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Timestamp: 2019-08-23 11:12:38+00:00

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Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 940 del 5 novembre 1990
Giovanni d'Ammassa 5 Novembre 1990
Lo statuto della S.I.A.E., pur distinguendo fra i semplici iscritti ed i soci, ai fini elettorali per la composizione degli organi sociali, non contiene norme limitatrici all'assunzione della qualità di socio, legate ad un'attività discrezionale dell'organo direttivo, sì che ogni iscritto che possieda l'anzianità minima di iscrizione di cinque anni ed abbia incassato una somma per diritti d'autore superiore all'ammontare determinato in anticipo rispetto all'anno cui si riferisce la domanda di associazione, ha diritto ad assumere la qualifica di socio; pertanto, il sistema per divenire "socio" della S.I.A.E. è un sistema non "chiuso".
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 941 del 5 novembre 1990
Il fondo di solidarietà tra i soci della S.I.A.E., se anche non può considerarsi persona giuridica a sé, stante la inesistenza del provvedimento costitutivo a ciò necessario, ciò non di meno costituisce una soggettività autonoma poiché, pur non potendosi parlare di personalità né attenuata né ridotta, ciò nonostante la completa autonomia patrimoniale eleva il fondo a centro di imputazione autonomo della somma di rapporti inerenti il patrimonio di destinazione, sicché da un lato i soci del fondo non hanno alcun diritto sul patrimonio finché dura la destinazione, ma dall'altro questo costituisce la garanzia propria ed esclusiva dei creditori del fondo stesso.
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 990 del 10 agosto 1988
Giovanni d'Ammassa 10 Ottobre 1988
La discriminazione tra iscritti e soci aderenti alla società italiana degli autori ed editori, ai sensi dell'art. 24, statuto dell'ente, rileva unicamente agli effetti della elezione dei membri delle commissioni di sezione ed è stata voluta per una posizione differenziata delle due qualità; la volontaria adesione alla S.I.A.E., ente pubblico economico a carattere associativo, comporta la qualità di iscritto, il quale può diventare socio solo nel caso in cui dimostri di esercitare professionalmente, secondo le vigenti disposizioni statutarie e regolamentari, l'attività di autore o di editore.
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 960 del 28 luglio 1988
Giovanni d'Ammassa 28 Luglio 1988
L'art. 19 dello statuto della società italiana autori ed editori (S.I.A.E.) prevede che l'iscritto, per diventare "socio", deve essere in possesso di determinati requisiti, tra i quali quello di "non aver compiuto, nel quinquennio precedente la domanda, atti rivelatori di particolare disconoscimento dei doveri sociali"; pertanto, tali atti esplicano un'efficacia preclusiva alla nomina a socio per il solo fatto che sono posti in essere, e cioè a prescindere da una formale e rituale contestazione, che è prevista per il solo fine dell'irrogazione di sanzioni disciplinari, ed indipendentemente dalla circostanza che la sanzione con la quale sia stato perseguito un determinato comportamento, tenuto nel quinquennio precedente, sia stata condonata. Il fatto di includere sistematicamente nei programmi musicali composizioni che non siano effettivamente eseguite costituisce atto rivelatore di particolare disconoscimento dei doveri sociali dell'iscritto alla S.I.A.E.; un tale fatto ha efficacia preclusiva per la nomina a socio, a norma dell'art. 18 statuto dell'ente, a prescindere da una formale e rituale contestazione all'interessato, contestazione prevista solo per l'irrogazione di sanzioni disciplinari.
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 812 del 7 ottobre 1987
Giovanni d'Ammassa 7 Ottobre 1987
L'accertamento dei requisiti previsti dallo statuto della società italiana autori ed editori, in modo tassativo e tipico, per l'ammissione a socio sostanzia un'attività meramente ricognitiva e di riscontro della corrispondenza dello status del richiedente ai parametri compositi fissati dall'atto fondamentale, senza che vi sia scelta discrezionale dell'ente; pertanto, poiché il diniego di ammissione a socio di detto ente incide su di un vero e proprio diritto soggettivo dell'interessato, il ricorso col quale viene impugnato il diniego stesso esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo. Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario il ricorso di un aspirante socio della società italiana autori ed editori che ha respinto la domanda di ammissione a socio, in quanto il suo incasso era rimasto inferiore al minimo prescritto.
Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 418 del 10 luglio 1985
Giovanni d'Ammassa 10 Luglio 1985
L'ammissione a socio della società italiana autori ed editori (S.I.A.E.), è per statuto limitata a coloro che abbiano prodotto opere nel settore letterario e scientifico; ai detti fini, non è necessaria la predeterminazione di criteri di massima per l'identificazione di tali opere, trattandosi di applicare criteri di carattere oggettivamente apprendibili e di natura squisitamente tecnica. Al fine di conseguire la qualità di socio della società italiana autori ed editori (S.I.A.E.), ai sensi dell'art. 19 lett. c) dello statuto, occorre aver raggiunto un minimo di proventi derivanti da opere, in un determinato periodo di tempo, variamente computabili (tab. I, lett. A e G), a seconda che si tratti di opere originali o di elaborazione o ad ancor meno; legittimamente, pertanto, viene negata l'ammissione a socio all'autore di opere di carattere divulgativo che, per il meccanismo di calcolo, non abbiano raggiunto il minimo di incasso previsto.

References: Sentenza 
 Sentenza 
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