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Timestamp: 2019-06-19 03:56:25+00:00

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Nella causa F‑41/06,
8 Il 29 ottobre 2001, mentre apriva della corrispondenza pervenuta alla delegazione con valigia diplomatica e proveniente dalla sede della Commissione in Bruxelles, essendo venuto in contatto con una polvere bianca che conteneva, a suo dire, tracce del bacillo dell’antrace, il 3 dicembre 2002 il ricorrente adiva l’autorità con il potere di nomina (in prosieguo: l’«APN») con una domanda intesa ad ottenere il riconoscimento di tale incidente ai sensi dell’art. 73 dello Statuto. Un ricorso proposto avverso il rigetto implicito di tale domanda veniva respinto dal Tribunale di primo grado delle Comunità europee con sentenza 5 luglio 2005, causa T‑9/04, Marcuccio/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑195 e II‑881).
14 Il 14 luglio 2003 il ricorrente informava l’APN, tramite il direttore generale della DG «Sviluppo» della Commissione, del suo nuovo indirizzo, Lungomare Cristoforo Colombo, n. 10, I‑73030 Tricase, chiedendo tuttavia che qualsiasi atto della Commissione continuasse ad essergli notificato al suo vecchio indirizzo, via Palestrina, n. 4, I‑73039 Tricase.
25 Con lettera raccomandata 3 maggio 2005, della quale è stato inviato un esemplare a ciascuno dei due indirizzi indicati dal ricorrente nella lettera 14 luglio 2003, cioè, da un lato, via Palestrina, n. 4, I‑73039 Tricase, e dall’altro, Lungomare Cristoforo Colombo, n. 10, I‑73030 Tricase, la commissione di invalidità invitava nuovamente, il sig. Marcuccio a sottoporsi ad un esame medico che avrebbe dovuto aver luogo il 27 maggio 2005 presso lo studio del professor S. in Lecce. Secondo la Commissione, l’esemplare della lettera 3 maggio 2005 inviato al primo indirizzo sarebbe stato consegnato al ricorrente l’8 giugno 2005, mentre l’esemplare inviato al secondo indirizzo non avrebbe potuto essere recapitato e sarebbe stato rinviato al mittente. Tuttavia, sempre secondo la Commissione, fin dall’11 maggio 2005 l’interessato sarebbe stato informato del fatto che l’esemplare inviato a questo secondo indirizzo sarebbe stato depositato presso l’ufficio postale di Tricase.
26 Con lettera 6 maggio 2005, il ricorrente informava la Commissione del suo nuovo indirizzo di residenza, in via delle Conce n. 5bis, I‑73039 Tricase. Precisava tuttavia che la Commissione, qualora lo ritenesse opportuno, poteva continuare a inviargli la corrispondenza all’indirizzo di via Palestrina n. 4, I‑73039 Tricase a meno che tali plichi non fossero urgenti, nel qual caso avrebbero dovuto essergli inviati al suo nuovo indirizzo.
38 Con sentenza 24 novembre 2005, causa T‑236/02, Marcuccio/Commissione (Racc. PI pagg. I‑A‑365 e II‑1621), il Tribunale di primo grado respingeva il ricorso diretto all’annullamento della decisione di riassegnazione 18 marzo 2002. Su impugnazione del ricorrente, la Corte, con sentenza 6 dicembre 2007, causa C‑59/06 P, Marcuccio/Commissione (Racc. pag. I‑182*), annullava la citata sentenza del Tribunale di primo grado 24 novembre 2005, Marcuccio/Commissione, e rinviava la causa dinanzi allo stesso.
– b) la somma corrispondente alla differenza tra gli emolumenti mensili riconosciutigli a seguito dell’esecuzione della decisione 30 maggio 2005 e quelli che avrebbe percepito in assenza di tale decisione e altresì se la decisione oggetto della sentenza del Tribunale di primo grado 24 novembre 2005, Marcuccio/Commissione, sentenza oggetto di impugnazione, con il numero C‑59/06 P, dinanzi alla Corte, non fosse stata emanata;
50 Si deve tuttavia ricordare che, secondo costante giurisprudenza, una domanda di annullamento di una decisione di rigetto di un reclamo comporta che il giudice comunitario sia chiamato a conoscere dell’atto recante pregiudizio che è stato oggetto del reclamo (sentenza della Corte 17 gennaio 1989, causa 293/87, Vainker/Parlamento, Racc. pag. 23, punto 8; sentenze del Tribunale di primo grado 23 marzo 2004, causa T‑310/02, Theodorakis/Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑95 e II‑427, punto 19, e 9 giugno 2005, causa T‑80/04, Castets/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑161 e II‑729, punto 15). Ciò considerato le domande dirette all’annullamento della decisione di rigetto del reclamo e della decisione di rigetto dell’integrazione del reclamo si confondono con quelle dirette all’annullamento della decisione 30 maggio 2005.
53 Si deve in limine ricordare che, secondo costante giurisprudenza, costituiscono atti o decisioni impugnabili con ricorso d’annullamento solo i provvedimenti che producono effetti giuridici vincolanti tali da incidere sugli interessi del ricorrente, modificando notevolmente, la sua situazione giuridica (sentenza della Corte 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9; sentenze del Tribunale di primo grado 15 giugno 1994, causa T‑6/93, Pérez Jiménez/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑155 e II‑497, punto 34, e 22 marzo 1995, causa T‑586/93, Kotzonis/CES, Racc. pag. II‑665, punto 28). Quando si tratta di atti o di decisioni elaborati in più fasi, segnatamente nel corso di un procedimento interno, da questa medesima giurisprudenza risulta che in linea di principio sono impugnabili solo i provvedimenti che stabiliscono definitivamente la posizione dell’istituzione al termine di detto procedimento, ad esclusione dei provvedimenti intermedi aventi lo scopo di preparare la decisione finale. Inoltre, in materia di ricorso di dipendenti, gli atti preparatori di una decisione non arrecano pregiudizio ai sensi dell’art. 90, n. 2, dello Statuto e possono essere contestati solo incidentalmente nell’ambito di un ricorso contro gli atti impugnabili (sentenze Pérez Jiménez/Commissione, cit., punti 34 e 35, nonché Kotzonis/CES, cit., punto 29).
60 La Commissione replica che la decisione 30 maggio 2005 sarebbe sufficientemente motivata, grazie ai richiami precisi alle disposizioni applicate nella specie. Del resto, tale decisione sarebbe stata trasmessa al ricorrente unitamente al parere della commissione di invalidità. La Commissione infine ricorda che, secondo la giurisprudenza, un atto dell’istituzione è sufficientemente motivato allorché è stato emanato in un contesto noto al dipendente interessato tale da consentirgli di comprendere la portata del provvedimento adottato nei suoi confronti (sentenza del Tribunale di primo grado 22 gennaio 1998, causa T‑98/96, Costacurta/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑21 e II‑49, punti 86-90). Orbene, nella specie, la decisione 30 maggio 2005 sarebbe stata comunicata all’interessato in un contesto ad esso ben conosciuto, tenuto conto della durata del procedimento di collocazione in invalidità.
61 Si deve innanzi tutto ricordare che la condizione posta dall’art. 253 CE, prevista anche nell’art. 25, secondo comma, dello Statuto, ha lo scopo di consentire al giudice comunitario di esercitare il suo controllo sulla legittimità delle decisioni recanti pregiudizio e di fornire agli interessati indicazioni sufficienti per stabilire se le decisioni siano fondate o se siano inficiate da un vizio che permetta di contestarne la legittimità. Ne deriva che la motivazione deve, in via di principio, essere comunicata all’interessato contemporaneamente alla decisione che gli arreca pregiudizio e che la mancanza di motivazione non può essere sanata dal fatto che l’interessato viene a conoscenza dei motivi della decisione nel corso del procedimento dinanzi al giudice comunitario (v. sentenze della Corte 26 novembre 1981, causa 195/80, Michel/Parlamento, Racc. pag. 2861, punto 22, e 28 febbraio 2008, causa C‑17/07 P, Neirinck/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 50).
64 A questo proposito, dalla costante giurisprudenza risulta che lo scopo delle disposizioni concernenti la commissione medica e la commissione di invalidità è quello di affidare a periti medici la valutazione definitiva di tutte le questioni di ordine sanitario. Il sindacato giurisdizionale non può estendersi alle valutazioni mediche propriamente dette, che devono essere considerate definitive qualora siano state regolarmente adottate. Invece il sindacato giurisdizionale può estendersi alla regolarità della costituzione e dell’attività delle dette commissioni, nonché alla regolarità dei pareri da esse emessi. Sotto questo aspetto, il Tribunale è competente ad esaminare se il parere contiene una motivazione che permetta di valutare le considerazioni su cui sono fondate le conclusioni contenute nello stesso e se il parere ha stabilito un nesso comprensibile tra gli accertamenti medici in esso contenuti e le conclusioni alle quali perviene la commissione (sentenza della Corte 10 dicembre 1987, causa 277/84, Jänsch/Commissione, Racc. pag. 4923, punto 15; sentenze del Tribunale di primo grado 27 febbraio 1992, causa T‑165/89, Plug/Commissione, Racc. pag. II‑367, punto 75, e 15 dicembre 1999, causa T‑27/98, Nardone/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑267 e II‑1293, punto 87).
66 Certo, secondo costante giurisprudenza, un eventuale difetto di motivazione può essere sanato con una motivazione adeguata fornita nella fase della risposta al reclamo, poiché quest’ultima motivazione si presume coincida con la motivazione della decisione contro la quale era diretto il reclamo (sentenza del Tribunale di primo grado 18 settembre 2003, causa T‑221/02, Lebedef e a./Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑211 e II‑1037, punto 62; sentenze del Tribunale 7 novembre 2007, causa F‑57/06, Hinderyckx/Consiglio, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 25, e 8 aprile 2008, causa F‑134/06, Bordini/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 63). Tuttavia, nella specie, la decisione di rigetto del reclamo non fornisce alcun elemento che consenta di comprendere i motivi per i quali, a parere della commissione di invalidità, il ricorrente doveva essere collocato a riposo per invalidità. In particolare, il riferimento figurante in tale decisione alla perizia medica che il dott. U. avrebbe effettuato il 25 gennaio 2004 non può essere considerato, in assenza di qualsiasi precisazione circa il contenuto di tale perizia, come adeguata motivazione ai sensi della citata giurisprudenza.
75 Secondo una costante giurisprudenza, perché sussista responsabilità extracontrattuale della Comunità, in particolare nelle controversie vertenti sulle relazioni tra la detta Comunità e i suoi agenti, occorre siano soddisfatte tre condizioni, cioè l’illegittimità del comportamento addebitato alle istituzioni, l’effettività del danno lamentato e l’esistenza di un nesso di causalità tra il comportamento e il danno fatto valere. Queste tre condizioni che impegnano la responsabilità della Comunità sono cumulative, il che significa che non può sussistere la responsabilità della Comunità quando anche una sola di esse non è soddisfatta (v. in particolare, sentenza del Tribunale di primo grado 12 settembre 2007, causa T‑249/04, Combescot/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 49, oggetto di impugnazione dinanzi alla Corte, causa C‑525/07 P; sentenze del Tribunale 2 maggio 2007, causa F‑23/05, Giraudy/Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 88, e 9 ottobre 2007, causa F‑85/06, Bellantone/Corte dei conti, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 87 e la giurisprudenza ivi citata).
78 Per quanto riguarda le conclusioni intese a sentir condannare la Commissione a pagare al ricorrente una somma pari alla differenza tra i redditi che egli percepisce dal suo collocamento in invalidità e quelli di cui avrebbe fruito se non fosse stato oggetto di una siffatta misura, va ricordato che, anche qualora sia dimostrato l’illecito di un’istituzione, la responsabilità della Comunità sorge effettivamente solo quando sono dimostrate la sussistenza e la consistenza del danno (sentenza del Tribunale di primo grado 12 dicembre 1996, causa T‑99/95, Stott/Commissione, Racc. pag. II‑2227, punto 72).
79 Orbene, allo stato, il Tribunale non è in grado di valutare né la sussistenza né la consistenza degli asseriti elementi del danno, dal momento che la Commissione deve ancora adottare le misure di esecuzione della presente sentenza di annullamento, conformemente alle disposizioni di cui all’art. 233 CE (v. sentenza del Tribunale di primo grado 8 giugno 2006, causa T‑156/03, Pérez-Díaz/Commissione, Racc. FP pag. II‑A‑2‑649, punto 75).
81 Per quanto riguarda le conclusioni intese a sentir condannare la Commissione a pagare al ricorrente la somma di EUR 150 000 – conclusioni che si devono interpretare come dirette al risarcimento del danno morale che sarebbe derivato dalla decisione 30 maggio 2005 –, si deve ricordare che, secondo la costante giurisprudenza, l’annullamento di un atto impugnato può costituire, di per sé, un risarcimento adeguato e, in linea di principio, cioè in assenza nel detto atto di ogni valutazione espressamente negativa delle capacità del ricorrente idonea ad offenderlo, sufficiente di ogni danno morale che egli possa aver subito (sentenza del Tribunale di primo grado 8 luglio 2004, causa T‑136/03, Schochaert/Consiglio, Racc. PI pagg. I‑A‑215 e II‑957, punto 34).
84 Del resto, si deve tener conto del fatto che il Tribunale nell’ordinanza 6 dicembre 2007, causa F‑40/06, Marcuccio/Commissione (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 50) nonché il Tribunale di primo grado nell’ordinanza 17 maggio 2006, causa T‑241/03, Marcuccio/Commissione (Racc. FP pag. II‑A‑2‑517, punto 65) hanno già constatato che il ricorrente si è ostinato a dar prova di ostruzionismo nei confronti della Commissione rifiutando di cooperare con essa. La presente causa costituisce la continuazione di tale approccio in quanto il ricorrente ha tentato di fare ostruzionismo all’ordine della commissione di invalidità rifiutando di cooperare con questa. Pertanto il ricorrente stesso ha contribuito al prolungamento di tale situazione di incertezza nella quale lo hanno posto il procedimento di invalidità e il suo collocamento in invalidità.
86 Si deve ricordare che, nel caso in cui il ricorso sia inteso al risarcimento di un presunto danno causato da un comportamento dell’amministrazione privo di carattere decisionale, il procedimento amministrativo deve iniziare, conformemente all’art. 90, n. 1, dello Statuto, con una domanda dell’interessato che invita l’APN a risarcire tale pregiudizio. Solo avverso la decisione di rigetto di tale domanda l’interessato può adire l’amministrazione con un reclamo, conformemente al n. 2 di tale articolo (sentenza del Tribunale di primo grado 10 giugno 2004, cause riunite T‑153/01 e T‑323/01, Alvarez Moreno/Commissione, Racc. PI pagg. I‑A‑161 e II‑719, punto 99).

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