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Timestamp: 2020-05-31 20:33:04+00:00

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versamento saldo prezzo da parte del coniuge in comunione legale aggiudicatario del bene assoggettato a pignoramento - Forum ESECUZIONI - ALTRO
versamento saldo prezzo da parte del coniuge in comunione legale aggiudicatario del bene assoggettato a pignoramento
Salve, la mia assistita è coniuge in comunione legale del debitore esecutato ed all'esito della vendita del cespite pignorato, è risultata essere aggiudicataria dell'immobile di cui era comproprietaria proprio in forza della succitata comunione legale.
Tenuto conto che nella distribuzione della somma ricavata lei sarà destinataria del 50% del prezzo di aggiudicazione, potrà chiedere di versare quale saldo prezzo solo la parte eccedente la somma che ad essa dovrà essere restituita dalla procedura esecutiva?
25/04/2020 05:34
RE: versamento saldo prezzo da parte del coniuge in comunione legale aggiudicatario del bene assoggettato a pignoramento
Uno dei più tormentati temi della materia esecutiva è stato, fino a qualche tempo fa, quello del pignoramento dei beni della comunione legale tra i coniugi.
Il dibattito dottrinario che lo ha interessato si è sopito con la sentenza n. 6575 pronunciata dalla sezione terza della Corte di Cassazione il 14 marzo 2013 (Pres. Amatucci, est. De Stefano): si tratta della sentenza che per la prima volta è intervenuta ex professo sulla questione della disciplina cui soggiace il pignoramento dei beni della comunione legale tra i coniugi eseguito dal creditore particolare di uno di essi.
La Corte, dopo aver ricordato le perplessità di parte della dottrina muove, facendola propria, dalla premessa giurisprudenziale assolutamente prevalente (Corte cost. 10 marzo 1988, n. 311) secondo cui la comunione dei beni nascente dal matrimonio è una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente ad oggetto tutti i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei (cfr, ex multis, Cass. civ., sez. II, 24 luglio 2012, n. 12923; Cass. civ., sez. VI, ord. 25 ottobre 2011, n. 22082; Cass. civ., sez. I, 7 marzo 2006, n. 4890), trattandosi di comunione finalizzata, a differenza della comunione ordinaria, non già alla tutela della proprietà individuale, ma piuttosto a quella della famiglia (Cass. civ., sez. I, 9 ottobre 2007, n. 21098; Cass. civ., sez. III, 12 gennaio 2011, n. 517).
Ricorda la Corte che detta comunione può sciogliersi nei soli casi previsti dalla legge ed è indisponibile da parte dei singoli coniugi i quali, tra l'altro, non possono scegliere quali beni farvi rientrare e quali no, ma solo mutare integralmente il regime patrimoniale con atti opponibili ai terzi mediante l'annotazione formale a margine dell'atto di matrimonio. La quota dunque non è un elemento strutturale della proprietà e nei rapporti coi terzi ciascuno dei coniugi, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può tuttavia disporre dell'intero bene comune.
Sulla scorta di questi postulati i giudici di legittimità, dopo aver tratto i precipitati secondo cui essi impediscono di considerare la comunione legale come una universalità di beni, precludendo l'applicabilità sia della disciplina dell'espropriazione di quote (di cui agli artt. 599 ss. c.p.c.), sia di quella dell'espropriazione contro il terzo non debitore (quanto alla prima perché il bene appartiene ad altro soggetto solidalmente per l'intero, quanto alla seconda perché trattasi di disciplina eccezionale, come tale insuscettibile di applicazione analogica), osservano che l'opzione ricostruttiva più coerente con siffatte premesse, e dalle conseguenze meno incongruenti, - se non pure della minore negatività delle ricadute pratiche ed operative (che, detto per inciso, erano alla base del diverso orientamento seguito da molti altri tribunali) – sia necessariamente quella di sottoporre, per il credito personale verso uno solo dei coniugi, il bene a pignoramento per l'intero (e sull'intero bene esso dovrà trascriversi), nei limiti dei diritti nascenti dalla comunione legale.
In definitiva, il tema posto dalla domanda costituisce il precipitato di una problematica che sta a monte, e che attiene alla legittimazione del coniuge non obbligato ad offrire.
Se si ammette questa possibilità (continuando a considerare il coniuge alla stregua di un comproprietario) non vediamo ostacoli a limitare il versamento del saldo prezzo alla quota parte che eccede quanto dovrà essergli restituita in sede di distribuzione del ricavato, non avendo alcun senso costringerlo ad un esborso destinato a non soddisfare alcun interesse delle altre parti della procedura.

References: sentenza 
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 Cass. 
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