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Timestamp: 2020-08-14 18:20:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 34350 del 23/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34350 del 23/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 23/12/2019, (ud. 21/11/2019, dep. 23/12/2019), n.34350
sul ricorso iscritto al n. 13771/2017 proposto da:
(C.F.: 80224030587), presso i cui uffici in Roma, Via dei Portoghesi
12, è domiciliata;
D.D. e P.M.;
avverso la sentenza n. 2886/23/16 della Commissione tributaria
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 21/11/2019
dal Consigliere Dott. Pepe Stefano.
1. L’Agenzia del territorio di Lecce, a seguito di richiesta di classamento del Comune di Lecce L. n. 311 del 2004 ex art. 1, comma 335, notificava a D.D. e P.M. il conseguente avviso di accertamento con rideterminazione della rendita catastale.
2. A seguito di ricorso proposto dai contribuenti la CTR della Puglia, con sentenza n. 2886/23/2016, depositata il 24/11/2016, confermava la sentenza di primo grado e, per l’effetto, accoglieva il ricorso proposto dai ricorrenti rilevando il difetto di motivazione nell’atto di accertamento impugnato.
3. Avverso tale sentenza l’Agenzia dell’entrate propone ricorso per cassazione affidato a due motivi.
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, per non aver la CTR disposto la sospensione del processo per pregiudizialità, in ragione della pendenza del giudizio dinnanzi al Consiglio di Stato avente ad oggetto le delibere con le quali il Comune di Lecce aveva dato avvio a procedimento L. n. 311 del 2004 ex art. 1, comma 335; delibere poste a fondamento, tra gli altri, dell’avviso di classamento impugnato.
2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, avendo la CTR errato nel ritenere necessaria una specifica autonoma motivazione del singolo atto di classamento essendo all’uopo sufficiente il richiamo da esso fatto alla procedura presupposta di cui all’art. 1 cit., stante anche la sua natura di revisione generalizzata e non puntuale del singolo immobile.
Sempre con riferimento all’onere motivazionale questa Corte, secondo un orientamento pienamente condivo dal Collegio, ha affermato che “In tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell’ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona nella quale l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, il provvedimento di riclassamento, atteso il carattere diffuso dell’operazione, deve essere adeguatamente motivato in merito agli elementi che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento della singola unità immobiliare, in modo che il contribuente sia posto in condizione di conoscere le ragioni che ne giustificano l’emanazione” (ex plurimis Cass. n. 9770 del 2019). In tali casi, dunque, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento che si limiti a richiamare i rapporti di cui al citato art. 1, comma 335 e il relativo loro scostamento nonchè i provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, laddove da tali ultimi non siano evincibili gli elementi che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento. Allo stesso modo non può ritenersi sufficiente il riferimento a generici miglioramenti della microzona dovuti ad interventi pubblici e privati. Ciò vale anche considerando che l’attribuzione di una determinata classe è correlata sia alla qualità urbana del contesto in cui l’immobile è inserito (infrastrutture, servizi, eccetera), sia alla qualità ambientale (pregio o degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici) della zona di mercato immobiliare in cui l’unità stessa è situata, sia infine alle caratteristiche edilizie dell’unità stessa e del fabbricato che la comprende (l’esposizione, il grado di rifinitura, eccetera). Le espressioni indicate, infatti, non sono tali da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni a base della pretesa impositiva, così da consentirgli sia di valutare l’opportunità di esperire l’impugnazione giudiziale, sia, in caso positivo, di contestare efficacemente l’an ed il quantum debeatur.
Da quanto sopra discende che l’Amministrazione è tenuta ad un adeguata valutazione, caso per caso, del singolo immobile, oggetto di riclassificazione, di talchè “poichè non è sufficiente il rispetto dei criteri generali previsti dalla norma, ma si richiede che l’attribuzione della nuova rendita venga contestualizzata in riferimento alle singole unità immobiliari, anche gli oneri motivazionali devono adeguarsi ad esigenze di concretezza e di analiticità, senza che possa ritenersi sufficiente una motivazione standardizzata, applicata indistintamente, che si limiti a richiamare i presupposti normativi in modo assertivo” (Cass. n. 19810 del 2019). In particolare, è necessario che dall’atto emergano gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento (Cass. n. 3156 del 2015).
La motivazione nei termini sopra indicati è elemento essenziale dell’atto e, quindi, deve sussistere a prescindere da una eventuale impugnazione di quest’ultimo, essendo la sua funzione quella di far comprendere al contribuente le ragioni poste a fondamento dell’azione amministrativa si da consentirgli di valutare l’opportunità di eventualmente proporre ricorso dinnanzi all’autorità giudiziaria. L’Amministrazione, quindi, non può limitarsi ad indicare di aver proceduto al classamento a seguito della procedura e sulla base dei dati essenziali del procedimento estimativo delineato dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, senza indicare gli elementi che in concreto hanno determinato lo scostamento previsto da tale norma e che non possono prescindere da quelli indicati dal D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8.
La CTR nel rigettare l’appello proposto dall’Agenzia dell’Entrate ha fatto corretta applicazione di tali principi.
Ed invero, il contenuto dell’atto impugnato – per come riassunto nella sentenza d’appello ed indicato nei suoi tratti essenziali nello stesso ricorso – non risponde a quei requisiti primi e indefettibili sopra indicati, in quanto caratterizzato da una motivazione generica e, dunque, meramente apparente affidata a formule stereotipate e di stile, se non meramente riproduttive di precetti normativi. In tal modo risultano assenti proprio quei dati primigeni ed essenziali del peculiare procedimento valutativo delineato dall’art. 1, comma 335, cit. e dalle fonti normative integrative e, dunque, specifici riferimenti all’immobile oggetto di revisione, rilevando la CTR che nel caso di specie “l’attribuzione della classe superiore e della relativa rendita, viene asetticamente applicata, al significativo scostamento dei valori medi e ai generici quanto indimostrati (…) interventi di riqualificazione della viabilità interna e di arredo urbano nel centro storico”.
4. La questione posta con il primo motivo – riguardante l’asserita pregiudizialità del giudizio pendente dinanzi al Consiglio di Stato sull’appello avverso la sentenza del giudice amministrativo, che ha annullato i presupposti atti amministrativi generali (T.a.r. Puglia, sez. Lecce, 11 luglio 2013, n. 1621) – è logicamente e giuridicamente irrilevante, attesa l’invalidità del nuovo classamento per irrimediabile vizio genetico di motivazione.
6. Nulla va disposto in ordine al governo delle spese del giudizio, in assenza di attività difensiva da parte della parte vittoriosa.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 Cass. 
 art. 1
 art. 1
 art. 8
 sentenza 
 sentenza