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Timestamp: 2020-02-19 23:04:08+00:00

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Corte di Giustizia UE, sentenza 26 settembre 2019, Vitali, C‑6318. La restrizione del subappalto al 30% dell'importo dell'appalto è in contrasto con la normativa comunitaria. - Sdanganelli & Associati Privacy Policy
La direttiva 2014/24/UE – in particolare: i) all’articolo 63, paragrafo 1, in cui prevede la possibilità per gli offerenti di fare affidamento, a determinate condizioni, sulle capacità di altri soggetti, per soddisfare determinati criteri di selezione degli operatori economici; ii) all’articolo 71, paragrafo 2, che riguarda specificamente il subappalto, disponendo che l’amministrazione aggiudicatrice può chiedere o può essere obbligata da uno Stato membro a chiedere all’offerente di indicare, nella sua offerta, le eventuali parti dell’appalto che intende subappaltare a terzi, nonché i subappaltatori proposti – dev’essere interpretata nel senso che osta all’art. 105, paragrafo 2, terza frase, e paragrafo 5 del decreto legislativo n. 50, Codice dei contratti pubblici, che limita al 30% la parte dell’appalto che l’offerente è autorizzato a subappaltare a terzi. Il ricorso al subappalto contribuisce al perseguimento dell’obiettivo di favorire l’accesso delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici, fissato nel considerando 78 della direttiva 2014/24, in materia di appalti pubblici, essendo interesse dell’Unione che l’apertura di un bando di gara alla concorrenza sia la più ampia possibile. Benchè il contrasto al fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti pubblici costituisca un obiettivo legittimo che può giustificare una restrizione alle regole fondamentali e ai principi generali del TFUE che si applicano nell’ambito delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, tuttavia, anche supponendo che una restrizione quantitativa al ricorso al subappalto possa essere considerata idonea a contrastare siffatto fenomeno, una restrizione come quella prevista nella disposizione nazionale eccede quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo, in quanto violativa dei principi di parità di trattamento, di trasparenza e di proporzionalità. Il diritto italiano già prevede numerose attività interdittive espressamente finalizzate ad impedire l’accesso alle gare pubbliche alle imprese sospettate di condizionamento mafioso o comunque collegate a interessi riconducibili alle principali organizzazioni criminali operanti nel paese.
Corte Giustizia EU sentenza C 6318 26 settembre 2019
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