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Timestamp: 2017-03-26 13:01:42+00:00

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>> Storia Moderna> L'italia napoleonica La Repubblica Ligure La Repubblica Ligure (1797-1805; 1814) era un antico stato preunitario dell'Italia nord-occidentale, comprendente gran parte dell'odierna regione, la Corsica (legata a Genova per ben 600 anni) e l'isola di Capraia.
Il 14 giugno 1797, con la convenzione di Mombello, il generale Napoleone Bonaparte fissava i termini della trasformazione della Repubblica di Genova in Repubblica Ligure. Il 17 ottobre 1797 con il Trattato di Campoformio, l'imperatore d'Austria Francesco II rinunciava ai Feudi Imperiali liguri accettando la loro unione alla Repubblica Democratica Ligure. I feudi imperiali costituivano una fascia territoriale che occupava l'immediato Oltregiogo Ligure, circondando i pochi accessi viari tenuti da Genova, lungo la strada della Bocchetta sino a Novi: erano feudi imperiali i piccoli centri a Levante e a Ponente di questa, come Busalla, Ronco, Arquata, etc. Al momento questi passavano pertanto alla Repubblica Ligure.
Qui di seguito estratto della "Costituzione del Popolo Ligure" sancita il 2 dicembre del 1797 dai comizi popolari.
Art. 1 - La repubblica ligure, è una e indivisibile. Art. 2 – L’universalità dei cittadini liguri è il sovrano. Art. 3 – La libertà e l’eguaglianza sono la base della repubblica. Art. 4 – La repubblica ligure conserva intatta la religione cristiana-cattolica, che professa da secoli. Art. 5 – Accorda una speciale protezione all’industria, al commercio alle arti e alle scienze. Art. 6 – Difende tutte le proprietà, e assicura le giuste indennizzazioni di quelle, delle quali la pubblica necessità, legalmente provata, esige il sacrifizio. Art. 7 – Conserva e tramanda a’ posteri sentimenti di riconoscenza per la repubblica francese, e si dichiara naturale alleata di tutti i popoli liberi.
La capitale fu stabilita a Genova. La Repubblica Ligure usò la tradizionale bandiera genovese, una croce rossa in campo bianco.
Al momento della sua costituzione la Repubblica Ligure confinava ad ovest ed a nord con il Regno di Sardegna, ad est col Ducato di Parma e Piacenza, a sud-est con la Repubblica Cispadana (che presto diverrà Repubblica Cisalpina, assorbendo anche i territori dell'ex-Ducato di Milano nel frattempo divenuto Repubblica Transpadana) ed a sud col Mar Ligure.
Prima della Repubblica Ligure esisteva la Repubblica di Genova, che governò sulla regione per quasi otto secoli, nel corso die quali vide diverse forme di governo e di governanti:
Repubblica dei Consoli. Repubblica dei Podestà. Repubblica dei Capitani del Popolo. Repubblica dei Dogi a vita. Repubblica dei Dogi biennali. Le potenti famiglie genovesi si alternarono senza riuscire ad imporre il proprio dominio sulla città, mantenendo perciò un equilibrio interno senza mai creare di fatto una Signoria; subì le dominazioni straniere dei quattro Re di Francia (Carlo VI, Carlo VII, Luigi XII, Francesco I), poi degli Sforza e dei Visconti.
La prima campagna d'Italia di Napoleone segnò la fine della secolare repubblica che, per volontà dello stesso imperatore, si trasformò in Repubblica Ligure ad imitazione istituzionale della Repubblica francese, seguendo di pochi giorni l'istituzione della Repubblica Cisalpina a Milano.
Visse così le vicende della rivoluzione in tutta la penisola: la nascita della Repubblica Romana (febbraio 1798) e di quella Napoletana (gennaio 1799), la rivolta sanfedista nel Mezzogiorno.
L'arrivo degli eserciti austriaci e russi al nord segnarono la fine della rivoluzione in tutta la penisola: solo Genova rimase in guerra, sostenendo grazie al generale André Masséna, sottufficiale di Napoleone, un rigido assedio da parte degli austriaci e degli inglesi: in marzo del 1800 cominciò il blocco da parte delle navi inglesi, facendo si fosse impossibile introdurre viveri dal mare.
Da terra, Genova, era circondata da truppe austro-piemontesi e da quelle savonesi. La città resistette a lungo, nonostante la fame che uccideva ancora più dei combattimenti.
La città era chiusa dal mare dal blocco navale inglese, da terra dalle truppe austriache il cui campo principale era alle Capanne di Marcarolo. Fu in queste circostanze che, forzando continuamente il blocco navale e attaccando direttamente con una vecchia galea le navi inglesi, mostrò le sue capacità marinare il leggendario capitano Giuseppe Bavastro. Da terra si combatteva lungo la linea dei forti, ed a quei combattimenti partecipò Ugo Foscolo, rimasto ferito presso il Forte Puin.
Infine, messa allo stremo,la città fu costretta ad arrendersi. Gli assediati poterono cedere onorevolemnte, con il permesso di lasciare la città. Il tempo in cui aveva impegnato i nemici ad assediarla avevano però dato a Napoleone Bonaparte lo spazio necessario per poter trionfare nuovamente nella battaglia di Marengo, vicino ad Alessandria. Di conseguenza Napoleone era nuovamente arbitro delle sorti d'Italia: e Genova, chiusa con l'assedio la fase della Repubblica Ligure, nel 1805 fu annessa al Primo Impero francese. L'ultimo Doge della Repubblica di Genova fu Gerolamo Durazzo (eletto il 10 agosto 1802, deposto il 29 maggio 1805 con l'annessione della Liguria all'Impero Francese e poi nominato Senatore il 31 ottobre 1805).
Dopo la fine di Napoleone, le Potenze europee vollero ripristinare gli Stati nei loro vecchi limiti, ma affinché i possedimenti del regno sabaudo avessero confini più estesi verso la Francia, la Liguria rientrò al Regno di Sardegna.
Il Congresso di Vienna, deliberò l'annessione della Liguria al Piemonte.
La fine della Repubblica di Genova avvenne il 26 dicembre 1814. Il cambio della guardia avvenne il 7 gennaio 1815.
Girolamo Serra, Ministro della Guerra e della Marina della Repubblica Ligure dal 1802, fu designato presidente del Governo Provvisorio della Repubblica Ligure nel gennaio del 1815.
Nell'immagine, lo stemma della Repubblica Ligure.Documento inserito il: 25/12/2014
TAG: repubblica ligure, italia napoleonica, trattato campoformio 1797, campagne napoleoniche, costituzione popolo ligure, gerarchia politica, organizzazione statale Articoli correlati a L'italia napoleonica

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 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
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