Source: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2014-0038_IT.html
Timestamp: 2020-08-05 11:56:51+00:00

Document:
Procedura : 2010/0208(COD)
Ciclo del documento : A8-0038/2014
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relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio
sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio
– vista la posizione del Consiglio in prima lettura (10972/3/2014 – C8‑0145/2014),
– visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 9 dicembre 2010(1),
– visto il parere del Comitato delle regioni del 28 gennaio 2011(2),
– vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0375),
– vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0038/2014),
(2) In conformità a tale quadro normativo, per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio dell'Unione, ciascun OGM destinato alla coltivazione deve essere sottoposto ad una valutazione del rischio ai sensi dell'allegato II della direttiva 2001/18/CE. L'obiettivo di tale procedura di autorizzazione è garantire un elevato livello di tutela della vita e della salute umana, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori, assicurando al contempo l'efficace funzionamento del mercato interno. È opportuno raggiungere e mantenere un livello elevato uniforme di protezione della salute e dell'ambiente su tutto il territorio dell'Unione.
(2) In conformità a tale quadro normativo, per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio dell'Unione, ciascun OGM destinato alla coltivazione deve essere sottoposto ad una valutazione del rischio ai sensi dell'allegato II della direttiva 2001/18/CE, tenendo conto degli effetti diretti e indiretti, immediati e differiti, nonché degli effetti cumulativi a lungo termine, sulla salute umana e l'ambiente. La valutazione del rischio fornisce pareri scientifici volti a orientare il processo decisionale ed è seguita da una decisione relativa alla gestione del rischio che tiene conto anche di altri fattori legittimi pertinenti alla questione. L'obiettivo di tale procedura di autorizzazione è garantire un elevato livello di tutela della vita e della salute umana, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori, assicurando al contempo l'efficace funzionamento del mercato interno. È opportuno raggiungere e mantenere un livello elevato uniforme di protezione della salute, dell'ambiente e dei consumatori su tutto il territorio dell'Unione. È opportuno tenere sempre conto del principio di precauzione nel quadro della presente direttiva e della sua successiva attuazione.
(2 bis) Come risulta dalle conclusioni sugli OGM adottate dal Consiglio "Ambiente" il 4 dicembre 2008 ("conclusioni del Consiglio del 2008"), l'attuazione della valutazione del rischio di cui all'allegato II della direttiva 2001/18/CE deve essere migliorata, in particolare per quanto riguarda gli effetti ambientali a lungo termine delle colture geneticamente modificate e i loro potenziali effetti sugli organismi non bersaglio, le caratteristiche degli ambienti riceventi e delle zone geografiche in cui le piante geneticamente modificate possono essere coltivate, le potenziali conseguenze ambientali determinate dai cambiamenti nell'uso di erbicidi da collegare alle specie vegetali geneticamente modificate che tollerano gli erbicidi, gli effetti a lungo termine, diretti e indiretti, nonché le incertezze scientifiche. La Commissione dovrebbe pertanto garantire, in particolare, che il regolamento di esecuzione sulla valutazione dei rischi ambientali degli OGM, che tiene conto delle considerazioni summenzionate, sia adottato entro un anno dall'entrata in vigore della presente direttiva.
(2 ter) È necessario tener conto del contesto politico, e in particolare dell'impegno politico espresso nel luglio 2014 dal Presidente eletto della Commissione europea a favore di un sollecito riesame delle modalità decisionali utilizzate attualmente nel caso degli organismi geneticamente modificati, così da conferire alle posizioni dei governi democraticamente eletti almeno lo stesso peso attribuito al parere della comunità scientifica. Gli OGM non dovrebbero essere autorizzati contro la volontà della maggioranza dei governi democraticamente eletti e dei deputati al Parlamento europeo.
(2 quater) È auspicabile garantire che vengano condotti studi imparziali e indipendenti in materia, incrementando gli investimenti nella ricerca al fine di approfondire le conoscenze scientifiche su questi prodotti geneticamente modificati e sulle conseguenze del loro uso. È altresì opportuno pubblicare i risultati di tali studi e promuovere il dibattito in materia.
(5) L'esperienza ha dimostrato che la coltivazione degli OGM è una questione trattata in modo più approfondito a livello di Stati membri. Le questioni relative all'immissione in commercio e all'importazione degli OGM dovrebbero continuare ad essere disciplinate a livello di Unione al fine di conservare il mercato interno. Tuttavia la coltivazione può richiedere maggiore flessibilità in certi casi essendo una questione con forte dimensione nazionale, regionale e locale dato il suo legame con l'uso del suolo, le strutture agricole locali e la protezione o il mantenimento degli habitat, degli ecosistemi e dei paesaggi. Tale flessibilità non dovrebbe incidere negativamente sulla procedura di autorizzazione comune, in particolare sul processo di valutazione.
(5) L'esperienza ha dimostrato che la coltivazione degli OGM è una questione trattata in modo più approfondito a livello di Stati membri. Le questioni relative all'immissione in commercio e all'importazione degli OGM dovrebbero continuare ad essere disciplinate a livello di Unione al fine di conservare il mercato interno. Tuttavia la coltivazione può richiedere maggiore flessibilità in certi casi essendo una questione con forte dimensione nazionale, regionale e locale dato il suo legame con l'uso del suolo, le strutture agricole locali e la protezione o il mantenimento degli habitat, degli ecosistemi, dei paesaggi e dei genotipi naturali delle piante. Inoltre, la valutazione armonizzata dei rischi per la salute e per l'ambiente potrebbe non tenere conto di tutte le possibili conseguenze della coltivazione di OGM nelle diverse regioni e nei diversi ecosistemi locali. In conformità dell'articolo 2, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), gli Stati membri devono avere la possibilità di adottare atti giuridicamente vincolanti che limitano o vietano sul loro territorio la coltivazione degli OGM o di un gruppo di OGM definiti in base alla varietà o alle caratteristiche, ovvero di tutti gli OGM, dopo che per tali OGM è stata rilasciata l'autorizzazione all'immissione in commercio dell'Unione. Tale flessibilità non dovrebbe tuttavia incidere negativamente sulla procedura di autorizzazione comune, in particolare sul processo di valutazione condotto principalmente dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare ("l'Autorità").
(6) Per limitare o proibire la coltivazione di OGM, alcuni Stati membri hanno fatto ricorso alle clausole di salvaguardia e alle misure di emergenza ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE e dell'articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 sulla base, a seconda dei casi, di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardano la valutazione di rischi ambientali o di una nuova valutazione delle informazioni esistenti. Altri Stati membri hanno fatto ricorso alla procedura di notifica di cui all'articolo 114, paragrafi 5 e 6 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che richiede la presentazione di nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro. Inoltre il processo decisionale è risultato particolarmente difficoltoso per quanto riguarda la coltivazione di OGM, in quanto sono state espresse preoccupazioni nazionali non dettate unicamente da questioni legate alla sicurezza degli OGM per la salute e per l'ambiente.
(6) Per limitare o proibire la coltivazione di OGM, alcuni Stati membri hanno fatto ricorso in passato alle clausole di salvaguardia e alle misure di emergenza ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE e dell'articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 sulla base, a seconda dei casi, di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardano la valutazione di rischi ambientali o di una nuova valutazione delle informazioni esistenti. Altri Stati membri hanno fatto ricorso alla procedura di notifica di cui all'articolo 114, paragrafi 5 e 6 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che richiede la presentazione di nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro.
(7) Conformemente all'articolo 2, paragrafo 2, TFUE, gli Stati membri devono pertanto avere la possibilità, durante la procedura di autorizzazione e successivamente, di decidere di limitare la coltivazione di un OGM nel proprio territorio con l'effetto di escludere la coltivazione di un determinato OGM in tutto il proprio territorio o in parte di esso. In questo contesto, è opportuno garantire agli Stati membri, conformemente al principio di sussidiarietà, maggiore flessibilità nel decidere se desiderino oppure no coltivare colture GM nel loro territorio, senza conseguenze per la valutazione del rischio prevista dal sistema UE di autorizzazione degli OGM nel corso della procedura di autorizzazione o successivamente e indipendentemente dalle misure che gli Stati membri sono autorizzati a prendere a norma della direttiva 2001/18/CE per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti. Dare questa possibilità agli Stati membri dovrebbe facilitare il processo decisionale nel campo degli OGM. Al tempo stesso si dovrebbe mantenere la libertà di scelta dei consumatori, degli agricoltori e degli operatori, assicurando maggiore chiarezza alle parti interessate per quanto riguarda la coltivazione di OGM nell'Unione. La presente direttiva dovrebbe pertanto favorire il corretto funzionamento del mercato interno.
(7) In questo contesto, è opportuno garantire agli Stati membri, conformemente al principio di sussidiarietà, maggiore flessibilità nel decidere se desiderino oppure no coltivare colture GM nel loro territorio, senza conseguenze per la valutazione del rischio prevista dal sistema UE di autorizzazione degli OGM nel corso della procedura di autorizzazione o successivamente e indipendentemente dalle misure che gli Stati membri sono tenuti a prendere a norma della direttiva 2001/18/CE per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti nel loro territorio e nelle zone di confine degli Stati membri limitrofi.
(7 bis) Al fine di garantire che la coltivazione di OGM non dia luogo alla presenza involontaria di OGM in altri prodotti, sono indispensabili misure di coesistenza efficaci. È dunque opportuno che, a norma della direttiva 2001/18/CE, gli Stati membri siano tenuti ad adottare disposizioni applicabili nel rispettivo territorio intese a evitare detta presenza involontaria. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata alla prevenzione di eventuali contaminazioni transfrontaliere a partire da uno Stato membro o da una regione in cui la coltivazione è autorizzata e che potrebbero interessare uno Stato membro o una regione limitrofi in cui essa è vietata (ad esempio istituendo adeguate "zone cuscinetto"). Per un'attuazione coerente di tali norme, gli Stati membri dovrebbero fare riferimento agli orientamenti forniti dalla Commissione nella sua raccomandazione del 13 luglio 20101 bis. Al fine di garantire l'efficacia delle misure di coesistenza nelle zone di confine degli Stati membri, la Commissione dovrebbe elaborare linee guida e gli Stati membri dovrebbero cooperare con gli Stati membri limitrofi per assicurare un'adeguata condivisione delle informazioni.
1 bis Raccomandazione della Commissione, del 13 luglio 2010, recante orientamenti per l'elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza per evitare la presenza involontaria di OGM nelle colture convenzionali e biologiche (GU C 200 del 22.7.2010, pag. 1).
(7 ter) La maggior parte degli Stati membri non ha adottato misure volte a proteggere l'agricoltura convenzionale e biologica dalla contaminazione da OGM, e quando tali misure esistono, in genere la loro efficacia non è sufficiente per proteggere gli agricoltori dalla contaminazione. Gli Stati membri che non vietano le colture genericamente modificate dovrebbero essere obbligati ad adottare misure volte a proteggere l'agricoltura convenzionale e biologica dalla contaminazione e a prevedere regimi di responsabilità che assicurino che l'onere economico della contaminazione sia a carico dei produttori di OGM e non degli agricoltori convenzionali e biologici.
(7 quater) Inoltre, gli Stati membri dovrebbero cooperare tra di essi per istituire adeguate "zone cuscinetto" tra le zone libere da OGM e le zone in cui sono coltivati OGM per evitare le conseguenze involontarie della contaminazione transfrontaliera.
(7 quinquies) Il riconoscimento di una certa flessibilità agli Stati membri dovrebbe facilitare il processo decisionale in materia di OGM ma non dovrebbe influire in alcun modo sulla posizione di questi ultimi nelle decisioni concernenti l'autorizzazione di OGM. Al tempo stesso si dovrebbe mantenere la libertà di scelta dei consumatori, degli agricoltori e degli operatori, assicurando maggiore chiarezza alle parti interessate per quanto riguarda la coltivazione di OGM nell'Unione. La presente direttiva è pertanto compatibile con il corretto funzionamento del mercato interno.
(8) Nel corso della procedura di autorizzazione di un determinato OGM, dovrebbe essere garantita la possibilità che uno Stato membro chieda alla Commissione di sollecitare il notificante/richiedente ad aggiustare l'ambito geografico della notifica/domanda presentata in conformità della parte C della direttiva 2001/18/CE o degli articoli 5 e 17 del regolamento (CE) n. 1829/2003, in modo che tutto il territorio di tale Stato membro o parte di esso sia escluso dalla coltivazione. La Commissione dovrebbe agevolare la procedura presentando senza indugio la richiesta dello Stato membro al notificante/richiedente e quest'ultimo dovrebbe rispondere a tale domanda entro un limite temporale stabilito.
(8) Nel corso della procedura di autorizzazione di un determinato OGM, dovrebbe essere garantita la possibilità che uno Stato membro chieda alla Commissione o, se del caso, all'autorità competente responsabile del rilascio dell'autorizzazione scritta a norma della presente direttiva, di adeguare l'ambito geografico di un'autorizzazione scritta o di un'autorizzazione presentata in conformità della parte C della direttiva 2001/18/CE o degli articoli 7 e 19 del regolamento (CE) n. 1829/2003, in modo che tutto il territorio di tale Stato membro o parte di esso sia escluso dalla coltivazione. Laddove sia presentata tale domanda, la Commissione o, se del caso, l'autorità competente, dovrebbero adeguare di conseguenza l'ambito geografico dell'autorizzazione scritta o dell'autorizzazione.
(9) L'ambito geografico della notifica/domanda dovrebbe essere adeguato di conseguenza qualora il notificante/richiedente acconsenta esplicitamente o tacitamente alla richiesta dello Stato membro entro un limite temporale stabilito dal ricevimento della comunicazione della Commissione di tale richiesta. Se il notificante/richiedente si oppone alla domanda dovrebbe informarne la Commissione e gli Stati membri. Tuttavia, il rifiuto del notificante/richiedente di adeguare l'ambito geografico della notifica/richiesta non dovrebbe pregiudicare la facoltà della Commissione, ai sensi dell'articolo 19 della direttiva 2001/18/CE o degli articoli 7 e 19 del regolamento (CE) n. 1829/2003, a seconda dei casi, di operare tale adeguamento, ove appropriato, alla luce della valutazione di rischio ambientale effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare ("Autorità").
(10) Inoltre, e solo nel caso in cui il notificante/richiedente abbia rifiutato di adeguare l'ambito geografico della notifica/richiesta di un OGM come richiesto da uno Stato membro, tale Stato membro dovrebbe avere la possibilità di adottare misure motivate che limitano o vietano in tutto il suo territorio o in parte di esso la coltivazione di OGM in base a motivazioni distinte da quelle valutate conformemente alla serie armonizzata di norme dell'Unione, ossia la direttiva 2001/18/CE e il regolamento (CE) n. 1829/2003, conformi al diritto dell'Unione. Tali motivazioni possono essere collegate a obiettivi della politica ambientale o agricola o ad altri fattori preminenti quali l'assetto territoriale, la destinazione dei suoli, gli impatti socio-economici, la coesistenza e l'ordine pubblico. Tali motivazioni possono essere addotte individualmente o in combinazione a seconda delle circostanze specifiche dello Stato membro, della regione o dell'area in cui si applicano dette misure.
(10) Uno Stato membro dovrebbe avere la possibilità di agire in qualità di responsabile della gestione del rischio e di adottare misure motivate che limitano o vietano in tutto il suo territorio o in parte di esso la coltivazione di un OGM o di gruppi di OGM definiti in base alla varietà o alle caratteristiche, ovvero di tutti gli OGM, in base a motivazioni relative all'interesse pubblico che siano conformi al diritto dell'Unione. Tali motivazioni possono essere collegate a obiettivi della politica ambientale o agricola o ad altri fattori legittimi quali le conseguenze socio-economiche, ove tali fattori non siano stati trattati nel quadro della procedura armonizzata prevista alla parte C della direttiva 2001/18/CE, o al persistere di incertezza scientifica. Le misure in questione dovrebbero essere debitamente giustificate sulla base di motivazioni scientifiche o di motivazioni connesse ad altri fattori legittimi che potrebbero derivare dall'emissione deliberata o dall'immissione in commercio di OGM. Tali motivazioni possono essere addotte individualmente o in combinazione a seconda delle circostanze specifiche dello Stato membro, della regione o dell'area in cui si applicano dette misure.
(11) Il livello di protezione della salute umana o animale e dell'ambiente scelto nell'Unione consente una valutazione scientifica uniforme in tutta l'Unione e la presente direttiva non deve modificare tale situazione. Pertanto, al fine di evitare interferenze con le competenze assegnate ai responsabili della valutazione del rischio e ai responsabili della gestione del rischio ai sensi della direttiva 2001/18/CE e del regolamento (CE) n. 1829/2003, uno Stato membro dovrebbe utilizzare soltanto motivazioni relativi a obiettivi di politica ambientale che non contrastano con la valutazione dei rischi per la salute e l'ambiente valutati nel contesto delle procedure di autorizzazione di cui alla direttiva 2001/18/CE e al regolamento (CE) n. 1829/2003, relativi al mantenimento di determinati tipi di caratteristiche naturali e paesaggistiche, di taluni habitat ed ecosistemi, nonché di funzioni e servizi ecosistemici specifici.
(11) Uno Stato membro non può derogare al livello di protezione della salute umana o animale e dell'ambiente scelto nell'Unione e tale principio dovrebbe essere mantenuto. Pertanto, al fine di evitare interferenze con le competenze assegnate ai responsabili della valutazione del rischio e ai responsabili della gestione del rischio ai sensi della direttiva 2001/18/CE e del regolamento (CE) n. 1829/2003, uno Stato membro dovrebbe utilizzare soltanto motivazioni relative a obiettivi di politica ambientale che sono complementari alla valutazione dei rischi per la salute e l'ambiente valutati nel contesto delle procedure di autorizzazione di cui alla direttiva 2001/18/CE e al regolamento (CE) n. 1829/2003.
(11 bis) Agli Stati membri dovrebbe essere consentito di basare le misure volte a limitare o vietare la coltivazione di OGM su motivazioni debitamente giustificate legate alle conseguenze ambientali. Tali motivazioni possono riguardare la prevenzione dello sviluppo di una resistenza ai pesticidi nelle piante avventizie e negli organismi nocivi; l'invasività o la persistenza di una varietà geneticamente modificata, o la possibilità di incrocio con specie vegetali coltivate o selvatiche presenti sul territorio; la prevenzione di conseguenze negative per l'ambiente locale dovute a cambiamenti nelle pratiche agricole connessi alla coltivazione di OGM; il mantenimento e lo sviluppo di pratiche agricole che offrono migliori possibilità di combinare produzione e sostenibilità degli ecosistemi; il mantenimento della biodiversità locale, anche per quanto concerne determinati habitat ed ecosistemi, o di particolari tipi di caratteristiche naturali e paesaggistiche nonché di funzioni e servizi ecosistemici specifici; incertezze scientifiche relative a tali motivazioni; o l'assenza di dati adeguati sulle potenziali conseguenze negative dell'emissione di OGM per l'ambiente locale o regionale di uno Stato membro, anche in relazione alla biodiversità.
(11 ter) Le motivazioni legate agli obiettivi di politica ambientale possono includere l'esigenza di tutelare la diversità della produzione agricola, il mantenimento e lo sviluppo di pratiche agricole che combinano al meglio la produzione e la sostenibilità degli ecosistemi, nonché la necessità di assicurare la purezza delle sementi.
(11 quater) Le motivazioni legate alle conseguenze socioeconomiche possono includere l'impraticabilità o il costo elevato delle misure di coesistenza ovvero l'impossibilità di attuare misure di coesistenza a causa di condizioni geografiche specifiche, ad esempio quelle delle isole di piccole dimensioni o delle zone montuose.
(11 quinquies) Agli Stati membri dovrebbe essere consentito di basare le misure volte a limitare o vietare la coltivazione di un OGM o di gruppi di OGM definiti in base alla varietà o alle caratteristiche, ovvero di tutti gli OGM, anche su altre motivazioni, che possono includere la destinazione dei suoli, l'assetto territoriale urbano e rurale o altri fattori legittimi come quelli legati alle tradizioni culturali.
(12) Gli Stati membri dovrebbero inoltre essere in grado di fondare le decisioni da essi adottate ai sensi della direttiva 2001/18/CE su motivazioni concernenti gli impatti socio-economici derivanti dalla coltivazione di un OGM sul territorio dello Stato membro interessato. Mentre le misure in materia di coesistenza sono già state affrontate dalla raccomandazione della Commissione del 13 luglio 20101, gli Stati membri devono comunque avere anche la possibilità di adottare misure che limitano o vietano la coltivazione di OGM autorizzati in tutto il loro territorio o in parte di esso. Le suddette motivazioni possono essere connesse all'impraticabilità ovvero all'impossibilità di attuare misure di coesistenza a causa di condizioni geografiche specifiche, dall'esigenza di evitare la presenza di OGM in altri prodotti quali prodotti specifici o particolari, ovvero dall'esigenza di tutelare la diversità della produzione agricola o di garantire la purezza di sementi e materiali di moltiplicazione vegetale. Inoltre la Commissione ha riferito al Parlamento europeo e al Consiglio, come richiesto dalle conclusioni del Consiglio del 5 dicembre 2008 sugli organismi geneticamente modificati, in merito alle implicazioni socioeconomiche della coltivazione di OGM. I risultati di questa relazione possono fornire informazioni preziose per gli Stati membri che valutano l'opportunità di adottare decisioni in base alla presente direttiva.
1 Raccomandazione della Commissione, del 13 luglio 2010, recante orientamenti per l'elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza per evitare la presenza involontaria di OGM nelle colture convenzionali e biologiche (GU C 200 del 22.7.2010, pag. 1).
(14) Le misure degli Stati membri adottate ai sensi della presente direttiva dovrebbero essere sottoposte a una procedura di controllo e informazione a livello dell'Unione. Considerato il livello di controllo e informazione da parte dell'Unione, non è necessario prevedere in aggiunta l'applicazione della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1. Gli Stati membri possono limitare o vietare in tutto il loro territorio o in parte di esso la coltivazione di OGM sin dalla data di entrata in vigore dell'autorizzazione dell'Unione e non oltre due anni dalla data in cui viene dato/a l'assenso/l'autorizzazione, purché sia scaduto un termine di differimento prestabilito entro il quale la Commissione ha avuto l'opportunità di commentare le misure proposte.
(14) Le misure degli Stati membri adottate ai sensi della presente direttiva dovrebbero essere sottoposte a una procedura di controllo e informazione a livello dell'Unione. Considerato il livello di controllo e informazione da parte dell'Unione, non è necessario prevedere in aggiunta l'applicazione della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio1. Gli Stati membri possono limitare o vietare in tutto il loro territorio o in parte di esso la coltivazione di OGM o di gruppi di OGM definiti in base alla varietà o alle caratteristiche, ovvero di tutti gli OGM, prima della data di entrata in vigore dell'autorizzazione dell'Unione e per tutta la durata dell'assenso/autorizzazione, purché sia scaduto un termine di differimento prestabilito entro il quale la Commissione ha avuto l'opportunità di commentare le misure proposte. Lo Stato membro interessato dovrebbe pertanto comunicare alla Commissione le misure proposte almeno 75 giorni prima della loro adozione, così da dare alla Commissione l'opportunità di formulare osservazioni, e durante tale periodo dovrebbe astenersi dall'adottare e dall'attuare tali misure. Alla scadenza del termine di differimento prestabilito, lo Stato membro dovrebbe poter adottare le misure originalmente proposte o quelle modificate per tenere conto delle osservazioni della Commissione.
1 Direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche (GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37).
(14 bis) Durante il periodo di differimento, il richiedente/titolare dell'autorizzazione eventualmente interessato dalle misure volte a limitare o vietare la coltivazione di un OGM o di un gruppo di OGM in uno Stato membro dovrebbe astenersi da tutte le attività legate alla coltivazione di tale OGM o gruppo di OGM in detto Stato membro.
(15) Le decisioni degli Stati membri che limitano o vietano la coltivazione di OGM in tutto il loro territorio o in parte di esso non devono impedire lo svolgimento di attività di ricerca biotecnologica purché, nello svolgere tali attività di ricerca, siano osservate tutte le necessarie misure di sicurezza.
(15) Le decisioni degli Stati membri che limitano o vietano la coltivazione di OGM in tutto il loro territorio o in parte di esso non devono impedire lo svolgimento di attività di ricerca biotecnologica purché, nello svolgere tali attività di ricerca, siano osservate tutte le necessarie misure di sicurezza relative alla salute umana o animale e alla tutela dell'ambiente e l'attività non comprometta il rispetto delle motivazioni per le quali il divieto è stato introdotto. Inoltre, l'Autorità e gli Stati membri dovrebbero perseguire la formazione di una vasta rete di organizzazioni scientifiche in rappresentanza di tutte le discipline, comprese quelle relative alle tematiche ecologiche, e collaborare per individuare tempestivamente potenziali discordanze tra i pareri scientifici allo scopo di rettificare o chiarire le questioni scientifiche oggetto di controversia. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero garantire la messa a disposizione delle risorse necessarie per la ricerca indipendente sui rischi potenziali che possono insorgere a seguito dell'emissione deliberata o dell'immissione in commercio di OGM e fare in modo che l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale non impedisca ai ricercatori indipendenti di accedere a tutta la documentazione pertinente.
(15 bis) Data l'importanza delle prove scientifiche ai fini della presa di decisioni circa il divieto o l'approvazione di OGM, l'Autorità e gli Stati membri dovrebbero raccogliere e pubblicare annualmente i risultati delle attività di ricerca relative al rischio o alla prova di qualsiasi presenza accidentale, contaminazione o pericolo per l'ambiente o la salute umana derivanti dagli OGM.
(16) Quando circostanze nuove ed obiettive giustificano un adeguamento dell'ambito geografico dell'assenso/autorizzazione di un OGM, e comunque non prima di due anni dalla data in cui è stato/a dato/a l'assenso/l'autorizzazione, uno Stato membro dovrebbe avere facoltà di chiedere al titolare dell'assenso/autorizzazione, attraverso la Commissione, di adeguarne l'ambito geografico. Se il titolare dell'assenso/autorizzazione non acconsente, esplicitamente o tacitamente, lo Stato membro dovrebbe avere la possibilità di adottare misure motivate che limitano o vietano la coltivazione di detto OGM. Lo Stato membro interessato dovrebbe comunicare un progetto di dette misure alla Commissione almeno 75 giorni prima della loro adozione affinché la Commissione abbia l'opportunità di formulare osservazioni e durante tale periodo dovrebbe astenersi dall'adottare e dall'attuare tali misure. Alla scadenza del termine di differimento prestabilito, lo Stato membro dovrebbe poter adottare le misure originalmente proposte o quelle modificate per tenere conto delle osservazioni della Commissione.
(18) Le autorizzazioni scritte e le decisioni di autorizzazione rilasciate o adottate con un ambito geografico limitato a determinate aree, ovvero le misure adottate dagli Stati membri a norma della presente direttiva e intese a limitare o vietare la coltivazione di OGM non devono impedire o limitare l'utilizzo di OGM autorizzati da parte di altri Stati membri. Inoltre, la presente direttiva e le misure nazionali adottate in forza della medesima non dovrebbero pregiudicare le disposizioni del diritto dell'Unione relative alla presenza involontaria e accidentale di OGM in varietà non geneticamente modificate di sementi e materiali di moltiplicazione delle piante, e non dovrebbero impedire la coltivazione di varietà che rispettino tali disposizioni.
(18) Le autorizzazioni scritte e le decisioni di autorizzazione rilasciate o adottate con un ambito geografico limitato a determinate aree, ovvero le misure adottate dagli Stati membri a norma della presente direttiva e intese a limitare o vietare la coltivazione di OGM non dovrebbero impedire o limitare l'utilizzo di OGM autorizzati da parte di altri Stati membri, a condizione che siano adottate opportune misure di coesistenza volte a impedire le contaminazioni transfrontaliere. Inoltre, la presente direttiva e le misure nazionali adottate in forza della medesima non dovrebbero pregiudicare le disposizioni del diritto dell'Unione relative alla presenza involontaria e accidentale di OGM in varietà non geneticamente modificate di sementi e materiali di moltiplicazione delle piante, e non dovrebbero impedire la coltivazione di varietà che rispettino tali disposizioni.
(20 bis) Nell'ottica di garantire un livello elevato di protezione dei consumatori, gli Stati membri dovrebbero inoltre adottare misure efficaci in materia di etichettatura e informazione onde assicurare una totale trasparenza per quanto concerne la presenza di OGM sul loro territorio e nei prodotti ivi commercializzati o prodotti.
(21 bis) L'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 26 ter e 26 quater della direttiva 2001/18/CE lascia impregiudicati l'articolo 23 di tale direttiva e l'articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/20031 bis.
1 bis Regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (GU L 268 del 18.10.2003, pag. 1).
(22) La raccomandazione della Commissione del 13 luglio 2010 prevede orientamenti per gli Stati membri ai fini dell'elaborazione di misure di coesistenza, anche nelle aree frontaliere.
Nella direttiva 2001/18/CE sono inseriti gli articoli seguenti:
(- 1) L'articolo 22 è sostituito dal seguente:
Fatto salvo l'articolo 23 o l'articolo 26 ter, gli Stati membri non possono vietare, limitare o impedire l'immissione in commercio di OGM, come tali o contenuti in prodotti, conformi ai requisiti della presente direttiva."
Paragrafo 1 – punto -1 bis (nuovo)
(-1 bis) All'articolo 25 è aggiunto il seguente paragrafo:
"5 bis. Fatta salva la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, non è limitato né impedito l'accesso al materiale necessario ai fini della ricerca indipendente sui rischi potenziali che possono insorgere a seguito dell'emissione deliberata o dell'immissione in commercio di OGM, come le sementi."
Articolo 26 bis – paragrafo 1
(-1 ter) All'articolo 26 bis, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
"1. Gli Stati membri adottano tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti sul loro territorio e nelle zone di confine degli Stati membri limitrofi. Tali misure sono comunicate alla Commissione. La Commissione elabora linee guida volte a garantire l'efficacia delle misure di coesistenza nelle zone di confine degli Stati membri."
Articolo 26 ter – paragrafo 1
1. Nel corso della procedura di autorizzazione di un determinato OGM o del rinnovo dell'autorizzazione, uno Stato membro può richiedere al notificante/richiedente, attraverso la Commissione, di adeguare l'ambito geografico della notifica/richiesta presentata a norma della parte C della presente direttiva o del regolamento (CE) n. 1829/2003, in modo che tutto il territorio di tale Stato membro o parte di esso debba essere escluso dalla coltivazione. Tale richiesta è comunicata alla Commissione al più tardi entro 30 giorni dalla trasmissione della relazione di valutazione effettuata a norma dell'articolo 14, paragrafo 2, della presente direttiva oppure dal ricevimento del parere dell'Autorità a norma dell'articolo 6, paragrafo 6, e dell'articolo 18, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1829/2003. La Commissione comunica senza indugio la richiesta dello Stato membro al notificante/richiedente nonché agli altri Stati membri.
1. Nel corso della procedura di autorizzazione di un determinato OGM o del rinnovo dell'autorizzazione, uno Stato membro può chiedere di adeguare l'ambito geografico dell'autorizzazione scritta o dell'autorizzazione in modo che tutto il territorio di tale Stato membro o parte di esso debba essere escluso dalla coltivazione. La richiesta è comunicata alla Commissione e, se del caso, all'autorità competente responsabile del rilascio dell'autorizzazione scritta a norma della presente direttiva al più tardi entro 60 giorni dalla trasmissione della relazione di valutazione effettuata a norma dell'articolo 14, paragrafo 2, della presente direttiva oppure dal ricevimento del parere dell'Autorità a norma dell'articolo 6, paragrafo 6, e dell'articolo 18, paragrafo 6, del regolamento (CE) n. 1829/2003. La Commissione comunica senza indugio la richiesta dello Stato membro al notificante/richiedente, agli altri Stati membri e al pubblico.
Articolo 26 ter – paragrafo 2
2. Se il notificante/richiedente si oppone alla richiesta di uno Stato membro ai sensi del paragrafo 1, ne informa la Commissione e gli Stati membri entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta da parte della Commissione. In caso di consenso esplicito o tacito del notificante/richiedente, l'ambito geografico della notifica/richiesta è adeguato di conseguenza nell'autorizzazione scritta o nell'autorizzazione.
2. Qualora una richiesta sia presentata ai sensi del paragrafo 1, l'adeguamento dell'ambito geografico dell'autorizzazione scritta/autorizzazione, quale approvato dalla Commissione o, se del caso, dall'autorità competente, è eseguito con valore di condizione nell'autorizzazione scritta o nell'autorizzazione.
L'autorizzazione scritta rilasciata a norma della presente direttiva e, se del caso, la decisione emessa conformemente all'articolo 19, nonché la decisione di autorizzazione adottata a norma degli articoli 7 e 19 del regolamento (CE) n. 1829/2003, sono emesse sulla base dell'ambito di applicazione geografico modificato, esplicitamente o tacitamente approvato dal notificante/richiedente.
L'autorizzazione scritta rilasciata a norma della presente direttiva e, se del caso, la decisione emessa conformemente all'articolo 19, nonché la decisione di autorizzazione adottata a norma degli articoli 7 e 19 del regolamento (CE) n. 1829/2003, sono emesse sulla base dell'ambito di applicazione geografico modificato.
Articolo 26 ter – paragrafo 3
3. Se il notificante/richiedente si oppone all'adeguamento dell'ambito geografico della sua notifica/richiesta corrispondente a una richiesta formulata da uno Stato membro ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo, detto Stato membro può adottare misure che limitano o vietano in tutto il suo territorio o in parte di esso la coltivazione di OGM, una volta autorizzato a norma della parte C della presente direttiva o del regolamento (CE) n. 1829/2003, a condizione che tali misure siano conformi al diritto dell'Unione, motivate e rispettose dei principi di proporzionalità e di non discriminazione e, inoltre, che siano basate su fattori imperativi quali quelli connessi a:
3. Fatto salvo il paragrafo 1, uno Stato membro può, in seguito alla valutazione di rischio eseguita a norma della presente direttiva o del regolamento (CE) n. 1829/2003 e agendo in qualità di responsabile della gestione del rischio, adottare misure che limitano o vietano in tutto il suo territorio o in parte di esso la coltivazione di un OGM o di un gruppo di OGM definiti in base alla varietà o alle caratteristiche oppure di tutti gli OGM, una volta autorizzato a norma della parte C della presente direttiva o del regolamento (CE) n. 1829/2003, a condizione che tali misure siano conformi al diritto dell'Unione, motivate e rispettose dei principi di proporzionalità e di non discriminazione e, inoltre, che siano basate su fattori quali quelli connessi a:
a) obiettivi di politica ambientale distinti dagli elementi valutati a norma della presente direttiva e del regolamento (CE) n. 1829/2003;
a) obiettivi di politica ambientale correlati alle conseguenze che potrebbero derivare dall'emissione deliberata o dall'immissione in commercio di OGM, e che sono complementari agli impatti esaminati concretamente durante la valutazione scientifica dei rischi eseguita a norma della presente direttiva e del regolamento (CE) n. 1829/2003;
c) l'uso del suolo;
d) gli impatti socio-economici;
e) l'esigenza di evitare la presenza di OGM in altri prodotti, fatto salvo l'articolo 26 bis;
e) l'esigenza di evitare la presenza di OGM in altri prodotti;
f) gli obiettivi di politica ambientale;
g) l'ordine pubblico.
Articolo 26 ter – paragrafo 4 – comma 1
4. Uno Stato membro che intende adottare misure a norma del paragrafo 3 del presente articolo, trasmette preventivamente alla Commissione un progetto di tali misure e le corrispondenti motivazioni addotte. Tale comunicazione può avvenire prima del completamento della procedura di autorizzazione di un OGM, a norma della parte C della presente direttiva o del regolamento (CE) n. 1829/2003. Nel corso di un periodo di 75 giorni dalla data di tale comunicazione:
a) lo Stato membro interessato si astiene dall'adottare e dall'attuare tali misure; e
a bis) il notificante/richiedente si astiene dall'immissione in commercio della varietà di OGM interessata;
a ter) gli operatori si astengono dalla coltivazione della varietà di OGM interessata; e
b) la Commissione può formulare le osservazioni che ritiene opportune.
Se l'autorizzazione è concessa durante il periodo di 75 giorni, è considerata temporaneamente sospesa fino alla fine di tale periodo.
Articolo 26 ter – paragrafo 4 – comma 2
In deroga al paragrafo 4, comma 1, lettera a), possono essere provvisoriamente imposte misure nazionali nel caso in cui il periodo di 75 giorni coincida con il periodo di semina dell'OMG interessato.
Alla scadenza del periodo di 75 giorni di cui al primo comma e non oltre due anni dalla data in cui viene concessa l'autorizzazione, lo Stato membro interessato può adottare misure nella forma originariamente proposta o in una versione modificata al fine di tenere conto delle osservazioni ricevute dalla Commissione. Tali misure sono comunicate senza indugio alla Commissione, agli altri Stati membri e al notificante/richiedente.
Alla scadenza del periodo di 75 giorni di cui al primo comma, lo Stato membro interessato può, per tutta la durata dell'autorizzazione e a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'autorizzazione dell'Unione, adottare misure nella forma originariamente proposta o in una versione modificata al fine di tenere conto delle eventuali osservazioni non vincolanti ricevute dalla Commissione. Tali misure sono comunicate senza indugio alla Commissione, agli altri Stati membri e al titolare dell'autorizzazione.
Articolo 26 ter – paragrafo 4 – comma 2 bis (nuovo)
Gli Stati membri rendono pubblicamente disponibili siffatte misure a tutti gli operatori interessati, compresi i coltivatori, almeno sei mesi prima dell'inizio del periodo vegetativo. Qualora l'OGM in questione fosse autorizzato meno di sei mesi prima dell'inizio del periodo vegetativo, gli Stati membri rendono pubblicamente disponibili tali misure al momento della loro adozione.
Articolo 26 ter – paragrafo 5
5. Qualora, dopo l'autorizzazione di un OGM ai sensi della presente direttiva o del regolamento (CE) n. 1829/2003 e non prima di due anni dalla data in cui è dato/a l'assenso/l'autorizzazione, uno Stato membro ritenga che circostanze nuove ed obiettive giustifichino un adeguamento dell'ambito geografico dell'autorizzazione, esso può applicare, mutatis mutandis, la procedura di cui ai paragrafi da 1 a 4 purché tali misure non incidano negativamente sulla coltivazione di sementi e materiale di moltiplicazione di piante geneticamente modificate, piantati legalmente prima dell'adozione di tali misure.
Articolo 26 ter – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis. Uno Stato membro che intende adottare misure a norma del paragrafo 3 provvede a che gli agricoltori che hanno coltivato tali colture dispongano, a norma di legge, di tempo sufficiente per portare a termine il periodo vegetativo in corso.
I costi e l'impegno di un'analisi costi/benefici sono suddivisi fra lo Stato membro e gli agricoltori interessati.
Articolo 26 ter – paragrafo 7 – parte introduttiva
7. Ai fini dell'adeguamento dell'ambito geografico dell'autorizzazione di un OGM ai sensi dei paragrafi 5 e 6, e a condizione che il titolare dell'autorizzazione, a norma del paragrafo 5, approvi esplicitamente o tacitamente la richiesta dello Stato membro:
7. Ai fini dell'adeguamento dell'ambito geografico dell'autorizzazione di un OGM ai sensi del paragrafo 6:
Articolo 26 ter bis (nuovo)
"Articolo 26 ter bis
Obblighi in materia di responsabilità e garanzie finanziarie
Gli Stati membri introducono nella loro legislazione in materia di OGM un sistema obbligatorio generale di responsabilità finanziaria e di garanzie finanziarie, applicabile a tutti gli operatori economici e tale da garantire che chi inquina sostenga i costi degli effetti o dei danni involontari che potrebbero derivare dall'emissione deliberata o dall'immissione in commercio di OGM."
Articolo 26 quater – paragrafo 2
2. Qualora una richiesta sia pendente e il notificante/richiedente l'abbia approvata esplicitamente o tacitamente entro 30 giorni dalla comunicazione di tale richiesta, l'ambito geografico della notifica/richiesta è adeguato di conseguenza. L'autorizzazione scritta rilasciata a norma della presente direttiva e, se del caso, la decisione emessa conformemente all'articolo 19, nonché la decisione di autorizzazione adottata a norma degli articoli 7 e 19 del regolamento (CE) n. 1829/2003, sono emesse sulla base dell'ambito di applicazione geografico modificato, esplicitamente o tacitamente approvato dal notificante/richiedente.
2. Qualora una richiesta sia pendente e la Commissione abbia accolto la domanda dello Stato membro, debitamente comunicata al notificante/richiedente, di adeguare l'ambito geografico, gli effetti dell'adeguamento si producono prima della data di entrata in vigore dell'autorizzazione scritta rilasciata a norma della presente direttiva.
Articolo 26 quater – paragrafo 3
3. Qualora l'autorizzazione sia già stata concessa e il titolare dell'autorizzazione abbia approvato esplicitamente o tacitamente una richiesta entro 30 giorni dalla comunicazione di tale richiesta, l'autorizzazione è come approvata dal titolare dell'autorizzazione. Per un'autorizzazione scritta a norma della presente direttiva, l'autorità competente modifica di conseguenza l'ambito geografico dell'autorizzazione come esplicitamente o tacitamente approvato dal titolare dell'autorizzazione e informa la Commissione, gli Stati membri e il titolare dell'autorizzazione una volta completata la modifica. Per un'autorizzazione a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003, la Commissione modifica di conseguenza la decisione di autorizzazione, senza applicare la procedura di cui all'articolo 35, paragrafo 2, di detto regolamento. La Commissione informa di conseguenza gli Stati membri e il titolare dell'autorizzazione.
3. Qualora l'autorizzazione sia già stata concessa e il titolare dell'autorizzazione abbia approvato esplicitamente o tacitamente una richiesta entro 30 giorni dalla comunicazione di tale richiesta, l'autorizzazione è come approvata dal titolare dell'autorizzazione. Per un'autorizzazione scritta a norma della presente direttiva, l'autorità competente modifica di conseguenza l'ambito geografico dell'autorizzazione come esplicitamente o tacitamente approvato dal titolare dell'autorizzazione e informa la Commissione, gli Stati membri e il titolare dell'autorizzazione una volta completata la modifica. Per un'autorizzazione a norma del regolamento (CE) n. 1829/2003, la Commissione modifica di conseguenza la decisione di autorizzazione, senza applicare la procedura di cui all'articolo 35, paragrafo 2, di detto regolamento. La Commissione informa di conseguenza gli Stati membri e il titolare dell'autorizzazione. La Commissione rende inoltre pubblico tale accordo.
Articolo 26 quater – paragrafo 4
4. Se un notificante/richiedente o, a seconda dei casi, un titolare di autorizzazione si oppone a tale richiesta, si applicano mutatis mutandis i paragrafi da 3 a 9 dell'articolo 26 ter.
Entro 4 anni dal … +, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione relativa all'uso che gli Stati membri hanno fatto della presente direttiva, compresi l'efficacia delle disposizioni che consentono agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM in tutto il loro territorio o in parte di esso e il corretto funzionamento del mercato interno. Tale relazione può essere accompagnata dalle proposte legislative che la Commissione ritenga opportune.
Entro 4 anni dal …+, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione relativa all'uso che gli Stati membri hanno fatto della presente direttiva, compresi l'efficacia delle disposizioni che consentono agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM in tutto il loro territorio o in parte di esso e il corretto funzionamento del mercato interno. Tale relazione può essere accompagnata dalle proposte legislative che la Commissione ritenga opportune.
La Commissione riferisce inoltre in merito ai progressi compiuti verso l'assegnazione di uno status normativo al documento orientativo rafforzato dell'autorità del 2010 sulla valutazione del rischio derivante da piante geneticamente modificate.
Entro il ...+, la Commissione adotta un regolamento di esecuzione sulla valutazione dei rischi ambientali degli OGM, che si basa sugli orientamenti dell'EFSA del 2010 sulla valutazione del rischio derivante da piante geneticamente modificate e che rafforza questi orientamenti sulla falsariga delle conclusioni del Consiglio del 2008.
+ GU: si prega di inserire la data: 1 anno dopo l'entrata in vigore della presente direttiva.
1. Gli Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il …+. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
+ GU: si prega di inserire la data: 12 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva.
Articolo 7 – paragrafo 3 e articolo 19 – paragrafo 3
all'articolo 7, paragrafo 3, e all'articolo 19, paragrafo 3, il riferimento all'articolo 35, paragrafo 2, è sostituito da un riferimento all'articolo 35, paragrafo 3.
GU C 54 del 19.2.2011, pag. 51.
GU C 104 del 2.4.2011, pag. 62.
GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 350.
Il 23 luglio scorso, i 28 ministri dell'Ambiente hanno adottato la posizione del Consiglio relativa alla possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio.
Si tratta, in pratica, di modificare la direttiva 2001/18/CE relativa all'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, mediante l'inserimento di un nuovo articolo che amplia i diritti degli Stati membri per giustificare sul piano giuridico un divieto a livello nazionale o regionale concernente la coltivazione di un OGM. Tale riesame si applicherà altresì alla coltivazione di OGM autorizzata a norma del regolamento 1829/2003/CE relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati contenenti OGM o prodotti derivanti da tali organismi.
Questi due testi legislativi definiscono un quadro giuridico vincolante, che consente l'immissione sul mercato di OGM solo dopo il rilascio di un'autorizzazione sulla base di una valutazione scientifica dei rischi per la salute umana e animale e per l'ambiente.
È importante precisare che il testo in esame riguarda unicamente la coltivazione di OGM a scopo di raccolta o di ricerca in pieno campo. Le importazioni di OGM, destinate principalmente all'alimentazione del bestiame, non rientrano quindi nell'ambito di applicazione della presente normativa.
Il compromesso adottato dagli Stati membri interviene tre anni dopo il voto espresso dal Parlamento europeo in prima lettura il 5 luglio 2011.
Pur essendo accolto con favore da tutte le parti interessate, lo sblocco di tale dossier si iscrive cionondimeno in un contesto sempre più sensibile, caratterizzato da:
1) un clima di crescente disapprovazione da parte dell'opinione pubblica europea nei confronti degli OGM e in particolare della loro presenza nell'alimentazione umana. Si ricorda che, dal sondaggio "Eurobarometro speciale 354" del dicembre 2010 dedicato al tema dell'alimentazione, risulta che appena il 21% degli europei si dichiara d'accordo (a fronte del 58% di contrari) con l'affermazione secondo cui "l'alimentazione OGM è sicura per le generazioni future".
Sarebbe particolarmente utile procedere ad un'edizione aggiornata di tale sondaggio, da cui molto probabilmente risulterebbe che la maggior parte dei cittadini è tuttora contraria alla coltivazione di OGM in Europa;
2) una forte mediatizzazione dell'opposizione espressa nel febbraio 2014 da 19 governi su 28 al mais geneticamente modificato TC1507. Solo una minoranza costituita da cinque Stati membri (Spagna, Regno Unito, Estonia, Finlandia e Svezia) ha votato a favore dell'utilizzo di questa nuova varietà di OGM, lasciando la decisione finale alla Commissione europea, la quale del resto non si è ancora pronunciata in merito;
3) il blocco del sistema centralizzato di autorizzazione comunitaria. Oltre alla richiesta relativa al mais TC1507, vi sono altre sei procedure di autorizzazione in corso per la coltivazione di OGM (5 di mais e 1 di soia), che hanno ottenuto parere favorevole da parte dell'EFSA, mentre la Commissione esita a procedere alla votazione dinanzi alla forte opposizione della maggior parte degli Stati membri;
4) il contesto nel quale si inseriscono le dichiarazioni del nuovo Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in occasione del suo discorso sugli orientamenti politici della Commissione pronunciato dinanzi ai deputati europei il 15 luglio scorso: "Ho inoltre intenzione di riesaminare la legislazione applicabile all'autorizzazione degli organismi geneticamente modificati. Non considero normale che, in virtù delle regole attuali, la Commissione sia giuridicamente obbligata ad autorizzare l'importazione e la trasformazione dei nuovi organismi anche quando una netta maggioranza di Stati membri vi si oppone...".
Dichiarazioni confermate dalla lettera di missione inviata al nuovo Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, chiamato a riesaminare nei primi sei mesi del suo mandato il processo decisionale in vigore in materia di OGM.
Tale nuovo contesto politico deve essere preso in considerazione dal relatore nel processo di elaborazione del suo progetto di raccomandazione.
Esso riflette una volontà comune del Parlamento europeo, di una maggioranza di Stati membri e del nuovo Presidente della Commissione europea di "tirar fuori" il dossier OGM imbrigliato in logiche procedurali frustranti per tutte le parti interessate.
II. Obiettivi e limiti della posizione comune del Consiglio
Vale la pena ricordare che l'obiettivo principale di tale modifica del quadro legislativo è di dare maggiore flessibilità e una più grande certezza giuridica agli Stati membri che desiderano vietare, in tutto il loro territorio o parte di esso, la coltivazione di OGM autorizzati su scala europea. Il Consiglio riconosce esplicitamente tale obiettivo al considerando 5.
Il Consiglio, pur riprendendo alcuni dei nostri emendamenti nel quadro di tale obiettivo condiviso con il Parlamento europeo, introduce tuttavia una procedura che prevede nuovi obblighi cui saranno soggette le autorità nazionali.
Uno Stato membro dovrebbe passare (nuovo articolo 26 ter, paragrafi 1 e 2) attraverso una prima fase e presentare una richiesta esplicita all'impresa che intende commercializzare l'OGM nell'UE, affinché tale autorizzazione non copra il suo territorio nazionale.
Pertanto, solo se questa prima fase non andrà a buon fine e se la richiesta sarà respinta dall'impresa, si applicherà (in una seconda fase) la procedura unica originariamente prevista (nuovo articolo 26 ter, paragrafo 3), ossia quella che riguarda le motivazioni giuridiche che uno Stato membro può addurre per vietare la coltivazione di OGM.
Sono quindi introdotte due fasi consecutive, dove la seconda è subordinata alla prima, al posto della procedura prevista nella proposta originaria della Commissione e nella proposta modificata del PE, procedura che dovrebbe restare al centro della modifica della direttiva del 2001.
Si ha tuttavia la spiacevole impressione che ciò che era essenziale diventi accessorio nella versione del Consiglio, il che contrasta con l'obiettivo espresso dal Parlamento europeo nel suo voto del 5 luglio 2011.
Per tale motivo il relatore ha presentato l'emendamento 24 all'articolo 26 ter, paragrafo 3, al fine di rendere opzionale il ricorso da parte di uno Stato membro alla prima fase.
Un'altra restrizione al diritto degli Stati membri è rappresentata dalla severa limitazione dei tempi della procedura di divieto nazionale della coltivazione di un OGM: un paese disporrebbe d'ora in poi solo di 2 anni per agire, una volta concessa l'autorizzazione a livello comunitario.
Il relatore non capisce il senso di tale limitazione e ritiene che 10 anni, ossia la durata legale di un'autorizzazione, siano un termine adeguato. L'emendamento 25 al paragrafo 4 dell'articolo 26 ter va in questo senso.
La procedura di compensazione di cui all'articolo 26 ter, paragrafo 5, non ha quindi più motivo di sussistere e se ne propone pertanto la soppressione all'emendamento 26.
Inoltre, per quanto riguarda la lista delle motivazioni adducibili per giustificare un divieto di coltivare OGM, il relatore ritiene che l'assenza di esempi concreti indebolisca il quadro giuridico. Egli ha pertanto presentato, all'emendamento 24, un testo simile a quello adottato a maggioranza assoluta in prima lettura, a differenza che d'ora in poi ci sarebbero 5 categorie di motivazioni:
• i criteri ambientali complementari a quelli valutati dall'EFSA a livello europeo. Si tratta di criteri complementari in quanto riguardano aspetti locali o sistemici dell'utilizzo di OGM in un dato contesto agronomico;
• criteri legati alla pianificazione territoriale;
• criteri concernenti l'uso dei suoli;
• fattori connessi alle conseguenze socio-economiche. Si tratta per esempio del costo elevato della contaminazione per gli agricoltori tradizionali e/o biologici;
• fattori riguardanti obiettivi di politica agricola.
Questo elenco di fattori offrirà agli Stati membri la flessibilità necessaria per adottare misure adeguate senza modificare o pregiudicare la valutazione attuale dei rischi a livello di Unione.
III. Altri emendamenti presentati dal relatore
In prima lettura, nella sua proposta modificata, il Parlamento europeo ha adottato 28 emendamenti, che per la maggior parte non sono stati oggetto di controversie o sono stati adottati a maggioranza assoluta. Forte di questo mandato, il relatore ha presentato in tutto 33 emendamenti che coprono i principali emendamenti adottati in prima lettura e che non sono stati ripresi nella posizione comune del Consiglio.
- ribadire la scelta fatta dal Parlamento europeo per una base giuridica relativa all'ambiente (emendamento 1). La nuova normativa è volta a modificare non solo la direttiva 2001/18/CE, ma anche il regolamento 1829/2003, nei casi in cui la domanda di autorizzazione dell'impresa riguarda sia la coltivazione sia l'alimentazione umana o animale. Mentre per la direttiva del 2001 si è privilegiata la base giuridica relativa al mercato interno, per il regolamento del 2003 i legislatori hanno preso in considerazione fino a 3 basi giuridiche: agricoltura, mercato interno e salute pubblica.
Il testo in esame persegue inoltre un obiettivo principale: dare maggiore flessibilità agli Stati membri per vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio, anche adducendo motivazioni di carattere ambientale, quali la protezione della biodiversità o la conservazione degli habitat e degli ecosistemi.
- rafforzare la metodologia di valutazione dei rischi. L'emendamento 3 è inteso a far applicare le conclusioni adottate dal Consiglio "Ambiente" il 4 dicembre 2008, che sollecitava l'utilizzo di metodologie di valutazione dei rischi complete ed efficaci, dato che finora gli effetti a lungo termine della coltivazione di OGM non sono stati sufficientemente presi in considerazione.
Il relatore nota con soddisfazione che il testo del Consiglio affronta questo aspetto nel dispositivo. Occorre tuttavia rafforzare il testo del Consiglio; tale è l'obiettivo dell'emendamento 33, inteso a conferire uno status vincolante alle linee guida dell'EFSA.
- rendere obbligatoria l'adozione di misure destinate a garantire la coesistenza delle colture.
Tale era il senso della modifica apportata all'articolo 26 bis dalla plenaria nel luglio 2011, che il relatore intende ripresentare con l'emendamento 21.
È importante sancire, nell'ambito di tale normativa, l'obbligo imposto agli Stati membri di garantire la coesistenza delle colture e impedire in particolare qualsiasi diffusione transfrontaliera. Si tratta di una richiesta forte espressa da una maggioranza di agricoltori europei.
Sono inoltre proposte modifiche intese a garantire la trasparenza della procedura di limitazione o di divieto della coltivazione di un OGM e ad assicurare che tali importanti decisioni siano rese pubbliche.
Marco Affronte, Pilar Ayuso, Zoltán Balczó, Catherine Bearder, Ivo Belet, Biljana Borzan, Lynn Boylan, Nessa Childers, Alberto Cirio, Mireille D'Ornano, Miriam Dalli, Seb Dance, Jørn Dohrmann, Stefan Eck, Eleonora Evi, José Inácio Faria, Karl-Heinz Florenz, Ashley Fox, Francesc Gambús, Iratxe García Pérez, Jens Gieseke, Julie Girling, Sylvie Goddyn, Matthias Groote, Jytte Guteland, György Hölvényi, Anneli Jäätteenmäki, Jean-François Jalkh, Benedek Jávor, Josu Juaristi Abaunz, Karin Kadenbach, Kateřina Konečná, Giovanni La Via, Norbert Lins, Valentinas Mazuronis, Susanne Melior, Massimo Paolucci, Gilles Pargneaux, Piernicola Pedicini, Bolesław G. Piecha, Pavel Poc, Frédérique Ries, Michèle Rivasi, Teresa Rodriguez-Rubio, Annie Schreijer-Pierik, Davor Škrlec, Renate Sommer, Dubravka Šuica, Tibor Szanyi, Nils Torvalds

References: Articolo 26

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Articolo 7
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