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Timestamp: 2020-01-22 12:33:36+00:00

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Amministratore e socio unico S.r.l., come gestirli per pagare meno contributi Inps quando lavori con un familiare | Efficacia Fiscale
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Ecco cosa devi EVITARE assolutamente
Sentenza della Corte di Cassazione n. 31286/2019
Soluzioni dopo la sentenza della Cassazione n.31286/2019
Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te che sei un imprenditore ed hai un familiare che lavora insieme a te nella S.r.l..
Al termine della lettura saprai qual è il problema tutte le volte che pensi di fare il furbo con l’Inps, mettendo te come amministratore della tua S.r.l. e un familiare come socio unico (o viceversa), con l’unico motivo di evitare di pagare i contributi Inps.
Ti dico questo perché potrebbe essere balenato in testa di fare il furbetto per tentare di eliminare l’Inps commercianti fissi in situazioni come queste:
1. Metterti come socio unico non lavoratore della S.r.l. e mettere come amministratore unico un familiare per poter far credere all’Inps che tu, come socio, non lavori e quindi non sei obbligato a pagare i contributi Inps;
2. Fare l’opposto, ossia metterti come amministratore della S.r.l., così puoi regolarmente operare per conto di essa, e mettere un familiare come socio unico per evitare di pagare i contributi fissi Inps;
3. Oppure, anche se tu fossi un socio unico non lavoratore in quanto già sei assunto a tempo pieno presso un’altra azienda, potresti pensare di intestarti le quote della S.r.l. per far lavorare un familiare come amministratore evitandogli di pagare i contributi fissi Inps. Nonostante di fatto esso sia l’unica persona che lavora nella società (e viceversa nel caso in cui tu intestassi le quote ad un tuo familiare che ha già un lavoro a tempo pieno, mettendo te come amministratore della S.r.l. rimanendo l’unica persona che di fatto svolge lavoro operativo).
Prima della sentenza della Corte di Cassazione n. 31286/2019, tecnicamente l’Inps non aveva la certezza di far pagare i contributi fissi Inps al socio, in quanto esso era NON lavoratore, magari perché aveva già una busta paga a tempo pieno.
Nello stesso modo, l’amministratore poteva benissimo operare per conto della S.r.l. (poteva andare in banca ad aprire il conto, poteva andare a parlare con clienti e fornitori, appunto perché era amministratore ed è autorizzato per legge) e contemporaneamente poteva non essere iscritto all’Inps commercianti, appunto perché l’amministratore NON era socio.
Quindi, paradossalmente con la S.r.l., ci si poteva trovare in una posizione in cui risultava che nessuno lavorasse all’interno della società.
Nessun socio operativo, nessun dipendente ma solo un amministratore che per legge non poteva essere iscritto all’Inps commercianti, ma che di fatto era l’unico che svolgeva lavoro operativo all’interno della S.r.l..
Spesso, per attribuire le diverse cariche a diverse persone si utilizzavano familiari, anche perché, altrimenti, si rischiava di perdere il controllo.
Cosa che ovviamente non sta bene all’Inps, in quanto perde del gettito contributivo (questo, soprattutto, era contestato con maggiore forza negli ultimi anni, spinta probabilmente dalla necessità di incassare soldi).
Tutto questo perché, fino a prima di questa sentenza, non si potevano iscrivere i familiari dei soci della S.r.l. come coadiuvanti, e quindi fargli pagare i contributi Inps fissi, facendolo figurare come collaboratore familiare operativo nella S.r.l..
Coadiuvanti che si potevano iscrivere solo nel caso di utilizzo di una ditta individuale o di una società di persone, ma non per una S.r.l..
A maggior ragione, i soci potevano difendersi dall’Inps affermando che essi, siccome erano non operativi o avevano già un contratto di lavoro a tempo pieno, per legge NON doveva iscriversi all’Inps commerciandi pagando i relativi contributi. Quindi NON si potevano iscrivere familiari coadiuvanti a loro carico, perchè il socio non doveva aprire una posizione Inps.
Ma verso la fine del 2019 è intervenuta una sentenza della cassazione a favore dell’Inps (può sembrarti strano, ma i giudici della Cassazione spesso difendevano il contribuente) che obbligava i familiari del socio a pagare comunque i contributi fissi Inps anche se il socio NON poteva lavorare nella S.r.l..
Quindi ho deciso di fare una nuova circolare, non tanto “classica” per avvisarti di questo pericolo, ma principalmente per mostrarti quali cose puoi fare, dopo questa sentenza, per difenderti dall’Inps tutte le volte che hai un familiare nella S.r.l. per evitare che l’Ente ti obblighi a pagare i contributi fissi Inps commercianti.
Infatti, a me non mi piace pubblicare circolari fiscali solo per “informare” gli imprenditori, ma al contrario, voglio avere una gestione più proattiva del fisco.
Io non voglio solo informarti dei pericoli a cui puoi andare incontro, ma voglio darti delle vere soluzioni fiscali, che ho chiamato, appunto, principi di efficacia fiscale.
Questo è quello che faccio, non solo informarti dei pericoli, delle cose che vanno contro la legge e che non puoi fare, ma fornirti soluzioni per gestire al meglio l’aspetto fiscale della tua S.r.l..
Solo evitando le conseguenze peggiori e trovando le soluzioni puoi veramente avere una vera efficacia fiscale che ti condurrà ad aver più soldi facendo le stesse cose che facevi prima.
Nello specifico sto parlando della sentenza della Cassazione n.31286/2019 che ha dato ragione all’Inps, affermando che l’amministratore, essendo un familiare del socio NON lavoratore, doveva comunque pagare i contributi Inps commercianti da coadiuvante, nonostante il socio, appunto, non dovesse aprire una posizione Inps.
Cosa che, prima di questa sentenza, era incerta.
Ho voluto portare alla tua attenzione questa circolare per renderti consapevole di quali problemi comporta questa cosa tutte le volte che hai un familiare nella tua S.r.l., come evitare incomprensioni con l’Inps e quali altre cose puoi mettere in atto per difenderti da possibili pretese contributive che non farebbero altro che farti perdere efficacia fiscale.
Infatti l’efficacia fiscale non si ottiene facendo cose illegali, con trucchi o gabole strane, ma semplicemente applicando il maggiori numero di strumenti di risparmio fiscale che sono custoditi nella legge.
Per questo motivo, uno dei compiti che deve avere il commercialista è quello di semplificarti il più possibile la legge, per fare in modo di applicare più principi di efficacia fiscale nella tua specifica posizione per ridurre il carico tributario complessivo.
Ti dico questo perché evitare errori che possono costarti sanzioni e ridurre il carico tributario non è una cosa che puoi delegare a terzi.
Ti mentirei se ti dicessi che puoi aprire una S.r.l. e risparmiare il carico tributario senza fare nulla o senza avere l’accortezza di applicare dei principi di efficacia fiscale che trovi in questo blog.
Ti mentirei se ti dicessi che puoi risparmiare le imposte fregandotene altamente di comprendere qualsiasi norma fiscale, delegando tutto al tuo commercialista.
E non perché esistono commercialisti “buoni” o “cattivi”, ma perché puoi risparmiare le imposte solo se utilizzi i principi di efficacia fiscale applicati al meglio della tua S.r.l. in funzione dei tuoi obiettivi personali.
Per questo motivo non puoi delegare completamente il risparmio fiscale al tuo commercialista senza avere almeno una minima consapevolezza di quello che si può fare, di quello che NON si può fare e di quali strumenti di risparmio fiscale ti mette a disposizione la legge.
Devi stare attento e conoscere queste informazioni anche perché in Italia, posto che la tua S.r.l. produca utili e liquidità in abbondanza, hai un livello si carico tributario che può arrivare anche a superare il 70%.
Cosa che devi, appunto, evitare.
Avere maggiore efficacia fiscale, in sintesi, ti permette di ridurre questa aliquota impositiva e quindi ti consente di avere più soldi facendo le stesse cose di prima, perchè semplicemente stai avendo maggiore accortezza di ridurre il carico tributario.
In un certo senso, la tua S.r.l. ha gli stessi ricavi di prima, ma tu incassi più soldi perché paghi meno tributi facendo le stesse cose di sempre.
Maggiore efficacia fiscale corrisponde a più soldi che puoi utilizzare per migliorare la tua S.r.l. rendendola più competitiva e migliorare la tua vita garantendo una vita migliore alla tua compagna ed ai tuoi figli.
Quindi bando alla ciance e iniziamo subito ad introdurre cosa i giudici della Cassazione hanno stabilito tutte le volte che fai lavorare i familiari della tua S.r.l. e quali strumenti la legge ti mette a disposizione per difenderti da tutto questo.
Prima parto dal descriverti il problema, ossia le cose che devi evitare, poi ti mostrerò cosa afferma la sentenza della Cassazione e quindi le soluzioni previste dalla legge.
Potrebbe esserti venuto in mente di utilizzare questi due metodi per, evitare di pagare l’Inps commercianti:
Caso 1: essere socio unico NON lavoratore e lasciare l’amministrazione della S.r.l. ad un famigliare ed evitare di iscriverti all’Inps commercianti perché sei un socio non lavoratore vero e nel mentre l’amministratore gestisce la tua S.r.l. (oppure fare l’opposto).
Esempio: un tuo familiare ti dice che deve aprire una S.r.l. ma non riesce a pagare i contributi commercianti del socio amministratore.
Quindi lui ti chiede se puoi aprire una S.r.l. in cui tu sei il socio unico NON lavoratore, mentre lui fa l’amministratore.
In questo modo il tuo familiare può amministrare l’azienda regolarmente come amministratore, ed evitare i contributi fissi dei commercianti in quanto lui non è socio.
Nello stesso modo, se l’Inps non accerta diversamente, tu come socio unico non hai l’obbligo di iscriverti perché è vero che non ci lavori nell’azienda.
Potresti avere ragione, ma in caso di controllo dell’Inps, l’Ente potrebbe iscrivere d’ufficio il socio unico se esso non ha una busta paga a tempo pieno o titolare di una cassa professionale (e non ci sono dipendenti che fanno il lavoro operativo).
Così facendo l’amministratore non paga i contributi fissi Inps, ma paga solo quelli della gestione separata nel caso si attribuisca un compenso da amministratore.
Caso 2: sempre per far piacere ad un familiare, nel caso in cui tu avessi una busta paga a tempo pieno presso un’altra azienda (o stai pagando i contributi ad una specifica cassa professionale), potresti intestarti te le quote della società, evitando di iscriverti all’Inps commercianti in quanto hai già una busta paga a tempo pieno, e lasciare come amministratore il famigliare a cui gli stai facendo un favore, in modo che egli possa operare per conto della società senza essere iscritto alla gestione commercianti Inps.
Esempio: un tuo familiare vuole aprire una S.r.l. ma non vuole pagare i contributi fissi Inps.
Quindi siccome tu ha una busta paga a tempo pieno, e non puoi essere iscritto all’Inps commercianti, ti chiede se puoi essere te il socio unico mentre lui fa solo l’amministratore della S.r.l..
In questo modo tu non può essere iscritto all’Inps commercianti in quanto hai una busta paga a tempo pieno e lui puoi amministrare tranquillamente l’azienda senza pagare i contributi fissi Inps in quanto lui non è un socio.
In sintesi: il coadiuvante di famiglia non potrebbe essere iscritto, in quanto il socio NON può essere iscritto all’Inps commercianti.
Nota: come ti sei reso conto da solo, come tu puoi far lavorare i tuoi familiari con questo sistema, nello stesso modo anche tu puoi chiedere lo stesso favore ai parenti che avevano un contratto a tempo pieno.
Finché la Corte di Cassazione non ha emesso la sentenza n.31286/2019 potevi anche pensare di fare queste cose con un ragionevole grado di sicurezza.
Adesso però non è più così.
Adesso ti mostro, brevemente, quello che la sentenza della Cassazione ha delineato.
Per comprendere bene com’è nata questa decisione dei giudici della Cassazione, è meglio comprendere come si è evoluto il contenzioso tra il contribuente e l’Inps, dal quale è scaturita la decisione dei giudici della Cassazione.
Qui di seguito ti riporto dei pezzi della sentenza che, a mio parere, sono fondamentali per conoscere informazioni utili.
In poche parole la sentenza parla di un socio unico di S.r.l. (che era anche amministratore della stessa) che ha ma messo la madre come amministratrice di una S.r.l. (si occupava della contabilità e dei rapporto con le altre imprese) e l’Inps gli ha chiesto, al figlio, di pagare i contributi Inps della madre come se fosse una coadiuvante.
Proprio come succede alle ditte individuali, nel caso in cui tu abbia un famigliare che lavora per te, devi pagare i contributi fissi anche per lui.
Quindi il contribuente ha fatto ricorso, affermando che il socio non è obbligato ad iscriversi all’Inps commercianti e quindi il familiare non può essere iscritto come coadiuvante, appunto perché il titolare della posizione Inps, ossia il figlio, non può essere obbligato ad aprire una posizione Inps in quanto non presta il lavoro con prevalenza nella S.r.l..
Oltretutto, siccome il il coadiuvante era previsto solo per le ditte individuali e le società di persone, questa cosa non poteva essere applicata alle S.r.l..
La commissione tributaria di primo grado ha dato ragione al contribuente e la corte di Appello, ossia il secondo grado di giudizio, ha confermato l’annullamento dell’Inps, dando quindi ragione al contribuente.
Quindi poi l’Inps ha fatto ricorso alla Cassazione, all’ultimo grado di giudizio, che ha, di fatto, ribaltato quanto affermato dal primo grado e dal secondo grado.
Il contribuente si era difeso dicendo che lui lavorava presso un’altra azienda, quindi non poteva essere iscritto alla gestione commercianti, e sosteneva che la madre non poteva essere iscritta come coadiuvante del socio per due principali motivi.
Il primo in quanto per essa NON c’erano i requisiti per l’iscrizione all’Inps dell’amministratore perchè non era una socia della S.r.l..
Il secondo in quanto i coadiuvanti potevano essere iscritti solo per le ditte individuali o le società di persone (richiamando una precedenza sentenza), ma non per le S.r.l..
Pezzo 1: “8. La questione giuridica in esame riguarda la configurabilità dell’obbligo di assicurazione presso la qestione commercianti del coadiutore familiare quando la collaborazione – abituale e prevalente rispetto alle altre attività svolte dallo stesso coadiutore e resa al di fuori di un rapporto di lavoro subordinato o di apprendistato – si svolga nei confronti di una società a responsabilità limitata a stretta rilevanza familiare, laddove nessuno dei soci avvinti dal vincolo parentale rilevante svolga attività personale prevalente e continuativa in favore della medesima impresa e, quindi, non sia operativo l’obbligo nei suoi confronti di iscrizione alla stessa gestione commercianti ai sensi dell’art. 1, comma 203, I. n. 662 del 1996.”
Pertanto la scelta dei giudici, sull’iscrizione della madre come coadiuvante, deriva dal fatto che la stessa non aveva un rapporto si lavoro dipendente subordinata (o apprendista).
Quindi le questioni da esaminare erano, di fatto, due:
1. Se si potevano iscrivere come coadiuvanti i familiari dei soci della S.r.l. (fino a prima non lo era);
2. Se si poteva iscrivere come coadiuvante una familiare di un socio che NON è iscritto alla gestione commercianti Inps in quanto mancano i requisiti.
Nello specifico i giudici si sono espressi con questa decisione:
Pezzo 2: “24. Da tali esiti interpretativi deriva che: – come considerato da Cass. n. 27849 del 2009 – il legame familiare che deve necessariamente intercorrere tra coadiutore e titolare dell’impresa che assume forma societaria (posto che comunque non si può essere parenti di una società, a prescindere dal fatto che la stessa sia o meno dotata di personalità giuridica) va ricostruito sempre con riferimento alla figura di ciascun socio;
A seguito della introduzione dell’art. 1, commi 202 e 203 della I. n. 662 del 1996 l’originaria limitazione ai solo soci delle società di persone degli obblighi di iscrizione alla gestione commercianti di cui alla legge del 1966 è sostanzialmente venuta meno essendo stato esteso tale obbligo anche ai soci ed amministratori di s.r.l., se svolgenti attività personale continuativa e prevalente all’interno dell’impresa societaria;
Dunque, l’obbligo di iscrizione del coadiutore familiare ben può accedere alla iscrizione del titolare socio di
S.r.l. in relazione ad una piana applicazione del disposto normativo;”
Significato: l’Inps ha affermato che anche il familiare del socio della S.r.l. si deve iscrivere come coadiuvante, e quindi, di fondo, deve pagare i contributi Inps commercianti.
Pezzo 3: “25. Occorre, dunque, per evitare una interpretazione negatrice dei principi espressi dagli artt. 38, secondo comma, e 3 Cost., applicare analogicamente alla fattispecie in esame la L. n. 1397 del 1960, art. 1, come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, affermando che il socio di una società a responsabilità limitata, anche se non attivo dal punto di vista della gestione personale dell’attività d’impresa commerciale, è tenuto a versare i contributi dovuti presso la gestione previdenziale commercianti, di cui alla L. n. 613 del 1996, per il familiare (in questo caso la madre) che partecipi personalmente ai lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza e sia, nel contempo, in possesso delle licenze ed autorizzazioni richieste dalla legge o dai regolamenti per l’espletamento della stessa attività lavorativa.”
Significato: in questa parte i giudici hanno affermato che il socio della S.r.l. deve pagare i contributi del coadiuvante familiare amministratore anche se il socio NON è obbligato ad iscriversi all’Inps commercianti.
Quindi, di fatto, i giudici della Cassazione hanno dato ragione all’Inps.
Questa disposizione è stata inserita per contrastare i furbettini che pensano di non pagare l’Inps nelle S.r.l. mettendo un socio unico non lavoratore e come amministratore un parente diverso dal socio, in modo che l’Inps non possa iscrivere il socio non lavoratore.
L’Inps vorrebbe questo:
Esempio: madre amministratrice e parente, il socio unico che è figlio paga i contributi fissi del coadiuvante (anche se il socio NON lavora o anche se ha già una busta paga a tempo pieno o sta pagando i contributi ad una cassa professionale, e quindi anche se è impossibilitato per legge ad aprire una propria posizione Inps commercianti).
Ma non voglio fare il commercialista che ti fornisce solo le informazioni previste dalla legge, voglio anche condividere con te delle vere soluzioni che puoi mettere in pratica nonostante questa nuova sentenza della Cassazione sfavorevole al contribuente.
Quindi occhio ad avere almeno una persona che lavora nella S.r.l., come fare?
Ti elenco 3 idee sul come puoi gestire, limitare, evitare che l’Inps ti obblighi a pagare i contributi del familiare coadiuvante:
• Prima soluzione: mettere come socio o amministratore una persona che non è un tuo familiare, in questo modo questo non può più essere un coadiuvante, in quanto non è un familiare.
Ma è più rischioso gestire la S.r.l., perché ne perdi il controllo.
In quanto se metti te come amministratore puoi gestire la S.r.l., ma poi il socio unico può toglierti dall’amministrazione e quindi impossessarsi del conto corrente della società.
Nel caso opposto, nel caso in cui tu fossi il socio unico allora avresti il controllo della S.r.l., ma perdi l’amministrazione, quindi non puoi accedere al conto corrente e non puoi amministrare l’azienda (per esempio non puoi trattare con clienti, fornitori o vendere per conto della società).
Questa può essere una soluzione parziale, ma non può essere una soluzione definitiva.
• Seconda soluzione: potresti pensare anche di assumere il familiare amministratore con busta paga, ma c’è un problema.
L’amministratore non può essere un dipendente (ci sono 3 casi, ma di quello ne ho già parlato in una precedente circolare).
Quindi nel caso in cui volessi far lavorare un familiare nella tua S.r.l. evitandogli di fare i contributi del coadiuvante, dovresti essere socio e amministratore unico della società, e successivamente assumere il familiare con busta paga.
In questo modo tu non fai lavoro operativo ed eviti di pagare i contributi fissi Inps.
• Terza soluzione: Fai intestare le quote ad un’altra S.r.l., magari alla S.r.l. holding di famiglia.
In questo caso il socio della S.r.l. è una società e quindi NON può essere un familiare dell’amministratore.
In questo caso nessuno dovrà pagare i contributi Inps perché nessuno può essere familiare di una società.
Qui di seguito ti riporto la sintesi della circolare in cui condivido punti utili della sentenza della Cassazione n.31286/2019:
1. Prima della sentenza della Cassazione n. 31286/2019: i familiari del socio della S.r.l. non erano iscritti dall’Inps come coadiuvanti, in quanto questo era consentito solo per le ditte individuali e, dopo una successiva sentenza della Cassazione, anche alle società di persone;
2. Sentenza della Cassazione n.31286/2019 in sintesi: Il caso da analizzare era di una S.r.l. in cui come socio unico c’era il figlio e come amministratore della società la madre. Il figlio non si poteva iscrivere all’Inps in quanto lavorava già altrove e non prestava lavoro nella S.r.l.. Quindi l’Inps ha iscritto la madre amministratrice come coadiuvante, obbligando il socio a pagare i contributi per il familiare, anche se esso non aveva i requisiti per l’iscrizione all’Inps perché era un socio NON lavoratore. Il socio si è opposto al provvedimento dell’Inps, la commissione di primo grado e di secondo grado ha dato ragione al contribuente. Ma la Cassazione, invece, ha dato ragione all’Inps, affermando, che anche il socio NON lavoratore deve pagare i contributi per i familiari coadiuvanti che lavorano nella S.r.l., anche se il socio NON ha i requisiti per iscriversi all’Inps commercianti. Così, dopo questa sentenza, è ufficiale che i familiari dei soci delle S.r.l. possono essere iscritti come coadiuvanti al pari delle ditte individuali e delle società di persone;
3. Soluzione numero 1: su crei una società mettendo te come socio unico e come amministratore una persona che non è un familiare (o viceversa). In questo modo l’amministratore non può essere iscritto all’Inps in quanto non c’è un grado di parentela. Il problema è che perderesti il controllo della S.r.l.;
4. Soluzione numero 2: siccome non si può assumere l’amministratore come dipendente subordinato (anche se hanno tutti e due una busta paga, sono considerati giuridicamente diversi), in quanto non può esistere un amministratore che impartisce gli ordini a se stesso, non puoi tenere l’amministratore familiare nella tua S.r.l.. Una soluzione a questo è di metterti te direttamente come amministratore e socio unico, quindi successivamente assumere regolarmente il familiare. In questo modo tu sei un socio non operativo perchè ci lavora il tuo dipendente, mentre per il tuo familiare non devi pagare i contributi come coadiuvante in quanto lo hai assunto con busta paga.
5. Soluzione numero 3: se le quote della S.r.l. fossero intestate ad un’altra S.r.l. (definita “S.r.l. holding”), l’amministratore non avrebbe più problemi ad essere il parente di nessun socio. Questo in quanto il socio della S.r.l., essendo un’altra S.r.l., non ha gradi di parentela con l’amministratore. La Cass. n. 27849 del 2009 ha affermato che: “il legame familiare che deve necessariamente intercorrere tra coadiutore e titolare dell’impresa che assume forma societaria (posto che comunque non si può essere parenti di una società, a prescindere dal fatto che la stessa sia o meno dotata di personalità giuridica) va ricostruito sempre con riferimento alla figura di ciascun socio”.
Grazie a questa circolare ora conosci quello che NON devi fare per gestire correttamente la S.r.l. con un familiare.
Nello specifico, conosci quali cose devi fare per avviare una S.r.l. e far lavorare un tuo familiare evitando che l’Inps ti faccia pagare i contributi del familiare coadiuvante.

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 Cass. 
 art. 1
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