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Timestamp: 2020-04-09 18:27:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15049 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15049 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 26/05/2017, dep.16/06/2017), n. 15049
sul ricorso iscritto al n. 2856/2016 R.G. proposto da:
Comune di Palermo, rappresentato e difeso dall’Avv. Giuseppe Natale,
elettivamente domiciliato in Palermo alla piazza Marina n. 39 presso
gli uffici dell’Avvocatura comunale, per procura in calce al
Sicilia n. 3934/3/15 depositata il 18 settembre 2015.
Circa l’impugnazione di cartella TARSU 2009 n. (OMISSIS) relativa ad esercizio alberghiero in (OMISSIS), Acqua Marcia Turismo s.p.a. ricorre per cassazione con quattro motivi avverso l’accoglimento dell’appello municipale e la conseguente integrale conferma del titolo.
Il primo motivo di ricorso denuncia violazione dell’art. 2909 c.c., per non aver il giudice d’appello tenuto conto del definitivo annullamento della Delib. TARSU 2006 da parte del giudice amministrativo.
Il primo motivo è infondato, essendo pacifico che l’impugnata cartella non abbia quale atto presupposto la Delib. annullata (G.M. n. 165 del 2006), bensì una successiva (G.M. n. 120 del 2008), la quale ultima, a prescindere dal rapporto contenutistico con l’altra, è autonomamente idonea a sorreggere l’atto derivato.
Il secondo motivo di ricorso denuncia violazione della L.R. Sicilia n. 7 del 1992, art. 13, L. n. 142 del 1990, art. 4, art. 49 Statuto Palermo, art. 14 reg. TARSU Palermo, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, per non aver il giudice d’appello rilevato l’illegittimità della delibera tariffaria emanata dalla giunta comunale in luogo del consiglio e per non averla conseguentemente disapplicata.
Il secondo motivo è infondato, poichè, in materia di TARSU, la determinazione di tariffe diversificate tra esercizi alberghieri e civili abitazioni rientra nella competenza della giunta comunale, trattandosi della mera individuazione di criteri economici applicativi, che non impegnano direttamente l’esercizio della potestà impositiva dell’ente (Cass. 24 aprile 2015, n. 8336, Rv. 635572).
Il terzo motivo di ricorso denuncia nullità della sentenza, per aver il giudice d’appello reso motivazione apparente sulla legittimità della diversificazione di aliquota tra esercizi alberghieri e civili abitazioni.
Il terzo motivo è infondato, poichè il giudice d’appello ha motivato con effettività tramite richiamo del principio secondo il quale la delibera comunale che approvi per gli esercizi alberghieri una tariffa TARSU anche notevolmente superiore a quella delle civili abitazioni è legittima a norma del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, essendo un dato di comune esperienza che tali esercizi abbiano una maggiore capacità produttiva di rifiuti (Cass. 12 marzo 2007, n. 5722, Rv. 596608; Cass. 3 agosto 2016, n. 16175, Rv. 640649; Cass. 7 dicembre 2016, n. 25214, Rv. 642030).
La ricorrente solleva eccezione di incostituzionalità del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, che, così interpretato, violerebbe i principi costituzionali di uguaglianza, legalità e capacità contributiva.
L’eccezione di incostituzionalità è manifestamente infondata, poichè la norma di legge, come interpretata, non autorizza l’ente impositore a ignorare l’indice di produttività dei rifiuti, semmai gli consente di esercitare una potestà regolamentare differenziata per categorie e sottocategorie di attività, in base a verificabili dati di comune esperienza.
– Il quarto motivo di ricorso denuncia violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 65, 68, 69, L. n. 212 del 2000, art. 7, per aver il giudice d’appello dichiarato non necessaria la motivazione della diversificazione tariffaria fra esercizi alberghieri e civili abitazioni.
– Il quarto motivo è inammissibile, poichè non coglie la ratio decidendi espressa dal giudice d’appello, il quale, lungi dall’escludere a priori la necessità di una motivazione dell’articolazione tariffaria, ha ritenuto specificamente idonea una motivazione basata sul dato di comune esperienza della maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto alle civili abitazioni.
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere al Comune di Palermo le spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge; dichiara che la ricorrente ha l’obbligo di versare l’ulteriore importo per contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater.

References: Sentenza 
 art. 13
 art. 4
 art. 49
 art. 14
 art. 7
 art. 68
 Cass. 
 Cass. 
 art. 68
 art. 7
 art. 13