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Timestamp: 2020-02-17 14:19:45+00:00

Document:
lpd: (Corte di Cassazione - Sezione Lavoro, Sentenza 8 giugno 2009, n.13167: Contestazione disciplinare al lavoratore - Immediatezza - Buona fede).
Cass. civ. Sez. lavoro, 08-06-2009, n. 13167
Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente -denunciando "insufficienza ed illogicità della motivazione per avere ritenuto giustificato il licenziamento, sistematicamente svalutando le ragioni di esse ricorrenti e privilegiando aprioristicamente le versioni della Banca così affermando con giusta causa inesistente" - rileva criticamente che "il licenziamento di esso ricorrente era palesemente ingiustificato, essendo frutto del tentativo della Banca di addossare al direttore della filiale scostamenti da prescrizioni formali sempre consentiti e incentivati per accrescere i profitti e, poi, iniquamente disconosciuti e demonizzati solo per gli affari rivelatisi non convenienti, sicchè la sentenza impugnata, prima di ritenere giustificato il licenziamento, avrebbe dovuto pretendere dalla Banca la prova sulla normale operatività del ricorrente onde verificare che le operazioni contestate non ne avessero molte altre ex ante identiche e mai contestate perchè risultate ex post convenienti". 2 - Il primo motivo di ricorso come dianzi proposto appare meritevole di accoglimento.
Ma la Corte di appello di Roma - per statuire la legittimità della sanzione disciplinare come dinanzi irrogata - ha argomentato che "il criterio di immediatezza va inteso in senso relativo dovendosi tener conto della specifica natura dell'illecito disciplinare, nonchè del tempo occorrente per l'espletamento delle indagini tanto maggiore quanto più è complesso l'organizzazione aziendale: in sostanza il principio della immediatezza della contestazione dell'addebito ben può essere compatibile con un intervallo di tempo necessario, in relazione al caso concreto e alla complessità dell'organizzazione del datore di lavoro, ad un'adeguata valutazione della gravità dell'addebito da muovere al dipendente". Le argomentazioni addotte dalla Corte territoriale per rifarsi alla equivoca formula della "relatività del requisito dell'immediatezza della contestazione disciplinare" non sono condivisibili in quanto: a) il "tener conto della specifica natura dell'illecito disciplinare in relazione al caso concreto" costituisce una argomentazione pleonastica (se non tautologica) connessa ad ogni infrazione disciplinare e non può certo sovvertire quelle che sono le regole dal procedimento disciplinare e, in primo luogo, il principio di immediatezza della contestazione; b) sotto l'ulteriore profilo, non è consentito che la ipotizzata complessità dell'organizzazione aziendale, con la conseguente pretesa necessità di coordinamento tra i vari uffici, faccia ritardare indebitamente la contestazione disciplinare, non potendo difficoltà o carenze organizzative pregiudicare il diritto del lavoratore a una pronta effettiva difesa, perchè in caso contrario la istituzione di una miriade di strutture (si pensi ad aziende di ben più rilevanti dimensioni della Banca in questione) potrebbe procrastinare ad libitum l'instaurazione di un procedimento disciplinare; c) la "complessità dei comportamenti irregolari accertati in sede ispettiva" poteva incidere, al massimo, sulla durata della ispezione, ma - una volta individuate in sede ispettiva le infrazioni - non poteva certo giustificare la tardività della relativa contestazione; d) l'argomento della concessione al dipendente di un termine di difesa più lungo di quello ordinario" è stato definito nella stessa sentenza impugnata "ad colorandum", sicchè sulla irrilevanza dello stesso per tentare di corroborare la c.d. relatività del requisito dell'immediatezza non si può che concordare ribadendone l'assoluta ininfluenza sull'effettiva sostanza della questione in esame.
E' da aggiungere che il cennato illegittimo ritardo della contestazione disciplinare ha comportato che pure con eccessiva e parimenti illegittimo ritardo - non giustificabile, anche in questo caso, dalla c.d. complessità dell'organizzazione aziendale e dalla suddivisione dei poteri di accertamento e deliberativo tra diversi organi della Banca - è stata adottata la sanzione del licenziamento per giusta causa ciò in violazione, oltre che dei principi sanciti dalla L. n. 300 del 1970, art. 7 e degli artt. 1175 e 1375 c.c., del principio che connota il licenziamento per giusta causa "che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro". 3 - In definitiva, alla stregua delle considerazione svolte, il primo motivo di ricorso deve essere accolto - e, di conseguenza, deve essere dichiarato assorbito il secondo motivo di ricorso data l'assoluta priorità, al fine della decisione, della questione prospettata con il primo motivo così come testè risolta da questa Corte - e, in relazione al motivo accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa va rimessa ad altro Giudice - che si designa nella Corte di appello di Roma (in diversa composizione) - che, decidendo il giudizio ex art. 384 c.p.c., si atterrà a quanto dianzi statuito e, in particolare, si uniformerà ai seguenti principi di diritto: "la contestazione disciplinare per essere considerata legittima deve presentare il carattere della immediatezza e tale carattere essenziale trova fondamento nella L. n. 300 del 1970, art. 7, commi 3 e 4, che riconosce al lavoratore incolpato il diritto di difesa da garantirsi nella sua effettività al fine di consentirgli l'allestimento del materiale difensivo (pronto riscontro delle accuse con eventuali testimonianze e documentazione) in tempi ad immediato ridosso dei fatti contestati ed in modo che lo stesso lavoratore possa contrastare più efficacemente il contenuto delle contestazioni mossegli dal datore di lavoro, dovendosi anche considerare (nella valutazione del rilievo del cennato carattere) il giusto affidamento del prestatore, nel caso di ritardo nella contestazione, che il fatto incriminabile possa non avere rivestito una connotazione disciplinare, dato che l'esercizio del potere disciplinare non è, per il datore un obbligo, bensì una facoltà.

References: Sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 sentenza 
 art. 384
 art. 7