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La Legislazione di Minur – Isola di Mon
La Legislazione di Minur
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3 Febbraio 2016 alle 21:14 #1007
Il Patriarca , per grazia di Tharion, da governante di Minur, saluta i sacerdoti, i nobili, gli ambasciatori, i sovrani amici, gli ufficiali e le guardie, e tutti i suoi fedeli che vedranno la presente carta.
Sappiate che noi, in contemplazione degli Dei, per la salvezza della nostra anima e di quelle dei nostri predecessori e successori, abbiamo dato ed accordato, di nostra propria e buona volontà, a tutti del nostro regno, le libertà e le leggi qui sotto specificate, per essere da essi possedute nella nostra città , in perpetuità.
[1] Abbiamo, in primo luogo, accordato agli Dei e confermato con la presente carta, per noi e per i nostri eredi in perpetuità, che le Chiese siano libere, abbiano integri i loro diritti e le loro libertà non lese , sempre che non facciano capo a culti malvagi. Abbiamo anche accordato a tutti gli uomini liberi del nostro regno, per noi e per i nostri eredi in perpetuo, tutte le libertà specificate qui sotto, per essere possedute e conservate da essi e dai loro eredi come provenienti da noi e dai nostri eredi in perpetuo.
[2] Né noi né i nostri balivi ci impadroniremo delle terre e delle rendite di chiunque per debiti finchè i beni mobili presenti del debitore saranno sufficienti a pagare il suo debito, e questo debitore sarà pronto a dare soddisfazione su questi beni, i garanti del debitore non saranno escussi finchè egli stesso sarà in stato di pagare. Se il debitore non paga, per causa di insolvibilità, o di cattiva volontà, i garanti saranno allora tenuti a pagare, ma, se essi lo vogliono, potranno impadronirsi e godere delle terre e rendite del debitore fino al rimborso del debito, che essi avranno pagato per lui, a meno che il debitore non provi che egli ha pagato i suoi debiti ai detti garanti.
[3] La città di Minur godrà di tutte le sue antiche libertà e libere consuetudini. Noi vogliamo anche che tutte le altre città borghi villaggi godano di tutte le loro libertà e libere consuetudini.
[4] Nessuno sarà costretto a un servizio più oneroso di quel che non debba il suo feudo militare od ogni altra libera dipendenza.
[5] Un uomo libero non potrà essere colpito da ammenda per un piccolo delitto che proporzionatamente a questo delitto; non potrà esserlo per un grande delitto che proporzionatamente alla gravità di questo delitto, ma senza perdere il suo feudo. Ugualmente sarà per i mercanti ai quali si lascerà il loro negozio. I villici dei signori altri da noi stessi saranno nello stesso modo colpiti da ammenda, senza perdere i loro strumenti di lavoro, e ognuna di queste ammende sarà imposta dietro giuramento di uomini probi e a ciò legalmente idonei del vicinato.
[6] Nessun villaggio o uomo libero potrà essere costretto a costruire ponti sui passaggi dei fiumi, a meno di esservi obbligato giuridicamente o in virtù di una usanza immemorabile.
[7] Nessun passaggio di fiume dovrà d’altronde essere vietato.
[8] Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua dipendenza, della sua libertà o libere usanze, messo fuori della legge, esiliato, molestato in nessuna maniera, e noi non metteremo né faremo mettere la mano su lui, se non in virtù di un giudizio legale dei suoi pari e secondo la legge del paese.
Noi non venderemo, né rifiuteremo o differiremo a nessuno il diritto o la giustizia.
[9] Tutti i mercanti potranno, se non ne avranno anteriormente ricevuto pubblico divieto, liberamente e in tutta sicurezza uscire da Minur e rientrarvi, soggiornarvi e viaggiarvi, sia per terra che per acqua, per comprare e per vendere, seguendo le antiche e buone consuetudini, senza che si possa imporre su loro alcuna esazione indebita, eccettuato in tempo di guerra o qualora essi fossero di una nazione in guerra con noi.
E, se si trovano di questi mercanti nel regno al principio di una guerra, saranno internati, senza alcun danno alle loro persone e alle loro mercanzie, fino che noi o il nostro gran giustiziere siamo informati della maniera con cui i nostri mercanti sono trattati presso il nemico; e, se i nostri sono ben trattati, quelli del nemico lo saranno anche sul nostro territorio.
Tutti gli usi qui sopra ricordati e tutte le libertà, che noi abbiamo concesso nel nostro regno, per essere possedute dai nostri propri vassalli, saranno ugualmente rispettati dai nostri sudditi, clerici o laici, riguardo ai loro.
Per questa concessione e donazione delle libertà suddette così come delle libertà contenute nella nostra carta delle foreste. Noi abbiamo accordato loro ugualmente, in nostro nome e in nome dei nostri eredi, che né noi, né i nostri eredi, esigeremo da essi qualche cosa per cui le libertà contenute nella presente carta vengano distrutte o diminuite. E tutto ciò che potrà essere esatto da uno di essi contrariamente a questa disposizione sarà nullo e non avvenuto.
Il seguente codice è valido entro le mura della città di Minur per i cittadini e per chiunque vi entri,
tranne nelle ambasciate dove vige la legge del popolo rappresentato.
In ogni caso si ricorda che nel Patriarcato agiscono principalmente la legge dell’onestà e del buon senso.
Articolo 1: Furto
Il tentato furto o il furto può essere denunciato e punito solo se al momento del reato sono presenti due testimoni oltre la vittima, o un gendarme. Per il tentato furto ed il furto la legge prevede multe dalle 50 alle 120 monete e restituzione del maltolto alla parte lesa.
Neanche nell’arena è possibile “allenarsi” nel borseggio, i colpevoli saranno accusati di furto con in più un’aggravante del 10% sulla pena.
Articolo 2: Aggressione
– a mano disarmata
Per l’aggressione la Legge prevede un’ammenda che va dalle 70 alle 150 monete.
Il misfatto deve essere segnalato ad un gendarme al momento dell’aggressione per la flagranza
di reato, ma può essere denunciato al primo gendarme disponibile anche in seguito.
Per la validità della denuncia c’è sempre bisogno di almeno un testimone.
– a mano armata
Per l’aggressione a mano armata (l’incantesimo di attacco di un mago è considerato un’arma)
la legge prevede l’arresto immediato dell’aggressore da parte del gendarme per un tempo variabile tra i 1 ed i 5 giorni. L’aggressione può essere denunciata a distanza di tempo, ma il denunciante dovrà avere almeno un testimone.
In assenza di gendarmi in servizio l’aggredito può ricorrere all’autodifesa.
– di un gruppo ai danni di un singolo
Per Legge è considerata tale un’aggressione di due o più persone ai danni di un singolo individuo.
Essa indipendentemente dal fatto di essere attuata con l’uso di armi o meno, prevede la reclusione dei colpevoli per un tempo variabile dai 3 ai 12 giorni. Spetta agli aggressori provare la propria innocenza.
– omicidio
In caso di morte dell’aggredito, qualsiasi tipo di aggressione prevede la reclusione del colpevole per un tempo di almeno 12 giorni. Qualora non fosse dimostrabile la giustezza o la casualità dell’omicidio , ossia la non volontà del gesto, o le motivazioni di Onore che lo hanno portato, si deciderà la sorte dell’arrestato secondo l’Articolo 11 di questo codice. Se l’assassinio è avvenuto per mezzo di un sicario, una volta individuati i responsabili il mandante è imputabile al pari dell’esecutore del delitto.
Articolo 3: Rissa
In caso di rissa in locali o in locazioni pubbliche, i trasgressori possono pagare ammenda tra le 20 alle 60 monete a testa. Bisogna ricordare che i duelli e gli scontri amichevoli, o allenamenti sono permessi solo e nell’arena, in ogni altro luogo sono passibili di provvedimenti da parte dei gendarmi.
Articolo 4: Turpiloquio
Chi insulta in modo diretto un cittadino è passibile di multa tra le 30 alle 100 monete a seconda della gravità del caso.
Articolo 5: Contestazioni e Abusi di potere
Nei limiti della buona educazione i cittadini possono contestare al gendarme la denuncia.
In caso di offese al gendarme quest’ultimo può maggiorare la multa del 20%.
Se il denunciato opponesse resistenza, diventa passibile di arresto (dai 2 ai 5 giorni)
oltre a dover scontare la pena prevista per il reato commesso.
In caso di abuso di potere da parte del gendarme, la denuncia deve essere presentata perentoriamente al capo delle guardie. I gendarmi che non ottemperano al loro dovere una volta chiamati, vanno denunciati al capo dei gendarmi che prenderà provvedimenti.
Articolo 6: Calunnie e minacce
Per calunnia è intesa una denuncia infondata.
Le pene previste sono di natura pecuniaria e vanno dalle 50 alle 120 monete.
Rientrano nella categoria delle denunce infondate anche le denunce di minacce.
Per quanto gravi, le semplici minacce non rappresentano mai un reato.
Le minacce peseranno come aggravante qualora seguisse la denuncia di reato relativa.
Articolo 7: Violazione di domicilio
La stessa Costituzione stabilisce che il domicilio è inviolabile e per questo nessuna perquisizione può avere luogo se non per ordine del Commissario della Legge.
L’ammenda per chi viene scoperto in flagranza di reato è fissata tra 30 e 100 monete.
La stessa sanzione è da applicare al colpevole individuato dalle indagini o da almeno 3 testimoni.
Ogni intrusione nei luoghi protetti da chiave prevede una multa dalle 50 alle 120 monete.
Articolo 8: Limiti nelle Ambasciate.
In caso di violazione delle leggi in un’ambasciata ai danni di qualcuno, i gendarmi sono tenuti, SOTTO PREVIA DENUNCIA, a consegnare il colpevole agli organi di legge relativi all’ambasciata. Si precisa che il gendarme ha SOLO il compito/dovere di catturare il malfattore
nell’ambito della sua giurisdizione (senza poter intervenire all’interno dell’ambasciata) e di consegnarlo al capo clan, o alle forze dell’ordine competenti.
Un ambasciatore di razza può sporgere denuncia di qualsiasi tipo ai gendarmi di Minur anche con la presenza di un solo testimone.
Articolo 9: Fuggitivi
Tutti gli evasi e i malviventi ritenuti fuggitivi sono passibili di aumenti di pena secondo i casi (aumenti mai inferiori al 20% della sanzione).
Articolo 10: Complotti
I complotti a danno dei privati saranno puniti con la detenzione tra i 2 e 11 giorni in aggiunta alle sanzioni previste per i reati commessi per attuare il complotto.
I complotti a danno degli Organi Costituzionali prevedono una reclusione a tempo indeterminato e i colpevoli irriducibili rischiano l’esilio da Minur o nei casi limite, la morte per decapitazione.
Articolo 11: Punizioni estreme
Ogni cittadino o straniero, che si macchierà di reati talmente crudeli, da violare non solo le leggi del Patriarca ma anche il quieto vivere dell’intera popolazione, sarà punibile con la Pena di Morte, l’esilio da Minur o con punizioni corporali a discrezione del Patriarca.

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8

Articolo 9

Articolo 10

Articolo 11