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Timestamp: 2017-09-20 00:08:46+00:00

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Giuseppe Di Salvo » 2013 » Gennaio
GIUSEPPE DI SALVO: “DAS RHEINGOLD” DI RICHARD WAGNER INAUGURA SOTTO TONO LA STAGIONE LIRICA 2013 AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO
29 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Diciamolo francamente: la Stagione Lirica 2013, con “Das Rheingold di Richard Wagner, martedì 22 gennaio 2013, ha preso il suo avvio -come mai avevamo notato prima- un po’ sotto tono; non un fiore abbelliva l’interno del Teatro e le stesse luci in sala -al di là del mito che ci doveva fare entrare musicalmente con gli dei nel Walhall (o Walhalla)- non radiavano il fulgore del pubblico che doveva rimanere estraneo a dei, mostri, nani. Per Wagner, ricordiamolo, il Walhalla era la casa degli stessi dei, simbolo di autorità e potenza, costruita dai giganti, da personaggi non umani. Avvertivamo un vero e proprio disagio nella comunicazione. La cosa più importante, dal punto di vista culturale, l’abbiamo trovata nel Libretto di Sala. Disagio gestionale, oltre che comunicativo, venuto fuori, pubblicamente dunque!, grazie anche a due articoli pubblicati da “La Repubblica” il 25 e il 26 gennaio 2013: il primo firmato da Alberto Bonanno, l’altro da Antonella Romano.
Altro che retorica legata al bicentenario della nascita di Wagner! La realtà sta tutta nella denuncia fatta dal commissario Fabio Guttuso Carapezza, il quale avrebbe trovato, come si legge sugli articoli citati, “nascosti 2 milioni di debiti, rischi per sicurezza di pubblico e artisti” e altri grattacapi che rivelerebbero, in verità, conti non in regola, checché ne abbia detto precedentemente l’ex sovrintendente Antonio Cognata. Si legge, infatti, nell’articolo del giornalista Bonanno, a proposito dei controlli attuati da Carapezza e inviati al Ministero dei Beni culturali: “Una relazione riservata che spiega i veri perché del commissariamento, e chiarisce cosa ci fosse dietro la perentoria richiesta del sindaco Leoluca Orlando -presidente della fondazione- di rimuovere il consiglio di amministrazione e l’ex sovrintendente Antonio Cognata, nonostante quest’ultimo avesse sempre rivendicato di aver lasciato i conti in ordine”.
E allora? Solo il titolo d’apertura dell’opera di Wagner è stato davvero azzeccato: “Das Rheingold” o del come tutta l’ultima vicenda gestionale del Nostro Teatro sia legata a “un fiume di danaro” che con l’oro del Reno di Wagner, in senso lato –e in qualche modo- ha pure a che fare: il danaro, infatti, è sempre legato al potere e al desiderio di potenza, ma siamo lontani dal clamore degli dei. Ed è anche per questo motivo che la Prima di martedì 22 gennaio 2013 è stata di una noia quasi mortale.
Noi proviamo simpatia per il regista Graham Vick e abbiamo pure appezzato le sue intelligenti parole esplicative della sua innovativa regia, parole codificate nel già citato Libretto di Sala a cui rimandiamo il lettore. Ma qualche riflessione qui la vogliamo esprimere: anche se Wagner ha rinnovato il Teatro dell’Opera, andando oltre le forme chiuse e al di là dello stesso concetto di “belcanto”, non possiamo però non rilevare che le opere di Wagner hanno un grande spessore espressivo proprio nelle voci, nelle forti gole e nel “canto”. E aggiungiamo: non ci può essere regia creativa e innovativa se non ci sono interpreti dotati di voci adeguate nel canto; e anzi: affermiamo che la vera fondata e fondante regia, nel Teatro dell’Opera, prende origine proprio nella forza espressiva del canto. E’ quindi legata alla notazione musicale e vocale: tant’è che ogni ascoltatore può pure chiudere gli occhi, apprezzare le voci e rappresentarsi immagini anche con le palpebre chiuse. In pratica, l’ascoltatore potrà essere, innanzi alle grandi voci che ascolta (e in questo caso voci wagneriane), regista lui stesso. A che serve l’esplicazione registica (innovativa o no) di una partitura se sulla scena non ci sono voci adeguate (o con emissioni acute stridule, usurate, ramate, prive di forza e rotondità sonore…)? Serve, forse, a toglierci solo un po’ di noia, ma prevale ad aggravarci l’animo quella che in noi resta. E siamo pure stanchi di notare che i cantanti sono stati bravi dal punto di vista attoriale: cosa ci starebbe a fare, altrimenti, il regista? A Lorenzo Mariani stavano a cuore le regie, essendo lui stesso un regista. Ma chi va al Teatro dell’Opera vuole trovare le voci adeguate, wagneriane e non. Se poi le intelligenti regie innovative si sposano con le voci dei grandi cantanti tanto meglio. Altrimenti, anche in questo caso, il bilancio estetico non torna.
E la direzione d’orchestra di Pietari Inkinen? Già ce la dice lunga l’orchestra. C’erano appena due arpe e non contavamo dieci contrabbassi… Qui ci fermiamo: era forse orchestra wagneriana? Eppure Inkinen ha fatto miracoli, magari “swagnarizzando” la stessa metafisica musicale di Wagner, rendendo il suono più francese, più elegiaco, umano. Ma la noia era sempre là: fra un bel po’ di gente che oscillava il capo o dormiva. E’ una Stagione di passaggio dal gusto decadente, speriamo siano più auree quelle future. Ma ci vuole davvero un bel “fiume di danaro”: i bravi cantanti costano, ma sono i bravi cantanti che faranno del Nostro Massimo Teatro un luogo davvero caro agli dei. Più dello stesso Walhalla.
Bagheria, 28 gennaio 2013
GIUSEPPE DI SALVO: CIRCA UN MILIONE DI PERSONE LIBERE SFILANO A PARIGI PER IL MARIAGE GAY
27 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Colombe non caste in casto amore
Circa un milione di cittadini francesi, domenica 27 gennaio 2013, nella Giornata della Memoria, hanno invaso Parigi per sostenere il Governo: occorre votare la legge per il “Mariage Gay”. E’ la vera Giornata della Memoria che proietta il mondo verso l’eguaglianza per tutti! Io li ho seguiti con interesse religioso. Questa è oggi la preghiera vera, la Grande Colomba Bianca dell’Uguaglianza. Quelle vaticane sono colombe impacciate della libera demagogia.
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GIUSESPPE DI SALVO: LEGGE ANTIGAY IN RUSSIA VOLUTA DALLA MENTALITA’ FASCISTA DI PUTIN!
26 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Putin, omofobo comunista del Kgb
Una legge contro la propaganda omosessuale sta per essere votata in Russia. E’ voluta dalla mentalità fascista di Putin! E allora?
Non bisogna fermare solo Putin (l’ex comunista del kGB) o liberarsi da simili obbrobriosi politici, ma in realtà occorre liberarsi dalla struttura mentale illiberale e fascista di quasi tutti i tiranni con una stupida visione machista del potere -ché fascisti sono mentalmente gli omofobi di tutti i tempi coi loro seguaci religiosi ortodossi e fondamentalisti a cui la percezione di Dio ha fatto solo male nell’anima: infatti sono privi di pietà e di “compassionevole” (la compassione è amore) pensiero. Ecco perchè occorre amplificare sempre più la voce di Libertà per tutti i cittadini, al di là del loro orientamento sessuale, che si sta elevando dall’Occidente, dalle parole di Barack Obama e dagli Stati Uniti d’ America!
Giusesppe Di Salvo
RIPORTIAMO QUI IL COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE “CERTI DIRITTI”:
Ieri, 25 gennaio 2013, la Duma ha approvato in prima lettura, con 388 voti favorevoli su un totale di 450 deputati, la legge contro la cosiddetta ‘propaganda omosessuale’.
Se adottata anche in seconda e terza lettura, nonché firmata dal Presidente, verrà estesa a tutta la Federazione russa la sciagurata legge, già in vigore a San Pietroburgo e in altre otto regioni, che non colpisce soltanto le persone Lgbti, ma tutti coloro che usano la parola omosessuale in un loro scritto, in un loro spettacolo o in una loro canzone, a prescindere dal loro orientamento sessuale.
L’Associazione Radicale Certi Diritti ha scritto al Ministro degli Esteri Terzi per chiedere di fare tutto quanto è in suo potere per evitare la definitiva approvazione di questa legge già condannata dal Parlamento Europeo e dalle Nazioni Unite.
Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: “Con questo gesto la Russia si sta ponendo al di fuori della civiltà europea, violando apertamente la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che pure ha sottoscritto. Solo due giorni fa Håkon Haugli, rapporteur dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) per i diritti delle persone LGBT, aveva definito la proposta di legge in discussione alla Duma “un tentativo di imporre una restrizione alle libertà fondamentali”. A essere in gioco sono i valori europei fondamentali: i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto”.
GIUSEPPE DI SALVO: INARCATURE LIBERE PER BARACK OBAMA
21 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	1 commento
Nell’incedere tuo
non v’è portamento di re
ma d’eguaglianza idee
che dall’incorporeo sgorgano
e della mente sono
Rivelazione di nobile coscienza
E’ il tuo nero corpo
striato da infuocata lava
e i nostri cuori brucia
Cratere la tua bocca
ch’energia al mondo irradia
e grinze scava
per scolpire -regale-
l’intima tua Bellezza
Nella tua colta posa
l’orgoglio splende
con lotte acquisito
e dal martirio di tanti
grandi volti Neri
schiavi d’Africa deportati lì-
Per i Gay -sacre- le tue parole-
alle violente croste insanguinate
e alle mitrie ipocrite
di fascisti all’oro votati-
dipinto hanno di vergogna
ogni sibaritica loro gota
La Giustizia trova sempre
il solco che rinnova
con lacrime sgorganti
da donne e uomini di ogni nazione
La conoscenza è tempo
Non conosce barriere
I suoi confini son solo miraggi
e linee che non creano orizzonti
Barack- incorporeo velo da Dio Benedetto
Sia la tua Statua
“Luce che svegli i tetti”
e posta sia fra noi e il Sole
perché sempre si miri… la Libertà!
Bagheria, 21 gennaio 2013
GIUSEPPE DI SALVO: ANTONIO INGROIA PER I MATRIMONI OMOSESSUALI! PORTI L’ARGOMENTO NELLE PIAZZE ITALIANE: LO VOTEREMO!
20 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Sui matrimoni gay Antonio Ingroia non tentenna più. Ha rapidamente preso una posizione assai chiara. Ingroia, dunque, a “Leader”, programma di Lucia Annunziata ha dichiarato: “Sono favorevole al matrimonio gay e alle adozioni”. Così Antonio Ingroia risponde alla domanda sulle nozze tra persone dello stesso sesso e la possibilità di adottare figli. E’ DAVVERO RIVOLUZIONE CIVILE!Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: I RADICALI CON FRANCESCO STORACE RITORNANO AD ESSERE IRRICONOSCIBILI DOPO AVER ADERITO AL VOLGARE CONFORMISMO MONTIANO
19 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
No, non voterò per la lista di “scopo” dei Radicali alle prossime elezioni politiche che si terranno
il 24 febbraio 2013. E non lo farò, in primo luogo, perché hanno sposato, senza colpo ferire, il bieco conformismo della politica economica di Mario Monti che ha danneggiato i ceti più deboli della nostra Italietta. Erano divenuti davvero “irriconoscibili”, ma non in senso pasoliniano, ma proprio in senso partitocratico: sono stati coinvolti nel (e dal) vortice illiberale e antidemocratico della peste dei partitocrati di regime da loro stessi con la stella gialla denunciato. Mi oriento ancora verso Ingroia alla Camera e verso il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo al Senato (ma con decisione finale che prenderò il giovedì prima del voto, come succede di fare spesso alla Mafia -che si può certo non amare- ma guai a negare ai loro aderenti intelligenza nell’inconsulto modo di agire. Quanto, del resto, se ne distanziano le ipocrite bande partitocratiche, i cui componenti fanno finta di litigare (o litigano davvero per il do ut des) per poi fregarsene delle esigenze economiche e dei diritti civili degli Italiani? E con quanta riverenza servile ai gerarchi del Vaticano!?
Ma, e lo dico con altrettanta sincerità, non posso fare a meno di apprezzare la scelta di Marco Pannella di allearsi tatticamente con Francesco Storace nella Regione Lazio. I piccoli-borghesi conformisti di Destra, di Centro e di Sinistra si scandalizzano: io no, semplicemente trovo politicamente intelligente questa scelta. Storace, infatti, non condivide quasi nulla dei contenuti politici dei Radicali, sentitelo come ha criticato e critica da Destra le scelte economiche del Governo Monti: sembra un uomo di sinistra! E i Radicali non condividono quasi nulla delle idee politiche di Storace. Ma Storace, nell’aprire ai Radicali, si è dimostrato più democratico e pluralista di Zingaretti. Come può il Pd di Zingaretti dettare legge nei comportamenti organizzativi dei Radicali (partito autonomo) e pretendere volti nuovi al posto di Giuseppe Rossodivita e di Rocco Berardo, due abili Consiglieri Regionali radicali che hanno fatto cadere in meno di due anni proprio Renata Polverini per lo scandalo dei finanziamenti ai Gruppi Consiliari a tutti noto? Va detto anche che i Radicali se si presentassero da soli alle lezioni della Regione Lazio dovrebbero superare il 3%. La quota si abbassa notevolmente in caso di coalizione. Ebbene, Storace vuole dare ai due Radicali uscenti l’opportunità di continuare a svolgere la loro funzione di controllo all’interno dell’Assemblea Regionale Laziale, non temendo l’eventuale controllo su se stesso. E’ questo fascismo? O il vero fascismo-stalinismo alberga tutto nei partitocrati sedicenti antifascisti? E, in questo caso, Marco Pannella ritorna ad essere “irriconoscibile” in senso pasoliniano. Personalmente non voto nel Lazio, ma lì voterei per i Radicali e, dalla mia modesta postazione siciliana di Bagheria, non posso fare altro che appellarmi ai Laziali: VOTATE PER I RADICALI!
Marco Pannella dichiara a Radio Radicale:- Vorrei dire qui ufficialmente che è stato deciso che noi accogliamo l’invito, la proposta di Storace anche come risposta, per un minimo di rivolta morale (lui dice anche tecnica), contro quello di cui oggi finalmente si può non parlare (perché si deve parlare dei “dissensi” Radicali o dell’alleanza “fascista” dei Radicali): dei letteralmente vergognosi comportamenti – ma è una storia di vergogna, dal “loft” ad oggi – del PD, ai danni e contro la sicura, profonda, certa innocenza dei democratici quali vivono nel Paese, come popolo.
Inoltre, riportiamo alcune considerazioni di Giuseppe Rossodivita sul lavoro svolto dai due Consiglieri radicali alla Regione Lazio. Le abbiamo tratte dal sito dei Radicali Italiani. Buona lettura.
“Ha perso una grande occasione Renata Polverini anche questa volta: si poteva votare velocemente in una giornata la proposta dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati e successivamente si potevano rassegnare le dimissioni, ha la responsabilità di aver lasciato sulle spalle dei cittadini del Lazio una fortezza inespugnabile anziché una casa di vetro”. (dal comunicato di Rocco Berardo, Giuseppe Rossodivita)
I Radicali hanno proposto l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati come primo atto della legislatura, dopo due anni nonostante la preparazione di un testo base, la commissione non licenzia per l’Aula il testo perché “c’è un problema sulla vostra norma che vuole la pubblicità sul bilancio dei gruppi e i rendiconti dei consiglieri”.
I Radicali eletti per la prima volta in regione, avviano una intensa attività che viene presentata già dopo un anno (15/04/2011) con una conferenza stampa dove si descrisse una gestione blanda e inadempiente delle promesse della Polverini, lo sfascio della Sanità nel Lazio, il capitolo infinito dei doppi incarichi, delle nomine e della moltiplicazione delle poltrone che sono andate appesantendo l’amministrazione regionale, una piaga a sé, che garantisce la sussistenza e la perpetuazione di un sistema clientelare e partitocratico. Pannella conclude affermando: “la Regione è piena di parassiti e sanguisughe”.
In assenza di una legge che lo imponesse i Radicali del gruppo della Lista Bonino Pannella pubblicano sul loro sito prima il bilancio consuntivo del gruppo del 2010 e poi quello del 2011 (nei primi mesi del 2012) e dunque non dopo lo “scandalo Fiorito”.
Una volta reso pubblico online il nostro bilancio (dopo averlo depositato presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio), nonostante a più riprese avessimo denunciato il problema della non trasparenza, decidiamo di mostrare a Sergio Rizzo il nostro bilancio spiegandogli nel dettaglio le voci da cui era composto. A seguito di questo incontro avvenuto intorno a luglio del 2012, Sergio Rizzo lavora al suo articolo, in cui si dà per la prima volta notizia dei fondi ai gruppi di cui oggi tanto si parla. Infatti il Corriere della sera del 20 agosto 2012 pubblica per primo la notizia: “Regione Lazio: ai partiti 4 volte più della Camera”. Nell’articolo Sergio Rizzo scrive: “Da destra a sinistra non c’è chi non abbia invocato più trasparenza sui soldi pubblici destinati alla politica. Ma di passare ai fatti non se ne parla proprio. Se si eccettuano, naturalmente, alcune meritorie iniziative purtroppo isolate. Qualche settimana fa il gruppo radicale al Consiglio regionale del Lazio presieduto dall’avvocato Giuseppe Rossodivita ha pubblicato sul sito internet il proprio bilancio. Un documento impressionante, che illumina un angolo del capitolo costi della politica finora tenuto accuratamente all’oscuro. Ovvero, i contributi che le Regioni erogano ai gruppi «consiliari».
”I CONSIGLIERI SI INTASCANO I SOLDI: (100 mila a consigliere)”
Questa affermazione, per quanto riguarda il Gruppo Radicale è falsa. I soldi che abbiamo ricevuto come voce “finanziamento delle attività del gruppo consiliare” sono stati bonificati sul conto del gruppo e mai sono stati girati sui conti dei consiglieri. I soldi sono stati spesi, non tutti ma solo una parte come si può riscontrare dal bilancio online, solo ed esclusivamente per le finalità di attività politica: convegni, congressi, stampa di opuscoli etc. Posto che come Radicali siamo da sempre contro il finanziamento pubblico dei partiti, quello che abbiamo denunciato questa volta era l’assoluta mancanza di trasparenza sull’utilizzo di quei fondi: abbiamo ragione di credere che i soldi venissero utilizzati per finanziare le passate e le future campagne elettorali. Tenete presente che dal nostro bilancio online si nota come i due consiglieri abbiamo speso, in un anno, 170 € a testa in “alberghi, ristoranti, bar”. (articolo del Fatto Quotidiano)
Certo che no. Le delibere dell’ufficio di Presidenza nonostante i nostri emendamenti per la trasparenza non sono pubbliche e non ci sono state neanche fornite in relazioni agli accessi agli atti che abbiamo inoltrato ai sensi dell’art. 30, comma 3, dello Statuto della Regione. Abbiamo preso coscienza dell’entità complessiva delle somme annuali destinate al nostro gruppo, di fatto, alla fine di ogni anno perché queste cifre vengono accreditate in varie rate. Entro il 28 febbraio di ciascun anno abbiamo provveduto, come previsto, a rendicontarle al Comitato regionale di controllo contabile e pubblicarle sul nostro sito.
La Presidente Polverini è capo della maggioranza, e sa benissimo tutto. Uno dei maggiori gruppi presenti in Consiglio porta il suo nome: Lista Polverini, 13 consiglieri. In realtà queste cifre sono
state verosimilmente contrattate nelle sessioni di bilancio proprio dalla maggioranza, la Presidente Polverini infatti tramite l’Assessore Cetica, per tenere buona la maggioranza e far passare tranquillamente le leggi finanziarie e di bilancio sapeva che questo era il prezzo da pagare ai consiglieri della propria maggioranza.
Riguardo l’iniziativa delle dimissioni dal Consiglio Regionale del Lazio le firme dei due consiglieri Radicali ci saranno se determinanti per raggiungere la maggioranza necessaria per mandare a casa la Giunta Polverini. Perché “se determinanti”? Perché se non ci si dimette in maggioranza le dimissioni non servono, subentrano i migliori non eletti. C’è lo scioglimento del consiglio solo se c’è la maggioranza del consiglio. Serve che si dimetta anche l’Udc e una parte della maggioranza. Per far sciogliere il Consiglio e contestualmente innescare le dimissioni della giunta servono appunto “le dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti” (Art.19, comma 4 dello Statuto della Regione Lazio).
MACCHINA DEL FANGO SUI RADICALI
Proprio in coincidenza con le denunce dei consiglieri regionali radicali Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita si è mossa contro i radicali anche quella che oggi si usa chiamare macchina del fango. Martedì 18 settembre su tre giornali nazionali contemporaneamente, sono state riportate insinuazioni assolutamente deliranti in merito a una ipotetica destinazione di fondi del Pdl ai “Radicali”. Inoltre sia il Tg3 che il Tg2 hanno completamente omesso il ruolo della delegazione radicale – che mai ha ricevuto fondi – rispetto a tutto il resto del consiglio regionale del Lazio. A tutela del Partito Radicale, di Radicali Italiani e delle iniziative di tutti i soggetti dell’area, nelle prossime ore sporgeremo querela contro tutte le affermazioni o insinuazioni che hanno recato danno all’immagine del movimento.
Noi aggiungiamo che la macchina del fango viene alimentata, consapevolmente o no, dal pensiero conformista. I veri socialisti liberali e libertari (ma non liberisti) non se lo possono permettere.
GIUSEPPE DI SALVO: MARIO MONTI E LA SUA FAMIGLIA “SOTTOCULTARALE”: UOMO POLITICO CHE GAY ED ETERO DEVONO CASSARE!
18 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Cosa vi aspettatavate da Mario Monti, uomo che ha tartassato gli Italiani e che ha contribuito ad elevare il debito pubblico proprio a danno delle famiglie costituite da un uomo e una donna e delle altre che l’uomo delle banche e del Club di Bilderberg non riesce a vedere e capire e finanzia solo i prelati del Vaticano che si sposano con Dio? Occorre non votarlo questo Monti che è a monte di tutte le diseguaglianze famigliari: civili ed economiche! Altro che Obama! I mascheroni vengono cantati meglio, da parte dei poeti, delle maschere e dell’ipocrisia. E di europeo ha preso solo gli obiettivi politici che, di fatto, hanno ucciso molte imprese e… molti imprenditori. Tanto la sua intima famiglia è a posto: ci ha pensato anche Napolitano nominandolo senatore a vita. Quando si nomineranno i senatori “a morte” perchè non amati dal pololo sovrano? Lasciamo queste nomine a Caronte nel regno dell’Ade. Che politici antieuropei! Monti è speculare a Berlusconi e a Bersani: sono non amabili immagini dal volto prismatico della stessa arrogante partitocrazia. Da cassare senza pietà il 24 febbraio!
GIUSEPPE DI SALVO: BARACK OBAMA PER LA SUA SECONDA INAUGURATION A WASHINGTON IL 21 GENNAIO 2013 CONVOCA IL POETA GAY RICHARD BLANCO.
16 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Richard Blanco, poeta gay USA
Barack Obama è al suo secondo mandato. Gli Americani lo hanno confermato. Ha fatto molto per gli USA e ha tenuto alto il suo piglio umano per i valori costituzionali di libertà e democrazia. Ne sanno qualcosa gli omosessuali. I gay degli USA sono stati compresi da Obama. A loro il Presidente ha dedicato toccanti discorsi. Commoventi riflessioni. Anche quando si è rivolto ad una bambina cresciuta con due padri. Obama, quindi, conosce la storia e il peso dell’ oppressione dai gay subita grazie al fanatismo etico e antidemocratico delle religioni fondamentaliste che hanno infestato il pensiero (se così si può dire) di tanti “moralisti” dalla più atroce e repressiva politica antigay. Quando il potere ha i colori dell’arroganza produce terrore. E la poesia è verso in lotta contro chi opprime. Se chi detiene il potere mira alla ricchezza, i poeti coi loro versi denunciano gli aspetti aridi di chi li governa. Se il potere diffonde corruzione fra i sudditi, i poeti scrivono versi che purificano gli animi sensibili. Ma se chi detiene il potere si chiama Barack Obama (indipendentemente dai contenuti politici che si possono condividere o no) governa nel rispetto dei diritti civili di tutti i suoi cittadini, il poeta non può non cantare, trasmettendo emozioni, le sue grandi doti. Ecco perchè Barack Obama, in occasione della cerimonia che lo incoronerà per il suo secondo mandato presidente degli USA ha scelto di ospitare sul palco un vate gay che con i suoi versi potrà contribuire a leggere lo spirito democratico che si trova oggi all’interno della società degli Stati Uniti d’America. E’ il giusto canto dopo una combattuta e difficile campagna elettorale. Non è il primo presidente che lo fa. Ma è il Primo Presidente che convoca un poeta gay. Chi è costui? Per la sua seconda “inauguration”, in programma a Washington 21 gennaio –domenica 20 il giuramento formale, il 21 la kermesse ufficiale sulla scalinata del Congresso davanti a migliaia di ospiti– il presidente che con JFK è stato definito il più raffinato e colto della storia Usa, sceglie il suo “poeta di corte”. È un artista cubano-americano gay di 44 anni che si chiama Richard Blanco, ed è considerato fin dai suoi esordi all’inizio degli anni Novanta la stella nascente della poesia statunitense. I suoi versi, raccontano fonti molto ben informate della Casa Bianca, sono da tempo proprio sul comodino di Obama, che ne avrebbe tratto addirittura fonte di ispirazione, non solo spirituale ma evidentemente politica.
C’è chi, ovviamente, ha trovato modo di segnalare la strana coincidenza che porterà sul palco d’onore di Washington un ispanico gay: ovvero il rappresentante di due importanti serbatoi elettorali che hanno contribuito a garantire la riconferma del presidente alla Casa Bianca. In una recente intervista Blanco ha invece fornito una versione molto più “alta” della sua sintonia con Obama: «Il tema centrale della mia poesia è la ricerca dell’identità, individuale e di popolo: io concepito a Cuba, nato in Spagna ed assemblato a Miami ho cercato con testardaggine e sofferenza di capire la mia natura di nuovo americano, di omosessuale, senza radici geografiche, ma con un forte senso di appartenenza spirituale”.
Nella elezione di Obama nel 2008, ha raccontato ancora Blanco, «ho visto la mia storia ed insieme la fotografia di un profondo cambiamento, la vittoria della solidarietà nella diversità, la tolleranza, il sentirsi eguali per essendo diversi; e da qual momento ho sviluppato con lui una forte connessione spirituale. Scrivo di me, ma è come se scrivessi di lui».
Da circa un mese Blanco è chiuso nella sua casa di Bethel in Maine, dove vive con i genitori: sta ultimando i tre poemi “su commissione” che gli ha chiesto la Casa Bianca. Obama li leggerà e sceglierà l’ode che più lo ispira e che verrà letta dallo stesso poeta il 21 gennaio. «È un compito molto difficile, non ho mai scritto su commissione, ma su ispirazione interiore». Come per il suo primo fortunatissimo libro, “La Città dei cento fuochi”, omaggio al paese cubano di Cienfuegos da dove vengono i genitori del poeta; questo libro ha avuto numerosi premi. O ancora “Indicazioni per la spiaggia dei morti”, ricordo commosso alle sue origini cubane. “Per fortuna le idee guida di Obama presidente sono vicine alla mia sensibilità –ha aggiunto– e quindi credo di essere sulla strada giusta”. E’ la strada giusta che lo porterà ad essere il quinto poeta di “corte” della storia americana. Dopo Frost e Kennedy, il matrimonio tra poesia e potere conobbe un lungo oblio: Johnson odiava i versi, come anche Nixon e Ford. Jimmy Carter amava moltissimo il ribelle Dylan Thomas ma preferì “la prosa della politica alla poesia dello spirito” per la sua inaugurazione presidenziale.
Nuovo salto con Reagan e i due Bush quanto mai lontani da un’arte che pure aveva affascinato i padri fondatori: il repubblicano Lincoln nutriva un’autentica passione per le liriche di Robert Burns, Byron e i capolavori di Shakespeare. Ma chi altri può eguagliare la sensibilità di Lincoln? Pochi. Obama, da democratico, ne è degno erede. E’ stato il giovane Bill Clinton nel 1993 a riaprire le porte di Washington alla poesia: per la prima cerimonia di inaugurazione fu prescelta la poetessa di colore Maya Angelou che recitò i versi di “On The Pulse of The Morning”, il battito del mattino. Quattro anni dopo fu la volta di “Of History and Hope”, poema di Miller Williams per Clinton e per il suo luogo natale, Hope. Quattro anni fa Obama chiamò a declamare la sua “Ode al giorno” la poetessa di colore Elizabeth Alexander, i cui versi finirono però soffocati nel clamore della storica vittoria. Ora la cetra passa a Blanco nel cui cuore, assicura, «suonano le corde di Pablo Neruda». Questa non sarà mai poesia di “corte”; ma è una poesia che, come nei versi dell’Inno italiano di Mameli, unisce i veri democratici a “coorte”, cioè in umane schiere che con la politica e i versi vogliono cantare i valori della libertà per tutti i cittadini: gay e non.
Bagheria, 16 gennaio 2013
Categorie:poesia, politica, Politica Estera, Primo piano	Tag:
GIUSEPPE DI SALVO: LA CORTE DI CASSAZIONE CASSA IL PREGIUDIZIO NEI CONFRONTI DELLE COPPIE GAY CHE EDUCANO CON AMORE I LORO FIGLI
15 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
La Corte Suprema di Cassazione, Prima Sezione Civile, con la sentenza n° 601 (11 gennaio 2013) ha stabilito, di fatto, alcuni concetti laici essenziali che ben si sposano con la nostra democrazia e con i principi di eguaglianza per tutti i cittadini, gay e non, sanciti dalla nostra Costituzione. Cos c’è di innovativo in questa sentenza storica? Nulla, se non aver ricordato e applicato il concetto di Giustizia e di non discriminazione in base a dei pregiudizi. Tutto qui.
Riepiloghiamo brevemente i fatti. Il signor S. E., di fede musulmana, ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione perché il Tribunale per i minorenni aveva disposto “l’affidamento esclusivo del figlio naturale dell’appellante e della signora I. B. a quest’ultima, con incarico ai servizi sociali territorialmente competenti di regolamentare gli incontri del minore con il padre, da tenersi con cadenza almeno quindicinale in un ambiente neutro e inizialmente protetto, e con facoltà di ampliamento delle loro modalità e durata fino a giungere ad incontri liberi in corso di evoluzione favorevole della situazione”.
Il signor S. E. si era prima rivolto alla Corte di appello di Brescia. Ma il suo ricorso era stato respinto. La Corte di appello aveva confermato le motivazioni con cui il Tribunale dei Minori aveva affidato il minore alla madre affermando: “Il Tribunale non aveva affatto abdicato al potere spettantegli ai sensi dell’art. 155 c. c. (…)”. E la decisione del Tribunale, si legge ancora, “non costituiva un limite al diritto dell’appellante, bensì una disposizione a lui favorevole, che lo sollevava dall’onere di richiedere la concessione di detto ampliamento al giudice, il cui intervento, peraltro, restava necessario in caso di valutazione negativa da parte dei servizi”.
La Corte d’appello, inoltre, non aveva concesso all’appellante l’affidamento condiviso perché il Tribunale dei Minori non aveva rilevato “ripercussioni negative” sul piano educativo e sulla crescita del bambino per il fatto che la madre (ex tossicodipendente) convivesse, in una relazione sentimentale, con una ex educatrice della comunità di recupero in cui la madre del bambino era stata precedentemente ospitata.
In pratica, la Corte d’appello ha messo in evidenza quanto segue: non veniva specificato dal padre quali fossero le “paventate ripercussioni educative negative sul bambino”.
Inoltre, il rifiuto dell’affidamento condiviso e l’esclusivo affidamento alla madre era ben motivato: “il minore aveva assistito a un episodio di violenza agita dal padre ai danni della convivente della madre (…), la quale era sempre una persona familiare al bambino”. E ancora: “L’appellante si era allontanato dal figlio da circa dieci mesi, sottraendosi anche agli incontri protetti ed assumendo, quindi, un comportamento non improntato a volontà di recupero delle funzioni genitoriali”.
Il padre, a questo punto, ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione. E la Corte Suprema di Cassazione gliel’ha respinto, sintetizziamo noi, con le seguenti motivazioni:
1) Non è esatto che i giudici non abbiano deciso sulle richieste del padre, vero essendo, invece, che essi hanno deciso in senso negativo per lui.
2) La Corte d’appello ha ampiamente evidenziato gli aspetti negativi del comportamento del ricorrente (aggressione alla convivente, diserzione delle visite al bambino) che l’ha spinta a negargli l’affidamento congiunto.
Ma la civiltà giuridica della Corte di Cassazione (che si è liberata da qualsiasi condizionamento moralistico anacronistico) sta tutta nel suo rifiutare le seguenti motivazioni del padre ricorrente, secondo il quale il “Tribunale non aveva approfondito, come richiesto dal servizio sociale, se la famiglia in cui è inserito il minore, composta da due donne legate da una relazione omosessuale, fosse idonea sotto il profilo educativo a garantire l’equilibrato sviluppo del bambino in relazione ai diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio di cui all’art. 29 della Costituzione e al diritto fondamentale del minore di essere educato secondo i principi educativi e religiosi di entrambi i genitori. Fatto questo che non poteva prescindere dal contesto religioso e culturale del padre di origine musulmana.”
Ebbene, è a questo punto che la sentenza della Corte Suprema di Cassazione ribalta con coraggio, e nel rispetto degli affetti reali e non immaginari, le sullodate argomentazioni del padre. La Corte di Cassazione afferma: “Il motivo è inammissibile (…), non risulta alcuna specificazione delle ripercussioni negative sul piano educativo e della crescita del bambino”.
E ancora: “Alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pre-giudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che dunque correttamente la Corte d’appello ha preteso fosse specificamente argomentata”.
Ricorso respinto. Cassato! E noi esprimiamo i nostri complimenti alla Suprema Corte di Cassazione. Stefano Rodotà su “La Repubblica” di sabato 12 gennaio 2013 ha così commentato la sentenza: “Nel silenzio e nella disattenzione della politica sono i giudici a cimentarsi con le difficili questioni dei diritti, rimuovendo pregiudizi e dando attuazione a principi costituzionali”. Rodotà ricorda, inoltre, come la sentenza della Corte di Cassazione sia coerente con l’articolo 2 della nostra Costituzione e con l’articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. E, ancora, Stefano Rodotà afferma: “La prima sezione civile della Cassazione, presieduta da un giudice lungimirante come Maria Gabriella Luccioli, ha mostrato come sia possibile seguire con rigore la strada che conduce al pieno riconoscimento dei diritti delle persone”.
Questi sono i nostri valori laici, democratici e costituzionali non negoziabili, nevvero sibaritici prelati della Chiesa cattolica? Chi ha saputo coprire storicamente i tanti preti pedofili che davvero hanno violentato lo sviluppo psicoaffettivo di tanti bambini appartenenti a tante devote e danneggiate famiglie? Questo è stato il vostro mercimonio ed ha causato istigazioni al suicidio, nevvero “ciliciata” Paola Binetti? Basta leggere il libro “Opus Dei segreta” di Ferruccio Pinotti, capitolo dedicato ai sucidi, per rendersene conto!
In modo assai corretto Maria Gabriella Luccioli a “La Repubblica” di domenica 13 gennaio 2013 ha dichiarato: “E’ una sentenza assolutamente rigorosa, ma non dice nulla di innovativo: qua non si discute di adozioni per le coppie gay, ma della legittimità dell’affidamento ad una mamma che vive con un’altra donna. Non si affermano principi. Nello specifico c’è stato un ricorso che è stato respinto”.
Notiamolo: è una sentenza civile, intelligente, lucida. Rispetta gli affetti che si sviluppano nella vita reale e cassa i pregiudizi che discriminano. La rivoluzione di questa storica sentenza è tutta qua. Ci rallegriamo coi giudici della nostra Corte di Cassazione. E laicamente diciamo a voce alta: chapeau!
Bagheria, 14 gennaio 2013
Categorie:Pedagogia, politica, Primo piano, Società	Tag:
GIUSEPPE DI SALVO: I BAMBINI CRESCONO BENE ANCHE CON LE FAMIGLIE GAY. LO SAPEVAMO. MA LA CORTE DI CASSAZIONE ORA LO SIGILLA E IRRITA LA CHIESA!
12 Gennaio 2013 giuseppe di salvo	Nessun commento
Coppia... non procreativa! Gusto di castità...!?!
E’ la Chiesa ad essere ambigua, a prendersi tanti soldi dai portafogli degli Italiani e delle famiglie italiane, a godere cioè di tanti privilegi economici grazie al fascismo dei Concordati (e all’8 per mille regalato ai gerarchi del Vaticano da Craxi) e, dunque, a creare invadente sconcerto ai valori della laicità dello Stato democratico. Se i bambini se li fottono tanti sposi di Dio pedofili, lo “sconcerto” viene celato proprio dalle direttive immorali di tanti urticanti cardinali, taluno magari poi divenuto papa; se invece i bambini crescono felici anche fra il ridente amore di persone dello tesso sesso, i gerarchi si irritano. Poverini! Che mentalità distorta e depravata (e deprivata affettivamente) crea la faccia del Potere e dell’ipocrisia! Dio non è con loro. E’ col volto del vero amore.
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