Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2015/10/
Timestamp: 2018-06-19 18:01:25+00:00

Document:
Studio Legale Mancino: ottobre 2015
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Gioco d'azzardo: niente reato se non c’è fine di lucro - La Stampa
Muore la zia, il nipote rinuncia all’#eredità: nessun risarcimento economico per la badante
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Muore la zia, il nipote rinuncia all’eredità: nessun risarcimento economico per la badante - La Stampa
Sicurezza, dal parabrezza sparisceil tagliando dell’assicurazione
Dal 18 ottobre non sarà più obbligatorio esporlo. I controlli avverranno telematicamente per combattere le contraffazioni e i «pirati della strada».
Fonte: www.corriere.it//Sicurezza, dal parabrezza sparisceil tagliando dell’assicurazione - Corriere.it
Dipendente malato e a casa, ma dà una mano nella ‘Caffetteria’ della figlia: licenziato
Un dipendente è malato e resta a casa: l'assenza è motivata dalla necessità di riposo, a seguito di un infortunio sul lavoro. Ma l’uomo commette un errore gravissimo: offre un aiuto concreto alla figlia, nella gestione della sua caffetteria. l'impegno fisico è certificato da un'agenzia investigativa della società per cui lavora l’uomo. Tutto ciò rende legittimo il licenziamento (Cassazione, sentenza 20090/15).
In Appello, cambiando la decisione del primo grado, è sancita la correttezza dell’operato aziendale: non è discutibile, secondo i giudici, il «licenziamento disciplinare», deciso perché il dipendente, «durante un’assenza conseguente ad un infortunio sul lavoro», ha «svolto attività lavorativa presso la caffetteria gestita dalla figlia».
Risulta evidente l’abuso compiuto dall’uomo, abuso che porta addirittura a mettere in discussione l’«impedimento fisico» da lui lamentato e utilizzato come giustificazione per il mancato «svolgimento dell’attività lavorativa» per la sua società. La linea di pensiero delineata in secondo grado viene condivisa, e fatta propria, anche dalla Cassazione.
Lapalissiana la «violazione dell’obbligo di fedeltà» compiuta dal lavoratore, alla luce, come detto, della relazione predisposta dalla «agenzia investigativa» cui si è rivolta l’azienda. A corredo, poi, viene anche richiamato un «riscontro medico», che ha permesso di evidenziare «l’assenza, a seguito dell’infortunio, di qualsiasi alterazione». A fronte della condotta del lavoratore, concludono i giudici, è pienamente legittimo il «licenziamento» deciso dall’azienda.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Dipendente malato e a casa, ma dà una mano nella ‘Caffetteria’ della figlia: licenziato - La Stampa
By Avv. Emiliano Mancino a ottobre 16, 2015
La Cassazione: “Giusto licenziare il lavoratore che fuma #spinelli in azienda”
Fumare marijuana presto potrebbe essere legale, sempre che la proposta di legge presentata da 218 parlamentari passi l’esame di Camera e Senato. Coltivarla - sempre in modiche quantità - anche. Ma se l’Italia già da qualche anno ha imboccato la strada della depenalizzazione - introducendo i criteri di uso personale e modiche quantità - un conto è usare droghe leggere a casa propria, altra cosa è farlo sul posto di lavoro, dove si rischia grosso.
D. F., quarant’anni, operaio addetto all’individuazione dei guasti di macchine ed impianti, è stato licenziato dalla Fiat perché sorpreso a fumare due spinelli in fabbrica. E se il Tribunale di Torino, in un primo momento, l’aveva reintegrato, ritenendo eccessivo l’allontanamento dal lavoro, prima la Corte d’Appello e poi la Cassazione (ieri) hanno ribaltato la pronuncia, confermando la decisione dell’azienda. Il motivo? Il comportamento dell’operaio ha pregiudicato «irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro nella correttezza delle future prestazioni lavorative».
Ne va del rapporto di fiducia tra azienda e dipendente ma anche della qualità del lavoro, sostiene la Cassazione. Di più, secondo il collegio fumare spinelli sul posto di lavoro è un comportamento che può assumere «valore sintomatico rispetto ai futuri comportamenti». Un atto da irresponsabili, insomma, a maggior ragione per chi è addetto al controllo di macchinari e impianti, tale da indurre il datore di lavoro a pensare di non potersi fidare in alcun modo del suo dipendente. Il licenziamento è una conseguenza quasi inevitabile, come dimostra la sentenza della Cassazione.
Fonte: www.lastampa.it//La Cassazione: “Giusto licenziare il lavoratore che fuma spinelli in azienda” - La Stampa
#Ferrara: Ruba la bici a un anziano, un carabiniere lo ferma
Un giovane di 25 anni già processato per direttissima, ha patteggiato 8 mesi e 200 euro di multa.
Si trovava lungo la via Virigiliana quando ha notato un pensionato che si affannava a rincorrere un giovane in sella a una bici.
Capito che si trattava di un furto, l’uomo, un carabiniere, è immediatamente intervenuto per bloccare il ladro. Le manette con l’accusa di furto in abitazione sono scattate per S.D., 25enne di origini ucraine, già noto alle forze dell’ordine e residente a Ferrara.
Il valore della bicicletta sottratta al pensionato 66enne è di circa 1000 euro. L’arresto è stato convalidato nella mattina di mercoledì. L’uomo – difeso dall’avvocato di fiducia Emiliano Mancino – ha patteggiato nel processo per direttissima 8 mesi di reclusione e 200 di multa
Fonte: www.estense.com//Ruba la bici a un anziano, un carabiniere lo ferma | estense.com Ferrara
Non condivide le scelte sentimentali della figlia e la "trattiene" in un capannone: condannato
Scontro totale in famiglia. Il padre non condivide le scelte sentimentali della figlia (la decisione di quest’ultima di sposare l’uomo che ama) e per farla ritornare sulle proprie scelte la sottopone a pressioni psicologiche, insulti, vessazioni. L'uomo, però, arriva a rinchiudere la ragazza in un capannone e scatta la condanna per sequestro di persona (Cassazione, sentenza 39197/15).
Linea di pensiero comune tra tribunale e corte d’appello: l’uomo è ritenuto responsabile – grazie al resoconto di un carabiniere – di «sequestro di persona». Egli, in sostanza, ha rinchiuso «la figlia all’interno di un capannone». Alla base di questo folle gesto, il fatto che l’uomo non ha condiviso le scelte sentimentali della ragazza, scelte «ritenute non conformi ai voleri familiari».
Secondo l’uomo, però, tale visione è sbagliata. Per due ragioni: primo, «la scelta di vivere all’interno del capannone è da attribuire alla volontà» della figlia, la quale ha detto «di avere scelto di vivere nel capannone, d’accordo con il padre, per allontanarsi dalla madre»; secondo, «era possibile, dall’interno, aprire la porta ed uscire dal capannone, la cui porta», sostiene l’uomo, veniva chiusa dall’esterno «solo perché dall’interno non si poteva chiudere, essendo rotta la serratura», e, non a caso, aggiunge ancora l’uomo, la sua «volontà di non segregare la figlia» si desume anche dalla «circostanza» che egli «era solito gettarle le chiavi all’interno».
La difesa proposta in Cassazione, però, si rivela fragile. Mentre è solidissima la ricostruzione proposta dal carabiniere, il quale ha spiegato di avere verificato «personalmente che la porta, una volta chiusa, non poteva essere aperta dall’interno», cosa che impediva alla ragazza «ogni possibilità di uscita», e ha aggiunto che «la ragazza piangeva, urlava, chiedendo di uscire», cosa avvenuta solo all’«arrivo del padre, dotato delle chiavi» dopo ben quarantacinque minuti.
Per la Cassazione, proprio le condizioni psichiche della ragazza, constatate dal carabiniere, rendono «palese la volontà della persona di recuperare la propria libertà di movimento». E, allo stesso tempo, è rilevante anche il particolare della «inidoneità del capannone ad essere adibito ad abitazione». Tutto ciò smentisce, in maniera clamorosa, la tesi del genitore, finalizzata a sostenere il «consenso prestato dalla figlia ad essere rinchiusa nel capannone», da cui, invece, «poteva uscire solo per volontà» dell’uomo.
Peraltro, aggiungono i Giudici, «anche si volesse dare credito» all’ipotesi del «consenso della persona offesa ad essere rinchiusa, non sarebbe sufficiente ad escludere la configurabilità del delitto di sequestro di persona», soprattutto perché il presunto «consenso» non risulta «liberamente presto o mantenuto», poiché frutto di un «contesto vessatorio». Su quest’ultimo fronte, difatti, sono emersi ripetuti comportamenti dell’uomo, volti ad «esercitare una indebita pressione psicologica nei confronti della figlia» e realizzati «insultandola, sottraendole il permesso di soggiorno ed il passaporto». E' dunque logica la conferma della condanna dell’uomo per il reato di «sequestro di persona».
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Non condivide le scelte sentimentali della figlia e la "trattiene" in un capannone: condannato - La Stampa
#PosteItaliane alza le tariffe: quanto costa spedire lettere e pacchi
Le nuove tariffe per le spedizioni nazionali e internazionali – sino a 2 chili – sono una delle novità introdotte da Poste Italiane e in vigore dal primo ottobre. Tra queste il ritorno del servizio di posta ordinaria, scomparso ormai dal lontano 2006, che prevede tempi di consegna più lunghi e tariffe più basse rispetto alla nuova posta prioritaria, ma non del tutto rispetto alla vecchia. Altra novità rilevante, e discussa, la consegna della posta a giorni alterni, per ora limitata ad alcuni piccoli comuni del nord Italia.
Si può pagare con carta di credito, Postepay o addebito sul conto Banco Posta. Il prezzo è estremamente variabile perché dipende dal numero di pagine, dalle opzioni stampa richieste e dal Paese di destinazione.
Fonte: www.kataweb.it/B.Lutzu//Poste Italiane alza le tariffe: quanto costa spedire lettere e pacchi - Consumi - Kataweb - Soluzioni quotidiane
Le nuove norme sul contenzioso tributario
La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato (n. 233, supplemento ordinario 55) il testo del Decreto Legislativo 24 settembre 2015, n. 156, confermando dunque la fine del percorso del nuovo contenzioso tributario. Le disposizioni entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016 (ad eccezione di alcuni punti dell’art. 9, in vigore dal 1° giugno 2016).
Il decreto introduce numerose novità alla disciplina del contenzioso tributario e degli interpelli, tra le quali alcuni punti meritano di essere ricordati. La mediazione diventa obbligatoria per le controversie di valore inferiore ai ventimila euro: dunque, non varrà solo per gli atti impugnati emessi dall’Agenzia. “Per le controversie di valore non superiore a ventimila euro – recita l’art. 9 – il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa”.
Altro tema fondamentale, quello della sospensione delle sentenze. Contribuente ed ente impositore potranno chiedere alla Commissione Regionale di sospendere in tutto o in parte l’esecutività della sentenza impugnata, purché sussistano “gravi e fondati motivi”. Sempre all’art. 9 leggiamo: “L’appellante può chiedere alla commissione regionale di sospendere in tutto o in parte l’esecutività della sentenza impugnata, se sussistono gravi e fondati motivi. Il contribuente può comunque chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto se da questa può derivargli un danno grave e irreparabile”.
Il decreto introduce anche la conciliazione in secondo grado; si potrà beneficiare delle sanzioni ridotte al 40% del minimo previsto per le conciliazioni in primo grado, del 50% in appello, con versamento delle somme dovute entro i venti giorni dalla sottoscrizione dell’accordo.
Tema anch’esso rilevante, l’immediata esecutività delle sentenza di condanna al pagamento di somme a favore del contribuente. “Tuttavia il pagamento di somme dell’importo superiore a diecimila euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell’istante, alla prestazione di idonea garanzia”.
Fonte: www.fiscopiu.it/Le nuove norme sul contenzioso tributario - La Stampa

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza