Source: http://unacitta.it/it/intervista/2636-qui-e-ora
Timestamp: 2020-07-14 12:28:38+00:00

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Intervista ad Articolo 32 | Una Città
Articolo 32 è un’iniziativa nata all’interno del Dipartimento di Salute Mentale a Trieste nel
Intervista a Articolo 32
Izabel, Silva, Silvana, Lorenzo, Davide, Massimiliano, Roberto, Emanuela, Gabriella e Cristiana fanno parte di Articolo 32, un’iniziativa nata all’interno del Dipartimento di Salute Mentale a Trieste nel 2007. Si tratta di un gruppo trasversale composto da persone che utilizzano i servizi di salute mentale, familiari, volontari, associazioni, operatori e cittadini. L’articolo 32 della Costituzione recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Potete raccontare cos’è Articolo 32?
Izabel. Articolo 32 è un gruppo di protagonismo nato nel 2007. La legge 180, di cui quest’anno celebriamo il quarantesimo anniversario, nella sua articolazione nel territorio, presuppone un coinvolgimento della persona che attraversa il servizio, così come della famiglia, degli operatori e dell’intera comunità. Lo spirito del gruppo nasce in un questo contesto culturale.
Davide. Da due anni e mezzo faccio il peer support worker, cioè il supporto tra pari. Come diceva Izabel, il lavoro che il cosiddetto utente è chiamato a fare è quello di riprendere in mano se stesso. Si chiama anche recovery. Dopo aver vissuto sulla mia pelle una difficoltà molto profonda, nel mio caso la depressione, durata tanti anni, non avrei mai pensato di riuscire a trasformare questo disagio in una forza e addirittura di poterla usare per aiutare gli altri. Neanche di fare un’intervista! Io non parlavo più! Per me personalmente con questo passaggio si è proprio aperto un mondo. Mi sono riappropriato di me stesso. E in più lavoro, che non è poco.
Silvana. Io ho iniziato questo percorso nel secolo scorso con delle difficoltà che mi hanno fatto conoscere i servizi dal di dentro. Fino a che in un determinato momento, le cose si sono come ribaltate: dall’essere accolta ho cominciato io ad accogliere altre persone; è stato un grande traguardo. Devo aggiungere però che non è stato un percorso cosparso di petali di fiori, ho incontrato anche molte difficoltà, ho sofferto molto. Intanto ti scontri con il tuo modo di pensare, con certi meccanismi, come pure con il fatto che a volte ti viene chiesto di fare delle cose che a te non vanno, però poi piano piano capisci che c’è qualcosa che devi cambiare; lì comincia la riflessione, il dialogo, anche il conflitto; tutto questo ti fa fare dei passi avanti e un po’ alla volta ricominci a mettere i piedi nel mondo...
I servizi ti mettono a disposizione una rete che ti sostiene, anche se non sempre è visibile. È quella che ti dà la possibilità di andare avanti, perché quando si "esce”, si torna in società, i contraccolpi sono tanti e sapere di poter contare su qualcuno o qualcosa è molto importante. Oggi faccio parte dello staff dell’Empowerment College, un’esperienza che vuole promuovere la presa di coscienza del nostro potere individuale, anche per aiutare gli altri ad acquisire la stessa consapevolezza.
Silva. Articolo 32, questo nostro gruppo di protagonismo, mette insieme delle persone che hanno fatto un percorso di sofferenza, e che però hanno vissuto questa sofferenza in nome di un cambiamento. Da un po’ di tempo sostengo che dovremmo provare un certo orgoglio per queste nostre conquiste. Come c’è il gay pride, bisognerebbe pensare a qualcosa di simile per quanto riguarda la follia. Anche nelle mie relazioni sociali, io rivendico questa mia esperienza di follia, che non è per niente conclusa, magari domani sto male di nuovo. Perché nessun traguardo è mai raggiunto per sempre, però oggi godo di un benessere psicofisico che in passato era impensabile. Quindi se penso alla sofferenza del prima, accetto anche tutta la sofferenza del percorso di follia, perché non è stato invano.
Come hanno detto Davide e Silvana, i servizi triestini, la psichiatria post-basagliana fanno quotidianamente delle scommesse su ciascuno di noi, facendo leva sulle nostre potenzialità. La memoria di quello che abbiamo attraversato è presente e forte dentro di noi, però abbiamo raggiunto uno sguardo ottimista. I servizi, la psichiatria triestina, puntano proprio su questo cambiamento. La recovery, in questo senso, è il far emergere e valorizzate i nostri punti di forza. Ciascuno di noi oggi, pur continuando a essere soggett ...[continua]

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