Source: http://iuniscuolainforma.blogspot.it/2012/10/aspiranti-dirigenti-scolastici-chiedono_30.html
Timestamp: 2017-10-23 06:17:20+00:00

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IUniScuoLaLombardiaInforma OnLine: Aspiranti Dirigenti scolastici chiedono "Giustizia" a mezzo lettera
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Decisione interlocutoria di Palazzo Spada sul concorso a dirigente della Lombardia
Buste leggere, ci sarà la perizia
Gli analisti dovranno dire se garantivano l'anonimato
Buste sotto le radiografie dell'università: decisione interlocutoria del Consiglio di stato sulla vexata quaestio del concorso dei dirigenti scolastici svoltosi in Lombardia. Con l'ordinanza n. 5959/12, pubblicata lunedì 26 novembre scorso, i giudici di appello della giustizia …
VAI all'articolo originale ITALIAOGGI Fonte MIUR
Sul concorso dei Presidi disposta una nuova perizia.
Vai all' articolo originale su TECNICA DELLA SCUOLA
>Anonimato violato? Da provare (ITALIAOGGI)
Il semplice sospetto non basta per annullare la selezione
È garantito l'anonimato nel concorso a dirigente scolastico se non c'è prova di una violazione effettiva dei documenti. Sulla base di questo assunto (e di altri motivi peculiari) il tribunale amministrativo del Lazio ha respinto il ricorso di concorrenti di varie regioni contro
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«Documento sul concorso per dirigenti scolastici in Calabria e in Lombardia»
[ Illustrissimo signor Ministro, gli scriventi sono comuni cittadini e candidati risultati non idonei al concorso per dirigenti scolastici, svoltosi in Calabria e in Lombardia.
Nel presente documento noi sottoscritti intendiamo portare a conoscenza della S.V.I. il nostro punto di vista sulla vicenda concorsuale calabrese e su quella lombarda, con particolare riferimento alla soluzione politica“salva-idonei” invocata da taluni partiti e sindacati.
Teniamo a puntualizzare che di tutto ciò che scriveremo qui appressoesistono documenti e testimonianze dirette.
Da quando il concorso per dirigenti scolastici è stato sospeso, prima in Lombardia e poi in Calabria, nel mondo della scuola si è riaccesa la speranza che moltedomande possano finalmente trovarerisposta.
In Lombardia il CdS ha sospeso il concorso, confermando la decisione del Tar circa la trasparenza delle buste.In Calabria, il CdS , invece, ribaltando la decisione del Tar regionale, ha accolto finora tutti i ricorsi in appello, ritenendo fondato il motivo dell’incompatibilità del presidente della Commissione.
Dunque, sia in Lombardia che in Calabria, si attendono le sentenze di merito per conoscere l’epilogo di questa penosa e inquietante vicenda concorsuale, che è stata aspramente criticata per i molti errori presenti in ogni sua fase, a iniziare dal bando.
Il primo campanello d’allarme era scattato mesi fa in Calabria, a causa di una situazione da molti ritenuta “anomala”.
Nel marzo 2011, l’Università Magna Graecia di Catanzaro, in collaborazione con l’USR Calabria, ha organizzato un corso di perfezionamento, a pagamento, di cui responsabile scientifico è stato il prof. Antonio Viscomi. Il corso era formalmenteintitolato “Per dirigenti scolastici”ma, in realtà, è stato esteso a docenti con funzioni vicarie. Ebbene, circa quattordici di questi docenti vicari sono stati successivamente ritrovati nell’elenco degli ammessi agli orali del concorso, presieduto dal medesimo Viscomi. Questi, insomma, accettò a suo tempo l’incarico di presidente del concorso, benché tra i partecipanti ci fossero diversi corsisti, nonché docenti con funzioni vicarie, del corso organizzato dallo stesso Viscomi pochi mesi prima.
Nel marzo 2012 l’USR Calabria ha promosso un corso di formazione per dirigenti scolastici, che prevedeva una serie di seminari da tenersi in diverse città calabresi. In quegli incontri il relatore è stato sempre il Prof. Antonio Viscomi. Nella scheda illustrativa del corso, alla fine della presentazione delle varie attività, si legge: “Per ulteriori informazioni contattare: M.A.C. e M. N. I.”Delle due collaboratrici referenti viene fornito sia il numero di cellulare che l’indirizzo di posta elettronica. Ebbene, anche queste due collaboratrici risultano nell’elenco degli ammessi all’orale del concorso. Una delle due era stata addirittura bocciata alla preselezione di ottobre e poi riammessa agli scritti e agli orali con riserva, mentre l’altra si è classificata tra i primi nella graduatoria finale dei vincitori.
Prima ancora del“fumus” dell’irregolarità ravvisato dal giudice amministrativo, molti candidati esclusi dalle prove orali avevanofiutatoodore di bruciato, non appena avuto accesso agli atti concorsuali.
Dopo la pubblicazione dell’elenco degli ammessi all’orale (avvenuta lo scorso 30 marzo), si è scatenata sull’ufficio contenziosi dell’Usr Calabria una vera tempesta di richieste di accesso a elaborati e a verbali, da parte di candidati che non riuscivano a spiegarsi il motivo della loro esclusione. Si era già avuto il presentimento che qualcosa di strano potesse esserci stata nella avvenuta correzione delle prove scritte, quando ad un gruppo di candidati, presentatisi il 23 aprile nella sede dell’Usr per visionare informalmente gli atti, veniva riferito dai pubblici funzionari che la commissione non aveva ancora consegnato l’incartamento. Come mai, a distanza di 23 giorni dalla pubblicazione degli ammessi, non aveva ancora depositato i documenti del concorso? La commissione aveva oltretutto disposto dei limiti molto restrittivi al diritto di accesso, mettendo a disposizione dei richiedenti un numero di elaborati pari al 25% del totale e, per ogni candidato, al massimo dieci elaborati anonimi.
Dalla lettura dei verbali e dei compiti anonimi emerge una lunga serie di illogicità: incongruenze nella griglia di valutazione, tempi di correzione troppo ristretti, gravi errori concettuali, grammaticali e sintattici riscontrati in alcuni temi di candidati ammessi agli orali, giudizi inspiegabilmente negativi attribuiti a compiti corretti e contenutisticamente esaustivi.
Inoltre, ci risulta assai strano il fatto che quasi tutti i candidati siano stati bocciati nella prima prova (a detta di tutti semplicissima),il che ha consentito alla Commissione di evitare la lettura della seconda prova.
I candidati che hanno sostenuto l’orale riferiscono di misteriose scatole contenenti delle buste con le domande da estrarre, scatoleche la Commissione avrebbe fatto apparire e scomparire tra un colloquio e l’altro. Buste e scatole venivano spostate dalla (e con) la Commissione, che si ritirava in un’altra aula per valutare il candidato appena interrogato. Le scatole rientravano poi con la Commissione e venivano nuovamente riposte sul tavolo per permettere al candidato successivo di estrarre una nuova serie di cinque domande con la stessa procedura. Perché la Commissione, dopo ogni interrogazione, portava le scatole con sé, sottraendole alla vista dei presenti? Eppure, c’era sempre un commissario di lingua (la lingua non scelta dal candidato) che non si allontanava, o poteva non allontanarsi, con il resto della commissione, dal momento che non era coinvolto nella valutazione. Non si riesce a capire il perché di una procedura così macchinosa e così poco trasparente!
Le supposte irregolarità vengono denunciate pubblicamente in lettere aperte, indirizzateai massimi consessi dello Stato.
In Lombardia, quest’ estate, ha destato grande sconcerto la notizia che i giudici del Tar hanno verificato la trasparenza delle bustine bianche contenenti i dati anagrafici dei candidati. In tal modo i membri della commissione, volendo, avrebbero potuto leggere i nomi dei candidati in controluce. Da qui addio alla garanzia dell’anonimato, che è principio inderogabile nella correzione delle prove scritte nei pubblici concorsi.
Ma ecco che, a fine agosto, si crea una differenza rilevante tra la situazione calabrese e quella lombarda. Mentre in Calabria non c’è l’impellenza di sciogliere il nodo in tempi brevi, poiché il dimensionamento ha azzerato i 108 posti di dirigente scolastico inizialmente previsti, in Lombardia si contano 355 posti vacanti. Interviene a questo punto la politica, con la pretesa di sbloccare al più presto il “congelamento” degli idonei. Ma in quale modo!
Un disagio certamente comprensibile quello delle scuole lombarde senza presidi. Tuttavia l’escamotage prospettato da taluni partiti e sigle sindacali, per molti, ha più l’aspetto di una “proposta indecente” che di una soluzione politica sensata, poiché essi chiedono al governo, ancor quando la magistratura decidesse di annullare il concorso, l’emanazione di una accomodante sanatoria legislativa in barba alla sentenza dei giudici, come se non l’avessero mai emanata.
La proposta indigna osservatori ed opinionisti, i quali esprimono pubblicamente il proprio dissenso su riviste e forum. Da parte sua, il ministro dell’Istruzione si impegna a sistemare il pasticcio del concorso annullato secondo un’ottica normativa che punti ad “un colloquio valutativo dei candidati che hanno vinto il concorso e che ne certifichi l’idoneità, così da non stravolgere le graduatorie”.
Ci si chiede in molti come possa la politica invocare delle soluzioni di comodo che vadano contro la stessa Costituzione, oltre che contro le sentenze dei tribunali di merito. Tentare di “sterilizzare” una sentenza della magistratura equivarrebbe a causare una prevaricazione del potere legislativo su quello giudiziario, che è poi il potere di far rispettare le leggi emanate dagli stessi organi legislativi. Un fatto che rischia di destabilizzare i poteri istituzionali. Recita l’art 97 della Costituzione: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione”.
Non si capisce poi perché si temano possibili reazioni da parte di idonei sfornati da un concorso “viziato”( qualora ciò venisse accertato con sentenza definitiva della magistratura), che rivendicano degli improbabili “diritti acquisiti”, e non si temono invece le possibili richieste di risarcimento da parte dei candidati esclusi. Non sarebbero questi ultimi (in caso di sentenza di annullamento) che si sono visti negare il diritto di partecipare ad una selezione corretta e imparziale, finalizzata al perseguimento del pubblico interesse? Di quali diritti acquisiti si può parlare con un concorso “irregolare”? Un titolo di idoneità acquisito in seguito ad una procedura irregolare non è forse un bene strappato a chi, in un concorso condotto secondo le regole, sarebbe potuto risultare più meritevole? Ci lascia stupiti il fatto che si pensi che con un esamino pro-forma riservato agli idonei e un nuovo concorso da far ripetere ai bocciati si possa risolvere la situazione, senza minimamente preoccuparsi che, così facendo, si potrebbe scatenare una nuova guerra legale senza precedenti. Come è possibile che non ci si renda conto che, piegando il diritto alle ragioni della convenienza, possa crearsi un precedente giurisprudenziale gravissimo, capace di minare dalle fondamenta la democrazia e il buon andamento della Pubblica Amministrazione?
Intanto,nel periodo estivo, il Tar Calabria rigetta uno dopo l’altro ogni ricorso individuale e collettivo. Tra fine agosto e metà settembre, i ricorsisti calabresi iniziano a vedere i primi frutti della loro battaglia: il Consiglio di Stato accoglie delle istanze cautelari in appello, ravvisando “apprezzabili profili di fumus boni iuris, con riferimento al motivo di ricorso concernente il ruolo del professor Antonio Viscomi, presidente della commissione esaminatrice e già presidente del corso di perfezionamento per dirigenti scolastici, frequentato anche da dirigenti con funzioni vicarie poi ammessi al concorso”.
In conclusione, noi sottoscritti, comuni cittadini e candidati non idonei intenzionati a proseguire nell’iter legale fino all’ultimo grado di giudizio per far piena luce sulla vicenda concorsuale,
CHIEDIAMO alla S.V. di voler bloccare qualsiasiiniziativa politica “salva-idonei” che risulti essere eventualmente in contrasto con la sentenza definitiva della magistratura. Sentenza che, una volta emessa, dovrà essere accettata da tutti con doveroso rispetto.
Glielo chiediamo nell’interesse dei tanti candidati che hanno investito enorme quantità di tempo, di energie e di denaro per prepararsi ad affrontare seriamente e dignitosamente detta selezione; dei tanti docenti che ogni giorno si spendono nelle aule per educare le nuove generazioni alla dirittura morale e alla legalità; nell’interesse dei tanti cittadini onesti che credono nella meritocrazia e non nel clientelismo; nell’interesse stesso dello Stato che deve garantire a tutti i cittadini il rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento. Ma, soprattutto, glielo chiediamo per il bene dei nostri figli, ai quali speriamo di consegnare un giorno una società migliore di quella attuale.
[«Scuola e concorsi: “i promessi presidi”»
Caro Beppe, in Lombardia l’assunzione dei nuovi dirigenti scolastici, selezionati attraverso un concorso nazionale estremamente impegnativo, è attualmente sospesa in seguito a una sentenza del TAR (presunto vizio di forma dell’amministrazione). Io sono una degli idonei, che, ironicamente, si potrebbero soprannominare “i promessi presidi”.Siamo in 406: un numero di potenziali leader innovativi in grado di fare la differenza, di innescare un circolo virtuoso di trasformazione. Pur nell’amarezza con cui abbiamo vissuto gli ultimi mesi, sospesi in un limbo tra la sentenza del TAR Lombardia e quella del Consiglio di Stato prevista per fine novembre, non abbiamo mai voluto alzare la voce. Il decoro con cui abbiamo agito è un modo di essere radicato in noi; non un abito da indossare o meno in base alla convenienza. I nostri curriculum parlano chiaro: molti di noi hanno esperienze nazionali ed europee in svariati campi della cultura e dell’insegnamento; diversi di noi hanno il dottorato ed esperienze nell’ambito della ricerca, della formazione e della docenza universitaria; c’è chi è autore di pubblicazioni note alla comunità scientifica italiana e internazionale, collabora con prestigiose istituzioni, ha una mentalità cosmopolita. Molti di noi sono giovani, il 10% non arriva ai quarant’anni, a dimostrazione del fatto che, di fronte all’alternativa tra essere “cervelli in fuga” verso orizzonti di carriera all’estero e restare in Italia a lottare per migliorare il nostro Paese, noi abbiamo scelto la seconda strada. Noi crediamo nel nostro Paese e, nonostante lo scenario non certo sereno, nutriamo fiducia nelle istituzioni. Non siamo soltanto i vincitori di un concorso che rischia di essere annullato; siamo persone che alla forma uniscono la sostanza e che hanno un valore aggiunto da mettere al servizio della scuola intesa come luogo fisico e simbolico in cui coltivare l’intelligenza cognitiva, emozionale e sociale dei cittadini di domani: consapevoli, responsabili, liberi.
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Scuola, concorso dirigenti scolastici. Lettera aperta al ministro Profumo
io sono un’idonea della regione Lombardia e sono anche la portavoce del gruppo lombardo, composto da 406 docenti, ma questo Lei lo sa già.
Le scrivo oggi a titolo personale, ma credo di interpretare il pensiero di molti miei colleghi che, come me, vivono con sconcerto e stupore questa incresciosa vicenda.
Il concorso, bandito oltre un anno fa, si è arenato in Lombardia, così come in Calabria, per questioni indipendenti il merito e le capacità degli idonei. Coloro che hanno portato a compimento il percorso concorsuale hanno rispettato ogni dettaglio previsto dal bando e dall’Amministrazione. Hanno tutti superato una prova preselettiva, due scritti ed un orale nei tempi e nei modi previsti dall’Amministrazione competente. Non solo. Hanno, loro malgrado, subito le avverse vicende legate alle sentenze del TAR e alle ordinanze del Consiglio di Stato. Il tutto mantenendo una dignità ed un riserbo notevoli. Da parte degli idonei lombardi non c’è stato clamore. Nessuno ha manifestato apertamente contro ricorrenti, Amministrazioni, Ministero. C’è stata un’enorme compostezza e una immediata presa di coscienza rispetto all’accaduto. In Lombardia ci siamo organizzati e abbiamo scelto l’unica via possibile: quella legale. Abbiamo incaricato un avvocato per difendere la nostra posizione in Consiglio di Stato. Abbiamo fermamente creduto nella giustizia in un Paese che ha voglia di rinnovamento e merito. E ora, a pochi giorni dalla sentenza di merito, vogliamo credere ancora di più in questi valori imprescindibili per una Paese che voglia dirsi civile.
Quando abbiamo iniziato quest’avventura concorsuale eravamo semplici docenti che hanno colto un’opportunità e hanno saputo, studiando, arrivare ad un risultato. Ora, a distanza di un anno e mezzo, siamo idonei e beffati. Beffati, badi bene, non dal Consiglio di Stato cui ci rimettiamo e ci rimetteremo, ma dalla pubblica opinione e dalle voci che si alzano da più parti. Noi, idonei con merito dopo una selezione durissima e onesta, manteniamo un composto silenzio davanti alla presunta violazione del diritto costituzionale dell’anonimato. Un silenzio che testimonia il nostro rispetto della legge e della Costituzione, ma anche delle istituzioni. Ma altri, i ricorrenti, gettano fango su tutta la procedura e sul nostro operato. E allora mi chiedo una cosa: come è possibile attendere in silenzio fiduciosi che la Giustizia farà il suo corso, senza almeno chiedersi quali altri diritti costituzionali siano stati violati? Ad esempio, caro Ministro, l’articolo 97 della Costituzione che parla di “buon andamento” e di “responsabilità dei funzionari”. Se da più parti vengono gettate ombre su una procedura cristallina, che ha selezionato i meritevoli e i capaci, perché l’Amministrazione non difende se stessa, e noi, come parte di essa? Noi attendiamo il 20 novembre credendo assolutamente che l’Italia sia ancora un Paese equilibrato e che non esistano figli di un Dio minore. Noi attendiamo la sentenza fiduciosi che non possano esistere due pesi e due misure, che il concorso non possa essere giudicato in modo diverso in diverse Regioni. Noi sappiamo che una è la Carta costituzionale che garantisce a tutti pari opportunità. E con decisione chiediamo che tutti gli articoli vengano rispettati, che valga il rispetto dell’anonimato (e bisogna ancora provare che sia stato violato), ma che valga anche il buon andamento dell’Amministrazione. Quando abbiamo scelto la Lombardia per tentare questo concorso ci siamo affidati ai suoi Amministratori. Ed ora a loro chiediamo conto. E lo facciamo attraverso il nostro Ministro, garante per noi del buon andamento della Pubblica Amministrazione che rappresenta.
Per ora ci rimettiamo al giudizio del Consiglio di Stato consapevoli di avere fatto tutto ciò che ci veniva chiesto di fare. Consapevoli di essere colpevoli solo di avere studiato e di essere, finalmente, meritevoli e basta. Consapevoli che noi, che rappresentiamo una procedura onesta e non cerchiamo le mezze misure, potremmo essere una vera risorsa per il mondo della scuola. E vogliamo solo l’opportunità di dimostrare sul campo ciò che valiamo, come abbiamo sul campo meritato di fare. Attendiamo il 20 novembre, dunque, signor Ministro. Nella speranza di poter festeggiare il 21 l’ingresso nel mondo della scuola come Dirigenti. Oppure fiduciosi che tutta la Costituzione sarà fatta rispettare. E anche le leggi, cui noi ci rimettiamo e cui ci siamo rimessi finora.
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sono il Prof. Paolo D’Alvano, insegno nella scuola superiore statale Vittorio Bachelet di Oggiono (LC).
Mi considero, nonostante il parere non sempre benevolo del mio datore di lavoro, un buon dipendente pubblico.
Il mio datore di lavoro dovrebbe scegliere il personale in base al principio costituzionale che sancisce l’accesso ai pubblici uffici previo superamento di un pubblico concorso: la pubblica selezione dei migliori. Tuttavia, ammetto che non sempre questo accade. Per certo ci sono procedure diverse per selezionare dei bravi impiegati pubblici. Procedure, già sperimentate in altri paesi europei, che garantendo l’imparzialità dell’azione della P.A. superano altresì i bizantinismi dei concorsi.
Sono stato un laureato figlio della piccola proprietà contadina. Un giovane che guardava Milano come ad un forziere traboccante di opportunità. Così ho seguito l’unica regola che, tutt’ora, consente l’accesso all’impiego pubblico. Di certo avrei potuto percorrere altre vie professionali. Ma, ventitré anni orsono l’impiego pubblico per un ragazzo del sud aveva un certo appeal. Quante speranze nutrivo e come sembrava sorridermi la vita! Così, un po’ per fortuna e un po’ per merito, mi si perdoni il peccato di vanità, di concorsi ne ho superati e vinti diversi nella mia vita professionale. In questo modo ho avuto l’indubbio privilegio di poter scegliere il lavoro più interessante per me: l’insegnamento. Arrivo nel mondo della scuola, quindi, dopo aver svolto altri lavori come funzionario in altre pubbliche amministrazioni. Sempre vincitore, non semplicemente idoneo, di un pubblico concorso.
Intanto, a partire dagli anni ottanta, gli stati hanno usato in modo dissennato la deficit spending policy.
Il debito sovrano, finalizzato anche a scopi clientelari ed elettorali (si parlava di assalto alla diligenza quando veniva approvata la vecchia legge finanziaria), ha raggiunto e superato l’ammontare della ricchezza prodotta dal nostro Paese in un anno.
Oggi i vincoli e le esigenze della finanza pubblica presentano il conto. Chi lo paga?
Nelle ultime leggi di approvazione del bilancio dello Stato (parlo del settore dell’education perché mi concerne), l’istruzione pubblica è diventata un costo. Non più fattore di sviluppo umano per eliminare gli ostacoli verso una concreta uguaglianza di opportunità per le giovani generazioni, bensì un onere a carico del bilancio statale e della comunità che va ridotto in modo drastico.
In effetti, negli ultimi tempi provo imbarazzo a qualificarmi come insegnante. In un rapporto di parte al tutto anch’io rappresento un costo per la comunità in cui vivo. Un costo superfluo, come l’istruzione. Un costo da eliminare. Allora ecco che qualche collega comincia a pensare che, forse, è il caso di togliere il disturbo.
Molti insegnanti, specialmente molti colleghi maschi, sarebbero stati disposti ad aumentare le ore di lavoro in cambio di un aumento stipendiale. Ma, in questo strano mondo, per un tacito accordo tra governi e sindacati, né la trimurtì sindacale, né i governi che si son via via succeduti alla guida del nostro sventurato Paese, hanno davvero voluto un aumento della produttività del lavoro dell’insegnante.
Tutte le parti sociali hanno avuto un preciso e, dal loro punto di vista, comprensibile obiettivo: dividere la torta in parti uguali fra quante più persone è possibile. Parità. Ecco la parola giusta per indicare questo egualitarismo al rovescio. Parità. Al ribasso però.
Un gioco durato fino a quando le finanze pubbliche lo hanno consentito. Fino alla stoccata finale. Il datore impone al dipendente di lavorare sei ore in più alla settimana senza aumentare di un euro la sua paga!
È’ stata ripristinata la servitù della gleba e non mi sono accorto di niente?
Tolgo il disturbo. Cerco nuove strade. Riprendo a studiare inglese. Penso di andarmene all’estero. Tanti nella mia famiglia lo hanno già fatto e i miei cari mi seguirebbero.
Intanto, nel 2011 mi iscrivo al concorso (ancora!) per dirigente scolastico. Nel 2012, dopo una selezione durata un anno, sono risultato tra i vincitori del concorso, in Lombardia, la mia terra adottiva.
La selezione ha avuto una lunga gestazione: fase pre-selettiva, fase delle prove scritte (due), fase del colloquio, valutazione dei titoli, graduatoria dei vincitori.
Abbiamo superato la selezione in 406 (circa 4000 concorrenti). In palio c’erano 355 posti da dirigente scolastico.
Ad oggi nessuno dei vincitori ha preso servizio perché il concorso, bandito dal Ministero dell’Istruzione, ha concluso il suo iter con la pubblicazione della graduatoria di merito, ma è stato bloccato dal TAR di Milano per presunte e mai provate irregolarità procedurali attribuibili, nel caso, all’amministrazione e non certo ai concorrenti come me. I giudici di appello del Consiglio di Stato si pronunceranno definitivamente nel merito della vicenda il 20 novembre 2012.
Cos’è accaduto in questo Paese che ha un elevatissimo tasso di litigiosità giudiziale? Semplice, è accaduto che i bocciati non hanno accettato l’esito della selezione e, con l’aiuto di bravi avvocati (bravi e inclini a fomentare le liti) sono riusciti, per ora, ad annullare il concorso. Insomma, sono stati strumentalmente invocati, mai provati, presunti vizi di forma, allo scopo di consentire agli stessi bocciati di rifare il concorso.
Giusto. Tutti devono avere una seconda chance. È il principio di parità al rovescio che lo impone.
Però i ministri dell’istruzione che si susseguono non vengano a invocare l’affermazione del merito.
È una invocazione priva di ogni dato sostanziale.
Eccomi, invece, a combattere la mia quotidiana battaglia, insieme a migliaia di meritevoli colleghi, nell’autunno del diffuso scontento. Una battaglia anche contro la pubblica opinione che si lascia facilmente convincere dal ritornello dei “soliti insegnanti fannulloni” o dei “soliti concorsi pubblici truccati e giustamente annullati dalla magistratura”. Ma stavolta non è andata così. E, pur conscio dell’accidentato cammino, mi batto per affermare la Ragione e il Diritto, con piena fiducia nella Giustizia in nome della Verità e del Merito.
Altrimenti non resta che togliere il disturbo.

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