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Timestamp: 2020-04-10 20:20:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11833 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11833 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 12/05/2017, (ud. 29/03/2017, dep.12/05/2017), n. 11833
sul ricorso 12438-2014 proposto da:
R.F., elettivamente domiciliato in ROMA P.ZA DELL’OROLOGIO
7, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA PAZZAGLIA, rappresentato
e difeso dall’avvocato ANTONIO BAGIANTI;
avverso la sentenza n. 114/2013 della COMM.TRIB.REG. di PERUGIA,
che il ricorso dell’Agenzia delle Entrate concerne la controversia relativa al preteso rimborso delle ritenute operate dal (OMISSIS) (in precedenza denominato PIA) allorchè (nell’anno 2000) aveva corrisposto, a R.F., cessato il rapporto di lavoro come dirigente dell’ENEL, una somma di denaro, in luogo del trattamento di pensione integrativa, in forza di accordo collettivo, avendo il sostituto d’imposta applicato le ritenute fiscali alla stregua del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 16 e 17 e, dunque, la medesima aliquota applicata al TFR;
che il contribuente, soccombente in primo grado, appellava la decisione e la CTR dell’Umbria, accogliendo il gravame, affermava l’assoggettabilità della somma in questione a tassazione con l’aliquota del 12,50%, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42, comma 4, e L. n. 482 del 1985, art. 6, da applicare sulla prestazione corrisposta all’ex dirigente, iscritto al fondo in epoca antecedente la vigenza del D.Lgs. n. 124 del 1993;
che, su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la decisione di secondo grado veniva cassata da questa Corte la quale, con la sentenza n. 2379/2012, disponeva il rinvio della causa ad altra sezione della CTR, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità, non ritenendo la stessa in linea con il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite;
che il Giudice di rinvio, con la sentenza qui impugnata, accoglieva l’appello del contribuente per quanto di ragione e condannava l’Amministrazione finanziaria alla restituzione della somma indebitamente percepita, con integrale compensazione delle spese di lite, rilevando che nè la dichiarazione dell’ENEL sul mancato reperimento di documentazione circa l’an ed il quantum della prestazione, in conseguenza del tempo trascorso dai fatti di causa, nè la prospettata natura interna del fondo PIA, in quanto non operante direttamente sui mercati finanziari, impedivano di ritenere comunque sussistente il diritto, azionato dal contribuente, al rimborso della maggiore imposta versata “sugli importi maturati sino al 31 dicembre 2000 quali somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento del Fondo PIA dell’ENEL”, dovendosi applicare la ritenuta del 12,50% prevista dalla L. n. 482 del 1985, art. 6;
che esclusa, altresì, secondo l’attuale formulazione dell’art. 398 c.p.c., u.c. la sospensione automatica del termine per la proposizione del ricorso per cassazione, o del relativo procedimento, il relativo provvedimento del giudice, non revocabile nè ricorribile ex art. 111 c.p.c., vale soltanto a consentire il differimento di un’impugnazione che potrebbe rivelarsi superflua qualora l’istanza di revocazione rivolta al medesimo giudice di merito fosse accolta, sicchè il successivo rigetto della domanda di revocazione non incide sull’efficacia della già disposta sospensione del termine in questione in qunato soltanto la manifesta infondatezza preclude al ricorrente in revocazione di giovarsi della sospensione del predetto termine (Cass. n. 20905/2013);
che, in subordine, deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 16, lett. a), art. 42, comma 4, (secondo la numerazione del testo unico applicabile ratione temporis, oggi D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 17 e 45) e art. 6, comma 2, essendo la sentenza impugnata in contrasto con il principio di diritto dettato dalla Corte di Cassazione;
che, secondo l’insegnamento delle Sezioni Unite in tema di fondi previdenziali integrativi, ” le prestazioni erogate in forma di capitale ad un soggetto che risulti iscritto, in epoca antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124, ad un fondo di previdenza complementare aziendale a capitalizzazione di versamenti e a causa previdenziale prevalente, sono soggette al seguente trattamento tributario: a) per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, la prestazione è assoggettata al regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), e art. 17, solo per quanto riguarda la “sorte capitale”, corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre alle somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento si applica la ritenuta del 12,50%, prevista dalla L. 26 settembre 1985, n. 482, art. 6, come nella specie; b) per gli importi maturati a decorrere dall’1 gennaio 2001 si applica interamente il regime di tassazione separata di cui al cit. D.P.R. n. 917, art. 16, comma 1, lett. a) e art. 17 ” (Cass. S. U., n. 13642/2011);
che, inoltre, la Corte ha avuto modo di precisare che ” per rendimento del capitale deve intendersi il rendimento netto imputabile alla gestione sul mercato, da parte del Fondo, del capitale accantonato “, la cui quantificazione deve essere compiuta dal giudice di merito sulla base di “una congruente analisi giuridica della fattispecie concreta “, operando” l’accertamento della natura e quantità del rendimento che sarebbe stato erogato a favore del contribuente, verificando se vi sia stato (e quale sia stato) l’impiego da parte del Fondo sul mercato del capitale accantonato e quale (e quanto) sia stato il rendimento conseguito in relazione a tale impiego, giustificandosi solo rispetto a quest’ultimo rendimento l’affermata tassazione al 12,5%” (Cass. n. 29583/2011; n. 17682/2014; n. 1977/2015);

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 42
 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 111
 art. 16
 art. 42
 art. 6
 sentenza 
 art. 16
 art. 17
 art. 6
 art. 16
 art. 17