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Timestamp: 2017-09-25 18:36:10+00:00

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Multe: indicare un conducente diverso da quello reale è reato di falso. – Noi Radiomobile™
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Multe: indicare un conducente diverso da quello reale è reato di falso.
(Corte di Cassazione penale, sez. V. sentenza 11 maggio 2016, n. 19527)
Risponde di falso il conducente multato che, nella dichiarazione da inviare alla polizia, indichi generalità diverse dalle proprie, al fine di evitare la decurtazione dei punti della patente.
E’ quanto emerge dalla sentenza 11 maggio 2016, n. 19527 della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione.
3.Tale convincimento muove dall’insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U. 20/1999, Rv. 214638) che , nello statuire che con la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti – decisione equiparata ad una sentenza di condanna dall’art. 445 c.p.p., comma 1, ultima parte – il giudice è tenuto a dichiarare, ai sensi dell’art. 537 c.p.p., comma 1, l’accertata falsità di atti o di documenti, ha pure precisato che la dichiarazione di falsità prescinde dall’affermazione della penale responsabilità dell’imputato, essendo fondata esclusivamente sull’accertamento – che si rende possibile anche nel giudizio speciale di patteggiamento, pur nei limiti di una cognizione allo stato degli atti – della non rispondenza al vero dell’atto o del documento.
Le Sezioni Unite hanno testualmente osservato che anche in tale giudizio “la necessità dell’accertamento del fatto è inderogabilmente postulata, oltre che nell’ottica dell’applicazione di cause di non punibilità, tanto ai fini del controllo dell’esattezza della qualificazione giuridica, che si attua attraverso la verifica della corrispondenza del fatto accertato con la fattispecie legale, quanto ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie”, con la conseguenza che “l’accertamento del fatto contenuto nella sentenza di applicazione della pena concordata può costituire, dunque, idonea base giustificativa della pronuncia dichiarativa, della falsità di atti o di documenti”.
Pertanto, se l’accertamento del fatto, e, quindi della non rispondenza al vero dell’atto, o del documento in caso di reato di falso, è insito nella pronuncia di applicazione della pena su richiesta, non è dato comprendere quali ulteriori motivazioni implicanti valutazioni di merito a sostegno della ritenuta falsità, precluse a questa corte, sarebbero riservate al giudice dell’esecuzione (Sez. 5, n. 7477 del 21/01/2014).
4. Nel caso di specie, pertanto, il giudice di merito risulta aver accertato il fatto, attraverso l’esclusione delle cause di non punibilità e verificato la corretta qualificazione giuridica di esso, sicchè la falsità dei predetto modulo, non dichiarata nella sentenza oggetto di ricorso, può e deve essere dichiarata in questa sede.
5. L’annullamento in parte qua della sentenza impugnata va, pertanto, pronunciato senza rinvio, contestualmente dichiarandosi la falsità del modulo in questione (Sez. 5, n. 7477 del 21/01/2014; Sez. 5, n. 20744 del 01/04/2014).
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