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TRASFERIMENTO D'AZIENDA - PDF
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1 TRASFERIMENTO D'AZIENDA A. In genere B. Ramo d'azienda C. Cessione del rapporto di lavoro D. Contratto d'ingresso E. Trasferimento d'azienda e licenziamento F. Responsabilità solidale del cessionario G. Trattamento economico e normativo H. Procedura sindacale I. Personale eccedentario L. Condotta antisindacale M. Normativa comunitaria A. In genere Il trasferimento d'azienda può configurarsi - con riferimento alla posizione del lavoratore - come successione legale di contratto che, per non richiedere, quindi, il consenso del contraente ceduto (lavoratore trasferito) non può essere assimilato alla cessione negoziale per la quale il suddetto consenso opera da elemento costitutivo della fattispecie negoziale. E'agevole al riguardo la considerazione che la causa-e più precisamente la funzione socio-economica cui deve assolvere il trasferimento d'azienda-osta a che a detto trasferimento possa applicarsi la disciplina dettata dagli artt e ss. c.c., risultando di palmare evidenza come gli adempimenti richiesti da tale disciplina e la necessità del consenso del contraente ceduto concretizzano un complesso di disposizioni che, per la propria articolazione e la propria rigidità, si presentano come poco permeabili alle esigenze dei processi di ristrutturazione aziendale, di riconversione industriale e di delocalizzazione delle imprese. Esigenze queste alla cui soddisfazione è funzionalizzata invece la normativa dettata dall'art c.c., volta a coniugare le ragioni dell'economia con quelle della turtela del lavoro. Rientrano nella fattispecie del trasferimento d'azienda tutti quei casi in cui, restando inalterate le strutture e l'unità organica dell'azienda, ne venga mutato il solo titolare, indipendentemente dal mezzo tecnico adoperato per trasferire; la vicenda circolatoria, oltre che interessare l'azienda, ossia il complesso dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, può riguardare un solo ramo di essa; il complesso dei beni, oggetto del conferimento dell'azienda (o di un ramo di essa), deve essere idoneo a consentire lo svolgimento di una determinata attività d'impresa, anche se non necessariamente la stessa esercitata dal conferente. (Cass. 23/7/2002, n , Pres. Sciarelli, Est. Vidiri, in Lav. nella giur. 2003, 19, con commento di Enrico Barraco) La disciplina posta dall'art c.c. in tema di trasferimento d'azienda si attua tra soggetti che svolgono un'attività organizzata allo scopo della produzione o dello scambio di beni o di servizi, contrassegnata da un fine di lucro o, almeno, di redditività, e ha ad oggetto l'azienda intesa come il complesso dei beni organizzati a tal fine, ovvero anche autonome articolazioni della stessa, trovando tale regolamentazione il fondamento nell'inerenza del rapporto di lavoro al complesso aziendale, sicché in tutti i casi in cui la struttura organizzativa e l'attitudine all'esercizio dell'impresa rimangono immutate, nonostante il mutamento del titolare, il rapporto di lavoro non si interrompe (Cass. 3/5/00, n. 5550, pres. De Musis, est. Stile, in Riv. Giur. Lav. 2001, pag. 67, con nota di Madera, Brevi osservazioni in tema di trasferimento d'azienda, cessione di singoli beni aziendali e corresponsione del trattamento di fine rapporto) La cessione di alcuni macchinari e lavoratori, non accompagnata dalla cessione di un complesso organizzativo autonomo, non è sufficiente a configurare un trasferimento d'azienda o ramo d'azienda e si deve ritenere nullo per frode alla legge il contratto di cessione d'azienda quando la vera ragione sia quella di eludere la legislazione vigente in materia di licenziamento, di cassa integrazione e mobilità, come nel2 caso in esame in cui il trasferimento è stato disposto per aggirare il rifiuto dei lavoratori al trasferimento e per evitare i costi della mobilità. (Trib. Treviso 4/11/2003, Est. De Luca, in Lav. nella giur. 2004, 141, con commento di Francesca Marchesan) La disciplina dell'art c.c. sul trasferimento d'azienda è espressione del principio dell'inerenza del rapporto di lavoro al complesso aziendale, al quale resta legato in tutti i casi in cui questo, restando immutato nella sua struttura, cambi di titolare. Pertanto detta disciplina presuppone che entrambi i soggetti tra i quali si attua il trasferimento svolgano una attività organizzata allo scopo della produzione o dello scambio di beni e servizi ed avente ad oggetto il complesso dei beni organizzati a tal fine e non è applicabile quando all'azienda privata succede un ente pubblico considerata l'estraneità dell'attività dell'ente a qualsivoglia fine di lucro o almeno di redditività (Consiglio di Stato 11/3/99, n. 263, pres. Iannota, est. Lamberti, in Argomenti dir. lav. 2001, pag. 676) Il trasferimento ad altra impresa di lavoratori addetti ad una struttura aziendale priva di autonomia organizzativa e caratterizzata dall' estrema eterogeneità delle funzioni degli addetti, insuscettibile dunque di assurgere ad unitaria "entità economica", non può configurare una cessione di ramo d'azienda cui sia applicabile l' art c.c., ma costituisce mera cessione di contratti di lavoro, richiedente per il suo perfezionamento il consenso dei lavoratori ceduti. (Cass. 4/12/2002, n , Pres. Mercurio, Est. Vidiri, in Foro it parte prima, 103) La funzione garantistica che la disposizione dell'art c.c. assume nei confronti dei lavoratori, in conformità anche alle indicazioni della direttiva n. 77/187 del Consiglio delle Comunità Europee-funzione destinata ad accentuarsi in un contesto di maggior flessibilità del mercato del lavoro, quale scelta alternativa al licenziamento per g.m.o. o alle procedure di mobilità di cui alle leggi nn. 765/1977 e 223/1991-comporta l'accoglimento di una nozione estensiva del trasferimento d'azienda (definitivamente accolta dal d. lgs. 2 febbraio 2001, n. 18, attuativo della direttiva n. 98/50/CE, che ha riformulato lo stesso art c.c.), la quale ricomprende in esso tutte le ipotesi di trasferimento anche di una singola attività d'impresa, sempre che sia riscontrabile un complesso di beni o di rapporti interessati al fenomeno traslativo. In tale accezione allargata, il trasferimento d'azienda può configurarsi, con riferimento alla posizione del lavoratore come successione legale nel contratto che, non richiedendo il consenso del contraente ceduto, non è assimilabile alla cessione negoziale, per la quale tale consenso opera da elemento costitutivo della fattispecie di cui all'art c.c. (Cass. 22/7/2002, Pres. Sciarelli, Est. Vidiri, in Riv. it. dir. lav. 2003, 148, con nota di Franco Scarpelli, Nozione di trasferimento di ramo d'azienda e rilevanza del consenso del lavoratore). Ricorre il trasferimento d azienda previsto dall art c.c. quando vi sia sostituzione del soggetto titolare del complesso dei beni destinati all esercizio dell impresa, indipendentemente dallo strumento giuridico utilizzato. Tale complesso di beni consta, di regola, di cose materiali, quali, ad esempio, impianti, macchine, attrezzature, arredi; nonché dell opera dei dipendenti, che imprime agli aggregati materiali natura e impronta di composito e unitario strumento dell attività organizzata; si ascrivono altresì tra gli elementi costitutivi dell azienda i cosiddetti beni immateriali, quali segni distintivi, brevetti, diritti d autore, ecc.; è infine attributo dell azienda, considerata nel suo complesso, l avviamento, che non si esaurisce nella clientela, ma che comprende anche le relazioni con i collaboratori e i fornitori (Pret. Milano, sez. Abbiategrasso, 17/5/99, est. Fagnoni, in D&L 1999, 569) Ai sensi dell art c.c., il trasferimento d azienda è configurabile in tutte le ipotesi in cui, ferma restando l organizzazione del complesso dei beni destinati all esercizio dell impresa e quindi immutati il suo oggetto e la sua attività, vi sia soltanto la sostituzione del titolare, ancorché attuata con mezzi tecnico-giuridici3 diversi dalla vendita, dall affitto e dalla concessione in usufrutto (Pret. Milano 27/7/98, est. Curcio, in D&L 1998, 1007) La scriminante tra cessione d'azienda e cessione di singoli beni aziendali è certamente costituita dall'elemento dell'organizzazione e, quindi, della idoneità del complesso organizzato a costituire utile e compiuto strumento di impresa, ancorché non sia necessario che il complesso aziendale sia attualmente (al momento della cessione) produttivo. Peraltro, il ramo d'azienda, come complesso organizzato, è configurabile anche quando manchi o sia ridotto ai minimi termini l'elemento patrimoniale-beni materiali o immateriali-e l'organizzazione abbia ad oggetto quasi esclusivamente la manodopera, come sovente accade nella produzione di servizi. (Trib. Milano 27/6/2002, Est. Di Ruocco, in Lav. nella giur. 2003, 392) Il trasferimento d'azienda previsto dall'art c.c. ricorre tutte le volte in cui, in considerazione di particolari rapporti intercorsi tra le parti, sia configurabile una sostituzione della titolarità dell'azienda avvenuta mediante la gestione da parte del cessionario dei rapporti facenti capo all'azienda medesima (Pret. Milano 3/8/94, est. Vitali, in D&L 1995, 141) Ai sensi dell art c.c. il trasferimento di azienda presuppone il trasferimento di un complesso organizzato di beni e, pertanto, non è configurabile nel caso di mera cessione di alcuni macchinari (Trib. Milano 17/4/98, pres. Mannacio, est. Gargiulo, in D&L 1998, 716) E configurabile un ipotesi di trasferimento d azienda non solo quando ad essere trasferirti siano gli elementi materiali che fornivano un identità commerciale ed un valore economico all azienda trasferita, ma anche quando oggetto del trasferimento sia soltanto l organizzazione dell attività e il know how rappresentato dall insieme delle competenze e conoscenze dei dipendenti (Trib. Ravenna 8/6/00, est. Riverso, in Lavoro giur. 2000, pag. 949, con nota di Menegatti, Divieto di interposizione, esternalizzazione e trasferimento d azienda) Il trasferimento d'azienda può essere realizzato anche con un atto negoziale innominato essendo sufficiente che si verifichi un mero mutamento della titolarità dell'azienda rimanendone inalterata la struttura. (Trib. Firenze 29/11/2001, Est. Bronzini, in D&L 2002, 390) E ravvisabile il trasferimento d azienda previsto dall art c.c. anche in ipotesi di successione di contratti di affitto, in virtù dei quali l azienda si trasferisce da un affittuario all altro per il tramite della risoluzione del precedente contratto e della conclusione del nuovo contratto di affitto con il proprietario concedente (Pret. Milano, sez. Abbiategrasso, 17/5/99, est. Fagnoni, in D&L 1999, 569) Non è applicabile l'art c.c. nell'ipotesi in cui il trasferimento d'azienda avvenga in forza di autonoma concessione (nella specie, tramite affidamento ad un commissario governativo della gestione esattoriale per la riscossione dei trbuti) anziché a seguito di attività negoziale. (Cass. 26/2/2003 n. 2936, Pres. Miani Est. Miani Canevari, in Foro it. 2003, parte prima, 2757) Deve escludersi l'applicabilità della disciplina dettata dall'art c.c. per il trasferimento d'azienda nel caso di subentro di un'azienda ad altra nella gestione di un pubblico servizio (nella specie, vi era stato un avvicendamento di società appaltatrici del servizio per la raccolta di rifiuti solidi urbani) (Trib. Napoli 12/7/00, pres. Marconi, est. Lorito, in Orient. giur. lav. 2000, pag. 693) Non è configurabile un'ipotesi di trasferimento d'azienda nel caso di esaurimento di un contratto d'appalto di servizi di pulizia e di successione cronologica nell'espletamento del servizio da parte di altra impresa aggiudicatrice del nuovo contratto, in quanto nella fattispecie difetta il requisito del passaggio ad un4 diverso titolare, in tutto o in parte, di un complesso di beni organizzato che preservi la sua identità obiettiva. L'art. 4 del C.C.N.L. delle imprese di pulizia, nel disciplinare il cambio di gestione, mira esclusivamente a garantire i pregressi livelli occupazionali attraverso la costituzione di nuovi e distinti contratti di lavoro con l'impresa subentrante, senza alcuna continuità giuridica con i precedenti rapporti (Trib. Napoli 21/6/00, est. Musella, in Dir. lav. 2001, pag. 39, con nota di Nappi, Successione di appalti di servizi e trasferimento d'azienda) E' nullo il contratto di cessione di ramo d'azienda qualora emerga la comune intenzione delle parti di concludere il negozio per l'illecita finalità di elusione dell'applicazione di norma imperativa di legge relativa ai licenziamenti collettivi (Trib. Nocera Inferiore 29/5/2001, pres. e est. Viva, in Lavoro giur. 2001, pag. 1166, con nota di Menegatti, La frode alla legge nella cessione di ramo d'azienda) In assenza di un cessionario imprenditore, si deve rilevare la nullità della cessione di ramo d'azienda-e dei relativi rapporti di lavoro-per illiceità della causa ex art c.c. perché stipulato con l'intento di eludere la normativa sui licenziamenti collettivi. Sussistendo, quindi, una continuità del rapporto di lavoro con il cedente, i licenziamenti intimati dal cessionario dovranno essere dichiarati nulli in quanto intimati da soggetto diverso rispetto al reale datore di lavoro. (Corte d'appello Salerno 24/4/2002, Pres. Casale, Rel. Cappelli, in Lav. nella giur. 2003, 688) In caso di affidamento di un servizio locale, gestito dal Comune, ad una società - s.r.l. o s.p.a. - a tale scopo costituita ai sensi dell'art 22, 3 comma, lett. e) L. n. 142/90, si ha un conferimento di attività, ex art. 34 d.lgs. n Devono pertanto osservarsi le procedure di informazione e consultazione previste dall'art. 47, commi 1-4 L. n. 428/90 e nei confronti del personale che passa alle dipendenze della neo-costituita società trovano applicazione le garanzie di cui all'art c.c. (nella fattispecie, è stato anche ritenuto che il rifiuto del trasferimento da parte del dipendente giustifica il recesso da parte dell'amministrazione) (Pret. Bergamo 24/6/99, est. Bondì, in Lavoro nelle p.a. 2000, pag. 1292, con nota di Pellacani, Trasferimento di attività e servizi pubblici a società miste ex art 22, L. n. 142/90 ed effetti sui rapporti di lavoro) L'art c.c., nel prevedere che in caso di trasferimento di azienda la successione del cessionario nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda non aventi carattere personale, prende in considerazione solo i c.d. contratti di azienda e i c.d. contratti di impresa; deve dunque escludersi che tale norma possa essere riferita ad accordi sindacali in materia di lavoro, contenenti la previsione per i lavoratori trasferiti con il loro consenso a una società collegata a quella da cui dipendono, del c.d. diritto al rientro (in caso di futuri cambiamenti nella struttura organizzativa di tale società) nella società di provenienza. (Cass. 2/3/2002, n. 3045, Pres. Amirante, Est. Mercurio, in Riv. it. dir. lav. 2003, 163, con nota di Martina Vincieri, Trasferimento di azienda e successione dell'acquirente in accordi sindacali di rientro dei lavoratori). Le gestioni in appalto delle esattorie per la riscossione delle imposte dirette trovano origine e titolo nei provvedimenti di concessione la cui scadenza o revoca, dando luogo ad un caso di cessazione dell'impresa, rende inapplicabile al personale della gestione esattoriale cessata che viene mantenuto in servizio la disciplina ordinaria di cui all'art c.c., in tema di trasferimento d'azienda, atteso che il nuovo concessionario subentra a titolo originario in forza di una autonoma concessione. (Cass. 15/7/2002, n , Pres. Trezza, Est. Filadoro, in Riv. it. dir. lav. 2003, 249, con nota di Leonardo Panagliotti, Prova della subordinazione e inapplicabilità dell'art c.c. in caso di avvicendamento tra concessionarie per la gestione in appalto delle esattorie). Perché si abbia trasferimento d'impresa, ai fini della direttiva comunitaria n. 77/187 e successive modificazioni come interpretata dalla Corte di Giustzia delle Comunità europee, l'entità oggetto di5 trasferimento deve, successivamente al medesimo, conservare la propria identità da accertarsi in base al complesso delle circostanze di fatto che caratterizzano la specifica operazione (tra cui il tipo d'impresa, la cessione o no di elementi materiali, la riassunzione o no del personale, il trasferimento della clientela, il grado di analogia tra le attività esercitate); non osta alla configurabilità del trasferimento la mancanza di un fine di lucro, purché sussista un'organizzazione di mezzi produttivi idonei a fornire un prodotto o un servizio obiettivamente caratterizzati ed economicamente valutabili quanto meno sotto il profilo dei mezzi di produzione e delle prestazioni lavorative necessari per il loro conseguimento. L'attività di un sindacato non è riconducibile a tale ampia nozione di attività economica organizzata e pertanto, quando intervenga una riorganizzazione delle strutture periferiche di una confederazione sindacale, dotate di propria soggettività giuridica e di autonomia d'azione, e si verifichi un passaggio di operatori sindacali e di elementi materiali dell'organizzazione che si scioglie ad altre preesistenti, non è in via di principio configurabile un trasferimento d'azienda ex art c.c. (Cass. 2/8/2002, n , Pres. Sciarelli, Est. Toffoli, in Riv. it. dir. lav. 2003, 406, con nota di Alessandra Raffi, Nella nozione di trasferimento d'azienda può rientrare la successione tra organizzazioni sindacali?) B. Ramo d'azienda La prospettiva di tutela del lavoratore caratterizzante la disciplina del trasferimento di azienda impone una nozione restrittiva di ramo di azienda che, per essere tale, deve avere una sua autonomia funzionale e non costituire, al contrario, il prodotto dello smembramento di frazioni non autosufficienti e non coordinate tra loro; tale autonomia funzionale deve intendersi nel senso che essa non può essere meramente potenziale presso il cedente, ma il ramo di azienda deve preesistere alla vicenda traslativa, prima della quale deve essere identificabile e idoneo a funzionare autonomamente, (Cass. 25/10/2002, n , Pres. Mercurio, Est. Picone, in Riv. it. dir. lav. 2003, 149; in Foro it parte prima, 104; in Argomenti dir. lav. 2003, 619; in Giur. It. 2003, 2052). Ai fini di ritenere applicabile l'art c.c., relativo al trasferimento dell'azienda, anche al trasferimento di un ramo dell'attività aziendale, è necessario che sia ceduto un complesso di beni che oggettivamente si presenti quale entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica, funzionalizzata allo svolgimento di una attività volta alla produzione di beni e servizi, mentre è da escludersi che il ramo d'azienda possa essere identificato come tale solo al momento del trasferimento ed in esclusiva funzione di esso, in quanto ciò consentirebbe di estromettere dall'impresa i lavoratori eccedenti, senza rispettare per essi le garanzie previste dal rapporto di lavoro preesistente, quali sussistenza di contratti collettivi o diritto alla stabilità del posto di lavoro. (In applicazione del su indicato principio di diritto, la Suprema Corte ha ritenuto esente da vizi di motivazione la sentenza del giudice di merito che, a fronte di un processo di "esternalizzazione", ovvero di cessione all'esterno di svariati singoli servizi da parte di un'impresa, non aveva ritenuto che la cessione avesse ad oggetto una realtà organizzativa riconducibile alla nozione di unità produttiva, e peratnto aveva qualificato l'operazione come cessione di una pluralità di rapporti lavorativi non assoggettabili alla normativa di cui all'art c.c. e necessitante, per il suo perfezionamento, del consenso del lavoratore ceduto. (Cass. 4/12/2002, n , Pres. Mercurio, Rel. Vidiri, in Lav. nella giur. 2003, 429, con commento di Giorgio Mannacio; in Foro it. 2003, parte prima, 458, con nota di R.Cosio, "La cessione del ramo d'azienda: un cantiere ancora aperto") Affinchè possa parlarsi di ramo d'azienda oggetto di traslazione ai sensi dell'art c.c., anche prima della novella introdotta dal D. Lgs. 2/2/01 n. 18, è necessario che lo stesso abbia una preesistente organizzazione ed autonomia funzionale presso il cedente, in mancanza delle quali, non applicandosi l'automatismo di cui6 all'art c.c., è necessario il consenso dei dipendenti ceduti affichè il rapporto di lavoro si instauri con l'impresa subentrante. (Cass. 25/10/2002 n , Pres. Mercurio Est. Picone, in D&L 2002, 905, con nota di Lorenzo Franceschinis, "Il caso Ansaldo all'esame della Cassazione: è ramo d'azienda solo se vi è autonomia funzionale ed organizzativa preesistente al trasferimento") La nozione di trasferimento di azienda deve essere interpretata in maniera ampia e secondo più attenuati caratteri di materializzazione, così da considerare quale "attività economica" suscettibile di figurare come oggetto del trasferimento anche i soli lavoratori che, per essere stati addetti ad un ramo dell'impresa e per aver acquisito un complesso di nozioni ed esperienze, siano capaci di svolgere autonomamente le proprie funzioni anche presso il nuovo datore di lavoro. (Cass. 23/7/2002, n , Pres. Sciarelli, Est. Vidiri, in Riv. it. dir. lav. 2003, 148, in Argomenti dir. lav. 2003, 628). Ai fini della distinzione tra la fattispecie della cessione dell azienda o di un ramo della stessa e l alienazione di singoli elementi dell azienda è necessario prendere in esame la natura oggettiva del vincolo che deve legare tra loro le singole componenti: non è sufficiente la volontà del datore di lavoro di destinare determinati beni ad uno scopo produttivo né basta l attribuzione ad essi della qualità di azienda ad opera delle parti stipulanti il negozio di trasferimento, ma è necessario che tali beni siano organizzati e coordinati per il perseguimento di tale scopo produttivo mediante un legame obiettivo immanente alla struttura che deve preesistere al trasferimento (Trib. Genova 7/9/99, pres. Russo, in Argomenti dir. lav. 2000, pag In senso conforme, v. Trib. Genova 4/11/99, pres e est. Russo, in Argomenti dir. lav. 2000, pag. 427) Poiché per parlarsi di azienda o di ramo d'azienda suscettibile di trasferimento ex art c.c. deve aversi un insieme di elementi produttivi organizzati dall'imprenditore per l'esercizio di un'attività sufficientemente strutturata e autonoma, tali requisiti dell'oggetto del trasferimento (organizzazione e autonomia) debbono necessariamente preesistere al trasferimento dello stesso e non possono rappresentarne una conseguenza, giacché se l'organizzazione imprenditoriale dei mezzi produttivi in vista dello svolgimento di una determinata attività potesse essere oggetto dell'apporto esclusivo del nuovo imprenditore, il concetto di azienda o di ramo d'azienda ne risulterebbe svuotato di contenuto, potenzialmente ridotto al mero elemento materiale, e potrebbe aprire la strada a usi strumentali dell'art c.c. (principio generale di non cedibilità del contratto in assenza del consenso del contraente ceduto) e all'elusione di norme imperative di legge (licenziamenti collettivi) (Trib. Genova 10 settembre 1999, pres. Russo, est. Verrina, in D&L 2000, 196) La determinazione dell effettiva consistenza del ramo d azienda rientra nell autonomia contrattuale del titolare dell azienda, non essendo richiesta anche un preesistente autonomia organizzativa ed economica, pertanto è sufficiente ad integrare la fattispecie di cui all art c.c. anche il trapasso di determinati beni e servizi anche distinti dall attività principale e tra loro eterogenei, purché sia ravvisabile un autonomia funzionale almeno potenziale presso il cedente, intesa come idoneità ad assumere un autonomo ed apprezzabile valore di mercato nel momento della separazione dall organizzazione di partenza (Corte d'appello Milano 11/3/00, pres. Mannaccio, in Argomenti dir. lav. 2000, pag. 433) Il trasferimento di ramo d'azienda, ai sensi dell'art c.c., ha per oggetto un complesso funzionale di beni ed attività idoneo di per sé a consentire la prosecuzione dell'attività imprenditoriale; non sussiste pertanto trasferimento di ramo d'azienda rilevante ai sensi dell'art c.c., nel caso di cessione di mere attività o servizi interni all'impresa cedente, privi d'autonomia tecnico finanziaria ed organizzativa rispetto al resto dell'azienda (nella fattispecie, è stata esclusa l'applicabilità della norma in esame con riferimento ad un trasferimento avente ad oggetto i servizi di sorveglianza, in quanto privo di autonomia tecnico finanziaria ed organizzativa rispetto al resto dell'azienda). (Trib. Milano 6/3/2002, Est. Peragallo, in D&L7 2002, 646, con nota di Alberto Guariso, "Trasferimento di ramo d'azienda: ultimi bagliori in attesa del "patto per l'italia") L'art c.c. deve essere interpretato conformemente alla lettera ed allo scopo delle direttive comunitarie sul mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese e tenuto conto dell'interpretazione di tali direttive data dalla Corte di Giustizia Ce, secondo cui l'oggetto del trasferimento d'aziende deve essere un'entità economica organizzata in modo stabile, sufficientemente strutturata ed autonoma, in cui l'attività economica già svolta dal cedente e proseguita dal cessionario è soltanto indice dell'identità economica trasferita e, quindi, della continuità dell'impresa, non costituendo di per sé sola un'autonoma entità economica la quale, per essere tale, deve necessariamente essere accompagnata da altri elementi, quali il personale che la compone, l'organizzazione ed i mezzi di gestione a sua disposizione; ne consegue che, ai sensi dell'art c.c., rileva come ramo d'azienda esclusivamente la singola unità produttiva che sia composta da beni tali da costituire idoneo e compiuto strumento di impresa alla luce della sua autonomia organizzativa, produttiva e funzionale rispetto al più ampio contesto dell'impresa alienante e che costituisca un complesso funzionale di beni di per sé idoneo a consentire l'inizio o la prosecuzione di una determinata attività di impresa (nella fattispecie è stata esclusa l'applicabilità della norma in esame con riferimento ad un trasferimento avente ad oggetto il reparto dove venivano svolte le attività di montaggio dei beni prodotti dal cedente in quanto privo di autonomia funzionale rispetto al resto dell'azienda). (Trib. Vigevano 11/12/2001, Est. Scarzella, in D&L 2002, 383) C. Cessione del rapporto di lavoro Il trasferimento di azienda si configura come successione legale nella titolarità del contratto, che non richiede il consenso del lavoratore trasferito, a ciò ostando la causa dell'istituto che, al fine di soddisfare le esigenze dei processi di ristrutturazione aziendale, di riconversione industriale e di delocalizzazione delle imprese, non è compatibile con l'applicazione dell'art c.c. (Cass. 23/7/2002, n , Pres. Sciarelli, Est. Vidiri, in Riv. it. dir. lav. 2003, 148. In senso conforme, Cass. 25/10/2002, n , Pres. Mercurio, Est. Picone, in Riv. it. dir. lav. 2003, 149). In caso di trasferimento di ramo di azienda, i contratti di lavoro degli addetti al ramo ceduto si trasferiscono ope legis in capo al nuovo datore di lavoro, indipendentemente dal consenso del dipendente, il quale-ove non accetti il trasferimento-è solo legittimato alle dimissioni immediate. (Trib. Padova, 25/5/2002, Est. Balletti, in D&L 2002, 978) E' irrilevante il consenso dei lavoratori ai fini del passaggio automatico dei rapporti di lavoro ai sensi dell'art c.c. dal cedente al cessionario del ramo d'azienda. (Cass. 25/10/2002 n , Pres. Mercurio Est. Picone, in D&L 2002, 905, con nota di Lorenzo Franceschinis, "Il caso Ansaldo all'esame della Cassazione: è ramo d'azienda solo se vi è autonomia funzionale ed organizzativa preesistente al trasferimento") In caso di cessione di ramo d'azienda, la garanzia della continuazione del rapporto di lavoro dei dipendenti addetti al ramo ceduto, assicurata dall'art c.c. e dall'art. 47 della legge n. 428 del 1990 ben può attuarsi, nel rispetto della procedura di consultazione sindacale di cui al citato art. 47, con il mantenimento, da parte della impresa cedente, nelle attività aziendali non interessate dalla cessione, dei rapporti di lavoro con i dipendenti, già addetti alla attività oggetto di cessione, senza che la esclusione del passaggio dei8 predetti dipendenti alla cessionaria comporti una lesione del diritto di costoro. (Cass. 13/12/2003 n , Pres. Mattone, Rel. Lamorgese, in Dir. e prat. lav. 2004, 1033) Nel caso in cui un trasferimento rientrante nella fattispecie dell'art c.c., come modificato dall'art. 47, l. 29/12/90, n. 428, non comporti la cessione dell'intera azienda, ma solo di un ramo di essa, un accordo sindacale può legittimamente prevedere il mantenimento alle dipendenze del cedente di alcuni lavoratori, anche se precedentemente addetti alle attività svolte nella parte del complesso aziendale ceduto (Cass. 30/8/00, n , pres. Ianniruberto, est. Mazzarela, in Riv. it. dir. lav. 2001, pag. 519, con nota di Marienlli, Il trasferimento di ramo d'azienda e i suoi effetti sui rapporti di lavoro) Il trasferimento di ramo d'azienda comporta automaticamente il passaggio del dipendente appartenente al ramo ceduto all'impresa acquirente, senza che tale effetto sia condizionato in alcun modo dal consenso del dipendente stesso (Corte Appello Milano 12/4/01, pres. e est. Mannaccio, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 87. In senso conforme, v. Corte Appello Milano 12/4/01, pres. Ruiz, est. De Angelis, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 90) Ai sensi dell'art c.c., nel caso di trasferimento di ramo d'azienda, l'appartenenza del lavoratore al ramo d'azienda va determinata con riferimento alla prevalenza delle mansioni svolte nel senso che devono considerarsi come addetti al ramo d'azienda ceduto quei lavoratori che sono stati in precedenza destinati pressochè totalmente al settore ceduto. (Corte d'appello Milano 4/6/2002, Pres. Ruiz Est. De Angelis, in D&L 2002, 651) Nel caso di trasferimento di ramo d azienda ex art c.c., interpretato alla luce della Direttiva Cee 14/2/77 n. 77/187, la cessione del rapporto di lavoro è automatica solo nei confronti del cedente e del cessionario, ma resta subordinata al consenso del lavoratore ceduto, che a tale cessione potrebbe efficacemente opporsi (Pret. Milano 14/5/99, est. Muntoni, in D&L 1999, 561, n. Chiusolo, Trasferimento di ramo d'azienda, art c.c. e normativa comunitaria: la cessione del rapporto di lavoro è subordinata al consenso del lavoratore ceduto) In caso di trasferimento di ramo d azienda, cui è applicabile l art c.c., è illegittimo il mantenimento in servizio presso l imprenditore cedente di un lavoratore addetto al ramo trasferito, ove tale mantenimento non risulti funzionale alle esigenze dell imprenditore cedente, ma sia finalizzato alla sospensione in Cigs del lavoratore (Trib. Milano 15/5/99, pres. Gargiulo, est. Ruiz, in D&L 1999, 567) Ai sensi dell art c.c., applicabile anche in caso di trasferimento di ramo d azienda, è illegittimo il mantenimento in servizio, presso l imprenditore cedente, di un lavoratore addetto al ramo trasferito, ove non ricorrano i requisiti di cui all art. 47, 5 comma, L. 29/12/90 n. 428 (Pret. Milano 31/7/97, est. Vitali, in D&L 1998, 115) Qualora, in occasione della cessione di un ramo d azienda, sia riconosciuto ai lavoratori ceduti il diritto di ritornare in forza al datore di lavoro cedente, nell ipotesi di cessazione, entro una certa data, dell attività cui gli stessi sono addetti, la condizione si ha per avverata allorché il mancato verificarsi della stessa sia imputabile alla responsabilità del cedente (Pret. Roma 8/7/98, est. Sannite, in D&L 1998, 983) Il dipendente che in occasione di un trasferimento d azienda connesso a crisi aziendale, soggetto alla disciplina della L. 26/5/78 n. 215 non abbia potuto ottenere il passaggio alle dipendenze dell acquirente a seguito della mancata attuazione, nell ordinamento italiano, della direttiva Cee 14/2/77 n. 187, ha diritto di ottenere dal Governo italiano il risarcimento del danno, da commisurarsi alle retribuzioni che avrebbe Vedere altro
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References: art. 34
 sentenza 
 Cass. 
 art. 47
 art. 47
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 5
 Art. 2555
 sentenza 
 Art. 11
 Art. 4
 art.24
 Art. 10
 Articolo 4
 sentenza 
 art. 24
 art. 1
 art. 182
 art. 7
 articolo 4
 Articolo 8
 Art. 1
 articolo 11
 art. 116

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 1
 art. 35
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 35
 art. 35
 Art. 4
 articolo 1
 art. 3
 art. 3
 articolo 109
 Articolo 11
 articolo 11
 art. 11