Source: http://mda2012-16.ilmondodegliarchivi.org/index.php/studi/item/632-le-prove-di-ammissione-alle-universita-secondo-la-riforma-dell-istruzione-nello-stato-pontificio-1816-1870-il-caso-di-bologna
Timestamp: 2020-07-07 11:53:24+00:00

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La riforma degli studi nello Stato Pontificio, avviata nel 1816 da papa Pio VII e ultimata nel 1824 da Leone XII con la bolla Quod divina sapientia, aspirava a confessionalizzare capillarmente l’istruzione; traccia di questo intento è nel forte incentivo all’uso della lingua latina nelle attività didattiche, la cui conoscenza era considerata un requisito imprescindibile per l’ingresso alle università. Il presente itinerario sviluppa un raffronto tra le prescrizioni ufficiali circa le prove di ammissione all’università di Bologna e il carteggio che documenta la concreta applicazione delle stesse.
The education reform in the Papal States, set in 1816 by Pius VII and completed in 1824 by Leo XII with the papal bull Quod Divina Sapientia, wanted to purify the ideology in the public instruction; a sign of that purpose is a great thrust towards the usage in educational activities of Latin language, whose knowledge was considered as an essential requirement to attend university. The current itinerary makes a comparison between the official laws about the exams for admittance to the University of Bologna, and a correspondence regarding their real usage.
Nel 1816 il pontefice Pio VII avviò nello Stato Pontificio un processo di riforma degli studi, ultimato e posto in essere nel 1824 dal suo successore Leone XII attraverso la promulgazione della bolla Quod divina sapientia[1]. La riforma era finalizzata a confessionalizzare capillarmente l’istruzione impartita nei territori pontifici ed istituiva la Congregazione degli Studi quale organo preposto a controllare e coordinare tutto ciò che afferiva all’ambito della formazione.
Cospicua documentazione conservata nell’archivio[2] della Congregazione riguarda il tema delle prove di ammissione alle università e permette di identificare le materie cui la riforma attribuiva maggiore rilievo, nell’ambito della preparazione culturale imprescindibile per affrontare gli studi di livello accademico.
2. La proposta di regolamento del Collegio Filologico (Bologna, 1827)
I problemi originati dalla mancanza di un regolamento inerente le prove di ammissione all’università di Bologna non sfuggono all’arcicancelliere Oppizzoni, che li espone alla Congregazione degli Studi[3]:
«Sig.r Card.e Bertazzoli Prefetto della S[acra] Cong[regazio]ne degli Studj (Roma) […]
Dipendendo dall'esame di ammissione l'esito felice della buona riuscita de' giovani Studenti, i quali si vogliono dedicare alle Scienze, fu mia cura proporre un qualche regolamento, che servisse di norma, ed istruzione agli Esaminatori, poiché si era totalmente sprovvisto. Dai primi esperimenti si è ottenuto un qualche vantaggio, e particolarmente per la lingua latina, la quale era da quasi tutti i giovani ignorata, e negletta. Ho creduto espediente, ed utile cosa l'affidarsi ai Membri del Collegio Filologico l'importante, e delicato incarico di esaminare i giovani al primo esame di amissione, e lodevolmente que' Signori hanno corrisposto alla comune aspettazione in questi due anni. L'esperienza loro fece conoscere la necessità di comporre un regolamento: fatta a me la proposizione, ed avendo rilevato di quanta utilità potea essere questo regolamento, li invitai ad occuparsene. Mi hanno ora essi presentato un’idea di regolamento, che ho l'onore di rassegnare all'Em[inen]za V[ost]ra, affinché si compiaccia di esaminarlo col profondo di Lei Sapere, all'oggetto che abbia la compiacenza di approvarlo, qualora lo trovi meritevole. […]
Bologna li 30. Aprile 1827
Umilm[ente] Devot[issi]mo Ser[vitore] Vero C[arlo] Card. Oppizzoni»
Al prefetto della Congregazione, card. Bertazzoli, riferisce gli insoddisfacenti riscontri ottenuti dalla verifica della preparazione delle aspiranti matricole, che risultavano in particolare negligenti nella lingua latina. Spinto dall’urgenza di un regolamento organico che imponga ferreo rigore agli esaminatori, l’Oppizzoni ha commissionato la stesura di una bozza, allegata a questa lettera:
«Proposta di alcune discipline per l'ordine, e modi da tenersi negli esami, ed approvazioni dei giovani, che vogliono entrare nelle scuole della Università.
Articolo 1.° Dell'esperimento, che daranno i giovani, che vogliono entrare nelle scuole dell'Università.
§.1°. I giovani, che dimandano di entrare nelle scuole della Università dovranno prima d'ogni altra cosa presentare al Rettorato un attestato non solamente di essere stati a scuola per alcun tempo, ma di avere interamente compito con profitto sotto alcun maestro approvato il corso di grammatica latina, o insieme ancora quello di umane lettere, a fine che possano essere esaminati o nella sola grammatica, o insieme con questa anche nelle umane lettere. […]
2. Lo sperimento da darsi nella grammatica latina consisterà nel rispondere alle interrogazioni intorno li precetti grammaticali, secondo l'ordine del Porretti, e inoltre nella costruzione, e spiegazione principalmente di qualche tratto di Cornelio Nipote, delle piccole lettere di Cicerone, del trattato dello stesso sugli uffici, e dei commentari di Giulio Cesare, applicando a tali testi i precetti grammaticali.
3. Lo sperimento da darsi nella umane lettere consisterà nel rispondere alle interrogazioni intorno li precetti rettorici, secondo l'ordine del Decolonia, e inoltre nella spiegazione, con buone parole italiane, di qualche tratto principalmente d'alcuna delle orazioni scelte di Cicerone, dell'Eneide di Virgilio, delle elegie scelte dei tre poeti Catullo, Tibullo, e Properzio, e dalla poetica d'Orazio, rendendo eziandio ragione delle regole di Prosodia. Dovranno pure i giovani, che si espongono a tale sperimento mostrare l'uso, e l'artifizio della Retorica nei testi, che interpreteranno, i quali eziandio verranno commentando secondo che si conviene alle cognizioni, che acquistare si possono nelle scuole elementari. […]
Articolo 2. Del modo, onde gli esaminatori danno giudizio degli esaminati.
6. Gli esaminatori, i quali non vorrebbero essere in numero minore di cinque, per iscrutinio segreto con tre voti per cadauno, ponendoli tutti o in parte, favorevoli o contrari, danno giudizio del merito dell'esaminato.
7. La pluralità assoluta de' voti favorevoli conseguiti dal giovine esaminato mostrerà, ch'egli è idoneo ad entrare nelle scuole dell'Università. […]
13. Come che la grammatica del Porretti, e la rettorica del Decolonia, non siano immuni da difetti, nondimeno il Collegio propone questi due libri, come quelli, che più generalmente sono usati nelle scuole, e finchè la S[acra] Congregazione degli Studi non sostituisca a questi altri da Lei creduti migliori. […]
= D. Gio[vanni] Prof. Lucchesini Seg[retario]»
La bozza propone come prova di ammissione un’interrogazione orale sulla grammatica e/o la retorica latina al cospetto di cinque esaminatori: dopo alcune domande su principi e costrutti di sintassi, è richiesta l’individuazione degli stessi in specifici testi letterari, il De viris illustribus di Cornelio Nepote, il De officiis e le epistole minori di Cicerone, e i Commentarii di Cesare; le opere su cui viene verificata la conoscenza della retorica sono invece l’Eneide di Virgilio, l’Ars poetica di Orazio, le poesie di Catullo, Tibullo e Properzio, e le orazioni di Cicerone. Le indicazioni bibliografiche[4] per la preparazione si riferiscono ai manuali più diffusi nelle scuole, quello del Porretti per la grammatica e quello del Decolonia per la retorica.
Per un confronto con la normativa vigente nell’Archiginnasio Romano[5], la bozza di regolamento viene inoltrata all’arcicancelliere card. Galletti; costui espone tuttavia diverse critiche:
«Em[inentissi]o Sig.r Card. Bertazzoli Prefetto della S[acr]a Congregazione degli Studj
Dal Camerlengato di S[anta] R[omana] Chiesa
Lì 21,, Novembre 1827[…] Se V[ost]ra Em[inen]za credesse, almeno provvisoriamente, d'approvare il più volte mentovato progetto, sarà della sua saviezza avvertire, 1.° che non mai dovrebbero ammettersi agli Studj delle Università, siccome ivi s'indica, que' giovani che sapessero la sola grammatica latina, poiché ciò sarebbe contrario all'art°. § 3. della Costituzione, dove si prescrive anche lo studio delle umane lettere, e inoltre è necessario che essi non solo sappiano intendere, ma eziandio parlare e scrivere il latino, se vogliono attare ai gradi; 2.° che non si dee prescrivere esclusivamente, come si vorrebbe, né la grammatica del Porretti né la Retorica del Decolonia, si' perché non tutte le scuole fanno uso di tali libri, si' perché siffatti libri, ben conoscendoli, si dovrebbero anzi cambiare con altri migliori; il Porretti, siccome diffuso e pedantesco ne' precetti e non affatto purgato nell'insegnamento della buona latinità; il Decolonia, perché anch'esso pedantesco e in più cose di cattivo gusto, ed oltre a ciò imperfetto nelle dottrine rettoriche, non trattando che di un sol genere e il men necessario delle prose, quali sono le orazioni, e tralasciando quasi al tutto i precetti dello scrivere in poesia. […]
Um[ilissi]mo Dev[otissi]mo Servitor vero P[ietro] F[rancesco] Card. Galleffi»
Il Galleffi esige che la prova di ammissione comprenda sia la grammatica che la retorica latina (e asserisce l’importanza di conoscere tale idioma non solo al fine di una competenza passiva, ma propriamente di un concreto uso scritto e orale). Insoddisfatto appare inoltre di entrambi i testi proposti, in particolare del Decolonia, a suo giudizio troppo concentrato sulle orazioni e del tutto dimentico della poesia.
3. La Notificazione per l’ammissione all’università di Bologna (a. a. 1850-1851)
Due anni dopo il card. Oppizzoni sollecita l’approvazione di un regolamento definitivo sulle prove di ammissione alle università e sottopone al Bertazzoli la medesima bozza[6]. La prima traccia conservata in archivio di una normativa adottata ufficialmente risale tuttavia a circa un ventennio più tardi: si tratta del bando[7] per l’iscrizione all’università di Bologna nell’anno accademico 1850-1851. Il testo della «notificazione risguardante le Scuole della pontificia Università di Bologna, e quelle del Corso di Filosofia Elementare» articola in punti numerati progressivamente «le norme e ordinazioni […] per istruzione dei giovani che intendono alla Ammissione nelle Scuole di questa Pontificia Università, o che devono subire esami pel conseguimento di Gradi Accademici». Il punto III esplicita «i documenti degli studi fatti fino allora» di cui parla l’art. 152[8] della Quod divina sapientia:
«Quelli che incominciano il Corso dovranno inoltre presentare […] i Certificati regolari che provino il compimento degli Studi prescritti; mentre quelli che sono già in corso presenteranno la Pagella regolarmente segnata, giustificando di aver ottenuto il Grado al quale erano obbligati».
I punti IV-VIII descrivono le materie degli esami di ammissione e le modalità di svolgimento, permettendo un confronto con la proposta del Collegio Filologico.
«IV. Niuno potrà ricevere la Pagella di Ammissione allo Studio delle Facoltà Superiori, né aspirare in qualunque di esse al superamento dei Gradi, delle Lauree, e delle Matricole se non avrà compito il corso di umane lettere principalmente Latine, e di Filosofia Elementare consistente nella Logica, Metafisica, Etica, Fisica, ed Elementi di Algebra e Geometria, e se inoltre non avrà dato saggio di bastevole profitto nell'uno e nell'altro Corso per mezzo di un esperimento speciale.
V. Tanto per l'esperimento di Belle Lettere, quanto per l'altro di Filosofia saranno deputati quattro Esaminatori a senso dell'Art. 152 della Bolla Q[uod] D[ivina] S[apientia].
VI. Ciascuno dei suddetti esperimenti dovrà farsi come a voce così in iscritto senza sussidio di libri, ed a termini dei programmi da pubblicarsi dalla S[acra] C[ongregazione].
La prova dell'abilità del candidato in qualunque degli esperimenti suddetti dovrà risultare dalla maggioranza dei voti favorevoli presso scrutinio segreto.
VII. Non potrà tener luogo dell'uno e dell'altro esperimento il semplice grado di Baccellierato in Filosofia ottenuto in antecedenza, ma solamente un grado di tal distinzione che supponga di necessità un vero profitto non meno nello studio di belle lettere Italiane e Latine, che nelle diverse parti della Filosofia Elementare».
Le discipline d’esame sono le «belle lettere» e la filosofia, nelle quali confluiscono le nozioni apprese durante le scuole elementari nella letteratura (soprattutto latina), nella filosofia elementare (logica, fisica, metafisica ed etica) e nella matematica (algebra e geometria)[9]. Allineandosi all’art. 152 della Quod divina sapientia, il punto V decreta che gli esaminatori siano quattro e il successivo VI specifica che l’esame consta di un’interrogazione orale e di una prova scritta. La sezione successiva riguarda il corso di filosofia elementare:
«Nel giorno 15 Ottobre avranno incominciamento gli Esami per le Ammissioni al detto Corso, ed avranno fine il 4 Novembre precisamente; dovranno quindi i giovani presentare a tal fine alla Nostra Cancelleria Ecclesiastica le loro Istanze a noi dirette coi seguenti documenti, cioè:1.° La Fede di Battesimo.2.° L'Attestato Parrocchiale de' buoni costumi.3.° Il Certificato Politico.4.° L'Attestato di aver fatto il Corso regolare di Latinità, di Umanità e di Retorica sotto Maestri approvati».
Oltre ai certificati di integrità religiosa e comportamentale figurano gli attestati delle discipline propedeutiche; tra queste compare anche in questo caso la latinità, al cui riguardo il punto successivo menziona un regolamento edito nel 1836 da utilizzare quale riferimento per accertare la validità dei documenti comprovanti la preparazione delle aspiranti matricole:
«II. La Cancelleria Ecclesiastica trasmetterà al Sig. Rettore del Seminario le Suppliche cogli uniti documenti, il quale le passerà al Sig. Presidente del Collegio Filologico, cui in unione dei Signori Esaminatori incombe di osservare gelosamente se sono conformi alle nostre prescrizioni emanate nel Regolamento sullo Studio della Latinità e delle belle lettere del 15 Dicembre 1836. Fatte le debite osservazioni, e trovate regolari, si disporrà per gli Esami, che riusciti favorevoli, la Cancelleria Ecclesiastica rilascierà rispettivamente la Pagella d'Ammissione, ed i giovani si rivolgeranno alla medesima per ritirarla».
4. Dubbi sull’applicazione della normativa
Ulteriore documentazione d’archivio[10] fornisce riscontri in merito all’applicazione della normativa fin qui esaminata; tali informazioni, di pochi anni successive alla Notificazione, almeno in prima battuta contrastano palesemente con la scrupolosità impiegata per elaborare un complesso normativo capace di limitare l’accesso agli individui più preparati.
«A Sua Eccellenza Rev[erendissi]ma Mons. Placido Ralli Segret[ario] della S[acra] Congr[egazione] degli Studj
Io provo un grande rincrescimento, ma insieme mi è in forza di cedere ad un sentimento di dovere, nel recare a notizia dell'Ecc[ellenza] V[ostra] un disordine che viene ad elidere e annullare in gran parte le sollecitudini […] di mantenere in tutti gli esami, ma singolarmente in quelli di prima ammissione, la piena osservanza di Leggi le più provvide, che nella esclusione degl'inetti hanno per iscopo uno de' supremi interessi della società. Siffatte sollecitudini bene spesso riescono a vuoto e ricadono in odio di chi le usa, pel poco o niuno adempimento delle anzidette Leggi nella vicina Università di Bologna. Egli accade di frequente, che giovani, qui riconosciuti a pruova non idonei per le Scienze, colà vengono con somma facilità ammessi agli Studj, e riportano i Gradi Accademici, e tornano poscia in patria ad accrescere con pubblico danno il numero di quei che disonorano le varie professioni. Nello scorso Novembre venne colà accettato studente della Facoltà Filos[ofica] Matem[atica] un certo Garagnani, il quale qui poco prima, non che negli esperimenti dell'anno antecedente s'era dimostrato un vero idiota. Parimenti, non ha guari, un Manfredini giovane stupido per sua disgrazia a tal segno che nulla capisce e che non potè qui conseguire verun Grado, ci tornò da Bologna decorato della Laurea in Matematica con indicibile indegnazione di questo Collegio […]. Alla sua sapienza non può sfuggire, che il lassismo dominante in quella Università rende qui più difficile il mantenimento dell'ordine, fa comparire siccome un rigore arbitrario ed irragionevole l'adempimento delle Leggi, e ne impedisce presso noi gli effetti salutevoli. Mentre che in questa Università, per la prima ammissione, conforme è prescritto, gli alunni per quattro giorni deggiono assoggettarsi a quattro esperimenti, due in iscritto e due a voce, di umane Lettere e di Filosofia, ed ogni anno se ne escludono parecchi per mancanza di sufficiente istruzione; egli è cosa notoria che in quella di Bologna il tutto si compie con un breve esame verbale, al quale chiunque si presenta rimane approvato. Per ciò è da temere che sia in appresso ad iscemare di molto l'impegno de' nostri giovani a far nelle Scuole Inferiori, al sapere che potranno si' facilmente essere accolti nella vicina Università, ove già gli alletta a concorrere, per tacermi del resto, e il numero delle Lezioni scarso d'assai, e l'esservi del tutto sbandito l'uso della lingua latina.Per debito del mio ufficio e per amore del pubblico bene io mi ardisco, nella forma più riservata, di portare tutto ciò a cognizione di V[ostra] Ecc[ellenza] ed aggiungo le più fervide preghiere, perché in un affare di tanta rilevanza Ella si degni, con quella sapienza e quello zelo che tanto la distingue, di procurarne nel modo ch'Ella giudicherà più opportuno un qualche riparo.E mi do l'onore di professarmi co' sensi del più profondo ossequio […]Ferrara dalla Pont[ificia] Univ[ersità] 21. Febbr[aio] 1854.
Um[ilissim]o Dev[otissi]mo Obb[ligatissi]mo Serv[itore] Giuseppe Car. Taddei Rett.e»
La prova di ammissione all’università di Ferrara, articolata in due fasi di scritto più due di orale, impedisce agli «inetti» di accedere agli studi e di lì alle professioni. Costoro possono tuttavia recuperare nella vicina Bologna, dove, secondo il card. Taddei, l’immatricolazione è subordinata a un breve esame orale superabile da chiunque, e con la stessa facilità si raggiungono i gradi accademici: a riprova il rettore cita due studenti respinti dalla propria università ma accolti in quella di Bologna nonostante l’estrema ignoranza.
«A M[onsigno]r Rettore dell'Università di Bologna
19. Aprile 1854.
Gravissimi danni reca alla società ed eziandio agl'individui la soverchia facilità, di ammettere al corso scientifico coloro che per mancanza di studii antecedenti, e di sufficiente ingegno non diano speranza di trarne verun profitto, e di abilitare all'esercizio delle professioni scientifiche chi non acquistò la perizia e l'attitudine necessaria per esercitarle con vantaggio. E ad impedire siffatti disordini sommamente nocevoli per la Costituzione Q[uod] D[ivina] S[apientia], e di poi questa S[acra] Cong[gregazio]ne prescrisse come mezzo il giusto rigore sia negli esami di ammissione, sia in quelli ordinati al conseguimento dei gradi e delle matricole. Si è però costantemente insistito sulla più esatta osservanza di questa importantissima disposizione, stabilita dall'art. 203. della lodata Costituzione[11], ripetuta nel Dispaccio dei 16. Luglio 1842 a cotesto Em[inentissim]o Arcicancell[ier]e[12], e recentemente inculcata dalla Circolare sul metodo degli esami di ammissione dei 10. Settembre 1850. Mà ad onta di tante premure colle quali la S[acra] Cong[regazio]ne ha ingiunto il giusto rigore negli esami di qualunque siansi specie, i molti reclami giuntimi da varie parti mi costringerebbero a riconoscere una soverchia e dannosa indulgenza nei Collegii di cotesta Università che si opporrebbe alle accennate prescrizioni, ed al decoro degli stessi Collegii. Poiché per effetto di questa indulgenza soltanto sarebbe stato accettato come studente della facoltà filosofico-matematica un tal Garagnani che negli studii anteriori erasi palesato per idiota: colla stessa indulgenza sarebbe stato laureato in Filosofia e Matematica un Manfredini che altrove non era mai riuscito a conseguire un infimo grado per la sua stupidezza […]. Ed omettendo molti altri fatti, mi restringerò a notare la somma facilità colla quale si accorda l'ammissione in cotesta Università, in seguito cioè di un semplice esame verbale ove non accade mai un caso di ripulsa. Abbenchè non voglia credere che questo esame siasi costì ridotto ad una si' frivola formalità, tuttavia l'obbligo di vegliare sulla piena osservanza di metodo prescritta sull'oggetto della Circolare dei 10. Settembre 1850 specialmente nell'art. 3°. mi costringe a chiederle schiarimenti in proposito».
Mons. Ralli ammonisce il rettore dell’università bolognese a far rispettare l’art. 203 della Quod divina sapientia, al cui supporto un provvedimento risalente al 1842 indirizzato al card. Oppizzoni attesterebbe che l’università di Bologna possedeva la fama di elargire titoli da quasi un decennio. Per di più lo scrivente parla di “molti reclami giuntimi da varie parti”, a significare che il Taddei non era stato l’unico a rilevare tale anomalia, e afferma di aver omesso “molti altri fatti”.
5. Dimostrazione di conformità alla normativa
Il rettore Trombetti è in grado tuttavia di confutare puntualmente le negligenze imputate:
«Em[inentissi]o Sig:r Card:le Prefetto della S[acra] Cong[regazio]ne degli Studi, Roma
Sono pienamente persuaso che un soverchia indulgenza nell’ammettere i giovani allo studio universitario arrechi danno alle scienze ed allo stato. Ma che tale indulgenza siasi fin ora praticata a Bologna, e ne valgano a prova li […] ferraresi Garagnani Manfredini, […] qualificato il primo per idiota, il secondo per istupido, […] come è riferito nel suo venerato Dispaccio N8435., e che reggano i molti reclami ricevuti da V[ostra] E[minenza] R[reverendissima] contro la connivenza dei Collegi in giudicare del merito degli Studenti alla Università con semplice esame verbale; e che negli esami (ancora di gradi) non siasi mai dato caso di ripulsa, io non posso ammettere con eguale convincimento.
Quindi l’onorevole comando impostomi da V[ostra] E[minenza] R[reverendissima] e il dovere del mio officio mi obbligano alla rispettosa e sincera dichiarazione che qui soggiungo
1°. Dei […] sopranominati Ferraresi il solo Garagnani fu ammesso allo studio nostro con voti del Collegio Bolognese. […] Il Garagnani poi si presentò nel 1853. alla nostra Università con regolari documenti. Trascritto nell’unito foglio (Allegato A.)[13] il Certificato del Rettore del Seminario Ferrarese, che, conoscendo da sette anni il suo alunno attestava nel 1852 dello studio del giovane e del suo sufficiente profitto. Osservo, che dall’Agosto del 1852. al Novembre 1853. il Garagnani studiò privatamente per abilitarsi all’esame, che poi sostenne costì, tanto in iscritto tanto in voce, nel quale conseguì tre voti favorevoli, ed uno contrario. Le composizioni scritte esistono nella Cancelleria, e comprovano, a mio avviso, la equità del giudizio dato dal Rettore di Ferrara, e dal Collegio di Bologna. Aggiungo finalmente che il Garagnani frequenta le pubbliche lezioni, e le private ripetizioni del Dott.e Colognesi, il quale lo reputa bensì d’ingegno mediocre, ma capace di riuscire nelle scienze matematiche. […]
2°. Manfredini è il secondo Ferrarese del quale è detto ,,che non era mai riuscito a conseguire un grado per la sua stupidezza,, Ma pure è un fatto, che si contesta coi documenti (iscritti nell’Allegato B) che la Università di Ferrara lo accolse fra li suoi studenti; che lo decorò del grado di Baccelliere in Filosofia-Matematica; che lo ritenne allo studio per tre anni; che fu giudicato da quei Professori meritevole di lode nella scuola di Architettura civile[14]. Se poi il Manfredini con tali attestazioni venne a Bologna, e si esercitò per sei mesi presso il Dott.e Saporetti, e nell’esame di Laurea ottenne sette voti favorevoli, e quattro sfavorevoli, si vorrà addesso inferire, che il Manfredini è uno stupido? e che l’ammissione di lui allo studio universitario è colpa della nostra indulgenza? Unicuique jus suum[15]».
Il rettore dimostra con la necessaria documentazione che i due individui, prima di trasferirsi a Bologna, si erano immatricolati proprio presso l’università di Ferrara.
«4°. Quanto alla facilità dei Superiori locali della Università di Bologna, dirò, che le molte Istanze degli Studenti alla S[acra] Cong[regazio]ne Romana per ottenere dispense di ogni genere d’irregolarità prova, a parer mio, che vuolsi da noi serbata la regolare disciplina. E per mostrare che forse niun altra è sollecita di non prendersi degli arbitrii, citerò la stampata Collezione delle Leggi, e dei Regolamenti degli Studi, ove trovansi risoluti molti dubii, e quasi tutti promossi dall’Em[inentissim]o nostro Arcicancelliere. E qui mi riferisco al Dispaccio N2502. dellì 17. Ottobre 1850, ove leggo la seguente risoluzione al Quesito quarto ,,che quelli che furono irregolarmente ammessi senza il previo baccellierato filosofico dovranno soggiacere ad un esame di filosofia almeno verbale,, Ora la risoluzione fu da noi provocata perché varii studenti attese le vicende del passato triennio, e delle disposizioni eccezionali per gli anni 49, e 50 trovavansi in tal condizione. […]
5°. È poi un inganno, che negli esami d’ammissione, ed in quelli eziandio de’ gradi, e di Laurea, non siasi mai dato caso di ripulsa. Quanto ai primi furono sette gli esclusi nel 1851=52. Cinque nel 1852-53. Uno nel 1853-54. Le ripulse per esami di gradi si possono fissare da tre a quattro ogni anno, ed altrettanti per Lauree. […]
Bologna 2. Maggio 1854.
Um[ilissimo], dev[otissimo] Ob[ligati]s[simo]. Servitore D. Pietro Trombetti Ret’»
Il Trombetti rammenta numerose istanze di studenti inviate alla Congregazione degli Studi nel tentativo di alleviare la «regolare disciplina» dell’ateneo bolognese, e riporta i dati numerici delle bocciature registrate negli ultimi tre anni accademici.
Il rigore che permea gli articoli della Quod divina sapientia e della Notificazione dedicati alle prove di ammissione alle università riflette l’attenzione dedicata dalla riforma alla preparazione propedeutica agli studi accademici, e anche da questa tematica emerge il valore attribuito dalla Congregazione degli Studi alla conoscenza e all’uso della lingua latina, strumento comunicativo d’eccellenza in ambito ecclesiastico[16].
A fronte delle inadempienze segnalate dal card. Taddei e da mons. Ralli, la replica del rettore dell’università di Bologna è suffragata da dati che attestano in maniera eloquente il rispetto dell’apparato normativo da parte di candidati ed esaminatori.
· Aleandri Barletta, Lodolini Tupputi 1986
E. Aleandri Barletta, C. Lodolini Tupputi (a cura di), Archivio di Stato di Roma, in Guida generale degli Archivi di Stato italiani, Roma 1986.
· Baldini, Tampieri 2004G. Baldini, V. Tampieri (a cura di), Francesco Bertazzoli: primo cardinale di Lugo nel 250° della nascita: nuovi studi, antologia e ristampe, Lugo 2004.
· Cassoli 1955I. Cassoli, Il cardinale Carlo Oppizzoni arcivescovo di Bologna: nel primo centenario della morte (1769-1855), Bologna 1955.
· Fiori 2014L. Fiori, La didattica in lingua latina nello Stato Pontificio (1816-1870), in “Il Mondo degli Archivi – studi”, Anno II, settembre 2014.
· Simeoni 1988L. Simeoni, A. Corbelli, Storia della Università di Bologna, Bologna 19882 (Bologna 1940).Venzo 2009
· M. I. Venzo (a cura di), Congregazione degli Studi. La riforma dell’istruzione nello Stato Pontificio (1816-1870), Roma 2009.
DOCUMENTAZIONE EDITA A STAMPA
· Della Genga 1824
A. Della Genga (Papa Leone XII), Quod divina sapientia, Roma 1824, trad. it. in Collectio legum et ordinationum de recta studiorum ratione, Roma 1828
· Oppizzoni 1850
C. Oppizzoni, Notificazione risguardante le Scuole della pontificia Università di Bologna, e quelle del Corso di Filosofia Elementare, Bologna 1850 (copia reperita in AS Roma, fondo Congregazione degli Studi, serie Università, sottoserie Bologna, busta 97, fascicolo 388)
AS Roma > fondo Congregazione degli Studi > serie Università
sottoserie Roma > busta 147 > fascicolo 918
· Lettera del card. C. Oppizzoni Arcicancelliere univ. Bologna al card. F. Bertazzoli Prefetto Congr. Studi (30.04.1827)
Allegato. Proposta di alcune discipline per l'ordine, e modi da tenersi negli esami, ed approvazioni dei giovani, che vogliono entrare nelle scuole della Università (G. Lucchesini, Collegio Filologico univ. Bologna)
· Lettera del card. Bertazzoli al card. Oppizzoni (21.05.1827)
· Lettera del card. P. F. Galleffi Camerlengo S. R. Chiesa e Arcicancelliere univ. Roma al card. Bertazzoli (21.11.1827)
sottoserie Bologna > busta 97 > fascicolo 368
· Lettera del card. Oppizzoni al card. Bertazzoli (19.08.1829)
sottoserie Bologna > busta 98 > fascicolo 391
· Lettera del card. G. Taddei Rettore univ. Ferrara a mons. P. Ralli Segretario Congr. Studi (21.02.1854)
· Lettera di mons. Ralli a P. Trombetti Rettore univ. Bologna (19.04.1854)
· Lettera di P. Trombetti a mons. Ralli (02.05.1854)
Allegato A. Attestato studi P. Garagnani (P. Trombetti, 26.08.1852)
Allegato B. Certificato studi M. Manfredini (G. Taddei, 05.08.1851)
[1] Sulla riforma dell’istruzione e la Quod divina sapientia, cfr. L. Fiori, La didattica in lingua latina nello Stato Pontificio (1816-1870), $ 1 La Congregazione degli Studi, in “Il Mondo degli Archivi – studi”, Anno II, settembre 2014, anche all'indirizzo: <www.ilmondodegliarchivi.org/administrator/index.php?option=com_k2&view=item&cid=402>.
[2] Sulla Congregazione degli Studi e il rispettivo archivio, attualmente conservato presso l’AS Roma, cfr. L. Fiori, ibid., $ 2 Il fondo archivistico della Congregazione degli Studi.
[3] AS Roma, fondo Congregazione degli Studi, serie Università, sottoserie Roma, b. 147, fasc. 918 (dal titolo «procedimento degli esami di grado relativamente agli esaminatori»).
[4] La Quod divina sapientia, nel titolo VI «Delle obbligazioni dei Professori», descrive accuratamente i criteri di selezione dei testi, potenziali veicoli di diffusione di contenuti devianti dall’ortodossia religiosa.
[5] Quod divina sapientia, art. 9: «Vi saranno due Università primarie, cioè la Università di Roma, detta l’Archiginnasio Romano, e la Università di Bologna». Le due principali università dello Stato Pontificio dovevano rispondere alla medesima organizzazione normativa, come sostiene il card. Bertazzoli nella lettera di risposta all’Oppizzoni del 21 maggio 1827: «Ho trovato opportune le discipline da V[ostra] E[minenza] prescritte sul modo col quale dovranno essere ammessi i Giovani alle Scuole di cotesta Università nell'intraprendere il corso de' loro Studj. Per rendere uniformi le dette discipline, credo benfatto di comunicare il foglio trasmessomi dall'E[minenza] V[ostra] all'Em[inentissim]o Sig.re Card.e Arcicancelliere dell'Archiginnasio Romano, poiché sarebbe cosa ben fatta che le due Università fossero uniformi».
[6] AS Roma, fondo Congregazione degli Studi, serie Università, sottoserie Bologna, b. 97, fasc. 368. La bozza è allegata alla seguente lettera:
«Sig. Card. Bertazzoli Pref[etto] della S[acra] Cong[regazio]ne degli StudjRomaEm[inentissim]o, e R[everendissi]mo Sig. Mio Oss[equiatissi]mo
Ho l'onore di rassegnare all'Em[inen]za V[ost]ra il sentimento del Collegio Filologico, e mi pare che sia ben fondato quanto si propone. […] Mi permetto altresì di supplicare l'E[minenza] V[ostra] a voler approvare il progetto che il medesimo Collegio umilia per gli esami di ammissione: è molto importante un regolamento per le ammissioni, poichè dipende moltissimo da questo il buon esito dell'istruzione pubblica. In attenzione de' venerati comandi dell'E[minenza] V[ostra], passo con profondo ossequio a baciarle umilissimamente le mani Di Vostra Eminenza
Bologna 19. Agosto 1829Umilm[ente] Devot[issi]mo Ser[vitore] Vero C[arlo] Card. Oppizzoni».
[7] AS Roma, fondo Congregazione degli Studi, serie Università, sottoserie Bologna, b. 98, fasc. 388. Il manifesto a stampa figura come allegato di una lettera inviata dall’Oppizzoni al prefetto della Congregazione degli Studi, il card. Vizzardelli.
[8] Quod divina sapientia, art. 152: «Il Rettore non accorderà la pagella di ammissione a quelli, che la chiedono per la prima volta, se non presenteranno l’attestato de vita, et moribus, ed i documenti degli studi fatti fino allora: inoltre dovranno essere approvati per mezzo di un esame da farsi da quattro Professori, o Membri di Collegio destinati dal Rettore».
[9] L’art. 153 della Quod divina sapientia al posto dell’«esperimento speciale» con cui dare «saggio di bastevole profitto nell'uno e nell'altro Corso», distingue tra una prova «sulle belle lettere, e specialmente sulla lingua latina» per l’ingresso nella facoltà di Filosofia, ed una «sugli studi di Logica, Metafisica, Etica, e degli elementi di Geometria, d’Algebra, e di Fisica» per entrare nelle facoltà di Teologia, Giurisprudenza o Medicina.
[10] AS Roma, fondo Congregazione degli Studi, serie Università, sottoserie Bologna, b. 98, fasc. 391 (intitolato «sull'abilitazione al corso Universitario di giovani Studenti inetti ed incapaci di esercitare professioni scientifiche»).
[11] Quod divina sapientia, art. 203 «I Collegi useranno negli esami un giusto rigore, affinché questo esperimento non si riduca ad una mera apparenza. Se alcun Collegio userà una soverchia condiscendenza in questa parte, la S. Congregazione prenderà gli opportuni provvedimenti per impedire in seguito tale disordine». In realtà la Congregazione degli Studi aveva cercato di tutelare questo articolo fin dal 1825, apponendovi un’appendice che recita: «Con lettera della S. Congregazione degli Studi del dì 21 Agosto 1825. si prescrive a ciascun Collegio delle Università, che per mezzo degli E[minentissi]mi e R[everendissi]mi Sig. Cardinali Arcicancellieri, e R[everendissi]mi Cancellieri ogni sei mesi rendano consapevole la stessa S. Congregazione delle Lauree, delle Matricole, e di tutti gli altri gradi, che sono stati in cotal tempo conferiti, trasmettendole un Elenco, in cui distintamente sia notato
1. Il nome, il Cognome, l’età e la Patria di ciascuno in particolare, che abbia ottenuto un grado.
2. La Laurea, o il grado, che ha ottenuto.
3. Gli attestati esibiti […] Sul corso degli studi fatti, secondo la Costituzione.
4. L’esame, che avrà sostenuto, e particolarmente
Quali Dottori di Collegio o con interrogazioni, o con Argomenti abbiano esaminato il Concorrente.
L’Argomento della Disertazione tratto a sorte.
Il numero sì de’ Dottori di Collegio, che de’ voti riportati».
Al fine di monitorare l’effettivo esercizio del rigore prescritto dall’art. 203, le massime autorità delle università venivano incaricate di riferire ogni sei mesi su matricole, gradi accademici e lauree conferite, e sui dati caratterizzanti gli esami.
[12] Il card. Oppizzoni, arcicancelliere dell’università di Bologna.
[13] «Attestato del Rettore del Seminario Arcivescovile di Ferrara
Testor ego infrascriptus Petrum Garagnani D[omi]ni Iosephi filium, qui septem annos huius Ven[erabilis] Seminarii alumnus extitit, Grammaticae, Politiorum litterarum ac Philosophiae cursus sufficienti cum profectu peragisse, bonis moribus instructum esse, atque omnia praescripta tum disciplinae tum Religionis munera rite semper explevisse.
Datum Ferrariae apud Ven[enerabilis] Seminarii Collegium hac die 26 Augusti 1852. Fir’. = Petrus Trombetti Rector (Trad.: io sottoscritto dichiaro che Pietro Garagnani, figlio di Giuseppe, alunno per sette anni di questo Venerabile Seminario, ha ultimato con sufficiente profitto i corsi di Grammatica, di Belle lettere e di Filosofia, che è stato istruito secondo buoni costumi, e che ha sempre adempiuto con rigore formale a tutti i doveri prescritti, sia di disciplina sia di religione. Ferrara, Collegio del Venerabile Seminario, 26 Agosto 1852. Firmato Rettore Pietro Trombetti)».
[14] «Giuseppe Taddei Card. Teologo della Metropolitana di Ferrara, Dottore in S. Teologia della Pontificia Università Rettore
Si certifica che il Sigr Manfredi Manfredini nell’anno 1847_48. intraprese in questa Università il corso della Facoltà Filos_Matematica, e che nel di 16. Maggio dello stesso anno sostenne l’esame di Baccellierato, e venne approvato a maggioranza di voti.
Che proseguì il corso anzidetto nell’Anno 1848_49, 1850_51_
Che sul principio dell’anno Scolastico pur dianzi decorso gli fu accordata la Matricola come a Scolare di terzo anno, coll’obbligo però di presentarsi quanto prima all’esame di Licenza.
Che nelle Solenni distribuzioni di Premj quest’anno fu reputato meritevole di una menzione di lode nella Scuola di Architettura Civile.
Che niun reclamo si è mai ricevuto contro la Sua condotta, che sempre ha dato prova di assiduità e diligenza, e che esattamente ha osservata la disciplina scolastica, e adempiti i doveri di Religione.
L.v S. Dalla Pontificia Università li 5. Agosto 18 cinquant’uno
Fir.to Giuseppe Car Taddei Rettore».
È paradossale che proprio il card. Taddei abbia compilato questa relazione sullo studente Manfredini, che, come si è visto, avrebbe poi definito «stupido per sua disgrazia a tal segno che nulla capisce», aggiungendo oltretutto che nell’ateneo di Ferrara non poté «conseguire verun Grado».
[15] Nella citazione di questa massima si potrebbe rinvenire il proposito di respingere al mittente la responsabilità delle anomalie denunciate, tuttavia il Trombetti sembra semplicemente intenzionato a negare l’inettitudine intellettuale dei due giovani, piuttosto che a marcare un eventuale lassismo dell’università di Ferrara stessa.
[16] Nonostante le numerose prescrizioni normative della Quod divina sapientia circa l’utilizzo della lingua latina da parte dei docenti nelle attività didattiche, gli effetti si rivelarono piuttosto blandi a causa delle difficoltà di comprensione e di espressione degli studenti: su questo tema cfr. L. Fiori, La didattica in lingua latina nello Stato Pontificio (1816-1870), in “Il Mondo degli Archivi – studi”, Anno II, settembre 2014, anche all'indirizzo <www.ilmondodegliarchivi.org/administrator/ index.php?option=com_k2&view=item&cid=402>.
MdA_Studi_L_Fiori_Prove_ammissioni_Universita_Pontificia_Bologna_ottobre_2015.pdf

References: Articolo 1

Articolo 2
e contrario
 § 3
 art. 9
 art. 152
 art. 203