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Timestamp: 2020-08-12 22:03:50+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31175 del 28/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31175 del 28/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 28/11/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 28/11/2019), n.31175
sul ricorso 27767-2017 proposto da:
MARGHERITA 22, presso lo studio dell’avvocato SERGIO LEONARDI,
rappresentato e difeso dagli avvocati SILVIA UBALDI, ROBERTO UBALDI;
COLABETON SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 6, presso lo studio
dell’avvocato STEFANO TERRA, rappresentata e difesa dall’avvocato
UGO RONCHI;
CE.DA., COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI ITALIANA ASSICURAZIONI SPA,
INAIL-ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL
LAVORO, D.L.;
avverso la sentenza n. 1133/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
partecipata del 11/07/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO
Nel 1987 C.P. rimase folgorato mentre, dal tetto di un fabbricato in fase di restauro, dirigeva le operazioni di scarico del cemento liquido da una betoniera, mediante un braccio mobile.
La folgorazione avvenne perchè il braccio mobile della betoniera, durante le operazioni di scarico del cemento, urtò i cavi di un elettrodotto che sormontava l’edificio.
2. Per ottenere il risarcimento dei danni patiti in conseguenza del suddetto infortunio, C.P. convenne dinanzi al Tribunale di Pistoia D.L., Ce.Da. e la società Unibeton s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in Colabeton s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, la “Colabeton”), rispettivamente direttore dei lavori, conducente e proprietaria della betoniera.
La Corte d’appello di Firenze, con sentenza non definitiva 31.3.2010 n. 495, rigettò la domanda proposta nei confronti di D.L.; accolse la domanda proposta nei confronti di Ce.Da. e della Colabeton, attribuendo però alla vittima un concorso di colpa del 50%.
– che il braccio della betoniera aveva toccato i cavi elettrici;
– che al momento del fatto C.P. manovrava la parte finale del braccio meccanico;
– che al momento del fatto il lavoro di scarico del cemento si svolgeva sotto la direzione o comunque con la collaborazione di C.P.;
– che questi aveva accettato il rischio di eseguire il lavoro in condizioni di pericolosità.
6. Ricorre per cassazione avverso la suddetta sentenza C.P., con ricorso fondato su tre motivi ed illustrato da memoria.
Con la prima censura C.P. sostiene che la Corte d’appello non si è “attenuta al principio di diritto” affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 6977/16.
-) il giudice di rinvio, pertanto, non poteva tornare a sindacare se C.P. avesse o non avesse dato istruzioni e direttive al manovratore del braccio della betoniera.
Nè vi fu violazione alcuna del giudicato interno: infatti la cassazione della prima sentenza d’appello nella parte in cui aveva ritenuto sussistente un concorso di colpa della vittima consentiva al giudice di rinvio di riesaminare in punto di fatto la dinamica dell’infortunio, il ruolo delle parti e la rilevanza concausale della condotta della vittima.
2.1. Col secondo motivo il ricorrente lamenta la “violazione dell’art. 384 c.p.c. e del dovere di un formarsi al principio enunciato dalla Suprema Corte”. Deduce che, essendosi formato il giudicato sulla colpa del conducente dell’autobetoniera, ed essendo stata esclusa l’esistenza di rapporti contrattuali tra questi e la vittima, il giudice di rinvio doveva limitarsi a stabilire solo se nella condotta della vittima fossero ravvisabili “elementi di colpa extracontrattuale”; la Corte d’appello, invece, avrebbe debordato da tale perimetro, ravvisando una colpa contrattuale in capo alla vittima.
2.2. Il motivo, anche a prescindere da qualsiasi giudizio sulla sua coerenza con gli oneri di analiticità e specificità dettati dall’art. 366 c.p.c., n. 4 e 6, è manifestamente infondato, dal momento che l’art. 1227 c.c. si applica sia alle obbligazioni contrattuali, sia a quelle extracontrattuali (art. 2056 c.c.), e di conseguenza quale che fosse la qualificazione che si fosse voluta dare al rapporto intercorso tra le parti ed alla responsabilità dei convenuti, nell’uno come nell’altro caso spettava al giudice di merito il potere-dovere di stabilire se la vittima avesse o non avesse concorso alla produzione dell’evento dannoso.
In terzo luogo, il motivo è manifestamente infondato anche perchè poggia su una erronea lettura della sentenza impugnata: la Corte d’appello, infatti, non ha mai affermato che C.P. ed il manovratore della betoniera avessero stipulato un contratto, ma solo che “collaboravano” nelle operazioni di scarico del cemento. E va da sè che la collaborazione nell’esecuzione d’una operazione manuale può avvenire anche in via di fatto, senza implicare necessariamente la previa stipula d’un negozio giuridico.
3.1. Col terzo motivo il ricorrente lamenta il vizio di omessa pronuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4.
3.2. La Colabeton ha eccepito l’inammissibilità del motivo, a causa dell’avvenuta formazione del giudicato.
La sentenza di questa Corte n. 6977/16 non prese in esame il motivo di ricorso concernente il quantum debeatur per l’ovvia ragione che, essendo esso relativo alla liquidazione del danno, riguardava una parte della sentenza che, una volta accolto il primo motivo concernente la determinazione delle responsabilità, era dipendente da quella cassata e, come tale restava caducata ex art. 336 c.p.c., comma 1, con la conseguenza che sul punto la Corte fiorentina doveva pronunciarsi nuovamente.
3.4. Nel merito, il motivo è fondato, per la medesima ragione appena indicata alla fine del p. che precede.
La sentenza va dunque cassata con rinvio alla Corte d’appello di Firenze, affinchè provveda sul motivo d’appello concernente il quantum debeatur.

References: Sentenza 
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 art. 336
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