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Consulting 06_2011 | PDF Flipbook
Consulting 06_2011
Anno 9 - nº 6 novembre – dicembre 2011 ISSN: 2038-7741 La rivista del consulente d’azienda e d i t o r e S.r.l. Dossier atmosfera Dalla conferenza di Durban al monitoraggio della città di Messina edizioni eva eventi eva emozioni Pannelli fotovoltaici esausti In attesa di norme certe e di impianti per il corretto trattamento Gestione integrata dei rifiuti Un esempio concreto Autorizzazione Tribunale Roma n° 569 del 15/10/2002 – POSTE ITALIANE S.p.A. – Spedizione in A.P. 70% Roma – Prezzo per copia € 12,00 Associazione Italiana Certificatori Energetici
L’utilità di abbonarsi Consulenti e Imprenditori sono chiamati oggi ad affrontare una duplice sfida: mantenersi costantemente aggiornati nelle rispettive aree di competenza ed essere in grado di comunicare senza scendere in tecnicismi burocratici. Consulting costituisce un mezzo di aggiornamento di tipo “trasversale” in quanto fornisce ai diversi profili professionali gli spunti pratici, sia sul piano tecnico che legislativo, senza fermarsi al solo aspetto teorico o formale di una problematica. Consulting si rivolge perciò a quanti, coinvolti nella gestione aziendale, hanno bisogno di ritrovarsi in uno spazio aperto di confronto e di discussione, fornendo loro un aggiornamento preciso, puntuale, ma allo stesso tempo concreto, sui principali argomenti tecnici e normativi. Offerta promozionale Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 Per n° 3 abbonamenti annuali: € 144,00	Per n° 5 abbonamenti annuali: € 240,00	€ 130,00 € 210,00 Modalità di pagamento per la sottoscrizione degli abbonamenti, si prega di inviare il modulo via fax al numero: 06-5127106 / 06-5127140 o via e-mail: info@gevaedizioni.it COSTO ABBONAMENTI 2012 Per n° 1 abbonamento annuale: € 48,00 - Singoli numeri: € 12,00 - Numeri arretrati: € 14,00 Assegno Bancario non trasferibile intestato a Geva S.r.l. Bonifico su conto corrente Banca Intesa San Paolo S.p.A., Ag. n. 27, Via del Giorgione, 93 intestato a Geva S.r.l. IBAN IT39U 03069 05102 081991520171-GEVA S.r.l. Versamento su c.c. postale n° 33203746 intestato a Geva S.r.l., Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma IBAN IT77B 07601 03200 000033203746 Le condizioni di abbonamento sono quelle indicate nel sito www.gevaedizioni.it Partita Iva: 05480791002 Intestatario dell’abbonamento Cognome/Nome	P.I./C.F. Società	P.I./C.F. Via/Piazza Città	Cap	Prov. Sito web	E-mail Tel.	Fax	Cell. La rivista del consulenteFdi’ramziean	da an	no 9 - nº 6 – novemDbraet–adicembre 2011
La rivista del consulente d’azienda Amministrazione, Direzione, Redazione GEVA S.r.l. Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Tel./fax: 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it - e-mail: info@gevaedizioni.it GEVA S.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Partita Iva: 05480791002 Direttore Responsabile: Nicola Giovanni GRILLO Coordinamento editoriale: Leonardo EVANGELISTA Abbonamenti: Katia PILOTTO Impaginazione e grafica: José Luis CASTILLA CIVIT Pubblicità: GEVA S.r.l. - Via dei Lincei, 54 – 00147 Roma Stampa: Eurolit S.r.l. - Roma; Tiratura: 1000 copie; Chiuso in Tipografia: dicembre 2011 Autorizzazione Tribunale di Roma n° 569 del 15/10/2002 POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. 70% Roma ISSN: 2038-7741 Se questa rivista Le è stata inviata tramite abbonamento, le comunichiamo che l’indirizzo in nostro possesso sarà utilizzato anche per l’invio di altre riviste e comunicazioni o per l’inoltro di proposte di abbonamento. 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A norma dell’art. 74, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, no 633 e del D.M. 9 aprile 1993, l’I.V.A. sugli abbonamenti è compresa nel prezzo di vendita ed è assolta dall’editore, che non è tenuto ad alcun adempimento ex art. 21 del suddetto decreto no 633/72; di conseguenza, in nessun caso si rilasciano fatture. Per quanto riguarda la propria contabilità la prova dell’avvenuto pagamento costituisce documento idoneo ad ogni effetto contabile e fiscale. Acque reflue industriali Gli obblighi degli scarichi intermedi di Rosa BERTUZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6 Gestione integrata dei rifiuti Un esempio concreto di Ruggero GAMBATESA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 9 Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nel procedimento civile Poteri e responsabilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 13 Greenergy Rubrica di Leonardo EVANGELISTA Termo-fotovoltaico L’ultima frontiera dei generatori termici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 16 Da “ignorante” a “esperto ambientale” in un giorno? Tutto è possibile con le scuole di mal-formazione professionale! di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 17 Dossier Atmosfera DCOal2peroctloimcoallo di Kyoto a Cancun verso la conferenza di Durban di Aldo DI GIULIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 20 Inquinamento atmosferico Analisi comparativa nel centro urbano di una città di medie dimensioni situata nel Sud Italia di Ambrogio PONTERIO e Loredana PONTERIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 24 Sistemi di gestione Cenni sulle principali certificazioni e sulla loro utilità di Lorenza ABBATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 29 TA Differenza fra autorizzazione e concessione Cosa dice il diritto amministrativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 32 Pannelli fotovoltaici esausti In attesa di norme certe e di impianti per il corretto trattamento di Domenico GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 33 Tesando Rubrica di Ferdinando SALATA Un nuovo centro urbano per Cisterna di Latina Tesi di Laura PERUZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 34 Recupero di rifiuti costituiti da rottami metallici La spinosa questione dei raccoglitori ambulanti “non autorizzabili” di Nicola G. GRILLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag. 36 Dalle Associazioni	Pag. 38 Energon Pag. 39 Il grillo parlante	Pag. 41 Ultima pagina Pag. 42 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011 3
Professione Autospurghista Dal pronto intervento alla gestione dei rifiuti Novità Professione autospurghista? Sì, perché di una professione si tratta e non solamente di un mestiere. Egli svolge, infatti, un’attività assai complessa il cui espletamento, oltre che richiedere esperienza e una varietà di competenze specifiche, necessita anche della conoscenza di normative, di adempimenti amministrativi periodici e di tecniche e modalità di intervento in continua evoluzione. Molteplici sono anche i servizi ed i settori di intervento nei quali l’autospurghista è chiamato ad operare, spesso anche in condizioni imprevedibili e in situazione d’emergenza, che non consentono approfondimenti preventivi. Conseguentemente, vari ed imprevedibili sono i rischi a cui il personale incaricato viene esposto, benché esso sia ben formato e qualificato. Attività come stasamento di reti fognarie, svuotamento di pozzi neri, sanificazione periodica di fosse biologiche, video-ispezione, ricerca e diagnostica di guasti, ricostruzione non distruttiva di tubazioni, bonifica ambientale, gestione dei rifiuti, etc., richiedono l’utilizzo di apparecchiature sofisticate e costose. Operare in tali ambiti è, dunque, un lavoro di alta responsabilità. Il testo si propone di affrontare, analizzare a fondo e fornire tutte le informazioni necessarie per ben svolgere una così articolata e delicata attività. Ampio spazio è dato all’individuazione e spiegazione delle norme di interesse, agli adempimenti necessari ed alle modalità di intervento per garantire la sicurezza dei lavoratori impiegati. GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: info@gevaedizioni.it
Editoriale Editoriale Responsabilizzare i Consulenti Q Negli ultimi anni, con lo sviluppo tecnologico e l’incremento della sensibilità ecologica e sociale, si è accresciuta anche la complessità delle mansioni e degli adempimenti in capo alle aziende operanti nella gestione dei rifiuti (e pressoché in ogni altro settore lavorativo).Temi come la sicurezza sul lavoro, la responsabilità d’impresa (vedi più avanti nella rivista), il rispetto dell’ambiente, la gestione di qualità – in senso lato – sono ormai entrati a far parte della quotidianità di tutti noi, addetti ai lavori e non. Almeno sulla carta… resta da vedere, tuttavia, quali siano gli effetti concreti realmente scaturiti. Possiamo azzardare una prima ipotesi, nata sulla scorta di decenni di esperienze professionali dirette: è aumentato notevolmente il numero di figure professionali specializzate che le varie normative impongono alle aziende per poter esercitare le precipue attività. Un esempio a caso? Si prenda una società dedita al trasporto di rifiuti pericolosi: fra le diverse Figure professionali di cui essa si deve avvalere vi sono: il Responsabile della sicurezza sul lavoro, il Responsabile tecnico ambientale, il Preposto per i trasporti, il perito che redige la perizia di idoneità degli automezzi, il Consulente per la sicurezza durante il trasporto di merci pericolose e, in caso di trasporto di “rifiuti” metallici, l’Esperto qualificato in radioprotezione. Atteso che il titolare di tale società – da solo – non possa essere contestualmente esperto di diritto, ingegneria, economia, conduzione di macchinari complicati, trasporto di merci pericolose, etc. è innegabile che egli debba dotarsi di personale (altamente) specializzato per rispettare regolamenti tecnici sempre più severi e approfonditi. Questo è certamente un bene ma… Ma qual è il ruolo di ciascuna Figura (altamente) qualificata nell’azienda? Bisogna fare, purtroppo, una netta distinzione fra ruolo teorico e ruolo effettivo. In teoria, ciascun esperto, per quanto è di sua competenza, dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – assumersi la responsabilità di quanto asserisce, consiglia, esorta a fare e, in generale, di tutta la documentazione da lui firmata nell’ambito della professione esercitata. Ciò starebbe a dire – di nuovo il condizionale – che, una volta rilasciati e depositati i suoi “atti” al titolare, questi rimangono a disposizione per un periodo prestabilito per poter essere consultati in caso di infrazioni, sinistri, contestazioni o qualsiasi altra richiesta ad opera di Organi di controllo, Autorità giudiziarie e amministrative… Fin qui sembra tutto abbastanza chiaro, ma cosa succede se c’è qualcosa che non va? A cosa va incontro il firmatario della documentazione incriminata? Sostanzialmente, salvo circostanze particolari di dolo evidente o colpa gravissima, le massime sanzioni irrogate fin qui ai consulenti sono state di carattere pecuniario, mentre il baricentro della responsabilità penale, quasi sempre, si è spostato dalla parte del titolare dell’azienda. È giusto o sbagliato? È impossibile entrare nel merito di ciascuna sentenza, però una cosa si può affermare con convinzione: una simile casistica non giova proprio a nessuno. Non giova agli imprenditori, perché si sentono “distanti” dai propri consulenti, ben sapendo che tanto, se le cose dovessero andar male, loro comunque “se la caveranno”; in questo modo, fin dall’inizio della cooperazione professionale, si viene a creare un’atmosfera di diffidenza e, nei casi peggiori, addirittura di ostilità. Non giova ai consulenti, in quanto vedono svalutarsi la propria autorevolezza, col rischio di essere visti come timbracarte pagati solo per soddisfare ampollose richieste burocratiche e non per erogare utili servizi di supporto tecnico-normativo. A quale titolo costoro potrebbero far valere il proprio operato, pensandoci bene, se “tanto poi non rischiano nulla”? La benevolenza delle Corti, in tutti questi anni, ha di fatto creato una categoria viziata di figure professionali svuotate di qualsiasi forma di prestigio e, alla fine, di potere. Figure percepite più come predicatori paternalisti che non come collaboratori con mansioni decisive da rispettare ed ascoltare attentamente perché pronti a pagare in proporzione al loro ruolo. Occorre cambiare registro, altrimenti la pletora di (non) responsabili, consulenti, tecnici esperti, manager, periti, assistenti e compagnia numerosa sarà vista dalle aziende solo come una onerosa tassa e non come un valido ausilio per lavorare meglio e, dunque, aumentare i profitti. A tal proposito, è imprescindibile una maggiore severità da parte di tutti i Preposti per legge, cui spetta il dovere di restituire la giusta valenza a quelle figure d’importanza cardinale per il corretto ottemperamento delle normative. Solo rischiando davvero in solido, infatti, i consulenti potranno imporre le loro parole e godere della sincera“complicità” – in senso buono! – dei loro assistiti. Nicola G. GRILLO 5 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
Acque reflue industriali Gli obblighi degli scarichi intermedi L’oggetto del presente articolo riguarda l’obbligatorietà della fiscalizzazione di scarichi di acque reflue intermedie, anche in sede di rilascio di A.I.A. In tale ambito non emergono obbligatorietà legislative circa l’eventuale imposizione da parte 6 dell’Autorità competente, in riferimento al rilascio dell’atto; dalla Poiché la discrezionalità spetta all’Ente pubblico, si ripor- ricerca giurisprudenziale in essere, risulta che l’imposizione della tano – a solo titolo informativo – tutte le norme legislative e fiscalizzazione a impianti intermedi può essere esercitata solo giurisprudenziali a difesa/tutela di entrambe le parti (ditta pri- qualora questi forniscano scarichi di sostanze pericolose di cui vata ed ente pubblico rilasciante l’autorizzazione). alla Tab. 5, All. 5, Parte III del D. Lgs. n° 152/2006. In sostanza, a parere della scrivente, dopo l’analisi di quan- to riportato di seguito, tale obbligatorietà può essere imposta di Rosa BERTUZZI* solo quando fuoriesce dagli impianti intermedi una delle 18 Il concetto di acqua reflua è rilevante per tracciare un primo identikit dell’oggetto della materia. Secondo il D. Lgs sostanze pericolose indicate dalla norma. Legislazione statale n° 152/2006 e s.m.i. (art. 74) le acque reflue industriali sono: La legislazione statale cerca di definire gli standard da appli- “qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installa- care: si illustrano gli articoli che possono essere più utili per zioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di aver chiaro il tema. beni, differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento,intendendosi per tali anche 1. L’art. 74, c. 1, lett. oo) del D. Lgs. n° 152/2006 sul Valore li- quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inqui- mite di emissione (lettera così modificata dall’art. 2, c. 6 del D. nanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento; Lgs. n° 4/2008) recita: “valore limite di emissione: limite di le caratteristiche di questi reflui sono variabili in base al tipo di accettabilità di una sostanza inquinante contenuta in uno attività industriale”. scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per unità Essendo tale materia disciplinata da varie normative, cer- di prodotto o di materia prima lavorata, o in massa per unità di cheremo di fornire un quadro congruo ed elastico di tale real- tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche tà in continua espansione. per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze. I valo- Come sempre accade, meglio partire da un caso concreto, ri limite di emissione delle sostanze si applicano di norma scorrere i vari articoli e applicarli alla fattispecie concreta per nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall’impianto, senza esemplificarla: è il miglior modo per raggiungere il sillogismo tener conto dell’eventuale diluizione; l’effetto di una stazione giuridico. A maggior ragione in questa materia, che per molti di depurazione di acque reflue può essere preso in conside- è una palude con poche vie di fuga. razione nella determinazione dei valori limite di emissione Nel caso particolare, la controversia relativa ad obblighi dell’impianto, a condizione di garantire un livello equivalente di imposti dall’ARPA nei diversi scarichi intermedi all’interno protezione dell’ambiente nel suo insieme e di non portare carichi dell’azienda è il nostro filo conduttore. Si vuole arrivare a inquinanti maggiori nell’ambiente”. sostenere che il controllo ARPA debba effettuarsi solo per lo scarico finale – e non per quelli intermedi – dimostrando 2. L’art. 101, cc. 1, 4 e 5 del D. Lgs. n° 152/2006 sui Criteri generali che unicamente il refluo finale, cioè quello che confluisce nel della disciplina degli scarichi. Il comma 5 è stato modificato dal corpo idrico superficiale, o nel depuratore comunale, o nel D. Lgs. n° 4/2008: sottosuolo, sia da valutare, anche per una ulteriore e insin- Comma 1: “Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione dacabile sottigliezza qualitativa. La parola sottigliezza deriva del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devo- dal fatto che il Testo Unico Ambientale consente la discre- no comunque rispettare i valori limite previsti nell’Allegato zionalità all’ente rilasciante l’autorizzazione ad imporre fi- 5 alla Parte Terza del presente decreto. L’autorizzazione può scalizzazioni/controlli anche negli impianti intermedi interni in ogni caso stabilire specifiche deroghe ai suddetti limiti e all’azienda. Ciò si desume dall’art. 74, il quale recita:“l’effetto idonee prescrizioni per i periodi di avviamento e di arresto di una stazione di depurazione di acque reflue può essere pre- e per l’eventualità di guasti nonché per gli ulteriori periodi so in considerazione nella determinazione dei valori limite di transitori necessari per il ritorno alle condizioni di regime”. emissione”. Comma 2: “Ai fini di cui al comma 1, le Regioni, nell’esercizio * Articolista esterno alla redazione di Consulting. Per maggiori informazioni si può visitare il sito www.gevaedizioni.it e cliccare sul bottone Consulting. La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
della loro autonomia,tenendo conto dei carichi massimi ammissibili e delle migliori tecniche disponibili, definiscono i valori-limite di emissione,diversi da quelli di cui all’Allegato 5 alla Parte Terza del presente decreto, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima per unità di tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini. Le Regioni non possono stabilire valori limite meno restrittivi di quelli fissati nell’Allegato 5 alla Parte Terza del presente decreto: a) nella Tabella 1, relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali; b) nella Tabella 2, relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali ricadenti in aree sensibili; c) nella Tabella 3/A, per i cicli produttivi ivi indicati; d) nelle Tabelle 3 e 4, per quelle sostanze indicate nella Tabella 5 del medesimo Allegato […]”. Comma 4:“L’autorità competente […] può richiedere che scarichi parziali contenenti le sostanze di cui ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 15, 16, 17 e 18 (sono alcune delle 18 sostanze pericolose NDR) della Tabella 5 dell’Allegato 5 alla Parte Terza del presente decreto subiscano un trattamento particolare prima della loro confluenza nello scarico generale”. Comma 5:“I valori limite di emissione non possono in alcun caso essere conseguiti mediante diluizione con acque prelevate esclusivamente allo scopo. Non è comunque consentito diluire con acque di raffreddamento, di lavaggio o prelevate esclusivamente allo scopo gli scarichi parziali di cui al comma 4, prima del trattamento degli stessi per adeguarli ai limiti previsti dalla Parte Terza dal presente decreto. L’autorità competente, in sede di autorizzazione, prescrive che lo scarico delle acque di raffreddamento, di lavaggio, ovvero impiegate per la produzione di energia, sia separato dagli scarichi terminali contenenti le sostanze di cui al comma 4”. 3. L’art. 108 del D. Lgs. n° 152/2006 disciplina gli Scarichi di sostanze pericolose (comma 5 modificato dal D. Lgs. n° 4/2008). Comma 5: “Per le acque reflue industriali contenenti le sostanze della Tabella 5 dell’Allegato 5 alla Parte Terza del presente decreto, il punto di misurazione dello scarico è fissato secondo quanto previsto dall’A.I.A. di cui al D. Lgs. n° 59/2005 e, nel caso di attività non rientranti nel campo di applicazione del suddetto decreto,subito dopo l’uscita dallo stabilimento o dall’impianto di trattamento che serve lo stabilimento medesimo.L’autorità competente può richiedere che gli scarichi parziali contenenti le sostanze della Tabella 5 del medesimo Allegato 5 (e ancora sono i pericolosi, NDR) siano tenuti separati dallo scarico generale e disciplinati come rifiuti […]”. 4. L’art. 137 del D. Lgs. n° 152/2006 sugli Scarichi di acque reflue industriali, al comma 1 recita: “Chiunque apra o comunque effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l’autorizzazione sia stata sospesa o revocata, è punito con l’arresto da due mesi a due anni o con l’ammenda da millecinquecento euro a diecimila euro”. Comma 2: “Quando le condotte descritte al comma 1 riguardano gli scarichi di acque reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle Tabelle 5 e 3/A dell’Allegato 5 alla Parte Terza del presente decreto, la pena è dell’arresto da tre mesi a tre anni”. Giurisprudenza amministrativa A livello amministrativo, tutto propende per quanto volevasi dimostrare nell’articolo: -	TAR Valle D’Aosta 10.03.2010, n°23 Nella parte in cui impone il rispetto dei limiti stabiliti dalla Tabella 3, dell’Allegato 5 alla Parte Terza, del D. Lgs. n° 152/2006, per le sostanze di cui alla Tabella 5, dell’Allegato 5 alla Parte Terza, del medesimo decreto, con riferimento agli scarichi parziali dei reflui provenienti dagli impianti di trattamento acque denominati “di neutralizzazione acidi-DA02” e “chiarificatore lamellare-DA03”, “l’autorizzazione integrata ambientale […] della previsione con cui si impone il rispetto dei limiti tabellari (stabiliti dalla Tabella 3, dell’Allegato 5 alla Parte Terza del D. Lgs. n° 152/2006) – con riguardo alle sostanze indicate nella Tabella 5 dell’Allegato 5 alla medesima Parte Terza – non solo con riferimento allo scarico finale, ma anche con riferimento ai due punti di scarico parziale, situati all’interno dello stabilimento e denominati, l’uno ‘di neutralizzazione di acidi-DA02’, l’altro ‘chiarificatore lamellareDA03’ […] può richiedere che scarichi parziali contenenti le sostanze di cui ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 15, 16, 17 e 18 della tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto […]. Del resto, come osserva […] il D. Lgs. n° 59/2005 […] il quale stabilisce che solo ‘di norma’ i valori limite di emissione si applicano nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall’impianto e che ‘nella loro determinazione non devono essere considerate eventuali diluizioni’ (art. 2, comma 1, lett. g) […] tale facoltà è consentita solo quando gli scarichi parziali contengano sostanze pericolose […]. La scelta in ordine allo specifico trattamento da imporre agli scarichi parziali, prima della loro confluenza nello scarico generale […].Tale passaggio genera in ogni caso un effetto di soluzione e confusione tra i vari reflui ivi immessi, alterando o comunque rendendo più difficoltosi i controlli sulla quantità e sul rispetto dei limiti tabellari previsti per le sostanze pericolose”; -	TAR Veneto 20.10.2009, n° 2624 “La Provincia, dato atto che allo scarico sono presenti sostanze pericolose, prescriveva che gli scarichi parziali […] fossero liberi […]”; -	Consiglio di Stato 09.09.2005, n° 4648 “[…] Accolse il ricorso contro l’ordinanza del Presidente della Provincia recante l’ordine di procedere all’adozione immediata di tutte le misure idonee al ripristino dei valori limite […] in relazione allo scarico delle acque situate all’interno dello stabilimento […] abbattimento degli inquinanti specifici […] trattamento di tipo biologico […] configurandolo al contempo come parziale”; -	TAR Friuli Venezia Giulia 30.06.2006, n° 386 “Impianto di depurazione costituito da più sezioni collegate che effettuano […] alcuni pretrattamenti prima della fase finale […] addotti dalla condotta fognaria principale”; -	TAR Friuli Venezia Giulia, 08.02.2008, n° 105 “[…] Il recapito nella pubblica fognatura di nuovi scarichi di acque reflue industriali […] lo consentono a condizione che gli stessi non determinino la formazione di uno scarico finale avente caratteristiche qualitative e quantitative diverse da quelle autorizzate e considerato che tali prescrizioni impongono una revisione del provvedimento autorizzativo soltanto nel caso in cui nuovi allacciamenti provochino una variazione significativa delle acque reflue scaricate”. 7 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
Comma 3:“Chiunque,al di fuori delle ipotesi di cui al comma 5, effettui uno scarico di acque reflue industriali contenenti le so- Giurisprudenza penale stanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostan- Anche a livello penale ci sono state sentenze che non ze indicate nelle Tabelle 5 e 3/A dell’Allegato 5 alla Parte Terza lasciano spazi a dubbi interpretativi: del presente decreto senza osservare le prescrizioni dell’autoriz- -	Cassazione penale 02.07.2010, n° 37192 “[…] Grazie zazione, o le altre prescrizioni dell’Autorità competente a norma al processo di […] si realizzava l’abbattimento della carica degli artt. 107, comma 1, e 108, comma 4, è punito con l’arresto organica dei reflui e successivamente gli stessi potevano fino a due anni”. essere immessi gradualmente nell’impianto di depurazione Comma 4: “Chiunque violi le prescrizioni concernenti l’instal- […]. Il punto di prelievo per i controlli è immediatamente lazione e la gestione dei controlli in automatico o l’obbligo di conservazione dei risultati degli stessi di cui all’art. 131 è punito con la pena di cui al comma 3”. a monte del punto di scarico […] fissa inequivocabilmente il punto posto subito dopo l’uscita dallo stabilimento […] costituito da un complesso ed articolato sistema di depurazione, composto da una pluralità di passaggi 5. Allegato 5 Parte III sul Limite di emissione degli scarichi idrici: intermedi prima dell’immissione delle acque nel corpo 8 “[…] il punto di prelievo per i controlli deve essere il medesimo e deve essere posto immediatamente a monte del punto di immissione del corpo recettore. Nel caso di controllo della percentuale dell’inquinante, deve essere previsto un punto di prelievo anche all’entrata dell’impianto di trattamento”. ricettore, il punto di misurazione va pertanto individuato nei tratti terminali del canale di scarico, immediatamente precedenti lo sbocco nel corpo ricettore […] nella fattispecie […] stazionamento dei reflui della lavorazione […]”; -	Cassazione Penale 17.06.2011, n° 24426 “[…] Rilevanza penale degli scarichi eccedenti i parametri tabellari, 6. Punto 1.2.3. Specifiche prescrizioni per gli scarichi contenenti sostanze pericolose. Comma 4:“L’Autoritàcompetentepuòindividuareconseguenti prescrizioni adeguatamente motivate all’atto del rilascio e/o riscontrati mediante prelievi e campionamenti effettuati da un pozzetto intermedio, offrendo così una erronea esegesi del concetto di scarico rilevante ai fini dell’applicazione della legge penale : detti campionamenti, infatti, andavano effettuati sullo scarico finale e non su un pozzetto intermedio rinnovo delle autorizzazioni che contengono le sostanze di cui […]”; all’Allegato 5”. -	Cassazione Penale 28.01.2010, n° 3913 “[…] Indebita Allegato 5, Tabella 5, Parte III sulle Diciotto categorie di so- confluenza nella pubblica fognatura […]”; stanze per le quali non possono essere adottati limiti meno re- -	Cassazione Penale 25.11.2009, n° 45293 “[…] strittivi L’autorizzazione allo scarico viene rilasciata soltanto Tabella 5: “Sostanze per le quali non possono essere adottati limiti meno restrittivi di quelli indicati in Tabella 3, per lo scarico in acque superficiali (1) e per lo scarico in rete fognaria (2), o in Tabella 4 per lo scarico sul suolo […] (le diciotto sostanze… NDR). Allegato 5, Tabella 5 sullo Scarico finale nella fognatura: “(2) Per quanto riguarda gli scarichi in fognatura, purché sia garantito che lo scarico finale della fognatura rispetti i limiti di Tabella 3, o quelli stabiliti dalle Regioni, l’ente gestore può stabilire per i parametri della Tabella 5, ad eccezione di quelli indicati sotto i numeri 2, 4, 5, 7, 14, 15, 16 e 17, limiti di accettabilità i cui valori di concentrazione superano quello indicato in Tabella 3.” ove vengono rispettati i parametri di cui alla legge […] Tabella 5”; -	Cassazione Penale 21.04.2011, n° 16054 “[…] Recapito finale in pubblica fognatura […] pozzetto di ispezione all’interno dell’impianto medesimo e lontano dal punto di immissione in fognatura, nonché senza rispettare la metodologia richiesta che avrebbe previsto l’effettuazione del campionamento […] pericolo per la salute delle persone e l’integrità dell’ambiente […]”; -	Cassazione Penale 24.03.2009, n° 12865 “Nozione di acque reflue industriali […] finale”; -	Cassazione Penale 07.11.2008, n° 41850 “Nozione di 7. Decreto del Ministero dell’Ambiente 12.06.2003 n°185 sul Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in attuazione dell’art. 26, c. 2 del D. Lgs. n° 152/99. acque reflue industriali […] finale”; -	Cassazione Penale 10.06.2003, n° 24892 “Acque reflue […] industriali …] residui […] processo di lavorazione […]”; -	Cassazione Penale 20.01.2004, n° 978 “Scarichi che Art. 1:“Le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue […] originano emissioni in atmosfera […]”; ed industriali attraverso la regolamentazione delle destinazioni -	Cassazione Penale 03.09.2004, n° 35870 “Venivano d’uso e dei relativi requisiti di qualità, ai fini della tutela quali- immesse nella pubblica fognatura, attraverso uno scarico le tativa e quantitativa delle risorse idriche, limitando il prelievo acque di lavaggio delle lastre […]”; delle acque superficiali e sotterranee, riducendo l’impatto degli -	Cassazione Penale 14.11.2008, n° 42529 “Lo scarico […] scarichi sui corpi idrici recettori e favorendo il risparmio idrico mediante l’utilizzo multiplo delle acque reflue”. Art. 2: “Il riutilizzo deve avvenire in condizioni di sicurezza ambientale, evitando alterazioni agli ecosistemi, al suolo ed alle colture, nonché rischi igienico-sanitari per la popolazione esposta e comunque nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di sanità e sicurezza e delle regole di buona prassi industriale e agricola. di reflui […] se collegato ad un determinato ciclo produttivo […] trova la disciplina del D. Lgs. n° 152/2006”; -	Relazione della Cassazione penale 1090/2004 “[…] In tema della tutela delle acque dall’inquinamento, lo scarico di acque reflue industriali superiori ai limiti di legge, qualora riguardi sostanze inquinanti non comprese nella Tabella 5 Allegato 5 […] non integra più la condotta penalmente illecita […]”. Art 3:“Il presente regolamento non disciplina il riutilizzo di ac- que reflue presso il medesimo stabilimento”. La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
Gestione integrata dei rifiuti Un esempio concreto Nel numero precedente era stato promosso il concetto di discarica multi-barriera, ossia un impianto di trattamento dei rifiuti capace di raggiungere le massime performance di efficienza, sicurezza ambientale e, soprattutto, gestione integrata ottimale. Adesso è il momento di esporre ai lettori un esempio concreto, perfettamente operativo e, per fortuna, italiano al 100%: un sistema moderno di trattamento dei rifiuti speciali inserito in un contesto molto più ampio nel quale cooperano armoniosamente il recupero energetico, il riciclaggio di materia e importanti progetti innovativi. di Ruggero GAMBATESA* Sulla base di quanto già segnalato tempo fa (Grillo parlante di Consulting 2-2010), s’illustra lo schema di un moderno impianto di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi con annesso impianto di produzione di energia elettrica alimentato a biogas sito nell’Italia centrale1. L’area nella quale è stata realizzata la discarica si localizza in una larghissima valle alluvionale che risulta litologicamente caratterizzata da depositi sedimentari di limi ed argille. È proprio l’argilla, naturalmente presente, a garantire l’impermeabilità del sito e la protezione dell’ambiente da eventuali inquinanti presenti nella discarica. La discarica, classificata ai sensi del D. Lgs. n° 36/2003 come discarica per rifiuti speciali non pericolosi, è dotata di regolare autorizzazione regionale2 e smaltisce mediamente 800 tonnellate al giorno con punte fino a 1.200 tonnellate. A seguito della disciplina locale vigente3 l’impianto è stato riclassificato “discarica per rifiuti misti non pericolosi con elevato contenuto sia di rifiuti organici o biodegradabili che di rifiuti inorganici, con recupero di biogas”. S	opra lo strato impermeabilizzato viene realizzata la rete di drenaggio del percolato che convoglia il percolato prodotto in pozzi di raccolta, dai quali il percolato viene sollevato per mezzo di pompe ed inviato allo smaltimento presso l’impianto di trattamento. Una volta ultimata la costruzione, ogni elemento e componente viene assoggettato ad un collaudo da parte di organismi competenti esterni che ne verificano e certificano la corretta realizzazione e la conformità ai requisiti del progetto di riferimento, prima della messa in esercizio. Conferimento dei rifiuti I rifiuti sono ritenuti ammissibili mediante una procedura di omologa, attraverso cui vengono raccolti e valutati tutti i dati e la documentazione attestante che il potenziale conferitore sia in possesso di quanto richiesto per legge al fine dell’ammissibilità degli stessi al conferimento presso l’impianto. Per ogni conferimento di rifiuti sono implementate tutte le procedure previste dal sistema di gestione: -	esame della documentazione di accompagnamento del ca- rico (accettazione del rifiuto) ; -	ispezione visiva del carico prima e dopo lo scarico; -	ispezione visiva del container; -	eventuale sosta tecnica per verifiche analitiche. Solo ad esito positivo dei controlli gli addetti all’accettazione comunicano al conferente il consenso allo scarico del materiale trasportato. Nella Figura 1 sono riepilogati i rifiuti collocati in discarica negli ultimi anni. Figura 1 Caratteristiche principali Elementi costruttivi La realizzazione dell’impianto consiste in operazioni di scavo per la creazione dell’invaso o bacino, nella posa in opera dell’impermeabilizzazione e delle reti di drenaggio delle acque superficiali e del percolato. L’invaso viene inoltre dotato di un sistema di controllo costituito da una rete geoelettrica che consente la verifica di tenuta del telo sia in fase di costruzione della discarica che in fase di coltivazione. 1	Comune di Roccasecca (FR). 2	Attraverso provvedimenti Commissariali in conseguenza dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti della Regione Lazio. Dal 2007 l’impianto dispone anche di Autorizzazione Integrata Ambientale. 3	Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica di cui al D.M. 27.09.2010, Determinazione della Regione Lazio n° b1990 del 07.04.2010. Nella Figura 2 sono riepilogate le principali tipologie di rifiuti smaltiti e i relativi codici CER (19 12 12: rifiuti misti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti; 19 05 99: rifiuti prodotti dal trattamento aerobico di rifiuti solidi non specificati altrimenti; 03 03 07: scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone). Notevoli investimenti sono stati dedicati per garantire che la più avanzata tecnologia disponibile nel settore dei rifiuti venisse applicata per migliorare le prestazioni ambientali. * Articolista esterno alla redazione di Consulting. Per maggiori informazioni si può visitare il sito www.gevaedizioni.it e cliccare sul bottone Consulting. La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011 9
Figura 2 atmosfera del metano, che produce un effetto serra circa 20 volte superiore al prodotto principale della sua combustione, rappre- sentato prevalentemente da anidride carbonica. La centrale elettrica a biogas si compone di quattro gruppi di trasfor- Il gestore ha identificato tutti gli impatti ambientali che mazione, della potenza no- l’impianto di smaltimento genera sull’ambiente circostante e si propone di ridurli o eliminarli attraverso l’integrazione di minale massima di 1 MW cadauno, numerosi impianti tecnologici. Sono stati installati dei post-combustori per i fumi della centrale elettrica a biogas. Tali impianti garantiscono il mas- Gestione del percolato simo livello di tutela ambientale in quanto consentono il 10 Il percolato è un liquido raggiungimento di elevate temperature con la conseguente che trae prevalentemente depurazione delle emissioni in atmosfera. Il calore generato origine dall’infiltrazione in questo processo di abbattimento viene totalmente recu- di acqua nella massa dei perato in una turbina a vapore da 1,4 MW per la produzione rifiuti o dalla decomposi- di elettricità. zione degli stessi. In mi- L’impianto è predisposto per monitorare in continuo tutte sura minore è anche pro- le emissioni convogliate in atmosfera. dotto dalla progressiva Nei pressi della discarica è stato realizzato un digestore compattazione dei rifiuti. anaerobico di colture e sottoprodotti vegetali. L’installazione Il percolato prodotto dalle discariche controllate di rifiuti è un di un impianto di produzione di biogas da colture vegetali refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organi- consente di avere una quantità di metano sempre disponi- ci e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici. bile da integrare come combustibile nella centrale elettrica. Al fine di eliminare centinaia di viaggi di autocisterne che In questa configurazione l’impianto garantisce la completa trasportano percolato presso gli impianti di depurazione su valorizzazione del biogas di discarica e il completo abbatti- tutto il territorio nazionale, il gestore ha investito per la realiz- mento degli inquinanti presenti nelle emissioni. zazione di un innovativo impianto di trattamento in situ. Inoltre,il digestore anaerobico costituisce una forte leva per Nell’impianto, per la prima volta in Italia, sono state installa- risollevare l’economia del settore agricolo. Infatti molti terreni te sezioni di evaporazione presenti nel territorio circostante risultano abbandonati e l’in- che utilizzano l’energia stallazione del digestore ha consentito di poterli nuovamente termica recuperata pres- valorizzare per la produzione di colture energetiche offrendo so la centrale elettrica, alle aziende agricole locali una nuova fonte di reddito. sezioni di ultra-filtrazione, L’utilizzo nel digestore dei sottoprodotti delle aziende nano-filtrazione e osmosi agroalimentari ha consentito di creare una filiera virtuosa che inversa che producono ac- permette di avere il più basso rapporto tra superficie coltivata qua demineralizzata che a biomasse e energia elettrica prodotta. viene riutilizzata presso gli La gestione degli aspetti Trattamento del biogas impianti tecnologici. ambientali è stata verificata da un organismo internazionale e indipendente Rappresenta il prodotto finale della degradazione microbica con il rilascio dell’EMAS, il della materia organica in mancanza d’aria, condizione che si più ambito riconoscimen- verifica all’interno del corpo della discarica. to in campo ambientale Il processo di degradazione si svolge in diverse fasi succes- previsto dalla Comunità sive, durante le quali la sostanza organica grezza presente nel Europea. rifiuto viene prima ridotta in componenti minori e successi- vamente trasformata in biogas, un gas composto prevalente- Progetti innovativi mente da metano (45-60%) ed anidride carbonica (40-55%), Vista la complessità delle installazioni tecnologiche, tutte le con tracce di gas diversi. attività sono svolte da personale altamente qualificato e sot- Tutto il biogas prodotto dalla discarica viene captato e con- to il controllo di un avanzatissimo laboratorio di analisi che vogliato presso la centrale elettrica per la sua valorizzazione supervisiona le prestazioni. Nella società gerente attualmente energetica. lavorano circa 30 dipendenti tra cui 8 laureati. L’impegno è La combustione del metano prodotto spontaneamente dai di garantire elevati livelli di tutela ambientale e della salute rifiuti interrati, è necessaria ad evitare l’immissione diretta in umana offrendo il proprio contributo allo sviluppo delle ener- La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
gie rinnovabili e alla sostenibilità ambientale. Per questo sono in via di realizzazione presso il sito ulteriori investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Sono state stipulate convenzioni di ricerca con diversi Atenei e società specializzate nella ricerca (Università di Padova, Università di Cassino, Enea, Parco Scientifico e Tecnologico del Lazio Meridionale) al fine di rendere il sito un luogo dove viene coniugata con risultati eccellenti la protezione dell’ambiente con l’efficienza energetica attraverso l’integrazione di tecnologie all’avanguardia. Tra i diversi progetti di ricerca si riportano: -	il primo impianto italiano di pro- duzione di biomasse microalgali in collaborazione con la Regione Lazio e l’Università di Padova. In tale impianto vengono recuperate le emissioni di CO2 della centrale elettrica a biogas; -	il primo impianto italiano di recupero energetico dalle vibrazioni, in collaborazione con il Ministero dell’ambiente e l’Università di Cassino, in grado di recuperare ulteriore energia presso la centrale elettrica; -	un impianto solare termodinamico, in collaborazione con il Parco Scientifico e Tecnologico del Lazio Meridionale, in grado di generare il calore necessario al riscaldamento del digestore anaerobico; -	un impianto fotovoltaico realizzato sulle coperture degli impianti tecnologici e sulle scarpate esposte a sud presenti nel sito. L’installazione di diverse tecnologie presso il sito fa parte di un programma più ampio che vede l’impianto come un futuro parco delle energie rinnovabili e del recupero energetico, aperto al pubblico ed in particolare agli studenti. Il Parco delle energie rinnovabili è stato presentato al BIOECO workshop 2011 e verrà aperto durante la primavera 2012. Alla prima presentazione sono state raccolte più di 700 adesioni di studenti con i quali sarà possibile approfondire di fronte a impianti tecnologicamente avanzati, temi legati alla gestione dei rifiuti e alla produzione di energia rinnovabile come risposta all’emergenza energetica e all’emergenza climatica causata dalle emissioni di gas serra. Nel frattempo la proprietà ha aperto le porte dell’impianto ai cittadini dei comuni limitrofi, per consentire loro di appurare personalmente le modalità di gestione, ed a delegazioni di studiosi nazionali e internazionali che hanno avuto modo di riconoscere una notevole capacità di guardare al presente e al futuro con la consapevolezza della responsabilità che deve guidare il gestore di un impianto di smaltimento di rifiuti. 11 La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
torino 12 SMART CITY & INDUSTRY • energy distribution • active - solar building • ecomobility • efficiency - energy saving • innovation - sustainability ® mostra convegno internazionale dell’energia sostenibile international show & conference for sustainable energy SMART CITY & INDUSTRY • telegestione - teleriscaldamento • casa attiva - solare • mobilità sostenibile • efficienza - risparmio risorse • innovazione - sostenibilità La rivista del consulente d’azienda TORINO 12-14 APRILE 2012 clean green lasting energethica.it in collaborazione con: anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nel procedimento civile Poteri e responsabilità 1 Nota all articolo Quella che segue è la seconda e ultima parte del dossier sulle principali connotazioni della figura del Consulente Tecnico d’Ufficio. La prima parte (uscita su Consulting 4/5-2011) ne ha illustrato nel dettaglio i compiti e il ruolo. Poteri Nello svolgimento dei suoi compiti, il CTU può acquisire ogni elemento necessario a rispondere, dal punto di vista tecnico, ai quesiti, purché si tratti di fatti accessori rientranti nell’ambito strettamente tecnico della consulenza e non di fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati da queste. Il CTU può così domandare chiarimenti alle parti, assumere informazioni da terzi, eseguire piante, calchi, rilievi, etc. Per queste attività il codice di rito prevede che il consulente debba essere autorizzato dal giudice, ma la norma è stata svuotata di significato da una “giurisprudenza per massime” della corte di cassazione che, muovendo da alcune situazioni particolari nelle quali era stato ritenuto che l’autorizzazione fosse stata tacitamente data dal giudice, ha finito per sganciare tali attività da un’espressa autorizzazione del giudice, ritenendo sempre ricompresa nel mandato detta autorizzazione o addirittura non necessaria affatto un’autorizzazione del giudice. A tal riguardo, una sentenza della Cassazione ha affermato che il CTU, nell’espletamento del mandato ricevuto, può chiedere informazioni a terzi per l’accertamento dei fatti collegati con l’oggetto dell’incarico senza bisogno di una preventiva autorizzazione del giudice e queste informazioni, quando ne siano indicate le fonti in modo da permettere il controllo delle parti, possono concorrere con le altre risultanze di causa alla formazione del convincimento del giudice. Acquisizioni documentali Il consulente può acquisire ed allegare alla propria relazione tutti i documenti necessari per rispondere al quesito dal punto di vista tecnico (ad esempio, studi, dati statistici, saggi, cartografie, delibere di enti pubblici, etc.). In tal caso, infatti, l’esercizio dei poteri spettanti al consulente non va ad interferire con l’onere assertivo ed asseverativo gravante sulle parti. Quando invece i documenti da esaminare sono relativi ai fatti principali, rispetto ai quali si esplica l’onere probatorio delle parti, il CTU non può acquisire documenti. Più in particolare, l’art.198 c.p.c., per il solo esame contabile, prevede che il consulente, con il consenso di tutte le parti, può esaminare anche documenti e registri non prodotti in causa. Di essi, tut- tavia, senza il consenso di tutte le parti, non può fare menzione nei processi verbali o nella relazione scritta. In tal caso, i documenti, diversamente da quelli relativi ai fatti accessori rientranti nell’ambito strettamente tecnico della consulenza, afferiscono agli stessi fatti principali. Discussioni sui poteri Ogni qualvolta sorgano questioni sui poteri del consulente e sui limiti del mandato conferitogli, il consulente deve informarne il giudice. Cosa succede se il CTU supera i limiti del mandato del giudice? In alcune pronunce la Corte di Cassazione afferma che le indagini compiute con sconfinamento dai limiti intriseci del mandato sono nulle per violazione del principio del contraddittorio e restano prive di qualsiasi effetto probatorio, anche solo indiziario. In altre sentenze – sempre della Cassazione – si sostiene che un eventuale allargamento della indagine tecnica oltre i limiti delineati dal giudice o consentiti dai poteri che la legge conferisce al consulente, è causa di nullità della consulenza. In altre ancora si afferma che il giudice del merito può trarre elementi di convincimento anche dalla parte della consulenza d’ufficio eccedente i limiti del mandato ma non sostanzialmente estranea all’oggetto dell’indagine in funzione della quale è stata disposta. Il punto dovrebbe tener conto dei rilievi prima svolti in ordine alle c.d. preclusioni istruttorie. Se l’attività del consulente va ad incidere su dette preclusioni, allora di essa non si potrà tenere conto; se invece il superamento dei limiti di mandato non incide su dette preclusioni e sul conseguente onere probatorio delle parti, allora se ne potrà tener conto, sempre che ovviamente si tratti di attività non estranee all’oggetto dell’indagine e, di conseguenza, della lite. Responsabilità Responsabilità disciplinare Non ci si riferisce a quella disciplinata dalle singole leggi istitutive degli ordini e collegi professionali ed amministrata dagli stessi organi delle associazioni professionali, ma a quella prevista dalle disposizioni di attuazione del codice di 1 Articolo proveniente da fonte non identificabile e selezionato dalla redazione per il valore divulgativo e la chiarezza di linguaggio. L’editore sarà lieto di comunicare il nome dell’autore, non appena ne sarà venuto a diretta conoscenza. La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011 13
rito, l’art. 19 delle quali prevede “che la vigilanza sui consulenti Qualora la falsità – in relazione all’art. 373 – sia intervenuta in tecnici è esercitata dal Presidente del Tribunale, il quale, d’ufficio una causa civile, il colpevole non è punibile se ritratta il falso e o su istanza del Procuratore della Repubblica o del Presidente manifesta il vero prima che sulla domanda giudiziale sia pro- dell’associazione professionale, può promuovere procedimento nunciata sentenza definitiva, anche se non irrevocabile (c.d. disciplinare contro i consulenti che non hanno tenuto una con- ritrattazione). dotta morale specchiata e non hanno ottemperato agli obblighi Infine, si applicano i casi di non punibilità previsti dall’art. derivanti dagli incarichi ricevuti”. 384 c.p.c. (“non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi Per il giudizio disciplinare è competente un comitato pre- stato costretto dalla necessità di salvare se medesimo o un pros- sieduto dal Presidente del Tribunale e composto dal Procura- simo congiunto da un grave ed inevitabile nocumento nella li- tore della Repubblica e da un professionista iscritto nell’Albo bertà o nell’onore”). professionale, designato dal consiglio dell’Ordine o dal Col- Altra ipotesi di reato, questa volta di tipo contravvenziona- legio della categoria a cui appartiene il consulente sottopo- le, è contemplata nello stesso art. 64, comma 2 c.p.c., secondo sto al procedimento disciplinare (art. 14). Prima di promuo- il quale:“il consulente tecnico che incorre in colpa grave nell’ese- vere il procedimento disciplinare, il Presidente del Tribunale cuzione degli atti che gli sono richiesti, è punito con l’arresto sino contesta l’addebito al consulente e ne raccoglie la risposta ad un anno o con l’ammenda fino a lire venti milioni. Si applica scritta. Se dopo la contestazione ritiene di dover continuare l’art. 35 c.p. (sospensione dalla professione)”. La contravvenzio- 14 nell’azione disciplinare, anziché archiviarla, il Presidente invita ne è stata introdotta dall’art. 25 della L. n° 281/85, in preceil consulente a comparire dinanzi al comitato disciplinare che, denza era prevista una sorta di responsabilità processuale nei all’esito dell’audizione del consulente, provvede sull’azione confronti delle parti, che dava luogo alla pronuncia, ad opera disciplinare. dello stesso giudice civile, di una condanna al pagamento Contro il provvedimento del comitato è ammesso reclamo, di una pena pecuniaria. Oggi invece gli atti vanno trasmes- entro quindici giorni dalla notificazione, al comitato istituito si alla Procura della Repubblica perché proceda all’esercizio presso la Corte d’Appello, composto dal Presidente della Cor- dell’azione penale. te d’Appello, dal procuratore generale e da un Presidente di sezione. Responsabilità civile Le sanzioni irrogabili sono: L’art. 64 c.p.c., oltre ad estendere ai consulenti tecnici le nor- -	l’avvertimento; me dettate dal codice penale per i periti ed a prevedere la -	la sospensione dall’Albo per un tempo non superiore specifica fattispecie contravvenzionale testé esaminata, stabi- all’anno; lisce nell’ultima alinea del secondo comma che “in ogni caso è -	la cancellazione dall’Albo. dovuto il risarcimento dei danni causati alle parti”. La prima que- stione interpretativa che pone la formulazione della norma, Responsabilità penale così come introdotta dall’art. 25 della L. n. 281/85, attiene al se La prima considerazione da farsi è che il CTU è un pubblico il CTU risponda nei soli casi di dolo (falsa perizia) e colpa grave, ufficiale, il che comporta che possono venire in rilievo tutte oppure anche nei casi di colpa media e lieve. Il precedente le fattispecie di reato presupponenti tale qualità (ad esempio, testo della disposizione, regolata l’ipotesi di responsabilità se il consulente trattiene indebitamente somme ricevute nel processuale del consulente che fosse incorso in colpa grave, corso dell’esecuzione dell’incarico, egli non incorre nel reato stabiliva che “egli [fosse] inoltre tenuto al risarcimento dei dan- di appropriazione indebita ma di peculato). ni”, dove la congiunzione coordinante inoltre ricollegava im- L’art. 64 c.p.c. estende, poi, al consulente tecnico le disposi- mediatamente la responsabilità civile a quella processuale e zioni del codice penale relative ai periti. Possono così venire consentiva di affermare che il consulente rispondeva nei soli in rilievo, in particolare, i reati di rifiuto di ufficio legalmente casi di dolo o colpa grave. L’attuale formulazione dell’art. 64, dovuto e di falsa perizia. Il primo è disciplinato dall’art. 366 comma 2 c.p.c., non è altrettanto lineare. c.p., che punisce con la pena della reclusione sino a sei mesi o Il comma si compone di tre periodi: il primo disciplina la con la multa da € 30 a € 516 chi, nominato perito dall’Autorità contravvenzione di cui si è detto sopra; il secondo richiama Giudiziaria, ottiene con mezzi fraudolenti l’esenzione dall’ob- l’applicazione dell’art. 35 c.p. (in tema di sospensione dalla bligo di comparire o di prestare il suo ufficio. Ovviamente professione); il terzo disciplina il risarcimento dei danni: que- deve sussistere l’obbligo a prestare l’ufficio che è previsto sto periodo è introdotto dall’espressione “in ogni caso” che soltanto per gli iscritti negli Albi dei tribunali. Le stesse pene non ha letteralmente valore e funzione di congiunzione, sic- si applicano al consulente che, chiamato dinanzi all’Autorità ché legittima appare sul piano letterale l’interpretazione di Giudiziaria per adempiere alla sua funzione, rifiuta di dare le quanti sostengono che il CTU oggi risponde anche per i casi proprie generalità, ovvero di prestare il giuramento richiesto di colpa media o lieve, col solo limite dell’applicazione dell’ ovvero di assumere o di adempiere le funzioni medesime. La art. 2236 c.c. condanna comporta l’interdizione dalla professione. Tuttavia, tenendo conto che quando il legislatore vuole L’art. 373 c.p. punisce, invece, con la stessa pena prevista per procedere alla formulazione di norme sganciate dai mede- il testimone falso o reticente (pena della reclusione da due a simi presupposti procede di solito alla redazione di commi sei anni), il consulente che, nominato dall’Autorità Giudizia- diversi dello stesso articolo o alla formulazione di articoli ria, dà parere o interpretazioni mendaci, o afferma fatti non diversi; del fatto che per gli altri organi giudiziari è previsto conformi al vero (reato di falsa perizia). La condanna importa un regime privilegiato di responsabilità civile; del fatto che lo l’interdizione dai pubblici uffici, dalla professione o dall’arte. stesso onorario del consulente tecnico, in ragione della fun- La rivista del consulente d’azienda anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011
zione pubblica che è chiamato ad esercitare, è determinato in maniera sensibilmente (e in alcuni casi marcatamente) più bassa dei “corrispettivi di mercato” e nel proprio ordinamento vale quale principio generale la commisurazione del grado di responsabilità alla natura gratuita o meno dell’incarico; appare ancora preferibile, alla luce di un’interpretazione sistematica della disposizione, la soluzione precedente e ritenere che il consulente tecnico risponda soltanto in caso di dolo o colpa grave. La seconda questione che la disposizione pone è se la responsabilità in essa prevista, con la limitazione ai soli casi di dolo o colpa grave, operi soltanto confronti delle parti o anche di terzi estranei al processo. Il riferimento è evidentemente all’atto di consulenza che il perito è chiamato a svolgere e non anche alle possibilità attività strumentali che il consulente può svolgere in funzione dell’incarico.Ad esempio,se il CTU, recandosi sul luogo di causa per effettuare un sopralluogo, fa un incidente stradale, è evidente che l’art. 64 c.p.c. non troverà applicazione; o ancora se il CTU, nell’eseguire operazioni di misurazioni di un lotto di terreno o di un saggio danneggia maldestramente la proprietà di terzi o delle stesse parti, è evidente che egli ne risponderà in base alla clausola generale del neminem laedere dell’art. 2043 c.c. Il problema è se, in presenza di un tipico atto del consulente (ad esempio il parere espresso a verbale d’udienza, oppure la consulenza scritta), questi risponda nei confronti dei terzi e, quindi, se anche i terzi siano legittimati ad agire nei confronti del consulente. L’art. 64 c.p.c. fa riferimento letteralmente soltanto alle parti, sicché sembrerebbe che soltanto queste siano legittimate ad agire nei confronti del consulente, perché soltanto rispetto ad esse l’atto del consulente assume (o può assumere) rilevanza lesi- va. Ma in senso contrario può osservarsi che l’atto di consulenza in determinate circostanze, sia pure non propriamente rapportabili ad un ordinario processo di cognizione, assume rilevanza anche nei confronti di terzi. È quanto testualmente prevede l’art. 2343 c.c. in relazione all’esperto nominato dal Presidente del Tribunale per la valutazione dei conferimenti di beni in natura o di crediti apportatati in società di capitali. Il socio che conferisce i beni o i crediti deve presentare una relazione giurata di un esperto nominato dal Presidente del Tribunale nel cui circondario ha sede la società sul valore dei beni e/o dei crediti conferiti. La nuova formulazione della disposizione, introdotta dalla recente novella del rito societario, prevede espressamente che l’esperto risponda non solo nei confronti dei soci e della società ma anche dei terzi. Responsabilità per la durata irragionevole del processo Infine, va considerata una particolare ipotesi di responsabilità, quella derivante dalla durata irragionevole del processo. La L. n° 89/2001 stabilisce che chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione dell’art. 6, parag. 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (sulla c.d. durata ragionevole del processo), ha diritto ad un’equa riparazione. Può configurarsi una responsabilità esclusiva o concorrente del consulente che, ritardando ingiustificatamente la propria attività, determini (o concorra a) l’insorgenza della violazione dell’art. 6 della Convenzione. In tal caso è immaginabile che, in caso di condanna dello Stato al pagamento dell’equa riparazione, il consulente possa essere chiamato a rispondere per danno erariale dinanzi alla Corte dei Conti, secondo quanto previsto dall’art. 5 della L. n. 89/2001. 15 Fitodepurazione Come sistema di trattamento delle acque reflue GEVA S.r.l. • Via dei Lincei, 54 - 00147 Roma Telefono e Fax 06 5127106 - 06 5127140 www.gevaedizioni.it e-mail: inLafroiv@istagdeelvcoanesudlenitzeido’anziein.idta Negli ultimi anni il settore dell’ingegneria ambientale, col progredire della tecnologia, ha visto susseguirsi numerose normative specifiche, da cui sono scaturite nuove disposizioni, linee guida e requisiti tecnici. In particolare, nella depurazione delle acque, l’obiettivo di perseguire lo sviluppo sostenibile delle attività antropiche ha portato ricercatori ed esperti a concentrare gli studi su soluzioni a basso costo ed alta eco-compatibilità. Tra questi, la fitodepurazione è uno dei sistemi più moderni ed affidabili, sia dal punto di vista impiantistico sia ambientale. Oggi la necessità di rispondere alle prescrizioni vigenti sull’uso di impianti di trattamento delle acque reflue a servizio di piccole comunità - a basso impatto - spesso obbliga il progettista ad integrare o, addirittura, scartare le soluzioni tradizionali a favore dei cosiddetti sistemi di depurazione di tipo naturale. Il presente lavoro, giunto alla sua seconda edizione, si giova del riuscito contenuto editoriale del predecessore, arricchendolo con nuovi schemi e aggiornamenti allo scopo di continuare ad offrire al lettore tutti gli strumenti necessari per progettare correttamente un impianto di fitodepurazione ed ottenere reflui dalle caratteristiche qualitative compatibili con le ultime normative vigenti, sì da consentirne lo scarico nei corpi idrici recettori. Dall’indice 4	Principi della depurazione 4	Campi di applicazione 4	Tipologie impiantistiche 4	Vegetazione 4	Criteri di progettazione 4	Elementi costruttivi 4	Sequenza-tipo delle attività di realizzazione di un impianto 4	Schemi e casi pratici 4	La fitodepurazione come trattamento terziario 4	La fitodepurazione come trattamento del percolato 4	Trattamento delle acque piovane 4	Altre applicazioni della depurazione di reflui con essenze vegetali anno 9 - nº 6 – novembre – dicembre 2011

References: art. 21
 Art. 1
 Art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 art. 64
 art. 2236