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GrNet.it • Legge n. 539/50. : CARABINIERI - GrNet.it
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Inviato: gio mar 01, 2012 6:05 pm
da Cesare Silvestri
Chi sa dirmi se i benefici previsti dalla Legge n. 539/50 competono anche chi come il sottoscritto ha ricevuto l'iscrizione tabellare il giorno stesso della riforma da parte della cmo? La domanda va inoltrata all'Amministrazione oppure all'Ente pensionistico? Bisogna aspettare il parere del CdV oppure basta il parere della cmo? Grazie a chiunque saprà delucidarmi in merito!
Re: Legge n. 539/50.
Inviato: sab mag 11, 2013 4:46 pm
09/05/2013	201300754 Sentenza	1
N. 00754/2013 REG.PROV.COLL.
N. 02325/2008 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 2325 del 2008, proposto da:
C. T. A., A. B., C. D'O., R. F., C. F., P. G., R. M., N. M., B. M., P. P., A. P., S. R., A. S., G. T., L. V., rappresentati e difesi dall'avv. Pietro Frisani, presso il cui studio sono elettivamente domiciliati in Firenze, via Curtatone 2;
Ministero dell'Interno, Ministero dell’Economia e delle Finanze, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la cui sede sono domiciliati in Firenze, via degli Arazzieri 4;
I.N.P.S., rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonella Francesca Paola Micheli e Dario Marinuzzi, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale dell’ente in Firenze, via Torta 14;
del diritto dei ricorrenti ad ottenere la riliquidazione del trattamento di quiescenza con il computo del beneficio di cui all’art. 44 R.D. 1290 30.09.1922, così come richiamato dall’art. 1 L. 539/50, ognuno nella misura corrispondente al diritto corrispondente nonché del conseguente diritto ad ottenere il pagamento delle somme dovute per effetto della riliquidazione richiesta oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dal momento del pensionamento, nonché per l’annullamento di ogni atto di diniego del beneficio di cui sopra ancorché ignoto ai ricorrenti.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’I.N.P.S.;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 marzo 2013 il dott. Pierpaolo Grauso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato il 30 dicembre 2008 e depositato in pari data, C. T. A. e gli altri litisconsorti in epigrafe, tutti appartenenti alla Polizia di Stato collocati a riposo e titolari di invalidità e/o infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio, lamentavano di non aver fruito in costanza di servizio dei benefici loro spettanti a norma degli artt. 43 e 44 R.D. 1290/1922, come richiamati dall’art. 1 della legge n. 539/1950, e chiedevano pertanto che il tribunale volesse accertare il loro diritto alla riliquidazione dei trattamenti previdenziali rispettivamente goduti mediante il computo dei benefici predetti, con condanna del Ministero dell’Interno, del Ministero del Tesoro e dell’I.N.P.D.A.P., evocati in giudizio, al pagamento delle somme corrispondenti.
Costituitisi il Ministero dell’interno e quello dell’economia e delle finanze, nonché l’I.N.P.D.A.P. (e, a seguito della soppressione di quest’ultimo, l’I.N.P.S.), la causa veniva discussa e trattenuta per la decisione nella pubblica udienza del 20 marzo 2013.
I ricorrenti, già appartenenti alla Polizia di Stato e collocati a riposo, rivendicano il diritto alla erogazione dei benefici previsti dagli artt. 43 e 44 R.D. n. 1290/1922 in virtù dell’estensione di tali provvidenze, ad opera dell’art. 1 della legge n. 539/1950, ai dipendenti dello Stato portatori di una mutilazione o infermità contratta in servizio e per causa di servizio debitamente riconosciuta.
In via pregiudiziale, l’I.N.P.S. – che nel costituirsi ha fatto proprie le difese del soppresso I.N.P.D.A.P., cui è succeduto ex lege nelle more del giudizio – eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice adito, assumendo trattarsi di controversia ricadente nella giurisdizione della Corte dei Conti in materia pensionistica. In contrario, basti tuttavia osservare che la circostanza che i ricorrenti siano dipendenti in quiescenza non muta la natura della posizione soggettiva azionata, che origina pur sempre dal rapporto di impiego; di conseguenza, essa non determina alcuno spostamento della giurisdizione esclusiva spettante al giudice amministrativo in tema di impiego pubblico non privatizzato (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3538).
Ancora, l’I.N.P.S. eccepisce il proprio difetto di legittimazione passiva, sostenendo che sarebbe l’amministrazione di appartenenza dei ricorrenti l’unico soggetto eventualmente responsabile del mancato riconoscimento del diritto al beneficio in questione. L’eccezione è, ancora una volta, infondata, non potendosi dubitare del fatto che la legittimazione passiva dell’amministrazione di appartenenza del dipendente concorra con quella dell’ente previdenziale cui compete l’erogazione delle somme richieste dai ricorrenti, e questo avuto riguardo all’unitarietà dell’apparato amministrativo preposto alla liquidazione e corresponsione del trattamento pensionistico.
Il collegio non ritiene infatti che vi siano ragioni di deflettere dall’indirizzo espresso dal tribunale in controversie analoghe (cfr. T.A.R. Toscana, sez. I, 21 dicembre 2004, n. 6607) e condiviso dal giudice d’appello (cfr. Cons. Stato n. 3538/2011, cit.), in forza del quale l’art. 1 della legge n. 539/1950 reca una previsione chiara ed univoca nel senso che agli invalidi per servizio sono estesi i benefici che sono stati già riconosciuti agli invalidi di guerra, e tale da non suscitare alcun dubbio sul fatto che il rinvio alle “vigenti disposizioni”, al fine di individuare i benefici spettanti agli invalidi di guerra da applicare “anche agli invalidi per servizio”, si riferisca pure agli artt. 43 e 44 R.D. n. 1290/1922, come modificato dall'art. 2 R.D.L. n. 1284/1923. Per la spettanza del beneficio, dunque, “è solo necessario che, prima del collocamento a riposo, il dipendente abbia ottenuto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità o della lesione con ascrivibilità a pensione. Il beneficio stesso, poi, derivando direttamente dalla legge, è liquidabile d’ufficio, una volta intervenuto detto riconoscimento, con decorrenza da quest’ultimo, e a tale liquidazione non è d’ostacolo il passaggio dal sistema di progressione economica per classi e scatti d’anzianità a quello fondato sul salario individuale di anzianità, dovendo essere calcolato l’aumento stipendiale sulla retribuzione di livello, trasferendo poi, detta maggiorazione, ratione materiae, sulla retribuzione individuale di anzianità” (così T.A.R. Toscana n. 6607/2004, cit.).
Nella specie, risulta dalla documentazione in atti che tutti i ricorrenti si sono visti riconoscere in costanza del rapporto di impiego la dipendenza da causa di servizio di infermità ascritte a categorie di compenso, potendosi perciò considerare integrato il presupposto per l’insorgenza del diritto (l’unica precisazione da fare attiene alla posizione del ricorrente M…, nei cui confronti il riconoscimento deve essere appunto limitato alle sole patologie accertate anteriormente alla cessazione dal servizio, con esclusione, perciò, di quelle accertate dalla C.M.O. di Firenze il 6 ottobre 1992). Né, del resto, la posizione dei ricorrenti è incisa dall’art. 70 del D.L. n. 112/2008, convertito con modificazioni in legge n. 133/2008, che, con decorrenza dal 1 gennaio 2009, ha eliminato l'attribuzione di qualsiasi trattamento economico aggiuntivo previsto da norme di legge o pattizie ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche ai quali sia stata riconosciuta un'infermità dipendente da causa di servizio ed ascritta ad una delle categorie di cui alla tabella “A” annessa al D.P.R. n. 915/1978, e, contestualmente, ha abrogato gli art. 43 e 44 R.D. n. 1290/1922: la pretesa qui azionata ha infatti ad oggetto la riliquidazione del trattamento pensionistico sulla base di una situazione soggettiva maturata in seno al rapporto lavorativo e consolidatasi in epoca ben anteriore alle abrogazioni del 2008.
Se non vi sono ostacoli al riconoscimento del diritto dei ricorrenti alla riliquidazione della pensione, la pretesa al pagamento delle maggiori somme dovute sui ratei pregressi deve essere peraltro confrontata con l’eccezione di prescrizione quinquennale sollevata (prima dall’I.N.P.D.A.P. e poi dall’I.N.P.S., e comunque rilevabile d’ufficio nella materia previdenziale: cfr. Cons. Stato, sez. IV, 17 maggio 2012, n. 2843). Eccezione fondata, giacché imprescrittibile è il diritto alla pensione, ma non quello alla corresponsione dei singoli ratei, con la conseguenza che non possono formare oggetto di condanna, in quanto prescritti, tutti gli importi maturati anteriormente ai cinque anni che precedono l’introduzione del presente giudizio, vale a dire fino al 30 dicembre 2003. Sulle somme dovute spettano ai ricorrenti gli interessi e la rivalutazione monetaria nei limiti stabiliti dall’art. 16 co. 6 della legge n. 412/1991.
In forza delle considerazioni suesposte, deve essere dunque accertato e dichiarato il diritto dei ricorrenti alla riliquidazione del trattamento pensionistico, previa rideterminazione del trattamento economico percepito in costanza di servizio per effetto del computo dei benefici di cui agli artt. 43 e 44 R.D. n. 1290/1922. Dall’accertamento discende la condanna dei Ministeri resistenti e dell’I.N.P.S. a porre in essere tutte le attività occorrenti per la riliquidazione richiesta ed a corrispondere ai ricorrenti, per il futuro, i ratei di pensione nella maggior misura conseguente alla riliquidazione medesima e, per il passato, le maggiori somme spettanti sui ratei di pensione pregressi maturati dopo il 30 dicembre 2003, con l’aggiunta di interessi e rivalutazione nei limiti dianzi indicati.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione.
Condanna in solido i Ministeri resistenti e l’I.N.P.S. alla rifusione delle spese processuali, che liquida in complessivi euro 3.000,00, oltre agli accessori di legge.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2013 con l'intervento dei magistrati:
Inviato: mar apr 15, 2014 8:33 pm
Succede anche questo, pertanto leggete bene qui sotto poiché non gli sono stati riconosciuti.
- il 10 febbraio 2000 il dipendente aveva chiesto il riconoscimento della dipendenza della cds;
- il 19 settembre 2003 la CMO di Livorno con processo verbale aveva giudicato l’infermità ascrivibile all’8^ categoria
- il 29 aprile 2005 tutta la documentazione era stata trasmessa al CVCS, il quale con deliberazione n. …./2005 del 13 dicembre 2006 aveva espresso parere favorevole al riconoscimento della cds;
- il 31 maggio 2007 Il ricorrente cessava dal servizio per raggiunti limiti di età;
- in data 8 aprile 2010 il Servizio per il trattamento di pensione e la previdenza con D.M. riconosceva la dipendenza da cds, concedendo, altresì l’equo indennizzo di 8^ categoria, misura massima;
- il 14 marzo 2012 l’interessato chiedeva che gli venisse riconosciuto e attribuito il beneficio dello scatto stipendiale ai sensi della legge n. 539 del 1950;
- il 1° agosto 2012 la domanda veniva negativamente riscontrata dal T.E.P..
- il ricorrente lamenta inoltre il ritardo nell’emissione del D.M. dell’8 aprile 2010, il quale avrebbe dovuto essere adottato entro ‘venti giorni dalla data di ricezione del parere’ del comitato di verifica.
Il Consiglio di Stato con il presente Parere scrive:
1) - come rileva il ministero nella ricostruzione dell’applicazione della normativa in questione, alla luce delle rilevanti novità introdotte dal regolamento emanato con decreto del presidente della repubblica 29 ottobre 2001 n. 461, il dipartimento della funzione pubblica ha fornito indicazioni sul ‘momento’ esatto in cui sorge, nel nuovo quadro normativo, il diritto a percepire il beneficio previsto dalla legge n. 539 del 1950.
2) - Tale momento è stato individuato alla data del provvedimento formale di riconoscimento dell’infermità dipendente da causa di servizio che, per il personale della Polizia di Stato, viene emanato dal competente Servizio Trattamento di Pensione e Previdenza.
3) - Con una condivisibile interpretazione è stato altresì stabilito che l’attribuzione sugli emolumenti stipendiali degli scatti previsti dalla legge n. 539 del 1950 compete anche al personale che ha presentato l’istanza dopo la cessazione dal servizio purchè la vincolata ‘presa d’atto’ dell’Amministrazione (ovverosia il provvedimento di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio emanato in conformità al vincolante parere del comitato di verifica) sia stata emessa in costanza dell’attività di servizio dell’interessato; cessata la quale non possono più essere attribuiti scatti stipendiali.
4) - Nella specie osserva la Sezione che l’istanza presentata dal ricorrente è stata legittimamente respinta in quanto la presa d’atto da parte dell’Amministrazione è avvenuta ’dopo’ la sua cessazione dal servizio.
14/04/2014	201400181 Definitivo	1	Adunanza di Sezione 26/02/2014
Numero 01247/2014 e data 14/04/2014
Adunanza di Sezione del 26 febbraio 2014
NUMERO AFFARE 00181/2014
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor -OMISSIS-, nato a OMISSIS e residente a Livorno, contro il provvedimento ministeriale (Servizio per il trattamento di pensione e previdenza) dell’1 agosto 2012 con il quale gli sono stati negati i benefìci previsti dalla legge 15 luglio 1959 n. 539 per infermità già riconosciuta dipendente da causa di servizio.
Vista la relazione 17 dicembre 2013 prot. n. 333-A.U.C./10223FS/2659/PP con la quale il ministero dell’interno, dipartimento della pubblica sicurezza, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;
visto il ricorso, spedito alla Presidenza della Repubblica il 19 marzo 2013;
Il ministero nella relazione premette che con atto del 19 marzo 2013, il sostituto commissario della Polizia di Stato in quiescenza, sig. -OMISSIS-, ha proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per l’annullamento del provvedimento del Servizio per il trattamento di pensione e la previdenza del 1° agosto 2012, con cui è stata respinta l’istanza del 14 marzo 2012 per ottenere l’attribuzione dei benefici economici previsti dalla legge 15 luglio 1950 n. 539. Rileva poi che il 10 febbraio 2000 il dipendente aveva chiesto il riconoscimento della dipendenza della causa di servizio dell’infermità ‘OMISSIS’; la commissione medica ospedaliera di Livorno con processo verbale 19 settembre 2003 …. aveva giudicato l’infermità ascrivibile all’8^ categoria; il 29 aprile 2005 tutta la documentazione era stata trasmessa al comitato di verifica per le cause di servizio, il quale con deliberazione n. …./2005 del 13 dicembre 2006 aveva espresso parere favorevole al riconoscimento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio.
Il ricorrente cessava dal servizio per raggiunti limiti di età il 31 maggio 2007.
Successivamente il Servizio per il trattamento di pensione e la previdenza con decreto ministeriale 8 aprile 2010 n. …. riconosceva la dipendenza da causa di servizio dell’infermità, concedendo, altresì l’equo indennizzo di 8^ categoria, misura massima, per la menomazione della integrità fisica conseguente.
Con istanza del 14 marzo 2012 l’interessato chiedeva che gli venisse riconosciuto e attribuito il beneficio dello scatto stipendiale ai sensi della legge n. 539 del 1950.
La domanda veniva negativamente riscontrata dal T.E.P. con la nota del 1° agosto 2012.
Avverso tale diniego il ricorrente ha proposto il ricorso straordinario in esame lamentando, in sostanza, di aver titolo ad ottenere l’attribuzione del beneficio di cui alla Legge n. 539/1950’, in quanto l’infermità ‘ OMISSIS ’ è stata riconosciuta dipendente da causa di servizio dal Servizio trattamento di pensione e previdenza; lamenta inoltre il ritardo nell’emissione del D.M. dell’8 aprile 2010, il quale avrebbe dovuto essere adottato entro ‘venti giorni dalla data di ricezione del parere’ del comitato di verifica.
Il ministero dopo disamina della fattispecie e del contenuto delle censure conclude per l’infondatezza del ricorso.
In tale contesto le dedotte censure sono destituite di fondamento e il ricorso deve essere respinto.
In particolare, come rileva il ministero nella ricostruzione dell’applicazione della normativa in questione, alla luce delle rilevanti novità introdotte dal regolamento emanato con decreto del presidente della repubblica 29 ottobre 2001 n. 461, il dipartimento della funzione pubblica ha fornito indicazioni sul ‘momento’ esatto in cui sorge, nel nuovo quadro normativo, il diritto a percepire il beneficio previsto dalla legge n. 539 del 1950. Tale momento è stato individuato alla data del provvedimento formale di riconoscimento dell’infermità dipendente da causa di servizio che, per il personale della Polizia di Stato, viene emanato dal competente Servizio Trattamento di Pensione e Previdenza. Con una condivisibile interpretazione è stato altresì stabilito che l’attribuzione sugli emolumenti stipendiali degli scatti previsti dalla legge n. 539 del 1950 compete anche al personale che ha presentato l’istanza dopo la cessazione dal servizio purchè la vincolata ‘presa d’atto’ dell’Amministrazione (ovverosia il provvedimento di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio emanato in conformità al vincolante parere del comitato di verifica) sia stata emessa in costanza dell’attività di servizio dell’interessato; cessata la quale non possono più essere attribuiti scatti stipendiali.
Pertanto si deve ritenere che l’attribuzione sugli aumenti stipendiali previsti dalla menzionata legge compete anche al personale che ha presentato l’istanza dopo la cessazione dal servizio ‘purchè la vincolata presa d’atto dell’Amministrazione sia stata emessa in costanza dell’attività di servizio’.
Nella specie osserva la Sezione che l’istanza presentata dal ricorrente è stata legittimamente respinta in quanto la presa d’atto da parte dell’Amministrazione è avvenuta ’dopo’ la sua cessazione dal servizio.
Ne consegue che in mancanza di tale necessario presupposto, legittimamente l’Amministrazione ha disposto l’impugnato diniego.
Inviato: mar apr 15, 2014 10:16 pm
Cesare Silvestri ha scritto: Un saluto a tutti gli amici del forum!
===IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
I benefici spettanti, secondo le vigenti disposizioni, ai mutilati
ed agli invalidi di guerra, nonche' ai congiunti dei caduti in
guerra, si applicano anche ai mutilati ed invalidi per servizio ed ai
congiunti dei caduti per servizio.
Nulla e' innovato per quanto concerne il trattamento di pensione
spettante ai mutilati ed invalidi per servizio ed ai congiunti dei
caduti per servizio.
Ciò significa che ti verrà accreditato automaticamente.
Inviato: ven lug 04, 2014 3:32 pm
1) - pagamento di una maggiore indennità di buonuscita.
2) - diritto alla riliquidazione dell’indennità di buonuscita
Il Consiglio di Stato rigetta l'Appello dell'INPS.
03/07/2014	201403369 Sentenza	6
N. 03369/2014REG.PROV.COLL.
N. 07464/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 7464 del 2013, proposto da
Inps - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dall'avv. Dario Marinuzzi, con domicilio eletto presso lo stesso in Roma, via Cesare Beccaria, 29;
B. T.;
Ministero dell'interno, in persona del Ministro, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato e presso la medesima domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per la riforma della sentenza del T.A.R. PUGLIA – BARI, SEZIONE I, n. 00793/2013, resa tra le parti, concernente accertamento e condanna dell’amministrazione al pagamento di una maggiore indennità di buonuscita;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 giugno 2014 il Cons. Gabriella De Michele e udito per la parte appellante l’avvocato Marinuzzi;
Con sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, Bari, sez. I, n. 793/2013 del 22 maggio 2013, notificata il 12 giugno 2013 è stato accolto il ricorso proposto dal signor B. T. – già ispettore di P.S., collocato a riposo dal 1999 – per l’accertamento del diritto a percepire la maggiore indennità di buonuscita, conseguente al riconoscimento dei benefici economici accordati dalla legge 15 luglio 1950, n. 539 (Applicabilità ai mutilati ed invalidi per servizio ed ai congiunti dei benefici spettanti ai mutilati ed invalidi di guerra). Nella citata sentenza – dato atto della riassunzione del giudizio, dopo la declaratoria di difetto di giurisdizione del giudice ordinario – si esponeva come, con nota del 7 maggio 2008, la Prefettura di Foggia avesse comunicato all’INPDAP l’attribuzione delle maggiorazioni stipendiali, di cui alla normativa sopra citata, con decreto in data 27 agosto 2007, con conseguente diritto alla riliquidazione dell’indennità di buonuscita. L’ente previdenziale, tuttavia, eccepiva l’intervenuta prescrizione quinquennale di tale diritto, ai sensi dell’art. 20 del d.P.R. n. 1032 del 1973, l’inapplicabilità dell’istituto della traslatio iudicii (essendo stato notificato il ricorso prima dell’entrata in vigore dell’art. 59 della legge n. 69 del 2009) e l’interruzione o estinzione del giudizio per intervenuta soppressione dell’ente intimato. Nella medesima sentenza tutte le eccezioni preliminari venivano respinte: quella relativa all’inapplicabilità del principio di traslatio iudicii in quanto, anche prima dell’entrata in vigore della legge n. 69/2009, detto principio era stato affermato dalla giurisprudenza (Corte cost., n. 77/2007; Cass,. SS.UU. n. 4109/2007 e Cons. Stato, VI, n. 3801/2007); quella riferita alla soppressione dell’INPDAP, per inapplicabilità dell’istituto dell’interruzione del processo per la successione fra enti pubblici; quella di omessa proposizione e specificazione della domanda in quanto erronea in fatto e quella relativa alla prescrizione per mancata decorrenza di quest’ultima, nelle more del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di eventuali invalidità. Era quindi positivamente accertato il diritto del ricorrente alla riliquidazione dell’indennità di buonuscita, con le conseguenti statuizioni di condanna a carico dell’ente previdenziale.
Avverso la predetta sentenza è stato proposto l’atto di appello in esame (n. 7464/13, notificato il 25 settembre 2013), in base ai seguenti motivi di gravame:
1) violazione o falsa applicazione dell’art. 79 Cod. proc. amm. e delle norme in tema di interruzione, riassunzione ed estinzione del giudizio, in quanto l’estinzione di un ente anche pubblico dovrebbe ritenersi causa di interruzione del giudizio;
2) violazione o falsa applicazione dell’art. 20 del d.P.R. n. 1032 del 1973; avvenuta prescrizione del diritto invocato, trattandosi di un dipendente collocato a riposo nel 1999, della cui buonuscita si chiede la riliquidazione in forza di un provvedimento emesso dalla Prefettura di Foggia nel 2007, quando già il diritto in questione sarebbe stato “ampiamente prescritto”, trattandosi di diritto insorto con il pensionamento.
Premesso quanto sopra – e rilevato che il thema decidendum deve ritenersi circoscritto alla duplice questione appena richiamata, in applicazione del principio di cui all’art. 329, comma 2 Cod. proc. civ., applicabile anche al processo amministrativo ( tantum devolutum quantum appellatum: cfr. in tal senso, fra le tante, Cons. Stato, IV, 13 ottobre 2003, n. 6195 e V, 18 febbraio 2003, n. 856) – il Collegio ritiene che l’appello non meriti accoglimento.
Per quanto riguarda infatti, in primo luogo, la censura di mancata interruzione del giudizio di primo grado, dopo l’avvenuta comunicazione di estinzione dell’INPDAP, il Collegio stesso non ignora che, in alcune pronunce, è stato espresso l’avviso che anche la soppressione di un ente pubblico, con contemporanea costituzione di altro soggetto avente le medesime funzioni, dia luogo ad una successione a titolo universale e determini interruzione del processo ai sensi dell’art. 299 Cod. proc. civ.., richiamato dall’art. 79 Cod. proc. amm., approvato con d.lgs. n. 104 del 2010 (cfr. in tal senso Cass., sez. I, 30 agosto 2007, n. 18306; VI, 23 aprile 2012, n. 2384 e 14 agosto 2012, n. 4565, entrambe concernenti la soppressione dell’Istituto per il Commercio Estero - ICE). Tale indirizzo, tuttavia, non appare estensibile a situazioni, corrispondenti a mero riassetto di un apparato organizzativo necessario della pubblica amministrazione – quale è l’apparato pubblico previdenziale – in rapporto al quale può configurarsi non successione a titolo universale nel senso proprio del termine, ma una successione nel munus: fenomeno di natura pubblicistica, concretizzato nel passaggio di attribuzioni fra amministrazioni pubbliche, con trasferimento della titolarità sia delle strutture burocratiche che dei rapporti amministrativi pendenti ma senza una vera soluzione di continuità e, quindi, senza maturazione dei presupposti dell’evento interruttivo (cfr. in tal senso, per il principio, Cons. Stato, II, 12 marzo 1997, parere n. 453; Cons. Stato, VI, 3 gennaio 2000, n. 22 e 25 settembre 2002, n. 4894). Di tale natura deve ritenersi il passaggio di tutti i rapporti attivi e passivi dell’INPDAP all’INPS, con decorrenza 1 gennaio 2012, a norma dell’art. 21 del d.-l. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Il primo motivo di gravame deve quindi essere respinto.
Quanto al secondo ordine di censure, riferito alla prescrizione che dovrebbe ritenersi maturata dopo cinque anni dal collocamento a riposo del dipendente interessato, a norma dell’art. 20 del d.P.R. n. 1032 del 1973, la prospettazione dell’appellante appare parimenti non condivisibile, trattandosi nella fattispecie non di ordinaria liquidazione della buonuscita, normalmente dovuta all’atto del collocamento a riposo del dipendente, ma di riliquidazione della stessa, per effetto di un beneficio retributivo successivamente riconosciuto e, in effetti, non spettante fino al positivo accertamento della dipendenza da causa di servizio di un’invalidità del dipendente stesso.
Correttamente, pertanto, nella sentenza appellata si afferma che la prescrizione del diritto in questione decorresse dal 2007, ovvero dalla data in cui la Prefettura di Foggia ha disposto l’applicazione, a favore dell’attuale appellato, dei benefici della legge n. 539 del 1950.
L’appello non può pertanto che essere respinto, con conferma delle statuizioni della sentenza di primo grado. Quanto alle spese giudiziali del presente grado di appello, tuttavia, il Collegio ne ritiene equa la compensazione, tenuto conto del non pacifico indirizzo giurisprudenziale in materia di interruzione del giudizio per estinzione di enti pubblici.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 giugno 2014 con l'intervento dei magistrati:
Inviato: mar dic 30, 2014 9:48 pm
decorrenza benefici dalla data del verbale della C.M.O. o dalla data del Decreto?
1) - In linea di fatto il ricorrente fa presente di aver avanzato in data 18 agosto 2002 domanda per il riconoscimento della dipendenza da cause di servizio, domanda che veniva esitata dalla commissione medica ospedaliera , con verbale in data 1 luglio 2003.
2) - La pratica veniva poi inviata al CdV per la valutazione sulla dipendenza da cause di servizio;
- il comitato si pronunciava con parere, in data 16 giugno 2008, nel senso della dipendenza;
- in conseguenza veniva emesso il decreto impugnato, in data 22 settembre 2009, Decreto che faceva decorrere i benefici in questione dalla sua data di adozione (22/9/2009) e non invece dalla iniziale domanda intesa ad ottenere la causa di servizio, come sostiene il ricorrente.
3) - con l’entrata in vigore del DPR n. 461 del 2001 i benefici in questione decorrono dal provvedimento previsto nell’art. 14, comma 1, del predetto DPR n. 461 del 2001:
4) - L’innovazione introdotta con il richiamato DPR n. 461 è esplicitamente diretta a collegare la decorrenza del beneficio alla emissione del decreto che recepisce la valutazione tecnica del comitato di verifica, valutazione alla quale l’amministrazione attiva non può che uniformarsi , salvo richiedere un motivato riesame del profilo della dipendenza.
Ricorso straordinario respinto.
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201404315 - Public 2014-12-30 –
Numero ricorso:201205971
Numero 04315/2014 e data 30/12/2014
Adunanza di Sezione del 22 ottobre 2014
NUMERO AFFARE 05971/2012
Ministero della giustizia - dipartimento amministrazione penitenziaria.
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da F. D'A., per chiedere l’annullamento del decreto n. 938 del 2011, in data 20 giugno 2011, che gli attribuisce i benefici di cui alle legge n. 539 del 1950, nella parte in cui la decorrenza di detti benefici è disposta dal 22 settembre 2009 e non invece dal primo luglio 2003.
Vista la relazione n. 0072651 del 31/05/2012 , con il quale il Ministero della giustizia , dipartimento amministrazione penitenziaria , ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;
1. Il ricorrente, F. D’A., assistente capo del Corpo di polizia penitenziaria in congedo , chiede l’annullamento del decreto n. 938 del 2011, in data 20 giugno 2011, che gli attribuisce i benefici di cui alle legge n. 539 del 1950, nella parte in cui la decorrenza di detti benefici è disposta dal 22 settembre 2009 e non invece, come egli ritiene , dal primo luglio 2003.
2. Il ricorrente deduce la violazione dell’art. 3 della legge n. 539 del 1950 ( che ha esteso ai militari alcuni benefici previsti in precedenza per gli invalidi di guerra); deduce altresì l’eccesso di potere per travisamento dei fatti, carenza di istruttoria e manifesta irragionevolezza.
In linea di fatto il ricorrente fa presente di aver avanzato in data 18 agosto 2002 domanda per il riconoscimento della dipendenza da cause di servizio, domanda che veniva esitata dalla commissione medica ospedaliera , con verbale in data 1 luglio 2003, in basa al quale l’infermità in questione era ascritta alla settima categoria tabella A. La pratica veniva poi inviata al comitato di verifica per la valutazione sulla dipendenza da cause di servizio; il comitato si pronunciava con parere , in data 16 giugno 2008 , nel senso della dipendenza; in conseguenza veniva emesso il decreto impugnato , in data 22 settembre 2009, decreto che faceva decorrere i benefici in questione dalla sua data di adozione (22/9/2009) e non invece dalla iniziale domanda intesa ad ottenere la causa di servizio, come sostiene il ricorrente.
3. Il Ministero ha prodotto la prevista relazione istruttoria. Gli elementi in atti consentono di esaminare il merito del ricorso.
Con l’entrata in vigore del DPR 29 ottobre 2001 n. 461, il giudizio delle commissioni medico ospedaliere non è più titolo sufficiente per potere erogare i benefici collegati alla dipendenza da causa di servizio delle infermità accertate: il predetto organismo medico ospedaliero non è infatti più abilitato a valutare la dipendenza delle infermità dal servizio svolto. In conformità alle indicazioni contenute nella pronuncia della Commissione speciale per il pubblico impiego operante presso questo Consesso (parere n. 452 del 3 dicembre 1999) , i benefici in questione sono concessi al personale che ottiene in attività di servizio sia il riconoscimento della dipendenza da cause di servizio , sia l’ascrivibilità ad una delle categorie di menomazione comprese fra la prima e l’ottava della tabella A. Come osservato, con l’entrata in vigore del DPR n. 461 del 2001 i benefici in questione decorrono dal provvedimento previsto nell’art. 14, comma 1, del predetto DPR n. 461 del 2001: si tratta del decreto con cui l’amministrazione attiva che procede recepisce il parere tecnico espresso dal comitato di verifica, parere specificamente ed funzionalmente incentrato sulla ricostruzione del nesso causale tra attività di servizio e patologia riconosciuta.
L’innovazione introdotta con il richiamato DPR n. 461 è esplicitamente diretta a collegare la decorrenza del beneficio alla emissione del decreto che recepisce la valutazione tecnica del comitato di verifica, valutazione alla quale l’amministrazione attiva non può che uniformarsi , salvo richiedere un motivato riesame del profilo della dipendenza. Pertanto nell’atto impugnato non è ravvisabile alcuno dei vizi svolti nel ricorso. La decorrenza del decreto è necessariamente collegata alla data di efficacia del decreto impugnato.
La Sezione esprime il parere che il ricorso straordinario in oggetto non è fondato e deve essere respinto.
Paolo De Ioanna	Antonio Catricala'
Marisa Allega
Inviato: mer mar 04, 2015 10:37 am
SECONDA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO	SENTENZA	62	16/02/2015
F.to Marco Smiroldo	F.to Stefano Imperiali
Inviato: lun lug 27, 2015 1:52 pm
Ricorso ACCOLTO e sentenza interessante.
1) - E’ materia del contendere la legittimità del provvedimento -OMISSIS- con cui la Questura di Perugia ha rigettato la richiesta -OMISSIS- previsto dalla L. 539/1950.
2) - Secondo l’art. 1801 del D.lgs. 15 marzo 2010 n. 66, applicabile al personale della Polizia di Stato, OMISSIS
3) - Dal quadro normativo ora compendiato discende chiaramente che l'attribuzione -OMISSIS- può essere concessa solo ove -OMISSIS- sia contratta in costanza del rapporto di servizio (Consiglio di Stato sez. IV, 8 giugno 2010, n. 3591).
4) - Ai sensi dell’art. 14 del d.P.R. 461 del 2001 il parere del Comitato di Verifica ha - come ampiamente noto - natura pacificamente obbligatoria e vincolante, non potendo l’Amministrazione mai discostarsi da esso, ....... (ex multis Consiglio di Stato sez. II, 24 dicembre 2012 n. 2724; T.A.R. Piemonte sez. I, 23 gennaio 2014, n. 132).
5) - Quindi, ai fini in controversia, il momento discriminante - in relazione al quale va verificata la costanza del rapporto - è quello del riconoscimento della dipendenza da parte dell’unico organo tecnico competente in materia, e della sua ascrizione a tabella, trattandosi di attività che qualifica costitutivamente in senso giuridico una realtà prima solamente fattuale, a nulla rilevando ai fini della fondatezza della pretesa azionata la sopravvenienza -OMISSIS- del solo formale provvedimento dell’Amministrazione di recepimento del parere (Consiglio di Stato sez. IV, 8 giugno 2010, n. 3591).
6) - Diversamente opinando, come condivisibilmente prospettato dalla difesa del ricorrente, -OMISSIS- contratte per riconosciuta causa di servizio
- ) - sarebbe del tutto incolpevolmente esposto al rischio di non poter ottenere i benefici economici spettanti unicamente a causa del ritardo dell’Amministrazione nell’adozione dei provvedimenti di competenza, soluzione che
- ) - - stante anche la natura non perentoria del termine di cui all’art. 14 del d. P. R. 461/2001 -
- ) - pare porsi in contrasto, oltre che con i parametri dedotti dal ricorrente, con gli stessi principi di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa costituzionalmente garantiti.
(N.B.: rileggi i punti n. 4, 5 e 6).
SENTENZA ,sede di PERUGIA ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201500322 - Public 2015-07-15 -
N. 00322/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00717/2012 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale-OMISSIS-, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv. Maurizio Riommi e Roberto Muzi, con domicilio eletto presso Roberto Muzi, in Perugia, via Baldo,7;
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Perugia, domiciliataria in Perugia, via degli Offici, 14;
- del provvedimento -OMISSIS- (mai notificato formalmente alla parte ricorrente) della Questura di Perugia - Ufficio Amministrativo contabile che ha rigettato la richiesta presentata dal ricorrente -OMISSIS-
- di ogni altro atto e/o provvedimento connesso e/o consequenziale.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 maggio 2015 il dott. Paolo Amovilli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Espone l’odierno ricorrente, -OMISSIS-.
Il Comitato di Verifica per le cause di servizio nell’adunanza-OMISSIS-
Il ricorrente impugna il suddetto provvedimento, deducendo censure così riassumibili:
I. Travisamento dei fatti, violazione e falsa applicazione dell’art. 1 della legge 539/1950 nonché dell’art. 117 del R.D. n. 3458/1928 e dell’art. 1801 del D.lgs. 66/2010: pur essendo vero che secondo la normativa di riferimento -OMISSIS-, sarebbe del tutto errata la pretesa dell’Amministrazione di far coincidere tal riconoscimento con l’atto formale della PA, dovendo invece rilevare il solo parere del Comitato di Verifica, obbligatorio e vincolante per il datore di lavoro pubblico, -OMISSIS-;
II. Eccesso di potere, violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della legge 241/90 in relazione agli artt. 2 e seg. del d. P.R. 461/2001: -OMISSIS-.
Chiede altresì parte ricorrente la condanna del Ministero resistente al pagamento degli aumenti stipendiali previsti dall’art. 1801 del D.lgs. 66/2010 e dall’art. 117 del R.D. 3458/1928 a decorrere dal 27 febbraio 2006 (-OMISSIS-) ovvero dalla diversa data di giustizia, oltre la rideterminazione del trattamento di fine servizio.
Si è costituito il Ministero dell’Interno, chiedendo il rigetto del ricorso e depositando documentazione.
Le parti hanno svolto difese in vista della pubblica udienza del giorno 27 maggio 2015, nella quale la causa è passata in decisione.
2. E’ materia del contendere la legittimità del provvedimento -OMISSIS- con cui la Questura di Perugia ha rigettato la richiesta -OMISSIS- previsto dalla L. 539/1950, -OMISSIS-
3.1. L'art. 1 comma primo della legge 15.7.1950 n. 539 (recante Applicabilità ai -OMISSIS- ed ai congiunti dei caduti per servizio dei benefici spettanti ai mutilati ed invalidi di guerra ed ai congiunti dei caduti in guerra) dispone che " I benefici spettanti, secondo le vigenti disposizioni, ai mutilati ed agli invalidi di guerra, nonché ai congiunti dei caduti in guerra, si applicano anche ai -OMISSIS- ed ai congiunti dei caduti per servizio."
Giova evidenziare che ai sensi del successivo art. 3 -OMISSIS- sono coloro che hanno contratto "-OMISSIS-.
Secondo l’art. 1801 del D.lgs. 15 marzo 2010 n. 66, applicabile al personale della Polizia di Stato, “Al personale dell'Esercito italiano, della Marina militare e dell'Aeronautica militare che, in costanza di rapporto di impiego, ha ottenuto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per infermità ascrivibile a una delle categorie indicate nella tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, compete una sola volta, nel valore massimo, un beneficio stipendiale, non riassorbibile e non rivalutabile, pari al: a) 2,50 per cento dello stipendio per infermità dalla I alla VI categoria; b) 1,25 per cento dello stipendio per infermità dalla VII alla VIII categoria.”
Dal quadro normativo ora compendiato discende chiaramente che l'attribuzione -OMISSIS- può essere concessa solo ove -OMISSIS- sia contratta in costanza del rapporto di servizio (Consiglio di Stato sez. IV, 8 giugno 2010, n. 3591).
Ai sensi dell’art. 14 del d.P.R. 461 del 2001 il parere del Comitato di Verifica ha - come ampiamente noto - natura pacificamente obbligatoria e vincolante, non potendo l’Amministrazione mai discostarsi da esso, potendo soltanto chiedere ulteriore parere all’esito del quale deve emettere provvedimento ad esso conforme (ex multis Consiglio di Stato sez. II, 24 dicembre 2012 n. 2724; T.A.R. Piemonte sez. I, 23 gennaio 2014, n. 132).
Quindi, ai fini in controversia, il momento discriminante - in relazione al quale va verificata la costanza del rapporto - è quello del riconoscimento della dipendenza da parte dell’unico organo tecnico competente in materia, e della sua ascrizione a tabella, trattandosi di attività che qualifica costitutivamente in senso giuridico una realtà prima solamente fattuale, a nulla rilevando ai fini della fondatezza della pretesa azionata la sopravvenienza -OMISSIS- del solo formale provvedimento dell’Amministrazione di recepimento del parere (Consiglio di Stato sez. IV, 8 giugno 2010, n. 3591).
3.2. Diversamente opinando, come condivisibilmente prospettato dalla difesa del ricorrente, -OMISSIS- contratte per riconosciuta causa di servizio sarebbe del tutto incolpevolmente esposto al rischio di non poter ottenere i benefici economici spettanti unicamente a causa del ritardo dell’Amministrazione nell’adozione dei provvedimenti di competenza, soluzione che - stante anche la natura non perentoria del termine di cui all’art. 14 del d. P. R. 461/2001 - pare porsi in contrasto, oltre che con i parametri dedotti dal ricorrente, con gli stessi principi di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa costituzionalmente garantiti.
4. Meritano pertanto adesione le doglianze di violazione di legge e di eccesso di potere dedotte da parte ricorrente.
5. Per i suesposti motivi il ricorso è fondato e va accolto, con l’effetto dell’annullamento del provvedimento impugnato e della conseguente condanna del Ministero resistente alla corresponsione degli -OMISSIS-
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Umbria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato e condanna il Ministero dell’Interno al pagamento in favore del ricorrente -OMISSIS-, come da motivazione.
Condanna altresì il Ministero dell’Interno alla refusione delle spese di lite in favore del ricorrente, in misura di 2.000,00 euro, oltre accessori di legge.
Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 27 maggio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Paolo Amovilli, Primo Referendario, Estensore
Il 15/07/2015
Inviato: sab set 12, 2015 8:44 am
Il CdS con il presente Parere ha seguito del ricorso straordinario al PDR precisa:
1) - trattandosi di maggiorazioni stipendiali, come chiarito dal Ministero dell’interno con nota n.19931 del 15 giugno 2015 in risposta all’adempimento richiesto nell’adunanza del 15 aprile 2015, il beneficio in questione deve collocarsi nel periodo di espletamento dell’attività lavorativa e, pertanto, in costanza del rapporto di lavoro.
Cmq. leggete direttamente qui sotto.
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201502563 - Public 2015-09-10 -
Numero 02563/2015 e data 10/09/2015
NUMERO AFFARE 00467/2015
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor -OMISSIS-, per l’annullamento del provvedimento di diniego del beneficio previsto dalla legge n.539 del 15 luglio 1950.
Vista la relazione n.9462 del 18 marzo 2015, con la quale il Ministero dell'interno - Dipartimento vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Con il ricorso in oggetto il signor -OMISSIS- ha chiesto il riconoscimento sulla pensione del beneficio economico previsto dalla legge 15 luglio 1950, n. 539, negato dall’Amministrazione con nota del 26 gennaio 2012 n.1891.
L’Amministrazione ritiene il ricorso inammissibile, in quanto presentato contro un atto non definitivo e comunque infondato nel merito, atteso che dalla documentazione risulta che l’infermità invalidante, per la quale il ricorrente chiede il riconoscimento della pensione, è stata riconosciuta dopo il collocamento a riposo dell’interessato in data 7 maggio 1997, mentre il beneficio previsto dalla legge 539/50 del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994 n. 349 può essere concesso solo se il riconoscimento della medesima infermità avvenga in costanza del rapporto di impiego.
La Sezione prescindendo dai profili d’inammissibilità sollevati dall’Amministrazione, ritiene che il ricorso debba essere respinto, in quanto, trattandosi di maggiorazioni stipendiali, come chiarito dal Ministero dell’interno con nota n.19931 del 15 giugno 2015 in risposta all’adempimento richiesto nell’adunanza del 15 aprile 2015, il beneficio in questione deve collocarsi nel periodo di espletamento dell’attività lavorativa e, pertanto, in costanza del rapporto di lavoro.
Inviato: ven dic 04, 2015 9:14 pm
il riconoscimento della malattia da parte della CMO è avvenuto in attività di servizio, giusta parere del 28 settembre 2005.
collocato a riposo, avvenuto il 31 ottobre 2006.
l’istanza con la quale ha chiesto l’attribuzione dei benefici finanziari è stata presentata il 22 ottobre 2007.
Nel caso in questione sia la delibera del Comitato di verifica per le cause di servizio ( n. …../06 del 19/11/2007), organo esterno all' Amministrazione resistente, sia il decreto ministeriale n. ….. del 26/06/2009, atto conclusivo del procedimento amministrativo-sanitario, sono successivi al collocamento a riposo del ricorrente (31/10/2006).
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201503259 - Public 2015-12-02 -
Numero 03259/2015 e data 02/12/2015
NUMERO AFFARE 01639/2015
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor -OMISSIS-) ed ivi residente per l’annullamento del provvedimento dell’1 dicembre 2014 n. 28992 della Direzione ministeriale centrale per le risorse finanziarie del Dipartimento dei vigili del fuoco di rigetto dell’istanza di riconoscimento sulla pensione del beneficio di cui alla legge 15 luglio 1950 n. 539.
Vista la relazione, trasmessa con nota del 28 settembre 2015 n. 31029, con la quale il Ministero dell'interno, Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;
visto il ricorso del 16 marzo 2015;
esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Hans Zelger.
Il ricorrente impugna il provvedimento 1 dicembre 2014 n. 28992 della Direzione ministeriale centrale per le risorse finanziarie del Dipartimento dei vigili del fuoco di rigetto dell’istanza di riconoscimento sulla pensione del beneficio di cui alla legge 15 luglio 1950 n. 539 perché l’istanza con la quale il signor -OMISSIS- ha chiesto l’attribuzione dei benefici finanziari è stata presentata il 22 ottobre 2007, cioè in periodo posteriore in cui era stato collocato a riposo, avvenuto il 31 ottobre 2006.
Il ricorrente deduce che il riconoscimento della malattia invalidante da parte della Commissione medica ospedaliera è avvenuto in attività di servizio, giusta parere del 28 settembre 2005, con classificazione dell’infermità all'ottava categoria della tabella A, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834.
Il Ministero conclude per il rigetto del ricorso perché dall'esame della documentazione risulta, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, che il riconoscimento dell'infermità invalidante da parte dell'Amministrazione resistente non è avvenuto con il processo verbale del 28 settembre 2005 della Commissione medica di OMISSIS, ma con l'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio attualmente regolato dal decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001 n. 461 che prevede l'intervento sia della Commissione medica ospedaliera, per l'accertamento dell'infermità e dello stato invalidante (considerato solo atto preprocedimentale), sia del Comitato di verifica per le cause di servizio (che emette il parere in base al quale vengono concessi i benefici).
Le Commissioni mediche ospedaliere non esprimono un giudizio circa la dipendenza da causa di servizio della patologia, ma esclusivamente la diagnosi sull'infermità, l'indicazione della categoria, il giudizio di idoneità al servizio. Spetta al Comitato di verifica accertare la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive d’infermità o lesione, in relazione a fatti di servizio ed al rapporto causale tra i fatti e la patologia, e pronunciarsi in merito con parere motivato.
Essendo applicabile al caso di specie, per espressa ammissione anche del Ministero, la procedura di cui all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29, ottobre 2001 n. 461, è da trarre la conclusione che la procedura per la concessione dei benefici economici previsti dalla legge 15 luglio 1950 n. 539 è avviata con la richiesta alla Commissione medica ospedaliera e che tutte le altre incombenze, comprese quella di inoltro della documentazione al Comitato di verifica per le cause di servizio devono essere svolte dall’Ufficio competente ad emettere il provvedimento finale. Conseguentemente anche la domanda del 22 ottobre 2007 di richiesta dell’attribuzione dei benefici deve essere valutata quale attività di impulso per accelerare il riconoscimento dei benefici cui si aspira; il procedimento è stato avviato dal ricorrente con l’istanza alla quale è seguito il parere della commissione medica ospedaliera con parere del 28 settembre 2005. Quindi, emerge che la domanda di concessione dei benefici risulta essere presentata in costanza del rapporto di lavoro essendo il ricorrente stato collocato a riposo il 31 ottobre 2006.
Hans Zelger	Anna Leoni
Inviato: gio mag 18, 2017 7:06 pm
1) - Il ricorrente, in data 22.9.2007, veniva riconosciuto affetto da una lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3 e, quindi, in data 28.9.2007, inoltrava domanda per il riconoscimento della causa di servizio e dell’equo indennizzo.
2) - La CMO di Padova, con verbale modello BL/B n. ACMO II079313 del 10.6.2008, riconosceva il ricorrente affetto da “lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3”, ascrivendo la patologia all’8^ categoria della Tabella A.
3) - Il Ministero dell’Interno - ........., con relazione del 9.2.2012, provvedeva a chiedere al competente Comitato di Verifica per le Cause di Servizio il necessario parere in ordine alla dipendenza da causa di servizio della predetta patologia.
4) - Detto Comitato, con il parere n. 6362 del 15.10.2012, ometteva di esprimersi proprio sull’unica patologia ascritta a categoria.
5) - Pertanto, con nota ministeriale del 21.5.2015, veniva richiesto il riesame della pratica e solo in data 28.9.2015, il Comitato di Verifica emetteva il parere n. 13480/2015, con cui riconosceva la detta patologia come dipendente da causa di servizio.
6) - In data 27.1.2016, veniva notificato al ricorrente il decreto ......., con il quale il Ministero dell’Interno, conformandosi al predetto parere, riconosceva l’infermità: “lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3”, da cui è affetto il ricorrente, dipendente da causa di servizio.
7) - In data 9.5.2016, il ricorrente, quindi, chiedeva al Ministero dell’Interno – ......... l’incremento stipendiale vitalizio dell’1,25%, di cui alla legge n. 539 del 1950.
8) - L’istanza, con nota ministeriale del 21.9.2016, veniva inoltrata al Compartimento di Polizia Ferroviaria per OMISSIS, che, in data 11.10.2016, chiedeva chiarimenti al predetto Servizio in ordine all’applicazione dei suddetti benefici.
9) - Il Servizio, con nota del 14.11.2016, forniva i richiesti chiarimenti.
10) - In data 21.12.2016, con provvedimento notificato il 22.12.2016, il Compartimento Polizia Ferroviaria per OMISSIS chiudeva il procedimento negando al ricorrente i benefici richiesti, facendo proprie le conclusioni del Servizio, di cui alla nota 14.11.2016.
11) - Con memoria depositata in data 30.1.2017, si costituiva in giudizio il Ministero dell’Interno, che, dopo aver ricostruito i fatti di causa, eccepiva il difetto di giurisdizione di questa Corte.
12) - Secondo la resistente, riguardando la domanda il beneficio economico stipendiale attribuibile al personale che, in attività di servizio, abbia ottenuto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte, competente sarebbe il TAR.
13) - Con memoria depositata in data 6.3.2017, si costituiva in giudizio l’Avvocatura distrettuale dello Stato per il Ministero dell’Interno eccependo la prescrizione del diritto del ricorrente, ex art. 2956 c.c., che prevede la prescrizione triennale dei diritti del prestatore di lavoro, richiamando nel merito la relazione del Compartimento della Polizia Ferroviaria e concludendo per il rigetto del ricorso perché prescritto e, comunque, infondato.
14) - Preliminarmente, va respinta l’eccezione di difetto di giurisdizione di questa Corte sollevata dal Ministero convenuto.
15) - La giurisprudenza non è altrettanto univoca nella individuazione del giudice competente in materia, essendo – per alcuni versi – affermato che il riconoscimento dei benefici, pur avendo riflessi pensionistici, attiene esclusivamente alla progressione stipendiale, mentre - per altri versi - essendo stata valorizzata la valutabilità di tali benefici ai fini pensionistici, con l’effetto - rispettivamente - di negare (cfr., tra l’altro, Sez. I, n. 180 del 2009) ovvero di affermare la giurisdizione della Corte dei conti (così Sez. II, n. 435 del 2010 e n. 166 del 2014).
16) - Tanto premesso, la controversia all’esame appartiene alla cognizione della Corte dei Conti, considerato che, per come interpretata la domanda da questo Giudice, nel caso di specie, è in discussione la spettanza o meno dei benefici previsti dalla predetta normativa ai soli fini della determinazione della base pensionabile e, quindi, ai soli fini pensionistici, senza cioè che la questione abbia una qualche incidenza sul rapporto di servizio (Corte dei Conti, Sez. II d’Appello, sent. n. 1064 del 28.12.2016; Sez. Giur. Sicilia, sent. n. 865 del 25.11.2016; Sez. Giur. Piemonte, sent. n. 10 dell’8.2.2016).
17) - Questo è quanto si verifica nel caso di specie, tenuto conto che il riconoscimento dei benefici di cui trattasi è stato richiesto dal ricorrente in data successiva alla cessazione dal servizio e ai fini della riliquidazione del trattamento pensionistico (Corte dei conti, Sez. Giur. Sicilia, n. 222/2015; Corte dei conti, Sez. Giur. Abruzzo, n. 564/2010, Corte dei conti, Sez. Giur. Puglia n. 1323/2013).
18) - Va, pertanto, affermata la giurisdizione della Corte dei conti.
19) - Per quanto premesso, non rilevano in sé i vizi del procedimento che ha condotto al diniego del beneficio richiesto o del provvedimento di diniego, ma piuttosto andrà valutato se il ricorrente sia effettivamente titolare del diritto vantato (Corte dei Conti, Sez. II d’Appello, sent. n. 1063 del 28.12.2015).
20) - Nel caso di specie, pertanto, per ragioni di economia processuale, anche se la formalizzazione del provvedimento del diniego del beneficio è intervenuta successivamente alla proposizione del ricorso, atteso che comunque l’orientamento in tal senso era già stato comunicato al ricorrente dal Ministero, questo Giudice potrà e dovrà valutare della spettanza dei predetti benefici ai soli fini della riliquidazione del trattamento pensionistico, così come richiesto nel ricorso e precisato nella memoria integrativa del 23.12.2016.
21) - Le censure prospettate dal ricorrente in relazione al predetto diniego appaiono fondate in quanto il Ministero risulta aver erroneamente connesso l’erogazione dei benefici richiesti alla data del provvedimento conclusivo del procedimento di accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio ovvero del decreto dirigenziale che, uniformandosi al parere del Comitato di Verifica, sancisce la dipendenza di quest’ultima infermità da causa di servizio, mentre la stessa avrebbe dovuto essere riconosciuta con decorrenza dalla data della domanda di accertamento della dipendenza da causa di servizio della patologia, proposta in costanza di servizio, nel 2007.
22) - Il presupposto per godere del beneficio, dunque, è che l'invalidità in questione sia stata contratta in servizio e per causa di servizio: (N.B. leggi direttamente in sentenza qui sotto)
23) - In ordine all’ipotesi in cui il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio sia intervenuto successivamente alla collocazione in congedo dell’interessato, ancorché la domanda di riconoscimento della causa di servizio sia stata presentata in data anteriore, il Giudice Amministrativo ha chiarito che " (N.B. leggi direttamente in sentenza qui sotto)
24) - In relazione a tale profilo, anche il Giudice contabile ha avuto modo di affermare che “ (N.B. leggi direttamente qui sotto in sentenza)
25) - Nella fattispecie, pertanto, la circostanza dell’avvenuto accertamento definitivo in epoca successiva al collocamento in congedo del nesso di dipendenza dell’infermità con il servizio - riconducibile alla tempistica del procedimento amministrativo, iniziato nel 2007 e concluso solo nel 2015, per cause tutte imputabili all’Amministrazione - non può in alcun modo riverberarsi sulla decorrenza degli effetti del predetto accertamento, che deve farsi risalire alla data della domanda o, al più, alla data del riconoscimento della malattia invalidante, intervenuto all’atto della visita medico legale presso il CMO nel 2008.
N.B.: leggi il punto n. 22.
N.B.: leggete il tutto qui sotto per meglio comprendere i motivi dell'accoglimento.
VENETO SENTENZA 37 14/03/2017
VENETO SENTENZA 37 2017 PENSIONI 14/03/2017
N°37/2017
Dott.ssa Giuseppina Mignemi ha pronunciato la seguente
SENTENZA N°
nel giudizio di pensione, iscritto al n. 30306/PC del registro di segreteria, promosso
L. G. E., c.f.: OMISSIS, nato a OMISSIS, il OMISSIS e residente a OMISSIS;
- MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore, con sede in Roma, Palazzo del Viminale, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia e presso la stessa elettivamente domiciliato in Venezia, San Marco n. 63 ;
- POLIZIA DI STATO – COMPARTIMENTO DI POLIZIA FERROVIARIA PER OMISSIS, in persona del legale rappresentante pro-tempore con sede a Verona, Viale Piave n. 12/A;
UDITE, all’udienza del 14.3.2017, le parti presenti per come risulta dal verbale di udienza;
L. G. E. è stato dipendente della Polizia di Stato dal 1981 sino al collocamento a riposo in data 19.3.2013.
Il ricorrente, in data 22.9.2007, veniva riconosciuto affetto da una lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3 e, quindi, in data 28.9.2007, inoltrava domanda per il riconoscimento della causa di servizio e dell’equo indennizzo.
La CMO di Padova, con verbale modello BL/B n. ACMO II079313 del 10.6.2008, riconosceva il ricorrente affetto da “lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3”, ascrivendo la patologia all’8^ categoria della Tabella A.
Il Ministero dell’Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per le Risorse Umane - Servizio Trattamento di Pensione e Previdenza, con relazione del 9.2.2012, provvedeva a chiedere al competente Comitato di Verifica per le Cause di Servizio il necessario parere in ordine alla dipendenza da causa di servizio della predetta patologia.
Detto Comitato, con il parere n. 6362 del 15.10.2012, ometteva di esprimersi proprio sull’unica patologia ascritta a categoria.
Pertanto, con nota ministeriale del 21.5.2015, veniva richiesto il riesame della pratica e solo in data 28.9.2015, il Comitato di Verifica emetteva il parere n. 13480/2015, con cui riconosceva la detta patologia come dipendente da causa di servizio.
In data 27.1.2016, veniva notificato al ricorrente il decreto n. 2720/15-R del 28.10.2015, con il quale il Ministero dell’Interno, conformandosi al predetto parere, riconosceva l’infermità: “lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3”, da cui è affetto il ricorrente, dipendente da causa di servizio.
In data 9.5.2016, il ricorrente, quindi, chiedeva al Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza- Direzione Centrale per le Risorse Umane – Servizio Trattamento di Pensione e Previdenza l’incremento stipendiale vitalizio dell’1,25%, di cui alla legge n. 539 del 1950.
L’istanza, con nota ministeriale del 21.9.2016, veniva inoltrata al Compartimento di Polizia Ferroviaria per OMISSIS, che, in data 11.10.2016, chiedeva chiarimenti al predetto Servizio in ordine all’applicazione dei suddetti benefici.
Il Servizio, con nota del 14.11.2016, forniva i richiesti chiarimenti.
In data 21.12.2016, con provvedimento notificato il 22.12.2016, il Compartimento Polizia Ferroviaria per OMISSIS. chiudeva il procedimento negando al ricorrente i benefici richiesti, facendo proprie le conclusioni del Servizio, di cui alla nota 14.11.2016.
Con atto depositato in data 5.12.2016, L. G. E. proponeva ricorso innanzi a questa Corte rassegnando le seguenti conclusioni: “Voglia l’Ecc.ma Corte adita respingere tutte le eccezioni contrarie, in accoglimento del presente ricorso:
• Annullare il provvedimento del Ministero dell'Interno r. 333/H/15758/B del 14/11/2016 col quale è stato negato il beneficio dell'incremento stipendiale dell'1,25 di cui alla legge nr. 539/1950 (all. A)
• Dichiarare il decreto ministeriale 2720/15-R del 28/10/2015 (all. B) emesso tardivamente rispetto ai termini di conclusione del procedimento
• Per i motivi in fatto e in diritto sopra indicati, dichiarare il diritto del ricorrente all’attribuzione dei benefici di cui alla legge 539/50 e successive modifiche ed integrazioni dalla data del verbale della Commissione Medica Ospedaliera di Padova emesso in data 10.06.2008, per l’effetto dichiarare il riconoscimento del diritto del ricorrente ad ottenere la rideterminazione del trattamento di pensione in godimento mediante l’attribuzione dei benefici di cui alla legge 539/50 per infermità dipendente da causa di servizio (attribuzione di uno scatto stipendiale nella misura dell’1,25% essendo stato riscontrato affetto da infermità riconoscibile dipendente da causa di servizio e ascritta alla 8^ categ.)
• Riconoscere ogni altro diritto pensionistico direttamente dipendente all’infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio con decorrenza dalla data di collocamento a riposo
• Condannare l’Amministrazione alla corresponsione delle somme arretrati relative ai ratei di uno scatto stipendiale nella misura del 1,25 e delle somme relative ai ratei di pensione arretrati sino alla data di collocamento a riposo, oltre alla maggiore somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria alla data di maturazione del credito al saldo.”.
Con memoria integrativa depositata in data 23.12.2016, il ricorrente rappresentava quanto segue: “Dopo l'emanazione del provvedimento del Ministero dell'Interno impugnato con ricorso depositato in data 05.12.2016, in data 22.12.2016 è intervenuto un ulteriore provvedimento di rigetto da parte del Compartimento Polizia Ferroviaria per OMISSIS ove l'istanza dei benefici di cui alla legge 539/50 era stata presentata .
Tale ultimo provvedimento è stato emanato dopo un iter amministrativo farraginoso le cui sequenze vengono qui di seguito rappresentate.
La richiesta dei benefici di cui alla legge 539/50 era stata inoltrata all'Amministrazione locale di Verona ove il ricorrente prestava servizio, la quale con nota 2.12/2464 del 7.06.2016 informava il richiedente che l'istanza era stata inoltrata al competente ufficio del Ministero dell'Interno per le opportune determinazioni ( atto depositato con ricorso)
Il 21.09.2016 con nota 333/H/15758/B, il Ministero dell'Interno, con le testuale espressione : <<[... ] ciò premesso, trattandosi di richiesta che ha riflessi sul trattamento in attività di servizio, si trasmette copia della stessa per l'esame e le determinazioni di competenza>> restituisce all'amministrazione locale la suddetta richiesta informandola delle proprie competenze e quindi di esprimere le dovute determinazioni ( atto già depositato con ricorso)
L'espressione dianzi scritta non veniva compresa dall'Ufficio della Polizia di Stato di Verona che a sua volta richiedeva all'amministrazione centrale ulteriori chiarimenti con nota 2.12/5039 del 11.10.2016 .( atto già depositato con ricorso)
Considerato che le note dianzi scritte erano state inviate anche all'attore per conoscenza, il medesimo interveniva a difesa dei propri diritti con nota del 13.10.2016.( all.6B)
In data 14.11.2016 il Ministero dell'Interno con nota 333/H115578/B forniva il preteso chiarimento e, contestualmente rappresentava all'attore che l'attribuzione dei benefici non poteva essere concessa.
Il tenore di quest'ultima nota Ministeriale appariva conclusiva sia per i tempi verbali adottati sia perché concludeva con una espressione di diniego diretta all'attore e infine perché non veniva ulteriormente ribadito l'invito rivolto all'amministrazione locale di procedere alle determinazioni di competenza.
Quanto sopra rappresentato ha indotto il ricorrente a dedurre che il provvedimento del Ministero dell'Interno era definitivo anche in ragione dell'eccessivo tempo trascorso dalla domanda (giorni 189) e inoltre perché dopo tale provvedimento è susseguito un lungo periodo di silenzio da parte dell' amministrazione locale.
Per quanto sopra, l'attore in data 05.12.2016 depositava presso Codesta Cancelleria il ricorso avverso il provvedimento di diniego dei benefici di cui alla legge 539/50.
In data 07.12.2016 il Compartimento di Polizia Ferroviaria di OMISSIS notificava al ricorrente una comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza ( alI. 1B).
(…) Il nuovo provvedimento emesso dopo 227 giorni dalla presentazione della domanda, ha carattere meramente confermativo rispetto al precedente atto impugnato -perché adottato sulla medesima valutazione degli stessi elementi, quindi privo di nuova istruttoria e privo di nuovi elementi lesivi.
Esso, dunque, non è suscettibile di 'autonoma' impugnazione e gli elementi rappresentati nei motivi in diritto posti alla base del ricorso valgono anche per il nuovo provvedimento di rigetto.
Premesso quanto sopra, il ricorrente
Voglia Codesta Ecc.ma Corte annullare il provvedimento di rigetto N.2.12/6963 emesso in data 22.12.2016 dal Compartimento Polizia Ferroviaria per OMISSIS per i motivi in diritto già esposti in ricorso e per ogni altro motivo che verrà dedotto da quanto sopra rappresentato.”.
Con nota depositata in data 12.1.2017, il Compartimento di Polizia Ferroviaria per OMISSIS precisava, tra l’altro, che la nota n. 333/H/15758/B del 14.11.2016 del Ministero dell’Interno, impugnata dal ricorrente, non era il provvedimento di diniego del beneficio, ma solo un parere reso al Compartimento di Polizia Ferroviaria innanzi detto, organo competente per la emanazione dello stesso, che provvedeva a formalizzare il predetto diniego con decreto del dirigente del 21.12.2016, notificato al ricorrente il 22.12.2016.
Con memoria depositata in data 30.1.2017, si costituiva in giudizio il Ministero dell’Interno, che, dopo aver ricostruito i fatti di causa, eccepiva il difetto di giurisdizione di questa Corte.
Secondo la resistente, riguardando la domanda il beneficio economico stipendiale attribuibile al personale che, in attività di servizio, abbia ottenuto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte, competente sarebbe il TAR.
Nel merito, il Ministero ribadiva la legittimità del provvedimento e la conformità dello stesso all’orientamento espresso in materia dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Concludeva il Ministero chiedendo in via principale l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione ed in via subordinata, il rigetto, con compensazione delle spese di giudizio.
Con memoria depositata in data 6.3.2017, si costituiva in giudizio l’Avvocatura distrettuale dello Stato per il Ministero dell’Interno eccependo la prescrizione del diritto del ricorrente, ex art. 2956 c.c., che prevede la prescrizione triennale dei diritti del prestatore di lavoro, richiamando nel merito la relazione del Compartimento della Polizia Ferroviaria e concludendo per il rigetto del ricorso perché prescritto e, comunque, infondato. Con vittoria di spese.
All’udienza del 14.3.2017, la causa passava in decisione.
La questione sottoposta alla cognizione di questo Giudice attiene all’accertamento dell’asserita spettanza, in capo al ricorrente, dei benefici previsti dalla legge n. 539 del 1950, in relazione alla patologia “lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3”, giudicata causalmente connessa all’attività di servizio L. G. E., ai soli fini della riliquidazione della pensione.
Preliminarmente, va respinta l’eccezione di difetto di giurisdizione di questa Corte sollevata dal Ministero convenuto.
Al riguardo si deve premettere che, in virtù dell’art. 1 della legge n. 539 del 1950, spetta agli invalidi per servizio (equiparati a tal fine agli invalidi di guerra) l’abbreviazione dell’anzianità di servizio necessaria per la maturazione degli aumenti periodici di stipendio di due anni o di un anno, a seconda che l’invalidità sia ascritta alle prime sei oppure alle ultime due categorie della Tabella A.
Secondo ormai pacifica giurisprudenza, il beneficio si traduce nell’applicazione alla base retributiva della ragione percentuale del 2,50% (per infermità ascrivibili dalla prima alla sesta) o dell’1,25% (per infermità ascrivibili alla settima e all’ottava categoria) (Corte dei Conti, Sez. II d’Appello, sent. n. 1064 del 28.12.2016).
La giurisprudenza non è altrettanto univoca nella individuazione del giudice competente in materia, essendo – per alcuni versi – affermato che il riconoscimento dei benefici, pur avendo riflessi pensionistici, attiene esclusivamente alla progressione stipendiale, mentre - per altri versi - essendo stata valorizzata la valutabilità di tali benefici ai fini pensionistici, con l’effetto - rispettivamente - di negare (cfr., tra l’altro, Sez. I, n. 180 del 2009) ovvero di affermare la giurisdizione della Corte dei conti (così Sez. II, n. 435 del 2010 e n. 166 del 2014).
Tanto premesso, la controversia all’esame appartiene alla cognizione della Corte dei Conti, considerato che, per come interpretata la domanda da questo Giudice, nel caso di specie, è in discussione la spettanza o meno dei benefici previsti dalla predetta normativa ai soli fini della determinazione della base pensionabile e, quindi, ai soli fini pensionistici, senza cioè che la questione abbia una qualche incidenza sul rapporto di servizio (Corte dei Conti, Sez. II d’Appello, sent. n. 1064 del 28.12.2016; Sez. Giur. Sicilia, sent. n. 865 del 25.11.2016; Sez. Giur. Piemonte, sent. n. 10 dell’8.2.2016).
Giova sul punto rammentare l’orientamento costantemente espresso dal Giudice regolatore della giurisdizione, secondo cui la giurisdizione della Corte dei Conti in materia di pensioni attiene - a norma degli artt. 13 e 62 del R.D. n. 1214 del 1934 - al contenuto dei provvedimenti che concedono, rifiutano o riducono la pensione, ledendo il diritto dell’ex dipendente in ordine all’an ed al quantum di essa, ed ha quindi per oggetto ogni questione relativa agli elementi formativi del diritto alla pensione e alle condizioni che determinano il diritto stesso in relazione all’ammontare e alla durata dell’assegno pensionistico, ancorché la decisione implichi un’indagine sul contenuto degli atti amministrativi attributivi dell’assegno, non influendo tale indagine sul pregresso rapporto di lavoro ma solo sul trattamento pensionistico; con la conseguenza che sussiste la giurisdizione della Corte dei Conti allorché non si controverta sulla legittimità di provvedimenti che incidono sul rapporto di servizio, ma soltanto della determinazione della pensione in applicazione di benefici economici che andrebbero concessi ai soli fini pensionistici (cfr. Cass. SS.UU. n. 12722 del 2005 e n. 12 del 2007 e giurisprudenza ivi richiamata).
Questo è quanto si verifica nel caso di specie, tenuto conto che il riconoscimento dei benefici di cui trattasi è stato richiesto dal ricorrente in data successiva alla cessazione dal servizio e ai fini della riliquidazione del trattamento pensionistico (Corte dei conti, Sez. Giur. Sicilia, n. 222/2015; Corte dei conti, Sez. Giur. Abruzzo, n. 564/2010, Corte dei conti, Sez. Giur. Puglia n. 1323/2013).
Va, pertanto, affermata la giurisdizione della Corte dei conti.
Ancora, preliminarmente, va chiarito che il giudizio pensionistico innanzi alla Corte dei Conti non ha struttura impugnatoria e non è preordinato all’annullamento degli atti adottati dalla Pubblica Amministrazione, in relazione al rapporto dedotto in giudizio.
Esso si sostanzia, piuttosto, in una cognizione piena sul rapporto pensionistico dedotto in giudizio, nel cui ambito questo Giudice è munito di giurisdizione esclusiva, in quanto tale estesa a tutte le questioni inerenti l’an e il quantum della pensione, rimanendo esclusa ogni incidenza in merito ad eventuali vizi di legittimità di atti amministrativi.
Per quanto premesso, non rilevano in sé i vizi del procedimento che ha condotto al diniego del beneficio richiesto o del provvedimento di diniego, ma piuttosto andrà valutato se il ricorrente sia effettivamente titolare del diritto vantato (Corte dei Conti, Sez. II d’Appello, sent. n. 1063 del 28.12.2015).
Nel caso di specie, pertanto, per ragioni di economia processuale, anche se la formalizzazione del provvedimento del diniego del beneficio è intervenuta successivamente alla proposizione del ricorso, atteso che comunque l’orientamento in tal senso era già stato comunicato al ricorrente dal Ministero, questo Giudice potrà e dovrà valutare della spettanza dei predetti benefici ai soli fini della riliquidazione del trattamento pensionistico, così come richiesto nel ricorso e precisato nella memoria integrativa del 23.12.2016.
Nel merito, il ricorso deve essere accolto.
In base agli artt. 117 e 120 del R.D. n. 3458 del 1928, nonché dell’art. 1 della legge n. 539 del 1950, spetta agli invalidi per servizio (equiparati a tal fine agli invalidi di guerra) l’abbreviazione dell’anzianità di servizio necessaria per la maturazione degli aumenti periodici di stipendio di due anni o di un anno, a seconda che l’invalidità sia ascritta alle prime sei oppure alle ultime due categorie della Tabella A, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915.
Il beneficio in parola si traduceva, quindi, originariamente, in un’abbreviazione del tempo necessario alla maturazione del successivo aumento stipendiale. Successivamente, con il venir meno del meccanismo di progressione economica fondato sulle classi e sugli scatti biennali (cfr. decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1987, n. 150 con soppressione a decorrere dal 1 gennaio 1987) e la sostituzione con la retribuzione individuale di anzianità, il nuovo sistema retributivo ha posto il problema del permanere della possibilità di applicare il beneficio per cui è causa.
La consolidata giurisprudenza (sulla base dell’indirizzo fornito dal Consiglio di Stato) ha chiarito che il beneficio in questione si concretizza ora nell’attribuzione di una somma pari al 2,50% del valore iniziale della retribuzione del livello posseduto dall’invalido con infermità ascritta alle prime sei categorie, o nella concessione di una somma pari all’1,25% agli invalidi ascritti alle ultime due categorie (secondo quanto anche recepito dall’art.1801, d.lgs. n. 66/2010).
Le censure prospettate dal ricorrente in relazione al predetto diniego appaiono fondate in quanto il Ministero risulta aver erroneamente connesso l’erogazione dei benefici richiesti alla data del provvedimento conclusivo del procedimento di accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio ovvero del decreto dirigenziale che, uniformandosi al parere del Comitato di Verifica, sancisce la dipendenza di quest’ultima infermità da causa di servizio, mentre la stessa avrebbe dovuto essere riconosciuta con decorrenza dalla data della domanda di accertamento della dipendenza da causa di servizio della patologia, proposta in costanza di servizio, nel 2007.
Come sopra accennato, l’art. 1 della l. n. 539/1950 estende i benefici di cui agli artt. 117 e 120 del Regio Decreto n. 3458/1928 prevedendo che “i benefici spettanti, secondo le vigenti disposizioni, ai mutilati ed agli invalidi di guerra, nonché ai congiunti dei caduti in guerra, si applicano anche ai mutilati ed invalidi per servizio ed ai congiunti dei caduti per servizio”.
A norma del successivo art. 3, "agli effetti della presente legge si considerano mutilati od invalidi per servizio coloro che, alle dirette dipendenze dello Stato e degli enti locali territoriali e istituzionali, hanno contratto, in servizio e per causa di servizio militare o civile, debitamente riconosciuta, mutilazioni od infermità ascrivibili ad una delle categorie di cui alla tabella A, annessa alla legge 19 febbraio 1942, n. 137".
Il presupposto per godere del beneficio, dunque, è che l'invalidità in questione sia stata contratta in servizio e per causa di servizio: elementi pacifici nella fattispecie. Recentemente parte della giurisprudenza amministrativa ha avuto modo di dichiarare l’illegittimità dei provvedimenti con i quali l’Amministrazione ha ritenuto di interpretare i predetti requisiti normativamente individuati considerandovi ricompreso anche quello di essere l'accertamento avvenuto in costanza di servizio (Cons. St., IV, n. 3468/2013; id. n. 1881/2011).
Il Consiglio di Stato ha precisato sul punto che, se è vero che in passato un filone giurisprudenziale aveva accolto la prospettazione del Ministero sul presupposto del carattere costitutivo dell'accertamento compiuto dalla commissione medica, tuttavia il predetto orientamento va disatteso posto che lo stesso “… in disparte le circolari richiamate dall'Amministrazione, che non possono certo derogare quanto disposto da una fonte primaria - subordina il beneficio a un requisito ulteriore, non previsto dalla legge (la quale solo pone l'ovvia condizione che l'invalidità sia "debitamente riconosciuta"), contraddice senza chiara motivazione a evidenti esigenze di solidarietà e si pone in contrasto con l'interpretazione resa a suo tempo dalla Commissione speciale dello stesso Consiglio di Stato, (…)”; ha quindi ritenuto insussistente la necessità che “l’invalidità sia accertata durante il servizio” (Cons. St., IV, n. 3468/2013).
In ordine all’ipotesi in cui il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio sia intervenuto successivamente alla collocazione in congedo dell’interessato, ancorché la domanda di riconoscimento della causa di servizio sia stata presentata in data anteriore, il Giudice Amministrativo ha chiarito che “ …a differenza di quanto affermato dal Ministero della Difesa gli effetti del provvedimento del Comitato di verifica per le cause di servizio non possono che retroagire alla data considerata nella domanda dell’interessato, da intendersi a sua volta quale atto interruttivo della prescrizione dei diritti patrimoniali anzidetti, vincolando in tal modo l’Amministrazione medesima alla conseguente ricostruzione della posizione retributiva e, conseguentemente, pensionistica dell’interessato medesimo” (Cons. St., IV, 1881/2011), aggiungendo, altresì, che l'Amministrazione “non può - ora - legittimamente invocare a supporto del provvedimento di diniego dei benefici medesimi il tempo impiegato per istruire e decidere la domanda di riconoscimento della causa di servizio: tempo - tra l'altro - eclatantemente maggiore rispetto ai termini - sia pure non perentori - fissati per la conclusione del relativo procedimento e che, nondimeno, dovrebbe in via del tutto illogica, e in ben evidente contrasto rispetto al principio fondamentale del "buon andamento" dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.; cfr., altresì, l'attuale testo dell'art. 1 della L. 7 agosto 1990 n. 241), ritorcersi addirittura a discapito del presentatore della domanda” (Cons. St., IV, n. 1881/2011).
In relazione a tale profilo, anche il Giudice contabile ha avuto modo di affermare che “…certamente la contestualità del verbale della CMO rispetto al rapporto di servizio non può essere considerata condicio sine qua non nel caso di domande presentate in costanza del rapporto di servizio” (Corte dei conti, Sez. per la Regione Siciliana, n. 1539/2010), osservando, altresì, che “…rigettare l’istanza del ricorrente perché la constatazione della dipendenza da causa di servizio della infermità di cui lo stesso era affetto è avvenuta dopo la cessazione dal servizio, sebbene il procedimento sia stato tempestivamente attivato, significherebbe addossare ingiustamente al privato cittadino le inerzie ed il mal funzionamento della Pubblica Amministrazione” (Corte dei conti, Sez. per la Regione Siciliana, n. 1539/2010; Corte dei conti, Sez. Giur. Sicilia, sent. n. 222/2015 e sent. n. 867 del 25.11.2016 ).
Nella fattispecie, pertanto, la circostanza dell’avvenuto accertamento definitivo in epoca successiva al collocamento in congedo del nesso di dipendenza dell’infermità con il servizio - riconducibile alla tempistica del procedimento amministrativo, iniziato nel 2007 e concluso solo nel 2015, per cause tutte imputabili all’Amministrazione - non può in alcun modo riverberarsi sulla decorrenza degli effetti del predetto accertamento, che deve farsi risalire alla data della domanda o, al più, alla data del riconoscimento della malattia invalidante, intervenuto all’atto della visita medico legale presso il CMO nel 2008.
Possono quindi ritenersi soddisfatti i presupposti per il riconoscimento del beneficio, di cui alla l. n. 539 / 1950, richiesto ai fini pensionistici.
La giurisprudenza formatasi in materia ha sul punto statuito che “…trattandosi di maggiorazioni stipendiali , ossia di incrementi che operano direttamente sullo stipendio - il momento genetico del diritto (e la relativa decorrenza) va collocato nel periodo di espletamento del servizio e non in quello di quiescenza e che - essendo il beneficio concedibile d’ufficio - la relativa domanda è ammissibile anche se presentata dal dipendente in stato di quiescenza, purché il riconoscimento della malattia invalidante sia avvenuto in attività di servizio” (ex plurimis Corte dei conti, Sez. Sicilia, n. 204/2015, che richiama il parere n. 452/1999 reso dalla Commissione speciale pubblico impiego del Consiglio di Stato).
Non può accogliersi, poi, l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Avvocatura dello Stato, atteso che, per un verso, solo in data 27.1.2016, veniva notificato al ricorrente il decreto n. 2720/15-R del 28.10.2015, con il quale il Ministero dell’Interno, conformandosi al predetto parere, riconosceva l’infermità: “lombosciatalgia destra con ernia discale L2-L3”, da cui è affetto il ricorrente, dipendente da causa di servizio (presupposto per il riconoscimento dei benefici richiesti) e già in data 9.5.2016, il ricorrente chiedeva al Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza- Direzione Centrale per le Risorse Umane – Servizio Trattamento di Pensione e Previdenza l’incremento stipendiale vitalizio dell’1,25%, di cui alla legge n. 539 del 1950.
Laddove, per quanto innanzi già chiarito, peraltro, “gli effetti del provvedimento del Comitato di verifica per le cause di servizio non possono che retroagire alla data considerata nella domanda dell’interessato, da intendersi a sua volta quale atto interruttivo della prescrizione dei diritti patrimoniali anzidetti, vincolando in tal modo l’Amministrazione medesima alla conseguente ricostruzione della posizione retributiva e, conseguentemente, pensionistica dell’interessato medesimo” (Cons. St., IV, 1881/2011).
Conclusivamente, deve essere quindi riconosciuto il diritto del ricorrente ad ottenere la riliquidazione della pensione con il computo del predetto beneficio richiesto, con pagamento delle competenze arretrate, maggiorate di interessi legali e rivalutazione monetaria sino al soddisfo, secondo i principi di cui alla sentenza delle Sezioni Riunite della Corte dei conti, n. 10/QM/2002.
La complessità della materia e l’orientamento giurisprudenziale non uniforme giustificano la integrale compensazione delle spese.
La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale Regionale per il Veneto, in composizione monocratica con funzioni di Giudice Unico per le Pensioni, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e, per l’effetto, riconosce il diritto di L. G. E. ad ottenere la rideterminazione del trattamento di quiescenza in godimento con inclusione, nella base pensionabile, del beneficio di cui alla l. 15 luglio 1950 n. 539 ed alla corresponsione delle quote dei ratei arretrati, maggiorate di rivalutazione monetaria e interessi legali, da liquidarsi secondo i principi di cui alla sentenza 10/QM/2002 delle SS.RR. della Corte dei conti, a far data dalla scadenza dei singoli ratei di spettanza sino all’effettivo soddisfo.
Così deciso in Venezia, 14.3.2017
F.to Dott.ssa Giuseppina Mignemi
Il G.U.P. ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’art. 52 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196, avente ad oggetto “Codice in materia di protezione di dati personali”
Che a cura della Segreteria venga apposta l’annotazione di cui al comma 3 di detto art. 52 nei riguardi del ricorrente e se esistenti del dante causa e degli aventi causa.
Depositata in Segreteria il 14/03/2017
Venezia, 14/03/2017

References: Sentenza	
 art. 43
 Sentenza	
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
	SENTENZA	
 sentenza 

SENTENZA 
 art. 3
 art. 2956
 sentenza 
 sentenza 
 SENTENZA 
 SENTENZA 

SENTENZA 
 art. 2956
 Cass. 
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 art. 52