Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-18659-del-23-09-2016
Timestamp: 2020-07-12 14:05:46+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 18659 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18659 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 23/09/2016, (ud. 28/06/2016, dep. 23/09/2016), n.18659
sul ricorso 22737/2010 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE DI ROMA, in persona del Direttore pro tempore,
avverso la sentenza n. 4/2010 della COMM. TRIB. REG. di GENOVA,
1. L’avv. C.R.E. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza n. 4 del 10 febbraio 2010 con cui la Commissione tributaria regionale della Liguria aveva rigettato l’appello proposto dal predetto contribuente avverso la sentenza di primo grado emessa dalla Commissione tributaria provinciale della Spezia che, nel giudizio di impugnazione dell’avviso di accertamento di maggiori ricavi ai fini IRPEG induttivamente rideterminati, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, lett. d), per l’anno di imposta 2001 in complessivi Euro 33.316,00, aveva parzialmente accolto il ricorso del contribuente riconoscendo costi per Euro 33.152,00 e rigettando per il resto.
2. Si costituisce l’Agenzia delle entrate con controricorso.
I. Con il primo motivo di censura il ricorrente, deducendo Violazione dell’art. 111 Cost. – Carenza assoluta di motivazione, eccepisce la nullità della sentenza impugnata per assoluta genericità della motivazione perchè priva di qualsiasi riferimento concreto alle censure rivolte alla sentenza di primo grado.
2. In relazione a tale motivo nel controricorso la difesa erariale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza e l’inammissibilità del motivo di ricorso per difetto di specificità del tipo di censura mossa alla sentenza impugnata, ritenendo che dal contenuto del motivo non fosse sufficientemente chiaro se il ricorrente si sia doluto della carenza di motivazione ovvero dell’omessa pronuncia su domande od eccezioni proposte nel giudizio di merito ai sensi dell’art. 112 c.p.c..
4. La prima è infondata perchè il vizio di autosufficienza del ricorso peraltro prospettato in modo assolutamente generico, senza alcun precisa indicazione del tipo di carenza da cui risulterebbe affetto – è assolutamente insussistente non ravvisandosi alcuna violazione dell’onere imposto al ricorrente dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, che impone che il ricorso contenga tutti gli elementi necessari a pone il giudice di legittimità in grado di avere la completa cognizione della controversia e del suo oggetto, di cogliere il significato e la portata delle censure rivolte alle specifiche argomentazioni della sentenza impugnata, senza la necessità di accedere ad altre fonti ed atti del processo, ivi compresa la sentenza stessa (ex multis, Cass. n. 1926 del 2015).
5. Quanto alla seconda eccezione, precisato preliminarmente che in nessuna parte del motivo in esame è dato evincere un qualche riferimento alla disposizione processuale (art. 112 c.p.c.) indicata dalla controricorrente, osserva la Corte che in effetti, nell’intestazione del motivo di ricorso il ricorrente non ha indicato espressamente alcuna delle ipotesi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1; ha però indicato, nella rubrica, la “violazione dell’art. 111 Cost.” e la “carenza assoluta di motivazione”, deducendo poi nell’esposizione del motivo, in maniera esplicita seppur estremamente succinta, la nullità del pronunciamento.
Nel caso di specie, il vizio denunciato non può che essere quello della violazione di norma processuale di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, facendosi riferimento nel ricorso, come detto, alla carenza assoluta di motivazione (che configura un error in procedendo per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in quanto corredata da motivazione solo apparente – in termini Cass. n. 20648 del 2015), ma neanche alle conseguenze che tale tipo di errore (su legge processuale) comporta, vale a dire la nullità della sentenza.
6. Ciò precisato, questa Corte ritiene fondato il motivo di ricorso.
6.1. La decisione impugnata ha così motivato: “viste e valutate le controdeduzioni dello ufficio unitamente a tutta la documentazione presente in atti – ascoltate altresì ampiamente le parti in pubblica udienza – si rileva che nessuna argomentazione sostanzialmente diversa tra quanto eccepito dinanzi ai Primi Giudici emerge dagli atti di impugnazione ed unanimemente si stabilisce che l’appello non può essere accolta La C.T.P. ha esaminato in toto tutte le eccezioni esposte nel ricorso introduttivo fornendo ampia ed esauriente motivazione. Questo Collegio riesaminati gli atti e la documentazione prodotta, osserva che l’iter logico adottato dai Primi Giudici merita piena conferma perchè fondato su elementi di legittimità e di merito ed appare pertanto pienamente condivisibile”.
Tali argomentazioni, all’evidenza riferibili anche al caso di specie, sono assolutamente condivisibili e conducono all’accoglimento del motivo, con assorbimento del secondo mezzo di impugnazione, con cui il ricorrente ha dedotto (deve ritenersi ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3), la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, lett. d), che disciplina l’accertamento induttivo dei redditi di impresa, sostenendo che l’omessa indicazione del comma della citata diposizione di legge, che annovera una lettera “d” sia nel primo che nel suo secondo comma, riferiti però a presupposti di applicazione dell’accertamento induttivo tra loro diversi, rendeva impossibile una compiuta difesa e, conseguentemente, determinava la nullità dell’accertamento.
7. La sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio, alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 39
 sentenza