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Timestamp: 2018-07-20 22:43:22+00:00

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“responsabilità” PowerPoint Presentation
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“responsabilità” - PowerPoint PPT Presentation
PERCORRENDO LA VIA DELLA RESPONSABILITA’ FERRARA 15 MARZO 2007 Rosa Maria Gaudio RCU Medicina Legale Università degli Studi di Ferrara. “responsabilità”. ha un duplice significato: impegno per mantenere un comportamento congruo e corretto
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PERCORRENDO LA VIA DELLA RESPONSABILITA’FERRARA 15 MARZO 2007	Rosa Maria Gaudio	RCU Medicina Legale	Università degli Studi di Ferrara
ha un duplice significato:
impegno per mantenere un comportamento congruo e corretto
attitudine a essere chiamati a rispondere a qualche autorità di una condotta professionale riprovevole
OTTICA NEGATIVA
ESSERE CHIAMATI A RENDERE CONTO DEL PROPRIO OPERATO: COLPEVOLEZZA
VALUTAZIONE DA PARTE DI UN GIUDICANTE EX POST
OTTICA POSITIVA
COSCIENZA DEGLI OBBLIGHI CONNESSI CON LO SVOLGIMENTO DI UN INCARICO
IMPEGNO DELL’OPERATORE SANITARIO EX ANTE
L’AMBIVALENZA DEL TERMINE RESPONSABILITA’
Obiettivo prevenzione di sanzioni
Centralità del professionista
Sentenza della magistratura come guida e appiattimento della cultura scientifica
Professione espletata in modo difensivo e possibili danni all’assistito da omesso intervento qualificato
Esasperazione dei formalismi
Obiettivo tutela della salute
Conoscenze scientifiche aggiornate come guida
Professione ispirata alla solidarietà con l’assistito
Valorizzazione degli aspetti sostanziali
OTTICHE DELLA RESPONSABILITA’ E RISPETTIVI PRINCIPI ISPIRATORI DELLA CONDOTTA PROFESSIONALE
“G.Cattaneo, La responsabilità del professionista, Giuffre 1958”-
La professione intellettuale consiste in quelle attività, di particolar pregio per il loro carattere intellettuale, che trovano il loro elemento qualificante proprio nella prestazione dell’opera puramente creativa, a significare la peculiarità che si ravvisa nell’apporto offerto dall’intelligenza e dalla cultura del professionista medesimo –
Professioni intellettuali:
“espletamento di attività di natura prevalentemente intellettuale riguardanti determinati e specifici settori operativi di interesse collettivo o di rilevanza sociale: il loro esercizio richiede il possesso di particolari ed idonei requisiti di formazione culturale, scientifica e tecnica ed è caratterizzato da autonomia decisionale nella determinazione delle modalità di perseguimento dei risultati, nonché dall’assunzione di responsabilità dirette e personali in relazione alle prestazioni svolte”.
CC Capo II: Delle professioni intellettualiArt. 2229 Esercizio delle professioni intellettuali
La legge determina le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi.L'accertamento dei requisiti per l'iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversamente.Contro il rifiuto dell'iscrizione o la cancellazione dagli albi o elenchi, e contro i provvedimenti disciplinari che importano la perdita o la sospensione del diritto all'esercizio della professione e ammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali.
Il professionista deve essere in grado di assumere autonomamente la responsabilità dei processi e prendere decisioni autonome al fine di mettere in atto il lavoro interdisciplinare e interprofessionale nei complessi contesti assistenziali in cui l’utente esprime i propri bisogni di salute
Le interpretazioni prevalenti intendono competenza come sinonimo di pertinenza, tuttavia, seguendo questa interpretazione, non avrebbe molto senso la locuzione “competenze previste per le professioni ………”.
deriva dal latino cum petere, chiedere insieme, ma evoca anche il verbo italiano competere, cioè far fronte a una situazione sfidante.
legge 23-12-1978 N. 833
all’ articolo 6 - comma 6 – Competenze dello Stato – si legge:
s) gli ordini e i collegi professionali […] “le professioni sanitarie non mediche si formano all’interno del SSN.
D.Lgs. n. 502 del 30.12.1992 , legge Di Lorenzo o – di “riordino della disciplina in materia sanitaria”
l’art. 6-disciplina i rapporti tra SSN ed università- e, al comma 3 afferma che “ ..la formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione avviene in sede ospedaliera ovvero presso altre strutture del S.S.N. e istituzioni private accreditate . Il Ministro della sanità individua con proprio decreto le figure professionali da formare e i relativi profili . Il relativo ordinamento didattico è definito ai sensi dell’art . 9 del D.Lgs. n° 341 del 19 novembre 1990 con decreto del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica emanato concordemente con il Ministro della sanità. […
Legge 10 agosto 2000, n 251 (art 6, comma 1, legge 251/2000) e dai decreti 2 aprile 2001: Determinazione delle classi delle lauree universitarie delle professioni sanitarie” e “determinazioni delle classi di laurea specialistiche universitarie delle professioni sanitarie”
Decreto Ministero Sanità 27 luglio 2000
1)Decreto del Ministero della Sanità 27 luglio 2000 Equipollenza di diplomi e attestati al diploma universitario di infermiere ai fini dell’esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base
2) 1)Decreto del Ministero della Sanità 27 luglio 2000 Equipollenza del titolo di vigilatrici di infanzia al diploma universitario di infermiere pediatrico ai fini dell’ esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base
3) 1)Decreto del Ministero della Sanità 27 luglio 2000 Equipollenza di diplomi e attestati al diploma universitario di assistente sanitario ai fini dell’esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base
L’equipollenza dei titoli conseguiti prima dell’avvento del diploma universitario e del diploma universitario al diploma di laurea triennale è stata sancita, quanto meno negli effetti legati alla prosecuzione degli studi universitari, laurea specialistica e master, per tutte le professioni dal recente D.L. 11 novembre 2001, n 402 convertito
Con la legge 8 febbraio 2002, n 1 “in cui si specifica che i diplomi conseguiti in base alla normativa precedente, dalle professioni sanitarie ex lege n 42 del 1999 e n 251 del 2000 e i diplomi di assistenti sociali, sono validi ai fini dell’accesso ai corsi di laurea specialistica, ai master e agli altri corsi di formazione post-base di cui al decreto ministeriale n 509 del 1999 attivati dalle università”.
Pur non essendo una formale equipollenza, come avvenuto con la legge 42/1999 e con i decreti del ministero della sanità del 27 luglio 2000, è senza dubbio un’equipollenza nelle conseguenze concrete del titolo di studio.
per Infermiere
 Master 1°liv.
 Master 2° liv.
D.M 14 settembre 1994, n 739
NELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA
in primo luogo Il disposto contenuto nel D.M 14 settembre 1994, n 739 nella parte in cui precisa che l’infermiere “è responsabile dell’assistenza generale infermieristica”
L’attività collaborante o di equipe o di collaborazione è espressa nel terzo comma, punto a dello stesso articolo dove si sottolinea:
…funzione integrante medico-infermiere, …quando si specifica che l’infermiere “partecipa alla identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività”
[…] q) fissare i requisiti per la determinazione dei profili professionali degli operatori sanitari , le disposizioni generali per la durata dei corsi, i requisiti necessari per l’ammissione nelle scuole nonché i requisiti per l’esercizio delle professioni mediche e ausiliarie
r) il riconoscimento e la equiparazione dei servizi sanitari prestati in Italia e all’estero dagli operatori sanitari ai fini dell’ammissione ai concorsi e come titolo nei concorsi stessi,
Il profilo professionale recepito con il D.M. 14 settembre 1994, n 739, pur avendo innovato i criteri per l’esercizio professionale indicando una ampia cornice di competenza infermieristica, conservava un rapporto di convivenza non facile con il mansionario.
Il mansionario si componeva di 6 articoli di cui solo i primi 2 erano dedicati specificamente all’infermiere professionale, il terzo definiva le mansioni delle vigilatrici d’infanzia, il quarto le mansioni dell’infermiere professionale specializzato in anestesia e rianimazione, il quinto riguardava gli assistenti sanitari, il sesto le mansioni degli infermieri generici, unico articolo sopravvissuto all’abrogazione
L’esercizio professionale senza mansionario
Il nostro ordinamento è passato da una situazione di evidente rigidità interpretativa, caratterizzata dall’esistenza stessa di mansionari, a una situazione di maggiore flessibilità, con una interpretazione dei ruoli e delle funzioni di ciascuna figura in modo non precostituito, ma destinato a letture di carattere storico-evolutivo, con particolare riguardo all’evoluzione delle conoscenze necessarie per compiere determinati atti.
Un problema che può sorgere a livello interpretativo è dato dallanon esaustività del profilo professionale, che volutamente non ricomprende la ricchezza delle situazioni operative e cognitive che quotidianamente appaiono sia negli ospedali a carattere universitario, sia a carattere prettamente ospedaliero.
LEGGE 26 febbraio 1999, n. 42.Disposizioni in materia di professioni sanitarie.
La denominazione "professione sanitaria ausiliaria" nel testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio1934, n. 1265, e successive modificazioni, nonché in ogni altra disposizione di legge, e' sostituita dalla denominazione "professione sanitaria".
art. 1 II comma
– parte 1° “…..fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali.”
parte 2° - “il campo proprio di attività e responsabilità delle professioni sanitarie … è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istituitivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post-base nonché degli specifici codici deontologici…”
criterio limite dell’atto medico è di difficile interpretazione: si tratta infatti di distinguere tra questo e atto sanitario.
Il limite dell’atto medico è di carattere professionale, concretizzandosi nelle azioni e nelle funzioni per cui sono necessarie le capacità, le conoscenze e le esperienze che solo un medico può avere.
Corte di Cassazione, sez. VI, 21 febbraio 1997.
Il limite dell'atto medico si connota per la sua difficile individuazione per motivi che potremmo definire storici, in quanto nel nostro ordinamento da sempre vi è una sorta di equivalenza tra l'atto sanitario e l'atto medico. Equivalenza che ha trovato l'avallo della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione che ha avuto modo di precisare che solo una fonte normativa può consentire a soggetti diversi da quelli esercitanti la professione di medico interventi invasivi sulla sfera corporale, sulla base di un ragionevole riconoscimento di competenze tecniche e professionali
L’assoluta originalità dell’atto,che può qualificarsi come medico, discende dalla necessità ad esso propria di far procedere una formulazione diagnostica alla scelta della cura, che non può che essere successiva. Solo dalla indicazione diagnostica, infatti, e più precisamente dal percorso che è proprio alla diagnosi differenziale, scaturisce l’indicazione terapeutica, che nella sua qualità di trattamento non necessariamente farmacologico ben può essere affidata, in termini di organizzazione prescrittiva, oltre che di modalità di somministrazione, ad altra figura tecnica o professionale diversa dal medico. Forse, quindi, solo la diagnosi differenziale è quell’aspetto che connota l’atto medico-chirurgico rispetto agli altri atti di altri professionisti sanitari che quindi dovrebbero meglio essere definiti atti sanitari.
RESPONSABILITA’?COMPETENZA?
Nota n. 17425 del 09/05/06 con cui il Ministero della Salute invia il PARERE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITA’ riguardo il prelievo da arteria radiale per EGA da parte di infermieri.
Nota n. 17425 del 09/05/06 PARERE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITA’ riguardo il prelievo da arteria radiale per EGA da parte di infermieri
DIFFORMITA’ DI PRATICA SUL TERRITORIO NAZIONALE RIGUARDO IL PRELIEVO DA ARTERIA RADIALE PER EGA
- attività di competenza infermieristica in molte U.O. (Rianimazione, Terapia Intensiva, Pneumologia…)
- attività di competenza medica per prassi
- atto medico esclusivo
- attività di competenza infermieristica se prelievo da arteria radiale, medica se prelievo da arteria femorale
Considerato che tale tecnica:
- “è illustrata allo studente infermiere per la sola osservazione, in quanto ritenuta TECNICA AVANZATA DA APPRENDERSI POST LAUREA nelle specifiche U.O. o in percorsi formativi successivi come il Master in Area Critica;
- è appresa dall’infermiere nell’esercizio della propria attività (…) e sul campo, negli specifici reparti dove è praticata in forma routinaria (…) a seguito di un adeguato addestramento, basato sul superamento di step graduali e sequenziali (osservazione diretta dell’esecuzione della tecnica fatta dall’esperto; esecuzione guidata con supervisione dell’esperto);
Il Consiglio Superiore di Sanità esprime PARERE FAVOREVOLE a condizione che:
“ 1. l’infermiere ne abbia acquisito la
COMPLETA COMPETENZA
secondo le modalità definite dalle vigenti normative in materia di profilo ed attività professionali, ordinamenti didattici e deontologia;
2. sia prevista sempre l’esistenza di un
correttamente redatto, condiviso ed approvato.”
AUTONOMIA E COMPETENZA
Considerare l’autonomia come negazione della interdipendenza professionale che caratterizza oggi l’organizzazione sanitaria nella cura della persona sarebbe indubbiamente dannoso per quest’ultima. Anzi, autonomia dovrebbe corrispondere a competenza nella realizzazione dello specifico professionale nell’integrazione con altri professionisti. Al concetto di autonomia non può quindi essere estraneo il concetto di vincoli di partecipazione.
possono essere infatti proposte definizioni in termini prevalentemente negativi, sottolineando che il termine sta a indicare l’esistenza di un ambito proprio di esercizio professionale, da realizzare senza vincoli di subordinazione, operativa e decisionale, rispetto ad altre professioni sanitarie; ma può essere anche proposta una definizione di carattere positivo, che si limiti a enfatizzare i contenuti, le metodologie e gli obiettivi propri della professione, una definizione, cioè che sia formulata in modo da non dover necessariamente stipulare che l’attività è svolta senza vincoli rispetto ad altre professioni.
AUTONOMIA E RESPONSABILITA’
L’infermiere è titolare
del proprio atto sanitario
ed è quindi transitato da una responsabilità limitata e circoscritta al mero atto esecutivo (cfr. mansionario) alla assunzione di responsabilità dell’atto infermieristico
CASS. 447/2000
E’ DA RICONOSCERE CHE GLI OPERATORI SANITARI – MEDICI E PARAMEDICI – DI UNA STRUTTURA SANITARIA SONO TUTTI, EX LEGE PORTATORI DI UNA POSIZIONE DI GARANZIA NEI CONFRONTI DEI LORO PAZIENTI AFFIDATI, A DIVERSI LIVELLI, ALLE LORO CURE E ATTENZIONI, E, IN PARTICOLARE SONO PORTATORI DELLA POSIZIONE DI GARANZIA CHE VA SOTTO IL NOME DI POSIZIONE DI PROTEZIONE, LA QUALE, COME E’ NOTO, E’ CONTRASSEGNATA DAL DOVERE GIURIDICO, INCOMBENTE AL SOGGETTO, DI PROVVEDERE ALLA TUTELA DI UN CERTO BENE GIURIDICO CONTRO QUALSIVOGLIA PERICOLO ATTO A MINACCIARNE L’INTEGRITA’
Art n° 32 della Costituzione, in vigore dal 1 gennaio 1948,
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’ individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Legge 23.12.1978, n. 833 Art. 1 (I principi)
Tra gli obiettivi principali della legge si ricorda:
la formazione di una coscienza sanitaria sulla base di una adeguata educazione sanitaria del cittadino e della comunità,
la promozione della salubrità dell’ambiente naturale di vita e di lavoro,
la formazione professionale e permanente nonché l’aggiornamento scientifico culturale del personale del SSN.
D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 art. 1
La tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività è garantita nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana, attraverso il S.S.N. quale complesso delle funzioni e delle attività assistenziali dei Servizi sanitari regionali
Legge Regionale E.R. 23 dicembre 2004, n. 29 (Norme generali sull’organizzazione ed il funzionamento del servizio sanitario regionale)
Art.1 Il S.s.r. è costituito dalle strutture, dalle funzioni e dalle attività assistenziali rivolte ad assicurare, nell’ambito del S.s.n. e nel rispetto dei suoi principi fondamentali, la tutela della salute come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività ai sensi dell’art. 32 della Costituzione, degli articoli 1 e 2 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 e dell’art. 1 del d..lgs. 30 dicembre 1992, n. 502
Figure sanitarie professionalmente riconosciute a livello normativo
Necessario un forte coinvolgimento di tutte le professioni coinvolte, di elaborazione, di rflessione senza scivolare in posizioni precostituite o rigidamente corporative in modo tale da ridisegnare con scienza e coscienza le competenze sulla base della formazione rivevuta e deontologica indicati dalla legge.
esiste realmente una collaborazione
Probabilmente è un problema antropologico...
..quindi irrisolvibile!
I medici hanno la responsabilità diagnostica, terapeutica e chirurgica;
gli infermieri hanno la responsabilità della gestione del paziente, che è affidato quasi esclusivamente al personale infermieristico, il quale, ove lo reputi necessario, si avvale dell’opera del personale di supporto;
il personale di supporto ha la responsabilità della corretta esecuzione del compito affidatogli.
L’INFERMIERE è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.
L’infermiere risponde, quale professionista, direttamente delle sue azioni orientate al risultato assistenziale, sopportandone l’onere delle relative conseguenze di natura civile, penale e disciplinare
L’infermiere è passato dal prestare assistenza al medico al prestare assistenza al paziente, assumendo così responsabilità del percorso sanitario infermieristico nei confronti del paziente.
L’attività di somministrazione di farmaci deve essere eseguita dall’infermiere non in modo meccanicistico, ma in modo collaborativo con il medico.
In caso di dubbi sul dosaggio prescritto l’infermiere si deve attivare non per sindacare l’efficacia terapeutica del farmaco prescritto, bensì per richiamarne l’attenzione e richiederne la rinnovazione in forma scritta.
Quanta collaborazione
fra medici e infermieri ?
L’autonomia e la responsabilità dell’infermiere consiste nello svolgimento delle procedure e nelle valutazioni necessarie per garantire la correttezza dell’applicazione.
Mutate condizioni cliniche della persona, intervenute dopo la prescrizione medica, possono suggerire all’infermiere di astenersi temporaneamente dalla somministrazione, avvisando il medico del cambiamento sopraggiunto nell’assistito per una eventuale rivalutazione della terapia.
COSTANTE VERIFICA DA PARTE DELL’INFERMIERE DEL PROCESSO TERAPEUTICO
VERIFICA Prescrizione del farmaco
VERIFICA Fornitura e approvigionamento
VERIFICA	Conservazione
VERIFICA	Somministrazione
VERIFICA	Rilevazione d’efficacia
VERIFICA	Rilevazione di eventi avversi
Questa verifica presuppone adeguate conoscenze, competenze e abilità. L’infermiere ha il dovere di essere informato sul progetto diagnostico terapeutico. Qualora esistano dubbi o incertezze , l’infermiere deve intervenire contattando il medico e non eseguire passivamente la prescrizione
Quando l’infermiere si avvale di operatori di supporto, deve costantemente e preventivamente verificare il livello di competenza di tali figure, discernere attentamente se e quali mansioni affidare e garantire sistematica e adeguata supervisione su quanto in via di effettuazione, mantenendo comunque la responsabilità dei risultati
L’infermiere ha la responsabilità del caso, ha la responsabilità del progetto, ha la responsabilità del pensare.
L’OSS ha la responsabilità del fare, ovvero una responsabilità esecutiva.
L’infermiere ha la responsabilità della progettazione e dell’organizzazione del processo assistenziale , all’interno del quale si muove e opera l’OSS.
L’OSS non ha autonomia progettuale e organizzativa.
….“sapere non è mai abbastanza
dobbiamo applicare
le nostre conoscenze”…..
In senso generale, per responsabilità si intende l’obbligo di rispondere di un’azione illecita, per violazione di una norma giuridica.
La responsabilità pertanto, presuppone l’esistenza di precise norme giuridiche, che possono essere sia divieti (ad es.: di uccidere) che obblighi (ad es.: prestare soccorso).
Il legislatore ha sempre tenuto conto che la responsabilità è attribuita al singolo individuo non soltanto dalle norme caratterizzanti la sua professione, ma anche da norme giuridiche di valenza generale e che sono contenute nel Codice Civile e nel Codice Penale.
La responsabilità professionale dell’infermiere nasce da una prestazione inadeguata che ha prodotto effetti negativi sulla salute del paziente.
Ciò può comportare per l’infermiere – a seconda dei casi – un obbligo al risarcimento del danno, una condanna per reato o un provvedimento disciplinare.
Equivale all’obbligo di rispondere per azioni che costituiscono un reato (fattispecie già prevista dal codice); è personale e non è trasferibile a terzi.
Questa responsabilità è dolosa o colposa, secondo l’intenzionalità del colpevole; é commissiva od omissiva, secondo che si compia un’azione penalmente vietata dalla legge oppure trascuri di eseguire un suo preciso obbligo; riguarda i liberi professionisti e i dipendenti pubblici;
configura un reato comune, nel caso di lesione personale o di omicidio colposo del paziente, ovvero un reato proprio ed elusivo di chi esercita la professione sanitaria, come la falsità ideologica in certificato medico o l’omissione del referto.
Alcuni spunti normativi:
L’art. 40 del codice penale dispone che
“Rapporto di causalitàNessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non e' conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”
La norma indica tra gli elementi costitutivi del reato il rapporto di causalità tra una determinata condotta, positiva o negativa, e l’evento, che nel caso delle lesioni colpose determinate dall’esercizio della attività sanitaria, va identificato nella lesione dell’incolumità personale del paziente.
Alcuni spunti normativi
L’art. 40 del c.p. recita al suo 2° comma: “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”
Ossia, si è responsabili dell’evento dannoso se non se ne è impedito la concretizzazione
L’elemento oggettivo ha tre componenti essenziali:
La condotta, consistente in una azione o in una omissione
Il nesso di causalità materiale, per cui l’evento deve essere necessariamente legato alla condotta, costituendone conseguenza.
La norma indica tra gli elementi costitutivi del reato il rapporto di causalità tra una determinata condotta, positiva o negativa, e l’evento, chenel caso delle lesioni colpose determinate dall’esercizio dell’attività sanitaria va identificato nella lesione dell’incolumità personale del paziente.
qualsiasi comportamento posto in essere da qualsiasi persona idoneo a provocare l’uccisione di un essere umano
è necessario che la condotta (azione o omissione) sia caratterizzata, in ordine all’elemento psicologico, da colpa.
- Accertata caso per caso
- Condotta di ogni professionista
- Natura e specie incarico
- Circostanze concrete d’esecuzione
- Causa: antecedente ( o complesso antecedenti) necessario e sufficiente a produrre l’effetto
l’evento lesivo alla persona è rappresentato, nei delitti di interesse, quelli di omicidio colposo e di lesioni personali colpose, rispettivamente dalla morte o da una malattia.
Il problema della causalità precede, sul piano logico e giuridico, quello della colpevolezza, sicchènon può esistere reato quando l’evento non possa considerarsi conseguenza della condotta, ancorché colposa.
Ne deriva chela condotta dell’uomo diventa causa ogni qualvolta rappresenti, alla stregua della migliore scienza ed esperienza del momento storico,una delle condizioni, tra le tante, che concorrono a produrre l’evento.
Corte Suprema di CassazioneSentenza n. 30328 del 11 settembre 2002
È causa penalmente rilevante la condotta umana, attiva o omissiva che si pone come condizione “necessaria” – conditio sine qua non – nella catena degli antecedenti che hanno concorso a produrre il risultato, senza la quale l’evento da cui dipende l’esistenza del reato non si sarebbe verificato
Il nesso di causalità materiale:
è necessario che fra condotta caratterizzata da colpa ed evento di danno alla persona sussista nesso di causalità materiale. Il nesso di causalità materiale rappresenta il legame ontologico e logico che collega, in un vincolo di consequenzialità, un determinato evento a una determinata azione o omissione umana, di cui l’evento è quindi il prodotto.
art. 41 c.p
- concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti
dall’azione o omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità ….
concausa: condizione necessaria ma non sufficiente
occasione: minima causa, ultima,sostituibile non sufficiente, non necessaria;
Il ricorso a generalizzazioni scientificamente valide consente di ancorare il giudizio controfattuale, altrimenti insediato da ampi margini di discrezionalità e di indeterminatezza, a parametri oggettivi in grado di esprimere effettive potenzialità esplicative della condizione necessaria, anche per più complessi sviluppi causali dei fenomeni naturali, fisici, chimici o biologici.
In altri termini, il nesso causale può essere ravvisato, quando alla stregua delgiudizio controfattualecondotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica –universale o statistica- si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell’evento hic et nunc,questo non si sarebbe verificato ovvero si sarebbe verificato in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.
La verifica della causalità postula il ricorso al giudizio controfattuale, articolato sul condizionale congiuntivo “se….allora…..”:
a)la condotta è condizione necessaria dell’evento se, eliminata mentalmente dal novero dei fatti realmente accaduti, l’evento non si sarebbe verificato;
b) la condotta umana non è condizione necessaria dell’evento se, eliminata mentalmente mediante il medesimo procedimento, l’evento si sarebbe egualmente verificato
Art.42 responsabilità per dolo o per colpa o per delitto preterintenzionale.
Responsabilità obiettiva. Nessuno può essere punito per un’azione o omissione preveduta dalla legge come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se non l’ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge.
L’elemento soggettivo del reato componenti fondamentali
serve a qualificare e tipizzare la condotta.
La riferibilità della condotta all’autore della stessa
La presenza di un elemento psicologico che caratterizza la condotta: il dolo, la colpa la preterintenzionalità.
Art. 43 codice penale
Il delitto è colposo, o contro l’intenzione, quanto l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia , ovvero per inosservanza di leggi regolamenti ordini o discipline.
Riferibilità della condotta all’autore;
non sussiste ad esempio nel caso in cui si commette l’omicidio sotto ipnosi, la quale ha vinto la resistenza e lo ha costretto a uccidere
Questi elementi citati, sono individuati nel disposto all’art. 575 del c.p.:
esempio: se M. Bianchi investe in auto un pedone ferendolo e questo pedone viene portato in pronto soccorso, ma nel tragitto in ambulanza questa ha un incidente e il pedone muore. Il Sig. M. Bianchi, non può essere accusato di omicidio. Nel caso di una ferita provocata ad una persona con un’arma da taglio e nell’arco di pochi minuti insorge il tetano che porta la persona alla morte, il nesso causale non sussiste, perché dati i tempi di incubazione del tetano, la malattia mortale non è riconducibile al ferimento, e nel caso dell’ambulanza il ferimento del pedone non è la causa della sua morte.
Art.43 elemento psicologico del reato. Il delitto
È doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione o omissione e da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza delle propria azione o omissione
È preterintenzionale, o oltre l’intenzione, quando dall’azione o omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente
E’ colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
Diligenza - riconoscere le proprie possibilità
astenersi da interventi che richiedono particolare attrezzatura
comportamento che disattende, per trascuratezza i canoni di un intervento scientificamente corretto
Negligenza (disattenzione, pigrizia, noncuranza, etc.) consiste invece in disattenzione, trascuratezza, mancanza di sollecitudine.
Si ravvisa una condotta del sanitario negligente nei casi in cui egli dimentica una garza o un ferro chirurgico nell'addome del paziente operato;
È il mancato adeguamento del comportamento tenuto alle regole che prescrivono le modalità di svolgimento di quella attività
Prudenza = scientia bene agendi
virtù di metodo
conoscenza dei limiti (tecnici ed ambientali) e scelta coerente del comportamento
Imprudenza = avventatezza, comportamento incauto, irriflessivo, imponderato, etc.
consiste nella trasgressione di una regola di condotta sostanzialmente obbligatoria, cioè far una determinata azione senza adottare tutte quelle cautele che l'esperienza comune insegna essere necessarie.
L’operatore sanitario deve astenersi dal compiere tutti quegli atti che, secondo la miglior letteratura, possano risultare fonte di rischio per la salute dell’assistito
Per imperizia, invece, si intende una insufficiente attitudine nell'esercizio di quelle attività che esigono particolari conoscenze tecniche.
La giurisprudenza ha individuato ipotesi di imperizia nei seguenti casi:
nel difetto di una necessaria esperienza o di abilità tecnica e professionale;
nel difetto di quel minimo di abilità e perizia tecnica nell'uso dei mezzi manuali o strumentali che il sanitario deve essere sicuro di sapere adoperare correttamente;
nella mancata percezione di un quadro clinico facilmente riconoscibile.
È la mancanza di preparazione scientifica e di adeguate cognizioni nella specifica materia. E’ la mancanza di conoscenza del complesso di regole tecniche e professionali espresse dalla categoria professionale
Requisiti del comportamento tecnico colposo concetto di colpa:
IMPERIZIA: fare ciò che non si sa fare
NEGLIGENZA: non fare ciò che si deve fare
IMPRUDENZA: fare ciò che non si deve fare
inosservanza di leggi, ordini….
condanne 6 mesi- 5 anni
LESIONI COLPOSE:
Procedibilità d’ufficio e procedibilità a querela
condanne: fino a 6 mesi o multa fino a 500.000.
Lesione grave reclusione da 1 a 6 mesi o multa da 250.000 a 1.200.000
Lesione gravissima: reclusione da 3 mesi a 2 anni o multa da 600.000 a 2.400.000
La lesione personale è grave in caso di durata della malattia o incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore a 40 gg. se c'è indebolimento permanenti di organi ed apparati, permanente difficoltà alla favella, deformazioni o sfregio permanente del viso. La lesione è gravissima se c'è malattia insanabile, perdita di un senso, perdita di un arto o arto inservibile, perdita dell'uso di un organo o capacità di procedere.
Accertata una condotta colposa del sanitario, per un evento infausto verificatosi, per affermare la responsabilità penale di questi occorre anche la prova che l'evento si ponga in nesso causale con detta condotta.
Alla luce dei principi giurisprudenziali può dirsi che la condotta del sanitario si porrà come causa dell'evento lesivo del paziente quando l'evento stesso costituisca l'effetto dell'azione del sanitario e non sia dovuto all'intervento di fattori eccezionali, ossia fattori da lui non prevedibili né dominabili.
La responsabilità professionale tuttavia sorge e si manifesta non solo nel caso di azione, ma anche di sua omissione.
Va ricordato che l'accertamento del nesso causale tra la condotta colposa e l'evento infausto va effettuato secondo parametri diversi a seconda che la condotta sia consistita in un'azione o in una omissione.
Difatti, in caso di condotta colposa attiva occorre la prova che l'evento dannoso sia stato con certezza la conseguenza della prestazione non corretta. Viceversa, in caso di condotta colposa omissiva, al criterio della certezza degli effetti della condotta può sostituirsi quello della loro probabilità nel senso che sussiste il rapporto di casualità tra la colposa omissione e l'evento letale anche quando l'opera, se correttamente e tempestivamente intervenuta, avrebbe avuto probabilità di successo e non la certezza di questo.
Gli errori più frequenti consistono in:
- errore di prescrizione
scambio di pazienti;
errore di dosaggio o di diluizione;
errore di via di somministrazione.
Si tratta di errori che si sostanziano nella colpa professionale e nei suoi caratteri delle negligenza, della imprudenza o della imperizia.
AZIENDA OSPEDALIERO -UNIVERSITARIA DI BOLOGNA: GESTIONE DEL CONTENZIOSO
Tribunale di Pavia, 30 giugno1930
“Non rispondedi lesionicolpose un infermiere, il quale nell’eseguire, legalmente autorizzato, delle iniezioni, abbia perforato il nervo sciatico del paziente, producendone la paralisi, perché un infermiere non è tenuto a conoscere l’anatomia topografica”.
“Il medico è responsabile dell’organizzazione interna del servizio a lui affidato e deve svolgere attività di controllo e di verifica sull’operato degli ausiliari. Se il medico effettua una prescrizione di farmaci e l’infermiera la trascrive per consegnarla al malato, il primo è tenuto a controllare che la seconda non incorra in errori di trascrizione causativo della morte”.
Tribunale di Bolzano, 3 marzo 1980
Nel caso in cui si provi che il trattamento adottato dal sanitario sia stato congruo e idoneo alla patologia del caso e che il danno subito dal paziente sia derivato da una sua condotta imprudente e irresponsabile, nessun addebito di responsabilità potrà essere mosso al professionista
Tribunale di Chieti, n. 1139/2003
Equivale all’obbligo di risarcire un danno ingiustamente causato; è trasferibile a terzi, es. Compagnie di assicurazioni
La resp civile comporta l’obbligo di riparare economicamente un danno causato a seguito di un comportamento antigiuridico e colpevole, contrario al cod.civile.
La responsabilità civile non grava su interessi pubblici, come quella penale, bensì su interessi privati, anche se a volte è possibile ricadere in un illecito che è contemporaneamente civile e penale.
Non tutte le attività illecite generano però una responsabilità civile; è necessario che oltre all’azione contraria ad una norma di legge si realizzi anche un danno.
Responsabilità civile(1)
Illecito civile: la responsabilità extracontrattuale e la responsabilità contrattuale
La valutazione del danno e il risarcimento
Dal risarcimento delle conseguenze economiche al riconoscimento del danno biologico e al danno esistenziale
Oggetto dell'opera professionale è l'esercizio di una attività tecnicamente qualificata; l’operatore si obbliga cioè non a guarire il malato ma soltanto a prestargli le cure ritenute necessarie per la guarigione.
Va ricordato che si ha responsabilità per colpa tutte le volte in cui un determinato evento dannoso, pur non essendo voluto dal soggetto, sia tuttavia imputabile a una negligenza, imprudenza, imperizia, ovvero inosservanza di leggi e regolamenti da parte del medesimo.
Il codice civile fa una distinzione tra responsabilità contrattuale, derivante cioè da un contratto tra due parti ed extracontrattuale, quella cioè derivante da un evento per il quale sia ravvisabile una colpa.
Ricordo a tal proposito che non esiste né nel codice civile né nel penale uno specifico riferimento alla professione medica, come cioè la nostra professione non sia distinta da altre attività professionali e non.
Alcuni spunti normativi: legenda
Debitore = colui che eroga il servizio / la prestazione; il professionista sanitario
Creditore = colui che riceve il servizio / la prestazione; l’utente – cliente, il paziente
Obbligazione:è un vincolo giuridico in forza del quale un soggetto, detto debitore, è tenuto ad una determinata prestazione patrimoniale a favore di un'altra persona, detta creditore. L’obbligazione è la situazione correlata al diritto di credito ovvero ad eseguire una prestazione patrimoniale. Si suole parlare di obbligo quando la fonte del rapporto è legale; inoltre il medesimo termine è talvolta usato dal legislatore quale sinonimo di "dovere" (es. art. 143 c.c.). Comunque spesso obbligo ed obbligazione sono impiegati come sinonimi.Comunemente si ritiene che il rapporto obbligatorio sia l'archetipo di tutti i rapporti intersoggettivi, sul quale si modellano sia i rapporti derivanti da fatto illecito che quelli contrattuali e si ordinano tutte le complesse situazioni soggettive, cioè tutte le relazioni di potere e dovere variamente distribuite fra le parti.
L’obbligazione del sanitario è di mezzi, non di risultato
Per ottenere il risarcimento del danno, il paziente deve provare di essere stato destinatario della prestazione e di essere stato danneggiato da questa.
Per evitare la condanna, si deve dimostrare di aver correttamente adempiuto ai propri obblighi.
La prescrizione, di regola, è decennale.
E’ la lesione dell’integrità fisica e psichica del soggetto medicalmente accertabile e risarcibile a prescindere dalla capacità di produzione di reddito del danneggiato. Nell'ambito del danno biologico rientrano tutte le fattispecie di danno non reddituale, cioè il danno estetico, il danno alla vita di relazione, consistente nel sacrificio delle distinte manifestazioni della vita di relazione dovute all'evento dannoso, nonché il danno alla sfera sessuale e la riduzione della capacità lavorativa generica.
Il danno biologico[1] o danno alla salute viene in considerazione anche in totale assenza di un danno patrimoniale o di un illecito penale, esso è espressione del diritto alla salute e come diritto inviolabile di rilevanza costituzionale (art. 32 ) va sempre risarcito nel momento in cui viene leso; la sua rilevanza emerge allorquando vi è un danno all'integrità psicofisica di un individuo
[1] Corte Costituzionale sentenza n° 84 del 1986 “Individuazione del contenuto del danno biologico e la sua conseguente differenza dal danno morale o patrimoniale”
“LA SALUTE E’ UNO STATO DI COMPLETO BENESSERE FISICO, MENTALE E SOCIALE, E NON SOLAMENTE L’ASSENZA DI MALATTIA O INABILITA”
(fonte: O.M.S.)
Quindi, una condizione di armonico equilibrio funzionale, fisico e psichico dell’organismo dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale.
La giurisprudenza ha indicato come sintomi dell'esistenza di un danno biologico le seguenti modificazioni
modificazione dell'aspetto esteriore, ossia dei caratteri morfologici della persona;
riduzione dell'efficienza psicofisica, ossia ridotta possibilità di utilizzare il proprio corpo;
riduzione della capacità sociale, ossia dell'attitudine della persona ad affermarsi nel consorzio umano mediante la sua vita di relazione con gli altri;
riduzione della capacità lavorativa generica, ossia dell'attitudine dell'uomo al lavoro in generale;
perdita di chances lavorative o lesione del diritto alla libertà di scelta del lavoro;
maggior fatica nell'espletamento del proprio lavoro, senza perdita di guadagno;
usura delle forze lavorative di riserva, quando non renda necessario il prepensionamento.
E’ quello arrecato dalla lesione alla sfera patrimoniale del danneggiato. Tale fattispecie si configura quando la lesione alla persona oltre che menomarne l'integrità psico-fisica, cioè a procurarle un danno biologico, ed a perturbarne lo stato d'animo, cioè a cagionarle un danno morale, incida altresì sulla sfera patrimoniale della persona danneggiata, provocandole un danno economico. Viene risarcito ai sensi dell’art 2043 del codice civile
il danno emergenteil lucro cessante
Ad es., un danno psico-fisico può comportare l’astensione da un’attività per un certo periodo di tempo, durante il quale la persona danneggiata non è in grado di percepire il profitto o lucro che deriva da tale attività: si parla quindi di lucro cessante.
Oppure la persona danneggiata è costretta a spendere denaro per le cure che si rendono necessarie(farmaci,terapie,protesi,assistenza,ecc) in tal caso si realizza il danno emergente.
E’ rappresentato dalle sofferenze psichiche, dalle ansie e dal patema d'animo conseguenti alle lesioni subite. Tale danno è individuabile anche nelle ipotesi di ingiusto turbamento dello stato d'animo del danneggiato in conseguenza dell'illecito.Si ha infatti diritto al danno morale solo se le lesioni subite siano la conseguenza di un fatto illecito di rilevanza penale e la responsabilità dell'autore materiale del fatto sia provata.
Questo tipo di danno attiene alla tutela “delle attività realizzatrici della persona” ossia la modificazione della vita quotidiana arrecata, in senso peggiorativo, dall’evento lesivo. Si differenzia dal danno patrimoniale in quanto non attiene ai profili patrimoniali; si distingue dal danno biologico, perché quest’ultimo postula un accertamento medico; si differenzia dal danno morale in quanto consiste in un’alterazione della vita quotidiana e non a un patema vissuto. Questo tipo di danno può colpire gli affetti familiari (lesione invalidante del congiunto…), il mondo del lavoro (azioni conseguenti a mobbing…)
CODICE CIVILEArt. 1173 (Fonti delleobbligazioni)
Le obbligazioni derivano da
contratto, da fatto illecito
o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in
conformità dell’ordinamento giuridico.
L’art. 1176 diligenza nell’adempimento
1) Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia.
2) nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata.
Responsabilità contrattuale. Le principali caratteristiche della Responsabilità contrattuale Codice Civile art. 1176 derivante dal mancato o inesatto adempimento degli obblighi contrattualmente assunti.
La responsabilità contrattuale va valutata con il disposto dell'articolo 1176 del Codice Civile, il quale stabilisce che "nell'adempiere l'obbligazione il debitore (nel caso in specie, il sanitario, che è, appunto debitore di una prestazione nei confronti del paziente) deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di una attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riferimento alla natura dell'attività esercitata" (allegato 3 e 4).
L'attività del professionista è normalmente disciplinata proprio da questa norma, con la conseguenza che egli, generalmente, è responsabile anche per colpa lieve, in sede civile.
FATTISPECIE: l’art. 1176 comma 1 c.c. descrive un rapporto obbligatorio nella fase dinamica dell'adempimento. L'obbligazione non è connotata da particolari requisiti.
PRECETTO: adempiendo la prestazione il debitore deve usare il livello di diligenza del buon padre di famiglia.
CONFLITTO DI INTERESSI RISOLTO DALLA NORMA: il creditore ha interesse ad ottenere un adempimento quanto più possibile preciso, esatto e puntuale, capace di soddisfare i suoi bisogni e le sue aspettative. Il creditore, dunque, ha tutto l'interesse a che il debitore adempia con la diligenza massima possibile. Il debitore, viceversa, è portatore di un interesse opposto. Il criterio della diligenza, infatti, contribuisce a determinare il contenuto della prestazione ed indica quali sono i mezzi e le energie che occorre impiegare nell'adempimento. Dal punto di vista del debitore, pertanto, quanto più è alta la soglia di diligenza esigibile, tanto maggiore sarà lo sforzo necessario per eseguire la prestazione. Una prestazione più impegnativa, inoltre, espone il debitore al rischio di non adempiere esattamente, incorrendo così nella responsabilità di cui all’art. 1218 c.c. Il comma 1 dell'art. 1176 c.c. contempera con equilibrio i contrapposti interessi del creditore e del debitore, poiché sancisce che il livello di diligenza dovuta non è né quello massimo né quello minimo, bensì quello medio.
art. 1176, II c, c.c
Infatti la responsabilità professionale dell’operatore sanitario si configura anche per colpa lieve, in applicazione., quando il professionista medesimo non abbia posto in essere una prestazione “diligente” per fronteggiare un caso ordinario, ossia quando si sia trovato a prestare la propria opera non per risolvere problemi tecnici di speciali difficoltà, ma dovendo esercitare la sua professione al cospetto di casi ordinari per affrontare i quali si ritiene necessario, nonché doveroso ed adeguato, il bagaglio tecnico del professionista medio appartenente al medesimo settore.
La responsabilità del professionista sarà, per così dire, relegata alla colpa grave solo qualora il medesimo abbia dovuto affrontare problemi tecnici di speciale difficoltà e per imperizia abbia cagionato il danno.
Più precisamente, con riferimento alla figura del medico, la Corte di cassazione ha chiarito che c'è responsabilità anche per colpa lieve ove il soggetto, di fronte a un caso ordinario, non abbia osservato, per negligenza, le regole basilari che costituiscano il necessario corredo del professionista che si dedichi a un determinato settore della medicina.
In termini pratici, il paziente che lamenti di aver subito danni a seguito di un errore professionale, deve provare, per ottenere un risarcimento, di essere stato destinatario della prestazione e di essere stato da questa danneggiato; spetterà, invece, al sanitario dimostrare di aver correttamente adempiuto ai propri obblighi.
FATTISPECIE: l’art. 1176 comma 2 c.c: anche qui si descrive un rapporto obbligatorio nella fase dinamica dell'adempimento. A differenza del primo comma, nel secondo l'obbligazione concerne l'esercizio di un'attività professionale.
PRECETTO: il debitore deve adempiere usando la diligenza richiesta dalla natura dell'attività professionale svolta.
CONFLITTO DI INTERESSI RISOLTO DALLA NORMA: esso si ripropone, sostanzialmente, negli stessi termini già evidenziati a proposito del comma 1. Il conflitto di interessi è risolto dalla norma imponendo al professionista-debitore un livello di diligenza adeguato alla natura professionale della prestazione svolta
In casi ordinari, chi assume di aver subito un danno avrà solo l’onere di dover provare l’ esistenza del rapporto contrattuale e la natura ordinaria della prestazione dovutagli e mancatagli
In questi casi, spetterà al professionista sanitario l’’onere di dimostrare di aver usato quella diligenza media che l’’art. 1176 c.c. impone e che il danno è ascrivibile ad altro di diverso piuttosto che ad un suo difetto di diligenza ( “causa a lui non imputabile”, secondo la formula , dell’’art. 1218 c.c).
l’art. 1218 c.c. così recita: " Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile ".
Il creditore, che abbia interesse al risarcimento del danno, ha l’onere di provare in giudizio l’inadempimento del convenuto; quest’ultimo, affinché sia esente da responsabilità contrattuale, deve provare che l’inadempimento non è a lui imputabile, e che egli ha tenuto il comportamento richiesto dalla legge e dalle pattuizioni contrattuali.
Nell’ambito della responsabilità contrattuale, il paziente deve, pertanto, provare l’inadempimento del medico, e non necessariamente il dolo (o la colpa ), e il danno conseguente.
Deve, inoltre, dimostrare che l’intervento concordato era di facile esecuzione, allo scopo di far valere la responsabilità per colpa lieve.
Il sanitario deve provare di aver adottato, con diligenza, tutti i mezzi e gli strumenti, acquisiti alla scienza del momento storico considerato.
Secondo un’autorevole giurisprudenza ( Cass. civ. sez. III 30 maggio 1996 n° 5005 ), poiché si tratta di un’obbligazione di mezzi e non di risultati, la prova della relativa responsabilità è sganciata dall’accertamento del danno psicofisico.
– Responsabilità del prestatore d'opera art. 2236.
Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave
pone una limitazione di responsabilità del prestatore d’opera, circoscrivendola ai soli casi di dolo o colpa grave, qualora si trovi di fronte a problemi tecnici di speciale difficoltà.
Occorre però fare una precisa distinzione: la norma si applicherebbe soltanto quando in discussione sia la perizia del professionista, non quando al contrario, ci si trovi di fronte all’imprudenza o all’incuria (ritenendosi tali condotte degne delle valutazioni più severe e rigorose).
– Responsabilità del prestatore d'opera.
In ogni attività sanitaria è insito un momento imponderabile, che costituisce il rischio professionale, la cui intensità aumenta in proporzione delle difficoltà tecniche che si devono affrontare nella diagnosi e nella terapia determinando un’attenuazione della responsabilità che la legge stessa riconosce quando la prestazione implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà
Invece, nelle ipotesi, in cui si prospettano speciali difficoltà, è onere di chi lamenta il danno il dover fornire anche la prova della colpa grave del professionista sanitario che ha operato e quindi dover dimostrare che vi sia stato quel particolare grado di imperizia che fonda la responsabilità e giustifica il risarcimento
Ma cos'è la colpa grave? In teoria questa si concretizza nei casi di imperizia, nella macroscopica violazione delle regole proprie della professione nei casi di grave imprudenza e negligenza, nell'estrema avventatezza decisionale ecc. In realtà il parametro valutativo è il "magistrato". Recentemente c'è la tendenza a considerare una colpa grave anche la mancanza e la negligenza nella prescrizione di controlli successivi.
La Corte D'Appello Bari 21 aprile 1983 ha deciso che il medico primario di Ospedale che esegue una operazione di altissima chirurgia essendo provvisto dei requisiti tecnico-professionali e in possesso di libera docenza e con lunga pratica operatoria, ma privo di specifica esperienza per il tipo di intervento svolto realizza un comportamento colposo per imprudenza, rilevanti ai fini della responsabilità. La Corte d'Appello Milano 30 giugno 1987 ha condannato un medico ostetrico in solido con l'ente ospedaliero per non aver adottato tutte le necessarie precauzioni in presenza di una gravidanza - parto a rischio e in particolare per non aver chiesto l'assistenza del medico pediatra per evitare la nascita di bimba asfittica.
Principali caratteristiche della responsabilità contrattuale
L'obbligazione del sanitario è di mezzi, non di risultato
Il sanitario, generalmente, è responsabile anche per colpa lieve
Si ha colpa quando l'evento - non voluto dal soggetto - è imputabile a negligenza, imprudenza o imperizia, inosservanza di leggi e regolamenti
Se la prestazione implica la risoluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, la responsabilità sussiste solo in caso di dolo o colpa grave
Nell'adempiere la prestazione, il sanitario deve usare la diligenza ordinariamente richiesta nella sua attività
Per ottenere il risarcimento del danno, il paziente deve provare di essere stato destinatario della prestazione e di essere stato danneggiato da questa
Il sanitario, per evitare la condanna, deve dimostrare di avere correttamente adempiuto ai propri obblighi
La prescrizione è, di regola, decennale
Cass. civile, sez. III, 04-02-1998, n. 1127.Pres. Sommella F - Rel. Fancelli C - P.M. Palmieri R (Conf.) - Auriemma c. Torella
"Al fine di stabilire a chi compete l'onere della prova in tema di responsabilità per danni da intervento chirurgico occorre distinguere l'ipotesi in cui l'intervento operatorio sia di difficile esecuzione, da quello in cui l'intervento sia di facile o routinaria esecuzione nel primo caso, una volta provato dal professionista che la prestazione implica problemi tecnici di particolare difficoltà, e' il paziente che deve dimostrare, ai fini dell'accertamento della responsabilità del predetto, in modo preciso e specifico, le modalità - ritenute non idonee - di esecuzione dell'atto e delle prestazioni postoperatorie; nel secondo caso, provata dal paziente la non difficile esecuzione dell'intervento richiesto, incombe al professionista l'onere di dimostrare - al fine di andare esente da responsabilità - che l'insuccesso dell'operazione non e' dipeso dal difetto di propria diligenza o perizia.”
Corte Cass., Sez. III, Sent. n. 589 del 22.1.1999."Responsabilità civile - Professionisti - Attività medico chirurgica - Medico dipendente dal servizio sanitario - Responsabilità - Natura contrattuale - Conseguenze
L'obbligazione del medico dipendente dal servizio sanitario per responsabilità professionale nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul "contatto sociale" ha natura contrattuale. Consegue che relativamente a tale responsabilità i regimi della ripartizione dell'onere della prova, del grado della colpa e della prescrizione sono quelli tipici delle obbligazioni da contratto d'opera intellettuale professionale. Tale natura viene individuata non con riferimento alla fonte dell’obbligazione, ma al contenuto del rapporto. Stante la natura contrattuale della responsabilità del medico dipendente, come di quella dell’ente gestore del servizio sanitario, i regimi della ripartizione dell’onere della prova , del grado di colpa e della prescrizione sono quelli tipici delle obbligazione da contratto d’opera intellettuale professionale.
Corte d’Appello di PerugiaSentenza 28 ottobre 2004
La relazione che si instaura tra la struttura sanitaria ed il paziente dà luogo ad un rapporto di tipo contrattuale, quand’anche fondato sul solo contatto sociale, sicché, in base alla regola prevista dall’articolo 1218 c.c., il paziente ha l’onere di allegare l’inesattezza dell’adempimentoe non, invece, la colpa né tantomeno la sua gravità da parte della struttura sanitaria, mentre spetta alla controparte la dimostrazione della non imputabilità dell’inadempimento.
Responsabilità extra contrattuale. La responsabilità cosiddetta extra contrattuale (articolo 2043 del Codice Civile) ricorre allorché non sia ravvisabile un rapporto contrattuale diretto tra il paziente e il medico ma questi sia legato a una struttura cui il medico stesso faccia capo, questa volta attraverso un rapporto contrattuale.
Un'ipotesi concreta può verificarsi, per esempio, (ma la questione è piuttosto dibattuta) nel caso di infortuni occorsi in ambito ospedaliero, dove il rapporto contrattuale si configura con la struttura che accoglie il paziente: l'altro rapporto fra medico e paziente deve generalmente considerarsi di natura extracontrattuale, poiché il sanitario è stato preposto alla cura dall'ospedale e non scelto dal degente, eccetto il caso in cui il sanitario non sia inserito organicamente nella struttura, nel qual caso la Cassazione ritiene applicabile la responsabilità contrattuale.
Risarcimento per fatto illecitoArt. 2043 c.c.
“Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”
Codice civile art. 2232
Peraltro il professionista può esplicare la propria attività anche inquadrata in un rapporto di lavoro dipendente, ad es. con l’Ente ospedaliero, in tal caso è con quest’ultimo che il paziente conclude il contratto; pertanto il SSN sarà tenuto ad erogare una prestazione del medesimo contenuto di quella che avrebbe dovuto erogare l’operatore libero professionista, trattandosi comunque, di contratto d’opera di un professionista intellettuale.
Fatto illecito-
Il fatto illecito consiste nella inosservanza di una norma di legge "posta a tutela della collettività" o in un comportamento che violi un diritto assoluto "valido per tutti" del singolo. Può essere doloso o colposo. Non è quindi inadempimento, ossia violazione di un obbligo contrattuale assunto nei confronti di soggetti particolari. Il fatto illecito dà luogo a responsabilità extracontrattuale (o aquiliana), l'inadempimento a responsabilità contrattuale.
Principali caratteristiche della responsabilità extracontrattuale
Il sorgere della responsabilità extracontrattuale (o "aquiliana") è subordinato all'esistenza dei seguenti elementi:
una condotta dolosa o colposa;
un nesso di casualità tra condotta e danno
La responsabilità extracontrattuale prescinde dall'esistenza di un vincolo contrattuale od obbligatorio.
Le principali differenze con la responsabilità contrattuale sono le seguenti:
il danneggiato deve provare, oltre all'esistenza del danno e del rapporto di casualità, anche la colpa o il dolo;
in materia di responsabilità extracontrattuale sono risarcibili tutti i danni che siano conseguenza immediata e diretta della condotta del danneggiante;
la prescrizione è quinquennale.
Natura giuridica della scheda infermieristica
Art 1 DPR 225/74: “registrazione su apposito diario delle prescrizioni mediche, delle consegne e delle osservazioni eseguite durante il servizio”
Compiti infermieristici riguardanti la cartella clinica
Annotazione dei rilievi di competenza (pressione arteriosa, polso, respiro, secreti ed escreti)
Custodia e conservazione fino alla consegna agli archivi centrali
Le conseguenze civilistiche della mancata iscrizione al collegio professionale per l’infermiere libero professionista
La responsabilità del dipendente del SSN
“copertura assicurativa”
Responsabilità civile per fatto dell’allievo infermiere (studente)
L’esperienza odierna assegna all’attività sanitaria svolta nella forma di equipe, un ruolo del tutto peculiare, determinato principalmente dalla crescente specializzazione delle singole materie e alla costante necessità, che per i trattamenti sanitari intervengano più specialisti in regime di collaborazione.
Un lavoro di equipe fa sorgere problemi complessi circa la responsabilità da attribuire ai singoli componenti del gruppo nel caso di danno al paziente causato da errore.
occorre non confondere il lavoro di gruppo con l’errore di gruppo.
In genere è un solo componente che sbaglia, ma quando le attività sono legate intimamente e gli errori appaiono concatenati in modo inscindibile più operatori possono essere ritenuti responsabili del danno cagionato in concorso tra loro.
Un punto di partenza importante per inquadrare la problematica è certamente rappresentato dall’individuazione, più o meno rigorosa, di un capo dell’equipe, che abbia il compito di sovrintendere e coordinare il lavoro degli altri specialisti.
Ma è anche vero che al primario, o al capo equipe, non si possano attribuire sic et simpliciter responsabilità per ogni e qualsiasi evento dannoso che si verifichi in capo al malato. Invero le sue indubbie funzioni di controllo non possono prescindere dall’analisi della realtà pratica dell’attività sanitaria d’equipe, nella quale ogni specialista interviene assumendosi diverse incombenze sotto la propria responsabilità, rispondendo con la loro professionale condotta dell’operato dei loro ausiliari
La conseguenza di tutto ciò determina che ciascun componente dell’equipe sanitaria è tenuto ad eseguire con il massimo scrupolo le mansioni di sua competenza specialistica e, in un certo senso, è interessato a controllare il comportamento degli altri colleghi. Si parla perciò di affidamento legittimo che ciascun membro dell’equipe presta in riferimento alla diligente prestazione degli altri membri. La professionalità di ciascun membro dell’equipe, pur se diversa anche in ragione delle acquisite competenze specialistiche, ricomprende nel suo corredo, nozioni che possono essere valorizzate ed utilizzate anche per intervenire laddove la condotta di un altro membro – sia esso di pari grado o gerarchicamente ad esso sovraordinato- risulti non diligente e potenzialmente dannosa.
Da ciò deriva che ogni singolo operatore è tenuto a controllare l’operato degli altri e a sostituirsi ad essi in caso di errore o di bisogno.
Oggi, l’ipotetica responsabilità del singolo infermiere deve essere valutata non solo in relazione alle attività funzionalmente e finalisticamente collegate ad altri soggetti (es. attività svolta in equipe) ma anche alle condizioni generali nelle quali i sanitari si trovano ad operare, con riguardo alla disponibilità di mezzi, di personale di supporto e, soprattutto, all’organizzazione del lavoro dei sanitari stessi e alla loro turnazione. Nel caso in cui si verifichi un evento morte o lesione ipoteticamente collegabile con il comportamento dei sanitari intervenuti, un corretto accertamento globale della responsabilità non potrà limitarsi a tali soggetti, ma dovrà “passare” attraverso l’osservazione del comportamento dei preposti agli aspetti strutturali del servizio.
Alcuni spunti normativi: il Codice Civile
L’art. 1228: responsabilità per fatto degli ausiliari. “Salva diversa volontà delle parti, il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.”
FATTISPECIE: nell’adempiere l’obbligazione il debitore si avvale dell’operato di "terzi", cioè di soggetti estranei al rapporto obbligatorio, i quali intervengono nell’esecuzione della prestazione su incarico del debitore.
PRECETTO: il debitore è tenuto al risarcimento dei danni causati dal comportamento doloso o colposo tenuto dai "terzi" nello svolgimento della prestazione. Le parti (debitore e creditore) possono stabilire, tuttavia, una regola diversa, cioè possono escludere o limitare l’operatività del precetto.
CONFLITTO DI INTERESSI RISOLTO DALLA NORMA:lo scontro tra gli opposti interessi che muovono il debitore ed il creditore, rispettivamente volti ad alleggerire il “peso” dell’esecuzione della prestazione avvalendosi dell’opera di terzi ed a pretendere un corretto adempimento a prescindere dal soggetto cui si sia affidato il debitore per l’esecuzione della prestazione, è risolto ancora una volta a favore del creditore, confermando la netta preferenza per le ragioni di quest’ultimo che permea tutta la disciplina delle obbligazioni. La regola stabilita nell’art. 1228 c.c. pone una sorta di garanzia a favore del creditore: se il debitore decide di avvalersi di ausiliari (siano essi collaboratori autonomi o lavoratori subordinati), egli risulta comunque responsabile in caso di inadempimento, anche se tale inadempimento è stato determinato dal comportamento (doloso o colposo) di costoro. In altri termini, decidendo di “appropriarsi” del loro operato per l’esecuzione della prestazione, il debitore è tenuto a sopportare anche il rischio degli eventuali danni arrecati da costoro al creditore.
mette in luce un’ essenziale caratteristica, ossia il carattere personale della prestazione, alludendo al rapporto fiduciario che si instaura tra il professionista e il suo cliente, avendo quest’ultimo diritto che il professionista presti personalmente la propria opera. Nell’adempimento della propria prestazione il professionista potrà poi avvalersi dell’ausilio di sostituti o ausiliari, sempre comunque sotto la propria responsabilità e direzione, in modo da non far venire meno la peculiarità del legame fiduciario.
A) “in eligendo”;
B) “in educando o in vigilando”
Il professionista sanitario e l’attività di tutorato
La recente legislazione ha contemplato anche la possibilità che il professionista sanitario Infermiere debba compiere atti finalizzati alla formazione dei nuovi professionisti. Da questo derivano delle responsabilità giuridiche che sono proprie della figura del tutor o del sovrintendente l’attività di tirocinio degli studenti. Esiste la responsabilità intesa come posizione o grado occupati, in relazione all’autorità detenuta o all’ufficio in merito al quale si è tenuti a render conto del proprio comportamento, in questa eccezione esiste responsabilità ad esempio quando vengono affidati compiti di coordinamento di altro personale, ma anche quando sono affidati compiti di tutoraggio e supervisione nel tirocinio degli studenti.
Art. 2048: responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte.
1)Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante.
2)I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.
3)le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto.
Di rilievo quindi il 2° comma, ma anche il 3° è utile per capire che, qualora accadesse qualche cosa di grave è compito nostro dimostrare di aver fatto di tutto per impedirlo.
Tale norma, titolata "responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d'arte" , dispone che "i precettori(tra cui senza dubbio rientrano gli insegnanti ed i maestri in genere) e coloro che insegnano un mestiere o un arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi..nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza..le persone indicate..sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto".Tale norma è stata in molti casi invocata per sanzionare la condotta colposa degli insegnanti per mancato controllo sugli alunni. In particolare si è stabilito il nesso causale tra l'assenza ingiustificata dall'aula dell'insegnante ed il danno subito da uno degli allievi in conseguenza di una condotta imprudente del compagno di classe (Cass.civ. 9742/97). La colpa dell'insegnante per il fatto illecito dei suoi alunni si basa quindi su una colpa presunta, ovvero sulla presunzione di negligente adempimento dell'obbligo di sorvegliare gli allievi. Si tratta di una responsabilità personale per colpa propria (presunta) e per fatto altrui.
La delega non rappresenta un mezzo per deresponsabilizzarsi, infatti perchè risulti valida il delegato deve essere valutato tecnicamente e professionalmente idoneo ed adeguato alle incombenze che a lui sono state demandate. Di questa adeguatezza garantisce il datore di lavoro, il quale è anche tenuto a compiti di formazione e informazione; se così non fosse vi sarebbe culpa in eligendo.
Possiamo ascrivere alla responsabilità in eligere quella che abbiamo nei confronti della società e del professionista qualora certifichiamo una sua competenza.
La colpa da cui può derivare all’infermiere un addebito di corresponsabilità può atteggiarsi come colpa nell’attribuzione di attività, in particolare nella scelta dell’oggetto della funzione da attribuire o nella scelta del destinatario di essa (culpa in eligendo).
Un’altra condizione che chiude il quadro relativo agli obblighi connessi con l’organizzazione aziendale riguarda il fatto che il datore di lavoro deve creare anche un sistema di controllo sul delegato, per cui deve avere sempre la consapevolezza di quanto sta accadendo; se così non fosse vi sarebbe culpa in vigilando.
responsabilità in Educando e/o in Vigilando la responsabilità di alcuni fatti cagionati dallo studente durante il tirocinio.
La colpa da cui può derivare all’infermiere un addebito di corresponsabilità può atteggiarsi come colpa nella sorveglianza sull’operato del destinatario della delega stessa (culpa in vigilando).
responsabilità per culpa in vigilando
con riferimento ai danni patiti dalle persone affidate alla sorveglianza, è posta dal legislatore a carico della persone preposte alla sorveglianza una presunzione di responsabilità, che può essere superata soltanto con la dimostrazione di aver esercitato la sorveglianza sugli “ausiliari” con una diligenza diretta ad impedire il fatto; ne consegue che ove manchino anche le più elementari misure organizzative per mantenere la disciplina fra gli stesi, non si può invocare quella imprevedibilità del fatto, che invece esonera la responsabilità soltanto nell’ipotesi in cui non sia possibile evitare l’evento, nonostante la sussistenza di un comportamento in vigilanza adeguato alle circostanze.
Cioè sulla presunzione di negligente adempimento dell’obbligo di sorveglianza, quel grado di sorveglianza correlato alla prevedibilità di quanto possa accadere
Responsabilità per garanzia per il fatto altrui
Obbligo di rispondere per un fatto commesso esclusivamente da altri, senza che alla persona responsabile possa essere nulla rimproverato in termini di diligenza o in ogni caso indipendentemente da ogni considerazione circa la propria diligenza
Responsabilità per fatto proprio
Dipendente da un proprio comportamento colposo, vale a dire tale da non impedire o in qualche modo agevolare o rendere possibile l’illecito altrui
Cooperazione nella causazione dell’evento dannoso
Il dovere di vigilanza va commisurato all’età e al grado di maturazione raggiunto dagli allievi in relazione alle circostanze del caso in concreto
Si deve comunque ricordare che l’essenza della colpa sta nella prevedibilità dell’evento, con la conseguenza che non vi è colpa in eligendo né colpa in vigilando se il fatto non sia prevedibile e prevenibile
L’evento in ogni caso,va prevenuto; gli operatori non devono essere messi nelle condizioni di sbagliare e soprattutto non devono trovarsi nella condizione loro stessi di non aver prevenuto l’accadere di qualche evento colposo.
Non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare l’intervento correttivo o repressivo, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi della serie causale l’evento dannoso
Saranno responsabili allora, colui o coloro che avendo il potere ed il dovere di agire derivanti dalla Legge o dall’organizzazione aziendale (a seguito di delega) si sono comportati in modo difforme da quanto previsto dall’ordinamento. Ciò equivale a ribadire che non vi può che essere una sovrapposizione fra potere e responsabilità, con la conseguenza che il limite della responsabilità personale sta nel limite del potere conferito ad ogni soggetto dalla norma o dalla delega
Accertamento della derivazione dell’evento lesivo dall’omissione del sorvegliante che non avrebbe impedito, pur dovendolo e potendolo, la condotta pregiudizievole del soggetto da sorvegliare
Sicuramente colposo sarà il comportamento dell’infermiere che attribuisse al personale di supporto l’esecuzione di un intervento non previsto quale eseguibile dal personale di supporto stesso.
La condotta colposa consisterebbe nell’affidare a personale di supporto compiti che l’infermiere deve svolgere personalmente.
L’obbligo di garanzia grava sull’infermiere e non può essere trasferito.
Sarà colposo il comportamento dell’infermiere che affidasse al personale di supporto compiti senza un accertamento della capacità di quell’operatore di svolgere quel compito.
E’ infatti dovere del responsabile di qualsiasi equipe di far precedere un opera di personale controllo e critica delle capacità tecniche di tutto il personale da lui dipendente, prima di affidare a chiunque mansioni implicanti una qualsiasi autonomia decisionale.
Sarà colposo il comportamento dell’infermiere che venisse meno ai doveri di vigilanza sull’operato del personale di supporto.
L’obbligo di controllo e di sorveglianza incombe su ogni soggetto che per la sua posizione di supremazia gerarchica è chiamato a dirigere e coordinare le prestazioni dei collaboratori.
La causa del rapporto di praticantato è quella di assicurare al giovane praticante, da parte di un professionista, le nozioni indispensabili per mettere in atto, nella prospettiva e nell’ambito di una futura determinata professione intellettuale la formazione teorica ricevuta in sede scolastica
Cassazione penale, sez. IV, 06-10-1999, n. 2453
il caso di uno studente di Specialità Chirurgia, che nell'ambito di attività operatoria, si è trovato ad eseguire indicazioni errate impartite dal suo referente strutturato.
La Corte ha statuito che, nell'ambito di attività operatoria, anche il medico chirurgo specializzando assume una responsabilità professionale in virtù della posizione di garanzia dallo stesso assunta nei confronti del paziente; ciò pur se l'attività operatoria si svolge sotto le direttive del docente il quale, in tal caso, ne condivide la responsabilità professionale per aver impartito direttive errate o inidonee.
Cassazione penale, sez. IV, 24-11-1999, n. 13389
soggetto sottoposto ad intervento di settoplastica nasale.
Il primario dopo le prime fasi dell’intervento mostrava allo studente una tecnica e gli affidava la continuazione dell’intervento.
Durante le operazioni dello specializzando la persona sottoposta ad intervento iniziava un copioso sanguinamento che induceva il primario a riprendere i ferri. Purtroppo però il soggetto, dopo un ricovero in neurochirurgia, decedette.
I riscontri autoptici rilevarono che:
la scelta della tecnica per quel soggetto non era la più idonea;
l’esecuzione di quella tecnica in una sua fase (non peraltro prevedibile) richiedeva una discreta sensibilità per dosare la forza fisica, sensibilità ed esperienza non possedute dallo studente.
La posizione dello studente diveniva più pesante anche per il fatto che egli aveva nutrito dubbi sulla idoneità della tecnica prescelta dal docente, avendo svolto una ricerca in letteratura senza rinvenirvi alcun conforto. Egli dunque avrebbe dovuto avvedersi (come correttamente afferma la Suprema Corte) dei cospicui rischi che l'ulteriore procedere da parte sua avrebbe comportato, e di conseguenza, se avesse ritenuto di non avere ancora maturato una sufficiente esperienza, avrebbe dovuto astenersi dal prestare la sua opera in quel frangente. Se viceversa si fosse giudicato all'altezza dell'incarico demandato, ancor più gravemente avrebbe in tal caso proceduto in maniera impropria tanto da provocare, con le sue manovre chirurgiche, le lesioni che condussero a morte la paziente. E’ evidente quindi quanto sostenuto dai giudici, secondo cui l'evento letale in questione è da attribuire anche a responsabilità dello specializzando, "caratterizzata da negligenza ed imperizia, per non avere innanzitutto valutato le possibili conseguenze del suo atto ..... e per non avere ridotto al minimo detto rischio procedendo con movimenti corti e poco incisivi .... ed eventualmente declinando l'incarico" : il rispetto dell'integrità fisica della persona non può in assoluto competere con esigenze didattiche e soprattutto con il rammentato "metus reverentiae".
Lo specializzando coinvolto nella causa sosteneva di avere svolto solo una “mera attività didattica come discente ed assistente alla lezione del cattedratico, il quale stava compiendo un’attività medico-professionale”. In realtà proprio il ricorrente aveva materialmente eseguito l’anestesia. La sentenza chiarisce come - secondo un principio già stabilito da precedenti sentenze - il concreto personale espletamento di attività operatoria da parte dello specializzando comporti l’assunzione diretta, anche da parte sua, della posizione di garanzia nei confronti del paziente in merito all’osservanza delle “leges artis”.
Infatti la Cassazione ritiene di condividere pienamente tali enunciazioni, aggiungendo che, essendo lo specializzando operatore, ha assunto le vesti dello specialista e, al di là di qualche problema di manualità che avrebbe potuto avere nella pratica dell’atto, non poteva non far presumere che conoscesse, come doveva, il significato e le implicazioni dell’atto stesso, e quindi sia i possibili (se non probabili) effetti, sia le tecniche e i farmaci per prevenirli od ovviarli.
Tutto ciò implicando che, nel momento in cui egli (specializzando) interveniva, «non potesse non far valere le sue ineliminabili conoscenze tecniche per doverosamente contribuire, grazie a esse, alla riuscita dell’intervento nel quale, rispetto alla paziente, assumeva la posizione di garante», unitamente al cattedratico autore delle direttive.
Interessante al riguardo un’ulteriore sentenza la numero 589/1999 che sancisce l’obbligo che nasce dal semplice “contratto sociale” e la sentenza 19564/2004 che ribadisce
:” il rapporto professionale nasce anche in assenza di un vero e proprio contratto tra medico e malato, ma è sufficiente l'esistenza di un "contatto sociale", in quanto chi esercita la professione sanitaria ha precisi doveri di comportamento verso chi si è affidato alle sue cure "entrando in contatto con lui", indipendentemente dall'esistenza di un impegno formale.” (05 novembre 2004)
Lo studente comunque ha il diritto/dovere di chiedere l’apporto di chi è incaricato alla sua formazione e deve guidare lo studente in questo itinerario culturale.
Lo studente conserva pienamente la responsabilità penale, infatti, come ogni professionista, ne risponde personalmente.
L'azione o l'omissione anche dello studente, sia essa frutto di decisione autonoma o espressione di un incarico ricevuto, sono oggetto di giudizio di per sé e ne risponde esclusivamente chi ne è autore. Questa regola generale del diritto penale si applica in tutte le fattispecie del reato e da essa non è esclusa l’esercizio delle professioni sanitarie in qualsiasi loro espressione.
sentenza n. 713/1981 del Tribunale di Firenze, in relazione ad un caso in cui un’allieva infermiera e un’infermiera diplomata furono condannate per omicidio colposo in quanto riconosciute entrambi colpevoli di aver cagionato la morte di due neonati ricoverati presso un ospedale pediatrico, come conseguenza della errata preparazione delle fleboclisi da somministrare, in cui invece di due milliequivalenti di K-flebo la studentessa ne immise nella soluzione di base venti. L’infermiera non aveva controllato l’operato della studentessa ma si era limitata a dare le istruzioni. Entrambe sono state condannate per colpa , ma con grado diverso, la pena maggiore per l’infermiera è stata commisurata in ragione della sua esperienza e dei suoi compiti di insegnante nei confronti della studentessa, la pena minore per la studentessa commisurata in ragione della sua inesperienza e della sua giovane età.
art. 2049 c.c
la responsabilità dei padroni, dei committenti e dei datori di lavoro inerente anche alla scelta del personale. “ padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti
Il datore di lavoro è colui a cui può essere imputata la colpa di aver scelto un personale non adeguato al compito da svolgere.
In quella catena di fatti che ha portato all’evento dannoso, di cui si è reso artefice l’incapace, ma che in qualche misura è riconducibile a qualche deficit organizzativo, per es. non c’era abbastanza personale in servizio, il personale non è qualificato, oppure è qualificato ma sottoposto a turni di lavoro eccessivi ecc. la responsabilità ricade su chi è a capo dell’organizzazione. Ci troviamo di fronte ad una responsabilità che riguarda le scelte organizzative dell’Ente.
Art. 22 del Regolamento dei Pubblici dipendenti: il pubblico dipendente è responsabile verso terzi insieme alla pubblica amministrazione allorché nell'esercizio delle sue funzioni cagioni un danno ingiusto.
Art. 23 del Regolamento dei Pubblici dipendenti: [….] danno ingiusto è quello che deriva dalla violazione di un diritto soggettivo commesso per dolo o colpa grave. [….] La rivalsa è permessa nei casi in cui sia stato accertato che l'evento sia derivato da "dolo" o da "colpa grave". Non potrà mai essere esercibile, invece, nei casi di colpa lieve o comune. Tale limitazione del diritto di rivalsa di casi di dolo o colpa grave è ribadito anche nell'art. 3 della legge 629 del 20/12/96 (Disposizioni urgenti in materia di ordinamento della Corte dei Conti).
Art. 41 del D.P.R. 270/87, tuttora vigente non essendo intervenute modificazioni con il D.P.R. 384/90:
"Patrocinio legale del dipendente per fatti connessi
all'espletamento dei compiti di ufficio"
1) L'ente, nella tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l'apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti del dipendente per fatti e/o atti direttamente connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei compiti d'ufficio assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interesse, ogni onere di difesa fin dall'apertura del procedimento e per tutti i gradi del giudizio, facendo assistere il dipendente da un legale.
2) L'ente dovrà esigere dal dipendente, eventualmente condannato con sentenza passata in giudicato per i fatti a lui imputati per averli commessi per dolo o colpa grave, tutti gli oneri sostenuti per la sua difesa".
In conclusione: civilmente risponde l'amministrazione che è anche tenuta a fornire la tutela legale, con possibilità di rivalsa solo in caso di "dolo" o "colpa grave". Ciò è stato ribadito dalla Corte dei Conti con la sentenza n. 36 del 97.
Le aziende assumono tutte le iniziative necessarie per garantire la copertura assicurativa della responsabilità civile dei dirigenti, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell'art. 25, per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei terzi, relativamente alla loro attività, ivi compresa la libera professione intramuraria, senza diritto di rivalsa, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave.
Esiste una forma di responsabilità disciplinare, che riguarda essenzialmente il rapporto di lavoro tra dipendente e datore di lavoro e si realizza per inosservanza dei doveri di ufficio e di servizio oppure per violazione dei precetti etici contenuti nel codice deontologico, quindi equivale agli obblighi contrattuali e di comportamento, è personale e non è trasferibile a terzi.
la “nuova” responsabilità dell’infermiere dovrà necessariamente far sì che ogni professionista sanitario prenda coscienza e consapevolezza della sufficienza (o insufficienza) della propria preparazione ad erogare una prestazione con competenza, ad utilizzare una tecnica con la necessaria sicurezza o sviluppare, in autonomia , una serie di attività assistenziali sul paziente.
Quindi l’infermiere ha (deve avere) una propria completa autonomia e un suo proprio ambito di responsabilità individuato dal profilo professionale ( è, a pieno titolo, il professionista “responsabiledell’assistenza infermieristica” sotto ogni aspetto) e sarà chiamato a rispondere direttamente delle proprie azioni non più indirizzate al mero compimento di un atto tecnico, quale poteva essere uno di quelli individuati dal mansionario, bensì orientate al risultato assistenziale con la necessaria sopportazione dell’onere delle relative conseguenze di natura civile, penale e disciplinare.
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References: Sentenza 
 articolo 6

art. 1

CASS. 
 Art. 1
 art. 1

Art.1

art. 41

Art.42

Art. 43

Art.43
 art. 143
 sentenza 
 art. 1176

art. 1176
 Cass. 
 art. 2236

Cass. 
 art. 2232

Art. 2048
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 

art. 2049

Art. 22

Art. 23

Art. 41
 sentenza 
 sentenza