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Timestamp: 2019-04-25 08:50:38+00:00

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Città Nuove Corleone: La sentenza integrale della Corte di Cassazione sul caso Riina
La sentenza integrale della Corte di Cassazione sul caso Riina
Penale Sent. Sez. 1 Num. 27766 Anno 2017 - Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA - Relatore: COCOMELLO ASSUNTA - Data Udienza: 22/03/2017
sul ricorso proposto da Riina Salvatore, nato il 16/11/1930 a Corleone, avverso l'ordinanza n.299/2016 del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, del 20/5/2016;
1.Con ordinanza del 20 maggio 2016 il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, rigettava le richieste, presentate nell'interesse di Salvatore Riina, di differimento dell'esecuzione della pena ex art. 147, n. 3 cod. pen. e, in subordine, di esecuzione della pena nelle forme della detenzione domiciliare, ex art. 47- ter, comma 1-ter, legge 26 luglio 1975, n.354.
Il Tribunale, anzitutto, escludeva la sussistenza dell' ipotesi di differimento obbligatorio della esecuzione della pena detentiva, prevista dall'art. 146 cod. pen., non emergendo dalle relazioni sanitarie acquisite che le pur gravi condizioni di salute del detenuto fossero tali da rendere inefficace qualunque tipo di cure e dandosi, anzi, atto nelle stesse, di numerosi ed articolati trattamenti terapeutici praticati al detenuto, unitamente ad un attento e continuo monitoraggio che aveva portato anche a vari ricoveri ex art.11 legge 26/7/1975 n.354, ivi compreso quello, in corso alla data dell'istanza, presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma.
In merito alla valutazione della sussistenza dei presupposti per un rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena, ai sensi dell'art.147, comma 1, n. 2), cod. pen., il Tribunale sosteneva la trattabilità delle patologie del detenuto anche in ambiente carcerario, evidenziando, in relazione a ciascuna di esse, condizioni tendenzialmente stazionarie. In particolare, con riferimento alla patologia cardiaca, il provvedimento impugnato sottolineava come gli episodi di aggravamento erano stati adeguatamente fronteggiati con tempestivi interventi di ricovero. L'ordinanza escludeva, inoltre, il superamento, nel caso in esame, dei limiti inerenti il rispetto del senso d'umanità di cui deve essere connotata la pena e del diritto alla salute e, in relazione al particolare aspetto del rischio di insorgenza di eventi cardiovascolari infausti, affermava che, proprio in considerazione della idoneità della struttura penitenziaria ad apprestare interventi urgenti, lo stato di detenzione nulla aggiungeva alla sofferenza della patologia, essendo il rischio dell'esito infausto pari e comune a quello di ogni cittadino, anche in stato di libertà.
2. Avverso il suddetto provvedimento propone ricorso per Cassazione Salvatore Riina, a mezzo del suo difensore, denunciando, con un unico motivo, violazione di legge con riferimento agli artt. 147 cod. pen. e 47-ter comma 1 ter, legge n.354 del 1975, nonchè contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. Il ricorrente, nello specifico, si duole che nella valutazione dei presupposti per l'applicazione degli istituti di cui all'art.147 cod. proc. pen. e 47- ter comma 1 ter, legge n. 354 del 1975 (nessun ulteriore cenno risulta invece, nel corpo del ricorso, all'art.146 cod. pen.), il provvedimento impugnato:
1.2 Ritiene il Collegio che la motivazione adottata dal provvedimento impugnato, sia in relazione al primo che al secondo profilo ;è carente e, in alcuni tratti, contraddittoria. 4 Corte di Cassazione - copia non ufficiale
In presenza di patologie implicanti un significativo scadimento delle condizioni generali e di salute del detenuto, il giudice di merito, pertanto, deve verificare, adeguatamente motivando in proposito, se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un'afflizione di tali intensità da eccedere il livello che, inevitabilmente, deriva dalla legittima esecuzione di una pena. Al di là, quindi, della trattabilità delle singole patologie, rileva nel giudizio de quo, la valutazione complessiva dello stato di logoramento fisico in cui versa il soggetto, sovente aggravata anche da altre cause non patologiche come, nel caso di specie, la vecchiaia. La giurisprudenza di legittimità, in particolare, con riferimento all'età avanzata del detenuto ha precisato che il tribunale, adito ex art. 147 c.p. o 47- 5 Corte di Cassazione - copia non ufficiale ter legge n.354 del 1975, ha un obbligo di motivazione specifica sul punto, incidendo inevitabilmente l'età del predetto sulle valutazioni richieste dalle norme di riferimento e da quelle costituzionali sulla umanità della detenzione e sul diritto alla salute (Sez. 1, n. 52979 del 13/07/2016, Di Giacomo, Rv. 268653; Sez. 1, n. 3262 del 01/12/2015, dep. 2016, Petronella, Rv. 265722).
In relazione a tale ultimo profilo, inoltre, il provvedimento impugnato evidenzia come la possibilità del prospettato esito infausto integri una "condizione di natura" comune a tutti gli appartenenti al consesso umano, anche non detenuti e, pertanto, di una circostanza neutra ai fini della valutazione del senso di umanità richiesto dalla costituzione nell'espiazione della pena. Anche in ordine a tale aspetto, il Collegio ritiene di dover dissentire con l'ordinanza impugnata, dovendosi al contrario affermare l'esistenza di un diritto di morire dignitosamente che, proprio in ragione dei citati principi, deve essere assicurato al detenuto ed in relazione al quale, il provvedimento di rigetto del differimento dell'esecuzione della pena e della detenzione domiciliare, deve espressamente motivare.
2.0sserva, inoltre, la Corte che l'ordinanza impugnata incorre in una intrinseca contraddittorietà della motivazione, laddove, come evidenziato nel ricorso, da un lato afferma la compatibilità dello stato di detenzione dell'istante con le sue condizioni di salute e dall'altro evidenzia espressamente le deficienze strutturali della Casa di reclusione di Parma ove il medesimo è ristretto, pur ritenendo le stesse irrilevanti ai fini della decisione sulle istanze oggetto di valutazione. E' lo stesso Tribunale, in particolare, ad evidenziare che la necessità del condannato- rappresentata dalla difesa e non contestata dal provvedimento- di avere a disposizione un particolare letto rialzabile, non può essere soddisfatta a causa delle ristrette dimensioni della camera di detenzione. Tale contraddizione è messa in ancor maggiore risalto nella parte conclusiva dell'ordinanza, nella quale il Tribunale disponendo che le deficienze strutturali del carcere, "qualora effettivamente riscontrate dalla Direzione dell'Istituto Penitenziario", dovranno essere rimosse nel più breve tempo possibile, sottolinea un' inidoneità in concreto della struttura penitenziaria ospitante.
Ritiene, infatti, questa Corte che il termine di paragone per la valutazione delle condizioni di salute del richiedente la misura alternativa, debba essere individuato proprio nelle condizioni di detenzione del soggetto, le quali non possono certo essere considerate in astratto, bensì, in concreto, con riferimento anche a particolari caratteristiche del luogo di detenzione, se rilevanti. Anche a tali principi, non appare essersi attenuta l'ordinanza in esame .
3.11 provvedimento del Tribunale di sorveglianza, infine, è carente di motivazione sotto il profilo della attualizzazione della valutazione sulla pericolosità del soggetto, tali da configurare quelle eccezionali esigenze che impongono l'inderogabilità della esecuzione della pena. Si osserva in merito che, ferma restando l'altissima pericolosità del detenuto Salvatore Riina e del suo indiscusso spessore criminale, il provvedimento non chiarisce, con motivazione adeguata, come tale pericolosità possa e debba 7 Corte di Cassazione - copia non ufficiale considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico dello stesso. Ritiene in merito il Collegio che le eccezionali condizioni di pericolosità debbano essere basate su precisi argomenti di fatto, rapportati alli attuale capacità del soggetto di compiere, nonostante lo stato di decozione in cui versa, azioni idonee in concreto ad integrare il pericolo di recidivanza. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Sorveglianza di Bologna.
Così deciso il 22 Marzo 2017

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 147
 art. 47
 art.11
 art. 147