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Timestamp: 2020-08-09 09:43:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11619 del 06/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11619 del 06/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 06/06/2016), n.11619
sul ricorso 24894/2014 proposto da:
D.F., C.V., CA.UG., A.
G., c.p., D.P.M., CO.ER.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CARLO POMA 2, presso lo
VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,
rappresentato e difeso dagli avvocati LUIGI CALIULO, ANTONELLA
PATTERI, LIDIA CARCAVALLO, SERGIO PREDEN giusta procura a margine
avverso la sentenza n. 1153/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
udito l’Avvocato Antonella Patteri difensore del ricorrente che si
La causa è stata chiamata all’adunanza in Camera di consiglio dell’11 maggio 2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art 380 bis c.p.c.:
Con sentenza del 21 ottobre 2013, la Corte di Appello di Bologna, per quello che in questa sede ancora rileva, dichiarava inammissibili le, domande proposte dagli attuali ricorrenti nei confronti dell’INPS ed intese al riconoscimento del beneficio, di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, e succ. modifiche, della maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto.
La Corte territoriale rilevava che dalle domande amministrative presentate all’INPS (tutte nel corso del 2002) alla proposizione dei ricorsi giudiziali avvenuta nel corso dell’anno 2008 era decorso il termine decadenziale previsto di cui del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, nel testo sostituito dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4, convertito nella L. n. 438 del 1992.
Per la cassazione di tale decisione gli epigrafati ricorrenti propongono ricorso affidato a due motivi.
Nella impugnata sentenza si dà atto che l’INPS, sia pure in via subordinata, aveva proposto appello anche in relazione al capo della decisione del Tribunale che aveva rigettato l’eccezione di decadenza sollevata dall’istituto con riferimento ai ricorrenti A., Co. e D.. Quanto agli altri nei cui confronti l’INPS non aveva sollevato l’eccezione in primo grado ma solo in appello, correttamente la Corte di merito ha rilevato che la decadenza di cui al citato art. 47, in quanto sottratta alla disponibilità delle parti, è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio e, quindi, è opponibile anche tardivamente dall’Istituto (Cass. n. 7527 del 29/03/2010; Cass. SU n. 12718 del 29/05/2009).
Alla luce di quanto esposto, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
Il consolidarsi solo in epoca recente della giurisprudenza di legittimità soprarichiamata giustifica la compensazione tra le parti delle spese del presente giudizio di legittimità.
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).
Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent.
n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per i ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 47
 art. 4
 sentenza 
 art. 47
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13
 art. 1