Source: https://www.laleggepertutti.it/133143_multe-che-succede-se-cambio-la-residenza
Timestamp: 2018-10-22 04:42:43+00:00

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Multe: che succede se cambio la residenza?
La multa è illegittima se notificata al vecchio indirizzo anche se l’automobilista non ha comunicato il cambio di residenza al Pra.
«Che succede se, dopo aver cambiato residenza, la polizia municipale mi notifica una multa al vecchio indirizzo?». La contravvenzione è valida o può essere annullata? Un problema non di pochi: sono numerosi, infatti, gli automobilisti che hanno ricevuto una multa alla precedente residenza e non sono mai riusciti a recuperarla perché lì ormai non ci vive più nessuno. Ciò nonostante, il dubbio è lecito perché, quando si fa il cambio di residenza, ci si limita a comunicare il nuovo indirizzo al Comune e non certo si pensa al Pra, il pubblico registro automobilistico: eppure è a quest’ultimo che si interfacciano i vigili quando devono trovare l’indirizzo del trasgressore sulla base della targa del suo mezzo.
Arrivano però buone notizie dal tribunale di Napoli [1]: secondo i giudici partenopei, il cittadino, nel momento in cui cambia residenza, non è tenuto a comunicare il nuovo indirizzo al Pra, ma solo al Comune. Spetta poi a quest’ultimo rendere noto il trasferimento al pubblico registro automobilistico; infine, successivamente, interverrà la Motorizzazione civile che dovrà mandare a casa del proprietario dell’auto il tagliando per aggiornare l’indirizzo sul libretto di circolazione. Tale trafila è possibile, comunque, a patto che, quando il cittadino compila il modulo all’anagrafe del Comune, indichi la targa della propria auto o della moto: adempimento che consente all’ente locale di trasmettere d’ufficio la predetta variazione di residenza al Pra. Se non lo fa, allora è necessario che questi comunichi il cambio di residenza anche al Pubblico registro automobilistico.
Sono quindi nulle le multe notificate al vecchio indirizzo se l’automobilista contravvenzionato, al momento in cui ha sbrigato le pratiche burocratiche per il cambio di residenza, si è limitato ad andare in Comune e, in quella sede, abbia indicato gli estremi del proprio veicolo. Non esiste alcuna norma che imponga al proprietario del mezzo la comunicazione del cambio di residenza al Pra. È piuttosto il Comune a doverlo fare, una volta avviata la pratica amministrativa.
Che, poi, evidentemente per fatto della pubblica amministrazione, la carta di circolazione e il Pra non risultino aggiornati è un problema che non tocca il conducente. Il quale, quindi, non è tenuto a pagare una multa spedita alla vecchia abitazione.
La sentenza in commento ripercorre le stesse soluzioni già indicate dalla Cassazione [2], sicché sul punto non vi sono più dubbi: sono nulle le multe notificate al vecchio indirizzo di residenza: quando il cittadino fa il cambio residenza all’anagrafe e chiede l’aggiornamento della banca dati Pra è il Comune che deve provvedere d’ufficio alla comunicazione online. Anche il Ministero degli interni, in una sua circolare, ha chiarito che risulta sufficiente riempire il modulo all’anagrafe indicando gli estremi che identificano il veicolo e che consentono così al pubblico registro automobilistico di aggiornare la carta di circolazione: l’automobilista che ha adempiuto a tali oneri, recandosi in Comune, non ha più alcun obbligo a carico.
[1] Trib. Napoli sent. n. 597/16 del 19.01.2016.
Cass. sent. n. 16185/2009
REPUBBLICA ITALIANA Ud. 27/05/09
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO R.G.N. 10183/2005
F.E., rappresentata e difesa dall’avv. BONICALZI
Maria Cristina e presso di lei elett.te dom.ta in Gallarate, Via
Torino n. 2;
COMUNE DI ALBESE CON CASSANO; BIPIELLE RISCOSSIONI S.P.A.;
avverso la sentenza del Giudice di pace di Erba n. 252/2004
pubblicata il 14 gennaio 2005;
maggio 2009 dal Consigliere Dott. Carlo DE CHIARA;
udito per la ricorrente l’avv. PICCAROZZI, per delega;
La sig.ra F.E. propose opposizione a cartella di
pagamento di Euro 1.086,42 a titolo di sanzioni amministrative
pecuniarie per violazioni del codice della strada, notificatale dalla
Bipielle Riscossioni s.p.a. il 13 luglio 2004. Dedusse la omessa
notifica dei verbali di accertamento su cui la cartella era basata.
L’adito Giudice di pace di Erba ha respinto l’opposizione osservando
che la cartella era stata preceduta da rituale notifica dei verbali
al recapito dell’opponente in (OMISSIS) – risultante al P.R.A. alla
data dell’accertamento (28 maggio 2003) – ove il plico raccomandato
era stato consegnato alla figlia della destinataria; che era vero che
la opponente aveva prodotto certificato attestante la sua residenza
in (OMISSIS) sin dal (OMISSIS); che, pero’, evidentemente la
medesima aveva omesso di far annotare il cambio di residenza sulla
carta di circolazione; che pertanto legittima era la notifica dei
verbali come in concreto eseguita.
La sig.ra F. propone quindi ricorso per cassazione, cui non
resistono le parti intimate.
Con l’unico motivo di ricorso si denuncia violazione dell’art. 201
C.d.S., comma 1 e dell’art. 139 c.p.c., anche in relazione all’art.
24 Cost., nonche’ vizio di motivazione. Si ribadisce la nullita’
della notifica dei verbali, in quanto all’epoca la destinataria aveva
gia’ trasferito, da oltre tre anni, la propria residenza a Lucca,
contestualmente richiedendo all’anagrafe l’annotazione del
trasferimento sulla patente e sulla carta di circolazione.
Va premesso che non ha alcun rilievo quanto osservato dal Giudice di
pace in merito alla omessa annotazione della nuova residenza sulla
carta di circolazione. L’indirizzo al quale la notifica dei verbali
era stata eseguita, infatti, non risultava dalla carta di
circolazione, bensi’ dal P.R.A., come si legge nella stessa sentenza
La tesi del Giudice di pace, comunque, e’, in sostanza, che la
notifica di un verbale di accertamento di illecito stradale eseguita
(in applicazione, evidentemente, dell’art. 201 C.d.S., comma 3, ult.
periodo) nel luogo di residenza o domicilio risultante al P.R.A. e’
comunque legittima, ancorche’ il destinatario abbia dimostrato di
aver tempestivamente dichiarato all’anagrafe il precedente cambio di
residenza, avendo l’interessato l’onere di denunciare il
trasferimento anche al P.R.A..
E’ una tesi che contrasta, pero’, con il dettato normativo. Il nuovo
codice della strada, approvato con D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, non
contiene, infatti, alcuna previsione analoga a quella di cui all’art.
59 del codice abrogato, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393
(“Il trasferimento di proprieta’ di autoveicoli, motoveicoli e
rimorchi ed il trasferimento di residenza del proprietario debbono
essere comunicati, unitamente alla prescritta documentazione, dagli
interessati, entro dieci giorni, all’Ufficio del pubblico registro
automobilistico”); anzi, l’art. 247 reg. esec. nuovo codice,
approvato con D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, chiaramente prevede
che la comunicazione al P.R.A. del cambio di residenza, ritualmente
dichiarato dal proprietario all’anagrafe comunale, segua di ufficio a
cura della pubblica amministrazione, stabilendo, al comma 3, che i
comuni trasmettano alla Direzione generale della M.C.T.C., per via
telematica o su supporto magnetico, i dati relativi ai trasferimenti
di residenza comunicati dagli interessati agli uffici anagrafe
comunali, e, al comma 1, che la Direzione generale della M.C.T.C.,
comunichi quei dati agli uffici provinciali del P.R.A..
L’onere di ulteriore comunicazione al P.R.A., che la sentenza
impugnata presuppone gravi sul proprietario dell’autoveicolo, dunque
non esiste, essendo invece sufficiente che il proprietario abbia
tempestivamente dichiarato il trasferimento di residenza all’anagrafe
comunale; cio’ che, nel caso che ci occupa, risulta puntualmente
avvenuto. Che, poi, evidentemente per fatto della P.A., il dovuto
aggiornamento del P.R.A. non sia stato eseguito, e’ circostanza che –
come questa Corte ha gia’ avuto occasione di chiarire (cfr. sent.
24673/2006) – non puo’ esser fatta gravare sul privato, onde in tal
caso non puo’ trovare applicazione la previsione di cui al gia’
richiamato art. 201 C.d.S., comma 3, ult. Periodo.
La sentenza impugnata, che a tali principi non si e’ attenuta, deve
quindi essere cassata. Alla cassazione, peraltro, non segue il
giudizio di rinvio, potendo la causa essere decisa nel merito senza
necessita’ di ulteriori accertamenti di fatto (art. 384 c.p.c., comma
1, ult. parte).
Che, invero, il recapito in (OMISSIS), ove e’ stata eseguita la
notifica dei verbali, non corrispondesse alla residenza
dell’opponente all’epoca della notifica, e’ circostanza confermata
dalla sentenza impugnata (la quale addebita alla opponente il solo
inadempimento di un onere di comunicazione di tale circostanza al
P.R.A.); e da cio’ non puo’ che derivare la nullita’ della notifica
stessa, la quale, per principio generale, deve invece essere
eseguita, ai sensi dell’art. 139 c.p.c., nel comune di residenza del
destinatario (o nel comune di dimora o domicilio, ma che (OMISSIS)
fosse l’uno o l’altro non e’ stato neppure dedotto
dall’amministrazione opposta). Alla nullita’ della notifica dei
verbali segue necessariamente l’accoglimento dell’opposizione e
l’annullamento della cartella di pagamento.
E’ equo compensare fra le parti le spese dell’intero giudizio, sia di
merito che di legittimita’, considerato che l’errore nella notifica
dei verbali e’ dipeso da fatti di enti diversi da quelli chiamati in
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e,
decidendo nel merito, accoglie l’opposizione ed annulla la cartella
di pagamento opposta; dichiara compensate fra le parti le spese
Cosi’ deciso in Roma, il 27 maggio 2009.

References: sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza

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 art. 201
 sentenza 
 sentenza 
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