Source: https://canestrinilex.com/risorse/conservazione-traffico-telefonico-tra-esigenze-processuali-e-riservatezza-cass-162516/
Timestamp: 2020-07-13 09:26:44+00:00

Document:
28 Gennaio 2016, Cassazione civile
In tema di conservazione del traffico telefonico e telematico, il bilanciamento degli interessi tra privacy e diritto di difesa è stato operato a monte dal legislatore. Non sussiste quindi un obbligo di conservazione e ostensione dei dati in capo al fornitore, una volta che sia scaduto il termine previsto per la loro conservazione.
Il Tribunale ha negato l’accesso richiesto dal (OMISSIS) con una prima istanza del 1 dicembre 2006, poiche’ i tabulati, ai quali egli era interessato, si riferivano a un periodo (gennaio 2001- ottobre 2004) risalente a piu’ di ventiquattro mesi prima. Questa decisione ha fatto corretta applicazione dell’articolo 132 cod. privacy, commi 1 e 3, nel testo allora in vigore (modificato dal Decreto Legge 24 dicembre 2003, n. 354, articolo 3 conv., con mod., in Legge 26 febbraio 2004, n. 45, e del Decreto Legge 27 luglio 2005 n. 144, articolo 6, comma 3, conv., con mod., in Legge 31 luglio 2005, n. 155), che prevedeva un termine di ventiquattro mesi per la conservazione dei dati relativi al traffico telefonico per finalita’ di accertamento e repressione dei reati, entro il quale il difensore dell’imputato o della persona indagata poteva chiedere direttamente al fornitore i dati relativi al proprio assistito. I ricorrenti sostengono che vi fosse un obbligo di conservazione per ulteriori ventiquattro mesi per l’accertamento dei reati per i quali era obbligatorio l’arresto in flagranza, a norma dell’articolo 270 c.p.p. E’ una tesi che non trova fondamento nell’articolo 132 cod. privacy che, nel comma 2, prevedeva l’obbligo di conservazione dei dati del traffico telefonico per ulteriori ventiquattro mesi (cioe’ complessivamente per quarantotto mesi) soltanto “per esclusive finalita’ di accertamento e repressione dei delitti di cui all’articolo 407 c.p.p., comma 2, lettera a), nonche’ dei delitti in danno di sistemi informatici o telematici” e con l’intervento del giudice il quale doveva autorizzarne l’acquisizione con decreto motivato (comma 4). I ricorrenti non hanno dedotto che le indagini difensive nel cui ambito e’ stata avanzata la richiesta di accesso fossero relative a uno dei reati previsti dall’articolo 407 c.p.p., comma 2, lettera a), e non hanno neppure precisato con chiarezza per quali reati il (OMISSIS) fosse stato indagato o imputato (si sono limitati a richiamare l’articolo 416 c.p.).
La previsione dell’obbligo di arresto in flagranza (nelle ipotesi di cui all’articolo 380 c.p.p.) non integra l’ipotesi normativa considerata, a prescindere dal rilievo che la questione non e’ stata proposta nel giudizio di merito, ma solo in sede di legittimita’. Inoltre, il Decreto Legge 27 luglio 2005, n. 144, articolo 6 (contenente misure di contrasto del terrorismo internazionale), conv., con mod., in Legge 31 luglio 2005, n. 155, nella parte in cui sospende l’applicazione delle disposizioni che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati del traffico telefonico fino alla data di entrata in vigore della direttiva 2006/24/CE (attuata con Decreto Legislativo 30 maggio 2008 n. 109) e comunque non oltre il 31 dicembre 2008, non e’ utile a dimostrare la fondatezza della tesi dei ricorrenti, perche’ non pertinente rispetto alla questione, sulla quale verte la controversia in esame, del preteso libero accesso ai dati stessi da parte dei privati (sul citato articolo 6 ci si soffermera’ anche piu’ avanti).
La questione che si pone e’ se sia giustificata e razionale l’interpretazione dell’articolo 132 cod. privacy, commi 2 e 3 (nel testo allora in vigore), fatta propria dal giudice di merito, secondo la quale, una volta che siano decorsi i primi ventiquattro mesi, e’ preclusa l’utilizzazione dei dati del traffico telefonico e (per quanto qui interessa) l’accesso ad essi da parte dei privati, per finalita’ di repressione dei reati diversi da quelli previsti dall’articolo 407 c.p.p., comma 2, lettera a).
Ad avviso dei ricorrenti, la risposta negativa a tale questione troverebbe giustificazione nella necessita’ (e nel connesso dovere del giudice) di bilanciare il diritto dei terzi coinvolti nei dati di traffico telefonico alla segretezza delle comunicazioni e il diritto di difesa al quale e’ funzionale l’esigenza investigativa dei privati richiedenti l’accesso.
Questa tesi non e’ condivisibile.
Infatti, il suddetto bilanciamento tra i diversi valori in campo e’ stato operato direttamente dal legislatore che, nell’articolo 132 cod. privacy, ha consentito l’utilizzazione dei (e indirettamente l’accesso ai) dati telefonici per il piu’ lungo periodo di tempo di quarantotto mesi soltanto nell’ambito dei procedimenti riguardanti l’accertamento di una categoria predeterminata di crimini (quali sono appunto quelli di cui all’articolo 407 c.p.p., comma 2, lettera a), presuntivamente capaci di destare particolare allarme sociale.
In tale scelta la Corte costituzionale (sent. n. 372/2006) ha ravvisato un ragionevole bilanciamento, operato discrezionalmente dal legislatore, tra il diritto inviolabile dei singoli alla liberta’ e segretezza delle comunicazioni e l’interesse primario alla repressione dei reati, al quale e’ ancillare il diritto di difesa delle persone coinvolte.
Infine, non si vede quale sia l’interesse dei ricorrenti a dedurre l’illegittimita’ del comportamento di (OMISSIS), per avere distrutto dati del traffico telefonico che, in tesi, aveva l’obbligo di conservare, una volta escluso il loro diritto di accesso agli stessi.
Il fondamento di tale diritto e’ ravvisato erroneamente nel Decreto Legge n. 144 del 2005, articolo 6 cit., come si e’ gia’ detto. Inoltre, tale disposizione non sarebbe comunque idonea a rendere obbligatoria la conservazione ed ostensione dei dati una volta che sia scaduto il termine ivi previsto per la loro conservazione da parte del gestore (“non oltre il 31 dicembre 2008”), seppur nel corso del procedimento giurisdizionale, ma prima della sentenza del giudice chiamato a decidere sulla esistenza e attualita’ del diritto di accesso azionato.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di legittimita’, in considerazione della novita’ e complessita’ delle questioni trattate.
Sulla conservazione dei dati di traffico è intervenuta, in epoca successiva ai fatti per cui è sentenza, anche la Corte di Giustizia Europea, affermando l’illegittimità della direttiva “Frattini” (2006/24/Ce) per violazione del principio di proporzionalità nel bilanciamento tra diritto alla protezione dei dati personali ed esigenze di pubblica sicurezza.
I fatti sono risalenti all’anno 2004: l'impianto normativo non è più attuale (ma il ragionamento si).

References: articolo 3
 articolo 6
 articolo 6
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 sentenza