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Cemento? No grazie. - Qui Paderno DugnanoQui Paderno Dugnano
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Pubblicato 6 Febbraio 2020 | Da Gianfranco Massetti
Ricevo, e pubblico volentieri, un commento di Ottorino Pagani a proposito di una recente sentenza del Consiglio di Stato che si pronuncia sui diritti edificatori e i PGT.
“Salvaguardia del territorio e diritti edificatori.
La sentenza del Consiglio di Stato richiamata nel comunicato stampa di Legambiente Lombardia del 4/02/2020: “Brescia. pubblicata oggi la sentenza definitiva del Consiglio di Stato: piena legittimità per le scelte del PGT- La partita del PGT di Brescia, contestato da proprietari di aree che ritenevano leso il loro diritto edificatorio dopo che il Comune con l’approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio aveva rivisto le previsioni di nuova urbanizzazione, si è chiusa ai tempi supplementari.”, conferma le motivazioni di un altra sentenza: “Consiglio di Stato, Sez. IV n. 6656, del 21 dicembre 2012. Urbanistica. Pianificazione urbanistica e tutela ambientale ed ecologica”. Per un’analisi delle motivazioni riportiamo di seguito due interessanti considerazioni alla sentenza del 2012:
Commento di Edoardo Salzano (Urbanista):
In un comune salentino, Monteroni di Lecce, il comune aveva approvato un nuovo Prg che destinava a verde privato un’area destinata dai precedenti strumenti di pianificazione a zona di completamento. Il proprietario ha ricorso al Tar chiedendo l’annullamento degli atti e il ripristino della precedente destinazione. Il Tar ha rigettato il ricorso e il proprietario si è appellato allora al Consiglio di Stato . Quest’ultimo ha confermato la sentenza del Tar con motivazioni interessanti per il loro carattere generale.
Agli argomenti di valutazione positiva della sentenza vogliamo aggiungerne due:
1 – Il Consiglio di stato afferma ( paragrafo 5.1) che la nozione di naturale vocazione edificatoria postula la preesistenza di una edificabilità di fatto, cioè può essere attribuita solo a un terreno già edificato, ed è quindi concetto impiegato propriamente nelle sole vicende espropriative, stante la sottoposizione di ogni attività edilizia alle scelte pianificatorie dell’amministrazione. Non ha quindi alcun senso parlare di “vocazione edificatoria” di un suolo riferendosi a precedenti previsioni urbanistiche legittimamente modificate, e nemmeno a situazioni di fatto diverse dalla già avvenuta edificazione. Possiamo dunque ritenere sulla base dell’analisi della giurisprudenza: non esiste alcun fondamento giuridico sulla cui base il proprietario di un terreno possa rivendicare un “diritto edificatorio”, o un malaccorto urbanista o amministratore possa motivare la decisione di rendere edificabili aree che attualmente non lo sono.
2 – La sentenza afferma ( paragrafo 2.1) che « l’urbanistica e il correlativo esercizio del potere di pianificazione, non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, ma devono essere ricostruiti come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo e armonico del medesimo; uno sviluppo che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli, non in astratto, ma in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità ed alle concrete vocazioni dei luoghi, sia dei valori ambientali e paesaggistici, delle esigenze di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti, delle esigenze economico-sociali della comunità radicata sul territorio, sia, in definitiva, del modello di sviluppo che s’intende imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro storia, tradizione, ubicazione e di una riflessione di futuro sulla propria stessa essenza, svolta per autorappresentazione ed autodeterminazione dalla comunità medesima, con le decisioni dei propri organi elettivi e, prima ancora, con la PARTECIPAZIONE dei cittadini al procedimento pianificatorio».
– Commento di Salvatore Lo Balbo.
Salvatore Lo Balbo, segretario Nazionale Fillea-Cgil. sindacato dei lavoratori dell’edilizia, il 19 maggio 2014, scrive che: «Il dibattito attuale tende ad assegnare ai diritti di edificazione, maturati dalle scelte effettuate dagli amministratori locali attraverso gli strumenti urbanistici approvati da un organo elettivo, un’intoccabilità e, per alcuni versi, una sorta di eternità». Quanti sostengono la tesi dell’intoccabilità dei “diritti di edificabilità” derivanti da strumenti urbanistici approvati da un organo elettivo mentono, per ignoranza o per interesse. L’edificabilità concessa dagli strumenti urbanistici approvati è tranquillamente annullabile da un successivo piano urbanistico, a condizione di essere adeguatamente motivato (si veda la sentenza del Consiglio di Stato del 2012.)”

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