Source: https://www.diritto.it/il-fondo-patrimoniale/
Timestamp: 2018-12-11 16:40:35+00:00

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Compreso tra le convenzioni matrimoniali, limita l’aggredibilità dei beni conferiti solamente alla ricorrenza di determinate condizioni, rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito, conseguentemente riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti1, in violazione dell’art. 2740 c.c., che impone al debitore di rispondere con tutti i suoi beni dell’adempimento delle obbligazioni, a prescindere dalla relativa fonte.
Il fondo patrimoniale, così come disciplinato negli artt. 167-171c.c., comporta un limite di disponibilità di determinati beni, vincolati a soddisfare i bisogni della famiglia2.
Ed ancora, non è possibile alienare, ipotecare, dare in pegno o comunque vincolare beni del fondo patrimoniale se non con il consenso di entrambi i coniugi e, se vi sono figli minori, con l’autorizzazione concessa dal giudice, con provvedimento emesso in camera di consiglio, nei soli casi di necessità o di utilità evidente.3
Va precisato, che di fronte agli aspetti salienti di tale istituto relativi alla disciplina dell’amministrazione del fondo patrimoniale, delineata attraverso il richiamo alle norme sulla comunione legale (art. 168 comma 3 c.c.) ed alla disciplina specifica degli atti di alienazione (art. 169 c.c.) è necessario, però, non tralasciare l’ elemento essenziale che lo caratterizza, ossia la finalità a cui i suoi beni ed i suoi frutti devono essere destinati.
Diventa, pertanto, una massa patrimoniale unitaria, ma distaccata, in quanto sottoposta ad una disciplina giuridica speciale (in particolare quanto al profilo della responsabilità), rispetto al patrimonio «generale» di un soggetto. Quando si parla di fondo patrimoniale si vuol intendere in particolare un « patrimonio di destinazione» o «patrimonio dedicato» come altri istituti giuridici del codice civile (si pensi al patrimonio ereditario in seguito ad accettazione con il beneficio dell’inventario, i beni oggetto di sostituzione fedecommissaria, l’eredità giacente ) laddove si vuol in realtà evidenziare la caratteristica funzionale. Quale che sia la definizione, ciò che li accomuna è la necessaria destinazione dei beni, in esso inseriti, ad uno specifico scopo.
In quest’ottica ne segue, pertanto, una chiara deroga al principio generale della responsabilità patrimoniale sancito dall’art. 2740 c.c., per cui il debitore risponde nell’adempimento della prestazione dovuta con tutti i suoi beni presenti e futuri anche se lo stesso comma 2 dell’articolo de quo precisa che vi possano essere forme di limitazione di responsabilità. Orbene nell’istituto in esame, proprio in virtù di specifiche disposizioni legislative, – in mancanza delle quali, valga subito chiarire, nessun fenomeno di separazione può concepirsi secondo l’ordinamento positivo -, i creditori generali potranno far valere le proprie pretese su tutti i beni del debitore esclusi quelli oggetto del patrimonio separato. Quest’ultimi, infatti, saranno protetti da un vincolo di destinazione che li rende necessariamente aggredibili soltanto, come sottolineato, dai creditori che vantino speciali ragioni di credito.
In particolare, nell’interpretare la nozione di “bisogni della famiglia“, la costante giurisprudenza ha accolto un’interpretazione ampia di essa, tale da contemplare non solo quanto indispensabile alla vita della famiglia, bensì anche le esigenze volte al “pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi” (Cass. 7 gennaio 1984, n. 134)4.
Ora, appare opportuno precisare che perché il vincolo di destinazione per fronteggiare i bisogni della famiglia sia opponibile ai terzi, secondo l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità, (si veda Cass.Sez.Un., 21658/2009) la costituzione del fondo patrimoniale compresa tra le convenzioni matrimoniali, soggetta alle disposizioni dell’art. 162 c.c., impone l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 c.c., resta degradata a semplice pubblicità notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile. In mancanza di annotazione a margine, pertanto, il fondo in parola non è opponibile ai creditori, con conseguente reviviscenza della garanzia patrimoniale generica di cui all’art. 2740 c.c. 5
Sotto il profilo giuridico, il fondo patrimoniale, che può essere istituito anche durante il matrimonio, ha natura negoziale. Controversa appare invece la tassabilità dell’atto ai fini dell’imposta di registro laddove la circolare 30 novembre 2000, n. 221/E della Agenzia delle Entrate ha precisato che l’imposta di registro è dovuta in misura fissa, pari ad euro 168,00, se la costituzione del fondo non comporta il trasferimento della titolarità dell’immobile, ma il solo vincolo di destinazione. In tale situazione, infatti, l’atto di disposizione rientra tra gli atti residuali ex art. 11, Tariffa, Parte prima, D.P.R. n. 131/1986.6 L’importo fisso è previsto anche in presenza di trasferimento della proprietà a titolo gratuito. Invece, se la proprietà è trasferita a titolo oneroso, l’imposta di registro è calcolata su base proporzionale.
Il fondo, quindi, rappresenta un tecnicismo giuridico che consente al debitore di sfuggire alla regola generale dell’art. 2740 c.c. in base alla quale «risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri», ma allo stesso tempo non determina la nascita di un soggetto con una personalità giuridica autonoma.
Ciò significa, che i beni compresi nel fondo patrimoniale, essendo sottoposti ad un vincolo di destinazione , ossia potendo essere utilizzati esclusivamente per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, non possono essere aggrediti per coprire debiti maturati nell’attività imprenditoriale ovvero professionale e, conseguentemente, non possono essere assoggettati ad azioni esecutive da parte dei creditori.
La questione che spesso si è posta è quella di stabilire se la disposizione in parola rappresenti un limite all’attività esecutiva e cautelare posta in essere dagli agenti della riscossione (ex concessionari) ed in particolare se i beni facenti parte del fondo patrimoniale siano suscettibili di ipoteca, ex art. 77, D.P.R. 29.9.1973, n. 602, e/o di pignoramento immobiliare, disciplinato dagli artt. 49 e segg., D.P.R. 602/1973 e dalle disposizioni contenute nel libro III c.p.c. applicabili in quanto non derogate e nei limiti della loro compatibilità.
La risposta è stata suggerita prontamente, per mettere chiarezza in tale intricata materia, dalla Suprema Corte con sentenza del 7 luglio 2009 n.15862 che ci ha fornito il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo, nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, e non già nella natura delle obbligazioni legale o contrattuale, con la conseguenza che l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia.(si veda anche Cass.31.5.2006 n.12998;1479/2006;5.6.2003 n.8991 e 18.7.2003 n.11230).
Sul punto, CTR Piemonte sez. VI 21.10.2009 n.54; Comm. Trib Prov. Grosseto, sez. IV, 30-11-2009, n.280; Comm.Trib. Prov. Milano, sez. XXI, 20-12-2010, n. 437; Comm. Trib. Prov Mantova, sez. 1, 10-06-2008; Comm. Trib. Prov. Padova sez. I del 20 gennaio 2011; in senso contrario CTP. Reggio Emilia 11.06.2010 n.90.
Degna di nota la CTR Piemonte, Sent. 56/6/09, perché, nelle articolate motivazioni, rigetta la artificiosa distinzione spesso avanzata dal Concessionario della Riscossione sulle iscrizioni ipotecarie: “queste ultime sarebbero “atti cautelari”, ben distinti dagli “atti esecutivi”, ancorché, di quest’ultimi, ne siano atti prodromici. Invero, il termine dell’esecuzione non può essere interpretato in senso stretto, vale a dire essere limitato alla sola fase espropriativa. Se è vero che l’ipoteca non costituisce un atto esecutivo in senso stretto, risulta, però, essere un atto prodromico all’esecuzione, che comporta un vincolo di indisponibilità del bene finalizzato alla conservazione della garanzia in vista di una futura espropriazione forzata. Ne consegue che non è possibile procedere all’apposizione di tale vincolo, poiché sarebbe in contrasto con la volontà legislativa di conservare i beni del fondo patrimoniale alle necessità familiari, ed evitare che possano essere aggrediti dai creditori, anche attraverso atti meramente conservativi, ma che costituiscono certamente un grave pregiudizio per la commerciabilità del bene in vista della sua monetizzazione per soddisfare i bisogni della famiglia”.
Proprio l’iscrivibilità o meno dell’ipoteca sulla natura rispettivamente cautelare o esecutiva dell’istituto ipotecario caratterizza l’orientamento altalenante affermatosi nel 2007 e 2008 e nei primi mesi 2009 (si veda ad es. Comm.Trib.Prov.TOSCANA Pisa, sez. VI, 18-03-2009, n. 74 secondo cui” La costituzione del fondo patrimoniale non è opponibile all’Amministrazione finanziaria la quale è ammessa ad iscrivere ipoteca ex artt. 76 e 77, D.P.R. n. 602/1973 in quanto non trattasi di atto esecutivo bensì misura di natura cautelare alla quale non osta il disposto dell’art. 170 c.c. particolarmente laddove il mero consenso dei coniugi consenta di alienare, ipotecare o dare in pegno i beni”.
La soluzione affermativa, trova riscontro nella recente giurisprudenza di legittimità, ove si ammette che, quantomeno nei limiti del vantaggio conseguito dalla famiglia, il fondo possa rispondere anche per obbligazioni da responsabilità aquiliana (Cass., 18.7.2003, n. 11230; Cass., 5.6.2003, n. 8991).
In considerazione, poi, delle finalità sostanzialmente strumentali che l’atto costitutivo del fondo patrimoniale è venuto ad assumere, secondo l’orientamento prevalente, si tenga conto, anche quando proviene da entrambi i coniugi, è atto a titolo gratuito, che può essere dichiarato inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c., oppure di quella fallimentare ex artt. 67 e segg. della legge fallimentare (sezione I civile, sentenze n. 18065 dell’8 settembre 2004 e n. 8379 del 20 giugno 2000) qualora vi sia il mancato rispetto della ” par condicio creditorum” e si realizzi in un arco temporale sospetto. E’ con la sentenza 17.1.2007, n. 966, che la Suprema Corte conferma essere soggetta ad azione revocatoria ordinaria la costituzione di un fondo patrimoniale in cui i coniugi avevano destinato un bene immobile di proprietà.
Dall’esame della giurisprudenza emerge un frequente uso, nel campo del fondo patrimoniale, dell’azione revocatoria.7
La Corte chiarisce inoltre che non è necessario, quanto al profilo oggettivo dell'” eventus damni “, che il fondo patrimoniale abbia reso impossibile la soddisfazione del credito per aver determinato la perdita della garanzia patrimoniale, essendo sufficiente che l’ atto abbia reso più difficile il recupero coattivo del credito , determinando o aggravando il pericolo che una eventuale futura azione esecutiva possa rivelarsi infruttuosa. Interessante la pronuncia a riguardo della Cassazione 7.10.2008 n.24757che ha ulteriormente ridotto il carico probatorio dell’attore ritenendo non dovuta la dimostrazione del “dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore di pregiudicare le ragioni del creditore. Non è cioè necessaria la volontà del debitore (alla data della stipulazione) di contrarre debiti ovvero la consapevolezza da parte sua del sorgere della futura obbligazione, e che l’atto dispositivo venga compiuto al fine di porsi in una situazione di totale o parziale impossidenza, in modo da precludere o rendere difficile al creditore l’attuazione coattiva del suo diritto. Deve per converso ritenersi al riguardo sufficiente invero il dolo generico, sostanziantesi nella mera previsione del pregiudizio dei creditori“.
In particolare, secondo la Corte di Cassazione del 7.10.2009 n.38925 la costituzione di un fondo patrimoniale, avente ad oggetto tutti i beni mobili ed immobili della società, è indubbiamente atto idoneo a limitare le ragioni del Fisco, come già statuito dalla sentenza 5824/2008, tanto più che non sono state indicate le ragioni della costituzione del fondo patrimoniale.
Ad avviso del S.C., in tale ipotesi si configura la fattispecie delittuosa prevista dall’art. 11, D.Lgs. n. 74/2000, che i giudici di legittimità inquadrano tra i cd. reati di pericolo, in quanto nella predetta norma il momento sanzionatorio è anticipato “alla commissione di qualsiasi atto che possa porre in concreto pericolo l’adempimento di un’obbligazione tributaria, indipendentemente dalla attualità della stessa”.
Non basta l’esistenza di un negozio simulato su beni potenzialmente esposti a procedure di riscossione da parte del Fisco ad integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La simulazione, infatti, deve essere connotata dalla fraudolenza, che può essere esclusa quando l’operazione presenti, quale valida e razionale alternativa alla finalità illecita, una giustificazione lecita.
E’ pur vero, però, che gli intenti illegali possono essere frenati dai creditori con un ottimo strumento nelle loro mani quale l’azione revocatoria ex art.2901 cc. allorchè ravvisino prospettive di reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ex art.11 Dlgs.74/2000.
Lecce, 20 aprile 2011
1 Cass. 15 marzo 2006 n.5684; Cass. 7 marzo 2005 n.4933
2 Cass. 28 novembre 2002 n.16864; Cass.1 ottobre 1999 n.10859
3 Circolare 30 novembre 2000, n.221/E
4 Cass.18.7.2003 n.11230; Cass.9.4.1996 n.3251; Cass.15.3.2006 n.5684 e Cass.11683/2001
5Cass.25.3.2009 n.7210; Cass.8.10.2008 n.24798; Cass.16.11.2007 n.23745; Cass. 5684/2006
6 Cass.Sez.Trib.n.12071 del 14 maggio 2008
7Cass. 29.4.2009 n.10052; Cass.9.4.2009 n.8680; Cass.4.3.2008, n.5816; Cass.7.7.2007 n.15310; Cass.17.1.2007 n.966; Cass.,7.3.2005, n.4933; Cass.26.7.2005, n.15603; Cass.20.6.2000 n.8379; Cass.27.3.2001 n.4422; Cass.22.1.1999 n. 591; Cass.9.4.1996 n.3251;

References: art. 11
 art. 77
 sentenza 
 art. 2901
 sentenza 
 sentenza 
 art.2901
 art.11
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.