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Timestamp: 2020-08-12 22:09:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17609 del 14/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17609 del 14/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/07/2017, (ud. 24/05/2017, dep.14/07/2017), n. 17609
sul ricorso 15256-2016 proposto da:
RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A., (C.F. (OMISSIS), P.I. (OMISSIS)),
I.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA Q. MAIORANA 9
dall’avvocato AURORA FRANCESCA NOTARIANNI;
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L
ROSA PINO;
avverso la sentenza n. 146/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 5/2/2016;
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Messina in solo parziale riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, previa conferma della declaratoria di illegittimità dei contratti di arruolamento (a viaggio e/o a termine) stipulati tra I.R. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dal 1996 al 2008 per insufficienza delle indicazioni contenute negli stessi a configurare un pieno adempimento dell’osservanza delle norme imperative volte a prevenire gli abusi, della pronuncia di instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato e della quantificazione in 10 mensilità dell’indennità risarcitoria L. n. 183 del 2010, ex art. 32condannava la società a corrispondere al lavoratore anche la retribuzione dovuta dalla data della sentenza di primo grado fino alla riassunzione, detratto eventualmente l’aliunde perceptum;
– I.R. resiste con controricorso e fottnula, altresì, ricorso incidentale cui la società resiste con controricorso;
– con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1372 c.c. in relazione al mancato rilievo dell’intervenuta risoluzione per mutuo consenso per il comportamento concludente delle parti. Evidenzia che, nella specie, tale inerzia andava valutata con riguardo al primo dei contratti stipulati tra le parti ed oggetto di conversione;
– nel caso in esame, la Corte di appello ha respinto l’eccezione di scioglimento del vincolo contrattuale sul rilievo che dopo il contratto del 1996 lo I. era stato nuovamente chiamato al lavoro ed aveva stipulato con la stessa società altri contratti ma sempre a viaggio ovvero a tempo determinato: non aveva dunque conseguito una stabile occupazione nè rifiutato una o più chiamate al lavoro che potessero essere significative di un disinteresse al ripristino della piena funzionalità del rapporto; nè circostanza significativa poteva considerarsi l’accettazione senza riserve del t.f.r. all’atto della cessazione del rapporto o il mero decorso del tempo (che, pur di per sè rilevante, per essere espressivo di una tacita rinuncia a coltivare il diritto a far accertare l’illegittimità del termine apposto al contratto, è necessario concorra con altri elementi convergenti, ad indicare, in modo univoco ed inequivoco, la volontà di estinguere ogni rapporto di lavoro tra le parti – cfr. da ultimo Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2016 n. 21691, Cass. Sez. Un., 15 novembre 2016, n. 23226 -);
– con il secondo motivo la società denuncia violazione della L. n. 183 del 2010, art6. 32 per avere la Corte di appello disatteso la richiesta di riduzione dell’indennità risarcitoria formulata da R.F.I. S.p.A.;
– la Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la detetininazione in dieci mensilità dell’indennità di cui all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, e dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti e nell’anzianità del lavoratore. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei criteri di cui al citato L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8 involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere sindacate in questa sede (Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320, Cass. 5 marzo 2014, n. 5198, Cass. 17 marzo 2014, n. 6122, Cass. 8 settembre 2014, n. 18902);
– ragioni di ordine logico impongono a questo punto, prima dell’esame del terzo motivo di ricorso della società, quello del ricorso incidentale con il quale il lavoratore ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., artt. 1218,1223,1223,1226,2103 e 2059 c.c. e art. 432 c.p.c. nonchè omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno ulteriore per forzata inattivi come danno esistenziale ed alla professionalità;
– si rileva dalla sentenza impugnata e dal ricorso incidentale che il lavoratore aveva chiesto il solo risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni dovute negli intervalli di tempo non lavorati ed al riconoscimento dell’anzianità lavorativà;
– la domanda aveva, dunque, avuto ad oggetto espressamente il solo danno patrimoniale (tanto si evince chiaramente dal fatto che il risarcimento commisurato alle retribuzioni era stato chiesto in via subordinata/alternativa rispetto al pagamento diretto delle retribuzioni per i periodi di tempo in cui non era stata resa la prestazione lavorativa – cfr. pag. 2 della sentenza -) mentre alcun cenno vi era stato a quello non patrimoniale (nel cui ambito è ricompreso tanto il danno esistenziale, quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona, quanto il danno alla professionalità quale compromissione delle aspettative di sviluppo della personalità del lavoratore che si svolge nella formazione sociale costituita dall’impresa – cfr. Sezioni Unite n. 26972 in data 24 giugno 2008 -);
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale e del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 art. 8
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 432
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 13