Source: https://www.diritto.it/e-corretto-affermare-che-in-tema-di-informative-antimafia-nel-vigente-panorama-normativo-le-informative-prefettizie-non-possiedono-efficacia-direttamente-caducante-nei-confronti-dei-rapporti-intra/
Timestamp: 2018-02-24 08:27:07+00:00

Document:
E’ corretto affermare che in tema di informative antimafia, nel vigente panorama normativo, le informative prefettizie non possiedono efficacia direttamente caducante nei confronti dei rapporti intrattenuti dalla p.a., a tal fine essendo al contrario nec
La giurisprudenza ha chiarito che siffatta informativa, ancorché non sia priva di effetti nei confronti delle amministrazioni, non ne comprime integralmente le capacità di apprezzamento, con la conseguenza che i provvedimenti di mantenimento o di risoluzione del rapporto sono comunque il frutto di una scelta motivata della stazione appaltante
Merita di essere riportato il seguente passaggio tratto dalla decisione numero 1310 del 28 marzo 2008, inviata per la pubblicazione in data 4 aprile 2008, emessa dal Consiglio di Stato
E poiché l’interruzione del rapporto ha provocato un danno ingiusto alla società appaltatrice, correttamente la sentenza di primo grado ne ha disposto il risarcimento e condannato le parti resistenti (in solido) alle relative conseguenze patrimoniali, con gli interessi e la rivalutazione>
< D’altronde, sotto il profilo della colpa non è privo di significato il dato che la scelta di non proseguire nel rapporto è intervenuta successivamente alla decisione con la quale il Tribunale per il riesame di Potenza (depositata il 4 gennaio 2005, vale a dire circa dieci mesi prima della revoca del 28 ottobre 2005) aveva già rilevato che per quanto riguarda il legale rappresentante della ALFA s.p.a. il quadro accusatorio "appare allo stato più radicalmente sfornito di elementi idonei a sostenere un suo diretto coinvolgimento".>
Se importanti valori costituzionali, (presunzione di innocenza e libertà di impresa) non escludono la predisposizione di mezzi di prevenzione, impongono che la “interpretazione della normativa in esame debba essere improntata a necessaria cautela” e fanno sì che quando determinati fatti risultino esaminati nella sede penale non è possibile pervenire ad una opposta valutazione nella sede amministrativa: ed in tali casi ben può il g.a. (questa essendo la sua funzione istituzionale), se domandato da una parte, rilevarne l’illegittimità
Deve essere annullata un’informativa prefettizia che, a distanza di mesi dalla smentita in sede penale delle vicende che avevano riguardato l’amministratore di una Società., assume quelle stesse vicende quale presupposto per ritenere sussistente un attuale tentativo di infiltrazione mafiosa? Se a seguito dell’informativa antimafia (poi risultata illegittima), il contratto in essere viene revocato l’appalto, l’impresa esecutrice ha diritto al risarcimento del danno?ci può essere spazio per riconoscere anche alle imprese il danno esistenziale inteso come il diritto all’immagine?.
REPUBBLICA ITALIANA N.1310/08 REG.DEC.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 4561 REG.RIC.
sul ricorso in appello n. 4561/2007 proposto dall’AZIENDA SANITARIA LOCALE NAPOLI 1, rappresentata e difesa dagli avv.ti Angelo Pettinari e Massimo Gentile con domicilio eletto presso il primo in Roma, Via Barberini 47;
ALFA S.P.A., in proprio e quale mandataria del gruppo ***;
MINISTERO DELL’INTERNO, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
*** s.r.l., rappresentata e difesa dall’avv. Lorenzo Lentini, elettivamente domiciliata in Roma presso il dott. Alfredo Placidi, via Cosseria n. 2;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sede di Napoli, Sez. 1, n. 363/2007.
Visto il dispositivo di decisione n. 553/07;
Uditi, altresì, gli avvocati Giannuzzi (avv. Stato) e Lentini;
1. La vicenda concerne la revoca, da parte della ASL Napoli 1, dell’aggiudicazione del servizio di pulizia e sanificazione delle sue infrastrutture a seguito della informativa prefettizia prot. 446/Area 1 bis del 27.10.2005.
L’aggiudicataria ALFA s.p.a. proponeva ricorso davanti al TAR Campania, Sez. I, e questo, con sentenza n. 363/07, annullava sia l’informativa antimafia che la conseguente revoca dell’aggiudicazione a partire dal rilievo che le vicende di natura penale che avevano giustificato l’informativa erano state dapprima smentite dal Tribunale del riesame di Potenza (sent. 7.12.2004) e poi definitivamente private di significatività dalla Corte di Cassazione (Sez. I penale, n. 17090/05 del 5.5.2005).
La sentenza del TAR Campania veniva appellata dal Ministero dell’Interno il quale rivendicava la legittimità dell’informativa prefettizia. La causa veniva iscritta al r.g.n. 2302/07 ed assegnata alla V Sezione, la quale con sentenza n. 2828 del 31 maggio 2007 respingeva l’appello alla stregua del proprio precedente (27 giugno 2006, n. 4135) in base al quale non è dato attribuire capacità qualificatoria a vicende che in sede penale siano risultate prive di significatività.
2. Con atto notificato il 16-19 maggio 2007 ha sua volta proposto appello l’ASL Napoli la quale peraltro non appunta le sue censure sulla (già definita) questione della revoca dell’appalto a seguito dell’informativa antimafia ma contesta unicamente il capo della sentenza di primo grado concernente la condanna al risarcimento dei danni.
Si è costituita in giudizio l’ALFA s.p.a. la quale eccepita l’inammissibilità del gravame (perché notificato ben oltre i trenta giorni dalla notifica della sentenza di primo grado), rileva che l’ingiustizia del danno subito per effetto della revoca non può esser messa in discussione sicché essa non può non aver diritto ad un corrispondente risarcimento.
La causa è passata in decisione all’udienza del 27 novembre 2007 ed è stato pubblicato il dispositivo n. 553/07.
La manifesta infondatezza dell’appello consente di prescindere dall’esame dell’eccezione di irricevibilità per tardività sollevata dalla appellata (peraltro, ad una prima delibazione non priva di fondamento, visto che mentre la sentenza di primo grado risulta notificata presso il procuratore costituito in data 24.1.2007 l’appello è stato notificato il 16.5.2007, vale a dire ben oltre il termine di trenta giorni previsto dall’art. 23 bis, comma 7, l. 1034/71).
Come è stato osservato dalla sentenza di primo grado, già confermata dalla Sezione con sentenza n. 2828 del 31 maggio 2007, si discute nella presente fattispecie di una "misura interdittiva atipica".
La giurisprudenza ha chiarito che siffatta informativa, ancorché non sia priva di effetti nei confronti delle amministrazioni, non ne comprime integralmente le capacità di apprezzamento, con la conseguenza che i provvedimenti di mantenimento o di risoluzione del rapporto sono comunque il frutto di una scelta motivata della stazione appaltante (Sez. VI, 3 maggio 2007, n. 1948).
Ciò vuol dire che, diversamente da quanto si sostiene nell’appello, la decisione di interrompere la prosecuzione dell’appalto in essere, nonostante che essa abbia assunto a presupposto il provvedimento di un’Amministrazione terza (la Prefettura di Napoli), va ascritta anche alla volontà della ASL Napoli 1. E poiché l’interruzione del rapporto ha provocato un danno ingiusto alla società appaltatrice, correttamente la sentenza di primo grado ne ha disposto il risarcimento e condannato le parti resistenti (in solido) alle relative conseguenze patrimoniali, con gli interessi e la rivalutazione (Sez. IV, 7 settembre 2007, n. 4722).
D’altronde, sotto il profilo della colpa non è privo di significato il dato che la scelta di non proseguire nel rapporto è intervenuta successivamente alla decisione con la quale il Tribunale per il riesame di Potenza (depositata il 4 gennaio 2005, vale a dire circa dieci mesi prima della revoca del 28 ottobre 2005) aveva già rilevato che per quanto riguarda il legale rappresentante della ALFA s.p.a. il quadro accusatorio "appare allo stato più radicalmente sfornito di elementi idonei a sostenere un suo diretto coinvolgimento".
La sentenza di primo grado merita dunque conferma.
Le spese del grado, vista la particolarità del caso, possono essere compensate.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunziando, respinge l’appello.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza