Source: https://www.laleggepertutti.it/186307_da-che-eta-la-moglie-ha-diritto-al-mantenimento
Timestamp: 2018-07-18 03:21:29+00:00

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Da che età la moglie ha diritto al mantenimento?
Lo sai che? Da che età la moglie ha diritto al mantenimento?
Assegno di divorzio dovuto a pensionati con assegno basso e a casalinghe ultracinquantenni.
Da oggi in poi la data di nascita dell’ex moglie sarà importantissima per decretare il suo diritto all’assegno di divorzio. Dal 10 maggio scorso, infatti, la Cassazione ha riscritto le regole sul mantenimento dell’ex coniuge [1] e, oggi, a rivendicare l’assegno è solo chi non può mantenersi da solo. Ebbene, questa impossibilità è tanto più evidente quanto più l’età avanzata della richiedente non le consente di svolgere attività lavorativa. Detto in parole molto semplici, le figure “tipo” che hanno diritto al mantenimento sono essenzialmente due: la casalinga che, per una vita, si è dedicata alla casa e non ha maturato esperienze oppure la pensionata che riceve dall’Inps un assegno basso. È quanto risulta da due recenti sentenze della Cassazione. Ma procediamo con ordine e vediamo, secondo i giudici supremi, da che età la moglie ha diritto al mantenimento.
Anche le disoccupate perdono il mantenimento se hanno un’età tale per avere un impiego. Principio questo confermato dalla Cassazione pochi mesi fa [2] che ha ritenuto la casalinga cinquantenne non più in grado di trovare un’occupazione per aver completamente perso ogni rapporto con il mondo del lavoro. Del resto, se aumenta l’età pensionabile, si allunga anche la carriera ed è allora possibile parlare di giovinezza lavorativa anche per il quarantenne: chi rientra nei “40” ha tutte le capacità, fisiche e mentali, per guadagnarsi lo stipendio da sé. Dello stesso parere è la Corte di Appello di Salerno [3]: la disoccupazione non garantisce in automatico il diritto al mantenimento se il richiedente è in grado di lavorare. Medesima interpretazione si legge in una sentenza del tribunale di Avellino [4] secondo cui la moglie-casalinga può perdere gli alimenti se non dimostra che l’assenza di un’occupazione non dipende da propria inerzia o colpa.
Sempre Cassazione [5] ha indirettamente confermato i predetti principi sancendo che, se il divorzio arriva a 71 anni suonati, il marito facoltoso deve pagare un assegno compatibile con le sue capacità economiche (1.700 euro), questo anche se la ex possiede beni per un ammontare di 100 mila euro.
Arriviamo infine alla sentenza dell’altro ieri, sempre firmata dalla Suprema Corte [6], che ha confermato l’assegno di divorzio alla ex moglie ultrasessantenne con una pensione bassa e la sola abitazione di proprietà. Nel caso di specie, la signora aveva 65 anni e una pensione di 400 euro mensili, oltre alla sua casa: troppo esiguo il denaro a disposizione e nessuna possibilità di procurarselo vista l’età. Dall’altro lato, invece, il marito pare avere una certa solidità economica, tale da permettergli di ottemperare con tranquillità all’obbligo di un assegno divorzile da 600 euro al mese.
Per i Giudici, anche in Cassazione, è evidente come la donna disponga di «mezzi inadeguati» e, soprattutto, non sia in grado di procurarseli «per ragioni oggettive in relazione alla sua età (65 anni)».
Di conseguenza, alla luce del «principio di auto-responsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali persone singole», viene reso definitivo il diritto della donna al sostegno economico da parte dell’ex marito.
[2] Cass. sent. n. 9945/17.
[6] Cass. sent. n. 28994/17 del 5.12.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, sentenza 10 ottobre – 5 dicembre 2017, n. 28994
Con sentenza n. 793/2014 il Tribunale di Monza ha pronunciato lo scioglimento del matrimonio contratto tra S.F.B. e B.A. , ponendo a carico del primo un assegno divorzile di Euro 600,00 in favore della ex moglie.
Con sentenza del 24/06/2015 la Corte d’appello di Milano, per quel che ancora interessa, ha rigettato integralmente il gravame proposto dal S. , che domandava venisse accertata l’inesistenza del diritto della B. di ottenere l’assegno divorzile, previa consulenza tecnica d’ufficio volta ad accertare la situazione economica della medesima e, in subordine, che venisse ridotto l’importo dell’assegno in misura proporzionale alle capacità patrimoniali e reddituali delle parti.
A sostegno della decisione la Corte territoriale ha rilevato che la B. , ormai sessantacinquenne, gode di un’esigua pensione mensile di Euro 400, pur essendo proprietaria della casa di abitazione e di alcuni terreni in Slovenia di modico valore. Il S. , dal canto suo, possiede una capacità economica tale da far fronte al disposto assegno divorzile.
Avverso suddetta pronuncia ricorre per cassazione S.F.B. , sulla base di tre Motivi, cui resiste con controricorso B.A. , che ha altresì depositato memoria adesiva alla proposta di decisione del Consigliere relatore ex art. 380bis, comma secondo, c.p.c..
Con il primo motivo viene lamentata la violazione dell’art. 5, L. 898/70, in quanto la Corte d’appello non ha verificato l’esistenza del diritto della richiedente in relazione all’inadeguatezza dei mezzi o all’impossibilità di procurarseli per ragioni obbiettive.
Con il terzo motivo viene lamentata l’omessa motivazione in ordine alle istanze istruttorie formulate con l’atto d’appello volte ad ottenere un’ulteriore consulenza tecnica d’ufficio o comunque un approfondimento istruttorio sui redditi della B. .
Il primo motivo non è fondato, in quanto la Corte d’appello ha accertato sia l’inadeguatezza dei mezzi della richiedente (titolare di un modesto reddito da pensione di Euro 400 mensili) sia l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive in relazione alla sua età (65 anni). La pronuncia appare sostanzialmente conforme a quanto recentemente statuito da questa Corte con la sentenza n. 11504 del 2017, che nell’accertamento del diritto all’assegno divorzile impone un giudizio bifasico improntato, quanto alla fase dell’au debeatur, al principio dell’autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali persone singole.
Il secondo motivo è inammissibile perché, nel prospettare un vizio motivazionale, suppone come ancora esistente il controllo di legittimità sulla motivazione della sentenza, essendo invece oggi denunciabile, in seguito alla modifica dell’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. apportata dall’art. 54 d.l. n. 83/2012, convertito in legge n. 134/2012, soltanto l’omesso esame di un fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione tra le parti (Cass., sez. un., n. 8053/2014, n. 8054/2014). 11 ricorrente non evidenzia alcun fatto decisivo il cui esame sarebbe stato omesso dalla Corte territoriale.

References: sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
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 art. 380
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