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1 Regione Toscana Diritti Valori Innovazione Sostenibilità Cittadinanza di genere Legge regionale n aprile 2009 Piano per la cittadinanza di genere Delibera consiliare n settembre 2009
2 Cittadinanza di genere Legge regionale n aprile 2009 pubblicata sul Bollettino Ufficiale n. 11, parte prima, del 06/04/2009 Piano per la cittadinanza di genere Delibera consiliare n settembre 2009 pubblicata sul Bollettino Ufficiale n. 42, parte seconda, del 21/10/2009
3 Cittadinanza di genere Legge regionale n aprile 2009 pubblicata sul Bollettino Ufficiale n. 11, parte prima, del 06/04/2009 Piano per la cittadinanza di genere Delibera consiliare n settembre 2009 pubblicata sul Bollettino Ufficiale n. 42, parte seconda, del 21/10/2009 Regione Toscana Direzione generale Organizzazione e Sistema informativo Realizzazione e stampa Centro stampa Giunta Regione Toscana
4 Sommario Cittadinanza di genere 5 Legge regionale n aprile 2009 PREAMBOLO TITOLO I - Disposizioni generali CAPO I - Oggetto, principi e obiettivi Art. 1 - Oggetto e principi Art. 2 - Obiettivi TITOLO II - Azioni per la conciliazione vitalavoro e le pari opportunità nella vita sociale e politica CAPO I - Cittadinanza di genere per la conciliazione vita-lavoro Art. 3 - Azioni e progetti per la conciliazione vita-lavoro CAPO II - Rappresentanza e partecipazione delle donne Art. 4 - Banca dati dei saperi delle donne Art. 5 - Modifiche agli articoli 1 e 19 della l.r. 5/2008 Art. 6 - Progetti delle associazioni Art. 7 - Forum della cittadinanza di genere TITOLO III - Politiche per la cittadinanza di genere CAPO I - Strumenti per l integrazione delle politiche di genere Art. 8 - Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere Art. 9 - Analisi di genere nell attività normativa e nella programmazione. Modifiche all articolo 4 della l.r. 55/2008 Art Modifiche all articolo 10 della l.r. 49/1999 Art Parametri di genere nei programmi regionali che attribuiscono contributi Art Coordinamento delle risorse Art Bilancio di genere Art Statistiche di genere Art Rapporto sulla condizione economica e lavorativa delle donne CAPO II - Cittadinanza di genere nelle politiche della Regione Art Cittadinanza di genere nelle politiche del lavoro e dell occupazione. Modifiche agli articoli 13 e 21 della l.r. 32/2002 Art Cittadinanza di genere nelle politiche economiche Art Cittadinanza di genere nella politica sanitaria. Modifiche agli articoli 7, 19 e 54 della l.r. 40/2005 Art.19 - Cittadinanza di genere nella società dell informazione. Modifiche all articolo 4 della l.r. 1/2004 Art Cittadinanza di genere nelle attività di comunicazione istituzionale. Modifiche all articolo 29 della l.r. 22/2002 Art Formazione del personale in materia di pari opportunità TITOLO IV - Strumenti di attuazione e disposizioni finali CAPO I - Strumenti di attuazione della legge Art Piano regionale per la cittadinanza di genere CAPO II - Disposizioni finali Art Revoca dei finanziamenti Art Norme transitorie Art Norma finanziaria Art Entrata in vigore Piano per la cittadinanza di genere 15 Delibera consiliare n. 56 3
6 Cittadinanza di genere Legge regionale n aprile 2009 PREAMBOLO Visto l articolo 117, terzo, quarto e settimo comma della Costituzione; Visto l articolo 4, comma 1, lettera f) dello Statuto; Considerato quanto segue: 1. la Regione si propone di rimuovere ogni ostacolo che si frappone al raggiungimento di una piena parità di genere nella vita sociale, culturale ed economica e di evidenziare il carattere trasversale delle politiche di genere rispetto all insieme delle politiche pubbliche regionali, con particolare riferimento ai settori dell istruzione, delle politiche economiche, della sanità, della comunicazione e della formazione; 2. la presente legge si propone pertanto di costruire un coerente sistema di azioni specificatamente volte alla conciliazione vita-lavoro ed a realizzare iniziative a carattere innovativo, valorizzando le esigenze che emergono dal territorio ed affidando a tal fine alle province un ruolo di promozione e coordinamento; 3. al tempo stesso, si ritiene di valorizzare lo specifico ruolo propositivo e progettuale delle associazioni e formazioni sociali che intervengono nello specifico ambito della parità di genere, da tempo utilmente operanti nella nostra Regione; 4. a sostegno dei suddetti interventi, devono essere previsti idonei strumenti di supporto, quali l analisi di genere nella programmazione regionale così come nell analisi di impatto della regolazione; i parametri di genere nei programmi che attribuiscono contributi; il coordinamento delle risorse destinate alle politiche di genere; l adozione del bilancio di genere; il necessario adeguamento delle statistiche; la predisposizione di un rapporto sulla condizione economica e lavorativa delle donne, con la collaborazione dell Istituto regionale per la programmazione conomica della Toscana (IRPET); 5. si devono rendere stabili la partecipazione ed il confronto sullo sviluppo delle politiche di genere e sulle relative normative, garantendo a tal fine una sede permanente attraverso l istituzione del Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere e una sede periodica di verifica generale denominata Forum della cittadinanza di genere; 6. al fine di facilitare l attuazione del principio di parità nelle nomine regionali risulta opportuno istituire un apposita banca dati dei saperi delle donne, come strumento di promozione della rappresentanza delle figure femminili, affidandone la gestione alla Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna, istituita presso il Consiglio regionale; 7. si rende opportuna una disposizione di raccordo, prevedendo che il primo piano regionale per la parità di genere attuativo della presente legge sia predisposto per il biennio ; Si approva la presente legge 5
7 TITOLO I Disposizioni generali CAPO I Oggetto, principi e obiettivi Art. 1 Oggetto e principi 1. La presente legge attua l articolo 4, comma 1, lettera f), dello Statuto che sancisce il diritto alle pari opportunità fra donne ed uomini e alla valorizzazione delle differenze di genere, nel rispetto degli indirizzi comunitari e nazionali in materia di pari opportunità e di conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro. 2. La Regione riconosce il principio di cittadinanza di genere in tutte le politiche regionali e valorizza le differenze di cui donne e uomini sono portatori. Art. 2 Obiettivi 1. La Regione, nell ambito delle proprie competenze, persegue i seguenti obiettivi: a) agire nel rispetto dell universalità dell esercizio dei diritti di donne e uomini; b) eliminare gli stereotipi associati al genere; c) promuovere e difendere la libertà e autodeterminazione della donna; d) sostenere l imprenditorialità e le professionalità femminili; e) favorire lo sviluppo della qualità della vita attraverso politiche di conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale e di formazione; f) promuovere interventi a sostegno dell equa distribuzione delle responsabilità familiari e della maternità e paternità responsabili; g) promuovere la partecipazione delle donne alla vita politica e sociale; h) integrare le politiche per la cittadinanza di genere nella programmazione e nella attività normativa; i) promuovere uguale indipendenza economica fra donne ed uomini, anche in attuazione degli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona Verso un Europa dell innovazione e della conoscenza del marzo TITOLO II Azioni per la conciliazione vita-lavoro e le pari opportunità nella vita sociale e politica CAPO I Cittadinanza di genere per la conciliazione vita-lavoro Art. 3 Azioni e progetti per la conciliazione vita-lavoro 1. La Regione promuove ed incentiva azioni volte alla conciliazione della vita personale, familiare e lavorativa delle donne e degli uomini nei seguenti ambiti: a) sperimentazione di formule di organizzazione dell orario di lavoro nella pubblica amministrazione e nelle imprese private volte alla conciliazione vita-lavoro; b) promozione di un equa distribuzione delle responsabilità familiari tra donna ed uomo; c) incremento del ricorso ai congedi parentali da parte degli uomini; d) attuazione di interventi nell ambito del governo del tempo e dello spazio urbano e pianificazione degli orari della città; e) lotta agli stereotipi di genere che limitano le scelte lavorative e l assunzione di ruoli di responsabilità da parte delle donne. 2. I progetti relativi alle azioni di cui al comma 1, sono predisposti dalle province, dai circondari, dagli enti locali, dalle categorie economiche e sociali a carattere territoriale e dalle associazioni di cui all articolo Ai fini della predisposizione dei progetti di cui al comma 2, le province promuovo- 6
8 no forme di concertazione tra i soggetti di cui al medesimo comma I progetti di cui al comma 2 sono presentati dalla provincia competente per territorio alla Regione, che li approva nei tempi e con le modalità stabilite dal piano regionale di cui all articolo Il piano regionale di cui all articolo 22, definisce gli obiettivi ed i requisiti dei progetti di cui al comma 2, le modalità della loro predisposizione, presentazione e valutazione nonché l ammontare complessivo delle risorse finanziarie ad essi destinate. CAPO II Rappresentanza e partecipazione delle donne Art. 4 Banca dati dei saperi delle donne 1. Presso la commissione regionale di cui alla legge regionale 23 febbraio 1987, n. 14 (Istituzione della commissione regionale per la promozione di condizioni di pari opportunità tra uomo e donna), è istituita la banca dati dei saperi delle donne, nella quale sono inseriti i curriculum delle donne con comprovate esperienze di carattere scientifico, culturale, artistico, professionale, economico, politico, che lavorano o risiedono in Toscana. 2. La banca dati è uno strumento del quale viene data diffusione e informazione allo scopo di rappresentare l ampio mondo dei saperi delle donne e favorire anche un adeguata presenza delle donne in ruoli fondamentali della vita regionale. A tale scopo la banca dati favorisce anche la divulgazione di competenze femminili al fine delle indicazioni e proposte di designazioni e nomine ai sensi della legge regionale 8 febbraio 2008, n. 5 (Norme in materia di nomine e designazioni e di rinnovo degli organi amministrativi di competenza della Regione). 3. Il trattamento dei dati relativi alla banca dati avviene nel rispetto del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali). Art. 5 Modifiche agli articoli 1 e 19 della l.r. 5/ Alla lettera b) del comma 1 bis dell articolo 1 della l.r. 5/2008, le parole: fatta eccezione per le nomine in seno ad organismi disciplinati esclusivamente dalla normativa regionale sono sostituite dalle seguenti: fatta eccezione per le designazioni relative ad organismi disciplinati esclusivamente dalla normativa regionale, le quali devono anche contenere, a pena di inammissibilità, un numero pari di nominativi di entrambi i generi, qualunque sia il numero di nomine o designazioni da effettuare; l inammissibilità è dichiarata, rispettivamente, dal Presidente della Giunta regionale o dal Presidente del Consiglio regionale, per i rispettivi ambiti di competenza. 2. Dopo il comma 3 dell articolo 19 della l.r. 5/2008 è aggiunto il seguente: 3 bis. Il Consiglio regionale e gli organi di governo della Regione promuovono, attraverso le rispettive sedi di concertazione e di consultazione con gli enti locali e con le categorie economiche e sociali, il rispetto del principio di parità di genere in tutte le nomine di competenza di detti soggetti. Art. 6 Progetti delle associazioni 1. La Regione, oltre ai progetti di cui all articolo 3, concede finanziamenti a progetti proposti dalle associazioni il cui statuto o atto costitutivo prevede, anche alternativamente: a) la diffusione e l attuazione del principio di pari opportunità fra donna e uomo; b) la promozione e la valorizzazione della condizione femminile; 7
9 c) l aiuto alla tutela in giudizio nel caso di violazione dei diritti. 2. I progetti sono presentati alla Regione, che li approva nei tempi e con le modalità previsti dal piano regionale di cui all articolo 22 e sono realizzati dalle associazioni proponenti. 3. Il piano regionale di cui all articolo 22 definisce gli obiettivi ed i requisiti dei progetti, le modalità della loro predisposizione, presentazione e valutazione nonché l ammontare complessivo delle risorse ad essi destinate. Art. 7 Forum della cittadinanza di genere 1. La Regione indice annualmente una giornata dedicata alle tematiche delle pari opportunità denominata Forum della cittadinanza di genere, come momento di confronto aperto a tutti i soggetti, istituzionali e non, che hanno tra i propri obiettivi il raggiungimento delle pari opportunità fra donne e uomini. TITOLO III Politiche per la cittadinanza di genere CAPO I Strumenti per l integrazione delle politiche di genere Art. 8 Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere 1. È istituito il Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere, di seguito denominato Tavolo, quale strumento di partecipazione e rappresentanza dei soggetti che promuovono politiche di pari opportunità. 2. Il Tavolo ha sede presso la Giunta regionale ed è presieduto dal Presidente della Giunta regionale o dall assessore con delega alle pari opportunità. 3. Il Tavolo è la sede di confronto dei soggetti interessati per l esame delle problematiche e delle politiche oggetto della presente legge e dei relativi strumenti di programmazione e di intervento. 4. I componenti del Tavolo sono nominati dal Presidente della Giunta regionale. Art. 9 Analisi di genere nell attività normativa e nella programmazione. Modifiche all articolo 4 della l.r. 55/ Alla fine del comma 1 dell articolo 4 della legge regionale 22 ottobre 2008, n. 55 (Disposizioni in materia di qualità della normazione), è aggiunto il seguente periodo: L AIR tiene conto delle conseguenze delle opzioni normative sulla condizione di donne e uomini. Art. 10 Modifiche all articolo 10 della l.r. 49/ Dopo il comma 2 bis dell articolo 10 della legge regionale 11 agosto 1999, n. 49 (Norme in materia di programmazione regionale), è inserito il seguente: 2 ter. I piani ed i programmi regionali adottano l analisi di genere secondo le metodologie e criteri stabiliti al comma 1. Art. 11 Parametri di genere nei programmi regionali che attribuiscono contributi 1. Nei programmi regionali che attribuiscono contributi, la Regione favorisce l introduzione di parametri per il sostegno alle pari opportunità. Art. 12 Coordinamento delle risorse 1. Al fine di ottimizzare l impiego delle risorse nonché coordinare le competenze delle strutture regionali, la Giunta regionale promuove l integrazione tra le risorse regionali e: a) le risorse finanziarie nazionali e comunitarie destinate alle politiche di concilia- 8
10 zione e di inclusione, nonché quelle per l imprenditoria femminile; b) altre risorse locali finalizzate al perseguimento degli scopi di cui alla lettera a); c) le risorse apportate dal sistema degli enti locali; d) le risorse di tipologia diversa da quella finanziaria apportate dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali. 2. Ai fini dell integrazione delle risorse di cui al comma 1, lettere b, c) e d), la Giunta regionale promuove la concertazione tra i soggetti titolari delle risorse stesse. Art. 13 Bilancio di genere 1. Il bilancio di genere, redatto dalla Giunta regionale, costituisce strumento di monitoraggio e valutazione delle politiche regionali in tema di pari opportunità, nell ambito della complessiva valutazione delle politiche pubbliche regionali anche al fine della redazione del piano di cui all articolo Mediante il bilancio di genere la Regione: a) valuta il diverso impatto prodotto sulle donne e sugli uomini dalle politiche di bilancio e dalla ridistribuzione delle risorse in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro sociale e domestico; b) analizza il diverso impatto sulla condizione di donne e uomini delle politiche nei diversi settori dell intervento pubblico; c) evidenzia l utilizzo del bilancio per definire le priorità politiche e individuare strumenti, meccanismi e azioni per raggiungere la parità tra donne e uomini; d) nel rispetto degli strumenti di programmazione, ridefinisce le priorità e la riallocazione della spesa pubblica senza necessariamente aumentare l ammontare del bilancio pubblico totale. 3. La Regione promuove la diffusione del bilancio di genere tra gli enti locali anche al fine di orientare le azioni per la conciliazione vita-lavoro. Art. 14 Statistiche di genere 1. La competente direzione generale della Giunta regionale garantisce l adeguamento in termini di genere delle statistiche inserite nel programma statistico regionale. 2. Le statistiche prodotte dagli uffici regionali o realizzate nell ambito di attività finanziate dalla Regione adeguano ed incrementano la rilevazione, l elaborazione e la diffusione dei dati statistici in termini di genere. Art. 15 Rapporto sulla condizione economica e lavorativa delle donne 1. L Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (IRPET) nell ambito del proprio programma istituzionale di cui all articolo 15, comma 2, lettera a), della legge regionale 29 luglio 1996, n. 59 (Ordinamento dell IRPET), predispone un rapporto sulla condizione economica e lavorativa delle donne. CAPO II Cittadinanza di genere nelle politiche della Regione Art. 16 Cittadinanza di genere nelle politiche del lavoro e dell occupazione. Modifiche agli articoli 13 e 21 dellal.r. 32/ La Regione promuove e sostiene la parità di genere nell ambito delle politiche formative, del lavoro e dell occupazione. 2. Dopo il comma 1 dell articolo 13 della legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro), è aggiunto il seguente: 1 bis. Nell ambito delle competenze regionali, l offerta dell obbligo formativo è volta a soddisfare in modo uguale le richieste e le esigenze formative di entrambi i generi. 9
11 3. Alla lettera a) del comma 2 dell articolo 21 della l.r. 32/2002, dopo le parole: occupazione femminile sono aggiunte le seguenti: e mirate al superamento degli stereotipi sulle scelte formative, sui mestieri e sulle professioni ritenuti a prevalente concentrazione femminile o maschile. Art. 17 Cittadinanza di genere nelle politiche economiche 1. La Regione, nell ambito delle proprie competenze di cui all articolo 12 della legge 25 febbraio 1992, n. 215 (Azioni positive per l imprenditoria femminile) e nel rispetto dei principi dell articolo 52 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246), predispone azioni per: a) promuovere la qualificazione professionale delle lavoratrici e delle imprenditrici al fine di favorire la più ampia scelta professionale delle donne e quindi l avvio e la gestione competente della propria attività; b) promuovere e sostenere l imprenditoria femminile, anche in forma cooperativa, particolarmente nei comparti più innovativi dei diversi settori produttivi; c) agevolare l accesso al credito per le imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile. 2. Il piano regionale di cui all articolo 22 stabilisce i criteri e gli indirizzi per l attuazione delle azioni di cui al comma 1 e le risorse finanziarie ad esse destinate. Art. 18 Cittadinanza di genere nella politica sanitaria. Modifiche agli articoli 7, 19 e 54 della l.r. 40/ La Regione garantisce l integrazione attiva negli obiettivi e nelle attuazioni della politica della salute del principio della parità di trattamento, al fine di evitare che si abbiano discriminazioni a causa delle differenza biologiche o degli stereotipi sociali ad esse associati. 2. Alla fine del comma 2 dell articolo 7 della legge regionale 24 febbraio 2005, n. 40 (Disciplina del Servizio sanitario regionale) è aggiunto il seguente periodo: La Regione promuove l adozione sistematica di iniziative volte a sostenere la salute delle donne nelle fasi della loro vita, nell ambito delle azioni di educazione alla salute. 3. Alla fine del comma 1 dell articolo 19 della l.r. 40/2005 è aggiunto il seguente periodo: Il piano tiene conto del principio di pari opportunità sviluppando azioni specificamente orientate a tal fine. 4. Alla fine del comma 1 dell articolo 54 della l.r. 40/2005 è aggiunto il seguente periodo: La Regione promuove la ricerca scientifica che prende in considerazione le differenze fra donna e uomo in relazione alla protezione della loro salute, in particolar modo per quanto riguarda l accessibilità e l attività diagnostica e terapeutica, sia nell ambito degli studi clinici che in quello assistenziale. 5. La Regione persegue l integrazione del principio della parità nella formazione del personale delle organizzazioni sanitarie, nell ambito del sistema di formazione di cui agli articoli 51 e 52 della l.r. 40/2005, garantendo in particolare la capacità del personale di individuare e trattare le situazioni di violenza di genere. 6. La Regione persegue l obiettivo di garantire l ottenimento e il trattamento disaggregato per genere, ove possibile, dei dati contenuti nei registri, indagini statistiche o altri sistemi di informazione sanitaria. 10
12 Art. 19 Cittadinanza di genere nella società dell informazione. Modifiche all articolo 4 della l.r. 1/ La Regione promuove la cittadinanza di genere nell ambito della società dell informazione e della conoscenza. 2. Alla fine della lettera g) del comma 2 dell articolo 4 della legge regionale 26 gennaio 2004, n. 1 (Promozione dell amministrazione elettronica e della società dell informazione e della conoscenza nel sistema regionale. Disciplina della Rete telematica regionale toscana), sono aggiunte le parole: con attenzione alle pari opportunità tra donne e uomini nell accesso alle tecnologie dell informazione. Art. 20 Cittadinanza di genere nelle attività di comunicazione istituzionale. Modifiche all articolo 29 della l.r. 22/ La Regione promuove la diffusione della cultura di genere mediante iniziative ed azioni di comunicazione improntate al contrasto degli stereotipi di genere; in particolare opera per: a) favorire l attenzione sui temi della parità fra donne e uomini; b) valorizzare il ruolo della donna in ambito sociale, professionale e politico e promuoverne un immagine scevra da stereotipi di genere; c) promuovere una rappresentanza paritaria nel mercato del lavoro, nelle istituzioni e nella società, combattendo gli stereotipi basati sul genere. 2. La Regione pone il rispetto delle finalità di cui al comma 1 come condizione alla finanziabilità di tutte le attività di comunicazione cui contribuisce. 3. Le azioni di cui al comma 1 sono attuate nell ambito delle attività di comunicazione istituzionale regionale e mediante l attività del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM) di cui alla legge regionale 25 giugno 2002, n. 22 (Norme e interventi in materia di informazione e comunicazione. Disciplina del Comitato regionale per le comunicazioni). 4. Il numero 1 della lettera b) del comma 1 dell articolo 29 della l.r. 22/2002 è sostituito dal seguente: 1) regola l accesso radiofonico e televisivo regionale di cui all articolo 3 della legge 14 aprile 1975, n. 103 (Nuove norme in materia di comunicazione radiofonica e televisiva), garantendo adeguati spazi di informazione ed espressione in ordine alla trattazione delle tematiche in materia di parità di genere. Art. 21 Formazione del personale in materia di pari opportunità 1. La Regione, nell ambito della promozione di prassi socialmente responsabili all interno della propria organizzazione e nel rispetto del contratto di lavoro, promuove azioni di informazione e formazione finalizzate alla diffusione della cultura dell uguaglianza e della lotta alla discriminazione di genere per tutto il personale regionale. 2. La Regione, su proposta del Comitato di ente per le pari opportunità, realizza corsi di formazione per la dirigenza e per il personale che gestisce risorse umane, al fine di formare personale qualificato per la valorizzazione delle diversità di genere. 3. La Regione promuove altresì corsi di qualificazione mirati all acquisizione di conoscenze specifiche in materia di pari opportunità al fine di formare personale qualificato a introdurre l attenzione a questa tematica in tutte le politiche di settore. 11
13 TITOLO IV Strumenti di attuazione e disposizioni finali CAPO I Strumenti di attuazione della legge Art. 22 Piano regionale per la cittadinanza di genere 1. Il piano regionale per la cittadinanza di genere costituisce lo strumento della programmazione regionale in tema di pari opportunità e stabilisce: a) gli indirizzi e le priorità di intervento; b) gli obiettivi ed i requisiti dei progetti per la conciliazione vita-lavoro di cui all articolo 3, le modalità ed i tempi della loro predisposizione, presentazione e valutazione; c) gli obiettivi ed i requisiti dei progetti delle associazioni di cui all articolo 6, le modalità ed i tempi della loro predisposizione, presentazione e valutazione; d) i criteri e indirizzi per l attuazione delle azioni di cui all articolo 17; e) i progetti che la Giunta regionale intende realizzare direttamente; f) i finanziamenti destinati alle singole tipologie di cui alle lettere b), c), d), e); g) gli indirizzi per la definizione di patti territoriali e accordi locali di genere. 2. Il piano regionale per la cittadinanza di genere contiene anche una relazione che illustra: a) lo stato di attuazione delle iniziative di cui alla presente legge; b) le criticità emerse nella realizzazione degli interventi e gli eventuali correttivi apportati. 3. Il piano regionale per la cittadinanza di genere è redatto ed approvato con le procedure e i tempi di cui alla l.r. 49/ Il piano è redatto nel rispetto della Carta europea per l uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale elaborata e promossa dal Consiglio dei comuni e delle regioni d Europa e dai suoi partner. 5. Contestualmente al piano regionale per la cittadinanza di genere, la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale il bilancio di genere di cui all articolo 13. CAPO II Disposizioni finali Art. 23 Revoca dei finanziamenti 1. I finanziamenti erogati ai sensi degli articoli 3 e 6 sono revocati totalmente e le somme corrisposte sono recuperate, maggiorate degli interessi maturati a tasso ufficiale di riferimento, nei seguenti casi: a) dichiarazioni false; b) mancata realizzazione dell iniziativa per la quale il finanziamento è stato concesso; c) destinazione dei finanziamenti per finalità diverse da quelle previste negli atti di programmazione regionale; d) omessa rendicontazione. 2. I finanziamenti erogati sono revocati in parte in caso di mancata realizzazione di una parte del progetto o in caso di ritardo immotivato nell attuazione dello stesso. Art. 24 Norme transitorie 1. Il primo piano regionale di cui all articolo 22 è predisposto per il biennio ; il primo piano non contiene la relazione prevista all articolo22, comma Per l anno 2009, nelle more dell approvazione del piano regionale di cui all articolo 22, sono attuate iniziative di coordinamento per le politiche di pari opportunità e di genere secondo le stesse modalità di quelle avviate ai sensi della legge regionale 22 dicembre 2006, n. 64 (Legge finanziaria per l anno 2007). 3. Il bilancio di genere non è redatto per 12
14 il piano di cui al comma 1. I contenuti del bilancio di genere sono implementati gradualmente in relazione alle necessità derivanti dagli indirizzi e priorità di intervento di cui all articolo 22, comma 1, lettera a). Art. 25 Norma finanziaria 1. Le risorse per l attuazione della presente legge sono definite, in coerenza con gli stanziamenti del bilancio regionale, con il piano regionale di cui all articolo Le risorse di cui al comma 1, per il biennio sono stimate in euro ,00 annui e sono poste a carico dell unità previsionale di base (UPB) 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti per euro ,00 e dell UPB 514 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese di investimento per euro ,00 del bilancio pluriennale a legislazione vigente Per il finanziamento delle iniziative di cui all articolo 21, comma 2, è autorizzata la spesa di euro a carico dell UPB 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti del bilancio di previsione Ai fini della copertura degli oneri di cui al comma 2, al bilancio pluriennale a legislazione vigente , annualità 2009 e 2010, sono apportate le seguenti variazioni, rispettivamente per competenza e cassa e per sola competenza: anno 2009 in diminuzione UPB 741 Fondi - Spese correnti, per euro ,00; UPB 743 Fondi Spese di investimento, per euro ,00; in aumento UPB 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti per euro ,00; UPB 514 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese di investimento per euro ,00 anno 2010 in diminuzione UPB 741 Fondi - Spese correnti, per euro ,00; UPB 743 Fondi Spese di investimento, per euro ,00; in aumento UPB 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti per euro ,00; UPB 514 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese di investimento per euro , Agli oneri per gli esercizi successivi si fa fronte con legge di bilancio. Art. 26 Entrata in vigore 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana. VICEPRESIDENTE GELLI Firenze, 2 aprile 2009 La presente legge è stata approvata dal Consiglio Regionale nella seduta del
16 Consiglio regionale della Toscana ESTRATTO DAL PROCESSO VERBALE DELLA SEDUTA DEL 30 SETTEMBRE Presidenza del Vicepresidente del Consiglio regionale Angelo Pollina. Deliberazione n. 56 concernente: Legge regionale 2 aprile 2009, n. 16 (Cittadinanza di genere). Articolo 22. Piano per la cittadinanza di genere. omissis Il Presidente mette in approvazione la seguente proposta di deliberazione: Il Consiglio regionale Vista la legge regionale 2 aprile 2009, n. 16 (Cittadinanza di genere); Visti gli obiettivi stabiliti dall articolo 2 della l.r. 16/2009; Vista la legge regionale 11 agosto 1999, n. 49 (Norme in materia di programmazione regionale); Visti, in particolare, l articolo 22, comma 1, della l.r. 16/2009 che prevede l approvazione del piano regionale per la cittadinanza di genere, quale strumento di programmazione regionale in tema di pari opportunità ed il comma 3 che stabilisce che il piano sia redatto e approvato secondo le procedure della l.r. 49/1999; Visto il regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 2 novembre 2006, n. 51/R (Regolamento di disciplina dei processi di valutazione integrata e di valutazione ambientale degli strumenti di programmazione di competenza della Regione, ai sensi dell articolo 16 della l.r. 49/99 e dell articolo 11 della l.r. 1/2005); Ritenuto opportuno procedere all approvazione del piano regionale per la cittadinanza di genere , allegato A alla presente deliberazione; Dato atto che le risorse regionali destinate alla realizzazione delle attività connesse al presente piano per gli anni sono definite in euro ,00 per ciascun anno e sono disponibili alle unità previsionali di base (UPB) 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti e 514 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese di investimento del bilancio pluriennale vigente ; 15
17 Vista la legge regionale 24 dicembre 2008, n. 70 (Bilancio di previsione per l anno finanziario 2009 e pluriennale ); Delibera 1. di approvare il piano regionale per la cittadinanza di genere , previsto dalla l.r. 16/2009 (Allegato A) e il rapporto di valutazione integrata (Allegato B), che costituiscono parte integrante e sostanziale del presente atto, ai sensi della l.r. 49/99 e del d.p.g.r 51/R/2006; 2. di dare atto che le risorse necessarie all attuazione del piano regionale per la cittadinanza di genere , ammontanti ad euro ,00 per ciascun anno di vigenza dello stesso, sono disponibili sul bilancio pluriennale , annualità 2009 e 2010 secondo la seguente articolazione: Anno 2009 UPB 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti euro ,00 UPB 514 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese di investimento euro ,00 Anno 2010 UPB 513 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese correnti euro ,00 UPB 514 Interventi per lo sviluppo del sistema economico e produttivo - Spese di investimento euro ,00 3. di dare atto che le risorse relative al piano regionale per la cittadinanza di genere , possono essere aggiornate in relazione alle previsioni della legge di bilancio e relative variazioni ai sensi dell articolo 15, comma 3, della legge regionale 6 agosto 2001, n. 36 (Ordinamento contabile della Regione Toscana). Il presente atto è pubblicato integralmente, compreso l allegato A, sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana, ai sensi dell articolo 5, comma 1, della l.r. 23/2007 e nella banca dati degli atti del Consiglio regionale ai sensi dell articolo 18, comma 2 della medesima l.r. 23/2007. Il Consiglio approva con la maggioranza prevista dall articolo 26 dello Statuto. IL PRESIDENTE Angelo Pollina I SEGRETARI Giuseppe Del Carlo Bruna Giovannini 16
18 Allegato A PIANO REGIONALE PER LA CITTADINANZA DI GENERE
20 Indice PIANO REGIONALE PER LA CITTADINANZA DI GENERE 2009/ MOTIVAZIONI DELLA SCELTA 2. QUADRO ANALITICO 2.1 Scenario di riferimento giuridico normativo 2.2 Scenario di riferimento socioeconomico 2.3 Le politiche della Regione Toscana ad oggi 3. OBIETTIVI GENERALI 4. OBIETTIVI SPECIFICI 5. AZIONI, ATTORI E STRUMENTI DI ATTUAZIONE 6. QUADRO DI RIFERIMENTO FINANZIARIO 6.1 Analisi qualitativa 6.2 Analisi quantitativa 7. INDICATORI 8. ULTERIORI INDICAZIONI DI PIANO AI SENSI DELL ART Azioni e progetti per la conciliazione vita-lavoro 8.2 Progetti delle associazioni 8.3 Cittadinanza di genere nelle politiche economiche 8.4 Patti territoriali, accordi locali di genere e progetti regionali 19
22 1. MOTIVAZIONI DELLA SCELTA Le motivazioni per le quali si procede all elaborazione del presente piano risiedono, innanzitutto, nella previsione normativa di cui all articolo 24 comma 1 della legge regionale 2 aprile 2009 n.16 (Cittadinanza di genere) che stabilisce: Il primo piano regionale di cui all articolo 22 è predisposto per il biennio ; il primo piano non contiene la relazione prevista all articolo22, comma 2. Il Piano regionale per la cittadinanza di genere è quindi previsto e disciplinato dall articolo 22 della legge in questione, e, in coerenza con gli strumenti di programmazione posti in essere dalla l.r.49/1999, stabilisce, al comma 1, che il piano regionale per la cittadinanza di genere costituisce lo strumento della programmazione regionale in tema di pari opportunità ed è redatto ed approvato con le procedure e i tempi di cui alla l.r. 49/1999. Sempre l articolo 22, comma 1, individua i contenuti del piano e precisamente: a) gli indirizzi e le priorità di intervento; b) gli obiettivi ed i requisiti dei progetti per la conciliazione vita-lavoro di cui all articolo 3, le modalità ed i tempi della loro predisposizione, presentazione e valutazione; c) gli obiettivi ed i requisiti dei progetti delle associazioni di cui all articolo 6, le modalità ed i tempi della loro predisposizione, presentazione e valutazione; d) i criteri e indirizzi per l attuazione delle azioni di cui all articolo 17; e) i progetti che la Giunta regionale intende realizzare direttamente; f) i finanziamenti destinati alle singole tipologie di cui alle lettere b), c), d), e); g) gli indirizzi per la definizione di patti territoriali e accordi locali di genere. Inoltre, al comma 4 è stabilito, altresì, che il piano è redatto nel rispetto della Carta europea per l uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale elaborata e promossa dal Consiglio dei comuni e delle regioni d Europa e dai suoi partner. E opportuno,in ogni caso, fare una breve digressione sul ruolo che riveste la programmazione nell attuazione delle politiche di genere. L Unione Europea ha da tempo sottolineato e più volte ribadito che si tratta di un ruolo fondamentale in quanto è a partire da questa e, più precisamente, dall adozione della prospettiva di genere in ogni politica ed in ogni fase dei processi politici, dalla progettazione all attuazione, al monitoraggio e alla valutazione, che si può realmente promuovere e perseguire la parità tra donne e uomini. A tale proposito si ricorda la definizione di gender mainstreaming che si trova nella Comunicazione della Commissione COM (96) 67 del 21/02/96 e riportata anche nel glossario 100 parole per la parità, sempre a cura della Commissione Europea, laddove per gender mainstreaming si intende: l integrazione sistematica delle situazioni, delle priorità e dei bisogni rispettivi delle donne e degli uomini in tutte le politiche al fine di promuovere la parità tra le donne e gli uomini e mobilitare tutte le politiche e le misure d ordine generale sensibilizzandole alle necessità di raggiungere la parità tenendo attivamente e apertamente conto, nella fase di pianificazione, dei loro effetti sulle rispettive situazioni delle donne e degli uomini all atto della loro attuazione, del loro monitoraggio e della loro valutazione. Inoltre, la nuova programmazione evidenzia come la nuova strategia europea continui a riservare ampio spazio e rilievo alle politiche di genere. L articolo 14 del Regolamento generale sui Fondi Strutturali per il periodo di programmazio- 21
23 ne Uguaglianza fra uomini e donne riafferma l impegno che gli Stati membri e la Commissione devono assumere per assicurare l uguaglianza fra uomini e donne e l integrazione della prospettiva di genere durante i vari stadi di implementazione finanziaria. Misure a favore delle donne, percorrono trasversalmente quasi tutte le azioni previste anche dal Fondo sociale europeo. Anche il Terzo Rapporto di Coesione indica come l impegno dell Unione in favore della parità tra uomini e donne debba tradursi in un approccio di mainstreaming completo che assicuri che tutte le politiche tengano conto del loro impatto in termini di genere in fase di pianificazione ed attuazione e, conseguentemente, conferma la necessità di assicurare l integrazione delle azioni a favore delle pari opportunità tra uomini e donne nei programmi nazionali e regionali e la definizione di modalità di valutazione dell impatto in un ottica di genere Altri documenti europei fondamentali per la programmazione delle politiche di genere sono Il Consiglio europeo straordinario di Lisbona (marzo 2000), titolato Verso un Europa dell innovazione e della conoscenza, che ha ribadito la priorità della promozione della parità fra uomo e donna; La Carta europea per l uguaglianza di donne e uomini nella vita locale e regionale redatta nell ambito del progetto ( ) realizzato dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d Europa in collaborazione con numerosi partners che invita gli enti territoriali a utilizzare i loro poteri a favore di una maggiore uguaglianza delle donne e degli uomini a livello locale: gli enti locali e regionali d Europa sono invitati a firmarla, a prendere pubblicamente posizione sul principio dell uguaglianza fra donne e uomini e ad attuare, sul proprio territorio, gli impegni definiti nella Carta. Per assicurare la messa in atto degli impegni, ogni firmatario deve redigere un Piano d azione per l uguaglianza che fissi le priorità, le azioni e le risorse necessarie alla sua realizzazione. La Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni Una tabella di marcia per la parità fra le donne e gli uomini SEC(2006) 275 che individua i seguenti punti principali da realizzare entro il 2010: 1. un pari livello di indipendenza economica per donne e uomini; 2. la conciliazione della vita professionale e privata; 3. un eguale rappresentanza nei processi decisionali; 4. l eliminazione della visione stereotipata del femminile; 5. la promozione delle pari opportunità oltre i confini dell Unione europea. Il controllo sull effettiva realizzazione di tali obiettivi all interno dei singoli Stati membri spetterà alla Commissione attraverso il coinvolgimento diretto dei ministri per le pari opportunità in incontri programmatici e valutativi; Il Programma comunitario per l occupazione e la solidarietà - Progress ( ) che si prefigge di fornire un aiuto finanziario all attuazione degli obiettivi dell Unione europea nel settore dell occupazione e degli affari sociali: contribuisce, pertanto, alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona. A livello regionale un importante occasione per recepire il principio di gender mainstreaming nella programmazione e nella valutazione di piani e programmi è stato il processo di elaborazione della strumentazione attuativa della legge regionale 49/99. Tale processo ha portato nel novembre 2006, all approvazione del Regolamento di disciplina dei processi di valutazione integrata (DPGR n. 51/R del 2/11/2006) il quale all articolo 3, definisce la valu- 22
24 tazione integrata come il processo che evidenzia, all interno della formazione del piano o programma, le coerenze interne ed esterne dello strumento di programmazione e la valutazione degli effetti attesi che ne derivano sul piano ambientale, territoriale, economico, sociale e sulla salute umana, con un ottica trasversale agli effetti sulla dimensione di genere e all articolo 19 ricomprende nella valutazione degli effetti attesi anche le considerazioni relative alle differenze di genere nell ambito di tutte le dimensioni di analisi. In seguito, l ottica di genere è stata coerentemente presa in considerazione anche negli ulteriori strumenti di programmazione come nel modello analitico per l elaborazione e la valutazione dei piani e programmi regionali, previsto dall articolo 10 della L.R. 49/99 delle linee guida per la valutazione degli effetti attesi e delle forme di partecipazione per la valutazione integrata di piani e programmi regionali (Decisione della Giunta Regionale 6/11/2006, n. 2) nonché attraverso l inserimento tra i componenti del NURV (Nucleo Unificato Regionale di Valutazione) del responsabile del Settore Politiche di genere (Delibera di Giunta Regionale n. 846/2006). Seguendo questa impostazione, anche la legge regionale 2 aprile 2009 n. 16, (Cittadinanza di genere), nata con lo scopo di fornire una cornice normativa alla materia delle politiche di genere, si pone, fra gli altri, l obiettivo di integrare le politiche per la cittadinanza di genere nella programmazione e nell attività normativa (articolo 2 comma 1 lettera h), dedicando a tale scopo una serie di strumenti che sono disciplinati nel Capo I del titolo III della legge in questione. 2. QUADRO ANALITICO 2.1 Scenario di riferimento giuridico - normativo Nel corso del tempo la parità fra uomini e donne ha assunto un sempre maggior rilievo nel diritto comunitario, fino a diventarne uno dei principi cardine (attuali articolo 3,13,137 e 141 del Trattato istitutivo della Comunità Europea). Il Trattato, che istituisce una Costituzione per l Europa, ratificato dall Italia nel 2005, ribadisce che la parità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, e che tale principio non osta al mantenimento o all adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato (articolo II-83). Con la riforma del titolo V, avvenuta nel 2001, la Costituzione italiana ha attribuito alle Regioni il compito di rimuovere, tramite proprie leggi, ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica, nonché quello di promuovere la parità di accesso alle cariche elettive (articolo 117/7). Il nostro Statuto proclama Il diritto alle pari opportunità fra donne e uomini e alla valorizzazione della differenza di genere nella vita sociale, culturale, economica e politica, anche favorendo un adeguata rappresentanza di genere nei livelli istituzionali e di governo e negli enti pubblici come una delle finalità prioritarie da perseguire (articolo 4). Da qui la legge regionale sulla cittadinanza di genere che mira a fornire una cornice normativa alla materia delle politiche di genere che sia in sintonia con gli indirizzi che negli ultimi anni sono stati dati a livello comunitario 1 e nazionale. Una cor- 1 L Unione Europea ha indicato la politica del doppio binario come modalità operativa per il perseguimento delle pari opportunità. Tale politica consiste nell impostare parallelamente, sia un azione trasversale di integrazione sistemica delle priorità e dei bisogni rispettivi di uomini e donne in tutte le politiche e le azioni a carattere generale (gender maistreaming), sia provvedimenti specificatamente dedicati alle donne per rimuovere situazioni persistenti di discriminazione diretta e indiretta. 23
25 nice entro la quale orientare gli atti normativi, di programmazione e valutazione, nell applicazione concreta della strategia del gender mainstreaming e nel contempo creare un coerente sistema di azioni specificatamente volte alla conciliazione vita-lavoro attraverso strumenti innovativi e declinati sulle esigenze ed aspettative che provengono dal territorio. Per quanto concerne, il quadro normativo di riferimento a livello europeo, si richiamano, oltre quanto già indicato, le seguenti disposizioni: Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea (Nizza 2000) (2000/C 364/01) art. 21 sul divieto di discriminazione, art. 23 sulla parità tra uomini e donne, art.33 sulla conciliazione fra vita familiare e vita professionale; Direttiva 79/7/CEE del Consiglio del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale Direttiva 86/613/CEE del Consiglio dell 11 dicembre 1986, concernente l applicazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne che esercitano un attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità Direttiva 92/85/CEE del Consiglio del 19 ottobre 1992, concernente l attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento Direttiva 96/34/CE del Consiglio del 3 giugno 1996, concernente l accordo quadro sul congedo parentale concluso dal UNICE, dal CEEP e dalla CES Direttiva 97/81/CEE del Consiglio del 15 dicembre 1997, relativa all accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall UNICE, dal CEEP e dalla CES Direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall origine etnica Direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro Direttiva 2004/113/CE del Consiglio del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l accesso a beni e servizi e la loro fornitura Direttiva n. 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (pubblicata nella G.U.U.E. del 26 luglio 2006 n L. 204) riguardante l attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione. Questa direttiva ha lo scopo di semplificare, modernizzare e migliorare la normativa comunitaria in materia di parità di trattamento fra donne e uomini in materia di occupazione e di lavoro, riunendo in un unico documento i punti pertinenti delle precedenti direttive sullo stesso tema, in maniera di rendere la normativa più chiara e accessibile ai cittadini. La direttiva aggiorna inoltre la legislazione alla luce della giurisprudenza della corte europea di Giustizia Il quadro normativo di riferimento a livello nazionale, oltre a quanto già esposto in merito alla Costituzione, è il seguente: Legge n. 215 del 1992 Azioni positive per l imprenditoria femminile Direttiva Prodi del 1997: Azioni volte a promuovere la distribuzione di poteri e responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini. Legge n. 53/2000, Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi e della citta 24
26 Decreto legislativo 11 aprile 2006 n. 198 Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n Direttiva per le pari opportunità nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per i diritti e le pari opportunità del 23/05/07: Decreto legislativo 6 novembre 2007 n. 196 Attuazione della direttiva 2004/113/CE che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l accesso a beni e servizi e la loro fornitura Riportiamo, infine, una serie di norme regionali nelle quali si fa riferimento alle pari opportunità e alle politiche di genere: L.R. n. 38/1998 Governo del tempo e dello spazio urbano e pianificazione degli orari della città. L articolo 1, premesso che la Regione riconosce come metro di misura delle trasformazioni del tempo e dello spazio urbano il diritto delle donne e degli uomini alla scelta del tempo di vita, promuove: a) pari opportunità, qualità della vita e dimensione di comunità, nella progettazione degli spazi e delle infrastrutture, nella dislocazione delle funzioni, nella programmazione dei flussi di mobilità, nella modulazione dei tempi d uso delle attrezzature e dei servizi; b) l accessibilità alle attività lavorative e ai servizi destinati alla cura, alla vita di relazione, alla crescita culturale e ricreativa, allo scopo di favorire il riequilibrio delle responsabilità professionali e di cura tra donne e uomini, anche mediante una diversa organizzazione dei lavori, e l integrazione nella vita sociale, senza esclusioni; c) l armonizzazione dei tempi delle città tramite il coordinamento degli orari dei servizi pubblici e privati; L.R. n. 45/2000 Norme in materia di promozione delle attività nel settore dello spettacolo in Toscana Art. 1 La Regione Toscana, in attuazione delle proprie finalità statutarie e nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa statale, con la presente legge: d) favorisce l integrazione dei linguaggi e delle culture, valorizzando le differenze con particolare attenzione a quella di genere; L.R. n. 32/2002 Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro Art. 1 La presente legge disciplina gli interventi che la Regione Toscana promuove per lo sviluppo dell educazione, dell istruzione, dell orientamento, della formazione professionale e dell occupazione, al fine di costruire un sistema regionale integrato che garantisca, in coerenza con le strategie dell Unione europea per lo sviluppo delle risorse umane, la piena realizzazione della libertà individuale e dell integrazione sociale, nonché il diritto all apprendimento lungo tutto l arco della vita quale fondamento necessario per il diritto allo studio e il diritto al lavoro./ Gli interventi di cui al comma precedente concorrono ad assicurare lo sviluppo dell identità personale e sociale, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, dell uguaglianza e delle pari opportunità, in relazione alle condizioni fisiche, culturali, sociali e di genere. Art. 3 La Regione promuove e coordina interventi educativi unitari rivolti all infanzia, tesi alla piena e completa realizzazione dei diritti della persona e informati ai princìpi del pieno e inviolabile rispetto della libertà e della dignità personale, della solidarietà, dell eguaglianza di opportunità, della valorizzazione della differenza di genere, dell integrazione delle diverse culture, garantendo il benessere psicofisico e lo sviluppo delle potenzialità cognitive, affettive e sociali. Art. 5 La Regione promuove interventi di educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli adulti al fine di concorrere ad assi- 25

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 Art. 8
 Art. 9
 articolo 4
 articolo 10
 Art.19
 articolo 4
 articolo 29
 articolo 117
 articolo 4
 Art. 1
 articolo 4
 Art. 2
 Art. 3
 articolo 22
 Art. 4
 Art. 5
 articolo 1
 articolo 19
 Art. 6
 articolo 3
 articolo 22
 articolo 22
 Art. 7
 Art. 8
 Art. 9
 articolo 4
 articolo 4
 Art. 10
 articolo 10
 articolo 10
 Art. 11
 Art. 12
 Art. 13
 Art. 14
 Art. 15
 articolo 15
 Art. 16
 articolo 13
 articolo 21
 Art. 17
 articolo 12
 articolo 52
 articolo 6
 articolo 22
 Art. 18
 articolo 7
 articolo 19
 articolo 54
 Art. 19
 articolo 4
 articolo 4
 Art. 20
 articolo 29
 articolo 29
 articolo 3
 Art. 21
 Art. 22
 articolo 3
 articolo 6
 articolo 17
 articolo 13
 Art. 23
 Art. 24
 articolo 22
 articolo22
 articolo 22
 articolo 22
 Art. 25
 articolo 21
 Art. 26
 Articolo 22
 articolo 2
 articolo 22
 articolo 16
 articolo 11
 articolo 15
 articolo 5
 articolo 18
 articolo 26
 articolo 24
 articolo 22
 articolo22
 articolo 22
 articolo 22
 articolo 3
 articolo 6
 articolo 17
 articolo 14
 articolo 3
 articolo 19
 articolo 10
 articolo 3
 art. 21
 art. 23
 art.33
 articolo 6
 articolo 1
 Art. 1
 Art. 1
 Art. 3
 Art. 5