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Timestamp: 2019-02-20 00:24:47+00:00

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Azimut n3 2015 by Geometri Ancona - Issuu
Aggiornamenti legislativi sui requisiti minimi prestazionali e sulla certificazione energetica degli edifici
Sicurezza delle Persone e tutela dellâ&#x20AC;&#x2122;Ambiente Le novitĂ legislative sulla prevenzione degli incendi
PROFESSIONE GEOMETRA Questa volta parliamo di noi Nuova rubrica per riflettere sulla professione di geometra
PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE Reg. Trib. Ancona 8 Luglio 1975 Comitato di Redazione PressCom-Comunicazione Integrata Piazza Ciabotti, 8 - 60035 Jesi (AN) Tel. 0731.215278 - Fax 0731.213352 info@presscom.it DIRETTORE RESPONSABILE Diego Sbaffi
COORDINAMENTO EDITORIALE Davide Amicucci d.amicucci@presscom.it
1 Editoriale 2 Edilizia
REDAZIONE Diego Sbaffi Giampiero Fabbri Vinicio Montanari Luca Orletti HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Cosimo Marinosci, Pietro Monaco, Giancarlo Vitali, Vinicio Montanari, Maurizio Savoncelli, Luigi Morra CONSULENTI PER LA COMUNICAZIONE Gianni Moreschi (g.moreschi@presscom.it) IMPAGINAZIONE Studio FLORIO - Via Aldo Moro, 38 62010 Sambucheto di Montecassiano (MC)
Indagine semestrale sul settore delle costruzioni - I Semestre 2015 Centro Studi di Conﬁndustria Marche in collaborazione con Ance marche
Aggiornamenti legislativi sui requisiti minimi prestazionali e sulla certiﬁcazione energetica degli ediﬁci
Sicurezza delle Persone e tutela dell’Ambiente Le novità legislative sulla prevenzione degli incendi
CREDITI FOTOGRAFICI Archivio AZIMUT PUBBLICITÁ CONCESSIONARIA AZIMUT PressCom - Piazza Ciabotti, 8 60035 Jesi (AN) Tel. 0731.215278 - Fax 0731.213352 Emanuele Anselmi e.anselmi@presscom.it
Inserzionisti: Subissati ............................... Namirial ................................
Periodico regionale a cura del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Ancona Corso Garibaldi 91/a - 60123 Ancona (AN) info@geometrian.it - www.geometrian.it Anno XXXIX - N. 3/2015
3 di Cop. a 4 di Cop.
La prevenzione e la protezione da adottare contro il rischio di cadute dall’alto per gli addetti che operano sulle coperture degli ediﬁci
17 Professione Geometra
Questa volta parliamo di noi Nuova rubrica per riﬂettere sulla professione di geometra
20 Istituzioni
Convegno “Città, Paesaggio, Territorio: Nuove Politiche Per Le Marche”
22 Collegio
Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati e Associazione Notarile Procedure Esecutive insieme per la qualità
23 Condominio
Formazione continua per Amministratori di condominio
Azimut Editoriale Questo numero di Azimut si apre con i dati del settore edile dall'indagine semestrale di Ance Marche. A seguire tre articoli tecnici che ci aggiornano su certificazione energetica degli edifici, le norme sulla prevenzione degli incendi e la protezione contro il rischio di cadute dall'alto (quest'ultimo continuerà nel prossimo numero). Di seguito introduciamo un'iniziativa per discutere della professione di Geometra. Invitiamo tutti gli iscritti a mandare le loro riflessioni alla redazione (potete contattare i componenti della commissione oppure direttamente a Davide Amicucci d.amicucci@presscom.it). Pubblicheremo le vostre idee nei prossimi numeri. Completano la rivista un Convegno della Regione Marche sulle nuove politiche del paesaggio per le Marche, l'accordo tra Consiglio Nazionale dei Geometri e l'Associazione Notarile Procedure Esecutive e il consueto articolo sul Condominio. Buona Lettura!!!
Esami di Abilitazione 2015 La commissione esaminatrice composta dal Presidente, Prof. Daniele Sordoni Direttore scolastico dell'Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Enzo Ferruccio Corinaldesi”, dal Prof. Ivo Pazzaglia Dell'Istituto di Istruzione Superiore “Corridoni – Campana”, e da Marco Pandolfi, Giampiero Fabbri e Giancarlo Di Iulio, componenti del Consiglio Direttivo del Collegio di Ancona si è insediata il 3 novembre. Gli esami scritti si sono svolti nei giorni 5 e 6 novembre, mentre gli orali si sono tenuti dal 26 novembre al 2 dicembre. I numeri Gli iscritti sono stati 62 e si sono presentati agli scritti 52 candidati. 35 di essi sono stati ammessi agli orali e 30 hanno ottenuto l'abilitazione.
Indagine semestrale sul settore delle costruzioni - I Semestre 2015 Centro Studi di Confindustria Marche in collaborazione con Ance Marche il QUadRo nazionalE Le imprese associate all’Ance, per la prima volta dopo molti anni, hanno previsto per il 2015 un allentamento della crisi. L’Ance ha rivisto al rialzo le previsioni sull’andamento del settore nel 2015 stimando, tuttavia, ancora una riduzione tendenziale degli investimenti in costruzioni dell’1,3% in termini reali (+0,5% in valori correnti). Il calo più moderato degli investimenti in costruzioni previsto nel 2015 è frutto sia della proroga fino a dicembre 2015 del potenziamento degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico (previsti dalla Legge di Stabilità per il 2015), sia di alcuni provvedimenti relativi alle opere pubbliche che, pur non sufficienti ad invertire il ciclo, ne riducono, tuttavia, già nel 2015, la flessione. Il 2015 per il settore delle costruzioni rappresenta quindi l’ottavo anno consecutivo di crisi: complessivamente dal 2008 al 2015, il settore delle costruzioni ha perso il 34,8% degli investimenti pari acirca 69 miliardi di euro. Per la nuova edilizia abitativa la flessione raggiunge il 66,5%; l’edilizia non residenziale privata registra una riduzione del 30,7% mentre le opere pubbliche calano del 48,7%. Solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali mostra una tenuta dei livelli produttivi (+20,9%). Nel 2015, gli investimenti in riqualificazione, che rappresentano il 37% del valore degli investimenti in costruzioni, crescono del 2% in termini reali rispetto al 2014. In flessione invece i livelli produttivi della nuova edilizia resi-
denziale (-8,8%), attribuibile al proseguimento del significativo calo dei permessi di costruire. Gli investimenti privati in costruzioni non residenziali registrano, nel 2015, una riduzione dell’1,2% in termini reali nonostante il significativo aumento dei mutui erogati alle imprese mentre per gli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche si stima, nel 2015, una flessione dell’1,3% in quantità. L’indice Istat della produzione nelle costruzioni, corretto per gli effetti di calendario, registra nei primi cinque mesi del 2015 una flessione del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una variazione più contenuta di quelle registrate negli anni precedenti (-7% nel 2014 su base annua; -10,8% nel 2013). La progressiva riduzione di intensità della dinamica negativa nella prima parte del 2015 si è riflessa sull’occupazione del settore che nel secondo trimestre, dopo diciannove trimestri di calo, torna a salire (+2,3%, 34 mila unità in un anno). Anche i dati delle Casse Edili relativi al numero di ore lavorate dagli operai iscritti evidenziano, nel mese di aprile 2015, un primo segno positivo (+0,6% rispetto ad aprile 2014). Il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, dopo la leggera flessione registrata nel 2014, nei primi sei mesi del 2015 ha mostrato una contrazione del 28,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con flessioni generalizzate a tutte le tipologie di Cassa integrazione, e, in particolare, alla CIG in deroga (-61,9%). Complessivamente, dall’inizio della crisi, tuttavia, il settore delle costruzioni
Azimut ha perso 529.000 posti di lavoro (-26,7%) che raggiungono circa 800.000 unità considerando anche i settori collegati. La flessione dei livelli occupazionali risulta largamente concentrata nei lavoratori alle dipendenze che si sono ridotti di 467.000 unità (36,2%), mentre per gli indipendenti il calo si attesta a 62.000 occupati (-8,9%). Nel primo trimestre 2015, per la prima volta, il numero di fallimenti nelle costruzioni risulta in calo. Le imprese entrate in procedura fallimentare sono state 852, in diminuzione del 2,5% rispetto ai primi tre mesi del 2014.
il QUadRo REGionalE Apertura di 2015 in netta controtendenza rispetto alla prolungata caduta dell’attività produttiva rilevata negli ultimi anni in tutti i principali comparti delle Costruzioni. Secondo i risultati dell'Indagine semestrale condotta dal Centro Studi di Confindustria Marche su un campione di aziende associate, la produzione complessiva nel primo semestre 2015 è risultata stazionaria (0,2%) in termini reali rispetto al primo semestre 2014. Il risultato conferma l’emergere di segnali di miglioramento che, anche se ancora moderati, lasciano intravedere una inversione nella tendenza dell’attività produttiva nei prossimi semestri. Tale quadro è sostenuto dalle dichiarazioni degli operatori intervistati: sale marcatamente, infatti, la quota interessata dal miglioramento dei livelli produttivi (27% contro 8% della precedente rilevazione), mentre si contrae la quota di aziende interessate dalla contrazione dell'attività (60% contro 82% della precedente rilevazione). Nella tavola seguente sono riportati i tassi di variazione percentuale della produzione nei principali comparti
Edilizia del settore:
Estremamente differenziato il quadro che emerge tra i principali comparti, in particolare ampiamente divergente tra edilizia abitativa/non abitativa ancora in calo e lavori pubblici in recupero. Riguardo all’edilizia abitativa, il primo semestre 2015 mantiene un tono negativo, con un calo della produzione di circa il 3,4% rispetto al semestre gennaio-giugno 2014. La flessione sperimentata da questo comparto ha frenato l’intero settore delle costruzioni, data la sua rilevanza in termini di volumi prodotti e occupazione. Rimane bassa (14% contro 11% della precedente rilevazione) la quota di operatori interessata da variazioni positive della produzione, mentre si contrae lievemente la frazione di operatori con variazioni in calo (72% contro75% della rilevazione del secondo semestre 2014). La flessione dell’edilizia abitativa riflette l’andamento debole della componente privata (-2,3%), che registra una flessione della componente in conto terzi (-1,8%) e conto proprio (-2,8%). Stabile la componente dell’edilizia convenzionata (0,1%). In ulteriore marcato calo la componente pubblica (-5,6%), in linea con la dinamica debole sperimentata negli ultimi semestri.
Edilizia Ulteriore marcata flessione dell’attività produttiva per l’edilizia non abitativa nel primo semestre del 2015 (-5,1%). Il calo, che prosegue una tendenza negativa che si protrae da molti semestri, conferma il permanere di un marcato profilo di incertezza nei piani di espansione delle imprese manifatturiere, particolarmente colpite dalla stagnazione della domanda domestica. I segnali di recupero della domanda osservati nel corso degli ultimi mesi non sono apparsi sufficienti a stimolare neanche marginalmente la ripresa degli investimenti in immobili da parte delle imprese anche nel primo semestre 2015. In aumento, invece, i lavori pubblici, in sensibile ripresa (+4,2%) rispetto al primo semestre 2014 e in netta controtendenza con quanto rilevato sul fronte dell’edilizia abitativa. Il recupero è confermato dalle indicazioni ottimistiche delle imprese del comparto: risale marcatamente, infatti, la quota di operatori con variazioni positive dei livelli produttivi (24% contro 8% della precedente rilevazione), mentre prosegue la contrazione della frazione di operatori con attività produttiva in calo (68% contro 74% della precedente rilevazione).
oCCUPazionE Il timido miglioramento osservato nel primo semestre 2015 si è riflesso sui livelli occupazionali che hanno mostrato un moderato recupero. Secondo le stime di Confindustria Marche, l'occupazione è aumentata – anche se in maniera frazionale - per gli operai (0,6%), mentre è diminuita in maniera evidente per gli impiegati (-4,7%). Alla dinamica osservata sul mercato del lavoro è corrisposto un lieve miglioramento del monte ore lavorate, sia rispetto al primo 2014 (18,4%), sia rispetto al secondo semestre 2014 (1,6%). Nel primo semestre 2015, le ore di CIG autorizzate sono risultate pari a 1,7 milioni (-38,2% rispetto allo stesso periodo del 2014). La contra-
Azimut zione ha riguardato tutte le componenti: -17,4% la componente ordinaria, -66,7% la straordinaria, -41% quella in deroga.
lE oPinioni dEGli oPERatoRi dEl sEttoRE Nonostante permangano forti difficoltà nella ripresa delle attività produttive del settore, le opinioni degli operatori confermano l’emergere di alcuni segnali positivi. Rispetto al secondo semestre 2014, sale al 6% la quota di imprese che ritiene significativo il livello della domanda (zero nella rilevazione del secondo semestre), mentre scende all’80% (98% nella precedente rilevazione) la quota di operatori che ha sperimentato condizioni di domanda difficile. I segnali positivi sul fronte delle attività si riflettono sul mercato del lavoro e del credito, che mostrano segnali incoraggianti. Sul versante del lavoro, sale marginalmente, nel periodo gennaio-giugno 2015, la quota di imprese con difficoltà nel reperimento di manodopera (12% delle aziende intervistate contro 7% della precedente rilevazione), mentre sale al 49% la quota di imprese che hanno registrato condizioni normali. Sul fronte del credito, scende ancora la quota di intervistati per i quali l’accesso al credito è risultato difficile (73% contro 88% della rilevazione del secondo semestre 2014). Analoga tendenza per il costo del credito, che è ritenuto elevato per il 70% degli operatori (76% nella precedente rilevazione). Infine, l’indagine evidenzia il permanere di un livello molto elevato dei ritardi nei tempi medi di pagamento (144 contro 133 e 198 giorni della precedenti due rilevazioni). Riguardo alle tendenze dell'attività produttiva, le previsioni degli operatori segnalano, per i prossimi mesi, il permanere di condizioni comunque difficili ma in miglioramento. Sale al 12% la quota di operatori che prevede aumenti nell’attività produttiva e al 43% la quota che prevede attività stazionaria. In diminuzione la quota di operatori
Azimut che prevedono attività in calo (45% contro 67% della precedente rilevazione). Dunque, nel complesso si confermano i segnali di possibile ripresa delle attività, anche se confinati in specifici ambiti settoriali e inseriti in un quadro congiunturale ancora estremamente debole. La dinamica di medio periodo delle condizioni di domanda resta fortemente condizionata dalla rapida attivazione di iniziative riguardanti progetti e programmi di intervento proposti
Edilizia dalle imprese, ma sembra comunque beneficiare di una debole riattivazione del comparto delle opere pubbliche. Sul fronte dell’organizzazione dei lavori, risale marginalmente la quota di lavori svolti in forma diretta (58%), mentre scende la quota svolta in subappalto (25%). A livello territoriale, l’attività delle imprese resta ancora concentrata all’interno del territorio regionale, in lieve aumento rispetto al secondo semestre 2014 (81% contro 77%).
Aggiornamenti legislativi sui requisiti minimi prestazionali e sulla certificazione energetica degli edifici Cosimo Marinosci Il 1° Ottobre del 2015 è entrato in vigore il Decreto Interministeriale 26 giugno 2015 suddiviso in tre sezioni: 1) Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici. 2) Adeguamento linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici. 3) Schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici. La prima sezione introduce le modifiche al D.L. 192/2005 in attuazione della direttiva dell’Unione europea sugli edifici a energia quasi zero (Direttiva europea 2010/31/UE). La seconda sezione apporta le modifiche sul sistema di certificazione energetica e infine nell’ultima sezione sono definiti gli schemi e le modalità per la compilazione delle relazione tecnica di progetto inerente le prestazioni energetiche degli edifici. Il nuovo decreto, che aggiorna il D.P.R. 59/2009 stabilisce i nuovi requisiti minimi in materia di prestazioni energetiche e un nuovo metodo per la determinazione della classe energetica degli edifici.
Una delle novità più importanti è l’utilizzo di un “edificio di riferimento” sia per il rispetto dei requisiti minimi dell’edificio sia per la classificazione energetica. L’edificio di riferimento è assimilabile a uno identico a quello oggetto di verifica in termini di geometria, orientamento, ubicazione territoriale, destinazione d’uso e situazione al contorno, ma con caratteristiche termiche e solari di involucro (es. le trasmittanze termiche e fattori solari dei vetri) e impiantistiche (es. rendimenti) predefinite. Il decreto definisce due edifici di riferimento, uno per stabilirei requisiti minimi di prestazione energetica e un altro per l’assegnazione della classe energetica. La differenza sostanziale tra i due edifici di riferimento consiste in un diverso valore delle caratteristiche termiche dell’involucro (dal 1° Gennaio 2021 saranno attribuite gli stessi valori) e nell’esclusione degli impianti che producono energia da fonti energetiche rinnovabili per l’edificio di riferimento per la certificazione energetica. In pratica, nel caso in cui sia necessario attribuire una classe energetica a un edificio, un software di calcolo eseguirà tre calcoli (Figura 1): 1.il calcolo della prestazione energetica dell’edi-
Azimut ficio oggetto di certificazione energetica; 2.il calcolo della prestazione energetica dell’edificio di riferimento con i parametri relativi alla certifi	cazione energetica; 3.il calcolo della prestazione energetica dell’edificio di riferimento con i parametri relativi ai requisiti minimi (edificio di nuova costruzione).
Figura 1: valutazione della prestazione energetica con il metodo dell’edificio di riferimento.
Il sistema di certificazione energetica prevede dieci diverse classi (due in più rispetto alla precedente classificazione) dalla G (più energivora) alla A4 (più efficiente). In figura 2 è riportata la nuova classificazione energetica per tutti gli edifici (residenziali e non residenziali).
Figura 2: nuovo sistema di classificazione energetica con indicazione del limite di classe energetica per l’edificio di riferimento.
Rispetto alla precedente, in pratica sono stati aggiunti 2 classi nuove (A4 e A3), mentre le vecchie A+ e A sono state sostituite rispettivamente dalle nuove A2 e A1. La procedura di calcolo dei limiti di ogni
Normativa classe energetica, in linea di principio è rimasto inalterato, l’unica differenza consiste nella valutazione della prestazione energetica “limite” ottenuta oggi dall’edificio di riferimento, mentre prima dipendeva dalla zona climatica di appartenenza e dal rapporto di forma dell’edificio (S/V, S=superficie lorda disperdente globale, V= volume lordo riscaldato). La prestazione energetica dell’edificio di riferimento è quella che attribuisce il limite inferiore di classe A1 e il limite superiore della classe B. Una volta ottenuto il sistema di classificazione tramite la procedura sinteticamente descritta, la classe energetica dell’edificio è attribuita confrontando la prestazione energetica reale con i limiti inferiori e superiori di ogni classe. La prestazione energetica degli edifici di tipo residenziale, dal 1° Ottobre 2015 viene valutata considerando non solo i consumi per il riscaldamento e la produzione dell’acqua calda sanitaria (come avveniva prima del 1° ottobre 2015), ma anche quelli per la climatizzazione estiva e la ventilazione meccanica dell’aria. Per tutti gli altri edifici è necessario considerare anche i consumi per l’illuminazione artificiale e quelli per il trasporto di persone o cose (ascensori, montacarichi e scale o marciapiedi mobili). In linea generale, la procedura di calcolo prevede un confronto tra i parametri energetici dell’edificio oggetto di valutazione e quelli ottenuti dall’edificio di riferimento costituito dai medesimi impianti dell’edificio reale, ma con rendimenti e caratteristiche termiche e solari dell’involucro opaco e finestrato predefiniti. Di seguito si riporta sinteticamente un elenco non esaustivo dei requisiti minimi prestazionali riportati nel decreto. Il parametro che esprime il consumo energetico globale dell’edificio è l’indice di prestazione energetica globale (EPgl) ed è ottenuto dalla somma di tutti i servizi energetici presenti nell’edificio. Oltre a tale parametro, il decreto prevede la verifica rispettivamente dell’indice di fabbisogno termico per la climatizzazione invernale (EPH,nd) e per quella estiva (EPC,nd). A differenza dell’EPgl, questi ultimi due indici sono ottenuti escludendo i rispettivi impianti di riscaldamento e raffrescamento. Le verifiche sugli impianti, invece sono attribuiti esclusivamente all’impianto di riscaldamento (nH), a quello di raffrescamento (nC) e infine a quello per la produzione di acqua calda sanitaria (nW). Per quanto riguarda l’involucro opaco, innanzitutto DICEMBRE 2015
Normativa è prevista la verifica termoigrometrica in accordo alla normativa tecnica UNI EN 13788 per tutte le chiusure edilizie che confinano con l’ambiente esterno. Il nuovo decreto impone, a differenza di quanto avveniva prima, una verifica positiva sola se non sussistano fenomeni di condensazione interstiziale all’interno delle chiusure. In passato invece era prevista una verifica positiva anche alla presenza di una minima quantità di vapore condensato all’interno delle chiusure edilizie. Per le coperture oggetto di intervento edilizio è necessaria la verifica dell’efficacia, in termini di rapporto costi-benefici, dell’utilizzo di materiali ad elevata riflettanza solare al fine di limitare i fabbisogni energetici per la climatizzazione estiva e di contenere la temperatura interna degli ambienti, nonché di limitare il surriscaldamento a scala urbana. Nel caso di interventi di isolamento termico dal lato interno delle chiusure o di installazione di pannelli radianti (a pavimento o a soffitto), il decreto prevede la possibilità di derogare, fino a un massimo di 10 cm alle altezze limite interne degli ambienti previste del D.M. 5 luglio 1975 (per esempio l’altezza di 2.70 m per le abitazioni ai fini dell’abitabilità). I requisiti minimi relativi all’isolamento termico delle chiusure opache e finestrate sono fissati dalle trasmittanze termiche massime riportate in Tabella 1. Tali limiti sono più restrittivi rispetto a quelli precedenti con percentuali comprese tra il 2% e il 30% a secondo della zona climatica e del tipo di chiusura. Per le chiusure finestrate non sono previsti due limiti di trasmittanza termica (come in passato) rispettivamente per il telaio e per il solo vetro, ma solo una che comprende entrambi i materiali ed eventualmente anche la presenza del cassonetto. Il decreto prevede un’applicazione graduale dei limiti di trasmittanza termica in funzione dell’anno di applicazione. Dal 1° Ottobre 2015 sono in vigore i limiti riportati in Tabella 1, mentre dal 1° Gennaio 2021 saranno in vigore dei limiti di trasmittanza ancora più restrittivi con percentuali di riduzione variabili da un 8% fino a un 45% rispetto a quelli precedenti del 1 ottobre 2015. Tabella1: valori limiti delle trasmittanze termiche per le chiusure edilizie in vigora dal 1 luglio 2015.
Azimut Per gli interventi di isolamento termico dal lato interno è previsto eventualmente un’applicazione della verifica con un limite di trasmittanza maggiorato del 30%. Nel nuovo decreto la precedente verifica mediante l’artifizio della trasmittanza termica a “ponte termico corretto” è stata sostituita considerando i ponti termici nei limiti di trasmittanza. Di fatto dal 1° Ottobre 2014, i ponti termici sono diventati elementi essenziali sia per il calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici e sia per il rispetto dei requisiti minimi di prestazione termica. Inoltre è stato introdotto un nuovo parametro di verifica che tiene conto delle dispersioni termiche globali sia delle chiusure oggetto di intervento sia di quelle costituenti l’intero edificio: il coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione specifico per unità di superficie (H’T). In pratica, può essere visto come una trasmittanza termica globale media pesata con le superfici disperdenti considerando anche i ponti termici. Per limitare la trasmissione dell’energia solare attraverso l’involucro finestrato oltre al “fattore solare”, (ggl, parametro che indica la percentuale di radiazione solare entrante nell’ambiente interno rispetto alla radiazione incidente sulla faccia esterna del vetro) è stata introdotta l’area solare equivalente estiva (Asol,est) che tiene conto anche della presenza di eventuali schermature mobili, ma solidali con l’infisso. La verifica di tale parametro è effettuata tenendo in considerazione la superficie utile calpestabile. L’inerzia termica delle chiusure opache è valutata mediante la trasmittanza termica periodica (YIE) confrontata con un valore limite; rispetto al precedente, i limiti sono stati diminuiti rendendo più restrittiva la verifica sia delle pareti sia delle coperture. I requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici sono applicati in maniera graduale in funzione della tipologia di intervento. Il decreto prevede tre tipologie di intervento: 1.nuova costruzione, demolizione e ricostruzione, ampliamento e sopra elevazione; 2.ristrutturazione importante; 3.riqualificazione energetica. Si ha una nuova costruzione (e nel caso di una demolizione e ricostruzione) se il titolo edilizio è stato presentato dopo il 1° Ottobre 2015, mentre si è in presenza di un ampliamento se il volume lordo riscaldato della parte ampliata supera il 15% di quello esistente oppure se lo stesso è maggiore di 500 m3. Una ristrutturazione si definisce importante se l’intervento edilizio sull’involucro edilizio disperdente
Azimut supera il 25% della superficie disperdente lorda globale dell’edificio. Se la superficie oggetto di intervento supera il 50% e, in presenza di una modifica dell’impianto di riscaldamento la ristrutturazione importante diventa di primo livello altrimenti si è in presenza di una ristrutturazione importante di secondo livello. Un impianto termico è modificato se si interviene contemporaneamente sul sistema di emissione, su quello di distribuzione e su quello di generazione. Una ristrutturazione di primo livello presenta maggiori requisiti minimi (in pratica gli stessi per gli edifici nuovi) di prestazione energetica rispetto alla rispettiva di secondo livello. Nel caso in cui l’intervento è previsto su una superficie minore del 25% di quella disperdente globale dell’edificio, i requisiti da rispettare sono quelli di una riqualificazione energetica. Si ha una riqualificazione energetica anche nel caso di sola ristrutturazione di impianto termico. Infine, se l’intervento è inferiore del 10% e interessa solo l’intonaco esterno o nel caso di interventi simili alla tinteggiatura (ininfluenti dal punto di vista termico) o di manutenzione ordinaria di impianti tecnici, non sono previsti requisiti minimi da rispettare. I requisiti minimi per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni di primo livello interessano l’intero edificio e consistono principalmente nella verifica dei seguenti parametri: l’indice di prestazione energetica globale (EPgl), l’indice di prestazione del fabbisogno termico per il riscaldamento (EPH, nd), l’indice di prestazione del fabbisogno termico per il raffrescamento (EPC, nd), il rendimento medio stagionale per il riscaldamento (nH), rendimento medio stagionale per il raffrescamento (nC), il rendimento medio stagionale per la produzione di acqua calda sanitaria(nW). È necessario inoltre verificare l’assenza di muffe e di condensazione interstiziale delle chiusure opache, l’efficacia della riflessione solare per le coperture, il coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione per unità di superficie disperdente (H’T), l’area solare equivalente estiva (Asol,est ) per unità di superficie utile e la trasmittanza termica periodica (YIE). I requisiti minimi per le riqualificazioni energeti-
Normativa che sono essenzialmente il rispetto delle trasmittanze termiche limite (comprensive dei ponti termici) per tutte le chiusure opache e finestrate, la verifica dell’assenza di muffe e di condensazioni interstiziali, la verifica dell’efficacia della riflessione solare delle chiusure opache, la verifica del fattore solare comprensivo della schermatura solare solidale con l’infisso e infine la verifica dei rendimenti utili nel caso di sola sostituzione del generatore di calore. È necessario verificare i rendimenti di impianto nel caso lo stesso è oggetto di una modifica sostanziale. Per le ristrutturazioni importanti di secondo livello si applicano gli stessi requisiti minimi delle riqualificazioni energetiche con l’aggiunta della verifica del coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione per unità di superficie disperdente (H’T) ma, per le sole parti di intervento. Per le nuove costruzioni e per le demolizioni e ricostruzione è previsto l’obbligo di installazione di impianti che producono energia da fonti energetiche rinnovabili (termica ed elettrica) nelle quantità prevista dal D.L. 28 del 2011. Lo stesso requisito è previsto per le ristrutturazioni “rilevanti”, cioè interventi di ristrutturazione globale dell’involucro in edifici con una superficie utile maggiore di 1000 m2. Per gli edifici di nuova costruzione o nel caso di ristrutturazione importante è possibile ottenere la targa di “edificio ad energia quasi zero” (NZEB, Nearly Zero Energy Building) se sono rispettati tutti i rispettivi requisiti minimi determinati con i valori vigenti dal 1 gennaio 2021 e gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili in accordo al D.L. 28 del 2011.
Sicurezza delle Persone e tutela dell'Ambiente Le novità legislative sulla prevenzione degli incendi Pietro Monaco Il 18 Novembre è entrato in vigore il D.M. 3 agosto 2015, che rappresenta una rivoluzione nel modo da intendere la prevenzione incendi in Italia. L’utilizzo delle nuove norme tecniche contenute nel nuovo “Codice della Prevenzione Incendi” è alternativo alle disposizioni di cui alle seguenti disposizioni prevenzione incendi: 1.a) decreto del 30 novembre 1983 recante «Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi e successive modificazioni»; 1.b) decreto del 31 marzo 2003 recante «Requisiti di reazione al fuoco dei materiali costituenti le condotte di distribuzione e ripresa dell'aria degli impianti di condizionamento e ventilazione»; 1.c) decreto del 3 novembre 2004 recante «Disposizioni relative all'installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l'apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativa- mente alla sicurezza in caso di incendio»; 1.d) decreto del 15 marzo 2005 recante «Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo»; 1.e) decreto del 15 settembre 2005 recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incen di per i vani degli impianti di sollevamento ubicati nelle attività sog gette ai controlli di prevenzione incendi»; 1.f) decreto del 16 febbraio 2007, recante «Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed
elementi costruttivi di opere da costruzione»; 1.g) decreto del 9 marzo 2007, recante «Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco»; 1.h) decreto del 20 dicembre 2012 recante «Regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione attiva contro l'incendio installati nelle attività soggete ai controlli di prevenzione incendi». Questo nuovo decreto introduce uno strumento più flessibile ed idoneo ad affrontare le varie tematiche connesse all’azione di adeguamento antincendio. L’applicazione delle nuove metodologie consentirà di risolvere molte problematiche oggi irrigidite dalle norme prescrittive, ma richiederà sicuramente un cambio di approccio e mentalità da parte di tutti, professionisti e funzionari VVF. Viene introdotto il concetto di flessibilità nell’adozione delle misure ritenute più idonee al fine del raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio, fissati in funzione dell’analisi del rischio, affiancando alle regole tecniche prescrittive esistenti uno strumento più flessibile per la progettazione e l’adeguamento antincendio, basato su una mirata valutazione del rischio e sulla individuazione delle singole prestazioni. Le nuove disposizioni, permettendo un uso esteso dei metodi dell’ingegneria prestazionale, consentono ai progettisti una maggiore flessibilità rispetto all’approccio prettamente prescrittivo utilizzato dalle norme attualmente vigenti. Le nuove norme rendono i professionisti assoluta-
Azimut mente protagonisti delle scelte finalizzate alla riduzione del rischio, assegnando loro la responsabilità della scelta delle misure di prevenzione incendi da adottare. Il decreto si compone di cinque articoli e di un corposo allegato tecnico, che specifica all’art. 2 le attività cui potrà essere applicata la nuova normativa e le modalità di utilizzo della nuova metodologia in alternativa alle vigenti disposizioni di prevenzione incendi, come specificato invece nell’articolo 1 comma 2 del decreto. L’approccio utilizzato nelle nuove norme lascia al professionista molta libertà nell’effettuazione delle scelte progettuali, infatti i diversi allegati tecnici riportano in modo logico-sistematico i criteri ed i metodi che consentono di determinare le misure di sicurezza antincendio per le attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco indicate all’art. 2 del DM. L’allegato 1 al decreto, intitolato Norme tecniche di prevenzione incendi, è strutturato in 4 sezioni che disciplinano, nel loro complesso, l’intera materia antincendio: Sezione G – Generalità: contiene i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio applicabili indistintamente a tutte le attività - G.1 Termini, definizioni e simboli grafici - G.2 Progettazione per la sicurezza antincendio - G.3 Determinazione dei profili di rischio delle at	tività Sezione S – Strategia antincendio: fornisce le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabili a tutte le attività, per comporre la strategia antincendio al fine di ridurre il rischio di incendio - S.1 Reazione al fuoco - S.2 Resistenza al fuoco - S.3 Compartimentazione - S.4 Esodo - S.5 Gestione della sicurezza antincendio - S.6 Controllo dell’incendio - S.7 Rivelazione ed allarme - S.8 Controllo di fumi e calore - S.9 Operatività antincendio -	S.10 Sicurezza degli impianti tecnologici e di ser	vizio Sezione Sezione V – Regole tecniche verticali : fornisce ulteriori indicazioni specifiche per alcune tipologie d’attività, complementari a quelle previste nella sezione Strategia antincendio - V.1 Aree a rischio specifico - V.2 Aree a rischio per atmosfere esplosive - V.3 Vani degli ascensori
Sezione M – Metodi: riporta la descrizione di metodologie progettuali volte alla risoluzione di specifiche problematiche tecniche - M.1 Metodologia per l’ingegneria della sicurezza antincendio - M.2 Scenari di incendio per la progettazione pre	stazionale - M.3 Salvaguardia della vita con la progettazione prestazionale Il DM punta molto su una visione prestazionale del problema “prevenzione incendi”, ne è la prova la , legato alle definizione stessa del parametro R vita caratteristiche prevalenti degli occupanti che si trovano nel compartimento antincendio e alla velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio, concetti che derivano dal mondo della Fire Safety Engineering. Ai fini della valutazione del rischio sono introdotte tre tipologie di profili di rischio: , profilo di rischio relativo alla salvaguardia • R vita della vita umana; • Rbeni, profilo di rischio relativo alla salvaguardia dei beni economici; , profilo di rischio relativo alla tutela • R ambiente dell'ambiente dagli effetti dell'incendio. L’allegato al DM denominato “Determinazione dei profili di rischio delle attività” fornisce: -	la metodologia per valutare quantitativamente i ed R due profili di rischio R vita beni - i criteri per valutare il profilo di rischio R . ambiente , Rbeni ed R In funzione dei profili di rischio R vita amsono attribuiti i livelli di prestazione delle mibiente sure antincendio appartenenti alle singole strategie antincendio da adottare, in funzione degli obiettivi di sicurezza da raggiungere. Sempre in un’ottica prestazionale occorre guardare il carico di incendio, ovvero il valore di riferimento per valutare la pericolosità di un’attività, con un’ottica completamente diversa, ovvero prestando attenzione al ruolo che esso gioca nello sviluppo dell’incendio. si passa dal Nella definizione del parametro R vita carico di incendio alla valutazione dell’Heat Release Rate o curva di crescita dell’incendio, motivo per cui è determinato per singolo compartimento, proprio perché ambiti diversi della stessa attività possono DICEMBRE 2015
avere informazioni legate alla merceologia dei beni presenti con caratteristiche di minore o maggiore combustibilità e infiammabilità che condizionano di versamente la velocità di crescita dell’incendio. Relativamente all’aspetto legato alla resistenza al fuoco, strategia S.2, molte cose sono cambiate rispetto al D.M. 09/03/2007, a partire dalla definizione del piano di riferimento del compartimento, dello spazio scoperto, delle caratteristiche del filtro, per arrivare ad una diversa definizione del livello di prestazione. Il DM consente l’uso del livello di prestazione I (assenza di conseguenze esterne per collasso strutturale), in cui non si è richiesta alcuna prestazione minima di resistenza al fuoco, ma, come soluzione conforme, è possibile interporre una distanza di separazione su spazio a cielo libero verso le altre opere da costruzione. Il valore di tale distanza di separazione è ricavato secondo le procedure di cui al paragrafo S.3.11 e non deve comunque risultare inferiore alla massima altezza della costruzione. Come sempre, è possibile ricorrere ad una soluzione alternativa per la verifica del collegato livello di prestazione che, per il livello I, consiste nella compartimentazione rispetto ad altre costruzioni, e verificare l’assenza di danneggiamento ad altre costruzioni per effetto di collasso strutturale, adottando diverse soluzioni progettuali.
Molto interessante appare la possibilità di proporre soluzioni alternative senza ricorrere obbligatoriamente alla procedura di deroga, in questo modo il D.M. 3 agosto 2015 ammette l’utilizzo dei metodi dell’ingegneria prestazionale (FSE) al di fuori del campo di applicazione del D.M. 9 maggio 2007. Cambia anche il modo stesso di calcolo del carico di incendio specifico di progetto, in particolare nella sezione relativa al fattore che tiene conto delle differenti misure antincendio del compartimento ed i cui valori, definiti nella tabella S.2-6 del DM, sono legati ai livelli di prestazione delle singole strategie antincendio adottate. Alcuni valori dei parametri δni cambiano rispetto al D.M. 09/03/2007 soprattutto nella sezione sistemi automatici di spegnimento, oggi controllo dell’incendio (strategia S.6), legati al livello di prestazione IV e del tipo di sistema utilizzato. In estrema sintesi le nuove norme di cui al D.M. 3 agosto 2015 stabiliscono un metodo finalizzato per la determinazione delle misure (definite strategie antincendio) idonee a minimizzare il rischio di incendio, in termini di probabilità e di conseguenze, entro limiti considerati accettabili, da adottare per la progettazione antincendio di un’attività soggetta, garantendo gli obiettivi primari di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell'ambiente.
La prevenzione e la protezione da adottare contro il rischio di cadute dall’alto per gli addetti che operano sulle coperture degli edifici Giancarlo Vitali
Per prevenire la caduta dall’alto Come richiesto nei regolamenti tecnici in molte Regioni o Comuni, si fa riferimento alle istruzioni tecniche per i progetti relativi ad interventi che riguardano le coperture di nuove costruzioni e di edifici esistenti, prevedendo l’applicazione di idonee misure preventive e protettive atte a consentire, nei successivi interventi, impiantistici o di manutenzione, l’accesso, il transito e l’esecuzione dei lavori in quota in condizioni di sicurezza. L’obbligo è solo dove detti regolamenti sono stati recepiti ed attuati ma è pur vero che la messa in sicurezza della copertura è un esigenza imperativa, garantire la sicurezza agli addetti alle manutenzioni dal rischio di cadere è ormai certo che attraverso un’attenta analisi del valore si può riscontrare che non è solo un fatto di sicurezza ma anche economico. L’installazione di presidi fissi di sicurezza sono una soluzione tecnica operativa che dovrebbe essere adottata come metodo e non come imposizione.
troppo spesso le morti bianche sono frutto di ignoranza e superﬁcialità La sicurezza sul luogo di lavoro è sempre più d’attualità, soprattutto nel settore edile che, storicamente, è uno di quelli più a rischio. Tra le principali cause di «morti bianche» in cantiere ci sono senz’altro le cadute dall’alto ed è lecito chiedersi, oggi, il motivo per il quale queste ultime sono così frequenti. Varia la letteratura espressa in merito sulla stampa generalista e su quella specializzata. Ciò che si evince, sintetizzando, è che le cadute dall’alto sono lo sconcertante esito di cattive abitu-
dini, scarsa professionalità e soprattutto la ricerca di una apparente convenienza economica che in realtà si trasforma in danno in quanto mette a rischio l’incolumità altrui. “Quando costruirai una casa nuova, vi farai un parapetto intorno alla terrazza. Così, se qualcuno cade di lassù, la tua casa non sarà responsabile del suo sangue versato.” Deuteronomio capitolo 22 versetto 8
la Costituzione Art. 32 La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della comunità. Art. 41 L'iniziativa economica privata é libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
art. 2087 Tutela delle condizioni di lavoro: L'imprenditore é tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare la integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
art. 589 Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle DICEMBRE 2015
Normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sei anni. Art. 590 Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Art.40 Rapporto di causalità. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Azimut Articolo 15 - Misure generali di tutela Articolo 22 - Obblighi dei progettisti Articolo 23 - Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori Articolo 24 - Obblighi degli installatori Articolo 90 - Obblighi del committente o del respon	sabile dei lavori Articolo 91 -	Obblighi del coordinatore per la pro	gettazione Articolo 92 -	Obblighi del coordinatore per l’esecu	zione dei lavori Articolo 93 -	Responsabilità dei committenti e dei responsabili dei lavori Articolo 111 - Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota Articolo 115 - Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto Rimane un obbligo morale come recita una frase dell’ex Presidente della Repubblica Italiana Dott. Giorgio Napolitano:
“la sicurezza e la dignità del lavoro abbiano quella valenza primaria che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica” Memorandum Committente/responsabile dei lavori/amministratore di condominio
Nel momento in cui impartisci ordini, metti a dispoAmministrative e penali vengono attribuite al com- sizione le tue attrezzature; mittente/ responsabile dei lavori che non ottempe- 1)	Sei responsabile della salute del lavoratore ra agli obblighi di legge in materia di prevenzione e 2)	Sei sempre responsabile anche in caso di errore sicurezza nel lavoro del lavoratore perché la norma antinfortunistica In particolare due sono gli aspetti da considerare : lo tutela sempre gli obblighi indicati nel D.lgs 81/08 s.m.i. con san- 3)	Controlla sempre la ditta appaltante ed i suoi zioni piuttosto pesanti ma soprattutto è l’aspetto lavoratori rispettino le normative sulla sicurezza penale dove nel caso in cui un lavoratore subisca un 4)	Impedisci alle imprese appaltanti ed ai lavoratoinfortunio o un evento mortale per violazione delle ri di iniziare i lavori prima che tu abbia potuto norme di sicurezza, il committente può essere coin- verificare l’osservanza di tali norme volto in un procedimento giudiziario. Può subire una 5)	Verifica l’operato del responsabile del servizio condanna prevista dal Codice Penale (art. 589 e 590) prevenzione e protezione; la sua presenza non ti Mission esonera dalle tue responsabilità Tutela della salute di chi lavora 6)	Verifica attentamente l’idoneità tecnica dell’ap	paltatore La scelta 7)	Informa immediatamente e con completezza Se si vuole davvero contribuire in modo efficace e l’appaltatore circa i rischi del lavoro assegnato sicuro alla tutela della salute dell’individuo 8)	Invia tali informazioni anche in forma scritta • Affida i lavori di progettazione a professionisti con 9)	Ispeziona frequentemente il cantiere per verifi	specifica competenza care che l’appaltatore ed i suoi dipendenti ri• Affida i lavori di esecuzione ad aziende specializza- spettino le norme e blocca immediatamente i la	te, organizzate e strutturate vori in caso di inosservanza 10)	La prima cosa da fare dopo aver assegnato i lavoIl vero risparmio non è quanto costa, ma ri all’appaltatore è convocare una riunione per per cosa spendi e quanto potresti pagare definire e promuovere gli interventi di preven	zione e protezione Gli obblighi vengono indicati nel D.lgs 11)	Tali riunioni devono essere fatte periodicamente 81/08 smi D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 Te- 12)	Assegna i lavori solo ad imprese dotate di adesto coordinato con il D.Lgs. 3 agosto 2009, guata organizzazione tecnica, in caso contrario n. 106: sarai tu a rivestire di «fatto» la figura
Azimut di datore di lavoro degli operatori 13)	Nomina immediatamente un responsabile dei la	vori e delegalo ad adempiere a tutti gli obblighi in tema di sicurezza 14)	Informa immediatamente di tale nomina l’ispet	torato del lavoro
Indicazioni di carattere generale Criteri generali di progettazione 1.Nel rispetto dei criteri nell’adottare idonee misure preventive e protettive al fine di poter eseguire successivi interventi impiantistici o di manutenzione sulla copertura in condizioni di sicurezza. Tali misure preventive e protettive sono finalizzate a mettere in sicurezza: a)	il percorso di accesso alla copertura; b) l’accesso alla copertura; c)	il transito e l’esecuzione dei lavori sulla copertura. 2. I percorsi devono essere di tipo fisso o permanen	te e gli accessi devono essere di tipo fisso. 3. Il transito e l’esecuzione degli interventi impian	tistici o di manutenzione sulle coperture devono essere garantiti attraverso elementi protettivi di tipo fisso o permanente. 4. Nei casi di interventi su coperture esistenti, nei quali non sia possibile adottare misure di tipo fis	so o permanente a causa di caratteristiche strut	turali insufficienti a garantire l’ancoraggio dei sistemi anticaduta, o per contrasto con prescri	zioni regolamentari o con norme di tutela riguar	danti l’immobile interessato dall’intervento, nel	la relazione tecnica devono essere specificate le motivazioni per le quali tali misure risulta	no non realizzabili. Devono altresì essere indica	te le idonee misure di tipo provvisorio previste in sostituzione, tali comunque da garantire l’e	secuzione degli interventi impiantistici o di manu	tenzione della copertura in condizioni di sicurezza. 5.	Fermo restando l’obbligo di prevenire il rischio di caduta con i criteri e le modalità di cui al pre	sente documento eventuali parti della copertura non calpestabili per il rischio di sfondamento del	la superficie di calpestio devono essere comunque raggiungibili, protette ed adeguatamente segnalate. 6.	Negli interventi impiantistici comportanti l’in	stallazione sulle coperture calpestabili di pannelli solari devono essere reperiti appositi spazi di di	mensioni sufficienti a consentire l’installazione e l’uso di un sistema anticaduta garantendo la manu	tenzione in sicurezza della copertura e delle sue do	tazioni. Tale disposizione non si applica nei casi di ado zione di misure di prevenzione collet	tiva permanenti. 7.	L’obbligo di utilizzo di sistemi anticadu	ta deve essere evidenziato con idonea car-
Normativa tellonistica nella zona di accesso alla copertura. 8.	Percorsi di accesso alla copertura. I percor	si di accesso alla copertura possono essere inter	ni o esterni. La loro configurazione deve consen	tire il passaggio degli operatori, dei loro utensili da lavoro e dei materiali in condizioni di sicurezza. 9.	Lungo l’intero sviluppo dei percorsi è ne	cessaria l’adozione delle seguenti misure: a)	gli ostacoli fissi, che per ragioni tecniche non pos	sono essere eliminati, devono essere chiaramen	te segnalati e, se del caso, protetti in modo da non costituire pericolo; b)	ove sia prevedibile un utilizzo del percorso in con dizioni di scarsa o assente illuminazione natura	le, deve essere garantito un illuminamento con	forme alla norma UNI EN 12464-1 e UNI EN 12464-2. I corpi illuminanti devono essere installati in modo da prevenire i rischio d’urto; c)	deve essere previsto un dimensionamento in rela	zione ai carichi di esercizio, tenendo conto dei prevedibili ingombri di materiali ed utensili da tra	sportare, con una larghezza non inferiore a 0,60 metri per il solo transito dell’operatore; d)	deve essere garantita un’altezza libe	ra superiore a 1,80 metri rispetto al pia	no di calpestio. In presenza di vincoli co	struttivi non eliminabili, tale altezza può essere ridotta limitatamente ad un unico e breve tratto; e)	i percorsi orizzontali o inclinati devono essere protetti contro il rischio di caduta nei lati prospi	cienti il vuoto o esposti verso superfici sfondabili; f)	i percorsi verticali devono essere realizzati tramite le seguenti strutture: •	scale per il trasferimento in quota op	portunamente vincolate alla zona di sbarco; •	apparecchi di sollevamento certifica	ti anche per il trasferimento di persone in quota; •	ponteggi; g)	i percorsi verticali costituiti da scale fisse devono es	sere predisposti secondo il seguente ordine di priorità: • scale fisse a gradini a rampe con sviluppo rettilineo; •	scale retrattili fisse a gradino; •	scale fisse a chiocciola; •	scale fisse a pioli con inclinazione minore o uguale a 75°; •	scale fisse a pioli con inclinazione superiore a 75°. 10.
Per particolari e documentate esigenze di natura tecnica, ovvero al fine di garantire il rispetto di eventuali norme di tutela riguardanti l’immobile, è ammesso il ricorso ad apposite scale portatili, costituenti dotazione permanente dell’edificio, solidamente vincolabili alla zona di sbarco e di altezza tale da sporgere a sufficienza oltre il livello di accesso, salvo che altri dispositivi garantiscano una presa sicura all’operatore. In tali casi nell’elaboraDICEMBRE 2015
to tecnico della copertura è indicato il vano dell’e	dificio nel quale dette scale portatili sono cu	stodite. 11. Nei casi in cui sussistano dimostrati impedimen	ti alla realizzazione di percorsi fissi o perma	nenti, ovvero laddove la realizzazione dei me	desimi risulti in contrasto con norme di tutela ri guardanti l’immobile, devono essere individuati spazi in grado di ospi	tare le soluzioni provvisorie prescelte. 12.	Per il raggiungimento di accessi inter	ni ed esterni comportante il superamen	to di un dislivello inferiore a 2 metri è ammis	sibile il ricorso ad idonee soluzioni temporanee. 13.	I percorsi verticali con esclusiva funzione di acces	so alla copertura devono essere muniti di sbarramento che ne impe	disca l’utilizzo ai soggetti non autorizzati. 14.	Accessi alla copertura deve essere dotata alme	no di un accesso, interno od esterno, in grado di garantire il passaggio ed il trasferimento di un operatore e di materiali ed utensili in condizioni di sicurezza. 15.	Un accesso esterno deve essere inequivo	cabilmente riconoscibile per il raggiungimen	to di sistemi di accesso fissi, permanenti o mobili. 16.	Transito ed esecuzione dei lavori sulle copertu	re deve essere garantito da un adeguato livello di sicurezza durante il transito e la sosta sulla co	pertura, a partire dal punto di accesso, devono essere previsti elementi fissi di prote	zione ed elementi che favoriscono l’u	tilizzo di dispositivi di sicurezza nonché la posa in opera di eventuali ulteriori dispositivi. Nella scelta degli elementi protettivi deve essere considerata la frequenza degli interventi di ma-
nutenzione previsti, privilegiando i sistemi collettivi di protezione rispetto a quelli individuali.
L’iter prevede fasi diverse: Elaborazione di un progetto preventivo (elaborato da un tecnico qualificato) • Analisi dei rischi (D.Lgs.81/08 smi art. 15) • Analisi delle esigenze • Analisi caratteristiche strutturali e geometriche • Studio di fattibilità del sistema Elaborazione di un progetto esecutivo (elabora	to da un tecnico abilitato al calcolo) • Verifica del sistema • Sviluppo del progetto di installazione Elaborazione di un progetto operativo (elaborato da un tecnico abilitato – qualificato) •	Elaborazione di precise indicazioni operative di corretto utilizzo del sistema Elaborazione di un progetto gestionale (elabora	to da un tecnico qualificato) •	Piano di mantenimento e gestione del sistema a cura del proprietario
Questa volta parliamo di noi Nuova rubrica per riflettere sulla professione di geometra Vinicio Montanari In questo periodo denso di preoccupazioni per gli avvenimenti che stanno mettendo in discussione le nostre certezze e dove si stenta a vedere una ripresa dell’economia, vogliamo guardare con più fiducia al nuovo anno e aprire una nuova rubrica dove potremo condividere le nostre riflessioni sul presente e sul futuro della professione di Geometra e sul ruolo che riveste e potrà rivestire nella società. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da numerose controversie sulle competenze, su cosa può fare o cosa non può fare un geometra e, gli ultimi mesi, dalle diatribe sui percorsi scolastici per l’accesso alla professione, “laurea si”, “laurea no”. Oggi la crisi dell’edilizia sta ancor di più mettendo in evidenza il ruolo del geometra che, pur non potendo progettare edifici oltre una certa cubatura, continua tuttavia ad occuparsi di quei settori che sono sempre stati una “sua” peculiarità: rilievi, riconfinazioni, attività catastali, perizie, tabelle millesimali, gestione d’immobili, manutenzione degli edifici. Queste attività che negli anni d’oro dell’edilizia venivano quasi considerate “collaterali”, oggi rappresentano spesso le attività principali dei geometri. I tempi cambiano e anche la professione deve adeguarsi al mutamento dell’economia e della società. Possiamo farci trascinare dall’onda oppure possiamo decidere di navigare, possiamo assistere con atteggiamento fatalista al mutamento del mercato o possiamo, consapevolmente, riprendere il largo attraverso una presa di coscienza del ruolo che hanno e possono ancora avere i geometri. Il geometra ha a che fare, ad esempio, con tutte quelle situazioni che nella vita quotidiana possono essere fonte di conflitto. Gestisce patrimoni, deter-
mina confini, si occupa delle divisioni patrimoniali, si pone tra lo Stato e il cittadino per quanto riguarda la tassazione degli immobili. Il prodotto finale del lavoro del geometra può avere ripercussioni per molti anni, può incidere negativamente o positivamente sulla qualità della vita e nelle relazioni delle persone nonché sul loro benessere. Avere la consapevolezza che non si ha a che fare solo con “il metro e la squadra”, può aiutare il geometra a rendersi conto del proprio ruolo nella prevenzione dei conflitti nelle famiglie e, in generale, tra il cittadino e lo Stato. Per questo, oltre agli aggiornamenti sulle procedure telematiche per operare con il Catasto, o per tutelare al meglio la sicurezza nei cantieri, non sarebbe male prevedere, magari nella formazione permanente richiesta oggi a tutti i professionisti, anche qualche ulteriore nozione di diritto e di scienze sociali che aiutino a gestire meglio il rapporto con la clientela, oggi sempre più esigente, ma anche più a corto di liquidità. Queste poche righe vogliono essere solo lo spunto iniziale per aprire un dialogo sul ruolo e sul senso della nostra professione, insieme vogliamo valorizzare il presente e aprire una finestra sul futuro... Augurandovi un felice 2016, aspettiamo i vostri contributi alla nuova rubrica. Ci è sembrato appropriato, nel momento del lancio di questa nuova rubrica, riprodurre un articolo significativo che è stato pubblicato sul Corriere della Sera il 13 novembre scorso, a firma di Dario Di Vico. Lo proponiamo di seguito a ulteriore stimolo per le vostre riﬂessioni. (n.d.r.) DICEMBRE 2015
Convegno “Città, Paesaggio, Territorio: Nuove Politiche Per Le Marche” “Le trasformazioni territoriali degli ultimi decenni, gli effetti della crisi economica, una nuova sensibilità diffusa per la bellezza e la qualità delle nostre città e dei nostri paesaggi rendono urgente ripensare le politiche e le regole del governo del territorio per le Marche così come sta accadendo nel resto d’Europa. Negli ultimi anni infatti, numerosi sono stati gli spunti di riflessione e approfondimento a livello internazionale, dalla Carta di Lipsia a Città del futuro, ma poco si è fatto a livello locale. Da questo convegno vogliamo dunque partire per riaprire il dibattito sulla revisione della legge urbanistica regionale come anche sull’adeguamento del Piano Paesaggistico Ambientale Regionale (PPAR) al Codice del Paesaggio”. Con questo messaggio inviato dalla vicepresidente e assessore all’urbanistica, all’edilizia e all’agricoltura Anna Casini si è aperto lo scorso 5 novembre nel Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona il convegno dal titolo “Città, paesaggio e territorio: nuove politiche per le Marche” al quale hanno partecipato il dirigente generale del Ministero dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Barca, il presidente dell’Istituto nazionale Urbanistica Silvia Viviani e il dirigente Urbanistica e Paesaggio della Regione Mar-
che Achille Bucci. Al centro del dibattito: la qualità paesaggistica, valore identitario e strumento di sviluppo delle aree interne; il sistema urbano della nostra regione con i nuovi fenomeni che lo interessano (dalla dismissione di parti di città in seguito alla crisi fino all’emergere di aree di tipo metropolitano), l’adattamento ai cambiamenti climatici. “Rivedere la proposta di legge del governo del territorio – sostiene la vicepresidente Casini - è un obiettivo condiviso da tutta la giunta, così come riprendere il percorso di adeguamento del Piano paesistico ambientale regionale. La normativa attuale risale agli anni ’90. In quel periodo ha svolto il suo dovere preservando gli aspetti ambientali, geomorfologici, botanici e paesaggistici del territorio, ma adesso c’è la forte esigenza di aggiornare le regole ai nuovi contesti. Sono quindi necessari un approccio integrato e un pacchetto di norme che garantiscano certezza del diritto e snellimento delle procedure. Tutto questo tenendo ben presenti poche, ma fondamentali, linee guida in coerenza con il modello di sviluppo economico che questa Regione persegue: costruire sul costruito senza consumare nuovo suolo; incentivare di conseguenza gli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente anche ipotizzando la riduzione degli oneri concessori; valorizzare il patrimonio storico e culturale; riannodare un rapporto tra le zone rurali e quelle urbane. Per fare ciò è necessario il contributo di tutti gli attori del settore che abbiamo radunato qui oggi. Così come già fatto per tanti altri provvedimenti a partire, per quanto mi riguarda, dal Piano di sviluppo rurale, raccoglieremo le indicazioni e le esigenze della comunità per poi redigere una legge condivisa dal territorio”. “Oggi la Regione Marche – ha commentato in conclusione dei lavori Fabrizio Barca - ha mostrato ancora una volta la notevole
attenzione alla necessità di adattare il governo del proprio territorio, l’utilizzo degli spazi, l’organizzazione dei rapporti tra le città e le aree interne, ai cambiamenti in atto. Questi cambiamenti richiedono un aggiustamento del territorio perché la qualità della vita delle persone, sia che vivano in montagna che al mare, possa adattarsi ai mutamenti ambientali e climatici così come a quelli sociali a partire dall’allungamento della vita. Sono dunque richiesti strumenti di pianificazione diversi. La consultazione pubblica come avviene oggi è uno dei modi per affrontare il cambiamento. Il futuro non si disegna più al chiuso di una stanza ma lo si confronta con gli attori”. Fabrizio Barca, ex Ministro della Coesione Coesione Territoriale oggi Dirigente delMinistero dell’Economia e delle Finanze, ha promosso il progetto “Aree Interne” ed è autore autori di saggi e documenti di programmazione (come per esempio
il cosiddetto Rapporto Barca sull’utilizzo del fondi strutturali, redatto per la Commissione Europea). Silvia Viviani, Presidente dell’INU, è esperta delle politiche e della legislazione urbanistica in Italia.
Consumo suolo Marche
Suolo urbanizzato (ha) Popolazione residente (ab) Superficie urbanizzata per abitante (mq)
La superficie occupata è cresciuta del 275% dal 1954 al 2010. Nello stesso periodo la popolazione è cresciuta di poco più del 15%. Infine la superficie urbanizzata si è triplicata, soprattutto sulla costa. DICEMBRE 2015
Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati e Associazione Notarile Procedure Esecutive insieme per la qualità Maurizio Savoncelli In data 16 aprile 2014, il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati ha sottoscritto con l’Associazione Notarile Procedure Esecutive (ANPE) un Protocollo d’Intesa nell’interesse comune di “promuovere la collaborazione professionale al fine di migliorare la qualità dell’informazione per la collettività nell’ambito della circolazione degli immobili, assicurando certezza, legalità, trasparenza, professionalità ed affidabilità in tutte le relative fasi”. Con tale accordo, oltre che per la collaborazione su diverse iniziative in ambito notarile ed estimativo tra le due parti, il CNGeGL “si impegna a costituire, sull’intero territorio nazionale, un elenco di geometri libero professionisti qualificati nella valutazione immobiliare e nella due diligence immobiliare che sarà disponibile a richiesta degli interessati o dei roganti”. Il CNGeGL ha adottato una procedura interna finalizzata a disciplinare le modalità operative per l’attuazione dell’accordo suddetto, stabilendo nello specifico i requisiti per l’iscrizione nel succitato elenco dei professionisti qualificati. All’uopo tale procedura opera la distinzione tra una fase transitoria ed una fase a regime. Nella fase transitoria che riguarda la prima applicazione dell’articolato (fino alla data del 31 dicembre 2016) “sono considerati geometri libero professionisti qualificati nella valutazione immobiliare e nella due diligence immobiliare coloro che: 1.Siano iscritti all’Albo dei Geometri e Geometri Laureati; 2.Non abbiano subito provvedimenti disciplinari di sospensione passati in giudicato negli ultimi 2 anni; 3.Abbiano svolto negli ultimi 3 anni almeno cinque consulenze tecniche d’ufficio riguardanti 5 distinte unità immobiliari nelle procedure di concordato preventivo o fallimento o esecuzione immobiliare. Le 5 consulenze possono essere sostituite anche da una consulenza che riguarda un portafoglio immobiliare costituito da almeno 5 unità immobiliari; oppure abbiano seguito il corso “VOL” organizzato dalla Fondazione Geometri Italiani comprovato mediante produzione di attestato; oppure abbiano seguito il corso di valutazione immobiliare o di “due diligence” (di prossima realizzazione) entrambi erogati da Geoweb Spa, comprovato mediante produzione dell’attestato; oppure abbiano seguito un corso di valutazione immobiliare o di “due diligence” organizzato dai Collegi dei Geo-
metri ai sensi dell’attuale Regolamento per la formazione professionale continua (ad es. corso tenuto da Geo Val), comprovato mediante produzione dell’attestato; oppure abbiano seguito un corso di valutazione immobiliare o di “due diligence” ai sensi del D.P.R. n. 137/2012, art. 7, comprovato mediante produzione dell’attestato. Per mantenere l’iscrizione nell’elenco, coloro che sono in possesso dei requisiti sopra riportati, devono acquisire, entro il 31 dicembre 2016 la qualificazione REV oppure la certificazione ISO 17024. Nella fase a regime della procedura in commento, invece “sono considerati geometri libero professionisti qualificati nella valutazione immobiliare e nella due diligence immobiliare coloro che: 1.Siano iscritti all’Albo dei Geometri e Geometri Laureati; 2.Siano in regola con la formazione continua professionale prevista dal DPR n. 137/2012, art. 7; 3.Non abbiano subito provvedimenti disciplinari di sospensione passati in giudicato negli ultimi 2 anni; 4.Siano in possesso della qualifica “REV” del TEGoVA oppure della certificazione ISO 17024 il cui schema di certificazione sia idoneo ad assicurare una qualificazione nella valutazione immobiliare e nella due diligence immobiliare. Infine, “la verifica del possesso dei requisiti nella fase a regime è effettuata dal CNGeGL mentre nella fase transitoria è effettuata dal Collegio di appartenenza del professionista attraverso l’utilizzo dell’apposito sito web” a cui il Collegio medesimo può accedere tramite l’area riservata del sito del CNGeGL (cliccando sul pulsante anpe). A quanto precede si aggiunge che, in ogni caso, il professionista deve risultare in regola con gli obblighi contributivi CIPAG e Albo, e pertanto soggiace ad un accertamento del proprio Collegio in ordine a siffatta regolarità. Per quanto sopra, è stato dunque attivato il sito web www.anpe.cng.it nel quale saranno reperibili tutte le informazioni utili: la procedura di invio delle domande per l’ottenimento dell’iscrizione e del relativo rinnovo, nonché l’anagrafe dei professionisti qualificati, ecc.. La segreteria internazionale del CNGeGL, nella persona della dott.ssa Maria G. Scorza (email: anpe@cng.it, tel. 06 4203161), potrà fornire eventuali ulteriori delucidazioni a riguardo.
Formazione continua per Amministratori di condominio Una professione sempre più all’attenzione del mondo del lavoro Luigi Morra Da alcuni anni l’attività di Amministratore di Condominio è diventata una vera e propria Professione a tempo pieno e, come tutte le professioni che si rispettano, ha la necessità di essere supportata da una costante e corretta formazione professionale, resa obbligatoria. L’ultima “Riforma sull’istituto del Condominio” - Legge n. 220 del 17.12.2013 entrata in vigore il 17.06.2013 e dal Decreto del Ministero della Giustizia n. 140 del 13.08.2014, ha stabilito i requisiti minimi per lo svolgimento della Professione di Amministratore di Condominio (Art. 71bis delle disp. att.ne del c.c.) e, tra questi, quello di aver frequentato un corso di formazione iniziale, la cui regolamentazione e stata emanata dal Ministero della Giustizia con Decreto n. 140 del 13.08.2014.
maggior parte, iscritti ad associazioni di categoria che garantiscono, mediante procedure interne in conformità alle disposizioni di Legge, la qualità dei loro associati. Nel merito, comunichiamo L’A.L.A.C. Marche effettua corsi di formazione Professionale per Amministratori di Condomino conformemente alle disposizioni di Legge. Il Corso è composto di 80 ore di lezione teorico/pratiche, le date e il programma sono pubblicati sul sito internet www.alac.marche.it.
I Condòmini finalmente hanno la possibilità di verificare direttamente, se il proprio Amministratore è in possesso dei requisiti di Legge necessari per lo svolgimento della professione. Questa verifica mette i Condòmini stessi nelle condizioni di esercitare una corretta e giusta tutela dei propri diritti, denunciando alle autorità competenti la mancanza dei requisiti di Legge per quei Professionisti che risultano sprovvisti dei dovuti requisiti. La verifica dei requisiti professionali può essere effettuata anche chiedendo le dovute informative presso le associazioni di categoria degli amministratori condominiali, per il tramite dello “sportello del Cittadino”. Sportello che per Legge tutte le associazioni devono avere sul proprio sito internet. Infatti, gli Amministratori professionisti risultano, per la DICEMBRE 2015
Azimut n3 2015
Azimut N. 3/2015

References: Art. 32
 Art. 41

art. 2087

art. 589
 Art. 590
 Art.40
 Articolo 15
 Articolo 22
 Articolo 23
 Articolo 24
 Articolo 90
 Articolo 91
 Articolo 92
 Articolo 93
 Articolo 111
 Articolo 115
 art. 15
 art. 7
 art. 7