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Timestamp: 2020-08-04 23:26:38+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12489 del 16/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12489 del 16/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 16/06/2016, (ud. 24/05/2016, dep. 16/06/2016), n.12489
sul ricorso 9315/2015 proposto da:
unitamente dagli avvocati CORRADO GRANDE, MARIA D’ELIA, GRAZIELLA
MANDATO giusta procura a margine del ricorso;
N.F., G.A.;
avverso la sentenza n. 3087/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del,
scritti e insiste per l’accoglimento.
2. La Regione Campania ricorre per cassazione contro la sentenza della Corte d’appello di Napoli che ha confermato la decisione con la quale il giudice di prime cure aveva accolto la domanda degli odierni intimati nei suoi confronti, condannandola al pagamento in favore di ciascuno di loro della prestazione assistenziale denominata reddito di cittadinanza, per gli anni 2005 e 2006.
3. Il ricorso è affidato ad un motivo.
4. Le parti intimate non hanno resistito.
5. La controversia concerne la materia del reddito di cittadinanza, istituto introdotto con L.R. Campania 19 febbraio 2004, n. 2, che è stata oggetto di interpretazione autentica da parte di successiva L.R. Campania 15 marzo 2011, n. 4, art. 1, comma 208, sul quale le sezioni unite si sono di recente e più volte espresse (da ultimo, per tutte, v. Cass., SU, 12 giugno 2015, n. 12180).
6. Richiamati i principi affermati dalle Sezioni unite della Corte (ex plurimis, Cass., SU, 12644/2014 cit., nonchè numerose altre decisioni coeve e, fra le ultime, v. Cass., SU, 12180/2015, cit.), il ricorso è qualificabile come manifestamente fondato.
7. Le richiamate decisioni delle Sezioni unite hanno ritenuto:
– nè, a svalutare tale intervento, può valere la considerazione del giudice di merito, secondo cui lo stesso, facendo seguito alla soppressione del beneficio (che la legge originaria aveva istituito in via “sperimentale” e che altre successive avevano prorogato e finanziato fino al 2010), attuata con la L.R. 7 dicembre 2010, n. 16, art. 19, comma 2, avrebbe finito con richiamare in vita un regolamento, quello sopra citato abrogato unitamente alla L. n. 2 del 2004, considerata la natura recettizia dell’operato rinvio, con il quale tale atto di normazione secondaria, peraltro ancora applicabile (al pari della legge cui lo stesso aveva dato attuazione) ai rapporti pendenti, già costituente un significativo indice della mens legis (siccome adottato dallo stesso Consiglio Regionale a pochi mesi di distanza dall’emanazione della legge istitutiva), è stato definitivamente inserito nel tessuto normativo primario, chiarendone la relativa portata, nei plausibili termini in precedenza esposti;
– le evidenziate finalità dell’intervento d’interpretazione autentica e la necessità della relativa adozione comportano anche l’insussistenza di alcun contrasto con l’art. 6 della CEDU, dovendo escludersi che lo stesso abbia concretato un’ingiustificata interferenza nell’amministrazione della giustizia, alla luce giurisprudenza del Giudice delle leggi, secondo cui, lasciando la normativa sovranazionale un margine discrezionale di apprezzamento al legislatore nazionale, gli effetti sostanzialmente retroattivi (fatti salvi, ovviamente, i rapporti già definiti) della norma interpretativa risultano legittimi allorquando siano giustificati dall’attribuita preminenza ad altri interessi costituzionalmente protetti (v. sent. n. 264 del 2012), come sono quelli, nella specie perseguiti, di conferire concretezza ed efficienza agli interventi assistenziali (in funzione della concreta rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale” di cui all’art. 3 Cost., comma 2), tuttavia necessariamente limitati nella loro consistenza complessiva dalle ineludibili esigenze di bilancio dell’ente erogatore, condizionanti il buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.);
8. In conclusione, il rigetto del ricorso comporta la cassazione della sentenza impugnata nella parte in cui, rigettando l’appello, ha confermato l’accoglimento della domanda operato dal primo giudice e, non necessitando la controversia di ulteriori accertamenti di fatto, può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto della domanda.
9. Giusti motivi, in considerazione della problematicità delle questioni dibattute sulle quali si è resa necessaria la rimessione alle Sezioni unite, consigliano la compensazione delle spese dell’intero processo.

References: Sentenza 
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 art. 1
 art. 19
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