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Timestamp: 2018-09-23 18:00:51+00:00

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Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 19 marzo 2013, n. 1605. In tema di annullamento d'ufficio - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 19 marzo 2013, n. 1605. In tema di annullamento d’ufficio
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1. L’annullamento d’ufficio è il risultato di un’attività discrezionale dell’Amministrazione e non deriva in via automatica dall’accertata originaria illegittimità dell’atto essendo altresì necessaria una congrua motivazione in ordine alla sussistenza dell’interesse pubblico alla reintegrazione del preesistente stato di legalità.
2. L’interesse alla reintegrazione dell’ordine pubblico deve essere specificato e dimensionato in relazione alle esigenze concrete ed attuali, avuto riguardo anche gli interessi privati che militano in senso opposto, senza peraltro ricorrere in sede di motivazione a clausole di stile.
3. La piena conoscenza dell’atto ritenuto lesivo, ai fini della tempestività della relativa impugnazione, non può essere basata su supposizioni o deduzioni ma deve risultare da fatti oggettivi ed inoltre deve essere personale, non essendo sufficiente la conoscenza da parte del legale.
sentenza 19 marzo 2013, n. 1605
sul ricorso numero di registro generale 9569 del 2010, proposto da:
Franco Viola, rappresentato e difeso dall’avv. Mario Paone, con domicilio eletto presso Luigi Morabito Condemi in Roma, via Tazzoli, 6;
Comune di Gaeta, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Daniela Piccolo, con domicilio eletto presso Giancarlo Capozzi in Roma, via Cicerone,66;
Izzi Maria, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Gallinaro, con domicilio eletto presso Antonio Funari in Roma, piazza Acilia, 4;
sul ricorso numero di registro generale 10583 del 2010, proposto da:
Franco Viola, rappresentato e difeso dall’avv. Mario Paone, con domicilio eletto presso Luigi Condemi Morabito in Roma, via Tazzoli 6;
Maria Izzi, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Gallinaro, con domicilio eletto presso Antonio Funari in Roma, piazza Acilia, 4;
quanto al ricorso n. 9569 del 2010:
della sentenza del T.a.r. Lazio – Sez. Staccata Di Latina: Sezione I n. 00293/2010, resa tra le parti, concernente autorizzazione edilizia
quanto al ricorso n. 10583 del 2010:
della sentenza del T.a.r. Lazio – Sez. Staccata Di Latina: Sezione I n. 00599/2010, resa tra le parti, concernente concessione edilizia in sanatoria
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Gaeta e di Izzi Maria e di Comune di Gaeta e di Maria Izzi;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 dicembre 2012 il Cons. Andrea Migliozzi e uditi per le parti gli avvocati Francesco Falzone (su delega di Mario Paone) e Daniela Piccolo (altresì su delega di Giuseppe Gallinaro) Francesco Falzone (su delega di Mario Paone) e Daniela Piccolo (altresì su delega di Giuseppe Gallinaro);
L’interessato impugnava tale provvedimento innanzi al Tar del Lazio – Sezione di Latina – denunciandone la illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere per insussistenza dei presupposti ed altri profili.
1) error in iudicando – Eccesso di potere – errore nei presupposti – travisamento dei fatti. ingiustizia manifesta, posto che il Tar ha erroneamente ritenuto che sussistesse una difformità tra quanto progettualmente riportato dall’appellante e lo stato dei luoghi antecedente al crollo che aveva contrassegnato il manufatto oggetto di restauro;
1) error in iudicando – eccesso di potere – errore nei presupposti – travisamento dei fatti – ingiustizia manifesta – omessa pronuncia sul rilievo che il condono doveva essere integralmente respinto , avendo la sig.ra Izzi realizzato , illegittimamente, una costruzione culminata con il tetto a falda inclinata, su area vincolata con modifica della sagoma ed aumento di volumetria;
3) Error in iudicando – Omessa pronuncia, atteso che alcuna motivazione è stata resa dal primo giudice in ordine alla ponderazione degli interessi del sig. Viola che si è visto chiudere due finestre con l’abusiva edificazione operata in aderenza dalla Izzi.
Per costante orientamento giurisprudenziale, l’annullamento d’ufficio è il risultato di un’attività discrezionale dell’Amministrazione e non deriva in via automatica dall’accertata originaria illegittimità dell’atto essendo altresì necessaria una congrua motivazione in ordine alla sussistenza dell’interesse pubblico alla reintegrazione del preesistente stato di legalità.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2013-03-25T12:06:08+00:0022 marzo 2013|Consiglio di Stato 2013, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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