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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 02/04/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 2 aprile 2015
Quest’oggi – 2 aprile 2015 – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha pubblicato le proprie decisioni su 16 casi relativi ai diritti umani in Europa. I Paesi sottoposti al controllo europeo questo giovedì sono stati Francia, Croazia, Grecia, Russia, Ucraina – tutti risultati a vario titolo colpevoli della violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – ma anche Austria e Malta – usciti indenni dal processo internazionale. La Francia, in particolare, è stata richiamata ancora una volta per i difetti del suo sistema processuale in tema di sequestri: come ben evidenziato dalle società Vinci Construction e GTM Génie Civil et Services, che lo hanno provato sulla loro pelle, una volta sequestrati dall’Autorità investigante documenti coperti da segreto professionale o del tutto estranei alle indagini, non c’è nell’ordinamento francese uno strumento per stralciarli dalle indagini e vederli restituiti. Nel caso Ribić, invece, la Corte di Strasburgo ha condannato la Croazia per non aver assicurato ad un padre divorziato di vedere la figlia: da quando aveva 2 mesi fino alla maggiore età, gli incontri con la figlia sarebbero stati tre in tutto.
Sarközi e Mahran c. Austria 27945/10 3 Jana Sarközi e Mohamed Mahran sono madre e figlio: lei, slovacca, è emigrata in Austria nel 1990, dove si è sposata con un cittadino austriaco ed ha ricevuto un permesso di soggiorno a tempo indeterminato; lui è nato in Austria nel 2002. Dopo una serie di condanne per lesioni personali e truffa, la Sign.ra Sarközi è espulsa dall’Austria nel 2012, con divieto di farvi ritorno prima del 2020; il figlio, a tutt’oggi minorenne, è affidato al padre austriaco, divorziato dalla madre.
Oggi la Sign.ra Sarközi, a nome anche del figlio, denuncia alla Corte europea che la sua espulsione avrebbe compromesso il legame familiare, già molto stretto, tra lei ed il figlio in violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea. Il Giudice europeo, tuttavia, non ha riscontrato alcuna violazione.
Articolo 8 Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Pavlović e altri c. Croazia 13274/11 3 Davorka Pavlović, Dubravka Družinec e Višnja Lacko hanno ereditato la proprietà di un appartamento e, per liberarlo dal precedente inquilino, avviano un procedimento di sfratto. Il Giudice croato disporrà lo sfratto dell’inquilino ma senza condannarlo alle spese del procedimento, rimangono a carico degli eredi.
Oggi i ricorrenti contestano l’erroneità e l’arbitrarietà di quella decisione giudiziale e chiedono la restituzione delle spese di giustizia da loro sostenute.
Ribić c. Croazia 27148/12 2 Zdenko Ribić è un padre croato che denuncia di aver visto suo figlio per sole tre volte da quando questi aveva due mesi alla sua maggiore età. La ragione si ravviserebbe nell’intricato iter processuale di divorzio – durato dodici anni e con alterne pronunce– e nella ostinata opposizione della madre a farli incontrare – per cui è stata anche condannata in sede penale.
Il Sign. Ribić si è rivolto quindi alla Corte europea denunciando che la Croazia non è riuscita ad assicurare un incontro padre-figlio a cadenze regolari, compromettendo il loro rapporto familiare.
Articolo 8 Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - rispetto della vita familiare)
Danno non patrimoniale - aggiudicato (articolo 41 - danno non patrimoniale; equa riparazione)
Solomun c. Croazia 679/11 3 Ivica Solomun è un pubblico ufficiale croato che ha fatto causa alla Croazia per ricevere un bonus retributivo previsto per tutti i lavoratori della cittadina di Dvor. Nel 2003 il Giudice croato ha riconosciuto in via definitiva il suo diritto al bonus e questi gli è stato pagato. Tuttavia, nel 2005 il Pubblico Ministero croato ha esercitato una particolare azione a tutela della legalità, rimettendo in discussione il bonus accertato in via definitiva e dal ricorrente già riscosso; il nuovo processo si è concluso con la condanna del ricorrente a risarcire con gli interessi il bonus ricevuto, sul rilievo che, pur lavorando a Dvor, egli aveva risieduto in un’altra città.
Oggi il Sign. Solomun rivendica l’intangibilità del giudicato e dei suoi diritti acquisiti, ritenendo pregiudizievole verso i suoi diritti che il Pubblico Ministero abbia riaperto un caso conclusosi con una sentenza definitiva.
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Tutela della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -Rispetto dei beni)
Vinci Construction e ‘GTM Génie Civil et Services’ c. Francia 63629/10, 60567/10 2 Vinci Construction e GTM Génie Civil et Services sono due società francesi che hanno subito ispezioni e sequestri da parte del Dipartimento francese per la concorrenza, la tutela dei consumatori e la prevenzione delle frodi, nell’ambito di una indagine su operazioni di concorrenza sleale e con l’autorizzazione del Tribunale di Parigi. Durante l’ispezione vennero perciò sequestrati molti documenti e file, inclusi le email di alcuni dipendenti.
Le società francesi, prima davanti al Giudice francese (inutilmente) ed ora davanti alla Corte europea, contestano la legittimità di quei controlli: essi non si sarebbero potuti opporre alle ispezioni, se non a fatto compiuto; i sequestri sarebbero stati indiscriminati, coinvolgendo atti non concernenti le indagini e spesso garantiti dal segreto professionale; le autorità sequestranti non avrebbero steso alcun dettagliato inventario degli atti sequestrati; infine l’autorizzazione delle operazioni avrebbe difettato di imparzialità.
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Rispetto della corrispondenza; rispetto per la casa)
Danno patrimoniale – richiesta respinta (articolo 41 – danno patrimoniale; equa riparazione)
Danno non patrimoniale - accertamento della violazione sufficiente (Articolo 41 - danno non patrimoniale; equa riparazione)
Aarabi c. Grecia 39766/09 3 Mahran Aarabi è una cittadina libanese che emigra in Grecia, dove due sue fratelli risiedono come rifugiati politici. Sebbene approdata sul territorio greco l’11 luglio 2009, dovrà attendere fino al 31 luglio perché una ONG prenda in considerazione la sua richiesta di asilo e ne ottenga l’esame dall’Autorità greca. Intanto era stata detenuta e trasferita in più centri in vista della sua espulsione, come un qualsiasi migrante irregolare.
Oggi la Sign.ra Aarabi - che intanto ha ottenuto asilo in Grecia - lamenta di non aver ricevuto il benché minimo supporto e aiuto dalle autorità migratorie, nonostante facesse parte di una categoria protetta (anche) i Grecia come i richiedenti asilo. Il Giudice europeo, infine, ha però respinto il suo ricorso, non ravvisando alcuna violazione dei suoi diritti. Articolo 3 Nessuna violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Dimech c. Malta 34373/13 2 Martin Dimech è un cittadino maltese sottoposto ad interrogatorio in assenza del suo avvocato. Ciò era ben lecito a Malta prima della riforma del 2010, che ha reso obbligatoria la presenza di un avvocato durante gli interrogatori. Durante l’interrogatorio aveva confessato di aver nascosto 800 gr di eroina in frigo, ma anche aveva dichiarato che non erano suoi e che li tratteneva come garanzia di un credito verso uno spacciatore: secondo la Corte costituzionale maltese, pronunciatasi sul caso nel 2013, l’interrogatorio era stato legittimo perché il ricorrente aveva risposto senza subire né coercizione né violenze.
Oggi il Sign. Dimech - il cui processo penale è ancora pendente - lamenta la violazione dei proprio diritti e accusa di essere stato discriminato dalla Corte costituzionale maltese che, in casi simili al suo, aveva valutato illegittimo l’interrogatorio senza avvocato. Le sue ragioni, tuttavia, non hanno convinto la Corte di Strasburgo.
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimenti costituzionali; Articolo 6-1 - Processo equo)
Ireziyevy c. Russia 21135/09 3 Salambek, Imaddi e Sidyk Ireziyev sono i fratelli di Aslan Ireziyev, rapito il 7 maggio 2002 nella loro casa in Cecenia. I rapitori erano armati e addestrati, fecero irruzione in casa e controllarono i documenti dei presenti, portando via Aslan e Khaseyn Suleymanov, loro nipote. Khaseyn fu rilasciato 6 giorni dopo, raccontando che lui e Alan erano stati detenuti prima in una fattoria poi in una cella, dove forze speciali russe li aveva interrogati e picchiati. Invece di Aslan da allora non ci sono notizie e si teme sia stato ucciso. Vane sono state le indagini delle Autorità russe, le quali – nonostante i molti anni di investigazioni – non hanno trovato alcuna pista.
Oggi i ricorrenti accusano la Russia di aver rapito ed ucciso Aslan, nonché di non aver svolto indagini adeguate ed effettive sulla sua scomparsa.
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - Sicurezza di persona)
Kirpichenko c. Ucraina 38833/03 3 Sergey Kirpichenko è un cittadino ucraino condannato all’ergastolo per omicidio di una ragazza adolescente e furto. Per fargli confessare il delitto, sarebbe stato sottoposto a maltrattamenti dagli agenti investigatori: durante i primi interrogatori sarebbe stato picchiato, soffocato con sacchetti di plastica pieni di fumo e colpito alle dita, gravemente contuse; nei successivi interrogatori, sarebbe stato insultato e colpito al volto – perdendo sangue dal naso – nonché preso a calci alla schiena. Nonostante le sue denunce, quelle violenze sono rimaste senza colpevoli.
Oggi il Sign. Kirpichenko denuncia le violenze subite dagli agenti pubblici e l’ineffettività delle indagini svolte su di esse, perché realizzate da investigatori né imparziali né indipendenti e sulla base delle sole dichiarazioni rese dai pubblici ufficiali indagati.
Orlovskiy c. Ucraina 12222/09 3 Sergey Orlovskiy è un cittadino ucraino arrestato più volte per omicidio, sequestro di persona e altri reati commessi ai danni di una banda malavitosa avversaria e infine per questi reati condannato a 14 anni.
Egli lamenta di essere stato mantenuto in carcere in condizioni illegali – senza registrazione e per il solo fatto che si stesse indagando nei suoi confronti – e per un periodo di tempo eccessivamente lungo – 5 anni e 2 mesi, senza potersi opporre alle Autorità competenti; inoltre, durante la detenzione gli era interdetto di vedere e contattare la propria famiglia.
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Ragionevolezza di custodia cautelare)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 – Revisione della liceità della detenzione)
Palaiogiannis c. Grecia 66438/09 3 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Karavoulias e Skyrodema Axiou AVEE c. Grecia 21433/10, 36203/10 3 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Vakirtzi e altri c. Grecia 31174/13, 34939/13, 65788/13 3 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Thalassinou e Politis c. Grecia 75685/13, 76231/13 3 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Kodelas c. Grecia 64806/09 3 Violazione_dell'articolo_6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Zeneli c. Albania (n. 21718/05), Aleksic c. La Bosnia-Erzegovina (n. 38233/05), Radovanovic c. Croazia (n. 50252/12), De Chaisemartin c. Francia (n. 59426/12), Kopadze c. Georgia (n. 58228/09), Sidiani-Aprasidze c. Georgia (n. 32220/07), Markgraf c. Germania (n. 42719/14), Smyth c. Grecia (n. 51935/13), Alekseeva c. Lettonia (n. 73285/12), Cveckovskis c. Lettonia (n. 43134/09), Tucs c. Lettonia (n. 7712/12), Cichowski c. Polonia (n. 71845/10), Darmowski c. Polonia (n. 68098/10), Gasinski (n. 19) c. Polonia (n. 31535/12), Kobiz c. Polonia (n. 13571/10), Kosinski c. Polonia (n. 23534/12), Przewoznik c. Polonia (n. 60731/12), Smigielski c. Polonia (n. 76707/13), T.T. c. Polonia (n. 3090/13), Wardaszko c. Polonia (n. 10248/14), Vieira Soares e altri c. Portogallo (n. 34710/13), Malaescu c. Romania (n. 43943/07), Chernukhin c. Russia (n. 29993/06), Dushkin c. Russia (n. 65757/12), M.L. e altri c. Russia (nn. 9417/13, 10490/13, 11327/13, 11672/13, 23879/13, 29191/13 e 42289/13), Sanayev c. Russia (n. 30066/08), Vlasov c. Russia (n. 32015/08), Zlobin c. Russia (n. 18069/08), Bozkurt c. Turchia (n. 38674/07), Canan c. Turchia (n. 19139/12), Inci e Tutar c. Turchia (n. 60666/10).
Per ciascuna decisione pronunciata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Giovedì 02 aprile 2015, abbiamo indicato:
Austria Croazia Francia Grecia Malta Russia Tutte le sentenze Ucraina	2015-04-02
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