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Timestamp: 2015-09-01 22:16:58+00:00

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Risarcimento del danno: criteri di calcolo di rivalutazione e interessi » CanestriniLex :: Studio Legale Canestrini Studio Legale Canestrini
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Inoltre, sulla somma così determinata (danno + rivalutazione annua) andranno calcolati gliinteressi, che hanno la funzione di coprire il ritardo (che in questo caso si chiamano compensativi, perchè compensano il ritardo).
Le obbligazioni pecuniarie si dividono in obbligazioni di valore e obbligazioni di valuta, avuto riguardo “non alla natura dell’oggetto nel quale la prestazione avrebbe dovuto concretarsi al momento del fatto dannoso, bensì all’oggetto diretto ed originario della prestazione che nelle obbligazioni di valore consiste in una cosa diversa dal denaro, mentre nelle obbligazioni pecuniarie è proprio una somma di denaro” (Cass. civ. 2.2.1995 n. 1254 in Rep. Foro It., 1995, Voce danni civili, n. 309).
Le obbligazioni di valuta hanno dunque ad oggetto, sin dal momento genetico, una determinata somma di danaro. Esse sono disciplinate dall’art. 1277 c.c. per il quale “i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale” cd. principio nominalistico).
In caso di inadempimento di obbligazioni pecuniarie decorrono dunque gli interessi moratori nella misura legale o nella misura superiore in cui, eventualmente, erano già dovuti prima della mora stessa. Ai sensi del primo comma dell’art. 1124 c.c., gli interessi si producono (salvo alcun eccezioni) automaticamente, senza alcun onere di prova da parte del creditore, con decorrenza dal primo giorno di ritardo nel pagamento.
Il secondo comma dell’art. 1224 c.c. disciplina la richiesta di risarcimento del “maggior danno”.
Quest’ultimo, oltre a dover essere oggetto di specifica domanda, deve essere provato. Va precisato che gli interessi moratori ed il risarcimento del maggior danno costituiscono due voci distinte di uno stesso danno, da far valere con separate domande nello stesso giudizio.
Le obbligazioni di valore hanno, invece, ad oggetto una prestazione di dare diversa dal denaro (tipicamente il risacimento del danno da illecito, ad es. extracontrattuale, come le lesioni personali). Data l’impossibilità di richiedere l’adempimento in forma specifica (cioè ripristinando lo status quo ante, la condizione esistente prima del danno), il risarcimento dovrà essere quantificato in una somma di denaro.
La Cassazione (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 28 gennaio – 19 marzo 2014, n. 6347) ha efficacemente riassunto i principi che disciplinano gli effetti del ritardato adempimento d'una obbligazione di valore, e cioè: alle obbligazioni di valore sono inapplicabili sia l'art. 1277 c.c., sia l'art. 1224 c.c. (ex plurimis, Cass. 12-6-1998 n. 5908; Cass. 26-11-1997 n. 11857; Cass. 7-12-1994 n. 10493; Cass. 19-7-1982 n. 4214; Cass. 11-4-1981 n. 2164);
l'obbligazione di valore deve essere monetizzata dal giudice con riferimento alla data di liquidazione, attraverso la rivalutazione monetaria che va disposta anche d'ufficio, in quanto la rivalutazione non rappresenta un accessorio del credito (al contrario degli interessi legali per le obbligazioni di valuta), ma costituisce una componente intrinseca del danno e, per l'esattezza, il danno causato dal decorso del tempo (Cass. 17-9-2003 n. 13666; Cass. 18-12-1998 n. 12686; Cass. 2-12-1998 n. 12234; Cass. 6-11-1998 n. 11190; Cass. 24-8-1998 n. 8364; Cass. 25-9-1997 n. 9396);
una volta attualizzato l'importo dovuto dal debitore moroso, spetta altresì al creditore il risarcimento dell'ulteriore pregiudizio rappresentato dalla perduta possibilità di disporre tempestivamente della somma dovutagli, investirla e ricavarne un lucro finanziario. Quest'ultimo tipo di pregiudizio va liquidato in via equitativa, anche sotto forma di interessi (c.d. interessi compensativi), con la precisazione che: la base di calcolo di tali interessi non è rappresentata dal credito rivalutato, ma dal credito originario (cioè espresso in moneta dell'epoca in cui sorse l'obbligazione) rivalutato anno per anno, ovvero rivalutato in base ad un indice di rivalutazione medio;
il saggio di suddetti non deve necessariamente essere quello legale (per tutti questi principi si veda Cass. 17-2-1995 n. 1712; successivamente all'intervento delle Sezioni Unite, i principi appena esposti sono divenuti jus receptum nella giurisprudenza di legittimità: nello stesso senso si vedano, tra le molte, Cass. 26-10-2004 n. 20742 (in motivazione); Cass. 26-2-2004 n. 3871; Cass. 8-4-2003 n. 5503; Cass. 26-4-1999 n. 4156; Cass. 18-2-1999 n. 1372; Cass. 20-1-1999 n. 490).
La risposta è ora affermativa. La rivalutazione, difatti, in ossequio alla funzione risarcitoria, copre il danno emergente, ripristinando la situazione patrimoniale del creditore al momento del verificarsi dell’inadempimento ovvero del fatto illecito, laddove gli interessi, aventi funzione remunerativa, mirano a ristorare il creditore del lucro cessante, coprendo i danni derivati dalla perdita dell’utilità che il danneggiato avrebbe ottenuto dal bene reale.
III. Gli interessi
A seconda della funzione economica alla quale corrispondono, si ividono in interessi moratori,interessi compensativi, interessi corrispettivi.
3- Gli interessi corrispettivi, di creazione giurisprudenzale, sono da corrispondere sulle somme date a mutuo e sulle somme liquide ed esigibili.
IV. Decorrenza degli interessi e base di calcolo
- illecito extracontrattuale (o da fatto illecito): gli interessi vanno calcolati dal giorno in cui si è verificato l’evento dannoso. Trova, difatti, applicazione, il disposto di cui al secondo comma dell’art. 1219 c.c. per il quale la mora è automatica (mora ex re);- illecito contrattuale: gli interessi decorrono dal giorno della domanda giudiziale o di altro atto idoneo a costituire in mora il debitore (mora ex persona).
Altro punto controverso è costituito dalla base di calcolo su cui vanno applicati gli interessi in parola.
Come si è detto, sul punto rimane un punto fermo quando statuito dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di cassazione dd. 17 febbraio 1995 n. 1712: la base di calcolo è valore del beneal momento dell’illecito, rivalutato anno per anno, giacché solo in tal modo può addivenirsi al pieno ristoro del pregiudizio subito, evitando, al contempo, l’ingiustificato arricchimento.
Il risarcimento del danno conseguente alla perdita della
vita ("danno da morte" o "danno tanatologico"), nonchè la
trasmissibilità del credito risarcitorio della vittima,
rappresentano tematiche complesse e fortemente dibattute.
C'è chi contesta la nozione stessa del danno cd
tanatologico (Thanatos o Θάνατος = morte in greco),
ritenendo non risarcibile, di per sé, la perdita della
vita, ed unicamente ristorabile la lesione del bene salute;
altri invece ritengono configurabile e risarcibile in via
equitativa detto danno; vi è il problema di chi può
chiedere il risarcimento, di durata della sofferenza prima
del decesso per poter configurare il danno da morte, di
sommare il danno "ereditato" da quello "proprio" (cioè il
risarcimento per la propria sofferenza, ..), ..
Vi è nesso di causalità tra la condotta colposa omissiva
dell Ministero e l'evento morte di un detenuto che si è
procurato lo stupefacente in carcere: il Minisero è quindi
obbligato al risarcimento. Argomenti più frequenti

References: sentenza 
 Cass. 
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