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Timestamp: 2019-11-15 18:26:20+00:00

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I laghi regolati all’incile - RGA Online
di Valeria Lettera
1. Laghi e invasi regolati all’incile.
2. Elenchi e inventari dei laghi italiani.
3. Laghi: definizioni.
4. Laghi: partizioni idrologiche e funzionali.
5. Formazione del demanio lacuale.
6. Proprietà pubblica e privata: la quota demaniale e il livello della piena ordinaria.
7. Opere idrauliche di sbarramento ed evoluzione del diritto: i laghi regolati.
8. Zero idrometrico.
9. Acque sopralacuali, lacuali e sublacuali; acque vecchie, nuove e nuovissime.
10. Funzioni della regolazione.
11. Gestione delle opere all’incile dei grandi laghi prealpini: gli Enti regolatori.
12. Gestione del rischio idraulico nei laghi regolati.
13. Carenza idrica e gestione dei laghi regolati.
The Great Lakes of Northern Italy hold around 80% of the freshwater of all Italian lakes. The outflows of these Lakes have been regulated for many decades. Besides providing huge freshwater reservoirs and supplying water for agricultural and industrial purposes in a vast territory, the many sluices built at the inlet of the emissary rivers (and on the river network) are also used for flood containment. Initially designed to meet only production needs, nowadays the regulation also aims at complying with ecological issues, such as the respect of the ecological flow.
The legal framework concerning the regulation of Italian Lakes is a complex layering of laws and rules dating from the last decades of the 19th century to our day. Most of the old Royal Decrees forming the core of the current legislation are valid (and valuable), as long as adequate coordination is granted with the administrative and legal set—up of modern Italy, and with the European legal framework.
After some technical definitions, both legal and limnological, the article deals with some issues related to land and water management and ownership. In Italy, lakes and rivers belong to the State, the shores being mainly public property. Regions own lake ports and are responsible for the management of inland waters. The level of the average natural flood establishes the border between private and public property, but water levels in regulated lakes are relatively artificial. Thus, decades ago, for each regulated lake, a Ministerial Decree decided the boundary line. Some Regions have produced valuable local rules to update the procedure.
In Northern Italy, special local bodies manage the Great Lakes and all their sluices, trying to find a balance between the needs and interests of all the coastal communities, the landowners, the enterprises, and the environment. In Central and Southern Italy large lakes are scarce but do exist, although they are not regulated. An effort should be made to increase the number of regulated lakes, thus improving the storage capacity of the Italian freshwater network.
I laghi sono corpi idrici superficiali interni. Possono essere alimentati da uno o più immissari e a loro volta avere uno o più emissari. In tale caso, il lago si dice “aperto”. Il punto di origine dell’emissario è definito “incile[1]”. In alcuni laghi, l’incile è munito di opere idrauliche in grado di regolare il deflusso delle acque.
I laghi naturali italiani custodiscono circa 150.000 milioni di metri cubi di acqua dolce[2]. La maggiore concentrazione di grandi laghi naturali si trova nelle pianure prealpine. I laghi prealpini regolati all’incile immagazzinano oltre l’80% di tutte le acque lacustri italiane.
In Italia esistono, inoltre, moltissimi bacini artificiali o naturali fortemente modificati, taluni realizzati al fine di conservare acqua potabile o irrigua, altri destinati all’alimentazione di centrali idroelettriche o comunque a sostenere la produzione industriale. Gli invasi sono dotati di opere di scarico, e più spesso di articolate opere di regolazione dei deflussi; quindi, anch’essi fanno parte dell’imponente reticolo nazionale dei corpi idrici regolati.
La specifica e non univoca disciplina dei corpi idrici regolati presuppone, comunque, l’applicazione del quadro normativo generale sulle acque. La materia risente dell’eterogeneità delle fonti[3], riferibili ad epoche storiche e impostazioni sistematiche differenti, e dello sviluppo recente di interrelazioni forti con la materia ambientale e climatica.
È pertanto indispensabile premettere una sintesi normativa generale sui laghi e sul diverso atteggiarsi delle questioni proprietarie, procedendo poi ad esaminare gli strumenti specifici di gestione dei laghi regolati e le molteplici finalità della regolazione. Una considerazione prospettica della materia non può prescindere, infine, dalle conseguenze che i mutamenti climatici in atto stanno avendo ed avranno sulle strategie di gestione delle risorse idriche.
In Italia non risulta un inventario ufficiale dei laghi redatto secondo criteri uniformi. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) registra 347 laghi di acqua dolce con estensione superiore ai 0,2 kmq[4]. L’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA)[5] censisce circa 400 laghi maggiori, combinando criteri dimensionali e strategici; a livello regionale, i censimenti lacuali seguono criteri autonomi.
Delle migliaia tra laghi ed invasi artificiali o fortemente modificati, 560 hanno capacità di invaso superiore al milione di metri cubi. Non è presente un censimento di tutti i laghi italiani in qualche modo regolati.
Nella legislazione interna ed europea i laghi naturali e artificiali sono oggetto di una molteplicità di definizioni:
DM LL.PP. 4.2.1977 — laghi: “raccolte di acque stagnanti, non temporanee. Essi possono essere del tipo: naturali aperti o chiusi a seconda che esista o meno un emissario, naturali e/o regolati se provvisti all’incile di opere di regolazione idrauliche, e artificiali se realizzati mediante manufatti di sbarramento. Rimangono esclusi i laghi salmastri costieri, che verranno considerati nelle acque di transizione” [6].
Lgs n.152/1999 — laghi: “raccolte di acque lentiche non temporanee. I laghi sono: a) naturali aperti o chiusi, a seconda che esista o meno un emissario; b) naturali ampliati e/o regolati, se provvisti all’incile di opere di regolamentazione idraulica”[7].
Lgs n.152/2006 — lago: “un corpo idrico superficiale interno fermo[8]”. Questa definizione trasfonde nell’ordinamento interno, tal quale, la definizione europea di lago (art.2, n.5 Dir.23 ottobre 2000, n.2000/60/CE). Nell’Allegato 3 alla parte III del D.Lgs n.152/2006, come modificato dal DM 16/06/2008, n. 131, il “lago” è ulteriormente definito come “un corpo idrico naturale lentico[9], superficiale, interno, fermo, di acqua dolce, dotato di significativo bacino scolante. Non sono considerati ambienti lacustri tutti gli specchi d’acqua derivanti da attività estrattive, gli ambienti di transizione, quali sbarramenti fluviali, tratti di corsi d’acqua in cui la corrente rallenta fino ad un tempo di ricambio inferiore ad una settimana e gli ambienti che mostrano processi di interramento avanzati che si possono definire come zone umide”.
DPCM 10.11.2011 – specchi d’acqua: i laghi sono inseriti nella categoria degli specchi d’acqua, quali “corpi idrici superficiali interni fermi (lago, stagno, palude/acquitrino, laguna, invaso artificiale)”[10]; le acque lacuali differiscono dalle altre tipologie di acque non correnti (quali stagni, paludi, acquitrini), tra l’altro, per ampiezza, profondità, perennità dei bacini e grado di salinità.
Il TU n.1775/1933 impiega i termini serbatoi e laghi artificiali per indicare le opere di raccolta delle acque consistenti in sbarramenti e dighe (artt. 27, 73, 75, 77, 85, 88,90, 234); l’art.85 TU n.1775/1933 utilizza il termine invasi come sinonimo di laghi artificiali.
Il D.Lgs n.152 del 2006 distingue i laghi naturali dagli invasi, che sono caratterizzati dalla “non naturalità morfologica”[11]. Un invaso è, infatti, “un corpo idrico fortemente modificato, corpo lacustre naturale-ampliato o artificiale”[12].
Per i laghi costieri[13], gli idronimi non sono uniformi. Il termine stagno è impiegato in Sardegna per indicare le lagune costiere salmastre, i c.d. stagni sardi. Nelle regioni dell’Alto Adriatico le lagune costiere salmastre sono chiamate “valli” e “valli da pesca”. Nel basso Lazio e nell’Italia meridionale l’idronimo lago è attribuito anche a lagune costiere salmastre in libera comunicazione con il mare.
Il lago si compone di “parti” fra loro distinte dalla scienza limnologica e dal diritto. Se ne definiscono le principali. Nel lago possono esistere, inoltre, strutture o interventi modificativi realizzati dall’uomo:
a) Alveo: è la cavità o depressione naturale che contiene le acque fino al livello della massima piena ordinaria. Alcune definizioni tecniche di “lago” tendono a coincidere con il concetto di alveo. Ad esempio, l’IRSA accoglie la definizione dei laghi come “cavità del suolo all’interno delle quali si accumula l’acqua raccolta dal bacino imbrifero”.
b) Corpo idrico: è l’elemento liquido. A tenore della direttiva 2000/60/CE, un corpo idrico superficiale è “un elemento distinto e significativo di acque superficiali, quale un lago, un bacino artificiale, un torrente, fiume o canale, parte di un torrente, fiume o canale, acque di transizione o un tratto di acque costiere”. La locuzione è spesso utilizzata per definire la totalità del lago, comprensivo di alveo.
c) Subalveo lacuale[14]: è quella parte di acque sotterranee accumulata dalla percolazione nel letto del lago; le acque del subalveo lacuale possono intraprendere un percorso sotterraneo fino all’emersione a valle, in una o più
d) Sponda: è il margine di terreno che delimita l’invaso e prende anche le denominazioni, più o meno frequenti, di riva[15], lido, greto, battigia, bagnasciuga.
e) Spiagge lacuali: quelle fasce riparie basse e costituite da sabbie o altri materiali incoerenti che, per il frangersi dei flutti, sospinti dal moto ondoso, dai venti e dalle onde di sessa[16], assumono un proprio valore funzionale, in termini di fruizione del lago, nonché ambientale; la spiaggia si colloca in continuità con l’alveo ed ha ampiezza variabile.
f) Arenili lacuali: in diritto marittimo, per arenile si intende “quel tratto di terraferma che residua al naturale ritirarsi delle acque, restando idoneo ai pubblici usi del mare, anche se in via soltanto potenziale e non attuale”[17]. Per gli spazi esterni alla spiaggia dei laghi e necessari ai pubblici usi delle acque si propone la denominazione di arenili lacuali; essi non hanno un confine uniforme verso l’entroterra, poiché sono commisurati alle esigenze di utilizzazione collettiva per usi quali l’esercizio della pesca, l’approdo, il transito, l’accesso al lago, la valorizzazione delle bellezze panoramiche mediante belvederi e passeggiate lungolago, la portualità e l’ormeggio[18]. Gli arenili dei laghi sono definibili come terreni costituenti pertinenze del demanio lacuale[19].
g) Porti: il porto è uno spazio d’acqua presso la costa, attrezzato e idoneo all’ormeggio dei natanti; i maggiori laghi sono dotati di uno o più porti. La funzionalità dei porti, commerciali e turistici, è essenziale per lo sviluppo degli insediamenti costieri e insulari[20].
h) Conche di navigazione: si tratta di invasi, con porte mobili, realizzati per favorire la continuità delle vie navigabili[21]; costituiscono corridoi navigabili di collegamento tra corpi idrici in dislivello[22].
i) Darsene: in ambito lacuale, per darsena s’intende generalmente un bacino artificiale poco profondo usato per il rimessaggio e l’alaggio di imbarcazioni.
l) Incile: è il punto dal quale le acque lacuali, defluendo dal bacino, danno origine a un emissario, riprendendo la discesa verso il reticolo idrografico di valle. Per la generalità dei laghi, l’incile è di norma naturale e quindi a deflusso libero; il Codice civile impiega il termine “sbocco” (art. 943 c.c.)[23]. Nei grandi laghi prealpini e in pochi altri grandi laghi italiani, nel corso del tempo l’incile naturale è stato munito di uno sbarramento con opere idrauliche regolabili[24]. In taluni casi, è stato costituito un incile artificiale. Il termine “incile”, di derivazione latina, ha assunto col tempo una pluralità di significati tecnici, tutti riconducibili alla medesima radice concettuale di “varco” per le acque[25].
Le partizioni principali degli invasi artificiali sono definite ex lege: “…le opere di raccolta, di regolazione e di derivazione, principali e accessorie, i canali adduttori dell’acqua, le condotte forzate ed i canali di scarico…”[26].
Le questioni sulla proprietà pubblica o privata dei laghi naturali, come dei corsi d’acqua, occuparono la dottrina e la legislazione dei primi decenni dello Stato unitario proclamato nel 1860[27].
L’art.822, comma 1 del vigente Codice civile dispone che appartengono al demanio pubblico “…i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque dichiarate pubbliche dalle leggi in materia…”[28]. Il successivo art.943 c.c. stabilisce che il terreno che l’acqua copre quando è all’altezza dello sbocco del lago, o stagno, appartiene al proprietario del lago. Da tale principio deriva che, per i laghi demaniali, la proprietà pubblica si estende “fino all’altezza dello sbocco”, calcolato con riferimento alla piena ordinaria[29]; difatti, ai sensi del secondo comma dell’art.943 c.c. “Il proprietario non acquista alcun diritto sopra la terra lungo la riva che l’acqua ricopre nei casi di piena straordinaria”.
La dottrina e la giurisprudenza animano da decenni un ampio e non ancora sopito dibattito sul limite del demanio lacuale per i terreni posti ai margini delle sponde dei laghi[30]. È da ritenersi applicabile anche alle spiagge lacuali l’art.822 c.c.[31], che fa riferimento esplicito solo alle spiagge marine e tuttavia viene interpretato come norma di sistema. Infatti, numerosi atti normativi richiamano l’appartenenza al demanio idrico delle spiagge lacuali[32]; inoltre, la Pubblica Amministrazione ha il potere di individuare il limite demaniale della spiaggia lacuale[33]; l’eventuale domanda di annullamento del provvedimento di delimitazione dell’alveo e della spiaggia lacuale rientra nella giurisdizione in unico grado del Tsap[34].
La darsena, se è scavata su demanio lacuale, ne costituisce pertinenza. Se la darsena è ottenuta mediante escavazione di un fondo privato si applica il principio secondo il quale “per i beni artificiali l’acquisto della qualità di bene pubblico si riconnette all’espansione dell’alveo e non ad un atto giuridico”[35].
La sponda e le rive “interne”, soggette, cioè, ad essere ricoperte dalla piena ordinaria, fanno parte del demanio lacuale, mentre le sponde e le rive “esterne”, che possono essere invase solo dalle piene straordinarie, appartengono ai proprietari dei fondi rivieraschi, salvo che non siano acquisite al demanio in quanto strumentali alla fruizione del lago.
I porti lacuali appartengono al demanio regionale ai sensi dell’art. 11 L. 281/1970[36]. Alcune Regioni hanno prodotto interessante normativa circa la gestione del demanio lacuale, demandata in via generale alle Regioni ai sensi dell’art. 86 D.lgs. 31 marzo 1998, n. 112.
Sostanzialmente inattuato è rimasto il D.lgs. 28 maggio 2010[37], che disponeva il trasferimento alle Regioni, mediante appositi DPCM, dei “beni appartenenti al demanio marittimo e relative pertinenze, come definiti dall’articolo 822 del codice civile e dall’articolo 28 del codice della navigazione, con esclusione di quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali” nonché dei “beni appartenenti al demanio idrico e relative pertinenze, nonché le opere idrauliche e di bonifica di competenza statale, come definiti dagli articoli 822, 942, 945, 946 e 947 del codice civile e dalle leggi speciali di settore, ad esclusione: 1) dei fiumi di ambito sovraregionale; 2) dei laghi di ambito sovraregionale per i quali non intervenga un’intesa tra le Regioni interessate, ferma restando comunque la eventuale disciplina di livello internazionale”. Non essendo stati adottati i previsti DPCM, nulla è cambiato circa il riparto di attribuzione del demanio lacuale.
Sia gli stagni costieri sardi, sia le lagune salmastre, anche con stabile collegamento con il mare — con esclusione delle valli da pesca dell’Adriatico settentrionale — risultano iscritti negli elenchi delle acque pubbliche e, come tali, rientrano nel demanio idrico e non nel demanio marittimo di cui all’art.28 c. nav., secondo il quale fanno parte del demanio marittimo “i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare.”
Nelle Regioni a Statuto speciale il regime delle acque interne è disciplinato secondo le norme statutarie e le relative norme di attuazione. In Sicilia[38], Sardegna[39], Friuli—Venezia Giulia[40] e Trentino alto Adige[41] il demanio lacuale appartiene alla Regione o alle Province autonome in forza dello Statuto o delle successive norme di attuazione, mentre regole specifiche comportanti un alto grado di autonomia sono dettate per la Valle d’Aosta[42].
L’art.943 c.c. attribuisce la proprietà delle terre rivierasche al proprietario del lago, e quindi al Demanio idrico, fino al livello della più alta piena ordinaria, misurata allo sbocco o incile; le piene straordinarie che invadono aree rivierasche non determinano alcuna ipotesi automatica di accessione o di espansione della proprietà lacuale (art 943, comma 2 c.c.).
Il livello della piena ordinaria “è il livello superato o uguagliato dalle massime altezze annuali verificate […] in 3/4 degli anni di osservazione (durata 75%)” misurato “in una sezione fornita di idrometro, e per un lungo periodo di osservazione”[43]. L’analisi deve anche considerare tutti i fenomeni che possono influire sul livello del lago medesimo, quali “singolare durata del deflusso della piena del lago, sesse, moto ondoso, altezza di risalita della massima onda invernale”[44]. Ognuno di questi fenomeni consente di derivare parametri indispensabili per valutare l’altezza massima della piena ordinaria[45].
La giurisprudenza ha blindato tali criteri con pronunce confermative e conformi[46].
La spiaggia e l’arenile lacuale, giacenti ad una quota superiore a quella della piena ordinaria[47] ma pertinenziali rispetto al lago, sono invece individuabili mediante un accertamento tecnico puntuale e specifico, in conformità del tuttora vigente R.D. 1° dicembre 1895 n.726, “Approvazione del regolamento per la vigilanza e per le concessioni delle spiaggie[48] dei laghi pubblici e delle relative pertinenze”. Il citato Decreto, all’art. 3, comma 1 configura un procedimento amministrativo per l’apposizione di termini lungo la linea di confine tra demanio lacuale e proprietà privata rivierasca [49]; si tratta di un procedimento che richiama quello civilistico, disciplinato dall’art. 951 del Codice civile[50]. Permane esclusa la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico[51]. Da notare che la competenza legislativa sulla tutela ambientale delle acque (che include quasi l’intera materia delle acque) risiede in via esclusiva in capo allo Stato, ai sensi del vigente art. 117, comma secondo, lettera s), della Costituzione, come univocamente interpretato dalla Corte Costituzionale in diverse recenti pronunce; rimangono, invece, alle Regioni le funzioni amministrative connesse alla gestione del demanio idrico[52].
L’ingegneria idraulica italiana, fin dall’inizio dell’800, ha svolto un ruolo determinante per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, progettando e realizzando opere di sbarramento dei corsi d’acqua con la costruzione di serbatoi e laghi artificiali; l’incessante fabbisogno energetico richiesto dall’intervento nella Prima guerra mondiale (1915) portò all’approvazione del D.lgs. 20 novembre 1916 n.1664[53], innovativo rispetto al precedente diritto settoriale focalizzato sulle questioni della proprietà delle acque e sulla ricerca di entrate pubbliche provenienti dalle concessioni di derivazione.
Contestualmente, divenne concreta la progettazione per costruire, allo sbocco dei grandi laghi naturali, sbarramenti con paratoie mobili per la regolazione dei deflussi e degli afflussi idrici.
Nelle regioni prealpine furono costituiti appositi consorzi tra le Province interessate, istituiti in Enti autonomi nella prima metà del ‘900: il Consorzio del Ticino per il Lago Maggione (opera di regolazione: Traversa della Miorina)[54]; il Consorzio dell’Oglio per il Lago d’Iseo (opera di regolazione: Traversa Fosio in località Fosio-Sarnico) [55]; il Consorzio dell’Adda per il Lago di Como (opera di regolazione: Traversa di Olginate, a monte del ponte Olginate-Caloziocorte, tra il lago di Garlate e quello di Olginate)[56]. Per altri laghi, alcuni consorzi di bonifica furono istituiti in seguito quali enti regolatori: per il Lago di Garda, il Consorzio del Mincio, Ente di bonifica di II grado e di utilizzazione idrica (opera di regolazione: Traversa di Monzambano); per il Lago d’Idro (Eridio), il Consorzio di Bonifica di secondo grado del Fiume Chiese (opera di regolazione: Traversa di Idro).
Tutti i maggiori laghi italiani regolati all’incile sono censiti negli Elenchi delle acque pubbliche, istituiti dalla L. n.2644/1884 e dal RD 26 novembre 1893, n.710[57], che conservano natura ricognitiva della demanialità idrica di acque ed alvei[58].
I laghi sono censiti negli Elenchi, che indicano di norma come bene demaniale “tutto lo specchio d’acqua”[59]. Tuttavia, gli Elenchi stessi non contengono precisi elementi per la delimitazione dell’area demaniale, soprattutto se si tiene conto che le cartografie allegate spesso sono parametrate sulle portate minime.
Il criterio del livello naturale dello sbocco di cui all’art. 943 c.c.[60] presuppone una naturalità dei luoghi immutata; di fatto, il ricorso all’art. 943 c.c. vigente appare (e apparve) ragionevolmente inapplicabile, senza un qualche temperamento, alle modifiche della portata originarie dell’alveo causate dalla costruzione delle opere di regolazione all’incile. Si pose, pertanto, l’esigenza di risolvere con atto autoritativo l’incertezza sui limiti tra demanio idrico e proprietà rivierasca.
In fase di avviamento della regolazione, quindi, per i maggiori laghi regolati all’incile il livello di piena ordinaria è stato accertato e trasfuso in un Decreto ministeriale o interministeriale, quale dato tecnico integrativo dell’art. 943 Codice civile; il DM è inquadrabile come norma tecnica “avente efficacia generale ed emanato per la tutela di interessi generali, quali la certezza della demanialità, la tutela del paesaggio e dell’ambiente naturale e la conservazione della risorsa idrica”[61]. La procedura di attestazione del livello della piena ordinaria, teoricamente attivabile anche per i laghi naturali non regolati, è stata in effetti utilizzata soltanto per i laghi regolati, al fine di cristallizzare normativamente una quota demaniale altrimenti suscettibile di contestazione sulla base della natura “artificiale” delle oscillazioni attuabili mediante le manovre delle opere di regolazione.
La necessità di annettere porzioni di suolo privato al demanio in conseguenza di nuovi mutamenti artificiali nel regime dei laghi regolati, o di nuove esigenze legate alla pubblica fruizione dei laghi medesimi, è normalmente fronteggiata con lo strumento espropriativo. Circa le risalenti procedure di delimitazione demaniale, la sopravvenienza delle Regioni — tendenzialmente destinatarie della titolarità di (parte del) demanio ma sinora proprietarie solo di limitate tipologie territoriali — ne ha comportato l’aggiornamento de facto: restando immutato il citato art. 3 RD n.726/1895, la procedura non può adesso prescindere, almeno, da una partecipazione della Regione, titolare di funzioni amministrative e gestionali in materia di demanio idrico ai sensi dell’art. 86 d.lgs. 112/1998. Infatti, ai fini delle procedure di sdemanializzazione e alienazione, nelle more dell’adozione dei DPCM ai sensi del D.lgs. 28 maggio 2010, o – più probabilmente – fino a nuovo inquadramento normativo della materia, alla Regione compete comunque il rilascio di un parere, come ribadito dalla conferenza unificata Stato-Regioni il 20 giugno 2002 e dalla Corte Costituzionale con Sent. 31/2006 del 23 gennaio 2006. Talune Regioni si sono munite di strumenti normativi dedicati, al fine di corrispondere con efficacia alle necessità di demanializzazione (e di sdemanializzazione, su istanza di parte privata) connesse, tra l’altro, allo sviluppo e alla modifica delle realtà rivierasche nei laghi regolati.
Notevole è il risultato raggiunto dalla Regione Lombardia che ha tipizzato e snellito alcuni procedimenti concernenti il demanio lacuale attraverso l’adozione di strumenti regolamentari e la stipula di accordi procedurali con le amministrazioni statali proprietarie del demanio idrico. In particolar modo, con la Legge regionale 4 aprile 2012, n. 6 e il Regolamento regionale 27 ottobre 2015, n. 9, la Lombardia ha dedicato ampio spazio alle questioni dominicali concernenti il demanio portuale (regionale) e le competenze gestionali della Regione in materia di demanio extraportuale (statale), avendo, inoltre, già concordato ed approvato procedure condivise con l’Amministrazione statale[62] per l’istruttoria delle istanze di sdemanializzazione e di alienazione di cui all’art. 5 della Legge 5 gennaio 1994 n. 37 e all’art. 5 bis della legge 1° agosto 2003, n. 212. In Lombardia, l’iter per l’adozione del parere è stato tipizzato e corredato di criteri oggettivi con Atto Dirigenziale D.G. Infrastrutture e Mobilità del 7 agosto 2014, n. 7671[63], ricognitivo anche dei principi generali vigenti in materia e concordato con l’Amministrazione del Demanio[64]. In particolare, a partire dalla esplicitazione delle reciproche competenze statali e regionali, sono stati delineati percorsi amministrativi coordinati che consentono di seguire un iter prefissato e prevedibile, nel quale sono chiaramente individuabili le posizioni meritevoli di tutela, i criteri, i tempi. Probabilmente la disciplina lombarda, che risolve transitoriamente le incertezze derivanti da un salto normativo secolare tra le vigenti disposizioni ottocentesche e le inattuate norme recenti, potrebbe vantaggiosamente costituire un modello operativo nazionale.
Il limite demaniale è collegato al livello della massima piena ordinaria. Il livello di piena ordinaria è misurato con riguardo allo zero idrometrico. Lo zero idrometrico[65], nei laghi, è la quota sul livello del mare stabilita convenzionalmente per misurare l’altezza dell’acqua presente nell’invaso.
L’andamento del livello delle acque dei laghi è fisicamente misurato con un’asta idrometrica, il cui zero idrometrico è arbitrariamente definito (non vi sono, cioè, regole di corrispondenza tra zero idrometrico e livello attualmente considerato “normale”); esso non trova una definizione tecnico-giuridica per i laghi non regolati.
Nei laghi regolati all’incile, lo zero idrometrico è stabilito, in sede di redazione della concessione di costruzione e gestione dello sbarramento all’incile, tenendo conto di molteplici considerazioni, anche di ordine produttivo e ambientale. Lo zero idrometrico è la quota di riferimento per le manovre sulle opere di regolazione[66].
Le misurazioni delle variazioni dei livelli delle acque, fluenti e lacuali, avvengono ormai in tempo reale, con l’impiego di teleidrometri[67], i cui dati consentono di ottimizzare il perseguimento delle molteplici funzioni della regolazione e di porre tutte le informazioni rilevanti a conoscenza della Pubblica Amministrazione e dei cittadini[68]. Mentre le misurazioni di livello sono in gran parte automatizzate, rimangono affidate all’intervento umano le misurazioni delle portate, che tuttavia di norma vengono eseguite in prossimità delle stazioni di rilevazione automatica per garantire una perfetta correlazione con i livelli riscontrati. Sia l’invaso dei grandi laghi regolati, sia i punti di ingresso e uscita delle acque sono oggetto di misurazione prioritaria[69].
Molto spesso la struttura dei bacini idrografici comprende, a monte dei laghi, uno o più invasi naturali o artificiali. A valle, gli eventuali emissari possono a loro volta immettersi in altri laghi o invasi artificiali a più bassa quota. È quindi opportuno considerare che, rispetto ad un determinato lago, il bacino idrografico può essere suddiviso in: bacino sopralacuale, lacuale e sublacuale.
La regolazione dei laghi naturali consente di trattenere nell’invaso le acque fino alla quota di massimo invaso, superiore rispetto alla quota naturale; le acque così accumulate divengono riserve per i territori di valle e prendono il nome di acque nuove[70], così definite con riferimento alle acque già oggetto di concessioni o derivazioni nel periodo antecedente alla regolazione del lago (c.d. acque vecchie). La creazione e quindi l’uso di acque nuove[71] è oggetto di specifica concessione che l’Autorità Idraulica rilascia al Consorzio o Ente Regolatore; quest’ultimo a sua volta dispone sulla domanda di dispensa d’acqua dell’utenza di valle[72].
Quando alle acque nuove si aggiungono ulteriori forme programmate di regolazione dell’accumulo, sia nei laghi naturali[73], sia nei bacini artificiali che sono presenti a monte del lago naturale regolato all’incile, il maggiore quantitativo di acqua disponibile per i periodi di emergenza o di carenza prende talora il nome di acque nuovissime.
Nel caso di contrasto tra gli interessi dei concessionari idroelettrici sopralacuali e quelli dei concessionari preesistenti sublacuali, normalmente i disciplinari di concessione consentono all’autorità idraulica di poter adottare provvedimenti temporanei, ordinando il deflusso “ad acqua corrente” dagli invasi di monte, fino al raggiungimento delle portate spettanti alle utenze agricole sublacuali, nel rispetto della gerarchia degli usi delle acque dando preferenza, dopo gli usi umani, agli usi agricoli, come previsto dall’art.167 D.Lgs n.152/2006[74]. La materia, tuttavia, necessita di una regolazione ragionevole, sostenibile e compatibile con gli usi attualmente praticati.
Le modifiche antropiche dei sistemi lacustri hanno origine antica, e trovano prevalente motivazione nell’esigenza di procurare utilità e beni alle collettività in espansione (reperimento di nuove terre coltivabili, regimazione delle acque). In numerose regioni italiane sono ancora visibili strutture di costruzione romana e medioevale intese a provocare il deflusso delle acque di antichi laghi o acquitrini o la bonifica di interi territori[75]. Fino alla rivoluzione industriale, i manufatti stabili tendevano soprattutto a facilitare l’uso potabile o irriguo delle acque e la navigazione, oppure a bonificare terre[76]; in seguito, sul finire del Secolo XIX, l’acqua apparve anche come una formidabile fonte di energia elettrica.
La spinta propulsiva storicamente più recente per la stabilizzazione delle capacità di invaso dei grandi laghi è scaturita, agli inizi del ‘900, dalle necessità di fornire acque irrigue a un’economia agricola in espansione, di laminare i colmi di piena e di incrementare gli investimenti per centrali idroelettriche con sbarramenti a valle degli incili. In pari tempo, la regolazione dei livelli dei grandi laghi ha consentito di dare stabilità ai tiranti d’acqua indispensabili per la navigazione e per mantenere un elevato livello medio lacuale a vantaggio di una migliore fruizione dei centri abitati rivieraschi e insulari[77].
Mediante la regolazione, senza perdere la propria naturalità, il lago regolato viene trasformato in un serbatoio, la cui capacità aggiuntiva è proporzionale alla quota di massimo invaso consentito dalle paratoie nonché alla ampiezza dello specchio d’acqua. La possibilità di regolazione attribuisce ai laghi funzioni fondamentali per l’economia idrica[78]; le acque accumulate possono essere lasciate defluire nella stagione di scarsa piovosità, modulandole in base alle esigenze ecologiche, potabili, irrigue o idroelettriche di valle. Nei maggiori laghi prealpini, la funzione di regolazione idropotabile viene progressivamente integrata nella gestione ordinaria dei servizi idrici.
La regimazione delle acque consente di mitigare gli effetti delle piene (ordinarie) in modo da rendere i deflussi idonei al migliore utilizzo. Le finalità specifiche differiscono da lago a lago; tuttavia, alcuni obbiettivi e diverse considerazioni generali sono comuni a tutti i grandi invasi regolati.
Negli ultimi decenni la funzione ambientale della regolazione, variamente declinata, è divenuta una delle guide portanti dell’intero sistema, affiancandosi alle tradizionali funzioni immediatamente utilitaristiche.
Per ogni lago regolato, l’entità delle escursioni dei livelli è disciplinata da norme tecniche, le quali normalmente prevedono livelli di riferimento dell’acqua diversi nei periodi invernali e nei periodi primaverili-estivi, rimanendo costante lo zero idrometrico.
Un particolare temperamento per la regolazione dei laghi prealpini deriva dallo status internazionale dei due laghi naturali italo-svizzeri, regolati all’incile: il Lago Maggiore e il Lago di Lugano (Ceresio) per effetto dell’indispensabile confronto imposto dai relativi rapporti internazionali[79].
La gestione delle acque lacuali, sia nelle fasi di accumulo che di rilascio, per i bacini di competenza è affidata agli Enti Regolatori dei Grandi Laghi alpini, cui fa espresso riferimento l’art.63, comma 11, D.lgs. n.152/2006[80], che li pone sotto il coordinamento dell’Autorità di bacino distrettuale.
Malgrado le generali funzioni di coordinamento, non risulta ancora pienamente operativa la sinergia tra le Autorità di bacino distrettuali di cui all’art. 63 D.lgs. 152/2006[81] e gli Enti regolatori.
Nonostante l’enorme bisogno di acque per usi potabili ed irrigui, nelle altre regioni italiane non risultano simili gestioni consortili degli incili; anzi, non risultano affatto efficaci gestioni di incili sul modello prealpino. Si farà separato cenno, tuttavia, delle modalità di regolazione delle risorse idriche raccolte negli invasi della Sardegna, che presenta spunti di particolare interesse.
Agli Enti di regolazione è affidata anche l’attuazione delle funzioni essenziali della regimazione, come declinata nei disciplinari o nei progetti iniziali.
Alle diverse funzioni idrologiche ed economiche si aggiunge una funzione civica e sociale, consistente nel costituire un punto di contemperamento degli interessi confliggenti facenti capo alle collettività lacuali, a quelle di monte e a quelle di valle. Interessi, sia chiaro, che rimangono contrapposti – talora ferocemente — ma che trovano un’occasione di compromesso obbligato nella necessaria unicità delle procedure di regolazione[82].
La più recente tra le sfide che gli Enti di regolazione – ma, più in generale, il quadro giuridico nazionale ed europeo – devono fronteggiare è costituita dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, che già modificano sensibilmente il contesto tecnico rispetto alle premesse novecentesche. Come è stato osservato, “la gestione integrata delle acque è uno dei cardini dello sviluppo sostenibile della regione alpina. Anche le aree circostanti le Alpi, inoltre, dipendono per il loro sviluppo dall’acqua che origina nelle Alpi. È pertanto facilmente intuibile come possano emergere conflitti d’uso. Lungo l’arco di centinaia d’anni è stato messo a punto un sofisticato sistema di gestione delle acque, ma oggi ci si trova a doversi confrontare con nuove sfide, legate sia all’aumento dei consumi di acqua sia alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Il sistema di gestione delle acque deve quindi essere debitamente e continuamente adattato alle mutevoli condizioni”[83].
Per le ragioni storiche accennate, la regolazione del Lago Maggiore è parametrata ad alcune esigenze fondamentali d’ampio respiro, fissate sin dal 1924[84]. Principalmente: “le opere […] all’incile del Ticino devono avere esclusivamente la funzione di regolazione del lago ben distinta dallo sfruttamento industriale del primo tronco del fiume; […] non si deve alterare, anzi perseguirne un anche modesto ma sicuro miglioramento, il regime di piena del lago e del fiume, così da rispettare nel modo più assoluto i grandi interessi costituiti”. Per grandi interessi costituiti deve intendersi la “salvaguardia dalle piene delle popolazioni rivierasche del lago e del fiume, e delle attività connesse”[85].
Le opere di regolazione, in altre parole, furono costruite e finalizzate alla regimazione del lago per ragioni di pubblica e generale utilità, escludendone l’asservimento a interessi economici individuali; tali finalità rimangono attuali, mentre è vivo da decenni il dibattito sulle eventuali conseguenze di un innalzamento dei livelli di ritenuta per la gestione delle piene.
Per il Lago di Como, sin dall’inizio “la regolazione viene attuata… tenendo conto dei diversi interessi dei rivieraschi del lago, del fiume e degli utenti consorziati. Una Giunta Tecnica, nella quale questi interessi sono rappresentati, assiste l’Ufficio Tecnico Consorziale nella condotta della regolazione”[86].
Per il Lago d’Iseo, il Consorzio dell’Oglio ha sempre svolto la regolazione “cercando di ottimizzare la disponibilità di risorsa con la domanda degli usi attivi a valle del lago, nel rispetto dei limiti di concessione, ma adattando le scelte di gestione all’andamento climatico stagionale, avendo attenzione a ridurre solo al necessario le oscillazioni dei livelli”[87].
Il Lago di Idro “è uno dei primi laghi alpini europei ed il primo lago naturale italiano ad essere stato sottoposto a regolazione artificiale con il duplice scopo irriguo e di produzione idroelettrica”[88].
Per il Lago di Garda, il Consorzio del Mincio, ora come all’origine, “ha per scopo fondamentale la tutela organica degli interessi presenti e futuri dell’irrigazione e dell’industria, aventi rapporto con le acque del lago di Garda e del fiume Mincio”, ma persegue anche le finalità, a tenore del recente Statuto, “della difesa del suolo, di un equilibrato sviluppo del territorio, della tutela e valorizzazione degli ordinamenti produttivi e dei beni naturali con particolare riferimento alle risorse idriche ed al loro uso plurimo”[89]. Lo sviluppo delle finalità della regolazione per il lago di Garda è stato graduale, in conseguenza delle crescenti opere di captazione e regolazione che, in oltre 50 anni, hanno modificato gli usi del Mincio e del Garda[90].
Ferme restando le finalità istituzionali di derivazione statutaria e quelle elaborate in seguito al progresso tecnologico, per tutti i laghi prealpini la funzione di regolazione è in fase di integrazione col SII. A tenore del Piano di gestione delle acque dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico delle Alpi orientali – Aggiornamento 2015-2021, ad esempio, “il SII include anche Il Servizio idrico di regolazione dei laghi Maggiore, di Como, d’Iseo e di Garda: costituito dall’insieme dei servizi pubblici di regolazione del livello idrometrico dei grandi laghi, delle portate derivate e della gestione delle opere di regolazione dei medesimi, finalizzati alla tutela degli ecosistemi connessi all’ambiente lacustre, alla ripartizione della risorsa idrica per l’irrigazione ed alla distribuzione su aree vaste della risorsa idrica che svolge anche un ruolo di rimpinguamento della falda”[91].
In particolare, le progressive acquisizioni scientifiche, unitamente al quadro giuridico di riferimento, fanno oggi ritenere incluse nelle finalità della regolazione la valorizzazione della funzionalità ambientale del sistema idrico. In attesa della definizione della disciplina dei Deflussi Ecologici (Ecological Flow) di cui anche alle Linee Guida n. 31 della Commissione Europea recante Ecological Flow in the implementation of the water Framework Directive (2015), sono ormai sistematiche le disposizioni per la salvaguardia del Deflusso Minimo Vitale (DMV) di precedente introduzione, all’esito dei relativi Progetti di sperimentazione. Ad esempio: sul fiume Ticino sublacuale (2016); sul sistema lago di Como – Fiume Adda (2017), allo scopo di “consentire l’individuazione di valori di DMV effettivamente commisurati a ciascun corpo idrico, in funzione delle attività connesse ai diversi utilizzi dei singoli corsi d’acqua e delle caratteristiche degli stessi[92]”. La sperimentazione del DMV, in Lombardia, era iniziata nel 2006 con il Piano di Tutela delle Acque, con la fondamentale partecipazione degli Enti di Regolazione, in particolare il Consorzio dell’Adda ed il Consorzio dell’Oglio. Già nel 1992, tuttavia, per i laghi regolati facenti parte del bacino del Po, attraverso la deliberazione n. 6 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino del fiume Po (c.d. delibera “Valtellina”), era stata prevista l’applicazione del Deflusso Minimo Vitale (DMV)[93]. È da ritenersi che le pressanti preoccupazioni ambientali conseguenti alla scarsità idrica e al cambiamento climatico accentuino in futuro il valore delle funzioni ecologiche della regolazione nella gerarchia degli usi e delle finalità gestionali, generando prevedibili contrasti con le realtà economiche locali, che tendono a massimizzare le utilità immediate.
Uno specifico aspetto gestionale dei laghi regolati, di segno opposto, concerne ad esempio i c.d. “sopralzi” ovvero l’innalzamento temporaneo della soglia di regolazione di un certo numero di centimetri rispetto alle misure stabilite nei disciplinari[94], al fine di poter disporre di una maggiore quantità di acque da mettere a disposizione degli usi delle acque nel bacino sublacuale. Tendenzialmente, il sopralzo invernale è posto a beneficio delle utenze idroelettriche, quello estivo a beneficio delle utenze irrigue; le variazioni debbono essere puntualmente autorizzate dall’Ente responsabile della regolazione.
Il crescente fabbisogno di acqua comporta il moltiplicarsi delle richieste di ampliare i livelli di invaso nella stagione delle piogge per incrementare, corrispondentemente, le possibilità di utilizzazione estiva dei volumi d’acqua accumulati e dell’uso idroelettrico. I consorzi di gestione dei laghi prealpini, accogliendo le istanze degli utenti di valle delle acque immagazzinate, si fanno spesso portatori delle richieste di alzare, anche in misura rilevante, la soglia di regolazione predeterminata nell’atto di concessione.
Le posizioni dei diversi centri di interesse, evidentemente, non sempre coincidono; un eccessivo sopralzo può determinare il rigurgito delle acque di monte causato dalle strettoie naturali o dalle condizioni del corpo idrico ricevente, come si verifica ad esempio lungo il Ticino alla confluenza di questo fiume nel Po, con rigurgito fino al ponte coperto di Pavia e con allagamento del borgo di Oltreticino di Pavia, fenomeni che possono verificarsi quando gli idrometri segnalano una impennata sui valori ordinari dello zero idrometrico di riferimento; è anche rilevante l’impatto dei sopralzi sui comuni rivieraschi lacuali, i quali sono interessati, al contrario, a non vedersi ridurre l’ampiezza delle spiagge mediante l’innalzamento del livello ordinario delle acque, con il rischio ulteriore di facilitare le inondazioni in occasione di concentrazione di onde e precipitazioni meteoriche molto violente.
I siti dei Consorzi gestori pubblicano i documenti delle conferenze di servizi promosse per ampliare l’immagazzinamento di acque nei laghi; documenti tecnici, per contro, ammoniscono sulle conseguenze negative a lungo termine dei sopralzi.
Nonostante la fisiologica conflittualità, l’attività di regolazione costituisce un valore aggiunto. Essa presuppone e favorisce una conoscenza capillare del reticolo idrografico di monte e di valle, oltre a conferire possibilità coordinate di interventi in emergenza altrimenti precluse. L’esperienza pluridecennale dei laghi prealpini consente di constatare che la regolazione in sé non comporta lo stravolgimento degli ecosistemi coinvolti, né pregiudica la naturalità dei laghi e dei fiumi interessati. Sarebbe quindi auspicabile l’attivazione di altri sistemi regolati al fine di razionalizzare la gestione dei grandi sistemi fluviali e lacustri del Centro e Sud Italia, individuando Enti di regolazione in grado di coordinare le importanti funzioni di stoccaggio e distribuzione delle acque, e di protezione civile.
La gestione delle situazioni di rischio idraulico riveste una particolare importanza rispetto ai laghi regolati all’incile, che sono contemporaneamente corpi idrici soggetti a condizioni di pericolo e rischio ma anche, attraverso le politiche e i meccanismi di regolazione, elementi di attenuazione (laminazione) e di gestione del rischio stesso. Ogni centimetro del livello dei grandi laghi rappresenta milioni di metri cubi d’acqua il cui deflusso può essere assorbito, rallentato, reso inoffensivo per i beni primari altrimenti esposti al rischio. Per ciascuno dei grandi laghi regolati sono stati effettuati studi e ricerche, ma anche progetti concreti pronti ad entrare in fase attiva al verificarsi di eventi[95].
Tra gli Enti Regolatori dei Grandi Laghi Alpini e il Dipartimento della Protezione Civile sono stati formalizzati accordi di cooperazione[96], “nell’ambito delle rispettive finalità istituzionali, per la realizzazione di studi e ricerche finalizzati a supportare le attività della rete dei Centri Funzionali[97], attraverso il monitoraggio idrologico dei bacini dei grandi laghi alpini e dei loro 8 immissari ed emissari”.
Nelle situazioni emergenziali, gli Enti Regolatori possono, direttamente o in sinergia con altri soggetti, attivare la regolazione dei bacini supralacuali, lacuali e sublacuali in modo da accompagnare la laminazione delle piene e la mitigazione dei rischi lungo una parte significativa del bacino idrografico. Le grandi piene costituiscono occasioni di studio e verifica delle misure più efficaci, sovente seguite dal raffinamento della modellizzazione matematica e delle strategie di contrasto[98].
In caso di eventi atmosferici con tempi di ritorno di medio-alta probabilità, ovvero di disastri originati dal cedimento di dighe e sbarramenti, il governo dei colmi di portata deve tenere conto dei relativi rischi; la tendenza di contrasto, con più elevato margine di sicurezza, sembra basarsi sulla creazione e sul rafforzamento di reti informative (previsionali, di riscontro e di feedback) e sull’ammodernamento dei meccanismi di manovra degli incili. Osservazioni sperimentali dimostrano, tuttavia, che nel caso di piene persistenti e straordinarie, l’effetto mitigatore della regolazione decresce fino a scomparire con l’aumento dei livelli di piena, pur mantenendo importanti funzioni di protezione civile nelle fasi iniziali degli eventi estremi.
In tema di siccità e di corpi idrici regolati è d’obbligo il riferimento all’esperienza sarda. Un tempo ricca di paludi ma priva di grandi laghi naturali, la Sardegna ha tuttavia letteralmente costruito il suo reticolo idrografico, contemporaneamente bonificando un territorio da sempre malsano[99] e procurandosi vitali serbatoi idrici. Dei primi cinque invasi artificiali esistenti in Italia, tre sono nell’Isola.
L’Ente acque della Sardegna (Enas) è il gestore del Sistema idrico multisettoriale Regionale (SIMR) e del Piano Generale dei volumi idrici da erogare in base al bilancio idrico regionale[100]; ad esso fa capo la regolazione dei Laghi della Sardegna con 33 invasi maggiori, tra artificiali e naturali regolati. Il SIMR, un unicum in Italia, rappresenta un diverso modo di gestire le risorse idriche, le quali in Sardegna non derivano in prevalenza da sorgenti o da falde, ma essenzialmente dalla confluenza delle acque meteoriche che, alle sezioni di chiusura di bacini imbriferi, sono raccolte in invasi regolati. Il SIMR è l’“insieme delle opere di approvvigionamento idrico e di adduzione che, singolarmente o perché parte di un sistema complesso, sono suscettibili di alimentare direttamente o indirettamente, più aree territoriali o più categorie differenti di utenti, contribuendo ad una perequazione della quantità e dei costi di approvvigionamento”[101]. La Regione Sardegna, in penuria idrica permanente per motivi naturali, ha dovuto adottare una disciplina specifica a tutela degli interessi privati e pubblici primari collegati alla gestione dell’acqua, e la gestisce mediante una regolazione degli invasi artificiali e degli usi, rivendicandone la gerarchizzazione.
In Sardegna come nelle regioni prealpine, in periodi di siccità, in ogni ipotesi di scarsità delle risorse idriche che possa compromettere i raccolti agricoli o gli usi produttivi, dai territori di valle viene avanzata la richiesta di deroghe alla quota minima, mentre rimane interesse delle comunità lacuali il mantenimento dei livelli ordinari.
A monte dei laghi regolati, le medesime avverse condizioni provocano spesso la drastica diminuzione del flusso idrico in arrivo. Ne risulta la moltiplicazione di criticità gestionali che, nel recentissimo passato, hanno talora comportato, quale misura temporanea, la chiusura completa delle paratoie all’incile degli emissari dei laghi prealpini. Le politiche di reazione alle crisi idriche rimangono controverse, mentre a nome degli Enti regolatori si chiede una maggiore autonomia decisionale, sostenendosi che, in caso di carenza idrica, soltanto un’efficace Regolazione dei grandi laghi è in grado di attenuarne le conseguenze pregiudizievoli[102]. In particolare, si rivendica per gli Enti Regolatori un ruolo di pianificazione da esercitarsi, ben prima dell’emergenza di crisi irrigue e potabili, mediante l’eventuale accumulo di risorsa nelle stagioni invernali.
Accanto alla gestione della scarsità idrica attesa in ciascun sistema lacuale, che pure è effettuata mediante gli accumuli e i rilasci di risorsa sopra menzionati, sviluppi recenti del diritto europeo e nazionale hanno determinato la creazione di osservatori e panel di esperti aventi la funzione di individuare le migliori politiche attuabili per affrontare globalmente e localmente le grandi crisi idriche, che stanno diventando nei decenni sempre più significative e non sembrano risolvibili attraverso le politiche tradizionali. In particolar modo, sono allo studio soluzioni non tradizionali sia per fronteggiare la carenza idrica (ovvero la insufficienza della risorsa disponibile rispetto a quella richiesta), sia la siccità vera e propria, determinata da un’anomala riduzione delle precipitazioni. L’ambiente prealpino, inoltre, è sottoposto anche alle conseguenze della riduzione dei ghiacciai, i quali – secondo diverse stime – sono destinati a perdere circa il 50% del loro volume entro il 2050[103]. Le criticità climatico ambientali, ormai, non appartengono più ad un lontano e vago futuro, ma interessano l’epoca attuale, i nostri giorni.
A livello europeo, la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio “Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell’Unione europea”[104] del 2007 auspica, tra l’altro, una forte gerarchizzazione degli usi dell’acqua, conferendo priorità assoluta all’approvvigionamento idrico pubblico, e promuove una attività di studio e raccolta di informazioni che possa condurre all’adozione di misure di allerta e contrasto, ove occorra con la partecipazione delle strutture di protezione civile. Al fine di produrre le rilevazioni necessarie, sono stati istituiti Osservatori permanenti sulle risorse idriche.
La Comunicazione e le Azioni che ne sono seguite pongono l’accento non già sull’aspetto degli approvvigionamenti idrici, ma su quello degli usi, privilegiando un rovesciamento della filosofia di fondo[105]. Ogni attenzione deve essere posta nel risparmiare acqua, attraverso tutti gli strumenti disponibili, tra i quali la tariffazione, e nel rendere efficienti le infrastrutture per prevenire gli sprechi. Anche la creazione di riserve (stoccaggio) acquisisce importante rilievo, riportando alla centralità il ruolo dei grandi laghi regolati nonché la regolazione coordinata dei bacini artificiali.
In questo contesto, assume particolare (e contraddittoria) rilevanza la produzione di energia idroelettrica, che costituisce un uso gerarchicamente subordinato a quelli idropotabile e irriguo, e tuttavia – in quanto energia “pulita” — rappresenta una priorità, specialmente nella regione prealpina, i cui abitanti sono esposti a livelli significativi di inquinanti nell’aria[106].
Le esigenze ambientali e la necessità di far fronte alle sfide del cambiamento climatico sono senz’altro le direttrici più recenti cui far riferimento nella gestione dei grandi laghi regolati, come di tutta la risorsa idrica. I laghi regolati, con la loro funzione di serbatoio, sono destinati a svolgere un ruolo chiave nelle nuove strategie dell’economia idrica, considerati soprattutto la loro importanza quantitativa e gli elementi di fragilità che li caratterizzano, sia in relazione al clima globale, sia con riferimento alle montagne da cui hanno origine.
Tuttavia, come per ogni elemento fondamentale della realtà socioeconomica, anche sulla gestione dei laghi regolati non si può semplicisticamente invocare un cambiamento di strategia, in ossequio alle innegabili esigenze ambientali, senza tener conto dei fabbisogni attualmente espressi dalla cospicua popolazione rivierasca di ciascun sistema lago/fiumi emissari. Ogni politica che intenda modificare la quantità di acqua disponibile e le modalità di distribuzione della risorsa, nonché le altre utilità immediate da essa ritratte, non può prescindere dal coinvolgimento consapevole delle popolazioni rivierasche e del tessuto economico, che si opporrebbero fieramente – a ragione – a soluzioni imposte, per quanto teoricamente plausibili e produttive di utilità future. Sta agli operatori del diritto attivare sulle tematiche in esame un proficuo approccio bottom—up, stimolando la consapevolezza dell’Amministrazione e dei cittadini attraverso specifiche attività di studio, monitoraggio e diffusione, sia nell’ambito del quadro europeo, sia mediante incisive, ed urgenti, politiche nazionali.
Lettera Laghi
[1] Il termine indica, in generale, la sezione iniziale di un canale di scolo o di bonifica o di un emissario.
[2]“Questa risorsa è concentrata soprattutto nel Nord del Paese: circa la metà delle acque lacustri italiane si trova infatti in Lombardia e costituisce una notevole riserva strategica d’acqua dolce da destinare a molteplici usi (potabile, irriguo, ricreativo, industriale). Solo i grandi laghi prealpini Orta, Maggiore, Lugano, Como, Iseo, Idro e Garda, oltre ad essere luoghi di rinomato interesse economico per le attività di pesca e turismo, sono la più grande riserva di acqua dolce superficiale italiana, con un volume complessivo di oltre 124.000 milioni di m3 d’acqua.” (Così Ispra, Laghi).
[3] Il Diritto delle acque sta assumendo una crescente complessità, anche perché nella graduazione degli usi sono stati progressivamente presi in considerazione dal diritto, oltre agli interessi legati al consumo e alla produzione, valori e criteri ambientali, climatici, ecologici, biologici, di conservazione della biodiversità, paesaggistici, archeologici e culturali; la molteplicità dei sistemi valoriali di riferimento, pur indispensabile, accentua la difficoltà di trovare nella materia una linea interpretativa unitaria.
[4] Tale dimensione numerica è presente nell’Annuario dei dati ambientali 2018 del Sistema Statistico Nazionale (Sistan) dell’Ispra. Il limite di 0,2 kmq (20 ettari) – nel periodo di massimo invaso — è stato adottato dalla Delibera 4.2.1977. Invece nel D.Lgs n.152 del 2006 (paragrafo A.2.2. dell’All. 3 alla Parte Terza) sono presi in considerazione i laghi di superficie uguale o superiore a 0,2 kmq e gli invasi di superficie uguale o superiore a 0,5 kmq. Laghi di superficie inferiore sono inseriti in Elenchi pubblici per specifici interessi quali: approvvigionamento potabile, interesse paesaggistico e naturalistico. Nella Regione alpina sono censiti 4.000 laghi con un valore ambientale elevato (Fonte: Ispra, Laghi); è quanto mai auspicabile che l’Ispra possa completare l’inventario generale dei Laghi italiani, ciascuno dei quali dotato di una propria scheda analitica.
[5] La banca dati LIMNO redatta a cura dell’IRSA—CNR (Istituto di ricerca sulle acque del CNR), censisce i laghi italiani di dimensione maggiore (laghi che hanno una superficie di almeno 20 ettari); l’elenco, reperibile all’indirizzo http://www.ise.cnr.it/limno/limno.htm , tuttavia è aggiornato solo fino al 2004. L’Ispra cura diversi database sullo stato di salute dei corpi idrici e di natura storica. Altri Enti o Istituti curano ugualmente elenchi o liste, ma non esiste una procedura univoca neppure per l’individuazione dei laghi maggiori, tra i quali alcuni Enti includono anche i laghi di dimensioni minori ma “che presentino specifici interessi”. Alcune Regioni si sono dotate di censimenti approfonditi, ad esempio la Valle d’Aosta ha un elenco dei propri laghi inclusivo anche degli specchi d’acqua molto piccoli (100 mq).
[6] DM LL.PP. 4.2.1977 Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento – Criteri metodologie e norme tecniche di cui all’art.2, lett.b), d) ed e) della L. 10 maggio 1976 n.319).
[7] All.1 Corpi idrici significativi D. Lgs n.152/1999.
[8] Art.54 lett.g), D. Lgs n.152/2006.
[9] Il termine lentico è rientrato nel vocabolario italiano tramite il termine inglese lentic che a sua volta si rifà all’aggettivo latino: “lèntico agg. [dall’inglese lentic, der. del latino lentus “lento”]. In ecologia, relativo alle acque interne non correnti; habitat lentico: l’habitat delle acque calme che comprende laghi, stagni e pozze. Si dice lenitico, e si contrappone a lotico”; così il prezioso Vocabolario Treccani.
[10] All.1, n.25 Specchi d’acqua, PCM DM 10.11.2011 Regole tecniche per la definizione del contenuto del Repertorio nazionale dei dati territoriali, nonché delle modalità di prima costituzione e di aggiornamento dello stesso. La locuzione specchio d’acqua è impiegata per indicare l’intero lago o per indicare una parte del lago ad es. per limitarne la navigazione. La locuzione è anche impiegata per indicare le acque di un porto od anche una specifica parte dello stesso porto.
[11] All. alla Parte Terza D.Lgs n.152 del 2006: All.1, Tabb.4.2.1/ c; 4.2.1/d; 4.2.1/e; 4.2.1/f; 4.2.1/h.
[12] Paragrafo A.2.1. All. 3 alla Parte Terza D.Lgs n.152 del 2006.
[13] Laghi costieri: si formano per accumulo, verso mare, di cordoni litoranei di sabbia, che in alcuni casi sbarrano le acque che provengono da terra. Più comunemente, tuttavia, i cordoni sabbiosi isolano un’insenatura marina e ne nasce o un lago costiero o una laguna che comunica con il mare attraverso una o più aperture. (ISPRA, Laghi; definizioni della limnologia di riferimento).
[14] La protezione della falda di subalveo è presente in molti provvedimenti relativi ad opere pubbliche di attraversamento di corpi idrici. In via esemplificativa limitazioni alle derivazioni di acque sotterranee del lago di Massaciuccoli sono previste dal Comitato istituzionale dell’Autorità di bacino del Serchio (del.17.12.2015 n.182).
[15] Per il Lago Trasimeno, la legge regionale (Art.2, c.1 LR Umbria 19 luglio 1988, n.23, Disciplina della navigazione sul Lago Trasimeno) anche se isolata, ha statuito che la riva è “la linea circumlacuale ove batte l’onda di piena al di sopra della quota di sfioro dell’emissario…”.
[16] Nei grandi laghi (e nei mari chiusi) improvvisi mutamenti della pressione atmosferica possono provocare oscillazioni delle acque con produzione di moto ondoso, le c.d. “onde di sessa”.
[17] Definizione consolidata in giurisprudenza; cfr. da ultimo Cass. civ. Sez. II, Ord. 03/05/2018, n. 10489.
[18] Si richiama la ricerca F. Lettera, Pluralità e coordinamento di competenze per la tutela dei bacini lacuali, pagg.173—316, in La tutela dell’ambiente lacuale Il Lago Trasimeno, Perugia 1985, propedeutica alla LR Umbria n.23/1988.
[19] Art.4, c.1, lett. c) LP Trento 8 luglio 1976, n.18, che definisce i laghi “comprensivi dell’alveo, delle sponde, delle spiagge e dei terreni costituenti loro pertinenze”.
[20] Una risalente, ma ancora vigente legislazione afferma che “la navigazione è l’oggetto principale a cui servono i laghi, i canali ed i fiumi navigabili”; ed inoltre stabilisce che la navigazione è il primo fine degli usi delle acque lacuali e fluviali (art.1 TU n.959/1913). Le prospettive, naturalmente, si sono evolute col passare dei decenni, ma la funzione delle idrovie e dei porti rimane essenziale, anche alla luce della (attualissima) ricerca di forme di mobilità ecosostenibili.
[21] Art.92 Reg.nav.int.; art.27 Rd n.2669/1937.
[22] Conche di navigazione sono attive all’incile della Miorina (Lago Maggiore) in sponda sinistra.
[23] La differenza tecnica tra sbocco e incile è, per così dire, prospettica, in quanto con “sbocco” si intende, propriamente, il termine del lago, e con incile l’inizio dell’emissario: sono due concetti diversi che coesistono sullo stesso punto fisico. Da notare che nel lessico del legislatore il termine “sbocco” è talora utilizzato per indicare la foce dei fiumi. Il termine incile è impiegato anche per indicare il punto di separazione tra canali scolmatori ed il reticolo idrografico minore dei canali irrigui (Cass. civ SS.UU. Sent. 27.7.204 n.14082); nel sistema di regolazione di un lago a serbatoio il termine è impiegato per indicare il punto dove sorge la diga o sbarramento del lago (Cass. civ. SS.UU. 10.7.1991 n.7659) ed anche per l’incile dove sorge l’emissario (in materia di appalto per la sistemazione dell’incile del F. Marta sul lago di Bolsena, v. Tar Lazio Sez. I ter, Sent. n.8487 del 2015).
[24] Per il lago di Como, l’opera consiste in una diga, lunga circa 150 m, divisa in 8 luci di 14 m ciascuna, con soglia a 195 m s.l.m. Le luci sono chiuse da paratoie alte 4m, le quali possono essere manovrate sia elettricamente che manualmente (fonte: Consorzio dell’Adda). La traversa mobile della Miorina, che serve il Lago Maggiore, è larga 200 metri, ed è costituita da 120 portine metalliche completamente abbattibili. Le portine possono assumere quattro differenti posizioni per la ritenuta delle acque; una quinta posizione di totale abbattimento rende l’alveo completamente libero per il deflusso delle piene e ricostituisce praticamente la situazione “naturale” dell’incile, così come era prima della costruzione dello sbarramento (fonte: Consorzio del Ticino). La traversa fluviale di Sarnico, all’incile del Lago di Iseo, è un’opera di regolazione con paratoie piane, ha 5 luci, con altezza di ritenuta di m 3,25 (fonte: Consorzio dell’Oglio).
[25] Intorno alla metà dell’800 Gian Domenico Romagnosi tiene a precisare: “Col principio dell’incile si fissa il primo limite o il punto dal quale vien derivata l’acqua, sia da una fonte, sia da un canale, sia da un lago; e però anch’egli è caput aquae. Questo varco è fatto o naturalmente o artificialmente…con l’incile adunque … non si taglia l’acqua … ma bensì la terra”, e ciò in relazione alle secentesche affermazioni dell’arcidiacono Francesco Maria Pecchio, autore d’un trattato famoso sulle derivazioni d’acqua, il quale aveva indicato come “incili” le strutture destinate a frangere la corrente dell’acqua (G.D. Romagnosi, La condotta delle acque secondo le vecchie intermedie e vigenti legislazioni dei diversi Paesi d’Italia, III ed. Prato, 1836; F. M. Pecchio, De Aquaeductu, Ticini Regii, 1670).
[26] Art.25 TU n.1775/1933; queste opere “al termine dell’utenza nei casi di decadenza o rinuncia, nelle grandi derivazioni per forza motrice, passano in proprietà dello Stato, senza compenso.”
[27] “I criteri discretivi delle acque pubbliche e private hanno subito, sotto il profilo storico, dallo scorso secolo [n.d.r. XIX] (e non solo in Italia), una evoluzione progressiva con caratterizzazione in crescendo dell’interesse pubblico, correlata all’aumento dei fabbisogni, alla limitatezza delle disponibilità e ai rischi concreti di penuria per i diversi usi (residenziali, industriali, agricoli), la cui preminenza è venuta nel tempo ad assumere connotati diversi”. così C. Cost. sent.19.7.1996, n.259.
[28] “La demanialità del lago comporta che siano assoggettate al relativo regime giuridico non solo le acque, ma anche l’alveo e le rive che lo delimitano…”, Cass. civ. SS.UU. Sent. 6.11.1998, n.11211.
[29] Il principio secondo il quale la proprietà del corpo idrico si estende al livello raggiunto dalle acque in regime di piena ordinaria è di derivazione antica; si è mantenuto nei secoli ed è presente anche nelle legislazioni italiane preunitarie, come si evince — ad esempio — anche dal Regolamento sulla misura de’ terreni e formazione delle mappe per Catasto generale dello Stato Ecclesiastico ordinato all’art.191 del Moto Proprio di N.S. del 6 luglio 1816, art.138:“Le porzioni de’ terreni confinanti con laghi, o mare, e che restano esposti in tempo di acque alte, e di flusso ad essere inondati, formeranno parte dei medesimi laghi, o mare. Egualmente si considererà come alveo di fiume la scarpata della ripa, che resta bagnata dalle acque in istato ordinario…”.
[30] “Il demanio lacuale, analogamente al demanio marittimo, comprende l’alveo, cioè l’estensione che viene coperta dal bacino idrico con le piene ordinarie, e la spiaggia, cioè quei terreni contigui lasciati scoperti dalle acque nel loro volume ordinario, che risultano necessari e strumentali al soddisfacimento delle esigenze della collettività di accesso, sosta e transito (per trasporto, diporto, esercizio della pesca ecc.); l’alveo deve essere determinato con riferimento alle piene ordinarie allo sbocco del lago, e, quindi, mediante dati emergenti da rilevamenti costanti nel tempo, che siano idonei ad identificare la normale capacità del bacino idrografico, al di fuori di perturbamenti provocati da cause eccezionali” (Cass.civ. SS.UU. 14.12.1981, n.6591; conf. Cass. civ. SS.UU 8 novembre 2016 n.22647; SS.UU. 18 maggio 2015, n. 10089; SS.UU 15 novembre 2018 n.29393). Cass.civ. SS.UU sent.18.5.2015, n.10089 ribadisce la “sostanziale equiparazione dei criteri di rilevamento del demanio marittimo e di quello lacuale” (conf. Cass. civ. sez. un. 13 novembre 2012, n. 19703; Cass. civ. sez. un. 14 dicembre 1981, n. 6591).
[31] “Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia…”.
[32] Art.4 RD 1.12.1895, n.726; art.97 TU 25.7.1904, n.523; art.2 Rd 18.5 1931, n.544; art.62 Dpr 24.7.1977, n.616; art.9 L.1.12.1981, n.692; art.2, c.3, n.3, Dpr 10.9.1982, n.915.
[33] “La spiaggia, alla stregua della sua propria natura, va individuata mediante accertamenti specifici per ogni singolo tratto della riva, volti a stabilire, in relazione alle caratteristiche dei luoghi, la porzione di terreno coinvolta nelle esigenze generali di accesso della collettività” (Cass.civ. SS.UU. sent.17.3.2017, n.6956; id. sent.29.5.2014 n.12062).
[34] In termini, Cass. civ. SS.UU Ord.12.11.2012 n.19601; v. art.143, c.1 TU n.1775/1933.
[35] Testuale, Cass. civ. SS.UU. sent.6.11.1998, n.11211; non diversamente sent. 23.7.2015, n.15545; id. sent.18.5.2015, n.10089; id sent. 20.11.2013 n.26036. La vendibilità di un piccolo specchio d’acqua racchiuso in una darsena è stata esclusa (Cass.civ. SS.UU. sent. 3.11.2017, n.26146).
[36] L. 15 maggio 1970, n. 281, Provvedimenti finanziari per l’attuazione delle Regioni a statuto ordinario.
[37] Decreto Legislativo 28 maggio 2010, n. 85 — Pubblicato nella Gazz. Uff. 11 giugno 2010, n. 134. “Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42”.
[38] Art. 32 Statuto speciale della Regione Siciliana.
[39] Art. 14 Statuto speciale per la Sardegna.
[40] Art. 1 Decreto legislativo 25 maggio 2001, n. 265 (in corso di attuazione).
[41] Art. 8 Decreto del Presidente della Repubblica 20 gennaio 1973, n. 115
[42] Titolo III, Statuto speciale per la Valle d’Aosta e successive norme di attuazione.
[43] Comunicazione del Servizio Idrografico Italiano al XV Congresso Internazionale di Navigazione, Venezia, settembre 1931.
[44] Cass. SS.UU. civ. sent. 10908/1994.
[45] Ne consegue che, per individuare la natura pubblica delle spiagge e di altre zone indispensabili per la fruizione delle acque lacuali, l’Amministrazione preposta alla delimitazione in via amministrativa del demanio lacuale non può operare “in base alla mera fissazione di una quota sul livello dell’acqua” (Cass.civ. SS.UU. sent. 17.3.2017 n.6956 riguardante i criteri per individuare la titolarità della porzione di terreno sita tra il vecchio confine e quello indicato nel decreto prefettizio impugnato).
[46] Tsap. 24.10.1997 n.69: “nella configurazione del concetto di piena ordinaria di un corso d’acqua o di un lago, in mancanza di una definizione normativa, si deve avere riguardo al livello massimo annuale che, nella sezione fluviale presa in considerazione, è superato ovvero rimane eguagliato nel settantacinque per cento degli ani di una serie di rilevazioni sufficientemente estesa”; conf. Tsap 16.11.1994, n.61; conf. Cass.civ SS.UU 15.11.2018, n.29393. Trap Milano 17.4.2014 così puntualizza “definizione adottata dal Servizio Idrografico Italiano, così come specificato al punto 1—3 dell’Allegato A al D.G.R. della Lombardia n. 6/4731 del 22.12.1999. Esso recita: “Le superfici di competenza demaniale sono stabilite con il criterio idraulico dell’altezza delle piene ordinarie in relazione ai diversi stati d’acqua (magra, piena ordinaria, piena eccezionale), in modo che dove arrivano le acque 75 volte su 100, si deve ritenere che sussista l’uso pubblico cui si riferisce l’art.4 RD n.726 del 1895”. Questa definizione di piena ordinaria coincide con quella data dal Servizio Idrografico Nazionale al XV Congresso Internazionale di Navigazione tenutosi a Venezia nel settembre 1931”.
[47] Rileva, naturalmente, anche ai fini dell’accessione. In sede di delimitazione amministrativa non può “…computarsi l’altezza dell’opera antropica realizzata su detto terreno, in quanto tale manufatto (terrapieno o muro perimetrale della casa) non concorreva a determinare la demanialità o meno dell’area sottostante, in quanto il principio è che le opere antropiche sono acquisite al demanio per accessione, una volta che si è accertato che l’area su cui sono sorte è al di sotto delle livello delle piene ordinarie delle acque del lago e che, quindi, il terreno di sedime è parte dell’alveo del lago.” (Cass.civ. SS.UU. sent. 13.11.2012 n.19703).
[48] Così la vecchia regola ortografica (spiaggie).
[49] Art. 3 RD n.726/1895 “Delimitazioni fra i beni demaniali e quelli privati — Ove sia riconosciuto necessario e conveniente, si promuove, lungo le spiaggie lacuali, l’apposizione dei termini fra le proprietà demaniali e quelle private, in conformità all’art. 441 del codice civile.
Le delimitazioni sono determinate dal prefetto dopo sentito il genio civile, l’intendenza di finanza e gli interessati, salvo a questi ultimi il ricorso all’autorità giudiziaria, qualora si credessero lesi nei loro diritti”. Il riferimento normativo aggiornato è agli attuali artt. 950 e 951 c.c., relativi rispettivamente alle azioni di regolamento di confini ed apposizione di termini. Per la concreta applicabilità all’ordinamento attuale, emerge la necessità di intervento della Regione, cfr. infra, §. 7.
[50] Art. 951. c.c. “Azione per apposizione di termini — Se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni”.
[51] Art. 947 c.c.
[52] Art. 86 D.lgs. 31 marzo 1998, n. 112: “1) Alla gestione dei beni del demanio idrico provvedono le regioni e gli enti locali competenti per territorio…”.
[53] Una attenta dottrina osservò, pur rimanendo fondamentale la L. n.2644 del 1884 sulle acque pubbliche, che quella legge fu emanata “…quando non si potevano neanche prevedere i meravigliosi progressi, che la scienza italiana avrebbe compiuto nell’elettrotecnica, nel trasporto dell’energia elettrica a distanza e nelle grandi derivazioni per la produzione di forza motrice…”, così Pacelli F., Le Acque Pubbliche, Torino 1916, pag.52.
[54] Regio Decreto-Legge 14 giugno 1928, n. 1595: “Istituzione, con sede in Milano, del Consorzio del Ticino per la costruzione, la manutenzione e l’esercizio dell’opera regolatrice dell’invaso del Lago Maggiore”, in accoglimento della “domanda 30 giugno 1925 delle Province di Milano, Novara e Pavia per la concessione delle opere di regolazione del Lago Maggiore e di utilizzazione irrigua e industriale del Ticino”.
[55] Regio Decreto-Legge 4 febbraio 1929, n. 456: istituzione “con sede in Brescia, col nome Consorzio dell’Oglio” di “un ente autonomo per la costruzione, la manutenzione e l’esercizio dell’opera regolatrice dell’invaso del lago d’Iseo, per l’esecuzione delle opere di presidio e di sistemazione conseguenti all’esercizio della chiusa lacuale e per il coordinamento e la disciplina delle utenze dell’acqua del lago e del suo emissario”
[56] Regio Decreto-Legge 21 novembre 1938, n. 2010: “Istituzione, con sede in Milano, del Consorzio dell’Adda, per la costruzione, la manutenzione e l’esercizio dell’opera regolatrice del Lago di Como”.
[57] Gli elenchi delle acque pubbliche, suddivisi per provincia, furono istituiti dall’art.25 L.10 agosto 1884 n.2644 concernente le derivazioni di acque pubbliche; il procedimento di formazione degli elenchi prevedeva la pubblicazione della proposta curata dal Ministero dei lavori pubblici. A ciascun interessato fu concesso il termine di tre mesi per presentare eventuali reclami. Definiti i reclami l’elenco era approvato con Decreto reale, sentite le Province, il Consiglio Superiore dei lavori pubblici ed il Consiglio di Stato. Eventuali controversie erano devolute all’autorità giudiziaria. Tuttavia, il procedimento di formazione degli Elenchi fu modificato dall’art.39 Regolamento 26 novermbre1893, n.710, per l’esecuzione della L. n.2644 del 1884; la compilazione degli elenchi fu affidata ai Prefetti i quali li inviavano al Ministero LL.PP. e quest’ultimo disponeva della facoltà di emendarli d’accordo con il Ministero delle Finanze. Gli interessati potevano presentare le proprie osservazioni per un periodo di tre mesi, a partire dalla data delle inserzioni ed affissioni.
[58] L’espressione “acque pubbliche” individua contemporaneamente le acque (soggette a derivazioni e prelievi) e gli alvei (sui quali, ad esempio, potevano o no “essere stabiliti opifici”).
[59] Si vedano, tra le altre, la G.U. 22 giugno 1910, n.146; Supplemento — Elenco delle acque pubbliche della provincia di Roma, la G.U. 29.5.1923 (Suppl.) — Elenco delle acque pubbliche della Provincia di Varese, la G.U. del 1903 n.207 — Elenco delle acque pubbliche della Provincia di Brescia.
[60] Art. 943 c.c. “Laghi e stagni —1] Il terreno che l’acqua copre quando essa è all’altezza dello sbocco del lago o dello stagno appartiene al proprietario del lago o dello stagno, ancorché il volume dell’acqua venga a scemare. – 2] Il proprietario non acquista alcun diritto sopra la terra lungo la riva che l’acqua ricopre nei casi di piena straordinaria”.
[61] Cass.civ. SS.UU. ord. 26.7.2018 n.19877.
[62] Protocollo d’intesa in tema di demanio fluviale e lacuale con Agenzia del Demanio – Direzione Regionale Lombardia; schema approvato con Deliberazione della Giunta n. X / 2176 del 25 luglio 2014.
[63] Modalità operative per l’espressione del parere regionale sulle aree del demanio lacuale extraportuale.
[64] La Direzione Generale Infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile della Regione Lombardia, che si ringrazia per la disponibilità dimostrata, ha rilevato, in seguito all’adozione dei menzionati atti e provvedimenti, un crollo verticale del contenzioso relativo ad alienazioni e sdemanializzazione.
[65] Gli idrometri misurano il livello idrometrico di un corpo idrico definito come “quota della superficie dell’acqua al di sopra o al disotto di un piano stabilito, cosiddetto zero idrometrico.” (DGR FVG n.2000/2012, All.1, § 6.1.2 Stazioni idrometriche e sezioni per misure di portata).
[66] Lago Maggiore: Zero idrometrico m. 193,016 s.l.m. Miorina a Sesto Calende; Quota demaniale piena ordinaria occorre fare riferimento alle diverse traverse fluviali m 194,85 s.l.m.;
Lago di Como: Zero idrometrico m.197,369 s.l.m.; quota demaniale piena ordinaria m.199,19 s.l.m. (Rd 19 aprile 1942, n.1444);
Lago Iseo: Zero idrometrico m.185,15 s.l.m.; quota demaniale piena ordinaria m. 185,86 s.l.m. (DM 29 gennaio 1934);
Lago di Garda: Zero idrometrico m. 64,027 s.l.m.; quota demaniale piena ordinaria m. 65,59 (DM 20 agosto 1948, n.1170).
Costituisce documento di fondamentale importanza la strutturazione della Relazione generale al Piano del Lago di Montorfano, quale Riserva e Sito di importanza comunitaria (DGR Lombardia, 25.10.2012, n.9/4219).
[67] Le misurazioni sono ormai disciplinate da norme tecniche internazionali, riportate nel Manual on Stream Gauging del World Meteorological Organization (WMO n. 1044) nonché dalle normazioni ISO.
[68] Alcuni esempi di teleidrometri on line: http://www.laghi.net, lago Maggiore, lago di Como, d’Iseo, di Garda, d’Idro;
[69] Si veda ARPA Lombardia, https://www.arpalombardia.it/Pages/Acque—Superficiali/Quantita.aspx#
[70] Le acque nuove sono così definite dall’Autorità di Bacino del Lario e dei Laghi Minori: “Per acqua nuova si intende l’acqua che viene erogata dal lago in più di quella naturale e sicuramente utilizzabile a valle e che si è resa disponibile con la regolazione (trattenuta durante le piene e rilasciata nei periodi di magra)”.
[71] Per il Consorzio dell’Oglio, la concessione per le acque nuove consente di poter accumulare un volume di acqua di 85,4 milioni di mc da poter erogare nella stagione irrigua dal 1° giugno al 31 agosto. Il Consorzio del Ticino ha calcolato che la regolazione dello sbarramento della Miorina nei primi 50 anni di esercizio ha prodotto “oltre 10 miliardi di m³ di acque nuove: con tale termine si intendono le acque rese disponibili alle utenze in aggiunta a quelle che si sarebbero potute utilizzare in condizioni di regime naturale. Esse sono calcolate dal Consorzio che dall’epoca dell’entrata in esercizio dello sbarramento ricostruisce mensilmente il cosiddetto “regime naturale dell’incile”, cioè la successione dei valori medi giornalieri delle portate che si sarebbero verificate in assenza della regolazione e dei lavori di sistemazione della soglia della Miorina. Anche se tale quantità può apparire modesta rispetto al deflusso complessivo attraverso lo sbarramento nel medesimo periodo, pari a 440 miliardi di m³, occorre tenere presente che le acque nuove sono spesso determinanti per il buon esercizio di tutte le utenze…” irrigue, idroelettriche; in termini sul sito consortile al capitolo Regolazione.
[72] Sulla dispensa d’acqua e competenza giurisdizionale, si veda Cass.civ. VI, Ord.25.2.2014, n.4501; sui manufatti di dispensa si veda Tsap, sent.28.1.1898, n.6.
[73] Nel bacino idrografico del Lago Maggiore sono presenti numerosi laghi naturali con specchio acqueo superiore a 0,5 kmq (Laghi di Lugano, Orta, Varese, Mergozzo, Comabio, Monate, Biandronno, Ritom, Piano); inoltre sono in attività anche molti bacini artificiali la cui capacità complessiva di invaso è pari a c.ca 600 milioni di mc.
[74] Al di fuori della richiamata previsione, e senza una adeguata motivazione necessitante, non sarebbe legittimo l’ordine di far funzionare gli invasi idroelettrici ad acqua fluente in base ad un mero principio solidaristico che regola gli usi delle acque di cui all’art.144 D.Lgs. n.152/2006. Conf. Cass. civ. SS. UU, Sent. 14 maggio 2009, n. 11195.
[75] Emblematici lo svuotamento del Fucino, attuato in epoca romana, e la bonifica della piana reatina (prosciugamento del Lago del Velino) ottenuta mediante la realizzazione della cascata delle Marmore.
[76] Gli obiettivi delle opere di bonifica, ed il relativo contesto territoriale, sono ben sintetizzati nel codice civile: “Per il conseguimento di fini igienici, demografici, economici o altri fini sociali possono essere dichiarati soggetti a bonifica i terreni che si trovano in un comprensorio, in cui sono laghi, stagni, paludi e terre paludose…” (art.857 c.c.).
[77] “La regolazione dei livelli lacustri ha un triplice obiettivo: abbassare i colmi di piena, rialzare i livelli di magra e garantire un andamento naturale deli livelli idrometrici medi” Confederazione Svizzera UFAM Ufficio Federale dell’Ambiente, Regolazione dei livelli lacustri; i rapporti con la Confederazione sono fondamentali considerato lo status internazionale, italo—svizzero, del Lago di Lugano e del Lago Maggiore, nonché dei bacini idroelettrici del Lago di Lei e del Lago di Livigno.
[78] L’economia idrica è settore specifico della gestione delle acque; misure di pianificazione dell’economia idrica, in funzione degli usi plurimi delle risorse, sono previste per assicurare l’equilibrio del bilancio idrico; v. artt.140 e 145 D.Lgs n.152 del 2006. In altri atti la disciplina dell’economia idrica è collegata anche alla protezione delle acque dall’inquinamento (art.7 Dpr n.178 del 2001; art.88 D.Lgs n.112/1998; artt. 3 e 4 L.n.36 del 1994; art.90 Dpr n.616 del 2977). Sui siti informatici degli enti di gestione degli incili dei laghi prealpini regolati sono richiamate regole ed entità delle attività di immagazzinamento delle acque e del successivo rilascio a beneficio delle utenze sublacuali; si tratta di una attività che coinvolge volumi importanti di acqua.
[79] Per la regolazione del Lago Maggiore sono state stipulate Convenzioni nel 1943 e nel 1951; inoltre, la Ratifica ed esecuzione della Convenzione fra l’Italia e la Svizzera per la disciplina della navigazione sul Lago Maggiore e sul Lago di Lugano, con allegati, fatta sul Lago Maggiore il 2 dicembre 1992, ratificata con L.20.1.1997 n.19.
[80]“Le Autorità di bacino coordinano e sovrintendono le attività e le funzioni di titolarità dei consorzi di bonifica integrale di cui al regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, nonché del Consorzio del Ticino — Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell’opera regolatrice del Lago Maggiore, del Consorzio dell’Oglio — Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell’opera regolatrice del Lago d’Iseo e del Consorzio dell’Adda — Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell’opera regolatrice del Lago di Como, con particolare riguardo all’esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere idrauliche e di bonifica, alla realizzazione di azioni di salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque, anche al fine della loro utilizzazione irrigua, alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e alla fitodepurazione”.
[81] Come integrato dal Decreto MATTM n. 294 del 25 ottobre 2016. Le Autorità Distrettuali, oltre a dover corrispondere alle funzioni istituzionali, sono attualmente impegnate nel formidabile compito di raggiungere l’uniformità interna coordinando le strutture delle soppresse Autorità di bacino.
[82] E’ stato sostenuto che “Il regolato ha eliminato i contrasti di interesse tra gli usi, storicamente molto forti, e ha consentito una stabilità della gestione anche in presenza di condizioni stagionali molto diverse” (dagli atti del convegno “I laghi sud—alpini come risorsa: dalle conoscenze scientifiche ai problemi di gestione” – Ing. Massimo Buizza – Torino 2 agosto 2016);
[83] L’acqua e la gestione delle risorse idriche — Relazione sullo Stato delle Alpi —Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi – Bolzano, 2009.
[84] Progetto di massima delle opere di regolazione redatto nel 1924 dal Prof. Ing. Gaudenzio Fantoli (1867—1940).
[85] Viaggio nella storia della regolazione delle acque del Lago Maggiore – Maurizio Gandolfo — Pubblicazione n. 27 del Consorzio del Ticino, Milano, 2010.
[86] Usi irrigui ed idroelettrici. Limitazione delle esondazioni – Pubblicazioni a cura del Consorzio dell’Adda, 2013.
[87] Atti del Tavolo Tecnico per l’individuazione degli invasi utili alla laminazione delle piene al fine della definizione dei Piani di laminazione, 2015.
[88] https://www.lagodidro.regione.lombardia.it
[89] Statuto del Consorzio del Mincio, approvato con DGR Lombardia XI/730 del 5 novembre 2018.
[90] “Tra il 1930 e il 1960, gradatamente, il lago di Garda cessò di essere un invaso naturale per assumere il carattere di serbatoio artificiale, regolabile dall’uomo. Ciò fu dovuto alla costruzione, a monte, degli impianti idroelettrici di Molveno, Ledro e Valvestino, ma soprattutto all’erezione dello sbarramento di Salionze sul fiume Mincio, a valle, e, in parte, anche alla realizzazione della gigantesca galleria, cosiddetta scolmatrice, Mori—Torbole, che mise il fiume Adige in comunicazione con il Garda. Lo sbarramento di Salionze, entrato in funzione nel 1960, consentendo di dosare il deflusso delle acque attraverso l’emissario, rese indispensabile una regolamentazione”; la sintesi si trova nel sito www.comunitadelgarda.it.
[91] Pubblicazione del Distretto Idrografico delle Alpi Orientali, Piano di gestione delle acque – Aggiornamento 2015—2021 – Analisi economica degli usi e dei servizi idrici, Vol. 7, Marzo 2016. Reperibile sul sito www.alpiorientali.it .
[92] Regione Lombardia – Deliberazione della Giunta n° X / 7392 del 20.11.2017.
[93] “Per i bacini indicati dalla ex L.102/90, art.8, comma 1, oggetto di concessioni per la produzione elettrica (Adda, Mera, Lago di Como, Reno di Lei, Brembo, Oglio), per la prima volta si riconosceva, infatti, la necessità di operare attraverso un approccio a scala di bacino (ex L.183/89), tenuto conto delle specificità idrologiche e biologiche dei corsi d’acqua, al fine di definire in termini quantitativi la portata minima vitale costante nei corsi d’acqua e le modalità di applicazione alle derivazioni idroelettriche presenti”, Quadro conoscitivo di riferimento per l’aggiornamento del DMV e il mantenimento del DE del distretto idrografico del fiume Po — Relazione tecnica del Gruppo di lavoro Distrettuale Po — 11 dicembre 2017.
[94] Tali livelli di riferimento possono essere costanti o mutare secondo la stagione.
[95] Studio degli effetti di una modifica dell’incile del lago Maggiore e dell’opera di regolazione su portate e livelli del fiume Ticino e del fiume Po, Verbania, 23 settembre 2010, pubblicato in http://www.progettostrada.net/media/incontri/verbania_23_09_2010/2010_09_23_VERBANIA.pdf; Attività del Tavolo Tecnico per l’individuazione degli invasi utili alla laminazione delle piene al fine della definizione dei Piani di laminazione — Schede riassuntive delle modalità di regolazione dei grandi laghi prealpini aggiornate al 1° aprile 2015, pubblicato in http://www.adbpo.it/PAI/Attuazione_del_Piano/Piani_Laminazione/Relazione_Finale/ALLEGATO_A_SCHEDA_LAGHI.pdf
[96] Accordo, ai sensi dell’art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e dell’art. 6 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile e gli Enti Regolatori Grandi Laghi Alpini.
[97] I Centri Funzionali decentrati rischio meteo—idrogeologico e idraulico fanno capo al Centro Funzionale Centrale la cui attivazione è prevista dalla Direttiva del 27 febbraio 2004 che stabilisce gli “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile”.
[98] Cospicua letteratura tecnica in materia deriva da tali studi (es. “Il funzionamento idraulico dell’incile del Lago Maggiore”, di Ugo Maione e Paolo Mignosa, pubblicazione n. 19 del Consorzio del Ticino, giugno 1995, redatto all’esito di due piene degli anni ‘90); alcuni Atenei italiani, tra i quali il Politecnico di Milano, sono molto attivi nella promozione di ricerche di modellizzazione e proposta di regimazione, nell’ambito anche di progetti internazionali (es: Progetto STRADA 2007—2013, Strategie di Adattamento ai cambiamenti climatici, Report per il Lago Maggiore e Ceresio).
[99] “Per secoli l’insufficiente disponibilità idrica, unita al paludismo e alla malaria, hanno debilitato e immiserito le popolazioni contadine, reso aride e sterili le campagne. L’abbandono di vaste aree agli acquitrini, accompagnato dall’endemica incidenza della cosiddetta “sarda intemperie”, richiamò l’attenzione dei governi in età moderna. Solo dopo l’unità, tuttavia, e soprattutto quando tra il 1880 e il 1899 si rilevarono le cause scientifiche della malaria, anche in Sardegna s’intraprese una più attenta politica di risanamento” — Maria Luisa Di Felice, Dighe della Sardegna, Sassari, Poliedro, 2011.
[100] Art.17 LR Sardegna n.19 del 6.12.2006.
[101] Art.3, c.1, lett. c) LR Sardegna 19/2006.
[102] “Tale potente ed efficace strumento di gestione dell’acqua, da sempre responsabile, nonostante i molteplici interessi rappresentati, viene oggi pregiudicato dall’applicazione della nuova normativa decisa dalla Regione Lombardia. L’attuale meccanismo di deroga previsto, infatti, scatta solamente a seguito di scenari di crisi idrica stabiliti dall’Autorità di Bacino del fiume Po: meccanismo troppo tardivo e inefficace per i “fiumi regolati” come l’Adda e l’Oglio, per i quali le scelte per ottimizzare la Regolazione dei corrispondenti laghi, di Como e di Iseo, devono essere assunte assai in anticipo, ogni anno, a volte già nel mese di febbraio, ben prima cioè dell’inizo della Stagione Irrigua che possa evidenziare le contingenti difficoltà”, Lettera aperta del presidente del Consorzio di Bonifica Dugali Naviglio Adda Serio, 12 febbraio 2018.
[103] Da ultimo, si veda: Zekollari, H., Huss, M., and Farinotti, D., Modelling the future evolution of glaciers in the European Alps under the EURO—CORDEX RCM ensemble, The Cryosphere, 13, 1125–1146, https://doi.org/10.5194/tc—13—1125—2019, 2019. La percentuale di riduzione è calcolata rispetto al volume accertato nell’anno 2017. Lo studio è stato pubblicato il 9 aprile 2019.
[104] https://eur—lex.europa.eu/legal—content/EN/TXT/?uri=CELEX:52007DC0414 .
[105] “Le priorità nazionali si rivelano talvolta controproducenti perché perseguono come opzione primaria la realizzazione di ulteriori infrastrutture di approvvigionamento idrico, andando quindi in direzione opposta rispetto alla gerarchizzazione delle opzioni idriche e alla necessità di sostenere in primo luogo le misure di efficienza e risparmio idrico”, Comunicazione, par. 2.2.2.
[106] Il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sull’esposizione ai rischi dell’inquinamento dell’aria pubblicato nel 2019 mette in correlazione i fattori di rischio e la vulnerabilità delle popolazioni europee. La regione padana è tra quelle più colpite. Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe, https://www.eea.europa.eu/publications/unequal—exposure—and—unequal—impacts.
Avv. Valeria Lettera
laghi, demanio lacuale, Acque sopralacuali, lacuali e sublacuali

References: art.943
 art. 117
 art. 3
 Art.54
 Cass. 
 Art.4
 Art.92
 art.27
 Art.25
 Cass. 
 art.138
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art.4
 art.97
 art.2
 art.62
 art.9
 art.2
 Cass. 
 art.143
 Cass. 
 Art. 32
 Art. 14
 Art. 1
 Art. 8
 Cass. 
 Art. 3
 Art. 951
 Art. 947
 Art. 86
 Art. 943
 § 6
 Cass. 
 art.88
 art.90
 art.8
 Art.17
 Art.3