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Timestamp: 2020-06-05 13:00:41+00:00

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Art. 640 bis codice penale - Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche - Brocardi.it
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Articolo 640 bis Codice penale
Dispositivo dell'art. 640 bis Codice penale
(1)La pena è della reclusione da due a sette anni e si procede d'ufficio se il fatto di cui all'articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee [32 quater](2).
(1) Tale articolo è stato aggiunto dall'art. 22, della l. 19 marzo 1990, n. 55 e successivamente modificato dall'art. 30, L. 17 ottobre 2017, n. 161 con decorrenza dal 19 novembre 2017.
(2) Mentre la dottrina appare divisa in merito alla natura di tale fattispecie tra coloro che ritengono si tratti di un'ipotesi autonoma di reato e coloro che la considerano un'aggravante del delitto di truffa ex art. 640, la giurisprudenza di Cassazione è ferma nel considerarla una circostanza, proprio sulla base del rinvio al fatto sanzionato nell'articolo precedente, dal quale si differenzia anche sul piano dell'oggetto qui specificatamente determinato.
Il legislatore ha inserito tale disposizione per far fronte al fenomeno dell'abusiva captazione di finanziamenti ed erogazioni pubbliche.
Spiegazione dell'art. 640 bis Codice penale
Trattasi di circostanza aggravante della fattispecie di truffa e non una autonoma figura di reato. Ciò in base alla considerazione che la descrizione della fattispecie non muta gli elementi essenziali del reato base, ma introduce solamente un oggetto materiale specifico, prevedendo il legislatore che la condotta truffaldina riguardi contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero erogazioni dello stesso tipo. Tra le due norme vi è infatti un rapporto di specialità unilaterale per aggiunta.
Rimandando all'art. 640 per gli elementi costitutivi della disposizione, si precisa comunque che qui il danno patrimoniale dell'ente non si identifica con il lucro cessante, ma con il solo danno emergente sorto al momento della elargizione indebita.
Massime relative all'art. 640 bis Codice penale
Cass. pen. n. 40260/2017
Risponde del reato di cui all'art. 640-bis cod. pen. e non di quello di cui all'art. 316-ter cod. pen. la persona, che delegata dall'avente diritto alla riscossione della pensione, dichiara falsamente l'esistenza in vita del delegante, incidendo in tal modo fraudolentemente sull'attività valutativa e non meramente ricognitiva dell'ente erogatore.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 40260 del 5 settembre 2017)
Cass. pen. n. 20664/2017
Nella materia del concorso apparente di norme non operano criteri valutativi diversi da quello di specialità previsto dall'art.15 cod.pen., che si fonda sulla comparazione della struttura astratta delle fattispecie, al fine di apprezzare l'implicita valutazione di correlazione tra le norme, effettuata dal legislatore.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 20664 del 28 aprile 2017)
Cass. pen. n. 53650/2016
Nel reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, la falsificazione anche di uno soltanto dei contratti sui quali si basa la richiesta di contributo rivolta all'Unione europea, con induzione in errore dell'Autorità concedente, determina l'illiceità dell'intero contributo erogato, che diviene complessivamente "profitto ingiusto", ai sensi dell'art. 640-bis cod. pen.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 53650 del 16 dicembre 2016)
Cass. pen. n. 4416/2015
Il delitto di truffa aggravata ex art. 640 bis cod. pen. non è configurabile qualora le somme, costituenti il profitto del reato, vengano destinate all'ente pubblico di cui il soggetto agente faccia parte, in quanto uno degli elementi costitutivi del reato è il procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto e nella nozione di "altri" non può essere considerato lo stesso ente per il quale la persona fisica agisca ed operi. (Fattispecie relativa al sequestro preventivo di una somma di denaro nei confronti di un Comune, quale profitto del reato di truffa perpetrata dal Sindaco e dai Consiglieri ai danni della Regione).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4416 del 30 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 44446/2013
In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis cod. pen.), la confisca del profitto non può essere disposta nel caso di restituzione integrale all'erario della somma anticipata dallo Stato, giacché tale comportamento elimina in radice l'oggetto della misura ablatoria che, se disposta, comporterebbe una duplicazione sanzionatoria contrastante i principi dettati dagli articoli 3, 23 e 25 Cost. ai quali l'interpretazione dell'art. 640-quater cod. pen. deve conformarsi. (Fattispecie in cui la restituzione del profitto e la correlata eliminazione del danno erariale erano avvenuti mediante l'escussione di una polizza fideiussoria bancaria prestata dallo stesso imputato).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 44446 del 4 novembre 2013)
Cass. pen. n. 35197/2013
La condotta del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche può essere integrata anche da fatti consistenti in una "immutatio veri" di per sé non costituente il reato di falso. (Nel caso di specie la Corte ha reputato significativa l'indicazione, tra le spese per le quali era stata richiesta l'erogazione di un contributo regionale, di esborsi per consulenza riguardanti un oggetto diverso da quello indicato, in relazione ai quali il contributo non sarebbe stato erogabile).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 35197 del 21 agosto 2013)
Cass. pen. n. 35355/2011
Nel caso in cui la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche riguardi l'erogazione di mutui agevolati, il profitto realizzato dall'agente (che consiste nella percezione della somma mutuata dall'istituto finanziario) coincide con il danno patrimoniale subito dall'ente erogante, ed è equivalente all'importo del finanziamento indebitamente ottenuto. (La Corte ha precisato che l'eventuale restituzione all'istituto mutuante delle somme indebitamente percepite costituisce attività idonea a ridurre il danno conseguente al reato).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 35355 del 29 settembre 2011)
Cass. pen. n. 19539/2011
In materia di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, il concetto di contributo, finanziamento o mutuo agevolato, richiamato dall'art. 640 bis c.p., va ricompreso nella generica accezione di sovvenzione, concretizzandosi in una attribuzione pecuniaria che trova il suo fondamento e la sua giustificazione nell'attuazione di un interesse pubblico. Ne consegue che le somme provenienti da un pubblico finanziamento, anche in ragione dell'obbligo di rendiconto e di restituzione degli eventuali residui di gestione, continuano ad essere di proprietà pubblica anche nel momento in cui entrano nella disponibilità materiale dell'ente privato finanziato, rimanendo integro il vincolo originario della loro destinazione al fine per il quale sono state erogate. (Fattispecie in tema di pubblici finanziamenti erogati per la realizzazione di corsi di formazione).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 19539 del 18 maggio 2011)
Cass. pen. n. 14479/2011
Integra il reato di truffa aggravata, e non l'illecito amministrativo di cui all'art. 5 D.L.vo n. 375 del 1993, il fatto di chi, mediante false denunce aziendali, abbia ottenuto l'erogazione di prestazioni previdenziali non dovute, inducendo in errore i competenti istituti. (Fattispecie nella quale l'INPS era stato indotto ad erogare prestazioni previdenziali non dovute attraverso false denunce di assunzione di braccianti agricoli).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14479 del 11 aprile 2011)
Cass. pen. n. 28683/2010
Il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche suddivise in più rate somministrate in tempi diversi è reato a consumazione prolungata ed è pertanto configurabile la responsabilità dell'ente nel cui interesse o vantaggio è stato commesso ai sensi del D.L.vo n. 231 del 2001 qualora anche solo l'ultima erogazione sia stata percepita dopo l'entrata in vigore del suddetto decreto.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 28683 del 21 luglio 2010)
Cass. pen. n. 23628/2010
Il reato di abuso di ufficio commesso da pubblico ufficiale (nella specie, funzionario dell'INPS) al fine di procurare ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale concorre con quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, allorché il vantaggio altrui sia consistito nel beneficio di arretrati pensionistici non spettanti e fatti ottenere mediante artifici e raggiri (nella specie attraverso interventi sui sistemi informatici idonei ad attribuire a soggetti diversi dagli aventi diritto l'erogazione del trattamento di pensione).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 23628 del 18 giugno 2010)
Cass. pen. n. 4839/2010
Il delitto di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche si consuma già nel momento del versamento da parte dell'ente erogante dei finanziamenti richiesti attraverso la presentazione di un preventivo di spesa artatamente "gonfiato", anche quando sia previsto a carico del richiedente l'obbligo di successiva rendicontazione sull'effettivo impiego delle somme percepite.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4839 del 4 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 35968/2009
Integra il reato di cui all'art. 10 quater D.L.vo n. 74 del 2000, e non quello di truffa aggravata, il comportamento fraudolento di porre in compensazione, ex art. 17 D.L.vo n. 241 del 1997, partite debitorie in favore del Fisco con crediti inesistenti, sussistendo tra le fattispecie un rapporto di specialità unilaterale. (La Corte ha, altresì, statuito che, in riferimento al reato di cui all'art. 10 quater D.L.vo n. 74 del 2000, la confisca per equivalente non si applica per i fatti commessi sino al 27 dicembre 2007, restando comunque applicabile la confisca facoltativa in riguardo al profitto che ne è derivato).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 35968 del 16 settembre 2009)
Cass. pen. n. 26256/2007
Il momento consumativo del delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche coincide con quello della cessazione dei pagamenti, che segna anche la fine dell'aggravamento del danno, in ragione della natura di reato a consumazione prolungata. (Sulla base di questo principio la Corte ha escluso l'illegittimità del sequestro per equivalente finalizzato alla confisca, che era stato disposto nonostante che il contratto di mutuo allo scopo fosse precedente all'entrata in vigore della legge n. 300 del 2000, che ha inserito nel c.p. l'art. 640 quater).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 26256 del 6 luglio 2007)
Cass. pen. n. 6825/2007
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6825 del 16 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 5656/2007
Il reato di truffa aggravata ed il reato di frode fiscale (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti) sono in rapporto di specialità, perché l'uno si connota per l'evento di danno, consistente nel conseguimento di un indebito vantaggio, e l'altro è invece un reato di mera condotta e di pericolo, la cui consumazione prescinde dal verificarsi dell'evento di danno, che specifica, come elemento finalistico, il dolo, con la conseguenza che, verificandosi l'assorbimento nel reato di frode fiscale di quello di truffa aggravata, è impedita l'applicazione della confisca per equivalente, non prevista dalla legge anche per la frode fiscale.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5656 del 8 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 40226/2006
Il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche può materialmente concorrere con il reato di frode fiscale, con il quale è ordinariamente in rapporto di specialità, nel caso in cui, in concreto, le condotte siano solo parzialmente sovrapponibili, siano diversi i soggetti passivi tratti in errore e siano diversi i patrimoni aggrediti, e specificamente nel caso in cui un soggetto ottenga, attraverso l'artificio di utilizzare fatture passive per operazioni inesistenti, oltre ad un indebito rimborso dell'imposta sul valore aggiunto e/o il riconoscimento di un inesistente credito d'imposta, anche la concessione di un contributo pubblico per l'acquisto di beni strumentali.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 40226 del 6 dicembre 2006)
Cass. pen. n. 30790/2006
In relazione alla fattispecie di cui all'art. 640 bis c.p., in forza del combinato disposto degli artt. 322 ter e 640 quater c.p., il sequestro preventivo può avere ad oggetto anche beni o valori equivalenti al profitto del reato. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto legittimo, in quanto «equivalente» del profitto, il sequestro preventivo di due aziende nella disponibilità degli indagati, precisando peraltro che il valore delle stesse dovrà essere scomputato per differenza dal totale del profitto, rappresentato dalle indebite percezioni a titolo di contribuzione pubblica, attraverso adempimenti estimatori che non spettano al tribunale del riesame, ma sono rimessi alla fase esecutiva della confisca).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 30790 del 18 settembre 2006)
Cass. pen. n. 30682/2006
È configurabile il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) e non l'illecito (ora) amministrativo di cui agli artt. 115 e 116 del R.D.L. 4 ottobre 1935 n. 1827, qualora venga ottenuta l'erogazione, da parte dell'INPS, dei sussidi previsti per lavori socialmente utili, mediante produzione di dichiarazioni false, costituendo ciò il «quid pluris» richiesto appunto per la sussistenza dell'illecito penale in luogo di quello previsto dalla citata norma speciale. (Nella specie, i sussidi erano stati ottenuti mediante la produzione di false attestazioni, rilasciate da un compiacente funzionario comunale, da cui risultava l'avvenuta, regolare partecipazione del soggetto alle attività che davano diritto all'erogazione).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 30682 del 15 settembre 2006)
Cass. pen. n. 26919/2005
Non è configurabile il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 ter c.p.), né quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.), nella condotta dell'agente che renda dichiarazioni mendaci in ordine alle proprie condizioni personali, familiari e patrimoniali al fine di ottenere l'erogazione dell'indennità da «reddito minimo di inserimento», in quanto si tratta di un tipo di contributo che rientra nell'ambito delle erogazioni pubbliche di natura assistenziale, che come tali non sono prese in considerazione dalle norme incriminatrici sopra citate, che si riferiscono esclusivamente ai casi di illecita o fraudolenta percezione di contributi pubblici di carattere economico-finanziario a sostegno dell'economia e delle attività produttive.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26919 del 20 luglio 2005)
Cass. pen. n. 41265/2004
Il reato di indebito conseguimento di contributi a carico del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia si perfeziona con la cosciente prospettazione di notizie o dati falsi nelle domande dirette ad attenere gli aiuti comunitari. (Nel caso di specie erano stati indicati tra i quantitativi di «latticello» ottenuti dalla trasformazione in burro del latte o della crema di latte, anche quelli prodotti dalle creme da siero, esclusi dagli aiuti comunitari secondo quanto previsto dall'art. 1 del Regolamento CEE n. 986 del 1968).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 41265 del 22 ottobre 2004)
Cass. pen. n. 39644/2004
Il reato di malversazione in danno dello Stato ha natura sussidiaria e residuale rispetto alla fattispecie dell'art. 640 bis c.p. che sanziona la truffa aggravata per il conseguimento delle erogazioni pubbliche.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 39644 del 11 ottobre 2004)
Cass. pen. n. 37122/2004
Risponde del delitto di truffa aggravata ex art. 640 bis c.p. e non anche di peculato l'incaricato di pubblico servizio (nella specie di un ente locale addetto alla formazione professionale) che ottenga con modalità truffaldine finanziamenti comunitari con destinazione vincolata, che poi distragga a proprio vantaggio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37122 del 22 settembre 2004)
Cass. pen. n. 21083/2004
In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.), integrano gli artifici e raggiri, idonei ad indurre in inganno l'ente erogatore, le false dichiarazioni del privato - che richieda alla Regione un contributo straordinario per l'abbattimento di tutti i bovini della sua stalla, affetti da brucellosi - in ordine all'intervenuto abbattimento di tutti gli animali presenti nella stalla, mentre in realtà alcuni erano stati tenuti in vita e occultati alla visita degli ispettori.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21083 del 5 maggio 2004)
Cass. pen. n. 4313/2004
Il reato di cui all'art.316 bis c.p.(malversazione in danno dello Stato) può concorrere con quello di cui all'art.640 bis stesso codice (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4313 del 4 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 38/2004
Nel delitto di cui all'art. 640 bis c.p. (truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche) il danno patrimoniale dell'ente pubblico si identifica non con il lucro cessante, bensì soltanto con il «danno emergente» sorto al momento della elargizione in denaro in conseguenza di una falsa prospettazione riguardante la spesa. Ne consegue che è ravvisabile il suddetto delitto nell'ipotesi in cui, al di là della effettiva realizzazione dei lavori finanziati, siano state prospettate modalità di esecuzione degli stessi del tutte diverse da quelle utilizzate (nella specie, relativa ad un finanziamento erogato dall'IRFIS, gli imputati avevano creato un fittizio rapporto di appalto e allegato falsa documentazione fiscale e contabile).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 38 del 19 gennaio 2004)
Cass. pen. n. 41480/2003
Il reato di cui all'art. 316 ter c.p. si configura nell'ipotesi di indebita percezione di erogazioni pubbliche conseguita dal mero utilizzatore o presentatore di documenti o dichiarazioni falsi o contenenti attestazioni contra verum circa la presenza dei presupposti per la pubblica sovvenzione, dovendo invece l'agente rispondere del più grave reato di cui all'art. 640 bis c.p. laddove egli stesso sia anche l'artefice delle suddette falsità (la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata fatta rientrare nella previsione dell'art. 640 bis c.p., e non in quella di cui all'art. 316 ter c.p., la condotta consistita nella presentazione, a sostegno di una richiesta di contributo comunitario per l'abbandono di superfici vitate, di una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà rilasciata dall'agente, dalla quale risultava una superficie maggiore di quella reale, previa iscrizione dei vigneti per tale superficie al catasto vitinicolo).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41480 del 31 ottobre 2003)
Cass. pen. n. 39761/2003
Integra il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, di altri Enti pubblici o delle Comunità europee, previsto dall'art. 316 ter c.p., e non quello di cui all'art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), la condotta di mero mendacio (nella specie consistita nella presentazione di un'istanza tendente all'erogazione pubblica nella quale veniva rappresentato il possesso del requisito richiesto del cosidetto reddito minimo, tacendo la disponibilità di beni) non accompagnata da ulteriori modalità ingannevoli.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 39761 del 21 ottobre 2003)
Cass. pen. n. 14817/2003
Sussiste rapporto di specialità tra l'ipotesi di reato di cui all'art. 316 ter (indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato, introdotto dall'art. 4 della L. 29 settembre 2000, n. 300) e il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis); ne deriva che, allorché la condotta incriminata sia consistita nella semplice attestazione di fatti non conformi al vero, integrata dall'art. 316 ter ed il profitto conseguito dall'agente non raggiunga la soglia minima di punibilità prevista dall'art. 316 ter, comma 2, la condotta contestata non ha più rilievo penale e resta sanzionata solo in via amministrativa.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 14817 del 28 marzo 2003)
Cass. pen. n. 12173/2003
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12173 del 14 marzo 2003)
Cass. pen. n. 26351/2002
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 26351 del 10 luglio 2002)
Cass. pen. n. 23083/2002
Il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee, previsto dall'art. 316 ter c.p., con l'espressa salvezza dell'eventualità che il fatto costituisca il più grave reato di cui all'art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), si configura, con riguardo all'ipotesi dell'«utilizzo» di dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, a condizione che tale condotta non sia accompaganta da ulteriori malizie dirette all'induzione in errore del soggetto passivo. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, respingendo un ricorso del P.M., ha ritenuto che correttamente fosse stato fatto rientrare nelle previsioni dell'art. 316 ter, comma secondo, c.p. — sanzionate, in ragione dell'entità della somma indebitamente percepita, solo in via amministrativa — la condotta consistita nella presentazione, a sostegno di una richiesta di contributo della provincia per l'acquisto di un autoveicolo industriale, di una fattura recante l'indicazione di un prezzo maggiore di quello effettivo).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 23083 del 14 giugno 2002)
Cass. pen. n. 45352/2001
L'art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) configura un'ipotesi autonoma di reato e non una circostanza aggravante del reato di truffa, come può, in particolare, desumersi: a) dalla collocazione della fattispecie in un apposito articolo anziché all'interno dell'art. 640 c.p.; b) dalla previsione, a differenza di quest'ultimo, della sola pena detentiva, alla quale verrebbe incongruamente ad aggiungersi quella pecuniaria nel caso in cui, considerando il fatto come circostanza aggravante, concorressero circostanze attenuanti ritenute equivalenti o prevalenti; c) dall'estraneità all'ordinamento giuridico di ipotesi di circostanze aggravanti la cui presenza dia luogo all'eliminazione di una pena (che nella specie sarebbe quella pecuniaria) prevista congiuntamente ad altre per il reato non aggravato; d) dalla chiara volontà del legislatore, come emerge dai lavori preparatori della legge 19 marzo 1990, n. 55 (con la quale, tra l'altro, è stato introdotto l'art. 640 bis), di dar luogo ad un'autonoma fattispecie criminosa che comprendesse “quel terreno di illiceità costituito dalle truffe ai danni degli organismi comunitari”, fino ad allora perseguite con la previsione (rivelatasi insufficiente), dell'aggravante di cui all'art. 640 cpv., n. 1, c.p. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 45352 del 19 dicembre 2001)
Cass. pen. n. 41928/2001
Fra il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, previsto dall'art. 640 bis c.p., e quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, previsto dall'art. 316 ter stesso codice, non esiste un rapporto di genere a specie, ma esiste un rapporto di sussidiarietà, nel senso che la seconda di dette norme incriminatrici è destinata a coprire le aree che la prima lascerebbe libere da sanzione penale, come nel caso del mero mendacio, di per sé non idoneo ad integrare l'ipotesi della truffa.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 41928 del 23 novembre 2001)
Cass. pen. n. 4731/2000
L'articolo 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) prevede una circostanza aggravante del delitto di truffa di cui all'art. 640 dello stesso codice e non una figura autonoma di reato, con la conseguenza che, ove siano riconosciute sussistenti anche circostanze attenuanti, è consentito al giudice effettuare il giudizio di comparazione tra gli elementi accessori di segno diverso.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4731 del 31 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 11831/1999
In materia di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.), l'elemento specializzante rispetto al reato di truffa è costituito dall'oggetto materiale della frode, cioè da ogni attribuzione economica agevolata erogata da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee, comunque denominata: «contributi e sovvenzioni» (erogazioni a fondo perduto), finanziamenti (cessioni di credito a condizioni vantaggiose per impieghi determinati), mutui agevolati (caratterizzati, rispetto all'ipotesi precedente, dalla maggior ampiezza dei tempi di restituzione). Dal punto di vista oggettivo è richiesta, dunque, per la sussistenza del reato la presenza di artifici e raggiri idonei ad indurre in errore l'ente erogatore. (Fattispecie in tema di concorso con il reato di abuso di ufficio. La Corte ha escluso la sussistenza della truffa aggravata sul presupposto che la condotta di abuso si esauriva in momenti di un'unitaria seriazione procedimentale avente lo scopo di far conseguire contributi agevolati ad un soggetto privato).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11831 del 15 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 2286/1999
Per «erogazioni pubbliche», cui si riferisce l'art. 640 bis c.p. debbono intendersi soltanto quelle finalizzate alla realizzazione di opere o allo svolgimento di attività di interesse pubblico, rimanendone quindi escluse le indennità di natura previdenziale o assistenziale (come quella prevista per le lavoratrici madri), la cui fraudolenta percezione può rendere configurabile il reato di truffa aggravata in danno dello Stato o di altro ente pubblico, ai sensi dell'art. 640, secondo comma, n. 1 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2286 del 12 maggio 1999)
Cass. pen. n. 4663/1998
Il reato di cui all'art. 316 bis c.p. (malversazione in danno dello Stato) e quello di cui all'art. 640 bis stesso codice (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) ben possono concorrere fra loro, atteso che la prima delle due norme anzidette, avendo come scopo quello di reprimere le frodi successive al conseguimento di prestazioni pubbliche (frodi attuate non destinando i fondi ottenuti alle finalità per le quali essi sono stati erogati), non postula che quelle prestazioni siano state ottenute con artifizi o raggiri, mentre questi ultimi sono necessari ai fini della configurabilità dell'altro reato, consistente nel procurarsi con la frode prestazioni alle quali non si avrebbe diritto, ottenute le quali vi è soltanto l'eventualità che esse vengano destinate a scopi diversi, così realizzandosi anche la violazione dell'art. 316 bis c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4663 del 7 novembre 1998)
Cass. pen. n. 11497/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11497 del 4 novembre 1998)
Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 640 bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), debbono considerarsi tra le “erogazioni pubbliche” anche le prestazioni economiche elargite dall'Inps nel caso di disoccupazione involontaria. (Nella specie, relativa a risoluzione di un conflitto di competenza, le prestazioni in questione erano state ottenute, secondo la prospettazione accusatoria, facendo fittiziamente figurare, da parte del datore di lavoro, l'avvenuta messa in cassa integrazione di alcuni dipendenti).
La condotta di chi consegue indebitamente sovvenzioni comunitarie mediante esposizione di dati e notizie falsi è perseguibile ai sensi dell'art. 640 bis c.p. ove al mendacio si accompagni un quid pluris, cioè un'attività fraudolenta che vada ben oltre la semplice esposizione dei dati falsi, sì da vanificare o comunque rendere meno agevole l'attività di controllo della richiesta da parte delle autorità preposte; quando invece la condotta si esaurisca nella esposizione dolosa di dati non veritieri viene ad essere realizzato l'illecito amministrativo — se la somma percepita è inferiore ai venti milioni — ovvero la speciale ipotesi criminosa — se trattasi di erogazioni di importo superiore — di cui all'art. 2 L. 23 dicembre 1986, n. 898, come modificata dall'art. 73 L. 19 febbraio 1992, n. 142.
Cass. pen. n. 12010/1997
Il delitto di frode comunitaria previsto dall'art. 2 della L. 23 dicembre 1986, n. 898 è punibile esclusivamente a titolo di dolo. (Fattispecie nella quale il Pg, ricorrente avverso sentenza di assoluzione per essere stato il contributo captato inferiore ai venti milioni di lire, aveva sostenuto che l'art. 2 citato prevederebbe solo l'ipotesi del mendacio colposo, sanzionabile penalmente per erogazioni non inferiori ai venti milioni di lire, mentre il mendacio doloso, punibile incondizionatamente, ricadrebbe nella previsione dell'art. 640 bis c.p.; nel rigettare il ricorso, enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha ritenuto erronea tale ricostruzione del sistema, sul rilievo che la responsabilità ordinaria è a titolo di dolo e che quella a titolo di colpa deve essere oggetto di espressa previsione, non ravvisabile, neanche implicitamente, nel caso di specie).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12010 del 23 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 7280/1997
Il reato previsto dall'art. 2 legge 23 dicembre 1986, n. 898 — che punisce l'indebito conseguimento di contributi comunitari mediante la mera esposizione di dati o notizie falsi, deve ritenersi di carattere sussidiario rispetto a quello di truffa aggravata. Ne consegue che esso è configurabile solo quando il soggetto si sia limitato semplicemente ad una esposizione menzognera di dati e notizie, e non anche quando alle false dichiarazioni si accompagnino diversi ed ulteriori artifici o raggiri quali ad esempio la formazione e l'utilizzazione di falsi documenti — che integrano, invece, il delitto di cui all'art. 640 bis c.p.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7280 del 24 luglio 1997)
Non comunica all'INPS il decesso del padre e continua a percepirne la pensione: è truffa? - 05/07/2018
Autore: Fanelli Andrea
Categorie: Truffa
Rispetto alla prima edizione è stata aggiunta una sezione relativa all'istituto della confisca per equivalente di cui all'art. 640 quater c.p., al nuovo reato di frode... (continua)
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Articolo 640
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