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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 24/03/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 24/03/2015
Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 24 marzo 2015
Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 24 marzo 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e http://hudoc.echr.coe.int.
Antonio Messina c. Italia 39824/07 3 Il ricorrente è un italiano, Antonio Messina, il quale è stato condannato più volte per reati gravi e in ultima battuta nel 2001 per appartenenza ad associazione per delinquere di stampo mafioso. Il signor Messina nel 1998, nel 2003 e 2004 ha chiesto e ottenuto la riduzione della pena di 45 giorni per ogni semestre di buona condotta mantenuta. Il 14 giugno 2004 il tribunale di Bologna, responsabile per l’esecuzione della sentenza, ha rifiutato la richiesta di riduzione della pena riguardo al primo periodo di reclusione scontato, ovvero dal 1993 al 1998, in quanto l’attività criminale si era conclusa solo nel 1998; questa decisione è stata successivamente annullata e al ricorrente è stata concessa un’ulteriore riduzione della pena di 405 giorni che ha portato all’immediata scarcerazione.
Ora il ricorrente sostiene che il ritardo ha avuto l’effetto di allungare illegittimamente la reclusione e di non aver ricevuto un risarcimento per il periodo di detenzione illegittimamente scontato e si appella all’articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) della convenzione. Inoltre richiama l’art. 6 (diritto ad un equo processo) per l’ingiusta procedura a lui riservata. Articolo 5
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - regolare stato di arresto o di detenzione Articolo 5-1-a - dopo la condanna)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-5 – Risarcimento)
Gallardo Sanchez c. Italia 11620/07 2 Il 19 aprile 2005 il signor Gallardo Sanchez è stato arrestato dalle forze dell’ordine di Roma, in esecuzione di un mandato di arresto emesso dalla corte di appello di Atene che lo accusava di incendio doloso e richiedeva l’estradizione del soggetto per sottoporlo a giudizio.Per una serie di lungaggini burocratiche e giuridiche la sua detenzione dura fino al 26 ottobre 2006, giorno in cui è stato estradato. Il ricorrente invoca l’art. 5 della convenzione Edu(diritto alla libertà e alla sicurezza) sostenendo l’eccessiva durata della detenzione in vista dell’estradizione, tenuto conto della semplicità del caso. Articolo 5 Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della libertà nel regolare stato di arresto o di detenzione.
Articolo 5-1-f– Estradizione)
Stettner c. Polonia 38510/06 3 Il signor Seweryn Stettner è un anziano medico specializzato in trapianti di rene, accusato di aver ricevuto delle tangenti dai suoi pazienti e sulla base di ciò nel 2006 viene assoggettato alla custodia in carcere per sei mesi come misura cautelare. Nel frattempo il ricorrente ha proposto due volte appello contro la misura applicata sostenendo di soffrire di apnee notturne che mettevano in pericolo la sua vita. In entrambi i casi i giudici hanno rigettato la richiesta temendo che potesse ostacolare il procedimento e ritenendo di avergli fornito l’assistenza medica necessaria durante la detenzione.
Il signor Stettner afferma che la sua vita è stata messa in pericolo durante la detenzione e lamenta l’eccessiva durata della stessa, così invoca l’art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) e l’art. 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) della convenzione. Articolo 3
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza di custodia cautelare)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Decisione del tribunale
Decisione entro un breve termine)
Associazione per la difesa dei diritti umani in Romania - Comitato di Helsinki per conto di Ionel Garcea c. Romania 2959/11 2 Ionel Garcea è un detenuto condannato a sette anni di carcere al quale è stato diagnosticato una malattia mentale ed altri problemi di salute che l’hanno portato a diversi ricoveri presso il reparto psichiatrico dell’ospedale della prigione. Il caso concerne il difficile accesso alle cure mediche da parte del detenuto e i maltrattamenti denunciati dal sig. Garceaad una televisione locale durante la sua detenzione: denunciò di esser stato picchiato in diverse occasioni dalle guardie carcerarie e che in una di queste è stato ricoverato in ospedale a causa delle ferite. Durante un tentativo di suicidio Ionelsi è infilato un chiodo in testa e dopo essere stato sottoposto ad intervento chirurgico presso un ospedale civile è stato ritrasferito a Rahova nell’ospedale della prigione dove è morto un mese dopo a causa di infezioni legate all’operazione e broncopolmonite.
Vista l’assenza di parenti l’associazione che porta avanti il ricorso invoca l’art. 2 (diritto alla vita), l’art 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) sottolineando che non è stato fornito un livello sufficiente di assistenza medica compatibile con le esigenze di salute psichica e fisica del detenuto. Inoltre lamenta che le indagini amministrative e penali svolte non sono state insoddisfacenti e carenti di alcuni passaggi essenziali ed invoca l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della convezione. Articolo 3 Respinta obiezione preliminare unita al merito (articolo 35-1 - Esaurimento dei ricorsi interni)
respinta eccezione preliminare (Articolo 34 - Legittimazione ad agire)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento effettivo) (aspetto procedurale)
Milena Felicia Dumitrescu c. Romania 28440/07 3 La ricorrente Milena Dumitrescu è una cittadina rumena la quale nel 1998 presenta denuncia penale nei confronti di un uomo sostenendo di essere stata vittima di aggressione, stupro e furto. Dopo tre settimane l’uomo viene arrestato e accusato di furto ma l’inchiesta viene abbandonata nel 2003 ma proseguono le indagini sulle accuse di lesioni personali e condotta minatoria. Dopo lo svolgimento di diverse udienze senza il rinnovo degli avvisi all’imputato, nel 2005 è emerso che aveva lasciato la Romania e l’indagine viene sospesa perché il reato non era stato dimostrato. Come conseguenza i reati cadono in prescrizione e la signora Dumitrescu ricorre invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della convenzione e lamenta l’assenza di un indagine efficace a seguito della denuncia penale. Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Accertamento effettivo) (aspetto procedurale)
Pop e altri c. Romania 31269/06
3 I ricorrenti sono quattro cittadini rumeni, due militari e due civili, e il loro caso riguarda il traffico di visti Schengen; questi sono stati processati e condannati a pene detentive da sei mesi a due anni da un tribunale militare sulla base di intercettazioni telefoniche effettuate in segreto dai militari che hanno svelato dei traffici illeciti di visti di passaggio. I ricorrenti invocano l’art. 6 (diritto ad un equo processo) sostenendo di non esser stati in grado di preparare la loro difesa in quanto le autorità non hanno rivelato tutte le prove in loro possesso; inoltre invocano l’art. 8 (diritto al rispetto della vita privata, del domicilio e della corrispondenza) asserendo l’illegittimità delle intercettazioni telefoniche. Articolo 6
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale)
Articolo 6-1 – Equo processo
Vereş c. Romania 47615/11 3 Cornel Veres è un cittadino rumeno di 51 anni e la sua vicenda giudiziaria ha inizio il 27 giugno 2009 quando viene arrestato in un bar perché molestava le cameriere in evidente stato di ubriachezza. Nella stessa sera il sig. Veres ha ricevuto cure mediche psichiatriche a causa del suo comportamento aggressivo che gli ha causato diverse ferite alla testa, alle mani e allo stomaco. Più volte il ricorrente ha richiesto un rapporto dall’istituto di medicina legale per poter constatare che le ferite erano state causa dall’illegittimo comportamento del poliziotto; tutte le richieste sono state respinte. Il signor Veres sostiene di esser stato maltrattato durante il suo arresto da parte del poliziotto e invoca l’art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti). Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 – trattamento degradante) Trattamento inumano (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Accertamento effettivo) (aspetto procedurale)
Zaieţ c. Romania 44958/05 1 Parasca Zaieţ è un cittadino romeno e il caso riguarda l’annullamento della sua adozione 31 anni dopo su richiesta della sorella (anche lei adottiva). Dopo la morte della madre i fratellastri sono chiamati a succedere all’eredità della madre che consisteva in un terreno forestale; la sorella agiva in giudizio e otteneva l’annullamento dell’adozione del fratello così da escluderlo dalla successione. Il signor Zaieţ invoca l’art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) sostenendo che l'annullamento della sua adozione era un'intrusione arbitraria e sproporzionata nella sua vita familiare. Richiamando l’art. 1 del protocollo addizionale n. 1 (protezione della proprietà) della Convenzione, lamenta la perdita della possibilità di succedere nella parte di eredità a lui spettante pari a 5 ettari di foresta. Articolo 8
Obiezione preliminare unito al merito e respinta (articolo 35-3 - Ratione materiae)
Danno patrimoniale e non patrimoniale - (articolo 41 - Danno morale - danno pecuniario - Equa soddisfazione)
İsmail Sezer c. Turchia 36807/07 3 İsmail Sezer è un insegnate turco, nonché segretario del sindacato locale al quale viene inflitta una sanzione disciplinare per aver partecipato ad una tavola rotonda con tema "i problemi della Turchia e dei mezzi di trovare una soluzione" organizzata dal partito di sinistra filo-curdo. Nonostante l’impugnativa davanti al prefetto il suo ricorso viene respinto e il signor Sezer invoca davanti la corte europea dei diritti dell’uomo l’art. 11 (diritto alla libertà di riunione e di associazione) ritenendo la sanzioneuna ingerenza sproporzionata nella sua libertà e l’art. 13 (diritto ad un ricorso effettivo) lamentando di non aver potuto adire un tribunale a causa di una legge che all’epoca di fatti impediva il ricorso. Articolo 11
Violazione dell'articolo 11 - Libertà di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Libertà di associazione)
Violazione dell'articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - rimedio efficace)
Kücükbalaban e Kutlu c. Turchia 29764/09 36297/09 3 I ricorrenti AygülKüçükbalaban e MehmetKutlu sono due insegnanti che esercitano in una scuola pubblica e sono membri di un sindacato. I due vengono puniti con il blocco dell’avanzo di carriera per un anno, per aver partecipato ad una manifestazione a sostegno della pace. Küçükbalaban e Kutlu invocano l’art. 11 (diritto alla libertà di riunione e di associazione) ritenendo la sanzione in violazione del suddetto diritto e inoltre l’art. 6 (diritto ad un equo processo) lamentando l’assenza di un rimedio giurisdizionale effettivo. Articolo 6
SüleymanDemir e HasanDemir c. Turchia 19222/09 3 SüleymanDemir e HasanDemir sono due cittadini turchi, rispettivamente padre e figlio; il loro caso riguarda dei maltrattamenti subiti nel 2007 da Süleyman mentre si trovava nella stazione di polizia locale di Çukurca per accertamenti. Nonostante le denunce e i referti medici con il report degli abusi i due non ottengono giustizia in quanto in primo esame sia la corte militare penale che il procuratore di Çukurca si dichiarano incompetenti a giudicare il caso. Tuttavia nel 2012 il caso è passato alla corte dei magistrati di Çukurca dove risulta ancora pendente. Padre e figlio invocano l’art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) per le violenze e le intimidazioni subite per mano dei due gendarmi. Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Italia Polonia Romania Turchia Tutte le sentenze	2015-03-24
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