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Timestamp: 2019-10-23 08:13:55+00:00

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Indennità di mobilità - Wikiversità
Materia: Diritto della previdenza e della sicurezza sociale
Con indennità di mobilità si indica una prestazione di disoccupazione che viene riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto il posto di lavoro, a seguito di licenziamento, e che risultino iscritti nelle liste di mobilità.
12.3 Infortunio sul lavoro indennizzato dall'INAIL
14.1 Incompatibilità
16 Pagamento
Disciplina generale[modifica]
In ogni caso l'indennità di mobilità non può superare un importo massimo mensile determinato di anno in anno, importo che dal 1º gennaio 2009, in relazione ai soli licenziamenti successivi al 31 dicembre 2008, è di € 886,31 lordi mensili (netto € 834,55), elevato a € 1 065,26 lordi mensili (netto € 1 003,05) per i lavoratori che possano far valere una retribuzione lorda mensile superiore a € 1 917,48. L'indennità è pagata ogni mese dall'INPS direttamente al lavoratore ed è sospesa quando l'interessato è assunto con contratto a tempo determinato o a tempo parziale. Gli anni di mobilità sono considerati come coperti dalla contribuzione figurativa e vengono quindi considerati utili per l'accesso alle prestazioni pensionistiche.
Procedura di mobilità[modifica]
Attivazione della procedura[modifica]
La legge n. 223/1991 ha introdotto, quindi, una nuova prestazione di disoccupazione, chiamata "indennità di mobilità", prestazione che spetta soltanto ai lavoratori licenziati da aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell'intervento straordinario di integrazione salariale e appartenenti a particolari settori dell'attività produttiva. L'azienda che non è in grado di garantire l'occupazione di tutti i lavoratori può iniziare la procedura di mobilità, stabilita dall'articolo 4 della legge n. 223/1991, individuando il numero delle eccedenze e dandone comunicazione alle rappresentanze sindacali, nonché alle rispettive associazioni di categorie e agli Uffici del lavoro, per un esame della situazione. Esaurita la procedura, l'azienda può procedere al licenziamento dei lavoratori ritenuti eccedenti e gli Uffici del lavoro che procedono all'iscrizione degli stessi nelle liste di mobilità.
Assenza di attivazione della procedura[modifica]
« i lavoratori, pur in assenza delle prescritte procedure di mobilità non attivate a causa del comportamento omissivo del datore di lavoro, possono essere iscritti, a seguito di espressa richiesta, nelle relative liste, qualora sia accertata la natura collettiva dei licenziamenti, conseguenti alla totale cessazione dell'attività aziendale, e ha invitato l'INPS a riconoscere il diritto all'indennità di mobilità agli interessati »
Aziende destinatarie della mobilità[modifica]
Attualmente possono beneficiare di tale indennità i lavoratori licenziati da aziende dei seguenti settori:
Aziende artigiane dell'indotto: nel caso in cui anche l'azienda "committente" sia stata costretta a fare ricorso alla mobilità;
Soggetti beneficiari[modifica]
« anche i lavoratori a domicilio, i quali – a causa di licenziamento per riduzione di personale o per cessazione dell'attività aziendale, intimato da imprese diverse da quelle edili, rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell'intervento straordinario di integrazione salariale - vengano a trovarsi in condizioni di disoccupazione, hanno diritto all'indennità di mobilità ai sensi e per gli effetti della legge 23 luglio 1991, n. 223, ove possano far valere, ai sensi dell'articolo 16, primo comma della medesima legge, una dipendenza di almeno 12 mesi dalla medesima azienda con rapporto di lavoro continuativo o comunque non a termine[...] »
Domanda e decadenza[modifica]
Ogni Sede dell'INPS, anche territorialmente non competente, è tenuta a ricevere le singole domande in quanto in relazione alla data di presentazione delle stesse viene stabilita la decadenza e la decorrenza dell'indennità.
Presentazione della domanda[modifica]
La legge n. 223/1991 non ha previsto alcuna disposizione per ciò che concerne la richiesta dell'indennità di mobilità; pertanto, facendo ricorso, ai sensi dell'articolo 7, comma 12, della legge n. 223/1991, alla normativa generale e, precisamente, all'articolo 77 del R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, che dispone che "per conseguire il diritto all'indennità di disoccupazione il disoccupato deve farne domanda nei modi e nei termini stabiliti dal regolamento", il lavoratore che intenda beneficiare di tale prestazione deve presentare esplicita domanda, utilizzando il modello semplificato DS 21, che l'emanazione della circolare INPS n. 115 del 31 dicembre 2008 ha sostituito i modelli DS22, DS22 mob e DSO.
Decadenza[modifica]
Poiché l'articolo 73, secondo comma, del R.D.L. n. 1827/1935 stabilisce che "l'indennità di disoccupazione è corrisposta (e quindi diventa indennizzabile) a decorrere dall'ottavo giorno successivo a quello della cessazione del lavoro", la domanda deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 68º giorno dalla data del licenziamento.
Il terzo comma dell'articolo 73, sopracitato, aggiunge inoltre che "qualora all'assicurato sia pagata un'indennità per mancato preavviso, l'indennità per disoccupazione è corrisposta dall'ottavo giorno successivo a quello della scadenza del periodo corrispondente alla indennità per mancato preavviso ragguagliato a giornate". In tal caso la domanda deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 68º giorno dal termine del preavviso.
Lavoro effettivamente prestato[modifica]
Anzianità aziendale[modifica]
trasferimento di azienda: l'articolo 2112 del codice civile, sostituito dall'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 18, ha stabilito che "in caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano"; in tal caso il requisito dell'anzianità aziendale deve essere cercato nell'intero arco temporale lavorativo prestato dagli interessati presso le due aziende (circ. n. 142 del 16 luglio 2001). Nel caso in cui l'attività lavorativa sia stata svolta presso aziende iscritte in settori produttivi diversi, al fine di stabilire se i lavoratori possano aver titolo all'indennità di mobilità, occorre far riferimento al momento in cui inizia la procedura di mobilità. Ciò in quanto il settore di appartenenza dell'azienda è richiesto non già come elemento della prestazione lavorativa, nel senso che la stessa debba essere necessariamente resa in quel determinato settore per tutto il periodo, ma come situazione giuridica del datore di lavoro al fine di determinare la normativa applicabile in caso di licenziamento. Pertanto, per la ricerca dei requisiti richiesti dall'articolo 16, comma 1, della legge n. 223/1991, è sufficiente che i lavoratori siano collocati in mobilità da parte di un'azienda, rientrante nel campo di applicazione della disciplina dell'intervento straordinario di integrazione salariale, iscritta in uno dei settori destinatari della mobilità;
fusione di due o più società: l'articolo 2501 del codice civile stabilisce che "la fusione di più società può eseguirsi mediante la costituzione di una società nuova, o mediante l'incorporazione in una società di una o più altre" e il successivo articolo 2504, ultimo comma, aggiunge che "la società incorporante o quella che risulta dalla fusione assume i diritti e gli obblighi delle società estinte"; anche in tal caso l'anzianità aziendale dovrà essere cercata nell'arco temporale lavorativo prestato presso entrambe le società;
Decorrenza[modifica]
Mobilità ordinaria[modifica]
L'articolo 7, comma 3, della legge n. 223/1991 dispone che l'indennità di mobilità non può essere corrisposta successivamente alla data di compimento dell'età pensionabile ovvero, se a questa data non è maturato il diritto alla pensione di vecchiaia fino alla data di maturazione di tale diritto. Il comma 4 dell'articolo 7, citato, dispone inoltre che "l'indennità di mobilità non può comunque essere corrisposta per un periodo superiore all'anzianità maturata dal lavoratore alle dipendenze dell'impresa che abbia attivato la procedura di cui all'articolo 4".
Mobilità lunga[modifica]
Anche per la mobilità lunga resta fermo il principio stabilito dall'articolo 7, comma 3, della legge n. 223/1991, in base al quale l'indennità di mobilità non può essere corrisposta successivamente alla data di compimento dell'età pensionabile, età che per tutti i tipi di mobilità lunga resta fissa a 55 anni per le donne e a 60 per gli uomini.
Articolo 7, commi 6 e 7, della legge n. 223/1991[modifica]
Articolo 4, commi 26 e 27, della legge 28 novembre 1996, n. 608[modifica]
Articolo 3 della legge 18 luglio 1997, n. 229[modifica]
Articolo 1-septies della legge 5 giugno 1998, n. 176[modifica]
Mobilità prorogata[modifica]
Settore petrolifero e petrolchimico[modifica]
L'articolo1, comma 1, del decreto legge 11 giugno 2002, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto la proroga dell'indennità di mobilità in favore di 630 lavoratori, licenziati da aziende, già operanti nelle aree nelle quali siano stati attivati strumenti della programmazione negoziata, appaltatrici di lavori presso unità produttive di imprese del settore petrolifero e petrolchimico presso gli stabilimenti di Gela, Milazzo e Priolo, per 36 mesi e, comunque, non oltre il termine di conseguimento del diritto al trattamento pensionistico di anzianità o di vecchiaia, in riferimento ai quali sono confermati i requisiti previsti dalla disciplina in vigore alla data di entrata in vigore del presente decreto (circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 149 del 6 settembre 2002, punto 1-A).
Il successivo comma 3, dell'articolo 1, dispone che le aziende devono versare, all'atto della procedura, una somma aggiuntiva pari a sei mensilità di indennità di mobilità spettante ai singoli lavoratori, con l'aggiunta della contribuzione figurativa relativa a sei mesi di indennità determinata, applicando l'aliquota del 32,70 per cento, sulla base della retribuzione cui è riferita l'indennità stessa (circ. n. 3 del 2 gennaio 1992, punto A, 7). La durata dell'indennità di mobilità è prorogata "non oltre il conseguimento del trattamento pensionistico di anzianità o di vecchiaia, in riferimento ai quali sono confermati per tali lavoratori i requisiti previsti dalla disciplina vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto (circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 149 del 6 settembre 2002, punto1-C.2).
Settore tessile[modifica]
L'articolo 1, comma 2, del decreto legge n. 108/2002, dispone la proroga dell'indennità di mobilità in favore di 120 lavoratori, dipendenti da aziende del settore tessile, operanti nei territori di cui all'Obiettivo 1 del Regolamento (CE), per 48 mesi e, comunque, non oltre il termine di conseguimento del diritto al trattamento pensionistico di anzianità o di vecchiaia, in riferimento ai quali sono confermati i requisiti previsti dalla disciplina in vigore alla data di entrata in vigore del presente decreto. Il successivo comma 3, dell'articolo 1, dispone che le aziende devono versare, all'atto della procedura, una somma aggiuntiva pari a sei mensilità di indennità di mobilità spettante ai singoli lavoratori, con l'aggiunta della contribuzione figurativa relativa a sei mesi di indennità determinata, applicando l'aliquota del 32,70 per cento, sulla base della retribuzione cui è riferita l'indennità stessa (circ. n. 3 del 2 gennaio 1992, punto A, 7). La durata dell'indennità di mobilità è prorogata "non oltre il conseguimento del trattamento pensionistico di anzianità o di vecchiaia, in riferimento ai quali sono confermati per tali lavoratori i requisiti previsti dalla disciplina vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto (circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 149 del 6 settembre 2002, punto1-C.2).
Settore sanità privata[modifica]
Centrali elettriche del SULCIS[modifica]
Società Nuova Cartiera di ARBATAX, ARBATAX 2000 e Calzaturificio ICS[modifica]
Consorzi agrari[modifica]
Mobilità cristallizzata[modifica]
Misura e importo[modifica]
Tali importi, per l'anno 2002, al netto della riduzione di cui alla legge n. 41/1986, sono pari a euro 733,12 e, nel caso in cui la retribuzione di riferimento sia superiore a euro 1.679,07, a euro 881,14 (circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 23 del 31 gennaio 2002). L'articolo 7, comma 3, della legge n. 223/1991, ha stabilito che "l'indennità di mobilità è adeguata, con effetto dal 1º gennaio di ciascun anno, in misura pari all'aumento dell'indennità di contingenza dei lavoratori dipendenti".
Al riguardo si fa presente che la Corte Costituzionale, che doveva valutare una possibile illegittimità della disposizione in parola, proprio per la parte in cui non prevede l'applicabilità del meccanismo di rivalutazione anche all'indennità di mobilità, con sentenza n. 335 del 12 – 24 luglio 2000, ha dichiarato "non fondata la questione di illegittimità costituzionale".
Anticipazione[modifica]
L'anticipazione spetta anche ai soci accomandatari in quanto l'articolo 3213 del codice civile dispone che "nella società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali[...]" e il successivo articolo 2318 aggiunge "i soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo. L'amministrazione della società può essere conferita soltanto ai soci accomandatari". L'anticipazione può essere riconosciuta inoltre anche agli amministratori di società di cui sono soci di capitale.
L'anticipazione spetta anche ai lavoratori che, alla data in cui sono collocati in mobilità, svolgono già un'attività autonoma. Infatti la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza 21 febbraio/15 maggio 2001, n. 6679, ha stabilito che il termine "intraprendere" contenuto nell'articolo 7, comma 5, citato, deve essere inteso non solo nel senso letterale di "iniziare" una nuova attività ma anche nel senso di applicarsi con maggiori energie e per un maggiore tempo che per il passato in tale attività.
Pertanto, l'anticipazione dell'indennità deve essere riconosciuta sia in favore dei lavoratori che, successivamente al collocamento in mobilità, vogliano iniziare per la prima volta un'attività di lavoro autonomo sia in favore di coloro che intendano sviluppare a tempo pieno l'attività autonoma iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente (circ. n. 174 del 28 novembre 2002). Il diritto all'anticipazione dell'indennità di mobilità deve essere riconosciuta anche in favore degli imprenditori, ciò in quanto la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 9007, pubblicata il 20 giugno 2002, ha fornito un'interpretazione della nozione di "attività autonoma" - nozione contenuta nell'articolo 7, comma 5, della legge n. 223/1991 - più ampia di quella che qualifica il "lavoro autonomo", comprendendovi anche le ipotesi in cui il lavoratore collocato in mobilità dia inizio ad un'attività imprenditoriale senza concorrervi con lavoro prevalentemente proprio (circ. n. 174 del 28 novembre 2002).
Assegno integrativo[modifica]
Sospensione dell'indennità[modifica]
Rioccupazione a tempo determinato o parziale[modifica]
Rioccupazione a tempo indeterminato per un periodo limitato[modifica]
Infortunio sul lavoro indennizzato dall'INAIL[modifica]
Nel caso di infortunio indennizzato dall'INAIL, per il riconoscimento del diritto alle prestazioni di disoccupazione, occorre far riferimento all'articolo 17 del R.D.L. 7 dicembre 1924, n. 2270, che stabilisce che "la disoccupazione derivante da infermità o invalidità temporanea non conferisce diritto al sussidio finché dura l'incapacità lavorativa dell'assicurato" e, all'articolo 44, comma 4, dello stesso decreto, che dispone che "in tal caso il sussidio di disoccupazione decorrerà dal giorno di riacquisto della capacità lavorativa dell'assicurato". Sulla base di tale disposizioni, nel caso in cui il periodo di infortunio coincide con quello di mobilità, il pagamento della relativa indennità dovrà essere sospeso per tutto il periodo in cui viene indennizzato l'infortunio da parte dell'INAIL e ripreso, per la parte residua, alla data di riacquisto della capacità lavorativa.
Cessazione dell'indennità[modifica]
Incompatibilità – Opzione – Incumulabilità – Cumulabilità[modifica]
L'articolo 5 della legge n. 236/1993, stabilisce che a decorrere dal 15 dicembre 1992 "i trattamenti ordinari e speciali di disoccupazione e l'indennità di mobilità sono incompatibili con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell'assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato" (circ. n. 9 del 12 gennaio 1993, parte II).
Opzione[modifica]
L'articolo 2, comma 5, della legge n. 451/1991, ha modificato il criterio dell'incompatibilità tra l'indennità di mobilità e i trattamenti pensionistici diretti, stabilendo che "all'atto dell'iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell'assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità".
Incumulabilità[modifica]
Mobilità lunga per pensione di vecchiaia[modifica]
Cariche pubbliche elettive o sindacali[modifica]
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha disposto che in favore dei lavoratori che rivestono cariche pubbliche elettive o sindacali deve essere riconosciuta la possibilità di cumulare l'indennità di mobilità con l'indennità e/o i gettoni percepiti per l'espletamento degli incarichi in questione nei limiti stabiliti dall'articolo 9, comma 9, della legge n. 223/1991, e cioè "nei limiti necessari per garantire la percezione di un reddito complessivo pari alla retribuzione percepita al momento del collocamento in mobilità".
Cumulabilità - Formazione[modifica]
L'articolo 9, comma 1, della legge n. 223/1991, dispone che "il lavoratore è cancellato dalla lista di mobilità e decade... dalle indennità" di mobilità, quando rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione autorizzato dalla Regione o se non lo frequenti regolarmente.. Sulla base di quanto disposto da tale articolo, pertanto, durante la partecipazione ad un corso di formazione gli interessati hanno diritto a percepire l'indennità di mobilità, a meno che non siano cancellati dalla lista.
Prestazioni accessorie[modifica]
Contribuzione figurativa[modifica]
Assegno per il nucleo familiare[modifica]
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Lezioni di Diritto della previdenza e della sicurezza sociale
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References: articolo 2504

Articolo 7

Articolo 4

Articolo 3

Articolo 1
 sentenza 
 articolo 2318
 sentenza 
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