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Timestamp: 2020-03-29 09:50:29+00:00

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Nuovo art. 153 c.p.c. modificato e aggiornato al 2020 | Lexscripta
Codici Codice di procedura civile Libro I Titolo VI Art. 153 Storia
Storico delle modifiche apportate all'articolo 153 Codice di Procedura Civile aggiornato al 2020
Pubblichiamo il testo integrale del nuovo articolo 153 c.p.c. ( Improrogabilità dei termini perentori.).
Art. 153 c.p.c. Improrogabilità dei termini perentori.
Vigente dal: 04/07/2009 Vigente al:
Improrogabilità dei termini perentori
1. I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno sull'accordo delle parti.
2. La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Il giudice provvede a norma dell'articolo 294, secondo e terzo comma.
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Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 05 ago 2016, n. 16598
La tempestiva costituzione dell'appellante con la copia dell'atto di citazione (cd. velina) in luogo dell'originale non determina l'improcedibilità del gravame ai sensi dell'art. 348, comma 1, c.p.c., ma integra una nullità per inosservanza delle forme indicate dall'art. 165 c.p.c., sanabile, anche su rilievo del giudice, entro l'udienza di comparizione di cui all'art. 350, comma 2, c.p.c. mediante deposito dell'originale da parte dell'appellante, ovvero a seguito di costituzione dell'appellato che non contesti la conformità della copia all'originale (e sempreché dagli atti risulti il momento della notifica ai fini del rispetto del termine ex art. 347 c.p.c.), salva la possibilità per l'appellante di chiedere la remissione in termini ex art. 153 c.p.c. (o 184 bis c.p.c., "ratione temporis" applicabile) per la regolarizzazione della costituzione nulla, dovendosi ritenere, in mancanza, consolidato il vizio ed improcedibile l'appello.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 set 2014, n. 19980
Dichiara estinto e rimette sez. semplici, Comm. Trib. Reg. Toscana, 15/05/200 Il decreto di cui all'art. 391, primo comma, cod. proc. civ. ha la medesima funzione (di pronuncia sulla fattispecie estintiva) e il medesimo effetto (di attestazione che il processo di cassazione deve chiudersi perché si è verificato un fenomeno estintivo) che l'ordinamento processuale riconosce alla sentenza o all'ordinanza, con la differenza che, mentre nei confronti dei suddetti provvedimenti è ammessa solo la revocazione ex art. 391 bis cod. proc. civ., avverso il decreto presidenziale l'art. 391, terzo comma, cod. proc. civ., individua, quale rimedio, il deposito di un'istanza di sollecitazione alla fissazione dell'udienza (collegiale) per la trattazione del ricorso. Tale istanza - che, non avendo carattere impugnatorio, non deve essere motivata - va depositata nel termine, da ritenersi perentorio
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 set 2012, n. 14828
Alla luce del ruolo che l'ordinamento affida alla nullità contrattuale, quale sanzione del disvalore dell'assetto negoziale e atteso che la risoluzione contrattuale è coerente solo con l'esistenza di un contratto valido, il giudice di merito, investito della domanda di risoluzione del contratto, ha il potere-dovere di rilevare dai fatti allegati e provati, o comunque emergenti "ex actis", una volta provocato il contraddittorio sulla questione, ogni forma di nullità del contratto stesso, purché non soggetta a regime speciale (escluse, quindi, le nullità di protezione, il cui rilievo è espressamente rimesso alla volontà della parte protetta); il giudice di merito, peraltro, accerta la nullità "incidenter tantum" senza effetto di giudicato, a meno che sia stata proposta la relativa domanda, anche a seguito di rimessione in termini, disponendo in ogni caso le pertinenti restituzioni, se richieste.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 nov 2011, n. 24413
In tema di effetti del mutamento di una consolidata interpretazione del giudice della nomofiliachia di una norma processuale (cd. "overruling"), posto che - alla luce della nuova esegesi dell'art. 202 del r.d. 11 dicembre 1933, n. 1775, di cui alla sentenza n. 7607 del 2010 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione - il termine breve di quarantacinque giorni per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza emessa dal Tribunale superiore delle acque pubbliche in unico grado decorre dalla notifica della copia integrale del dispositivo, senza dover attendere la registrazione della sentenza stessa (come richiesto, invece, dal pregresso "diritto vivente" formatosi sulla predetta norma), è da reputarsi comunque ammissibile il ricorso proposto - entro il termine lungo di cui all'art. 327 cod. proc. civ. e secondo le indicazioni della precedente lettura giurisprudenziale dell'art. 202 citato - allorquando la predetta notifica sia intervenuta prima del mutamento di giurisprudenza e la scadenza dell'indicato termine sia avvenuta appena tre giorni dopo la pubblicazione della citata sentenza n. 7607 del 2010, non potendo reputarsi tale pronuncia oggettivamente conoscibile in tempo utile per l'impugnativa nel termine breve.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 gen 2010, n. 262
Nell'ambito dell'espropriazione immobiliare, il termine che il giudice dell'esecuzione fissa nell'ordinanza di vendita con incanto, ai sensi dell'art. 576, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. (nel testo "ratione temporis" vigente, anteriore alle modifiche introdotte dalle leggi n. n. 80 e 263 del 2005), per il deposito della cauzione da parte degli offerenti è perentorio e, pertanto, non può essere prorogato; il deposito della cauzione rappresenta infatti la modalità attraverso la quale la parte che lo esegue manifesta la volontà di essere ammessa a partecipare al procedimento di vendita, il quale, essendo informato al canone base della parità tra quanti vengono sollecitati ad offrire, postula che le condizioni fissate dal giudice nell'avviso di vendita restino inalterate.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 dic 2009, n. 25494
In tema di opposizione allo stato passivo fallimentare, a seguito delle sentenze della Corte costituzionale 22 aprile 1986, n. 102 e 30 aprile 1986, n. 120, con cui fu dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 98 della legge fall., nella parte in cui faceva decorrere il termine per l'opposizione dal deposito dello stato passivo in cancelleria e non prevedeva la comunicazione al curatore del decreto di fissazione dell'udienza di comparizione, al termine concesso dal giudice delegato, ai sensi del secondo comma dell'art. 98 (nel testo originario, "ratione temporis" applicabile), per la notifica al curatore del ricorso e del conseguente decreto di fissazione dell'udienza, deve attribuirsi natura ordinatoria, anche perchè finalizzato a permettere la costituzione del curatore; ne consegue che la sua inosservanza non determina l'inammissibilità dell'opposizione, restando sanata, exart. 156 cod. proc. civ., se alla nuova udienza fissata dal giudice delegato il curatore sia comparso e abbia svolto l'attività cui la notifica del ricorso e del decreto era strumentale.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 giu 2008, n. 17765
Il ricorso proposto tempestivamente al giudice privo di giurisdizione, su specifica indicazione contenuta nel provvedimento impugnato, deve considerarsi affetto da errore scusabile che non determina decadenza, con la conseguente validità della riproposizione dello stesso al giudice fornito di giurisdizione, indipendentemente dalla conservazione degli effetti giuridici sostanziali e processuali della domanda devoluta al giudice privo di giurisdizione davanti al giudice munito della stessa, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 2007 (in applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto scusabile l'erronea impugnazione di un provvedimento di fronte al TAR, indicato come giudice competente nel provvedimento impugnato e quindi legittima la riassunzione di fronte al TSAP, cui apparteneva la giurisdizione).

References: art. 153
 Art. 153
 articolo 153

Art. 153
 Art. 152

Art. 154
 Sentenza 
 art. 347
 art. 153
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 391
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
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