Source: http://noiradiomobile.org/mala-gestio-propria-e-impropria/
Timestamp: 2018-09-24 06:32:21+00:00

Document:
Mala gestio propria e impropria. – Noi Radiomobile™
Home »News»Mala gestio propria e impropria.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 17 febbraio 2016, n. 3014)
Con sentenza del 12 settembre 2006 il Tribunale di Palermo condannò C.M.P. e SAI Assicurazioni s.p.a. al pagamento, in favore di M.M. , della somma di Euro 149.772,00, oltre interessi e rivalutazione dalla data del sinistro al saldo.
La causa era stata proposta dal M. al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un incidente verificatosi in data 20 maggio 1986 allorché, mentre viaggiava in moto, era stato investito dall’autovettura di proprietà della C. , dalla stessa guidata, assicurata con Ambra SAI s.p.a., che stava effettuando una manovra di inversione a U.: per effetto dell’urto l’attore, sbalzato nell’opposta corsia di marcia, era stato travolto dalla Renault di Co.Gi. , assicurata con l’Intercontinentale s.p.a..
Su gravame di Fondiaria SAI s.p.a., nella qualità di impresa designata dal F.G.V.S., di M.M. , di Ambra Assicurazioni s.p.a. in l.c.a. e di C.M.P. , la Corte d’appello, con la sentenza ora impugnata, depositata in data 15 settembre 2011, ha dichiarato che nulla è dovuto al M. dall’impugnante, ha condannato C.M.P. al pagamento della somma di Euro 84.183,80, oltre interessi dalla data della sentenza al soddisfo; ha compensato integralmente tra le parti le spese.
Il ricorso di M.M. è affidato a cinque motivi, illustrati anche da memoria.
Si è difesa con controricorso Ambra Assicurazioni s.p.a. in l.c.a., costituitasi in nome di Consap, Gestione Autonoma del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, che ha proposto ricorso incidentale condizionato, sulla base di un solo motivo. Nessuna attività hanno invece svolto gli altri intimati.
4. Il motivo va pertanto respinto.
6 Tale motivazione, a giudizio del collegio, applica correttamente” i principi giuridici che governano la materia.
È sufficiente al riguardo ricordare che la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale è affidata ad apprezzamenti discrezionali del giudice di merito, insindacabili in sede di legittimità ove, come nella fattispecie, la motivazione della decisione dia adeguatamente conto del processo logico attraverso il quale si è pervenuti alla liquidazione, indicando i criteri assunti a base del procedimento valutativo (cfr., da ultimo, Cass. civ. 31 luglio 2015, n. 16222; Cass. civ. 16 febbraio 2012, n. 2228).
Va poi aggiunto, con specifico riferimento all’evocato danno esistenziale, che la sentenza impugnata ha fatto buon governo dei principi enunciati dalle sezioni unite di questa Corte le quali hanno ritenuto inammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria di danno esistenziale, argomentando al riguardo che, ove in essa si volessero ricomprendere i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, questi sono già risarcibili ai sensi dell’art. 2059 cod. civ., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria; mentre, laddove si intendesse includere nel “danno esistenziale” pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all’art. 2059 cod. civ. (Cass. civ. sez. un. 11 novembre 2008, n. 26972).
8. Il collegio ritiene invece fondate, nei termini che qui di seguito si vanno a precisare, le doglianze esposte nel secondo motivo.
8.1 Segnatamente la responsabilità ultramassimale dell’assicuratore nei confronti della parte danneggiata (che solo con formula tralaticia si continua a definire mala gestio, trattandosi in realtà di responsabilità da colpevole ritardo) trova titolo in un comportamento dell’obbligato ingiustificatamente dilatorio, a fronte della richiesta di liquidazione avanzata dal danneggiato, trascorso il termine di cui all’art. 22 della legge n. 990 del 1969, (e, attualmente, i termini di cui all’art. 145 del d.lgs. n. 209 del 2005), alla cui scadenza l’assicuratore è da considerare in mora, sempreché sia stato posto in grado con la detta richiesta di determinarsi in ordine all’an e al quantum della somma dovuta a titolo di risarcimento.
8.2 La seconda fattispecie di responsabilità da mala gestio (c.d. propria), afferente ai rapporti assicuratore-assicurato/danneggiante, trova fondamento nella violazione dell’obbligo dell’assicuratore di comportarsi secondo buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto ai sensi degli artt. 1175 e 1375 cod. civ. Ed essa è configurabile non solo nel caso in cui l’assicuratore, senza un apprezzabile motivo, rifiuti di gestire la lite o se ne disinteressi in modo da recare pregiudizio all’assicurato o ancora la gestisca in maniera impropria, ma altresì in tutti i casi in cui sia comunque ravvisabile un colpevole ritardo dell’assicuratore nella corresponsione dell’indennizzo al danneggiato, ritardo dal quale sia derivato all’assicurato un danno.
11 A fronte di tale percorso motivazionale, ritiene il collegio che le critiche dell’impugnante colgano nel segno laddove attaccano l’esclusione della mala gestio della società assicuratrice nei confronti del danneggiato. È sufficiente al riguardo evidenziare l’assoluta apoditticità dell’assunto secondo cui la corresponsione della somma di lire 100.000.000 a distanza di ben tre anni e due mesi dall’incidente, in luogo dei sessanta giorni all’epoca previsti dalla legge, era giustificata dalle modalità del sinistro, laddove, a ben vedere, l’eziologia dello stesso, non meno che l’entità dei pregiudizi che ne sono derivati, sono stati ricostruiti dalla Corte d’appello sulla base di emergenze istruttorie sicuramente disponibili a distanza di pochissimo tempo dall’incidente, di talché non si vedono le ragioni degli indugi frapposti dalla compagnia assicuratrice.
L’insufficiente approccio della Corte d’appello con i principi che governano la materia della mala gestio c.d. impropria si è tradotto in un vero e proprio error iuris che andrà emendato in sede di rinvio, posto che il massimale andrà maggiorato di interessi e svalutazione monetaria nei sensi innanzi precisati, con conseguente ricalcolo delle somme dovute al M. , tenendo conto di quanto dallo stesso già ricevuto.
13 Anche tali critiche sono destituite di ogni fondamento. Il giudice di merito, considerata l’elevata percentuale di invalidità permanente riportata dal M. , ha ritenuto sostanzialmente pacifico che la capacità lavorativa specifica dello stesso avesse subito una notevole riduzione.
13.1 Tenuto quindi conto dello stato di disoccupazione dell’infortunato al momento del sinistro, ha fatto ricorso al criterio del triplo dell’ammontare annuo dell’assegno sociale, con applicazione, per il periodo successivo, del coefficiente di capitalizzazione di cui alle tabelle allegate al R.D. n. 1043 del 1922, corrispondente all’età dell’attore alla data della sentenza di primo grado.
14. Ora, la scelta decisoria operata è conforme alla consolidata giurisprudenza di questa Corte la quale, pur ribadendo che, benché il grado di invalidità di una persona determinato dai postumi permanenti di una lesione all’integrità psico-fisica dalla medesima subita non si riflette automaticamente né tanto meno nella stessa misura sulla riduzione percentuale della capacità lavorativa specifica e quindi di guadagno dell’infortunato, costantemente afferma che, nei casi in cui l’elevata percentuale di invalidità permanente rende altamente probabile, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica e il danno che necessariamente da essa consegue, il giudice può procedere all’accertamento presuntivo della predetta perdita patrimoniale, liquidando questa specifica voce di danno con criteri equitativi (cfr. Cass. civ. 25 gennaio 2008, n. 1690; Cass. civ. 11 maggio 2007, n. 10831; Cass. civ. 7 novembre 2005, n. 21497).
15. Ne deriva che il ricorso incidentale deve essere integralmente rigettato.
← Previous Previous post: Contestare la titolarità del diritto dedotto in giudizio è una mera difesa? La contestazione è sottoposta a termine di decadenza?
Next → Next post: Notaio. Responsabilità. Prescrizione 10 anni.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.