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Timestamp: 2019-07-20 08:01:41+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7552 del 18/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7552 del 18/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/03/2019, (ud. 19/12/2018, dep. 18/03/2019), n.7552
sul ricorso 10682-2017 proposto da:
dagli avvocati LUCIANA ROMEO, LUCIA PUGLISI;
C.E., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
ISIDORO GIANLUCA MALANDRA;
avverso la sentenza n. 117/2017 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
partecipata del 19/12/2018 dal Consigliere Dott. CAVALLARO LUIGI.
che, con sentenza depositata il 23.2.2017, la Corte d’appello dell’Aquila, in riforma della pronuncia di primo grado, ha rigettato l’opposizione proposta dall’INAIL avverso il precetto con cui C.E., sulla scorta della sentenza del Tribunale di Sulmona n. 88/2001 resa nel giudizio da lui promosso nei confronti di Ferrovie dello Stato s.p.a., gli aveva intimato il pagamento di somme per ratei di rendita per malattia professionale maturati nel periodo gennaio-marzo 2015;
che avverso tale pronuncia l’INAIL ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura;
che C.E. ha resistito con controricorso;
che l’INAIL ha depositato memoria.
che, con il primo motivo, l’Istituto ricorrente denuncia violazione del T.U. n. 1124 del 1965, artt. 3 e 74, e falsa applicazione del D.L. n. 510 del 1996, art. 2, comma 13 (conv. con L. n. 608 del 1996), per avere la Corte di merito ritenuto che la domanda già proposta da C.E. nei confronti di Ferrovie dello Stato s.p.a. concernesse prestazioni per infermità derivanti da malattia professionale e non invece da causa di servizio ed aver conseguentemente esteso la successione dell’INAIL rispetto alle prestazioni già erogate dall’allora Ente Ferrovie dello Stato anche a fattispecie non prevista dal D.L. n. 510 del 1996, art. 2, comma 13;
che, con il secondo motivo, l’Istituto ricorrente lamenta violazione dell’art. 2909 c.c. e art. 112 c.p.c. per avere la Corte territoriale ritenuto che il giudicato portato dalla sentenza n. 88/2001 del Tribunale di Sulmona concernesse prestazioni dipendenti da malattia professionale e non da causa di servizio;
che i motivi debbono essere esaminati congiuntamente, stante l’intima connessione delle censure rivolte all’impugnata sentenza, e sono manifestamente infondati, dovendosi dare continuità ai precedenti pronunciamenti di questa Corte nn. 23527 del 2013 e 16590 del 2014, i quali, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 510 del 1996, art. 2, comma 13, hanno individuato nell’INAIL il legittimato passivo delle prestazioni riconosciute all’odierno controricorrente giusta sentenza n. 88/2001 del Tribunale di Sulmona;
che, come si legge nella sentenza ult. cit., “l’avere il ricorrente invocato “la causa di servizio” quale titolo della prestazione previdenziale richiesta non autorizza per ciò solo a ritenere che lo stesso abbia domandato l'”equo indennizzo” (…) anzichè la rendita per malattia professionale”, rispetto alla quale ultima vale appunto il principio secondo cui “le prestazioni dovute successivamente al periodo coperto da giudicato sono a carico dell’INAIL, succeduto ex lege all’Ente Ferrovie dello Stato, e da ultimo, alla RFI” (così, in termini, Cass. n. 16590 del 2014, cit.);
che il ricorso va pertanto rigettato, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, giusta il criterio della soccombenza;
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 1.400,00, di cui Euro 1.200,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.
Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 19 dicembre 2018.

References: Sentenza 
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 art. 2
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 art. 112
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 Cass.