Source: http://ladozioneconimieiocchi.myblog.it/
Timestamp: 2018-02-23 06:24:01+00:00

Document:
L'adozione con i miei occhi |
LA TRIBU’ DEGLI ELEFANTI SENZA PELLE
migghiu0
Un accostamento insolito indubbiamente ma rende l’idea della situazione in cui possono venire a trovarsi le persone, le coppie, che prendono la decisione di dare la loro disponibilità all’adozione di un bambino.
Dal momento in cui ricevono l’idoneità da parte del Tribunale parte la lunga gestazione che li porterà ad abbracciare il proprio figlio. Per gli elefanti, questo periodo è di 22 mesi: un periodo statisticamente molto simile a quello necessario per potare a compimento un iter adottivo.
Il cucciolo dell’elefante è subito autosufficiente; cammina, corre, gioca. I nostri figli li conosciamo già grandi, molto spesso troppo autosufficienti, con un gran bisogno di fidarsi e la paura di farsi male. Di nuovo.
Noi genitori adottivi siamo una tribù di elefanti, concentrati sui nostri figli “grandi”, sempre pronti a confrontarci con gli altri del branco, a capire cosa sta succedendo agli altri per rassicurare le nostre insicurezze.
Piano piano, giorno dopo giorno, ci scopriamo sensibili ed attenti ad ogni minimo rumore, ad ogni più piccola sensazione, ad ogni impercettibile segno di disagio.
Controlliamo il territorio in cui si muovono nostri figli cercando di creare per loro le condizioni più favorevoli per fargli avere amici, per farli sentire sicuri e tranquilli, per farli ridere e giocare e nello stesso tempo allarghiamo le nostre grandi orecchie sempre alla ricerca di segnali di pericolo, di commenti inopportuni da parte “degli altri”, di chi non ha adottato.
A poco a poco arriviamo a vivere in una costante situazione di allerta con la conseguenza però che la nostra sensibilità è sovraeccitata da centinaia di stimoli, molti dei quali sono semplici fraintendimenti vissuti però come potenziali rifiuti dei propri figli da parte della comunità in cui li abbiamo destinati a vivere.
Nel frattempo i figli crescono. Negli anni passati insieme hanno imparato a fidarsi, a lasciarsi andare, a lasciare alle spalle il loro passato.
Ma il passato non si lascia buttare via così. Il loro passato è un passato particolare: è un passato che vive tre vite. E’ nella vita di nostro figlio al quale ha lasciato ricordi e cicatrici. E’ nella vita di noi genitori sempre a caccia e sempre nella paura e nell’ansia di intercettare quei ricordi e lenire quelle cicatrici. Paura ed ansia così forti a volte, che ci portano a vedere ed interpretare i comportamenti dei ragazzi sempre e solo come conseguenza del loro passato. Nel tentativo di far superare ai nostri figli il trauma dell’adozione molto spesso glielo scarichiamo addosso indicandolo come il fattore principe delle loro attuali insicurezze e fragilità che magari sono, invece, solo la normale conseguenza del loro diventare grandi.
Siamo diventati elefanti senza pelle.
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MA LO RIFARESTI?
Guardo le foto dei miei figli, di quando li ho conosciuti, incontrati la prima volta nella saletta del tribunale di una piccola cittadina persa nel mato brasiliano. Rivedo i primi momenti, gli occhi smarriti, le facce piene di un sorriso che era un frullato di paura, di speranza, di angoscia, di aspettative. Noi e loro insieme: quattro sconosciuti con la paura di non piacersi, con il bisogno, con l’urgenza, di trovare presto la fiducia reciproca, con il desiderio forte, viscerale di lasciarsi andare, di potersi liberare degli anni passati nella delusione delle attese.
Erano piccoli non solo di età; erano minuti, fragili, con gli occhi sempre attenti a cogliere il minimo movimento “strano”, a cercare sempre la via di uscita, caso mai dovesse servire.
Poi sono cominciate le scelte. Per lui c’ero solo io. Per lei solo la madre. Ne hanno scelto uno, per vedere come andava, se si potevano fidare. Sempre a cercarsi l’un l’altro con gli sguardi ma ognuno intento a fare il suo percorso, a crearsi le proprie certezze, sempre attenti però a non abbattere quel muro di difesa costruito con tanta fatica negli anni di vita nell’abrigo. I nostri due mesi in Brasile li abbiamo passati così, ad abbracciarci, a scappare, a rincorrerci e a cercarci girando sempre intorno a quel muro, un muro alto, senza porte e finestre, lungo. Noi e loro sempre con la testa affacciata in fondo alla parete a chiamarci e a respingerci.
Una difesa della loro individualità, della loro identità, della loro corazza durata fino all’ultimo e lasciata andare all’improvviso solo dentro l’aereo che ci avrebbe riportati a casa. In quell’aereo ho visto i loro occhi cambiare, passare dalla tensione allo svuotamento che dà l’avere finalmente trovato una certezza.
Ed a quella certezza si sono aggrappati, con forza, a voler dire: “non provate a mollare perché ormai abbiamo solo voi”.
Abbiamo visto piano piano i loro visi distendersi, li abbiamo visti ridere di allegria e non per compiacere, li abbiamo sentiti stringerci e finalmente piangere e cercare consolazione. Ma qualcosa rimane sempre; una bolla di amarezza che si nasconde dentro di loro e che ogni tanto lascia andare qualche goccia all’improvviso, a tradimento.
Sono stati per noi anni di gioie ma anche anni di preoccupazioni, di insicurezze, di incertezze. La paura di deluderli, di non riuscire ad essere genitori, ad essere famiglia; di non essere capaci di dare sicurezza e serenità, di non poter capire la loro tristezza ci ha portato a non riuscire a godere appieno dei tanti momenti di serenità vissuti.
Ora siamo nel momento più difficile: l’adolescenza.
E’ piombata addosso a loro all’improvviso, devastante come un’ondata di piena arriva e travolge quello che trova. E’ uno sconvolgimento forte, specie in chi si porta dietro una storia di dolore, di strappi non compresi, di allontanamenti vissuti come abbandono, come rifiuti.
La bolla di amarezza è scoppiata e li ha riempiti di emozioni e che non provavano da tempo; ha fatto riaffiorare ricordi e sensazioni che pensavano di essere riusciti a cancellare.
Ed hanno cominciato a reagire. A difendersi.
Non potendo prendersela col loro passato, attaccano il presente: quello che il presente rappresenta; quello che avrebbe dovuto essere la loro normalità e che invece vivono da “diversi”.
Ma il loro presente siamo noi. Noi diventiamo nello stesso istante il loro punto fermo, la loro certezza nella vita ed il simbolo di quello che vivono come il loro fallimento; la loro àncora e quelli colpevoli della loro insicurezza. Ed è a noi che rivolgono insulti, carezze, urla, abbracci, disprezzo, bacio della buona notte.
E noi siamo lì. A incassare. A sperare. A piangere con loro. Ad abbracciarli. Ad urlare. A divertirci. In una altalena di esaltazione e delusione, in un devastante saliscendi di emozioni capace di lasciarti vuoto e senza forze la sera e pronto a dare battaglia la mattina.
Non potete immaginare quante volte, in questi anni, ho ripensato alla domanda che sempre si fa a chi decide di avere un figlio in adozione: “chi te lo ha fatto fare?” oppure “lo rifaresti?”
Queste domande mi frullano nella testa, rimbalzano nella mente in continuazione, le sento andare e venire ora in un sussurro, ora in un grido.
Ma le sento sempre con le voci degli altri, mai con la mia.
Ricordo la domanda ma non sono mai io che metto in dubbio la mia scelta.
“E’ difficile andare avanti così?” dice la voce.
“Si” risponde la mia testa, “molto difficile”.
“lo rifaresti?”, insiste.
“SI, MILLE VOLTE”.
Perché quando i tuoi occhi incrociano per la prima volta lo sguardo dei tuoi figli, quando ci leggi la paura e la speranza, quando realizzi che SEI TU la loro speranza, allora nessun’altra cosa conta. Non contano i pianti, le paure, i litigi. Conta solo continuare a dimostrare loro che ci sei, che ci sarai sempre e che farai il possibile per asciugare via tutte le gocce di amarezza dal loro cuore.
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FAMIGLIE IN CORSO DI LAVORAZIONE
Noi vogliamo essere i vostri compagni di viaggio, accompagnarvi e sostenervi
in alcuni momenti della vostra vita. Per questo abbiamo deciso di metterci a disposizione di voi coppie e famiglie che state intraprendendo un percorso di adozione, proponendo un percorso formativo che vi accompagni e vi prepari ad essere padri e madri di bambini così particolari, che vi dia gli strumenti per affrontare e superare le difficoltà che la scelta di adottare comporta.
4 laboratori sul tema dell’attesa
3. L’ingresso del bambino nella famiglia allargata
4. Il vissuto dell’abbandono, il rapporto con le origini e la narrazione della storia
1. L’inserimento scolastico e il rapporto con la scuola
1 incontro con un nutrizionista impostato sulle differenze di alimentazione fra la nostra “occidentale” e quella dell’aera di provenienza del bambino.
1 corso base di cucina etnica sempre sull’area di provenienza del bambino (cucina sudamericana, centroafricana, ecc.)
Come potete vedere, abbiamo incluso nel percorso l’approfondimento degli aspetti psicologici; l’insegnamento di tecniche per la gestione degli stati di ansia e stress; l’apprendimento della lingua dei vostri figli per facilitare la comunicazione ed accelerare quel processo che porta alla costruzione della fiducia reciproca e al consolidamento del rapporto; la familiarità con i sapori e i piatti del Paese di provenienza come strumento ulteriore per abbattere le barriere e le diffidenze iniziali; l’incontro con un nutrizionista che potrà aiutarvi nell’accompagnarvi in una fase di passaggio da alcune abitudini e fabbisogni alimentali ad altri…
…Metterci a vostra disposizione, però, significa anche capire che può essere molto difficile dover decidere se affrontare l’impegno economico che, per la coppia, un percorso di questo tipo comporta. Ci siamo, quindi, adoperati per riuscire ad abbattere il più possibile il costo finale e, grazie ad alcune forme di sostegno e al contributo volontario di molti professionisti che si sono appassionati alla causa, siamo in grado di offrivi il percorso in forma GRATUTA. L’importante è iscriversi entro il giorno 15 NOVEMBRE.
Per qualsiasi informazione, collegatevi al nostro sito web o scriveteci all’indirizzo ascdviaggio.altervista.org
http://www.ascdviaggio.altervista.org/percorso-formativo.html?cb=1380105878326
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L’ADOZIONE AI TEMPI DI FACEBOOK
Quando cominci una adozione, quando il tuo bambino (o i tuoi bambini) entrano in casa, tu pensi: “Ecco, ora siamo una famiglia completa; abbiamo genitori, fratelli, zii, cugini e, adesso, anche figli. E anche questi nostri figli saranno contenti di avere così tanti parenti.”
E dimentichi (o non consideri, o rimuovi il fatto) che loro sono comunque nati da qualcuno, che forse quel qualcuno ha messo al mondo altri figli (e quindi hanno dei fratelli), quel qualcuno ha fratelli e sorelle (e dunque già ci sono zii e zie), che quel qualcuno, a sua volta, ha padre e madre (e dunque esistono nonni e nonne).
I nostri figli non sono mai “figli di nessuno” e, difficilmente potranno rimanere “non più figli di” come magari, in cuor nostro, andiamo sperando. Nell’era della globalizzazione, dello scambio totale ed immediato dell’informazione, l’avvento di internet e dei social network mette nelle mani di tutti (e dunque anche dei nostri ragazzi) la possibilità di effettuare ricerche riguardanti la propria storia. Immagino che molti di noi hanno provato ad inserire il proprio nome o quello dei propri cari in un motore di ricerca e vedere cosa ne esce fuori. E molte volte ci siamo ritrovati con dei risultati inaspettati persino riguardo alla nostra persona.
Alla luce di questo, dobbiamo prepararci e prevenire: da qualche parte, nel mondo, esistono delle persone che hanno conosciuto i nostri figli e di cui magari i nostri ragazzi hanno nostalgia; in molti casi hanno fratelli, cugini, zii, nonni che hanno dovuto lasciare a malincuore e che, prima o poi, avranno voglia di provare a ritrovare: magari hanno dimenticato la loro lingua, forse avranno timore di sapere se anche loro li stanno cercando, forse vogliono solo vedere una foto che gli faccia capire che esistono, che sono vivi, che sono veri, che il loro passato non è stato un sogno.
E noi in tutto questo? Cosa dovremmo fare? Come ci dobbiamo comportare?
Cercare di distoglierli? Censurare le loro curiosità? O accompagnarli nella ricerca, stare dietro di loro, con il braccio intorno alle loro spalle e fargli sentire che per noi è chiaro che, nel loro bisogno di chiarimento, non c’è il rifiuto per ciò che c’è oggi ma la necessità di ricomporre ciò che è stato ieri.
Certo, non è facile. Ciò che questo riallacciare di rapporti con il passato (che in una storia di adozione è sempre e comunque connotato quantomeno come sofferto) può comportare negli equilibri raggiunti – familiari ma soprattutto personali – potrebbe avere degli effetti devastanti; ma può anche aiutare a sciogliere quell’ansia, quel nodo di tristezza, di insicurezza, quel senso di incompiuto che, inconsciamente o meno, questi figli si portano dietro e può aiutarli a ricomporre i brandelli dell’anima che, come i sassi di Pollicino, hanno lasciato lungo la strada che li ha portati fino a noi.
Forse sta cambiando il significato di adozione. Forse, per poter accogliere un figlio, bisogna essere pronti e disposti ad accettare e ad accogliere, in cuor nostro, persone che mai conosceremo ma con le quali dividiamo e condividiamo l’amore per i nostri figli e la preoccupazione per il loro futuro.
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I NOSTRI SOLDI SONO PER I NOSTRI FIGLI
L’Italia è uno dei Paesi al mondo con il più alto tasso di adozioni internazionali; tuttavia, in quest’ultimo periodo, gli effetti di una crisi economica devastante iniziano a far sentire il loro peso, scoraggiando, se non addirittura impedendo, a molte coppie di avviare l’iter di adozione internazionale vista anche la inesistenza o quantomeno, la insufficienza di forme di sostegno economico messa in atto dallo Stato, in quanto tale,.a favore di coppie che decidano di impegnarsi in una scelta di così alto valore sociale,
Per quanto riguarda poi l’accesso al credito di istituti privati…..
Per quanto riguarda poi l’accesso al credito di istituti privati, anche qui, salvo rarissime e localizzate eccezioni, esso è possibile a tassi comunque non eccessivamente convenienti e certamente non accessibili a tutti, essendo l’erogazione di finanziamenti legati ad un procedimento di adozione, comunque vincolato all’esistenza di determinate garanzie: in pratica, tale accesso è negato a chi non è titolare di un rapporto da lavoratore dipendente ma si presenta come libero professionista o titolare di impresa perché gli Istituti di Credito, ancor più nella contingenza di questa crisi economica, non intendono rinunciare alla tutela offerta dalla busta paga del richiedente.
Alla luce di quanto sopra, si ritiene necessaria un’opera di sensibilizzazione nei confronti, in primo luogo, di questo Governo ma anche della classe politica tutta, affinché intervenga a sostegno delle coppie in possesso dei requisiti previsti dalla legge per l’adozione prendendo l’impegno di trovare, in tempi brevi, una soluzione a questo grave problema di ordine sociale che comporti, di fatto, una abolizione o quantomeno forte riduzione dei costi, diretti e indiretti, sostenuti a fronte di un percorso di adozione internazionale.
In secondo luogo, chiediamo che le coppie in possesso di un decreto di idoneità e dunque riconosciuti dalla Legge affidabili anche da un punto di vista economico, possano poter usufruire di crediti fortemente agevolati per la realizzazione di un progetto di adozione. Non erogazioni a fondo perduto, quindi, ma prestiti, autorizzati dopo il parere favorevole della Commissione per le Adozioni Internazionali, a tassi minimi e rimborsabili nei normali tempi di rientro degli altri crediti al consumo, erogati dagli Istituti di credito ed attinti da fondi pubblici a questo scopo appositamente destinati.
Non chiediamo regali, non elemosiniamo qualche spicciolo di aiuto: vogliamo che le nostre risorse economiche siano destinate all’accoglienza, all’integrazione e al benessere dei nostri figli e non alla burocrazia (nazionale o estera) o per il pagamento di interessi come se avessimo acquistato un’auto o una televisione
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A ROMA SI VOTA – Il 26 e 27 maggio cogliamo l’occasione.
Il mio approccio al mondo dell’adozione è datato 2006; sono stati sette anni fatti di ricerche e di attese: di ricerche di iniziative e servizi che ci facilitino la scelta, la strada, che ci supportino e rassicurino, che ci facciano sentire le varie Istituzioni veramente e concretamente al nostro fianco e non solo con apprezzamenti verbali sulla “nobiltà del gesto” ma fattivamente, con la realizzazione di strutture e percorsi dai quali far trasparire il reale apprezzamento per quanto, chi decide di portare a termine l’adozione di un bambino, mette in gioco della sua vita; di attese che qualcosa si muova, che chi è preposto alla realizzazione delle politiche a sostegno delle famiglie, del monitoraggio dei bisogni delle persone e della realizzazione di progetti fatti per andare incontro a quei bisogni, si decida a prendere coscienza di quanto urgente sia provare a fare qualche cosa per aiutare queste famiglie.
La risposta alle nostre esigenze deve arrivare dalla politica: chi governerà la nostra città, la nostra Regione, il nostro Paese, dovrà farsi carico di ascoltare le nostre esigenze e di darci risposte concrete realizzando progetti e appoggiando le nostre battaglie.
Dobbiamo chiedere alla politica di essere al nostro fianco e, per il raggiungimento di questo scopo, voglio lanciare una proposta:
raccogliamo le idee su tutte le iniziative e i servizi che vorremmo fossero realizzati: idee e progetti per chi sceglie di adottare, per chi è in attesa e non ha risposte, per chi è già famiglia ed ha bisogno di aiuto; segnaliamo le storture, la malagestione, i progetti inutili, i servizi svolti in modo inefficiente e facciamo una specie di lista dei desideri. Raccontiamo come vorremmo che fosse aiutato il nostro mondo e mettiamo questo materiale a disposizione di chi fa (o si accinge a fare) politica sia a livello locale che nazionale. Indichiamo quali sono i servizi che vorremmo trovare nei nostri Comuni e quali sono gli indirizzi che gradiremmo fossero presi a livello di Paese.
Questa Associazione mette a disposizione i propri spazi per rendere pubblico quanto emergerà da questa specie di sondaggio e, inoltre, è disposta ad accogliere e pubblicare informazioni su iniziative da parte di chi, a vario titolo, è politicamente impegnato (si tratti sia di governi locali che nazionali) ed intenda far conoscere la propria posizione a riguardo. Ed in questo spirito, mi rivolgo ai candidati alle prossime elezioni del comune di Roma, offrendo loro la possibilità di presentare le proprie proposte riguardo a temi di ordine sociale in generale e sull’adozione ed il sostegno alle famiglie adottive in particolare.
29 aprile alle ore 14.51 · Mi piace
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…invece voi mi avete preso per sempre!
Erano i primi di Novembre , quando ci è arrivata la telefonata che ci ha fatto impazzire dalla gioia : il 7 Dicembre 2009 ci dovevamo presentare al Dap di Kiev , per fare l’ abbinamento con il minore . Gridammo e saltammo dalla gioia , in quel telefono mi sono messo a piangere , ad urlare come un pazzo , provocando , non poco stupore dei vicini di casa !!! Stavamo per diventare Mamma e Papà , è stato per noi come aver fatto il test di gravidanza e scoprire che c’ è una gravidanza in corso . Prima di partire ci affidammo alla divina provvidenza
essendo in una situazione economica non bella , abbiamo chiesto e ci è stato dato , abbiamo bussato e ci è stato aperto !!! Coloro che ci hanno aiutato sono persone che non avrei voluto mai chiedere per quello che mi hanno fatto in passato , ma ho messo da parte la mia orgogliosità e ho chiesto con umiltà
Mio suocero ci fece i biglietti dell’ aereo , mio padre e mia madre quando abbiamo avuto di bisogno , ci hanno dato l ‘ impossibile , tanta era la voglia di vederci felici realizzati in quel nostro desiderio di diventare genitori !!! Alla fine siamo riusciti ad avere quello di cui avevamo di bisogno . Arrivò il giorno prima della partenza , iniziò così il momento dei saluti ai parenti , credetemi il momento più drammatico , avevamo il nodo in gola , facevamo finta di essere forti e di non piangere , ma alla fine qualche lacrima scendeva e non potevamo far a meno di abbracciare i parenti , augurando di rivederli al più presto !
Quando fu il momento di salutare mio suocero e mia suocera , mio suocero invitò mia moglie a dare l ‘ ultimo bacio , perchè quello era l ‘ ultima volta che avrebbe visto suo padre : si sentiva dentro che stava per morire ! Allora lo rincuorammo e lo abbracciammo a lungo , con la speranza di rivederlo ancora in vita al nostro ritorno. Finalmente si fece notte , quella notte passata in bianco dall ‘ emozione , Alle 5 e 30 partimmo da casa , accompagnati dai miei genitori , i quali prima di lasciarci ci raccomandarono di stare attenti a tutto ciò che ci aspettava . Salutammo per l ‘ ultima volta i miei genitori e dopo essere entrati dentro , piangemmo di gioia , ma anche di tristezza , avevamo un nodo in gola , non ce la facevamo più!!!
Arrivati a Kiev , mia moglie rimase scioccata dall ‘ ambiente , ma ci siamo fatti forza . Il giorno 7 , la referente ci portò al Dap , dove ci sono le schede di tutti i bambini che si possono adottare in tutta l ‘ Ucraina , e subito ci colpì la foto di un bambino biondo , il quale aveva lievi problemi mentali , si chiamava Serghey ( Sergio) e aveva 6 anni .
Siamo partiti per andare a vedere il bambino e quando siamo entrati da quella porta dove lo aspettavamo noi con la referente , ci siamo subito accorti che aveva gravissimi problemi mentali , tutto faceva tranne che rispondere alle domande che gli venivano fatte !!!!!
Con rammarico abbiamo rifiutato e siamo rimasti in quella stanza di albergo per altri 9 giorni , perchè pagavamo molto di meno di affittare l ‘ appartamento a kiev .
Per noi è stato un vero e proprio aborto !!!!
Intanto in quell ‘ albergo ( topaia ) abbiamo avuto la grazia di conoscere un ‘ altra coppia di Palermo che stava adottando un bambino dello stesso istituto in cui si trovava Serghey , loro stavano facendo un ‘ adozione mirata ( stava adottando un bambino che da anni veniva accolto da loro nella loro casa per due volte all ‘ anno ; abbiamo stretto amicizia , quando loro si ritiravano dal loro figlio , ci chiamavano nella loro stanza , ci facevano il caffè e bevevamo qualche bicchierino di limoncello dopo averci offerto qualche tronchetto .
Ci furono di grande conforto , ci aiutarono a superare tutti quei momenti di grande sconforto … Mi ricordo che ci mettemmo a piangere quando l ‘ ultima sera ci salutammo , però ci siamo promessi di rivederci in Sicilia .
Dopo dieci giorni siamo ripartiti per Kiev , per il secondo appuntamento al Dap , per un altro abbinamento !!!
Dopo varie peripezie , di buon mattino, pian piano , con la neve che ormai vedevamo da quando siamo arrivati in quel paese ( Alexandria ) e la temperatura a – 20 ° , siamo rientrati a Kiev , dove ci aspettava la nostra referente per portarci nella nuova casa .
Il pomeriggio stesso siamo andati al Dap per fare un altro abbinamento , sperando di fare centro e di non avere un ‘ altra delusione .
Arrivati lì , Diana ( una delle segretarie ) ci stava facendo vedere sempre le stesse schede dell’ altra volta ; fu allora che Natascia ( la nostra referente ) si mise a nostra difesa e fece prendere le schede migliori di altri istituti : mentre sfogliavamo le schede e sentivamo le storie di ognuno dei minori , ci capitò tra le mani quella di un biondo con le guancette rosse , il quale nome ( scherzo del destino ) era proprio Serghey (Sergio) !!!!!!!!!!!
Questa volta , prima di scegliere , la referente fece chiamare in quell ‘ istituto dove si trovava il nostro Sergio , per sapere se il bambino era malato , o avesse qualche difficoltà come quello di prima . La direttrice dell ‘ istituto non rispondeva , allora stavamo per scegliere un altro bambino ancora che stava bene , rimanendo in sospeso la scelta tra lui e l ‘ altro . Eravamo rimasti che nel più tardi facevamo sapere la risposta ; intanto in macchina , squillò il telefonino della referente , la quale dopo aver parlato nella sua lingua , ci disse sorridendo che era la direttrice dell ‘ istituto e gli aveva detto che Serghey era un bambino normale che stava benissimo , che aveva soltanto il problema che hanno tutti : iperattività . Questa iperattività è dovuta dal fatto che sono sempre rinchiusi in quelle 4 mura da cui non possono allontanarsi e dal modo di come vengono trattati !!!!!!!!!
Fu allora che abbiamo deciso di andare a vedere questo bambino .
Dovevamo partire per il suo paese le 19 del giorno dopo la scelta , dopo aver ricevuto il permesso per andare a vedere il minore ; Quando il pomeriggio dopo siamo andati al Dap per i permessi , ha iniziato a nevicare a dirotto , ci fu una bufera di neve che paralizzò tutta Kiev !!! Usciti dal Dap , la referente già ci aspettava alla stazione con i biglietti , pronti per partire , ma per causa delle macchine che restavano ferme per la troppa neve in mezzo alle strade , che slittavano come pazzi , abbiamo perso il treno e siamo ritornati nello stesso appartamento che avevamo affittato fino al pomeriggio , rimanendo bloccati per due giorni !!!
Dopo varie peripezie , siamo riusciti a partire con il treno delle 19 e siamo arrivati a Slaviansky alle 7 del 21/12 / 2009 , la strada era strapiena di ghiaccio e neve , era uno scenario da brividi , sembrava di essere in una città scordata dal Signore !!!
Ci è venuto a prendere un amico della referente , che insieme a sua madre abitava nella casa in cui dovevamo rifugiarsi in quel periodo dell ‘ adozione . Arrivati a casa , ci rimboccammo le maniche , ci voleva un bel fegato ad entrare in quella casa per l ‘ odore e per l ‘ arredo : in modo particolare , la stanza dove dovevamo dormire era un buco di due metri per tre , con un divano-letto a una piazza e mezza , con un materassino di 5 cm ; la cucina era microscopica 3 m per 3 , ma quello che ci faceva più ribrezzo erano le posate e le pentole lasciate fuori dagli sportelli , i biscotti sul centro tavola senza essere coperti , con un gatto che gironzolava attorno a quei biscotti!
Appena entrati , ci accolse subito la mamma di Mihail , Tania , la quale ci salutò in italiano (con accento russo) , subito ci preparò da mangiare , una colazione ricca di salumi , formaggi , pane fritto con le uova , ecc…
Dopo esserci riforniti anche di caffè , siamo andati con la referente in giro per il comune , per chiedere il permesso di vedere il bambino .
Dopo aver ottenuto i permessi , prendemmo un taxi , in piazza ; durante il tragitto , vedevo e sentivo chiacchierare la nostra referente e il tassista , una volta scesi da quella specie di rottame , la referente ci disse che il tassista le aveva detto di non dare a noi nessun bambino , perchè noi italiani maltrattiamo i bambini e vendiamo gli organi !!!! Entrammo nell ‘ istituto e aspettammo la direttrice che ci fece le prime domande essenziali : ha voluto sapere della nostra storia , che attività facevamo , ecc…
All ‘ improvviso vediamo una luce entrare dal corridoio alla stanza della direttrice , il cuore ci batteva forte , si avvicinava nostro figlio accompagnato dalle maestre !!
Appena entrato , ci salutò tutti , subito ci disse che non voleva essere adottato e ne baciato (era tutta una finta che le tutrici gli hanno fatto fare per non farcelo adottare) ; mia moglie era amareggiata a sentire questo , ma io ero più che tranquillo , perchè si vedeva che rideva sotto i baffi .
Quando uscì da quella stanza , ci invitò a ritornare a trovarlo . Così fu , alle quattro di pomeriggio ritornammo con un taxi ( era il cognato della signora Tania ) , lui ci aspettava già dietro la porta e quando ci vide , ci saltò in braccio e ci strinse forte !!!!!!! Il nostro cuore batteva così forte da spaccarsi e sentivamo il suo fare scintille , aveva tanto bisogno di essere coccolato e di amare un papà e una mamma . Tutti i giorni facevamo così , giocavamo , portavamo succo , biscotti , caramelle , e lui era felicissimo !!!
Intanto , il giorno dopo , la referente già ci aveva preparato tutti i documenti per chiedere il giorno della sentenza . Essendoci le ferie di natale , aveva fatto la richiesta al giudice che c ‘ era quel giorno , di anticipare la data della sentenza , per rimanere in quel posto meno tempo possibile . Mentre eravamo in un ristorante , il più lussuoso di quel paese , che si chiamava Palermo , arrivò la telefonata in cui ci dicevano che il giudice , per anticipare la data della sentenza , ci ha chiesto 40 mila euro , perchè gli americani fanno così.
Ovviamente abbiamo rifiutato , e grazie a lui siamo dovuti rimanere in quel paese per un mese e mezzo in più.
Passavamo i giorni oziando nella sala da pranzo , dove vedevamo la tv italiana , le reti mediaset , la rai , ma anche telepace e teleradioPadrepio .
Uno dei giorni dell ‘ avvento , abbiamo seguito una messa su telepace , e come lettura c ‘ era la storia di Samuele , il quale nacque da una donna che non poteva avere figli ; questa storia ci stupì e decidemmo che il nome adatto che dovevamo dare a nostro figlio , era proprio “Samuele ” che significa “dono di Dio ad una donna che non poteva avere figli ” .
Uno di quei giorni fummo invitati da Samuele a guardare una recita che avevano preparato loro per la festa di Natale e noi ci andammo volentieri , anche se sapevamo già che non avremmo capito un tubo .
La recita , con nostro stupore , iniziò con un balletto , proprio con “il ballo del qua qua” , di Romina Power !!!!!!!!
Lui , appena ci vide , ci sorrise a 360° , e mentre recitava e ballava , guardava verso di noi !
Arrivò il 25 Dicembre , ovviamente per noi è il giorno del Santo Natale , ma per gli ortodossi , no !!! Il loro Natale è il 7 Gennaio , infatti quel giorno siamo rimasti soli , loro sono andarono a lavoro .
Arrivò la vigilia di capodanno , era il primo capodanno che trascorrevamo lontano da tutti , non potevamo abbracciarci con nessuno dei nostri cari , come facevamo ogni anno ; avevamo un nodo in gola , ma ci facemmo forza , festeggiammo con loro , quella che ormai chiamavamo mamma Tania , suo figlio Mihail , e la famiglia del tassista , compresa la nonna Nedda !!!
Brindammo con Vodka , il cenone era ricco di verdure e insalate russe , altro che scacciate e pizze !!!
Passarono altri 16 giorni , era la festa di San Giovanni Battista , tutti gli ortodossi ricordano il battesimo di Giovanni e vanno a lavarsi nelle acque gelide dei fiumi , così loro ci hanno portati in un grandissimo monastero , dove sorge un lunghissimo fiume , che quel giorno era un pezzo di ghiaccio , con la temperatura a – 35° !!!
Proprio mentre noi trascorrevamo increduli a questo giorno , mio suocero morì , e prima di morire fece promettere a mia suocera che non ci avrebbero fatto sapere niente !!!
Il giorno dopo , telefonammo a casa per sentire i nostri suoceri , Maria ad un certo punto gridò fortissimo , cadendo per terra , non si poteva mantenere calma nemmeno un po !!! Sua mamma la avvertì della morte di suo papà .
Quando arrivò da lavoro mamma Tania , ci vide turbati e domandò che cosa fosse successo . Quando raccontai il fatto , lei si andò a cambiare e subito corse da Maria ad abbracciarla e a confortarla ,come una vera mamma !!! Era vero quello che disse a sua figlia Maria prima di partire : ” dammi un altro bacio ,perché quando ritornerai , non mi troverai più vivo!!!”.
Da quella sera maledetta , ci rimboccammo le maniche , dedicammo tutti i sacrifici e i nostri problemi a suo padre , ma nello stesso tempo ci sentivamo sconfitti e provavamo odi per quel giudice che non ci ha anticipato il giorno della sentenza !!!!
Si avvicinava sempre di più il giorno della sentenza , il fatidico 2 / 2 /2010 , passava il tempo e lo sconforto ci teneva sotto tiro e combattevamo contro la nostalgia dei nostri cari , della nostra casa !!
Finalmente giunse il 2 Febbraio e ci presentammo davanti al giudice per la sentenza , quell ‘ aula era così squallida da fare impressione , ma abbiamo tenuto duro !!!
Ci emozionammo a sentire legger dal giudice la nostra storia , tutto quello che aveva scritto la psicologa e l ‘ assistente sociale , ma soprattutto ci emozionammo a sentire leggere che Samuele aveva una gioia infinita nel diventare nostro figlio e che ci voleva un gran bene !!!!!
In 30 minuti la sentenza era già terminata con esito positivo , con gli auguri del giudice e da quel momento non ho potuto fare a meno dii piangere dalla gioia perché il bambino era già nostro , avevamo coronato il nostro sogno d’ amore !!!
Mia moglie invece di piangere , stava per collassare , e le scese la pressione massima a 60 .
Usciti dal tribunale , siamo andati a trovare Samuele e a festeggiare con la direttrice dell ‘ orfanotrofio , portammo dappresso una scatola di cioccolatini e una bottiglia di spumante ; fuori nel cortile , ci vide il nostro Samuele , il quale ci saltò addosso e volle venire anche lui dalla direttrice …
La direttrice ci fece accomodare e lui si sedette su di me , e quando mi vide piangere dalla gioia , mi abbracciò fortissimo quasi a sentire il suo cuore che tremava e mi asciugò le lacrime con le sue manine delicatissime !!!!!!!
Aspettammo fino al 16 febbraio per poter prendere per sempre il nostro Samuele , prima abbiamo fatto tutti i documenti per il rientro a Kiev , tra cui il passaporto suo , che lo abbiamo avuto in mezz ‘ ora alla modica somma di 550 euro , e il suo nuovo certificato di nascita con il nostro cognome !!!
Arrivò finalmente il 17 febbraio, alle 16 e 30 andammo all ‘ istituto per festeggiare con la direttrice .
Dopo aver pianto un altro po per l ‘ emozione , dopo aver ascoltato i ringraziamenti e i preziosi consigli della direttrice su come ci dovevamo comportare con lui , siamo finalmente scesi giù per preparare Samuele e portarlo via , dargli la libertà !!!!!!
Mi ricordo come se fosse ora la reazione del nostro Samuele , dopo essersi spogliato , calpestò quei stracci che vestiva , come un rifiuto totale per quello che gli avevano fatto fino a quel momento !!!
Giunti al momento dei saluti con i suoi compagni di avventura , tutti si emozionarono , ma una bambina in particolare si mise a piangere forte , questa ragazzina si chiama Larissa e sette mesi più tardi fu adottata da una coppia di S. Agata di Militello ( ME).
Ad un certo punto si aprirono le porte dell ‘ orfanotrofio , come se gli è stata aperta una gabbia per un uccellino . Era di una comicità incredibile vederlo camminare felice in mezzo a quel viottolo pieno di ghiaccio , ma era più comico ancora vedere noi impauriti di cadere mentre lui ci trascinava fuori da quel cancello!!!!!!
Quando siamo andati a casa , ci ha accolti la signora Tanya , subito chiamò tutti i parenti suoi e preparò l ‘ ultima cena , eravamo tutti emozionati , perché ormai dopo due mesi e mezzo ci eravamo affezionati a quelle persone !
Nel tragitto dall ‘ orfanotrofio alla casa , ci domandava spesso quanto
tempo dovesse restare con noi , ma non potevamo immaginare che ce lo domandava perché aveva avuto una brutta esperienza .
Giunse l ‘ ora di andare a prendere il treno , ci vollero accompagnare tutti a prendere il treno , nonostante il gelo ed il freddo cane che c ‘ era quella sera , come del resto tutto il tempo della nostra permanenza (la temperatura toccò i -35°), venne alla stazione anche nonna Nella !!!!!!!!!!
Quando arrivò quel treno , Samuele si strinse a sua madre , si spaventò tantissimo del fischio del treno e poi non aveva mai visto un treno.
Tutti , proprio tutti , ci siamo messi a piangere al momento dei saluti , avevamo un nodo in gola , era come se lasciavamo la nostra famiglia !
Dopo cinque minuti di emozione e di lacrime , il treno partì direzione Kiev ; quella notte non si dormì per niente perché Samuele era ossessionato dall ‘ accendere la luce del vagone , poi dalla forte emozione , di dormire accanto alla sua nuova famiglia con la sua mamma e il suo papà ! Aveva una gioia irrefrenabile che lo manteneva sveglio senza problemi.
Dopo 12 ore di treno , arrivammo a Kiev , la referente ci accompagnò nella nuova casa .
Passammo un ‘ altra settimana a Kiev , per aspettare il visto all ‘ ambasciata italiana e per andare a pagare una tangente all ‘ apostille, dove controllavano la firma del giudice : in pratica la firma secondo loro era falsa per avere la A iniziale e la O finale del nome scritte un po più grosse , quindi significava tornare di nuovo nel paese suo , rifare la sentenza , ecc… invece con 370 euro si aggiustò la firma del giudice .
A Kiev , il giorno uscivo io e Samuele per sbrigare tutti i documenti , per andare a fare la spesa , mentre Maria la lasciavo riposare dopo le notti insonne che ci faceva passare Samuele : dall ‘ emozione , Samuele si svegliava alle 4 e 30 del mattino , per andare in bagno , da quel momento non si dormiva più , ed incominciava lo spettacolo perché si voleva lavare i denti , voleva mangiare la pastina di mattina e così via !!!!!!!!
Dovevamo stare sempre vigili e attenti perché poteva farsi male o
Fu una settimana molto stressante , ma alla fine è passato anche questo , riuscimmo a partire da quella casa e andammo all ‘ aeroporto , il nostro cuore batteva a mille all ‘ ora , finalmente dopo 82 giorni stavamo rientrando a casa nostra , con un figlio da amare e accudire !!!
Quando siamo saliti sull ‘ aereo , Samuele non si spaventò , solamente si meravigliò da tanti bottoni e pulsanti che trovò dentro quell ‘ aereo .
All ‘ aeroporto raccontava a tutti la sua storia , che noi eravamo i nostri genitori che lo stavamo portando in Italia e che lo abbiamo salvato da quel carcere quale era per lui quel maledetto orfanotrofio .
A Roma , ci fu un ritardo di un ora , quindi invece di arrivare a Catania alle 23 , arrivammo a mezzanotte .
Emozionatissimi scendemmo da quell ‘ aereo e andammo a prendere le valigie , appena si aprì la porta che portava nella sala d ‘ attesa , ci hanno accolto tra le lacrime e lo stupore di tutti , tutti i nostri parenti ed amici .
Arrivammo a casa nostra all ‘ 1e30 , era da filmare la gioia incontenibile di Samuele nel vedere la sua casa , la sua stanzetta addobbata da cartelloni e da palloncini che davano il benvenuto a questo piccolo ometto .
La mattina seguente tutti i nostri vicini di casa ci fecero una festa a sorpresa , mentre la sera dopo , i miei genitori ci fecero una festa a sorpresa con tutti i miei parenti !!!
Subito dopo alcuni giorni lo abbiamo iscritto a scuola , dove i compagnetti lo hanno accolto con una festa !!!
La nostra avventura voglio che si concluda con un episodio che ci ha lasciati a bocca aperta , dopo il primo Natale passato insieme : una sera , la prima della novena del Natale , dopo aver partecipato alla messa dalle clarisse , dopo aver visto suonare la novena da mia madre , quando eravamo soli in macchina , si mise a piangere . Alla domanda perché stava piangendo , lui ci rispose che piangeva di felicità , perché non siamo stati come quei genitori che lo presero con loro e la notte stessa lo riportarono in istituto insieme agli altri bambini . Ho sofferto tantissimo e ho pianto tantissimo , invece voi mi avete preso per sempre , ecco perché vi ho domandato per quanto tempo dovevo stare con voi !!!
Quando sentimmo questo dovetti fermare la macchina e siamo rimasti tutti e tre abbracciati stretti , piangendo a dirotto per più di mezz ‘ ora !!!
Lui è un bambino che ci ringrazia per tutto quello che facciamo per lui , per averlo adottato !!!!
Noi , dopo la bella esperienza ( anche se brutta ) abbiamo voglia di rifare un’ altra adozione , so che il Signore ci chiama a dare ancora felicità anche ad altri bambini sfortunati come lo era lui !!!!! Grazie di cuore
Salvo , Maria e Samuele
adozione, bambini, istituti, kiev, ucraina
Petizione per il sostegno economico alle famiglie adottive
Al Presidente dell’ABI
Le procedure di adozione internazionale seguono le regole previste dalla L. 184 /1983 (come modificata dalla legge 149/2001), in materia di adozioni nazionali, richiedendo il possesso dei medesimi requisiti di cui all’art. 6, riguardanti l’età, lo stato familiare dei coniugi e l’idoneità.
In molti casi però, lo Stato è venuto in soccorso delle idee, dello sviluppo, della volontà delle persone di crescere, di portare avanti i propri progetti di vita, anche senza essere in grado di fornire garanzie di tipo economico a copertura delle loro iniziative: con il “prestito d’onore”, per esempio, lo Stato concede, a soggetti che non posseggono alcun tipo di garanzia economica, di poter finanziare progetti che richiedono impegni finanziari molto più gravosi ad un costo minore di quello richiesto ad una famiglia adottiva.
Alla luce di quanto sopra, si ritiene necessaria un’opera di sensibilizzazione nei confronti, in primo luogo, di questo Governo affinché intervenga a sostegno delle coppie in possesso dei requisiti di ordine psico-fisico e morale previsti dalla legge per l’adozione, che pur tuttavia potrebbero essere invalidati da una condizione di reddito che non permetta loro di affrontare serenamente tale impegno economico, prendendo l’impegno di trovare, in tempi brevi, una soluzione a questo grave problema di ordine sociale che comporti, di fatto, una abolizione o quantomeno forte riduzione dei costi, diretti e indiretti, sostenuti a fronte di un percorso di adozione internazionale o, in subordine, che quantomeno si possa intervenire parametrando gli interventi di sostegno economico in ragione del reddito delle coppie richiedenti.
Chiediamo che lo Stato e chi, da privato, ha la possibilità e l’autorità di intervenire a sostegno di queste famiglie, sia disposto a scommettere anche sulla loro onorabilità, come ha avuto il coraggio di fare per altri soggetti
Collegati al sito http://www.ascdviaggio.altervista.org/le-nostre-iniziative.html e segui le istruzioni per firmare la petzione. Abbiamo bisogno di 10.000 firme entro l’anno. Dacci una mano a diffondere l’iniziativa contattando i tuoi parenti, amici, colleghi, contatti dei social network. Aiutaci ad aiutarci.
Sogni e lettere a Babbo Natale
La ricerca delle origini, il legame con il passato non sempre sconosciuto e traumatico, il dolore del ricordo che riesce a farsi largo con l’aiuto della serenità e delle certezze acquisite.
Quando arriva il momento in cui ti senti rivolgere le parole che seguono, quali pensi che potranno essere le tue reazioni? Quali emozioni?
Papà, tu che vorresti sognare, stanotte? Io credo che sognerò che noi abitiamo in un bosco, in una casa grande, con molte stanze.
E’ notte e in questo bosco, a un certo punto, ci stanno tutti i miei fratelli con i loro genitori che si sono persi; sono li perché ci stavano cercando. Allora Babbo Natale gli ha indicato la strada e adesso stanno tutti qui da noi e abitiamo insieme, ognuno nella sua stanza, in una casa grande, col camino, la piscina e un sacco di animali. La mia stanza è colorata e ci sono i pappagalli, quelli grandi che dormono sul trespolo. Io, con i miei fratelli, ci volevamo bene. Poi quando siamo andati al Lare e ci hanno separati, abbiamo cominciato a odiarci: ma io gli voglio sempre bene.
A te ti pare giusto che ci hanno divisi?
Comunque io li vorrei rivedere prima o poi perché gli voglio bene a tutti.
Seconda lettera a Babbo Natale.
Caro Babbo Natale non serve che mi porti i regali che ti ho chiesto; gli unici regali che vorrei sono:
Come si chiama la mia mamma?
Come si chiama il mio papà?
Puoi portarmi una foto dei miei fratelli e dei miei genitori?
Babbo Natale, se non puoi portarmi i regali che ti sto chiedendo non importa, ma basta che mi accontenti facendo che il mondo sia felice e mi accontenterò, anzi, sarò il bambino più felice dell’universo.
adozione, babbo natale, bambino, famiglia, sogni
Uniamoci tutti formando una società di persone che, alla base, hanno un motivo di vita unico (l’adozione) e che portano ognuno la propria esperienza di vita e anche, perché no, professionale.
Fra di noi c’è chi è avvocato, commerciante, medico, architetto, muratore, geometra, pittore, chi lavora presso uffici comunali, INPS, ministeri: allarghiamo la nostra disponibilità agli aspetti di tutti i giorni; USIAMOCI per darci una mano sia dal punto di vista morale che da quello materiale.
Aiutiamoci e sosteniamoci ne percorso adottivo; parliamoci delle nostre difficoltà, delle nostre aspettative, delle nostre delusioni, delle nostre emozioni riguardo al tema “adozione”. Sfruttiamoci per comprendere questo mondo e per poter essere più sereni e meno insicuri per il bene nostro e dei nostri figli; allo stesso momento pensiamo di venirci incontro anche sotto gli aspetti materiali della vita.
Ora stiamo partendo per le vacanze: se potete, mentre siete sdraiati al mare, in riva al lago, seduti in una veranda affacciata su una valle delle Dolomiti, pensate a questa cosa; rifletteteci su e poi ditemi cosa ne pensate: fatemi sapere se l’idea vi sembra buona, se pensate possa essere qualcosa a cui partecipare o se, al contrario, la giudicate una strada non perseguibile, una perdita di tempo.
Provate a pensare anche a tutto quello che si potrebbe mettere in piedi per le esigenze nostre e dei nostri figli se, invece di richiedere un qualunque servizio come semplice individuo o famiglia, ci si potrebbe presentare come gruppo di cinquanta? cento? di più? famiglie e quindi con una forza e una visibilità centuplicate.
Vi prego, provate a considerare la cosa: molte fra le persone che sono in questi social networks, in questi forum, in queste piazze virtuali, si conoscono e si frequentano anche di persona: parlatene fra di voi e datemi poi la vostra opinione.
adozione, associazione, famiglie

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