Source: https://cisterninonotizie.com/2018/11/12/cisternino-masseria-termetrio-annullata-procedura-di-esproprio/
Timestamp: 2020-07-06 19:23:20+00:00

Document:
IL TAR DI LECCE HA ANNULLATO LA PROCEDURA DI ESPROPRIO DELLA MASSERIA TERMETRIO.
IL COMUNE NON MOLLI
Da un post di Lorenzo (Enzo) Perrini, consigliere comunale e capogruppo consiliare di Cisternino Insieme, ritorna in primo piano una notizia, quella relativa all’acquisizione dei beni comunali della Masseria Termetrio, che si pensava passata e risolta e che, invece, torna alla ribalta dopo l’annullamento, da parte del TAR di Lecce (per un vizio procedurale), dell’esproprio stesso.
“Con sentenza pubblicata il 02.11.2018 il TAR di Lecce ha annullato, per un vizio procedurale, l’esproprio di Masseria Termetrio, bene di interesse storico appartenuto alla famiglia Lagravinese.
Su tale vicenda l’intera comunità cistranese ha combattuto anni fa un battaglia, per impulso dell’Amministrazione di centro–sinistra guidata da Gino Convertini, in quanto la stessa era stata “espropriata” della possibilità di esercitare il diritto di prelazione previsto dal Codice dei Beni Culturali non essendo stata informata dal superiore Ministero della vendita in corso dell’Immobile ad un prezzo peraltro non eccessivo, circa 150.000 euro.
Invito pubblicamente l’Amministrazione ad adottare ogni iniziativa per portare a compimento l’acquisizione del bene al fine di valorizzarlo e renderlo finalmente fruibile“.
Lorenzo (Enzo) Perrini
CisterninoNotizie.com, sentitamente con profonda convinzione, si unisce alla suddetta richiesta del consigliere Perrini all’Amministrazione Comunale affinchè, immediatamente, si proceda a riprendere tutte le azioni utili e necessarie all’acquisizione e valorizzazione pubblica di Masseria Termetrio, un bene storico cittadino che, così fortemente rappresenta l’intera comunità cistranese e che, proprio per questo, potrebbe, all’incontrario, rischiare di essere poi essere acquisita, privatamente e meramente, a scopi di ben altra natura che, di certo, nulla avrebbe a che fare con un’unica ed importante pagina di Storia cittadina.
La SENTENZA del TAR di Lecce
N. 01639/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00756/2010 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 756 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da
Societa’ Immobiliare Puglia S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Ida Maria Dentamaro, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Pier Luigi Portaluri in Lecce, via Imbriani, n. 36;
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto (già Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto), in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata ex lege in Lecce, via F.Rubichi, n. 23;
Comune di Cisternino, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocato Fabiano Amati, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Tania Rizzo in Lecce, via Braccio Matello, n. 2;
– con il ricorso introduttivo:
– del decreto del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee, emesso in data 25 febbraio 2010;
– della deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Cisternino n. 34 del 29 luglio 2009;
– nonché di ogni altro atto o provvedimento presupposto, connesso e/o consequenziale;
– con motivi aggiunti notificati il 7 marzo 2011 e depositati il 18 marzo 2011:
– della deliberazione del Consiglio Comunale di Cisternino n. 65 del 9 dicembre 2010;
– nonché di ogni altro atto o provvedimento lesivo, presupposto, connesso e/o consequenziale ai predetti e, in particolare, ove occorra, dei seguenti atti:
– la nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 19 maggio 2010, prot. n. 15768;
– il parere reso dall’Ufficio Legislativo del Ministero per i Beni e le Attività culturali del 6 luglio 2010, prot. n. 12991;
– la nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero del 18 luglio 2010, prot. n. 21772;
– con ulteriori (secondi) motivi aggiunti, notificati il 21 aprile 2011 e depositati il 4 maggio 2011:
– della nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni e l’Attività Culturali, Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee del 19 maggio 2010, prot. n. 15768;
– del parere reso dall’Ufficio Legislativo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 6 luglio 2010, prot. n. 12991;
– della nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero del 18 luglio 2010, prot. n. 21772;
– con ulteriori (terzi) motivi aggiunti, notificati il 27 aprile 2015 e depositati in data 8 maggio 2015:
– del decreto di esproprio del bene culturale “Masseria Termetrio”, a firma del Segretario Generale del Comune di Cisternino – Responsabile del procedimento, in data 20 febbraio 2015, prot. n. 2970/2015, notificato il 26 febbraio 2015;
-nonché, ove occorra:
– della determinazione del Segretario Generale – Responsabile del Servizio del Comune di Cisternino n. 1644/2014 del 12 dicembre 2014;
– della determinazione del Segretario Generale – Responsabile del Servizio del Comune di Cisternino n. 118/2015 del 5 febbraio 2015;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto (già Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto) e del Comune di Cisternino;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 3 luglio 2018 la dott.ssa Maria Luisa Rotondano e uditi per le parti l’Avvocato I.M. Dentamaro, l’Avvocato A. Savino, in sostituzione dell’Avvocato F. Amati, e l’Avvocato dello Stato G. Marzo;
Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, la Societa’ Immobiliare Puglia S.r.l. – che il 29 luglio 2005 ha acquistato l’immobile “Masseria Termetrio”, sito nel Comune di Cisternino (dichiarato “bene culturale” di interesse storico-artistico ai sensi dell’art. 10, comma 1, del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, giusta provvedimento in data 15 febbraio 2005 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia), con contratto di compravendita sottoposto alla condizione legale sospensiva del mancato esercizio della prelazione da parte della Pubblica Amministrazione, ai sensi dell’art. 61 del citato Decreto Legislativo n. 42/2004, ormai definitivamente efficace, come, sostanzialmente, sancito dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con sentenza 30 ottobre 2009, n. 6703 (di riforma della sentenza del T.A.R. Puglia – Lecce n. 3369/2008, in quanto, “In sostanza, il legislatore ha previsto un termine perentorio per l’esercizio del diritto di prelazione e il privato, una volta assolto l’onere di inviare in modo corretto la denuncia, sa che il decorso del termine consolida l’atto di compravendita senza alcuna possibilità di ripensamenti da parte delle amministrazioni e senza che eventuali fatti inerenti il rapporto tra amministrazioni pubbliche possano incidere sul suo diritto ormai perfezionato”, sicchè, “decorso tale termine, la prelazione è preclusa” – si vedano, in proposito, le statuizioni di questa Sezione di cui alla sentenza resa nel giudizio N.R.G. 785/2009, avente ad oggetto l’impugnazione della deliberazione consiliare del Comune di Cisternino n. 5 dell’11 marzo 2009, recante esercizio del diritto di prelazione artistica sull’immobile de quo, anch’esso definito all’udienza pubblica del 3 luglio 2018) – ha impugnato, domandandone l’annullamento:
– il decreto del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee, emesso in data 25 febbraio 2010 e comunicato dal Comune di Cisternino alla Società ricorrente medesima con nota prot. n. 3573 del 5 marzo 2010 (recante <<Avviso di avvio del procedimento espropriativo compendio immobiliare “Masseria Termetrio”, dichiarata di interesse storico-artistico con decreto BB.AA.CC. del 15 febbraio 2005>>, “ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 11 e 16 del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327”), con cui:
<<Vista l’istanza prot. n. 12438 del 05.08.2009 del Comune di Cisternino con allegata deliberazione del Consiglio Comunale n. 34 del 29.07.2009, con la quale è stata richiesta a questo Ministero la dichiarazione di pubblica utilità dell’espropriazione dell’immobile sopra detto al fine dì salvaguardarne la memoria costituendovi un Museo o altra istituzione di carattere storico che lo renda luogo di identità collettiva per Cisternino;
Vista la nota n. 837 del 25.01.2010 con la quale la Direzione Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici della Puglia concordando con le motivazioni fatte presenti dal Comune ha espresso parere favorevole alla proposta di esproprio per pubblica utilità;
Vista la nota prot. n. 2360 dell’11.02.2010 con la quale il Comune di Cisternino ha trasmesso l’attestazione di copertura finanziaria necessaria per l’acquisizione per l’immobile datata 26.01.2010;
Considerato che per il recupero e la valorizzazione dell’immobile denominato “Masseria Termetrio” è necessario procedere all’espropriazione in favore del Comune di Cisternino secondo quanto affermato dalla Direzione Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici della Puglia nella propria competenza, le valutazioni della quale si condividono>>;
è stata “<<dichiarata la pubblica utilità dell’espropriazione a favore del Comune di Cisternino dell’immobile denominato “MasseriaTermetrio” così come identificato nella delibera consiliare sopra citata al fine di assicurarne la valorizzazione, la tutela e la fruizione pubblica>> ed è stato stabilito che “L’onere della spesa per l’indennità di esproprio da corrispondere agli eventi diritto sarà finanziata con stanziamenti di bilancio attestati dal Comune medesimo”;
– la deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Cisternino n. 34 del 29 luglio 2009, avente ad oggetto gli indirizzi per l’espropriazione della “Masseria Termetrio”, ai sensi dell’art. 95 del Decreto Legislativo n. 42/2004;
– ogni altro atto o provvedimento presupposto, connesso e/o consequenziale.
A sostegno dell’impugnazione interposta ha formulato le seguenti censure:
A) violazione ed erronea applicazione degli artt. 95 e ss. del Decreto Legislativo n. 42/2004, in combinato disposto con gli artt. 60 e ss. dello stesso Codice, consumazione del potere;
B) i vizi del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità:
1. violazione dell’art. 7 della Legge n. 241 del 1990 e ss.mm.ii., e dell’art. 11 del D.P.R. n. 327/2001;
2. eccesso di potere per contraddittorietà e difetto di istruttoria della azione amministrativa ministeriale, ingiustizia manifesta;
3. violazione dell’art. 3 della Legge n. 241 del 1990 e ss.mm.ii., violazione dell’art. 13, comma 8, del D.P.R. n. 327/2001, eccesso di potere per erronea presupposizione in fatto e in diritto, violazione dell’art. 99 del Decreto Legislativo n. 42/2004.
Si sono costituiti in giudizio il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto e il Comune di Cisternino, contestando le avverse pretese e chiedendo la reiezione del gravame.
Con motivi aggiunti notificati il 7 marzo 2011 e depositati il 18 marzo 2011, la Società ricorrente ha impugnato, altresì:
– la deliberazione del Consiglio Comunale di Cisternino n. 65 del 9 dicembre 2010, avente ad oggetto: “Masseria Termetrio – Espropriazione di bene culturale. Osservazioni della Immobiliare Puglia s.r.l.. Controdeduzioni e prosecuzione procedimento ablatorio”, comunicata alla ricorrente il 5 gennaio 2011;
– nonché ogni altro atto o provvedimento lesivo, presupposto, connesso e/o consequenziale ai predetti, e, in particolare, ove occorra, i seguenti atti (di contenuto ignoto):
– la nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero del 18 luglio 2010, prot. n. 21772.
Ha dedotto i seguenti motivi di diritto:
1. illegittimità autonoma:
1.A. violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della Legge n. 241/1990, in combinato disposto con l’art. 95 del Decreto legislativo n. 42/2004 e l’art. 11 del D.P.R. n. 327/2001, eccesso di potere per erronea presupposizione in diritto, motivazione erronea e/o apparente;
1.B. violazione e falsa applicazione degli artt. 10, 99 e 100 del Decreto legislativo n. 42/2004, violazione e falsa applicazione degli artt. 10, 19, 20 e 21 del D.P.R. n. 327/2001, eccesso di potere per contraddittorietà interna, erronea presupposizione in diritto, consumazione del potere, malgoverno dell’azione amministrativa, sviamento;
2. Illegittimità derivata:
2.A. violazione ed erronea applicazione degli artt. 95 e ss. del Decreto Legislativo n. 42/2004, in combinato disposto con gli artt. 60 e ss. dello stesso codice, consumazione del potere;
2.B. I vizi del procedimento di dichiarazione di pubblica utilità:
2.B.1. violazione dell’art. 7 della Legge n. 241 de11990 e ss.mm.ii., e dell’art. 11 del D.P.R. 327/2001;
2B.2. eccesso di potere per contraddittorietà e difetto di istruttoria della azione amministrativa ministeriale, ingiustizia manifesta;
2.B.3. violazione dell’art. 3 della Legge n. 241 del 1990 e ss.mm.ii., violazione dell’art. 13, comma 8, del D.P.R. 327/2001, eccesso di potere per erronea presupposizione in fatto e in diritto, violazione dell’art. 99 del Decreto Legislativo n. 42/2004.
La Società ricorrente ha formulato, altresì, istanza istruttoria, volta all’acquisizione di taluni atti già oggetto di istanza di accesso in data 17 febbraio 2011, e precisamente: della nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni Culturali del 19 maggio 2010, prot. n. 15768; del parere reso dall’Ufficio legislativo del Ministero per i Beni Culturali del 6 luglio 2010, prot. n. 12991; della nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero del 18 luglio 2010 n. 21772.
Con ordinanza presidenziale 1° aprile 2011, n. 325, questo Tribunale, vista la suddetta istanza istruttoria, “Visti gli artt. 46, secondo comma, e 65, terzo comma, cod. proc. amm.”, ha ordinato “al Comune di Cisternino di depositare presso la Segreteria di questo Tribunale, entro venti giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, in triplice copia, la nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni culturali del 19.5.2010, prot. N. 15768; il parere reso dall’Ufficio legislativo del Ministero per i Beni culturali del 6.7.2010, prot. N. 12991; la nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero del 18.7.2010 n. 21772”.
Il Comune onerato ha provveduto agli incombenti istruttori (disposti con la citata ordinanza presidenziale n. 325/2011) con deposito del 21 – 28 aprile 2011.
Con ulteriori (secondi) motivi aggiunti, notificati il 21 aprile 2011 e depositati il 4 maggio 2011, all’esito dell’accesso agli atti in questione, la ricorrente Società ha impugnato, inoltre, domandandone l’annullamento:
– la nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 19 maggio 2010, prot. n. 15768, avente ad oggetto “Applicazione dell’art. 95 comma 2 del D.Lgs. 42/04 – Dichiarazione di pubblica utilità. Quesito”;
– il parere reso dall’Ufficio Legislativo del Ministero per i Beni e le Attività culturali del 6 luglio 2010, prot. n. 12991, recante “Applicazione dell’art. 95 comma 2 del D.Lgs. 42/04 – Dichiarazione di pubblica utilità. Quesito”;
– la nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero del 18 luglio 2010, prot. n. 21772, avente ad oggetto “Cisternino (BR) MasseriaTermetrio – Richiesta dichiarazione di pubblica utilità dell’esproprio”;
Ha dedotto la seguente unica articolata censura:
1) eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità, malgoverno dell’azione amministrativa, con precipuo riferimento al procedimento ablatorio di bene culturale, violazione, per erronea interpretazione e falsa applicazione, del combinato disposto degli artt. 95 e ss. del Decreto Legislativo n. 42/2004 e dell’art. 11 e ss. del D.P.R. n. 327/2001.
Con ulteriori (terzi) motivi aggiunti, notificati il 27 aprile 2015 e depositati in data 8 maggio 2015, la ricorrente Società ha impugnato, domandandone l’annullamento:
– il decreto di esproprio del bene culturale “Masseria Termetrio” a favore del Comune di Cisternino, a firma del Segretario Generale (Responsabile del procedimento) del Comune medesimo, in data 20 febbraio 2015, prot. n. 2970/2015, notificato il 26 febbraio 2015;
– la determinazione del Segretario Generale – Responsabile del Servizio n. 1644 del 12 dicembre 2014, con cui il Comune di Cisterninoha approvato la “relazione di stima indennità di esproprio della Masseria Termetrio – Accertamento valore compendio immobiliare ai sensi della comma 3 dell’art.20 DPR 327/2001” e ha determinato il relativo valore di mercato in euro 176.857,00;
– la determinazione del Segretario Generale – Responsabile del Servizio del Comune di Cisternino n. 118 del 5 febbraio 2015, con cui è stato disposto, ai sensi dell’art.20 comma 4 del D.P.R. n. 327/2001, il deposito presso la Cassa Depositi e Prestiti dell’indennità di espropriazione non accettata dalla ditta espropriata;
– ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.
A sostegno dell’ulteriore impugnazione proposta ha formulato censure inerenti all’illegittimità derivata “per tutti i vizi già enucleati nei precedenti atti di gravame avverso gli atti presupposti”, e pertanto:
A. illegittimità derivata dai vizi degli atti impugnati nel ricorso introduttivo, recanti, rispettivamente, la dichiarazione di pubblica utilità della “Masseria Termetrio” ad opera del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nonché gli indirizzi per l’espropriazione della “Masseria Termetrio”, approvati dal Comune di Cisternino ai sensi dell’art. 95 del Decreto Legislativo n. 42/2004;
B. illegittimità derivata dalla deliberazione del Consiglio Comunale di Cisternino n. 65/2010, impugnata nell’atto di motivi aggiunti depositato in data 18 marzo 2011, avente ad oggetto “Masseria Termetrio – Espropriazione di bene culturale. Osservazioni della Immobiliare Puglia s.r.l. Controdeduzioni e prosecuzione del procedimento ablatorio”;
C. illegittimità derivata dagli atti impugnati nel secondo atto di motivi aggiunti, rispettivamente: 1. la nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanee 19 maggio 2010, prot. n. 15768; 2. il parere reso dall’Ufficio Legislativo per i Beni e le Attività Culturali 6 luglio 2010, prot. n. 12991; 3. la nota del Direttore Generale del medesimo Dicastero 18 luglio 2010, prot. n. 21772.
Le parti hanno successivamente svolto le rispettive difese.
All’udienza pubblica del 3 luglio 2018, all’esito del rinvio disposto, su istanza della Società ricorrente (cui ha aderito l’Avvocatura Distrettuale Erariale), per la trattazione congiunta con i connessi ricorsi N.R.G. 499/2009 e N.R.G. n. 785/2009, la causa, su istanza di parte, è stata introitata per la decisione.
0. – Il ricorso, integrato dai motivi aggiunti proposti in corso di causa, è fondato nel merito e deve essere accolto, nei sensi e termini di seguito precisati.
1. – Fondata ed assorbente (e ciò dispensa il Collegio dall’esame delle ulteriori doglianze formulate) è la censura con cui la Società ricorrente si duole, sostanzialmente, dell’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento ablatorio in questione prima dell’emanazione dell’impugnato decreto ministeriale del 25 febbraio 2010, recante la dichiarazione di pubblica utilità dell’espropriazione, a favore del Comune di Cisternino, del bene culturale “Masseria Termetrio”.
In proposito, la Società istante deduce, in particolare, di essere stata “completamente pretermessa dal procedimento amministrativo che ha portato all’emanazione del decreto ministeriale dichiarativo della pubblica utilità”, avendo “solo il 5 marzo 2010 il Comune di Cisternino … comunicato ai privati l’avvio del procedimento di esproprio in uno al già emanato decreto di pubblica utilità”.
Le su esposte doglianze sono state, poi:
– sviluppate e ribadite nei primi motivi aggiunti (cfr. i punti 1.A e 2.B.1);
– reiterate, altresì, con i secondi motivi aggiunti (in particolare, pag. 9), laddove si è fatto esplicito riferimento a “tutto quanto dedotto ed argomentato, in merito all’illegittimità dell’intero procedimento di esproprio, nel ricorso e dei primi motivi aggiunti”, evidenziando, in particolare, <<che è obbligo delle Amministrazioni comunicare l’avvio del procedimento di “esproprio culturale”, coincidente, in tale fattispecie, con la dichiarazione di pubblica utilità del bene (e non come avviene nell’ablazione “classica” con la fase di apposizione del vincolo)>>;
– ulteriormente dedotte, infine (terzi motivi aggiunti), con il riferimento all’illegittimità derivata del decreto (finale) di esproprio del bene culturale in questione, emanato dal Comune di Cisternino il 20 febbraio 2015, dai vizi degli atti presupposti (e, in particolare, “innanzitutto dai vizi che affliggono il primo atto del procedimento ablatorio in causa: la dichiarazione di pubblica utilità della MasseriaTermetrio, decisa dal Ministero per i Beni Culturali con decreto del 25.2.2010”).
1.1 – Giova rammentare che l’art. 95 (“Espropriazione di beni culturali”) del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (“Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”) dispone che:
“1. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.
2. Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti all’ente interessato per la prosecuzione del procedimento”.
Lo speciale procedimento espropriativo ex art. 95 del Decreto Legislativo n. 42/2004 si caratterizza, dunque, in quanto: “oggetto dell’esproprio è un bene già qualificato come bene culturale ….; scopo primario dell’espropriazione è anzitutto l’acquisizione del bene, per la sua migliore fruizione, e non la realizzazione di un’opera con effetto di trasformazione del territorio (comma 1); il Ministero ha la facoltà di autorizzare gli enti locali, su loro richiesta, ad effettuare l’espropriazione, ferma la dichiarazione di pubblica utilità da parte del Ministero stesso (comma 2)” (Consiglio di Stato, Sezione Sesta, 11 maggio 2011, n. 2792).
Orbene, il decreto con cui è dichiarata la pubblica utilità dell’espropriazione ai sensi del citato art. 95, di esclusiva competenza ministeriale statale (in conformità alla attribuzione esclusiva di competenza in materia prevista dall’art. 117, comma 2, lett. s) della Costituzione) si configura quale provvedimento discrezionale (in cui – cfr. la nota del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali prot. n. 15768 del 19 maggio 2010 – “si esplica la potestà ponderativa dell’Amministrazione in uno dei suoi massimi gradi, in quanto suo contraltare è la perdita del diritto di proprietà … privata”, con l’adozione di un “atto autonomo di valutazione della vera e propria utilità pubblica dell’esproprio”), che: da un lato, segna l’inizio del procedimento speciale ablatorio del “bene culturale” (ponendosi quale atto presupposto della sequenza procedimentale, laddove, invece, l’avvio dell’ “ordinario” procedimento espropriativo disciplinato dal D.P.R. n. 327/2001 è costituito dall’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, che deve essere preceduto dalla specifica comunicazione di avvio del procedimento, ai sensi dell’art. 11 del medesimo Testo Unico); e, dall’altro, ponendosi a chiusura di un (sub)procedimento autonomo, è già capace di ledere, di per sé, in via diretta e immediata la sfera giuridica del proprietario, avendo “come effetto quello di sottoporre il bene al regime di espropriabilità, determinando l’affievolimento del diritto di proprietà e ponendosi come presupposto dell’espropriazione” (arg. exConsiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 15 settembre 1999, n. 14).
Ciò comporta, non rinvenendosi, peraltro, deroghe sul punto nel disposto del citato art. 95 del Decreto Legislativo n. 42/2004, che anche la (discrezionale) dichiarazione ministeriale di pubblica utilità di cui al citato art. 95, comma 2 (primo – nonché fondamentale – atto lesivo del procedimento di esproprio di un bene culturale, come – pure – a ragione rilevato dalla Società ricorrente) debba essere preceduta (nell’attuale contesto normativo, volto, in generale, a garantire la preventiva partecipazione dell’interessato agli atti procedimentali, ed in assenza di particolari esigenze di celerità) dalla comunicazione di avvio del procedimento, ex artt. 7 e ss. della Legge n. 241/1990, da attivarsi a cura dei competenti organi statali, viceversa impedendosi ai soggetti pretermessi di dialogare (prima e in vista dell’emanazione dell’atto dichiarativo della pubblica utilità) con l’unico soggetto pubblico (il Ministero, appunto) titolare del potere di valutare e di decidere in ordine all’espropriabilità del bene medesimo.
E tanto svolgendo “La partecipazione…., nella sostanza, una funzione conoscitiva a vantaggio di ambedue le parti, pubblica e privata, atteso che consente all’interessato un’anticipata tutela delle proprie ragioni e permette all’Amministrazione di ridurre i margini di errori, nei quali potrebbe eventualmente incorrere” (Consiglio di Stato, Sezione Terza, 14 settembre 2016, n. 3876).
1.2 – Orbene, nella fattispecie concreta in esame, per le ragioni sopra illustrate, l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento ablatorio prima dell’emanazione dell’impugnato (con il ricorso introduttivo) decreto ministeriale del 25 febbraio 2010 (recante la – discrezionale – dichiarazione di pubblica utilità dell’espropriazione in favore del Comune di Cisternino dell’immobile denominato “Masseria Termetrio”) comporta l’illegittimità del decreto ministeriale medesimo.
Nè può ragionevolmente ritenersi (come, invece, sostenuto dall’Avvocatura Distrettuale Erariale con la memoria depositata in giudizio il 2 giugno 2018, della quale la Società ricorrente ha eccepito la tardività), nel caso de quo, che il privato non avrebbe “indicato in alcun modo quale apporto partecipativo utile a dare un diverso esito al procedimento volto alla dichiarazione di pubblica utilità avrebbe potuto dare se fosse stato tempestivamente avvisato” dell’inizio del procedimento, atteso che (in via dirimente) tale “dimostrazione” è “esplicitata nelle osservazioni presentate il 2 aprile 2010, in seguito alla notifica del decreto dichiarativo della pubblica utilità (doc. 2 allegato al deposito dei primi motivi aggiunti in data 18.03.2011)” (così, condivisibilmente, le “brevi note in replica” del 12 giugno 2018).
L’illegittimità del decreto ministeriale del 25 febbraio 2010 (atto iniziale del procedimento ablatorio speciale di che trattasi) comporta, poi, l’illegittimità derivata dei successivi atti del procedimento espropriativo in questione (impugnati dalla Società ricorrente con i motivi aggiunti interposti in corso di causa).
2. – Per tutto quanto innanzi esposto, il ricorso, integrato dai motivi aggiunti proposti in corso di causa, è fondato e deve essere accolto, nei sensi e termini sopra esposti, con il conseguente annullamento degli atti impugnati.
3. – Sussistono i presupposti di legge (tra cui l’assoluta novità delle questioni dedotte) per giustificare l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, integrato dai motivi aggiunti proposti in corso di causa, di cui in epigrafe, lo accoglie, nei sensi e termini di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati.
Così deciso in Lecce nella Camera di Consiglio del giorno 3 luglio 2018 con l’intervento dei magistrati:
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