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Timestamp: 2019-05-20 06:55:39+00:00

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Cassazione civile – in successione no alla nullità della donazione effettuata solo da uno dei due coniugi in comunione « Le successioni
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Quanto alla prima questione la Cassazione, ribadendo quanto già espresso in precedenza sottolinea come, in caso di comunione dei beni, non si possa parlare di nullità per donazione di cosa altrui in caso di trasferimento effettuato solo da uno dei due coniugi perché per detta fattispecie (atti compiuti dal coniuge senza il consenso dell’altro coniuge), esiste una specifica previsione, ex art.184 c.c., che prevede la possibilità da parte del coniuge non firmatario, se lo ritiene, di annullare l’atto, agendo entro un anno dal suo compimento. Ipotesi non avvenuta nel caso concreto.
Quanto al secondo aspetto, poi, la Cassazione ribadisce come la sola volontà di ledere i diritti di un legittimario con una donazione, non possa comportare nullità della donazione in quanto, a tutela dello stesso, esiste una specifica azione: l’azione di riduzione.
Questi i due passaggi dell’ordinanza:
Reputa il Collegio che la soluzione alla quale sono pervenute le Sezioni Unite in tema di donazione di beni altrui ( cfr. Cass. S.U. n. 5068/2016, secondo cui la donazione di cosa altrui o parzialmente altrui, sebbene non espressamente vietata, è nulla per difetto di causa, sicché la donazione del coerede avente ad oggetto la quota di un bene indiviso compreso nella massa ereditaria è nulla, atteso che, prima della divisione, quello specifico bene non fa parte del patrimonio del coerede donante (con la sola eccezione dell’ipotesi in cui nell’atto di donazione sia affermato che il donante è consapevole dell’altruità della cosa, in quanto in tal caso la donazione vale come donazione obbligatoria di dare) sia insuscettibile di trovare applicazione all’ipotesi di donazione da parte di un solo coniuge comproprietario del bene in regime di comunione legale. Depone in tal senso la specifica previsione di cui all’art. 184 c.c. che, con riferimento agli atti compiuti dal coniuge senza il consenso dell’altro coniuge ovvero in assenza di sua convalida, ed avvalendosi quindi di una dizione di carattere tendenzialmente onnicomprensiva, tale da estendersi a tutti gli atti dispositivi, tra cui rientra anche la donazione, prevede solo che l’atto laddove abbia ad oggetto, come nel caso di specie, beni immobili, sia solo annullabile e peraltro nel termine di cui al secondo comma dell’art. 184 c.c. (termine nel caso in esame ampiamente decorso, anche a voler reputare che la legittimazione all’azione de qua si trasmetta agli eredi del coniuge non disponente, essendo abbondantemente decorso l’anno dallo scioglimento della comunione legale, coincisa con la morte del donante). In tal caso il legislatore a fronte di atti compiuti da uno solo dei comunisti ha approntato una specifica disciplina che proprio per il suo carattere di specialità è destinata a prevalere sulla soluzione di carattere generale invece delineata dal citato precedente delle Sezioni Unite. Trattasi peraltro di un evidente riflesso della peculiare natura giuridica della comunione legale, tradizionalmente configurata come comunione senza quote (cfr. Corte Cost. n. 311/1988, la quale proprio in ragione di tale peculiare natura ha escluso che la differente soluzione prevista dall’art. 184 c.c. per gli atti dispositivi di beni posti in essere da un solo comunista, confliggesse con gli artt. 3, 24, 29 e 42 Cost.; conf. nella giurisprudenza di legittimità da ultimo, Cass. n. 8803/2017), giustificandosi in tal modo anche (cfr. Cass. n. 6575/2013) che l’espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all’atto della sua vendita.
” Quanto, invece al secondo profilo di nullità della donazione, in quanto posta in essere con l’unico intento del donante di avvantaggiare il donatario, determinando un assetto patrimoniale idoneo a pregiudicare le aspettative successorie delle altre legittimarie, quale in precedenza evidenziato nel testamento pubblico, se è vero che trattasi di questione effettivamente posta nei precedenti gradi di giudizio, laddove, come si ricava dalle conclusioni dell’atto di citazione, come riportate in sentenza, la nullità era ricollegata alla intervenuta lesione della quota di legittima della ricorrente e della madre, l’affermazione si pone in evidente contrasto con la tradizionale giurisprudenza di questa Corte. Ed, infatti, è stato reiteratamente affermato che (cfr. Cass. n. 9424/2003; Cass. n. 5323/2002) l’atto di liberalità, ancorché posto in essere dal de cuius all’evidente fine di favorire un estraneo ovvero uno solo dei suoi successibili (che rivesta anche a sua volta la qualità di legittimario) è eclusivamente suscettibile di aggressione con l’esercizio dell’azione di riduzione, dovendo escludersi che lo stesso sia affetto da un vizio di nullità, posto che la tutela dei legittimari, ancorché rispondente a principi di ordine pubblico interno, è stata conformata dal legislatore con il riconoscimento in favore del legittimario leso o pretermesso dell’azione di riduzione, il cui accoglimento rende l’atto pregiudizievole soltanto inefficace “ex nunc”, e nei soli confronti del legittimario vittorioso (in senso conforme di recente, Cass. n. 23278/2013, ed anche in relazione ad una successione “mortis causa” regolata dal codice civile del 1865). Ne consegue che non ricorre alcuna ipotesi di nullità per la sola presenza nel donante dell’intento di avvantaggiare uno solo dei suoi eredi a discapito degli altri, ai quali il legislatore ha accordato lo strumento dell’azione di riduzione”
Di seguito il testo integrale dell’Ordinanza 21503 2018
Tag: azione di riduzione, comunione beni, donazione, nullità donazione
By Amministratore in Aspetti normativi, generico on settembre 18, 2018 .
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References: art.184
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