Source: https://www.calcolatermini.it/Termine/434_c.p.c._30___Deposito_ricorso_in_appello_LAVORO_ITALIA/18
Timestamp: 2020-03-29 08:31:21+00:00

Document:
434 c.p.c. (30) - Deposito ricorso in appello LAVORO ITALIA
I termini processuali di CalcolaTermini.it
Il ricorso con cui si impugna la sentenza del giudice di Tribunale va depositato nella Cancelleria della Corte d’Appello territorialmente competente entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza.
I suddetti termini si intendono rispettati con il deposito del ricorso, non essendo necessaria a tal fine anche la notificazione di esso e del decreto di cui all’art. 435 c.p.c., ed essendo altresì irrilevante l’omessa indicazione, sulla copia notificata alla controparte, della data del deposito stesso. Insieme col ricorso va depositato il fascicolo di primo grado e la sentenza impugnata.
Nel rito del lavoro, la sentenza appellabile, salva la particolare ipotesi contemplata nel comma 2 dell’art. 433 c.p.c., è quella che contiene tutti gli elementi elencati nell'art. 132, comma 1, c.p.c., e che è pubblicata ai sensi dell'art. 133 c.p.c.; di conseguenza, nel caso di notificazione del solo dispositivo della sentenza, sempre che non ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 433, comma 2, c.p.c., non decorre il termine breve per l'impugnazione; ove, peraltro, il dispositivo non sia seguito dalla motivazione, bensì da un atto che attesti il mancato deposito della motivazione per impedimento del giudicante, l'onere di impugnazione decorre solo dalla comunicazione del mancato deposito della motivazione. (Cass. Civ., Sez. Lavoro, n. 12372 del 17 maggio 2017)
Nelle controversie soggette al rito del lavoro, ove, a seguito della pronuncia di primo grado e dell'inizio dell'esecuzione sulla base del solo dispositivo, l'appello venga proposto in un momento in cui è stata depositata la sentenza, con un atto denominato "appello con riserva dei motivi" e, tuttavia, contenente motivi di appello (pur espressamente articolati dal difensore con dichiarazione di non conoscenza della motivazione), il giudice di appello, ove l'appellante non abbia successivamente svolto alcuna attività di integrazione a norma dell'art. 434, secondo comma, c.p.c., può considerare l'atto come introduttivo di un appello pieno, se i motivi si presentano idonei a criticare la motivazione della sentenza impugnata in quanto pongano questioni con essa correlate, o, altrimenti deve dichiararne l'inammissibilità per tale ragione. (Cass.Civ., Sez. III, n. 18489 del 26 ottobre 2012)
Il requisito della specificità dei motivi di appello, previsto dall'art. 434 c.p.c., richiede che l'appellante indichi le parti della sentenza ritenute errate e le ragioni, di fatto e diritto, su cui fonda la relativa impugnazione ; ne consegue che detto requisito non è soddisfatto ove la parte pretenda di dedurre l'erroneità ritenendola logicamente presupposta di una parte della sentenza attraverso la formulazione di un motivo di impugnazione relativo ad altra parte della sentenza ed altra, diversa, questione di diritto (Cass. Civ., Sez. Lavoro, n. 15166 del 9 giugno 2008)
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