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Timestamp: 2020-06-01 15:49:37+00:00

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Art. 257 codice di procedura civile - Assunzione di nuovi testimoni e rinnovazione dell'esame - Brocardi.it
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Articolo 257 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 257 Codice di procedura civile
Se alcuno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone (1), il giudice istruttore può disporre d'ufficio (2) che esse siano chiamate a deporre.
Il giudice può anche disporre che siano sentiti i testimoni dei quali ha ritenuto l'audizione superflua a norma dell'articolo 245 o dei quali ha consentito la rinuncia; e del pari può disporre che siano nuovamente esaminati (3) i testimoni già interrogati, al fine di chiarire la loro deposizione o di correggere irregolarità avveratesi nel precedente esame (4).
(1) La testimonianza di riferimento è diversa dalla testimonianza de relato.
La prima, oggetto del presente articolo, si ha quando le persone alle quali i testimoni escussi abbiano fatto riferimento e che il giudice abbia chiamato a deporre, riferiscono su circostanze delle quali hanno avuto esperienza diretta.
I testimoni de relato, invece, depongo su circostanze che sono state loro riportate da terze persone. In caso il terzo in questione sia lo stesso attore, si è soliti parlare di testimonianza de relato actoris, priva all'evidenza di alcuna rilevanza qualora sia di contenuto conforme alla domanda attorea: vale, invece, come testimonianza diretta sulla confessione stragiudiziale dell'attore, se di contenuto contrario a tale domanda (in tal caso, la valenza probatoria della testimonianza è regolata dai principi relativi all'efficacia probatoria della confessione stragiudiziale).
Il valore probatorio della testimonianza de relato è debole, in quanto richiede il conforto di altri elementi di giudizio oggettivi e concordanti con la deposizione resa dal teste.
(2) La testimonianza viene ammessa con ordinanza istruttoria (245 c.p.c.), rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, e quindi incensurabile in sede di legittimità.
(3) Il potere di disporre la riassunzione della prova testimoniale può essere esercitato anche successivamente alla eventuale dichiarazione di chiusura dell'assunzione della prova (209 c.p.c.).
(4) Se viene rinnovata un'assunzione di prova testimoniale nulla, la nuova deposizione rimarrà valida anche se il teste abbia fatto riferimento a quella precedentemente resa.
La norma è espressione del potere, riconosciuto al giudice istruttore, di modificare e revocare le proprie ordinanze istruttorie: costituisce un'eccezione al principio dispositivo e va pertanto interpretata in senso restrittivo (ad esempio, non vi può essere sostituzione dei testi deceduti prima della assunzione con altri che non siano stati indicati secondo le modalità previste dall'art. 244 del c.p.c.).
Massime relative all'art. 257 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 18324/2015
Il potere officioso del giudice di disporre l'assunzione del teste di riferimento ai sensi dell'art. 257, comma 1, c.p.c., comportando una deroga al potere di deduzione probatoria della parte, può essere esercitato soltanto ove la conoscenza del fatto da parte del terzo si sia palesata nel corso di una testimonianza e non anche quando la stessa emergeva già dalle allegazioni di una delle parti.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18324 del 18 settembre 2015)
Cass. civ. n. 8277/2014
La circostanza che un teste già escusso sia nuovamente sentito – ancorché a seguito di spontanea presentazione – comporta un'implicita contestuale rinnovazione dell'esame, per procedere alla quale non è necessario che il giudice abbia precedentemente dato atto, con formale provvedimento, dell'esigenza di chiarificazione che abbia reso necessaria la nuova audizione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8277 del 9 aprile 2014)
Cass. civ. n. 20872/2004
In materia di assunzione della prova testimoniale, qualora il giudice del merito, ai sensi dell'art. 257, primo comma, c.p.c., disponga che sia chiamata a deporre una persona alla quale si siano riferiti i testi per la conoscenza dei fatti, la citazione del teste deve avvenire a cura della parte piú diligente, interessata all'assunzione del teste, e, nel caso in cui nessuna delle parti vi provveda, l'ordinanza che dispone l'assunzione del teste può essere revocata dal giudice anche implicitamente, con il provvedimento che dichiara chiusa l'istruttoria e fissa l'udienza per la precisazione delle conclusioni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 20872 del 28 ottobre 2004)
Cass. civ. n. 11436/2002
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11436 del 1 agosto 2002)
Cass. civ. n. 13647/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13647 del 13 ottobre 2000)
Cass. civ. n. 536/2000
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 536 del 19 gennaio 2000)
Cass. civ. n. 5706/1997
Quando un provvedimento del giudice costituisce esplicazione di un potere discrezionale, il mancato esercizio di tale potere non integra violazione della norma che lo prevede, mentre un difetto di motivazione non è configurabile se manchi la sollecitazione della parte ad avvalersene. Pertanto la parte che non abbia rinnovato in sede di precisazione delle conclusioni la richiesta di ammettere testimoni di riferimento a norma dell'art. 257 c.p.c. non può addebitare al giudice di merito il mancato uso di tale potere, censurandone in sede di legittimità la decisione per vizio di motivazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5706 del 26 giugno 1997)
Cass. civ. n. 682/1997
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 682 del 13 gennaio 1997)
Cass. civ. n. 2808/1994
L'art. 257 c.p.c., che trova applicazione anche nel rito del lavoro, consentendo, senza più specifica limitazione il riesame di ufficio di testimoni già interrogati, al fine di chiarire la loro deposizione, implica un discrezionale apprezzamento del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità e legittimamente esercitabile in senso affermativo anche dopo l'eventuale dichiarazione di chiusura dell'assunzione della prova, senza che ciò violi il disposto dell'art. 209 c.p.c., come si evince dal disposto degli artt. 279, n. 4 e 356, stesso codice, i quali, rispettivamente prevedendo che il collegio, con giudizio insindacabile, possa dare provvedimenti per l'ulteriore istruttoria della causa e che il giudice di appello può, entro dati limiti, ordinare la rinnovazione della prova, ugualmente presuppongono il carattere non preclusivo dell'ordinanza di chiusura dell'assunzione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2808 del 23 marzo 1994)
Cass. civ. n. 2716/1994
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2716 del 22 marzo 1994)
Cass. civ. n. 622/1993
Il provvedimento di ammissione di un teste di riferimento, che costituisce esercizio di una facoltà discrezionale del giudice, è discrezionalmente revocabile, non rientrando tra i provvedimenti non revocabili di cui al terzo comma dell'art. 177 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 622 del 19 gennaio 1993)
Cass. civ. n. 3624/1979
L'assunzione di testimoni di riferimento costituisce esercizio di una facoltà discrezionale del giudice istruttore e presuppone una valutazione insindacabile dell'opportunità di trarre elementi di convincimento dall'esame di quei testi; tale facoltà, pertanto, giustificatamente non viene esercitata quando il riferimento da parte del teste escusso sia fatto ad un soggetto non identificato, la cui conoscenza dei fatti non sia almeno implicita nel riferimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3624 del 28 giugno 1979)
Cass. civ. n. 4948/1978
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4948 del 28 ottobre 1978)
Cass. civ. n. 2670/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2670 del 26 maggio 1978)
Cass. civ. n. 1889/1978
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1889 del 20 aprile 1978)
Cass. civ. n. 577/1963
(Cassazione civile, sentenza n. 577 del 9 marzo 1963)
relative all'articolo 257 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 257 Codice proc. civile - Assunzione di nuovi testimoni e rinnovazione dell'esame | Quesito Q20149863
mercoledì 12/03/2014 - Lazio
“testimonianza de relato. La testimonianza di una tutrice di una persona interdetta nel 1999 che riferisce, nel processo di impugnazione del testamento, che l' esecutore testamentario le riferì di essere stato presentato al de cuius da un erede testamentario due anni dopo la data di redazione del testamento(1997), configura una testimonianza de relato ovvero una confessione stragiudiziale. Che valore può avere nel convincimento del giudice?”
Consulenza legale i 20/03/2014
La testimonianza nel giudizio civile è un mezzo di prova che deve avere ad oggetto fatti specifici, oggettivi, percepiti dal teste in maniera diretta (parole che ha sentito, vicende accadute sotto ai suoi occhi, etc.).
Quando il testimone è chiamato a rendere dichiarazioni su fatti in relazione ai quali non ha diretta conoscenza, si parla di testimonianza de relato: egli, infatti, avendo appreso i fatti da altre persone, può quindi rendere solo una testimonianza indiretta.
Si può distinguere tra testimoni de relato actoris e testimoni de relato in genere. Questi ultimi hanno appreso i fatti da soggetti estranei al processo, mentre i primi depongono su circostanze di cui sono stati informati dallo stesso attore (o anche dal convenuto), cioè da colui che è parte del giudizio.
La testimonianza de relato generica può concorrere a formare il convincimento del giudice, anche se non da sola: essa deve corrispondere ad altri elementi oggettivi e concordanti che ne suffraghino la credibilità.
La testimonianza de relato actoris, invece, non ha alcun valore probatorio, in quanto verte su dichiarazioni della parte che questa è per l'appunto tenuta a dimostrare in modo rigoroso in corso di causa. Recentemente, la giurisprudenza di merito ha ribadito che la testimonianza de relato ex parte non è da sola sufficiente a dimostrare l'assunto oggetto della prova per testi, ed è quindi priva di valore probatorio anche indiziario (Tribunale Reggio Emilia 14 giugno 2012, n. 1135)
E' possibile, però, che il testimone de relato debba deporre riguardo a dichiarazioni dell’attore contrarie alla pretesa fatta valere in giudizio, quindi ad egli sfavorevoli. Per essere tale, la confessione deve essere resa in maniera consapevole dell'importanza della dichiarazione che si sta facendo, in modo tale che il giudice possa ritenerla sufficientemente meditata.
E' quindi possibile che il teste sia stato destinatario di una c.d. confessione stragiudiziale.
L'art. 2730 del c.c. qualifica la confessione come “la dichiarazione che una parte fa della verità di fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all’altra parte”. L'art. 2735 del c.c. stabilisce che la confessione stragiudiziale fatta alla parte o a chi la rappresenta ha la stessa efficacia probatoria di quella giudiziale; se è fatta a un terzo o se è contenuta in un testamento, è liberamente apprezzata dal giudice.
La prova del fatto che la confessione stragiudiziale è davvero avvenuta può essere data anche con prova testimoniale in corso di causa, ad esclusione dei casi in cui la testimonianza verta su un oggetto per il quale la prova testimoniale non è ammessa dalla legge (ad esempio, se riguarda patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea, art. 2722 del c.c.).
Pertanto, per venire al caso di specie, se la testimonianza resa dalla tutrice dell'interdetto ha riguardato una dichiarazione a lei resa da una delle parti in giudizio, se sussisteva la specifica intenzione del confitente che la dichiarazione confessoria venisse portata nella sfera di conoscenza della controparte e quindi la confessione sia stata resa in modo consapevole, è possibile ritenere che su quel fatto si sia formata la prova, di cui il giudice non potrà non tenere conto.

References: Articolo 257

Articolo 257

Cass. 
 sentenza 

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 Articolo 257
 art. 2722