Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/04/07/i-reati-contro-la-pubblica-amministrazione-ascrivibili-allesercente-la-professione-sanitaria/
Timestamp: 2020-05-25 05:04:27+00:00

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I reati contro la pubblica amministrazione ascrivibili all’esercente la professione sanitaria – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Tuttavia il perimetro della responsabilità penale non si esaurisce nell’alveo dei delitti contro la persona potendo interessare altre fattispecie molte delle quali relative a reati che tutela il bene giuridico protetto della trasparenza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Commette esercizio abusivo della professione il fisioterapista che pone in essere trattamenti sanitari in assenza di prescrizione.
Esercizio abusivo della professione: svolgimento dell’attività di odontoiatra.
Risponde di esercizio abusivo della professione chi somministra farmaco antidolorifico in assenza della prescrizione del veterinario.
Cassazione penale sez. VI, 26/02/2015, n.20312
Concorso nel reato ex art. 348 c.p. della persona non titolata e del direttore di studio medico che non accerti il possesso del titolo abilitante.
Il direttore di uno studio medico, che non accerti che un soggetto operante nella struttura da lui diretta sia in possesso del titolo abilitante, risponde di concorso nel reato previsto dall’art. 348, c.p., con la persona non titolata (oltre che di cooperazione, ex art. 113, c.p., negli eventuali fatti colposi da quest’ultima persona commessi, se derivanti dalla mancanza di professionalità del collaboratore e prevedibili secondo l'”id quod plerumque accidit”).
Il successo di interventi medici non rileva ai fini della responsabilità del medico ex art. 348 c.p.
Esercizio abusivo della professione l’assistente dello studio odontoiatrico non abilitata.
Art. 323 c.p. – Abuso d’ufficio
Cassazione penale sez. VI, 27/01/2016, n.6275
Risponde del reato di abuso d’ufficio il direttore sanitario che ometta di assumere iniziative disciplinari.
Integra il reato di abuso di ufficio di cui all’art. 323 c.p. la condotta del Direttore sanitario nonché presidente della commissione Ufficio Procedimenti Disciplinari di un ente ospedaliero che, avendo ricevuto una specifica relazione scritta, abbia omesso l’assunzione di qualunque iniziativa disciplinare nei confronti di un medico che non aveva attestato nelle schede operatorie da lui redatte l’attiva partecipazione a due interventi chirurgici di un terzo medico non autorizzato, limitandosi ad informare il direttore del reparto in cui prestava servizio detto medico.
Cassazione penale sez. II, 27/10/2015, n.46096
Abuso di ufficio ed inosservanza dell’art. 97 Cost.
Cassazione penale sez. VI, 24/09/2012, n.40824
Risponde di abuso d’ufficio il medico che fissi la visita post-operatoria presso lo studio privato anziché presso il presidio ospedaliero.
Configura il reato di abuso di ufficio la condotta del medico ospedaliero che, contravvenendo all’obbligo di astensione, all’atto delle dimissioni di un paziente sottoposto ad intervento chirurgico lo inviti a recarsi presso il proprio studio professionale per la visita di controllo post-operatoria invece di indirizzarlo presso il medesimo presidio ospedaliero. (Nella specie, la S.C. ha precisato che tale visita di controllo rientra nel “rapporto terapeutico” basato sulla prestazione medica, anche successiva all’intervento, e sulla controprestazione del pagamento del ticket).
Cassazione penale sez. VI, 14/06/2012, n.41215
Risponde di abuso d’ufficio il primario che non consenta ad alcuni collaboratori di prestare attività chirurgica.
Sussiste il reato di abuso d’ufficio, con violazione di norme di legge, a carico del primario medico che ponga in essere comportamenti di vessazione ed emarginazione dei medici del reparto che non assecondino le proprie scelte (nello specifico, all’imputato era stato contestato di avere abusivamente emarginato un medico in servizio presso il reparto, impedendogli di prestare l’attività chirurgica, e di avere, sempre abusivamente, spossessato delle funzioni e competenze proprie il dirigente sostituto operante nella stessa struttura sanitaria). Ciò in quanto l’art. 13, comma 3, d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3, che impone al pubblico dipendente un particolare dovere di collaborazione con tutti coloro che operano nella struttura amministrativa in cui egli è inserito, si applica sia in ambito di personale pubblico non contrattualizzato, sia in ambito di dirigenza medica, derivando, in particolare, che il primario di un ospedale è tenuto, quale pubblico dipendente, a prestare la sua opera in conformità delle leggi e in modo da assicurare sempre l’interesse della p.a., ispirandosi così, tra l’altro, nei rapporti con i colleghi, proprio ai sensi dell’art. 13 dello statuto degli impiegati civili dello Stato, al principio di una assidua e solerte collaborazione.
Art. 328 c.p. – Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione.
Il pubblico ufficiale [357] o l’incaricato di un pubblico servizio [358], che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio [366, 3885] che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.
Cassazione penale sez. VI, 19/04/2018, n.24952
Non risponde di rifiuto di atti d’ufficio il medico che posticipi un intervento chirurgico differibile.
Non integra il reato di rifiuto di atti d’ufficio la condotta del medico che, pur dopo averlo già iniziato, interrompe e posticipa un intervento chirurgico se questo non è indifferibile e la decisione si fonda su esigenze di sicurezza per la salute del paziente.
Cassazione penale sez. VI, 13/04/2018, n.24162
Risponde di rifiuto di atti d’ufficio il medico che non accetti un paziente giunto in codice rosso, anche in caso di interruzione del servizio di radiodiagnostica.
Cassazione penale sez. VI, 12/07/2017, n.43123
È responsabile ex art. 328 c.p. il sanitario in servizio di guardia medica che non si rechi presso il domicilio del paziente.
Risponde di rifiuto di atti d’ufficio il medico di guardia che si limiti a consigli telefonici in caso di intervento domiciliare urgente.
Integra il reato di omissione di atti d’ufficio il medico di guardia che si limita a consigli telefonici quando l’intervento domiciliare richiesto è non solo urgente ma anche improcrastinabile (nella specie si trattava di intervenire per alleviare i forti dolori di una paziente alla quale restavano poche ore di vita e in una condizione in cui l’intervento doveva essere attuato valutando specificamente le peculiari condizioni in cui la paziente si trovava, anche a causa di precedenti trattamenti praticati per alleviarle i dolori).
Cassazione penale sez. VI, 29/05/2017, n.35233
Risponde del reato ex art. 328 c.p. il medico che non prescriva alla paziente i farmaci necessari.
Cassazione penale sez. VI, 30/03/2017, n.21631
Configurano il reato di rifiuto di atti di ufficio una richiesta o un ordine, ovvero un’urgenza sostanziale.
Il reato di rifiuto di atti d’ufficio di cui all’art. 328, comma 1, c.p. è un reato di pericolo che prescinde dal concreto esito dell’omissione e che, in ambito sanitario, si configura non solo a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche quando sussista un’urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell’atto, essendo del tutto privo di fondamento, pertanto, l’assunto per cui la configurabilità del reato in parola ricorrerebbe solo con riguardo all’attività del medico di guardia che ometta di recarsi a visitare il paziente presso il proprio domicilio e non anche, a determinate condizioni, con riguardo al sanitario che presti tale attività presso una struttura ospedaliera in cui il paziente è assistito da personale infermieristico dedito a monitorarne le condizioni fisiche e i parametri vitali.
Cassazione penale sez. VI, 29/09/2016, n.40753
Costituisce rifiuto di atti d’ufficio il rifiuto da parte del medico di guardia del pronto soccorso di visitare il paziente.
Non costituisce legittimo esercizio di un potere discrezionale, ma integra il delitto di rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 comma 1 c.p.) la condotta del medico di guardia del pronto soccorso che si rifiuti di visitare il paziente, adducendo la pretesa differibilità dell’intervento, testimoniata dall’attribuzione del codice di triage verde, anche laddove le condizioni di salute del medesimo non siano poi risultate gravi in concreto o non si siano aggravate in conseguenza dell’omissione.
Cassazione penale sez. VI, 27/10/2015, n.47206
Risponde a titolo di rifiuto di atti d’ufficio il medico in servizio di reperibilità che ometta di recarsi in ospedale.
Il medico in servizio di reperibilità di cui sia stato richiesto l’intervento in ospedale da parte di medico già presente, per una situazione di urgenza sanitaria da quest’ultimo valutata sussistente, risponde del reato di rifiuto di atti d’ufficio, ove si rifiuti di recarsi in ospedale, sul presupposto che non sarebbe ravvisabile alcuna situazione di urgenza: ciò perché il sanitario in servizio di pronta reperibilità non ha alcuna possibilità di sindacare la necessità e l’urgenza della chiamata.
Cassazione penale sez. III, 17/02/2015, n.9809
Non è configurabile il reato di rifiuto di atti d’ufficio in assenza del nesso eziologico tra mancato intervento del medico di guardia e decesso del paziente.
Cassazione penale sez. VI, 20/01/2015, n.10130
Risponde ex art. 328 c.p. il medico che durante il turno di guardia si limiti a prescrivere la terapia farmacologica anziché visitare il paziente.
Non risponde del delitto di rifiuto di atti d’ufficio il medico che, durante il turno di guardia medica, anziché recarsi di persona a visitare il paziente che denunci i sintomi di una malattia, ritenga sufficiente prescrivere una terapia farmacologica, allorquando non si accerti che la visita domiciliare fosse effettivamente obbligatoria in ragione del contesto della vicenda, e ciò in ragione dello spazio di discrezionalità scientifica comunque attribuita al sanitario.
Cassazione penale sez. VI, 11/11/2014, n.49537
Rispondono di rifiuto di atti d’ufficio gli infermieri che non prestino assistenza al paziente con disturbi psichiatrici e che omettano di allertare il medico di turno.
Cassazione penale sez. VI, 30/09/2014, n.4584
Risponde di omissione di atti d’ufficio il sanitario che rifiuti di ricoverare il paziente con diagnosi di politrauma da incidente stradale proveniente da altro ospedale.
Deve essere riconosciuta la responsabilità ex art. 328 c.p. per il sanitario che si rifiuta di ricoverare il paziente con diagnosi di politrauma da incidente stradale proveniente da altro ospedale per essere sottoposto a TAC e che accusi gravi ed improvvisi dolori addominali, trattandosi di una situazione con possibili conseguenze negative per la salute del paziente, cui non può opporsi alcun comportamento dilatorio, né un rifiuto avanzato sulla base del generico e formalistico richiamo a disposizioni regolamentari o a protocolli operativi secondo cui l’Ospedale che per primo prende in carico il paziente deve seguirlo per tutta la durata della degenza e deve coordinare tutti gli accertamenti del caso.
Art. 314 c.p. – Peculato
Il pubblico ufficiale [357] o l’incaricato di un pubblico servizio [358], che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro anni a dieci anni e sei mesi [316-bis, 317-bis, 323-bis].
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita [316-bis, 317-bis, 323-bis].
Cassazione penale sez. VI, 19/06/2018, n.40908
Risponde di peculato il medico operante in regime intra moenia che non giustifichi l’impiego delle somme ricevute.
Cassazione penale sez. II, 24/04/2018, n.25976
Responsabilità ex art. 314 c.p. del medico ospedaliero che percepisce compensi per visite intra moenia non autorizzate.
Commette il reato di peculato il medico ospedaliero che percepisce compensi dai pazienti per visite “intramoenia”, senza formale autorizzazione e senza versare alla struttura la quota prevista per legge, a nulla rilevando circa la configurabilità del delitto il fatto che l’azienda fosse a conoscenza di quanto accaduto. Lo ha ribadito la Cassazione confermando la condanna inflitta ad un medico. Nel caso di specie, si trattava di un cardiologo, assunto a tempo pieno e con impegno esclusivo presso l’ospedale, che per due anni aveva svolto attività intramuraria senza aver richiesto la specifica autorizzazione e senza lasciare nelle casse del nosocomio la quota del 52% di quanto percepito dai pazienti.
Cassazione penale sez. VI, 27/09/2017, n.48603
Risponde di peculato d’uso il medico addetto al servizio del 118 che si appropri dell’autoambulanza per uso personale e momentaneo.
Cassazione penale sez. VI, 16/03/2017, n.29782
Responsabilità ex art. 314 c.p. del medico operante in regime intra moenia che non versi quanto dovuto all’ospedale.
Cassazione penale sez. VI, 13/10/2016, n.51371
Configurazione del delitto di peculato.
Nel delitto di peculato l’appropriazione consiste in un comportamento uti dominus dell’agente nei confronti della cosa mediante il compimento di atti incompatibili con il titolo per cui possiede, in modo da realizzare la c.d. interversio possessionis e interrompere così la relazione funzionale tra il bene e il legittimo proprietario (fattispecie relativa all’utilizzo di locali e di apparecchiature ospedaliere per fini diversi da quelli istituzionali).
Cassazione penale sez. VI, 21/05/2015, n.35988
Commette peculato il medico che riscuota l’onorario ed ometta di versare all’azienda sanitaria quanto di spettanza.
Integra il delitto di peculato la condotta del medico dipendente di un ospedale pubblico il quale, svolgendo in regime di convenzione attività intramuraria, dopo aver riscosso l’onorario dovuto per le prestazioni, omette poi di versare all’azienda sanitaria quanto di spettanza della medesima, in tal modo appropriandosene, a condizione che la disponibilità del denaro sia legata all’esercizio dei poteri e dei doveri funzionali del medesimo, e non in ragione di un possesso proveniente da un affidamento devoluto solo intuitu personae, ovvero scaturito da una situazione contra legem, priva di relazione legittima con l’oggetto materiale della condotta. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata ritenendo che, pur essendo stata accertata l’illecita percezione di denaro e lo svolgimento dell’attività al di fuori delle regole prescritte per l’attività professionale intra moenia, non fosse stato chiarito se l’imputato avesse un titolo di legittimazione in base al quale, operando all’interno di un ospedale pubblico, aveva riscosso le somme di denaro dai pazienti).
Risponde di peculato il medico responsabile del SERT che distragga compresse di medicinale per la cessione a tossicodipendenti.
Integra il reato di peculato di cui all’art. 314 c.p. la condotta del medico responsabile del SERT che abbia distratto numerose compresse di un medicinale a base di sostanze stupefacenti delle quali aveva la disponibilità per ragioni del suo ufficio per la successiva cessione senza alcun piano terapeutico e senza prescrizione a soggetti tossicodipendenti.
Risponde di concussione il medico come unica possibilità l’esecuzione di interventi presso lo studio privato dietro pagamento di un corrispettivo.
Integra il delitto di concussione e non quello di induzione indebita, la condotta del dirigente medico preposto ad eseguire le interruzioni di gravidanza, il quale, approfittando della grave compressione della libertà di autodeterminazione delle vittime e palesando l’insussistente impossibilità di eseguire gli interventi presso la struttura pubblica, prospetti quale unica alternativa l’illecita esecuzione degli aborti presso il suo studio privato previo versamento di un corrispettivo in danaro.
Cassazione penale sez. VI, 15/11/2016, n.53444
Commette concussione il medico che determini le pazienti ad eseguire illegalmente interventi presso il proprio studio.
Cassazione penale sez. VI, 11/02/2013, n.11793
Risponde di concussione per costrizione il medico che approfitti del proprio ruolo professionale per operare personalmente i pazienti dietro pagamento di un corrispettivo.
Cassazione penale sez. VI, 22/04/2010, n.17234
L’induzione ex art. 317 c.p. sussiste anche in presenza della sola richiesta di indebiti compensi da parte del medico.
L’induzione, sufficiente per la configurazione del reato di cui all’art. 317 c.p., sussiste anche in presenza della sola richiesta di compensi indebiti da parte del medico, preposto al servizio pubblico sanitario, rivolta a persone malate o ai loro familiari, dal momento che questi soggetti si trovano particolarmente indifesi di fronte ad un medico, dalle cui prestazione dipende la conservazione di un bene fondamentale, quale la salute. L’induzione non è vincolata a forme predeterminate e tassative, potendo concretizzarsi anche in frasi indirette ovvero in atteggiamenti o comportamenti surrettizi, che si esplicitano in suggestione tacita, ammissioni o silenzi, purché siano idonee ad influenzare la volontà della vittima, convincendola dell’opportunità di provvedere al pagamento indebito richiesto.
Art. 318 – Corruzione per l’esercizio della funzione
Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da tre a otto anni.
Art. 319 – Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio
Il pubblico ufficiale [357], che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni [32, 32-quater, 319-bis, 319-ter, 320, 321, 3222, 4, 323-bis; 3812b, 4 c.p.p.] (4).
Commette corruzione il medico che percepisce indebitamente somme di denaro in cambio del rilascio di falsa documentazione sanitaria.
Risponde di corruzione ex art. 318 c.p. il rappresentante farmaceutico che corrisponde denaro al primario ospedaliero in cambio dell’impegno del medico a prescrivere un farmaco.
Realizza il reato di corruzione il ginecologo che accetta denaro per concorrere ad affidare un nascituro a terzi.
Cassazione penale sez. VI, 03/02/2016, n.6677
Integra il reato di corruzione propria la condotta di “vendita” della discrezionalità accordata dalla legge al pubblico ufficiale.
Integra il delitto di corruzione propria la condotta del pubblico ufficiale che, dietro elargizione di un indebito compenso, esercita i poteri discrezionali spettantigli rinunciando ad una imparziale comparazione degli interessi in gioco, al fine di raggiungere un esito predeterminato, anche quando questo risulta coincidere, “ex post”, con l’interesse pubblico, e salvo il caso di atto sicuramente identico a quello che sarebbe stato comunque adottato in caso di corretto adempimento delle funzioni, in quanto, ai fini della sussistenza del reato in questione e non di quello di corruzione impropria, l’elemento decisivo è costituito dalla “vendita” della discrezionalità accordata dalla legge. (Fattispecie in cui l’indagato, in qualità di Presidente della Commissione medica di verifica presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva ricevuto somme di denaro da un medico legale per far ottenere benefici pensionistici ai suoi pazienti. In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante, per escludere il reato, la circostanza che, trattandosi di persone affette da gravi patologie, sarebbero stati comunque riconosciuti loro i benefici richiesti).
Delitti contro la fede pubblica ascrivibili all’esercente la professione ... Delitti contro l’amministrazione della giustizia ascrivibili all’esercente...

References: art. 348
 art. 113
 art. 348

Art. 323

Art. 328
 art. 328
 art. 328
 art. 328
 art. 328

Art. 314
 art. 314
 art. 314
 sentenza 
 art. 317

Art. 318

Art. 319
 art. 318