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Timestamp: 2020-05-31 03:36:52+00:00

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Il Commercialista in Rete: Cooperativa
Compensi dei lavoratori soci di cooperative
I compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20%, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente, a condizione che la cooperativa sia iscritta nel registro prefettizio o nello schedario generale della cooperazione, che nel suo statuto siano inderogabilmente indicati i principi della mutualità stabiliti dalla legge e che tali principi siano effettivamente osservati nel periodo d’imposta e nei cinque precedenti, ovvero nel minor tempo trascorso dall’approvazione degli statuti (articolo 50 comma 1, lettera a e comma 2, Tuir,articolo 14, Dpr 601/1973).
I compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20%, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavor...
alle lunedì, febbraio 19, 2018
In tema di agevolazioni fiscali previste per le società cooperative, le somme destinate a riserve indivisibili sono escluse dal reddito imponibile a condizione che sia esclusa in maniera effettiva la possibilità di distribuirle ai soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell'ente che all'atto del suo scioglimento.
È quanto ha ribadito la Cassazione con la sentenza n. 18735 del 5 settembre, secondo cui non è sufficiente la mera conformità (formale) dello Statuto alle prescrizioni legislative.
Le società cooperative sono assoggettate alle regole previste per le società di capitali. Sono, infatti, ai sensi dell'articolo 73 del Tuir, soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società (Ires).
Tuttavia, in virtù della funzione sociale svolta, il legislatore tributario ha previsto diverse disposizioni speciali per la determinazione del reddito imponibile.
La riforma del diritto societario ha introdotto nel nostro ordinamento una distinzione tra cooperative a mutualità prevalente (articolo 2512 cc) e cooperative diverse, concetto ricavabile per esclusione rispetto alle prime.
In merito ai benefici tributari, l'articolo 223-duodecies delle disposizioni di attuazione del codice civile statuisce che le agevolazioni fiscali "previste da leggi speciali" si applicano soltanto alle cooperative a mutualità prevalente.
L'intervento legislativo, che modifica la determinazione del reddito imponibile delle cooperative, deve tuttavia essere coordinato con le disposizioni già in vigore.
Tra queste, va ricordato l’articolo 12 della legge 904/1977, secondo cui non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell'ente che all'atto del suo scioglimento.
Pertanto, nell'ipotesi in cui tutto o parte dell'utile sia destinato a riserva indivisibile, tale quota accantonata non concorre alla formazione del reddito imponibile, mentre vi partecipano le altre variazioni fiscali.
La vicenda processuale e la decisione della Cassazione
L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione avverso una sentenza della Commissione tributaria centrale che, in riforma di una pronuncia della Ctr Abruzzo, aveva riconosciuto il diritto di una banca di credito cooperativo a godere delle agevolazioni fiscali previste per le società cooperative, annullando di conseguenza l’avviso di accertamento.
L’ufficio aveva ritenuto insussistenti i presupposti delle agevolazioni in quanto, sulla base delle clausole statutarie, non era certa e integrale l’indivisibilità delle riserve cui era destinato l’utile prodotto.
Secondo i giudici della Ctc, l’articolo 37 dello Statuto prevedeva espressamente che la somma disponibile (dopo la distribuzione degli utili ai soci) venisse devoluta a scopi di pubblica utilità. Tanto bastava per garantire la conformità dello Statuto alle prescrizioni dell'articolo 26 del Dlgs 1577/1947, secondo cui “Agli effetti tributari si presume la sussistenza dei requisiti mutualistici quando negli statuti delle cooperative siano contenute le seguenti clausole…c) devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale dedotto soltanto il capitale versato e i dividendi eventualmente maturati a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico”.
Con il proprio ricorso, l’Agenzia delle Entrate denunciava, ai sensi dell’articolo 360, n. 3), cpc, la violazione dell'articolo 12 della legge 904/1977.
La Cassazione, nell’accogliere il ricorso, ricorda un chiaro orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr sentenze 8140/2011, 17110/2007 e 12319/2006), secondo cui “non è sufficiente che la cooperativa possieda tutti i requisiti necessari per entrare nel sistema agevolativo” (come il formale inserimento nello Statuto della clausole previste dal predetto articolo 26), “ma per la applicazione di questo ulteriore specifico beneficio (di cui al predetto articolo 14) occorre appurare se, indipendentemente dall'ammontare dell'utile dei diversi esercizi, figurino o meno nello statuto della società vincoli di destinazione degli utili prodotti, tali da rendere impossibile la loro distribuzione ai soci, sia durante la vita dell'ente che all'atto del suo scioglimento, in guisa che, per poter derogare a tali vincoli, si renda necessaria una modifica dello statuto (con deliberazione di assemblea straordinaria e secondo le procedure previste per le modifiche statutarie)”.
Nel caso di specie, era evidente che tale vincolo non sussistesse, in quanto le previsioni statutarie prevedevano la mera possibilità, per voto dell'assemblea dei soci, di erogazione degli utili residuati a seguito della distribuzione ai soci, a fini di beneficenza e mutualità.
In tema di agevolazioni fiscali previste per le società cooperative, le somme destinate a riserve indivisibili sono escluse dal reddito impo...
Etichette: Agevolazioni, Cooperativa
Cooperative: la non imponibilità esige utili non distribuibili.
La legge n. 904 del 1977, art. 12, recita: “Fermo restando quanto disposto nel titolo 3 del D.P.R. n. 601/1973 e successive modificazioni ed integrazioni, non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo scioglimento”. La norma pone, dunque, un esplicito e chiaro requisito ai fini dell’esenzione da imposizione fiscale in favore delle società cooperative, ossia che le riserve non siano distribuibili fra i soci neppure all’atto dello scioglimento dell’ente. Non è, quindi, sufficiente che la cooperativa possieda tutti i requisiti necessari per entrare nel sistema agevolativo, ma per la applicazione di questo ulteriore specifico beneficio occorre appurare se, indipendentemente dall’ammontare dell’utile dei diversi esercizi, figurino o meno nello statuto della società vincoli di destinazione degli utili prodotti, tali da rendere impossibile la loro distribuzione ai soci, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo scioglimento, in guisa che, per poter derogare a tali vincoli, si renda necessaria una modifica dello statuto (con deliberazione di assemblea straordinaria e secondo le procedure previste per le modifiche statutarie). In tal senso Cass. n. 17110/07; id. n. 8140/2011; id. Cass. n. 12319/06).
Sentenza n. 18738 del 5 settembre 2014 (udienza 29 aprile 2014)
L. n. 904 del 1977, art. 12 – Reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi – L’esenzione dall’imposizione opera se le riserve non siano distribuibili fra i soci neppure all’atto dello scioglimento dell’ente
La legge n. 904 del 1977, art. 12, recita: “Fermo restando quanto disposto nel titolo 3 del D.P.R. n. 601/1973 e successive modificazioni ed...
alle martedì, settembre 16, 2014
vorrei aprire unacooperativa sociale,conviene per quanto riguarda le tasse?i personae si po' pagare a chiamata? volevo aprire questa cooperativa per aiutare la gente e tirarmi fuori uno stipendio,fare assistenza anziani,colf baby sisssiter un po di tutto insomma e se ho bisogno personale protempore pagaro a chiamata e' possibile?
vorrei aprire unacooperativa sociale,conviene per quanto riguarda le tasse?i personae si po' pagare a chiamata? volevo aprire questa co...
alle giovedì, marzo 21, 2013
Quesito: informazioni cooperativa.
salve nel 1991 in Calabria avevamo aperto una cooperativa che ben presto pero' aveva dato risultati disastrosi e quindi nel giro di circa otto mesi l'abbiamo letteralmente abbandonata ed io che ne ero il presidente trovai lavoro all'estero e non chiusi nemmeno la partita iva e me ne andai senza piu' tornare. Ora se io volessi ritornare in Italia che problemi avrei? O c'e' la prescrizione in aiuto?
salve nel 1991 in Calabria avevamo aperto una cooperativa che ben presto pero' aveva dato risultati disastrosi e quindi nel giro di circ...
alle martedì, gennaio 08, 2013
Quesito: cooperative e autonomi.
Il socio di una cooperativa, lavoratore autonomo senza partita IVA che svolge un’attività artistico/artigianale , come deve comportarsi fiscalmente? La Cooperativa acquista per conto del socio il materiale da trasformare e sempre la Cooperativa vende la sua produzione. Come deve essere inquadrato il socio lavoratore autonomo ai fini INPS, IRPEF, 730ecc.? La Cooperativa fornisce i CUD a tutti i soci.
Il socio di una cooperativa, lavoratore autonomo senza partita IVA che svolge un’attività artistico/artigianale , come deve comportarsi fisc...
Etichette: Cooperativa, Lavoro autonomo, Quesiti
alle lunedì, ottobre 01, 2012
Con la conversione in legge del Decreto Sviluppo (D.L. n. 83/2012), all’art. 46, è stato modificato il sistema sanzionatorio per potenziare l’azione di contrasto alle false cooperative. Le cooperative che si sottraggono alle verifiche di vigilanza, non ottemperano alle relative diffide o omettono le comunicazioni sull’attività prevalente con i soci, sono punite dal 26 giugno scorso con una sanzione amministrativa da € 50.000 a € 500.000 per ogni periodo d’irreperibilità o per ciascuna omissione. La nuova sanzione pecuniaria si aggiunge, comunque, al recupero delle agevolazioni non spettanti.
Con la conversione in legge del Decreto Sviluppo (D.L. n. 83/2012), all’art. 46, è stato modificato il sistema sanzionatorio per potenziare...
alle mercoledì, settembre 05, 2012
Ex soci di coop che proseguono l'attività in forma individuale: è possibile adottare il regime dei minimi previsto dal D.L. n. 98/2011?
A giugno 2011 si è sciolta una societa' cooperativa a responsabilità limitata costitutita da tre soci di cui uno solo era dipendente. I tre ex-soci hanno deciso di continuare l'attività svolta dalla cooperativa in forma individuale. E' possibile per tutti e tre, esistendo tutti gli altri requisiti, adottare il regime dei minimi previsto dal D.L. n. 98/2011?
Per l'accesso al regime dei contribuenti minimi è richiesto che il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l'inizio dell'attività, alcuna attività d'impresa/lavoro autonomo neppure in forma associata o in qualità di collaboratore familiare.
Considerato quanto precisato nella circolare ministeriale 3 gennaio 2001, n. 1/E, la semplice apertura della partita IVA nell'arco degli ultimi tre anni non preclude automaticamente la fruizione del nuovo regime, essendo necessario l'effettivo esercizio dell'attività.
Inoltre, non configura una causa di esclusione la precedente qualifica di socio di società di capitali (come nel caso in quesito).
L'attività esercitata non deve costituire, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo.
È fatto salvo il caso in cui l'attività precedentemente esercitata consista nel periodo di pratica obbligatoria per l'esercizio di arti e professioni, che pertanto non preclude l'accesso al regime.
Il requisito della "mera prosecuzione" secondo la citata Circolare n. 1/E sussiste quando la "nuova" attività non si differenzia dalla precedente in termini di mezzi utilizzati e clientela servita. È il caso, ad esempio, di un soggetto dipendente di un'impresa di autotrasporti che intraprende la medesima attività, utilizzando lo stesso mezzo e continuando a servire la stessa clientela: l'identico contenuto economico della nuova attività nonché l'utilizzo degli stessi mezzi configurano una situazione di "mera prosecuzione".
Diversamente, un dipendente di un'impresa edile in qualità di manovale, che intende avviare l'attività di costruzione edile con propri clienti ed una propria organizzazione (diversa da quella dell'ex datore di lavoro), potrà beneficiare del regime agevolato.
Se, invece, l'attività costituisce l'effettivo proseguimento di un'impresa esercitata da un altro soggetto, l'ammontare dei ricavi del periodo d'imposta precedente non deve essere superiore a EUR 30.000,00.
Pertanto, in relazione, a quanto precede, i soggetti in quesito, se ne ricorrono le condizioni, possono attivare sia l'attuale regime dei minimi (anno 2011), sia il nuovo regime dei minimi che troverà applicazione dal 1° gennaio 2012.
Domanda A giugno 2011 si è sciolta una societa' cooperativa a responsabilità limitata costitutita da tre soci di cui uno solo era dipend...
alle venerdì, novembre 04, 2011
Detassazione in base ai risultati nelle cooperative: in gioco i ristorni.
La circolare emessa congiuntamente da Agenzia delle entrate e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali chiarisce i limiti della facilitazione collegata ai risultati aziendali.
Poche righe, riservate ai ristorni assegnati ai soci delle cooperative, chiudono la circolare n. 3/E del 14 febbraio scorso, firmata congiuntamente dal Direttore dall’Agenzia delle entrate e dal Capo di gabinetto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
L’argomento del documento riguarda l’imposta sostitutiva del 10% sulle componenti accessorie della retribuzione corrisposte in relazione ad incrementi di produttività riferita, in generale, a tutti i dipendenti delle imprese che raggiungono l’obiettivo.
Dopo alcuni passaggi normativi sull’argomento, scanditi negli anni (art. 2 D.l. n. 93/2008, art. 5 D.l. n. 185/2008, art. 2 – commi 156 e 157 – L. 191/2009, con riferimento all’anno 2010 e art. 53 D.l. n. 78/2010, con riferimento periodo d’imposta 2011), ora si è giunti alla determinazione che:
- i lavoratori dipendenti nel settore privato con reddito entro il limite di 40.000 euro annui lordi nel 2010,
- per un massimo di 6000 euro lordi (compresi nel suddetto limite),
- possono godere della facoltà – salvo loro rinuncia - di usufruire su tale secondo importo di un’imposta sostitutiva del 10% alle seguenti condizioni:
1) che si sia verificato un incremento di “produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, in relazione a risultati riferibili all’andamento economico o agli utili dell’impresa o a ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale”;
2) eventi confermati e in risposta ai premi erogabili in seguito ad accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali concordati con i sindacati (contrattazione di secondo livello);
3) esclusi, perciò in qualsiasi modo dall’agevolazione, le gratifiche concesse “ad personam” ed i superminimi.
Il precedente punto 1) è alquanto ampio e, in senso negativo ai fini della oggettiva presenza degli elementi richiamati, vago, soprattutto se collegato all’elemento che l’accordo sindacale non necessita di forma scritta. In altri termini l’imprenditore avrebbe comodi spazi interpretativi per fare rientrare nell’imposta sostitutiva i suoi punti di vista valutativi.
L’imposta si chiama “sostitutiva” in quanto applicata nella misura suddetta ridotta e scambiata, cioè in alternativa, alle aliquote progressive sul reddito da lavoro dipendente dei sottoposti; è sufficiente, a tal fine che se ne evidenzi nel CUD, che verrà rilasciato al lavoratore subordinato. Fra i casi specifici, presi in esame nella circolare citata, c’è quello dei ristorni erogati ai soci delle cooperative.
La circolare testualmente stabilisce che “sono riconducibili alla nozione di accordo collettivo... anche i ristorni... nella misura in cui siano collegai ad un incremento di produttività” in quanto “integrazione della retribuzione corrisposta dalla cooperativa per le prestazioni del socio”. I presupposti giuridici cui devono rispondere i ristorni sono, in linea generale, indipendentemente dalla recente norma:
1) il loro richiamo, obbligatorio per tutte le cooperative (anche se per alcune tipologie, come quella edilizia, è pleonastico), nell’atto costitutivo ex art. 2521 C.c.;
2) il presupposto dell’art. 3 della L. n. 142/2001 che, nel comma 2, punto b), prevede la deliberazione da parte dell’assemblea dei soci e la successiva erogazione (“in sede di approvazione del bilancio di esercizio”) di un’integrazione del trattamento economico (già questo in linea con quelli vigenti per prestazioni similari a livello di contrattazione collettiva nazionale) a titolo di ristorno nel limite del 30% di quello “base” predetto, eventualmente integrato con maggiorazioni retributive “secondo le modalità stabilite in accordi stipulati ai sensi dell'articolo 2” o con aumento delle retribuzioni stesse o con aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato...;
3) l’esistenza di un regolamento, elemento che la dottrina ritiene quantomeno utile se non addirittura necessario, anche se non espressamente citato dalla norma, approvato dall’assemblea dei soci e depositato alla Direzione provinciale del lavoro di competenza, in cui sono precisate le modalità di calcolo, di assegnazione e di erogazione ai soci, che ne dovessero avere diritto.
La normativa della cooperazione ha specificato, poi, i metodi per individuare la somma da destinare al ristorno destinato ai soci lavoratori.
Precisando, fra l’altro e in primis, che la quota di avanzo di esercizio quantificabile a tale scopo deve collegarsi all’attività specifica e limitata ai soci, poiché sarebbe molto irregolare e ingiusto che i soci cogliessero vantaggio dall’attività lavorativa prestata da soggetti non associati che, per necessità e scelta (anche da parte dei prestatori d’opera), la cooperativa ha inserito, nel corso dell’esercizio, fra i suoi lavoratori e che quindi hanno contribuito a produrre l’aumento di ricchezza condensata nell’avanzo di fine anno.
Non è, di per sé, facile gestire questo “distinguo” se la cooperativa non si è attrezzata già dall’inizio dell’esercizio, separando contabilmente e opportunamente i due settori, con i rispettivi costi e ricavi, individuando magari alcuni valori con attribuzione e con imputazioni e calcoli extra-contabili.
Alla cooperativa si richiede altresì l’individuazione inequivocabile ed inconfutabile degli incrementi di produttività, sperando che gli uffici accertatori non si impuntino pretendendo una “probatio” complicata, se non “diabolica”.
Non dovrebbe essere così, considerando che la circolare succitata si dimostra alquanto elastica nell’interpretazione della norma agevolativa, richiamandosi, in buona sostanza, alla correttezza del datore di lavoro, nell’ottica e secondo l’intento che il vantaggio accordato dal legislatore sia da sprone ad una maggiore produttività, intesa in senso molto ampio.
Infatti la circolare porta ad esempio alcuni elementi collegabili e indizio dell’aumento della produttività dell’azienda, come la retribuzione relativa al lavoro straordinario e quello fornito dai lavoratori impiegati con orario part-time; l’aumento di paga per lavoro notturno, quello festivo, per turni...
La circolare emessa congiuntamente da Agenzia delle entrate e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali chiarisce i limiti della fa...
Utilizzo e riporto delle perdite sono gli argomenti affrontati nella Risoluzione n. 129/E del 13 dicembre 2010, con cui l’Agenzia delle Entr...
Etichette: Cooperativa, Perdite bilancio
alle giovedì, dicembre 16, 2010
Quesito: assegnazione alloggi cooperativa.
Sono il Presidente di una Cooperativa Edilizia dallo statuto da proprietà indivisa a divisa e con la presente mi pregio chiedere alla Spettabile:" Siamo 26 soci assegnatari di alloggi in cui abitiamo ed intendiamo assegnare gli stessi alloggi in proprietà. Però esiste il problema che un solo socio, per motivi finanziari, non può garantire il versamento delle somme dei contributi da versare alla regione. Siamo propensi ad intervenire accollandoci la spesa in parti uguali. Facendo questa operazione il notaio può stipulare i rispettivi 25 rogiti senza stilare il verbale notarile di scioglimento della stessa Cooperativa?
Sono il Presidente di una Cooperativa Edilizia dallo statuto da proprietà indivisa a divisa e con la presente mi pregio chiedere alla Spetta...
Metano, agevolazione Iva su misura per cooperative e condomini.
Fisco con imposta sul valore aggiunto light sul servizio di somministrazione di gas metano per usi civili agli abitanti di condomini e cooperative che utilizzano impianti di riscaldamento di tipo centralizzato e collettivo. L’aliquota agevolata al 10% si applica, infatti, fino al tetto massimo di 480 metri cubi annui, calcolato tenendo conto dei consumi energetici di ogni singolo appartamento e non dell’intero edificio.
È questa, in sintesi, la principale precisazione fornita dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 108/E del 15 ottobre, che delinea anche due diverse strade che utenti e gestori del gas possono seguire per ottenere la restituzione dell’Iva versata in eccesso.
Più precisamente, i primi possono rivolgersi direttamente al gestore del servizio per chiedere il rimborso della maggiore imposta addebitata in bolletta per i consumi sopra-soglia, mentre i secondi hanno l’opportunità di recuperare l’Iva applicata nella misura ordinaria del 20% e, successivamente, versata all’Erario.
Gas civile con agevolazione - In particolare, il documento di prassi specifica che il limite di 480 metri cubi all’anno per fruire dell’aliquota Iva agevolata al 10%, si riferisce alle singole utenze di ogni unità abitativa inclusa in condomini o cooperative di abitanti con impianti centralizzati. Di conseguenza, la soglia massima non si applica ai consumi di tutto l’edificio nel suo complesso, ma si moltiplica per il numero degli appartamenti il cui sistema di riscaldamento è allacciato all’impianto centralizzato.
Una regola che vale però a patto che il gas metano venga erogato per scopi civili, ossia usato tra le quattro mura domestiche per il riscaldamento, la cottura di cibi e la produzione di acqua calda. Sopra questo tetto, i consumi sono invece tassati con l’aliquota ordinaria del 20%, come prevede il nuovo regime che ha recepito nell’ordinamento nazionale la direttiva europea 2003/96/CE, in base alla quale il criterio di tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità non dipende più dalla tipologia di utilizzo, ma dall’entità del consumo.
Una disciplina che armonizza le disposizioni Iva con quelle previste per le accise, le cui aliquote variano in funzione di scaglioni di consumo annui.
Rimborso in vista per utenti e società energetiche – Secondo le indicazioni dell’Agenzia, i consumatori possono chiedere alla società energetica il rimborso della maggiore Iva pagata.
A questo proposito vale la pena ricordare che il rapporto tra utenti del servizio e imprese che erogano il gas è regolato dalla disciplina civilistica. Rientra, invece, tra le competenze specifiche dell’Amministrazione finanziaria stabilire le modalità di recupero dell’Iva applicata in misura ordinaria e versata all’Erario dai gestori.
Nel dettaglio, questi potranno recuperare l’imposta entro due anni dalla data del versamento solo a condizione che dimostrino di averla a loro volta effettivamente restituita agli utenti. In questo modo si garantisce la neutralità del tributo e, nello stesso tempo, si evita il rischio che le società di erogazione del gas si arricchiscano indebitamente, ottenendo il rimborso dell’Iva non ridata ai clienti.
Fisco con imposta sul valore aggiunto light sul servizio di somministrazione di gas metano per usi civili agli abitanti di condomini e coope...
Etichette: agevolazione fiscale, Condominio, Cooperativa, Iva, Metano
alle sabato, ottobre 16, 2010
Quesito: prestazione di servizi nei confronti di una cooperativa sociale.
LA VERIFICA DI UN IMPIANTO ELETTRICO EFFETTUATA DA UN INGEGNERE NEI CONFRONTI DI UNA COOPERATIVA SOCIALE CH EFFETTUA SOLO OPERAZIONI ESENTI PUO' ESSERE FATTURATA IN ESENZIONE IVA?
LA VERIFICA DI UN IMPIANTO ELETTRICO EFFETTUATA DA UN INGEGNERE NEI CONFRONTI DI UNA COOPERATIVA SOCIALE CH EFFETTUA SOLO OPERAZIONI ESENTI ...

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 26
 articolo 14
 art. 12
 Cass. 
 Cass. 

Sentenza 
 art. 12
 art. 12
 art. 5
 art. 2
 art. 53
 art. 2521