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Timestamp: 2020-05-26 12:54:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22733 del 28/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22733 del 28/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/09/2017, (ud. 06/07/2017, dep.28/09/2017), n. 22733
sul ricorso 19257/2013 proposto da:
avverso l’ordinanza n. 7/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
che la Corte di appello di L’Aquila ha dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c., per mancanza di ragionevole probabilità di essere accolto, l’appello proposto dal MIUR avverso la sentenza n. 468/2012 del Tribunale di Teramo, con la quale era stata accolta la domanda proposta da D.V.I., docente non di ruolo, incaricato di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, alla progressione stipendiale in relazione al servizio prestato in forza di tali contratti;
che il D.V. non ha svolto attività difensiva;
che con l’unico articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca impugna l’ordinanza denunciando violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6,D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, come convertito dalla L. n. 106 del 2011, L. 11 luglio 1980, art. 53, L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4,D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526, della direttiva 99/70/CE in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – non è ravvisabile l’insussistenza di ragioni oggettive atte a giustificare il diverso trattamento economico, poichè il ricorso a supplenze non deriva da una scelta discrezionale dell’amministrazione ma da esigenze obiettive di gestione del rapporto di lavoro nel particolare settore;
che il motto è inammissibile, risultando impugnata soltanto l’ordinanza d’inammissibilità della Corte d’appello (come è confermato dalla produzione in giudizio solo di quest’ultima – e non anche della sentenza di primo grado – da parte del ricorrente), in relazione alla quale la ricorribilità è limitata ai vizi propri di essa, con esclusione dei vizi di merito in concreto fatti valere (cfr. Sez. U., Sentenza n. 1914 del 02/02/2016);
che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va dichiarato inammissibile con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;
che nulla va disposto in ordine alle spese, in ragione del mancato espletamento di attività difensiva ad opera del convenuto;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 53
 art. 4
 art. 526
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 Sentenza