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CONFERENZA ANNUALE DELLA RICERCA
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1 ISSN: X ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE ATTI DEI CONVEGNI LINCEI 137 CONFERENZA ANNUALE DELLA RICERCA (Roma, ottobre 1996) ESTRATTO ROMA ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI 19982 ATTILIO MASTINO (~,) L'ARCHEOLOGIA ITALIANA NEL MAGHREB E NEI PAESI DEL MEDITERRANEO OCCIDENTALE (*~:) Mi sono assunto incautamente il compito di presentare in occasione di questa tavola rotonda un bilancio complessivo dell' attività di ricerca archeologica italiana attualmente in corso nel Maghreb e nei paesi del Mediterraneo occidentale. In realtà gli ultimi anni hanno conosciuto un progresso negli studi così consistente e significativo da rendere parziale e deludente qualunque tentativo di sintesi. Eppure si disponeva in partenza di un' ampia bibliografia, pubblicata su riviste specializzate molto prestigiose, come ad esempio i Quaderni di Archeologia della Libia o Libya antiqua oppure gli atti dei convegni internazionali de <<L'Africa romana», bibliografia aggiornata in tempo reale dalle riviste di qualificata divulgazione come «Archeo» o <<Archeologia Viva». TI Centro di studi interdisciplinari sulle province romane dell'università di Sassari ha recentemente pubblicato un fascicolo sull'inchiesta dedicata a Le ricerche sulle province romane nelle Università italiane. Preliminarmente è sembrato opportuno acquisire ulteriori informazioni di prima mano sull' attività in corso negli ultimi anni: abbiamo perciò inviato un questionario alle Ambasciate straniere in Italia, ai principali Istituti stranieri presenti nel nostro Paese, alle Ambasciate italiane all' estero, agli Istituti italiani di cultura, agli Istituti e Dipartimenti universitari, al Department of Antiquities del Ministero della Cultura della Jahmairija libica a Tripoli, all'institut National du Patrimoine di T unis, al Service des Antiquités di Algeri, all'institut N ational des sciences de l'archéologie et du patrimoine di Rabat. Sono stati raccolti dati presso i Comitati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presso la Direzione Generale delle Relazioni Culturali del Ministero per gli Affari Esteri e presso i Ministeri dell'università e dei Beni Culturali. (*) Dipartimento di Storia - Università degli Studi - Palazzo Segni - Viale Umberto, Sassari (Italia). (**) Si ringrazia per la collaborazione la Dott. Paola Ruggeri.3 Eppure i dati fin qui pervenuti, che presento in allegato, per una quarantina di gruppi di lavoro, appaiono ancora largamente incompleti: e ciò perché il Ministero degli Esteri di frequente non è infonnato sulla presenza di archeologi italiani all' estero e si occupa esclusivamente di quelle iniziative per le quali sia stata inoltrata espressamente una domanda di finanziamento. Anche le Ambasciate italiane non hanno conoscenza completa delle dimensioni reali della mobilità degli specialisti, perché esiste una rete di rapporti diretti che sfugge largamente a qualunque indagine. Nell'Europa delle Regioni poi è difficile acquisire informazioni generali non solo in Italia, ma anche in Spagna ed in Francia, dal momento che i centri decisionali si sono moltiplicati ed i rispettivi Ministeri ignorano i finanziamenti concessi dalle Regioni e dal sistema delle autonomie locali, magari con la partecipazione dell'unione Europea, a favore di progetti di cooperazione internazionale pertinenti il settore dell' archeologia: dunque scavi, ma anche indagini topografiche, ricerche epigrafiche, convegni e mostre. Rischio dunque di dimenticare qualcuno: se non mi è possibile cavarmela come suggeriva Catone nelle sue Oniines, omettendo semplicemente i nomi di tutti i protagonisti, è bene però che siano ben chiari i limiti oggettivi di quest'intervento. Si è appena conclusa una lunga campagna italiana di scavi in Tunisia, diretta da chi vi parla, che ha visto la partecipazione di circa 40 studenti delle Università di Sassari, di Genova e di Pisa, con il coinvolgimento di alcuni colleghi tunisini: l'iniziativa si è chiusa nei giorni scorsi a Cartagine [settembre 1996] con la presentazione dell'ultimo volume de <<l/africa Romana» e con l'inaugurazione nel Museo della Byrsa di una mostra fotografica dedicata agli scavi effettuati ad Uchi Maius. Ho dunque ben presenti tutte le difficoltà affrontate giorno per giorno per garantire il successo della spedizione: la ricerca dei finanziamenti, i limiti precisi posti dalla consistenza del capitolo di bilancio del Ministero degli Esteri, l'assenza di mezzi finanziari da parte dell'istituto Italiano di Cultura a Tunisi, dunque l'impossibilità di promuovere anche solo un rinfresco, nonostante la buona volontà dei funzionari; e ciò non può non costituire che un'ulteriore mortificazione di fronte alle risorse delle analoghe istituzioni francesi e tedesche. Basterà osservare che sta per essere inaugurato in Tunisia il Museo di Simitthus presso le cave di marmo numidico, con ingenti finanziamenti delle istituzioni tedesche: museo che è destinato ad accogliere decine di migliaia.di turisti, provenienti dall' aereoporto di T abarka. A ciò si aggiungano i tanti problemi pratici, legati all' attuale stato di rapporti tra Europa e mondo arabo, che neppure la generosità dei nostri colleghi magrebini spesso riesce a superare: penso alle difficoltà doganali per l'introduzione delle più moderne apparecchiature indispensabili per la ricerca, agli ostacoli per l'attività delle équipes della televisione italiana, al blocco dei collegamenti aerei con la Libia, non ultima all' assenza dalle quotazioni in Europa delle principali valute del mondo arabo.4 Del resto, l'obbligo del visto preliminare imposto dai principali paesi europei contro l'immigrazione clandestina, se sostanzialmente non ha influito sulle dimensioni di quest'ultimo fenomeno, ha di fatto rallentato enormemente la mobilità dei nostri colleghi arabi, che viaggiano praticamente solo con un passaporto di servizio, con tutte le limitazioni che ciò comporta. Ciò ha provocato spesso l'assenza dal confronto internazionale di molti studiosi, con gravi ritardi nelle comunicazioni, per cui non sempre si riesce a possedere in Europa un quadro realistico della ricerca archeologica nel Maghreb. Ma esistono soprattutto gravi impedimenti per gli studenti e per i giovani dei Paesi in via di sviluppo che intendano frequentare in Europa ed in Italia corsi universitari di specializzazione. Di fronte a queste difficoltà registriamo anche il vivo interesse delle istituzioni deputate alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio archeologico nel Maghreb per un allargamento dei rapporti internazionali e per l'incremento della presenza italiana: e ciò soprattutto in Algeria ed in Marocco, dove per motivi diversi non sono attualmente in corso campagne archeologiche promosse da istituzioni italiane. Ci sono stati segnalati ripetuti interventi delle autorità presso le Ambasciate perché si arrivi all' attivazione di una missione italiana, anche se il termine «missione» è poco apprezzato nel mondo arabo, perché ricorda antiche politiche di colonizzazione culturale europea. Nonostante queste premesse e queste difficoltà, anche se in alcuni paesi si registrano chiusure e limiti, l'impressione generale che si ricava da un'indagine a tappeto sul Mediterraneo occidentale è quella di una crescente diffusa ed autorevole presenza degli archeologi italiani, grazie al moltiplicarsi di iniziative legate soprattutto all'inventiva e se si vuole alla generosità dei singoli gruppi di studiosi, capaci di superare difficoltà organizzative e pratiche non facilmente immaginabili. L'attività degli archeologi italiani all' estero si è andata caratterizzando in tennini di modernizzazione, di innovazione tecnologica, di applicazione di metodologie aggiornatissime: penso ai nuovi metodi relativi alle ricognizioni ed alle indagine topografiche con l'utilizzo di stazioni totali modulari con registrazione automatica dei dati di campagna e con computer collegati, alle prospezioni geofisiche che consentono di ridurre le dimensioni degli interventi di scavo demolitivo attraverso la verifica di presenze archeologiche sepolte, sulla base della resistività, del magnetismo, del georadar; penso ancora agli scavi effettuati con metodo stratigrafico, al rilevamento ed alla documentazione grafica e fotografica delle strutture incontrate nello scavo, al paziente lavoro di catalogazione dei materiali ceramici raccolti, che onnai richiede un' eccezionale specializzazione. Penso ai risultati delle indagini epigrafiche, sul piano dei materiali, della paleografia, della identificazione delle officine lapidarie, dell' anali-5 si quantitativa dei dati. Penso alla nascita di équipes interdisciplinari composte da archeologi, ma anche da architetti, ingegneri, fotografi, disegnatori, tecnici dello scavo, restauratori, geologi. Per gli scavi preistorici si registra un'ulteriore specializzazione, legata alla necessità di costituire équipes ancora più allargate, con diversi specialisti di settori come la geomorfologia, la pedologia, l'archeozoologia, la paleobotanica, la chimica, la fisica, con il ricorso a laboratori di paleoecologia, palinologia, paleometallurgia, dendrocronologia. Tutto ciò ha rappresentato, soprattutto nel Maghreb, un impulso di eccezionale efficacia per il trasferimento rapido di conoscenze e di metodologie, grazie alla partecipazione nei diversi cantieri di scavo di archeologi e tecnici locali, che hanno acquisito le più recenti tecniche di rilevamento manuale e strumentale. La partecipazione degli studiosi italiani all'interno del programma del comitato italo-libico, istituito dal Dipartimento libico per le antichità, ha consentito un moderno allestimento di alcuni musei libici, come quello di Leptis Magna inaugurato nel séttembre 1994, grazie all'impegno degli archeologi dell'università di Messina (soprattutto per la parte fenicio-punica) e di Urbino e della Scuola Archeologica Italiana di Atene, che hanno effettuato anche il restauro dei materiali. Gli studiosi dell'università di Palermo hanno invece lavorato per il nuovo allestimento del Museo di Sabratha; ma anche i musei di Tripoli e di Zliten hanno visto l'impegno determinante degli archeologi italiani. Ciò ha consentito in alcuni casi di estendere l'utilizzo di nuova strumentazione tecnico-scientifica anche alle attività svolte in sede locale dai diversi Istituti di ricerca archeologica e del patrimonio: gli studiosi tunisini ad esempio hanno adottato in genere i più aggiornati sistemi di catalogazione epigrafica con l'utilizzo di programmi informatici analoghi a quelli utilizzati in Italia ed in Francia. Si può certamente dire che, a parte qualche eccezione, il rapporto bilaterale appare discontinuo e poco duraturo, anche perché la presenza degli archeologi italiani all' estero si esaurisce in genere nel giro di uno o due mesi al massimo per anno. Non sempre è stato possibile garantire una sufficiente continuità e soprattutto non sempre si è riusciti a fornire risposte adeguate alle crescenti richieste di specializzazione di personale proveniente dai paesi nord-africani. La ricerca scientifica e tecnologica nel campo archeologico può assumere una dimensione più ampia nel processo di sviluppo dei Paesi in via di sviluppo del Mediterraneo a condizione che si istituiscano presso le diverse Università Italiane Scuole di formazione, Dottorati, Corsi di specializzazione che siano di fatto accessibili per gli studenti provenienti da quei paesi. Alcune leggi regionali recentemente approvate hanno previsto interventi a sostegno della cooperazione con i Paesi Partners anche in questo campo: si pensi alla legge n. 19 dell' aprile 1996 della Regione Sarda intitolata «norme in materia di coopera-6 zione con i paesi in via di sviluppo e di collaborazione internazionale», che fa seguito alla legge regionale n. 43 del 1990, che finanzia progetti a favore dei paesi in via di sviluppo, in materia di ricerca e di formazione. Il problema principale è certamente quello della consistenza delle risorse: insufficiente appare la stessa iniziativa europea nell'ambito dei programmi MED-Avicenna, nati con l'intento di superare l'inadeguatezza dei protocolli e delle convenzioni bilaterali fra Stati nell'ambito della ricerca scientifica, che pure prevedono finanziamenti finalizzati alla cooperazione multilaterale con e tra i paesi Partners del Mediterraneo, rafforzando nel contempo i processi di integrazione regionale e di partecipazione democratica. E ciò sia a causa dell' elevato numero di domande di finanziamento, sia per il proposito della Commissione Europea di limitare i settori di intervento, proposito che rischia di penalizzare le discipline umanistiche ed in particolare l'archeologia, che fino a questo momento ha goduto di limitatissime risorse. Tutti gli interventi di cooperazione internazionale elencati nel fascicolo allegato appaiono generalmente a sé stanti, non sempre collegati tra loro: si sottolinea un'assenza di coordinamento, che in parte giustifica le difficoltà con le quali si è riusciti ad ottenere i dati faticosamente raccolti. In questa sede si intende rinnovare la proposta, già sottoposta all' esame degli organi del CNR, per la nascita di una struttura di collegamento, un Istituto del CNR per la storia del Mediterraneo o un Centro CNR di «Archeologia delle isole del Mediterraneo occidentale»; e ciò all'interno di un'area del CNR come quella di Sassari, totalmente scoperta sul versante umanistico: l'iniziativa potrebbe giovarsi del prossimo collegamento con Tunisi del nodo della rete Internet di Cagliari. n panorama fin qui presentato va sicuramente integrato con tutto un fiorire di iniziative promosse dagli Istituti del CNR, dai Dipartimenti Universitari, dai Centri di ricerca e da singoli studiosi, con finanziamenti del CNR, del Ministero dell'università o dalle singole sedi 40% e 60% (inter ed intra-universitari): abbiamo compilato una prima lista delle numerose ricerche di gruppo attualmente in corso sul Nord Mrica, sulla Libia in particolare, sulla Tunisia, su Malta, sulla penisola iberica ed in particolare sulle Baleari, sulla Francia e sulla Corsica: in questo panorama si distinguono soprattutto le università di Roma, ma anche di Cagliari, Macerata, Modena, Napoli, Palermo, Sassari, Trieste ed Urbino. Ma gli interessi verso i paesi Partners emergono anche dal numero consistente di corsi universitari dedicati alla Storia antica, all' epigrafia ed all' archeologia del Nord Mrica: e ciò a Roma, ma anche a Cagliari, a Macerata, a Palermo, a Padova, a Perugia, a Sassari ed ad Urbino. Numerose le tesi di laurea e di specializzazione di argomento africano a Cagliari, Firenze, Sassari,7 Urbino: si segnalano quelle sulla storia degli studi ed in particolare sui viaggiatori europei dell'ottocento alla scoperta dell'archeologia nord-africana, i cataloghi delle iscrizioni, le monografie su singole città. Ancora le escursioni, i tanti viaggi di istruzione per studenti finanziati dagli Enti per il diritto allo studio universitario in Marocco ed in Tunisia; infine gli scambi di studenti, compresa la partecipazione degli studenti italiani a scavi nei paesi europei e nel Nord Mrica. Non sono mancate poi le occasioni di incontro e di confronto a livello internazionale, la discussione su riviste specializzate, come i Quaderni di archeologia della Libia, oppure i convegni internazionali, tra i quali i Congressi di studi fenicio-punici (tenuti negli ultimi anni tre volte a Roma, ma anche a Tunisi ed a Cadice); debbo ricordare in particolare i convegni internazionali sulla Cirenaica, svolti a partire dalla giornata lincea di Roma del novembre 1987, proseguiti ad Urbino, Macerata e prossimamente Roma Tor Vergata. Inoltre i seminari tunisini promossi dall'università di Cagliari, di cui sono comparsi due volumi di atti. Infine citerò i convegni internazionali dedicati a «L' Mrica Romana», promossi dal Centro di studi interdisciplinari sulle province romane dell'università di Sassari, che sono ormai giunti alla XII edizione, con il patrocinio dell'association Internationale d'épigraphie grecque et latine; essi hanno riunito in Sardegna e da ultimo a Cartagine gli specialisti credo nella quasi totalità, garantendo una dimensione ampiamente mediterranea; iniziati nel lontano 1983, hanno svolto una funzione rilevante nell' ambito degli studi classici ed hanno assicurato un'immediata informazione sull' attività di ricerca archeologica, storica, epigrafica, numismatica in corso nei paesi del Maghreb e sulle province romane dell' Mrica, ma anche nel Mediterraneo occidentale, con lo scopo prevalente di individuare gli apporti regionali e nazionali al fenomeno della romanizzazione. Anche l'xi volume di Atti, presentato nei giorni scorsi a Cartagine ed il volume degli indici decennali documentano la crescita quantitativa, il coinvolgimento sempre più ampio di specialisti, l'attenzione con la quale la comunità scientifica internazionale ha seguito questa attività, che ha finito per occupare uno spazio importante negli studi specializzati e che si è progressivamente estesa con un straordinario allargamento territoriale e geografico, abbracciando la storia antica del Nord Mrica nel suo insieme, al di là della stessa denominazione letterale: l' Mrica, intesa non come singola provincia, bensì vista in alternativa all'europa ed all'asia, come una delle tre parti dell'otxou(j.évl1 romana; essa diventa una parte essenziale del più ampio bacino mediterraneo, un' area costiera non isolata ma che è in relazione con tutta la profondità del continente, trovando nel Mediterraneo lo spazio di contatto, di cooperazione e se si vuole di integrazione sovrannazionale.8 Nel panorama relativo all' archeologia italiana nel Mediterraneo occidentale hanno un posto di rilievo anche le grandi mostre, sulla scia di quella dedicata ai Fenici, allestita a Venezia delle sale di Palazzo Grassi; ricorderò prima tra tutti la mostra su «Marocco e Roma», dedicata agli splendidi bronzi volubilitani del museo di Rabat, svoltasi in Campidoglio nel Oppure quella Da Batto Atistotele a Ibn el-'as e sull'archeologia della Cirenaica, di cui fu artefice nel 1987 il compianto Sandro Stucchi. Più che presentare in questa sede una elencazione completa delle iniziative, si può far riferimento ad alcune mostre promosse in occasione delle Settimane della cultura scientifica del Ministero dei Beni Culturali oppure a quelle trasferite nel Maghreb. Ma un quadro completo è certamente impossibile, per la miriade di iniziative promosse da singoli musei oppure in occasione di convegni internazionali, come è possibile verificare anche solo da un esame del calendario pubblicato mensilmente su Archeo. Su un piano generale mediterraneo si pongono le ricerche dell'istituto per la civiltà fenicio-punica del CNR, creato da Sabatino Moscati ed oggi diretto da Enrico Acquaro: in linea con lo statuto che ne definisce l'ambito di ricerca a dimensione mediterranea, l'istituto in questi ultimi anni ha svolto un funzione di raccordo per le ricerche svolte sui Fenici, con crescente attenzione per i successivi impianti punici nel Mediterraneo centro-occidentale. Da qui il ruolo di collegamento culturale e di promozione per la storia del Mediterraneo preromano che è stato sostenuto anche grazie all'intensa attività editoriale, che ha consentito di presentare le maggiori scoperte operate da Malta al Portogallo, dalla Libia alla Tunisia, dalla Spagna al Marocco. In questi ultimi anni l'istituto sta rileggendo e rivalutando il ruolo che il sostrato libico ebbe nella diffusione mediterranea della civiltà di Cartagine. Del pari si è posta nuova attenzione agli altri sostrati mediterranei, agli adstrati, in particolare a quello vicino-orientale, egiziano e greco. Se passiamo a render conto brevemente del panorama complessivo dell' attività di ricerca svolta dagli studiosi italiani nel Mediterraneo occidentale con riferimento soprattutto all' età romana, si debbono segnalare le storiche missioni di scavo, ormai tradizionalmente insediate in Libia, sia in Cirenaica che in Tripolitania. La missione archeologica italiana a Cirene tra il 1957 ed il 1993 è stata diretta da un grande maestro, Sandro Stucchi, sostituito negli ultimi tre anni da Lidiano Bacchielli dell'università di Urbino, anch'esso recentemente scomparso, sostituito a sua volta da Antonino Di Vita. Gli scavi si sono concentrati nella zona monumentale dell'agorà, presso il Santuario di Apollo ed il Tempo di Zeus e nell' area extraurbana. L'attività della missione si è svolta in collaborazione con il Dipartimento di Antichità della Libia. Insegnanti e tecnici del Dipartimento di Antichità il Shahat e studenti dell'università di Benghazi, e dell'istituto di archeologia di Apollonia hanno partecipato alla campagna estiva.9 Antonino Di Vita, direttore della Scuola Italiana ad Atene, ha guidato a partire dal 1992 una missione archeologica in Tripolitania a Leptis Magna ed a Sabratha. In quest'ultima località il lavoro è stato principalmente concentrato nel restauro delle gigantesche pitture dell'area funeraria di Sidret el-balik, che costituisce il più importante complesso pittorico del IV sec. d.c. di tutto il Nord Mrica, restaurato a spese del CNR e del Dipartimento libico, con l'intervento di alcuni specialisti italiani. Si è avviato lo studio ed il restauro di un mausoleo tardo-romano di Ghirza e di alcuni altri mausolei nell' area predesertica. L'attività principale si è però concentrata a Leptis Magna, dove dopo le inondazioni del 1988 sono venuti alla luce alcuni elementi che hanno convalidato la vecchia idea di Bartoccini di un porto-canale realizzato in età neroniana sotto la strada colonnata. L'Istituto di Archeologia dell'università di Urbino procede anche al completamento del restauro dell'arco Severiano di Leptis. La volta dell'arco è stata realizzata in materiale leggero con un sistema di travi di ferro, cavi e lastre di zinco. TI Dipartimento di Scienze dell' Antichità dell'università di Messina, grazie ad una convenzione con il Dipartimento per le antichità della J ahmairija svolge sotto la direzione di Ernesto De Miro lavori di scavo, di restauro e studio dei materiali rinvenuti nell' area dell'insediamento fenicio-punico in prossimità del Foro Vecchio di Leptis Magna, con l'ausilio di archeologi, architetti e restauratori. TI programma di ricerca è finalizzato alla conoscenza dei livelli preromani del sito e tende a chiarire gli aspetti monumentali e l'evoluzione di un insediamento di carattere emporico che costituiva un'importante tappa sulla più meridionale delle rotte commerciali tra oriente e occidente. L'Istituto di Archeologia dell'università di Palermo opera in Libia da oltre vent' anni, sotto la direzione di Nicola Bonacasa, il quale ha collaborato fin dal 1957 alla missione archeologica italiana in Libia allora diretta da Renato Bartoccini. Nel 1977 la missione ha avviato un programma di pubblicazione sistematica degli scavi condotti a Sabratha ed a Leptis Magna, anteriormente e durante l'ultimo conflitto mondiale. A Sabratha si lavora anche all' edizione di singoli monumenti, alcuni templi, il teatro, le sculture, le lucerne, i gessi, il complesso paleocristiano. A Leptis Magna le ricercj1e, affidate ad Elda Joly, riguardano la Basilica Ulpia, un edificio di probabile destinazione templare nella parte settentrionale della città. TI Centro interdisciplinare di ricerche archeologiche, antropologiche e storiche di Roma, sotto la direzione di Enrica Fiandra, prosegue la missione italo libica di studio, rilievo, scavo e restauro del Tempio Flavio a Leptis Magna iniziata nel Gli scavi sono ripresi nel 1993 dopo il completamento dei lavori per il nuovo museo di Leptis e per il museo delle città romane venute alla10 luce lungo la costa tra Misurata ed il territorio di Silin, lavori che sono stati preceduti da una revisione complessiva dei materiali provenienti dai vecchi e dai nuovi scavi. TI Dipartimento di scienze dell'antichità dell'università «La Sapienza» ha svolto nel 1996 anche una missione diretta da Luisa Musso sulle ville costiere della T ripolitania, in vista della elaborazione della cartografia della costa del territorio di Leptis. Pur in un quadro di netta prevalenza degli scavi di età romana, appaiono comunque significative anche alcune ricerche sull' età preistorica, che qui possono essere solo richiamate: il Dipartimento di scienze dell' Antichità dell'università «La Sapienza», sotto la direzione di Barbara Barich, in località Jebel Gharbi svolge unò studio multidisciplinare per la ricostruzione del cambiamento e del modello di occupazione tra Pleistocene e Olocene. TI Centro Interuniversitario di ricerca sulle civiltà e l'ambiente del Sahara antico dell'università La Sapienza ha promosso a partire dal 1993 una serie di missioni interdisciplinari di prospezioni e scavi stratigrafici nel Sahara libico, sotto la direzione di Fabrizio Mori, in cooperazione con il Dipartimento delle Antichità di Tripoli e con le Università di Milano e di Modena; con la collaborazione dell'università di Innsbruck, lo stesso studioso ha svolto recentemente un'indagine a Messak-Sattafet, che ha consentito di documentare centinaia di incisioni rupestri. Per il periodo islamico, si segnala un'importante ricerca sulla Città-oasi di Ghadames (nella lista UNESCO del patrimonio mondiale), che prevede l'ultimazione dei rilievi e della schedatura del patrimonio storico-architettonico della città di Ghadames, del Jebel Nefusa e della regione meridionale, ricerca svolta dalla missione italiana per lo studio dell' architettura di periodo islamico in Libia, diretta fino al 1995 dal compianto Paolo Cuneo e successivamente da Ludovico Micara, per iniziativa del Dipartimento di architettura dell'università di Pescara. È in corso di redazione una nuova pianta della medina di Tripoli. Per quanto riguarda la Tunisia, si deve innanzi tutto richiamare la presenza - purtroppo interrottasi negli ultimi anni - di archeologi italiani impegnati nella campagna lanciata fin dal dall'unesco «Salvare Cartagine», che vede impegnate circa dieci équipes straniere (canadesi, statunitensi, francesi, tedesche, inglesi, danesi, svedesi ecc.) operanti nel territorio urbano di Cartagine. Un bilancio degli scavi italiani precedenti il 1980 si deve a Giacomo Caputo, ad Antonino Di Vita e ad Andrea Carandini. Ai margini estremi della pertica, dunque ancora nel territorio della colonia di Cartagine sono stati awiati tre anni fa le esplorazioni e gli scavi promossi dal Dipartimento di Storia dell'università di Sassari, diretti da Mustapha Khanol1ssi oltre che da chi scrive, sulla collina di Henchir Douamis, nel sito che ha ospitato il pagus civium Romanorum di Uchi Maius, trasformato in colonia a partire dall'età di Severo11 Alessandro. L'analisi della struttura urbana ha per il momento riguardato 'soprattutto la fase islamica, con due ampi sondaggi nell' area adiacente al foro severiano ed all'interno della cittadella fortificata tarda: il dato più significativo è rappresentato dall' accertata continuità tra l'età bizantina e l'insediamento islamico, che ha restituito materiali di tale significato da poter essere utilizzati per una nuova classificazione della cultura materiale. È stato ultimato il catalogo delle circa 400 iscrizioni latine. Il protocollo di cooperazione prevede l'impegno della parte italiana a garantire la formazione di studenti e ricercatori tunisini. Sul vicino territorio rurale di Thugga, alla frontiera tra la provincia dell'africa vetus ed il Regno di Numidia, opera un'équipe dell'università di Trento guidata da Mariette De Vos, che studia gli insediamenti rurali antichi, attraverso lo scavo di una fattoria ad Affi Wassel e una ricognizione sistematica di colline e valli per circa 109 kmq. Nella vicina città di Thugga, la località archeologica della Tunisia più visitata dai turisti, in procinto di esser inserita nel patrimonio mondiale UNESCO, si è svolta negli ultimi tre anni l'attività dei giovani studenti dell'istituto tecnico Einaudi di Roma. Il direttore della missione ing. Roberto D'Apostoli ha coordinato il rilievo topografico del parco archeologico di Dougga, che si è concluso con la redazione di tre mappe planoaltimetriche con tutte le emergenze archeologiche esistenti su un' area di 20 ettari. Un'altra campagna di scavo in corso proprio in questi giorni è quella, diretta da Giovanna Sotgiu, che si svolge nell'area dell'antica Uthina oggi Oudna, nell'ambito dell'accordo di cooperazione tra l'istitut National du Patrimoine ed il Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico-artistiche dell'università di Cagliari. Essa prevede anche scambi di informazioni e di specialisti. È stata ampiamente pubblicizzata infme la costituzione nel dicembre 1993 dell'istituto Italo-Tunisino di Scienze e Tecnologie del Patrimonio, grazie all'accordo tra il Centro Ricerche e Scavi dell'università di Torino diretto da Giorgio Gullini e l'institut National du Patrimoine: l'istituto si è impegnato ad avviare un complesso progetto di cartografia t'ematica del patrimonio archeologico, storico e tradizionale della Tunisia. Desolatamente scarno, per motivi differenti, appare invece il panorama della presenza dell'archeologia italiana ed europea in Algeria ed in Marocco. Risalgono ormai a cinque anni fa le ultime iniziative italiane a Tipasa in Algeria: gli scavi di salvaguardia, diretti da Andreina Ricci, che hanno interessato una porzione del centro della città tardo antica ed in particolare un quartiere artigianale con fornaci per la produzione ceramica, rimasto in attività ancora nel VI secolo. È stata poi avviata la redazione, con finanziamento UNESCO, della carta archeologica di Tipasa, dopo la costituzione di un vero e proprio Labora-12 torio internazionale per la salvaguardia di Tipasa, con la partecipazione della Facoltà di Architettura dell'università di Firenze e dell'ecole Polytechnique d'urbanisme d'alger. Per la parte italiana sono stati coinvolti 20 docenti dell'università di Firenze e 70 studenti, che hanno partecipato ad un seminario preparatorio sull' archeologia di Tipasa. Le proposte, i progetti e le relazioni sono stati presentati ed esposti a Firenze e ad Algeri. Più indietro nel tempo ci portano le tre campagne di scavo svolte fino al 1974 nella fattoria di Nador presso Tipasa, sotto la direzione di Andrea Carandini, con la collaborazione di Mounir Bouchenaki, di cui possediamo oggi un' edizione accurata: nelle ultime settimane l'ambasciatore d'italia ad Algeri mi ha comunicato che recentemente è stato effettuato il restauro delle strutture della villa a spese dell'istituto Italiano di Cultura. Se si esclude la attività dell'istituto per la civiltà fenicio-punica del CNR, a parte qualche breve soggiorno di studio di alcuni colleghi, che si sono interessati alla documentazione archeologica di età imperiale, la presenza degli studiosi italiani si è limitata in Marocco negli ultimi anni allo svolgimento di conferenze o di viaggi di istruzione per studenti o alla pubblicazione delle iscrizioni latine conservate nei principali musei. Per il resto si segnala la presenza degli archeologi marocchini in Italia ed i ripetuti inviti rivolti all' Ambasciatore d'italia a Rabat perché si programmi l'avvio di campagne di scavo in alcune località archeologiche del Marocco settentrionale. Nei giorni scorsi ho ricevuto la notizia della ripresa degli scavi a Lixus, con un caloroso invito da parte del collega Ahmed Siraj agli archeologi italiani di prender parte alla campagna internazionale di esplorazioni, con una autonoma responsabilità su una classe di materiali o su un quartiere della città. Del resto l'interesse per l'archeologia della Mauretania Tingitana, l'attuale Marocco, nelle Università italiane non è certamente diminuito, come dimostrano le tesi di laurea ed i corsi universitari su alcune località, prima tra tutte Volubilis. Una missione archeologica italiana opera invece fin dal 1963 a Malta, ed ha avuto come direttori Michelangelo Cagiano de Azevedo, poi Sabatino Moscati, ed attualmente Antonia Ciasca. La Sezione Vicino Oriente del Dipartimento di Scienze dell' antichità dell'università «La Sapienza», in stretta collaborazione con l'università Cattolica di Milano e l'università dì Lecce ha inizialmente curato lo scavo di tre siti scelti quali campioni di insediamenti tipologicamente diversi, il più possibile rappresentativi per la storia di Malta nell' ambito del mondo mediterraneo: un grande santuario extraurbano fenicio dedicato alla dea Astarte; una villa rustica nata in età punica, con sopravvivenze in successivi edifici di culto cristiani collegati alla tradizione del passaggio dell' apostolo Paolo a Malta; infine un santuario rupestre di epoca ellenistica. La fase attuale delle ricerche si prefigge di documentare e illuminare la specificità dell' arcipe-13 lago maltese quale regione culturale nettamente caratterizzata nell' ambito del mondo punico: si intendono individuare soprattutto gli stimoli esterni nell' attivo circuito del Mediterraneo meridionale, tradizionale luogo di passaggio e contatto fra popoli diversi. Esaurito il capitolo nord-africano, possiamo per completezza dar conto dell'attività delle scuole italiane in Spagna, in Francia e nei paesi dell' ex Iugoslavia, senza alcuna pretesa di completezza. Significative appaiono le ricerche preistoriche a Minorca promosse dall'istituto di antichità dell'università di Sassari sotto la direzione di Giuseppa Tanda. O quelle relative all' età punica, promosse dalla cattedra di Archeologia fenicio-punica dell'università di Cagliari, sotto la direzione del compianto Giovanni Tore, in collaborazione con il Museu de Menorca, il Museo Civico di Cabras e l'università di Palermo. Per quanto riguarda la Francia, un'iniziativa consistente è quella del Dipartimento di archeologia dell'università di Bologna, che ha avviato fin dal 1989 sotto la direzione di Daniele Vitali gli scavi nell'oppidum celtico del Mont Beuvray, l'antica Bibracte degli Edui in Borgogna, nell' ambito di una ricerca sulla nascita della città nell'europa celtica. L'équipe italiana collabora al progetto di ricerca e di formazione universitaria assieme ad altre dieci università e istituzioni di ricerca europee, con ricercatori e laboratori di servizio, seminari, scambi di ricercatori e studenti. L'università di Bologna mette a disposizione il personale scientifico, spazi, attrezzature e finanziamenti per la realizzazione della documentazione grafica, per l'elaborazione dei dati e per le spese di missione. Il Museo Regionale di Camarina di Scaglitti in provincia di Ragusa ha in corso da due anni gli scavi nel teatro di Champlieu in Picardia, sotto la direzione di Giovanni Di Stefano: sono stati effettuati alcuni accertamenti nella scena del teatro romano. Più articolato il panorama della presenza degli archeologi italiani in Corsica, nell' ambito del progetto internazionale INTERREG 1, finanziato dalla Unione Europea, che ha consentito l'avvio della collaborazione tra il Service de Archéologie de la Corse, l'università di Corte e le due Università della Sardegna. In particolare l'istituto di Antichità dell'università di Sassari ha proseguito le indagini preistoriche in Corsica sud-occidentale, presso Propriano, sotto la direzione di Giuseppa T anda. La Cattedra di archeologia fenicio-punica dell'università di Cagliari ha avviato la schedatura dei materiali di alcuni musei della Corsica ed ha promosso incontri e scambi di personale. Al 1988 risalgono gli ultimi scavi tardo-antichi di Castellu in Alta Corsica, diretti da Cinzia Vismara e Philippe Pergola. Va infine segnalata la recentissima pubblicazione del volume su La Corsica romana di Raimondo Zucca, ricercatore di Epigrafia Latina nella seconda Università di Roma Tor Vergata: l'opera conclude felicemente una lunga meticolosa ricerca avviata oltre dieci anni fa.14 Per i paesi dell' ex Iugoslavia si deve registrare positivamente almeno in alcune aree un lentissimo ritorno alla normalità, dopo la fase acuta della guerra civile: tra le iniziative in corso, a parte quelle importanti delle Università di Trieste e di Venezia, si citerà la ricerca archeologica a Nesazio presso Pola, finalizzata alla redazione della Carta archeologica della penisola istriana, promossa dal Dipartimento di Scienze dell'antichità dell'università di Padova, che prese avvio nel 1990 per iniziativa del compianto Massimiliano Pavan e di Guido Rosada. Il Dipartimento di Scienze archeologiche dell'università di Macerata ha avviato lo studio e l'edizione scientifica delle iscrizioni romane delle città dalmate di Narona e Salona, nell'ambito di una ricerca diretta da Gianfranco Paci in collaborazione con gli studiosi del Museo di Spalato e dell'università di Barcellona. In chiusura desidero citare anche il progetto strategico sui Sistemi giuridici del Mediterraneo presentato dall'istituto di Studi e programmi per il Mediterraneo di Sassari e finanziato dal Comitato per le Scienze Giuridiche del CNR, che dedica un' attenzione rilevante all' età antica, alle origini ed in particolare alle relazioni tra il sistema «ideale» dello ius Romanum ed i diversi ordinamenti giuridici effettivi attraverso i quali esso via via si è andato estendendo durante l'età medioevale e moderna, con particolare attenzione per i momenti di incontro tra sistema romanista e sistema musulmano. Il tema centrale è quello della cittadinanza, dei diritti politici e delle migrazioni, partendo dai modelli dell'antichità classica: in particolare si intende dimostrare la progressiva cancellazione, nel passato, della differenza tra cittadino e straniero: «questo sviluppo, che inizia dall'elaborazione dello ius gentium e arriva, con la codificazione del diritto giustinianeo, all' eliminazione del concetto stesso di straniero, ebbe il suo apice nel 212 d.c., con l'attribuzione della cittadinanza romana agli abitanti dell'otkou!j-évl) romana decisa da un imperatore che veniva dal Nord Africa, Antonino Magno». Proprio i Severi, gli imperatori africani, hanno avuto un ruolo determinante nella costruzione dell'impero mediterraneo: se è vero che a Caracalla, si deve la realizzazione dell'impero universale con l'estensione della cittadinanza romana a tutti gli uomini, l'ideale della convivenza tra culture diverse, tra civitates ed urbes, tra nationes e gentes è il grande ideale dell'età dei Severi. E questo modello, così come altri modelli di imperi sovrannazionali rimangono un preciso punto di riferimento ancora oggi, se li si interpreta come un tentativo di superare nazionalismi e conflitti tra popoli. Il Mediterraneo ha conosciuto negli ultimi tempi l'emergere di spinte irrazionali che, anziché valorizzare le singole identità nazionali nell' ambito di un processo di integrazione e di libera convivenza, hanno invece avviato pericolosi fenomeni di frantumazione degli stati, inutili chiusure e dannosi isolazionismi: i processi di esclusione, di emarginazione, di terziarizzazione, di impoverimento,15 hanno sviluppato l'integralismo e l'intolleranza anche nelle più evolute nazioni europee. «Noi viviamo un tempo - ha scritto di recente un grande maestro, Géza Alf6ldy - un tempo in cui in Europa ed anche altrove nel mondo è sempre più duro il conflitto tra nazioni e dentro le nazioni, incapaci di sviluppare una pacifica vita in comune. Occorre dunque dare segnali concreti di tolleranza, di universalità e di convivenza internazionale. La forza dell' antica Roma risiede in ciò: es/sa ha potuto interessare e coinvolgere l'élite di molte nazioni al suo ideale; la grande chance per noi oggi, quindi anche per gli studiosi che si dedicano all' eredità dei Romani, consiste in questo, nel fatto che attraverso i loro comuni ideali scientifici contribuiscano all' accordo tra le moderne nazioni». li primo segretario dell' ambasciata d'italia ad Algeri Lara Zelioli, rispondendo nei giorni scorsi ad un mio questionario, ha rilevato che l'assenza di équipes di archeologi italiani impegnati in attività di ricerca in Algeria è da imputarsi naturalmente all' attuale situazione di sicurezza nel paese, ancora rischiosa per gli stranieri, a causa di una sanguinosa guerra civile che sembra non aver fine. Del resto, anche per restituire una dimensione esatta ai problemi, come non citare in conclusione una lettera inviatami dal Primo Segretario della Delegazione Diplomatica speciale in Bosnia-Erzegovina? «li servizio postale in Bosnia ha ripreso a funzionare da poco - mi scriveva il 31 luglio - ed è preferibile corrispondere a mezzo fax. Purtroppo in questo sfortunato paese ancora non è giunto il momento per avviare attività di cooperazione archeologica di questo genere, dal momento che sono in corso, come lei saprà, altri tipi di scavi». Quelli delle fosse comuni. I problemi che il Mediterraneo deve affrontare purtroppo sono ancora questi. Ma non dovremmo sottovalutare il ruolo che può avere un richiamo al passato, la riscoperta dell' humanitas romana, il recupero delle radici storiche profonde e dei modelli, per una valorizzazione delle differenze e delle identità, e per una migliore comprensione tra i popoli.16 ALLEGATO I RISULTATI DELL'INCHIESTA MEDITERRANEO OCCIDENTALE MISSIONI Scav~ missioni di studio e ricerche nel campo dell' archeologia fenicia e punica. Istituto per la civiltà fenicio-punica del Consiglio Nazionale delle ricerche. Direttore: Prof. Enrico Acquaro. In linea con lo statuto che ne definisce l'ambito di ricerca a dimensione mediterranea, l'istituto per la civiltà fenicio-punica del CNR ha in questi ultimi dieci anni servito di raccordo alle ricerche svolte sui Fenici nell'intero bacino del Mediterraneo. Le premesse orientali, indagate in un approfondito aggiornamento interdisciplinare grazie alla scuola italiana, sono state di utile supporto alle ricerche condotte sulle emergenze fenicie e sui successivi impianti punici nel Mediterraneo centro-occidentale. Da qui il ruolo di riferimento e di collegamento culturale dei due primi convegni internazionali sugli studi fenici e punici tenuti a Roma e la fattiva collaborazione ai successivi di Tunisi, Roma e Cadice. Tale ruolo di raccordo e di promozione per la storia del Mediterraneo preromano è stato sostenuto anche grazie all'intensa attività editoriale, affidata alla «Rivista di studi fenici» e alla Collezione di studi fenici dove sono stati ospitati e pubblicati criticamente dai protagonisti le maggiori scoperte operate da Malta al Portogallo, dalla Libia alla Tunisia, dalla Spagna al Marocco. Le Missioni congiunte impiantate in Tunisia, nel Capo Bon e a Capo Zebib, con pieno coinvolgimento dei colleghi tunisini nelle parallele ricerche nelle isole italiane, hanno potuto contare su appropriati resoconti di scavo, mentre il supplemento alla «Rivista di studi fenici» XX (1992) è stato dedicato alle stele votive rinvenute nell'area sacra di Ras Almunfakh, presso Sabratha. La Bibliografia annuale e la recente edizione informatizzata (Bibliotheca Phoenicia, Roma 1994) con aggiornamento in corso sono gli ulteriori servizi che l'istituto mette a disposizione per la conoscenza dell'antica storia mediterranea. L'impianto di ricerche archeologiche ad ampio spettro disciplinare in Sardegna e in Sicilia ha consentito la più puntuale definizione del ruolo di Cartagine e della sua cultura nel Mediterraneo. In questi ultimi anni l'istituto sta infatti dedicando una serie di ricerche al contributo che il Nord Africa dette all'espansione fenicia e all'eredità che la civiltà di Cartagine ebbe a trasmettere alla romanità. In prima linea su questa prospettiva sono gli studi sulla cultura materiale, con particolare riferimento alle tecnologie del ferro, che definiscono una netta triangolazione fra Cartagine, Ibiza e Tharros, sulla monetazione, che portano a defmizione un modello statale cartaginese di solida e complessa articolazione regionale, sull'urbanistica, che riscoprono un modello ortogonale che anticipa quello greco. Gli studi ora menzionati sono ancorati alle ricerche attualmente condotte in Sardegna, che consentono un puntuale riscontro con lo schema metropolitano cartaginese e la sua importazione. In questi ultimissimi anni l'istituto nelle sue diverse linee di ricerca sta rileggendo e rivalutando il ruolo che il sostrato libico ebbe nella diffusione mediterranea della civiltà di Cartagine.17 Del pari si è posta nuova attenzione agli altri sostrati mediterranei, agli adstrati, in particolare a quello vicino-orientale, egiziano, greco e al fenomeno del mercenariato. Dall' attività sopra ricordata si definisce un itinerario culturale che nel denominatore Fenici e Cartagine unificò e pose a stretto contatto fra loro per la prima volta nella storia quasi tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. CONVEGNI III e Congrès intemational des études phéniciennes et puniques, T unis novembre 1991 (Ministère de la culture, Institut National du Patrimoine di Tunisi, in collaborazione con l'istituto per la civiltà fenicia e punica del CNR), Atti a cura di M.H. Fantar e M. Ghaki, con prolusione di Sabatino Moscati, Tunisi I primi due convegni si sono svolti a Roma; i convegni IV e V si sono svolti a Roma ed a Cadice. RICERCHE - Ricerca sull'epigrafia anfiteatrale dell' occidente romano. Direttore della ricerca: t Patrizia Sabbatini Tumolesi. Collaboratori: Marco Buonocore, Maurizio Fora, Gian Luca Gregori, Cinzia Vismara. - Ricerca su gladiatori e venationes nelle province occidentali. Direttore della ricerca: Cinzia Vismara (Sassari). Collaboratori: t Patrizia Sabbatini Tumolesi, Sergio Rinaldi Tufi. Finanziamenti: MURST. - Ricerca sulla condizione giuridica delle città e sul ruolo delle province occidentali dell' impero romano. Direttore della ricerca: Marcella Bonello (Cagliari). NORD AFRICA RICERCHE - Ricerca su «Le province romane del Nord Africa». Titolare: Attilio Mastino (Sassari). Collaboratori: Giovanni Brizzi, Sandro Schipani, Giuseppe Meloni, Pierangelo Catalano, Salvatore Ganga. Finanziamento: MURST 60%. - Ricerche sulla legislazione regionale di Giustiniano. Lo statuto civile e militare della prefettura d'africa. Titolare: Salvatore Puliatti (Modena).18 CONVEGNI, TAVOLE ROTONDE, CONFERENZE «L'Africa romana»: convegni internazionali promossi dal Dipartimento di Storia dell'università di Sassari con il patrocinio dell'association Internationale d'épigraphie Grecque et Latine. I convegno: Sassari dicembre Tema: La vita religiosa nel Nord Africa in età romana. Una sessione ed una tavola rotonda sull'urbanistica nel Nord Mrica. II convegno: Sassari, dicembre Tema: Le relazioni fra Africa e Sardegna in età romana. Due sessioni: il Nord Mrica; la Sardegna romana. III convegno: Sassari, dicembre Tema: La documentazione epigrafica e la storia delle province romane del Maghreb. Quattro sessioni: aspetti generali, istituzionali e storici; epigrafia; prosopografia; rapporti con le province non africane. IV convegno: Sassari, dicembre Tema: L'epigrafia e la storia delle province romane del Maghreb. Sei sessioni: aspetti generali, istituzionali, storici; nuovi rinvenimenti epigrafici, siri, prosopografia, rapporti con le province non africane, rapporti tra Africa e Sardegna. V convegno: Cagliari, dicembre Tema: L'epigrafia e la storia delle province romane del Maghreb. Otto sessioni: aspetti generali, istituzionali, storici; nuovi rinvenimenti epigrafici; storia militare; economia e cultura materiale; siti; popolazioni non urbanizzate in Africa ed in Sardegna; rapporti con le province non africane. VI convegno: Alghero-Sassari, dicembre Tema: TI Nord-Africa e la Sardegna in età tardo-antica. Tre sessioni: aspetti generali, istituzionali, storici; siti; il Nord Africa e la Sardegna in età tardo-antica: Sant'Agostino. VII convegno: Sassari, dicembre Tema: Sopravvivenze puniche e persistenze indigene nel Nord Africa ed in Sardegna in età romana. Cinque sessioni: persistenze puniche ed indigene nel Nord Africa; persistenze puniche ed indigene in Sardegna; persistenze puniche nella penisola iberica; aspetti generali, istituzionali, storici. VIII convegno: Cagliari, dicembre Tema: Economia e società nel Nord Africa ed in Sardegna in età imperiale: continuità e trasfonnazioni. Cinque sessioni: aspetti generali, istituzionali, storici; nuovi rinvenimenti epigrafici; economia e società nel Nord Africa in età imperiale; economia e società in Sardegna in età imperiale. IX convegno: Nuoro-Orosei, dicembre Tema: Nuove scoperte epigrafiche nel Nord-Africa ed in Sardegna. Quattro sessioni: nuove scoperte epigrafiche nel Nord Africa; nuove scoperte epigrafiche in Sardegna; aspetti generali, istituzionali, storici; relazioni fra Nord Africa e Hispania. X convegno: Oristano, dicembre Tema: Civitas: l'organizzazione dello spazio urbano nelle province del Nord Africa e nella Sardegna. Quattro sessioni: l'organizzazione dello spazio urbano nel Nord Africa; l'organizzazione dello spazio urbano in Sardegna; aspetti generali, istituzionali, storici; rapporti del Nord Africa con altre province.19 XI convegno: Cartagine, dicembre Tema: La scienza e le tecniche nelle province romane del Nord Africa e nel Mediterraneo. Tre sessioni: Nuovi ritrovamenti epigrafici, aspetti generali, istituzionali, storici; tavola rotonda: Prospettive per una storia della scienza e delle tecniche arcaiche e classiche. Un esame complessivo di tutti gli articoli pubblicati negli undici volumi fm qui disponibili consente di defmire le principali linee di ricerca sviluppate in occasione dei convegni de <<l/africa Romana»: innanzitutto le fonti, tra le quali l'epigrafia latina ha un ruolo rilevante, sia con riferimento al Nord Africa, ma anche alla Sardegna. Si tratta di storia degli studi partendo dai primi viaggiatori europei nel Maghreb, di riedizioni di testi con rettifiche e nuove interpretazioni e soprattutto di nuove scoperte; viene anche affrontata la prosopografia (in relazione ai governatori ed ai loro funzionari, ai senatori ed ai cavalieri), l'onomastica con un capitolo speciale dedicato alle sopravvivenze locali, la viabilità (i miliari stradali), le unità di misura, le epigrafi metriche, lo stato giuridico delle persone, delle popolazioni e delle città nel loro sviluppo nel tempo. Vengono inoltre rilette le fonti letterarie (in particolare gli africani Apuleio e Frontone), le fonti geografiche, le fonti agiografiche, in particolare gli autori cristiani originari del Nord Africa: Tertulliano, Agostino, Fulgenzio. Si ridiscute il ruolo che ha avuto la dinastia dei Severi nello sviluppo del Nord Africa in età imperiale. E poi la storia militare, la dislocazione delle truppe, la frontiera sul deserto, i rapporti con i popoli nomadi destinati a subire un processo di progressiva sedentarizzazione, i Mauri, i Numidi, i Getuli, i Berberi; ma anche in Sardegna gli Ilienses-Barbaricini. Un ruolo rilevante riveste la ricostruzione della storia delle province romane: gli avvenimenti militari, le rivolte, le usurpazioni. Un tema che è presente fin dal I convegno è quello della vita religiosa, trattato in una decina di articoli; poi il tema della vita economica, delle imposizioni fiscali, dell' artigianato, delle produzioni, dell' agricoltura, della flora e della fauna, dei traffici commerciali, dei relitti, delle miniere, delle fondazioni testamentarie. Un progressivo ampliamento hanno conosciuto negli anni i temi strettamente archeologici, l'urbanistica, la co- TABELLA 1 Dimensioni dei volumi degli Atti de «L'Africa Romana». Volume Anno Tomi Pagine Tavole Articoli Sessioni I II III IV V VI TI 57 3 VII VIII IX X XI Totali20 struzione di opere pubbliche, templi, fori, macelli, edifici di spettacolo, terme, necropoli; la decorazione architettonica, le ceramiche e in genere la cultura materiale. Infine, un' ampiezza notevole riveste il tema dei mosaici, con esame delle iscrizioni e dei soggetti e con un tentativo di definire rapporti tra province e sviluppi nel tempo. TI cristianesimo è tr:attato in oltre venti articoli, con attenzione particolare al donatismo africano. TI VI convegno ha affrontato compiutamente il tema del trasporto in Sardegna e poi a Pavia delle spoglie del vescovo di Ippona Agostino. Da un punto di vista geografico si parte dalla Tingitana, per passare alla Mauretania Cesariense, alla Numidia, alla Proconsolare, infine alla Tripolitania. Un'eccezione è stata fatta con l'inserimento della Cirenaica greca, inserimento discutibile, ma apprezzato e giustificato da alcuni recensori: tra gli altri Azedine Beschaouch ha scritto recentemente che ormai per Africa Romana si debbono intendere non solo le province romane classiche, ma anche la Cirenaica e l'egitto. Oltre al vantaggio di ricordare il bilinguismo ufficiale dell'impero, questo allargamento di prospettiva permette soprattutto di correggere quel che può esservi di angusto in una visione tradizionale del bacino occidentale del mare nos/rum, molto spesso basata su un asse Nord-Sud. Un bilancio complessivo dell' attività svolta nei primi dieci anni è ora possibile grazie al volume di indici decennali de L'Africa romana, curato da Paola Ruggeri e da Paolo Melis, che tra qualche settimana sarà disponibile in libreria (edizioni Chiarella, Sassari 1996): vi saranno presentati gli indici dei nomi antichi, dei luoghi e dei nomi moderni, assieme ai sommari dei singoli volumi ed al sommario decennale per autore. La consultazione dei dieci volumi precedenti (che sommano ormai a circa 8000 pagine) ne verrà facilitata. Un esame quantitativo dei dati può essere utile per verificare il crescente interesse degli studiosi per l'iniziativa e la progressiva estensione della ricerca nel corso delle ultime undici edizioni (tabb. I e II). TABELLA 2 Convegni internazionali de «L'Africa Romana» Presenze: provenienze dei partecipanti. Convegno Anno Partecipanti Sardegna Italia Estero Maghreb Nr. paesi I 1983 II 1984 ID 1985 IV 1986 V 1987 VI 1988 VII 1989 VIII 1990 IX 1991 X 1992 XI 1994 XII 1996 Totale presenze lo Vedere altro
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