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Timestamp: 2020-08-12 18:33:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22569 del 10/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22569 del 10/09/2019
Cassazione civile sez. un., 10/09/2019, (ud. 23/10/2018, dep. 10/09/2019), n.22569
sul ricorso 21066/017 proposto da:
SAN RAFFAELE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro
COLONNA 27, presso l’Avvocatura Regionale della regione stessa,
rappresentata e difesa dagli avvocati ROBERTA BARONE e ROSA MARIA
PRIVITERA;
L’ATTUAZIONE DEL PIANO DI RIENTRO DEL SETTORE SANITARIO DELLA
REGIONE LAZIO, in persona del legale rappresentante pro tempore,
PRESIDENTE PRO TEMPORE DELLA GIUNTA REGIONALE DEL LAZIO QUALE
COMMISSARIO AD ACTA DELLA REGIONE LAZIO, ASL DI FROSINONE;
avverso la sentenza n. 653/2017 del CONSIGLIO DI STATO, depositata il
23/10/2018 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.
Con sentenza del 20/1/2017 il Consiglio di Stato ha sostanzialmente respinto il gravame interposto dalla società San Raffaele s.p.a. in relazione alla pronunzia Tar Lazio 28/4/2016.
In particolare, in luogo della declaratoria di improcedibilità del ricorso e dei motivi aggiunti (proposti dopo l’accoglimento dell’istanza cautelare accolta da Tar Lazio 20/5/2015 e Cons. Stato 30/7/2015) con i quali l’odierna ricorrente aveva originariamente impugnato avanti al suindicato Tar “la nota prot. n. 154457 del 19 marzo 2015 e la nota prot. n. 184026 del 2 aprile 2015 della Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio” (con le quali si è negato il possesso in capo alla società dei “titoli per l’autorizzazione e l’accreditamento istituzionale in riferimento a 30 posti letto di Medicina in regime di acuzie”), con l’impugnata sentenza il giudice amministrativo d’appello (sottolineato che “erroneamente… il primo giudice ha ritenuto che il decreto del Commissario ad acta del 27 novembre 2015, che autorizza e dispone, provvisoriamente, l’accreditamento istituzionale di 30 posti letto di Medicina Generale per 6 mesi, abbia determinato la sopravvenuta carenza di interesse da parte di San Raffaele s.p.a. a vedere accertata l’illegittimità delle due precedenti note regionali, impugnate in primo grado”) ha rigettato nel merito l’impugnazione originariamente proposta e i motivi aggiunti presentati, in ragione del ravvisato mancato possesso “dei previsti titoli di autorizzazione all’esercizio e di accreditamento istituzionale per l’attività di medicina in acuzie”, concludendo che essa “non poteva effettuare ricoveri nè in regime privatistico nè a carico del Servizio Sanitario Regionale”.
Avverso la suindicata pronunzia del giudice amministrativo d’appello la società San Raffaele s.p.a. propone ora ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., affidato ad unico motivo, illustrato da memoria.
Con unico motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 111 Cost., art. 362 c.p.c..
Lamenta che il giudice amministrativo d’appello “non si è limitato a statuire se l’impugnazione delle note… fosse o meno fondata (rigettandola) ma ha anche statuito sulla questione, a quel punto del tutto estranea al giudizio meramente impugnatorio, se la struttura avesse o meno titolo a vedersi riconosciuta l’attività svolta nelle more del rilascio dell’accreditamento definitivo”.
Si duole che a tale stregua l’impugnata sentenza si ponga “in contrasto con le norme che regolano la giurisdizione e il suo esercizio, atteso che in ordine al titolo a vedersi riconosciuta e remunerata l’attività erogata prima del rilascio dell’accreditamento istituzionale definitivo, può statuire solo un giudice munito di giurisdizione, che può essere solo quello ordinario una volta che in assenza di determinazioni delle Regioni che neghino la richiamata abilitazione si è in presenza di mero contenzioso su eventuali spettanze patrimoniali”.
Come queste Sezioni Unite hanno già avuto modo di affermare, l’eccesso di potere denunziabile con ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione va invero riferito alle sole ipotesi di difetto assoluto di giurisdizione (che si verifica quando un giudice speciale affermi la propria giurisdizione nella sfera riservata al legislatore o alla discrezionalità amministrativa, ovvero, al contrario, la neghi sull’erroneo presupposto che la materia non possa formare oggetto in assoluto di cognizione giurisdizionale) o di difetto relativo di giurisdizione (riscontrabile quando detto giudice abbia violato i c.d. limiti esterni della propria giurisdizione, pronunciandosi su materia attribuita alla giurisdizione ordinaria o ad altra giurisdizione speciale, ovvero negandola sull’erroneo presupposto che appartenga ad altri giudici), e in coerenza con la relativa nozione posta da Corte Cost. n. 6 del 2018 (che non ammette letture estensive neanche limitatamente ai casi di sentenze “abnormi”, “anomale” ovvero di uno “stravolgimento” radicale delle norme di riferimento), tale vizio non è configurabile in relazione ad errores in procedendo, i quali non investono la sussistenza e i limiti esterni del potere giurisdizionale del giudice amministrativo e dei giudici speciali, bensì solo la legittimità dell’esercizio del potere medesimo (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 6/7/2019, n. 18079; Cass., Sez. Un., 20/3/2019, n. 7926).
A tale stregua, il sindacato di queste Sezioni Unite sulle decisioni del giudice amministrativo (e del giudice contabile) è circoscritto all’eventuale violazione dei limiti esterni della giurisdizione, e non si estende anche alla verifica degli errores in procedendo, qual è il difetto di corrispondenza tra chiesto e pronunziato ((cfr. Cass., Sez. Un., 22/4/2013, n. 9687; Cass., Sez. Un., 4/10/2012, n. 16849; e, da ultimo, Cass., Sez. Un., 20/3/2019, n. 7926, ove si fa riferimento anche a pronunzie di inammissibilità della domanda derivante dall’applicazione di norme processuali ritenute ostative al relativo esame (Cass., Sez. Un., 27/672003, n. 10287) o dalla negazione dell’esistenza di condizioni dell’azione (Cass., Sez. Un., 14/1/2015, n. 475) o dal mancato esame di questione procedurale (Cass., Sez. Un., 17/11/2016, n. 23395)).
Orbene, le suindicate ipotesi non ricorrono invero nella specie.
A fronte dell’affermazione contenuta nell’impugnata sentenza in base alla quale “è evidente che i due provvedimenti non si riferiscano ad una autorizzazione o ad un accreditamento provvisorio – o ex lege – nelle more del procedimento per il rilascio dei titoli definitivi, ai quali non fanno mai riferimento (negando anzi… che si applichi anche la disciplina transitoria della L.R. n. 6 del 2011), ma abbiano inteso negare il possesso dei titoli richiesti per l’autorizzazione e l’accreditamento istituzionale in riferimento ai 20 posti letto di Cassino”; nonchè a fronte del rilievo che “l’affermazione secondo cui le note impugnate in primo grado avrebbero carattere “interinale” è il frutto dell’interpretazione che delle stesse qui propone l’appellante, interpretazione che, oltre a non trovare corrispondenza nella lettura di tali provvedimenti… non è condivisibile”, in quanto il “riferimento della nota prot. n. 184026 del 2 aprile 2015 alla circostanza, menzionata a puro titolo informativo, che “è ancora in itinere l’attività istruttoria volta a dare ottemperanza a quanto disposto dal TAR con sentenza 13377/2014″ non significa che tale nota” ha in realtà “inteso negare solo temporaneamente il rilascio dell’autorizzazione e dell’accreditamento definitivo”, e semplicemente ribadire “che, ferma l’assenza dei presupposti per riconoscere l’autorizzazione e l’accreditamento per i 30 posti letto, la Regione avrebbe avuto “ad ogni buon conto”, in ossequio al dictum giudiziale, ottemperato alla sentenza del T.A.R.”, l’odierna ricorrente lamenta invero che, dopo aver negato che le note regionali potessero avere ad oggetto la questione se, nelle more del rilascio del titolo di accreditamento definitivo per i 30 posti letto di medicina generale nella struttura San Raffaele di (OMISSIS), essa avesse “comunque titolo ad erogare le relative prestazioni con costi a carico del Servizio sanitario nazionale”, il giudice amministrativo d’appello ha poi contraddittoriamente “ritenuto di statuire ugualmente funditus in ordine alla questione se nelle more del rilascio dei titoli la struttura potesse ritenersi abilitata a richiedere la remunerazione al Servizio sanitario dell’attività espletata sui trenta posti letto”.
Orbene, a parte il rilievo che l’odierna ricorrente formula le proprie censure in modo del tutto apodittico, laddove pone a fondamento delle medesime atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, “la DCA 62/11″, l’avviso dato alla Regione in ordine all'”avvio dell’attività nelle more della conclusione del procedimento”, l’espletata “attività anche sui trenata posti letto di medicina”, alla “replica della deducente, racc. 24.3.2015 doc. n. 5)”, la “nota 2.4.2005 prot. n. 184026”) senza invero osservare il requisito a pena d’inammissibilità prescritto all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, va invero sottolineato come le mosse censure in ogni caso attengano al mero modo di esercizio della giurisdizione e, in particolare, a un preteso error in procedendo per aver il giudice pronunziato in ordine a “questione… del tutto estranea al giudizio”, e pertanto ultra o extra petita.
La ricorrente denunzia quindi un error in procedendo ex art. 112 c.p.c., invero certamente non integrante un “radicale stravolgimento delle norme di rito” tale da “implicare un evidente diniego di giustizia”, il quale solo rende configurabile il vizio di eccesso di potere giurisdizionale con riferimento alle regole del processo amministrativo (cfr. Cass., Sez. Un., 17/1/2017, n. 964; Cass., Sez. Un., 5/12/2016, n. 24742; Cass., Sez. Un., 13/4/2016, n. 7292; Cass., Sez. Un., 29/3/2013, n. 7929; Cass., Sez. Un., 14/9/2012, n. 15428).
Eccesso di potere giurisdizionale di cui nella specie, alla stregua di quanto sopra rilevato ed esposto, va pertanto senz’altro esclusa la ricorrenza.
Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente Regione Lazio, seguono la soccombenza.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 8.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente Regione Lazio.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 111
 art. 362
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 112
 art. 13
 art. 13