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Timestamp: 2020-04-04 15:13:44+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12464 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12464 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 18/05/2017, (ud. 30/09/2016, dep.18/05/2017), n. 12464
sul ricorso 16626-2014 proposto da:
S.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CONCA D’ORO
285 C/O ST FOCCHETT, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PURI,
COMUNE POZZUOLI, considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato GERMANA VOLPE giusta procura a margine del
SOC. COOP. A R.L. FUSARO, ASTALDI SPA;
avverso la sentenza n. 14667/2013 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata
il 23/12/2013;
30/09/2016 dal Consigliere Dott. TRAVAGLINO GIACOMO;
udito l’Avvocato CORRADO MATERA;
udito l’Avvocato GERMANA VOLPE;
PEPE ALESSANDRO che ha concluso per il rigetto.
Il comune di Pozzuoli propose appello avverso la sentenza del giudice di pace della stessa città – con la quale era stata accolta nei suoi confronti la domanda risarcitoria proposta da S.M., caduto dal suo motociclo a causa di una buca formatasi sul manto stradale, non segnalata e colma d’acqua – lamentando l’erroneità della pronuncia e il mancato accoglimento della sua domanda di manleva proposta nei confronti delle società tenute alla manutenzione della strada.
Il Tribunale di Napoli accolse il gravame, rigettando la domanda risarcitoria del S..
Avverso la sentenza del giudice partenopeo quest’ultimo ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 2 motivi di censura.
Resiste il comune di Pozzuoli con controricorso.
Con il primo motivo, si denuncia violazione del combinato disposto degli artt. 40 e 41 c.p., art. 2051 c.c. in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Il motivo – con il quale si lamenta l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che il comportamento del danneggiato avesse rivestito efficienza causale autonoma ed esclusiva, idonea ad interrompere il nesso tra lo stato della strada e l’evento di danno lamentato – è privo di pregio.
Esso si infrange, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello che, con argomentazioni scevre da vizi logico-giuridici, che questa Corte interamente condivide, ha enucleato ed enunciato sette circostanze di fatto (f. 10 della sentenza impugnata) che lo hanno indotto a considerare la condotta del S. idonea ad interrompere il nesso etiologico tra la cosa in custodia e il danno.
Il giudice territoriale, nel pieno rispetto del generale principio di diritto processuale che impone, nella motivazione, il rispetto di criteri logici di giustificazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offre chiara e puntuale valutazione, condivisibilmente argomentata, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita agli elementi acquisiti al processo, ritenendo la ricostruzione del fatto, così come operata in sede di motivazione, dotata di un più elevato grado di conferma logica e di credibilità razionale rispetto ad altre, possibili e pur prospettate ipotesi fattuali alternative.
Il motivo di censura appare, pertanto, irrimediabilmente destinato alla scure del rigetto, dacchè nel suo complesso, pur formalmente abbigliato in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge, si risolve, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
E’ poi principio di diritto ormai consolidato quello per cui l’art. 360 codice di rito non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendo ad essa, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico-formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione (salvo i casi di prove cd. legali, tassativamente previste dal sottosistema ordinamentale civile).
Per altro verso, il ricorrente, nella specie, pur denunciando, formalmente, un insanabile deficit motivazionale della sentenza di secondo grado, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata – quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causi fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità.
Con il secondo motivo, si denuncia carente e/o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: visibilità ed evitabilità della buca in riferimento all’art. 360 c.p.c. n. 5.
Il motivo è palesemente inammissibile, poichè formulati ai sensi della previgente formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, norma inapplicabile, ratione temporis, al caso di specie, che avrebbe imposto la rappresentazione della (ben diversa) censura di omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti (omissione, peraltro, del tutto impredicabile, con riguardo al contenuto della sentenza impugnata).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 1800, di cui 200 per spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 2051
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