Source: https://www.urbismap.com/normativa/Ussana/PUC
Timestamp: 2019-02-24 00:39:36+00:00

Document:
UrbisMap | Piano Urbanistico Comunale di Ussana (PUC)
UrbisMap / Ussana / Piano Urbanistico Comunale di Ussana
Art. PARTE1_1
Art. PARTE1_2
Art. PARTE1_3
Art. PARTE1_4
Art. PARTE1_5
Art. PARTE1_6
Art. PARTE1_6_1_1
Art. PARTE1_6_1_2
Art. PARTE1_6_1_3
Art. PARTE1_6_1_4
Art. PARTE1_6_1_5
Art. PARTE1_6_2_1
Art. PARTE1_6_2_2
Art. PARTE1_6_2_3
Art. PARTE1_6_2_4
Art. PARTE1_6_2_5
Art. PARTE1_6_2_6
Art. PARTE1_6_2_7
Art. PARTE1_6_2_8
Art. PARTE1_7_1_1
Art. PARTE1_7_1_2
Art. PARTE1_7_1_3
Art. PARTE1_7_1_4
Art. PARTE1_8
Art. PARTE2_1
Art. PARTE2_2
Art. PARTE2_3
Art. PARTE2_4
Art. PARTE2_5
Art. PARTE2_6
Art. PARTE2_7
Art. PARTE2_8
Art. PARTE2_9
Art. PARTE3
Art. PARTE4
Piano Urbanistico Comunale di Ussana (PUC)
Normativa Comunale: Ussana
Pubblicazione Gazzetta Ufficiale n.45 del 2015-10-08
Centro storico-artistico o di particolare pregio ambientale o tradizionale
Articolo: PARTE1_5
Articolo: PARTE2_1
Di completamento residenziale
Articolo: PARTE2_2
Espansione in completamento P.R.R.
Articolo: PARTE2_3
Articolo: PARTE3
Espansione in completamento esistente
Articolo: PARTE2_4
C2P.D.L
Comparto minimo da sottoporre al P.D.L.
Area vincolata per cessione in P.D.L.
Articolo: PARTE2_8
Artigianale, industriale e commerciale in parte esistente
Articolo: PARTE2_5
Artigianale, indstriale e commerciale da sottoporre a piani attuativi privati
Aree vincolata per il rispetto stradale
Aree agricolo-produttive-residenziali
Articolo: PARTE2_6
Aree caratterizzate da un attivita agricola tipica e specializzata e da insed. Prod. Di tipo agro-industriale
E1_H6
Agricola, vincolata per il rispetto stradale
E2_H6
E2_H8
Agricola, vincolata per il rispetto del canale d'irrigazione
Aree caratterizzate da un elevato frazionamento di salvaguardia geomorfologica
E3_H6
E3_H8
Servizi generali privati
Articolo: PARTE2_7
Servizi generali pubblici
Servizi generali da sottoporre e piano attuativo
Area vincolata per il rispetto stradale
Servizi generali privati-area di servizio
G4_H6
Aree di salvaguardia fluviale
Aree di salvaguardia archeologica
Aree di salvaguardia paesistico ambientale
Fascia di rispetto degli impianti tecnologici
Articolo: PARTE2_9
Articolo: PARTE1_1 - FINALITÀ DELLE NORME DI ATTUAZIONE
Tutti gli interventi che comportano trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio comunale sono soggetti alle leggi vigenti in materia, alle Norme di Attuazione (in breve NdA) ed al Regolamento Edilizio (in breve R.E.), oltre che alle previsioni degli elaborati grafici del Piano Urbanistico Comunale (in breve P.U.C.).
In particolare le Norme di Attuazione consentono di:
definire, per tutto il territorio comunale, classi relative ai possibili processi di trasformazione;
definire, per l’intero territorio comunale, zone omogenee in relazione alla destinazione d’uso attuale e potenziale indicando i parametri urbanistici ed edilizi da adottare per gli interventi prevedibili;
individuare gli strumenti attuativi e gestionali necessari per realizzare gli interventi ammissibili nonché le procedure idonee per la concreta fattibilità degli interventi;
individuare gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia da subordinare agli strumenti urbanistici e quelli che comunque possono essere attuati in assenza di detti strumenti;
disciplinare, nel caso di trasformazioni rilevanti, le modalità esecutive cui devono attenersi i soggetti attuatori, sia pubblici che privati, per realizzare gli obiettivi previsti dal P.U.C..
Articolo: PARTE1_2 - OGGETTO DELLE NORME DI ATTUAZIONE
Tutte le attività di trasformazione urbanistica ed edilizia che modifichino o alterino lo stato naturale o antropizzato del suolo, del sottosuolo e del soprassuolo sono oggetto delle Norme di Attuazione.
Per attività di trasformazione urbanistica si intendono:
le attività di trasformazione edilizia;
la modellazione del terreno finalizzata a qualsiasi uso;
la modifica della struttura fondiaria;
l’occupazione del suolo, anche temporanea, con strutture, materiali ed infrastrutture. Per attività di trasformazione edilizia si intendono:
gli interventi su edifici esistenti;
gli interventi di ampliamento;
gli interventi diversi o per opere minori;
le variazioni di destinazione d’uso.
Articolo: PARTE1_3 - CAMPO DI APPLICAZIONE DELLE NORME DI ATTUAZIONE
Le Norme di Attuazione del P.U.C. trovano applicazione su tutto il territorio comunale e per tutte le attività di trasformazione urbanistica ed edilizia.
Tutti i soggetti pubblici e privati che propongono interventi nel territorio devono perciò osservare le procedure previste dalle Norme di Attuazione.
Articolo: PARTE1_4 - CLASSIFICAZIONE TERRITORIALE
Il territorio comunale di Ussana è suddiviso in quattro classi secondo il grado di trasformazione attribuibile alle varie parti in base allo stato di fatto, allo stato di diritto, nonché al nuovo assetto che il P.U.C. intende dare al sistema urbano ed a quello extra-urbano.
Sono state individuate, sulla base delle indagini territoriali, le seguenti classi:
Classe I: territorio antropizzato ed accentrato;
Classe II: territorio suscettibile di future trasformazioni controllate;
Classe III: territorio agricolo;
Classe IV: territorio di particolare pregio ambientale o sottoposto a vincolo.
Sono le parti del territorio urbanizzato in cui sono localizzate aree a diversi livelli di trasformazione quali:
il centro storico quale parte della città consolidata da tutelare, incluse le preesistenze storiche ed archeologiche;
le parti di più recente edificazione in corso di adeguamento o di ristrutturazione;
le zone considerate di completamento dal P.U.C., già edificate in tutto o in parte sulla base di strumenti attuativi che necessitano di adeguarsi ad alcune mutate condizioni dell'attuale assetto urbano;
le zone di espansione del precedente strumento urbanistico pianificate, già completate o in corso di avanzata realizzazione o comunque con strumenti attuativi "in itinere";
le aree di edilizia economica e popolare;
tutte le aree e gli edifici destinati a servizi generali e gli spazi pubblici destinati a verde attrezzato, verde di rispetto, viabilità.
Sono le parti del territorio suscettibili di futura urbanizzazione caratterizzate dall'essere in posizione di massima accessibilità rispetto alla città consolidata.
In esse sono localizzate:
le aree di espansione residenziale, nonché le relative aree destinate a servizi generali;
le aree individuate come zone per servizi generali e del terziario con funzione strategica per la nuova identità urbana e per il riequilibrio dello schema di assetto futuro del territorio, gli spazi pubblici destinati a verde attrezzato, il verde di rispetto, le aree di riqualificazione ambientale;
la viabilità correlata con le aree di espansione, all'interno del territorio già urbanizzato in posizione marginale o da sottoporre a ristrutturazione urbanistica;
le aree ed edifici produttivi o per servizi tecnologici dismessi da ristrutturare con mantenimento di alcuni caratteri e destinazioni originali.
Sono le parti di territorio a vocazione produttiva agro-silvo-pastorale, intensiva ed estensiva, a maglia fondiaria ormai strutturata, incluse le preesistenze archeologiche, gli edifici e le loro pertinenze soggetti a particolare tutela, gli edifici rurali e di servizio all'agricoltura, nonché le aree e le attrezzature isolate con speciali destinazioni. All'interno di questa classe territoriale si sviluppano le infrastrutture ferroviarie e viarie con le relative strutture ed aree di servizio e fasce di rispetto.
Sono le parti del territorio che includono le aree naturali di particolare pregio paesaggistico-ambientale, in virtù della presenza di emergenze ambientali, di aree umide e corsi d'acqua, di complessi o singoli episodi di particolare pregio archeologico e storico.
Sono altresì ricomprese le aree sottoposte a particolari vincoli di inedificabilità di legge, da altre normative sovraordinate o dalle presenti norme, quali le fasce di rispetto stradali, quelle lungo i rii e i canali, nonché le fasce di rispetto da particolari infrastrutture quali impianti di depurazione, cimiteri, etc..
Articolo: PARTE1_5 - ZONE OMOGENEE DEL TERRITORIO COMUNALE
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 17 della L. 06/08/1967, n. 765 e dell’art. 3 del Decreto dell’Assessore agli EE.LL., Finanze ed Urbanistica della Sardegna, n. 2266/U del 22/12/1983, il territorio comunale è suddiviso nelle seguenti zone omogenee:
zone A: centro storico-artistico o di particolare pregio ambientale o tradizionale;
zone B: di completamento residenziale;
zone C: di espansione residenziale;
zone D: industriali, artigianali e commerciali;
zone E: agricole;
zone G: servizi generali: edifici, attrezzature ed impianti di interesse generale;
zone H: zone di salvaguardia: parti del territorio di particolare pregio naturalistico, geomorfologico, archeologico, paesaggistico e di rispetto.
Comprende le aree del centro urbano che rivestono carattere storico, artistico, di particolare pregio ambientale o tradizionale, comprese le aree libere che per tali caratteristiche possono considerarsi loro parte integrante.
Le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico, di particolare pregio ambientale o tradizionale, o da porzione di essi, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi.
Comprende le aree del centro urbano totalmente o parzialmente edificate diverse dalle zone A (centro storico). Si considerano parzialmente edificate le zone in cui l’area utilizzata non sia inferiore al 20% di quella complessiva, nell’ambito di superfici non superiori ai mq 5.000.
Si considerano parzialmente edificate le zone in cui la volumetria degli edifici esistenti non sia inferiore al 10% di quella complessivamente realizzabile. La verifica della sussistenza del suddetto rapporto deve essere attuata, di norma, per superfici non superiori a 5.000 mq.
Comprende le parti di territorio destinate prevalentemente a nuovi complessi residenziali e che risultano inedificate o nelle quali l'edificazione preesistente non raggiunga i limiti di superficie utilizzata richiesti per le zone B.
Comprende le aree del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti produttivi, industriali, artigianali, commerciali, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca, o ad essi assimilati, nonché quelle destinate a nuovi insediamenti per impianti produttivi successivamente pianificate ed edificate in tutto o in parte.
Comprende le aree destinate ad usi agricoli, compresi gli edifici, le attrezzature e gli impianti connessi al settore agro-pastorale ed alla valorizzazione e trasformazione dei loro prodotti.
Comprende le aree del territorio destinate ad edifici, attrezzature ed impianti, pubblici e privati, riservati a servizi di interesse generale, quali le strutture del terziario, la residenzialità connessa, le strutture per l'istruzione secondaria, superiore ed universitaria, i beni culturali, la sanità, lo sport e le attività ricreative, i parchi comunali, il credito, le comunicazioni, o quali mercati generali, parchi, depuratori, impianti di potabilizzazione, inceneritori e simili, gli impianti per la valorizzazione di prodotti alimentari in genere.
Comprende le aree del territorio che rivestono particolare pregio naturalistico, geomorfologico, speleologico, archeologico, paesaggistico o di particolare interesse per la collettività, nonché le zone di rispetto attorno al centro abitato, le fasce lungo le strade statali, provinciali e comunali.
Articolo: PARTE1_6 - ATTUAZIONE DEL P.U.C.: PROGRAMMI, STRUMENTI E STRUTTURE
I soggetti, pubblici e/o privati, aventi diritto danno attuazione al P.U.C. attraverso programmi, strumenti attuativi e strutture di gestione disciplinati dalle Norme di Attuazione.
I programmi di attuazione del P.U.C. sono:
Il programma pluriennale di attuazione (P.P.A.);
Il programma integrato d’area (P.I.A.);
Il programma dell’Edilizia Residenziale Pubblica (E.R.P.);
L’accordo di programma (A.P.).
Gli strumenti di attuazione del P.U.C. sono:
Il piano particolareggiato (P.P.);
Il piano di recupero urbano (P.R.U.);
Il piano di risanamento urbano (P.Ri.U.)
Il piano di lottizzazione convenzionata (P. di L.);
Il piano di edilizia economica e popolare (P.E.E.P);
Il piano per insediamenti produttivi (P.I.P.);
La concessione ed autorizzazione edilizia, la DUAAP.
Le strutture di gestione del P.U.C. sono:
L’ufficio di vigilanza edilizia;
La commissione edilizia ed urbanistica (Funzioni e compiti indicati nel Regolamento Edilizio).
Articolo: PARTE1_6_1_1 - Il Programma Pluriennale di Attuazione
6.1.1 Il Programma Pluriennale di Attuazione
Secondo l’art. 23 della L.R. 45/89, l’attuazione dello strumento urbanistico avviene sulla base di programmi pluriennali di attuazione (P.P.A.) definiti dall’Amministrazione comunale, che delimitano le aree, incluse o meno in piani particolareggiati o in piani di lottizzazione, su cui dovranno realizzarsi le previsioni di detti strumenti e le relative urbanizzazioni, con un periodo di tempo non inferiore a tre anni e non superiore a cinque.
Nella redazione del programma deve osservarsi la proporzione, tra aree destinate all’edilizia economica e popolare e aree per l’edilizia privata, stabilita nell’art. 3 della L. 167/62 e ss.mm. e dall’art. 33, comma 5, della L.R. 11/10/1985, n. 23 e ss.mm..
Il programma pluriennale di attuazione, ai sensi dell’art. 24 della L.R. 45/89, deve contenere:
una relazione sullo stato di attuazione dello strumento urbanistico vigente;
la descrizione delle opere pubbliche o di interesse generale da realizzarsi nel periodo di validità del programma;
la deliberazione degli ambiti e zone di intervento previste dal programma per le varie funzioni urbane.
Il programma segue l’iter di approvazione del Piano Urbanistico Comunale.
Articolo: PARTE1_6_1_2 - Il Programma Integrato d’Area
6.1.2 Il Programma Integrato d’Area
L’attuazione del programma integrato d’area avviene attraverso contratti (Accordo di Programma) tra soggetti pubblici e privati interessati alla realizzazione delle opere.
Ai sensi della L.R. 26/02/96, n. 14, i piani programmi integrati d’area conterranno le analisi seguenti:
carenze funzionali alla realizzazione degli interventi e degli obiettivi del programma, in relazione alla dotazione di infrastrutture quali viabilità, acqua, energia, depurazione, smaltimento rifiuti, edilizia scolastica, di infrastrutture per le attività artigiane, per le piccole e medie imprese nell’industria, di infrastrutture per l’agricoltura quali reti irrigue, viabilità rurale ecc. e di infrastrutture per il turismo;
caratteristiche e condizioni di sviluppo dell’area interessata in relazione all’orientamento prevalente a livello provinciale con l’individuazione dei punti deboli e forti dell’ambito su cui si interviene col programma integrato;
individuazione dei fattori potenziali in grado di far da traino allo sviluppo dell’area interessata dal programma integrato.
In fase di formazione, inoltre, dovranno essere individuati i parametri che consentono di applicare i criteri qualitativi stabiliti dall’art. 7 della L.R. 26/02/96, n. 14 tenendo conto:
dell’occupazione generata, in funzione al finanziamento previsto dal programma;
del grado di definizione degli interventi al fine della realizzazione del programma;
dell’efficienza e dell’efficacia della gestione delle opere del programma;
dell’incidenza delle attività produttive del programma.
Ai sensi dell’art. 9 della L.R. 26/02/96, n. 14 i programmi integrati d’area vengono trasmessi alla Provincia per essere inclusi nei programmi regionali.
I programmi integrati d’area approvati hanno validità ed efficacia urbanistica di piani particolareggiati esecutivi, anche in variante alle previsioni del Piano Urbanistico Comunale e le opere in essi contenute possono essere dichiarate di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza, sia che siano di realizzazione pubblica che di competenza dei soggetti privati.
Articolo: PARTE1_6_1_3 - Il programma dei lavori pubblici
6.1.3 Il programma dei lavori pubblici
Ai sensi dell’art. 128 del D.Lgs. 12/04/2006, n. 163 “CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI,
SERVIZI, FORNITURE” e successive modificazioni, l’Amministrazione comunale approva un programma dei lavori pubblici da eseguire nel triennio, distinguendoli per settore e priorità come previsto dall’art. 128 dello stesso Decreto Legislativo.
Il programma dei lavori pubblici da eseguire nel triennio deve contenere l’indicazione dei mezzi stanziati sullo stato di previsione o sul proprio bilancio, nonché quelli disponibili in relazione a contributi o risorse dello Stato, della Regione o di altri Enti Pubblici già stanziati nei rispettivi stati di previsione o di bilanci, ovvero acquisibili ai sensi dell’art. 3 del D.L. 31/10/90 n. 310, convertito, con modificazioni, dalla L. 22/12/90 n. 403 e ss.mm.ii.
Nel programma sono inclusi, per priorità e settore, solo i lavori di cui sia stato redatto almeno il progetto preliminare e la cui utilità sia supportata da una verifica relativa alla necessità dei lavori da eseguire, alle caratteristiche generali degli stessi, alla stima sommaria dei costi e ai benefici economici e sociali conseguibili.
Il programma darà priorità ai lavori di manutenzione e recupero del patrimonio pubblico, nonché al completamento di lavori già iniziati.
Questo programma, da approvare anche ai sensi della L. 03/01/1978 n. 1, dopo l’approvazione e fino al suo aggiornamento, diventa il riferimento delle attività di trasformazione dei suoli, sia operate da soggetti pubblici che privati.
Articolo: PARTE1_6_1_4 - Il programma di edilizia residenziale pubblica
6.1.4 Il programma di edilizia residenziale pubblica
L’Amministrazione comunale partecipa all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale pubblica e dei programmi di recupero urbano, quali ad esempio quelli di cui al D.L. 05/10/93 n. 398 convertito in L. 04/12/93 n. 493, art. 11, realizzati al servizio prevalente:
del patrimonio di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, relativo ai piani di cui alla L. 18/4/67, n. 167 e L. 22/10/1971 n. 865 e ss.mm.ii.;
del patrimonio di edilizia residenziale pubblica di A.R.E.A. (ex I.A.C.P.) e del Comune non compresi nei piani di cui alla L. 18/4/67 n. 167 e L. 22/10/1971, n. 865 e ss.mm.ii.;
del patrimonio di edilizia residenziale pubblica di altri Enti locali o dello Stato.
Per contenere l’investimento pubblico mediante l’utilizzo di finanziamenti privati, i programmi di recupero urbano possono interessare una o più tipologie d’intervento ed in particolare:
interventi di recupero di edifici pubblici localizzati negli insediamenti di edilizia residenziale pubblica indicati nell’art. 3 del D.M. 01/12/94, anche con aumento di volumetrie;
interventi di edilizia residenziale e non residenziale, di completamento ed integrazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica indicati nel succitato art. 3, localizzati all’interno degli stessi od in aree contigue o prossime agli insediamenti, quali recupero di edilizia residenziale pubblica, realizzazione, manutenzione, ammodernamento delle urbanizzazioni primarie e secondarie e inserimento dell'arredo urbano;
interventi di edilizia residenziale e non residenziale, anche in aree esterne agli insediamenti di edilizia residenziale pubblica di cui al su indicato art. 3, per alloggi parcheggio compatibilmente con la finalità del recupero dell’edilizia residenziale pubblica.
Articolo: PARTE1_6_1_5 - L’accordo di programma
6.1.5 L’accordo di programma
Gli aventi diritto all’attuazione della pianificazione territoriale, possono stipulare con i soggetti pubblici e privati accordi di programma, ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. 267/2000 e degli artt. 28 e 28 bis della L.R. 45/89, per la realizzazione di opere di carattere industriale, artigianale, agricolo, turistico, commerciale, residenziale e di servizio.
Le opere e gli interventi, oggetto dell’accordo di programma, saranno finalizzati alla crescita economica e produttiva del territorio interessato e, in particolare, all’incremento dell’occupazione diretta ed indiretta.
L’accordo di programma, se accompagnato dagli elaborati tecnici necessari, diventa strumento attuativo della pianificazione territoriale vigente.
La procedura di approvazione dell’accordo di programma è la stessa, di norma, prevista per gli strumenti di attuazione.
L’accordo di programma, previa adozione del Consiglio Comunale, è approvato con deliberazione della Giunta Regionale, sentito il Comitato Tecnico Urbanistico Regionale (C.T.R.U.) ai sensi e per gli effetti dell’art. 28 della
L.R. 45/89 e ss.mm.ii.. , se ad esso partecipano Enti Territoriali (Regione, Provincia,…) o se i suoi effetti rivestono particolare rilevanza a diffusione sovracomunale.
L'accordo può prevedere, nel caso di eventuali inadempienze dei soggetti privati, il procedimento di arbitrato o altri interventi simili.
Nel caso in cui l'accordo di programma comporti variazione del P.U.C., l'adesione del sindaco allo stesso deve essere ratificata, dal Consiglio Comunale, entro trenta giorni a pena di decadenza.
Qualora l'accordo preveda il coinvolgimento di Enti territoriali di livello sovraordinato (Regione, Provincia, ecc.) per verificare la possibilità di concordare l'accordo, il presidente della regione o il presidente della provincia o il sindaco convoca una conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate.
In tal caso l'accordo, col consenso unanime del presidente della regione, del presidente della provincia, dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, è approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della provincia o del sindaco, ed è pubblicato nel bollettino ufficiale della regione.
L'accordo, consistente nel consenso unanime del presidente della regione, del presidente della provincia, dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, è approvato con atto formale del presidente della regione o del presidente della provincia o del sindaco ed è pubblicato nel bollettino ufficiale della regione. L'accordo, qualora adottato con decreto del presidente della regione, produce gli effetti della intesa di cui all'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia l'assenso del comune interessato. (Art. 34, comma 4 del D.Lgs. 267/200 e ss.mm.ii.).
Articolo: PARTE1_6_2_1 - Il piano particolareggiato
Il piano particolareggiato (P.P.) è uno strumento attuativo del P.U.C. teso a disciplinare il recupero di immobili, complessi edilizi, isolati ed aree, diverse dalle zone A (centro storico). L’obiettivo del P.P. è di precisare in dettaglio l’assetto definitivo delle sistemazioni delle singole zone, determinando principalmente:
i limiti ed i vincoli che debbono essere osservati dai privati nelle nuove costruzioni e/o nelle trasformazioni;
la delimitazione delle aree soggette ad esproprio od a vincoli per l’esecuzione delle opere pubbliche, come effetto della dichiarazione di pubblica utilità insita nell’approvazione del piano.
Sono da considerarsi piani particolareggiati anche i piani di riqualificazione ambientale delle omonime zone ed i piani delle aree verdi e dei parchi.
Il piano particolareggiato deve:
contribuire al miglioramento della qualità abitativa degli insediamenti edilizi nel loro complesso anche mediante ristrutturazione urbanistica, con l'eventuale previsione di un diverso assetto viario e di una diversa distribuzione dei volumi edilizi, verificando, nel contempo, l'adeguata dotazione delle urbanizzazioni primarie e secondarie e prevedendone, ove necessario, l'integrazione al fine di evitare fenomeni di segregazione sociale e funzionale;
migliorare la qualità a livello di organismo abitativo con il recupero del patrimonio edilizio abbandonato, degradato o sotto utilizzato attraverso modalità per l'esecuzione degli interventi indispensabili a consentire lo svolgimento adeguato alle attività residenziali, produttive e dei servizi;
individuare, nell'ambito interessato al piano, gli edifici da demolire in tutto o in parte, quelli da ricostruire e le aree nelle quali è prevista la nuova edificazione;
caratterizzare, nel caso del piano di riqualificazione ambientale, i suoli e le coperture vegetali, anche prevedendo gli eventuali elementi di arredo e di servizio;
consentire l'adeguata fruizione dei parchi e delle aree verdi, nel pieno rispetto delle masse vegetali esistenti eventualmente da potenziare, attraverso un complesso di arredi ed attrezzature, inclusi impianti sportivi a terra e piani d'acqua, garantendo l'accessibilità carrabile in idonei parcheggi di scambio e la fruizione pedonale e ciclabile attraverso un sistema di sentieri ad essi interconnessi.
Il piano particolareggiato, qualora interessi parti del territorio ricadenti in zone omogenee di futura urbanizzazione (C o G) si attua per comparti edificatori interessanti più zone anche se non contigue tra loro.
In tal caso l'intervento programmato può essere realizzato con convenzione o accordo di programma nei casi in cui i soggetti attuatori siano quelli previsti dall'articolo precedente e mediante attuazione concertata tra le parti interessate (pubbliche e private).
In fase di redazione del piano particolareggiato, con deliberazione del Consiglio Comunale, i perimetri dei comparti potranno essere modificati o realizzati per parti a condizione che sia mantenuto l'equilibrio tra le parti edificabili e le aree per servizi e l'organizzazione urbana.
I contenuti dei piani particolareggiati da realizzarsi per comparti edificatori sono i medesimi dei piani particolareggiati relativi alle zone di completamento.
Il piano particolareggiato, redatto da un tecnico abilitato ai sensi delle vigenti disposizioni ed iscritto all'Albo Professionale, dovrà contenere i seguenti elaborati minimi:
relazione tecnica illustrante i criteri informatori che hanno portato alla soluzione progettuale, nonché il piano finanziario relativo all'intervento;
planimetria stralcio del P.U.C. vigente, con l'individuazione della zona oggetto del piano;
la suddivisione in zone, a diverse destinazioni d'uso, delle aree ricomprese nel piano in scala non inferiore a 1:500;
le reti stradali e le principali infrastrutture in scala non inferiore a 1:500, i dati altimetrici di ciascuna zona (profili) in scala non inferiore a 1:200;
le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze in scala non inferiore a
gli edifici destinati a demolizione o ricostruzione ovvero soggetti a restauro o a ristrutturazione edilizia od urbanistica;
le norme tecniche di attuazione con la precisazione in dettaglio delle modalità operative degli interventi;
Il progetto, inoltre, dovrà essere corredato di tutti gli studi previsti dalla normativa vigente in materia paesaggistica, ambientale, idrogeologica etc., corredata da tutti quegli elaborati strettamente necessari per dare gli studi definiti in ogni loro parte.
Il piano particolareggiato, da realizzarsi mediante comparti edificatori contestualmente al progetto del piano, deve contenere tutta la documentazione inerente gli obblighi e gli impegni da assumere da parte dei soggetti proponenti, pubblici e/o privati.
Nel caso in cui il piano particolareggiato interessi, in tutto od in parte, più zone omogenee e coinvolga anche proprietà di aree destinate a standard urbanistici la convenzione deve contenere:
la dichiarazione di tutti i soggetti proponenti della disponibilità delle aree del comparto edificatorio oggetto di pianificazione attuativa;
l'impegno alla realizzazione di tutte le volumetrie programmate sulla base degli indici di fabbricabilità previsti dal piano;
l'obbligazione alla cessione gratuita all'amministrazione comunale delle aree su cui insiste la viabilità prevista dal piano nonché delle aree destinate all'E.E.P., al verde pubblico, ai parcheggi ed ai servizi, eccettuate quelle di interesse comune e nelle quali intendono realizzare attrezzature e servizi, previo impegno formale idoneo a garantirne la realizzazione, la gestione e la manutenzione;
l'impegno alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria o al pagamento del corrispettivo di tali opere qualora vengano realizzate dall'amministrazione comunale.
Dovranno inoltre essere garantite:
la partecipazione, in misura proporzionale alla volumetria utilizzata, alla progettazione ed esecuzione per le opere di urbanizzazione secondaria;
la possibilità ai proprietari delle aree destinate a verde pubblico, ad infrastrutture e servizi di realizzare la volumetria, per la quota loro spettante, senza ulteriori gravami se non quelli derivanti dagli obblighi convenzionali e sempreché la volumetria consenta l'edificazione di una o più unità immobiliari secondo le tipologie previste dal piano particolareggiato;
la possibilità ai proprietari di cui al punto precedente che non hanno attribuita una volumetria edificabile sufficiente alla realizzazione di una unità immobiliare o per la quota eccedente di un indennizzo definito tra le parti e commisurato al valore di mercato;
la facoltà dei proprietari non aderenti al piano particolareggiato di richiedere ai soggetti attuatori un indennizzo definito tra le parti e commisurato ai valori di mercato.
I proprietari delle pars non aedificandi ma incluse nel comparto edificatorio potranno decidere se far parte o meno del consorzio, nel caso in cui venga costituito, e comunque sono tenuti nel caso in cui vogliano utilizzare, pro quota, la volumetria delle loro aree, a realizzare tale cubatura trasferendola nella pars aedificandi facente parte dello stesso comparto e a sottoscrivere tutte le condizioni di cui alla convenzione allegata al piano particolareggiato o all'accordo di programma.
In caso di costituzione del consorzio del comparto edificatorio, le concessioni saranno rilasciate al consorzio stesso, previo adempimento di tutti gli obblighi previsti nella convenzione.
Nel caso che il consorzio del comparto edificatorio non venga costituito, dovranno porsi le condizioni perché tutte le volumetrie previste dal piano particolareggiato siano interamente realizzate, anche in tempi di attuazione differenziati o per stralci funzionalmente definiti, e non si potrà procedere al rilascio delle concessioni se non sono stati sottoscritti da tutti i soggetti proponenti ed aventi titolo gli impegni derivanti dagli obblighi convenzionali.
Articolo: PARTE1_6_2_2 - Il Piano di Recupero Urbano
Il piano di recupero urbano (P.Re.U.), ai sensi degli artt. 27 e 28 della L.R. 457/78, è uno strumento attuativo del P.U.C. teso a disciplinare il recupero di immobili, complessi edilizi, isolati ed aree, compresi nel centro storico (zone A) oppure nelle zone di recupero, anche diverse dalle zone A, individuate con deliberazione del consiglio comunale.
I piani di recupero urbano devono:
favorire il mantenimento delle funzioni tradizionali e, per quanto in particolare riguarda l'ambito del centro storico, la permanenza dei residenti;
adeguare la qualità tecnica delle costruzioni con interventi tesi al consolidamento statico degli edifici in accettabili condizioni, mediante operazioni di manutenzione straordinaria o di ristrutturazione, al fine di poter essere utilizzati per lo svolgimento delle funzioni originarie ovvero per destinazioni d'uso compatibili con il contesto attuale in cui gli stessi ricadono;
individuare, nell'ambito interessato al piano, gli edifici da demolire in tutto o in parte, quelli da ricostruire e le aree nelle quali è prevista la nuova edificazione.
Il piano di recupero è lo strumento per il recupero del patrimonio edilizio esistente, pubblico o privato, nelle zone dichiarate degradate, in qualsiasi zona territoriale omogenea si trovino ubicate (artt. 27 e 28 della L.R. 457/78).
I piani di recupero urbano possono essere:
a) di iniziativa comunale;
b) di iniziativa privata.
a)Piani di recupero urbano di iniziativa comunale
L'amministrazione comunale ha facoltà di procedere alla predisposizione di piani di recupero delle aree individuate ai sensi dell'art. 27 della Legge n. 457/78.
Alla proposta deve essere allegato il progetto, redatto da un tecnico abilitato ai sensi delle vigenti disposizioni ed iscritto all'albo professionale, contenente i seguenti elaborati minimi:
relazione tecnica illustrante i criteri informatori che hanno portato alla soluzione progettuale con particolare riferimento ai calcoli ed ai dati relativi ai parametri edilizi ed urbanistici adottati;
planimetria stralcio del P.U.C. vigente con l'individuazione della zona di recupero entro cui ricade l'intervento, dell'area e/o degli immobili interessati al piano;
planimetrie, in scala non inferiore a 1:500, dello stato di fatto, contenenti le indagini sugli edifici esistenti, sulla loro tipologia edilizia e funzionale e sulle loro condizioni statiche ed igieniche;
planimetrie, in scala non inferiore a 1:500, rappresentanti lo stato di fatto, delle attrezzature esistenti, della viabilità e delle reti canalizzate;
planimetrie, in scala non inferiore a 1:500, contenenti le proposte progettuali e, in particolare, l'individuazione delle unità minime di intervento nonché le operazioni ammesse per gli edifici e per le aree ricadenti all'interno del piano;
profili regolatori, in scala non inferiore a 1:200 rappresentanti la situazione attuale e le variazioni conseguenti alle proposte progettuali;
planimetrie, in scala 1:200, relative alla eventuale nuova edificazione ed agli edifici per i quali sono previsti interventi di modificazione strutturale e/o funzionale;
norme tecniche di attuazione con la precisazione in dettaglio delle modalità operative degli interventi;
planimetrie storiche catastali con riferimento alle trasformazioni storiche dell'area oggetto del piano e l'elenco degli eventuali proprietari degli immobili per i quali si prevede l'acquisizione al patrimonio comunale;
b)Piani di recupero di iniziativa privata
I proprietari di immobili e di aree rappresentanti, in base all'imponibile catastale, almeno i 3/4 del valore degli immobili interessati possono presentare da soli o riuniti in consorzio volontario alla amministrazione comunale proposte di piani di recupero urbano.
relazione tecnica illustrante i criteri informatori che hanno portato alla soluzione progettuale, con particolare riferimento ai calcoli ed ai dati relativi ai parametri edilizi ed urbanistici adottati, ed il lavoro di indagine effettuato;
planimetria stralcio del P.U.C. vigente con l'individuazione della zona di recupero entro cui ricade l'intervento dell'area e/o degli immobili interessati alla proposta di piano;
planimetrie, in scala non inferiore a 1:500, dello stato di fatto, contenente le indagini sugli edifici esistenti, sulla loro tipologia edilizia e funzionale e sulle loro condizioni statiche ed igieniche;
planimetrie, in scala non inferiore a 1:500, contenenti le proposte progettuali ed, in particolare, l'individuazione delle unità minime di intervento nonché le operazioni ammesse per gli edifici e per le aree ricadenti all'interno del piano;
profili regolatori, in scala non inferiore a 1:200, rappresentanti la situazione attuale e le variazioni conseguenti alle proposte progettuali;
planimetrie catastali con riferimento alle trasformazioni storiche dell'area oggetto del piano e l'elenco degli eventuali proprietari degli immobili per i quali si prevede l'acquisizione al patrimonio comunale;
atto da cui risulti che i proprietari proponenti il P.R.U. rappresentano, in base all'imponibile catastale, almeno i 3/4 degli immobili interessati dallo studio;
Articolo: PARTE1_6_2_3 - Il Piano di Risanamento Urbanistico
Qualora un insediamento edilizio sia stato realizzato in tutto o in parte abusivamente, il rilascio della concessione in sanatoria per le opere in esso comprese e subordinato all’approvazione di un Piano di Risanamento Urbanistico (P.R.U.) che può essere adottato anche in variante allo strumento generale ai sensi dell’art. 32 della L.R. 11/10/1985, n. 23 e ss.mm.ii..
I proprietari di immobili abusivi e i proprietari di superfici territoriali non edificate ricadenti all’interno della perimetrazione degli insediamenti abusivi, possono riunirsi in consorzio volontario per partecipare all’attuazione, anche parziale, dei piani di risanamento urbanistico; tale partecipazione deve essere definita per gli aspetti tecnico-urbanistici e finanziari, attraverso apposita convenzione da stipularsi con il Comune nei modi previsti per i piani attuativi di iniziativa privata.
La redazione e l’attuazione dei piani di risanamento urbanistico possono essere assegnate in concessione ad imprese o ad associazioni di imprese o a loro consorzi; tale concessione è accompagnata da apposita convenzione nella quale sono tra l’altro precisati i contenuti economici e finanziari degli interventi di recupero urbanistico.
Si considera in generale, insediamento edilizio ai fini del precedente primo comma, l’insieme di unità immobiliari la cui densità superi l’indice territoriale di 0,40 m3/m2.
Contenuti ed efficacia dei piani di risanamento urbanistico:
I piani di risanamento di iniziativa pubblica o privata hanno contenuto, valore efficacia di piano attuativo;
I piani di risanamento devono prevedere le aree per gli standards urbanistici le quali, nel caso che dette aree non siano interamente reperibili all’interno dell’insediamento abusivo, devono essere individuate nelle immediate adiacenze;
I piani di risanamento debbono altresì contenere le previsioni di spesa relative alle opere di urbanizzazione primarie necessarie e quelle occorrenti per l’acquisizione delle aree per standards urbanistici per l’attuazione dei servizi previsti dall’art. 3 della L.R. 19/05/1981, n. 17);
Gli oneri finanziari di cui sopra devono essere ripartiti proporzionalmente alla volumetria da autorizzare in sanatoria ed a quella ancora da realizzare fra tutti i proprietari interessati, secondo i criteri e le modalità indicate dall’art. 37 e seguenti della L.R. 11/10/1985, n. 23;
Nei casi in cui l’attuazione dei piani di risanamento è prevista con carattere pluriennale deve essere predisposto un programma finanziario articolato per fasi d’intervento;
In caso di piani di risanamento urbanistico di iniziativa privata, qualora non sia possibile ai proponenti reperire in tutto o in parte le aree di cessione per standards urbanistici, esse potranno essere sostituite da un corrispettivo monetario pari al valore delle da espropriare. Detto importo è stabilito nelle previsioni di spese allegate al piano di risanamento nella misura prevista dalle disposizioni vigenti in materia di indennità espropriativi;
Qualora i piani proposti non prevedono per intero le aree per servizi, l’Amministrazione comunale provvede, in sede di approvazione all’integrazione.
Articolo: PARTE1_6_2_4 - Il Piano di Lottizzazione convenzionata
Il piano di lottizzazione convenzionata (P.d.L.) di iniziativa privata è uno strumento attuativo del P.U.C. che riguarda unicamente le zone omogenee C (di espansione residenziale) e G (servizi di carattere generale).
Il piano di lottizzazione convenzionata, tenendo conto della normativa specifica di zona, deve:
assicurare un corretto inserimento nel territorio della proposta di volumetrie insediabili in relazione ai siti edificabili con particolare riguardo alla conformazione morfologica ed alle preesistenze vegetative;
garantire la dotazione degli standard urbanistici;
favorire o migliorare il contesto delle aree di contorno con particolare riferimento alle carenze infrastrutturali registrabili localmente;
promuovere la concentrazione di spazi di relazione favorendo l'accessibilità degli stessi ai disabili ed ove occorra prevedere volumetrie di servizio adeguate all'insediamento previsto.
Per dare attuazione ad un Piano di lottizzazione occorre presentare domanda di autorizzazione al Sindaco, firmata da tutti i proprietari interessati, o dai loro rappresentanti legali, corredata col progetto di lottizzazione, in almeno triplice copia, salvo per le ulteriori copie strettamente necessarie per l’acquisizione dei pareri da parte degli Enti sovraordinati, delle aree che si intendono utilizzare a scopo edificatorio.
Il Piano di lottizzazione deve essere redatto da professionista abilitato a norma di legge e deve comprendere i seguenti elaborati minimi:
planimetria in scala 1:5.000 da cui risulti l'inserimento della lottizzazione nella zona del territorio comunale;
estratto di mappa ed eventuale tipo di frazionamento, rilasciato in data non anteriore a sei mesi, con l’individuazione catastale dell’area da lottizzare, l’elencazione dei mappali, delle relative superfici catastali, degli intestatari di ciascuna particella interessata e dei possessori, la quantificazione della complessiva estensione catastale del territorio;
stralcio del P.U.C. con le prescrizioni delle norme di attuazione;
planimetria in scala 1:1.000 dello stato di fatto con l'indicazione dei capisaldi di riferimento plano-altimetrico del terreno e dei fabbricati esistenti, delle presenze naturalistiche ed ambientali, dei manufatti, degli impianti, di particolari quali canali, linee elettriche, gasdotti, acquedotti ecc., nonché l’indicazione delle proprietà confinanti e degli eventuali vincoli esistenti;
planimetria in scala non inferiore a 1:1.000 con l'individuazione delle aree edificabili, di quelle destinate al verde e di quelle destinate ai servizi pubblici, che devono essere indicate nel numero, tipo e consistenza;
planimetria in scala non inferiore a 1:1.000 con l'indicazione della viabilità distinta nelle sue componenti principali e secondarie;
planivolumetrico con quote del terreno e curve di livello, in scala non inferiore a 1:500, recante l'indicazione dei lotti, delle caratteristiche degli edifici, dei distacchi, delle dimensioni delle strade e degli spazi di circolazione e di sosta in generale;
planimetria in scala non inferiore a 1:500 con:
l’ubicazione di tutti gli edifici pubblici e privati esistenti o previsti, con le relative altezze;
la destinazione d'uso degli edifici, in tutte le loro parti;
la delimitazione dei singoli lotti, opportunamente numerati;
l’indicazione dei distacchi dai confini.
progetto di massima delle infrastrutture primarie, in scala non inferiore a 1:500, da realizzare nella lottizzazione compresi gli allacci ai pubblici servizi (rete stradale, marciapiedi, parcheggi, rete fognaria, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica, rete di illuminazione pubblica, sistemazione a verde delle aree libere);
sezioni stradali e tipi edilizi in scala 1:200;
relazione illustrativa dettagliata contenente:
i dati tecnici con particolare riferimento ai materiali di finitura esterna, alle coperture ed alle recinzioni;
le particolari norme tecniche di realizzazione degli interventi edilizi, con precisazione dei distacchi dei fabbricati dal confine stradale e dai confini interni, dell’indice di fabbricabilità, delle altezze massime, dei particolari di recinzioni, illuminazioni, sistemazioni esterne e simili, e quante altre misure si ritenga opportuno adottare;
preventivo di spesa delle opere di urbanizzazione primaria;
schema della convenzione, da stipulare tra il lottizzante ed il Comune, riguardante le modalità esecutive e gli oneri per l'attuazione del piano, come di seguito indicato;
La convenzione che il proprietario proponente deve stipulare con il Comune riguarda le modalità e gli oneri relativi alla realizzazione del piano di lottizzazione, ed in particolare:
la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria e l'assunzione, a carico del proponente, degli oneri relativi alla realizzazione di dette opere;
l'eventuale cessione di immobili che vengono offerti dal lottizzante o richiesti dall'amministrazione comunale a scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria;
la progettazione esecutiva delle opere di urbanizzazione a carico del lottizzante, da eseguire secondo le indicazioni dell'ufficio tecnico comunale;
l'impegno, da parte della proprietà lottizzante, alla manutenzione delle opere di urbanizzazione, fino alla consegna al Comune, con la precisazione dei tempi e dei modi relativi;
l'eventuale impegno per la realizzazione, da parte della proprietà, di opere di urbanizzazione secondaria a scomputo, parziale o totale, degli oneri di urbanizzazione secondaria nonché i termini ed i modi di esecuzione delle stesse;
la precisazione dei termini di tempo previsti per la realizzazione degli insediamenti del piano di lottizzazione;
l'importo delle garanzie finanziarie offerte per l'adempimento degli obblighi derivanti dalle previsioni contenute nella lottizzazione stessa;
l'assunzione degli eventuali impegni di cui all'art. 17 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm.ii..
I piani di lottizzazione sono adottati, pubblicati ed approvati dal Consiglio Comunale ai sensi degli artt. 20 e 21 della L.R. n. 45/89, vista la relazione di istruttoria di un tecnico abilitato alla progettazione dei piani stessi e sentito il parere dell’Ufficio Tecnico e della Commissione Edilizia. Una volta approvato il piano di lottizzazione, il Sindaco comunica agli interessati tale esito convocandoli ed assegnando un termine per sottoscrivere la convenzione, conforme allo schema allegato al piano, e per assolvere i relativi obblighi.
Le domande di concessione ad edificare, che successivamente possono essere presentate, devono interessare le parti del piano dove le opere di urbanizzazione sono state realizzate o sono in via di ultimazione che, comunque, dovrà avvenire prima del rilascio del certificato di abitabilità o di agibilità.
In sede di rilascio delle singole concessioni l’Amministrazione comunale può autorizzare limitate modifiche alle proposte plano-volumetriche purché:
non modifichino la destinazione d’uso, né la tipologia;
non aumentino l’altezza degli edifici;
non superino il rapporto di copertura ammesso nel lotto, né la volumetria edificabile prevista nel piano;
non aumentino il rapporto tra aree edificabili private ed aree destinate ad uso pubblico.
Ogni variante che non sia di dettaglio dovrà essere inquadrata in un nuovo assetto plano-volumetrico generale che tenga conto di quanto già realizzato, seguendo la stessa procedura prescritta per l’originaria autorizzazione.
Il piano di lottizzazione autorizzato ha validità per dieci anni, durante i quali le opere di urbanizzazione devono essere eseguite di pari passo con l’edificazione.
Articolo: PARTE1_6_2_5 - La lottizzazione d’ufficio
L’Amministrazione Comunale può procedere direttamente, ai sensi dell’art. 28 della L. 17/08/1942, n. 1150, alla lottizzazione di determinati ambiti territoriali, ove i proprietari singoli o riuniti in consorzio non abbiano provveduto alla presentazione del piano di lottizzazione nei termini assegnati dal Comune.
Il progetto del piano compilato d’ufficio dal Comune e lo schema della convenzione sono notificati, secondo le norme del Codice di Procedura Civile, ai proprietari degli immobili con l’invito di dichiarare la propria accettazione entro 30 giorni dalla data di notifica. In difetto di accettazione o su richiesta dei proprietari il Sindaco ha facoltà di variare il progetto o lo schema di convenzione.
Il piano di lottizzazione viene approvato nei modi e nelle forme stabilite dalle vigenti disposizioni. Ad approvazione avvenuta il Comune procede alla espropriazione delle aree dei proprietari che non abbiano accettato il progetto del piano di lottizzazione convenzionata.
Articolo: PARTE1_6_2_6 - Il Piano di Edilizia Economica Popolare
Il piano di edilizia economica popolare (P.E.E.P.), da attuarsi nelle zone specificatamente individuate per tale destinazione o in esecuzione di programmi attuativi che prevedano una riserva specifica deve, come i piani di lottizzazione:
Nei P.E.E.P. che prevedono interventi di restauro, risanamento o ristrutturazione di edifici o parti di edifici, il Comune può invitare i proprietari a realizzare gli interventi previsti sulla base di una convenzione ai sensi dell'art. 35 della legge 22/10/1971, n. 865.
Nell'ambito dei P.E.E.P. è consentita la previsione di attività produttive e terziarie convenzionate purché compatibili e commisurate con la residenza.
Per quanto riguarda il dimensionamento del P.E.E.P. nonché le modalità di determinazione del prezzo di cessione delle aree si applicano le disposizioni di cui all’art. 35 della L. 22/10/1971, n. 865 e all'art. 33 della L.R. 11/10/1985 n. 23, e loro successive modifiche ed integrazioni.
Il piano per l'edilizia economica popolare deve essere redatto da professionista abilitato a norma di legge e deve comprendere i seguenti elaborati:
planimetria stralcio delle previsioni del P.U.C.;
una o più planimetrie del piano, disegnate sulla mappa catastale, contenente tutti gli elementi delle previsioni sopra descritte e la suddivisione in zone a diversa destinazione d'uso;
grafici in scala compresa fra 1:500 e 1:200 indicanti i profili altimetrici, le tipologie dei fabbricati, le sezioni delle sedi stradali e le sistemazioni a verde o a parcheggi;
le norme tecniche di attuazione ed eventuali prescrizioni speciali;
piano dei comparti edilizi ed elenchi catastali delle proprietà da espropriare;
programmi e fasi a di attuazione;
relazione sulle spese necessarie alle espropriazioni ed alla esecuzione delle opere pubbliche;
quanto altro occorra a consentire la corretta interpretazione del piano;
Articolo: PARTE1_6_2_7 - Il Piano per Insediamenti Produttivi
Il piano per insediamenti produttivi (P.I.P.), strumento di attuazione del P.U.C., riguarda essenzialmente le zone D ed altre zone che l'amministrazione comunale, mediante l'adozione di apposita variante, intende proporre per l'insediamento di attività produttive miste a carattere artigianale, piccolo-industriale, commerciale e del settore terziario in genere, comprese quelle di carattere turistico e di servizi.
Il P.I.P. di cui alla legge 22/10/1971 n. 865, si forma sia in zone inedificate come in zone edificate (art. 22 della L.R. 45/89).
Per la determinazione del prezzo di cessione delle aree si applicano le disposizioni vigenti per il P.E.E.P.
Il piano per insediamenti produttivi deve essere redatto da professionista abilitato a norma di legge e deve comprendere i seguenti elaborati:
una ricognizione, in scala adeguata, delle preesistenze, con censimento puntuale delle destinazioni d'uso attuali ed eventuali proposte di modifica;
le norme tecniche di attuazione ed eventuali prescrizioni speciali; piano dei comparti edilizi ed elenchi catastali delle proprietà da riassegnare od espropriare;
convenzione od accordo di programma contente gli obblighi derivanti dalla diversa configurazione del piano o delle modifiche di destinazione d'uso proposte;
Nel caso di P.I.P. riguardanti nuove aree eventualmente individuate gli elaborati ricognitivi dello stato preesistente non sono da prodursi.
Articolo: PARTE1_6_2_8 - La concessione e l’autorizzazione edilizia, la DUAAP.
Gli interventi di trasformazione edilizia sono di norma soggetti a concessione o ad autorizzazione edilizia, o alla presentazione del Documento Unico di Autocertificazione Attività Produttiva, secondo le modalità previste dalla normativa statale e regionale cosi come meglio specificate nel Regolamento Edilizio e nella normativa sovraordinata.
Articolo: PARTE1_7_1_1 - Interventi di trasformazione edilizia ammessi
In tutte le zone omogenee ove gli interventi edilizi sono subordinati all'esistenza di strumenti attuativi, in assenza di questi, sono consentiti gli interventi previsti dalla L. R. 23/1985 e dalla L.R. 5/2003 e loro ss.mm.ii. e più in particolare:
a) interventi su edifici esistenti;
b) interventi di completamento e di nuova costruzione;
c) interventi per opere minori;
d) modifiche di destinazione d'uso con le limitazioni di seguito elencate.
Mentre gli interventi di manutenzione ordinaria straordinaria e restauro conservativo sono consentiti in tutte le zone omogenee, gli interventi di ristrutturazione edilizia non sono consentiti nella zona omogenea A (centro storico), nelle zone sottoposte a vincolo e sugli edifici di particolare pregio storico e monumentale, senza il parere preventivo degli enti preposti alla loro tutela.
Gli interventi di ampliamento e di nuova costruzione sono consentiti solo:
per la realizzazione di opere pubbliche o in attuazione di programmi ammessi a finanziamento per effetto di provvedimenti statali e regionali;
per la realizzazione di edifici in lotti interclusi o per il completamento di opere nelle aree di pertinenza non sature;
per interventi edilizi per opere minori.
Le modifiche di destinazioni d'uso sono consentite nei limiti ed alle condizioni prescritte nella normativa specifica delle diverse zone omogenee.
Articolo: PARTE1_7_1_2 - Opere soggette ad autorizzazione o asseverazione
Sono soggetti alla autorizzazione edilizia, previo parere del solo Ufficio Tecnico comunale:
opere di eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti;
opere costituenti pertinenza ai sensi dell’art. 817 del Codice Civile;
revisione e/o installazione di impianti tecnologici e realizzazione di volumi tecnici resi indispensabili da norme e disposizioni;
varianti a concessioni edilizie già rilasciate che non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non cambino la destinazione d’uso e la categoria edilizia e non alterino la sagoma o violino eventuali prescrizioni contenute nella C.E.;
le opere di demolizione i reinterri e gli scavi finalizzati ad attività edilizia legittima;
Le semplici recinzioni e i barbecue di limitate dimensioni sono opere urbanisticamente non rilevanti se realizzate fuori del centro storico.
Articolo: PARTE1_7_1_3 - Opere eseguibili senza autorizzazione palese (Denuncia di Inizio Attività)
È data facoltà di attivare gli interventi di cui al precedente punto 7.1.2, con esclusione degli interventi di cui alle lettere i), m) e n), anche con denuncia di inizio di attività alle condizioni e secondo le modalità e le prescrizioni della normativa statale vigente, fatto salvo quanto stabilito nei seguenti commi:
l’esecuzione di opere in assenza della D.I.A. o in difformità da essa comporta le sanzioni di cui all’art. 14 della L.R. 23/85;
La facoltà di procedere alla D.I.A. non si applica ai fabbricati assoggettati a vincoli di carattere storico artistico, ambientale e paesaggistico salvo preventiva specifica autorizzazione delle autorità preposte alla tutela del vincolo;
Le norme di cui al presente articolo prevalgono sulle disposizioni dello strumento urbanistico comunale e al regolamento comunale in materia di procedimento.
Articolo: PARTE1_7_1_4 - Opere interne (art. 16 della L.R. 23/85)
Non sono soggette a concessione, né ad autorizzazione le opere di manutenzione ordinaria, le opere di adattamento e di arredo di aree di pertinenza di edifici esistenti, l’apposizione di tende a servizio di edifici esistenti, manufatti occorrenti per l’installazione di cantieri temporanei finalizzati all’esecuzione di lavori da realizzare legittimamente e le opere interne.
Sono opere interne quelle realizzate in costruzioni esistenti che non siano in contrasto con gli strumenti urbanistici adottati o approvati con regolamenti edilizi vigenti, non comportino modifiche alla sagoma né aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non modifichino la destinazione d’uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica dell’immobile e, per quanto riguarda gli immobili compresi nelle zone territoriali omogenee classificate “A”, rispecchino le originarie caratteristiche costruttive.
Nei casi di cui al comma precedente, contestualmente all’inizio dei lavori, il proprietario dell’unità immobiliare deve presentare al Responsabile del Servizio, una relazione, a firma di un professionista abilitato alla progettazione, che asseveri le opere da compiersi ed il rispetto delle norme di sicurezza, delle norme igienico sanitarie vigenti e delle prescrizioni di cui al comma precedente.
Articolo: PARTE1_8 - VARIANTI AL P.U.C.
Costituiscono variante al P.U.C. tutte le modifiche che l’Amministrazione comunale apporta alle Norme di Attuazione, al Regolamento Edilizio ed agli elaborati grafici del P.U.C..
La variante è generale se riguarda più di una zona omogenea o se introduce variazioni alle Norme, al Regolamento ad uno o più elaborati grafici che riguardano l’intero territorio comunale.
La variante è parziale se riguarda, in tutto o in parte, una singola zona omogenea o introduce variazioni alle norme specifiche di zona.
Articolo: PARTE2_1 - Zona Omogenea A
Comprende le parti del territorio urbano fortemente consolidate che rivestono carattere storico, artistico, di particolare pregio ambientale o tradizionale, o le porzioni di esse, comprese le aree libere circostanti che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati.
Gli interventi edilizi sono di norma subordinati alla predisposizione di piani particolareggiati (P.P.) o piani di recupero urbano (P.R.U.).
Il P.P. o il P.Re.U. dovranno avere come base essenziale di riferimento i sottoelencati elementi conoscitivi e programmatori:
l'individuazione e la valutazione, alla scala territoriale urbana, delle preesistenze insediative storiche, attraverso un'attenta analisi del tessuto urbano e della documentazione storica prendendo a riferimento il "catasto De Candia";
l'analisi dei rapporti tra insediamento storico e le diverse parti del territorio pianificato;
l'analisi storico evolutiva del tessuto urbano;
l'analisi tipo-morfologica degli organismi edilizi;
l'abaco delle tipologie, del sistema dei percorsi e degli spazi comuni nonché delle tipologie di arredo urbano ancora esistenti;
l'abaco delle tipologie edilizie e degli elementi costruttivi storico-tradizionali;
l'individuazione e la definizione degli ambiti spaziali delle unità storico-ambientali e delle unità minime di intervento in essi individuabili;
la determinazione del grado di trasformabilità del patrimonio edilizio storico per ciascuna unità ambientale;
la definizione delle categorie d’intervento e degli interventi ammissibili per ciascuna unità storico-ambientale.
Fino all’esaurimento del piano particolareggiato esistente le norme dello stesso devono essere integrate dalle specificazioni seguenti:
gli interventi edificatori devono conservare i caratteri complessivi degli isolati, inserendosi in modo coerente con i volumi esistenti o in progetto, al fine di rendere armonico il disegno urbano;
sono consentite opere di consolidamento, di risanamento igienico, di sostituzione edilizia e di ristrutturazione edilizia ed urbanistica, con riferimento alle definizioni di cui all'art. 3 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm.;
nel caso in cui si proceda con interventi di ristrutturazione edilizia sarà consentita la conservazione dell'indice fondiario preesistente, qualora venga dimostrata la regolarità dei volumi esistenti. Per motivate esigenze igienico-funzionali è ammesso un incremento volumetrico, pari al 10% del volume esistente, da destinarsi a locali igienici nel rispetto dell’indice massimo;
in caso di ricostruzione dopo demolizione, di ampliamento, o di nuova costruzione in lotti liberi (se previste nel piano particolareggiato), l'altezza massima dovrà riferirsi all'altezza di gronda dell'edificio confinante che permette di sfruttare la cubatura ammissibile;
l'indice di utilizzazione (rapporto fra area coperta e area del lotto) può essere maggiorata del 10% per fabbricati funzionali (ricovero attrezzi, magazzini e altre pertinenze simili), senza aumento dell'indice di fabbricabilità fondiaria;
nei lotti edificati privi di garage, qualora questa maggiorazione sia insufficiente, è consentito il superamento dell'indice di utilizzazione come sopra maggiorato;
è obbligatoria la conservazione degli allineamenti stradali ove sia individuabile una caratterizzazione continua;
è obbligatoria la copertura a tetto con falde aventi pendenze non superiori al 35%. Non è consentito l'uso di lastre ondulate in cemento e/o simili;
la finitura degli esterni deve essere in intonaco a tinte neutre mentre è vietato l'uso di materiali riflettenti;
potranno essere lasciate in vista le murature in pietrame o mattoni faccia a vista;
nell'ambito del complessivo intervento di ristrutturazione, nel caso di strutture esterne in muratura che presentino situazioni di degrado, è possibile, in deroga a quanto indicato nei prospetti regolatori relativi al piano particolareggiato, utilizzare come finitura l'intonaco colorato in pasta nella gamma dei giallo-ocra;
della situazione di degrado dovrà essere data dimostrazione con documentazione fotografica;
la colorazione dell'intonaco dovrà essere approvata dall'Ufficio Tecnico Comunale previa campionatura eseguita in loco;
in caso di sopraelevazione dovranno essere garantiti i requisiti di abitabilità indicati nel vigente Regolamento Edilizio;
nel caso siano presenti superfetazioni di epoca diversa, ma ormai parti integranti dell'edificio, eseguite con materiali differenti e per i quali non sia possibile, in caso di ristrutturazione, l'esecuzione della faccia a vista, è ammesso l'uso di intonaco colorato in pasta tale da armonizzarsi con l'edificio nel suo complesso, in tal caso dovrà essere allegata documentazione fotografica attestante la presenza delle superfetazioni;
sono possibili interventi di ristrutturazione che prevedano l'accorpamento di più lotti. In questo caso la soluzione complessiva dovrà rispettare il sedime originario dei fabbricati con possibilità di maggiorazione non superiore al 10%;
in caso di sostituzioni totali le finiture esterne devono seguire le indicazioni del piano particolareggiato;
in caso di sostituzioni parziali, se si verificasse la presenza di materiali per i quali non sia possibile mantenere la faccia a vista, potrà usarsi la finitura ad intonaco secondo quanto previsto per gli edifici ricadenti nelle categorie precedenti;
nel caso di nuove coperture dovrà essere garantito che lo scolo delle acque piovane non porti nocumento alle proprietà confinanti.
Nei lotti liberi in cui sono previsti interventi su due fronti sono possibili accorpamenti nell'ambito del complessivo volume previsto. Le altezze devono adeguarsi, su entrambi i confini in aderenza, a quelle dei fabbricati contermini.
In entrambi i casi prima della progettazione dovrà essere presentata proposta di variante che dovrà essere assentita dalla commissione edilizia comunale.
Articolo: PARTE2_2 - Zona Omogenea B
Comprende le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate diverse dalle zone A (centro storico).
Si considerano parzialmente edificate le zone in cui l'area utilizzata non sia inferiore al 20% di quella complessiva.
La sussistenza del suddetto rapporto è stata verificata per superfici non superiori ai 5.000 mq.
Sono consentiti sugli immobili esistenti gli interventi definiti alle lettere a), b), c) del comma 1 dell'art. 3 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm..
Gli ampliamenti e le ristrutturazioni (lettera d) del comma 1 dell'art. 3 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm.) e le nuove costruzioni devono essere eseguite nel rispetto dei seguenti parametri e prescrizioni generali.
indice di fabbricabilità fondiaria: 3 mc/mq;
distacco dai confini: m 4 (le pareti finestrate degli edifici dovranno rispettare la distanza minima di m 8 da qualsiasi corpo di fabbrica, tale norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata);
altezza massima: m 9,00;
rapporto di copertura fondiaria: 50%;
destinazione d’uso: residenziale (commerciale, artigianale, professionale e direzionale etc. nei limiti del 20% della cubatura ammissibile – vedi paragrafo attività non residenziali del presente art. 2);
strumenti di attuazione: concessione edilizia e autorizzazione, D.I.A., D.U.A.A.P.;
Superfici minime da destinare a Parcheggio:
Residenze: 1 mq ogni 10 mc di volume destinato ad uso abitativo;
Attività terziarie (commerciale, artigianale, professionale e direzionale, etc.): alla superficie minima di parcheggi prescritta al precedente capoverso in rapporto al volume del fabbricato di cui alla lett. a), deve essere aggiunto il valore di 1 mq a parcheggio ogni 3 mq di superficie di pavimento dell’attività di carattere terziario.
nel caso si proceda ad interventi di ristrutturazione edilizia è consentito il mantenimento dell'indice fondiario preesistente qualora venga dimostrata la regolarità dei volumi esistenti;
sono soggetti ai limiti dei distacchi dai confini anche i muri isolati di confine che abbiano un'altezza superiore a m 3;
sono consentite costruzioni in aderenza, isolate, binate, a schiera e costruzioni realizzate a filo con il confine di proprietà previa convenzione tra i proprietari o preesistenza di una costruzione in aderenza;
è obbligatorio il mantenimento degli allineamenti stradali ove sia individuabile una caratterizzazione continua;
la finitura degli esterni deve essere in intonaco a tinte neutre, mentre è vietato l'uso di materiali riflettenti;
le murature in pietrame o in mattoni potranno essere lasciate a faccia a vista qualora presentino un valido grado di finitura;
nel caso di nuovi allineamenti stradali gli edifici devono posizionarsi in modo tale da consentire una strada di larghezza non inferiore a m 8;
nelle zone inedificate esistenti o risultanti libere in seguito a demolizioni, contenute in un tessuto urbano già definito o consolidato, che si estendano sul fronte stradale o in profondità per una lunghezza inferiore a m 24 20 (ai sensi dell’art. 5 del D.A. 22 dicembre 1983 n. 2266/U per i Comuni di III e IV classe), nel caso di impossibilità di costruire in aderenza, qualora non sia possibile il rispetto delle distanze fra pareti finestrate o questo porti a soluzioni tecniche inaccettabili, può essere consentita la riduzione delle distanze dai confini privati nel rispetto delle disposizioni del Codice Civile.
Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti, è consentita l'apertura di finestre nei vani privi di luce diretta e a distanza inferiore a quelle precedentemente indicate, purché nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal Codice Civile.
ATTIVITÀ NON RESIDENZIALI ZONA OMOGENEA B
Nelle zone B, nel rispetto delle norme di zona, possono essere ubicati locali per attività commerciali, artigianali, professionali e direzionali, per magazzini e depositi, con esclusione di attività che comportano inquinamenti acustici, atmosferici e/o idrici o lo scarico di residui maleodoranti.
Questi locali possono svilupparsi su più piani e possono essere ubicati anche nel piano terreno di edifici destinati ad abitazione.
In tutti i casi le cubature destinate a queste attività non possono superare il 20% della cubatura ammissibile.
Articolo: PARTE2_3 - Zona Omogenea C1
Comprende le zone strettamente contigue o comprese all’interno del Piano di Risanamento e di Recupero (P.R.R.) “Munserra, Solomea e Cungiau de Campu Santu”.
Sono queste zone prevalentemente già edificate e, in molti isolati, volumetricamente pressoché sature che hanno necessità di completamento e di ristrutturazione al fine di essere adeguate sia strutturalmente che formalmente ad una immagine unitaria.
Gli interventi possibili in tali zone dovranno essere verificati con riferimento alle specifiche previsioni del piano attuativo e dovranno essere tali da non comportare nessun onere per l’Amministrazione per quanto riguarda qualsiasi opera di urbanizzazione.
Gli interventi di trasformazione del territorio in tale ambito sono disciplinati dalle specifiche Norme di Attuazione del P.R.R..
indice di fabbricabilità fondiaria: come da indicazione del Piano di Recupero per ogni lotto;
distacco dai confini: m. 4,00 (le pareti finestrate degli edifici dovranno rispettare la distanza minima di m.8,00 da qualsiasi corpo di fabbrica; tale norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata).
altezza massima: m. 8,50;
rapporto di copertura fondiaria: 45% ;
destinazione d’uso: come da indicazione del Piano di Recupero per ogni lotto;
strumento di attuazione: concessione;
superficie minima del lotto: mq 300;
distacco dal filo strada : m. 2,50
a) Residenze: 1 mq ogni 10 mc di volume destinato ad uso abitativo;
b) Attività terziarie (commerciale, artigianale, professionale,e direzionale etc.) alla superficie minima di parcheggi prescritta al precedenti capoverso in rapporto al volume del fabbricato di cui alla lett.a), deve essere aggiunto il valore di 1 mq a parcheggio ogni 3 mq di superficie di pavimento dell’attività di carattere terziario.
nel caso si proceda ad interventi di ristrutturazione edilizia è consentito il mantenimento dell’indice fondiario preesistente qualora venga dimostrata la regolarità dei volumi esistenti;
sono soggetti ai limiti dei distacchi dai confini anche fabbricati che si trovino di fronte a muri isolati di confine di altezza superiore a m. 3;
la finitura degli esterni deve essere in intonaco a tinte neutre, mentre è vietato l’uso di materiali riflettenti;
le murature in pietrame o in mattoni potranno essere lasciate a faccia a vista solo qualora presentino un valido grado di rifinitura;
nel caso di nuovi allineamenti stradali gli edifici devono posizionarsi in modo tale da consentire una strada di larghezza non inferiore a m. 8;
Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti, è consentita l’apertura di finestre nei vani privi di luce diretta e a distanza inferiore a quelle precedentemente indicate, purché nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal Codice Civile.
Articolo: PARTE2_4 - Zona Omogenea C2 (Espansione)
Comprende le zone del territorio destinate ad espansione edilizia e che risultano inedificate. Qualsiasi intervento edilizio deve essere definito dal Piano di lottizzazione convenzionata di iniziativa privata quale strumento attuativo del P.U.C..
L’attuazione avverrà solo previo accordo tra le parti proponenti mediante convenzione o accordo di programma a seconda della natura dell’intervento.
In ogni caso tutte le aree oggetto degli interventi dovranno essere ricomprese nelle previsioni del Programma Pluriennale di Attuazione.
Il numero degli abitanti insediabili è dedotto assumendo il parametro di 195,7 mc/ab, dei quali 20 mc/ab il 20% destinati ai servizi strettamente connessi con la residenza e ad opere di urbanizzazione secondaria di iniziativa privata (negozi di prima necessità, studi professionali, bar, etc.), 10 mc/ab il 10% ai servizi pubblici ed il restante mc/ab 70% destinati alla residenza.
Il piano di lottizzazione dovrà contenere l’individuazione delle volumetrie dedotte dai parametri di cui sopra secondo le diverse destinazioni d’uso.
L’edificazione è condizionata all’approvazione di un piano di lottizzazione convenzionata, esteso alle zone individuate nel piano.
Gli strumenti attuativi riguardanti le zone C2 individuate nella zonizzazione come comparto minimo di intervento dovranno tener conto delle indicazioni riportate nella cartografia al riguardo della localizzazione delle cessioni per verde e servizi da effettuare in corso di lottizzazione.
indice di fabbricabilità territoriale: 1,00 mc/mq;
altezza massima: 8,50 m;
distacco minimo dai confini: 4,25 m;
fronte minimo dell'unità a schiera: 6 m;
distacco dai fabbricati: 8,50 m (le pareti finestrate degli edifici dovranno rispettare la distanza minima di m 8,50 da qualsiasi corpo di fabbrica - È prescritta tra pareti finestrate la distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto ai sensi dell’art. 5 del D.A. 22 dicembre 1983 n. 2266/U per le zone diverse dalle “A” e “B”); tale norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata).
Il distacco dai fabbricati e il distacco dai confini possono essere ridotti rispettivamente a m 8,00 e 4,00 qualora nel Piano di Lottizzazione sia prescritta l’altezza massima dei fabbricati minore o uguale a m 8,00;
rapporto di copertura fondiario massimo: 45%;
numero massimo dei piani: 2 abitabili, più eventuale seminterrato (fuori terra massimo m 1), più eventuale sottotetto non abitabile;
strumento di attuazione: piano di lottizzazione convenzionata o piano particolareggiato;
destinazione d’uso: residenziale e servizi;
le strade di piano dovranno avere una larghezza minima di 10,00 m con marciapiedi di larghezza non inferiore a 1,50 m (con larghezza percorribile utile, al netto di ingombri, di almeno 1,00 m).
Nell’ambito dei piani attuativi nei casi in cui la soluzione viaria ipotizzata sia inferiore alla prescrizione, la parte in esubero deve essere attribuita ai servizi.
Nella ripartizione dei servizi dovrà essere rispettata la seguente dotazione minima per abitante:
superficie servizi S1: 4 mq/ab;
superficie servizi S2: 2 mq/ab;
superficie verde S3: 5 mq/ab;
superficie parcheggi S4: 1 mq/ab.
recinzioni stradali in muratura per un'altezza massima di m 1,00 e parte superiore con inferriata, staccionata o simili per un'altezza complessiva di m 2,00;
nei servizi annessi alla residenza e nei servizi pubblici di carattere commerciale e direzionale, a mq 100 di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di mq 80 di spazio pubblico o ad uso pubblico, escluse le sedi viarie, di cui la metà destinata a parcheggi.
Dopo l'adozione del piano che introduce la presente norma, l'Amministrazione potrà provvedere, nell'ambito delle zone C individuate, alla redazione di piani attuativi finalizzati al recupero di aree per edilizia economica e popolare a norma della L. 167/62 e successive modificazioni, garantendo ai privati proprietari di aree comprese nei piani, le quote complessive di superficie e cubatura di spettanza nelle aree non interessate dall'intervento comunale.
Nell’ambito del Piano Attuativo, per motivate esigenze tipologiche e funzionali potranno essere proposti valori diversi per l’indice di fabbricabilità fondiaria e per l’altezza massima, sempre nel rispetto dell’indice territoriale di 1,00 mc/mq e dell’altezza massima non superiore a m 8,50.
La tipologia architettonica degli insediamenti da realizzarsi dovrà garantire adeguati livelli di qualità e dovrà ispirarsi ai criteri per essa stabiliti dall’art. 75 delle Norme di Attuazione del P.P.R. approvato con DPGR 7
settembre 2006 n. 82 e successive modificazioni.
(Paragrafo aggiunto a seguito della Determina di coerenza n. 743 - 10/10/06 del Direttore Generale della Pianificazione Urbanistica della RAS).
Articolo: PARTE2_5 - Zona Omogenea D
Comprende le zone destinate ad accogliere interventi per attività produttive di tipo industriale, artigianale e commerciale e di deposito o ad essi assimilati.
Comprende le aree del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti produttivi, industriali, artigianali, commerciali, di deposito, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca, o ad essi assimilati, nonché quelle destinate a nuovi insediamenti per impianti produttivi successivamente pianificate ed edificate in tutto o in parte.
Per quanto riguarda la disciplina delle attività commerciali si rimanda al Piano Commerciale Comunale vigente, approvato con Delibera Consigliare n. 6 del 09.04.2004.
In particolare, nel territorio comunale si individuano tre sottozone “D1”, “D2” e “D3-PIP”, più una ulteriore sottozona “D4”.
Nella tavola di Zonizzazione dell’ambito urbano, al confine ovest in direzione Monastir delle zottozone D2 e D3- PIP sono indicate le direttrici di sviluppo per ulteriori insediamenti produttivi, anche su iniziativa privata tramite lo strumento dell’Accordo di Programma. In tal caso, gli ambiti di intervento devono essere adiacenti agli ambiti di zona D già urbanizzati e per comparti edificatori non inferiori ad ha 3.
i rapporti tra gli spazi destinati agli insediamenti e gli spazi pubblici destinati ad attività collettive, a verde pubblico e a parcheggi, dovranno rispettarsi i limiti di cui all'art. 8 del D.A. 22/12/83 n. 2266/U;
la viabilità interna dovrà avere larghezza minima di m 11;
le recinzioni dei lotti prospettanti sulla viabilità devono avere altezza di m 2,00, di cui m 1,00 in muratura e la rimanente parte a giorno;
sono possibili ampliamenti di attività esistenti ed in atto fino al raggiungimento del massimo valore del rapporto di copertura;
è vietato l’insediamento di industrie classificate “insalubri” dalle vigenti leggi nazionali e regionali;
i fabbricati esistenti a servizio di attività artigianali o industriali, ma a destinazione residenziale sono esclusivamente soggetti ad interventi di ristrutturazione senza aumenti di volumetria.
Per le sottozone D2 e D3-PIP, sono permesse solo le case di abitazione per l'alloggio del personale di custodia e di quello addetto ai controlli permanenti, purché l’alloggio sia di superficie utile non superiore a mq 95 e sia disposto in modo da garantire le migliori condizioni di abitabilità rispetto a scarichi, depuratori, rumori ecc..
gli impianti per la distribuzione di carburanti per autotrazione;
le attività economiche che, pur rientrando nelle categorie di cui ai precedenti commi, contrastino con la destinazione urbanistica della Zona;
le attività industriali insalubri di prima classe, di cui al R.D. 12.07.1912, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 177 del 27.07.1912 e ss.mm.ii. (vedasi anche Decreto del Ministro Sanità del 05/09/1994 e ss.mm.);
le attività commerciali all’ingrosso o di vendita al dettaglio aventi una superficie di vendita superiore a mq 500.
Comprende le zone già utilizzate per attività produttive di tipo industriale, artigianale e commerciale e di deposito o ad essi assimilati, già esistenti.
Nel territorio comunale sono individuabili tre aree con tale destinazione:
l’area ubicata sulla Via Roma, all’ingresso del centro abitato per chi proviene da Monastir, interessata da attività di deposito commerciale;
l’area a ridosso della strada statale n. 466, sulla Via Monastir, su cui si svolgono attività produttive di tipo
l’area ubicata sulla Via Terranova destinata alla produzione vinicola (cantina sociale).
Sono possibili ampliamenti di attività esistenti ed in atto fino al raggiungimento dei parametri fondiari previsti per la successiva sottozona D2.
Sono ammessi cambi di destinazione d’uso nell’ambito delle tipologie di zona. Sono esclusi interventi residenziali.
Comprende le zone non ancora utilizzate e destinate ad accogliere interventi per attività produttive di tipo industriale, artigianale e commerciale e di deposito, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca, o ad essi assimilati, regolamentati o da regolamentare mediante strumenti attuativi di iniziativa pubblica e privata. Tali aree sono ubicate in posizione periferica rispetto al centro abitato, e più precisamente a ridosso della Via Roma in direzione ovest, verso Monastir.
I relativi piani attuativi per insediamenti produttivi dovranno essere predisposti nel rispetto delle seguenti indicazioni:
area fondiaria: max 80%;
viabilità e parcheggi: min. 10%;
servizi e verde di rispetto: min. 10%;
superficie del lotto minimo: mq 1000;
indice di fabbricazione fondiario: 2,0 mc/mq;
indice di copertura fondiaria: 1/3;
altezza massima delle costruzioni: m 8,00;
distacchi dai confini: m 10 sul lato su cui è ubicato l'accesso, m 6 sugli altri lati.
Comprende la zona destinata ad attività produttive di tipo industriale, artigianale e commerciale, di deposito la cui regolamentazione dovrà avvenire mediante strumenti attuativi preordinati ad esproprio da parte del CASIC (Consorzio dell’Area di Sviluppo Industriale di Cagliari – Approvato con D.P.C.M. del 10/11/67 e aggiornato alla 6° Variante al Piano Regolatore Territoriale Definitivo – Det. 231/PT del Direttore Generale Assessorato EE.LL. della R.A.S.).
In assenza di Piano predisposto dal CASIC l’iniziativa potrà essere assunta anche dal Privato.
I Piani per insediamenti produttivi dovranno essere predisposti nel rispetto delle seguenti indicazioni su comparti minimi funzionali di almeno sei ettari fatto salvo quanto previsto dalla L.R. n. 20 del 1° luglio ’91 art. 3, 3° comma. Il progetto di ogni comparto dovrà comprendere uno studio generale per il suo inserimento all’interno dell’intera zona D3 teso ad assicurare la funzionalità complessiva della suddetta zona.
Sottozona D3 – P.I.P.
Comprende le zone non ancora utilizzate e destinate ad accogliere interventi per attività produttive di carattere artigianale, piccolo-industriale, commerciale e del settore terziario in genere, comprese quelle di carattere turistico e di servizi, di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli e/o della pesca, o ad essi assimilati, da regolamentare mediante il Piano per gli Insediamenti Produttivi ex art. 27 della L. 865/71 e ss.mm.ii.. Tali aree sono ubicate in posizione periferica rispetto al centro abitato, e più precisamente a ovest della Via Roma in direzione Monastir, i località “Su Pardu”.
L’attuazione degli interventi nei lotti destinati alle attività sarà normata da apposito regolamento di assegnazione dei lotti.
Il relativo piano attuativo per insediamenti produttivi dovrà essere predisposto nel rispetto delle seguenti indicazioni:
superficie del lotto minimo: mq 1000
indice di copertura fondiaria: 1/3%
indice di sfruttamento edilizio (inteso come rapporto fra la superficie lorda orizzontale complessivamente sviluppata su diversi piani utili e l’intera superficie del lotto): 0,80 mq/mq
altezza massima delle costruzioni: m 9,00
distacchi dai confini: m 10 sul lato su cui è ubicato l'accesso, m 6 sugli altri lati;
Sottozona D2 e D3 D1 vincolata per la fascia di rispetto stradale
Trattasi di sottozona compresa rispettivamente all’interno della sottozona D2 e D3 D1 che, pur contribuendo alla formazione della superficie utile urbanistica del lotto, costituisce una fascia di rispetto della S.P. per Donori S.S. 466 e possono può essere destinata solo ad interventi al più di ristrutturazione edilizia o a verde con esclusione di qualunque altro tipo di utilizzo che preveda nuovi interventi edificatori.
Sottozona D4 interessata da attività di cava
Trattasi di un’area ubicata sul crinale di un’altura denominata “Francischettu”, immersa tra una rigogliosa vegetazione di tipo mediterraneo ed adibita ad attività di cava per l’estrazione di argilla. La sua origine e la sussistenza di reperti di valore storico-culturale creano i giusti presupposti per il recupero della stessa a patrimonio della storia del piccolo Comune.
(Paragrafo aggiunto a seguito della Determina di coerenza n. 149 - 4 marzo 2005 del Direttore Generale della Pianificazione Urbanistica della RAS).
Articolo: PARTE2_6 - Zona Omogenea E
A norma degli artt. 2 e 8 della L.R. 22/12/89 n. 45 e del D.P.G.R. n. 228 del 03/08/94 comprende le parti del territorio caratterizzate da produzione agricola tipica ed ancora destinate ad usi agricoli compresi gli edifici, le attrezzature e gli impianti connessi al settore agro-pastorale e alla valorizzazione dei prodotti.
Le zone agricole, a norma del precedente decreto n. 228 del 03/08/94, sono suddivise nelle seguenti sottozone:
sottozona E1: aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata;
sottozona E2: aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva, anche in relazione all’estensione, composizione e localizzazione dei terreni;
sottozona E3: aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, sono contemporaneamente utilizzabili per scopi agricolo-produttivi e per scopi residenziali;
sottozona E5: aree marginali per attività agricola nelle quali viene ravvisata l'esigenza di garantire adeguate condizioni di stabilità ambientale;
ambiti E1/H6, E2/H6, E3/H6: sono state così rappresentate le aree facenti parte urbanisticamente delle sottozone rispettivamente E1, E2 ed E5 ma vincolate, quali fasce di rispetto stradale, al rispetto dei limiti edificatori imposti dal Codice della Strada;
ambiti E2/H8, E3/H8: sono state così rappresentate le aree facenti parte urbanisticamente delle sottozone rispettivamente E2 ed E3 ma vincolate, quali fasce di rispetto dal canale di irrigazione, al rispetto dei limiti edificatori delle sottozone H8;
Qualora nelle aree oggetto degli interventi, sia accertata la presenza di eventuali reperti archeologici (nuraghi, tombe, ecc.) dovrà comunque essere rispettata la distanza di m 200 da essi e data preventiva comunicazione alla Soprintendenza ai Monumenti e alle Antichità competente per territorio.
Il territorio comunale di Ussana è suddiviso nelle seguenti sottozone:
Comprende aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata, di aziende in produzione, comprese quelle atte ad accogliere insediamenti di tipo agro-industriale, quali: distillerie di essenze vegetali coltivate in loco, polveriere e simili, difficilmente allocabili in zone omogenee di tipo “D”.
Comprende aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva, anche in relazione all'estensione,
alla composizione e localizzazione dei terreni.
Sottozona E3:
Comprende aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, sono utilizzabili per scopi agricolo- produttivi di carattere individuale.
Nelle zone facilmente accessibili dagli abitati è possibile esercitare l'attività agricola non a titolo principale, ma nel tempo libero e per autoconsumo (agricoltura peri-urbana).
In dette zone è consentita l’edificazione di piccole costruzioni di tipo tradizionale (anche in pietrame), da adibire a residenza e/o rimessaggio degli attrezzi agricoli necessari alla conduzione del fondo, con indice fondiario di 0,03 mc/mq e su lotto minimo di mq 5.000, comunque preesistente al 1995 e quindi senza alterazione della maglia fondiaria, con copertura a falde e con altezza massima di m 5,00.
Comprende le aree marginali per attività agricola nelle quali viene ravvisata l'esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale.
Per quanto gran parte delle aree appartenenti sotto il profilo agro-pedologico e geologico alla sottozona E5 siano stati classificati H per particolari condizioni e caratteristiche paesistico-ambientali, anche quei suoli possono ritenersi in gran parte marginali.
Ambiti E1/H6, E2/H6, E3/H6:
Comprende le aree facenti parte delle rispettive sottozone E1, E2 ed E3, computabili ai fini urbanistici per la verifica dei parametri fondiari di edificabilità ma vincolate, quali fasce di rispetto stradale, al rispetto dei limiti edificatori imposti dal Codice della Strada.
Per gli interventi ammissibili in tali ambiti valgono i divieti di cui al successivo art. 8 per le zone H. L’edificabilità derivante dalla superficie inclusa in tali ambiti può essere però utilizzata esclusivamente oltre tale fascia di rispetto. Sono comunque fatti salvi, nel rispetto delle normative più vincolanti in materia ambientale, gli interventi ammissibili secondo le normative specifiche di settore quale quella per la realizzazione dei distributori di carburanti.
Ambiti E2/H8, E3/H8:
Comprende le aree facenti parte delle rispettive sottozone E2 ed E3, computabili ai fini urbanistici per la verifica dei parametri fondiari di edificabilità ma vincolate, quali fasce di rispetto dal canale di irrigazione, al rispetto dei limiti edificatori imposti per le zone H.
A. fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, quali stalle, magazzini, silos, capannoni e rimesse con esclusione degli impianti classificati come industriali, fatti salvi quelli previsti dall’art. 5 del D.P.R. n. 228 del 03/08/1994, di tipo agro-industriale;
A1) annessi rustici, allevamenti zootecnici industriali e altri insediamenti produttivi agricoli sotto indicati ai punti I, II, III e IV:
I. Nuovi fabbricati per allevamenti zootecnici intensivi;
a) suini;
b) avicunicoli;
c) bovini, ovicaprini, equini.
II. Impianti acquacoltura e fabbricati di loro pertinenza;
III. Insediamenti produttivi di tipo agro-industriale;
IV. Serre fisse;
B. fabbricati per agriturismo che rispettino le previsioni dell’art. 9 del D.P.G.R. n. 228 del 03/08/1994;
C. fabbricati funzionali per la conduzione e gestione di boschi e di impianti arborei industriali (forestazione produttiva);
D. strutture per il recupero terapeutico dei disabili e dei tossico dipendenti, e per il recupero del disagio sociale;
E. residenze connesse alla conduzione del fondo;
F. Punti di ristoro art. 10 D.P.G.R n. 228/94;
G. impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori, impianti eolici e simili.
PARAMETRI URBANISTICI ED EDILIZI DA APPLICARE NELLA ZONA “E”
Indici fondiari massimi
per i fabbricati di cui alla lett. A): 0,10 mc/mq;
per i fabbricati di cui alla lett. A1) annessi rustici quali: allevamenti zootecnici intensivi, impianti acquicoltura e fabbricati di loro pertinenza, insediamenti di tipo agro-industriale, serre fisse: 0,10 mc/mq / non prescritto (vedi tabella sintetica);
strutture aziendali di cui alla lett. B) comprendenti l’attività agrituristica: sono ammessi tre posti letto per ettaro. Per ogni posto letto va computata una cubatura massima di 50 mc. Superficie minima d’intervento 3 ha. Le volumetrie per i posti letto con destinazione agrituristica sono aggiuntive rispetto ai volumi massimi ammissibili per la residenza nella medesima azienda agricola in cui si esercita l’attività agrituristica;
per i fabbricati di cui alla lett. C): 0,01 mc/mq;
per i fabbricati di cui alla lett. D): 0,10 mc/mq;
per le residenze di cui alla lett. E): 0,03 mc/mq, con superficie minima di intervento pari a ha. 1,00. Tale superficie potrà essere ridotta a ha 0,50, nel caso in cui la residenza sia funzionale ad interventi agricoli terricoli, orticoli in pieno campo e vivaistici comprovati da idonea relazione tecnica agronomica;
per punti di ristoro di cui alla lett. F): 0,03 (incrementabile con delibera consiliare fino a 0,10 mc/mq) in particolare saranno da considerasi come tali: i bar, i ristoranti, le tavole calde con servizi annessi, comprese strutture con posti letto non superiori a 20, attività sportive e ricreative) con lotto minimo di ha 3 se indipendenti da azienda agricola e di ha 6 se inclusi in fondo agricolo comprendente attrezzature e residenze come previsto nell’art.10 del D.P.G.R. n. 228 del 3/8/94;
per impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori, impianti eolici e simili di cui alla lett. G): 0,01 mc/mq, previa delibera del Consiglio Comunale;
per gli interventi di cui ai punti A), A1) e C) è fissata in m 7,50. Nel caso di strutture miste e solo parzialmente residenziali si potrà prevedere la realizzazione di abitazioni da svilupparsi completamente al piano primo, sino alla quota massima di 7,50 m. Per strutture particolari (fienili, silos etc.), l’altezza massima potrà arrivare a 10,50 m;
per gli interventi di cui ai punti B), D) , E) ed F) è fissata in m. 4,50.
Il Consiglio Comunale potrà comunque derogare a tali limiti di altezza per esigenze aziendali particolari e comprovate.
distacchi dai confini:
Per quanto riguarda le distanze delle costruzioni esse non devono essere inferiori ai seguenti limiti:
m 10 dai confini di proprietà, riducibili in via eccezionale a m. 5 o con edificazione sul confine, previo consenso scritto da parte del proprietario limitrofo, qualora la larghezza del lotto sia inferiore a m 30;
m 30 dalle pertinenze di strade statali;
m 15 dalle pertinenze di strade provinciali e comunali extraurbane di primaria importanza;
m 10 dalle strade comunali e vicinali.
Per i fabbricati la cui ubicazione che ricade entro la fascia dei 150 m dalle rive dei corsi d’acqua pubblici è richiesto, ai sensi della vigente specifica normativa in materia di tutela del paesaggio, il nulla osta dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e sport della R.A.S.
tabella sintetica degli interventi ammissibili nella zona agricola
SUP. MINIMA DI INTERVENTO
NDICI MASSIMI DA APPLICARE
A. Fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, quali: stalle, magazzini, silos, capannoni e rimesse con esclusione degli impianti classificati come industriali.
a) 7,50 m
b) 10,50 m (per fienili, silos etc.)
Non prescritto
10 m riducibili a 5 m o aderenza per larghezza del lotto < di 30 m previo consenso
A1) Annessi rustici, allevamenti zootecnici industriali e altri insediamenti produttivi agricoli sotto indicati ai punti I-II-III-IV
I. Nuovi fabbricati per allevamenti zootecnici intensivi:
a) 0,10 mc/mq b) max 0,50 mc/mq previa delibera C.C.
50% area di pertinenza
50 m dai confini di proprietà. Nonché dalle zone A, B, C, D, G, rispettivamente:
III. Insediamenti produttivi di tipo agro- industriale
b)10,50 m (per fienili, silos etc.)
10 m riducibili a 5 m qualora la larghezza del lotto sia < di 30 m
IV. Serre fisse
0.50 ha*
Art. 878 del C.C.
B. Fabbricati per agriturismo che rispettino le previsioni dell’art.9 del D.P.G.R. n.228 del 3/8/94;
3 ha *
Max 150 mc per ettaro pari a tre posti letto per (ha)
+ la volumetria ammissibile di cui al punto “E” il tutto previo Delibera C.C.
10 m riducibili a 5 m o aderenza per larghezza del lotto < di 30 m previo consenso, nonché distare 1 Km dal perimetro urbano.
b) 10,50 m (per
fienili, silos etc.)
i. Strutture per il recupero terapeutico dei disabili e dei tossico dipendenti, e per il recupero del disagio sociale;
E. Residenze connesse alla conduzione del fondo
1 ha* / 0.50 ha
10 m riducibili a 5 m o aderenza per larghezza del lotto < di 30 m
F. Punti di ristoro art.10 D.P.R n. 228/94
3 ha + 3ha se incluso in fondo agricolo
0,03 mc/mq inc. a 0,10 mc/mq con Delibera C.C.
G. Impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori, impianti eolici e simili;
solo previa delibera C.C.
1 mc/mq previa delibera C.C.
Solo previa delibera C.C
max 0,50 mc/mq previa delibera C.C.
avicunicoli,
bovini, ovicaprini, equini.
max 0,50 mc/mq privia delibera C.C.
* possibilità di utilizzare più corpi aziendali al fine di raggiungere la superficie minima d’intervento
Per le opere di cui alla lett. A) ed A1) punti I e III) con deliberazione del Consiglio Comunale, previo nulla- osta dell'Assessore regionale competente in materia urbanistica, l'indice potrà essere elevato, in presenza di particolari esigenze aziendali, fino al limite massimo di 0,50 mc/mq, purché le opere siano ubicate ad una distanza dal perimetro urbano di m 500;
Per le opere di cui al lett. A), ai fini edificatori è stabilita la superficie minima di ha 1,00 ad eccezione per impianti serricoli, orticoli e vivaisti per i quali è stabilita in ha 0,50;
I nuovi fabbricati per allevamenti zootecnici-intensivi di cui alla lett. A1 punto I), devono distare m 50 dai confini di proprietà e m 500 dai limiti delle zone omogenee: A, B, C, e G, se trattasi di allevamento per suini, m 300 per avicunicoli e m 100 per bovini, ovicaprini ed equini. Per tali fabbricati è consentito un rapporto di copertura dell’area di pertinenza non superiore al 50%;
Le serre fisse di cui alla lett. A1 punto IV), con strutture murarie fuori terra, sono ammissibili senza limiti di volumetria, ma con rapporto di copertura pari al 50% del fondo su cui insistono;
Per gli interventi con indice fondiario superiore a quelli sopra indicati, o con indice fondiario massimo di 1,00 mc/mq, o comunque con volumi superiori ai 3000 mc, o con numeri addetti superiore alle 20 unità, o con numero capi bovini superiore alle 100 unità (o numero equivalente di capi di altra specie (circ. n. 2-A del 20/03/78), la realizzazione dell’intervento è subordinata, oltre che al parere della Commissione Edilizia Comunale a conforme deliberazione del Consiglio Comunale, nonché al parere favorevole della Divisione Urbanistica presso l’Assessorato degli Enti Locali, Finanza ed Urbanistica della R.A.S.;
È possibile utilizzare più corpi aziendali al fine di raggiungere la superficie minima d’intervento per la realizzazione degli interventi ammissibili di cui alle lett. A), A1), B), C), D) ed E). Nel caso di accorpamento urbanistico di aree non contigue per queste dovrà essere trascritto nei Pubblici Registri il vincolo derivante dalla avvenuta utilizzazione edificatoria dell’area. Ciò dovrà risultare in apposita planimetria conservata ed aggiornata a cura dell’Ufficio Tecnico comunale;
Le opere di cui alla lett. B) non potranno essere ubicate ad una distanza inferiore a m 1.000 dal perimetro del centro urbano e saranno di volta in volta autorizzate previa delibera del Consiglio Comunale;
Gli impianti di interesse pubblico di cui alla lett. G) saranno di volta in volta autorizzate previa delibera del Consiglio Comunale;
Soltanto ai fini di realizzare impianti fissi di irrigazione dei terreni coltivati sarà consentita la realizzazione di cabine di pompaggio, aventi una superficie coperta massima di mq 5,00 ed un'altezza di m 2,50;
Sono ammessi, per edifici esistenti nel fondo, interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, la ristrutturazione e l’ampliamento nei limiti consentiti e utilizzando l’eventuale parte contigua;
È ammessa la demolizione e la ricostruzione in loco per inderogabili motivi di staticità ad eccezione degli edifici soggetti a vincoli monumentali ed artistici;
Per le costruzioni non più funzionali alle esigenze del fondo è ammesso il cambio di destinazione d’uso a fini residenziali;
Le aree già computate per precedenti edificazioni non possono essere utilizzate per ulteriori interventi;
Le abitazioni in zona agricola, che non siano allacciate a impianto fognario, dovranno essere dotate di adeguato sistema di smaltimento compatibile con la natura del sottosuolo;
Gli allevamenti zootecnici dovranno essere dotati, entro tre anni dall’entrata in vigore del P.U.C., di sistemi di smaltimento e di depurazione approvato dall’Amministrazione Comunale;
In ogni altro intervento è necessario dimostrare la possibilità di accesso al lotto attraverso una strada di penetrazione di larghezza non inferiore a m 4, direttamente collegata con la viabilità pubblica;
Le recinzioni dovranno essere realizzate in via generale con tipologia a giorno con l’utilizzo di paletti in ferro a “T” o in cemento vibrato e rete metallica plasticata verde con H max di 2,50. In tutte le recinzioni è vietato l'uso del filo spinato, vetro, punte acuminate o altri sistemi che possono arrecare pregiudizio o pericolo all'incolumità' delle persone;
Le recinzioni in muratura cieca (h. max m 2,50) saranno consentite e solo via in eccezionale nei seguenti casi: corti coloniche contenenti stalle, magazzini, silos e altri fabbricati aziendali con le rispettive aree scoperte di servizio;
Per quanto non previsto valgono le norme del D.A. 22/12/83 n. 2266 e la L.R. n. 45/89.
Le edificazioni sono sottoposte alle seguenti prescrizioni generali:
La tipologia di riferimento è quella isolata ad un piano e con copertura a tetto;
L’altezza massima può essere derogata per la costruzione di impianti di interesse pubblico (cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni ponti radio, ripetitori e simili);
La copertura dovrà essere del tipo a falde inclinate, con finitura in tegole fatta eccezione per le serre, i silos, le stalle, capannoni e altri fabbricati tecnici strettamente necessari per la conduzione aziendale;
Le superficie esterne dovranno essere intonacate (finitura rustica o a frattazzo) e tinteggiate con colori della gamma delle “terre chiare”;
Gli infissi esterni (finestre) dovranno essere preferibilmente in legno, ma saranno ammessi anche infissi metallici elettrocolorati o in PVC se realizzati nei toni delle “terre scure” simil legno;
Gli infissi esterni (porte di ingresso) potranno essere in legno, alluminio elettrocolorato o in PVC nei toni delle terre scure;
Sono ammesse serrande metalliche per ambienti di custodia di attrezzi o di mezzi meccanici;
Sono ammesse grate di protezione agli infissi esterni in ferro e con spartiti geometrici semplici.
Gli interventi di recupero degli edifici esistenti dovranno rispettare le seguenti prescrizioni generali:
Dovranno essere conservate le coperture esistenti se in stato di buona conservazione;
Le coperture con solaio piano dovranno essere sostituite con coperture a falda;
Le murature a vista in blocchetti di cemento dovranno essere finite ad intonaco e tinteggiate;
Dovranno essere conservati eventuali porticati aperti esistenti;
I nuovi infissi dovranno rispettare le prescrizioni dei punti precedenti.
Per l’esercizio dell’agriturismo e dei punti di ristoro si dovranno rispettare le seguenti prescrizioni:
Le nuove costruzioni dovranno rispettare la tipologia “corte aperta” a “L” o “C” con copertura a tetto e porticato continuo sui fronti interni;
L’altezza massima non dovrà superare i m 4.50;
La copertura dovrà essere finita con manto di tegole;
Le finiture esterne dovranno essere ad intonaco tinteggiato, ma è ammessa l’utilizzazione della pietra locale sia nelle superfici verticali che nelle pavimentazioni;
Gli infissi potranno essere in legno, ma saranno ammessi anche infissi in alluminio elettrocolorato o in PVC se realizzati nei toni delle “terre scure” simil legno;
Eventuali piantumazioni di aree comuni dovranno essere effettuate con essenze locali.
Articolo: PARTE2_7 - Zona Omogenea G
Sono le parti del territorio destinate ad edifici, attrezzature ed impianti di interesse generale quali le strutture del terziario, l'istruzione secondaria superiore, i musei, i parchi comunali, gli impianti sportivi, gli ospedali, gli scali ferroviari, i depuratori, gli impianti di potabilizzazione, gli inceneritori, gli impianti per la valorizzazione di prodotti alimentari in genere.
In particolare, nel territorio comunale si individuano tre quattro sottozone G1, G2, G3 e G4.
Sottozona G1 (centro antropizzato)
È la parte del centro antropizzato destinata ad impianti di interesse generale e proprietà privata. In particolare si tratta dell’area occupata da un distributore di benzina e situata all’ingresso dell’abitato, per chi proviene da Monastir, e più precisamente nella Via Roma. Inoltre, fanno parte di questa sottozona altre tre aree di nuova individuazione e più precisamente un’area di perimetro al centro urbano compresa tra la via Monastir e la via della Libertà, l’area compresa tra la fascia di rispetto della S.S. 466 e il “Canale” e l’area di completamento urbano individuata sul proseguo di via G. Di Vittorio e via Fratelli Cervi. Tali aree potranno divenire poli cittadini di servizio commerciale e/o da destinarsi ad attività culturali sportive e ricreative in ottemperanza ai felici presupposti planimetrici delle stesse.
Sottozona G1 (zonizzazione generale del territorio): centro servizi socio economico
Sono parti del territorio interessate da interventi privati per la realizzazione di grossi centri di rilevante interesse economico e produttivo con l’obiettivo primario dello sviluppo sociale ed occupazionale.
La società in oggetto proprietaria è interessata alla realizzazione di un centro polifunzionale ad altro livello socio economico, attinente servizi quali un centro per laboratori di ricerca, una sala congressi, un centro di accoglienza anziani etc. nell’area delle ex Fornaci e Cava di Pietra, località “Franciscettu”.
Sottozona G2 (centro antropizzato)
Comprende le parti del territorio destinate ad impianti per servizi generali di carattere pubblico. In particolare si tratta dell’area su cui insiste l’ex depuratore fognario, di quella interessata dal nuovo depuratore e dall’area di sedime della struttura cimiteriale.
Sottozona G3 (centro antropizzato)
Comprende le aree del centro abitato destinate ad impianti di servizi generali da sottoporre preventivamente a piano attuativo per la realizzazione di strutture di tipo terziario ed eventuali volumetrie di pertinenza (tecnica e di servizio).
Sono individuate due zone: la prima ubicata in prossimità del confine con il Comune di Monastir, ad ovest rispetto al centro urbano, la seconda Tali aree sono in posizione periferica a ridosso della strada statale n. 466 che conduce a Dolianova.
Sottozone G3 vincolate
Trattasi di aree zone comprese all’interno delle sottozone G3 che, pur contribuendo alla formazione della superficie utile urbanistica, costituiscono una fascia di rispetto della S.S. 466 e possono essere destinate solo a verde con esclusione di qualunque altro tipo di utilizzo.
(Paragrafo aggiunto a seguito della Determina di coerenza n. 149 - 4 marzo 2005 del Direttore Generale della Pianificazione Urbanistica della RAS)
Sottozona G4 (zonizzazione generale del territorio): Servizi generali privati - Area di servizio
Trattasi di altre aree destinate a servizi generali, da sottoporre preventivamente a piano attuativo, interessate da interventi privati per la realizzazione di grossi centri di rilevante interesse economico e produttivo con l’obiettivo primario dello sviluppo sociale ed occupazionale, così individuate:
Sottozona G4 (area di servizio)
Area baricentrica di primaria importanza viaria posta in corrispondenza della S.S. 466 località “Bau Sargius”, sulla quale si intende realizzare una stazione di servizio costituita da distributore di carburanti e sevizi connessi.
Sottozona G4 (servizi generali)
Trattasi di un’area posta nelle immediate vicinanze del centro urbano, perimetrata, tra le strade comunali Ussana- Samatzai e la strada comunale di Trexenta. Il Ponte Nuovo diventa di fatto l’elemento di connessione tra le aree di espansione e le zone dei servizi sportivi e la nuova zona G4 in oggetto. Su di essa si prevedono attrezzature ed impianti pubblici e/o privati di interesse generale, quali strutture per lo sport, le attività ricreative, le comunicazioni, parchi, ecc..
Comprende aree destinate ad impianti di servizi generali per la realizzazione di strutture di tipo terziario ed eventuali volumetrie di pertinenza (tecnica e di servizio).
Sono individuate due zone: la prima ubicata in prossimità del confine con il Comune di Monastir, ad ovest rispetto al centro urbano, la seconda lungo la strada provinciale per Sestu.
Ambiti G4/H6
Comprende le aree facenti parte delle sottozone G4, computabili ai fini urbanistici per la verifica dei parametri fondiari di edificabilità ma vincolate, quali fasce di rispetto stradale, al rispetto dei limiti edificatori imposti dal Codice della Strada.
Per gli interventi ammissibili in tali ambiti valgono i divieti di cui al successivo art. 8 per le zone H. L’edificabilità
derivante dalla superficie inclusa in tali ambiti può essere però utilizzata esclusivamente oltre tale fascia di rispetto. Sono comunque fatti salvi, nel rispetto delle normative più vincolanti in materia ambientale, gli interventi ammissibili secondo le normative specifiche di settore quale quella per la realizzazione dei distributori di carburanti.
destinazione d'uso: attrezzature ed impianti di interesse generale, uffici direzionali e del terziario ivi comprese le residenze al servizio delle attività, l'istruzione secondaria superiore, i musei, i parchi comunali, gli impianti sportivi ed annesse strutture di sostegno, gli ospedali, gli scali ferroviari, i depuratori, gli impianti di potabilizzazione, gli inceneritori, impianti per la valorizzazione di prodotti alimentari in genere, attrezzature per spettacolo, attrezzature ricettive e servizi;
strumento di attuazione: piano particolareggiato o lottizzazione convenzionata;
dimensione minima: intero comparto edificatorio;
tipologia edilizia: continua, aperta, isolata;
indice di fabbricabilità fondiaria max : 4,00 mc/mq;
spazi per servizi pubblici: minimo 20% oltre alla quota parcheggi;
rapporto di copertura fondiaria: 40%;
altezza massima degli edifici: m 20,00.
Le nuove costruzioni e gli ampliamenti si attuano attraverso piano particolareggiato di iniziativa comunale o di iniziativa privata;
Le costruzioni dovranno rispondere alle seguenti prescrizioni:
a) gli edifici possono sorgere a filo strada o con arretramento da detto filo di almeno 5 m, salvo quelli prospicienti su strade che richiedono un distacco maggiore;
b) dovranno essere realizzati con distacco dagli altri confini di almeno 1/3 della altezza e non meno di 5,00 m, in relazione all'edificazione nelle aree confinanti;
c) gli eventuali corpi prospicienti su strade potranno essere realizzati in aderenza ai confini laterali;
d) nel caso di edifici a filo strada la loro altezza non potrà superare il rapporto di 1,5 rispetto alla larghezza stradale;
e) il distacco fra i corpi di fabbrica nel lotto non dovrà risultare inferiore ad 1/3 dell'altezza;
Gli edifici potranno essere realizzati con concessione edilizia, previa approvazione da parte del consiglio comunale del piano attuativo, anche per stralci o lotti funzionali, nel rispetto della destinazione specifica e delle caratteristiche e indici urbanistici della singola opera, che dovrà risultare correttamente inserita nel contesto urbano e non pregiudizievole per la soluzione urbanistica globale della zona;
Gli insediamenti esistenti dovranno essere dotati di aree di parcheggio in misura adeguata alla destinazione degli immobili;
In ogni caso, nelle nuove costruzioni con destinazioni commerciali e direzionali, dovrà essere assicurata una dotazione di parcheggio d'uso pubblico non inferiore all'80% della s.u. di pavimento degli edifici previsti;
Le aree dei singoli lotti non occupate da costruzioni o attrezzature e non destinate alla viabilità o parcheggio dovranno essere sistemate e mantenute a giardino;
Nel caso di interventi su edifici o complessi esistenti alla volumetria realizzabile deve essere detratta la volumetria esistente;
Nell’ambito di Piano Attuativo, per motivate esigenze tipologiche e funzionali potranno essere proposti valori diversi per l’indice di fabbricabilità fondiaria e per le altezze massime, sempre nel rispetto dell’indice territoriale di 1,00 mc/mq.
Articolo: PARTE2_8 - Zona Omogenea H
Comprende zone del territorio comunale in cui si riscontrano situazioni ambientali caratterizzanti e delle quali il piano prevede una complessiva conservazione nel rispetto dell’uso consolidato e delle tradizioni locali rivestendo particolare pregio naturalistico, geomorfologico, archeologico, paesaggistico, o da sottoporre a vincolo.
Comprendono le seguenti sottozone:
sottozona H1: di salvaguardia fluviale
sottozona H2: di salvaguardia archeologica
sottozona H3: di salvaguardia paesistico-ambientale
subzona H4: di salvaguardia interessata da attività di cava.
(Subzona riclassificata fra le zone D in adeguamento a quanto espressamente previsto nella Determina n. 743 del 10/10/06 del Direttore Generale dell’Assessorato EELL Finanze e Urbanistica della RAS)
Aree da sottoporre a vincolo
sottozona H5: fascia di rispetto cimiteriale;
sottozona H6: fascia di rispetto stradale;
sottozona H7: fascia di rispetto degli impianti tecnologici;
sottozona H8: fascia di rispetto dei canali di irrigazione.
L'amministrazione comunale, per le zone H di salvaguardia e per le parti del territorio agricolo interessato da interventi di silvicoltura e forestazione potrà predisporre piani particolareggiati, finalizzati all’assestamento forestale ed allo sviluppo naturalistico del territorio, quali:
i piani naturalistici e del verde che sono predisposti di concerto con l'assessorato della difesa dell'ambiente della Regione e sono finalizzati alla salvaguardia dell'ambiente naturale, del patrimonio faunistico e botanico, della tutela delle condizioni geologiche, biologiche ed idriche dell'area nonché delle preesistenze antropiche significative e riconoscibili di rilevanza archeologico, storica ed ambientale.
L’indice territoriale massimo è di mc/mq 0,001 con le possibilità di deroga per gli interventi pubblici previsti dal D.A. n. 2266/U/83.
Nelle aree di salvaguardia H ci si dovrà attenere, oltre alle specifiche prescrizioni di sottozone, al divieto di:
creare nuovi impianti di colture arboree e cespugliate con essenze non indigene;
trasformare aree alberate, anche se non sottoposte a vincolo idrogeologico, in colture di diversa qualità;
utilizzare aree alberate di proprietà pubblica ed effettuare il taglio dell'alto fusto in quella privata, fatta eccezione per i territori sottoposti ad uso civico;
effettuare dicioccamenti, dissodamenti, decespugliamenti, arature in terreni con pendenze superiori al 35% e comunque l'asportazione di massa vegetale evoluta e in grado di proteggere adeguatamente il suolo;
aprire nuove strade carrabili senza autorizzazione dell'Assessorato competente in materia di difesa dell'ambiente;
aprire nuove cave, riattivare quelle inattive e comunque estrarre materiale inerte;
raccogliere fossili, minerali e concrezioni, anche in grotta;
effettuare nuovi interventi che modifichino le caratteristiche fisiche, chimiche e idrogeologiche delle acque;
creare ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi non prevista dai piani e programmi regionali;
realizzare nuovi insediamenti che diano luogo ad immissioni in atmosfera, fatta eccezione per quanto previsto dai piani e programmi regionali.
Sottozone H1 di salvaguardia fluviale
Comprende le aree contermini all'alveo di fiumi, rii o corsi d'acqua ed aventi particolari caratteristiche oro- idrografiche.
Nelle aree individuate è vietato qualsiasi intervento urbanistico ed edilizio che comporti:
la deviazione o l'impedimento del naturale corso delle acque anche nei periodi di loro assenza;
la realizzazione di manufatti, anche precari, a meno di m 50 dalle sponde e non preventivamente autorizzati dall'amministrazione comunale;
la realizzazione di interventi di nuova costruzione a meno di m 200 dalle sponde, se non autorizzate dalle autorità competenti;
il deposito, anche temporaneo, di materiali ed impianti che rechino pregiudizio, a parere dell'amministrazione comunale, al decorso naturale delle acque, anche in loro assenza.
tutti gli interventi tendenti al ripristino ed alla valorizzazione ambientale dei luoghi e degli edifici preesistenti;
la realizzazione di interventi di nuova costruzione, a distanza non inferiore a m 100 dalle sponde, destinati alla conduzione di fondi agricoli, per i quali si applica la normativa delle zone omogenee E5;
gli interventi edilizi di restauro e risanamento conservativo e quelli di ristrutturazione di cui alle lettere a), b), c) del comma 1 dell'art. 3 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm. della L. 457/78.
Sottozone H2 di salvaguardia archeologica
Nelle aree di salvaguardia archeologica, per tutti gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizio, dovrà essere rispettata la distanza di m 200 in assenza del parere favorevole della Soprintendenza ai Monumenti e alle Antichità competente per territorio.
la realizzazione di manufatti, anche precari, a meno di m 100 dalle preesistenze archeologiche e non preventivamente autorizzati dall'amministrazione comunale e dalla competente soprintendenza archeologica;
il deposito, anche temporaneo, di materiali ed impianti che rechino pregiudizio, a parere dell'amministrazione comunale, alle preesistenze archeologiche.
tutti gli interventi tendenti al ripristino ed alla valorizzazione ambientale dei luoghi e delle preesistenze archeologiche;
gli interventi edilizi di restauro e risanamento conservativo e quelli di ristrutturazione di cui alle lettere a), b), c) del comma 1 dell'art. 3 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm., della L. 457/78.
Sottozone H3 di salvaguardia paesistico-ambientale, parco naturale
Comprende aree degradate e caratterizzate da fragilità ambientali tali da essere sottoposte a interventi di recupero al fine di ricostituirne l’assetto naturale con finalità di parco naturale con valenza territoriale.
Il Parco sarà caratterizzato dal reinserimento delle essenze indigene originarie sia arboree che cespugliate, dal recupero di edifici a precedente destinazione industriale da riconvertire per attività culturali ed espositive e come luogo di sosta e foresteria, e da tutti gli interventi pianificati con specifico piano di settore finalizzati ad esaltarne la specificità.
la persistenza dei fenomeni e degli interventi che hanno originato il degrado, in particolare lo sfruttamento di cave esistenti, l’apertura di nuovi fronti di cava, l’estrazione di inerti e tutti i movimenti di terra tendenti ad alterare l’andamento naturale dei luoghi;
la deviazione o l'impedimento del naturale corso delle acque anche nei periodi di loro assenza, dissodamenti, decespugliamenti e l’asportazione di massa vegetale evoluta ed in grado di proteggere adeguatamente il suolo;
l’apertura di nuove strade carrabili senza l’autorizzazione dell’Assessorato competente in materia di difesa dell’ambiente;
il taglio di alberi d’alto fusto anche in proprietà privata;
l’impianto di culture arboree e cespugliate con essenze non indigene;
l’utilizzazione per discariche e il deposito anche temporaneo di materiale di rifiuto;
la realizzazione di manufatti, anche precari, e la realizzazione di interventi di nuova costruzione se non consoni alla finalità di parco territoriale e non preventivamente autorizzati dall'amministrazione comunale;
gli impianti che rechino pregiudizio, a parere dell'amministrazione comunale, alla finalità di parco, al decorso naturale delle acque, all’andamento dei luoghi.
tutti gli interventi governati da specifico piano particolareggiato di riqualificazione ambientale, tendenti alla definizione degli interventi finalizzati alla formazione di un parco ambientale, la ricostituzione ripristino, alla valorizzazione e alla fruizione dei luoghi e degli edifici preesistenti;
per le aree comprese in questo ambito e utilizzate sotto il profilo agricolo, gli interventi seguono la normativa delle zone omogenee E5.
Sottozone diverse sottoposte a salvaguardia ed a vincoli di rispetto
Sono da ritenersi vincolate, con limiti imposti agli interventi urbanistici ed edilizi le aree (fasce) prospicienti le seguenti infrastrutture:
Sottozona H4: Salvaguardia interessata da attività di cava
(Subzona H4 riclassificata fra le zone D in adeguamento a quanto espressamente previsto nella Determina n. 743 del 10/10/06 del Direttore Generale dell’Assessorato EELL Finanze e Urbanistica della RAS)
Sottozona H5: Fascia di rispetto cimiteriale
Gli interventi di trasformazione edilizia nelle aree di rispetto cimiteriale sono soggette alla normativa prevista
D.P.R. 285/1990.
È comunque vietata qualunque edificazione all'interno di tale zona, ad eccezione di opere di pertinenza dell'area cimiteriale e di architettura funeraria.
È consentito l’uso agricolo delle aree comprese all’interno del perimetro delimitante il vincolo.
Per quanto riguarda il sedime del cimitero quest’area è assoggettate alla normativa della “zona G” indicate dall’art. 4 del D.A. n. 2266/U/83; in questo ambito l’indice territoriale massimo è pari a mc/mq 0,01 con le possibilità di incremento previste nello stesso articolo.
Sottozona H6: Fascia di rispetto stradale
Più che vera e propria sottozona trattasi di fasce di rispetto all’interno delle zone E e G.
In particolare, comprende le distanze di rispetto dal nastro stradale di cui al D.M. LL.PP. 1.4.1968, n. 1404, al D.Lvo 30/04/92 n. 285 e al D.P.R. n. 495 del 16/12/92.
Fatto salvo quanto indicato negli articoli precedenti, è vietato qualunque intervento edificatorio, mentre è consentito l’uso agricolo delle aree o la loro sistemazione a verde purché non siano di ostacolo o creino riduzione al campo visivo necessario alla salvaguardia della sicurezza della circolazione.
Sottozona H7: Fascia di rispetto degli impianti tecnologici
Comprende le aree vincolate come aree di rispetto dell'impianto di depurazione.
È vietata qualunque edificazione all'interno di tale zona, ad eccezione di opere di pertinenza dell'impianto.
Fatto salvo quanto diversamente previsto in questo punto, per le aree sottoposte a vincolo di rispetto dell’impianto di depurazione è ammesso l’uso agricolo secondo quanto previsto per le zone agricole di appartenenza.
L’indice territoriale massimo è pari a mc/mq 0,001 e la dimensione della fascia di rispetto a m 100.
Il sedime dell’impianto è assoggettato alle norme di “zona G” indicate dall’art. 4 del D.A. n. 2266/U/83; pertanto solo in questo ambito l’indice territoriale massimo è pari a mc/mq 0,01.
Sottozona H8: Fascia di rispetto dei canali di irrigazione
Più che vera e propria sottozona trattasi di fasce di rispetto all’interno delle zone E.
Esiste l’esigenza di salvaguardare le aree contigue ai canali di irrigazione per la loro manutenzione ed in previsione di possibili straripamenti degli stessi in concomitanza con alluvioni o piogge di forte intensità.
Fatto salvo quanto indicato negli articoli precedenti, la fascia minima di rispetto con prescrizione di totale inedificabilità sarà pari a 20 metri da ciascun bordo.
Articolo: PARTE2_9 - Zone Aree S
Comprende le aree per attrezzature di uso collettivo di interesse cittadino; esse si articolano in:
a) S1: attrezzature per l’istruzione;
b) S2: attrezzature di interesse collettivo;
c) S3: verde pubblico attrezzato e sportivo;
d) S4: parcheggi.
In queste aree ogni intervento sarà realizzato direttamente dall'Amministrazione Comunale, fatta salva la possibilità, ove prevista per legge, di procedere con la concessione delle aree per interventi le cui finalità siano pubbliche o di pubblico interesse e conformi con la destinazione d’uso delle aree.
In considerazione della specifica destinazione d'uso delle aree zone gli interventi edilizi devono rispondere alla normativa seguente:
Zone Aree S1 e S2
indice fondiario massimo: mc/mq 2,0;
rapporto di copertura: 1/3;
distacchi minimi tra pareti finestrate e fabbricati antistanti: m 8 9,00.
Nelle aree zone S2 sono ammessi interventi privati con finalità pubbliche nel rispetto degli indici di zona. È vietata la modificazione della destinazione d'uso di attrezzature già destinate a S1 e S2.
Zona Aree S3
indice di fabbricazione territoriale: mc/mq 0,30.
Articolo: PARTE3 - NORME E PROCEDURE PER LE MISURE DI COMPATIBILITÀ AMBIENTALE
Nelle zone in cui si prevedono gli interventi di cui al successivo comma, il rilascio della concessione edilizia e delle autorizzazioni previste o la formazione di altro titolo edilizio è condizionato al rispetto della procedura di impatto ambientale (V.I.A.) secondo quanto stabilito dal presente articolo.
Sono soggette a valutazione di impatto ambientale, nei limiti e secondo le prescrizioni della normativa in materia ambientale, tutti i progetti di trasformazione che, direttamente o indirettamente, per azioni indotte possono interessare la zona D per insediamenti industriali, la zona E per insediamenti di aziende zootecniche e la zona H relativamente al parco ambientale e al parco archeologico.
lavori per i quali siano previsti movimenti di terra superiori a mc 20.000;
impianti per la produzione di elettricità con linee di alta tensione;
impianti per lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti;
impianti zootecnici per i quali è prevista una cubatura superiore a mc 5.000;
invasi superiori ai mc 10.000 d’acqua;
viabilità di interesse intercomunale.
Per tutti gli interventi ammissibili dovrà allegarsi specifica relazione che illustri la verifica della compatibilità ambientale. Tale verifica dovrà articolarsi in un’elencazione dettagliata dei dati informativi, che permettano di qualificare l’intervento sotto il profilo ambientale, e delle valutazioni sui possibili effetti e le misure per contenerli.
In particolare, in riferimento alle specifiche zone di intervento, fatto salvo quanto previsto nel D.P.R. 12/04/1996 e ss.mm.ii., nel D.G.R. 36/39 del 02/08/99, così come modificata con D.G.R. n. 5/11 DEL15/2/2005 e ss.mm.ii., si dovranno rispettare le seguenti indicazioni:
a) dati informativi:
descrizione degli interventi con specificazione della dimensione volumetrica;
descrizione delle modificazioni in riferimento alla situazione clivometrica, a quella geologica, a quella arborea;
verifica della presenza di vincoli di tipo ambientale nella zona interessata.
valutazione dell’interferenza della soluzione planivolumetrica proposta con elementi caratterizzanti quali corsi o passaggi d’acqua, emergenze rocciose e simili;
valutazione della proposta planivolumetrica con la precisazione della situazione esistente di permeabilità dei suoli;
valutazione, per i siti con pendenze superiori al 10%, della compatibilità dell’ubicazione residenziale in relazione ai movimenti di terra.
descrizione dell’opera proposta;
motivazioni della scelta dell’ubicazione;
descrizione delle modificazioni in riferimento all’acqua, all’aria, al suolo ed al sottosuolo;
verifica del rispetto delle normative esistenti in materia ambientale in riferimento all’intervento ed alla zona interessata;
valutazione del tipo e della quantità di eventuali inquinamenti residui liquidi, gassosi e solidi;
valutazione dell’eventuale inquinamento acustico;
valutazione di modificazioni irreversibili e delle misure atte a compensare gli effetti sfavorevoli sull’ambiente.
descrizione dell’opera proposta e di eventuali alternative di ubicazione;
descrizione delle componenti ambientali soggette ad impatto in particolare per quanto riguarda acqua, aria, suolo, sottosuolo, flora e al paesaggio tenendo conto dell’attuale utilizzazione di tali risorse; verifica del rispetto delle norme esistenti in materia ambientale in riferimento all’opera ed alla zona d’intervento;
valutazione del tipo e della quantità di eventuali inquinamenti residui liquidi, solidi, gassosi e degli odori risultanti dall’attività dell’opera proposta;
descrizione delle modificazioni permanenti o temporanee dell’ambiente agro-forestale;
descrizione delle misure previste per evitare gli effetti negativi delle trasformazioni reversibili.
descrizione delle possibilità di accesso e di fruizione;
verifica della presenza di vincoli di tipo ambientale nella zona interessata;
verifica delle possibilità di allaccio e di recapito delle reti di urbanizzazione primaria.
verifica di possibili interferenze con falde acquifere nel caso di interventi interessanti il sottosuolo e conseguente definizione della compatibilità geologica;
valutazione, per i siti con pendenze superiori al 10%, della compatibilità dell’ubicazione residenziale in relazione ai movimenti di terra;
valutazione del limite di inquinamento acustico sopportabile;
valutazione del tipo e della quantità di eventuali inquinamenti residui liquidi, solidi, gassosi e degli odori risultanti dall’attività dell’opera proposta.
descrizione dell’opera proposta e delle possibili alternative di ubicazione;
descrizione delle componenti ambientali potenzialmente soggette a trasformazioni irreversibili a seguito dell’opera proposta;
analisi comparata, negli ambiti stagionali, sulla presenza dell'avifauna;
classificazione delle specie botaniche in relazione alla loro prevalenza come elemento paesistico distintivo e alla loro riduzione in conseguenza di interventi possibili;
definizione delle modificazioni del sistema idraulico e del grado di inquinamento;
misurazioni dell'inquinamento acustico e procedure per il conseguimento dei livelli di compatibilità;
dimensionamento dell'unità minima di visitatori compatibili con la situazione ambientale determinata;
definizione del limite di inquinamento acustico sopportabile;
compatibilità formale di elementi tecnologici legati ai servizi essenziali;
verifica della compatibilità di nuove essenze e coltivazioni in caso di trasformazione agraria;
verifica della conservazione dei tracciati originari della viabilità interpoderale con l’eliminazione degli elementi in contrasto;
valutazione dei costi e benefici connessi alle varie fasi ed operazioni.
Articolo: PARTE4 - NORME TRANSITORIE E FINALI
1.1 NORME DI SALVAGUARDIA
Dalla data di adozione del Piano Urbanistico Comunale, e relative sue varianti, e sino alla sua definitiva approvazione da parte dell'organo regionale di controllo entrata in vigore con la pubblicazione per estratto sul B.U.R.A.S. del provvedimento di approvazione definitiva vigono le norme di salvaguardia ai sensi dell’art. 12 comma 3 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 e ss.mm.ii., nel senso che prevalgono, in caso di contrasto con la normativa del P.R.G previgente, le norme più restrittive.
L'amministrazione comunale dovrà inoltre provvedere, entro 360 giorni dalla adozione del P.U.C. alla redazione dei Programmi Pluriennali di Attuazione.
1.2. CONCESSIONI O AUTORIZZAZIONI EDILIZIE TITOLI EDILIZI AMMESSI
Sempre nel periodo di salvaguardia di cui al precedente comma relativo alla “moratoria” sono comunque assentibili:
le concessioni od autorizzazioni i titoli edilizi per i seguenti interventi:
le concessioni od autorizzazioni i titoli edilizi per gli interventi in esecuzione dei seguenti strumenti attuativi vigenti e non in contrasto con le norme specifiche di zona e le destinazioni d'uso indicate dal P.U.C.:
programma integrato d’area;
programma dei lavori pubblici;
programma dell’edilizia residenziale pubblica;
gli interventi e le opere pubbliche;
le opere di urbanizzazione primaria e secondaria;
gli interventi ammissibili nelle zone omogenee D (solo sottozone D1 e D2) e nelle zone omogenee E ed H secondo i parametri urbanistici ed edilizi previsti dal P.U.C. nella normativa specifica di zona.
1. VALIDITÀ DEL P.U.C.
Il P.U.C. entra in vigore con la pubblicazione per estratto sul B.U.R.A.S. del provvedimento di approvazione definitiva ed ha validità fino alla redazione e approvazione delle sue varianti o di un nuovo strumento urbanistico generale, fatte salve le limitazioni di carattere generale o settoriale delle norme sovraordinate.
Il nuovo Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.) ha la validità di anni quindici.
Non è possibile apportare varianti generali al contenuto del piano, alle norme di attuazione e al nuovo regolamento edilizio entro il primo anno di vigenza a meno che si imponga la revisione parziale per sopravvenute esigenze di interesse generale, nel qual caso le varianti dovranno essere votate dal Consiglio Comunale all'unanimità.
1.4. ALLEGATI AL P. U. C.
Fanno parte del Piano Urbanistico Comunale, e ne costituiscono parte integrante, i seguenti documenti:
Relazione sulla geomorfologia e sull’uso del suolo;
Norme di Attuazione (N. di A.);
Regolamento Edilizio (R.E.).

References: art. 11
 art. 3
 art. 3
 art. 2
 art. 3
 art. 27
 art. 8
 art. 10

Art. 878
 art.10
 art. 8