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Timestamp: 2020-05-28 16:15:33+00:00

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5 Marzo 2019 | Autore: Adele Margherita Falcetta
In questo articolo vedremo cosa succede quando una persona muore dopo aver fatto testamento e quali sono i soggetti che, a prescindere dalla sua volontà, devono necessariamente essere considerati suoi eredi.
Hai deciso di fare testamento perché vorresti lasciare una parte del tuo patrimonio ad alcuni amici che ti sono stati particolarmente vicini in varie circostanze della vita e che pertanto ritieni meritevoli. Vorresti però avere la certezza che, dopo la tua morte, non sorgano problemi per coloro che indicherai come tuoi eredi. Infatti sai, per sentito dire, che alcuni parenti hanno comunque diritto a ricevere una quota del tuo patrimonio e che a questo proposito si parla di successione necessaria. Potresti toglierti ogni dubbio rivolgendoti a un notaio, ma prima vorresti almeno avere le idee chiare su successione testamentaria e necessaria. Dopo aver letto questo articolo potrai pianificare i contenuti del tuo testamento senza timore di sbagliare.
2 Chi può fare testamento?
3 Soggetti che non possono ricevere per testamento
4 Come fare testamento
5 La successione necessaria
6 Le azioni a tutela dei legittimari: la riduzione
7 Le azioni a tutela dei legittimari: la restituzione
Quando una persona muore si apre la sua successione [1]. Il patrimonio del defunto, che viene anche detto de cuius (ovvero persona della cui eredità si tratta), viene trasferito ad altri soggetti. Questi ultimi prendono il nome di eredi.
L’erede, secondo i suoi rapporti di parentela o di affinità con il de cuius, gli subentra in una quota più o meno consistente del suo patrimonio. Sono detti parenti i soggetti legati da vincoli di sangue o di adozione [2].
La parentela è in linea retta quando riguarda persone che discendono l’una dall’altra (come genitori e figli, nonni e nipoti, etc.); è in linea collaterale quando intercorre tra soggetti che hanno un capostipite in comune (come fratelli e sorelle, cugini, zii e nipoti). Affini sono invece i parenti del coniuge (suoceri, cognati e così via) [3].
La quota di eredità comprende non solo la proprietà di alcuni beni, ma anche diritti diversi (come le servitù), crediti verso terzi e, ahimé, la maggior parte dei debiti.
Finché non accettano l’eredità, i successori del de cuius sono detti “chiamati”. Dopo l’accettazione essi acquistano la qualità di eredi. L’eredità può essere accettata in due modi:
mediante una espressa dichiarazione scritta, contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata, in cui l’erede manifesta la propria volontà di accettare [4];
ponendo in essere un atto dal quale risulta implicitamente la volontà di accettare, e che soltanto l’erede potrebbe compiere. Si pensi, ad esempio, alla vendita di un bene facente parte del patrimonio del defunto [5].
Se il defunto mentre era in vita non ha messo per iscritto le sue ultime volontà, gli eredi vengono individuati in base a ciò che stabilisce la legge. Questa successione viene detta legittima [6]. Sono eredi legittimi il coniuge, i discendenti (figli, nipoti), gli ascendenti (genitori, nonni) i fratelli e le sorelle e gli altri parenti fino al sesto grado (zii, nipoti, cugini di primo e secondo grado). Se non vi sono parenti, al defunto subentra lo Stato.
Con la successione testamentaria una persona dispone del proprio patrimonio per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Possono fare testamento tutti coloro che non vengono considerati incapaci dalla legge.
Il nostro ordinamento considera espressamente incapaci:
i minori di età, anche se emancipati. Questi ultimi sono soggetti che, avendo compiuto i sedici anni di età, vengono autorizzati dal Tribunale, in via del tutto eccezionale, a sposarsi. Costoro possono compiere gli atti di disposizione del proprio patrimonio con l’assistenza di un curatore, ma, data la minore età, non possono fare testamento;
gli interdetti per infermità di mente. Sono soggetti incapaci di intendere e di volere, ai quali, con un provvedimento del Tribunale, viene vietato di compiere atti di amministrazione e disposizione del proprio patrimonio. Essi vengono sostituiti, per questo, da un tutore; quest’ultimo, però, non può fare testamento al posto loro, trattandosi di un atto personalissimo. Queste persone sono da considerare interdette solo dal momento della sentenza che le dichiara tali; pertanto, durante il procedimento di interdizione e prima della sentenza esse possono fare testamento;
le persone che, anche se non interdette, erano incapaci di intendere e di volere al momento della redazione del testamento.
La legge non dice nulla riguardo agli inabilitati. Questi sono soggetti affetti da una parziale incapacità di mente, che possono compiere gli atti di disposizione del patrimonio con l’assistenza di un curatore nominato dal tribunale. Poiché i casi di incapacità di fare testamento sono tassativamente stabiliti dal nostro ordinamento, e tra di essi non sono compresi gli inabilitati, si ritiene che queste persone possano esprimere validamente le loro ultime volontà.
Il testamento posto in essere da una persona incapace è annullabile.
Soggetti che non possono ricevere per testamento
Vi sono alcuni soggetti che non possono ricevere per testamento [7]. Essi sono:
il tutore o il protutore (un sostituto del tutore), nel caso di testamento di una persona sottoposta a tutela. Ovviamente, deve trattarsi di un testamento redatto in un tempo in cui il testatore non era ancora interdetto o inabilitato;
il notaio che ha ricevuto il testamento pubblico o quello segreto;
i testimoni o l’eventuale interprete, in caso di testamento pubblico;
colui che ha redatto il testamento segreto, a meno che le disposizioni non siano approvate di pugno del testatore.
E’ facile comprendere la ragione che giustifica l’incapacità di ricevere da parte di queste persone: esse, infatti, sono coinvolte a diverso titolo nella redazione del testamento e potrebbero influenzarne il contenuto. In questi casi il testamento è nullo.
Vi sono tre tipi di testamento:
testamento olografo. Esso può essere redatto su un normale foglio di carta dallo stesso testatore. Per essere valido, esso deve essere scritto per intero a mano, datato e sottoscritto da quest’ultimo; se non è scritto dal testatore o non di suo pugno, oppure se manca la firma, esso è nullo; se la data manca o è incompleta, è annullabile. Non sono ammessi mezzi di scrittura meccanica o informatica. Questo testamento può essere conservato dal testatore, confidando nel fatto che, dopo la sua morte, sarà facile trovarlo. Quando ciò avviene, è necessario portare il documento da un notaio, che provvederà alla sua pubblicazione, vale a dire ad attribuirgli effetti legali, convocando le persone che in esso sono nominate;
testamento pubblico. In questo caso, il testatore si reca da un notaio, al quale detta le sue ultime volontà alla presenza di due testimoni. Questi ultimi diventano quattro se il testatore non sa leggere o scrivere o è muto, sordo o sordomuto. Dopo la dettatura delle ultime volontà, il notaio le legge alla presenza dei testimoni. Infine il testatore, i testimoni e il notaio sottoscrivono l’atto. Si tratta, ovviamente, di una forma di testamento che dà molte più garanzie di validità rispetto a quello olografo;
testamento segreto. In questo caso il testatore, o anche un’altra persona su sua dettatura, scrive il testamento. Il testatore lo firma, poi il documento viene posto in una busta e consegnato a un notaio alla presenza di due testimoni. Il notaio sigilla la busta, se essa non è già sigillata, e redige l’atto di ricevimento, nel quale attesta la consegna della busta da parte del testatore; esso viene sottoscritto da quest’ultimo, dai testimoni e dal notaio.
Finora abbiamo parlato, in diverse occasioni, di nullità e annullabilità del testamento. Vediamo la differenza tra questi due tipi di invalidità:
la nullità è un vizio particolarmente grave, che rende il testamento radicalmente improduttivo di effetti, e che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse. L’azione volta a far dichiarare dal tribunale la nullità è imprescrittibile: ciò significa che essa può essere esercitata sempre, senza limiti di tempo;
l’annullabilità può essere fatta valere da chi vi abbia interesse, ma entro il termine di prescrizione di cinque anni dalla data in cui il testamento ha avuto esecuzione.
Le disposizioni testamentarie riguardanti il patrimonio del testatore sono di due tipi:
l’istituzione di erede. Il testatore nomina i propri eredi, cioè coloro che succederanno in una quota del suo patrimonio. Detta quota comprende una porzione dei diritti del de cuius, ma anche dei crediti verso terzi e dei debiti. Ad esempio: se Mario viene istituito erede per 1/3, succederà al defunto in 1/3 dei suoi diritti, dei suoi crediti e dei suoi debiti;
il legato. Con questa disposizione viene attribuito al legatario un diritto specifico: ad esempio, la proprietà di un immobile.
Fino alla propria morte, il testatore può sempre revocare il testamento oppure sostituirlo con un altro di contenuto diverso.
Vi sono alcuni soggetti che devono necessariamente succedere al de cuius, anche se nel testamento non vengono nominati, e persino contro la sua volontà. Costoro prendono il nome di eredi necessari o legittimari o riservatari. Essi sono [8]:
il coniuge. Se non vi sono figli gli spetta la metà del patrimonio del defunto, oltre al diritto di abitazione sulla casa coniugale e l’uso dei mobili in essa contenuti. Il coniuge separato gode degli stessi diritti, a meno che gli sia stata addebitata la separazione;
i figli. Se c’è un solo figlio, e concorre con il coniuge, a ciascuno di essi spetta un terzo del patrimonio del defunto. Se vi sono più figli, ad essi spetta la metà del patrimonio, da dividersi in parti uguali, e al coniuge un quarto. Se non vi è il coniuge, e il figlio è uno solo, ha diritto alla metà del patrimonio; se vi sono più figli, ad essi sono riservati i due terzi, da dividersi in parti uguali;
gli ascendenti (genitori, nonni), solo nel caso in cui non vi siano figli. In tal caso, al coniuge spetta la metà del patrimonio, e agli ascendenti un quarto. Se non vi è il coniuge, agli ascendenti spetta un terzo del patrimonio.
Nel patrimonio del testatore è prevista una quota, detta di legittima o di riserva, che deve essere destinata, necessariamente, ai legittimari. Pertanto, il testatore non può disporre dei propri averi in modo tale da intaccare, neanche minimamente, questa quota. Una volta calcolata la quota di legittima, la restante parte del patrimonio, della quale il testatore può liberamente disporre, prende il nome di quota disponibile.
Come si calcola la quota di legittima? La procedura è la seguente:
si considerano tutti i beni e i diritti che appartenevano al defunto al momento della sua morte;
dal valore di questi si sottraggono i debiti;
si aggiungono fittiziamente al valore così ottenuto tutti i beni dei quali il defunto ha disposto a titolo di donazione mentre era in vita;
sull’importo che ne risulta si calcola la quota della quale il de cuius avrebbe potuto liberamente disporre.
Facciamo un esempio. Tizio, alla sua morte, lascia un patrimonio che vale 140. Ha debiti per 20, e in vita ha effettuato donazioni per 60. Sottraendo dal patrimonio i debiti si ottiene 120; aggiungendo fittiziamente le donazioni, il risultato è 180. Tizio lascia la moglie Caia e il figlio Sempronio, i quali, come legittimari, hanno diritto ciascuno a 1/3 del patrimonio: in tutto, quindi, 2/3. I 2/3 di 180 danno la cifra di 120, che è la quota di riserva. La differenza (180 – 120 = 60) sarà la quota disponibile. Se Tizio, nel suo testamento, ha disposto del suo patrimonio per un valore eccedente 60, si dice che vi è stata lesione di legittima.i legittimari potranno tutelarsi nel modo che tra poco vedremo.
I legittimari non vanno confusi con gli eredi legittimi, che, come abbiamo detto, sono coloro che ereditano il patrimonio di colui che non ha fatto testamento.
Le azioni a tutela dei legittimari: la riduzione
In caso di lesione di legittima, gli eredi necessari, nonché i loro eredi o aventi causa, possono ricorrere a un’azione che prende il nome di riduzione [9], rivolgendosi al tribunale del luogo di apertura della successione.
Obiettivo di questa azione è il ripristino della quota di legittima, riducendo per quello che è necessario il valore delle disposizioni testamentarie lesive della stessa. Se ridurre tali disposizioni non basta, si passa alle donazioni fatte dal de cuius quando era in vita [10].
La riduzione delle disposizioni testamentarie deve essere effettuata proporzionalmente, senza fare distinzione tra eredi e legatari. Se ciò si rivela insufficiente, si passa a ridurre le donazioni, cominciando dall’ultima e risalendo via via, finchè è necessario, a quelle anteriori.
Può essere che il de cuius abbia mascherato le donazioni, facendole apparire come vendite. In questo caso si parla di contratto simulato: si ricorre a uno schema contrattuale apparente (in questo caso la vendita) per nascondere un contratto diverso (la donazione). Se le cose stanno così, i legittimari dovranno prima rivolgersi al tribunale per far accertare la simulazione e successivamente agire per la riduzione.
L’azione di riduzione si prescrive in dieci anni, decorrenti dall’accettazione dell’eredità. Se però la lesione è stata causata da donazioni fatte dal de cuius mentre era in vita, il termine decorre dalla data di apertura della successione (coincidente con la morte del de cuius).
Le azioni a tutela dei legittimari: la restituzione
I beneficiari delle disposizioni o delle donazioni lesive possono restituire spontaneamente ai legittimari quanto spetta loro. Se ciò non avviene, i legittimari potranno ricorrere all’azione di restituzione, mirante a far conseguire loro il pieno possesso dei beni rientranti nella quota di legittima.
L’azione può essere esercitata contro i suddetti beneficiari, ma anche contro i loro eredi o aventi causa.
Se il bene da restituire era stato donato, ed è perito (cioè è andato distrutto o perduto) per causa imputabile al donatario, quest’ultimo dovrà versarne il valore in denaro.
Se il bene che deve essere restituito è stato venduto dal donatario, i legittimari dovranno prima provare a soddisfarsi sui beni di quest’ultimo; in caso di insuccesso, dovranno agire contro il terzo acquirente.
Se vi sono state più alienazioni nel tempo, dovranno prima agire contro l’ultimo acquirente e poi, a ritroso, risalire al primo. Il terzo acquirente può evitare di restituire il bene corrispondendone il valore in denaro.
In tutti gli altri casi, il terzo acquirente deve restituire il bene che ha formato oggetto dell’azione di riduzione. Vi sono però due eccezioni:
riguardo agli immobili, occorre tener presenti le norme sulla trascrizione. Infatti, gli atti pubblici (redatti da notaio o da altro pubblico ufficiale), le domande giudiziali e le sentenze aventi ad oggetto beni immobili devono essere trascritte nei pubblici registri immobiliari. Questi sono registri tenuti da un ufficio statale, la conservatoria dei registri immobiliari. Se la domanda di riduzione viene trascritta dopo dieci anni dall’apertura della successione, la sentenza che pronuncia la riduzione non ha effetto nei confronti di coloro che hanno acquistato i beni a titolo oneroso in base a un atto trascritto in data anteriore rispetto a quella di trascrizione della domanda [11]. Un bene viene acquistato a titolo oneroso quando per esso viene pagato un corrispettivo, come avviene con la vendita. Ad esempio: la successione si apre il 14 aprile del 2000. La domanda di riduzione, esercitata contro il compratore di un bene del patrimonio ereditario, viene trascritta il 10 luglio del 2011. La sentenza interviene nel 2013. L’acquirente, però, aveva provveduto a trascrivere l’atto di acquisto nel 2005, quindi prima della trascrizione della domanda di riduzione: pertanto, la sentenza non ha effetto nei suoi confronti;
per i beni mobili, vale la regola del possesso vale titolo [12]: sono salvi gli acquisti effettuati in buona fede, se l’acquirente ha conseguito il possesso del bene in forza di un titolo astrattamente idoneo al trasferimento della proprietà, come ad esempio la vendita. Facciamo anche in questo caso un esempio. Tizio compra da un erede testamentario del defunto Caio un mobile che si trovava nella casa di quest’ultimo. Al momento dell’acquisto, Tizio non ha motivo di dubitare che il venditore sia legittimato a vendergli il bene: paga il prezzo e il mobile gli viene consegnato. Successivamente, gli eredi legittimari agiscono in riduzione contro l’erede testamentario e vincono la causa. L’acquisto di Tizio, tuttavia, è pienamente valido e inattaccabile, poichè egli ha comprato il bene in buona fede, in forza di un contratto idoneo a trasferire la proprietà (la vendita) e ne ha conseguito il possesso.
Ora conosci successione testamentaria e successione necessaria: saprai quindi come regolarti se vuoi disporre del tuo patrimonio in favore di persone diverse dai legittimari. Quanto hai letto, inoltre, può esserti utile qualora ti trovassi nella posizione di erede necessario, per poter tutelare al meglio i tuoi diritti.
[2] Art. 74 e ss. cod. civ.
[3] Art. 78 cod. civ.
[4] Art. 475 cod. civ.
[5] Art. 476 cod. civ.
[6] Art. 565 cod. civ.
[7] Art. 596 cod. civ.
[8] Art. 536 e ss. cod. civ.
[9] Art. 557 cod. civ.
[10] Art. 558 e ss. cod. civ.
[11] Art. 2652, 1° co. 8 cod. civ.
[12] Art. 1153 cod. civ.

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 Art. 74
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 Art. 565
 Art. 596
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 Art. 557
 Art. 558
 Art. 2652
 Art. 1153