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Timestamp: 2020-02-19 08:02:43+00:00

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Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo, sezione I della sede staccata di Pescara, sentenza n. 271 depositata il 12 novembre 2019 - Legittima la richiesta di accesso agli atti di tutte le gare sotto soglia svolte negli ultimi cinque anni al fine di verificare la correttezza per il mancato invito o affidamento diretto nei confronti dell'operatore economico - Studio Cerbone
Tribunale Amministrativo Regionale per l’ Abruzzo, sezione I della sede staccata di Pescara, sentenza n. 271 depositata il 12 novembre 2019 – Legittima la richiesta di accesso agli atti di tutte le gare sotto soglia svolte negli ultimi cinque anni al fine di verificare la correttezza per il mancato invito o affidamento diretto nei confronti dell’operatore economico
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Tribunale Amministrativo Regionale per l’ Abruzzo, sezione I della sede staccata di Pescara, sentenza n. 271 depositata il 12 novembre 2019
N. 00271/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00278/2019 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 278 del 2019, integrato da motivi aggiunti, proposto da
GC s.a.s., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Fausto Troilo, con domicilio eletto in forma digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Comune di Moscufo, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Perrucci, con domicilio eletto in forma digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
BC s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
a) del silenzio-rifiuto formatosi rispetto all’istanza di accesso agli atti trasmessa dalla ricorrente in data 10.06.2019;
b) la declaratoria del diritto della ricorrente ad effettuare l’accesso a tutti i documenti richiesti;
c) l’ordine all’Amministrazione resistente di consentire l’accesso della ricorrente a tutti i documenti di cui all’istanza del 10.06.2019
con i motivi aggiunti presentati il 22/09/2019 :
– della nota a firma congiunta del Segretario Comunale e del Vice Sindaco del Comune di Moscufo, datata 28.08.2019 e trasmessa all’Avv. Troilo in data 3.09.2019 (con prot. di partenza n. 7952);
– di ogni ulteriore atto e/o provvedimento presupposto, connesso, conseguente e corre-lato a quelli sopraindicati, ancorché non conosciuto.
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Moscufo;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2019 la dott.ssa Renata Emma Ianigro e udito l’avv. Fausto Troilo per la società ricorrente e l’avv. Tonino Di Blasio, su delega verbale dell’avv. Alessandro Perrucci, per il Comune resistente;
1.Con ricorso ex art. 116 c.p.a. iscritto al n. 278/2019 la società istante, quale impresa edile dotata di certificazione SOA, regolarmente iscritta negli Elenchi degli Operatori Economici formati dal Dipartimento Opere Pubbliche della Regione Abruzzo, impugnava, chiedendone l’annullamento, il silenzio rifiuto formatosi sull’istanza formulata il 10.06.2016 al Comune di Moscufo al fine di prendere visione ed estrarre copia degli atti e provvedimenti preliminari adottati con riguardo alle gare sopra e sotto soglia di € 40.000,00 indette per il periodo 2015-2019 ai fini della individuazione degli operatori economici da invitare a ciascuna delle procedure indette, e degli inviti spediti a ciascuno degli operatori economici in relazione a ciascuna procedura.
Precisava che lo svolgimento a titolo professionale dell’attività relativa agli atti sopra indicati legittimava la richiesta di accesso.
Con successivi motivi aggiunti depositati il 22.09.2019, impugnava, chiedendone l’annullamento, la nota congiunta prot. n. 7952 del 28.08.2019 a firma del Segretario e del vice Sindaco del Comune declinava l’istanza in quanto estremamente generalizzata e priva di qualsivoglia motivazione e/o interese concreto ed attuale all’esibizione, non essendo stata formulata in maniera puntuale e specifica e comportando un enorme dispendio di risorse da parte dell’ente in un periodo di grave carenza di personale.
1) Violazione degli artt. 1,2,3,22 e 24 e segg. della legge n. 241/1990, degli artt. 1 e segg. del d.lgs. n. 33/2013, dell’art. 10 del d.lgs. n. 267/2000, dell’art. 53 del d.lgs. n. 50/2016, degli artt. 3 e 97 Cost; violazione dei principi di pubblicità e trasparenza dell’azione amministrativa, di leale collaborazione e buona fede, del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost., del principio del giusto procedimento; eccesso di potere per sviamento, nonché contraddittorietà dell’azione amministrativa;
L’interesse posto a base della richiesta di accesso risiede nella circostanza che la ricorrente, pur essendo iscritta nell’Elenco degli Operatori Edili tenuto dalla Regione, in più di cinque anni, non è stata mai destinataria dall’amministrazione intimata, a fronte di specifiche richieste inoltrate al Comune intimato tra il 2015 ed il 2019. La società ricorrente ha quindi interesse a verificare che il suo mancato invito e/o la mancanza di affidamenti in suo favore, nel corso dei passati cinque anni, non siano avvenuti in spregio ai generali principi di imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità e rotazione.
L’istanza è quindi preordinata alla verifica della legittimità dell’operato posto in essere dalla parte resistente nell’ambito dell’attività correlata allo svolgimento di procedure di evidenza pubblica.
Gli atti ed i provvedimenti oggetto di richiesta di accesso sono ostensibili in quanto non coperti da alcun segreto né da particolari forme di riservatezza, e non incidenti sulla sfera giuridica di altri operatori del settore essendo stati richiesti solo i provvedimenti preliminari alle singole procedure di affidamento ossia quelli meramente preparatori.
Il diniego impugnato pertanto è illegittimo poiché, contrariamente a quanto assunto, la richiesta di accesso non ha ad oggetto tutti gli atti e i documenti degli affidamenti sopra e sotto la soglia di 40.000,00 euro, ma solo gli atti e i provvedimenti preliminari, e comunque non può dubitarsi dell’interesse e della legittimazione della ricorrente quale operatore del settore.
Concludeva quindi per l’accoglimento del ricorso e dei connessi motivi aggiunti con vittoria di spese giudiziali.
Il Comune di Moscufo si costituiva per opporsi al ricorso chiedendone il rigetto.
Alla camera di consiglio dell’8.11.2019 il ricorso veniva introitato per la decisione.
2. Con istanza di accesso del 10.06.2019 parte ricorrente ha chiesto l’ostensione di tutti i provvedimenti, atti e documenti relativi e comunque connessi a tutte le procedure di selezione del contraente e di aggiudicazione di lavori e opere al di sopra ed al di sotto della soglia di 40.000,00 euro, sia dei lavori e delle opere di somma urgenza, sia dei lavori di affidamento diretto avviati dal Comune intimato nel periodo 2015-2019 e precisamente:
1) di tutti gli atti e i provvedimenti posti in essere ai fini dell’individuazione degli operatori economici da invitare a ciascuna delle predette procedure;
2) degli inviti spediti a ciascuno degli operatori economici in relazione a ciascuna delle predette procedure;
L’istanza veniva denegata per la natura “massiva” della richiesta che impone un’attività straordinaria all’amministrazione, nonché per la genericità della richiesta preordinata ad un controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione, e per la possibilità di reperire la documentazione richiesta sul sito istituzionale dell’ente.
3. Tanto premesso in fatto, deve rilevarsi che il ricorso è fondato e merita accoglimento nei termini che di seguito si vanno ad esporre.
3.1 Sotto il profilo della legittimazione all’inoltro dell’istanza ostensiva da parte di un’impresa terza rispetto ad atti relativi a procedure di evidenza pubblica, va rimarcato che, secondo una giurisprudenza del tutto pacifica, l’impresa che intende contestare un affidamento diretto o senza gara, pur non dovendo dimostrare l’esistenza di una posizione giuridica differenziata rispetto all’oggetto dell’invocata gara pubblica, deve comprovare la propria legittimazione, quale “operatore economico dello specifico settore”, a contestare in sede giurisdizionale detto affidamento diretto, dovendosi diversamente rilevare l’assenza di un interesse ad agire (ex multis da ultimo T.a.r. Emilia Romagna – Bologna sez. II, 5 maggio 2014, n. 460; Cons. St., sez. IV, 20 agosto 2013 n. 4199; T.a.r. Lombardia – Milano 7 novembre 2012 n. 2686).
3.2 Ciò chiarito in punto di legittimazione all’accesso, occorre altresì verificare l’interesse nonché il rapporto della strumentalità dell’istanza di accesso presentata dal ricorrente in relazione alla tutela in giudizio della pretesa sostanziale, ad essa sottesa, al conseguimento del contratto in esame.
3.3 Il diritto di accesso ai documenti amministrativi costituisce infatti un “autonomo diritto all’informazione” accordato per la tutela nel senso più ampio e onnicomprensivo del termine e, dunque, non necessariamente ed esclusivamente in correlazione alla tutela giurisdizionale di diritti ed interessi giuridicamente rilevanti e al fine di assicurare la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa; tale diritto all’informazione, oltre ad essere funzionale alla tutela giurisdizionale, consente agli amministrati di orientare i propri comportamenti sul piano sostanziale per curare o difendere i loro interessi giuridici, con l’ulteriore conseguenza che il diritto stesso può essere esercitato in connessione ad un interesse giuridicamente rilevante, anche se non sia ancora attuale un giudizio nel cui corso debbano essere utilizzati gli atti così acquisiti. Attraverso la tutela giurisdizionale del diritto di accesso sono dunque assicurate all’amministrato trasparenza ed imparzialità, indipendentemente dalla lesione in concreto da parte della P.A. di una determinata posizione di diritto o interesse legittimo, facente capo alla sua sfera giuridica.
3.4 A sua volta il comma 3 dell’art. 22 cit. prevede che “tutti i documenti amministrativi sono accessibili ad eccezione di quelli indicati all’art 24 c.1, 2, 3, 5 e 6” mentre l’art 24 c.7, precisa che “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici”.
4. La valenza autonoma del diritto di accesso rispetto alla pretesa sostanziale sottostante, quantomeno in passato, risultava affermata in giurisprudenza anche in riferimento ai procedimenti di affidamento di contratti pubblici, riconoscendone la tutela anche in assenza di una rituale impugnazione degli esiti del procedimento di gara in relazione alla quale l’accesso è stato richiesto (ex plurimis Cons. St. sez. VI, 7 giugno 2006, n. 3418; id. sez. VI, 9 gennaio 2004, n. 14).
4.1 Rispetto al settore degli appalti pubblici il diritto di accesso si è connotato da specialità, in quanto oggetto di specifica disciplina (art. 13 d.lgs. n. 163/2006 ed ora art. 53 d.lgs. n. 50/2006) caratterizzata da un più stretto rapporto di strumentalità, ovvero quale accesso strettamente “difensivo”.
4.2 Tuttavia tale disciplina speciale dell’accesso non è applicabile allorquando le esigenze conoscitive degli interessati non si pongano in conflitto con esigenze di riservatezza dei terzi e/o della stazione appaltante, trovando piena applicazione, invece, la generale disciplina sul diritto di accesso garantita dagli artt. 22 e seg. della legge 241 del 1990 nei confronti di tutti i portatori “di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso”.
5. Nella fattispecie per cui è causa, nessuna esigenza di tutela della riservatezza è ravvisabile né pare concretamente sussistente.
In definitiva per le ragioni esposte il ricorso va accolto e le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla i dinieghi impugnati e dichiara l’obbligo delle intimate amministrazioni di consentire alla parte ricorrente di prendere visione ed estrarre copia, previo rimborso del costo di riproduzione e dei diritti di ricerca e visura, degli atti e documenti richiesti, nel termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione o, se a questa anteriore, dalla notificazione della presente decisione.
Condanna il Comune di Collecorvino al rimborso delle spese di giudizio in favore di parte ricorrente nella misura di € 2000,00 (duemila,00) oltre accessori di legge se dovuti, e del contributo unificato al passaggio in giudicato della decisione.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2019 con l’intervento dei magistrati:
Renata Emma Ianigro, Presidente FF, Estensore
Accesso libero a tutti gli atti della pubblica amministrazione – D.Lgs. n. 97 del 2016

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 art. 53