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Timestamp: 2017-09-23 09:19:07+00:00

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Ordinanza del 15 luglio 2011 Tribunale di Rovigo | Tutto Stranieri
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Reato di ingresso e soggiorno irregolare nel territorio dello Stato – palese contrasto con le finalità e gli scopi della direttiva 2008/115/CE – rinvio alla Corte di giustizia.
il tribunale ha emesso la seguente
L’imputato *****, di nazionalità bengalese e, quindi, cittadino di Paese terzo soggetto agli obblighi di cui al T.U. D. Lgs. n. 286/1998, era tratto a giudizio per rispondere del reato di cui all’art. 6 comma 3 T.U. D.L.vo n. 286/1998 (che veniva altrimenti definito) e, in quanto connesso, del reato di cui all’imputazione, ossia di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, per fatto accertato in Rosolina Mare il 13.8.2009.
3. Il reato di soggiorn o irregolare
4. L’art. 10-bis T.U. D-Lgs. n. 286/98 e la direttiva 2008/115/CE
Occorre preliminarmente verificare, tuttavia, se l’art.10-bis del T.U. D. Lgs. n. 286/1998 sia in contrasto con la Direttiva 2008/115/CE, che stabilisce norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art. 1).
L’art. 16 T.U. D. Lgs. n. 286/1998, prevede che “il giudice … nel pronunciare sentenza di condanna per il reato di cui all’art. 10-bis, qualora non ricorrano le cause ostative indicate nell’articolo 14, comma 1, del presente testo unico, che impediscono l’esecuzione immediata dell’espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica può sostituire la medesima pena con la misura dell’espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni.”
7. CONTENUTO DELLA SENTENZA “*****”
Con sentenza del 28 aprile 2011 nella causa C-61/11, avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte d’appello di Trento, nel procedimento penale a carico di *****, la Corte di Giustizia ha dichiarato che:
8. Art 10-bis, comma 1, e sanzione pecuniaria
In primo luogo, il giudice che accerta la permanenza irregolare deve accertare se “non ricorrano le cause ostative indicate nell’articolo 14, comma 1, del presente testo unico, che impediscono l’esecuzione immediata dell’espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica”.
Qualora il giudice accerti che ricorrono le cause ostative indicate nell’articolo 14, comma 1, deve irrogare la pena pecuniaria dell’ammenda da 5.000 a 10.000 euro.
Secondo la direttiva, come interpretata dalla Corte nella sentenza *****, infatti, il trattenimento dello straniero irregolare deve essere finalizzato esclusivamente al rimpatrio, deve avere una durata quanto più breve possibile e cessare quando non vi siano più prospettive ragionevoli di allontanamento. Quindi pur non escludendo a priori una sanzione penale nei confronti dello straniero che ha violato la norma sugli ingressi e sulla permanenza, la finalità dell’allontanamento dello straniero irregolarmente soggiornante prevale su quella della punizione. La Corte afferma chiaramente che le sanzioni eventualmente disposte dagli Stati devono tendere a dissuadere lo straniero dal rimanere in condizione irregolare e, quindi, devono esse stesse concorrere all’allontanamento (sentenza *****, punti 52 e 58) pena l’incompatibilità con la direttiva (punto 59).
9. Art 10-bis, sanzione sostitutiva dell’espulsione e art 2, par.2, della direttiva 2008/115/CE.
Sempre in applicazione dell’art. 16 T.U. D. Lgs. n. 286/1998, nel caso (opposto a quello sopra descritto) in cui non ricorrano le cause ostative all’allontanamento immediato di cui all’art. 14, comma 1, il giudice “può sostituire la medesima pena con la misura dell’espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni”.
Nella sentenza ***** la Corte di giustizia ammette espressamente la possibilità che lo Stato introduca sanzioni anche di tipo penale per indurre lo straniero ad allontanarsi, escludendo solo che si possa irrogare una pena detentiva nei confronti di uno straniero solo perché non regolarmente soggiornante. L’art. 10-bis, appare dunque prima facie non travolto dalla sentenza in questione, dato che prevede una mera sanzione pecuniaria (l’ammenda da cinquemila a diecimila euro), sostituibile con l’espulsione. Tale meccanismo non è modificato dal decreto-legge n. 189/2011 di attuazione della direttiva 2008/115/CE.
In particolare il Conseil d’État Français (seconda e settima sottosezione riunite)- Decisione N° 345978 del 21 marzo 2011, ha affermato che l’art. 7, par.1, primo periodo, della direttiva 2008/115/CE è norma dotata di effetto diretto, contenendo obbligazioni gravanti sugli Stati membri espresse in termini non equivoci, non soggette ad alcuna condizione e non subordinate – quanto all’effettività – da alcun atto di ulteriore attuazione da parte delle istituzioni europee o degli Stati membri. Ne consegue che una decisione di rimpatrio deve indicare un termine – appropriato a ciascuna situazione – del quale può disporre il cittadino di Paese terzo per fare ritorno al proprio Paese; termine che non può essere inferiore a sette giorni (fatta eccezione per i casi di cui all’art. 7, par. 4, della direttiva) e non superiore a trenta giorni, a meno che le circostanze specifiche del caso non rendano necessario un prolungamento di tale termine.
In sostanza, l’espulsione immediata disposta con il combinato disposto degli artt. 10-bis e 16 è un tentativo (illegittimo) dello Stato membro di valersi della clausola dell’art. 2 della direttiva 2008/115/CE, per negare sempre al cittadino di paese terzo le garanzie, quali la concessione di un termine, previste in caso di partenza volontaria. Conseguentemente, l’art. 10-bis è in contrasto con l’art. 7, par. 1, della direttiva nella parte in cui prevede la sanzione sostitutiva dell’espulsione; esso risulta quindi non applicabile
10. Art 10-bis, e principio di leale cooperazione
La risposta è negativa: l’introduzione di un reato che incrimini la mera permanenza irregolare – cioè lo status direttamente disciplinato dalla direttiva – contrasta con il principio di leale cooperazione, sancito all’art. 4, par. 3, TUE, come interpretato dalla Corte di Giustizia.
“44. E’ ben vero che durante il termine fissato per la trasposizione gli Stati membri devono adottare i provvedimenti necessari ad assicurare che il risultato prescritto dalla direttiva sarà realizzato alla scadenza del termine stesso.
45. A questo proposito, anche se gli Stati membri non sono tenuti ad adottare queste misure prima della scadenza del termine per la trasposizione, dal combinato disposto degli artt. 5, secondo comma, e 189, terzo comma, del Trattato e dalla stessa direttiva risulta che, in pendenza di tale termine, essi devono astenersi dall’adottare disposizioni che possano compromettere gravemente il risultato prescritto dalla direttiva stessa.
47. Nella sua valutazione il giudice nazionale dovrà accertare, in particolare, se le disposizioni di cui trattasi si presentino come completa trasposizione della direttiva ed esaminare gli effetti concreti dell’applicazione di queste disposizioni non conformi alla direttiva e della loro durata nel tempo”.
– se il principio di leale cooperazione di cui all’art. 4, par. 3, TUE, osti ad una norma nazionale adottata in pendenza del termine di attuazione di una direttiva per eludere o, comunque, limitare l’applicazione di applicazione della direttiva, e quali provvedimenti debba adottare il giudice nel caso rilevi siffatta finalità.
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