Source: http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=glossario
Timestamp: 2019-02-23 15:08:15+00:00

Document:
Cost., art. 75
Stat., artt. 61 e 63
cod. civ., art. 15 disp. prel.
Cessazione dell’efficacia di una norma giuridica per effetto di una fonte successiva di pari grado o sovraordinata.
Può essere espressa, quando il legislatore dichiara espressamente le disposizioni o gli atti di cui vuole far cessare l’efficacia; tacita, quando il legislatore emana una nuova disposizione legislativa incompatibile con la precedente; implicita, quando interviene in modo organico su una materia già regolata precedentemente.
L’abrogazione può anche avvenire a seguito di referendum, per la cui disciplina si rinvia all’articolo 75 della Costituzione relativamente alle leggi o atti aventi valore di legge a livello statale e agli articoli 61 e 63 dello Statuto per quanto concerne le leggi, i regolamenti, nonché gli atti amministrativi generali della Regione.
d.lgs. 33/2013, artt. 2; 3, co. 1; 5, co. 1 e seg.; 43, co. 5
Diritto riconosciuto a qualunque soggetto, non condizionato dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, di richiedere documenti, informazioni e dati, oggetto di pubblicazione obbligatoria, che l’amministrazione abbia omesso di pubblicare.
L’istanza di accesso, che può essere trasmessa per via telematica, è presentata al responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, è gratuita e non necessita di motivazione. Il procedimento di accesso civico si conclude , entro il termine di trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, con provvedimento espresso e motivato comunicato al richiedente e l’amministrazione provvede a pubblicare sul sito istituzionale i dati, le informazioni o i documenti richiesti e ad informare il richiedente dell’avvenuta pubblicazione.
Il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza ha l’obbligo di segnalare, in relazione alla loro gravità, i casi di inadempimento, totale o parziale, in materia di pubblicazione obbligatoria all’ufficio di disciplina, per l’eventuale attivazione del procedimento disciplinare, al vertice politico dell’amministrazione e all’OIV, ai fini dell’attivazione delle altre forme di responsabilità.
L’accesso civico va distinto dall’accesso documentale e dall’accesso generalizzato, per cui si rimanda alle relative voci.
Stat., artt. 30, co. 3 e 4; 51, co. 2
l. 241/1990, artt. 22-27
l.r. 57/1993, art. 26
l.r. 17/2015, art. 9, co. 16-19
reg. lav., art. 109
reg. org. giunta, artt. 452-472
reg. org. cons., artt. 387-406
Diritto riconosciuto a chiunque sia titolare di un interesse diretto, concreto e attuale (compresi i portatori di interessi pubblici o diffusi), corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso, di consultare o ottenere copia di documenti (intesi come rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento) detenuti da una pubblica amministrazione (e fino a quando la stessa ha l’obbligo di detenerli) e concernenti attività di pubblico interesse.
Il diritto di accesso è considerato diretta espressione del principio di imparzialità e trasparenza ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni.
Il diritto di accesso si realizza con la richiesta motivata all’amministrazione che ha formato i documenti o li detiene stabilmente e può essere legittimamente escluso, differito o limitato nei casi e nei limiti previsti da disposizioni di legge, in particolare quelle a tutela della privacy, o regolamentari. Tra le ipotesi di esclusione previste dalla legge vi rientrano: i casi di documenti coperti da segreto di Stato e altri casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge; i casi riguardanti i procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano; i casi concernenti l’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione; i casi relativi a procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale relativi a terzi. In caso di diniego, espresso o tacito, dell’accesso o di differimento dello stesso, entro trenta giorni dalla richiesta, il richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale ovvero rivolgersi, nei confronti degli atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al difensore civico competente per territorio; nel caso di atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, la richiesta è inoltrata alla Commissione per l’accesso istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che si pronuncia nel medesimo termine di trenta giorni dalla presentazione dell’istanza. La norma prevede, inoltre, al fine di ovviare ai casi di inerzia, che l’organo di governo individui, nell’ambito delle figure apicali dell’amministrazione, il soggetto cui attribuire il potere sostitutivo. In mancanza di tale individuazione, il potere si intende attribuito al dirigente generale o, in mancanza, al dirigente preposto all’ufficio o, in mancanza, al funzionario di più elevato livello presente nell’amministrazione. Per ciascun procedimento, sul sito internet istituzionale dell’amministrazione è pubblicata l’indicazione del predetto soggetto a cui il privato può rivolgersi decorso inutilmente il termine per la conclusione del procedimento (c.d. sostituto provvedimentale).
La normativa statutaria e legislativa regionale riconosce una particolare forma di diritto di accesso ai consiglieri regionali, che consiste nel diritto di prendere visione di tutti gli atti e documenti utili all’espletamento del proprio mandato, in possesso degli uffici del Consiglio e della Giunta regionale ovvero degli enti pubblici dipendenti, delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli organismi istituiti dalla Regione o che comunque esercitano funzioni e compiti ad essa conferiti. Salvo i casi di segreto o di divieto di divulgazione previsti dalla legge, tale diritto può essere esercitato anche su atti e documenti qualificati dalla legge come riservati, con l’obbligo di mantenerne la riservatezza.
L’accesso documentale va distinto dall’accesso civico e dall’accesso generalizzato, per cui si rimanda alle relative voci.
d.lgs. 33/2013, artt. 3, co. 1; 5, co. 2 e seg. e 5 bis
Circ. Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione 2/2017
Diritto riconosciuto a qualunque soggetto, non condizionato dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione.
L’istanza di accesso non necessita di motivazione e non comporta alcun onere economico se non, eventualmente, quello sostenuto dall’amministrazione per la riproduzione dei dati o dei documenti su supporto cartaceo o elettronico. Può essere trasmessa per via telematica ed è presentata, alternativamente: all’ufficio che detiene i dati e i documenti; all’ufficio relazioni con il pubblico; ad altro ufficio indicato dall’amministrazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale. È comunicata dall’amministrazione ad eventuali controinteressati dalla stessa individuati.
Il diritto di accesso “generalizzato” incontra limiti relativi e limiti assoluti. I primi sono dati dal rispetto della tutela degli interessi pubblici (sicurezza pubblica e ordine pubblico, sicurezza nazionale, difesa e questioni militari, relazioni internazionali, politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato, conduzione di indagini sui reati e loro perseguimento, regolare svolgimento di attività ispettive) e/o privati (protezione dei dati personali, libertà e segretezza della corrispondenza, interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica), valutabili, di volta in volta, con la tecnica del bilanciamento degli interessi coinvolti. I limiti assoluti attengono al rispetto delle norme che prevedono specifiche esclusioni per la tutela di interessi prioritari e fondamentali (segreto di stato, altri casi di divieto di accesso o divulgazione previsti dalla legge). In entrambi i casi il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso devono essere motivati.
Il procedimento di accesso si conclude, entro il termine di trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, con provvedimento espresso e motivato comunicato al richiedente e agli eventuali controinteressati e, in caso di accoglimento, l’amministrazione provvede a trasmettere i dati e i documenti richiesti. Nel caso, invece, di diniego totale o parziale dell’accesso, o di mancata risposta entro il termine suddetto di trenta giorni, il richiedente può presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza che decide con provvedimento motivato, impugnabile davanti al tribunale amministrativo regionale. Può, altresì, presentare ricorso al difensore civico competente per territorio, qualora si tratti di atti delle amministrazioni delle regioni o degli enti locali.
L’accesso generalizzato va distinto dall’accesso civico e dall’accesso documentale, per cui si rimanda alle relative voci.
Accordi (con Stati)
Cost., art. 117, co. IX
Stat., artt. 10; 23, co. 2, lett. n)
l. 131/2003, art. 6
L’articolo 6 della legge 131/2003, attuativo dell’articolo 117, nono comma della Costituzione, prevede che la Regione, nelle materie di propria competenza legislativa, possa concludere con Stati accordi esecutivi ed applicativi di accordi internazionali regolarmente entrati in vigore o accordi di natura tecnico-amministrativa e di natura programmatica finalizzati a favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale. Essendo accordi potenzialmente in grado di interferire con la politica estera dello Stato, sono stati circondati da una serie di cautele procedurali e di limiti sostanziali.
I limiti sostanziali che sono stati introdotti riguardano il rispetto della Costituzione, i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, gli obblighi internazionali, le linee e gli indirizzi di politica estera italiana e i principi fondamentali dettati dalle leggi dello Stato nelle materie a competenza concorrente.
La conclusione degli accordi è soggetta ad un iter procedurale ben definito: il procedimento ha inizio con la comunicazione delle trattative al Ministero degli affari esteri ed alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che informano a loro volta i ministeri competenti. Verificata l’opportunità politica e la legittimità dell’accordo, il Ministero degli affari esteri conferisce i pieni poteri di firma previsti dalle norme del diritto internazionale generale e dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio 1969. Gli accordi sottoscritti in assenza del conferimento di pieni poteri sono nulli.
La ratifica degli accordi sottoscritti è effettuata con legge regionale.
Adeguatezza (principio di)
Cost., art. 118, co. I
Stat., art. 16, co 1
l. 59/1997, art. 4, co. 3, lett. g)
l.r. 14/1999, artt. 1, co. 2; 9, co. 1, lett. b), n. 1)
Indicato espressamente come uno dei principi in base al quale effettuare la ripartizione delle competenze tra i diversi livelli territoriali di amministrazione, evidenzia il collegamento tra le funzioni conferite e la capacità dei soggetti destinatari di svolgere le stesse con efficacia ed efficienza. Ciascun ente locale può diventare titolare di funzioni amministrative corrispondenti alla relativa dimensione se nel concreto presenta, per ambito demografico e territoriale, per mezzi finanziari e per disponibilità di personale, una capacità di governo adeguata.
Articolazione del più generale principio di sussidiarietà, il principio di adeguatezza specifica che il conferimento delle funzioni amministrative deve avvenire nei confronti degli enti territoriali che, anche associandosi con altri enti, presentano una struttura organizzativa idonea a garantire il puntuale esercizio delle stesse.
COM (2010) n. 245/2010
d.l. 179/2012 (conv., l. 221/2012), artt. 1-18
d.l. 69/2013 (conv., l. 98/2013), artt. 13-17 ter
d.g.r. 479/2014
d.c.r. 2/ 2014
d.g.r. 284/2015
L’Agenda Digitale è una delle sette iniziative principali individuate nella più ampia Strategia Europa 2020, che punta alla crescita inclusiva, intelligente e sostenibile dell’Unione europea.
L’Agenda Digitale è stata presentata dalla Commissione Europea nel maggio 2010, ed è stata sottoscritta da tutti gli Stati membri che si sono impegnati a recepirla e applicarla.
Lo scopo dell’Agenda Digitale è sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e la competitività.
Nel quadro dell’Agenda Digitale Europea, l’Italia ha elaborato una propria strategia nazionale, individuando priorità e modalità di intervento, nonché le azioni da compiere e da misurare sulla base di specifici indicatori, in linea con le tabelle di marcia previste dall’Agenda Digitale Europea. L’Agenda Digitale italiana è stata elaborata in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, puntando sulla complementarietà tra il livello nazionale e quello regionale, nonché sulla integrazione tra le stesse iniziative regionali.
Nell’ambito dell’Agenda Digitale Italiana sono stati predisposti la Strategia italiana per la banda ultralarga e la Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020. Obietti strategici della Strategia italiana per la banda ultralarga sono a) la copertura ad almeno 100 Mbps fino all’85% della popolazione italiana; b) la copertura ad almeno 30 Mbps garantita alla totalità della popolazione italiana; c) la copertura ad almeno 100 Mbps di sedi ed edifici pubblici (scuole e ospedali in particolare), delle aree di maggior interesse economico e concentrazione demografica, delle aree industriali, delle principali località turistiche e degli snodi logistici. La Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020 persegue l’obiettivo dello sviluppo socio-economico attraverso la crescita digitale: le risorse pubbliche devono essere utilizzate per promuovere la trasformazione digitale delle imprese italiane, sviluppare le competenze dei cittadini, digitalizzare la pubblica amministrazione per la fruizione dei servizi pubblici ai cittadini.
L’Agenda Digitale regionale, coerente con gli indirizzi europei e nazionali, è la strategia per la crescita digitale del territorio. Costituisce il punto di partenza per la realizzazione di una regione in grado di utilizzare appieno le opportunità offerte da Internet e dalle tecnologie per la promozione della cittadinanza digitale; per uno sviluppo sociale ed economico sostenibile, inclusivo, intelligente; per una Amministrazione Regionale più efficiente, aperta e partecipata. Gli obiettivi dell’Agenda digitale regionale sono: 1) l’azzeramento del divario digitale; 2) la piena attuazione dell’e-government e dell’open-government; 3) la realizzazione di servizi e misure ad alto tasso di innovazione per i cittadini, le imprese e il territorio; 4) la promozione della nuova cittadinanza nell’era di Internet e delle competenze digitali.
Le azioni dell’Agenda Digitale si articolano in cinque Aree di Intervento: Infrastrutture digitali e di reti, Amministrazione digitale aperta e intelligente, Sanità digitale, Comunità intelligenti, Cittadinanza e competenze digitali. Gli interventi e le azioni dell’Agenda Digitale sono finanziati prevalentemente dai fondi della programmazione europea.
Stat., artt. 23, co. 2, lett. l); 54
l.r. 13/2007, art. 12
l.r. 1/2008
l.r. 2/2014, artt. 19-26 bis
reg. reg. 5/2011
reg. reg. 25/2014
Definite dallo Statuto come “unità amministrative” a capo delle quali è preposto un dirigente regionale, possono essere istituite con legge per svolgere specifiche funzioni per le quali sono richieste professionalità e competenze particolari.
Le agenzie hanno autonomia organizzativa, economica e gestionale e sono sottoposte al controllo della Giunta regionale e al rispetto degli indirizzi da questa definiti.
La legge regionale del 2008 ha introdotto una disciplina generale sulle agenzie regionali istituite ai sensi dello Statuto. Riconosce alle stesse autonomia gestionale, organizzativa, finanziaria e contabile nei limiti delle risorse disponibili e in conformità agli atti regionali di definizione delle politiche, degli obiettivi programmatici, degli indirizzi e delle direttive.
In particolare prevede che la Giunta regionale adotti i programmi triennali di attività delle singole agenzie e, in attuazione degli stessi, il programma annuale di attività di ciascuna agenzia che costituisce atto di indirizzo e di direttiva della Giunta nei confronti del direttore per l’attività amministrativa e gestionale dell’agenzia stessa.
Il direttore costituisce l’unico organo delle agenzie, nominato dalla Giunta regionale, al quale si applica la normativa vigente per i direttori generali relativa al conferimento e alla durata dell’incarico.
Con riguardo all’organizzazione e al personale delle agenzie si prevede che la Giunta regionale adotti appositi regolamenti per ciascuna agenzia, nel rispetto della specifica disciplina stabilita dalle leggi regionali istitutive.
AIR (analisi di impatto della regolamentazione)
l. 50/1999, art. 5, co. 2
l. 246/2005, art. 14, co. 1-10
d.p.c.m. 170/2008
reg. reg. 1/2002, artt. 71 quater-71 sexies
L’AIR (Analisi di Impatto della Regolamentazione) è uno strumento di analisi complesso che consiste nella valutazione preventiva degli effetti che un intervento regolatore può avere sull’attività dei cittadini e delle imprese nonché sull’organizzazione e sul funzionamento delle amministrazioni pubbliche; fine ultimo di tale analisi è l’individuazione della soluzione normativa, c.d. “opzione regolativa”, più efficace e rispondente alle esigenze della collettività.
L’AIR supporta i soggetti titolari dell’iniziativa normativa nelle fasi che caratterizzano il processo decisionale e fornisce agli stessi, anche attraverso il ricorso ad analisi quantitative ed allo strumento della consultazione, gli elementi necessari per selezionare tra le diverse “opzioni regolative” possibili quella più idonea rispetto agli obiettivi e alle finalità che lo stesso soggetto titolare di iniziativa normativa intende perseguire.
La legge precisa che l’AIR deve interessare, “salvo i casi di esclusione”, tutti gli schemi di atti normativi del Governo. Con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stata disciplinata la funzione dell’AIR nel procedimento endogovernativo, definendone il campo di applicazione, i casi di esclusione e il contenuto della relazione; è stata inoltre introdotta la consultazione quale strumento di trasparenza e momento qualificante l’AIR stessa.
Con un accordo del 29 marzo 2007, sancito tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, l’ANCI, l’UPI e l’UNCEM, in sede di Conferenza unificata, ed avente ad oggetto il miglioramento della qualità della regolazione, è stato previsto l’impegno da parte delle Regioni di definire, con successive leggi regionali o con altri atti non normativi, le procedure dell’AIR, compresa la fase di consultazione, le tipologie sostanziali, i casi e le modalità di esclusione dell’AIR. Inoltre sono stati indicati gli elementi da considerare nell’effettuazione della stessa.
Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, artt. 107- 109
reg. (CE) 360/2012
reg. (CE) 1407/2013
reg. (CE) 1408/2013
reg. (CE) 651/2014
reg. (CE) 702/2014
reg. (CE) 717/2014
reg. (CE) n. 1588/2015
Comunicazione 2016/C 262/01
l.r. 1/2015, art. 14
Con questa espressione si intende qualunque vantaggio economicamente apprezzabile accordato, sotto qualsiasi forma, ad un’impresa da parte dello Stato, delle Regioni o di altra pubblica amministrazione, che falsi o minacci di falsare la concorrenza. Le norme del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, salvo deroghe previste espressamente, sanciscono, in via generale, l’incompatibilità degli aiuti di Stato con il mercato interno nella misura in cui incidono sugli scambi tra gli Stati membri ostacolando la libera concorrenza.
In particolare, tali norme elencano gli aiuti ritenuti direttamente compatibili e quelli che possono ritenersi compatibili con il mercato interno e prevedono l’obbligo da parte dello Stato membro interessato di notificare ogni progetto di concessione di nuovo aiuto alla Commissione, perché possa valutarne la compatibilità con il mercato interno.
In applicazione dell’articolo 109 sono stati adottati sia regolamenti che disciplinano la procedura di notifica, sia regolamenti che individuano tipologie di imprese o di aiuti per i quali non vige l’obbligo di notifica.
La legge regionale che disciplina la partecipazione della Regione alla formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea attribuisce al Presidente della Regione il compito di assicurare il coordinamento delle politiche e delle attività regionali relative agli aiuti di Stato. Stabilisce, inoltre, che gli atti normativi e amministrativi regionali che prevedono aiuti di Stato e che sono soggetti alla decisione di autorizzazione della Commissione europea contengano apposita clausola di sospensione dell'efficacia.
d.lgs. 33/2013, art. 9
Amministrazione trasparente è una sezione obbligatoriamente prevista dalla legge nelle home page dei siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, all’interno della quale devono essere contenuti i dati, le informazioni e i documenti pubblicati ai sensi della normativa vigente, anche in forma di collegamento ipertestuale ad altra sezione del sito dove i medesimi siano presenti, al fine di evitare eventuali duplicazioni.
Qualunque soggetto ha il diritto di accedere direttamente e immediatamente a questa sezione senza alcuna limitazione e senza obbligo di identificazione. La sezione è organizzata in sottosezioni di primo e secondo livello e i contenuti ivi indicati costituiscono i contenuti minimi che devono essere presenti in ogni sottosezione, mentre altri contenuti possono essere inseriti in ognuna di esse qualora ritenuti utili ai fini di un maggior livello di trasparenza.
Le sottosezioni di Amministrazione trasparente sono: Disposizioni generali (programma per la trasparenza e l'integrità, atti generali, oneri informativi per cittadini e imprese); Organizzazione (Organi di indirizzo politico-amministrativo, Sanzioni per mancata comunicazione dei dati, Rendiconti gruppi consiliari regionali/provinciali, Articolazione degli uffici, Telefono e posta elettronica); Consulenti e collaboratori; Personale (Incarichi amministrativi di vertice, Dirigenti, Posizioni organizzative, Dotazione organica, Personale non a tempo indeterminato, Tassi di assenza, Incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti, Contrattazione collettiva, Contrattazione integrativa, OIV); Bandi di concorso; Performance (Piano della Performance, Relazione sulla Performance, Ammontare complessivo dei premi, Dati relativi ai premi, Benessere organizzativo); Enti controllati (Enti pubblici vigilati, Società partecipate, Enti di diritto privato controllati, Rappresentazione grafica); Attività e procedimenti (Dati aggregati attività amministrativa, Tipologie di procedimento, Monitoraggio tempi procedimentali); Provvedimenti (Provvedimenti organi indirizzo politico, Provvedimenti dirigenti); Controlli sulle imprese; Bandi di gara e contratti; Sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici (Criteri e modalità, Atti di concessione); Bilanci (Bilancio preventivo e consuntivo, Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio); Beni immobili e gestione patrimonio (Patrimonio immobiliare, Canoni di locazione o affitto); Controlli e rilievi sull'amministrazione; Servizi erogati (Carta dei servizi e standard di qualità, Costi contabilizzati, Tempi medi di erogazione dei servizi, Liste di attesa); Pagamenti dell'amministrazione (Indicatore di tempestività dei pagamenti, IBAN e pagamenti informatici); Opere pubbliche; Pianificazione e governo del territorio; Informazioni ambientali; Strutture sanitarie private accreditate; Interventi straordinari e di emergenza; Altri contenuti. Quest’ultima sottosezione contiene eventuali ulteriori contenuti da pubblicare, non riconducibili ad alcuna delle altre sottosezioni.
(vedi, anche, Trasparenza)
Cost., art. 81, co. IV
Stat., art. 58, co. 2
l. 196/2009, art. 20, co. 2
d.lgs. 118/2011, art. 3, co. 1; all. n. 1
Unità temporale della gestione finanziaria dello Stato e delle Regioni, coincidente con l’anno solare, che decorre dal 1° gennaio al 31 dicembre.
L’annualità è uno dei principi giuridici cui il bilancio deve uniformarsi.
Annullamento della legge (vedi Questione di legittimità costituzionale)
Approvazione (dell'atto amministrativo)
Il termine approvazione è spesso utilizzato in senso generico per indicare, nei procedimenti nei quali devono intervenire in momenti temporali diversi più soggetti, l’apprezzamento favorevole espresso da un soggetto sull’operato o sugli atti precedentemente compiuti da un altro soggetto.
In senso strettamente tecnico giuridico l’approvazione è un provvedimento amministrativo mediante il quale un’autorità amministrativa o un organo esprime un giudizio favorevole in relazione alla legittimità ed all’opportunità di un atto giuridico già emesso da altra autorità o da altro organo.
Si tratta, pertanto, di un atto di controllo preventivo, a seguito del quale l’atto soggetto al controllo, già completo in tutte le sue parti, può spiegare i suoi effetti che erano rimasti sospesi in attesa dell’esito positivo del controllo stesso.
Nell’ambito del procedimento amministrativo l’approvazione rientra nella cosiddetta fase “integrativa dell’efficacia”, nella quale sono individuate le condizioni richieste affinché un atto, già perfetto, possa essere portato ad esecuzione.
Assemblea consiliare (vedi Consiglio regionale)
È un’organizzazione indipendente di regioni di cui fanno parte 270 regioni provenienti da 33 Stati membri del Consiglio d’Europa e 16 organizzazioni interregionali. Costituisce la più ampia rete di cooperazione interregionale presente in Europa.
È stata creata con lo scopo di rafforzare il ruolo delle regioni nel processo di integrazione europea, attraverso lo scambio di esperienze, azioni comuni per influenzare le politiche nazionali, europee e internazionali, progetti di cooperazione interregionale e transfrontaliera e l’avvicinamento dei cittadini al progetto europeo.
Coopera con il Comitato delle Regioni e con il Congresso dei poteri locali e regionali d’Europa, organi consultivi rispettivamente dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa.
Assenza dei Consiglieri alle sedute
d.l. 138/2011 (conv. l. 148/2011), art. 14, co. 1, lett. d)
l.r. 4/2013, art. 1, co. 9
del.U.P. 62/2013
La legge prevede che il trattamento economico dei Consiglieri regionali sia commisurato all’effettiva partecipazione ai lavori del Consiglio regionale. L’assenza del Consigliere dai lavori dell’Aula per più di una seduta, non giustificata da casi documentati di malattia, missione o incarico politico istituzionale, è sanzionata con una trattenuta economica del rimborso spese di esercizio del mandato.
Cost., art. 122
Stat., artt. 27, co. 5; 32, commi 3 e 4; 33, co. 5 e 7; 42; 45; 56, co. 3
reg. lav., artt. 25, co. 8, lett. a); 27; 104; 105
Componente della Giunta regionale, nominato dal Presidente della Regione entro dieci giorni dalla proclamazione, può essere scelto anche al di fuori del Consiglio regionale tra cittadini che godano dell’elettorato passivo e che non si trovino in alcuna delle condizioni di ineleggibilità e di incompatibilità previste per i consiglieri regionali.
L’assessore svolge funzioni relative alla cura di un determinato ramo dell’amministrazione regionale cui è preposto e può proporre alla Giunta i provvedimenti di volta in volta ritenuti più opportuni.
È fissato in dieci il numero degli assessori che, insieme al Presidente della Regione, compongono la Giunta regionale. Il numero degli assessori appartenenti allo stesso genere non può essere superiore a sei.
Essi hanno diritto, e obbligo se richiesti dal Presidente del Consiglio o della commissione, di partecipare alle sedute dell’Assemblea e della commissione. Deve, in ogni caso, partecipare alle sedute dell’Aula un componente della Giunta regionale.
d.lgs. 118/2011, art. 50
l.r. 25/2001, art. 27
reg. reg. 26/2017, art. 25
Strumento giuridico contabile destinato ad aggiornare le previsioni di bilancio anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi, del fondo pluriennale vincolato e del fondo crediti di dubbia esigibilità, accertati in sede di rendiconto dell’esercizio scaduto il 31 dicembre precedente, fermo restando il rispetto dei vincoli necessari a garantire l’equilibrio del bilancio.
L’assestamento è approvato con legge entro il 31 luglio, dà atto del permanere degli equilibri generali di bilancio e, in caso di accertamento negativo, assume i necessari provvedimenti di riequilibrio.
Assorbimento (emendamento)
reg. lav., art. 68, co. 1 e 5
L’assorbimento si verifica quando il contenuto di un emendamento è compreso in quello più ampio di un altro emendamento che è già stato votato e approvato. Costituisce applicazione della regola del ne bis in idem.
L’assorbimento di un emendamento viene dichiarato dal Presidente della Commissione o dell’Aula.
ATN (Analisi Tecnico Normativa)
Dir. P.C.M. 10/09/2008
Acc. 29/03/2007, n. 23/CU
Strumento per migliorare la qualità della produzione legislativa, l’Analisi tecnico normativa (ATN) è diretta a verificare l’incidenza dell’intervento normativo proposto sull’ordinamento giuridico vigente; a dare conto della sua conformità alla Costituzione, alla disciplina dell’Unione europea, alla legislazione statale nonché dei profili attinenti al rispetto delle competenze delle Regioni e delle autonomie locali e ai precedenti interventi di delegificazione; sono altresì evidenziati eventuali inesattezze nelle definizioni e nei riferimenti normativi contenuti nel testo proposto, nonché le necessarie modificazioni e abrogazioni delle disposizioni vigenti, riportando eventuali soluzioni alternative.
L’accordo tra Governo, Regioni e Autonomie locali in materia di semplificazione e miglioramento della qualità della regolamentazione del 2007 promuove l’utilizzo dell’ATN da parte delle Regioni, quale strumento volto al miglioramento della qualità della regolazione. Le strutture del Consiglio regionale deputate all’assistenza e consulenza agli organi consiliari redigono l’ATN della proposta di legge una volta che la stessa è iscritta all’ordine del giorno della commissione primaria e dell’Aula. L’ATN può essere corredata da dossier o altra documentazione istruttoria.
(Vedi voce Qualità normativa)
Stat., art. 51
l.r. 57/1993
reg. org. giunta, artt. 60-71
reg. org. cons., artt. 30-34
Qualsiasi manifestazione di volontà, di giudizio o di conoscenza proveniente da una pubblica amministrazione nell’esercizio di una funzione amministrativa, cioè nell’ambito di un’attività volta alla concreta attuazione dei fini pubblici. Nella categoria degli atti amministrativi rientrano i provvedimenti amministrativi che si caratterizzano per essere atti: autoritativi (in grado di produrre unilateralmente modifiche nella sfera giuridica di altri soggetti), tipici (sono solo quelli previsti dall’ordinamento, ognuno finalizzato alla realizzazione di uno specifico interesse pubblico) e nominati (a ciascun interesse pubblico da realizzare corrisponde esattamente un tipo di atto) consistenti in disposizioni in grado di modificare le situazioni giuridiche degli interessati o di rifiutare le modifiche richieste dagli stessi (es. rigetto di una richiesta di autorizzazione).
Accanto ai provvedimenti, esiste una molteplicità di atti amministrativi minori che assolvono funzioni strumentali, accessorie o comunque secondarie (es. proposte, pareri, visti, verbalizzazioni).
L’atto amministrativo presenta una struttura formale composta da:
- l’intestazione (indicazione dell’autorità da cui promana l’atto cioè l'indicazione dell'organo di governo o del dirigente della struttura organizzativa da cui l'atto è adottato);
- il preambolo (indicazione degli atti normativi in base ai quali l’atto viene adottato in cui sono indicate le norme di legge o i regolamenti in base ai quali l'atto è adottato nonché dei riferimenti agli atti preparatori);
- la motivazione (indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che determinano la decisione dell’amministrazione);
- il dispositivo (la parte precettiva dell’atto);
- il luogo;
- la sottoscrizione.
La legge sul procedimento amministrativo ha introdotto, in particolare, l’obbligo della motivazione per ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, con la sola esclusione degli atti normativi e di quelli a contenuto generale.
Nell’ordinamento regionale si individuano atti di alta amministrazione - di competenza del Presidente della Regione (decreti, ordinanze e direttive), della Giunta (deliberazioni), del Presidente del Consiglio (decreti e direttive), dell’Ufficio di presidenza (deliberazioni) - mediante i quali è esercitata l’attività di indirizzo politico amministrativo, e atti di gestione, che assumono la denominazione giuridica di determinazioni, mediante i quali i dirigenti esercitano l’attività di gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa dell’ente.
d.lgs. 165/2001, artt. 2 e 5
reg. org. giunta, art. 68
reg. org. cons., art. 33
A seguito del processo di privatizzazione del rapporto di lavoro presso le pubbliche amministrazioni, iniziato negli anni ’90, è stato introdotto nell’ordinamento lo strumento dell’atto di organizzazione di natura non normativa.
Sia il regolamento di organizzazione del Consiglio che quello della Giunta definiscono gli atti di organizzazione quali atti unilaterali, redatti in forma scritta, che i dirigenti, l’Ufficio di presidenza ovvero la Giunta rispettivamente assumono con la capacità ed i poteri del privato datore di lavoro per l’organizzazione degli uffici e per la gestione del rapporto di lavoro dei dipendenti.
In particolare, rientrano in tale categoria di atti la comunicazione di provvedimenti e circolari, l’ordine di servizio per l’assegnazione di personale alle strutture, la disposizione per il conferimento di incarichi, per l’istituzione di posizioni dirigenziali individuali e per gli adempimenti da osservare.
Cost. art. 118, co. I
Stat., art. 16
l.r. 14/1999
Ricompresa, insieme al trasferimento e alla delega nel termine più ampio di “conferimento” (vedi relativa voce), indica la ripartizione tra i diversi livelli di governo locale di quelle funzioni e compiti amministrativi che presentano un carattere esclusivamente locale e che, pertanto, nel rispetto del principio di sussidiarietà, non possono che essere assegnati e riconosciuti agli enti locali in quanto enti più vicini alle esigenze delle realtà locali.
Stat., artt. 33, co. 6; 66, co. 4
reg. lav., art. 60
Consultazione, da parte delle commissioni consiliari, di rappresentanti di enti locali, di organizzazioni imprenditoriali e sindacali, di associazioni, finalizzata ad acquisire maggiori informazioni in ordine all’attività consiliare.
L’audizione può aver luogo o su decisione del Presidente della commissione o, in relazione a fatti ed eventi di particolare rilevanza, su richiesta di ciascun consigliere membro della commissione.
Stat., art. 24
d.lgs. 118/2011, art. 67
l.r. 25/2001, art. 63
l.r. 6/2002, artt. 31-39
reg. org. cons.
Lo Statuto riconosce al Consiglio regionale la piena autonomia:
- organizzativa: capacità di darsi la propria struttura organizzativa, mediante leggi, regolamenti ed atti di organizzazione di diritto comune;
- amministrativa: capacità di svolgere attività amministrativa, nei limiti delle proprie competenze;
- contabile e di gestione patrimoniale: capacità di disporre di proprie entrate, stabilire spese e di avere un proprio bilancio.
Stat., artt. 16. co. 5; 66, co. 4
l. 131/2003, art. 7
l. 56/2014, artt. 1, co. 89; 90, lett. a)
l.r. 14/1999, art. 25
Categoria nella quale vengono ricomprese le camere di commercio, le università e, da ultimo, le istituzioni scolastiche, gli ordini professionali. Trovano un primo riconoscimento normativo con la legge n. 59 del 1997 che stabilisce che anche gli enti funzionali, insieme a quelli territoriali, possono essere titolari oltre che di funzioni proprie anche di quelle conferite dallo Stato e dalle Regioni, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Le autonomie funzionali sono dotate di poteri di regolazione settoriale, anche in considerazione del fatto che rappresentano e promuovono interessi riferiti a specifici ambiti di attività e godono di un’ampia autonomia, ma non hanno autonomia di indirizzo politico.
Lo Statuto nel disciplinare la potestà amministrativa, richiama espressamente le autonomie funzionali prevedendo che la Regione valorizzi il ruolo delle stesse mediante la loro diretta partecipazione all’esercizio delle proprie funzioni.
Organismi pubblici con funzioni di garanzia e di regolazione in settori o materie di particolare rilievo, anche costituzionale.
Provenienti dall’esperienza di ordinamenti stranieri, sono dotate di una qualificata autonomia organizzativa, finanziaria e contabile e non sono soggette ai controlli e alle direttive dell’esecutivo, elemento, questo, che conferisce loro una particolare indipendenza.
Carattere tipico di tali organismi è la posizione di neutralità, oltre che di imparzialità, che hanno rispetto agli interessi che sono chiamate a tutelare.
Tale neutralità consente alle amministrazioni indipendenti di operare senza condizionamenti, in posizione di sostanziale obiettività rispetto agli interessi primari della pubblica amministrazione, in modo da assicurare la piena ed effettiva applicazione delle norme.
La peculiare posizione di autonomia ed indipendenza dal potere politico ed economico le rende destinatarie di funzioni eterogenee e composite che di solito sono ripartite tra i diversi poteri dello Stato.
Oltre a svolgere funzioni tipicamente amministrative di autorizzazione e di vigilanza, incluso il relativo potere sanzionatorio, possono, tra l’altro, regolamentare gli interessi ad esse affidati, adottare atti di indirizzo nei confronti degli operatori del settore al quale sono preposte e, proprio per il loro carattere neutrale, intervenire anche per risolvere conflitti e controversie, in funzione integrativa dell’attività giurisdizionale o giustiziale.
Negli ultimi anni sono state introdotte diverse autorità amministrative indipendenti, soprattutto a seguito del processo di liberalizzazione di alcuni mercati; in questo caso, sono state incaricate di verificare la compatibilità del comportamento degli operatori economici, pubblici o privati, con le regole della concorrenza e di tutelare gli utenti.
Tra gli esempi di autorità amministrative indipendenti vanno comprese: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (nota come Autorità antitrust); la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB); la Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sull’esercizio del diritto di sciopero; l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni; il Garante per la protezione dei dati personali; l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico; l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC); la Banca d’Italia.
Autorità amministrativa indipendente (vedi la relativa voce) istituita nel 1990, svolge la sua attività e prende decisioni in piena autonomia rispetto al potere esecutivo.
L’Autorità è composta da un Presidente e altri due membri nominati dai Presidenti di Camera e Senato; i componenti durano in carica sette anni e non sono rinnovabili.
L’Autorità svolge, in particolare, le seguenti funzioni:
1) garantire la tutela della concorrenza e del mercato;
2) contrastare le pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori e delle microimprese, tutelare le imprese dalla pubblicità ingannevole e comparativa, vigilare affinché nei rapporti contrattuali tra aziende e consumatori non vi siano clausole vessatorie;
3) vigilare sui conflitti di interesse in cui possono incorrere i titolari di cariche di Governo;
4) individuare i casi di particolare rilevanza nei quali norme di legge o di regolamento o provvedimenti amministrativi di carattere generale determinano distorsioni della concorrenza o del corretto funzionamento del mercato che non siano giustificate da esigenze di interesse generale e segnalarli, secondo i casi, al Parlamento, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri competenti e agli enti locali e territoriali interessati;
5) attribuire alle imprese che ne facciano richiesta il rating di legalità.
d.lgs. 150/2009, art. 13
d.lgs. 33/2013, art. 45
d.l. 90/2014 (conv. l. 114/2014), art. 19
d.lgs. 50/2016, art. 213
L'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), è un'autorità amministrativa indipendente che svolge funzioni in materia di contrasto della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.
La CIVIT (Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche), originariamente individuata quale autorità nazionale anticorruzione, assume dapprima la denominazione di Autorità Nazionale Anticorruzione e per la Valutazione e la Trasparenza e, successivamente, l’attuale denominazione di Autorità Nazionale Anticorruzione. L’Autorità è un organo collegiale: il presidente e i quattro componenti sono scelti tra esperti di alta professionalità, anche estranei all'amministrazione, di notoria indipendenza e comprovata esperienza in materia, tra l’altro, di contrasto alla corruzione e rimangono in carica per sei anni senza possibilità di rinnovo dell’incarico.
In conseguenza dei diversi interventi normativi la missione istituzionale dell’ANAC si può sintetizzare nella prevenzione della corruzione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche e nelle società partecipate e controllate mediante l’attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali, nonché mediante l’attività di vigilanza nell’ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa sviluppare fenomeni corruttivi, orientando i comportamenti e le attività degli impiegati pubblici, con interventi in sede consultiva e di regolazione.
Tra i molteplici compiti assegnati in materia di prevenzione della corruzione spetta all’Autorità, in particolare, approvare il Piano nazionale anticorruzione e svolgere compiti di vigilanza in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi nella pubblica amministrazione. Compete all’Autorità, altresì, esercitare la vigilanza e il controllo sul rispetto delle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa, potendosi avvalere a tal fine di ampi poteri ispettivi: richiedere alle pubbliche amministrazioni notizie, informazioni e atti oppure ordinare l'adozione di atti richiesti dalle norme vigenti in materia di trasparenza e la rimozione di comportamenti od atti contrastanti.
L’ANAC, inoltre, controlla l'operato dei responsabili per la trasparenza a cui può chiedere il rendiconto sui risultati del controllo svolto all'interno delle amministrazioni.
Relativamente alla materia dei contratti pubblici, anche in funzione della prevenzione e lotta all’illegalità nella pubblica amministrazione, spetta all’ANAC la vigilanza e il controllo sui contratti pubblici e l'attività di regolazione degli stessi con molteplici ed incisivi poteri di indirizzo, di segnalazione ed anche poteri di natura sanzionatoria. All’autorità compete, tra i vari compiti, l’adozione di linee guida e altri atti di regolazione flessibile, la gestione del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza nonché la gestione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici.
Presso l'ANAC opera, quale organo ausiliario, la Camera arbitrale per i contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture, che cura la formazione e la tenuta dell'Albo degli arbitri per i contratti pubblici, redige il codice deontologico degli arbitri camerali e provvede agli adempimenti necessari alla costituzione e al funzionamento del collegio arbitrale.
Stat., art. 56
cod. civ., art. 2555
Secondo il codice civile, è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
Nella legislazione regionale anteriore all’entrata in vigore del nuovo Statuto, il termine “azienda” è stato utilizzato sia per qualificare un ente pubblico dipendente dalla Regione, dotato di personalità giuridica e di particolare autonomia amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica (ad es. le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le aziende territoriali per l’edilizia residenziale e l’azienda regionale emergenza sanitaria 118 - ARES), sia con riferimento ad aziende promosse o partecipate dalla Regione e costituite nella forma di società per azioni, secondo le disposizioni del codice civile (ad es. l’azienda stradale Lazio s.p.a. - ASTRAL).
Dopo l’entrata in vigore del nuovo Statuto l’utilizzo del termine “azienda” dovrebbe escludersi con riferimento agli enti pubblici dipendenti previsti dall’articolo 55 dello Statuto.
l. 1147/1966, art. 7
l. 108/1968, art. 19
l. 18/1979, art. 44
d.lgs. 267/2000, artt. 9 e 70
d.lgs. 104/2010, art. 130, co. 1
d.lgs. 150/2011, art. 22
d.p.r. 570/1960, art. 82
d.p.r. 223/1967, art. 42
Ripresa dalla tradizione romanistica, riconosce a chiunque la legittimazione di agire a difesa e tutela di diritti o interessi dei quali è titolare l’intera collettività.
Rappresenta un’eccezione all’esclusiva tutelabilità degli interessi pubblici da parte della pubblica amministrazione ed è ricompresa nell’ambito degli istituti di partecipazione popolare.
Le azioni popolari si distinguono in due categorie, l’azione popolare correttiva e l’azione popolare suppletiva, a seconda della diversa legittimazione passiva, che è a carico della pubblica amministrazione, nel primo caso, e verso altri soggetti, nel secondo.
L’azione popolare correttiva, rivolta verso la pubblica amministrazione, è diretta a far sanare, appunto “correggere”, una situazione di illegittimità causata dalla stessa, in funzione di un interesse pubblico generale al rispetto della legge ed al corretto svolgimento delle funzioni da parte degli organi della pubblica amministrazione. Rientra in questa tipologia l’azione in base alla quale qualsiasi cittadino elettore del comune, o chiunque altro vi abbia interesse, può promuovere la decadenza dalla carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale.
Attraverso l’azione popolare suppletiva, invece, si intende provvedere, “supplire”, all’inerzia dell’amministrazione, consentendo a chiunque di agire per far valere nei confronti di terzi un diritto o un interesse rientrante nel patrimonio dell’amministrazione rimasta inerte. Quest’ultima ipotesi dà luogo ad un fenomeno di sostituzione processuale del singolo alla rappresentanza legale dell’amministrazione e per questo tale azione è denominata anche “sostitutiva”. Rientra in questa tipologia l’azione in base alla quale ciascun elettore può far valere in giudizio le azioni e i ricorsi che spettano al comune e alla provincia.

References: art. 75
 art. 15
 art. 26
 art. 9
 art. 109
 art. 117
 art. 6
 art. 118
 art. 16
 art. 4
 art. 12
 art. 5
 art. 14
 art. 14
 art. 9
 art. 81
 art. 58
 art. 20
 art. 3
 art. 14
 art. 1
 art. 122
 art. 50
 art. 27
 art. 25
 art. 68
 art. 51
 art. 68
 art. 33
 art. 118
 art. 16
 art. 60
 art. 24
 art. 67
 art. 63
 art. 7
 art. 25
 art. 13
 art. 45
 art. 19
 art. 213
 art. 56
 art. 2555
 art. 7
 art. 19
 art. 44
 art. 130
 art. 22
 art. 82
 art. 42