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Timestamp: 2020-08-05 10:37:04+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20864 del 02/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20864 del 02/08/2019
Cassazione civile sez. II, 02/08/2019, (ud. 19/03/2019, dep. 02/08/2019), n.20864
sul ricorso 15732-2015 proposto da:
M.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FILIPPO
CORRIDONI 23, presso lo studio dell’avvocato ANDREA CELEBRANO,
rappresentato e difeso dall’avvocato PIER GIORGIO AVVISATI;
P.E., rappresentata e difesa dall’avvocato MARCO ORSINI;
avverso la sentenza n. 739/2015 del TRIBUNALE di LATINA, depositata
il 18/03/2015;
19/03/2019 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.
1. Il Tribunale di Latina, con sentenza pubblicata il 18 marzo 2015 e notificata il 13 aprile 2015, ha accolto parzialmente l’appello proposto da P.E. avverso la sentenza del Giudice di pace di Latina n. 17 del 2014 e nei confronti di M.V..
1.1. Il Giudice di pace aveva rigettato la domanda della sig.ra P. – di accertamento della intollerabilità delle immissioni di fumo provenienti dall’impianto di riscaldamento dell’appartamento del vicino sig. M. e della violazione della distanza legale del terminale di scarico dei fumi – sul rilievo che dalla CTU era risultato che le immissioni non superavano la normale tollerabilità.
2. Il Tribunale ha accolto la domanda limitatamente alla questione del posizionamento del terminale di scarico dei fumi, che risultava collocato a distanza inferiore a quella minima prevista dalla normativa tecnica (UNI 7129).
3. Per la cassazione della sentenza ricorre M.V. sulla base di due motivi, ai quali resiste P.E. con controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 380-bis.1. c.p.c.
2. Con il primo motivo è denunciata violazione degli artt. 99,112 e 346 c.p.c. e nullità della sentenza, e si contesta l’ultrapetizione in cui sarebbe incorso il Tribunale per avere deciso sulla domanda di violazione della distanza minima del terminale di scarico dei fumi, che non era stata riproposta in appello.
Dall’esame diretto dell’atto di appello, consentito dalla natura processuale del vizio denunciato (ex plurimis, Cass. 02/02/2017, n. 2772), risulta che l’appellante P. aveva censurato la decisione di primo grado con riferimento alla questione del posizionamento del terminale di scarico dei fumi, anche richiamando l’esito degli accertamenti svolti dal CTU (pag. 4 atto di appello). Si è realizzata, pertanto, la devoluzione al giudice d’appello dell’intera pretesa della P., e ciò esclude il vizio processuale denunciato.
3. Con il secondo motivo è denunciata violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c. e si contesta l’omessa pronuncia del Tribunale sulle eccezioni di inammissibilità dell’appello ex art. 342 c.p.c., e di inammissibilità dell’impugnazione ex art. 348-bis c.p.c.
Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte regolatrice, il mancato esame da parte del giudice di una questione puramente processuale non è suscettibile di dar luogo al vizio di omissione di pronuncia, il quale si configura esclusivamente nel caso di mancato esame di domande od eccezioni di merito (ex plurimis, Cass. 14/03/2018, n. 6174; Cass. 12/01/2016, n. 321).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare alla controparte le spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 19 marzo 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 380
 Cass. 
 art. 342
 art. 348
 Cass. 
 Cass.