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Timestamp: 2019-08-18 00:49:32+00:00

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Esame del Decreto Urbani alla Camera: i verbali del 21 aprile - II - Dirittodautore.it
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Esame del Decreto Urbani alla Camera: i verbali del 21 aprile – II
Giovanni d'Ammassa 23 Maggio 2004	Norme
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dato che la Presidenza non è in grado di valutare accuratamente gli effetti dell’accantonamento dell’emendamento 1.101 della Commissione sui restanti emendamenti riferiti all’articolo 1, propongo di accantonare tutti gli emendamenti all’articolo 1 e di passare all’esame dell’articolo 2.
Non essendovi obiezioni, debbono pertanto intendersi accantonati tutti i restanti emendamenti riferiti all’articolo 1 del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Chiaromonte 2.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Grignaffini 2.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Carli 2.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Carli 2.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Titti De Simone 2.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Questo emendamento propone interventi urgenti a favore dell’esercizio cinematografico – mi riferisco a quello tradizionale -, che nel nostro paese è stato ubicato nei centri urbani di medie e grandi città ed è stato penalizzato dallo sviluppo del multiplex. In questi anni, abbiamo assistito alla chiusura di molti cinema nelle nostre città, che ha provocato effetti molto negativi di carattere culturale, sociale ed urbanistico.
È assolutamente necessario – è proprio questo il senso del mio emendamento 2.10 – intervenire per evitare la perdita di altre strutture di esercizio cinematografico che, per la loro natura e diffusione sul territorio, sono meritevoli di grande attenzione da parte della nostra collettività e che rischiano di essere spazzati via dallo sviluppo del multiplex.
Non pensiamo, quindi, di adottare una politica «assistenzialista» verso le imprese, ma di effettuare un intervento di «tonificazione», diretto non tanto agli imprenditori interessati, bensì al mercato in generale, soprattutto a favore delle collettività in cui tali imprese operano e si collocano. Pertanto, le nostre proposte rispettano la finalità pubblica e collettiva che tali sale cinematografiche svolgono a favore del territorio, delle città e dei quartieri in cui sono inserite.
La crisi dell’esercizio tradizionale rischia, infatti, di privare tanta parte del pubblico cinematografico di un’adeguata offerta. Nell’ambito del FUS cinema, ad esempio, i fondi a favore di tale esercizio non vengono rifinanziati da decenni, con un evidentissimo disallineamento rispetto ai fondi riservati alla produzione ed alla distribuzione.
È proprio su tali aspetti che l’emendamento in esame intende intervenire, al fine di aumentare, in primo luogo, l’attenzione dell’esercente verso la produzione italiana e dell’Unione europea. Attraverso l’emendamento in esame, infatti, si propone di erogare un contributo per l’attenuazione dei costi di noleggio sostenuti per la proiezione di film italiani e dell’Unione europea, parametrato al 25 per cento dell’ammontare delle retribuzioni lorde dei dipendenti impiegati, nel corso dell’anno, nei cinema con non più di quattro schermi.
Allo stesso tempo, con il mio emendamento 2.10 intendiamo intervenire sul segmento degli esercizi tradizionali, che risulta quello più ricettivo e attento, ad esempio, alla programmazione delle opere italiane e dell’Unione europea, prevedendo un contributo nella misura del 25 per cento degli incassi lordi che le sale tradizionali realizzano mediante la programmazione di film nazionali ed europei.
Occorre evidenziare, tra l’altro, che una parte consistente delle sale cinematografiche che trarranno vantaggio dagli interventi che proponiamo sono comprese tra quelle 600 sale della comunità rappresentate dall’Associazione cattolica degli esercenti cinema, le quali operano capillarmente sul territorio del nostro paese, in diverse zone in modo molto prezioso, con funzioni culturali ed educative.
Al contempo, l’emendamento in esame interviene attraverso ulteriori misure per abbassare, ad esempio, i costi aziendali legati al costo del lavoro, attraverso una parametrazione dei contributi alle dimensioni delle imprese. Viene favorito, inoltre, il cinema d’essai, prevedendo la necessità di un adeguamento del contributo erogato a sostegno dell’attività di programmazione e delle numerose attività collaterali svolte da tali cinema (dibattiti, rassegne, schede informative), proponendo un aumento di ulteriori 5 milioni di euro all’anno del premio ministeriale.
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, si avvii a concludere.
TITTI DE SIMONE. In conclusione, mi sembra sia chiaro che si tratta di interventi, oltre che necessari, assolutamente praticabili ed urgenti; pertanto, invito l’Assemblea a votare convintamente a favore del mio emendamento 2.10 (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Titti De Simone 2.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Bulgarelli 2.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo per illustrare l’emendamento presentato dal collega Bulgarelli, il quale mira semplicemente ad individuare una copertura finanziaria all’articolo 2 del decreto-legge in esame diversa da quella prevista dal provvedimento stesso.
Vorrei ricordare che l’articolo 3, comma 83, della legge n. 662 del 1996 prevedeva che una quota degli utili derivanti dalla nuova estrazione del gioco del lotto venisse riservata a favore del Ministero per i beni e le attività culturali per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per gli interventi di restauro paesaggistico e per attività di tipo culturale. Finanziare l’articolo 2 del decreto-legge in esame con ben 90 milioni di euro, ai sensi della legge n. 662 del 1996, comporta di fatto la sottrazione di risorse a questi importantissimi settori. In concreto, significa che circa il 60 per cento delle risorse saranno stornate, compromettendo così la realizzazione di interventi già avviati o programmati e di quelli in divenire.
Ci sembra inaccettabile questo tipo di scelta: per questo motivo, l’emendamento in esame si propone di correggere una distorsione davvero pericolosa.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi rivolgo al relatore e in qualche modo anche al sottosegretario Bono, per sottolineare che il comma 2 dell’articolo 2 contiene alcune norme che rendono il testo poco chiaro e inapplicabile. Per questo motivo, chiedo un supplemento di riflessione.
Riguardo al comma 2 dell’articolo 2, si fa riferimento al comma 83 dell’articolo 3 della legge n. 662 del 1996; la Commissione bilancio afferma che il Governo ha assicurato che in ogni caso le risorse – 90 milioni di euro – non verranno prelevate fintanto che non sarà adottato il relativo decreto di attuazione. Signor Presidente, ho accertato che è proprio così: il richiamato comma 83 parla di due decreti. È previsto un decreto che fa riferimento alla potestà del ministro di stabilire nuovi giochi per nuove entrate e un altro decreto che conferisce allo stesso ministro la potestà di destinare al Ministero per i beni e le attività culturali una quota di tali risorse. Nel provvedimento in esame, al comma 2 dell’articolo 2, non si capisce a quale dei due decreti del citato comma 83 dell’articolo 3 della legge n. 662 del 1996 si faccia riferimento. Ci si riferisce ad un decreto che deve stabilire una nuova entrata in relazione ad un nuovo gioco o al decreto che già assegna parte di queste risorse al Ministero per i beni e le attività culturali? La questione non è indifferente, in quanto in sede di applicazione il direttore generale si troverà nella condizione di non poter dare corso a questa previsione normativa.
Presidente, mi rivolgo sempre al relatore, ma in termini molto costruttivi, per ricordare che la Commissione bilancio ha osservato – tra le premesse suo del parere, che si concludono con due condizioni, espresse ai sensi dell’articolo 81, comma 4, della Costituzione – che l’assegnazione di questi 90 milioni risulta compatibile con gli utili erariali derivanti dalle estrazioni del gioco del lotto.
In sede di Commissione bilancio, dopo avere, per così dire, certificato la compatibilità della specifica destinazione con l’andamento degli utili erariali derivanti dall’estrazione infrasettimanale del gioco del lotto, il Governo ha offerto, ad ulteriore garanzia, il seguente chiarimento: in ogni caso, non si darà luogo alla predetta destinazione dei 90 milioni di euro se prima non si sarà provveduto all’adozione del decreto.
Tuttavia, la stessa Commissione bilancio non ha potuto accertare se il Governo si riferisse al decreto previsto per l’istituzione di nuovi giochi od a quello, diverso dal primo, che attribuisce al Ministero per i beni culturali ed ambientali una parte delle risorse derivanti dal gioco del lotto.
Questo rilievo non è indifferente: nelle formule classiche di copertura – forse, il sottosegretario Bono mi può seguire meglio del relatore -, quando si pone un limite alla destinazione, è d’uso precisare che si tratta di limite massimo. In questo caso, invece, la disposizione non specifica che si tratta di limite massimo, per cui i 90 milioni di euro potrebbero anche essere intesi come limite minimo.
A mio parere, è necessario intervenire sulla disposizione per dare un chiarimento netto a tale riguardo. Se proprio non dovesse essere possibile operare in tal modo, si potrebbe presentare un subemendamento ad horas dalla formulazione sufficientemente chiara (anche se non so se ciò sia sufficiente). Comunque, credo che debba esservi un chiarimento da parte del relatore e del Governo.
Infine, signor Presidente…
PRESIDENTE. Onorevole Boccia…
PRESIDENTE. Signor Presidente, intervenendo su questo emendamento sto offrendo un contributo; e poiché dispongo di cinque minuti …
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le faccio notare che sono già passati più di sei minuti!
ANTONIO BOCCIA. In questo caso, signor Presidente, mi soffermo brevemente su un’ultima questione.
Questi 90 milioni di euro vengono destinati all’applicazione del comma 1 e, in più, per le esigenze anche di funzionamento del settore dello spettacolo e della società Arcus. Si tratta di una formula di copertura impropria, in quanto riferita a più obiettivi. Anzi, la formula non solo è impropria, ma anche incongrua: sarà un problema decidere – ma, poi, chi lo farà? – quanti andranno alla società Arcus, quanti allo spettacolo e quanti all’applicazione del comma 1. Penso che questo benedetto comma 2 vada riformulato; in caso contrario, esso rimarrà inattuato.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, ringrazio il collega Boccia, il quale, in maniera sempre puntuale, pone rilevanti e fondati problemi di carattere procedurale.
Il collega mi permetterà di fare una precisazione che, rimanendo agli atti, consentirà di fugare eventuali equivoci. Come ha ricordato l’onorevole Boccia, un primo decreto riguarda la possibilità, per il ministro, di individuare nuovi giochi e, quindi, nuove fonti di entrata; un secondo decreto è quello che, entro il 30 giugno, consente al ministro dell’economia e delle finanze di attribuire al ministro per i beni e le attività culturali, verificata la congruità delle entrate, il potere di assegnazione dei fondi del lotto.
Ebbene, è ovvio che il decreto cui facciamo riferimento nella disposizione di cui ci stiamo occupando è il secondo e non il primo.
Ma la richiesta di chiarimento dell’onorevole Boccia esige un’ulteriore puntualizzazione: i 90 milioni di euro non corrispondono all’intera somma derivante dai fondi del lotto, ma soltanto ad una quota della stessa, così com’è sempre avvenuto. Di conseguenza, rimane ferma la procedura di definizione dell’entità dei suddetti fondi, che si aggirano, normalmente, intorno ai 150 milioni di euro all’anno.
Di questi 150 milioni di euro, 90 sono destinati alla copertura del fondo per il sostegno dell’attività cinematografica (si tratta del limite massimo). Il resto sarà distribuito con decreto del ministro per i beni e le attività culturali per le finalità di istituto.
Vorrei poi invitare la collega Zanella a non nutrire preoccupazioni in ordine al venir meno delle finalità di istituto con i fondi del lotto, perché si tratta di un intervento limitato all’esercizio 2004 (fermo restando nel triennio l’utilizzo ordinario dei fondi del lotto) e perché i fondi destinati all’attività di restauro risentono dell’utilizzo delle risorse aggiuntive mobilitate attraverso la società Arcus.
Dunque, in una corretta visione della gestione complessiva delle attività del ministero, posso assicurare al Parlamento che nel triennio saranno bilanciate tutte le risorse destinate al restauro. Inoltre, ritengo che, per il restauro e la tutela del patrimonio culturale, si prevedano somme superiori a quelle utilizzate nell’ultimo triennio.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Bulgarelli 2.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Prendo atto che l’onorevole Zanella ha erroneamente espresso un voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 2.12 e Grignaffini 2.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.
FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, alla luce degli ultimi chiarimenti del sottosegretario Bono, che non smetterò mai di ringraziare per il modo con cui sta seguendo l’esame di questo provvedimento, vorrei ricordare che, in realtà, le risorse aggiuntive di Arcus non si vedono! Il sottosegretario conferma una decurtazione con riferimento ai beni culturali e ai fondi del lotto. Da ogni dichiarazione si evince che Arcus diventa l’oggetto che sostituisce tutto ciò che manca, con funzioni improprie. Noi proponiamo di sopprimere la parte della disposizione che stabilisce che con i fondi del lotto si finanzi Arcus Spa, una società che dovrebbe investire il 3 per cento degli investimenti nelle opere pubbliche (quei 93 mila miliardi che campeggiano sui manifesti del Presidente del Consiglio).
È evidente che si è persa traccia di questo 3 per cento. Ma stabilire addirittura che il lotto finanzia una società che dovrebbe investire risorse nei beni culturali e nello spettacolo ci sembra davvero troppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO.
Signor Presidente, colgo l’occasione di questo incidente tecnico per svolgere alcune considerazioni. Ricordo al collega Boccia che la relazione tecnica che accompagna il provvedimento dava un’interpretazione autentica delle intenzioni; a prescindere dall’imprecisa formulazione tecnico-giuridica, la relazione tecnica scioglieva ogni dubbio. L’interpretazione autentica era chiara in sede di esame in Commissione, durante il quale abbiamo avuto un confronto con il sottosegretario, a cui ricordo che sono 155 e non 150 i milioni di euro.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Ho detto «circa».
ANDREA COLASIO. Grosso modo sono 300 miliardi.
Signor sottosegretario, nel rispetto che contraddistingue l’operatività della Commissione e il rapporto dialogico, è necessario fare alcune precisazioni. Resta drammaticamente vero il fatto politico che in questo momento stiamo sottraendo 180 miliardi alle politiche di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio culturale.
Vorrei ricordare al sottosegretario un suo intervento in Commissione, con il quale aveva assunto il preciso impegno di garantire, almeno a fine legislatura o nei prossimi due anni, una sorta di riequilibrio. Forse è opportuno, anche per chiarezza e perché resti agli atti, sottolineare un limite genetico di questo decreto. Signor sottosegretario, a prescindere dalla connotazione quasi sperimentale del provvedimento – oltre ai decreti aventi valore non regolamentare, avete introdotto il decreto con finalità sperimentali, laboratoriali (l’articolo 1 rielaborato evidentemente aveva questa precisa connotazione) – vi era un errore. Infatti si è partiti con l’obiettivo parziale della tutela dell’audiovisivo, dell’opera cinematografica ma era evidente come non fosse sufficiente, perché andava considerata l’opera d’ingegno nella sua globalità. Questo vizio genetico, che ha costituito il motore immobile di questo provvedimento, ha determinato – ahimè! – un effetto di riverbero (quando abbiamo discusso il decreto legislativo sul cinema, noi vi avevamo avvertito del rischio della gestione della fase di transizione).
Ora, signor sottosegretario – l’abbiamo già detto più volte ieri – noi non abbiamo capito quale sia la disponibilità esatta del fondo di dotazione cinematografico giacente presso la BNL: si tratta di 160 o di 360 miliardi? Perché queste due cifre, con un differenziale di 200 miliardi, vengono riportate in due precisi documenti prodotti dal vostro Governo, in modo specifico dal vostro ministero. È evidente che questa indeterminatezza ci lascia un po’ perplessi. Ma, al di là di questa notazione tecnica, a cui mi auguro avremo risposta, il vero nodo politicamente rilevante in negativo è che di fatto vengono sottratti 180 miliardi. Ora, abbiamo ritirato l’emendamento 2.5, che sostanzialmente definiva un impegno preciso del Governo a restituire nel 2005 e nel 2006 questi 180 miliardi e lo abbiamo trasformato in un ordine del giorno, per essere coerenti con gli impegni che lei, signor sottosegretario, ha assunto in Commissione. Detto questo, però, è necessaria un’ulteriore considerazione. Nella relazione tecnica si dice che 60 miliardi sono canalizzati, come limite massimo, qualora diventino opere di interesse culturale nazionale i 40 film che sono in lista d’attesa. È molto meno chiara – e qui le
considerazioni del collega Boccia sono assolutamente pertinenti – la specifica destinazione dei 30 residui milioni di euro (perché, in effetti, nell’articolato si dice: anche per lo spettacolo e per il funzionamento della Arcus). Qui non c’è una quantificazione precisa. Mi fa piacere che sia presente il sottosegretario Pescante, perché involontariamente egli consegnò alla Commissione cultura della Camera un documento nel quale a nome del Governo, con riferimento alla Arcus, aveva quantificato per il 2003 e 2004 una cifra incrementale pari a 1.000-1.500 milioni di euro, poiché si assumeva che il 3 per cento era rapportato all’intera tabella F, che definisce la complessità degli interventi infrastrutturali. Stiamo parlando di cifre enormi. Oggi noi leggiamo che in realtà il 3 per cento è rapportato alla legge n. 166, articolo 13, la cosiddetta legge obiettivo ( stiamo parlando di 100 milioni di euro). Come è pensabile, signor sottosegretario, che il decremento delle risorse, quello vero, sia maggiore dell’incremento previsionale, nonostante dichiariamo la necessità di sviluppi incrementali sulle politiche dei beni culturali?
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare (Commenti).
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, le osservazioni che vengono fatte dai colleghi, atteso che questo è un Parlamento, non è un luogo dove ci si esercita in monologhi, meritano le opportune risposte. Si tratta di domande a cui il Governo non ha difficoltà a rispondere e che sono utili anche per l’opportuna conoscenza di tutti i colleghi. La questione posta dall’onorevole Colasio – risponderò tra un attimo anche all’onorevole Chiaromonte – è da chiarire in questi termini.
La norma che stiamo approvando – i 90 milioni di euro – è finalizzata al sostegno delle attività culturali e l’organismo che ne deciderà la distribuzione è costituito dal comitato per i problemi dello spettacolo, che, alla luce delle esigenze che si presenteranno, potrà distribuire tali somme, fermo restando che 60 milioni di euro circa saranno destinati al sostegno delle proposte cinematografiche che hanno già ottenuto il parere favorevole, qualora tutte dovessero essere confermate.
Se invece parte di tali proposte non dovesse essere confermata, è chiaro che le somme andranno a incrementare il plafond per avviare la nuova procedura di approvazione delle proposte filmiche, in base al nuovo decreto legislativo.
Quindi, non vi è alcun problema riguardo a chi deve decidere e sul che cosa deve decidere. È già stabilito dalla legge. Immagino che il comitato per lo spettacolo, oltre alle normali funzioni di distribuzione delle risorse del FUS, avrà la possibilità di intervenire su tali somme, che sono aggiuntive, anche se stornate fondi lotto. Sono somme aggiuntive per le attività culturali.
Per quanto riguarda Arcus Spa, si tratta di una società divenuta operativa la scorsa settimana e che ha già la disponibilità di circa cento milioni di euro l’anno per poter intervenire con determinati meccanismi in base alle proposte di istituto.
La previsione contenuta in questa norma non ha una valenza di contribuzione: non vogliamo, attraverso i fondi lotto, contribuire all’attività dell’Arcus, perché sarebbe un’operazione paragonabile ad un gatto che si morde la coda. Non è esattamente questa l’intenzione del Governo. I fondi stanziati in questo provvedimento servono ad avviare la stessa Arcus, che si trova oggi, grazie a questo provvedimento nelle condizioni di essere immediatamente operativa.
Dunque, abbiamo superato tutti i problemi legati a ritardi procedurali e le somme stanziate ci servono per avviare il processo. Le risorse che potrà gestire Arcus Spa sono molto elevate, anche perché una recente sentenza del Consiglio di Stato ha confermato che non vi è alcuna previsione che obbliga a calcolare il 3 per cento sui fondi di cui alla legge-obiettivo. Esso riguarda tutto il plafond di spesa pubblica destinata a infrastrutture per conto dello Stato. Ciò vuol dire che vi sarà una quantità di risorse aggiuntive che, attraverso Arcus Spa, andrà ad incrementare, finalmente, i fondi destinati alle attività di istituto del ministero.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 2.12 e Grignaffini 2.17 non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 2.21 (da votare ai sensi dell’articolo 86, comma 4-bis, del regolamento).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 2.21.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 2.20 (da votare ai sensi dell’articolo 86, comma 4-bis, del regolamento).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 2.20.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 2.100 della Commissione.
FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, l’emendamento in esame è il frutto non solo del lavoro parlamentare, che ha contrassegnato l’iter di questo provvedimento, e del rapporto tra maggioranza ed opposizione, ma anche del lavoro e della concordia dei diversi soggetti interessati, primi tra tutti i sovrintendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche, i sindacati confederali e gli operatori dello spettacolo, in genere.
Esso interviene a sanare la situazione di vera e propria emergenza in cui versano le fondazioni lirico-sinfoniche e, quindi, attiene ad un tema generale. Si tratta di un tentativo, a nostro avviso positivo, di affrontare il tema della sopravvivenza delle fondazioni in questione.
Per questo motivo, annuncio il voto favorevole del nostro gruppo.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, intervengo brevemente a sostegno dell’emendamento in esame, che nasce dalla consapevolezza che le fondazioni liriche stanno attraversando una fase di assoluta criticità. Credo che oggi – signor sottosegretario, mi corregga se sbaglio – siamo di fronte ad uno sfondamento di bilancio di 300 miliardi; è evidente che si impone un intervento di tipo strategico.
Signor sottosegretario, con il decreto-legge in esame interviene ex post factum, nel senso che tale emendamento è stato adottato in sede di Commissione. Allora, è evidente che si pone un problema, e mi rivolgo anche alla relatrice ed al presidente Adornato: manca una legge quadro di sistema. Senza una legge quadro di sistema, all’interno della quale molto più correttamente l’emendamento 2.100 della Commissione avrebbe dovuto trovare collocazione, il mondo dello spettacolo dal vivo nel nostro paese non è posto nelle condizioni di reperire le risorse necessarie al suo funzionamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo per esprimere la mia condivisione rispetto alla scelta compiuta con l’emendamento in esame (ritengo in maniera responsabile), sostanzialmente anche sulla base della situazione davvero insostenibile nella quale versano gli enti lirici italiani.
Ritengo che sia stato giusto raccogliere il grido d’allarme lanciato in varie occasioni da tali enti ed anche dagli stessi sindaci nei vari incontri che si sono svolti, attraverso un emendamento che – come diceva giustamente il collega Colasio – non risolve di per sé il problema generale degli enti lirici, ma sicuramente dà loro per il momento un certo sollievo. Certamente, con riferimento agli enti lirici, occorrerà trovare una soluzione più ampia, nell’ambito di un quadro normativo in cui essi si possano muovere con certezza, con una progettazione ed una programmazione che li renda più tranquilli e che sia all’altezza delle loro aspettative e di quelle degli utenti e dei cittadini.
Ritengo che la lirica italiana sia una grossa risorsa, che purtroppo stiamo perdendo in buona parte. Ciò mi dispiace molto, perché credo sia giusto prestare una doverosa attenzione alla nostra lirica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo brevemente per sottolineare che noi, con grande senso di responsabilità (in realtà, è solo questo il motivo), esprimeremo un voto di astensione sull’emendamento in esame che rappresenta una soluzione necessaria per evitare il collasso finanziario e di consentire la sopravvivenza degli enti lirici.
Tuttavia, teniamo a sottolineare che tale situazione di collasso è anche la dimostrazione che il circolo virtuoso che si sarebbe dovuto creare attraverso la trasformazione in fondazioni private degli enti lirici è stato un totale fallimento. Quindi, vanno radicalmente ripensate le politiche riguardanti questo nostro importante patrimonio culturale, ritornando ad una politica di investimenti pubblici.
GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.
GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, volevo innanzitutto rivendicare alla maggioranza l’idea di aver proposto questo emendamento che poi è stato condiviso dai colleghi delle altre forze politiche; vorrei, però, specificare il motivo per il quale non si è riusciti fino ad oggi a realizzare né leggi di settore, né tantomeno la sospirata legge quadro di riordino del settore dello spettacolo; ciò è avvenuto per colpa di una affrettata formulazione nell’articolo 117 della Costituzione – cioè la riforma del titolo V della Costituzione – che ha creato una grandissima confusione nei rapporti tra Stato e regioni in materia di spettacolo.
Di questa grande confusione , dalla quale non siamo ancora usciti fuori, si sta discutendo da ormai due anni e mezzo e finalmente sono stati messi intorno ad un tavolo, con la certezza finalmente di riuscire forse trovare una soluzione, tutti i soggetti coinvolti, cioè lo Stato centrale, le regioni, le istituzioni interessate in questa riforma importantissima.
Ripeto: che gli enti lirici soffrono di questa situazione che si sarebbe potuta sanare grazie a una legge di settore o ad una legge quadro, ma tutto questo non è stato possibile, fino ad oggi, per colpa dell’affrettata formulazione dell’articolo 117 della Costituzione; quindi, a maggior ragione rivendico a questa maggioranza di avere comunque cercato una soluzione attraverso l’emendamento che ci accingiamo a votare, con l’obiettivo di sanare la situazione, pressoché disastrosa, nella quale versano gli enti lirici.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 2.100 della Commissione, accettato dal Governo.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Colasio 2.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 19,38)
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, sarò molto breve ma vorrei ricordare alla relatrice e al sottosegretario Bono l’obiettivo strategico che si era assunto questo decreto-legge: sostenere la nostra impresa cinematografica. Questo era il modulo sperimentale, poi abbiamo cambiato eterogenesi dei fini ed è diventata qualche cos’altro.
Questo emendamento pone un problema che è strategico, poiché io le ricordo, sottosegretario, e lo ricordo anche a Rositani ed alla Carlucci, che quando abbiamo svolto le audizioni sul decreto riguardante il settore cinematografico i punti nodali erano il contrasto alla pirateria e le risposte a Sky.
Poiché è evidente che gli operatori ci dicono che il contrasto alla pirateria rappresenta uno dei fattori strategici, assieme alla necessità di un intervento che in un certo qual modo riconduca il vecchio decreto Veltroni, che ridefinisce il rapporto tra produzione cinematografica, industria cinematografica e televisione, ad un giusto equilibrio, tenendo conto del fatto che sul mercato italiano è apparso Sky.
La richiesta degli operatori è stata quella di assumere un obbligo di intervento su Sky, per far sì che vi sia una attenzione alla produzione nazionale italiana e vi sia una quota delle risorse; infatti, sapete benissimo che nella legge n. 122 si parla unicamente di risorse pubblicitarie e non di abbonamenti. Poiché il modulo funzionale di scala è l’abbonamento, con questo emendamento si fornisce finalmente una risposta esauriente alle aspettative degli operatori cinematografici.
Francamente, se l’obiettivo era quello di dare una risposta che fosse congruente ad una possibilità di sviluppo della nostra industria cinematografica, era evidente, ed è tuttora evidente, che non si può prescindere dalla presenza di Sky.
Questo emendamento fornisce una risposta chiara: il 10 per cento delle risorse degli abbonamenti su Sky vanno restituiti
alla possibilità di produzione per il cinema nazionale. Su questo emendamento richiamo l’attenzione dell’Assemblea, rilevando peraltro come lo stesso non comporti incrementi di costo maggiori per il Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.
FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, intervengo solo per chiedere di aggiungere la mia firma all’emendamento Colasio 2.4, condividendo il ragionamento svolto dal collega sulla legge n. 122 e sul rapporto con Sky, che non richiamo se non per ricordare che quella sinergia positiva creata da quella legge tra cinema e televisione è stata fattore determinante nello sviluppo del cinema italiano.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare…
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Colasio 2.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Presidente…
PRESIDENTE. Mi dispiace, non l’avevo vista.
(Presenti e Votanti 345
Hanno votato no 187).
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Presidente, avevo chiesto di parlare…
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole sottosegretario (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Scusate, ma si può sbagliare, non esistono gli infallibili! Le ho già chiesto scusa, di più cosa devo fare?
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 3.1 e Grignaffini 3.11.
TITTI DE SIMONE. Mi spiace per l’onorevole Bono, a cui quasi quasi cederei la parola (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L’Ulivo)…
GIOVANNI RUSSO SPENA. Presidente bolscevico!
TITTI DE SIMONE. Con riguardo agli identici emendamenti in esame, riteniamo che insieme alla Patrimonio Spa anche la Arcus Spa sia una pistola puntata contro le politiche pubbliche nel settore della cultura. Francamente, onorevole Bono, la stimo molto e le argomentazioni che lei ha portato in questa discussione non fanno una piega: tuttavia, riteniamo del tutto inaccettabile l’impostazione di fondo e la filosofia che informa la creazione della suddetta società.
In questo Governo vi è un’ansia di privatizzare ampi settori della cultura attraverso la costituzione di società dai contorni molto oscuri, di discutibile trasparenza. Tali società si conformano come una sorta di scatole cinesi: fanno capo ai ministeri, confluiscono in altre aziende, controllano altre società, sottoscrivono convenzioni con i ministeri che ne rappresentano anche i principali azionisti, e così via. Insomma, si tratta di un meccanismo davvero perverso ed estremamente pericoloso. Così adesso si intende finanziare la Arcus con il 3 per cento delle opere pubbliche fra cui il fantomatico ponte sullo stretto di Messina, che non si farà mai, ed anche cercando di sottrarre al lotto risorse e finanziamenti che andrebbero destinati alle politiche pubbliche.
Non condividiamo tale meccanismo: non è possibile che la Arcus si sostituisca al ministero per l’erogazione dei fondi. Non condividiamo le fonti di finanziamento di tale fantomatica società, non condividiamo l’esistenza di tale società per valorizzare e promuovere le attività dello spettacolo. Si tratta, infatti, di attività pubbliche che dovrebbero far parte di una pianificazione e di una programmazione ministeriale. Non condividiamo la struttura finanziaria della Arcus, su cui si addensano non solo i nostri ma tanti altri autorevoli dubbi. Vi sono interessi privati e mercantili che nulla hanno a che fare con l’interesse collettivo relativo alla cultura come diritto fondamentale di cittadinanza che meriterebbe, invece, altre e nuove politiche pubbliche. Per tali motivi chiediamo la soppressione dell’articolo 3.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 3.1 e
Grignaffini 3.11, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Grignaffini 3.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e Votanti 363
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Chiaromonte 3.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Colasio 3.10.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, signor sottosegretario, mi auguro che il Consiglio di Stato abbia definito che l’oggetto di riferimento dell’aliquota non sia l’articolo 13 della legge n. 166 del 2002, bensì l’intera tabella F. Su tale problema interpretativo in sede di discussione della legge finanziaria eravamo tornati più volte. È evidente che considero positivamente il giudizio del Consiglio di Stato: ciò significa che la Arcus, piaccia o meno, si affianca al ministero con una dotazione finanziaria impressionante. Non so se questo avverrà o se vi sarà una ridefinizione tra il Ministero delle infrastrutture ed il Ministero dei beni culturali.
Resta non meno vero che, comunque, può diventare plausibile il percorso individuato dal sottosegretario Pescante, questa volta sì, con 700-800 milioni di euro di anno in anno. A fronte di una tale dotazione finanziaria, anche per recepire le sollecitazioni critiche della collega Titti De Simone, chiedo al sottosegretario se sia pensabile che nelle modalità di gestione di queste risorse, che sono significative, non vi sia un coinvolgimento del Parlamento. I nostri emendamenti vanno in questa direzione: chiediamo che vi sia, quanto meno nella definizione dell’atto di indirizzo dell’asse strategico delle politiche dell’Arcus, una corresponsabilizzazione, una concertazione con le competenti Commissioni di Camera e Senato. Visto che ciò avviene per decreti che sono marginali, residuali, irrilevanti, è pensabile, che una cifra di tale entità, una dimensione strategica così rilevante, sia definita con procedure in cui vi è la totale estraneità delle Commissioni competenti? Francamente, non credo, e ritengo che sarebbe interessante conoscere il suo giudizio in merito, signor sottosegretario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo, signor Presidente, di sottoscrivere l’emendamento in esame, che pone un problema che, da un certo punto di vista, definirei di democrazia.
Con la costituzione della società Arcus Spa, che esternalizza le competenze del Ministero per i beni e le attività culturali – mi verrebbe da dire che espropria anche le competenze dei privati, che conferiscono capitali o patrimonio -, si crea in qualche modo un luogo altro, esterno, oscuro, senza nessuna trasparenza e senza nessuna possibilità di controllo. In questa società, il ministero – con tutte le possibilità di controllo, sul piano parlamentare e da parte degli organismi di vigilanza, delle attività del ministero stesso (che sono proprie di una democrazia aperta e rappresentativa) – non è più né rappresentato, né attore e si espropriano, altresì, i privati delle loro possibilità di controllo nella gestione delle risorse e delle funzioni di valorizzazione.
Ebbene, questo luogo oscuro, non democratico, che dovrà gestire migliaia – si spera! – di miliardi di finanziamenti nei settori dei beni e delle attività culturali non viene neppure sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari. Stiamo costruendo un mostro, un luogo nero della democrazia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo)!
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Un momento, Presidente! Avevo segnalato la mia intenzione di intervenire .
PRESIDENTE. Mi scusi, sottosegretario Bono. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Quello posto dagli onorevoli Colasio e Grignaffini è un tema antico, che riguarda «chi fa cosa». Il Parlamento non ha funzioni di gestione, bensì funzioni di indirizzo e di controllo. L’emendamento in esame, così come proposto, snaturerebbe il provvedimento. L’equivoco di fondo è dato dal fatto che l’Arcus Spa non è una società autonoma, né opera con indirizzi diversi da quelli dettati dalla legge, nonché dal relativo decreto istitutivo, che vincola il consiglio di amministrazione dell’Arcus Spa ad operare sulla base delle direttive che vengono definite dal Ministero per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Di conseguenza, non siamo davanti allo scenario – che veniva descritto – di un’entità che opera avulsa dal coordinamento. Sarebbe, dunque, come affermare che le Commissioni parlamentari dovrebbero, ad esempio approvare la decisione del comitato dello spettacolo sulla ripartizione del FUS. Se volete, variamo una legge sulla base della quale il FUS deve essere approvato dalle Commissioni parlamentari!
Allora, colleghi, dobbiamo essere coerenti con le impostazioni legislative e con la struttura di comportamento ordinario e di funzione delle varie istituzioni. Pertanto, il Governo governa, mentre il Parlamento legifera e controlla: visioni intermedia o commistioni non funzionano.
Vi è stata una lunga stagione politica (parlo da ex deputato della regione siciliana): uno dei problemi che la regione siciliana ha avvertito in passato è stato, a mio avviso, l’eccessiva preponderanza del ruolo dell’assemblea regionale rispetto al Governo, perché non vi era atto politico del Governo che non fosse sottoposto all’esame delle Commissioni parlamentari, il che provocava alcuni ritardi, rendendo difficile seguire la situazione.
In buona sostanza, la proposta dell’onorevole Colasio è legittima, ma dal punto di vista della visione dei ruoli non è assolutamente coerente con la finalità del provvedimento. Il Governo, pertanto, conferma il parere espresso.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, come emerso in sede al Comitato dei nove, volevo rappresentare l’esigenza di accantonare, oltre che l’emendamento Osvaldo Napoli 4.1…
PRESIDENTE. Su tale emendamento la relatrice si era riservata di esprimere il parere.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Esatto. Si avverte l’esigenza di accantonare anche l’emendamento Colasio 3.10. Colgo, inoltre, l’occasione per rappresentarle l’esigenza di riunire il Comitato dei nove al termine della seduta.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda l’emendamento Osvaldo Napoli 4.1, ribadisco che la relatrice si era riservata di esprimere il parere. Poiché, secondo quanto comunicato alla Presidenza, la relatrice intenderebbe chiedere alla Commissione bilancio di riconsiderare il parere contrario espresso, chiedo alla stessa se sia ancora questa la sua intenzione. In tal caso, la Commissione bilancio si dovrà pronunciare in tal senso.
GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove proporrà una riformulazione, sulla quale sarà necessario acquisire il parere della V Commissione.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, gli emendamenti Colasio 3.10 ed Osvaldo Napoli 4.1 devono intendersi pertanto accantonati.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Colasio 4.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Grignaffini 4.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Grignaffini 4.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Ricordo che l’emendamento Bianchi Clerici 4.2 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.100 della Commissione, accettato dal Governo.
Hanno votato sì 370
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References: e contrario
e contrario
e contrario
 articolo 13
 sentenza 
e contrario
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