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Timestamp: 2019-07-20 10:07:22+00:00

Document:
Il concorso esterno in associazione mafiosa dopo la sentenza Contrada
Di Antonella Ciraulo - 02 novembre 2016
Cass. Pen. Sez. V, 14 settembre 2016, dep. 12 ottobre 2016, n. 32996
Con la sentenza in esame, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza pronunciata dal GIP del Tribunale di Catania che aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell’imputato (un noto imprenditore), in ordine al delitto ascrittogli di concorso esterno in associazione mafiosa (artt. 110 e 416-bis cod. pen.) “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.
Il primo giudice aveva provveduto ad un breve excursus della giurisprudenza in materia, fino alla sentenza della Corte EDU nel caso Contrada (Corte EDU, 14 aprile 2015, n. 66655, Contrada c. Italia), per affermare che il reato contestato non è previsto dall’ordinamento.
Al riguardo, la Cassazione ha affermato che, in realtà, la decisione della Corte europea richiamata muove da una premessa del tutto errata, ossia che il concorso esterno in associazione mafiosa sia un reato di origine giurisprudenziale. Secondo gli Ermellini, invece, «la punibilità del concorso eventuale di persone nel reato nasce, nel rispetto del principio di legalità, sancito dall’art. 1 cod. pen. e dall’art. 25, comma secondo, Cost., dalla combinazione tra le singole norme penali incriminatrici speciali e l’art. 110 cod. pen.».
Rileva, dunque, la Corte che la sentenza impugnata ha portata generale e non limitata al caso concreto, riguardando il significato dei principi di certezza del diritto e di ragionevolezza dell’attività ermeneutica del giudice. Sul punto, la Cassazione ha escluso che la progressiva evoluzione della giurisprudenza possa violare il principio di legalità.
La Corte, infine, ha osservato che se il giudice avesse ritenuto generico il capo di imputazione relativamente alle condotte ascrivibili all’imputato, allora non avrebbe dovuto pronunciare una sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 cod. proc. pen., quanto piuttosto invitare il Pubblico Ministero a precisare l’imputazione.
Per un ulteriore approfondimento, appare utile il rinvio ad altra pronuncia della Cassazione che ha rigettato il ricorso in sede di giudizio di esecuzione nella vicenda riguardante l’ex senatore Marcello Dell’Utri (Cass. Pen., Sez. I, 18 ottobre 2016, n. 44193).

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