una disciplina conforme ai principi sanciti dalla legge 241/1990 in tema di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti. Pertanto, salva la specificità della materia tributaria e salve alcune disposizioni della legge de qua (in particolare quelle relative alla partecipazione e all’accesso ai documenti) espressamente inapplicabili ai procedimenti tributari, occorre fare riferimento a queste ultime disposizioni e alle interpretazioni che di esse ha dato la giurisprudenza per trarne principi applicabili anche alla materia tributaria.
L’articolo 5, in particolare, detta dei criteri che permettono di individuare in ogni circostanza la figura del responsabile del procedimento: qualora non vi provveda il dirigente con apposita designazione “è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto all’unità organizzativa” competente per il procedimento. La giurisprudenza amministrativa ha adottato un’interpretazione estensiva di tale regola “suppletiva”, stabilendo che l’identificazione ex lege del responsabile vale sia nei casi di mancata designazione che in quelli di mancata comunicazione ai soggetti interessati. Per questo motivo, qualora il responsabile non sia stato individuato negli atti comunicati ai destinatari, per i cittadini/contribuenti deve intendersi il preposto all’unità organizzativa competente, desumibile dal contenuto complessivo dell’atto (ad esempio dalla sottoscrizione). La giurisprudenza, sia del Consiglio di Stato che della Cassazione, nell’interpretare tale disposizione, si è espressa nel senso che la mancanza di tale elemento non configura un vizio di invalidità del provvedimento, ma una mera irregolarità “alla quale è possibile supplire considerando responsabile del procedimento il funzionario preposto all’unità organizzativa competente”(Consiglio di Stato 974/2006, Cassazione 22197/2004).
In questo contesto è intervenuto l’articolo 36, comma 4-ter, del Dl 248/2007, in base al quale “La cartella di pagamento di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, contiene, altresi', a pena di nullita', l'indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008. La mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non e' causa di nullita' delle stesse”.
Con la circolare n. 16/E del 2008 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che “La nuova disposizione conferma indirettamente che prima della sua entrata in vigore l’irregolarità di cui si tratta non comportava la nullità della cartella di pagamento”.
Tale interpretazione è stata condivisa dalla giurisprudenza di legittimità; in particolare le Sezioni unite della Cassazione, con sentenza 11722/2010 hanno ribadito che “E’ pur vero che l’art. 7 L. n. 212 del 2000 prevede che sia indicato il responsabile del procedimento, ma siffatto adempimento non è sanzionato da nullità, come lo sono, invece, altri adempimenti previsti dal medesimo Statuto del contribuente…La legge n. 212 del 2000, peraltro, non precisa gli effetti della violazione dell’obbligo indicato: essa, in particolare, a differenza di quanto fa con riferimento ad altre disposizioni, non commina la nullità per la violazione della disposizione indicata”…Deve, pertanto, escludersi che, anteriormente all’emanazione della disposizione impugnata, alla mancata indicazione del responsabile del procedimento conseguisse la nullità della cartella di pagamento”.
La Corte costituzionale ha in seguito salvato la nuova disposizione, dichiarando la manifesta inammissibilità o infondatezza delle questioni sollevate (si vedano ad esempio le sentenze 349/2010 e 13/2010), precisando che essa non ha effetti retroattivi ma dispone solo per il futuro.
La pronuncia in commento, dunque, non fa altro che allinearsi a tale consolidato orientamento di prassi e giurisprudenza: non è casuale quindi l’adozione di una motivazione stringata che rinvia all’autorevole precedente a Sezioni unite.
Con l’ordinanza n. 14791 del 4 settembre scorso la Cassazione, confermando l’orientamento culminato con la sentenza delle Sezioni unite 117...
alle giovedì, settembre 20, 2012

References: sentenza 
 articolo 19
 sentenza 
 articolo 36
 sentenza 
 art. 78
 art. 17

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 26
 sentenza 
 articolo 100

Sentenza 
 articolo 100
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 2953
 sentenza 
 articolo 36
 articolo 3
 articolo 25

Sentenza 
 articolo 36
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 articolo 7
 sentenza 
 articolo 7

Sentenza 
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