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Timestamp: 2020-02-26 17:16:55+00:00

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Circolare 2018 Articolo 83, comma 3-bis del d.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002 Indicazioni operative
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Circolare Ministero della Giustizia 10 gennaio 2018
Patrocinio a spese dello Stato. Circolare Ministero della Giustizia 10 gennaio 2018. Articolo 83, comma 3-bis del d.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002 Indicazioni operative
1. per un primo orientamento, la norma in esame avrebbe implicitamente introdotto un termine per il deposito dell’istanza di liquidazione degli onorari relativi all’attività difensiva prestata in favore di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, che dunque dovrebbe avvenire prima della definizione del procedimento, con la conseguenza che, per le istanze depositate oltre tale termine, il magistrato sarebbe tenuto a dichiarare il “non luogo a provvedere” in quanto, in virtù della predetta norma, il giudice si sarebbe spogliato della potestas decidendi e l’avvocato, per ottenere il compenso dell’attività svolta, dovrebbe azionare un procedimento ordinario ovvero richiedere un’ingiunzione di pagamento;
2. per un secondo orientamento, la preclusione in parola sarebbe da qualificare in termini di decadenza, cosicché le relative istanze, se tardive, sarebbero da dichiarare inammissibili;
3. secondo altra parte della giurisprudenza, l’art. 83, comma 3-bis, del d.P,R. n. 115 del 2002 dovrebbe essere interpretato nel senso di aver inserito un referente temporale “meramente indicativo, ai fini di maggiore razionalizzazione del sistema, del termine preferibile per la pronuncia”, da parte del giudice, del decreto di liquidazione. La funzione di tale norma sarebbe dunque più che altro “acceleratoria” della decisione, avendo lo scopo di favorire liquidazioni del compenso tempestive: da ciò consegue che il giudice conserverebbe la potestas decidendi anche ove la richiesta di liquidazione fosse presentata dopo il deposito della definizione del processo.
Il Titolo I, parte III, del citato d.P.R. n. 115 del 2002, contiene le “Disposizioni generali sul patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario”. In particolare, l’articolo 76 fissa le condizioni generali per poter essere ammessi al beneficio dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, indicando i limiti reddituali e le voci che concorrono alla determinazione del reddito di riferimento.
L’articolo 82, comma 1, dispone che “L’onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità, tenuto conto della natura dell’impegno professionale, in relazione all’incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa”, mentre il successivo articolo 83, secondo comma, prevede che
“La liquidazione è effettuata al termine di ciascuna fase o grado del processo e, comunque, all’atto della cessazione dell’incarico, dall’autorità giudiziaria che ha proceduto… In ogni caso, il giudice competente può provvedere anche alla liquidazione dei compensi dovuti per le fasi o i gradi anteriori del processo, se il provvedimento di ammissione al patrocinio è intervenuto dopo la loro definizione”, specificando poi, al comma 3-bis che “Il decreto di pagamento è emesso dal giudice contestualmente alla pronuncia del provvedimento che chiude la fase cui si riferisce la relativa richiesta”. Il successivo articolo 88 dispone che
“Nei programmi annuali di controllo fiscale della Guardia di finanza sono inclusi i controlli dei soggetti ammessi al patrocinio a spese dello Stato, individuati sulla base di appositi criteri selettivi, anche tramite indagini bancarie e presso gli intermediari finanziari”.
Il titolo IV disciplina, invece, il patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo contabile e tributario. Diversamente da ciò che accade nel processo penale, per il processo civile competente ad esaminare l’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato è il Consiglio dell’Ordine degli avvocati (articolo 124), che decide “Nei dieci giorni successivi a quello in cui è stata presentata o è pervenuta l’istanza di ammissione”, trasmettendo poi il provvedimento di accoglimento o di rigetto dell’istanza all’interessato e al magistrato (articolo 126). Anche in questo caso è previsto un controllo da parte dell’Agenzia delle entrate sulle condizioni reddituali del richiedente: infatti, l’articolo 127 dispone che “1. Copia dell’atto con il quale il consiglio dell’ordine, o il magistrato competente per il giudizio, accoglie l’istanza è trasmessa anche all’ufficio finanziario competente. 2. Questo verifica l’esattezza, alla stregua delle dichiarazioni, indicazioni ed allegazioni previste dall’articolo 79, dell’ammontare del reddito attestato dall’interessato, nonché la compatibilità dei dati indicati con le risultanze dell’anagrafe tributaria e può disporre che sia effettuata, anche avvalendosi della collaborazione della Guardia di finanza, la verifica della posizione fiscale dell’istante e dei conviventi. 3. Se risulta che il beneficio è stato concesso sulla base di prospettazioni dell’istante non veritiere, l’ufficio finanziario richiede la revoca dell’ammissione e trasmette gli atti acquisiti alla Procura della Repubblica presso il tribunale competente per i reati di cui all’articolo 125. 4. La effettività e la permanenza delle condizioni previste per l’ammissione al patrocinio è in ogni tempo, anche successivo all’ammissione, verificata su richiesta dell’autorità giudiziaria, ovvero su iniziativa dell’ufficio finanziario o della Guardia di finanza”. Il magistrato può comunque revocare l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato
“se nel corso del processo sopravvengono modifiche delle condizioni reddituali rilevanti ai fini dell’ammissione al patrocinio” (articolo 136, comma 1).
Allo stesso modo, il magistrato può posticipare l’emanazione del provvedimento di liquidazione all’esito delle verifiche svolte dall’ufficio finanziario sulle condizioni reddituali dell’ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Dalla lettura delle norme sopra riportate emerge, infatti, che l’ufficio finanziario è tenuto a
“verifica(re) l’esattezza dell’ammontare del reddito attestato dall’interessato” (articolo 98, comma 2, e articolo 127, comma 2). Nel testo unico, tuttavia, non si rinvengono disposizioni che prevedono un termine entro il quale l’ufficio finanziario debba effettuare tale verifica, anche se – come visto – per il solo processo penale la revoca dell’ammissione può essere disposta dal magistrato d’ufficio o su richiesta dell’ufficio finanziario “non oltre cinque anni dalla definizione del processo” (articolo 112, comma 1, lettera d), mentre analoga disposizione non si rinviene per il processo civile. Di conseguenza, se il provvedimento di revoca dell’ammissione può essere emesso dal giudice ben oltre la definizione del procedimento, deve ritenersi che, allo stesso modo, possa essere differito il provvedimento di liquidazione quando il magistrato, dalle risultanze documentali, abbia motivo di ritenere che vi siano dubbi sulla permanenza delle condizioni reddituali richieste per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. A tale proposito si rammenta che l’articolo 172 dispone che “I magistrati e i funzionari amministrativi sono responsabili delle liquidazioni e dei pagamenti da loro ordinati e sono tenuti al risarcimento del danno subito dall’erario a causa degli errori e delle irregolarità delle loro disposizioni, secondo la disciplina generale in tema di responsabilità amministrativa”.
Alla luce dei rilievi fin qui illustrati, questa Direzione generale è dell’avviso che il comma 3-bis dell’articolo 83 d.P.R. n. 115 del 2002 abbia una finalità essenzialmente acceleratoria, avendo disegnato un procedimento in cui, in linea di principio, a fronte di una istanza presentata prima della chiusura del processo, il decreto di pagamento è depositato “contestualmente” al deposito del provvedimento decisorio. L’avverbio
“contestualmente”, dunque, delinea un modus procedendi che pare poco compatibile con quelle prassi in virtù delle quali, sistematicamente e in tutte le occasioni, a fronte dell’istanza di liquidazione vengono richiesti accertamenti all’ufficio finanziario, rimandando all’esito degli stessi (e dunque anche a distanza di molto tempo) l’adozione del decreto di pagamento.
Quesito 1: entro quale termine l’avvocato deve depositare l’istanza di liquidazione del compenso spettante per l’attività difensiva prestata in favore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato?
Risposta: L’articolo 83, comma 3-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002 non ha introdotto un “termine a provvedere”
per il magistrato, essendo ben possibile che quest’ultimo, in relazione al caso da decidere, ritenga necessario ovvero opportuno subordinare l’emanazione del provvedimento di liquidazione al deposito di documentazione ulteriore da parte dell’ammesso al patrocinio a spese dello Stato, come pure attendere gli esiti delle verifiche reddituali rimesse all’ufficio finanziario. Detta norma chiarisce, però, che il provvedimento di liquidazione del compenso (decreto di pagamento) deve essere emesso con atto distinto e separato rispetto al provvedimento che definisce il giudizio.
Risposta: L’articolo 83, comma 3-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002 delinea un modus procedendi che pare poco compatibile con quelle prassi in virtù delle quali, sistematicamente e senza alcun filtro, a fronte dell’istanza di liquidazione vengono richiesti accertamenti all’ufficio finanziario, rimandando all’esito degli stessi (e dunque anche a distanza di molto tempo) l’adozione del decreto di pagamento. Al contrario, si pongono in linea con questa disposizione quelle prassi virtuose introdotte da alcuni uffici giudiziari in virtù delle quali si richiede ai difensori di depositare, contestualmente all’istanza di pagamento, tutta la documentazione necessaria a consentire al magistrato di verificare la sussistenza dei presupposti per procedere al pagamento.

References: Articolo 83
 Articolo 83
 Articolo 83
 articolo 83
 articolo 88
 articolo 127