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Timestamp: 2020-02-19 17:18:14+00:00

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Il contenzioso civile - Xvii legislatura
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1.2 Il contenzioso civile
1.2.1 L’azione di responsabilità nei confronti di amministratori, sindaci e soci di riferimento di SNIA
Così delineato il quadro societario, va detto che il commissario straordinario della SNIA Spa in liquidazione, in amministrazione straordinaria, sulla scorta di un report del 22 novembre 2011, redatto dalla società di consulenza Deloitte Financial Advisory Services Spa, e di una ulteriore consulenza di parte (relazione Vienna), ha proposto azione di responsabilità - con l’assistenza degli avvocati Giorgio De Nova, Elisabetta Trezzi, Maffeis Daniele Giovanni e Francesco Delfini, tutti del foro di Milano - con conseguente domanda di condanna nei confronti degli amministratori, sindaci e soci di riferimento, per un totale di n. 65 parti convenute e 24 terzi chiamati e con l’intervento adesivo-dipendente (ad adiuvandum) del Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare e del Ministero dell’economia e delle finanze, rappresentati dall’Avvocatura distrettale dello Stato di Milano.
Il commissario straordinario della SNIA Spa in liquidazione contesta ai convenuti otto distinte condotte ritenute cagionative di danno per il patrimonio sociale, accompagnate da altrettante richieste di risarcimento danni.
La prima e la più rilevante, sotto il profilo del danno cagionato, delle condotte censurate consiste in una omissione, protrattasi a far data dal 3 aprile 2000, che avrebbe esposto SNIA Spa alla responsabilità per tutti i debiti della controllata al 100 per cento società Caffaro Srl, conseguenti ai danni all’ambiente causati da quest’ultima nei tre SIN di Torviscosa, Brescia e Colleferro.
Sulla base di una stima dei danni effettuata da ISPRA, i danni all’ambiente vengono stimati nella complessiva somma di euro 3.423.257.403,60 (quasi tre miliardi e mezzo di euro, che costituivano oggetto della pretesa del Ministero dell’ambiente).
A tale danno l’attore aggiunge altro potenziale danno, valutabile in ulteriori euro 1.922.070, oggetto della pretesa del commissario delegato per l’emergenza socio-economico ambientale, determinatasi nelle lagune di Marano Lagunare e Grado.
Inoltre, il commissario straordinario chiede al tribunale che amministratori e sindaci di SNIA vengano chiamati a rispondere di tutti gli altri debiti di Caffaro in amministrazione straordinaria che trovano titoli in atti o fatti inerenti il periodo compreso fra il 3 aprile 2000 e il 2 febbraio 2009, ma ma omette di effettuare sul punto alcuna ulteriore specificazione, che consenta di identificare tali danni ulteriori, come sottolinea il tribunale di Milano, che ha rigettato quest’ultima domanda di risarcimento danni.
Tutto ciò precisato, va detto che il periodo temporale anzidetto (3 aprile 2000 e il 2 febbraio 2009) viene determinato dal commissario straordinario sulla base della considerazione che SNIA, pur essendo divenuta socio unico di Caffaro, a partire dal 3 aprile 2000, aveva effettuato la relativa comunicazione al registro delle imprese, prevista dall’articolo 2470, comma 4, codice civile, soltanto in data 2 febbraio 2009.
Di conseguenza, la mancata comunicazione, da parte di SNIA, al registro delle imprese della sua qualità di socio unico in Caffaro Srl comportava, ai sensi degli articoli 2462, comma 2, e 2470, comma 4, del codice civile, l’illimitata responsabilità della stessa SNIA e, per essa, anche la responsabilità solidale di amministratori, sindaci e soci di riferimento, per le obbligazioni sorte in Caffaro Srl, per tutto il periodo in cui non era stata effettuata la prescritta pubblicità.
Altra rilevante condotta censurabile da parte di amministratori e sindaci della SNIA è rappresentata dalla cosiddetta “scissione distrattiva” della SORIN Spa.
Invero, secondo il commissario straordinario, la seconda condotta fonte della responsabilità degli organi sociali di SNIA - anche quale conseguenza del controllo congiunto dei “soci indiretti” (MITTEL Spa, GE CAPITAL Spa, MPS Spa e UNIPOL Spa) e della direzione unitaria e del coordinamento del “socio diretto” BIOS, nonché degli amministratori di BIOS, allora in carica - è costituita dall’ideazione e dalla realizzazione (rese note ai soci e al mercato solo a far data dalla riunione del consiglio di amministrazione, avvenuta il 13 maggio 2003) della “scissione distrattiva” del comparto biomedicale, in danno dei soci e dei creditori sociali di SNIA, nella consapevolezza che l’attività sociale sarebbe proseguita in assenza di continuità aziendale, in danno dei soci e dei creditori sociali di SNIA.
Nella specie, la parte attrice ipotizza che l’operazione in questione sarebbe stata il punto di arrivo di un progetto doloso - orchestrato da BIOS (ovvero dai soci di riferimento di BIOS), fin dal momento della assunzione di una partecipazione rilevante nella SNIA Holding (nei primi mesi dell’anno 1999) - volto ad appropriarsi delle principali fonti di redditività del gruppo (in tesi individuate nel “comparto” biomedicale), trasferendole ad un soggetto di nuova costituzione (quale sarà poi la newco SORIN, beneficiaria della scissione 2.1.2004) e con asserito grave pregiudizio degli altri soci e della generalità dei creditori di SNIA quale conseguente, da un lato, alla immediata diminuzione del patrimonio della società scissa, dall’altro alla già prevedibile ed anzi prevista incapacità della scissa SNIA a proseguire l’ordinaria attività di impresa, una volta privata della fonte di reddito rappresentata dal “comparto biomedicale”.
Da questa operazione societaria censurata deriva la richiesta di risarcimento danni, nella misura di euro 572.000.000, corrispondente alla quota di patrimonio netto trasferita, nell’anno 2003, dalla SNIA Holding alla società SORIN, beneficiaria della scissione, ovvero nella minor somma di euro 388.000.000 (importo che rappresenta il valore complessivo degli investimenti partecipativi biomedicali trasferiti a SORIN Spa, dedotta la dotazione iniziale di liquidità a favore della scissa SNIA) ovvero infine nella diversa somma, da quantificarsi in corso di causa anche in via equitativa, ai sensi dell’articolo 1226 codice civile, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
Tale somma viene dal commissario straordinario pretesa a titolo di danno, definito “istantaneo”, provocato alla SNIA, per effetto della scissione del “settore biomedicale”, scissione ritenuta distrattiva, in quanto asseritamente posta in essere in pregiudizio del “settore chimico”.
Nella specie, come sopra rilevato, l’amministrazione straordinaria ipotizza che l’operazione in questione sarebbe stata il punto di arrivo di un progetto doloso, orchestrato dalla società controllante BIOS Spa (ovvero dai soci di riferimento di BIOS e, cioè, MITTEL Spa, GE CAPITAL Spa, MPS Spa e UNIPOL Spa, che erano soci di BIOS e, dunque, indirettamente di SNIA), fin dal momento della assunzione di una partecipazione rilevante nella holding SNIA, avvenuta nei primi mesi dell’anno 1999.
Secondo il commissario straordinario, la BIOS e i soci di riferimento di SNIA perseguivano l’obiettivo di appropriarsi delle principali fonti di redditività del gruppo, individuate nel “comparto” biomedicale, trasferendole ad un soggetto di nuova costituzione (quale sarà poi la newco SORIN beneficiaria della scissione, formalmente avvenuta in data 2 gennaio 2004, ma deliberata dal CdA di SNIA in data 13 maggio 2003).
Tale operazione, qualificata come “scissione distrattiva”, avrebbe provocato grave pregiudizio agli altri soci e alla generalità dei creditori di SNIA conseguente, da un lato, alla immediata diminuzione del patrimonio della società scissa SNIA e, dall’altro lato, alla già prevedibile ed anzi prevista incapacità della stessa SNIA a proseguire l’ordinaria attività di impresa nel settore chimico, una volta privata della fonte di reddito rappresentata dal “comparto” biomedicale.
Pertanto, nell’atto di citazione, il commissario straordinario di SNIA in amministrazione straordinaria chiede ai convenuti il risarcimento di un ulteriore danno, definito “incrementale”, consistente nelle perdite sopportate dalla società scissa (SNIA), poiché quest’ultima, dopo l’avvenuta scissione, aveva proseguito l’ordinaria attività di impresa, pur essendo venute meno le necessarie condizioni di “continuità aziendale”, quale conseguenza prevista e voluta della scissione eseguita, che le avevano impedito di usufruire delle risorse del “comparto biomedicale”, trasferito alla SORIN Spa.
Il danno da imprudente prosecuzione dell’attività sociale, a far data dal 1° gennaio 2004, viene stimato dall’attore in euro 192.858.000, pari alla differenza tra il patrimonio netto rettificato residuato in capo alla società scissa, SNIA, alla data del 1° gennaio 2004 (post-scissione, pari ad euro 164.000.000) e quello residuato alla data di dichiarazione dello stato di insolvenza del 25 marzo 2010 (negativo per euro 29.000.000).
Nell’atto di citazione sono contenute altre sei domande di minore importo e di pregnanza marginale rispetto alle prime due sopra riportate, sulle quali per ragioni di economicità espositiva, non ci si sofferma in questa sede.
Alla notifica dell’atto di citazione nei confronti dei convenuti sono seguite chiamate incrociate di terzo.
In vista della prima udienza di trattazione, l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, in rappresentanza del Ministero dell’ambiente e del Ministero dell’economia e delle finanze ha depositato domanda di intervento adesivo-dipendente, allo scopo di sostenere le ragioni dell’attore, cioè, del commissario straordinario (intervento ad adiuvandum).
Le parti convenute si sono difese, contestando le domande proposte nei loro confronti e depositando, a loro volta, consulenze (Provasoli-Villa e Cuttica).
Il tribunale di Milano - sezione specializzata in materia di impresa - con sentenza n. 1795/2016 del 10 febbraio 2016 (doc. 1714/4), ha dichiarato inammissibile l’intervento dispiegato in causa dal Ministero dell’ambiente e dal Ministero dell’economia e delle finanze, estromettendoli dal giudizio.
Quindi, il tribunale, dopo aver ichiarato inammissibile anche la domanda di risarcimento del danno ambientale proposta dal Commissario straordinario, ha rigettato nel merito tutte le altre domande proposte dallo stesso commissario straordinario, come esplicate nell’atto di citazione.
Infine, il tribunale, per il principio della soccombenza, ha condannato il commissario straordinario di SNIA in amministrazione straordinaria e Ministeri anzidetti, rappresentati dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, alla rifusione delle spese processuali, in favore delle parti convenute, liquidate nella complessiva somma di circa dieci milioni di euro, suddivisa per ciascuno dei convenuti e dei terzi chiamati.
Il tribunale, nella propria decisione, si occupa in primo luogo della posizione dei due Ministeri intervenuti nel giudizio promosso dal commissario straordinario di SNIA in amministrazione straordinaria, posto che i convenuti avevano eccepito l’inammissibilità del loro intervento in causa, sostenendo che mancava il loro “interesse”, giuridicamente protetto, a partecipare al processo (questione pregiudiziale).
A tale proposito, il tribunale osserva che l’Avvocatura dello Stato, nel dispiegare il suo intervento nella causa promossa dalla SNIA in amministrazione straordinaria, rivendica (in maniera invero estremamente succinta) il proprio interesse all’accoglimento della domanda dell’attore (SNIA in amministrazione straordinaria, in persona del commissario straordinario), sul presupposto che il conseguente arricchimento dell’attivo della procedura avrebbe potuto consentire una più ampia soddisfazione delle ragioni creditorie del Ministero dell’ambiente e del Ministero dell’economia e delle finanze, per i quali aveva presentato domanda di insinuazione al passivo della procedura SNIA del credito per danno ambientale, relativo ai SIN di Brescia, Colleferro e Torviscosa, quantificato allo stato nell’importo di euro 3.439.037.876,46.
Tuttavia, nel caso di specie, è accaduto che il giudice delegato della procedura di amministrazione straordinaria SNIA, su proposta dello stesso commissario straordinario, ha rigettato tale domanda e, benché avverso questa decisione l’Avvocatura dello Stato abbia promosso opposizione davanti al tribunale, il relativo giudizio di opposizione allo stato passivo è tuttora pendente, senza che sia intervenuta alcuna decisione.
Per completezza di esposizione, va detto che il tribunale di Udine, come si vedrà di seguito, ha rigettato l’opposizione proposta dall’Avvocatura distrettale dello Stato di Trieste contro il decreto di esecutività dello stato passivo della società Caffaro Srl, in amministrazione straordinaria (partecipata in via totalitaria da SNIA), con cui il giudice delegato della procedura non aveva riconosciuto il credito per danno ambientale, come preteso dalla stessa Avvocatura distrettuale dello Stato.
Di conseguenza, allo stato, il credito per danni ambientali nei tre SIN anzidetti, preteso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, ma contestato dallo stesso commissario straordinario di SNIA, non ha trovato alcun riconoscimento in sede giudiziaria, neanche quando la relativa domanda è stata proposta davanti il tribunale di Udine nei confronti della partecipata Caffaro Srl da altro ufficio dell’Avvocatura dello Stato, cioè, quello di Trieste, territorialmente competente.
Tutto ciò chiarito, sul piano degli sviluppi processuali delle pretese dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, territorialmente competenti, il tribunale di Milano, con la sentenza sopra citata, dopo aver richiamato la sentenza delle sezioni unite n. 29420/08 e altre decisioni di orientamento conforme (Cass. 364/14), ha estromesso dal giudizio i due ministeri, rappresentati dall’Avvocatura dello Stato di Milano, sul presupposto che essi sono portatori di un mero interesse di fatto e non di un interesse giuridicamente rilevante e qualificato ad un esito della controversia favorevole alla parte adiuvata (nella specie, la SNIA in amministrazione straordinaria), alla stregua dell’articolo 105, comma 2, codice procedura civile, secondo cui “ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone…per sostenere le ragioni di alcuna delle parti, quando vi ha un proprio interesse”.
Invero, come osserva il tribunale, in forza della sopra citata giurisprudenza, i creditori ammessi al passivo di procedure concorsuali - e la procedura di amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale, regolata per quanto riguarda la formazione dello stato passivo dalla legge fallimentare - devono essere comunque considerati portatori di un interesse di mero fatto, rispetto alle azioni di massa proposte dal curatore o, come nel caso di specie, dal commissario straordinario.
A tale principio giurisprudenziale, va aggiunta la considerazione in fatto che il credito per i danni ambientali dei tre SIN anzidetti, preteso dai due ministeri, intervenuti in questo giudizio (promosso dal commissario straordinario di SNIA in amministrazione straordinaria), è stato disconosciuto dallo stesso commissario straordinario e, per tale ragione, non è stato ammesso al passivo dal giudice delegato della procedura di amministrazione straordinaria di SNIA.
Così definita, con l’estromissione dal giudizio, la posizione del Ministero dell’ambiente e del Ministero dell’economia e delle finanze, la sentenza del tribunale passa all’esame delle domande proposte con l’atto di citazione dal commissario straordinario della SNIA nei confronti dei convenuti del giudizio di responsabilità.
La contestazione è stata proposta nei confronti di tutti i membri degli organi sociali di SNIA in carica, a partire dal 3 febbraio 2000 al 12 gennaio 2009, nonché contro i soci diretti e indiretti di SNIA e contro gli amministratori di BIOS, anch’essi citati in giudizio.
Il danno ambientale, riferito solo ai SIN di Brescia, Colleferro e Torviscosa, viene quantificato nella complessiva somma di 3.423.257.403,60 euro e viene domandato alle parti convenute in giudizio, per l’ipotesi che in futuro possa essere accolta la pretesa, avanzata dagli intervenienti Ministero dell’ambiente e Ministero dell’economia e delle finanze, di ammissione al passivo della procedura di amministrazione straordinaria della società SNIA in liquidazione.
A tale domanda il commissario straordinario, in sintonia con l’intervento esplicato dall’Avvocatura dello Stato (che, come si è detto, è stata estromessa dal giudizio), aggiunge la richiesta di risarcimento di un altro potenziale danno, valutabile in ulteriori euro 1.922.070,00 oggetto della pretesa del commissario celegato per l’emergenza socio-economico ambientale determinatasi nelle Lagune di Marano lagunare e Grado, del quale si parlerà diffusamente nel capitolo relativo al SIN di Torviscosa.
Tuttavia, su quest’ultima domanda deve dirsi sin d’ora che, a seguito della deperimetrazione di tale SIN, avvenuta con decreto ministeriale n. 222/M del 12 dicembre 2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 gennaio 2013, l’area lagunare è stata esclusa dal SIN e la figura del commissario delegato è stata soppressa e, di conseguenza, sono venute meno le sue pretese creditorie.
Quanto alla domanda di condanna di quasi tre miliardi e mezzo di euro, occorre precisare che la stessa è consequenziale alla richiesta di insinuazione al passivo, avanzata dagli intervenienti (Ministero dell’ambiente e Ministero dell’economia e delle finanze) nelle procedure di amministrazione straordinaria di Caffaro Srl in liquidazione, di Caffaro Chimica in liquidazione, pendenti davanti il tribunale di Udine, e di SNIA in liquidazione, pendente davanti il tribunale di Milano, per il complessivo importo sopra indicato e che la domanda di condanna dei convenuti con l’azione di responsabilità viene dal commissario straordinario di SNIA espressamente subordinata al fatto che il relativo credito venga, successivamente, “riconosciuto nelle competenti sedi”.
Tuttavia, allo stato, l’insinuazione allo stato passivo del credito, contestato dallo stesso commissario straordinario - come si è sopra ricordato - è stata rigettata nelle due società Caffaro (Caffaro Srl e Caffaro Chimica Srl) dal giudice delegato di Udine, con il decreto del 20 settembre 2011, che ha dichiarato l’esecutività dello stato passivo e tale decisione è stata confermata dal tribunale di Udine, mentre per quanto riguarda SNIA, dopo il rigetto del giudice delegato di Milano, pende giudizio di opposizione.
Tutto ciò chiarito e precisato, ritornando alla sentenza n. 1795/2016, pubblicata in data 10 febbraio 2016 (doc. 1714/4), va detto che il tribunale di Milano non è entrato nel merito della domanda di risarcimento dei danni ambientali proposta dal commissario straordinario, ma - come già accaduto per l’intervento esplicato dall’Avvocatura dello Stato di Milano - ne ha dichiarato l’inammissibilità, sul presupposto che l’attore non era portatore di un interesse concreto e attuale alla pronuncia richiesta, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, secondo cui “per proporre una domanda o per contraddire alla stessa occorre avervi un interesse”, richiamando a tale proposito la copiosa e puntuale giurisprudenza delle sezione civili della Suprema Corte (Cass. 24434/2007; Cass. 7786/2007; Cass. 11967/2010; Cass. 26020/2011 e altre).
Sul punto, osserva il tribunale che, nel caso di specie, il diritto di cui viene richiesta la tutela (ovvero il diritto al risarcimento di asseriti danni ambientali) non è affatto dedotto come “esistente” ma, al contrario, lo stesso attore (SNIA in amministrazione straordinaria) rivendica espressamente, addirittura, l’inesistenza dei presupposti che potrebbero determinare quel danno al patrimonio sociale, in conseguenza di una eventuale soccombenza nel distinto giudizio di opposizione allo stato passivo.
In realtà - prosegue il tribunale nel motivare la propria decisione - l’ammissione al passivo della procedura di amministrazione straordinaria di SNIA costituisce condicio qua non per legittimare una domanda risarcitoria nei confronti dei numerosi convenuti, ma ciò solo in via teorica, in quanto il danno ambientale deve essere poi provato in concreto, in uno con la responsabilità degli amministratori che lo hanno provocato e del nesso causale della loro condotta rispetto agli eventi dannosi.
Dunque, secondo il tribunale di Milano, fintanto che il credito per danno ambientale non viene ammesso al passivo della procedura di amministrazione straordinaria della SNIA, non può essere preso in considerazione per una pronuncia di condanna degli amministratori, dei sindaci e dei soci diretti e indiretti della stessa SNIA al risarcimento di tale danno, trattandosi di credito che è del tutto incerto, sia sotto il profilo dell’an debeatur, sia sotto il profilo del quantum.
Inoltre, la sentenza del tribunale - con ampia motivazione, che rinvia alla costante giurisprudenza civilistica sul punto (Cass. 978/1991; Cass. 297/1994; SS.UU. 264/1996; Cass. 1642/199; Cass. 21013/2010) - esclude la configurabilità dell’ipotesi di “sentenza condizionale”, nella quale l’efficacia della condanna è subordinata al verificarsi di un determinato evento futuro e incerto o di un termine prestabilito ovvero di una controprestazione specifica, sempreché il verificarsi della circostanza tenuta presente non richieda ulteriori accertamenti di merito da compiersi in un nuovo giudizio di cognizione, come per l’appunto accade nel caso di specie.
In sostanza, il tribunale afferma che nella sentenza condizionale, la “condizione” non deve dipendere da altro accertamento di merito, da operarsi in altro separato ed eventuale giudizio con richieste e difese tutte da definire, come nel caso di specie (nel quale il credito vantato è contestato giudizialmente davanti al giudice dell’opposizione allo stato passivo della procedura di amministrazione straordinaria), bensì deve trattarsi di un obbligo attuale, e non di un obbligo ancora da accertare, sebbene l’adempimento di tale obbligo sia condizionato al verificarsi di un determinato evento, il cui avveramento non deve richiedere alcuna altra indagine, se non che l’evento si sia verificato.
Come si è detto, il tribunale di Milano ha rigettato, con valutazione di merito, tutte le altre domande proposte dal commissario straordinario, in quanto infondate.
In questa sede, ci si occuperà solo dei motivi di rigetto della domada di risarcimento danni, in relazione alla cosiddetta “scissione distrattiva” della SORIN Spa, in quanto è la più rilevante sotto il profili economico.
Per quanto attiene il danno subito dalla SNIA, per effetto della lamentata scissione distrattiva del settore biomedicale in favore della SORIN Spa, il tribunale di Milano, sulla base delle analisi svolte dalle consulenze di parte, esclude innanzitutto che, nell’arco di tempo 2000-2003, vi sia stato un travaso di risorse, per l’importo di euro 388 milioni, dal “settore chimico” al “settore biomedicale”, come sostiene il commissario straordinario nell’atto di citazione in giudizio.
Invero, emerge dalla consulenza “Vienna” di parte attrice come, nell’arco di tempo considerato, la holding SNIA ha sostenuto sia le attività del settore chimico, sia quelle del settore biomedicale.
In particolare, “ritorna” nella consulenza “Vienna” la cifra di circa 388 milioni di euro, riferita in questo caso non già ai “trasferimenti” dal settore chimico al settore biomedicale (come contestato dall’attore), bensì all’insieme dei “trasferimenti” effettuati dalla SNIA Holding a supporto di tutti indistintamente i settori di attività delle proprie controllate (sia pure con netta prevalenza dei trasferimenti in favore del “settore” biomedicale, per l’importo di 280 milioni).
Tuttavia, osserva il tribunale che, a fronte delle precedenti movimentazioni finanziarie, residuava un credito di SNIA, per l’importo di 109,8 milioni di euro, nei confronti della società DIDECO del “settore biomedicale”. Ebbene, tale credito, benché “inerente” le attività oggetto di scissione, era pacificamente rimasto in capo alla scissa SNIA, per espressa previsione del progetto di scissione, consentendo quindi l’integrale recupero delle precedenti uscite finanziarie, effettuate in favore della beneficiaria SORIN Spa.
Nell’escludere ogni “distrazione”, il tribunale osserva che, nel caso di specie, si discute di rapporti tra distinte società di capitali che, pur “collegate” tra loro, secondo l’ordinamento vigente, rimangono pur sempre dotate ciascuna di piena autonomia patrimoniale e giuridica.
Si tratta in particolare della cessione, da parte di SNIA Holding, di partecipazioni a lei stessa facenti capo e/o di riscossione di utili legittimamente distribuiti (operazioni in ordine alle quali nessuna contestazione era stata sollevata dall’attore) e del successivo utilizzo dei mezzi finanziari così acquisiti, indiscutibilmente di propria esclusiva o pertinenza, per altri investimenti in ulteriori attività reputate maggiormente remunerative.
In via esemplificativa, la sentenza del tribunale cita la vicenda dell’avvenuta totale cessione della diretta partecipazione di SNIA in Caffaro Energia Spa (forse la più rilevante operazione di dismissione discussa in causa), a seguito della quale SNIA Holding Spa aveva cessato di operare nel “settore” dell’energia, conseguendo una notevole plusvalenza, che aveva successivamente reinvestito nei vari settori della propria attività d’impresa. Partendo da tale dato storico, il tribunale fa una riflessione sul fatto che non era dato di intendere come da una operazione di tal fatta (schema tipico di tutte le operazioni lamentate dall’attore) possa mai ipotizzarsi l’insorgere di un vincolo di destinazione dei mezzi finanziari conseguiti “in favore” dell’uno o dell’altro dei diversi “settori” di attività (chimico, agrochimico, tessile, immobiliare, biomedicale), in cui operavano le diverse (autonome) società partecipate da SNIA Holding.
Infine, il tribunale osserva:
1) che la SNIA scissa aveva conservato un patrimonio netto di 164 milioni di euro;
2) che l’unica posizione passiva precedente la contestata scissione (2 gennaio 2004) era costituita dal credito di EQUITALIA, che ammontava ad appena euro 300.000, con la conseguenza che l’operazione di scissione non aveva comportato alcuna lesione del ceto creditorio;
3) che, considerata l’attuale solidità finanziaria e patrimoniale della SORIN, l’intera quota di patrimonio netto conferita alla stessa dalla SNIA, all’atto della scissione, pari a 572 milioni di euro era tuttora disponibile, secondo i meccanismi di tutela previsti in via generale dall’articolo 2506 quater, ultimo comma, del codice civile, che prevede la responsabilità solidale della società beneficiaria (la SORIN) nei debiti non soddisfatti della società scissa (la SNIA), ma solo nei limiti del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto.
Sulla base di queste considerazioni, i primi giudici ritengono di dover senz’altro escludere la possibilità di ravvisare nella divisione patrimoniale, fisiologicamente conseguente alla operazione di scissione in esame, una diminuzione del patrimonio della generalità dei soci ovvero della garanzia dei creditori e, dunque, un “danno istantaneo”, immediatamente corrispondente alla quota di patrimonio conferita alla società beneficiaria.
Esaurito l’esame del cosiddetto “danno istantaneo”, il tribunale passa all’esame di un ulteriore danno lamentato dal commissario straordinario, definito “incrementale”, asseritamente anch’esso causato dall’avvenuta scissione del ramo biomedicale, in favore della costituita società SORIN.
Invero, secondo l’attore, al danno istantaneo da scissione “si aggiunge - sempre come conseguenza immediata diretta e prevedibile, della scissione e quindi della stessa seconda condotta - il danno derivante dalla circostanza che coloro che hanno ideato e realizzato la scissione dovevano prevedere, e certamente, prevedettero, come evento causalmente dipendente in via immediata e diretta dalla loro condotta, un ulteriore danno, rappresentato dal danno per la prosecuzione dell’attività sociale, nonostante la perdita della continuità aziendale”.
Dunque, nella prospettazione dell’attore, sussiste uno specifico ulteriore evento di danno, rappresentato da una asserita perdita di continuità aziendale della SNIA (si intende la SNIA scissa), per effetto dell’avvenuta separazione del “comparto biomedicale”, che avrebbe determinato l’impossibilità, da parte della SNIA, di far conto sui flussi finanziari generati da tale “settore di attività” per affrontare impellenti esigenze di ristrutturazione del “settore chimico”, che versava in grave difficoltà.
Su questo secondo danno lamentato, il tribunale fa proprie le conclusioni della consulenza “Provasoli-Villa” di parte convenuta, che aveva concluso che la scissione SNIA-SORIN costituiva scelta strategica e non distrattiva, posto che il settore del business delle tecnologie medicali presentava caratteristiche strutturalmente diverse da quello chimico con riferimento: 1, alla crescita (in sviluppo il primo, “maturo” il secondo); 2, ai mercati di riferimento (internazionale il primo, prevalentemente “domestico” il secondo); 3, alle caratteristiche operative (knowledge intensive il primo, capital intensive il secondo); 4, alla visibilità dei marchi (meglio valorizzati negli specifici settori di competenza); 5, alla dipendenza dai cicli economici (con fattori di maggior variabilità per la chimica).
La scissione aveva, inoltre, specifico “valore” per SNIA, in quanto la creazione di una società autonoma focalizzata nella chimica avrebbe reso possibile alleanze con partner industriali del settore, non interessati a intese con una società, il cui modello di business era diversificato e includeva anche il biomedicale. Aggiungasi infine che SNIA, in considerazione della rilevanza dei suoi marchi, avrebbe potuto divenire un polo industriale di aggregazione di altre realtà, una volta separata l’attività biomedicale.
Ciò precisato sulla natura strategica dell’operazione di scissione, il tribunale sottolinea tre circostanze fondamentali in fatto: la prima, già sopra citata, riguarda il credito di SNIA, per l’importo di 109,8 milioni di euro, nei confronti della società DIDECO del “settore biomedicale”, rimasto in capo alla scissa SNIA, per espressa previsione del progetto di scissione, nonostante fosse di astratta inerenza della biomedicale società SORIN.
La seconda circostanza riguarda l’attribuzione alla scissa SNIA della maggior parte degli utili maturati dal settore biomedicale nel corso dell’esercizio 2003, a parziale compensazione delle maggiori perdite registrate dalle società operanti in altri settori, in conseguenza della scelta di mantenere invariata, rispetto all’entità prevista dal progetto di scissione, la quota di patrimonio netto attribuita a SORIN.
La terza circostanza, la più importante, investe il complessivo miglioramento, conseguente proprio alla scissione, della posizione finanziaria netta della SNIA scissa, rispetto a quella della SNIA ante scissione, in ragione della diseguale attribuzione delle posizioni di credito/debito, di rispettiva pertinenza, tra la SNIA scissa (passività per euro 92.487.768 e disponibilità per euro 187.757.022) e la beneficiaria SORIN (passività per euro 190.903.156 e disponibilità per euro 65.182.752), come risulta dalla consulenza “Cuttica, pag. 60”.
Infine, il tribunale di Milano, richiamata la sentenza della Suprema Corte n. 10201/13, non dubita che “è ipoteticamente possibile che la insolvenza societaria sia stata determinata da una sottrazione eccessiva di risorse finanziarie, che possono aver posto in crisi la società scorporante….”
Nel convenire pienamente con una tale indicazione di principio, il Collegio (citando per intero il passo motivazionale sopra richiamato) ritiene in particolare di dover sottolineare l’attenzione posta dalla Suprema Corte all’esigenza di una verifica rigorosa di un effettivo “nesso di causalità” tra la condotta contestata e gli esiti pregiudizievoli che ne sarebbero conseguiti (“…ma di tale circostanza deve fornirsi una prova certa, idonea a superare la presunzione contraria basata sul lungo tempo trascorso dall’operazione (cinque anni) e sull’avvenuto pagamento dei debiti allora (nel 2005) esistenti in capo alla società”).
Nel caso di specie, i giudici rilevano: 1) che la dichiarazione di insolvenza della SNIA era avvenuta a sei anni di distanza dall’operazione di scissione; 2) che i debiti ante scissione erano stati sostanzialmente tutti soddisfatti (come evidenziato in precedenza); 3) che la fattispecie in esame presentava un elemento di significativa peculiarità, rappresentato dal fatto che la quasi totalità delle perdite maturate dalla SNIA scissa - quale asserita conseguenza della condotta in esame (euro 173 milioni circa su un totale di euro 192.858.000), per cui viene avanzata richiesta risarcitoria - era stata realizzata nel solo esercizio 2004 (vedi, in particolare, pag. 58 della consulenza “Deloitte Services”, nella quale si fa riferimento a perdite per euro 173,6 milioni nel periodo gennaio-novembre 2004).
A parere del Collegio, proprio l’accorciamento dell’arco temporale di riferimento fa emergere la palese inidoneità della prospettazione in fatto proposta dall’attore a dar conto dell’addebito di responsabilità ipotizzato, quale limitata alla generica contestazione dell’asserito venir meno di imprecisate risorse finanziarie, che avrebbero in tesi impedito altrettanto imprecisati interventi di ristrutturazione del “settore chimico”, asseritamente idonei ad evitare le rilevanti perdite maturate già nel corso dell’anno della scissione (2004).
In sostanza, le perdite della SNIA, già consumate nel corso del 2004, non potevano essere la conseguenza dell’avvenuta scissione del comparto biomedicale, ma avevano ragioni strutturali diverse.
Per questa parte - secondo il tribunale di Milano - si tratta di una prospettazione (quella dell’attore), il quale affida la lamentata correlazione tra la condotta denunciata (decisione ed esecuzione dell’operazione di scissione) e le perdite indicate ad un medium di carattere propriamente omissivo.
Secondo la tesi avanzata con l’atto di citazione, la scissione avrebbe dolosamente determinato l’impossibilità di fare ricorso alle risorse finanziarie generate dal “settore biomedicale” e il mancato utilizzo di dette risorse avrebbe impedito una adeguata ristrutturazione delle attività del “settore chimico”, in particolare, della Caffaro, rimaste alla scissa SNIA, così cagionando le ingenti perdite degli esercizi successivi alla scissione.
Invero, osserva il collegio richiamando gli ordinari principi in tema di “causalità omissiva”, l’assunto del commissario straordinario della SNIA in amministrazione straordinaria, che aveva promosso l’azione di responsabilità, avrebbe richiesto un’adeguata specificazione sotto i distinti profili della:
1) individuazione di un obbligo giuridico del socio di controllo di provvedere a finanziarie il cosiddetto settore chimico, allo scopo di consentirne il risanamento;
2) allegazione degli interventi di riorganizzazione, in tesi, idonei a rilanciare la produttività del settore chimico e, come tali, da reputarsi necessari e sufficienti ad evitare le perdite di cui alla domanda di risarcimento del danno avanzata nei confronti dei convenuti, con la chiara indicazione dei mezzi finanziari legittimamente utilizzabili allo scopo;
3) individuazione del nesso di causalità ipotizzato tra la mancata esecuzione degli interventi di ristrutturazione del settore chimico e le perdite maturate dalla scissa SNIA, in relazione all’andamento delle distinte società controllate operanti nel settore tessile e immobiliare, rimaste in capo alla SNIA scissa.
Tale prova, secondo il tribunale di Milano, è mancata del tutto e neanche è stata dedotta dall’attore.
A tali considerazioni la sentenza del tribunale di Milano aggiunge il dato rilevante che il cosiddetto settore biomedicale non costituiva una fonte di risorse finanziarie per la SNIA, come dimostrato per tabulas, dal fatto che, nel corso dell’esercizio 2004, non solo la SNIA, ma anche la beneficiaria SORIN aveva chiuso l’esercizio in perdita (per circa 31 milioni di euro).
Del pari, erano stati chiusi in perdita dalla SORIN anche gli esercizi subito successivi all’anno 2004, per oltre 120 milioni di euro fino all’anno 2007, mentre - all’evidenza - i positivi risultati di esercizi ancora successivi non avevano rilevanza alcuna ai fini di questo giudizio.
Infine, in via generale ed astratta, la sentenza del tribunale esclude l’esistenza della possibilità di individuare, sia pure all’interno di un “gruppo di società”, un obbligo giuridico del socio di controllo ovvero della società holding di provvedere a “finanziare” le società controllate (o anche ad utilizzare a tale scopo utili legittimamente distribuibili) e ciò quale diretta conseguenza del regime di responsabilità limitata che governa le società di capitali.
In tal senso, è certamente da escludere che SNIA pre-scissione avesse alcun obbligo di provvedere a rifinanziare il settore chimico (potendo legittimamente scegliere di tenere separati i distinti settori di investimento), ragione per cui, sotto tale profilo - secondo il tribunale - deve reputarsi semplicemente “neutra” la decisione di procedere alla scissione.
Tanto più per la considerazione che, anche a seguito dell’operazione anzidetta, i soci della scissa SNIA (gli stessi della SNIA pre-scissione) avrebbero ben potuto provvedere a dotare le singole società bisognose di ricapitalizzazione dei mezzi in tesi necessari, esattamente come avrebbero potuto fare anche prima della scissione.
Diversa questione è evidentemente quella del venir meno, in conseguenza della operazione di scissione, della possibilità concreta di utilizzare le risorse finanziarie generate dal “settore biomedicale” per la riorganizzazione delle attività del “settore chimico” (questione su cui in realtà si appuntano le censure proposte da parte attrice).
Sotto tale profilo, il tribunale sottolinea che (al di là della già deprecata ed evidentemente interessata, genericità del riferimento a “settori di attività”), in questo caso, si discute di attività riferibili non già a rami d’azienda di pertinenza di una medesima società, bensì a distinte società di capitali, dotate ciascuna di perfetta autonomia patrimoniale e giuridica, per cui risulta certamente da escludere (sia prima che dopo la scissione) la liceità di un puro e semplice trasferimento di risorse da società del ramo biomedicale a società del ramo chimico, se non in vista (naturalmente) del perseguimento di un interesse proprio della società finanziatrice.
Ebbene, il tribunale sottolinea che, nella specie, nessun interesse di tal fatta era stato prospettato dall’attore, sebbene gravato del relativo onere di allegazione.
Anzi, la sottolineatura del carattere asseritamente drammatico delle condizioni delle società chimiche, rimaste in capo alla SNIA - secondo i primi giudici - deve necessariamente far ritenere che, a prescindere dalla esecuzione o meno dell’operazione di scissione, sarebbe stata per gli amministratori di SNIA condotta di colpevole e grave imprudenza quella di sottrarre alle società biomedicali le risorse di cassa generate dalle altre attività sociali, allo scopo di destinarle a tentativi di risanamento delle società del settore chimico in grave crisi.
Viceversa, la SORIN, negli esercizi 2004 e seguenti, aveva correttamene e autonomamrente provveduto a risanare le consistenti perdite maturate nel settore biomedicale, che le era stato conferito a seguito della scissione dalla SNIA.
In conclusione, sul punto, il tribunale di Milano ha rigettato entrambe le domande di danno (istantaneo e incrementale), proposte dal commissario straordinario.
Avverso la sentenza del tribunale di Milano hanno proposto appello davanti la Corte d’appello di Milano, con atti distinti, sia la SNIA in amministrazione straordinaria (doc. 1714/5) - assistito da un pool di avvocati diversi da quelli del giudizio di primo grado e, cioè, dal professor avvocato Romano Vaccarella del foro di Roma, dal professor avvoccato Stefano Ambrosini del foro di Milano e dall’avvocato Alfredo Bianchini del foro di Venezia - sia l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano (doc. 1714/6), chiedendo la riforma della sentenza impugnata e ribadendo le loro tesi difensive.
La Corte d’appello, con ordinanza del 4-21 ottobre 2016 (doc. 1714/11), ha sospeso la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado, che avrebbe comportato l’esborso immediato da parte delle amministrazioni soccombenti, in favore dei convenuti in giudizio, della rilevante somma di circa dieci milioni di euro, a titolo di spese processuali, come liquidate nella sentenza impugnata, che - all’evidenza - in tale liquidazione aveva tenuto conto degli elevati importi richiesti dal commissario straordinario e dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano alle parti convenute in giudizio.
Naturalmente - va precisato - alle spese processuali anzidette in favore delle parti convenute nel giudizio di primo grado devono essere aggiunti i compensi professionali sia degli avvocati nominati dal commissario straordinario, che lo hanno assistito nel giudizio di primo grado, sia dei nuovi professionisti nominati per il giudizio di appello.
E’ evidente che, anche per costoro, i compensi - salvo diversa convenzione tra le parti - saranno parametrati rispetto ai valori dedotti nella causa (lì dove solo il più elevato è quello tre miliardi e mezzo di euro, per il danno ambientale) e saranno a carico della procedura di amministrazione straordinaria di SNIA.
Si rimane, pertanto, in attesa della decisione di merito dei giudici dell’appello, pur se va detto che il giudizio prognostico sull’esito dell’appello proposto lascia pochi dubbi, tenuto conto dell’esaustiva motivazione della sentenza di primo grado,

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