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Timestamp: 2020-05-29 07:18:14+00:00

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Stenografico Assemblea - Sed. n. 28 di mercoledì 19 luglio 2006 - 15^ Legislatura
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Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali (A.C. 1288) (Discussione degli articoli; votazione degli articoli, degli emendamenti e degli ordini del giorno) (ore 11,40).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.
(Esame degli articoli - A.C. 1288)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo delle Commissioni.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 1288 sezioni 1 e 2).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili gli emendamenti Cossiga 1.15 e 1.16, i quali incidono sul testo dell'intero provvedimento, ridistribuendone gli articoli in un più ampio numero, da 4 a 24.
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 1288)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1288 sezione 3).
Ha chiesto di parlare il deputato Galante. Ne ha facoltà.
SEVERINO GALANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi voteremo a favore degli emendamenti della maggioranza, come è ovvio, e voteremo contro tutti gli emendamenti dell'opposizione. Lo faremo, in maniera particolare, con favore per quanto riguarda la proposta emendativa che introduce il codice di pace per tutte le nostre missioni, perché essa rappresenta un successo della nostra forza politica e del movimento per la pace, che si esprime nel nostro paese.
Il testo del disegno di legge che ci accingiamo ad approvare è, a nostro giudizio, fortemente apprezzabile. Sull'argomento è stato espresso un giudizio da parte del deputato Venier, che tutti insieme abbiamo condiviso.
Quello del Governo è un impegno a restituire dignità e coerenza agli indirizzi fondamentali della nostra politica estera. Valutiamo l'uso degli strumenti militari e delle scelte di politica di sicurezza all'interno della cornice dell'innovativa politica estera del Governo. Inquadriamo le scelte e la cornice a partire dai fondamenti costituzionali e, in particolare, dalla rete composta dagli articoli 10, 11, 52 e 78 della Costituzione. Sulla base di questi parametri, vi è da parte nostra un alto apprezzamento per la decisione di far rientrare i nostri soldati dell'Iraq. Usciamo dal teatro di una guerra illegittima fatta in spregio del diritto internazionale. Usciamo dal teatro di una guerra che sta producendo effetti opposti a quelli che i suoi autori dichiaravano di perseguire. Dunque, usciamo da una guerra che si avvia ad essere perduta da chi l'ha scatenata.
La consapevolezza di questa scelta politica e, tra virgolette, tecnica in esecuzione di quella politica, rappresenta una vittoria del movimento per la pace. Con essa l'Italia ripudia l'opzione militare irachena compiuta dal centrodestra; quel centrodestra che oggi è costretto a rimangiarsela.
Con questa scelta, le bandiere arcobaleno che, scolorite, sventolano ancora da tanti balconi divengono finalmente indirizzo di Governo. Per questa profonda coerenza tra diritto, volontà popolare e scelte politiche, noi approviamo la decisione del Governo sull'Iraq.
Per lo stesso motivo, perché vi ravvisiamo una profonda incoerenza, continuiamo a non condividere la scelta di proseguire le missioni militari italiane in Afghanistan. Infatti, nessuna delle due missioni ha solide fondamenta nel diritto internazionale, né in quello costituzionale e neppure in quello di altre organizzazioniPag. 26internazionali. Anch'esse sono incardinate in un teatro di guerra in cui si stanno producendo effetti opposti a quelli che si dichiarano di perseguire. Dunque, restare in Afghanistan significa contribuire ad una guerra destinata ad essere persa; e che, anzi, si sta già perdendo.
Si afferma che l'operazione Enduring freedom risponderebbe a tutti i crismi della legalità internazionale. Si è già argomentato nel corso del dibattito in Assemblea che così non è: si tratta di un'operazione che progressivamente è scivolata al di fuori del controllo dell'ONU e di qualsiasi soggetto internazionale, che va contro gli orientamenti di fondo del diritto internazionale. Si afferma che l'Italia parteciperebbe a Enduring freedom perché le nostre navi stazionerebbero lontanissime dal teatro di guerra.
Ministro D'Alema, lei ha usato una battuta nei confronti di un senatore del nostro partito, chiedendogli se sapesse dove sta l'Afghanistan. Capita che io sappia dov'è l'Afghanistan, come è fatto e qual è la sua storia: e possiamo discuterne. Ma spero lei sappia dov'è Tampa: è assai più lontana dell'Afghanistan e del Golfo Persico! Si può negare che essa sia il centro nevralgico della missione che si svolge a decine di migliaia di chilometri dagli Stati Uniti? Si può negare che le navi italiane operanti nel Golfo Persico siano parte integrante del complessivo dispositivo bellico che, partendo da Tampa, arriva, attraverso una serie di passaggi, al soldato che schiaccia il grilletto alle pendici dell'Hindukush o lungo il corso dell'Ural?
Si afferma che la missione ISAF è voluta e autorizzata dall'ONU: questo non lo contesto. Contesto, invece, che quella voluta dall'ONU sia «questa» ISAF che, passaggio dopo passaggio, dal momento in cui si è costituita come coalizione di singole nazioni volenterose, si è via via trasformata in una realtà completamente diversa, infiltrata - se così posso dire - da parte della NATO e trasformata in un organismo politico geneticamente modificato, divenuta cosa completamente diversa da ciò che era alle origini.
Soprattutto, si afferma che bisogna lasciare i soldati italiani insieme a quelli di altri paesi per costruire un nuovo Stato, garantire la sicurezza, eliminare il terrorismo e così via, insomma per vincere la guerra. Si crede davvero che questa guerra si possa vincere? Quale guerra poi, in realtà? Le guerre che si stanno combattendo in Afghanistan sono più di una, sono numerose, e si intrecciano fra di loro. Sono guerre che hanno a che fare con aspetti diversi e molteplici; sono guerre che mettono insieme problemi di sicurezza, di dominio, problemi legati agli scontri tra ideologie e culture, problemi di potenza, legati all'oppio. Si tratta di una miriade di guerre civili dentro le quali anche i nostri soldati vengono via via trascinati, senza avere - ribadisco il concetto - alcuna possibilità di successo. Lo dico, infatti, al ministro degli esteri, lo dico soprattutto al ministro della difesa: le guerre, se si fanno, quando si fanno, si fanno per vincerle.
Vorrei sapere e avere dati certi da parte del Governo circa la possibilità concreta e reale che chi ha scatenato tale guerra o ad essa partecipi abbia effettivamente la possibilità di vincerla. Vincerla significherebbe stabilizzare l'Afghanistan, ma stabilizzare l'Afghanistan è un obiettivo irraggiungibile dopo le sistematiche destabilizzazioni di tanti anni.
Per tale motivo su questo punto sono d'accordo con il senatore Cossiga: Forze armate che non sono in grado di raggiungere gli obiettivi politici loro assegnati dovrebbero farlo capire ai responsabili del Governo e preparare, su loro stessa richiesta, il rientro.
Gli interventi militari come questo, viceversa, producono soltanto effetti devastanti ulteriori. D'altro canto, occorre sottolineare il fatto che l'Afghanistan non è né la culla né l'epicentro dell'instabilità del mondo, della sua insicurezza, né della pace del mondo, e tanto meno dell'insicurezza e della pace del nostro paese.
Non è in Afghanistan che si difende l'interesse nazionale italiano, né l'interesse dell'Unione europea. Ciò che avviene in questi giorni in Medio Oriente è più eloquentePag. 27di un intero trattato di relazioni internazionali circa le origini - uso l'espressione al plurale poiché ve ne sono più d'una - degli sconvolgimenti che investono il mondo attuale. Quella principale sta nella volontà dell'unica iperpotenza rimasta di aumentare, allargare e perpetuare il divario di potenza che squilibra il sistema delle relazioni internazionali.
È questo il punto nodale della situazione, il nodo da sciogliere, quello su cui un Governo responsabile, quale è quello attuale, può e deve agire in tutte le occasioni e in tutte le sedi. Abbiamo cominciato a farlo nel caso iracheno, abbiamo continuato a farlo in queste ore nel caso della Palestina. Noi Comunisti italiani continueremo ad argomentare e ad agire affinché lo si faccia anche in tutti gli altri casi, ad iniziare proprio da quello dell'Afghanistan (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zacchera. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, anche dopo aver ascoltato il collega che mi ha preceduto, prendiamo atto che, a questo punto, all'interno della maggioranza vi sono quattro diversi punti di vista.
Innanzitutto, abbiamo quattro anime che si contraddicono profondamente. Prima abbiamo ascoltato il collega Mellano (all'amico Mellano faccio i complimenti per il debutto come deputato), che rappresenta quella parte del centrosinistra che comprende che le missioni costituiscono una necessità, che non fanno piacere a nessuno, ma che, proprio perché sono una necessità, vanno affrontate con senso di responsabilità. Si tratta di persone che, anche nel precedente Governo con la precedente maggioranza, spesso hanno votato a favore proprio di questo tipo di interventi, laddove fossero necessari. Poi, abbiamo un altro tipo di sinistra, quella che, tendenzialmente, è pacifista, ma si rende conto che è cambiata la maggioranza: si è nella maggioranza, bisogna ubbidire, vi sono responsabilità di Governo e, governando la nazione, si votano le missioni.
Poi abbiamo una terza sinistra, quella più estrema, quella rappresentata dal collega, quella che diceva: le bandiere con i colori dell'arcobaleno sventolano, sia pure un po' stinte, perché sono diventate scelte di Governo. Questa sinistra più estrema resta, come abbiamo sentito, profondamente contraria. Allora, va blandita con le parole: si inventano, dunque, mozioni come quella che abbiamo esaminato poco fa, nelle quali si dice di tutto e di più, si allunga il brodo e si mette molta ipocrisia. Tuttavia, le cose scritte nelle mozioni non sono ripetute nel testo che approveremo, con gli emendamenti presentati: nel testo del provvedimento in esame c'è, di fatto, il testo del provvedimento votato dal Parlamento nella precedente legislatura. Questa sinistra estrema va «affrontata», perché è importante e determinante nei numeri, con mozioni come quelle esaminate in precedenza.
Poi abbiamo la quarta parte della maggioranza, quella ancora più estrema. Si tratta di coloro che sono contrari alla guerra senza «se» e senza «ma» (così dicono). Al Senato, dipenderà forse da loro l'esito delle votazioni. Questa è la sinistra che si dimette: mi pare di avere compreso, poco fa, che un collega si dimetterà addirittura da deputato per coerenza. Se tali dimissioni saranno confermate, ci sarà, da parte mia, un segno di omaggio e di riconoscimento della sua correttezza: chi rinuncia a fare il deputato perché crede in qualche cosa, comunque sia, merita rispetto!
Ciò detto, non mi piace, come ho detto ieri, il fatto che questo nuovo provvedimento sia caratterizzato da una notevole ipocrisia. Ad esempio, i colleghi dei Verdi facevano un discorso del seguente tipo: per sette volte, abbiamo votato contro; ora ci siamo pentiti e, siccome è cambiato il fondamento e c'è una discontinuità, stavolta votiamo a favore. Già ieri ho detto che questa mi sembra veramente ipocrisia. La prova più lampante del fatto che il provvedimento è del tutto simile a quelloPag. 28precedente è data dal fatto che la Casa delle libertà ha presentato pochissime proposte emendative: alcune di forma, altre di sostanza, soltanto per puntualizzare alcuni aspetti lasciati nel vago, ma sicuramente non ha presentato proposte emendative contro il disegno di legge (tanto è vero che ci accingiamo ad approvarlo proprio perché esso si pone in esatta continuità con quello precedente).
La grande differenza starebbe nel fatto che è indicata una data di uscita dall'Iraq. Ma che si dovesse uscire dall'Iraq l'avevamo già detto sei mesi fa, quando abbiamo approvato il precedente provvedimento e l'abbiamo ripetuto tutti in campagna elettorale. Insomma, questo era un dato acquisito. Scopriamo ora che il grande cambiamento consiste nel fatto che stavolta c'è scritto: usciremo dall'Iraq prima dell'autunno! A parte il fatto che era molto meglio precisare una data - dire «entro l'autunno», stagione che termina, avendo riguardo al tempo astronomico, il 21 o il 22 dicembre, considerato che il 31 dicembre corrisponde al termine dell'esercizio finanziario dello Stato, è obiettivamente molto demagogico -, rimane pur sempre aperto il problema di sapere cosa si farà dopo il 21 dicembre. Perciò, non prendiamoci in giro e ciascuno si assuma le sue responsabilità: non sosteniamo che la sostanza è cambiata quando, al massimo, è cambiato il titolo di quella parte dell'intervento per quanto riguarda l'Iraq!
Per quanto riguarda, invece, l'Afghanistan, paese in cui la nostra presenza è importante dal punto di vista numerico e della spesa (spendiamo di più per l'Afghanistan che per l'Iraq), indeboliamo moralmente la nostra presenza: non è scritto nel provvedimento, ma temo che sia questo, alla prova dei fatti, il dato più importante. Indeboliamo la presenza, innanzitutto, mettendola a rischio dal punto di vista degli obiettivi e, soprattutto, come ha dimostrato il precedente dibattito sulle mozioni, dando adito a molte interpretazioni diverse.
Allora, io penso che la mozione che abbiamo esaminato stamani non dia effettivamente una linea per gli interventi indicati nel disegno di legge che ci accingiamo a votare: è la situazione sul campo che dà la linea; sono i problemi che danno la linea; sono gli attentati, purtroppo, che danno la linea!
Quando ci si viene a dire che gli interventi vanno bene perché sono nell'ambito dell'ONU, ricordiamoci che la politica estera italiana del Governo Berlusconi, per esempio, ha impedito nel Consiglio di sicurezza dell'ONU l'ingresso della Germania, difendendo la posizione dell'Unione europea e quindi potenzialmente dell'Italia. Questi sono i successi di politica estera che qualche volta ci dimentichiamo. Nello stesso tempo vogliamo renderci conto che o si riforma l'organizzazione delle Nazioni Unite o l'ONU è sempre più impotente? Quali saranno le regole di ingaggio future? Questo è il dibattito politico che dobbiamo svolgere! Quali sono le regole di ingaggio dei contingenti ONU (forse domani anche nel vicino Medio Oriente)?
D'altronde, l'ONU al suo interno - giusto e nello stesso tempo sbagliato - è debole. Le isole Figi votano come l'Italia, contano come l'Italia, il Burkina Faso conta come la Germania; ci rendiamo conto di queste obiettive contraddizioni? Però poi leggiamo che per una parte della maggioranza neppure l'ONU va bene; per esempio, stamattina l' onorevole Cento ha detto che l'ONU non va bene in Libano perché troppo filoamericano.
Tornando al complesso degli emendamenti, penso che vadano approvati e votati quelli proposti dai colleghi del gruppo di Alleanza Nazionale, quelli, per intenderci, che portano al 31 dicembre il termine della missione in Iraq, perché è molto più logico anche dal punto di vista della contabilità dello Stato, rispetto all'autunno che di per se stesso è un dato assolutamente aleatorio. Ma il vero problema, colleghi, è che cosa faremo dopo, come lo faremo, con chi faremo determinate operazioni. Non basta dire che c'è la discontinuità, perché adesso in Iraq ci saranno solo interventi umanitari di stabilizzazione, di ricostruzione e di cooperazione;Pag. 29su questo siamo tutti d'accordo, ma dalla fine dell'autunno o dal 31 dicembre, colleghi della sinistra, l'Italia cosa farà per svolgere concretamente queste operazioni? Rinuncerà alla sua presenza? In questo caso, allora penso che rinuncerà anche alla propria dignità (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
MAURO DEL BUE. Signor Presidente, intendo cogliere l'occasione della discussione sugli emendamenti, alla luce dell'intervento del rappresentante dei Comunisti Italiani, per porre non già una questione regolamentare o procedurale, ma una questione di dignità di questo ramo del Parlamento.
Rispetto e ritengo legittima la posizione espressa di assoluta contrarietà alla missione Enduring freedom e alla missione ISAF, all'interno della quale è presente il nostro contingente militare. Quello che non ritengo politicamente accettabile è che da un lato ci si dissoci nel merito in modo così vistoso da queste missioni e dall'altro ci si appresti ad approvare un disegno di legge che le rifinanzia. Questo mi pare assolutamente scorretto politicamente, e, se questo gruppo politico intende manifestare la sua contrarietà rispetto a tali missioni, deve a mio giudizio trarne le logiche conseguenze. Non si può inventare per la prima volta in questo Parlamento il voto dissociato, un voto favorevole per opportunità politica e un voto contrario nel merito del provvedimento! Non ho mai visto il Parlamento della Repubblica affrontare un dibattito che si concluda con una atteggiamento simile. Per cui pongo un problema di dignità e di correttezza all'insieme di questo Parlamento della Repubblica italiana (Applausi dei deputati del gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista e di Forza Italia).
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, intervengo soltanto su un aspetto del complesso degli emendamenti. Pongo al Governo una domanda per sollecitare una risposta che può essere utile nel corso dell'esame degli emendamenti. Questa mattina in Commissione bilancio abbiamo esaminato un emendamento del Governo, il 2.101, che modifica una postazione prevista al comma 1 dell'articolo 2.
La questione che abbiamo esaminato era accompagnata da una nota molto curiosa del Ministero della difesa, che è stata distribuita ai parlamentari, nella quale si spiega che l'emendamento del Governo era dovuto alla correzione di un errore contenuto nel disegno di legge, cioè all'erroneo inserimento della voce di spesa Predator relativamente alla missione ISAF in Afghanistan.
Che cosa sia l'aereo o l'elicottero Predator io non so, ma so soltanto che nei giorni scorsi il Corriere della sera aveva riportato una scambio di opinioni tra il ministro degli esteri e un esponente di Rifondazione Comunista circa l'utilizzazione di elicotteri in Afghanistan e l'espressione era «elicotteri Predator». Non so se si tratti di elicotteri, non so se si tratti di aerei senza pilota, però quello che mi sembra evidente è che non si tratta di un errore tecnico, ma di una decisione politica.
Evidentemente il Governo in una prima fase aveva deciso di inviare in Afghanistan dei velivoli - chiamiamoli così - mentre in una seconda fase ha deciso di non mandare questi velivoli; quindi, questo è l'effetto del negoziato interno alla maggioranza. Presentare una simile decisione come un fatto tecnico o affermare addirittura che si è trattato di un errore nella stesura del disegno di legge mi pare sfidi il buon senso del Parlamento.
Noi abbiamo l'impressione di uno slittamento progressivo delle posizione del Governo sulle posizioni della sua ala pacifista; questo spiega, infatti, la conversione di alcuni voti precedentemente annunziati come voti contrari. Deve essere chiaroPag. 30al nostro paese che la politica estera del Governo si va spostando progressivamente.
Per questo motivo vorrei chiedere al Governo di precisare, al di là di ogni dubbio, che cosa rappresenta l'emendamento 2.101 (Applausi).
PRESIDENTE. Il Governo ha chiesto di intervenire sulle questioni poste in un precedente intervento.
Ha pertanto facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per la difesa, Govanni Lorenzo Forcieri.
GIOVANNI LORENZO FORCIERI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole La Malfa che ha sollevato un problema che ci consente di chiarire un equivoco, anzi più di un equivoco, che si è creato su tale questione.
Innanzitutto i Predator non sono elicotteri, ma aerei da ricognizione senza pilota Unmanned Aerial Vehicle (questa è la loro sigla); sono attualmente impegnati in Iraq, ma non è mai stata prevista la loro utilizzazione in Afghanistan. Questi velivoli di sorveglianza stanno svolgendo il loro compito in Iraq e, quindi, è corretto che il relativo onere di spesa sia imputato alla missione irachena e non a quella afghana.
Per errore è stato calcolato questo onere nella missione afghana e il Governo, senza alcuna trattativa interna, senza alcuna richiesta particolare, ma soltanto - lo ribadisco all'onorevole La Malfa - per un errore di contabilizzazione, ha provveduto con un apposito emendamento a riportare l'onere relativo all'utilizzazione di questi velivoli nell'ambito della missione in cui sono impegnati, cioè nella missione irachena.
Non c'è stato alcun tipo di contrattazione, si è trattato soltanto di un errore contabile e abbiamo provveduto a correggerlo con l'emendamento 2.101 che l'onorevole La Malfa ha richiamato.
GIUSEPPE COSSIGA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, deputato Cossiga.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, intervengo ai sensi dell'articolo 96-bis e dell'articolo 89 del regolamento in particolare sulla inammissibilità dei miei emendamenti 1.15 e 1.16, e non sul complesso degli emendamenti.
Mi consenta un'annotazione, signor Presidente. Non è la prima volta che intervengo, ma vorrei innovare. Lei mi ha chiamato «deputato», vocabolo legittimo ed innovativo dato che in Assemblea ci si è sempre rivolti ai deputati chiamandoli «onorevoli», termine che apprezzo in Assemblea e non gradisco fuori. Spero che lei non si offenderà, conoscendo la sua sensibilità, se da ora in poi mi rivolgerò alla Presidenza con la definizione di «cittadino Presidente» e non «deputato Presidente» (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Ai sensi dell'articolo 89 del regolamento, gli emendamenti 1.15 e 1.16 a mia firma sono stati dichiarati inammissibili. In realtà, i due emendamenti sono diversi. Il secondo è, in effetti, innovativo e non riproduce integralmente il testo del disegno di legge e vi sono parti sostanzialmente diverse. L'emendamento 1.15, invece, è il testo del disegno di legge presentato dal Governo, che ho inteso ripresentare in Assemblea per sottolineare che siamo, tuttora, in una situazione di estrema anomalia. Esiste un solo precedente in cui un Governo non presenti prima un decreto-legge e poi un disegno di legge. Ricordo che il decreto-legge è stato presentato dopo che in Assemblea sono state fatte osservazioni sulla gravità di questo fatto.
Questa era la ragione per cui ho voluto presentare l'emendamento 1.15, cioè stigmatizzare ancora una volta il fatto che per ragioni politiche il Governo aveva deciso per un determinato periodo di tempo (un giorno, tre o novanta, non ha importanza) di farsi carico, di prendersi il rischio di lasciare senza copertura i nostri soldati impegnati in missione all'estero.Pag. 31
Questa - ripeto - è la ragione per cui ho presentato gli emendamenti 1.15 e 1.16. Non ritengo che le motivazioni addotte, in particolare sull'emendamento 1.16, sulla loro inammissibilità siano corrette. Tuttavia, essendo stati presentati emendamenti che, nella sostanza, riproducono le modificazioni da me considerate nell'emendamento 1.16, per economia di procedura li ritiro entrambi.
PRESIDENTE. La ringrazio per la correttezza con cui si è rivolto a me come Presidente.
Non ho nulla da dire sulle sue valutazioni politiche. Lei riconoscerà le argomentazioni formali con le quali sono stati considerati inammissibili gli emendamenti da lei presentati.
Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore per la IV Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni sugli emendamenti presentati all'articolo 1.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Gamba 1.18 e Cossiga 1.2. Sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.27, abbiamo discusso in seno al Comitato dei nove e vi è la proposta di una riformulazione, che non lede il senso dell'emendamento, ma formalmente si attaglia maggiormente al fatto che stiamo esaminando un disegno di legge.
La formulazione è la seguente: «Gli incarichi ed i contratti di cui al precedente periodo sono affidati ad enti od organismi e stipulati con persone di nazionalità irachena ovvero di nazionalità italiana o di altri paesi, a condizione che il Ministero degli affari esteri abbia escluso che localmente esistono le professionalità richieste».
PRESIDENTE. Mi scusi, la riformulazione va intesa che al comma 5 vadano aggiunte, infine, le parole da lei pronunciate?
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Sì, signor Presidente.
UGO INTINI, Viceministro degli affari esteri. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, ritiro l'emendamento a mia firma 1.2.
PRESIDENTE. Faccio notare che dobbiamo prima votare l'emendamento Gamba 1.18.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gamba 1.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Bandoli non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Visto il precedente intervento dell'onorevole Cossiga, considero il suo emendamento 1.2 come ritirato.
Passiamo, dunque, alla votazione dell'emendamento Paoletti Tangheroni 1.27.
Ricordo che le Commissioni ed il Governo hanno espresso parere favorevole su tale emendamento purché riformulato nel modo seguente: Al comma 5, aggiungere infine le parole «Gli incarichi e i contratti di cui al precedente periodo sono affidati ad enti od organismi e stipulati con persone di nazionalità irachena, ovvero diPag. 32nazionalità italiana o di altri paesi a condizione che il Ministero degli affari esteri abbia escluso che localmente esistono le professionalità richieste».
Onorevole Paoletti Tangheroni, accetta la riformulazione proposta dal relatore?
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, su questo emendamento c'è stata una convergenza molto ampia. Si tratta - lei sicuramente se ne rende conto - di un emendamento assai importante perché dà il senso di una vera missione di pace, dato che chiede di utilizzare il personale locale.
Chiedo se sia possibile nella riformulazione accogliere questa precisazione: in luogo delle parole «che il Ministero degli affari esteri abbia escluso» sostituire la dizione «che sia escluso che localmente esistono le professionalità richieste». Vorrei, cioè, che fosse una situazione di fatto acclarata, non che si spostasse la valutazione al Ministero degli affari esteri.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore di esprimersi in ordine a questa ulteriore proposta di riformulazione.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Il problema sta nella differenza tra gli ordini del giorno e quello che decidiamo, attraverso gli emendamenti, che la legge stabilisca. Se non diciamo chi lo fa, quindi il Ministero degli affari esteri, rimane un'entità indistinta. Si tratta di una formula che potremmo utilizzare in un ordine del giorno, con il quale si chiede genericamente un impegno. Se invece vogliamo inserire la previsione nella legge, cosa più forte, dobbiamo indicare anche chi lo fa. Ritengo pertanto che debba essere confermata la formulazione che ho proposto.
PRESIDENTE. Onorevole Paoletti Tangheroni, accetta la riformulazione proposta dal relatore?
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Sì, signor Presidente, dato che ho presentato un ordine del giorno che precisa le predette richieste.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Forlani. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, intervengo solo per esprimere il mio consenso all'emendamento Paoletti Tangheroni 1.27 proprio per la validità ed il pregio delle tematiche che introduce ai fini della ripresa economica, occupazionale ed anche psicologica di quelle aree. Dichiaro quindi di voler aggiungere la mia firma all'emendamento stesso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paoletti Tangheroni 1.27, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Presenti 545
Hanno votato sì 540
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Presenti 555
Votanti 554
Hanno votato sì 552
(Esame dell'articolo 2 - A.C. 1288)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1288 sezione 4).
Ha chiesto di parlare il deputato Bosi. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire sull'articolo 2 e vorrei riferirmi, in modo particolare, all'emendamento Mattarella 2.50 nel quale si viene ad eliminare, nelle missioni Antica Babilonia, Enduring freedom e ISAF, quindi in Iraq e in Afghanistan, l'applicazione del codice militare di guerra.
A questo proposito già nella scorsa legislatura, in occasione delle missioni, si erano accese discussioni di carattere puramente nominalistico. Come forse i colleghi sanno, l'applicazione del codice militare di guerra non è una licenza che assegna ai contingenti la libertà di agire a loro piacimento, ma, anzi, rappresenta una forma speciale di tutela per la parte non combattente, vale a dire le popolazioni che sono presenti nei teatri delle missioni, che con l'applicazione del codice militare di guerra ricevono, così come prevede la Convenzione di Ginevra, speciale tutela. Quindi, l'eliminazione dell'applicazione del codice militare di guerra non è qualcosa che rende queste missioni più umanitarie; al contrario, le rende più perigliose e rischiose per la parte indifesa della popolazione. Inoltre, ha un altro effetto negativo, quello di sottrarre ad una magistratura esperta e specializzata nei conflitti bellici, com'è la magistratura militare, le eventuali fattispecie di reato che possono verificarsi in occasione delle missioni all'estero per consegnarle alla magistratura ordinaria. Ciò risulta di minor tutela per le formazioni militari, che preferiscono essere giudicate da un ramo della magistratura esperta nei conflitti - cioè la magistratura militare, prevista dalla nostra Carta costituzionale - ed evitare che queste valutazioni siano compiute da una magistratura ordinaria, che non ha la conoscenza delle situazioni meccaniche e delle fattispecie che si possono verificare nel corso delle missioni militari.
Allora, voler modificare e cassare l'applicazione del codice militare di guerra, mentre non ha niente a che fare con le ragioni umanitarie e costituisce un elemento di minor tutela per i contingenti militari, a quale logica obbedisce? Obbedisce semplicemente - ritengo di poterlo dire perché questi discorsi sono già stati fatti, sono stati letti sui giornali e sono stati già esposti nelle precedenti occasioni di rifinanziamento delle missioni all'estero - ad una questione nominalistica, perché nominare la parola guerra per alcuni colleghi significa avere un colpo apoplettico. Credo che un Governo responsabile ed una maggioranza che ne deve supportare l'azione debbano rigettare questo pregiudizio nominalistico, a fronte del quale non corrisponde nulla, anzi corrispondono rischi e quindi necessità di maggior tutela per la popolazione. Il codice militare di guerra del nostro paese - noi siamo fortunati ad avere a Sanremo un istituto di studi dei diritti umani nei conflitti bellici, un istituto internazionale che sicuramente l'onorevole Mattarella conosce perché è stato ministro della difesa, al quale tutti i paesi si rivolgono per formare i quadri militari sul diritto umanitario nei conflitti bellici - recepisce totalmente le indicazioni di Ginevra volte ad attribuire un'attenzione ed una cura speciale ai soggetti deboli nei conflitti bellici.
Volerne eliminare l'applicazione nelle missioni in questione, semplicemente in ossequio a qualche pregiudizio irrazionale, stupido, di carattere puramente nominalistico e ideologico, a mio avviso è atto gravemente irresponsabile, forse utile nella negoziazione interna alla composita maggioranza per ottenere il consenso di qualche parlamentare in più, ma gravemente dannoso per il resto; vorrei pertanto che i relatori e il Governo si pronunciassero in modo chiaro su tale questione. Sappiamo infatti che se l'emendamento MattarellaPag. 342.50 venisse approvato, da domani si avrebbero conseguenze negative che noi non vogliamo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Galante. Ne ha facoltà.
SEVERINO GALANTE. Signor Presidente, devo una risposta al gentile intervento del collega Del Bue, che ha posto un problema di dignità e di correttezza - ha usato parole impegnative - relativo al mio gruppo politico e a me personalmente. Dunque, al collega Del Bue, se non lo ha capito, ed eventualmente anche ad altri, voglio spiegare che un assunto indefettibile guida la politica del mio partito: non esprimeremo mai alcun voto né compiremo mai alcun atto che possano contribuire a riconsegnare il Governo dell'Italia nelle mani della destra, anche nelle mani sue, collega Del Bue.
Tale scelta è nel DNA del nostro partito perché esso segna il suo atto di nascita nel 1998. Lo ricordo a tutti, in modo che non sussistano dubbi al riguardo.
Rammento altresì a tutti che, pur di tenere in vita un Governo di centrosinistra, quello presieduto, allora, dall'attuale ministro degli affari esteri, noi abbiamo subito il peso di una guerra che consideravamo, e ancora consideriamo, sbagliata; una guerra contro la quale ci siamo battuti sia all'interno di quel Governo che la consentiva, sia nella società italiana, sia con un'iniziativa diplomatica di partito, di cui siamo ancora oggi orgogliosi, tesa ad impedire il suo ulteriore aggravamento. Ma abbiamo agito - questo è il punto, collega Del Bue - scegliendo razionalmente e realisticamente il meno peggio e non abbattendo, dunque, quel Governo con il nostro voto, come pure avremmo potuto fare. L'alternativa, infatti, sarebbe stata, anche allora, un Governo di destra, che quella guerra avrebbe portato a ben più drammatiche conseguenze. Tale era e tale rimane il nostro metro di giudizio politico, che nulla ha a che fare con l'etica e con contraddizioni di sorta. Oggi siamo presenti qui, in questa sede, per confermarlo e lo facciamo, come allora, senza infingimenti, dicendo la verità delle cose. Lo facciamo perché i rapporti di forza - ribadisco che siamo dei realisti in politica -, interni ed esterni alla nostra coalizione, non ci consentono di fare diversamente; non ci consentono di fare meglio secondo il nostro punto di vista.
Noi siamo convinti che la scelta del Governo Berlusconi, che è stata «sua» scelta, di inviare soldati in Afghanistan, sia stata sbagliata; non l'abbiamo condivisa e riteniamo sia un errore che il Governo Prodi la confermi. Quindi, noi ribadiamo che non la condividiamo, ma abbiamo firmato un programma che non include una scelta diversa e a quel programma siamo vincolati, noi come tutti gli altri. Sugli altri punti - è un aspetto che voglio sottolineare - chiediamo ed esigeremo che tutti abbiano il nostro stesso senso di responsabilità, facendo prevalere, come noi in questo momento, il primato delle ragioni della coalizione sul primato di quelle di partito.
Ma continueremo a dire e a fare tutto quanto riteniamo giusto e necessario per convincere - badi bene, collega Del Bue: per convincere - la nostra coalizione, che riteniamo la migliore oggi possibile nelle condizioni attuali, a cambiare indirizzo. Serve una politica estera e di difesa di maggiore lungimiranza e di maggiore autonomia strategica e serve altresì un utilizzo delle Forze armate italiane coerente con il ruolo di un paese che non può vedere i propri soldati relegati - andate a verificare concretamente quanto avviene in Afghanistan -, per responsabilità non loro ma politiche, nel ruolo di semplici esecutori subalterni di strategie altrui e, per di più, di strategie fallimentari (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).
PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore per la IV Commissione, onorevole Pinotti, ad esprimere il parere delle Commissioni sulle proposte emendative riferite all'articolo 2.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Signor Presidente, le ComPag. 35missioni esprimono parere contrario sull'emendamento Gamba 2.29, mentre accettano l'emendamento 2.101 del Governo. Il parere è contrario sugli emendamenti Gasparri 2.1 e 2.2. Si invita il presentatore a ritirare, altrimenti il parere è contrario, l'emendamento Cossiga 2.7.
Il parere è altresì contrario sugli emendamenti Gasparri 2.3 e Cicu 2.4. Le Commissioni invitano il presentatore a ritirare, altrimenti il parere è contrario, l'emendamento Cossiga 2.5. Il parere è contrario sull'emendamento Cannavò 2.19, mentre si invita il presentatore, altrimenti il parere è contrario, a ritirare l'emendamento Cossiga 2.9. Il parere è contrario sull'emendamento Cannavò 2.20.
Le Commissioni accettano l'emendamento 2.100 del Governo a condizione che sia riformulato nei termini che risultano nel parere reso dalla Commissione bilancio.
Per quanto riguarda l'emendamento Mattarella 2.50, le Commissioni esprimono parere favorevole a condizione che lo stesso, come stabilito in seno al Comitato dei nove, sia riformulato nel modo seguente: Sopprimere il comma 26. Conseguentemente, al comma 27, sostituire le parole da: «Al personale militare che partecipa» fino alle parole: «a Cipro» con le seguenti: «al personale militare che partecipa alle missioni di cui alla presente legge». In questo modo, invece di riportare l'elenco di tutte le missioni a cui si applica il codice militare di pace, si prevede che esso si applica a tutte le missioni contenute nel provvedimento in esame.
Infine, le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Gamba 2.30.
GIOVANNI LORENZO FORCIERI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il Governo accoglie l'invito a riformulare l'emendamento 2.100, così come richiesto nel parere espresso dalla Commissione bilancio, ed esprime sui restanti emendamenti parere conforme a quello espresso dal relatore per la IV Commissione.
In merito all'emendamento Mattarella 2.50, desidero soltanto aggiungere che il Governo è d'accordo con la riformulazione così come stabilita in sede di Comitato dei nove e riproposta in questa sede dal relatore. Ritengo inoltre giusto fornire alcune spiegazioni con riferimento ad alcuni interventi svolti, in particolare a quello dell'onorevole Bosi. Il Governo aveva ritenuto di confermare il regime finora scelto e condiviso perché non aveva problemi di ordine nominalistico, essendo chiaro che si tratta di missioni di pace e che il codice penale militare di guerra presenta quelle caratteristiche che riguardano gli aspetti umanitari del diritto internazionale che ricordava poc'anzi l'onorevole Bosi.
Il Governo è comunque favorevole ad accogliere la proposta che viene dal Parlamento, proprio in relazione al comportamento e all'attività finora svolta dai nostri militari, che è stata sostanzialmente caratterizzata da una rigorosa correttezza comportamentale e disciplinare che non ha mai visto coinvolti militari italiani in comportamenti contrari al diritto umanitario.
Peraltro, sia in Iraq sia in Afghanistan l'azione delle forze di sicurezza locali sta sempre più estendendosi, per cui riteniamo che, giunti a questo punto, non ci sia difficoltà, lo ripeto, ad accogliere favorevolmente la proposta fatta dal Parlamento.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Gamba 2.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gamba. Ne ha facoltà.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Grazie. Anche per me è la prima occasione per intervenire durante la sua Presidenza effettiva dei lavori dell'aula. Approfitto per manifestarle il dissenso riguardo alla modifica ovvero all'abrogazione, in qualche modo, dell'uso del titolo con il quale anche altri Presidenti si sono rivolti sempre in quest'aula ai singoli deputati. Poiché non condivido né le sue motivazioni ideologiche né l'abrogazione, per l'appunto, di una tradizione ultracentenaria,Pag. 36mi adeguerò al suo modo di rivolgersi: quando lei o il Vicepresidente Leoni presiederanno quest'Assemblea, dovendo intervenire, mi rivolgerò a lei con l'appellativo di deputato Presidente.
Nel merito del mio emendamento 2.29, presentato assieme al collega Briguglio, faccio rilevare che il testo che sottoponiamo al voto dell'aula è assolutamente simile a quello contenuto sul punto nei precedenti provvedimenti che sono stati periodicamente presentati per l'approvazione del rifinanziamento delle varie missioni, da parte del precedente Governo e della precedente maggioranza. Abbiamo inteso in primo luogo modificare l'unico vero punto di diversità esistente nel testo presentato all'esame di quest'Assemblea rispetto a quelli precedenti, cioè quello che si riferisce alla missione Antica Babilonia in Iraq, proponendo di modificare la parte che si riferisce esplicitamente alla conclusione e al rientro del contingente militare italiano entro l'autunno prossimo.
Proponendo la proroga al 31 dicembre e un'adeguata modificazione della voce di spesa conforme a quelle che erano precedentemente indicate nei provvedimenti a cui mi riferivo, riteniamo che, anche nel caso - come pure il Governo Berlusconi aveva preannunciato - si procedesse gradualmente, con modalità concordate con il Governo iracheno e con gli alleati, al progressivo rientro del nostro contingente (cosa che peraltro è già iniziata in termini numerici, come preannunciato dal ministro Martino), ciò non dovrebbe avvenire nei termini e nelle modalità, anche economiche, che sono contenute nel provvedimento all'esame. Infatti, anche il rientro del contingente italiano avrebbe comunque previsto come termine la fine dell'anno in corso e il mantenimento di una forza di protezione costituita da molte centinaia di nostri militari per la protezione dei PRT (Provincial reconstruction team) e di tutte le altre forme d'intervento civile per la ricostruzione, la stabilizzazione e lo sviluppo di quel martoriato paese.
Dunque, al di là della volontà di rientro, riteniamo che la proroga al 31 dicembre sarebbe certamente più opportuna, lasciando la possibilità di un intervento in qualche modo graduato da parte delle autorità di Governo e, ovviamente, commisurando anche le necessità economiche a questa diversa impostazione. Per questo sottoponiamo l'emendamento al voto dell'Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bosi. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, io vorrei ringraziare il sottosegretario per aver fatto una precisazione e lo ringrazio anche per aver voluto riconoscere che i nostri contingenti hanno avuto un comportamento esemplare nelle loro missioni in tutti questi anni. Però, francamente, non credo che il sottosegretario - e tanto meno i relatori - abbiano spiegato per quale strano motivo, essendosi i nostri militari ben comportati, non dovrebbero essere giudicati, come previsto dall'emendamento in esame, da una magistratura militare, che - voglio ricordare - non è costituita da militari, ma da magistrati dell'ordine della magistratura ordinaria che superano, certamente, un concorso specifico.
ROBERTA PINOTTI, Relatore per la IV Commissione. Non è così! Non è così!
FRANCESCO BOSI. Quindi sono semplicemente magistrati più specializzati di altri; allora mi dovete spiegare per quale motivo si vuol parlare di codice militare di pace, quasi a sottintendere che se si applica il codice militare di pace quella è una missione di pace, altrimenti no!
Voi sapete bene che questo non è vero. Anzi, non si è nemmeno risposto alla domanda concernente il motivo per cui dovremmo rinunciare all'applicazione delle norme di diritto umanitario che si accompagnano alle missioni militari di guerra.
In queste condizioni, francamente, pur avendo espresso voto favorevole sull'articolo 1, ritengo di non poter preannunciarePag. 37un voto favorevole sull'articolo 2 e non poter esprimere voto favorevole significa non poter andare oltre una astensione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gamba 2.29, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti 554
Votanti 540
Maggioranza 271
Prendo atto che il deputato De Cristofaro ha espresso voto favorevole, mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.101 del Governo, accettato dalle Commissioni.
Votanti 319
Astenuti 231
Hanno votato sì 309
Hanno votato no 10).
Prendo atto che i deputati Buontempo e Martinelli non sono riusciti ad esprimere il proprio voto e che il deputato Romele ha espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gasparri 2.1
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gasparri. Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché questo emendamento propone la proroga al 31 dicembre di quest'anno della missione in Iraq. Infatti, come è stato ricordato nel lungo dibattito che ha preceduto questo confronto in Assemblea, è vero che anche il precedente Governo ipotizzatava la possibilità di un ritiro pur se legata all'andamento delle vicende irachene, dato che il processo di consolidamento della democrazia è tutt'altro che stabilizzato. La presenza italiana, anche militare, è notoriamente volta ad aiutare quel popolo ad avere istituzioni che possano finalmente, in autonomia e in libertà, controllare il proprio territorio ed evitare che il terrorismo detti legge con i suoi attentati, il più delle volte rivolti contro la stessa popolazione irachena. Perciò, questo emendamento propone di proseguire anche la missione militare fino al 30 dicembre 2006, peraltro in coerenza - mi rivolgo, in particolare, al Governo ed ai rappresentanti della maggioranza - con lo stesso disegno di legge che stiamo discutendo e che, all'articolo 1, comma 1, autorizza le spese per la missione umanitaria fino al 31 dicembre 2006. La missione militare, invece, dovrebbe cessare prima.
A nostro avviso, la missione umanitaria dovrebbe proseguire anche oltre quella data e non si capisce bene che cosa accadrà dopo, se proseguirà o meno, se ci saranno o meno stanziamenti e se siamo interessati davvero a fare in modo che in Iraq vincano la democrazia e la libertà e non gli eredi di Al Zarqawi e i seguaci di Al Qaeda. Credo che sia una scelta errata quella di proseguire comunque la missione umanitaria fino al 31 dicembre senza una contemporanea presenza militare. Sappiamo tutti, infatti, che il supporto militare è essenziale dal punto di vista organizzativo e logistico e dell'assistenza tecnica e l'operatività stessa delle missioni umanitarie non avrebbe la possibilità di dispiegarsi senza di esso. Ecco per quale motivo sarebbe logica una contemporaneitàPag. 38delle scadenze. Peraltro, il disegno di legge, all'articolo 1, pone alla fine di quest'anno il termine della missione umanitaria, salvo vedere poi che cosa accadrà. Penso che il disimpegno militare preceda e determini anche la cessazione degli interventi umanitari, che difficilmente potrebbero svolgersi in assenza di quei supporti che solo l'organizzazione militare può da assicurare.
Ecco la ragione di questo emendamento che, chiedendo di prevedere la proroga fino al 31 dicembre 2006 della partecipazione del contingente militare, rende più credibile l'azione italiana creando una simultaneità dell'azione umanitaria e dell'azione militare che notoriamente è di supporto alla prima (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasparri 2.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Hanno votato sì 254
Prendo atto che il deputato Martinelli non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gasparri 2.2.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, l'emendamento in esame ripropone la medesima questione sollevata dall'emendamento precedente, prevedendo il termine del 31 dicembre 2006; ciò per le stesse motivazioni espresse in precedenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasparri 2.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti e votanti 551
Hanno votato sì 253
Passiamo all'emendamento Cossiga 2.7.
GIUSEPPE COSSIGA. Sì, Presidente, lo ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasparri 2.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti e votanti 556
Hanno votato sì 256
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cicu 2.4, non accettato dalle ComPag. 39missioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti e votanti 554
Hanno votato sì 255
Passiamo all'emendamento Cossiga 2.5.
Prendo atto che il presentatore accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cannavò 2.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Burgio. Ne ha facoltà.
ALBERTO BURGIO. Signor Presidente, la motivazione fondamentale che ha indotto i firmatari a proporre questo emendamento risiede nella semplice considerazione di un fatto di per sé dirimente: quella in corso in Afghanistan, da poco meno di cinque anni, è una guerra; una guerra di aggressione e di occupazione.
Questo dato di fatto non è smentito dalla copertura dell'ONU, dal momento che, passando sotto il comando della NATO nell'agosto del 2003, la missione ISAF si è via via sovrapposta e confusa con la missione Enduring freedom.
Quella in corso in Afghanistan è dunque una guerra offensiva sempre più devastante. Nel 2002, le vittime furono 1.500, nel 2005 furono 2 mila, nei primi sei mesi di quest'anno oltre 2.005. Ma la Costituzione della Repubblica non permette né al Parlamento, né al Governo, né ad altre autorità dello Stato di decidere la partecipazione del nostro paese ad una guerra di questo genere.
La realtà dell'Afghanistan, dopo quasi cinque anni dall'attacco americano, non autorizza i giudizi favorevoli ed ottimistici formulati da chi sostiene la prosecuzione della guerra e della nostra partecipazione. La sicurezza fuori da Kabul è inesistente...
PRESIDENTE. Deputato Burgio, lei sa che, parlando a titolo personale, ha diritto ad un minuto. Pertanto, la invito a tenerne conto (Commenti).
ALBERTO BURGIO. Presidente, mi avevano detto che avevo a disposizione cinque minuti per l'illustrazione dell'emendamento.
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Fallo parlare!
PRESIDENTE. Non ho bisogno delle vostre sollecitazioni! Per me potrebbe parlare assai più a lungo perché mi interessa ascoltare le sue argomentazioni, anche personalmente. Tuttavia, gli uffici mi fanno notare che, parlando a titolo personale, avrebbe diritto solo ad un minuto.
Consentitemi una breve consultazione; intanto mi scuso con il deputato Burgio.
ALBERTO BURGIO. La ringrazio, signor Presidente.
La sicurezza fuori da Kabul è inesistente, la delinquenza comune è in costante aumento e così la tossicodipendenza, la prostituzione e l'AIDS. La popolazione civile, esposta alle violenze del conflitto, vive in condizioni disperanti: mancano strade, acquedotti, scuole, ospedali, elettricità e tutte le infrastrutture di base.
Lo stesso Kofi Annan ha denunciato l'assenza di istituzioni in grado di rispondere ai bisogni basilari della popolazione. In tutto il paese infuria la guerra tra i terroristi, i signori della guerra, i trafficanti d'oppio, i talebani che, non dimentichiamolo - mi rivolgo, in particolare, all'onorevole Gerardo Bianco, del quale ieri ho ascoltato con attenzione l'intervento in discussione sulle linee generali -, furono protetti ed armati dagli Stati Uniti tra il 1987 ed 1992, contro il regime di Najibullah.
A proposito dell'oppio, l'Afghanistan è stato...
ALBERTO BURGIO. Presidente, posso concludere anche adesso, dicendo che la nostra richiesta di avviare una strategia di uscita dalla guerra in Afghanistan non sarebbe, secondo noi, presentatori dell'emendamento, soltanto un gesto di coerenza e di rispetto nei confronti della Costituzione repubblicana, ma anche una fondamentale inversione di tendenza della tragica spirale di guerra che, proprio in questi giorni (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...
La ringrazio, signor Presidente, e le chiedo di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Deputato Burgio, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Scusate, ma ho sentito svolgere alcune considerazioni di tenore politico che non si possono fare sugli interventi. La mia vicinanza o lontananza dalle tesi, non ha alcuna importanza. In questo caso, siamo chiamati a far sì che le dichiarazioni di voto per ciascun gruppo che lo richieda non superino i cinque minuti. Quando gli interventi sono a titolo personale, per consuetudine, viene concesso un minuto: si può avere una qualche tolleranza, ma questo è richiesto.
Inviterei - e davvero l'invito è molto caloroso ed è rivolto a tutti -, a non esporre il Presidente alla situazione così antipatica di dover intervenire e di togliere la parola ad un deputato, che non dico sia sacra, ma è rilevante per tutti noi. Grazie davvero.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Franco Russo. Ne ha facoltà.
FRANCO RUSSO. Signor Presidente, voterò a favore dell'emendamento in oggetto e traggo la motivazione dall'intervento dell'onorevole Elettra Deiana che ha detto: abbiamo chiesto, come Rifondazione comunista, una discontinuità politica riguardo alla partecipazione italiana alla missione militare in Afghanistan, dove è in atto una vera e propria guerra e dove la NATO fa le prove del suo nuovo ruolo e del suo diritto ad una proiezione militare globale ben al di fuori e lontano da quel perimetro del nord Atlantico che le era stato assegnato dal Trattato del 1949.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, vorrei parlare a nome del mio gruppo, Alleanza Nazionale, contro l'emendamento in esame e le valutazioni che lo animano, perché, nell'intervento che abbiamo ascoltato, di fatto, si dà una visione negativa della presenza internazionale in Afghanistan, alla quale si collegherebbe la responsabilità del terrorismo e della diffusione dell'AIDS o di non so quale altro degrado, come se si dimenticasse che la missione internazionale ha posto fine al regime dei talebani, ad uno Stato canaglia che con il terrorismo ha attaccato il mondo occidentale! Questa era la realtà dell'Afghanistan prima delle missioni militari a cui anche l'Italia ha partecipato!
Quindi, la descrizione alla Gino Strada - credo che la citazione fosse letterale - di un'Afghanistan che era persino migliore al tempo dei talebani, dimostrano che all'interno della maggioranza molti la pensano in questo modo.
Riteniamo che portare la democrazia nel mondo sia un dovere della comunità internazionale e, quindi, voteremo convintamente contro non solo l'emendamento, ma anche le motivazioni veramente incredibili che lo hanno animato (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, ovviamente, non possiamo che votare contro l'emendamento Cannavò 2.19. È un problema della maggioranza riconciliare posizioni così profondamente diverse, come quelle che abbiamo sentito.
La mia impressione, la nostra impressione, è che il Governo abbia già concesso molto, anzi moltissimo, alla, chiamiamola così, componente radicale dello schieramento che ne fa parte, ma certamente questo è effettivamente un punto cruciale. Su tale aspetto il nostro voto contrario è particolarmente significativo sul piano politico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, vorrei ricordare la storia del nostro paese (Commenti), e, per quanto riguarda la nostra parte politica, i ribelli per amore, coloro che imbracciarono le armi durante la Resistenza, perché ritenevano che il regime in Italia, in quegli anni, fosse tale da legittimare anche l'uso della forza, per liberare il nostro paese dall'oppressione.
Se penso all'Italia del 1944, del 1945, ai bombardamenti, alla fame, ai massacri, alle rappresaglie e a quella situazione terribile che il nostro paese ha vissuto, io, che sono nato nel 1950, sono grato a coloro che in Italia - gli angloamericani e i partigiani - hanno imbracciato le armi per liberarmi da quel regime.
Vi sono dei libri terrificanti per quanto riguarda le donne, nel regime dei talebani, ridotte a non aver diritto all'istruzione, trattate come animali e uccise (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Recentemente, è stata pubblicata una foto di una donna afghana uccisa, con quel terribile vestito che ne umilia la dignità. Bastava poco per essere implicati e uccisi. Testimonianze di arte incredibilmente valide sono state fatte saltare con la dinamite, perché urtavano questa ortodossia. Si tratta di uno dei regimi più brutali e assassini della storia.
Mi domando: gli italiani avevano diritto di ribellarsi al nazifascismo? Gli afghani avevano diritto, con l'aiuto della collettività internazionale, di ribellarsi ad uno dei regimi più infami e terroristici della storia? La dignità delle donne e degli uomini non vale niente? Oppure vogliamo, ad intermittenza, rifarci ad una situazione nella quale, se questo regime fosse reintegrato, decine di migliaia di persone perderebbero la vita, per un terrore di Stato che conculca ogni libertà umana e civile? Cosa vuol dire che vogliamo porre fine a questa esperienza? Vogliamo fuoriuscire dal nostro impegno, abbandonando gli afghani a questo regime terroristico? Ciò vuol dire rinnegare la nostra storia e dare un giudizio negativo di coloro che hanno combattuto per la nostra libertà e ci hanno fatto nascere in un paese libero e democratico! Questo non lo vogliamo! Siamo stati e continuiamo ad essere dalla parte di chi ci ha dato la libertà e riconosciamo e valorizziamo il loro sacrificio, come oggi siamo dalla parte, in tutto il mondo e, in particolare, in Afghanistan di chi vuole vivere in un regime libero e democratico come quello che c'è in Italia (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Del Bue. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BUE. Signor Presidente io non voglio ricordare la storia d'Italia, però voglio ricordare una storia. C'era un Governo, presieduto dall'onorevole D'Alema, che aveva deciso, nell'ambito della NATO, di bombardare un paese straniero, e c'era una parte di quel Governo che, dissociandosi da quella decisione, aveva manifestato solidarietà a coloro contro i quali il suo Governo aveva deciso di sganciare le bombe.
Credo che, sul piano della dissociazione nell'ambito della maggioranza, non siamo molto lontani da questa storia, che credo possa essere ancora attuale.Pag. 42
Per questo motivo, dobbiamo dire oggi, con molta chiarezza, che votiamo contro questo emendamento, che siamo dalla parte della democrazia, della libertà e della coerenza politica. Siamo contro tutti i tiranni e tutti i dittatori, religiosi o laici che siano (Applausi dei deputati dei gruppi della Democrazia Cristiana-Partito Socialista, di Forza Italia e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Provera. Ne ha facoltà.
MARILDE PROVERA. Signor Presidente, per gli interventi fin qui sentiti, oltre che per convinzione personale, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento Cannavò 2.19 e preannuncio, per il seguente emendamento e per questo, il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bricolo. Ne ha facoltà.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, la Lega Nord esprimerà un voto contrario sull'emendamento in esame, che propone la conclusione della missione in Afghanistan. È giusto, però, evidenziare come, in questo momento, parte della maggioranza che in Parlamento, da quando è stata istituita la missione in Afghanistan, ha sempre chiesto il ritiro da quei territori delle «truppe di occupazione» (come venivano chiamate), sarà costretta, invece, a votare contro questo emendamento che chiede di uscire dall'Afghanistan.
Ricordo quando anche l'attuale segretario di Rifondazione comunista Giordano in aula si infervorava, fino a diventare rosso in volto, chiedendo il ritiro delle truppe di occupazione. Oggi, probabilmente, egli voterà a favore del mantenimento delle truppe in Afghanistan. Ciò a dimostrazione di come, per anni, avete sobillato le piazze e preso in giro i pacifisti che vi seguivano semplicemente perché avevate bisogno di raccogliere voti (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).
Ora che dovete mantenere le vostre poltrone di potere, fate un giro di valzer e votate contro quanto avete sempre sostenuto. Credo che ciò rechi vergogna a voi, ma soprattutto ai partiti politici che hanno nel tempo solidarizzato con i pacifisti, i quali hanno creduto in buona fede alle vostre battaglie (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cossiga. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, personalmente apprezzo la coerenza di alcuni giovani deputati di un gruppo parlamentare da cui sono diviso da profonde differenze politiche, e quasi mi verrebbe voglia non dico di votare a favore di questo emendamento, perché sarebbe un abominio, ma sicuramente di astenermi.
Chiaramente, il mio gruppo esprimerà un voto contrario sull'emendamento in esame, poiché - noi sì! - rimaniamo coerenti.
Ricordo che non molto tempo fa - è una reminiscenza che riguarda anche avvenimenti familiari - questo stesso gruppo non ebbe difficoltà nei fatti a mandare a casa l'allora Governo Prodi, che poi fu sostituito dal Governo D'Alema. Qui ci troveremmo in una situazione simile.
Vedo che D'Alema «val bene una messa»! E, quindi, siete usciti dalla maggioranza. A questo punto, però, non avete il coraggio di rispettare le vostre idee, per una ragione che, purtroppo, è molto chiara. L'unica cosa che tiene compatta questa maggioranza, oltre alle poltrone già citate, è la paura che, con la caduta di questo inutile Governo Prodi, torni nel paese il Governo Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti del deputato Giordano).Pag. 43
Questa è l'unica ragione per cui voi, nonostante la vostra storia, esprimerete un voto contrario su questo emendamento ed un voto favorevole sul provvedimento in esame. Questa è la vostra onestà (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mantovani, che interverrà a nome del gruppo di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, soprattutto dopo gli ultimi interventi, vorrei ricondurre il dibattito nell'alveo del merito del provvedimento in esame.
È notorio che siamo avversi alle missioni Enduring freedom ed ISAF. Non condividiamo il giudizio di altre parti della maggioranza su queste missioni e, per tutta la scorsa legislatura, fin dalla istituzione di queste missioni abbiamo espresso un voto contrario sulle stesse.
Nella maggioranza si è svolta una discussione che è partita da due punti di vista contrapposti: noi volevamo la conclusione di queste missioni e un'altra parte della maggioranza, segnatamente esponenti del Governo, volevano un incremento di queste missioni, anche su richiesta del Segretario generale della NATO.
Come gruppo, abbiamo raggiunto un'intesa che si cristallizza nel congelamento delle Forze militari italiane impegnate in Afghanistan e che è appena stata sancita con l'approvazione di una mozione che non esclude - anche se non lo afferma perentoriamente - che queste missioni siano sottoposte l'una a verifica e l'altra a proposta di superamento.
Sono deputato da qualche anno e nella tecnica parlamentare ho visto molte volte capitare in altri gruppi la stessa cosa che sta accadendo oggi al nostro: alcuni esponenti di un gruppo, non essendo d'accordo sul merito del compromesso raggiunto, presentano emendamenti di testimonianza.
Noi, sebbene siamo d'accordo sulla lettera dell'emendamento Cannavò, voteremo contro di esso, poiché, se il nostro gruppo votasse a favore e non avesse assunto questo impegno, temo che altri emendamenti della maggioranza, o magari dell'opposizione, prevedenti un aumento delle forze militari impegnate in Afghanistan, potrebbero trovare un più ampio consenso; in questo modo, attraverso gli emendamenti, si potrebbe cioè stravolgere l'accordo che abbiamo raggiunto.
Rispetto completamente il diritto dei parlamentari a presentare emendamenti personali di testimonianza, così come rispetto le posizioni politiche (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia), ma sia chiaro che il nostro voto contrario, a questo come ad altri emendamenti, non cancella né il tasso di criticità che abbiamo nei confronti di queste missioni, né la nostra intenzione di metterle in discussione, anche alla luce di quelle verifiche che sono state assunte come impegno da parte del Governo.
GUIDO DUSSIN. Pinocchio!
RAMON MANTOVANI. Non ho capito l'ultimo «muggito», mi è sfuggito il significato. Non l'ho capito.
ANDREA GIBELLI. Pinocchio!
RAMON MANTOVANI. Invece, agli esponenti della destra, ad esempio all'onorevole Giovanardi, vorrei ricordare che le donne furono perseguitate in Iraq a partire dalla sconfitta (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo di Forza Italia: Ochalan) del regime di allora. Ma fu con l'insediamento dei mujaiddin, onorevole Giovanardi, che vennero promulgate le leggi contro le donne: i talebani, quando conquistarono il potere, trovarono quelle leggi e le applicarono.
Vorrei solo farle notare, onorevole Giovarnardi (I deputati del gruppo di Forza Italia scandiscono reiteratamente: Ochalan)...
PRESIDENTE. Vi prego di lasciare proseguire il deputato Mantovani!
RAMON MANTOVANI. Mi fa piacere che inneggiate ad un combattente per la libertà di un popolo (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista-Sinistra Europea e dei Verdi - Commenti di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! Volevo solo ricordare che noi siamo sempre stati contrari al regime dei talebani e che non abbiamo applaudito alla sconfitta di un regime che comunque aveva fatto in modo che le donne avessero la maggioranza nella pubblica amministrazione. (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo di Forza Italia: Mettiti il burqua!) e nelle università e persino una presenza significativa nell'esercito.
Qualcuno in quest'aula applaudì alla vittoria dei talebani: noi ci siamo sempre opposti con grande coerenza ad essi (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista-Sinistra Europea e di deputati del gruppo de L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Casini. Ne ha facoltà.
PIER FERDINANDO CASINI. Intervengo a titolo personale, Presidente, solo per dire all'onorevole Mantovani che comprendo i travagli all'interno del suo gruppo. Li capisco, fanno parte della politica e ho grande rispetto per i colleghi dissenzienti che, naturalmente, con un atto di questo tipo, si assumono una responsabilità importante in una fase delicata della vita politica.
Il modo migliore, se mi consente, per rispondere a quel travaglio non è cercare di trascinare il Governo e la maggioranza, che hanno impegni da assumere per conto e in nome dell'Italia, in una fase di confusione come quella che egli ha voluto produrre inevitabilmente con il suo intervento. Qui si tratta di votare o non votare un provvedimento che ha contenuti precisi: tutto il resto, verifiche o non verifiche, ipotesi di superamento, fanno parte delle chiacchere, non fanno parte degli impegni seri che un paese assume nelle sedi internazionali! Per quanto riguarda le donne, onorevole Mantovani, noi stiamo con quelle che hanno sfilato per votare in Iraq come in Afghanistan (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che i colleghi dell'opposizione dovrebbero apprezzare questa nostra capacità di eseguire una sinfonia con toni dissonanti...
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Una cacofonia!
GERARDO BIANCO. ... di essere, diciamo così, un'orchestra che suona vari strumenti.
Tuttavia, signor Presidente, vorrei chiedere un chiarimento linguistico. Combinando il testo dell'emendamento Cannavò 2.19 con quello del terzo comma dell'articolo 2, non riesco a capire quale significato esso abbia. Se intendo bene, il testo eventualmente emendato sarebbe del seguente tenore: «In funzione della sua conclusione, è autorizzata, fino al 31 dicembre 2006, la spesa (...)». La locuzione «sua conclusione» si riferirebbe alla «spesa»; ma mi pare che ciò sia in re, perché la spesa si conclude il 31 dicembre!
Quindi, dal punto di vista linguistico, mi pare che la questione debba essere sottoposta ad un esame più attento. Se non vogliamo rispettare certe logiche politiche, almeno rispettiamo la grammatica italiana (Applausi)!
GIANPIERO D'ALIA. Bravo!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emenda-mento Cannavò 2.19, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Presenti 532
Votanti 530
Hanno votato sì 14
Hanno votato no 516).
Passiamo all'emendamento Cossiga 2.9.
Chiedo al deputato Cossiga se intenda accedere all'invito al ritiro formulato dal relatore per la IV Commissione.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, il mio emendamento ha, probabilmente, un difetto: quello di essere superfluo.
Voglio soltanto specificare che nella missione ISAF, come in tutte le missioni in cui sono impiegati i nostri militari all'estero, esiste, è sempre presente, un rischio di combattimento: l'autodifesa, per un soldato, consiste nell'impiego delle armi e, quindi, è combattimento.
Non ho voluto appesantire l'emendamento facendo riferimento alla possibilità (che a mio avviso tuttora esiste, ed esisterà, in particolare quando l'ISAF si sposterà nel sud dell'Afghanistan) di un impiego dei nostri uomini su catena di comando che riconosciamo essere tracciata fino al nostro Comando operativo interforze (questo, però, non cambia nulla), ma mi risulta che, in Commissione bilancio, si sia svolto un dibattito sul mio emendamento e che il Governo - mi auguro, a causa di un'errata lettura del testo - abbia addirittura sostenuto che esso comporterebbe oneri.
In altre parole, per i nostri soldati in Afghanistan, combattere, difendersi, in caso di attacco, comporterebbe oneri perché ciò non è previsto. Non è previsto che i nostri soldati si difendano? Vorrei almeno un chiarimento del Governo su questo punto. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Democrazia Cristiana-Partito Socialista).
PRESIDENTE. Deputato Cossiga, dovrebbe chiarire se intende accedere all'invito al ritiro.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, non intendo ritirare il mio emendamento 2.9 ed insisto per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cossiga 2.9, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Presenti 549
Votanti 548
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cannavò 2.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Cannavò. Ne ha facoltà.
SALVATORE CANNAVÒ. Signor Presidente, prima che avesse inizio il seguito dell'esame di questo disegno di legge, avevamo espressamente chiesto alla Presidenza di conoscere i tempi a nostra disposizione. Gli Uffici della Camera ci avevano comunicato che disponevamo di cinque minuti, per cui ci siamo attenuti a talePag. 46indicazione. Capisco le previsioni del regolamento, ma capisca anche lei la nostra...
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo - naturalmente, questo tempo non sarà conteggiato -, ma gli Uffici mi informano che la risposta era stata data per l'ipotesi che parlasse a nome del gruppo. Tutti coloro che intervengono a nome del gruppo hanno cinque minuti a disposizione, per gli interventi a titolo personale, in dissenso dal gruppo, il tempo è di un minuto.
SALVATORE CANNAVÒ. Signor Presidente, l'ho detto solo per chiarire...
PRESIDENTE. Ed io per giustificare il mio comportamento. Prosegua pure.
SALVATORE CANNAVÒ. La ringrazio, signor Presidente.
L'emendamento soppressivo della partecipazione italiana alla missione Enduring freedom costituirebbe un'occasione, per il Governo, per dare un segnale forte di discontinuità senza, per questo, implicare una fuoriuscita dall'Afghanistan.
Quindi, è un emendamento che depotenzia il nostro grado di criticità. L'emendamento costituirebbe infatti un abbozzo di exit strategy da una missione che ha avviato la guerra in Aghanistan. Con buona pace di quello che dicono gli esponenti delle destre e dell'onorevole Giovanardi, in Afghanistan la guerra c'è ancora e, come dimostrano moltissime ONG, non solo quelle di Gino Strada, ma anche quelle che sono favorevoli al mantenimento della missione, non c'è stato nessun miglioramento delle condizioni di vita delle donne e degli uomini in quel paese.
Va detto che c'è un altro aspetto del problema. Il Governo dice che Enduring freedom non è più in Afghanistan, ma non è chiaro a questo punto la missione a cosa serva e cosa rappresenti. Quindi sarebbe necessaria una discussione ex novo su quella missione...
PRESIDENTE. Mi dispiace, ma ha esaurito il tempo a sua disposizione.
SALVATORE CANNAVÒ. Chiedo allora che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, in base ai criteri costantemente seguiti.
FRANCO RUSSO. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che voterò a favore di questo emendamento e per ricordare che, mentre per quanto riguarda la missione internazionale ISAF esiste un vincolo NATO - spesso il ministro degli esteri ci ha detto che facciamo parte di un'alleanza e che vanno rispettati i vincoli -, nel caso di Enduring freedom vi è semplicemente un accordo tra l'Italia e gli Stati Uniti d'America. Ci potremmo benissimo sottrarre, dando un segno di discontinuità nell'impegno militare verso quell'area.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Chiedo di parlare.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Vorrei invitare a ritirare questo emendamento e offrire un chiarimento. Mi sembra ci sia un equivoco. Noi non partecipiamo alla missione Enduring freedom in Afghanistan e quindi non ci potremmo neanche ritirare, con tutta la buona volontà... Quando fu lanciata la missione Enduring freedom di lotta globale contro il terrorismo, essa comprendeva diverse missioni militari, fra le quali una missione navale denominata Active Endeavour - credo, ma qui il Ministero della difesa potrebbe aiutarmi -, nella quale siamo effettivamente impegnati, della quale anzi adesso abbiamo il comando. Questa missione navale si svolge in parte nel Golfo Persico in parte nel Mediterraneo, ad una distanza di parecchi chilometri dall'Afghanistan,Pag. 47e quindi non partecipa a nessun combattimento contro i talebani. Quindi, credo che la materia non attenga alla missione italiana in Afghanistan, la quale è esclusivamente nell'ambito della missione ISAF e non credo che una missione navale contro la pirateria, che si svolge prevalentemente nel Mediterraneo, costituisca un pericolo di guerra. Sinceramente non vedo come noi, avendone ora il comando, dovremmo ritirare questa nave che abbiamo nel Mediterraneo. Non ha senso. Pertanto pregherei di ritirare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Migliore. Ne ha facoltà.
GENNARO MIGLIORE. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non ripeterò gli argomenti che qui sono stati esposti dal collega Mantovani per indicare - nel caso in cui non fosse ritirato l'emendamento - il nostro voto contrario. Vorrei tuttavia approfittare dell'occasione per richiamare l'Assemblea ad una considerazione. L'ex Presidente della Camera, il deputato Casini, ha avuto testé modo di affermare che una mozione parlamentare approvata da questa aula, che quindi impegna anche il Governo in un'attività che è chiaramente rivolta alla discontinuità rispetto all'attività del precedente Governo in materia di missioni militari, è un cumulo di chiacchiere e che invece la disponibilità al voto mostrata sul disegno di legge sia più consona all'importanza di una responsabilità che il nostro Governo dovrebbe assumere in questo momento.
Sinceramente, penso che l'accordo raggiunto nella maggioranza sia volto a conciliare la mozione che abbiamo votato, il voto favorevole rispetto al disegno di legge e l'istituzione del Comitato parlamentare. Per questo ritengo che ogni atto votato in quest'aula che sia impegnativo per il Governo debba essere preso per quello che è, cioè una guida per il Governo, nella funzione di sovrana autorità che rivestono anche dal punto di vista sociale quest'Assemblea e questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista-Sinistra Europea).
PIER FERDINANDO CASINI. Onorevole collega - scusi se la chiamo onorevole - le chiedo scusa, ma forse non ci siamo capiti, oppure lei non ha capito o non ha voluto capire. Innanzitutto non ho fatto riferimento ad atti di indirizzo parlamentare, che io rispetto come tutti gli atti di indirizzo parlamentare, ma ho fatto riferimento alle parole (definendole «chiacchiere» non in senso offensivo) che l'onorevole Mantovani aveva appena pronunciato in aula e che inserivano ulteriori elementi di riflessione per il futuro, evidentemente a seguito di legittima autodifesa rispetto a quanto altri del suo gruppo, a titolo personale, avevano sostenuto.
Il duetto tra una parte del suo gruppo e l'altra mi ha portato a dire che il tasso di pressapochismo e di confusione rappresenta un elemento di grande preoccupazione per il futuro, avendo il vostro partito alte responsabilità di carattere istituzionale ed essendo parte integrante della maggioranza.
Io non contesto la vostra legittimità, come maggioranza, di governare, non contesto la vostra legittimità a fare pastrocchi, ma per favore lei non contesti la nostra preoccupazione, perché è un legittimo stato d'animo che io credo sia doveroso esprimere come opposizione in questo Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, la dichiarazione fatta dall'onorevole Mantovani a nome del gruppo di Rifondazione comunista, che ha avuto il pregio di indicare con chiarezza il punto diPag. 48equilibrio - per così dire - al quale è pervenuta la maggioranza nel prevedere la conclusione di questo dibattito parlamentare e il voto sullo strumento, non può non suscitare una forte preoccupazione in noi che condividiamo il documento finale di questo dibattito, cioè il finanziamento delle missioni internazionali del nostro paese per la parte che non riguarda l'Iraq, su cui siamo ovviamente in dissenso. Questo non può non determinare una preoccupazione, perché se si partecipa ad un'azione militare - io cerco di comprendere pienamente le ragioni che in questi anni hanno portato una parte importante della società italiana e del Parlamento a dissentire - cioè se si giunge alla conclusione di partecipare ad un'azione militare...
PRESIDENTE. La prego, concluda!
GIORGIO LA MALFA. Mi scusi, Presidente, pensavo di avere più tempo. Non si possono mettere troppi limiti al modo nel quale si partecipa ad un'azione militare; infatti, se la NATO o l'ONU chiedono un maggiore impegno in termini di elicotteri, di aeroplani e di uomini, non si può dire che abbiamo trovato un punto di equilibrio.
Questo è molto grave e limita di molto l'efficacia della politica estera del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Democrazia Cristiana-Partito Socialista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, intervengo solo per dire al collega Casini che ognuno in quest'aula può attribuire il peso che preferisce alle parole degli altri. Io non avrei mai definito le sue parole mere chiacchiere di contorno con riferimento ad una qualsiasi questione.
Tuttavia vorrei riprendere quanto diceva il collega Migliore, per ricordarle - perché forse lei non se ne è accorto - che le mie chiacchiere erano la citazione di ciò che è contenuto nell'atto di indirizzo che abbiamo votato pochi minuti fa; perciò, mi autoattribuisco un peso certamente superiore a quello che mi ha attribuito lei (Applausi dei gruppi di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e de L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bondi. Ne ha facoltà.
SANDRO BONDI. Signor Presidente, siamo di fronte, in questo momento, ad un problema assai evidente che riguarda la credibilità politica del Governo e della maggioranza ed anche la sua credibilità personale e politica, onorevole D'Alema, come ministro degli affari esteri e come esponente di spicco del maggiore partito della sinistra nel nostro paese.
Il problema, infatti, come ha giustamente ricordato il Presidente Casini, non è la legittimità delle posizioni politiche dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Comunisti Italiani ed anche sue, onorevole Presidente della Camera Bertinotti, che non manca occasione di esprimere, anche pubblicamente, le sue posizioni politiche nonostante ella rappresenti, in questo momento, una delle massime istituzioni del paese (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Quello che emerge è un problema politico, cioè il fatto che la maggioranza voti a favore del disegno di legge di rifinanziamento delle missioni all'estero, compresa quella in Afghanistan, offrendo in Parlamento una formale unità politica, ma in realtà si tratta di una maggioranza divisa, come è emerso chiaramente nel corso del dibattito. Ciò che è grave è che si nasconde questa sostanziale divisione di carattere politico sulla politica estera, cioè su un terreno fondamentale dell'azione di un Governo, dietro modalità di espressione parlamentare che non sono dignitose, attraverso testimonianze di carattere personale condivise, però, dagli esponenti politici e dai capigruppo delle forze politiche dell'estrema sinistra.
Vede, onorevole D'Alema, il problema non è il voto favorevole sul disegno diPag. 49legge in esame. Il problema politico, come le è noto, è di sapere, non soltanto noi dell'opposizione ma il paese ed anche i vostri elettori, se avete una comune politica estera, se condividete una politica estera su temi e questioni importanti per il futuro dell'Italia e della comunità internazionale.
Ieri, lei ha dimostrato ancora una volta, su Israele, che a sinistra valgono due verità, due volti. Uno da esibire durante le manifestazioni pubbliche per salvare la propria coscienza, magari in occasione della veglia di solidarietà per Israele, e l'altra verità, l'altro volto da esibire in Parlamento per trovare l'accordo con l'estrema sinistra e per salvare il Governo.
Due verità sono tante, onorevole D'Alema, ma più di due verità sono troppe per mantenere in piedi un Governo, per mantenere e conservare la dignità e la credibilità del Governo e, se mi permette, anche per tutelare la sua dignità e la sua credibilità personale (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Intervengo per offrire un chiarimento al Parlamento e anche per ragioni personali, dato che l'onorevole Bondi ha chiamato in causa sette volte la mia dignità e la mia credibilità ed è un pulpito talmente autorevole che merita un breve chiarimento (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dell'Italia dei Valori, De La Rosa nel Pugno, dei Comunisti Italiani, dei Verdi, dei Popolari-Udeur - Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Non credo di avere detto nulla di offensivo (Reiterate proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).
ELIO VITO. Cosa ridi?
MAURIZIO GASPARRI. Rispetta il Parlamento!
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Unipol!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Non credo di avere detto nulla di offensivo. Rinvio al resoconto (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dell'Italia dei Valori, De La Rosa nel Pugno, dei Comunisti Italiani, dei Verdi, dei Popolari-Udeur - Vive proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro))...
ELIO VITO. Non la dai tu la patente di autorevolezza (I deputati del gruppo di Forza Italia escono dall'aula in segno di protesta)!
PRESIDENTE. Vi prego: ogni parlamentare compia la scelta che ritiene opportuna, ma senza danneggiare il dibattito!
Prego, signor ministro degli affari esteri.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Quando avrete finito, riprenderò il mio dire (Commenti)...
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Non ho detto nulla che non sia rispettoso nei confronti del Parlamento (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...
ALFREDO VITO. Non sei al festival dell'Unità!
PRESIDENTE. Vi prego! Coloro che vogliono uscire possono farlo, ma senza interloquire...
ANTONIO GIUSEPPE MARIA VERRO. Sei troppo arrogante!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Non ho detto nulla di arrogante...
ANTONIO GIUSEPPE MARIA VERRO. Sì!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Ho subìto aggressioni arroganti e, quindi, ho diritto di replica garbatamente.
Innanzitutto, vorrei chiarire al Parlamento che il Governo si ritiene impegnato dalla mozione approvata dalla Camera, come è giusto che sia, dal momento che si tratta di un atto di indirizzo impegnativo che riprende largamente le proposte contenute nel programma con il quale la maggioranza di centrosinistra si è presentata agli elettori e ha ricevuto la fiducia dei cittadini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dei Comunisti Italiani e dei Verdi). Noi non abbiamo mai nascosto l'esistenza di un dissenso sulla missione in Afghanistan: non l'abbiamo mai nascosto né camuffato in alcun modo. Anzi, è noto da diversi anni...
MAURIZIO GASPARRI. Chiedi scusa, prima!
FULVIA BANDOLI. Scusa di che?
PRESIDENTE. Vi prego di lasciar parlare il ministro (Commenti dei deputati La Russa e Gasparri)... Lei avrà modo di intervenire subito dopo il ministro degli affari esteri.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Non ho detto nulla di offensivo, nel modo più assoluto. Non devo chiedere scusa a nessuno (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)...
MAURIZIO GASPARRI. Ah, bene!
GIOVANNI CREMA. Stai zitto, balilla!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Potrà essere apparso forse ironico...
IGNAZIO LA RUSSA. Beh, ironico...
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Ho detto che il portavoce di un grande gruppo parlamentare meritava una replica. Non c'è nulla di offensivo, non vedo di cosa debba chiedere scusa (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dei Comunisti Italiani e dei Verdi - Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).
MAURIZIO GASPARRI. Chiedi scusa!
GIOVANNI CREMA. Gasparri, uomo di Berlusconi!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Sono stato insultato da diversi e non chiedo a nessuno le scuse.
Dunque, ci troviamo di fronte al fatto che una forza politica della maggioranza, che ha limpidamente in questi anni - più di una, per la verità, ma ad una in particolare qui ci si è rivolto - votato contro la missione Afghanistan, ha compiuto una scelta di responsabilità.
Questo è il punto: nessuno ha nascosto che vi era un diverso orientamento che, d'altro canto, in questi anni si è manifestato in quest'aula. Chi vi parla e la gran parte dei parlamentari del centrosinistra hanno votato a favore della missione ISAF pur essendo all'opposizione, senza che questo dovesse essere motivo di particolare scandalo né vanto, ma solo per convenzione, ed una parte dell'attuale maggioranzaPag. 51di Governo ha votato contro. Oggi, sulla base di un compromesso, di un'assunzione di responsabilità, quella parte decide di votare a favore: non c'è nessun camuffamento, c'è una scelta di responsabilità che credo debba essere apprezzata e c'è lo sforzo di delineare una strategia di Governo chiara a partire da diversità che in un paese democratico sono normali.
La strategia del Governo è chiarissima: noi ci assumiamo le nostre responsabilità. Se discutessimo in modo meno provinciale sapremmo che nella formazione del contingente NATO in Afghanistan ci sono difficoltà in tanti paesi europei, non soltanto in forze della sinistra radicale.
In Olanda si è aperta una crisi nella maggioranza di Governo, che era una maggioranza di centrodestra, perché la situazione in Afghanistan è effettivamente preoccupante. Tuttavia, la convinzione del Governo è che queste preoccupazioni non possano essere affrontate attraverso una unilaterale exit strategy, ma attraverso un confronto con i nostri alleati nel quadro di un'assunzione delle nostre responsabilità.
Lo abbiamo detto con chiarezza, abbiamo chiesto al Parlamento di essere sostenuti, abbiamo ottenuto di essere sostenuti anche da forze che, sino ad oggi, avevano espresso una posizione contraria. Non c'è alcun camuffamento, non c'è alcun motivo di mettere in discussione la dignità né del Governo né delle persone, vorrei dirlo molto sinceramente a chi si ritiene offeso (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dell'Italia dei Valori, de La Rosa nel Pugno, dei Comunisti Italiani, dei Verdi e dei Popolari-Udeur).
C'è stato alla luce del sole un dibattito politico e, alla fine, si è definita una posizione, a partire da posizioni che erano limpidamente diverse, come è avvenuto negli ultimi cinque anni perché non veniamo da un'esperienza di un Governo che abbia avuto questa compattezza sul complesso delle questioni che erano in campo, come avviene normalmente nei Governi di coalizione.
ANDREA RONCHI. Non mi sembra proprio!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Allora, innanzitutto voglio esprimere un apprezzamento verso una maggioranza che ha ritrovato una sua coesione dopo una discussione sofferta (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e dei Verdi).
Voglio dire che il Governo si atterrà agli indirizzi del Parlamento. È del tutto legittimo che il Parlamento voglia monitorare i risultati delle missioni italiane nel mondo. Dal momento che siamo uno dei paesi che si impegna di più con le proprie Forze armate in tante parti del mondo, è ragionevole che si voglia verificare l'effetto e i risultati di questo impegno del paese. Non c'è nulla di drammatico e ritengo sinceramente che la discussione possa svolgersi con maggiore serenità e con toni meno insultanti - ne ho ascoltati tanti - di cui non si avverte il bisogno.
Quando si formò il Governo di centrodestra entrò a far parte di tale esecutivo una forza come la Lega, che del tutto legittimamente all'epoca della guerra nei Balcani vi si oppose e sostenne le ragioni della Serbia di Milosevic. Tuttavia, entrando poi a far parte del Governo, votò sempre a favore delle missioni militari NATO in Kosovo, con un'assunzione di responsabilità contraria alle battaglie che aveva fatto all'opposizione: in ogni caso, nessuno li ha mai insultati per questo. È naturale che chi si assume la responsabilità di governare debba cercare un punto di sintesi con altre forze politiche per definire un'azione di Governo del paese. Questo voglio dirlo per chiarezza ed anche perché la discussione possa svolgersi con maggiore serenità e senza, appunto, questo gioco dell'insulto reciproco, che certamente non è stato né avviato e né del quale mi sento responsabile. A me dispiace che sia avvenuta questa scena, ma, sinceramente, con le cose che abbiamo sentito in quest'aula...! L'idea che si possa abbandonare l'aula perché un parlamentare si alza e dice ad un altro...
IGNAZIO LA RUSSA. Non lo dimentichi, lei è un ministro!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. È stata messa in discussione la mia dignità, caro La Russa, ed io rispondo con molta pacatezza.
IGNAZIO LA RUSSA. Sei al Governo d'Italia non a Botteghe oscure (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dell'Ulivo: «Basta»)!
Basta? È solo l'inizio!...
PRESIDENTE. Per favore, vorrei che si lasciasse concludere il ministro.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Ognuno ha potuto giudicare. Io ci tenevo a dire, primo, che ribadisco la richiesta che si ritiri l'emendamento in votazione, che, secondo me, è privo di senso; secondo, che il Governo si ritiene impegnato dalla mozione approvata dal Parlamento; terzo, ritengo di dover esprimere apprezzamento verso lo sforzo che è stato compiuto per giungere ad una posizione unitaria, a partire da differenze che nessuno ha nascosto, che non sono scandalose e che erano alla luce del sole anche durante la campagna elettorale.
Quindi, i cittadini sapevano che, votando per noi, votavano per una coalizione nella quale era presente una sinistra radicale (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale); si vede che erano talmente preoccupati per quanto vi era prima che, per così dire, hanno preferito correre questo rischio (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dell'Italia dei Valori, de La Rosa nel Pugno, dei Comunisti Italiani, dei Verdi e dei Popolari-Udeur - Applausi ironici del deputato La Russa)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato La Russa. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Onorevole ministro, concordo pienamente con lei su una sola sua affermazione: questo emendamento è privo di senso. Ne siamo così consapevoli che infatti voteremo contro l'approvazione della proposta emendativa. Un emendamento sottoscritto da Cannavò, Bugio e Pegolo - che non mi sembra siano stati eletti nel centrodestra - può essere tranquillamente ritenuto «privo di senso» alla Camera dei deputati; mi augurerei che, se per avventura fossero stati eletti al Senato, lei avesse la stessa possibilità di dire loro: il vostro emendamento è privo di senso.
Caro Cannavò, la tua colpa è di essere alla Camera, e non al Senato; altrimenti, saresti coccolato, inseguito, blandito in ogni modo. Avrebbero cercato di convincerti a votare come loro (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro))!
Vede, caro ministro, le sue parole, anche la battuta finale, appartengono più all'eloquio da Consiglio comunale di Gallipoli che al ruolo di ministro degli affari esteri del Governo e di deputato del Parlamento italiano (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo de L'Ulivo)! A quell'eloquio appartengono. Lei dimentica che non vi è stato alcun insulto alla sua persona: ho ascoltato benissimo l'intervento dell'onorevole Bondi che anzi, riferendosi a lei, ha detto: ne potrebbe andare di mezzo la sua dignità (Commenti dei deputati del gruppo de L'Ulivo).
GIOVANNI CARBONELLA. E reciprocamente!
IGNAZIO LA RUSSA. Si tratta, comunque, di un'espressione assolutamente accettabile! Da parte di un ministro degli affari esteri, scendere non solo alla bassa propaganda gallipolese (Commenti dei deputati del gruppo de L'Ulivo), ma addirittura fare riferimento ai pulpiti...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, vorrei che lasciaste svolgere al presidente La Russa il suo argomento.
IGNAZIO LA RUSSA. No, Presidente, non si preoccupi; non mi danno alcun fastidio. Anzi, è un coro di sottofondo utile.
PRESIDENTE. No, penso che tutti abbiano le loro ragioni per svolgere gli interventi senza essere disturbati.
IGNAZIO LA RUSSA. La ringrazio.
Credo che il pulpito cui lei fa riferimento appartenga alla natura politica del movimento per il quale parlava l'onorevole Bondi, anche se mi era sorto il dubbio che facesse riferimento agli antichi trascorsi comunisti in comune tra lei e l'onorevole Bondi. Non ho capito bene a quale pulpito lei facesse riferimento.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Glielo potrebbe dire Bondi!
IGNAZIO LA RUSSA. In entrambi i casi, era un intervento sicuramente fuori luogo da parte di un ministro degli affari esteri (Commenti e applausi ironici dei deputati dei gruppi de L'Ulivo, di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e dei Comunisti Italiani)... Bravi, bravi, concordate; lo so che concordate molto spesso con noi: il problema è che non concordate tra di voi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)! Imparate a concordare tra di voi più che concordare con noi!
Caro ministro degli affari esteri, ho apprezzato il suo lodevole tentativo di spiegare ai colleghi della sua maggioranza che il comma 4 che volevano sopprimere è privo di senso perché la nave, oltretutto, nel golfo arabico - ha detto lei - non combatte contro i talebani. Vi è uno sforzo continuo nel tentativo di scusarsi con una parte della vostra maggioranza dell'impegno, tutto italiano, tutto appartenente alla nostra intera comunità, per far capire che noi, in definitiva, in Afghanistan ci siamo, sì, ma, state tranquilli, ci stiamo perché la nave è dall'altro lato. Se, in ipotesi, fosse dal lato opposto, cambierebbe, allora, la conclusione del vostro intervento?
Vede, signor ministro, nella vostra mozione - e spezzo una lancia a favore dell'emendamento «privo di senso» a firma di Cannavaro e soci (Si ride)... Cannavò, Cannavò... Non volevo mischiare le questioni sportive! Nella vostra mozione, alla lettera c) (Commenti)... Chiedo scusa a Cannavò - o a Cannavaro - per averlo chiamato con il nome sbagliato: va bene? Io, quando sbaglio, so chiedere scusa; vi è qualcun altro del quale stiamo ancora aspettando le scuse che non sono arrivate (Commenti)!
Alla lettera c) della vostra mozione è scritto chiaramente che si impegna il Governo ad una valutazione sulla prospettiva di superamento della missione Enduring freedom in Afghanistan. È in virtù di questo preciso impegno che voi avete concordato - a questo si riferisce il ministro degli affari esteri D'Alema quando dice che si è trovata un'intesa - che emerge, correttamente secondo me, come quell'emendamento sia privo di senso.
Se vi impegnate a superare la missione Enduring freedom e se prevedete, dando così un contentino alla sinistra radicale, la costituzione di un incredibile comitato - definito parlamentare - che dovrebbe monitorare ciò che fa il Parlamento e a cui dovrebbero partecipare personaggi che non si sa bene chi siano (in pratica, con tutto rispetto, Strada e soci), che debbono controllare quello che non c'è bisogno sia controllato da persone esterne al Parlamento, allora comprendiamo benissimo che vi è da parte vostra un doppio linguaggio, una doppia politica; una linea cioè che vi costringe a stare insieme solo perché non siete in condizioni di esercitare, quanto meno al Senato, la maggioranza con la forza dei numeri.
Qui, il provvedimento «passerà», ma noi, onorevole ministro degli affari esteri, aspettiamo di sentirla con la stessa protervia, con la stessa arroganza mostrata sia nei nostri confronti sia nei confronti dei suoi colleghi di coalizione al Senato, perché, come si dice, riderà bene, chi riderà ultimo (Applausi dei deputati deiPag. 54gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro))!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Franceschini (Commenti). Ne ha facoltà.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, voglio innanzitutto ringraziare il Governo e, in particolare, il ministro D'Alema per aver riportato in questa sede un'abitudine ormai persa, e cioè quella di avere il ministro e il Governo presenti ai dibattiti importanti - nella passata legislatura ci è capitato di farne molti sullo stesso argomento - e, soprattutto, di recuperare in questa sede la capacità «normale» di dialogare. Evidentemente il disagio di cinque anni di assenza ha portato i colleghi dell'opposizione a scambiare il confronto politico con l'insulto (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo).
In questi giorni si è molto parlato della capacità in politica estera di confrontarsi e di dialogare il più possibile fra gli schieramenti in modo da giungere ad avere anche dei punti di incontro. Tuttavia, registro con rammarico come, rispetto a questi appelli e a queste prediche fatte fuori dall'aula, al primo passaggio parlamentare emerga con chiarezza, dalle parole e dai comportamenti, quanto voi avete aspettato con ansia questo momento immaginando che a questo punto della legislatura sarebbe successo chissà che cosa nella maggioranza parlamentare: l'impossibilità, in particolare, di costruire una posizione comune in politica estera.
ANDREA RONCHI. Guarda qua!
DARIO FRANCESCHINI. Ma ciò non è avvenuto! Il nervosismo, questi banchi che si riempiono e si svuotano a seconda del momento, sono la dimostrazione che voi avete aspettato questo passaggio parlamentare non per il bene del paese ma pensando di ricavarne una qualche utilità politica. Però, c'è la tattica e poi ci sono le scelte.
Noi non nascondiamo - anche perché si tratta di una cosa avvenuta in maniera trasparente, ripetuta poc'anzi anche dal ministro D'Alema - che siamo giunti all'inizio della legislatura partendo da posizioni diverse, anche all'interno dell'Ulivo. Sulle missioni militari vi sono state posizioni diverse. Noi abbiamo scritto il programma di Governo con il quale ci siamo presentati agli elettori ed abbiamo vinto le elezioni; poi, in questi giorni, preparandoci a questo passaggio parlamentare, abbiamo costruito, come è normale e fisiologico in un Governo di coalizione, una posizione di politica estera comune. Posizione comune che si traduce, onorevole Casini, non in chiacchiere ma in atti parlamentari con i quali voi dovete confrontarvi. E tali atti parlamentari sono una mozione di indirizzo che è impegnativa per tutti noi che l'abbiamo scritta e sottoscritta ed anche per il Governo che deve attenersi agli indirizzi del Parlamento che esprime chiare indicazioni di politica estera.
Poi c'è il voto al disegno di legge, che esprimeremo questo pomeriggio, ugualmente impegnativo. Allora credo che dobbiate prendere atto che oggi riprende una continuità di politica estera italiana che voi avete interrotto, la quale si è basata sul rispetto dell'articolo 11 della Costituzione - interamente considerato - e sulla volontà di riportare le linee di politica estera italiana attorno ai due capisaldi che vi sono stati per decenni, anche negli anni in cui l'Ulivo ha governato prima di voi: Europa e, contemporaneamente attenzione al Mediterraneo, perché noi siamo nel Mediterraneo.
Queste sono le linee sulle quali abbiamo costruito una sintesi all'interno della coalizione. Con questa sintesi io credo che dovrete confrontarvi, prendendo atto che questa è la nuova politica estera del nostro paese, è la linea sulla quale si muoverà il Governo nelle sedi internazionali e che non solo dovrete rispettare; non solo, ma dovrete anche decidere - civilmente, se possibile - quale atteggiamento tenere rispetto a quello che sarà il comportamentoPag. 55del nostro paese, interamente rappresentato, da domani in poi, in tutte le sedi internazionali.
PIER FERDINANDO CASINI. Onorevole Franceschini, francamente - mi scuserà - ma non ho capito bene. Non capisco questo clima polemico nei confronti dell'opposizione. Forse c'è un clima polemico verso l'opposizione perché lo si ritiene più funzionale per gli interessi della maggioranza, ma se volete prendervela con noi per una ragione interna potete pure farlo! Lei addirittura ha citato l'esempio del Ministro degli affari esteri attuale e mi fa piacere che sia in Parlamento; ma io, essendo stato fino a qualche tempo fa Presidente della Camera, posso dire che sono a disposizione presso la Segreteria generale i dati delle presenze dei ministri degli esteri, che sono sempre venuti puntualmente. Quindi non si è inserito un elemento di novità (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Il presidente Fini, Frattini, Ruggiero e anche Berlusconi nel suo interim, sono sempre venuti in Parlamento. È una cosa importante, non si tratta del question time in cui il Governo non è stato presente. Qui stiamo parlando dei dibattiti di politica estera: D'Alema ha fatto bene ad essere presente, ha fatto il suo dovere.
Non capisco neanche questa continuità in politica estera che sarebbe stata ristabilita, nei termini dei suoi capisaldi. Guardi che gli onorevoli presentatori dell'emendamento 2.20, Cannavò, Burgio e Pegolo, non accettano proprio questo, proprio quei capisaldi della politica estera italiana che noi sottoscriviamo in sede europea (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)! Infatti, l'emendamento di cui stiamo discutendo non è proposto da noi, ma da chi legittimamente - tre deputati della sua maggioranza - se la prende con quei capisaldi a cui lei fa riferimento. Anche in questo caso, se il punto è prendersela con l'opposizione, sarà bene piuttosto essere tutti un po' più sereni.
In questo contesto, nasce la questione che si è appena verificata in aula, e certamente è stato un incidente spiacevole. Debbo dire che, presidente D'Alema, lei ha un carattere complesso - per così dire - ma tra tanti difetti che può avere, nessuno di noi le nega di essere un uomo intelligente. Per questo motivo, non faccia finta di essere Biancaneve che scende dalle nuvole: lei ha fatto una battuta volutamente polemica e umiliante nei confronti dell'onorevole Bondi, che ha la nostra solidarietà per questo (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) ! Lei si è sentito piccato da quanto detto dall'onorevole Bondi e dentro di sé deve aver escogitato di dare «pan per focaccia». Ma lei è ministro degli esteri! Ora, le do un consiglio: non risponda più la volta prossima, perché chi dirige ha il dovere di essere superiore, perchè altrimenti un paese non va avanti (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Fossi in Bondi, mi offenderei!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato La Malfa. Ne ha facoltà (Commenti).
GIORGIO LA MALFA. Presidente mi ha dato la parola, vero? Allora cerchi di convincere una parte dell'aula che è illegittimo...
PRESIDENTE. Lei prenda la parola, per favore. Le ho dato la parola, se la prenda, dunque!
GIORGIO LA MALFA. Credo che sia stato utile questo scambio di opinioni chePag. 56si è determinato tra il ministro D'Alema e l'onorevole Bondi perché ha indotto il ministro a parlare della politica estera. Quando il Governo approfondisce i temi di politica estera e approfondisce le sue impostazioni, il Parlamento e l'opposizione posso comprendere meglio. Quindi, l'intervento è stato utile.
Essendo stato anch'io sui banchi del Governo, umilmente credo di poter affermare che i membri dell'esecutivo non debbano fare uso del sarcasmo quando si rivolgono all'Assemblea, perché questo rende la vita più semplice a tutti. Lei, onorevole D'Alema, ha descritto con realismo la situazione della sua maggioranza, una maggioranza complessa come sappiamo. Ha affermato anche, con tono di sfida, che gli italiani, avendola votata, lo dovevano sapere. Benissimo. Tuttavia, il tema su cui è legittimo incalzare il Governo è il seguente: qual è il contenuto del punto di equilibrio che una maggioranza complessa ha trovato? Dalle sue parole di questa mattina, sembrerebbe che il gruppo di Rifondazione Comunista abbia rinunziato alle sue specificità. Lei ha affermato che essi, con senso di responsabilità, sono pervenuti sulle vostre posizioni.
PRESIDENTE. Deputato La Malfa, le ho dato la parola, ma per un minuto.
GIORGIO LA MALFA. Ho poco tempo, come sempre, signor Presidente, quindi concludo.
Del resto, è così! Ed è legittimo che noi rivolgiamo al Governo la seguente domanda: siete sicuri di avere dietro di voi una politica condivisa, per mantenere gli impegni internazionali del nostro paese, oppure no?
LUCIO BARANI. Signor Presidente, intervengo solamente per affermare che il nostro gruppo, oltre ad esprimere voto contrario su questo emendamento, intende sottolineare che pur essendo intervenuto per due volte, signor ministro, l'Assemblea ha sottolineato il suo intervento la seconda volta. Credo che l'onorevole Bondi abbia espresso un giudizio di dignità politica, sicuramente, e non di dignità personale. Conoscono l'onorevole Bondi perché, quando ero sindaco per il partito socialista, egli era sindaco per il partito comunista in un comune vicino; quindi, lo conosco più di ogni altro (Commenti). Ritengo che il vero intervento a gamba tesa, da cartellino giallo, lei lo abbia fatto la prima volta, signor ministro, quando ha risposto al gruppo di Rifondazione Comunista rendendolo ridicolo. Infatti, lei ha detto ai componenti di quel gruppo che l'operazione Active endeavour era contro i pirati del mare e non hanno capito, nemmeno loro, quello che stavano facendo. Essendo un ministro della Repubblica, essendo anche un mio ministro - tra l'altro, assieme al ministro Chiti è tra i componenti del Governo che io stimo di più - ed avendo giurato sulla Costituzione, lei non può anteporre gli interessi dell'Ulivo o dell'Unione a quelli della nazione italiana. Le ricordo che lei è il nostro ministro degli affari esteri e come tale si deve comportare in questo Parlamento. Se un consiglio le posso dare, è quello di contare fino a dieci prima di rispondere. Sicuramente, se ne gioveranno la sua immagine e la sua figura. Comunque, lei è il nostro ministro e, come tale, la rispettiamo.
GIUSEPPE COSSIGA. Evviva il nostro ministro!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Elio Vito. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Naturalmente non toccherà a me, e tantomeno a lei, ricordare, in questa Assemblea, che non è consentito ad alcuno concedere patenti di autorevolezza al primo partito del nostro paese, perché l'autorevolezza del primo partito, delle sue strutture e del suo gruppo la riconoscono, ormai da dodici anni, gli elettori italiani (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Tuttavia, non è su questo che sento di dovere intervenire,Pag. 57signor Presidente, e nemmeno sul tema della continuità della nostra politica estera o dell'assenza di unità della politica estera del nostro Governo, la quale risulta evidente da un fatto.
Fino a pochi mesi fa - quando si discusse e si votò l'ultimo decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali - assistemmo ad una drammatica battaglia parlamentare, interna all'opposizione di allora, affinché il provvedimento potesse essere scisso in due parti e assistemmo ad una parte consistente di quella sinistra definita radicale - che ormai è centrale nella maggioranza del nuovo Governo - che espresse un voto contrario sulla missione in Afghanistan. Quella stessa missione che ora contiene un aspetto che viene definito quasi come un dettaglio, una cosa banale e scontata, vale a dire la partecipazione alle operazioni militari nel Golfo arabico e nel mar Mediterraneo di nostre unità navali, sulle quali comunque il partito dell'attuale ministro degli affari esteri espresse un voto contrario. Una bella prova della coerenza e della discontinuità della politica estera!
Noi abbiamo annunciato il nostro voto favorevole e non ci saremmo attesi un comportamento diverso dalla maggioranza e dal Governo. Lo abbiamo fatto e lo faremo perché abbiamo ben presente che, in questa materia, è in gioco qualcosa che va oltre i nostri partiti e le nostre polemiche.
Non è tanto grave o rilevante il fatto che vi siano deputati di Rifondazione Comunista che presentano emendamenti, che tali emendamenti sono definiti dal proprio gruppo come di pura testimonianza, che per votare un provvedimento del Governo ci si deve inventare la strana procedura di una mozione parlamentare sulla stessa materia che vorrebbe in parte contraddire il contenuto di quel provvedimento che sarà posto votazione, quanto il fatto che le polemiche interne ai partiti della maggioranza avvengono su un tema sul quale non è consentito dividersi e sul quale non è consentito dividere il paese (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Se il ministro non ha presente che l'opera più preziosa di un Governo è quella di rappresentare l'immagine e la credibilità del nostro paese all'estero e di mantenere gli impegni internazionali già assunti - sui quali voi avete espresso un voto contrario, mentre noi esprimeremo un voto favorevole visto che li abbiamo assunti -, non può essere concesso che si utilizzi la politica estera per dirimere conti interni al proprio partito e alla propria maggioranza.
L'immagine del nostro paese con riferimento alla politica estera è un bene prezioso, che non permetteremo sia gestito in modo così superficiale e approssimativo né da questa maggioranza, né da questo Governo e - me lo consenta - neanche da questo ministro degli esteri (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gibelli. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Presidente, sono le 14!
PRESIDENTE. Mi scusi, deputato Gibelli, vorrei precisare che i nostri lavori dovranno proseguire pressoché ininterrottamente, in quanto alle 15 è previsto lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e alle 16.30 dovranno svolgersi le dichiarazioni di voto finale con ripresa televisiva diretta. Pertanto, presumo si dovrà proseguire fino ad un orario molto vicino alle 15.
CESARE CAMPA. Ci sono le Commissioni!
PRESIDENTE. Ovviamente, le Commissioni sono sconvocate.
Prego, deputato Gibelli.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, mi rivolgo al ministro degli affari esteri, Massimo D'Alema, che dovrebbe fare un esercizio di memoria, visto quanto è accaduto durante gli ultimi cinque anni, quando l'ex maggioranza di Governo è stata coperta letteralmente e quotidianamentePag. 58di insulti da parte della maggioranza che oggi sostiene questo Governo!
Uno dei ritornelli più scanditi e, devo dire, fastidiosi dal nostro punto di vista, che negli ultimi anni abbiamo ascoltato dopo ogni azione compiuta dal Governo precedente...
PRESIDENTE. Mi scusi, deputato Gibelli, ma vorrei invitare le deputate e i deputati ad un comportamento che consenta di ascoltare l'intervento in corso. Vorrei ricordare loro che tra pochi secondi si vota.
ANDREA GIBELLI. In questi anni, abbiamo ascoltato un ritornello fastidioso che, ad ogni atto del Governo, veniva scandito: gli italiani devono sapere.
Mi spiace essere banale, ma vorrei ricordare all'onorevole D'Alema che gli italiani devono sapere che noi, a livello internazionale, con queste azioni strumentali e politiche, stiamo perdendo la faccia, dopo che avevamo recuperato dignità a livello internazionale.
Le ricordo che, dietro le sue parole, che ho ascoltato, ossia che esistono posizioni diverse, ma che è stata trovata una coesione, più che una maggioranza a più voci - mi riferisco, soprattutto, all'onorevole Franceschini -, siamo di fronte, dopo il suo intervento, ad una sorta di convergenza parallela di democristiana memoria, perché, in quest'aula, non si è mai vista tanta diversità di opinioni sbandierate nelle piazze e tanta ipocrisia da parte degli interventi della sinistra radicale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania e di Forza Italia)!
Come si fa a sostenere nelle piazze che non ci deve essere alcun intervento militare per dare voce ai pacifisti in quest'aula e oggi votare un provvedimento che continua ad essere in quel solco, dove anche la Lega nord si è inserita, ma dall'11 settembre 2001, dove all'Occidente, ai paesi liberi, è stata dichiarata guerra (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania)?
Mi spiace, ma la Lega, avendola lei citata, non è, ahimè per lei, una costola della sinistra, anche perché nel suo intervento avrebbe dovuto citare una questione delicata, non tanto quanto è accaduto in Serbia durante il Governo di centrosinistra, ma cosa sta accadendo ora in Kosovo, alle popolazioni cristiano-ortodosse, a quelle popolazioni che vivono nella paura, dove, senza la presenza dei nostri soldati, viene quotidianamente negata la memoria con distruzione di case, di chiese, di scuole da parte delle truppe musulmane che ancora oggi vengono difese dalla sinistra radicale! Questa è la vera vergogna! Il silenzio di quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania e di Alleanza Nazionale)!
In conclusione, ricordo che la Lega è sempre stata coerente per un buon motivo. Oggi, siamo qui ad allungare il brodo di una discussione dove emergono alcune esigenze. Vi è quella di garantire ai nostri soldati in missione di pace di difendere se stessi e le popolazioni inermi che, ancora una volta, sono vittime del terrorismo e dell'integralismo. Una parte della maggioranza, l'estrema sinistra, la parte più radicale, alle sue parole, quando, qualche minuto fa, ha detto che piuttosto che votare il centrodestra è toccato votare un centrosinistra così, ha addirittura applaudito. Mi spiace, ma era un messaggio rivolto a loro ed oggi vi è la celebrazione, in questa maggioranza, di un caso di psichiatria politica manifesta (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata D'Antona. Ne ha facoltà.
OLGA D'ANTONA. Signor Presidente, per il disagio che provo in questo momento, per l'immagine che noi stiamo dando al paese, faccio appello alla responsabilità di tutti noi nel rispetto di tutti, me compresa, di fronte alla gravità, alla drammaticità degli eventi internazionali (la situazione del Medio Oriente, le persone che stanno morendo, militari e civili).
Io credo che si sia dato troppo spazio alle polemiche, che hanno molto di personalePag. 59e poco di politico e che non avrebbero dovuto occupare più dello spazio di una battuta. Tenere bloccata un'aula parlamentare per così lungo tempo su questi temi mentre si stanno svuotando anche i banchi...
PRESIDENTE. Lei concorra, però, perché ha terminato il suo minuto di tempo.
OLGA D'ANTONA. La ringrazio, ma credo che ciò che ho detto sia sufficiente (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cannavò 2.20, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Hanno votato sì 9
Prendo atto che il deputato Marinello non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.100 del Governo.
Ricordo che il parere espresso dalle Commissioni è favorevole purché il testo sia riformulato nel senso di sostituire al dispositivo dell'emendamento il contenuto del parere espresso dalla Commissione bilancio. Prendo atto che il Governo accetta tale riformulazione.
Prendo altresì atto che il deputato Bosi, che aveva chiesto di parlare, rinuncia ad intervenire.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.100 del Governo, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni.
Hanno votato sì 515).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mattarella 2.50.
Le Commissioni hanno proposto la seguente riformulazione, rispetto alla quale il Governo è favorevole: Sopprimere il comma 26. Conseguentemente, al comma 27, sostituire le parole da: «al personale militare che partecipa», fino a: «Cipro», con le seguenti: «al personale militare che partecipa alle missioni di cui alla presente legge».
Prendo atto che i presentatori accettano tale riformulazione.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Deputato Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento Mattarella 2.50 è particolarmente significativo e costituisce uno di quegli elementi di ipocrisia, da una parte, e di concessione, dall'altra, ossia una sorta di contentino alla sinistra radicale, in ordine all'equilibrio, così difficilmente raggiunto, di cui si è molto parlato questa mattina nel dibattito sul provvedimento.
L'emendamento, però, costituisce un elemento di notevole gravità, perché sopprime quanto era previsto in tutti i precedenti provvedimenti del Governo Berlusconi in ordine all'applicazione delle norme contenute nel codice penale militare di guerra al contingente militare italiano e alle altre entità previste da questaPag. 60normativa per le missioni in Iraq e in Afghanistan, mantenendo, invece, le disposizioni già previste in precedenza, con l'applicazione del codice penale militare di pace alle stesse forze armate per tutte le altre missioni. Il Governo Berlusconi aveva introdotto questa norma in uno dei primi provvedimenti sulle missioni internazionali proprio perché si era vinta l'ipocrisia che in precedenza aveva contraddistinto altri Governi in occasione della partecipazione ad azioni di combattimento, come i bombardamenti già ricordati. In tale occasione, il Governo presieduto dall'onorevole D'Alema aveva previsto, per il contingente militare che svolgeva azioni di combattimento, l'applicazione del codice militare di pace e ciò proprio per offrire un elemento «cosmetico» alla natura dell'intervento, che invece era chiarissima riguardo alle modalità effettive di svolgimento.
Ebbene, le norme del codice penale militare di guerra, pur risalenti ad un tempo lontano e pur necessitanti di un aggiornamento, sono state considerate giustamente le più adatte ad essere applicate al nostro personale militare impiegato in scenari di difficile definizione, che non corrispondono più né alla situazione di pace tradizionale né a quella di guerra «guerreggiata». Tali norme sono state richiamate per la loro maggiore forza e per la necessità di garantire, in uno scenario molto particolare, la maggiore coesione possibile da parte delle strutture militari, nonché una maggiore tutela degli stessi militari, anche in ordine alla maggiore gravità dei possibili reati commessi dalle stesse forze militari in danno dei civili.
Per tutte queste ragioni, molto correttamente, il Governo precedente aveva sempre reiterato l'applicazione del codice penale militare di guerra per le missioni che abbiamo ricordato. Si era, viceversa, avviata un'azione complessiva di revisione dei due codici penali militari, che è stata oggetto di un'ampia discussione in questo Parlamento, anche se poi non si è riusciti ad addivenire ad una conclusione. Quindi, è ipocrita e negativo e costituisce una forma di «contentino» di rilevante gravità l'aver voluto assecondare la richiesta che allora veniva dalla sinistra radicale, sostenendo anche in questa circostanza l'applicazione del codice penale militare di pace in situazioni che certamente sono di difficile governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mattarella. Ne ha facoltà.
SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, la richiesta di rimuovere dalle norme che regolano le missioni all'estero la previsione dell'applicazione del codice penale militare di guerra, nei cinque anni precedenti, non è venuta dalla sinistra radicale, bensì dall'intero centrosinistra (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo). Anche io più volte in quest'aula ho sostenuto le ragioni che contestavano la previsione dell'applicazione del codice penale militare di guerra. In questa circostanza, l'intera maggioranza di centrosinistra propone, in coerenza con quanto sempre sostenuto, che venga richiamato nelle normative relative alle missioni all'estero il codice militare di pace e non quello di guerra. Non si tratta di una questione nominalistica. Riepilogo la questione...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di lasciare svolgere l'intervento.
SERGIO MATTARELLA. I precedenti provvedimenti sulle missioni all'estero e quello presentato dal Governo nei giorni scorsi prevedono la seguente condizione per tutte le missioni: si applica, in materia processuale e per quanto riguarda l'ordinamento giudiziario, il codice penale militare di pace. Ciò vale per tutte le missioni, ivi comprese quelle in Afghanistan e in Iraq.
Per quanto riguarda le norme sostanziali, con riferimento alle missioni che si svolgono in Iraq e a quelle in Afghanistan, si applica il codice penale militare di guerra. Cosa rendeva necessaria, secondo il Governo precedente, questa previsione che definisce chiaramente - e non soloPag. 61nominalisticamente - «di guerra» le missioni che si compiono? Sono due le ragioni che sono state qui ricordate dal collega Bosi.
La prima non è fondata, collega Bosi. Non è vero che, applicando il codice penale militare di pace, i militari andranno a giudizio presso il giudice ordinario: il codice penale militare di pace è di competenza del giudice militare. I reati commessi in base al codice penale militare di pace sono giudicati dal giudice militare. Di conseguenza, non è vero che i comportamenti dei nostri militari andranno ad un giudice diverso da quello militare: semplicemente non è vero!
Vorrei intervenire su due argomenti. Il primo riguarda l'aspetto ricordato poc'anzi dal collega Gamba, che le sanzioni sono più dure e che ciò garantirebbe maggiormente i soggetti deboli, e cioè le popolazioni dei luoghi dove si svolgono le missioni. I nostri militari, però, non hanno mai dato vita a comportamenti che non siano stati rispettosi delle norme di umanità nella loro attività. In questo senso l'emendamento all'esame è un atto di fiducia nelle nostre Forze armate e nei nostri militari e mi sorprende che questo aspetto non venga colto.
La seconda ragione invocata è che il codice penale militare di guerra comporta una maggiore coesione dei corpi militari presenti all'estero; ma i nostri militari, professionalmente preparati, non hanno bisogno di questa coesione rappresentata dalla coercizione del codice penale militare di guerra e, di conseguenza, quelle ragioni non hanno valore: per questo va rimossa tale previsione che qualifica «di guerra» - ripeto che non si tratta di una questione nominalistica - alcune missioni.
Aggiungo alcune bizzarrie che tale previsione comporta. Gli addetti alle comunicazioni, che stanno a Roma e che sono in contatto con le missioni nelle varie parti del mondo, passano più volte nell'arco di una giornata dall'essere sottoposti al codice penale militare di pace all'esserlo al codice penale militare di guerra, secondo una circostanza abbastanza bizzarra, se così vogliamo dire.
Per questi motivi, Presidente, abbiamo presentato l'emendamento in esame - e concludo - e lo sosteniamo con forza e siamo lieti che il Governo lo abbia accolto, perché ciò riporta nella normalità delle discipline il comportamento dei nostri militari e nella esatta qualificazione le missioni che si svolgono all'estero (Applausi dei deputati del gruppo de L'Ulivo).
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, rinunzio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichirazione di voto il deputato Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Grazie, Presidente, sarò molto breve. Intervengo solo per annunciare ovviamente il voto favorevole dei Verdi all'emendamento Mattarella 2.50, sottoscritto anche dalla collega De Zulueta, e per rispondere brevemente al collega Gamba, il quale ha del tutto legittimamente il diritto di opporsi a questo emendamento, ma non ha diritto di dire il falso rispetto a quello che è avvenuto nella scorsa legislatura.
Come ha ricordato opportunamente poco fa il collega Mattarella, ed io ne ho memoria precisa, nel corso della scorsa legislatura, ogni volta che arrivavano i decreti-legge semestrali in questa materia, l'intero centrosinistra - non la sinistra radicale, collega Gamba, lei ha usato la parola «ipocrita» ma in questa occasione è veramente sbagliata - ha sistematicamente presentato emendamenti perché venisse soppressa la previsione dell'adozione del codice penale militare di guerra e perché venisse introdotta la previsione - che era già stata adottata in passato, come lei qui giustamente ha ricordato - del codice penale militare di pace, in coerenza con le dichiarate finalità di pace delle varie missioni.
Il collega Mattarella ha anche risposto ad altre affermazioni che mi sembra abbiaPag. 62fatto il collega Bosi questa mattina, quando quest'ultimo ha erroneamente dichiarato che i reati commessi in violazione del codice penale militare di pace verrebbero sottoposti alla magistratura ordinaria, anziché a quella militare. Mattarella ha giustamente ricordato che, ovviamente, anche per i reati commessi in violazione del codice penale militare di pace è competente la magistratura militare, come ha anche ricordato la situazione paradossale in cui si sono trovati alcuni reparti che, in alcune circostanze, sarebbero stati qui a Roma sottoposti al codice penale militare di guerra, mentre per altre missioni sarebbero stati alternativamente sottoposti al codice penale militare di pace, con una situazione di vera e propria schizofrenia istituzionale.
Per tali motivi rileviamo con grande soddisfazione l'accoglimento da parte del Governo dell'emendamento in esame presentato dall'intera Unione, nel testo riformulato, e annunzio il voto favorevole del gruppo dei Verdi (Applausi dei deputati del gruppo dei Verdi).
IACOPO VENIER. Signor Presidente, onorevoli deputati, il gruppo dei Comunisti Italiani aveva presentato in Commissione tre emendamenti (li ha anche votati) mediante i quali chiedeva il superamento della missione Enduring freedom, di ridiscutere la missione ISAF e di prevedere l'applicazione del codice penale militare di pace a tutti i militari italiani che operano all'estero.
Due dei predetti emendamenti non sono stati ripresentati in Assemblea perché hanno trovato parziale, ma importante risposta nella mozione che è stata oggi approvata dalla Camera, nella quale ravvisiamo la discontinuità, la ridefinizione della missione ISAF e la possibilità di un ripensamento (fino al superamento), nelle sedi internazionali, della missione Enduring freedom. Il terzo emendamento è diventato (com'era logico, anche avendo riguardo a quanto è avvenuto in passato, alla battaglia comune del centrosinistra quando era all'opposizione) patrimonio della maggioranza, e oggi siamo qui ad esaminarlo e ad esprimere al riguardo un voto favorevole.
Desidero soltanto aggiungere che, politicamente, è estremamente importante stabilire che ai nostri militari che operano all'estero si applica il codice penale militare di pace, in quanto i limiti dell'azione dei nostri militari devono essere riportati - per questo agiremo anche in sede di monitoraggio parlamentare - nell'ambito ristretto della polizia internazionale.
Per questo, simbolicamente, ma anche sul piano del merito, riteniamo molto importante che il Governo abbia dichiarato, in Commissione, di accogliere un emendamento che, oggi, è diventato patrimonio dell'intera maggioranza: si tratta dei punti di progresso, di merito e di metodo, che abbiamo approvato insieme in occasione dell'esame della mozione parlamentare di cui ho detto. Per questo motivo non abbiamo riproposto gli altri due emendamenti in Assemblea, ma sosterremo quest'ultimo, che è dell'intera maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bosi. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, debbo una brevissima risposta all'onorevole Mattarella. Riferendosi al mio intervento precedente, il collega ha obiettato a quanto sono andato affermando, vale a dire che l'applicazione del codice penale militare di pace permette, in ordine ad alcune fattispecie di reati (ad esempio, per le lesioni personali) l'intervento della magistratura ordinaria. Il codice penale militare di guerra, invece, prevede, in campo umanitario, ma anche per altre situazioni, determinati tipi di reati per i quali è competente sempre la magistratura militare. Questa è la situazione esatta.
Dire che non applichiamo il codice penale militare di guerra perché abbiamoPag. 63fiducia nei nostri contingenti è abbastanza risibile, poetico e, se vogliamo, anche divertente, ma non è questo il problema: il problema è che, nelle situazioni a più alto rischio, a più alta intensità di combattimenti, è giusto prevedere alcune tipologie di reati per i quali è competente la magistratura militare, a tutela tanto dei militari quanto della popolazione civile, che, come ho già detto, viene maggiormente tutelata perché nel codice penale militare di guerra sono contemplate forme di tutela delle parti deboli che costituiscono parte importante e fondamentale del diritto umanitario.
Che il Governo voglia «derubricare» il codice penale militare di guerra per attribuire alle missioni un carattere più pacifista è un'assurdità in termini, perché priva le popolazioni, le parti deboli di una specifica e maggiore tutela. Deve essere chiaro che questo è il punto, onorevole Mattarella; altrimenti, confondiamo le acque e le idee: può servire per tenere unita la maggioranza, ma non rende un servizio alla verità (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro))!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mattarella 2.50 nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Hanno votato sì 299
Hanno votato no 218).
Prendo atto che il deputato Cancrini non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gamba 2.30.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, intervengo sinteticamente solo per fare riferimento ad un emendamento che si aggancia ad una parte del testo in cui si destinano alcuni natanti e unità già della guardia costiera italiana alla guardia costiera irachena per una cessione a titolo gratuito all'Iraq nel quadro della cooperazione complessiva.
A noi sembrava opportuno prevedere insieme alla cessione delle unità anche la predisposizione di un programma di addestramento logistico militare per la ricostituzione e il sostegno della guardia costiera irachena, anche perché di solito così si fa; infatti, l'utilizzo di mezzi necessita anche di un adeguato addestramento da parte del personale che poi andrà ad usufruirne.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gamba 2.30, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Prendo atto che il deputato Rampelli non è riuscito a votare. Prendo atto altresì che il deputato De Cristofaro ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto votare contro.
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.Pag. 64
Avverto che il deputato Cannavò ha chiesto la votazione per parti separati, nel senso di votare prima il comma 1, quindi la restante parte dell'articolo. La richiesta è ammissibile trattandosi di disposizioni aventi autonomo valore normativo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cossiga. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE COSSIGA. Signor Presidente, noi voteremo a favore di questo articolo perché, al di là di alcune differenze sulle motivazione di alcune di quelle che il presidente Casini ha definito chiacchiere, ci sembra in assoluta continuità con quanto operato dal Governo precedente.
In particolare, per quanto riguarda l'Afghanistan, tengo a precisare - faccio anche riferimento allo spirito e alle parole dell'intervento dell'onorevole D'Alema - alcuni punti: con questo articolo il Governo italiano conferma la sua partecipazione e, quindi, l'approvazione della missione Enduring freedom che, come sappiamo, è fuori dal contesto ONU ed è una missione di combattimento a cui partecipano unità alleate americane e francesi alle quali noi non mandiamo truppe perché altrimenti questo dispiacerebbe a Rifondazione Comunista.
Con l'articolo 2 viene confermata la nostra partecipazione alla missione ISAF. A tal proposito il Governo non ha voluto chiarire che anche la partecipazione alla missione ISAF espone le nostre truppe al rischio di combattimento e comprendiamo che anche questo non l'ha voluto fare per evitare di dispiacere i Comunisti italiani.
Come ha affermato l'onorevole D'Alema, all'interno della Enduring freedom esistono due missioni navali a cui noi continuiamo a partecipare. Non abbiamo voluto ritirare la nostra nave, come avrebbe voluto l'onorevole Cannavò, perché se lo avessimo fatto poi difficilmente l'onorevole D'Alema avrebbe potuto spiegare ai nostri alleati e a Condoleza Rice cosa diavolo ci stiamo a fare in Afghanistan (Applausi dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul comma 1 dell'articolo 2.
Hanno votato sì 524
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla restante parte dell'articolo 2, nel testo emendato.
Hanno votato sì 523
Prendo atto che il deputato Osvaldo Napoli ha erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
(Esame dell'articolo 3 - A.C. 1288)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A - A.C. 1288 sezione 5), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Hanno votato sì 517
(Esame dell'articolo 4 - A.C. 1288)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A - A.C. 1288 sezione 6), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Hanno votato sì 525
Prendo atto che il deputato Di Cagno Abbrescia non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1288)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 1288 sezione 7).
L'onorevole Filippi ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/1288/7, di cui è cofirmatario.
ALBERTO FILIPPI. Signor Presidente, rileviamo con grande apprensione come la principale risorsa, su cui si basa l'economia afghana continui, purtroppo, ad essere la produzione di oppiacei. Ben il 65 per cento, infatti, del PIL di questo paese dipende dal papavero. Inoltre, si rileva come i flussi derivanti dall'oppio si dirigono prevalentemente...
PRESIDENTE. Mi scusi. Invito le deputate ed i deputati che intendono uscire a farlo, in modo che chi svolge il proprio intervento possa parlare.
Il deputato Filippi può proseguire.
ALBERTO FILIPPI. Inoltre, si rileva come i flussi derivanti dall'oppio si dirigano prevalentemente verso i mercati dell'Europa occidentale, percorrendo rotte che spesso attraversano i Balcani. Prendendo atto della reale determinazione mostrata da alcuni paesi nella lotta all'economia legata ai narcotici che si sta sviluppando in Afghanistan, determinazione che ha condotto, ad esempio, la Gran Bretagna ad attribuire ai suoi militari sul suolo afghano il compito di distruggere le coltivazioni di papavero ovunque vengano incontrate, si vuole impegnare il Governo ad associare l'Italia, sia nell'ambito dell'Alleanza atlantica sia in quello delle Nazioni Unite, al novero dei paesi che ritengono che l'Afghanistan non debba trasformarsi in un «narco Stato» dedito principalmente alla produzione ed esportazione di stupefacenti, contribuendo in tal modo all'elaborazione di una strategia complessiva di contrasto che contempli, al tempo stesso, la distruzione delle coltivazioni di papavero esistenti sul suolo afghano e l'incentivazione di colture alternative, finora non adeguatamente sostenuta (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. L'onorevole Cota ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1288/8.
ROBERTO COTA. Signor Presidente, talvolta quando si affrontano materie come quella in esame vi è la tendenza a lasciarsi prendere dalle questioni personali, come è accaduto prima, o da questioniPag. 66di carattere particolare (ed abbiamo visto come le polemiche interne alla maggioranza abbiano preso piede) e si dimenticano o si accantonano i temi più generali che, però, fanno cogliere ciò che sta avvenendo.
La situazione internazionale è caratterizzata da uno scontro che non possiamo negare, uno scontro di civiltà tra l'Occidente, da una parte, che ha una sua identità, e un'avanzata violenza con una matrice pienamente identificata, in questo caso una matrice che si identifica nell'Islam fondamentalista. Se vogliamo difenderci dobbiamo pensare a come frenare questa invasione con riferimento ai nostri confini.
Penso che l'obiettivo prioritario debba essere quello di difenderci all'interno dei nostri confini. Si tratta di difenderci dal terrorismo, di difenderci da altre forme di criminalità molto insidiose, come vediamo dai dati che tutti i giorni riguardano la sicurezza nelle nostre città. Il veicolo che porta terrorismo ed aumento della criminalità è troppo spesso rappresentato dall'immigrazione clandestina.
Noi, con questo ordine del giorno, colleghi, chiediamo che vengano a ciò destinate le risorse che verranno risparmiate dal ritiro delle truppe dall'Iraq, visto che l'avete così sbandierato sia in campagna elettorale, sia in questi primi mesi di attività del Governo. A proposito, tutte queste dichiarazioni e queste polemiche ci fanno scadere assolutamente nel ridicolo, come è stato giustamente detto anche nel dibattito. Allo stesso modo, ministro D'Alema, ci fa scadere nel ridicolo a livello internazionale la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che riguardano l'attività dei nostri servizi di sicurezza e dei verbali dell'interrogatorio davanti ai magistrati. So che avete un atteggiamento accondiscendente nei confronti della magistratura, ma è in ballo la sicurezza del paese, la sicurezza dei nostri cittadini: non si fideranno più a collaborare con i nostri servizi di sicurezza nella lotta al terrorismo se la loro attività verrà sistematicamente pubblicata sui giornali. Anche questo è un aspetto molto delicato quando si parla di questioni internazionali e di lotta al terrorismo.
Ad ogni modo, con questo ordine del giorno, quindi con un atto concreto, chiediamo che le risorse che verranno risparmiate dal ritiro dall'Iraq vengano impiegate nell'azione di contrasto all'immigrazione clandestina e, quindi, nella difesa dei nostri confini. Non dobbiamo dare l'immagine, oltre che di un paese che fa pubblicare sui giornali le intercettazioni relative all'attività dei nostri servizi di sicurezza, anche di un paese colabrodo, che ha i confini assolutamente aperti all'immigrazione irregolare.
Chiedo anche che il Governo si astenga dal far dire certe cose ai propri ministri: andare al centro di permanenza temporanea di Lampedusa ad affermare che tutti quelli che arrivano dalla Libia potranno accomodarsi nel nostro territorio perché verrà concesso loro il diritto di asilo, certamente non è una dichiarazione responsabile, certamente non fa bene all'immagine del nostro paese e non fa bene al contrasto all'immigrazione clandestina (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. Il deputato Bricolo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1288/9.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, con questo ordine del giorno impegniamo il Governo a tenere in considerazione le esigenze della politica di sicurezza nazionale non solo nella prosecuzione delle missioni di pace all'estero in quei paesi dove siamo andati a colpire le cellule terroristiche operative che, come abbiamo visto, hanno esportato il terrorismo nel mondo, ma anche nella gestione dell'immigrazione riducendo al minimo, se non eliminando, i flussi di entrata dai paesi dove maggiore risulta l'influenza dei movimenti che si richiamano agli ideali dell'Islam politico radicale più forte. La scopo di questo ordine del giorno è di arrivare a ridurre, se non bloccare, le quote di entrata dai paesi musulmani - pensoPag. 67a quelli nordafricani e del Medio Oriente - che arrivano nel nostro paese. Si tratta di temi che bisogna avere il coraggio di affrontare anche in aula. Molto spesso vi è ipocrisia su tali temi. Noi della Lega, invece, li vogliamo porre all'attenzione dei parlamentari che oggi devono votare questo importante provvedimento.
La maggior parte dei nostri cittadini sono convinti che gli islamici presenti nel nostro paese siano già troppi e che gli islamici considerati moderati non esistano, e lo dimostrano i fatti. Possiamo fare alcuni esempi.
Nel nostro paese, dal 2001 in poi sono state arrestate centinaia e centinaia di persone vicine al mondo dell'eversione terroristica islamica e non esiste, allo stato attuale, una sola denuncia fatta da un islamico nei confronti di altri islamici, ad esempio gli imam che sono stati espulsi o arrestati nel nostro paese (penso a quelli di Carmagnola, di Gallarate, di Firenze, di Cremona, di Roma o alla vicenda della moschea di viale Jenner). Evidentemente, in televisione i leader delle comunità musulmane si dicono moderati, ma nei fatti, quando nelle moschee gli imam non vanno a pregare ma a predicare odio contro l'Occidente e ad inneggiare alla jihad, non c'è nessuno che ha il coraggio di reagire e di denunciare questi intolleranti. Dunque, dato che non esiste una sola denuncia di fronte a centinaia di arresti, è evidente che l'Islam moderato nei fatti non esiste.
Visto che il centrosinistra in questo Parlamento ha portato, oltre a Luxuria, ai vari capetti dei centri sociali e a qualche ex terrorista, anche rappresentanti della religione islamica, mi rivolgo proprio a loro (Commenti del deputato Forgione). È giusto finirla con l'ipocrisia di «vendersi» moderati quando, poi, non si ha il coraggio di denunciare chi conoscete e proteggete nelle nostre comunità. Il cardinale Biffi, prima ancora dell'11 settembre, avvertiva il mondo della politica e diceva: «Non lo sono, ma se fossi un politico starei attento a fare entrare gli islamici nel nostro paese, perché hanno un modo di vita ed un concetto di famiglia che è incompatibile con il nostro; creeranno, appunto, problemi e scontri sociali». Noi questo lo abbiamo evidenziato più volte e credo che, anche nel pericolo di affrontare i problemi del terrorismo nel nostro paese - visto anche le vostre posizioni, che sono quelle di allargare e, dunque, di permettere a chiunque di entrare a casa nostra -, sia importante e fondamentale il controllo delle frontiere e bloccare i flussi migratori dai paesi nordafricani e mediorientali, che importano a casa nostra intolleranti islamici che noi non vogliamo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania).
PRESIDENTE. La deputata Carlucci ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1288/4.
GABRIELLA CARLUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che le missioni all'estero sono state sempre caratterizzate dallo spirito di pace, di peacekeeping e, comunque, di supporto alle popolazioni locali, in questo caso noi chiediamo, proprio a supporto dell'intervento dei militari italiani all'estero, di utilizzare - dove sia possibile, nel momento in cui i nostri militari lavorano alla ricostruzione, alla cooperazione e alla stabilizzazione delle attività locali - il più possibile personale locale. Naturalmente, ove non ci siano le professionalità richieste, interverrebbero l'autorità internazionale e gli stranieri. Quindi, dove è possibile, occorre impegnare il Governo a far sì che le personalità locali vengano utilizzate proprio in queste missioni e in queste operazioni di stabilizzazione e di ricostruzione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Il deputato Paoletti Tangheroni ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1288/3.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Deputata, Presidente...!
PRESIDENTE. Mi scusi.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Nessun problema. Mi scuso, ma chiedo al ministro D'Alema un pochino di attenzione. Questi ordini del giorno, come quelli successivi, in realtà sono divenuti tali ma, originariamente, erano emendamenti: quindi, lo abbiamo convenuto insieme. Lo dico perché si valuti ciò con la dovuta attenzione. In particolare, questo ordine del giorno è un po' il corollario dell'emendamento su cui abbiamo espresso voto favorevole, si tratta cioè di utilizzare il personale locale. Questo ordine del giorno prevede che ci siano opportune iniziative, in modo che il criterio dell'utilizzo di personale locale sia inserito in tutti i momenti del monitoraggio e della valutazione ex ante, in itinere ed ex post.
Credo, e la presenza del ministro mi induce a dirlo con forza, che tra quelle previste vi siano anche iniziative legislative. Confido, dunque, che si apra una nuova stagione in cui gli aiuti umanitari e di cooperazione allo sviluppo, che sono per loro natura una risorsa economica, finiscano finalmente a favore delle popolazioni locali.
PRESIDENTE. Il deputato Barani ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1288/1.
LUCIO BARANI. Signor Presidente, i recenti drammatici avvenimenti che insanguinano il Medio Oriente, coinvolgendo Israele ed il Libano, indicano un salto di qualità estremamente preoccupante nella strategia di aggressione da parte delle forze collegate alle centrali del terrorismo; non si tratta, come del resto non si trattava prima, di presunti «resistenti» che reagiscono alla cosiddetta presenza imperialista dell'Occidente, ma di un'alleanza tra alcuni Stati della regione, che organizzano forze irregolari in altri paesi reagiscono con l'unico obbiettivo di assumere il controllo geopolitico dell'intera regione e magari di «autorizzarsi» - di farsi autorizzare dall'ONU - la bomba atomica.
Al fenomeno del terrorismo, come forma di aggressione contro ogni tentativo di sviluppare un assetto democratico quale antidoto al fossato del sottosviluppo e dell'assolutismo politico, l'Europa deve contrapporsi sviluppando un'intensa azione di carattere politico e diplomatico, all'insegna del multilateralismo, accompagnata tuttavia dalla necessaria fermezza sul piano militare, indispensabile per rendere credibile la sua azione in difesa della pace. Una parte, seppure esigua, della maggioranza parlamentare si attarda ancora in visioni del passato che rischiano, al di là di qualsiasi altra considerazione, di trasformarsi - ad avviso dei presentatori dell'ordine del giorno di cui sono primo firmatario - in un sostegno passivo alla strategia terroristica, nel tentativo di confondere le acque e disarmare il paese rispetto ai pericoli più imminenti. Questo equivoco indebolisce l'azione del Governo italiano in un momento in cui la sua capacità di dialogo con tutte le parti coinvolte nel conflitto dovrebbe essere piena ed incondizionata: di conseguenza sostenuta dalla più ampia maggioranza che legittimi gli interessi di tutta la nazione. Date queste considerazioni, appaiono stigmatizzabili - ad avviso dei presentatori - tutti i comportamenti opportunistici, la cui strumentalità appare evidente.
Con il nostro ordine del giorno si impegna il Governo ad insistere nell'azione di politica estera intrapresa, nel solco delle decisioni già assunte, e nel rispetto di quella continuità che caratterizza l'azione dello Stato, che non può coincidere con l'orizzonte più limitato della semplice azione di governo, onde evitare bruschi cambiamenti di direzione ed il ripetersi di errori che, nel passato, hanno minato la credibilità della nazione; a ricercare, in Parlamento, la massima convergenza possibile lasciando ad una sparuta minoranza delle forze politiche italiane la responsabilità di una scelta osteggiata dalla grande maggioranza del Paese; a riferire in Parlamento sugli esiti e gli sviluppi dell'azione diplomatica rivolta a costruire una posizione di pace non sulla base di cedimenti, ma nel rispetto delle regole condivise, che costituiscono il cemento effettivo dellaPag. 69convivenza internazionale (Applausi dei deputati del gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista).
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, esprimerò il parere nell'ordine in cui i documenti di indirizzo sono stati illustrati. Il Governo non accetta l'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/1288/7. Quest'ultimo è largamente condivisibile; tuttavia, ritengo che l'indicazione conclusiva, che vincola le strategie di lotta alla droga, alla eradicazione e alla distruzione delle coltivazioni di papavero, sia restrittiva ed in contrasto con quanto è scritto nella mozione che il Parlamento ha approvato.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Cota n. 9/1288/8, perché, al di là del valore propagandistico, onestamente non si vede che cosa c'entri «destinare le risorse già destinate ad Antica Babilonia...
FEDERICO BRICOLO. Ma anche gli uomini e i mezzi!
PRESIDENTE. Scusate, ascoltate il parere del Governo.
MASSIMO D'ALEMA, Ministro degli affari esteri. ...gli uomini e i mezzi (...) al potenziamento del dispositivo interforze incaricato di proteggere i confini nazionali dai flussi migratori illegali (...) compito che non è affidato alle Forze armate in termini di controllo normale delle frontiere.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Barani n. 9/1288/1, che contiene dei legittimi attacchi alla maggioranza di Governo, il quale pertanto non può accoglierlo.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Tucci n. 9/1288/2 sul Darfur e i successivi ordini del giorno Paoletti Tangheroni n. 9/1288/3, Carlucci n. 9/1288/4, Licastro Scardino n. 9/1288/5 e Bertolini n. 9/1288/6.
Il Governo, infine, non accetta l'ordine del giorno Bricolo n. 9/1288/9.
GIANCARLO GIORGETTI. Guarda che hai letto male il mio ordine del giorno n. 9/1288/7!
EMANUELE FIANO. Signor Presidente, voglio riferirmi ad una cosa sola che ho sentito poc'anzi nel corso dell'intervento dell'onorevole Bricolo. Io non ho il piacere di conoscerlo né l'esperienza di quest'aula per poter dare su di lui un giudizio personale. Nel tentativo di impostare un'analisi su questo fatto l'ho sentita affermare, onorevole Bricolo, e segnalare a questa maggioranza che nelle nostre file sono presenti deputati di religione islamica.
GIANCARLO GIORGETTI. È vero!
EMANUELE FIANO. Io penso che il semplice notare questo fatto vada contro la cultura che la nostra Costituzione ha dato a questo paese, nel quale ogni donna ed ogni uomo, a prescindere dalla propria religione, dal proprio credo, dal colore della propria pelle, sono uguali (Applausi dei deputati dei gruppi di maggioranza). Non tirate in ballo in nessun modo, per nessuna ragione tattica o strategica o politica, l'appartenenza di ognuno di noi ad una religione, che sia maggioritaria o minoritaria in questo paese. Infatti, così facendo, offendereste non la minoranza, ma la maggioranza di questo paese, che crede nella nostra Costituzione nella quale tutte le donne e tutti gli uomini sono uguali (Applausi dei deputati dei gruppi di maggioranza).
ALESSANDRO FORLANI. Presidente, intervengo solo per chiedere di aggiungere la mia firma all'ordine del giorno PaolettiPag. 70Tangheroni n. 9/1288/3, in conformità a quanto dichiarato prima sull'emendamento di analogo contenuto Paoletti Tangheroni 1.27.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Allam. Ne ha facoltà.
KHALED FOUAD ALLAM. Onorevole Bricolo, io mi chiamo Khaled Fouad Allam, un nome di origine araba. Se vuole, posso dirle che sono anche musulmano; però sono italiano e fiero di esserlo, e attualmente sono un rappresentante del popolo italiano! In quest'aula non c'è e non ci sarà mai posto per le discriminazioni e per il razzismo (Applausi dei deputati dei gruppi di maggioranza, dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)!
FEDERICO BRICOLO. Ma cosa dici!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Dozzo. Ne ha facoltà.
GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, inizio col dire che sono anch'io cristiano, di confessione cattolica. Non per questo ci si deve scandalizzare se ci sono in questa Assemblea deputati professanti altre religioni. Nell'intervento dell'onorevole Bricolo non vedo alcun atto di condanna nei confronti di altre religioni. C'è stata soltanto la presa d'atto che in questa Assemblea ci sono parlamentari di religioni diverse (Commenti).
Quindi, non vedo il motivo di questa arrabbiatura da parte dei colleghi. Siamo tutti uguali, con le stesse prerogative, e ciascuno può esprimere ciò che pensa, visto che siamo in uno Stato di libertà e di civiltà (Commenti).
Non mi risulta, però, che in altri Stati, ad indirizzo religioso prevalentemente diverso dal nostro, ci sia questa libertà di espressione della parola (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Chiedo al deputato Barani se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1288/1, non accettato dal Governo.
LUCIO BARANI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione.
Vorrei dire al deputato che ha parlato di (Commenti dei deputati del gruppo dell'Ulivo)...
PRESIDENTE. Deputato Barani, siamo in sede di votazione: lei non ha diritto alla parola.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Barani n. 9/1288/1, non accettato dal Governo.
Hanno votato no 273).
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Tucci n. 9/1288/2, Paoletti Tangheroni n. 9/1288/3, Carlucci n. 9/1288/4, Licastro Scardino n. 9/1288/5 e Bertolini n. 9/1288/6, accettati dal Governo.
Prendo atto, altresì, che i presentatori insistono per la votazione degli ordini del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/1288/7, Cota n. 9/1288/8 e Bricolo n. 9/1288/9.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/1288/7, non accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.Pag. 71
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cota n. 9/1288/8, non accettato dal Governo.
(Presenti 490
Prendo atto che i deputati Zinzi e Mazzoni non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bricolo n. 9/1288/9, non accettato dal Governo.
(Presenti 474
Ricordo che le dichiarazioni di voto e la votazione finale, con ripresa televisiva diretta, avranno luogo alle 16,30.

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