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QUALI TAGS? | nonsoloscuola
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14 pensieri su “QUALI TAGS?”
Claude Almansi 25 maggio 2013 alle 09:56
Giungo qui dal tuo commento #10 a “OPML-XML-HTML-aggregatori-tagging – #ltis13” di Andreas.
A vedere la tua biblioteca Diigo – https://www.diigo.com/user/Eddablog – hai già un ottimo metodo di tagging quando si tratta di far segnalibri per testi di altri. Quindi direi di non preoccuparti troppo per lo scopo di riflettere “i propri interessi umani e professionali” del tagging dei propri scritti nel gruppo Diigo di ltis13. Applica semplicemente lo stesso metodo ad essi, come fossero testi altrui, visto che è come segnalibri di “testi altrui” che gli altri leggeranno i tuoi segnalibri condivisi nel gruppo.
Secondo me, se lo scopo di quel riflettere questi interessi nostri è, a sua volta, di consentire l’identificazione di possibili partecipanti a possibili progetti, il modo personale di taggare è anche pertinente. Ad es. questo tuo post, se lo dovessi condividere io con il gruppo (non ti preoccupare, non lo farò), lo taggherei con
– #ltis13 (per la mia biblioteca)
– [il tuo nome e cogome] (come appaiono nel file OPML)
– [data del post]
– “progetto Galileo”
– neuroscienze
– NLP o “Neurolinguistic Programming” (1)
– “Jacqueline Bickel”
– Bickel
(controllando se alcuni di questi tag andrebbero aggiunti nella lista PiratePad) perché sono una taggatrice compulsiva. E c’è chi non avrà voglia di collaborare con una taggatrice compulsiva, altri cui potrebbe far comodo.
(1) Sarei tentata di usare il tag NLP o “Neurolinguistic Programming” non solo perché Jacqueline Bickel parla sia di lingua sia di neuroscienze, ma anche per via di
“un processo di formazione molto simile ad un addestramento militare 🙂 che ha visto momenti anche drammatici di opposizione/crisi d’identità/demotivazione del corpo insegnanti sottoposto ad una cura intensiva e defatigante a cui non eravamo preparati >:(”
nella parte dove introduci il suo testo. In effetti ho conosciuto un fautore della NLP che mi abbaiava contro come un sergente ogni volta che usavo la parola “just” (soltanto) perché nell’usarla, “[mi] stavo programmando negativamente ad accettare limitazioni”. E anche per via della proporzione cospicua di testi dedicati a automatismi e drill nel sito italiano del progetto Galileo. Sai come mai è venuto loro in mente di intestare il progetto a Galileo (anche nella versione canadese)?
eddablog Autore articolo 26 maggio 2013 alle 14:59
Cara Claude grazie,
ho applicato i tuoi utilissimi consigli nel taggare l’ultimo post che ho inserito in Diigo (ma solo dopo aver ripassato i video di Andreas) e comunque con qualche errore di trascrizione di cui mi sono accorta dopo.Andrò a controllare se in piratepad manca qualcuno di quei tag. Per me neofita diigo è stata una sorpresa: uno strumento molto interessante per il socialbookmarking, altra cosa dai pettegoli socialnetwork come FB tutti dediti al bla bla quotidiano. Sono sicura che userò diigo anche dopo la fine di questo corso per seguire gruppi di interesse.
Mi hai fatto ridere con l’ immagine del tuo sergente abbaiante:J.Bickel per fortuna non risponde a quei connotati, essendo una mitissima signora dai capelli grigi che non ha nulla di marziale, tranne l’ascendenza svizzera 😉 e il fatto che il suo sistema non concede nulla alla fuga nel fantastico. Lei si richiama, credo (ma sono ricostruzioni da verificare), alle neuroscienze, alle intelligenze multiple di Gardner, evidentemente ai cognitivisti bruneriani, oltre che al suo amato maestro Silvio Ceccato e alla sua originale grammatica cibernetica. Non escluderei la Montessori. Credo che i punti di forza dei suoi studi siano, sul piano teorico, l’elaborazione sintetica dei principali schemi logici sottesi nell’uso linguistico ad ogni discorso e, sul piano applicativo-organizzativo, la teoria del piccolo gruppo che è uno dei cardini del progetto Galileo. Sull’argomento ho delle sintesi molto efficaci e, visto che l’argomento interessa a molti bloggers, posso dedicare qualche post successivo all’argomento.
Mi accennavi all’omonimo progetto canadese. No, non abbiamo collegamenti con quello, siamo del tutto indipendenti; infatti il nome corretto del progetto sarebbe “Galileo for Education”, per distinguerlo da quello canadese.
Il nome di Galileo fu scelto per indicare il ribaltamento del punto di vista:non più i programmi al primo posto ma ciascun alunno, una scuola alunnocentrica anziché imperniata sul docente. Come tu puoi immaginare, ci vogliono anni e anni per sedimentare un’dea nuova nell’opinione comune; la scuola è un’istituzione conservatrice per necessità storica e i tolemaici sono ancora la maggioranza, nonostante tutte le dichiarazioni contrarie.
sabinaminuto 25 maggio 2013 alle 09:58
Il progetto di cui parla Edda è estremamente interessante ed è proprio quello che mi interresserebbe. Non tutti hanno la fortuna di avere dirigenti così illuminati e di poter riflettere in questo modo sull’attività docente.
eddablog Autore articolo 26 maggio 2013 alle 15:24
penso anch’io che valga la pena di far conoscere proposte di nuovi metodi, specialmente quelli che nella scuola hanno impegnato persone, risorse e intelligenze nel lungo periodo. Ben vengano i dirigenti illuminati come il nostro e gli staff motivati (come dici anche nel pingback) ma forse questo non basta a produrre un esito positivo: ci vuole un livello qualitativo più alto di tutta la classe docente, che pur essendo potenzialmente ricca ormai si è rassegnata ad essere quella plebe amorfa che i nostri ministri ispettori direttori hanno voluto da sempre col malgoverno della scuola.
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sabinaminuto 25 maggio 2013 alle 10:55
Io ti invidio molto. Non sempre nella vita come nel lavoro hai la fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto. Nel mio istituto se proponessi un’attività del genere tutti mi salterebbero al collo brandendo parole come:” chi mi paga le ore in più” ” non è previsto dal contratto” “e poi quando correggo i compiti” ecc ecc ecc
Ma non è che il compito dei DS e dello staff dovrebbe proprio essere quello di segnare una via e di indicare un percorso, una riflessione?
Sono un po’ demotivata.
Luisella 25 maggio 2013 alle 20:55
Fantastico! Ma tu dove insegni? I miei tre figli hanno frequentato tutti e tre una scuola dell’infanzia in cui viene portato avanti il progetto Galileo (scuola dell’infanzia del Romito, IC Gandhi, Pontedera) e ho avuto più volte la fortuna di partecipare ad incontri con Jacqueline Bickel, Graziella Muratorio, Giuliano Giuntoli. E’ veramente un progetto che andrebbe diffuso il più possibile nelle scuole dell’infanzia (e nei nidi), penso che possa fare veramente la differenza. Le buone basi si pongono proprio in quella fase della vita, e il coinvolgimento dei genitori è molto importante. Non dico che noi genitori siamo stati in grado si applicare sempre e in modo continuativo queste metodologie, ma il fatto di avere incontrato questi esperti ci ha reso estremamente consapevoli e partecipi del lavoro che veniva fatto dalle insegnanti.
eddablog Autore articolo 26 maggio 2013 alle 15:59
non sto poi tanto lontano da te. Io insegno in alta Garfagnana, nel Comprensivo di Piazza al Serchio, dove sono approdata 18 anni fa. Ho intorno uno dei più bei panorami naturali che si possano desiderare come contorno al nostro mestiere. 🙂 Le persone di cui tu mi parli (Bickel. Muratorio, Giuntoli) sono da tempo figure familiari per noi che seguiamo con il loro tutoraggio un percorso di sperimentazione, o meglio di ricerca-azione, per una didattica rinnovata. E’ un progetto tutt’altro che scontato,basato sulla costruzione di un curricolo verticale molto ragionato e graduale, frutto di mediazione tra un modello ancora fondato sulla scuola del leggere-scrivere-far di conto (ma con una accentuazione netta del versante scientifico) e l’utopia di un nuovo modello induttivo e non trasmissivo del sapere. Su questo secondo aspetto c’è ancora molto da ricercare. Per ora i migliori risultati si vedono nella scuola dell’infanzia, ed è comprensibile che sia così, per i motivi che tu hai avuto modo di scoprire da sola come genitore e anche per la condizione più libera da vincoli formali che caratterizza l’infanzia. Proprio perché riconosco i vantaggi che sono derivati dal progetto Galileo, cercherò di parlarne ancora nei prossimi post. Vedo che interessa a molte persone della primaria, ma i concetti che esprime e l’impianto generale sono adattissimi anche alla secondaria di primo grado.
Luisella 25 maggio 2013 alle 20:59
@edda e anche @claude, tra i tag per questo post, su diigo, non ci starebbe bene anche “intelligenze multiple”? e forse anche “imparare facendo” o “learning by doing”? MI sembra che siano presenti nella nostra lista su Piratepad.
eddablog Autore articolo 26 maggio 2013 alle 15:29
Quelli che proponi sono tutti tag pertinenti, eccome! Come ho detto sopra a Claude andrò a controllare la lista.
Pingback: QUALI TAGS? | lamaestramanu
lamaestramanu 26 maggio 2013 alle 08:58
Interessantissimo progetto: l’ho ribloggato su lamaestramanu
eddablog Autore articolo 26 maggio 2013 alle 16:03
🙂 Grazie per la curiosità e l’interesse! Vedrò di passare qualche informazione utile.
soudaz 28 maggio 2013 alle 22:18

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