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Timestamp: 2017-07-22 20:35:37+00:00

Document:
Lavoro | Studio Legale Avv. Annamaria Tanzi
18/07/2017 · 10:15	Libretto di famiglia: regole, diritti e modalità di utilizzo.	Chiunque sia interessato ad acquisire prestazioni di lavoro occasionali (come ad esempio una donna per le pulizie di casa, un insegnante per le ripetizioni di matematica al proprio figlio o una badante per il proprio genitore), può utilizzare il c.d. “libretto famiglia“. Si tratta di un libretto nominativo prefinanziato che può essere utilizzato esclusivamente da persone fisiche, che non esercitano attività professionale o d’impresa, per retribuire determinate prestazioni di lavoro occasionale previste dalla legge e solo a determinate categorie di lavoratori. Attenzione: il libretto famiglia non può essere utilizzato se fra datore di lavoro e prestatore è in corso o è stato cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.
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03/07/2017 · 17:25	Licenziamento disciplinare: diritto di difesa e consultazione dei documenti aziendali	Con Sentenza n. 15966 del 27 giugno 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che, nell’ambito di un procedimento disciplinare, la richiesta del lavoratore di potersi avvalere, in sede di contraddittorio, della possibilità di visionare la documentazione aziendale inerente l’addebito, non trova un proprio fondamento nella declaratoria dell’art. 7 della legge n. 300/1970 “ferma restando la possibilità di ottenere, nel corso del giudizio ordinario di impugnazione del licenziamento irrogato all’esito del procedimento suddetto, l’ordine di esibizione della documentazione stessa“. La richiesta di consultazione della documentazione può fondarsi “sui principi di correttezza e buona fede” e si giustifica soltanto se il mancato accesso alla documentazione limiti, in modo considerevole, l’esplicazione dell’attività difensiva.
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06/03/2017 · 18:23	Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: non si può considerare automaticamente legittimo il licenziamento di un dipendente, giustificandolo con la necessità di ridurre i costi aziendali.	Qualora manchi la prova evidente di un obbligato «ridimensionamento funzionale dell’assetto organizzativo» aziendale, con annessa «soppressione della posizione» del singolo lavoratore, non si può ritenere giustificato il licenziamento, nonostante il riferimento alla perdita di alcuni appalti.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 02 marzo 2017, n. 5323
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17/10/2016 · 17:00	E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che sia stato reintegrato nel posto di lavoro	E’ possibile il licenziamento del lavoratore che sia stato reintegrato nel posto di lavoro sulla base di un provvedimento cautelare, attesa l’efficacia di siffatto provvedimento, al pari del provvedimento di reintegrazione emesso all’esito del giudizio ordinario, di operare la ricostituzione ex tunc del rapporto di lavoro da considerarsi, pertanto, privo di soluzione di continuità.
Archiviato in Lavoro 14/05/2015 · 17:13	Corte Costituzionale. Licenziamenti: rito Fornero.	Con sentenza n. 78 depositata il 13 maggio 2015, in materia di licenziamento, la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondatala questione di legittimità costituzionale della previsione, contenuta nella legge n. 92/2012, circa la coincidenza tra il giudice che ha emesso l’ordinanza che decide sul ricorso del lavoratore e quello avanti al quale presentare l’opposizione all’ordinanza stessa. Osserva la Consulta che ” il fatto che entrambe le fasi di detto unico grado possano essere svolte dallo stesso magistrato non confligge con il principio di terzietà del giudice e si rivela, invece, funzionale all’attuazione del principio del giusto processo, per il profilo della sua ragionevole durata. E ciò anche a vantaggio, soprattutto, del lavoratore, il quale, in virtù dell’effetto anticipatorio (potenzialmente idoneo ad acquisire anche carattere definitivo) dell’ordinanza che chiude la fase sommaria, può conseguire una immediata, o comunque più celere tutela dei propri diritti, mentre la successiva ed, eventuale, fase a cognizione piena è volta a garantire alle parti, che non restino soddisfatte della contenuto dell’ordinanza opposta, una pronuncia più pregnante”.
26/11/2014 · 18:00	Corte Europea di Giustizia: illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi nelle scuole	La Corte di Giustizia Europea, con la Sentenza C-22/2013 del 26 novembre 2014, ha dichiarato contraria al diritto dell’Unione Europea la normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nella parte in cui prevede la reiterazione, da parte della Pubblica amministrazione, dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi (art. 10, comma 4bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001). Tale normativa, infatti, non consentirebbe di verificare concretamente ed in modo obiettivo e trasparente, l’esistenza di un’esigenza reale di sostituzione temporanea e autorizzerebbe, come previsto esplicitamente dall’articolo 4, comma 1, della legge n. 124/1999, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato a copertura di posti effettivamente vacanti. La normativa sui contratti a termine non contemplerebbe neppure delle misure di prevenzione. Ed invero, l’articolo 10, comma 4 bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001 esclude l’applicazione alle scuole statali dell’articolo 5, comma 4-bis, del suddetto decreto, che prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato di durata superiore a 36 mesi siano trasformati in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Peraltro, non sarebbe prevista alcuna misura sanzionatoria, poiché i contratti di lavoro a tempo determinato non potrebbero essere trasformati in contratti di lavoro a tempo indeterminato, secondo l’articolo 4, comma 14 bis, della Legge n. 124/1999, se non in caso di immissione in ruolo sulla base delle graduatorie.
21/10/2014 · 09:17	Nell’ipotesi di annullamento delle dimissioni, le conseguenze economiche decorrono dalla data della sentenza che dichiara la loro illegittimità.	La conseguenza della continuità del rapporto di lavoro, non interrotta da un licenziamento affetto da vizi che ne determinano l’annullamento, consiste nel fatto che il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, determinabile secondo le regole in materia di inadempimento delle obbligazioni, anche facendo eventualmente riferimento alle retribuzioni perdute, ma sempre considerando che la natura sinallagmatica del rapporto richiede ai fini dell’adempimento dell’obbligazione retributiva che sia messa a disposizione la prestazione lavorativa. Inoltre, altrettanto pacifico in sede di legittimità è il principio in base al quale l’annullamento di un negozio giuridico ha efficacia retroattiva non comporta il diritto del lavoratore alle retribuzioni maturate dalla data delle dimissioni a quella della riammissione al lavoro, atteso che la retribuzione presuppone la prestazione dell’attività lavorativa, onde il pagamento della prima in mancanza della seconda rappresenta un’eccezione che, come nelle ipotesi di malattia o licenziamento non sorretto da giusta causa o giustificato motivo, deve essere espressamente prevista dalla legge, per cui nell’ipotesi di annullamento delle dimissioni le retribuzioni spettano dalla data della sentenza che dichiara la loro illegittimità.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 17 ottobre 2014, n. 22063
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