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Rassegna stampa 05 settembre 2019 - Studio Legale Roma - P&I Guccione e Associati
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di Alessia peilex|Pubblicato 5 settembre 2019
04/09/2019 14.09 – Quotidiano Enti Locali e Pa
Obbligo di verifica di congruità anche su affidamenti ad aziende speciali
Un Comune può costituire un’azienda speciale alla quale affidare in house un servizio pubblico precedentemente gestito da una società fallita, partecipata dall’ente, ma l’affidamento è comunque assoggettato alla verifica di congruità economica. La vicenda Il Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza n. 5444/2019ha preso in esame il caso di un’amministrazione che, dopo il fallimento di una società da essa interamente partecipata alla quale aveva affidato il servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, ha costituito un’azienda speciale in base all’articolo 114 del Tuel, alla quale ha affidato lo stesso servizio.Al Comune era stata contestata la violazione dell’articolo 14 del Dlgs 175/2016 secondo il quale nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita. La decisione Il Consiglio di Stato ha chiarito che la pubblica amministrazione controllante può gestire il servizio pubblico, in precedenza affidato alla società a partecipazione pubblica dichiarata fallita, mediante la costituzione di un’azienda speciale e, più in generale, attraverso forme di gestione diverse dalla società a partecipazione pubblica, come pure decidere di rivolgersi al mercato con una procedura di gara.Nella sentenza, infatti, i giudici amministrativi hanno evidenziato che il divieto ha a oggetto la costituzione di nuove società (nonché l’acquisizione di partecipazioni societarie e il loro mantenimento), per cui l’espresso riferimento a una delle modalità di gestione del servizio pubblico (la società a partecipazione pubblica) porta a escludere dal divieto le altre modalità, per la presunzione dell’uso preciso e consapevole da parte del legislatore dell’espressioni contenute nelle norme. Secondo il Consiglio di Stato, l’estensione del divieto ad altre modalità di gestione del servizio pubblico potrebbe avvenire solo attraverso un’interpretazione analogica, ma la norma è derogatoria dell’ordinaria capacità d’agire delle amministrazioni pubbliche e, per questo, ne è vietata l’interpretazione analogica secondo l’articolo 14 delle preleggi: pertanto, il divieto non può essere esteso a casi diversi da quello cui espressamente si riferisce. L’azienda speciale I giudici amministrativi hanno evidenziato come l’azienda speciale abbia del resto caratteri diversi da quelli della società a partecipazione pubblica, in quanto è un ente pubblico, appartenente alla categoria degli enti strumentali, con un’articolazione di organi ben differente da quelli societari (mancando l’assemblea), nonché con un regime normativo per i beni e le risorse umane di tipo pubblicistico. Quel che differenzia l’azienda speciale dalla società a partecipazione pubblica non è la natura dell’attività, che consiste pur sempre nella produzione in forma imprenditoriale di beni e servizi, e, piuttosto, nella condizione di più organico collegamento dell’azienda speciale all’ente locale.I giudici amministrativi hanno chiarito inoltre che, essendo l’azienda speciale il modello di gestione del servizio pubblico più vicino alla completa internalizzazione o autoproduzione del servizio stesso, essa è un soggetto in house, al pari della società a partecipazione pubblica cosiddetta in house, inteso come longa manus dell’amministrazione pubblica per la realizzazione di lavori o opere o per l’espletamento di servizi. L’affidamento del servizio pubblico a un’azienda speciale configura, pertanto, un cosiddetto affidamento in house. Sulla base di questa configurazione del rapporto con l’azienda speciale affidataria, l’amministrazione è tenuta a effettuare la valutazione sulla congruità economica dell’offerta di soggetti in house, avuto riguardo all’oggetto e al valore della prestazione, dando conto nella motivazione del provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, secondo quanto stabilito dall’articolo 192, comma 2, del Dlgs 50/2016.
05/09/2019 – La Provincia Pavese
Il Tar boccia il Comune le quote di Asm Energia ritornano in bilico
affare da 12 milioni
Accolto il ricorso di Bluenergy per il 45% della società ma la municipalizzata si rivolgerà al Consiglio di Stato
VIGEVANO. Si complica il tentativo di acquisto delle quote private di Asm Vigevano e Lomellina da parte della holding. Con una sentenza, il Tar della Lombardia ha, infatti, accolto il ricorso presentato nel 2018 da “Bluenergy Group Spa”, cancellando, di fatto, in un attimo, le delibere di consiglio comunale del 28 settembre 2017 (revisione delle partecipazioni), del 26 maggio 2016 (stesso argomento), del 30 luglio 2018 (acquisto delle quote) e del 27 novembre scorso (trattative per l’ acquisto), nonché la delibera di giunta del 29 novembre 2018, contenente la bozza d’ accordo tra Asm Vigevano e Lomellina e Libera Energia. interessi contrastantiLa vicenda è complessa, così come ricostruire il ricorso vinto da Bluenergy. Da una parte ci sono, infatti, le ragioni del Comune di Vigevano, che ha deciso di acquistare il 45 per cento di Libera Energia (partner privato in Asm Energia) allo stesso prezzo offerto da Bluenergy (sfruttando il diritto di prelazione a parità d’ offerta, sancito dagli statuti societari). Dall’ altra c’ è la posizione della società friulana che non intende rinunciare alla possibilità di avere le quote di Asm Energia, evidentemente di chiaro interesse commerciale.Secondo il ricorso, il Comune di Vigevano non avrebbe potuto acquistare le quote perché la legge prevede piuttosto la dismissione dalle partecipazioni che non sono «servizi di interesse pubblici». In effetti, dal decreto Madia, in poi, si esclude la possibilità per un ente pubblico di costituire o restare in una società aventi per oggetto produzione di beni e servizi non necessarie per i propri fini istituzionali. Bluenergy aveva anche spedito una sorta di diffida ai consiglieri comunali di Vigevano, chiedendo di non deliberare l’ acquisizione delle quote per evitare problemi legali, poi puntualmente arrivati, e la possibile creazione di danni erariali. Le contromosse di asmLa difesa dell’ operato di Asm Vigevano davanti al Tar è stato prevalentemente basato sull’ interesse pubblico di offrire tariffe calmierate e metodi di pagamento dilazionati ai clienti, ma non è stato accolto completamente dai giudici amministrativi. Che succederà ora? Ieri sera il sindaco Andrea Sala ha riunito i capigruppo di maggioranza e opposizione per discutere della vicenda, insieme all’ avvocato Andrea Rodolfo Masera. Ha idee chiare l’ amministratore delegato di Asm Vigevano e Lomellina, Gianluca Zorzoli: «Chiederemo una sospensiva della sentenza e ricorreremo sicuramente al Consiglio di Stato – spiega. – Faremo di tutto per evitare l’ applicazione del dispositivo del Tar, perché la sentenza emessa secondo me non è corretta. Inoltre, la vendita è essenziale per risolvere i problemi di Libera Energia. Questa società è in procedura concorsuale di ristrutturazione del debito».Insomma, senza quei soldi diventa difficile riportare in buone acque anche il partner privato, visto che il controvalore delle operazione è di 12 milioni di euro. Ovvero i soldi che Bluenergy Group aveva offerto a Libera Energia prima che il Comune intervenisse. –Oliviero Dellerba.
05/09/2019 – MF
Sorgenia, in short list Iren ed Eph
alla fase finale L’ utility guidata dal ceo bianco e il big ceco in tandem con A2a
Le offerte vincolanti attese tra ottobre e novembre, mentre le banche chiedono il closing nel primo trimestre del 2020. Il gruppo valutato non meno di un miliardo di euro. Continua il giallo F2i
Si stringe il cerchio sul dossier Sorgenia. Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, infatti, prima dell’ estate il management della società energetica, con il sostegno dell’ advisor Lazard, ha delineato la short list dei player ammessi a partecipare alla fase conclusiva del lungo processo di vendita del gruppo guidato dal presidente Chicco Testa e dal ceo Gianfilippo Mancini. In prima linea figurerebbero Iren, il tandem Eph-A2A (assistiti dall’ advisor Rothschild) e Contourglobal, seguiti da Riverstone e Fisterra Energy. Una lista che tutto sommato non riserva grosse sorprese specialmente considerando che la multiutility guidata dal ceo Massimiliano Bianco e l’ asse italo-ceco sono state considerate fin da subito le maggiori pretendenti. Ora, se la tabella di marcia dovesse essere confermata, l’ idea sarebbe quella di arrivare alla consegna delle offerte vincolanti tra fine ottobre e i primi di novembre, così da provare a raggiungere l’ ipotetico closing entro il primo trimestre del 2020. L’ uso del condizionale è doveroso visti i ritardi che ha subìto il processo, figli anche della delicatezza del dossier. Una delicatezza dovuta, in primis, alla portata economica dell’ operazione. Il valore del deal non dovrebbe infatti scendere sotto il miliardo di euro. La società a fine 2018 aveva 340mila clienti, un giro d’ affari consolidato di 1,4 miliardi, un mol di 122 milioni, un utile netto di 46 milioni. Il tutto a fronte di una pfn adjusted di 632,8 milioni (il dato al valore nominale ammonta a 776,9 mln). Mentre la liquidità ammontava a 228,3 milioni. Il secondo aspetto che rende il dossier particolare riguarda i possibili attori coinvolti. Continuano infatti a rincorrersi le voci sulla possibile partecipazione fuori gara di F2i, come anticipato da MF-Milano Finanza lo scorso 26 luglio. Per qualcuno si tratta solo di una suggestione, per altri quasi di una certezza. In pochi, però, sono disposti a scommettere che un contatto non vi sia mai stato. Del resto c’ è chi sostiene che la prima vera digital energy company italiana rappresenti da tempo una tentazione per il fondo guidato da Renato Ravanelli, al momento impegnato con la raccolta del quarto fondo e, quindi, senza liquidità. Un problema che sarebbe stato risolto grazie al sostegno finanziario di un partner che si sarebbe fatto avanti per affiancare F2i. Ufficialmente non circolano nomi, ma, come anticipato a luglio da MF-Milano Finanza, molti parlano del gruppo Asterion Industrial Partners. Non è quindi escluso che il ritardo accumulato sia stato causato dal possibile ingresso di questo nuovo concorrente. Appare certa, invece, l’ intenzione di accelerare il più possibile la cessione da parte delle banche azioniste, ossia Banco Bpm (33,32%), Unicredit (16,67%), Intesa Sanpaolo (16,67%), Mps (16,67%) e Ubi (16,67%). (riproduzione riservata) NICOLA CAROSIELLI
05/09/2019 – Il Sole 24 ore – Edilizia e territorio
Chi è Paola De Micheli, nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti
Vicesegretaria del Partito Democratico dallo scorso aprile è stata sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri
Paola De Micheli, nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, è nata a Piacenza il 1° settembre 1973. Vicesegretaria del Partito Democratico dallo scorso aprile, è una manager del settore agroalimentare per il “Consorzio Cooperativo Conserve Italia”. Impegnata in politica sin da metà degli anni ’90 con il centrosinistra, ha assunto oggi la carica del dicastero di Porta Pia succedendo a Danilo Toninelli del Movimento 5 Stelle. Tra i vari incarichi politici, De Micheli è stata sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri dal 23 settembre 2017 al 1° giugno 2018, sottosegretario di Stato del ministero dell’Economia e delle Finanze, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e 2017.
Nel 2008 viene eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati per la Circoscrizione Emilia Romagna. Ripeterà le vittorie anche nelle elezioni politiche di febbraio 2013 e marzo
De Micheli inoltre è stata responsabile nazionale delle Piccole e Medie Imprese nel dipartimento di economia del Pd, quando il segretario di partito era Pier Luigi Bersani. Dal luglio 2016 è anche presidente della Lega pallavolo serie A. È sposata dal 2013 con Giacomo Massari ed è madre di un bambino.
Piani urbanistici, in caso di divergenza tra norma e mappa prevale la norma
redazione PlusPlus24 Diritto
Rassegna della recente giurisprudenza del Consiglio di Stato
Interventi edilizi – Installazione di pannelli in vetro – Realizzazione di nuovo volume – Titolo edilizio
L’installazione di pannelli in vetro «atti a chiudere integralmente un porticato che si presenti aperto su tre lati, determina, senz’altro, la realizzazione di un nuovo locale autonomamente utilizzabile, con conseguente incremento della preesistente volumetria»
Consiglio di Stato, Sezione 6, Sentenza 29 agosto 2019 n. 5961
Strumenti urbanistici – Disegno urbanistico – Strumento di pianificazione generale – Fattispecie
Consiglio di Stato, Sezione 4, Sentenza 29 agosto 2019, n. 5960
Strumenti urbanistici – PRG – Discrasia tra parte normativa e parte grafica – Prevalenza – Fattispecie
Se sussiste una discrasia tra parte normativa e parte grafica delle prescrizioni di Piano regolatore generale, torna pienamente applicabile la regula iuris per cui occorre dare prevalenza alla prima . Trattasi di un indirizzo ermeneutico del tutto coerente e che si affianca a quello per il quale, in omaggio al principio generale di tutela dell’affidamento, in caso di contrasto tra tavole planimetriche allegate allo strumento urbanistico, il dubbio circa la disciplina di Piano da applicare ad un determinata area va risolto nel senso meno oneroso per la proprietà.
Consiglio di Stato, Sezione 2, Sentenza 26 agosto 2019, n. 5876
Servitù di uso pubblico – Dicatio ad patriam – Modo di costituzione di una servitù – Fattispecie
La cd. dicatio ad patriam rappresenta «un modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, consistente nel comportamento del proprietario che, seppure non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, mette volontariamente, con carattere di continuità (non di precarietà e tolleranza), un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al correlativo uso, al fine di soddisfare un’esigenza comune ai membri di tale collettività uti cives, indipendentemente dai motivi per i quali detto comportamento venga tenuto, dalla sua spontaneità e dallo spirito che lo anima.
Consiglio di Stato, Sezione 5, Sentenza 22 agosto 2019, n. 5785
L”edilizia residenziale pubblica torna tra le priorità di governo
Sono tra le azioni di governo che figurano tra i 29 punti del programma del nuovo governo M5S-Pd. Come è noto, il nuovo titolare del ministero delle Infrastrutture è Paola De Micheli (Pd), già commissaria di governo alla ricostruzione post-sisma.
La cosa notevole è che uno dei punti (n.8) del programma è interamente dedicato all’edilizia popolare, un tema scomparso da anni dai radar della politica nazionale e lasciato invece all’iniziativa (e all’inerzia) delle regioni. L’ottavo punto del programma di governo afferma che «occorre prevedere un piano di edilizia residenziale pubblica volto alla ristrutturazione del patrimonio esistente e al riutilizzo delle strutture pubbliche dismesse, in favore di famiglie a basso reddito e dei giovani». Inoltre, si aggiunge, occorre «adeguare le risorse del Fondo nazionale di sostegno alle locazioni» e «rendere più trasparente la contrattazione in materia di locazioni».
La rinnovata attenzione al tema dell’abitare – in una fase della storia del nostro paese che vede un numero sempre maggiore di famiglie avvicinarsi alla soglia di povertà (e spesso superandola) – autorizza a pensare che il governo ha messo in conto di dover trovare risorse per sostenere la realizzazione di questo piano. In realtà, un sorta di prototipo c’è già. L’attuale piano per il recupero degli immobili degli Iacp altro non è che un intervento sul patrimonio esistente. Nuovo è invece il riferimento al «riutilizzo di strutture pubbliche dismesse», che rappresenta la parte più “creativa” del programma di governo che punta ad aumentare il numero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Sicurezza del territorio e ricostruzione post-sisma
Molto articolato anche il tema della messa in sicurezza del territorio, indicato al punto “9”. «Massima priorità – si legge nel programma – dovranno assumere gli interventi volti a potenziare le politiche per la messa in sicurezza del territorio e per il contrasto al dissesto idrogeologico, per la riconversione delle imprese, per l’efficientamento energetico, per la rigenerazione delle città e delle aree interne, per la mobilità sostenibile e per le bonifiche». Nello stesso punto si riconosce «necessario accelerare la ricostruzione delle aree terremotate, anche attraverso l’adozione di una normativa organica che consenta di rendere più spedite le procedure».
Investimenti «mirati» sulle infrastrutture
Il tema delle infrastrutture è citato nel programma in modo cauto, che fa pensare a un vaglio molto selettivo delle iniziative da finanziare. E, soprattutto, appare chiaro che l’investimento nelle grandi opere non può rispondere solo al classico obiettivo anticiclico di stimolare l’economia e l’occupazione, ma deve essere valutato con il metro della «sostenibilità». «Una nuova strategia di crescita fondata sulla sostenibilità – si legge nel programma – richiede investimenti mirati all’ammodernamento delle attuali infrastrutture e alla realizzazione di nuove infrastrutture, al fine di realizzare un sistema moderno, connesso, integrato, più sicuro, che tenga conto degli impatti sociali e ambientali delle opere». La parola chiave sembra essere proprio quel «mirati» affiancata a investimenti, che sembra anche definire il terreno di confronto tra le due anime del governo
Avanti con l’edilizia scolastica
L’investimento nella scuola (citato al punto 22), oltre alla valorizzazione del personale e all’intervento sull’organizzazione, include anche l’aspetto edilizio. Il programma prevede di «potenziare il piano nazionale per l’edilizia scolastica». Più in generale, per quanto riguarda le infrastrutture pubbliche, «occorre garantire maggiori investimenti, assicurare manutenzioni ordinarie e straordinarie più assidue, tutelare gli utenti e rafforzare il sistema della vigilanza in ordine alla sicurezza infrastrutturale». Infine, nello stesso punto, si legge la frase «Sarà inoltre avviata la revisione delle concessioni autostradali, confermando il piano tariffario unico». L’azione promossa in particolare dal ministro uscente Danilo Toninelli, avrà dunque un sequel, almeno sulla carta.
Non poteva mancare una attenzione specifica al tema della sostenibilità ambientale e ai cambiamenti climatici. Il punto 7 del programma di governo annuncia un «Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale». «Tutti i piani di investimento pubblico – si legge ancora – dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Occorre adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese; perseguire la piena attuazione della eco-innovazione; introdurre un apposito fondo che valga a orientare, anche su base pluriennale, le iniziative imprenditoriali in questa direzione. È necessario promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la “transizione ecologica” e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto». In coerenza con tale programma, si annuncia (al punto 9) l’obiettivo di incrementare il numero di impianti di riciclaggio per rendere di conseguenza «non più necessarie nuove autorizzazioni» di inceneritori.
Norme sugli appalti, lotta alla criminalità organizzata
Tra i temi assenti dal programma di governo ci sono le norme sugli appalti, essendo il nuovo governo chiamato, di fatto, a completare la transizione, ormai definita, dalla soft low al modello codice più regolamento. Peraltro, il 2 settembre scorso, il ministero delle Infrastrutture ha ricordato che si è conclusa la consultazione pubblica on line sulla stesura del regolamento, con l’invio di circa 600 contributi (48,42% da parte di operatori del settore, il 38,64% da parte di associazioni di categoria e il 12,94% da parte di istituzioni). Ora comincia il lavoro. Se si eccettuano alcuni richiami specifici al traffico illegale di persone o alle “agro-mafie”, tra i 29 punti del programma di governo è totalmente assente il tema dell’azione di contrasto della criminalità organizzata.
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