Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2016/01/dagli-hotspot-ai-cie-i-centri-di.html
Timestamp: 2017-04-28 08:10:07+00:00

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Diritti e Frontiere: Dagli HOTSPOT ai CIE. I centri di identificazione ed espulsione luogo di trattenimento di una parte minima dei destinatari dei respingimenti differiti, ma anche di richiedenti asilo e di minori non accompagnati.
Dagli HOTSPOT ai CIE. I centri di identificazione ed espulsione luogo di trattenimento di una parte minima dei destinatari dei respingimenti differiti, ma anche di richiedenti asilo e di minori non accompagnati.
Dopo le recenti decisioni del Consiglio europeo straordinario convocato nei giorni scorsi, seguite dalla scelta della Svezia che nei prossimi anni intenderebbe rimpatriare 80.000 richiedenti asilo denegati, appare evidente che in tutti i paesi europei l'attenzione dei politici e dell'opinione pubblica si stia spostando dal tema del salvataggio e dell'accoglienza alla vecchia politica del blocco delle frontiere, dei respingimenti e dell'esecuzione effettiva delle misure di rimpatrio. Si può prevedere che nei prossimi mesi, a fronte del fallimento della politica delle rilocazioni e quindi degli HOTSPOT, ci sia una forte spinta dall'Unione Europea sui paesi più esposti come la Grecia e l'Italia per la moltiplicazione dei centri di identificazione ed espulsione, al fine di dare maggiore effettività alle misure di rimpatrio per quei migranti che non presentino una domanda di asilo, dopo essere entrati nel territorio di un paese dell'Unione, o che si vedano respinta la richiesta di protezione e non abbiano fatto ricorso, o abbiano avuto respinto in sede definitiva il ricorso giurisdizionale.
http://www.lapresse.it/mondo/europa/migranti-riunione-ministri-ue-ad-amsterdam-dalle-guardie-alla-frontiera-al-futuro-di-schengen-1.825859
Abbiamo visto in queste settimane come, dopo gli sbarchi seguiti agli interventi di soccorso, un numero crescente di migranti sia stato destinatario di provvedimenti di respingimento differito prima di ricevere informazioni sulla possibilità di accedere alla procedura di asilo e di potere formalizzare una istanza di protezione internazionale, venendo abbandonati sul territorio con una intimazione a lasciare l'Italia entro un termine di sette giorni. Particolarmente grave in questo quadro la sorte di molti minori stranieri non accompagnati ai quali è stata attribuita sommariamente la maggiore età, persone che dopo il terribile attraversamento della Libia, si sono ritrovate in centri di accoglienza in promiscuità con adulti, ed in qualche caso trattenuti all'interno di strutture come i CIE, malgrado la legge vietasse che in tali strutture potessero essere "accolti" anche i M.S.N.A. Per qualcuno di questi minori si sono aperte le porte dei CIE, come è stato verificato o in tutte le visite effettuate in questi centri dalla Campagna LasciateCientrare.
In un numero più limitato di casi, quando si è presentata una disponibilità di posti all'interno di un Centro di identificazione ed espulsione si è deciso il trattenimento amministrativo all'interno di questi centri in vista dell'esecuzione della misura dell'accompagnamento forzato in frontiera. In questi casi il trasferimento dal luogo di sbarco, Lampedusa, Trapani o Siracusa al CIE di Caltanissetta ( Pian del Lago), l'unico ancora aperto in Sicilia, è stato immediato, dopo il prelievo delle impronte digitali, Il CIE di Milo è stato invece trasformato in Hotspot, anche se al suo interno un blocco è rimasto riservato per 12 "ospiti" prevalentemente maghrebini, in attesa di rimpatrio con accompagnamento forzato. http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/162-comunicato-stampa-lasciatecientrare-che-la-trasformazione-del-cie-di-trapani-milo-in-hot-spot-venga-bloccata
In altri casi, che hanno riguardato anche giovani donne nigeriane potenziali vittime di tratta, si è verificato il trasferimento dal Centro si soccorso e prima accoglienza di Contrada Imbriacola a Lampedusa, oggi organizzato come un Hotspot, verso il CIE di Ponte Galeria a Roma, da dove, con cadenza mensile, sono stati eseguiti rimpatri di nigeriani verso Lagos. I tunisini hanno costituito il gruppo che in termini percentuali presenta il più alto tasso di rimpatri effettivamente eseguiti, al contrario dei marocchini, degli egiziani e dei migranti provenienti da stati dell'Africa subshariana.
Modesta invece la parte di marocchini che, destinatari di un provvedimento di respingimento differito adottato dalle questure di Palermo, Catania o Siracusa veniva trattenuta in un CIE, anche per la cronica assenza di posti in queste strutture, alle quali si è comunque aggiunto da poco il ( vecchio) centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, che fino a qualche settimana fa era stato adibito a centro di accoglienza.
http://www.famigliacristiana.it/articolo/riapertura-del-cie-milano-dice-no.aspx
http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/2014_12_02_regolamento_cie.pdf
Una recente riforma legislativa con il Decreto n. 142 del 18 agosto 2015, entrato in vigore il 30 settembre 2015, ha introdotto la detenzione amministrativa per coloro che presentano una richiesta di protezione internazionale dopo essere stati destinatari di un provvedimento di respingimento o espulsione, o che hanno avuto respinta la richiesta di protezione internazionale e non hanno potuto presentare un ricorso, quando si riscontri il "pericolo di fuga".
http://stranieriinitalia.it/leggi/archivio-giuridico-leggi/leggi/protezione-internazionale-il-testo-completo-del-decreto-legislativo-18-agosto-2015-n-142.html
http://www.asgi.it/notizia/protezione-internazionale-decreto-legislativo-142-2015-circolare-30-novembre-2015-2255/
Art. 6 Trattenimento 1. Il richiedente non puo' essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda. 2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in appositi spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando: a) si trova nelle condizioni previste dall'articolo 1, paragrafo F della Convenzione relativa allo status di rifugiato, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di New York del 31 gennaio 1967, ratificato con la legge 14 febbraio 1970, n. 95; b) si trova nelle condizioni di cui all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e nei casi di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155; c) costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Nella valutazione della pericolosita' si tiene conto di eventuali condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale ovvero per reati inerenti agli stupefacenti, alla liberta' sessuale, al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attivita' illecite; d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso, quando il richiedente ha in precedenza fatto ricorso sistematicamente a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al solo fine di evitare l'adozione o l'esecuzione di un provvedimento di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di cui all'articolo 13, commi 5, 5.2 e 13, nonche' all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. 3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del medesimo decreto legislativo, rimane nel centro quando vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda e' stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. 4. Lo straniero trattenuto nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, riceve, a cura del gestore, le informazioni sulla possibilita' di richiedere protezione internazionale. Al richiedente trattenuto nei medesimi centri sono fornite le informazioni di cui all'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, con la consegna dell'opuscolo informativo previsto dal medesimo articolo 10. 5. Il provvedimento con il quale il questore dispone il trattenimento o la proroga del trattenimento e' adottato per iscritto, corredato da motivazione e reca l'indicazione che il richiedente ha facolta' di presentare personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni al Tribunale in composizione monocratica competente alla convalida. Il provvedimento e' comunicato al richiedente nella prima lingua indicata dal richiedente o in una lingua che ragionevolmente si suppone che comprenda ai sensi dell'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni. Si applica, per quanto compatibile, l'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, comprese le misure alternative di cui al comma 1-bis del medesimo articolo 14. Quando il trattenimento e' gia' in corso al momento della presentazione della domanda, i termini previsti dall'articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si sospendono e il questore trasmette gli atti al tribunale in composizione monocratica per la convalida del trattenimento per un periodo massimo di ulteriori sessanta giorni, per consentire l'espletamento della procedura di esame della domanda. 6. Il trattenimento o la proroga del trattenimento non possono protrarsi oltre il tempo strettamente necessario all'esame della domanda ai sensi dell'articolo 28-bis, commi 1 e 3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni, come introdotto dal presente decreto, salvo che sussistano ulteriori motivi di trattenimento ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. Eventuali ritardi nell'espletamento delle procedure amministrative preordinate all'esame della domanda, non imputabili al richiedente, non giustificano la proroga del trattenimento. 7. Il richiedente trattenuto ai sensi dei commi 2 e 3 che presenta ricorso giurisdizionale avverso la decisione di rigetto della Commissione territoriale ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, e successive modificazioni, rimane nel centro fino all'adozione del provvedimento di cui agli articoli 5 e 19, comma 5, del medesimo decreto legislativo, nonche' per tutto il tempo in cui e' autorizzato a rimanere nel territorio nazionale in conseguenza del ricorso giurisdizionale proposto. 8. Ai fini di cui al comma 7, il questore chiede la proroga del trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in volta prorogabili da parte del tribunale in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento ai sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi. 9. Il trattenimento e' mantenuto soltanto finche' sussistono i motivi di cui ai commi 2, 3 e 7. In ogni caso, nei confronti del richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese di origine o provenienza e' immediatamente adottato o eseguito il provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. La richiesta di rimpatrio equivale a ritiro della domanda di protezione internazionale. 10. Nel caso in cui il richiedente e' destinatario di un provvedimento di espulsione da eseguirsi con le modalita' di cui all'articolo 13, commi 5 e 5.2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il termine per la partenza volontaria fissato ai sensi del medesimo articolo 13, comma 5, e' sospeso per il tempo occorrente all'esame della domanda. In tal caso il richiedente ha accesso alle misure di accoglienza previste dal presente decreto in presenza dei requisiti di cui all'articolo 14. Art. 7 Condizioni di trattenimento 1. Il richiedente e' trattenuto nei centri di cui all'articolo 6 con modalita' che assicurano la necessaria assistenza e il pieno rispetto della sua dignita', secondo le disposizioni di cui agli articoli 14 del testo unico e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni. E' assicurata in ogni caso alle richiedenti una sistemazione separata, nonche' il rispetto delle differenze di genere. Ove possibile, e' preservata l'unita' del nucleo familiare. E' assicurata la fruibilita' di spazi all'aria aperta. 2. E' consentito l'accesso ai centri di cui all'articolo 6, nonche' la liberta' di colloquio con i richiedenti ai rappresentanti dell'UNHCR o alle organizzazioni che operano per conto dell'UNHCR in base ad accordi con la medesima organizzazione, ai familiari, agli avvocati dei richiedenti, ai rappresentanti degli enti di tutela dei titolari di protezione internazionale con esperienza consolidata nel settore, ai ministri di culto, nonche' agli altri soggetti indicati nelle direttive del Ministro dell'interno adottate ai sensi dell'articolo 21, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, con le modalita' specificate con le medesime direttive. 3. Per motivi di sicurezza, ordine pubblico, o comunque per ragioni connesse alla corretta gestione amministrativa dei centri di cui all'articolo 6, l'accesso ai centri puo' essere limitato, purche' non impedito completamente, secondo le direttive di cui al comma 2. 4. Il richiedente e' informato delle regole vigenti nel centro nonche' dei suoi diritti ed obblighi nella prima lingua da lui indicata o in una lingua che ragionevolmente si suppone che comprenda ai sensi dell'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni. 5. Non possono essere trattenuti nei centri di cui all'articolo 6 i richiedenti le cui condizioni di salute sono incompatibili con il trattenimento. Nell'ambito dei servizi socio-sanitari garantiti nei centri e' assicurata anche la verifica periodica della sussistenza di condizioni di vulnerabilita' che richiedono misure di assistenza particolari. Due
recenti provvedimenti del Tribunale di
Caltanissetta del 14 e del 21 gennaio scorsi, hanno rigettato la richiesta di
proroga di due provvedimenti di trattenimento nel locale centro di
identificazione ed espulsione (CIE) di
Pian del Lago, adottati dal Questore di Caltanissetta emessi ai sensi dell’art.
6 comma 2 del Decreto legislativo n.142 del 2015 .
2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in appositi spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando: a) si trova nelle condizioni previste dall'articolo 1, paragrafo F della Convenzione relativa allo status di rifugiato, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di New York del 31 gennaio 1967, ratificato con la legge 14 febbraio 1970, n. 95; b) si trova nelle condizioni di cui all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e nei casi di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155; c) costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Nella valutazione della pericolosita' si tiene conto di eventuali condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale ovvero per reati inerenti agli stupefacenti, alla liberta' sessuale, al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attivita' illecite; d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso, quando il richiedente ha in precedenza fatto ricorso sistematicamente a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al solo fine di evitare l'adozione o l'esecuzione di un provvedimento di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di cui all'articolo 13, commi 5, 5.2 e 13, nonche' all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. 3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del medesimo decreto legislativo, rimane nel centro quando vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda e' stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. In
ordine temporale, il primo provvedimento
del 14 gennaio 2015 (Giudice dott.ssa LA FERLA) riguarda l'ipotesi prevista
dall'art. 6 comma 8 e 9 del D. Lgs. 142/2015.
8. Ai fini di cui al comma 7, il questore chiede la proroga del trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in volta prorogabili da parte del tribunale in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento ai sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi. 9. Il trattenimento e' mantenuto soltanto finche' sussistono i motivi di cui ai commi 2, 3 e 7. In ogni caso, nei confronti del richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese di origine o provenienza e' immediatamente adottato o eseguito il provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. La richiesta di rimpatrio equivale a ritiro della domanda di protezione internazionale. Il secondo provvedimento reso dal Tribunale di Caltanissetta il 21 gennaio scorso, nel quale si negava la proroga del provvedimento di trattenimento già convalidato due mesi prima, riguarda
l'ipotesi prevista dall'art. 6 comma e lett. D e comma 3 del D. Lgs. 142/2015.
d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso, quando il richiedente ha in precedenza fatto ricorso sistematicamente a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al solo fine di evitare l'adozione o l'esecuzione di un provvedimento di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di cui all'articolo 13, commi 5, 5.2 e 13, nonche' all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. 3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del medesimo decreto legislativo, rimane nel centro quando vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda e' stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione.
6. 3 Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del medesimo decreto legislativo, rimane nel centro quando vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda e' stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. Nel provvedimento il Giudice (dott.ssa La Rana), in riferimento alla
ricorrenza del presupposto di cui all'art. 6 co 3 ritiene (in sede di proroga)
che "nel caso di specie la domanda di protezione non appare possa essere stata proposta al solo scopo di ritardare
o impedire l'esecuzione dell'espulsione" atteso che " l'adozione del provvedimento di respingimento
contestualmente all'arrivo alla frontiera induce a ritenere che nessuna informazione
sulla possibilità di ottenere forme di protezione sia stata resa allo
straniero" . Risulta
assai significativa, tra le altre cose, la ricostruzione prospettata dal
Giudice in riferimento alla "presunzione di mancata informazione",
nascente dalla contestualità dell'adozione del provvedimento di respingimento
all'arrivo alla frontiera. Anche i migranti provenienti dal Mali, dal Gambia, dalla Nigeria, dal Burkina Faso e da altri paesi subsahariani non possono essere esclusi a priori dalla procedura di asilo, vanno informati, ed hanno diritto al riconoscimento di uno status di protezione su base individuale.
http://www.asgi.it/ultime-notizie/unhcr-preoccupazione-per-i-rimpatri-in-nigeria/
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/488095/Rifugiati-o-irregolari-Ecco-chi-ha-diritto-alla-protezione-in-Italia
http://www.meltingpot.org/Il-diritto-negato-dalle-stragi-in-mare-agli-hotspot.html#.VqqEV4dzOM9

References: Art. 6
 sentenza 
 articolo 10
 articolo 14
 articolo 13
 Art. 7
 sentenza