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Timestamp: 2018-11-16 14:07:16+00:00

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La responsabilità contrattuale della casa di cura per danni al paziente ascrivibili a fatto colposo del personale medico | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
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Omissis”…Venendo all’esame della posizione della Casa di cura va osservato che non può condividersi l’assunto secondo cui la stessa potrebbe essere chiamata a rispondere soltanto per l’inadempimento del contratto di “ricovero” (e dunque in relazione esclusivamente alla erogazionedei servizi di natura alberghiera ed alla efficienza e funzionalità dei locali, delle strutture e delle apparecchiature sanitarie poste a disposizione del chirurgo) e non anche del distinto e autonomo contratto d’opera professionale stipulato dal paziente direttamente con il medico operatore o con il medico anestesista.
Nel contratto avente ad oggetto prestazioni di ricovero per assistenza terapeutica va, infatti,ravvisato un negozio atipico in quanto l’interesse del paziente (che è quello di risolvere il problema patologico da cui è affetto) non viene ad essere soddisfatto con il mero apprestamento dei locali, la erogazione dei servizi alberghieri e di assistenza e la messa a disposizione degli strumenti e delle apparecchiature sanitarie, ma riceve integrale soddisfazione soltanto con la contestuale esecuzione della prestazione professionale (o delle prestazioni professionali) del medico (ovvero dell’equipe medica).
Diversamente dalla normale ipotesi in cui l’organizzazione e la predisposizione dei mezzi necessari all’adempimento dell’obbligazione grava interamente sul debitore – che rimane libero di scegliere le modalità di approvvigionamento dei mezzi e di organizzare l’attività strumentale alla esecuzione della prestazione – nell’ipotesi in questione è il paziente (creditore) che deve attivarsi provvedendo a rifornire il professionista, al quale si è rivolto, dei mezzi necessari alla esecuzione della prestazione richiesta (nella specie l’intervento chirurgico), non potendo altrimenti trovare attuazione il rapporto d’opera professionale. La stretta connessione ed interdipendenza funzionale tra la prestazione resa dalla Casa di cura e quella resa dal professionista non sembra tuttavia giustificare il rapporto di ausiliarietà ex art. 1228 c.c sul quale un indirizzo giurisprudenziale intende fondare la responsabilità contrattuale della Casa di cura per il fatto del medico (Cass III sez. 8.1.1999 n. 103 ric. SAI s.p.a c/ De Bernardo, idem, rv.522071). Se infatti l’attività del medico si inserisce nel contratto atipico di ricovero finalizzato all’assistenza terapeutica come momento esecutivo della prestazione oggetto dell’obbligazione assunta dalla Casa di cura, e se “l’incarico” conferito dal debitore (Casa di cura) all’ausiliario (medico) può inferirsi dal consenso all’utilizzo dei locali e delle strutture sanitarie implicitamente manifestato dalla Casa di cura all’atto della stipula del contratto di ricovero con il paziente, rimane tuttavia difficile ipotizzare l’esistenza di una sfera di ingerenza o controllo del debitore nei confronti dell’ausiliario (elemento essenziale del criterio di imputazione della responsabilità ex art. 1228 c.c.) in considerazione della rilevante autonomia riservata all’operatore sanitario nello svolgimento dell’attività professionale – che viene espletata al di fuori della direzione o del coordinamento della Casa di cura – nonché dell’autonomo incarico conferito dal paziente (creditore) al professionista che, diversamente da quanto si verifica nell’ipotesi dell’ausiliario, si trova esposto a responsabilità contrattuale diretta nei confronti del paziente per l’adempimento di una prestazione che si inserisce, completandolo, in un rapporto obbligatorio complesso (non potendo prescindere la esecuzione dell’intervento chirurgico – incluso il necessario trattamento anestesiologico – dalle strutture organizzative della Casa di cura, ed essendo apprestati i servizi e l’assistenza della Casa di cura esclusivamente in funzione dell’esecuzione dell’intervento). Deve inoltre osservarsi che il rapporto di ausiliarietà come delineato nella sentenza della SC n.103/99, non sembra neppure unilaterale, ove si ponga mente che, se la Casa di cura – che ha stipulato con il paziente un contratto di ricovero per assistenza terapeutica – si serve del medico per eseguire la propria prestazione, è altresì vero che il professionista – il quale abbia stipulato con il paziente un contratto d’opera avente ad oggetto la esecuzione di un intervento chirurgico – deve necessariamente avvalersi dei servizi e delle strutture della Casa di cura per poter eseguire la propria prestazione: in relazione a tale aspetto, pertanto, la Casa di cura dovrebbe allora configurarsi come ausiliario ex art. 1228 c.c. del medico.
Non è chi non veda come tale ricostruzione giuridica appaia artificiosa e non corrispondente alla concreta modalità di svolgimento, rilevabile dalla prassi, del rapporto tra paziente e soggetti chiamati a fornire prestazioni di assistenza sanitaria.
Si tratta, piuttosto, di verificare se nella ipotesi in esame si sia in presenza di un collegamento funzionale tra negozi che conservano la loro rispettiva autonomia in quanto fonti di distinti rapporti obbligatori, ovvero, come sembra più corretto, si sia in presenza di una obbligazione plurisoggettiva “ex latere debitoris” inquadrabile nella categoria – elaborata dalla dottrina – delle “obbligazioni soggettivamente complesse con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta” (in quanto una esecuzione parziaria o non simultanea sarebbe “inutiliter data” non essendo in grado di realizzare l’interesse del creditore).
E’ ben vero che la unitarietà dello scopo “risultato utile” non è elemento sufficiente a determinare la struttura complessa del rapporto obbligatorio, potendo sempre il creditore realizzare il suo interesse anche mediante rapporti negoziali non collegati e non interdipendenti, e però tale ipotesi non sembra ricorrere nel caso di specie considerato, da un lato, che l’obbligazione del professionista si estende anche all’attività preliminare di verifica della idoneità della struttura sanitaria in cui deve operare (con riferimento alla funzionalità degli apparecchi, alle dotazioni di emergenza, alla adeguata sterilizzazione dei locali) avuto riguardo, ovviamente, allo specifico tipo di intervento terapeutico che deve praticare (con riferimento a contratto d’opera professionale eseguito dal medico in una struttura pubblica Cass. III sez. 13.3.1998 n.2750 in FI’98 col. 3521 ha confermato la sentenza impugnata che aveva riconosciuto la responsabilità del medico per mancata predisposizione di tutte le condizioni favorevoli – nella specie la struttura non disponeva di apparecchio cardiotografico – idonee a garantire la sicurezza e la riuscita dell’intervento programmato), e, dall’altro, che l’ente privato gestore della Casa di cura “accetta” il paziente esclusivamente in relazione al tipo di trattamento terapeutico che quello deve ricevere – valutandolo compatibile con l’organizzazione e le strutture aziendali – ed in relazione ad una prognosi favorevole della capacità professionale del medico curante – se indicato dal paziente – (e dunque secondo il personale gradimento espresso dalla Casa di cura) a disposizione del quale dovranno essere messe le strutture tecniche e le risorse umane (medici, infermieri, addetti alla assistenza in sala operatoria, addetti alla assistenza nel decorso post-operatorio) della azienda.
Emerge pertanto dall’esame della prassi negoziale in subiecta materia che, normalmente, il professionista si determina ad eseguire la prestazione in favore del paziente solo se può avvalersi della struttura organizzativa di una Casa di cura da lui scelta, mentre, normalmente, la Casa di cura si determina a concludere il contratto di ricovero per assistenza terapeutica soltanto se l’intervento viene eseguito nella propria struttura da un professionista che ha il gradimento della Casa di cura.
Se tale è la prassi in concreto seguita dai soggetti che intervengono nella vicenda in esame, il rapporto avente ad oggetto il ricovero in funzione di assistenza sanitaria può quindi configurarsi come obbligazione unitaria a carico di una pluralità di parti (il medico e la Casa di cura) che, nella esecuzione della prestazione, si articola – per la natura stessa della prestazione – in una serie di attività distinte (che non si identificano pertanto in altrettanti rapporti obbligatori) che si caratterizzano per il fatto della “indivisibilità temporale” – non potendo essere attuata la prestazione se non congiuntamente, mediante il simultaneo svolgimento di tali attività – ed il coordinamento delle quali costituisce l’indispensabile momento organizzativo della esecuzione della prestazione dovuta in favore del paziente-creditore. Non è ostativa a tale schema la riferibilità delle singole attività a ciascuno dei soggetti della parte complessa (il medico esegue materialmente l’intervento, la Casa di cura predispone e somministra i servizi), tenuto conto che occorre distinguere la vicenda della (con)titolarità della situazione giuridica da quella relativa alla attuazione degli effetti dalla stessa prodotti, rilevando le singole attività predette come elementi interni strumentali a quest’ultima. Consegue che aderendo alle conclusioni cui è pervenuta autorevole dottrina, la disciplina della responsabilità per inadempimento dell’obbligazione unitariamente considerata, deve essere rinvenuta in via analogica in quella dettata in materia di obbligazioni gravanti sui partecipanti alla comunione (in quanto fenomeno assimilabile alla contitolarità dei diritti/debiti) che prevede la responsabilità solidale per le obbligazioni assunte a favore della comunione ( art. 1015 c.c).
Non sembrano sussistere ostacoli, pertanto, a configurare la responsabilità solidale del medico e della Casa di cura, rimanendo indifferente per il paziente titolare della posizione creditoria, in caso di inadempimento della obbligazione soggettivamente complessa, su quale dei soggetti debba gravare, nei rapporti interni, il peso economico del risarcimento del danno…”omissis
Tribunale di Roma, Sez XIII, sentenza n. 30737 del 5/11/2004, Giudice Dr. F. Ranieri, inedita.
Nello stesso senso, a conferma dell’esistenza di una obbligazione unitaria ed indivisibile a carico del medico e della casa di cura e del conseguente obbligo solidale di risarcimento dei danni al paziente in caso di insuccesso dell’intervento, vedasi: Cass. Sez III 14/6/2007 n. 13953 in “Danno e responsabilità” n. 10/2007, pagg. 1062 e segg.; Cass. Sez. III 14/7/2004 n. 13066; Trib. Roma 20/10/2003 in Giurisprudenza romana 2004, 460; Trib. Roma 28/1/2002 in Giurisprudenza romana 2002, 227.
Omissis”…Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza 11 gennaio 2008 n. 577 hanno ribadito che “per quanto concerne la responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di cura privata o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente equivalenti sono a livello normativo gli obblighi dei due tipi di strutture verso il fruitore dei servizi, ed anche nella giurisprudenza si riscontra una equiparazione completa della struttura privata a quella pubblica quanto al regime della responsabilità civile anche in considerazione del fatto che si tratta di violazioni che incidono sul bene della salute, tutelato quale diritto fondamentale dalla Costituzione, senza possibilità di limitazioni di responsabilità o differenze risarcitorie a seconda della diversa natura, pubblica o privata della struttura sanitaria. Questa Corte ha costantemente inquadrato la responsabilità della struttura sanitaria nella responsabilità contrattuale, sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale comporta la conclusione di un contratto”…omissis.
La corresponsabilità di medico e clinica per danni causati al paziente è stata ulteriormente ribadita dalla Cassazione con sentenza n. 18805/02 della terza sezione civile.
(Aggiornata il 14/12/2009)14
Responsabilità professionale del notaio. Decorrenza del termine prescrizionale ex artt. 2946 c.c. e 2935 c.c.Danno subìto dall’alunno. Profili di responsabilità dei soggetti coinvolti. Insegnante, Comune, Regione, Ministero.

References: art. 1228
 art. 1228
 sentenza 
 art. 1228
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1015
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 Cass. 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
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