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1 M i n i s t e r o d e l l a S a l u t e Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie MASSIMARIO DELLE DECISIONI - anno 1996 A cura di Roberto Dati S O M M A R I O I II III IV - Albi professionali - Disciplina - Elezioni alle cariche direttive - Impugnazioni davanti alla Commissione Centrale 12 I N D I C E (N.B.: i numeri si riferiscono alle massime) I - ALBI PROFESSIONALI ANNOTAZIONE DELL ESERCIZIO DELL ATTIVITÀ DI ODONTOIATRA Laureati in medicina e chirurgia immatricolati prima del 28 gennaio CANCELLAZIONE Comunicazione di inizio del procedimento.. 2 DINIEGO DI ISCRIZIONE Albo degli Odontoiatri - legge 471/ Albo degli Odontoiatri - requisito dell abilitazione professionale... 4 Albo degli Odontoiatri - cittadini extracomunitari / L. 471/ Albo dei Medici Chirurghi - cittadini extracomunitari... 6 Elenco degli psicoterapeuti.. 7 Rapporti tra diritto comunitario e diritto interno... 8 II - DISCIPLINA COLLEGIO GIUDICANTE Completezza dell organo 9 Principio dell invariabilità dell organo.. 10 Obbligo di astensione Ricusazione dei giudici disciplinari ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE Commistione tra l attività di odontoiatra e quella di persona non abilitata Competenza degli Ordini e Collegi in materia di abusivismo 18 Imprudenza. 19 Mancanza di intenzionalità Natura della sanzione dell interdizione ex art. 8 L. n. 175/ Negligenza Prestanomismo Operazioni non consentite a persona non abilitata RAPPORTI TRA IL GIUDIZIO PENALE E IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE Accertamento della sussistenza del fatto (effetto vincolante) Fatti e prove acquisiti nel procedimento penale Patteggiamento Pendenza del procedimento penale: effetti sulla prescrizione dell azione disciplinare. 45 Principio della separatezza dei giudizi Sentenza attenuata di condanna (effetti) Sospensione del procedimento disciplinare MANCANZE DISCIPLINARI (NELL ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE) Accaparramento di clientela Compenso forfettario Intempestività dell intervento del medico Negligenza e trascuratezza nell esercizio della professione Omessa denunzia di malattia infettiva Rispetto dei limiti tariffari Terapia non appropriata3 Uso non corretto di timbro.. 60 MANCANZE DISCIPLINARI (NEI RAPPORTI CON COLLEGHI) Dissidio con un collega / diritto di critica.. 61 MANCANZE DISCIPLINARI (FARMACIA E FARMACI) Chiusura della farmacia per ferie Identificazione del farmacista. 67 Inosservanza degli orari della farmacia.. 68 Prodotti omeopatici. 69 Responsabilità del titolare Sconto sui medicinali.. 71 Trasferimento di sede.. 72 POTERE DEGLI ORDINI E COLLEGI In ordine all attività del sanitario quale pubblico dipendente PRESCRIZIONE DELL AZIONE DISCIPLINARE Applicabilità dell istituto della estinzione del procedimento Cause interruttive del termine ex art. 51 DPR n. 221/ Pendenza del procedimento penale: effetti sulla prescrizione [ 1 ] PROCEDIMENTO Attività istruttoria Audizione preliminare Comunicazioni dell Ordine o Collegio Contestazione degli addebiti Inosservanza delle formalità previste dall art. 39 DPR n. 221/1950 [ 2 ] Diritto di difesa - art. 39 DPR n. 221/ Diritto di difesa - art. 45, comma primo (obbligo di sentire l incolpato) Diritto di difesa - art. 45, comma terzo (assistenza legale) Diritto di difesa - art. 45, comma quarto (trattazione in più sedute) Diritto di difesa - obbligo di informativa 99 Diritto di difesa - pubblicità delle sedute Formalità procedurali in generale. 101 Indicazione del termine e dell Autorità a cui ricorrere Mancata comunicazione di avvio (e di conclusione) del procedimento Prove (assunzione e valutazione) Termini per la difesa PROVVEDIMENTO Attività istruttoria (difetto di) Corrispondenza tra addebito e motivi della sanzione Esame delle giustificazioni a difesa Inesistenza formale della decisione Mancata comunicazione del provvedimento Motivazione (obbligo) Notifica al Prefetto anziché al Ministro della Sanità 126 Qualificazione dell illecito [ 3 ] Sottoscrizione del provvedimento PUBBLICITÀ SANITARIA Colpa per negligenza Competenza degli Ordini e Collegi in materia di infrazioni alla legge sulla pubblicità sanitaria Costituzionalità delle sanzioni di cui agli artt. 3 e 5 L. 175/ v. voce INCIDENZA DEL PROCEDIMENTO PENALE SU QUELLO DISCIPLINARE 2 v. paragrafo Audizione preliminare 3 v. supra, par. Esame delle giustificazioni a difesa 34 Distinzione tra informazione e pubblicità Intenzionalità Mancanza di autorizzazione Responsabilità del direttore sanitario RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE Buona fede dell incolpato. 149 Elemento subiettivo (dolo o colpa) Favoreggiamento dell esercizio abusivo della professione Obblighi derivanti dall appartenenza all ordinamento professionale SANZIONI Congruità Effetti sul diritto al lavoro Pluralità di sanzioni disciplinari: applicazione del principio penalistico del reato continuato Sanzione complessiva per più capi di contestazione SOSPENSIONE CAUTELARE DALL ESERCIZIO PROFESSIONALE Natura non disciplinare III - ELEZIONI ALLE CARICHE DIRETTIVE ADEMPIMENTI PROCEDURALI Convocazione dell assemblea degli iscritti PROCEDURE ELETTORALI Elezione alla carica di membro supplente 166 RICORSI ELETTORALI Decorrenza del termine per ricorrere 167 IV - IMPUGNAZIONI DAVANTI ALLA COMMISSIONE CENTRALE CESSAZIONE DELLA MATERIA DEL CONTENDERE. 168 COSTITUZIONE DELL ORDINE O COLLEGIO DIFETTO DI GIURISDIZIONE DELLA COMMISSIONE CENTRALE INTEGRAZIONE DEL CONTRADDITTORIO IRRICEVIBILITÀ DEL RICORSO Decorrenza del termine per ricorrere avverso elezioni Errore scusabile nella proposizione del gravame Errore scusabile in materia di notifiche NON IMPUGNABILITÀ DEGLI ATTI ENDOPROCEDIMENTALI5 I - ALBI PROFESSIONALI ANNOTAZIONE DELL ESERCIZIO DELL ATTIVITÀ DI ODONTOIATRA Laureati in medicina e chirurgia immatricolati prima del 28 gennaio Non può essere accolta l istanza del sanitario, immatricolato al corso di laurea in medicina e chirurgia anteriormente al 28 gennaio 1980, volta ad ottenere l annotazione, nell albo dei medici chirurghi, per l esercizio dell attività di odontoiatra (con contestuale cancellazione dall albo degli odontoiatri), in quanto la disposizione di cui all art. 5 della legge 24 luglio 1985, n che prevede appunto la facoltà di esercitare l odontoiatria previa apposita annotazione nell albo medico - si rivolge esclusivamente ai laureati in medicina e chirurgia in possesso del diploma di specializzazione in campo odontoiatrico (dec. n. 276 del 31 maggio 1996). CANCELLAZIONE Comunicazione di inizio del procedimento 2. Non sussiste violazione dell art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 per mancata comunicazione dell inizio del procedimento relativo alla cancellazione dall Albo degli Odontoiatri, non avendo l Ordine alcuna discrezionalità nel rimuovere una situazione di illegittimità, consistente nella iscrizione del ricorrente in contrasto con la legge 31 ottobre 1988, n. 471 (dec. n. 208 del 29 marzo 1996). DINIEGO DI ISCRIZIONE Albo degli Odontoiatri - legge 471/ Non può essere accolta l istanza del sanitario, immatricolato al corso di laurea in medicina e chirurgia successivamente al 28 gennaio 1980, volta ad ottenere il riconoscimento del diritto all esercizio della professione di odontoiatra, ferma restando al contempo l iscrizione nell albo dei medici chirurghi, o viceversa, con conseguente iscrizione in entrambi gli albi. Al riguardo, va tenuto presente che, con la legge 24 luglio 1985, n. 409, è stata istituita la professione sanitaria di odontoiatra (attività in precedenza esercitata dal medico chirurgo e dal medico chirurgo specializzato in discipline odontoiatriche), in recepimento di due Direttive CEE del 25 luglio 1978, la n. 78/689/CEE e la n. 78/687/CEE, concernenti l una il reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli di dentista e l altra il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari, ed amministrative per le attività di dentista. Atteso che in Italia la professione di odontoiatra era in precedenza svolta esclusivamente da laureati in medicina e chirurgia, l art. 19 della direttiva 78/686/CEE aveva riconosciuto il diritto all esercizio della professione di odontoiatra a coloro i quali avessero iniziato la loro formazione universitaria al più tardi dopo diciotto mesi dalla notifica della direttiva stessa, ossia entro il termine del 28 gennaio In sede di recepimento della citata direttiva, la legge n. 409/85 stabilì che in prima applicazione i laureati in medicina e chirurgia iscritti al relativo corso di laurea anteriormente al predetto termine, abilitati all esercizio professionale, potevano optare per l iscrizione all albo degli odontoiatri ai fini dell esercizio della professione di odontoiatra come contemplata nell art. 2 della stessa legge. Detta facoltà andava esercitata entro cinque anni dalla data di entrata in vigore 56 della legge. Le disposizioni contenute negli articoli 4, 5 e 20, che diversificavano la posizione dei laureati in medicina e chirurgia a vantaggio degli specializzati in discipline odontoiatriche, sono state oggetto di esame da parte della Corte Costituzionale, in relazione ad un incidente di costituzionalità sollevato nel corso di un giudizio in cui gli attori, medici chirurghi non specializzati in discipline odontoiatriche, sostenevano di avere il diritto alla doppia iscrizione all albo dei medici chirurghi ed a quello degli odontoiatri. La Corte, con sentenza 22 febbraio - 9 marzo 1989, n. 100, ha dichiarato l illegittimità degli articoli 4, 5 e 20 della legge n. 409/85, nella parte in cui non prevedono che i soggetti indicati nell art. 20, ottenuta l iscrizione nell albo degli odontoiatri, possano contemporaneamente mantenere l iscrizione all albo dei medici chirurghi, così come previsto per i soggetti indicati nell art. 5, e nella parte in cui prevedono che i medesimi possano optare nel termine di cinque anni per l iscrizione all albo degli odontoiatri, anziché poter chiedere senza limite di tempo tale iscrizione. In seguito, la legge 31 ottobre 1988, n. 471 ha previsto che i laureati in medicina e chirurgia immatricolati al relativo corso di laurea negli anni accademici 1980/81, 1981/82, 1982/83, 1983/84 e 1984/85, abilitati all esercizio professionale, hanno facoltà di optare per l iscrizione all albo degli odontoiatri ai fini dell esercizio dell attività di cui all art. 2 della legge n. 409/85. La Corte di Giustizia delle Comunità Europee è stata chiamata ad accertare se la Repubblica Italiana con la legge n. 471 avesse violato le direttive n. 686 e 687 del 1978, consentendo, oltre i limiti temporali inderogabilmente fissati nell art. 19 della direttiva 78/686/CEE, l accesso alla professione di dentista a persone prive della formazione professionale richiesta dalla normativa comunitaria anche se in possesso della laurea in medicina. Con sentenza del 1 giugno 1995 la Corte di Giustizia ha deciso che la Repubblica Italiana, prorogando nei confronti dei laureati in medicina e chirurgia il termine stabilito dal citato art. 19 fino all anno accademico 1984/85, è venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi di detto articolo e dell art. 1 della direttiva n. 78/687/CEE. Avendo la Corte di giustizia ravvisato il contrasto tra la legge n. 471/1988 e la citata direttiva (in base alla quale il dentista, per aver il diritto ad esercitare la professione, deve possedere uno dei titoli cui si riferisce l art. 2 della direttiva sul riconoscimento), ed avendo essa Corte affermato che non spetta agli Stati membri creare una categoria di dentisti (i cui membri siano autorizzati ad esercitare la professione solo sul territorio nazionale) che non corrisponde ad alcuna delle categorie previste dalla direttiva in materia, la predetta legge n in conformità dei principi che regolano i rapporti tra l ordinamento interno e quello comunitario - deve essere disapplicata dal giudice nazionale (decisioni nn. 2,5,8,10-12,15,16,19,21-24,26-36,38,39,42-45,47-54,56,58,60,61,63,65,68-73,75,80,83,84,86,88,91,94, 97,99,101,103,104,106,108,109,111,112,114, ,129,131,133 del 26 gennaio 1996; n. 274 del 31 maggio 1996). Albo degli Odontoiatri - requisito dell abilitazione professionale 4. È infondato il gravame basato sulla illegittimità del provvedimento di diniego di iscrizione nell albo degli odontoiatri per asserita violazione del trattato tra Italia ed Ecuador, che riconosce reciproca validità ai titoli di studio conseguiti da cittadini italiani ed equadoriani nei rispettivi Paesi. Al riguardo, va rilevato che l iscrizione al predetto albo, ai sensi della legge 24 luglio 1985, n. 409, è consentita solo a coloro che abbiano conseguito l abilitazione all esercizio della professione di odontoiatra. A questo proposito, assume rilievo la constatazione che il D.M. 13 maggio 1961, concernente le tabelle di equipollenza dei titoli di studio italiani ed equadoriani, non contempla la disciplina della odontoiatria. Questa mancanza non consente alcuna equipollenza e non rende automaticamente valido il diploma di odontoiatra conseguito dal ricorrente nel suo Paese, non potendosi prescindere dalla 67 convalida presso una Università italiana del titolo accademico, al quale allo stato non può essere riconosciuto alcun valore legale. Pertanto, legittimamente l Ordine resistente ha motivato il provvedimento di diniego con l assenza dei requisiti richiesti dall art. 4 della legge 409/1985 per ottenere l iscrizione all Albo (dec. n. 314 del 5 luglio 1996). Albo degli Odontoiatri - cittadini extracomunitari / L. 471/ È infondata la pretesa del sanitario, cittadino di Stato non facente parte della CEE, a restare iscritto nell Albo provinciale degli odontoiatri, in quanto l obbligo di opzione previsto dalla legge 31 ottobre 1988, n. 471 non sarebbe soggetto al termine del , per l effetto estensivo della pronuncia della Corte Costituzionale n. 100/1989, la quale ha dichiarato l illegittimità costituzionale del termine per l opzione già stabilito dalla legge 24 luglio 1985, n Sulla inapplicabilità della legge n. 471/1988, la Commissione Centrale ha già avuto modo di pronunziarsi a più riprese, richiamando i principi costantemente e concordemente affermati dalla Corte di Giustizia della Comunità, dalla Corte Costituzionale e dalla giurisprudenza ordinaria e amministrativa in materia di rapporti tra l ordinamento comunitario e quello interno. Inoltre, la condizione del ricorrente, in quanto cittadino extracomunitario, costituisce, comunque, causa di impedimento alla richiesta di essere iscritto all Albo degli odontoiatri. Infatti, ai fini dell applicazione o meno nei confronti del ricorrente della norma transitoria di cui all art. 20 della legge n. 409/85 occorre considerare che essa, ad avviso di questa Commissione, sembra riferirsi esclusivamente all iscrizione al corso di laurea in medicina e chirurgia presso una Università italiana. Né si può ritenere che l equipollenza del titolo alla laurea italiana, disposta in data , abbia effetto retroattivo fino a dare rilevanza giuridica nel nostro ordinamento al momento iniziale dell iscrizione presso l Università straniera. La disposizione di cui all art. 20 citato, in quanto transitoria e di natura eccezionale rispetto alla norma a regime, non è suscettibile di interpretazioni estensive. Una conferma di questo orientamento si trae dagli articoli 18 e 19 della legge 409/85, che prevedono, rispettivamente, una particolare disciplina per gli odontoiatri cittadini di uno Stato membro della Comunità Europea e un attestazione particolare del Ministero della Sanità a coloro i quali hanno iniziato in Italia la loro formazione di medico anteriormente al 28 gennaio (dec. n. 318 del 5 luglio 1996). Albo dei Medici Chirurghi - cittadini extracomunitari [6. È infondata la censura relativa all errata applicazione, da parte dell Ordine, dell art. 10, comma 7, della legge 28 febbraio 1990, n. 39. Ad avviso del ricorrente, tale disposizione disciplina a regime la situazione dei cittadini extracomunitari, e non avrebbe invece il carattere di transitorietà attribuitole dall Ordine. Tuttavia, secondo l orientamento della Commissione Centrale, la quale ha già esaminato questioni analoghe a quelle poste dal ricorrente, la tesi sulla natura di norma a regime dell art. 10 della legge 39/1990 contrasta con il parere del Consiglio di Stato - sez. I, n. 856/95 del 5 aprile 1995, il quale, interpellato dal Ministro dell Interno sulla portata dell art. 10 citato, ha espresso l avviso che dal complesso delle norme ivi contenute si evince che la disciplina, in quanto transitoria, deve intendersi riferita solo ai cittadini extracomunitari già presenti sul territorio italiano alla data di entrata in vigore del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito nella legge 39/1990. Il parere dell Alto consesso è del tutto aderente alla lettera della disposizione, che fa riferimento a coloro i quali abbiano conseguito in Italia la laurea od il diploma oppure abbiano ottenuto il riconoscimento del titolo conseguito all estero. Destinatari della norma sono quindi coloro i quali alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 416/1989 già possedevano i requisiti di studio, e non quelli che tale condizione avrebbero acquisito successivamente. Da questa constatazione deriva anche la conseguenza della necessità della presenza fisica dei cittadini extracomunitari in territorio italiano a quella data. Il ricorrente, quindi, non rientra tra coloro che possono beneficiare delle eccezionali disposizioni contemplate nella legge 39/8 Non appare, infine, attinente il richiamo operato dal ricorrente alla sentenza della Corte di Cassazione, dalla quale si evincerebbe che la legge 39/1990 non ha natura transitoria bensì carattere di norma a regime. Al riguardo, la Commissione Centrale, già in precedenti occasioni, ha rilevato che la citata sentenza non affronta la specifica questione relativa alla transitorietà o meno delle disposizioni contenute nella legge 39/1990. Piuttosto, la Suprema Corte ha esaminato la questione relativa al trattamento di reciprocità previsto dall art. 9 del d.lgs.c.p.s. 233/1946, decidendo che per i soggetti destinatari della norma di cui all art. 10, comma 7 della L. 39/1990 non trova applicazione il disposto di cui all ultimo comma dell art. 9 citato (dec. nn. 315, 316, 317 del 5 luglio 1996; 349 e 350 del 25 ottobre 1996 ).] 4 Elenco degli psicoterapeuti 7. É illegittimo il diniego di iscrizione nell elenco degli psicoterapeuti, pronunciato ai sensi dell art. 35 della legge n. 56/1989, quando risulti che l Ordine non ha adeguatamente esaminato il curriculum, ma si è limitato a constatare la mancanza del corso quadriennale di formazione specifica, condizione questa richiesta non dalla disposizione transitoria di cui al citato art. 35, bensì dall art. 3 della legge n. 56, che disciplina in via permanente l esercizio dell attività psicoterapeutica (dec. n. 209 del 29 marzo 1996). Rapporti tra diritto comunitario e diritto interno 8. Non vi è luogo a sollevare incidenti di costituzionalità della legge 31 ottobre 1988, n. 471, giacché la Corte costituzionale ha ritenuto che la prevalenza del diritto comunitario, così come interpretato dalla Corte di giustizia della CEE, sul diritto interno discende pur sempre dall art. 11 Cost., che, anziché comportare l illegittimità costituzionale delle leggi interne difformi, riconosce che - in sede di coordinamento secondo la ripartizione delle competenze voluto dal Trattato istitutivo della Comunità - il diritto interno si ritrae di fronte alle regole comunitarie direttamente applicabili, con il conseguente obbligo dell operatore e del giudice di disapplicare il diritto interno e di applicare quello comunitario (dec. n. 318 del 5 luglio 1996). 4 Cfr., in contrario, sentenza Cass. SS. UU. civ., n. 9655/97 del 3 ottobre9 II - DISCIPLINA COLLEGIO GIUDICANTE Completezza dell organo 9. Per la legittimità delle decisioni assunte dai consigli direttivi degli Ordini e Collegi sanitari in materia disciplinare non è richiesta la presenza di tutti i componenti. Infatti, gli artt.46 e 47 del DPR n. 221/1950 prevedono rispettivamente che il verbale della seduta deve contenere, tra l altro, i nomi dei componenti del Consiglio intervenuti e che la decisione deve essere sottoscritta da tutti i membri del Consiglio che vi hanno preso parte (dec. n. 225 del 16 aprile 1996). Principio dell invariabilità dell organo 10. Non si ha violazione del principio dell invariabilità dell organo di disciplina quando alcuni componenti, presenti all apertura della seduta, si siano assentati all atto della decisione; detta violazione si concretizza solo se, nella trattazione orale, avvenuta nel corso di più sedute, vi sia stata un alternanza di componenti. Infatti, come costantemente affermato dalla Commissione Centrale, il principio di invariabilità va inteso nel senso che la competenza ad emettere il provvedimento conclusivo di una procedura si radica nell organo cui l emissione di quel provvedimento è riservata secondo legge, sicché la deliberazione non può, poi, essere adottata da un organo diverso per composizione. In applicazione di tale principio, se il procedimento disciplinare non può esaurirsi in una sola seduta, alla continuazione in altra seduta debbono partecipare gli stessi componenti che hanno preso parte alla precedente, poiché solo chi ha assistito a tutte le fasi del giudizio è in grado di esprimere, con serenità e cognizione di causa, il proprio convincimento (dec. n. 253 del 31 maggio 1996). Obbligo di astensione 11. É illegittimo, per violazione dell art.64 del DPR n. 221/1950, il provvedimento al quale abbia partecipato un componente già astenutosi nella prima fase del procedimento disciplinare per essersi costituito parte civile nel procedimento penale a carico dell inquisito, a nulla rilevando quanto controdedotto dall Ordine, secondo il quale, poiché il giudice competente aveva rigettato l istanza di costituzione di parte civile proposta dal predetto componente, al momento della seduta conclusiva non sussisteva alcuna ragione per l astensione dello stesso. Infatti, la proposizione di istanza di costituzione di parte civile, benché non accolta, deve far presumere l esistenza di un interesse dell istante nel procedimento penale a carico del ricorrente. Tale circostanza, nota al componente l organo di disciplina, determina l obbligo di astensione da parte del medesimo, anche se il ricorrente non ha proposto istanza di ricusazione (dec. n. 282 del 31 maggio 1996). 12. É infondato il motivo di gravame concernente la mancata astensione di un componente che avrebbe avuto tale obbligo, quando non risulta proposta dal ricorrente apposita istanza di ricusazione, né risultano chiare le ragioni in base alle quali il medesimo ritenga sussistere l obbligo di astensione a carico del predetto componente (dec. n. 299 del 5 luglio 1996). 910 13. Si ha violazione dell obbligo di astensione, di cui all art.64 del DPR n. 221/1950, quando risulti che un componente della commissione di disciplina, titolare altresì della carica di Presidente della locale sezione dell Associazione medici dentisti italiani (A.M.D.I.) e, in quanto tale, autore della segnalazione dei fatti da cui ha tratto origine il procedimento disciplinare, anche se assente nella seduta in cui è stata adottata la decisione, ha tuttavia partecipato quanto meno alla seduta in cui è stata deliberata l apertura del procedimento medesimo. L iniziativa assunta dal componente quale Presidente dell A.M.D.I. rende la sua posizione incompatibile nell ambito del collegio di disciplina; tale circostanza, conosciuta al componente medesimo, determina l obbligo di astensione in ogni fase del procedimento, anche se il ricorrente non ha proposto istanza di ricusazione (dec. n. 372 del 25 ottobre 1996 e n. 410 del 12 dicembre 1996). Ricusazione dei giudici disciplinari 14. É illegittimo il provvedimento al quale abbiano partecipato due componenti nei confronti dei quali sia stata proposta una fondata istanza di ricusazione, quando del rigetto dell istanza non venga fornita motivazione e qualora la mancata partecipazione degli interessati non costituisca mezzo per compromettere la funzionalità del collegio giudicante (dec. n. 252 del 31 maggio 1996). 15. É infondato il motivo di gravame con cui viene dedotta una generica incompatibilità di tutti i componenti il Consiglio a giudicare nel procedimento disciplinare instaurato nei confronti del ricorrente. Infatti, l'istituto della ricusazione, secondo l'affermato orientamento della Commissione Centrale, non deve costituire un mezzo per compromettere la funzionalità del collegio giudicante; quindi, l'applicabilità dell'art. 51 c.p.c. nei procedimenti innanzi alle commissioni di disciplina va verificata caso per caso, dovendosi ritenere la norma operativa solo laddove l'astensione di uno o più componenti non pregiudichi la funzionalità del collegio stesso (dec. n. 294 del 31 maggio 1996). 16. É infondato il motivo di gravame relativo alla illegittimità del provvedimento disciplinare per violazione dell art. 64 DPR n. 221/1950, ove nel motivo stesso non siano esposte le ragioni per le quali ricorrerebbe l ipotesi della ricusazione (dec. n. 417 del 12 dicembre 1996). ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE Commistione tra l attività di odontoiatra e quella di persona non abilitata 17. É legittimo il provvedimento disciplinare adottato sulla base di un fatto accertato, ossia sulla commistione dell attività odontoiatrica e quella dell odontotecnico, dovuta alla sistemazione logistica dello studio della ricorrente negli stessi locali, dei quali era proprietario lo stesso odontotecnico. Tale situazione è suscettibile di agevolare l esercizio abusivo della professione anche senza la partecipazione attiva del sanitario, essendo a ciò sufficiente che lo stesso trascuri di porre in essere la dovuta attenzione per evitare il compimento di atti illeciti da parte dell odontotecnico (dec. n. 286 del 31 maggio 1996). Competenza degli Ordini e Collegi in materia di abusivismo 18. La tesi difensiva secondo la quale il potere repressivo per le infrazioni di cui all art. 8 della legge n. 175/1992 va attribuito ad un autorità amministrativa diversa da Ordini e Collegi non può 1011 trovare accoglimento alla luce di quanto previsto dalla legge stessa in merito alla sanzione da irrogare. Infatti, la misura dell interdizione si traduce sostanzialmente in una sospensione dall esercizio della professione, misura questa che incide direttamente sul rapporto tra iscritto e Ordine o Collegio di appartenenza, per cui appare logico e consequenziale che l Autorità che l unica autorità che può disporre l interdizione sia la stessa cui compete l iscrizione all albo professionale. Ne è dimostrazione l art. 43 del DPR 221/1950, il quale, nel prevedere la sospensione di diritto dall esercizio della professione per effetto di una pena accessoria o di una misura di sicurezza ordinata dal giudice, attribuisce, comunque, all Ordine o Collegio il potere di dichiarare la sospensione, non conferendo alla disposizione del giudice un effetto automatico (dec. n. 406 del 12 dicembre 1996). Imprudenza 19. Non possono ritenersi fondate le ragioni addotte dal ricorrente a propria discolpa, consistenti nell estraneità alle attività svolte nello studio odontoiatrico in cui siano stati accertati episodi di abusivismo. Tali argomentazioni, se non sostenute da elementi di prova, non sono idonee a confutare gli elementi posti a base della decisione dell Ordine, come i fatti accertati dagli organi di polizia giudiziaria e alcune dichiarazioni rese dallo stesso ricorrente, dalle quali emerga conferma indiretta di un comportamento improntato quanto meno a superficialità. In particolare, sono indicative di tale comportamento le ammissioni del ricorrente di aver curato pazienti che egli presumeva fossero già clienti dello studio e di essersi comunque reso conto della rischiosità della situazione in cui egli si era venuto a trovare; tale circostanza fa ritenere che, con la propria condotta, il ricorrente abbia creato le condizioni idonee a favorire l attività abusiva di persone non abilitate all esercizio della professione sanitaria (dec. n. 224 del 29 marzo 1996). Mancanza di intenzionalità 20. Il riconoscimento di una responsabilità per mera negligenza nella conduzione dello studio odontoiatrico rende accoglibile la richiesta subordinata di riduzione della sanzione irrogata, a motivo della mancata acquisizione di prove circa l intenzionalità dell infrazione da parte della ricorrente (dec. n. 286 del 31 maggio 1996). Natura della sanzione dell interdizione ex art. 8 L. n. 175/ É infondata la tesi secondo il quale la misura della interdizione, non rientrando tra le sanzioni previste dall art. 40 del DPR n. 221/1950, ha natura di pena accessoria, di competenza dell autorità giudiziaria, e deve quindi ritenersi assorbita nella pena che sia stata comminata in detta sede. Infatti, la legge 5 febbraio 1992, n. 175 detta una complessa disciplina intesa ad assicurare il massimo rispetto delle norme sulla deontologia professionale, anche attraverso la previsione di nuove e più rilevanti sanzioni rispetto a quelle contemplate nel DPR n. 221/1950, nel contempo ampliando i poteri degli Ordini e Collegi al fine di prevenire, attraverso un azione di vigilanza, eventuali comportamenti scorretti. Dal complesso delle norme contenute nella legge n. 175/1992 emerge chiaramente che tutti i comportamenti contrari alle disposizioni nella materia di cui trattasi costituiscono violazioni degli obblighi disciplinari, non avendo il legislatore voluto dare rilievo penale ad alcuna delle mancanze individuate nella citata legge. Di conseguenza, anche l interdizione dall esercizio della professione, prevista dall art. 8, ha natura di sanzione disciplinare, in aggiunta a quelle stabilite dall art. 40 del DPR n. 221 (dec. n. 290 del 31 maggio 1996; n. 399 del 12 dicembre 1996; n. 406 del 12 dicembre 1996). 1112 Negligenza 22. L affermazione del ricorrente, secondo cui la propria presenza in uno studio odontoiatrico condiviso con altro sanitario era del tutto sporadica e tale da non permettergli di occuparsi dei rapporti tra il collega e l odontotecnico, denota completo disinteresse per le attività dello studio stesso e comporta responsabilità disciplinare, in quanto la condotta omissiva del ricorrente ha concorso a determinare una situazione di favoreggiamento dell esercizio abusivo della professione (dec. n. 222 del 29 marzo 1996). 23. È legittimo il provvedimento sanzionatorio adottato dall Ordine in relazione ad una vicenda dalla quale emerga che il sanitario, per concomitanti impegni dallo stesso dichiarati, sia stato poco presente nella attività dello studio, ciò che ha potuto determinare l esercizio abusivo della professione da parte dell odontotecnico, stabilendo così quella forma di collaborazione tacita censurata dall Ordine (dec. n. 310 del 5 luglio 1996). 24. Costituisce congrua motivazione del provvedimento disciplinare la considerazione che il sanitario ha, in ogni caso, il dovere di porre in essere cautele idonee ad evitare che il suo studio possa diventare un luogo di esercizio abusivo della professione. Né valgono, in contrario, le giustificazioni addotte dal ricorrente, il quale affermi che per motivi di famiglia era stato costretto ad una prolungata assenza dallo studio: è infatti evidente che incombe al sanitario l obbligo di porre in essere le misure atte ad evitare che in sua assenza l odontotecnico colga occasioni per sostituirsi al professionista. Tali misure vanno adottate soprattutto nei casi in cui l assenza del titolare dallo studio si prolunghi nel tempo: a questo fine, sarebbe sufficiente - per esempio - avvertire i pazienti di detta assenza (dec. n. 404 del 12 dicembre 1996). 25. È congruamente motivato il provvedimento disciplinare quando, dall iter logico-giuridico che ha condotto l Ordine al convincimento di colpevolezza, emerga una grave negligenza del sanitario nelle modalità di gestione ordinaria dello studio, sostanzialmente lasciato nella disponibilità dell odontotecnico, con implicita accettazione delle conseguenti responsabilità (dec. n. 405 del 12 dicembre 1996). Prestanomismo 26. É legittimo il provvedimento disciplinare che, a prescindere dalla fondatezza o meno dell accusa di prestanomismo, menzionato nella contestazione di addebiti, sanzioni il comportamento del sanitario in quanto caratterizzato da mancanza di prudenza e di trasparenza, e quindi tale da agevolare l esercizio abusivo della professione anche senza la partecipazione attiva del sanitario stesso (dec. n. 286 del 31 maggio 1996). 27. É infondato il gravame teso a dimostrare che persona non abilitata svolgeva attività sanitaria senza alcuna copertura da parte del ricorrente, invocando a dimostrazione di ciò la circostanza che una paziente si sottoponeva consapevolmente a cure odontoiatriche presso l odontotecnico allo scopo di conseguire un risparmio di spesa. Tali argomentazioni, infatti, non attengono al comportamento del ricorrente, né alla sua posizione e alla sua presenza nell ambito della struttura in cui operava l odontotecnico, bensì riguardano i rapporti tra questi e la cliente. Risultando provata la circostanza che il ricorrente non ignorava che presso quella struttura veniva abusivamente esercitata la professione, si deve quindi ritenere che il ricorrente medesimo abbia comunque favorito, con il 1213 suo comportamento, il predetto esercizio abusivo da parte di soggetto non abilitato (dec. n. 288 del 31 maggio 1996). 28. É fondato l addebito di prestanomismo, per avere il sanitario consentito, con il suo comportamento negligente, che l odontotecnico fornisse prestazioni odontoiatriche ad alcuni pazienti, ove ciò trovi conferma non solo negli atti di polizia, ma nelle stesse dichiarazioni dell incolpato. Né possono essere accolte le giustificazioni del ricorrente, il quale dichiari la propria buona fede in quanto l odontotecnico avrebbe abusato della fiducia concessagli, eseguendo interventi non consentiti a sua insaputa: l invocata esimente, infatti, non può condurre ad una pronunzia assolutoria ove risulti che il sanitario aveva concesso a soggetto non abilitato la libertà di porre in essere azioni - quali la rilevazione di impronte e la cementazione di ponti - contrarie alla vigente normativa in tema di abusivismo (dec. n. 416 del 12 dicembre 1996). Operazioni non consentite a persona non abilitata 29. È infondato il motivo con cui il ricorrente lamenta l eccessività della sanzione, sostenendo che l odontotecnico, laureando in medicina, era intento solamente ad effettuare il c.d. detartaggio. Inducono a ritenere la colpevolezza dell incolpato sia la testimonianza resa (sia pure in altra occasione) da un paziente, secondo la quale l odontotecnico in parola aveva eseguito una otturazione; sia il verbale del sopralluogo della polizia giudiziaria, da cui risulti che l odontotecnico stava effettuando una prestazione che esulava dalle proprie competenze (dec. n. 310 del 5 luglio 1996). 30. Il convincimento di colpevolezza dell inquisito può legittimamente formarsi sulla base delle dichiarazioni contraddittorie rilasciate dal titolare di uno studio odontoiatrico il quale ammetta che, dei due odontotecnici che frequentavano detto studio, uno, laureando in medicina, aveva in alcune occasioni attuato terapie curative - sia pure di modesto impegno - su pazienti, mentre l altro aveva - sia pure saltuariamente - preso impronte e ritoccato monconi (dec. n. 402 del 12 dicembre 1996). 31. Correttamente l organo di disciplina può ritenere l addebito provato sulla base delle esplicite ammissioni del ricorrente, il quale abbia dichiarato che l odontotecnico aveva effettuato talune prestazioni, che in effetti erano di competenza odontoiatrica (dec. n. 404 del 12 dicembre 1996). 32. È legittimo il provvedimento disciplinare a carico del sanitario ove risulti che lo stesso aveva concesso a soggetto non abilitato la libertà di porre in essere azioni - quali la rilevazione di impronte e la cementazione di ponti - contrarie alla vigente normativa in tema di abusivismo (dec. n. 416 del 12 dicembre 1996). RAPPORTI TRA IL GIUDIZIO PENALE E IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE Accertamento della sussistenza del fatto (effetto vincolante) 33. L assoluzione del sanitario perché estraneo alla fattispecie ascrittagli, secondo la previsione di cui all art. 653 del codice di procedura penale, vincola il giudice disciplinare quanto all accertamento della sussistenza del fatto. La pronuncia assolutoria, in sede penale, con l ampia formula liberatoria il fatto non sussiste preclude, infatti, l esercizio del potere disciplinare per il medesimo fatto (dec. nn. 234 del 16 aprile 1996 e 337 del 25 ottobre1996). 1314 34. É fondato il motivo di gravame relativo al proscioglimento dell incolpato per non aver commesso il fatto, in quanto tale formula assolutoria rientra tra le ipotesi contemplate dall art. 653 c.p.p., ai sensi del quale la sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunziata in seguito a dibattimento ha efficacia anche nel giudizio disciplinare quanto all accertamento che il fatto non sussiste o l imputato non lo ha commesso (dec. n. 271 del 31 maggio 1996). 35. É fondata la censura relativa all assoluzione del ricorrente pronunziata dal giudice penale perché il fatto non sussiste. Questa formula assolutoria rientra tra le ipotesi contemplate nell art. 653 c.p.p., il quale dispone che la sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunziata in seguito a dibattimento ha efficacia anche nel giudizio civile o amministrativo quanto all accertamento che il fatto non sussiste o l imputato non lo ha commesso (dec. n. 313 del 5 luglio 1996). Fatti e prove acquisiti nel procedimento penale É principio ormai consolidato quello secondo il quale la sussistenza dei fatti materiali accertati con sentenza passata in giudicato impedisce a qualsiasi giudice, civile o amministrativo, di compiere nuovi accertamenti (dec. n. 223 del 29 marzo 1996). 37. Come affermato più volte dalla Commissione Centrale, l organo di disciplina può avvalersi delle prove raccolte con garanzie di legge nel procedimento penale, tanto nel corso della relativa istruttoria quanto nel dibattimento, ancorché sia intervenuta una causa estintiva del reato, quale ad esempio un provvedimento di amnistia (dec. n. 236 del 16 aprile 1996; n. 340 del 25 ottobre 1996). 38. É infondato il motivo di gravame relativo al mancato autonomo accertamento dei fatti rispetto al giudizio penale, quando la contestazione degli addebiti sia fondata sulle prove raccolte con garanzie di legge nel corso della istruttoria del procedimento penale a carico del sanitario, e quando tali prove siano state vagliate anche alla luce delle memorie difensive prodotte dell inquisito e valutate sufficienti ai fini del convincimento di colpevolezza (dec. n. 239 del 3 maggio 1996). 39. É infondato il motivo di ricorso relativo alla mancanza di autonoma istruttoria da parte dell organo di disciplina, laddove risulti dagli atti che, nel corso del giudizio, i fatti accertati in sede penale sono stati puntualmente esaminati ed apprezzati sotto il profilo disciplinare, avendo così la commissione di disciplina adempiuto all obbligo di rendere palese l iter logico-giuridico che, previa valutazione dei fatti risultanti nella loro materialità nella sentenza penale, ha condotto alla determinazione della responsabilità disciplinare (dec. n. 264 del 31 maggio 1996). 40. Non sussiste illegittimità del provvedimento per avere l organo di disciplina tenuto in considerazione testimonianze non vagliate in sede dibattimentale, a causa dell intervenuta sentenza di patteggiamento, qualora nella stessa delibera sia evidenziato che le dichiarazioni prodotte dalla ricorrente a sua discolpa non inficiano le testimonianze rese agli organi di polizia giudiziaria. Infatti, come più volte affermato dalla Commissione Centrale, l Ordine può avvalersi di prove assunte da altri, purché le sottoponga alla necessaria valutazione critica in relazione alle difese prodotte dall incolpato. Se l incolpata non ha confutato la realtà dei fatti e delle testimonianze assunte, l iter logico-giuridico che ha condotto al giudizio di colpevolezza è da ritenersi corretto (dec. n. 290 del 31 maggio 1996). 5 v. anche infra, par. Separatezza dei giudizi 1415 41. È infondato il motivo di gravame relativo alla carenza ed illogicità della motivazione per omessa valutazione della sentenza di appello, che avrebbe riformato in senso più favorevole al ricorrente la sentenza di primo grado, quando risulti che l Ordine ha ritenuto sufficiente, ai fini della valutazione del comportamento del ricorrente sotto il profilo deontologico, quanto è emerso nella sentenza di primo grado, nonché in quella definitiva emessa dalla Corte di Cassazione. Disponendo di tali elementi di valutazione, l organo di disciplina ha apprezzato il comportamento del ricorrente, raggiungendo il convincimento di colpevolezza del medesimo per infrazioni gravemente disdicevoli al decoro professionale (dec. n. 296 del 31 maggio 1996). Patteggiamento 42. La responsabilità disciplinare dell inquisito in ordine ai fatti che gli sono stati attribuiti in sede penale deve essere dimostrata e accertata autonomamente dal giudice disciplinare, non essendo sufficiente il semplice richiamo alla decisione di cui dall art. 444 del c.p.p.. Infatti, secondo la costante giurisprudenza del Consiglio di Stato, l applicazione della pena su richiesta delle parti non può essere fatta valere, nella predetta sede, come presunzione relativa di colpevolezza. Occorre, quindi, verificare se l organo di disciplina ha proceduto ad un puntuale accertamento della responsabilità dell incolpato in merito ai fatti contestatigli, attraverso un autonomo apprezzamento dei fatti stessi (dec. n. 290 del 31 maggio 1996 e n. 408 del 12 dicembre 1996). 43. Non sussiste illegittimità del provvedimento per avere l organo di disciplina tenuto in considerazione testimonianze non vagliate in sede dibattimentale, a causa dell intervenuta sentenza di patteggiamento, qualora nella stessa delibera sia evidenziato che le dichiarazioni prodotte dalla ricorrente a sua discolpa non inficiano le testimonianze rese agli organi di polizia giudiziaria. Infatti, come più volte affermato dalla Commissione Centrale, l Ordine può avvalersi di prove assunte da altri, purché le sottoponga alla necessaria valutazione critica in relazione alle difese prodotte dall incolpato. Se l incolpata non ha confutato la realtà dei fatti e delle testimonianze assunte, l iter logico-giuridico che ha condotto al giudizio di colpevolezza è da ritenersi corretto (dec. n. 290 del 31 maggio 1996). 44. È fondata la censura relativa all illegittimità del procedimento disciplinare fondato esclusivamente sulla sentenza di patteggiamento della pena, qualora dagli atti risulti che l organo di disciplina non ha proceduto ad un accertamento autonomo dei fatti contestati, ma abbia basato la propria decisione sulla sentenza ai sensi dell art.444 c.p.p. In proposito, va richiamata la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo la quale la sentenza che dichiara estinto il reato per intervenuta applicazione della sanzione sostitutiva, su richiesta dell incolpato, non ha natura di sentenza di condanna. Sull argomento va altresì richiamata la pronunzia del Consiglio di Stato - sez. VI (sentenza n. 681/1996), il quale, atteso che la decisione emanata a seguito del c.d. patteggiamento prescinde dall accertamento della colpevolezza dell imputato, ha affermato che l autorità amministrativa deve effettuare tutti gli accertamenti necessari per individuare una precisa responsabilità dell inquisito sui fatti contestati. Avuto riguardo agli ormai consolidati orientamenti giurisprudenziali, non è idonea una motivazione del provvedimento impugnato che, richiamando una sentenza della Cassazione del 3 aprile 1991, attribuisca alla decisione ex art.444 natura di sentenza di condanna, da cui la commissione di disciplina tragga l errato convincimento che, se il ricorrente è pervenuto alla definizione del procedimento mediante il rito del patteggiamento, non possano sussistere le condizioni per un suo proscioglimento (dec. n. 369 del 25 ottobre 1996). Pendenza del procedimento penale: effetti sulla prescrizione dell azione disciplinare 1516 45. È infondato il motivo di gravame relativo alla prescrizione dell azione disciplinare, quando l azione penale nei confronti del ricorrente sia iniziata in epoca in cui vigeva ancora, ex art. 3 c.p.p., il principio di pregiudizialità del procedimento penale rispetto a quello disciplinare. Nel vigore di detta disciplina, l esercizio dell azione penale per fatti la cui cognizione influisce sul giudizio disciplinare condizionava la procedibilità del giudizio medesimo. La tesi della difesa, secondo cui l Ordine avrebbe dovuto attivare il procedimento e, contestualmente, sospenderlo in attesa della sentenza definitiva, va esaminata avuto riguardo al Testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, che regola compiutamente la materia dei procedimenti disciplinari per i pubblici dipendenti, e, quindi, costituisce riferimento per analoghe ipotesi non espressamente previste in altri ordinamenti. Orbene, l art. 117 di detto T.U. prevede appunto che, qualora per il fatto addebitato all impiegato sia stata iniziata azione penale, il procedimento disciplinare non può essere promosso fino al termine di quello penale e, se già iniziato, deve essere sospeso: appare evidente dal tenore di questa disposizione che, in vigenza dell art. 3 c.p.p., l inizio dell azione penale impedisce la promovibilità del procedimento disciplinare (dec. n. 293 del 31 maggio 1996). Principio della separatezza dei giudizi 46. Il nuovo codice di procedura penale ha introdotto il principio della separatezza dei giudizi ed ha cancellato il principio di pregiudizialità obbligatoria del processo penale. Tuttavia, legittimamente il giudice disciplinare, ove la responsabilità dell incolpato sia accertata in sede penale, può nella propria sede procedere senza un ulteriore acquisizione di prove, facendo riferimento, nella contestazione di addebito, alle risultanze della sentenza di condanna. Essenziale è che l organo di disciplina manifesti l intento di valutare quegli stessi fatti come infrazioni disciplinari ed esamini i fatti in maniera autonoma, essendo quindi possibile seguire l iter logico in virtù del quale è stato raggiunto il convincimento di colpevolezza del ricorrente (dec. n. 253 del 31 maggio 1996). 47. Secondo il costante orientamento della Commissione Centrale, il principio della separatezza dei giudizi, affermato nel nuovo codice di procedura penale, trova un limite allorquando la cognizione del reato influisce sul procedimento disciplinare. Del resto, l art. 651 c.p.p. dispone che la sentenza irrevocabile di condanna pronunziata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato quanto all accertamento della sussistenza del fatto. Al riguardo, il Consiglio di Stato (sez. VI, sentenza n. 559/1996) ha statuito che - fermo restando il citato principio della separatezza - quando per gli stessi fatti pende procedimento penale, la sospensione del giudizio disciplinare favorisce la coerenza dell azione amministrativa, evitando che la conclusione del procedimento penale, successiva a quella del giudizio disciplinare, provochi la revisione di situazioni già esaminate, consentendo di fondare l accertamento dei fatti in sede disciplinare su elementi che risultino incontestabili per effetto del giudicato penale (dec. nn. 341, 345 e 373 del 25 ottobre 1996). Sentenza attenuata di condanna (effetti) 48. É fondato il motivo di ricorso con il quale viene dedotto che nel giudizio disciplinare non si è tenuto conto della sentenza pronunziata dal Giudice di appello, nella parte in cui questa attenua talune responsabilità del ricorrente, qualora - comprendendo la contestazione degli addebiti tutta la condotta oggetto di procedimento penale - uno specifico comportamento del ricorrente non abbia trovato conferma in appello. Questa circostanza - ferma restando la riconosciuta responsabilità del ricorrente sotto il profilo della lesione del decoro e della dignità della categoria professionale cui appartiene - deve essere presa in considerazione ai fini dell entità della sanzione inflitta, nella quale sia stato ricompreso 1617 anche l aspetto della condotta poi escluso dalla sentenza di appello, e, di conseguenza, rende equa la riduzione della sanzione irrogata (dec. n. 264 del 31 maggio 1996). Sospensione del procedimento disciplinare 49. È infondato il motivo di gravame con cui il ricorrente sostiene che il procedimento disciplinare nei propri confronti non poteva essere iniziato in pendenza di giudizio penale sugli stessi fatti. Secondo la consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, infatti, il giudice disciplinare, allorquando procede per gli stessi fatti oggetto di giudizio penale, e la cognizione dei medesimi influisce sul procedimento disciplinare, sospende quest ultimo in attesa di conoscere l esito del giudicato penale. Questa valutazione può essere fatta anche in sede di contestazione degli addebiti, purché si proceda contestualmente alla sospensione del procedimento (dec. n. 340 del 25 ottobre 1996). 50. Laddove il procedimento disciplinare sia stato legittimamente iniziato e, in pendenza di giudizio penale sugli stessi fatti, sospeso, hanno validità tutti gli atti compiuti dall Ordine fino alla sospensione, ivi compresa l audizione del sanitario e la contestazione formale degli addebiti. La riapertura del procedimento non deve essere oggetto di apposita deliberazione di portare avanti il giudizio disciplinare, in quanto la riattivazione è atto dovuto che consegue al passaggio in giudicato della sentenza penale, per il quale il DPR n. 221/1950 non impone un termine di prescrizione (dec. n. 340 del 25 ottobre 1996). MANCANZE DISCIPLINARI (NELL ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE) Accaparramento di clientela 51. La diffusione di una locandina che non concreti alcuna violazione della normativa in tema di pubblicità sanitaria può essere sanzionata sotto altro profilo, laddove risulti che, per le espressioni utilizzate, essa configuri un tentativo non corretto di acquisire clientela (dec. n. 229 del 16 aprile 1996). Compenso forfettario 52. È illecita la condotta del sanitario il quale chieda un compenso forfettario, comprensivo di visite, analisi e successive terapie. La giustificazione avanzata in proposito dal sanitario, secondo cui egli aveva indicato l importo complessivamente richiesto a mero titolo di preventivo di spesa, non è accoglibile laddove lo stesso non sia in grado di provare tale asserzione, non avendo rilasciato ricevute fiscali per le somme percepite (dec. n. 339 del 25 ottobre 1996). Intempestività dell intervento del medico 53. Non è corretto il comportamento del sanitario il quale, in servizio di guardia medica, abbia sottoposto il paziente ad un trattamento non conforme ai criteri istituzionali della medicina generale, oltretutto ritardando in modo ingiustificato il ricovero ospedaliero. È pertanto legittimo il provvedimento sanzionatorio, tanto più se risulta che la decisione di disporre per il ricovero è stata determinata dal malore del paziente e, quindi, non v è stata tempestività nell adozione delle misure necessarie per evitare al malato qualunque situazione di pericolosità. 1718 Infatti, il medico di guardia viene, di norma, chiamato in situazioni di urgenza, per cui suo compito principale è quello di effettuare una sommaria diagnosi per poi disporre il ricovero. La situazione di urgenza ed emergenza in cui opera il sanitario esclude che lo stesso temporeggi nell assumere una decisione, tentando soluzioni con metodiche non usuali (dec. n. 333 del 25 ottobre 1996). Negligenza e trascuratezza nell esercizio della professione 54. Anche il mero comportamento negligente assume rilievo ai fini disciplinari e costituisce violazione del codice deontologico. Infatti, è noto che in tema di responsabilità disciplinare non è necessaria la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo, essendo sufficiente l'estremo subiettivo della colpevolezza (dec. nn. 293 del 31 maggio 1996 e 391 del 20 novembre 1996). 55. É legittimo il provvedimento sanzionatorio irrogato al ricorrente che abbia tenuto una condotta poco attenta, trascurando di verificare se le iniziative da lui intraprese potessero confliggere con le regole giuridiche e tecniche che disciplinano l esercizio della professione. L appartenenza all Ordine, infatti, crea per l iscritto uno stato di speciale soggezione, che lo obbliga ad osservare tutte le disposizioni che l ordine ravvisi necessarie per la tutela dell esercizio professionale. Né può essere invocata, a propria discolpa, l assenza del dolo, atteso che, per la costante giurisprudenza del Consiglio di Stato, il comportamento soggetto al potere disciplinare - comunemente indicato come colpa disciplinare - deve essere volontario ma non necessariamente doloso (dec. n. 299 del 5 luglio 1996). Omessa denunzia di malattia infettiva 56. È legittimo il giudizio di colpevolezza del sanitario, il quale non abbia effettuato la denunzia, obbligatoria per legge, di malattia infettiva riscontrata nel paziente visitato. Non può essere accolta, a discolpa del sanitario stesso, la giustificazione secondo cui egli aveva omesso tale adempimento in un primo tempo per mancanza dei relativi moduli e, successivamente, a motivo di un improvvisa partenza (dec. n. 339 del 25 ottobre 1996). Rispetto dei limiti tariffari 57. É infondata la tesi secondo la quale l Ordine non ha il potere di imporre ai propri iscritti l obbligo di attenersi alle tariffe stabilite dall Ordine medesimo. Infatti, in conformità al principio costantemente affermato dal Consiglio di Stato, secondo cui l inosservanza delle norme giuridiche e tecniche che governano l attività dell inquisito dà sempre luogo a responsabilità disciplinare, non può negarsi agli Ordini e Collegi professionali la potestà di vigilare sull osservanza delle tariffe e di adottare misure disciplinari nei confronti di coloro che violano i minimi stabiliti (dec. n. 231 del 16 aprile 1996; n. 379 del 20 novembre 1996). 58. L illecito consistente nella emissione di una fattura di importo inferiore alla tariffa minima stabilita dall Ordine giustifica la riduzione della sanzione irrogata al sanitario responsabile, laddove l addebito si riferisca ad un solo episodio (dec. n. 232 del 16 aprile 1996). Terapia non appropriata 59. È motivato il convincimento di colpevolezza dell inquisito raggiunto dall Ordine che, con riferimento ad un caso di applicazione sull uomo di terapie in corso di sperimentazione, ritenga che 1819 il comportamento del sanitario debba essere improntato alla massima attenzione e prudenza e nel rispetto di regole particolarmente rigorose dettate in materia, anche con riferimento al fatto che la divulgazione di notizie sulla terapia praticata attraverso pubblicazioni non scientifiche può determinare aspettative non confortate da risultati ufficialmente convalidati In particolare, è legittima la sanzione irrogata al sanitario che abbia, in violazione dell art. 19 c.d., utilizzato terapie nuove, riservate all ambito della sperimentazione clinica, ed abbia adottato una terapia contro l AIDS e contro i tumori - l ossigeno-ozono terapia (OOT) - dimostratasi, al momento, scientificamente infondata per la specifica malattia e idonea a suscitare illusorie speranze. A fronte di un parere del Consiglio Superiore di Sanità, che sconsiglia detta terapia nella cura dell AIDS e delle malattie neoplastiche, il ricorrente avrebbe dovuto fornire prove attendibili attraverso cui riscontrare la veridicità dei dati invocati e, soprattutto, i presunti miglioramenti dei pazienti trattati (dec. n. 333 del 25 ottobre 1996). Uso non corretto di timbro 60. L apposizione su una ricetta del timbro di un ambulatorio non ancora autorizzato costituisce violazione delle norme deontologiche, avendo il sanitario fornito con ciò una notizia errata all utente (dec. n. 233 del 16 aprile 1996). MANCANZE DISCIPLINARI (NEI RAPPORTI CON COLLEGHI) Dissidio con un collega / diritto di critica 61. La rivendicazione, da parte del ricorrente, di un diritto di critica circa l obiettività e competenza del Consiglio a giudicare il suo comportamento non vale a giustificare il ricorrente stesso, se il sanitario, in una fase in cui si cercava di comporre il dissidio con un collega, ha chiaramente manifestato l intento di portare discredito all Ordine cui appartiene. Del resto, mentre è del tutto legittimo esprimere il proprio dissenso sulle opinioni dei colleghi o sulle decisioni adottate dall Ordine, opponendo argomenti ad argomenti, costituiscono, invece, violazione dei principi di correttezza, ai quali ogni sanitario è obbligato ad improntare i rapporti con l Ordine, atteggiamenti o uso di termini indiscriminati, comunque intesi a discreditare l istituzione (dec. n. 294 del 31 maggio 1996). MANCANZE DISCIPLINARI (FARMACIA E FARMACI) Chiusura della farmacia per ferie 62. É corretto il provvedimento con cui l Ordine ha irrogato la sanzione dell avvertimento al sanitario il quale abbia disatteso il provvedimento della USL che stabiliva i turni di servizio e di ferie obbligatorie per le farmacie del comprensorio, per aver interpretato erroneamente l ordinanza sindacale con cui si disponeva l apertura nel periodo estivo della farmacia (unica sede del Comune interessato), nonché la chiusura della stessa per mezza giornata alla settimana, e si invitava la competente USL a stabilire i relativi turni. Infatti, è bensì vero che, come sostenuto dal ricorrente a propria difesa, egli non poteva non dare esecuzione ad un atto proveniente dal Sindaco; tuttavia, nel caso di specie risulta dal contenuto dell ordinanza che la stessa nulla dispone sulla fruizione delle ferie da parte del ricorrente, né sul 1920 presunto divieto di chiusura della farmacia per le ferie annuali, peraltro obbligatoria (dec. n. 297 del 31 maggio 1996). 63. È infondato il motivo di gravame con cui la ricorrente, pur non contestando la realtà del fatto addebitato, invoca la mancanza di intenzionalità nel comportamento tenuto, dovuto anche al convincimento di poter procedere alla modifica del turno di ferie della farmacia, senza attendere l autorizzazione richiesta (poi negata, peraltro, con provvedimento tardivamente adottato). Vi è, pertanto, una condotta colpevole ove la ricorrente abbia, prima, chiesto l autorizzazione ritenendo, poi, di poterne prescindere. Ciò in conformità al principio, ormai consolidato in giurisprudenza, per cui la responsabilità disciplinare - a differenza di quella penale - non richiede la sussistenza dell elemento intenzionale della mancanza commessa, cioè il dolo, essendo sufficiente l estremo subiettivo della colpevolezza (dec. nn. 304 del 5 luglio 1996 e 391 del 20 novembre 1996). 64. É illegittima la sanzione disciplinare irrogata per violazione delle norme relative alla regolamentazione delle ferie ove risulti che l ordinanza sindacale adottata al riguardo sia stata tardivamente notificata all interessato. Deve, in tal caso, ritenersi la buona fede del farmacista anche se questi aveva in precedenza rivolto agli organi competenti richieste - non accoglibili - finalizzate ad ottenere un esonero dall obbligo della chiusura per ferie o una riduzione del periodo feriale (dec. n. 388 del 20 novembre 1996). 65. La fondatezza dell addebito relativo alla inosservanza dell ordinanza sindacale sulla determinazione dei turni di ferie estive non consente di ritenere dimostrato anche un illecito di concorrenza sleale attraverso sviamento di clientela, ove dagli atti del procedimento emerga che la condotta tenuta dal farmacista - consistente nell apertura dell esercizio per due giorni durante il periodo feriale - non era effettivamente finalizzata alla realizzazione del predetto illecito, bensì all attuazione di una forma di protesta nei confronti di un collega il cui comportamento, per gli aspetti relativi all apertura e chiusura della farmacia, si era rivelato scorretto. Tali circostanze giustificano l attenuazione dell addebito e, pertanto, la riduzione della sanzione irrogata (dec. n. 390 del 20 novembre 1996). Disinteresse nella gestione della farmacia 66. É insussistente l addebito mosso al farmacista di essersi disinteressato completamente della gestione della farmacia, nella quale si siano verificate irregolarità, quando risulti che il sanitario abbia venduto l esercizio ad una collega e che, nelle more dell emanazione del relativo decreto regionale di passaggio, il subentrante abbia assunto le funzioni di direttore tecnico della farmacia. Il sanitario, quindi, non può essere ritenuto responsabile di un illecito contestatogli in qualità di titolare di farmacia laddove tale posizione rivesta aspetti meramente formali (dec. n. 235 del 16 aprile 1996). Identificazione del farmacista 67. È fondato il gravame relativo alla insussistenza dell addebito di avere il farmacista redatto, per alcuni clienti, fogli di carta a mo di ricetta, recanti il timbro della farmacia di cui è titolare, l indicazione del prodotto consegnato, la relativa posologia e la propria sottoscrizione, qualora il farmacista stesso appaia, nello svolgimento della sua attività, facilmente individuabile come tale da parte del cliente. A tal fine, il luogo in cui egli eroga la prestazione professionale - la farmacia - ed il segno distintivo apposto sul camice devono ritenersi elementi sufficienti per non dar luogo ad equivoci sulla sua qualificazione professionale (dec. n. 295 del 31 maggio 1996). 20 Vedere altro
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