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Timestamp: 2017-04-25 18:42:57+00:00

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Primo :32 Pagina 1 LIL. Quaderni di informazione Rom. Brutte Notizie. Come i media alimentano la discriminazione
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1 Primo :32 Pagina 1 LIL Quaderni di informazione Rom Brutte Notizie Come i media alimentano la discriminazione ISTISSS EDITORE2 Primo :32 Pagina 2 Chi sa come funzionano i meccanismi dell informazione, non si meraviglia più di tanto del fatto che i giornalisti possano scrivere indifferentemente un giorno un articolo con linguaggio razzista e discriminatorio e, la volta dopo, su un argomento analogo, in modo liberale e garantista. Sono i limiti di una professione in crisi, anche di valori, e alla ricerca di nuove forme di espressione, essendo divenute obsolete quelle tradizionali legate alla carta stampata o ai telegiornali di mezza sera. C è però da dire che i Rom sono un obiettivo facile per un reporter frettoloso e pigro, che si accontenta di dare un occhiata e preferisce servirsi e piene pani di stereotipi e pregiudizi per leggere un avvenimento che coinvolge i Rom. Questo fascicolo, il primo di una collana che abbiamo chiamato Lil che, in lingua romanì, vuol dire Quaderno, cerca di raccontare storie brutte e qualche volta belle legate al difficile rapporto del mondo dell informazione con il mondo comunitario dei Rom, Sinti e Camminanti che sono nel nostro paese e di ragionare su come le cose potrebbero migliorare. Lo fa il direttore dell Unar, Massimiliano Monnanni, introducendo questo Quaderno a pagina 4 e illuminandolo con una sconcertante presa di coscienza: è l ignoranza il primo nemico della verità, ed è l ignoranza ad alzare i muri del pregiudizio. Ecco perché l Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali sta incrementando la propria attività nel segnalare le operazioni di disinformazione che spesso i media propongono ma anche cercando di individuare quel corredo di fatti concreti in grado di produrre una forte inversione di marcia. Dal canto suo, anche la Federazione nazionale della stampa ha preso atto che il rischio di una barbarie culturale che prenda a bersaglio le fasce più deboli ed esposte della popolazione, in primis i Rom, può investire il mondo dell informazione se non si corre ai ripari. Lo spiega con lucidità e preoccupazione il segretario del sindacato dei giornalisti, Roberto Natale, in una intervista a pagina 7. Questo quaderno Quale migliore controprova delle considerazioni generali sul destino dell informazione della analisi puntuale di due recenti fatti di cronaca che hanno visto alcuni Rom coinvolti? Sono i casi della vicenda di Torino e di quella, diversa ma anche simile, di Milano. In tutti e due i casi, i giornali hanno giudicato e condannato in assenza di prove, così come mostra, ragionandoci, Pierluigi Sullo a pagina 12. Non solo: la Federazione Rom e Sinti Insieme scrive a pagina 16, di pugno di Carlo Berini, membro dello staff tecnico e vice presidente dell Associazione Sucar Drom, dei trabocchetti e dei danni prodotti da una informazione che facilmente scade nella discriminazione e richiede in modo urgente una norma di legge che sanzioni i comportamenti che producono danni non solo ai Rom ma all intero tessuto sociale del nostro paese. Un tessuto che è naturalmente pieno di zone d ombra ma ha anche delle aree illuminate, o dove, almeno, sembra spuntare un qualche raggio di sole. Noi abbiamo compiuto una nostra personale ricognizione nelle quattro regioni obiettivo convergenza che con Unar hanno da tempo intrapreso un percorso di osservazione e lavoro comune: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Ne scrivono, con diversi accenti ma con identica vocazione e competenza territoriale, quattro studiose che però lavorano sul campo : Elena de Filippo, Franca Dente, Tiziana Tarsia ealessandra Romano alle pagine 20, 21, 22 e 23. Collana LIL Quaderni di Informazione - Rom Direttore della Collana Massimiliano Monnanni Comitato Scientifico Pietro Vulpiani, Marco Brazzoduro, Eva Ciuk, Anna Maria D Ottavi, Dijana Pavlovic Anna Pizzo, Eva Rizzin, Renzo Scortegagna, Pierluigi Sullo ISTISSS editore L ISTISSS ha avuto l incarico dall UNAR- Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e Punto di Contatto Nazionale per le strategie di inclusione dei Rom di realizzare per due anni in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, con uno sguardo anche al resto del Paese e all Europa, un servizio denominato Strumenti di Informazione, Sensibilizzazione e Formazione per operatori pubblici (PON Governance ed Azioni di Sistema, FSE Obiettivo Convergenza, Asse D Pari opportunità e non discriminazione Obiettivo Specifico Azione 6). Finito di stampare Aprile Centro Stampa Filarete - Roma - Via Filarete, 1213 Primo :32 Pagina 34 Primo :32 Pagina 4 I Soliti Ignoti L ignoranza costruisce il muro del pregiudizio. Il ruolo dell Unar Rom e Sinti non sono soltanto la prima minoranza etnica d Europa, ma anche un popolo di popoli che vive con noi e accanto a noi, come linee rette di un binario che non siamo ancora riusciti a piegare, per convergere verso un reciproco e paritario riconoscimento. Le politiche adottate in questi anni nei confronti dell universo Rom sono state connotate da un approccio emergenziale, che ha spesso dimenticato le esigenze di integrazione di persone rassegnate a vivere in condizioni di estrema povertà e vulnerabilità dal punto di vista economico, abitativo, educativo, sociale e sanitario. I complessi problemi che nei passati decenni hanno reso difficile la loro inclusione, non sono stati affrontati con sistematiche e coordinate strategie amministrative e normative da parte delle regioni, provincie e comuni, che hanno sottovalutato l esigenza di soluzioni strutturali alle difficoltà abitative, socio-lavorative, educative e sanitarie. Anche l opinione pubblica ha spesso mostrato sentimenti di ostilità e conflittualità verso il mondo Rom, arrivando a volte ad ostacolare gli sforzi portati avanti dalle amministrazioni per favorire l inserimento sociale di queste comunità. Conoscere una realtà così composita è il primo passo per la predisposizione di efficaci politiche sociali, ma la produzione di strumenti editoriali per valorizzare le politiche, gli strumenti e i modelli di comunicazione per l inclusione delle comunità rom è scarsa, dato che la produzione letteraria si concentra prevalentemente sulla società romanì e sulle sue espressioni culturali. La presente Collana di Quaderni vuole colmare questo vuoto. In realtà c è bisogno di conoscere meglio la condizione in cui vivono i Rom e Sinti, e le risposte che possono essere date alle variegate istanze che essi pongono. Risposte multiple capaci di risolvere problematiche plurime, che ad esempio variano a seconda di coloro che sono in possesso della cittadinanza italiana o che da immigrati e in assenza di cittadinanza hanno difficoltà nel regolarizzarsi o nel mantenere regolare la propria permanenza in Italia, senza un rapporto di lavoro subordinato; che forniscano vie d uscita per coloro che, originari di paesi ormai scomparsi dopo la frammentazione degli stati ex-jugoslavi, risiedono da generazioni come persone prive di documentazione e con passaporto ormai inutilizzabile. I Rom e Sinti che vivono in Italia non sono un gruppo omogeneo e questa eterogeneità si evidenzia anche nel nostro meridione, dove comunità storiche si mescolano a comunità di più recente migrazione provenienti dai paesi dell area balcanica e dalla recentissima migrazione dai paesi di più recente adesione all Unione Europea. La condizione legale di Rom e Sinti varia da persona a persona e una notevole percentuale di loro è nata in Italia o ha la cittadinanza italiana. Essi si trovano ad affrontare una varietà di circostanze economiche e vengono integrati nelle comunità locali a livelli diffe-5 Primo :32 Pagina 5 renti. Tali differenze di solito non vengono considerate e molti cittadini e istituzioni tendono a riconoscerli come nomadi, anche se la maggior parte di essi risiede nello stesso luogo da decenni. Di conseguenza molti Rom e Sinti hanno come unica opportunità abitativa quella dei cosiddetti campi nomadi, anziché alloggi regolari. Ciò limita le loro opportunità di integrazione, in quanto spesso i campi si trovano in aree isolate e remote che impediscono di accedere ai servizi pubblici; inoltre, la collocazione ai margini delle città alimenta la segregazione e ostacola ogni processo di integrazione sociale. Anche laddove sono state riscontrate altre modalità abitative più stabili, se non accompagnate da logiche di equa dislocazione, possono emergere vere e proprie forme di ghettizzazione e segregazione, che ostacolano quel rapporto di integrazione sociale che solo la dispersione geografica e territoriale può favorire. E chiaro che l esclusione sociale e la discriminazione vissute da Rom e Sinti ha motivazioni complesse, che riguardano sia la società di accoglienza che le stesse comunità rom. Infatti, mentre nei sondaggi tra l opinione pubblica le comunità rom sono connotate in modo negativo, molto più frequentemente di altre comunità straniere, con una generalizzata tendenza a legare all immagine dei Rom ogni forma di devianza e criminalità, da parte loro molti Rom dediti ad attività illecite tendono a sottovalutare la portata di tali pratiche, giustificando come lecita ogni azione scaturita dal disagio e dalla povertà e portata avanti ai danni dei gagè (i non Rom). Al contempo, le comunità rom e sinte segnalano di subire costanti discriminazioni e difficoltà di accesso a normali abitazioni e di inserimento al lavoro; vedono la salute compromessa da una vita precaria, in insediamenti inadeguati e igienicamente carenti; constatano problemi quotidiani di movimento, dal divieto a parcheggiare o ad accedere ad aree e ser-6 Primo :32 Pagina 6 vizi pubblici e privati. In questa immagine stereotipa delle comunità rom, un ruolo centrale nella riproduzione etnocentrica dei pregiudizi è dovuta ai mass media, che tendono troppo spesso ad alimentare stereotipi ed ansie collettive che andrebbero invece sciolte. Anche in ambito scolastico, nonostante i tentativi normativi e pratici di coinvolgimento degli studenti rom, ancora permangono: bassi livelli di iscrizione; alti livelli di dispersione scolastica; maggiori casi di insuccesso scolastico; l ostilità del territorio di riferimento della scuola. L UNAR, che rivolge da anni una specifica attenzione alle problematiche afferenti al mondo dei Rom e dei Sinti, ha rilevato l intensificarsi di discriminazioni nei loro confronti negli ambiti del lavoro, dell istruzione, dell alloggio e della salute. Quale Punto Nazionale di Contatto per l adozione di una Strategia nazionale di inclusione dei Rom, l UNAR ribadisce: la centralità della non discriminazione e l esigenza di politiche e strumenti di inclusione sociale, che prevedano il coinvolgimento, coordinamento e rafforzamento del sistema degli attori istituzionali ed associativi più rilevanti nel sostegno di politiche e servizi a favore di Rom e Sinti; l attivazione di modelli e strategie globali per la promozione della partecipazione economica, sociale, istituzionale e associativa delle comunità rom e sinte e per un migliore accesso alla salute, all istruzione e all abitazione; la definizione di un sistema di monitoraggio e la messa in rete delle azioni e delle risorse economiche e professionali esistenti e presenti sui territori, per una facilitazione del loro uso da parte degli Enti Locali. Il rapporto tra comunità rom e sinte e società locale dovrebbe svilupparsi secondo forme di interazione positiva all interno delle quali ogni attore (istituzionale e non) sia disposto a lavorare in sinergia con gli altri, superando le barriere ideologiche che caratterizzano il dibattito pubblico sulla questione. Allo stesso tempo, è necessario favorire una dinamica simile all interno delle comunità stesse, facendo sì che gli insediamenti rom si aprano al territorio, limitando il senso di ghettizzazione e di autoesclusione. Nel suo impegno di promozione sociale delle comunità rom e sinte, l UNAR dedica anche tempo e risorse a campagne di informazione incentrate sui valori che caratterizzano la cultura e le tradizioni dei Rom e sugli effetti positivi indotti da un miglioramento della convivenza sociale, rivolgendo percorsi formativi agli operatori del giornalismo e ai segmenti di cittadinanza maggiormente sensibili alle problematiche relative all inclusione sociale dei Rom e Sinti, senza trascurare l aspetto centrale del dialogo con coloro che risiedono nelle aree più prossime agli insediamenti, per fornire loro risposte adeguate alle problematiche poste dalla coesistenza quotidiana. Il rafforzamento delle capacità delle amministrazioni locali e degli altri soggetti che operano in questo ambito, unitamente ad una azione di coordinamento dell attività dei molteplici soggetti territoriali coinvolti nell inclusione delle popolazioni rom e sinte, oltre alla collaborazione di tutte le risorse territoriali attive nelle aree del lavoro, della casa, della salute e dell istruzione, rappresentano una arena di riferimento su cui tutte le istituzioni devono impegnarsi a cooperare. I Quaderni che presentiamo vogliono fornire un contributo alla discussione, per dare spunti utili ad una maggiore conoscenza della problematica e al rafforzamento di politiche e strumenti di inclusione sociale delle comunità rom e sinte. Massimiliano Monnanni7 Primo :32 Pagina 7 Noi Giornalisti La Federazione nazionale della stampa: Pregiudizi veloci Pochi mesi fa l Associazione Stampa Romana, assieme all Associazione Giornalisti Scuola di Perugia e alla Comunità di Sant Egidio, ha messo a punto un vademecum dal titolo Ho visto anche degli zingari felici che, come recita il sottotitolo di chi parliamo quando parliamo di Rom, fotografa la situazione del rapporto ruvido tra media e Rom. O meglio, poiché è del tutto inappropriato parlare di rapporto, diciamo che il sindacato dei giornalisti si è posto giustamente la domanda etica - ma anche deontologica e perfino umanitaria - di come liberare i mezzi di informazione da stereotipi e pregiudizi in cui troppo spesso inciampano. (una scheda specifica sul Vademecum è in questo Quaderno). Natale. Eppure, stiamo assistendo a una inversione di tendenza e i segnali sono positivi. L adesione alle iniziative di formazione è sempre più numerosa anche se, è vero, sono soprattutto i più giovani a partecipare. E di formazione si parla esplicitamente nella Carta di Roma, il documento messo a punto da due anni dall Ordine nazionale nella sezione che riguarda la deontologia. Infine, nell ultimo contratto nazionale, si istituisce un ente bilaterale sulla formazione che, non nascondo che serve anche per ricollocare gli esuberi, ma noi puntiamo a farne un fatto di qualità perché senza una adeguata conoscenza non c è neppure un adeguato rispetto. Insomma, devo sapere se sto parlando di Rom, Sinti, Camminanti e che conseguenze comporta definirli zingari o nomadi. Se chiedi a un giornalista medio quanti sono i Rom nel nostro paese, potrai ottenere le più diverse e a volte paradossali risposte. Insomma, l esperienza va bene ma non basta, c è bisogno di studiare e di apprendere. A Roberto Natale, segretario nazionale della Federazione della Stampa chiediamo di leggere per noi il Vademecum alla luce dei recenti avvenimenti di Torino e Milano che dimostrano, una volta di più, come troppo spesso chi scrive sceglie la strada più facile, quella dei luoghi comuni. Natale. I fortissimi stereotipi che riemergono ogni volta che si scrive di Rom hanno certamente cause culturali profonde che, però, si intrecciano di recente con il nuovo stile che si richiede al giornalista. La velocità sempre maggiore dell informazione, infatti, ha accentuato e moltiplicato questi problemi. Nella vicenda del vigile di Milano investito da un auto è risultato del tutto evidente che la necessità di dare l informazione online nel più breve tempo possibile ha tolto spazio al senso reale della vicenda. L importante è informare il più velocemente possibile, il come e il perché passano in secondo piano. Un tempo fino a sera si poteva rivedere il pezzo, modificarlo, verificarlo, ora esiste solo il qui e subito. Lo dico non come attenuante, una giustificazione per chi sceglie la scorciatoia, ma solo per dire che oggi è ancora più necessario un serio lavoro di formazione che resta lo strumento principale per sradicare il pregiudizio. La questione della velocità legata alla cosiddetta semplificazione non riguarda, ovviamente, solo i Rom, è piuttosto un modo di intendere la professione svuotandola il più possibile dalla complessità senza dover grattare troppo la crosta. D accordo, la formazione è importante, ma, salvo pochissime agenzie che se ne occupano, in realtà è ancora molto vivo il luogo comune che vuole che il vero giornalista sia quello che si forma sul campo.8 Primo :32 Pagina 8 Fin qui le responsabilità del mondo dell informazione. Ma la politica? Natale. Paradossalmente, la crisi, con la sua durezza, può aiutare perché sta spostando l attenzione dalle campagne fasulle ai problemi reali. Del resto, lo segnala molto bene l Osservatorio sul Capitale sociale diretto da Diamanti quando parla di enorme divaricazione tra i problemi che i cittadini sentono e i temi che i media impongono. Tutto quel gran parlare di sicurezza ha fatto parte di un disegno preciso e non è facile, in questo contesto, recuperare la credibilità. Certamente non lo si fa minimizzando gli errori. Prendiamo la terribile vicenda del campo Rom di Torino dato alle fiamme perché una giovane aveva denunciato, mentendo, di essere stata violentata. È vero che La Stampa, il quotidiano della città piemontese, il giorno dopo ha avuto il coraggio di chiedere scusa ai lettori per aver partecipato al linciaggio mediatico dei rom, purtroppo, però, ha chiesto scusa ai lettori e non ai rom. Un esempio positivo? Un collega su un giornale ha scritto feccia rumena parlando dei rom. Una segnalazione arrivata all Ordine dei giornalisti da colleghi rumeni ha indotto l Ordine a sanzionare quel comportamento. Del resto, in tempi di messa in discussione degli ordini professionali, io dico che il nostro va bene che rimanga ma solo se qualifica l accesso e sa punire chi sbaglia. La vecchia mentalità del cane non morde cane non ha più senso. Sono ben consapevole che i nostri sbagli sono in grado di incendiare la vita collettiva, e questa è una enorme responsabilità. Natale. Sarebbe stupido non vedere la ventata feroce che Ilvo Diamanti chiama giustamente l imprenditoria politica della paura. Alcuni media hanno letteralmente rotto gli argini e puoi oggi ascoltare dall ex ministro degli affari istituzionali, che i giornali impunemente riportano con enfasi, frasi come Zingaropoli islamica. E dire che, secondo le regole internazionali, siamo in presenza di un vero e proprio incitamento all odio. Ma, quello che più mi preoccupa, nel rapporto tra politica e informazione, è la complicità inconsapevole. Quanto danno possono aver fatto le parole dell ex ministro dell interno sui respingimenti, le presunte invasioni e gli sbarchi? Tutto questo, riportato diligentemente dai giornali che quasi mai, invece, raccontano le sevizie, le morti, le torture degli stessi migranti nelle carceri libiche. Bene, chiarito il ruolo di complicità inconsapevole tra media e politica, parliamo del ruolo tra informazione e società e di quanto e come la prima sia in grado di orientare la seconda. Anna Pizzo9 Primo :32 Pagina 9 Di chi parliamo? Ha solo un paio di mesi, il Vademecum messo a punto dalla Associazione Stampa Romana in collaborazione con la Comunità di Sant Egidio e l Associazione Giornalisti Scuola di Perugia (con il patrocinio della Regione Lazio), ma se chi scrive di cronaca lo portasse con sé quando entra in un campo rom, forse molti luoghi comuni e pregiudizi verrebbero finalmente spazzati via. Ho visto anche degli zingari felici si intitola, con qualche ironia, il volumetto. E le intenzioni le chiarisce il segretario di Stampa romana, Paolo Butturini: Obiettività, lealtà, correttezza, soltanto su queste coordinate possiamo pensare di rifondare un rapporto con l opinione pubblica che si è andato logorando nel tempo. Il vademecum è illustrato con disegni di bambini rom e si preoccupa, innanzitutto, di spazzar via i luoghi comuni. Perciò, fornisce le cifre reali della presenza dei Rom nel nostro paese al di là delle apocalittiche invasioni descritte a volte dai media e di puntualizzare la necessità di linguaggi non offensivi e non razzisti. Definire nomadi oltre la metà dei rom che da generazioni sono stanziali in Italia (e cittadini a tutti gli effetti) è non solo razzista ma anche stupido, scrive, tra l altro, Luca Bravi, docente dell Università di Firenze e scrittore. Di grande utilità, infine, la sezione di documentazione e il glossario che serve a scongiurare alcune facili semplificazioni che spesso hanno l amaro sapore del razzismo. Di sicuro, l iniziativa di Stampa Romana dovrebbe essere estesa all intero Paese perché, purtroppo, non è solo Roma, con i suoi terribili campi Rom, a essere epicentro di comportamenti persecutori nei confronti delle comunità Rom e Sinte, di fronte ai fatti di cronaca. Lo spiega bene il segretario dell Associazione giornalisti della scuola di Perugia, Roberto Chinzari: Non dimentichiamo mai scrive anche di fronte al peggiore dei crimini, che la responsabilità è sempre di una persona, di un individuo, mai di una popolazione. Estendere le colpe del singolo a una collettività è il primo passo verso la barbarie.10 Primo :32 Pagina 10 Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Il Consiglio Nazionale dell Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, condividendo le preoccupazioni dell Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei Doveri del giornalista - con particolare riguardo al dovere fondamentale di rispettare la persona e la sua dignità e di non discriminare nessuno per la razza, la religione, il sesso, le condizioni fisiche e mentali e le opinioni politiche - e ai princìpi contenuti nelle norme nazionali ed internazionali sul tema; riconfermando la particolare tutela nei confronti dei minori così come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell infanzia e dai dettati deontologici della Carta di Treviso e del Vademecum aggiuntivo, invitano, in base al criterio deontologico fondamentale del rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati contenuto nell articolo 2 della Legge istitutiva dell Ordine, i giornalisti italiani a: osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove e in particolare a: a. Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l uso di termini impropri; b. Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti; c. Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all identità ed all immagine che non consentano l identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell esposizione attraverso i media; d. Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l informazione in un contesto chiaro e completo,che guardi anche alle cause dei fenomeni. Il Consiglio nazionale dell Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in collaborazione con i Consigli regionali dell Ordine, le Associazioni regionali di Stampa e tutti gli altri organismi promotori della Carta, si propongono di inserire le problematiche relative a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti, dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti. Il CNOG e la FNSI si impegnano altresì a promuovere periodicamente seminari di studio sulla rappresentazione di richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta e migranti nell informazione, IMPEGNI DEI TRE SOGGETTI PROMOTORI sia stampata che radiofonica e t e l e v i s i v a. Il CNOG e la FNSI, d intesa con l UNHCR, promuovono l istituzione di un Osservatorio autonomo ed indipendente che, insieme con istituti universitari e di ricerca e con altri possibili soggetti titolari di responsabilità pubbliche e private in materia, monitorizzi periodicamente l evoluzione del modo di fare informazione su richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta, migranti e minoranze con lo scopo di: a) fornire analisi qualitative e quantitative dell immagine di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti nei mezzi d informazione italiani ad enti di ricerca ed istituti universitari italiani ed europei nonché alle agenzie dell Unione Europea e del Consiglio d Europa che si occupano di discriminazione, xenofobia ed intolleranza; b) offrire materiale di riflessione e di confronto ai Consigli regionali dell Ordine dei Giornalisti, ai responsabili ed agli operatori della comunicazione e dell informazione ed agli esperti del settore sullo stato delle cose e sulle tendenze in atto. Il Consiglio nazionale dell Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana si adopereranno per l istituzione di premi speciali dedicati all informazione sui richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime di tratta ed i migranti, sulla scorta della positiva esperienza rappresentata da analoghe iniziative a livello europeo ed internazionale. (Il documento è stato elaborato recependo i suggerimenti dei membri del Comitato scientifico, composto da rappresentanti di: Ministero dell Interno, Ministero della Solidarietà sociale, UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) / Presidenza del Consiglio Dipartimento per le Pari Opportunità, Università La Sapienza e Roma III, giornalisti italiani e stranieri). 1/1/200711 Primo :32 Pagina 1112 Primo :32 Pagina 12 Il Nomade Analisi di due casi di informazione razzista. Milano e Torino Un nomade, un rom, anzi un romsinto, o forse due rom-sinti, un serbo, cioè serbo-croato, ma di passaporto tedesco, può essere francese, che vive in Italia da anni. Insomma chi è Goico Jovanovic, che magari si chiama Remi Nicolic, età variabile tra i 17 e i 19 anni, arrestato in Ungheria alla frontiera con la Serbia, estradato in Italia e accusato di aver ucciso il 12 gennaio di quest anno, travolgendolo con il Suv che guidava, il vigile urbano milanese Nicolò Savarino? Chi lo conosceva, nel paese vicino Milano in cui viveva con la famiglia, lo ha descritto ai giornalisti come una persona a modo, nonostante il colorito un po scuro, tranquillo e abitudinario. Ora si tratta di scoprire chi è davvero, perché guidava un Suv Bmw intestato a una società di comodo che aveva per presidente una signora evidentemente disposta a fare da controfigura, e soprattutto perché quel giorno, nel grande piazzale vicino a una stazione della metropolitana milanese, visti due vigili in bicicletta, ha prima forzato il passaggio tra due roulotte di sinti, che13 Primo :32 Pagina 13 stazionano lì da molto tempo, passando con la ruota sul piede di uno dei due, e poi ha schiacciato Ravarino, che gli si era parato davanti nel tentativo di fermarlo. Forse non lo sapremo mai, chi è Jovanovic, anche se i giornali dovessero pubblicare qualche piccolo aggiornamento in una pagina interna. I media hanno scarsissima memoria (oltre a non avere immaginazione): perciò, dopo il clamore dei giorni successivi all omicidio del povero vigile, hanno subito messo in archivio la vicenda. Quel che ne resta è una scia appiccicosa di sospetti travestiti da certezze, di pregiudizi camuffati da fatti. Perché la prima notizia, nel sito repubblica.it, il principale sito d informazione del nostro paese, parla subito di due nomadi, descritti come tali da testimoni(?) Che aspetto ha un nomade?, si chiede Carlo Gubitosa, autore di un accurata analisi su come i media si sono occupati della vicenda (si può leggerla sul sito Il sito di Repubblica cita anche due rom sinti, quando è noto che Rom e Sinti sono due distinte popolazioni. Il solo Sinto che realmente esiste, nella vicenda, è quello che è rimasto con un piede sotto il Suv. Può essere che i redattori, oltre a copiare lanci di agenzia approssimativi ( i due uomini visti dai testimoni sono entrambi rom sinti, scrive l Ansa, dimenticando per altro il condizionale sarebbero ), sono colpiti che il tutto avvenga nel grande piazzale popolato dai soli davvero nomadi, i Sinti giostrai che per il loro mestiere viaggiano di città in città. Ma il sospetto si avvita immediatamente, e resta lì. Se uno ha un passaporto tedesco, ammesso che Jovanovic ce l abbia davvero, non è - perciò - semplicemente tedesco? Perché insistere sul serbo, anzi serbo-croato (altra definizione priva di senso, dopo la guerra civile nella ex Jugoslavia)? Nel luogo comune, e mito giornalistico, i nomadi pericolosi, quelli che rubano (all occorrenza anche bambini, come accadde a Ponticelli, Napoli, dove un campo rom fu dato alle fiamme perché una ragazzina era stata accusata di aver sequestrato un bambino), sono slavi, altra definizione usata dai media nella vicenda del vigile di Milano, cioè serbi. Ma i Rom in generale sono sospetti,14 Primo :32 Pagina 14 ecco perché posso avere un passaporto tedesco senza avere, nella narrazione, quella nazionalità, oppure essere di nazionalità italiana senza essere italiani: perché, appunto, sono nomadi per definizione, apolidi, senza terra, intrusi ed estranei. E lo sono per sempre, anche i Camminanti che da secoli vivono a Noto, in Sicilia, ai quali sono riservate scuole segregate, che spesso - come quest anno - restano senza insegnanti. Questi stereotipi sono talmente coriacei, tra i giornalisti, che anche il Fatto Quotidiano, come ricorda Gubitosa nella sua analisi, riproduce senza esitazioni l affermazione dell Ansa (che è la maggiore agenzia giornalistica): Sono due nomadi gli assassini di Niccolò Savarino. E i dettagli fantasiosi si affollano: I due Rom - scrive il Corriere della sera - nell 83 e nell 85 erano in Liguria con un auto a loro intestata. Poche ore dopo si parla di due fermati, ma bastano pochi minuti e si legge che telecamera Atm filma l assassino, al singolare. Non più due ma uno. Gubitosa riesce infine a parlare con il capo della squadra mobile di Milano, Alessandro Giuliano, che assicura: i sospettati non sono due ma uno solo, si chiama Goico Jovanovic e non si sa dove sia nato, sarebbe di origine serbo-bosniaca, ha precedenti penali per reati contro il patrimonio, la sua famiglia vive in vari paesi europei da decenni e lui è in Italia da molto tempo ma non si conosce la sua effettiva nazionalità. Eppure il Giornale intitola: I Rom finiscono sotto torchio. E la Repubblica: Caccia agli slavi (che appunto è un sinonimo di Rom, ma più prudente). Conclude Gubitosa, ragionevolmente: Una volta calmati i bollori della folla assetata di vendetta, l accertamento di origine, nascita, nazionalità e passaporto di questo ragazzo avrà ancora importanza? E sul piano sostanziale, culturale e umano, non dovremmo dire che un ragazzo milanese da anni e una famiglia europea da decenni sono un problema nostro e non di altri popoli?. Ad aggravare la situazione, se possibile, c è il fatto che i giornali hanno ormai dei siti internet che si fanno concorrenza, minuto per minuto, sull ultimo dettaglio della notizia più recente. E si copiano a vicenda, o semplicemente copiano l Ansa o le altre agenzie di stampa. Lo stesso fenomeno accadeva quando i giornali erano solo di carta stampata, ma allora le notizie comparivano ad intervalli di 24 ore, tempo spesso sufficiente per rettificare, verificare, limare gli azzardi dell ultima ora. Con internet non è più così: gli aggiornamenti si fanno ogni pochi minuti, per lo meno sulle notizie giudicate più importanti (come l omicidio del vigile milanese), quindi i redattori sono presi da una nevrosi, devono per forza aggiungere qualcosa prima dei concorrenti. E devono assecondare - in questo campo come in tutti gli altri - le presunte inclinazioni dei lettori, e siccome - si sa - i nomadi sono invisi a tutti, ecco che indicarli come i colpevoli è la scelta più facile, quasi naturale. D altra parte, i Rom e i Sinti non hanno uffici stampa, politici di riferimento, intellettuali influenti, cioè non possono difendersi, a differenza di altre minoranze: la comunità senegalese ha potuto, dopo gli omicidi di Firenze, dire la sua sui giornali e in televisione. I Rom e i Sinti, invece, niente. È questo il riflesso che aveva indotto, circa un mese prima del tragico episodio milanese, all inizio del dicembre 2011, una ragazza di Torino a denunciare uno stupro e ad accusare due zingari, come scrisse il Corriere della Sera. L episodio avviene alle Vallette, quartiere un tempo operaio e ora, con la crisi dell industria dell automobile, quartiere povero, incattivito,15 Primo :32 Pagina 15 degradato. Il 9 dicembre il TgCom24, giornale on line di Mediaset, pubblica una notizia fitta di dettagli che vale la pena leggere per intero: Una ragazza di 16 anni ha denunciato ai carabinieri di avere subìto uno stupro da parte di due stranieri nell androne di un palazzo nel pomeriggio di mercoledì a Torino. La giovane ha raccontato di essere stata avvicinata dai due in strada e di essere stata costretta a seguirli in un caseggiato del quartiere popolare delle Vallette, dove sarebbe stata violentata da entrambi. Dei due aggressori, sui anni, la ragazza, secondo quanto riferisce la Repubblica, è riuscita a fornire l identikit di uno: capelli neri ricci e una cicatrice che gli attraversa la parte destra del viso. Il volto dell altro, quello che la teneva ferma durante lo stupro, resta nell ombra. Non parlavano italiano - ha raccontato la ragazzina - Sembravano due zingari e puzzavano da morire. Quando mi hanno chiesto il telefonino pensavo che volessero rapinarmi; poi invece ho capito. Ho tentato di divincolarmi, di oppormi, ma loro erano troppo forti.... La violenza, secondo il referto medico, è durata parecchi minuti, forse addirittura un quarto d ora. E solo la vista del sangue, la macchia della verginità violata della 16enne, ha trattenuto il secondo uomo dall unirsi allo stupro. La descrizione di uno dei due uomini è da antologia dello stereotipo: capelli neri e ricci, una cicatrice, non parla italiano, puzza da morire : quindi sembrava uno zingaro. La ragazza aveva inventato lo stupro, per nascondere alla sua famiglia di avere avuto un rapporto sessuale volontario, perciò fornisce dettagli ovvi, ricavati dall immaginario collettivo sui Rom. Nel quartiere si organizza una fiaccolata di solidarietà con la ragazza, un gruppo - pare - di ultrà del calcio decide di farsi giustizia e dà alle fiamme le baracche del campo rom, da cui donne e bambini devono fuggire. Un pogrom. A qual punto, la ragazza si pente e confessa di aver inventato tutto. I media, che pure avevano diffuso le sue invenzioni senza alcun filtro, ora si riempiono di riprovazione: ma come, incendiare delle baracche in quel modo. L articolo che, sul Fatto Quotidiano on line, racconta la vicenda del falso stupro ospita commenti preoccupati, indignati, ma un lettore che si firma Pier-77 commenta: Per parte mia (lavoro in un ospedale) ho modo di conoscere diversi rom (o si dirà sinti?) e non ho difficoltà a concordare con te (un altro lettore, ndr) sulla cultura primitiva di questi, senza tema di essere tacciato di fascismo. Da qui a bruciarli però? ce ne passa. Un medico di ospedale: chissà come accoglie i primitivi che ricorrono alle sue cure. Ed è sicuro che ce ne corre tra dare giudizi simili e bruciarli? Pierluigi Sullo16 Primo :32 Pagina 16 Una regola Come evitare di essere bersagli dei luoghi comuni Sono sei le vittime di tragedie e violenze nel 2011: cinque bambini sono morti a Roma e un ragazzo è stato ucciso a fucilate nel Bresciano. Due sono stati i raid: uno a Napoli e uno a Torino che si è trasformato in un vero e proprio pogrom. Le responsabilità sono molteplici ma è indubbia anche una responsabilità dei media per quanto succede oggi ai cittadini italiani e immigrati, appartenenti alle minoranze sinte e rom. I media italiani scivolano spesso nel razzismo e in alcuni casi lo stesso Ordine dei Giornalisti è dovuto intervenire, sollecitato da chi in Italia si occupa di antidiscriminazione. Nel nostro Paese però non abbiamo strumenti per contrastare nei media la divulgazione di stereotipi e pregiudizi. Ma non solo, perché, di fatto, difficilmente, quando i media parlano di sinti e di rom, anche in maniera corretta, offrono voce agli stessi sinti e rom che in questi anni sono usciti allo scoperto con federazioni nazionali e propri opinion leaders. Si alimentano stereotipi e pregiudizi tutte le volte che si etnicizza una notizia di cronaca nera, gli esempi sono quotidiani e non colpiscono solo sinti e rom ma anche i cittadini immigrati. È una forma di criminalizzazione che colpisce migliaia di persone, difficile da sradicare anche perché manca oggi in Italia uno strumento normativo ad hoc. Il meccanismo è semplice ma perfido: utte le volte che un cittadino, appartenente alle minoranze sinte o rom, viene accusato di aver commesso un reato, non ne risponde in maniera individuale; il presunto reato ricade inesorabilmente su tutti i cittadini che vengono riconosciuti come appartenenti alle minoranze sinte e rom; il che attribuisce a una intera minoranza un comportamento criminoso in virtù di una sorta di responsabilità penale collettiva. Il caso del pogrom di Torino è esemplare nella sua drammaticità. Ed è proprio in questo caso che per la prima volta un quotidiano, La Stampa, chiede pubblicamente scusa per un titolo ( Mette in fuga i due rom che violentano la sorella, 10/12/2011), che ha innescato il meccanismo del razzismo. Scrive Guido Tiberga de La Stampa: Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due «torinesi», due «astigiani», due «romani», due «finlandesi». Ma sui «rom» siamo scivolati in un titolo razzista. Senza volerlo, certo, ma pur sempre razzista. Un titolo di cui oggi, a verità emersa, vogliamo chiedere scusa. Questo meccanismo di etnicizzazione delle notizie di cronaca nera è così rodato nella stampa italiana che non è difficile imbattersi in notizie che insinuano nei lettori il sospetto che rom e sinti siano tutti dei criminali. Prendo ad esempio una notizia da Prato, che leggo mentre sto scrivendo questo testo: Prato, rapina in villa in pieno giorno. Il giornalista, dopo una sommaria descrizione del fatto, scrive: Le indagini sono in corso; al momento c è una sommaria descrizione dei due rapinatori, forse nomadi, tra i 25 e i 35 anni. Hanno agito a volto scoperto e indossavano abiti di colore scuro. Come noterete, il giornalista insinua l equazione nomade=rapinatore. Anche in questo caso, nessuna17 Primo :32 Pagina 17 evidenza, ma la volontà di trovare il capro espiatorio. Trovate molti esempi nella rassegna stampa settimanale che Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni - produce monitorando la stampa della Regione Lombardia. Non sono però infrequenti casi di discriminazione a mezzo stampa sanzionati dall Ordine dei Giornalisti nel febbraio Il giornalista è Matteo Legnani, il direttore è Maurizio Belpietro e il quotidiano è Libero. L Ordine ha censurato il giornalista e ha avvisato il direttore per omesso controllo. La procedura è stata avviata da un esposto di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni - che, monitorando la stampa lombarda, ha ravvisato, in una serie di articoli del giornalista Matteo Leganani, la violazione della deontologia professionale e la normativa in materia di antidiscriminazione. L Ordine ha motivato i provvedimenti in questo modo: Il giornalista Matteo Legnani ha preso spunto da fatti di cronaca per pubblicare l intero repertorio dei luoghi comuni attraverso i quali i nomadi sono da sempre discriminati e perseguitati [...] Addirittura viene riportata la notizia secondo la quale gli zingari comprano e vendono i bambini per poi sfruttarli. Si tratta di una affermazione destituita di fondamento e che non si ricollega ad alcun fatto di cronaca. Tuttavia, essa, per il solo fatto di essere pubblicata su un giornale, è destinata ad acquistare credibilità presso il pubblico e, dunque, a fomentare il clima di ostilità nei confronti dell etnia rom. Con la propria condotta, inoltre, Matteo Legnani ha leso il decoro e la dignità professionale utilizzando il proprio ruolo di cronista e di commentatore per realizzare, di fatto, una campagna di discriminazione etnica e razziale [...] Il Consiglio, infine, ritiene opportuno segnalare affinché il collega Matteo Legnani comprenda la gravità dei fatti oggetto del presente provvedimento che gli articoli a sua firma potrebbero integrare il reato di cui all art.1 della legge 205 del 1993 (legge Mancino). L Ordine dei Giornalisti, in questo caso, ravvisa la possibile violazione della cosiddetta legge Mancino e dunque la norma che punisce chi diffonde in qualunque modo idee fondate sulla superiorità o sull odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette qualunque atto di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La comunicazione del provvedimento è stata inviata, per conoscenza, alla Procura generale della Repubblica. Il caso esposto è grave e dimostra l efficacia del lavoro svolto da Articolo 3. Rimangono però senza possibilità di sanzione i molteplici casi di etnicizzazione della notizia. La propensione dei media italiani a dare grande rilievo alle notizie di cronaca nera è evidente, tant è che negli ultimi anni (a fronte di un calo dei reati) i media hanno raddoppiato lo spazio per le notizie di cronaca nera, enfatizzandole e colorandole al massimo. Per questa ragione sarebbe auspicabile che l Italia, come già è successo in altri Paesi, si doti di una norma che vieti espressamente l utilizzo dell appartenenza etnica, religiosa, nazionale, di genere nelle pubblicazioni di notizie di cronaca, ma altresì sia vietata qualsiasi altra categorizzazione che possa alimentare stereotipi e pregiudizi verso un determinato gruppo di persone. In questi anni alcuni giornalisti si sono impegnati per far comprendere a tutti i colleghi che la notizia può essere offerta al pubblico in altre parole, ma purtroppo non è abbastanza. A fronte di un impegno culturale, è necessario uno strumento legislativo che sanzioni il veicolare a mezzo stampa stereotipi e pregiudizi. Il lettore non avrà una peggiore informazione se non conosce la mia appartenenza a una determinata minoranza, perché saprà comunque quello che ho fatto e quale sono le mie personali responsabilità. Carlo Berini membro dello staff tecnico della Federazione Rom e Sinti Insieme e vice presidente dell Associazione Sucar Drom nonché fondatore di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni (www.sucardrom.eu)18 Primo :32 Pagina 18 ASSOCIAZIONE STAMPA ROMANA L UNAR Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, istituito ai sensi dell art. 7 del D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 215 attuativo della direttiva europea 2000/43/CE e al D.Lgs. ha il compito di controllare e garantire il principio della parità di trattamento per chiunque sia vittima di una discriminazione o di una molestia, causata dalla propria origine etnica e razziale. Negli ultimi due anni l Ufficio, al fine di corrispondere in maniera esaustiva ai compiti assegnati dal DPCM 13 dicembre 2003 in ordine all effettività del principio di parità di trattamento e alla vigilanza sull operatività degli strumenti di tutela vigenti contro le discriminazioni, ha esteso le proprie attività operative anche agli altri ambiti di discriminazione previsti dalle direttive europee, quali le convinzioni personali e religiose, l età, le disabilità, l orientamento sessuale e l identità di genere. Primo ed essenziale tra gli strumenti dell azione UNAR è il Contact Center per la rilevazione delle denunce di atti discriminatori, sia da parte delle vittime che degli eventuali testimoni. Il Contact Center opera attraverso un numero verde , un sito internet e una casella di posta elettronica Per l intercettazione dei fenomeni di discriminazione razziale e non, l UNAR agisce anche tramite un proprio monitoraggio diretto e costante, che interessa sia i mezzi di comunicazione, sia la rete internet, ma anche gli atti delle pubbliche amministrazioni locali e nazionali. Grazie ad una larga rete di partenariati con organizzazioni di categoria come le Parti sociali e gli organismi di vigilanza e tutela - quali la Polizia Postale, il Ministero degli Interni (OSCAD), l AGCOM, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l Ordine dei giornalisti, il Consiglio Nazionale Forense e la Consigliera Nazionale di Parità - l UNAR dà seguito alle denunce pervenute ed ai casi rilevati d ufficio, offrendo supporto informativo ed orientamento giuridico alle vittime di discriminazione, ed effettuando attività di conciliazione informale tra le parti. L Ufficio, inoltre, può fornire raccomandazioni e pareri su questioni connesse alle discriminazioni e proporre modifiche della normativa vigente. Attraverso questa costante azione di monitoraggio e contatto con le vittime di discriminazione, nonché grazie ad indagini commissionate ad hoc sull andamento dei diversi fenomeni discriminatori nei vari contesti territoriali e sociali, l UNAR si è affermato nel tempo quale centro informativo indipendente sull evoluzione delle discriminazioni e l efficacia degli strumenti normativi di tutela attivi in Italia. In particolare, l UNAR pubblica due rapporti annuali sul proprio operato (La Relazione al Parlamento e la Relazione al Presidente del Consiglio). Negli ultimi anni l Ufficio ha deciso di puntare su tre fattori di prevenzione: Il primo è rappresentato dall azione di sensibilizzazione svolta in modo massiccio attraverso campagne ed eventi locali e nazionali di comunicazione. Alcuni di questi hanno riguardato la promozione dell Ufficio e del Numero Verde, altri si sono concentrati su temi specifici come l inclusione dei Rom (Campagna Dosta), la violenza sulle donne straniere, la Settimana contro il Razzismo, la Settimana Contro la Violenza e la creazione della rete di volontariato giovanile NEAR, rivolta ai ragazzi sotto i 30 anni, contro le discriminazioni razziali. Il secondo fattore di potenziamento dell attività dell UNAR è rappresentato dall attività di formazione degli operatori attivi nei diversi settori del contrasto alle discriminazioni, quali ad esempio le forze dell ordine, i giornalisti, gli operatori sociali e delle pubbliche amministrazioni. Il terzo fattore cruciale di intervento è la realizzazione di una rete di antenne territoriali di prevenzione, rilevazione e contrasto delle discriminazioni, interconnesse con il Contact Center UNAR ed attive in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Questa rete è in corso di attivazione grazie ad una serie di protocolli di intesa con enti locali ed associazioni di settore, che consentono il potenziamento e la messa in rete di sportelli ed altre strutture già esistenti ed attivi sul territorio. A conclusione di questo breve quadro sulle attività dell UNAR è bene sottolineare che gran parte delle iniziative e dei progetti attivati, tra cui questi quaderni, sono svolti grazie al mirato utilizzo di fondi comunitari, quali il Fondo Sociale Europeo (FSE).19 Primo :32 Pagina 1920 Primo :32 Pagina 20 A Napoli I racconti veri di Mattino e Repubblica accendono luci Sui fenomeni sociali complessi, soprattutto su quelli che determinano con più facilità allarme e preoccupazione sociale, è andata affermandosi una sorta di narrazione dominante, alimentata in modo congiunto dai media e dalla politica, che piuttosto che provare a raccontare il dato di realtà, restituisce una rappresentazione orientata e differente a seconda delle esigenze e dei contesti. Una rappresentazione spesso superficiale, centrata su saperi di seconda mano ed elementi di cattiveria, interessata tendenzialmente ai soli aspetti allarmistici e di immediato impatto emotivo sull opinione pubblica. A volte funzionale, e in qualche modo volutamente propedeutica, a scelte o atti di governo, in altri casi semplicemente legata al tentativo di aumentare vendite o audience. Un approccio così diffuso e contaminante che alla fine non solo ha modificato nel nostro Paese le cornici culturali di riferimento su temi come i diritti e le differenze, ma ha anche complicato nel concreto, nella carne, la vita delle persone marginali, in difficoltà o semplicemente differenti. Su questo i Rom sono stati, e continuano a essere, uno dei terreni più fertili, dove maggiormente si è sperimentata e affinata la tecnica di racconto in cui le persone sono stigmatizzate, in qualche modo negate nella loro soggettività, definite per pregiudizi e luoghi comuni. Sui Rom, ad esempio, sembra quasi inspiegabile come alcuni tormentoni, ad esempio quello che i Rom rubano i bambini, durino nel tempo indifferenti ai cambiamenti, anche strutturali, che in questi anni hanno modificato nel profondo le configurazioni di relazione e di vita delle popolazioni rom. E ancora di più stupisce come tali luoghi comuni continuano a essere utilizzati, senza timore di smentita, per giustificare reazioni e comportamenti violenti nei confronti di tali popolazioni come è successo nel caso dei roghi di Ponticelli a Napoli, quando una parte del quartiere ha partecipato all assalto di alcuni campi in cui abitava una giovanissima donna rom accusata di aver tentato di rapire una neonata in un abitazione poco lontana dal campo. Pregiudizi e atteggiamenti strutturalmente negativi che a volte impediscono una lettura altra, un po più vicina all insieme di complessità e di fragilità che caratterizzano spesso la vita dei rom e le loro relazioni con le comunità locali. Tutto ciò appare particolarmente triste in un momento in cui invece i media potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel facilitare, attraverso l inchiesta, la restituzione di informazioni, la messa in evidenza dei contesti e delle criticità, una relazione più positiva tra le identità differenti, soprattutto in quei luoghi dove tale coesistenza avviene in contesti di difficoltà e crisi economica. Contesti sociali e relazionali che se abbandonati a se stessi, o peggio ancora incattiviti da comportamenti o messaggi incoscienti, non possono che produrre conflitto, abbassamento del benessere collettivo, maggior insicurezza e danno per tutte e tutti. In questo senso, va rilevato come alcune importanti testate giornalistiche napoletane, come il Mattino o Repubblica Napoli, abbiano scelto da tempo la via del racconto vero in materia di rom e delle questioni a essa collegate. Infatti, a parte qualche sbavatura, vi è stata la capacità di raccontare, anche in momenti particolarmente delicati come ad esempio ai tempi dei roghi di Ponticelli, cercando di fare emergere tutti gli aspetti. Individuando le responsabilità soggettive ma anche i fattori di contesto. Provando a fare emergere tutti i punti di vista e accompagnando la cronaca con l inchiesta, con la capacità di indagare sulle motivazioni vere che avevano portato al conflitto, all esplosione di violenza. Insomma, quello che forse andrebbe chiesto ai media, sulla questione rom come su tante altre che hanno a che fare con le marginalità e le paure sociali, non è tanto lo schierarsi da una parte o dall altra, o assumere un ruolo militante, ma raccontare le cose nella loro essenza, sapendo fare emergere le loro complessità. Sarebbe importante, cioè, che gli operatori dell informazione ascoltassero il consiglio della loro collega del tg regione del Friuli Venezia Giulia, Eva Ciuk, quando dice che i rom andrebbero guardati come guarda un bambino, cioè senza pregiudizi. Elena de Filippo Vedere altro
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 art.1
 Articolo 3
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 art. 7
 art. 186
 Sentenza 
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