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Timestamp: 2020-04-05 21:54:01+00:00

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La domanda di risarcimento danni ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c. deve essere formulata necessariamente nel giudizio che si assume temerariamente iniziato o contrastato, non potendo essere proposta in via autonoma, riguardando un'attività processuale che come tale va valutata nel giudizio presupposto da parte del medesimo giudice, anche per esigenze di economia processuale e per evitare pronunce contraddittorie nei due giudizi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 2019, n. 32029. Segue...
Resistenza in giudizio fondata su argomenti contrastanti con un indirizzo della Cassazione non corredata da critiche a quest’ultimo - Colpa grave rilevante ai sensi dell’art. 96, terzo comma c.p.c. - Sussistenza.
Un simile atteggiamento merita di essere sanzionato con la condanna al pagamento di una somma pari al doppio di quella sopra liquidata a titolo di compenso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Settembre 2019. Segue...
Abuso del processo - Motivi manifestamente incoerenti - Condanna ex art. 96, terzo comma, cod. proc. civ..
Ai fini della condanna ex art. 96, terzo comma, cod. proc. civ. può costituire abuso del diritto all'impugnazione la proposizione di un ricorso per cassazione basato su motivi manifestamente incoerenti con il contenuto della sentenza impugnata, o completamente privo di autosufficienza oppure contenente una mera complessiva richiesta di rivalutazione nel merito della controversia, oppure fondato sulla deduzione del vizio di cui all'art. 360, comma 1, n° 5 c.p.c., ove sia applicabile, ratione temporis, l'art. 348-ter ultimo comma c.p.c. che ne esclude la invocabilità.
In tali ipotesi, il ricorso per cassazione integra un ingiustificato sviamento del sistema giurisdizionale, essendo non già finalizzato alla tutela dei diritti ed alla risposta alle istanze di giustizia, ma destinato soltanto ad aumentare il volume del contenzioso e, conseguentemente, a ostacolare la ragionevole durata dei processi pendenti ed il corretto impiego delle risorse necessarie per il buon andamento della giurisdizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 Giugno 2019, n. 16898. Segue...
Impugnazione provvedimento nomina liquidatore artt. 2485 e 2487 c.c. – Carenza interesse ad agire.
Difetta dell’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. l’impugnazione proposta dal socio nei confronti del provvedimento di nomina ex artt. 2485 e 2487 c.c. del liquidatore di una società, che non sia proposta in via strumentale rispetto ad una domanda di revoca del liquidatore giudiziale, ovvero rispetto ad una domanda diretta a censurarne l’operato.
La parte che reiteri in un giudizio le medesime erronee argomentazioni già svolte in altri procedimenti è passibile di condanna al risarcimento del danno per responsabilità aggravata ex art. 96 comma 1 c.p.c., danno che può essere liquidato equitativamente in misura pari alla somma liquidata a titolo di spese legali per il giudizio in questione. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 16 Maggio 2019. Segue...
Responsabilità processuale aggravata – Condanna del soccombente al pagamento, a favore della controparte vittoriosa, di una somma di danaro equitativamente determinata dal Giudice – Ammissibilità della condanna ex comma 3 dell’art. 96 c.p.c. indipendentemente dalla sussistenza delle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 c.p.c. – Accertamento di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua di abuso del processo – Necessità – Abuso del diritto all’impugnazione in ipotesi di ricorso per cassazione.
La condanna della parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata, ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., che configura una sa nzione di carattere pubblicistico, non presuppone l’accertamento dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, ma soltanto di una condotta oggettivamente valutabile alla stregua dell’abuso del processo, quale l’aver agito o resistito pretestuo samente (Cass. n. 25177 del 2018, n. 25176 del 2018, n. 27623 del 2017). Peraltro, l’istituto della responsabilità aggravata ai sensi della norma in discorso è stato inserito dalle Sezioni Unite (Cass Sez. U. n. 26601 del 2017) fra le ipotesi tipizzate d al legislatore di danno punitivo.
In relazione a ciò, va ribadito, a mero titolo esemplificativo, che ai fini della condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. , può costituire abuso del diritto all’impugnazione la proposizione di un ricorso per cassazione basato su motivi manifestamente incoerenti con i contenuti della sentenza impugnata, o completamente privo di autosufficienza oppure contenente una mera complessiva richiesta di rivalutazione nel merito della controversia, oppure fondato sulla deduzione del vizio di cui all ’art. 360 c.p.c., n. 5, ove sia applicabi le, ratione temporis, l’art. 348 ter c.p.c., u.c., che ne esclude l’invocabilità oppure, come nel caso di specie, non osservante gli incombenti processuali, anche di rilievo pubblicistico, necessari per l’ammissibilità e/o la procedibilità del giudizio di legittimità. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 08 Maggio 2019, n. 17446. Segue...
Opposizione a precetto – Temerarietà – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c. – Pronuncia ex art. 281 sexies c.p.c – Pronuncia ex art. 80bis c.p.c. disp. att..
E’ sanzionabile ex art. 96, comma 3, c.p.c. quella condotta processuale che, per dolo o colpa (anche non grave), produca l’allungamento eccessivo dei tempi processuali.
Poiché la disposizione in esame costituisce materia di interesse pubblicistico, in caso di soccombenza il giudice può liberamente applicare, anche d’ufficio, la predetta sanzione, la cui caratteristica di disposizione punitiva legittima è fatta salva purchè non abbia una specifica connotazione di eccessività vietata nel regolamento comunitario 864/2007 n. 32, nei casi in cui venga dolosamente o colposamente introdotta una lite temeraria la cui prerogativa è l’aperta violazione del principio costituzionalmente garantito della durata del giusto processo.
[Nel caso concreto, la condanna al risarcimento ex art. 96 III comma c.p.c. è stata pronunciata con sentenza già in prima udienza.] (Pietro Morrone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Dicembre 2018. Segue...
Mutuo – Usura – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo – Lite temeraria – Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c..
La condotta processuale di parte attrice, che deduce l’usurarietà del mutuo sulla base del criterio del cumulo tra interessi di mora e quelli corrispettivi, pur essendo a conoscenza del diverso orientamento della giurisprudenza, e che eccepisce l’indeterminatezza e l’indeterminabilità delle clausole relative agli interessi anche se per tabulas risultano chiaramente i tassi praticati e le modalità di determinazione degli interessi, integra i presupposti della responsabilità aggravata di cui all’art. 96, co. 3, c.p.c. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 18 Aprile 2018. Segue...
Mutuo – Usura – Irrilevanza Interessi moratori – Irrilevanza scenari probabilistici – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo – Lite temeraria – Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c..
La tesi del cumulo tra i tassi degli interessi corrispettivi e degli interessi moratori ai fini del raffronto con il tasso soglia non può minimamente essere condivisa, sia per ragioni giuridiche, che per ragioni logico-matematiche. Dal punto di vista matematico, il cumulo tra tassi di interesse è infatti un’operazione superficiale, errata ed illogica. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Dicembre 2017. Segue...
La domanda di ripetizione degli interessi versati in esecuzione di un mutuo da tempo estinto a seguito del suo regolare ammortamento, sulla scorta di contestazioni di deduzioni ed argomentazioni ampiamente sconfessate da giurisprudenza pressoché unanime, merita di essere sanzionata con la condanna al pagamento di un’ulteriore somma a norma dell’art. 96, co. 3, c.p.c. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Dicembre 2017. Segue...
Ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, sono irrilevanti i c.d. scenari probabilistici, i conteggi ipotetici e a fortiori la suggestiva teoria del “worst case” specie in situazioni in cui non sono nemmeno più concretamente ipotizzabili scenari probabilistici atti a comportare un significativo incremento del costo complessivo del credito, in ragione del puntuale rispetto da parte della società mutuataria del piano di ammortamento pattuito e della intervenuta regolare estinzione del finanziamento. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Dicembre 2017. Segue...
Procedimento civile – Abuso del diritto – Responsabilità aggravata – Soccombenza totale – Principio del giusto processo – Applicazione ad ipotesi di soccombenza reciproca.
Le ipotesi di responsabilità aggravata di cui all’art. 96, comma 2, c.p.c. possono trovare applicazione anche a casi di soccombenza assai rilevante; benchè, infatti, la lettera della norma sembri far riferimento alla soccombenza totale (…il giudice accerta l’inesistenza del diritto…), il principio costituzionale del giusto processo, il quale per sua natura esclude applicazioni rigide e solo formalistiche del criterio di soccombenza, consente di estendere l’operatività della disposizione a casi di soccombenza che si configuri come di gran lunga prevalente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24158. Segue...
Conto corrente ante 2000 - Spese, commissioni, interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente - Difesa temeraria della Banca - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Applicabilità .
Credito per spese legali - Titolo Esecutivo - Concordato preventivo - Sentenza successiva all’omologa - Obbligatorietà del concordato preventivo - Credito per causa anteriore al concordato.
Lite temeraria – Opposizione a decreto ingiuntivo infondata – Notevoli dimensioni dell’azienda opponente (ASL) – Giustificazione – Esclusione.
Le notevoli dimensioni dell’azienda e le conseguenti disfunzioni organizzative che ne derivano non giustificano la condotta di chi dia corso ad una lite temeraria (nel caso di specie opposizione a decreto ingiuntivo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 06 Giugno 2017. Segue...
Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Lite temeraria – Sussistenza di colpa grave nella difesa di merito – Condanna ex art. 96 co. 3 c.p.c..
Il comportamento processuale complessivo della madre si connota in termini di colpa grave, considerato, in primo luogo, che ha reso necessario il ricorso all’Autorità Giudiziaria da parte degli attori (padre e nonni paterni) che pure hanno provato di avere chiesto alla stessa di procedere in via stragiudiziale all’accertamento del DNA. Né possono valere le allegazioni difensive della madre circa il suo personale convincimento che XY fosse il padre della bambina. Il profilo di resistenza colposa in giudizio della madre è ancor più evidente poi in relazione al comportamento processuale assunto all’esito dell’accertamento eseguito su accordo delle parti in via stragiudiziale in apertura di giudizio che è, invece, proseguito del tutto inutilmente per il comportamento della madre, attesa la verbalizzata disponibilità degli attori di rinunciare agli atti cui la madre non ha voluto aderire e considerate le domande pacificamente inammissibili che la stessa ha coltivato, neppure valutando in limine litis la proposta ex art. 185bis c.p.c. formulata dal Giudice Istruttore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017. Segue...
Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Lite temeraria – Condanna ex art. 96 co. 3 c.p.c. – Funzione sanzionatoria.
L’art. 96 comma 3 c.p.c. risponde ad una funzione sanzionatoria delle condotte di quanti, abusando del proprio diritto di azione e di difesa, si servano dello strumento processuale a fini dilatori o del tutto strumentali, contribuendo così ad aggravare il volume del contenzioso e, conseguentemente, ad ostacolare la ragionevole durata dei processi pendenti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017. Segue...
Lite temeraria - Volontà di procrastinare nel tempo la definizione della causa - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Risarcimento danni .
È da censurare il comportamento processuale dell’appellante finalizzato a procrastinare nel tempo la definizione della causa.
Nel caso di specie, la Corte ha ritenuti vi fossero gli estremi per accogliere la richiesta di condanna al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c., liquidati in via equitativa, in favore di parte appellata, in una somma pari ad € 1.000,00 per ogni anno di ritardo tra la data di notifica dell’appello e la prima udienza indicata nell’atto di gravame a distanza di oltre 3 anni. (Nicola Di Benedetto) (riproduzione riservata) Appello Roma, 14 Marzo 2017. Segue...
Responsabilità processuale aggravata – Condanna del soccombente al pagamento, a favore della controparte vittoriosa, di una somma di danaro equitativamente determinata dal Giudice – Ammissibilità della condanna ex comma 3 dell’art. 96 c.p.c. indipendentemente dalla sussistenza delle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 c.p.c. – Insussistenza della necessità di allegare e di dimostrare l’esistenza di un danno – Necessità della sussistenza del dolo o della colpa grave in capo al soccombente – Discrezionalità del Giudice in sede di determinazione della somma nel rispetto di determinati criteri.
Come rivela in modo inequivoco la locuzione in ogni caso, la condanna di cui al terzo comma dell’art. 96 c.p.c. può essere emessa sia nelle situazioni di cui commi della medesima disposizione codicistica sia in ogni altro caso.
La sussistenza dei requisiti soggettivi del dolo ovvero della colpa grave, pur non contemplati espressamente dalla norma, è tuttavia richiesta dalla giurisprudenza e potrà essere riscontrata ricavandola da qualsiasi indicatore sintomatico.
L’ammontare della somma equitativamente determinata dal Giudice, al cui pagamento a favore della controparte vittoriosa sia condannata la parte soccombente, deve essere rapportata:
(i) allo stato soggettivo del responsabile, perché il dolo e la cosciente volontarietà della condotta censurabile ex art. 96, comma 3, c.p.c. è più grave della colpa; e
(ii) agli effetti dannosi (di qualsiasi genere, patrimoniali e non) ed alla rilevanza dei comportamenti processuali del soccombente. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Novembre 2016. Segue...
Diritto alla consegna documenti ex art. 119 T.U.B. – Inadempimento della banca alla richiesta – Decreto Ingiuntivo per la consegna ed opposizione della banca – Infondatezza – Soccombenza ai fini delle spese ex art. 91 c.p.c. e condanna della banca ex art. 96 c.p.c. – Assenza di contratti e delle condizioni economiche – Ricalcolo al tasso legale ovvero ex art. 117 T.U.B..
La parte contraente in mancanza di contratti ben potrà proporre giudizio nei confronti della banca per la rideterminazione dei rapporti dare/avere secondo il saggio legale ovvero ex art. 117, comma 7, T.U.B. essendo sotto tale profilo valutabile in suo favore pure la condotta dell’istituto di credito che non dimetta gli estratti conto di cui è o comunque deve essere in possesso. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 20 Ottobre 2016. Segue...
Spese giudiziali civili - Responsabilità aggravata - Lite temeraria - Condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Condotta negligente e assenza di sforzi interpretativi in riferimento alla giurisprudenza consolidata - Fattispecie.
In tema di spese giudiziali, va condannata ai sensi dell'art. 96, comma 3, c.p.c., aggiunto dalla legge n. 69 del 2009, la parte che non abbia adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell'infondatezza della propria posizione e comunque abbia agito senza aver compiuto alcun serio sforzo interpretativo, deduttivo, argomentativo, per mettere in discussione con criteri e metodo di scientificità la giurisprudenza consolidata ed avvedersi della totale carenza di fondamento del ricorso. (Nella specie, relativa a giudizio per omesso versamento dell'ICI in riferimento ad un'area destinata dal PRG a verde pubblico, anche attrezzato, in applicazione del suddetto principio, la parte è stata condannata al pagamento, in favore della controparte, delle spese del giudizio di legittimità in misura doppia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016, n. 18057. Segue...
Condanna ai sensi dell’art. 96, terzo comma, c.p.c. – Necessità di una condanna della parte soccombente alla rifusione del compenso per l’attività difensiva – Esclusione.
Il riconoscimento in favore di amministrazione pubblica vittoriosa in giudizio del solo rimborso delle spese vive e non anche del compenso per l’attività difensiva non osta all’applicazione a favore della stessa del disposto dell’art. 96, terzo comma, c.p.c. se ricorrono i presupposti di applicazione di tale norma che sono costituiti la soccombenza nel giudizio e l’aver resistito con mala fede o colpa grave. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 07 Giugno 2016. Segue...
Risarcimento del danno – Danno biologico – Quantificazione – Tabelle del Tribunale di Milano – Ulteriore personalizzazione rispetto agli aumenti previsti in tabella
Risarcimento del danno – Danno da perdita di chance – Liquidazione in aggiunta a risarcimento per perdita di capacità lavorativa specifica – Presupposti
Risarcimento del danno – Garanzia assicurativa – Mancata o tardiva offerta risarcitoria dell’assicuratore – Conseguente sottoposizione dell’assicurato a giudizio civile e penale – Responsabilità per mala gestio propria e impropria e responsabilità aggravata ex art.96 c.p.c. – Sussistono.
Pur dandosi atto che le Tabelle del Tribunale di Milano possono essere valorizzate nell’importo massimo, se il ristoro liquidabile non appare in alcun modo satisfattivo del dolore e delle difficoltà che l’attore sarà chiamato ad affrontare lungo gli anni che secondo l’ISTAT (aspettativa di vita media) la aspettano, si deve ulteriormente personalizzare il danno risarcibile riconosciuto sulla scorta delle tabelle del Tribunale di Milano, al fine di rendere equo un risarcimento che non sarà comunque mai adeguato. [Nella fattispecie, il Giudice aumentava l’importo risultante dall’applicazione delle tabelle di un ulteriore 50%]. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Va respinta la richiesta di erogazione di una somma per perdita di chance considerato che alla parte è già stato riconosciuto un danno biologico (temporaneo e permanente), un danno morale ed esistenziale come forma di personalizzazione oltre ad un danno per la perdita di capacità lavorativa specifica, che coprono tutte le voci risarcibili senza incorrere in vietate duplicazioni.
Vi sarebbe astrattamente spazio per un ulteriore risarcimento per perdita di chance se la parte alleghi la possibilità o la concreta previsione di un certo sviluppo di carriera lavorativa che sia stata pregiudicata in modo differente da quanto già è stato riconosciuto per la perdita di capacità lavorativa specifica. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
La compagnia assicuratrice è chiamata a rispondere oltre massimale per il pagamento degli interessi e rivalutazione monetaria sulle somme riconosciute a titolo di risarcimento del danno per non avere offerto il massimale fin dalla diffida pervenuta dagli attori, laddove emergevano elementi per ritenere che se la causa fosse stata portata avanti ad un Tribunale il massimale della polizza sarebbe stato interamente esaurito.
Tali elementi concretizzano sia la mala gestio impropria, che la grave negligenza nel resistere in giudizio.
Il fatto che, a causa del mancato intervento della compagnia assicuratrice, l’assicurato sia stato sottoposto a giudizio penale e civile rappresenta un danno non patrimoniale gravissimo; per la condotta della compagnia, che definire gravemente negligente è certamente riduttivo, all’assicurato va riconosciuto sia il ristoro della mala gestio propria che un risarcimento ex art.96 c.3 c.p.c.. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 20 Maggio 2016. Segue...
Espropriazione forzata - Reiterazione di istanza di sospensione respinta - Intento defatigatorio - Animus nocendi e colpa sanzionabili in via equitativa ex art. 96, comma 3, c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Ricorso abusivo allo strumento processuale.
La richiesta di un provvedimento d’urgenza adducendo problematiche già affrontate in un precedente provvedimento dallo stesso giudice, non revocato nel corso del medesimo procedimento esecutivo, va ricondotta a meri intendi defatigatori, e quindi risulta necessariamente connotata da un animus nocendi o dalla colpa, sanzionabili in via equitativa ai sensi dell’articolo 96, comma 3, c.p.c.
L'art. 96, comma 3, c.p.c., infatti, presuppone il requisito della mala fede o della colpa grave, non solo perché è inserito in un articolo destinato a disciplinare la responsabilità aggravata, ma anche perché agire in giudizio per far valere una pretesa che alla fine si rileva infondata non costituisce condotta di per sé rimproverabile (Cassazione civile, sez. VI 30 novembre 2012). (Nel caso di specie, il giudice ha ritenuto che una istanza di sospensione del processo esecutivo, basata sulle medesime doglianze oggetto di precedente provvedimento, in assenza di motivi sopravvenuti che ne legittimo la riproposizione, costituisca comportamento sanzionabile ai sensi dell’articolo 96, comma 3, c.p.c., quale ricorso abusivo allo strumento processuale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Maggio 2016. Segue...
Fallimento - Revoca - Responsabilità - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Opposizione a fallimento - Inscindibilità tra le due domande - Conseguenze - Cognizione congiunta e competenza funzionale del giudice dell'opposizione - Configurabilità - Proposizione dell'azione risarcitoria in separato giudizio - Improponibilità.
Procedimento sommario ex art. 702 bis ss. c.p.c. - Acquisto a non domino di bene mobile (telefonino) del terzo acquirente ai sensi dell’art. 1153 c.c. - Inopponibilità al terzo acquirente di buona fede della vendita a rate del telefonino conclusa tra l’operatore telefonico e consumatore-dante causa - Responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. dell’operatore telefonico per omesso sblocco del codice IMEI eseguito per inadempimento del dante causa - Condanna al risarcimento del danno nei confronti del terzo acquirente di buona fede - Responsabilità ex art. 96 c.p.c. dell’operatore telefonico per manifesto disinteresse alla proposta transattiva formulata dal ricorrente in corso di causa - Legittimità.
Non è opponibile all’acquirente a titolo originario ex art. 1153 c.c., il contratto di telefonia concluso tra l’operatore telefonico e un consumatore che includeva anche la vendita a rate di un telefonino, se il secondo, dopo aver ricevuto l’apparecchio telefonico, l’abbia poi rivenduto ad un terzo soggetto di buona fede. Pertanto, risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. nei confronti del terzo possessore di buona fede, dovendo altresì risarcire il danno cagionato con la propria condotta, l’operatore telefonico che successivamente alla rivendita del bene mobile, abbia omesso di sbloccare il codice Imei dell’apparecchio telefonico compravenduto impedendone l’utilizzo, nonostante il provvedimento cautelare di ripristino pronunciato del Co.Re.Com. Regione Veneto in sede non contenziosa prima dell’instaurazione del giudizio (blocco del cod. Imei precedentemente eseguito in virtù dell’inadempimento del consumatore-dante causa al pagamento delle rate della prima vendita). Il comportamento ostruzionistico e il disinteresse manifestato dall’operatore telefonico prima e durante il giudizio - nel corso del quale rimaneva pure senza riscontro una proposta transattiva formulata dal ricorrente - legittima la pronuncia per lite temeraria ex art. 96 c.p.c.. (Marco Carretta) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 05 Aprile 2016. Segue...
Iscrizione di ipoteca – Sproporzione rispetto all’importo del credito – Responsabilità aggravata ex art. 96, comma 2, c.p.c. – Revirement – Ragioni.
Il creditore che, senza adoperare la normale diligenza, iscriva ipoteca su beni, il cui valore superi i parametri previsti dall’art. 2875 c.c. rispetto al credito garantito, incorre nella responsabilità prevista dall’art. 96, comma 2, c.p.c., configurandosi un abuso del diritto della garanzia patrimoniale in danno del debitore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 05 Aprile 2016, n. 6533. Segue...
Condominio – Recupero delle spese condominiali non pagate – Decreto ingiuntivo emesso contro il proprietario apparente – Revoca – Responsabilità aggravata dell’amministratore ingiungente ex art.96 c.p.c. – Determinazione.
Il terzo comma dell'art. 96 cod. proc. civ. non fissa alcun limite quantitativo, né massimo, né minimo. Pertanto, la determinazione giudiziale deve solo osservare il criterio equitativo, potendo essere calibrata anche sull'importo delle spese processuali o su un loro multiplo, con l'unico limite della ragionevolezza. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 03 Novembre 2015. Segue...
Contratti bancari – Principi pacifici nell’ordinamento – Art. 96 c.p.c..
Il comportamento della banca che agisce in giudizio o vi resiste senza considerare principi pacificamente affermati da tanti anni, come pure riproponendo argomenti già ampiamente dibattuti, non può che integrare la colpa grave che l’ordinamento sanziona ex art. 96 c.p.c. Si tratta, in specie, di principi quali quello della nullità delle clausole contrattuali che rinviano agli usi su piazza prevedendo la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori e quella annuale degli interessi creditori e quello della simultanea esistenza della liquidità ed esigibilità di ambedue i crediti ai fini dell’applicazione dell’art. 1194 c.c.. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 23 Luglio 2015. Segue...
Spese processuali – Difese della parte vittoriosa risultate manifestamente fondate – Soccombenza cd. qualificata – Effetti – Azione ex art. 710 c.p.c. manifestamente infondata – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste.
Le spese processuali possono essere incrementate (nel caso di specie, nella misura di 1/3), ai sensi dell’art. 4, comma 8 del D.M. n. 55 del 2014, nel caso in cui le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate. Inoltre, nel caso in cui sia promossa azione ex art. 710 c.p.c., palesemente infondata, il ricorrente può essere condannato per responsabilità processuale aggravata ex art. 96 comma III c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Giugno 2015. Segue...
Responsabilità processuale aggravata - Natura speciale della norma - Concorso con la responsabilità di cui all'articolo 2043 c.c. - Esclusione.
L'articolo 96 c.p.c. contiene la disciplina integrale e completa della responsabilità processuale aggravata e si pone con carattere di specialità rispetto all'articolo 2043 c.c., di modo che la responsabilità processuale aggravata, pur rientrando concettualmente nel genere della responsabilità per fatti illeciti, ricade interamente, in tutte le sue ipotesi, sotto la disciplina dell'articolo 96 citato, né è configurabile un concorso, anche alternativo, tra i due tipi di responsabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Aprile 2015. Segue...
Responsabilità processuale aggravata - Domanda generica autonoma e concorrente ex articolo 2043 c.c. - Violazione della competenza funzionale del giudice investito del merito - Inammissibilità.
La previsione della speciale responsabilità processuale aggravata di cui all'articolo 96 c.p.c. comprende tutte le ipotesi di atti e comportamenti processuali delle parti e copre ogni possibile effetto pregiudizievole che ne derivi, restando perciò preclusa la possibilità di invocare, con una domanda autonoma e concorrente, i principi generali della responsabilità per fatto illecito di cui all'articolo 2043 c.c. con riguardo ad una specifica asserita conseguenza dannosa di quegli stessi atti. Pertanto, nell'ipotesi in cui il convenuto, proposta domanda di risarcimento danni per responsabilità aggravata ex articolo 96 c.p.c., proponga ulteriore domanda risarcitoria ex articolo 2043 c.c. per il discredito commerciale subito in conseguenza dell'azione giudiziaria intrapresa dall'attore, chiedendo soltanto la condanna generica di quest'ultimo, tale domanda, dovendo necessariamente essere ricompresa nell'ambito della responsabilità aggravata ex articolo 96 c.p.c., deve essere dichiarata inammissibile, perché formulata contro il principio della competenza funzionale del giudice investito del merito, al quale spetta in via esclusiva la cognizione inscindibile sull'an e sul quantum della speciale pretesa risarcitoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Aprile 2015. Segue...
Processo civile telematico - Deposito della copia di cortesia - Condanna alle spese è già articolo 96, comma 3 c.p.c..
Comporta l'applicazione della condanna di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. il mancato deposito della copia di cortesia della memoria conclusiva prevista dal protocollo di intesa redatto dal Tribunale di Milano e l'Ordine degli avvocati di Milano del 26 giugno 2014. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2015. Segue...
Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Domanda ex art. 96 comma 2 c.p.c. – Individuazione del giudice che accerta l’inesistenza del diritto quale presupposto di ammissibilità della domanda e non criterio attributivo della competenza
Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Domanda risarcitoria ex art. 96 c.p.c. proposta in giudizio separato ed autonomo – Ammissibilità – Condizioni e presupposti
Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Domanda risarcitoria ex art. 96 c.p.c. proposta in giudizio separato ed autonomo – Ammissibilità – Condizioni e presupposti.
L’art. 96, comma 2, c.p.c. non detta una regola sulla competenza (non indica cioè davanti a quale giudice va esercitata l’azione riconosciuta dalla norma stessa), ma disciplina un fenomeno endoprocessuale, consistente nell’esercizio, da parte del litigante, del potere di formulare una istanza collegata o connessa all’agire o al resistere in giudizio prevedendo quale presupposto di ammissibilità della domanda che la stessa sia avanzata, tra l’altro, al “giudice che… accerta l’inesistenza del diritto per cui è stata iniziata o compita l’esecuzione”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Nel caso di sopravvenuta illegittimità della procedura esecutiva promossa sulla base di titolo giudiziale caducato (nella specie: decreto ingiuntivo esecutivo, revocato ad esito del giudizio di opposizione) la proposizione, da parte del già esecutato, di domanda intesa alla rifusione delle spese del processo esecutivo e del danno emergente (quale, in tesi, la differenza tra prezzo di stima e prezzo di aggiudicazione del compendio) non si identifica con l’azione di ripetizione di indebito – cui sono del tutto estranei gli stati soggettivi dell’accipiens - ma con un’azione risarcitoria che ricade sicuramente nell’ambito di applicazione dell’art. 96, 2° comma, c.p.c., i cui presupposti si individuano nella mancanza - nell’esecutante - della normale prudenza che la giurisprudenza di legittimità ravvisa nella consapevolezza della rescindibilità del titolo esecutivo e della provvisorietà dei suoi effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Chi intende chiedere il risarcimento del danno per l'eseguita esecuzione forzata illegittima può agire soltanto, ai sensi dell'art. 96, comma 2, c.p.c., quale norma speciale rispetto all'art. 2043 c.c., dinanzi al giudice dell'opposizione all'esecuzione, la cui competenza funzionale a decidere sia sull'an che sul quantum rende inammissibile la domanda di condanna generica, con riserva di agire in un separato giudizio per il quantum, che, per espressa previsione normativa, può essere liquidato anche d'ufficio.
L’ordinaria natura endoprocessuale della domanda ex art. 96, 2° comma, c.p.c. non esclude, tuttavia, la proponibilità della domanda stessa in un giudizio separato ed autonomo rispetto a quello dal quale la responsabilità aggravata ha avuto origine, ove il simultaneus processus sia stato precluso da ragioni, attinenti all’evoluzione propria dello specifico processo e non dipendenti dalla inerzia della parte danneggiata, che abbiano condotto alla successiva realizzazione del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
(N.d.r. = fattispecie relativa alla revoca di decreto ingiuntivo intervenuta dopo l’aggiudicazione del bene immobile ed in difetto dei presupposti legittimanti il debitore a svolgere la domanda ex art. 96 c.p.c. avanti al giudice dell’esecuzione o a quello dell’opposizione a decreto ingiuntivo) Tribunale Verona, 12 Novembre 2014. Segue...
Usura – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo – Lite temeraria – Responsabilità aggravata ex art.96 cpc – Ammortamento c.d. alla francese – Liceità – Esclusione anatocismo.
È fonte di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. l’aver sostenuto in giudizio tesi contraddittorie, controproducenti, che ignorano arbitrariamente chiari dati normativi che segnalano la non cumulabilità di interessi moratori e corrispettivi e il diritto della banca a pretendere interessi moratori sulla rata scaduta. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17 Settembre 2014. Segue...
Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Responsabilità aggravata e lite temeraria – Condanna ex art. 96 comma 3 c.p.c. – Sussistenza di mala fede nelle difese di merito – Irrilevanza dell’esito in rito del procedimento ai fini della condanna.
E’ da ritenersi che abbia agito quantomeno con colpa grave la parte che, oltre a sostenere tesi manifestante infondate, abbia assunto un comportamento processuale gravemente contraddittorio, estrinsecatosi dapprima nel non contestare (in atto di citazione) e poi nel riconoscere (con la prima memoria ex art. 183, VI comma c.p.c.) la attribuibilità a sè dei documenti di trasporto prodotti in fase monitoria, contestando solo con la memoria di cui all’art. 183 VI comma c.p.c. n. 2 tali risultanze documentali; non osta all’adozione della condanna d’ufficio, ai sensi dell’art. 96 terzo comma c.p.c., l’esito in rito del giudizio, atteso che l’iniziativa giudiziaria ha avuto comunque l’effetto indiretto di sottrarre tempo e risorse alla trattazione di altri giudizi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 19 Giugno 2014. Segue...
Fatto illecito – Responsabilità extracontrattuale – Presentazione di un esposto lesivo dell’altrui reputazione – Responsabilità dell’autore dell’esposto – Sussiste
Affermazione di tesi giuridiche opposte in due distinti giudizi da parte della stessa parte che si trovi ad essere convenuta in uno e attrice nell’altro – Abuso del processo – Sussiste
Presupposti di applicazione dell’art. 96, terzo comma c.p.c. – Necessità dei presupposti soggettivi di cui al primo comma dell’art. 96 c.p.c. – Sussiste.
La presentazione di un esposto disciplinare nel quale vengano attribuite al denunciato condotte lesive del suo onore poi rivelatesi infondate integra un fatto illecito, fonte di responsabilità ai sensi dell'articolo 2043 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Integra una ipotesi di abuso del processo, come tale sanzionabile ai sensi dell’art. 96, terzo comma c.p.c., l’azione proposta da una parte sulla base di presupposti giuridici opposti a quelli che la stessa parte abbia sostenuto in un altro precedente giudizio, nel quale sia stata convenuta dallo stesso contraddittore e che sia ancora pendente in grado di appello al momento dell’inizio del secondo giudizio. Tale iniziativa assume infatti tutti i caratteri di una reazione all’esito, evidentemente non gradito, del giudizio in cui era stato convenuto, al di fuori della sede consentita dall’ordinamento, che era quella del giudizio di gravame avverso la sentenza sfavorevole (nel caso in esame la parte ritenuta responsabile di abuso del processo aveva sostenuto che la presentazione di un esposto nei confronti di un professionista non può nemmeno astrattamente avere valenza diffamatoria mentre nel successivo giudizio aveva agito nei confronti della parte che lo aveva convenuto nel primo giudizio, assumendo che la propria reputazione era stata lesa da un esposto che quello aveva presentato nei suoi confronti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
In virtù di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 96, terzo comma c.p.c. deve ritenersi che presupposto per l’applicazione di tale norma è che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, ossia la sussistenza dei medesimi requisiti soggettivi di cui al primo comma dell’art. 96 c.p.c. Risulta infatti evidente che, se si .prescindesse dai predetti requisiti, il solo agire o resistere in giudizio sarebbe sufficiente a giustificare la condanna, soluzione che pare in contrasto con il parametro dell’art. 24 Cost.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 28 Febbraio 2014. Segue...
Lite temeraria - Procedimenti cautelari introdotti per finalità strumentali - Omessa informazione relativa alla proposizione di altri procedimenti aventi ad oggetto la medesima richiesta - Violazione del canone deontologico che impone all'avvocato l'obbligo di verità - Risarcimento del danno per lite temeraria..
Costituisce violazione del canone deontologico che impone all'avvocato l'obbligo di verità e giustifica la condanna della parte al risarcimento dei danni da lite temeraria ai sensi dell'articolo 96 c.p.c., il difensore che richiede un provvedimento di urgenza tacendo la circostanza che le problematiche oggetto del ricorso sono già state affrontate in altri numerosi analoghi procedimenti cautelari tutti respinti e impugnati con reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 16 Gennaio 2014. Segue...
Procedimento civile – Ricorso ex art. 696 c.p.c. – Rigetto – Condanna ai sensi dell’art. 96 terzo comma c.p.c. – Comportamento della parte contrario ai doveri di buona fede contrattuale per aver proposto l’azione ex art. 696 c.p.c. anziché raccogliere l’invito della controparte a prendere contatti per una soluzione stragiudiziale della controversia – Ruolo centrale del difensore come mediatore di controversie..
Viola il dovere di buona fede contrattuale il comportamento della parte che avrebbe potuto risolvere un problema di infiltrazioni emerso nel corso del rapporto locatizio semplicemente raccogliendo l’invito della controparte a far visionare l’immobile locato e che ha preferito, invece ricorrere all’autorità giudiziaria. Rilievo centrale, in questo senso, assume il ruolo del difensore, il quale deve agire non più in un’ottica puramente e semplicemente conflittuale, ma assumere comportamenti finalizzati a definire le controversie anche in via stragiudiziale; ciò specialmente in considerazione della nuova prospettiva nella quale, anche alla luce della recente reintroduzione con il c.d. decreto del fare della mediazione obbligatoria, appare muoversi il legislatore negli ultimi tempi, prospettiva che attribuisce al difensore un ruolo centrale, prima ancora che nel giudizio, nell’attività di mediazione delle controversie, al punto da prevedere, con le modifiche operate dal D.L. n. 69/2013 che gli avvocati siano di diritto mediatori e debbano assistere la parte nel procedimento di mediazione. (Luca Caputo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 24 Dicembre 2013. Segue...
Procedimento civile – Responsabilità processuale aggravata – Art. 96 c.p.c. – Presupposti..
La condanna per responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c. richiede non solo la totale soccombenza e la mala fede (o colpa grave) della parte di cui si chiede la condanna, ma anche la prova della concreta ed effettiva sussistenza di un danno in conseguenza della condotta processuale della parte medesima, posto che la liquidazione dei danni, sebbene effettuabile d’ufficio, richiede in ogni caso la prova dell’an e del quantum debeatur. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 02 Dicembre 2013. Segue...
Giudizio di modifica ex art. 710 c.p.c. – Iniziativa processuale manifestamente infondata – Condanna per responsabilità processuale aggravata – Sussiste..
Nel giudizio ex art. 710 c.p.c., l’iniziativa processuale della parte che sia basata su un elemento giudicato innovativo ma contraddetto da documenti facilmente acquisibili, finisce con il rivestire finalità esplorativa e così integra una censurabile forma di abuso del processo, assumendo una connotazione quantomeno colposa da valere ai sensi e per gli effetti dell’art. 96 c.p.c.: si noti come affatto isolata giurisprudenza di merito (Trib. Monza, sezione III civile, sentenza 19 giugno 2012) abbia ritenuto che “il causare la proliferazione di giudizi che si sarebbero potuti evitare costituisce abuso dello strumento processuale in contrasto con l'inderogabile dovere di solidarietà sociale che osta all'esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti che non sia inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell'agente” e l’abuso debba essere sanzionato con condanna ex art. 96 comma III c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Novembre 2013. Segue...
Responsabilità processuale aggravata – Totale soccombenza – Necessità – Sussiste.
Rinvio dell’udienza per impedimento del difensore – Presupposti..
La responsabilità aggravata ex art. 96 cod. proc. civ. integra una particolare forma di responsabilità processuale a carico della parte soccombente che abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave e si atteggia diversamente a seconda dei gradi del giudizio, atteso che, mentre in primo grado essa è volta a sanzionare il merito di un'iniziativa giudiziaria avventata, nel secondo grado, regolato dal principio devolutivo, essa deve specificamente riferirsi alla pretestuosità dell'impugnazione (cfr cass. n. 7620 del 2013). In ogni caso presupposto della condanna al risarcimento dei danni a titolo di responsabilità aggravata per lite temeraria è la totale soccombenza, con la conseguenza che non può farsi luogo all'applicazione dell'art. 96 c.p.c. quando tale requisito non sussista. La soccombenza va considerata in relazione all'esito del giudizio di appello, come si desume dal fatto che la condanna al risarcimento si aggiunge, secondo la previsione dell'art. 96 cod. proc. civ., alla condanna alle spese, la quale è correlata all'esito finale del giudizio (cfr cass. n. 11917 del 2002). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Anche nel procedimento camerale contenzioso il rinvio dell'udienza di discussione per grave impedimento del difensore, ai sensi dell'art. 115 disp. att. cod. proc. civ., presuppone l'impossibilità di sostituzione del medesimo difensore, venendo altrimenti a prospettarsi soltanto una carenza organizzativa del professionista incaricato della difesa, irrilevante ai fini del differimento dell'udienza (in tema, cfr cass. SU n. 4773 del 2012). Il suddetto presupposto deve ritenersi insussistente anche quando, come nella specie, la parte sia rappresentata all'udienza di discussione da altro difensore, che sostituisca il dominus impedito a presenziarvi e che si limiti a richiedere il differimento per grave impedimento dipendente da concomitante impegno professionale del medesimo dominus, impegno di cui il difensore presente in sostituzione non provi l'esistenza e l'anteriorità rispetto alla controversia da discutere, così precludendo di ricondurre l'istanza di rinvio a legittima causa e non a mera strategia difensiva. Al riguardo giova anche ricordare che la delega conferita dal difensore ad un collega, perché lo sostituisca in udienza, rappresenta un atto tipico di esercizio dell'attività professionale, indirizzato all'espletamento dell'incarico ricevuto dal cliente, poiché il sostituto, nell'eseguire la delega ed intervenendo nel processo in forza di essa e senza avere ricevuto direttamente alcun mandato dal cliente del sostituito, opera solo quale "longa manus" di quest'ultimo e l'attività processuale da lui svolta è pertanto riconducibile soltanto all'esercizio professionale del sostituito ed è come se fosse svolta dallo stesso (cfr cass. SU n. 289 del 1999). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Agosto 2013, n. 19583. Segue...
Proposta conciliativa del giudice – Rifiuto della parte – Conclusione del procedimento – Contenuto della decisione che corrisponde integralmente alla proposta del giudice – Condanna della parte alle spese di lite – Sussiste – Condanna della parte per responsabilità processuale aggravata – Sussiste..
Il momento deliberativo conclusivo del processo non è più solo giudizio sull’oggetto del procedimento, ma anche giudizio sul comportamento dei litiganti: in particolare, il Tribunale deve valutare quale sia stata la condotta delle parti al cospetto di una proposta del giudice e condannare alle spese del processo la parte che quella proposta abbia ingiustamente rifiutato, se il suo contenuto sia stato recepito nella decisione. In aggiunta, il rifiuto della proposta del giudice, può anche esporre la parte alla condanna per responsabilità processuale aggravata, ex officio, ai sensi dell’art. 96, comma III, c.p.c., dove il litigante, con la dovuta prudenza e diligenza del caso, ben poteva e doveva accorgersi che il procedimento necessariamente non poteva che concludersi in quel modo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2013. Segue...
Giurisdizione in materia tributaria - Domanda proposta dal contribuente ex art. 96 cod. proc. civ. - Conoscibilità da parte del giudice tributario - Danno derivante da pretesa impositiva temeraria - Risarcibilità - Fondamento..
Il giudice tributario può conoscere anche la domanda risarcitoria proposta dal contribuente ai sensi dell'art. 96 cod. proc. civ., potendo, altresì, liquidare in favore di quest'ultimo, se vittorioso, il danno derivante dall'esercizio, da parte dell'Amministrazione finanziaria, di una pretesa impositiva "temeraria", in quanto connotata da mala fede o colpa grave, con conseguente necessità di adire il giudice tributario, atteso che il concetto di responsabilità processuale deve intendersi comprensivo anche della fase amministrativa che, qualora ricorrano i predetti requisiti, ha dato luogo all'esigenza di instaurare un processo ingiusto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Giugno 2013, n. 13899. Segue...
Art. 96 Cod. Proc. Civ. - Giudice tributario - Giurisdizione - Sussistenza..
Le Sezioni Unite hanno affermato che il giudice tributario è competente a decidere la domanda risarcitoria proposta dal contribuente a titolo di responsabilità processuale aggravata, di cui all’art. 96 cod. proc. civ., ed altresì, che la condanna alla corresponsione della somma può riguardare anche il danno derivante dall’esercizio, da parte dell’Amministrazione finanziaria, di una pretesa impositiva “temeraria”, in quanto derivata da mala fede o colpa grave, con conseguente necessità, da parte del contribuente, di adire il giudice tributario. Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Giugno 2013, n. 13899. Segue...
Condotta processuale della parte che insista su domande palesemente infondate – Responsabilità processuale aggravata – Art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste. .
Devono ritenersi sussistenti i presupposti per la condanna al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c dove la parte abbia insistito – nonostante la disponibilità della controparte a pervenire ad una soluzione concordata della separazione giudiziale – in domande palesemente infondate per malafede eo colpa grave. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Maggio 2013. Segue...
Domanda di addebito - Soccombenza - Lite temeraria (Art. 96 comma III c.p.c.)..
Il coniuge che proponga domanda di addebito verso la controparte - che pure abbia presentato la stessa domanda - e sia risultato soccombente sotto ambo gli aspetti (nel rigetto della sua istanza e per essere stata a questi addebitata la separazione), è suscettibile di condanna per lite temeraria ex art. 96 c.p.c. dove abbia agito con colpa grave. Il risarcimento ex art. 96 c.p.c. deve essere riconosciuto alla controparte (e non all’Erario) anche se questa sia stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Febbraio 2013. Segue...
Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma III c.p.c. - Introdotto dalla Legge 18 giugno 2009 n. 69 - Presupposti..
L'art. 96 comma 3 c.p.c. presuppone il requisito della mala fede o della colpa grave, non solo perché è inserito in un articolo destinato a disciplinare la responsabilità aggravata, ma anche perché agire in giudizio per far valere una pretesa che alla fine si rileva infondata non costituisce condotta di per sé rimproverabile. In merito alla liquidazione del danno, si impone al giudice di osservare un criterio equitativo in applicazione del quale la responsabilità patrimoniale della parte in mala fede ben può essere (anche) calibrata sull'importo delle spese processuali o su un loro multiplo, sempre con il limite della ragionevolezza (Secondo questi criteri il Tribunale, ha applicato la norma liquidando l'importo (giudicato dalla Corte “modesto in termini assoluti”) nel triplo della somma, oggettivamente non rilevante, liquidata per diritti e onorari). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 30 Novembre 2012, n. 21570. Segue...
Rapporto di utenza telefonica – Interruzione della linea telefonica – Responsabilità del gestore per difetto dei presupposti – Violazione del dovere di buona fede – Danno risarcibile – Sussiste – Rilevanza del telefono nella vita dell’utente..
Il gestore telefonico che, in difetto dei presupposti per la sospensione o interruzione del servizio di telefonia, interrompa la prestazione ai danni dell’utente, è tenuto a risarcire il danno al medesimo e, nel caso in cui abbia resistito in giudizio in modo imprudente – non avvedendosi della propria responsabilità – deve anche essere condannato per utilizzo abusivo dello strumento processuale, ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 02 Ottobre 2012. Segue...
Responsabilità processuale aggravata – Art. 96 comma III c.p.c...
La condanna ex art. 96 comma, 3, c.p.c. ha natura anfibologica: lo Stato sanziona mentre il giudice risarcisce. Anfibologia strutturale da intravedere nella doppia anima dell’istituto: resta un risarcimento (copre un danno “presunto” della parte) ma ha funzione sanzionatoria (il giudice rende la condanna consapevole degli importanti effetti che essa avrà anche “fuori” dal singolo processo e per rimarcare la disapprovazione per l’utilizzo emulativo dello strumento processuale). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 02 Ottobre 2012. Segue...
Espropriazione presso terzi - Fallimento del debitore - Riassunzione del giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo - L'inammissibilità - Presupposti per la condanna per lite temeraria - Sussistenza..
Va condannato ai sensi dell'articolo 96 c.p.c. il creditore che, nonostante l'intervenuta dichiarazione di fallimento del proprio debitore, provveda alla riassunzione del giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo ai sensi dell'articolo 549 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 02 Agosto 2012. Segue...
Abuso dello strumento processuale – Condotta emulativa del creditore nella richiesta del pagamento – Pretesa economica fondata su calcoli matematici sbagliati – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste..
Il causare la proliferazione di giudizi che si sarebbero potuti evitare costituisce abuso dello strumento processuale in contrasto con l'inderogabile dovere di solidarietà sociale che osta all'esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti che non sia inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell'agente. L’abuso dello strumento processuale si rintraccia, in particolare, nella condotta del creditore che, a torto, richieda somme a titolo di interessi frutto di calcoli matematici sbagliati, senza alcuna disponibilità al chiarimento e confronto con il debitore, pur richiesto. L’abuso viene sanzionato con condanna ex art. 96 comma III c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Giugno 2012. Segue...
Convenuto cd. Fittizio al solo fine di eludere le norme sulla competenza – Abuso dello strumento processuale – Sussiste – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c. – Sanzione risarcitoria..
Non è consentita la deroga alla competenza territoriale determinata dal cumulo di cause connesse, proposte contro più persone e radicate presso il giudice del foro generale di uno dei convenuti, allorché l'evocazione in giudizio di uno di essi appaia "prima facie" artificiosa e preordinata allo spostamento della competenza. Viene in questi casi integrata una forma di abuso dello spostamento della giurisdizione o della competenza che impone l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 96 cpc, nella misura determinata in ragione del valore della domanda e del numero di udienze in cui si è articolato il giudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Giugno 2012. Segue...
Consulenza tecnica preventiva – Natura meramente esplorativa – Inammissibilità – Sussiste.
Palese infondatezza del Ricorso – Colpa Grave – Responsabilità processuale ex art. 96 comma III c.p.c. – Inutile dispendio di risorse giudiziarie..
La consulenza tecnica in via preventiva deve essere richiesta con allegazioni specifiche e circostanziate non potendo il ricorrente limitarsi a chiedere al giudice di accertare d’ufficio, in contrasto con il principio dispositivo che governa il processo civile, se si siano eventualmente verificati danni o vi siano state violazioni di legge. Entro questi ambiti, la consulenza si rivela assolutamente esplorativa e dunque inammissibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
L’introduzione del procedimento cautelare palesemente infondato, e la sua coltivazione dopo l’eventuale sollecito giudiziale, va ricondotta a meri intenti defatigatori, e dunque a colpa grave, e si risolve – in buona sostanza – in un abuso del processo che impone l’affermazione della responsabilità aggravata ex art. 96, terzo comma, cpc. Non si può infatti sottacere che la condotta processuale del ricorrente che abusi dello strumento processuale, nell’attuale contesto di limitate risorse destinate agli uffici giudiziari, e dei ripetuti sforzi legislativi volti a contenere la durata dei processi, comporta un dispendio di energie processuali allungando inevitabilmente i tempi di trattazione generale delle liti, sia relativamente agli altri procedimenti d’urgenza, sia riguardo alle controversie a cognizione ordinaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Giugno 2012. Segue...
Procedimento civile - Responsabilità aggravata per lite temeraria - Possibilità che la parte soccombente o entrambe le parti, che abbiano agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, siano condannate d'ufficio al risarcimento dei danni nei confronti dello Stato, ed in particolare del Ministero della Giustizia, per manifesta temerarietà della lite - Omessa previsione - Denunciata irrisarcibilità degli oneri diretti (ex lege n. 89 del 2001) e indiretti causati all'erario e alla collettività dalle liti temerarie..
E’ inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 96, primo comma, del codice di procedura civile, «nella parte in cui non prevede che la parte soccombente o entrambe le parti, che abbiano agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave possano essere condannate, d’ufficio, al risarcimento dei danni nei confronti dello Stato ed, in particolare del Ministero della Giustizia, per manifesta temerarietà della lite», atteso che trattasi di previsione additiva rimessa alle scelte di politica legislativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 31 Maggio 2012, n. 138. Segue...
Comportamento processuale della parte – Al cospetto della probabile soccombenza – Applicazione dell’art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste.
Rimborso forfetario – Espressa richiesta del difensore – Necessità – Sussiste.
Compensazione delle spese del processo – Motivazione (sindacabile) – Necessità – Sussiste..
In presenza di un diritto vivente consolidato, che lascia prevedere la probabile fondatezza dell’atto di appello, la comparsa dell’appellato che resista in giudizio all’atto di gravame, in luogo di pervenire ad un assetto conciliativo della vertenza, aggrava senza alcun serio motivo la giurisdizione civile con conseguente possibilità che il giudice di appello irroghi d’ufficio alla parte soccombente in appello “una somma equitativamente determinata” ex art. 96 c.p.c. terzo comma come introdotto con legge n. 692009 (in vigore dal 4 luglio 2009) in aggiunta o in alternativa alla responsabilità per lite temeraria prevista al primo comma su istanza di parte ed in base alla prova di un “danno”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
L’attribuzione del rimborso forfetario per spese generali deve essere espressamente richiesto nell’atto di appello. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La compensazione delle spese di lite necessita di una motivazione che può essere sia esplicita sia ricavabile in modo indiretto dal contesto della motivazione; ma deve in ogni caso risultare in modo “chiaro ed inequivoco” dal complesso della motivazione. La motivazione sulla compensazione è certamente sindacabile nei giudizio di impugnazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2012. Segue...
Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma 3 c.p.c. - Condanna - Instaurazione del contraddittorio - Non necessità.
Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma 3 c.p.c. - Condanna del terzo chiamato o intervenuto - Ammissibilità.
Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma 3 c.p.c. - Danno punitivo - Finalità - Funzionalità del sistema giustizia e deflazione del contenzioso ingiustificato - Danno alla controparte - Irrilevanza.
Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma 3 c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Necessità.
Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma 3 c.p.c. - Coesistenza - Ammissibilità..
La pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. non richiede la preventiva instaurazione del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., essendo posterius e non prius logico della decisione di merito. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. può essere resa in tutti i procedimenti in cui vengono regolate le spese di lite, ed anche nei confronti del terzo chiamato o del terzo intervenuto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. introduce nell'ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l'abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia deflazionando il contenzioso ingiustificato, ciò che eslcude la necessità di un danno di controparte pur se la condanna è prevista a favore della parte e non dello Stato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. presuppone il requisito della malafede o della colpa grave, come nel caso dell'art. 96 comma 1 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
E' teoricamente possibile la coesistenza di una pronuncia di condanna ai sensi del primo e del terzo comma dell'articolo 96 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 18 Aprile 2012. Segue...
Art. 96 comma, 3 c.p.c. – Lite temeraria – Presupposti..
Agire in giudizio per far valere una pretesa che alla fine si rileva infondata non costituisce condotta di per sé rimproverabile, essendo necessario, per l’applicazione dell’art. 96, comma 3, c.p.c., la sussistenza del dolo o della colpa grave nella condotta processuale di chi agisce. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 30 Marzo 2012. Segue...
Società per azioni - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Introduzione del presupposto della potenzialità del danno - Finalità di evitare denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo.
Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.
Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Applicazione ai procedimenti di volontaria giurisdizione - Ammissibilità.
Con l'introduzione, ad opera del decreto legislativo n. 6 del 2003, del requisito della potenzialità del danno quale presupposto della denuncia di cui all'articolo 2409 c.c., il legislatore ha inteso limitare la possibilità di denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo e, al tempo stesso, escludere le cosiddette irregolarità informative dall'ambito dell'intervento dell'autorità giudiziaria, e quindi dalla sfera di tutela della minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il presupposto per l'applicazione della condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c., è il medesimo previsto dal primo comma del citato articolo, ossia che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nei procedimenti di volontaria giurisdizione che si concludano con una pronuncia sulle spese e non è di ostacolo a tale soluzione il fatto che il primo comma della citata norma qualifichi come sentenza la decisione che può contenere la condanna, dovendosi tale espressione intendere come provvedimento che definisce il giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave..
Il presupposto per l'applicazione della condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c., è il medesimo previsto dal primo comma del citato articolo, ossia che la parte soccombente abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 12 Gennaio 2012. Segue...
Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Presupposti - Applicazione ai procedimenti di volontaria giurisdizione - Ammissibilità..
La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nei procedimenti di volontaria giurisdizione che si concludano con una pronuncia sulle spese e non è di ostacolo a tale soluzione il fatto che il primo comma della citata norma qualifichi come sentenza la decisione che può contenere la condanna, dovendosi tale espressione intendere come provvedimento che definisce il giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 12 Gennaio 2012. Segue...
Domanda giudiziale per usucapione – Riproposizione della domanda nonostante la pronuncia di rigetto passata in giudicato – Inammissibilità della domanda ex art. 2909 c.c. – Condanna ex officio – Art. 96, comma III, c.p.c...
La parte che, nonostante sentenza di sfavore passata in giudicato – sentenza con cui la domanda giudiziale è stata rigettata nel merito – riproponga la medesima domanda giudiziale, con lo stesso oggetto e verso lo stesso convenuto, deve essere condannata d’ufficio, ai sensi dell’art. 96, comma III, c.p.c., per lite temeraria (Nel caso di specie, la parte attrice è stata condannata per lite temeraria, alla somma di Euro 10.000,00). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 16 Dicembre 2011. Segue...
Responsabilità processuale aggravata – Condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. – Instaurazione del contraddittorio – Esclusione.
Responsabilità processuale aggravata – Condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. – Pronuncia nei confronti del terzo chiamato – Ammissibilità.
Responsabilità processuale aggravata – Condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. – Danno punitivo – Accertamento del danno subito dalla parte – Esclusione.
Responsabilità processuale aggravata – Condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. – Mala fede o colpa grave – Necessità.
Responsabilità processuale aggravata – Condanna ai sensi del primo e del terzo comma dell’art. 96 c.p.c. – Coesistenza – Ammissibilità..
La pronuncia ex art. 96, comma 3 c.p.c., che può essere effettuata d’ufficio e non ha limite nella determinazione dell’importo della condanna, non richiede la preventiva instaurazione del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., essendo posterius e non prius logico della decisione di merito. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96, comma 3 c.p.c. può essere resa in tutti i procedimenti in cui vengono regolate le spese di lite, ed anche nei confronti del terzo chiamato o del terzo intervenuto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96, comma 3 c.p.c. introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia deflazionando il contenzioso ingiustificato, ciò che esclude la necessità di un danno di controparte, pur se la condanna è prevista a favore della parte e non dello Stato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96, comma 3 c.p.c. presuppone il requisito della malafede o della colpa grave, come nel caso dell’art. 96, comma 1 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
E’ teoricamente possibile la coesistenza di una pronuncia di condanna ai sensi del primo e del terzo comma dell’articolo 96 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 15 Novembre 2011. Segue...
Responsabilità aggravata – Art. 96 III co. c.p.c. – Criteri applicativi..
La manifesta infondatezza della opposizione a decreto ingiuntivo ed il comportamento processuale dell’opponente giustificano la condanna di costui al pagamento in favore dell’opposto di una somma ex art. 96 III co. c.p.c., importo che viene calcolato in percentuale sull’importo dei compensi per diritti ed onorari riconosciuti in favore dell’opposto, tenendosi anche conto della durata del giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Ottobre 2011. Segue...
Lite temeraria - Risarcimento danni - Onere della prova - Dimostrazione dello specifico danno subito dalla parte vittoriosa - Possibilità di desumere i danni dalla comune esperienza..
All’accoglimento della domanda di risarcimento dei danni da lite temeraria non osta l’omessa deduzione e dimostrazione dello specifico danno subito dalla parte vittoriosa, che non è costituito dalla lesione della propria posizione materiale, ma dagli oneri di ogni genere che questa abbia dovuto affrontare per essere stata costretta a contrastare l’ingiustificata iniziativa dell’avversario e dai disagi affrontati per effetto di tale iniziativa, danni la cui esistenza può essere desunta dalla comune esperienza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 23 Agosto 2011, n. 17485. Segue...
Responsabilità processuale aggravata - Condanna d'ufficio di cui all'articolo 96 comma 3, c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Accertamento - Necessità.
Responsabilità processuale aggravata - Condanna d'ufficio di cui all'articolo 96 comma 3, c.p.c. - Applicazione ai procedimenti cautelari che si concludono con una pronuncia sulle spese - Ammissibilità..
La condanna per responsabilità processuale aggravata che può essere pronunciata d'ufficio dal giudice ai sensi dell'articolo 96, comma 3, c.p.c. ha natura sanzionatoria e presuppone l'accertamento del requisito soggettivo della mala fede o della colpa grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La condanna per responsabilità processuale aggravata di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. può essere pronunciata anche nei procedimenti cautelari che si concludono con una pronuncia sulle spese, posto che l'espressione "sentenza", contenuta nel primo comma dell'articolo 96, ben può essere intesa come provvedimento che definisce il giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 13 Agosto 2011. Segue...
Lite temeraria - Controversia su questioni poste da recenti modifiche legislative - Mancanza di solido orientamento giurisprudenziale - Condanna per lite temeraria ex articolo 96 c.p.c. - Esclusione..
Allorché una controversia proponga questioni sorte da recenti novelle, sulle quali non si è formato alcun solido orientamento giurisprudenziale, anzi inducendo gli operatori ad uno sforzo ricostruttivo del sistema, non ricorrono i presupposti per una condanna per lite temeraria ex art. 96, co. 3, c.p.c.. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 15 Luglio 2011. Segue...
Procedimento civile - Responsabilità processuale aggravata - Articolo 96, comma 3, c.p.c. - Proposizione di opposizione a decreto ingiuntivo - Malafede - Criteri di determinazione del risarcimento - Ritardo nell'accertamento del credito - Intensità dell'elemento soggettivo che ha connotato il comportamento processuale - Entità del credito..
Può essere condannato al pagamento di una somma di denaro ai sensi dell'articolo 96, comma 3, c.p.c. colui che mediante opposizione a decreto ingiuntivo resista con evidente malafede alla pretesa creditoria. L'ammontare del risarcimento (nel caso di specie di euro 3000) può essere determinato tenendo conto del ritardo nell'accertamento e nel riconoscimento definitivo del credito causato dalla ingiustificata iniziativa processuale del debitore, dell'intensità dell'elemento soggettivo che ha contraddistinto l'iniziativa processuale dell'opponente, ove questa risulti dolorosamente preordinata a ritardare il più possibile il pagamento, nonché dalla considerevole entità del credito rimasto insoddisfatto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Aprile 2011. Segue...
Danno da lite temeraria – Art. 96 c.p.c. – Giudice competente – Giudice della causa cui la lite temeraria si riferisce – Sussiste..
La domanda di risarcimento danni per responsabilità aggravata va proposta tanto per l'an che per il quantum allo stesso giudice competente per il merito della causa cui i pretesi danni si riferiscono. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 07 Aprile 2011. Segue...
Lite temeraria – Colpa grave – Domanda risarcitoria senza deduzione di alcuna valida prova seria – Sussiste – Condanna ex art. 96 comma III c.p.c...
Va condannata ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. la parte attrice che abbia agito con colpa grave, avendo proposto una domanda risarcitoria senza dedurre ed allegare alcuna prova seria e puntuale dei fatti posti a fondamento della domanda. La somma deve essere equitativamente determinata, tenuto conto del valore della controversia e delle argomentazioni svolte dall'attrice. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 01 Aprile 2011. Segue...
Procedimento civile - Responsabilità processuale aggravata - Condanna al risarcimento del danno ex articolo 96, comma 3 c.p.c. - Opposizione a decreto ingiuntivo fondata su denunzia di vizi - Descrizione generica dei vizi - Mancata dimostrazione della tempestività della denuncia - Riconoscimento del debito e richiesta di dilazioni di pagamento..
Giustifica la condanna al risarcimento del danno di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. il comportamento di chi proponga opposizione a decreto ingiuntivo deducendo, con riferimento a forniture di merce, l'esistenza di vizi indicati genericamente, che non tenti di dimostrare la tempestività della relativa denuncia, e che, prima dell'instaurazione del giudizio, aveva sempre riconosciuto il proprio debito senza formulare alcuna eccezione ed anzi chiedendo dilazioni di pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Marzo 2011. Segue...
Lite temeraria – Art. 96, comma III, c.p.c. – Applicabile al rito della Famiglia – Artt. 155-bis c.c. – Sussiste – Natura giuridica – Sanzionatoria – Sussiste – Effetti della Lite temeraria sull’amministrazione della giustizia – Rilevanza..
L’art. 96, comma 3, c.p.c. è applicabile alle controversie in materia di famiglia, in virtù dell’art. 155-bis c.c. e ha la precipua finalità di sanzionare l’abuso del processo al di fuori dell’area della responsabilità aquiliana. La nuova norma consente di prendere in esame gli effetti prodotti dalla lite temeraria sulla amministrazione della giustizia nel suo complesso, nei termini di rallentamento e quindi inefficacia della tutela dei diritti, che si riverberano inevitabilmente sulle posizioni soggettive di coloro che, pur estranei al processo in cui si tenga la condotta ostativa e capziosa, si siano comunque rivolti all’Autorità Giudiziaria vedendo allungati i tempi di definizione dei procedimenti che li riguardano. Tale effetto è maggiormente pervasivo laddove, come nelle procedure ex art. 317-bis c.c., non si tratti solo di prestazioni economicamente valutabili – ad esempio la determinazione del contributo al mantenimento della prole minore – ma anche, e soprattutto, di tutela di diritti personalissimi e costituzionalmente garantiti, come quello alle relazioni parentali. Tali diritti ottengono una tutela che possa dirsi effettiva solo laddove l’intervento giurisdizionale sia particolarmente celere, del resto come in qualsiasi procedura dell’Autorità Giudiziaria minorile: il fattore tempo toglie al minore ed al suo genitore, ed al reciproco rapporto interpersonale di cura, affetto, costruzione dell’identità personale e familiare, “pezzi di vita” che non consentono alcuna restituito in pristinum poiché ciò che è andato perduto è difficilmente recuperabile. Il legislatore della novella di cui alla L. n. 54 del 2006, che ha aggiunto l’art. 155-bis c.c., era particolarmente consapevole delle dinamiche dei procedimenti per l’affidamento della prole minore e della necessità di recuperare una più compiuta e reale condivisione delle responsabilità parentali tanto che, configurato l’affidamento condiviso come il regime ordinario nella materia de qua, ha inteso presidiarlo contro immotivate e pretestuose richieste di affidamento esclusivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Marzo 2011. Segue...
L’art. 96, comma III, c.p.c. è applicabile alle controversie in materia di famiglia, in virtù dell’art. 155-bis c.c. e ha la precipua finalità di sanzionare l’abuso del processo al di fuori dell’area della responsabilità aquiliana. La nuova norma consente di prendere in esame gli effetti prodotti dalla lite temeraria sulla amministrazione della Giustizia nel suo complesso, nei termini di rallentamento e quindi inefficacia della tutela dei diritti, che si riverberano inevitabilmente sulle posizioni soggettive di coloro che, pur estranei al processo in cui si tenga la condotta ostativa e capziosa, si siano comunque rivolti all’Autorità Giudiziaria vedendo allungati i tempi di definizione dei procedimenti che li riguardano. Tale effetto è maggiormente pervasivo laddove, come nelle procedure ex art. 317-bis c.c., non si tratti solo di prestazioni economicamente valutabili – ad esempio la determinazione del contributo al mantenimento della prole minore – ma anche, e soprattutto, di tutela di diritti personalissimi e costituzionalmente garantiti, come quello alle relazioni parentali. Tali diritti ottengono una tutela che possa dirsi effettiva solo laddove l’intervento giurisdizionale sia particolarmente celere, del resto come in qualsiasi procedura dell’Autorità Giudiziaria minorile: il fattore tempo toglie al minore ed al suo genitore, ed al reciproco rapporto interpersonale di cura, affetto, costruzione dell’identità personale e familiare, “pezzi di vita” che non consentono alcuna restituito in pristinum poiché ciò che è andato perduto è difficilmente recuperabile. Il legislatore della novella di cui alla L. n. 54 del 2006, che ha aggiunto l’art. 155-bis c.c., era particolarmente consapevole delle dinamiche dei procedimenti per l’affidamento della prole minore e della necessità di recuperare una più compiuta e reale condivisione delle responsabilità parentali tanto che, configurato l’affidamento condiviso come il regime ordinario nella materia de qua, ha inteso presidiarlo contro immotivate e pretestuose richieste di affidamento esclusivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Marzo 2011. Segue...
Contratti e Obbligazioni - Termine Essenziale - Risoluzione Ope Legis - Sussiste - Irrilevanza dell'importanza dell'adempimento.
Lite Temeraria - Art. 96 c.p.c. - Requisiti costitutivi - Apprezzamenti di fatto - Motivazione del giudice del merito - Censurabilità in Cassazione - Limitatamente alla motivazione.
Lite Temeraria - Art. 96 c.p.c. - Requisito della temerarietà - Consapevolezza della infondateza della domanda - Sussiste.
Lite Temeraria - Art. 96 c.p.c. - Danno sofferto - Accertamento..
Qualora sia pattuito un termine essenziale per l'adempimento della prestazione, la risoluzione del contratto opera di diritto, prescindendo dall'indagine in ordine alla importanza dell'inadempimento, che è stata anticipatamente valutata dai contraenti, dovendo in tal caso il giudice limitarsi ad accertate la sussistenza e l'imputabilità dell'inadempimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Ai fini della condanna al risarcimento dei danni da responsabilità aggravata ex art. 96 cod. proc. civ., dei requisiti dell'aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave (comma primo) ovvero del difetto della normale prudenza (comma secondo) implica un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità se la sua motivazione in ordine alla sussistenza o meno dell'elemento soggettivo ed all'"an" ed al "quantum" dei danni di cui è chiesto il risarcimento risponde ad esatti criteri logico-giuridici. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La temerarietà della lite può essere ravvisata nella coscienza dell'infondatezza della domanda (o nel difetto della normale diligenza per l'acquisizione di detta coscienza): nel verificare la lite temeraria, il giudice può tenere conto del (e basandosi sul) comportamento processuale tenuto dalla parte nel processo e dellla condotta extraprocessuale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Relativamente all'entità del danno sofferto per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., se l'esistenza e la prova devono essere offerte dall'istante sia per quanto concerne l'"an" sia per il "quantum debeatur", il pregiudizio derivante da condotte processuali dilatorie o defatigatorie della controparte può desumersi da nozioni di comune esperienza anche alla stregua del principio, ora costituzionalizzato, della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost., comma 2) e della L. n. 89 del 2001 (c.d. legge Pinto), secondo cui, nella normalità dei casi e secondo l'"id quod plerumque accidit", ingiustificate condotte processuali, oltre a danni patrimoniali, causano "ex se" anche danni di natura psicologica che, per non essere agevolmente quantificabili, vanno liquidati equitativamente sulla base degli elementi in concreto desumibili dagli atti di causa (Cass. 24645/2007). D'altra parte, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, anche per le persone giuridiche il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo correlato a turbamenti di carattere psicologico, è - tenuto conto dell'orientamento in proposito maturato nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo - conseguenza normale, ancorchè non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a causa dei disagi e dei turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca alle persone preposte alla gestione dell'ente o ai suoi membri, e ciò non diversamente da quanto avviene per il danno morale da lunghezza eccessiva del processo subito dagli individui persone fisiche (Cass. 1746/20101: 2246/2007). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 18 Febbraio 2011, n. 3993. Segue...
L’art. 614-bis c.p.c. inserisce nella trama codicistica di rito le cd. astreintes, ovvero forme di esecuzione indiretta che utilizzano la tecnica delle misure coercitive, cioè quello specifico ventaglio di strumenti di coartazione della volontà del debitore che si concretano nella minaccia di sanzioni civili o penali, al fine di costringerlo ad adempiere i suoi obblighi. La norma tende a realizzare l’effettività del “giusto processo” che tale non sarebbe ove la pronuncia restasse lettera morta, ineseguita. Nel silenzio della norma, la somma oggetto di condanna va riversata in favore della controparte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
L’art. 96, comma III, c.p.c. non è applicabile nei confronti del convenuto rimasto contumace. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 16 Febbraio 2011. Segue...
Lite temeraria – Art. 96, comma III, c.p.c. – Convenuto soccombente contumace – Applicabilità - Esclusione..
Liti temerarie – Azione civile strumentale – Pregiudizio obiettivo per la parte vittima dell’azione temeraria – Rimedi per contrastare l’azione temeraria – Legge 69/2009 – Art. 96, comma III, c.p.c. – Attenzione, comprensione e diligenza del giudice..
Non c’è dubbio che già il solo dovere di difendersi in un giudizio civile, affrontandone comunque i costi di difesa notoriamente non indifferenti e i disagi conseguenti in termini di durata della pendenza e incertezza di soluzione, costituisca un obiettivo pregiudizio di fatto che, quanto l’azione dalla quale ci si deve difendere è solo strumentale, può essere per sé idoneo ad influire sulle scelte e le condotte professionali future del convenuto.
Il sistema giudiziario prevede, però, in sé rimedi specifici nei confronti dell’azione “temeraria”, sia nel settore civile che in quello penale, rimedi che sono attivabili d’ufficio dal magistrato, oltre a potere essere sollecitati dal convenuto. E’, dunque, possibile trovare una risposta efficace dall’applicazione attenta e coerente delle norme che lo stesso Legislatore ha posto a contrasto dell’azione strumentale e temeraria.
Quanto, in particolare, all’azione civile strumentale, il recente intervento del Legislatore della Legge 69/2009 – con l’inserimento di un ultimo comma dell’art. 96 c.p.c. che specificamente prevede, nel caso di condanna alle spese della parte soccombente, la possibilità di condanna, anche d’ufficio, al pagamento a favore della controparte di somma equitativamente determinata – indica un ulteriore e specifico rimedio, la cui attivazione dipende solo dall’attenzione, comprensione e diligenza del giudice, eventualmente opportunamente sollecitato dalla parte interessata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 11 Febbraio 2011, n. 5300. Segue...
Titoli di credito – Assegno – Opposizione all'esecuzione proposta dall'emittente nei confronti del beneficiario – Onere della prova.
(riproduzione riservata) La domanda di risarcimento del danno ex art. 96, c.p.c. è inammissibile se formulata per la prima volta nella comparsa conclusionale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Gennaio 2011. Segue...
La domanda di risarcimento del danno ex art. 96, c.p.c. è inammissibile se formulata per la prima volta nella comparsa conclusionale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Gennaio 2011. Segue...
Abuso del Processo – Sanzione – Art. 96 comma III c.p.c. come introdotto dalla Legge 69/2009 – Condanna ad una pena pecuniaria..
L’abuso del processo causa un danno indiretto all’erario (per l’allungamento del tempo generale nella trattazione dei processi e, di conseguenza, l’insorgenza dell’obbligo al versamento dell’indennizzo ex lege 89/2001) e un danno diretto al litigante (per il ritardo nell’accertamento della verità) e va dunque contrastato. In tale contesto, si comprende perché il Legislatore del 2009 (legge n. 69) abbia introdotto un danno tipicamente punitivo nell’art. 96 comma III c.p.c. al fine di scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia. La norma introdotta dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69 nel terzo comma dell’art. 96 c.p.c. non ha natura meramente risarcitoria ma “sanzionatoria” ed introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema Giustizia, traducendosi, dunque, in “una sanzione d’ufficio” (Nel caso di specie, l’attrice aveva proposto opposizione a decreto ingiuntivo pur consapevole delle ragioni della controparte, e la lite traeva giustificazione essenziale dal fatto di essere le parti marito e moglie in fase di separazione litigiosa. Il giudice condanna d’Ufficio la opponente ad una pena di 10.000,00 Euro). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 21 Gennaio 2011. Segue...
Responsabilità processuale aggravata – Art. 96, comma 3, c.p.c. introdotto dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69 – Natura giuridica – Sanzione..
La norma del terzo comma introdotta dalla legge 18 giugno 2009, n.69 non introduce un risarcimento ma un indennizzo (se si pensa alla parte a cui favore viene concesso) o una punizione (per aver appesantito inutilmente il corso della giustizia, se si ha riguardo allo Stato) di cui viene gravata la parte che ha agito con imprudenza, colpa o dolo. Come rivela in modo inequivoco la locuzione “in ogni caso” la condanna di cui al terzo comma può essere emessa sia nelle situazioni di cui ai primi due commi dell'art. 96, sia in ogni altro caso. E quindi in tutti i casi in cui tale condanna, anche al di fuori dei primi due commi, appaia ragionevole. Volendo concretizzare il precetto, vengono in mente i casi in cui la condotta della parte soccombente sia caratterizzata da colpa semplice (ovvero non grave, che è l'unica fattispecie di colpa presa in esame dal primo comma), ovvero laddove una parte abbia agito o resistito senza la normale prudenza (fattispecie diversa da quelle previste dal primo e secondo comma). Poiché non è pensabile che possa essere sanzionata la semplice soccombenza, che è un fatto fisiologico alla contesa giudiziale, è possibile sostenere che debba sempre esistere qualcosa di più, tale che la condotta soggettiva in esame risulti caratterizzata da imprudenza, dolo o colpa (la sussistenza dei quali potrà essere ravvisata anche applicando i ben noti parametri della prevedibilità ed evitabilità dell'evento, in questo caso della soccombenza). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma-Ostia, 09 Dicembre 2010. Segue...
Processo civile - Condanna alle spese - Fattispecie di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Necessità.
Processo civile - Condanna alle spese - Fattispecie di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. - Funzione sanzionatoria e risarcitoria - Condanna officiosa - Punitive (o exemplary) damages.
Processo civile - Condanna alle spese - Fattispecie di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. - Determinazione della somma - Criteri - Valore della causa - Durata del processo - Natura e oggetto della causa - Aumento percentuale delle spese di soccombenza..
Anche per l’emissione di condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. (introdotto dalla L. 69/09) è necessario il presupposto soggettivo della mala fede o colpa grave nell’agire o resistere in giudizio. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La condanna di cui al terzo comma dell’art. 96 c.p.c. ha una duplice funzione, sanzionatoria e risarcitoria ed è riconducibile alla figura dei punitive (o exemplary) damages del diritto anglosassone. La funzione sanzionatoria è assicurata dalla (possibile) officiosità della condanna e dal fatto che può essere pronunciata in assenza di qualsiasi prova di un danno effettivo; la funzione risarcitoria sarà invece perseguita, in sede di liquidazione della somma, proprio agganciando la quantificazione ai criteri utilizzati per indennizzare il pregiudizio (sia pure presunto) subito dalla parte vittoriosa per aver dovuto agire o resistere in giudizio. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
In tema di condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., i criteri sulla base dei quali commisurare la somma saranno oltre al grado di gravità della colpa della parte soccombente, anche il valore della causa e la durata del processo e, in alcuni casi, la natura e l’oggetto della causa (valorizzando, ad esempio, i casi in cui il giudizio abbia coinvolto interessi di carattere personale, otre che meramente economico); per quanto riguarda, in particolare, il criterio della durata del procedimento, potranno sicuramente essere presi in considerazione i parametri quantitativi fissati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per l’indennizzo da irragionevole durata del processo, nelle sentenze del 10.11.2004, caso Zullo c. Italia n. 64897/2001 e caso Pizzati c. Italia n.62361/2000 («la Corte reputa che una somma variante da 1.000 a 1.500 euro per anno di durata della procedura … è una base di partenza per il calcolo da effettuare»); a livello di operatività pratica è possibile che la somma venga individuata mediante un aumento percentuale rispetto a quanto liquidato a titolo di spese (analogo, del resto, era il criterio adottato nell’abrogato ultimo comma dell’art. 385 c.p.c., che stabiliva come limite superiore, quello del doppio dei massimi tariffari). (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 07 Dicembre 2010. Segue...
Processo civile - Condanna alle spese - Fattispecie di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. - Funzione sanzionatoria e risarcitoria - Condanna officiosa - Punitive (o exemplary) damages..
La condanna di cui al terzo comma dell’art. 96 c.p.c. ha una duplice funzione, sanzionatoria e risarcitoria ed è riconducibile alla figura dei punitive (o exemplary) damages del diritto anglosassone. La funzione sanzionatoria è assicurata dalla (possibile) officiosità della condanna e dal fatto che può essere pronunciata in assenza di qualsiasi prova di un danno effettivo; la funzione risarcitoria sarà invece perseguita, in sede di liquidazione della somma, proprio agganciando la quantificazione ai criteri utilizzati per indennizzare il pregiudizio (sia pure presunto) subito dalla parte vittoriosa per aver dovuto agire o resistere in giudizio. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 07 Dicembre 2010. Segue...
In tema di condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., i criteri sulla base dei quali commisurare la somma saranno oltre al grado di gravità della colpa della parte soccombente, anche il valore della causa e la durata del processo e, in alcuni casi, la natura e l’oggetto della causa (valorizzando, ad esempio, i casi in cui il giudizio abbia coinvolto interessi di carattere personale, otre che meramente economico); per quanto riguarda, in particolare, il criterio della durata del procedimento, potranno sicuramente essere presi in considerazione i parametri quantitativi fissati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per l’indennizzo da irragionevole durata del processo, nelle sentenze del 10.11.2004, caso Zullo c. Italia n. 64897/2001 e caso Pizzati c. Italia n.62361/2000 («la Corte reputa che una somma variante da 1.000 a 1.500 euro per anno di durata della procedura … è una base di partenza per il calcolo da effettuare»); a livello di operatività pratica è possibile che la somma venga individuata mediante un aumento percentuale rispetto a quanto liquidato a titolo di spese (analogo, del resto, era il criterio adottato nell’abrogato ultimo comma dell’art. 385 c.p.c., che stabiliva come limite superiore, quello del doppio dei massimi tariffari). (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 07 Dicembre 2010. Segue...
Procedimento civile - Responsabilità processuale aggravata - Natura della norma - Ambito applicativo - Sanzione a carattere pubblicistico per la violazione del principio costituzionale della durata del giusto processo e per la distorsione dei suoi fini - Determinazione della somma da liquidare - Intensità dell'elemento soggettivo - Gravità della condotta di abuso - Incidenza sulla durata del processo..
La disposizione introdotta all'articolo 96, comma 3, c.p.c., la quale consente al giudice, anche d'ufficio, di condannare la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata per responsabilità processuale aggravata, prescinde dal danno effettivamente subito dalla parte ed ha quindi natura di sanzione a carattere pubblicistico; essa mira a punire il comportamento processuale della parte che viola il principio costituzionale della durata del giusto processo ponendo in essere un abuso del processo ovvero una distorsione delle finalità riconosciute dall'articolo 24 Cost. Quanto all'ambito operativo della norma, appare opportuno limitarne l'applicabilità a quelle condotte che siano imputabili soggettivamente alla parte a titolo di dolo o colpa (anche non grave), oppure ad una condotta negligente che ha determinato un allungamento dei termini del processo. I criteri di determinazione della somma da liquidare, in virtù della funzione sanzionatoria della disposizione in questione, possono essere ricavati dall'intensità dell'elemento soggettivo e dalla gravità della condotta di abuso del processo e di incidenza sulla sua durata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 07 Dicembre 2010. Segue...
Nuovo procedimento sommario di cognizione - Proponibilità delle domande di accertamento, costitutiva e di condanna.
Responsabilità processuale aggravata - Condanna alle spese - Fattispecie di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. - Necessità del contraddittorio - Esclusione – Natura - Ratio - Danno punitivo.
Responsabilità processuale aggravata - Fattispecie di cui all'articolo 96, comma 3, c.p.c. - Coesistenza di condanna su istanza dell'altra parte (comma 1) e d'ufficio (comma 3) - Ammissibilità..
Nel rito sommario di cognizione introdotto dalla L. n. 69/2009 possono essere azionate tutte le domande, e cioè sia quelle di accertamento, sia quelle costitutive, sia quelle di condanna. (gm) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96, comma 3, c.p.c., che può essere effettuata d’ufficio e non ha limite nella determinazione dell’importo della condanna, non abbisogna della preventiva instaurazione del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., essendo posterius e non prius logico della decisione di merito. Trattasi di pronuncia che introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia, ciò che esclude la necessità di un danno di controparte, pur se la condanna è prevista a favore della parte e non dello Stato; e di una pronuncia che presuppone il requisito della malafede o della colpa grave. (gm) (riproduzione riservata)
E’ teoricamente possibile la coesistenza di una pronuncia di condanna ai sensi del primo e del terzo comma dell’articolo 96 c.p.c. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 22 Novembre 2010. Segue...
Lite Temeraria – Art. 96, comma III, c.p.c. – Riconoscimento stragiudiziale del rapporto di locazione – Condotta caratterizzata da mala fede.
Lite temeraria – Art. 96, III comma, c.p.c. – Natura del pregiudizio – Danno non patrimoniale – Coinvolgimento indebito in un procedimento – Processo irragionevole.
Lite Temeraria – Art. 96, III comma, c.p.c. – Criteri di liquidazione della sanzione – Danno da violazione del diritto da violazione del diritto alla ragionevole durata del processo..
La condotta processuale del ricorrente, caratterizzata da mala fede (tale dovendosi qualificare lo stato soggettivo di chi, pur essendosi stragiudizialmente riconosciuto locatore di un fondo rustico, agisca in giudizio negando in radice l’esistenza di detto rapporto ed allegando, invece, il proprio risalente possesso del fondo, corpore et animo, smentito dalle risultanze istruttorie), giustifica l’applicazione, ex officio, dell'art. 96, comma 3, c.p.c. (come introdotto dall’art. 45 l. 18 giugno 2009, n. 69). (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
La norma prevista dall’art. 96, comma 3, c.p.c. va interpretata nel senso di rimedio al pregiudizio non patrimoniale sofferto dalla parte interamente vittoriosa, conseguente all'indebito coinvolgimento in un processo evitabile con la ordinaria diligenza e prudenza, al fine di assicurare la riparazione di un danno che, secondo l’id quod plerumque accidit, è normalmente collegato alla celebrazione di un processo irragionevole. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
La natura del pregiudizio sotteso all’art. 96, comma 3, c.p.c. giustifica l’applicazione dei criteri di quantificazione del danno da violazione del diritto alla ragionevole durata del processo utilizzata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Oristano, 17 Novembre 2010. Segue...
Processo civile – Responsabilità processuale per lite temeraria – Innovazione legislativa – Portata – Fattispecie causativa di danno non patrimoniale – Sussistenza. (01/06/2010).
I principi di diritto che il giudice di legittimità ha tratto dalla lettura dell’art. 96 codice procedura civile, nel testo anteriore alla riforma di cui alla legge n. 69/2009, non rispondono più all’attuale formulazione della norma che, con l’inserimento, al terzo comma, della previsione della liquidazione d’ufficio ed equitativa, svincola l’accertamento del danno dall’onere di allegazione e di prova e rimette al giudice la valutazione di sussistenza del danno medesimo in ragione delle modalità e delle circostanze dell’abuso del diritto d’azione. In altri termini, l’aver subito un’azione manifestamente infondata per mala fede o colpa grave, ovvero per inosservanza della normale prudenza nei casi previsti dal secondo comma dell’art. 96 codice procedura civile, può configurare di per sé e secondo le circostanze del caso un danno risarcibile. Si è in sostanza inserita nel sistema una fattispecie di responsabilità da abuso del diritto d’azione ex se causativa di danno non patrimoniale, consistente nell’aver subito una iniziativa del tutto ingiustificata dell’avversario, alla stessa stregua del danno oggettivo per la durata irragionevole del processo contemplato dalla legge 24 marzo 2001, n. 89 (cd. legge Pinto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 27 Maggio 2010, n. 0. Segue...
Lite temeraria – Danno – Risarcimento punitivo – Interesse del privato a non subire iniziative processuali infondate – Interesse pubblico alla funzionalità dell’apparato giurisdizionale – Tutela – Sussistenza. (28/05/2010).
L’istituto del risarcimento del danno da lite temeraria, avente connotazione precipuamente sanzionatoria e punitiva, mira a tutelare l’interesse del privato a non subire iniziative processuali infondate e l’interesse pubblico alla funzionalità dell’apparato giurisdizionale. (Mario Tocci) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 23 Gennaio 2010. Segue...
Procedimento civile – Art. 96 comma III c.p.c. – Natura giuridica – Risarcitoria – Esclusione – Funzione sanzionatoria – Sussiste.
Con la legge 69 del 2009, attraverso l’introduzione dell’art. 96 comma III c.p.c., il Legislatore, consapevole del ristretto fascio applicativo dell'art. 96 c.p.c. (commi I e II) e, per l'effetto, del suo tendenziale “fallimento” operativo, ha introdotto una previsione di nuovo conio che consente una condanna officiosa. Attraverso la nuova previsione, viene introdotta una fattispecie a carattere sanzionatorio che prende le distanze dalla struttura tipica dell'illecito civile per confluire nelle cd. condanne punitive (natura giuridica che in questi termini è confermata dai lavori parlamentari e dalla relazione al primo disegno di Legge). Come ha autorevolmente osservato la dottrina, una previsione del genere «assume le fogge di una “pena privata” dal carattere inedito per il nostro ordinamento» (così ha scritto la dottrina, riferendosi all'art. 385, comma IV, c.p.c. da cui tratto l'art. 96, comma III, c.p.c. e di contenuto sostanzialmente identico). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 30 Ottobre 2009. Segue...
Dichiarazione di fallimento – Revoca del fallimento – Responsabilità – Responsabilità del creditore procedente ex art. 21 della legge fall. – Natura processuale – Applicazione dell'art. 96 cod. proc. civ. – Conseguenze – Scissione tra accertamento della responsabilità e prova del danno – Inammissibilità – Cognizione congiunta del giudice fallimentare – Necessità – Conseguenze – Domanda di condanna generica – Inammissibilità. (15/06/2010).
La responsabilità prevista dall'art. 21, terzo comma, della legge fall. (abrogato dall'art. 18 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, ma applicabile nella specie "ratione temporis"), in caso di revoca della dichiarazione di fallimento pronunciata in difetto delle condizioni di legge, costituisce applicazione dell'art. 96 cod. proc. civ. e, avendo natura processuale, non ammette scissione tra l'accertamento della responsabilità aggravata del creditore istante e la prova del danno che ne è conseguito, in quanto la relativa congiunta cognizione è affidata inderogabilmente al giudice dell'opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento. Ne consegue che è inammissibile la domanda di condanna generica al risarcimento del danno da liquidarsi in separato giudizio. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2009, n. 17155. Segue...
Spese giudiziali – Responsabilità aggravata.
La S.C. ha riconosciuto la responsabilità aggravata per atti e comportamenti processuali posti in essere in difetto di elementare diligenza, condannando il soccombente al risarcimento del danno, in una ipotesi in cui il regolamento di giurisdizione era stato proposto sostenendo una tesi erronea alla stregua della disciplina positiva e della giurisprudenza. (fonte: CED – Corte di Cassazione). Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Febbraio 2009, n. 3057. Segue...

References: art. 96
 art. 96
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 sentenza 
 art. 100
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 art. 281
 art. 80
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 Sentenza 
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 art. 185
 art. 96
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 art. 119
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 art. 117
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 art. 702
 art. 2043
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 art. 1153
 art. 2043
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 Art. 96
 art. 96
 art. 710
 art. 96
 art. 710
 art. 96
 articolo 2043
 articolo 96
 articolo 2043
 articolo 96
 articolo 96
 art. 96
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 art. 96
 art. 96
 art. 96
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 art. 96
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 art. 183
 sentenza 
 art. 696
e contrario
 art. 696
 Art. 96
 art. 710
 art. 710
 sentenza 
 art. 96
 art. 96
 cass. 
 cass. 
 cass. 
 cass. 
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 art. 96
 art. 101
 art. 96
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 articolo 2409
 articolo 96
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 sentenza 
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 sentenza 
 art. 2909
 Art. 96
 sentenza 
 sentenza 
 art. 96
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 art. 101
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 art. 96
 articolo 96
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 Articolo 96
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 Art. 96
 art. 317
 art. 317
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 Art. 96
 Art. 96
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 art. 2
 Art. 96
 Art. 96
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 art. 101
 Art. 96
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 art. 21
 sentenza