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Timestamp: 2020-08-04 04:46:50+00:00

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BADANTE E DIRITTO DI ABITAZIONE NELLA CASA AVVOCATO BOLOGNA-studio legale Bologna
Ott 17, 2016 avvocato Sergio Armaroli, CAUSE EREDITARIE BOLOGNA ,DIVISIONE EREDITARIA BOLOGNA Di Sergio Armaroli
BADANTE E DIRITTO DI ABITAZIONE NELLA CASA AVVOCATO BOLOGNA
PERCHE’ LA BADANTE DI MIO PADRE HA EREDITATO ?
PERCHE’ LA BADANTE DI MIO PADRE HA FATTO GROSSI PRELIEVI DAL CONTO DI MIO BABBO?
Dalla motivazione della sentenza impugnata si rileva che la Corte d’appello non ha negato che la C. avesse iniziato la coabitazione nella famiglia dello S. l’11 novembre 2009, ma ha evidenziato la mancanza di prova che tale coabitazione fosse more uxorio.
Concorrono all’obbligo degli alimenti anche i donatari (caso del vecchio che si mangia tutto con la badante, lei sarà chiamata a concorrere per il sostentamento in caso di bisogno)
Art. 434 c.c. Cessazione dell’obbligo tra affini.
2) quando il coniuge, da cui deriva l’affinità, e i figli nati dalla sua unione con l’altro coniuge e i loro discendenti sono morti
Art. 436 c.c. Obbligo tra adottante e adottato.
Art. 437 c.c. Obbligo del donatario.
Art. 438 c.c. Misura degli alimenti.
Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento.
Art. 439 c.c. Misura degli alimenti tra fratelli e sorelle.
Possono comprendere anche le spese per l’educazione e l’istruzione se si tratta di minore. Se il sostegno consiste anche di vivere nella dimora del richiedente, deve accettare; un rifiuto causerebbe la cessazione del diritto.
Con il secondo m vo si denunzia violazione della legge processuale; lesione di diritto di difesa e del diritto alla prova.
La riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. Cass. Sez. II, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 16 giugno – 13 ottobre 2016, n. 20634
La Corte d’appello di Torino, con sentenza pubblicata il 10-4-14, ha confermato
il rigetto dell’opposizione di C.A.M.R. al decreto di rilascio emesso in suo danno dalla Agenzia Territoriale per la Casa della Provincia di […], assumendo il proprio diritto a succedere al convivente defunto signor S. nell’assegnazione dell’immobile da questi condotto in locazione.
Avverso detta decisione propone ricorso C.A.M.R. con tre motivi. Non presenta difese l’ATC.
Il primo giudice ha ritenuto che, in virtù dell’art. 14 L.R. n. 14 del 2010, erano ancora applicabili le disposizioni della legge regionale n. 46 del 1995 che esigevano per il subentro nella locazione la maturazione di due anni di ospitalità temporanea. Questi, alla data della morte dell’assegnatario, avvenuta il 23 giugno 2011, non erano ancora decorsi, perché la coabitazione era cominciata l’11 novembre 2009.
La Corte di appello ha confermato il rigetto dell’opposizione, sul rilievo che l’assunto dell’appellante, secondo cui avrebbe dovuto applicarsi il disposto degli artt. 13 e 4 della L.R. n. 14 del 2010 –
che prevedevano in caso di decesso dell’assegnatario, la successione nell’assegnazione del coniuge, dei figli, del convivente more uxorio, degli affini e degli altri componenti del nucleo familiare composto da membri iscritti da almeno un anno nella famiglia anagrafica, era resistito dalla mancanza di prova che ci fosse convivenza more uxorio, neppure ammessa dal primo giudice, (che usa il termine convivenza come sinonimo di coabitazione) ed in ogni caso escluso dalla documentazione in atti, dalla quale risultava che in data 11 novembre 2009 c’era in casa ancora la moglie dello S. e che ci fu richiesta di autorizzazione alla ospitalità temporanea della C. “per assistenza”.
La Corte di appello ha ritenuto che la prova della convivenza more uxorio non poteva desumersi dal certificato redatto dopo la morte di S. , dal quale era sparita la moglie, perché mancava prova dei vincoli affettivi con l’assegnatario o di una chiara e manifesta relazione sentimentale tra questi e la C. ; che era stata richiamata genericamente la prova articolata in primo grado, ma non specificamente censurata la mancata ammissione della stessa per superfluità; in ogni caso, il capitolo due della prova sulla convivenza more uxorio era generico e non era indicato alcun teste idoneo a deporre sul punto; non poteva dirsi che la circostanza della convivenza more uxorio non fosse stata contestata, mentre la prova doveva essere rigorosa perché la norma richiedeva almeno un anno di convivenza more uxorio; di conseguenza la C. avrebbe dovuto provare l’eventuale momento iniziale dell’effettiva convivenza more uxorio.
3. Con il primo motivo di ricorso si denunzia la violazione dell’art. 115 c.p.c.. La ricorrente censura l’affermazione della Corte d’appello secondo cui la convivenza more uxorio non è “comune circostanza di fatto”, soprattutto in presenza di riscontri documentali certi di segno contrario; richiama la circostanza che la stessa convenuta si era opposta alla ammissione della prova
ritenendo pacifici i fatti.
Infatti non viene censurata la motivazione della Corte territoriale secondo cui non c’era stata una specifica impugnativa dell’affermazione del Tribunale sulla superfluità delle prove, né viene censurato il rilievo che il capitolo due, avente ad oggetto la convivenza more uxorio, non riportava neanche il nominativo del testimone richiesto.
8. Con il terzo motivo di ricorso si denunzia la violazione dell’articolo 2699 c.c. e vizi motivazionali in ordì alla valutazione dei documenti prodotti in corso di causa oggetto del primo motivo di ricorso.
9. La rivalutazione delle risultanze probatorie per giungere ad un accertamento del fatto diverso da quello motivatamente fatto proprio dai giudici di merito era inammissibile nella vigenza della precedente formulazione dell’articolo 360 n. 5 c.p.c ed ancor più oggi, nella vigenza del nuovo articolo 360 n. 5 c.p.c..
Si ricorda che la sentenza impugnata è stata pubblicata il 10-42014 e di
conseguenza alla stessa si applica la nuova formulazione dell’articolo 360 n. 5 c.p.c..
10. L’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.
La ricorrente nelle formulare la denunzia di vizio di motivazione esce fuori dal modello legale del vizio come disciplinato dall’articolo 360 n.5 c.p.c. vigente.

References: sentenza 

Art. 434

Art. 436

Art. 437

Art. 438

Art. 439
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
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 articolo 360
 sentenza 
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