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Timestamp: 2017-12-17 04:22:42+00:00

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i limiti di velocità, di cui all’art. 142 codice della strada, quando i limiti di velocità vengono ridotti apparentemente senza motivo o meglio per fare più multe....
Luca Ricci il Lun Ago 17, 2015 8:42 pm
Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285: i limiti di velocità, di cui all’art. 142 codice della strada
quando i limiti di velocità vengono ridotti apparentemente senza motivo o meglio per fare più multe....
In via preliminare, si osserva che il Titolo V del Decreto Lgs.vo n. 285/1992 (articoli 140 – 193 cds) contiene il complesso dei comportamenti da osservare rigorosamente da parte dei conducenti dei veicoli (art. 46 cds) durante la cosiddetta fase dinamica della circolazione stradale.
Quindi, all’interno di questo particolare contesto giuridico si inserisce l’articolo 142 cds (limiti di velocità) che risponde alla specifica esigenza di garantire la massima sicurezza delle persone nella circolazione stradale. In sostanza, l’articolo 142 cds introduce dei limiti di velocità sia per le varie tipologie di strade che per le categorie dei veicoli. Più in particolare, in materia di sanzioni amministrative relative alla circolazione stradale, gli enti proprietari(1) delle strade hanno facoltà discrezionale di fissare, provvedendo anche alla relativa segnalazione, limiti di velocità minimi e massimi diversi da quelli fissati con carattere generale dall’art. 142 del codice della strada in riferimento a determinate strade o tratti di strada ed in considerazione dello stato dei luoghi, purché entro i limiti massimi di velocità dettati dall’art. 142, primo comma, del codice della strada; l’esercizio di tale facoltà discrezionale non è sindacabile in sede giurisdizionale. (Cassazione civile, sezione II, sentenza 12 giugno 2007, n. 13698)
Inoltre, si deve rilevare che l’articolo 142 cds deve essere integrato necessariamente con gli articoli 343, 344 e 345(2) del regolamento di esecuzione al codice della strada (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495).
Fatte queste premesse di carattere sistematico, è importante analizzare a questo punto il testo dell’articolo 142 cds (limiti di velocità) che è il seguente:
“Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocità massima non può superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali, e i 50 km/h per le strade dei centri abitati, con la possibilità di elevare tale limite fino a un massimo di 70 km/h per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali. Sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali, sempreché lo consentano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti e i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio. In caso di precipitazioni atmosferiche di qualsiasi natura, la velocità massima non può superare i 110 km/h per le autostrade e i 90 km/h per le strade extraurbane principali.
Inoltre, il secondo comma del predetto articolo puntualizza e specifica ulteriormente che entro i limiti sopraccitati, gli enti proprietari della strada possono fissare, provvedendo anche alla relativa segnalazione, dei limiti di velocità minimi e limiti di velocità massimi, diversi da quelli fissati all’interno del predetto comma 1, in determinate strade e tratti di strada quando l’applicazione al caso concreto dei criteri indicati nel comma 1 renda opportuna la determinazione di limiti diversi, seguendo le direttive che saranno impartite dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Pertanto, sempre all’interno del medesimo secondo comma, il legislatore precisa, altresì, che gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari. Tuttavia, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti può modificare i provvedimenti presi dagli enti proprietari della strada, quando siano contrari alle proprie direttive e comunque contrastanti con i criteri di cui al comma 1. Peraltro, il Ministro può disporre l’imposizione di limiti, ove non vi abbia già provveduto l’ente proprietario e sostituirsi a quest’ultimo in caso di mancato adempimento onde procedere direttamente alla esecuzione delle opere necessarie, salvo ed impregiudicato il diritto di rivalsa nei diretti confronti dell’ente proprietario della strada.
Successivamente, l’art. 142, comma 3, cds fornisce un’elencazione delle velocità consentite in relazione alle diverse tipologie di veicoli che è la seguente:
□ a) ciclomotori: 45 km/h;
□ b) autoveicoli o motoveicoli utilizzati per il trasporto delle merci pericolose rientranti nella classe 1 figurante in allegato all’accordo di cui all’art. 168, comma 1, quando viaggiano carichi: 50 km/h fuori dei centri abitati; 30 km/h nei centri abitati;
□ c) macchine agricole e macchine operatrici: 40 km/h se montati su pneumatici o su altri sistemi equipollenti; 15 km/h in tutti gli altri casi;
□ d) quadricicli: 80 km/h fuori dei centri abitati;
□ e) treni costituiti da un autoveicolo e da un rimorchio di cui alle lett. h), i) ed l) dell’art. 54, comma 1: 70 km/h fuori dei centri abitai; 80 km/h sulle autostrade;
□ f) autobus e filobus di massa complessiva a pieno carico superiore a 8 t: 80 km/h fuori dei centri abitati; 100 km/h sulle autostrade;
□ g) autoveicoli destinati al trasporto di cose o ad altri usi, di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t e fino a 12 t: 80 km/h fuori dei centri abitati; 100 km/h sulle autostrade;
□ h) autoveicoli destinati al trasporto di cose o ad altri usi, di massa complessiva a pieno carico superiore a 12 t: 70 km/h fuori dei centri abitati; 80 km/h sulle autostrade;
□ i) autocarri di massa complessiva a pieno carico superiore a 5 t se adoperati per il trasporto di persone ai sensi dell’art. 82, comma 6: 70 km/h fuori dei centri abitati; 80 km/h sulle autostrade;
□ l) mezzi d’opera quando viaggiano a pieno carico: 40 km/h nei centri abitati; 60 km/h fuori dei centri abitati.
Quindi, proseguendo nell’analisi del successivo comma 4 dell’articolo 142 cds si osserva, inoltre, che nella parte posteriore dei veicoli ad eccezione dei ciclomotori, autoveicoli e motoveicoli, devono essere anche indicate le velocità massime consentite (art. 344 reg. esec. cds). Fanno altresì eccezione al predetto obbligo gli autoveicoli militari ricompresi nelle lett. c), g), h) ed i) del comma 3, quando siano in dotazione alle Forze armate, ovvero ai Corpi ed organismi indicati nell’art. 138, comma 11 cds. Pertanto, l’inossservanza della predetta disposizione implica la sanzione amministrativa, a carico del trasgressore oppure dell’obbligato in solido, del pagamento di una somma da € 22,00 ad € 88,00.
Il successivo comma 5 contiene un collegamento con l’art. 141 cds ed impone, pertanto, un generico obbligo nei confronti di tutti i conducenti dei sopraccitati veicoli di regolare (ridurre) la velocità avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo, nonché alle condizioni della strada e del traffico. Tale prescrizioni si rendono ovviamente indispensabili al fine di evitare seri pericoli per la sicurezza delle persone e delle cose nella circolazione stradale.
Successivamente, i commi 5 e 6(3), invece, stabiliscono che le risultanze delle apparecchiature (elettroniche) debitamente omologate, le registrazioni del cronotachigrafo, i documenti relativi ai percorsi autostradali possono essere considerati come delle legittime fonti di prova per determinare e calcolare l’esatta velocità dei veicoli. Infatti, proprio su quest’ultimo punto, l’articolo 345 del regolamento di esecuzione del codice della strada (Apparecchiature e mezzi di accertamento della osservanza dei limiti di velocità) afferma che: “Le apparecchiature destinate a controllare l’osservanza dei limiti di velocità devono essere costruite in modo da raggiungere detto scopo fissando la velocità del veicolo in un dato momento in modo chiaro ed accertabile(4), tutelando la riservatezza dell’utente.
Le singole apparecchiature devono essere approvate dal Ministero dei lavori pubblici. In sede di approvazione è disposto che per gi accertamenti della velocità, qualunque sia l’apparecchiatura utilizzata, al valore rilevato sia applicata una riduzione pari al 5% con un minimo di 5 km/h. Nella riduzione è compresa anche la tolleranza strumentale. Non possono essere impiegate, per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocità, apparecchiature con tolleranza strumentale superiore al 5%.
Il controllo dell’osservanza del limite di velocità, può essere anche effettuato, ai sensi dell’art. 142, comma 6, del codice, attraverso le annotazioni cronologiche stampigliate sui biglietti autostradali all’atto dell’emissione e dell’esazione del pedaggio, raffrontandosi tali annotazioni con la distanza tra i caselli di ingresso e di uscita (…omissis…) .
Per l’accertamento delle violazioni ai limiti di velocità, le apparecchiature di cui al comma 1 devono essere gestite direttamente dagli organi di polizia stradale cui all’art. 12 del codice, e devono essere nella disponibilità degli stessi”.
Infine, i commi 7, 8, 9, 9bis, 10, 11 e 12 dell’art. 142(5) cds contengono l’impianto sanzionatorio di carattere amministrativo per l’inosservanza dei limiti di velocità, che viene modulato in relazione alla gravità dell’illecito amministrativo realizzato nel caso di specie.
Infatti, nell’ipotesi del superamento del limite di velocità di non oltre 10 km/h non sono previste le sanzioni amministrative accessorie, ma solamente la sanzione pecuniaria del pagamento di € 36,00 a carico del trasgressore o dell’obbligato in solido.
Invece, nell’ipotesi successiva, di cui al comma 8 dell’art. 142 cds, che consiste nel superamento dei limiti di velocità di oltre 10 km/h ma meno di 40 km/h, oltre alla sanzione pecuniaria del pagamento di € 148,00 viene prevista anche la sanzione amministrativa accessoria della decurtazione di n. 5 punti dalla patente di guida (n. 10 punti per i neopatentati).
La penultima ipotesi, di cui al comma 9 dell’art. 142 cds, consiste nel superamento dei limiti di velocità di oltre 40 km/h ma meno di 60 km/h. Quindi, per tale fattispecie oltre al pagamento di una sanzione pecuniaria di € 370,00 vengono previste due autonome sanzioni amministrative accessorie. La prima è quella della decurtazione di n. 10 punti dalla patente di guida mentre, invece, la seconda consiste nella sospensione della patente da uno a tre mesi (i punti sono raddoppiati se la violazione viene commessa entro i primi tre anni dal rilascio della patente di guida). Tuttavia, in caso di recidiva in un biennio di conducente identificato la sospensione della patente va da 8 a 18 mesi. Inoltre, con la modifica apportata dal Decreto Legge n. 117/2007, convertito in legge n. 160/2007, non viene più prevista per i neopatentati una sospensione della patente di maggiore durata.
L’ultima ipotesi, di cui al comma 9bis dell’art. 142 cds, viene rappresentata dal superamento dei limiti di velocità di oltre 60 km/h. Pertanto, in conseguenza di tale condotta, il trasgressore oltre al pagamento di una sanzione pecuniaria di € 500,00 subisce anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da 6 a 12 mesi con la decurtazione di n. 10 punti dalla patente di guida (i punti sono raddoppiati se la violazione viene commessa entro i primi tre anni dal rilascio della patente). Si osserva che anche in quest’autonoma ipotesi con la modifica apportata dal Decreto Legge n. 117/2007, convertito in legge n. 160/2007, non viene più prevista per i neopatentati una sospensione della patente di maggiore durata.
Il penultimo comma dell’articolo in esame stabilisce, altresì, che se le violazioni di cui ai commi 7, 8, 9 e 9bis sono commesse alla guida di uno dei veicoli indicati al comma 3, lettere b), e), f), g), h), i) e l) le sanzioni amministrative pecuniarie e quelle accessorie ivi previste vengono raddoppiate.
Infine, l’ultimo comma dell’art. 142 cds inasprisce il trattamento sanzionatorio allorquando il titolare di una patente di guida sia incorso, in un periodo di due anni, in una ulteriore violazione del comma 9, cosicché la sanzione amministrativa accessoria è quella della sospensione della patente da otto a diciotto mesi. Invece, all’interno del medesimo ultimo comma si afferma che, quando il titolare di una patente di guida sia incorso, in un periodo di due anni, in una ulteriore violazione del comma 9bis, la sanzione amministrativa accessoria viene rappresentata dalla revoca della patente.
Sulla base di tutte le precedenti riflessioni, si osserva come il legislatore, proprio nel corso di questi ultimi anni, abbia notevolmente accresciuto il rigore sanzionatorio nei confronti di coloro i quali non osservino i limiti di velocità prescritti dal codice della strada. In sintesi, si è trattato di un intervento legislativo oltremodo necessario ed indispensabile per poter assicurare alle persone una maggiore tutela, sicurezza e protezione nella circolazione stradale.
In conclusione, per una maggiore completezza espositiva dell’argomento, si riporta una recente e molto significativa pronuncia del Giudice di pace civile di Roma del 30 maggio 2007, n. 143 che è la seguente: “E’ nullo il verbale di accertamento di violazione dell’art. 142, comma 8, cds, elevato per mezzi di apparecchiature che consentano il controllo automatico della velocità, qualora manchino i cartelli che segnalino la presenza delle predette apparecchiature sulla strada”. In poche parole, quanto espresso in precedenza implica che l’assenza di un’apposita segnaletica verticale relativa al rilevamento della velocità, tramite delle apparecchiature elettroniche, comporta la nullità del verbale elevato dagli organi di polizia stradale, di cui all’art. 12 cds. Si osserva, altresì, sulla base della sopraccitata sentenza che la violazione dell’obbligo di informazione, da parte dell’ente proprietario della strada agli utenti, è in grado di incidere sulla legittimità dell’installazione degli strumenti di rilevazione automatica della velocità. Infatti, la lettura sistematica dell’art. 4, comma 1, della legge 1 agosto n. 168/2002 impone di ritenere come sussistente l’obbligo specifico dell’amministrazione pubblica di informare gli utenti della strada ogni volta che siano installati dei dispositivi di controllo del loro comportamento di guida. Tutto ciò premesso, si osserva che la possibilità di omettere la contestazione immediata dell’infrazione stradale, accertata per il tramite delle predette apparecchiature elettroniche, non risulta rimessa all’arbitrio dell’amministrazione, dipendendo, invece, da una ben ponderata valutazione del Prefetto il quale deve sempre poter accertare la precisa esistenza di obiettive circostanze che legittimano l’impiego di apparecchiature a distanza (telelaser, autovelox, traffiphot).
Si riporta in allegato l’articolo 4 della legge 1° agosto 2002, n. 168 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, recante disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale" che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 183 del 6 agosto 2002
(1)L’ente proprietario di una strada può in base all’art. 142, comma 2, cds, fissare i limiti di velocità diversi da quelli stabiliti in generale dal codice della strada. Tuttavia, il giudice ordinario può disapplicare l’ordinanza (nella fattispecie della Provincia) con la quale vengono fissati tali limiti qualora sia illegittima per essere viziata da eccesso di potere. (Sulla base di questo principio, il giudice de quo ha accolto l’opposizione avverso verbale di accertamento di eccesso di velocità rilevato mediante Traffiphot su tratto di strada con limite 50 km/h poi elevato a 70 km/h dell’ente proprietario, con successiva ordinanza) Giudice di pace civile Tortona, sentenza 8 novembre 2007
(2) Ai fini della legittimità della rilevazione della velocità mediante telelaser e della sua validità probatoria, non è necessario che l’apparecchio sia munito di dispositivo di documentazione fotografica ma solo che sia debitamente omologato e la velocità venga rilevata in modo chiaro ed accertabile mentre la concreta individuazione del veicolo rimane compito degli agenti di polizia accertatori, diretti ed unici gestori ex art 12 cds delle apparecchiature in questione. Cassazione civile, sezione II, sentenza 21 agosto 2007, n. 17754
(3) Il comma 6 dell’art. 142 cds è stato inserito dall’art. 3, comma 1, lett. b), del Decreto Legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, nella Legge 2 ottobre 2007, n. 160.
(4)È legittimo l’accertamento della velocità effettuata con telelaser mod. ultralyte poiché tale apparecchiatura risponde ai requisiti di cui all’art. 345 regolamento esecuzione codice della strada. Infatti, il veicolo in transito viene fissato nel momento in cui l’operatore lo inquadra nell’obiettivo e premendo e rilasciando il grilletto ottiene la lettura istantanea della sua velocità sul monitor; il dato sul monitor non è immediatamente cancellato ma resta a disposizione del trasgressore il quale può prendere visione non appena viene fermato dalla pattuglia; l’esatta corrispondenza della velocità rilevata dall’apparecchio con quella del veicolo in transito è accertata da due agenti: l’agente che effettua il puntamento, segnala i dati del veicolo che supera il limite di velocità all’agente al proprio fianco cosicché entrambi procedono alla identificazione e al fermo. Giudice di pace Abbiategrasso, sentenza 31 ottobre 2002
(5) In materia di violazioni delle norme sui limiti di velocità previste dal codice della strada, l’eccesso di velocità deve essere contestato immediatamente soltanto se verificato mediante strumenti che consentono la misurazione ad una congrua distanza prima del transito del veicolo davanti agli agenti, poiché l’utilizzazione di apparecchiature diverse, quali l’ “autovelox” rientra di per sé tra le ipotesi di esenzione da tale obbligo e l’attestazione del loro impiego, contenuta nel verbale di accertamento, costituisce valida ragione giustificatrice della mancanza di una contestazione immediata, né sono sindacabili in sede giudiziaria le modalità di organizzazione del servizio di polizia stradale, come quelle relative al numero delle pattuglie operanti. Cassazione civile, sezione II, sentenza 18 aprile 2007, n. 9308

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