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Timestamp: 2019-12-12 05:52:15+00:00

Document:
DELIBERAZIONE N. 47 Adunanza del 4 maggio 2011
VISF/GE/10/67664
Oggetto: “appalto relativo al servizio di refezione scolastica nelle scuole di infanzia e nelle scuole primarie statali del territorio comunale per il triennio scolastico 2010/2013”.
Stazione appaltante: Comune di Ragusa.
Esponente: GEMEAZ CUSIN S.p.A..
Riferimenti normativi: D.Lgs. 163/2006, artt. 3, co. 12, 29, co. 1, 30, co 2; art. 1, n. 4, direttiva 2004/18/CE; 2006/C179/02.
In relazione alla procedura di gara in epigrafe, la società GEMEAZ CUSIN S.p.A ha fatto pervenire all’Autorità una segnalazione per rappresentare tre censure in ordine al bando di gara.
In particolare, la prima censura era attinente al punto 3 del bando (“Importo”), in quanto dalle informazioni in esso contenute non sarebbe stato possibile determinare la base d’asta complessiva, ossia comprensiva, oltre che del prezzo pagato dall’Ente territoriale (a copertura parziale del costo del servizio), anche della tariffa pagata dall’utenza. Inoltre, si rilevava che nella lex specialis non vi era nessuna informazione circa il numero dei soggetti titolari del diritto di fruire di una tariffa agevolata e del modo di ripartizione delle fasce sociali di agevolazione.
La seconda era relativa al punto 15.1 del bando, nel quale è prevista una formula matematica per la valutazione dell’offerta economica la cui applicazione costituirebbe un favor nei confronti dell’operatore economico che offre “la migliore offerta economica” a nocumento del concorrente che invece offre “la miglior offerta tecnica”, danneggiando in tal modo l’offerente che pone maggiore attenzione all’aspetto tecnico/qualitativo nella presentazione dell’offerta complessiva.
La terza, ed ultima, censura era relativa al mancato richiamo nella lex specialis della norma contenuta nell’art. 2 della legge regionale siciliana n. 15/08 (art. 2, “Misure di contrasto alla criminalità organizzata”).
L’Autorità ha ritenuto di avviare un’attività istruttoria sul caso di specie, muovendo i seguenti profili di contestazione.
Al di là delle doglianze rappresentate dalla società GEMEAZ COUSIN S.p.A., in via preliminare si è mossa una censura in ordine alla qualificazione della procedura di gara, apparendo configurarsi più propriamente una “concessione di servizi” piuttosto che un “appalto di servizi”.
Si è inoltre rilevato che tra i requisiti di partecipazione è stato impropriamente incluso il requisito del possesso del centro cottura ad una distanza non superiore a 50 km dal luogo di consumo dei pasti ed, infine, che nel bando è stata prevista l’assegnazione di un punteggio alle offerte tecniche dei concorrenti che hanno un centro cottura ubicato “entro i 50 km”, in “Provincia” e “nel Comune”.
Con riferimento, invece, alla prima censura del segnalante (importo posto a b.a.), l’Autorità ha osservato che il calcolo del valore stimato dell’affidamento deve essere basato sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato dalle stazioni appaltanti (art. 29, co. 1, primo periodo, D.Lgs. 163/2006); ne consegue che l’importo a b.a. avrebbe dovuto includere anche la tariffa pagata da tutti i potenziali fruitori del servizio pubblico.
Per ciò che attiene, poi, alle ultime due censure, si è richiesto alla stazione appaltante di fornire ulteriori informazioni, in particolare riguardo alla formula matematica utilizzata per la determinazione del “prezzo del pasto” ed alle previsioni del citato art. 2 della L.R. 15/08.
Il Comune di Ragusa ha fatto pervenire all’Autorità le osservazioni di seguito evidenziate.
In relazione alle questioni preliminari eccepite dall’Autorità, la stazione appaltante ha osservato che l’affidamento del servizio in oggetto, se “fino allo scorso anno scolastico, esso aveva inequivocabilmente le caratteristiche dell’appalto di servizio pubblico”, dal corrente anno può in effetti presentare le caratteristiche della concessione.
Infatti, nel caso di specie la S.A. ritiene che ricorra il primo elemento peculiare del contratto di concessione rispetto al contratto di appalto, ossia che il destinatario del servizio erogato sia l’utenza (la quale sostiene parte del costo del servizio di refezione scolastica di cui fruisce). La stazione appaltante riserva, invece, qualche perplessità nel rinvenire il secondo elemento tipico delle concessioni, ossia l’accollo del rischio da parte dell’aggiudicatario, in quanto: il contributo medio del Comune è pari all’incirca al 59% del prezzo del singolo pasto; la domanda risulta anelastica; il pasto viene erogato solo a seguito della prenotazione e percezione del ticket da parte degli utenti.
Per ciò che attiene al divieto di commistione tra requisiti soggettivi di partecipazione e requisiti oggettivi delle offerte, la S.A. ha ritenuto “di non essersi allontanati troppo da detta prescrizione” in quanto all’art. 8 del capitolato è previsto che solo la ditta aggiudicataria “dovrà organizzare il piano dei trasporti, in modo tale che i tempi di produzione e consumo siano razionali e comunque non superino i 40 minuti”; ha precisato, poi, che la “distanza del centro di cottura” è sembrata un indicatore più oggettivo della modalità organizzativa del servizio considerato rispetto al tempo di consegna, soggetto a troppe variabili e in gran parte dipendente dalla stessa distanza; ha sottolineato, infine, che il suddetto requisito non violerebbe il principio di non discriminazione perché non riguarda l’ubicazione della sede legale o operativa ma appunto il centro di cottura; e che “il fatto che, in mancanza di diversa prescrizione, il possesso di tale requisito potesse essere anche solo dichiarato, consentiva all’impresa interessata di partecipare, anche senza disporne effettivamente, e di organizzarsi in tal senso solo al momento dell’eventuale aggiudicazione; come appunto ritenuto opportuno da codesta AVCP”.
Circa le doglianze del segnalante, la stazione appaltante, in relazione alla prima, ha rappresentato che il bando e il capitolato d’appalto hanno fornito tutti gli elementi (n. anni del servizio; n. presunto dei pasti giornalieri; n. medio delle giornate, nel corso dell’anno scolastico, nelle quali assicurare il servizio; prezzo unitario del pasto posto a base d’asta; costo del servizio a carico del Comune), per determinare con un semplice calcolo il valore complessivo dell’appalto (che indica in 2.193.750,00 euro oltre IVA).
A tal riguardo, è stato aggiunto in primis che, comunque, non sarebbe necessario conoscere il numero dei soggetti titolari del diritto di fruire di una tariffa agevolata ed il modo in cui sono ripartite le fasce sociali di agevolazione, poiché all’impresa aggiudicataria sarà corrisposta la differenza fra il prezzo di aggiudicazione del singolo pasto e quanto da ciascun utente pagato; ed in secundis che per un calcolo preciso “occorrerebbe conoscere la frequenza (in senso statistico) dei soggetti ricadenti nelle varie fasce”, esatta consistenza di cui “si potrà avere contezza solamente a servizio avviato”.
Si è concluso sul punto osservando che “il fatto che, nel bando di gara non sia stato indicato, quale valore dell’appalto, il costo totale del servizio, ma solo la somma massima presuntivamente posta a carico dell’amministrazione, potrà magari essere censurato sotto l’aspetto del rispetto formale di quanto previsto dal comma 1 dell’art. 29 del Codice dei Contratti Pubblici” ma non dal punto di vista della suddetta impossibilità di calcolare la b.a.
Con riferimento, poi, al rilievo sollevato dall’Autorità che la b.a. debba includere anche quanto pagato dall’utenza, il Comune di Ragusa ha ritenuto che “occorra distinguere tra valore del contratto e importo a base di gara, inteso come valore rispetto al quale formulare la percentuale di ribasso” e che fosse “preferibile fare riferimento e indicare come base d’asta un dato di maggiore concretezza, quale il prezzo unitario del pasto, come quantificato dal competente ufficio, piuttosto che il valore complessivo, non predeterminabile, se non in via presuntiva, in quanto condizionato dalla domanda effettiva”.
Per quanto attiene alla censura della formula matematica - premettendo che l’inconveniente
indicato dal segnalante si verifica solo “congiunto a due circostanze, poche offerte e percentuali di ribasso con scarto minimo” - si è evidenziato che, attesa l’urgenza di provvedere all’erogazione del servizio in oggetto, “la stazione appaltante non avrebbe potuto che attenersi a quanto prescritto dal bando come metodo di calcolo”.
Riguardo, infine, al mancato rispetto delle previsioni normative di cui all’art. 2 della legge regionale n. 15/2008, dopo aver riportato quanto disposto dal suddetto articolo, ha osservato che tale censura è palesemente falsa considerato che il bando di gara prevede esattamente quanto disposto dalla suddetta norma (v. pag. 10).
Alla luce di quanto rappresentato nella parte in fatto che precede, si osserva quanto segue.
Con riferimento alla questione preliminare, concernente la corretta qualificazione della fattispecie concreta oggetto di controversia si ritiene, anche alla luce delle precisazioni rimesse dalla stazione appaltante, che la stessa debba più correttamente essere ricondotta nell’alveo della concessione di servizi.
Dalle prescrizioni normative del Codice dei contratti pubblici si evince che il discriminen tra la fattispecie giuridica dell’appalto e quella della concessione può essere individuato nel fatto che nel contratto di concessione il corrispettivo dell’erogazione del servizio consiste unicamente nel diritto di gestire il servizio, avendo come vantaggio la possibilità di esigere un prezzo dall’utenza, oppure in tale diritto accompagnato da un prezzo (v. artt. 3, comma 12 e 30, comma 2, D.Lgs. 163/06; si veda anche l’art. 1, n. 4 della direttiva 2004/18/CE ed, ex multis, Tar Lombardia – Milano, Sez. III, n. 2580/2007).
Secondo l’orientamento giurisprudenziale nazionale l’elemento identificativo discriminante è da ravvisarsi nel fatto che nell'appalto di servizi le prestazioni sono rese in favore dell'Amministrazione, mentre nella concessione di servizi s’instaura un rapporto trilaterale, tra l’Amministrazione, il concessionario e gli utenti. In particolare, nella concessione di servizi il costo del servizio grava sugli utenti, mentre nell'appalto di servizi spetta all'Amministrazione compensare in toto l'attività svolta dal privato (cfr. TAR Liguria, Sez. II, sentenza n. 39/2009; Cons. St., Sez. V, n. 1623/2009; Cons. St., Sez. V, n. 4270/2007).
Alla luce della tradizione giuridica italiana più recente - che preferisce partire dall’analisi della sussistenza di specifici contenuti nel rapporto di concessione, ossia dalla c.d. “trilateralità” del rapporto affidante-affidatario-utente e dall’eventualità di un prezzo da corrispondere nell’erogazione del servizio (indipendentemente dalla circostanza che esso sia a pieno carico dell’utenza ovvero parzialmente coperto dalla pubblica amministrazione) - nell’affidamento del servizio di refezione scolastica in esame, pertanto, non può ravvisarsi un vero e proprio appalto, bensì una concessione di servizi atteso che si instaura il rapporto trilaterale anzidetto, sicché, una volta affidata la gestione del servizio, il concessionario agisce in luogo dell'Amministrazione fornendo i pasti a terzi dietro compenso (cfr. Cons. St., Sez. VI, n. 4890/2009; Cons. St., Sez. VI n.3333/2006).
Si deve, comunque, osservare che rispetto all’orientamento giurisprudenziale sopra evidenziato, la Corte Europea e la giurisprudenza comunitaria (cfr. ex multis la sentenza 13 ottobre 2005, causa C-458/03 - Parking Brixen GmbH) riconoscono generalmente il suddetto discriminen anche nel “fattore rischio” connesso all’incertezza del ritorno economico dell’attività, che nella concessione grava sul soggetto concessionario a fronte della richiesta di un prezzo all’utenza (cfr. Comunicazione Interpretativa della Commissione Europea sulle concessioni nel diritto comunitario, in GUCE del 29.04.2000, richiamata dalla Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche comunitarie, del 01.03.2002 n. 3944 rubricata “Procedure di affidamento delle concessioni di servizi e di lavori”) . Con riferimento all’assunzione dell’alea da parte dell’affidatario è stato chiarito che “[..] per poter ritenere sussistente una concessione di servizi è necessario che l’amministrazione aggiudicatrice trasferisca il rischio di gestione che essa corre a carico completo o almeno significativo al concessionario [..]” (CGE sent. del 10.09.2009, n. C-206/2008).
Sull’argomento di recente anche la Corte di Cassazione ha osservato che “la linea di demarcazione è netta [..] l’appalto pubblico di servizi, a differenza della concessione, riguarda di regola servizi resi alla pubblica amministrazione e non al pubblico degli utenti, non comporta il trasferimento del diritto di gestione quale controprestazione, ed infine non determina, in ragione delle modalità di remunerazione, l’assunzione del rischio di gestione da parte dell’affidatario” (cfr. Cass. S.U., ord. n. 12252/2009).
Conclusivamente, nel caso di specie, come convenuto dalla stessa stazione appaltante, si osserva che il destinatario ultimo del servizio pubblico è l’utenza - e non lo stesso Comune di Ragusa (dunque, non è reso ad una pubblica amministrazione) - la quale paga un ticket al concessionario (a tal proposito, nella nota del 03.12.2010 il Comune evidenzia che nel corso del tempo si è verificato “un sempre maggiore spostamento dei costi dalla collettività (bilancio comunale) al fruitore diretto”), il quale, a sua volta, trattiene il suddetto ticket quale remunerazione del servizio gestito (quindi vi è trasferimento del diritto di gestione quale controprestazione); inoltre, il valore del servizio non è “predeterminabile, se non in via presuntiva, in quanto condizionato dalla domanda effettiva”, pertanto, vi è assunzione del rischio di gestione in capo all’aggiudicatario. In altri termini, il concessionario non è in grado di procedere ad un calcolo preciso del flusso totale di utenti che usufruiranno di fatto del servizio e dunque, in ultima analisi, non è possibile all’affidatario determinare con certezza gli effettivi flussi di cassa derivanti dall’erogazione del servizio.
Le caratteristiche della concessione di servizi, pertanto, si riscontrano anche nella fattispecie de qua, tenuto conto delle modalità con le quali il servizio di refezione scolastica è reso (in favore degli utenti), del sistema di remunerazione previsto (il costo grava sugli utenti, ancorché con corresponsione di una quota da parte della PA, quale ipotesi ammessa dal citato art. 30 del Codice), dell’assunzione di rischio di gestione in capo all’impresa (la remuneratività della gestione è legata ai livelli di utenza).
È appena il caso di aggiungere che anche le concessioni di servizi devono garantire il più ampio confronto concorrenziale; a tal fine è pertanto auspicabile un regime pubblicitario degli affidamenti in concessione che, in ragione della rilevanza dell’importo dell’affidamento, si estenda anche a livello europeo in linea con i principi di adeguata pubblicità e trasparenza, applicabili anche alle concessioni di servizi in quanto espressamente richiamati dall’art. 30 del D.Lgs. 163/2006 e dalla predetta Comunicazione interpretativa della Commissione Europea sulle concessioni del 12/04/2000.
Per le ragioni anzidette, si osserva inoltre che, pur se si inquadri l’affidamento del servizio di refezione scolastica in questione come appalto di servizi - rientrante nell’allegato IIB - sarebbe stato anche in tal caso, comunque, auspicabile dare al bando una pubblicità proporzionata al “valore” dell’affidamento, come chiarito nella Comunicazione interpretativa della Commissione Europea 2006/C 179/02 e nel conseguente Comunicato del Presidente AVCP del 30/11/2007. Ciò al fine di assicurare la conoscenza della gara ai soggetti economici del settore nel rispetto dei principi cardine stabiliti dalla normativa comunitaria e dal Codice dei Contratti in materia di contrattualistica pubblica, tra i quali, il principio di libera concorrenza, di adeguata pubblicità e di non discriminazione.
A tal proposito, si ritiene, pertanto, che Codesta stazione appaltante, in considerazione del rilevante importo dell’affidamento (che valutato nei termini di cui al seguente punto 1. risulterebbe pari ad euro 2.193.750,00 oltre IVA), avrebbe più opportunamente dovuto dare una forma di pubblicità più ampia rispetto a quella effettuata (GURS, Albo Pretorio ed alcuni dei quotidiani regionali, cfr. verbale di gara del 10.09.2010, acquisito dal profilo del committente).
Per ciò che attiene alla previsione nel bando di gara secondo cui, tra i requisiti di ammissione, i partecipanti devono possedere un centro cottura ad una distanza non superiore a 50 km dal punto di consumo, si osserva che quando la stazione appaltante, per motivate e peculiari circostanze, ritenga importante che il soggetto che provvede all’erogazione del servizio di refezione scolastica debba avere un centro cottura in prossimità del proprio territorio, deve chiedere nel bando al solo aggiudicatario di soddisfare detto requisito (in questo senso chiaramente par. 2.2.1 della Comunicazione Interpretativa della Commissione UE 20061C 179102 sul diritto comunitario applicabile alle aggiudicazioni di appalti non o solo parzialmente disciplinate dalle direttive “appalti pubblici”; cfr. anche TAR Puglia-Bari, sez. I, sent. 2602/09).
Diversamente, infatti, si configurerebbe una violazione sia del principio di non discriminazione, sia del principio di parità di trattamento richiamati dall’art. 2 del Codice dei contratti pubblici e principi cardine del Trattato CE e delle Direttive appalti (cfr. ex multis: Corte di Giustizia, sent. 13.07.1993, causa C-330/91, Commezbank), producendo un iniquo vantaggio agli operatori economici già operanti sul territorio di riferimento e determinando, a causa della richiesta capacità organizzativa aggiuntiva per l’impresa, un elemento di distorsione dei costi del partecipante alla procedura di gara (Cons. St., Sez. V, n. 3887/2010.
A tale riguardo si ritiene, poi, di non poter accogliere la tesi secondo cui “in mancanza di diversa prescrizione, il possesso di tale requisito potesse essere anche solo dichiarato” e dunque, l’impresa interessata potesse partecipare anche senza disporre effettivamente del centro cottura così ubicato “e di organizzarsi in tal senso solo al momento dell’eventuale aggiudicazione”, giacché il bando di gara, al punto 13, stabilisce chiaramente che ”Per l’ammissione si richiede” il requisito della “distanza tra il centro di produzione dei pasti ed il punto di consumo non superiore a 50 km” (v. lettera d) del suddetto punto del bando di gara) e, inoltre, il contenuto della relativa dichiarazione (da rendersi ai sensi punto II, lettera B), n. 5.del bando) non consente l’interpretazione sopra menzionata fornita dal Comune.
Per quanto concerne, ancora, il problematico nodo del centro cottura si deve osservare, altresì, come sostenuto dal consolidato orientamento giurisprudenziale e dell’Autorità in materia, che l’attribuzione di punteggio nell’ambito dell’offerta tecnica (v. punto 15.2, lettera C) “Ubicazione del centro di cottura” del bando) alla distanza chilometrica tra il luogo di preparazione dei pasti e quello di consumo non è del tutto in linea con i dettami del D.Lgs. 163/06, in quanto, a stretto rigore, tra i requisiti oggettivi dell’offerta cui attribuire punteggio nell’ambito dell’offerta economicamente più vantaggiosa non si possono far rientrare i requisiti soggettivi di partecipazione, (sulla non commistione tra requisiti soggettivi di partecipazione e requisiti oggettivi dell’offerta cfr., ex multis, deliberazioni AVCP nn. 45/2010, 58/2008, 30 e 209 del 2007; parere di prec. n. 141/2010, n. 97/2010; Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Comunitarie del 1° marzo 2007 - “Principi da applicare, da parte delle stazioni appaltanti, nella scelta dei criteri di selezione e di aggiudicazione di un appalto pubblico di servizi”).
Di converso, poiché sulla qualità dei pasti influisce comunque in modo preponderante il tempo di consegna, sarebbe stato al limite più opportuno che il bando avesse previsto un punteggio per tale elemento (il tempo), piuttosto che per la distanza chilometrica (sul punto, di recente, anche la conferenza unificata Governo, Regioni, Autonomie locali del 29.04.2010 – G.U. n. 134 del 11.06.2010). A tale riguardo, si sottolinea peraltro che anche la stazione appaltante ha evidenziato l’importanza del fattore tempo tra gli impegni dell’aggiudicatario (v. primo capoverso art. 8, Capitolato d’appalto).
Si osserva, infine, che la distanza chilometrica non rappresenta un “indicatore più oggettivo” per garantire la freschezza dei cibi, in quanto a parità di distanza il tempo di consegna può variare a seconda delle condizioni infrastrutturali, territoriali, etc.
Con riferimento poi alle specifiche doglianze del segnalante, si rappresenta quanto segue.
1. Importo a base d’asta
Considerate le controdeduzioni della stazione appaltante, se da un lato si prende atto che la conoscenza del numero dei soggetti titolari del diritto di fruire di una tariffa agevolata ed il modo in cui sono ripartite le fasce sociali di agevolazione non risulta determinante per calcolare l’importo complessivo a b.a. - dato che all’impresa aggiudicataria sarà corrisposta la differenza fra il prezzo di aggiudicazione del singolo pasto e quanto da ciascun utente “agevolato” pagato - dall’altro si osserva che il bando di gara deve indicare, quale valore dell’appalto, il costo totale del servizio e non solo la somma massima presuntivamente posta a carico dell’amministrazione, in quanto parte del servizio sarà remunerato dai fruitori dello stesso.
A tale riguardo si rammenta, invero, che ai sensi del primo comma dell’art. 29 del Codice dei Contratti Pubblici la base d’asta deve indicare il valore complessivo dell’affidamento; il suddetto comma recita, difatti, che: “il calcolo del valore stimato degli appalti pubblici e delle concessioni di lavori o servizi pubblici è basato sull'importo totale pagabile al netto dell'IVA, valutato dalle stazioni appaltanti”.
Pertanto sarebbe stato più opportuno indicare il valore complessivo del pasto, inclusivo, oltre che dell’ammontare della spesa a carico dell’Ente territoriale, anche della parte a carico dell’utenza (come inteso dal predetto art. 29, co. 1) anche se non risulta “predeterminabile, se non in via presuntiva, in quanto condizionato dalla domanda effettiva”; il suddetto articolo parla, invero, di “valore stimato” non di “valore effettivo” (per la considerazione anche dei proventi provenienti dall’utenza, cfr. Corte di Giustizia, pronuncia 18 gennaio 2007 in causa C-220/05, nella quale ha osservato che nel calcolo del valore dell’affidamento devono rientrare anche gli introiti derivanti dall’utenza in quanto l’interesse del potenziale offerente è ricollegato al valore globale dell’operazione economica).
2. Formula matematica.
Per ciò che attiene alla formula matematica scelta dalla stazione appaltante (Risultato punteggio = [(Ribasso offerto dal concorrente / Ribasso massimo offerto dai concorrenti) * 40]), ci si limita ad osservare che, allo stato, tale formula non appare normativamente scorretta.
3. Legge regionale siciliana n. 15/08, articolo 2, commi 1 e 2 (come modificato dall'art.28 della L.R. n.6 del 14/5/09).
L’Autorità, alla luce del contenuto della normativa regionale richiamata messa a disposizione dalla stazione appaltante e presa visione del bando di gara, prende atto che, a differenza di quanto rappresentato dal segnalante, il bando di gara rispetta le suddette previsioni normative, riportandone espressamente il contenuto al punto 17, lettere e) - “Il rinvio a giudizio del legale rappresentante e dei dirigenti dell'impresa aggiudicataria per favoreggiamento nell'ambito di procedimenti relativi ai reati di criminalità organizzata comporterà la risoluzione del contratto, ai sensi dell'art.2 comma 2 della L.R. n.15 del 20.11.2008” - ed f): “L'aggiudicatario, ai sensi dell'art.2 comma 1 della L.R. n.15 del 20.11.2008, come modificato dall'art.28 della L.R. n.6 del 14/5/09, ha l'obbligo di indicare un conto corrente unico sul quale il Comune farà confluire tutte le somme relative all'appalto. L'aggiudicatario è tenuto ad avvalersi di tale conto corrente per tutte le operazioni relative all'appalto, compresi i pagamenti delle retribuzioni al personale da effettuarsi esclusivamente a mezzo di bonifico bancario, bonifico postale o assegno circolare non trasferibile. Il mancato rispetto dell'obbligo di cui al presente comma comporta la risoluzione per inadempimento contrattuale”.
ritiene che la corretta qualificazione della fattispecie oggetto di segnalazione debba più correttamente essere ricondotta nell’alveo della concessione di servizi;
ritiene che la stazione appaltante, in considerazione del rilevante importo dell’affidamento, avrebbe più opportunamente dovuto dare alla procedura di gara una forma di pubblicità più ampia rispetto a quella effettuata;
ritiene che la previsione, tra i requisiti di ammissione, secondo cui i partecipanti debbano possedere un centro cottura ad una distanza non superiore a 50 km dal punto di consumo non sia in linea con il principio di non discriminazione, libera concorrenza, parità di trattamento;
ritiene che l’attribuzione di punteggio nell’ambito dell’offerta tecnica alla suddetta distanza chilometrica non risulti propriamente conforme al c.d. “divieto di commistione” tra requisiti soggettivi di partecipazione e requisiti oggettivi dell’offerta. Osserva che sarebbe stato al limite più opportuno che la lex specialis avesse previsto un punteggio per l’elemento “tempo di consegna” piuttosto che per la “distanza chilometrica;
ritiene che il calcolo della base d’asta non sia in linea con i dettami del Codice in quanto non include il flusso di introiti proveniente dall’utenza;
invita il Comune di Ragusa a dare riscontro alla presente delibera entro trenta giorni dalla ricezione della stessa;
dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza Servizi e Forniture perché comunichi la presente delibera al Comune di Ragusa ed al segnalante.
Il Relatore Piero Calandra
Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 25 maggio 2011

References: art. 1
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 30
 art. 8
 art. 29
 articolo 2