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Timestamp: 2019-05-24 08:46:35+00:00

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Trasparenza | MoVimento 5 Stelle Forlì - Meetup Amici di Beppe Grillo Forlì
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Il nostro videomaker completamente scagionato dall’accusa di diffamazione del gestore della Piscina. E ora vogliamo sapere se è vero che il Comune non applica le penali per le inadempienze contrattuali!
Argomenti trattati: Legalità, Trasparenza
“Il Tribunale di Forlì mette la parola fine al becero tentativo di intimidire e tappare la bocca al MoVimento 5 Stelle”, si legge in una nota stampa di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì. “Rigettata l’opposizione all’archiviazione della denuncia presentata da Maurizio Mancini, presidente di Piscinae srl gestore della piscina comunale di Forlì ed ex capogruppo del PD di Cesena, che aveva querelato Roberto Quarneti per diffamazione aggravata per uno dei tanti video satirici di denuncia politica che il nostro videomaker pubblica abitualmente su Facebook che riguardava proprio la piscina comunale”.
Il video riportava la lettura in Consiglio da parte del pentastellato Vergini di un provvedimento dei Vigili del Fuoco di Forlì che, pur giacendo reperibile negli archivi comunali, sembrava essere stato “dimenticato” da chi governa la città, un documento dove si contestava al gestore della piscina una serie di irregolarità: “alcuni estintori mancanti, alcune uscite di sicurezza di difficoltosa apertura o completamente bloccate, mancata funzionalità di alcune lampade di emergenza”.
“Il signor Mancini – continuano i pentastellati – invece di intentare improbabili querele, dovrebbe piuttosto stare più attento a rispettare i contratti perchè, a quanto ci è stato riferito, il personale comunale avrebbe accertato numerose altre inadempienze ed irregolarità gestionali rispetto a quanto previsto dal disciplinare di concessione della piscina. E anche la commissione consiliare di vigilanza avrebbe determinato la contestazione di due gravi sanzioni, sotto forma di penali, relative alla carenza nella gestione del servizio di salvataggio durante la fruizione degli spazi da parte dell’utenza libera, e l’eccesso di cloro nelle varie vasche dell’impianto natatorio che potrebbe aver creato intossicazioni ad alcuni utenti minorenni”.
“Già la settimana scorsa avevamo depositato un’interrogazione urgente, rinviata dalla Giunta per “approfondimenti”, dove chiedevano per quale motivo il Comune pare non aver applicato le penali previste! Per quale motivo si continua a proteggere e “graziare” chi non rispetta i contratti?”, è l’affondo finale di Vergini e Benini.
“Riteniamo inaccettabili queste “singolari connivenze”, da noi rilevate in più settori, tra chi ha in gestione i beni pubblici ed il partito al governo della città, che evidentemente considera la tessera politica come un requisito indispensabile per l’ottenimento di appalti e incarichi e per un benevolo atteggiamento in caso di accertate inadempienze”, concludono i pentastellati.
Il PM respinge ogni accusa di diffamazione al nostro videomaker
“Molti di voi ricorderanno sicuramente la denuncia per diffamazione aggravata a mezzo stampa fatta nel luglio scorso al nostro attivista e videomaker Roberto Quarneti, apprendiamo con piacere che nei giorni scorsi la dottoressa Brunelli, PM incaricata delle indagini, ha chiesto l’archiviazione della procedura ritenendo non diffamatorio il comportamento del Quarneti”, si legge in una nota a firma di Daniele Vergini e Simone Benini consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì.
“La vicenda era nata da una denuncia di Maurizio Mancini, presidente di Piscinae srl gestore della piscina comunale di Forlì ed ex capogruppo del PD di Cesena, che aveva querelato Quarneti per uno dei tanti video satirici di denuncia politica che il nostro videomaker pubblica abitualmente su Facebook che riguardava proprio la piscina comunale. Il video riportava la lettura in Consiglio da parte del pentastellato Vergini di un provvedimento dei Vigili del Fuoco di Forlì che, pur giacendo reperibile negli archivi comunali, sembrava essere stato “dimenticato” da chi governa la città, un documento dove si contestava al gestore della piscina una serie di irregolarità: “alcuni estintori mancanti, alcune uscite di sicurezza di difficoltosa apertura o completamente bloccate, mancata funzionalità di alcune lampade di emergenza”, quindi accertate e gravissime inadempienze in tema di sicurezza per una piscina che pareva sprovvista delle più elementari misure di sicurezza, questo era quello che emergeva dal verbale”, spiegano Vergini e Benini.
“Eravamo fiduciosi sull’archiviazione del procedimento del resto – continuano i pentastellati – perchè se hai in gestione un bene comunale e i Vigili del Fuoco accertano che non rispetti le misure di sicurezza, che colpa ne ha quel cittadino che, indignato, lo rende noto alla cittadinanza? Vi è forse un limite al diritto di critica che spetta a noi tutti nei confronti di chi amministra male la cosa pubblica?”
“Come facile immaginare la nostra richiesta di revocare a Piscinae srl l’appalto concessogli a seguito di questi rilievi non fu nemmeno considerata dal sindaco Drei e dalla sua giunta, che probabilmente avevano ritenuto poco importante questa accertata mancata sicurezza della piscina gestita dal loro ex collega di partito, i cui servizi dovrebbero invece essere offerti nel rispetto di tutte le normative vigenti, in primis quelle afferenti la sicurezza”, attaccano i consiglieri 5 Stelle.
“Roberto Quarneti, provvisto di tutte le autorizzazioni del caso, come sempre aveva filmato la seduta del marzo scorso e aveva postato su Facebook un video, con il suo solito stile ironico. Ricordiamo che Roberto fu anche oggetto di un “trattamento particolare” da parte della Polizia forlivese: fu infatti prelevato da un’auto della polizia una mattina di luglio mentre usciva dal parco urbano, portato in Questura e fatto oggetto dei cosiddetti rilievi fotodattiloscopici (impronte digitali e foto segnaletiche), modalità che la legge non prevede per tali reati; uno “spiacevole infortunio” che abbiamo avuto modo di chiarire direttamente con il Questore e che, da sostenitori delle forze dell’ordine, siamo certi che mai più accadrà a nessun cittadino forlivese”.
E’ notizia delle ultime ore che il sig. Mancini ha deciso di opporsi al provvedimento della Procura e quindi, nei prossimi giorni, sarà il GIP di Forlì a decidere – davanti ai protagonisti – sull’eventuale prosecuzione delle indagini o per la definitiva archiviazione delle stesse. I pentastellati forlivesi, raggiunti dalla notizia, hanno confermato la più ampia fiducia nella Procura forlivese. “Rispettiamo le scelte del Mancini ma fatichiamo a comprenderle, e quindi lasciamo come d’obbligo che il potere giurisdizionale si esprima su questa opposizione cui tuttavia guardiamo con molta attenzione poiché coinvolge la partecipazione attiva alla vita pubblica forlivese che, per nessun motivo, può essere limitata a danno di chi rende noto alla cittadinanza le carenze della politica locale. Al netto delle considerazioni che spettano alla Giustizia, e che come tali vanno rispettate, nessun forlivese può infatti permettersi di dimenticare che quel che vi é di certo in questa ennesima brutta pagina di governo Drei é che chi gestisce un bene comunale, frequentato ogni giorno da centinaia di persone (bambini soprattutto), senza le necessarie misure di sicurezza, è stato “graziato” dalla attuale amministrazione comunale. Tutto questo ci incoraggia nel perseverare con la nostra azione di trasparenza e legalità volta a smascherare tutte le “singolari connivenze” tra chi ha in gestione i beni pubblici ed il partito al governo della città, che evidentemente considera la tessera politica come un requisito indispensabile per l’ottenimento di appalti e incarichi e per un benevolo atteggiamento in caso di accertate inadempienze”, concludono i pentastellati.
Teatro comunale negato allo spettacolo “Renzusconi”
Argomenti trattati: Trasparenza
In merito alla vicenda scaturita da un commento di Daniele Vergini su Facebook, dopo aver letto la ricostruzione inviata alla stampa dagli organizzatori dell’evento, che conferma quanto immaginavamo, possiamo solo dire che l’Amministrazione forlivese a guida Pd continua a dimostrare un doppiopesismo scandaloso: notiamo ad esempio che le assunzioni nel gabinetto del sindaco sono rapidissime (anche con laurea falsa), mentre gli spettacoli teatrali ritenuti “sgraditi” necessitano di pareri e contro-pareri e si controlla tutto al microscopio; il recupero dei gettoni illegittimamente erogati viene costantemente rinviato, come anche la decadenza dei consiglieri incompatibili.
Con il M5S al governo della città non esisteranno corsie preferenziali per nessuno e non ci saranno più cittadini di serie A e di serie B.
Ci teniamo infine a precisare che la scelta dell’Amministrazione di concedere l’utilizzo del Teatro Diego Fabbri solo oggi dopo che è stato sollevato un polverone a livello nazionale, e dopo che lo spettacolo si è “trasferito” a Cesena, è semplicemente ridicola.
Il messaggio di Nicola Morra e Giulia Sarti al sindaco Drei:
Il “Partito Democratico-Cristiano” forlivese si spacca sul “condono per pochi” che avrebbe coinvolto soprattutto enti religiosi, delibera ritirata dalla Giunta
E’ sicuramente nota a tutti la provenienza cattolico-democristiana del nostro sindaco Drei, che ha in tasca la tessera del Pd soltanto dal 2013, provenienza che troviamo confermata anche in numerosi uomini chiave di questa giunta e della holding finanziaria che detiene le società partecipate.
“Non è la prima volta che questo crea alcuni “malumori” e differenze di vedute all’interno della maggioranza”, dichiarano Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S Forlì, “e nello scorso consiglio ne abbiamo avuto una nuova prova durante la discussione di una delibera, inserita d’urgenza all’ultimo momento in Consiglio, la cui approvazione sembrava certa e che invece, a sorpresa, è stata ritirata dell’assessore Zaccarelli dopo una sospensione di vari minuti chiesta dalla maggioranza e dopo evidenti manifestazioni di insofferenza da parte di alcuni consiglieri del Pd”.
La delibera in questione conteneva una sorta di “mini condono”, per alcuni contenziosi riguardanti Imu/Tari/pubblicità e altre imposte comunali, circa una 40ina di posizioni, che, secondo una legge nazionale, se la delibera fosse stata approvata, potevano essere “rottamate” e chiuse pagando l’importo dovuto senza sanzioni e senza interessi.
“Il fatto è che dopo l’esame dei nominativi coinvolti, protetti da privacy in quanto oggetto di procedimenti in corso, è stato evidente a tutti i consiglieri come gran parte di queste posizioni riguardassero enti religiosi, con contenziosi relativi addirittura a cifre dovute nel 2010 e oggetto di ingenti sanzioni”, spiegano Benini e Vergini, “tutto questo ha portato a molti malumori all’interno della maggioranza ed al ritiro della delibera per evitare lo smacco di una possibile bocciatura.”
“Durante la discussione non abbiamo potuto fare a meno di ricordare come nel 2016 fu discussa una nostra mozione, bocciata dalla maggioranza, che chiedeva di procedere, similmente a quanto fatto nel Comune di Livorno, ad esaminare le situazioni tributarie pregresse degli istituti paritari presenti nel territorio comunale relativamente ad ICI e IMU e, in caso di accertata omessa dichiarazione o pagamento, ad intraprendere tutte le procedure previste per il recupero dei crediti. Ci fa piacere che, nonostante la bocciatura “politica” della nostra mozione, gli uffici nel frattempo si siano comunque mossi per fare quanto suggerito e verificare quello che noi avevano sottolineato, ma ci fa meno piacere il fatto che poi si sia tentato anche di far passare un “mini condono” che avrebbe favorito in particolare proprio quelle realtà”, attaccano i pentastellati.
“Parimenti ci riteniamo stupiti di come possa essere adottato un provvedimento altamente diseducativo: da una parte l’Amministrazione, come spesso ricorda, rincorre gli evasori recuperando decine di migliaia di euro, dall’altra vorrebbe concedere, con atto proposto dalla Giunta, solo a poche decine di soggetti la possibilità di non pagare le sanzioni e gli interessi dovuti per il mancato pagamento di alcune tasse/imposte. Abbiamo ricordato alla Giunta, ed al Consiglio tutto, come questo atto sarebbe stato iniquo soprattutto nei confronti dei cittadini onesti, dipendenti, artigiani, commercianti, professionisti, imprese, che, con alti sacrifici, pagano le tasse fino all’ultimo centesimo anche in questi momenti di difficoltà economica; concedere “l’abbuono” solo ad alcuni soggetti, molti dei quali pare non abbiano mai pagato dal 2010 in avanti, sarebbe stato un affronto alla legalità ed uno schiaffo all’onestà, tenuto anche in considerazione che per le casse Comunali nulla sarebbe cambiato”, rimarcano Benini e Vergini.
“In conclusione vorremmo sottolineare come da parte nostra non ci sia nulla contro gli Enti religiosi, ma, a nostro parere, delle istituzioni veramente laiche dovrebbero agire equamente nei confronti di tutti, mentre spesso pare che questo Comune sia fin troppo benevolo nei confronti di chi appartiene a specifiche categorie… Ci domandiamo chi governi realmente Forlì: il Partito Democratico o il Partito… Democristiano?”, concludono i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini.
Aggiornamento del 4/9/2017: la delibera non è stata riproposta entro il 31 agosto, data limite per l’approvazione, il “mini-condono” non sarà quindi effettuato; secondo alcune voci si è tentato fino all’ultimo momento di ripresentarla ma questo avrebbe implicato la convocazione di un consiglio speciale ad hoc… con il conseguente spreco di soldi pubblici, e probabilmente sarebbe stato troppo per la già traballante immagine di questa Giunta.
Piscina e querele, M5S: “Il mondo politico vicino al Pd sta tentando di bloccare la nostra azione di trasparenza e legalità”
Argomenti trattati: Legalità, Sport, Trasparenza
“Il 19 luglio il nostro attivista che si occupa di riprendere i consigli comunali è stato fermato per strada, mentre faceva jogging, dalla polizia ed è stato condotto in Questura dove gli sono state prese le impronte digitali, gli sono state fatte le foto segnaletiche e gli è stato notificato che è sotto indagine per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Non commentiamo le modalità di questa notifica ma ci limitiamo a renderle note”, si legge in una nota a firma di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, “Ribadiamo contemporaneamente la nostra fiducia nella Magistratura e precisiamo che nessun portavoce esponente del Movimento 5 Stelle a noi risulta essere al momento sotto indagine.”
“Il nostro videomaker è ormai noto alla cittadinanza per i video, spesso satirici, che realizza a titolo personale sui temi di attualità, rendendo partecipi i forlivesi di molti avvenimenti altrimenti circoscritti alle buie stanze del potere e non solo, ricordiamo ad esempio il video dove l’ex vicesindaco fu “pizzicata” a parcheggiare sullo stallo riservato ai disabili”, spiegano i pentastellati.
“Secondo quanto apparso sulla stampa locale il querelante sarebbe il gestore della piscina comunale di Forlì, nonché, dettaglio non da poco, ex capogruppo del Pd di Cesena”, continuano Vergini e Benini, “La ricostruzione giornalistica ipotizza che la querela sarebbe correlata alla vicenda dei livelli di cloro della piscina che avrebbero provocato un malore ad uno o più degli utilizzatori, ma in realtà, analizzando i pochi dati a disposizione, è molto più probabile che sia correlata al video che riporta la lettura in consiglio comunale di un verbale dei vigili del fuoco, datato 13/3/2017, dove vengono contestate al gestore della piscina una serie di irregolarità: “alcuni estintori mancanti, alcune uscite di sicurezza di difficoltosa apertura o completamente bloccate, mancata funzionalità di alcune lampade di emergenza”, cosa che fu riportata sul web dal nostro videomaker in un video satirico e di denuncia politica”
“Contestualmente, proprio in quel consiglio, chiedemmo ufficialmente al Comune, alla luce dei gravi fatti riscontrati, di valutare seriamente se questo gestore adempiesse oppure no ai suoi doveri e chiedemmo di valutare di recedere dal contratto di concessione. Cosa è stato fatto da allora?!”, attaccano Vergini e Benini, “Abbiamo agito a tutela e nell’interesse di tutti coloro che frequentano la piscina, specie i più piccoli, ma ad oggi non è dato sapere se il comune abbia provveduto a contestare le inadempienze al gestore, la giunta pare inerte sulla vicenda… ma in compenso è stata molto attiva nell’elaborazione di una bozza di regolamento che, se approvata, impedirà le riprese video del consiglio comunale da parte dei cittadini!”
“A nostro parere è evidente il tentativo di ambienti politici vicini alla maggioranza di bloccare, con tutti i mezzi a loro disposizione, la nostra azione politica. Ma non sarà certamente questo a fermarci, continueremo a chiedere trasparenza e legalità e come sempre riponiamo piena fiducia nell’operato della Magistratura e nel supporto di tutti i forlivesi onesti”, concludono Vergini e Benini.
Il Pd vuole impedirci di realizzare video del Consiglio Comunale! Censura inaccettabile!
“Siamo molto preoccupati” esternano in una nota i due consiglieri Daniele Vergini e Simone Benini del Movimento 5 Stelle Forlì “dopo aver letto la proposta di revisione del regolamento comunale che disciplina, tra l’altro, il funzionamento e lo svolgimento delle attività del Consiglio Comunale, abbiamo rilevato che le modifiche proposte vanno in un’unica direzione: quella contraria alla democrazia! E stanno tentando di farla approvare durante il periodo estivo quando c’è meno gente in città, è veramente inaccettabile! I cittadini forlivesi devono sapere!”
“Le modifiche negative sono numerose ma quella che ci vede davvero contrariati è l’azione studiata ad hoc per rendere praticamente impossibile al nostro videomaker la realizzazione di video dei lavori consiliari” dichiarano Vergini e Benini “video che raggiungono, ciascuno, ormai migliaia di visualizzazioni, iniziando a rendere cosciente una parte della cittadinanza sugli sprechi e sulle opacità che tengono la città ferma e in ostaggio degli interessi di pochi, cosa che probabilmente ha fatto suonare un campanello di allarme nelle segrete stanze del Pd forlivese”.
“Fra i numerosi “paletti” alle riprese video, inseriti nella bozza del nuovo regolamento, il più grosso è che a potersi accreditare saranno solo i giornalisti iscritti all’Ordine, limitazione che ci sembra totalmente anacronistica” ribadiscono Vergini e Benini “oggi è ormai riconosciuto a tutti il diritto di cronaca, e grazie alle nuove tecnologie importanti testimonianze, a volte decisive, sono giunte proprio da comuni cittadini, quindi non vediamo motivazioni o giustificazioni valide per impedire questa attività, se non quella di voler limitare un nostro diritto…”.
“Altre limitazioni assurde prevedono la necessità di una richiesta scritta, 72 ore prima di ogni seduta, che dovrà essere autorizzata di volta in volta. Inoltre si vorrebbe imporre la riproduzione di filmati in forma integrale, o, se parziali, dovrà essere garantita, dicono loro, la “par condicio”, anche fuori dai periodi elettorali, cosa che ha veramente dell’incredibile basti pensare ai video di consiglieri e parlamentari di qualsiasi schieramento politico che ogni giorno riportano in Rete, giustamente, solo i propri interventi… a Forlì a quanto pare vorrebbero imporci di pubblicare per forza anche i video dei consiglieri del Pd, siamo veramente al ridicolo…”
“La realtà è che questa Giunta sta tentando di nascondere i suoi evidenti fallimenti con il metodo autoritario, tipicamente renziano, di imbavagliare l’opposizione e censurare la divulgazione di quello che succede in Consiglio Comunale, in barba a tutti i proclami sulla democrazia, trasparenza e legalità. D’altronde cosa ci si poteva aspettare da un partito che voleva cancellare articoli fondamentali della Costituzione italiana?”, attaccano i pentastellati.
“La scusa addotta dall’Amministrazione per questa azione antidemocratica è che sarà comunque disponibile a tutti lo streaming… che però, statistiche alla mano, in pochissimi guardano. Mentre al contrario i nostri attivisti raggiungono migliaia di cittadini forlivesi sui social network permettendo loro di venire a conoscenza delle tematiche trattate in Consiglio, anche tramite video di satira, e di farsi quindi un’opinione sulla coerenza e dimensione pubblica dei vari personaggi che prendono la parola in consiglio e commissione, mostrando per la prima volta ai cittadini il vero volto di chi amministra questa città”.
Il M5S inoltre rende note anche altre “novità” presenti nel nuovo regolamento proposto dalla Giunta, tutte volte unicamente a limitare il diritto di iniziativa delle minoranze: le interrogazioni (question time) dovranno essere presentate con tre giorni lavorativi di anticipo e la risposta sarà data solo nella parte finale della seduta consiliare, quando i giornalisti di solito non sono più presenti. Anche gli emendamenti dovranno essere presentati con due giorni di anticipo. Le convocazioni delle commissioni invece richiederanno la sottoscrizione di metà dei componenti, al posto di 1/5 come succedeva prima. Infine il tempo di risposta agli accessi agli atti sarà aumentato da 3 a 15 giorni.
“Il M5S si opporrà con tutte le forze a questo nuovo attacco alle libertà fondamentali di ogni individuo e invita tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della libertà di espressione, di pensiero, di informazione, di critica e anche di satira a mobilitarsi e unirsi per ribellarsi a questa deriva autoritaria imposta dalla Giunta Drei e dalla sua maggioranza consiliare”, concludono Vergini e Benini
PS: di seguito un elenco di tutte le modifiche negative:
nuovo art-4 comma 5: nelle sedute segrete, fanno uscire anche il personale comunale
nuovo art.10 comma 1: il tempo di preavviso per il deposito atti è ridotto da 6 a 5 i giorni
nuovo art.10 comma 3: per oggetti “urgenti”, o “aggiuntivi” (cioè aggiunti dopo la convocazione all’OdG), l’invio del materiale viene fatto con sole 24 ore di preavviso, prima erano 48
nuovo art.14 comma 2: nel dibattito tolta la possibilità per i consiglieri di fare un secondo intervento chiarificatore
nuovo art.15: tolto l’obbligo di presenza degli assessori al consiglio comunale…..
nuovo art. 21: norma per impedire di fatto le riprese da parte del M5S:
– bisogna per forza “accreditarsi presso il servizio stampa”, cioè bisogna essere giornalisti iscritti all’ordine
– si è tenuti a richiedere espressa autorizzazione all’Ufficio di Presidenza entro le 72 ore precedenti la seduta interessata. per OGNI SEDUTA
– si deve dichiarare di accettare il regolamento in ogni sua parte
– ci si deve impegnare a “non manipolare”, ma la definizione è del tutto soggettiva!
– c’è l’obbligo di riproduzione integrale, o parziale ma rispettando la par condicio!!! neanche fossimo in campagna elettorale permanente…
– chiedono l’indicazione del “responsabile della privacy”?! siamo alla follia…
– si chiede di interrompere la registrazione durante le pause
– si chiede di non inquadrare il pubblico
nuovo art.27 comma 3 e 4 e art.79 comma 2: question time depotenziati: devono essere presentati entro le ore 10 (dieci) del terzo giorno lavorativo antecedente la riunione del Consiglio comunale (cioè il venerdì, perchè il consiglio di solito è il martedì, prima era entro le 10 del giorno stesso del consiglio), inoltre vengono spostati nella parte finale del consiglio (quando i giornalisti non ci sono) per un tempo massimo di 60 min, quindi non più all’inizio. inoltre il Segretario deve verificarne l’ammissibilità…
nuovo art.28 comma 1: impedita la discussione di interrogazioni e question time nelle sedute, oltre che di bilancio come prima, anche di Piano strutturale comunale, il Piano operativo comunale e il Regolamento urbanistico edilizio…
nuovo art.55 comma 2: riduzione del n. di componenti delle commissioni consiliari da 13 a 11
nuovo art.57 comma 6: la richiesta di convocazione di commissioni necessiterà della richiesta di metà dei componenti (non più 1/5 come prima) inoltre rimane la notazione “può convocare” e quindi non è nemmeno obbligatorio farlo
nuovo art.59 comma 1: esperti in commissione è stato limitato a 2 il n. di esperti nominabili in ogni commissione!!!
nuovo art.78 comma 4:gli emendamenti devono essere presentati entro il secondo giorno precedente a quello della seduta, o in caso di urgenza prima dell’inizio della seduta consiliare. hanno poi tolto la frase che dice che c’è tempo 5 min per presentare l’emendamento…
nuovo art.82 comma 6: accesso atti, alzato da 3 a 15 giorni il tempo di risposta (che tanto non rispettavano mai comunque…). inoltre obbligano alla forma scritta (cartacea o telematica) mentre come ben sappiamo deve essere consentita ai consiglieri anche quella verbale.
Il sindaco Drei ha mentito sul documento della Corte dei Conti, ci sono le prove!
Il sindaco di Forlì Davide Drei ha mentito all’intero consiglio comunale in merito alla bocciatura da parte della Corte dei Conti del Piano di razionalizzazione delle società pubbliche partecipate. A lanciare l’accusa è il MoVimento 5 stelle di Forlì.
“Durante l’approvazione del bilancio di previsione avevamo criticato il sindaco per aver tenuto nascosto ai consiglieri un documento della Corte dei Conti che bocciava il piano di razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Forlì. Drei nei giorni successivi ci accusò di aver “diffuso informazioni parziali e non veritiere”. Ebbene, oggi possiamo esibire le prove che il sindaco ha mentito a noi, al consiglio e quindi all’intera città!”: affermano in una nota i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Daniele Vergini e Simone Benini
“Da quanto risulta sul protocollo informatico il documento, indirizzato al Sindaco Drei ed al Presidente del Consiglio Comunale Paolo Ragazzini, era stato ricevuto il 31 gennaio – circa 2 settimane prima dell’approvazione del bilancio – eppure nessuno dei due si era minimamente degnato di comunicarlo ai Consiglieri. Il sindaco addirittura era arrivato a dire nella seduta del consiglio del 14 febbraio che “il documento non gli era ancora stato comunicato”. Ma sul sistema informatico del Comune risulta esattamente l’opposto, compresa la presa visione da parte dello stesso sindaco in data 1° febbraio!”: sottolineano i consiglieri pentastellati.
“E se il sindaco ha mentito su questo documento chissà in quanti altri casi politico-amministrativi può essere successo. Dunque, logica vorrebbe che sindaco e presidente del consiglio dopo essere stati “smascherati” così platealmente facessero un passo indietro… ma siamo purtroppo perfettamente consapevoli di come l’attaccamento alla poltrona prevarrà anche questa volta”: ironizzano Vergini e Benini.
“Dobbiamo purtroppo rilevare come quello di tenere nascoste le cose ai consiglieri sia il costante modus operandi di questa amministrazione – rimarcano i consiglieri comunali del M5S – è successo troppe volte perchè sia un caso, si tenta deliberatamente di tenerci all’oscuro è ciò denota la mancanza di collegialità fra giunta e consiglio e all’interno delle stesse funzioni assembleari. Ancora più preoccupante, il comportamento del Presidente del Consiglio Comunale, Paolo Ragazzini, che dovrebbe tenere informati i consiglieri invece che nascondere loro informazioni importanti”, rimarcano i due pentastellati.
“Intanto, si avvicina la data del 23 marzo entro la quale la giunta dovrebbe presentare un nuovo Piano di razionalizzazione delle società pubbliche partecipate che tenga conto dei rilievi della Corte dei Conti. Ma dubitiamo fortemente che questa giunta, sempre più in affanno, riuscirà a trasmettere e comunicare al Consiglio Comunale, tutti i documenti utili, permettendo così ai consiglieri di tutti i partiti di espletare al meglio il loro mandato”: concludono i consiglieri del M5S Vergini e Benini.
Impedita l’udienza sul caso Ruffilli, M5s: “Pd omertoso”
Argomenti trattati: Alessandro Ruffilli, Legalità, Trasparenza
I consiglieri del Pd hanno fatto mancare il numero legale alla audizione conoscitiva richiesta dal M5S e da altri consiglieri, sia di minoranza che di maggioranza, per chiarire alcuni aspetti sulla situazione lavorativa di Alessandro Ruffilli, il funzionario del Comune di Forlì autore del libro “Ordinaria Corruzione” che descrive l’ormai nota vicenda del ristorante WOK Principe ed il tentativo di corruzione da lui subito e contestualmente denunciato all’autorità; a seguito del suo rifiuto Ruffilli fu trasferito e mobbizzato, poi reintegrato nel suo ufficio dopo aver vinto una dura battaglia processuale, ma le vessazioni non sarebbero mai veramente terminate, gli sarebbe stato infatti tolto tutto il lavoro e gli sono stati comminati 3 differenti procedimenti disciplinari, tutt’ora in corso.
“Abbiamo appreso che sulla vicenda è stata aperta un’indagine della Corte dei Conti – dichiarano i consiglieri comunali del M5S Forlì Daniele Vergini e Simone Benini – ed era nostra intenzione sentire su questa vicenda il Direttore Generale Vittorio Severi ed il Dirigente Ercole Canestrini, responsabile diretto di Ruffilli. Ma il Pd – la cui capogruppo, Maria Maltoni, è più volte citata nel libro di Ruffilli – ha deciso di impedirci con questo gesto clamoroso di esercitare il nostro ruolo di controllori sull’operato di questa Amministrazione!”
“Tutto questo è inaccettabile ed inspiegabile, anche alla luce del fatto che l’audizione si sarebbe tenuta a porte chiuse in sessione segreta, e conferma la deriva autoritaria di questa Amministrazione e di questa maggioranza che nega i più basilari diritti ai consiglieri di opposizione! L’atteggiamento mantenuto sulla vicenda Ruffilli è a dir poco omertoso: sembra che si faccia qualunque cosa pur di impedire ogni approfondimento, ma state pur certi la verità verrà a galla prima o poi”, concludono Vergini e Benini.
Prove di “dittatura” del Pd nei quartieri: l’assessore comanda ed il caporale di quartiere esegue. Inaccettabile ingerenza!
Argomenti trattati: Partecipazione, Raoul Mosconi, Trasparenza
“Indebita ingerenza. Censura. Superamento dei limiti amministrativi. Non ci sono altre parole per definire quello che ci raccontano essere accaduto: l’assessore Raoul Mosconi avrebbe fatto pressione sui componenti del comitato di quartiere della Cava per impedire ad una persona a lui sgradita di moderare un dibattito sul Referendum costituzionale che si dovrebbe tenere presso la sede del comitato di quartiere Cava il 17 ottobre dando ospitalità alle due tesi contrapposte del ‘sì’ e del ‘no’. La persona in questione è Franco D’Emilio, a quanto pare non gradito per le sue presunte idee politiche contrarie al Pd. Se le cose stanno così chiediamo all’assessore Raoul Mosconi di fare un passo indietro e rimettere il suo incarico”.
A sollevare il caso sono i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini che, dopo aver partecipato come uditori ad una riunione del comitato del quartiere Cava, riportano le testimonianze di alcuni componenti dello stesso Comitato di quartiere.
“All’ingerenza di Mosconi si è poi sovrapposto l’ultimatum del coordinatore del comitato, Giuseppe Bertolino, che chiedeva di fatto di non affidare a D’Emilio la conduzione del dibattito in ossequio a non meglio precisate “regole da rispettare” a cui i comitati di quartiere dovrebbero attenersi in situazioni simili. Lo stesso Bertolino ci aveva inizialmente detto che non potevamo nemmeno partecipare come uditori alla riunione del comitato di quartiere, per poi tornare sui suoi passi.“
“Ravvisiamo in questa condotta una assoluta mancanza di trasparenza oltre agli estremi di una vera e propria censura, un intervento a gamba tesa su di un evento apartitico privo di prese di posizione unilaterali, fatto tanto più grave anche alla luce del fatto che il sindaco di Forlì ha sottoscritto da mesi il patto dei sindaci Anci per il ‘sì’ al Referendum. E’ stato lui a schierarsi per primo e con lui tutta la giunta. Riteniamo dunque inaccettabile che ogni corpo amministrativo periferico della città si debba uniformare alla scelta politica della maggioranza, prendendo ordini da assessori o da coordinatori di quartiere”: aggiungono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini.
I due pentastellati aggiungo che durante la seduta straordinaria del comitato di quartiere Cava appositamente convocata ieri per discutere la vicenda è stata descritta anche la telefonata che sarebbe intercorsa fra l’assessore Mosconi ed il coordinatore Bertolino.
“Altre telefonate simili sono state fatte anche da altri assessori agli altri coordinatori di quartiere? E’ vero che è stato vietato ai componenti dei comitati di quartiere di aderire come membri ai comitati locali per il sì o per il no? Chi è che ha deciso di inventare e imporre unilateralmente regole ai comitati di quartiere scavalcando di fatto il Consiglio Comunale?”: chiedono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle che evidenziano: “il grave danno inferto alla democrazia, in oltraggio alla Costituzione, oltre che in perfetta infrazione al Regolamento dei quartieri…”.
Aggiornamento del 14/10/2016:
L’assessore Mosconi nelle sue repliche cerca di depistare il nostro ragionamento: nel breve articolo apparso sul Carlino cita la “par condicio” come motivazione per la sua ingerenza, ma nel caso in questione, l’evento organizzato dal comitato di quartiere dalla Cava, bisogna sottolineare che la par condicio era perfettamente rispettata in quanto sono stati invitati un relatore per il SI ed un relatore per il NO!
Quello che chiediamo noi è invece è per quale motivo la Giunta (pare che lo abbia fatto anche l’assessore Gardini) stia telefonando ai comitati di quartiere imponendo fantasiose “regole di comportamento” ed entrando a gamba tesa nel merito dell’organizzazione dei eventi sul referendum costituzionale!
Tutto ciò è doppiamente grave alla luce del fatto che il deputato Marco Di Maio nelle settimane scorse si è fatto un “tour” nei vari quartieri a favore del SI senza alcun contraddittorio…

References: art.10
 art.10
 art.14
 art.15
 art. 21
 art.27
 art.79
 art.28
 art.55
 art.57
 art.59
 art.78
 art.82