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Timestamp: 2017-03-25 03:53:43+00:00

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Studio Legale Tidona - Il solo rifiuto della banca di esibire i contratti non costituisce ammissione del fatto che le clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità abbiano il contenuto indicato in giudizio dal cliente
Il solo rifiuto della banca di esibire i contratti non costituisce ammissione del fatto che le clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità abbiano il contenuto indicato in giudizio dal cliente
Tribunale di Cagliari 11-09-2014 In caso di controversia su contratti bancari, ai sensi dell'art. 116 c.p.c., va escluso che in assenza di elementi di prova concorrenti, il solo rifiuto della banca convenuta di esibire i contratti (scritture di cui peraltro la stessa attrice avrebbe dovuto avere la disponibilità) possa essere in concreto equiparata all'ammissione del fatto che le diverse clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità avessero il contenuto indicato dall'attrice.
Sul punto è fermo e costante nella giurisprudenza di legittimità il seguente principio "l'onere probatorio gravante, a norma dell'art. 2697 cod. civ., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero, su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude, nè inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo" (Cass. 2003/18487).
Art. 116 c.p.c.
[I]. Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti.
[II]. Il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.
FATTO E DIRITTO 1. Con atto di citazione notificato in data 10.01.2013, la SOCIETÀ SPA con sede in (OMISSIS) FIDEIUSSORE hanno convenuto in giudizio, davanti a questo Tribunale, il BANCO SPA, con sede in Cagliari, ed assumendo: a) la società di essere titolare: 1) del conto corrente ordinario n. -omissis- acceso almeno dal 31.12.1973 con un saldo negativo di curo 30.160,29 al 31.12.2012, nonché dei contratti bancari di sconto e di anticipo accessori a tale conto corrente; 2) del conto corrente n. -omissis- con un apparente saldo negativo di euro 103.162,89 al 31.12.2012; 3) del conio anticipi n.-omissis- con un apparente saldo negativo di euro 650.000 al 31.12.2012; 4) di un conto finanziamento agrario con un saldo negativo di euro 773.900,00 al 31.12.2012; di essere stata titolare: 5) dal 11.11.1982 fino al 30.9.2010 del conto anticipi n.-omissis-; 6) dal 31.3.1974 fino al 31.32009 del conto anticipi n.-omissis-; b) di essere FIDEIUSSORE della predetta società in accomandita semplice, hanno domandato che il giudice adito, previo accertamento e declaratoria della nullità delle clausole dei predetti contratti comportanti la capitalizzazione trimestrale degli interessi, l'applicazione di interessi ad un tasso ultralegale e superiore a quello soglia di cui alla legge n.108 del 1996 e delle commissioni di massimo scoperto, delle commissioni di affidamento e per l'istruttoria della pratica fido, accertasse o dichiarasse: per il c/c -omissis- il saldo reale alla data del 31/12/2012 calcolato in base ai numeri che precedono, partendo da un saldo pari a: zero dal 30.6.74 (o in subordine, dal saldo a tale data); per il c/c -omissis- le somme indebitamente pagate dal correntista, calcolate come sopra, ricalcolando l'e/c partendo da un saldo pari a zero dal 1.10.83 (o in subordine, dal saldo a tale data) con condanna della convenuta al loro pagamento; per il c/c -omissis- le tornino indebitamente pagate dal correntista, calcolate come sopra ricalcolando l'e/c partendo da un saldo pari a zero dal 31/12/75 (o in subordine dal saldo a tale data) con condanna della convenuta al loro pagamento; per i c/c accessori al -omissis- le somme indebitamente pagate dal correntista; calcolate come sopra; con condanna della convenuta al loro pagamento; nonché compensare i saldi del c/c -omissis- ricalcolato al 31/12/12 con quello del c/c -omissis-, n. -omissis- e con il c/ finanziamento agrario corrente tra le parti. 12. Costituitasi in giudizio la società convenuta ha sollevato diverse eccezioni preliminari di rito e di merito e si è opposta nel merito all'accoglimento delle avverse domande. 13. La causa, istruita mediante produzioni documentali ed ordine di esibizione un impartito alla convenuta, ai sensi dell'art. 210 cpc, con riferimento al contratto di conto corrente n. -omissis- e nei contratti di apertura di credito nn. -omissis- e -omissis- stipulati con la società attrice, è stata tenuta a decisione sulle conclusioni delle parti trascritte in epigrafe. 2. Sulle domande proposte dalla società attrice. 2.1. Eccepisce la Banca convenuta la nullità dell'atto di citazione in quanto sarebbe carente degli elementi dì cui all'articolo 163, comma 3°, n. 4, c.p.c., cioè delle indicazioni delle ragioni di fatto e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda. L'eccezione - già implicitamente respinta in fase istruttoria all'esito degli accertamenti operati in prima udienza ai sensi del primo comma dell'art.183 cpc - non merita accoglimento poiché l'atto introduttivo del giudizio riporta detti elementi.
Da un lato, gli attori hanno esposto le circostanze di fatto in forza delle quali richiedono che in diversi rapporti bancari (e, segnatamente, nel contratto di conto corrente n. -omissis- e nei contratti di apertura di credito nn. -omissis- e -omissis- stipulati con la società attrice) si accerti la nullità di alcune clausole contrattuali specificatamente indicate, si ponga mano agli accertamenti contabili di ricostruzione del saldo effettivo depurato dagli addebiti sono in applicazione delle dedotte pattuizioni invalide e si condanni la Banca, ove al saldo ricostruito sia a credito per la correntista, alla restituzione dell'indebito in favore di quest'ultima, dall'altro lato, hanno indicato gli elementi di diritto sui quali si fondano le domande proposte (illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi, applicazione di interessi usurari, addebito di costi non dovuti, applicazione in modo illegittimo di commissione di massimo scoperto ed altre). E' vero che in citazione gli attori fanno riferimento in maniera generica a dei rapporti di sconto e anticipo accessori al conto corrente ordinario n. -omissis-, ma è anche vero che il richiamo a tali rapporti è stato condizionato alla éventuale futura precisazione in corso di causa dei loro estremi che poi non vi è stata, così da far venir meno l'esistenza stessa di una qualche domanda sul punto. 2.2. Nel merito la domanda formulata dalla società attrice è infondata e deve essere respinta. L'attrice sostiene in citazione di avere intrattenuto con il BANCO SPA i diversi rapporti bancari sopra nel dettaglio elencati, alcuni dei quali estinti ed altri ancora in corso. In particolare l'attrice in relazione ai rapporti di conto corrente n. 10751, di conto anticipi nn. 10731 e 10756 e per quelli accessori al conto corrente n. 10751 chiede, tra l'altro, al tribunale: di accertare che in detti contratti manca una clausola sulla applicazione di interessi ultralegali; di accertare che in detti contratti è presente una clausola sulla applicazione di interessi ultralegali e che la stessa è illegittima per indeterminatezza, per mancata informazione o nulla; di accertare e dichiarare che il tasso di interesse applicabile in ragione della assenza o illegittimità o nullità di detta clausola è quello legale o quello che risulterà di giustizia e quindi, nel caso di esito positivo di tali distinti accertamenti, dichiarare non dovute le somme versate in eccesso;
di accertare che in detti contratti manca una clausola sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi; di accertare che in detti contratti è presente una clausola sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi e che la stessa è illegittima, anche per mancata informazione oppure nulla e, quindi, nel caso di esito positivo di tali distinti accertamenti, dichiarare non dovuto le somme addebitate per anatocismo, sia trimestrale che annuale dall'Istituto; di accertare che in detti contratti manca una clausola sulla CMS; sulla commissione di affidamento e per l'istruttoria della pratica di fido; di accertare che in detti contratti sono presenti delle clausola sulla CMS, sulla commissione di affidamento e per l'istruttoria della pratica di fido e che la stesse sono illegittime o nulle, anche per mancata informazione come dovuta, e, quindi, nel caso di esito positivo di tali distinti accertamenti, dichiarare non dovute le somme addebitate a tali titoli dall'istituto; di accertare in conseguenza dell'accoglimento delle domande che precedono il saldo dei. predetti conti e/o le somme indebitamente pagate dalla correntista in tali rapporti, con condanna della convenuta al loro pagamento nel caso in cui il saldo del c/c sia positivo. La società attrice pone a fondamento delle domande qui in esame distinti presupposti di fatto che possono essere segnatamente cosi individuati: nei tre rapporti contrattuali sopra richiamati (di conto corrente n. -omissis-, di conto anticipi nn. -omissis- e -omissis-) le parti non hanno previsto ed inserito nel testo contrattuale delle clausole sulla regolamentazione degli interessi pattizi ultralegali, sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi, sulla CMS, sulla commissione dì affidamento e per l'istruttoria della pratica di fido; nella regolamentazione dei rapporti contrattuali sopra richiamati le parti hanno previsto ed inserito nel testo contrattuale le clausole sopra richiamate ma tali clausole sono illegittime o comunque affette da nullità. Per valutare ed accertare il fondamento di tali domande il Giudice deve esaminare il testo dei tre contratti e così rendersi conto se tutte o alcune della clausole indicate dall'attrice sono presenti nei contratti ovvero, di contro, se nel regolamento contrattuale mancano (in tutto o in parte) tali pattuizioni. Nel caso in cui dette clausole ci siano, il giudice esaminato il loro contenuto, valuterà poi se le stesse contengano previsioni assunte in violazione di norme imperative e, quindi, se sussista nei termini dedotti la loro nullità come eccepita dalla parte attrice. Le parti non hanno prodotto nessuno dei tre contratti in questione. Il giudice non può, quindi, esaminarli e non può, conseguentemente, giungere alla decisione sulle domande attrici in forza di un risultato di prova positivo. Al riguardo si osserva che parte convenuta nelle sue difese, sin dalla comparsa di costituzione, ha contestato fermamente il fondamento della domanda attrice con riferimento alle dedotte nullità ed alla applicazione di interessi usurari, così che non è possibile far ricorso al principio della non contestazione, neppure per via implicita in relazione all'ordine logico e consequenziale degli argomenti difensivi svolti dalla parte convenuta, per ritenere che nel caso in esame i dati di fatto posti a sostegno delle dedotte invalidità contrattuali siano da considerarsi: Al termine del processo i fatti dedotti dall'attrice non sono stati provati in positivo. In tali condizioni diventa necessario invocare a sostegno della decisione in oggetto la regola che soccorre il giudice al quale non è consentito fermarsi al c.d. non liquet né attribuire rilievo come possibile per il giudice penale all'insufficienza di prova - allorquando dei fatti controversi non si raggiunge in modo pieno ed esauriente la prova in positivo.
Ci si riferisce ovviamente alla regola del giudizio che, per il caso del difetto di prova, si riconduce alla distribuzione dell'onere della prova tra le parti e sancisce la soccombenza della lite a carico della parte che tale onere aveva e non ha assolto. Tale parte deve essere individuata in quella attrice alla stregua delle considerazioni che seguono. La mancanza nei contratti considerati come esistenti in citazione ed anche nei seguenti atti difensivi di parte attrice, tra i quali si richiama l'istanza proposta, per ottenere l'ordine di esibizione, e, come tali, non contestati dalla convenuta - di una certa clausola costituisce un fatto in sé negativo. Sul punto è fermo e costante nella giurisprudenza di legittimità il seguente principio "l'onere probatorio gravante, a norma dell'art. 2697 cod. civ., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero, su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude, nè inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo" (Cass. 2003/18487). Non essendo poi possibile la materiale dimostrazione di un fatto non avvenuto, la relativa prova può essere data mediante la dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario (Cfr. Cass.n. 12700/07), o anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo (cfr. Cass. Nn. 15162/08; 384/07; 21831/05). Prova che parte attrice in realtà neppure ha dedotto né sul fatto positivo contrario, - né sui fatti noti dai quali desumere in via presuntiva quelli ignoti. Con riguardo poi alla dedotta presenza nei contratti richiamati come esistenti in citazione di determinate clausole di cui si eccepisce la nullità la giurisprudenza di legittimità non ha mai dubitato che l'onere di allegare e provare le relative circostanze che una parte adduce a sostegno della nullità dell'atto cui le sue domande si riferiscono, incomba sulla parte che tale domanda propone. In applicazione di tale principio di carattere generale si veda tra le tante pronunzie della giurisprudenza di legittimità la sentenza della Corte di Cassazione n. 1750 del 8.9.2005 (la quale nell'affrontare una controversia relativa alla dedotta nullità di una delibera assembleare societaria vede il relatore ed estensore Re. Ro. liquidare la questione nei seguenti lapidari termini "e non può certo porsi in dubbio che sia a carico dell'attore l'onere di allegare e provare le circostanze che egli stesso adduce a sostegno della nullità (inesistenza giuridica) dell'atto cui le sue domande si riferiscono" e si tenga altresì conto che questo Tribunale, nell'affrontare in altre controversie la medesima questione, ha affermato che "mentre nell'ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo è la banca intimante (attrice sostanziale) che deve fornire la prova dei fatti costitutivi del diritto di credito azionato in sede monitoria, nel caso di domanda di accertamento negativo proposta dal cliente è costui a dover provare i fatti costitutivi detta pretesa (accertamento del debito e domanda di condanna del saldo rideterminata a proprio favore), secondo la regola generale di cui all'art. 2697 c.c." (Tribunale di Cagliari, Sentenza n.354 del 10.1.2013 depositata il 23.1.2013; cfr. negli stessi termini Tribunale di Cagliari, Sentenza del 7.5.2013 in causa R.G. n. 727/2011), così conformandosi al consolidato orientamento della Corte di Cassazione in materia (cfr. Cass. Civ. sez.I, 25-11-10 n. 23974 e Cass. n.7501 del 2012). La società attrice, la quale ha eccepito le predette nullità contrattuali ed ha azionato il proprio diritto alla ripetizione delle somme a suo dire indebitamente corrisposte al BANCO SPA (sulla individuazione del petitum è sufficiente leggere le conclusioni formulate dalla attrice nel quart'ultimo capoverso per non avere dubbi sulla proposizione, tra le altre, anche della domanda di ripetizione dell'indebito e, quindi, per disattendere le osservazioni difensive sul punto riportate nella comparsa conclusionale attrice) avrebbe dovuto produrre copia della documentazione bancaria (ed, in particolare, dei contratti e delle condizioni generali ad essi applicabili) relativa ai rapporti di conto corrente in contestazione. Nel corso del giudizio, con ordinanza depositata in data 23.10.2013 (che qui si conferma per quanto di rilievo in relazione alle Conclusioni istruttorie formulate dalla parte convenuta) è stato impartito alla Banca convenuta ai sensi dell'art.210 cpc l'ordine di esibizione dei predetti contratti, ordine che è stato disatteso. L'art. 116 cpc consente al giudice di desumere argomenti di prova dal contegno tenuto dalle parti nel corso del processo e, quindi, v'è da chiedersi se per tale via possano desumersi argomenti di prova dall'inosservanza dell'ordine di esibizione e, ancor più specificatamente, se possa ritenersi che il rifiuto nell'esibizione possa considerarsi come ammissione del fatto. La risposta è negativa. L'art 116 cpc al secondo comma prevede che il giudice nella valutazione del materiale probatorio può desumere argomenti di prova dal contegno delle parti. L'argomento di prova, com'è noto, offre soltanto elementi di valutazione di altre prove e, quindi, non può costituire l'unico fondamento per ritenere provato un fatto. L'interpretazione della norma nei termini esposti, peraltro conforme a quella offerta dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. nn. 8310 del 2002 e 17076 del 2004), porta, dunque, ad escludere che in assenza di elementi di prova concorrenti il solo rifiuto della Banca convenuta di esibire i contratti (scritture di cui peraltro la stessa attrice avrebbe dovuto avere la disponibilità) possa essere in concreto equiparata all'ammissione del fatto - che le diverse clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità avessero il contenuto indicato dall'attrice. Avuto poi riguardo agli altri rapporti di sconto ed anticipi accessori al conto corrente n. -omissis-, la domanda della società attrice deve essere respinta poiché la società non ha mai fornito alcuna specifica e compiuta deduzione su tali conti idonea a superare, la iniziale riserva di meglio indicarli in corso di causa. Alla stregua delle considerazioni tutte che precedono, non essendo stata raggiunta in positivo la prova dei fatti posti a sostegno delle domande in esame avanzate dall'attrice ed incombendo in capo a detta parte l'onere di dimostrare l'esistenza di tali circostanze di fatto, dette domande debbono essere respinte. 2.3. La società attrice in citazione ha sostenuto che solo apparentemente la Banca convenuta ha applicato tassi inferiore a quello "soglia" determinato trimestre per trimestre con decreto ministeriale. E ciò in quanto ha applicato ai contratti per cui è causa un tasso di interesse superiore a quello soglia ex legge 108/96 dovendo considerarsi quali interessi tutte le voci di costo collegate alla utilizzazione del credito, nonché la maggiorazione del tasso globale per effetto dell'anatocismo. Sulla base di tale premessa ha poi concluso chiedendo che il tribunale accertasse e dichiarasse non dovute tali somme addebitato dall'Istituto e, in subordino, le dichiarasse dovute solo nei limiti del tasso soglia vigente tempo per tempo. La domanda in esame deve essere respinta - senza che sia necessario far ricorso ad alcun approfondimento istruttorio mediante una consulenza tecnica d'ufficio - poiché nella deduzione della parte attrice l'usurarietà del tasso è strettamente conseguente all'addebito di quegli interessi e di quelle commissioni la cui richiesta ed applicazione da parte della banca viene assunta in tesi di parte attrice come essere avvenuta in applicazione di clausole illegittime e nulle, senza che di tale nullità si sia raggiunta - per quanto sopra s'è visto - la prova. Il presupposto in fatto al quale la parte attrice ha espressamente ricondotto in citazione il dedotto superamento dei tassi soglia non è stato dimostrato e per tale ragione la domanda in esame non può essere accolta. 3. Sulla domanda SOCIETA SPA. Eccepisce la Banca convenuta il difetto di legittimazione attiva dell'attore sul presupposto, di fatto, che a costui non è stato richiesto alcun pagamento in forza della garanzia fideiussoria asseritamente prestata, ma della quale non è stata data alcuna prova e su quello di diritto che al fideiussore non è consentito di esercitare diritti facenti capo al debitore garantito nei confronti del di lui creditore in quanto del tutto estranei alla sua sfera giuridica di garante. Nel merito le domande di accertamento della nullità delle clausole contrattuali sopra richiamate e della usurarietà degli interessi applicati dalla Banca nei confronti della correntista proposte da SOCIETÀ SPA sono infondate e debbono essere respinte. La Banca nelle sue difese, formulate già nella comparsa di costituzione, ha contestato l'esistenza del rapporto di garanzia senza che l'attore abbia prodotto in corso di causa il relativo contratto, né dedotto alcun mezzo di prova al riguardo. Manca dunque la prova in ordine alla dedotta, ma avversariamente contestata, qualità di fideiussore dell'attore. In ogni caso valgono per il FIDEIUSSORE medesime considerazioni sopra svolte (al capo 2 che precede) per motivare il rigetto delle stesse domande proposte dalla società attrice. 4. In ordine alla regolamentazione delle spese la mancata ottemperanza, peraltro ingiustificabile, della convenuta all'esecuzione dell'ordine di esibizione costituisce una grave ed eccezionale ragione per compensare integralmente tra le parti le spese processuali. P.Q.M. Il Tribunale in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulle domande proposte dalla SOCIETÀ SPA con sede in (OMISSIS), e da FIDEIUSSORE disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, respinge le domande formulata dagli attori, manda assolta la convenuta da ogni relativa avversa pretesa e compensa integralmente tra le parti le spese processuali. Così deciso in Cagliari, in data 31 maggio 2014. Depositata in cancelleria il 11/09/2014

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