Source: http://vincesko.ilcannocchiale.it/?tag=riforma%20delle%20pensioni%20fornero
Timestamp: 2020-08-04 00:30:08+00:00

Document:
Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero
giovedì 5 marzo 2020 - 22:39
ALLA C.A. DI DOMENICO PROIETTI
CC DIRETTORE TG3, MEDIA, SINDACATI
Egr. Sig. Proietti,
Neppure questa volta, alla trasmissione “Fuori TG” su RAI3, Lei ha avuto l’onestà intellettuale di chiarire che l’età di pensionamento a 67 anni fu decisa da SACCONI nel 2010-11,[1] con la “complicità” di Bonanni della CISL e di Angeletti della UIL. Non da Fornero, come Lei cerca slealmente di contrabbandare da anni, dovendo escludere che si tratta di ignoranza della normativa pensionistica.
Anzi, immagino che proprio per questo Lei lo nasconde sistematicamente: perché la UIL, assieme alla CISL - che isolarono la CGIL, che non veniva neppure invitata dal governo -,[2] fu “complice” della macelleria sociale attuata dal governo Berlusconi, ai danni della classe media e popolare e perfino dei poveri, col taglio feroce del 90% della spesa sociale delle Regioni e dei Comuni.
Come conferma lo stesso Ministro Tremonti: «A luglio, lavorando sulla manovra con Angeletti, Sacconi, Marcegaglia e Bonanni, usavamo la formula “contratti alla tedesca”».[3]
Mentre ai ricchi e ai benestanti non si chiese, di fatto, neppure un centesimo, perché il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere costituzionalmente illegittimo, come poi avvenne con le sentenze costituzionali nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013.
Angeletti, per decidere come dire sì, andava a meditare in crociera assieme ai dirigenti apicali, incluso l’attuale Segretario generale Carmelo Barbagallo, a spese della UIL.[4]
Anche sul risparmio dalle pensioni Lei diffonde sistematicamente BUFALE, considerato che il risparmio stimato al 2060 dalla Riforma SACCONI è quasi il doppio di quello della Riforma Fornero (circa 300 mld su 1.000).[5]
Infine, Le segnalo che il rapporto spesa pensionistica/Pil, al netto delle voci spurie, scende di 5 punti, ma la voce principale da detrarre non è l’assistenza, bensì sono le imposte (58 miliardi, pari a circa 3 punti di Pil).
Sig. Proietti, la smetta di diffondere BUFALE forse per tacitare la Sua coscienza sporca, assieme ai suoi sodali della UIL e della CISL dica finalmente la verità sulle pensioni.
[1] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:
[2] Manovra/ Incontro Tremonti-parti sociali. La Cgil esclusa
http://www.affaritaliani.it/economia/manovra_tremonti_parti_sociali140510.html
[3] Tremonti: “L'emergenza è finita. Patto con l'opposizione per l'economia”
Il ministro dell'Economia lancia il nuovo Patto di stabilità e dice: "Non c'è bisogno di una Finanziaria vecchio stile o di una manovra correttiva". Messaggio al Pd: "Lavoriamo insieme per rilanciare la competitività" di MASSIMO GIANNINI
http://www.repubblica.it/economia/2010/09/04/news/tremonti_l_emergenza_finita_patto_con_l_opposizione_per_l_economia-6747603/
[4] A processo vertici Uil: "Crociere e gioielli con i soldi del sindacato"
di GIUSEPPE SCARPA - 16 settembre 2016
[5] Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-al-ministro-roberto-gualtieri.html
Re: POSTA CERTIFICATA: Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero
venerdì 6 marzo 2020 - 11:14
senta, perché continua a mandarmi queste mail? cosa c'entro io? saluti
venerdì 6 marzo 2020 - 11:40
I pochissimi (si contano sulle dita di una mano) su migliaia che mi hanno chiesto finora di toglierli dalla lista dei destinatari hanno una lunghissima coda di paglia, avendo partecipato, di solito per ignoranza, ad alimentare le BUFALE sulla Riforma Fornero o sulle manovre correttive della XVI legislatura. E lei? E' per info. E perché la CISL, in primis la sua segretaria generale, è uno dei principali responsabili della diffusione di tali BUFALE, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all'estero. E per invitare a dare una mano a contrastarle. Che reputo perfino un dovere per chi si fregia del "titolo" di comunicatore. Scriva, dunque, anche Lei a Proietti e ai millanta propalatori di BUFALE come lui. Saluti. VB
https://vincesko.blogspot.com/2020/03/lettera-le-bufale-di-domenico-proietti.html
Pensioni Domenico Proietti UIL Riforma delle pensioni Fornero Bufale
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https://vincesko.blogspot.com/2020/03/replica-al-quotidiano-del-molise-le.html
pensioni bufale riforma delle pensioni fornero il quotidiano del molise
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Lettera: Le BUFALE di Giovanni Floris (di tutti i media) e di Elsa Fornero sulla Riforma delle pensioni Fornero
venerdì 21 febbraio 2020 - 23:35
ALLA C.A. DEL DOTT. GIOVANNI FLORIS E DELLA PROF. ELSA FORNERO
CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA
Egr. dottor Giovanni Floris,
Le scrivo di nuovo per manifestarLe la mia sorpresa.
Io non guardo la tv, ma ho ricevuto sul mio telefono cellulare la selezione stampa di Google, dalla quale ho appreso dell’ennesima manifestazione della reticenza della professoressa Elsa Fornero sulle pensioni. Mi riferisco alla trasmissione Dimartedì del 18 febbraio scorso,[1] nel corso della quale Marta Collot, esponente di Potere Operaio, ha incolpato con una certa veemenza Elsa Fornero di mandare le persone in pensione a 67 anni.
[1] Lo scontro tra Elsa Fornero e Marta Collot: "Lei risponde per slogan che non hanno contenuto"
Che è una BUFALA ormai mondiale. La professoressa Fornero, anziché fare chiarezza sulla paternità della decisione dei 67 anni, è stata come al solito reticente, avallando col suo silenzio la BUFALA e autoincolpandosi. Come fa da 8 anni, fin dal suo pianto melodrammatico nel 2011, tranne rarissime eccezioni: che io sappia forse una, sulla piccola emittente Radio Montecarlo, subito stigmatizzata dal potente sistema disinformativo berlusconiano e del Centrodestra.[2]
[2] Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni (24/6/18)
1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi
La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per:
- la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne).[3]
[3] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:
Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi – 8 o 14 mesi – e Damiano – 4 mesi in media – con le «finestre») è solo formale.
La mancata esplicitazione del legame tra i due commi (abolizione della “finestra” e sua incorporazione nell’età base) ha ingannato (quasi) tutti.
2. L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi:
Anche relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[4]
[2] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.
3. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini (L. 335/1995)
Questa è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero, anche talvolta da Elsa Fornero stessa, come nel suo libro del 2018, poiché – si dice - avrebbe salvato i conti pensionistici. In realtà, tale misura ha soltanto esteso il metodo contributivo a quelli che ne erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Misura che ha realizzato un risparmio molto esiguo: appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.[5]
[5] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla Relazione tecnica, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.
4. Responsabilità primaria della professoressa Elsa Fornero e del Sen. Maurizio Sacconi nella DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane
Debbo aggiungere (i) che non è casuale che tutti ritengono che l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e poi a 67, e anticipata a 41 anni e 3 mesi sia stato deciso dalla Riforma Fornero; e (ii) ribadire che la causa della DISINFORMAZIONE generale è in primo luogo della professoressa Fornero, e per la formulazione poco chiara, omissiva e tendente al plagio delle sue norme,[6] fin dall’indicazione degli obiettivi della sua riforma e dall’uso improprio del verbo “confermare” (una legge ordinaria pienamente in vigore – Sacconi - non ha affatto bisogno di essere confermata da un’altra legge ordinaria - Fornero), e, successivamente, con la sua reticenza, le millanta volte che comunica attraverso i media, da ultimo a Dimartedì;[1] sia dell’ex senatore Maurizio Sacconi, con la sua reticenza (o peggio) sulla paternità delle sue misure. Con l’ausilio di altri famosi esperti previdenziali e di UPB,[7] di tutti i media,[8] dell’Accademia,[9] di RGS,[10] citata come fonte attendibile da Davide Colombo del Sole 24 Ore,[11] il quale ripete gli stessi errori, e talvolta dell’INPS (che poi forse ne cancella le prove).[12]
[6] Legge 22.12.2011, n. 214, art. 24
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-12-06;201~art24!vig
[7] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html
NB: All’interno, alla nota 1, c’è una serie di articoli di giornale sugli effetti notevoli della Riforma Sacconi. Successivamente, tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012, alimentano le BUFALE sulla Riforma Fornero.
[8] Uno tra tutti (all’interno è citato l’esperto famoso n. 8).
[9] Uno tra i tanti.
[10] NADEF 2019 (pag. 45) “La previsione della spesa pensionistica14 in rapporto al PIL, riportata in figura 1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni.”
[11] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero
[12] Anche l’INPS ha partecipato talvolta alla «cancellazione» della Riforma Sacconi, ad esempio nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30.04.2015,[84] dove ascrive quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni alla Riforma Fornero, zero a Sacconi.
«Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.
Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.»
https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50778 [link disattivato, sostituito da http://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=49075 link disattivato anch’esso, sostituire con quest’altro (di IPSOA) http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/pensioni/quotidiano/2015/05/04/pensioni-dall-inps-l-aggiornamento-dell-andamento-al-2014?p=1 ].
NB: Come si può notare, anche l’INPS attribuisce erroneamente il calo del numero delle pensioni solo «all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [Fornero]».
5. Risparmio dalle riforme delle pensioni
Infine, se ancora covasse qualche dubbio, dei 1.000 miliardi di risparmio stimati da RGS al 2060, circa due terzi sono ascritti alle misure prima del DL 201/2011 e circa un terzo (pari al massimo a 330 mld, poi calati a 280 mld dopo i vari interventi legislativi successivi), sono ascritti dalla Ragioneria Generale dello Stato agli interventi successivi (?) e in modo particolare alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. E poiché la misura principale di Maroni, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore, e quella di Damiano, le “quote”, furono abolite da Fornero, al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo libro del 2018), o RGS sovrastima il risparmio complessivo o la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma SACCONI. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.
Spero di non doverLe scrivere una terza lettera, anzi che mi aiuti nella fatica di Sisifo di contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane.
https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-le-bufale-di-giovanni-floris-di.html
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permalink | inviato da magnagrecia il 28/2/2020 alle 13:57 | commenti (0) |
Lettera: Le BUFALE de Il Quotidiano del Molise sulla Riforma delle pensioni Fornero
15/2/2020 11:42
A giusepperocco@quotidianomolise.it, quotidianodelmolise.web@gmail.com e altri 47
Traggo dal Vostro articolo Pensioni, inevitabile il ritorno della Fornero del 13 Feb 2020, scritto dall’esperta di pensioni Silvana Di Benedetto:
Citazione: “La legislazione pensionistica ha iniziato a subire notevoli e sostanziali cambiamenti, dopo che per moltissimi anni era rimasta ancorata alle disposizioni contenute nel D.P.R. n. 1092/73, con l’emanazione del D.L.vo n.503/92 (introduzione doppio sistema di calcolo). Successivamente si sono avute più di una decina di altre Leggi (tra le più importanti la 537/93 – 724/94 – 335/95 – 449/97) prima del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201 convertito nella Legge 214/2011 “Riforma pensionistica Monti-Fornero”, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” che ha introdotto ulteriori e più drastiche modifiche ed integrazioni alla disciplina pensionistica nonché alla stessa struttura di base del sistema pensionistico e previdenziale italiano.
Un fulmine a ciel sereno che, dal 1/1/2012, ha sconvolto la vita di moltissimi cittadini Italiani che avevano fatto dei programmi per il loro futuro e che hanno dovuto cambiarli.”
Osservo che ci sono gravi lacune nell’elencazione delle leggi di riforma, in particolare viene omessa la severissima Riforma SACCONI, e, soprattutto, c’è l’errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero.
A parziale scusante, aggiungo che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Lavoro e Previdenza, per poi diventare mondiale. La contrasto da 8 anni, sia col mio blog, sia con commenti, sia con lettere “circolari” agli autori degli strafalcioni, sia, da ultimo, con un saggio,[1] dal quale traggo i dati.
Dal 1992, le riforme delle pensioni, vale a dire modifiche strutturali e organiche delle norme pensionistiche, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22-ter), sono state sette:
Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.
Va sottolineato che di esse, dunque, la Riforma Fornero è la settima e ultima (finora) e, come vedremo, a giudicare dalle norme e dagli effetti - allungamento dell’età di pensionamento e risparmio di spesa - non la più severa.
Errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero
1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi.
La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne);[2]
2. Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità, la Riforma Fornero le ha soltanto cambiato il nome), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi; dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi; la Riforma Fornero ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento per gli autonomi (uomini e donne).[3]
3. L’adeguamento (triennale) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e del coefficiente di trasformazione è stato introdotto dalla Riforma SACCONI, relativamente alla vecchiaia, alle “quote” (poi abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale.[4] La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata e reso biennale, a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere dello Stato scrive erroneamente dal 2021.[5]
4. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini; la Riforma Fornero lo ha soltanto esteso, pro rata dall’.1.1.2012, a coloro che erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già tutti o quasi in pensione.[6]
[1] “Le menzogne sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero”, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.
[2] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:
[3] L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi:
- tramite la “finestra” di 12 o 18 mesi;[i]
- +1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014);[ii] l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi.
[i] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi);
[ii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.
[4] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4.
[5] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita
[6] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla RGS, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.
Il Quotidiano del Molise Pensioni Riforma delle pensioni Fornero Bufale
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Nel febbraio e nell’ottobre 2018, avevo trasmesso via pec, per conoscenza, anche al Presidente della Repubblica le mie due Lettere alla Ragioneria Generale dello Stato e alla Direzione Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione di norme pensionistiche relative all’adeguamento alla speranza di vita.
Si tratta di errori riportati anche in leggi approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.
In data 4 marzo 2019, ho ricevuto la risposta di un funzionario del Segretariato Generale del Quirinale (Ufficio per gli Affari giuridici e le Relazioni costituzionali), con la quale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.
Gli ho dovuto, però, riscrivere, per invitarlo a scrivere direttamente ai due alti dirigenti, data la loro autonomia stabilita dalla Riforma Sacconi nell’emanare il decreto direttoriale relativo alla speranza di vita.
Essi, però, hanno ripetuto l’errata interpretazione nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019.
Ho allora scritto loro una terza lettera pec, e poi ho telefonato prima a RGS e al Ministero del Lavoro, ma non sono riuscito a interloquire, poi alla Direzione Generale Previdenza (il cui numero diretto compare nel suo sito). Con essa ho avuto un’interlocuzione durata quasi tre mesi, perché il funzionario incaricato della risposta era spesso assente.
In data 11 febbraio, l’ho trovato. Ma l’esito è stato una non risposta. Ne ho informato il Quirinale. Riporto il testo della mia lettera pec.
Errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza: esito interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza.
mercoledì 12 febbraio 2020 - 14:30
SEGRETARIATO GENERALE QUIRINALE
Oggetto: Errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza: esito interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza.
Egregio Dott. Ferdinando Tufarelli,
In riferimento alla Sua cortese lettera pec del 4 marzo 2019 08:45 (rif. UAG 13.3 N. 114/2018), avente ad oggetto Invio esposto a min lavoro (Prot. SGPR201903040019993), e facendo seguito alla mia lettera pec del 4 marzo 2019 17:01, in cui Le ho rappresentato l’esigenza che Codesto Segretariato Generale scrivesse direttamente anche ai due alti dirigenti, data la loro responsabilità personale stabilita dalla Riforma delle pensioni Sacconi (L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis), mi permetto di informarLa che:
(i) Avendo il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ripetuto l’errata interpretazione della norma della Riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13) nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019, ho scritto loro una terza lettera (pec).
(ii) Dopo tentativi analoghi fatti con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e con il Ragioniere Generale dello Stato, ho avuto per quasi tre mesi un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, ma il funzionario delegato per la risposta, il dottor Francesco Saverio Longo, che ha trovato anch’egli fondate le mie osservazioni critiche (“Lei non ha tutti i torti, ma perché nessuno se n’è accorto prima?”), purtroppo è stato spesso assente.
(iii) Gli ho ritelefonato ieri 11 febbraio: mi ha detto che la risposta era alla firma; poi, sentito il suo superiore (dottor Stefano Listanti, direttore della Divisione III), mi ha dato la seguente risposta: la sua direzione non può rispondere ad un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS. Gli ho replicato che non ho titoli per rivolgermi all’INPS, peraltro estraneo alla questione e che si è adeguato solo successivamente alla interpretazione errata, perché io sono già in pensione, mentre l’errata interpretazione (inizio della decorrenza della periodicità biennale, deciso dalla Riforma Fornero, relativamente agli adeguamenti “successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”; ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita, stabilita dalla Riforma Sacconi soltanto “in sede di prima applicazione”) impatterà negativamente sui pensionati futuri; e gli ho anche ribadito che le mie osservazioni erano state giudicate fondate dal Quirinale, che le aveva inoltrate, nel marzo 2019, con un esposto al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma è stato inutile.
(iv) E poi ho comunicato alla segretaria della Direttrice Gen., dottoressa Concetta Ferrari, l’esito e le ho chiesto di riferire alla dott.ssa Ferrari che, essendo l’errore ripetuto in tutte le leggi promulgate in materia pensionistica, incluse le leggi di bilancio, non avevo altra strada che l’invio di un’altra lettera pec alla Presidenza della Repubblica, per informarla della risposta.
(v) Intendo a breve rivolgere un appello al Presidente della Repubblica per la costituzione di un Comitato di studio e contrasto della DISINFORMAZIONE, che dopo aver mietuto in Italia 60 milioni di vittime è diventata mondiale, coinvolgendo anche l’OCSE, l’FMI e premi Nobel di Economia, relativa alle Manovre correttive dei Governi Berlusconi e Monti, alle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e agli obiettivi e poteri-doveri statutari della BCE, alimentata, da quasi dieci anni, da tutti gli esperti e i professori universitari e oggetto quotidiano, le prime due, degli articoli e dei dibattiti dei media.
Tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente (tranne il dott. Longo, del quale non ho l’indirizzo email) sono destinatari p.c. della presente lettera.
La ringrazio e Le invio distinti saluti,
ufficio.affari.giuridici@pec.quirinale.it
CC segreteriaministro@pec.lavoro.gov.it, segreteriaministro@lavoro.gov.it, mef@pec.mef.gov.it, segreteria.ministro@mef.gov.it, rgs.ragionieregenerale.coordinamento@pec.mef.gov.it, ragioniere.generale@mef.gov.it, dgprevidenza@pec.lavoro.gov.it, dgprevidenza@lavoro.gov.it, dgprevidenza.div3@pec.lavoro.gov.it, dgprevidenzadiv3@lavoro.gov.it,
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pensioni quirinale rgs riforma delle pensioni fornero dg previdenza
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Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti.
martedì 11 febbraio 2020 - 18:55
ALLA C.A. DEL DIRETTORE EDITORIALE ANDREA ANGIOLINI
CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MARIO MONTI, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI, PROF. VINCENZO GALASSO
Un anno fa, Vi proposi la pubblicazione del mio modestissimo saggio LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, che, al di là di ogni ragionevole dubbio, al capitolo 1 fa chiarezza sulla BUFALA (mondiale) relativa al Governo Monti; al capitolo 2 sulla BUFALA (mondiale) relativa alla Riforma Fornero; e al capitolo 3 sulla BUFALA (mondiale) relativa agli obiettivi e ai poteri-doveri statutari della BCE. La mia richiesta non fu accolta. Forse per limiti stilistici del mio libro, in parte voluti e mantenuti (l’ho appena revisionato), dato il suo carattere di libro-diario-denuncia. Ma, spero, non per il contenuto, che è oggettivamente straordinario, letteralmente eccezionale, considerato che vittime delle tre BUFALE sono 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Economia o Lavoro e Previdenza, oltre all’estero, inclusi OCSE, FMI e premi Nobel di Economia. Un vero caso di scuola.
In questo documento di Unibocconi sulle pensioni (l’autore dovrebbe essere Vincenzo Galasso, con S. Patriarca), tratto da un libro pubblicato da Voi de Il Mulino nel 2018, (i) viene ascritto al Governo Monti l’inizio del percorso del consolidamento fiscale (PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA), e (ii) non viene mai menzionata la severa Riforma Sacconi e, quel che più rileva, quasi tutte le sue misure (escluso l’adeguamento alla speranza di vita) vengono attribuite – come peraltro fanno TUTTI - alla Riforma Fornero (SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA). Esso è un compendio esemplificativo della DISINFORMAZIONE (mondiale) sui due temi, che io contrasto da quasi un decennio. E Voi lo avete pubblicato. Se Vi può consolare, questo infortunio editoriale Vi accomuna a tutte le altre case editrici che hanno pubblicato libri sullo stesso tema.
Come scrivo nel mio saggio “A mio giudizio, formulato su base empirica, la materia pensionistica va distinta in due branche: (i) la legislazione e (ii) la spesa. Se è relativamente facile, per un docente universitario o un giornalista, analizzare e scrivere della spesa pensionistica, quasi nessuno si sobbarca al gravoso lavoro di studiare la complessa normativa pensionistica. Ma, ciononostante, tutti si sentono in grado di trattarla”.
Ho diviso il documento in parti e a ciascuna ho aggiunto il mio commento critico, con i riferimenti legislativi. Vi prego di considerare che la fonte principale per il mio saggio (relativamente a Le Prime Due Più Grandi Bufale), oltre alla normativa, sono stati gli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato).
“Nel 2009, il governo Berlusconi ha introdotto un meccanismo automatico di incremento dell’età di pensionamento (rivisto poi nel 2010) in relazione agli incrementi della speranza di vita, che ha prodotto, nei fatti, un aumento di 12 mesi nell’accesso alla pensione.”
Vero. Dalla Riforma SACCONI, col DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente col DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati tre scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, portando l’età di pensionamento a 67 anni per tutti dal 1.1.2019.
“In questo processo «bipartisan», iniziato con governi tecnici”
Sì, Amato, 1992, e Dini, 1995, ma prevalentemente di Centrosinistra.
“e proseguito dal centro-destra”
No, dal Centrosinistra (Prodi, 1997); poi dal Centrodestra (Maroni, 2004); e successivamente dal Centrosinistra (Damiano, 2007). Quindi, fino al 2007, l’apporto riformatore prevalente è stato acquisito con il voto parlamentare del centrosinistra.
“si innesta la riforma Fornero-Monti del 2011, resasi necessaria per porre il paese sul sentiero del consolidamento fiscale e del rientro del debito pubblico.”
Triplamente falso. (i) Ha saltato la ben più severa Riforma SACCONI, le cui misure, infatti, vengono erroneamente attribuite alla Riforma Fornero (Seconda Più Grande Bufala). (ii) Il pesante consolidamento fiscale era stato già attuato, per 4/5, in maniera scandalosamente iniqua, dal Governo Berlusconi (2008-2011); il Governo Monti ha soltanto completato l’opera nella misura di 1/5 (Prima Più Grande Bufala). E (iii) il risparmio al 2060 (delle 4 riforme dal 2004, stimato da RGS in 1.000 mld) della Riforma SACCONI è (forse) quasi il doppio di quello della Riforma Fornero.
“L’Unione europea, nell’estate del 2011, aveva auspicato un significativo intervento in materia previdenziale, volto ad aumentare i requisiti minimi di accesso, nel caso di pensionamento anticipato, e l’età minima, nel caso di pensionamento di vecchiaia.”
Falso. La prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia, è stata il DL 78 del 31.05.2010, e il primo “significativo intervento in materia previdenziale”, su richiesta dell’UE, è stato la severa Riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12). Poi, modificata e integrata dal DL 98 del 6.07.2011, art. 18, e, dopo la famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 della BCE, dal DL 138 del 13.08.2011, art. 1, commi da 20 a 23.
“Con l’intervento del 2011, l’età di pensionamento di vecchiaia per gli uomini è stata immediatamente alzata a 66 anni.”
Falso. Era stata già alzata a 66 anni o 66 anni e mezzo dalla Riforma SACCONI un anno e mezzo prima, mediante la “finestra” mobile (differimento dell’erogazione), di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi, che incorporava la “finestra” fissa mediamente di 4 mesi della Riforma Damiano (L. 24.12.2007, n. 247); Riforma Sacconi: DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università). La Riforma Fornero si è limitata, opportunamente, ad abolire la “finestra” (L. 214/2011, art. 24, comma 5), uniformata a 12 mesi per gli autonomi (quindi ridotta di 6 mesi), e contestualmente ad incorporarla nell’età base, sia per la vecchiaia (comma 6) che per l’anticipata (comma 10). Segnalo che, al riguardo, posso anche fornire la mia… testimonianza diretta, essendo stato una delle vittime dell’allungamento deciso da SACCONI il 31 maggio 2010 con la “finestra”; e aggiungo che la stessa professoressa Fornero lamenta nel suo libro del 2018 (pubblicato da Università Bocconi Editore), e da me analizzato criticamente nel mio saggio, l’errata attribuzione a lei.
“mentre per le donne è aumentata in maniera rilevante per allinearsi a quella degli uomini nel 2018 (66 anni e sette mesi).”
Falso per 3/4. Aveva già provveduto la Riforma SACCONI, sia per le dipendenti pubbliche: da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia UE del 2008 (DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies), più «finestra» di 12 mesi; sia per le donne del settore privato: da 60 a 65 anni, più «finestra» di 12 o 18 mesi, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6);
“L’indicizzazione dell’età di pensionamento alla speranza di vita [e dei coefficienti di trasformazione, ndr] è stata resa biennale.”
Vero, ma relativamente a “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”, cioè a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza, ha interpretato la norma in maniera manifestamente errata (L. 214/2011, art. 24, comma 13). Gliel’ho contestato per iscritto due volte, inviandola p.c. anche al PdR. In merito, ho ricevuto, in data 5 marzo 2019, la risposta del Segretariato Gen. del Quirinale, che ha ritenuto fondate le mie osservazioni critiche e le ha inoltrate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma i due alti dirigenti hanno ripetuto la loro interpretazione manifestamente errata nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019. Ho scritto loro una terza lettera (pec). Ho in corso da quasi 3 mesi un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, ma il funzionario delegato per la risposta, che ha trovato anch’egli fondate le mie osservazioni critiche, purtroppo è stato assente. Gli ho ritelefonato in data odierna, mi ha detto che la risposta era alla firma; poi, sentito il suo superiore, mi ha dato una risposta surreale: la sua direzione non può rispondere ad un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS. Gli ho replicato che non ho titoli per rivolgermi all’INPS, perché sono già in pensione, mentre l’errata interpretazione (inizio della decorrenza della periodicità biennale ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) impatterà negativamente sui pensionati futuri; e gli ho ribadito che le mie osservazioni erano state giudicate fondate dal Quirinale, che le aveva inoltrate, nel marzo 2019, al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (Ministro Di Maio). Inutilmente. E poi ho riferito alla segretaria della Direttrice Gen., dottoressa Ferrari (destinataria p.c. anche di questa lettera), l’esito e che, essendo l’errore ripetuto in tutte le leggi promulgate in materia pensionistica, incluse le leggi di bilancio, non ho altra strada che l’invio di un’altra lettera pec, questa volta direttamente al Presidente della Repubblica, per informarlo della risposta, e chiedergli anche di sollecitare un Comitato di studio contro queste tre BUFALE mondiali, alimentate da tutti e oggetto quotidiano degli articoli e dei dibattiti dei media. Comunque, che burocrazia, abbiamo! Somiglia a quella russa di Gogol.
“ed è stato introdotto un limite minimo di 67 anni per il 2021.”
La cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 9) è affatto superflua, poiché a 67 anni si è già arrivati nel 2019, per effetto della Riforma SACCONI (adeguamento alla speranza di vita). E i lavoratori autonomi (maschi) vi si erano già avvicinati nel 2010 con 66 anni e 6 mesi dall’1.1.2011.
“Ma la riforma ha aumentato sostanzialmente soprattutto i requisiti per accedere alle pensioni di anzianità, alzando il limite a 42 anni di contributi (41 per le donne).”
Falso in gran parte. Relativamente alla pensione anticipata, dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (più la riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 per la “finestra” di 12 o 18 mesi; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014), soltanto 7 mesi dalla Riforma Fornero (più la riduzione di 6 mesi per le autonome); l’effetto combinato delle due misure della Riforma SACCONI ha portato l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotti a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero, sia per gli uomini che per le donne.
“Inoltre il calcolo contributivo è stato esteso pro-quota ai lavoratori di tutti i regimi.”
Vero, ma questa – detto in generale - è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero (ché avrebbe salvato i conti pensionistici), poiché i lavoratori interessati dalla misura (cioè coloro che avendo, al 31.12.1995, almeno 18 anni di contributi furono esclusi dalla stessa Riforma Dini) sono tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Infatti, il pro-quota contributivo – come risulta già dalla relazione tecnica del 2011 - ha dato un risparmio molto esiguo, pari ad appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.
“Per il sistema contributivo, si è ripristinata una fascia di flessibilità in uscita a partire dai 63 anni, ma solo per i lavoratori con una pensione superiore a circa 1.400 euro. Per l’accesso alle pensioni di vecchiaia a 66 anni (nel 2011) sono stati richiesti 20 anni di contributi ed una pensione di importo superiore ad 1,5 volte la prestazione minima; in caso contrario, l’età di pensionamento sale a 70 anni.”
“Tutti i limiti di età sono legati alla speranza di vita e quindi già dal 2019 l’età di pensionamento di vecchiaia sarà di 67 anni e l’anzianità contributiva per accedere alle pensioni di anzianità sarà di 43 anni e tre mesi per gli uomini (42 e due mesi per le donne). Malgrado questa lunga stagione di riforme, il dualismo tra pensioni di anzianità e vecchiaia persiste. Delle quasi 233 mila pensioni erogate nel 2016, più della metà rimangono pensioni di anzianità di un importo medio pari a 1.890 euro, erogate a lavoratori con un’età media di 60 anni e mezzo, contro pensioni di vecchiaia con un importo medio di soli 725 euro erogate a lavoratori con un’età media di 66 anni e mezzo. 155 Ma forse il dato che più esprime questo dualismo è la differenza tra la spesa in pensioni di anzianità e vecchiaia. Negli ultimi 20 anni, a fronte di un numero quasi uguale di nuove pensioni di anzianità e vecchiaia (3 milioni e mezzo per ogni tipologia), la spesa è stata di 64 miliardi di euro per le pensioni di anzianità e di 25 miliardi di euro per quelle di vecchiaia.”
Strano, no, che la Riforma Fornero, decisa per ridurre le pensioni anticipate (ex anzianità), adempiendo la richiesta della famosa lettera del 5.08.2011 della BCE, abbia prodotto l’effetto contrario? Ed invece è una logica conseguenza dell’inasprimento del limite di età del pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e poi oltre), benchmark in UE (e in parte del pensionamento anticipato, sul quale ci sono le pressioni maggiori di modifica, si veda, ad esempio, Quota100 o il congelamento fino al 2026 dell’adeguamento alla speranza di vita o l’invocata Quota41, impossibile da ottenere senza modificare anche la Riforma SACCONI). Inasprimento deciso dalla ben più severa Riforma SACCONI.
In conclusione, rilevo che la spesa pensionistica italiana – la seconda più alta in ambito OCSE – include 90 miliardi di voci spurie: 10-15 mld di TFR; 20-25 mld di assistenza; e, soprattutto, 58 mld di imposte (le più alte in ambito OCSE), pari al 3,3% del Pil, che sono una partita di giro e perciò hanno un impatto nullo sulla spesa, come è confermato dall’ammontare netto di 183 mld pagato dall’INPS nel 2018; al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende al 10,5%, ben lontano dal 15-16% ufficiale.
https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-le-bufale-di-unibocconi-il.html
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permalink | inviato da magnagrecia il 17/2/2020 alle 9:23 | commenti (0) |
Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero
Dopo quello del Corriere della Sera, pubblicato ieri, ecco un altro esempio preclaro della mia fatica di Sisifo.
ALLA C.A. DEL DIRETTORE FABIO TAMBURINI
CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI
Egr. direttore Fabio Tamburini,
Mi sorprende che anche il Sole 24 Ore, il principale giornale economico italiano, come fanno tutti i media, continui ad alimentare la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (ormai mondiale), in particolare sulla Riforma Fornero, che dura dal 2013-14, dimentichi di ciò che scrivevate nel 2012 sugli effetti rilevanti delle riforme precedenti, e coinvolge anche gli esperti previdenziali. Purtroppo, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, vi partecipano anche giornalisti esperti come Davide Colombo. Mi riferisco al suo articolo del 15 gennaio 2020 Pensioni, perché il nuovo decennio è l’ultima chance per una previdenza sotto controllo, nel quale sorprendentemente attribuisce alla sola Riforma Fornero l’intero risparmio al 2060 stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) in 60 punti di Pil (1.000 mld).
1. Errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero
Per inciso, evidenzio che anche RGS continua[1] a sovrastimare la Riforma Fornero, attribuendole norme e relativi effetti della ben più severa Riforma Sacconi, rivelando che il funzionario che ha redatto questa parte del rapporto (forse il medesimo di due anni fa) non conosce bene la normativa pensionistica, forse sviato anch’egli dalla formulazione poco chiara e omissiva delle norme della Riforma Fornero.[2] Traggo dalla NADEF 2019,[3] citata come fonte attendibile da Davide Colombo, il quale ripete gli stessi errori:
Falso in gran parte, la Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne)[4]; mentre, relativamente alla pensione anticipata, dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi; dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi.[5]
“Il processo di riforma [sic!] ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori.
Falso, questa è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero, poiché avrebbe salvato i conti pensionistici: essa lo ha soltanto esteso a quelli che ne erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Misura che ha realizzato un risparmio molto esiguo: appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.[6]
Tale risposta vale anche – e soprattutto - per Davide Colombo quando scrive: “Dal 1995, quando abbiamo adottato il sistema di calcolo contributivo, sono stati fatti circa trenta interventi in materia, quasi sempre per aumentare la spesa [questo è smentito dal risparmio, si veda appresso il punto 2, ndr]. Poi è arrivata la riforma Fornero, che ha attuato quello che con la Dini non si ebbe il coraggio di fare subito, lasciando così una transizione costosa con pensioni a calcolo misto-retributivo.” Strano che lo affermi, poiché in passato anche Colombo aveva ascritto al “pro-rata” contributivo 200 milioni”.[7]
Beninteso, l’adeguamento alla speranza di vita – come scrive anche RGS citando non il nome ma la norma (DL 78/2010, art. 12, comma 12-bis) - è stato introdotto dalla Riforma Sacconi,[8] relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” (abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale; la Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata.[9] Davide Colombo, invece, lo attribuiva erroneamente alla Riforma Fornero (si veda l’Appendice). Forse ingannato anche lui, come quasi tutti, dall’art. 24, comma 1, lettera c della Riforma Fornero, che definisce i principi e i criteri della riforma: “c) adeguamento dei requisiti di accesso alle variazioni della speranza di vita”. Che non è il solo esempio di “appropriazione” di misure della Riforma Sacconi (e della Riforma Dini) da parte della professoressa Fornero (si veda anche l’esame critico del suo libro nel mio saggio).
2. Risparmio dalle riforme delle pensioni
Veniamo all’ultimo punto dell’articolo di Colombo: il risparmio. Egli scrive:
“Gli effetti della riforma del 2011
La riforma del 2011 garantisce un minore spesa previdenziale per 60 punti di Pil, in termini cumulati, entro il 2060 (stima della Ragioneria generale dello Stato; Nadef 2019). Senza quell’intervento la “gobba” sarebbe già arrivata con tutto il suo peso a schiacciare il resto della spesa sociale; altro che asili nido gratis. È bene tenerne conto prima di varare nuove misure di flessibilità o di “garanzia” per i lavoratori con carriere discontinue e la prospettiva di una pensione leggera. Perché, se le previsioni macroeconomiche possono anche sbagliare, i trend demografici non lasciano scampo.”
Strano. Nell’attribuire tutti i 60 punti di Pil alla Riforma Fornero, egli (i) si è dimenticato di ciò che scriveva appena nel 2018 riguardo agli effetti della Riforma Fornero[7]: “Il contributo della riforma Fornero alla sostenibilità del sistema pensionistico […] Da sola questa riforma vale un terzo dei risparmi cumulati fino al 2060”, al quale articolo seguì una mia lettera con qualche osservazione critica; (ii) si è anche dimenticato di quando, nel 2018, alla trasmissione radiofonica Radio1 RAI “Tra poco in edicola” del 13.02.2018, confermò all’incredulo conduttore Stefano Mensurati la mia dichiarazione resa in diretta (a 24’13”, cui segue dopo qualche minuto la risposta di Colombo) che circa un terzo era ascrivibile alla Riforma Fornero, circa due terzi alle riforme precedenti, e la gran parte dei residui due terzi alla Riforma Sacconi, grazie anche all’adeguamento alla speranza di vita (Mensurati è incredulo tuttora, palesando la solita, terribile “resistenza” psicologica di TUTTI ad accogliere che la Riforma Fornero è molto meno severa della Riforma SACCONI; anzi, che esista una Riforma Sacconi, cancellata perfino da documenti di studio universitari); e (iii) forse distratto da altri pensieri o, scientemente, per ingigantire i meriti della Riforma Fornero, ha travisato ciò che scrive la sua fonte, cioè RGS nella NADEF 2019,[2] che attribuisce il risparmio di 60 punti di Pil, pari a 1.000 miliardi, all’intero ciclo di riforme dal 2004: “Cumulativamente la minore incidenza della spesa in rapporto al PIL derivante dal complessivo processo di riforma avviato nel 2004 ammonta a circa 60 punti percentuali di PIL al 2060” (pag. 48).
Dal 2004, le riforme delle pensioni sono state quattro: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011.[10] Per inciso, aggiungo che facevano seguito ad altre tre riforme dal 1992: Amato, 1992; Dini, 1995; e Prodi, 1997, per un totale di sette.
Nei precedenti rapporti,[11] dei 1.000 miliardi di risparmio al 2060, circa due terzi venivano ascritti alle misure prima del DL 201/2011 e circa un terzo (pari al massimo a 330 mld, poi calati a 280 mld dopo i vari interventi legislativi successivi), venivano ascritti dalla Ragioneria Generale dello Stato agli interventi successivi (?) e in modo particolare alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esaurivano nel 2045. E poiché la misura principale di Maroni, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore, e quella di Damiano, le “quote”, furono abolite da Fornero, al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma SACCONI. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.
Evidenzio che anche dalla Figura R2 della NADEF 2019 (pag. 49), emergono dubbi: (i) sono stati anche questa volta omessi il DL 138/2011 (quarto e ultimo DL della Riforma Sacconi, che ha esteso i 12 mesi della “finestra” al comparto della scuola e dell’università e rinviata la liquidazione) e la L. 247/2007 (Riforma Damiano, che però si spiega poiché ha reintrodotto le “quote”, “addolcendo” lo “scalone”, con un risparmio negativo); (ii) il risparmio dal DL 78/2010 (Sacconi) è sottovalutato, presumibilmente perché alcune sue misure sono attribuite erroneamente al DL 201/2011 (Fornero), (iii) che di conseguenza è sovrastimata; (iv) come è sovrastimata ancor di più la L. 243/2004 (Riforma Maroni), il cui provvedimento principale (lo “scalone”) fu cancellato prima che andasse in vigore dalla Riforma Damiano (non sono riuscito a reperire la relazione tecnica, ma il dossier del Servizio Studi del Senato (pag. 47) quantifica in circa 9 mld a regime il risparmio dalla Riforma Maroni, quindi un effetto notevole, però in gran parte (che non sono in grado di quantificare) annullato dalla Riforma Damiano. Al riguardo aggiungo che per l’abolizione delle “quote” la relazione tecnica (lettera B pag. 46) accredita alla Riforma Fornero un risparmio a regime di 4 mld annui. Sulle critiche al grafico, si vedano, al riguardo, la mia lettera n. 2 a RGS riportata in nota 1 e, soprattutto, l’analisi critica del grafico 2017 nel mio saggio citato alla nota 2, che in parte riporto in nota[12]. La conseguenza è che, anche questa volta, viene citata la Riforma Fornero (L. 214/2011), oltre alla Riforma Dini (L. 335/1995), e non viene citata la più severa e incisiva Riforma SACCONI, sulla quale si conferma la inspiegabile damnatio memoriae da me denunciata invano da quasi dieci anni. Una vera fatica di Sisifo.
3. Errata contabilizzazione e valutazione della spesa pensionistica
Infine, sarebbe auspicabile che Il Sole 24 Ore, con la sua autorevolezza, non alimentasse la BUFALA gigantesca sull’ammontare della spesa pensionistica italiana, BUFALA che tanti problemi ha causato (in particolare nell’anno orribile 2011) e, in parte, ancora causa all’Italia. E attestasse pubblicamente con voce chiara e forte che nell’importo lordo di 290 mld circa ci sono 90 mld di voci spurie: (i) in primo luogo 58 mld di imposte, le quali (oltre ad essere le più alte in ambito OCSE) sono una partita di giro, e, come sa anche uno studente del 1° anno che abbia studiato le partite di giro e i conti transitori, esse hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica; ripeto: hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica (e “normalmente” ci vorrebbero né anni, né mesi, né giorni, ma pochi minuti per sistemare una siffatta questione, che invece si trascina da sempre); (ii) poi, la spesa assistenziale (20-25 mld), che va a carico della fiscalità generale; e (iii) il TFR (10-15 mld), che può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento. Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala di 5 punti percentuali, a circa il 10,5%. Come è confermato dal Rapporto INPS relativo ai dati netti 2018:
Il Pil 2018 è pari a 1.753 mld; 204,3 su 1.753 fa dunque l’11,6% e, soprattutto, 183 (cioè l’importo netto effettivo pagato dalle gestioni previdenziali dell’INPS) su 1.753 è pari al 10,4%. Il che smentisce tutti gli allarmismi dei luminari e dei vari dirigenti di OCSE e FMI che hanno edificato le loro carriere sull’additare – poco patriotticamente - la spesa pensionistica italiana come quasi la più alta al mondo in rapporto al Pil, fuori controllo e bisognevole di un’ennesima riforma. Come inclina a fare anche Davide Colombo del Sole 24 ore, nell’articolo esaminato, sul fondamento di dati falsi.
Traggo dal mio saggio “Le menzogne sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero”, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:
«Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi - 8 o 14 mesi - e Damiano – 4 mesi in media - con le «finestre») è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale. Per contro, non avendo il testo della Riforma Fornero esplicitato il legame tra l’allungamento dell’età base e l’abolizione delle «finestre», l’allungamento dell’età base di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi, poi ridotto a 12 dalla Riforma Fornero) viene da tutti erroneamente attribuito alla Riforma Fornero e non alla Riforma Sacconi, come lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, già citato, che riporto in nota. E che, data la sua notevole importanza, trascrivo qua:
[3] NADEF 2019 http://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2019/NADEF_2019__FINALE.pdf#page=57
[5] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi.
[7] Pensioni, senza legge Fornero spesa di 20 miliardi in più all’anno
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-01-08/pensioni-senza-legge-fornero-spesa--20-miliardi-piu-all-anno-211127.shtml
[8] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, portando l’età di pensionamento a 67 anni per tutti dal 1.1.2019.
[9] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 12.
[10] Maroni, L. 243/2004; Damiano, L. 247/2007; SACCONI, L. 122/2010, art. 12, L. 111/2011, art. 18, e L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23; e Fornero, L. 214/2011, art. 24.
[11] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017
[12] «Infine, rilevo di nuovo che RGS, sempre nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017,[33] riguardo alla Riforma Fornero scrive:
Visivamente, emergono, dal grafico di RGS, altre considerazioni critiche (procedendo dal basso verso l’alto): (i) l’ampiezza tra la curva del DL 78/2010 (Sacconi) e la curva del DL 201/2011 (Fornero) appare sostanzialmente la stessa di quella tra il DL 78/2010 e quella dei DL 98 e 138 (Sacconi), il che è strano, poiché i provvedimenti del primo sono più corposi di quelli degli altri due messi assieme (il che giustifica il - ed è corroborato dal - sospetto (si veda la mia seconda lettera a RGS[48]) che alcune misure del DL 78/2010, tra cui l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e/o dell’età di pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi, siano state attribuite erroneamente al DL 201/2011 (Fornero); (ii) la somma delle due curve della Riforma SACCONI, dal 2020 in poi, mostra un’ampiezza analoga a quella della Riforma Fornero e va oltre il 2045, eppure – chissà per quale «arcano» motivo - si cita soltanto la Riforma Fornero e viene completamente obliterata la Riforma SACCONI; e (iii) l’ampiezza tra la curva della L. 243/2004 (Riforma Maroni) e quella dei due DL 98 e 138 del 2011 di Sacconi è palesemente sovradimensionata, il che sembra ascrivibile, in parte, al fatto che forse vi sia stata inglobata la L. 247/2007 (Riforma Damiano), che infatti non è menzionata, ed in parte ad una presumibile sovrastima complessiva delle misure della Riforma Maroni, stante l’abolizione del suo provvedimento principale, cioè lo «scalone».[23]
QUALCHE ALTRO ESEMPIO DI STRAFALCIONI DE IL SOLE 24 ORE SULLA RIFORMA FORNERO
1) Cosa prevede la Riforma Fornero
–di Ma.l.C. - 20 gennaio 2015
La cosiddetta Riforma Fornero è parte del decreto legge Salva Italia varato dal governo Monti a fine 2011. In particolare la riforma impone il sistema di calcolo contributivo nella costruzione della pensione di tutti i lavoratori, anche [no, soltanto per loro, a decorrere dall’1.1.2012, ndr] per coloro che - in ragione della riforma Dini del 1995 – stavano costruendo la propria pensione con il più generoso sistema retributivo.
Contestualmente la riforma Fornero ha innalzato l'età pensionistica di uomini e donne, stabilendo i requisiti per la “pensione di vecchiaia” (in base all’età anagrafica): minimo 20 anni di contribuzione [no, per la pensione calcolata col metodo retributivo lo decise la Riforma Amato nel lontano 1992, la Riforma Fornero ha esteso il minimo di 20 anni alla pensione calcolata esclusivamente col metodo contributivo, ndr] e 66 anni di età per donne del pubblico impiego e uomini (Pa e privati) [no, come abbiamo visto, lo ha deciso la Riforma Sacconi, ndr], 62 anni per donne del settore privato (poi 66 anni e 3 mesi nel 2018), 63 anni e 6 mesi per donne lavoratrici autonome (che diventeranno gradualmente 66 anni e 3 mesi nel 2018).
Inoltre abolisce la “pensione di anzianità” (in base al numero di anni di lavoro) sostituita dalla “pensione anticipata” [no, gli ha cambiato soltanto il nome, da “anzianità” ad “anticipata”, ndr]: oggi bisogna aver lavorato 41 anni e 3 mesi per le donne o 42 anni e 3 mesi per gli uomini [no, come abbiamo visto, 41 anni e 3 mesi sia per gli uomini che per le donne, è stato deciso dalla Riforma Sacconi, ndr].
2) Legge Fornero, canone Rai e tasse universitarie:?fact-checking alle promesse dei partiti
di M. Bartoloni, A. Biondi, D. Colombo - 8 gennaio 2018
Al netto di queste misure di maggiore spesa previdenziale, le regole della riforma 2011 dovrebbero garantire comunque risparmi attorno ai 20 miliardi annui tra il 2019 e il 2020, con una proiezione di 200 miliardi nei prossimi dieci anni. Questo numero comprende anche la piena applicazione degli stabilizzatori automatici che modificano i requisiti di pensionamento all'aspettativa di vita (altro strumento che molti vorrebbero depotenziare) e che fa scattare a 67 anni la vecchiaia dal 2019. [no, come abbiamo visto, è stato introdotto dalla Riforma Sacconi col DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, due anni prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero, e modificato col DL 78/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, e, per la decorrenza, col DL 98/2011, art. 18, comma 4, ndr]
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-01-08/la-riforma-fornero-vale-ancora-20-miliardi-risparmi-l-anno-124229.shtml
3) Nel libro dell’ex direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano “Il cigno nero e il cavaliere bianco”, ce n’è un campionario.
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