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Timestamp: 2018-11-19 11:23:19+00:00

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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 30 ottobre 2015, n. 4984. E' ammissibile il ricorso che è stato depositato mediante il servizio postale, e non consegnato a mano. La sentenza ha precisato che l'ordinamento non prevede né una norma che consenta esplicitamene l'invio ed il deposito a mezzo posta, né una norma che lo vieti, e quindi - se è stato raggiunto lo scopo previsto dalla legge - questa forma deposito deve essere considerata legittima - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 30 ottobre 2015, n. 4984. E’ ammissibile il ricorso che è stato depositato mediante il servizio postale, e non consegnato a mano. La sentenza ha precisato che l’ordinamento non prevede né una norma che consenta esplicitamene l’invio ed il deposito a mezzo posta, né una norma che lo vieti, e quindi – se è stato raggiunto lo scopo previsto dalla legge – questa forma deposito deve essere considerata legittima
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sentenza 30 ottobre 2015, n. 4984
sul ricorso numero di registro generale 5909 del 2015, proposto da:
Sh.Hu., rappresentato e difeso dall’avv. Va.Gi., con domicilio eletto presso Va.Gi. in Roma, Via (…);
Utg – Prefettura di Fermo;
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE II QUA n. 06099/2015, resa tra le parti, concernente silenzio serbato dall’amministrazione sull’istanza per la concessione della cittadinanza italiana
Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 ottobre 2015 il Pres. Pier Giorgio Lignani e udito l’avvocato dello Stato Ma.Sc.;
1. L’appellante, già ricorrente in primo grado, ha proposto ricorso al T.A.R. del Lazio (R.G. 10830/2014) contro il silenzio mantenuto dall’Amministrazione dell’Interno sulla sua istanza di concessione della cittadinanza italiana.
4. In secondo luogo, il T.A.R. fa riferimento ad una norma espressa, che è l’art. 5 delle norme di attuazione del codice del processo amministrativo. Vi si legge, fra l’altro: “Ciascuna parte, all’atto della propria costituzione in giudizio, consegna il proprio fascicolo…”. L’espressione “consegna” alluderebbe inequivocamente ad una consegna manuale.
In questa luce, appare chiaro che la formulazione dell’art. 5 delle norme di attuazione (“Ciascuna parte, all’atto della propria costituzione in giudizio, consegna il proprio fascicolo…”) non va intesa alla lettera e per di più in senso rigorosamente restrittivo, pena l’invalidità e l’inefficacia dell’atto – e di conseguenza l’inammissibilità del ricorso – pur quando le modalità concretamente adottate siano idonee al raggiungimento dello scopo, tanto da averlo, di fatto, raggiunto.
In questa situazione, dato e non concesso che si possa ricavare dal sistema una norma (non scritta) che esclude l’uso del servizio postale per il deposito del ricorso, non si vede come si possa eludere il disposto dell’art. 156, c.p.c., a norma del quale “la nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato”.
7. Concludendo sul punto, in accoglimento dell’appello la sentenza di primo grado va riformata e va ritenuta l’ammissibilità del ricorso.
8. L’appellante ha chiesto il rinvio al giudice di primo grado, ma l’art. 105, c.p.a., non prevede fra le ipotesi di annullamento con rinvio quella della sentenza di primo grado che abbia erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso per questioni di rito.
Si deve dunque passare alla fase rescissoria.
9. Sotto questo profilo, non si può che prendere atto della circostanza – riferita nella sentenza del T.A.R. e non smentita dall’appellante – che nel corso del giudizio di primo grado il silenzio dell’amministrazione è venuto meno per effetto del provvedimento esplicito di diniego.
Trattandosi tuttavia di provvedimento sfavorevole all’interessato e come tale suscettibile di dar vita ad un nuovo contenzioso, non sembra appropriato parlare di “cessazione della materia del contendere” quanto di sopravvenuto difetto d’interesse alla decisione del ricorso.
In conclusione, il ricorso erroneamente dichiarato inammissibile dal T.A.R. deve essere dichiarato invece improcedibile.
10. Le spese del giudizio possono essere compensate, tenuto conto delle seguenti circostanze: (a) se è vero che l’amministrazione era inadempiente nel momento in cui il ricorso è stato proposto in primo grado, l’istanza dell’interessato, sulla quale si era formato il silenzio, non era meritevole di accoglimento; (b) l’appello contro la dichiarazione d’inammissibilità, pur fondato, è stato proposto in un momento nel quale l’interesse sostanziale alla decisione era venuto meno.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) accoglie l’appello e in riforma della sentenza di primo grado dichiara il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse. Compensa le spese per l’intero giudizio.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-11-09T15:46:29+00:009 novembre 2015|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2015, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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