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Timestamp: 2020-08-09 16:52:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34235 del 20/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34235 del 20/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/12/2019, (ud. 22/10/2019, dep. 20/12/2019), n.34235
sul ricorso 15371-2017 proposto da:
C.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA VITTORIA
COLONNA 32, presso lo studio dell’avvocato ANDREA CARBONE, che lo
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO PROVINCIALE DI ROMA TERRITORIO in
avverso la sentenza n. 8582/2016 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
depositata il 16/12/2016;
1.- C.A. ha impugnato l’avviso di accertamento con il quale si è operato nuovo classamento ai sensi della L. n. 311 del 2003, art. 1, comma 335, di immobili di sua proprietà siti in Roma. Deduce il difetto di motivazione dell’avviso e il mancato assolvimento dell’onere della prova. La CTP rigetta il ricorso ritenendo che sia legittimo il carattere standardizzato e generalizzato della revisione, giustificato da una squilibrio sui valori medi della microzona e che eventuali peculiarità del singolo immobile, devono essere dimostrati dal contribuente e non dall’Ufficio. La CTR del Lazio con sentenza del 16.12.2016 ha confermato la sentenza impugnata ritenendo che il contribuente abbia semplicemente reiterato le difese esaminate dai primi giudici senza apportare nulla di nuovo.
2.- Ricorre per cassazione il contribuente affidandosi a tre motivi. L’Agenzia ha notificato al ricorrente un controricorso. La sesta sezione di questa Corte con ordinanza del 17.7.2018 ha rimesso gli atti alla sezione ordinaria.
3.- Con il primo motivo di ricorso il contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 e della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, rilevando che è insufficiente la motivazione dell’avviso in quanto standardizzata, secondo una logica di revisione massiva ed indifferenziata. Con il secondo motivo del ricorso evidenzia incostituzionalità dell’art. 1, comma 335, cit. a meno d non darne una interpretazione costituzionalmente orientata alla stregua dell’art. 53 Cost. Con il terzo motivo del ricorso la parte lamenta la violazione e falsa applicazione art. 2697 c.c. in relazione all’art. 1, comma 335, cit., per avere posto l’onere della prova a carico contribuente.
4.- I motivi possono esaminarsi congiuntamente e sono fondati.
Si premette che il controricorso della Agenzia è tardivo in quanto notificato alla parte il 28 marzo 2018, mentre la Agenzia ha ricevuto il ricorso il 15.6.2017 e quindi ben oltre i termini dati dal combinato disposto degli artt. 369 e 370 c.p.c.
4.-1 La fattispecie di cui si tratta è una specifica ipotesi di revisione del classamento di un immobile urbano su iniziativa dell’amministrazione comunale, prevista dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, che così dispone: “La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339. L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima”.
In particolare quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi del citato comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la Det. direttoriale 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. Ciò che rileva, ai fini che qui interessano, è il maggior incremento del valore medio di mercato di quella zona rispetto all’incremento del valore medio di mercato degli immobili nell’intero territorio comunale. Per effettuare tale valutazione comparativa degli incrementi di valore, la norma utilizza come termine di partenza il valore della rendita catastale, sulla base dell’implicito presupposto che essa sia stata determinata a suo tempo, per tutti gli immobili, in misura equivalente al rispettivo valore di mercato o comunque ad una pari quota di esso. In tal modo, la revisione di cui al comma 335 è funzionale alla presa in considerazione, a fini di perequazione e riallineamento, degli incrementi di valore di mercato interessanti l’intera microzona – e quindi, indirettamente, le unità immobiliari in essa comprese – e non anche a correggere eventuali errori di valutazione in sede di determinazione originaria della rendita catastale relativa alla singola unità immobiliare e neppure ad aggiornare il classamento di esse in dipendenza di migliorie edilizie ad esse apportate. Ne consegue che se l’amministrazione intende procedere alla revisione del classamento ai sensi dell’art. 1, comma 335 dovrà seguire un iter scomponibile, sul piano funzionale, in due fasi. Nella prima l’amministrazione – su cui grava sempre l’onere di dedurre e provare la causa petendi giustificativa dell’accertamento – ha l’onere di accertare, e preliminarmente, di specificare in modo chiaro, preciso e analitico, e quindi di provare i presupposti di fatto che legittimano nel caso di specie la c.d. riclassificazione di massa. Nella seconda fase l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola unità immobiliare.
4.2.- La Corte costituzionale, con la sentenza n. 249 del 2017, nel respingere la eccezione di legittimità costituzionale avverso il peculiare strumento introdotto dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, afferma che l’obbligo della motivazione in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento. In particolare la Consulta ha osservato che “E’ bene ricordare, peraltro, che la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”.
Sussiste quindi la necessità che nell’avviso di accertamento l’obbligo motivazionale sia assolto in modo rigoroso, con la precisazione delle ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario e non già facendo richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura (ex multis: Cass. 3156/2015, Cass. 22900/2017; Cass. 16368/2018; Cass. n. 361/2019)
Così fissati i principi, il ricorso merita accoglimento, la sentenza impugnata deve essere cassata e può decidersi nel merito non essendo necessari ulteriori accertamenti, accogliendo l’originario ricorso del contribuente.
Quanto alle spese di giudizio, il contribuente è vittoriosa, ma il progressivo consolidamento della giurisprudenza in materia giustifica la integrale compensazione delle spese dei gradi di merito e del grado di legittimità.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie l’originario ricorso del contribuente.
Così deciso in Roma, camera di consiglio, il 22 ottobre 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 1
 art. 2697
 art. 1
 sentenza 
 art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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