Source: https://giovannidelgiaccio.com/2019/04/
Timestamp: 2020-07-07 16:30:20+00:00

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aprile | 2019 | giovanni del giaccio - #unaltracittà
29 aprile 2019 gdelgia	Tag:anzio, clan, lega, nettuno	Lascia un commento
19 aprile 2019 gdelgia	Tag:anzio, comune, distributore, minacce, tor caldara	Lascia un commento
Dall’amministrazione anziate si sono affrettati – e hanno fatto bene – a emettere l’ordinanza per bloccare i lavori al distributore di fronte Tor Caldara e a esprimere solidarietà a Linda Di Benedetto, la cronista aggredita dagli operai che lavoravano nel cantiere. Il timore – rispetto all’impianto di carburanti – è che si chiuda la stalla dopo che i buoi sono scappati. Sempre per la “singolarità della vicenda” e il “comportamento ondivago” che non chi scrive né chi solleva dubbi attraverso diversi strumenti fanno notare, ma il Consiglio di Stato. La magistratura amministrativa – è bene ricordarlo – su quanto accaduto in Comune rispetto a quell’impianto ha trasmesso gli atti in Procura e alla Corte dei Conti. Come si può leggere di seguito
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Succederà nulla, ma almeno c’è chi un sospetto lo ha insinuato sulla procedura singolare con la quale si è arrivati ad autorizzarlo. Il resto lo faranno, dopo aver acquisito gli atti anche in questi giorni, i Carabinieri forestali che stanno indagando sulla vicenda.
Dalle minacce alla giornalista, però, siamo passati a quelle a un ex consigliere comunale che avrebbe avuto l’ardire di chiedere se gli attuali rappresentanti sono in regola o meno rispetto ai pagamenti dovuti all’Ente. Posi la questione al primo e unico consiglio comunale al quale ho preso parte, dopo le elezioni del 2018, feci un accesso agli atti al quale risposero come si può leggere qui sotto. Era il 26 novembre scorso.
Ebbene qualcosa deve essere cambiato se l’iniziativa di un ex consigliere, candidato nelle liste che hanno portato alla vittoria al primo turno l’attuale sindaco, ha scatenato ire tali che lo stesso sembra essersi rivolto al commissariato di polizia. Se non lo ha fatto, speriamo lo faccia. Perché è bene mettere un punto a questo clima.
E torno a quel Consiglio, perché siccome le parole sono importanti, ricordavo che questa maggioranza nasce su “un sistema che affonda le radici in prove muscolari che abbiamo visto anche nei seggi, nei toni letti nelle carte delle indagini“. Le tensioni delle quali abbiamo letto e leggiamo in questi giorni, certi accadimenti minimizzati da chi governa e l’ultimo episodio ne sono la conferma. Il clima, purtroppo, è questo.
Sindaco: museo, sedi, paradiso sul mare e… Malasuerte
11 aprile 2019 gdelgia	Lascia un commento
Le risposte all’accesso agli atti
Ti aspetti che almeno il sindaco dica una parola sulla sentenza di Cassazione per Malasuerte, quella che conferma la contiguità della politica con il mondo emerso da quell’indagine diventata verità giudiziaria. Nessuno ne parla ed evita anche lui, del resto chi ha avuto parte in quella storia – sia pure non penalmente rilevante ma di grande responsabilità – era nelle sue liste. E il Comune si è ben guardato dal costituirsi parte civile. Così come non è parte dei processi – che riguardano due assessori in carica e un ex molto presente negli uffici – per le 27 proroghe e il contestato passaggio da Giva a Parco di Veio. O forse la loquacità ritrovata grazie a un ufficio comunicazione che sa fare il suo lavoro ma era stato inspiegabilmente messo da parte (o comprensibilmente, dipende dai punti di vista) serve a nascondere le tensioni delle quali arriva l’eco, assessori impegnati in campagna elettorale a Nettuno o la grande attenzione della maggioranza sulle vicende della politica dei “cugini”. In realtà non avendo attuato uno dei punti del programma copiato e incollato dal 2013 – va dato atto solo della storica approvazione del bilancio preventivo nei tempi e dell’uso smodato di #brandAnzio – il sindaco applica la sua verve per una nuova “vendetta” rispetto alla campagna elettorale di allora e per dirci che è pronto a cacciare chi occupa sedi nonché a trovare una soluzione per il Paradiso sul Mare. Perché le idee degli altri non valgono nulla. Tipico del personaggio.
La “vendetta”, dicevamo. Nel 2013 Patrizio Colantuono sostenne apertamente Luciano Bruschini, postò un video su youtube nel quale tesseva le lodi dell’allora sindaco e dava la certezza del nuovo museo dello sbarco. Che invece è rimasto dov’era, salvo “allargarsi” in piazza con una mostra fotografica in un locale che originariamente era previsto per la Capo d’Anzio, poi per una improbabile mostra di conchiglie, infine è stato assegnato al museo. Criteri? E chi li conosce… Colantuono stavolta si è candidato a sostegno di De Angelis, temeva che se avessero vinto altri il museo sarebbe finito, la sua creatura affidata ad altri. Ebbe modo di dire in un convegno organizzato dall’associazione “00042” che il materiale “è privato”. Gli risposi che fossi stato sindaco, il giorno dopo quelle affermazioni gli avrei tolto la chiave e che il materiale poteva essere pure privato, ma per un ventennio e più era stato in locali pubblici, con spese a carico della collettività e tanto di rimborso spese al Centro di documentazione e ricerca sullo sbarco per le visite guidate anche alla villa imperiale. Fa piacere che dopo averlo candidato nelle sue liste e dopo che il Comune ha versato – tra le cerimonie del 22 gennaio scorso – 5000 euro per allestire una mostra che era già aperta da mesi (!?), De Angelis si accorga di tutto questo. In realtà lo sapeva bene, ma i “conti” con il 2013 non erano chiusi e piano piano sta arrivando a presentarli. Come è stato per Alessandroni.
Per quanto mi riguarda, a Patrizio andrebbe fatto un monumento per la grande volontà messa in questi anni. Sa che l’idea di museo del sottoscritto è altra, di respiro europeo, ma intanto fa bene De Angelis a dire che una soluzione sulla proprietà del materiale va trovata. Resto dell’avviso che è della città e che se ci mettiamo a fare i conti l’abbiamo pagato abbastanza. La presidenza a vita può essere un ulteriore riconoscimento.
I PARTITI, GLI ALTRI SPAZI
Lo “sfratto” ai partiti ha del singolare, diciamocelo. Le sedi furono assegnate nel 2001 (era sindaco proprio De Angelis) dopo anni di menefreghismo. Da allora c’è chi non ha mai pagato e chi – come le liste che lo sostenevano – ha occupato abusivamente gli spazi di via Aldobrandini nell’ultima campagna elettorale e c’è chi (Forza Italia e Udc) è ampiamente moroso. Non solo, la sede storica dell’ex Movimento Sociale (come è storica quella che oggi occupa il Pd che paga regolarmente) venne assegnata non sappiamo con quale criterio all’allora Futuro e libertà per l’Italia che il senatore dell’epoca – De Angelis – aveva creato ad Anzio una volta uscito dal Pdl. A un accesso agli atti del sottoscritto nel breve periodo da consigliere, ma anche alle battaglie condotte in tal senso anni fa dal “Granchio” che chiedeva lumi, quindi dalla puntuale attività di Città Futura attraverso Chiara Di Fede e altri, ma anche alle richieste dei 5stelle prima ancora che arrivassero in Consiglio su tutti i locali pubblici, oggi sappiamo almeno qual è la situazione.
E i partiti abusivi o morosi che oggi De Angelis vuole sfrattare – anzi no, vorrebbe cacciare tutti a prescindere…. – sono quelli con i quali ha condiviso quegli spazi. Compresa la Lega nella quale è transitato, nel frattempo. E non può esimersi da questa responsabilità. Anzi sarebbe ora – non è mai troppo tardi – che come si afferma da più parti, oggi si faccia definitivamente chiarezza su chi e a quale titolo occupa i locali pubblici. Tutti. Ricordiamo sommessamente – sono delibere, dovrebbe conoscerle – che il centro anziani fu provvisoriamente spostato nella “Casa delle associazioni” mai aperta con la scusa che i locali dell’ex ambulatorio erano pericolanti e che al suo posto ci abbiamo messo l’associazione disabili che fa meritoriamente la sua opera in memoria di Elena Castellacci. O che “a soggetto” sono stati concessi spazi all’ex Saragat. E che sul campo di Falasche non è bastato cacciare Alessandroni. Stanno pagando gli arretrati? Così, per la cronaca e perché non arriva oggi da Marte a fare il sindaco.
Non ci arriva e per questo dobbiamo ricordargli che fatichiamo a trovare – in venti anni di centro-destra – un atto che abbia dato il segnale di una scelta politica rispetto al futuro del Paradiso sul mare. O qualche euro speso, magari dai fondi ottenuti per le riprese di “Nine” piuttosto che del “Talento di mr Ripley”. No, forse qualcosa è stato speso: per ospitare una conferenza internazionale sul Mediterraneo. E una delibera di giunta in realtà c’è: è quella del 2017 – De Angelis era di lotta (poca) e governo (tanto) – quando Luciano Bruschini finalmente si decide ad approvare un atto che era indispensabile per il progetto legato al concorso del “Fai”. Progetto per il quale firmammo in tanti, attuale sindaco compreso, ma siccome a raccogliere quelle firme – come fu prima per la tutela della Villa Imperiale – era un comitato di cittadini, allora oggi si deve dire che era una presa in giro. Bene ha fatto il portavoce del comitato, Claudio Tondi, a ribadire i passaggi che vennero fatti e cos’era quella idea. E bene fa il sindaco a dire che troverà i fondi. Lo auspichiamo tutti, ma anche qui l’ironico riferimento al “non ci saranno fondazioni” appare fuori luogo. È una idea che faceva parte del programma di #unaltracittà, lanciata molto prima delle elezioni, riproposta in questo umile spazio. È una idea che si può provare a percorrere – non costa nulla – perché se ci fosse una Fondazione disposta (pubblica, con i bilanci in regola, alla quale non chiedere posti in consiglio d’amministrazione ma di portare anche ad Anzio i suoi eventi e lasciare al Comune l’uso per le proprie finalità istituzionali) i lavori comincerebbero molto prima di quelli che arriveranno (speriamo) una volta trovati i finanziamenti, fatte le gare, considerati gli inevitabili intoppi e via discorrendo. E la gestione, poi? Farne cosa? De Angelis ricorda Villa Sarsina – e fa bene – ma lì l’originario finanziamento era per metterci il Comune e così è stato. Ripeto che se vogliamo parlare di #brandAnzio il Paradiso sul mare ne rappresenterebbe il biglietto da visita migliore. A sapere quali intenzioni hanno il sindaco e la sua maggioranza. Di annunci siamo stanchi.
Malasuerte, sentenza definitiva: le responsabilità politiche
7 aprile 2019 gdelgia	3 commenti
La sentenza è definitiva. Quella di “Malasuerte”, delle estorsioni che hanno riguardato anche i parcheggi al porto per le auto dirette a Ponza e lambito la politica, è una storia chiusa dal punto di vista giudiziario. Una vicenda che ci racconta molte cose di come abbia funzionato – e funzioni – quello che amo definire da tempo come il “sistema Anzio”. E che, dalla sentenza di Cassazione e dalle dichiarazioni della difesa di uno degli imputati, emerge ancora più chiaramente. Dichiarazioni pesanti, come quelle che il pubblico ministero fece in primo grado – a Velletri – dicendo senza mezze misure che “sì, ad Anzio c’è la camorra”. La fece rispondendo a chi, i difensori degli imputati, non voleva si acquisissero gli atti relativi a Raffaele Letizia. Un presunto camorrista, detenuto al 416 bis, ai familiari del quale andavano i soldi estorti per la gestione dei parcheggi.
Gestione che secondo le intenzioni di un esponente di punta del centro-destra anziate – l’ex vice sindaco Giorgio Zucchini, in corsa fino alle ultime amministrative nella coalizione che ha eletto De Angelis – doveva essere “consorziata” ma che invece divenne il “pizzo per Angelo”. Al secolo Angelo Pellecchia, nell’orbita delle attività che in Comune passano per le cooperative del verde. Cooperative per le quali sono pendenti un paio di processi che non lo vedono coinvolto ma riguardano da un lato la vicenda delle 27 proroghe e dall’altro le violenze al momento del passaggio da Giva (sempre riconducibile a Salsedo) a Parco di Veio. Nel primo e nel secondo caso, sono a giudizio due assessori dell’attuale giunta, nel primo anche un ex assessore di nuovo molto presente in Comune. Ribadisco il concetto che si è innocenti fino a prova del contrario, ma la responsabilità politica di tutto questo è palese ed è altrettanto grave.
Torniamo a “Malasuerte”: Zucchini si fece promotore di un incontro, al quale presero parte secondo le sue dichiarazioni in sede di testimonianza in Tribunale, anche il fratello dell’ex sindaco Luciano Bruschini e l’imprenditore Ernesto Parziale, consorte dell’attuale assessore Valentina Salsedo e uso frequentare abitualmente gli uffici dell’ente. Quest’ultimo era arrivato a occuparsi di parcheggi con la cooperativa “Neroniani”. Quell’incontro – irrilevante dal punto di vista penale – diede di fatto il via alla vicenda che per comodità chiamiamo con il nome dell’operazione.
Si capisce, allora, perché nonostante le ripetute segnalazioni della Polizia Locale sui disagi che le società in concorrenza al porto per le auto dirette a Ponza il sindaco facesse spallucce. E forse si capisce pure il motivo per il quale, riferendosi ai disagi per l’ordine pubblico, arrivato ad Anzio l’attuale dirigente della polizia locale (sembra su “sponsorizzazione” proprio di Zucchini) si sia preoccupato di far spostare quelle società dietro al porto. Gratis. Su un’area della “Capo d’Anzio” che nell’ultima stagione ha invece affittato gli spazi a un prezzo irrisorio, che nonostante più accessi agli atti (di chi scrive, della Marracino capogruppo Pd e della Pollastrini capogruppo 5stelle) non sappiamo come sia stato determinato.
E veniamo alla Cassazione, perché la difesa di Pellecchia non ci ha pensato un attimo e intanto ha evidenziato come “chiunque era legittimato ad operare nel settore del car valet e nessuno poteva pretendere di avere il monopolio per evitare problemi di ordine pubblico, che già in passato si erano verificati in ragione della concorrenza deregolamentata tra le diverse ditte operanti al porto”. E poi ha chiamato in causa la politica, sostenendo che l’accordo era stato stipulato e “rinnovato nei due anni successivi, sulla base di una prospettazione di future problematiche per l’attività che non proveniva dagli imputati bensì dall’assessore comunale Giorgio Zucchini”.
Il processo ha detto altro, ma la linea di confine tra politica e chi operava al porto in un settore evidentemente redditizio, ne esce ancor più assottigliata. E non dimentichiamo il “ticket” di genere alle elezioni del 2013 tra Zucchini e Salsedo. Di più, la Cassazione ricorda come la vittima dell’estorsione, secondo la sentenza di primo grado: “nel 2013, dopo avere rifiutato di costituire un consorzio con la cooperativa “I Neroniani”, al primo anno di attività, decise comunque di versare una quota dei propri utili a detta cooperativa, assumendo una parte del personale, per evitare che “si potessero verificare al porto quelle paventate problematiche di ‘ordine pubblico’ in ragione delle quali il Comune […] avrebbe potuto bloccare la sua attività“. C’era una attenzione – chiamiamola così – evidente di chi “fa” politica. La stessa sentenza di primo grado parla infatti di “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”.
C’è poco altro da aggiungere, se non che aspettiamo di sapere dove e versando quale canone – se ciò avvenisse ancora su uno spazio dei cittadini – le società gestiranno il servizio di parcheggio per chi è diretto a Ponza.

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