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Timestamp: 2020-08-07 19:14:23+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17006 del 11/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17006 del 11/08/2016
Cassazione civile sez. trib., 11/08/2016, (ud. 04/07/2016, dep. 11/08/2016), n.17006
sul ricorso 28399-2013 proposto da:
VILTOM DI T. A. & C. SAS IN LIQUIDAZIONE ED IN CONCORDATO
PREVENTIVO, in persona del Commissario Giudiziale e liquidatore,
avverso la sentenza n. 140/2012 della COMM.TRIB.REG. della TOSCANA,
1. La società contribuente VILTOM SAS di T. A. &amp; C. in liquidazione e concordato preventivo ha impugnato l’avviso di rettifica n. 55169 per IVA emesso dell’Agenzia delle dogane per il recupero di IVA all’importazione, scaturente, nella prospettazione dell’Ufficio, dall’omessa introduzione fisica di merce di provenienza extracomunitaria, nel deposito fiscale Iva gestito in modo virtuale dalla società Amerital Trasporti, circostanza che, per l’Ufficio, aveva reso illegittimo l’assolvimento dell’IVA mediante autofatturazione ai sensi del D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis e legittimato l’irrogazione delle sanzioni.
2. La sentenza di primo grado, favorevole alla contribuente, è stata confermata dalla Commissione Tributaria Regionale della Toscana con la sentenza n. 140/17/12, depositata il 17.10.2012 e non notificata, che ha respinto l’appello dell’Ufficio.
Invero la ricorrente non ha interpretato correttamente l’espressione “contraddetto” utilizzata dalla Commissione, intesa a stigmatizzare non già la mancata contestazione, ma la mancanza di prova da parte dell’Amministrazione come si evince dal passaggio motivazionale che precede quello censurato, ove è detto che “L’Ufficio delle dogane non ha fornito prova che le merci non sono state introdotte nel magazzino, nè che i mezzi di trasporto non avrebbero potuto essere introdotti nei locali”. Inoltre ha ritenuto “regolare” la gestione del deposito, nella specie.
2.1. Con il secondo motivo si deduce la violazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., in relazione al D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis conv. nella L. n. 427 del 1993. Per la ricorrente l’onere della prova in ordine all’inserimento fisico della merce nel deposito IVA, attenendo ad un regime agevolativo, spettava alla contribuente e non all’Agenzia, come erroneamente ritenuto dal giudice di appello.
3.1. Il terzo motivo è inammissibile, in quanto la disamina degli indizi forniti dall’Amministrazione, sia pure in modo sintetico, è stata compiuta dalla CTR e le doglianze proposte su elementi non decisivi, sostanzialmente sollecitano un riesame della decisione nel merito, inammissibile in sede di legittimità.
4.1. Con il quarto motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’insufficiente motivazione della sentenza nella parte in cui aveva affermato che l’Ufficio non aveva dimostrato il mancato inserimento della merce nei locali, nè che i mezzi di trasporto non avrebbero potuto essere introdotti nei locali, risultando che la merce era di scarse dimensioni e gli automezzi erano costituiti da piccoli furgoni. La CTR non avrebbe adeguatamente ponderato gli elementi presuntivi indicati nell’avviso di rettifica e riportati al punto 5 del ricorso attraverso i quali sarebbe stato possibile inferire la mancata fisica introduzione della merce in deposito.
5.1. Con il sesto motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’error in procedendo, per disapplicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4 applicabile ex art. 61 medesimo D.Lgs., e dell’art. 111 Cost., comma 6. Si denuncia la pretesa nullità della sentenza per contrasto tra motivazione e dispositivo in ordine alla distinzione tra le operazioni per le quali l’autofatturazione è stata ritenuta regolare, con conferma della decisione di primo grado, e quelle per le quali è stata riscontrata una irregolarità consistente nella emissione in data anteriore a quella della importazione della corrispondente merce, per le quali dalla motivazione si evince l’accoglimento dell’atto di appello, contrariamente a quanto appare dal dispositivo.
Premesso che su detta statuizione, contrariamente a quanto preannunciato nel controricorso, non si ravvisa alcun ricorso incidentale (fol. 17/18 del controricorso), ricorda la Corte, che per principio pacifico, sussiste un contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione, che determina la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 156 c.p.c. e art. 360 c.p.c., n. 4, nel caso in cui il provvedimento risulti inidoneo a consentire l’individuazione del concreto comando giudiziale, non essendo possibile ricostruire la statuizione del giudice attraverso il confronto tra motivazione e dispositivo, con valutazioni di prevalenza di una delle affermazioni contenute nella prima su altre di segno opposto presenti nel secondo (fra le varie Cass. nn. 14966/2007, 16448/2009, 15990/2014).
Nel caso in esame, la contraddittorietà tra motivazione e dispositivo risulta insanabile, atteso che la motivazione sul punto, è attuata in modo generico con una formula ad escludendum, senza tuttavia individuare le operazioni a cui il giudicante abbia inteso riferirsi, ed il netto contrasto è tale da non consentire una valutazione di prevalenza e da determinare la nullità della decisione sul punto, ai sensi dell’art. 156 c.p.c. e art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè non consente l’individuazione del concreto comando giudiziale e lascia grande incertezza sul contenuto e sulla portata della decisione.
6.1 Con il settimo motivo si prospetta la violazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis conv. in L. n. 427 del 1993 e del principio del divieto di abuso del diritto, nonchè dell’art. 2697 c.c., in quanto – nella prospettazione della ricorrente – la CTR, avendo l’Agenzia offerto molteplici elementi che avrebbero potuto dimostrare l’abuso del diritto dell’importatore rispetto alla mancata introduzione fisica della merce nel deposito, aveva trascurato di esaminare tale aspetto.
7.1. Con l’ottavo motivo si deduce la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 17, 67 – 70 in relazione al D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis cit., per avere errato la CTR nel ritenere la completa assimilazione dell’IVA all’importazione con l’IVA interna dovuta all’atto dell’estrazione della merce dal deposito.
7.3.3. I depositi fiscali sono luoghi fisici, ubicati sul territorio italiano, adibiti alla custodia di beni non destinati alla vendita al minuto nei locali dei medesimi depositi, in cui le merci entrano e stazionano e da cui escono al momento dell’estrazione: essi si differenziano sia dal deposito doganale (contemplato dagli art. 98 e ss. codice doganale comunitario), inteso come regime doganale, sia dal deposito fiscale per le accise, configurato come impianto, in cui avvengono la fabbricazione, la lavorazione, la trasformazione e la detenzione dei prodotti soggetti ad accisa, in regime sospensivo (D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 1, comma 2, lett. c), entrambi, peraltro, considerati depositi IVA dall’art. 50-bis. La fisicità del deposito IVA e la necessità dell’inserimento fisico in esso dei beni emergono inequivocabilmente già dalle scelte semantiche del legislatore, che ha impiegato verbi come introdurre, il quale evoca l’attività fisica dell’immettere dentro qualcosa e lemmi come custodia che suggerisce il rapporto, anch’esso fisico, con la cosa che ne è oggetto (conformi, nel senso che la materiale introduzione delle merci nel deposito è richiesta dall’art. 50-bis, anche se non esplicitamente prevista, vedi, fra varie, Cass. nn. 2697/2014, 20958/2013, 11642/2013, 12263/2010).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 50
 sentenza 
 sentenza 
 art. 50
 sentenza 
 art. 36
 art. 61
 sentenza 
 art. 360
 Cass. 
 art. 360
 art. 50
 art. 50
 art. 98
 art. 1
 Cass.