Source: http://www.cedifop.it/2012.htm
Timestamp: 2019-01-16 11:09:08+00:00

Document:
CEDIFOP articoli 2012
La storia CEDIFOP raccontata in 140 articoli, pubblicati in 78 news mensili dal 2006 ad oggi
Anno 2012 (n. 21 articoli)
CEDIFOP news n. 78 - Dicembre 2012 - articolo 140
Corso TOP UP 2012 del CEDIFOP
Rientrati gli allievi del corso "TOP UP" in Italia, dallo stage di 5 giorni ad OSLO, dove hanno completato il loro percorso formativo durato 110 giorni diviso in 4 step: 60 giorni per il corso di Operatore Tecnico Subacqueo Specializzato, 10 giorni per il corso Diver Medic/Imca, 20 giorni per il corso OTS 2° livello, che completa i tempi di fondo per le immersioni dalla superficie (Scuba e Surface), secondo la didattica IDSA e 20 giorni per il corso TOP UP, realizzati per 15 giorni a Palermo e stage finale di 5 giorni in Norvegia, presso la scuola IDSA NYD di Oslo. Martedì 27 novembre ci sono stati gli esami finali davanti ad una commissione istituita con decreto dell'Assessore Regionale alla Formazione, che ha nominato un funzionario della regione presidente della commissione, un funzionario della Capitaneria di Porto di Palermo e 2 docenti del CEDIFOP. Ospite di riguardo, Walter D'Aniello, in visita al CEDIFOP, durante l'esame del corso TOP UP
Il corso per il TOP UP del CEDIFOP è l'unico corso svolto in Italia ad essere riconosciuto dall'HSE-UK per il livello di "Surface Supplied & Surface Supplied (Top-Up)" (for Surface Supplied, Surface-Orientated Diving Techniques to a maximum depth of 50 metres) e dall'IMCA poichè rientra fra le qualifiche riportate nel "Diver and Diving Supervisor Certification" dell'IMCA (unico in Italia), categoria: A: Surface-Supplied Diver Certificates.
CEDIFOP news n. 78 - Dicembre 2012 - articolo 139
Subacquea industriale: CEDIFOP incontra gli allievi dell’IISS “A. Volta”
Il 15 e il 16 novembre 2012 si è svolto, per il quarto anno consecutivo, un incontro organizzato dal CEDIFOP e dall'Istituto Istruzione Secondaria Superiore "Alessandro Volta" (già istituto tecnico industriale "A.Volta") di Palermo, orientato alla promozione della subacquea industriale e della cultura del mare.
Durante le due giornate varie classi di studenti si sono susseguite nell'aula assegnata dall'Istituto, allo stand del CEDIFOP dove i docenti del CEDIFOP Francesco Costantino e Luca Lorico, con l’assistenza degli allievi dell’attuale corso per OTS, arrivati in Sicilia da tutta Italia, hanno descritto le caratteristiche della subacquea industriale e della professione di OTS, sottolineando le differenze con la subacquea sportiva. E' stato presentato l'equipaggiamento utilizzato da un OTS ed evidenziate le specificità professionali, tra cui la possibilità di svolgere i lavori in immersione con disponibilità continua di aria, inviata dalla superficie, e il collegamento in audio e video costante dell'operatore con la postazione a terra, attraverso una delle funzioni del cavo ombelicale. E' stato descritto il corso di formazione per OTS del CEDIFOP, le opportunità lavorative e le specializzazioni successive. Alla conclusione di ogni sessione, gli studenti, oltre a porre domande relative alle prospettive professionali e alla sicurezza sul lavoro, hanno avuto la possibilità di “provare” il casco Kirby Morgan, constatandone le funzionalità, in particolare il collegamento audio. Inoltre sono state distribuite gratuitamente agli studenti diversi numeri della rivista “MARE”, specialistica del settore.
La formazione nella subacquea industriale e le specificità dell'IISS "A. Volta" trovano un punto di incontro ideale nella meccanica, in particolare nell'ambito delle operazioni di saldatura e taglio; attività in cui un OTS può essere impiegato e, di recente, la sua rilevanza, come ambito professionale, è aumentata. Per un allievo del CEDIFOP la saldatura e il taglio subacqueo sono materia del corso, sia con lezioni di teoria sia con esercitazioni. In tal modo si ha una preparazione molto più ampia, che rende possibile seguire anche le fasi precedenti e successive allo svolgimento del lavoro, così come è di norma nell'ambito dell'industria energetica (petrolio, gas naturale) per la installazione e la riparazione di oleodotti e gasdotti; per la riparazione e la costruzione di navi; per lavori nelle piattaforme petrolifere.
Lo stage CEDIFOP/IISS "A.Volta" ha rappresentato un’ottima occasione di convergenza tra scuola e formazione professionale, in particolare in un settore in cui sono molto richieste figure professionali specializzate, sia dal punto di vista dell'abilità nello svolgimento di lavori subacquei, sia nella conoscenza delle necessarie procedure di sicurezza, che cominciano già prima dello svolgimento del lavoro in immersione, come sempre sottolineato durante tutti i corsi del CEDIFOP.
CEDIFOP news n. 77 - Novembre 2012 - articolo 138
Sommozzatori: Decade l'obbligo di "nulla osta" per lavorare in un porto diverso da quello d'iscrizione
Finalmente una notizia buona! Con comunicato dell’11 Ottobre 2012 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, decade con effetto immediato, l’obbligo di richiedere il Nulla Osta per operare in un Porto diverso da quello di Iscrizione al locale Registro Sommozzatori.
Cosi come si legge nel comunicato, la decisione di revocare l’obbligo della richiesta del nulla osta, è il risultato degli “effetti prodotti dai recenti prevedimenti legislativi in materia di liberalizzazione”, fermo restando l’obbligo dell’iscrizione al Registro Sommozzatori, che rimane invariato, “in quanto disposta a tutela della salute e della sicurezza nel lavoro dei singoli lavoratori subacquei”.
Quindi, l’iscrizione presso una qualsiasi Capitaneria di Porto sul territorio nazionale, è considerata abilitante per operare in qualsiasi porto in Italia.
Bisogna notare però che questa importante decisione, che permette agli OTS di operare in tutti i porti, facendo loro risparmiare la dovuta marca da bollo obbligatoria per il rilascio del “vecchio” nulla osta, era già prevista nella proposta legislativa n. 2369 “Disposizioni concernenti le attività professionali subacquee e iperbariche” presentata al parlamento il 7 aprile 2009, dove all’articolo 1. Ambito di applicazione, si legge: “La presente legge si applica alle attività lavorative subacquee e iperbariche svolte a fini economici e industriali nell'ambito:
a) delle acque marittime territoriali e interne;
b) delle acque marittime non territoriali, quando alle attività di cui all'alinea sono connessi interessi nazionali o quando alle medesime sono interessate persone e aziende nazionali;
c) delle acque non marittime”.
Ma la “sicurezza nel lavoro dei singoli lavoratori subacquei” non viene ancora tutelata al di fuori delle aree portuali, (ad eccezione di alcune aree tutelate da singole ordinanze delle Capitanerie di Porto locali), sia in inshore che offshore e nelle acquee interne, cioè fiumi, laghi ecc. (che non ricadono sotto la competenza delle Capitanerie, ma sono di pertinenza della Motorizzazione Civile) dove ancora non solo il rischio di incidenti, ma spesso incidenti anche gravi, ci fanno ricordare che c’è e pesa l’assenza di una legislazione specifica nel settore.
(Clicca qui per scaricare il documento originale)
CEDIFOP news n. 77 - Novembre 2012 - articolo 137
· Equiparazione degli standard formativi della subacquea industriale in tutto il mondo.
· Fornire una guida alle aziende fissando gli standard di immersione nelle varie profondità.
· Abilitazione dei Contractors a partecipare a bandi di gara oltre i confini nazionali in una situazione di parità.
· Migliorare la qualità della formazione subacquea.
· Fornire ai Diver maggiori opportunità di lavoro.
Oltre alle 15 scuole full member, il cui corretto operato viene verificato con controlli triennali, che aderiscono all’associazione applicando la didattica stabilita, troviamo anche diverse altre organizzazioni del settore, scuole, ditte di lavori subacquei ecc. che rientrano nelle categorie AFFILIATE MEMBERS, ASSOCIATE MEMBERS, RECIPROCAL MEMBERSHIP e INDUSTRIAL MEMBERSHIP provenienti da: Bulgaria, Denmark, Egypt, France, Hungary, India, Iran, Israel, Italy, Jordan, Kuwait, Latvia, Montenegro, Netherlands, Nigeria, Norway, Poland, Russia, Serbia, Spain, Sweden, Switzerland, U.K. e U.S.A. Essi rappresentano organizzazioni, fondazioni, contractors, università del settore (Hytech e la Pommec, University of Southern Denmark, Arab Academy for Science & Technology, Santa Barbara City College, University of Plymouth Diving & Marine Centre, Association of Diving Contractors (UK), Association of Commercial Diving Educators (ACDE), The Association of Diving Contractors International (ADCI), ecc) o scuole non ancora arrivate allo status di Full Member che abilita al rilascio di certificazioni IDSA (The Underwater Centre (Fort William - UK, I.N.P.P. Institut National de Plongee Professionnelle Francia ecc).
CEDIFOP news n. 76 - Ottobre 2012 - articolo 136
30° meeting IDSA a Seattle (USA)
Si è svolto a Seattle (USA) dal 28 al 31 agosto 2011 il 30imo meeting dell’IDSA, con la partecipazione di delegati provenienti da tutte le parti del mondo in rappresentanza di diverse scuole ed aziende nel settore dell’offshore diving.Questa la lista dei delegati, che hanno partecipato:
Leo Lagarde Presidente dell’IDSA (Olanda)
Alan Bax Amministratore dell’IDSA (Francia)
Kelly Korol nella qualità di osservatore in rappresentanza del Dive Safe (Canada)
I Full members con diritto di voto:
Jimmy Holk della scuola danese Royal Danish Navy Diving School
Francesco Costantino della scuola italiana CEDIFOP
Jerome Vincent della scuola del Marocco “Centre Mediterranneen de Plongee Professionelle (CMPP)”
Lars Kristiansen e Valeri Chudinov della scuola norvegese “Norwegian School of Commercial Diving” (NYD)
Fredrik Eliasson della scuola svedese “Armed Forces Diving School”
Per Almbratt della scuola svedese Farenjas Diving School
John Rabone della scuola inglese Interdive (Co-opted Board Member - Specialist Diving)
Don Fast della scuola texana “The Ocean Corporation”
Delegati Associati members
Abdel Wahab Al Maitah – Giordania in rappresentanza dell’”International Arab Divers Village”
John Paul Johnston e Bruce Banks in rappresentanza del “The Divers Institute of Technology (DIT)” Washington USA
Delegati Affiliati Members
Gregory Bernaciak e Agneta Bernaciak in rappresentanza del “Baltic Diving Company “Explorer” Polonia
Vadim Semenov e Valeri Kondrashov in rappresentanza del ”Podvoddiagnostika LLC” Russian Federation
Michael Whelan in rappresentanza del ”Plymouth University Diving & Marine Centre” England
Steve Ham e Alf Leadbitter in rappresentanza del ”The Underwater Centre” Fort William Scotland
E come reciprocal member
Phil Newsum direttore esecutivo dell’Association of Diving Contractors International – ADCI Houston USA
Durante le tre giornate del meeting è stato completato l’aggiornamento delle procedure iniziato durante il meeting precedente di KARLSKRONA (SVEZIA) nel 2011, con le ultime proposte delle scuole che applicano la didattica IDSA. Nei prossimi mesi sarà distribuita la revisione 5 dell’ “INTERNATIONAL DIVER TRAINING CERTIFICATION e DIVER TRAINING STANDARDS” che andrà a sostituire la Revision 4 stilata nell’ Ottobre 2009 durante il meeting di Palermo.
Un passaggio importante del meeting è stata la conferma di Leo Lagarde per i prossimi due anni alla presidenza dell’associazione, con il riconoscimento unanime di tutti i partecipanti dell’importante contributo che ha dato all’associazione durante la sua presidenza.
Molto atteso anche l’intervento di Francesco Costantino in rappresentanza del CEDIFOP nel secondo giorno del meeting, che ha determinato il consolidamento del percorso formativo per il TOP UP del CEDIFOP (unico in Italia ad avere il riconoscimento dell’HSE inglese e a rientrare fra le qualifiche riportate nel "Diver and Diving Supervisor Certification" dell'IMCA, nella categoria: A: Surface-Supplied Diver Certificates) e l’inizio delle trattative per il riconoscimento delle qualifiche rilasciate anche dall’ACDE (Association of Commercial Diving Educators) obbligatorio per il lavoro in USA.
Il meeting si è concluso fissando il prossimo appuntamento in Danimarca, nel 2013.
CEDIFOP news n. 76 - Ottobre 2012 - articolo 135
TOP UP del CEDIFOP per l'anno 2012
Si è conclusa il 22 settembre la parte del corso del Cedifop per il TOP UP del 2012, svolta a Palermo, con la partecipazione di allievi provenienti da diverse regioni d’Italia e dall’estero. Il percorso formativo, che ha ottenuto il riconoscimento dell’HSE-UK per il livello di Surface Top Up (For Surface Supplied, Surface-Orientated Diving Techniques to a maximum depth of 50 metres) è l’unico percorso formativo italiano riconosciuto da questo ente britannico. Inoltre, il corso rientra fra le qualifiche riportate nel "Diver and Diving Supervisor Certification" dell'IMCA per la categoria: A: Surface-Supplied Diver Certificates.
L’“OTS – TOP UP – IDSA level 3” realizzato per il secondo anno consecutivo, ha una durata di 15 giorni in Italia (Palermo) e si completa con uno stage in Norvegia (Oslo) della durata di 5 giorni. Durante il percorso formativo, diverse esercitazioni con uso del basket, campana aperta, salto in camera e TUP campana chiusa, a completamento dei tempi indicati dalla didattica IDSA per i percorsi offshore di basso fondale.
Riservato rigorosamente a max 10 allievi, può accedere solo chi è in possesso dei requisiti richiesti dal Cedifop: un attestato per OTS che rispetti tempi di fondo ed esercitazioni specifiche, un brevetto IMCA per Diver Medic in corso di validità e un brevetto IDSA level 2 rilasciato da scuole attualmente Full Member, che completa i tempi per il livello di Scuba e Surface, secondo gli standard della didattica IDSA, equivalente alle immersioni dalla superficie, cosi come prevede per l’Italia l’ENI spa nel documento tecnico “Requisiti HSE per i subappaltatori di lavori subacquei”.
CEDIFOP news n. 75 - Settembre 2012 - articolo 134
Capitaneria di Porto di Milazzo: Ordinanza n. 40/2012 "Disciplina delle operazioni subacquee professionali"
Anche la Capitaneria di Porto di Milazzo, con l'ordinanza n. 40 del 2012, pubblicata il 30/07/2012, entra a far parte di quel gruppo di Capitanerie di Porto che in Italia, vista la mancanza di una specifica legislazione del settore, ha proceduto ad adottare in modo autonomo una disciplina che regolamenta il settore.
L'Ordinanza n. 40/2012 "Disciplina delle operazioni subacquee professionali" è importante perchè segue la linea tracciata dalla Capitaneria di Porto di Palermo con l'ordinanza n. 50/2011 "regolamento operazioni subacquee", che attualmente risulta essere, insieme a quella di Milazzo, fra le più tecniche e specifiche del settore della subacquea industriale, dando le maggiori specifiche di qualità e sicurezza per le immersioni di carattere non ricreativo.
Certamente questa iniziativa della Capitaneria di Porto di Milazzo, concorrerà ad aiutare a trovare, finalmente, una soluzione legislativa che da più di 30 anni manca in Italia, causa certamente di diversi incidenti nel settore. Complimenti alla Capitaneria di Porto di Milazzo, sperando che altre Capitanerie in Italia seguano questo esempio, per garantire maggiore sicurezza e qualità agli operatori del settore.
2012: CAPITANERIA DI PORTO GUARDIA COSTIERA MILAZZO Ordinanza N. 40/2012
(attualmente l'ordinanza si può scaricare dal sito della Guardia costiera/capitaneria di Milazzo http://www.guardiacostiera.it/capitanerieonline/index.cfm?id=23
e da qui - ordinanze - ordinanza 40/2012)
2011: CAPITANERIA DI PORTO GUARDIA COSTIERA PALERMO Ordinanza N. 50/2011
2011: UFFICIO CIRCONDARIALE MARITTIMO CAORLE Ordinanza N. 05/2011
2010: UFFICIO CIRCONDARIALE MARITTIMO ANZIO Ordinanza N. 25/2010
http://www.cedifop.it/appunti/ord-ANZIO.htm
2006: CAPITANERIA DI PORTO GUARDIA COSTIERA CHIOGGIA Ordinanza N. 33/06
http://www.cedifop.it/appunti/ord-chio.htm
2006: CAPITANERIA DI PORTO GUARDIA COSTIERA VENEZIA Ordinanza N. 32/06
http://www.cedifop.it/appunti/ord-ven.htm
1992: CAPITANERIA DI PORTO GUARDIA COSTIERA RAVENNA Ordinanza N. 77/92
http://www.cedifop.it/appunti/ord-rav.htm
CEDIFOP news n. 75 - Settembre 2012 - articolo 133
Il secondo corso per OTS del CEDIFOP nel 2012 e scuole che applicano la didattica IDSA nel mondo
Inizierà il 20 settembre e si concluderà il 21 dicembre il 2° corso per OTS, del 2012, del CEDIFOP, che seguendo la tradizione ormai pluriennale, accoglie allievi che arrivano da tutte le zone d’Italia. In questo corso, in particolare, troviamo fra gli iscritti allievi che arrivano dalle regioni Campania (3), Lombardia (1), Piemonte (1), Puglia (3), Toscana (1), Veneto (1). Diversi anche gli allievi siciliani iscritti al corso (Palermo 2, Agrigento 2, Catania 1, Enna 1, Messina 2, Siracusa 2). Il corso è l’unico in Italia che si svolge secondo programmi validati dall’IDSA e HSE (livello HSE per SCUBA e SURFACE) e permette di proseguire il percorso formativo Italiano di commercial diver fino al livello TOP UP (livello HSE per SURFACE – TOP UP).
L’obiettivo principale del corso del CEDIFOP è quello di insegnare agli allievi la gestione in sicurezza di un cantiere subacqueo, applicando gli standard della didattica IDSA e IMCA, nella gestione delle varie procedure e Check-list e il raggiungimento di tempi precisi sia in acqua che nelle esercitazioni in superficie.
Il successivo corso sarà svolto, cosi come ogni anno, nel periodo di febbraio/maggio 2013, ha attualmente moltissime prenotazioni, anche in questo caso gli allievi arrivano in Sicilia da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero per frequentare i corsi del CEDIFOP che è una delle 15 scuole Full Member IDSA (cioè che applica la didattica IDSA, partecipa a meeting internazionali per la conferma e l’applicazione di questi standard), ed è l’unica scuola in Italia con questo riconoscimento, una delle 10 scuole in Europa. Le altre scuole nel mondo sono:
Belgium: SYNTRA
Belgium: CFPME Centre de Formations pour Petites et Moyennes Enterprises
Denmark: Royal Danish Navy Diving School
Finland: Luksia
India: YAK Diving Academy
Italy: Centro Studi C.E.DI FO.P
Morocco: C.M.P.P. Centre Méditerranéen de Plongée Professionnelle
Netherlands: Netherlands Diving Centre
Norway: Norwegian School of Commercial Diving (NYD)
Sweden: Swedish Armed Forces Diving and Naval Medicine Centre
Sweden: Farenjas Diving School
U.S.A.: Divers Academy International
U.S.A.: The Ocean Corporation
Di IDSA inoltre fanno parte n.6 membri industriali (fra i quali Hytech e Pommec.) Questo tipo di adesione è dedicata ad imprese, fornitori e produttori che hanno interesse a seguire da vicino le attività dell’IDSA, n.5 organizzazioni con la qualifica di RECIPROCAL MEMBERSHIP i cui obiettivi sono simili a quelle di IDSA, e che dalla reciproca collaborazione possono entrambi trarre beneficio, che sono:
Netherlands: Dutch Association of Commercial Divers
Russia: Alliance of Diving Schools (Russia)
U.K.: Association of Diving Contractors (ADC-UK)
U.S.A.; Association of Commercial Diving Educators (ACDE)
U.S.A.; The Association of Diving Contractors International (ADCI)
E infine n.28 membri associati e n.15 membri affiliati, da: Bulgaria, Danimarca, Egitto, Francia, Ungheria, India, Iran, Israele, Italia, Giordania, Kuwait, Lettonia, Montenegro, Olanda, Nigeria, Polonia, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera, U.K. e U.S.A. in rappresentanza di diversi Dipartimenti governativi, Diving contractors e Organizzazioni che si occupano di attività inerenti la subacquea industriale e diverse scuole (fuori dall’Italia), anche abbastanza conosciute dagli Italiani, che però ancora non hanno lo status di Full member che obbliga a controlli periodici sulla qualità e sulle metodiche applicate, ma è l’unico modo perché tali scuole possano rilasciare le certificazioni internazionali IDSA.
CEDIFOP news n. 74 - Agosto 2012 - articolo 132
Meeting IDSA n. 30 a Seattle (USA)
Si svolgerà dal 29 al 31 agosto 2012 a Seattle (USA) il 30imo meeting dell’IDSA con la partecipazione di delegati che arriveranno da tutto il mondo e del CEDIFOP, come ogni anno, per l’aggiornamento degli standard della didattica IDSA, sulla subacquea industriale. Il meeting è organizzato in collaborazione con il membro associato IDSA “Divers Institute of Technology” (http://www.diversinstitute.edu/). Cedifop parteciperà con una delegazione italiana che avrà il compito di discutere di alcuni importanti argomenti che riguardano le certificazioni internazionali ed i reciproci riconoscimenti.
Altre informazioni sul meeting: http://www.idsaworldwide.org/html/news.html
CEDIFOP news n. 74 - Agosto 2012 - articolo 131
Settembre/Dicembre: si completa la programmazione delle attività del CEDIFOP per il 2012
Inizierà il 4 settembre il corso del CEDIFOP per il TOP UP del 2012. Il percorso formativo, che ha ottenuto il riconoscimento dell’HSE-UK per il livello di SURFACE TOP UP (For Surface Supplied, Surface-Orientated Diving Techniques to a maximum depth of 50 metres) è l’unico percorso formativo italiano riconosciuto da questo ente britannico. Il corso dal titolo “OTS – TOP UP – IDSA level 3” ha una durata di 15 giorni in Italia (Palermo) e si completa con uno stage in Norvegia (Oslo) della durata di 5 giorni. Durante il percorso formativo, diverse esercitazioni con uso del basket, campana aperta, salto in camera e TUP campana chiusa, a completamento dei tempi indicati dalla didattica IDSA per il percorso di basso fondale.
Il corso, riservato rigorosamente a un max 10 allievi, è accessibile solo a solo a chi è in possesso dei requisiti richiesti dal CEDIFOP: un attestato per OTS che rispetta tempi di fondo ed esercitazioni specifiche, un brevetto IMCA per DIVER MEDIC in corso di validità e un brevetto IDSA level 2 rilasciato da scuole attualmente Full member IDSA (rilasciato anche dal CEDIFOP a fine percorso per OTS – Saldatore Subacqueo), che completa i tempi per il livello di SCUBA e SURFACE, secondo gli standard della didattica IDSA, equivalente alle immersioni dalla superficie.
Successivamente, inizierà il 20 di settembre e si concluderà il 21 di dicembre il 2° corso per OTS, del 2012, del CEDIFOP, che seguendo la tradizione ormai pluriennale, accoglie allievi che arrivano da tutte le zone d’Italia e dall’estero. In questo corso, in particolare, troviamo fra gli iscritti un allievo che arriva dall’Estonia e un altro dalla Grecia, allievi che arrivano dalle regioni Campania, Lombardia, Puglia, Toscana, Veneto e naturalmente dalla Sicilia, fra cui 2 allievi con laurea in biologia marina. Diversi anche gli allievi siciliani iscritti al corso.
Pochissimi i posti rimasti liberi in data odierna.
Il corso è l’unico in Italia che si svolge secondo programmi validati dall’IDSA e HSE (livello HSE per SCUBA e SURFACE) e permette di proseguire il percorso formativo Italiano di commercial diver fino al livello TOP UP (livello HSE per SURFACE – TOP UP).
CEDIFOP news n. 73 - Luglio 2012 - articolo 130
Concluso il corso "OTS - IDSA level 2", a settembre il corso TOP UP del 2012
Concluso il corso IDSA level 2, del CEDIFOP in data 29/06/2012. Il corso di perfezionamento ha visto 7 partecipanti in possesso del titolo di OTS (conseguito presso CEDIFOP) e un ottavo allievo che ha fruito dell'assessment di 4 giorni, previsto per chi ha i requisiti secondo gli standard della didattica IDSA con i tempi richiesti registrati sul logbook personale.
Durante il corso "IDSA level 2" molte le esercitazioni di saldatura subacquea, a completamento del modulo di saldatura svolto durante il corso per OTS, esercitazioni con uso di strumenti pneumatici e oleodenamici ed immersioni da una imbarcazione in acque libere alla profondità di - 30 metri su natanti della ditta ALPE SUB di Palermo. Inoltre, grazie alla collaborazione della cooperativa NOS per la prima volta sono state utilizzate tecniche di cavitazione per operazioni di carenaggio con l'utilizzo della caviblaster, certificata CE e con certificazione ambientale TUV.
Il corso ha completato i tempi previsti dalla didattica IDSA per il livello di "SCUBA e SURFACE", ed è propedeutico al corso che inizierà a settembre per il TOP UP (titolo del corso: "Operatore Tecnico Subacqueo - TOP UP - IDSA level 3"); unico corso in Italia ad avere riconosciuto il livello di "SURFACE-TOP" UP dall'HSE Inglese (Surface Supplied, Surface-Orientated Diving Techniques to a maximum depth of 50 metres).
CEDIFOP news n. 73 - Luglio 2012 - articolo 129
Idrogetto cavitazionale: le nuove tecnologie
(di Antonio Stefanon)
Dal marzo 2010 è stata omologata CE nella direttiva macchina e nella direttiva applicazioni una strumentazione rivoluzionaria, che potrebbe essere la miglior soluzione per gran parte dei problemi di lavoro subacqueo. Si tratta di una applicazione che sfrutta l’effetto della cavitazione in ambiente subacqueo che tipicamente si genera quando un elica supera il suo ottimale regime di rotazione. Essa nel 2003 ha ricevuto la certificazione della U.S. NAVY. Impiegata in tutto il mondo, questa tecnologia americana – ampiamente utilizzata con pieno successo – non usa il getto d'acqua come uno scalpello meccanico ma lo utilizza invece come una sorgente di cavitazioni le cui implosioni generano shock waves.
Se opportunamente indirizzate e focalizzate esse scaricano la loro energia per la disincrostazione di strutture in immersione. E’così possibile la pulizia di carene, tubazioni, cavi elettrici e quant’altro senza minimamente abradere le eventuali vernici protettive presenti. Le attrezzature che utilizzano questa tecnologia hanno anche il vantaggio di operare in condizioni di estrema sicurezza per il subacqueo, poiché il getto risulta inoffensivo a più di 7-8 centimetri dall’ugello di uscita. La manovrabilità di questi utensili a “getto cavitazionale” e con impugnatura “a pistola” è ottima grazie ad un speciale sistema di bilanciamento a “retro-getto” che ne compensa totalmente la spinta naturale, rendendo il lavoro leggero, più preciso e sicuro. Le dimensioni compatte consentono un ottimo lavoro anche su superficie e strutture molto complicate.
Cercheremo ora di offrire una spiegazione semplice del complesso principio fisico-idrodinamico che è il cuore del sistema: da ogni unità a “getto cavitazionale” l’acqua in pressione fuoriesce dall’ugello di emissione sotto forma di una nuvola di microbolle o, più precisamente, di microcavità cariche di energia in uno stato instabile, e così mantenute da microscopici moti vorticosi. Essi sono dotati di vita brevissima, ma sufficiente a garantire l'efficienza operativa del getto. L'energia del fascio d'acqua è quindi fornita non solo dall'energia cinetica dovuta alla velocità di fuoriuscita, ma anche da un'energia interna instabile dovuta al moto caotico-microvorticoso che mantiene in vita le micro cavità per quel “micro tempo” indispensabile a lasciarle lavorare. Quando il getto incontra una superficie solida, impregnando gli interstizi, le incrostazioni ecc, le micro-cavità collassano in una miriade di implosioni, e queste shock waves trasferiscono praticamente tutta l’ energia impiegata per generarle all'azione di separazione e sgretolamento delle incrostazioni.
La forza distruttiva del getto dipende anche dal tipo e dalla consistenza del materiale colpito: tanto più questi è rigido, fratto e poroso, tanto più forte sarà l’effetto. Poiché la fase di formazione delle micro cavità avviene in tempi ben più lunghi della fase implosiva, questa produce risultati di qualche ordine di grandezza superiore a quelli ottenibili da un semplice getto ad alta pressione ma senza l’azione implosiva del “getto cavitazionale”. E’ qui opportuno ricordare che i fenomeni di micro-cavitazione sopra descritti non possono formarsi in ambiente subaereo. Questa strumentazione è pertanto di esclusivo impiego subacqueo, anche perché il retro-getto di compensazione emesso in aria potrebbe diventare pericoloso, non essendoci l’acqua ambiente a disperderlo, assorbirlo e ad ammortizzarlo.
Poiché le vernici protettive antifouling sono elastiche e compatte, esse subiscono passivamente la “mitragliata” delle microimplosioni, assorbendo solo una minima parte della loro energia e quindi rimanendo intatte. Le incrostazioni calcaree tipiche del fouling – essendo formate da materiali cristallini (prevalentemente carbonato di calcio) molto rigidi e disomogenei – le assorbiranno totalmente e tenderanno a riempirsi di microfratture perdendo ogni potere di adesione. Analogamente si staccheranno facilmente anche organismi animali quali i classici “denti di cane”, le ostriche, e quant’altro abbia come collante un materiale cristallino e fragile. Allo stesso modo si staccheranno anche le cozze, il cui bisso è fissato al supporto mediante piccolissime placche calcaree.
Il fenomeno è particolarmente evidente durante la pulizia di tubi metallici, sui quali il “collante” delle incrostazioni può essere formato da ossidi ed idrossidi ferrosi, che possono trasformarsi in carbonati. Tra i più comuni ricordiamo l’ Ankerite, la Goethite e l’ Idrozincite, tutti cristallini e fragili. In questo caso succede spesso che dalla tubazione si stacchino delle placche, delle croste che ricordano lo sfogliarsi della corteccia degli alberi da sughero. Le superficie pulite con “getti cavitazionali” riacquistano normalmente la loro originaria lucentezza e/o levigatura; questo dimostra che tutto quanto vi si era naturalmente attecchito è stato totalmente asportato. Le idropulitrici tradizionali (la cui efficacia dipende da una pressione decisamente più elevata) tendono invece a lasciare superficie più rugose, “micro scolpite, ove il fouling si fissa e cresce molto più rapidamente. Mancando quell’effetto a scalpello dell’impatto di un getto d’acqua in pressione (come nelle idropulitrici), i “getti cavitazionali” sfruttando principi fisici diversi possono essere tranquillamente impiegati anche su materiali tessili e/o legnosi, che vengono puliti senza alcun danneggiamento. Gli eventuali residui organici improbabilmente rimasti vengono “sterilizzati” dall’effetto cavitazionale che comporta la morte delle cellule vive rimaste.
Pertanto i “getti cavitazionali” possono essere considerati la tecnologia ideale per la pulizia delle gabbie per gli allevamenti ittici in mare perché non solo non danneggia le strutture e le reti ma nemmeno i pesci all’interno che restano comunque fuori dal suo raggio d’azione.
Operativamente, tra una idropulitrice tradizionale ed una pulitrice cavitazionale le differenze sono molte ed importanti:
IDROPULITRICI TRADIZIONALI
-- La pressione di esercizio ha non meno di 200 Bar di pressione
-- il getto d’ acqua ad alta pressione scava un solco preciso, lungo, sottile e senza sbavature, di circa 1 cm2 di sezione
-- la manovra comporta movimenti ampi ed è più faticosa
-- il getto perde la sua pericolosità dopo almeno un’ ottantina di centimetri
-- è imputabile di inquinamento ambientale asportando in tutto od in parte le vernici antifouling
-- a parità di superficie e di tipologia di fouling il tempo di pulitura è 7-10 volte superiore
GETTI CAVITAZIONALI
-- La pressione di esercizio ha circa 150 Bar di pressione
-- l’ugello emette un cono di micro vortici con un angolo di apertura di circa 30 gradi e che perde la sua efficienza dopo circa 8 -10 centimetri
-- la superficie di impatto (ove pulisce) è un ovoide largo circa cm 4 e lungo circa cm 7
-- la sua manovra, a parità di pressione di alimentazione, è meno faticosa e più sicura
-- rispettando le vernici antifouling non produce inquinamento ambientale
-- a parità di superficie e di tipologia di fouling il tempo di pulitura è 7-10 volte inferiore
Antonio Stefanon
Geologo marino presso l'Università di Venezia
collaboratore dell'istituto di Biologia del Mare del C.N.R.
(dal sito del "NOS-nucleo operatori sommozzatori)
CEDIFOP news n. 72 - Giugno 2012 - articolo 128
Tecniche usate durante l'addestramento per il TOP UP: decompressione ad ossigeno o "salto in camera", nelle immersioni di Basso Fondale, nei percorsi del CEDIFOP
Nella subacquea sportiva ricreativa, l’immersione per raggiungere profondità elevate e risalire, viene pianificata, spesso, diminuendo al massimo il tempo di permanenza sul fondo. Ma questo problema si ingigantisce, a volte, di fronte ad una immersione che prevede la permanenza sul fondo per eseguire dei lavori, come succede nella subacquea industriale. Tutti sappiamo che il tempo di decompressione a cui uno subacqueo deve sottoporsi nella risalita in superficie, è direttamente proporzionale sia al tempo di permanenza sott’acqua, sia alla profondità di immersione.
Considerando una immersione che supera alcune decine di metri, se la permanenza è abbastanza lunga, la decompressione è lunghissima, a volte impossibile da eseguire in acqua e spesso comporta rischi veri e propri per la salute del sommozzatore. Facciamo un esempio: a circa 48 metri di profondità e permanenza di 10 minuti, il tempo di risalita è di circa 6 minuti, con una tappa di decompressione di 2 minuti a 6 metri. Se alla medesima profondità il diver fosse rimasto per circa 50 minuti, il tempo totale di risalita, decompressione inclusa, diventa di circa 270 minuti. Troppo tempo in cui un diver dovrebbe rimanere in acqua, specialmente se siamo in mare aperto e con temperature rigide.
Questo comporta, oltre al disagio del subacqueo di una lunghissima permanenza di diverse ore sott’acqua, anche spreco di risorse economiche: personale addetto alla sicurezza, salute della persona immersa, imbarcazione bloccata fino alla fine delle operazioni di recupero del diver. Il fattore economico ha svolto un ruolo importante nel cercare di trovare soluzioni sicure e alternative al modo classico di effettuare questa tipologia di immersioni, specialmente nella subacquea industriale.
Due sono le soluzioni: immersione in saturazione (miscele in cui viene sostituito l’azoto con elio), tecnica inizialmente applicata a profondità di – 50 metri fino a profondità attorno a -300 metri (alto fondale), dove il sommozzatore può, utilizzando le tecnologie adatte e se ha avuto un addestramento adeguato (secondo gli standard della didattica IDSA level 4, o certificazione closed bell dell’HSE_UK, o certificazione francese di Classe 3 mention A, o similari) affrontare anche per interi giorni profondità e attività lavorative e ritornare velocemente in superficie usando la campana chiusa, restando poi in un comodo impianto iperbarico di superficie a fare la decompressione che può durare anche diversi giorni.
Naturalmente questa tecnica implica attrezzature di un certa importanza tecnologica che non tutte le ditte possiedono. La semplicità di questa tipologia di immersione e anche la economicità nella gestione del subacqueo in acqua, a volte porta l’applicazione di queste tecnologie anche a profondità non storicamente accostate alle immersioni per altofondale, cioè a immersioni anche a profondità inferiori dei -50 metri. Così sempre più spesso abbiamo applicazioni di altofondale, cioè immersioni in saturazione, che sconfinano sempre di più nelle profondità storicamente attribuite al basso fondale (da 0 ai -50 metri, con immersioni ad aria o aria arricchita).
Quando non è possibile usare la tecnica di saturazione, per mancanza di questa tecnologia, o perché l’immersione non è troppo lunga o a profondità di basso fondale, quindi nelle immersioni ad aria, si può ricorrere ad immersioni con la tecnica del “salto in camera” o di decompressione in superficie ad ossigeno. Anche questo tipo di immersione riduce al massimo i tempi di permanenza in acqua, per un subacqueo addestrato, e può essere applicata per medie e lunghe permanenze in acqua a profondità vicine ai – 50 metri. Questa tecnica è stata utilizzata anche dai sommozzatori della SMIT durante il loro intervento sulla Concordia.
Inoltre, va specificato che questa tipologia di immersione, per profondità da –30 a -50 metri, con l’obbligo dell’uso di una campana aperta o di un basket (secondo gli standard della didattica IDSA), è più comunemente nota come TOP UP. CEDIFOP attualmente è l’unica scuola in Italia ad avere programmato corsi specifici con queste tecniche di immersione. Durante questo percorso, completati i tempi previsti dalla didattica IDSA per i 0-30 metri e dopo aver conseguito il brevetto IMCA per DIVER MEDIC, l’allievo può accedere al corso Italiano per il TOP UP, che prevede per prima le immersioni fino ai -50 metri con il basket, raggiungendo i tempi previsti dalla didattica IDSA, per passare successivamente alle tecniche del salto in camera, cioè della decompressione veloce con l’uso di ossigeno. Questa tecnica consiste nel realizzare una prima decompressione veloce in acqua, salire in tempi brevi ma in sicurezza in superficie ed essere ricompressi in una camera iperbarica, che si trova sul posto, ad una profondità calcolata, per effettuare una decompressione ad ossigeno e ad aria, ma nella comodità di un impianto iperbarico che si trova in superficie (il corso per il Top Up del Cedifop, si completa con l’utilizzo della campana aperta, della hot water suite e con una immersione con la campana chiusa e T.U.P. quest’ultima introduttiva alle tecniche di alto fondale).
L’addestramento del personale, che usa queste tecniche, deve essere fatto in modo serio e la loro buona preparazione è fondamentale per la loro stessa incolumità fisica, visto che durante il salto in camera ci sono tempi ben precisi da rispettare, raggiungibili facilmente con un adeguato addestramento. Abbiamo pubblicato sul sito del CEDIFOP, il video di un salto in camera, effettuato da nostri allievi, da una profondità di 46 metri con una permanenza sott’acqua di 45 minuti. Naturalmente, superati i -30 metri, l’immersione è stata effettuata con l’uso di un basket (ma può essere usata anche una campana aperta). In condizioni normali, con la decompressione in acqua, il tempo di risalita avrebbe dovuto essere di circa 180 minuti seguendo le tabelle di decompressione, ciò con maggiori difficoltà di assistenza e aumento di incognite e pericoli.
E se la profondità o il tempo di permanenza aumenta? Per esempio alla stessa profondità, se il tempo di permanenza passa da 45 minuti a 70 minuti, il tempo complessivo di decompressione passa dai 180 minuti a 414 minuti circa. Tempi improponibili soprattutto per l'incolumità del Diver, oltre che per un cantiere di lavoro, specialmente se l’immersione è in mare aperto, dove possono intervenire anche altri fattori (correnti, freddo, ecc). Ecco perché diventa obbligatorio trovare alternative, come l’immersione in saturazione ove possibile (naturalmente d’obbligo se si superano i – 50 metri), o usare la tecnica del “salto in camera”, cioè una risalita veloce con una prima tappa di breve decompressione ad aria effettuata in acqua, e successivo “salto”, cioè risalita in superficie, togliendo muta e entrando nella camera iperbarica sul posto, nell’arco di un tempo limitato, (5 minuti dall’inizio della prima decompressione), ma sufficiente per il personale che ha avuto un addestramento in tal senso, e passaggio alla camera iperbarica per effettuare una prima decompressione ad ossigeno, completandola con una decompressione ad aria. Il grande vantaggio di questa tecnica è che il sommozzatore si trova ormai in superficie, dove qualsiasi intervento o assistenza è più semplice da effettuare.
Questo tipo di immersione necessita di una camera iperbarica con un sistema per respirazione ad ossigeno. Entrando in camera iperbarica, il sub viene pressurizzato ad una profondità di – 12 metri in breve tempo (circa un minuto). Il tempo totale trascorso dalla prima tappa in acqua del sub al raggiungimento della camera iperbarica e compressione non deve superare i 5 minuti (salto).
I sub iniziano a respirare ossigeno puro da una mascherina dal momento in cui entrano in camera, interrompendo ogni 30 minuti, con intervalli di 5 minuti respirando aria (detta "lavaggio ad aria"), questo avviene quando devono effettuare lunghi periodi di respirazione di ossigeno. Nella programmazione dei tempi, il "lavaggio ad aria", va considerata come "tempo morto". In caso di guasto del sistema di erogazione dell'ossigeno, è importante avere familiarità con i programmi per effettuare la decompressione appropriata in camera, usando aria. Se il sistema si guasta, mentre i sub sono in acqua, i sub passano ad applicare le tabelle standard di decompressione ad aria; medesimo discorso se il guasto si verifica quando sono in superficie. Ma la cosa fondamentale è che queste tecniche avanzate, vanno usate solo da personale altamente addestrato.
CEDIFOP news n. 71 - Maggio 2012 - articolo 127
Differenze fra la subacquea ricreativa ed industriale
Open Water Diver, Advanced Open Water Diver, Emergency First Response, Rescue Diver, Divemaster e poi istruttore subacqueo. Ecco un percorso della subacquea sportivo/ricreativa per diventare da appassionato ed inesperto un semiprofessionista (Divemaster) e successivamente un professionista (istruttore) in questo settore.
Nessuno penserebbe di “saltare” i livelli obbligatori in questo percorso, passando direttamente alla qualifica di Divemaster o di Istruttore senza prima acquisire i livelli intermedi previsti.
Ma quello che sembra ovvio e normale nella subacquea sportivo/ricreativa, diventa di difficile comprensione (purtroppo solo in Italia) se si applica all’altro scomparto della subacquea che è la subacquea industriale. Scomparti diversi fra di loro per la tipologia delle attrezzature usate, le tecniche di immersione, ma principalmente per i concetti base.
Facciamo alcuni esempi: l’uso dell’erogatore, normale nella subacquea sportiva, va considerato pericoloso, quindi “vietato” nella subacquea industriale.
Analizziamo il perché: l’operatore, inserito nella categoria dei metalmeccanici (sia in Italia che nel resto del mondo, come qualifica), è un lavoratore in un cantiere subacqueo, dove come in tutti i cantieri di lavoro, esiste la probabilità di un incidente durante il quale l’operatore può anche restare privo di sensi. Ora l’uso dell’erogatore può mettere in serio rischio l’incolumità dell’operatore, mentre “l’uso di idonei caschi che consentano la respirazione” (previsti in Italia sin dal 1992 dall’ Ordinanza n.77 della Capitaneria di Porto di Ravenna), può scongiurare questo pericolo.
La stessa ENI spa, nel documento Lettera HSE/SIC Prot. 16 del 21/5/2008 dal titolo "REQUISITI HSE PER I SUBAPPALTATORI DI LAVORI SUBACQUEI" scrive testualmente:
“Gli autorespiratori autonomi ad aria (A.R.A.) presentano limiti e difficoltà intrinseci (le immersioni con attrezzatura subacquea alimentata dalla superficie costituiscono il metodo più sicuro e da preferire per le operazioni subacquee). Le attrezzature A.R.A. pertanto, non dovranno essere utilizzate nelle attività subacquee legate a costruzione, riparazione e manutenzione.”
Anche il concetto dell’immersione in coppia è una tecnica obbligatoria solo nella subacquea sportivo/ricreativa, ma non nella subacquea industriale, dove è possibile l’immersione anche di un solo operatore, per postazione, ma con una intera squadra che lo assiste e monitorizza dalla superficie (comunicazione, trasmissione aria, gestione ombelicale/cima, standby ecc).
Nella subacquea industriale possiamo parlare di immersioni in SCUBA (Self Contained Underwater Breathing Apparatus), cioè aria presa da una bombola alle spalle e di immersione in SURFACE, cioè aria presa tramite un cavo ombelicale dalla superficie.
Faccio un semplice esempio per sottolineare la differenza: Un operatore che usa un casco rigido o morbido, collegato ad una bombola alle spalle è in Scuba, collegato con un ombelicale alla superficie è in Surface, lo stesso se usa un granfacciale, se collegato con la bombola è in Scuba, con la superficie tramite ombelicale è in Surface. Un operatore in immersione con l’erogatore è semplicemente “fuori norma” se l’immersione rientra nei parametri della subacquea industriale (immersione di attività lavorativa all’interno di un cantiere subacqueo).
Il contatto con la superficie, nella subacquea industriale, è obbligatorio e deve essere costante e continuo fra la squadra di superficie e l’operatore in immersione. Ciò avviene tramite il cavo ombelicale se è previsto (immersione in Surface), diversamente con una semplice cima (immersione in Scuba), che collega l’operatore in immersione con la squadra in superficie. Anche qui, la motivazione è principalmente la sicurezza; anche se l’immersione avviene in area portuale ad una profondità di qualche metro, siamo sempre all’interno di un cantiere dove può capitare un incidente che potrebbe coinvolgere l’operatore in immersione che può restare svenuto e intrappolato. Ora dalla superficie non sempre è possibile conoscere la posizione esatta dove si trova l’operatore in immersione, e in una eventuale ricerca, anche alcuni minuti per individuarne la posizione, possono risultare fatali per l’operatore che ha bisogno di un aiuto immediato. Mentre il collegamento, anche con una semplice cima, permetterebbe allo standby di intervenire, individuando immediatamente la posizione dell’infortunato, seguendo semplicemente la cima o l’ombelicale, offrendo assistenza immediata, che a volte può fare la differenza. Inoltre la cima può essere usata anche per una elementare comunicazione con la superficie.
Mi viene in mente l’incidente subacqueo, del 24 febbraio 2012, dove l’operatore che stava riparando una boa alla profondità di 20 metri, ha avuto un improvviso malore ed è stato recuperato privo di vita alla profondità di 50 metri. A voi le riflessioni sull’accaduto.
La stessa IMCA sconsiglia l'uso di SCUBA (e vieta l’uso dell’erogatore) nel modulo D014 dal titolo “IMCA International Code of Practice for Offshore Diving”, capitolo 7.3.1., perché presenta dei limiti intrinseci e non è adeguato, mentre nel modulo IMCA D033 dal titolo “Limitations in the Use of SCUBA Offshore”, rimanda l’utilizzo delle pratiche in SCUBA per il solo inshore (AODC065), (anche qui esclude l’uso dell’erogatore), criticando comunque questa tecnica, per la limitazione della quantità di aria che il subacqueo può portare con se, in particolar modo se il diver sta lavorando sodo, respirando affannosamente. Inoltre il diver incontrerebbe un maggiore impedimento nei movimenti in ambienti ristretti aumentando la probabilità di rimanere impigliato; in tal caso la modalità in Surface fornirebbe aria illimitata finché il problema non si risolve. Anche nel caso di decompressione con l’ausilio del computer, tarato per le immersioni ricreative, può a volte non essere affidabile per i più pesanti tipi di lavoro che si affrontano in questa attività. Al contrario, un subacqueo che sta utilizzando attrezzature e tecnica di Surface ha un continuo monitoraggio dalla squadra di superficie, durante lo svolgimento delle sue attività.
Il supervisore può quindi controllare il tempo che trascorre il diver ad una determinata profondità e garantire che adeguate procedure di decompressione vengano eseguite in maniera corretta. IMCA sottolinea inoltre che la maggiore mobilità vantata da un subacqueo in SCUBA potrebbe creare situazioni di pericolo nel caso di immersioni in mare aperto con forti correnti, dove in presenza di una situazione di emergenza il collegamento con la superficie può risultare determinante.
Si può facilmente capire che i concetti di base delle due tipologie di immersioni sono assolutamente diversi, niente di più pericoloso che voler mischiare i concetti e provare ad addestrare gli operatori a fare attività della subacquea industriale con tecniche della sportiva, cosa a cui purtroppo spesso assistiamo con risultati che spesso parlano di vittime, che in moltissimi casi potevano essere evitate.
Poi assistiamo alle solite reazioni, con la presentazione di qualche interpellanza in parlamento, ogni volta che un evento luttuoso riempie le cronache dei giornali, ma sono ben poca cosa e non risolvono un grave problema che coinvolge vite umane, in incidenti spesso evitabili, causa anche della legislazione vigente formulata da più di 30 anni.
CEDIFOP news n. 70 - Aprile 2012 - articolo 126
Scuba, Surface, Top Up e legislazione Italiana
Negli ultimi decenni abbiamo assistito a diversi tentativi di proporre una legge specifica nel settore della subacquea con ben 9 proposte di legge presentate o elaborate nelle ultime legislature – 3 proposte durante la legislatura attuale - con diverse proposte di legge presentate e ripresentate nelle varie legislature, molte hanno cercato di fare delle “ammucchiate” fra le due tipologie di subacquea, sportiva ricreativa e subacquea industriale, creando solo più confusione, senza risolvere realmente i problemi di sicurezza e procedure connesse.
Occorre una legge che recepisca queste differenze e le diverse esigenze fra le due tipologie di subacquea, cosa che era presente nella prima proposta legislativa, presentata nel 1997, “Disciplina delle attività subacquee ed iperbariche professionali”, con il Disegno di legge 2339 del senatore Battaglia rimodulata e rivista nel più recente disegno di legge 2369 “Disposizioni concernenti le attività professionali subacquee e iperbariche”, presentato dall’On. Lo Presti nel 2009, unici disegni di legge che affrontano i problemi del settore della subacquea senza mischiare la parte sportiva e la parte commerciale/industriale, fra le ben otto proposte legislative presentate dal 1997 ad oggi.
Ma approfondiamo di più il mondo della subacquea industriale, sezionando ed analizzando un percorso tipo: parliamo delle due tipologie di immersioni secondo standard e canoni internazionali: le attività in Basso Fondale e attività in Alto Fondale.
La differenza principale fra le due tipologie è semplicemente il gas che si respira durante l’immersione, se l’immersione è fatta ad aria (aria o aria arricchita) allora rientriamo nelle immersioni in Basso Fondale, mentre se si fa uso di miscele (elio al posto dell’azoto con percentuali variabili nelle diverse profondità, ma anche di attrezzature particolari come la campana chiusa ecc.), parleremo di immersioni in Alto Fondale.
Tutte le immersioni rientrano in queste due tipologie, senza eccezioni e vie di mezzo, quindi nella subacquea industriale le immersioni o sono in basso o sono in alto fondale.
La profondità massima per le immersioni in Basso Fondale non può superare i – 50 metri, oltre tale limite è obbligatorio usare durante le immersioni le tecniche dell’Alto Fondale. Questa limitazione assoluta verso il basso potrebbe diventare relativa per immersioni a profondità inferiori, dove a volte questi limiti possono essere abbassati, per praticità e maggiore sicurezza, lì dove esiste la possibilità di utilizzo di attrezzature per alto fondale (esempio: se facciamo una immersione in saturazione a – 40 metri, avremo un’immersione di alto fondale ai – 40 metri).
Ma torniamo a parlare delle immersioni standard in basso fondale, cioè immersioni ad aria a profondità massima di – 50 metri.
Esse vanno divise in 2 categorie: le immersioni ad aria, che avvengono dalla superficie, cioè il diver si immerge da una superficie (banchina o imbarcazione), l’ombelicale parte dalla superficie e nel caso di emergenza lo standby interviene dalla superficie. Queste immersioni, secondo le definizioni dell’HSE-UK, riguardano sia l’inshore diving che l’offshore diving (Diving at Work Regulations 1997 List of Approved Diving Qualifications dated 9 August 2011), e le immersioni ad aria con l’uso di un “basket” o di una “campana aperta”, con la particolarità dello standby che si immerge insieme con il diver nel basket o nella campana aperta, arrivando alla profondità programmata, dove il diver “esce” per effettuare l’attività prevista, mentre lo standby rimane in attesa all’interno della campana aperta o del basket, pronto ad intervenire in caso di necessità. Questo tipo di immersione è spesso conosciuta con il nome di “TOP UP” (trova applicazione solo nell’offshore diving, secondo le definizioni dell’HSE-UK).
La prima categoria di immersione può arrivare fino ad un massimo di -30 metri di profondità, mentre la seconda (TOP UP) va dai -30 ai -50 metri. Ma anche qui con la specifica che se si effettua un’immersione con l’uso di un basket o di una campana aperta ad una profondità inferiore possiamo parlare di tecniche di TOP UP usate per profondità anche inferiore a -30 metri.
Purtroppo qui la confusione regna sovrana in Italia, sia a causa di una legislazione specifica mancante, sia di tantissime informazioni errate pubblicate da “soggetti” che dovrebbero essere punto di riferimento per quanti vogliono conoscere questo mondo.
Spesso leggiamo di corsi di formazione proposti dove, facendo un paragone, uno prima acquisisce la patente di guida per il camion e dopo quella per il … motorino (cioè in una elencazione di categorie, mettono prima lo SCUBA, poi l’altofondale e in seguito il… TOP UP), o si legge di corsi dove si pubblicizza il rilascio di attestati per profondità di – 50 metri (!!), con uso di tecniche sportive, addirittura in alcuni casi addizionano all’attestato per OTS il titolo di guida subacquea 3 stelle CMAS!!!. Ancora peggio, troviamo corsi per OTS fatti interamente in aula e senza alcuna immersione durante il periodo formativo. C’è, inoltre, chi usa questi corsi, per trovare manovalanza gratuita, usando i malcapitati studenti in cantieri di lavoro, camuffati da attività in stage e ancora chi pubblicizza di “brevetti” (e non attestati) OTS o, chi suggerisce come unico rimedio di rivolgersi all’estero per avere una formazione adeguata, mortificando ancora di più questo settore in Italia.
Naturalmente tutto a discapito della sicurezza e dei ragazzi che poi si trovano in mano “carte” non spendibili in ambito lavorativo.
CEDIFOP news n. 69 - Marzo 2012 - articolo 125
Incontro IMCA – IDSA
Nel mese di novembre 2011, il Presidente dell’IDSA Leo Lagarde e l’Amministratore Alan
Bax hanno incontrato il direttore esecutivo dell’IMCA Hugh Williams, per una incontro
informale con scambio di informazioni relative alle attività delle due associazioni. L'incontro è stato apprezzato da entrambe le parti, che manterranno i contatti anche in futuro, cosi come hanno fatto in passato
CEDIFOP news n. 69 - Marzo 2012 - articolo 124
Protocollo d’intesa firmato da:
Istituto Tecnico Nautico "Gioeni - Trabia" di Palermo e il CEDIFOP
Nell’ambito delle attività extrascolastiche per la diffusione, nelle scuole, della “cultura” del mare e delle sue professioni, l’istituto Tecnico Nautico "Gioeni-Trabia" di Palermo e il CEDIFOP hanno firmato un protocollo d’intesa per per l'organizzazione di iniziative formative legate nel settore marittimo, sia con finanziamenti pubblici, sia con iniziative private.
Nel recente passato, protocolli d’intesa similari sono stati stilati dal CEDIFOP con altri istituti del territorio palermitano, quali l’Istituto Tecnico Industriale Statale “ITIS A,Volta” di Palermo e l’Istituto Provinciale Cultura e Lingue “IPCL Ninni Cassarà” di Palermo (protocollo stilato con la Provincia Regionale di Palermo), che ha dato il via a diverse iniziative che annualmente coinvolgono un gran numero di studenti che frequentano questi istituti, nel conoscere nuovi mestieri e possibilità di sbocchi occupazionali legati al mare.
Il direttore del CEDIFOP Manos Kouvakis considera di particolare interesse questo protocollo, sia per l’affinità delle attività formative nel settore marittimo delle due scuole, sia per la prestigiosa storia dell’Istituto Tecnico Nautico "Gioeni - Trabia" di Palermo, fondato nel 1789 da Monsignor Gioeni dei duchi d'Angiò, che consapevole dell'importanza economica dell'isola per la sua centralità nel Mediterraneo, decise di fondare a Palermo un Seminario nautico "capace di fornire alla città e alla Sicilia, gente di mare adeguata".
Nel 1887, come tutti gli altri Istituti Nautici del Regno anche il Nautico di Palermo passò alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione; solo dal 1964 l'Istituto Tecnico Nautico occupa la sede di Piazza Santo Spirito che a tal uso é stata progettata, in corso Vittorio Emanuele, in un contesto storico marittimo di tutto rispetto.
Le prime “attività” in comune inizieranno da quest’anno scolastico, con la visita di alcune classi dell’Istituto Nautico per assistere alla gestione di un cantiere di lavori subacquei, gestito dagli allievi del CEDIFOP, secondo i dettami dell’ordinanza n.50/2011 della Capitaneria di Porto di Palermo e le indicazioni del documento HSE/SIC “Requisiti HSE per i subappaltatori di lavori subacquei” dell’ENI spa, per le immersioni dalla superficie in surface.
Questa prima iniziativa, di “presentazione” avrà luogo nel mese di aprile 2012. Sono in fase di programmazione iniziative per gli anni successivi.
CEDIFOP news n. 69 - Marzo 2012 - articolo 123
Iniziato il nuovo corso per OTS a CEDIFOP
Iniziato il 16 febbraio il primo corso per OTS del Cedifop nel 2012. Come sempre partecipano 20 allievi che arrivano da tutte le regioni d’Italia, e in particolare: Abruzzo (Atri), Calabria (Taurianova), Friuli-Venezia Giulia (Trieste), Lombardia (Monza e Varese), Puglia (Bisceglie, Monopoli, Taranto), Sardegna (Perdasdefogu), e naturalmente dalla Sicilia (Avola, Caltagirone, Giarre, Lipari, Messina, Palermo, Siracusa e Ustica). Da sottolineare, che la Riserva Marina di Ustica, in collaborazione con il Comune di Ustica, ha finanziato la partecipazione di 2 allievi, ai corsi OTS del Cedifop del 2012, fatto che sottolinea l’importanza data a questo percorso formativo.
A fine corso, i 20 allievi, in base alla legislazione Italiana, portano iscriversi presso il Registro Sommozzatori del Ministero dei Trasporti, presso una Capitaneria di Porto sul territorio nazionale per ottenere il “Libretto di Ricognizione”, per le attività lavorative all’interno delle aree portuali in Italia. A livello internazionale il percorso formativo è riconosciuto dall’HSE-UK, sia per l’inshore sia per l’offshore diving, con la qualifica di "Scuba e Surface", e rappresenta credito formativo, per proseguire l’addestramento con corsi di maggiore specializzazione fino alla qualifica di "Surface Top Up", che vede Cedifop come unica scuola che li effettua in Italia rientrando fra le 15 scuole nel mondo che possono rilasciare questa tipologia di certificazione, secondo la didattica IDSA
CEDIFOP news n. 68 - Febbraio 2012 - articolo 122
Le attività del CEDIFOP, sono spesso tema di articoli pubblicati su giornali e riviste specialistiche del settore sia a tiratura locale, regionale, nazionale, ma anche a tiratura internazionale, con più di 200 articoli pubblicati negli ultimi 5 anni (http://www.cedifop.it/corsi-2005/stampacdf.htm) di cui ben 42 nel 2011 e 15 nel 2012.
CEDIFOP news n. 68 - Febbraio 2012 - articolo 121
CEDIFOP: Completato il terzo corso IMCA per DIVER MEDIC
Svolti il 27 e il 28 gennaio 2012, gli esami del 3° corso IMCA per Diver Medic organizzato dal CEDIFOP a Palermo. Hanno partecipato otto allievi, già OTS (Operatori Tecnici Subacquei), cosi come prevede IMCA.
La certificazione di questo corso permette ai componenti di una squadra di lavoro di OTS qualificati, di poter gestire eventualità di soccorso complesse nei lavori offshore dove è previsto che ci sia fra i partecipanti chi ha le competenze di Diver Medic.
Il conseguimento del brevetto IMCA per Diver Medic, inoltre, rappresenta una qualifica necessaria per il raggiungimento del livello "Top Up".
Il corso è stato sviluppato seguendo le direttive previste da IMCA (International Marine Contractors Association), che raggruppa oltre 700 aziende di 50 stati.
Sul piano didattico sono state effettuate esercitazioni con test di verifica giornalieri (questionari a risposta multipla), in modo da monitorare l’apprendimento degli allievi su quanto appreso il giorno precedente.
Le lezioni sono state svolte dal docente del Cedifop Marcello Vinciguerra e dal medico anestesista Dott. Massimiliano Casagrande. La commissione di esami era composta dal docente del Cedifop Costantino Francesco e dalla Dott.ssa Laura Vernotico, Specialista in Medicina dello Sport e Medicina del Nuoto e delle Attività Subacquee.
Ecco alcuni degli argomenti trattati durante gli esami finali del corso: incidente da decompressione neurologico – incidente in campana con fuoriuscita di gas – trauma cervicale a seguito di caduta da 7 metri di altezza – pallonata da 30 metri di profondità (incidente da decompressione, Embolia gassosa arteriosa,) con arresto cardiocircolatorio – procedure di emergenza per diver svenuto in acqua e conseguente ipotermia – caduta da 5 metri con frattura di gamba e sospetto trauma vertebrale – ustione al volto da agente chimico con interessamento degli occhi – amputazione di dito durante immersione e comunicazione con il C.I.R.M.
Il prossimo corso per Diver Medic / IMCA del CEDIFOP è previsto dal 24 maggio al 2 giugno 2012
CEDIFOP news n. 67 - Gennaio 2012 - articolo 120
Collaborazione Italia/Norvegia per la riuscita del primo corso Italiano
per il TOP UP secondo gli standard della didattica IDSA

References: articolo 140
 articolo 139
 articolo 138
 articolo 137
 articolo 136
 articolo 135
 articolo 134
 articolo 133
 articolo 132
 articolo 131
 articolo 130
 articolo 129
 articolo 128
 articolo 127
 articolo 126
 articolo 125
 articolo 124
 articolo 123
 articolo 122
 articolo 121
 articolo 120