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Carta europea dello sport per tutti Le persone disabili
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1 Carta europea dello sport per tutti Le persone disabili Parte I Raccomandazione N. (86)18 Del Comitato dei Ministri agli Stati membri Relativamente alla Carta Europea dello Sport per tutti: le persone disabili Parte II Consigli per gli impianti sportivi e di tempo libero Risoluzioni della Conferenza Dei Ministri europei responsabili dello Sport Strasbourg2 INDICE PARTE I: Raccomandazione N. R (86) del Comitato dei Ministri agli Stati Membri in merito alla Carta Europea dello Sport per Tutti: le persone disabili Appendice alla Raccomandazione N R (86) 18 Carta europea sullo sport per tutti: persone disabili Memorandum esplicativo Cenni storici Introduzione Definizioni ed ambito Perché lo sport per i disabili? Il compito delle autorità pubbliche Partecipazione, rappresentanza e decisioni Integrazione nello sport per tutti i disabili Cooperazione, coordinazione e educazione fisica...14 A. Livello centrale: autorità pubbliche...14 B. Educazione fisica per studenti disabili nelle scuole normali...15 C. Sport per bambini con gravi handicap in scuole speciali...15 D. Livello nazionale ed internazionale: organizzazioni di volontariato Ricerca Fondamenti Domande Strategie di ricerca Addestramento ed educazione per insegnanti di educazione fisica per disabili Principi di base Esempio di un programma di formazione Formazione specifica per le attività fisiche per disabili: personale professionale ed assistenti volontari...21 A. Formazione iniziale...21 B. Formazione post laurea: personale professionale...22 C. Corso di aggiornamento (principalmente per personale volontario)...22 D Conclusioni Diffusione attraverso i mezzi di comunicazione di massa Finanziamenti APPENDICE Sport per persone con problemi di salute Attività fisica come parte integrante della terapia Attività sportive successive alla riabilitazione Attività fisiche per controllare la disabilità Attività fisiche ricreative...27 PARTE II Direttive architettoniche per promuovere l'accesso e l'uso delle strutture sportive e ricreative da parte dei disabili Generalità Introduzione Il simbolo di disabile Provvedimenti per le persone con ritardo nello sviluppo intellettivo Requisiti di base3 1.Persone su sedia a rotelle...30 B) Persone con deambulazione limitata...31 C) Non vedenti...31 D) Non udenti Le strutture edilizie Accesso dall'esterno...32 A) Generalità...32 B) Parcheggio...33 C) Rampe (sia all'interno che all'esterno della struttura)...34 D) Scale e gradini (sia all'interno che all'esterno)...34 E) Porte Disposizione interna L'arredamento Piscine...46 A. Progetto dell'edificio...46 B. Progettazione della piscina Accesso alle strutture sportive e di svago all'aperto Attività sportive organizzate all'aperto...49 A. Generalità...49 B. Attività sciistiche...49 C. Equitazione...50 D. Sport acquatici...50 E. Pesca...51 F. Sport sull'acqua: canoa, canottaggio, vela e sci d'acqua Svaghi all'aperto...52 A. Accesso e strutture in campagna e sulla spiaggia...52 B. Dettagli importanti...53 C. Spiagge ed acque interne...54 D. Edifici o strutture preesistenti Fonti, bibliografia e ringraziamenti Appendice: risoluzioni della Conferenza dei Ministri Europei responsabili per lo sport Risoluzione n. 5 (1981) sullo sport per i disabili Risoluzione n 7 (1984) sullo sport per i disabili e per altre persone con problemi di salute Risoluzione n. 1(1986) sulla Carta europea sullo sport per tutti: persone disabili4 L'accessibilità alla pratica sportiva da parte di utenti disabili (pubblico ed atleti) diviene sempre più condizione indispensabile per fare dello sport un servizio ed un fenomeno rispondente alle attese della società. PARTE I: 1. RACCOMANDAZIONE N. R (86) DEL COMITATO DEI MINISTRI AGLI STATI MEMBRI IN MERITO ALLA CARTA EUROPEA DELLO SPORT PER TUTTI: LE PERSONE DISABILI. (Adottata dal Comitato dei Ministri il 4 dicembre 1986 in occasione della 402 riunione dei delegati dei ministri) Il Comitato dei Ministri, nei termini dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'europa, tenendo in considerazione che lo scopo del Consiglio d'europa è quello di raggiungere una maggiore unità fra i propri membri, tramite l'azione congiunta in questioni sociali e culturali; tenendo in considerazione che negli stati membri quasi una persona su dieci è invalida, disabile o ha qualche tipo di handicap; tenendo presente la Risoluzione (76) 41 riguardante i principi di una politica dello sport per tutti ed in particolare l'articolo 1 della relativa appendice che sancisce "per ogni individuo il diritto a partecipare allo sport"; considerando la Risoluzione n. 5 e la Risoluzione n. 7 sullo sport per i disabili, adottate rispettivamente alla 3 (Palma de Maiorca, 1981) ed alla 4 (Malta, 1984) Conferenza dei Ministri europei responsabili per lo sport; tenendo presente la Risoluzione AP (84)3 adottata nel quadro dell'accordo parziale in materia di salute sociale e pubblica. riguardo ad una politica coerente per l'integrazione del disabili che afferma, nel paragrafo 2.4 dell'appendice, che "la partecipazione allo sport deve essere incoraggiata", che "lo sport è un fattore vitale per la riabilitazione e l'integrazione" e che "le attività sportive devono essere intensificate ed il loro sviluppo incoraggiato tramite attività di relazioni pubbliche appropriate, la preparazione del personale, la creazione di centri sportivi e la promozione di associazioni"; tenendo in considerazione che è necessario creare un ambiente accogliente per i disabili. riconoscere il loro diritto ad essere aiutati e migliorare la loro posizione nell'ambito della società; tenendo in considerazione che, in accordo con questi principi etici e con il rispetto di ogni essere umano, la promozione e lo sviluppo dello sport e delle attività fisiche e ricreative per i disabili sono mezzi importanti per migliorare la qualità della loro vita e per contribuire alla loro riabilitazione ed integrazione all'interno della società; tenendo in considerazione che i ministri europei responsabili per lo sport, durante la 58 Conferenza dl Dublino (1986). hanno adottato una risoluzione che definisce tali principi sotto il titolo "Carta europea sullo sport per tutti: persone disabili", I. Raccomanda ai governi degli stati membri: a) di intraprendere l'azione definita nella Parte A dell'appendice di tale 45 raccomandazione; b) di incoraggiare e collaborare attivamente con le organizzazioni sportive coinvolte nelle attività definite nella Parte 5 dell'appendice di tale raccomandazione; c) di distribuire questa raccomandazione a tutte le organizzazioni sportive e ad altre organizzazioni ed associazioni che si occupano di disabili; II Incarica il Segretario generale di trasmettere questa raccomandazione: a) ai governi degli stati che fanno parte della Convenzione culturale europea e che non sono membri del Consiglio d'europa; b) alle organizzazioni sportive internazionali competenti e ed altre coinvolte nell'assistenza dei disabili. 1. APPENDICE ALLA RACCOMANDAZIONE N R (86) 18 CARTA EUROPEA SULLO SPORT PER TUTTI: PERSONE DISABILI PARTE A I governi degli stati membri devono: 1 - intraprendere i passi necessari per assicurare che le autorità pubbliche e le organizzazioni private divengano coscienti dei bisogni e delle necessità sportive e ricreative ed inoltre nel campo dell'istruzione di tutti i disabili, non solo coloro disabili in senso fisico e sensoriale e con ritardo nello sviluppo intellettivo, ma anche coloro che soffrono di disordini di carattere organico o psicosomatico; 2 - orientare le politiche relative a queste persone in modo tale da fornire adeguate opportunità per la partecipazione ed attività fisico ricreative che: - incoraggino il loro benessere e/o migliorino le loro condizioni fisiche; - forniscano occupazioni soddisfacenti per il tempo libero: - incoraggino la comunicazione sociale sia tra disabili che con persone non disabili; 3 - incoraggiare le autorità ad assicurare l'accessibilità a strutture sportive e pubbliche per i disabili ed incitare inoltre tali autorità: a) a prendere in considerazione la necessità di destinare dei fondi pubblici al miglioramento delle strutture esistenti e soddisfare le direttive architettoniche illustrate nell'appendice del memorandum esplicativo di questa Raccomandazione o gli standard nazionali equivalenti; b) assicurare, per quanto possibile, che le strutture sportive del futuro siano coerenti con tali direttive o con gli standard nazionali equivalenti; c) intraprendere dei passi per familiarizzare gli architetti e i dirigenti di strutture sportive con i bisogni dei disabili; 4 - incoraggiare la cooperazione tra le varie autorità pubbliche coinvolte nello sport per disabili come, ed esempio, il Ministro della Sanità, l'assistenza Sociale, l'assessorato allo Sport, il Ministro della Pubblica Istruzione e la loro politica e le loro azioni; 5 - incoraggiare, ove richiesta, la formazione di un substrato per lo sviluppo dello sport per tutte le persone disabili, raccogliendo un gruppo di esperti specializzati in questo settore; 6 - incoraggiare tutti coloro che finanziano attività sportive per i disabili a prendere in considerazione le loro necessità e i vari bisogni; 7 - incoraggiare lo sviluppo di attività sportive e ricreative per i disabili come parte integrante della riabilitazione e come sua estensione; 56 8 - incoraggiare una ricerca che determini sufficientemente i benefici fisiologici, psicologici e sociali dello sport per le varie categorie di disabili e di altre ricerche che vengano considerate necessarie; 9 - incoraggiare le autorità scolastiche a fornire un'educazione fisica adeguata e reale per i bambini disabili nelle scuole e preparare coloro che si occupano di questi bambini; fornire delle opportunità si disabili che desiderino praticare attività sotto la guida di insegnanti di educazione fisica; 11 - incoraggiare la formazione di istruttori disabili e non disabili che collaborino con le organizzazioni sportive competenti; 12 - assicurare che, nell'attuazione di misure in campo sportivo, vengano presi in considerazione gli interessi dei disabili; 13 - assicurare, nell'ambito dei limiti costituzionali, che questa raccomandazione venga osservata dalle autorità locali e regionali di competenza in uno qualsiasi dei campi summenzionati. PARTE B I governi degli stati membri devono incoraggiare e collaborare con le organizzazioni sportive interessate in modo da: 1 - sviluppare attività sportive appropriate a qualsiasi livello per i disabili e in modo particolare assicurare la loro partecipazione allo sport; 2 - prendere in considerazione il modo in cui devono essere offerte opportunità ai disabili per integrarli in organizzazioni e centri sportivi tradizionali; 3 - incoraggiare i disabili a contribuire direttamente allo sviluppo delle politiche sportive che li interessano direttamente; 4 - assicurare la dovuta considerazione degli interessi sportivi di tutti i disabili nelle decisioni e legislazioni che li riguardano; 5 - riconoscere che i disabili possono aspirare a partecipare a sport di élite in base alle loro possibilità ed assicurare che l'organizzazione di queste competizioni non porti in nessun modo allo sfruttamento fisico, psicologico o finanziario degli eventuali partecipanti; 6 - continuare gli sforzi a livello nazionale, regionale, locale e all'interno delle organizzazioni sportive internazionali competenti, per armonizzare, semplificare e, ove possibile, ridurre le categorie di classificazione ed i criteri di idoneità per la partecipazione a competizioni tra disabili; 7 - intensificare gli sforzi per consentire ai disabili, se lo vogliono, di partecipare alle stesse competizioni dei non disabili, conservando il principio di competizione leale ed equa; 8 - intensificare la cooperazione tra le attività, con particolare riguardo all'eventuale unificazione, sia a livello internazionale che nazionale, per la costituzione del substrato descritto nell'articolo 5 della Parte A; 9 - sviluppare politiche destinate a fornire al pubblico una maggiore quantità di informazioni riguardanti le attività sportive per i disabili. 1 - MEMORANDUM ESPLICATIVO 1.1 Cenni storici Nel 1980, il Comitato per lo sviluppo dello sport (CDDS) ha organizzato un 67 seminario sullo "sport per persone con ritardo nello sviluppo intellettivo" ed ha commissionato uno studio sullo sport per i disabili come contributo per l'anno internazionale dei disabili (1981). Alla loro terza conferenza tenutasi a Palma de Majorca nello stesso anno, i ministri europei responsabili per lo sport hanno adottato una risoluzione relativa alle priorità per lo sport per i disabili. Nel 1983 e nel 1985 sono stati organizzati rispettivamente un altro seminario ed il primo corso europeo di addestramento per i coordinatori delle attività per persone con ritardo nello sviluppo intellettivo. Nel 1984, durante la 4 Conferenza dl Malta i ministri hanno adottato una risoluzione 1 che richiedeva al CDDS di concretizzare il suo lavoro e di preparare una bozza di raccomandazione da presentare ai vari governi. Questa carta è stata elaborata dal gruppo di esperti formato dal CDDS in seguito alla Risoluzione. Tale gruppo era composto da rappresentanti del Belgio, della Finlandia, della Francia, della Repubblica Federale Tedesca, dei Paesi Bassi, della Norvegia, del Portogallo, della Spagna, della Svizzera e del Regno Unito che si sono riuniti in tre occasioni: nel novembre del 1984, sotto la presidenza del Dr. Jean Claude De Potter (Belgio); nel marzo del 1985, sotto la presidenza del Dr. Robert Price (Regno Unito); nel novembre del 1985 sotto la presidenza di Koivumaeki (Finlandia) e di H. Linstroem (Svezia). Il progetto, dopo essere stato approvato dal CDDS nel 1986, è stato vagliato nel corso della 5 Conferenza dei Ministri responsabili per lo sport (Dublino, 30 settembre-2 ottobre 1986). Nella Risoluzione n. 1 adottata in occasione di tale conferenza, i ministri hanno approvato ed accettato questi documenti. Il 4 dicembre 1986, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'europa ha adottato la Carta come raccomandazione n. R (86)18 per i governi degli stati membri. 1.2 Introduzione "Lo sport deve diventare una forza importante che consenta ai disabili di cercare o ripristinare il loro contatto con il mondo che li circonda e quindi il loro riconoscimento come cittadini rispettati". Così scrisse Sir Ludwig Guttmann 2, un pioniere delle attività sportive per le persone con seri handicap fisici. Nel passato. la condizione di disabile non ha costituito un ostacolo insormontabile per i grandi della storia. Giulio Cesare, Nelson, Beethoven hanno tutti raggiunto delle posizioni importanti malgrado le "limitazioni" fisiche che apparentemente rendevano loro impossibile di raggiungere il successo nelle professioni che avevano scelto, ma è stato sempre necessario un enorme sforzo mentale per superare l'handicap. Le attività sportive per i disabili sono iniziate dopo la prima guerra mondiale con gli sport su sedia a rotelle per gli amputati ed i non vedenti. Tuttavia è stata la Seconda guerra mondiale a determinare il successo dello sport per disabili. Come risultato delle nozioni avanzate da Guttmann sulla riabilitazione di persone con lesioni spinali tramite lo sport, che includono i fattori fisici, fisiologici e sociali e del lavoro di Macintyre con la chirurgia plastica, per la prima volta le persone con gravi handicap sono state in grado, in una certa misura, di godere dell'integrazione nella società. Poiché lo sport ha vissuto un periodo di crescente diffusione dai primi anni '60, i disabili hanno potuto trarre vantaggio da questa situazione. Tuttavia, il valore 1 Vedi appendice 1, 2, 3 2 In "Sport for the Physical Handicapped", Unesco, Parigi, 1976, pag. 16 78 dello sport e dello svago per i disabili, anche se viene accettato, non viene sufficientemente riconosciuto. La società ha impiegato molto tempo ad apprezzare il valore dello sport e dell'attività fisica per gran parte dei disabili con handicap congeniti. quali la paralisi cerebrale, la spina bifida, la sordità, la cecità e i ritardi nello sviluppo intellettivo. Queste persone non avevano mai avuto una vita "normale" e quindi la riabilitazione e la reintegrazione non era destinata a loro. Tuttavia, l'abilità delle persone anche con gravissimi handicap multipli di partecipare, di godere e di beneficiare dell'attività fisica, oggi viene riconosciuta e finalmente, viene data la meritata attenzione a questo gruppo di persone ignorato per molto tempo, insieme a coloro con malattie progressive come la distrofia muscolare, la sclerosi e l'artrite multipla. Negli stati membri del Consiglio d'europa, poco meno di una persona su dieci della popolazione ha una forma di handicap: "In qualsiasi fascia della popolazione al di sotto dei 85 anni di età, otto persone sono disabili, cioè con funzioni fisiche, sensoriali o intellettive ridotte del 30% o di una percentuale maggiore 3. Poco più della metà di questi handicap sono il risultato di una malattia; poco meno di un terzo sono il risultato di incidenti. Gli handicap intellettivi sono circa il 30%. Malgrado gli enormi progressi della medicina, la proporzione di disabili sta aumentando lentamente e costantemente: ad esempio, il numero dei bambini che necessitano di una istruzione speciale aumenta del 3-5% ogni anno. Al giorno d'oggi, la maggior parte delle nazioni possiede direttive per i disabili: molti hanno un ministro con responsabilità speciali. Le leggi regolano l'accesso ad edifici pubblici e scuole; all'istruzione, all'impiego, alla riabilitazione sociale, ecc Nel 1984 il Comitato per la riabilitazione ed il reinserimento del disabili nell'accordo parziale del Consiglio d'europa 4 è stato in grado di concretizzare il lavoro svolto nella Risoluzione AP (84)3 intitolato "Una politica coerente per la riabilitazi6ne del disabili: un programma di riabilitazione modello per le autorità nazionali" 5. Cosi come la consapevolezza delle società nei confronti dei problemi e dei diritti dei disabili è migliorata enormemente, anche la loro percezione del valore dello sport e dello svago, coadiuvato ed animato da validi collaboratori. Sono state costituite delle associazioni sportive e delle federazioni internazionali, di solito dagli stessi atleti, che coprono un'ampia varietà di handicap: sordità, cecità, Paraplegla, paralisi cerebrale, mutilazioni, ritardi nello sviluppo intellettivo ecc.. Sono sorte spontaneamente innumerevoli competizioni internazionali, da quelle di Stocke Mandeville del I primi "Giochi estivi per i disabili" sono stati tenuti a Roma nei 1960 e si sono ripetuti in occasione di ogni successiva olimpiade. L'ultimo progresso è correlato al ruolo ed all'importanza delle attività motorie per persone con ritardo nello sviluppo intellettivo che costituiscono una fonte insostituibile di apprendimento. piacere e stimolazione mentale e fisica. 3 Jean Claude De Potter, "Sport for the handicapped", un contributo all'anno internazionale per i disabili, Comitato per lo sviluppo dello sport, Consiglio d'europa, Strasburgo, 1981, pag. 2 4 Austria, Belgio, Francia, repubblica Federale Tedesca, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogalla, Spagna, Svizzera e Regno Unito 5 Consiglio d'europa, Strasburgo,9 1.3 Definizioni ed ambito 1 - Questa Carta segue le definizioni nella Risoluzione AP (84) 3: una menomazione è una qualsiasi mancanza o anomalia di una funzione o struttura fisiologica, psicologica o anatomica; per disabilità si intende una qualsiasi limitazione o mancanza (che risulta da una menomazione) o l'abilità di eseguire un'attività nel modo o negli ambiti considerati normali per un essere umano; per handicap invece si intende uno svantaggio per un dato individuo, che risulta da una menomazione o da un'abilità che limita o impedisce l'espletamento di un ruolo che è normale (a seconda dell'età, dei sesso e dei fattori sociali o culturali) per tale individuo. Nel contesto di questa Carta, il disabile non è in grado di praticare la maggior parte degli sport, né di divagarsi fisicamente in mancanza di condizioni particolari, sia sotto forma di attrezzature speciali che di una preparazione particolare. Tale persona può essere affetta da ritardo intellettivo, da handicap fisici e multipli, da malattie croniche (come, ad esempio. diabetici, asmatici o coloro con problemi cardiovascolari) o essere non vedente, non udente o muta. La carta non si prefigge come scopo quello di risolvere i problemi delle persone con handicap sociali o svantaggiate, né di quelle persone che sono divenute disabili come conseguenza del trascorrere del tempo o dell'incalzare degli anni. 2 - Ai fini dello sport, questa Carta segue il concetto definito nella "Carta europea sullo sport per tutti" (Risoluzione (76) 41 del Comitato dei Ministri) e cioè: "Il concetto dello sport per tutti... fa riferimento alle direttive che estendono i benefici dello sport al maggior numero di persone possibile", esso è "uno sport che comprende molti fattori in molte forme diverse, dall'attività fisica di svago alla competizione ad alto livello". Questo concetto è valido sia per i disabili che per i non disabili. in breve, è possibile fare una distinzione fra quattro tipi principali (che non si escludono l'uno con l'altro): - Sport di livello superiore per sportivi di élite (livello rappresentativo), - Partecipazione agli sport organizzati su base regolare (organizzazioni), - Sport ricreativo per svago personale, - Sport praticato principalmente per ragioni mediche o per il benessere personale. L'originalità del concetto di sport per tutti consiste nell'integrare tutti questi tipi. In tempi lunghi o ad età diverse, le persone passeranno da una categoria all'altra oppure si troveranno in più di una categoria contemporaneamente. Quindi inizialmente anche i disabili potranno praticare due o tre sport differenti per motivi di salute, a vari livelli e per vari motivi. Per le persone con differenti menomazioni, lo sport offre anche il beneficio della terapia e/o della riabilitazione a tutti e quattro i livelli. Le proposte che seguono sono concepite per aiutare tutti coloro che si occupano di fornire o praticare attività fisiche, anche se tali attività devono essere adattate a causa di una menomazione o disabilità per consentire al disabile di praticarle con sicurezza e piacere. Non vi è dubbio che la maggior parte dei benefici dello sport come forma di 910 riabilitazione vanno perduti se il disabile non trae piacere dai suo valore di svago 6. Non si deve dimenticare che i disabili partecipano alle attività sportive esattamente con la stessa varietà di motivi, particolarmente per svago, dei non disabili e per essere soddisfatti hanno bisogno delle stesse opportunità. Molte di queste proposte sembrano essere principalmente applicabili alle categorie più ovvie e visibili di handicap, tuttavia non si deve dimenticare che la Carta è stata creata per essere applicata alle più svariate forme di handicap. Ad esempio, l'appendice sulle direttive architettoniche illustra come le misure prese per una categoria di disabili possano essere di beneficio ad altre categorie e spesso al pubblico in generale. Quindi, ad esempio, le necessità igieniche di alcune persone con problemi di salute risulteranno vantaggiose per tutti; la formazione degli istruttori fornirà loro una migliore comprensione delle varie disabilità, gli ausili inclusi nelle costruzioni e nelle attività per persone con problemi fisici risulteranno utili anche per le persone più anziane e per coloro con problemi cardiaci che si trovino momentaneamente immobilizzati. I fattori di prevenzione descritti in questa Carta sono applicabili con ancora maggiore efficacia per il folto "gruppo di persone con problemi di salute" che, mentre esteriormente possono apparire come non disabili, in effetti hanno necessità di attività fisiche attentamente individuate per ridurre o addirittura superare le potenziali conseguenze della loro disabilità interna. In effetti i loro bisogni, che potrebbero sembrare meno drammatici, sono di primaria importanza. Vedi l'appendice "Sport per persone con problemi di salute". 1.4 Perché lo sport per i disabili? "Sport per tutti", la nozione espressa per la prima volta a Strasburgo nel 1966 ed ora comune nelle direttive sportive, non è ancora una realtà. I disabili sono un gruppo di persone che solitamente non possono beneficiare del primo Articolo della Carta europea sullo sport per tutti del 1975: "Ogni individuo avrà il diritto alle attività sportive" 7. Circa il 30% degli europei pratica regolarmente uno sport 8 : le indagini sulla partecipazione mostrano che il più alto tasso di partecipazione alle organizzazioni sportive per disabili è di circa il 3%. Molti praticano sport per non disabili o partecipano saltuariamente. Tuttavia, le loro opportunità per lo sport sono inferiori e si stima che la partecipazione totale dei disabili sia di circa il 10% inferiore rispetto alla partecipazione dei non disabili, anche se ai disabili sono garantiti gli stessi diritti come per gli altri cittadini. La seconda ragione per promuovere lo sport per tutti i disabili è motivata dal valore intrinseco che ha per essi: lo sport migliora la qualità della vita per coloro che lo praticano ed i disabili hanno il diritto di goderne quanto gli altri. Diverse indagini hanno sottolineato i benefici psicologici che lo sport produce in chi lo pratica: un'inchiesta ha dimostrato che tra i cardiopatici la partecipazione ad una attività sportiva ha migliorato la loro capacità di rilassarsi e la loro sicurezza dal 62 all'84%. 9 Il terzo motivo è che la sicurezza e l'immaginazione dei concorrenti dimostra 6 Sir Ludwing Guttman, op. cit., pag Risoluzione (76) 41 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'europa su "I principi di una politica dello sport per tutti". 8 Urban Claeys: "Rationalising Sports Policies: Sport in European Society, a trasnational survey into partecipation and motivation", Comitato per la promozione dello sport, Strasburgo, Jean Claude De Potter, op. cit., pag. 4 1011 come molti possono raggiungere livelli altissimi nello sport d'élite: in alcuni sport, come ad esempio il tiro con l'arco, essi competono allo stesso livello dei non disabili, così come anche gli asmatici e i diabetici sono presenti in un'ampia gamma di sport. Questi esempi possono essere di motivazione per gli altri. Molti disabili, come le altre persone che praticano attività fisiche, lo fanno per il piacere di partecipare, perché l'esperienza è piacevole, perché portandoli a contatto con gli altri spesso fornisce un'opportunità eccellente per l'integrazione nella società. Per molti che vivono una vita protetta, lo sport costituisce una sfida ed un elemento di rischio che spesso manca nella loro esistenza. La quarta ragione è più pratica: dallo sport derivano anche benefici sociali e psicologici. In molti paesi la reintegrazione della maggior parte dei disabili nella società è un obiettivo a lungo termine: lo sport è una parte necessaria di tale integrazione e possiede anche un valore educativo per entrambe le parti. I miglioramenti fisiologici sono stati dimostrati per la prima volta da Guttmann a non è necessario ripeterli in questa sede. Ciò che è nuovo è l'aspetto di prevenzione dello sport: riduzione del medicinali, prospettiva di miglioramenti nella condizione fisica ecc. 2 - IL COMPITO DELLE AUTORITÀ PUBBLICHE Come già detto in precedenza, lo sport per tutti è un concetto integrativo che copre i quattro livelli dello sport descritti nella definizioni. I governi quando applicano le misure della Raccomandazione e assicurano la loro applicazione a tutti i livelli dell ' autorità pubblica, saranno particolarmente coscienti del loro dovere, come parte della loro responsabilità in campo sociale e culturale per assicurare che ogni persona, disabile o meno, abbia l'opportunità di praticare uno sport o uno svago fisico al livello desiderato. In quest'ambito, è importante che i governi sostengano ed incoraggino gli sviluppi che hanno come obiettivo la promozione di livelli sportivi non competitivi per i disabili, una maggiore partecipazione per le persone con handicap più gravi ed una maggiore comunicazione tra le organizzazioni sportive per i disabili e quelle per i non disabili. Le autorità pubbliche hanno delle responsabilità particolari specialmente a livello sociale nel fornire strutture sportive e ricreative per la comunità che servono. La partecipazione da parte dei disabili dipenderà in gran parte dalla possibilità di accedere ed usare con successo le strutture locali. L'appendice a questa Carta contiene direttive per la progettazione e la costruzione in questo campo importante. Le direttive sono il prodotto delle esperienze fatte nei vari stati membri. Alla luce delle considerazioni summenzionate, le seguenti sezioni del memorandum esplicativo hanno come scopo quello di fornire, a coloro che hanno il compito di applicare le direttive della raccomandazione, materiale aggiuntivo che, si spera, possa guidarli nella progettazione di programmi e politiche nazionali. È a disposizione dl tutti i tipi di disabili una vasta gamma di sport ed attività ricreative per il tempo libero: si va dalle attività ricreative e competitive, agli sport invernali ed estivi o al chiuso e all'aperto. In separata sede, è disponibile una bibliografia dei materiali di riferimento, manuali ecc.: DS-HA (86) 1. 1112 2.1 Partecipazione, rappresentanza e decisioni Un obiettivo primario dovrebbe essere quello di assicurare che, in occasione di decisioni riguardanti lo sport, si tengano in considerazione le difficoltà dei disabili e che tali decisioni siano prese per e con loro e non per loro conto. All'interno del volontariato, la tradizione delle elezioni democratiche, a livello di club, a livello di associazione internazionale, costituisce una garanzia per i disabili di poter far valere i propri interessi attraverso i loro rappresentanti. Sta a loro scegliere liberamente se i loro rappresentanti debbano essere disabili o non disabili. Le organizzazioni sportive internazionali, sia confederazione, sia comitato olimpico nazionale, dovrebbero assicurare che gli interessi in campo sportivo siano adeguatamente rispettati. Ciò può essere realizzato in diversi modi: con membri disabili, sia come individui sia come rappresentanti di commissioni governative e tramite organizzazioni sportive per disabili che partecipino alle discussioni per i progetti di legge, i metodi scelti dipenderanno dalle tradizioni di ciascun paese e dalla struttura dei paesi in questione. La Carta non raccomanda la norma, raccomanda il principio. In modo simile, strutture pubbliche o semi pubbliche che pianifichino direttive per lo sport in generale o che garantiscano fondi o finanziamenti, dovrebbero anche assicurare che gli interessi dei disabili nello sport siano adeguatamente rappresentati nel corso del processo decisionale e per la destinazione dei fondi stessi. Di nuovo, non è possibile proporre un metodo che sia valido in tutte le occasioni, ma i vari ministeri dei governi, con il potere di eleggere o selezionare i membri di queste commissioni, dovrebbero sempre assicurare che la loro composizione rifletta il fatto che quasi il 10% della popolazione degli stati membri è composto di disabili, di cui una parte limitata partecipa alle attività sportive rispetto ai non disabili e che se lo "sport per tutti" deve essere realizzato, lo sport per i disabili è una priorità ovvia. Questo obiettivo può, tuttavia, essere raggiunto solo con il contributo attivo dei disabili, ciò non può essere imposto e se si fa, l'intero progetto sarà destinato a fallire. Il problema di poter essere rappresentati è di difficile soluzione per le persone con ritardo nello sviluppo intellettivo. Molte di queste persone, che regolarmente partecipano allo sport, non sono in grado di assumersi delle responsabilità e la rappresentanza sarà sempre delegata o sarà già stata assunta da persone esterne. Questi rappresentanti dovrebbero essere particolarmente attenti nell'esercizio delle loro responsabilità. poiché la tentazione dl parlare "per conto dl" invece di parlare "con" i membri sarà molto forte. Le competizioni sportive per persone con ritardo nello sviluppo intellettivo dovrebbero essere sempre indette per il piacere del partecipanti e non dovrebbero mai tendere a sfruttarli per il prestigio degli organizzatori e degli sponsor. Le autorità pubbliche dovrebbero vigilare su questo aspetto, in particolare nel momento in cui sono decise le destinazioni del fondi per questo tipo di competizioni. Gli sport o le competizioni rivestono un interesse minore per la maggior parte delle persone con ritardo nello sviluppo intellettivo, in particolare per coloro che hanno difficoltà nella comprensione del concetto di competizione e delle relative regole. D'altra parte vi sono molte persone con ritardo meno grave nello sviluppo intellettivo che hanno pieno diritto, come chiunque altro, a partecipare a sport competivi e che sono perfettamente in grado di farlo, spesso riportando risultati di altissimo livello nelle prestazioni ed un'abilità inaspettata nel prendere 1213 decisioni. 2.2 Integrazione nello sport per tutti i disabili Tradizionalmente, lo sport per disabili nel settore del volontariato è stato organizzato da specifiche organizzazioni con una responsabilità limitata nei confronti del disabile in generale o nei confronti di una specifica categoria di disabili. La necessità di costituire associazioni aumenta con il bisogno di regole e norme per l'attività sportiva. In pratica è possibile concludere che le attività sportive che hanno lo scopo di: ricreazione e/o salute possono essere organizzate all'interno di un piccolo gruppo, ad esempio la famiglia, alcuni amici, o possono essere organizzati tramite un gruppo fondato su un interesse comune, o da agenzie come ad esempio, un'autorità locale; competizione. hanno bisogno di un'organizzazione per coordinare regole ed eventi. Tuttavia, poiché le attività ricreative e sportive necessitano anche di essere adattate per alcune categorie di disabili, qualsiasi organizzazione sportiva con programmi per disabili, dovrebbe anche essere in grado di assolvere queste due mansioni. Negli sport, come del resto in altre fasce della società, l'integrazione tra disabili e non disabili è essenziale. Tuttavia, l'interpretazione della parola integrazione, in quest'ambito, non deve mai implicare che i disabili debbano competere con non disabili negli sport in cui il loro handicap limiti chiaramente la loro abilità funzionale in confronto al non disabile. Un particolare tipo di handicap richiede la partecipazione agli eventi sportivi per disabili, ma consente la partecipazione a competizioni per non disabili in altre specialità sportive (ed esempio, l'amputazione di una mano porta a considerevoli svantaggi nelle gare dì nuoto con non disabili, ma è insignificante nelle gare di corsa). L'obiettivo ultimo dell'integrazione è, sia per i disabili sia per i non disabili. di avere a disposizione una gamma sufficiente di opportunità appropriate alle proprie capacità. La strategia del comitato organizzativo internazionale, per quanto riguarda gli eventi competitivi, è di stabilire classificazioni nel mondo dello sport in relazione alla qualità fisica delle capacità funzionali con una classe per i non disabili e un numero sufficiente di classi per persone con abilità funzionali ridotte. In base a questo principio le federazioni sportive internazionali, che oggi si occupano solo dei non disabili, dovranno integrare anche le specialità sportive per i disabili. A tal fine, nel febbraio del 1985, si sono accordate quattro federazioni sportive internazionali per i disabili. Uno sviluppo in questo senso è auspicabile anche a livello nazionale. È bene notare che in questo contesto è necessario includere la responsabilità dell'adeguamento di programmi per gli sport ricreativi e le attività sportive. Ciò non implica che si dovrebbero organizzare eventi internazionali o anche nazionali per sport ricreativi o attività sportive in generale: tuttavia. ciò significa che le organizzazioni sportive nazionali dovrebbero essere pronte a fornire programmi locali in quest'ambito. L'integrazione con i non disabili, non costituisce un ostacolo a questi programmi e per questo dovrebbe essere incoraggiata e promossa. 1314 Deve essere incoraggiata anche la pratica. esistente in molti paesi e in molte associazioni sportive e federazioni nazionali per persone non disabili di includere disabili tra i propri membri. Ciò riveste una particolare importanza specialmente nelle aree rurali, poiché spesso non vi è un numero sufficiente di disabili interessati allo sport da giustificare la formazione di una propria associazione. Da un punto di vista pratico, si tratta di utilizzare in modo più efficace le proprie risorse per coinvolgere coordinatori e allenatori che possano lavorare per e con disabili durante le normali sessioni dell'associazione. E' più semplice insegnare ad un coordinatore o ad un allenatore di non disabili come trattare i vari handicap nel corso dell'allenamento, piuttosto che trasformare una persona con un'ampia conoscenza degli handicap in un allenatore o un coordinatore. Anche se lo scopo ultimo è quello di fornire strutture sportive a persone disabili all'interno delle federazioni sportive già esistenti, la realizzazione di questo ideale richiederà un periodo molto lungo. Probabilmente, sarebbe molto più semplice incominciare subito con sport largamente diffusi, nei quali gli atleti hanno degli handicap limitati, ma è necessario includere da subito anche coloro con handicap più seri, poiché non è possibile derogare a questa responsabilità. Ovviamente vi saranno anche degli sport sviluppati specificatamente per disabili, per i quali non esiste alcuna federazione sportiva Quindi, le organizzazioni sportive per disabili continueranno ad esistere ed esse dovranno essere riconosciute ed integrate come organizzazioni sportive regolari. Inoltre, è essenziale che lo sviluppo dell'integrazione con federazioni sportive proceda garantendo l'influenza continuativa delle organizzazioni sportive per disabili. Queste organizzazioni, inoltre, dovranno essere incoraggiate ad integrare le proprie attività e programmi tra di loro come primo passo di un più ampio programma poiché il mantenimento delle divisioni tra differenti gruppi di disabili metterebbe in pericolo l'integrazione materiale con gli sport per persone non disabili. 2.3 Cooperazione, coordinazione e educazione fisica A. Livello centrale: autorità pubbliche Le attività fisiche e sportive per disabili hanno ripercussioni su diverse aree legislative: nella riabilitazione e nella terapia sanitaria, nell'educazione fisica per bambini disabili, sia nel sistema scolastico normale sia nelle scuole e negli istituti speciali per persone con seri handicap, nelle attività del tempo libero, nel contesto di organizzazioni di volontariato: solitamente organizzazioni sportive per disabili, nell'amministrazione sportiva e nell'apprendimento motorio in generale. Medici, fisioterapisti, terapisti occupazionali, insegnanti di educazione fisica, insegnanti della scuola elementare, insegnanti di scuole speciali e amministratori sportivi sono quindi tutti direttamente e professionalmente coinvolti nello sport per disabili. In alcuni paesi, gli insegnanti di educazione fisica, professionisti o semi professionisti, lavorano anche per organizzazioni di volontariato; in altri paesi l'allenamento e l'addestramento sono effettuati da istruttori volontari addestrati all'interno delle organizzazioni di volontariato stesse, sia per disabili sia per non disabili. 1415 Per consentire alle organizzazioni sportive volontarie, sia quelle per disabili sia quelle per non disabili di funzionare in modo appropriato quando sono coinvolte anche le necessità delle persone con handicap, è necessario fornire molti servizi in parte all'esterno del loro controllo. Nella società diverse autorità dovranno quindi assicurare che vi siano: - strutture sportive accessibili (vedere l'appendice dl questo memorandum) - assistenza nel trasporti per disabili - ausili tecnici per consentire la pratica delle attività sportive. Le autorità centrali, regionali e locali che forniscono edifici pubblici e strutture pubbliche, edifici privati ed i loro proprietari, l'assistenza sociale e l'assistenza sanitaria sono esempi di strutture decisionali che devono avere un certo impatto sulle condizioni che influenzano lo sport per i disabili. Appare quindi evidente che vi è un grande bisogno di pianificazioni sistematiche e che deve essere impostata una coordinazione della cooperazione tra le strutture interessate ed un organo di gestione delle risorse economiche. Questo organo dovrebbe anche essere responsabile della raccolta e della diffusione di informazioni importanti. Ogni paese dovrà stabilire le proprie priorità per quanto riguarda la necessità di cooperazione. Nella sezione seguente saranno illustrate le necessità più generali, mentre le altre saranno discusse nella sezione sui finanziamenti. B. Educazione fisica per studenti disabili nelle scuole normali. Negli ultimi decenni, la maggior parte delle nazioni europee ha fornito l'istruzione ai bambini disabili, integrandoli nei sistema scolastico ordinario. Appare chiaro che, anche se alcune di queste operazioni hanno avuto un certo successo, ciò ha portato una grave limitazione nell'educazione fisica e nell'attività sportiva per molti bambini disabili. Le istituzioni preesistenti alle scuole speciali non hanno avuto difficoltà poiché tutti gli studenti erano disabili, tutti avevano la possibilità di partecipare alle attività adattate. Gli insegnanti di educazione fisica si trovano invece a dover affrontare la presenza di uno o due bambini disabili nelle loro classi, ma non sono specificatamente formati e non hanno esperienza sufficiente per trovare una soluzione diversa dal consentire loro a non seguire le lezioni. L'integrazione non ha fatto progressi in nessun caso. Sebbene l'istruzione degli insegnanti sia migliorata, questo problema deve essere ancora considerato come uno dei più importanti da risolvere. I bambini disabili devono avere lo stesso diritto dei non disabili di essere introdotti agli sport ed alle attività fisiche all'interno della scuola. Inoltre, al termine degli studi di base, la maggior parte dei disabili trova che all'università non vi sono strutture adeguate alle loro esigenze. C. Sport per bambini con gravi handicap in scuole speciali Solo recentemente nel settore del volontariato, alcune organizzazioni sportive per persone disabili hanno creato programmi di competizione per persone con gravi handicap. Le regole per la classificazione e per gli eventi sportivi hanno automaticamente e per lungo tempo escluso le persone con gravi handicap. Alcune scuole speciali hanno creato delle attività adattate molto utili, che tramite la cooperazione con organizzazioni sportive volontarie hanno potuto essere introdotte in programmi almeno nazionali, ma forse anche internazionali. 1516 In tutte le aree, gli amministratori sportivi ed in particolare a livello del governo centrale, dovrebbero attivamente cercare la collaborazione e la coordinazione con tutti gli altri settori coinvolti. In aggiunta, si suggerisce il seguente elenco come guida per le aree dl possibile cooperazione tra le autorità e le istituzioni nei settori professionali, incluse quelle specializzate in disabili: - Programmi integrati per studenti delle scuole: accademia per insegnanti di educazione fisica, autorità scolastiche, organizzazioni sportive per disabili; - Programmi per persone con gravi handicap nelle scuole speciali: autorità per le scuole speciali, organizzazioni sportive per disabili; - Ausili per lo sport: assistenza sociale, assistenza sanitaria, organizzazioni sportive per disabili; - Assistenza professionale di medici e fisioterapisti nello sport per la riabilitazione: assistenza sanitaria, organizzazioni sportive per disabili; - Trasporti, diffusione giornalistica, istruzione ed accesso alle strutture: assistenza sociale, organizzazioni di assistenza sociale per disabili, organizzazioni sportive per i disabili; - Supporto per programmi sportivi locali e regionali per i disabili istruttori professionisti, supporto per guide ed assistenti personali: governo locale e regionale, organizzazioni sportive per i disabili; - Cooperazione tra insegnanti, fisioterapisti ed istruttori sportivi: assistenza sanitaria (inclusa la riabilitazione tramite lo sport), autorità scolastiche, organizzazioni sportive per i disabili. D. Livello nazionale ed internazionale: organizzazioni di volontariato. Alle organizzazioni sportive volontarie per i disabili viene raccomandato di continuare ed intensificare il proprio lavoro già consistente, per la cooperazione internazionale e, ove possibile, nazionale. Mentre da un lato sì riconosce che la struttura sportiva e dello sport per i disabili varia di paese in paese e che l'autonomia delle organizzazioni di volontariato deve essere rispettata, è necessario incoraggiare i grandi sforzi per la cooperazione tra gli organi di volontariato e quelli pubblici specialmente a livello nazionale tenendo presenti gli interessi di tutti i disabili. Ove sia possibile e nell'interesse dell'integrazione, le organizzazioni sportive Internazionali dovrebbero essere spronate ad includere i bisogni delle persone disabili nei loro programmi per: - insegnanti ed allenatori; - arbitri per le competizioni; - regolamenti; - strutture. Inoltre è necessario considerare che molti disabili sono in grado di assumere posizioni dirigenziali in tutte le aree sportive e quindi è necessario fornire loro delle opportunità. A livello locale, le associazioni sportive dovrebbero essere incoraggiate, ove possibile, ad accogliere ed intraprendere dalle misure nei confronti dei loro membri disabili, creando una sezione disabili, ove necessario, ed includendo atleti disabili nelle proprie sessioni di allenamento. Ciò consentirebbe ai disabili di scegliere di appartenere ad un'organizzazione sportiva per disabili oppure ad altre associazioni. Questo porterebbe lentamente ad un'integrazione dei dirigenti a livello di associazioni nazionali ed internazionali che a sua volta porterebbe alla 1617 creazione di una classe per gli atleti non disabili ed un numero sufficiente di classi per atleti disabili in eventi nazionali ed internazionali. La cooperazione con le federazioni sportive nazionali, con un occhio all'unificazione, dovrebbe anche essere effettuata dalle organizzazioni sportive per i disabili, con i seguenti scopi: - istruzione di allenatori, - arbitraggio di eventi sportivi dl atleti disabili, - costituzione di comitati organizzativi per competizioni per i disabili, - sviluppo di programmi per i giovani, - inclusione di gare per atleti disabili nelle competizioni per i non disabili, - organizzazione di attività e di gare integrate e regolari. Il ministro responsabile per lo sport dovrebbe prevedere misure per facilitare tale cooperazione. A livello internazionale, le organizzazioni sportive per i disabili vengono incoraggiate a lavorare in maniera più coordinata ed ad esprimersi con voce univoca nei confronti del comitato olimpico internazionale, delle federazioni sportive internazionali (1SF) ed delle altre organizzazioni internazionali, per la creazione del Comitato di coordinamento internazionale per le organizzazioni sportive internazionali per i disabili (ICC) (comprendente le quattro associazioni che in collaborazione organizzano le Olimpiadi per i disabili): ciò rappresenta un passo importante. 3 - RICERCA 3.1. Fondamenti Già da molti anni si è diffusa la convinzione che lo sport sia di grande beneficio per i disabili. Nel 1976 Sir Ludwig Guttmann scrisse: "Parlando in generale, gli obiettivi dello sport incarnano gli stessi principi sia per i disabili che per i non disabili; oltre a ciò lo sport ha un enorme valore terapeutico e svolge un ruolo essenziale nella riabilitazione fisica, psicologica e sociale del disabile". Sfortunatamente, pochissime dl queste affermazioni, per quanto ampiamente appoggiate, sono state convalidate o sostenute da ricerche scientifiche a livello europeo. Nella prefazione del suo libro "Lesioni spinali: adattamenti psicologici, sociali e professionali", Roberta Trieschmann scrisse: "per quanto ciò sia stato accettato senza polemiche come dato di fatto, esiste ancora la necessità dl dimostrarlo come reale". In Europa, gli scritti su questo argomento sono pochissimi. I libri di testo sono molto scarsi e la pubblicazione di relazioni relative a ricerche importanti sono ancor meno. La banca dati del progetto di ricerca del Consiglio d'europa riporta solo 46 progetti tra il 1977 e il 1983 (su un totale di 2000 progetti) di cui molti sono incompleti o non hanno portato ad alcuna conclusione. Non è nemmeno possibile affermare che un settore specifico (disabili, sport o discipline accademiche) abbia ottenuto risultati migliori rispetto agli altri. La verità è che è necessario fornire basi scientifiche più solide per quanto riguarda lo sport per i disabili e ciò potrà essere fatto solo attraverso la realizzazione di un programma di ricerca multidisciplinare completo. 1718 3.2. Domande. Le domande che necessitano di risposta e di essere poste in modo scientifico sono diverse, ma possono essere riassunte nei seguenti punti: - relazione sui progressi ottenuti; - benefici della partecipazione; - classificazione ed integrazione; - allenamento ed addestramento; - preparazione professionale. Progressi: un requisito indispensabile per intraprendere nuove azioni è quello di considerare prima ciò che si ha già a disposizione. Ciò include (ma non si limita necessariamente a) i seguenti campi di ricerca: - revisione sistematica delle ricerche importanti completate alla data di revisione; - facilitare i contatti tra i ricercatori interessati ed i centri di ricerca; - identificazione, documentazione e pubblicazione del risultati della ricerca e della messa in atto in particolare di "programmi modello" ed " esempi di successi o di realizzazioni riuscite". Benefici della partecipazione: coloro che lavorano nel campo sono convinti che dalla partecipazione alle attività sportive i disabili traggano dei benefici sostanziali. Tale convinzione molto spesso è basata sull'intuizione e sull'anedottica e non sull'osservazione clinica. Se si intende considerare seriamente i contributi alla riabilitazione, all'istruzione ed allo svago dei disabili, la seria valutazione della validità di queste convinzioni è una conditio sine qua non. - Benefici fisiologici: questi sono i benefici citati più spesso e probabilmente quelli convalidabili con maggiore facilità. Esistono metodi di ricerca adatti ed un gran numero dl studiosi in materia sportiva. Sono già state effettuate alcune ricerche riguardo ai benefici medici dello sport (ad esempio, per persone con problemi di salute). Ciò di cui si ha ora bisogno, è di riprodurre le ricerche che sono comuni nel mondo sportivo dei non disabili, su un gruppo dl sportivi uomini e donne con vari handicap. - Benefici psicologici: anche questi benefici sono stati celebrati a lungo, ma forse sono ancora più difficili da quantificare. Sono state fatte diverse affermazioni che includono il luogo di controllo alterato, i miglioramenti nella valutazione della propria immagine fisica e maggiori soddisfazioni dalla vita, ma poche di queste affermazioni hanno una base empirica. Lo stesso vale per il mondo sportivo dei non disabili. - Benefici sociali: la situazione è simile a quella del punto precedente. Sono state fatte una moltitudine di affermazioni che, se veritiere, assumono una enorme importanza ma, di nuovo, tutte le prove raccolte finora sono anedottiche. Anche se vi sono delle prove solide di queste affermazioni, è possibile che ciò che è vero per una disciplina sportiva risulti irrilevante per una disciplina diversa. Classificazione ed integrazione: malgrado l'etica dello sport per tutti, lo sport e la competizione sono inestricabilmente legati e dove c'è competizione, negli interessi del "fair play", vi devono essere anche delle regole. Tuttavia, per quanto riguarda i disabili, il buon senso suggerisce che le sole regole non sono sufficienti. Per consentire a uomini e donne disabili di competere nello sport, è stato creato un complesso sistema di classificazione, al di sopra delle regole 1819 che serve a compensare le differenze tre i disabili. Molti di questi sistemi classificativi sono correntemente in uso, ma, a parte poche eccezioni, i loro meriti relativi non sono mai stati valutati sistematicamente. I vantaggi e gli svantaggi della classificazione per diagnosi, per funzione e per sport devono essere ancora determinate con l'ausilio di studi comparativi. Preparazione professionale: Esistono pochissime università, politecnici o istituti dove è possibile ricevere un addestramento sostanziale nella ricreazione terapeutica, nello sport per i disabili o in occupazioni simili. Le opportunità di impiego variano di nazione in nazione, ma un'eventuale analisi sulle opportunità di impiego e della qualità di quelle disponibili dovrebbe essere completata con rapporti sui curriculum e con addestramenti e aggiornamenti prima e durante il servizio, anche attraverso una rete di istituti universitari accreditati. (vedere anche la sezione IX) 3.3 Strategie di ricerca Le strategie disponibili a livello europeo sono le seguenti: a - pianificazione di ricerche coordinate; b - ricerche in collaborazione; c - progetti di ricerca coordinata. a) - Pianificazione di ricerche coordinate Gli sforzi congiunti in una ricerca coordinata coprono un ampio raggio e forniscono grossi vantaggi, tra cui l'utilità di duplicare le ricerche e, in questo modo, dare la possibilità ad una nazione di fare da complemento piuttosto che riprodurre gli sforzi fatti da altri. Ciò dovrebbe essere fattibile per questioni che non siano peculiari ad un gruppo specifico nazionale o culturale. b) - Ricerca in collaborazione: Ove le risorse sono limitate, gli interessi e le esperienze specifiche sono condivise e/o la portata di una ricerca è particolarmente ampia, può essere di aiuto il fatto di prendere. in considerazione la collaborazione tra agenzie o bi/trilaterale. Sebbene possano sorgere delle complicazioni finanziarie, i benefici che ne derivano dovrebbero superare tali complicazioni. c) - Progetti di ricerca coordinata: i benefici che derivano da questi progetti non hanno bisogno di essere spiegati. Solo per il fatto di condividere le risorse e di mettere in comune le idee, la comunità può mantenere il passo con le aspettative degli sportivi e delle sportive disabili. In queste strategie è importante che tutte le ricerche condotte abbiano un valore pratico ed un'applicazione professionale, siano cioè " ricerche attive". Ai progetti già citati è necessario aggiungere anche i seguenti: d) - Necessità dei bambini disabili: i bambini disabili si trovano ad affrontare un gran numero di problemi a casa, nella scuola e nella comunità. Il ruolo potenziale svolto dallo sport e dall'educazione fisica per il miglioramento di questa situazione necessita di ricerche, di documentazioni e di pubblicazioni. e) - Necessità delle persone con gravi handicap o handicap multipli: Troppo spesso queste persone sono escluse persino dalle strutture e dalle manifestazioni create apposta per i disabili. È necessario trovare il modo di fornire possibilità anche alle persone con gravi handicap, di partecipare a sport e ad attività fisiche. Uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione di queste raccomandazioni è dovuto alla mancanza di fondi. Per questo, dal momento che non sembra che questa 1920 situazione si svilupperà in modo significativo negli anni a venire, è essenziale che se e quando i fondi saranno destinati alla ricerca per i disabili, le loro necessità nello sport e nell'educazione non vengano ignorate; ogni ricerca sulla disabilità sia complementare agli sforzi di altri e non si limiti puramente a riprodurli; se tutto ciò non si realizza i risultati di queste ricerche devono essere coordinati centralmente e comunicati ad un pubblico il più ampio possibile. 4 - ADDESTRAMENTO ED EDUCAZIONE PER INSEGNANTI DI EDUCAZIONE FISICA PER DISABILI Principi di base Un bambino su dieci oggi richiede un'istruzione speciale. Gli insegnanti di educazione fisica dovrebbero ricevere una formazione specialistica per insegnare a questo specifico gruppo della popolazione. Lo stesso principio è applicabile per gli assistenti volontari. Se il principio dell'integrazione graduale dei disabili viene accettato e se viene applicata anche una coerente politica, tutti gli insegnanti, indipendentemente dalla loro specializzazione o dal livello di qualificazione professionale, dovrebbero almeno ricevere una formazione di base per l'insegnamento a disabili di qualunque tipo e per i principi educativi applicabili a casi come questi. Dovrebbe essere riconosciuto il ruolo svolto dalle attività fisiche adattate, nell'insegnamento, nella riabilitazione e nelle attività ricreative. Nel percorso formativo dovrebbe essere sottolineato ed accettato quanto segue: - capacità psicomotorie e benessere fisico; - gestualità funzionale e comportamento motorio; - attività motoria sportiva. Questa attività dovrebbe essere inclusa tra gli obiettivi di base di coloro che sono responsabili di una scuola o di un centro riabilitativo. È necessario fare in modo che nel corpo docente venga incluso un insegnante di educazione fisica nelle strutture summenzionate. È necessario definire chiaramente il ruolo di ogni persona che faccia parte dello staff addetto all'educazione o alla riabilitazione. Le attività fisiche si collocano tra la riabilitazione o l'educazione e lo svago. Sebbene inizialmente alcuni insegnanti di educazione fisica possono orientarsi verso obiettivi terapeutici o educativi in se stessi, essi dovrebbero essere coscienti del bisogno di portare il disabile verso l'autonomia, dato che egli è un membro a pieno diritto della società ed è in grado di chiedere una forma di attività fisica adattata alle sue necessità. A parte la riabilitazione e l'educazione, l'addetto alle attività fisiche dovrà anche avere altri obiettivi professionali e quindi dovrà aver ricevuto un ulteriore specifica formazione.. I disabili dovrebbero aver accesso a tutti i gradi dell'educazione a condizione che i loro handicap consentano loro di svolgere la propria attività allo stesso livello delle altre persone. I disabili, o i loro rappresentanti, dovrebbero essere coinvolti direttamente nella pianificazione dei corsi di formazione all'insegnamento. Tuttavia, spesso le persone che si sono occupate della divulgazione e 20 Vedere altro
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References: Art. 1
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Articolo 1
 art. 33
 Art. 2