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ITALIAN BAROMETER DIABETES REPORT 2013 L impatto del diabete in Europa e in Italia - PDF
ITALIAN BAROMETER DIABETES REPORT 2013 L impatto del diabete in Europa e in Italia
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Gloria Mazzoni
1 ITALIAN BAROMETER DIABETES REPORT 2013 L impatto del diabete in Europa e in Italia Agostino Consoli coordinatore dell Italian Barometer Diabetes Report 20132 23 Nota introduttiva Il diabete è una delle principali cause di morbilità nel nostro Paese, tra le prime per cecità, l insufficienza renale e la cardiopatia ischemica. L incidenza del diabete di tipo 2 è in aumento, così come si va riducendo sempre più l età della diagnosi della malattia. Anche l incidenza del diabete di tipo 1 è in aumento in alcune zone del Paese. Il diabete è tuttavia solo un aspetto, anche se spesso il più grave, della cosiddetta sindrome metabolica, cui vanno riferite anche l obesità, le dislipidemie e l ipertensione arteriosa: in altre parole i principali fattori di rischio responsabili dell aterosclerosi e delle patologie cardiovascolari ad essa secondarie, problema sanitario di primaria importanza e gravità anche nel nostro paese. Il diabete può essere ritenuto a tutti gli effetti una malattia sociale perché, oltre alle sue dimensioni epidemiologiche, investe la famiglia, le strutture sanitarie, l assistenza, il mondo del lavoro. In questo senso il Ministero della Salute attraverso il Piano Nazionale sulla malattia diabetica ha voluto dare un preciso indirizzo sulle priorità da attuare in tema di prevenzione e cura a livello nazionale e regionale. Il Barometer Report sviluppato dall azione dell Italian Barometer Diabetes Observatory, potrà aiutare nella realizzazione di questi obiettivi ponendosi non solo come catalizzatore di conoscenze ma anche come promotore di soluzioni per arginare la pandemia del diabete, sia dal punto di vista dei cittadini (generando informazione sui corretti stili di vita), sia dal punto di vista delle istituzioni (sollecitando la collaborazione di più attori). Beatrice Lorenzin Ministro della Salute 34 I diritti di coloro che hanno il diabete sono gli stessi diritti umani e sociali delle persone senza diabete, tale concetto è stato ampiamente trattato dal Manifesto dei diritti della persona con diabete, promosso dal Comitato dei diritti della persona con diabete, che ho l onore di presiedere. I diritti debbono comprendere la parità di accesso all informazione, all educazione terapeutica, al trattamento del diabete e alla diagnosi e cura delle complicanze. Il sistema sanitario deve garantire alla persona con diabete l uso di metodi diagnostici e terapeutici appropriati, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il diritto delle persone con diabete a vivere una vita sociale, educativa, lavorativa alla pari delle persone senza diabete deve essere considerato l obiettivo primario delle azioni di governo. L azione del Comitato per i diritti della persona con diabete va nella direzione di: 1. Sostenere la persona con diabete e i familiari nel superare gli ostacoli, i pregiudizi e le diffidenze attraverso l impiego di strumenti informativi, formativi, educativi e sociali con la responsabilizzazione e il concorso attivo delle istituzioni, del sistema sociosanitario, delle società scientifiche e delle associazioni di volontariato delle persone con diabete. 2. Aumentare la consapevolezza sociale nel mondo della scuola, in quello del lavoro, nei luoghi in cui si pratica attività sportiva, nelle strutture sanitarie e nelle organizzazioni sociali per evitare discriminazioni e preclusioni personali e professionali. 3. Istruire gli operatori socio-sanitari, gli insegnanti e gli istruttori sportivi e sensibilizzare i colleghi di lavoro su come prevenire, riconoscere e trattare le eventuali situazioni di urgenza. 4. Affermare che avere il diabete non preclude la possibilità di perseguire gli obiettivi personali, familiari, lavorativi, sportivi e sociali. 5. Garantire uniformità di accesso al sistema sanitario su tutto il territorio in modo da promuovere la migliore qualità di cura e di vita, la prevenzione e il trattamento delle complicanze. 6. Promuovere in tutte le regioni l identificazione dei soggetti a rischio per garantire una diagnosi precoce di intolleranza glucidica e di diabete mellito. L educazione continua della persona con diabete, dei familiari e del contesto socio-relazionale è uno strumento indispensabile per il successo terapeutico, per prevenire e riconoscere eventuali complicanze e per raggiungere una piena autonomia nelle gestione quotidiana del diabete. È importante riconoscere alla terapia educazionale un ruolo centrale prevedendo corsi strutturati. Occorre pertanto: 1. Formare il personale sanitario all educazione terapeutica e le organizzazioni di volontariato all educazione sanitaria della persona con diabete e dei familiari, in funzione delle loro specifiche esigenze cliniche e socio-culturali. 2. Condividere con la persona gli obiettivi e le scelte terapeutiche, avendone dato piena informazione, al fine di facilitare la gestione del diabete nella vita quotidiana. 3. Concordare la cura, l alimentazione salutare e l attività fisica costante e personalizzata. 4. Avvalersi di un gruppo multidisciplinare completo con competenze specifiche (mediche, psicologiche, nutrizionali, infermieristiche, sociali) utili a rimuovere le barriere a una corretta gestione del diabete. 5. Assicurare uniformità di accesso alla terapia educazionale su tutto il territorio nazionale. Siamo certi che l Italian Barometer Diabetes report 2013, può in tal senso diventare veicolo non solo di importanti dati clinici, economici, sociali e politici, ma anche più diffusamente di una cultura presso gli amministratori locali della tutale del diritto alla slaute per la persona con diabete Emanuela Baio Presidente del Comitato per i diritti della persona con diabete e di Diabetes Horizon5 Entro il 2025 oltre 380 milioni di persone convivranno con il diabete. La sfida lanciata dalla pandemia del diabete è enorme. Il mondo in via di sviluppo sostiene la parte più gravosa di questo onere, che è anche un problema di salute globale e costituisce un impedimento economico Internazionale e una barriera allo sviluppo. Un problema aperto che necessita di risposte sociali, politiche, economiche e cliniche, che ci deve vedere tutti impegnati. Il 20 dicembre 2006 le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione storica che riconosce il diabete quale seria minaccia a livello mondiale e che pone concretamente i Paesi dinanzi alla necessità di affrontare questa moderna pandemia. Il nostro Paese può con ragionevole consapevolezza recepire questa risoluzione, in quanto il nostro Servizio Sanitario Nazionale e la tradizione medica pongono l Italia tra i Paesi più preparati a rispondere e il diabete già gode di una grande attenzione governativa, parlamentare e sanitaria. Ma bisogna considerare quanto gli economisti ci indicano sulla criticità che l impatto delle malattie croniche in generale, e diabete e obesità in particolare, potranno avere sui sistemi economici delle nazioni. Documenti redatti dalla World Bank e dal World Economic Forum ci indicano come la diffusione che il diabete sta avendo anche nei Paesi in via di sviluppo, faccia prevedere che tra 5 anni non ci saranno più risorse sufficienti al mondo per poter contenere questo grave fenomeno. Bisogna affrontare in maniera più efficiente e strutturata questa emergenza di salute pubblica creando al più presto organismi che siano in grado di coordinare tutti gli attori e i settori impegnati nell educazione sanitaria, quali scuole e mezzi di comunicazione di massa, di organizzare campagne di prevenzione, di potenziare i centri di diabetologia e coinvolgere la medicina territoriale. La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, che ho avuto l onore di presiede, nella scorsa legislatura ha avviato e concluso l indagine conoscitiva sul diabete, proprio per comprendere al meglio quali iniziative legislative possono essere poste in essere per arginare il fenomeno pandemico del diabete nel nostro Paese Emerge chiaramente come a diagnosi tempestiva e il costante controllo delle persone con diabete, grazie a terapie di qualità, riducono del 10-25% il rischio di complicanze minori (danni agli occhi e ai reni) e del 15-55% il rischio di complicanze più gravi (insufficienza renale cronica, patologia coronarica, perdita della vista). Inoltre, si stima che tali azioni siano in grado di ritardare di oltre 5 anni l insorgere di complicanze e di prolungare la vita delle persone affette da diabete in media di 3 anni. Nel lungo termine, un simile miglioramento del quadro terapeutico consentirà una riduzione media dei costi di oltre il 30% La riduzione di un punto di HBA1c porta alla riduzione del 14% del rischio di infarto, del 37% di complicanze microvascolari e del 21% di morti per diabete. Questi sono alcuni dei dati dell Italian Diabetes Barometer Report L azione legislativa e programmatica dell associazione di Iniziativa Parlamentare per la prevenzione e la salute, va proprio in questa direzione e oggi appare chiaro che solo sinergie virtuose permetteranno di affrontare in maniera concreta il diabete, sotto tutti gli aspetti, a livello internazionale, nazionale e regionale. L Italian Diabetes Barometer Report, curato dall Italian Diabetes Barometer Observatory giunto alla sua sesta edizione da un quadro chiaro della situazione in Europa e nel nostro Paese, evidenziando grandi differenze in termini di prevalenza tra le varie Regioni italiane e offrendo nel contempo al legislatore un quadro chiaro, unitario e aggiornato della situazione del Diabete in Italia. Antonio Tomassini Presidente dell Associazione di iniziativa parlamentare sulla salute e la prevenzione 56 Diabete: un problema globale, una gestione sinergica, un quadro omogeneo su tutto il territorio nazionale Il diabete potrebbe divenire la peggiore pandemia del 21 secolo e non avremo scuse se l attuale deriva non verrà opportunamente arginata. A questo sforzo invita la stessa Risoluzione del 20 Dicembre 2006 delle Nazioni Unite, con la quale il diabete viene identificato come una minaccia allo stato di salute ed all economia mondiale. Obesità e diabete vanno di pari passo con l abbandono dello stile di vita tradizionale, il progressivo inurbamento, la riduzione dell attività fisica ed il progressivo invecchiamento della popolazione. Ma a pagarne lo scotto maggiore sembrano proprio le nuove generazioni: l attuale futuro riserva a loro, per la prima volta nel corso degli ultimi 100 anni, il rischio di vedere una riduzione della vita media proprio a causa delle patologie metaboliche. L attuale trend di crescita della prevalenza del diabete permette di stimare che buona parte della popolazione diabetica mondiale nel 2025 sarà rappresentata da soggetti in età lavorativa, ponendo un reale problema di economia, sia in termini di aumento di spesa che di riduzione di produttività. Il nostro Paese non sembra scevro da questi rischi: già oggi sono oltre 3 milioni gli italiani affetti da diabete ed un altro milione e mezzo di soggetti presenta una condizione di diabete! Di fronte ad un quadro di questo tipo è necessario che vengano poste in atto misure sufficienti a ridurre il numero di soggetti affetti, migliorare spettanza e qualità di vita dei pazienti già affetti (riducendo il rischio di complicanze costose ed invalidanti), razionalizzare la spesa per il diabete in modo da garantire risorse alla prevenzione senza intaccare il diritto alle cure più moderne ed efficaci. Un programma di così ampia portata ed ambizione ha bisogno di essere accuratamente tracciato e governato soprattutto sul processo di monitoraggio del dato informativo. In questa logica si posso identificare almeno 4 linee di azione irrinunciabili: 1. Creare consapevolezza nella popolazione generale e responsabilità tra i gestori politici relativamente alla serietà del problema e, soprattutto, sulle possibilità di un azione preventiva efficace, anche alla luce della Risoluzione delle Nazioni Unite, delle delibere comunitarie e della Copenaghen Roadmap. Questa azione non può non passare attraverso la creazione di nuove alleanze, con il coinvolgimento dell opinione pubblica e di tutte le istituzioni politiche, governative, scientifiche, sociali e private. 2. Fare uscire il problema del diabete dall ambito istituzionale del Ministero della Salute per farlo approdare a livello di discussione politica. Troppo ampio è il coinvolgimento della popolazione e troppo elevato il rischio politico perché la discussione del problema non interessi uno spettro più ampio della gestione politica. 3. Definire programmi di intervento, caratterizzati da direttive nazionali ma capaci di ricadere in modo coordinato a livello di Governo Regionale e Locale. 4. Misurare il valore del trattamento per il singolo paziente, tenendo conto della complessità della malattia, delle sue implicazioni sociali ed economiche e condividere questa informazione al fine di garantire la necessaria evoluzione della strategia di intervento. 5. Valorizzare il sistema di cure specialistiche del nostro Paese, tra i più avanzati al mondo, promuovendo una corretta cultura di gestione integrata tra diabetologi e medicina di medicina generale. 6. Creare consapevolezza nelle persone con diabete, attraverso il coinvolgimento delle Associazioni dei pazienti. Una strategia per sostenere la salute Il sostegno alla salute non può passare solo dalla presa in carico della patologia, bensì deve fondarsi sulla consapevolezza del valore della salute da parte del cittadino. E ovvio che un siffatto obiettivo deve basarsi sull impegno di tutte le componenti della società ed in particolare delle istituzioni, per creare condizioni di vita favorevoli al mantenimento della salute e all acquisizione di stili di vita sani. Un azione di questo tipo deve impiegare tutte le possibili risorse, ivi comprese il coinvolgimento dei mass media, l azione diretta di lobby politica, la mobilitazione pubblica, il coinvolgimento delle società scientifiche e professionali. La lotta al diabete ne è un tipico esempio, date le problematiche di ordine sociale, clinico, economico e politico cui si associa. Grazie, però, ad una più efficace prevenzione, ad una diagnosi più tempestiva e ad una più razionale gestione del diabete, si potranno evitare molte delle complicanze associate alla malattia, garantendo risorse maggiori alla prevenzione. Avere quadri d intervento uniformi su tutto il territori, attraverso il recepimento del Piano Nazionale sulla malattia diabetica Leggi e regolamenti sono elementi fondamentali della politica e della pratica della sanità pubblica. La regolamenta- 67 zione ricade sui ministri della salute e riguarda sia la definizione delle norme di comportamento per chi opera nel sistema sanitario, sia l osservanza di queste norme. Spetta quindi al Ministero della Salute, attraverso l opera della conferenza Stato-Regioni, fare in modo che le stesse leggi e regolamentazioni abbiano una diffusione che garantisca uniformità nell assistenza ed erogazione di farmaci e presidi per la persona con diabete. Per quanto i programmi normativi possano risultare efficaci per il contenimento dei costi degli interventi di sanità pubblica, la mancanza di impegno e di risorse può frenare la capacità dei governi locali di applicare i regolamenti e leggi redatti per la lotta e la cura del diabete. In tal senso il recepimento del Piano nazionale sulla malattia diabetica da parte delle Regioni e il successivo finanziamento, diviene condizione prioritaria per una corrrtta governance omogena sul tutto il territorio nazionale della malattia diabetica. Finanziare la lotta al diabete I finanziamenti sono indispensabili per implementare piani e politiche di intervento, soprattutto se queste riguardano la prevenzione e la cura di patologie diffuse come il diabete. I costi di queste azioni possono essere elevati ma esistono diversi meccanismi di finanziamento per promuoverle, tra cui i processi di incentivazione per migliorare la qualità dell assistenza e dei servizi, la razionalizzazione delle spese sanitarie vive, l integrazione e il coordinamento di varie forme di assistenza. Oggi finanziare queste azioni appare l unico modo per poter garantire salute al cittadino e ridurre i costi delle complicanze. Prevenire il diabete e migliorare la salute delle persone affette sono obiettivi raggiungibili. E ormai assodato che il trattamento dei fattori di rischio può ridurre buona parte di morti premature, di complicanza cronica e disabilità associate al diabete. Ciononostante, l implementazione di un efficace trattamento multifattoriale è ancora lungi dall essere ottimale. Processi di sensibilizzazione della popolazione ed in particolare delle persone con diabete, e di aggiornamento e motivazione dei responsabili della gestione della salute devono essere regolarmente assicurati. Ma è soprattutto la prevenzione della malattia che potrebbe migliorare qualità della vita e benessere, sia a livello individuale che di popolazione. In quest ottica l indottrinamento ai vantaggi di uno stile di vita sano deve essere potenziato (se non addirittura reinventato), in modo da ottenere una sufficiente penetrazione nella società e nei suoi amministratori. In Italia gran parte del carico globale di malattia è dovuto alle patologie croniche e al diabete Il miglioramento delle condizioni sociali, la meccanicizzazione, l avvento della tecnologia, lo stress urbano hanno contribuito alla prevalenza di patologie croniche come le malattie cardiovascolari, i disturbi mentali, il diabete, le malattie respiratorie e quelle muscolo-scheletriche. Il diabete è stato per tanto tempo un membro silenzioso di questo gruppo. Troppo a lungo considerato una banale alterazione della glicemia, solo recentemente si è cominciato ad valutarne l impatto e la complessità. Dal 2006, peraltro, documenti come la Strategia di contrasto alle malattie croniche Gaining Health, la relazione della Commissione al Parlamento Europeo, il Consiglio sugli alimenti destinati alle persone che soffrono di metabolismo glucidico perturbato (Bruxelles, ), la Dichiarazione Scritta sul Diabete e le risultanze dei lavori svoltisi a Vienna EU Conference on Prevention of Type 2 Diabetes hanno posto le basi per una azione globale a livello comunitario realizzato con la Delibera del Marzo del 2012 da parte del Parlamento Europeo e nella Copenaghen Roadmap. La strategia italiana contro il diabete, forte della legge 115/88, dell indagine conoscitiva del Senato e del Piano Nazionale sulla malattia diabetica, prende le mosse da questo quadro europeo e dai documenti della conferenza Stato-Regioni, per costruire un approccio globale e integrato al problema del diabete ed alla sua prevenzione grazie a: Programmi di promozione della salute e prevenzione dell obesità e del diabete, diretti all intera popolazione. Identificazione di gruppi ad alto rischio, attraverso programmi di screening ed implementazione di appropriate misure di prevenzione. Ottimizzazione dello standard di cura della popolazione diabetica, grazie a politiche di intervento regionali, per ridurre al minimo le disuguaglianze di sistema. Tutela del sistema assitenzaile specialistico italiano. Avvio di programmi di gestione integrata tra specialisti e medici di base. Finanziamento della ricerca di base, clinica e sociale nel diabete. Coinvolgimento delle Associazioni dei pazienti nei percorsi di emporwerment e advocacy. Armonizzazione degli interventi tra istituzioni, amministrazioni, forze politiche, società scientifiche e professionali, industria del farmaco e dei presidi. Attivazione di processi atti a definire lo status quo e monitorare gli effetti delle azioni di cui sopra. L obiettivo finale di questa strategia consiste nella riduzione dei casi incidenti di diabete mellito e di complicanze croniche della malattia, per guadagnare in termini di qualità di vita, razionalizzando i costi relativi alla malattia. Marco Cappa, Presidente Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica Salvatore Caputo, Presidente Diabete Italia Antonio Ceriello, Presidente Associazione Medici Diabetologi Claudio Cricelli, Presidente Società Italiana Medicina Generale Stefano Del Prato, Presidente Società Italiana di Diabetologia Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation 78 89 Indice 1. L Italia e le regioni davanti alla sfida assistenziale ed economica posta dal Diabete: Le questioni sensibili 0 2. La Sanità Italiana: stato dell'arte e linee d'azione future 0 3. Quality of care and quality of cure & diabetes monitor in Italia Il diabete nelle regioni 0 5. I ricoveri ospedalieri per complicanze acute del diabete in Italia: studio sull andamento temporale nel periodo Migliorare la qualità di vita delle persone con diabete attraverso l analisi dei bisogni e le barriere pssico-sociali ed organizzative. I dati italiani dello studio Dawn Diabete, ma quanto ci costi? 0 8. Effetti sulla morbilita, mortalita e sui costi di medio e lungo periodo di una iniziativa di Bench Marking nel diabete tipo 2. Il caso annali AMD 9. L impatto sociale delle ipoglicemie negli anziani con diabete Il piano nazionale sulla malattia diabetica 910 1011 1. L Italia e le regioni davanti alla sfida assistenziale ed economica posta dal Diabete: Le questioni sensibili Osservazioni generali Il Diabete Mellito può essere considerato il modello paradigmatico delle malattie croniche non trasmissibili e di esse è probabilmente la più diffusa ed una delle più pericolose, essendo gravato da una serie di complicanze pluriorgano gravissime e costosissime. Secondo i dati dell OMS la malattia, entro il 2030, rappresenterà in Europa la quarta causa di morte. Raggiungerà quindi il triste primato di contribuire alla mortalità della popolazione più di quanto non facciano collettivamente AIDS, Malaria e Tubercolosi, considerate la peste dei nostri tempi. A questo dato, di per sé impressionante, si devono aggiungere tutte le altre condizioni che, associate al Diabete, rendono questa malattia ancor più grave ed aumentano ulteriormente il nefasto peso di essa in termini di salute e di costi. Ad esempio, il numero di soggetti che non presentano ancora un diabete manifesto ma che sono comunque a rischio di complicanze a cause dell intolleranza ai carboidrati legata alla obesità ed alla Sindrome Metabolica ad essa associata è di circa 197 milioni di persone nel mondo.secondo stime autorevoli questo numero nel 2025 aumenterà fino a raggiungere i 420 milioni di casi. Un dato ulteriore è quello relativo agli ipertesi, con 1,56 miliardi di persone interessate nel 2025; anchel ipertensione arteriosa è legata al diabete mellito da processi fisiopatologici ed è al contempo importante causa di mortalità per le persone diabetiche. Il Diabete è decisamente una patologia sociale, dal momento che, per la sua elevatissima prevalenza, coinvolge di fatto la popolazione intera.nell arco di soli 9 anni (dal 2000 al 2012) la percentuale di malati in Italia è passata dal 3,7% al 5,5% (dati ISTAT 2012). Ogni minuto, nel nostro Paese viene effettuata una nuova diagnosi di diabete; ogni 3 minuti e mezzo un diabetico ha un attacco cardiaco, ogni dieci minuti un diabetico muore. Una malattia con tale prevalenza non può non impattare fortemente anche sulla spesa: in media ogni malato spende euro l anno per la sua salute, più del doppio rispetto ai concittadini senza diabete, incidendo per il 5,61% sulla spesa sanitaria e per lo 0,29% sul Pil. Questi sono costi pesanti, anche se comunque tra i più bassi rispetto a Germania, Francia, UK e Spagna, come emerge dal rapporto Burden of Disease, Cost and Management of Diabetes in EU5 Countries della London School of Economics. E estremamente importante sottolineare che di questi euro solo il 7% deriva dalla spesa per i farmaci, mentre il 25% è legato ai costi delle complicanze cardiovascolari, renali, oculari e neuropatiche (si calcola che il costo per i pazienti che presentano complicanze sia addirittura quadruplo rispetto ai pazienti non complicati)ed una fetta ancora più cospicua è relativa alle ospedalizzazioni per diabete(circa il 20% delle persone in ricovero ospedaliero sono affette da questa patologia). Alla sfida posta da questa malattia occorre quindi dare una risposta forte, che veda impegnati non solo i medici e gli operatori sanitari, ma coinvolga in prima linea le istituzioni, la società ed i cittadini (oltre ovviamente ai pazienti affetti ed alle loro famiglie) per definire le azioni da intraprendere ed individuare un preciso modello organizzativo nel quale queste azioni vengano collocate. La sfida posta dalla cronicità richiede sicuramente una riorganizzazione ed innovazione dell assistenza sociosanitaria; l orientamento della programmazione ormai da anni è quello di riequilibrare i LEA (ad oggi in attesa di una ridefinizione) in termini di attività e risorse, per pervenire, come indicazione orientativa del PSN e del Patto per la Salute , ad una redistribuzione che veda il 5% delle risorse dedicate alla Prevenzione; il 44% alla Ospedalizzazione ed il 51% alla Assistenza Territoriale. Inoltre, nell ottica della ottimizzazione delle risorse, la tendenza è quella di potenziare l assistenza h24 e favorire la creazione di reti integrate di professionisti su percorsi assistenziali specifici, valorizzando il ruolo della Medicina Generale e il coordinamento con gli Specialisti. In questa ottica, relativamente al Diabete, il Piano Nazionale della Prevenzione conferma e prevede ulteriori obiettivi di miglioramento dell assistenza diabetologica, sostenuti da finanziamenti dedicati, e precisamente: un livello di prevenzione primaria, che include una campagna di educazione della popolazione alla implementazione di stili di vita più sani, con particolare enfasi su una opportuna attività fisica e la necessità di una alimentazione equilibrata; un livello di prevenzione secondaria, con interventi specifici su quei soggetti che abbiano già sviluppato fattori di rischio; 1112 un livello di prevenzione delle complicanze nei soggetti che abbiano già sviluppato la malattia. Inoltre, il Piano Nazionale della Prevenzione si articola intorno a 5 obiettivi principali: individuare precocemente la malattia nella popolazione a rischio aumentato, secondo criteri e caratteristiche di appropriatezza (secondo l indagine multiscopo ISTAT più del 50% della popolazione adulta controlla annualmente la glicemia, senza tuttavia una standardizzazione e probabilmente con un eccesso di prestazioni); predisporre protocolli per il controllo e la gestione integrata del diabete, secondo criteri di evidenza di efficacia e analisi costi-benefici, anche con riguardo alla fornitura di presidi per il monitoraggio della glicemia; definire percorsi assistenziali con particolare riguardo all appropriatezza del ricovero o trattamento ambulatoriale, della gestione da parte del medico di assistenza primaria o specialistica e dell educazione terapeutica dei pazienti, considerando anche la frequente presenza di comorbilità; valutare, per ciascuna Regione, la rete assistenziale per l acuzie e la cronicità e introdurre criteri di standardizzazione e razionalizzazione; favorire l implementazione di sistemi informativi e banche dati che facilitino la gestione e la valutazione dei programmi. Tutto questo richiede necessariamente la creazione di un team multidisciplinare, la cui azione sarà tuttavia ardua e, in alcune istanze, scarsamente efficace se non sostenuta da importanti cambiamenti sociali e politici che agevolino la lotta contro la malattia. Iniziative di sanità pubblica devono quindi essere stimolate che facilitino l accesso a e stimolino il consumo di cibi più sani, e che conducano alla pianificazione di interventi di educazione alla salute capaci di stimolare, tra l altro,, una maggiore propensione all esercizio fisico. Nel 2003, l assemblea dell OMS ha adottato una Strategia globale per la dieta, l attività fisica e la salute il cui target è appunto una modificazione degli stili di vita atta a combattere le malattie croniche non trasmissibili. Alcune nazioni tra cui Brasile, India e Cina, hanno avviato programmi di monitoraggio dell obesità e della nutrizione. Da parte sua anche L IBDO Foundation sta promuovendo alcuni progetti di ricerca e di osservazione sistematica(nei quali la pubblicazione del presente Report ovviamente si inserisce) che, tra gli altri scopi, hanno quello di alzare il livello di e mantenere vivi l interesse e l azioneverso le problematiche enunciate delle Istituzioni, delle Autorità e delle Organizzazioni Nazionali e Regionali preposte alla promulgazione, alla diffusione ed alla implementazione delle politiche di salute. Ma se, come detto, sono necessari a monte interventi sociali per il re-indirizzo degli stili di vita, altrettanto è necessaria, a valle, la individuazione e la implementazione di modelli assistenza e di cura che siano al tempo stesso efficaci e sostenibili. Fondamentale quindi diventa investire e indirizzare gli sforzi sulla riorganizzazione del sistema di long term care, agendo sia sulla prevenzione sia sul bisogno di continuità assistenziale della persona. L impatto clinico ed economico del Diabete - in gran parte dovuto alle complicanze - rende ragione della necessità di approfondire le caratteristiche epidemiologiche della malattia ponendo al tempo stesso il problema del controllo sulle risorse impegnate, sulla qualità degli interventi sanitari e sulla sostenibilità economica. Queste strategie, potenziate dalla individuazione di indicatori di qualità della cura, rappresentano per i servizi sanitari un fattore chiave per la costruzione di un efficace programma di valutazione della qualità dell assistenza: anche su questo puntol IBDO Foundation è fortemente impegnata in uno stimolo di tutti gli interlocutori istituzionali per la progressiva sempre più completa adozione dei più virtuosi modelli assistenziali. Le azioni da intraprendere Alla luce di quanto descritto, diventa prioritaria la individuazione di una serie di precise azioni di intraprendere, e precisamente: A) PROMUOVERE COMPORTAMENTI SANI E CREARE UN AMBIENTE CHE CONSENTA L ADOZIONE DI UN SANO STILE DI VITA Sensibilizzare la popolazione sui fattori di rischio del diabete e sui fattori determinanti della salute. Promuovere stili di vita sani attraverso lo svolgimento di attività fisica e l adozione di una dieta equilibrata, a base di cibi sani e nutrienti che contengano meno zucchero, sale e grassi saturi; Utilizzare un approccio intersettoriale per fare scelte sane, attraenti e convenienti. Prendere in considerazione gli aspetti di prevenzione del diabete e dei fattori di rischio correlati nell attività legislativa e politica, attraverso la tassazione, l etichettatura dei cibi, il controllo e le restrizioni di pubblicità ingannevoli o stimolanti consumi di alimenti non appropriati; Incoraggiare un sano stile di via nelle città attraverso la progettazione urbana. Sviluppare opportunità per svolgere attività fisica nelle infrastrutture architettoniche e urbanistiche delle città, come per esempio lo sviluppo di percorsi ciclabili e la progettazione di aree all aperto dove svolgere esercizio fisico e attività motoria; Utilizzare l ambiente di lavoro come un opportunità per promuovere un comportamento sano e fare in modo che la salute dei dipendenti sia incorporata nelle pratiche e nelle politiche del datore di lavoro. Privilegiare in Azienda e nelle mense una selezione di cibi sani e stabilire l accesso all attività fisica e il supporto alle scelte di stile di vita sano per i dipendenti. B) MIGLIORARE LA SALUTE DEI NEONATI, DEI BAMBINI, DELLE MADRI E DELLE DONNE IN GRAVIDANZA Sensibilizzare alla salute prenatale, agli effetti del sovrappeso e del diabete mellito gestazionale (GDM); 1213 Migliorare gli screening prenatali, la cura, i consigli dietetici e la diagnosi precoce del GDM, gli interventi terapeutici e il follow-up, promuovere l allattamento al seno; Utilizzare le scuole come piattaforme per promuovere uno stile di vita sano. Migliorare la cultura dei bambini sulla salute e l alimentazione, favorendo l accesso ai cibi sani nelle mense scolastiche e incoraggiando l attività fisica attraverso le strutture scolastiche e il coinvolgimento di gruppi di bambini e adolescenti. C) ATTUARE INIZIATIVE DI PREVENZIONE IN POPOLAZIONI VULNERABILI E AD ALTO RISCHIO Educare i professionisti della sanità alla valutazione dei gruppi ad alto rischio e sensibilizzarli verso la modifica dello stile di vita e scelte di stile di vita sane; Definire il target delle popolazioni vulnerabili, come ad esempio le minoranze etniche o svantaggiate, sensibili alla problematica del diabete; Stabilire la consapevolezza dei fattori di rischio del diabete e incoraggiare una vita sana, coinvolgendo la comunità di appartenenza. D) IMPLEMENTARE INTERVENTI DI DIAGNOSI E TRATTA- MENTO PRECOCE (EARLY DETECTION AND INTERVEN- TION) Diagnosi e trattamento precoci riducono il rischio di complicazioni. Agire tempestivamente fornisce un opportunità per migliorare la prospettiva e la qualità di vita individuale e diminuire nel contempo l onere economico sui sistemi sanitari e sulla società. Di conseguenza occorre: Disegnare programmi di Healthcheck sulle popolazioni ad alto rischio per garantire una diagnosi precoce del diabete e delle malattie cardiovascolari, includendo la misurazione della glicemia, del colesterolo e della pressione del sangue; Implementare programmi mirati Healthcheckevidencebased nei luoghi dell assistenza sanitaria, nella comunità o sul posto di lavoro, garantendo l intervento precoce e più appropriato; Fornire supporto alle persone con riferimento alle diete e ai programmi di esercizio fisico alle persone con alto rischio di sviluppare il diabete e altre malattie croniche. Garantire l intervento precoce per le persone con diabete o con altre malattie croniche per avere livelli di controllo ottimali sin dall inizio della malattia E) UTILIZZARE QUESTIONARI E CARTE DEL RISCHIO SUL DIABETE ELABORATI A LIVELLO NAZIONALE Adattare e convalidare questionari sul diabete e sul rischio di malattia cardiovascolare sviluppati in contesti nazionali affinché si possa avere una stima attendibile del livello di rischio della popolazione, convenuto sulla base di risposte a domande semplici sulla predisposizione e sui fattori rischio individuali; Diffondere i questionari di rischio attraverso l utilizzo primario di piattaforme riguardanti l assistenza sanitaria, la comunità e il posto di lavoro. Le carte del rischio possono aiutare a motivare e rendere consapevoli gli individui sull adozione di uno stile di vita salutare. D) MIGLIORARE LA GESTIONE ED IL CONTROLLO Le persone con un buon controllo metabolico avranno migliori i risultati a lungo termine e quindi non solo vivranno meglio, ma utilizzeranno anche un minor numero di risorse sanitarie. Un approccio centrato sulle persone (peoplecentred) che miri a migliorare l intero percorso della malattia diabetica manterrà le persone in condizioni di salute, senza o con minori complicazioni e co-morbilità. Questo richiederà un approccio coordinato che coinvolge la prevenzione e l assistenza primaria, secondaria, terziaria con percorsi che pongano la persona al centro del processo. Per realizzare questo occorre: Creare sistemi di azioni coordinate, principalmente ancorate alle cure primarie, che supportino le esigenze del paziente con co-morbilità (i.e.disease Management). Avere un focus specifico sulla garanzia di un accesso continuato, sicuro ed efficace ai trattamenti per migliorare il controllo e limitare o evitare le complicanze a lungo termine e le ospedalizzazione evitabili. Responsabilizzare i pazienti mediante lo sviluppo e l implementazione di modelli di cura delle cronicità (chronic care model); Implementare percorsi evidence-based per la persona con cronicità con un focus particolare sul patientempowerment; Fornire e assicurare qualità nell autogestione del diabete, strutturando programmi di educazione nelle fasi rilevanti della vita della persona con diabete, basati sulle esigenze personali, coinvolgendo professionisti competenti per educare e aiutare gli individui a gestire le loro condizioni di salute e di malattia. Promuovere ulteriormente il patientempowerment attraverso attività guidate da organizzazioni della società civile, come le associazioni pazienti; Promuovere e sostenere l adozione di strumenti e strategie con comprovato rapporto costo-efficacia favorevole, tra cui la telemedicina e la sanità elettronica, come modelli di supporto che possano facilitare l auto-gestione quotidiana; Creare una maggiore equità nella fruizione del diritto alla salute offrendo un supporto basato su singoli bisogni e garantendo la parità di diritti. Utilizzare sistemi informativi per acquisire dati utili al processo decisionale Possedere indicatori di esiti e di processi sul diabete, al fine di impostare obiettivi nazionali per la qualità delle cure e valutare i progressi attraverso l attuazione di sistemi di monitoraggio a livello Nazionale e a livello regionale e all interno dei differenti livelli di assistenza sanitaria. Utilizzare registri basati sulla popolazione nazionale (tra cui dati riguardanti la Medicina Generale e l ospedaliz- 1314 zazione) come base d informazioni per il processo decisionale e per la definizione delle priorità favorendo il confronto con gli altri Paesi. Incoraggiare la condivisione delle cure e avere delle cartelle cliniche elettroniche accessibili a pazienti e medici. Incoraggiare l assistenza sanitaria specialistica stabilendo obiettivi individuali da sottoporre a monitoraggio. Considerazioni conclusive E fin troppo facile constatare come la lista delle cose da fare e delle azioni da intraprendere sia lunga. E di conforto però la osservazione che la rete diabetologica italiana è sicuramente tra le più evolute a livello mondiale: in tal senso i risultati clinici, sociali ed economici, desumibili dalla letteratura internazionale, dimostrano una eccellenza dell Italia nella cura delle persone con diabete che deve essere salvaguardata a livello Istituzionale e programmatico. La sfida posta dalla malattia, però, per le dimensioni che il fenomeno ha assunto e (in mancanza di un deciso intervento) assumerà nel futuro, richiede uno sforzo ulteriore, che, razionalizzando le risorse, renda sostenibile la lotta al diabete. Per raggiungere questo obiettivo è necessario promuovere nei Piani Nazionali e Regionali sul diabete un percorso strategico nell approccio a questa patologia che tenga conto non solo degli aspetti funzionali ma anche di quelli strutturali e organizzativi e che abbia, nei percorsi mirati ed integrati, una formidabile arma di ottimizzazione del rapporto costo/beneficio. In questa ottica pubblichiamo questa nuova versione dell ItalianBarometerDiabetes Report, che ha raccolto i contributi di oltre 50 tra i più validi esperti nazionali di diverse discipline. L ItalianDiabetes Report 2013 rappresenta una selezionata antologia di ricerche e riflessioni di colleghi che rappresentano le massime autorità scientifiche nel campo su.gli argomenti sommariamente riassunti in questa introduzione. L obiettivo è, come per le passate edizioni, quello di dare un aggiornatissimo stato dell arte del diabete in Italia. Abbiamo l ambizione che questo possa costituire utile spunto per tutti gli stakeholder coinvolti nella galassia diabete : per cambiare occorre conoscere e ci auguriamo che questo preciso ed aggiornato strumento di conoscenza possa servire da blue print per le necessarie azioni che occorre rapidamente implementare. Autore: Agostino Consoli Coordinatore dell Italian Diabetes Barometer Report15 2. La Sanità Italiana: stato dell arte e linee d azione future Tra crisi, tagli e ridimensionamenti: dove andiamo? Secondo i dati pubblicati il 5 luglio 2013 dall Istat, nel 2012,la spesa media mensile per famiglia (2.419 euro) è diminuita anche in termini reali (-2,8% rispetto all anno precedente). La spesa alimentare è stata tenuta sostanzialmente stabile (da 477 a 468 euro), anche grazie alle strategie di contenimento messe in atto dalle famiglie per fronteggiare l aumento dei prezzi (il 62,3% delle famiglie ha ridotto la qualità e/o la quantità dei generi alimentari acquistati e il 12, 3% si rivolge all hard discount). E la sanità? In lieve diminuzione le percentuali di spesa destinate alla cura della salute (dal 3,7% al 3,6%), soprattutto nel Mezzogiorno (dal 3,6% al 3,4%), a seguito della riduzione delle spese per i medicinali, per le visite specialistiche e per il dentista. Il rischio di una riduzione progressiva della tutela in campo sanitario, si evince anche dai dati di una recente ricerca del Censis, che ha voluto analizzare le scelte ed i comportamenti sanitari delle famiglie italiane e le eventuali strategie adattive poste in essere a fronte della congiuntura economica sfavorevole. In particolare, una famiglia su tre (il 33,5%) ha indicato di essersi rassegnata a sostenere tempi di attesa più lunghi per le prestazioni ambulatoriali ed una quota quasi analoga (il 33,1%), ha dichiarato di aver iniziato ad utilizzare più intensamente i farmaci generici, più economici rispetto a quelli a marchio. Il 24,3%, invece, ha fatto riferimento ad una riduzione tout court dell acquisto di farmaci a pagamento intero. In un caso su quattro (il 25,7% del campione), i capofamiglia intervistati hanno indicato che nel corso dell ultimo anno nel loro nucleo familiare si è ricorsi a prestazioni private per ragioni di qualità, mentre è il 23,7% ad aver indicato il ricorso al privato come strumento per evitare le attese nelle prestazioni ambulatoriali. Ma il dato indubbiamente più problematico riferisce di una quota del 18% circa di famiglie intervistate che hanno indicato di aver rinunciato per ragioni economiche a prestazioni sanitarie, soprattutto diagnostiche e specialistiche, a cui si affianca il 19,8% che ha fatto a meno di cure odontoiatriche. Va sottolineato che le strategie adattive considerate, dunque la riduzione dei consumi sanitari da un lato, e la rassegnazione alle lunghe liste d attesa del pubblico dall altro, vengono indicate in quote sistematicamente maggiori dalle famiglie con persona di riferimento più anziana, oltre i 64 anni, che sono chiaramente portatori di bisogni tendenzialmente maggiori, che peraltro, meno di altri hanno potuto ricorrere al privato. Questa strategia, nella sua duplice motivazione di ricerca di migliore qualità o di necessità di superare le liste d attesa, è invece più frequente soprattutto tra i nuclei il cui capofamiglia ha tra i 45 ed i 64 anni, e che sono già risultati per altri indicatori quelli con capacità economiche migliori. Tab. 1 - Comportamenti sanitari adottati nel corso dell ultimo anno, per classe d età della persona di riferimento (val. %) Fino a 44 anni anni 65 anni e oltre Totale Rassegnarsi a sostenere tempi più lunghi di attesa per le prestazioni ambulatoriali 28,3 32,0 39,6 33,5 Cominciare ad usare farmaci generici 24,5 36,3 37,1 33,1 Rivolgersi al privato per prestazioni di migliore qualità 26,1 29,6 21,4 25,7 Ridurre l acquisto di farmaci pagati di tasca propria 20,4 23,3 28,7 24,3 Rivolgersi al privato a causa delle liste di attesa per le prestazioni ambulatoriali 18,4 28,7 23,1 23,7 Rinunciare per ragioni economiche a cure odontoiatriche 16,4 14,6 28,2 19,8 Rinunciare per ragioni economiche a prestazioni sanitarie 13,7 15,0 25,4 18,2 Rinunciare, in tutto o in parte, al supporto di una badante per sé o una persona che si assiste 5,2 6,5 9,9 7,3 Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte Fonte: Indagine Censis,16 Più in generale, che cosa accade nelle analisi cliniche e negli accertamenti diagnostici? Agenas lo ha analizzato nell 80% della popolazione: si registra un calo di prestazioni a carico del SSN di diagnostica, laboratorio e specialistica ambulatoriale tra 2011 e 2012, anche se non si può determinare in che misura queste siano o meno transitate nel cosiddetto out of pocket (acquisto completamente privato). È probabile che si siano verificati contemporaneamente almeno tre elementi: una riduzione dovuta ad un effetto generale della crisi economica e della scarsità di risorse in sanità, riduzione probabilmente indotta più dal razionamento dell offerta che dalla riduzione della domanda; un probabile trasferimento verso gli acquisti privati dovuto alla popolazione non esente che avrebbe dovuto pagare un ticket talvolta addirittura maggiore del prezzo; un allontanamento dall accesso alle prestazioni per soggetti per i quali il pagamento dei ticket creava delle difficoltà e contestualmente il sistema delle esenzioni non era capace di attenuarle. Inoltre, si riducono le prestazioni nei soggetti non esenti, mentre in Piemonte, in Veneto e in Umbria risultano in aumento le prestazioni per gli esenti per patologia e in Liguria, in Toscana ed in Campania quelle degli esenti per reddito. È, però, probabile che in questi casi ci sia stato anche un aumento dei soggetti esenti che hanno richiesto ed ottenuto le esenzioni proprio per evitare di pagare i ticket aumentati (Gruppo Remolet di Agenas, 2013). Risparmi indotti, quindi? Non pare, né in modo diretto che indotto. Il cosiddetto superticket introdotto nel 2011 doveva portare 800 milioni in più all anno al Fondo sanità. Secondo le prime stime del Ministero dell Economia riportate da Agenas, l incasso reale sarà tra 400 e 500 milioni, circa metà dell atteso. Mentre la riduzione delle prestazioni acquistate dai produttori privati rappresenta per il SSN un effettivo risparmio, la diminuzione di prestazioni nel pubblico non rappresenta necessariamente un risparmio in quanto, almeno nel breve-medio periodo i costi fissi rimangono costanti e diminuiscono solo i costi variabili (che però per il settore della specialistica sono scarsi). Risparmi solo per le prestazioni inappropriate? Difficilmente si può ritenere che abbiano effettivamente comportato un aumento dell appropriatezza ed anzi paradossalmente si può addirittura temere che agendo di più sui soggetti più deboli, in quanto per lo più non proporzionali alle capacità contributive, potrebbero aver inciso maggiormente sull accesso alle prestazioni appropriate rispetto alle inappropriate (Gruppo Remolet di Agenas, 2013). Un allarme che si riproporrà il primo gennaio del 2014, quando probabilmente si aggiungeranno nuovi rincari dei ticket e che richiede almeno una revisione del sistema di compartecipazione e di esenzione (per reddito e per patologia), in modo che debbano pagare solo coloro che possono farlo e non coloro che hanno scarsità di reddito o che già subiscono un aggravio delle spese sostenute a causa delle loro condizioni di malati cronici (Gruppo Remolet di Agenas, 2013). Se la domanda è espressione appropriata del bisogno, c è tuttavia da attendersi che la riduzione dell accesso e dell erogazione dell assistenza che si registra in un ambito (lotta ai determinanti sociali di malattia, attraverso interventi per famiglie e soggetti a rischio), si riverberi su un altro (maggiore ricorso ai servizi sanitari, specie per acuti). Questo coinvolge progressivamente anche le fasce socioeconomiche meno fragili (in Grecia, dal 2009 le street clinics delle organizzazioni caritatevoli, prima riservate ai soli immigrati o senza dimora, sono sempre più frequentate da quella che era la cosiddetta classe media) e livelli più complessi dell assistenza (ancora in Grecia, lo smantellamento dell assistenza sanitaria pubblica che ha comportato la riduzione delle prestazioni di prevenzione, di diagnostica e di trattamento meno invasivo si è andata a ripercuotere sull incremento dei ricoveri o, dove la disponibilità dei posti letto si è ridotta, degli accessi al Pronto soccorso). In effetti, quest ultimo dato, non sembra essersi verificato in Italia, dove le premesse, come registrato, sembrano esserci tutte. Stando ai dati trasmessi dalle Regioni al sistema informativo Emur del Ministero della Salute relativi al 2012, si registrano 1 milione di accessi in meno nei Dipartimenti di emergenza-urgenza del Paese rispetto al 2011: si è passati dai del 2011 ai del Anche qui la riduzione è un falso risparmio: gli accessi in Pronto soccorso sono spesso eventi che da prevalentemente acuti divengono cronici e, se anche limitati agli accessi non urgenti (che in Italia incidono sul 24,18% degli accessi totali al Pronto Soccorso), sono comunque espressione di assistenza non tempestivamente e appropriatamente intercettata e gestita a livello territoriale (Agenas, 2013). Occorrerà quindi capire se il fenomeno ha riguardato maggiormente i cosiddetti codici bianchi - anche questi gravati da ticket e più influenzati dall assistenza territoriale -, o quelli gialli o rossi, indotti anche dai traumi stradali e lavorativi rilevanti, su cui vi è stata una contrazione indotta dalla riduzione del parco auto circolante e dalla disoccupazione (dovute a loro volta alla crisi economica). Un bilancio della devoluzione in sanità su stato di salute e qualità dei servizi Da oltre dieci anni, l Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane continua a monitorare, secondo criteri di scientificità, lo stato di salute della popolazione e l impatto dei determinanti organizzativi e gestionali su cui si fondano, attualmente, i Servizi Sanitari Regionali, con l obiettivo di trasferire i risultati della ricerca ai responsabili istituzionali del settore sanitario ed alla comunità scientifica nazionale ed internazionale. Il quadro che emerge dall analisi dei dati riguardanti lo stato di salute della popolazione italiana, presenti nel Decimo Rapporto Osservasalute, evidenzia ancora una condizione di benessere fisico dei cittadini complessivamente buona, ma rileva l urgenza di promuovere l offerta di ser- 1617 vizi preventivi e di politiche socio-sanitarie in grado di assicurare il mantenimento e il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione. Evidente, però, è il persistente gap tra Nord e Sud, sia rispetto alle condizioni di salute e agli stili di vita, sia rispetto all offerta e alla qualità dei servizi. Tali differenziali si manifestano attraverso una speranza di vita più bassa e con stili di vita meno attenti al benessere fisico da parte dei cittadini meridionali rispetto al resto del Paese. Anche per quanto riguarda l offerta di servizi, si riscontrano differenziali a svantaggio del Sud che si palesano con un endemica mancanza di strutture, spesso insufficienti e poco mirate alle esigenze dell utenza. Il suddetto scenario potrebbe essere aggravato dalle ripercussioni della crisi finanziaria globale, che ha investito e che continua a colpire il nostro Paese, influendo in modo decisivo sull accesso alle cure, sugli stili di vita e, di conseguenza, sulle condizioni di salute e sulla qualità di vita dei cittadini, soprattutto di quelli con maggiori problemi economici e senza una rete di aiuto familiare (Osservasalute, 2012). Il rischio che si presenta con sempre maggiore evidenza è quello di un ulteriore aggravamento e complessificazione delle vecchie diversità territoriali, ma anche dell insorgenza di nuove criticità per le regioni e i cittadini del Sud, frutto degli effetti delle manovre più recenti, in cui la restrizione della copertura pubblica comincia a segnare scenari di una penalizzazione ancor più marcata rispetto a quella storica. E guardando alla percezione dei cittadini, emerge nettamente che la sensazione di penalizzazione sia più diffusa proprio tra i cittadini meridionali. Nell ambito di una indagine realizzata dal Censis su un campione nazionale di cittadini, è stato richiesto un giudizio (espresso in scala da 1 a 10) sulla sanità della propria Regione: i giudizi meno lusinghieri provengono dai residenti nelle Regioni con Piani di Rientro, in cui il giudizio medio è pari al 6,1 a fronte del 7,3 di quello delle Regioni a regime e parallelamente, considerando la ripartizione geografica, i giudizi migliori sul livello di offerta dei servizi per la salute, provengono dal Nord-Est e dal Nord-Ovest (rispettivamente 7,5 e 7,2), mentre meno rassicuranti appaiono i giudizi provenienti dagli intervistati dell Italia centrale (6,6) e del Sud e delle Isole, in cui la media dei giudizi non raggiunge la piena sufficienza (5,9) (tab. 2). Tabella 2 - Valutazione dei servizi sanitari utilizzati nell ultimo anno, per ripartizione geografica (voto da 1 = minimo negativo a 10 = massimo positivo) Per i servizi sanitari ai quali ha fatto ricorso (Lei o un Suo familiare) esprima un giudizio con un voto da 1 a 10: Nord ovest Nord est Centro Sud e isole Totale Day hospital 7,7 8,0 7,8 7,4 7,7 Medici di medicina generale 7,8 7,9 7,4 7,5 7,7 Medici specialisti 7,9 8,0 7,6 7,4 7,7 Laboratori di analisi 7,8 8,1 7,4 7,3 7,6 Ricovero ordinario ospedale/clinica 7,6 7,9 7,5 6,7 7,3 Servizi di assistenza domiciliare integrata (ADI) 7,9 8,6 6,0 7,0 7,2 Istituti e centri per il recupero e la riabilitazione 8,2 7,2 5,6 7,0 7,2 Ambulatori 7,4 7,5 6,9 6,7 7,1 Guardia medica 7,0 6,7 6,9 6,5 6,7 Pronto soccorso 6,9 7,3 7,2 5,9 6,6 Uffici Asl 7,2 7,7 6,6 6,0 6,6 La sanità in generale della propria regione 7,2 7,5 6,6 5,9 6,7 Fonte: indagine Censis,18 E che si sia davanti ad una situazione percepita come in progressivo deterioramento lo dimostra anche la valutazione di quello che succederà nel prossimo futuro. In prospettiva l ipotesi di uno scenario pessimistico circa l evoluzione della qualità del sistema sanitario è maggiormente diffusa nelle regioni del Mezzogiorno, insieme a quelle dell Italia centrale: nello specifico, quasi il 45% dei rispondenti del Centro (su cui pesa la situazione del Lazio in piano di rientro), e il 38% circa degli intervistati del Sud guarda con pessimismo all ipotesi di un sistema sanitario migliore, a fronte del 25,9% di intervistati nel Nord- Ovest e del 26,8% del Nord-Est (tab. 3). Tabella 3 - Opinione sulla sanità della propria regione, per ripartizione geografica (val. % e diff. %) Nel prossimo futuro (5 anni) Lei ritiene che la sanità della Sua regione sarà: Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud e Isole Totale Migliore 24,7 25,9 23,9 24,9 24,8 Peggiore 25,9 26,8 44,7 37,7 33,7 Uguale 49,4 47,3 31,4 37,4 41,5 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Migliorerà/Peggiorerà -1,2-0,9-20,8-12,8-8,9 Fonte: indagine Censis, 2012 Anche rispetto alle condizioni di salute vanno segnalate importanti differenze tra le aree del Paese. Considerando, nello specifico, alcuni stili di vita un attenzione particolare merita la relazione della qualità della dieta sia con la prevalenza di sovrappeso e obesità sia con la distribuzione della popolazione secondo le soglie di povertà. Nel 2011, la percentuale di persone di 3 anni ed oltre che mangia almeno 5 o più porzioni di verdura, ortaggi o frutta (indicatore obiettivo) ha registrato, a livello nazionale, un lieve decremento con una notevole variabilità interregionale (Fig. 1). Pertanto, fondamentale è il proseguimento di programmi di educazione alimentare promossi dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in linea con il corrispondente programma europeo. Riguardo all eccesso ponderale, i dati evidenziano che più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso, mentre 1 persona su 10 è obesa per cui, complessivamente, il 45,8% dei soggetti di età 18 anni è in eccesso ponderale. Considerevoli, anche in questo caso, sono le differenze territoriali, riconfermando l ormai consolidato gradiente Nord-Sud a svantaggio del Meridione. Responsabile di questa condizione, unitamente alla cattiva alimentazione, è la sedentarietà. Svolgere una regolare attività fisica di moderata intensità, ossia circa 30 minuti di movimento al giorno almeno 5 volte a settimana, favorisce uno stile di vita sano, con notevoli benefici sulla salute della persona. In generale, considerando i risultati emersi da questo Rapporto pubblicato dall Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, evidente è la necessità di monitorare, attraverso sistemi di sorveglianza, i quadri epidemiologici e individuare adeguati interventi di promozione della salute, quali campagne informative, che coinvolgano cittadini e personale sanitario, atte a favorire uno stile di vita sano (Osservasalute, 2013). Per non vanificare gli apprezzabili risultati ottenuti in termini di salute e attesa di vita della popolazione e per ridurre i differenziali territoriali che ancora persistono nel settore sanitario, occorre mantenere alta l attenzione da parte di tutte le Istituzioni che si occupano di sanità, a livello nazionale, regionale e locale. 1819 Figura 1. - Percentuale di persone della classe di età 3 anni ed oltre che consumano 5 porzioni e più al giorno di verdura, ortaggi e frutta per regione - Anni 2005, 2011 Le conclusioni La crisi finanziaria globale del 2007, evento inaspettato originato al di fuori del sistema sanitario, ha esercitato, ed esercita tuttora, un grande effetto negativo sulla disponibilità di risorse destinate alla salute a fronte di un aumento della domanda di assistenza (Figura 2). La crisi ha determinato tre sfide principali: i sistemi sanitari richiedono fonti prevedibili di reddito con cui programmare gli investimenti, determinare budget e acquistare beni e servizi. Improvvise interruzioni di flussi di entrate pubbliche possono rendere più difficile mantenere i necessari livelli di assistenza sanitaria; i tagli alla spesa sanitaria, come risposta alla crisi economica, in genere arrivano in un momento in cui i sistemi sanitari richiedono più risorse; i tagli arbitrari ai servizi essenziali potrebbero destabilizzare ulteriormente il sistema sanitario se intaccano la protezione finanziaria, l accesso equo alle cure e la qualità delle cure fornite (Eurobservatory, 2012). Gli effetti della crisi vanno a sommarsi/elidere con le tendenze di riorganizzazione dei sistemi sanitari o universalistici o assicurativi nazionali. In Europa e in alcuni Paesi del mondo, la governance complessiva del sistema sanitario sta evolvendosi verso una maggiore o minore centralizzazione, in tutte o in alcune aree dell assistenza sanitaria. Alcuni di questi fenomeni sono accelerati o bloccati dalla crisi economica. Alcuni Paesi registrano il tentativo dei governi centrali di affermare un maggior controllo, all interno di schemi di decentralizzazione consolidata (si pensi a Australia, Danimarca, Finlandia, Germania, Norvegia, Svezia e alla stessa Italia). Questo anche allo scopo di favorire un miglior allineamento di tutti i poteri di livello inferiore (Regioni, Contee,..) e di tutti gli altri attori rispetto alle strategie più costo efficaci di contenimento della spesa e/o di programmazione dell assistenza. Nel sistema sanitario spagnolo, prima che questo venisse travolto dalla crisi e stravolto nella sua organizzazione nel 2012, erano stati avviati meccanismi cooperativi tra governo centrale e le 17 regioni; lo stesso hanno iniziato a fare Francia e Svizzera, rispettivamente con le proprie regioni e cantoni, specie per regolamentare il ruolo delle mutue. La governance si sta legando anche ad uno snellimento/ridimensionamento delle strutture locali o centrali: emblematico e contradditorio è il caso del Regno Unito, ma anche Danimarca e Finlandia stanno procedendo ad una riorganizzazione delle strutture sanitarie regionali e locali, ma, a differenza del Regno Unito, le stanno legando ad un forte processo di investimento sul ruolo del welfare nazionale. In Germania si sta procedendo ad una unificazione/concentrazione delle mutue su cui si fonda il sistema sanitario assicurativo-sociale, mentre in Olanda si è proceduto ad una maggiore responsabilizzazione strategica e gestionale delle stesse mutue, specie per gli aspetti legati a finanziamento ed organizzazione dei servizi (Jakubowski, 2013). 1920 Figura 2. Crescita del PIL e cambiamento della spesa sanitaria pubblica pro capite, WHO European Region Latvia Lithuania Iceland Ukraine Romania Hungarry Serbia The former Yugoslav Republic of Macedonia Cyprus Croatia Israel Estonia Malta Sweden Slovakia France Austria Bulgaria Norway Belarus Finland Turkmenistan Bosnia and Herzegovina Slovenia Armenia Czech Republic greece Russian Federation Uzbekistan Belgium Switzerland Albania Netherlands Georgia Germany United Kingdom Denmark Lexembourg Poland Italy Portugal Ireland Spain Republic of Moldova Montenegro Turkey Kazakhstan Kyrgyzstan Tajikistan Azerbaijan , % -10% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% Real GDP US PPP per capita growth Per capita government expenditure on health (PPP int. $) Fonte dei dati: Health policy responses to the financial crisis in Europe. European Observatory on Health Systems and Policies Vedere altro
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