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Timestamp: 2020-08-14 21:03:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25663 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25663 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 10/11/2016, dep.14/12/2016), n. 25663
sul ricorso 9848-2016 proposto da:
difesa dagli avvocati ADELCHI CHINAGLIA, GIUSEPPE CHINAGLIA giusta
per la revocazione della sentenza n. 21351/2015 della CORTE SUPREMA
DI CASSAZIONE, depositata il 21/10/2015;
Pandolfo Alluminio s.p.a. in persona del legale rappresentante pro tempore, chiede la revocazione della sentenza, indicata in epigrafe, con cui questa Corte – in accoglimento del secondo motivo del ricorso (proposto dall’Agenzia delle Entrate ed iscritto al n.2246/2009), rigettato il primo – ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigettato il ricorso introduttivo della contribuente (avverso l’avviso di accertamento emesso a titolo di IRPEG ed IRAP del 2000 a seguito della ritenuta violazione della L. 21 novembre 2000, n. 342, artt. 10 e ss.) limitatamente alla ripresa relativa al motivo accolto.
In particolare, la ricorrente chiede la revocazione relativamente al capo di sentenza nel quale questa Corte ha affermato che “la rivalutazione dei beni appartenenti dalla medesima categoria omogenea deve riguardare tutti i beni di quelli categoria, con la conseguenza, in caso di violazione di tale obbligo, cioè di esclusione di alcuni beni dalla rivalutazione, del disconoscimento degli effetti fiscali dalla rivalutazione per tutti gli altri beni della stessa categoria” perchè fondato sull’errore di ritenere che vi fossero stati dei beni esclusi da parte della Società dalla rivalutazione di una sottocategoria omogenea, laddove ogni dubbio sul punto era fugato dalla lettura degli estratti dei cespiti ammortizzabili e del prospetto relativo alla suddivisione del VCU dei macchinari di ossidazione (documenti n. 7, 8 e 9 allegati al ricorso introduttivo avanti la Commissione Tributaria Provinciale).
Alla luce dei richiamati principi, il ricorso, nei termini in cui è formulato, è inammissibile laddove con lo stesso si deduce un errore percettivo che non solo non appare di assoluta immediatezza e di semplice rilevabilità, risultando da atti esterni al giudizio di legittimità ed abbisognando, comunque, di argomentazioni induttive ovvero di indagini ermeneutiche per la sua concreta constatazione ma, ancor prima, è, in realtà, mezzo attraverso cui si introduce (ovvero si ribadisce) inammissibilmente una questione di diritto. Nè con le memorie sono state offerte argomentazioni idonee a confutare tali assunti.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

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 art. 13
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