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FINANZIAMENTO DEI PARTITI: Note sul disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S. n. 3321) - PDF
FINANZIAMENTO DEI PARTITI: Note sul disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S. n. 3321)
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1 XVI legislatura FINANZIAMENTO DEI PARTITI: Note sul disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S. n. 3321) giugno 2012 n. 364 ufficio ricerche sulle questioni istituzionali, sulla giustizia e sulla cultura
3 XVI legislatura FINANZIAMENTO DEI PARTITI: Note sul disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S. n. 3321) giugno 2012 n. 364 a cura di: L. Borsi ha collaborato: S. Ferrari Classificazione Teseo: Finanziamento a partiti politici
5 I N D I C E FINANZIAMENTO DEI PARTITI: LA STRATIFICAZIONE NORMATIVA...7 ANNOTAZIONI DELLA CORTE DEI CONTI...17 ANNOTAZIONI DEL GRECO: RINVIO...21 IL DISEGNO DI LEGGE ALL'ESAME DEL SENATO, APPROVATO IN PRIMA LETTURA DALLA CAMERA DEI DEPUTATI (A.S. N. 3321)...23 SCHEDE DI LETTURA...25 Articolo 1 (Riduzione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici)...27 Articolo 2 (Contributi a titolo di cofinanziamento a partiti e a movimenti politici)...33 Articolo 3 (Richiesta dei rimborsi per le spese elettorali e dei contributi per il cofinanziamento dell attività politica)...39 Articolo 4 (Ripartizione dei rimborsi e dei contributi tra partiti e movimenti politici facenti parte di aggregazioni)...43 Articolo 5 (Atti costitutivi e statuti dei partiti e dei movimenti politici)...45 Articolo 6 (Fissazione di un criterio comune a tutti i tipi di elezione per l accesso ai rimborsi per le spese elettorali)...47 Articolo 7 (Detrazioni per le erogazioni liberali in favore di partiti e di movimenti politici)...51 Articolo 8 (Uso di locali per lo svolgimento di attività politiche)...57 Articolo 9 (Misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici)...59 Articolo 10 (Perdita di legittimazione alla sottoscrizione dei rendiconti)...75 Articolo 11 (Misure per ampliare la trasparenza dei finanziamenti privati alla politica)...77
6 Articolo 12 (Pubblicità della situazione patrimoniale e reddituale dei soggetti che svolgono le funzioni di tesoriere dei partiti o dei movimenti politici o funzioni analoghe)...81 Articolo 13 (Introduzione di limiti massimi delle spese elettorali dei candidati e dei partiti politici per le elezioni comunali)...83 Articolo 14 (Limiti di spesa, controlli e sanzioni concernenti le elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all Italia)...89 Articolo 15 (Deleghe al Governo e disposizioni in materia di erogazioni liberali)...93 Articolo 16 (Destinazione dei risparmi ad interventi conseguenti ai danni provocati da eventi sismici e calamità naturali)...97 ALLEGATO: Rapporto di valutazione dell Italia sulla trasparenza del finanziamento dei partiti politici (adottato dal GRECO il 23 marzo 2012)...99
7 La stratificazione normativa 7 Finanziamento dei partiti: la stratificazione normativa Ad una disciplina legislativa del finanziamento dei partiti si giunse negli anni Settanta, con la legge n. 195 del Innanzi non erano mancate in Parlamento alcune proposte, da quella del senatore Sturzo del 1958 (che riscuoteva nella pubblica opinione l'adesione altresì del costituzionalista Maranini, fustigatore della 'partitocrazia' secondo l'espressione da questi lanciata) ai disegni di legge costituzionale presentati presso la Camera dei deputati nella V legislatura, a prima firma rispettivamente Greggi (DC) e - quest'ultima proposta, più articolata - Bertoldi (PSI). Rimasero tuttavia senza seguito, prevalendo l'orientamento che i partiti muovano in un ambito autonomistico liberoassociativo, franco dal controllo statale, talché quale fonte di loro finanziamento era naturale vi fossero esclusivamente le quote associative e le contribuzioni dei sostenitori. Nella successiva VI legislatura, dietro l'onda d'urto dello scandalo 'petroli', il Parlamento speditamente approvò la legge n. 195 del La contribuzione statale ai partiti politici faceva il suo ingresso nell'ordinamento, con una duplice tipologia di contributi: per il rimborso delle spese elettorali; per l'attività ordinaria dei partiti. Per il rimborso elettorale, era previsto che il partito dovesse superare, onde accedervi, una soglia di partecipazione (per numero di collegi) alla competizione elettorale nonché di voti validi conseguiti. La conseguente ripartizione del contributo era in parte eguale tra i partiti ammessi al contributo, in parte proporzionale ai voti da essi ottenuti. Per l'attività ordinaria, il contributo era previsto a favore dei Gruppi parlamentari (in misura in parte eguale, in parte differenziata sulla base della loro consistenza), e da questi devoluto ai partiti. Era inoltre introdotto (articolo 7, tuttora vigente) un reato di finanziamento illecito 1. Esso consegue alla provenienza dei contributi (se organi della pubblica amministrazione di enti pubblici, di società con partecipazione di capitale pubblico superiore al 20 per cento o di società controllate da queste ultime, ancorché di natura privatistica) o al mancato rispetto di modalità volte alla trasparenza (delibera dell'organo sociale competente e regolare iscrizione in bilancio, per qualsiasi società). 1 Il reato (punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni) è di chi riceva o corrisponda i contributi, in violazione dei divieti posti dall'articolo 7 della legge n. 195 del Al contempo (secondo disposizione intervenuta in tempo successivo alla legge n. 195), la trasgressione è punita con una multa, fino al triplo delle somme versate in violazione dei divieti.
8 8 La stratificazione normativa La legge del 1974 inoltre recava disposizioni - poi rivisitate dalla legge n. 2 del in materia di pubblicità dei bilanci (tema sul quale, in Assemblea Costituente nella seduta del 22 maggio 1947, una proposta era stata formulata da Mortati, entro un emendamento poi ritirato) per i partiti beneficiari del contributo statale, così come di pubblicità per i contributi provenienti da privati (se eccedenti un certo importo). Prevedeva inoltre che vi fosse un controllo sulla regolarità di redazione del bilancio, da parte del Presidente della Camera d'intesa con il Presidente del Senato, avvalendosi di revisori ufficiali dei conti designati dalle conferenze dei presidenti dei Gruppi parlamentari delle due Camere in riunione congiunta (con sospensione dell'erogazione del contributo, in caso di inottemperanza degli obblighi di pubblicità e redazione del bilancio). La contribuzione pubblica elettorale fu estesa stabilmente alle elezioni regionali ed europee dalla legge n. 659 del Questa inoltre previde, a maggior presidio sanzionatorio in caso di finanziamento illecito, la decurtazione del contributo pubblico (in misura pari al doppio delle somme percepite in violazione). Così come previde - ancora al suo articolo 4: e sono disposizioni tuttora vigenti - un obbligo di dichiarazione congiunta (o di autocertificazione, per la campagna elettorale) da parte del ricevente (partito o candidato) e dell'erogatore (società), per contributi superiori a euro 2. La violazione di tale obbligo costituisce illecito amministrativo, punito con una multa (da due a sei volte l'ammontare non dichiarato) e con la pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici. Si noti come questa del contributo lecito ma non dichiarato (ex articolo 4, comma 3, della legge n. 659 del 1981) sia fattispecie diversa da quella del contributo illecito (ex articolo 7 della legge n. 195 del 1974): la prima configura un illecito amministrativo, la seconda un reato penale. Ambedue sono vigenti. Per vigenti in questo capitolo si intendono disposizioni in vigore al momento di pubblicazione del presente dossier, e dunque prima della eventuale definitiva approvazione del disegno di legge di seguito illustrato. Ancora la legge del 1981 recava disposizioni in materia di contenuto obbligatorio dei bilanci (una relazione loro allegata avrebbe dovuto illustrare analiticamente: "le proprietà immobiliari, e partecipazioni del partito a società commerciali, la titolarità di imprese e i redditi comunque derivanti da attività economiche"; "la ripartizione dei contributi statali tra organi centrali e periferici"; le libere contribuzioni superiori a cinque 2 Beninteso, l'importo previsto dalla legge n. 659 del 1981 era altro, pari a 5 milioni di lire, rivalutabili indicizzate. La determinazione di euro è stata recata dal decreto-legge n. 273 del 2005, come convertito dalla legge n. 51 del 2006 (articolo 39 quater-decies, comma 1).
9 La stratificazione normativa 9 milioni di lire annui, con indicazione dei soggetti eroganti; le spese sostenute per le campagne elettorali). Queste previsioni saranno poi riformulate dalla legge n. 2 del La legge del 1974 superò indenne il referendum dell'11 giugno ; non così, quindici anni dopo nel clima livido dello scandalo 'tangentopoli', il referendum del 18 aprile , che determinò la soppressione delle sue disposizioni relative al finanziamento statale dell'attività ordinaria dei partiti. Dunque non l'intera legge del 1974 fu travolta dalla deliberazione referendaria del In particolare, non furono incise le disposizioni relative alla contribuzione statale quale concorso alle spese elettorali; furono di contro abrogate le disposizioni relative alla contribuzione statale quale concorso a spese esulanti dalla partecipazione alla competizione elettorale. Delle leggi n. 195 del 1974 e n. 659 del 1981, alcune disposizioni risultano così essere ancora vigenti. Si è ricordata la duplice fattispecie del reato penale di finanziamento illecito e dell'illecito amministrativo di finanziamento non dichiarato, con le corrispettive sanzioni. E' inoltre dal combinato disposto di quelle due leggi che tuttora si desume quel che debba intendersi per finanziamento dei partiti, se di fonte esterna privata: ossia contributi in denaro; prestazioni integralmente o parzialmente gratuite; crediti bancari o altri crediti concessi da terzi; dilazioni nei debiti verso fornitori (se discoste dal corrente uso commerciale, sì da configurarsi quali prestiti concessi dai medesimi fornitori). In seguito al responso referendario, fu approntata la legge n. 515 del Come già indica il suo titolo ("Disciplina delle campagne elettorali per l'elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica"), essa trattava anche materie altre rispetto al finanziamento dei partiti - quali l'accesso ai mezzi di informazione, la propaganda elettorale, i sondaggi. Siffatte previsioni non sono qui di seguito considerate (molte di esse - non tutte - saranno poi rivisitate dalla legge n. 28 del 2000, recante "Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica"). 3 In quel referendum del 1978: l'81,2 per cento degli aventi diritto partecipò alla deliberazione. I voti favorevoli all'abrogazione furono il 43,59 per cento; i voti contrari il 56,41 per cento. 4 In quel referendum del 1993: il 76,9 per cento degli aventi diritto partecipò alla deliberazione. I voti favorevoli all'abrogazione furono il 90,25 per cento; i voti contrari il 9,75 per cento.
10 10 La stratificazione normativa La legge n. 515 del 1993 pone una disciplina relativa alle spese elettorali - ossia la parte normativa sostanziale, non travolta dal referendum che si era appena svolto. L'impianto della legge n. 515 è tuttora vigente, nella sua previsione di un limite di spesa elettorale effettuabile e di un obbligo di rendicontazione, distinti a seconda che siano del singolo candidato ovvero del partito (o movimento politico o lista o gruppo di candidati, essa specifica). Così come sono distinti: gli organi di controllo (per il candidato, il Collegio regionale di garanzia elettorale, presso la Corte d'appello o, in mancanza, presso il tribunale del capoluogo di regione; per il partito, un apposito Collegio elettorale presso la Corte dei conti) istituiti da quella legge; il contenuto delle loro verifiche; le sanzioni. Per il partito politico, la successione normativa ha così determinato l'esistenza di un duplice organo di controllo, esterno al partito. Sulla regolarità di redazione del complessivo bilancio, è il collegio di revisori ufficiali dei conti (già previsto dalla legge del 1974, e successive modificazioni) di cui si avvale il Presidente della Camera, d'intesa con quello del Senato; sulla conformità alla legge e regolarità della documentazione addotta a prova, per le mere spese elettorali, è il collegio della Corte dei conti (previsto dalla legge del 1993). Distinto è il controllo 'interno' al partito, condotto dai revisori dei conti dei quali il partito si avvale (sul punto v. infra, la scheda di lettura relativa all'articolo 9, comma 1, del disegno di seguito illustrato). Senza qui considerare, della legge del 1993, le disposizioni - vigenti - relative al singolo candidato (articolo 7, per i limiti e la pubblicità delle spese elettorali; articoli 13 e 14, per la composizione e le funzioni dell'organo di controllo, ossia il Collegio regionale di garanzia elettorale; articolo 15, commi 5-11, per le sanzioni, le quali sono amministrative pecuniarie ma in taluni casi rafforzate dalla decadenza dalla carica del candidato eletto; articolo 17, per le agevolazioni tariffarie postali) vale far cenno delle disposizioni relative al partito (rectius, formazione politica). La legge n. 515 ha istituito (articolo 9) un duplice fondo per il rimborso delle spese elettorali, rispettivamente per il rinnovo della Camera e del Senato 5 6. Il fondo per la Camera è ripartito in proporzione ai voti conseguiti 7, tra i partiti e movimenti che abbiano superato la soglia del 3 per cento 5 Al contempo, la legge n. 515 del 1993 istituiva un fondo per il contributo alle spese elettorali per le elezioni europee (di pari importo rispetto agli altri due fondi menzionati nel testo). Di poco successiva, la legge n. 43 del 1995 indi dettò una disciplina per la elezione dei Consigli regionali. 6 Specifiche disposizioni relative alle elezioni suppletive furono indi introdotte nella legge n. 515 del 1993 (suo articolo 9-bis), ad opera della legge n. 309 del 1995.
11 La stratificazione normativa 11 (abbassata poi all'1 per cento dalla legge n. 157 del 1999) dei voti validi sul territorio nazionale (specifiche previsioni sono poste per i partiti e movimenti che presentino candidature esclusivamente in regioni il cui statuto speciale ponga una particolare tutela delle minoranze linguistiche). Il fondo per il Senato è ripartito su base regionale (in proporzione alla popolazione delle regioni), in proporzione ai voti conseguiti tra i gruppi di candidati che abbiano conseguito almeno un eletto o il 5 per cento dei voti validi nella regione (partecipa alla ripartizione il candidato singolo non collegato ad altri, eletto o, se non eletto, ove consegua nel collegio almeno il 15 per cento dei voti validi). Tali disposizioni, circa criteri e requisiti ai fini della ripartizione del contributo pubblico alle spese elettorali, sono tuttora vigenti. Invece mutata in prosieguo di tempo è la determinazione dell'ammontare del contributo pubblico (per i due fondi assieme, la legge n. 515 prevedeva un importo pari a lire moltiplicato il numero degli abitanti risultanti dall'ultimo censimento). Ancora, la legge n. 515 pone (articolo 10) una soglia di spesa per la campagna elettorale del partito o movimento, nonché elabora (articolo 11) una tipizzazione delle spese elettorali (riconoscendo ad alcune natura forfettaria). Riguardo alla pubblicità e al controllo, dispone (articolo 12) che i rappresentanti dei partiti "presenti nell'elezione" (dunque, non solo di quelli che accedano alla rappresentanza parlamentare) di Camera o Senato facciano pervenire ai Presidenti delle rispettive Camere il consuntivo relativo alle spese per la campagna elettorale e alle relative fonti di finanziamento, entro quarantacinque giorni dall'insediamento. Le Presidenze indi trasmettono i consuntivi al collegio elettorale della Corte dei conti, organo di controllo (limitatamente alla "verifica della conformità alla legge delle spese sostenute dagli aventi diritto e della regolarità della documentazione prodotta a prova delle spese stesse"). Distinte sanzioni sono previste in caso di mancato deposito dei consuntivi (articolo 12, commi 13 e 14, i quali differenziano a seconda che il partito inadempiente abbia diritto o meno al contributo pubblico); di mancata indicazione nei consuntivi delle fonti di finanziamento (articolo 15, comma 15); di violazione dei limiti di spesa previsti per i partiti (articolo 15, comma 16). Agevolazioni fiscali sono previste - per i partiti come per i singoli candidati - dall'articolo 18 (che considerava solo il materiale tipografico: con successiva novella a questo articolo 8, si è avuta l'estensione all'acquisto 7 La legge n. 515 del 1993 specificava: in proporzione ai voti conseguiti sulla quota proporzionale - posto che la legge elettorale approvata nell'estate del 1993 aveva appena introdotto un sistema elettorale 'misto', in parte maggioritario in parte proporzionale (cfr. le legge n. 276 e n. 277 del 1993). 8 La novella è stata dettata dall'articolo 7 della legge n. 90 del 2004.
12 12 La stratificazione normativa di spazi d'affissione, di comunicazione politica radiotelevisiva, di messaggi su quotidiani e periodi, per l'affitto di locali e allestimenti e servizi connessi a manifestazioni, nei novanta giorni precedenti le elezioni). Le disposizioni della legge n. 515 del 1993 sopra accennate sono tuttora vigenti. In prosieguo di anni Novanta, fu approvata la legge n. 2 del Essa disciplinava la contribuzione volontaria privata ai partiti e movimenti politici, mediante la facoltà di destinazione del quattro per mille dell'irpef (non al singolo partito ma ad un fondo unitario, poi ripartito tra i partiti aventi almeno un eletto in Parlamento, in proporzione ai voti validi espressi in ambito nazionale nella più recente elezione della Camera dei deputati). Tale previsione è stata poi abrogata (dalla legge n. 157 del 1999). Tuttora vigenti sono invece le previsioni circa la detraibilità (allora era al 22 per cento, percentuale poi divenuta del 19 per cento) delle erogazioni liberali così delle persone fisiche come delle società di capitali ed enti commerciali (per questo profilo v. infra, la scheda di lettura relativa all'articolo 7 del disegno di legge di seguito illustrato) nonché le disposizioni relative alla rendicontazione dei partiti e corrispettiva pubblicità, e quelle relative al collegio di cinque revisori dei conti, nominati ad inizio legislatura d'intesa tra i Presidenti delle due Camere, individuati tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili, non rinnovabili 9. La legge del 1997 prevede un triplice documento, che il rappresentante legale del partito o il tesoriere, cui per statuto del partito sia affidata la gestione patrimoniale, è tenuto a redigere: il rendiconto di esercizio; la relazione sulla situazione economico-patrimoniale e la gestione; la nota integrativa. La legge reca in allegato i modelli, cui i tre documenti debbano attenersi. Il rendiconto di esercizio riporta in particolare: le immobilizzazioni nette immateriali (costi per attività editoriali, di informazione e di comunicazione; di impianto e di ampliamento) e materiali (terreni e fabbricati, impianti e attrezzature, arredi, automezzi, ecc.); le immobilizzazioni finanziarie (partecipazioni in imprese, crediti finanziari, altri titoli); altre attività finanziarie (partecipazioni e altri titoli); i crediti; le passività; i conti d'ordine; i proventi, gli oneri, a gestione "caratteristica" (quote associative, contributi pubblici e privati, i primi; spese per acquisti, per il personale, per ammortamenti, accantonamenti per rischi, contributi 9 Più precisamente: le disposizioni vigenti relative al collegio di cinque revisori, sono della legge n. 2 del 1997, come novellata dalla legge n. 127 del medesimo 1997 (suo articolo 17, comma 130).
13 La stratificazione normativa 13 ad associazioni, i secondi); proventi (come plusvalenze) od oneri straordinari. La relazione di gestione indica le attività culturali, di informazione e comunicazione sostenute; le spese per le campagne elettorali; i rapporti con imprese partecipate anche per tramite di società fiduciarie o per interposta persona (con analitica indicazione del valore dei redditi derivanti da attività finanziarie ed economiche). La nota integrativa espone, tra l'altro, i criteri di valutazione, le variazioni, la composizione, delle voci del rendiconto; i movimenti delle immobilizzazioni; le acquisizioni, alienazioni, rivalutazioni ecc., intervenute nell'esercizio; l'elenco delle partecipazioni (anche per interposta persona) in imprese partecipate, per ciascuna indicando denominazione, sede, capitale, importo del patrimonio netto, utile o perdita dell'ultimo esercizio, quota posseduta e valore attribuito in bilancio; l'ammontare di debiti e crediti di durata residua a cinque anni; gli impegni non risultanti dallo stato patrimoniale; il numero dei dipendenti ripartito per categoria. In fine di anni Novanta, la legge n. 157 del 1999 rinormò la contribuzione pubblica per le spese per consultazioni elettorali (abrogando al contempo disposizioni sulla contribuzione volontaria della legge di due anni innanzi, il cd. 4 per mille). Essa ha previsto quattro distinti fondi di contribuzione statale per le spese elettorali, per le elezioni di Camera, Senato, Parlamento europeo, Consigli regionali - nonché una contribuzione ai comitati promotori di referendum dichiarati ammissibili e raggiungenti il quorum di validità di partecipazione al voto. Il rimborso è disposto con decreti del Presidente della Camera dei deputati, a carico del bilancio interno della Camera (solo per le elezioni del Senato, decreti presidenziali e bilancio di riferimento sono di quel ramo del Parlamento). Per determinare l'ammontare complessivo di ciascuno dei quattro fondi ricordati, l'importo unitario base (che quella legge fissava in lire) sarebbe stato - ed è tuttora - da moltiplicare per il numero dei cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati (non già il numero degli abitanti, com'era per la legge del 1993). La legge n. 157 del 1999 ha introdotto il principio, tuttora vigente, che i rimborsi elettorali, a valere sui quattro fondi, siano corrisposti con cadenza annuale (entro il 31 luglio), per gli anni della legislatura (articolo 1, comma 6). In prosieguo di tempo ne sono state invece abrogate la modulazione dell'erogazione (40 per cento della somma nel primo anno di legislatura, 15 per cento per ciascun anno restante, secondo quella legge; innanzi il
14 14 La stratificazione normativa contributo era erogato in un'unica soluzione) nonché la previsione che lo scioglimento anticipato interrompesse l'erogazione (salvo che per l'anno ormai avviato, in cui intervenisse la cessazione della legislatura). Una espansione della contribuzione pubblica alle spese elettorali dei partiti (sul cui andamento un prospetto riepilogativo è stato reso dal referto per le elezioni 2008, steso dal collegio elettorale della Corte dei conti: v. infra) ha avuto momenti di snodo, sul piano normativo, in due disposizioni, tuttora vigenti. La legge n. 156 del 2002 (articolo 2, comma 1, lettera a)), ancorché diminuisse (da lire a 1 euro) l'importo unitario da moltiplicare (per il numero degli elettori della Camera) onde ottenere l'importo di ciascuno dei quattro fondi, stabiliva che l'importo dei fondi fosse riferito (non all'intera legislatura bensì) a ciascun anno della legislatura (in tal modo divenendo l'importo unitario da moltiplicare per cinque, e dunque pari a 5 euro). La legge n. 51 del 2006 ha introdotto (nel convertire il decreto-legge 'multi-proroga' n. 273 del 2005) la previsione (articolo 39 quater decies) che la contribuzione statale si abbia per tutti i cinque anni della legislatura, anche in caso di scioglimento anticipato (laddove la legge del 1999 circoscriveva la contribuzione alla effettuale durata della legislatura). Quest'ultima disposizione ha avuto applicazione sin dalle elezioni politiche 2006, cui è conseguita la legislatura (la XV) interrottasi anticipatamente nel Una maggiorazione dei fondi per Camera e Senato, appositamente destinata alle spese per la circoscrizione Estero, è stata introdotta dalla legge n. 248 del 2006 (nel convertire il decreto-legge n. 223 del 2006: articolo 39-bis), così introducendo l'articolo 1, comma 5-bis nel testo vigente della legge n. 157 del Una contraria tendenza al contenimento della contribuzione pubblica alle spese elettorali dei partiti si è profilata negli anni più recenti. La legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008) ha infatti ridotto di 20 milioni di euro - a decorrere dal l autorizzazione di spesa destinata all erogazione dei rimborsi delle spese elettorali e referendarie (articolo 2, comma 275). Successivamente, il decreto-legge n. 78 del 2010 (articolo 5, comma 4: sua legge di conversione è la n. 122 del 2010) ha ridotto del 10 per cento (a decorrere dalla seguente legislatura) l'importo di 1 euro che, ai sensi della legge del 1999 (come successivamente modificata), dev'essere moltiplicato per il numero di iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera, onde determinare l'ammontare dei fondi per i rimborsi, per ciascun anno di legislatura.
15 La stratificazione normativa 15 Inoltre, esso ha abrogato - con effetto dal seguente rinnovo delle Camere - la disposizione (introdotta nel 2006, entro la legge n. 157 del 1999, si è ricordato) che consentiva il versamento delle quote annuali anche in caso di scioglimento anticipato del Senato o della Camera. Il decreto-legge n. 98 del 2011 (articolo 6: sua legge di conversione è la n. 111 del 2011) ha ridotto di un ulteriore 10 per cento quell'importo, con effetto dal seguente rinnovo delle Camere. Ha reso invece immediato l'effetto dell'abrogazione della prosecuzione del versamento, in caso di scioglimento anticipato. Dunque il versamento dei rimborsi è ora previsto per un numero di anni pari alla durata della legislatura (com'era per la legge n. 157 del 1999). Le riduzioni dei fondi sopra ricordate si cumulano, sì da raggiungere una riduzione complessiva del 30%. In effetti, anche la prima riduzione, che pur interveniva in termini assoluti (20 milioni) e non percentuali, ha avuto l effetto di una riduzione di circa il 10 per cento. Come per la riduzione decisa nel 2010, anche quella disposta dal decreto-legge n. 98 del 2011 non incide sull ammontare dei rimborsi destinati ai comitati promotori dei referendum.
17 Corte dei conti 17 Annotazioni della Corte dei conti Un apposito collegio della Corte dei conti (composto di tre suoi magistrati estratti a sorte) esercita il controllo sui consuntivi delle spese sostenute e dei finanziamenti raccolti per le campagne elettorali, dai partiti, movimenti, liste e gruppi di candidati. Tramite tale collegio, la Corte esercita una funzione di controllo (che essa definisce assimilabile a quella svolta ex articolo 100 della Costituzione) sulla legittimità e regolarità dei conti, corredata in via eccezionale da una funzione sanzionatoria di carattere amministrativo. Esercita inoltre una funzione di referto al Parlamento. Le risultanze del controllo sono infatti trasmesse ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato, in un referto che è talora occasione per alcune riflessioni, da parte del collegio, circa il 'rendimento' della normativa e le sue problematiche applicative. Così è stato anche nel documento ultimo trasmesso (al momento di pubblicazione del presente fascicolo), relativo alle elezioni politiche del 5-6 aprile Le principali annotazioni critiche svolte dal collegio riguardano i seguenti profili: - assenza di collegamento tra spesa elettorale, effettivamente sostenuta, e correlativo rimborso. Rileva il collegio: "manca nella disciplina in commento un criterio di calcolo volto ad abbinare il contributo finanziario statale al rimborso delle spese sostenute; criterio che meglio avrebbe aderito all'esito del referendum abrogativo del 1993 sul finanziamento ai partiti politici. La Corte ha più volte segnalato 10 come la correlazione fra contributo statale finanziario statale e rimborso delle spese elettorali sia soltanto formale, dal momento che il diritto al contributo e la sua misura sono parametrati in proporzione ai voti conseguiti dalla singola formazione politica che abbia superato le soglie legali di preferenze espresse per il rinnovo del Senato e della Camera (articolo 9, commi 2 e 3, della legge n. 515 del 1993) e non alle spese 10 Anche nel referto relativo alle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006, il collegio di controllo della Corte dei Conti si soffermava sulla (mancata) correlazione tra spese elettorali sostenute e contributo statale (descrivendolo come un contributo che "fuoriesce dall'ottica di mero rimborso elettorale e si rivolge anche alle altre forme di attività dei partiti", "ben oltre le strette esigenze elettorali"). Ed andando a ritroso, annotazioni non discoste si rinvenivano già nel primo referto relativo alle elezioni politiche del marzo 1994: "non è stata prevista - vi si leggeva - nell'attuale disposizione normativa una connessione tra misura del contributo erogato, riferito esclusivamente alla consistenza del risultato elettorale, ed entità reale delle spese sostenute", sicché ad avviso di quel collegio sarebbe stata opportuna "la previsione di una modifica dell'attuale sistema di erogazione del contributo, per introdurre un meccanismo correttivo che consenta una diretta connessione tra misura del contributo ed ammontare complessivo delle spesse effettivamente accertate e riconosciute in sede di controllo".
18 18 Corte dei conti effettivamente sostenute (e riconosciute regolari)". E prosegue: "Seppure non possa ritenersi totalmente priva di coerenza la previsione di un premio elettorale per le formazioni maggiormente rappresentative dell'elettorato, esso andrebbe comunque limitato ad una sola parte del contributo spettante, l'altra invece andrebbe parametrata in stretto collegamento con la spesa sostenuta e contabilmente giustificata". A corredo di siffatte considerazioni, il referto sulle elezioni 2008 allega una tabella sinottica, che riporta l'ammontare complessivo delle spese sostenute (ed accertate in sedi di controllo dalla Corte dei conti) e del contributo statale, nelle diverse tornate elettorali successive al referendum Rapporto tra spese riconosciute e contributi erogati nelle tornate elettorali dal 1994 al 2008 valori in euro A B C D tornata elettorale spese riconosciute contributi statali differenza B-A percentua le B/A 1994 POLITICHE MARZO , , ,98 129,38 EUROPEE 12 GIUGNO , , ,00 150,42 REGIONALI 23 APRILE , , ,56 420,20 POLITICHE 21 APRILE , , ,48 236,81 EUROPEE 13 GIUGNO , , ,18 217,68 REGIONALI 16 APRILE , , ,76 299,52 POLITICHE 13 MAGGIO 2001 EUROPEE GIUGNO 2004 REGIONALI 3-4 E APRILE , , ,96 959, , , ,23 282, , , ,15 336,46 POLITICHE 9-10 APRILE 2006 POLITICHE 13 E 14 APRILE , , , ,95 406, , ,71 456,83 Totale contributi , , , ,22
19 Corte dei conti 19 Altre annotazioni sulla disciplina vigente, svolte dal collegio, concernono: - obbligo (ai sensi dell'articolo 12 della legge n. 515 del 1993) per i partiti di dichiarare nei consuntivi le fonti di finanziamento esterno, non anche di auto-finanziamento (con cui si attinga al patrimonio o ai fondi di bilancio della formazione politica). I collegi di controllo della Corte dei conti, invero, erano andati ritenendo che il principio di trasparenza dei mezzi economici impegnati nella competizione elettorale importi obbligo di dichiarazione dei finanziamenti provenienti dal patrimonio o dalle disponibilità di bilancio del partito. Di contrario orientamento si è tuttavia mostrata la Corte di Cassazione (Cass , n. 1352), la quale ha ravvisato la non estensibilità del concetto di "fonti di finanziamento" di cui alla legge n. 515, alle risorse interne della formazione politica utilizzate a copertura delle spese elettorali. Pertanto il collegio di controllo della Corte dei conti per le elezioni del 2008 ha ritenuto di arrestarsi, come di fronte a prova liberatoria, innanzi alla dichiarazione da parte della formazione politica di finanziamento "con mezzi propri", ossia attingendo a fondi del proprio bilancio o impegnando importi della futura erogazione del contributo pubblico elettorale. - dettato normativo non inequivoco (dell'articolo 11, comma 2 della legge n. 515 del 1993) circa la determinazione delle cd. spese forfettarie. Sono le spese relative ai locali per sedi elettorali, di viaggio e soggiorno, telefoniche e postali, che la disposizione prevede siano determinate in misura forfettaria, in percentuale fissa del 30 per cento dell'ammontare delle spese "ammissibili documentate". Peraltro i collegi della Corte dei conti hanno sciolto in via interpretativa il dubbio se il termine di riferimento della percentuale fosse l'insieme delle spese elettorali ammesse a rimborso (conseguendone un calcolo in misura fissa, del 30 per cento rispetto ad esse, ed un venir meno dell'obbligo di documentazione delle spese forfettarie) ovvero l'insieme delle spese specificamente destinate a sedi elettorali, viaggi, soggiorni ecc, che il partito abbia dichiarato e dimostri di aver sostenuto senza tuttavia poterne provare l'intrinseca connessione con la campagna elettorale (è questa l'interpretazione adottata dalla Corte). - riferibilità temporale della spesa alla campagna elettorale. Anche tale profilo è stato affrontato dai collegi della Corte dei Conti in via interpretativa, ritenendo che l'insorgere dell'obbligazione giuridica, rispetto alla quale la corresponsione della somma rendicontata costituisce adempimento, debba porsi nel periodo compreso tra la convocazione dei comizi elettorali ed il termine di chiusura della campagna elettorale. - disparità di trattamento sanzionatorio per il mancato deposito del consuntivo, a seconda che la formazione politica abbia diritto al contributo
20 20 Corte dei conti (in tal caso si ha mera sospensione del suo versamento, sino al deposito del consuntivo) ovvero non abbia diritto al contributo (in tal caso si ha diretta applicazione di una sanzione pecuniaria). "Questa diversità di trattamento non sembra ragionevole", rileva (a proposito dell'articolo 15, commi 13 e 14 della legge n. 515) il collegio, il quale auspica di contro "un sistema sanzionatorio che introduca un termine perentorio per la presentazione del conto e preveda sanzioni perequate fra i partiti sia che abbiano sia che on abbiano diritto al contributo". - insufficiente stabilità temporale del collegio della Corte dei conti investito del controllo sulle spese elettorali. Siffatto collegio (estratto a sorte) conduce la sua attività per sei mesi, prorogabili di altri tre: si può così avere cessazione della sua attività quando ancora sia aperta la fase procedimentale e processuale successiva ad una sua notifica di ingiunzione. Il diverso collegio cui è demandato invece il controllo sulle spese (non già delle formazioni politiche ma) dei singoli candidati, ossia il Collegio regionale di controllo, è nominato per un più esteso periodo, di quattro anni. - assenza di sanzioni, in caso di irregolarità nel consuntivo non incidenti sulla determinazione del contributo statale spettante - laddove ad avviso del collegio, "un collegamento, anche di non rilevante importo ma coerente con la gravità dell'irregolarità denunciata, varrebbe a costituire stimolo e incentivo a comportamenti virtuosi". Si è ritenuto di soffermarsi sul referto 2008 del collegio della Corte dei Conti, perché esso pare esser stato presente, nella riflessione condotta dal legislatore che svolto la prima lettura. Alcune delle sollecitazioni sopra sintetizzate trovano accoglimento, nel disegno di legge di seguito illustrato.
FINANZIAMENTO DEI PARTITI: Note sul disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S. n. 1118)
XVII legislatura FINANZIAMENTO DEI PARTITI: Note sul disegno di legge approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S. n. 1118) dicembre 2013 n. 83 ufficio ricerche sulle questioni istituzionali,

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 Articolo 9
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In fine
 articolo 39
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