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Timestamp: 2020-08-04 18:02:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30797 del 26/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30797 del 26/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 26/11/2019, (ud. 25/09/2019, dep. 26/11/2019), n.30797
sul ricorso 868-2318 proposto da:
elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTCGHESI 2, presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO, STATO, che rappresenta e difende;
G.E., elettivamente domiciliato ROMA VIA JACOPO DA PONTE
45, presso lo studio dell’avvocato MARCELLO TUMIOTTO, che lo
avverso la sentenza n. 3191/2017 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
con ricorso per cassazione notificato a mezzo posta elettronica certificata della L. n. 53 del 1994, ex art. 3 bis, ed della L. n. 69 del 2009, art. 5, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR del Lazio in data 31.5.2017 che, in riforma della sentenza della CTP di Roma n. 19490/2016 che aveva, a sua volta, rigettato il ricorso proposto da G.E., riteneva non motivato l’avviso di accertamento con il quale era stata effettuata la revisione parziale del classamento dell’immobile di sua proprietà, sito in (OMISSIS), (OMISSIS), ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
A sostegno della decisione il giudice di seconde cure argomentava che l’Ufficio aveva omesso di valutare in concreto le caratteristiche degli immobili classificati e sottolineava che l’effettuazione di un sopralluogo avrebbe consentito una valutazione più adeguata.
Parte resistente si costituiva con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso rubricato “Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3),” parte ricorrente deduceva l’erroneità della sentenza impugnata laddove afferma che l’avviso di accertamento sarebbe carente di motivazione in quanto invece l’atto in questione richiama il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonchè le ragioni che hanno giustificato il riclassamento effettuato.
Con il secondo motivo di ricorso rubricato “Violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3),” parte ricorrente deduceva che le norme indicate non disciplinano una revisione puntuale del singolo classamento ma un aumento delle rendite catastali in microzone anomale necessario alla luce del mancato aggiornamento delle rendite catastali trattandosi quindi di una revisione generalizzata.
I motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente in quanto entrambi afferenti alla medesima questione della motivazione dell’avviso di accertamento, sono infondati.
Va premesso che, come chiarito dalle sezioni unite (Cass., sez. un., 18 aprile 2016, n. 7665), quando si procede all’attribuzione di ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare a destinazione ordinaria, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento è dovuto ad una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano, trattandosi di uno dei possibili presupposti del riclassamento. Quando si tratta di revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa è l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339, ed elaborate con la Det. direttoriale 16 febbraio 2005, cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. L’intervento è possibile nelle microzone “per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali (comma 335).
La Corte Costituzionale pronunciandosi sulla legittimità dello strumento introdotto con la legge finanziaria 2005, (C. Cost., primo dicembre 2017, n. 249), ha affermato che la scelta fatta dal legislatore con il comma 335, non presenta profili d’irragionevolezza. La decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene, tanto che il fattore posizionale già costituisce una delle voci prese in considerazione dal sistema catastale in generale.
Nella specie l’avviso di accertamento si è limitato a dare conto delle caratteristiche specifiche degli immobili classificabili come A/2 ritenendo tout court che l’immobile oggetto del riclassamento vi rientrasse non rispondendo pertanto ai requisiti richiesti, come correttamente ritenuto dal giudice d’appello.
Sulla scorta di quanto fin qui esposto, il ricorso va pertanto rigettato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 7
 sentenza 
 art. 1
 art. 61
 art. 1