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Timestamp: 2019-01-19 10:55:46+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 1 luglio 2016, n.26889
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 19 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 11:55
INVIOLABILITÀ DEL DOMICILIO (REATI CONTRO LA –ARTT. 614—615 QUINQIES)
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 1 luglio 2016, n.26889RICOGNIZIONE
Nella sentenza in epigrafe le Sezioni Unite sono chiamate a chiarire se, anche nei luoghi di privata dimora ex art. 614 c.p., pure non singolarmente individuati e anche se ivi non si stia svolgendo l'attività criminosa, è consentita l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti, mediante l'installazione di un captatore informatico in dispositivi elettronici portatili come personal computer, tablet, smartphone. Prima di affrontare la questione nelle sue problematiche di natura strettamente giuridica, i giudici di legittimità analizzano il mezzo investigativo in argomento, evidenziando che le intercettazioni vengono effettuate mediante un software, chiamato "captatore Informatico" o "agente intrusore". Tale programma informatico, viene installato in un dispositivo, quale un computer, un tablet o uno smartphone, di norma a distanza e in modo occulto, per mezzo del suo invio con una mail, un sms o un'applicazione di aggiornamento e i dati raccolti sono trasmessi, per mezzo della rete internet, in tempo reale o ad intervalli prestabiliti ad altro sistema informatico in uso agli investigatori. L'intercettazione caratterizzata da tali modalità, sostanzialmente di natura ambientale, può avvenire ovunque, quindi anche all'interno di un domicilio e non solo in luoghi pubblici o aperti al pubblico, senza dover affrontare i problemi pratici che implica la collocazione di una microspia, evitando, dunque, agli investigatori anche il rischio di essere scoperti. Il mezzo tecnologico in esame, pertanto, impone un difficile bilanciamento delle esigenze investigative con la garanzia dei diritti individuali, che possono subire gravi lesioni. Così delineate le caratteristiche tecniche dello strumento di intercettazione in argomento, appare evidente che, quanto alla qualificazione giuridica dell'attività d'indagine con esso svolta, non può che farsi riferimento alle intercettazioni c.d."ambientali”. Ne deriva che i riferimenti normativi procedurali di interesse, al fine di risolvere la quaestio iuris, vanno individuati essenzialmente negli artt. 266, 267 e 271 c.p.p., nonchè nel D.L. n. 152 del 1991, art. 13 (convertito dalla L. n. 252 del 1991), atteso che nel caso in esame vengono in rilievo reati di criminalità organizzata. In primis il Collegio evidenzia il dato testuale della norma, posto che l'art. 266 c.p.p., comma 2, si limita ad autorizzare "negli stessi casi" previsti dal comma primo della stessa norma, "l'intercettazione delle comunicazioni tra presenti": il riferimento all'ambiente è presente solo nella seconda parte della disposizione, in relazione alla tutela del domicilio. La necessità dell'indicazione di uno specifico luogo - quale condizione di legittimità dell'intercettazione - non risulta inserita nè nell'art. 266, comma 2, nè nella giurisprudenza della Corte CEDU, secondo cui le garanzie minime che la legge nazionale deve apprestare nella materia delle intercettazioni riguardano la predeterminazione della tipologia delle comunicazioni oggetto di intercettazione, la ricognizione dei reati che giustificano tale mezzo di intrusione nella privacy, l'attribuzione ad un organo indipendente della competenza ad autorizzare le intercettazioni con la previsione del controllo del giudice, la definizione delle categorie di persone che possono essere interessate, i limiti di durata delle intercettazioni, la procedura da osservare per l'esame, l'utilizzazione e la conservazione dei risultati ottenuti, la individuazione dei casi in cui le registrazioni devono essere distrutte; non è dato rilevare, dunque, alcun riferimento alla indicazione del luogo della captazione. Anche la giurisprudenza sovranazionale conforta, pertanto, l'interpretazione secondo cui nell'intercettazione tra presenti, compiuta con mezzi definibili "tradizionali", il riferimento al luogo non integra un presupposto dell'autorizzazione, ma rileva solo limitatamente alla motivazione del decreto nella quale il giudice deve indicare le situazioni ambientali oggetto della captazione, e ciò solo ai fini della determinazione delle modalità esecutive del mezzo di ricerca della prova, che avviene mediante la collocazione fisica di microspie. Un'esigenza di questo tipo è invece del tutto estranea all'intercettazione per mezzo del c.d. virus informatico: la caratteristica tecnica di tale modalità di captazione prescinde dal riferimento al luogo, trattandosi di un'intercettazione ambientale per sua natura "itinerante". Ciò posto, deve escludersi la possibilità di intercettazioni nei luoghi indicati dall'art. 614 c.p., con il mezzo del captatore informatico, al di fuori della disciplina derogatoria di cui alla L. n. 203 del 1991, art. 13 (di conversione del D.L. n. 152 del 1991). Infatti, solo per le indagini relative a delitti di criminalità organizzata è prevista una disciplina speciale. Ai sensi del D.L. n. 152 del 1991, art. 13 (convertito dalla L. n. 203 del 1991), l'intercettazione domiciliare, in deroga al limite di cui all'art. 266 c.p.p., comma 2, secondo periodo, è consentita "anche se non vi è motivo di ritenere che nei luoghi predetti si stia svolgendo l'attività criminosa". Sono permesse, pertanto, intercettazioni domiciliari pur in mancanza della gravità indiziaria dello svolgimento nell'ambiente, in quel momento, di attività criminosa. Questa disposizione esprime una chiara scelta del legislatore volta a favorire l'operatività del mezzo di ricerca della prova in esame in relazione a fattispecie criminose per le quali risulti particolarmente difficile l'attività di indagine. In altri termini, il legislatore ha operato evidentemente uno specifico bilanciamento di interessi, optando per una più pregnante limitazione della segretezza delle comunicazioni e della tutela del domicilio tenendo conto della eccezionale gravità e pericolosità, per la intera collettività, dei reati oggetto di attività investigativa per l'acquisizione delle prove: bilanciamento che è sfociato, appunto, nella possibilità di effettuare, previa motivata valutazione del giudice, intercettazioni "tra presenti" in luoghi di privata dimora "a prescindere" dalla dimostrazione che essi siano sedi di attività criminose in atto e, quindi, senza alcuna necessità di preventiva individuazione ed indicazione dei luoghi stessi. Proprio in forza ed all'esito dell'accurato contemperamento di valori ed interessi, operato dal legislatore nell'introdurre il D.L. n. 152 del 1991, art. 13, l'eventualità di intercettazioni domiciliari, in conseguenza della mobilità del dispositivo sede del captatore, non può ritenersi in contrasto con la normativa vigente e nemmeno con i principi costituzionali posti a tutela della segretezza delle comunicazioni, del domicilio e della riservatezza. Le minacce che derivano alla società ed ai singoli dalle articolate organizzazioni criminali, che dispongono di sofisticare tecnologie e di notevoli risorse finanziarie, richiedono una forte risposta dello Stato con tutti i mezzi che la moderna tecnologia offre, per adeguare l'efficacia investigativa all'evoluzione tecnologica dei mezzi adoperati dai criminali. Pertanto, la Suprema Corte enuncia il seguente principio di diritto: "Limitatamente ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata, è consentita l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti mediante l'installazione di un captatore informatico in dispositivi elettronici portatili (ad es., personal computer, tablet, smartphone, ecc.) - anche nei luoghi di privata dimora ex art. 614 c.p., pure non singolarmente individuati e anche se ivi non si stia svolgendo l'attività criminosa".
1. Limitatamente ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata, è consentita l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti, mediante l'installazione di un "captatore informatico" in dispositivi elettronici portatili (quali personal computer, tablet, smartphone, ecc.), anche nei luoghi di privata dimora ex art. 614 c.p., pure non singolarmente individuati ed anche se ivi non si stia svolgendo l'attività criminosa.
2. Per i reati di criminalità organizzata devono intendersi non solo quelli elencati nell'art. 51, comma 3-bis e 3-quater, c.p.p., ma anche quelli comunque facenti capo ad un'associazione per delinquere, ex art. 416 c.p., correlata alle attività criminose più diverse, con esclusione del mero concorso di persone nel reato.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE , SENTENZA 1 luglio 2016, n.26889 - Pres. Canzio – est. Romis
Sotto un diverso profilo, l'intercettazione del dispositivo elettronico portatile sarebbe stata autorizzata in violazione dell'art. 15 Cost. e art. 8 CEDU in quanto non risulta siano stati indicati i luoghi in cui tale captazione doveva essere effettuata, aggirando, anche in questo caso, i limiti posti dall'art. 266 c.p.p., comma 2, che non legittima forme di intercettazioni in grado di seguire il soggetto "ovunque sl sposti", con la conseguente inutilizzabilità dei relativi risultati, richiamando una recente sentenza della Cassazione (Sez. 6, n. 27100 del 26/05/2015, Musumeci), secondo la quale l'intercettazione da remoto delle conversazioni tra presenti - con l'attivazione, tramite il c.d."agenteintrusore informatico", del microfono di un apparecchio telefonico smartphone - può ritenersi legittima solo se il relativo decreto autorizzativo individui con precisione i luoghi in cui eseguire tale attività captativa.
5. E' stata depositata in data 20 aprile 2016 memoria della Procura generale con argomentate formulazioni e richiami di giurisprudenza nazionale ed Europea, nonchè cenni di diritto comparato, per dar conto del parere conclusivamente espresso, in ordine al quesito al vaglio delle Sezioni Unite, che può così sintetizzarsi:illegittimità di intercettazione effettuata attraverso l'installazione in congegni elettronici di un "virus informatico", tranne che per i procedimenti per reati di criminalità organizzata.
Sono stati altresì depositati in data 22 aprile 2016 dall'avvocato Turrisi nominato dallo S. quale secondo difensore per il giudizio di legittimità motivi nuovi e memoria difensiva, con argomentazioni caratterizzate da richiami di giurisprudenza e dottrina a sostegno della tesi seguita dalla Sesta Sezione con la sentenza n. 27100 del 2015 e contrastata con l'ordinanza di rimessione, osservando che l'opzione interpretativa privilegiata dall'ordinanza di rimessione comporterebbe una non consentita applicazione analogica o estensiva in malampartem dell'art. 266 c.p.p., comma 2.
1. La questione rimessa al vaglio delle Sezioni Unite può sintetizzarsi come segue:"Se - anche nei luoghi di privata dimora ex art. 614 c.p., pure non singolarmente individuati e anche se ivi non si stia svolgendo l'attività criminosa - sia consentita l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti, mediante l'installazione di un captatore informatico in dispositivi elettronici portatili (ad es., personal computer, tablet, smartphone, ecc.)".
Le intercettazioni vengono effettuate mediante un software, del tipo definito simbolicamente trojanhorse, che è chiamato, nelle prime sentenze che si sono confrontate con esso "captatore Informatico" (Sez. 5, n. 16556 del 14/10/2009, dep. 2010, Virruso, Rv. 246954) o "agente intrusore" (Sez. 6, n. 27100 del 26/05/2015, Musumeci, Rv.265654).
2.1. Appare opportuno, per completezza di esposizione, richiamare talune iniziative parlamentari finalizzate ad introdurre una normativa ad hoc che disciplini specificamente l'utilizzo nelle indagini penali di un software del tipo definito simbolicamente trojanhorse: "captatore informatico" o "agente intrusore".
3. Così delineate le caratteristiche tecniche dello strumento di intercettazione in argomento, appare evidente che, quanto alla "qualificazione giuridica" dell'attività d'indagine con esso svolta, non può che farsi riferimento alle Intercettazioni c.d."ambientali": il che trova significativa conferma nel fatto che, sia la sentenza Musumeci (invocata dal ricorrente a fondamento delle doglianze dedotte), sia l'ordinanza di rimessione, pur difformi in punto di limiti ed ambito di operatività dell'intercettazione, e di utilizzabilità degli esiti dell'attività di captazione, convergono nell'inquadrare detta attività investigativa, appunto, nella cornice dell'intercettazione ambientale.
3.2. Parimenti, la giurisprudenza di legittimità ha già avuto modo di escludere la ravvisabilità di profili di incostituzionalità dell'art. 266 c.p.p. nella parte in cui esso comporterebbe l'utilizzo di intercettazioni disposte nei confronti di persone estranee al decreto emesso ex art. 267 cod. proc. pen.: è stato precisato al riguardo (Sez. 1, n. 3133 del 12/11/1997, dep. 1998, Cuomo, Rv.210182) che le esigenze costituzionali incardinate negli artt. 14 e 15 della Costituzione sono garantite proprio dal preventivo controllo dell'Autorità giudiziaria circa l'ammissibilità e le modalità dell'intercettazione, coinvolgendo il diritto di rango costituzionale alla riservatezza delle comunicazioni, che riguarda (per la stessa natura di quel che è pur sempre un mezzo di ricerca della prova) non il solo indagato, ma una pluralità non preventivamente determinabile di soggetti.
La necessità dell'indicazione di uno specifico luogo - quale condizione di legittimità dell'intercettazione - non risulta inserita nè nell'art. 266, comma 2 (in cui, con riferimento all'intercettazione di comunicazioni tra presenti, vi è solo la previsione di una specifica condizione per la legittimità dell'intercettazione se effettuata in un luogo di privata dimora), nè nella giurisprudenza della Corte EDU secondo cui le garanzie minime che la legge nazionale deve apprestare nella materia delle intercettazioni riguardano la predeterminazione della tipologia delle comunicazioni oggetto di intercettazione, la ricognizione dei reati che giustificano tale mezzo di intrusione nella privacy, l'attribuzione ad un organo indipendente della competenza ad autorizzare le intercettazioni con la previsione del controllo del giudice, la definizione delle categorie di persone che possono essere interessate, i limiti di durata delle intercettazioni, la procedura da osservare per l'esame, l'utilizzazione e la conservazione dei risultati ottenuti, la individuazione dei casi in cui le registrazioni devono essere distrutte (cfr., Corte EDU, 31/05/2005, Vetter c. Francia; Corte EDU, 18/05/2010, Kennedy c. Regno Unito):non è dato rilevare, dunque, alcun riferimento alla indicazione del luogo della captazione.
Mette conto evidenziare che la norma procedurale di particolare interesse - l'art. 266 c.p.p., comma 2 - non parla di "intercettazioni ambientali" ma di "intercettazioni di comunicazioni tra presenti" nonchèdi intercettazioni di comunicazioni tra presenti destinate ad avvenire "nei luoghi indicati dall'art. 614 c.p." (con esplicito riferimento al reato di violazione del domicilio che secondo il dato testuale di cui all'art. 614 c.p. - attiene alle abitazioni, agli altri luoghi di privata dimora e alle relative appartenenze), con l'ulteriore precisazione che in tale ultimo caso "l'intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l'attività criminosa".

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 614
 art. 13
 art. 13
 art. 13
 art. 13
 art. 614
 art. 614
 art. 416
 SENTENZA 
 art. 8
 sentenza 
 sentenza 
 art. 614
 sentenza 
 art. 267