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Timestamp: 2019-06-25 09:26:05+00:00

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Sociale | Edscuola
Insegnante di sostegno, sì alla anzianità pre-ruolo
Insegnante di sostegno, si’ alla anzianita’ pre-ruolo anche in assenza di specializzazione
Agli effetti della ricostruzione della carriera, il riconoscimento del servizio non di ruolo prestato dai docenti con il possesso del titolo di studio prescritto è applicabile all’insegnamento su posto di sostegno, anche se svolto in assenza del titolo di specializzazione. A tale conclusione è giunta la Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 16174, depositata ieri, che ha fornito una lettura coordinata dell’articolo 485 comma 6 del Dlgs 297/1994 (Testo unico in materia di istruzione) e dell’articolo 7 comma 2 della legge 124/1999 (Disposizioni in materia di personale scolastico), dirimendo un contrasto giurisprudenziale formatosi sul punto.
All’origine della questione c’è la ricostruzione dell’anzianità di servizio di una docente, alla quale in un primo momento erano stati riconosciuti nove anni di pre-ruolo e in seguito soltanto cinque, con relativa domanda di restituzione di indebito da parte del Miur. Al centro della disputa vi era l’esatta portata applicativa delle norme relative alla riconoscibilità del servizio non di ruolo prestato su posti di sostegno da insegnante privo del titolo di specializzazione in anni scolastici antecedenti all’entrata in vigore della legge 124/1999. Sul punto vi era un orientamento della giurisprudenza amministrativa che consentiva la valutazione del servizio pre-ruolo sui posti di sostegno soltanto se il docente era in possesso del titolo di specializzazione, visto il carattere innovativo della norma di cui all’articolo 7 comma 2 della legge 124/1999
Ebbene, dopo un lungo excursus sull’evoluzione della disciplina dell’insegnamento di sostegno e sulla normativa in tema di disabilità, la Cassazione fuga ogni dubbio sule diverse letture fornite dalla giurisprudenza ed estende il tenore letterale della norma anche ai periodi antecedenti, in quanto le novelle legislative del 1994 hanno “reso esplicito e chiarito un principio già desumibile dal precedente quadro normativo”.
Per i giudici di legittimità, in sostanza, l’unica condizione imprescindibile per il riconoscimento è il possesso del titolo di studio e non anche il titolo di specializzazione, trovando tale previsione giustificazione nella “particolarità della funzione docente affidata all’insegnante di sostegno”. D’altra parte, precisa il Collegio, una diversa lettura finirebbe “per introdurre una disparità di trattamento fra situazioni che non presentano alcun profilo di diversità quanto all’aspetto che le qualifica, ossia l’essere l’attività resa in difetto di titolo specializzante”.
Disabilità intellettiva, ai pediatri il ruolo di “sentinella”
sabato 1 Giugno 2019 Edscuola
Redattore Sociale del 01.06.2019
Disabilita’ intellettiva, ai pediatri il ruolo di “sentinella”
Sulla disabilità intellettiva “il compito del pediatra non è quello di porre una diagnosi precisa, ma di individuare i bambini a rischio di ritardo dello sviluppo per poi inviarli allo specialista, neuropsichiatra o neuropsichiatra infantile, perché poi si possa passare alla diagnosi vera e propria”. Il pediatra deve agire “step by step”, lasciandosi guidare “dai reperti e dalla letteratura, per capire quali sono gli esami che devono essere eseguiti per arrivare alla diagnosi”. A parlare alla Dire del nuovo approccio al bambino con disabilità intellettiva o ritardo globale dello sviluppo sono il professor Ennio Del Giudice, direttore uscente della Scuola di specializzazione di neuropsichiatria infantile dell’università degli studi di Napoli Federico II, e Giovanna Tezza, dirigente medico di primo livello all’Ospedale Franz Tappeiner di Merano, intervenuti alla sessione ‘Pediatria Futura’ nell’ambito del 75esimo Congresso Italiano di Pediatria in corso a Bologna.
“Il ritardo globale di sviluppo (bambini di età inferiore ai 5 anni, ndr) e la disabilità intellettiva (bambini sopra i 5 anni, ndr) sono nel loro complesso un problema relativamente frequente, perché possono colpire fino al 3% della popolazione pediatrica- spiega alla Dire Del Giudice- Il motivo della distinzione sta nel fatto che solo nel bambino più grande è possibile applicare i test neuropsicologici che consentono di definire con esattezza le varie difficoltà specifiche a livello cognitivo, che prima di quell’età sarebbero difficili da definire. In realtà, con l’introduzione del cosiddetto Dsm 5, il ‘Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali’, arrivato alla quinta edizione, è effettivamente cambiata una prospettiva per quello che riguarda il bambino con disabilità intellettiva”.
In che modo? “In precedenza, veniva usato il termine ‘ritardo mentale’, che poi dalla commissione che ha preparato il nuovo manuale diagnostico è stato ritenuto non molto gradevole, sia per il bambino che per la famiglia- chiarisce il professore- Quindi è stato deciso di cambiarlo in disabilità intellettiva, che tende a insistere sulla disabilità e non sul deficit”.
Facendo riferimento ai criteri classificativi dell’ICF (International Classification of function and disease), “in base al quale vengono indicate tutte le problematiche relative alla persona con disabilità, la disabilità intellettiva non è più definita, com’era per il ritardo mentale, sui valori di quoziente intellettivo, rappresentando quindi quasi un freddo strumento matematico”, ma “viene definita in base al deficit del cosiddetto funzionamento adattivo, cioè tutta quella serie di capacità e abilità che l’individuo mette in essere per lavorare, studiare e inserirsi pienamente nel contesto sociale in cui è nato”.
Funzione chiave per monitorare il bambino è affidata ai cosiddetti “bilanci di salute”, che il pediatra “deve effettuare con regolarita'”, per esaminare lo sviluppo. Compito dei genitori è, invece, “affidarsi al pediatra di famiglia che, in occasione di questi previsti bilancio di salute” può evidenziare gli eventuali “segni di deficit dello sviluppo o del comportamento, come può verificarsi per esempio nelle condizioni del cosiddetto spettro dell’autismo, che negli ultimi anni ha registrato un incremento notevole delle diagnosi rispetto agli anni passati”. Particolarmente utilizzato è il cosiddetto “Test di screening per lo sviluppo di Denver, che mette a disposizione del pediatra uno schema piuttosto agevole per sospettare” la disabilità intellettiva.
Sì all’uso degli strumenti a disposizione come “un’accurata anamnesi- sottolinea Tezza- che possa portare alla costruzione di un albero genealogico e, quindi, risalire alla storia del paziente e della sua famiglia, un esame obiettivo neurologico”. Non “a fare tutto a tutti. La cosa importante- conclude- è quella di non dimenticare mai di avviare subito questi bambini ai percorsi di abilitazione e riabilitazione, prima ancora di aver fatto la diagnosi, perché in ogni caso, se ci sono difetti che possono essere corretti, devono essere corretti immediatamente”.
Redattore Sociale del 24.05.2019
E’ stato inaugurato ufficialmente il servizio di bike sharing rivolto a persone con disabilità. Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e sviluppato da Tobike e Città di Torino, in partnership con Aips, mette a disposizione una city bike particolare, dotata di tre ruote e di uno speciale meccanismo per “pedalare” con le mani.
TORINO. Condivisa, rispettosa dell’ambiente e anche accessibile: è la ToHandbike, city bike accessibile che entra ufficialmente a far parte della flotta di mezzi di ToBike, società di bike sharing del capoluogo piemontese. Chiunque sia iscritto al servizio, può prenotare gratuitamente la propria handbike per un periodo di tre giorni consecutivi. La bicicletta verrà recapitata presso l’indirizzo indicato in fase di registrazione dall’utente e successivamente ritirata al termine del noleggio. Qualora l’utente abbia esigenze diverse, potrà effettuare il noleggio della HandBike per più tempo, fino ad un massimo di sette giorni, effettuando il pagamento di una tariffa; nel periodo di affidamento, infatti, dovrà garantire la custodia in sicurezza del mezzo, per la quale è ritenuto responsabile. Aips metterà a disposizione degli utenti 6 biciclette di sua proprietà, mentre Tobike si occuperà della logistica e della manutenzione dei mezzi.
“L’introduzione di ToHandbike ci rende davvero felici e orgogliosi – dichiara Gianluca Pin, direttore commerciale di BicinCittà – per la prima volta in Italia, grazie alla preziosa collaborazione con Aips, diamo vita ad un servizio che offre soluzioni per gli spostamenti anche a persone con disabilità. Questo progetto evidenzia in modo estremamente determinato la natura del bike sharing e dei nostri servizi in particolare, ovvero fornire a quante più persone possibile la possibilità di pianificare i propri spostamenti per potersi muovere liberamente in città”.
Per Angelo Catanzaro, presidente di Aips, “una città accessibile a tutti parte anche da una semplice passeggiata in bicicletta. Ho avuto il piacere di provare il prototipo dell’HandBike insieme a un paio di amici e ho provato un senso di libertà e d’inclusione mai provato prima – afferma – Questo progetto, primo in Europa, sarà senza alcun dubbio esportato nelle altre città. La fase sperimentale del progetto ci ha permesso di apportare le modifiche ai prototipi. Il progetto è reso possibile grazie al contributo economico della Compagnia di San Paolo e vede la partecipazione in qualità di partner di ToBike che curerà tutti gli aspetti tecnici e logistici del servizio. Per ampliare la portata del progetto, Aips onlus ha avviato un’azione di fund raising grazie alla quale si è formalizzato il primo accordo con la Reale Mutua Assicurazioni e che sta trovando l’interesse di nuovi sponsor sensibili alle tematiche dell’inclusione e della mobilità sostenibile e per tutti”.
Vita.it del 23.05.2019
2. Le modifiche alla legge 104/1992?.
◾4. Per ciascun ambito territoriale provinciale, ovvero a livello delle città metropolitane maggiori, è costituito il Gruppo per l’Inclusione Territoriale (GIT). Il GIT è composto da personale docente esperto nell’ambito dell’inclusione, anche con riferimento alla prospettiva bio-psico-sociale, e nelle metodologie didattiche inclusive e innovative. Il GIT è nominato con decreto del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale ed è coordinato da un dirigente tecnico o da un dirigente scolastico che lo presiede. Il GIT conferma la richiesta inviata dal dirigente scolastico all’ufficio scolastico regionale relativa al fabbisogno delle misure di sostegno ovvero può esprimere su tale richiesta un parere difforme. Agli oneri relativi al personale docente di cui al presente comma, si provvede ai sensi dell’articolo 20 comma 4.
◾ 5. Il GIT, che agisce in coordinamento con l’ufficio scolastico regionale, supporta le istituzioni scolastiche nella definizione dei PEI secondo la prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF, nell’uso ottimale dei molteplici sostegni disponibili, previsti nel Piano per l’Inclusione della singola istituzione scolastica, nel potenziamento della corresponsabilità educativa e delle attività di didattica inclusiva.
◾ 6. Per lo svolgimento di ulteriori compiti di consultazione e programmazione delle attività nonché per il coordinamento degli interventi di competenza dei diversi livelli istituzionali sul territorio, il GIT è integrato: a) dalle associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità nell’inclusione scolastica; b) dagli Enti locali e dalle Aziende sanitarie locali.
◾ 7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, sentito l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, sono definite le modalità di funzionamento del GIT, la sua composizione, le modalità per la selezione nazionale dei componenti, gli ulteriori compiti attribuiti, le forme di monitoraggio del suo funzionamento, la sede, la durata, nonché l’assegnazione di ulteriori funzioni per il supporto all’inclusione scolastica.
◾ 8. Presso ciascuna istituzione scolastica è istituito il Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI). Il GLI è composto da docenti curricolari, docenti di sostegno e, eventualmente da personale ATA, nonché da specialisti della Azienda sanitaria locale del territorio di riferimento dell’istituzione scolastica. Il gruppo è nominato e presieduto dal dirigente scolastico ed ha il compito di supportare il collegio dei docenti nella definizione e realizzazione del Piano per l’inclusione nonché i docenti contitolari e i consigli di classe nell’attuazione dei PEI.
◾ 9. In sede di definizione e attuazione del Piano di inclusione, il GLI si avvale della consulenza e del supporto degli studenti, dei genitori e può avvalersi della consulenza dei rappresentanti delle associazioni delle persone con disabilità maggiormente rappresentative del territorio nell’inclusione scolastica. Al fine di realizzare il Piano di inclusione e il PEI, il GLI collabora con il GIT di cui al comma 4 e con le istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio.
◾ 10. Al fine della definizione dei PEI e della verifica del processo di inclusione, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno e delle altre misure di sostegno, tenuto conto del profilo di funzionamento, presso ogni Istituzione scolastica sono costituiti i Gruppi di Lavoro Operativo per l’inclusione dei singoli alunni con disabilità. Ogni Gruppo di lavoro operativo è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente con disabilità, o di chi esercita la responsabilità genitoriale, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente con disabilità nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare e con un rappresentante designato dall’Ente Locale. Ai componenti del Gruppo di Lavoro Operativo non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso spese e qualsivoglia altro emolumento. Dall’attivazione dei Gruppi di lavoro operativo non devono derivare, anche in via indiretta, maggiori oneri di personale.
◾ 11. All’interno del Gruppo di Lavoro Operativo, di cui al comma 10, è assicurata la partecipazione attiva degli studenti con accertata condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica nel rispetto del principio di autodeterminazione.
Disabilità e lavoro, al via il Social training program per i manager
Redattore Sociale del 17.05.2019
Disabilita’ e lavoro, al via il Social training program per i manager
Debutta a Roma e Milano il programma pilota di Aism, Prioritalia e Osservatorio Socialis per la gestione della disabilità da parte dei manager. Mallen (Prioritalia): “Utilizzare una chiave manageriale e non assistenzialistica per gestire la disabilità in azienda”.
ROMA. Promuovere e sperimentare metodologie e programmi concreti che sappiano trasformare la diversità in valore. È l’obiettivo del programma pilota sulla gestione della disabilità da parte dei manager italiani “Disabilità & lavoro – Social training program” promosso dall’Associazione italiana sclerosi multipla e Prioritalia, in collaborazione con l’Osservatorio Socialis. Due le giornate di studio a Milano e Roma (16 e 17 maggio) che hanno visto, tra le altre, la testimonianza del coach Gian Paolo Montali. Per i due terzi dei manager italiani, le imprese con dipendenti disabili hanno organizzazioni di lavoro più efficienti e innovative, processi più semplici e luoghi di lavoro più razionali, mentre quasi 9 su 10 ritengono che avere personale con disabilità produce un impatto positivo per le stesse capacità manageriali. È quanto emerso dall’indagine sui manager e la gestione dei lavoratori con disabilità realizzata da Aism e Prioritalia nel 2018. “Il cambio di passo necessario per guidare le organizzazioni e la società verso modelli inclusivi, accessibili e sostenibili è quello di utilizzare una chiave non assistenzialistica ma manageriale per gestire la disabilità e la diversità in azienda – ha detto Marcella Mallen, presidente della Fondazione Prioritalia – Ragionare non più in termini di quote ma in una logica di valorizzazione delle competenze delle persone disabili è la strada per abilitare la disabilità al lavoro, con evidenti vantaggi per la produttività e il benessere di tutti”.
Obiettivo del Social training program è sviluppare nuove competenze manageriali e dare slancio all’innovazione, promuovendo un programma di workshop, convegni, seminari, giornate di studio e formazione sulla gestione della disabilità come risorsa necessaria per creare valore sostenibile. “Crediamo fortemente nell’importanza di sperimentare modelli e formule innovative per promuovere l’accesso e il mantenimento al lavoro di persone con disabilità – ha detto Paolo Bandiera, direttore affari generali e responsabile welfare e advocacy di Aism – Il primo fattore strategico, a nostro giudizio, si fonda proprio sul mettere insieme realtà, sensibilità ed esperienze diverse e nella creazione di luoghi di confronto in cui condividere buone prassi, confrontarci su modelli culturali e individuare soluzioni creative”.
La presenza di dipendenti con disabilità ha ricadute positive e concrete: i compiti sono distribuiti per tutti in modo più equo, gli spazi sono organizzati in modo più razionale, sono stati effettuati interventi migliorativi in termini di arredo o illuminazione, si sono sviluppate nuove forme organizzative di lavoro come il telelavoro e lo smart working. L’82,5% dei manager intervistati ha dichiarato di non avere mai osservato fenomeni di esclusione dalla vita aziendale del dipendente disabile.I dirigenti intervistati ritengono che l’assunzione o la presenza di disabili in azienda sia primariamente da intendersi come parte del normale funzionamento organizzativo (43,6%), un valore aggiunto per la crescita dell’organizzazione (31,5%) e solo da ultimo l’adempimento di un obbligo (24,9%). Metà degli intervistati ritiene che la gestione dei disabili sia molto o abbastanza strategica per l’organizzazione. I manager ritengono che la disabilità vada affrontata nei luoghi di lavoro con il disability management, non tanto una figura manageriale specifica e dedicata ma piuttosto una funzione manageriale più ampia come un diversity o capability manager. Informazione, competenza e cultura sono i miglioramenti suggeriti. Per il 74,8% dei manager è importante la promozione di momenti informativi e formativi di tutto il personale sulla disabilità in azienda. Per più di 8 manager su 10 le competenze e le esperienze di associazioni non profit che si occupano di persone con disabilità possono contribuire a una maggiore conoscenza e informazione sulla gestione della disabilità in azienda.
Esame maturità per studenti con disabilità
Esame maturita’ per studenti con disabilita’: tempi, tipo di prove, attestato e titolo conseguibile
Redattore Sociale del 14.05.2019
“Accessibility Days”: conferenze, laboratori e ospiti internazionali
Torna nelle Marche l’evento che mette la tecnologia al servizio della disabilità, promosso dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti. In collegamento anche il cantante Andrea Bocelli. Tra le novità di quest’anno, l’incontro sui software musicali.
ANCONA. Torna nelle Marche l’Accessibility Days, l’evento internazionale volto a sensibilizzare sul tema dell’accessibilità i professionisti che si occupano di tecnologie digitali, come sviluppatori, designer e maker, e aperta a tutti gli amanti della tecnologia. Dopo la parentesi emiliana(la scorsa edizione si era tenuta all’Istituto Cavazza di Bologna) quest’anno sarà il Museo Tattile Statale Omero di Ancona ad accogliere, venerdì 17 e sabato 18 maggio, più di 30 sessioni con speaker internazionali e ospiti d’eccezione, come il cantante Andrea Bocelli che aprirà i lavori della prima giornata con una video intervista. Percorsi con aziende che stanno cogliendo l’accessibilità come opportunità, e un confronto continuo tra disabili ed esperti di tecnologie digitali su come creare soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita.
L’appuntamento, alla terza edizione, è inserito tra gli eventi fuori cartellone del ‘Your Future Festival’ promosso dall’Università Politecnica delle Marche, e vedrà la presenza di esperti di Apple e Google, un collegamento con WordCamp Bari, uno degli eventi più importanti della community WordPress, laboratori pratici, esperienze sensoriali, una cena al buio, visite guidate e partner prestigiosi come l’Agenzia per l’Italia Digitale, International Web Association, Uici, Invat, Società Italiana degli Architetti dell’Informazione, Regione Marche, Rotary e Università politecnica delle Marche. Classificata come il più importante appuntamento italiano del settore, la due giorni è organizzata dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti con il supporto dell’Uici Marche e Nazionale, in collaborazione con DevMarche e Universal Access, in occasione del Global Accessibility Awareness Day (Gaad), iniziativa promossa ogni anno a livello mondiale, durante il mese di maggio, per sensibilizzare chi si occupa di tecnologie digitali sul tema dell’accessibilità e dell’inclusività, attraverso il confronto con persone disabili. “Forti del successo delle precedenti edizioni – spiega Sauro Cesaretti dell’Uici di Ancona – abbiamo organizzato le due nuove giornate pensando anche alle altre disabilità come l’autismo e la sordità. Tra le collaborazioni avviate ci sono realtà come Frolla e Cooperativa Piano B che offrono lavoro a persone con diverso grado di disabilità. Tra le novità di quest’anno, la tavola rotonda sui software musicali, con un confronto tra gli strumenti per la composizione e la creatività musicale accessibili ai disabili visivi”.
Redattore Sociale del 10.05.2019
“Dare visibilità alla sclerosi multipla (Sm)” è il claim della settimana nazionale di quest’anno. Il consueto appuntamento di Aism con l’informazione sulla malattia si celebra dal 25 maggio al 2 giugno con una settimana ricca di appuntamenti. Le persone con Sm sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia.
ROMA. La sclerosi multipla, grave malattia del sistema nervoso centrale, è la prima causa di disabilità nei giovani dopo gli incidenti stradali. Cronica, imprevedibile e spesso progressivamente invalidante, colpisce una persona ogni 3 ore, viene per lo più diagnosticata tra i 20 e i 40 anni in maggioranza nelle donne con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Le persone con Sm sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia. ‘Dare visibilità alla sclerosi multipla (Sm)’ è il claim della Settimana nazionale di quest’anno. Il messaggio si richiama a quello della campagna #MyInvisibleMS della Federazione Internazionale della Sm (Msif) lanciata in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sclerosi multipla, che il 30 maggio di quest’anno si celebra per l’undicesimo anno in 70 Paesi.
“‘Rendere visibile’ la sclerosi multipla vuol dire che la Sm non sia un ostacolo alla vita di tante persone, ma sia parte della vita stessa: per Aism rappresenta l’impegno a fare in modo che la Sm, condizione di vita di tanti giovani e di tante persone, sia una sfida che nessuno deve affrontare da solo, ma tutti insieme. È così che la Sm si può vincere davvero, ogni giorno” dichiara Angela Martino presidente Nazionale di Aism.
25-26 MAGGIO LE ERBE AROMATICHE DI AISM – La Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla, parte con l’iniziativa di raccolta fondi e di informazione sulla ricerca promossa da Aism con la sua Fondazione Fism. In circa 500 piazze italiane, verranno fornite informazioni sulla ricerca scientifica finanziata dall’Associazione e sarà una occasione per raccogliere fondi che saranno interamente devoluti alla ricerca. A fronte di una donazione di 10 euro, si potrà portare a casa un tris di salvia, rosmarino e timo, un mix di colori, profumi e aromi con cui abbellire gli ambienti domestici o insaporire i piatti.
29 E 31 MAGGIO CONGRESSO SCIENTIFICO ANNUALE FISM – Make Ms visible è il titolo del congresso annuale che Aism con la sua Fondazione Fism terrà presso il Lifestyle di Roma. Presenti 200 ricercatori provenienti da tutta Italia e dal mondo che faranno il punto sulla ricerca sulla SM finanziata da Fism: una ricerca innovativa, responsabile e multistakeholder che segue quelle che sono le priorità della ricerca dettate dall’Agenda della SM 2020.
30 MAGGIO GIORNATA MONDIALE DELLA SM – La Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla quest’anno lancia la campagna #MyInvisibileMS per sensibilizzare sull’invisibilità dei sintomi della SM, contrastare i luoghi comuni e aiutare le persone a fornire il giusto supporto.
Il World MS Day rappresenta l’occasione per la presentazione alle Istituzioni, ai ricercatori e all’opinione pubblica del Barometro della sclerosi multipla 2019. Il Barometro, alla sua quarta edizione, è la fotografia della realtà della SM. In chiusura della manifestazione una tavola rotonda dedicata a un confronto con gli stakeholders sui prossimi passi della programmazione sanitaria sulla sclerosi multipla. Durante la giornata verranno assegnati il Premio Rita Levi-Montalcini e il Premio per il Miglior Poster “Giovani Ricercatori”: il primo andrà a un giovane ricercatore che si è distinto da diversi anni per i suoi studi sulla sclerosi multipla mentre il secondo a un giovane che sta iniziando il proprio percorso di ricerca sulla SM. Numerosi convegni in diverse Regioni italiane, inoltre, presenteranno il Barometro della sclerosi multipla alle istituzioni e verranno presentate le novità della ricerca. (DIRE)
Il Sole 24 Ore del 10.05.2019
Gli aiuti alla disabilità.
L’allegato. Le opportunità dalle Regioni.
Disturbi dello spettro autistico in eta’ adulta Regione Piemonte
Panorama della Sanita’ del 08.05.2019
Disturbi dello spettro autistico in eta’ adulta, la Regione Piemonte definisce le linee d’indirizzo
Un approccio globale per garantire la continuità delle cure. Documento condiviso con le associazioni dei famigliari e dei pazienti.
TORINO. Per rafforzare ulteriormente il lavoro svolto in questi anni ed anche per rispondere alle richieste dei famigliari e delle associazioni dei pazienti, la Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore alla Sanità, approverà nella prossima riunione le linee di indirizzo programmatiche per i disturbi dello spettro autistico in età adulta, risultato di un lavoro congiunto tra gli assessorati alla Sanità, alle Politiche Sociali e all’Istruzione, Formazione e Lavoro. “Capofila di un progetto nazionale per la cura dell’autismo, dal 2016 ad oggi la Regione Piemonte ha stanziato – evidenzia una nota della Regione – 2 milioni di euro di fondi specifici. Esiste ed è in fase di potenziamento la rete regionale, sia per i pazienti in età evolutiva che per gli adulti. Per l’età evolutiva il percorso di integrazione della rete risale al 2009. Il Centro pilota regionale dell’Asl Città di Torino segue attualmente 550 pazienti, dei quali circa la metà di Torino e città metropolitana ed il resto residente nelle altre province. Dal 2016 la Regione ha dato mandato ai servizi di neuropsichiatria infantile ed ai Centri di salute mentale di intensificare la diagnosi ed il trattamento precoce che, assieme ad una presa in carico tempestiva, sono determinanti per migliorare le cure ed il trattamento dei malati”. “Il documento, elaborato con il Coordinamento regionale per l’Autismo in età adulta del quale fanno parte le associazioni dei familiari e dei pazienti, definisce nel dettaglio – spiega la Regione – il percorso di transizione e presa in carico socio-sanitaria dei malati: è il frutto di un articolato lavoro dell’Assessorato, che tiene conto della necessità di un approccio complessivo per tutta la vita della persona. Per questo motivo, è prevista una stretta collaborazione tra servizi sanitari, sociali, scolastici, formativi, del lavoro, valorizzando le competenze specifiche dei singoli servizi correlati alle diverse fasce d’età. Nel dettaglio, la delibera prevede l’organizzazione della presa in carico socio-sanitaria dell’autismo in età adulta ed il relativo percorso, la definizione di un progetto individuale, gli interventi per la persona, la formazione continua degli operatori, le misure da adottare in caso di disturbi del comportamento, la promozione di percorsi socio-occupazionali e di inserimento lavorativo, l’inclusione scolastica. Il documento recepisce le indicazioni contenute nell’Intesa tra il Governo e le Regioni del 2015 che prevede un aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali”.
domenica 5 Maggio 2019 Edscuola
Relativamente ai figli, la sentenza della Corte Costituzionale 7 dicembre 2018, 232 ha disposto che il figlio, qualora al momento della presentazione della richiesta del congedo, ancora non conviva con il genitore in situazione di disabilità grave, ha l’obbligo di instaurarla per poter legittimamente fruire del beneficio in oggetto ma, nel frattempo può legittimamente fare richiesta del beneficio.
Pertanto, quando manchino i familiari conviventi indicati in via prioritaria dalla legge e vi sia solo un figlio, all’origine non convivente, pronto a impegnarsi per prestare la necessaria assistenza questi potrà legittimamente fare richiesta del beneficio in oggetto.
Il requisito della convivenza si intende soddisfatto quando risulta la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione.Questo requisito deve essere provato mediante produzione di dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/20000 artt. 46 e 47.
Già il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con Lettera circolare n. 3884 del 18 febbraio 2010, si era espresso sull’argomento per precisare che la residenza nel medesimo stabile, sia pure in interni diversi, non pregiudica in alcun modo l’effettività e la continuità dell’assistenza al genitore disabile. Il concetto di “convivenza”, pertanto, non viene più ricondotto alla coabitazione, ma a tutte quelle situazioni in cui, sia il disabile che il soggetto che lo assiste hanno la residenza nello stesso Comune, allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni (appartamenti) diversi.
il requisito della convivenza si intende soddisfatto anche nei casi in cui vi sia la dimora temporanea, risultante dall’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del D.P.R. 223/1989. Le amministrazioni saranno deputate ai controlli del caso (D.P.R. 445/2000 art. 71).
Precedentemente, in riferimento all’esatta portata del termine “convivenza” l’INPS (previo parere del Ministero del Lavoro), con il Messaggio n. 19583 del 2 settembre 2009, aveva chiarito che:
“alla luce della necessità di una assistenza continuativa, per convivenza si deve fare riferimento, in via esclusiva, alla residenza, luogo in cui la persona ha la dimora abituale, ai sensi dell’art. 43 c.c., non potendo ritenersi conciliabile con la predetta necessità la condizione di domicilio né la mera elezione di domicilio speciale previsto per determinati atti o affari dall’art. 47 c.c.”.
Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 – “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”;Messaggio INPS 2 settembre 2009, n. 19583 – Direzione Centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito – “Chiarimenti sul concetto di “convivenza”, espresso nella sentenza n. 19/2009, in caso di richiesta di congedo straordinario di cui all’art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151/2001″;
Circolare 18 febbraio 2010, Prot. 3884 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, – “D.lgs. 151/01 art. 42 comma 5 – Sentenza Corte Costituzionale n. 19/2009 – inclusione del figlio convivente nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo. Chiarimenti sul concetto di “convivenza”;
Messaggio INPS 4 marzo 2010, n. 6512 – “Sentenza Corte Costituzionale n. 19/2009. Inclusione del figlio convivente nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario di cui all’art. 42, 5° comma, del D.Lgs. n. 151/2001. Chiarimenti sul concetto di convivenza”;
Decreto Legislativo 18 luglio 2011, n. 119 – “Attuazione dell’articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi”;
Circolare INPDAP 28 dicembre 2011, n. 22 – “Art. 42, commi da 5 a 5-quinquies, del decreto legislativo 151/2001 – Retribuzione e copertura contributiva per periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di portatori di handicap. Chiarimenti”;
Circolare Dipartimento Funzione Pubblica 3 febbraio 2012, n. 1 – “Modifiche alla disciplina in materia di permessi e congedi per l’assistenza alle persone con disabilità – d.lgs. 18 luglio 2011, n.119”;
Circolare INPS del 15 Novembre 2013, n. 159 – “Sentenza della Corte costituzionale n. 203 del 3 luglio 2013 – Estensione del diritto al congedo di cui all’ art. 42, comma 5, decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001 a parente o affine entro il terzo grado convivente con la persona in situazione di disabilità grave.”;
Sentenza della Corte Costituzionale 7 dicembre 2018, 232 – “Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53)”.
Evacuazione dei disabili cognitivi
venerdì 3 Maggio 2019 Edscuola
– Assegnazione degli incarichi specifici ad ulteriori addetti oltre agli insegnanti di sostegno (ad esempio collaboratori scolastici in servizio al piano, altri docenti, etc.)
– Simulazione periodica delle procedure di evacuazione
– la persona può non essere completamente in grado di percepire il pericolo
– il senso di direzione potrebbe essere limitato
– è bene spiegare sempre e direttamente alla persona le operazioni che si effettueranno in situazione d’emergenza.
La nostra esperta Natalia Carpanzano risponderà alle domande in base alla loro rilevanza e all’originalità del quesito rispetto alle risposte già inserite in archivio
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References: sentenza 
 sentenza 
 art. 71
 sentenza 
 art. 42
 Sentenza 
 art. 42

Sentenza