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Timestamp: 2018-08-19 05:36:39+00:00

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Il Giudice ordina il silenzio zittendo la vittima
Data di pubblicazione: mercoledì 3 dicembre 2014 In: Banche, Casa6 Commenti
Il Giudice, visto l’art.52 D.lgs 196/2003 dispone che in caso di pubblicazione o diffusione di questa sentenza siano omessi i dati identificativi della controparte. Federcontribuenti:«ottemperiamo alla sentenza del Tribunale». Una Cassa di Risparmio inizia la procedura di messa all’asta di una casa per uno scoperto su conto di 1.800 euro e quando la proprietaria propone una rinegoziazione, la banca chiede di ottenere la restituzione di E 5.300 di spese legali per la pratica giudiziaria.
La proprietaria dell’abitazione, si sente chiedere dalla banca per chiudere la procedura di pignoramento la somma di €3.400 euro da sborsare subito e 12 rate da 160 euro. Ricordiamo che lo scoperto del suo conto corrente ammontava ad 1.800 euro. La signora con grande sacrificio riesce tuttavia a dare alla Cassa di Risparmio la somma di 4.200 euro. Purtroppo non riesce a fare fronte al pagamento degli ulteriori ed ultimi 1.100 euro a causa di sopraggiunti problemi di lavoro e di salute e la Cassa di Risparmio in questione, torna a all’assalto pignorando nuovamente la casa.
L’abitazione pertanto ritorna all’asta, non perchè la signora non ha provveduto a saldare quell’iniziale scoperto, ma perchè non è riuscita a pagare tutti i 5.300 euro di spese legali. Bisogna dire che se la banca non avesse provveduto ad aggredire con il pignoramento quel piccolo scoperto, la signora Masiero, avrebbe superato senza problemi l’iniziale difficoltà, invece ha anche maturato gli interessi sui 5.300 euro di spese legali. Non finisce qui. Assistita dalla Federcontribuenti la signora, etichettata dalla Cassa di Risparmio come debitrice seriale, denuncia la banca per diffamazione provando di non essere affatto una debitrice ma di essere una persona che ha avuto, come tutta l’Italia, una serie di difficoltà.
Da cio’ giunge come un fulmine a ciel sereno un provvedimento del giudice a dir poco singolare, oltre a vedersi rigettata la domanda, alla signora é fatto divieto di parlare della sua controparte attraverso ogni mezzo di informazione, traduciamo: la signora deve tenere la bocca chiusa o peggio per lei. Perchè la signora, onesta cittadina è stata condannata al pagamento delle spese legali del giudizio nonostante la controparte sia un istituto di credito e si è vista rigettare l’accusa di diffamazione? Secondo il giudice la signora Masiero non avrebbe dovuto utilizzare la stampa per screditare la banca in questione e per screditare si intende come giudice afferma,”spettacolarizzare la propria sofferenza bancaria” cioè raccontare pubblicamente l’ingiustizia o il perverso sistema che avrebbe permesso di vedere venduta la casa per soli 1.800 euro di scoperto.
La signora dovrà così pagare le spese legali e salvare la casa, ma soldi non ne ha: come aiutarla senza portare all’attenzione di altri la sua tragedia? “Siamo disperati – spiega la signora, – nel tempo ho pagato oltre quattromila euro tra debiti e spese legali per una somma iniziale di 1500 euro di scoperto di conto corrente. Io lavoro la mattina come donna delle pulizie, mio marito ha avuto guai di salute e lavora in una cooperativa di trasporti. I nostri figli vanno a scuola”. Tutto documentato ed illustrato, pagamenti passati compresi, spiega Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti:“la vicenda è al limite dell’assurdo, ed ancora più triste constatare che la banca si trinceri dietro un no comment e che riceva da un giudice tanta tutela. Stando alla sentenza a questa donna viene ordinato il silenzio e l’abbandono di ogni idea di difesa e tutela.
È mai possibile che un onesto cittadino vessato dallo Stato e vittima del comportamento diffuso di tutti gli istituti di credito, debba anche essere sottoposto all’ulteriore umiliazione di dover sborsare altri denari per essersi azzardata a chiedere tutela allo stesso Stato che l’ha maltratta ed oltre a ciò le sia imposto il silenzio stampa? La signora Francesca chiede aiuto attraverso il sito di Federcontribuenti, chi volesse può contattarci, ”se non riusciremo ad aiutarla non potrà rivolgersi in Cassazione e difendersi”.
Tag: bancaconto scopertogiudicepignoramento
17 maggio 2014 a 8:36
Il nome del giudice si può pubblicizzare?
17 maggio 2014 a 9:26
17 maggio 2014 a 13:04
Perché non pubblicizzare il nome del giudice ? La sentenza è un atto pubblico così come il suo autore !!! Inoltre se pubblicate gli estremi della o delle sentenze potremmo essere ad aiutare la Signora in causa senza correre il rischio di cadere in una delle tante truffe mediatiche!
17 maggio 2014 a 13:07
Adde “disposti”.
Federcontribuenti Una cena contro una sentenza ingiusta
10 giugno 2014 a 11:14
[…] Il prossimo 18 giugno, Al Vigò di Padova, alle ore 20:30 circa, si terrà una cena, organizzata dalla Federcontribuenti, molto particolare. Prima di tutto i dettagli: la cena ha un prezzo di 20 euro a persona ed ha due scopi: il rifiuto ad accettare una sentenza ingiusta e raccogliere i fondi necessari per recuperare i costi legali inflitti dal tribunale di Padova alla signora Francesca Masiero. Durante la cena, oltre al piacere dell’incontrarsi, si potrà prendere visione della vicenda bancaria e legale accaduta alla signora Masiero, inoltre, sarà presente un’urna per le donazioni che verrà aperta alla fine della serata e il contabile farà il conteggio delle somme versate sotto gli occhi di tutti, si avverte che chi vuole la ricevuta per la donazione, può inserire nell’urna un assegno intestato a Federcontribuenti Italia e i dati per il rilascio del documento fiscale. Chi volesse donare senza partecipare, lo può fare tramite il nostro sito sotto la voce donazioni e inserendo nella causale “per Francesca Masiero”. Volete saperne di più sul tema della cena? Ecco un assaggio: secondo il giudice la signora Masiero non avrebbe dovuto utilizzare la stampa per screditare la Cassa di Risparmio e per screditare si intende come giudice afferma,”spettacolarizzare la propria sofferenza bancaria”, cioè raccontare pubblicamente l’ingiustizia o il cattivo sistema che permetteva di vendergli la casa per soli 1.800 euro di scoperto. Tanto è vero che nel dispositivo il giudice le intima il divieto di rendere nota la sentenza e, soprattutto, il nome della banca che l’ha gravemente maltrattata, negando così il diritto all’informazione ai cittadini. La signora Masiero deve così pagare le spese legali e deve anche salvare la casa, unico bene di famiglia ma soldi non ne ha: come aiutarla senza ”spettacolarizzare” la sua tragedia? Durante la cena tutti i particolari della storia. «E’ importante, – spiega Paccagnella – aiutare la signora Francesca a difendersi da questa sentenza che se lasciata così rischia di diventare un pericoloso precedente. Non possiamo lasciare che faccia storia, un giorno una sentenza simile potrebbe ricadere su di noi». Qui maggiori dettagli […]
Federcontribuenti La comunità si attiva contro l'ingiusta ordinanza » Federcontribuenti
19 giugno 2014 a 15:17
[…] Le polemiche e le critiche come sempre terminano davanti ad un dato inconfutabile. Questo è successo ieri sera al ristorante Al Vigò di Padova, durante la cena organizzata dalla Federcontribuenti al fine di raccogliere fondi per concorrere alle spese necessarie all’appello proposto dalla sig.ra Masiero contro una sentenza ritenuta ingiusta. È bastato portare copia del dispositivo, presentare la normalità della famiglia Masiero per far gridare allo scandalo. Il giudice firmatario della tanto discussa ordinanza è il Dott. Giorgio Bertola, del tribunale di Padova seconda sezione civile e la contestazione nasce ponendosi su tre principi chiave violati da codesto tribunale: primo, alla signora Masiero viene fatto divieto di rendere pubblica la decisione del giudice come i nomi degli attori, compreso il suo per intenderci. Secondo, il giudice Bertola non ha preso in alcun modo in seria considerazione, vagliando i fatti e le prove, che la signora Masiero fosse vittima di un grave abuso da parte della banca. Terzo, un giudice che senza se e senza ma si schiera in favore di una banca crea un pericoloso precedente che, visti i tempi, merita ogni attenzione. In un clima confidenziale, i circa 50 ospiti, tra cui: l’avv. e GOT del tribunale di Venezia Sandro Santinello, il Presidente di Federcontribuenti Marco Paccagnella, l’avv. Zanetti della Federcontribuenti, simpatizzanti, associati qualche curioso. Insieme si sono discussi i temi emersi dal dispositivo e si è stati tutti d’accordo, alla fine, di farsi carico delle spese per concorrere in appello contro tale decisione. Al di là del merito della vicenda, che ci si augura avrà un esito diverso in Corte d’Appello a Venezia, è veramente sconcertante che venga imposta la “censura” agli elementi identificativi di una sentenza che dovrebbe essere pubblica. Alla fine della serata è stata aperta l’urna delle offerte con una somma raccolta pari ad € 550,00, mancano ancora da conteggiare alcuni bonifici arrivati direttamente sul conto donazioni di Federcontribuenti. Articolo di approfondimento sulla vicenda della famiglia Masiero […]

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