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Timestamp: 2019-09-15 21:08:36+00:00

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mercoledì, 10 set 2008 Notizie
Una sentenza della Corte di Cassazione, (sentenza n. 21773/2008 prima sez. civile), stabilisce che il figlio che inizia a lavorare, anche solo dopo un mese dall’assunzione, e anche con in corso il “patto di prova per 6 mesi”, i genitori non hanno più l’obbligo del mantenimento. La sentenza infatti stabilisce che è sufficiente la mera potenzialità del conseguimento dell’autonomia economica e che quindi il mantenimento può ritenersi cessato.
L’obbligo dei genitori di mantenere i figli, ex art. 147 e 148 Codice Civile, sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da specifica domanda; tale obbligo non cessa automaticamente con la maggiore età od oltre un dato limite della stessa (per esempio l’età molto avanzata del figlio maggiorenne), ma si protrae sino a quando il figlio abbia raggiunto una propria dipendenza economica. Il genitore che contesta la sussistenza del proprio obbligo di mantenimento nei confronti del figlio maggiorenne è tenuto a fornire in primis la prova che il figlio maggiorenne sia divenuto economicamente autonomo, (Cass. Civ. Sez. I 16.02.2001 n. 2289); ovvero, nel caso che comunque tale figlio maggiorenne non svolga attività lavorativa retribuita, tale genitore è tenuto a fornire la prova che ciò dipenda da condotta colpevole del figlio che persista in un atteggiamento di inerzia nella ricerca di un lavoro compatibile con le sue attitudini, rifiuti immotivatamente offerte di lavoro, o abbandoni senza valide giustificazioni il posto di lavoro (cfr. da ultimo: Cass. Civ. Sez. I 18.01.2005 n. 951, e, nello stesso senso ex plirimis: Cass. n. 475/1990, Cass. n. 13126/1992, Cass. n. 8383/1996, Cass. n. 4765/2002). E’ chiaro anche l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale, una volta che il figlio si sia reso autonomo, non è ammissibile un… ripensamento. In effetti la Suprema Corte (Cass. Civ. Sez. II 07.07.2004 n. 12477) ha stabilito che per i figli maggiorenni, divenuti autonomi, non sono più ipotizzabili nè un loro rientro in famiglia, nella posizione di incapace autonomia, nè un loro ripristino in loro favore di quella situazione di particolare tutela così come descritta. Il genitore interessato dovrà provare che il figlio sia diventato autosufficiente oppure che, pur messo nelle condizioni di procurarsi un reddito, non abbia voluto approfittarne per qualunque motivo. Tuttavia, pur se non è possibile prefissare quando termina l’obbligo di mantenimento, è indiscutibile che esso non può protrarsi oltre ogni ragionevole limite, ma dovrà alfine cessare per eventualmente riproporsi quale obbligo alimentare fondato su presupposti diversi. Al prudente apprezzamento del Giudice di merito è riservato il compito di individuare, caso per caso, quando tale limite debba considerarsi superato e quando il figlio versi in colpa per non essere stato in grado di rendersi autosufficiente.
ALCUNE DOMANDE CHE SPESSO VI PONETE…..
Sono un padre separato e ho un figlio di 23 anni, alla separazione il Giudice stabilì che io avrei dovuto versare un assegno di mantenimento di 1.000 euro al mese a mio figlio. Fino a quando sarò obbligato a pagare?
La Legge prevede che il figlio maggiorenne di genitori separati o divorziati, se non è ancora economicamente indipendente, riceva dal genitore (con cui non convive) un assegno per il suo mantenimento.
Ma mio figlio ne approfitta e chi glielo fa fare di diventare indipendente?! Vive tranquillamente con la madre.
La Legge però prevede che l’assegno di mantenimento sia versato direttamente al figlio al compimento del diciottesimo anno di età, ovvero al raggiungimento della maggiore età, (a parte alcune rare occasioni dove il Giudice stabilisce che l’assegno sia ancora versato alla madre). In ogni caso l’obbligo del padre al mantenimento del figlio fino all’autosufficienza economica non è incondizionato.
Cosa vuol dire “non è incondizionato”?
Non si deve pensare che l’assegno di mantenimento dato al figlio è una rendita gratuita a tempo indefinito per fargli fare la bella vita. Il figlio ha il diritto allo studio e alla frequentazione di un corso di studi adeguato alle sue aspettative e elle possibilità economiche dei genitori, ma è però obbligato ad impegnarsi nel suo percorso universitario in modo da non gettare al vento i sacrifici fatti dai genitori per lui. Se invece il ragazzo maggiorenne non fa nulla per concludere gli studi e non si applica nemmeno nella ricerca di un lavoro, in questo caso i genitori non hanno più l’obbligo di mantenere il suo tenore di vita che diventa, agli occhi dei genitori, da sfaticato nullafacente e mantenuto ma devono solo garantirgli ciò che è necessario per la sua minima sopravvivenza.
Esiste un’età massima oltre la quale mio figlio non avrà più diritto a percepire l’assegno di mantenimento?
La legge non indica un’età precisa del figlio, ad ogni buon conto raramente si va oltre i 26/27 anni. Ci sono stati alcuni rari casi dove il Giudice confermava l’assegno a favore del figlio che aveva superato i 28/29 anni, ma si tratta di casi rarissimi e con motivazioni ben precise dove, ad esempio, dopo la Laurea è previsto un tirocinio piuttosto lungo e necessario per l’abilitazione professionale.
Mio figlio nell’ultimo anno all’’università non c’è quasi mai andato, inoltre sono a conoscenza che lavora in nero, posso smettere di pagare l’assegno?
In questo caso lei dovrà dimostrare, raccogliendo tutte le prove, che suo figlio non si impegna nello studio e ha già un’attività lavorativa, (anche in nero), potrà così chiedere al Giudice la revisione dell’assegno di mantenimento o il suo annullamento totale che quasi sempre, con la giusta documentazione, gli viene tolto.
Se questo è il tuo problema contattaci via mail oppure telefonaci, il nostro staff sarà in grado di analizzare il tuo caso trovando la soluzione più adatta.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 147
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.