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Timestamp: 2019-04-25 22:52:09+00:00

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Cartella di pagamento al coobbligato
4 Febbraio 2019 | Autore: Paolo Remer
Cosa fare se si riceve una cartella di pagamento come coobbligato: quali sono i casi, le possibilità di azione ed i rimedi.
Può accadere che ti venga notificata una cartella di pagamento, ma il debito non è tuo. Nonostante questo, il Fisco chiede a te – anche a te o addirittura solo a te – i soldi. Indirizza a te la richiesta di pagamento proprio come se tu fossi il debitore principale. Perché questo accade? Perché in determinati casi lo Stato ti considera coobbligato, cioè condebitore insieme al soggetto che ha assunto il debito tributario e al quale toccherebbe effettuare il pagamento. C’è quindi l’invio della cartella di pagamento al coobbligato: anche se non hai contratto tu quel debito, ne sei diventato responsabile perché c’è una norma di legge che lo prevede.
Lo scopo è evidente: quanti più sono i soggetti tenuti a pagare un determinato debito d’imposta, tanto più l’Erario è garantito e aumenta le sue possibilità di riscuotere l’ammontare dei tributi richiesti. Per questo le norme tributarie cercano di estendere la platea dei soggetti chiamati a rispondere del pagamento dei tributi oltre e al di là dell’obbligato principale: ecco dunque il perché dei coobbligati. I casi più frequenti nella pratica sono l’acquisto di un’immobile e la cessione di un’azienda, ma anche le imposte di successione, l’imposta di bollo e la registrazione degli atti giudiziari. In questi casi, come vedremo meglio fra poco, il Fisco potrà chiederti il pagamento di tributi che spetterebbero direttamente non a te bensì alla tua controparte; fermo restando, però, che dopo aver pagato l’erario, al posto del debitore principale, potrai rivalerti nei suoi confronti per riottenere quanto hai anticipato. Il coobbligato quindi per lo Stato è un condebitore a quasi tutti gli effetti: è chiamato dal Fisco a pagare, insieme al debitore principale e talvolta anche al suo posto, per determinati tributi che lo riguardano. La sua posizione presenta delle differenze importanti perché può far valere, in determinati casi, la sua particolare posizione. Quindi come bisogna regolarsi quando si riceve una cartella di pagamento in qualità di coobbligato? In questo articolo spiegheremo innanzitutto chi è il coobbligato, poi quali sono i casi in cui questa figura si presenta nella pratica ed infine come può difendersi dalle pretese avanzate del Fisco nei suoi confronti. Scopriremo che la cartella di pagamento al coobbligato ha delle particolarità che la differenziano da una normale cartella proprio perché il debitore è diverso dal contribuente che per primo sarebbe tenuto a pagare e vedremo che le possibilità di soluzione sono talvolta diverse ed anche più ampie rispetto a quelle del debitore principale.
1 Chi è il coobbligato?
2 Dove e come risulta il coobbligato?
3 Casi concreti di coobbligati nei debiti tributari
4 Annullamento della cartella: cosa può fare il coobbligato?
Chi è il coobbligato?
Il coobbligato è un soggetto che la legge considera obbligato insieme ad altri [1]. E’ quindi tenuto a pagare un certo debito e una determinata sanzione non da solo, ma insieme ad un altro soggetto (o più soggetti) e in conseguenza di un debito che essi hanno assunto oppure di un’inadempienza che essi hanno commesso e che ha provocato l’irrogazione di sanzioni.
Il creditore, cioè lo Stato (che in questo caso agisce attraverso gli organi dell’amministrazione finanziaria, a partire dall’Agenzia delle Entrate), può scegliere a chi rivolgersi: se questo debito tributario, e le correlative sanzioni, rimangono impagati, il Fisco potrà richiedere il pagamento direttamente al soggetto che risulta coobbligato, senza necessità di doversi rivolgere prima all’obbligato in via principale.
Potrà inviare la cartella di pagamento al solo debitore principale o ad entrambi contemporaneamente o addirittura anche solo al coobbligato. Entrambi i soggetti – l’obbligato principale ed il coobbligato – sono responsabili insieme per il pagamento di questo debito tributario e delle relative sanzioni, interessi e accessori: il Fisco di solito li richiede ad entrambi, e per questo motivo invia la cartella di pagamento direttamente e proprio al coobbligato [2].
Di solito il Fisco indirizza la sua pretesa contemporaneamente a tutti i condebitori, sia principali che coobbligati, quindi ciascuno riceve la sua cartella per il medesimo debito d’imposta; ma non sono rari i casi in cui “tralascia” (per motivi di opportunità e pratici: esempio il debitore è una società estinta) di inviare la cartella al debitore principale: in tale caso, sarà proprio il coobbligato l’unico a ricevere la cartella esattoriale.
Quindi il presupposto che legittima il Fisco a chiedere soldi a un soggetto diverso dall’obbligato principale è un debito tributario che costui non ha pagato ma del quale per legge risponde insieme a lui anche un altro soggetto: a questo punto l’Agenzia Entrate Riscossione o gli altri concessionari autorizzati possono decidere di richiedere il pagamento al coobbligato.
Attenzione: non è coobbligato il sostituto d’imposta, cioè colui che applica la ritenuta alla fonte su determinati redditi o compensi; questi anticipa le imposte all’erario (tipico è il caso del datore di lavoro) ma non è certo coobbligato nel pagamento dei tributi, che rimangono a carico del percepiente quei redditi e dunque del contribuente (come il lavoratore dipendente o il collaboratore).
Dove e come risulta il coobbligato?
La cartella di pagamento contiene una chiara e specifica indicazione della qualità di coobbligato: essa compare nel frontespizio del documento.
Precisamente, in alto a destra della prima pagina, proprio sotto il nome del destinatario, l’indirizzo ed il suo codice fiscale, deve comparire la dicitura di coobbligato.
Se questa espressa dicitura manca, significa che siamo destinatari della cartella come obbligati principali: il debito tributario è nostro, il Fisco lo ha considerato come direttamente appartenente a noi.
Quindi controllando questo preciso punto del documento possiamo capire immediatamente se la cartella ci è stata inviata come debitore principale oppure come coobbligato per il pagamento di un’obbligazione tributaria altrui.
Ma come dobbiamo regolarci se abbiamo ricevuto una cartella di pagamento come coobbligati? Dobbiamo veramente pagare quanto ci viene richiesto, al posto del debitore principale? E se paghiamo possiamo poi rivalerci ed essere rimborsati? Spesso sì: vediamo subito come.
Casi concreti di coobbligati nei debiti tributari
Nelle imposte indirette è frequente che il Fisco contesti la regolarità di un’operazione alla quale avevano partecipato più parti.
Il caso più comune è quello della compravendita immobiliare, dove ci possono essere più parti sia dal lato degli acquirenti sia da quello dei venditori: ad esempio fratelli, o coniugi, che sono comproprietari di un’immobile perché lo avevano ricevuto come coeredi (oppure anche coniugi che lo avevano acquistato in comunione) e lo vendono, ovviamente con atto pubblico notarile.
In queste situazioni l’imposta di registro sul trasferimento di proprietà deve essere pagata: ma precisamente da chi? La legge prevede che tutti coloro che hanno partecipato all’atto di compravendita, come acquirenti o come alienanti, siano tenuti, insieme fra loro (tecnicamente si dice: in solido) al pagamento dell’imposta di registro dovuta sul passaggio di proprietà [3].
Nei medesimi termini sono dovute anche le imposte ipotecarie e catastali che normalmente seguono l’atto di compravendita: anche qui avremo un contribuente come obbligato principale ed un altro quale coobbligato.
L’imposta di bollo è un’altro caso in cui sono coobbligati tutti i soggetti che hanno partecipato all’atto. Anche le imposte di successione sono dovute da tutti gli eredi insieme: a ciascuno di essi il Fisco può richiedere il pagamento dell’intero importo [4].
L’Agenzia delle Entrate, dunque, qualora ravvisi irregolarità o mancato pagamento – ad esempio perché è stata corrisposta una cifra corrispondente a un valore inferiore rispetto a quello che ha il bene, oppure quando l’imposta non è stata pagata affatto – notificherà l’atto di contestazione a tutti gli interessati.
Il risultato è che il tributo e le conseguenti sanzioni saranno richiesti praticamente a tutti i destinatari dell’atto impositivo; a questo punto il pagamento effettuato da uno qualsiasi tra costoro libererà anche gli altri.
Il medesimo caso di coobbligazione tributaria si verifica quando interviene, in una causa civile, una sentenza oppure anche un decreto ingiuntivo esecutivo: gli atti giudiziari, infatti, prevedono l’obbligo di registrazione e quindi scontano l’imposta di registro.
Puoi approfondire la questione leggendo “Imposta di registro sentenza: chi paga e quanto?” per quanto riguarda le sentenze e “Decreto ingiuntivo: chi paga l’imposta di registro?” per i decreti ingiuntivi. Qui è importante sottolineare che l’obbligo di pagamento dell’imposta di registrazione ricade su tutte le parti del processo svoltosi, senza distinguere tra chi ha vinto e chi ha perso la causa.
In pratica potrà accadere che la parte vittoriosa nel processo si veda arrivare, a distanza di tempo, un’avviso di liquidazione (atto simile negli effetti alla cartella di pagamento) come coobbligata al pagamento dell’imposta di registro sulla sentenza che gli aveva dato ragione in causa. Strano ma vero e in ogni caso legittimo.
Di fronte al Fisco, quindi, il coobbligato risponde proprio come il debitore principale ed, anzi, in casi come quello che stiamo esaminando sarà lui in fin dei conti a pagare, perché avrà interesse a registrare l’atto giudiziario che gli ha dato ragione, per poterne far valere gli effetti contro colui che aveva perso la causa.
Invece nei rapporti interni tra le parti private l’obbligo di pagare l’imposta sarà interamente del soccombente. Questo significa che chi ha pagato l’imposta potrà in seguito richiedere all’altra parte il rimborso, per intero se era risultato vittorioso anche per quanto riguarda le spese del giudizio. Se invece il giudice aveva disposto la compensazione delle spese, totale o parziale, le parti rimarranno obbligate in proporzione a quanto stabilito.
Un altro frequente caso di coobbligazione è quello della cessione di azienda: il cessionario, cioè colui che la riceve, è coobbligato per il pagamento delle imposte e delle sanzioni relative alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti ed anche per quelle contestate nel medesimo periodo, pur se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore.
Ormai sappiamo che il coobbligato risponde di debiti che non sono direttamente suoi e questo è un caso evidente: le imposte erano state pagate dal precedente possessore dell’azienda ma possono essere richieste a chi la ha rilevata. Se ti interessa sapere come tutelarsi da questo tipo di debiti fiscali puoi approfondire qui .
Intanto devi sapere che, se hai acquistato un’azienda, l’Agenzia Entrate Riscossione potrà notificarti cartelle di pagamento relative anche a debiti fiscali del cedente, dunque relativi a periodi in cui l’azienda non ti apparteneva.
Sarai un coobbligato anche se i debiti erano maturati in precedenza ed il Fisco è legittimato [5] a rivolgersi anche a te, o se preferisce addirittura esclusivamente a te, per ottenerne il pagamento.
Un caso del tutto particolare, invece, è quello dell’estinzione di una società: in tali casi e a determinate condizioni [6] i soci succedono nelle obbligazioni della società posta in liquidazione e cancellata dal Registro delle imprese, ma questo tipo di responsabilità per i debiti pregressi – che vengono attribuiti ai soci per alcuni anni successivi all’estinzione – non è una vera e propria forma di coobbligazione, perché la chiamata in causa dei soci “nasce” dalla constatazione della “morte” della società e quindi non è contemporanea.
Se desideri sapere chi paga i debiti di una società cancellata clicca qui.
Il socio di una società di persone, ad esempio una snc, è coobbligato per i debiti tributari maturati dalla società mentre essa è in vita: un caso ricorrente è quello del c.d. diritto camerale (diritto annuale di iscrizione in albi e registri della Camera di commercio) che, se non viene pagato dalla società, può essere richiesto esattorialmente, cioè con cartella di pagamento, anche ai singoli soci quali coobbligati.
Annullamento della cartella: cosa può fare il coobbligato?
Il coobbligato pur non essendo il debitore principale ha tutti i poteri di impugnazione della cartella invalida: potrà cioè far valere tutti i vizi che determinano la nullità dell’atto.
Questo significa che se sei stato “colpito” da una cartella di pagamento che ti è stata indirizzata come soggetto coobbligato potrai senz’altro impugnarla facendo valere tutte le eccezioni tipiche: ad esempio contestare che il tributo non è dovuto, eccepire la prescrizione o una carenza di contenuto o di motivazione della pretesa tributaria, ecc.
Avrai cioè gli stessi poteri di azione che spetterebbero al debitore principale, ma non solo: se ci sono altri coobbligati insieme a te, potrai addirittura avvalerti del giudicato favorevole nei loro confronti, cioè potrai invocare a tuo favore una sentenza tributaria che ha dato ragione a uno di loro.
Vediamo meglio questa opportunità. Poniamo il caso che la cartella di pagamento sia stata inviata a un debitore principale ed a due coobbligati. Se uno di essi la impugna e ottiene ragione nel processo tributario, questa sentenza potrà essere fatta valere anche dagli altri coobbligati che non avevano fatto ricorso [7] : i suoi effetti sono favorevoli al contribuente e quindi si estendono automaticamente a tutti i coobbligati.
Potrai, quindi, far valere contro il Fisco questa sentenza anche se non avevi partecipato direttamente al processo, a condizione, però, che essa sia passata in giudicato, cioè sia divenuta definitiva e non più impugnabile.
Però se anche tu avevi proposto ricorso autonomamente e poi hai perso il tuo processo tributario (che non sempre viene riunito a quello analogo instaurato dagli altri obbligati), non potrai avvalerti di eventuali sentenze favorevoli ottenute successivamente da altri coobbligati: così dovrai pagare l’importo che è stato stabilito nella sentenza emessa nei tuoi confronti.
Se invece nel frattempo – per prudenza o per evitare l’instaurazione di procedure esecutive che altrimenti ti avrebbero colpito – avevi effettuato il pagamento di quell’imposta e di quelle sanzioni contenute nella cartella che il Giudice tributario avrà poi annullato, potrai richiedere il rimborso.
Dunque a volte essere coobbligato presenta dei vantaggi, perché potrai utilizzare a tuo favore gli eventuali risultati di annullamento giudiziale della cartella ottenuti da altri soggetti ai quali il Fisco si era rivolto per il pagamento del medesimo debito.
[1] Art. 1294 Cod. civ: solidarietà tra condebitori.
[2] Art. 25 D.P.R. 29.09.1973 n. 602.
[3] Art. 57 D.P.R. 26.04.1986 n.131.
[4] Art. 36 D.Lgs. n. 346/1990.
[5] Art. 14 D.Lgs. 18.12.1997 n. 472.
[6] Art. 36 D.P.R. 29.09.1973 n. 602 e art. 28 D.Lgs. 21.11.2014 n.175.
[7] Art. 1306 Cod. civ.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 1294
 Art. 25
 Art. 57
 Art. 36
 Art. 14
 Art. 36
 art. 28
 Art. 1306