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Timestamp: 2019-08-24 03:39:15+00:00

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Estrazione di Gas sul lago di Bomba | Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali
Estrazione di Gas sul lago di Bomba
Estrazione di Gas presso Bomba (CH): una vittoriosa battaglia ambientale nel territorio abruzzese.
Il progetto relativo all’estrazione di Gas sul Lago di Bomba prevedeva la realizzazione di un impianto per l'estrazione e il trattamento di un giacimento di gas naturale nel territorio del lago artificiale di Bomba (in provincia di Chieti) da parte della ditta americana FOREST CMI Spa.
Il giacimento in questione era già stato esplorato a partire dagli anni 60 da Agip che, dopo ripetute ricerche, aveva abbandonato il progetto di coltivazione nel 1992 per l'elevato rischio dovuto ai fenomeni di subsidenza che l'estrazione del gas avrebbe innescato [1][2].
Il lago di Bomba è un invaso artificiale con una diga per la produzione di energia elettrica. Il giacimento si trova proprio sotto il lago stesso, dunque i fenomeni di subsidenza legati alle caratteristiche idrogeologiche dell'area esporrebbero il territorio al rischio di un vero e proprio disastro ambientale. Inoltre il progetto presenterebbe diverse altre incompatibilità ambientali e sociali come l'inquinamento atmosferico causato dall'elevata concentrazione di acido solfidrico, l'impatto paesaggistica rispetto al pregio naturalistico delle aree, l'incompatibilità sostanziale con l'idea di sviluppo di un territorio che vorrebbe sfruttare altri tipo di economie, più verdi e più sostenibili.
Il progetto, in una prima fase, prevedeva la realizzazione di un impianto per l'estrazione e il trattamento del gas naturale soggiacente il lago di Bomba. I pozzi, di cui due già presenti e altri da realizzare, sono collocati nel territorio del comune Bomba (CH), in località colle Santo, assieme ad un impianto di desolforazione [3]. La presenza della società sul territorio abruzzese sono risalenti al 2004. In particolare con il D.M. del 13 Febbraio 2004, la società Forest CMI Spa diventa titolare del permesso di ricerca di idrocarburi in terraferma denominata “Monte Pallano”e nel 20 febbraio 2009 presenta all’UNMIG un’istanza volta a ottenere la concessione di coltivazione del giacimento e il 15 Marzo 2010 sottopone il progetto alla V.I.A. del comitato regionale della regione Abruzzo [2][4]. Nello stesso anno, il 2010, dopo le prime assemblee pubbliche organizzate da Forest nel territorio, nasce il "Comitato per la Gestione Partecipata del Territorio" (da ora CGPT). Il comitato nasce e si struttura con caratteri ben precisi: è un comitato apolitico, non ideologico, democratico e, naturalmente, scientificamente attendibile. Il comitato mette in evidenza le incompatibilità ambientali e sociali del progetto. L'attività intensa del comitato genera un coinvolgimento popolare importante, che si riverbera sulle prese di posizione delle istituzioni locali, inizialmente attratte dalle prospettive di sviluppo e indotto che la centrale avrebbe potuto generare.
In particolare il comitato organizza 14 assemblee pubbliche nei comuni limitrofi per sensibilizzare la popolazione, ottenendo il sostegno delle amministrazioni locali che si concretizzano in 14 delibere di contrarietà al progetto. La 15esima delibera di contrarietà sarà quella del comune di Bomba. Il progetto, oltre che garantire pochissimi posti di lavoro alla popolazione locale, prevedeva diversi rischi di carattere ambientale e in particolare idrogeologico. La pessima qualità del gas naturale presente nel giacimento e i fortissimi rischi idrogeologici connessi alla naturale instabilità dei luoghi ed alla presenza del bacino artificiale per la produzione di energia idroelettrica del lago di Bomba, costituiscono le argomentazioni più sostanziose dell'osservazione allo studio di impatto ambientale di Forest, che il CGPT ha presentato alla Regione [5]: una trattazione scientifica multidisciplinare di circa 100 pagine che mette in evidenza le fortissime criticità del progetto. In particolare il rischio dell'innescarsi del fenomeno di subsidenza, innescato dall'estrazione del gas, potrebbe compromettere la delicata situazione idrogeologica dei luoghi, caratterizzata da notevoli corpi di frana attivi e quiescenti e compromettere la stabilità della diga. A circa 15 km a valle del bacino idroelettrico si trova la zona industriale della Val di Sangro in cui giornalmente lavorano circa 25.000 persone. Questo documento sottolinea inoltre, nella sue righe conclusive, l'incongruenza sostanziale del progetto con la vocazione e l'idea di sviluppo di quel territorio. Un'idea di sviluppo che predilige la valorizzazione dei beni ambientali ed archeologici, del turismo sostenibile e della qualità della vita.
Il Comitato VIA si riunisce nell'aprile del 2012 ed emette parere NON FAVOREVOLE all'istanza della Forest facendo leva sui seguenti aspetti: la tutela della qualità dell'aria; la non considerazione degli effetti dell'opera sulle sorgenti, applicando il principio di precauzione legato al rischio idrogeologico per i fenomeni di subsidenza potenzialmente innescati dall'attività estrattiva [4][6]. Le osservazioni del CGPT sono state presentate al CCR- VIA direttamente da alcuni membri che hanno presieduto alla riunione, con al seguito due pullman di cittadini Bombesi che sono arrivati all'Aquila a sostenere la causa [7]. Forest CMI SPA fa ricorso al TAR, evidenziando l’irragionevolezza delle motivazioni addotte dal CCR-VIA e segnalando la mancanza di valutazioni tecniche idonee a sostenere il giudizio finale. Il TAR accoglie il ricorso e avvia un ping-pong tra TAR e CCR-VIA [8] che dopo un paio di scambi a favore di FOREST culmina con l'impugnazione da parte della regione Abruzzo di tali ricorsi davanti al consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato emette una sentenza esemplare ed emblematica (N. 02495/2015 ) che, ripercorrendo gli avvicendamenti giudiziari, nonché le fattispecie, richiama ed applica il principio di precauzione spiegando come la semplice presenza di rischio idrogeologico legato alla presenza e al possibile cedimento della diga, considerando le più "ampie esigenze di tutela ambientale e di incolumità pubblica" sia motivazione sufficiente per arrivare ad una "conclusione di matrice cautelativa" e negare l'autorizzazione al progetto [4]. Nonostante la sentenza perentoria, nel 2016, c'è una seconda fase del conflitto perché la ditta FOREST, che ha cambiato nome in CMI ENERGIA Spa propone un'altro progetto, analogo, che prevede il distaccamento dell'impianto di trattamento nella zona industriale di Paglieta (Ch) e la costruzione di un Gasdotto di 21km [9]. Nel frattempo le competenze in materia ambientale, e quindi l'incarico di pronunciarsi, erano passate al comitato VIA Nazionale del Ministero dell'ambiente, a seguito al decreto "sblocca cantieri". Forti soprattutto della precedente sentenza del consiglio di stato del 2015, dell'appoggio istituzionale locale formalizzato in un documento congiunto firmato da 45 comuni, 2 province e la regione Abruzzo, e delle varie osservazioni presentate oltre che dal CGPT anche dal WWF e da altri comuni interessati, il Ministero dell'Ambiente nel 2018 boccia la proposta progettuale con il parere n. 2848/2018 [10].
La vicenda si chiude definitivamente con una vittoria di un territorio che, già sfruttato in precedenza, proprio con la costruzione della diga che ha richiesto un grande sacrificio e pochissimi benefici alle popolazioni locali, ha lottato per i suoi diritti e per la giustizia ambientale. Una lotta che è stata molto intensa ed è stata vinta grazie al lavoro serio e metodico del comitato. Il comitato si è dato uno statuto, ha eletto un presidente ed un consiglio direttivo, ha registrato circa 500 tesserati e ha svolto circa 30 assemblee pubbliche, tantissime riunioni soci e periodiche riunioni del consiglio direttivo. È stato gestito sempre con metodo innanzitutto democratico, serio e scientificamente corretto, coinvolgendo e ascoltando tutti i cittadini, avvalendosi dell'aiuto dei mezzi stampa che hanno fornito la visibilità necessaria e senza mai attaccare la politica, evitando personalismi e ideologismi. Un vero e proprio modello di autodeterminazione di un territorio.
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Il Programma Lavori originario consisteva in:
 Perforazione e completamento di tre nuovi pozzi, Monte Pallano 3, 4 e 5, dalla medesima postazione dei pozzi Monte Pallano 1 e 2;
 Costruzione della centrale di Raccolta e Trattamento adiacente alla postazione dei pozzi Monte Pallano, in comune di Bomba
 Costruzione da parte di Snam Rete gas del metanodotto di circa 7.5km di allacciamento della Centrale di Raccolta e Trattamento con la rete di trasporto esistente, in comune di Gessopalena [4].
Per quanto riguarda le tempistiche, si specificava che il pozzo Monte Pallano 3 doveva essere perforato e completato durante i lavori di costruzione della centrale di trattamento, in modo da entrare in produzione insieme ai pozzi esistenti Monte Pallano 1 e 2 al completamento delle facilities. I pozzi Monte Pallano 4 e 5 invece dovevano essere perforati e completati due anni dopo l’entrata in produzione del campo, per essere messi subito in produzione [4].
Con istanza del 30 Maggio 2011 la Forest CMI chiedeva la Variazione del Programma Lavori limitatamente al metanodotto di allacciamento, che sarebbe stato quindi realizzato da Forest CMI e non più da Snam Rete Gas [4].
Nel 2015 La società Forest CMI SpA, a seguito di un cambio di management e proprietà, ha cambiato nome in CMI Energia SpA, ed ha ritenuto opportuno apportare delle modifiche al Programma
Lavori [4]. Il nuovo Programma Lavori che la CMI Energia si impegnava a realizzare era il seguente:
 Messa in produzione del giacimento con i due pozzi esistenti Monte Pallano 1 e Monte Pallano 2
 Perforazione e completamento di due nuovi pozzi di sviluppo Monte Pallano 3 e Monte Pallano 4 durante il secondo anno di produzione del campo. I nuovi pozzi entreranno in produzione a partire dal terzo anno di produzione del campo, e saranno perforati a partire dalla area pozzi esistente, in comune di Bomba.
 Eventuale perforazione e completamento di un ulteriore pozzo di sviluppo Monte Pallano 5 durante la vita del giacimento, a partire dalla area pozzi esistente.
 Costruzione della centrale di Trattamento all’interno dell’area industriale di Atessa/Paglieta, in comune di Paglieta
 Costruzione di una condotta di collegamento tra l’area pozzi e la centrale di trattamento, lunga circa 21km, di diametro nominale pari a 8” (DN200)
 Collegamento con la rete Snam già presente nella zona industriale in prossimità della centrale di Trattamento, in comune di Paglieta [4].
translation missing: en.models.conflict.attributes.project_area 37 ha
translation missing: en.models.conflict.attributes.affected_people 750
translation missing: en.models.conflict.attributes.start_date 15/03/2010
translation missing: en.models.conflict.attributes.end_date 26/10/2018
translation missing: en.models.conflict.attributes.companies Snam Spa - Italy
FOREST CMI S.p.A. - Proponente del progetto
translation missing: en.models.conflict.attributes.govt_actors Ministero dell'Ambiente;
Comune di Bomba e comuni limitrofi
translation missing: en.models.conflict.attributes.ejos * Comitato di cittadini "Gestione Partecipata Territorio" di Bomba.
* Legambiente abruzzo.
* WWF Abruzzo.
* Comitato "Nuovo Senso Civico"
translation missing: en.models.conflict.attributes.env_impacts Potential: Inquinamento atmosferico, Perdita di biodiversità, Incendi, Inondazioni, Insicurezza alimentare/Danni alle produzioni agricole, Contaminazione genetica, Riscaldamento globale, Degradazione paesaggistica, Contaminazione dei suoli, Fuoriuscite di contaminanti, Deforestazione/perdita di aree verdi o vegetazione, Contaminazione delle acque di superficie e peggioramento della qualità dell'acqua, Contaminazione delle falde acquifere /Riduzione dei bacini idrici, Impatti sul sistema idrogeologico, Riduzione della resilienza ecologica/ idrogeologica, Altri impatti ambientali (specificare)
Altri Rischio di frane e di crollo della diga artificiale del Lago di Bomba
translation missing: en.models.conflict.attributes.sec_impacts Potential: Aumento della corruzione/cooptazione dei diversi attori coinvolti, Sgomberi/sfollamenti, Aumento della violenza e della criminalità, Mancanza di sicurezza sul lavoro, assenteismo al lavoro, licenziamenti, disoccupazione, Perdita dei mezzi di sussistenza, Perdita di tradizioni / saperi / pratiche / identità culturale, Militarizzazione e aumento presenza/controllo militare e forze dell’ordine, Impatti sulle donne, Violazione di diritti umani, Espropri di terreni, Deterioramento del paesaggio
translation missing: en.models.conflict.attributes.success_reason Il progetto è stato bloccato e respinto grazie ad emblematica sentenza del consiglio di stato che richiama ed applica il principio di precauzione come principio di rispetto della tutela ambientale e della sicurezza dei cittadini. In questo processo il movimento civile di cittadini ha apportato un enorme contributo, probabilmente decisivo. La società civile ha espresso un movimento che è riuscito a coinvolgere diversi livelli della società, creando una maggiore consapevolezza e fiducia di un territorio e nelle sue capacità di autodeterminazione.
[2] Delibera 764/2017 della Giunta regionale della regione Abruzzo
[4] Sentenza del consiglio di stato 2495/2015
[8] Sentenza TAR sez Pescara accoglie ricorso FOREST
[1] Geologia ambientale / Bruno Martinis. - Torino : UTET, ©1988
[5] Osservazione allo SIA di Forest SPA da parte del Comitato GPT
[6] Pareri CCR-VIA (Giudizi)
[9] Relazione tecnica del SIA di CMI energia (2016)
[10] Parere n. 2848 della Commissione VIA-VAS del Ministero dell’ambiente
[3] SIA di Forest S.p.a. per sviluppo "Monte Pallano" (2010) (Sintesi non tecnica)
Maria Rita D'Orsogna, Il fatto quotidiano, Gas naturale: Davide batte Golia. A Bomba (Chieti) 880 anime fermano le trivelle americane, 20 Maggio 2015
Il Centro, Bomba, mobilitazione contro Cmi Energia, 3 Gennaio 2018
[7] Servizio rete locale su assemblea pubblica a Bomba
translation missing: en.models.conflict.attributes.contributor Valerio Di Biase (volontario A SUD) in collaborazione con il Comitato per la Gestione Partecipata del Territorio

References: sentenza 
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