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Fascicolo dell’opposto, produzione copia in appello - Iussit.com
Fascicolo dell’opposto, produzione copia in appello
11 novembre 2015 Civile, Condominio, Giurisprudenza civile, Giurisprudenza condominio
Corte Appello Napoli, sentenza del 26 marzo 2015 — Condominio – decreto ingiuntivo – opposizione – causa in decisione – mancato rinvenimento fascicolo dell’opposto – accoglimento opposizione e revoca decreto ingiuntivo – impugnazione della sentenza da parte del Condominio – produzione in fase di appello della copia dei documenti prodotti in primo grado dall’opposto (compreso frontespizio fascicolo di parte con timbro di avvenuto deposito) – ammissibilità – accoglimento appello e conferma decreto ingiuntivo /// Opposizione a decreto ingiuntivo – impossibilità sospensione processo in attesa definizione giudizio impugnazione delibera /// Pagamento quota nelle mani del creditore del condominio – estinzione debito – non idoneità
CORTE APPELLO NAPOLI, sentenza del 26 marzo 2015
Dott.ssa Rosaria Papa Pres. – Dott. Mauro Criscuolo Rel.
Condominio – decreto ingiuntivo – opposizione – causa in decisione – mancato rinvenimento fascicolo dell’opposto – accoglimento opposizione e revoca decreto ingiuntivo – impugnazione della sentenza da parte del Condominio – produzione in fase di appello della copia dei documenti prodotti in primo grado dall’opposto (compreso frontespizio fascicolo di parte con timbro di avvenuto deposito) – ammissibilità – accoglimento appello e conferma decreto ingiuntivo /// Opposizione a decreto ingiuntivo – impossibilità sospensione processo in attesa definizione giudizio impugnazione delibera /// Pagamento quota nelle mani del creditore del condominio – estinzione debito – non idoneità
Mancato rinvenimento del fascicolo di parte ritirato e risultato, poi, ridepositato – deposito copia dei documenti in appello – ammissibilità
[ in ossequio al principio della ragione più liquida, al quale il giudice, secondo gli insegnamenti della Suprema Corte, deve in ogni caso attenersi, onde assicurare il rispetto del principio di economia processuale, ritiene la Corte che, indipendentemente dall’accertamento circa l’effettiva riconsegna del fascicolo nel termine prescritto, la decisione in questo grado di giudizio debba comunque avvenire sulla base dei documenti a suo tempo versati in atti dal condominio e riprodotti in copia in questa sede.
Ed, infatti, costituisce principio assolutamente pacifico (cfr. da ultimo Cassazione civile sez. III 19/12/2013 n. 28462) quello secondo cui, sebbene il termine entro il quale – a norma dell’art.169, secondo comma, cod. proc. civ – deve avvenire il deposito del fascicolo di parte, ritirato all’atto della rimessione della causa al collegio, sia perentorio (come attesta l’uso dell’espressione “al più tardi”, che figura nel testo di detta disposizione), la sua inosservanza produce effetti limitati alla decisione del giudice di prime, cure, sicché il deposito del fascicolo nel giudizio di appello non costituisce introduzione di nuove prove documentali, sempre che i documenti contenuti nel fascicolo siano stati prodotti, nel giudizio di primo grado, nell’osservanza delle preclusioni probatorie risultanti dagli artt.165 e 166 cod. proc, civ.”]
Opposizione a decreto ingiuntivo – impossibilità sospensione processo in attesa definizione giudizio impugnazione delibera
[a partire da Cassazione civile sez. un. 27/02/2007 n. 4421, si è affermato il principio per il quale al giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo, richiesto dall’amministratore per la riscossione dei contributi condominiali nei confronti del condomino moroso, non è consentito sospendere il processo ( ex art.295 c.p.c) in attesa della definizione del giudizio d’impugnazione (ex art. 1137 c.c.), presentato dal condomino moroso, della deliberazione posta a base del provvedimento monitorio. A tutela del condomino, il legislatore attribuisce esclusivamente al giudice dell’impugnazione della deliberazione il potere di sospendere l’esecutività della stessa (…) l’opposizione del condomino al decreto ingiuntivo di cui all’art. 63 disp att. c.c. non può mai estendersi a questioni relative alla annullabilità o nullità della delibera condominiale di approvazione delle spese, delibera che dovrà essere impugnativa separatamente ex art.1137 c.c ]
Pagamento quota nelle mani del creditore del condominio – estinzione debito – non idoneità
[non è idoneo ad estinguere il debito “ pro quota “ il pagamento eseguito dal condomino direttamente a mani del creditore del condominio, se tale creditore non è munito di titolo esecutivo verso lo stesso partecipante]
La Corte d’Appello, Seconda sezione civile, composto dai magistrati:
l) Dott.ssa Rosaria Papa Presidente
2) Dott.ssa Efisia Gaviano Consigliere
3) Dott. Mauro Criscuolo Consigliere Rel.
nel procedimento iscritto al n. … del ruolo generale dell’anno 2010, avente ad oggetto: altri rapporti condominiali, e vertente
Condominio via (…) in Napoli, in persona dell’amministratore p.t, rappresentato e difeso dall’avv. Caio, in virtù di procura a margine dell’atto di appello e con il quale elettivamente domicilia in Napoli (APPELLANTE)
Sempronio, rappresentato e difeso giusta procura a margine della comparsa di costituzione, dall’avv. Remo, con il quale elettivamente domicilia in Napoli … (APELLATO)
All’udienza del 17/12/2014, le parti concludevano riportandosi ai rispettivi scritti difensivi, come da verbale che precede.
Con atto di citazione notificato il 14/06/2016, Sempronio proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. … del 31 marzo 2006 con il quale su iniziativa del Condominio di via … , gli era stato ingiunto il pagamento della somma di € 2.855.21 di cui € 637,17 per quote condominiali ordinarie arretrate risultanti dai consuntivi degli anni dal 2002 al 2004 e dal bilancio preventivo del 2005, tutti regolarmente approvati con i relativi piani di riparto, in varie assemblee ed € 2.218.04 per i lavori straordinari di rifacimento della facciata dell’edificio, deliberati in data 3 luglio e 3 ottobre 2003 con approvazione del piano di riparto della spesa, ammontante nel complesso ad € 75.345,46.
A fondamento dell’opposizione deduceva di non essere stato invitato a partecipare alle varie assemblee nelle quali erano stati approvati i piani di riparto posti a sostegno del ricorso monitorio, aggiungendo di avere contestato di essere tenuto al pagamento delle somme come richieste, atteso che a seguito di riscontri effettuati, era emerso che il proprio debito verso il condominio ammontava ad € 1.031,30, somma che aveva rimesso all’amministratore con versamento su c/c postale in data 25 gennaio 2005.
Inoltre deduceva di essere proprietario di un locale commerciale a fronte strada, e non di un appartamento, e che quindi non era tenuto al pagamento di alcune spese relative ai lavori di manutenzione straordinaria dell’edificio quali quelle relative al ponte autosollevante. Inoltre il condominio non poteva richiedergli nulla, oltre quanto già versato, atteso che relativamente ai lavori di ristrutturazione della facciata, aveva regolato già la propria situazione debitoria con l’impresa appaltatrice, dovendosi anche tenere conto del fatto che il contratto concluso con l’impresa esclude qualsivoglia rapporto di solidarietà tra i condomini, ed abilita l’impresa stessa a richiedere il pagamento nei confronti dei singoli condomini morosi.
Concludeva per la revoca del decreto, ovvero per la rideterminazione del credito vantato, in misura inferiore rispetto a quanto richiesto.
Si costituiva il condominio che concludeva per il rigetto dell’opposizione e la conferma del decreto opposto.
Prodotta documentazione, il Tribunale di Napoli con la sentenza n. xxxx del 28 luglio 2009 accoglieva l’opposizione, e revocava il decreto ingiuntivo.
Il giudice di primo grado evidenziava che l’opposto, che aveva ritirato il proprio fascicolo all’udienza di conclusioni, non aveva provveduto a ridepositarlo alla scadenza del termine per il deposito della comparsa conclusionale come previsto dal codice di rito.
Tale assenza, in assenza di elementi che potessero indurre a ravvisare uno smarrimento o una perdita incolpevole della produzione, imponeva quindi di dover decidere la causa allo stato degli atti, dovendosi infatti presumere che la mancata allegazione della produzione fosse frutto di un’autonoma determinazione della parte.
Pertanto, essendo comunque l’opposto onerato di fornire la prova della propria pretesa, sebbene lo stesso rivesta la qualità di convenuto in senso formale, la mancanza della produzione non consentiva di prendere visione delle varie delibere con le quali erano stati approvati i consuntivi ed il preventivo invocati, né della delibera con la quale era stata dapprima
approvata l’esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria, e poi il preventivo dell’impresa incaricata della materiale esecuzione.
Avverso tale sentenza ha proposto appello il Condominio, il quale ne ha chiesto la riforma sulla base dei motivi che verranno esposti nel prosieguo.
Si è costituito anche Sempronio, il quale ha invece insistito per il rigetto del gravame e per la conferma della decisione impugnata.
La causa, sulle conclusioni in epigrafe, è stata quindi riservata in decisione all’udienza del 17/12/2014 con la concessione dei termini di cui all’art.190 c.p.c
L’appello è fondato e deve pertanto essere accolto, così come precisato nella motivazione che segue.
La sentenza di primo grado è pervenuta all’accoglimento dell’opposizione ed al conseguente rigetto della domanda proposta dal condominio in sede monitoria sul presupposto che, non essendo stato rinvenuto il fascicolo di parte opposta al momento del passaggio della causa in decisione, non risultando ridepositato alla scadenza del termine per il deposito della comparsa conclusionale, sebbene ne fosse stato annotato a margine del verbale di precisazione delle conclusioni, il volontario ritiro da parte del difensore, la decisione doveva avvenire sulla base dei soli atti suscettibili di essere esaminati in quel momento, tra i quali non rientravano le varie delibere (con i relativi piani di riparto) con le quali erano state approvate le spese delle quali veniva richiesto il pagamento pro quota all’opponente.
Con il primo motivo di appello il condominio lamenta l’errata applicazione da parte del Tribunale delle norme in tema di deposito delle produzioni di parte, ritenendo che l’orientamento al quale si sarebbe rifatto il giudice di prime cure (secondo cui il mancato rinvenimento della produzione di una delle parti, in assenza di una denunzia di smarrimento deve reputarsi frutto di una scelta volontaria della parte che evidenzia l’implicita volontà di non avvalersi della documentazione in precedenza prodotta) sarebbe ormai minoritario, e superato dalle affermazioni delle Sezioni Unite di cui alla sentenza n. 28498 del 2005, per effetto delle quali, atteso il principio di cd. acquisizione delle prove, una volta riscontrata l’assenza della produzione di parte, il giudice dovrebbe invitare in ogni caso la stessa a ridepositarla.
Aggiunge poi che in realtà il proprio fascicolo era stato effettivamente depositato in data 21 maggio 2009 come documentato dal fatto che l’appellante è in possesso della copia informale del frontespizio del medesimo, recante un timbro apposto da parte del cancelliere con la suddetta data (non avendo il condominio depositato la comparsa conclusionale ma essendosi solo limitato a riconsegnare la produzione).
Deve pertanto ritenersi che il fascicolo de quo sia andato successivamente smarrito allorché era nella disponibilità dell’ufficio, e a tal fine il condominio deduceva che aveva anche presentato una denunzia alla locale Procura della Repubblica per gli eventuali reati ravvisabili in tale situazione.
In ogni caso provvedeva a ridepositare copia di tutti i documenti a suo tempo già presenti nel fascicolo di parte, come da indici pure prodotti in copia aggiungendo che, poiché tali documenti erano già stati esaminati dal giudice del monitorio, il Tribunale ne avrebbe dovuto ravvisare in ogni caso l’esistenza e decidere quindi nel merito in senso favorevole all’opposto.
La prima considerazione di parte appellante, volta a fornire l’ interpretazione del sistema alla luce del menzionato intervento delle Sezioni Unite non appare condivisibile.
Ed infatti, Cassazione civile sez. un. 23/12/2005 n. 28498, per quanto qui interessa, ha affermato che nel sistema processuale civilistico vigente in specie dopo il riconoscimento costituzionale del principio del giusto processo – opera il principio di acquisizione della prova,, in forza del quale un elemento probatorio, una volta introdotto nel processo, è definitivamente acquisito alla causa e non può più esserle sottratto, dovendo il giudice utilizzare le prove raccolte indipendentemente dalla provenienza delle stesse dalla parte gravata dell’onere probatorio. Ne consegue che la parte che nel corso del processo chieda il ritiro del proprio fascicolo ha l’onere di depositare copia dei documenti probatori che in esso siano inseriti, onde impedire che qualora essa, in violazione dei principi di lealtà e probità, ometta di restituire il fascicolo con i documenti in precedenza prodotti, risulti impossibile all’altra parte fornire, anche in sede di gravame, le prove che erano desumibili dal fascicolo avversario.
Tuttavia la prospettiva nella quale si è posta la Corte nell’affermare tale principio è essenzialmente quella della tutela della parte avversa a quella che provveda al ritiro della produzione, ed è appunto volta ad individuare il rimedio da approntare per l’ipotesi in cui una delle parti, essendosi se del caso avveduta del fatto che determinati documenti, comunque dalla stessa versati in atti, possano rivelarsi controproducenti per la propria difesa, in violazione dei suddetti principi, ritiri gli stessi, sottraendo al giudice uno degli elementi di valutazione ormai già entrati nel processo.
In tal caso il giudice, anche su sollecitazione della controparte, dovrebbe subordinare il ritiro della produzione, al rilascio nel fascicolo di ufficio di copie dei documenti ritirati.
Nella vicenda in esame invece la prospettiva nella quale porsi è quella non già della controparte, ma dello stesso soggetto che ha prodotto documenti a se favorevoli, e che poi in seguito ometta di ridepositarli, In tal caso, ad avviso del Collegio il principio di diritto al quale si è attenuto il giudice di primo grado deve ritenersi tuttora corretto, in quanto vertendosi pur sempre in materia di diritti disponibili rientra nel potere di scelta della parte quello di avvalersi o meno di determinati mezzi di prova a sé vantaggiosi di modo che il Tribunale, non avendo rinvenuto la produzione di parte al momento della decisione, sebbene la stessa risultasse volontariamente ritirata e non avendone la parte stessa immediatamente segnalato il mancato rinvenimento a tale data, sebbene in precedenza avesse effettivamente provveduto al deposito correttamente ha deciso sulla base del solo materiale probatorio effettivamente a sua disposizione.
Tuttavia, come detto, il condominio deduce che in realtà il fascicolo sarebbe stato ridepositato alla scadenza del termine per la comparsa conclusionale, assumendo che la prova di ciò emergerebbe dalla fotocopia del frontespizio della produzione, recante un timbro informale della cancelleria con
l’indicazione della data del 21 maggio 2009 (e cioè entro il termine per il deposito della comparsa conclusionale). Il Sempronio contesta la valenza probatoria di tale timbro deducendo che ben altre avrebbero dovuto essere le modalità attraverso le quali certificare il deposito della produzione di parte.
Orbene, in ossequio al principio della ragione più liquida, al quale il giudice, secondo gli insegnamenti della Suprema Corte, deve in ogni caso attenersi, onde assicurare il rispetto del principio di economia processuale, ritiene la Corte che, indipendentemente dall’accertamento circa l’effettiva riconsegna del fascicolo nel termine prescritto, la decisione in questo grado di giudizio debba comunque avvenire sulla base dei documenti a suo tempo versati in atti dal condominio e riprodotti in copia in questa sede.
Ed, infatti, costituisce principio assolutamente pacifico (cfr. da ultimo Cassazione civile sez. III 19/12/2013 n. 28462) quello secondo cui, sebbene il termine entro il quale – a norma dell’art.169, secondo comma, cod. proc. civ – deve avvenire il deposito del fascicolo di parte, ritirato all’atto della rimessione della causa al collegio, sia perentorio (come attesta l’uso dell’espressione “al più tardi”, che figura nel testo di detta disposizione), la sua inosservanza produce effetti limitati alla decisione del giudice di prime, cure, sicché il deposito del fascicolo nel giudizio di appello non costituisce introduzione di nuove prove documentali, sempre che i documenti contenuti nel fascicolo siano stati prodotti, nel giudizio di primo grado, nell’osservanza delle preclusioni probatorie risultanti dagli artt.165 e 166 cod. proc, civ.
In senso conforme Cassazione civile sez. I 04/05/2009 n. 10227 in Foro it. 2009, 6, I, 1726, per la quale l’opposto, che, dopo la costituzione nel primo grado del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, abbia omesso di restituire il proprio fascicolo, contenente i documenti comprovanti l’esistenza del credito riconosciuto nell’ingiunzione, può legittimamente ripresentare in appello i medesimi documenti a sostegno della richiesta di rigetto dell’opposizione, accolta nella sentenza di prime cure prescindendo dall’esame dei menzionati documenti (cfr. altresì Cassazione civile sez, III 15/03/2006 n.5681).
Pertanto in applicazione di tale principio, la decisione in questo grado deve avvenire sulla base dei documenti, già prodotti da parte del condominio in primo grado, e riprodotti in questo grado di appello, sebbene non rinvenuti dal giudice di primo grado al momento del passaggio della causa in decisione.
Quanto poi alla possibilità di ritenere che i documenti prodotti in copia da parte dell’appellante siano corrispondenti a quelli prodotti, sia in sede monitoria che nel corso del giudizio di opposizione, valga a tal fine l’elencazione dei documenti riportata in calce al ricorso monitorio nonché in calce alla comparsa di risposta (la quale consente di verificare la corrispondenza con quelli oggi prodotti in copia), occorrendo in ogni caso tenere conto del fatto che il Sempronio non ha sollevato alcuna contestazione circa l’eventuale difformità tra i documenti oggi presenti nella produzione dell’appellante e quelli invece contenuti nella produzione asseritamente smarrita.
Passando quindi alla disamina della documentazione prodotta dall’appellante, e tenuto conto dei motivi di opposizione a suo tempo avanzati, il decreto opposto non può che essere confermato.
Il Condominio ha infatti versato in atti:
• la delibera del 9 aprile 2003, con la quale è stato approvato il consuntivo ordinario per l’anno 2002;
• la delibera del 15 maggio 2004 con la quale è stato approvato il consuntivo ordinario per l’anno 2003;
• la delibera dell’ 11 maggio 2005 con la quale sono stati approvati il consuntivo ordinario per l’anno 2004 ed il preventivo ordinario per l’anno 2005;
• le delibere del 3 luglio e del 3 ottobre 2003, con le quali sono stati rispettivamente deliberati i lavori di manutenzione straordinaria alla facciata condominiale ed il preventivo di spesa della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori;
• i vari piani di riparto richiamati nelle varie delibere, dai quali emerge con precisione l’importo delle somme dovute in qualità di condomino da parte del Sempronio.
Risulta quindi possibile affermare che effettivamente gli oneri condominiali dovuti da parte del Sempronio corrispondono all’importo oggetto del decreto ingiuntivo opposto.
I motivi di opposizione risultano peraltro destituiti di fondamento.
In primo luogo l’opponente deduce di non essere mai stato convocato alle assemblee nelle quali sono state deliberate le spese oggetto di causa, e che del pari non avrebbe mai ricevuto comunicazione del verbale assembleare.
Orbene, premesso che tale affermazione appare confutata dall’allegazione da parte del condominio dell’elenco dei vari condomini, sottoscritto anche da parte del Sempronio, per quanto concerne la consegna del verbale ed in molti casi anche della convocazione, trattasi di una deduzione difensiva che non può trovare alcuno spazio in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per il pagamento degli oneri condominiali.
Ed, infatti, a partire da Cassazione civile sez. un. 27/02/2007 n. 4421, si è affermato il principio per il quale al giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo, richiesto dall’amministratore per la riscossione dei contributi condominiali nei confronti del condomino moroso, non è consentito sospendere il processo ( ex art.295 c.p.c) in attesa della definizione del giudizio d’impugnazione (ex art. 1137 c.c.), presentato dal condomino moroso, della deliberazione posta a base del provvedimento monitorio. A tutela del condomino, il legislatore attribuisce esclusivamente al giudice dell’impugnazione della deliberazione il potere di sospendere l’esecutività della stessa.
Per l’effetto la giurisprudenza ha poi ribadito che (cfr. Cassazione civile sez. II 19/03/2014 n. 6436) l’opposizione del condomino al decreto ingiuntivo di cui all’art. 63 disp att. c.c. non può mai estendersi a questioni relative alla annullabilità o nullità della delibera condominiale di approvazione delle spese, delibera che dovrà essere impugnativa separatamente ex art.1137 c.c.
In tal senso si veda anche Cassazione civile sez. II 12/11/2012 n. 19605, per la quale, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo emesso ai sensi dell’art. 63 disp. att. c.c. per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti alla validità della delibera condominiale, ma solo questioni riguardanti l’efficacia della medesima.
Tale delibera infatti costituisce titolo di credito del condominio e, di per sé, prova l’esistenza di tale credito e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condomino a pagare le somme del giudizio di opposizione che quest’ultimo proponga contro tale decreto ed il cui ambito è dunque ristretto alla sola verifica della esistenza e della efficacia della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (conforme Cassazione civile sez. II 18/0912012 n. 15642, per la quale il condomino che contesta la validità delle delibere assembleari deve proporre un autonomo giudizio di impugnazione, non rilevando a tal fine la circostanza che lo stesso abbia richiesto, in sede di opposizione e decreto ingiuntivo, l’accertamento della validità della delibera condominiale. Ove, quindi tale domanda venga erroneamente proposta, il giudice chiamato a decidere l’opposizione deve dichiarare improponibile la domanda senza entrare nel merito della questione).
Non emergendo quindi che il Sempronio abbia autonomamente impugnato le delibere de quibus, per vizi che peraltro condurrebbero unicamente all’annullabilità delle stesse, e con la necessità quindi di rispettare il termine decadenziale di cui all’art.1137 c.c. (che ad oggi risulta essere abbondantemente decorso), il motivo di opposizione in esame non può che essere disatteso.
Quanto al secondo motivo, concernente l’esatta determinazione dell’importo dovuto del tutto ininfluente è la circostanza che l’opponente abbia richiesto chiarimenti allo amministratore dopo avere ricevuto le richieste stragiudiziali di adempimento, non avendo peraltro dedotto l’esistenza di eventuali errori o imprecisioni nei riparti predisposti.
Quanto poi all’affermazione secondo cui avrebbe comunque versato in favore del condominio la somma di € 1.031.30, della quale non si sarebbe tenuto conto nella successiva richiesta di emissione del decreto ingiuntivo, dalla visione della copia della ricevuta di versamento postale del 25 gennaio 2005 la cui causale recita “quote 2002 – 2003 – 2004 condominio ordinario proprie Fedra (Sempronio inquilino)”, si evidenzia in maniera inequivoca come il versamento, ancorché effettuato da parte dell’opponente, sia stato imputato al diverso debito della condomina Fedra, della cui unità immobiliare il Sempronio era inquilino, e come tale tenuto, quanto meno nei rapporti interni tra locatore e conduttore, al versamento degli oneri condominiali ex art.9 della legge n. 392 del 1978.
E’ evidente quindi che rispetto alla ragione di credito azionata nel presente giudizio, che attiene ai contributi dovuti da parte dell’appellato in quanto condomino, di tale pagamento non è possibile tenere conto.
Del pari infondata è la deduzione secondo cui l’opponente, in quanto titolare di un negozio e non di un appartamento, relativamente ai lavori di rifacimento della facciata, non doveva rispondere dei costi legati al ponte autosollevante.
Orbene, premesso che il locale commerciale dell’attore è posto sul fronte strada e che quindi lo stesso è tenuto in ogni caso a contribuire ai costi relativi agli interventi sulla facciata dello stabile, tra i costi devono essere inclusi tutti quelli necessari alla corretta esecuzione dei lavori, ivi inclusi quelli necessari per assicurare un proficuo intervento alle parti più elevate della stessa, dovendo ogni condomino contribuire, sebbene in proporzione dei millesimi, agli oneri legati alla manutenzione dell’intera cosa comune ex art.1123 c,c., e nel caso di specie, senza che rilevi il fatto che l’immobile dell’opponente sia posto al piano terra, atteso che lo stesso comunque fruisce, dal punto di vista estetico e funzionale della facciata.
Infine l’opponente ha dedotto che avrebbe preso diretti contatti con il titolare dell’impresa esecutrice dei lavori, regolando con lo stesso la ragione di credito scaturente dall’esecuzione dei lavori alla facciata condominiale. In tal senso ha poi invocato la previsione contrattuale che esclude la solidarietà dei condomini per il credito vantato dall’appaltatore, con l’impossibilità di quest’ultimo di doversi rivolgere direttamente ai singoli condomini e non anche al condominio.
Orbene, premesso che l’eventuale esclusione della solidarietà impedisce unicamente, e conformemente a quanto oggi scaturente dall’intervento delle Sezioni Unite in tema di natura parziaria dell’obbligazione dei singoli condomini, di poter agire nei confronti di un solo condomino per la riscossione dell’intero credito vantato verso il condominio, senza quindi il limite rappresentato dalla quota millesimale individuale, ma non impedisce in ogni caso al terzo creditorie di rivolgersi per l’intero credito nei confronti del condominio, la questione in esame è stata di recente oggetto di un intervento del giudice di legittimità, al quale la Corte ritiene dover aderire.
Ed, infatti, Cassazione civile 17 febbraio 2014 n. 3636 ha affermato che il condominio si pone verso i terzi come soggetto di gestione dei diritti e degli obblighi dei condomini attinenti alle parti comuni, sicché l’amministratore è rappresentante necessario della collettività dei partecipanti sia quale assuntore degli obblighi per la conservazione delle cose comuni, sia quale referente dei relativi pagamenti. Ne consegue che non è idoneo ad estinguere il debito “ pro quota “ il pagamento eseguito dal condomino direttamente a mani del creditore del condominio, se tale creditore non è munito di titolo esecutivo verso lo stesso partecipante.
Nella fattispecie, oltre a non risultare provato l’adempimento effettuato dal Sempronio direttamente nei confronti dell’impresa appaltatrice, il credito di quest’ultima non risulta essere munito di un valido titolo esecutivo, dovendosi pertanto escludere in ogni caso efficacia liberatoria all’eventuale adempimento, nei rapporti interni tra condominio e condomino.
In definitiva, in riforma della sentenza appellata, l’opposizione deve essere rigettata, con l’integrale conferma del decreto opposto.
Le spese del doppio grado di giudizio seguono la soccombenza, e si liquidano come da dispositivo che segue secondo i parametri di cui al D.M. n. 55/2014, nelle more entrato in vigore ed applicabile anche al procedimento in esame.
La Corte d’Appello di Napoli, II Sezione civile, definitivamente pronunziando sull’appello proposto dal Condominio di via ……….in Napoli nei confronti di Sempronio, avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. xxxx del 28 luglio 2009, così provvede:
a) Accoglie l’appello e per l’effetto, in totale riforma della sentenza appellata, rigetta l’opposizione confermando il decreto ingiuntivo n. … emesso dal Tribunale di Napoli in data 31 marzo 2006;
b) Condanna l’appellato al rimborso in favore del Condominio appellante, delle spese del doppio grado di giudizio, che liquida complessivamente in € 120,00 per spese vive (di cui €
20,00 per il primo grado) ed in € 3.500.00 per compensi (di cui euro 2.000,00 per il primo
grado), oltre 15% sui compensi, per spese ‘generali, IVA e CPA come per legge se dovute;
Cosi deciso in Napoli, il 18/03/2015.
Dott. Mauro Criscuolo Dott.ssa Rosaria Papa
Dep. in Cancelleria il 26 marzo 2015
Condominio, decreto ingiuntivo, fascicolo, fascicolo fase monitoria, impugnazione delibera, opposizione a decreto ingiuntivo, pagamento, produzione documenti in appello

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.295
 art. 1137
 art.1137
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.295
 art. 1137
 art.1137
 art.9
 art.1123
 sentenza 
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