Source: https://www.laleggepertutti.it/169221_spacciatori-perdonati-si-allarchiviazione-per-tenuita-del-fatto
Timestamp: 2018-11-16 14:56:46+00:00

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Spacciatori perdonati: sì all'archiviazione per tenuità del fatto
Spacciatori perdonati: sì all’archiviazione per tenuità del fatto
La particolare tenuità del fatto va concessa allo spacciatore che in passato è stato denunciato più volte se le segnalazioni non hanno sortito condanne.
Lo perdoneresti uno spacciatore che ha consegnato la dose di droga a tuo figlio? Forse tu no. Ma la legge sì. E anche la Cassazione. La sentenza pubblicata ieri dalla Suprema Corte [1] ritiene infatti che anche al reato di traffico di sostanze stupefacenti [2] si applica il beneficio della cosiddetta «particolare tenuità del fatto», beneficio che, come noto, consente di ottenere l’archiviazione del procedimento penale e la non applicazione delle pene (la fedina penale resta però macchiata). La particolare tenuità del fatto, introdotta nel 2015 nel nostro codice penale, può essere richiesta per tutti i reati puniti con pena detentiva non superiore a 5 anni (con o senza sanzione pecuniaria). Tra i quali appunto figura lo spaccio di droga.
Non solo: i giudici hanno altresì chiarito che non pregiudica la possibilità di ottenere l’archiviazione e la non applicazione delle pene il fatto che il colpevole sia stato ripetutamente denunciato se nulla si sa dell’esito di tali segnalazioni. Risultato: spacciatori perdonati e non puniti.
Se non si tratta di uno spacciatore abituale si può punire chi traffica droga
Il “beneficio” della «non punibilità per tenuità del fatto» scatta di diritto, ossia senza possibilità alcuna di valutazioni discrezionali da parte del giudice. È sufficiente che la pena prevista dalla norma incriminatrice rientri nei limiti indicati dalla legge: tutte le volte in cui il reato è punito con la sanzione pecuniaria e/o con quella detentiva fino a cinque anni di reclusione, il colpevole non viene punito. In altri termini il procedimento penale viene archiviato e le pene non sono più applicabili. Restano le conseguenze amministrative del reato (ad esempio eventuale revoca di patente, ecc.) e quelle civili relative al risarcimento del danno nei confronti della vittima (che però dovrà agire separatamente, con un giudizio autonomo). La particolare tenuità del fatto non è applicabile solo nei confronti degli habitué, in quanto socialmente più pericolosi. In particolare il beneficio è precluso nei seguenti casi:
se l’autore del reato è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza o ha commesso più reati della stessa indole, anche quando ciascuno di questi, considerato a sè, è di particolare tenuità;
se si tratta di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime o reiterate;
se l’autore del reato ha agito per motivi futili o abietti, o con crudeltà;
se l’autore del reato ha agito approfittandosi della minorata difesa della vittima;
quando le conseguenze dell’azione sono lesioni gravissime o la morte;
In tutti questi casi, però, è necessario che vi sia stata una sentenza del giudice penale che abbia accertato la ricorrenza di tali presupposti. Per cui, se lo spacciatore è stato semplicemente «segnalato alle autorità» o anche «denunciato», ma di tali procedimenti nulla si sa perché sono stati in qualche modo archiviati o mai completati, allora non ci sono ostacoli per il perdono dello spacciatore.
[1] Cass. 36616/17
[2] Art. 73 co. 5 dPR n. 309/1990.
Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope (1)
1. Chiunque, senza l’autorizzazione di cui all’articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall’articolo 14, e’ punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000. (2)
b) medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezione A, che eccedono il quantitativo prescritto. In questa ultima ipotesi, le pene suddette sono diminuite da un terzo alla meta’ (3).
2. Chiunque, essendo munito dell’autorizzazione di cui all’articolo 17, illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nelle tabelle I e II di cui all’articolo 14, e’ punito con la reclusione da sei a ventidue anni e con la multa da euro 26.000 a euro 300.000. (4)
2-bis. (…) (5).
3. Le stesse pene si applicano a chiunque coltiva, produce o fabbrica sostanze stupefacenti o psicotrope diverse da quelle stabilite nel decreto di autorizzazione. (6)
4.Quando le condotte di cui al comma 1 riguardano i medicinali ricompresi nella tabella II, sezioni A, B, C e D, limitatamente a quelli indicati nel numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell’ articolo 14 e non ricorrono le condizioni di cui all’articolo 17, si applicano le pene ivi stabilite, diminuite da un terzo alla metà. (7)
5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329. (6)
5-bis. Nell’ipotesi di cui al comma 5, limitatamente ai reati di cui al presente articolo commessi da persona tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, su richiesta dell’imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non debba concedersi il beneficio della sospensione condizionale della pena, può applicare, anziché le pene detentive e pecuniarie, quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste. Con la sentenza il giudice incarica l’ufficio locale di esecuzione penale esterna di verificare l’effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. L’ufficio riferisce periodicamente al giudice. In deroga a quanto disposto dal citato articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata. Esso può essere disposto anche nelle strutture private autorizzate ai sensi dell’articolo 116, previo consenso delle stesse. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, in deroga a quanto previsto dal citato articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, su richiesta del pubblico ministero o d’ufficio, il giudice che procede, o quello dell’esecuzione, con le formalità di cui all’articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dell’entità dei motivi e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena con conseguente ripristino di quella sostituita. Avverso tale provvedimento di revoca è ammesso ricorso per cassazione, che non ha effetto sospensivo. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di due volte (8).
5-ter. La disposizione di cui al comma 5-bis si applica anche nell’ipotesi di reato diverso da quelli di cui al comma 5, commesso, per una sola volta, da persona tossicodipendente o da assuntore abituale di sostanze stupefacenti o psicotrope e in relazione alla propria condizione di dipendenza o di assuntore abituale, per il quale il giudice infligga una pena non superiore ad un anno di detenzione, salvo che si tratti di reato previsto dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale o di reato contro la persona. (9)
7-bis. Nel caso di condanna o di applicazione di pena su richiesta delle parti, a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, è ordinata la confisca delle cose che ne sono il profitto o il prodotto, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero quando essa non è possibile, fatta eccezione per il delitto di cui al comma 5, la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto o prodotto. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 4, comma 1, lett. a), D.Lgs. 29 ottobre 2016, n. 202.
21 Feb 2017 | di Sabina Coppola

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 73
 articolo 14
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 54
 articolo 54