Source: http://legislazionetecnica.it/50819/fonte/sent-c-cass-civ-31-05-2006-n-12995
Timestamp: 2019-03-20 06:58:49+00:00

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1. Ved. Cass. 20 luglio 2005 n. 15255 R; 8 febbraio 2005 n. 2538; 22 ottobre 2003 n. 15789 R; 18 aprile 2002 n. 5632 R; 29 gennaio 2002 n. 1154; R 28 novembre 2001 n. 15124 R; 7 settembre 2000 n. 11783 R; 23 settembre 1996 n. 8395 in GIU 2/97, 4029; 16 novembre 1993 n. 11290 R; 27 aprile 1993 n. 4921 R; 18 marzo 1987 n. 2725 R; 21 giugno 1983 n. 4245 2. Conf. Cass. 12 aprile 2005 n. 7515; R 30 maggio 2003 n. 8813 R; 2 agosto 2001 n. 10550;R 12 maggio 2000 n. 6088 R; 26 luglio 1999 n. 8075.R 3. Ved. Cass. 18 aprile 2002 n. 5632 R; 9 febbraio 2000 n. 1449; R 23 novembre 1999 n. 12989 R; 22 giugno 1994 n. 5981 R; 27 aprile 1993 n. 4921 R [Ove, con riferimento alle norme contenute nella circolare del Ministero LL.PP. n. 3797 del 6 novembre 1967, si è affermato fare carico al direttore dei lavori verificare la rispondenza dello stato effettivo dei luoghi a quello descritto in progetto e, se appare necessario, eseguire saggi sui terreni di fondazione per prendere esatta cognizione dei suoli medesimi. Ciò in quanto, ancorchè dettate per gli appalti di opere pubbliche, tali disposizioni riflettono regole generali di comune prudenza, sicchè la loro inosservanza integra una colpa grave che comporta la responsabilità (nel caso, del direttore dei lavori) nei confronti del committente ai sensi degli artt. 1176 e 2236 Cod. civ.]; 11 gennaio 1989 n. 80 R; 7 aprile 1987 n. 3356 R; 25 luglio 1984 n. 4352; 20 gennaio 1982 n. 3717. 1a, 2a e 3a. (OBRO.2) - Sugli obblighi e responsabilità dell’appaltatore ved. Cass. 12 aprile 2005 n. 7515 R (Responsabilità dell’appaltatore per la mancata osservanza dell’obbligo di verificare l’idoneità del progetto redatto da terzi e di denunciarne tempestivamente i difetti al committente); 13 settembre 2004 n. 18371 R (Responsabilità dell’appaltatore - Controllo della congruità e completezza del progetto e della direzione lavori - Sussistenza); 22 luglio 2004 n. 13781 R (Responsabilità dell’appaltatore - Anche in caso d’ingerenza del committente nella direzione lavori - Limiti); 6 luglio 2004 n. 12329 R (Sua condotta colposa in lavori condominiali); 8 gennaio 2004 n. 83 R (Costruzione di fabbricato - Mancata esecuzione di opere per la prevenzione di sinistri - Sinistro poi verificatosi - Spese a carico dell’impresa e non dell’assicurato); C. Conti, Lombardia 31 ottobre 2003 n. 1221 R (Lavori pubblici - Danni alla P.A. per illeciti nelle procedure - Azione di responsabilità - Prescrizione - Termine - Decorrenza); Cass. 16 luglio 2003 n. 11149 R (Appaltatore nudus minister privo della necessaria capacità tecnico-organizzativa - Responsabilità - Esclusione); 5 maggio 2003 n. 6754 R (Controllo della congruità e completezza del progetto e della direzione lavori - Sussistenza); 30 agosto 2002 n. 12704 R e 29 agosto 2002 n. 12678 R (Materiali acquistati presso terzi e messi in opera - Difetti - Due possibili azioni del committente a propria tutela - Presupposti); 22 agosto 2002 n. 12367 R (Per danni del committente - Responsabilità anche del progettista o direttore lavori - Condizioni); 29 gennaio 2002 n. 1154 R (Eventi dannosi - Conseguenti ad inosservanza di direttive del committente - Sua responsabilità - Sussistenza - Condizioni); 28 novembre 2001 n. 15089 R (Danni - Per cattiva esecuzione progetto - Anche se in osservanza di direttive committente); 27 luglio 2000 n. 9863 R e 9 agosto 1996 n. 7634 (Opera non completata - Disciplina ex artt. 1453 e 1455 e non 1667 e 1668 Cod. civ.); 22 febbraio 2000 n. 1965 R (Anche per realizzazioni di progetti altrui - Obbligo di controllo e correzione degli eventuali errori); 9 febbraio 2000 n. 1449 R (Verifica delle strutture delle fondazioni preparate dal committente o da terzi - Suo obbligo); Cass. pen. III 14 dicembre 1998 n. 13097 (Obbligo di denuncia lavori per opere c.a. prima del loro inizio - Unico responsabile ex art. 4 L. 1971 n. 1086); Cass. 27 marzo 1998 n. 3239 R (Per omessa ultimazione dei lavori - Domanda del committente di adempimento - Ammissibilità); 23 aprile 1997 n. 3520 R (Progetto predisposto da terzi - Obbligo di verifica dell’idoneità e segnalazione delle carenze al committente - Mancata previsione di manufatti od accorgimenti necessari alla funzionalità dell’opera - Rilevanza); C. Stato IV 17 febbraio 1997 n. 125 R (Controllo materiali consegnati dal committente - Obbligo - Conseguenze); Cass. 23 settembre 1996 n. 8395 R (Cedimento delle fondazioni - Responsabilità solidale di appaltatore e progettista) e C. Stato IV 13 febbraio 1996 n. 148 (Completamento di opera iniziata da altri - Obbligo di segnalare precedenti imperfezioni); Cass 10 gennaio 1996 n. 169 R (Fornitura di materiali da parte del committente e nomine di direttore lavori - Causa di esonero da responsabilità - Inconfigurabilità - Limiti); 6 dicembre 1995 n. 12578 R (Risarcimento danni per suo inadempimento del contratto - Determinazione - Affidamento a terzi dell’esecuzione dell’opera - Esclusione del risarcimento del maggior costo di materiali impiegati rispetto a quelli pattuiti); 23 marzo 1995 n. 3384 R (Esonero da responsabilità - Per ingerenza del committente nella direzione lavori - Condizioni); 19 gennaio 1995 n. 616 R (Contratto - Fatti illeciti dell’appaltare - Responsabilità indiretta del committente - Inconfigurabilità); 22 giugno 1994 n. 5981 R (Esecuzione di specifiche direttive del committente - Esonero da responsabilità nei rapporti interni - Condizioni - Prospettazione degli inconvenienti tecnici ed eventuali pericoli - Sufficienza - Rifiuto di compiere l’opera - Non è richiesto - Fattispecie); 2 giugno 1993 n. 6171 R (Contratto - Esecuzione ed impostazione dei lavori con la dovuta perizia - Direttive del committente - Accettazione - Dovere - Limite); 31 gennaio 1989 n. 593 R (Contratto - Limiti); 23 luglio 1988 n. 4747 R (Inadempienze dell’appaltatore - Facoltà del committente ex art. 1668 Cod. civ di fissare un congruo termine per l’adempimento - Mancato esercizio - Applicazione - Applicazione delle norme generali sulla risoluzione e sull’inadempimento dei contratti - Ammissibilità).
1. Direttore dei lavori - Responsabilità - Per vizi o difformità dell'opera - Omissione di vigilanza, di opportune disposizioni e di controlli.
1. In tema di responsabilità conseguente a vizi o difformità dell'opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente presta un'opera professionale in esecuzione di un'obbligazione di mezzi e non di risultato ma, essendo chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l'impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all'opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente-preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della «diligentia quam in concreto»; rientrano pertanto nelle obbligazioni del direttore dei lavori l'accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell'opera al progetto, sia delle modalità dell'esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, nonché l'adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell'opera senza difetti costruttivi; pertanto, non si sottrae a responsabilità il professionista che ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l'ottemperanza da parte dell'appaltatore ed, in difetto, di riferirne al committente.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Progetto redatto da terzi - Obbligo di verifica dell'idoneità del progetto e di tempestiva denuncia dei suoi difetti al committente - Mancata ottemperanza - Conseguenze.
1. L'appaltatore che nella realizzazione dell'opera si attiene alle previsioni del progetto altrui può comunque essere ritenuto responsabile per i vizi dell'opera, in quanto, sebbene la obbligazione dell'appaltatore sia di risultato, la sua responsabilità non è oggettiva ma è commisurata alla diligenza e alla perizia necessarie nel caso concreto e secondo il parametro di cui all'art. 1176, 2° c., Cod. civ. In particolare, nel caso in cui il committente abbia predisposto il progetto dell'opera e fornito indicazioni sulla sua realizzazione, l'appaltatore deve comunque segnalare al committente le carenze e gli errori al fine di poter realizzare l'opera a regola d'arte, con la conseguenza che, in caso contrario, egli è comunque responsabile anche se ha eseguito fedelmente il progetto e le indicazioni, mentre va esente da responsabilità se il committente, reso edotto delle carenze e degli errori, gli abbia chiesto di dare egualmente esecuzione al progetto o abbia ribadito le indicazioni, riducendosi in tale ipotesi l'appaltatore al rango di «nudus minister».
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Controllo della congruità e completezza del progetto e della direzione lavori - Sussistenza.
1. In tema di appalto la circostanza che l'appaltatore esegua l'opera su progetto del committente o fornito dal committente non lo degrada, per ciò solo, al rango di «nudus minister» poiché la fase progettuale non interferisce nel contratto e non ne compone la struttura sinallagmatica, esulando dagli obblighi delle rispettive parti. Ne consegue che l'appaltatore è tenuto non solo ad eseguire a regola d'arte il progetto, ma anche a controllare, con la diligenza richiesta dal caso concreto e nei limiti delle cognizioni tecniche da lui esigibili, la congruità e la completezza del progetto stesso e della direzione dei lavori, segnalando al committente, anche nel caso di ingerenza di costui, gli eventuali errori riscontrati, quando l'errore progettuale consiste nella mancata previsione di accorgimenti e componenti necessari per rendere il prodotto tecnicamente valido e idoneo a soddisfare le esigenze del committente.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Anche in caso d'ingerenza del committente nella direzione lavori - Limiti.
1. In tema di appalto, anche nel caso in cui risulti contrattualmente riservato al committente il potere di ingerirsi nella direzione dei lavori appaltati, deve intendersi di massima mantenuto all'appaltatore un margine di autonomia che gli impone di attenersi comunque alle regole dell'arte e di assicurare alla controparte il risultato tecnico conforme alle sue esigenze, cosicché la responsabilità dell'appaltatore può restare esclusa solo quando egli abbia reso edotto il committente dell'erroneità e dell'incongruenza delle istruzioni impartitegli e ciò nonostante abbia dovuto attenersi a dette istruzioni per essergli state le stesse ribadite.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Sua condotta colposa in lavori condominiali.
1. Qualora un medesimo evento dannoso in pregiudizio di un soggetto sia stato provocato da distinte ed autonome condotte (nel caso di specie, danni da infiltrazioni provocati sia dalla condotta omissiva del condominio che dalla successiva condotta colposa dell'appaltatore al quale erano stati affidati i lavori di ripristino del lastrico solare) di per sé stesse idonee e sufficienti a cagionare eventi dannosi o pericolosi ontologicamente separati, verificatisi nel periodo in cui l'immobile era nella custodia esclusiva dell'uno o dell'altro, non insorge una situazione di contitolarità passiva nel debito e non si fa luogo a solidarietà.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Costruzione di fabbricato - Mancata esecuzione di opere per la prevenzione di sinistri - Sinistro poi verificatosi - Spese a carico dell'impresa e non dell'assicuratore.
1. Nel caso in cui, nel corso della costruzione di un fabbricato, l'imprenditore tralascia di compiere le opere necessarie per evitare il sinistro e le compia dopo che il sinistro si è verificato per evitare o diminuire il danno, le spese relative rimangono a suo carico e non si trasferiscono all'assicuratore della responsabilità civile connessa alla costruzione del fabbricato; ciò perché, se le opere fossero state eseguite al tempo dovuto, si sarebbe evitato il sinistro e nessuna opera sarebbe stata necessaria per evitare o ridurre il danno.
1. Appalti ll.pp. - Responsabilità dell’appaltatore - Danni alla P.A. per illeciti nelle procedure - Azione di responsabilità - Prescrizione - Termine - Decorrenza.
1. Negli appalti di lavori pubblici, qualora non vengano rispettate le procedure, il termine di prescrizione dell’azione di responsabilità decorre dal collaudo o comunque dal momento in cui la pubblica amministrazione può in concreto conoscere il comportamento illecito e il danno.
1. Direttore dei lavori - Responsabilità - Nominato dal committente o dall’appaltatore - Danni a terzi dall’esecuzione lavori - Responsabilità extracontrattuale.
1. La natura della responsabilità del direttore dei lavori nominato dal committente o dall’appaltatore - da valutare alla stregua della diligentia quam in concreto in relazione alla competenza professionale dallo stesso esigibile - per un fatto dannoso cagionato ad un terzo dall’esecuzione di essi, è di natura extracontrattuale. In relazione poi al direttore dei lavori dell’appaltatore egli risponde del danno derivato al terzo se ha omesso di impartire le opportune direttive per evitarlo e di assicurarsi della loro osservanza, ovvero di manifestare il proprio dissenso alla prosecuzione dei lavori stessi astenendosi dal continuare a dirigerli in mancanza di adozione delle cautele disposte.
1. Appalti - Responsabilità dell’appaltatore - Appaltatore nudus minister privo della necessaria capacità tecnico-organizzativa - Responsabilità - Esclusione.
1. La responsabilità dell’appaltatore per i vizi e le difformità dell’opera deve essere esclusa qualora il committente si sia ingerito nell’esecuzione dell’opera, riducendo il primo a nudus minister, ovvero abbia incaricato di detta esecuzione una impresa che sapeva essere priva delle capacità tecniche ed organizzative necessarie per la realizzazione dell’opera affidatale.
Negli appalti, in ipotesi di responsabilità per vizi dell’opera, l’appaltatore, anche quando sia chiamato a realizzare un progetto altrui, è sempre tenuto a rispettare le regole dell’arte ed è soggetto a responsabilità anche in caso di ingerenza del committente. Ne consegue che la responsabilità dell’appaltatore, con il conseguente obbligo risarcitorio, non viene meno neppure in caso di vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori se egli, accortosi del vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso concreto.
1. In tema di appalto, il committente si trova, rispetto ai materiali acquistati dall'appaltatore presso terzi e messi in opera in esecuzione del contratto, in una posizione analoga a quella dell'acquirente successivo nell'ipotesi della cd. «vendita a catena», potendosi, conseguentemente, configurare, in suo favore, due distinte fattispecie di azioni risarcitorie: quella contrattuale (esperibile soltanto nei confronti del «venditore immediato», e cioè dell'appaltatore), in quanto, nonostante l'identità dell'oggetto e del contenuto delle rispettive obbligazioni, ciascuna vendita conserva la propria autonomia strutturale, sicchè non è consentito trasferire nei confronti dei precedenti venditori l'azione risarcitoria dell'acquirente danneggiato (ciò che legittima, poi, l'appaltatore, in quanto rivenditore ultimo, ed ogni rivenditore precedente, a rivolgersi al proprio venditore per essere tenuto indenne di quanto versato al subacquirente ove quanto dovuto a quest'ultimo debba considerarsi parte integrante del danno subito per la violazione degli obblighi contrattuali assunti dal precedente venditore nei confronti di esso venditore successivo); quella extracontrattuale, con la quale il committente-destinatario finale dei materiali è legittimato a far valere, anziché la responsabilità contrattuale dell'appaltatore (in quanto proprio venditore, o in concorso con essa, relativa ai danni propriamente connessi all'inadempimento in ragione del vincolo negoziale, e deducibili con l'azione contrattuale ex art. 1668 - corrispondente, per l'appalto, a quella ex art. 1494, comma 2 relativa alla compravendita -), quella aquiliana del fabbricante in ragione dei danni sofferti per i vizi dei materiali posti in opera in relazione a propri interessi sorti, e svolgentesi al di fuori del contratto di appalto (ed aventi, perciò, natura di diritti assoluti).
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Per danni del committente - Responsabilità anche del progettista o direttore lavori - Condizioni.
1. L'appaltatore e il progettista e direttore dei lavori sono solidalmente responsabili dei danni risentiti dal committente in conseguenza dei loro concorrenti inadempimenti, ancorché relativi a contrati differenti; infatti i coautori di un illecito aquiliano rispondono in solido nei confronti del danneggiato, quand'anche le rispettive condotte siano state tra loro indipendenti, a condizione che esse abbiano concorso in modo efficiente alla produzione dell'evento.
1. Progettista e direttore dei lavori - Responsabilità - Danni del committente - Responsabile in solido con l'appaltatore - Condizioni.
1. Il progettista-direttore dei lavori e l'appaltatore sono solidalmente responsabili dei danni risentiti dal committente in conseguenza dei loro concorrenti inadempimenti, ancorché relativi a contratti differenti (in forza del principio, in tema di appalto, secondo cui i coautori di un illecito aquiliano rispondono in solido nei confronti del danneggiato, quand'anche le rispettive condotte siano state tra loro indipendenti, a condizione che esse abbiano concorso in modo efficiente alla produzione dell'evento).
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Danni - Per cattiva esecuzione progetto - Anche se in osservanza direttive committente.
1. Nel contratto di appalto, l'appaltatore dispone di ampia discrezionalità tecnica ed organizzativa, e pertanto risponde del risultato anche quando abbia eseguito l'opera secondo le direttive del committente, essendo obbligato ad osservare le regole dell'arte ed a segnalare al committente gli errori delle prescrizioni da questo impartite che non si uniformino alle predette regole. Ne consegue che è sempre l'appaltatore a rispondere dei danni derivanti dalla cattiva esecuzione del progetto, mentre il committente non è tenuto ad effettuare alcuna sorveglianza nel corso della esecuzione del contratto allorquando i lavori si sono svolti nella piena autonomia dell'appaltatore.
1. Direttore dei lavori - Obblighi e responsabilità.
1. In tema di responsabilità conseguente a vizi o difformità dell'opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente, sebbene presti un opera professionale in esecuzione di un'obbligazione di mezzi e non di risultati, poiché è chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l'impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all'opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente - preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della «diligentia quam in concreto»; costituisce, pertanto, obbligazione del direttore dei lavori l'accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell'opera al progetto, sia delle modalità dell'esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica. Conseguentemente non si sottrae a responsabilità ove ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l'ottemperanza da parte dell'appaltatore ed, in difetto, di riferirne al committente.
1. Progetto - Errori - Mancata denuncia dell'appaltatore - Sua responsabilità.
1. L'appaltatore che debba eseguire un progetto fornitogli dal committente è responsabile verso quest'ultimo dei vizi dell'opera derivanti dallo stesso progetto sia nel caso in cui, pur essendosi accorto di tali errori, non li abbia denunziati tempestivamente al committente, sia se non li abbia rilevati ma avrebbe potuto e dovuto riconoscerli con la normale diligenza nei limiti delle sue cognizioni tecniche. L'autore è invece esentato da responsabilità se dimostri di aver manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto a eseguire il progetto come "nudus minister" per le insistenze del committente a rischio del medesimo.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Opera non completata - Disciplina ex artt. 1453 e 1455 e non 1667 e 1668 Cod. civ.
1. Le disposizioni speciali in tema di inadempimento del contratto di appalto (artt. 1667, 1668 e 1669 Cod. civ.) integrano, ma non escludono, l'applicazione dei principi generali in materia di inadempimento contrattuale che sono applicabili quando non ricorrano i presupposti delle norme speciali, nel senso che la comune responsabilità dell'appaltatore di cui agli artt. 1453 e 1455 Cod. civ. sorge quando egli non esegue interamente l'opera o, se l'ha eseguita, si rifiuta di consegnarla o vi procede con ritardo rispetto al termine di esecuzione pattuito, mentre la differente responsabilità dell'appaltatore, inerente alla garanzia per i vizi o difformità dell'opera, prevista dagli artt. 1667 e 1668 Cod. civ., ricorre quando il suddetto ha violato le prescrizioni pattuite per l'esecuzione dell'opera o le regole imposte dalla tecnica; pertanto, nel caso di omesso completamento dell'opera, anche se questa per la parte eseguita risulti difettosa o difforme, non è consentito, al fine di accertare la responsabilità dell'appaltatore per inesatto adempimento, far ricorso alla disciplina della suindicata garanzia che richiede necessariamente il totale compimento dell'opera.
1. Appalti - Progetto - Errori - Responsabilità anche dell'appaltatore - Condizioni.
1. In tema di appalto gli errori del progetto fornito dal committente ricadono su quest'ultimo ed escludono la responsabilità dell'appaltatore solo quando questi si ponga, rispetto a quello, per espressa previsione contrattuale come "nudus minister", come passivo strumento nelle mani del committente, direttamente e totalmente condizionato dalle istruzioni ricevute senza nessuna possibilità di iniziativa e vaglio critico, laddove in ogni altro caso la prestazione dovuta dall'appaltatore implica anche il controllo e la correzione degli eventuali errori del progetto fornitogli.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Anche per realizzazione di progetto altrui - Obbligo di controllo correzione degli eventuali errori.
1. L'appaltatore, anche quando realizzi un progetto altrui sotto il controllo e la vigilanza di un tecnico incaricato dal committente ma conservando una propria autonomia, ha l'obbligo di controllare e correggere gli eventuali errori di progetto in quanto è tenuto ad eseguire l'opera secondo le regole dell'arte e ad assicurare un risultato tecnico conforme alle esigenze del committente; conseguentemente è responsabile per i vizi imputabili al progetto fornito dal committente salvo che abbia operato come nudus minister in condizione di completa subordinazione alle direttive da quello impartite anche a mezzo del direttore dei lavori.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Verifica delle strutture o delle fondazioni preparate dal committente o da terzi - Suo obbligo.
1. L'appaltatore o il prestatore d'opera incaricato della realizzazione di opere edilizie da eseguire su strutture o basamenti preparati dal committente o da terzi, viola il dovere di diligenza stabilito dall'art. 1175 Cod. civ., se non si accerta, nei limiti delle comuni regole dell'arte, dell'idoneità delle anzidette strutture a reggere l'ulteriore opera commessagli e ad assicurare la buona riuscita della medesima e viola altresì i doveri di adempiere alla obbligazione con correttezza e buona fede se, avendo accertato l'inidoneità di tali strutture, procede egualmente all'esecuzione dell'opera.
1. Appalti - Equo compenso - Presupposti - Mancata previsione contrattuale e imprevedibilità.
1. In tema di appalto, la norma del secondo comma dell'art. 1664 Cod. civ. dev'essere interpretata nel senso che presupposto per il diritto dell'appaltatore all'equo compenso, ivi previsto, sia non solo la mancata previsione nel contratto d'appalto delle difficoltà di esecuzione dell'opera derivanti da cause geologiche, idriche e simili, bensì anche la loro imprevedibilità al momento della sua stipulazione, sulla base della diligenza media richiesta dall'attività esercitata, in quanto la suddetta norma costituisce - non diversamente da quella del primo comma dello stesso art. 1664 - una specificazione del principio generale di cui all'art. 1467 2°comma Cod. civ., secondo il quale nei contratti a prestazioni corrispettive, ad esecuzione continuata o periodica o differita, ciascuna parte assume su di sé il rischio degli eventi che alterino il valore economico delle rispettive prestazioni, entro i limiti rientranti nell'alea normale del contratto, che, pertanto, dev'essere tenuta presente da ciascun contraente al momento della sua stipulazione e nel cui ambito, con riferimento all'appalto, vanno appunto ricondotti gli eventi indicati dal 2° comma dell'art. 1664, ove non siano stati imprevedibili secondo la cennata diligenza.
1. Appalti Difetti dell'opera Imputabili a errori di progetto o direzione lavori Responsabilità dell'appaltatore Sussistenza Condizioni.
1. L'appaltatore, anche quando è chiamato a realizzare un progetto altrui, è sempre tenuto a rispettare le regole dell'arte ed è soggetto a responsabilità anche in caso di ingerenza del committente; tale responsabilità, con il conseguente obbligo risarcitorio, non viene meno neppure in caso di vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori se l'appaltatore, accortosi del vizio, non lo abbia denunziato tempestivamente al committente manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione alla perizia ed alla capacità tecniche da lui esigibili nel caso concreto; in tale ipotesi la responsabilità dell'appaltatore può concorrere, laddove gli errori di progettazione e direzione gli siano imputabili e si tratti di vizi facilmente riconoscibili anche da un profano, ed è esclusiva qualora la sua ingerenza o quella del direttore dei lavori abbiano, per previsione contrattuale, escluso ogni potere di iniziativa e valutazione critica dell'appaltatore relegandolo nella posizione di «nudus minister» (Nella specie la S.C: ha confermato la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità esclusiva dell'appaltatore per il cedimento della copertura di un edificio realizzata, in assenza di divieti contrattuali di iniziativa, nonostante l'inidoneità delle strutture d'appoggio e la mancata esecuzione a cura del committente di opere ritenute necessarie ed espressamente richieste dall'appaltatore medesimo).
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Per omessa ultimazione dei lavori - Domanda del committente di adempimento - Ammissibilità.
1. Gli artt. 1667, 1668, 1669 Cod. civ., che disciplinano la responsabilità dell'appaltatore sul presupposto della realizzazione e consegna dell'opera commessa, non escludono l'applicabilità della disciplina generale dei contratti in base alla quale, in caso di omessa ultimazione dei lavori, il committente, ai sensi dell'art. 1453, 1° c. Cod. civ., può chiederne il completamento, indipendentemente dall'esercizio della facoltà - e non onere - del committente di controllare lo svolgimento dei lavori e di assegnare un termine per il rispetto delle condizioni stabilite, previsto dall'art. 1662 Cod. civ., per consentire, all'inutile decorso di esso, di domandare la risoluzione del contratto.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Progetto predisposto da terzi - Obbligo di verifica dell'idoneità e segnalazione delle carenze al committente - Mancata previsione di manufatti od accorgimenti necessari alla funzionalità dell'opera - Rilevanza.
1. Il principio secondo cui l'appaltatore, anche quando sia chiamato a realizzare un progetto altrui sotto il controllo e la vigilanza di un tecnico designato dal committente (e salvo il caso eccezionale di esclusione contrattuale di ogni suo potere di iniziativa e valutazione critica), è tenuto non solo ad eseguire a regola d'arte il progetto a cui è chiamato a dare esecuzione, ma anche a controllare, con la diligenza richiesta dal caso concreto e nei limiti delle cognizioni tecniche da lui esigibili, la congruità e completezza dello stesso, segnalando al committente gli eventuali errori riscontrati, trova applicazione anche quando l'errore progettuale consiste nella mancata previsione di accorgimenti o manufatti necessari per rendere le opere appaltate tecnicamente valide e funzionali rispetto alle esigenze del committente. (Nella specie la Corte suprema ha annullato la sentenza impugnata che aveva escluso la responsabilità dell'appaltatore per la realizzazione di locali destinati a magazzino per i quali era stata omessa la necessaria impermeabilizzazione del pavimento e delle pareti laterali, poggianti contro il terreno).
1. Appalti oo.pp. - Obblighi dell'appaltatore - Controllo materiali consegnati dal committente - Vi è compreso - Conseguenze.
1. L'obbligo dell'appaltatore di osservare le norme e le prescrizioni di natura tecnica nella realizzazione dell'opera comprende il controllo degli elementi e dei materiali che gli siano stati forniti dal committente, al quale deve comunicare gli eventuali difetti dei medesimi; pertanto, l'appaltatore, una volta dato l'avviso dei difetti al committente, deve astenersi dall'eseguire l'opera, per cui se vi dia ugualmente corso, resta esonerato dalla responsabilità soltanto nel caso in cui il committente abbia insistito nel pretendere l'esecuzione del contratto, assumendosi così in proprio il rischio.
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Cedimento delle fondazioni - Responsabilità solidale di appaltatore e progettista.
1. L'indagine sulla natura e sulla consistenza del suolo edificatorio rientra tra gli obblighi dell'appaltatore, in quanto l'esecuzione a regola d'arte di una costruzione dipende dall'adeguatezza del progetto rispetto alle caratteristiche geologiche del terreno su cui devono porsi le fondazioni; con la conseguenza che, nell'ipotesi in cui detta indagine non presenti difficoltà particolari, superiori alle conoscenze che devono essere assicurate dall'organizzazione necessaria allo svolgimento dell'attività edilizia, l'appaltatore deve rispondere, in solido col progettista (a sua volta, responsabile per inadempimento del contratto d'opera professionale, essendosi rivelata inadeguata la progettazione) dei vizi dell'opera dipendenti dal cedimento delle fondazioni dovuto alle caratteristiche geologiche del suolo, non tenute presenti dal progetto.
1. Appalti - Difetti dell'opera - Accettazione tacita dell'opera - Conseguente liberazione dell'appaltatore dalla garanzia ex art. 1667 Cod. civ. - Estensione ai rapporti per cui è previsto il collaudo - Ammissibilità - Limite - Previsione di esecuzione del collaudo da parte di terzo o su designazione della P.A. 2. Appalti - Difetti dell'opera - Responsabilità dell'appaltatore - Esonero per erronei interventi riparatori del committente - Esclusione. 3. Appalti - Difetti dell'opera - Mancata eliminazione da parte dell'appaltatore - Art. 1668 Cod. civ. - Azione del committente per risarcimento danni - Ammissibilità. 4. Appalti - Difetti dell'opera - Azione per riduzione del prezzo - Determinazione del deprezzamento - Criteri - Onere di prova del committente - Contenuto. 5. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Fornitura di materiali da parte del committente e nomina di direttore lavori - Causa di esonero da responsabilità - Inconfigurabilità - Limiti.
1. Il principio che, salva inequivoca volontà contraria del committente, ricollega alla ricezione, senza riserve, della consegna dell'opera eseguita dall'appaltatore la presunzione di tacita accettazione, la quale, implicando rinuncia del committente al diritto di verifica, libera, ai sensi dell'art. 1667 Cod. civ., l'appaltatore della garanzia per le difformità od i vizi riconoscibili sia previsto il collaudo che, in senso proprio, si concreta nella dichiarazione del committente, coeva o successiva alla verifica, della conformità dell'opera ai patti contrattuali ed alle regole dell'arte, ma non si estende ai casi in cui il collaudo debba essere effettuato da un terzo ed ancora meno, quando il collaudatore debba essere designato dalla P.A., perché la previsione di un siffatto collaudo si colloca in una prospettiva di garanzia degli interessi coinvolti dall'esecuzione dell'opera che è del tutto inconciliabile con la presunzione di unilaterale rinuncia al collaudo, sancita dall'art. 1665 Cod. civ. con esclusivo riferimento ad un rapporto nel quale la verifica costituisce solo una facoltà (rinunciabile) del committente. (Nella specie si trattava di collaudo dovuto ad una clausola di rinvio alla disciplina degli appalti delle opere pubbliche, inserita in un contratto di appalto per l'esecuzione di una costruzione, con contributo erariale, di alloggi di edilizia economica e popolare da assegnare ai soci di una cooperativa). 2. La responsabilità del costruttore per i vizi della cosa, siano questi riconducibili alla fattispecie regolata dall'art. 1669 Cod. civ., od a quella dell'art. 1667 stesso Codice, non può essere esclusa dall'errata esecuzione di interventi riparatori del committente o dei suoi aventi causa, tenuti a non aggravare le conseguenze del vizio e non a ripararlo. 3. La tutela apprestata al committente dall'art. 1668 Cod. civ., si inquadra nell'ambito della normale responsabilità contrattuale per inadempimento e pertanto, qualora l'appaltatore non provveda direttamente all'eliminazione dei vizi e dei difetti dell'opera, il committente, ove non intenda ottenere l'affermazione giudiziale dell'inadempimento con la relativa condanna dell'appaltatore e l'attuazione dei suoi diritti nelle forme dell'esecuzione specifica, può sempre chiedere il risarcimento del danno, nella misura corrispondente alla spesa necessaria all'eliminazione dei vizi, senza alcuna necessità del previo esperimento dell'azione di condanna all'esecuzione specifica. 4. Il committente che, deducendo difformità dell'opera eseguita dall'appaltatore, agisce per la riduzione del prezzo, ai sensi dell'art. 1668 Cod. civ., ha l'onere di provare il deprezzamento, non essendo questo un effetto necessario e costante delle difformità dell'opera, a meno che queste difformità non dipendano dall'impiego di materiali meno pregiati di quelli contrattualmente previsti o ad altre cause che per la loro intrinseca natura incidono sul pregio dell'opera; in tal caso la riduzione, che di regola deve essere determinata in base al raffronto del valore e del rendimento dell'opera pattuita con quelli dell'opera difettosamente eseguita, può anche farsi coincidere col costo delle opere necessarie per l'eliminazione delle difformità. 5. In materia di appalto il potere di controllo e di vigilanza del direttore dei lavori preposto dal committente non annulla l'autonomia dell'appaltatore che, salvo patto contrario, rimane conseguentemente tenuto a rispettare, nell'esecuzione dell'appalto, le regole dell'arte, al fine di assicurare un risultato tecnico conforme alle esigenze del committente e perciò, a controllare, tra l'altro, la qualità del materiale impiegato rispondendo dei vizi di tale materiale anche quando questo è fornito dal committente o da produttore da questo indicato, a meno che non provi che il controllo richiedeva cognizioni tecniche che eccedevano i limiti della diligenza dovuta o che ha dato pronto avviso al committente dell'inadeguata qualità del materiale ricevuto.
Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Risarcimento danni per suo inadempimento del contratto - Determinazione - Affidamento a terzi dell'esecuzione dell'opera - Esclusione dal risarcimento del maggior costo di materiali impiegati rispetto a quelli pattuiti.
In tema di risarcimento del danno, la compensazione del pregiudizio arrecato e la restituzione della situazione patrimoniale del soggetto leso non possono risolversi in un vantaggio, dovendo la determinazione delle conseguenze patrimoniali negative limitarsi alla perdita subita ed al mancato guadagno; pertanto, nel caso in cui il committente, in seguito all'inadempimento del contratto d'appalto, abbia fatto eseguire da altri la prestazione non esattamente adempiuta dall'appaltatore, col compimento di un'opera di maggior pregio, in virtù dell'impiego di materiali più costosi di quelli previsti nell'originario contratto d'appalto, il risarcimento del danno per l'inadempimento non si estende a compensare il costo dei materiali più onerosi di quelli pattuiti.
1. Appalti - Contratto - Responsabilità dell'appaltatore - Esclusione - Per ingerenza del committente nella direzione lavori - Condizioni.
1. Appalti - Contratto - Fatti illeciti dell'appaltatore - Responsabilità indiretta del committente - Inconfigurabilità. 2. Appalti oo.pp. - Danni a terzi - Pur se derivanti dalle disposizioni del committente - Responsabilità dell'appaltatore - Limiti.
1. In materia di appalto, anche di opera pubblica, non è configurabile a carico dell'appaltante una responsabilità indiretta per fatto illecito dell'appaltatore, il quale, data la sua posizione di autonomia, non è un semplice esecutore degli ordini del committente ma assume il rischio organizzativo ed economico dell'opera, a meno che, in base ai patti contrattuali, l'esecuzione dei lavori sia sottratta all'autonomia propria dell'appaltatore e riservata all'immediata ed esclusiva direzione del committente, giacché in tal caso il primo si presenta quale mero esecutore degli ordini del secondo, in modo non dissimile da un lavoratore dipendente. 2. Anche nell'appalto di opera pubblica l'appaltatore, essendo tenuto a rilevare, nei limiti delle sue capacità tecniche e delle cognizioni richiestegli quale imprenditore del particolare ramo, eventuali carenze ed errori, nelle disposizioni impartitegli dal committente o dal direttore dei lavori nominato dallo stesso, è responsabile per i danni cagionati a terzi nell'esecuzione dell'opera anche se derivanti dall'imperfezione del progetto, a meno che non dimostri di aver manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto a seguirlo, quale nudus minister, nella ragionevole opinione che dalla fedele attuazione di esso non sarebbe derivato alcun danno a terzi. (Nella specie, in base al principio suddetto, la Corte suprema ha confermato la sentenza di merito che aveva affermata la responsabilità dell'appaltatore per i danni arrecati ad un fondo dalla mancata progettazione e realizzazione, nella costruzione di un impianto sportivo, di un sistema di convogliamento e raccolta delle acque meteoriche, in base al rilievo che i requisiti tecnico-operativi e professionali dell'appaltatore avrebbero dovuto consentirgli di rendersi conto dei pericoli insiti nella lacuna anzidetta e di segnalarli al committente).
1. Appalti - Responsabilità dell'appaltatore - Esecuzione di specifiche direttive del committente - Esonero da responsabilità nei rapporti interni - Condizioni -Prospettazione degli inconvenienti tecnici ed eventuali pericoli - Sufficienza - Rifiuto di compiere l'opera - Non è richiesto - Fattispecie.
1. Il principio in base al quale l'Autonomia e la responsabilità dell'appaltatore nell'esecuzione dell'opera non vengono meno per il fatto che egli abbia ottemperato a specifiche richieste o direttive del committente opera a tutela dei diritti assoluti dei terzi che possono subire lesioni per effetto della supina esecuzione da parte dell'appaltatore di dette direttive, ma non anche nei rapporti interni tra appaltatore (o prestatore d'opera) e committente, nei quali obbligo del primo è solo quello di prospettare al secondo gli inconvenienti tecnici ed eventualmente i pericoli derivanti dall'esecuzione dell'opera secondo le sue direttive e richieste, ma non quello di rifiutare il compimento dell'opera stessa. (Nella specie, il prestatore d'opera aveva prospettato l'inadeguatezza degli interventi di riparazione parziale del motore di un autoveicolo che il committente aveva egualmente voluti).
1. Appalti - Difetti gravi - Per inidoneità delle fondazioni - Responsabilità del progettista - Configurabilità Condizioni.
1. In tema di appalto, sebbene l'indagine sulla natura e consistenza del suolo edificatorio rientri nei compiti dell'appaltatore e non del progettista, quest'ultimo è responsabile dei gravi vizi di costruzione dipendenti dalla mancanza di fondazioni idonee alla particolare situazione geologica del terreno su cui insiste l'edificio, qualora prima di redigere il progetto non abbia richiesto a colui che gli ha conferito l'incarico (committente od appaltatore) un'adeguata indagine sulla natura e consistenza del terreno; in tal caso egli, infatti, contravviene all'obbligo di osservare la diligenza prevista dall'art. 1176 C.c., non potendo, in mancanza di precisi dati geofisici, scegliere un determinato tipo di fondazione e procedere alla formazione del progetto.
1. Appalto o vendita - Criterio distintivo. 2. Appalto - Contratto - Obblighi dell'appaltatore - Esecuzione ed impostazione dei lavori con la dovuta perizia - Direttive del committente - Accettazione - Dovere - Limite.
1. Il criterio distintivo da adottare, ai fini della differenziazione tra i contratti di appalto e vendita, quando alla prestazione di fare, caratterizzante l'appalto, si affianchi anche quella di dare, caratterizzante la vendita, come nell'ipotesi in cui i materiali siano forniti dallo stesso appaltatore, deve avere riguardo alla prevalenza o meno del lavoro sulla materia, da considerarsi, però, non in senso oggettivo, ma con riguardo alla volontà dei contraenti, al fine di accertare, nei singoli casi, se la somministrazione della materia sia un semplice mezzo per la produzione dell'opera ed il lavoro lo scopo del negozio (appalto) oppure se il lavoro sia il mezzo per la trasformazione della materia ed il conseguimento della cosa l'effettiva finalità del negozio medesimo (vendita). 2. Nel contratto di appalto non solo l'esecuzione dei lavori deve avvenire con l'osservanza della perizia che a ciascun campo di attività inerisce, ma anche l'impostazione dell'opera stessa, nella sua progettazione e nelle sue direttiva generali, deve corrispondere ad una funzionalità ed utilizzabilità tali da non renderla superflua; l'appaltatore, quindi, fuori dal caso eccezionale in cui agisca come nudus minister del committente, non può limitarsi ad accettare qualsiasi direttiva di costui, col rischio di rendere tutta l'opera non solo inutile ma anche dannosa, ma ha il dovere di prospettargli eventuali obiezioni tecniche che in ipotesi si frappongano all'esecuzione di un dato lavoro.
1. Vizi e difetti - Domanda di risoluzione del contratto e domande di riduzione del prezzo o di eliminazione dei vizi - Compatibilità - Conseguenze - Inapplicabilità del divieto ex art. 1453, 2° c., C.c. 2. Vizi e difetti - Costruzione di edificio su progetto fornito dal committente - Indagine sulla consistenza del suolo - Obbligo dell'appaltatore - Difetti dell'opera derivanti da vizi od inidoneità del suolo - Responsabilità dell'appaltatore. 3. Progetto oo.pp. - Verifica della corrispondenza allo stato effettivo dei luoghi - Obbligo del direttore dei lavori - Circolare Min. II.pp. 1967 n. 3797 - Applicabilità - Inosservanza - Conseguenze.
1. In materia di appalto, le domande di risoluzione del contratto e quelle di riduzione del prezzo o di eliminazione dei vizi non sono reciprocamente incompatibili, per cui ne è ammissibile la cumulativa proposizione in un unico giudizio, poiché l'actio quanti minoris non è richiesta di esatto adempimento, con la conseguenza che, quanto ai suoi rapporti con la domanda di risoluzione, non opera il divieto posto dall'art. 1453, 2° c., C.c. - che impedisce di chiedere l'adempimento dopo che sia stata domandata la risoluzione del contratto, mentre, per ciò che concerne i rapporti fra la domanda di risoluzione ed eliminazione dei vizi, l'esatto adempimento richiesto con questa seconda incorre nel divieto suddetto nei soli limiti in cui sussista l'interesse attuale del contraente che ha chiesto la risoluzione, cosicché non può escludersi la proponibilità di entrambe le medesime domande in un unico giudizio, per l'eventualità del venir meno di tale interesse e quindi in rapporto di subordinazione della seconda alla prima. 2. Nell'appalto per la costruzione di edificio in base a progetto fornito dal committente, l'indagine sulla natura e la consistenza del suolo edificatorio rientra negli obblighi dell'appaltatore, ove manchi una diversa previsione contrattuale; in tale situazione, pertanto, i difetti della costruzione derivanti da vizi o da inidoneità del suolo comportano la responsabilità dell'appaltatore. 3. Le norme contenute nella Circolare del Ministero dei lavori pubblici 6 novembre 1967 n. 3797, che fanno carico al direttore dei lavori di verificare la rispondenza dello stato effettivo dei luoghi a quello descritto in progetto e, se appare necessario, eseguire saggi sui terreni di fondazione per prendere esatta cognizione dei suoli medesimi, ancorché dettate per gli appalti di opere pubbliche, riflettono regole generali di comune prudenza sicché la loro inosservanza integra una colpa grave che comporta la responsabilità del direttore dei lavori nei confronti del committente ai sensi degli art. 1176 e 2236 C.c.
1. Appalto - Responsabilità dell'appaltatore - Limiti
1. In materia di appalto - ad eccezione dell'ipotesi in cui l'Appaltatore sia tenuto, per contratto, ad eseguire il progetto predisposto e le istruzioni ricevute senza alcuna possibilità di ingerenza - la funzione direttiva eventualmente riservata al Committente riduce ma non annulla l'autonomia dell'Appaltatore, che è una connotazione tipica del contratto di appalto, essendo egli comunque obbligato ad osservare le regole dell'arte e ad assicurare un risultato tecnico conforme alle esigenze del Committente.
1. Danni a terzi - Responsabilità dell'appaltatore, che non sia « nudus minister » del committente
1. L'autonomia e la conseguente responsabilità dell'appaltatore nell'esecuzione dell'opera non vengono meno per il fatto che egli abbia ottemperato a specifiche richieste o direttive del committente, non essendo tale circostanza idonea a trasformarlo in un nudus minister di quest'ultimo e non essendo, comunque, egli tenuto a seguire supinamente direttive che importino lesioni di diritti assoluti di terzi, ai quali non può, pertanto, opporre di aver cagionato il danno nell'esecuzione degli obblighi assunti verso il committente col contratto di appalto.
1. Appalto - Obblighi e responsabilità - Inadempienze dell'appaltatore - Facoltà del committente ex art. 1668 C.c. di fissare un congruo termine per l'adempimento - Mancato esercizio - Applicazione delle norme generali sulla risoluzione e sull'inadempimento dei contratti - Ammissibilità. 2. Professionista - Obblighi e responsabilità - Inadempienze - Facoltà del committente ex art. 2224 C.c. di fissare un congruo termine per l'adempimento - Mancato esercizio - Applicazione delle norme generali sulla risoluzione e sull'inadempimento dei contratti - Ammissibilità.
1. e 2. Il rimedio concesso al Committente nel contratto d'opera dal 1° c. dell'art. 2224 C.c. e nell'appalto dall'art. 1668, 1° c., (entrambi riproducenti sostanzialmente il disposto dell'art. 1454 sulla diffida ad adempiere) di fissare un congruo termine rispettivamente al Prestatore d'opera e all'Appaltatore che non procedono all'esecuzione dell'opera secondo le condizioni del contratto ed a regola d'arte, affinché si conformino a tali condizioni, ha carattere facoltativo, sicché, anche nel caso che non se ne sia avvalso, il Committente, qualora sussista la colpa del Prestatore d'opera o dell'Appaltatore, può valersi delle norme generali sulla risoluzione e sull'inadempimento dei contratti, ivi compreso l'art. 1460 C.c.
1. Danni a terzi - Responsabilità dell'appaltatore, che non sia semplice esecutore, insieme col committente.
1. L'appaltatore di un'opera, a differenza del semplice esecutore, è anch'egli responsabile di eventuali lesioni che dall'opera stessa possano derivare a diritti di terzi o a situazioni possessorie tutelabili ed è, pertanto, passivamente legittimato, insieme col committente, all'azione possessoria contro di lui promossa, essendo corollario della sua autonomia l'obbligo di accertarsi che l'opera commessagli non sia pregiudizievole a terzi.
1. Vizi e difetti - Per inidoneità del suolo edificatorio - Responsabilità dell'appaltatore e non del progettista o del committente.
1. Nell'appalto per la costruzione di un edificio, in base a progetto fornito dal committente, l'indagine sulla natura e consistenza del suolo edificatorio rientra nei compiti dell'appaltatore, e non del progettista, ove manchi una diversa previsione contrattuale. In tale situazione, pertanto, i difetti della costruzione, derivanti da vizi ed inidoneità del suolo, comportano la responsabilità dell'appaltatore, e non quella (concorrente o meno) del progettista o del committente.
In tema di contratto di appalto, il vincolo di responsabilità solidale fra l'appaltatore ed il progettista e direttore dei lavori, i cui rispettivi inadempimenti abbiano concorso in modo efficiente a produrre il danno risentito dal committente, trova fondamento nel principio di cui all'art. 2055 cod. civ., il quale, anche se dettato in tema di responsabilità extracontrattuale, si estende all'ipotesi in cui taluno degli autori del danno debba rispondere a titolo di responsabilità contrattuale. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva riconosciuto la responsabilità solidale del progettista e direttore dei lavori e dell'appaltatore per i difetti della costruzione dipendenti dal cedimento delle fondazioni dovuto alle caratteristiche geologiche del suolo, rientrando nei compiti di entrambi l'indagine sulla natura e consistenza del terreno edificatorio).
1. Appalti - Responsabilità dell’appaltatore - Materiali difettosi forniti dal committente - Conseguenze
1. L’appaltatore risponde dei difetti dell’opera avendo accettato senza riserve i materiali fornitegli dal committente, che presentavano vizi o difformità che egli avrebbe potuto e dovuto conoscere essendo “un tecnico dell’arte”. (Nella specie, si trattava della scadente qualità del conglomerato cementizio impiegato, fornito, dal committente).
Sent.C. Cass. 13/02/2009, n. 3659
1. Appalti - Subappalto - Obbligazione del subappaltatore, di risultato – Conseguenza
1. Nel contratto di subappalto, poiché l’obbligazione assunta dal subappaltatore ha ugualmente natura di obbligazione «di risultato» e non di mezzi, anche nel caso di affidamento dell’incarico sulla base di un progetto già predisposto, la diligenza nell’adempimento deve essere valutata in base ai criteri dell’art. 1176, c.2 Cod. civ.; ne consegue che permane l’obbligo del subappaltatore di segnalare al subcommittente gli inconvenienti derivanti dalle direttive ricevute, riducendosi il ruolo del subappaltatore al rango di «nudus minister», come tale esente da responsabilità, soltanto nell’estrema ipotesi di conferma delle precedenti disposizioni.
1. Appalti ll.pp. - Responsabilità dell’appaltatore - Non esclusa da sua accettazione delle direttive dei tecnici P.A. 2. Appalti ll.pp. - Responsabilità dell’appaltatore - Tenuto a realizzare l’opera a regola d’arte
1. La responsabilità dell’appaltatore per difformità e vizi dell’opera non può essere esclusa per il fatto che il medesimo abbia accettato le direttive dei tecnici della stazione appaltante, perchè, nel contratto di appalto, non solo l’esecuzione dell’opera deve avvenire con l’osservanza della perizia necessaria per i lavori da eseguirsi, ma anche l’impostazione dell’opera deve corrispondere ad una funzionalità ed utilizzabilità tali da renderla accettabile, a meno che lo stesso appaltatore non dimostri di aver agito come «nudus minister» del committente. 2. L’appaltatore è tenuto a realizzare l’opera a regola d’arte, osservando, nell’esecuzione della prestazione, la diligenza qualificata ai sensi dell’art. 1176, c. 2, Cod. civ. quale modello astratto di condotta, che si estrinseca (sia egli professionista o imprenditore) nell’adeguato sforzo tecnico, con impiego delle energie e dei mezzi normalmente ed obiettivamente necessari od utili in relazione alla natura dell’attività esercitata, volto all’adempimento della prestazione dovuta ed al soddisfacimento dell’interesse creditorio, nonché ad evitare possibili eventi dannosi.
1. Negli appalti di lavori pubblici la clausola contrattuale con cui, riproducendo il contenuto dell’art. 1, D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, l’impresa dichiara di aver esaminato la situazione dei luoghi e di averne valutato i riflessi sull’esecuzione dell’opera, lungi da costruire una mera clausola di stile o dal risolversi in un riconoscimento della remuneratività dei prezzi dell’appalto, si traduce in un’attestazione della presa di conoscenza delle condizioni locali e di tutte le circostanze che possono influire sull’esecuzione dell’opera. Rientra poi tra gli obblighi di diligenza dell’appaltatore di opera pubblica o privata il controllo della validità tecnica del progetto fornito dal committente, anche in relazione alle caratteristiche del suolo su cui l’opera deve sorgere, posto che dalla corretta progettazione, oltre che dall’esecuzione dell’opera, dipende il risultato promesso. Pertanto la scoperta in corso d’opera di peculiarità geologiche del terreno tali da impedire l’esecuzione dei lavori, non può essere invocata dall’appaltatore per esimersi dall’obbligo di accertare le caratteristiche idrogeologiche del terreno sul quale l’opera deve essere realizzata e per pretendere una dilazione od indennizzo, essendo egli tenuto a sopportare i maggiori oneri derivanti dalla ulteriore durata dei lavori, mentre la sua responsabilità è esclusa solo se le condizioni geologiche non siano accertabili con l’ausilio di strumenti, conoscenze e procedure normali.
1. Appalti ll.pp. - Responsabilità dell’appaltatore - Realizzazione di un rilevato ferroviario - Rispetto del progetto e senza la creazione di situazioni di pericolo per la manodopera e per terzi - Possibilità di deformazioni dell’opera nel tempo per la natura argillosa del terreno - Responsabilità dell’appaltatore - Esclusione
1. L’appaltatore incaricato della realizzazione di un rilevato ferroviario, il quale, attenendosi alle previsioni del progetto fornitogli dal committente, realizzi l’opera senza creare situazioni di pericolo per l’incolumità delle maestranze e per quella pubblica, è esente da responsabilità anche quando non possa escludersi nel lungo termine la possibilità di deformazioni dell’opera stessa a causa del lento movimento franoso connesso alla natura argillosa del terreno. In questo caso, infatti, resta nell’area esclusiva di governo del committente la scelta degli interventi funzionali al conseguimento delle finalità dell’opera ed all’impiego delle risorse finanziarie, in relazione alla previsione di interventi successivi nel tempo, diretti alla conservazione al potenziamento ed alla eventuale sostituzione dell’opera stessa.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1668
 art. 1668
 art. 1494
 art. 1664
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1667
 Art. 1668
 sentenza 
 art. 1453
 art. 1176
 art. 1668
 art. 2224
 sentenza 
 Cass.