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Timestamp: 2019-05-22 23:49:18+00:00

Document:
Sull'ordine dei lavori ... 259
Schema di decreto legislativo recante attuazione delle direttive 2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi. Atto n. 236 (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 126, comma 2, del regolamento, e conclusione - Parere favorevole con condizioni e osservazioni) ... 260
ALLEGATO 1 (Parere approvato dalla Commissione) ... 270
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. Atto n. 250 (Esame, ai sensi dell'articolo 126, comma 2, del regolamento, e rinvio) ... 260
Schema di decreto legislativo recante recepimento delle direttive 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, e 2009/90/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 luglio 2009, che stabilisce, conformemente alla direttiva 2000/60/CE, specifiche tecniche per l'analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle acque. Atto n. 252 (Esame, ai sensi dell'articolo 126, comma 2, del regolamento, e rinvio) ... 264
Riforma della legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari. C. 2854 Buttiglione, C. 2862 Stucchi, C. 2888 Gozi e C. 3055 Pescante (Seguito dell'esame e rinvio - Adozione del testo base) ... 266
ALLEGATO 2 (Testo unificato elaborato dal relatore adottato come testo base) ... 272
XIV Commissione - Resoconto di mercoledì 22 settembre 2010
Mercoledì 22 settembre 2010. - Presidenza del presidente Mario PESCANTE. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Alfredo Mantovano.
Mario PESCANTE, presidente, tenuto conto della presenza in Commissione del sottosegretario per l'Interno Alfredo Mantovano, propone di procedere subito in
sede di esame degli atti del Governo, per passare poi alla seduta in sede referente.
Schema di decreto legislativo recante attuazione delle direttive 2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 126, comma 2, del regolamento, e conclusione - Parere favorevole con condizioni e osservazioni).
La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto legislativo all'ordine del giorno, rinviato nella seduta del 30 luglio 2010.
Gianluca PINI (LNP), relatore, ricorda che nella seduta del 29 luglio scorso aveva formulato una proposta di parere favorevole con condizioni, che giudica oramai superata. Formula quindi una nuova proposta di parere favorevole con condizioni e osservazioni (vedi allegato 1), che illustra nel dettaglio.
Il sottosegretario Alfredo MANTOVANO concorda con le condizioni e le osservazioni formulate dal relatore, sia con riferimento ai contenuti della direttiva 2008/51/CE, che tenuto conto del particolare contesto normativo italiano in materia di armi. Rileva inoltre come alcuni tra i principi e criteri direttivi contenuti nella legge comunitaria 2008 - peraltro non richiamati nella direttiva, quali ad esempio le formalità previste in materia di ricarica delle munizioni - debbano ritenersi eccessivi e meritino un temperamento.
Sandro GOZI (PD) esprime apprezzamento per l'accoglimento, da parte del relatore e del Governo, di alcune osservazioni formulate dal suo gruppo nel corso del dibattito, con particolare riferimento all'estensione a tutti i conviventi dell'obbligo di comunicazione del provvedimento con cui viene rilasciato il nulla osta all'acquisto di armi o la licenza di porto d'armi. Si tratta di una previsione che si pone in linea con quanto previsto dalla direttiva e che riveste una utilità concreta, in quanto potrà evitare carenze informative che potrebbero generare gravi incidenti.
Preannuncia pertanto il voto favorevole del suo gruppo sulla nuova proposta di parere formulata dal relatore.
Nicola FORMICHELLA (PdL), nel condividere le considerazioni dei colleghi, preannuncia a sua volta il voto favorevole del suo gruppo sulla nuova proposta di parere formulata dal relatore.
Giuseppina CASTIELLO (PdL), relatore, ricorda che la Commissione è chiamata ad esaminare lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti. Lo schema, predisposto ai sensi dell'allegato B della legge n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008) interviene, attraverso modifiche e integrazioni sulla Parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006 (di seguito «Codice»).
Segnala che il recente decreto legislativo n. 128 del 2010 ha già modificato numerose disposizioni del Codice in materia di valutazione ambientale strategica, valutazione d'impatto ambientale e autorizzazione ambientale integrata, nonché relativamente alla tutela dell'aria e alla riduzione delle emissioni in atmosfera, in attuazione della delega contenuta nell'articolo 12 della legge n. 69 del 2009.
Ricorda inoltre che oggi stesso la Commissione avvierà l'esame anche dello schema di decreto legislativo - predisposto ai sensi dell'allegato B della legge 96/2010 (comunitaria 2009) - di recepimento della direttiva 2008/105/CE relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e della direttiva 2009/90/CE sull'analisi chimica ed il monitoraggio dello stato delle acque, il quale novella alcuni articoli ed allegati del Codice.
Il provvedimento all'esame è quindi un ulteriore tassello nel processo di revisione e semplificazione della corposa normativa vigente in materia ambientale, secondo le aspettative degli operatori e delle imprese. Secondo quanto emerge dalla relazione illustrativa, il provvedimento nasce infatti dall'esigenza di ottimizzare nel complesso le disposizioni della normativa sui rifiuti, senza peraltro modificarne la struttura essenziale e le disposizioni principali. Esso mira, anche attraverso un rafforzamento della gerarchia del trattamento dei rifiuti e l'introduzione di misure da adottare per la prevenzione dei rifiuti, a ridurre, in conformità alla strategia europea sulle risorse, gli impatti ambientali derivanti dalla produzione e dalla gestione dei rifiuti e a controllarne, attraverso il sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri), la tracciabilità, al fine di prevenire la gestione illegale dei rifiuti.
Lo schema si compone di 34 articoli e 5 allegati (che sostituiscono i corrispondenti allegati alla parte IV del Codice, ad eccezione dell'allegato L, che è nuovo). Sono invece abrogati gli allegati A, G ed H alla luce della nozione «aperta» di rifiuto recata dal nuovo testo e tenuto conto del fatto che la definizione di rifiuto pericoloso rinvia alle caratteristiche di pericolo recate dall'allegato I.
Le principali novità introdotte dal provvedimento in esame riguardano:
la definizione di sottoprodotto, (già prevista dall'ordinamento nazionale) che viene resa più aderente al disposto comunitario;
il riutilizzo di terre e rocce da scavo che, se il materiale di risulta non è contaminato, viene considerato un sottoprodotto e può essere riutilizzato con maggiore facilità in loco o in siti diversi da quelli di escavazione;
la definizione di CDR, volta a consentire la produzione di energia dai rifiuti, considerando quindi il rifiuto non più uno scarto ma una risorsa economica, con vantaggi sia in termini ambientali che di bolletta energetica;
la codificazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti, Sistri, attraverso l'inquadramento nell'ambito normativo europeo del provvedimento istitutivo del sistema e con la definizione inoltre delle sanzioni per l'inosservanza delle previsioni relative al Sistri che non potevano essere contenute nel decreto ministeriale istitutivo;
la definizione di obiettivi di recupero di alcuni materiali: per vetro, carta, plastica e metalli viene fissata al 2020 una soglia tassativa minima di recupero, il 50 per cento;
la definizione di una gerarchia delle azioni di trattamento dei rifiuti, con un ordine di priorità che prevede la prevenzione, cioè misure che riducono la quantità di rifiuti anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita; la preparazione per il riutilizzo, ovvero le operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui i prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento; il riciclaggio, il recupero (ad esempio di
energia, quando cioè i rifiuti svolgono un ruolo utile sostituendo altri materiali) e lo smaltimento.
Occorre notare come la direttiva sottolinei che, nell'applicare questa gerarchia, gli Stati membri devono adottare misure volte a incoraggiare le opzioni che danno il miglior risultato ambientale complessivo.
Passando all'esame dei singoli articoli, ricorda che il nuovo testo degli articoli 177-178, riguardante le finalità e i principi materia di rifiuti, non si discosta, nella sostanza, da quello vigente e consente di recepire il dettato dell'articolo 1 e del secondo paragrafo dell'articolo 4 della direttiva. Segnalo l'introduzione del principio di sostenibilità e l'assoggettamento della gestione dei rifiuti a criteri di fattibilità tecnica ed economica.
L'articolo 178-bis introduce, recependo l'articolo 8 della direttiva, disposizioni finalizzate a consentire l'applicazione (facoltativa) del principio della responsabilità estesa del produttore del prodotto, secondo cui il produttore deve essere responsabile di tutte le varie fasi di gestione del prodotto e quindi anche del rifiuto che ne deriva. Lo stesso articolo reca la definizione di produttore del prodotto, che viene inteso come «qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti». Il comma 4 prevede quindi la possibilità, per i decreti attuativi, di addossare i costi della gestione dei rifiuti parzialmente o interamente al produttore del prodotto causa dei rifiuti. Nel caso il produttore partecipi parzialmente, il distributore concorre fino all'intera copertura dei costi.
Il nuovo testo dell'articolo 179 introduce in modo esplicito la citata gerarchia del trattamento dei rifiuti, in linea con quanto previsto dall'articolo 4, par. 1, della direttiva. Ai sensi del comma 6, le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia.
Le principali modifiche all'articolo 180 riguardano l'adozione, da parte del Ministero dell'ambiente, di un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e delle indicazioni per l'integrazione nei piani regionali di gestione dei rifiuti.
Il nuovo articolo 180-bis impone, alle pubbliche amministrazioni, la promozione di iniziative volte a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti; al Ministero dell'ambiente, di adottare misure per la promozione del riutilizzo dei prodotti e della preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, anche attraverso l'introduzione della responsabilità estesa del produttore.
Il nuovo testo dell'articolo 181 prevede, al fine di recepire l'articolo 11 della direttiva: la fissazione, da parte delle regioni, dei criteri con i quali i comuni provvedono a realizzare la raccolta differenziata; la realizzazione entro il 2015 della raccolta differenziata almeno per carta, metalli, plastica e vetro; l'introduzione di precisi obiettivi quantitativi (in termini di peso) relativi alla preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio/recupero di rifiuti, da raggiungere entro il 2020.
Le modifiche all'articolo 182 sono per lo più finalizzate a migliorare il testo o ricollocarlo in altri articoli.
L'articolo 182-bis prevede che lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati siano attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, che garantisca i principi di autosufficienza e prossimità.
Il successivo articolo 182-ter prevede l'adozione da parte di regioni, province autonome, comuni e ATO di misure volte ad incoraggiare, per i rifiuti organici: la raccolta separata, finalizzata a compostaggio e digestione dei medesimi; il trattamento degli stessi, in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale; l'utilizzo di materiali sicuri per l'ambiente ottenuti dai medesimi rifiuti, ciò al fine di proteggere la salute umana e l'ambiente.
Il nuovo articolo 183 è volto a rendere le definizioni conformi a quelle previste dall'articolo 3 della direttiva. Una delle
modifiche più rilevanti è senz'altro costituita dalla nuova nozione di «rifiuto». Pur restando inalterato il concetto di «disfarsi» nelle tre declinazioni (»si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi»), viene eliminata la seconda condizione prevista dalla normativa vigente, vale a dire l'inserimento nell'elenco delle categorie di rifiuti previsto dal vigente Allegato A (che viene quindi abrogato).
Il comma 5 dell'articolo 184 chiarisce che l'elenco dei rifiuti di cui all'Allegato D è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi. Relativamente alla miscelazione dei rifiuti pericolosi, l'articolo 187 conferma il divieto di miscelazione, introducendo alcune specificazioni.
Per effetto della modifica al comma 3, lettera b), dell'articolo 184, dell'abrogazione dell'articolo 186 e della riscrittura dell'articolo 185, viene delineata una nuova disciplina per le terre e rocce da scavo finalizzata a consentire il riutilizzo. Il nuovo articolo 184-bis prevede quindi una disciplina definitoria per i sottoprodotti finalizzata a stabilire regole più semplici per il riuso. L'articolo 184-ter, disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto mentre l'articolo 185 elenca le sostanze escluse dal campo di applicazione della disciplina dei rifiuti.
Gli articoli 15 e 16 dello schema si occupano degli adempimenti documentali, integrandoli e adattandoli sia all'articolo 17 della direttiva che prevede la tracciabilità per i rifiuti pericolosi, che al decreto ministeriale 17 dicembre 2009 con il quale è stato istituito il SISTRI. Da qui le nuove formulazioni degli articolo 188 sulla responsabilità della gestione dei rifiuti, 188-bis sul controllo della tracciabilità dei rifiuti), 188-ter sul sistema Sistri, 189 sul catasto dei rifiuti, 190 sui registri di carico e scarico, 193 sul formulario di identificazione e 194 sulle spedizioni transfrontaliere.
All'articolo 195 sono introdotte ulteriori competenze in capo allo Stato, relative alla definizione di linee guida, sentita la Conferenza Unificata, sui contenuti minimi delle autorizzazioni nonché sulle attività di recupero energetico dei rifiuti. Ai sensi dell'articolo 197 alle Province sono attribuiti controlli periodici sugli enti e le imprese che producono rifiuti pericolosi e le imprese che raccolgono/trasportano rifiuti a titolo professionale. Il nuovo testo dell'articolo 199 in materia di Piani regionali si caratterizza per alcune novità volte a completare il recepimento della direttiva in materia di partecipazione del pubblico.
All'articolo 201 l'attività di recupero viene ricompresa nella gestione integrata dei rifiuti urbani, mentre gli articoli 208, 209 e 211 recano - rispettivamente - modifiche in materia di autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento; di recupero dei rifiuti e rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale; nonché di autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione.
Viene parzialmente modificato l'articolo 212 al fine di chiarire le modalità operative dell'Albo nazionale gestori ambientali. Sono quindi modificate le procedure semplificate di cui agli articoli 214, 215 e 216.
L'articolo 216-bis introduce, recependo l'articolo 21 della direttiva, disposizioni relative alla gestione degli oli usati mentre, ai sensi dell'articolo 216-ter, alla Commissione europea dovranno essere trasmessi, a cura del Ministero dell'ambiente: i piani di gestione e i programmi di prevenzione; le informazioni sull'applicazione della direttiva; gli obiettivi relativi alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio di rifiuti; la Parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, nonché i provvedimenti inerenti la gestione dei rifiuti.
Il nuovo testo dell'articolo 255 modifica il regime sanzionatorio nel caso di abbandono di rifiuti. Le modifiche all'articolo 255 e i nuovi articoli 260-bis e 260-ter introducono il sistema sanzionatorio relativo al funzionamento del Sistri e per l'adeguamento all'articolo 36 della direttiva, che prevede l'adozione, da parte degli Stati membri, di sanzioni molto severe e dissuasive. Il nuovo testo dell'articolo 258 relativo alla violazione degli
obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari, riguarda prevalentemente i soggetti che possono, su base volontaria, non aderire al Sistri. Gli articoli aggiuntivi 264-bis, 264-ter e 264-quater contengono alcune disposizioni di coordinamento ed alcune abrogazioni necessarie a seguito dell'istituzione del Sistri.
L'articolo 34 dello schema reca, infine, norme transitorie ed alcune abrogazioni.
Nunziante CONSIGLIO (LNP), relatore, evidenzia che lo schema di decreto in esame è stato predisposto ai sensi della legge 96/2010 - comunitaria 2009 - e, in particolare, dell'allegato B, al fine recepire due direttive comunitarie: la direttiva 2008/105/CE relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque e la direttiva 2009/90/CE sull'analisi chimica ed il monitoraggio dello stato delle acque.
La principale finalità della direttiva 2008/105/CE è il raggiungimento di uno stato chimico buono delle acque superficiali attraverso l'istituzione di standard di qualità ambientale (SQA) per gli inquinanti o gruppi di inquinanti che presentano un rischio significativo per l'ambiente acquatico, ossia le «sostanze prioritarie» e, all'interno di questa categoria, le sostanze «prioritarie pericolose» (articolo 1). Gli standard di qualità ambientale rappresentano «la concentrazione di un particolare inquinante o gruppo di inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota che non deve essere superata, per tutelare la salute umana e l'ambiente». Essi sono differenziati a seconda che si tratti di acque interne (fiumi e laghi) o di altre acque di superficie (di transizione, costiere e territoriali).
L'allegato II della direttiva 2008/105/CE (che sostituisce, ai sensi dell'articolo 10, l'allegato X della direttiva quadro) elenca le 33 sostanze considerate prioritarie e, tra queste, le 20 sostanze identificate come pericolose (è il caso, ad esempio, di cadmio, mercurio e degli idrocarburi policiclici aromatici).
L'articolo 3 prevede che gli Stati membri applichino gli standard di qualità ambientale ai corpi idrici superficiali; dispongano l'analisi della tendenza a lungo termine delle concentrazioni delle citate sostanze prioritarie che tendono ad accumularsi nei sedimenti e/o nel biota, in base al monitoraggio dello stato delle acque effettuato; adottino misure atte ad impedire aumenti significativi nei sedimenti e/o nel biota di tali concentrazioni.
L'articolo 4 consente agli Stati membri di avvalersi di «zone di mescolamento» adiacenti ai punti di scarico, in cui le concentrazioni di uno o più inquinanti possano superare gli standard di qualità ambientale applicabili a condizione, però, che «tale superamento non abbia conseguenze sulla conformità del resto del corpo idrico superficiale ai suddetti standard». Sempre ai sensi dell'articolo 4, gli Stati che ricorrono a questa possibilità, dovranno descrivere nei piani di gestione dei bacini idrografici elaborati a norma della direttiva quadro sulle acque, gli approcci e le metodologie applicati per ottenere tali zone nonché descrivere le misure adottate al fine di ridurre in futuro le dimensioni delle zone di mescolamento.
In base alle informazioni raccolte o ad altri dati disponibili, gli Stati dovranno poi istituire un inventario delle emissioni, degli scarichi, delle perdite di sostanze prioritarie e degli inquinanti indicati dalla direttiva per ciascun bacino idrografico o parte di esso all'interno del loro territorio.
L'articolo 12 prevede l'abrogazione, a decorrere dal 22 dicembre 2012, di una serie di precedenti direttive, mentre l'articolo 13 indica nel 13 luglio 2010 il termine per il recepimento della direttiva.
La direttiva 2009/90/CE stabilisce, quindi, le specifiche tecniche per le analisi chimiche e il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee e, fissa i criteri minimi di efficienza per i metodi di analisi utilizzati dagli Stati membri per monitorare lo stato delle acque, dei sedimenti e del biota e contiene regole per comprovare la qualità dei risultati delle analisi: il termine di recepimento è il 20 agosto 2011.
Passa quindi ad indicare le modifiche introdotte dallo schema di decreto legislativo in esame in attuazione delle direttive sopra richiamate.
L'articolo 1 recepisce alcune definizioni relative alla definizione di «eutrofizzazione» che viene sostituita con quella di «buono stato chimico delle acque superficiali»; vengono, poi, aggiunte ulteriori definizioni non presenti nella normativa nazionale quali quelle relative, rispettivamente, al «limite di rilevabilità», al «limite di quantificazione» e all'»incertezza di misura». L'ultima definizione sul «materiale di riferimento», pur non essendo presente nelle direttive, è stata inserita, come sottolinea la relazione illustrativa, su espressa richiesta delle regioni, al fine di evitare differenti interpretazioni da parte degli operatori e di garantirne una omogenea applicazione sul territorio nazionale.
Viene, inoltre, sostituito il vigente articolo 78, prevedendo disposizioni più articolate sugli standard di qualità ambientale (SQA) per le acque superficiali.
Rileva, al riguardo, che, in relazione alla formulazione del nuovo comma 1 dell'articolo 78, occorrerebbe fare riferimento all'articolo 74, comma 1, lettera z) del decreto legislativo n. 152 e non al comma 2 come indicato.
Vengono quindi (commi 2-6 del nuovo articolo 78) fornite alle regioni le indicazioni su come identificare il buono stato chimico delle acque e, da ultimo, viene previsto di conseguire la riduzione e l'eliminazione delle sostanze prioritarie e delle sostanze pericolose prioritarie entro il 2021 come disposto all'articolo 16 della direttiva quadro.
Viene, inoltre, attribuita alle regioni la facoltà di designare le zone di mescolamento adiacenti ai punti di scarico nelle quali è ammesso il superamento degli standard di qualità ambientale e vengono previste misure volte alla progressiva riduzione dell'estensione di tali zone in modo da non pregiudicare la qualità del corpo idrico recettore. La designazione delle zone di mescolamento viene subordinata all'emanazione di un apposito decreto del Ministero dell'ambiente (per il quale non viene però previsto un termine per l'emanazione anche se la relazione illustrativa ne indica la pubblicazione per il mese di ottobre) da redigere sulla base delle linee guida comunitarie. Rispetto all'articolo 4 della direttiva 2008/105/CE, vengono escluse le acque inserite nel registro di alcune aree protette.
All'ISPRA viene attribuito il compito di elaborare, per ciascun distretto idrografico, l'inventario dei rilasci da fonte diffusa, degli scarichi e delle perdite sulla base delle informazioni fornite dalle regioni attraverso il sistema informativo nazionale per la tutela delle acque italiane.
La relazione illustrativa ricorda come già con il decreto ministeriale 18 settembre 2002, alle regioni è stato attribuito il compito di inviare informazioni relative alle sostanze chimiche attraverso «ben 20 schede» le cui informazioni, a seguito delle modifiche introdotte dall'articolo in esame sono state notevolmente ridotte. La finalità dell'inventario è quella del perseguimento degli obiettivi, indicati dall'articolo 78, sul raggiungimento del buono
stato chimico delle acque superficiali e l'eliminazione, entro il 20 novembre 2021, delle sostanze pericolose prioritarie.
Alle regioni ed alle autorità di distretto vengono attribuiti una serie di compiti di informazione nei confronti del Ministero dell'ambiente qualora si verifichino casi di inquinamento transfrontaliero.
L'obbligo di effettuare il primo aggiornamento dei programmi di rilevamento dei dati utili a descrivere le caratteristiche del bacino idrografico dovrà essere espletato entro il 22 dicembre 2013, mantenendo però ferma la previsione di procedere agli aggiornamenti successivi ogni sei anni.
Precisa infine che l'articolo 2 abroga alcune disposizioni. In particolare, al comma 1 vengono soppresse le schede con numerazione da 7 a 26 contenute nella Parte B - Scarichi industriali e da insediamenti produttivi - dell'allegato al decreto ministeriale 18 settembre 2002 recante modalità di informazione sullo stato delle acque. Come sottolinea la relazione illustrativa, sia su indicazione della Commissione europea che per evitare un aggravio di compiti a carico delle Regioni, è stato ritenuto opportuno prevedere che l'invio delle informazioni previste dal citato decreto avvenga, in conformità con le disposizioni comunitarie più recenti, ai soli sensi della lettera A.2.8-bis, introdotta dal decreto in esame e con i formati standard predisposti dall'ISPRA ai sensi del nuovo articolo 78-ter con i quali, sono richieste, come precedentemente rilevato, in maniera più sintetica e semplificata, le informazioni relative agli scarichi industriali e gli insediamenti produttivi. Il comma 2 prevede l'abrogazione del decreto ministeriale 6 novembre 2003, n. 367 recante il regolamento relativo alla fissazione di standard di qualità nell'ambiente acquatico per le sostanze pericolose.
L'articolo 3 reca la clausola di invarianza finanziaria.
Mercoledì 22 settembre 2010. - Presidenza del presidente Mario PESCANTE.
Riforma della legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari.
C. 2854 Buttiglione, C. 2862 Stucchi, C. 2888 Gozi e C. 3055 Pescante.
La Commissione prosegue l'esame delle abbinate proposte di legge in oggetto, rinviate nella seduta del 27 luglio 2010.
Mario PESCANTE, presidente, ricorda che la Commissione prosegue oggi l'esame delle proposte di legge C. 2854 Buttiglione, C. 2862 Stucchi, C. 2888 Gozi e C. 3055 Pescante e che - come è noto a tutti - l'onorevole Gottardo ha svolto informalmente, insieme a diversi membri della Commissione, un complesso lavoro preparatorio su tali proposte, al fine di pervenire ad una sintesi delle diverse posizioni. In esito a questo lavoro, l'onorevole Gottardo è pervenuto alla definizione di una bozza di testo unificato, che ha messo a disposizione dei colleghi sin dal 27 luglio scorso, e sul quale sono pervenute indicazioni unicamente da parte dell'onorevole Gozi. Sulla base di tali osservazioni, è stata predisposta dal relatore una nuova bozza di testo unificato che potrà essere oggi stesso sottoposta alla Commissione, ai fini di una sua eventuale adozione come testo base per il seguito dell'esame, tenendo conto del fatto che il Governo dovrebbe a sua volta presentare, a breve, un disegno di legge di riforma.
Isidoro GOTTARDO (PdL), relatore, desidera innanzitutto rivolgere un ringraziamento a tutti i colleghi che, con spirito serio e costruttivo hanno fornito il loro
apporto ed hanno consentito l'elaborazione di un testo unificato dei progetti di legge in esame, che ha assunto il seguente titolo: «Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea» e che sottopone alla valutazione della Commissione (vedi allegato 2). Punto di partenza del lavoro svolto è stata la convinzione che la riforma della legge n. 11 del 2005 possa aiutare il paese a mettersi maggiormente in sintonia con il processo normativo europeo, anche alla luce del Trattato di Lisbona. Si tratta di compiere uno sforzo culturale, nuovo per il sistema politico-istituzionale italiano, con particolare riferimento alla cosiddetta fase ascendente del diritto europeo; la partecipazione alla formazione della normativa dell'UE non può più essere vissuta in modo burocratico ma deve divenire l'occasione per una maturazione del sistema paese in ordine alle sue priorità e agli effetti delle proprie scelte sulla successiva fase attuativa. Deve rilevare come tutte le proposte di legge presentate abbiano introdotto sotto tale profilo interessanti elementi di novità.
Evidenzia quindi come lo sforzo compiuto in sede parlamentare dovrà trovare una risposta concreta e collaborativa in fase di recepimento e attuazione delle disposizioni, quando queste entreranno in vigore, affinché tutti i soggetti coinvolti possano proficuamente ed efficacemente lavorare insieme. Si riferisce, ad esempio, alle norme riguardanti il potenziamento del CIACE, o ai nuclei europei istituiti presso i ministeri. Altrettanta importanza attribuisce al ruolo del Parlamento, che dovrà dotarsi di norme regolamentari adeguate al nuovo impianto normativo; ricorda in proposito come l'attuale legge comunitaria rischia di trasformarsi definitivamente in una legge 'omnibus', anche a causa delle disomogeneità tra procedure vigenti presso i due rami del Parlamento.
Tra le novità recate dal testo unificato ricorda la scissione dell'attuale legge comunitaria in due distinti strumenti: la legge di delegazione europea (limitata al conferimento di delega al Governo per il recepimento di direttive e decisioni quadro ovvero per l'attuazione, ove necessario. di altri atti giuridici) e la legge europea (intesa all'attuazione di sentenze della Corte di giustizia, procedure di infrazione ed altre tipologie di obblighi per i quali non è utilizzabile il ricorso alla delega legislativa), che risponde all'esigenza di creare una procedura che possa mettere 'in sicurezza' il paese rispetto agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea.
Un ulteriore aspetto che merita di essere segnalato è la nuova definizione dei rapporti tra Parlamento, Governo, Regioni ed autonomie locali, anche con riferimento al controllo di sussidiarietà. Si è trovata a suo avviso una formulazione soddisfacente in ordine al ruolo delle regioni, anche tenendo conto della previsione contenuta nell'articolo 5 della legge La Loggia, che obbliga il Governo ad intervenire qualora ciò sia richiesto dalla Conferenza Stato-Regioni a maggioranza assoluta delle Regioni e delle Province autonome.
Alle regioni spetta inoltre, nelle materie di propria competenza legislativa, non solo il recepimento delle direttive ma anche l'adozione di misure di attuazione di regolamenti nonché di atti delegati dell'UE. Ciò al fine di dare una più compiuta attuazione all'articolo 117 della Costituzione alla luce della tipologia della produzione normativa europea e alla luce del Trattato di Lisbona. Alle regioni spetta anche, nelle materie di competenza esclusiva, dare attuazione diretta alle sentenze della Corte di giustizia. Si intende anche in questo caso rendere coerente il dettato legislativo a quello costituzionale, riconoscendo le competenze delle regioni nell'adeguamento dell'ordinamento interno a quello europeo, fermo restando il potere sostitutivo dello Stato in caso di inadempienza.
Accanto a queste prerogative si è anche ribadito il principio della responsabilità delle Regioni. Ove queste, ad esempio, fossero causa di procedure di infrazione
non si potrebbe infatti far ricadere la relativa responsabilità unicamente sullo Stato.
Un ulteriore obiettivo perseguito è stato quello della semplificazione della legge n. 11 del 2005 definendo una proposta normativa più snella ed efficace.
Osserva infine come, rispetto alla precedente versione del testo unificato, distribuita ai colleghi della Commissione, ha ritenuto di accogliere alcune delle osservazioni formulate dal gruppo del PD. In particolare, ha valutato condivisibile la proposta di un'accresciuta composizione del CIACE, non solo dal punto di vista quantitativo ma anche sotto il profilo qualitativo, stabilendo criteri più precisi per la sua composizione, con il coinvolgimento di Esperti nazionali distaccati presso l'UE (END) e di soggetti provenienti dalle amministrazioni statali e regionali.
Le misure proposte sono volte, nel complesso, a rendere più coeso il sistema istituzionale italiano sui temi europei e, sotto tale profilo, ritiene che il testo unificato proposto operi un grande salto di qualità rispetto all'impianto della legge n. 11 del 2005. Si tratta certamente di un testo che potrà essere ulteriormente perfezionato, con le indicazioni che perverranno dal Governo e in sede emendativa.
Ritiene in conclusione particolarmente importante che si sia pervenuti, in XIV Commissione, ad una sintesi così avanzata tra le posizioni di tutti i gruppi e giudica fondamentale che il provvedimento acquisisca un consenso ampio in Parlamento, perché si tratta di una legislazione di sistema, che definisce regole ed afferma un approccio culturale che va oltre la distinzione tra maggioranza ed opposizione.
Mario PESCANTE, presidente, ricorda che la riforma della legge n. 11 del 2005 è stato uno dei primi impegni assunti dalla XIV Commissione all'avvio della legislatura e osserva come, ove il lavoro sin qui svolto vedesse confermata la propria solidità attraverso il voto unanime di tutti i gruppi sul testo unificato predisposto dal relatore, si avrebbe una conferma del metodo e dello stile che ha sinora caratterizzato i lavori della Commissione, e del quale intende ringraziare tutti i colleghi.
Sandro GOZI (PD) esprime apprezzamento per il lavoro svolto dal relatore e per il clima di collaborazione che ha caratterizzato i lavori della Commissione. Condivide le considerazioni del collega Gottardo circa la necessità di operare un salto di qualità nel modo di affrontare le politiche europee, poiché, a suo avviso, il modo in cui si fa oggi politica europea in Italia non è adeguato alle esigenze del Paese e all'interesse nazionale. Rileva come tanti in Italia, anche tra i titolari di cariche parlamentari e politiche, confondano la convergenza, necessaria, sulle regole dalla convergenza, non necessaria, sulle politiche e non abbiano mai fatto alcuno sforzo per intervenire sulle procedure. In questa legislatura, la XIV Commissione può invertire questa logica, nella consapevolezza che una migliore definizione delle regole consentirà politiche europee migliori, nell'interesse del Paese.
Auspica infine che il lavoro della Commissione possa procedere come avvenuto sinora, ricercando le più ampie convergenze in sede parlamentare, affinché si possa mantenere il clima di scambio e di collaborazione reciproca.
Nicola FORMICHELLA (PdL) rivolge al relatore un particolare ringraziamento, anche a nome del gruppo del PdL e auspica a sua volta che si possa procedere con un lavoro comune e condiviso, al fine di rendere un servizio importante al Parlamento ed al Paese.
Nunziante CONSIGLIO (LNP) esprime apprezzamento per l'ottimo lavoro del relatore e la sua capacità di sintesi di diverse posizioni, auspicando un positivo confronto con il Governo e interventi emendativi contenuti.
Mario PESCANTE, presidente, alla luce del dibattito svoltosi e del consenso manifestato
da tutti i gruppi sulla proposta di testo unificato formulata dal relatore, ne propone l'adozione come testo base per il seguito dell'esame in sede referente.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di adottare il testo unificato delle proposte di legge C. 2854 Buttiglione, C. 2862 Stucchi, C. 2888 Gozi e C. 3055 Pescante come testo base per il seguito dell'esame in sede referente.
Mario PESCANTE, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
XIV Commissione - Mercoledì 22 settembre 2010
Schema di decreto legislativo recante attuazione delle direttive 2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi (Atto n. 236)
esaminato lo schema di decreto legislativo recante attuazione delle direttive 2008/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi;
rilevato che l'articolo 3, comma 1, lettera d), e l'articolo 3, comma 1, lettera f), introducono l'obbligo di comunicare il provvedimento con cui viene rilasciato il nulla osta all'acquisto di armi o la licenza di porto d'armi al coniuge ed a tutti i familiari conviventi maggiorenni del titolare, mentre il relativo criterio di delega prevede un'idonea informazione alle persone conviventi con il richiedente, e che le esigenze di sicurezza sottese alla norma non giustificano una differenziazione tra la posizione del coniuge e dei familiari e quella degli altri conviventi;
rilevato che l'articolo 3, comma 1, lettera g), vieta l'attività di ricarica delle munizioni senza autorizzazione del questore e che tale disposizione non concerne l'attuazione della direttiva 2008/51/CE né appare imposta dai principi e criteri direttivi della legge di delega;
considerato che l'articolo 5, comma 1, lettera b), numero 1), estende ai puntatori laser di classe pari o superiore a 3, secondo la norma CEI EN 60825, il divieto di portare oggetti pericolosi al di fuori della propria abitazione e delle relative appartenenze, senza giustificato motivo, previsto dall'articolo 4 della legge n. 110/1975;
rilevato in proposito che la normativa tecnica è stata modificata e che la classificazione dei puntatori laser è stata ulteriormente articolata (norme CEI EN 60825-1, CEI EN 60825-1/A11, CEI EN 60825-4): in particolare la classe 3 è stata suddivisa in classe 3o (laser con potenza inferiore ai 5 mw) e classe 3b (laser con potenza da 5 a 500 mw); la classe 3o, di uso comune sulle armi da fuoco, viene considerata pericolosa per gli occhi solo ed esclusivamente in relazione all'osservazione diretta del fascio ottico mediante strumenti di amplificazione (quali oculari o microscopi), ma non per la semplice osservazione, data la scarsa potenza e le frequenze utilizzate; da ciò consegue che devono essere considerati come oggetti atti a offendere solo i puntatori di classe 3b o con potenza superiore;
osservato che l'articolo 5, comma 1, lettera l), esclude dalla definizione di parte di arma, ai fini dell'obbligo di avviso di trasporto previsto dall'articolo 19 della legge n. 110 del 1975, le parti in stato di semilavorato, intendendo per tali quelle parti di arma che necessitano di ulteriori lavorazioni meccaniche e specificando che non sono considerate lavorazioni meccaniche i trattamenti superficiali dei metalli;
tale disposizione sembra dunque escludere dalle lavorazioni meccaniche i trattamenti termici; deve considerarsi tuttavia che una parte d'arma non soggetta a trattamenti termici - i quali richiedono attrezzature estremamente complesse - anche se finita sotto il profilo delle lavorazioni meccaniche, non è utilizzabile in quanto tale; la disposizione potrebbe creare notevoli difficoltà alle aziende operanti nel settore, perché il trasporto delle parti tra i diversi operatori per la realizzazione delle operazioni di finitura, che le aziende non sono in grado di svolgere autonomamente, dovrebbe essere di volta in volta autorizzato;
rilevato infine che nella nozione di «parte di arma» prevista dalla normativa comunitaria (articolo 1, par. 1-bis, dir. 91/477/CEE, introdotto dall'articolo 1 della dir. 2008/51/CE) e recepita dall'articolo 2, comma 1, lettera b), dello schema di decreto legislativo in esame non rientrano esplicitamente i caricatori e che l'articolo 19 della legge n. 110/1975 include invece i caricatori tra le parti di arma il cui trasporto deve essere oggetto di avviso all'autorità;
1) all'articolo 3, comma 1, lettera d), e all'articolo 3, comma 1, lettera f), l'obbligo di comunicazione del provvedimento con cui viene rilasciato il nulla osta all'acquisto di armi o la licenza di porto d'armi sia esteso a tutti i conviventi maggiorenni del titolare;
2) sopprimere articolo 3, comma 1, lettera g);
a) all'articolo 5, comma 1, lettera b), numero 1), limitare ai puntatori laser di classe 3b o con potenza superiore il divieto di portare al di fuori della propria abitazione, senza giustificato motivo, puntatori laser o oggetti con funzioni di puntatori laser;
b) si integri l'articolo 5, comma 1, lettera l), che modifica l'articolo 19 della legge n. 110/1975, relativo al trasporto di parti di arma, espungendo dal citato articolo 19 il riferimento ai caricatori.
Riforma della legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari (C. 2854 Buttiglione, C. 2862 Stucchi, C. 2888 Gozi e C. 3055 Pescante)
«Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea»
1. La presente legge disciplina il processo di formazione della posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti dell'Unione europea e garantisce l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, in coerenza con gli articoli 11 e 117 della Costituzione e sulla base dei princìpi di attribuzione, di sussidiarietà, di proporzionalità, di leale cooperazione, di efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica.
(Comitato interministeriale per gli affari dell'Unione europea).
1. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Comitato interministeriale per gli affari dell'Unione europea (CUE), che è convocato e presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro per le politiche europee.Al CUE partecipano il Ministro degli affari esteri, accompagnato dal Rappresentante permanente d'Italia presso l'Unione europea, il Ministro per gli affari regionali, e gli altri Ministri aventi competenza nelle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inseriti all'ordine del giorno.
2. Alle riunioni del CUE sono invitati, quando si trattano questioni che rientrano nelle materie di rispettiva competenza, il Governatore della Banca d'Italia e i presidenti delle autorità di regolamentazione o vigilanza.
3. Alle riunioni del CUE, quando si trattano questioni che interessano anche le regioni e le province autonome, partecipano il presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano o un presidente di regione o di provincia autonoma da lui delegato e, per gli ambiti di competenza degli enti locali, il presidente dell'Associazione nazionale dei comuni d'Italia - ANCI o un suo delegato e il presidente dell'Unione province d'Italia - UPI o un suo delegato.
4. Qualora si trattano questioni che abbiano uno specifico rilievo per le zone montane, può essere invitato alla riunioni del CUE il presidente dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani - UNCEM o un suo delegato.
5. Il CUE concorda le linee politiche del Governo ai fini della formazione della posizione italiana nella predisposizione degli atti dell'Unione europea nonchédel puntuale adempimento dei compiti di cui alla presente legge. Il CUE svolge i propri compiti in stretto raccordo con la Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea e nel rispetto delle competenze attribuite dalla Costituzione e dalla legge al Parlamento, al Consiglio dei ministri e alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il CUE si riunisce almeno una volta al mese e, in ogni caso, prima di ogni del Consiglio europeo.
6. Per la preparazione delle proprie riunioni, il CUE si avvale di un comitato tecnico permanente istituito presso il Dipartimento per le politiche europee, coordinato e presieduto dal Ministro per le politiche europee o da un suo delegato. Di tale comitato tecnico fanno parte i dirigenti dei nuclei europei di cui all'articolo 3 nonché i direttori generali o alti funzionari con qualificata specializzazione in materia, designati da ognuna delle amministrazioni del Governo, dalle Camere e dalla Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea. Alle riunioni del comitato sono invitati, quando si trattano questioni che rientrano nelle materie di rispettiva competenza, alti funzionari delle autorità di cui al comma 2. Quando si trattano questioni che interessano anche le regioni e le province autonome, il comitato tecnico, integrato dagli assessori regionali competenti per le materie in trattazione o loro delegati, è convocato e presieduto dal Ministro per le politiche europee, in accordo con il Ministro per gli affari regionali, presso la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il funzionamento del CUE e del comitato tecnico permanente sono disciplinati, rispettivamente, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e con decreto del Ministro per le politiche europee.
7. Al fine del funzionamento del CUE, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee potrà valersi, entro un contingente massimo di cinquanta unità, di personale appartenente alla terza area o qualifiche equiparate, in posizione di comando proveniente da altre amministrazioni statali e regionali, al quale si applica la disposizione di cui all'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
8. Il contingente di personale di cui al comma 7 è ripartito secondo i seguenti criteri:
a) un massimo di 25 unità tra coloro che hanno maturato un periodo di servizio di almeno due anni, o in qualità di esperto nazionale distaccato presso le istituzioni dell'Unione europea, o presso organismi dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
b) un massimo di venti unità di personale proveniente da altre amministrazioni statali, incluse le autorità di regolamentazione e di vigilanza;
c) un massimo di cinque unità tra personale proviene da amministrazioni delle regioni o delle province autonome di Trento e Bolzano;
9. Nell'ambito del contingente di cui al comma 7, il numero delle unità di personale viene stabilito entro il 31 gennaio di ogni anno, nel limite massimo delle risorse finanziarie disponibili presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
10. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
10-bis. L'esperienza maturata dal personale di cui alle lettere b) e c) del comma 8 costituisce titolo preferenziale ai fini della designazione degli esperti nazionali presso le istituzioni dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
(Istituzione di nuclei europei presso i Ministeri).
1. Al fine di garantire la partecipazione dell'Italia alla formazione del diritto dell'Unione europea nonché l'attuazione dello stesso nell'ordinamento interno, le amministrazioni centrali istituiscono e rendono operativi, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, propri nuclei europei.
2. I nuclei di cui al comma 1 operano all'interno delle rispettive amministrazioni, in collegamento con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee, ed esprimono adeguati livelli di competenza tecnica e operativa al fine di poter svolgere funzioni tecniche a forte contenuto di specializzazione. I dirigenti preposti alla direzione dei nuclei partecipano al comitato tecnico permanente di cui all'articolo 2, comma 4.
3. Le attività volte alla costituzione dei nuclei di cui al comma 1 sono attuate autonomamente sotto il profilo amministrativo, organizzativo e funzionale dalle singole amministrazioni, tenendo conto delle strutture similari già esistenti e della necessità di evitare duplicazioni. Le amministrazioni provvedono a tale fine a predisporre, anche sulla base di un'adeguata analisi organizzativa, un programma di attuazione comprensivo delle connesse attività di formazione e di aggiornamento necessarie alla costituzione e all'avvio dei nuclei.
4. Per la costituzione e il funzionamento dei nuclei di cui al presente articolo le amministrazioni possono avvalersi di stage e di tirocini formativi, previe convenzioni a titolo non oneroso con le università e gli istituti di ricerca interessati.
5. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono indicate le caratteristiche organizzative comuni dei nuclei di cui al presente articolo.
6. I nuclei europei di cui al presente articolo predispongono le relazioni di cui all'articolo 5, comma 3.
7. È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee il Sistema di monitoraggio della compatibilità europea degli atti normativi, con il compito di coordinare e di supportare l'attività dei singoli nuclei europei per quanto attiene all'osservanza del diritto dell'Unione europea nell'ordinamento interno. Il Ministro per le politiche europee, con proprio decreto, costituisce e definisce la strutturazione del Sistema di monitoraggio, ne disciplina il funzionamento ed emana indirizzi per la sua attività.
8. I nuclei europei di cui al presente articolo, d'intesa con gli uffici del personale del Ministero di appartenenza, provvedono alla preselezione degli esperti nazionali distaccati presso le istituzioni dell'Unione europea e assicurano il collegamento con gli esperti medesimi. Gli esperti nazionali cessati dal distacco sono prioritariamente inseriti nei nuclei europei, fatta salva la disposizione di cui all'articolo 2, comma 8. L'aver ricoperto il titolo di esperto nazionale distaccato costituisce titolo preferenziale per la direzione dei nuclei medesimi.
(Esperti nazionali distaccati).
1. L'articolo 32 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è sostituito dal seguente:
«Art. 32. - (Collegamento con le istituzioni internazionali, dell'Unione europea e di altri Stati. Esperti nazionali distaccati). - 1. Per garantire il collegamento con le istituzioni internazionali e dell'Unione europea, nonché con gli Stati membri dell'Unione europea, con gli Stati candidati all'adesione all'Unione europea e con gli altri Stati con i quali l'Italia intrattiene rapporti di collaborazione, lo Stato favorisce e incentiva le esperienze del proprio personale presso tali istituzioni. I dipendenti
delle amministrazioni pubbliche possono essere destinati a prestare temporaneamente servizio presso:
a) il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea, la Commissione europea, le altre Istituzioni ed organi dell'Unione europea, incluse le agenzie, prioritariamente in qualità di esperti nazionali distaccati;
c) le amministrazioni pubbliche degli Stati membri dell'Unione europea, degli Stati candidati all'adesione all'Unione europea e di altri Stati con i quali l'Italia intrattiene rapporti di collaborazione, a seguito di appositi accordi di reciprocità stipulati tra le amministrazioni interessate, d'intesa con il Ministero degli affari esteri e con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica.
2. Ai fini di cui al comma 1, il Ministero degli affari esteri e la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimenti della funzione pubblica e per il coordinamento delle politiche comunitarie, d'intesa tra di loro:
a) coordinano la costituzione di una banca dati di potenziali qualificati candidati già formati dal punto di vista delle competenze in materia europea o internazionale e delle conoscenze linguistiche;
b) definiscono, d'intesa con le amministrazioni interessate, le aree di impiego prioritarie del personale da distaccare, con specifico riguardo agli esperti nazionali presso le istituzioni comunitarie;
c) promuovono la sensibilizzazione dei centri decisionali, le informazioni relative ai posti vacanti nelle istituzioni comunitarie e internazionali e la formazione del personale, con specifico riguardo agli esperti nazionali presso le istituzioni dell'Unione europea.
4. Il personale che presta servizio temporaneo all'estero resta a tutti gli effetti dipendente dell'amministrazione di appartenenza. L'esperienza maturata all'estero costituisce titolo preferenziale per l'accesso a posizioni economiche superiori o a progressioni orizzontali e verticali di carriera all'interno della pubblica amministrazione.
PARTECIPAZIONE DEL PARLAMENTO AL PROCESSO DI FORMAZIONE DELLA NORMATIVA E DELLE POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA
(Partecipazione del Parlamento al processo di formazione degli atti dell'Unione europea).
1. I progetti di atti dell'Unione europea, nonché gli atti preordinati alla formulazione degli stessi, e le loro modificazioni, sono trasmessi alle Camere dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie, contestualmente alla loro ricezione, per l'assegnazione ai competenti organi parlamentari, con l'indicazione della data presunta per la loro discussione o adozione nonché con la segnalazione motivata dei progetti di atti aventi particolare rilevanza.
2. Tra i progetti e gli atti di cui al comma 1 sono compresi i documenti di consultazione, quali libri verdi, libri bianchi e comunicazioni, predisposti dalla Commissione europea.
3. Entro quindici giorni dalla trasmissione ai sensi del comma 1, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee presenta alle Camere,
una relazione su ciascun progetto di atto legislativo dell'UE che reca indicazione dei seguenti elementi:
a) rispetto del principio di attribuzione, con particolare riguardo alla correttezza della base giuridica;
b) conformità ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità;
c) stato del negoziato in seno al Consiglio dell'Unione europea;
d) osservazioni espresse da soggetti già consultati ai sensi della presente legge;
e) impatto, anche finanziario, del progetto di atto sull'ordinamento statale e regionale, sulle autonomie locali, sull'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e sull'attività dei cittadini e delle imprese;
4. Alla relazione di cui al comma 3 è allegata una tavola di concordanza che indica con riferimento a ciascuna disposizione o gruppo di disposizioni contenute nel progetto di atto normativo dell'UE le eventuali disposizioni normative nazionali vigenti.
5. Ciascuna Camera può chiedere al Governo, per il tramite del Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero del Ministro per le politiche europee, la presentazione della relazione di cui al comma 3, in relazione ad altri atti o progetti di atti, anche di natura non normativa, trasmessi ai sensi del comma 2.
6. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee informa tempestivamente i competenti organi parlamentari:
sugli sviluppi dell'esame dei progetti di atti normativi trasmessi ai sensi del comma 1 in seno al Consiglio dell'Unione europea, anche con riferimento alle riunioni del Comitato dei rappresentanti permanenti di cui all'articolo 240 del Trattato sul funzionamento dell'Unione;
sulle posizioni assunte dal Governo nell'ambito di consultazioni pubbliche avviate dalla Commissione europea;
sulle altre iniziative o osservazioni indirizzate formalmente dal Governo alle Istituzioni UE nonché sulle iniziative degli altri Stati membri di cui il Governo abbia formale conoscenza;
sull'esame in seno al Consiglio dell'Unione europea di iniziative o questioni relative alla politica estera e di difesa comune, dando specifico rilievo a quelle aventi implicazioni in materia di difesa;
sulle risultanze delle riunioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea e del Consiglio europeo, entro quindici giorni dallo svolgimento delle stesse.
7. Sui progetti e sugli atti di cui ai commi 1 e 2 i competenti organi parlamentari possono formulare osservazioni e adottare ogni opportuno atto di indirizzo al Governo, secondo le disposizioni dei regolamenti delle Camere.
8. Ai fini del presente articolo, per progetto di atto legislativo si intende la proposta della Commissione, l'iniziativa di un gruppo di Stati membri, l'iniziativa del Parlamento europeo, la richiesta della Corte di giustizia, la raccomandazione della Banca centrale europea e la richiesta della Banca europea per gli investimenti, intese all'adozione di un atto legislativo nei casi previsti dal Trattato sull'Unione europea e dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
(Attuazione degli atti di indirizzo delle Camere).
1. Il Governo assicura che la posizione rappresentata dall'Italia in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea ovvero nelle relazioni con altre istituzioni o organi dell'Unione europea, sia coerente con gli indirizzi definiti dalle Camere in esito all'esame di progetti o di atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 4 nonché su ogni altro atto o questione relativa all'Unione europea.
(Riserva di esame parlamentare).
1. Le Camere, qualora abbiano iniziato l'esame di progetti o di atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3, possono chiedere al Governo di apporre in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea la riserva di esame parlamentare. In tal caso il Governo può procedere alle attività di propria competenza per la formazione dei relativi atti dell'Unione europea soltanto a conclusione di tale esame, e comunque decorso il termine di cui al comma 3.
2. In casi di particolare importanza politica, economica e sociale di progetti o di atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 4, il Governo può apporre, in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea, una riserva di esame parlamentare sul testo o su una o più parti di esso. In tale caso, il Governo invia alle Camere il testo sottoposto alla decisione affinché su di esso si esprimano i competenti organi parlamentari.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per le politiche europee comunica alle Camere di avere apposto una riserva di esame parlamentare in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea. Decorso il termine di trenta giorni dalla predetta comunicazione, il Governo può procedere anche in mancanza della pronuncia parlamentare alle attività dirette alla formazione dei relativi atti dell'Unione europea.
(Programmi nazionali nell'ambito della strategia dell'Unione europea per la crescita e l'occupazione).
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per le politiche europee assicurano la tempestiva consultazione ed informazione delle Camere nella predisposizione dei programmi nazionali e di ogni altro documento presentato per l'attuazione in Italia della Strategia dell'Unione europea per la crescita e l'occupazione.
2. I progetti di programmi di cui al comma 1 sono trasmessi, prima della sua presentazione alla Commissione europea, ai competenti organi parlamentari che possono formulare osservazioni o adottare atti di indirizzo secondo le disposizioni contenute nei regolamenti parlamentari.
(Partecipazione delle Camere alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà).
1. Ciascuna Camera può esprimere, secondo le modalità previste nel rispettivo regolamento, un parere motivato sulla conformità al principio di sussidiarietà dei progetti di atti legislativi dell'Unione europea, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
2. Ai fini dell'esercizio dei poteri di cui al comma 1, le Camere consultano, secondo le modalità previste nei rispettivi regolamenti, i consigli e le assemblee delle Regioni e delle province autonome, in conformità all'articolo 6, paragrafo 2, del Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.
(Procedura di revisione semplificata del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea).
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee trasmettono alle Camere una tempestiva informazione sulle iniziative assunte dalle competenti Istituzioni dell'Unione europea nell'ambito della procedura di revisione semplificata di cui al primo o al secondo comma del paragrafo 7 dell'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea.
2. Il Governo fornisce tempestivamente alle Camere tutti gli elementi utili ai fini dell'eventuale esercizio dei poteri di cui all'articolo 48, paragrafo 7, comma 3.
3. Se entro 30 giorni dalla trasmissione delle informazioni di cui al comma 1, le Camere approvano atti di indirizzo in merito alle iniziative di cui al primo o al secondo comma del paragrafo 7 dell'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea, il Governo assicura che la posizione dell'Italia in sede di Consiglio europeo sia coerente con gli indirizzi stabiliti dalle Camere.
(Poteri delle Camere in materia di misure relative al diritto di famiglia).
1. Il Governo segnala tempestivamente alle Camere, all'atto della trasmissione di cui all'articolo 3, comma 1, della presente legge, le proposte presentate dalla Commissione europea, ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 3, comma 2 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
2. Il Governo fornisce tempestivamente alle Camere tutti gli elementi utili ai fini dell'eventuale esercizio dei poteri di cui all'articolo 81, paragrafo 3, comma 2.
(Ricorso alla Corte di giustizia delle Comunità europee).
1. Il Governo trasmette alla Corte di giustizia dell'Unione europea i ricorsi deliberati da una delle Camere avverso un atto legislativo dell'Unione europea per violazione del principio di sussidiarietà, ai sensi dell'articolo 8 Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato di Lisbona.
2. Il Governo assicura che i ricorsi di cui al comma 1 siano presentati alla Corte di giustizia dell'Unione europea nei termini di cui all'articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
2. Le Camere partecipano, mediante propri rappresentanti, a tutte le fasi e gli atti del giudizio.
(Nomina di componenti italiani di Istituzioni ed organi dell'Unione europea).
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Consiglio dei Ministri ed i singoli Ministri, all'atto della proposta o designazione, secondo le rispettive competenze, di componenti italiani di Istituzioni ed organi dell'Unione europea di cui al comma 2, ne informano le Commissioni parlamentari competenti per materia e per i rapporti con l'Unione europea di Camera e Senato, che, ove lo ritengano, procedono, in coerenza con i rispettivi regolamenti, all'audizione delle persone proposte o designate.
2. Le informazioni di cui al comma 1 devono essere trasmesse in relazione:
a) alle proposte di designazione di componenti italiani della Commissione europea, di cui all'articolo 17, paragrafo 7, del Trattato sull'Unione europea;
b) alle proposte di nomina di giudici ed avvocati generali italiani della Corte di giustizia e dei giudici del Tribunale di
primo grado, ai sensi, rispettivamente, degli articoli 253 e 254 del Trattato sul funzionamento dell'Unione;
c) alle proposte di nomina di membri italiani della Corte dei conti, ai sensi dell'articolo 286 del Trattato istitutivo della Comunità europea;
d) alle designazioni di componenti del Consiglio di amministrazione della Banca europea per gli investimenti, ai sensi dell'articolo 11 del Protocollo sullo statuto della Banca europea per gli investimenti allegato al Trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
3. Le informazioni di cui al comma 1 devono contenere la esposizione della procedura seguita per addivenire alla designazione o proposta, dei motivi che la giustificano secondo criteri di capacità professionale dei candidati e degli eventuali incarichi precedentemente svolti o in corso di svolgimento, tenuto conto dei requisiti richiesti per l'esercizio della funzione dalle pertinenti disposizioni del Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione.
6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applica altresì per le proposte o le designazioni volte alla conferma di persona in carica.
(Relazioni annuali al Parlamento).
1. Entro il 31 dicembre di ogni anno il Governo presenta al Parlamento una relazione che indica:
2. Al fine di fornire al Parlamento tutti gli elementi conoscitivi necessari per valutare la partecipazione dell'Italia all'Unione europea, entro il 31 gennaio di ogni anno il Governo presenta alle Camere una relazione sui seguenti temi:
a) gli sviluppi del processo di integrazione europea registrati nell'anno di riferimento, con particolare riguardo alle attività del Consiglio europeo e del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea, alle questioni istituzionali, alla politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea nonché alle relazioni esterne dell'Unione europea, alla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni e agli orientamenti generali delle politiche dell'Unione. La relazione reca altresì l'elenco dei Consigli europei e dei Consigli dei Ministri dell'Unione europea tenutisi nell'anno di riferimento, con l'indicazione delle rispettive date, dei partecipanti per l'Italia e dei temi trattati;
b) la partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea con l'esposizione dei princìpi e delle linee caratterizzanti la politica italiana nei lavori preparatori e nelle fasi negoziali svolti
in vista dell'emanazione degli atti legislativi dell'Unione. La relazione reca altresì l'elenco dei principali atti legislativi in corso di elaborazione nell'anno di riferimento e non definiti entro l'anno medesimo;
c) la partecipazione dell'Italia all'attività delle istituzioni dell'Unione europea per la realizzazione delle principali politiche settoriali, quali: mercato interno e concorrenza; politica agricola e per la pesca; politica per i trasporti e le reti transeuropee; politica per la società dell'informazione e le nuove tecnologie; politica per la ricerca e l'innovazione; politica per lo spazio; politica energetica; politica per l'ambiente; politica fiscale; politiche per l'inclusione sociale, le pari opportunità e la gioventù; politica del lavoro; politica per la salute; politica per l'istruzione, la formazione e la cultura; politiche per la libertà, sicurezza e giustizia. La relazione reca altresì i dati consuntivi, nonché una valutazione di merito della predetta partecipazione, anche in termini di efficienza ed efficacia dell'attività svolta in relazione ai risultati conseguiti;
d) l'attuazione in Italia delle politiche di coesione economica e sociale, l'andamento dei flussi finanziari verso l'Italia e la loro utilizzazione, con riferimento anche alle relazioni della Corte dei conti dell'Unione europea per ciò che concerne l'Italia. La relazione reca altresì una valutazione di merito sull'efficacia delle predette politiche di coesione;
e) il seguito dato e le iniziative assunte in relazione ai pareri, alle osservazioni e agli atti di indirizzo delle Camere, nonché alle osservazioni della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome;
3. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee trasmettono le relazioni di cui ai commi 1 e 2 anche alla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome.
PARTECIPAZIONE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE LOCALI AL PROCESSO DI FORMAZIONE DELLA NORMATIVA E DELLE POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA
(Partecipazione delle regioni e delle province autonome alle decisioni relative alla formazione di atti normativi dell'Unione europea).
1. I progetti e gli atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 4 sono trasmessi dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro per le politiche europee, contestualmente alla loro ricezione, alla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, ai fini dell'inoltro alle Giunte e ai Consigli regionali e delle province autonome, indicando la data presunta per la loro discussione o adozione.
2. Con riferimento ai progetti e agli atti trasmessi che rientrano nelle materie di competenza delle regioni e delle province autonome, il Dipartimento per le politiche dell'Unione europea trasmette ai soggetti di cui al comma 1 la relazione di cui all'articolo 5, comma 3.
3. Ai fini della formazione della posizione italiana, le regioni e le province
autonome, nelle materie di loro competenza, entro trenta giorni dalla data del ricevimento degli atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3, possono trasmettere osservazioni al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro per le politiche europee, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano o della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome.
4. Qualora un progetto di atto normativo dell'Unione europea riguardi una materia attribuita alla competenza legislativa delle regioni o delle province autonome e una o più regioni o province autonome ne facciano richiesta, il Governo convoca la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai fini del raggiungimento dell'intesa ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il termine di trenta giorni. Decorso tale termine, ovvero nei casi di urgenza motivata sopravvenuta, il Governo può procedere anche in mancanza dell'intesa.
5. Nei casi di cui al comma 4, qualora lo richieda la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il Governo appone una riserva di esame in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea. In tale caso il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per le politiche europee comunica alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di avere apposto una riserva di esame in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea. Decorso il termine di trenta giorni dalla predetta comunicazione, il Governo può procedere anche in mancanza della pronuncia della predetta Conferenza alle attività dirette alla formazione dei relativi atti dell'Unione europea.
6. Salvo il caso di cui al comma 4, qualora le osservazioni delle regioni e delle province autonome non siano pervenute al Governo entro la data indicata all'atto di trasmissione dei progetti, il Governo può comunque procedere alle attività dirette alla formazione dei relativi atti dell'Unione europea.
7. Nelle materie di competenza delle regioni e delle province autonome, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche comunitarie, nell'esercizio delle competenze di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, convoca ai singoli tavoli di coordinamento nazionali i rappresentanti delle regioni e delle province autonome, individuati in base a criteri da stabilire in sede di Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, ai fini della successiva definizione della posizione italiana da sostenere, d'intesa con il Ministero degli affari esteri e con i Ministeri competenti per materia, in sede di Unione europea.
8. Dall'attuazione del comma 7 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
9. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee informa tempestivamente le regioni e le province autonome, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, delle proposte e delle materie di competenza delle regioni e delle province autonome che risultano inserite all'ordine del giorno delle riunioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea.
10. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee, prima dello svolgimento delle riunioni del Consiglio europeo, riferisce alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in sessione europea, sulle proposte e sulle materie di competenza delle regioni e delle province autonome che risultano inserite all'ordine del giorno, illustrando la posizione che il Governo intende assumere. Il Governo riferisce altresì, su richiesta della predetta
Conferenza, prima delle riunioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea, alla Conferenza stessa, in sessione europea, sulle proposte e sulle materie di competenza delle regioni e delle province autonome che risultano inserite all'ordine del giorno, illustrando la posizione che il Governo intende assumere.
11. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee informa le regioni e le province autonome, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, delle risultanze delle riunioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea e del Consiglio europeo con riferimento alle materie di loro competenza, entro quindici giorni dallo svolgimento delle stesse.
(Partecipazione delle regioni alle delegazioni del Governo).
1. In conformità all'articolo 117, quinto comma, della Costituzione, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano concorrono direttamente, nelle materie di loro competenza legislativa, alla formazione degli atti dell'Unione europea, partecipando, nell'ambito delle delegazioni del Governo, alle attività del Consiglio e dei gruppi di lavoro e dei comitati del Consiglio e della Commissione europea, secondo modalità da concordare in sede di Conferenza Stato-Regioni che tengano conto della particolarità delle autonomie speciali e, comunque, garantendo l'unitarietà della rappresentazione della posizione italiana da parte del Capo delegazione designato dal Governo. Nelle delegazioni del Governo deve essere prevista la partecipazione di almeno un rappresentante delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Nelle materie che spettano alle Regioni ai sensi dell'articolo 117, quarto comma, della Costituzione, il Capo delegazione, che può essere anche un Presidente di Giunta regionale o di Provincia autonoma, è designato dal Governo sulla base di criteri e procedure determinati con un accordo generale di cooperazione tra Governo, Regioni a statuto ordinario e a statuto speciale stipulato in sede di Conferenza Stato-Regioni. In attesa o in mancanza di tale accordo, il Capo delegazione è designato dal Governo. Dall'attuazione del presente articolo non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
(Ricorso alla Corte di giustizia su richiesta delle regioni).
1. Nelle materie di competenza legislativa delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, il Governo propone ricorso dinanzi alla Corte di giustizia avverso gli atti normativi dell'Unione europea ritenuti illegittimi, su richiesta della Conferenza Stato-Regioni a maggioranza assoluta delle Regioni e delle Province autonome.
(Sessione europea della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano).
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri convoca almeno ogni mese, o anche su richiesta delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, una sessione speciale della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, dedicata alla trattazione degli aspetti delle politiche dell'Unione europea di interesse regionale e provinciale al fine di raccordare le linee della politica nazionale, relativa all'elaborazione degli atti europei con le esigenze rappresentate dalle Regioni e dalle Province autonome, nelle
materie di competenza di queste ultime. Il Governo informa tempestivamente le Camere sui risultati emersi da tale sessione.
2. La sessione della Conferenza di cui al comma 1, in particolare, esprime parere:
a) sugli indirizzi generali relativi all'elaborazione e all'attuazione degli atti dell'Unione europea che riguardano le competenze regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano;
b) sui criteri e sulle modalità per conformare l'esercizio delle funzioni regionali e delle province autonome all'osservanza e all'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 1, comma 1;
c) sugli schemi dei disegni di legge di cui all'articolo 24 della presente legge;
d) su richiesta dei presidenti delle regioni e delle province autonome e con il consenso del Governo, sugli schemi di atti amministrativi dello Stato che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 11, nelle materie di competenza delle regioni o delle province autonome, danno attuazione alle direttive dell'Unione europea e alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea;
3. Il Ministro per le politiche europee riferisce al Comitato interministeriale per la programmazione economica per gli aspetti di competenza di cui all'articolo 2 della legge 16 aprile 1987, n. 183.
(Partecipazione degli enti locali alle decisioni relative alla formazione di atti normativi dell'Unione europea).
1. In conformità agli articoli 114 e 118 della Costituzione, Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche dell'Unione europea assicurano un'adeguata consultazione di comuni, province e città metropolitane ai fini della formazione della posizione dell'Italia in relazione ad attività dell'Unione europea che presentino specifica rilevanza negli ambiti di competenza degli enti locali.
2. Qualora i progetti e gli atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3 riguardino questioni di particolare rilevanza negli ambiti di competenza degli enti locali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche europee li trasmette alla Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Tali progetti e atti sono altresì trasmessi, per il tramite della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, all'Associazione nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, all'Unione province d'Italia - UPI e all'Unione nazionale comuni comunità enti montani - UNCEM.
3. Su tutti i progetti e gli atti di loro specifico interesse l'Associazione nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, l'Unione province d'Italia - UPI e l'Unione nazionale comuni comunità enti montani - UNCEM possono trasmettere, per il tramite della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, osservazioni al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro per le politiche europee e possono richiedere che gli stessi siano sottoposti all'esame della Conferenza stessa.
3. Nelle materie che investono le competenze degli enti locali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche europee convoca alle riunioni di cui al comma 7 dell'articolo 5 esperti designati dagli enti locali secondo modalità da stabilire in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
4. Qualora le osservazioni degli enti locali non siano pervenute al Governo entro la data indicata all'atto di trasmissione dei progetti o degli atti o, in mancanza, entro il giorno precedente quello della discussione a livello di Unione europea, il Governo può comunque procedere alle attività dirette alla formazione dei relativi atti dell'Unione europea.
(Sessione europea della Conferenza Stato-città ed autonomie locali).
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee convoca almeno due volte l'anno, o anche su richiesta delle associazioni rappresentative degli enti locali ovvero degli enti locali interessati, una sessione speciale della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, dedicata alla trattazione degli aspetti delle politiche dell'Unione europea di interesse degli enti locali. Il Governo informa tempestivamente le Camere e la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome sui risultati emersi durante tale sessione. La sessione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, in particolare, esprime parere sui criteri e sulle modalità per conformare l'esercizio delle funzioni di interesse degli enti locali all'osservanza e all'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 1, comma 1.
(Nomina dei rappresentanti italiani presso il Comitato delle regioni).
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri propone al Consiglio dell'Unione europea i membri titolari e i membri supplenti del Comitato delle regioni, spettanti all'Italia in base all'articolo 305 del Trattato sul funzionamento dell'Unione.
2. Ai fini della proposta di cui al comma 1, i membri del Comitato delle regioni sono ripartiti tra le autonomie regionali e locali secondo i criteri definiti con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che assicurano la rappresentanza delle assemblee legislative regionali nonché la corrispondenza tra ciascun membro titolare e il rispettivo supplente.
3. La proposta di cui al presente articolo è formulata previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni. Allo scopo la Conferenza è integrata da rappresentanti della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, in qualità di osservatori.
PARTECIPAZIONE DELLE PARTI SOCIALI E DELLE CATEGORIE PRODUTTIVE AL PROCESSO DI FORMAZIONE DELLA NORMATIVA E DELLE POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA
(Partecipazione delle parti sociali e delle categorie produttive alle decisioni relative alla formazione di atti dell'Unione europea).
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche dell'Unione europea assicurano il più ampio coinvolgimento delle categorie produttive e delle parti sociali nella fase di formazione della posizione italiana su iniziative dell'Unione europea. A questo scopo il CUE nonché le amministrazioni interessate possono svolgere, anche mediante il ricorso a strumenti elettronici, consultazioni delle categorie produttive e delle parti 1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche dell'Unione europea assicurano il più ampio coinvolgimento delle categorie produttive e delle parti sociali nella fase di formazione della posizione italiana su iniziative dell'Unione europea.
2. Per le finalità di cui al comma 1, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche dell'Unione europea, al fine di assicurare un più ampio coinvolgimento delle categorie produttive e delle parti sociali, organizza, eventualmente in collaborazione con il Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), apposite sessioni di studio ai cui lavori possono essere invitati anche le associazioni nazionali dei comuni, delle province e delle comunità montane e ogni altro soggetto interessato.
ATTUAZIONE DEGLI OBBLIGHI DISCENDENTI DALL'UNIONE EUROPEA
(Valutazione della compatibilità con il diritto dell'Unione europea).
1. I nuclei europei di cui all'articolo 3 predispongono, per i disegni di legge e gli schemi di atti del Governo trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, una relazione tecnica, verificata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie, relativa alla valutazione della compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea. La relazione può costituire parte integrante dell'analisi tecnico-normativa in tutti i casi nei quali questa venga predisposta.
2. Per i provvedimenti relativi all'attuazione del diritto dell'Unione europea la relazione di cui al comma 1 dà conto della conformità della disciplina da essi recata alle prescrizioni delle direttive da attuare, tenuto anche conto delle eventuali modificazioni comunque intervenute fino al momento dell'esercizio della potestà normativa da parte del Governo.
3. Le Commissioni parlamentari competenti possono richiedere al Governo la relazione di cui al comma 1 per i progetti di legge e per gli emendamenti al loro esame ai fini della valutazione della compatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea.
(Legge di delegazione europea e legge europea).
1. Lo Stato, le regioni e le province autonome, nelle materie di propria competenza legislativa, danno tempestiva attuazione agli atti giuridici dell'Unione europea nonché alle sentenze della Corte di giustizia e degli altri organi giurisdizionali dell'Unione europea.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee informa con tempestività le Camere e, per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, le regioni e le province autonome, degli atti normativi e di indirizzo emanati dagli organi dell'Unione europea.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee verifica, con la collaborazione delle amministrazioni interessate, lo stato di conformità dell'ordinamento interno e degli indirizzi di politica del Governo in relazione agli atti di cui al comma 2 e ne trasmette le risultanze tempestivamente, e comunque ogni tre mesi, anche con riguardo alle misure da intraprendere per assicurare tale conformità, agli organi parlamentari competenti, alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, per la formulazione di ogni opportuna osservazione. Nelle materie di loro competenza le regioni e le province autonome verificano lo stato di conformità dei propri ordinamenti in relazione ai suddetti atti e ne trasmettono le risultanze alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche europee con riguardo alle misure da intraprendere.
4. All'esito della verifica e tenuto conto delle osservazioni di cui al comma 3, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con gli altri Ministri interessati, entro il 31 gennaio di ogni anno presenta al Parlamento un disegno di legge recante: «Delega per il recepimento di direttive e decisioni quadro dell'Unione europea nonché per l'attuazione di regolamenti ed atti delegati dell'Unione europea», completato dall'indicazione: «Legge di delegazione europea» seguita dall'anno di riferimento.
5. Entro il 31 gennaio di ogni anno, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche europee, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con gli altri Ministri interessati, presenta inoltre al Parlamento un disegno di legge recante: «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea», completato dall'indicazione: «Legge europea» seguita dall'anno di riferimento.
5. Il disegno di legge di cui al comma 4 è corredato di una relazione illustrativa, aggiornata al 31 dicembre dell'anno precedente, in cui il Governo:
a) fornisce per ogni direttiva o altro atto dell'Unione europea di cui si prevede l'attuazione una ricostruzione del contesto nel quale è avvenuta la sua adozione in sede comunitaria e della politica legislativa nella quale si inserisce, dando conto dell'iter relativo alla sua approvazione, del negoziato intervenuto, nonché degli elementi di novità da essa introdotti e delle prospettive aperte, anche con riguardo al suo impatto sull'ordinamento interno;
b) dà conto delle motivazioni che lo hanno indotto all'inclusione delle direttive in uno degli allegati di cui all'articolo 25, comma 3, lettera e, con specifico riguardo all'opportunità di sottoporre i relativi schemi di atti normativi di attuazione al parere delle competenti Commissioni parlamentari;
c) fornisce l'elenco delle direttive attuate o da attuare in via amministrativa;
d) dà partitamente conto delle ragioni dell'eventuale omesso inserimento delle direttive il cui termine di recepimento è già scaduto e di quelle il cui termine di recepimento scade nel periodo di riferimento, in relazione ai tempi previsti per l'esercizio della delega legislativa;
e) fornisce l'elenco delle direttive attuate con regolamento ai sensi dell'articolo 11, nonché l'indicazione degli estremi degli eventuali regolamenti di attuazione già adottati;
f) fornisce l'elenco degli atti normativi con i quali nelle singole regioni e province autonome si è provveduto a dare attuazione alle direttive nelle materie di loro competenza, anche con riferimento a leggi annuali di recepimento eventualmente approvate dalle regioni e dalle province autonome. L'elenco è predisposto dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche europee in tempo utile e, comunque, non oltre il 25 gennaio di ogni anno.
6. Il disegno di legge di cui al comma 5 è corredato di una relazione illustrativa, aggiornata al 31 dicembre dell'anno precedente, in cui il Governo:
a) riferisce sullo stato di conformità dell'ordinamento interno al diritto dell'Unione europea con particolare riferimento alle eventuali procedure di infrazione pendenti nei confronti dell'Italia nonché alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea relative ad inadempienze e violazioni degli obblighi europei da parte della Repubblica italiana;
b) dà partitamente conto delle ragioni dell'eventuale omesso inserimento nel disegno di legge di disposizioni volte all'attuazione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea che abbiano accertato violazioni di obblighi europei da parte della Repubblica italiana;
7. I decreti legislativi di recepimento o di attuazione di atti dell'Unione europea ovvero di modifica di disposizioni attuative dei medesimi, la cui delega è contenuta in leggi diverse dalla legge di delegazione europea annuale, fatti salvi gli specifici princìpi e criteri direttivi stabiliti dalle disposizioni della legge di conferimento della delega, ove non in contrasto con il diritto dell'Unione europea, e in aggiunta a quelli contenuti negli atti dell'Unione europea da attuare, sono adottati nel rispetto degli altri princìpi e criteri direttivi generali previsti dalla stessa legge di delegazione europea per l'anno di riferimento, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia delle finanze e con gli altri Ministri interessati in relazione all'oggetto della normativa.
(Contenuti della legge di delegazione europea e della legge europea).
1. La legge di delegazione europea e la legge europea, di cui all'articolo 24 assicurano il periodico adeguamento dell'ordinamento nazionale all'ordinamento dell'Unione europea.
2. La legge di delegazione europea annuale reca il conferimento al Governo di delega legislativa per:
a) il recepimento delle direttive e delle decisioni quadro dell'Unione europea;
b) l'attuazione di regolamenti e di atti delegati di cui all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dell'Unione europea che richiedano l'adozione di misure legislative o regolamentari per l'applicazione nell'ordinamento nazionale;
3. La legge di delegazione europea annuale reca altresì:
a) disposizioni che autorizzano il Governo ad attuare in via regolamentare le direttive o, ove necessario, i regolamenti e gli atti delegati di cui all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, sulla base di quanto previsto dall'articolo 29;
b) disposizioni che, nelle materia non coperte da riserva di legge, demandano l'attuazione di atti delegati di cui di cui all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea alle autorità di regolamentazione e vigilanza, secondo le modalità e le procedure per l'esercizio dei poteri regolamentari ad esse attribuiti dalla legge;
c) disposizioni che, nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome, conferiscono delega al Governo per l'emanazione di decreti legislativi recanti sanzioni penali per la violazione delle disposizioni comunitarie recepite dalle regioni e dalle province autonome;
d) disposizioni che, nell'ambito del conferimento della delega legislativa per l'attuazione di atti di cui al comma 2 del presente articolo, autorizzano il Governo a emanare testi unici per il riordino e per l'armonizzazione di normative di settore, nel rispetto delle competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano;
e) cinque allegati nei quali sono rispettivamente elencati:
1) gli atti dell'Unione europea per la cui attuazione è prevista una delega al Governo, da esercitare previa trasmissione alle Camere per l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari;
2) gli atti dell'Unione europea per la cui attuazione è prevista una delega al Governo;
3) gli atti dell'Unione europea da attuare in via regolamentare;
4) gli atti dell'Unione europea da attuare in via amministrativa;
5) gli atti dell'Unione europea da attuare con disposizioni delle autorità di regolamentazione di cui alla lettera b).
3. L'inclusione in ciascuno degli allegati previsti dal comma 3, lettera e), del presente articolo, è motivata nella relazione illustrativa del disegno di legge di delegazione europea, anche con riferimento al tasso di discrezionalità lasciato agli Stati membri nell'attuazione di ciascun atto dell'Unione europea. La relazione illustrativa degli schemi di atti normativi di attuazione di atti dell'Unione europea trasmessi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari dà conto delle scelte discrezionali effettuate e delle loro motivazioni.
4. La legge europea annuale reca:
a) disposizioni modificative o abrogative di disposizioni statali vigenti oggetto di sentenze della Corte di giustizia relative all'Italia ovvero di procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea nei confronti della Repubblica italiana;
b) disposizioni strettamente necessarie per dare attuazione o assicurare l'applicazione di atti dell'Unione europea, fermo restando quanto stabilito dal comma 3 del presente articolo;
c) disposizioni occorrenti per dare esecuzione ai trattati internazionali conclusi dall'Unione europea;
d) disposizioni che individuano i princìpi fondamentali nel rispetto dei quali le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano esercitano la propria competenza normativa per dare attuazione o assicurare l'applicazione di atti dell'Unione europea nelle materie di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione;
e) disposizioni emanate nell'esercizio del potere sostitutivo di cui all'articolo 117, quinto comma, della Costituzione, in conformità ai princìpi e nel rispetto dei limiti di cui all'articolo 36.
5. Gli oneri relativi a prestazioni e controlli da eseguire da parte di uffici pubblici, ai fini dell'attuazione delle disposizioni comunitarie di cui alla legge di delegazione europea per l'anno di riferimento e alla legge europea per l'anno di riferimento, sono posti a carico dei soggetti interessati, secondo tariffe determinate sulla base del costo effettivo del servizio, ove ciò non risulti in contrasto con la disciplina dell'Unione europea. Le tariffe di cui al precedente periodo sono predeterminate e pubbliche.
6. Le entrate derivanti dalle tariffe determinate ai sensi del comma 5 sono attribuite, nei limiti previsti dalla legislazione vigente, alle amministrazioni che effettuano le prestazioni e i controlli, mediante rassegnazione ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469.
(Procedure per l'esercizio delle deleghe conferite al Governo con la legge di delegazione europea).
1. In relazione alle deleghe conferite con la legge di delegazione europea per il recepimento delle direttive, il Governo adotta i decreti legislativi entro il termine di due mesi antecedenti a quello di recepimento indicato in ciascuna delle direttive; per le direttive il cui termine così determinato sia già decorso ovvero scada nei tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea, il Governo adotta i decreti legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge; per le direttive che non prevedono un termine di recepimento, il Governo adotta i decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano, in quanto compatibili, anche alle deleghe conferite con la legge di delegazione europea per l'attuazione di atti dell'Unione europea diversi dalle direttive.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati in relazione all'oggetto della direttiva. I decreti legislativi di recepimento di direttive sono accompagnati da una tabella di concordanza tra le disposizioni in essi previste e quelle della direttiva da recepire, predisposta dall'amministrazione con competenza istituzionale prevalente per materia.
3. La legge di delegazione europea indica, nell'allegato di cui all'articolo, 25, comma 3, lettera e), numero 1), le direttive o gli altri atti dell'Unione europea in relazione ai quali sugli schemi dei decreti legislativi di attuazione è acquisito il parere delle competenti Commissioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. In tal caso gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi, dopo l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati affinché su di essi sia espresso il parere dei competenti organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine per l'espressione del parere parlamentare di cui al presente comma ovvero i diversi termini previsti dai commi 4 e 8 scadano nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini di delega previsti ai commi 1 o 5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di tre mesi.
4. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al presente articolo che comportino conseguenze finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui all'articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009 n. 196. Su di essi è richiesto anche il parere delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni formulate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi d'informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari, che devono essere espressi entro venti giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi fissati dalla legge di delegazione europea, il Governo può adottare, con la procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 6.
6. I decreti legislativi di attuazione delle direttive previste dalla legge di delegazione europea, adottati, ai sensi dell'articolo 117, quinto comma, della Costituzione, nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome, si applicano alle condizioni e secondo le procedure di cui all'articolo 27.
7. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali contenute negli schemi di decreti legislativi recanti attuazione delle direttive, ritrasmette con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni i testi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per un secondo parere. Decorsi venti giorni dalla data di ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di nuovo parere.
8. Agli eventuali oneri derivanti dall'attuazione delle deleghe contenute nella legge di delegazione annuale si provvede, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nei limiti delle risorse e con le modalità previste dall'articolo 11, comma 3-bis, della medesima legge 31 dicembre 2009, n. 196.
9. All'articolo 11 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. La legge di stabilità annuale indica altresì la quota dell'accantonamento del fondo speciale di parte corrente relativo al Ministero dell'economia e delle finanze da destinare all'attuazione della legge di delegazione europea. Tale quota non può essere utilizzata per finalità difformi. In caso di mancata approvazione della legge di delegazione europea entro il 30 giugno successivo alla sua presentazione alle Camere, la quota può essere destinata ad altre finalità».
10. All'articolo 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
«a) mediante utilizzo degli accantonamenti iscritti nei fondi speciali previsti dall'articolo 18, restando precluso sia l'utilizzo di accantonamenti del conto capitale per iniziative di parte corrente, sia l'utilizzo per finalità difformi di accantonamenti per regolazioni contabili e debitorie e per provvedimenti in adempimento di obblighi internazionali nonché della quota dell'accantonamento del fondo speciale di parte corrente relativo al Ministero dell'economia e delle finanze destinato alla copertura dell'attuazione della legge di delegazione europea, alle condizioni e nei limiti previsti dall'articolo 11, comma 3-bis».
(Princìpi e criteri direttivi generali di delega per l'attuazione del diritto dell'Unione europea).
1. Fatti salvi i princìpi e criteri direttivi specifici per le singole materie, stabiliti con la legge di delegazione europea annuale, e in aggiunta a quelli contenuti negli atti dell'Unione europea da attuare, l'esercizio delle deleghe legislative di cui all'articolo 23, si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
b) ai fini di un migliore coordinamento con le discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla normativa da attuare, sono introdotte le occorrenti modificazioni alle discipline stesse, fatti salvi le materie oggetto di delegificazione e i procedimenti oggetto di semplificazione amministrativa;
c) al di fuori dei casi previsti dalle norme penali vigenti, ove necessario per assicurare l'osservanza delle disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente, dell'ammenda fino a 150.000 euro e dell'arresto fino a tre anni, sono previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledono o espongono a pericolo interessi costituzionalmente protetti. In tali casi sono previste: la pena dell'ammenda alternativa all'arresto per le infrazioni che espongono a pericolo o che danneggiano l'interesse protetto; la pena dell'arresto congiunta a quella dell'ammenda per le infrazioni che recano un danno di particolare gravità. Nelle predette ipotesi, in luogo dell'arresto e dell'ammenda, possono essere previste anche le sanzioni alternative di cui agli articoli 53 e seguenti del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, e la relativa competenza del giudice di pace. La sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non superiore a 150.000 euro è prevista per le infrazioni che ledono o che espongono a pericolo interessi diversi da quelli indicati dalla presente lettera. Nell'ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni indicate dalla presente lettera sono determinate nella loro entità, tenendo conto della diversa potenzialità lesiva dell'interesse
protetto che ciascuna infrazione presenta in astratto, di specifiche qualità personali del colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di prevenzione, controllo o vigilanza, nonché del vantaggio patrimoniale che l'infrazione può recare al colpevole o alla persona o all'ente nel cui interesse egli agisce. Entro i limiti di pena indicati dalla presente lettera sono previste sanzioni identiche a quelle eventualmente già comminate dalle leggi vigenti per le violazioni omogenee e di pari offensività rispetto alle infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi. Le somme derivanti dalle sanzioni di nuova istituzione, stabilite con i provvedimenti adottati in attuazione della presente legge, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, alle amministrazioni competenti all'irrogazione delle stesse;
d) all'attuazione di direttive o di altri atti dell'Unione europea che modificano precedenti direttive o atti già attuati con legge o con decreto legislativo si procede, se la modificazione non comporta ampliamento della materia regolata, apportando le corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto legislativo di attuazione della direttiva o altro atto modificato;
e) nella predisposizione dei decreti legislativi si tiene conto delle eventuali modificazioni delle direttive o degli altri atti dell'Unione europea comunque intervenute fino al momento dell'esercizio della delega;
f) quando si verificano sovrapposizioni di competenze fra amministrazioni diverse o comunque siano coinvolte le competenze di più amministrazioni statali, i decreti legislativi individuano, attraverso le più opportune forme di coordinamento, rispettando i princìpi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e le competenze delle regioni e degli altri enti territoriali, le procedure per salvaguardare l'unitarietà dei processi decisionali, la trasparenza, la celerità, l'efficacia e l'economicità nell'azione amministrativa e la chiara individuazione dei soggetti responsabili;
g) qualora non siano di ostacolo i diversi termini di recepimento, sono attuate con un unico decreto legislativo le direttive che riguardano le stesse materie o che comunque comportano modifiche degli stessi atti normativi.
(Misure urgenti per l'adeguamento a obblighi dell'Unione europea derivanti dall'apertura di procedure d'infrazione o di sentenze degli organi giurisdizionali dell'Unione europea).
1. Fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 25, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee può proporre al Consiglio dei ministri l'adozione di provvedimenti, anche urgenti, necessari a fronte dell'emissione di sentenze da parte degli organi giurisdizionali dell'Unione europea o dell'avvio di procedure di infrazione nei confronti dell'Italia nonché dell'adozione di atti normativi, solo qualora la scadenza di tali obblighi risulti anteriore alla data di presunta entrata in vigore della legge di delegazione europea e della legge europea relativa all'anno in corso.
(Attuazione in via regolamentare e amministrativa).
1. Nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, già disciplinate con legge, ma non coperte da riserva assoluta di legge, le direttive o, ove necessario, i regolamenti e gli atti delegati adottati da istituzioni dell'Unione europea possono essere attuati mediante regolamento se così dispone la legge europea. Il Governo presenta alle Camere, in allegato al disegno di legge di delegazione europea, un elenco delle direttive per l'attuazione
delle quali chiede l'autorizzazione di cui all'articolo 25, comma 3, lettera a).
2. I regolamenti di cui al comma 1 del presente articolo sono adottati ai sensi dell'articolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con gli altri Ministri interessati. Sugli schemi di regolamento è acquisito il parere del Consiglio di Stato, che deve esprimersi entro quarantacinque giorni dalla richiesta. Sugli schemi di regolamento è altresì acquisito, se così dispone la legge europea, il parere dei competenti organi parlamentari, ai quali gli schemi di regolamento sono trasmessi con apposite relazioni cui è allegato il parere del Consiglio di Stato e che si esprimono entro quaranta giorni dall'assegnazione. Decorsi i predetti termini, i regolamenti sono emanati anche in mancanza di detti pareri.
3. I regolamenti di cui al comma 1 si conformano alle seguenti norme generali, nel rispetto dei princìpi e delle disposizioni contenuti nelle direttive o negli altri atti dell'Unione europea da attuare:
c) esercizio delle opzioni previste dalle direttive o negli altri atti dell'Unione europea in conformità alle peculiarità socio-economiche statali, regionali e locali e alla normativa di settore;
d) fissazione di termini e procedure, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 20, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni.
4. I regolamenti di cui al comma 1 tengono conto anche delle eventuali modificazioni della disciplina dell'Unione europea intervenute fino al momento della loro adozione.
5. Nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, non disciplinate dalla legge o da regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, e non coperte da riserva di legge, le direttive possono essere attuate con regolamento ministeriale o interministeriale, ai sensi del citato articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988, o con atto amministrativo generale da parte del Ministro con competenza prevalente per la materia, di concerto con gli altri Ministri interessati. Con le medesime modalità sono attuate le successive modifiche e integrazioni delle direttive.
6. In ogni caso, qualora le direttive consentano scelte in ordine alle modalità della loro attuazione, la legge europea o un'altra legge dello Stato detta i princìpi e criteri direttivi. Con legge sono dettate, inoltre, le disposizioni necessarie per introdurre sanzioni penali o amministrative o per individuare le autorità pubbliche cui affidare le funzioni amministrative inerenti all'applicazione della nuova disciplina.
7. La legge europea provvede in ogni caso, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera c), ove l'attuazione delle direttive o dei regolamenti comporti:
a) l'istituzione di nuovi organi o strutture amministrativi;
(Attuazione di atti di esecuzione dell'Unione europea).
1. Agli atti di esecuzione non autonomamente applicabili nell'ordinamento nazionale, adottati dal Consiglio o dalla Commissione europea in esecuzione di atti dell'Unione europea già recepiti o già efficaci nell'ordinamento nazionale, è data
attuazione, nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, con decreto del Ministro competente per materia, che ne dà tempestiva comunicazione al Dipartimento per le politiche europee.
(Decisioni dell'Unione europea).
1. A seguito della notificazione di decisioni adottate dal Consiglio dell'Unione europea o dalla Commissione europea, destinate alla Repubblica italiana, che rivestono particolare importanza per gli interessi nazionali o che comportano rilevanti oneri di esecuzione, il Ministro per le politiche europee, consultati il Ministro degli affari esteri e i Ministri interessati e d'intesa con essi, ne riferisce al Consiglio dei ministri.
2. Il Consiglio dei ministri, se non delibera l'eventuale impugnazione della decisione, emana le direttive opportune per l'esecuzione della decisione a cura delle autorità competenti.
3. Se l'esecuzione della decisione investe le competenze di una regione o di una provincia autonoma, il presidente della regione o della provincia autonoma interessata interviene alla riunione del Consiglio dei ministri, con voto consultivo, salvo quanto previsto dagli statuti speciali.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee trasmette il testo delle decisioni adottate dal Consiglio dell'Unione europea o dalla Commissione europea alle Camere per la formulazione di eventuali osservazioni e atti di indirizzo ai fini della loro esecuzione. Nelle materie di competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano le stesse decisioni altresì sono trasmesse agli enti interessati per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, per la formulazione di eventuali osservazioni.
(Parità di trattamento).
1. Le norme italiane di recepimento e di attuazione di norme e di princìpi dell'Unione europea assicurano la parità di trattamento dei cittadini italiani rispetto ai cittadini degli altri Stati membri dell'Unione europea residenti o stabiliti nel territorio nazionale o che vi prestino servizio ai sensi dell'articolo 49 del Trattato istitutivo della Comunità europea e non possono in ogni caso comportare un trattamento sfavorevole dei cittadini italiani.
2. Nei confronti dei cittadini italiani non trovano applicazione norme dell'ordinamento giuridico italiano o prassi interne che producono effetti discriminatori rispetto alla condizione e al trattamento dei cittadini di altri Stati membri dell'Unione europea residenti o stabiliti nel territorio nazionale o che vi prestino servizio ai sensi dell'articolo 49 del Trattato istitutivo della Comunità europea.
(Informazione al Parlamento su procedure giurisdizionali e di pre-contenzioso riguardanti l'Italia).
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee, sulla base delle informazioni ricevute dalle amministrazioni competenti, trasmette ogni mese alle Camere e alla Corte dei conti un elenco, articolato per settore e per materia:
a) delle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee e degli altri organi giurisdizionali dell'Unione europea relative a giudizi di cui l'Italia è stata parte o che hanno rilevanti conseguenze per l'ordinamento italiano;
b) dei rinvii pregiudiziali disposti ai sensi dell'articolo 234 del Trattato che istituisce la Comunità europea o dell'articolo 35 del Trattato sull'Unione europea da organi giurisdizionali italiani;
c) delle procedure d'infrazione avviate nei confronti dell'Italia ai sensi degli articoli 226 e 228 del Trattato che istituisce la Comunità europea, con informazioni sintetiche sull'oggetto e sullo stato del procedimento nonché sulla natura delle eventuali violazioni contestate all'Italia;
d) dei procedimenti di indagine formale avviati dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del Trattato che istituisce la Comunità europea.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le politiche europee, trasmette ogni tre mesi alle Camere e alla Corte dei conti informazioni sulle eventuali conseguenze di carattere finanziario degli atti e delle procedure di cui al comma 1. Nel caso delle procedure d'infrazione avviate ai sensi dell'articolo 228 del Trattato che istituisce la Comunità europea, le informazioni sono trasmesse ogni mese.
3. Nei casi di particolare rilievo o urgenza o su richiesta di una delle due Camere, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee trasmette tempestivamente alle Camere, in relazione a specifici atti o procedure, informazioni e documenti sulle attività e sugli orientamenti che il Governo intende assumere e una valutazione dell'impatto sull'ordinamento.
4. Quando uno degli atti dell'Unione europea di cui al comma 1 è posto alla base di un disegno di legge d'iniziativa governativa, di un decreto-legge o di uno schema di decreto legislativo sottoposto al parere parlamentare, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee comunica al Parlamento le informazioni relative a tali atti.
(Relazione trimestrale al Parlamento sui flussi finanziari con l'Unione europea).
1. Il Governo presenta ogni tre mesi alle Camere, alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, una relazione sull'andamento dei flussi finanziari tra l'Italia e l'Unione europea. La relazione contiene un'indicazione dei flussi finanziari ripartiti per ciascuna rubrica e sottorubrica contemplata dal quadro finanziario pluriennale di riferimento dell'Unione europea. Per ciascuna rubrica e sottorubrica sono riportati la distribuzione e lo stato di utilizzazione delle risorse erogate dal bilancio dell'Unione europea in relazione agli enti competenti e alle aree geografiche rilevanti.
ATTI DELL'UNIONE EUROPEA DA PARTE DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
(Attuazione degli atti normativi e delle sentenze dell'Unione europea da parte delle regioni e delle province autonome).
1. Le regioni e le province autonome, nelle materie di propria competenza, danno immediata attuazione alle direttive dell'Unione europea. Nelle materie di competenza concorrente la legge di delegazione europea indica i princìpi fondamentali non derogabili dalla legge regionale o provinciale sopravvenuta e prevalenti sulle contrarie disposizioni eventualmente già emanate dalle regioni e dalle province autonome.
2. I provvedimenti adottati dalle regioni e dalle province autonome per dare attuazione alle direttive dell'Unione europea, nelle materie di propria competenza legislativa, devono recare nel titolo il numero identificativo della direttiva attuata e devono essere immediatamente trasmessi in
copia conforme alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche dell'Unione europea.
3. Le regioni e le province autonome, nelle materie di propria competenza esclusiva danno altresì attuazione ai regolamenti e agli atti delegati di cui all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dell'Unione europea che richiedano l'adozione di misure legislative per l'applicazione nell'ordinamento nazionale.
4. Fatta salva la previsione di cui all'articolo 36, comma 4, le regioni danno immediata esecuzione alle sentenze dalla Corte di giustizia dell'Unione europea che accertino la violazione da parte dell'Italia della normativa europea per effetto di un atto di competenza delle regioni.
(Poteri sostitutivi dello Stato).
1. In conformità a quando disposto dagli articoli 117, quinto comma, e 120, secondo comma, della Costituzione, possono essere adottati atti normativi statali nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome al fine di porre rimedio all'eventuale inerzia dei suddetti enti nel dare attuazione a norme dell'Unione europea.
2. Gli atti normativi statali adottati ai sensi del comma 1 si applicano, per le regioni e per le province autonome nelle quali non sia ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a decorrere dalla scadenza del termine stabilito per l'attuazione della rispettiva normativa dell'Unione europea, perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna regione e provincia autonoma e recano l'esplicita indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato e del carattere cedevole delle disposizioni in essi contenute.
3. Gli atti normativi di cui ai commi 1 e 2 sono sottoposti al preventivo esame della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
4. Nel caso di sentenze dalla Corte di giustizia dell'Unione europea che accertino la violazione da parte dell'Italia della normativa europea, per effetto di un atto di competenza delle regioni, il Consiglio dei ministri fissa agli enti interessati un congruo termine per provvedere, decorso inutilmente il quale l'atto oggetto della citata pronuncia perde efficacia. In tal caso di applica la normativa statale sostitutiva, ove adottata.
(Diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di regioni o altri enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell'Unione europea).
1. Al fine di prevenire l'instaurazione delle procedure d'infrazione di cui agli articoli 258 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea o per porre termine alle stesse, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, gli enti territoriali, gli altri enti pubblici e i soggetti equiparati adottano ogni misura necessaria a porre tempestivamente rimedio alle violazioni, loro imputabili, degli obblighi degli Stati nazionali derivanti dalla normativa dell'Unione europea. Essi sono in ogni caso tenuti a dare pronta esecuzione agli obblighi derivanti dalle sentenze rese dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 260, paragrafo 1, del citato Trattato.
2. Lo Stato esercita nei confronti dei soggetti di cui al comma 1, che si rendano responsabili della violazione degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria o che non diano tempestiva esecuzione alle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, i poteri sostitutivi necessari, secondo i princìpi e le procedure stabiliti dall'articolo 16-bis della presente legge.
indicati dalla Commissione europea nelle regolazioni finanziarie operate a carico dell'Italia a valere sulle risorse del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e degli altri Fondi aventi finalità strutturali.
9. In caso di mancato raggiungimento dell'intesa, all'adozione del provvedimento esecutivo indicato nel comma 8 provvede il Presidente del Consiglio dei Ministri, nei successivi quattro mesi, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. In caso di oneri finanziari a carattere pluriennale o non ancora liquidi, possono
essere adottati più provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri in ragione del progressivo maturare del credito dello Stato, seguendo il procedimento disciplinato nel presente comma.
11. I destinatari degli aiuti di cui all'articolo 107 sul funzionamento dell'Unione europea possono avvalersi di tali misure agevolative solo se dichiarano, ai sensi dell'articolo 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e secondo le modalità stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, di non rientrare fra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti che sono individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea, e specificati nel decreto di cui al presente comma.
1. Per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano resta fermo quanto previsto nei rispettivi statuti speciali e nelle relative norme di attuazione.
(Utilizzo di strumenti informatici).
1. Per l'adempimento degli obblighi di trasmissione e di informazione di cui alla presente legge il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per le politiche europee può avvalersi di strumenti informatici.
(Modifica, deroga, sospensione o abrogazione della presente legge).
1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione, le disposizioni della presente legge possono essere modificate, derogate, sospese o abrogate da successive leggi solo attraverso l'esplicita indicazione delle disposizioni da modificare, derogare, sospendere o abrogare.
(Modifiche e abrogazioni).
1. La legge 4 febbraio 2005, n. 11, è abrogata.
2. Gli articoli 5 e 8, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 sono abrogati.
3. L'articolo 5 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 è abrogato.
4. Nella legge 16 aprile 1987, n. 183, le parole «Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie», ovunque ricorrenti, sono sostituite dalle seguenti: «Dipartimento per il coordinamento delle politiche dell'Unione europea».
5. Negli atti normativi vigenti le parole «Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie», ovunque ricorrenti, sono sostituite dalle seguenti: «Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee».
(Effetti per la finanza pubblica).

References: articolo 180
 articolo 182
 articolo 183
 articolo 184
 articolo 188
 articolo 78
 articolo 78
 articolo 78
 articolo 3
 articolo 19
 articolo 17