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Timestamp: 2019-12-05 19:39:42+00:00

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 27 gennaio 2017, n. 2142. - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2017 Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 27 gennaio 2017, n. 2142.
Nel pubblico impiego privatizzato vi può essere il “mobbing lavorativo”, se vi sono concatenati elementi di carattere persecutorio. Nel caso di specie, un vigile urbano era stato assegnato alle “pratiche cimiteriali”, e la sede di lavoro era una stanza che aveva tutte le caratteristiche della “camera mortuaria”. La sentenza ha anche precisato che – per determinare il “mobbing” – gli elementi persecutori devono essere sistematici, prolungati nel tempo, nonché lesivi della salute e della dignità
COMUNE DI (OMISSIS), C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 387/2011 della CORTE D’APPELLO di REGGIO CALABRIA, depositata il 19/04/2011, R.G. N. 52/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/11/2016 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;
1. La Corte di appello di Reggio Calabria, con sentenza n. 387/2011, pronunciando sulle opposte impugnazioni, respinto l’appello proposto dal Comune di (OMISSIS), in accoglimento parziale dell’appello proposto da (OMISSIS), in parziale riforma della sentenza impugnata, ritenuto sussistente il mobbing subito dal dipendente pubblico, ha condannato il predetto Comune, datore di lavoro del (OMISSIS), al pagamento, a titolo di risarcimento del danno biologico, di un importo, cosi’ rideterminato in appello, pari ad Euro 7.690,00, oltre che, sempre a titolo di danno non patrimoniale, per la lesione dell’immagine, della professionalita’ e della vita di relazione, di un importo pari alle retribuzioni corrispondenti alla categoria di inquadramento del lavoratore, per il periodo dal novembre 2004 e fino al 16 marzo 2006, somma maggiorata di interessi e rivalutazione dalla data della notifica del ricorso di primo grado e fino al soddisfo.
2. La Corte di appello, premesso che era cessata la materia del contendere in ordine alla riammissione del (OMISSIS) nel Corpo della Polizia Municipale, avvenuta nel marzo 2006, ha svolto – in sintesi – le seguenti considerazioni.
3. Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso il Comune di (OMISSIS) con otto motivi; il punto rubricato come nono motivo non costituisce un’autonoma censura, ma la sintesi delle conclusioni rassegnate. Il (OMISSIS) e’ rimasto intimato.
1. Il primo motivo denuncia violazione del Decreto Legislativo n. 165 del 2001, articoli 4 e 6, per avere la Corte di appello ritenuto illegittime le delibere della giunta comunale del luglio 2004, con cui il (OMISSIS) venne inquadrato nella qualifica Istruttore Amministrativo; tali determinazioni avevano ad oggetto modifiche della pianta organica, materia che esula dalla competenza dirigenziale. Dal secondo all’ottavo motivo il ricorso denuncia vizi di motivazione, cosi’ sintetizzabili: 2-3) omessa motivazione in ordine alla necessita’, da parte del Comune, nell’esercizio dello ius variandi, di rinvenire una collocazione adeguata al dipendente giudicato inidoneo ai servizi esterni; 4) contraddittoria motivazione in ordine alla disamina e valutazione delle deposizioni dei testi (OMISSIS) e (OMISSIS) in merito alla ritenuta inattivita’ lavorativa in cui sarebbe stato lasciato il dipendente; 5) erronea valutazione di inattendibilita’ del teste (OMISSIS); 6) contraddittorieta’ della sentenza nella valorizzazione della deposizione della teste (OMISSIS) a fronte della deposizione del teste (OMISSIS); 7) motivazione contraddittoria circa la deposizione del teste (OMISSIS) in merito all’assegnazione della sede di lavoro del (OMISSIS) presso gli “uffici cimiteriali”; 8) omessa motivazione in ordine alla circostanza che il (OMISSIS) per circa tre anni (dal 1998 al 2001) svolse regolarmente la propria attivita’ in qualita’ di vigile urbano addetto anche ai servizi esterni.
2. Al punto nove, parte ricorrente contesta la sussistenza del mobbing, deducendo che il (OMISSIS) presto’ regolare servizio per un triennio senza nulla lamentare, ma nell’immediatezza del verbale della Commissione medica si rifiuto’ di prestare servizio esterno anche in via sporadica; il Comune chiese la revoca della qualifica di Agente di Polizia Municipale, non avendo necessita’ di un agente che prestasse servizio interno e procedette ad inquadrare il (OMISSIS) quale Istruttore Amministrativo; d) lo stesso viene successivamente assegnato all’Ufficio Tributi. Alla stregua dei fatti, non vi erano elementi per affermare l’esistenza di un intento persecutorio o di vessazioni poste in essere dal Comune ai danni del proprio dipendente.
4. Quanto alla questione di diritto oggetto del primo motivo, deve rilevarsene l’inammissibilita’ per essere il ricorso carente dei requisiti di indicazione e di allegazione, di cui all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non risultando le delibere vertenti sullo ius variandi trascritte ne’ in tutto ne’ in parte e non essendo indicata la sede della loro produzione in giudizio (ex plurimis, Cass. n. 26174 del 2014, n. 2966 del 2014, n. 15628 del 2009; cfr. pure Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. n. 22302 del 2008, n. 4220 del 2012, n. 8569 del 2013 n. 14784 del 2015 e, tra le piu’ recenti, Cass. n. 6556 del 14 marzo 2013, n. 16900 del 2015). Vi e’ un duplice onere a carico del ricorrente, quello di produrre il documento e quello di indicarne il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del documento. La violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile.
5. Per il resto, il ricorso sostanzialmente tende a proporre una diversa valutazione dei fatti con formulazione, in definitiva, di una richiesta di duplicazione del giudizio di merito. Costituisce principio consolidato che il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimita’ non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, ma solo la facolta’ di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilita’ e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicita’ dei fatti ad essi sottesi, dando cosi’ liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge.
6. Il ricorso va, pertanto, respinto. Nulla va disposto quanto alle spese del giudizio di legittimita’, in mancanza di attivita’ difensiva dell’intimato.
La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese del presente giudizio

References: sentenza 
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 articolo 369
 Cass. 
 Cass. Sez. 
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