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Cena del ricatto, le motivazioni della sentenza riaccendono lo scontro e i veleni • Prima Pagina Molise
14-10-2017, 14:46 • Campobasso • Cronaca
Cena del ricatto, le motivazioni della sentenza riaccendono lo scontro e i veleni
"Il quadro probatorio fornito dall'accusa in ordine all'effettuazione della cena e conseguentemente sulla sussistenza dei fatti delittuosi descritti non consente affatto di affermare che la cena vi sia stata". È quanto scrive il giudice di Bari Antonio Diella nelle motivazioni della sentenza che lo scorso quattro maggio ha portato all'assoluzione della giornalista Manuela Petescia e del magistrato Fabio Papa, finiti sotto processo per la vicenda del presunto ricatto al governatore del Molise Paolo Frattura.
In 161 pagine depositate nelle ultime ore il giudice ricostruisce in ogni dettaglio le varie fasi del processo, svoltosi con il rito abbreviato, e spiega per quali motivi è arrivato ad emettere il verdetto di assoluzione degli imputati. "Le inverosimiglianze - afferma Diella -, le contraddizioni, la mancanza di precisione cronologica, la tardività ingiustificata della denuncia, la genericità o neutralità degli elementi di riscontro, e eliminando la necessità di ogni ulteriore discussione, gli elementi in contrasto rinvenienti dai tabulati telefonici, dalla consulenza tecnica e dagli elementi offerti in particolare dalla Petescia, rendono il dato accusatorio privo di quello spessore di credibilità e di certezza che sarebbe stato invece necessario per affermare la responsabilità degli imputati".
Alla direttrice di Telemolise e all'ex magistrato di Campobasso, il sostituto procuratore di Bari Pasquale Drago contestava a vario titolo i reati di tentata estorsione, tentata concussione, abuso d'ufficio, rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio e falso ideologico. Secondo quanto sosteneva l'accusa nel corso di una cena avrebbero chiesto a Frattura una legge per l'editoria e finanziamenti a sostegno di Telemolise, minacciando in caso di rifiuto ripercussioni giudiziarie e una campagna denigratoria contro di lui.
La sentenza del gup di Bari potrebbe essere ora appellata dalla Procura, mentre le parti civili (tra queste il governatore Frattura) possono impugnare solo gli aspetti civili della vicenda e chiedere alla Procura di impugnare quelli penali.
AVVOCATO DI FRATTURA, FAREMO APPELLO - "Il gup di Bari, Antonio Diella, ha assolto 'perché il fatto non sussiste' il magistrato Fabio Papa e la giornalista Manuela Petescia, perché le prove non superano il ragionevole dubbio". Così Marco Franco, legale del presidente delle Regione, citando alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza e annunciando ricorso in appello. "Le sentenze non si commentano, ma si impugnano - spiega in una nota - in questo caso le motivazioni non ci convincono affatto e saranno quindi sottoposte al vaglio di un Giudice superiore. Mi preme sottolineare - prosegue - che il giudice non ha espresso alcuna valutazione di calunniosità sulle dichiarazioni del presidente Paolo di Laura Frattura". In merito alla vicenda Frattura è stato successivamente indagato per calunnia.
AVVOCATO MESSERE, PIENAMENTE SODDISFATTI - "Nelle motivazioni viene spiegato perfettamente come gli accusatori non erano credibili. Sono molto soddisfatto e non avevo alcun dubbio sul contenuto, un contenuto di grande spessore e grande scienza giuridica": così l'avvocato Arturo Messere, difensore della giornalista Manuela Petescia, commenta le motivazioni della sentenza di Bari per la vicenda del presunto ricatto al governatore del Molise. "Voglio solo ricordare - aggiunge - che il proscioglimento è per il primo comma dell'articolo 530 e non per il secondo, dunque con formula piena. Qui c'è qualcuno che ha perso i piccioni e ora va cercando le penne".
PETESCIA, NOI ORA PARTI OFFESE - "Siamo stati assolti con formula piena, ed è un sollievo dopo tre anni di ingiusti tormenti". Così in una nota la giornalista Manuela Petescia commenta le motivazioni alla sentenza di assoluzione nei suoi confronti per la vicenda del presunto ricatto al governatore del Molise Paolo Frattura.
"Ora - sottolinea - siamo parti offese di un processo per calunnia. Per quanto concerne, infatti, le affermazioni sulla presunta mancata valutazione di calunniosità da parte di Diella mi preme sottolineare che il giudice non si pronuncia, non essendo tecnicamente il dominus dell'azione penale, ma sollecita la Procura a verificare il materiale di interesse emerso dalle sue stesse motivazioni. E infatti scrive a conclusione delle motivazioni: ‘Spetta al titolare dell'azione penale effettuare le valutazioni che sul punto riterrà più fondate, anche alla luce di quanto argomentato nella presente sentenza già contenente di per sé materiale di interesse per il pm'. Del resto - evidenzia ancora la Petscia - la Procura di Bari ha già iscritto, sin dal deposito del dispositivo, Frattura e Di Pardo nel registro degli indagati per calunnia. Così come ha iscritto gli ex dirigenti della Squadra Mobile di Campobasso, autori di informative alterate e manipolate, nonché di intercettazioni abusive".
La giornalista annuncia inoltre sull'argomento una conferenza stampa che terrà lunedì prossimo, 16 ottobre, alle 16.30, all'hotel San Giorgio di Campobasso, insieme agli avvocati
Arturo Messere, Erminio Roberto e Paolo Lanese.

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