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Timestamp: 2020-07-16 03:43:56+00:00

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CONTRATTI MONOFIRMA: il problema relativo alla necessità di sottoscrizione congiunta del documento contrattuale rimessa alle S.U. - Ex Parte Creditoris
Il Collegio reputa opportuno rimettere la causa al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni unite, ai sensi dell’art. 374 c.p.c., comma 3, costituendo questione di particolare importanza se, a norma del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23, il requisito della forma scritta del contratto di investimento esiga, accanto a quella dell’investitore, anche la sottoscrizione ad substantiam dell’intermediario.
Questa la decisione adottata dalla Cassazione civile, sez. prima, Pres. Giancola – Rel. Nazzicone, con la sentenza n. 10447 del 27.04.2017.
Nel caso controverso, la Corte d’Appello di Torino, confermando la decisione di primo grado, respingeva tutte le domande proposte dagli eredi di un investitore, volte all’accertamento della nullità, o, in subordine, all’annullamento o alla risoluzione per inadempimento del contratto di gestione patrimoniale, investimento e finanziamento concluso con la Banca, ancorché privo della sottoscrizione da parte dell’Istituto di credito.
Il Giudice di seconde cure, osservato che il contratto in contestazione recava la dichiarazione espressa degli investitori circa la consegna di un esemplare del documento, sottoscritto per accettazione dai soggetti abilitati a rappresentare l’altra parte, sottolineava che nè le fonti comunitarie, nè il precedente storico di cui alla L. 2 gennaio 1991, n. 1, art. 6 postulano il requisito della forma scritta contrattuale, ma piuttosto il requisito sostanziale della idonea informazione, soddisfatto dalla firma dell’investitore, rilevando che, nel caso di specie, il contratto contestato conteneva tutti gli elementi prescritti dal legislatore e che, pertanto, non potevano essere ritenuti nulli i singoli ordini di investimento, perchè la loro materiale esecuzione rientrava nella gestione discrezionale della Banca non presupponente una veste contrattuale formale, avendo le parti pattuito non la forma scritta degli ordini, ma quella telefonica.
Orbene, la Corte specificava che nessuna operazione estranea al mandato ricevuto era stata posta in essere dalla Banca, la quale, anzi aveva pienamente assolto ai propri obblighi informativi, avendo i clienti più volte ricevuto informazioni circa l’assenza di alcuna garanzia di mantenere invariato il valore del patrimonio affidato in gestione e non avendo, infine, gli investitori provato il nesso causale tra tutti i pretesi inadempimenti e le perdite da essi subite.
Avverso questa sentenza, proponevano ricorso per Cassazione gli investitori, affidato a quattro motivi, a cui resisteva con controricorso la Banca, depositando altresì la memoria ex art. 378 c.p.c..
In particolare, i ricorrenti lamentavano, innanzi al Giudice di legittimità, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1321, 1325, 1350, 1418 c.c., D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23 e 30 Reg. Consob n. 11522 del 1998, avendo la Corte del merito ritenuto irrilevante la mancata sottoscrizione del contratto-quadro di gestione da parte della Banca.
La questione sottoposta all’attenzione della Suprema Corte, riguardava, in buona sostanza, l’individuazione della necessità ad substantiam, o meno, a norma del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23, della sottoscrizione della Banca, accanto a quella dell’investitore, al fine della validità del contratto di gestione su base individualizzata di portafogli di investimento.
Ricostruito il quadro normativo di riferimento, il Giudice di legittimità ricordava che, da tempo, la dottrina ha convincentemente chiarito, che nell’ambito della più generale teorica della forma, non tutte le prescrizioni di forma sono uguali.
Infatti, se, da una parte, la forma ad substantiam, nella sua solennità propria degli scambi immobiliari tipici dell’economia fondiaria, funge, nell’ambito dei rapporti paritari, da criterio d’imputazione della dichiarazione, oltre che servire a favorire, a tutela di entrambi contraenti, i “beni” della chiarezza nei contenuti, della ponderazione per l’impegno assunto e della serietà dell’accordo, nonchè a distinguere le mere trattative dall’atto definitivo, dall’altra, laddove le parti non si trovino su di un piano di parità, a scongiurare il rischio della insufficiente riflessione o dell’approfittamento ad opera dell’altro contraente interviene, allora, la forma, o formalità “di protezione”, il cui fine precipuo è proprio quello di proteggere lo specifico interesse del contraente “debole” a comprendere ed essere puntualmente e compiutamente informato su tutti gli aspetti della vicenda contrattuale.
La nullità che deriva da questa seconda ipotesi persegue prettamente finalità di protezione del contraente debole, nel cui interesse essa viene conformata come invalidità relativa.
In particolare, la previsione formale del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23 è dettata a fini esclusivi di tutela dell’investitore e trova la sua ratio nel fine di assicurare la piena e corretta trasmissione delle informazioni al cliente, nell’obiettivo della raccolta di un consenso consapevole alla stipula del contratto.
All’uopo, la nullità di protezione può essere fatta valere solo dal cliente, oltre che rilevata d’ufficio dal giudice, sempre nell’esclusivo interesse e vantaggio del primo.
Gli ermellini, tanto premesso, sottolineavano che secondo una prima tesi, dunque, potrebbe reputarsi adempiere al requisito della forma scritta, prevista a pena di nullità dall’art. 23 cit., la sottoscrizione, da parte del cliente, del modulo contrattuale contenente il contratto-quadro, atteso che l’altra parte del rapporto, ovvero l’intermediario finanziario, costituisce il soggetto predisponente le condizioni generali di contratto, cui l’investitore aderisce.
Di qui, il rilievo che la sottoscrizione della Banca, a differenza di quella dell’investitore, non occorrerebbe ai fini del perfezionamento del contratto, potendo rivestire, in definitiva, il consenso di quest’ultima, pur necessario trattandosi di un contratto, anche altre forme di manifestazione della volontà: la predisposizione del testo contrattuale, la raccolta della sottoscrizione del cliente, la consegna del documento negoziale o l’esecuzione del contratto medesimo ex art. 1327 c.c..
In altri termini, la firma della Banca non sarebbe preclusa, ma resterebbe irrilevante per il perfezionamento e l’efficacia del negozio.
La conclusione della irrilevanza della firma della Banca deriverebbe, come chiarito dalla Corte, pure dalla necessità, nel rispetto della ratio della norma, di evitare una lettura dell’art. 23 cit. affatto disfunzionale ed inefficiente per il mercato finanziario, anche a fini di prevenzione di un facile uso opportunistico dello strumento formale, come nel caso in cui il contratto fosse, dapprima, a lungo e fruttuosamente eseguito con vantaggio per il cliente, il quale, a fronte di una perdita marginale successiva, si risolvesse ad impugnarlo per nullità, in ragione della mancata sottoscrizione della Banca.
Secondo un diverso orientamento, invece, proseguiva la Corte, la sottoscrizione della Banca costituirebbe requisito di forma ad substantiam del contratto.
In questa ipotesi, in mancanza di sottoscrizione da parte dell’Istituto di credito proponente, il contratto risulterebbe invalido, ponendosi l’ulteriore questione se, avendo la nullità effetti ex tunc, a sua volta la Banca sia legittimata o no a ripetere quanto versato a favore del cliente; o se, a fronte di un uso “selettivo” della nullità, l’intermediario possa eccepire la violazione della buona fede contrattuale, e con quali conseguenze.
In conclusione, il Collegio, in ragione dell’evidenziato contrasto sul punto, rimetteva la causa al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni unite, ai sensi dell’art. 374 c.p.c., comma 3, onde stabilire se, a norma del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23 il requisito della forma scritta del contratto di investimento esiga, accanto a quella dell’investitore, anche la sottoscrizione ad substantiam dell’intermediario.
LA NULLITÀ DI PROTEZIONE NON OPERA NEI CONFRONTI DELLA PARTE CHE NON DISCONOSCE IL CONTRATTO
Sentenza | Tribunale di Napoli, Dott. Roberto Notaro | 07.04.2017 | n.4191
Sentenza | Tribunale di Cosenza, Dott.ssa Giuditta Antonella Guaglianone | 11.01.2017 | n.76
CONTRATTI BANCARI: REQUISITO FORMA SCRITTA ASSOLTO ANCHE OVE DIFETTI SOTTOSCRIZIONE DELLA BANCA
LA FINALITÀ PERSEGUITA DALL’OBBLIGO DI FORMA SCRITTA EX ART. 117 TUB È DI INFORMARE CLIENTE SUI SERVIZI OFFERTI
Sentenza | Tribunale di Pistoia, Dott. Sergio Garofalo | 19.12.2016 | n.1267
CONTRATTO QUADRO: LA FORMA SCRITTA NON COSTITUISCE UN REQUISITO INDEFETTIBILE DI MANIFESTAZIONE VOLONTÀ CONTRATTUALE
LA FUNZIONE DELLA NULLITÀ DI PROTEZIONE EX ART. 23 T.U.F., È DI ASSICURARE AL CLIENTE ADEGUATA INFORMAZIONE
Sentenza | Corte d’Appello Venezia, Pres. Di Francesco- Rel. Santoro | 03.11.2016 | n.2477
CONTRATTI BANCARI: NON È CONDIVISIBILE LA TESI DALLA CASSAZIONE ESPRESSA CON SENTENZA N. 5919 DEL 24 MARZO 2016
Sentenza | Tribunale Brescia dott. Luciano Ambrosoli | 02.09.2016 | n.2608
Numero Protocolo Interno : 261/2017

References: art. 23
 sentenza 
 art. 6
 art. 378
 art. 23
 art. 23
 art. 23
 art. 1327
 art. 23

Sentenza 

Sentenza 
 ART. 117

Sentenza 
 ART. 23

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