Source: https://www.associazioneprolegis.com/archivio-news-2015/
Timestamp: 2020-05-28 11:42:20+00:00

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Archivio news 2015 - associazioneprolegiss JimdoPage!
PEDOFILIA MINORILE E INTERNET
L’aumento del numero di notizie di reati perpetrati attraverso lo sfruttamento sessuale di minori ha profondamente sconvolto in questi ultimi anni l’opinione pubblica provocando un aumento dell’attenzione della stessa verso un problema che appare sempre meno consumato nel buio di una solitaria e personale deviazione sessuale e sempre più un fenomeno di vaste dimensioni che vede coinvolte organizzazioni criminali complesse e fornite di strutture “cellulari” a carattere transnazionale.
L’enorme diffusione delle reti telematiche, tra tutte Internet, sempre più intese come insostituibili strumenti di lavoro e utili momenti di distrazione, ha favorito la nascita di organizzazioni criminali dedite a diversi tipi di attività illecite di carattere transnazionale. Tra queste attività un ruolo rilevante è occupato dalla commercializzazione di materiale pedo-pornografico. La possibilità di scambiare informazioni in modo veloce, riservato e per molti versi anonimo, infatti, ha costituito l’elemento chiave che ha persuaso diverse organizzazioni criminali, a preferire come fonte privilegiata di reperimento e commercializzazione del materiale illecito la Rete delle reti. “Su Internet sarebbero oltre 30.000 i siti a contenuto pedofilo denunciati alle polizie di tutto il mondo negli ultimi tre anni, ma secondo le ultime stime ne nascerebbero più di 3000 al mese. L’epicentro della pedofilia in rete – secondo il Telefono Arcobaleno – è rappresentato dagli Stati Uniti, che ospitano il 55% dei server con immagini pedofile. Seguono, nell’ordine, il Giappone (20%), i Paesi dell’Est (13%) e quelli europei. Più indietro i Paesi mediorientali (5%)”
Dalle dimensioni citate si può facilmente dedurre che lo sviluppo delle nuove tecnologie consente di distribuire il materiale incriminato con estrema facilità e con costi irrilevanti in rapporto al giro d’affari del mercato della pedofilia. Da tale ragionamento deriva il motivo per il quale imponenti organizzazioni criminali, articolate e ben attrezzate, si siano decise ad interessarsi a tale settore e ad acquisire in esso posizioni di vertice. A questa considerazione si deve aggiungere l’estrema facilità, sotto il profilo tecnico ed economico, con cui è possibile creare e gestire siti web dislocati in qualsiasi luogo della Terra e attraverso cui cedere o semplicemente scambiare materiale pornografico realizzato con lo sfruttamento di minori. Con quanto detto non si vuole affermare l’attuale inesistenza di un mercato che può essere definito, in rapporto a quello on-line, cartaceo; semplicemente, si vuole evidenziare come oggi questa seconda “fonte” sembra destinata ad esaurirsi o comunque a divenire un fenomeno estremamente marginale rispetto all’oceano di materiale reperibile “comodamente” e in modo anonimo on-line. La Rete è un luogo in cui i c.d. “pedofili” di tutto il mondo possono, anche grazie all’uso di un vero e proprio linguaggio convenzionale che si è andato formando nel corso del tempo, scambiarsi materiale in forma più o meno riservata: tra i tanti canali spiccano quelli rappresentati dalle “chat ” o da altri canali di discussione in cui non solo è possibile inviare e ricevere materiale pedo-pornografico, ma tentare di adescare le future giovani vittime.
Ma analizziamo il quadro normativo di riferimento: Per prima la legge del 3 agosto del 1998, n. 2696, intitolata “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, ha introdotto nel tessuto del codice penale le nuove figure di reato tese a reprimere in modo specifico quello che comunemente, ed impropriamente, è definito il reato di “pedofilia”; tali norme codicistiche venivano poi modificate dalla Legge n.38 del 06.02.2006, per poi essere ulteriormente modificate dalla L. 1.10.2012, n. 172: come si diceva, l‘art. 4, 1° co., lett. h, L. 1.10.2012, n. 172 (entrata in vigore il 23.10.2012), che ha ratificato e dato esecuzione alla Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, sottoscritta a Lanzarote il 25.10.2007, ha ampiamente modificato il testo dell’art. 600ter.
L’art. 20 della Convenzione di Lanzarote, dedicato ai reati relativi alla pornografia infantile, ha richiesto la considerazione come reati i seguenti comportamenti: a) la produzione di pornografia infantile; b) l’offerta o la messa a disposizione di pornografia infantile; c) la diffusione o trasmissione di pornografia infantile; d) il procacciamento per sé o per altri di pornografia infantile; e) il possesso di pornografia infantile; f) l’accesso consapevole e attraverso tecnologie di comunicazione e informazione a pornografia infantile. Il 2° co. della disposizione stabilisce che l’espressione «pornografia infantile definisce ogni tipo di materiale che rappresenta visivamente un bambino che si dà ad un comportamento sessualmente esplicito, reale o simulato, o qualsiasi rappresentazione degli organi sessuali di un bambino per scopi essenzialmente sessuali». L’art. 21 della Convenzione, dedicato ai reati relativi alla partecipazione di un bambino a spettacoli pornografici, chiede che siano considerati reati le condotte consistenti nel: a) reclutare un bambino affinché partecipi a spettacoli pornografici o favorire la partecipazione di un bambino a tali spettacoli; b) costringere un bambino a partecipare a spettacoli pornografici o trarne profitto o comunque sfruttare un bambino a tali fini; c) assistere con cognizione di causa a spettacoli pornografici che includano la partecipazione di bambini. Nell’ordinamento interno, le disposizioni penali di contrasto alla pornografia minorile sono contenute agli artt. 600Ter, 600 quater e 600 quinquies.L’adeguamento di tali disposizioni alla Convenzione ha comportato la modifica del solo art. 600 ter. È stato sostituito il 1° co. della norma, che è stata riformulata nella sua struttura e, in conformità al testo della Convenzione, è stata integrata con l’introduzione del riferimento agli spettacoli, oltre che alle esibizioni pornografiche e con l’aggiunta della rilevanza penale delle condotte consistenti nel reclutare i minori e nel trarre altrimenti profitto dagli spettacoli pornografici. È stato aggiunto un nuovo 6° co. che, come già previsto per la prostituzione minorile con riferimento al “cliente”, introduce la responsabilità penale anche per colui che assiste alle esibizioni o agli spettacoli pornografici, in cui siano coinvolti minori. Infine, riprendendo il testo dell’art. 21, 2° co., Convenzione, è introdotta al 7° co. Una definizione legislativa di pornografia minorile, intesa come «ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore per scopi sessuali». La legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote ha altresì modificato il disposto dell’art. 576, 1° co., n. 5, prevedendo l’applicazione della pena dell’ergastolo per l’omicidio realizzato in occasione della commissione, tra gli altri, del delitto di pornografia minorile ex art. 600 ter. I termini di prescrizione per il delitto in esame sono raddoppiati, ai sensi del nuovo 7° co. Dell’art. 157 (modificato dall’art. 4, 1° co., lett. a, L. 1.10.2012, n. 172). Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del tentativo del delitto, trattandosi di reato di pericolo concreto (C., Sez. III, 16.4.2013, n. 41776).
La nozione di pornografia minorile
L’art. 3, L. 3.8.1998, n. 269 ha inserito, nel codice penale, l’art. 600 ter e, con esso, il delitto (o i delitti) di «pornografia minorile». Tale articolo è stato modificato ad opera dell’art. 2, L. 6.2.2006, n. 38 e dell’art. 4, L. 1.10.2012, n. 172.
Prima dell’approvazione della legge di riforma del 2012, che ha introdotto al 7° co. una definizione legislativa di pornografia minorile, il problema centrale nell’interpretazione dell’art. 600 ter, e di difficile risoluzione, era rappresentato dalla stessa nozione di pornografia. Mancava, infatti, sia nella legge del 1998 che nella successiva, una definizione, seppure di massima; il riferimento più immediato, allora, sembrava essere al controverso concetto di osceno (v. art. 529).
Senonché, proprio la circostanza che il legislatore non avesse richiamato quella materia, ed anzi avesse adoperato un diverso termine (“pornografia”), nonché la constatazione che nell’art. 600 ter elemento centrale di tutela è il minore (e non già la rappresentazione che di tale minore viene data), segnava dei significativi punti di differenza con i reati che riguardano l’osceno. Pertanto, lo spostamento di accento da materiale osceno a materiale pornografico, lasciava aperto più di un dubbio. Ad esempio: in una mostra fotografica possono raffigurarsi minori in costume adamitico? In un film nel quale si racconta “l’iniziazione sessuale” di un adolescente, si potranno rappresentare le relative scene? Tanto più che nel nuovo impianto normativo manca anche una norma corrispondente a quella contenuta nell’art. 529, 2° co., per la quale «non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto». Ancora la nostra Costituzione prevede, all’art. 33, 1° co., che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», pur nel divieto di pubblicazioni a stampa, di spettacoli e di tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume, di cui all’art. 21, ult. co., Cost.. È stato segnalato come proprio questa sia una macroscopica pecca della norma in esame, che si potrebbe superare o in via analogica, con il richiamo all’art. 529, 2° co., oppure (preferibilmente) con una pronuncia di illegittimità costituzionale, per ingiustificata disparità di trattamento (ex art. 3 Cost.), dell’art. 600 ter.
Un tentativo “parallelo” di affrontare la questione era rappresentato dalla pur argomentata lettura restrittiva recentemente proposta, in base alla quale «la nozione di pornografico è più ristretta della nozione di osceno»: di qui sarebbe discesa la possibilità di ancorare la tutela penale alla realizzazione di soli atti sessuali da parte del minore o sul minore. Tuttavia, nell’ottica della legge sulla pedofilia, che proprio chi proponeva tale lettura dichiarava ripetutamente si dovesse privilegiare, vi è un chiaro e netto spostamento dalla protezione del fruitore (come, almeno in origine, nelle norme sopra richiamate in materia di osceno) a quella del protagonista dell’esibizione o della riproduzione pornografica. Ancorare, allora, la tutela penale alla realizzazione di soli atti sessuali da parte del minore o sul minore appariva una lettura talmente restrittiva da riuscire… forse riduttiva. Tanto più che è noto che i “commerci” dei pedofili hanno bisogno di un congruo catalogo fotografico e che, in linea generale, non è certo accettabile adoperare i minori (perché è questo il punto) quali soggetti da mostrare al pubblico. Diverso è invece il caso di fotografie “artistiche” o generalmente ritenute lecite: in tale ottica possono essere valutate le fotografie, ormai generalmente accettate, del bambino nudo che fa pubblicità a pannolini o quelle, ad esclusivo uso familiare, che solitamente si fanno ai figli in tenerissima età.
Piuttosto, tra il dire che tutto è pornografico o che lo sono solo gli atti sessuali, poteva individuarsi una nozione mediana, che se non soddisfaceva completamente (mancando l’espresso riferimento alle opere di arte o di scienza), risultava contingentemente preferibile, poiché conferiva un certo margine di determinatezza ed, al contempo, consentiva una efficace tutela. Si trattava dell’interpretazione proposta dall’art. 74, 2° co., dello “Schema di delega legislativa” del 1992: la nozione di pornografia si fonda su ogni oggetto od ogni spettacolo o parte di esso «consistente essenzialmente in manifestazioni o sollecitazioni dell’istinto sessuale espresso con la riproduzione, con la rappresentazione o con l’esibizione di organi genitali».in giurisprudenza si è affermato che la natura pornografica della rappresentazione di minori in pose che ne lasciano scoperti integralmente o parzialmente gli organi sessuali deve essere individuata in base all’accertamento della destinazione della rappresentazione ad eccitare la sessualità altrui e dalla sua idoneità a detto scopo (C., Sez. III, 9.12.2009; C., Sez. III, 22.4.2004), mentre non è necessaria la commissione di atti sessuali, attivi o passivi, sulla vittima o da parte di quest’ultima. (C., Sez. III, 3.3.2010). Non integra il delitto il fotografare insistentemente minori in costume da bagno, in assenza di esibizioni lascive o atteggiamenti sessualmente allusivi (C., Sez. III, 4.3.2010).
La modifica legislativa in conseguenza della quale per l’integrazione del reato non è richiesta una esibizione lasciva degli organi genitali di soggetti minori di anni diciotto, ma è sufficiente una qualunque rappresentazione degli stessi organi per scopi sessuali, è applicabile solo alle condotte commesse successivamente all’entrata in vigore del mutamento normativo (C., Sez. III, 9.1.2013, n. 5874, in un caso di detenzione di materiale pedopornografico consistente in foto di glutei ed organi genitali di bambini ritratti in spiaggia).
Sebbene l’interprete si trovi apparentemente al cospetto di una incriminazione unitaria, in realtà ogni comma dell’art. 600 ter sembra introdurre una diversa figura di illecito. È, allora, il caso di guardarle singolarmente.
L’utilizzo diretto del minore nella pornografia
Più precisamente, nella originaria formulazione dell’art. 600 ter, 1° co. Si puniva (con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228, cioè da lire cinquanta milioni a lire cinquecento milioni) chiunque sfruttava minori degli anni diciotto al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico.
Recentemente si è affermato che poiché il delitto di pornografia minorile di cui al 1° co. Dell’art. 600 ter ha natura di reato di pericolo concreto, la condotta di chi impieghi uno o più minori per produrre spettacoli e materiali pornografici è punibile, salvo l’ipotizzabilità di altri reati, quando abbia una consistenza tale da implicare concreto pericolo di diffusione del materiale prodotto (C., Sez. III, 1.12.2009; C., Sez. III, 21.1.2005. Analogamente, C., Sez. III, 20.11.2007).
Entrambe le ipotesi avevano in comune lo sfruttamento dei minori e la presenza di una finalità ulteriore. Ora, l’uso del verbo “sfruttare” sembrava in effetti lasciar intendere che il soggetto attivo dovesse porre in essere una condotta non episodica, se non addirittura con «connotati di sostanziale imprenditorialità» e relativa utilità economica della attività illecita, peraltro presente anche ove il minore partecipasse “equamente” ai profitti. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (C., S.U., 31.5.2000) hanno affermato che esula il reato di cui all’art. 600 ter, 1° co. nell’ipotesi in cui le fotografie pornografiche integranti il minore (nudo e con il pene in erezione) siano state realizzate per ragioni affettive o libidinose, senza concreto pericolo di diffusione del materiale prodotto, mentre la norma incriminatrice richiederebbe comunque che si traesse frutto o utile, sebbene non necessariamente economicamente connotato.
Quanto al ricorso al c.d. dolo specifico, si era notato come esso sembrasse anticipare troppo la sfera del penalmente illecito provocando anche dubbi applicativi: sarebbe pertanto stato preferibile delineare un reato a dolo generico .
Il nuovo testo del 1° co., modificato dalla L. 6.2.2006, n. 38 e confermato sul punto dalla riforma del 2012, elimina i dubbi del passato. Oggi la norma richiede l’utilizzo dei minori di anni diciotto (e non più lo sfruttamento), sicché deve ritenersi basti un solo episodio, senza che sia presente alcun connotato imprenditoriale o, comunque, economicamente connotato. Allo stesso tempo, il dolo richiesto è quello generico, ed è necessaria (prima il solo fine, oggi) la realizzazione dell’esibizione pornografica o dello spettacolo pornografico o la produzione del materiale pornografico o (condotta espressamente prevista dalla legge del 2006) la induzione o il reclutamento (condotta inserita nella riforma del 2012) del minore a partecipare ad esibizioni o spettacoli pornografici, nonché, infine, il trarre altrimenti profitto dai suddetti spettacoli (nel testo modificato nel 2012).
C., Sez. III, 2.2.2011, n. 11997 ha rilevato come la realizzazione del materiale pedo-pornografico, qualora avvenuta in maniera estemporanea e senza organizzazione, rientra nella previsione di cui all’art. 600 quater; C., Sez. III, 11.3.2010.
Rimanendo ancorati al testo normativo, non sembra neppure oggi possibile ritenere applicabile l’art. 600 ter, 1° co., al di fuori delle ipotesi nelle quali il minore partecipi direttamente allo spettacolo o alla produzione del materiale o alla esibizione: sembra cioè che non integri la norma il comportamento di colui il quale sfrutti lavorativamente il minore, in ruoli connessi alla realizzazione dello spettacolo, del materiale o della esibizione.
Pertanto non convince C., Sez. III, 12.12.2008, per la quale la partecipazione di un minore come mero spettatore di esibizioni pornografiche poste in essere in luogo pubblico o aperto al pubblico integra il delitto di cui all’art. 600 ter, 1° co.
Quanto al riferimento al generale limite della maggiore età non sembra possa essere superato in via interpretativa. In altri termini, si può anche convenire che il parificare tutti i soggetti minori degli anni diciotto (cioè: minore degli anni quattordici; maggiore degli anni quattordici, ma minore dei sedici; maggiore dei sedici, ma minore dei diciotto) possa essere una scelta non felice o, quanto meno, opinabile; tuttavia, non sembra che la decisa soluzione legislativa possa essere superata da pur sofisticate operazioni di ortopedia ermeneutica. È infatti vero che per il consenso dell’avente diritto vige il principio relativistico dell’età variabile; ma, ove il legislatore ha effettuato precise opzioni, la relatività cessa.
Il commercio del materiale pornografico
L’art. 600 ter, 2° co. punisce, con la medesima pena prevista per le condotte di cui al 1° co., il commercio del materiale pornografico.
La norma, nella sua scarna essenzialità, da un lato va posta il relazione con le ipotesi di cui al comma precedente, dall’altro con la figura criminosa introdotta al 4° co.
Quanto a stabilire che cosa si intenda per commercio, occorre raccordare la norma de qua con la “cessione” di cui al successivo 4° co. e ricavarne la necessità di una sorta di attività imprenditoriale, sia pure sui generis.
La punizione delle attività “pubblicitarie”
Di particolare interesse è l’art. 600 ter, 3° co., il quale si apre con una clausola di esclusione del concorso («al di fuori delle ipotesi di cui al primo ed al 2° co.») che semplifica il lavoro dell’interprete, reso peraltro non agevole dalle molteplici condotte previste nello stesso 3° co.
Più precisamente, si prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 2.582 a euro 51.645 (lire cinque milioni a lire cento milioni) innanzitutto per chi, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica,distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico precisato. Analoghe pene sono poi previste per chi distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto .
Sono a tutti fin troppo note le attività dei pedofili, spesso di differente nazionalità, che utilizzano internet per porre in essere le condotte oggi specificamente sanzionate. In tal senso sembra troppo restrittiva l’opinione di chi ritiene che la norma punisca solo iniziative destinate ad una cerchia indeterminata di persone o, più sfumatamente, comunque dirette ad un numero rilevante di persone. Infatti, proprio la previsione di attività destinate alla illecita élite di pedofili accresce le potenzialità criminogene delle “navigazioni” via internet. Invece, può aiutare a contornare i margini di punibilità il riferimento alla “finalizzazione” all’adescamento o allo sfruttamento sessuale dei minori.
La Suprema Corte (C., Sez. III, 27.4.2000) ha affermato che la condotta di distribuzione del materiale pedo-pornografico «deve ritenersi integrata dalla diffusione fisica del materiale medesimo, mediante invio di esso ad un numero, predefinito o meno, di destinatari», mentre la divulgazione «implica l’esistenza di un mezzo di diffusione comunque accessibile ad una indefinita pluralità di utenti» e la condotta di pubblicizzazione«si estende a tutte le possibili forme di diffusione di una informazione nei confronti di una pluralità o generalità di destinatari». Il reato ha natura istantanea (C., Sez. III, 11.11.2010) ed è configurabile a prescindere dall’esistenza di una struttura organizzativa o dall’episodicità o meno delle condotte .
In materia, è particolarmente interessante la tematica relativa alla individuazione delle responsabilità dei soggetti che operano in rete. L’invio, tramite posta elettronica, ad un gruppo di discussione o newsgroup, di files contenenti immagini pedopornografiche, resi disponibili ai partecipanti alla discussione solo dopo la loro visione da parte del “moderatore” del gruppo, integra il delitto di divulgazione di materiale pedopornografico punito dal 3° co. dell’art. 600 ter, e non quello, meno grave, di offerta o cessione, anche gratuita, del predetto materiale, previsto dal 4° co. del medesimo articolo (C., Sez. III, 19.7.2011, n. 30564).
Non integra il reato di pornografia minorile la divulgazione nella rete Internet, attraverso programmi di file-sharing, di materiale pedopornografico non intenzionalmente detenuto o consapevolmente procurato dall’utente (C., Sez. III, 25.10.2012, n. 44914). La volontà di procurarsi materiale pedopornografico e di distribuirlo, divulgarlo, diffonderlo o pubblicizzarlo deve essere dimostrata attraverso elementi specifici e ulteriori rispetto al mero uso di un programma di file sharing (C., Sez. III, 11.10-3.12.2012, n. 46736). La responsabilità dell’agente ex art. 600 ter, 3° co. non può trovare fondamento sul solo dato quantitativo dello scaricamento di numerosi file dalla rete internet, attraverso programmi di file sharing, e dal successivo trasferimento degli stessi su disco e supporti ottici, ma sono necessari accertamenti tesi a verificare se la condotta e la volontà dell’agente siano di semplice approvvigionamento o, piuttosto, di diffusione o divulgazione a terzi del materiale pedopornografico che il soggetto, in precedenza e con autonomo compro tanto, si sia procurato o abbia egli stesso creato (C., Sez. III, 29.10.2013, n. 47820). È necessario anche provare che il soggetto abbia avuto non solo la volontà di procurarsi materiale pedopornografico, ma anche la specifica volontà di distribuirlo, divulgarlo, diffonderlo o pubblicizzarlo, desumibile da elementi specifici ed ulteriori rispetto al mero uso di un programma di file sharing (C., Sez. III, 29.10.2013, n. 47820).
6. La cessione di materiale pornografico
L’art. 600 ter, 4° co., puniva – con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 1.549 a euro 5.164 (da lire tre milioni a lire dieci milioni) – chiunque consapevolmente cedeva ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto.
L’art. 2, L. 6.2.2006, n. 38 ha sostituito il comma in esame. In particolare, oggi la norma, nella quale come in passato si esclude il concorso con le ipotesi previste nei precedenti tre commi (clausola di riserva assolutamente determinata: Martini, 83), e nella quale il concetto di cessione è più ristretto e limitato rispetto a quello di commercio (di cui al precedente 2° co. della medesima disposizione), punisce, accanto alla cessione, anche l’offerta. Sempre nell’ottica di ampliamento della fattispecie (sotto questi profili probabilmente eccessivo), il riferimento è al materiale di cui al 1° co., mentre è scomparso il riferimento all’avverbio «consapevolmente».
Integra il reato di offerta o cessione gratuita di materiale pedopornografico la condivisione di filespedopornografici, tramite conversazione per via telematica in chat (C., Sez. III, 6.4-3.10.2011, n. 35696). Chi non si limiti a riprendere con un telefonino un rapporto sessuale tra due amici minorenni per un suo privato utilizzo, ma diffonda la videoripresa nella cerchia degli amici della coppia, commette il reato di cessione di materiale pedopornografico (C., Sez. III, 21.11.2012, n. 47239).
La perdita accidentale di una memory-card per telefoni cellulari contenente materiale pedopornografico esclude la volontà del reo di consentire a terzi la fruizione dei file e, pertanto, non configura gli estremi della divulgazione prevista dall’art. 600 ter, ma integra gli elementi costitutivi della detenzione punita dall’art. 600 quater (C., Sez. III, 19.7.2012, n. 40847).
8. L’assistere a esibizioni o spettacoli pornografici
La L. 1.10.2012, n. 172 ha aggiunto un nuovo 6° co. all’art. 600 ter che prevede, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la responsabilità penale di colui che assiste alle esibizioni o agli spettacoli pornografici, in cui siano coinvolti minori di anni diciotto.
La scelta legislativa, che segue l’orientamento già manifestatosi per la prostituzione minorile con la previsione della punibilità anche del “cliente” (art. 600 bis, 2° co.), risponde alle indicazioni contenute nella Convenzione di Lanzarote circa la qualificazione come reato della condotta consistente nell’«assistere con cognizione di causa a spettacoli pornografici che includano la partecipazione di bambini» (art. 21, 1° co., lett. c, Convenzione).
LE NUOVE MINI SANZIONI
PER I RAVVEDIMENTI TARDIVI
Dal 2016 sono previste delle mini sanzioni per i pagamenti effettuati in ritardo dai contribuenti.
In pratica, con il ravvedimento spontaneo:
per i ritardi fino a 14 gg. si applicano sanzioni dello 0,1 giornaliero ( era lo 0,2 );
per i ritardi da 15 a 30 gg. la sanzione è dell'1,5% ( era il 3% );
per i ritardi da 31 a 90 gg. la sanzione è dell'1,67 ( era il 3,33 ).
Senza ravvedimento spontaneo:
si applica la sanzione dell'1% fino a 14 gg. e del 15% per ritardi da 15 a 90 gg.
PROBLEMI CON LE BANCHE ?
ADESSO C'E' L'ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO
E' un organismo, di recente conio, di risoluzione stragiudiziale delle controversie sorte con banche e finanziarie, sostenuto nel suo funzionamento dalla Banca d'Italia.
Si articola, territorialmente, nei tre collegi di Milano, Roma e Napoli.
Ogni collegio è composto da 5 membri, il Presidente e due membri sono nominati dalla Banca d'Italia, gli altri due componenti sono indicati rispettivamente dall'ABI e dalle associazioni rappresentative dei clienti.
A ) si evitano i tempi elefantiaci del contenzioso civile, occorrono appena cinque - sei mesi per il deposito della decisione;
B ) si abbattono le spese, niente contributo unificato e diritti di cancelleria, appena venti euro il costo di tutta la procedura;
C ) può essere richiesto il risarcimento del danno subito;
4 ) banche e finanziarie mettono immediatamente a disposizione del cliente, con assegno circolare, le somme riconosciute nella decisione, per evitare la cosiddetta sanzione reputazionale;
5 ) gli istituti di credito inadempienti vengono segnalati su una black list, consultabile sul sito internet dell'ABF;
6 ) la percentuale dei ricorsi accolti è pari a circa il 60%.
LA NUOVA DELEGA FISCALE
Grandi novità per i contribuenti dalla delega fiscale approvata il 22 ottobre 2015 dal governo.
la soglia di punibilità, in sede penale, per l'evasione dell'IVA è stata innalzata da 50 mila a 250 mila euro;
il tetto di punibilità, in sede penale, per la dichiarazione infedele è stato aumentato da 50 mila a 150 mile euro;
chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi ha un anno di tempo per mettersi in regola con previsione di multe ridotte;
l'aggio esattoriale per Equitalie è stato diminuito dall'8 % al 6%;
chi ha saltato il piano di rateizzazione concordato con Equitalia può mettersi in regola pagando 5 rate pregresse.
Al peggio non c'à mai fine.
Nonostante l'opera di sincera e ferma riprovazione di Papa Francesco nei confronti del fenomeno dela pedofilia all'interno della chiesa, continuano le condanne e le denunce nei confronti dei preti pedofili.
Ma non basta: purtroppo, il clero persiste nel mantenere un atteggiamento di incredibile lassismo nei confronti di un delitto così odioso e ripugnante per tutte le coscienze.
Da ultimo, un sacerdote di Trento, Don Gino Flaim, ha giustificato, in un inntervista concessa all'emittente nazionale La 7, i casi di pedofilia commessi dai suoi colleghi, presentandoli come manifestazioni di affetto nei confronti dei bambini, chieste dagli stessi fanciulli.
Una sorta di umana debolezza, perfettamente comprensibile per Don Gino.
L'acidiocesi di Trento ha immediatamente espresso il proprio disssenso da tali affermazioni ed ha revocato tutti gli incarichi pastorali ricoperti dal sacerdote.
Ma non lo ha ridotto allo stato laicale.
E' ancora troppo poco per parlare di svolta da parte della Chiesa nel contrasto alla pedofilia clericale.
Con buona pace di Papa Francesco.
NUOVA RATEIZZAZIONE PER CHI E' GIA' DECADUTO DAL BENEFICIO
Il CDM ha approvato definitivamente i 5 decreti legislativi di attuazione della delega per il riordino del sistema fiscale ( l. 11/03/2014 n. 23 ).
Il Consiglio dei ministri ha sancito, in specie. la possibilità di accedere ad una nuovo progrmma di rateizazzione per i cittadini che non sono riusciti a completare il pagamento dei debiti negli ultimi due anni.
E' prevista una ampia dilazione del debito residuo in 72 soluzioni, ma, purtroppo, vi è decadenza dal beneficio in caso di omesso pagamento di sole 2 rate.
L'AMMINISTRATORE DI CONDOMINO REVOCATO DALL'AUTORITA' GIUDIZIARIA NON PUO' RIELETTO DALL'ASSEMBLEA.
La l. 220/2012, approvata l'11/12/2012, pubblicata sulla G.U. del 17/12/2012, in vigore dal 18/06/2013, ha introdotto un importante novità in tema di revoca giudiziaria dell'amministratore di condominio.
In questo caso, l'amministratore revocato non può essere rieletto dall'assemblea dei condomini.
La " mala gestio ", causa principale del provvedimento giudiziario, non è sanabile dal voto, anche largamente maggioritaria, di un'assemblea compiacente.
STALKING CONDOMINIALE:
SENTENZA DI CONDANNA DEL TRIBUNALE DI GENOVA
Il Tribunale di Genova ha condannato una donna ed il figlio per atti persecutori, reato comunemente conosciuto come " STALKING ", nei confronti di una giovane coppia di Ronco Scrivia, sull'Appennino ligure.
i coniugi, vicini di casa dei due condannati, hanno subito per anni angherie di ogni genere, minacce, rumori molesti, vessazioni psicologiche, tanto da essere costretti a rifugiarsi in un seminterrato.
Testimone chiave al processo una vicina di casa che ha confermato puntualmente la lunga persecuzione.
La sentenza di condanna, la prima per " STALKING CONDOMINIALE " in Italia, emessa dal tribunale di Genova è stata esemplare: quattro mesi di reclusione ed il risarcimento dei danni.
ARRIVA IL TFR
Il TFR arriva in busta paga a Maggio, erogata dai datori di lavoro a quei lavoratori che hanno presentato istanza dal 3 aprile.
Sono valide le istanze decorrenti da tale data, la prima quota è in pagamento a maggio, pertanto le quote di marzo ed aprile non possono essere percepite.
Il consiglio dell'associazione ProLegis a tutti gli interessati: LASCIATE PERDERE !
NON INTACCATE LA VOSTRA PENSIONE.
L'EX MOGLIE HA UNA NUOVA FAMIGLIA ( ANCHE DI FATTO ):
STOP AGLI ALIMENTI
Nuova e, per certi versi, rivoluzionaria sentenza della Corte di Cassazione, I SEZIONE CIVILE, SENT. N. 6855/2015, in tema di assegno di mantenimento da versare all'ex coniuge, quasi sempre la moglie.
La Suprema Corte, da un canto, ha ribadito il principio espresso in passato della cesssazione dell'obbligo in caso di nuove nozze dell'ex coniuge.
Ma ha enunciato che tale obbligo permane nell'ipotesi della costituzione di una famiglia di fatto, purchè presenti le caratteristiche della stabilità, ossia quando i conviventi elaborano " un progetto ed un modello di vita in comune, destinato a durare nel tempo ".
La sentenza della Corte di Cassazione costituisce una pietra miliare nell'equiparazione assoluta tra famiglia ufficiale e famiglia di fatto.
FISCO: LA NOTIFICA E' NULLA SE NON E' ESEGUITA CORRETTAMENTE
Nonostante le numerose e recenti pronunce della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale ( v. sent. n. 3 / 2010 ) in materia di adempimenti necessari per eseguire corretamente la notifica degli atti di natura fiscale, i giudici tributari, ( non tutti, per fortuna ) continuano a dar torto al contribuente, costretto a ricorrere fino alla Suprema Corte per il riconoscimento dei propri diritti.
Ricordiamo che gli agenti postali, gli unici legittimati insieme agli ufficiali giudiziari, debbono.
notificare l'atto in mani proprie o persona convivente, indicandone le generalità o terzo, portiere, autorizzato;
redigere la relazione di notifica, attestante l'eventuale motivo per cui non è stato possibile notificare l'atto al destinatario;
sottoscrivere la relata di notifica;
inviare la comunicazione di avvenuto deposito ( CAD ) o avvenuta notifica ( CAN ) a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno;
indicare il mittente;
indicare la data del deposito e l'ufficio postale competente per il ritiro della comunicazione nei termini di legge.
ATTI FISCALI NULLI SENZA IL CONTRADDITTORIO
La Corte di Cassazione, SEZIONI UNITE, SENTENZA N. 19667/2014, EMESSA IL 17 GIUGNO 2014 E DEPOSITATA IL 18 SETTEMBRE 2014, stabilisce l'obbligo per l'amministrazione finanziaria di attivare sempre un contraddittorio preventivo con il contribuente prima di adottare un provvedimento ( ATTI DI ACCERTAMENTO, DI LIQUIDAZIONE, DI RETTIFICA E QUALSIVOGLIA ATTO IMPOSITIVO ) incidente sui suoi diritti e interessi.
Il cittadino deve essere interpellato, prima che venga emessa nei suoi confronti una richiesta di pagamento, in ossequio al principio consacrato nell'art. 24 della Costituzione secondo cui " la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento".
IL NUOVO CONTO CORRENTE PORTATILE
Con la ormai prossima conversione in legge, entro il 25 marzo, del dlgs 3/2015, diventa operativa la possibilità per i cittadini di trasferire il conto corrente presso un altro istituto di credito.
La legge prevede un termine tassativo per l'adempimento da parte delle banche, 12 giorni lavorativi, sufficienti per traslare anche i bonifici, le bollette, le carte di credito, i deposti effettuati.
Con la firma di un semplice modulo di autorizzazione, la nuova banca provvede ad eseguire tutte le operazioni necessarie.
Per le banche inottemperanti è prevista l'irrogazione di sanzioni con multe variabili tra 5,160 e 64,555 euro, oltre a possibili risarcimenti per i clienti penalizzati da uno spostamento tardivo del conto corrente.
" VAI CAMMELO ":
A Catania sorge un moderno ippodromo, le foto ed i video dell'inaugurazione impazzano sul web.
L'impianto si chiama " Viale Ulisse ", costruito sulla circonvallazione della città, è largo, spazioso, può contenere un numero spropositato di spettatori e persino di ..... motorini.
Non si paga il biglietto per assistere, si accettano solo scommesse.
I due cavalli più forti sono Ciccio e Redbull, ma non si conoscono ancora i nomi dei fantini.
La polizia li sta attivamente ricercando, ma sembra che il nome di uno dei drivers, più volte incitato dagli spettatori, sia " Cammelo".
Dopo il palio corso sulla Belpasso - Nicolosi tra San Cristofro e Picanello, ecco la nuova sfida tra i due noti quartieri cittadini, famosi per il grande amore verso i cavalli ed i morti ammazzati.
Benvenuti a Catania, la nuova Gotham City, manca Batman, l'uomo pipistrello, non c'e' il Joker, ma vuoi mettere " Cammelo", l'uomo chiamato cavallo!
CONDANNATO IL CONSORZIO DELL'ABI PATTI CHIARI
Con una clamorosa sentenza, il Tribunale di Cuneo ha condannato il Consorzio dell'ABI Patti Chiari, unitamente alla Banca Regionale Europea Spa, a risarcire oltre € 80.000, più le spese legali, un investitore per la perdita subita a causa del fallimento della Lechman Brothers.
Il risparmiatore ha comprato titoli della banca americana nel 2005; in buona fede, si è fidato della collocazione dei titoli nell'elenco delle obbligazioni a basso rischio - basso rendimento gestito ed aggiornato dal consorzio Patti Chiari.
Il Tribunale ha contestato al Consorzio di avere colposamente mantenuto i titoli della banca tra le obbligazioni " SICURE ", nonostante gli indicatori finanziari suggerissero una valutazione diametralmente opposta.
La banca, al tempo, non ha avvertito con immediatezza il cliente del deterioramento del titolo, causandogli una grave perdita economica.
NIENTE PROCESSO PER I REATI LIEVI
L'obiettivo della riforma è quello di ridurre al massimo il carico dei processi pendenti, spesso intentati per fatti penalmente di particolare tenuità o con un disvalore giuridico minimo.
Il decreto legislativo, da approvare nel cdm di martedì prossimo, prevede un doppio passaggio:
il PM chiede l'archiviazione al giudice ed informa la persona offesa e l'indagato: la persona offesa ha dieci giorni di tempo per una motivata opposizione;
il giudice, in caso di opposizione mancata o inammissibile decide, senza formalità, con decreto motivato.
Se l'opposizione non è inammissibile, il giudice instaura il contraddittorio tra le parti, decidendo, se accoglie la richiesta di archiviazione, con ordinanza, altrimenti restituisce gli atti al pubblico ministero.
Può essere esclusa la punibilità per i reati sanzionati fino a 5 anni di reclusione, se l'offesa è di scarsa gravità e la condotta non è abituale.
Il reato non può essere archiviato se il reo è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.
ARRIVANO LE AMMENDE PER PROFESSIONISTI ED AUTONOMI
Le prevede il dlgs 1747/2015 che abroga l'attuale regime di obbligo di tenuta, ma senza conseguenza alcuna in caso di omissione.
Il nuovo testo, presentato in Senato il 22 gennaio scorso, contempla uno aspetto afflittivo ed uno premiale:
la possibilità di detrarre i costi del POS dai redditi, in sostanza uno sconto fiscale per i meritevoli;
ammende prima di € 500, poi di € 1.000,00 per gli inadempienti;
per i soggetti recalcitranti è prevista persino la sospensione dall'esercizio della professione o dell'attività professionale.
Un mix di misure forse idonee ad indorare la pillola dell'ennesimo obbligo fiscale per il contribuente.
DIFENDERSI CON SUCCESSO DA BANCHE E FINANZIARIE ?
ADESSO E' POSSIBILE
LA LEGGE 3/2012 e L'ABF
Esistono due nuovi strumenti di tutela dei contribuenti perseguitati da banche e finanziarie: la l. 3/2012 e il ricorso all'arbitro bancario - finanziario.
Entrambe hanno il privilegio di essere rapide ed efficaci, senza costi onerosi.
La l. 3/2012 si introduce con un ricorso depositato presso l'autorità giudiziaria in sede di volontaria giurisdizione, accompagnato da un adeguato piano di ristrutturazione del debito.
Il giudice nomina un organismo di composizione, generalmente un avvocato o un commercialista, incaricato di mediare tra debitore e creditori.
Una volta raggiunto l'accordo con il 60% dei creditori, il debito dovuto può essere abbattuto fino al 50%, con l'applicazione degli interessi di legge ed un riparto del pagamento diluito nel tempo.
Il ricorso all'arbitro bancario- finanziario si invia ad uno dei tre collegi competenti, nominati dalla banca d'Italia, con sedi a Roma, Milano, Napoli.
Il ricorso ha un costo di 20 euro, viene presentato in uno con la documentazione necessaria ed i moduli sono reperibili sul sito dell'ABF.
Stranamente, i collegi sono sufficientemente autonomi da banche e finanziarie, che vengono spesso condannate.
L'istituto che non adempie il provvedimento emesso dall' ABF, viene inserito in una black list, da tutti facilmente consultabile, che costituisce un valido deterrente per l'ottemperanza delle decisioni.
CELLULARI E TV: TORNANO LE PENALI IN CASO DI RECESSO
Il ddl concorrenza ha reintrodotto le penali e le spese da pagare per il cittadino in caso di recesso dal contratto.
Il decreto legislativo prevede semplicemente che i sopra indicati oneri devono essere indicati al momento della sottoscrizione del contratto e commisurati al valore del contratto ( art. 16, 1° co. ddl ).
Si tratta di una beffa autentica per i cittadini ed un ritorno al passato.
E' augurabile un immediato ripensamento da parte del governo.
E' l'ultima possibile trovata dei nostri politicanti.
Un'imposta di bollo, proporzionale al versamento in contanti effettuato, da applicarsi sugli importi superiori a 200 euro.
Il vice ministro dell'Economia, Casero, smentisce con forza l'illazione circolata sui giornali ed, in verità, già meditata dal governo Prodi per garntire la tracciabilità di tutti i movimenti in denaro compiuti dai cittadini.
Forse qualche solerte funzionario dl ministero pensa di far cassa in questo modo, l'ultimo balzello ancora non richiesto ai poveri contribuenti italiani.
IL TENORE DI VITA NON E' L'UNICO PARAMETRO PER QUANTIFICARE L'ASSEGNO
La Corte Costituzionale ha ribadito un precedente pronunciamento della Corte di Cassazione che ha affermato, in linea teorica, l'importanza del tenore di vita, dovendosi, in concreto, per definire il " quantum ", riferirsi ai criteri indicati dall'art. 5 della legge sul divorzio.
Per esempio, la condizione ed il reddito dei coniugi, il contributo dato da ciascuno alla formazione del patrimonio comune, la durata del matrimonio, le ragioni della decisione.
Tali criteri possono moderare, diminuire e persino azzerare la somma indicata in astratto.
VECCHI STUDI DI SETTORE, ADDIO
La commissione tributaria provinciale di Catania, sent. 391/09/2015, dep. il 15/01/2015, ha affermato, per l'ennesima volta, il principio dell'annullabilità di tutti gli accertamenti basati esclusivamente sugli studi di settore.
L'obbligo dell'instaurazione del contraddittorio, sancito da diverse pronunce della corte di cassazione, si è rivelato una semplice perdita di tempo per il contribuente ed una presa in giro da parte dell'ufficio, rigido nell'applicare sempre e in ogni caso i parametri assurdi degli studi di settore.
L'accertamento fondato sugli studi di settore è ormai uno strumento superato e, semmai, come ha dichiarato di recente il direttore delle agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, da impiegare come mezzo di selezione per ulteriore attività di controllo.
ADESSO RISTRUTTURARE CASA E' PIU' SEMPLICE
La legge n. 164 / 2014 ( cosiddetta SBLOCCA ITALIA ) prevede una serie di interessanti modifiche e semplificazioni del T.U. edilizia ( D.P.R. 380/2001 ).
Il cittadino, con una semplice comunicazione telematica di inizio lavori al comune di appartenenza, può adesso ristrutturare il suo appartamento senza richiedere autorizzazioni o concessioni, con lunghi tempi di attesa.
Per esempio è possibile accorpare alloggi contigui, dividere un grande appartamento in due più piccoli, aprire porte interne, spostare pareti, migliorare o sostituire i servizi igienico sanitari e tecnologici.
E'consentito anche di sostituire parti strutturali di un immobile ( scale, pilastri, muri portanti ).
In questo caso il modulo da inviare si chiama SCIA ( SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO LAVORI ).
E' necassario produrre:
ELABORATO PROGETTUALE;
COMUNICAZIONE DI INIZIO ATTIVITA' SOTTOSCRITTA DA UN TECNICO PROFESSIONISTA ABILITATO;
DATI IDENTIFICATIVI DELL'IMPRESA INCARICATA DELL'ESECUZIONE DEI LAVORI.
Al termine delle opere, occorre inviare al comune la COMUNICAZIONE DI FINE LAVORI, che comporta per il comune l'obbligo di accatastamento dell'immobile.
I costi sono minori rispetto al passato ed i lavori di ristrutturazione sono detraibili al 50% per tutto il 2015.
Non è possibile aumentare la volumetria o modificare la destinazione d'uso del bene.
ICI 2009, ACCERTAMENTO NOTIFICATO NEL 2015:
I comuni e le Agenzie delle entrate sono specializzati nella notifica di atti di ogni genere già abbondantemente prescritti, fidando nella buona fede o ignoranza dei contribuenti, assimilati a buoi pronti a pagare pur di evitare conseguenze sgradite.
In specie gli accertamenti relativi all'ICI, anno 2009, notificati nel 2015, NON DEVONO ESSERE OGGETTO DI PAGAMENTO da parte del cittadino.
A ) chiedere al comune di annullare in autotutela l'accertamento per decadenza dei termini;
B ) In caso di diniego da parte dell'ente, presentare ricorso alla commissione tributaria.
E' bene controllare, prima di procedere, la data di invio della raccomandata, verificando che non sia stata spedita nel 2014, accedendo al sito delle poste italiane, alla voce " cerca spedizioni".
NUOVO SUCCESSO DELL'ASSOCIAZIONE PROLEGIS
La Corte di Appello di Catania, I sez. civ., Pres. dott. Concetta Maiore, proc. n. 1603/2013 R.G., ha dichiarato con ordinanza inammissibile il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio contro quattro medici catanesi, assistiti dall'associazione ProLegis, che in primo grado hanno visto riconsciuto dal Tribunale il diritto ad un equo rimborso per gli anni di specializzazione frequentati nel periodo 1990 / 1992.
La Corte ha riconosciuto l'appello manifestamente infondato e pretestuoso, condannando l'appellante alla refusione, in favore delle parti appellate costituite, delle spese processuali liquidate PER CIASCUNO in complessivi 1.800,00, oltre IVA, CPA E SPESE GENERALI.
I Giudici di seconda istanza hanno disposto a carico della Presidenza del Consiglio, sussistendone i presupposti, l'applicazione dell'art. 13, co° 1, quater del DPR 115/2002 ( versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ).
Una sentenza ineccepibile che si spera riconosca una volta per tutte le legittime aspettative dei medici specializzandi e scoraggi il ricorso ad impugnazioni meramente dilatorie.
NOVANTA MILIONI STANZIATI PER SISMA 90 SICILIA
I contribuenti delle province di Catania, Siracusa e Ragusa hanno ottenuto, con la legge di stabilità 2014, il riconoscimento al rimborso del 90% delle somme pagate negli anni di imposta 1990, 1991, 1992.
Il rimborso dovrebbe avvenire in 3 anni.
Sono esclusi, in attesa del pronunciamento della commissione europea, i lavoratori autonomi e le imprese.

References: art. 600
 art. 600
 art. 529
 art. 3
sui generis
 art. 600

SENTENZA 
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 SENTENZA 
 art. 16
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