Source: https://renatodisa.com/ai-fini-dellusucapione-il-requisito-della-non-clandestinita/
Timestamp: 2020-03-29 23:40:22+00:00

Document:
Ai fini dell'usucapione il requisito della non clandestinità - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2019 Ai fini dell’usucapione il requisito della non clandestinità
Ai fini dell’usucapione il requisito della non clandestinità
Corte di Cassazione, sezione seconda civile, Sentenza 14 giugno 2019, n. 16059.
Sentenza 14 giugno 2019, n. 16059
Ai fini dell’usucapione, il requisito della non clandestinità va riferito non agli espedienti che il possessore potrebbe attuare per apparire proprietario, ma al fatto che il possesso sia stato acquistato ed esercitato pubblicamente, cioè in modo visibile a tutti o almeno ad un’apprezzabile ed indistinta generalità di soggetti e non solo dal precedente possessore o da una limitata cerchia di persone che abbiano la possibilità di conoscere la situazione di fatto soltanto grazie al proprio particolare rapporto con quest’ultimo.
1.2. Costituitosi in giudizio (OMISSIS) propose domanda di accertamento della proprieta’ dei dipinti per intervenuta usucapione – allegando che gli stessi erano stati acquistati in Italia negli anni 50 da suo padre (OMISSIS), deceduto nel (OMISSIS) – e della conseguente validita’ della vendita del dipinto (OMISSIS) alla (OMISSIS) Ltd, nonche’ del suo diritto alla restituzione del dipinto (OMISSIS) dalla (OMISSIS).
La presunzione di buona fede in capo all’acquirente non poteva dirsi superata dal mero sospetto della conoscenza o conoscibilita’, al momento dell’acquisto, della lesione dell’altrui diritto. Nella specie la Corte d’appello avrebbe dato per scontato che negli anni 50 fosse notorio che vi erano stati spossessamenti di opere d’arte in Italia, senza tenere conto che (OMISSIS), ufficiale dell’esercito tedesco che dopo la sconfitta dell'(OMISSIS), nel (OMISSIS), aveva trovato riparo in (OMISSIS), fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, non aveva partecipato alle razzie di opere d’arte e non vi era prova che fosse a conoscenza di quanto accaduto in Italia. Inoltre, la certezza che il dipinto (OMISSIS) appartenesse alla Collezione (OMISSIS)- (OMISSIS), e che fosse stato “preso in prestito” dalle truppe naziste nell’aprile del 1944 presso (OMISSIS), risaliva al 1995, anno di pubblicazione de (OMISSIS). Repertorio del patrimonio artistico italiano disperso all’epoca della seconda guerra mondiale, ma a quel tempo sia il sig. (OMISSIS) sia la moglie, unica erede, erano deceduti. In ogni caso, l’impossibilita’ di ricostruire le modalita’ di acquisto dei dipinti a oltre 70 anni di distanza non giustificava la ritenuta colpa grave in capo all’acquirente, tanto piu’ a fronte di mancanza di prove da parte dei soggetti che reclamavano la titolarita’ dei dipinti.
3. Con il terzo motivo e’ denunciata violazione e/o falsa applicazione della L. n. 218 del 1995, articoli 14, 51 e 53, articolo 115 c.p.c. nonche’ omesso esame di fatti decisivi che risultavano pacifici tra le parti. L’articolo 14 citato prevede che il giudice di accerti d’ufficio la legge straniera applicabile a fronte dell’esistenza di elementi o fatti che impongano tale applicazione, sicche’ era erronea l’affermazione della Corte d’appello che aveva ritenuto, confermando sul punto la sentenza di primo grado, che le parti non avessero tempestivamente assolto l’onere di allegazione degli elementi fattuali per individuare i criteri di collegamento della fattispecie alla legge austriaca in materia di acquisto ed usucapione di beni mobili. In ogni caso, era incontestato fin dall’introduzione del giudizio che i dipinti fossero rimasti a (OMISSIS) dagli anni 50 al 2006, e cio’ era sufficiente per imporre l’applicazione della legge austriaca, posto che la L. n. 218 del 1995, articolo 53 stabilisce che l’usucapione dei beni mobili e’ regolata dalla legge dello Stato in cui il bene si trova al compimento del termine prescritto. La legge applicabile era quella austriaca, a mente della quale l’usucapione dei beni mobili si perfeziona con il possesso continuato per 3 anni ovvero per 6 anni, e comunque non oltre 30 anni nel caso di assenza del proprietario, e che lo stato soggettivo del possessore precedente non e’ di ostacolo all’acquisto per usucapione da parte del successore o erede di buona fede dal giorno dell’inizio del suo possesso, con la conseguenza che l’acquisto della proprieta’ dei dipinti si sarebbe perfezionato autonomamente in capo alla moglie di (OMISSIS), erede universale dopo il decesso del predetto, avvenuto nel (OMISSIS), e quindi in capo al figlio (OMISSIS), erede universale della madre, deceduta nel (OMISSIS).
La sentenza impugnata da’ conto degli elementi dai quali ha tratto il convincimento che (OMISSIS) non fosse in buona fede evidenziando, in particolare, che l’epoca dell’asserito acquisto dei dipinti – gli anni ÃƒÆ’Ã‚Â¢ÃƒÂ¢Ã¢EuroÅ¡Ã‚Â¬Ãƒâ€¹Ã…”50, quando era in circolazione, anche in Europa, un numero considerevole di opere d’arte sottratte ai legittimi proprietari in particolare nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale – e l’assenza di qualsiasi indicazione in ordine alle circostanze in cui sarebbe avvenuto l’acquisto – tassello mancante nella ricostruzione dell’intera vicenda – facevano escludere la buona fede dell’acquirente quanto meno per non essersi curato di accertare la provenienza dei due dipinti antichi, uno dei quali tra l’altro di notevole e riconoscibile pregio.

References: Sentenza 

Sentenza 
 articolo 115
 sentenza 
 articolo 53
 sentenza