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Timestamp: 2018-11-19 16:38:53+00:00

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Quando si può edificare sui terreni percorsi dal fuoco.
ottobre 26, 2018 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Cagliari, Molentargius, effetti dell’incendio a Medau su Cramu (2012)
Pronuncia di grande interesse della Corte di cassazione sul delicato tema dell’edificabilità dei terreni percorsi dal fuoco.
La sentenza Cass. pen., Sez. III, 11 ottobre 2018, n. 46042 ha interpretato la disciplina inibitoria propria dell’art. 10 della legge n. 353/2000 e s.m.i., secondo cui “le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni … E’ inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui detta realizzazione sia stata prevista in data precedente l’incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data” (comma 1°).
Soltanto quando la possibilità edificatoria sia stata specificamente prevista dagli strumenti di pianificazione territoriale urbanistica prima dell’incendio è consentita la realizzazione di edifici.
Dev’essere – sottolinea la Corte di cassazione – una previsione specifica, “irrilevante essendo la generica compatibilità dell’intervento con la destinazione dell’area”, secondo giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., Sez. III, 23 aprile 2013, n. 32807; Cass. pen., Sez. 31 marzo 2011, n. 16592).
Limiti, quindi, ben precisi per scoraggiare quanto più possibile il fenomeno criminale degli incendi dolosi per favorire la speculazione edilizia.
Golfo Aranci, Capo Figari, effetti dell’incendio del 24 giugno 2013
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 24 ottobre 2018
Cass. Sez. III n. 46042 del 11 ottobre 2018 (Ud 20 mar 2018)
Pres. Cavallo Est. Cerroni Ric. Canedi
Urbanistica. Edificazione in aree percorse dal fuoco.
La realizzazione di edifici, strutture ed infrastrutture, finalizzati ad insediamenti civili e ad attività produttive in zone boscate o di pascolo, i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è consentita nei casi in cui tale possibilità sia stata prevista prima dell’incendio dagli strumenti urbanistici all’epoca vigenti, e richiede altresì che l’area sia già stata riservata a tale scopo dallo strumento urbanistico (irrilevante essendo la generica compatibilità dell’intervento con la destinazione dell’area.
Con sentenza del 24 novembre 2016 la Corte di Appello di Genova ha confermato la sentenza del 16 febbraio 2016 del Tribunale di Savona, in forza della quale era stata dichiarata, anche nei confronti di Vladimiro Canedi quale proprietario di un fondo in Comune di Cisano sul Neva, l’estinzione per intervenuta prescrizione dei reati di cui agli artt. 110, 113 cod. pen. e 44 lett. c) d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, anche in relazione all’art. 10, comma 4, della legge 21 novembre 2000, n. 353, con dissequestro e restituzione all’avente diritto dell’immobile in sequestro.
2.1. Col primo motivo il ricorrente, in relazione al mancato proscioglimento nel merito, ha osservato che gli interventi edilizi da lui richiesti, nella qualità dominicale, su fondi colpiti da precedente incendio erano stati debitamente autorizzati dal Comune di Cisano sul Neva in esito alle dovute autorizzazioni ricevute da Giunta comunale e Comunità montana, per cui era evidente il venir meno dell’elemento soggettivo del reato. In ogni caso, secondo il ricorrente, non era necessario, rispetto all’incendio, il previo rilascio del permesso a costruire, dal momento che era stato semplicemente richiesto, ed ottenuto, quanto poteva essere ottenuto prima dell’incendio del 20 maggio 2001. Tant’è che il Comune aveva rilasciato i permessi per interventi edilizi del tutto conformi alle previsioni del Piano regolatore generale.
In proposito, infatti, dal tenore della norma di cui all’art. 10, comma 1, della legge 21 novembre 2000, n. 353, Legge quadro in materia di incendi boschivi (“Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni[…] E’ inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui detta realizzazione sia stata prevista in data precedente l’incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data”), questa Corte ebbe ad annotare criticamente (rispetto alla valutazione compiuta dal provvedimento impugnato, che intese equiparare alle opere previste prima dell’incendio quelle prevedibili secondo lo strumento urbanistico, anche se non ancora autorizzate o concesse, ed in contrasto con la giurisprudenza di legittimità per cui non rileva la generica compatibilità dell’intervento con la destinazione dell’area) che, per ottenere il risultato modificativo rispetto al previgente testo (“fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione”) che il Tribunale aveva sostenuto, il legislatore avrebbe dovuto non tanto incidere sulla conseguenza della eccezione (cioè sul rilascio, non più menzionato espressamente, dell’autorizzazione o concessione), bensì, a monte, sul contenuto dell’eccezione stessa, sostituendo all’aggettivo “prevista” l’aggettivo “prevedibile”. Tali aggettivi, invero, non erano affatto sinonimi, tant’è che lo stesso Tribunale aveva dovuto abbandonare l’aggettivo inserito dal legislatore (“prevista”) per sostituirlo con un correttivo “prevedibile” che radicalmente mutava il significato della norma stessa.
In proposito, al contrario, e proprio in relazione a questa fattispecie nella sua fase cautelare, era già stata chiarita l’insufficienza della mera compatibilità delle opere con gli strumenti urbanistici vigenti prima dell’incendio, per integrare l’eccezione all’inedificabilità dettata dall’articolo 10, occorrendo invece che l’area fosse già stata riservata dallo strumento urbanistico alla realizzazione delle opere stesse (Sez. 3, n. 36106 del 22/09/2011, Canedi, Rv. 251252). Sì che doveva necessariamente ritenersi integrato in specie la contestata ipotesi contravvenzionale.
Cagliari, Monte Urpinu, incendio (20 agosto 2012)
(foto La Nuova Sardegna, S.D., archivio GrIG)
Categorie:acqua, aree urbane, difesa del territorio, difesa del verde, giustizia, Italia, paesaggio, pianificazione, società, sostenibilità ambientale Tag:ambiente, Corte di Cassazione, difesa del territorio, divieto di edificazione, edilizia, Gruppo d'Intervento Giuridico, incendi, Italia, paesaggio, pianificazione, sentenza, strumenti urbanistici, urbanistica
ottobre 28, 2018 alle 11:14 am
importantissima sentenza. grazie
ottobre 26, 2018 alle 6:06 pm
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