Source: http://www.cultura-barocca.com/ABCZETA/PESTE10.htm
Timestamp: 2020-06-05 03:34:29+00:00

Document:
Ventimiglia e circondario di fronte alla pestilenze del 1628 e del 1656/'57 = a distanza di secoli le distinte vedute di Domenico Antonio Gandolfo e Nino Allaria Olivieri
NELL'IMMAGINE SI VEDE UNA PATENTE DI SANITA' O LETTERA PATENTE DEGLI UFFICIALI SI SANITA' DELLO STATO SABAUDO IN MERITO ALL'AUTORIZZAZIONE A SPOSTARSI DA ONEGLIA, CITTA' APPUNTO DELLO STATO SABAUDO, A SANREMO CITTA' DEL DOMINIO DI GENOVA: IL DOCUMENTO, RILASCIATO NELL'AGOSTO DEL 1582 (ANNO DELLA GRANDE PESTE IN LIGURIA DEL 1580) E' CUSTODITO ALL'ARCHIVIO DI STATO DI IMPERIA IN "ATTI DEL NOTAIO BEROLFO DI PORTO MAURIZIO"
(INFORMAT. DURANTE)
Premettendo che la Chiesa Romana già dal 1606 affrontò il problema pestis menzionando vari autori tra cui una voce specifica nell'ambito del dibattito fra teologi e giuristi di opinioni contrastanti sull'esporsi o meno da parte dei religiosi al contatto con gli infetti e citando Ludovico Antonio Muratori in merito all'opera Del Governo della Peste pur non facendo riferimento esplicito al martirio per la peste teorizzato da Teofilo Raynaudo di Sospello ed esaltato dal Muratori stesso in dettaglio si possono leggere qui i provvedimenti profilattici ecclesiastici ingiunti al vescovo Gandolfo dal Cardinale Onofrio nella previsione (1628) di un assalto di peste anche nella Diocesi di Ventimiglia = vedi il testo nella relazione di Nino Allaria Olivieri oppure nella quasi necessaria edizione critica = visualizza in particolare le proposte punitive fatte dal Cardinale Onofrio al Gandolfo a riguardo dei religiosi pavidi e riottosi a seguire le direttive, tramite lettera del 1630 ed atteso il persistere degli abusi e l'inosservanza di parecchi religiosi a rispettare i comandi, sia per salvaguardarsi sia per curare i propri interessi temporali, vedi qui una ulteriore ingiunzione del Cardinale Onofrio al vescovo Gandolfo di inasprire le pene contro i riottosi = il Vescovo Gandolfo fa redigere la Tavola della Sanità: ma anche contro di essa non mancano i trasgressori: analizza qui in particolare il caso di tre religiosi francescani furtivamente introdottisi nella Diocesi, poi arrestati e severamente puniti
Ne Il Beneficato Beneficante sia come predica in cattedrale a Ventimiglia che qual poi volume Domenico Antonio Gandolfo cita la terribile peste del 1656/'57 da cui Ventimiglia rimase sostanzialmente intatta, per lui in forza della protezione delle Anime del Purgatorio e di S. Secondo = trattando di quelle che erano anche definite malattie attaccaticcie (cioè letalmente contagiose = argomento di estrema importanza su cui è opportuno soffermarsi) e nello specificio epocale della peste il discepolo di Aprosio Domenico Antonio Gandolfo in merito all'epidemia che più gravemente colpì la Liguria cioè quella del 1656/'57 fece cenno in questa predica alla salvaguardia concessa a Ventimiglia dall'intervento delle Anime del Purgatorio e del Patrono S. Secondo della relativa immunità e come sotto si vede del fatto che se si videro cadaveri di appestati in gran parte si trattava di defunti trasportati magari anche da ville del circondario ad opera delle onde del mare menzionando un solo caso di contagiato attestato a Ventimiglia (fatto su cui, per quanto citi senza esatta indicazione delle fonti, parlando di un numero limitato di defunti perlopiù delle ville (ma comunque superiore a quelo indicato da Gandolfo), disserta Nino Allaria Olivieri quindi in un passo riportato dalla "Cumpagnia d’i Ventemigliusi" intitolato "La peste e l’aceto dei sette (o quattro) ladri”: questo stesso moderno autore (Nino Allaria Olivieri) risulta invece assai più documentato in merito alla peste in Ventimiglia del 1628, o meglio in relazione ad una possibile aggressione pestilenziale, il saggio qui sotto proposto con opportune integrazioni da parte di Cultura-Barocca e stampato con titolo de Il vescovo Gandolfo e la peste del seicento ne "La Voce Intemelia", anno XLVII n. 7 - luglio 1992: in effetti l'Allaria Olivieri parla soprattutto dei provvedimenti ingiuntigli da Roma, per opera del Cardinale Onofrio, specie avverso religiosi rifuggenti, dal dovuto comportamento contro l'epidemia, sia in rapporto alla Legge Stato che addirittura a quella della Chiesa (dovendo reintervenire epistolarmente lo stesso Cardinale atteso il perdurare ed anzi l'aggravarsi di tali abusi da parte di religiosi) e non delle possibili vittime (e giova precisarlo senza cenni a superstiziose interpretazioni sulla causa del male =superstizione peraltro già condannata da papa Sisto V nella sua costituzione Coeli, atque Terrae del 1586: del resto è da precisare che già erano stati redatti una serie di interventi ecclesiastici (dal 1606) in merito agli eventi di Peste come si legge qui nella Bibliotheca Canonica di Lucio Ferraris e che hanno vari punti in comune con la lettera inoltrata dal cardinale Onofrio al vescovo Gandolfo); le stringate osservazioni del sempre attento Allaria Olivieri nulla hanno a che vedere con quanto variamente scritto sulla pandemia estesa e letale di Milano (1629 - 1630), caratterizzata da una tanto feroce caccia a presunti untori nel cui ambito persistevano le postulazioni quattrocentesche di Annio da Viterbo, giustamente vanificate dal grande Pereira, come qui si vede, sull'avvento dell'Anticristo identificato con Maometto II con la conseguenza del dilagare della superstizione ed ancora nel '600 della pubblicazione di Grida (di manzoniana memoria) non solo sulle cautele profilattiche da adottare ma, come in siffatto caso sulla presenza di diabolici untori, cosa peraltro seppur in maniera molto più controllata tramite leggi proposte a Genova in specifiche Rubriche qui leggibili nei "Libri Criminali" del XVI secolo avverso diabolici avvelenatori, maghi e streghe
Egli scrive in merito =
[leggi sotto l'articolo (tra virgolette) con l'apparato critico di Cultura-Barocca (tra parentesi quadra basilari approfondimenti = clicca invece qui se vuoi leggere solo l'articolo di Nino Allaria Olivieri]
"Agli inizi del 1628 una nuova ondata di peste invadeva la Liguria: nella Lunigiana si segnalarono i primi casi all’inizio del mese di maggio: altre notizie, purtroppo allarmanti, venivano dalla Provenza e dalla città di Lione. Unico rimedio per il Magistrato della Sanità "[per la Repubblica di Genova propriamente Magistrato dei Conservatori di Sanità che presiedevano ai molteplici Commissari di Sanità sparsi per il Dominio detti anche "Ufficiali di Sanità" ] " fu ancora quello di allertare le città rivierasche e i grossi nuclei abitativi della zona di Ponente. Si elessero i magistrati" [commissari] "della Sanità cui si concessero pieni poteri. Anche la città di Ventimiglia ebbe le sue guardie e due posti di controllo sorsero sulla strada romea di Latte e nelle adiacenze di Porta Canarda. Agli uomini della sanità si doveva ricorrere per il libello sanitario o cedola; erano controllate le uscite delle persone e delle merci. Le imposizioni non sortirono gli effetti desiderati, perché coloro che si trovavano in posizione di privilegio per censo, di famiglia o di religione, per non soggiacere a controlli non mancarono di escogitare sotterfugi a danno della salute pubblica "[durante la peste del 1579-'80 gli abbienti, a Genova, si rifugiarono, con effetti positivi, nelle loro ville in luoghi climatici ed isolati cosa che non ebbe gli stessi effetti favorevoli per la devastante epidemia del 1656/'57 = i benestanti ventimigliesi solevano invece ripararsi nelle ville di Latte altro luogo ameno]." Una categoria che non seppe sottostare alle leggi e a numerosi divieti furono non pochi ecclesiastici: i frati regolari e i questuanti et alcuni uomini di ordini detti i misericordianti" [ un comportamento che sembra contrastare apertamente con i dettami della Chiesa Romana ed ancor più con quanto scritto in relazione ai religiosi da Teofilo Raynaudo di Sospello nel XVII secolo sul dovere di non fuggire ma di assistere i contagiati fin al rischio di morire" : principio peraltro ripreso da Ludovico Antonio Muratori anche per combattere con i mezzi reali a disposizione oltre l'epidemia anche la superstizione e i suoi falsi rimedi = e nel contesto di siffatto atteggiamento vale la pena di rammentare anche Paolo Segneri, in più parti della sua sterminata opera, anche se qui basta leggere da Il Parroco Istruito il capitolo intitolato Come debba il Parroco diportarsi con gli Infermi, co' Moribondi, e co' Morti ].
"Di tali abusi una lettera della Curia Romana ne fa edotta la stessa Magistratura della Sanità" [per la Repubblica di Genova propriamente Magistrato dei Conservatori di Sanità che presiedevano ai molteplici Commissari di Sanità sparsi per il Dominio detti anche "Ufficiali di Sanità" ] " e lo stesso Vescovo Gandolfo" [ il quale al modo che qui si legge fu coinvolto nella ribellione popolana e villana del 1625 contro i Magnifici locali e le forze di Genova = come scrive poi Girolamo Rossi nella sua Storia di Ventimiglia del 1886 il Gandolfo in questi tempi in cui v'era guerra tra Piemonte e Repubblica, d'ufficio ad opera delle Santa Sede (su richiesta del duca sabaudo Carlo Emanuele I), dalla sede intemelia fu trasferito alla Diocesi di Alba temendosi una qualche ventimigliese vendetta atteso il suo aver parteggiato, occultamente e in combutta con persone della sua famiglia, per le forze sabaude ricevendone compensi].
"Con lettera del 31 Agosto 1630, da Roma, il Cardinale Onofrio scrive al vescovo: Non pochi ecclesiastici e religiosi tentano di introdursi furtivamente, senza boletta e vengono da posti banditi, senza dichiararsi sospetti di caniaggio "[sic = per "contaggio" = contagio]. " Per quanto nella sua Città e diocesi ella abbia notizia che regolari, sia di qualsiasi ordine, congregazione, o istituto capitano senza boletta di sanità e obbedienza dei superiori, procuri di farlo carcerare " [ vedi carcere in generale e quindi carcere per religiosi ] " e punirlo severamente per esempio degli altri secondo stimerà conveniente".
Il 7 ottobre, poiché si accrescono gli abusi, un’altra lettera dello stesso Cardinale Onofrio ordina al vescovo Gandolfo di usare ogni punizione propria dello stato laicale esclusa la pena di morte o altre pene ripugnanti alla pietà dei sacri canoni " [ per un esteso approfondimento vedi qui il doppio foro e le interazioni tra pene dello Stato e pene della Chiesa teorema che rimanda ad uno scontro epocale anche se databile ai primi del '600 vale a dire lo scontro tra Venezia le la curia Romana che rimandò all'interpetrazione veneziana -contro l'interdetto papale- del suo diritto a giudicare gli ecclesiastici variamente rei al Foro dello Stato e che può contestualmente annodarsi allo scontro tra Paolo Sarpi ed il Cardinale Bellarmino, anche in merito all'abuso di accumulo di ricchezze delle Chiesa per il Sarpi destinate invece al sostegno dei poveri e da lui riassunte nel qui parimenti digitalizzato Trattato delle Materie Beneficiarie testo poco noto (anche perchè finalizzato da Fulgenzio Micanzio discepolo del Sarpi, data la morte del maestro, quanto importante che si legge qui integralmente digitalizzato con una Tavola delle Cose Notevoli la cui lettura in questo contesto risulta agevolata da un moderno indice delle pagine [ pagina 119, da pagina 120 in poi con ulteriore attenzione, a seguire entro il testo, su quanto le Crociate avessero impoverito i patrimoni a pro dell'arricchimento della Chiesa (una fra le tante ragioni per cui il libro, con altre opere sarpiane, fu posto all'Indice dei Libri Proibiti e prima della soppressione di questo risulta comparire ( seppur con la dicitura Historia sopra li beneficii ecclesiastici. 1676 ) ancora nell'ultimo Indice del 1948) = nel testo del Sarpi [CHE SI PUO' APPROFONDIRE CLICCANDO QUI] sono infatti registratate considerazioni assai piccanti avverso la ricerca di ricchezza ad opera della Chiesa di Roma tra cui si legge = "...Avvenne anco che li Pontefici Romani, si valsero delle armi preparate per Terra Santa à qualche impresa, con che aumentarono il temporale della Chiesa Romana: & anco li Legati Pontificij, & li Vescovi delli luoghi ove le sudette armi si congregavano per unirsi à far viaggio, si valsero di esse per diversi aumenti della temporalità della Chiesa [l'autore si riferisce alla Bulla Cruciatae di cui qui oltre al testo si possono visualizzare gli Indici: la Bulla Cruciatae, oggetto di discussioni, viene mediamente fatta risalire da alcuni da Urbano II da altri ad Innocenzo III]. Ancora essendo offerta, e raccolta molta quantità di danari cavati dalli fedeli, donne massime, & altri che erano inetti à servire alla guerra in propria persona, così per riscuotersi dal voto fatto, come per ottener indulgenze, & altre concessioni, non tutta fu spesa in quella guerra, nè partecipò senza dubbio qualche Prencipe, ma notabile parte ancora restò in mano de' Prelati, perilche le cose Ecclesiastiche fecero qualche aumento. Aprresso di questo si instituirono le religioni militari de' Templari, Hospitalarij &c.. per difesa del Tempio, fabricato in Gerusalemme, e delli Pellegrini, che quivi andavano, e per combattere contro li Saraceni, la qual cosa, se ben nova, che fosse instituito Religioni per sparger sangue, fu però ricevuta con tanto fervore, che in brevissimo tempo acquistarono ricchezze grandi: tutte queste maniere portarono grand'aumento alle ricchezze ecclesiastiche..." ]: espressione specifica e più estesa della condanna dei cattivi o pavidi quanto avidi religiosi, che in qualche modo si coniuga con il tema dell'avarizia e del turpe guadagno di troppi religiosi sviluppato da Aprosio destinato, nel contesto di un severo dedicarsi agli afflitti senza curarsi del proprio vantaggio, ad enfatizzarsi con altre giudizi ne Il Parroco Istruito di Paolo Segneri in relazione soprattutto al capitolo XII dettante " Quali esempi habbia a dare il Parroco nel fuggire l'Avarizia, come specialmente nimica alla Carità].
" È consigliata al vescovo la pena della scomunica, della sospensione a divinis [volendo approfondire vedi Censura ecclesiastica]". Potranno essere applicate pene pecuniarie e corporali citra mortem " [vale a dire esclusa la pena di morte eseguita sempre dai serventi dello Stato capeggiati dal Boia = approfondimento = qui di leggono gli Statuti Criminali di Genova e Liguria del 1556 attivi sino alla ROTA CRIMINALE - secondo i dettami della COSTITUZIONE DEL 1576 cui nel testo cui si accede da questo collegamento si leggono ulteriori modifiche (La ROTA composta da tre Giureconsulti esteri, senza parentela con cittadini genovesi, eletti da Camera e Senato e dal Minor Consiglio da una lista su cui avrebbero preso informazioni due Governatori.I Giudici Rotali sarebbero rimasti in carica per un triennio e dei tre, uno a rotazione, avrebbe annualmente preso nome di Podestà (alla stessa stregua sarebbe poi stato eletto il Fiscale): la giurisdizione dei Rotali si sarebbe estesa sulla città e sulle tre Curiae di Val Bisagno, Val Polcevera e Voltri. Nel restante Dominio l'amministrazione della giustizia sarebbe spettata ai Giusdicenti locali -leggi fatte l'anno 1576 - Parte II, art. 12- nel rispetto di Statuti e Leggi Locali salvo l'obbligo di inviare alla ROTA di Genova tutte le cause comportanti pena di morte, mutilazioni o condanna all'incatenamento sulle galere)].
" Il Vescovo Gandolfo così pressato, il 16 di dicembre emana solennemente la Tavola della Sanità per gli ecclesiastici, religiosi e qualsiasi essere posto sotto la Corte Vescovile. Sono dieci capitoli, i quali resteranno noti quale tavola o decalogo nel periodo di calamità. Inizia coll’esprimere ai Canonici, ai Prepositi, ai curati e agli aventi cura d’anime il rammarico dei suoi amministrati di non attendere alle leggi del Magistrato della Sanità. Preannunzia le pene spirituali e pecuniarie a chi di qualsiasi dignità e ordine d’ora in poi non si attenesse alle sue disposizioni. Vuole sotto pena di scomunica che i Capituli siano letti ai fedeli. Sono dieci; l’uno si interseca agli altri; si aggirano in sottigliezze, senza lasciare dubbio di incomprensioni o della minima chiarezza. Sono rivolti al clero diocesano e a tutti gli ordini , congregazioni esistenti nella diocesi. Si proibisce il pentirsi ove si fosse scoperta o avuta notizia di peste ed entrare in Diocesi senza fede o patente di sanità. Nessun ecclesiastico ardisca metter piede nel territorio della Diocesi se passato in luoghi sospetti o creduti infetti, ancorché in possesso di boletta. Occorre l’espressa licenza del Magistrato della Sanità. La boletta di ogni religioso deve recare nome, cognome, patria, statura, età, pelo, effige e contrassegni. Ai rastrelli di Sanità non si conceda libero transito se la boletta ha più di venti giorni di rilascio. Chi porterà boletta falsa, manomessa, con firme illeggibili, corretta, comprata, imprestata, firme di sanitari di fuori diocesi, dovrà essere fermato ai rastrelli e quanto prima consegnato alla Corte Vescovile. Altre pene a quei religiosi od ecclesiastici che ardiscono imprestare e regalare bolette. Si proibisce di introdurre qualsiasi minima mercanzia o robbe nuove o vecchie, anche se si asserisce di provenienza non infetta. Sotto pena spirituale a giudizio del Vescovo sarà punito ogni religioso che darà alloggio a persona di dubbia provenienza; non si dia cibo o bere, né si ardisca tenere alcuno per guida o per aiuto. Si fa obbligo a chi fosse a conoscenza di religiosi entrati furtivamente in Diocesi di farne denuncia al Vescovo, che quanto prima a norma delle licenze concessagli, non mancherà di una condanna pecuniaria o spirituale. Anche i Dieci Capituli della Sanità sono disattesi.
Non pochi ecclesiastici della stessa diocesi di Ventimiglia eludono ogni controllo sanitario della sanità e lasciate le vie romee, per strade traverse escono dalla diocesi privi di boletta. Colti in fallo, con sentenza perentoria sono sospesi a divinis " [volendo approfondire vedi Censura ecclesiastica = ed ancora da Bibliotheca Canonica... del Ferraris analizza qui articolo 1 = Suspensio, quoad ejus esse, & divisionem quindi articolo 2 = Suspensiones contra Episcopos poi articolo 3 = Suspensiones contra Capitula, seu Capitulares e di seguito articolo 4 = Suspensiones contra Clericos e subito dopo articolo 5 = Suspensiones contra Religiosos ed articolo 6 = Suspensio quoad eos, qui possunt suspendere, vel suspendi giungere infine all' articolo 7 = Suspensio quoad ejus effectus e concludere con l' articolo 8 = Suspensio quad modus, quibus tollitur] " e privati del beneficio. Tre religiosi francescani provenienti da Nizza " [ Prescindendo dalle penetrazioni dal basso Piemonte (vedi cartografia) cosa che rese opportuno munire di rastrelli di sanità il borgo di Camporosso (vedi cartografia) non era arduo da Nizza e la Provenza (vedi cart.) accedere alla Diocesi di Ventimiglia (vedi cart.), che mai bisogna dimenticare aveva ua rilevante posizione strategica essendo una Diocesi di Frontiera" detta poi dal Valsecchi anche "Diocesi Usbergo", come pure raggiungerla dalla ben più vasta Diocesi di Albenga (vedi cartografia)] " eludono i due cancelli di sanità a Latte e a Porta Canarda. Si presentano in città; denunciati [era ammessa anche la denunzia anonima tramite l'Urna Lignea o la Bocca della Verità] " e fatti prigionieri, immediatamente sono giudicati e condannati alla secolarizzazione; al superiore, per non aver osservato i Capituli, la sospensione del mandato ". (Vedi Arch. Vescovile, Filae 119 N. 257 - edito in "La Voce Intemelia", anno XLVII n. 7 - luglio 1992 )
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References: art. 12
 sentenza 
 articolo 1
 articolo 2
 articolo 3
 articolo 4
 articolo 5
 articolo 6
 articolo 7
 articolo 8