Source: http://www.allavoroconbrescia.it/2015/07/
Timestamp: 2019-06-24 22:15:38+00:00

Document:
luglio 2015 - Comitato Al Lavoro Con Brescia
scritto da allavoro il Lug 24, 2015
La strage di piazza Loggia appartiene alla memoria pubblica di una città ferita che, a distanza di oltre quarant’anni dal 28 maggio 1974, si è prodigata, grazie alle istituzioni, a Casa della memoria, all’instancabile impegno dei familiari delle vittime, alle iniziative di sindacati e associazioni ad alimentare la coscienza civile, a far emergere una verità storica ormai compiutamente acquisita, a perseguire una certezza giudiziaria che – seppur con inaccettabile ritardo – è stata finalmente raggiunta, attraverso la sentenza con cui, nel processo di rinvio, la seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano ha condannato all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte.
Una sentenza che giunge a seguito di una vicenda giudiziaria articolata e complessa, rispetto alla quale il tempo trascorso, l’immediato lavaggio della piazza, i numerosi depistaggi hanno reso estremamente ardua la definizione delle responsabilità penali, necessariamente personali.
Una sentenza grazie alla quale, tuttavia, oggi possiamo dire – parafrasando Pasolini – di sapere i nomi dei responsabili e di avere anche le prove.
Con l’ultimo processo – e, in particolare, con la sentenza di ieri di cui ora devono attendersi le motivazioni – le verità storiche hanno trovato conferma nelle pronunce giudiziarie, le quali hanno sancito in maniera chiara la matrice neofascista della bomba, ascrivendola all’area della Destra eversiva dell’ordinovismo veneto.
Già all’indomani dell’esplosione era evidente si trattasse della “più politica delle stragi”, di una bomba con la quale si fosse inteso sferrare un attacco esplicito e violentissimo contro la democrazia e il lavoro, nel pieno di una stagione di rivendicazioni, di battaglie democratiche, di lotte sociali, di impegno antifascista. Oggi conosciamo – anche da un punto di vista giudiziario – il marchio di fabbrica inequivocabile di una strage ordita da esponenti del neofascismo veneto, in collaborazione con l’area milanese (che rimanda alla strage dipiazza Fontana) e in stretto rapporto con apparati dello Stato, non deviati – come spesso vengono definiti – ma volti a perseguire la destabilizzazione dell’ordinamento democratico.
Ora non sarà più possibile ciò che già prima di questa sentenza appariva vergognoso, ossia sostenere – come qualche esponente politico bresciano fece – che i ritardi nell’accertamento della verità fossero dovuti al fatto che si sarebbero seguite piste sbagliate. Perché dopo la sentenza di ieri la memoria della strage non si può più fondare su teorie opinabili e contrapposte.
Doveroso e sentito è il ringraziamento a tutti coloro – familiari delle vittime, magistrati, avvocati di parte civile – i quali, con tenacia e dedizione instancabili, non si sono arresi e hanno saputo perseverare e resistere, compiendo il proprio dovere professionale e civico.
Un invito, infine, a ciascuno di noi – soprattutto ai più giovani – a fare la propria parte: approfondire, studiare, documentarsi, leggere le motivazioni di sentenze che fanno luce su un pezzo importante e drammatico della storia del nostro Paese, dimostrandoci, seppur a distanza di molti anni, che quella democrazia che avrebbe dovuto essere seppellita sotto una montagna di morti, al contrario ha vinto, grazie alle sue armi più potenti: verità e giustizia.
Brescia, 23 luglio 2015
f.to Donatella Albini
f.to Francesca Parmigiani
f.to Marco Fenaroli
STAFETTA PODISTICA PER NON DIMENTICARE
scritto da allavoro il Lug 23, 2015

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza