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Strasburgo: respinto il ricorso del Governo italiano. La sentenza sulla legge 40 | Contrappunti
Strasburgo: respinto il ricorso del Governo italiano. La sentenza sulla legge 40
Scritto da: Redazione 12 febbraio 2013	in Novità Inserisci un commento
(11 febbraio 2013) da: www.repubblica.it con commento di Giampietro Sestini.
Nuova bocciatura della legge 40: la Corte europea dei diritti umani ha deciso di non accettare il ricorso dell’Italia che aveva chiesto il riesame della sentenza con cui la stessa Corte, il 28 agosto scorso, ha rigettato la legge sulla procreazione assistita. Con questa decisione – giunta dopo quelle analoghe di tribunali regionali e Corte Costituzionale – i giudici della Corte europea rendono così definitiva la sentenza di agosto, emessa in merito al ricorso Costa-Pavan, che di fatto apre le porte alla procreazione medicalmente assistita, nonché alle diagnosi preimpianto alle coppie affette o portatrici sane di malattie genetiche. I giudici di Strasburgo hanno sancito “l’incoerenza del sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto”. Secondo la Corte europea, infatti, la mancanza di coerenza è determinata dal fatto che da un lato si vieta, attraverso la legge 40 del 2004, l’impianto dei soli embrioni non affetti da fibrosi cistica; dall’altro, invece, con la legge sull’interruzione di gravidanza, si autorizzano i genitori ad abortire un feto affetto dalla stessa patologia. Grande soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Filomena Gallo e Nicolò Paoletti, rispettivamente Segretario dell’associazione Luca Coscioni e difensore della coppia Costa-Pavan, da cui era partito il ricorso. “E’ una vittoria della cultura laica e un’affermazione dei diritti delle persone che vorrebbero avere un figlio”, commentano. “Con la bocciatura del ricorso del Governo da parte della Corte dei diritti dell’uomo – proseguono – sede in cui l’Associazione Luca Coscioni è intervenuta con un amicus curiae, la legge 40 dovrà essere adeguata alla Carta europea dei diritti dell’Uomo, come previsto dalla sentenza della stessa Corte lo scorso 28 agosto, prevedendo l’accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita anche per le coppie fertili portatrici di patologie trasmissibili ai figli”. La bocciatura, secondo i legali, “conferma l’orientamento delle Corti Internazionali che avevano già condannato l’Italia con decisione all’unanimità e della Corte inter-americana dei diritti dell’uomo che lo scorso dicembre ha stabilito che l’accesso alla fecondazione assistita rientra tra i diritti umani meritevoli di tutela”. Attualmente solo le coppie infertili hanno accesso a trattamenti di Procreazione medicalmente assistita e possono chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione; oggi, proseguono, “è stata eliminata una dolorosa discriminazione nell’accesso alle cure”, visto che “a tante coppie fertili sarà possibile accedere a queste tecniche e non trasmettere gravi malattie di cui esse sono portatrici”. Oggi, continuano, “e ancor più il futuro Parlamento non potrà più ignorare i diritti di tante persone e cancellare la legge 40”. “Sono stati risolti i dubbi del ministro della Salute Renato Balduzzi. Strasburgo boccia il suo ricorso, la legge 40 è da riscrivere”, ha scritto sul suo profilo Twitter il senatore del Partito democratico Ignazio Marino
Commento. La sentenza della “Grande Chambre” europea conferma la tesi espressa da LiberaUscita nel novembre scorso (v. IL PUNTO n°. 101) in controtendenza rispetto alla posizione di quanti avevano ritenuto “gravissima” l’iniziativa del Governo Monti di appellarsi verso la sentenza di primo grado emessa il 28 agosto 2012 dalla Corte europea dei diritti umani. Scrivemmo allora: “Non tutto il male viene per nuocere. Piuttosto che assistere al prevedibile gioco del rinvio e delle interpretazioni su pressione della Chiesa per svuotare di contenuto la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, forse è preferibile sottoporsi al giudizio definitivo della “Grande Chambre” di Strasburgo, notoriamente più laica dei Governi italiani, di centrodestra o tecnici che siano”.
Da allora sono passati nemmeno tre mesi e la questione si è chiusa: in Europa la tecnica della prescrizione non funziona. Spetterà adesso al nuovo Parlamento e al nuovo Governo italiano, che speriamo più laici di quelli uscenti, provvedere ad applicare la sentenza europea, senza scusanti o cavilli di sorta in quanto definitiva. Contestualmente, dal prossimo mese la Chiesa avrà un nuovo Papa, che speriamo meno “tedesco” di quello attuale. Fusse che fusse la vorta bona…
Giampietro Sestini (Segretario Nazionale di Libera Uscita)
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