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Timestamp: 2020-08-05 08:56:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8658 del 04/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8658 del 04/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 04/04/2017, (ud. 08/02/2017, dep.04/04/2017), n. 8658
sul ricorso 6704/2016 proposto da:
unitamente e disgiuntamente dagli avvocati ESTER SCIPLINO ADA VITA,
NIATANO GIUSEPPE, EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO
e ANTONINO SGROI, giusta procura in calce al ricorso;
V.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 35
B, presso lo studio dell’avvocato ANDREA BANDINI, rappresentato e
difeso dall’avvocato SILVIA SCOTA giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 96/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
partecipata dell’08/02/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.
che, in sede di rinvio da Cass. n. 6160/2014 la Corte di Appello di Bologna, con sentenza del 6 marzo 2015, confermava la decisione del primo giudice di accoglimento dell’opposizione proposta da V.A. avverso la cartella esattoriale relativa ad un credito dell’Inps per contributi afferenti alla Gestione Commercianti asseritamente dovuti dall’opponente quale amministratore della s.r.l. V. Elettrodomestici e già iscritto alla gestione separata di cui alla L. 8 agosto 1995 n. 335, art. 2, comma 26, in virtù della carica sociale ricoperta;
che, ad avviso della Corte territoriale, dalle risultanze istruttorie acquisite – orali e documentali – era emerso che il V. aveva svolto unicamente l’attività di amministratore quale membro del Consiglio di Amministrazione e consigliere delegato essendo del tutto mancata la prova dello svolgimento da parte sua di un’ulteriore e diversa attività, di carattere puramente esecutivo, quale socio/prestatore di lavoro in favore della società;
che per la cassazione di tale decisione propone ricorso l’INPS affidato ad un unico motivo cui resiste con controricorso il V.;
che l’I.N.P.S. deduce violazione e falsa applicazione della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 203 e 208, così come interpretato dal D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, comma 11, conv. in L. 30 luglio 2010, n. 122, in relazione all’art. 2697 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) censurando la sentenza nella parte in cui la Corte territoriale aveva ritenuto l’attività in concreto svolta dal V. rientrante tra i compiti di amministratore della società e non piuttosto integrante anche l’esplicazione di vere e proprie prestazioni d’opera, sia pure di carattere direttivo, ciò sulla scorta di una delega del Consiglio di Amministrazione e senza valutare la natura autentica dell’attività espletata;
che il motivo è inammissibile perchè con il riproporre la questione di diritto già risolta nella decisione rescindente chiede un riesame del merito della controversia non consentita in questa sede; invero, è stato in più occasioni affermato dalla giurisprudenza di legittimità che la valutazione delle emergenze probatorie, come la scelta, tra le varie risultanze, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive (cfr., e plurimis, Cass. n. 17097 del 21/07/2010; Cass. n. 12362 del 24/05/2006; Cass. n. 11933 del 07/08/2003);
che, nella specie, la Corte di Appello ha condotto l’esame delle risultanze istruttorie in ossequio a quanto impostole dalla pronuncia rescindente e cioè ha verificato se le attività svolte dal V. in concreto rientrassero o meno nel mandato gestorio a lui conferito dal Consiglio di Amministrazione con la logica conseguenza che, in caso di risposta positiva, dovevano essere considerate rientranti tra quelle proprie dell’amministratore e non erano inquadrabili come prestazioni d’opera da parte del socio lavoratore;
che, per quanto esposto, il ricorso va dichiarato inammissibile;
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’INPS alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2
 art. 1
 art. 12
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass.