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Timestamp: 2020-08-09 09:41:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22298 del 25/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22298 del 25/09/2017
Cassazione civile, sez. lav., 25/09/2017, (ud. 10/05/2017, dep.25/09/2017), n. 22298
sul ricorso 18196-2015 proposto da:
CONGREGAZIONE RELIGIOSA SUORE FIGLIE DI MARIA SS.MA MADRE DELLA
DIVINA PROVVIDENZA E DEL BUON PASTORE, in persona del legale
GALLONIO 18, presso lo studio dell’avvocato MARCELLO FREDIANI, che
la rappresenta e difende unitamente agli avvocati SANDRO PISEDDU,
CARLO DORE, GIOVANNI DORE, giusta delega in atti;
P.S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MARCELLO PRESTINARI, 13, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO
PALLINI, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 206/2015 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,
depositata il 29/05/2015 R.G.N. 295/2015;
10/05/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO MANNA;
SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’estinzione del ricorso;
udito l’Avvocato MARA PARPAGLIONI per delega verbale Avvocato MASSIMO
Con sentenza pubblicata il 29.5.15 la Corte d’appello di Cagliari, in riforma della sentenza di rigetto emessa in prime cure dal Tribunale di Oristano sull’impugnativa di licenziamento (intimato il 15.4.09) per giustificato motivo,oggettivo proposta da P.S. nei confronti della Congregazione Religiosa Suore Figlie di Maria SS. Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore, dichiarava illegittimo il licenziamento e condannava il predetto ente ecclesiastico a reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro, con le conseguenze economiche di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18.
Per la cassazione della sentenza ricorre la Congregazione Religiosa Suore Figlie di Maria SS. Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore affidandosi a tre motivi con i quali ha lamentato che la Corte territoriale abbia negato il giustificato motivo oggettivo di licenziamento malgrado il perdurante stato di grave crisi economica attraversato dalla ricorrente, non abbia considerato tale circostanza come non contestata o come solo tardivamente contestata dal lavoratore ed abbia omesso di esaminare l’eccezione di aliunde percipiendum pur sollevata in sede di merito.
P.S. resiste con controricorso.
Nelle more, il 9.10.15 le parti hanno conciliato la lite e, con successiva istanza congiunta depositata presso la cancelleria di questa Corte, hanno chiesto dichiararsi estinto il giudizio.
1. L’avvenuta transazione comporta la cessazione della materia del contendere.
Le spese del giudizio di legittimità si compensano per intero fra le parti, considerato il tenore della conciliazione in tal senso raggiunta.

References: Sentenza 
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 art. 18
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