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Timestamp: 2020-05-30 07:51:46+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - SENTENZA 18 luglio 2019, n.19404
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 30 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 9:51
La responsabilità dell'ente obbligato al controllo e alla prevenzione postula una valutazione in ordine alla condotta esigibile nel caso concreto.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - SENTENZA 18 luglio 2019, n.19404MASSIMA
L'applicazione dell'art. 2043 c.c. in luogo dell'art. 2051 c.c. impone che la responsabilità dell'ente si affermi solo previa individuazione del concreto comportamento colposo ad esso ascrivibile e cioè che gli siano imputabili condotte, a seconda dei casi, specificamente o genericamente colpose che abbiano reso possibile il verificarsi dell'evento dannoso. Di contro, slegando la responsabilità dell'Ente dal concetto di colpa la si farebbe transitare nell'alveo della responsabilità oggettiva da cose in custodia secondo le regole di cui agli artt. 2051, 2052 e 2053 c.c.
1. Con la sentenza in epigrafe la Corte d'appello di Catanzaro, in riforma della decisione di primo grado, ha condannato l'Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza al pagamento, in favore della Confraternita di Misericordia dell'importo di Euro 9.706,13, oltre interessi, a titolo di risarcimento dei danni subiti dal mezzo di proprietà di quest'ultima in conseguenza del sinistro occorso in data 29/7/2007 causato dall'improvviso attraversamento della strada dallo stesso percorsa da parte di un cane randagio.
Ha infatti ritenuto che il sinistro fosse ascrivibile a colpa della Azienda sanitaria e non invece del Comune (all'inverso di quanto invece opinato dal primo giudice), per avere questa omesso di esercitare i poteri di vigilanza e controllo del fenomeno del randagismo ad essa attribuiti dalla L.R. Calabria 5 maggio 1990, n. 41, art. 12, comma 2, come sostituito dalla L.R. Calabria 3 marzo 2000, n. 4, art. 7.
2. Avverso tale decisione l'A.S.P. di Cosenza propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.
3. Essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell'art. 380 - bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza della Corte.
La ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 - bis c.p.c., comma 2.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI CIVILE - SENTENZA 18 luglio 2019, n.19404 -
1. Con il primo motivo l'Azienda ricorrente denuncia violazione della L.R. Calabria 19 marzo 2004, n. 11, art. 1, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 3 e del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 13, per avere la Corte d'appello attribuito ad essa odierna ricorrente i poteri di vigilanza e controllo del randagismo che invece - sostiene - sono ex lege di competenza esclusiva del Comune.
2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia altresì violazione della L.R. Calabria n. 41 del 1990, art. 2, lett. b) e art. 13.
3. Con il terzo motivo la ricorrente deduce infine violazione dell'art. 2043 c.c., per avere la Corte d'appello affermato la responsabilità di essa azienda sanitaria omettendo di considerare che, come accertato dal primo giudice, nessun intervento di accalappiamento di cani randagi era stato richiesto dal Comune di Mendicino nei giorni dell'incidente.
In Calabria, come correttamente affermato nella sentenza impugnata, tale competenza risulta chiaramente attribuita al Servizio veterinario istituito, ai sensi della L.R. Calabria n. 41 del 1990, art. 3, come sostituito dalla L.R. n. 4 del 2000, art. 3, presso le unità sanitarie locali (ora aziende sanitarie).
La detta L.R. n. 41 del 1990, art. 12, comma 2, come sostituito dalla L.R. n. 4 del 2000, art. 7, dispone infatti: 'i cani vaganti non tatuati devono essere catturati, con metodi indolori e non traumatizzanti, salvo i casi previsti dalla L.R. 5 maggio 1990, n. 41, art. 3, comma 2, dal Servizio veterinario competente per territorio, il quale tramite la sua Unità operativa adempie agli obblighi previsti dalla presente legge'.
Non può in particolare giovare il riferimento, nel secondo motivo, ai provvedimenti adottati dal Commissario ad acta al Piano di Rientro del disavanzo in sanità (decreti nn. 197 del 2012 e 32 del 2015) e in particolare alla previsione ivi contenuta secondo cui 'le unità di accalappiamento cani sono alle dipendenze e coordinati dai servizi veterinari di sanità animale ed operano sotto le direttive del Direttore del servizio che programma l'attività sulla base delle esigenze territoriali e delle richieste dei sindaci del comprensorio'.
E' agevole infatti rilevare che si tratta di provvedimenti successivi alla data del fatto lesivo e comunque di normazione secondaria che, come tali, non possono certamente assumere alcun rilievo, tantomeno limitativo, nella ricostruzione della disciplina ricavabile dalle norme di rango primario.
Inoltre il tenore letterale delle disposizioni, facendo comunque riferimento non solo alle richieste dei sindaci ma anche - e indipendentemente da queste - alle 'esigenze territoriali' (suscettibili di autonoma rilevazione), non giustifica l'interpretazione proposta dalla ricorrente.
6. E' invece fondato il terzo motivo.
L'applicazione dell'art. 2043 c.c., in luogo di quella di cui all'art. 2052 c.c., quest'ultimo ritenuto invocabile nelle ipotesi in cui ricorre non tanto la proprietà (tant'è che in essa incorre anche il semplice utente) quanto il potere/dovere di custodia, ossia la concreta possibilità di vigilanza e controllo del comportamento degli animali (Cass. 25/11/2005, n. 24895), impone, infatti, che la responsabilità dell'ente si affermi solo previa individuazione del concreto comportamento colposo ad esso ascrivibile e cioè che gli siano imputabili condotte, a seconda dei casi, genericamente o specificamente colpose che abbiano reso possibile il verificarsi dell'evento dannoso.
'Tanto nell'ottica - come è stato efficacemente rimarcato - che, se bastasse, per invocarne la responsabilità, l'individuazione dell'ente preposto alla cattura dei randagi ed alta custodia degli stessi, la fattispecie cesserebbe di essere regolata dall'art. 2043 c.c. e finirebbe per essere del tutto disancorata dalla colpa, rendendo la responsabilità dell'ente una responsabilità sottoposta a principi analoghi se non addirittura più rigorosi di quelli previsti per le ipotesi di responsabilità oggettiva da custodia di cui agli artt. 2051,2052 e 2053 c.c.'.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 12
 art. 7
 art. 380
 SENTENZA 
 art. 1
 art. 3
 art. 13
 art. 2
 art. 13
 sentenza 
 art. 3
 art. 3
 art. 12
 art. 7
 art. 3