Source: http://assicurazioneok.it/sentenze.html
Timestamp: 2019-03-26 00:55:37+00:00

Document:
Tratto dal mensile Centauro a cura di Carlo Maffi
Codice della Strada: il pagamento della sanzione amministrativa non comporta l'inammissabilità dell'opposizione al Giudice di Pace
Autovelox: è sufficiente la contestazione differita se non misura l'illecito prima del transito
In assenza dei genitori la responsabilità non si limita al trasporto degli alunni. Chi guida lo scuolabus deve sorvegliare i bambini fino a casa
Guida sotto l'influenza dell'alcool (art. 186 Cod. Strad.) e in stato di alterazione per l'uso di sostanze stupefacenti (art. 187 Cod. Strad.) sono qualificabili come reati di pericolo astratto.
Multe: illegittima l'ordinanza-ingiunzione emessa oltre il termine di 210 giorni
Revisione della patente: provvedimento annullabile se manca l'avviso di avvio
Reato di guida sotto l'effetto di droghe: legittima l'assenza di limite quantitativo
Disputa giurisprudenziale:IURE HEREDITATIS:diritto patrimoniale allo stesso defunto
Un sentenza del Tribunale di Milano stabilisce la responsabilità del Comune per i danni causati da incidenti stradali provocati da macchie d'olio
RISPONDE IL PROPRIETARIO SE L'AUTO IN DEPOSITO PROVOCA INCIDENTI
SENTENZA STABILISCE L'OBBLIGO DI RILASCIARE LE CONDIZIONI DI POLIZZA
RESPONSABILITA' DA SINISTRI STRADALI - CASO FORTUITO - MALORE IMPROVVISO DEL CONDUCENTE - CONFIGURABILITA' - ESCLUSIONE - PRECEDENTI EPISODI DI ASSENZA DI COSCIENZA - RILEVANZA
DEVONO ESSERE RISARCITI I DANNI DA TRASFUSIONE
LA COPERTURA ASSICURATIVA VALE NEI 15 GIORNI SUCCESSIVI ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO ANCHE SE SI CAMBIA COMPAGNIA
REGOLARI GLI ACCORDI DI COASSICURAZIONE
ESISTE UN LIMITE ALLA RESPONSABILITA' DEI GENITORI PER I FATTI COMMESSI DAI FIGLI MINORENNI
LE MULTE SONO VALIDE ANCHE SENZA LA FIRMA
LA CONTRAVVENZIONE E' VALIDA SOLO SE NOTIFICATA ENTRO 150 GIORNI AL PROPRIETARIO DEL VEICOLO
RISARCIMENTO PER INCIDENTE STRADALE ANCHE AL FAMILIARE CHE PRESTA ASSISTENZA (8/02)
DISPOSITIVI DI SICUREZZA - CINTURA - MANCATO USO - LESIONI PERSONALI CONSEGUENTI A SINISTRO STRADALE - RISARCIBILITA' - ESCLUSIONE - FATTISPECIE
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA - GARANZIA ASSICURATIVA - GUIDA SENZA PATENTE
IL NASCITURO HA DIRITTO AL RISARCIMENTO
L'INAIL DEVE TUTELARE GLI INFORTUNI "IN ITINERE"
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA VEICOLI IN LEASING
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA GARANZIA ASSICURATIVA
CONDUCENTE NON ABILITATO ALLA GUIDA
VEICOLI CIRCOLANTI SU AREE PRIVATE
UNA SENTENZA RICONOSCE AI FAMILIARI UN RISARCIMENTO PER LA DEPRESSIONE DEL CONGIUNTO, VITTIMA DI UN GRAVE INCIDENTE STRADALE
VEICOLO ROTTAMATO RIPARAZIONI ANTIECONOMICHE
RISARCIMENTO DANNI CARICO E SCARICO DI CARBURANTE
RIMORCHIO DI AUTOTRENO - COPERTURA ASSICURATIVA AUTONOMA RIMORCHIO AGGANCIATO ALLA MOTRICE DANNI CAGIONATI A TERZI DALLA CIRCOLAZIONE DEL MEZZO COPERTURA ASSICURATIVA RELATIVA ALL'AUTOTRENO - OPERATIVITA'
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA - COMPLESSO UNITARIO CIRCOLANTE RIMORCHI E CARRELLI NON AGGANCIATI - RISCHIO STATICO E RISCHIO DINAMICO COPERTURA ASSICURATIVA - NATURA OPERATIVITA' CUMULATIVA CON L'ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA AMMISSIBILITA'
CERTIFICATO DI ASSICURAZIONE SINISTRO AVVENUTO NEL TERMINE DI QUINDICI GIORNI DALLA SCADENZA DEI PREMI SUCCESSIVI AL PRIMO OBBLIGO DI RISARCIMENTO DELL'ASSICURAZIONE NEI CONFRONTI DEL DANNEGGIATO SUSSISTENZA
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA - RISARCIMENTO DANNI - AZIONE DIRETTA NEI CONFRONTI DELL'ASSICURATO - DIRITTO DI RIVALSA DELL'ASSICURATO - PRESCRIZIONE AI SENSI DELL'ART. 2952 C.C. - APPLICABILITÀ
VEICOLI - RIMORCHI - ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA -
RISARCIMENTO DANNI OPERAZIONI DI CARICO E SCARICO CARBURANTE SULL'AREA DELL'IMPIANTO DI DISTRIBUZIONE DANNI CONSEGUENTI A DETTE OPERAZIONI - NORME SULLA CIRCOLAZIONE STRADALE - INAPPLICABILITÀ -
OBBLIGO DI RISARCIRE DIRETTAMENTE IL DANNEGGIATO - DA PARTE DELL'ASSICURATORE O DEL FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA - ACCERTAMENTO CON OGNI MEZZO DELLA PROPRIETÀ DELLE AUTO COINVOLTE IN UN INCIDENTE STRADALE -
OBBLIGO DI RISARCIRE DIRETTAMENTE IL DANNEGGIATO DA PARTE DELL'ASSICURATORE O DEL FONDO DI GARANZIA PER LE VITTIME DELLA STRADA ACCERTAMENTO CON OGNI MEZZO DELLA PROPRIETÀ DELLE AUTO COINVOLTE IN UN INCIDENTE STRADALE
VEICOLI - MOTOVEICOLI - CIRCOLAZIONE SENZA CARTA DI CIRCOLAZIONE E SENZA COPERTURA ASSICURATIVA - VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 93 E 193 NUOVO C.S. - CONFIGURABILITA' - CIRCOLAZIONE A MOTORE SPENTO ED A PROPULSIONE MUSCOLARE DA PARTE DEL CONDUCENTE - IRRILEVANZA - CONFISCA DEL VEICOLO - LEGITTIMITA'
VEICOLO SENZA ASSICURAZIONE - SANZIONE PREVISTA EX ART. 32 DELLA L. N. 990/1969 - PRESUPPOSTO DI APPLICAZIONE - DISPONIBILITA' DEL VEICOLO - APPLICABILITA' NEI CONFRONTI DELL'EX PROPRIETARIO - ESCLUSIONE - NECESSITA' DELLA TRASCRIZIONE DELLA VENDITA AL P.R.A. - ESCLUSIONE - CONSEGUENZE
SANZIONI AMMINISTRATIVE ACCESSORIE - CONFISCA - VEICOLO CIRCOLANTE SENZA COPERTURA ASSICURATIVA - SANZIONE AUTONOMA - SUSSISTENZA - CONSEGUENZE - INEFFICACIA DEL SEQUESTRO PER DECORSO DEI TERMINI DI CUI ALL'ULTIMO COMMA DELL'ART. 19 L. 689/1981 - RILEVANZA AI FINI DELLA LEGITTIMITA' DELLA CONFISCA - ESCLUSIONE
(Cassazione, sez. III civile, sentenza 24.11.2003 n° 2275)
Le imprese che eseguono lavori su strade devono utilizzare particolari sistemi di segnalazione per avvertire gli automobilisti del pericolo. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 17851 del 24 novembre 2003, precisando che i lavori sulle strade costituiscono un'attività pericolosa e che, di conseguenza, l'impresa è chiamata a rispondere dei danni provocati sul solo presupposto dell'oggettiva mancanza delle misure idonee ad evitarlo, senza possibilità di provare di essere personalmente incolpevole.
(Cassazione, sez. III civile, sentenza 04.11.2003 n° 16527 )
La Cassazione è intervenuta sul tema della responsabilità dellla pubblica amministrazione per i danni provocati da situazioni pericolose sulle strade, precisando al riguardo che il giudizio sulla pericolosità delle cose inerti non può prescindere da un modello relazionale per cui la cosa venga vista nel suo normale interagire col contesto dato e che una cosa inerte può definirsi pericolosa quando determini un alto rischio di pregiudizio nel contesto di normale interazione con la realtà circostante. Con la sentenza 4 novembre 2003 n. 16527 la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato da un cittadino, il quale aveva citato il comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti in seguito all'urto contro un ramo di un albero che fiancheggiava una strada urbana, che gli aveva procurato lesioni alla palpebra destra. Nella specie i giudici di merito avevano accertato che il tronco ed il ramo dell'albero in questione erano perfettamente visibili e che il danno era stato provocato per l'abnorme comportamento del danneggiato, atteggiandosi in tal caso la cosa come mera occasione e non come causa del danno.
(Cassazione, sez. II, sentenza 25.02.2004 n° 3735)
E' noto che l'art. 203 comma 1 del C.d.S., impone che il ricorso al Prefetto contro il verbale di accertamento della violazione sia proposto nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, solo "qualora non sia stato effettuato il pagamento", attiene ad una fase preliminare rispetto alla decisione amministrativa e riguarda il pagamento in misura ridotta; non riguarda cioè la fase successiva alla adozione dell'ordinanza-ingiunzione del Prefetto ed il conseguente pagamento della sanzione irrogata con tale provvedimento. In questo senso si è pronunciata la Corte di cassazione, con la sentenza 25 febbraio 2004, n. 3735, precisando che tale disposizione, per essere estranea al piano processuale, quale è stabilito dal successivo art. 205 c.d.s. (Opposizione innanzi all'autorità giudiziaria), non può essere invocata per chiedere e ottenere la declaratoria di inammissibilità del ricorso introduttivo dell'opposizione all'ordinanza-ingiunzione.
Sinistro stradale: il conducente risponde dei danni occorsi al trasportato senza cinture (Cassazione, sez. lavoro, sentenza 17.02.2004 n° 3098)
Giro di vite della Cassazione sull'uso delle cinture di sicurezza. Scatta la responsabilizzazione del conducente. In sintesi la suprema Corte ha stabilito che il conducente di un veicolo è tenuto, in base alle regole della comune diligenza e prudenza, ad esigere che il passeggero indossi la cintura di sicurezza ed, in caso di inadepienza del passeggero trasportato, il conducente potrà anche rifiutarne il trasporto o interrompere la marcia. La Corte di Cassazione, Sezione III Civile, con la recente sentenza n. 4993 dell'11 marzo 2004, ha resposabilizzato il conducente, e ha precisato che qualora questi abbia accettato il rischio della circolazione in condizioni di insicurezza, come nel caso in cui il trasportato non abbia "allacciato le cinture di sicurezza", si concretizza un'ipotesi di cooperazione nel fatto colposo del trasportato. Con questa sentenza l'uso delle cinture da parte di tutti i trasportati, oltre che per ragioni di sicurezza, "conviene" ancora di più.
(Cassazione, sez.I civile, sentenza 17.02.2004 n° 3017)
La mancata contestazione immediata della violazione, in caso di eccesso di velocità, non necessita di particolare motivazione nel caso che l'apparecchioatura non consenta la rilevazione dell'illecito prima del transito del veicolo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con sentenza 3017/04. La Suprema Corte ha precisato che:"l'art. 384 del regolamento di esecuzione del codice della strada identifica, senza carattere di esaustività, alcuni casi di impossibilità di contestazione immediata, statuendo, in caso di accertamento della violazione a mezzo di apparecchiature di rilevamento della velocità, che deve considerarsi impossibile la rilevazione immediata nei casi in cui l'apparecchiatura consenta la determinazione dell'illecito in tempo successivo, ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia già a distanza dal posto di accertamento, o comunque nella impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari. Ne deriva che, ove l'apparecchiatura non consenta la determinazione dell'illecito se non dopo il transito del veicolo, è sempre consentita la contestazione successiva".
(Cassazione 4359/2004)
La responsabilità del conducente di uno scuolabus non si limita al trasporto dei bambini ma si estende anche all'attraversamento della strada tutte le volte che siano assenti i genitori o coloro che normalmente accompagnano i bambini. Sulla base di questo principio la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Comune del Nord Italia al risarcimento dei danni in favore della famiglia di una bambina che era stata investita da una automobile dopo essere scesa dallo scuolabus comunale mentre attraversava la strada per andare a casa. In quella occasione, il conducente del bus non si era preoccupato di accompagnare la bambina che così aveva dovuto attraversare la strada da sola, e per questo i genitori di lei lo avevano ritenuto responsabile. Il Tribunale di primo grado aveva respinto le richieste dei genitori della bambina, accolte invece in appello. La Suprema Corte ha invece confermato la condanna del Comune, affermando che, "nel caso di accompagnamento di studenti minorenni a mezzo di scuolabus, il fatto che la conduzione del minore dalla fermata del veicolo alla propria abitazione competa ai genitori o ai soggetti da loro incaricati non esime gli addetti al servizio di accompagnamento, quando alla fermata dello scuolabus non sia presente nessuno dei soggetti predetti, dal dovere di adottare tutte le necessarie cautele suggerite dalla ordinaria prudenza in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo, tra le quali va inclusa quella di curare l’assistenza del minore nell’attraversamento della strada". (18 maggio 2004)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, sentenza n.4359/2004.
(Cassazione, sez. I Civile, sentenza 07.04.2004 n° 6851)
Secondo la Sezione I della Cassazione se l'infrazione del limite di velocità è accertata a mezzo di "autovelox", qualora nel verbale dell'organo di polizia sia dato atto della impossibilità di fermare l'autoveicolo in tempo utile e nei modi regolamentari, il giudice della opposizione non può escludere tale impossibilità a priori, con il rilievo della astratta possibilità di una predisposizione del servizio con modalità in grado di permettere in ogni caso la contestazione immediata. La Corte di Cassazione, con la sentenza n.6851 del 7 aprile 2004, lo ha ribadito, ricordando che in caso di contestazione differita, con indicazione nel verbale notificato del motivo impeditivo della mancata contestazione, sono legittimi il verbale e la conseguente irrogazione della sanzione, senza che in proposito sussista alcun margine di apprezzamento in sede giudiziaria (scelta organizzativa dell'Amministrazione).
Guida sotto l'influenza dell'alcool (art. 186 Cod. Strad.) e in stato di alterazione per l'uso di sostanze stupefacenti (art. 187 Cod. Strad.) sono qualificabili come reati di pericolo astratto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34343 del 4 maggio 2004 ha stabilito che la guida sotto l'influenza dell'alcool (art. 186 Cod. Strad.), allo stesso modo della guida in stato di alterazione per l'uso di sostanze stupefacenti (art. 187 Cod. Strad.), sono qualificabili come reati di pericolo astratto. Per questi reati l'eventuale sottoposizione del reo ad un trattamento socio-terapeutico non costituisce, secondo la Suporema Corte, un "actus contrarius" rispetto alla condotta incriminata nè può integrare una qualche forma di "riparazione" nei confronti di una parte offesa, di difficile determinazione. In sostanza la Corte di Cassazione, con la sentenza in parola ha affermato l'incompatibilità ontologica tra la modalità di estinzione prevista dall'art. 35 D.L.G.S. n. 274/2000 e la natura i reati in esame.
(Cassazione, sez. I civile, sentenza 18.08.2004 n° 16073)
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16073 del 18 agosto 2004, è tornata sulla materia delle sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada ed ha stabilito che la condizione di validità dell'ordinanza - ingiunzione è il rispotto del termine di 210 giorni complessivamente previsto per l'emissione del provvedimento prefettizio dal combinato disposto di cui agli artt. 203 e 204 c.d.s. (gg. 30+180). La suprema Corte con la sentenza in parola ha precisato che ai fini del rispetto del termine in esame rileva la data di adozione del provvedimento e non già la data di notifica dello stesso. Guida in stato di ebbrezza: la condotta riparatoria non può estinguere il reato.
(Cassazione , sez. IV, sentenza 04.05.2004 n° 34343)
(Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 13.02.2004 n° 580)
Gli Uffici provinciali della Motorizzazione hanno il potere di disporre la revisione della patente tutte le volte in cui accadimenti correlati alla guida dell'autoveicolo facciano insorgere, a giudizio di tale organo, dubbi sulla permanenza dei requisiti di idoneità per la guida stessa (art. 128 CdS). La mancata comunicazione dell'avvio del procedimento volto a disporre la revisione della patente di guida comporta l'annullabilità del provvedimento finale per violazione dell'art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 580 del 13 febbraio 2004, disattendendo la decisione del giudice di merito secondo cui la contestazione di una violazione alle norme del codice della strada avrebbe costituito, di per sè, notizia dell'avvio del relativo procedimento, così da rendere superflua una formale comunicazione.
(Altalex, 6 ottobre 2004)
(Corte Costituzionale, ordinanza 27.07.2004, n° 277)
La mancata previsione di un limite oltre il quale il soggetto possa essere considerato in stato di alterazione fisica e psichica, ai fini dell'integrazione del reato di "Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso a di sostanze stupefacenti" di cui all’art. 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), non viola la Costituzione. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con l'ordinanza n. 277 del 13 luglio 2004, rigettando la questione di legittimità costituzionale con riferimento agli artt. 25, co.2, e 27, co.2, Cost., poiché la fattispecie incriminatrice appare sufficientemente determinata. La Consulta ha ricordato, infatti, che la fattispecie risulta integrata dalla concorrenza dei due elementi, l’uno obiettivamente rilevabile dagli agenti di polizia giudiziaria (lo stato di alterazione), l’altro, consistente nell’accertamento della presenza, nei liquidi fisiologici del conducente, di tracce di sostanze stupefacenti o psicotrope, a prescindere dalla quantità delle stesse, essendo rilevante non il dato quantitativo, ma gli effetti che l’assunzione di quelle sostanze può provocare in concreto nei singoli soggetti.
(Altalex, 8 ottobre 2004)
Tre decisioni controcorrente in tre tribunali all'unisono che disattendono le posizioni della Cassazione che rimane cautamente ferma all'idea che chi in un incidente stradale perde la vita sul colpo non può acquisire un diritto al risarcimento iure proprio ,fermi restando il danno morale e il danno biologico. Non la pensano così i giudici dei tre tribunali che si sono espressi in maniera completamente diversa riconoscendo sull'assegno del risarcimento un'altra somma per il danno biologico iure hereditatis, un diritto patrimoniale allo stesso defunto per aver perso la vita e la propria integrità fisica e trasferito indirettamente agli eredi Se non ci sono dubbi sul danno morale,ossia per il pregiudizio morale sofferto dalla famiglia come conseguenza del reato a danno del proprio caro e sul danno biologico per il danno alla salute che la pena sofferta produce alterando l' integrità psicofisica dei familiari per la rottura irreparabile del vincolo familiare, innumerevoli sono le perplessità sul danno biologico iure hereditatis perché se si decide che i parenti ereditano la somma versata al defunto per ripagarlo della sua uccisione ,nasce il problema di rivedere la stessa definizione di danno biologico. La Corte di Cassazione affrontando la questione ha escluso la possibilità di configurare questo tipo di danno in caso di morte immediata sul sottile ragionamento per cui una cosa è la salute altra è la vita di una persona. Il decesso istantaneo non è configurabile come danno biologico dal momento che la morte non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute,ma incide sul bene giuridico per sua natura diverso ,della vita. Se tra l'incidente e il decesso il soggetto subisce un periodo di malattia avrà diritto ad essere risarcito per una diminuzione del bene salute al contrario del caso di una morte istantanea in cui paradossalmente viene tolta la vita ma non si compromette la salute. Diversa veduta per le Corti territoriali coinvolte, per cui la vita e la salute non costituiscono due beni ontologicamente diversi ma la protezione della salute si circoscrive nella più ampia tutela della vita stessa. Quindi se si presuppone il risarcimento in caso di lesione in nome alla tutela salute ,automaticamente si prevede la risarcibilità anche nel caso della perdita della vita poiché si tratta di lesione di un valore in sé considerato e,in quanto tale meritevole di risarcimento ai sensi dell'art2043cc. Se infatti l'art 2043 trova applicazione in relazione all'art 32 Cost.(lesione del diritto alla salute) è logico che trovi applicazione anche in relazione all'art2 Cost. che riconosce come valori fondamentali i diritti inviolabili dell'uomo e quindi in primis il diritto alla vita. In sostanza ,si introduce una sanzione ancora più rigorosa per quanto riguarda la sfera del risarcimento danni nei casi in cui ,nell'incidente stradale si cagiona la morte di altri,e seppur molto interessante questa tutela della vittima da un lato nasce automaticamente la questione di come poter attribuire diritti e doveri ad una persona che perde la vita e quindi automaticamente la capacità giuridica. Questa è una delle tante domande a cui i giudici di merito ,fortemente orientati verso la risarcibilità del defunto, cercano di dare risposta ma spesso con argomentazioni poco giustificabili secondo la teoria generale del diritto. Conviene quindi ancora utilizzare molta prudenza.
Il pronunciamento del Tribunale Civile di Milano, relativo a un tamponamento avvenuto nel 1999, imputa all'Amministrazione comunale la responsabilità per incidenti e uscite di strada, provocati dalla presenza di olio sul manto stradale. La sentenza ha condannato il Comune di Milano a risarcire i danni, in quanto è stato accertato che la responsabilità dell'incidente è dipesa dalla cattiva manutenzione della strada. La macchia d'olio sull'asfalto ha causato uno slittamento della vettura e il conseguente tamponamento di un altro veicolo. Il giudice ha accolto l'istanza del ricorrente. "Spettava al Comune dimostrare che l'incidente si poteva evitare - sostiene la sentenza -, una volta provata la sussistenza è implicitamente provata la colpa del Comune". Il Comune di Milano è perciò stato condannato a pagare i danni, che ammontano a più di 2.600 euro, più altri 263 come interessi. L'amministrazione milanese dovrà poi rimborsare le spese processuali dei due gradi sostenuti, pari a 2.300 euro.
Una sentenza della III Sezione Civile della Corte di Cassazione, la numero 10027 del 1 agosto, ha stabilito che il proprietario di un mezzo è responsabile, in caso di incidente, se chi lo aveva in deposito provoca un incidente. L'oggetto della decisione ruota intorno all'interpretazione dell'art. 2054 del codice civile che, in caso di incidente stradale, attribuisce la responsabilità per i danni non solo al guidatore, ma anche al proprietario del veicolo, salvo che provi che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà. Non è sufficiente quindi dimostrare che la circolazione del veicolo sia avvenuta senza il consenso del proprietario, ma addirittura deve essere avvenuta contro la sua volontà. Ci deve essere stato - e va conseguentemente provato - un concreto ed idoneo comportamento diretto non solo a vietare ma anche ad impedire la circolazione del mezzo attraverso l'adozione di cautele tali che assicurino il rispetto della volontà espressa appunto dal proprietario non possa risultare superata (cfr., Cass. 12 aprile 1990, n. 3138). Il punto è proprio questo: nel momento dell'affidamento ad un'officina o ad un'autorimessa, il divieto dell'uso del veicolo da parte di terzi non basta (Cass. 3 dicembre 1998, n. 12255), e non è nemmeno sufficiente il semplice avviso al custode di non consegnare ad altri le chiavi del mezzo (Cass. 17 ottobre 1994, n. 8461). Né cambia nulla il semplice fatto che il proprietario abbia concesso in veicolo stesso "in deposito" a un terzo. Anche in questo caso, infatti, trova applicazione la regola generale secondo cui per escludere la propria responsabilità il depositante - proprietario del veicolo - deve dare la prova che la circolazione sia avvenuta contro la sua volontà. Il giudice valuterà in concreto se vi sia stato un idoneo comportamento ostativo, specificatamente inteso a vietare la circolazione, attraverso atti o fatti che rivelino la diligenza e le cautele usate per impedire la circolazione del veicolo (cfr., al riguardo - del resto - Cass. 27 ottobre 1998, n. 10698, nonché Cass. 9 dicembre 1992, n. 12015 che, con riferimento a sinistri stradali causati da veicoli condotti in leasing e verificatisi anteriormente all'entrata in vigore del nuovo codice della strada, hanno ritenuto la responsabilità del proprietario del veicolo, ancorché questo non fosse nella sua disponibilità).
Il Tribunale di Biella ha stabilito che tema di contratto di assicurazione l'invio a mezzo fax di una sola parte delle condizioni di polizza anziché del testo completo è causa di inadempimento contrattuale grave e provoca la risoluzione del contratto di assicurazione, se la mancanza di una sua parte ha impedito all'assicurato di far valere compiutamente i propri diritti . L'art. 1888 del Codice Civile se da un lato prevede la salvaguardia della prova dell'esistenza del contratto di assicurazione, dall'altra tiene conto del fatto che il rapporto tra le parti si svolga in buona fede.
In caso di sinistro stradale, legittimamente è esclusa dal giudice di merito l'ipotesi del caso fortuito, prospettata dall'imputato di omicidio colposo in base ad asserito malore improvviso alla guida, atteso che, avendo subito quest'ultimo in precedenza episodi di assenza di coscienza di consistente gravità, doveva prevedersi come possibile la ripetizione di episodi di tal genere. (C.P., art. 589; c.p., art. 45).
(Cass. Pen., Sez. IV, 12 ottobre 1999, n. 11638).
La sentenza n° 6023 della Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di incidente stradale, la Compagnia di assicurazione del guidatore responsabile deve risarcire alle vittime rimaste ferite, anche gli eventuali danni da trasfusione contratti durante gli interventi chirurgici conseguenti alle lesioni. Nel caso di specie la Compagnia Milano Assicurazioni si era opposta alla richiesta di risarcimento di una signora per i postumi dell'epatite C, contratta in seguito alle trasfusioni di sangue cui era stata sottoposta a causa delle lesioni subite in un incidente, sostenendo che tali postumi non erano da considerarsi un nesso di causalità con l'incidente. La Cassazione ha stabilito, invece, che l'epatite non costituisce un esito anomalo ma un rischio insito nelle trasfusioni ed un evento che consegue con una determinata regolarità, per questo motivo è stato ampliato anche al rischio trasfusione, il risarcimento del danno biologico in caso di incidente stradale.
La sentenza n° 6026 della terza sezione civile della Corte di Cassazione ha stabilito che l'assicuratore è tenuto al risarcimento del danno, nei confronti del danneggiato che agisca con azione diretta nei suoi confronti, durante tutto il periodo di assicurazione per cui è valido il certificato e per i primi 15 giorni successivi. La legge sull'assicurazione n° 990 del 1969 all'articolo n° 7 introduce un'ipotesi di tutela dell'affidamento espressamente regolata dalla legge. Il danneggiante che espone il tagliando assicurativo di una Compagnia, ancorché scaduto, comunica a terzi che sussiste una copertura assicurativa, e questo obbliga il vecchio assicuratore al risarcimento, che a sua volta potrà agire in rivalsa nei confronti del suo vecchio assicurato. Il danneggiato non deve essere costretto ad indagare su quale sia la società assicuratrice tenuta al pagamento, ma può richiedere il risarcimento al titolare del tagliando esposto sul parabrezza.
Il Consiglio di Stato con la sentenza n° 1187 ha stabilito che gli accordi di coassicurazione tra le Compagnie non sono restrittivi della concorrenza e quindi non violano la normativa antitrust. Ai contratti di coassicurazione con cui più assicurazioni detengono un pacchetto di garanzie assicurative non è applicabile l'articolo 10 del regolamento CEE 3932/92, in base al quale non si possono costituire consorzi di imprese di assicurazione per la copertura di rischi, a meno che non si tratti di rischi difficilmente garantibili per la loro dimensione, rarità o novità. La vicenda si riferisce alla gara indetta dal Comune di Milano per la copertura assicurativa di tutte le esigenze dell'amministrazione, che per la complessità e severità dei requisiti richiesti ha visto la presenza di una sola offerta in coassicurazione di 6 tra i principali gruppi assicurativi. Dopo due gare andate deserte il Comune, con trattativa privata, ha stipulato il contratto di coassicurazione, ma ha denunciato la vicenda all'Antitrust, che ha dichiarato il comportamento lesivo della concorrenza. Le Compagnie, contro la sanzione, sono ricorse al Tribunale Amministrativo, che ha dato loro ragione, sentenza confermata ora dal Consiglio di Stato. La sentenza sottolinea come le modalità di svolgimento della gara dimostrano che con un bando formulato in maniera diversa, la concorrenza poteva essere potenziata e che le imprese potevano coprire il rischio anche da sole, ma ciò non è sufficiente per provare che il precedente accordo sia stato il frutto non solo di scelte di convenienza economica, ma anche di un intento anticoncorrenziale.
La Corte di Cassazione con la sentenza n° 4783 ha riconosciuto per la prima volta il diritto al risarcimento per "la sofferenza esistenziale". Il fatto, giudicato dalla Corte si riferisce ad un risarcimento chiesto per un incidente stradale, che ha provocato la morte di un ragazzo, investito mentre circolava in motorino da un auto, dopo una agonia cosciente di 4 ore, senza che i medici potessero intervenire a causa della gravità delle ferite. Nei precedenti gradi di giudizio il giudice non aveva riconosciuto, questo diritto come meritevole di tutela. La Corte ha ritenuto che la disperazione, "il dolore dell'anima", l'attesa cosciente e lucida della morte, debba essere considerata alla pari del danno morale e biologico. La sofferenza, nel breve intervallo delle residue speranze di vita, è un danno psichico da risarcire. Ciò che conta non è la durata della disperazione ma la sua intensità. Il risarcimento di tale dramma passa per diritto ereditario ai familiari superstiti. Il riconoscimento di questo diritto è attivabile, secondo la Suprema Corte, per l'articolo 2 della Costituzione, che tutela i diritti fondamentali della persona.
La Cassazione (sentenza 4481, terza sezione civile, depositata il 28 marzo) ha stabilito che "l'obbligo di vigilanza per i genitori del minore capace non si pone come autonomo rispetto a quello dell'educazione, ma va correlato a quest'ultimo, nel senso che i genitori devono vigilare che l'educazione impartita sia consona e idonea al carattere e alle attitudini del minore e che quest'ultimo ne abbia tratto profitto, ponendola in atto, in modo da avviarsi a vivere autonomamente, ma correttamente". Di fatto, se i genitori "avviano al lavoro" il ragazzo e gli fanno conseguire la patente "A", dimostrano di aver fatto il loro dovere per educarlo, configurando la prova liberatoria prevista dall'articolo 2048 del Codice civile. Con questa sentenza la Cassazione ha rigettato il ricorso di un signore di Treviso che, risarcito in parte dalla Compagnia di assicurazione, aveva chiamato in giudizio i genitori di un diciassettenne, che lo aveva investito con il suo motorino, perché fossero condannati al risarcimento dell'ulteriore danno. La Corte ha sposato le conclusioni dei giudici di merito che avevano escluso la responsabilità della coppia, visto che i due erano nell'impossibilità di impedire l'evento.
Secondo la Corte (sentenza 16204, prima sezione civile, depositata ieri), sono << considerate valide anche le ordinanze-ingiunzione emesse senza autografia della firma >> se i dati contenuti nel documento << consentono comunque di accertare aliunde la sicura attribuibilità dell'atto a chi deve esserne l'autore >>. La Corte ha finito con il ribadire un principio del tutto favorevole a chi la multa non intendeva pagarla. In particolare, si trattava di un automobilista di Genova che si era visto arrivare a casa cinque contravvenzioni recanti una sigla prestampata illeggibile, con aggiunto, a stampa, il nome del funzionario e il riferimento di conformità alle disposizioni del decreto legislativo n. 39 del 1993. Ma, secondo il ricorrente, la sostituzione della firma autografa con l'indicazione a stampa, prevista dal decreto del '93, non sarebbe applicabile agli atti sanzionatori. Su questo punto, i giudici di legittimità gli hanno dato decisamente ragione, accogliendo il ricorso. Allo stesso tempo, però, hanno ricordato un caso analogo, riguardante sempre la prefettura di Genova, risolto con la sentenza 7234/96. Nel rimettere gli atti al tribunale di Genova, quindi, i giudici di legittimità hanno stabilito che il magistrato dovrà attenersi al principio in base al quale sono valide le ordinanze-ingiunzioni senza firma autografa, purché contenenti altri elementi da cui desumere l'autore dell'emissione. Già il pretore di Genova aveva comunque confermato la validità, ma l'automobilista ugualmente era ricorso in Cassazione, che ha mosso al pretore un'unica censura: quelle multe sono da considerare valide in base alla legge n. 59 del 1997 (che regolamenta ulteriormente gli atti informatici della pubblica amministrazione) e non in base alle sole norme del 1993. Per tale motivo, il ricorso è stato accolto e adesso il pretore di Genova dovrà scrivere meglio le sue motivazioni, tenendo presenti anche le norme del 1997, che salvano ulteriormente le multe prestampate non sottoscritte dall'autografo di chi le ha elevate.
La Cassazione con sentenza n° 3036 del 2001 ha stabilito che la notifica della contravvenzione non ha valore se effettuata dopo i 150 giorni, anche nel caso il veicolo abbia cambiato proprietario. La notifica va effettuata infatti sempre al nuovo proprietario. Tale modifica è infatti accertabile verficando al PRA il passaggio di proprietà del veicolo. Se la pratica di trasferimento è in regola, spetta agli uffici comunali notificare correttamente, entro i termini la contravvenzione. Neppure può essere ritenuto coobligato in solido al pagamento della multa il vecchio proprietario, in quanto se aggiornata l'intestazione, è completamente estraneo al fatto.
La sentenza n° 1516 del 2 febbraio 2001 della Corte di Cassazione ha esteso il diritto al risarcimento anche ai parenti di chi rimane ferito in un incidente automobilistico, riconoscendo, alla moglie di un uomo rimasto ferito gravemente in un incidente stradale, il danno patrimoniale da lucro cessante. La donna aveva dovuto abbandonare il lavoro per accudire il marito rimasto gravemente menomato, subendo una diminuzione della propria capacità redittuale. Oltre al lucro cessante la Cassazione ha riconosciuto, alla moglie, anche il diritto al risarcimento del danno morale subito per le conseguenze psicologiche patite, provocate dalla nuova situazione familiare.
Le lesioni personali subite in occasione di un sinistro stradale non sono risarcibili ove risulti che le stesse siano ascrivibili esclusivamente al mancato uso delle cinture di sicurezza da parte del danneggiato. (Fattispecie le lesioni riportate a seguito di brusca frenata da un agente della polizia di Stato il quale, trasportato per ragioni di servizio, risultava privo del necessario presidio, pur non trovandosi in una situazione di tensione operativa tale da legittimarlo ad astenersi dall'uso delle cinture). (Giudice di Pace di Cefalù, 29 maggio 1999, n. 22) [RV1099].
La clausola della polizza che esclude la garanzia assicurativa per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore nel caso in cui il conducente non sia abilitato alla guida, si riferisce all'intero procedimento per il rilascio della patente che si conclude con l'autorizzazione prefettizia, non con il superamento dell'esame teorico-pratico. Pertanto, se il conducente del veicolo assicurato, pur avendo superato l'esame non aveva ancora ottenuto il rilascio della patente, l'assicuratore che abbia risarcito il danno al terzo danneggiato dal sinistro ha diritto di rivalsa nei confronti dell'assicurato ai sensi dell'art. 18 L. 24 dicembre. (Cass. Civ., Sez. III, 16 novembre 1998, n. 11534) [RV1099].
La sentenza n° 11625, depositata il 13 novembre 2000, della Quarta Sezione penale della Cassazione ha affermato il diritto al risarcimento del nascituro. Il bambino non ancora nato, ma già concepito al momento in cui si è verificato il danno, è personalmente titolare del diritto all'indennizzo del danno. Viene così riconosciuto il diritto del piccolo a stare in giudizio, anche se al momento dei fatti non era ancora stato partorito, ed oltre al risarcimento del danno patrimoniale, non avendo egli potuto avere dalla nascita il sostegno economico del genitore, viene riconosciuto anche a quello non patrimoniale per la perdita affettiva subita. Con questa sentenza vengono ampliati i diritti del nascituro, allargandoli oltre al diritto alla salute anche a quelli della protezione della persona in generale.
Secondo un'indagine svolta unitariamente dai sindacati CGIL-CISL-UIL, il 50% degli infortuni sul lavoro avviene percorrendo le strade, quindi fuori dal posto di lavoro. Gli infortuni che avvengono mentre si percorre il tragitto tra la propria residenza ed il posto di lavoro e quelli che avvengono mentre ci si trova alla guida di un mezzo aziendale o privato ad uso aziendale per svolgere le proprie mansioni lavorative (autotrasportatori, agenti di commercio etc.) sono denominati "infortuni in itinere". Nel tempo è sempre stato controverso se tali incidenti dovessero essere risarciti dall'INAIL o dalla polizza responsabilità civile auto del veicolo (qualora ne sussistessero le condizioni), dando adito a numerosissimi contenziosi legali.
La sentenza n° 14508 della Corte di Cassazione, depositata l'8 novembre ha dissipato parecchie incertezze. I giudici hanno voluto affermare un indirizzo nettamente favorevole al lavoratore in movimento. Il percorso casa-lavoro "in considerazione dei doveri di rilevanza costituzionale di solidarietà familiare deve considerarsi normale" e quindi va ricompresso nella tutela del lavoratore. Tale pronuncia fa seguito a quanto previsto dall'articolo 12 del Decreto legislativo n° 38 del 23/11/2000 che fa riferimento "alla normalità della copertura assicurativa nel tragitto casa-lavoro, includendo tutte le deviazioni e interruzioni indipendenti dal lavoro ma dovute ad esigenze essenziali ed improrogabili".
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA RISARCIMENTO DANNI - VEICOLO IN LEASING - RESPONSABILITA' SOLIDALE TRA IMPRESA CONCEDENTE E LOCATARIO - ESCLUSIONE - RESPONSABILITA' DEL SOLO LOCATARIO IN VIA SOLIDALE CON IL CONDUCENTE DEL VEICOLO
In caso di sinistro stradale prodotto dalla circolazione di veicolo concesso in leasing, responsabile, in solido con il conducente, non è l'impresa concedente, ma il solo utilizzatore.
(C.c., art. 2054; c.p.c., art. 102).
(Giudice di Pace di Torino, 4 marzo 1999, n. 639).
In tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, la previsione di una clausola di esclusione della garanzia assicurativa per i danni cagionati dal conducente non abilitato alla guida non è idonea ad escludere l'operatività della polizza (ed il conseguente obbligo risarcitorio dell'assicuratore), se detto conducente, legittimamente abilitato alla guida, si sia limitato a non rispettare prescrizioni e cautele imposte dal codice della strada (come nel caso di soggetto dotato di patente di tipo A, e minore degli anni diciotto, che abbia guidato un motoveicolo di cilindrata non superiore ai 125 cmc.
trasportando, però, altra persona, in violazione dell'art. 79 c.s.).
(Cass. Civ., sez. III, 20 febbraio 1998, n. 1786)
Per il disposto dell'art. 2 del D.P.R. 24 novembre 1970 n. 973, recante il regolamento di esecuzione della legge 24 dicembre 1969 n. 990, sull'assicurazione obbligatoria della R.C.A., le norme sull'assicurazione obbligatoria si estendono ai veicoli circolanti su aree private solo se aperte alla circolazione del pubblico, nelle quali cioè si può circolare anche se sotto specifiche condizioni o per determinate finalità. Non rientrano, pertanto, nel novero di tali aree le autofficine nelle quali l'accesso è consentito ai proprietari dei veicoli per riparazioni, nel cui interno non si svolge un traffico veicolare, ma solo un'attività di spostamento dei veicoli in dipendenza dei lavori.
(Cass. Civ., Sez. III, 9 febbraio 1998, n. 1321)
Il Tribunale di Como ha stabilito che può essere riconosciuto il risarcimento ai familiari di una persona vittima di incidente stradale per i danni riflessi dovuti alla depressione del congiunto. Nel caso in questione un cuoco era rimasto vittima di un grave incidente in auto, che gli aveva provocato un periodo di coma ed un' invalidità del 26%. In particolare la menomazione al gusto ed all'olfatto lo costrinse ad abbandonare la sua attività di cuoco e a chiudere il locale di cui era titolare, provocandogli uno stato di depressione che incise profondamente nei rapporti familiari.
Con riguardo ad un veicolo usato, e rottamato per l'antieconomicità delle riparazioni e delle sostituzioni, il valore ante sinistro dello stesso veicolo è dato dalla media dei prezzi alla vendita e all'acquisto (secondo le stime commerciali pubblicate nelle apposite riviste specializzate), detratto l'importo ricavato dalla medesima rottamazione. L'anzidetto valore medio va maggiorato degli esborsi pecuniari documentati quali le spese di rottamazione, di acquisto di altro veicolo di pari cilindrata, di mancato uso veicolo. Ove si richieda un risarcimento maggiore di danni sostenendo le ottime condizioni dell'usato, è necessario darne concreta prova e a tal uopo non è sufficiente la produzione di fotografie che ne attestino soltanto tale stato (apparente) della carrozzeria.
(Giudice di Pace di Casamassima, 6 febbraio 1998, n. 7).
Le operazioni di carico e scarico di carburante effettuate da un automezzo nell'area di un impianto di distribuzione di carburante costituiscono attività non riconducibili alla circolazione stradale, onde in ipotesi di danni provocati dall'automezzo nel corso e a causa di tali operazioni (durante le quali, nella specie, si era sviluppato un incendio) non operano le norme di cui alla L. 24 dicembre 1969, n. 990.
(Cass. Civ., Sez. III, 9 giugno 1997, n. 5146).
Il rimorchio unito alla motrice diventa un unico veicolo, ad ogni effetto e sotto una sola guida. Pertanto, quando il rimorchio È agganciato e circola come una sola unità, È operativa la copertura assicurativa della motrice e a rispondere dei danni a terzi È sempre il proprietario di quest'ultima e, per esso, il suo assicuratore.
(Trib. Civ. Massa Carrara, 15 luglio 1996).
L'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore riguarda tutti gli autoveicoli, compresi gli autotreni, ed è funzionale alla copertura dei rischi, attuali o anche solo potenziali, connessi alla loro circolazione, così che essa, ancorché stipulata per il solo autoveicolo o per la sola motrice, deve ritenersi estesa al "complesso unitario circolante", comprendente anche il carrello o il rimorchio agganciati (da ritenere, nella specie, parti integranti del veicolo marciante), mentre, per i carrelli ed i rimorchi non agganciati (e cioè fermi su strade di uso pubblico ed aree equiparate, ovvero manovrati a mano), la ricordata assicurazione obbligatoria è destinata a coprire esclusivamente il c.d. "rischio statico", giusto disposto dell'art. 1 della legge n. 990 del 1969. Conseguentemente, operando, in caso di danno prodotto da motrice trainante un rimorchio od un carrello, la sola assicurazione obbligatoria del rischio dinamico del "complesso unitario circolante", e non anche la (distinta) assicurazione obbligatoria del rischio statico del veicolo inerte, deve ritenersi consentita alle parti la stipula di altra ed apposita convenzione assicurativa relativa al rischio dinamico del rimorchio e del carrello separatamente considerati rispetto alla motrice, versandosi, peraltro, in tal caso, nella (diversa) ipotesi di assicurazione volontaria, destinata ad operare cumulativamente con quella obbligatoria qualora il rischio dinamico abbia a trovare concreta attuazione.
(Cass. Civ., Sez. III, 1 ottobre 1997, n. 9574).
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile, derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, dal combinato disposto dell'art. 7 della legge n. 990 del 1969 e dell'art. 1901 c.c. si evince che ove siano stati rilasciati il certificato assicurativo ed il relativo contrassegno, l'assicuratore è obbligato a risarcire i danni al terzo danneggiato nei limiti del massimale, quando il sinistro sia avvenuto entro il termine di quindici giorni dalla scadenza dei premi successivi al primo stabilito nel contratto, anche se non sia stato pagato il nuovo premio, dal momento che nei detti quindici giorni di tolleranza il contratto assicurativo seguita a spiegare i suoi effetti in dipendenza del premio pagato nell'anno decorso.
(Cass. Civ, Sez. III, 1 ottobre 1997, n. 9572).
Il diritto di rivalsa dell'assicuratore nei confronti dell'assicurato benché previsto dall'art. 18 legge 24 dicembre 1969 n. 990 come speculare all'inopponibilità, al terzo danneggiato, delle eccezioni derivanti dal contratto, prevista dal medesimo comma del succitato articolo ha natura contrattuale, e quindi si prescrive in un anno, ai sensi dell'art. 2952, secondo comma, c.c., perché deriva dall'inadempimento dell'obbligo, contrattualmente assunto, di non esporre l'assicuratore a pregiudizi economici estranei al rischio assicurato e perciò non correlati al premio pattuito, dal che appunto deriva la rivalsa, volta a riequilibrare il sinallagma alterato, com'è confermato anche dall'esclusione della rivalsa stessa se non vi è tale inadempimento. (Cass. Civ., Sez. III, 9 ottobre 1997, n. 9814).
In tema di assicurazione obbligatoria della R.C.A,, il rimorchio essendo privo di un proprio meccanismo di propulsione è coperto dall'assicurazione soltanto per i sinistri da esso prodotti in sosta o durante le manovre a mano (c.d. rischio statico), mentre allorch‚ viene agganciato alla motrice, divenendo componente di un unico veicolo a motore, beneficia della copertura assicurativa relativa all'autotreno, che si estende al complesso unitario anche quando la polizza sia stata stipulata con la sola indicazione della motrice.
(Cass. Civ., Sez. III, 18 dicembre 1996, n. 11318)
Le operazioni di carico e scarico carburante effettuate da un automezzo nell'area di un impianto di distribuzione di carburante costituiscono attività non riconducibili alla circolazione stradale, onde in ipotesi di danni provocati dall'automezzo nel corso e a causa di tali operazioni (durante le quali nella specie, si era sviluppato un incendio) non operano le norme di cui alla L. 24 dicembre 1969, n. 990.
(Cass. Civ., Sez. III, 9 giugno 1997, n. 5146)
In tema di assicurazione obbligatoria della Rca costituisce principio fondamentale della materia, cui il conciliatore è tenuto ad uniformarsi nella decisione emessa secondo equità, a norma dell'art. 113 comma 2 c.p.c., l'obbligo da parte dell'assicuratore, o in sua mancanza o impossibilità da parte del Fondo di garanzia per le vittime della strada, di risarcire direttamente il danneggiato del fatto imputabile a responsabilità dell'assicurato o del guidatore del veicolo non assicurato. L'esposizione del contrassegno di assicurazione è predisposta per dare concreta attuazione al diritto del danneggiato di essere risarcito direttamente dall'assicuratore. Costituisce del pari principio fondamentale, la cui osservanza da parte del conciliatore è rilevante in sede di legittimità, quello secondo cui la proprietà delle auto coinvolte in un incidente può essere accertata con tutti gli strumenti di prova che il giudice ritiene più appropriati a tal fine.
(Cass. Civ., Sez. III, 14 maggio 1997, n. 4233)
(Cass. Civ., Sez. III, 14 maggio 1997, n. 4233).
Il motociclo guidato dall'uomo a motore spento ed a propulsione muscolare deve considerarsi pur sempre circolante su strada, con la conseguenza che è legittima la contestazione delle infrazioni di cui agli artt. 93, comma settimo e 193 comma primo e secondo del codice della strada (e la conseguente confisca del veicolo) nei confronti del conducente privo della relativa carta di circolazione e della copertura assicurativa.
(Nuovo c.s., art. 93; nuovo c.s., art. 193) (Cass. Civ., Sez. I, 30 marzo 1999, n. 3068) [RV0899].
La sanzione amministrativa prevista dall'art. 32, primo comma, legge 24 dicembre 1969, n. 990, a carico di chiunque ponga in circolazione veicoli per i quali vi è obbligo di assicurazione o consenta la circolazione dei medesimi senza che essi siano coperti da assicurazione, presuppone un potere di diritto, o anche semplicemente di fatto, del soggetto nei confronti del veicolo. Tale sanzione, pertanto, non può essere applicata a chi non sia più proprietario di un autoveicolo, per averlo ceduto a terzi, anche se la vendita non sia stata trascritta nel pubblico registro automobilistico, atteso che tale trascrizione non ha efficacia costitutiva rispetto alla vendita, e non incide sulla validità o sull'efficacia dell'atto traslativo ma serve solo a dirimere i conflitti tra pretese contrastanti sullo stesso veicolo. Pertanto, le risultanze del pubblico registro automobilistico, sul quale non sia stata effettuata tale trascrizione, non rendono la vendita inopponibile all'autorità competente ad applicare la sanzione amministrativa, ma hanno valore di presunzione semplice, che può essere vinta con ogni mezzo, andando l'effettiva titolarità della proprietà accertata alla stregua delle comuni regole civilistiche, in base alle quali, in caso di vendita dell'autoveicolo, l'effetto traslativo si verifica a seguito del mero consenso delle parti.
(L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 32). (Cass. Civ., Sez. I, 15 febbraio 1999, n. 1226) [RV0999].
La confisca prevista dall'art. 21, primo comma, L. n. 689/1981 per i veicoli posti in circolazione senza copertura per danni a terzi, preceduta dall'ordinanza-ingiunzione con invito alla regolarizzazione della posizione assicurativa, integra sanzione amministrativa autonoma rispetto alla misura cautelare del sequestro e, come tale, è applicabile indipendentemente dall'eventuale inefficacia di detto sequestro per decorso dei termini fissati dall'ultimo comma dell'art. 19 della L. n. 689/81.
(L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 19; L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 21). (Pret. Civ. di Salerno, Sez. dist. Eboli, 9 febbraio 1999, n. 39) [RV0999].

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 ART. 32
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 art. 205
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 art. 589
 art. 45
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