Source: http://www.storiaememorie.it/Iniziative/Iniziative.htm
Timestamp: 2018-12-17 01:27:52+00:00

Document:
Sviluppo capitalistico e unità nazionale
Le forme economiche, politiche e culturali dell’unità nazionale e della sua crisi
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L'uomo che verrà racconta la strage di Montesole
Un seminario sui linguaggi della narrazione storica
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Il “popolo dei morti”
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Ripensare il Mediterraneo
Il Mediterraneo e l’Unione Europea
12-13 Giugno 2008
Firenze 12-13 Giugno 2008.pdf
Scritture e rappresentazioni
Siena 30 Maggio 2008.pdf
Roma 13 Dicembre 2007.pdf
Italian Colonialism and Concentration Camps in Libya 1929-1943
12-13 Dicembre 2006
Tripoli 12-13 Dicembre 2006.pdf
I campi di concentramento italiani in Libia. Una violenza coloniale
Roma 1 Dicembre 2006.pdf
Il campo di concentramento nella storia del Novecento
28-29 Gennaio 2004
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Giugno 1940-Maggio 1944
Un Campo di concentramento dimenticato. La reclusione degli Ebrei a "Villa Oliveto"
Arezzo 27 Gennaio2002
L'Italia repubblicana nella crisi degli anni '70
Roma Novembre 2001
Storia e memorie per un'identità europea. Civitella ricorda le stragi nazi-fasciste in Toscana 1944-2001
Arezzo 1 Luglio 2001
Memorie e bilanci dell'esperienza repubblicana
Firenze 16 Marzo 2000
Memoria e democrazia
25 Aprile-8 Maggio 1945-2000
Firenze 8 Maggio 2000
L'antifascismo nell'esperienza politica della Repubblica
Roma 23 Giugno 1999
La colpevole impunità
Identità collettive e costruzione
della memoria repubblicana in
2-3 Giugno 1998
Reggio Emilia 2-3 Giugno 1998
RICERCA DI ARCHIVIO SUI CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN ITALIA 1943-1945
(CONVENZIONE CON IL MINISTERO PER I BENI CULTURALI)
Il campo di concentramento fu uno strumento essenziale dell’esercizio nazista del potere. Fu inoltre un modo per l’organizzazione della deportazione dei perseguitati politici nei Konzentrationslager su suolo tedesco e dei perseguitati per motivi „razziali“ nei campi di sterminio tedeschi. Nonostante una serie di ricerche sui campi (cfr. p.es. San Sabba. Istruttoria e processo per il Lager della Risiera) manca ancora un bilancio organico del sistema concentrazionario sviluppatosi in Italia a partire dagli anni della seconda guerra mondiale. I campi di internamento e di prigionia venivano spesso riutilizzati durante l’occupazione tedesca. Ricostruire le vicende legate a questi luoghi è un contributo alla storia dell‘occupazione nazista nel nostro paese, ma è anche un capitolo importante della storia d‘Italia durante la seconda guerra mondiale e delle tormentate origini della democrazia repubblicana.
In questi primi mesi, il lavoro di ricerca si è mosso in sintonia con gli obiettivi stabiliti dall‘Associazione per la Storia e le Memorie della Repubblica, ovvero monitorare le fonti d’archivio e le ricerche già esistenti sulla storia dei campi di concentramento nazifascisti per ottenere un quadro il più possibile esauriente e completo della dislocazione geografica, delle vicende dei campi e della storiografia sul tema. Nella seconda fase della ricerca si arriverà poi a dei contributi originali attraverso le ricerche d’archivio.
Sulla base dell’impostazione generale era necessario definire con precisione compiti e obiettivi della ricerca. Secondo le linee del progetto, infatti, uno degli obiettivi primari è raccogliere informazioni sulle fonti esistenti, relative ai campi di concentramento nazisti e fascisti. Ciò rende possibile la creazione di un archivio di grande valore per gli studiosi nonché la base per una necessaria riflessione sulla tipologia e sulla storia dei lager in Italia durante la seconda guerra mondiale. Questo archivio sarà composto da una serie di fascicoli corrispondenti ai diversi campi, fascicoli a loro volta scomponibili e ricomponibili secondo specifiche aree tematiche (tipologia del campo e delle vittime, organizzazione del campo, trasporti, bibliografia e fonti, ecc.). A quale livello di approfondimento si può arrivare - cioè se ci si ferma all‘analisi delle fonti italiane oppure se sarà possibile un‘integrazione con quelle tedesche, inglesi e americane - dipenderà soprattutto dai mezzi complessivi per portare avanti la ricerca. Un‘analisi sistematica di alcuni archivi stranieri non rientra invece negli obiettivi del progetto.
L’accumulo di queste informazioni non sarà però fine a se stesso, ma permetterà una riflessione molto più approfondita sull’esperienza dei campi di concentramento in Italia non tanto basata su singoli studi, per quanto validi ed approfonditi, o sulla memorialistica, ma su dati scientificamente validi per tutto il territorio nazionale e per tutta la durata del conflitto. Si tratta, in conclusione, di capire dove fossero, come funzionassero e chi rinchiudessero questi campi, eliminando così dubbi e ambiguità sia sui termini da utilizzare, sia sulle funzioni dei diversi campi. Una indagine quindi non fine a se stessa, ma base per successive e più approfondite indagini sulle singole località di detenzione.
A questo scopo il gruppo di ricerca è stato suddiviso in più aree geografiche. Ogni ricercatore ha potuto individuare per la zona di sua pertinenza varie tipologie di campo: campi di internamento per ebrei, campi di smistamento e di transito per i soldati italiani deportati in Germania, campi di smistamento e detenzione per i rastrellati destinati al lavoro coatto, campi di prigionia per soldati nemici; sono state inoltre individuate anche numerose località luogo di „internamento libero“, cioè Comuni dove venivano destinati gli ebrei, o altre categorie di perseguitati quali zingari e slavi, sottoposti al soggiorno obbligato.
Nell' universo concentrazionario gestito dal nazismo e della RSI in Italia dal 1943 al 1945 si possono distinguere diverse tipologie di campi di concentramento:
a) campi di smistamento per il lavoro coatto, gestiti da tedeschi (Suzzara, Bibbiano, Gazzanise)
b) campi di internamento e di deportazione per ebrei, istituiti su livello provinciale, e gestiti dalle questure italiane
c) campi di smistamento e di transito per i soldati italiani deportati in Germania come internati militari italiani (Stalag)
d) campi di concentramento, „Durchgangslager“, (come a Fossoli)
e) campi di concentramento con funzioni di sterminio, cioè i „Polizeihaftlager“ (Trieste-Risiera; Bolzano)
f) luoghi chiusi di tipo carcerario in città, che sono una sorta di precampo, la cui gestione si divide tra la Gestapo (il famigerato „braccio tedesco“) e l’amministrazione italiana.
Queste diverse forme di lager richiedono anche una ricerca diversa. Per i campi di concentramento stabili (d-f), a differenza di quegli transitori (a-c), è utile una ricerca prosopografica sia per quanto riguarda gli aguzzini, sia per le vittime.
Prima di entrare nel merito del lavoro individuale svolto, è opportuno segnalare i percorsi di ricerca che possono essere seguiti attraverso il materiale ricuperato:
1. Prosopografia degli aguzzini
Le ricerche sul personale dei campi di concentramento, cioè su persone come Haage, Titho, Seifert, ma anche Priebke, Kappler, Engel, Saewecke ecc. (quando si tratta di informazioni sugli arresti effettuati dalla loro organizzazione) possono essere effettuate attraverso l’utilizzo del materiale dei processi e delle istruttorie, sia in Italia (Verona, Trieste, Torino), sia in Germania (Ludwigsburg).
2. Prosopografia delle vittime
Per le ricerche sui arrestati e deportati si può rincorrere agli archivi e alle biblioteche dell’Aned, del Cdec e della rete degli Istituti di Resistenza. Oltre ad una bibliografia di scritti autobiografici e memorialistici bisognerebbe raccogliere informazioni su interviste rilasciate (cfr. per esempio il vasto fondo di interviste effettuate dall’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza).
3. Mappa dei campi locali e dei luoghi di internamento
Per i campi transitori la ricerca è più problematica per la mancanza di una documentazione organica. Qui la ricerca deve prendere le mosse dallo studio dei diversi gruppi di internati. Uno scavo sistematico dovrebbe essere fatto per le fonti locali (archivi di Stato – fondo Prefettura e Questura e Archivi comunali ed ecclesiastici). Sono comunque da prevedere difficoltà di accesso.
Per il gruppo a.) è utile far ricorso alle risorse degli Istituti della Resistenza, per il gruppo b.) al materiale raccolto dal Cdec di Milano. Per il gruppo c.) scarse sono le fonti tedesche (cfr. la ricerca importantissima dello Schreiber), mentre è abbastanza laboriosa l‘informazione su quei campi nella memorialistica degli IMI.
4. Le immagini dell‘orrore
Un’altra pista di ricerca riguarda la produzione fotografica sui campi. A tale riguardo, sarebbe interessante una missione a Coblenza (incaricando Carlo Gentile, il migliore conoscitore del fondo fotografico del Bundesarchiv), ma anche una ricerca nelle raccolte italiane. E' stato recentemente pubblicato un percorso fotografico sulla Risiera di San Sabba, col titolo Stalag 339. Un’ampia documentazione dovrebbe essere disponibile sulle carceri.
5. Documenti dal carcere
Oggetto di ricerca e di studio sono, in questo caso, lettere, graffiti, autobiografie, memorialistica, interviste.
Il materiale raccolto non deve essere organizzato necessariamente soltanto in forma cartacea. La struttura della raccolta si presta ad una presentazione su due livelli. Il primo – che potremmo definire di archivio tematico virtuale – è caratterizzato dalla raccolta sistematica sul piano archivistico di tutte le informazioni sui materiali documentari esistenti in Italia (quali sono, dove sono, come accedervi, quali percorsi documentari privilegiare, ecc.) e sulle altre fonti disponibili (la raccolta filmica del Cdec e dell’Archivio di Bolzano; gli elenchi di deportati del Cdec o dell’archivio di Italo Tibaldi scaricabile dal sito www.deportati.it; o ancora le raccolte sistematiche di fonti orali, come quelle esistenti in Piemonte e in Toscana). Il secondo livello è costituito dalla costruzione di fascicoli per ciascuno dei campi individuati contenenti materiali d’archivio selezionati, inerenti a problemi particolari di studio e di ricerca, oppure copie delle fonti di difficile accesso.
In tal senso, il materiale raccolto costituirà uno strumento di lavoro - fruibile anche in rete – che diventerà una sorta di snodo informativo essenziale per chiunque è interessato alla storia dei lager (e della deportazione) in Italia. I documenti d’archivio raccolti sono invece una base indispensabile per la ricerca scientifica o per pubblicazioni finalizzate alla costruzione di una sorta di guida storica (repertorio) su determinati campi o gruppi di campi.
La ricerca individuale e territoriale
Ognuno dei ricercatori farà una schedatura dei campi nel suo ambito territoriale. Bruno Maida ha cominciato a reperire materiale bibliografico e archivistico negli Istituti della Resistenza in Piemonte e negli rispettivi archivi di Stato. Dopo una prima fase dedicata ai sondaggi, Maida ha sviluppato un modello per la descrizione di ciascun campo individuato (v. Allegato 1). Tiziana Noce si occupa della Toscana e della Romagna. Per occuparsi la ricerca nell’Emilia è stato individuato Marco Minardi, noto per i suoi saggi sui campi di internamento e di prigionia in provincia di Parma. Minardi può inoltre accedere ai frammenti dello schedario del carcere della Gestapo che si conserva all’Istituto storico della Resistenza di Parma e recupererà il materiale sul lager di Fossoli.
Il lavoro di Tiziana Noce ha preso le mosse dalla Toscana e in particolare dagli Archivi di Stato di Firenze, Livorno, Lucca e Grosseto, per cercare il materiale relativo ai campi (e a questo proposito si allegano alcune fotoriproduzioni di documenti inediti) e per ricostruire una mappa delle località di internamento libero, presenti nelle varie province. Il primo dato emerso è la diseguale distribuzione della documentazione e delle ricerche già effettuate; laddove infatti per alcuni campi abbondano documenti e produzione storiografica, in molti altri casi le fonti sono estremamente frammentarie e lacunose. Questo problema si pone soprattutto per i campi destinati ai lavoratori coatti. Dal sondaggio risulta, ad esempio, che mentre per i campi di Montalbano di Rovezzano, Bagno a Ripoli, Civitella in Val di Chiana e Renicci esistono sia la documentazione che gli studi, su altri come Roccatederighi, luogo di raccolta e anticamera della deportazione degli ebrei del Grossetano, Villa Cardinali a Bagni di Lucca, o Colle di Compito e di Anchiano (tutte località in provincia di Lucca), la documentazione sembra essere molto scarsa.
Accanto alla raccolta e all‘indagine sulle fonti cartacee si è proceduto a stilare la lista del materiale bibliografico inerente i campi, conservato presso l‘Istituto storico della Resistenza in Toscana, l‘Istituto storico grossetano della Resistenza e dell‘età contemporanea e l‘Istituto storico della Resistenza e dell‘età contemporanea di Lucca.
Nei prossimi mesi la ricercatrice passerà a completare il lavoro negli Archivi di Stato toscani e romagnoli, nonché negli archivi dei Comuni sede di campi e di internamento libero. A tal fine, è stata richiesta l‘autorizzazione alle rispettive Soprintendenze ai beni archivistici. L‘obiettivo finale del lavoro è innanzitutto quello di integrare le attuali conoscenze sui campi situati in Toscana, producendo una mappatura il più possibile completa dei campi. Per ciascun campo verrà stilata una scheda informativa che contenga i riferimenti archivistici e gli studi già pubblicati che lo riguardano, oltre ai dati relativi alla sua istituzione, al suo funzionamento, alla destinazione d‘uso e che riporti notizie sui comandanti, su coloro i quali era stata affidata la gestione del campo e sulle vicende principali che nel campo hanno avuto luogo.
Le fonti già raccolte dalla ricercatrice su un singolo campo di concentramento come quello di Villa La Selva a Bagno a Ripoli (v. Allegato 2) contribuiscono alla ricostruzione di un quadro completo del funzionamento dei campi di questo tipo, con informazioni su detenuti, personale di guardia, ditte addette ai rifornimenti, amministrazione comunale ecc. La corrispondenza revisionata che si trova nei rispettivi fondi dell’Archivio Centrale dello Stato (si veda il prossimo paragrafo) integra i dati rilevati con informazioni sulle mentalità e psiche dei detenuti.
Mentre a livello regionale si sta indagando in maniera più approfondita su una realtà locale e provinciale, la ricerca a livello ministeriale punta alla ricostruzione del quadro completo dei campi esistenti.
La ricerca sulla documentazione ministeriale centrale (ACS)
Amedeo Osti Guerrazzi ha iniziato la sua ricerca nei vasti fondi dell’ACS (Ministero dell’Interno, ed altri fondi di epoca della R.S.I.), cominciando a stilare una banca dati di tutti i campi dipendenti dal Ministero degli Interni. Quando saranno versate all’Archivio di Stato di Roma le carte della Questura, si occuperà anche di questo fondo. In un secondo tempo sarà condotta una ricerca sul materiale fotografico e filmico disponibile a Roma.
La banca dati riguarda i campi di concentramento e di internamento italiani, all’interno del territorio metropolitano, tra il 1940 ed il 1945. Esistono ancora oggi notevoli lacune nel campo della ricerca storiografica sulla definizione dei campi: i termini “campo di concentramento”, “campo di internamento” e “campo di sterminio” sono infatti spesso adottati in maniera impropria o addirittura interscambiabile. La prima fase di questa ricerca è volta ad individuare con precisione i luoghi di restrizione per gli ebrei, per i prigionieri di guerra e per gli internati politici. Diverse centinaia sono i luoghi di internamento di cui si è persa totalmente la memoria. Le informazioni su questi campi possono essere recuperate soltanto attraverso le fonti di archivio.
La seconda fase consisterà nell’approfondire la funzione di questi luoghi, il numero e la categoria dei prigionieri, il nome, quando possibile, dei dirigenti e dei funzionari, le date di avviamento e chiusura.
Il database contiene le seguenti informazioni: nome del campo, provincia, struttura, detenuti (categoria), detenuti (numero), tempi dell’internamento; dirigenti; amministrazione; fonti d’archivio; eventuali riferimenti bibliografici; commento.
Le lettere revisionate della corrispondenza degli internati forniscono importanti informazioni qualitative sul modo di vita e di pensiero dei detenuti.
Il campo dell’indagine è quello dei fondi dell’Archivio Centrale dello Stato. Anche soltanto dopo una prima, sommaria, indagine, è evidente che il lavoro di ricerca è estremamente esteso. Inoltre, nonostante l’autorevole parere di Paola Carucci, secondo cui “nuclei specifici di documenti sull’internamento risultavano sistematicamente stralciati dalle serie di provenienza, suggerendo l’ipotesi [...] della costituzione empirica di un archivio e quindi di un apposito ufficio per l’internamento” (Paola Carucci, Confino, soggiorno obbligato, internamento : sviluppo della normativa, in Costantino di Sante, I campi di concentramento in Italia, Milano, Angeli, 2001, p. 16), documenti importanti spesso spuntano nei più diversi fascicoli.
Il risultato finale della ricerca sarà una schedatura il più possibile completa dei campi di prigionia, internamento e concentramento in Italia nel periodo della seconda guerra mondiale, corredata da una bibliografia per ogni singolo campo, e dalle fotocopie dei documenti maggiormente significativi. Fino a questo momento è stata effettuata una ricognizione sui fondi per saggiarne la consistenza e cercare di capirne l’importanza. Sono state riprodotte le prime fotocopie tratte dai fondi del Ministero degli Interni, in particolare dalle categorie A5G (II Guerra Mondiale) e A4bis (Internati stranieri), che dimostrano l’estremo interesse dei documenti conservati all’Archivio Centrale dello Stato (v. Allegato 3). Nei prossimi mesi il ricercatore indagherà in maniera metodica ed approfondita sui singoli fondi, in particolare sul fondo “A4bis”, che contiene una serie di fascicoli con indicazioni statistiche sui campi.
Relazione scientifica sulle attività di ricerca svolte
Obiettivi generali e prima valutazione delle ricerche sul sistema concentrazionario in Italia
In sintonia con gli obiettivi stabiliti dall’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica, nei sei mesi trascorsi la ricerca ha portato avanti il monitoraggio delle fonti d’archivio esistenti a livello territoriale e nazionale e delle ricerche già esistenti sulla storia dei campi di concentramento nazifascisti in Italia. Obiettivi principali della ricerca sono la ricostruzione del quadro il più possibile esauriente e completo della dislocazione geografica, delle vicende interne e della storiografia sui campi di concentramento nel contesto dell’occupazione nazista e, più in generale, della storia d’Italia durante la seconda mondiale. Il lavoro di ricerca è inoltre finalizzato alla costruzione di un ipertesto su supporto magnetico dove far confluire tutte le informazioni acquisite sui campi di concentramento.
In questi mesi è incominciata la raccolta sistematica dei dati su fogli elettronici formato Excel sui quali ogni campo è stato schedato. Attraverso la schedatura elettronica sono state acquisite e razionalizzate una serie di informazioni sulle date di apertura e chiusura dei campi, la loro capienza, gli enti amministrativi di riferimento, la tipologia degli internati. Si è così ottenuta una lista completa dei campi sul territorio nazionale che fornisce per la prima volta una mappa del sistema di internamento italiano durante la seconda guerra mondiale. “Cliccando” su ogni campo, è possibile accedere ad una breve scheda formato Word dove la storia di ogni struttura viene presentata in forma più o meno approfondita a seconda dell’importanza del campo e dei documenti reperiti. In fondo ad ogni scheda è presente inoltre una bibliografia e indicazioni sui fondi archivistici consultati. In una fase successiva della ricerca sarebbe auspicabile la realizzazione di un vero e proprio database fruibile on line e dunque visibile e utilizzabile tramite Internet dalla comunità scientifica non solo italiana. Nel database potrebbe inoltre essere riprodotta l’intera documentazione raccolta (finora circa 1000 documenti), rendendo possibile la consultazione on line e la visione integrale di tutti i documenti sui campi.
Un altro importante capitolo da approfondire in una fase successiva della ricerca sarebbe la raccolta il più possibile sistematica delle storie di vita degli internati, attraverso la riproduzione della copiosa documentazione che fornisce dati anagrafici e informazioni sulla loro provenienza e tipologia. Per ricostruire le storie di vita sono indispensabili i fascicoli personali degli internati che, oltre alle missive censurate, contengono spesso importanti notizie su come erano vissute e percepite le restrizioni e la “prigionia”. In alcuni fascicoli sono inserite lettere di delazione e di protesta, lettere nelle quali sono evidenziati i rapporti di amicizia e solidarietà che a volte si instauravano tra gli internati e gli abitanti del luogo. Oltre alle biografie di alcuni internati manca ancora una ricostruzione di quella dei direttori, degli ispettori e del personale che si occupava di far funzionare l’istituto dell’internamento.
In Italia il fascismo aveva creato, già dal 1926, strutture di isolamento degli antifascisti attraverso le colonie di confino ed aveva più volte provato a costruire campi di concentramento per i confinati politici, riuscendoci solo nel 1939 con Pisticci. Pur tenendo ben presenti le differenze dei due sistemi di coercizione, sia il nazismo che il fascismo raggiunsero l’obiettivo di emarginare e reprimere le opposizioni. Durante il conflitto mondiale, il sistema di internamento italiano diventa uno strumento di repressione politica e razziale. Le ricerche sull’internamento civile fascista che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, consentono oggi di avere un quadro quasi completo di quante fossero le strutture adibite a campi di concentramento, gestite dal Ministero dell’interno dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943. In particolare, è oramai nota la storia di alcuni campi, come quelli di Ferramonti e Gonars, e dell’internamento civile in alcune aree geografiche (la Puglia, l’Abruzzo, le Marche, l’Umbria e la Toscana, ed in parte la Campania ed il Molise). Se questo dato sembra oramai acquisito, insieme al più generale funzionamento dell’internamento fascista, ci sono molti altri aspetti che devono essere approfonditi o studiati.
Rispetto all’internamento degli ebrei stranieri, il lavoro di Klaus Voigt ed altre pubblicazioni hanno fornito una quantità di informazioni esaurienti, anche se alcune vicende specifiche, soprattutto le biografie ed i percorsi individuali di chi fu deportato, ma anche di chi riuscì a salvarsi, hanno bisogno di ulteriori approfondimenti. Sugli ebrei italiani, i lavori di Michele Sarfatti e di Mario Toscano hanno fatto emergere molti aspetti relativi al loro internamento ed ai programmi e le reali intenzioni del regime. Conosciamo quasi interamente le vicende che coinvolsero gli antifascisti, soprattutto grazie al lavoro di Simonetta Carolini, Pericolosi nelle contingenze belliche, che tuttavia andrebbe aggiornato, ma bisognerebbe approfondire alcuni aspetti rimasti in ombra, come la stretta connessione tra campo e colonia di confino. Sull’internamento degli zingari i saggi di Giovanna Boursier hanno chiarito diversi aspetti, ma manca ancora un lavoro generale e completo. In merito all’internamento degli slavi le ricerche sono ancora insufficienti. Gli studi di Spartaco Capogreco hanno fornito i primi dati e le prime ricostruzioni sulla loro deportazione dalle zone occupate e sui campi istituiti e gestiti dall’esercito.
Bisogna ancora studiare i diversi modi in cui vennero applicate le misure restrittive che colpirono i sudditi di stati nemici, alcune minoranze etniche e religiose, chi si macchiava di infrazioni annonarie e coloro che il regime considerava “pericolosi” per la loro condizione di marginalità sociale: prostitute, oziosi e vagabondi.
Manca soprattutto una sistematica ed esauriente ricerca di memorie orali e documentarie, salvo il diario di Maria Eisenstein scritto durante il periodo di reclusione ed alcune testimonianze di ebrei raccolte dopo la liberazione ed oggi disponibili al CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea) di Milano.
Molte delle strutture attivate dopo l’8 settembre sono ancora sconosciute, in particolare vari centri di raccolta temporanea e di lavoro, che servirono di supporto sia per i rastrellamenti che per le deportazioni. Anche in questo caso sarebbe importante conoscere quale fu l’atteggiamento della popolazione e dell’apparato preposto ad applicare le direttive. Altrettanto indispensabile sarebbe una generale raccolta delle prescrizioni e delle direttive emanate dal regime sia nella fase preparatoria che durante il periodo bellico. Questa ricostruzione potrebbe estendersi alla regolamentazione internazionale dell’istituto dell’internamento, sia prima che dopo la seconda guerra mondiale. Più in generale bisogna tenere presenti tutte quelle strutture che vennero riutilizzate dagli alleati dopo la liberazione e durante il periodo repubblicano sia come campi profughi che come campi di concentramento per “gli stranieri indesiderabili”.
E’ importante sottolineare che quasi tutte le ricerche finora prodotte si sono basate principalmente sulle fonti dell’Archivio Centrale dello Stato, mentre altri archivi, salvo rare eccezioni, sono stati meno utilizzati.
Avanzamento della ricerca a livello territoriale e nei fondi dell’ACS
Per l’area di ricerca comprendente il Piemonte, la Lombardia e il Veneto, sono stati raccolti materiali e informazioni su circa la metà dei campi di concentramento censiti nell’Italia settentrionale. Si tratta prevalentemente di campi provinciali, istituiti nel 1943 per raccogliere gli ebrei in vista della loro deportazione: Borgo San Dalmazzo, Aosta, San Martino di Rosignano (Alessandria), Sondrio, Vercelli, Calvari di Chiavari (Genova), Mantova, Vo’ Vecchio (Padova). Entro dicembre verrà completata la raccolta riguardante i campi di Asti, Verona, Vicenza, Venezia, Milano, Vallecrosia (Imperia), Savona, Risiera di San Sabba (Trieste), Bolzano. Di alcuni – come Vallecrosia e Asti – mancano solo alcuni riscontri documentari che non è stato possibile portare a termine per l’indisponibilità temporanea degli archivi.
Sono state approntate sintetiche schede storiche per ogni campo, accompagnate dai riferimenti archivistici e da una breve bibliografia. Va notato che per la maggior parte dei campi non è stato possibile consegnare materiale documentario, e ciò per due ragioni. In alcuni casi si è verificata l’assenza di documenti: è il caso per esempio di San Martino di Rosignano per il quale l’analisi degli archivi locali non ha fatto emergere alcun riscontro. In altri, come per i documenti conservati presso il CDEC di Milano, non è stato possibile riprodurre i documenti: all’ampia disponibilità di consultazione si è accompagnata la sostanziale opposizione a una fotocopiatura anche solo parziale. Attraverso il fondo “Ferruccio Scala” presente all‘Archivio del CDEC è stato inoltre possibile recuperare fondamentali informazioni sul campo provinciale di Sondrio (la circolare Buffarini-Guidi del 30 novembre 1943, il carteggio con la Questura, la cartina topografica del 1942 di Sondrio con l’indicazione dei luoghi).
L’Emilia non rappresentò un caso speciale nel panorama concentrazionario, lo divenne però nel corso del conflitto sotto l’incalzare degli eventi bellici. Nel quinquennio 1940-1945, nei campi e nelle località di internamento dell’Emilia soggiornarono, oltre ai sudditi di paesi nemici, civili jugoslavi provenienti dalle zone soggette all’occupazione italiana, antifascisti italiani, ed ebrei italiani e stranieri. La ricerca in questa regione si prefigge di ricostruire la geografia dell’internamento civile (1940-1945), le caratteristiche degli internati, i cambiamenti avvenuti nel corso dei cinque anni e i rapporti instauratisi tra detenuti e comunità locali durante la detenzione. I campi censiti in questa area sono: Montechiarugolo (Parma) (1940-43); Scipione di Salsomaggiore (Parma) (1940-45); Fossoli (Modena) (1943-45); Monticelli Terme (Parma) (1943-44); San Tomaso della Fossa – Bagnolo in Piano (Reggio Emilia) (1940-43); Cortemaggiore (Piacenza) (1943-45). La documentazione recuperata per questa regione proviene dall’Archivio centrale dello Stato, Pubblica sicurezza, documentazione su campi e luoghi di internamento in Emilia (1941-43); dai National Archives di Washington, relazioni stilate dalla Croce rossa internazionale e dalla Legazione svizzera sulla realtà di alcuni dei campi negli anni 1941-43; dall’Archivio di Stato di Parma, carte della Questura sugli internati civili nel parmense (800 circa) durante il triennio 1941-1943; dall’Archivio di Stato di Modena, fondo sul campo di concentramento di Fossoli; Archivi comunali, cat. “Beneficenza” o “Leva e Truppa”, fascicoli sugli stranieri internati nel Comune (1941-1945); Archivi degli Istituti storici della Resistenza, documenti vari; Archivi privati soprattutto per ciò che riguarda la deportazione degli ebrei dall’Italia.
Oltre ad aver ospitato durante l’intero arco della guerra le diverse forme di internamento sperimentate in Italia durante la prima metà degli anni Quaranta (se si esclude il campo di sterminio), i detenuti dell’Emilia riassumono in sostanza l’intera gamma di prigionieri che si trovarono a trascorrere un periodo di segregazione in Italia in quegli anni. Una seconda considerazione che emerge con forza dalla documentazione analizzata riguarda la profonda trasformazione a cui fu soggetto il rapporto tra detenuti e comunità locali ospitanti man mano che la guerra procedeva. Se inizialmente si trattava di nemici con il procedere della guerra sempre più la barriera che divideva gli abitanti e i detenuti cedette il posto alla solidarietà umana e ad un diverso atteggiamento verso i prigionieri, sempre più vittime della guerra e del fascismo e sempre meno “nemici”.
Anche per l’area di ricerca che comprende Umbria e Toscana sono state stilate delle schede contenenti il periodo di attività dei campi censiti, la struttura, la tipologia dei soggetti reclusi, il tipo di personale adibito alla sorveglianza, alcune note che illustrano i principali eventi della storia dei campi, le fonti, con riferimento agli archivi e ai fondi in cui i documenti sono conservati, e, infine, la bibliografia relativa a ciascun campo.
Sono stati sinora sondati i fondi conservati presso gli archivi di Stato di Firenze, Bologna, Grosseto, Livorno e Forlì; presso gli archivi locali di Bagno a Ripoli e Sansepolcro, e i fondi dell'Istituto Storico della Resistenza in Toscana, degli Istituti Storici della Resistenza di Lucca, Forlì e Grosseto, dell'Istituto Parri di Bologna. Per quanto riguarda la provincia di Lucca, vanno segnalate le difficoltà di accesso al fondo prefettura dell'Archivio provinciale (materiale peraltro non inedito) e all'Archivio dell'Istituto storico. Va segnalato inoltre che questa area geografica è stata recentemente oggetto di studio e di scandaglio archivistico, spesso confluito nella pubblicazione dei documenti, nonché di pubblicazioni specifiche sui campi stessi. In generale, tutto il sistema di internamento fascista fino all'8 settembre 1943 è stato in questa zona ampiamente indagato.
Le schede sui campi di internamento civile in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania, in fase di raccolta e sistemazione, saranno ultimate nella terza fase della ricerca.
Convenzione tra il Ministero per i beni e le attività culturali e l’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica per lo svolgimento della ricerca morie della Repubblica per lo svolgimento della ricerca
Stragi, deportazioni, campi di concentramento in Italia 1943-1945
e per il reperimento della documentazione archivistica ad essa relativa
L’anno duemilauno, il giorno 23 del mese di marzo
Il Ministero per beni e le attività culturali (codice fiscale 80222830582), rappresentato dall’archivista di Stato capo-ricercatore storico-scientifico Mauro Tosti-Croce, giusta delega in data 12 febbraio 1994
l’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica (codice fiscale 97150460588), rappresentata dal presidente Salvatore Senese
premesso che si ritiene opportuno documentare le stragi nazi-fasciste perpetrate ai danni della popolazione civile nel nostro paese e ricostruire il fenomeno della deportazione di massa di ebrei, prigionieri di guerra, oppositori politici antifascisti e di normali cittadini, nel suo intreccio con l’esperienza concentrazionaria, collocando gli episodi di strage, le deportazioni e i campi di concentramento nel contesto storico italiano fra il 1943 e il 1945;
ritenuto opportuno che il lavoro di ricerca venga affidato a un Istituto che dia ampia garanzia in materia;
viste le note presentate in data 3 ottobre 2000 e 5 marzo 2001 con le quali L’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica propone la propria collaborazione dietro compenso;
ART. 1 - Il Ministero per i beni e le attività culturali (in seguito indicato come Ministero) e Associazione per la storia e le memorie della Repubblica (in seguito indicata come Associazione) convengono che la predetta Associazione realizzi a) il reperimento di documentazione relativa alle stragi di civili in Italia ad opera dell’esercito tedesco e di reparti della Repubblica Sociale Italiana e di quella relativa alla ricostruzione dell’universo concentrazionario in Italia fra il 1943 e il 1945 e b) che provveda alla elaborazione scientifica del materiale raccolto e alla sua presentazione in un Convegno scientifico internazionale, promosso congiuntamente dal Ministero e dall’Associazione. I criteri scientifici, formali e organizzativi da adottare, in adempimento di quanto previsto dal progetto di cui alla nota del 5 marzo 2001, saranno concordati con il referente scientifico del progetto e il direttore della Divisione studi e pubblicazioni dell’Ufficio centrale per i beni archivistici.
ART. 2 - La ricerca di cui all’art. 1 avrà la durata di giorni 560 (cinquecentosessanta) a decorrere dalla data della nota di autorizzazione all’inizio dei lavori da parte della Divisione studi e pubblicazioni.
ART. 3 - Per le prestazioni fornite dall’Associazione nell’ambito della presente Convenzione il Ministero corrisponderà alla medesima la somma complessiva di L. 107.000.000 (centosettemilioni). Il pagamento sarà effettuato con mandato diretto a favore dell’Associazione con versamento sul conto corrente intestato all’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica. Detto pagamento avverrà in tre soluzioni, a cadenza semestrale, dietro consegna di una relazione scientifica e della rispettiva tranche di materiale, corredata dai relativi dischetti, a datare dalla nota di autorizzazione all’inizio dei lavori da parte della Divisione studi e pubblicazioni.
ART. 4 - Tutta la documentazione acquisita nel corso della ricerca oggetto della presente Convenzione resta di proprietà ed uso esclusivo dell’Associazione e dell’Amministrazione degli Archivi di Stato.
ART. 5 - Le eventuali spese di bollo e di registrazione sono a carico dell’Associazione.
ART. 6 - L’Associazione dichiara, nella persona del sottoscritto presidente, di non essere soggetta ad IVA, ai sensi dell’art. 14 del d.l. 4 dicembre 1997, n. 460.
L’archivista di Stato ricercatore storico-scientifico
(dr. Mauro Tosti-Croce)
Il presidente dell’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica
(sen. Salvatore Senese)

References: ART. 1

ART. 2

ART. 3

ART. 4

ART. 5

ART. 6