Source: https://www.foroeuropeo.it/il-codice-deontologico-forense-2/il-codice-deontologico-forense/7036-art-30-gestione-di-denaro-altrui-20141
Timestamp: 2019-07-23 02:41:19+00:00

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Avvocato – Norme deontologiche – Violazione doveri deontologici - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 ottobre 2008, n. 120 Sussiste la responsabilità deontologica dell’avvocato che ometta di informare i clienti in merito al mandato attribuitogli (art. 40 cod. deont.), “non ottemperi alla consegna dei documenti più volte richiesti dai clienti e che non risponda alle richieste del C.d.O. in merito agli esposti presentati contro lo stesso (art. 41 cod. deont.), chieda compensi manifestamente sproporzionati dell’attività svolta o comunque eccessivi (art. 43 cod. deont.), trattenga somme dovute alla Curatela dell’eredità giacente (art. 41 cod. deont.), ed infine violi i doveri fiscali omettendo di fatturare i compensi percepiti, comportamento che, in ragione del rapporto tra reddito professionale dichiarato e contribuzione previdenziale, lede altresì e direttamente i singoli avvocati quali iscritti alla Cassa di previdenza e assistenza forense. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Bari, 18 aprile 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 ottobre 2008, n. 120...
Il divieto di trattenere, oltre il tempo strettamente necessario, il denaro spettante al cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2018, n. 14 Atteso che, ai sensi dell’art. 41, canone I, c.d.f. (ora art. 30 ncdf), l’infrazione disciplinare nella gestione di denaro altrui si concretizza allorquando si trattengano somme ricevute per conto della parte assistita oltre il tempo strettamente necessario, l’intervallo di un tempo pari ad alcuni mesi durante il quale il professionista abbia trattenuto somme di spettanza della cliente deve ritenersi assolutamente ingiustificabile e certamente idoneo ad integrare l’illecito deontologico de quo. Viola altresì in modo grave i doveri di correttezza, diligenza, probità e dignità che devono presiedere alla sua attività, il professionista che – come nella specie – abbia omesso di dare alla propria parte assistita le informazioni cui è tenuto, e di rendere conto delle somme ricevute dalla controparte nell’esecuzione dell’incarico e ancora di mettere prontamente a disposizione quelle incassate. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 marzo 2018, n. 14...
Gestione di denaro altrui: l’illecito trattenimento del denaro ricevuto dal cliente al fine di consegnarlo a controparte - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 4 L’avvocato deve gestire con diligenza il denaro ricevuto dalla parte assistita o da terzi nell’adempimento dell’incarico professionale (art. 30 ncdf, già art. 41 codice previgente), sicché integra illecito disciplinare la condotta dell’avvocato che trattenga per sé il denaro ricevuto dal cliente al fine di consegnarlo a controparte (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di anni uno). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 19 marzo 2018, n. 4...
L’illecito trattenimento del denaro ricevuto dal cliente al fine di consegnarlo a controparte L’avvocato deve comportarsi con puntualità e diligenza nella gestione del denaro ricevuto dal proprio assistito (art. 30 ncdf, già art. 41 cod. prev.) e, in ogni caso, può trattenere dette somme a titolo di compenso solo con il consenso specifico ed espresso (quindi consapevole e mai per facta concludentia) del cliente stesso (art. 31 ncdf, già art. 44 cod. prev.), fatto comunque sempre salvo l’obbligo di rendiconto (Nel caso di specie, il professionista aveva richiesto al proprio cliente ingenti somme di denaro in più tranche, asserendo di doverle utilizzare per tacitare i creditori del cliente stesso, ma in realtà trattenendone per sè buona parte senza titolo, ovvero per compensazione con propri crediti professionali, tuttavia senza consenso o autorizzazione del cliente. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 agosto 2017, n. 105...
La ritardata consegna al cliente di somme incassate per suo conto L’avvocato è tenuto a dare immediata comunicazione al proprio cliente delle somme incassate per suo conto ed a fornirgli comunque, senza necessità di particolari inviti e richieste, il rendiconto delle operazioni eseguite in applicazione della obbligazione ricadente sul mandatario, non trovando applicazione il principio della compensazione quando questo sia il frutto di unilaterale appropriazione di somme che egli abbia presso di sé per conto del cliente, quando manchi il consenso di questi. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 401 ...
L’obbligo (deontologico) di rendiconto nella gestione di denaro altrui E’ legittima la sanzione disciplinare nei confronti dell’Avvocato che, in violazione dell’art. 30 ncdf – “Gestione di denaro altrui” (già art. 41 cdf), non fornisca dimostrazione di aver dato pieno e compiuto rendiconto dell’attivita` di gestione della somma affidatagli ne´ tantomeno una ricostruzione precisa delle somme gestite per conto del cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 401...
Compenso professionale i limiti deontologici al trattenimento delle somme ricevute dal cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 343 Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell’avvocato che gestisca la somma ricevuta dal cliente in difformità dagli accordi presi, imputando a pagamento dei propri onorari una somma ricevuta dal proprio assistito ad altro titolo (Nel caso di specie, l’avvocato incassava a pagamento dei proprio onorari la somma di euro 6 mila che il cliente gli aveva consegnato con l’espressa indicazione che sarebbe dovuta servire per pagare le spese legali dell’avvocato avversario). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 24 novembre 2016, n. 343...
Sanzione aggravata per l’avvocato che tradisca il rapporto fiduciario sottraendo subdolamente somme ai propri assistiti L’avvocato, che utilizzi strumentalmente il proprio ruolo di tutore e difensore dei diritti per organizzare una macchinazione che gli consenta di impossessarsi delle somme dei propri assistiti, si pone in assoluto ed irrimediabile contrasto non solo con la deontologia professionale ma anche con i più elementari canoni etici(Nel caso di specie, il professionista, approfittando delle debolezze psichiche della propria assistita, si era fatto rilasciare procura ad operare sul conto corrente della stessa con l’obiettivo di sottrarle ingenti somme di denaro, che nel frattempo vi aveva fatto appositamente confluire. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della radiazione, così aggravata ex art. 22, co. 2, nuovo codice deontologico).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2015, n. 128...
I limiti al trattenimento delle somme pervenute dalla parte assistita o da terzi a rimborso delle spese sostenute o a titolo di pagamento dei propri onorari - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 maggio 2016, n. 110 All’avvocato non è consentito trattenere somme di competenze del cliente, neppure a titolo di compensazione con un proprio credito professionale in difetto del consenso (specifico e dettagliato quindi consapevole) del cliente, ovvero di una liquidazione operata con sentenza a carico della controparte, ovvero ancora di una richiesta di pagamento espressamente accettata dal cliente (Nel caso di specie, il professionista aveva trattenuto a titolo di compenso somme spettanti al proprio cliente, senza tuttavia provare in sede disciplinare il consenso espresso di quest’ultimo. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della censura). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 maggio 2016, n. 110...
I limiti al trattenimento delle somme pervenute dalla parte assistita o da terzi a rimborso delle spese sostenute o a titolo di pagamento dei propri onorari - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 marzo 2016, n. 52 All’avvocato non è consentito trattenere somme di competenze del cliente, neppure a titolo di compensazione con un proprio credito professionale in difetto del consenso del cliente, ovvero di una liquidazione operata con sentenza a carico della controparte, ovvero ancora di una richiesta di pagamento espressamente accettata dal cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 marzo 2016, n. 52...
L’obbligo (deontologico) di rendiconto nella gestione di denaro altrui - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2015, n. 263 E’ legittima la sanzione disciplinare nei confronti dell’Avvocato che, in violazione dell’art. 30 ncdf – “Gestione di denaro altrui” (già art. 41 cdf), non fornisca dimostrazione di aver dato pieno e compiuto rendiconto dell’attività di gestione della somma affidatagli né tantomeno una ricostruzione precisa delle somme gestite per conto del cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2015, n. 263...
Sanzione aggravata per l’avvocato che tradisca il rapporto fiduciario sottraendo subdolamente somme ai propri assistiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2015, n. 128 L’avvocato, che utilizzi strumentalmente il proprio ruolo di tutore e difensore dei diritti per organizzare una macchinazione che gli consenta di impossessarsi delle somme dei propri assistiti, si pone in assoluto ed irrimediabile contrasto non solo con la deontologia professionale ma anche con i più elementari canoni etici (Nel caso di specie, il professionista, approfittando delle debolezze psichiche della propria assistita, si era fatto rilasciare procura ad operare sul conto corrente della stessa con l’obiettivo di sottrarle ingenti somme di denaro, che nel frattempo vi aveva fatto appositamente confluire. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della radiazione, così aggravata ex art. 22, co. 2, nuovo codice deontologico). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 luglio 2015, n. 128...
Radiazione per l’avvocato che sottragga subdolamente somme ai propri assistiti - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 aprile 2015, n. 67 L’avvocato, che utilizzi strumentalmente il proprio ruolo di tutore e difensore dei diritti per organizzare una macchinazione che gli consenta di impossessarsi delle somme dei propri assistiti, si pone in assoluto ed irrimediabile contrasto non solo con la deontologia professionale ma anche con i più elementari canoni etici (Nel caso di specie, il professionista si era fatto consegnare dal cliente una notevole somma, motivando tale richiesta con la necessità -in realtà insussistente- di costituire un fondo cauzionale finalizzato a definire potenziali procedimenti tributari con l’Agenzia delle Entrate. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della radiazione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 aprile 2015, n. 67...
L’indebito trattenimento del danaro ricevuto dal cliente per un fine diverso dal pagamento della parcella - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 68 Integra illecito disciplinare la condotta dell’avvocato che, in assenza di espressa autorizzazione del cliente, trattenga le somme da questi consegnategli ad altro fine in pretesa compensazione di crediti professionali ovvero le distragga rispetto allo scopo originario per cui queste erano state consegnate (Nel caso di specie, il cliente aveva consegnato al professionista una certa somma affinché promuovesse un’azione giudiziaria di ATP, poi rivelatasi non più necessaria. L’avvocato tratteneva tuttavia buona parte della somma stessa imputandola a proprio compenso. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale per mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 68...
Il prelievo non autorizzato dal conto corrente del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2013, n. 4 Costituisce violazione dell’art. 41 C.D. il comportamento dell’avvocato che effettui dei prelievi dal conto corrente del cliente, in mancanza di mandato o di autorizzazione di quest’ultimo (In applicazione del principio di cui in massima, è stata inflitta la sanzione disciplinare della sospensione di anni uno dall’esercizio della professione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2013, n. 4...
Compenso professionale i limiti deontologici al trattenimento delle somme ricevute dal cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197 Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell’avvocato che gestisca la somma ricevuta dal cliente in difformità dagli accordi presi, imputando a pagamento dei propri onorari una somma ricevuta dal proprio assistito ad altro titolo (Nel caso di specie, l’avvocato incassava a pagamento dei proprio onorari la somma di euro 6 mila che il cliente gli aveva consegnato con l’espressa indicazione che sarebbe dovuta servire per pagare le spese legali dell’avvocato avversario). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 197...
La rilevanza deontologica dell’appropriazione indebita di denaro - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 11 La responsabilità del professionista ex art. 41 Codice Deontologico Forense trova causa nella semplice mala gestio del denaro affidatogli, risiedendo il disvalore della condotta nella semplice distrazione delle somme rispetto allo scopo originario per cui queste erano state consegnate (Nel caso di specie, l’avvocato aveva indebitamente trattenuto le somme che il cliente gli aveva consegnato per l’oblazione di un reato). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 febbraio 2012, n. 11...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 183 Gestione di somme – Indebito trattenimento – Esistenza di un credito nei confronti del cliente – Irrilevanza – Illecito – Sussistenza Costituisce illecito disciplinare, in violazione dell’art. 41 c.d.f., l’indebita ritenzione di somme da parte dell’avvocato in difetto di espressa e necessaria pattuizione. In particolare, integra illecito deontologico il comportamento dell’avvocato che trattenga indebitamente la somma ricavata dalla vendita forzata di un’autovettura pur in presenza di un credito nei confronti del cliente ed in costanza di rapporto con quest’ultima, qualora, come nella specie, non risulti che il professionista abbia mai chiesto o comunque ottenuto l’autorizzazione a trattenere le somme spettanti al cliente (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Pistoia, 16 ottobre 2009). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2011, n. 183...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 novembre 2011, n. 173 Gestione di somme – Indebito trattenimento – Restituzione a seguito di diffida legale – Responsabilità disciplinare – Sussistenza La condotta del professionista, che ritenga oltre il tempo strettamente necessario le somme consegnategli dalla parte assistita, integra la violazione dell’art. 41 c.d.f., che impone all’avvocato di comportarsi con puntualità e diligenza nella gestione del danaro ricevuto dal cliente o da terzi per determinati affari e di renderne il conto sollecitamente.È pertanto configurabile l’infrazione disciplinare allorquando, come nella specie, l’avvocato abbia indebitamente trattenuto l’importo di denaro consegnatogli dalla cliente, onde venisse versato ai creditori interessati alla procedura esecutiva immobiliare, e provveduto alla sua restituzione soltanto per effetto della perentoria diffida intimatagli dal nuovo difensore della cliente medesima. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Livorno, 30 maggio 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 novembre 2011, n. 173...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 105 Gestione di somme – Indebito trattenimento – Responsabilità disciplinare – Sanzione della sospensione – Misura – Adeguatezza In caso di illecito trattenimento o mancata restituzione di somme, deve ritenersi congrua la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di mesi sei, atteso che tali illeciti disciplinari sono idonei a compromettere l’immagine dell’avvocato nei confronti della collettività e che, pertanto, la sanzione interdittiva nella misura indicata appare senz’altro proporzionata. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Prato, 10 febbraio 2009). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 luglio 2011, n. 105...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2010, n. 172 Gestione di somme – Indebito trattenimento successivo alla revoca del mandato – Compensazione – Consenso dell’avente diritto – Mancanza – Illecito deontologico – Sussistenza Viola gli artt. 41 e 44 C.D. l’avvocato che, lungi dal mettere a disposizione del cliente le somme ricevute per conto di costui, provveda, pur dopo la revoca scritta del mandato, ad inviare all’assistito le parcelle relative alle competenze maturate e ad emettere relativa fattura, inoltrando al cliente la somma residuata dalla compensazione ad onta della contestazione del medesimo. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Lecce, 27 maggio 2009). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2010, n. 172...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 dicembre 2009, n. 187 Indebita appropriazione di somme – Artt. 5 e 41 c.d.f. – Violazione. L’indebita appropriazione di somme del cliente e l’alterazione dell’assegno bancario per conseguire un illecito profitto, peraltro accertati in sede penale nel procedimento definito ex art. 444 c.p.p., concretano gravi violazioni dei più elementari principi etici della professione ed integrano violazione di norme penali e deontologiche (artt. 5, 41 C.D.). (Nella specie, il C.N.F., nonostante la condivisa gravità delle violazioni, ha tuttavia ritenuto di poter applicare, rifacendosi alla pregressa giurisprudenza formatasi in ordine a tale genere d’infrazioni, la sanzione della cancellazione disciplinare in luogo della pena interdittiva permanente). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Palermo, 1 marzo 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 21 dicembre 2009, n. 187...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2009, n. 108 Gestione di somme – Contratto di deposito fiduciario – Indebito trattenimento – Esclusione. Non è ravvisabile alcun illecito disciplinare, sotto il profilo della violazione dell’art. 41 c.d.f., allorchè al professionista venga affidata dalla cliente una somma di denaro al fine di costituire un fondo nell’interesse del figlio minore preservandolo dalle ingerenze del coniuge, così configurandosi tra le parti un contratto di deposito fiduciario, in difetto di prova che l’avvocato abbia trattenuto indebitamente una qualsiasi somma. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Cassino, 8 novembre 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 11 novembre 2009, n. 108...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2008, n. 144 Gestione di somme – Violazione del dovere di diligenza – Illecito – Sanzione – Misura. Ferma restando la responsabilità dell’avvocato la cui condotta integri violazione dei doveri di diligenza nell’adempimento del mandato di cui all’art. 8 del c.d.f. e di puntualità e diligenza nella gestione del denaro altrui, di cui all’art. 41 del c.d.f., la sanzione della sospensione dall’esercizio professionale per mesi due inflitta dal COA può essere contenuta in quella dell’avvertimento allorché l’illecito possa ritenersi non particolarmente grave, sia per l’entità della somma consegnata dalla cliente sia perché l’omissione abbia avuto ad oggetto un adempimento fiscale dal quale non è derivato alcun danno alla cliente, se non l’applicazione di una modestissima sanzione (nella specie, il ricorrente non aveva provveduto alla registrazione del decreto ingiuntivo richiesto dalla cliente nonostante quest’ultima avesse corrisposto la relativa somma necessaria per provvedere a tale specifico adempimento). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Palermo, 18 luglio 2007). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 ottobre 2008, n. 144...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 ottobre 2008, n. 126 Dovere di probità, dignità, decoro, correttezza – Indebita gestione di somme. Pone in essere una condotta contraria agli artt. 5,6,7, 8 e 41 c.d.f., il professionista che, in violazione dei doveri di probità, dignità, decoro, lealtà, correttezza, fedeltà e diligenza, consenta ad un soggetto non abilitato l’esercizio abusivo dell’attività di avvocato presso il proprio studio e che trattenga somme di denaro dei clienti senza renderne conto né provvedendo alla restituzione. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Voghera, 19 aprile 2008). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 14 ottobre 2008, n. 126...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2008, n. 74 Gestione di somme – Indebito trattenimento. Viola l’art. 41 c.d.f. il professionista che trattenga oltre il tempo necessario somme di denaro ricevute per conto del proprio assistito dalla controparte anche se le stesse siano incorporate in un assegno bancario non trasferibile, giacché l’avvocato con tale comportamento, pur non potendo incassare la somma o trarre altri vantaggi economici, arreca un danno economico al cliente, che vede ritardata la possibilità di disporre della somma, ed incrina altresì gravemente l’affidamento fiduciario del cliente stesso nei confronti del professionista. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Trani, 26 ottobre 2006) . Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2008, n. 74...
Avvocato – Norme deontologiche – Rapporti con la parte assistita –Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 maggio 2006, n. 39 Trattenimento somme – Illecito deontologico. Pone in essere una condotta deontologicamente rilevante in violazione dell’art. 41 c.d. il professionista che ometta di comunicare al proprio cliente l’avvenuto incasso delle somme riscosse, trattenendole presso di sé oltre qualsiasi tempo strettamente necessario, senza nemmeno darne tempestivo conto. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Reggio Emilia, 16 maggio 2005). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 maggio 2006, n. 39...

References: sentenza 
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