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DECRETO LEGISLATIVO - 06/09/2005, n. 206
Gazzetta Uff. 08/10/2005, n. 235
DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2005 n. 206 (in Suppl. ordinario n. 162 alla Gazz. Uff., 8 ottobre, n. 235). - Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229. (CODICE DEL CONSUMO) (1)
(1) Ai sensi dell'articolo 20 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221, ogni riferimento nel presente decreto al Ministero o Ministro delle attività produttive deve intendersi riferito al Ministero o al Ministro dello sviluppo economico.
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 224, recante attuazione della direttiva 85/374/CEE relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, ai sensi dell'articolo 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183, come modificato dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 25, di attuazione della direttiva 1999/34/CE (1);
Visto il decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 253, recante attuazione della direttiva 97/5/CE sui bonifici transfrontalieri (2) ;
(1) Capoverso modificato dall'articolo 1 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
(2) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio 2006, n. 2.
Art. 2 - Diritti dei consumatori
(1) Rubrica sostituita dall'articolo 1 del D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 146.
Art. 4 - Educazione del consumatore
Art. 5 - Obblighi generali
Art. 6 - Contenuto minimo delle informazioni
Art. 7 - Modalità di indicazione
PRATICHE COMMERCIALI, PUBBLICITÀ E ALTRE INFORMAZIONI COMMERCIALI (1)
(1) Rubrica modificata dall'articolo 4 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Art. 22 bis - Pubblicità ingannevole delle tariffe marittime (1).
Art. 26 - Pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive
Art. 27 - Tutela amministrativa e giurisdizionale
Art. 27 bis - (Codici di condotta).
Art. 27 ter - (Autodisciplina).
Art. 27 quater - (Oneri di informazione).
Art. 28 - Ambito di applicazione
Art. 29 - Prescrizioni
Art. 34 - Accertamento della vessatorietà delle clausole
Art. 35 - Forma e interpretazione
Art. 39 - Regole nelle attività commerciali
Art. 40 - Credito al consumo
Art. 41 - Tasso annuo effettivo globale e pubblicità
Art. 42 - Inadempimento del fornitore
Art. 43 - Rinvio al testo unico bancario
MODALITA CONTRATTUALI
Art. 45 - Campo di applicazione
Art. 46 - Esclusioni
Art. 47 - Informazione sul diritto di recesso
Art. 48 - Esclusione del recesso
Art. 49 - Norme applicabili
Art. 51 - Campo di applicazione
Art. 52 - Informazioni per il consumatore
Art. 53 - Conferma scritta delle informazioni
Art. 54 - Esecuzione del contratto
Art. 55 - Esclusioni
Art. 56 - Pagamento mediante carta
Art. 57 - Fornitura non richiesta (1)
Art. 58 - Limiti all'impiego di talune tecniche di comunicazione a distanza
Art. 59 - Vendita tramite mezzo televisivo o altri mezzi audiovisivi
Art. 60 - Riferimenti
Art. 61 - Rinvio
Art. 66 - Effetti del diritto di recesso
Commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori (1)
(1) Sezione inserita dall'articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Art. 67 bis - Oggetto e campo di applicazione (1)
Art. 67 ter - Definizioni (1)
Art. 67 quater - Informazione del consumatore prima della conclusione del contratto a distanza (1)
Art. 67 quinquies - Informazioni relative al fornitore (1)
Art. 67 sexies - Informazioni relative al servizio finanziario (1)
Art. 67 septies - Informazioni relative al contratto a distanza (1)
Art. 67 octies - Informazioni relative al ricorso (1)
Art. 67 nonies - Comunicazioni mediante telefonia vocale (1)
Art. 67 decies - Requisiti aggiuntivi in materia di informazioni (1)
Art. 67 undecies
Comunicazione delle condizioni contrattuali e delle informazioni preliminari (1)
(1) Articolo inserito dall'articolo 9 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Art. 67 duodecies
Art. 67 ter decies
Pagamento del servizio fornito prima del recesso (1)
3. Il fornitore non può esigere dal consumatore il pagamento di un importo in base al comma 1 se non è in grado di provare che il consumatore è stato debitamente informato dell'importo dovuto, in conformità all'articolo 67-septies, comma l, lettera a). Egli non può tuttavia in alcun caso esigere tale pagamento se ha dato inizio all'esecuzione del contratto prima della scadenza del periodo di esercizio del diritto di recesso di cui all'articolo 67-duodecies, comma 1, senza che vi fosse una preventiva richiesta del consumatore.
Art. 67 quater decies
Pagamento dei servizi finanziari offerti a distanza (1)
Art. 67 quinquiesdecies
2. Salve le sanzioni previste dall'articolo 67-septies-decies, ogni servizio non richiesto di cui al presente articolo costituisce pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 21, 22, 23, 24, 25 e 26.
Art. 67 sedecies
Comunicazioni non richieste (1)
Art. 67 septies decies
Art. 67 octies decies
Irrinunciabilità dei diritti (1)
Art. 67 undevicies
Ricorso giurisdizionale o amministrativo (1)
Art. 67 vicies
Composizione extragiudiziale delle controversie (1)
Art. 67 vigesimus primus
Art. 67 vigesimus secundus
Misure transitorie (1)
Nullità del contratto ed azione relativa in genere
È nulla la vendita del "certificato di associazione", apparentemente adombrante la partecipazione ad una non meglio definita multiproprietà immobiliare, sia per indeterminatezza dell'oggetto (art. 1346 c.c.) – non essendo in alcun modo definiti i termini di tale partecipazione – e sia per violazione degli art. 70, 71 e 81 del d.lg. 6 settembre 2005, n. 206, per mancata puntuale indicazione degli elementi descritti con le lettere a) e b) dell'art. 70 (Documento informativo concernente, in particolare, lett. A), il diritto oggetto del contratto con specificazione della natura e delle condizioni di esercizio di tale diritto nello Stato in cui è situato l'immobile). (Tribunale Rovigo 10 marzo 2011 n. 26).
1. Entro dieci giorni lavorativi dalla conclusione del contratto l'acquirente può recedere dallo stesso senza specificarne il motivo.
In tale caso l'acquirente non è tenuto a pagare alcuna penalità e deve rimborsare al venditore solo le spese sostenute e documentate per la conclusione del contratto e di cui è fatta menzione nello stesso, purché si tratti di spese relative ad atti da espletare tassativamente prima dello scadere del periodo di recesso.
1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai pacchetti turistici definiti all'articolo 84, venduti od offerti in vendita nel territorio nazionale dall'organizzatore o dal venditore, di cui all'articolo 83 (1).
(1) Comma modificato dall'articolo 10 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
2. La fatturazione separata degli elementi di uno stesso pacchetto turistico non sottrae l'organizzatore o il venditore agli obblighi del presente capo (1).
(1) Comma modificato dall'articolo 11 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Pacchetti turistici e agenzie di viaggio
La clausola contenuta nel documento contrattuale, per cui il sottoscrittore del contratto assumeva altresì la "responsabilità diretta e personale del pagamento dell'intero corrispettivo di tutti i viaggi prenotati", non risulta opponibile a chicchessia in mancanza di specifica approvazione scritta, trattandosi di clausola evidentemente vessatoria. (Giudice di pace Bari 28 aprile 2010 n. 3738).
Danni patrimoniali e non patrimoniali vacanza rovinata
Il tour operator è tenuto al risarcimento del danno da vacanza rovinata quando la realtà dei fatti (mare inquinato da idrocarburi e spiaggia sporca) non rispecchia quanto pubblicizzato. Con il contratto avente ad oggetto un pacchetto turistico "tutto compreso", sottoscritto dall'utente sulla base di una articolata proposta contrattuale, spesso basata su un dépliant illustrativo, l'organizzatore o il venditore assumono specifici obblighi, soprattutto di tipo qualitativo, riguardo a modalità di viaggio, sistemazione alberghiera, livello dei servizi etc, che vanno "esattamente" adempiuti. Pertanto qualora la prestazione non sia esattamente realizzata, sulla base di un criterio medio di diligenza (art. 1176, comma 1 c.c.) si configura una responsabilità contrattuale, tranne nel caso in cui organizzatore o venditore non forniscano adeguata prova di un inadempimento ad essi non imputabile. (Cassazione civile sez. III 04 marzo 2010 n. 5189).
d) importo, comunque non superiore al venticinque per cento del prezzo, da versarsi all'atto della prenotazione, nonché il termine per il pagamento del saldo; il suddetto importo è versato a titolo di caparra ma gli effetti di cui all'articolo 1385 del codice civile non si producono qualora il recesso dipenda da fatto sopraggiunto non imputabile, ovvero sia giustificato dal grave inadempimento della controparte;
f) presupposti e modalità di intervento del fondo di garanzia di cui all'articolo 100 nonché dichiarazione che il venditore o l’organizzatore concorre ad alimentare il suddetto fondo nella misura stabilita dal comma 2 del citato articolo 100 (1);
(1) Lettera modificata dall'articolo 15, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69
Malgrado il nomen juris dato dall'operatore di agenzia al contratto per cui è causa e malgrado la tipologia di documento contrattuale prestampato, unilateralmente predisposto dalla Società convenuta ed utilizzato in concreto, nella fattispecie a mente del disposto dell'art. 86 (rectius: art. 84) del Codice al Consumo non si verte in ipotesi di vendita di pacchetto turistico, mancandone le condizioni di legge, ma nella diversa fattispecie di vendita di biglietto aereo (nella specie, erano carenti i due requisiti normativamente contemplati). (Giudice di pace Bari 28 aprile 2010 n. 3738).
1. Il consumatore può sostituire a sè un terzo che soddisfi tutte le condizioni per la fruizione del servizio, nei rapporti derivanti dal contratto, ove comunichi per iscritto all'organizzatore o al venditore, entro e non oltre quattro giorni lavorativi prima della partenza, di trovarsi nell'impossibilità di usufruire del pacchetto turistico e le generalità del cessionario.
Agenzie di viaggio e di turismo
L'organizzatore di viaggi (tour operator) che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto al risarcimento del danno sofferto dal consumatore per i disagi da quest'ultimo sopportati, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti, ex art. 93 c. Consumo. Deve pertanto affermarsi la responsabilità del tour operator per l'inesatta esecuzione del contratto di viaggio laddove non provi di non essere stato informato - o comunque di non aver potuto predisporre per causa al medesimo operatore non imputabile - soluzioni alternative per la regolare prosecuzione del viaggio, secondo quanto previsto all'art. 91, comma 4, c. Consumo (già art. 12, d.lg. n.111 del 1995). (Tribunale Bari sez. II 19 marzo 2010 n. 985).
Il tour operator non può declinare la propria responsabilità, invocando quella del vettore aereo, perché l'organizzatore del viaggio risponde verso il turista delle inadempienze altrui, salva l'eventuale rivalsa, ai sensi dell'art. 93, cod. cons. Il turista deve però essere risarcito per la lunga attesa in aeroporto e la mancata adeguata assistenza, in quanto, il tour operator non deve trovarsi in una situazione migliore rispetto a colui che debba risarcire il danno al turista partito in vacanza nonostante il ritardo nell'orario previsto per la partenza dell'aereo. Invero appare ingiusto che il primo debba andare esente da sanzione nonostante il colpevole lungo ritardo e l'inadeguata assistenza, mentre il secondo sia tenuto a pagare i danni subiti dal turista. Lo stesso ragionamento deve valere, "mutatis mutandi", guardando all'altra parte del rapporto. Così come al turista, partito in vacanza nonostante il ritardo imputabile all'organizzatore, è riconosciuto un compenso per il solo fatto del ritardo, allo stesso modo il viaggiatore, che ha rifiutato di partire, stanco della lunghissima attesa per colpa del tour operator, deve avere la giusta compensazione, non potendosi ammettere che l'organizzatore del viaggio trattenga il prezzo del pacchetto non goduto dal turista improvvido senza subire sanzione alcuna per il ritardo a lui imputabile. Sicché appare giusto che al turista, che abbia rifiutato il viaggio, stanco della lunghissima attesa, sia risarcito il disagio causato dal ritardo e quello prodotto alla mancata adeguata assistenza in aeroporto, allorché vi sia colpa del tour operator. In siffatta maniera ciascuna parte viene sanzionata per la propria negligenza: da una parte il turista con la perdita del prezzo pagato per l'acquisto del pacchetto, giustamente punito del rifiuto di imbarcarsi su un volo in ritardo, e dall'altra parte il tour operator con la compensazione dovuta per il ritardo colpevole ed il pagamento dei danni ulteriori se sia mancata un'adeguata assistenza. Alla liquidazione del danno sottendono gli art. 7 e 12 del Regolamento Ce n. 261/2004 che assegnano rispettivamente a ciascun passeggero la compensazione per il ritardo di 400,00 per le tratte comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri, ed il riconoscimento dei danni ulteriori, quali appunto quelli causati dalla mancata adeguata assistenza. (Giudice di pace Bari 08 marzo 2010 n. 2178).
Alla luce del chiaro tenore letterale degli art. 93 del cd. codice del Consumo e dell'art. 15 della l. n. 1087/77 (convenzione di Bruxelles), la legittimazione passiva può essere radicata su entrambi i convenuti, essendo l’organizzatore (nella specie, di pacchetto turistico comprensivo di volo e crociera) vincolato da un’obbligazione ex contractu, mentre il vettore aereo da un’obbligazione ex lege; entrambi sono obbligati in solido a risarcire il danno invocato dagli attori-viaggiatori. (Giudice di pace Bari 24 marzo 2011 n. 1954).
L'organizzatore e il venditore di pacchetto turistico assumono, nell'ambito del rischio di impresa, un'obbligazione di risultato nei confronti dell'acquirente e, pertanto, la loro responsabilità sussiste ogniqualvolta sia ravvisabile una responsabilità contrattuale diretta del prestatore di servizi nei confronti del consumatore per il servizio resogli (o non resogli), e non è correlata ad un suo difetto di diligenza nella scelta del prestatore di servizi di cui si avvalga, ovvero alla possibilità di controllarne in concreto le modalità operative nell'esecuzione della prestazione. (Nella specie, la S.C., nel cassare la sentenza impugnata, che aveva rigettato la domanda di condanna dell'organizzatore di pacchetto turistico al risarcimento del danno subito dal consumatore per il morso di una piccola scimmia che era stata lasciata libera di vagare dal proprietario nell'albergo ove il ricorrente soggiornava, allo scopo di divertire i turisti, ha precisato che l'obbligo di somministrare vitto e alloggio non esaurisce l'ambito della prestazione alberghiera, la quale necessariamente implica anche doveri accessori di salvaguardia dell'incolumità dei clienti in relazione alle caratteristiche proprie del contesto in cui il soggiorno ha luogo). (Cassazione civile sez. III 03 dicembre 2009 n. 25396).
L'assunzione dell'obbligazione di somministrare vitto e alloggio non esaurisce l'ambito della prestazione alberghiera, che necessariamente implica anche doveri accessori di salvaguardia dell'incolumità dei clienti (in relazione alle caratteristiche proprie del contesto in cui il soggiorno ha luogo), la cui violazione può comportare una responsabilità di natura contrattuale. L'organizzatore turistico, pertanto, è pienamente responsabile di tutti i danni sofferti dal turista, quando questo ha acquistato un pacchetto turistico tutto compreso. Egli è tenuto quindi al risarcimento essendo responsabile di qualunque danno il suo cliente subisca nel caso sia accertato che il colpevole sia l'albergatore locale in quanto « chi organizza il viaggio non ha solo il compito di garantire vitto e alloggio ma deve anche controllare le modalità dell'esecuzione della prestazione anche in ordine ad aspetti dell'attività del gestore dei servizi esulanti dalle promesse caratteristiche del viaggio ». Cfr. Cass. 28 febbraio 2008 n. 5531: in Giud. pace, 2009, 45, con nota di D'Arcangelo, La responsabilità dell'operatore turistico nel contratto di forniture di pacchetto turistico « tutto compreso »; in Foro it., 2009, I, 219. V. anche Cass. 9 novembre 2004 n. 21343, in Dir. maritt., 2006, 1187, con nota di Marziali, La responsabilità dell'organizzatore di viaggi in materia di overbooking alberghiero; Cass. 27 ottobre 2003 n. 16090: in questa Rivista, 2004, I, 2997, con nota di Cocuccio, La responsabilità per incidente sciistico occorso ad un minore durante un viaggio organizzato; in Contratti, 2004, 371, con nota di Cilia, Responsabilità del tour operator per i danni riportati dal viaggiatore.
In tema di responsabilità dell'organizzatore di viaggio, cfr., in dottrina: Catani, La responsabilità dell'organizzatore di una vacanza studio all'estero, in Giud. pace, 2004, 63 ss.; DellaMonaca, Risarcimento del danno da vacanza rovinata a causa dello smarrimento del bagaglio, in Nuova giur. civ. comm., 2008, 280; DeSantis, I pacchetti turistici: i viaggi, le vacanze e circuiti « tutto compreso », in I nuovi contratti a cura di Cendon, VIII, Torino 2004, 108; Galati, Contratto di viaggio tutto compreso e responsabilità dell'organizzatore per danno da vacanza rovinata, in Contratti, 2009, 692; Gliatta, La responsabilità degli operatori turistici nell'ambito del c.d. danno da vacanza rovinata, in Resp. civ., 2008, 358; Lanotte, Responsabilità del tour operator e obblighi di protezione, in Foro it., 2008, 1211; Nasti, Una vacanza rovinata: risponde il venditore del pacchetto turistico, in Danno resp., 2000, 1219; Pasquili, I contratti di viaggio: la responsabilità del tour operator e del travel agent, in Studium iuris, 2001, 1516; Tommasini, Il contratto di viaggio « tutto compreso » tra tipicità ed atipicità della fattispecie, in I contratti di somministrazione di servizi a cura di Bocchini, Torino 2006, 832; Id., Interventi normativi sulla responsabilità degli operatori turistici nei contratti di viaggio « tutto compreso » (dalla Convenzione internazionale del 1970 al decreto legislativo n. 111/95, attuativo della direttiva Cee n. 314/90), in questa Rivista, 2000, I, 255
(1) Articolo sostituito dall'articolo 14 del D.Lgs. 15 marzo 2006, n. 151.
2. La limitazione di cui al comma 1 non può essere, a pena di nullità, comunque inferiore a quanto previsto dall'articolo 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva dalla legge 27 dicembre 1977, n. 1084 (1).
3. In assenza di specifica pattuizione, il risarcimento del danno è ammesso nei limiti previsti dall'articolo 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva dalladalla legge 27 dicembre 1977, n. 1084 , e dagli articoli dal 1783 al 1786 del codice civile(1).
1. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondo nazionale di garanzia, per consentire, in caso di insolvenza o di fallimento del venditore o dell'organizzatore, il rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi all'estero, nonché per fornire una immediata disponibilità economica in caso di rientro forzato di turisti da Paesi extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno al comportamento dell'organizzatore (1).
5. Le modalità di gestione e di funzionamento del fondo sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze . Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, restano in vigore le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 23 luglio 1999, n. 349 (1).
(1) Comma modificato dall'articolo 12 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
(2) Comma inserito dall'articolo 15, comma 2, della legge 18 giugno 2009, n. 69
Iscrizione e rinnovazione
Il g.o. deve accertare quale sia la natura - tributaria o non tributaria - dei crediti posti a fondamento dell'iscrizione ipotecaria cosicché se l'iscrizione fa riferimento a crediti di natura tributaria, il g.o. deve rimettere la causa al giudice tributario per la decisione, in applicazione del principio della "translatio iudicii" e se, invece, l'iscrizione fa riferimento a crediti di natura non tributaria, il g.o. deve trattenere la causa in decisione nel mentre, nel caso in cui l'iscrizione ipotecaria faccia riferimento a crediti in parte di natura tributaria ed in parte di natura non tributaria, il giudice "de quo" deve rimettere la causa al giudice tributario per i crediti del primo tipo e trattenere la causa in decisione per i crediti del secondo tipo. (Tribunale Ascoli Piceno 11 ottobre 2010).
3-bis. La procedura istruttoria per l'adozione dei provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 107, è stabilita con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dell'Amministrazione competente, in modo da garantire il contraddittorio, la piena cognizione degli atti e la verbalizzazione (1).
(1) Comma aggiunto dall'articolo 13 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Prodotti sicuri e prodotti pericolosi
In tema di immissione sul mercato di prodotti pericolosi, il reato previsto dall'art. 112, comma 2, d.lg. 6 settembre 2005 n. 206 (cosiddetto codice del consumo) è configurabile in presenza di una verosimile pericolosità del prodotto, purché intrinseca e desumibile da concreti elementi di fatto. Rigetta, Trib. lib. Genova, 20 ottobre 2009. (Cassazione penale sez. III 21 aprile 2010 n. 27706).
Frode in commercio in genere
La contravvenzione di cui all'art. 112 d.lg. 206/05 non può essere contestata all'importatore di prodotti qualificati pericolosi se quest'ultimo non ne è anche il produttore non potendo tale responsabilità essere ascritta allo stesso neanche ex art. 103 d.lg. 206/2005 allorquando esiste un rappresentante della ditta produttrice stabilito nella Comunità europea. (Tribunale La Spezia 23 febbraio 2010 n. 189).
RESPONSABILITA PER DANNO DA PRODOTTI DIFETTOSI
Attività soggette a vigilanza sanitaria: cosmetici
La circostanza che un prodotto cosmetico (nella specie, gel abbronzante) abbia arrecato danni alla salute dell'utilizzatore non è di per sé sufficiente per ritenere sussistente la responsabilità del produttore, ai sensi del combinato disposto degli art. 5 d.P.R. 24 maggio 1988 n. 224 e dell'art. 7 l. 11 ottobre 1986 n. 713 (applicabili "ratione temporis", essendo oggi la prima di tali norme abrogata dal d.lg. 6 settembre 2005 n. 206, e la seconda modificata dall'art. 5 d.lg. 24 aprile 1997 n. 126); il combinato disposto delle norme appena ricordate pone, infatti, a carico del produttore una presunzione di responsabilità a condizione che il danno risulti arrecato dal prodotto in condizioni di impiego normale, per tale intendendosi quello corrispondente alle caratteristiche del prodotto ed alle istruzioni fornite dal produttore. (Cassazione civile sez. III 13 dicembre 2010 n. 25116).
Agenzie di viaggio e trasporti turistici
L'organizzatore o venditore di un pacchetto turistico, secondo quanto stabilito nell'art. 14 d.lg. 111/1995, emanato in attuazione della direttiva n. 90/314/Cee e applicabile ai rapporti sorti anteriormente all'entrata in vigore del d.lg. 206/2005, è tenuto a risarcire qualsiasi danno subito dal consumatore, a causa della fruizione del pacchetto turistico, anche quando la responsabilità sia ascrivibile esclusivamente ad altri prestatori di servizi (esterni all'organizzatore turistico), salvo il diritto della stessa a rivalersi nei confronti di questi ultimi. (Cassazione civile sez. III 10 settembre 2010 n. 19283).
2-bis. Produttore, ai fini del presente titolo, è il fabbricante del prodotto finito o di una sua componente, il produttore della materia prima, nonchè, per i prodotti agricoli del suolo e per quelli dell'allevamento, della pesca e della caccia, rispettivamente l'agricoltore, l'allevatore, il pescatore ed il cacciatore (2).
(1) Rubrica sostituita dall'articolo 14 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
(2) Comma aggiunto dall'articolo 14 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
5. Il terzo indicato come produttore o precedente fornitore può essere chiamato nel processo a norma dell'articolo 106 del codice di procedura civile e il fornitore convenuto può essere estromesso, se la persona indicata comparisce e non contesta l'indicazione.
Nell'ipotesi prevista dal comma 3, il convenuto può chiedere la condanna dell'attore al rimborso delle spese cagionategli dalla chiamata in giudizio.
In tema di responsabilità per danno da prodotti difettosi, a mente dell'art. 4 d.P.R. 24 maggio 1988 n. 224 (disciplina attualmente trasfusa nell'art. 116 d.lg. 6 settembre 2005 n. 206), nell'ipotesi in cui il produttore non sia individuato, il fornitore è gravato - a tutela della parte debole e in ragione del generale principio di solidarietà sociale - da un onere di informazione dei relativi dati in suo possesso, che deve assolvere, comunque, in limine litis, in modo da condurre - affinché egli possa essere esonerato dalla relativa speciale responsabilità - ad una effettiva individuazione del produttore. Peraltro il consumatore ben può direttamente evocare in giudizio il fornitore anche senza la preventiva richiesta dei dati anzidetti (prevista dal comma 2 dello stesso art. 4), ma tale scelta è suscettibile di sanzione nella regolazione delle spese di lite, comportando - in caso di tempestiva comunicazione in giudizio dei dati del produttore e successiva estromissione del fornitore ove si realizzi la condizione di cui al richiamato comma 5 - il rimborso delle spese in favore di quest'ultimo, siccome inutilmente evocato in giudizio. (Cassazione civile sez. III 01 giugno 2010 n. 13432).
In tema di compravendita di prodotti rivelatisi difettosi, la mera comunicazione, anche se tempestiva, da parte del venditore, dei dati di un soggetto, indicato come produttore, non vale a liberare il fornitore dalla responsabilità di cui all'art. 116 d.lg. 6 settembre 2005 n. 206 (già art. 4 d.P.R. 24 maggio 1988 n. 224), occorrendo invece che alla sua "indicazione" in giudizio faccia seguito la "non contestazione" dell'indicazione stessa da parte del produttore, ai fini della sua effettiva "individuazione". (Cassazione civile sez. III 01 giugno 2010 n. 13432).
1. Le disposizioni del presente titolo non escludono nè limitano i diritti attribuiti al danneggiato da altre leggi.
GARANZIA LEGALE DI CONFORMITA E GARANZIE COMMERCIALI PER I BENI DI CONSUMO
(1) Lettera modificata dall'articolo 15 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Consumatore diritti fondamentali
In tema di tutela del consumatore, ove il bene acquistato non presenti le qualità essenziali e abituali per un bene della stessa natura, il difetto di conformità genera la responsabilità del venditore ex art. 130 c. cons. (nella specie il g.o. ha riconosciuto il diritto del consumatore alla sostituzione del camper acquistato e privo della caratteristica essenziale della perfetta impermeabilità, qualità essenziale per tale bene il cui uso è destinato non solo al trasporto ma anche al pernottamento). (Tribunale Lecco sez. II 04 marzo 2010).
Risoluzione del contratto per mancanza di qualità
Va accolta la domanda dell'acquirente attore di risoluzione del contratto di compravendita di un camper, qualora lo stesso risulti privo di una qualità normale (la perfetta impermealizzazione) da ciò derivando ovviamente l'obbligo restitutorio per entrambe le parti e quindi l'obbligo del venditore di restituire il prezzo, oltre agli interessi (esclusa la rivalutazione non essendo stato provato il maggior danno ex art. 1224 comma 2 c.c.), e l'obbligo dell'acquirente di restituire il bene compravenduto. (Tribunale Lecco 04 marzo 2010).
La sentenza, da cui è tratta la massima in epigrafe, merita attenzione sia perché conferma il fenomeno della «decodificazione» per effetto di leggi speciali — ancorché contenute in decreti legislativi sottotitolati «codice»: idest, codice del consumatore, codice della strada; codice delle assicurazioni — sia perché offre l'occasione di individuare (in attesa della emersione di dati giurisprudenziali, ancora molto rari avendo le nuove norme pochi anni di vita) i contributi dottrinari che ne illustrano l'interpretazione.
In tale prospettiva, cfr. ex multis Aa.Vv., La vendita dei beni di consumo (artt. 128-135 d.lg. 6 settembre 2005, n. 206) Commentario a cura di Bianca, in Nuove leggi civ., 2006, 317 ss.; Aa.Vv., La vendita dei beni di consumo (artt. 128-135 d.lg. 6 settembre 2005, n. 206) a cura di Bianca, Padova, 2006; Palisi (a cura di), Difetti di conformità e garanzie previste per i beni di consumo, in Ventiquattrore avvocato.Contratti, 2006, 95; Strukul, La vendita di beni di consumo fra dottrina ed applicazioni giurisprudenziali, in Contratti, 2007, 808; Colcelli (a cura di), Il diritto al ripristino della cosa compravenduta e la soddisfazione dell'interesse del compratore, in Ventiquattrore avvocato, 2008, 11, 23; Braga (a cura di), Vizi del bene venduto: obblighi del venditore e possibili effetti novativi, ivi, 2009, 3, 15. In giurisprudenza, molto scarna e solo di merito, cfr., Trib. Milano 8 settembre 2008, in Arch. loc. e cond., 2009, 382, sulla possibilità di risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 130 comma 2 d.lg. n. 206 del 2005, solo in via gradata, quando le riparazioni o sostituzioni del bene siano impossibili o eccessivamente onerose e quando il venditore non abbia provveduto alla riparazione o sostituzione del bene entro un breve termine; Trib. Genova 29 dicembre 2008, in Nuova giur. ligure, 2009, I, 22.
Sulla esclusione della rivalutazione del maggior danno ex art. 1224 comma 2 c.c., non emergono, con chiarezza, dalla lettura della sentenza, i termini della questione. Sembra, però, che la decisione non sia in linea con le Sezioni unite nel punto in cui assume che il maggior danno non è stato provato. Le Sezioni unite hanno fatto chiarezza sul tema precisando che per le obbligazioni pecuniarie il maggior danno è in via generale riconoscibile in via presuntiva (e per qualunque creditore che ne domandi il risarcimento) «nell'eventuale differenza tra il tasso di rendiconto medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore ai 12 mesi ed il tasso di interesse legale», facendo salva la possibilità per il venditore di provare che il creditore non ha subìto maggior danno. Benvero sul creditore incombe l'onere della prova del danno effettivamente subìto soltanto se chiede una somma superiore a quella «differenza»: nella fattispecie al nostro esame non sembra si verta in tale ipotesi. Sul problema, cfr. Cass., sez. un., 16 luglio 2008, n. 19499, in Foro it., 2008, I, 2786, nota di Palmieri - Perdolesi ed ivi numerose indicazioni di dottrina e giurisprudenza.
2. Nel caso di beni usati, le parti possono limitare la durata della responsabilità di cui all'articolo 132, comma primo del codice civile ad un periodo di tempo in ogni caso non inferiore ad un anno (1).
(1) Così rettificato in Gazz. Uff. 3 gennaio 2006, n. 2.
Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale (1)
5. All'elenco di cui al presente articolo possono iscriversi anche le associazioni dei consumatori e degli utenti operanti esclusivamente nei territori ove risiedono minoranze linguistiche costituzionalmente riconosciute, in possesso dei requisiti di cui al comma 2, lettere a), b), d), e) e f), nonché con un numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille degli abitanti della regione o provincia autonoma di riferimento, da certificare con dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà resa dal legale rappresentante dell'associazione con le modalità di cui agli articoli 46 e seguenti del citato testo unico, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000 .
(1) Per l'aggiornamento dell'elenco delle associazioni dei consumatori e utenti, di cui al presente articolo, per l'anno 2006 vedi il D.M. 27 novembre 2006, per l'anno 2007 vedi il D.M. 14 febbraio 2008, per l'anno 2009 vedi il D.M. 21 dicembre 2009.
Con specifico riferimento alla legittimazione ad agire delle associazioni di consumatori ed utenti inserite nell'elenco di cui all'art. 137 d.lg. 6 settembre 2005 n. 206 (codice del consumo), la legittimazione riconosciuta dal codice in correlazione ai diritti di cui all'art. 2 del codice medesimo, per quanto ampia, non può estendersi a qualsiasi attività di tipo pubblicistico che si rifletta economicamente sui cittadini, e va comunque indagata sulla base delle indicazioni statutarie, anche al fine di escludere potenziali conflitti di interessi nell'ambito della categoria rappresentata. (T.A.R. Catania Sicilia sez. III 02 novembre 2010 n. 4325).
Con riguardo ad un ricorso dinanzi al g.a. con cui un'associazione costituita a tutela dell'ambiente impugna l'adozione da parte di un Comune di una variante parziale al p.r.g. avente ad oggetto il piano particolareggiato dell'arenile, per contestare le opzioni inerenti all'ubicazione di due spiagge libere, con censure che attengono principalmente a doglianze mosse nell'interesse dei "turisti poveri", constando fondamentalmente di rilievi attinenti all'assenza dei servizi che dovrebbero essere presenti anche nelle spiagge libere e di rilievi che riguardano la difficile raggiungibilità di dette spiagge libere, tali doglianze attengono ad interessi dei consumatori, in particolare le fasce meno abbienti, o comunque interessate a effettuare la balneazione in aree e spiagge libere piuttosto che in quelle attrezzate, gestite da concessionari: in tal caso difetta la legittimazione ad agire in capo all'associazione ricorrente, che non può dirsi portatrice di interessi di consumatori e/o utenti, allorché non sia iscritta nell'elenco, istituito presso il Ministero delle attività produttive, delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale, contemplato nell'art. 137 del "codice del consumo" (d.lg. 6 settembre 2005 n. 206). (T.A.R. Venezia Veneto sez. II 19 aprile 2010 n. 1420).
(1) Rubrica sostituita dall'articolo 2, comma 449 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con la decorrenza indicata nel comma 447.
1. Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 137 sono legittimate ad agire, ai sensi dell'articolo 140, a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti. Oltre a quanto disposto dall'articolo 2, le dette associazioni sono legittimate ad agire nelle ipotesi di violazione degli interessi collettivi dei consumatori contemplati nelle materie disciplinate dal presente codice, nonché dalle seguenti disposizioni legislative (1):
a) legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni, ivi comprese quelle di cui al testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e legge 30 aprile 1998, n. 122, concernenti l'esercizio delle attività televisive (2);
(1) Comma modificato dall'articolo 16 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
(2) Lettera modificata dall'articolo 16 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
L'art. 2, da leggersi in combinato disposto con l'art. 139, del codice del consumo disciplina i settori nei quali l'ordinamento consente la tutela superindividuale di interessi collettivi, prevedendo - alla lett. g) del comma 2 - la difesa del diritto dei consumatori all'erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza, diritto ribadito ed assicurato anche dalla disciplina normativa contenuta nell'art. 101 del codice, il quale obbliga le pubbliche amministrazioni a prevedere standard di qualità predeterminati e adeguatamente resi pubblici, anche mediante l'adozione di apposite carte dei servizi. Pur volendosi dare ai principi e alle norme introdotte nel corso degli anni a tutela degli utenti e dei consumatori un'interpretazione estensiva, specie per quanto concerne la legittimazione ad agire in giudizio, non si può prescindere dall'accertamento di una lesione, reale o potenziale, degli interessi di cui sono titolari le predette categorie in quanto tali, e per la cui tutela possono quindi agire in giudizio le associazioni che raggruppano utenti e consumatori. (T.A.R. Roma Lazio sez. II 03 giugno 2010 n. 15013).
1. I soggetti di cui all'articolo 139 sono legittimati nei casi ivi previsti ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti richiedendo al tribunale (1):
7. Con il provvedimento che definisce il giudizio di cui al comma 1 il giudice fissa un termine per l'adempimento degli obblighi stabiliti e, anche su domanda della parte che ha agito in giudizio, dispone, in caso di inadempimento, il pagamento di una somma di denaro da 516 euro a 1.032 euro, per ogni inadempimento ovvero giorno di ritardo rapportati alla gravità del fatto. In caso di inadempimento degli obblighi risultanti dal verbale di conciliazione di cui al comma 3 le parti possono adire il tribunale con procedimento in camera di consiglio affinché, accertato l'inadempimento, disponga il pagamento delle dette somme di denaro.
Tali somme di denaro sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze al fondo da istituire nell'ambito di apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero delle attività produttive, per finanziare iniziative a vantaggio dei consumatori.
11. Resta ferma la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di servizi pubblici ai sensi dell' articolo 33 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (2).
(1) Comma modificato dall'articolo 17 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n.221.
Tutela dei consumatori: generalità
Anche nella fase cautelare del giudizio promosso da un'associazione rappresentativa dei consumatori, ai sensi dell'art. 140 cod. consumo, il giudice può concedere misure idonee a correggere o eliminare gli effetti pregiudizievoli delle violazioni dei diritti dei consumatori. (Tribunale Milano 21 dicembre 2009).
Posto che: 1) deve ritenersi lesiva degli interessi collettivi dei consumatori la condotta posta in essere da una compagnia assicuratrice che, in prossimità della scadenza di polizze "index linked", collegate alle emissioni obbligazionarie di una primaria banca d'investimenti statunitense, e successivamente al fallimento dell'emittente, comunica con certezza ai sottoscrittori che essi non hanno il diritto di percepire il capitale investito al momento della stipulazione del contratto e rivolge ai medesimi, dichiarando di agire per la loro tutela, ma perseguendo solo un proprio interesse, proposte transattive che prevedono la corresponsione di una somma di denaro pari al cinquanta per cento del premio versato ovvero la sostituzione con altre polizze; 2) sussistono i giusti motivi d'urgenza per la concessione di misure cautelari; in quanto il tempo occorrente all'associazione rappresentativa dei consumatori per agire in via ordinaria potrebbe comportare l'adozione di una pronuncia non più efficace, anche per il rischio che le azioni individuali risultino in quel momento già prescritte; va ordinato in via cautelare all'assicuratore di inviare ai contraenti una comunicazione con cui li informa del fatto che l'autorità giudiziaria ha ritenuto come probabilmente non corretto il comportamento del medesimo, perché fondato su un'interpretazione non univoca del contenuto delle polizze che aveva valorizzato soltanto i profili di esonero da responsabilità della compagnia. (Tribunale Milano 21 dicembre 2009).
Riunione e separazione di cause
Nell'ambito del procedimento ex art. 140 codice del Consumo la riunione delle cause appare possibile nella sola ipotesi di assoluta uguaglianza dei tratti oggettivi delle azioni proposte. (Tribunale Roma sez. VIII 25 marzo 2011).
Accesso ai documenti amministrativi differimento, limitazioni, rifiuto in genere
La titolarità o rappresentatività degli interessi diffusi non giustifica un generalizzato e pluricomprensivo diritto alla conoscenza di tutti i documenti riferiti all'attività di un gestore del servizio ma solo degli atti, relativi a servizi rivolti ai consumatori, che incidono, in via diretta ed immediata, e non in via meramente ipotetica e riflessa, sui loro interessi. Né tale potere generalizzato di accesso può farsi discendere dall'art. 140 del Codice dei consumatori, approvato con il d.l. 6 settembre 2005 n. 206, giacché detta norma, nel regolamentare le modalità di tutela degli interessi collettivi, non contempla un generale potere di accesso a fini ispettivi, ma esplicitamente limita la tutela degli interessi collettivi (per la quale sono legittimate ad agire le associazioni) ad ipotesi specifiche, e in particolare all'inibitoria giudiziale degli atti e comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti, all'adozione di « misure idonee » a correggere ed eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate e alla pubblicazione del provvedimento su quotidiani nazionali o locali. (T.A.R. Roma Lazio sez. III 08 febbraio 2010 n. 1620).
Legittimazione attiva e passiva società ed enti vari
Un'associazione rappresentativa dei consumatori è legittimata ad agire per la tutela degli interessi collettivi dei consumatori, anche in relazione a condotte lesive che siano contestualmente fonte di specifici danni attinenti alla sfera giuridica individuale di ciascun consumatore, e senza alcuna preclusione derivante dal numero limitato di potenziali danneggiati. (Tribunale Milano 21 dicembre 2009).
Art. 140 bis
1. I diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti di cui al comma 2 sono tutelabili anche attraverso l’azione di classe, secondo le previsioni del presente articolo. A tal fine ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa, puo` agire per l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
(1) Articolo inserito dall'articolo 2, comma 446 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con la decorrenza indicata nel comma 447 e successivamente sostituito dall'articolo 49, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99
L'"azione di classe" ex art. 140 bis cod. consumo tende esclusivamente alla condanna al risarcimento del danno e/o alle restituzioni in favore dei consumatori, il che esclude che possano essere trattate con le sue forme azioni di mero accertamento (nella specie, l'attore ha sostenuto di aver proposto oltre alla domanda di risarcimento del danno, rivelatasi infondata, anche quella volta alla dichiarazione della nullità di clausole contrattuali). (Corte appello Torino 27 ottobre 2010).
La qualità di consumatore, necessaria per il riconoscimento della legittimazione a proporre l'azione di classe ex art. 140 bis c. consumo, deve riconoscersi al professionista (nella specie, avvocato) titolare di un contratto di conto corrente bancario, qualora le operazioni su di esso effettuate, connesse all'attività professionale, abbiano avuto un carattere talmente marginale da indurre l'istituto di credito ad applicare comunque al correntista il trattamento e le condizioni previste per i consumatori. (Tribunale Torino 04 giugno 2010).
Soltanto l'individuo che rivesta la qualità di consumatore è legittimato a proporre un'azione di classe ex art. 140 bis c. consumo, ma la mancanza di una concreta e attuale lesione del proprio diritto ne determina l’inammissibilità per carenza di interesse ad agire, la cui eventuale sussistenza in capo ad altri consumatori, ipoteticamente titolari di un diritto omogeneo a quello dell'attore, è irrilevante. (Tribunale Torino 04 giugno 2010).
È consumatore, ai sensi e per gli effetti dell'art. 140 bis del codice del consumo - che sul punto non introduce alcuna deroga all'art. 3 del codice stesso -, la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. (Tribunale Torino 04 giugno 2010).
L’utilizzo occasionale e per cifre marginali del conto corrente per scopi imprenditoriali, commerciali, artigianali o professionali non esclude la qualifica di consumatore nei confronti dell'istituto bancario con il quale sia intrattenuto il rapporto contrattuale. (Tribunale Torino 04 giugno 2010).
Nel caso di proposizione di un’azione collettiva risarcitoria ai sensi e per gli effetti dell'art. 140 bis del codice del consumo, l’interesse ad agire deve essere concreto ed attuale e deve sussistere in capo a colui che agisce, a nulla rilevando - ai fini del preliminare giudizio di ammissibilità della domanda – l’esistenza di altri soggetti, estranei al giudizio, che di esso siano ipoteticamente portatori. (Tribunale Torino 04 giugno 2010).
2. Il Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministro della giustizia, con decreto di natura non regolamentare, detta le disposizioni per la formazione dell'elenco degli organi di composizione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo che si conformano ai principi della raccomandazione 98/257/CE della Commissione, del 30 marzo 1998, riguardante i principi applicabili agli organi responsabili per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo, e della raccomandazione 2001/310/CE della Commissione, del 4 aprile 2001, concernente i principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo. Il Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministero della giustizia, comunica alla Commissione europea gli organismi di cui al predetto elenco ed assicura, altresì, gli ulteriori adempimenti connessi all'attuazione della risoluzione del Consiglio dell'Unione europea del 25 maggio 2000, 2000/C 155/01, relativa ad una rete comunitaria di organi nazionali per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo (1).
3. In ogni caso, si considerano organi di composizione extragiudiziale delle controversie ai sensi del comma 2 quelli costituiti ai sensi dell'articolo 2, comma 4 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (2).
(1) Comma sostituito dall'articolo 18 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
(2) Comma modificato dall'articolo 18 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Assicurazione della responsabilità civile procedimento e spese condizioni dell'azione
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, l'improponibilità dell'azione di risarcimento da parte del danneggiato prima che siano decorsi sessanta giorni dalla relativa richiesta per mezzo di raccomandata, secondo l'art. 22 l. n. 990 del 1969 (applicabile "ratione temporis") - principio avente natura processuale e perciò da osservarsi anche nelle sentenze del g.d.p. secondo equità come nella specie - non trova applicazione, poiché "ad impossibilia nemo tenetur", quando il danneggiato sia stato nell'incolpevole impossibilità di identificare l'assicuratore e di provvedere al detto adempimento. Ricorre tale incolpevole impossibilità quando il responsabile civile abbia rifiutato di indicare l'assicuratore al danneggiato che glielo abbia richiesto con lettera raccomandata, poiché non esiste nel nostro ordinamento un sistema di pubblicità nei contratti assicurativi che consenta all'interessato di attingere le necessarie notizie. (Cassazione civile sez. III 11 maggio 2010 n. 11364).
(Cooperazione tra le autorità nazionali per la tutela dei consumatori) (1).
(1) Articolo inserito dall'articolo 19 della legge 6 febbraio 2007, n. 13 ( Legge comunitaria 2006 ) e successivamente sostituito dall'articolo 22, comma 1, lettera b), della legge 7 luglio 2009, n. 88 (Legge comunitaria 2008).
[ Servizi finanziari di cui all'articolo 51, comma 1, lettera a):
alle direttive 92/49/CEE e 92/96/CEE. ] (1)
(1) Allegato abrogato dall'articolo 19 del D.Lgs. 23 ottobre 2007 n. 221.
Quando la misura notificata a norma degli articoli 11 o 12 è intesa a limitare la commercializzazione o l'uso di una sostanza chimica o di un preparato chimico, gli Stati membri forniscono quanto prima possibile una sintesi o i riferimenti dei pertinenti dati della sostanza o del preparato in questione e dei sostituti conosciuti, qualora tale informazione sia disponibile. Essi comunicano inoltre gli effetti previsti del provvedimento sulla salute e la sicurezza dei consumatori, nonché la valutazione del rischio effettuata in conformità dei principi generali di valutazione dei rischi delle sostanze chimiche di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio, del 23 marzo 1993, nel caso di sostanze esistenti o all'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva n. 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, nel caso di nuove sostanze. Le linee guida di cui al punto 8 definiscono i particolari e le procedure relativi alle informazioni richieste a tale riguardo.

References: Art. 2

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 22

Art. 26

Art. 27

Art. 27

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Art. 28

Art. 29

Art. 34

Art. 35

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 45

Art. 46

Art. 47

Art. 48

Art. 49

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 57

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Art. 61

Art. 66

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 art. 70
 articolo 100
 art. 84
 art. 93
 art. 12
 art. 7
 art. 93
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 103
 art. 5
 art. 4
 art. 4
 art. 130
 art. 1224
 art. 1224
 articolo 33
 art. 140

Art. 140
 art. 140
 art. 140
 art. 140