Source: http://www.lazzari-ripa.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=201&catid=108&Itemid=2102
Timestamp: 2020-08-05 15:57:59+00:00

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Le fattispecie di invalidità legittimanti l'impugnazione del testamento possono discendere dalla normativa generale in materia di contratti e dalle norme specifiche che disciplinano le successioni per vizi che ne determinano la nullità o l'annullabilità.
Dal testamento invalido (nullo o annullabile) deve essere tenuto distinto iltestamento impugnabile in forza dell'azione di riduzione (artt. 553 e ss. c.c.) ovvero il testamento inefficace.
In generale il testamento impugnabile, si ha quando .....
esso, pur presentendo tutti i requisiti di validità ed essendo idoneo a produrre gli effetti dovuti, può venir meno in virtù d’impugnativa basata su una circostanza estrinseca.
Si pensi alla riduzione delle disposizioni testamentarie per integrare la quota di riserva (riguardo al primo caso) ed all’istituzione sotto condizione risolutiva (riguardo al secondo caso).
Al riguardo, è importante già evidenziare, la differenza con le fattispecie invalidanti è tutta incentrata sull’efficacia. Difatti per quanto riguarda, ad es., la nullità non ci si può accontentare del rilievo di carattere generale per cui l'atto nullo non sarebbe idoneo a sortire efficacia alcuna. La legge prescrive infatti che il testamento nullo sia comunque suscettibile di conferma (art. 590 c.c.), donde la notevole importanza di stabilire in concreto se un atto di ultima volontà sia semplicemente nullo oppure se, al contrario, esso sia affetto da un così grave vizio che non possa neppure essere considerato come esistente.
Ai fini endo-processuali la proposizione della domanda di nullità del testamento è assolutamente distinta[4] quanto a presupposti, disciplina e conseguenze dalla domanda di annullamento del medesimo, sicché deve escludersi che l'una azione sia compresa nell'altra o che siano tra loro in rapporto di fungibilità anche nel caso in cui risultino fondate sui medesimi fatti.
Inoltre, nel caso di comunione ereditaria per l'amministrazione dei beni dell'eredità, in ipotesi di pendenza di giudizio di nullità o di annullamento del testamento, le quote ereditarie rimangono provvisoriamente determinate in base alle disposizioni del testamento stesso[5], anche ai fini del calcolo delle maggioranze richieste per la gestione della comunione ereditaria, fino a quando la nullità o l'annullamento del testamento non siano riconosciuti con sentenza definitiva.
Infine, stante una differenza di base tra la volontà negoziale e quella testamentaria, secondo la Suprema Corte[6], l'interpretazione del testamento è caratterizzata, rispetto a quella contrattuale, da una più penetrante ricerca, al di là della mera dichiarazione, della volontà del testatore, la quale, alla stregua delle regole ermeneutiche di cui all'art. 1362 c.c. (applicabili con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria), va individuata sulla base dell'esame globale della scheda testamentaria, con riferimento, essenzialmente nei casi dubbi, anche ad elementi estrinseci alla scheda, come la cultura, la mentalità e l'ambiente di vita del testatore.
Ne deriva che il giudice di merito può attribuire alle parole usate dal testatore un significato diverso da quello tecnico e letterale, quando si manifesti evidente, nella valutazione complessiva dell'atto, che esse siano state adoperate in senso diverso, purché non contrastante ed antitetico, e si prestino ad esprimere, in modo più adeguato e coerente, la reale intenzione del "de cuius" (nel ribadire tali principi, la S.C. ha annullato la decisione di merito che, in relazione all'istituzione di erede risolutivamente condizionata, aveva equiparato, al fine dell'avveramento della condizione “si sine liberis decesserit", i figli adottivi a quelli legittimi, alla stregua esclusivamente dei parametri normativi di cui agli art. 536 e 567 c.c.).
Ma secondo la Suprema Corte[10] l'art. 591 c.c., attribuendo la facoltà di impugnare il testamento a chiunque abbia interesse, estende, rispetto alla normale azione di annullamento, la categoria dei soggetti legittimati all'impugnazione, assimilando la relativa disciplina a quella dell'azione di nullità prevista dall'art. 1421 c.c., ma pone, tuttavia, un preciso limite a detta estensione, rappresentato dalla necessità che chi invoca l'annullamento abbia interesse ad ottenerlo e non sia un "quisque de populo".
Tale interesse, infatti, deve essere diretto ed attuale e non eventuale e futuro, di guisa che la posizione giuridica soggettiva di chi agisce sia suscettibile di ricevere un concreto ed effettivo pregiudizio dal permanere dell'atto nel mondo del diritto e, per converso, un concreto ed effettivo vantaggio dalla sua caducazione.
La disposizione del comma precedente non si applica ai beni immobili e ai beni mobili iscritti nei pubblici registri, (sia - 1) se l’acquisto a titolo di erede (c.c.2648) (sia - 2) e l’acquisto dall’erede apparente non sono stati trascritti anteriormente alla trascrizione dell’acquisto da parte dell’erede o del legatario vero, o alla trascrizione della domanda giudiziale contro l’erede apparente (c.c. 2652, n. 7).
Difatti, secondo una ben nota sentenza[14] di legittimità un’impugnazione di una disposizione testamentaria che si assuma effetto di dolo, ovvero possa considerarsi inficiata da captazione, il vizio della volontà deve integrare gli estremi del dolus malus causam dans previsto in ambito contrattuale. Non è pertanto sufficiente la mera pressione di ordine psicologico esercitata dal de cuius attraverso sollecitazioni, blandizie et alia similia, ma si richiede, invece, il concorso di ulteriori elementi che presentino i connotati della callidità e dell'illecito e che siano tali da trarre in inganno il disponente e da indurlo a testare in un senso diverso da quello in cui si sarebbe orientato se la sua volontà non fosse stata subdolamente deviata. L'idoneità dei mezzi de quibus deve però essere valutata, in relazione al testamento, con maggiore larghezza (come già sottolineato in precedenza) rispetto alla materia contrattuale e, in ogni caso, con precipuo riferimento all'età, allo stato di salute e alle condizioni psichiche del de cuius, in considerazione della particolare natura del negozio testamentario nonché del fatto che, nell'atto di compierlo, il disponente potrebbe risultare più facile vittima di altrui suggestioni a causa di anormali condizioni di salute o di spirito.
Riguardo, sempre, alla prova in un’altra sentenza la Giurisprudenza di merito[17] si è pronunciata stabilendo che un testamento olografo non può essere annullato per l'esistenza di atti di captazione ove non venga fornita una precisa prova in merito alla consistenza di tali atti (nel caso di specie è emerso che il testatore non era stato oggetto di una forma di "isolamento" - che è una delle forme più ricorrenti di suggestione testamentaria - ma soltanto oggetto di particolari attenzioni perché nel corso delle frequenti visite da parte degli interessati parenti costoro non insistessero su argomenti successori, che in precedenza avevano causato nell'anziano una stato d'angoscia ed un vero e proprio malore).
Invece che cosa si intende per errore sul motivo?
Secondo una lontana sentenza[18] del ‘62 è quello sulla valutazione che della situazione reale abbia fatto il testatore nel suo libero ed insindacabile apprezzamento, circa l'importanza e la conseguenza della realtà stessa in relazione alle sue personali vedute ed aspirazioni ed ai fini perseguiti nel dettare le sue ultime volontà; l'errore sul motivo non è configurabile nell'ipotesi in cui la situazione esistente al tempo della redazione del testamento ed assunta come motivo determinante della disposizione testamentaria sia poi mancata, e cioè sia venuta meno o sia stata modificata per effetto di fatti sopravvenuti, in quanto in questo caso esula l'estremo dell'errore, né si può attribuire rilevanza alla sopravvenienza, in sé e per sé configurata, giacché essa è dalla legge configurata come causa di revocazione ex lege delle disposizioni testamentarie solo in casi tassativamente determinati (artt. 686 e 687 c.c.) fuori dei quali le disposizioni conservano piena efficacia ad onta dei mutamenti verificatisi nella situazione tenuta presente dal testatore, qualora non siano revocate nelle forme e nei modi previsti dagli artt. 680 e 684 c.c.
Prima di tutto è opportuno stabilire cosa s’intende per incapacità naturale in senso generale: orbene secondo la Giurisprudenza di legittimità[20] la incapacità di intendere o di volere, costituente causa di annullamento del negozio ai sensi dell'art. 428 c.c., consiste “in un turbamento di normali processi di formazione ed estrinsecazione della volontà, che può essere causato anche da grave malattia e deve essere tale, comunque, da impedire la capacità cosciente e la libera determinazione del soggetto”.
Sempre secondo altra sentenza di Cassazione[21] l'incapacità naturale consiste “in ogni stato psichico abnorme, pur se improvviso e transitorio, e non dovuto a una tipica infermità mentale o a un vero e proprio processo patologico che abolisca o faccia notevolmente scemare le facoltà intellettive o volitive in modo da impedire od ostacolare una seria valutazione degli atti stessi o la formazione di una volontà cosciente”.
Per aversi incapacità naturale di uno dei contraenti al momento della conclusione del contratto non è sufficiente, pertanto, che il normale processo di formazione e di estrinsecazione della volontà sia in qualche modo turbato, come può accadere in caso di grave malattia, ma è necessario che le facoltà intellettive e volitive del soggetto siano, a causa della malattia, perturbate al punto da impedirgli una seria valutazione del contenuto e degli effetti del negozio, il che va provato in modo rigoroso e specifico. Non è cioè necessaria la prova che il soggetto, nel momento del compimento dell'atto, versasse in uno stato patologico tale da far venir meno, in modo totale e assoluto, le facoltà psichiche, essendo sufficiente accertare che tali facoltà fossero perturbate al punto da impedire al soggetto una seria valutazione del contenuto e degli effetti del negozio, e quindi il formarsi di una volontà cosciente.
Ebbene, fatta questa necessaria premessa, nell’ambito delle disposizioni testamentarie secondo una recente sentenza di merito[22] il testamento può essere annullato per incapacità naturale del testatore, laddove tale incapacità non si configura in una qualsiasi condizione patologica, anche transitoria, che sia astrattamente suscettibile di influenzare il volere del testatore, ma solo in quella alterazione del processo di formazione e di manifestazione della volontà che renda il medesimo assolutamente privo della coscienza del significato dei propri atti e ne escluda, di conseguenza, la capacità di autodeterminazione. Ne consegue che non può essere accolta la richiesta di annullamento del testamento in assenza della prova, da parte degli attori, che il de cuius, al momento della redazione del proprio testamento, fosse incapace, nel senso sopra spiegato, di comprendere il significato e la portata dell'atto che stava compiendo.
Altra sentenza di merito[23] ha previsto che l'annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l'esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche e intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi.
Questi provvedimenti hanno recepito in pieno il principio postulato dalla Suprema Corte[24] in una nota sentenza secondo cui “l'annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l'esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi, con il conseguente onere, a carico di chi quello stato di incapacità assume, di provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacità di intendere e di volere.” o ancora[25] l'annullamento del testamento per incapacità naturale del testatore postula l'esistenza non già di una semplice alterazione delle facoltà psichico-intellettive del de cuius, ma la ben più rigorosa prova che, a causa di una infermità transitoria o permanente, il soggetto, all'atto della formazione delle disposizioni testamentarie, sia stato privo in modo assoluto della capacità di autodeterminarsi, così da versare in condizioni analoghe a quelle che, concorrendo l'abitualità, legittimerebbero la pronuncia di interdizione per infermità di mente”.
Altro caso da prendere in considerazione è stato quello in cui il Tribunale di Benevento[26] ha rigettato la domanda di annullamento del testamento poiché dalla stessa documentazione prodotta dal ricorrente si evinceva che le malattie indicate a sostegno della richiesta non avevano impedito al de cuius di svolgere attività di gestione del proprio patrimonio e che, pertanto, non poteva essere ritenuto sussistente il presupposto dell'incapacità ad autodeterminarsi del testatore, necessario ai fini dell'annullamento).
Infine quando la richiesta di annullamento del testamento, appunto, tragga la sua origine in una presunta incapacità naturale del de cuius spetta all'attore l'onere[28] di dimostrare la sussistenza di una effettiva condizione di incapacità del testatore, poiché tale situazione postula la sussistenza di una infermità, transitoria o permanente che sia, che colpisce il soggetto nel momento della redazione dell'atto giuridico e che, pertanto, si configura come una eccezione rispetto alla regola, diversamente da quanto accade, invece, in caso di incapacità totale o permanente dove, stante l'autonoma rilevanza dell'accertata condizione di incapacità, è chi vuole avvalersi del testamento che deve fornire la prova che il suo autore, al momento della stesura, fosse perfettamente lucido e capace di autodeterminarsi. Infatti secondo la Suprema Corte[29], poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l'eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo.
l'incompleta o omessa indicazione della data è causa di annullabilità dell'atto, poiché trattasi di requisito richiesto dall'art. 602 c.c. ai fini della sua validità, che non può essere desunta aliunde.
L'impugnativa del testamento volta ad accertare la mancanza o incompletezza di tale elemento, peraltro, è svincolata dalla necessità dell'indicazione di una determinata ragione che renda rilevante siffatto accertamento, a differenza dell'ipotesi in cui si agisca in giudizio al fine di provarne la non verità. Secondo alcune pronunce della Corte[30] di Piazza Cavour in tema di validità del testamento olografo, la completa indicazione della data, composta di giorno, mese ed anno, costituisce un requisito essenziale di forma dell'atto anche nel caso in cui, in concreto, l'omissione sia irrilevante rispetto al regolamento d'interessi risultante dalle disposizioni testamentarie. (Nella fattispecie, la Corte ha confermato la pronuncia di annullamento del testamento olografo che non conteneva nella data, accanto al mese e all'anno, l'indicazione del giorno).
Ai fini processuali è importante segnalare anche questa sentenza di merito[31] secondo la quale “l'annullamento del testamento olografo per mancanza di data è ammessa negli stessi limiti in cui è concessa la prova della falsità della stessa, cioè quando si afferma (e si offre di provare) che il testatore è stato, per un certo periodo, incapace di intendere e di volere, oppure che esistono altri testamenti incompatibili con quello impugnato”.
E tali disposizioni possono essere annullate solo dopo, che, a seguito di specifica indagine[35], risultano incompatibili con il contenuto dell'ultimo testamento. Ovvero[36] solo dopo previo riscontro, caso per caso, di una sicura inconciliabilità e da consentire, inoltre, di ravvisare una revoca implicita dell'intero testamento precedente, esclusivamente ove sia positivamente accertata la non configurabilità di una sopravvivenza del suo contenuto superstite, a fronte delle mutilazioni derivanti da detta incompatibilità.
Nella ricerca della volontà del testatore il favor testamenti, cioè il principio di conservazione, fa sì che qualora un testamento o una clausola testamentaria ammetta due interpretazioni, delle quali l'una importerebbe la sua nullità totale o parziale, debba essere preferita quella interpretazione che evita tale nullità e consente alla volontà testamentaria di avere pratica e concreta attuazione.
Anche il testamento nullo, come ogni altro negozio nullo, non produce i suoi effetti[45]. La dichiarazione di nullità da parte del giudice opera retroattivamente (ex tunc) cancellando l'atto nullo e tutti i suoi effetti.
Pertanto, ove non vi sia sanatoria, si farà luogo a rappresentazione, sostituzione,accrescimento e, in mancanza, se si tratta di eredità, la quota andrà a vantaggiodegli eredi legittimi del testatore; se si tratta di legato, la porzione del legatario andrà a profitto dell’onerato o degli onerati in proporzione, in quest’ultimo caso delle rispettive quote.
1) l’art. 1421, che legittima all’azione di nullità chiunque vi abbia interesse[46] e consente al giudice di rilevarla d’ufficio. Tale azione è configurabile come actio nullitatis che, in quanto tale, appunto, può essere esperita da chiunque abbia interesse a far valere la propria qualità nei confronti dell'erede testamentario con l'onere, tuttavia, di dimostrare la fondatezza delle proprie pretese. Inoltre è bene precisare, seguendo una pronuncia non recente della Suprema Corte[47], che l'azione volta a fare dichiarare la nullità di un testamento e non mirante ad ottenere il riconoscimento della qualità ereditaria o l'attribuzione dei beni ereditari non comporta una petizione di eredità e può essere esperita anche da soggetto che non abbia previamente proceduto alla accettazione.
2) l’art. 1422, che stabilisce l’imprescrittibilità dell’azione di nullità, facendo salvi gli effetti dell’usucapione, della prescrizione dell’azione di ripetizione e dell'effetto sanante della trascrizione per il terzo acquirente in buona fede (ex art. 2652 n° 6/2).
Ai fini processuali nelle cause aventi ad oggetto l'impugnazione di un testamento (ad es. olografo) per nullità, in considerazione dell'unità del rapporto dedotto in giudizio, sussiste litisconsorzio necessario[48] anche nei confronti di tutti gli eredi legittimi, in quanto l'eventuale accoglimento della domanda porterebbe alla dichiarazione di invalidità del testamento ed alla conseguente apertura della successione legittima.
Inoltre l'attore che disconosce la validità di un testamento olografo e chiede il riconoscimento della sua qualità di erede legittimo, propone (in questo caso) una petizione di eredità, senza alcuna necessità di presentare querela di falso, in quanto è noto che la querela di falso e il disconoscimento di scrittura privata sono strumenti preordinati a finalità diverse, poiché mentre la querela di falso postula l'esistenza di una scrittura riconosciuta della quale si intende eliminare l'efficacia probatoria, il disconoscimento si rivolge contro una scrittura privata allo scopo di negare autenticità al documento che si assume contraffatto; infatti l'erede ex legeche propone azione di petizione di eredità non ha l'onere di fornire alcuna prova sulla nullità del testamento, fondando il proprio titolo di erede legittimo sulla legge, essendo sufficiente il solo disconoscimento[49]; spetta, invece, al convenuto che oppone, come titolo potiore la successione testamentaria, la produzione del testamento e, nel caso di disconoscimento, se intende avvalersene, deve chiedere la verificazione; né la consapevolezza dell'esistenza di un testamento da parte dell'erede legittimo che agisce in petizione ereditaria trasforma l'azione in una domanda di accertamento negativo della nullità della scheda.
Infine, andando ad analizzare alcuni casi trattati dalla Giurisprudenza di merito, secondo una pronuncia del Tribunale di Reggio Emilia[50], la clausola di diseredazione (di alcuni dei successibili ex lege) è nulla, con conseguente nullità del testamento ed apertura della successione legittima se, in base alle comuni regole ermeneutiche, dalla scheda non risulti, seppur implicitamente ma inequivocabilmente, la volontà del testatore, oltre che di escludere un successibile, di attribuire le proprie sostanze ad altro soggetto. Per altra sentenza[51] in caso di istituzione ex re certa, qualora il testatore abbia disposto a favore degli eredi dei beni immobili parzialmente altrui ricorre una causa di nullità della disposizione testamentaria riconducibile al dettato normativo degli art. 1418 comma 2 e 1346 c.c. in quanto l'oggetto della disposizione mortis causa manca del requisito della possibilità, posto che al testatore non è consentito di disporre di beni non propri, senza che sia possibile fare applicazione della regola della nullità parziale di cui all'art. 1419 c.c. Ancora secondo la Corte Partenopea[52], disponendo che non si può “in alcun modo” rinunziare alla facoltà di revocare o mutare le disposizioni testamentarie, l'art. 679 c.c. sancisce la nullità anche di quelle clausole (derogatorie relative) che limitano, senza annullarla, la facoltà di revoca, condizionandone l'esercizio a modalità precostituite, la cui inosservanza non si concilia con la piena libertà di testare e con la connessa revocabilità (parimenti ampia) del testamento.
Invece, secondo la Cassazione[53] il testamento - olografo o pubblico che sia - non deve necessariamente contenere, a pena di nullità, le indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui si riferisce, essendo invece sufficiente, per la validità dell'atto, che questi siano comunque, identificabili senza possibilità di confusioni, salva la necessità (la quale peraltro non attiene al requisito di regolarità e validità del testamento) che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confinazioni ecc.
art. 606 c.c. nullità del testamento per difetto di forma: il testamento è nullo(c.c.1418 e seguenti) quando manca 1) l’autografia o la sottoscrizione nel caso di testamento olografo, ovvero manca 2) la redazione per iscritto, da parte del notaio, delle dichiarazioni del testatore o la sottoscrizione dell’uno o dell’altro, nel caso di testamento per atto di notaio
Se la disposizione di ultima volontà è stata interamente vergata e sottoscritta dal soggetto cui essa si riferisce in conformità alla norma dell'articolo 602 c.c., il testamento olografo è valido anche se il documento rechi scritture di mano aliena (e/o terzo).
D'altronde, il requisito dell'autografia del testamento olografo è rispettato quando le disposizioni di ultima volontà sono scritte di pugno del testatore e da lui sottoscritte pur se il documento cartaceo contenga scritti di mano aliena in una parte diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria e per giunta apposte in un momento successivo[55].
Proprio su questo punto è opportuno riportare una sentenza della Suprema Corte[56] secondo cui, il principio dell'autografia previsto dall'art. 602 cod. civ. non impedisce che nell'ambito di uno stesso documento siano enucleabili, da un lato, un testamento olografo pienamente rispondente ai requisiti di legge e, dall'altro, scritti di mano di un terzo apposti dopo la sottoscrizione del testatore - e perciò collocati in una parte del documento diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria - che, come tali, non possono invalidare la scheda testamentaria autonomamente redatta dal testatore; la nullità del testamento olografo, infatti, si ha soltanto quando l'intervento del terzo avvenga con l'inserzione anche di una sola parola di sua mano nel corpo della disposizione di ultima volontà (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda di nullità del testamento in un caso nel quale, dopo le disposizioni di ultima volontà redatte di pugno dal testatore e da lui sottoscritte, compariva anche, redatta da una mano diversa, l'indicazione secondo cui la persona nominata erede universale avrebbe dovuto avere cura del testatore e preoccuparsi del suo funerale).
La nullità del testamento olografo, pertanto, ha luogo solo quando l'intervento del terzo, redatto contestualmente, ne elimini il carattere di stretta personalità, interferendo sulla volontà di disporre del testatore.
Principio enunciato, come già detto, dalla Suprema Corte[57], ovvero: “il testamento olografo alterato da terzi può conservare il suo valore quando l'alterazione non sia tale da impedire l'individuazione della originaria, genuina volontà che il testatore ha inteso manifestare nella relativa scheda; ne consegue che l'annullamento per carenza dell'olografia opera - in presenza di un intervento di terzi - anche quando vi sia stata l'aggiunta di una sola parola, a condizione che l'azione del terzo si sia svolta durante la redazione del testamento stesso (nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda di annullamento del testamento sul rilievo che l'esistenza, all'interno del testo, di un inciso apocrifo - peraltro di contenuto sostanzialmente irrilevante ai fini della destinazione dei beni - non potesse far venire meno il requisito dell'olografia, per di più in assenza di prova che l'autore dell'aggiunta fosse stato presente al momento della redazione del testamento).”
Quindi, in conclusione, la scrittura di mano estranea, di per sè, non determina automaticamente la nullità dell'intero testamento.
Ma in realtà secondo l’indirizzo predominate[59], il testatore che, a causa del suo stato di salute o per carenza di istruzione, redige il testamento olografo con l'aiuto di altra persona che gli guida la mano, indubbiamente collabora alla materiale compilazione del documento, quanto meno sorreggendo la penna e contribuendo alla formulazione delle lettere, tuttavia, ciò comporta la mancanza dell'autografia, elemento indispensabile per la validità del testamento olografo, nel quale, si richiede che data, testo dell'atto e sottoscrizione provengano esclusivamente dal testatore[60] e qualora il primo, per redigere il testamento olografo, abbia fatto ricorso all'aiuto materiale di altra persona che ne abbia sostenuto e guidato la mano nel compimento di tale operazione, tale circostanza è sufficiente ad escludere il requisito della autografia, a nulla rilevando l'eventuale corrispondenza del contenuto della scheda testamentaria alla reale volontà del testatore[61].
Segue tale principio una recente sentenza della Suprema Corte Penale[62], la quale ha stabilito che integra il delitto di falso materiale in testamento olografo (artt. 476 e 491 cod. pen.) la redazione di un documento - apparentemente scritto di proprio pugno dal testatore - con l'aiuto materiale di altro soggetto (che gli guidi la mano) in quanto, in tal caso, il documento non è formato, come prescritto dalla legge, esclusivamente dal de cuius e, quindi, non è olografo.
In relazione alla sottoscrizione[63], si è sostenuto quanto segue[64]: “la previsione, accanto all’olografia, di un autonomo e distinto requisito della sottoscrizione dell’atto, rispondendo alle esigenze di certezza della riconducibilità delle disposizioni testamentarie al disponente e della di lui assunzione di paternità e responsabilità in modo inequivocabile, è tale da non far ritenere surrogabile la sottoscrizione da firme apposte dal testatore, unitamente alle parole "mio testamento”, su una busta contenente la scheda testamentaria fermata con punti metallici, e ciò stante l’insufficienza di tali elementi a collegare logicamente e sostanzialmente lo scritto della scheda con quello della busta, attestando invece dette firme soltanto l'esistenza all'interno di essa di un testamento, valido o invalido che sia”.
Ancora, assolve al requisito della sottoscrizione anche la firma a margine dell'atto (poichè la norma che stabilisce la sottoscrizione del testamento olografo debba essere posta alla fine delle disposizione non deve essere interpretata in modo gretto e materiale, prescindendo da quelle che possono essere le particolari necessità ed esigenze del caso, per cui la firma a margine dell'atto può adempiere la funzione della sottoscrizione) solo quando la pagina non presenti in calce alle disposizioni lo spazio necessario per apporvela[65].
Conferma tale indirizzo una sentenza attuale della medesima Corte[66] in virtù della quale, la sottoscrizione del testatore deve essere apposta alla fine delle disposizioni; ne consegue che è affetto da nullità per mancanza della sottoscrizione, ai sensi dell'art. 606 cod. civ., il testamento olografo in cui la firma sia apposta a margine della scheda, prima dell'indicazione nominativa degli eredi sebbene in calce vi sia spazio sufficiente, non potendo la ricerca della effettiva "voluntas" del testatore sopperire a deficienze formali attinenti a disposizioni inderogabili.
Ulteriormente, secondo una vetusta sentenza[67] il testamento pubblico è nullo, se non sia sottoscritto dal testatore con il nome e cognome per esteso, cioè con il prenome e il nome patronimico risultanti dagli atti dello Stato civile. La nullità deve, tuttavia, escludersi nel caso in cui il testatore, nel sottoscrivere il testamento, abbia indicato esattamente il proprio cognome, ma abbia usato, invece del nome risultante dagli atti dello stato civile, quello che egli suole abitualmente usare nella cura dei propri affari ed interessi e con il quale è generalmente conosciuto nella vita di relazione (pseudonimo), oppure, essendo egli indicato nell'atto di nascita con più di un nome; abbia usato, invece del primo di essi, un altro qualunque di quelli attribuitigli; mentre è del tutto irrilevante, ai fini della validità del testamento, che nell'indicazione delle generalità, prescritta dall'art. 51, n. 3, l. notarile, sia stato qualificato con quel medesimo nome o con quello che risulta a lui attribuito negli atti dello Stato civile.
Infine, ma non di certo di secondaria rilevanza, ai fini processuali la consulenza tecnica calligrafica del testamento olografo deve compiersi sull'originale del documento[68]. Difatti nel giudizio promosso per la declaratoria di nullità di un testamento olografo per non autenticità della sottoscrizione apposta dal testatore, l'esame grafologico deve necessariamente compiersi sull'originale del documento, poiché soltanto in questo possono rinvenirsi quegli elementi la cui peculiarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità al reale autore della sottoscrizione (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale aveva respinto la domanda di nullità del testamento senza chiarire se l'esame del c.t.u. si fosse svolto su una copia fotostatica del testamento oppure sull'originale).
art. 603 c.c. Testamento pubblico il testamento pubblico è ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni (Cfr. art. 50, l. 16-2-1913, n. 89 sull'ordinamento del notariato e degli archivi notarili). Il testatore, in presenza dei testimoni, dichiara al notaio la sua volontà (questa deve essere espressa liberamente e non come risposta alle domande del notaio), la quale è ridotta in iscritto a cura del notaio stesso[69]. Questi dà lettura del testamento al testatore in presenza dei testimoni[70]. Di ciascuna di tali formalità è fatta menzione nel testamento[71].
Il testamento deve indicare il luogo[72], la data [73] del ricevimento e l'ora della sottoscrizione, ed essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio[74]. Se il testatore non può sottoscrivere, o può farlo solo con grave difficoltà, deve dichiararne la causa, e il notaio deve menzionare questa dichiarazione prima della lettura dell'atto[75].
Inoltre, in forza di una sentenza di legittimità[77], nel testamento pubblico, quando il notaio fa menzione di una dichiarazione del testatore riguardante, ai sensi dell'art. 603 cod. civ., una causa impeditiva della sottoscrizione dell'atto (nella specie la condizione di analfabeta) il testamento è valido solo se tale causa effettivamente sussista, derivandone in caso contrario il difetto di sottoscrizione e, quindi, la nullità del testamento per difetto di un requisito formale. (Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di appello che aveva accertato la natura mendace della dichiarazione del testatore di essere analfabetica ed aveva ritenuto nullo il testamento per difetto di sottoscrizione).
art. 605 c.c. formalità del testamento segreto: la cartasu cui sono stese le disposizioni o quella che serve da involto deve essere sigillata con impronta, in guisa che il testamento non si possa aprire né estrarre senza rottura o alterazione.
(Libro II delle successioni - Titolo III delle successioni testamentarie - Capo III Della capacità di ricevere per testamento - 596 – 599)
art. 596 c.c. incapacità del tutore e del protutore: sono nulle le disposizioni testamentarie della persona sottoposta a tutela in favore del tutore, se fatte dopo la nomina di questo e prima che sia approvato il conto o sia estinta l’azione per il rendimento del conto medesimo (c.c.385 e seguenti), quantunque il testatore sia morto dopo l’approvazione. Questa norma si applica anche al protutore, se il testamento è fatto nel tempo in cui egli sostituiva il tutore (c.c.360).
2) Notaio rogante i testimoni e gli interpreti (salvo approvazione di mano del testatore al momento della redazione o dell’atto consegna)
art. 597 c.c. incapacità del notaio, dei testimoni e dell’interprete: sono nulle le disposizioni a favore del notaio o di altro ufficiale che ha ricevuto il testamento pubblico, ovvero a favore di alcuno dei testimoni o dell’interprete intervenuti al testamento medesimo.
3) Colui che ha scritto il testamento segreto
art. 598 c.c. incapacità di chi ha scritto o ricevuto il testamento segreto: sono nulle le disposizioni a favore della persona che ha scritto il testamento segreto, salvo che siano approvate di mano dello stesso testatore o nell’atto della consegna. Sono pure nulle le disposizioni a favore del notaio a cui il testamento segreto è stato consegnato in plico non sigillato.
4) Interposta persona -
art. 599 c.c. persone interposte: le disposizioni testamentarie a vantaggio delle persone incapaci indicate dagli articoli 592, 593, 595 (La Corte costituzionale, con sentenza 18-28 dicembre 1970, n. 205 (Gazz. Uff. 30 dicembre 1970, n. 329), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 599, nella parte in cui si riferisce agli artt. 592 e 593.La stessa Inoltre con sentenza 18-20 dicembre 1979, n. 153 (Gazz. Uff. 29 dicembre 1979, n. 353), ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 599 nella parte in cui richiama l'art. 595 c.c.), 596, 597 e 598 sono nulle anche se fatte sotto nome d'interposta persona (c.c. 323, 378, 627).
[1] Qualora sia fatta valere la falsità del testamento (nella specie olografo), l'azione - che ha ad oggetto l'accertamento dell'inesistenza dell'atto - soggiace allo stesso regime probatorio stabilito nel caso di nullità prevista dall'art. 606 c.c. per la mancanza dei requisiti estrinseci del testamento, sicché - avuto riguardo agli interessi dedotti in giudizio dalle parti nell'ipotesi di conflitto tra l'erede legittimo che disconosca l'autenticità del testamento e chi vanti diritti in forza di esso, l'onere della proposizione dell'istanza di verificazione del documento contestato incombe sul secondo, cui spetta la dimostrazione della qualità di erede, mentre nessun onere, oltre quello del disconoscimento, spetta all'erede legittimo. Pertanto sulla ripartizione dell'onere probatorio non ha alcuna influenza la posizione processuale assunta dalle parti, essendo irrilevante se l'azione sia stata esperita dall'erede legittimo (per fare valere, in via principale, la falsità del documento) ovvero dall'erede testamentario che, agendo per il riconoscimento dei diritti ereditari, abbia visto contestata l'autenticità del testamento da parte dell'erede legittimo. Cass. civ., Sez. II, 12/04/2005, n. 7475
[2] Capozzi – Successioni e Donazioni – II edizione – pag. 501
[3] Le disposizioni testamentarie che facciano riferimento all'istituto di common law, possono essere riconosciute nel nostro ordinamento in base alla convenzione dell'Aia, ratificata con la L. n. 364 del 1989, posto che dette disposizioni sono state adottate secondo la lex loci (USA); né può sostenersi che le disposizioni stesse sarebbero comunque nulle perché in contrasto con norme imperative di diritto interno disciplinanti la successione necessaria; in quanto in tal caso il legittimario non può chiedere la nullità del testamento, ma deve agire per la riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima. App. Firenze, Sez. II, 09/08/2001
[5] Cass. civ., 06/12/1984, n. 6398
[6] Cass. civ., Sez. II, 28/12/1993, n. 12861
[7] La sola circostanza che l'erede abbia accettato l'eredità non è sufficiente a far decorrere il termine quinquennale per la proposizione dell'azione di annullamento del testamento per incapacità del testatore, ex art. 591, comma terzo, cod. civ., giacchè, a tal fine, è necessario che venga data esecuzione alle disposizioni testamentarie. Cass. civ., Sez. II, 20/08/2009, n. 18560
[8] Legittimato all'impugnazione di un testamento olografo è solamente il soggetto che tragga un'utilità all'annullamento dello stesso. Non sussiste l'interesse all'impugnazione nel caso in cui l'accoglimento della domanda porterebbe all'attribuzione dell'eredità ad un altro soggetto. Trib. Torino, Sez. II, 04/11/2005
[9] Cicu – Triola – Caramazza – Bianca.
[10] Cass. civ., Sez. II, 04/12/1998, n. 12291
[11] Capozzi – stessa opera – pag. 505
[12] Il codicillo, aggiunto ad un testamento olografo, se è anch'esso autografo, datato e sottoscritto dal testatore, rientra nell'ampio concetto di testamento olografo, la cui efficacia non è automaticamente esclusa dalla invalidità ex art. 624 c. c. dell'altro testamento cui si riferisce, ove, per il principio della conservazione del testamento, la precedente disposizione oggetto del riferimento, sebbene inficiata dalla non corrispondenza alla volontà effettiva, risulti presente alla coscienza del testatore nel momento in cui, con volontà non viziata, ha redatto il codicillo in calce alla stessa. Cass. civ., 20/10/1981, n. 5480
[13] Va confermata la pronuncia di merito che, pur non escludendo che la moglie avesse influito sull'allontanamento del testatore dalla famiglia di origine e dal suo ambiente sociale, ha respinto la domanda di annullamento, per captazione e per coartazione, del testamento con cui quest'ultimo aveva istituito il coniuge unico erede, in quanto le predette circostanze sono di per sé insufficienti a provare un'incidenza sulla volontà testamentaria del "de cuius". Cass. civ., Sez. II, 28/05/2008, n. 14011
[14] Cass. civ., Sez. II, 20/03/2001, n. 8047
[15] Cass. civ., Sez. II, 28/05/2008, n. 14011, nello stesso senso Cass. civ., Sez. II, 22/04/2003, n. 6396 e Cass. civ., Sez. II, 19/07/1999, n. 7689
[16] Cass. civ., Sez. II, 14/06/2001, n. 8047
[17] App. Perugia, 16/05/2000
[18] Cass. civ., 20/07/1962, n. 1950
[19] Trib. Bari, Sez. I, 07/09/2009
[20] Cass. civ., Sez. II, 26/02/2009, n. 4677, Cass. 26/5/2000, n. 6999; Cass. 15/06/1995, n. 56; Cass. 10/02/01995, n. 1484; Cass. 5/04/1991, n. 3596; Cass. 12/07/1991, n. 7784
[22] Trib. Bari, Sez. I, 03/05/2010
[23] Trib. Roma, Sez. VIII, 29/04/2010
[24] Cass. civ., Sez. II, 15/04/2010, n. 9081
[25] Cass. civ., Sez. II, 27/10/2008, n. 25845
[26] Trib. Benevento, 07/05/2009
[27] App. Roma, Sez. III, 08/09/2007
[28] Trib. Palermo, Sez. II, 02/03/2009
[29] Cass. civ., Sez. II, 18/04/2005, n. 8079
[30] Cass. civ., Sez. II, 14/05/2008, n. 12124, principio già enunciato in altre pronunce: Cass. civ. Sez. II Sent., 27/10/2008, n. 25845, Cass. civ. Sez. II, 07/07/2004, n. 12458
[31] Trib. Vigevano, 16/05/1998
[32] La falsità, ad opera del notaio rogante, accertata in sede penale ai sensi dell'art. 480 c.p.c., delle formalità richieste dall'art. 603 comma 2 c.c., non si riverbera anche sulla raccolta delle disposizioni del testatore da parte del notaio rogante e non determina pertanto un vizio che comporta la nullità del testamento pubblico, perchè non attiene ad alcuno dei requisiti essenziali prescritti a pena di nullità dall'art. 606 comma 1 c.c.; ma esso è solamente annullabile ai sensi dell'art. 606 comma 2 c.c. per vizio di forma dello stesso.
[33] Nella stessa sentenza di cui sopra, “l'accertamento, in sede penale, della falsità, nel testamento pubblico, della attestazione, da parte del notaio, della presenza dei testimoni e della lettura del testamento in presenza di questi, determina, ai sensi dell'art. 606 c. c., l'annullamento e non la nullità o l'inesistenza dell'atto, perché ha la stessa efficacia dell'accertamento di quella falsità in via incidentale nel giudizio civile, con le conseguenze fissate dalle leggi civili che disciplinano la materia”. Cass. civ., Sez. II, 30/01/1992, n. 1009
[34] App. Roma, Sez. III, 17/11/2009
[35]Trib. Monza, Sez. IV, 21/05/2008, (Cass. n. 12285/02)
[36] Cass. civ., Sez. II, 17/10/2001, n. 12649
[37] Particolare appare questa sentenza di merito secondo cui “la disposizione testamentaria con la quale il de cuius istituisca erede una fondazione di nuova costituzione avente come scopo discriminatorio l'istruzione dei soli cittadini di razza bianca non è affetta da nullità per illiceità dei motivi, in quanto, da un lato, il motivo illecito non può considerarsi nella specie determinante del consenso del testatore, dall'altro può farsi ivi applicazione della disciplina codicistica sull'onere illecito che si considera non apposto laddove non determinante del consenso”.Trib. Brescia, 13/04/2001
[38] L'accertamento se il modus illecito apposto ad una disposizione testamentaria ne ha costituito o meno il solo motivo determinante, ai fini della pronunzia di nullità della disposizione stessa (ex art. 647, 3° comma, c. c.), involge, al pari di ogni altra indagine relativa all'interpretazione del testamento, una questione di mero fatto, non deducibile per la prima volta in sede di legittimità.Cass. civ., 16/04/1984, n. 2455
[39] La disposizione testamentaria a favore di ente assistenziale che risulti inesistente o non identificabile al momento dell'apertura della successione è nulla, per incertezza sull'identità del beneficiario, ai sensi dell'art. 628 c.c.; né può ritenersi applicabile l'art. 630 c.c. il cui dispositivo opera tassativamente ove la disposizione in favore dei poveri risulti espressa genericamente, senza che venga determinato l'uso o il pubblico istituto a beneficio del quale sia stata prevista.App. Napoli, 30/05/1991, invece secondo la Cassazione È sufficiente, per escludere la nullità di una disposizione a causa di morte per indeterminatezza del beneficiario (art. 628 c.c.), che questi sia stato indicato, anche se non per nome, con riferimento a univoci dati obiettivi (nella specie: la corte ha ritenuto valido un testamento, in cui la testatrice aveva dichiarato di lasciare la sua casa alle figlie nubili, con l'aggiunta che "però, in caso di stretto bisogno, vi rientri qualunque altro dei figli", ravvisandosi un'istituzione di erede in favore delle figlie nubili ed un legato di partecipazione alle rendite della casa, condizionato all 'evento futuro e incerto dello stato di bisogno, in favore degli altri figli). Cass. civ., 02/05/1975, n. 1681
[40] In ipotesi di chiamata all'eredità subordinata alla condizione dell'aggiunta del cognome del testatore al proprio entro un determinato termine dall'apertura della successione, con la previsione, per il caso di mancato avveramento della condizione, della devoluzione di tutto il patrimonio relitto allo Stato, qualora risulti l'intento del de cuius di affidare i propri scopi (connessi al verificarsi di detta condizione) ed il beneficio al primo chiamato alla mera discrezione della pubblica amministrazione, senza alcun obbligo a carico di quest'ultima di attivarsi per la realizzazione dell'evento dedotto in condizione, si configura la nullità della disposizione testamentaria, ove il testatore abbia in tal modo consapevolmente inteso rimettere all'arbitrio del secondo chiamato la designazione dell'erede (art. 631, comma 1, c.c.), ovvero la nullità - quanto al termine - della condizione perché illecita (art. 634 c.c.), ove il testatore abbia posto una condizione realizzante, nella sostanza, la fattispecie vietata di cui all'art. 631, comma 1, c.c. Cass. civ., 29/03/1982, n. 1928
[41] Il patto successorio, nella forma di patto istitutivo, consiste in una convenzione obbligatoria in astratto suscettibile di coazione giuridica ad adempiere, ma nulla (soltanto) per il divieto posto dall'art. 458 c.c., di cui la successiva disposizione testamentaria costituisca l'adempimento, e, pertanto, non ricorre quando nella scheda testamentaria siano inserite locuzioni generiche, rivelatrici di impegni di carattere affettivo e morale (come quella di accordi familiari o patti pregressi) in mancanza di prova degli elementi essenziali del patto, cioè delle parti tra le quali questo è intercorso, della controprestazione costituente il corrispettivo della istituzione, e della idoneità giuridica del vincolo a determinare, indipendentemente dalla nullità "ex lege", la volontà del testatore alla istituzione medesima. Trib. Torino, Sez. II, 18/08/2008
[43] Il fondamento della nullità di cui all'art. 589 cod. civ. è esclusivamente di carattere formale e non sostanziale, riguardando essa specificamente l'obbligo, in sede di redazione di testamento, di attenersi alle vincolanti prescrizioni normative vigenti in materia. Ne consegue che l'art. 589 c.c. non vieta i testamenti simultanei, anche reciproci, cioè stilati su di un medesimo foglio ma distinti e distintamente sottoscritti. In mancanza di prove specifiche idonee a dimostrare il perfezionamento di un patto successorio sottostante, la identità, la contestualità e la reciprocità dei testamenti, non consente di concludere che gli stessi siano stati redatti in esecuzione di un preciso "vinculum iuris". Trib. Terni, 13/09/2007
[44] La disposizione di un bene altrui integra, secondo il combinato disposto dell' art. 1418, comma 2, e dell'art. 1346 c.c. ed in ossequio all'antico brocardo nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet, una causa di nullità dell'atto per carenza nell'oggetto del requisito della possibilità. Tale nullità, in ragione della regola posta all'art. 1419 c.c. e nella logica del "favor testamenti", spiega effetti limitatamente alla disposizione contestata, ferma restando la validità e l'efficacia della restante parte del negozio "de quo". Trib. Bari, Sez. I, 16/07/2008
[45] In caso di rivendica dei beni ereditari, chi agisce con azione petitoria, previo annullamento del testamento che ha chiamato all'eredita` il possessore in buona fede, non può chiedere a quest'ultimo di essere risarcito dei danni, ma solo che gli vengano restituiti i frutti indebitamente percepiti, nei limiti fissati dall'articolo 1148 del Codice civile. In tale ipotesi, infatti, la buona fede del possessore deve comunque essere presunta ai sensi dell'articolo 1147 del Codice civile. La vicenda esaminata dai giudici di legittimita` vedeva agire gli eredi legittimi di due donne le quali, con testamento pubblico - poi dichiarato nullo per incapacita` di intendere e volere - avevano lasciato il proprio patrimonio ad un Istituto religioso.Cass. Civ. 3/3/20101, n. 5091
[46] L'azione di annullamento di un testamento pubblico rientra tra le cause ereditarie previste dall'art. 22 c.p.c. atteso che con tale impugnazione la parte intende far valere la validità di un testamento preesistente e, quindi, la sua qualità di erede. In senso contrario non vale osservare che l'azione diretta a conseguire la nullità del testamento può essere proposta da chiunque abbia un interesse meritevole di tutela e a prescindere dalla qualità di erede dell'attore, perché, in tema di competenza territoriale, ai fini dell'applicabilità della disciplinadell'art. 22 c.p.c., che demanda alla competenza del giudice del luogo dell'apertura della successione qualunque altra causa tra i coeredi, fino alla divisione, deve intendersi per causa tra coeredi quella che, non solo si riferisca ai beni caduti in successione, ma comprenda, altresì, ogni controversia comunque attinente alla qualità di erede. Cass. civ., Sez. II, 08/02/2005, n. 2557
[47] Cass. civ., 05/01/1985, n. 16
[51] App. Trento, 14/01/1997
[52] Trib. Napoli, 24/06/1972
[53] Cass. civ., 14/02/1980, n. 1112
[54] Cass. civ., Sez. II, 05/08/2002, n. 11733 (Nella specie, in applicazione del principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso la nullità del testamento olografo in un caso nel quale nel documento cartaceo, contenente la disposizione di ultima volontà interamente scritta dal "de cuius" e, immediatamente sotto, la sottoscrizione dello stesso, comparivano anche, redatte da mano aliena, le sottoscrizioni di due infermiere che gli prestavano assistenza e altre scritte in stampatello riproducenti i nomi e gli indirizzi delle stesse).
[55] Nel testamento olografo qualsiasi aggiunta riferibile alla mano di un terzo estraneo apposta in un momento successivo alla sottoscrizione del testatore non può mai inficiare la piena validità della scheda testamentaria autonomamente redatta da quest'ultimo, essendo tali scritti inidonei a pregiudicare la libertà di autodeterminazione del testatore stesso. Cass. civ., Sez. II, 30/10/2008, n. 26258
[56] Cass. civ., Sez. II, 30/10/2008, n. 26258, Cass. civ. Sez. II Sent., 03/11/2008, n. 26406 e Cass. civ. Sez. II Sent., 14/05/2008, n. 12124.
[57] Cass. civ., Sez. II, 03/11/2008, n. 26406
[58] Cass. Civ., 7/1/1992, n. 32, che ha ritenuto valido un testamento scritto interamente dal testatore, che si era fatto guidare la mano solo per vergare la data con maggiore chiarezza, in quanto nella specie la autografia non riguardava le disposizioni testamentarie, ma la data, cioè un elemento la cui stessa mancanza comporta solo la annullabilità e non la nullità del testamento.
[59] Ancora Cass. civ., Sez. II, 07/07/2004, n. 12458
[60] Cass. Civ., 10/7/1991 n. 7636, inoltre Trib. Perugia 10 febbraio 1998
[61] Cass. Civ, 17/3/1993 n. 3163
[62] Cass. pen., Sez. V, 28/06/2005, n. 5087.
[63] L'art. 606 c.c. - in collegamento con l'art. 602 c.c. che prescrive che il testamento olografo debba essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore - sanziona di nullità il testamento "quando manca l'autografia o la sottoscrizione nel caso di testamento olografo"; la congiunzione "o" chiarisce l'insufficienza della sola autografia, e la imprescindibile necessità che il testo sia sottoscritto dal testatore (così come del resto avviene per qualsiasi scrittura privata, che può essere qualificata come tale solo se sottoscritta: art. 2702 c.).Trib. Torino, Sez. II, 03/09/2008
[64] Cass. Civ., 14/12/2000 n. 15379
[65] Cass. 28 ottobre 2003 n. 16186 (ha dichiarato la nullità di un testamento in cui tra la scrittura e la sottoscrizione erano state lasciate libere ben 17 righe prive di interlineature ed era evidente l’assenza di un qualsivoglia tratto di penna che univa la data, apposta all'ultimo rigo dello scritto, con la sottoscrizione a margine della pagina)
[66] Cass. civ., Sez. II, 04/12/2007, n. 25275
[67] Cass. civ., 22/07/1966, n. 1999
[68] Corte di Cassazione sentenza n. 1903 del 27.01.2009
[69] Il documento deve essere predisposto dal notaio, ma la materiale scrittura può essere opera anche di una terza persona
[71] La mancata menzione delle stesse rende l'atto invalido. Non è, però, necessario l'uso di formule sacramentali.
[72] Il Comune, seguito dall'indicazione del luogo specifico (es.: lo studio del notaio o la casa del testatore)
[76] E’ richiesto l'intervento di un interprete (art. 597), nominato dal giudice del luogo di apertura della successione (art. 456).
[77] Cass. civ., Sez. II, 21/11/2008, n. 27824

References: sentenza 
 art. 536
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2652
 art. 1418

art. 606
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

art. 603
 art. 50
 sentenza 
 sentenza 

art. 605

art. 596

art. 597

art. 598

art. 599
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 591
 Cass. 
 Cass. 
 art. 624
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 647
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1418
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2702
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass.