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HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 37 cod. proc. civile: Difetto di giurisdizione L’AUTORE: Redazione
Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali è rilevato, anche d’ufficio, in qualunque stato e grado del processo (1) (2).
Difetto di giurisdizione: ricorre nei soli casi indicati nell’art. 37, e consiste nella impossibilità per il giudice di espletare la propria funzione giurisdizionale, in quanto devoluta dalla legge ad altri giudici, appartenenti non semplicemente ad altri uffici (sarebbe, al più, difetto di competenza ex art. 38), ma ad altri ordini (cioè di diversa natura, ad es. giudice amministrativo) ovvero ad altri sistemi giustiziali, quale quello dei ricorsi (non giurisdizionali) amministrativi o ad altri poteri pubblici (ad es. Pubblica Amministrazione). Per la verifica della giurisdizione si deve aver riguardo agli elementi della domanda, cioè alla causa petendi e al più al petitum-
Giudici speciali: si tratta di giudici cui è attribuita una speciale competenza per materia. Sono organi giudicanti di diversa natura, con poteri esclusivi sulle controversie loro affidate, riorganizzati dalla Costituzione e costituiti dai giudici amministrativi, contabili, militari, tributari e delle acque pubbliche. Non sono giudici speciali le sezioni specializzate (agrarie, minorili etc.) dei tribunali, istituite al solo fine di distribuire i carichi di lavoro, affidandone parte ad organi più competenti sulla materia. Stato e grado: nel processo si dice stato ogni intervallo tra una fase (istruzione) e l’altra (decisione) ovvero un periodo di sospensione o di interruzione del giudizio all’interno di una singola fase; grado è invece ogni fase del suo svolgimento che compete al giudice adito per la prima volta o in sede di impugnazione.
(1) Momento determinante della giurisdizione è quello della proposizione della domanda, dopo il quale qualsiasi successivo mutamento, di fatto o di diritto, è irrilevante fissandosi, così, definitivamente in tale sede. Tale effetto finale (cd. perpetuatio iurisdictionis) giustifica la necessità di disciplinare adeguatamente la questione sulla rilevabilità del difetto di giurisdizione. Il legislatore ha ritenuto che la questione fosse troppo importante per essere lasciata alla disponibilità delle sole parti che possono eccepirla in ogni stato e grado del giudizio, e ne ha previsto la rilevabilità anche ex officio.
(2) Il difetto di giurisdizione è rilevabile in ogni fase di svolgimento del giudizio, anche in caso di sospensione o interruzione fino al formarsi del giudicato. Il principio della rilevabilità d’ufficio va, infatti, coordinato con il sistema delle impugnazioni, operando solo qualora sulla questione di giurisdizione non vi sia stata una statuizione anteriore, nel senso che, laddove la giurisdizione sia stata, seppur implicitamente, esaminata, il giudice potrà conoscere di tale questione solo se ed in quanto la stessa sia stata proposta come motivo d’impugnazione.
La sentenza n. 24883 del 2008, emessa in punto di giudicato implicito sulla giurisdizione dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione, non ha rappresentato una svolta inopinata e repentina rispetto ad un diritto vivente fermo e consolidato, ma ha solo portato a termine un processo di rilettura dell’art. 37 c.p.c., pervenendo ad un esito interpretativo da tempo in via di elaborazione; ne consegue che la parte la quale, proponendo appello in epoca precedente a tale pronuncia, non abbia contestato la giurisdizione implicitamente affermata dal giudice di primo grado, così da non impedire il formarsi del relativo giudicato, non può invocare il ricorso a rimedi ripristinatori quali la rimessione in termini o la semplice esclusione della sanzione di inammissibilità della questione Cass., Sez. Un., 28 gennaio 2011, n. 2067.
L’interpretazione dell’art. 37 c.p.c., secondo cui il difetto di giurisdizione “è rilevato, anche d’ufficio, in qualunque stato e grado del processo”, deve tenere conto dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo (“asse portante della nuova lettura della norma”), della progressiva forte assimilazione delle questioni di giurisdizione a quelle di competenza e dell’affievolirsi dell’idea di giurisdizione intesa come espressione della sovranità statale, essendo essa un servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli. All’esito della nuova interpretazione della predetta disposizione, volta a delinearne l’ambito applicativo in senso restrittivo e residuale, ne consegue che: 1) il difetto di giurisdizione può essere eccepito dalle parti anche dopo la scadenza del termine previsto dall’art. 38 c.p.c. (non oltre la prima udienza di trattazione), fino a quando la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado; 2) la sentenza di primo grado di merito può sempre essere impugnata per difetto di giurisdizione; 3) le sentenze di appello sono impugnabili per difetto di giurisdizione soltanto se sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito, operando la relativa preclusione anche per il giudice di legittimità; 4) il giudice può rilevare anche d’ufficio il difetto di giurisdizione fino a quando sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito. In particolare, il giudicato implicito sulla giurisdizione può formarsi tutte le volte che la causa sia stata decisa nel merito, con esclusione per le sole decisioni che non contengano statuizioni che implicano l’affermazione della giurisdizione, come nel caso in cui l’unico tema dibattuto sia stato quello relativo all’ammissibilità della domanda o quando dalla motivazione della sentenza risulti che l’evidenza di una soluzione abbia assorbito ogni altra valutazione (ad es., per manifesta infondatezza della pretesa) ed abbia indotto il giudice a decidere il merito “per saltum”, non rispettando la progressione logica stabilita dal legislatore per la trattazione delle questioni di rito rispetto a quelle di merito. Cass., Sez. Un., 9 ottobre 2008, n. 24883.
Nella disciplina processuale anteriore all’entrata in vigore dell’art. 59 della L. 18 giugno 2009, n. 69, il giudice investito della controversia non può investire direttamente le Sezioni unite della Corte di cassazione della risoluzione di una questione di giurisdizione, ma è tenuto a statuire sulla stessa ai sensi dell’art. 37 c.p.c. Peraltro, nemmeno dopo l’entrata in vigore della suddetta norma (oltretutto inapplicabile nella fattispecie), il primo giudice adito può sollevare d’ufficio la questione di giurisdizione e rimetterla alle indicate Sezioni unite, poiché la stessa norma impone, a tal fine, che già altro giudice abbia declinato la propria giurisdizione a favore di quello successivamente investito mediante “translatio iudicii”, il quale è il solo a poter rimettere d’ufficio la questione alla decisione delle Sezioni unite fino alla prima udienza fissata per la trattazione del merito, sempre che, nelle more, le medesime Sezioni unite non abbiano già statuito al riguardo. Cass., Sez. Un., 20 luglio 2011, n. 15868; conforme Cass., Sez. Un., 3 marzo 2010, n. 5022.
1.1. D’ufficio.
Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno il potere di pronunciarsi sulla giurisdizione anche in sede di regolamento di competenza proposto contro il provvedimento di sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo la questione di giurisdizione rilevabile d’ufficio fino a quando sul punto non intervenga il giudicato, anche implicito. Cass., Sez. Un., 7 gennaio 2008, n. 35.
1.2. Criterio della prospettazione della domanda.
Giurisprudenza sub art. 5, § 3.1.
Il difetto assoluto di giurisdizione è ravvisabile solo quando manchi nell’ordinamento una norma di diritto astrattamente idonea a tutelare l’interesse dedotto in giudizio, sì che non possa individuarsi alcun giudice titolare del potere di decidere; attiene, per contro, al merito della controversia ogni questione attinente all’idoneità di una norma di diritto a tutelare il concreto interesse affermato dalla parte in giudizio. Cass., Sez. Un., 31 marzo 2006, n. 7577; conforme Cass., Sez. Un., 24 agosto 2007, n. 17954, Cass., Sez. Un., 30 marzo 2005, n. 6635; Cass. 16 aprile 2003, n. 6055.
Il difetto assoluto di giurisdizione si ha solo quando in ordine ad una determinata controversia manca in astratto, in qualsiasi giudice, il potere di emanare una decisione di merito, o anche solo processuale, e, pertanto, ricorre solo quando, alla stregua dei fatti allegati, non si rinvenga nell’ordinamento alcuna norma o principio astrattamente idonei a far rientrare la posizione dedotta fra quelle suscettibili di tutela giurisdizionale. Cass., Sez. Un., 24 ottobre 1988, n. 5740.
In ordine alle questioni di giurisdizione, le Sezioni Unite della Corte di cassazione sono anche giudice del fatto e pertanto hanno il potere di procedere direttamente all’apprezzamento delle risultanze istruttorie, traendone conseguenze in piena autonomia e indipendenza sia dalle deduzioni delle parti che dalle valutazioni del giudice del merito. Cass., Sez. Un., 2 aprile 2007, n. 8095; conforme Cass., Sez. Un., 22 luglio 2002, n. 10696.
La giustiziabilità della pretesa dinanzi agli organi della giurisdizione statale costituisce una questione di merito e non di giurisdizione, sicché è inammissibile il ricorso per cassazione con il quale un'associazione sportiva calcistica impugni la sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione (ritenendo la questione rimessa agli organi di giustizia dell'ordinamento sportivo) rispetto alla domanda, proposta dall'associazione stessa, di annullamento del provvedimento con il quale con la commissione disciplinare della Federazione Italiana Giuoco Calcio abbia disposto la penalizzazione del punteggio conseguito nel corso del campionato. Dichiara inammissibile, Cons. Stato, 20/06/2013.Cassazione civile sez. un. 16 gennaio 2015 n. 647
Passaggio in giudicato della sentenza che statuisce sul merito e sulla giurisdizione.
Il ricorso per cassazione contro le sentenze del Consiglio di Stato è da considerare proposto per motivi inerenti alla giurisdizione, in base agli artt. 111, ultimo comma, Cost., 362, primo comma, c.p.c. e 110 del codice del processo amministrativo, ed è come tale ammissibile quante volte il motivo di ricorso si fonda sull’allegazione che la decisione sulla giurisdizione, tuttavia adottata dal giudice amministrativo, era preclusa per essersi in precedenza formato il giudicato sulla questione. Cass., Sez. Un., 9 novembre 2011, n. 23306.
Allorché il giudice di primo grado abbia pronunciato nel merito, affermando, anche implicitamente, la propria giurisdizione, la parte che intende contestare tale riconoscimento è tenuta a proporre appello sul punto, eventualmente in via incidentale condizionata, trattandosi di parte vittoriosa; diversamente, l’esame della relativa questione è preclusa in sede di legittimità, essendosi formato il giudicato implicito sulla giurisdizione Cass. 28 settembre 2011, n. 19792; conforme Cass., Sez. Un., 28 gennaio 2011, n. 2067.
Il passaggio in giudicato della sentenza del giudice ordinario che abbia pronunciato sul merito della causa con implicito riconoscimento della giurisdizione determina il formarsi del giudicato formale sulla giurisdizione. A tal fine, costituisce pronuncia di merito, in ragione della soddisfazione della pretesa del ricorrente all’eliminazione dell’atto a lui sfavorevole, e come tale idonea all’indicato effetto, anche la decisione d’annullamento del provvedimento impugnato (nella specie, decadenza dall’assegnazione d’alloggio d’edilizia residenziale pubblica) pronunciata dal giudice ordinario per vizi formali (incompetenza dell’organo che aveva emanato l’atto di decadenza) e non per vizi sostanziali. Cass., Sez. Un., 30 marzo 2005, n. 6637; conforme Cass., Sez. Un., 29 novembre 2000, n. 1233; Cass., Sez. Un., 9 agosto 2001, n. 10977.
Il passaggio in giudicato di una pronuncia del giudice ordinario o del giudice amministrativo recante statuizioni sul merito di una pretesa riferita ad un determinato rapporto estende i suoi effetti al presupposto della sussistenza della giurisdizione di quel giudice su detto rapporto, a prescindere da un'esplicita declaratoria in tal senso, sicché le parti non possono più contestarla nelle successive controversie tra le stesse, fondate sul medesimo rapporto ed instaurate davanti ad un giudice diverso, in quanto il giudicato esterno ha la medesima autorità di quello interno, perseguendo entrambi il fine di eliminare l'incertezza delle situazioni giuridiche e di garantire la stabilità delle decisioni. Rigetta, App. Bolzano, 15/12/2012.Cassazione civile sez. un. 27 ottobre 2014 n. 22745 Azione di risarcimento dei danni nei confronti delle P.A.
È inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione col quale il ricorrente alleghi che né il giudice amministrativo, né quello ordinario, né alcun altro giudice statale sia competente a conoscere della controversia, in quanto la giustiziabilità della pretesa dinanzi agli organi della giurisdizione statale costituisce una questione non di giurisdizione, ma di merito. Cass., Sez. Un., 4 agosto 2010, n. 18052.
In materia di responsabilità civile, in presenza delle condizioni di risarcibilità richieste dall’art. 2043 c.c. il danneggiato è titolare di un diritto soggettivo (di credito) al risarcimento del danno ingiusto autonomo e distinto dalla posizione giuridica violata, dalla cui natura (di diritto soggettivo ovvero di interesse legittimo o di altro interesse giuridicamente rilevante) esso invero prescinde. Ne consegue che l’azione di risarcimento deve essere proposta avanti al giudice ordinario anche quando la lesione abbia riguardo ad una posizione di interesse legittimo, fatta eccezione per i casi in cui sussista una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo estesa ai diritti patrimoniali consequenziali. Cass., Sez. Un., 24 settembre 2004, n. 19200.
La domanda di risarcimento del danno proposta da un privato nei confronti della P.A., se non attribuita (anche ratione temporis) alla cognizione di altro giudice dotato, nella materia de qua, di giurisdizione esclusiva, estesa alla cognizione dei diritti patrimoniali consequenziali, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario; attiene al merito, e non alla giurisdizione, la questione della riconducibilità della fattispecie di responsabilità della P.A. al paradigma dell’art. 2043 c.c. Cass., Sez. Un., 9 agosto 2001, n. 10979.
La domanda di risarcimento del danno, nei casi diversi da quelli previsti dall’art. 96 c.p.c., esorbita dalle attribuzioni giurisdizionali del Commissario regionale per gli usi civici e rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Cass., Sez. Un., 17 ottobre 2002, n. 14750.
Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario - e non dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato - la controversia con la quale un consumatore chiede il risarcimento del danno alla salute da consumo di un prodotto (sigarette), facendo valere come elemento costitutivo dell’illecito l’asserita pubblicità ingannevole del prodotto, mediante l’indicazione sulla confezione di una espressione diretta a prospettarlo come meno nocivo, atteso che detta Autorità non è un organo giurisdizionale, ma un’autorità amministrativa, sicché non è configurabile una questione di giurisdizione in relazione ai poteri inibitori ad essa riconosciuti dalla legge n. 287 del 1990. Altrettanto vale con riferimento al potere del Prefetto di conoscere delle contravvenzioni al divieto assoluto di pubblicità dei prodotti da fumo. Cass., Sez. Un., 6 aprile 2006, n. 7985.
5.1. Attività materiale iure privatorum della P.A.
Le azioni possessorie nei confronti della Pubblica Amministrazione sono ammesse nei soli casi in cui quest’ultima abbia agito iure privatorum o abbia posto in essere un’attività meramente materiale oppure l’atto sia da reputare inesistente, perché affetto da un vizio radicale, mentre invece, qualora dette azioni siano proposte per comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o comunque di atti amministrativi, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, ai sensi dell’art. 37, primo comma, c.p.c. Cass., Sez. Un., 25 gennaio 1995, n. 891.
La non esperibilità dell’azione possessoria, quando sia diretta a denunciare non attività privatistiche o meramente materiali della pubblica amministrazione (o dei suoi concessionari), ma atti da essa posti in essere nell’esercizio di potere pubblicistico, alla stregua del divieto per il giudice ordinario di incidere su tali atti (art. 4, L. 20 marzo 1865, n. 2248 all. E), comporta che, sulla relativa domanda, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione di detto giudice ordinario, ai sensi dell’art. 37, primo comma (prima ipotesi), c.p.c., difettando una posizione soggettiva astrattamente tutelabile nei confronti dell’amministrazione. Cass., Sez. Un., 25 giugno 1990, n. 6426.
Le controversie, in materia di diritti di prelievo supplementare sul latte vaccino e suoi derivati (introdotti dal regolamento CE n. 856/84, successivamente modificato ed integrato dal regolamento CE n. 3950/92), riguardanti l’impugnazione di provvedimenti sanzionatori in senso proprio che coinvolgono posizioni di diritto soggettivo e che non esprimono esercizio di potestà amministrativa idonea ad affievolire o degradare tali posizioni (a differenza dei provvedimenti inerenti alla determinazione delle quote-latte e dei richiamati prelievi supplementari per consegne eccedenti le quote stesse), sono devolute alla cognizione del giudice ordinario. Cass., Sez. Un., 12 dicembre 2006, n. 26434.
Quando, nel contratto di vendita di un terreno, un Comune si sia obbligato nei confronti dell’acquirente a costruire un’opera, l’obbligazione deve ritenersi sorta iure privatorum e l’accertamento dell’inadempimento, nonché la conseguente condanna al risarcimento del danno, rientrano nella giurisdizione ordinaria. Cass., Sez. Un., 8 febbraio 2001, n. 41.
Le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della P.A. (e di chi agisca per conto di essa) quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell’ambito e nell’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti, ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali; ove risulti, invece, sulla base del criterio del petitum sostanziale, che oggetto della tutela invocata non è una situazione possessoria, ma il controllo di legittimità dell’esercizio del potere, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, competente essendo il giudice amministrativo, poiché integra una questione di merito - che spetta al giudice provvisto di giurisdizione decidere - se l’azione sia proponibile e la pretesa dell’attore possa essere soddisfatta. Cass., Sez. Un., 8 maggio 2007, n. 10375; conforme Cass., Sez. Un., 31 ottobre 2006, n. 23397.
5.2. Esecuzione forzata presso terzi promossa nei confronti della P.A. ed infondatezza nel merito della pretesa creditoria.
Nell’esecuzione forzata per espropriazione presso terzi, promossa nei confronti della pubblica amministrazione, sussiste giurisdizione del giudice ordinario, vertendosi in tema di tutela di posizioni di diritto soggettivo in materia estranea alla discrezionalità della P.A., senza che su tale assetto della giurisdizione influisca la configurabilità, o meno, di un diritto di credito del debitore in base al rapporto tra questi e il terzo (amministrazione). Pertanto, qualora non sia configurabile un rapporto obbligatorio tra il debitore esecutato e l’ente pubblico terzo pignorato (nella specie, per non essersi ancora concluso il procedimento relativo alla concessione di un finanziamento, da parte della Provincia, al debitore), non si ha difetto di giurisdizione del giudice (ordinario) dell’esecuzione, bensì l’infondatezza, nel merito, della pretesa del creditore precedente, il quale, in quanto agisce iure proprio, resta estraneo al rapporto in cui la P.A., quale debitor debitoris, eserciti, in ipotesi, i suoi poteri, senza poter, pertanto, essere titolare di interessi legittimi nei confronti della stessa. Cass., Sez. Un., 22 dicembre 1994, n. 11053.
5.3. Uso da parte della Rai di bande di frequenza assegnatele dall’amministrazione concedente.
Qualora la Rai, in qualità di concessionaria del servizio pubblico di diffusione radiofonica e televisiva, e nell’uso delle bande di frequenza assegnatele dall’amministrazione concedente, arrechi molestia ai programmi trasmessi sulla stessa frequenza da un privato esercente trasmissioni «via etere», e quest’ultimo esperisca azione possessoria di reintegrazione o manutenzione, sulla relativa domanda deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione, tenendo conto che detto giudice non può annullare, revocare o modificare provvedimenti amministrativi inerenti alla regolamentazione di quel servizio e che tale divieto si traduce in difetto di giurisdizione, perché preclude l’unica pronuncia richiesta al medesimo giudice ordinario (e da lui soltanto ottenibile, non essendovi altri giudici muniti di attribuzioni in materia possessoria). Cass., Sez. Un., 29 agosto 1990, n. 8986.
5.4. Controversia promossa dal componente del consiglio d’amministrazione di una società per impugnare la deliberazione di decadenza dalla carica.
Nella controversia promossa dal componente del consiglio di amministrazione di una società, per impugnare la deliberazione di decadenza dalla carica, deve negarsi ammissibilità al regolamento preventivo, diretto a contestare la giurisdizione del giudice ordinario, in relazione ai poteri spettanti alla pubblica amministrazione con riguardo al rapporto dedotto in giudizio (nella specie, trattandosi di una banca, potere dell’autorità di vigilanza di sostituirsi agli organi sociali in caso di loro inerzia), atteso che non è configurabile un difetto di giurisdizione, ai sensi dello art. 37 c.p.c., in causa fra privati, cui l’amministrazione resti estranea. Cass., Sez. Un., 13 giugno 1989, n. 336.
5.5. Controversia promossa davanti al giudice ordinario nei confronti di un imprenditore privato.
Nella controversia inerente ad un rapporto di lavoro fra privati, non è prospettabile un difetto di giurisdizione del giudice ordinario, per il fatto che venga in discussione la legittimità di provvedimenti resi dalla pubblica amministrazione in tema di avviamento al lavoro (nella specie, autorizzazione all’assunzione a tempo determinato), considerato che un affievolimento delle posizioni di diritto soggettivo, discendenti da detto rapporto, non è nemmeno configurabile in una causa cui rimanga estranea l’amministrazione medesima, e dove quindi gli indicati provvedimenti possono rilevare solo con riguardo alla sussistenza in concreto del diritto fatto valere in giudizio, cioè al fondamento nel merito della domanda. Cass., Sez. Un., 24 maggio 1988, n. 3577.
5.6. Esecuzione di sentenza del giudice ordinario, passata in giudicato, recante condanna del privato a un fare.
A seguito del passaggio in giudicato della sentenza del giudice ordinario recante condanna del privato ad un fare, la giurisdizione dello stesso giudice ordinario, con riguardo al procedimento di esecuzione di tale sentenza, ai sensi degli artt. 612 e ss. c.p.c., nonché con riguardo al giudizio di opposizione avverso l’esecuzione medesima, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., non può trovare limitazioni o deroghe per il fatto che l’attuazione di quell’obbligo implicherebbe indebite interferenze in un settore in cui la pubblica amministrazione esercita poteri discrezionali, come quello delle opere edilizie, trattandosi di circostanza che non investe le attribuzioni giurisdizionali del giudice dell’esecuzione o dell’opposizione all’esecuzione, ma solo il merito delle questioni alla sua decisione affidate, e che inoltre, per quanto riguarda la sua eventuale rilevanza sulla giurisdizione del giudice che ha reso quella sentenza posta in esecuzione, resta preclusa dalla formazione del giudicato. Cass., Sez. Un., 29 ottobre 1983, n. 6421.
5.7. Pontificia Università Gregoriana e controversie relative ai rapporti di lavoro.
L’immunità garantita dall’art. 11 del Trattato lateranense non è invocabile dalla Pontificia Università Gregoriana, non annoverabile tra gli «enti centrali della Chiesa Cattolica» esentati da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano, sicché la controversia inerente al rapporto di lavoro di un dipendente della detta Università, nella specie collaboratore di biblioteca, non si sottrae alla giurisdizione del giudice italiano non potendo considerarsi espressione di una potestà iure imperii. Cass., Sez. Un., 19 gennaio 2007, n. 1133.
5.8. Rilevabilità d’ufficio in grado d’appello.
Dal coordinamento dei principi sulla rilevabilità d’ufficio del difetto di giurisdizione con quelli che disciplinano il sistema delle impugnazioni, deriva che, ove il giudice di primo grado abbia espressamente statuito sulla giurisdizione, il riesame della questione da parte del giudice di secondo grado postula che essa sia stata riproposta con il mezzo di gravame, ostandovi, altrimenti, la formazione del giudicato interno. Cass., Sez. Un., 22 febbraio 2007, n. 4109.
5.9. Diritto alla salute.
Nelle controversie che hanno ad oggetto la tutela del diritto alla salute, garantito dall’art. 32 Cost., la P.A. è priva di alcun potere di affievolimento della relativa posizione soggettiva, sicché la domanda di risarcimento del danno proposta dai privati nei confronti della medesima o di suoi concessionari è devoluta alla cognizione del giudice ordinario. Cass., Sez. Un., 8 marzo 2006, n. 4908.
5.10. Violazione delle distanze minime dall’autostrada.
È devoluta al giudice ordinario la cognizione della controversia volta a conseguire la riduzione in pristino nei confronti del proprietario di un fondo limitrofo, il quale abbia costruito in violazione delle distanze minime dalla sede autostradale, promossa dalla società privata concessionaria della costruzione e dell’esercizio di un’autostrada, società la quale, per la intera durata della concessione, e per tutto quanto attiene alla gestione di detta opera, subentra nei poteri e nelle funzioni spettanti all’ANAS. Né - rispetto alla giurisdizione come sopra determinata - spiega influenza alcuna il criterio di riparto dettato dall’art. 5 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, il quale ha riguardo unicamente alle controversie inerenti ai rapporti di concessione di beni e servizi pubblici intercorrenti fra P.A. concedente e soggetti concessionari. Cass., Sez. Un., 7 agosto 2001, n. 10890; conforme Cass. 3 giugno 1995, n. 6270.
5.11. Controversia fra un ente previdenziale e un Ministero per il rimborso di spese cagionate da inadempienze dell’amministrazione.
Le controversie che hanno ad oggetto prestazioni previdenziali integrative, che gli enti pubblici non economici corrispondono al proprio personale a mezzo di apposito fondo, non investono un rapporto previdenziale autonomo rispetto al rapporto di impiego, ma riguardano spettanze di natura sostanziale retributiva, che trovano titolo immediato e diretto nel rapporto di pubblico impiego, e sono pertanto devolute alla giurisdizione ordinaria o a quella amministrativa, a seconda che le situazioni giuridiche maturate (le quali si ricollegano alla cessazione del rapporto) siano anteriori o successive alla data del 30 giugno 1998, secondo la disciplina dell’art. 45, comma 7, del D.Lgs. 165 del 2001. Cass., Sez. Un., 22 febbraio 2010, n. 4065.
Spetta all’autorità giudiziaria ordinaria la giurisdizione sulla controversia avente ad oggetto il risarcimento del danno che il commissario liquidatore di una società a prevalente partecipazione pubblica, non costituente né organismo di diritto pubblico, né impresa pubblica, ma operante sul mercato per lo svolgimento di un’attività industriale e commerciale, abbia instaurato nei confronti degli amministratori e dei sindaci della società per il recupero delle perdite e dei mancati guadagni subiti dal patrimonio sociale a causa della cattiva gestione degli amministratori e degli omessi controlli dei sindaci Cass., Sez. Un., 23 febbraio 2010, n. 4309.
5.12. Domanda di indennità premio di servizio del dipendente d’ente locale.
La domanda del dipendente d’ente locale, proposta per ottenere l’indennità premio di servizio, inclusiva, ai sensi dell’art. 14 della legge 22 giugno 1954, n. 523 (in tema di ricongiunzione dei servizi ai fini del trattamento di quiescenza e della buonuscita), del servizio precedentemente prestato alle dipendenze dello Stato, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, perché la ricongiunzione del servizio, ai sensi di tale norma, dà luogo ad un’unica indennità di fine rapporto, qualificata dallo status del dipendente al momento della definitiva cessazione del servizio; e alla giurisdizione del giudice ordinario va ricondotta non solo la pretesa avente ad oggetto il capitale, ossia l’indennità, ma anche quella concernente il risarcimento dei danni da ritardo. Cass., Sez. Un., 3 maggio 2005, n. 9104; conforme Cass., Sez. Un., 5 giugno 1989, n. 2702; Cass., Sez. Un., 24 ottobre 1991, n. 11317; Cass., Sez. Un., 15 aprile 1992, n. 4592.
5.13. Controversia relativa alla denominazione di un ente ospedaliero.
La controversia promossa da un Comune contro un altro Comune, concernente la denominazione di un ente ospedaliero e l’accertamento della titolarità delle funzioni pubbliche riguardanti la gestione del medesimo complesso ospedaliero, involge l’esercizio di poteri autoritativi della P.A. (inerenti alle funzioni di stato civile, polizia comunale, polizia mortuaria, servizi pubblici locali, come energia elettrica, trasporti, rifiuti, ecc.) rispetto al quale sono ipotizzabili in capo ai terzi solo interessi legittimi e, pertanto, è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo. Cass., Sez. Un., 16 novembre 2007, n. 23727; conforme Cass., Sez. Un., 13 giugno 2006, n. 13659.
5.14. Procedure concorsuali.
Alla luce della giurisprudenza costituzionale in tema di obbligatorietà del concorso pubblico (ordinanza n. 2 del 2001), l’art. 63 del D.Lgs. n. 165 del 2001 va inteso nel senso che la giurisdizione del giudice amministrativo non solo sussiste per le controversie relative a concorsi aperti a candidati esterni, ma si estende ai concorsi per soli candidati interni indetti per il passaggio da un’area funzionale ad un’altra, spettando poi al giudice munito di giurisdizione la verifica della legittimità dell’esclusione o dell’apertura del concorso all’esterno. Ne consegue che la giurisdizione del giudice ordinario assume in tale ambito carattere residuale, limitata ai concorsi per soli interni che comportino progressioni professionali nell’ambito della medesima area, senza alcuna «novazione» dei relativi rapporti di lavoro. Cass., Sez. Un., 12 luglio 2007, n. 15588.
5.15. Azioni nunciatorie nei confronti della P.A.
In tema di azioni nunciatorie nei confronti della P.A., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario ogni qual volta si denuncino mere attività materiali della P.A., che possano recare pregiudizio a beni di cui il privato assume essere proprietario o possessore, e, in relazione al petitum sostanziale della sottostante pretesa di merito, la domanda risulti diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo, senza che assuma rilievo in contrario il contenuto concreto del provvedimento richiesto per rimuovere lo stato di pericolo denunciato, il quale può implicare soltanto un limite interno alle attribuzioni di quel giudice, giustificato dal divieto di annullamento, revoca o modifica dell’atto amministrativo ai sensi dell’art. 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E. Cass., Sez. Un., 28 febbraio 2007, n. 4633; conforme Cass., Sez. Un., 31 ottobre 2006, n. 23399; Cass., Sez. Un., 26 agosto 1993, n. 9005.
5.16. Indennità al Commissario governativo delegato alla riscossione dei tributi.
In materia di indennità da corrispondersi al Commissario governativo delegato provvisoriamente alla riscossione dei tributi (figura assimilabile a quella del Concessionario), deve escludersi la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 33 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80 (nel testo sostituito dall’art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205), in quanto, a seguito della sentenza n. 204 del 2004 della Corte costituzionale, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in tema di pubblici servizi sussiste nelle controversie in materia di concessioni, ad esclusione di quelle relative ad indennità, canoni ed altri corrispettivi. Cass., Sez. Un., 29 gennaio 2007, n. 1822; conforme Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2006, n. 3122.
5.17. Consolati di Stati stranieri in Italia e rapporto di lavoro del personale italiano.
Con riguardo alle controversie inerenti al rapporto di lavoro del personale italiano di consolati di Stati stranieri in Italia, sussiste il difetto di giurisdizione del giudice italiano, per effetto della immunità consolare, quando la pronuncia richiesta comporti una valutazione del comportamento datoriale nell’organizzazione dell’ufficio, interferendo sugli atti o comportamenti dell’ente attraverso il quale lo Stato estero persegue - anche se in via indiretta - le sue finalità istituzionali, espressione dei poteri sovrani di autorganizzazione. Cass., Sez. Un., 17 gennaio 2007, n. 880; conforme Cass., Sez. Un., 22 luglio 2004, n. 13711; Cass., Sez. Un., 18 novembre 1992, n. 12315; Cass., Sez. Un., 10 luglio 2006, n. 15620; Cass., Sez. Un., 10 luglio 2006, n. 15626; Cass., Sez. Un., 10 luglio 2006, n. 15628.
5.18. Cassa integrazione guadagni e posizioni giuridiche.
In materia di integrazione salariale, le posizioni di diritto soggettivo nascenti, a favore dei privati, dal provvedimento di ammissione dell’impresa alla cassa integrazione guadagni degradano, di nuovo, a posizioni di interesse legittimo - con conseguente devoluzione delle relative controversie al giudice amministrativo - qualora intervengano atti amministrativi di annullamento o di revoca di tale provvedimento, trattandosi di atti che sono espressione del potere discrezionale esercitato dall’Amministrazione nell’ambito della tutela dell’interesse pubblico ad essa affidato. Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2007, n. 310; conforme Cass. lav., 27 gennaio 2006, n. 1732.
In materia di annullamento d’ufficio del provvedimento di ammissione alla cassa integrazione guadagni, nessuna conseguenza, ai fini del radicamento della giurisdizione innanzi al giudice ordinario, deriva dalla disciplina della delegazione di pagamento; infatti, una volta venuti meno gli effetti del provvedimento ammissivo e le imputazioni ad esso conseguenti, la dazione del datore di lavoro non può più riferirsi alla delegazione di pagamento in nome e per conto dell’INPS e quindi non opera più, per il datore di lavoro, la compensazione dei contributi conguagliati, mentre può sorgere un credito restitutorio di questi nei confronti dei lavoratori, qualora le somme erogate a titolo di integrazione salariale risultino senza causa versandosi in ipotesi di impossibilità assoluta di ricevere la prestazione lavorativa. Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2007, n. 310.
5.19. Rapporto di lavoro tra cittadino italiano e Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Appartiene alla giurisdizione del giudice italiano la cognizione della controversia instaurata da un dipendente dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (ACISMOM) per ottenere il rimborso di oneri previdenziali, trattandosi di domanda che mira unicamente al riconoscimento di pretese economiche, senza incidere in alcun modo sull’esercizio di poteri o sulle funzioni istituzionali della predetta associazione e senza limitarne le finalità pubbliche. Cass., Sez. Un., 3 gennaio 2007, n. 5; conforme Cass., Sez. Un., 15 aprile 2005, n. 7791; Cass., Sez. Un., 12 novembre 2003, n. 17087; Cass., Sez. Un., 10 luglio 2006, n. 15620; Cass., Sez. Un., 10 luglio 2006, n. 15628.
5.20. Domande di pagamento di crediti per prestazioni sanitarie.
Le domande di pagamento di crediti per prestazioni sanitarie, proposte da case di cura private convenzionate nei confronti delle ASL, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, salvo che insorga la necessità di interpretare una convenzione, un atto o un provvedimento amministrativo, ossia una questione pregiudiziale devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. (Nel caso di specie, il giudice, in sede di opposizione, ha dichiarato la nullità del decreto ingiuntivo per difetto di giurisdizione dell’autorità giurisdizionale ordinaria, in quanto la domanda introduttiva del procedimento monitorio, proposta da un’associazione operante nel settore del recupero dei tossicodipendenti, si fondava sull’asserita validità di una convenzione stipulata con una Regione diversa da quella di appartenenza e sulla presenza di un’autorizzazione al trattamento in virtù di una prassi). Trib. Genova, 18 gennaio 2008.
5.21. Procedimento ingiunzionale ex R.D. 14 aprile 1910, n. 639.
Nello speciale procedimento ingiunzionale disciplinato dal R.D. 14 aprile 1910, n. 639, applicabile per le entrate di diritto pubblico della pubblica amministrazione, l’opposizione all’ingiunzione emessa ai sensi dell’art. 2 di detto decreto va proposta innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria indicata nel successivo art. 3. Ne consegue che il ricorso proposto dinanzi al giudice amministrativo per l’annullamento dell’ordinanza-ingiunzione predetta va ritenuta inammissibile per difetto di giurisdizione, non vertendosi, peraltro in materia devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo, che non soffre deroga neppure nel caso in cui l’Amministrazione si avvalga del procedimento per ingiunzione di cui all’art. 2 citato. T.A.R. Toscana, 13 luglio 2007, n. 1266.
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References: Art. 37
 art. 38
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 5
 § 3
 Cass. 
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