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Timestamp: 2017-07-22 08:42:13+00:00

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Merce congelata senza indicazione e frode in commercio	08 January 2014 |
Stampa “La mera detenzione all’interno di un frigorifero di merce congelata e la mancata indicazione nella liste delle vivande di detta qualità integra l’ipotesi di tentativo di frode in commercio e ciò a prescindere dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore”
Si tratta di una norma già prevista dal codice Zanardelli (ovvero il codice penale precedente all’attuale Codice Rocco, in vigore dal 1930) e posta, in prima battuta, alla tutela dell’onesto svolgimento del commercio e, più indirettamente, anche alla difesa dell’interesse patrimoniale dei singoli, siano essi consumatori o produttori. Con la sentenza sopra massimata la Sezione Terza della Suprema Corte si è nuovamente pronunciata su tale reato occupandosi, in particolare, della configurabilità del tentativo, questione non banale già affrontata – ma, come vedremo, senza giungere ad univoche conclusioni - dalla giurisprudenza degli ultimi decenni. Il problema concerne la necessità di individuare, in buona sostanza, il minimum in presenza del quale la condotta diviene penalmente rilevante o, in altre parole, il momento iniziale da cui configurare il reato tentato in applicazione dell’art. 56 c.p., secondo il quale “chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato se l’azione non si compie o l’evento non si verifica”.
Il ragionamento delle Sezioni Unite, in particolare, muove dall’esame del concetto di “univocità” della condotta tentata che potrà dirsi tale solo se idonea a dimostrare - per le sue caratteristiche oggettive ed in virtù dell’id quod plerumque accidit - le intenzioni dell’agente univocamente dirette a commettere la frode. Sulla base di tale presupposto, pertanto, la mera detenzione di prodotti “diversi”, senza che questi siano esposti o offerti al pubblico, non potrà integrare nemmeno il tentativo trattandosi di una condotta priva del requisito della “univocità”, mentre, viceversa, l’esposizione al banco o l’offerta al pubblico, anche se priva di un “inizio di pattuizione” con il consumatore, potranno essere idonee a dimostrare univocamente le intenzioni dell’agente e, in ultima analisi, a realizzare il reato tentato. Riassumendo il pensiero le Sezioni Unite del 2000, quindi, affinché vi sia frode tentata la merce dovrà essere quantomeno esposta al banco, non essendo sufficiente la mera detenzione della merce e non essendo necessario l’instaurarsi di un rapporto contrattuale tra agente e acquirente.
Curiosamente, però, tale dotta ed autorevole interpretazione non ha affatto risolto la querelle in quanto, da allora fino ad oggi, si sono registrate ulteriori pronunce di legittimità che - più o meno implicitamente, come si vedrà - hanno sostanzialmente ignorato tali principi ed il distinguo operato dalle Sezioni Unite. In alcune decisioni, infatti, si è ritenuto, nuovamente, che in assenza di un rapporto contrattualistico o di un accordo teso a consegnare all’acquirente un prodotto diverso da quello oggetto di pattuizione, il reato non potrà dirsi nemmeno tentato (Cass. Pen. III, 18/11/08, n. 6885; Cass. Pen. III, 11/6/2003, n. 28828; Cass. Pen. III, 25/9/02, n. 37569; Cass. Pen. III, 22/6/01, n. 35743). Altre e più recenti sentenze, invece, hanno stabilito che anche la semplice detenzione della merce potrà costituire un dato sufficientemente univoco per realizzare il tentativo (Cass. Pen. III, 19/9/13, n. 41699; Cass. Pen. III, 28/10/10, n. 41758; Cass. Pen. III, 18/12/08, n. 3479; Cass. Pen. III, 5/11/08, n. 1454; Cass. Pen. III, 9/7/04, n. 36056). Ebbene, il caso in esame (in cui si punisce, come già detto, la mera detenzione della merce “congelata” senza la relativa indicazione nel menu) rientra evidentemente in tale ultimo orientamento.
In conclusione, quindi, in tema di tentativo di frode in commercio ex artt. 56 e 515 c.p. non vi sono ancora né univocità di vedute, né chiarezza di intenti e da tale situazione di incertezza, probabilmente, non potranno che scaturire ulteriori e, si auspica, più precise ed attente pronunce. Etichettato sotto
Il “nuovo” reato di dichiarazione infedele ha parzialmente abolito la fattispecie precedente Minaccia di licenziamento, invito alle dimissioni ed estorsione Usurpazione brevettuale e danno di particolare tenuità Rubriche	Ambiente e EnergiaArt LawAssicurazioniBanking & FinanceCharities & Social EnterprisesContratti d'ImpresaCompliance 231Criminal LawWealth Management & Private ClientCorporate M&AEnti Pubblici e AppaltiFamiglia e SuccessioniFondi e Finanziamenti pubbliciIntellectual PropertyLavoro e Relazioni IndustrialiLife SciencesNavigazione e TrasportiPrivacy & Data ProtectionRecupero Crediti e EsecuzioniResponsabilità civile e Risarcimento danniRestructuring & InsolvencySanitàStartupTaxTMT CybersecurityTMT - Media EntertainmentTMT - Technology

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