Source: http://www.anticasta.org/fiato-sul-collo---regione-lombardia/
Timestamp: 2013-05-24 11:43:35+00:00

Document:
L'Anticasta: Regione Lombardia
Vittoria definitiva al Consiglio di Stato: la Giunta Formigoni viola il principio dell’equilibrio di genere (ne danno notizia l'Associazione Art. 51 e l'Associazione DonneInQuota, con i loro legali Prof. avv. Marilisa D'Amico, e gli avv. Cinzia Ammirati, Massimo Clara, Lorenzo Platania e Stefania Leone) Oggi il Consiglio di Stato (sentenza n. 3670 del 2012) ha annullato la sentenza del Tar Lombardia che aveva inspiegabilmente salvato la Giunta Formigoni, allora composta da 15 Assessori uomini e da una sola donna. Accogliendo l’appello delle Associazioni, il Consiglio di Stato ci dice oggi due cose importantissime. Prima di tutto che anche la politica soggiace ai principi di diritto. Richiamando quanto già chiarito di recente dalla Corte costituzionale (sent. n. 81 del 2012), il Consiglio di Stato afferma che il riequilibrio di genere, solennemente affermato in Costituzione e nello Statuto lombardo, è principio cogente e non derogabile nemmeno per ragioni politiche. In forza di ciò, il Giudice amministrativo ha quindi riconosciuto l’“evidente violazione di legge”, perché la nomina di un solo assessore di genere femminile contrasta con una equilibrata presenza di uomini e di donne nella Giunta. Ma c’è di più in questa decisione. Come noto, temendo questo esito processuale, Formigoni aveva di recente rimesso mano alla Giunta, incrementando – in maniera del tutto insoddisfacente - il numero di donne assessore, portate da 1 a 3, su un totale di 16. Ebbene, il Consiglio di Stato, pur non potendo prendere posizione sulla composizione della nuova Giunta, ha dato un segnale forte, spiegando che deve esserci “uguaglianza, o sostanziale approssimazione ad essa, di uomini e donne nelle posizioni di governo regionale”. Il principio della parità non è allora soddisfatto attraverso la composizione di Giunte in cui le donne continuano ad avere un ruolo quantitativamente e qualitativamente marginale. La parità esige interventi di sostanza e non di facciata, e il concreto impegno della politica per la realizzazione di una democrazia paritaria.
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Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!! E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.
La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini. A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale. Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.
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Perché la legge regionale lombarda sull'acqua non viene modificata?
Lo scorso giugno, attraverso il referendum, il popolo ha deciso che l'acqua è un bene comune e quindi deve rimanere pubblica. Nonostante ciò la legge regionale lombarda (votata il 22 dicembre 2010) che abolisce gli ATO delegando le competenze alle province, non più ai comuni, non viene modificata.I nuovi organismi provinciali in materia di servizi idrici, sono formati solamente da un Consiglio di Amministrazione. Gli Uffici d’ambito sostituiscono le vecchie Autorità d’ambito (A.ATO), formate invece dai sindaci di tutti i comuni del territorio provinciale. Le competenze e le decisioni in materia di servizi idrici (investimenti da realizzare, tariffe, modalità di affidamento delle gestioni, ecc) vengono passate tout court dai sindaci alle province, espropriando di fatto i comuni dalla possibilità di decidere sui destini di un bene primario qual è l’acqua.Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.Ed ecco cosa succede ad esempio a Cremona. Il 14 dicembre si è riunito il Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito che ha ribaltato la votazione unanime dei sindaci del 12 dicembre che chiedevano la revoca del il Piano d'Ambito. Il Piano prevede, tra le altre cose, la privatizzazione del servizio idrico e la remunerazione del capitale investito nella tariffa. Lo stesso Comune di Cremona, in un primo tempo favorevole, si è lasciato convincere per l'astensione. Il comitato cremonese dichiara "Ci pare insomma che il progetto di privatizzazione, disegnato dal Presidente della Provincia Salini, stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica."
Il comitato regionale sta ancora lavorando per convincere la Regione a modificare la legge restituendo ai comuni la sovranità sull'acqua. Anche i comitati provinciali si stanno muovendo. Di seguito il comunicato stampa di quello di Varese.C’è una sola forma di gestione che rispetta l’esito dei referendum del 12 e 13 giugno: la creazione di un ente di diritto pubblico che faccia piazza pulita delle S.p.A. e blocchi qualsiasi tentazione di privatizzazione dell’acqua. Il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Varese lo ripete da tempo e oggi anche i comuni hanno capito l’importanza di una scelta netta in favore del pubblico. L’occasione per affrontare la questione è stata a Conferenza dei Comuni tenutasi a Varese lo scorso 7 dicembre, in cui i comuni della provincia hanno avviato il percorso di affidamento al “gestore unico” previsto dalla legge lombarda.L’incontro con il Presidente Galli, che ha raggiunto la rappresentanza del Comitato Acqua Bene Comune prima dell’inizio della conferenza, è stata l’occasione per chiedere alla Provincia un impegno politico preciso per il rispetto del referendum che non si limiti a escludere la messa in gara ai privati, ma anche la creazione di un’azienda speciale che garantisca una gestione del servizio idrico trasparente e partecipata dai cittadini.Un segnale ribadito in sede ufficiale dai Comuni di Saronno e Caronno Pertusella, che hanno messo sul tavolo la questione della forma di gestione e hanno proposto, in linea con lo spirito del referendum del 12 e 13 giugno, l’abbandono dell’ambigua formula delle S.p.A. a totale capitale pubblico e la creazione di un ente di diritto pubblico a cui affidare il servizio idrico integrato. Ci aspettiamo adesso che tutte le amministrazioni della Provincia di Varese, consapevoli del loro ruolo di custodi del voto referendario e della loro responsabilità nel darne applicazione sul territorio, mettano in agenda la discussione sulla forma di gestione coinvolgendo i cittadini che hanno a cuore la tutela del bene comune acqua. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.Il comitato regionale per l'acqua pubblica sarà ricevuto dalla commissione consiliare dopo il 9 gennaio in merito alla vertenza che hanno presentato. Le richieste di modifica della legge regionale tenderanno ad escludere l'acqua dai servizi a rilevanza economica e ad abolire gli uffici d'ambito ma l'intervento dell'assessore Raimondi durante l’ultima seduta di Consiglio lascia poco spazio alle trattative. Di seguito una breve sintesi dell'intervento.In merito all’esito referendario: “Gli esiti del referendum riguardano l’individuazione dei soggetti gestori, la scadenza degli affidamenti dei servizi e il metodo di determinazione delle tariffe. I referendum hanno, cioè, colpito la normativa nazionale. E la legge regionale non cambia, perché richiama per quelle materie la normativa residuale.Successivamente all’abrogazione del famigerato 23-bis, infatti, cioè la parte del Decreto Ronchi, le autorità devono attenersi alla normativa europea vigente e alle disposizioni che lo Stato provvederà a emanare, dal momento che la materia non è di competenza legislativa regionale, bensì statale. Non sussistono a questo proposito incertezze interpretative e non è necessario né richiesto un intervento regionale neppure a livello di indirizzo. Si dovrebbe provvedere a modificare la legge soltanto se questa venisse modificata in qualche sua parte di pertinenza regionale. Questo non è accaduto, di conseguenza la necessità non sussiste.In merito invece alla sentenza della Corte Costituzionale: "Per quanto riguarda, infine, la sentenza della Corte costituzionale del 25 novembre 2011, che ha dichiarato illegittimi i commi 2 e 4 dell’articolo 49 e con essi la previsione di costituzione di società patrimoniali, voglio ricordare solo che la sentenza attiene solo alla costituzione e all’attività delle società patrimoniali, la cui istituzione veniva già consentita dalla legge regionale numero 26 del 2003 senza che ciò fosse mai stato messo in discussione negli anni passati. Tale possibilità, fra l’altro, era una mera facoltà in capo agli Enti competenti, ovvero uno strumento aggiuntivo loro consentito.La questione riguarda, oggi, un numero ristretto di Uffici d’ambito, Cremona, Milano Provincia e Pavia. Per queste ragioni le censure della Corte non determinano conseguenze sostanziali sulla legge regionale numero 21 del 2010. Le società patrimoniali esistenti rimangono, anche se con maggiori limiti operativi. I soggetti che le hanno costituite decideranno in merito al loro mantenimento. Per gli altri soggetti la possibilità di scegliere molto semplicemente - ahimè - non c’è più. E questo - l’ho scritto e lo ribadisco - è un indirizzo che va contro la gestione pubblica e la valorizzazione pubblica delle reti, non va a favore. La nostra legge non era una legge di liberalizzazione del servizio idrico, anzi.Non sono necessari, peraltro, nemmeno indirizzi generali. I tre Uffici d’ambito interessati alle patrimoniali saranno supportati dagli Uffici regionali, come di norma, nella gestione del passaggio al sistema nazionale, sempre qualora gli stessi lo ritengano necessario.”
Scritto alle 17:53 nella Acqua pubblica, Regione Lombardia | Permalink
Paolo FranceschettiE' dai tempi del G8 che mi domando chi erano questi misteriosi "Black Block" detti anche tute nere, che hanno messo a ferro e fuoco la città di Genova.Ma, andando a caccia di notizie, non ho mai trovato teorie o articoli di un certo rilievo su questo gruppo.Quello che si trova è questo:http://it.wikipedia.org/wiki/Black_blocoppurehttp://www.storiaxxisecolo.it/g8/G8black.htmLe domande che si fanno tutti sono due.1) Come mai hanno spaccato, distrutto, danneggiato, incendiato, e la polizia non ne ha arrestato neanche uno?2) Perché la polizia ha caricato pacifici manifestanti ma non ha mosso un dito contro i Black Block?Infine, la domanda più importante: chi sono realmente i Black Block?Mettiamo in ordine alcuni fatti con le spiegazioni che ci hanno dato sempre finora.- Raccontano molte testimonianze che la polizia non ha fatto nulla contro i Black Block, e li ha lasciati indisturbati a danneggiare e incendiare; in compenso, dopo pochi minuti, lo stesso gruppo di poliziotti caricherà inermi manifestanti dell'Azione Cattolica. "Errore", diranno le spiegazioni ufficiali; "disorganizzazione", diranno altri; "impreparazione" delle nostre forze dell'ordine, diranno altri ancora.- In alcune scene si vedono gruppi di poliziotti che arretrano di fronte ad un solo Black Block. La spiegazione ufficiale è che non volevano caricarlo, per non fargli del male.- Alcune foto ritraggono i Black Block che si vestono e si armano di fronte alla polizia che rimane ferma, immobile. La spiegazione ufficiale: forse perché ancora non hanno commesso alcun reato; quindi i poliziotti vigilano e cercano di non creare per primi il pretesto ad una scena di violenza.- Altre foto che sono circolate i giorni dopo il G8 riprendono i Black Block che passano di fronte ad una caserma e fanno il saluto militare. Per sfottere i militari, disse qualcuno. Sì, per sfotterli, perché loro sono anarchici e contro il sistema.- Alcuni testimoni raccontano di aver visto molti black block parlare con la polizia come se niente fosse, come vecchi amici. Segno di apertura mentale da ambo le parti, ha commentato qualcuno.- Altre testimonianze parlano di un gruppo di qualche centinaio di Black Block che nei tre giorni precedenti si esercitava a soli 400 metri da una caserma di polizia... (v. il link che postiamo sotto). Mica è proibito esercitarsi fisicamente, commenta qualcuno... che cosa c'è di strano?- Alcune foto e il filmato che alleghiamo fanno vedere i Black Block che assaltano un carcere; la polizia non solo non li ferma, ma scappa addirittura via (mentre la procedura prevede che perlomeno avrebbero dovuto chiamare rinforzi). Perché? Qui la spiegazione ufficiale non dice nulla. L'episodio è rimasto inspiegato e inspiegabile.Ci sono poi altre domande da farsi. Questi gruppi sono arrivati a Genova superando i controlli della polizia di frontiera, armati fino ai denti, in furgoni e altri mezzi che non passavano certo inosservati. Possibile che nessuno li abbia mai fermati?Sorge spontanea un'altra domanda; se i Black Block sono contro il sistema, perché hanno distrutto vetrine, auto, incendiato, ecc. danneggiando così semplici cittadini che di questo sistema sono vittime? Dietro ad una vetrina di un negozio spesso non c'è il grasso banchiere affamatore di popolo, ma la famiglia che tira a campare con quel poco che il fisco non le ruba. Dietro alla Uno e alla Ritmo sfondate a martellate e date alle fiamme non ci sono certo ricchi sceicchi arabi e proprietari delle multinazionali (cioè i soggetti contro cui è diretta la campagna no global) ma gente semplice, che paga con fatica le 200 euro al mese di rata e a cui l'auto serve magari per andare a lavorare.In realtà io credo che la spiegazione sia una sola.Dopo anni che ho studiato i libri sui servizi segreti di De Lutiis e Giannuli, che ho letto testimonianze giudiziarie e non sui metodi di infiltrazione dei servizi, mi sono convinto di una cosa. Leggi tutto
Scritto alle 12:42 nella La casta parlamentare, Pubblica amministrazione, Regione Lombardia | Permalink
Vittoria ai Referendum: ora acqua pubblica anche in Lombardia! COMUNICATO STAMPA
Scritto alle 18:20 nella Acqua pubblica, Regione Lombardia | Permalink
Milano. A2A torna all'attacco al convegno "Termovalorizzatori ma quanto inquinano?"
Lo studio è stato commissionato da Federambiente (di cui ricordiamo fa parte AMSA) al laboratorio LEAP di cui fa parte invece A2A ed è stato coordinato da alcuni professori del politecnico di Milano. Bene, questa mattina ho visto una sfacciataggine allarmante, è stato sbandierato uno studio effettuato da un consorzio di cui fa parte A2A che lucra sull'inceneritore di Brescia ed è quindi evidentemente in conflitto d'interesse. Contrariamente alla normativa europea che obbliga a potenziare la raccolta differenziata e ad incentivare le fonti rinnovabili qui si commissionano studi sui termovalorizzatori, infischiandosene bellamente che la parola stessa "termovalorizzatore" è stata dichiarata fuorviante dall'Unione Europea perché i rifiuti non sono una fonte rinnovabile e quindi non è lecito incentivarne la combustione. In Italia l'energia prodotta dall'incenerimento dei rifiuti viene pagata quattro volte il costo di produzione. Ho sentito che non ci sono abbastanza studi sui danni causati da questi impianti mentre ce ne sono eccome a partire da quello di Elliot che è stato, come sappiamo tutti, falsificato in Italia fino a quelli dei medici dell'Isde.
Le rilevazioni sono state fatte su impianti a regime e non ad esempio all'accensione ed allo spegnimento quando i livelli di diossine sono maggiori, inoltre, come da loro affermato, non è stata misurata la componente secondaria ovvero come si potrebbero combinare tra loro queste particelle una volta liberate in aria. Ho sentito paragonare particelle ultrafini prodotte dal legno a quelle ultra cariche di cloro e metalli pesanti prodotte dall'incenerimento di materiali derivati del petrolio come la plastica. Ho sentito affermare da un professore del politecnico che non fa differenza se la diossina si lega ad una particella grande o piccola mentre sappiamo che più le particelle sono piccole più entrano facilmente nel nostro sangue attraverso gli alveoli polmonari.
Io invece ricordo a tutti i cittadini che riciclare crea profitti perché i rifiuti sono MATERIA che le industrie ricomprano. Lo spauracchio delle tasse è un inganno basato sul fatto di far effettuare la separazione alla società che si occupa della raccolta. A parte il fatto che se tale azienda è pubblica si ripaga con i proventi della vendita del materiale, la separazione può essere effettuata gran parte alla fonte dai cittadini stessi che non sono poi così popolo bue da Milano fino a Napoli.Il compito dell'amministrazione è di facilitare ed incentivare questo processo. Se ad esempio pagassimo una tariffa a sacco per l'indifferenziato, multando personalmente i trasgressori, dopo aver separato tutto il resto, ci sarebbero molti meno rifiuti e saremmo tutti incentivati, oltre che a separarli, letteralmente a produrne meno acquistando quei prodotti con un packaging più ecologico. Tale meccanismo virtuoso spingerebbe i produttori ad adeguarsi per vendere i loro prodotti. Poi è chiaro la perfezione non esiste ma è molto meglio che continuare a parlare di "termovalorizzatori" quando l'unica cosa che valorizzano è il cancro, senza considerare che l'aumento di rischio di cancro, leucemia e malattie cardiocircolatorie ce lo stiamo pagando con i nostri soldi attraverso i CIP6 delle bollette.
Quando questi signori capiranno che il popolo non è più tanto bue? di Cinzia Bascetta
Scritto alle 15:50 nella Lotta agli inceneritori, Regione Lombardia | Permalink
Scritto alle 23:50 nella La casta parlamentare, Regione Lombardia | Permalink
Del PDL non c'era quasi nessuno, l'opposizione stava presentando i suoi OdG. Ad un tratto il presidente Boni interrompe la consigliera Cremonesi e rivolgendosi ad un'altra persona dice seccato "non si viene a mendicare la firma, sto cercando di dare un'immagine a questo consiglio" L'ho sentito più volte riprendere duramente i consiglieri e persino i giornalisti per il fastidioso brusio e chiacchiericcio. Il consigliere Bettoni dell'UDC nel suo intervento ricorda che l'acqua non è merce di scambio e che chi gestirà il servizio idrico lo farà non per beneficienza ma per un guadagno. E' perplesso di fronte a questa volontà di accelerare l'approvazione della legge regionale nonostante l'approvazione del decreto mille proroghe che posticipa la scadenza degli ATO di un anno.
Alla votazione successiva Zamponi chiede la votazione per appello nominale (si accendono le lucine rosse e verdi sul tabellone e vengono messi agli atti i nomi di chi vota contro o a favore). Si susseguono una serie di votazioni in cui l'opposizione chiede ripetutamente la verifica del numero legale, IDV e SEL chiedono la votazione nominale ed il PD il voto segreto. Ad un certo punto il numero risulta 38 (il minimo per essere valida la seduta è 39) però Boni dice che il numero è legale perché mancavano Penati ed un altro, sempre della presidenza, all'appello in quel momento ma che erano presenti. Si vota: 40 no e 5 sì. Domanda: il 39° ed il 40° no di chi erano?
Il consigliere Galli, capogruppo Lega Nord, dopo l'ennesima verifica del numero legale, questa volta 37 e la sospensione della seduta per andare a cercare i dispersi, redarguisce i consiglieri del PDL e annuncia che se per la loro leggerezza mancherà ancora il numero legale il suo gruppo lascerà l'aula. Il ping pong tra richiesta voto nominale e voto segreto continua ma tra IDV e PDL che prende il posto del PD nel richiedere il voto segreto.
Alle 16.20 arriva Formigoni, forse per garantire il numero legale? Le votazioni proseguono per alzata di mano, ad un certo punto, forse perché non è pratico o forse perché sono abituati a dare parere contrario agli emendamenti dell'opposizione, Formigoni sbaglia e vota no dopo che Saffioti, (relatore) aveva dato parere favorevole...
Art. 1 votato per alzata di mano, una curiosità, Saffioti dà parere negativo su di un emendamento firmato da lui stesso....?
Scritto alle 22:40 nella Acqua pubblica, Regione Lombardia | Permalink
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Milano - acque all'arsenico? Vero pericolo o solo allarmismo? Domani scriviamo alla Regione per fermare la privatizzazione COMUNICATO STAMPA
Il Comitato Milanese Acqua Pubblica ritiene che le notizie di stampa sulla presenza di alte concentrazioni di arsenico rilevate a Milano (Corriere della sera di oggi), e le polemiche degli ultimi giorni sulla mancata concessione della deroga dell’Unione europea, possano determinare nei milanesi un ingiustificato allarmismo e una diffidenza nei confronti dell’acqua del rubinetto.L’arsenico rilevato da ARPA Lombardia nel sottosuolo dell’area Garibaldi-Repubblica nulla ha a che vedere con l’acqua erogata dall’acquedotto, i cui dati confermano la buona qualità e il rispetto dei limiti europei, ma riguarda l’ennesima mancata bonifica di terreni soggetti a piani di recupero con la costruzione di nuovi insediamenti abitativi e commerciali.La qualità dell’acqua distribuita a Milano e provincia da aziende interamente pubbliche è fuori discussione. La diffusione di notizie quantomeno ambigue può – forse vuole – creare allarmi ingiustificati proprio nel momento in cui il consiglio regionale lombardo si prepara a discutere la proposta della maggioranza di accelerare l’approvazione di una legge che favorisce i processi di privatizzazione.Il controllo della qualità che è giornalmente verificato a Milano e provincia non è evidentemente eseguito con analogo scrupolo da parte di altri gestori privati o pubblici che siano. Rispetto a queste gestioni i rilievi da parte europea sono ampiamente condivisibili e segnalano, con l’inaffidabilità delle gestioni, la necessità del controllo diretto da parte dell’utenza della qualità dell’acqua che esce dai rubinetti.La volontà della giunta di chiudere al più presto la partita sull’acqua non trova giustificazione e contrasta con la richiesta espressa dai cittadini lombardi con 240.000 firme -1.400.000 a livello nazionale – di esprimere la propria volontà nei referendum contro la consegna ai privati della gestione degli acquedotti.A sostegno della civile battaglia in difesa del bene comune acqua nella mattina di martedì 30 si terrà un presidio davanti alla sede della Regione in via Fabio Filzi. Il Comitato Milanese Acquapubblica
Il coordinamento regionale Lombardo dei comitati per l'acqua pubblica invita tutti a mandare un’ EMAIL ai Consiglieri Regionali per dire NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.Concentriamo la spedizione delle email il giorno: LUNEDI’ 29 NOVEMBRE, in modo da intasare la posta dei Consiglieri. TESTO DELLA EMAIL DA INVIARE AI CONSIGLIERI REGIONALI DELLA LOMBARDIA:
apprendiamo che il giorno 30 novembre p.v. verrà discusso e messo in votazione in Consiglio Regionale il Progetto di Legge n. 57 inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).L’attuazione delle modalità di affidamento dei S.I.I., così come previste dal PDL, obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
- l’espropriazione ai Comuni del ruolo decisionale in materia di servizi idrici;
- il rischio di privatizzazione della gestione dei servizi idrici.
NOME COGNOME _____________ ----------------------------
p.c. roberto@circoloambiente.org Scritto alle 10:38 nella Acqua pubblica, Milano, Regione Lombardia | Permalink

References: Art. 51
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario

Art. 1