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Timestamp: 2017-07-23 10:41:41+00:00

Document:
Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia
UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia
La procedura d'infrazione è volta a rilevare eventuali inadempimenti da parte degli Stati di obblighi ad essi imposti dal diritto dell’Unione europea. La sua disciplina è contenuta negli articoli da 258 a 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). I ricorsi possono essere proposti dalla Commissione (art. 258 TFUE) oppure da un altro Stato membro (art. 259 TFUE); tuttavia, ad oggi questa seconda ipotesi si è verificata in pochi casi. Nell’ipotesi più frequente, è la Commissione che dà avvio alla procedura, spesso sulla base di segnalazioni provenienti da persone fisiche o giuridiche. La Commissione non ha tuttavia un obbligo di dare seguito ad ogni segnalazione e, infatti, nella prassi essa procede solo nel caso di violazioni ritenute sostanziali; inoltre, anche una volta avviata la procedura, la sua prosecuzione non è un atto dovuto da parte della Commissione, che può dunque decidere se intraprendere o meno gli steps successivi che sono di sua competenza (in sostanza, l’invio del parere motivato e la decisione di ricorrere alla Corte di giustizia). La prima fase della procedura – definita «precontenziosa» – si apre con l’invio di una lettera detta di «intimazione» o di «addebito» allo Stato membro ritenuto inadempiente. La lettera di addebito circoscrive la materia del contendere, cosicché, nell’ipotesi in cui la Commissione decida di proseguire nell’iniziativa, l’oggetto della procedura non può essere ulteriormente ampliato. Allo Stato interessato è assegnato un termine per presentare delle osservazioni (art. 258.1 TFUE). Valutate tali osservazioni ovvero decorso vanamente il termine per la loro presentazione, la Commissione può inviare un parere motivato allo Stato in questione, indicando le misure che lo stesso dovrebbe adottare per porre fine all’inadempimento e assegnando un termine entro il quale provvedere (art. 258.1 TFUE). Ove il parere sia emesso, se lo Stato non si conforma ad esso nel termine fissato dalla Commissione, quest’ultima può deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, avviando in tal modo la fase «contenziosa» della procedura (art. 258.2 TFUE). Se la Corte di Giustizia riconosce - la natura della sentenza che accerta l’infrazione è, infatti, meramente dichiarativa - che lo Stato membro in questione è venuto meno ad uno degli obblighi ad esso incombenti in forza del diritto UE, a tale Stato è fatto divieto di applicare le disposizioni dichiarate in contrasto con il Trattato, mentre, se del caso, esso dovrà adottare tutti i provvedimenti necessari per adempiere ai propri obblighi derivanti dal diritto UE (art. 260.1 TFUE). Di regola, tali provvedimenti non sono indicati dalla sentenza, ma spetta invece allo Stato membro inadempiente individuare le misure necessarie più appropriate. L’esecuzione deve iniziare immediatamente e deve concludersi nel più breve tempo possibile.
In caso di mancata esecuzione, la Commissione può avviare una seconda procedura di infrazione, secondo quanto previsto dall’art. 260.2 TFUE, che si rifà sostanzialmente alla disciplina della prima procedura di infrazione, ma che ha come oggetto la violazione dell’obbligo di eseguire la sentenza. Dunque, la Commissione, dopo aver dato allo Stato membro la possibilità di presentare le sue osservazioni, può formulare un parere motivato che precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza e, se il termine fissato nel parere scade senza che lo Stato membro abbia adottato le necessarie misure, la Commissione potrà nuovamente adire la Corte di giustizia. Il Trattato di Lisbona ha tuttavia previsto, in questa seconda procedura, la possibilità per la Commissione di adire direttamente la Corte di giustizia dopo aver messo lo Stato membro nelle condizioni di presentare le proprie osservazioni, senza necessità di emettere previamente il parere motivato. In questa seconda azione, la Commissione precisa l'importo della somma forfetaria o della penalità[1] da versare (all’Unione) da parte dello Stato membro in questione, che consideri adeguate alle circostanze. Per calcolare l’entità della somma, la Commissione fa riferimento ad una serie di parametri riportati nella comunicazione SEC[2005]1658. La proposta della Commissione non vincola tuttavia la Corte di giustizia, che può stabilire una somma sia superiore che inferiore, che peraltro viene calcolata con riferimento a parametri parzialmente diversi, quali la durata dell’infrazione, la sua gravità e la capacità finanziaria dello Stato inadempiente. Un’ulteriore novità prevista dal Trattato di Lisbona consiste nella possibilità di comminare la sanzione pecuniaria già nel caso del ricorso per inadempimento qualora tale inadempimento consista nell’omessa comunicazione, da parte di uno Stato membro, delle «misure di attuazione di una direttiva adottata secondo una procedura legislativa» (art. 260.3 TFUE). In questo caso, la somma proposta dalla Commissione vincola la Corte di giustizia, nel senso che costituisce per quest’ultima un tetto massimo. Sebbene l’ipotesi appena considerata sia molto specifica, essa è tuttavia rilevante nella prassi, poiché un numero significativo di inadempimenti riguarda proprio l’omessa comunicazione delle misure nazionali di attuazione.
Ulteriori informazioni e statistiche relative all’attività della Commissione di controllo del rispetto del diritto Ue sono reperibili ai seguenti indirizzi:
- pagina ufficiale della Commissione dedicata alla procedura di infrazione:http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htm
- Eur-infra (archivio informatico nazionale delle procedure di infrazione realizzato dal Dipartimento Politiche Europee):http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx
EU Pilot è un progetto, operativo dall’aprile 2008, che mira a favorire la cooperazione tra Stati membri e Commissione al fine di risolvere problemi (soprattutto quelli sollevati da cittadini e imprese) relativi alla (non) corretta applicazione del diritto UE e alla (non) conformità con quest’ultimo del diritto nazionale, prima della apertura di una procedura di infrazione ex art. 258 TFUE. Il fine ultimo di EU Pilot è dunque quello di evitare, quando ciò sia possibile, il ricorso ad una formale procedura di infrazione. La comunicazione avviene tramite una piattaforma on-line - EU Pilot, appunto - che consente di sottoporre la richiesta di informazioni al servizio competente della Commissione, che provvederà poi a inoltrarla allo Stato membro interessato, con ogni eventuale indicazione o domanda che lo stesso abbia identificato come rilevante. Le risposte devono venire trasmesse alla persona fisica o giuridica che le ha richieste entro 20 settimane dalla richiesta stessa (si considera un termine di 10 settimane per la trattazione a livello nazionale ed un termine uguale per la trattazione da parte della Commissione).
All’avvio del progetto, gli Stati membri che avevano accettato di parteciparvi erano 15; dal 2012 EU Pilot è operativo in 27 Stati membri.
Sin dall’avvio del progetto, l’Italia figura tra i paesi con il più alto numero di richieste sottoposte.
Ulteriori informazioni e statistiche relative alla performance di EU Pilot sono reperibili ai seguenti indirizzi:
- http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/application_monitoring_it.htm
- http://ec.europa.eu/internal_market/scoreboard/performance_by_governance_tool/eu_pilot/index_en.htm
Di seguito, si riporta una sintetica panoramica delle procedure d’infrazione pendenti nei confronti dell’Italia, suddivise per stadio, con aggiornamento alla seduta della Commissione del 18 giugno 2014. Chiudono la panoramica tre sentenze pronunciate nel periodo considerato a chiusura di altrettante procedure di infrazione avviate nei confronti dell’Italia. In tutti e tre i casi, la Corte ha accolto i ricorsi proposti dalla Commissione europea.
Seduta del 28.03.2014
Messe in mora ex art. 258 TFUE
•2014/2059 - Ambiente - Attuazione della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue urbane - Violazione del diritto UE.
•2014/256 - Salute - Mancato recepimento della direttiva 2013/46/UE che modifica la direttiva 2006/141/CE per quanto concerne le prescrizioni in materia di proteine relative agli alimenti per lattanti e agli alimenti di proseguimento.
Pareri Motivati ex art. 258 TFUE
•2009/2086 - Ambiente - Non corretto recepimento della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalle direttive 97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE.
•2013/4202 - Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Regime transitorio per la protezione del diritto d'autore dei disegni e modelli (direttiva 98/71/CE) - Violazione del diritto UE.
Ricorso ex art. 260 TFEU
•2013/2074 - Trasporti - Non corretta applicazione del Regolamento (CE) n. 1371/2007 relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.
Seduta del 16.04.2014
•2012/4128 - Libera circolazione delle persone - Formazione delle squadre di pallacanestro nelle competizioni professionistiche organizzate dalla Federazione Italiana Pallacanestro.
•2014/4011 - Appalti - Affidamento dei lavori di costruzione e gestione dell'autostrada Civitavecchia - Livorno - Violazione del diritto UE.
Messe in mora complementari ex art. 258 TFUE
• 2013/2177 - Ambiente - Stabilimento siderurgico ILVA di Taranto - Violazione del diritto UE.
•2012/4096 - Ambiente - Direttiva Natura - Cascina "Tre Pini". Violazione della direttiva 92/43/CEE. Impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa.
•2013/405 - Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Mancato recepimento della direttiva 2013/25/UE del Consiglio, del 13 maggio 2013, che adegua determinate direttive in materia di diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi a motivo dell’adesione della Repubblica di Croazia.
•2013/0401 - Salute - Mancato recepimento della direttiva 2012/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto riguarda la farmacovigilanza.
Seduta del 27.05.2014
•2014/287 - Salute - Mancata trasposizione della direttiva di esecuzione 2012/25/UE sulle procedure informative per lo scambio tra Stati membri di organi umani destinati ai trapianti.
•2014/289 - Libera circolazione delle merci - Mancata trasposizione della direttiva 2013/10/UE sull’etichettatura degli aerosol.
Seduta del 18.06.2014
•2014/2143 - Affari economici e finanziari - Attuazione della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali-
Sentenze emesse dalla Corte di giustizia al termine di procedure di infrazione nei confronti dell’Italia
Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 10 aprile 2014, causa C-85/13, Commissione europea c. Repubblica italiana
Oggetto: Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B.
Dispositivo: La Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire che:
Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=150789&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800
Sentenza della Corte (nona Sezione) del 22 maggio 2014, Causa C-339/13, Commissione europea c. Repubblica italiana
Oggetto: Direttiva 1999/74/CE – Articoli 3 e 5, paragrafo 2 – Divieto di allevare galline ovaiole in gabbie non modificate – Allevamento di galline ovaiole in gabbie non conformi ai requisiti derivanti da tale direttiva.
Dispositivo: la Corte di giustizia ha accolto il ricorso avviato nei confronti dell’Italia dalla Commissione europea, ritenendo che, la Repubblica italiana, non avendo garantito che, a partire dal 1° gennaio 2012, le galline ovaiole non fossero più tenute in gabbie non modificate, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva 1999/74/CE del Consiglio, del 19 luglio 1999, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole.
Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=152654&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800
6Sentenza della Corte (nona Sezione) del 5 giugno 2014, Causa C-547/11, Commissione europea c. Italia
Oggetto: Aiuti di Stato - Decisioni 2006/323/CE e 2007/375/CE - Esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina in Sardegna - Recupero - Decisioni di sospensione dell’esecuzione di un avviso di pagamento adottate da un giudice nazionale.
Dispositivo: La Repubblica italiana, non avendo preso nei termini stabiliti tutti i provvedimenti necessari a recuperare gli aiuti di Stato giudicati illegittimi ed incompatibili con il mercato comune dalla decisione 2006/323/CE della Commissione, del 7 dicembre 2005, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna cui hanno dato esecuzione la Francia, l’Irlanda e l’Italia rispettivamente, e dalla decisione 2007/375/CE della Commissione, del 7 febbraio 2007, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna, cui hanno dato esecuzione rispettivamente la Francia, l’Irlanda e l’Italia [C 78/2001 (ex NN 22/01), C 79/2001 (ex NN 23/01), C 80/2001 (ex NN 26/01)], è venuta meno agli obblighi ad essa imposti dall’articolo 5 della decisione 2006/323, dall’articolo 4 della decisione 2007/375 e dall’articolo 249, quarto comma, CE.
La Repubblica italiana, non avendo trasmesso nei termini impartiti le informazioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della decisione 2006/323 e all’articolo 6, paragrafo 2, della decisione 2007/375, è venuta meno agli obblighi ad essa imposti da tali due disposizioni e dall’articolo 249, quarto comma, CE.
Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=153315&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=107263
http://www.osservatoriosullefonti.it/archivio-rubriche-2014/fonti-dellunione-europea-e-internazionali/988-panoramica-sullo-stadio-raggiunto-dalle-procedure-di-infrazione-aperte-nei-confronti-dellitalia
per Materia 'Ambiente': 16
Num Proced
Norme Comunitari Inadempienza
applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria
ambiente - Superamento dei valori limite di PM10 in Italia.
in mora Art. 258 TFUE
2014_2123
corretto recepimento della direttiva 94/62/CEE relativa agli imballaggi e
rifiuti d'imballaggio
2014_2059
della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue
italiana in materia di cattura di uccelli da utilizzare a scopo di richiami
vivi – Violazione della direttiva 2009/147/CE.
motivato Art. 258 TFUE
siderurgico ILVA di Taranto
corretta attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e
alla gestione del rumore ambientale. Mappe acustiche strategiche.
2002/49/CE
Natura - Cascina "Tre Pini". Violazione della direttiva 92/43/CEE.
Impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa.
2011_4030
dei sacchetti di plastica
1994/62/CE e 1998/34/CE
in mora complementare Art. 258 TFUE
2011_4021
della discarica di Malagrotta (Regione Lazio) con la direttiva discariche
(dir. 1999/31/CE).
1999/31/CE
Art. 258 TFUE
2011_2215
dell'articolo 14 della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di
2009_4426
d'impatto ambientale di progetti pubblici e privati. Progetto di bonifica di
un sito industrale nel Comune di Cengio (Savona)
2009_2086
corretto recepimento della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione
dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come
modificata dalle direttive 97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE
97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE
2009_2034
applicazione della Direttiva 1991/271/CE relativa al trattamento delle acque
reflue urbane
C-85/13
1991/271
2007_2195
rifiuti in Campania.
C-297/08
2006/12/CE
Art. 260 TFUE
2004_2034
applicazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 91/271/CEE sul trattamento
delle acque reflue urbane.
Dir.1991/271/CE
2003_2077
corretta applicazione delle direttive 75/442/CE sui "rifiuti",
91/689/CEE sui "rifiuti pericolosi" e 1999/31/CE sulle
"discariche".
C-135/05
e C-196/13
Dirr.75/442/CEE,
91/156/CEE, 91/689/CEE e 1999/31/CE
SENTENZA DELLA CORTE (Decima
Sezione)
Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue
urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B» Nella
causa C‑85/13,
avente ad oggetto il ricorso
per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 21
europea, rappresentata da E. Manhaeve e L. Cimaglia, in qualità
di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita
da M. Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
composta da E. Juhász
(relatore), presidente di sezione, A. Rosas e D. Šváby, giudici,
cancelliere: A. Impellizzeri,
vista la fase scritta del
procedimento e in seguito all’udienza del 23 gennaio 2014,
vista la decisione, adottata
dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
1 Con il
suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per
agglomerati di Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona
Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese
Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia),
aventi un numero di abitanti equivalenti (in prosieguo: gli «a.e.») superiore a
10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate
«aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva
91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle
acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come modificata dal
regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;
– negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca
d’Isonzo, Grado, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile (Friuli-Venezia
Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur
(Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di a.e. superiore a
10 000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano
sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271;
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo,
Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento, Udine
(Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Monteiasi,
Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare
del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia), aventi un
numero di a.e. superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti
considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271, le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico,
ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente,
conformemente all’articolo 5 di detta direttiva, e
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo
da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali
e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali
di carico negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo,
Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo,
Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San
Vito al Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio),
Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla
Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto
(Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto),
è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o
dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271.
1 della direttiva 91/271 prevede quanto segue:
«La presente direttiva
concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane,
nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni
Essa ha lo scopo di
proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati
scarichi di acque reflue».
2 di tale direttiva contiene in particolare le seguenti definizioni:
«1) “Acque
reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, acque reflue industriali e/o acque meteoriche di dilavamento.
4) “Agglomerato”:
area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente
concentrate così da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o
verso un punto di scarico finale.
5) “Rete
fognaria”: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque
reflue urbane.
6) “1
a.e. (abitante equivalente)”: il carico organico biodegradabile, avente una
richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) di 60 g di ossigeno al
8) “Trattamento
secondario”: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in
genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie, o un
altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti nella tabella 1
dell’allegato I.
9) “Trattamento
appropriato”: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o
un sistema di smaltimento che dopo lo scarico garantisca la conformità delle
acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle relative disposizioni
della presente direttiva e di altre direttive comunitarie pertinenti.
3 della direttiva di cui trattasi così dispone:
provvedono affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per
le acque reflue urbane,
il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti (a.e.)
superiore a 15 000 e
il 31 dicembre 2005 per quelli con numero di a.e. compreso tra 2 000 e
Per le acque reflue urbane
che si immettono in acque recipienti considerate “aree sensibili” ai sensi
della definizione di cui all’articolo 5, gli Stati membri garantiscono che gli
agglomerati con oltre 10 000 a.e. siano provvisti di reti fognarie al più
tardi entro il 31 dicembre 1998.
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:62013CJ0085
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10
ACQUE –
INQUINAMENTO IDRICO - Trattamento delle acque reflue urbane – Rete fognaria
– Trattamento secondario o equivalente - Impianti di trattamento - Campioni
rappresentativi - Inadempimento di uno Stato (Italia) Artt. 3, 4 e 10 Direttiva
91/271/CEE.
Repubblica italiana, avendo omesso di adottare le disposizioni necessarie per
garantire che gli agglomerati , aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva, e di
adottare le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte
in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni
climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008. Pres.
Malenovský, Silva de Lapuerta, Comm. Europea c. ITALIA
DELLA CORTE (Settima Sezione)
2012 «Inadempimento
di uno Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli 3, 4 e 10 – Rete fognaria – Trattamento secondario o equivalente –
Impianti di trattamento – Campioni rappresentativi»
Nella causa C-565/10,
avente ad
oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto
il 2 dicembre 2010,
europea, rappresentata da S. Pardo Quintillán e D. Recchia, in qualità di
agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da M.
Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
(Settima Sezione),
dal sig. J. Malenovský, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de
Lapuerta (relatore) e dal sig. T. von Danwitz, giudici,
generale: sig.ra V. Trstenjak
sig. A. Calot Escobar vista la
fase scritta del procedimento,
decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la
causa senza conclusioni,
presente ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che,
avendo omesso di:
– prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli
agglomerati di Chieti, Gissi (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco,
Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del Cedro, Gioia Tauro,
Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo, Mesoraca, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia,
Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Napoli Est, Napoli Nord, Napoli
Ovest, Vico Equense, Salerno, Montesarchio (Campania), Cervignano del Friuli,
Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia), Frascati, Zagarolo (Lazio), Camisano,
Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria), Tolentino
(Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Manduria, Porto Cesareo, Supersano,
Taviano (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Misterbianco e altri, Paternò,
Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri,
Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Biancavilla, Gravina di
Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Caltanissetta-San Cataldo,
Macchitella, Niscemi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro,
Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni
limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Avola, Priolo Gargallo, Carlentini, Ragusa,
Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Scoglitti, Favignana,
Marsala, Partanna 1 (Villa Ruggero), Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile
Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata
Militello, Consortile Torregrotta, Messina 1, Messina e Messina 6 (Sicilia),
con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000, che scaricano
in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991,
concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come
Consiglio, del 22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,
– prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli
agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno,
Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Melito di Porto
Salvo, Montebello Ionico, Montepaone, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio,
Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense,
Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo
(Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito,
Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casamassima,
Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano, Vernole
(Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi,
Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle,
Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale,
Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini,
Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia), con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000, che
scaricano in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai
sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme
all’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della medesima direttiva, e
– prendere le disposizioni necessarie affinché la
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo da
garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e
affinché la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel
Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio,
Castrovillari, Crotone, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga,
Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa
Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1,
Isernia (Molise), Casamassima, Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto
Cesareo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni,
Squinzano, Supersano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri,
Scordia-Militello Val di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto
e altri, Caltagirone, Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina
di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi,
Riesi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto
Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri,
Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini,
Rosolini, Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
(Sicilia),
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della direttiva 91/271.
2 A termini
dell’articolo 1, primo comma, della direttiva 91/271, quest’ultima concerne la
raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il
trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori
industriali. Ai sensi del secondo comma del citato articolo 1, tale direttiva
ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate
dagli scarichi di acque reflue.
L’articolo 3 della direttiva 91/271 dispone quanto segue:
«1. Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati siano
provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
– entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di
abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000
realizzazione di una rete fognaria non sia giustificata o perché non
presenterebbe vantaggi dal punto di vista ambientale o perché comporterebbe
costi eccessivi, occorrerà avvalersi di sistemi individuali o di altri sistemi
adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale.
2. Le reti fognarie di cui al paragrafo 1 devono soddisfare i
requisiti pertinenti dell’allegato I, sezione A. (...)».
L’articolo 4 di tale direttiva prevede quanto segue:
«1. Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, secondo le seguenti
modalità: – al più tardi entro il 31 dicembre 2000 per tutti gli
scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15 000 a.e. (...) 3. Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane descritti ai paragrafi 1 e 2 devono soddisfare i requisiti
pertinenti previsti all’allegato I, sezione B. (...) 4. Il carico espresso in a.e. va calcolato sulla base del carico
medio settimanale massimo in ingresso all’impianto di trattamento nel corso
dell’anno escludendo situazioni inconsuete, quali quelle dovute a piogge
abbondanti». 5 Ai sensi
dell’articolo 10 della citata direttiva: «Gli Stati
membri provvedono affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la
manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati
per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 siano condotte in
modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche
locali. La progettazione degli impianti deve tenere conto delle variazioni
stagionali di carico». 6
L’allegato I della direttiva 91/271, intitolato «Requisiti relativi alle acque
reflue urbane», prevede, alla sezione A, le prescrizioni che devono essere
seguite per le reti fognarie e, alla sezione B, quelle applicabili agli
scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ed
immessi in acque recipienti. Tra queste ultime figura quella in base alla quale
la progettazione o la modifica di detti impianti va effettuata in modo da poter
prelevare campioni rappresentativi sia delle acque reflue in arrivo sia dei
liquami trattati, prima del loro scarico nelle acque recipienti. Per quanto
riguarda gli impianti di trattamento la cui dimensione corrisponde a un numero
di abitanti equivalenti compreso tra 10 000 e 49 999, la sezione D del suddetto
allegato I fissa a 12 il numero minimo annuo di campioni da raccogliere ad
intervalli regolari nel corso dell’anno.
7 Dopo aver
intimato alla Repubblica italiana di presentare le proprie osservazioni circa
l’applicazione, in alcuni agglomerati, degli articoli 3, 4 e 10 della direttiva
91/271, il 24 febbraio 2009 la Commissione le ha inviato un parere motivato
invitandola ad adottare le misure necessarie per conformarsi a tale parere nel
termine di due mesi dalla sua ricezione.
8 Ritenendo
che, alla scadenza di tale termine, gli obblighi di cui ai succitati articoli
non fossero rispettati in un gran numero di agglomerati, la Commissione ha
deciso di proporre il presente ricorso.
9 Nel suo
ricorso la Commissione specifica, per ogni singolo agglomerato indicato al
punto 1 della presente sentenza, le infrazioni alla direttiva 91/271 addebitate
alla Repubblica italiana.
10 Pur non
contestando il mancato adeguamento della situazione di taluni agglomerati
oggetto del ricorso della Commissione agli obblighi discendenti dalla direttiva
91/271, la Repubblica italiana afferma che essa intende mettere in evidenza
quanto è stato effettuato per adeguarsi a detti obblighi e precisa che
dall’avvio del procedimento precontenzioso è stato posto rimedio a molte
situazioni non conformi.
11 A tale
riguardo, nel controricorso la Repubblica italiana sostiene che gli obblighi ad
essa incombenti in forza delle disposizioni della direttiva 91/271 sono ormai
rispettati nei seguenti agglomerati: Chieti, Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Afragola,
Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno, Montesarchio (Campania), Monfalcone
(Friuli- Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Borghetto Santo Spirito, Camisano,
Finale Ligure, Genova, La Spezia, Quinto, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia
(Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casarano,
Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, Squinzano,
Vernole (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Vicenza (Veneto), Bronte,
Biancavilla, Caltanissetta-San Cataldo, Paternò, Menfi, Avola, Pozzallo,
Modica, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Trapani-Erice, Priolo
Gargallo, Rosolini e Partanna (Sicilia).
quanto riguarda gli agglomerati di Bagnara Calabra, Castrovillari, Crotone,
Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Cosenza-Rende, Rossano, Scalea, Siderno,
Bianco, Sellia Marina, Soverato (Calabria), Benevento (Campania), Casamassima
(Puglia), Bagheria, Riesi e Consortile Letojanni (Sicilia), la Repubblica
italiana afferma che gli interventi necessari per conformarsi alle disposizioni
della direttiva 91/271 sono in fase di ultimazione.
Repubblica italiana indica inoltre che, negli agglomerati di Mesoraca, Montebello
Ionico, Motta San Giovanni (Calabria), Imperia, Santa Margherita Ligure
(Liguria), Porto Cesareo, San Vito dei Normanni, Taviano (Puglia), Monreale,
Termini Imerese e Carlentini (Sicilia), il completamento degli interventi
necessari per conformarsi alle citate disposizioni è previsto entro la fine del
14 Infine,
con riferimento all’adeguamento degli altri agglomerati alle disposizioni della
direttiva 91/271, la Repubblica italiana o precisa che essi saranno resi
conformi dopo il 2012, o non indica quando ciò avverrà.
15 Dopo
aver esaminato le informazioni contenute nel controricorso della Repubblica
italiana, la Commissione, nella sua memoria di replica, ha ritenuto che non
fosse più necessario chiedere che venisse dichiarato l’inadempimento, da parte
di tale Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza dell’articolo
3 della direttiva 91/271 relativamente agli agglomerati di Chieti, Gissi
(Abruzzo), Cassano allo Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone
(Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San
Severino, Torre del Greco, Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno,
Montesarchio, Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Napoli Est, Vico Equense (Campania), Monfalcone (Friuli- Venezia
Giulia), Zagarolo (Lazio), Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo,
Ventimiglia (Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Manduria (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Paternò, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Macchitella, Niscemi, Favara, Palma di Montechiaro,
Avola, Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Favignana,
Partanna 1, Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello e Consortile
Torregrotta (Sicilia).
pari, per quanto riguarda gli agglomerati di Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Caserta, Aversa, Napoli Nord (Campania), Zagarolo (Lazio), Genova, La Spezia
(Liguria), Isernia (Molise), Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Bronte,
Rosolini, Pozzallo, Modica, Trapani-Erice, Favignana e Partanna 1 (Sicilia), la
Commissione ritiene di non dover più perseguire la Repubblica italiana per
violazione degli articoli 4 e 10 della direttiva 91/271.
contro, riguardo alle rispettive situazioni degli agglomerati di Borghetto
Santo Spirito, Finale Ligure, Quinto e Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1
(Molise), Casarano (Puglia), Priolo Gargallo, Menfi e Avola (Sicilia), le
quali, secondo la Repubblica italiana, sono conformi agli obblighi previsti
dalla direttiva 91/271, la Commissione afferma che detti agglomerati non
soddisfano ancora tali obblighi.
18 Nella
sua controreplica la Repubblica italiana sostiene che, oltre agli agglomerati
menzionati al punto precedente, anche quelli di Bagnara Calabra, Bianco,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Rossano, Scalea (Calabria), Battipaglia
(Campania), Supersano (Puglia), Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Piraino, Messina 1 e Messina (Sicilia) sono conformi agli
obblighi derivanti dalla direttiva 91/271.
quanto riguarda gli altri agglomerati oggetto del ricorso della Commissione,
così come modificato in seguito alla memoria di replica di quest’ultima, la
Repubblica italiana non mette in discussione l’effettivo inadempimento
contestato e fornisce indicazioni sulla prevista evoluzione della situazione in
tali agglomerati.
20 In via
preliminare, si deve osservare che, nella sua memoria di replica, la
Commissione ha deciso di non mantenere i suoi addebiti relativi alla violazione
dell’articolo 3 della direttiva 91/271, per quanto riguarda gli agglomerati
indicati al punto 15 della presente sentenza, e alla violazione degli articoli
4 e 10 della medesima direttiva con riferimento agli agglomerati citati al
punto 16 della presente sentenza.
Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 3 della direttiva 91/271
Conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, primo trattino, della
direttiva 91/271, gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 avrebbero dovuto essere provvisti di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane entro il 31 dicembre 2000.
22 Inoltre,
si deve ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di un
inadempimento dev’essere valutata in funzione della situazione dello Stato
membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere
motivato, e che non possono essere presi in considerazione dalla Corte
cambiamenti intervenuti successivamente (sentenze dell’11 ottobre 2001,
Commissione/Austria, C-110/00, Racc. pag. I-7545, punto 13; del 14 luglio 2005,
Commissione/Germania, C-433/03, Racc. pag. I-6985, punto 32, e del 25 marzo
2010, Commissione/Spagna, C-392/08, Racc. pag. I-2537, punto 26).
23 Nel caso
di specie, il parere motivato, datato 19 febbraio 2009 e inviato il 24 febbraio
2009 alla Repubblica italiana, impartiva a tale Stato membro un termine di due
mesi dalla ricezione per conformarsi ad esso.
24 Orbene,
come riconosciuto dalla stessa Repubblica italiana, occorre rilevare che, alla
scadenza del termine impartito nel parere motivato, gli agglomerati di Acri,
Siderno, Castrovillari, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena, Adrano,
Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI
Palermo, Monreale, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Carlentini, Scoglitti, Marsala e Messina 6 (Sicilia) non erano provvisti di
reti fognarie idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque
Relativamente agli agglomerati di Bagnara Calabra, Bianco, Crotone, Santa Maria
del Cedro, Rossano e Scalea (Calabria), dalle indicazioni fornite dalla
Repubblica italiana risulta che, alla scadenza del termine fissato nel parere
motivato, i lavori diretti a dotare detti agglomerati di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane non erano ultimati.
26 Dalle
medesime indicazioni risulta altresì che, alla scadenza di tale termine, la
raccolta di tutte le acque reflue urbane degli agglomerati di Supersano
(Puglia), Messina 1 e Messina (Sicilia) non era garantita.
27 Quanto
all’agglomerato di Priolo Gargallo (Sicilia), basti rilevare che la Repubblica
italiana, dopo aver essa stessa indicato che il numero di abitanti equivalenti
relativo a tale agglomerato era di 100 000, nel corso delle fasi precontenziosa
e scritta ha modificato più volte tale numero senza fornire elementi idonei a
giustificare tali modifiche.
28 Infatti,
il suddetto numero di abitanti equivalenti non corrisponde né alle indicazioni
fornite precedentemente dalla Repubblica italiana alla Commissione ai fini
dell’elaborazione di un rapporto sull’attuazione della direttiva 91/271 né a
quelle fornite da tale medesimo Stato membro successivamente, nella risposta al
parere motivato, nel controricorso e nella memoria di controreplica.
29 Inoltre,
anche ammettendo che le cifre di 20 000 a.e. e 18 000 a.e., indicate dalla
Repubblica italiana nella sua memoria di controreplica, siano giustificate, non
si può ritenere che, alla scadenza del termine impartito nel parere motivato,
l’agglomerato di Priollo Gargallo fosse provvisto di una rete fognaria idonea a
raccogliere e convogliare tutte le sue acque reflue urbane, conformemente
all’obbligo di cui all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, della direttiva
91/271, poiché, con riguardo a tale agglomerato, tale Stato membro, in risposta
al parere motivato, aveva indicato una percentuale di raccolta del 95% per 11
600 a.e., sicché in tale agglomerato non sarebbero raccolte acque reflue urbane
corrispondenti almeno a un numero di abitanti equivalenti compreso tra 6 980 e
8 980.
30 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati di Acri,
Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del
Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena,
Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci
Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo,
San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù,
Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina e Messina 6
(Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000 e che
scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271, siano provvisti di reti fognarie per le
acque reflue urbane, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dell’articolo 3 della citata direttiva.
relativo a una violazione dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della direttiva
L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 91/271 prevede che, negli
agglomerati con oltre 15 000 a.e., la totalità delle acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie devono, prima dello scarico, essere sottoposte ad
un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, al più tardi entro
il 31 dicembre 2000.
32 Inoltre,
a termini del citato articolo 4, paragrafo 3, tale trattamento secondario o
tale trattamento equivalente deve essere garantito mediante impianti di
trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti dell’allegato I, sezione B,
della direttiva 91/271.
33 Si deve
osservare che la Repubblica italiana non contesta che, alla scadenza del
termine fissato nel parere motivato, l’obbligo di sottoporre le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era rispettato negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano
(Abruzzo), Acri, Siderno, Castrovillari, Montebello Ionico, Motta San Giovanni,
Reggio Calabria (Calabria), Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Imperia, Santa
Margherita Ligure, Rapallo, Recco (Liguria), Casamassima, Porto Cesareo, San
Vito dei Normanni (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e
ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia,
Augusta, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del Vallo, Barcellona
Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Pace del Mela, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 6,
Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia).
quanto attiene agli agglomerati di Bagnara Calabra, Crotone, Rossano
(Calabria), Supersano (Puglia), e Messina 1 (Sicilia), è sufficiente constatare
che, dal momento che tali agglomerati non erano provvisti di reti fognarie
idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque reflue urbane,
l’obbligo di sottoporre tutti gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un
91/271, non era dunque a fortiori adempiuto (sentenze del 25 ottobre 2007,
Commissione/Grecia, C-440/06, punto 25, e del 7 maggio 2009,
Commissione/Portogallo, C-530/07, punto 55).
35 Inoltre,
dalle indicazioni fornite dalla Repubblica italiana risulta che, alla scadenza
del termine impartito nel parere motivato, gli impianti di trattamento degli
agglomerati di Battipaglia (Campania), Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure,
Quinto, Riva Ligure (Liguria), Avola, Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni e Piraino (Sicilia), i quali, conformemente all’articolo
4, paragrafi 1 e 3, della direttiva 91/271, sono diretti ad assicurare il
trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque
urbane che confluiscono nelle reti fognarie e a garantire che gli scarichi da
essi provenienti soddisfino i requisiti di cui alla sezione B dell’allegato I
della medesima direttiva, non erano in funzione.
riguardo all’agglomerato di Campobasso 1 (Molise), occorre ricordare che, se è
vero che la Commissione, nella memoria di replica, ha ritenuto che non fosse
più necessario chiedere la dichiarazione dell’inadempimento dell’articolo 3
della direttiva 91/271, essa ha tuttavia mantenuto il suo addebito relativo a
una violazione dell’articolo 4 della medesima direttiva, asserendo che, stando
al controricorso della Repubblica italiana e agli allegati allo stesso, il
numero annuo di campioni prelevati non corrispondeva al minimo previsto
all’allegato I, sezione D, della citata direttiva.
37 Orbene,
poiché la Repubblica italiana ha prodotto, in allegato alla memoria di
controreplica, il numero minimo di campioni che devono essere prelevati ad
intervelli regolari nel corso dell’anno, conformemente al suddetto allegato I,
sezione D, non occorre dichiarare l’inadempimento dell’articolo 4 della
direttiva 91/271 con riguardo al suddetto agglomerato.
contro, gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento dell’agglomerato
di Casarano (Puglia) non possono essere ritenuti conformi al citato articolo 4
a causa dell’insufficiente numero di campioni prelevati. Infatti, la Repubblica
italiana non ha fornito alcun campione per il 2009 e il 2010. Inoltre, come
precisato da tale Stato membro nel controricorso, l’impianto in parola è
entrato in esercizio in una data posteriore a quella della scadenza del termine
fissato nel parere motivato.
stesso dicasi per gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento
dell’agglomerato di Menfi (Sicilia), poiché la Repubblica italiana non ha
prodotto campioni relativi a tali scarichi per il 2009.
40 Ciò
prendere le disposizioni necessarie per garantire che, negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento
secondario o ad un trattamento equivalente, è venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della citata direttiva.
relativo a una violazione dell’articolo 10 della direttiva 91/271
41 Si deve
ricordare che l’articolo 10 della direttiva 91/271 prevede che la
fissati agli articoli 4-7 debbano essere condotte in modo da garantire
prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e tenendo
conto delle variazioni stagionali di carico.
consegue che il rispetto dell’obbligo sancito dal citato articolo 10 presuppone
in particolare che siano soddisfatti i requisiti di cui all’articolo 4 della
direttiva 91/271.
43 Pertanto,
il suddetto obbligo non può considerarsi assolto negli agglomerati in cui il
urbane che confluiscono nelle reti fognarie non è garantito mediante impianti
di trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti di cui all’allegato I,
sezione B, della direttiva 91/271.
44 Ciò
prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti
nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli
impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), la Repubblica italiana è venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 10 della direttiva
91/271.
45 Ai sensi
dell’articolo 69, paragrafo 2, del regolamento di procedura, la parte
soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la
Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente,
dev’essere condannata alle spese.
motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara e statuisce:
– di prendere le disposizioni necessarie per garantire che
gli agglomerati di Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico,
Soverato, Strongoli (Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia),
Frascati (Lazio), Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e
altri, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri,
Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto
Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe,
Santa Flavia, Augusta, Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina
1, Messina e Messina 6 (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,
– di prendere le disposizioni necessarie per garantire che,
negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia,
Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca,
Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia,
Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti,
Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del
Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti
fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme all’articolo 4, paragrafi
1 e 3, di tale direttiva, e
– di prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione,
la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento
delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli
articoli 4-7 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n.
1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle
normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti
tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1
e 3, e 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.
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