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Timestamp: 2018-12-16 03:33:23+00:00

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Proposta di legge regionale n. 226 presentata il 17 gennaio 2012 Torna indietro
Proposta di legge regionale n. 226 presentata il 17 gennaio 2012
Art. 2 (Derattizzazione)
Art. 3 (Compiti del medico veterinario)
Art. 4 (Istituto Zoooprofilattico Sperimentale)
Art. 5 (Compiti del sindaco)
Art. 6 (Commissione tecnico-consultiva)
Art. 7 (Cartografia)
Art. 8 (Obblighi per i produttori)
Art. 9 (Sanzioni amministrative)
Art. 10 (Applicazione delle sanzioni amministrative)
La Regione Piemonte riconosce che la presenza nell'ambiente di bocconi ed esche contenenti veleni o sostanze nocive costituisce un grave rischio per la salute dell'uomo, degli animali e per l'ambiente.
Ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell'incolumità delle persone, degli animali e dell'ambiente è vietato a chiunque utilizzare, preparare, miscelare, detenere e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli e materiale esplodente.
È vietata la detenzione, l'utilizzo e l'abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce.
Ogni caso di morte per avvelenamento e di avvelenamento deve essere segnalato alle autorità competenti dal proprietario dell'animale tramite il medico veterinario che emette la diagnosi.
Chiunque rinvenga un'esca, un boccone o un alimento sospetti di poter essere avvelenati o nocivi deve darne immediata comunicazione anche telefonica alle autorità competenti (Carabinieri, Polizia, Polizia locale o Servizi veterinari) prima di provvedere a rimuovere o rendere non pericoloso l'oggetto.
Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte specializzate, devono essere effettuate con modalità tali da non nuocere in alcun modo alle persone e alle specie animali non bersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte, tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque giorni lavorativi d'anticipo. La tabellazione deve contenere l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze utilizzate e dell'antidoto.
Al termine delle operazioni il responsabile della ditta specializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante il ritiro delle esche non utilizzate e delle eventuali spoglie dei ratti o di altri animali.
Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specie selvatiche oggetto di misure di protezione a carattere internazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai ratti, è possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero della salute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senza l'utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che:
il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassa persistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione della catena alimentare e dell'ambiente;
sia stabilita la durata massima di permanenza nell'ambiente delle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla base della letteratura scientifica più aggiornata;
al termine dell'operazione le esche non utilizzate siano rimosse dall'ambiente e venga redatto un apposito verbale di chiusura dell'operazione, a cura del responsabile della stessa, nel quale sia indicato il numero di esche immesse nell'ambiente, l'area interessata dall'operazione e il numero di esche, non utilizzate e rimosse al termine dell'operazione. Il suddetto verbale, inviato in copia al Ministero della salute, è a disposizione delle autorità competenti per eventuali controlli.
I Comuni istituiscono e aggiornano un registro dei trattamenti di derattizzazione in corso sul territorio comunale, sia da parte di enti pubblici che di privati. I soggetti responsabili dei trattamenti comunicano preventivamente al Comune i tempi del trattamento e il principio attivo utilizzato, usando la scheda appositamente predisposta dal Comune stesso.
In caso di decesso dell'animale il medico veterinario deve inviare le spoglie e ogni altro campione utile all'identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte all'Istituto zooprofilattico sperimentale competente per territorio, accompagnati da referto anamnestico, al fine di indirizzare la ricerca analitica.
L'invio di spoglie di animali deceduti per avvelenamento e campioni da essi prelevati, avviene per il tramite delle ASL competenti per il territorio o delle ditte convenzionate con le predette ASL.
(Istituto Zoooprofilattico Sperimentale)
L'Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d'Aosta provvede agli esami necroscopici sugli animali ed effettua le opportune analisi sui campioni pervenuti o prelevati durante la necroscopia.
L'Istituto di cui al comma 1 comunica entro 10 giorni gli esiti al medico veterinario che ha inviato i campioni, al Servizio veterinario dell'Azienda sanitaria locale territorialmente competente, al sindaco e, qualora positivo, all'Autorità giudiziaria.
Il sindaco, a seguito della segnalazione di cui all'articolo 1 comma 4 e articolo 3 comma 1 ovvero nel caso un'esca, un boccone o un alimento di cui all'articolo 1 comma 5 che si rivelino contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli e materiale esplodente, deve dare immediate disposizioni per l'apertura di una indagine, da effettuare in collaborazione con le altre Autorità competenti.
Il sindaco, qualora venga accertata la violazione dell'articolo 1, provvede ad attivare tutte le iniziative necessarie alla bonifica dell'area interessata. In particolare entro 24 ore dall'accertamento di cui sopra, provvede ad istituire il divieto di accesso nell'area interessata mediante apposizione di segnaletica adeguata. Inoltre entro le 24 ore successive, individua le modalità di bonifica del terreno e del luogo interessato dall'avvelenamento, prevedendone la segnalazione con apposita cartellonistica, nonchè ad intensificare i controlli da parte delle Autorità preposte.
Il sindaco può provvedere, sentito il parere della Commissione tecnico-consultiva, alla attivazione di sistemi di videosorveglianza con fini di prevenzione negli ambiti urbani, con particolare riguardo per le localizzazioni più pericolose (giardini pubblici, aree per bambini, zone di sgambamento per i cani), mentre nelle aree non urbanizzate si può provvedere alla tabellazione della stesse.
Il Sindaco comunica alla Polizia Provinciale ogni caso di avvelenamento e di rinvenimento sul territorio di sostanze di cui all'articolo 1 comma 2.
Il sindaco qualora venga accertata una violazione dell'articolo 1 provvede al temporaneo divieto delle attività antropiche, pascolo od altre attività, per minimo anni uno o più, a seconda della tossicità della sostanza utilizzata.
Come supporto per le attività previste dalla presente legge è istituita una Commissione tecnico-consultiva sul problema dell'avvelenamento degli animali e problematiche affini e connesse, composta da:
l'Assessore regionale competente in materia di sanità o suo delegato, che la presiede;
un funzionario del dipartimento competente in materia di sanità con funzioni di segretario;
un rappresentante degli Ordini dei Medici veterinari presenti sul territorio regionale;
un rappresentante delle Facoltà di Medicina Veterinaria della Università di Torino;
un rappresentante dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d'Aosta;
un rappresentante di Associazioni riconosciute ai sensi della legge regionale l.r. 38 del 1994.
La Commissione tecnico-consultiva ha funzione di indirizzo e verifica dell`applicazione della presente legge e deve essere convocata a cadenza almeno trimestrale.
Le Province, entro il 31 gennaio di ogni anno, rendono pubblica, con apposita cartografia, la distribuzione degli episodi di avvelenamento nell'anno precedente, non che la loro localizzazione temporale.
(Obblighi per i produttori)
I produttori di presidi medico-chirurgici, di prodotti fitosanitari e di sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei rodenticidi, lumachicidi e nematocidi ad uso domestico, civile ed agricolo aggiungono al prodotto una sostanza amaricante o repellente che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali non bersaglio. Nel caso di rodenticidi per uso civile deve essere previsto un contenitore, all'atto dell'utilizzo, con accesso solo all'animale bersaglio,fatti salvi i casi previsti all'articolo 1, comma 6.
Fatta salva l'applicazione di ulteriori sanzioni previste dalla normativa nazionale, chiunque violi le disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 è soggetto ad una sanzione amministrativa da euro 1500 a euro 9.000. È altresì previsto il sequestro cautelare delle esche e bocconi avvelenati e la confisca amministrativa degli stessi ai sensi dell` articolo 13, comma 4, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale).
In caso di violazione delle disposizioni di cui all`articolo 1 da parte di soggetti titolari di autorizzazioni o licenze regionali o provinciali inerenti attività faunistiche, agrosilvo- pastorali o di raccolta di prodotti spontanei del bosco è prevista la sanzione accessoria della sospensione per un anno dell`autorizzazione, del tesserino o della licenza; la reiterazione degli atti vietati dall'articolo 1 dà luogo alla revoca dell`autorizzazione, del tesserino o della licenza.
Qualora il responsabile delle violazioni delle disposizioni di cui all`articolo 1 rivesta la qualifica di Guardia particolare giurata o di Guardia volontaria, la sanzione amministrativa pecuniaria viene raddoppiata ed è prevista la revoca definitiva del Decreto o della Nomina di Guardia particolare giurata o di Guardia volontaria.
Le sanzioni accessorie previste dal presente articolo sono obbligatorie.
(Applicazione delle sanzioni amministrative)
All`applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie provvede la Provincia nel cui territorio sono avvenute le violazioni, con le modalità di cui alla legge 689/1981.
Al fine dell`applicazione delle sanzioni accessorie di cui all`articolo 3, commi 2 e 3, la Provincia trasmette copia dell`ordinanza-ingiunzione all`ente o all`autorita` che ha rilasciato l`autorizzazione, il tesserino, la licenza o che ha emanato l`atto di nomina, entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine per proporre opposizione all`ordinanza-ingiunzione o, se questa è proposta, dal passaggio in giudicato della sentenza che decide sull`opposizione stessa. L`ente o l`autorità provvedono, nei successivi sessanta giorni, alla sospensione o alla revoca dei relativi provvedimenti.
La presente legge non prevede obblighi di spesa.

References: Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10
 articolo 3
 articolo 13
 sentenza