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Timestamp: 2020-02-29 06:49:17+00:00

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Perché non sono ancora rientrati nelle casse pubbliche i soldi di Tuvixeddu? | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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Perché non sono ancora rientrati nelle casse pubbliche i soldi di Tuvixeddu?
dicembre 30, 2019 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Ormai è passato più di un anno e mezzo dalla sentenza Corte App. civile Roma, Sez. II, 9 aprile 2018, n. 2245 con cui, su ricorso della Regione autonoma della Sardegna, è stato riformato il lodo espresso dal Collegio arbitrale (il magistrato in pensione Gianni Olla, il docente universitario romano Nicolò Lipari, il presidente emerito della Corte costituzionale Franco Bilé) con il parere contrario di uno dei componenti (il magistrato Olla) favorevole alle pretese della Nuova Iniziative Coimpresa del Gruppo Cualbu sull’annosa vicenda di Tuvixeddu (Cagliari), la più importante area archeologica sepolcrale punico-romana del Mediterraneo, interessata dal noto progetto immobiliare.
L’indennizzo di 77,8 milioni di euro previsto dal lodo arbitrale, si è ridotto a soli 1,2 milioni di euro, come ha affermato la Corte d’Appello di Roma.
Le motivazioni dell’arbitrato poggiavano esclusivamente sull’annullamento del precedente vincolo paesaggistico (vds. Cons. Stato, Sez. VI, 4 agosto 2008, n. 3895).
Il Gruppo Cualbu è tenuto a restituire quanto percepito in eccesso, più di 85 milioni di euro, visto che il lodo era stato dichiarato esecutivo e l’indennizzo era stato versato integralmente, interessi compresi. Anche dalla pronuncia della Corte d’Appello di Roma discende l’obbligo di restituzione.
Domanda non banale: i soldi sono stati restituiti alla Regione? Finora no.
Dal canto suo, la Regione li ha richiesti, finalmente, nell’aprile 2019.
Per chi si fosse distratto, si tratta di soldi pubblici.
E potrebbero esser utilizzati per finalità pubbliche, come la costituzione di un grande parco archeologico-ambientale a beneficio della collettività.
Cagliari, necropoli di Tuvixeddu, sepolture (veduta aerea, foto Sopr. A.B.A.P. Cagliari)
da Il Corriere della Sera, 28 dicembre 2019
LA NECROPOLI. Le tombe fenicie salvate dal cemento. E gli 83 milioni contesi in Sardegna.
La Cassazione deve decidere sul maxirisarcimento per lo stop all’edificazione sul sito. Il caso degli 83 milioni di euro contesi. (Gian Antonio Stella)
I nonni fenici dei cagliaritani, sepolti nelle loro grotte nel ventre del colle di Tuvixeddu, tacciono. Sopra le loro teste, però, sta per riaprirsi la rissa politica e giudiziaria che da un quarto di secolo agita ormai il capoluogo sardo: quale sarà il giudizio finale nello scontro sulla cementificazione edilizia dell’antichissimo sepolcreto, la più grande e la più importante necropoli punica del Mediterraneo? Cosa dirà la Cassazione: darà ragione ai palazzinari bloccati dai vincoli paesaggistici quando già avevano in tasca un accordo di programma con il Comune o alla Regione che era intervenuta infine per fermare con un vincolo la cementificazione? Non si tratta solo di una (nobile) questione di principio sulla tutela del paesaggio. Su quella sono già da tempo intervenute un po’ tutte le associazioni ambientaliste e culturali, dal Fai a Italia Nostra, da Amici della terra ad Archistoria, dai Verdi a Ipogeo e su tutti il Gruppo di intervento giuridico di Stefano Deliperi che da anni martella sul tema. In ballo, infatti, c’è una questione di soldi. Tanti soldi. Una manciata di settimane, infatti, e la Cassazione dovrà decidere se confermare o meno la sentenza della Corte d’Appello di Roma che due anni fa ribaltò lo strabiliante Arbitrato che aveva riconosciuto ai costruttori un mostruoso risarcimento per il mancato guadagno. Dovesse farlo, questi non avrebbero scampo: sarebbero obbligati finalmente a ridare quel malloppo che la Regione fu costretta a dar loro.
Cagliari, Tuvixeddu, tombe puniche (foto Barbara Lutzu)
Ma è meglio ripartire dall’inizio. Cioè dal lontano 1995, quando i difensori della necropoli, già degradata dallo scorrere di circa due millenni e mezzo dall’Era dei Fenici in Sardegna, tra il VI ed il III secolo a.C., ma più ancora devastata dallo scriteriato sfruttamento del «colle dei piccoli fori» (questo vuol dire, Tuvixeddu) usato fino agli anni ‘70 come cava dall’Italcementi, si opposero «al progetto di cementificazione dell’area, oggi solo in parte vincolata nonostante le testimonianze archeologiche che contiene». E chiesero espressamente all’Amministrazione comunale che il colle fosse «classificato zona inedificabile nel Nuovo Piano urbanistico comunale». Macché. A dispetto del buon senso e di ogni pubblico appello, passò nel 2000 la linea contraria. La quale prevedeva, col contrappeso di una modesta area archeologica e di un museo, l’edificazione un grande complesso edilizio per un totale di quattrocento «unità abitative». Scelta contestatissima. Finché, qualche anno dopo, grazie anche alle denunce su quelle tombe trasformate in depositi di immondizia, il governatore sardo Renato Soru bloccò i lavori in corso: la precedenza andava data agli interessi pubblici.
Una decisione coraggiosa e temeraria. Nonostante varie sentenze abbiano accolto questo principio, non son mancati negli anni numerosi verdetti che, dovendo scegliere tra gli interessi di tutti e quelli di un privato ma fissati nero su bianco da un patto precedente, fosse pure un patto sbagliato firmato in un momento sbagliato e voluto da un sindaco sbagliato, hanno optato per gli interessi privati. Tanto più in casi come quello di Tuvixeddu dove, essendo in ballo da una parte gli interessi di un ente pubblico (lo Stato, una regione, un comune…) e dall’altra un’azienda privata, quest’ultima aveva la possibilità di evitare il confronto in tribunale ricorrendo a un giudizio con tre arbitri, uno nominato dall’ente pubblico, uno dal privato e il terzo scelto dall’uno e dall’altro. Una «scorciatoia» oggi meno facile da percorrere ma qualche anno fa diffusissima. Anche grazie alle percentuali talora stratosferiche riconosciute ai tre arbitri. Ma soprattutto a un andazzo che vedeva i privati vincere nel 97 per cento dei casi.
Cagliari, Tuvixeddu, colombari romani
Proprio Tuvixeddu, del resto, dice tutto: a decidere furono due arbitri su tre (il presidente emerito della Corte Costituzionale Franco Bilé e il docente universitario Nicolò Lipari) contro il parere diverso del terzo arbitro, il giudice in pensione Giovanni Olla, che pretese che nella sentenza fosse precisato il suo dissenso radicale. Soprattutto sull’ammontare del risarcimento da riconoscere ai costruttori, la società Nuove iniziative Coimpresa di Gualtiero Cualbu. Una cifra mostruosa: 76 milioni di euro, quasi 200mila per ogni alloggio non edificato. Una somma immensamente più alta di quella calcolata da Olla: 3.650.000 euro. Polemiche su polemiche. Di qua il giudizio pesantissimo del nuovo governatore di destra, Ugo Cappellacci, che costretto tira fuori i soldi: «Le conseguenze di una guerra ideologica portata avanti dalla giunta di Renato Soru rischiano ora di pesare sulla collettività». Di là la replica del predecessore: «Il Tribunale di Cagliari e il Consiglio di Stato hanno già stabilito la legittimità dei comportamenti dell’amministrazione regionale nella passata legislatura di centrosinistra, e certamente i Tribunali ordinari annulleranno la decisione del Collegio arbitrale».
La Corte d’Appello di Roma, nella primavera 2018, gli darà ragione. Sia sul diritto-dovere che aveva di correggere l’accordo di programma per il complesso residenziale in un’area archeologica come Tuvixeddu. Sia sulla sproporzione del risarcimento. Ridotto a un terzo della stessa stima dell’arbitro Olla: un milione e 200mila euro. Ora, dicevamo, tocca alla Cassazione. E se i giudici supremi dovessero decidere infine di confermare la sentenza dell’Appello e condannare i costruttori a restituire quella cifra enorme, cresciuta negli anni con l’inflazione fino a 83 milioni? Quei soldi sono stati accantonati in attesa del verdetto definitivo? Man mano che si avvicina il momento della decisione, crescono in Sardegna dubbi e apprensioni. Massimo Zedda, l’ex sindaco di Cagliari che affrontò Christian Solinas alle ultime Regionali, attacca: «Cosa ha fatto, in questi mesi, per recuperare coattivamente l’ingentissimo credito di oltre 83 milioni di euro di risorse pubbliche»? E chiede in un’interpellanza se quei soldi non ancora restituiti ci siano ancora o siano «transitati in altre società dello stesso gruppo privato» e perché la Regione sardo-leghista abbia «pagato un ulteriore importo di 556.883 euro con un debito fuori bilancio per un secondo arbitrato, proposto dal gruppo privato per paralizzare gli effetti restitutori» del denaro. Il governatore per ora (c’era di mezzo il Natale) non ha ancora risposto. Ma potete scommettere, con l’aria che tira anche sul ripristino delle otto province e delle otto Asl, che delle tombe puniche sentiremo parlare ancora…
Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica, “gabbionate” incombenti sulle tombe (già oggetto di procedimento penale)
INTERPELLANZA n. ______
ZEDDA Massimo (gruppo Progressisti) sugli effetti della sentenza della Corte d’appello di Roma n. 2245 del 9 aprile 2018.
– le tante vicende che hanno interessato l’area della necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, il relativo contenzioso e i risarcimenti erogati con fondi pubblici presentano ancora interrogativi ai quali l’attuale giunta regionale dovrebbe dare pronta risposta.
– sono noti i fatti del passato riguardanti Tuvixeddu, ma sono meno noti gli sviluppi degli ultimi mesi relativi alle richieste di risarcimento;
– la sentenza del Consiglio di Stato n. 1183/2017 pubblicata il 15/03/2017, che conferma i vincoli e la tutela dell’area in cui insiste la necropoli di Tuvixeddu recita: [l’area] “nel centro urbano di Cagliari, riveste importanza storica e culturale poiché comprende il colle di Tuvixeddu, ove si trova la più grande necropoli punica tuttora esistente” in tutto il bacino del Mediterraneo;
– “L’area in questione è stata al centro di interventi di due diversi tipi. Da un lato, per iniziativa pubblica, sono stati emanati provvedimenti di vincolo, volti alla sua salvaguardia. Dall’altro, per iniziativa privata, è stata progettata la sua trasformazione in un quartiere di abitazioni…”, sentenza del Consiglio di Stato n. 1183/2017 pubblicata il 15/03/2017.
– nel 2015 (Presidente Pigliaru, centrosinistra) la Regione Sardegna ha pagato al privato 84 milioni di euro per la vicenda Tuvixeddu, dopo che il primo arbitrato, richiesto dal privato in base all’accordo di programma del 2000 (tra Regione, Comune e privati), aveva dato ragione al privato;
– gli arbitri sono stati pagati con parcelle milionarie da parte della Regione che ha dovuto, inoltre, sostenere un costo rilevantissimo per pagare la società di revisione contabile incaricata dal collegio arbitrale di decidere in sua vece chi avesse ragione tra i due contendenti;
– oltre ai costi del primo giudizio arbitrale, la Regione (Presidente Solinas, centrodestra), con il Disegno di Legge n. 22 del 18 giugno 2019, ha pagato un ulteriore importo di 556.883 euro con un debito fuori bilancio per un secondo arbitrato, proposto dal gruppo privato per paralizzare gli effetti restitutori degli 83 milioni di euro;
– in totale la Regione Sardegna ha pagato quasi 87 milioni di euro.
– la Regione ha impugnato la decisione degli arbitri (Presidente Pigliaru, centrosinistra) e ha vinto presso la Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 2245 del 9 aprile 2018;
– la sentenza, ribaltando la decisione degli arbitri che avevano dato ragione ai privati, non corregge, non rimodula, non riduce, ma demolisce l’arbitrato e stravolge a tal punto quella decisione tanto che, da 84 milioni di risarcimento per il privato, stabilisce, invece, che gli si riconosca 1 milione.
– in data 29/11/2019 è emersa nel dibattito in aula da parte della Giunta la conferma circa la presenza nell’ambito dei crediti esigibili nel bilancio della Regione dell’importo di 83 milioni, anche se in parte svalutati;
– è pur vero che l’importo di 83 milioni di euro non sarà sufficiente a far venir meno tutti i problemi della Sardegna, ma certamente potrebbe servire per iniziare a risolverne qualcuno;
– la cifra ingente del risarcimento versato dalla Regione e non dovuto ai sensi della sentenza della corte d’appello di Roma consentirebbe di portare avanti politiche fondamentali per lo sviluppo della Sardegna come la messa in sicurezza delle strade provinciali, la riqualificazione degli edifici scolastici, la realizzazioni di nuovi e moderni ospedali, la sistemazione della stazione aeroportuale di Alghero, il collegamento con mezzi elettrici o con una metropolitana leggera dell’aeroporto di Olbia con la città, l’ampliamento della stazione aeroportuale di Cagliari e l’acquisto di un radar che possa governare più voli contemporaneamente.
Chiede di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
– cosa sia stato fatto, dall’avvio della legislatura, dal Presidente Solinas, per recuperare
coattivamente l’ingentissimo credito di oltre 83 milioni di euro di risorse pubbliche;
– qualora, come parrebbe essere, quei denari non siano mai stati accantonati dalle società del gruppo privato, se abbia dato mandato di procedere in sede fallimentare al fine di fare accertare l’insolvenza della società debitrice;
– se sia stata informata l’autorità penale dei possibili reati distrattivi che eventualmente potrebbero derivare ove non si fosse provveduto all’accantonamento delle somme provvisoriamente attribuite, dal lodo arbitrale, al gruppo privato, visto che la decisione degli arbitri è stata poi travolta dalla sentenza dell’autorevole corte d’appello di Roma;
– perché non sia stato affidato l’incarico al legale, contattato dalla Regione prima dell’elezione del presidente Solinas, al fine di studiare le possibilità di recupero del denaro pubblico e che aveva proposto un’azione revocatoria per riottenere gli 83 milioni di euro che parrebbero essere transitati in altre società dello stesso gruppo privato.
(foto Sopr. A.B.A.P. Cagliari, Barbara Lutzu, S.D., archivio GrIG)
Categorie:aree urbane, beni culturali, difesa del territorio, difesa del verde, giustizia, paesaggio, pianificazione, società Tag:ambiente, arbitrato, beni culturali, Cagliari, Corte d'Appello di Roma, difesa del territorio, Gian Antonio Stella, Giunta Solinas, Gruppo Cualbu, Gruppo d'Intervento Giuridico, Massimo Zedda, P.P.R., paesaggio, pianificazione, piano paesaggistico regionale, sentenza, società, sostenibilità ambientale, Tuvixeddu
dicembre 30, 2019 alle 10:46 am
Perché dovrebbero restituirli, i soldi pubblici come il nome specifica sono loro.Reintegreranno con nuove tasse……. Rubare ai poveri per dare ai ricchi, il mantra del “sistema sardo” continua a navigare a gonfie vele.
dicembre 30, 2019 alle 1:22 pm
E’ solo una sporca operazione di saccheggio di soldi pubblici, come si usa di questi tempi. La specificità è costituita da una smaccata sfrontatezza di tipo Kalaritano. In altre sedi si sarebbe mossa la Polizia e la Magistratura, questa invece passerà alla storia per la famosa telefonata dell’imprenditore al giudice amico in cui ,in modo perentorio, pretendeva l’imputazione del politico responsabile di “lesa maestà” nei suoi confronti.
Rimbocchiamoci le maniche per difendere le coste della Sardegna, petizione popolare! Ennesimo “incidente” alla raffineria Saras di Sarroch.

References: sentenza 
e contrario
 sentenza 
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