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Timestamp: 2019-11-12 13:43:39+00:00

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Autori Castellani, Luisa
2406 (ISTAT 1991).
2627 ha (ISTAT 1991); 2625 ha (SITA 1991).
A nord Carmagnola, a est Sommariva del Bosco, a sud Cavallermaggiore, a ovest Racconigi.
Gabrielassi, Gangaglietti, Caporali, Cascina Merlotto, Tettisotto, Tettisopra, Treponti.
«Caramania» (1026, MHP 1836, col. 453); «Caramagnia» (1059: Le più antiche carte dell'abazia di Caramagna, doc. 2, pp. 73-75); «Caramangna» nel 1257 (Codex Astensis, II, doc. 905).
Nel medioevo Caramagna appartenne alla diocesi di Asti; dal 1817 passò all'arcidiocesi di Torino (Boccacino-Caucino 1880, p. 17).
Non individuata.
Rilevante è la presenza del monastero femminile di S. Maria di Caramagna, fondato nel 1028 e divenuto abbazia benedettina nel secolo XV [AST, Corte, Materie ecclesiastiche, Abbazie, Caramagna Santa Maria; Ivi, Sezioni Riunite, Economato dei benefici vacanti, Caramagna: Abbazia; Sezioni Riunite, Camera dei Conti, Piemonte, Vescovati, abbazie e benefizi, Articolo 709-Conti degli economi e affittavoli dei redditi dei vescovati ed abbazie, Paragrafo 6-Caramagna Abbazia]. Nel Seicento, oltre a tale abbazia sono presenti sul territorio diversi enti religiosi che godono di immunità fiscale: i Gesuiti di Alessandria, i padri della Madonna dei Servi di Sommariva, le monache di Revello, S. Margherita di Chieri, le Terziarie di S. Domenico di Racconigi, la Casa del Soccorso delle Vergini di Torino, i Disciplinanti di S. Rocco.
Non si hanno notizie precise della comunità prima del 1299. A quell'epoca, tuttavia, vi dimorava un castellano del marchese di Saluzzo (AC Caramagna, fald. 1, doc. 31). Sotto la dominazione sabauda (dal 1374), la figura del castellano viene sostituita da quella del podestà. Notizie più precise si ricavano dalla serie degli ordinati e dagli statuti: il consiglio comunale o «credenza», sin dal principio del secolo XV e fino al 1733, era formato da 15-25 uomini, designati per un anno, ed era riunito a istanza del castellano o dei due sindaci (amministratori), i quali avevano invece incarico semestrale. Facevano parte degli ufficiali del comune anche due massari delle strade, due estimatori del vino e delle carni, tre «raxonatores» preposti alla questioni fiscali, tre stanziatoti delle mercanzie e quattro conciliatori.
Del 1431, suddivisi in 314 articoli per materia, sono stati trafugati di recente dall'Archivio comunale (Fusero 1990, p. 86).
Dal secolo XVII (1651: Fusero 1990, p. 85); del 1770 Catasto urbano e Libro delle regioni o catasto dei beni rurali (AC Caramagna; AST, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto francese, Allegato B, Mappe parcellari francesi, Circondario di Saluzzo, Mandamento di Racconigi, Caramagna; Ivi, Allegato A.Mappe del catasto francese, circondario di Saluzzo, Mandamento dI Racconigi, Caramagna; Ivi, Catasti, Catasto sabaudo, Allegato I. Libri delle misure generali e degli estimi delle province del Piemonte, Circondario di Saluzzo, Mandamento di Racconigi, Caramagna; Ivi, Catasto sabaudo, Allegato D, Libri catastali relativi alle mappe dell'allegato A, Circondario di Saluzzo, Mandamento di Racconigi, Caramagna; Ivi, Catasti, Catasto francese, Allegato G. Sommarioni ed altri documenti relativi all'estimo ed alla misura, Circondario di Saluzzo, Caramagna; Ivi Catasti, Catasto sabaudo, Allegato C. Mappe del catasto antico, Circondario di Saluzzo, Mandamento di Racconigi, Caramagna, Ivi, Carte topografiche e disegni, controllo generale di finanze, Tipi annessi alle patenti secolo XVIII, Caramagna; Ivi, Carte topografiche e disegni, Azienda Savoia Carignano, Azienda Savoia Carignano tipi e disegni, Caramagna]
A partire dal 1417 (AC Caramagna).
Nel 1256 Caramagna risultava sotto la diretta giurisdizione dei Savoia, che l'avevano acquistata dai Luserna per 3026 lire astesi, insieme a Sommariva del Bosco (Gabotto 1896, p. 359). Pochi mesi dopo, nel trattato fra Tommaso II di Savoia e Asti, la località fu ceduta al comune (Codex Astensis, doc. 905) al quale rimase per pochi anni, poiché nel 1269 dipendeva dal marchese di Saluzzo (Codex Astensis, doc. 946). Passò ai Savoia nel 1374.
Nel 1173 Caramagna appare infeudata dal vescovo di Asti a Guglielmo di Luserna (sua sorella Beatrice è badessa del monastero benedettino di S. Maria) (MHP 1836, coll. 773­74). Rimane nelle loro mani per diversi anni; una serie di liti con il monastero circa beni e diritti si trascina per un ventennio fino al 1240, quando si giunse a una transazione fra le due parti (Gabotto 1896, p. 358). Nel dicembre 1305, Manfredo IV di Saluzzo investì di Caramagna Antonio di Biandrate; il feudo rimase nelle mani della famiglia fino al 1430, quando Giacomo di Biandrate lo vendette a Manfredo di Saluzzo Cardè (AC Caramagna, fald. 1, doc. 32), il quale ne fu investito dal duca Amedeo VIII di Savoia (AC Caramagna, fald. 1, doc. 34). Passato poi, per vie ereditarie, dapprima a Armando di Podomiac e poi a Ludovico di Miolans (Fusero 1990, pp. 40-44), nel 1512 pervenne alla figlia di questi, Claudia. Seguirono aspre contese con il duca Carlo II di Savoia, il quale intendeva escludere Claudia dalla successione in quanto donna, secondo la consuetudine piemontese. Nel 1531 si giunse a una transazione: il duca acconsentiva all'investitura di Claudia e dei suoi figli maschi (AST, Corte, Inv. 21, m. 2, Caramagna, n. 2). Ma Claudia non avendo avuto discendenza maschile, il feudo passò al nipote Giacomo di Saluzzo-Cardè-Miolans, che ne fu investito nel 1567. La famiglia si estinse nel 1754 e Caramagna venne infeudata all'ultima erede, Maria Teresa Saluzzo Miolans Spinola, e al marito Carlo Emanuele San Martino di Agliè (Gabotto 1896, p. 369). Nel 1830 passò alla contessa Delpero di Luzzarano (Manno 1895, IV, p. 40).
Durante le guerre franco-spagnole, Caramagna appartiene al distretto militare che fa capo ad Asti (Fusero 1990, p. 53).
In epoca napoleonica, la comunità apparteneva alla divisione di Cuneo, circondario di Savigliano, cantone di Racconigi, dipartimento della Stura. Dal 1859 Caramagna appartiene alla provincia di Cuneo.
La particolare cura con cui la comunità di Caramagna attese alla delimitazione del territorio emerge sin dalla fine del secolo XIII, quando deliberò di ampliare i propri confini (AC Caramagna, fald. 1, doc. 31). Degne di attenzione sono le divergenze con la limitrofa comunità di Carmagnola, appianate al principio del Settecento (AC Caramagna, fald. 1; si veda la scheda dedicata a Carmagnola) e con Sommariva del Bosco.
Un accordo per i confini fra Caramagna e Sommariva del Bosco venne raggiunto nel 1769, accertando l'esistenza, in entrambi i territori, di «molti beni concentrici», per i quali si procedette a una permuta, in modo da rendere più regolare il territorio comunale. La comunità di Sommariva rimise a favore di Caramagna circa 55 giornate e, per contro, Caramagna consegnò a Sommariva 53 giornate (AC Caramagna, fald. 124, m. IV).
In epoca napoleonica i confini, come risulta dalla mappa conservata nell'archivio comunale, corrispondono esattamente a quelli attuali, se non per il possesso della regione Rivoira, contesa a lungo fra Caramagna e Sommariva del Bosco (AC Caramagna, fald. 124, m. IV) e attualmente parte del territorio di quest'ultima.
Una indagine compiuta tra il 1742 e il 1745 sulla presenza di pascoli comuni nelle varie province dello Stato sabaudo mette in evidenza che a Caramagna «si dice vi siano gerbidi comuni», ma non ne è stata accertata né la qualità, né la quantità (AST, Camera dei Conti, I archiviazione, serie XVIII sec., Coltivazioni terreni e pascoli commutativi, m. II, 6; AC Caramagna, fald. 121). Nel 1926, il podestà di Caramagna comunica al Commissariato per la liquidazione degli usi civici l'assenza di tali usi (C.U.C., n. 4041)
Le liti con comunità confinanti si conservano nell'Archivio comunale (AC Caramagna, faldd. 124, 125; altre liti con Racconigi, Carmagnola, Pancalieri, Scarnafigi e Sommariva del Bosco: AC Caramagna, fald. 83). Nell'Archivio comunale sono conservati atti di lite fra comunità e privati (AC Caramagna, fald. 85). Altra documentazione è reperibile in Archivio di Stato di Torino, dove si trovano: le questioni sorte fra Caramagna e il marchese di Garessio circa la caccia (AST, Camera dei Conti, Patenti [1300-1717], R° 1701 in 1702, f. 120), la Transazione fra comunità e l'abate di S. Maria di Caramagna (AST, Camera dei Conti, Patenti, s. XVII sec., 71, 187 [1787]) e una lite fra Caramagna e i Gesuiti di Alessandria circa il pagamento dei carichi fiscali su un fìnaggio (AST, Corte, Inv. 21, m. 2, n. 12).
A.C.C. (Archivio Storico del Comune di Caramagna Piemonte).
A.C.C., fald. 1, docc. 10, 11, 19. 30, 31-32, 34.
A.C.C., faldd. 83, 85, 121, 124-125.
A.C.CA. (Archivio Storico del Comune di Carmagnola)
A.C.CA:, Confini, cat.11, titolo XXV, fascc.3-14.
A.C.S. (Archivio Storico del Comune di Sommariva del Bosco).
A.C.S., Ordinati.
A.S.T., Corte, Inv. 21, Mazzo 2, Caramagna, nn. 2, 12.
A.S.T., Corte, Materie ecclesiastiche, Abbazie, Caramagna Santa Maria
A.S.T., Sezioni Riunite, Economato dei benefici vacanti, Caramagna: Abbazia
A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei Conti, Piemonte, Vescovati, abbazie e benefizi, Articolo 709-Conti degli economi e affittavoli dei redditi dei vescovati ed abbazie, Paragrafo 6-Caramagna Abbazia
A.S.T., Sezioni Riunite, Camera dei Conti, art. 455, § 12, m. 1, ff. 281, 288; m. 2;
A.S.T., Camera dei Conti, I Crchiviazione, serie XVIII sec., Coltivazioni terreni e pascoli commutativi, Mazzo II, 6.
A.S.T., Sezioni Riunite, Misure territoriali e allibramenti, Mazzo II, 8.
A.S.T., Sezioni Runite, Patenti (1300-1717), R° 1701 in 1702, f. 120.
A.S.T., Sezioni Riuntie, Patenti, s. XVII sec., 71, 187 (1787).
C.U.C., n. 4041.
Boccacino F., Caucino A., La parrocchia già abbaziale di Santa Maria di Caramagna e la sua ragione delle decime, Torino 1880.
Fusero S., Storia di Caramagna Piemonte, Cavallermaggiore 1990.
Gabotto F., Le pergamene dell'archivio comunale di Caramagna, in «BSBS», 1 (1896), pp. 351-369; 2 (1897), pp. 15-39.
Manno A., Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti, Civelli, IV, Firenze 1895.
MHP, Chartarum, t. I, Torino 1836.
Le più antiche carte dell'abazia di Caramagna, a cura di C.E. Patrucco, in Miscellanea saluzzese, Pinerolo 1902 (BSSS 15).
Il problema della configurazione territoriale emerge con particolare chiarezza nella storia di Caramagna. La storia dell'autonomia della comunità sembra coincidere con quella della progressiva definizione del suo territorio. Fin dal 1297 appare evidente la grande importanza attribuita al chiarimento delle liti sui confini. Ma vi sono altri elementi che confermano l'attenzione rivolta da Caramagna al suo territorio: in primo luogo la decisione di incrementarlo, con delibera del 21 agosto 1299 (AC Caramagna, fald. 1, doc. 31). Secondariamente, gli acquisti di terre da parte della comunità, di cui è rimasta traccia nella documentazione comunale dei secoli XIV e XV (AC Caramagna, fald. 1, docc. 10, 11, 19, 30; AC Caramagna, fald. 120). Inoltre, la cura per le strade, testimoniata da un prezioso viario dell'inizio del Quattrocento (AC Caramagna, fald. 125, m. 1).
La località compare per la prima volta in un diploma imperiale del 1026, nel quale Corrado II conferma vari possessi, fra cui Caramagna, ai fratelli Bosone e Guido, figli di Arduino, marchese di Torino (1026: MHP 1836, col. 453). Una parte del territorio confluisce invece nel patrimonio del cugino, Olderico Manfredi, fondatore, insieme alla moglie Berta, del monastero benedettino di S. Maria di Caramagna, nel 1028 (Gabotto 1896, p. 356). Passata a varie riprese sotto la dominio astigiano, poi dei conti di Savoia, nel 1269 Caramagna pervenne al marchese di Saluzzo. Sotto la sua dominazione, nel settembre 1297, furono definiti i confini tra Caramagna e Racconigi. Di poco posteriore è il primo atto nel quale emerge la capacità di autodeterminazione da parte della comunità: nell'agosto 1299, gli uomini di Caramagna, coadiuvati dal castellano del luogo, Giacomo di Dogliani, deliberarono circa la possibilità di incrementare il territorio (AC Caramagna, fald. 1, doc. 31). Il 4 settembre dello stesso anno, Tommaso I di Saluzzo concesse loro diverse franchigie in cambio di un censo annuo di 16 lire viennesi (AC Caramagna, fald. 1, doc. 31). Le esenzioni di cui godevano vennero confermate dai nuovi signori di Caramagna, i Biandrate, nel 1309 (AC Caramagna, fald. 1, doc. 4) e nel 1374 (Gabotto 1896, p. 365).
La comunità di Caramagna non perse la propria relativa autonomia neppure una volta passata, nel 1430, sotto la signoria di Manfredo di Saluzzo Cardè. Gli statuti di Caramagna risalgono al 1431. Ancora una volta, il cambio di dominazione diede l'avvio a un processo di ridefinizione dei confini: tra il 1432 e il 1434 Caramagna era in lite con Carmagnola (sentenza arbitrale conclusiva: AC Caramagna, fald. 1, doc. 33) e con Sommariva del Bosco, per via della bealera Carmagnola. Nel 1433, in occasione di un accordo sui confini fra Caramagna e Carmagnola, si affermava che entrambi i comuni tendevano a espandersi «amplius et magis». In particolare, la lite verteva sui limiti a nord-ovest del territorio di Caramagna, onde si stabilì che il confine corresse approssimativamente lungo il torrente Molleta, per quanto la linea fosse spezzata da diverse proprietà fondiarie, fino alla località Arborella (AC Caramagna, fald. 124, m. I, 1).
Un'altra lite, scoppiata all'inizio del Settecento portò, nel 1726, a una transazione, che confermava sostanzialmente quanto stabilito tre secoli prima, con modifiche di pochi trabucchi (AC Caramagna, fald. 124, m. I, 2). Poche questioni creava il confine con Racconigi, a nord, segnato almeno fin dal 1433, dal «rivus Furipex», l'attuale Furpes, che separa tuttora i due tenitori (AC Caramagna, fald. 124, m. I, 1). Problemi maggiori sorsero invece con Sommariva del Bosco, a est di Caramagna, non solo per via dei confini, ma anche per il pagamento del pedaggio sito sulla via che porta a Cavallermaggiore - spettante di diritto al signore di Caramagna - (AC Caramagna, fald. 124, m. II [1478]), per l'acqua della bealera Carmagnola (AC Caramagna, fald. 124, m. III [1504]) e per l'uso di 15 giornate di pascolo-gorreto situato sul confine meridionale di Caramagna (AC Caramagna, fald. 124, m. III [1581-1597]).
I problemi della comunità non erano tuttavia limitati alle liti con comuni confinanti. Fin dalle sue origini, Caramagna dovette convivere con il monastero benedettino di S. Maria, inserito nel suo territorio e riccamente dotato di beni (ancora nel 1578 il monastero possedeva 417 giornate di terreno nel territorio di Caramagna: Fusero 1990, p. 67). Questioni gravi si ebbero a partire dalla metà del XV secolo, dopo la sostituzione delle monache con i Benedettini neri (1444), in particolare nel 1466 (AC Caramagna, fald. 1, doc. 47) e nel 1499 (Gabotto 1897, p. 19).
A favorire il processo di definizione del territorio contribuì in maniera essenziale lo Stato sabaudo, fin dal XVII secolo. La pressione fiscale esercitata sulle comunità aveva determinato la necessità di una riorganizzazione dei catasti. Nel 1644 i rappresentanti di Caramagna presentarono i catasti vecchi e nuovi e venne loro chiesto quale fosse l'entità dei beni ecclesiastici sul territorio comunale e le somme dovute (AST, Camera dei Conti, art.455, § 12, m. 1, f. 281). Nel 1679 un ordinato del consiglio di Caramagna stabiliva le modalità di registrazione dei beni di campagna posti nel territorio e giurisdizione del comune (AST, Camera dei Conti, art. 455, § 12, m. 1, f. 288). Nel 1706, Caramagna, che faceva parte del distretto di Savigliano, presentò all'amministrazione sabauda un elenco comprendente la superficie di beni ecclesiastici, beni feudali accatastati, beni feudali non accatastati, beni dei regolari e beni comuni (AST, Camera dei Conti, art. 455, § 12, m. 2).
In ottemperanza alla Perequazione generale ordinata nell'aprile del 1733 dai Savoia, in agosto il consiglio comunale di Caramagna ritenne necessaria una nuova misurazione generale dei beni del territorio, con la formazione di un nuovo catasto e di un nuovo allibramento, ottenendo l'approvazione dall'Intendente di Torino Chiaverotti (AST, Camera dei Conti, I archiviazione, serie XVIII sec., Misure territoriali e allibramenti, m. II, 8). In seguito a tali provvedimenti, Caramagna poté finalmente giungere a un accordo con le comunità limitrofe circa la definizione del suo territorio: una nuova misurazione, nel 1764 e nel 1784 confermò i confini con Racconigi (AC Caramagna, fald. 124, m. V e fald. 125, m. II), mentre quelli con Sommariva del Bosco furono fissati una volta per tutte nel 1769 (AC Caramagna, fald. 124, m. IV).

References: Articolo 709
 Articolo 709
 art. 455
 § 12
 art.455
 § 12
 art. 455
 § 12
 art. 455
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