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Timestamp: 2018-07-19 11:52:58+00:00

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Omesso pagamento del canone RAI: decide il giudice tributario | Commercialista Telematico
Omesso pagamento del canone RAI: decide il giudice tributario
Essendo un’entrata tributaria, la giurisdizione sulla debenza del canone di abbonamento radiotelevisivo (1) – dovuto indipendentemente dalla effettiva fruizione del servizio – spetta al giudice tributario ai sensi dell’art. 2, D.Lgs. n. 546/1992, come modificato dall’art. 12, comma 2, legge n. 448/2001. La giurisdizione sul contenzioso in ordine alla debenza del canone Rai appartiene alla giurisdizione del giudice tributario, al quale compete anche dirimere le questioni relative all’esatta individuazione del soggetto nei cui confronti deve essere promossa l’azione giudiziaria (RAI, o ufficio della Agenzia delle Entrate, già ufficio del registro radio e televisione Torino) e alla regolarità della notifica.
Tale importante principio è stato statuito dalla Cassazione civile con la sentenza del 20/11/2007, n. 24010. In particolare, l’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia così recita: È fuor di dubbio che oggetto del giudizio sia la debenza – contestata dal contribuente – del canone abbonamento radiotelevisivo: quest’ultimo non trova la sua ragione nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l’Ente – la RAI, appunto – che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo (cosi la Corte costituzionale nella sentenza n. 284 del 2002). Essendo un’entrata tributaria, la giurisdizione sulla debenza del canone di abbonamento radiotelevisivo spetta, come le Sezioni Unite hanno già avuto modo di affermare, al giudice tributario ai sensi dell’art. 2, D.Lgs. n. 546 del 1992, come modificato dall’art. 12, comma 2, L. n. 448 del 2001 (Cass. S.U. n. 20068 del 2006).
Il canone di abbonamento radiotelevisivo costituisce una prestazione di natura tributaria, il cui obbligo deriva, non da un rapporto di natura contrattuale, bensì dal fatto della mera detenzione di un apparecchio radiofonico o televisivo, al quale si ricollega il potere di imposizione dello Stato quale titolare della potestà di gestione dell’etere. Il canone radiotelevisivo ha natura di imposta ed il suo presupposto va ravvisato nella mera detenzione di un apparecchio astrattamente idoneo a captare l’emittenza televisiva, quale che sia la natura giuridica del soggetto emittente. Pertanto, i contribuenti non possono esimersi dall’obbligo di pagamento del canone per il fatto di abitare una cosiddetta “zona d’ombra”, non coperta dalle trasmissioni del servizio pubblico (Sent. n. 8549 dell’11 giugno 1993 dep. il 3 agosto 1993 della Corte Cass., Sez. I civ.). Spetta alle CT la giurisdizione in ordine all’opposizione avverso una cartella esattoriale emessa per il pagamento del canone di abbonamento al servizio radiotelevisivo (Cassazione sezione unite sentenza n. 20068 del 18 settembre 2006).
La giurisdizione tributaria è oggi una giurisdizione che coinvolge “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati” (art. 2 del D.Lgs. n. 546/1992, come sostituito dall’art. 12, comma 2, della L. 28 dicembre 2001, n. 448, ed integrato dalla L. n. 248/2005). Perciò ricadono nella giurisdizione tributaria anche le questioni pregiudiziali all’esame del merito (sentenza delle Sezioni Unite n. 6631 del 29 aprile 2003), quali quelle relative all’esercizio del potere di autotutela (cioè di annullare o modificare i propri atti illegittimi) riconosciuto dalla legge all’Amministrazione (sentenza delle Sezioni Unite n. 16776 del 10 agosto 2005) o relative alla sussistenza di un atto impugnabile (vd sentenza delle Sezioni Unite n. 16428 del 26 luglio 2007).
Dal 1° gennaio 2002, è stata attribuita al giudice tributario la giurisdizione generale ed esclusiva relativa alle controversie (principali e incidentali) dei “tributi di ogni genere e specie”, fatta eccezione di quelle riguardanti gli “atti di esecuzione forzata tributaria”, di competenza del giudice ordinario.
· Le controversie concernenti le infrazioni valutarie (Dpr n. 148/1988) non rientrano nell’ambito della giurisdizione tributaria, dal momento che il provvedimento di irrogazione della sanzione viene emesso con decreto del ministero del Tesoro (ora ministero dell’Economia e delle Finanze) e non da uffici finanziari, la cui competenza è limitata alla sola fase esecutiva (ris. N. 121/e del 17/09/2004). Le liti aventi ad oggetto le sanzioni irrogate per la violazione di norme valutarie, quali quelle dettate dal decreto legge 28 giugno 1990 n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990 n. 227, concernente i trasferimenti da e per l’estero di denaro, titoli e valori, non hanno natura fiscale e quindi sono fuori dalla giurisdizione tributaria (Corte di Cassazione con sentenza n. 11170 del 29.1.2004).
· La cartella esattoriale scaturente dalla iscrizione a ruolo di tributi essendo ricompresa tra gli atti impugnabili innanzi alle commissioni tributarie, non può essere, per consolidata giurisprudenza, oggetto di ricorso straordinario al capo dello stato. La previsione contenuta nel comma 4 dell’articolo 7 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente), secondo la quale “La natura tributaria dell’atto non preclude il ricorso agli organi di giustizia amministrativa, quando ne ricorrano i presupposti”, introduce una giurisdizione concorrente con quella delle commissioni tributarie (parere n. 1403/2003 del Consiglio di Stato).
· Le controversie sui finanziamenti denominati restituzione all’esportazione (ad esempio, per l’illegittima percezione dei benefici comunitari corrisposti per aver esportato merce diversa da quella ammessa alle restituzione) ricadono nella giurisdizione del giudice ordinario e non in quella delle Commissioni tributarie, a nulla rilevando, a tal proposito, sia che i contributi erogati dall’Ue al settore agricolo erano affidati all’attività di controllo delle autorità doganali, sia che a tergo dell’avviso di mora impugnato era stata indicata la Commissione tributaria quale autorità avverso cui ricorrere (Ct regionale di Roma, sezione 6, con la sentenza n. 85 del 30 giugno 2006; Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 4804 del 7.3.2005).
· “Non sono soggette alla giurisdizione delle Commissioni tributarie le controversie concernenti le oblazioni relative alle domande di condono edilizio ai sensi dell’articolo 2 del dlgs 546/92 e dell’articolo 35 della legge urbanistica n. 47/85” (sentenza n. 115 del 7 settembre 2005 della Commissione tributaria regionale di Roma, sezione 20).
· La materia delle sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, notoriamente, non rientra tra le materie devolute alla giurisdizione delle CT, e nemmeno se le riscossioni delle stesse avvengono a mezzo di iscrizione a ruolo (sentenza n. 134 del 14 settembre 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma).
· “In applicazione del nuovo testo dell’art. 2 del D.lg. 31 dicembre 1992 n. 546, introdotto dall’art. 12 della legge 28 dicembre 2001 n. 448 – il quale ha esteso la giurisdizione tributaria a tutte le controversie aventi ad oggetto ‘tributi di ogni genere e specie’, ivi incluse le cause attinenti a ‘sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari’-, è devoluta alla giurisdizione delle commissioni tributarie la controversia relativa al provvedimento di sospensione dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, emesso in materia di Iva, ex art. 2 della legge 26 gennaio 1983 n. 18 (applicabile ‘ratione temporis’), a seguito di plurime violazioni dell’obbligo di rilascio dello scontrino fiscale (Sentenza Cass. sez. Unite n. 3877 del 26.2.2004).
· Con la sentenza 28 giugno 2006, n. 14863, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno statuito la competenza del giudice tributario in merito alle liti aventi a oggetto i contributi consortili, in base a quanto disposto dall’articolo 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, come modificato dall’articolo 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Finanziaria 2002), che ha attribuito, a partire dal 1° gennaio 2002, alla giurisdizione delle Commissioni tributarie le controversie in tema di tributi di ogni genere e specie.
· L’attività del gioco del lotto è una attività imprenditoriale e ha natura privatistica, così come il profitto che da essa trae lo Stato. Conseguentemente, una eventuale azione in giudizio da parte di un giocatore (ex articolo 1935 c.c.) è di competenza del giudice ordinario e non del giudice tributario (Cassazione sezioni unite sentenza n. 7996 del 16 marzo 2006).
· La giurisdizione tributaria avente a oggetto sia l’an che il quantum della pretesa tributaria, comprende anche l’individuazione del soggetto obbligato al versamento dell’imposta o dei limiti nei quali esso, per la sua qualità, sia obbligato (sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione del 15 novembre 2005, n. 23020).
· Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto l’istanza di risarcimento danni nei confronti dell’esattore, la cui proposizione e’ condizionata alla chiusura della procedura esecutiva (sentenza n. 493 del 13/01/2006 della Corte di Cassazione Sez. Unite).
· Sulle controversie relative alle bollette telefoniche è competente a decidere il giudice civile. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione chiarendo in proposito che, nelle ipotesi di rapporti individuali di utenza con soggetti privati la cui fonte regolatrice sia non di natura concessoria o comunque amministrativa, ma di diritto positivo negoziale, come avviene nelle relazioni tra gestore telefonico e destinatario del servizio, “la controversia che su di essi insorga attiene a diritti soggettivi, e non rientra nella giurisdizione amministrativa esclusiva”, e che “parimenti negativa è la soluzione, per quanto attiene alla giurisdizione tributaria”, in relazione alla (contestata possibilità di) rivalsa dell’imposta sul valore aggiunto riguardante le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità, poiché in tema di I.V.A., le controversie tra il soggetto attivo ed il soggetto passivo della rivalsa non attengono al rapporto tributario, non essendo il cessionario soggetto passivo di imposta, ed esulano, pertanto, dalle attribuzioni delle commissioni tributarie (Cassazione 4896/2006).
· Con la sentenza n. 9191 del 4 maggio 2005, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario in relazione alle controversie riguardanti il rapporto tra cedente e cessionario in materia di rivalsa dell’imposta sul valore aggiunto. La pronuncia, richiamando alcuni precedenti delle stesse Sezioni unite (sentt. n. 6632 del 26/04/2003 e 11/02/2003, n. 1995) ha posto in evidenza che le controversie in materia IVA tra cedente e cessionario in ordine alla rivalsa dell’imposta “non attengono al rapporto tributario, non essendo il cessionario soggetto passivo di imposta, ed esulano, pertanto, dalle attribuzioni giurisdizionali delle Commissioni tributarie per rientrare in quelle del giudice ordinario”.
· I ricorsi contro le ingiunzioni fiscali vanno indirizzati alle Commissioni Tributarie e non al giudice ordinario. Ciò è quanto hanno affermato le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10958, depositata il 25 maggio 2005, intervenendo su una questione che riveste particolare interesse soprattutto per le province e per i comuni
· Il diritto camerale, dovuto annualmente dalle imprese alle Camere di commercio, ha natura tributaria (sebbene non si tratti di “tributo locale”). Pertanto, le relative controversie appartengono, a seguito della legge 28 dicembre 2001, n. 448, alla giurisdizione delle Commissioni tributarie (Cassazione sentenza n. 13549 del 24 giugno 2005).
· In ordine alla pretesa relativa al pagamento degli oneri di urbanizzazione e delle relative sanzioni, la giurisdizione appartiene al giudice amministrativo, ai sensi sia dell’articolo 16, legge n. 10/1977 sia dell’articolo 7, legge n. 205/2000, e, comunque, in forza della considerazione di ordine generale che il contributo di concessione edilizia non abbia natura di tributo. La cognizione delle controversie non ricadono nella giurisdizione del giudice tributario neppure quando gli oneri siano riscossi con cartella esattoriale (sentenza n. 22514 del 20/10/2006).
· Le somme che gli enti pubblici percepiscono da privati per l’occupazione o l’utilizzazione di aree di pertinenza pubblica assumono natura tributaria con la conseguente devoluzione delle relative controversie al giudice tributario (Cassazione sez. v sentenza n. 11089 del 15/05/2006).
· La tutela giurisdizionale dei contribuenti, comprensiva di ogni questione afferente l’esistenza e la consistenza dell’obbligazione tributaria, è affidata in esclusiva alla giurisdizione delle Commissioni tributarie. Spetta perciò a queste ultime stabilire se l’assuntore di un secondo concordato preventivo, sia tenuto o meno al pagamento delle imposte sui trasferimenti inerenti al precedente concordato preventivo (poi risolto) inserito nella medesima procedura concorsuale (Cassazione ss uu n. 7804 del 4 aprile 2006).
· E’ devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario il giudizio di opposizione avverso la cartella esattoriale per la riscossione di sanzione amministrativa conseguente ad indebita percezione di aiuti comunitari al settore agricolo (Cassazione sez. unite sentenza n. 4804 del 7 marzo 2005).
· La controversia promossa dal gestore privato di un aeroporto civile nei confronti di un vettore aereo, avente a oggetto il pagamento dei diritti di imbarco, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, ove la stessa sia stata introdotta anteriormente al 1° gennaio 2002 (data di entrata in vigore dell’articolo 12 della legge n. 448/2001, che ha esteso la competenza delle Commissioni tributarie), ovvero del giudice tributario, qualora la stessa sia promossa dopo la predetta data (Sezioni unite, ordinanza n. 22245 del 17 ottobre 2006).
· E’ del giudice ordinario la giurisdizione per le controversie concernenti i proventi derivanti dalla utilizzazione dei beni del demanio pubblico e del patrimonio dello Stato. Sono proventi non di natura tributaria, trattandosi di entrate correlate alla concessione del godimento di tali beni, e le relative controversie sono sottratte alla giurisdizione del giudice tributario. Nel caso, poi, sia richiesta la verifica dei poteri autoritativi della PA sul rapporto concessorio sottostante, la competenza è del giudice amministrativo (sentenza n. 20067 del 18 settembre 2006).
· Un contribuente che, a prescindere dall’intervenuto condono, si è rivolto al giudice ordinario per chiedere la restituzione di una somma incamerata dall’amministrazione finanziaria a seguito di rettifica di una dichiarazione fiscaleriscaldamento,potenza,kw,, ha violato l’articolo 2 del dlgs 546/92 che riserva queste controversie alla giurisdizione del giudice tributario (Cassazione sentenza n. 122 del 9 gennaio 2007).
· Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario (e non del giudice amministrativo) la controversia con cui il privato, titolare di un impianto di riscaldamento di potenza inferiore a 35 Kw, contesti la debenza di una somma quale “onere economico” conseguente a verifica da parte dei tecnici comunali dell’impianto stesso e attraverso la quale sostenga il venir meno per abrogazione della norma (art. 31 della L. n. 10/1991) che consente ai comuni con popolazione superiore ai 40.000 abitanti di istituire il servizio di controllo sugli impianti termici, “con onere a carico degli utenti” e, conseguentemente, la facoltà di prevedere un fondo per il finanziamento delle verifiche, alimentato con versamenti da parte dei titolari degli impianti (Cassazione sezione tributaria sentenza n. 25520 del 30 novembre 2006).
1) Con l’entrata in vigore dell’art. 27 della L. 6 agosto 1990, n. 223, per il quale il pagamento di un canone di abbonamento alla televisione consente di tenere nel luogo della propria residenza o dimora più apparecchi televisivi, non vi è, per il titolare di due abbonamenti, l’obbligo di pagare due canoni (ma uno solo) ed egli non è tenuto a svolgere alcuna attività per fruire del beneficio(Sent. n. 1588 del 18 novembre 1998 dep. il 24 febbraio 1999 della Corte Cass., Sez. I civ.).
Sent. n. 24010 del 6 novembre 2007 dep. il 20 novembre 2007 della Corte Cass., SS.UU. – Pres. Carbone, Rel. Botta
Svolgimento del processo – Il sig. F.B. assumendo di aver ricevuto dalla U., Servizio della riscossione tributi di Treviso, una raccomandata A.R., con la quale gli si comunicava l’avvio della procedura di fermo amministrativo di beni mobili registrati per mancato pagamento del canone di abbonamento televisivo per complessivi € 839,17 — conveniva innanzi al Giudice di pace di Treviso la “RAI Radio Televisione Italiana” per sentir accertare l’inesistenza della predetta obbligazione, adducendo il mancato possesso di un apparecchio televisivo e la mancata stipula di un contratto con l’ente convenuto per l’utilizzo del servizio televisivo. La convenuta rimaneva contumace.
Il Giudice di pace adito, con la sentenza in epigrafe, rilevato che “dagli atti di causa (risultava) che la convenuta, dopo la notifica dell’atto di citazione, (aveva) riconosciuto la fondatezza della domanda attrice, disponendo l’annullamento della cartella esattoriale notificata dall’ente esattore all’attore”, accoglieva la domanda stessa, ritenendola provata, e condannava la convenuta contumace alle spese di lite.
Avverso tale sentenza la RAI propone ricorso per cassazione, illustrato anche con memoria, in forza di tre articolati motivi, con il secondo dei quali eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice tributario. Resiste il contribuente con controricorso.
Motivazione – La questione di giurisdizione sottoposta all’esame di queste Sezioni Unite – difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice tributario – è sollevata nel secondo motivo di ricorso, in linea subordinata alla dedotta nullità della sentenza e del procedimento per la supposta inesistenza della notificazione dell’atto di citazione eseguita in Torino, via Cemaia 33, ove non è la sede legale della RAI e nemmeno altra sede o filiale della medesima, bensì la sede dell’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Torino 1, S.A.T. Sportello abbonamenti TV.
In verità dalle stesse argomentazioni sviluppate nel ricorso emerge che nella specie più che di un problema attinente alla regolarità della notifica, si tratta di un problema circa l’esatta individuazione del destinatario della citazione e della relativa notificazione.
Infatti: a) l’atto di citazione è stato notificato nel luogo ove ha sede, come, in effetti, ha sede, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate – già “Ufficio del registro abbonamenti radio e televisione di Torino” – competente per il canone RAI, cioè l’ente impositore; b) il destinatario dell’atto di citazione è equivocamente indicato dall’attore; b1) la denominazione dell’ente convenuto è individuata nella “RAI Radio Televisione Italiana”, cioè la società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo il cui costo di fornitura è coperto dal canone (a norma dell’art. 15, della legge 103 del 1975, prima, e dell’art. 18, della legge n. 112 del 2004, ora); b2) quale indirizzo dell’ente convenuto è indicato, tuttavia, non quello della sede legale ed effettiva della RAI – notoriamente sita in Roma, viale Mazzini 14 –, bensì quello dell’Ufficio Torino 1 dell’Agenzia delle Entrate, come comprova anche l’individuazione nella Dott.ssa F.M. (rectius, M.) del direttore responsabile (cui l’attore attribuirebbe la “rappresentanza” dell’ente convenuto): la dott.ssa M. non è un dirigente della RAI, ma è il Direttore del predetto Ufficio Torino 1 dell’Agenzia delle Entrate, e in detta qualità essa appare come firmataria della lettera – intestata “Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1” – che ha comunicato al contribuente lo sgravio della partita debitoria.
La soluzione del problema relativo all’incertezza, causata dalle contraddittorie indicazioni presenti nell’atto di citazione, circa l’identificazione del reale destinatario dell’azione – a) la Rai-Radio Televisione Italiana, la quale non ha potere impositivo ed è esclusivamente destinataria, nella misura stabilita dalla legge, del ricavato derivante dal canone corrisposto dai contribuenti oppure b) l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. Sportello abbonamenti TV che è, rispetto al canone de quo, l’ente munito del potere impositivo e legittimato ad esercitare la relativa pretesa – è strettamente connessa all’oggetto del giudizio, di cui il giudice di merito avrebbe dovuto tener conto e che risulta altresì determinante per la giurisdizione.
È fuor di dubbio che oggetto del giudizio sia la debenza – contestata dal contribuente – del canone di abbonamento radiotelevisivo: quest’ultimo non trova la sua ragione nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l’Ente – la Rai, appunto – che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo (cosi la Corte costituzionale nella

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 art. 2
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