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Timestamp: 2017-12-11 02:14:26+00:00

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Corte di Giustizia europea – sez. II – causa C-610-15, 14-6-2017
Corte di Giustizia Europea – causa C-61015 del 14-6-2017
Corte di Giustizia Ue – sentenza C-258-15 del 15-11-2016
Corte di Giustizia dell’Unione Europea – sentenza n. C-160/15 dell’8-9-2016
Corte di giustizia UE., sez. II, 28 luglio 2016, C-240
CORTE DI GIUSTIZIA CE, sentenza 24-5-2016, n. C 396-14
Corte di Giustizia UE 7 aprile 2016
Cittadino francese omosessuale escluso dalle donazioni di sangue. (Corte di giustizia dell’UE, sez. Quarta, 29/4/2015, causa C-528/13)
Il Caso: un medico dell’Istituto ematologico francese rifiutava la donazione di sangue di un cittadino francese, per il motivo che quest’ultimo era omosessuale e il diritto francese esclude dalla donazione di sangue, in maniera permanente, gli uomini che hanno avuto o hanno rapporti sessuali con altri uomini. Il cittadino francese ha contestato tale decisione davanti al giudice amministrativo di Strasburgo, il quale, a sua volta si è rivolto alla Corte di giustizia domandando se ai sensi dell’allegato III della direttiva 2004/33, la circostanza che un uomo abbia rapporti omosessuali configuri, di per sé, un comportamento sessuale che espone al rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue e che giustifica un’esclusione permanente dalla donazione di sangue per i soggetti che abbiano avuto un siffatto comportamento sessuale, oppure se tale circostanza possa semplicemente costituire, in funzione delle circostanze proprie del caso concreto, un comportamento sessuale che espone al rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue e che giustifica un’esclusione temporanea dalla donazione di sangue per un determinato periodo di tempo dopo la cessazione del comportamento a rischio.
La Corte di Giustizia UE ha stabilito che l’esclusione permanente dalla donazione di sangue per uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali può essere giustificata.
Ciò in quanto è dimostrato, sulla base delle conoscenze e dei dati medici, scientifici ed epidemiologici attuali, che il comportamento sessuale omosessuale espone tali persone ad un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue e che, nel rispetto del principio di proporzionalità, non esistono tecniche efficaci di individuazione di queste malattie infettive o, in difetto di tali tecniche, metodi meno restrittivi rispetto ad una siffatta controindicazione per garantire un livello elevato di protezione della salute dei riceventi. Spetta al giudice nazionale verificare se, nello Stato membro di cui trattasi, tali condizioni siano rispettate.
Corte di Giustizia UE, Quarta Sezione, sentenza 29 aprile 2015, causa C-528/13 (*)
3 La direttiva 2002/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 gennaio 2003, che stabilisce norme di qualità e di sicurezza per la raccolta, il controllo, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione del sangue umano e dei suoi componenti e che modifica la direttiva 2001/83/CE (GU L 33, pag. 30), si fonda sull’articolo 152, paragrafo 4, lettera a), CE. 4 Ai sensi dei considerando 1, 2, 24 e 29 della direttiva 2002/98:
«La presente direttiva stabilisce norme di qualità e sicurezza del sangue umano e dei suoi componenti, al fine di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana». 6 L’articolo 2, paragrafo 1, della medesima direttiva dispone quanto segue:
8 L’articolo 19 di detta direttiva, intitolato «Esame dei donatori», ha il seguente tenore: «Un esame del donatore comprendente un colloquio è effettuato prima di ciascuna donazione di sangue o di componente del sangue. Un operatore sanitario qualificato è incaricato, in particolare, di fornire al donatore e di raccogliere da lui le informazioni necessarie per valutare la sua idoneità a donare e, su tale base, stabilisce l’idoneità».
(…) – Test per determinare le seguenti infezioni nel donatore:
– Epatite B (HBs­Ag),
– Epatite C (Anti­HCV),
– HIV 1/2 (Ant­­HIV 1/2).
14 L’articolo 4 di detta direttiva, intitolato «Idoneità dei donatori», prevede quanto segue: «I centri ematologici garantiscono che i donatori di sangue intero e di emocomponenti soddisfino i criteri di idoneità stabiliti dall’allegato III».
15 L’allegato I, punti 2 e 4, della direttiva summenzionata contiene le seguenti definizioni: «2. “Donazione allogenica” significa sangue ed emocomponenti raccolti da un individuo e destinati a trasfusione ad un altro individuo, per uso in dispositivi medici o come materie prime per la fabbricazione di prodotti medicinali.
18 Il punto 2.1 dell’allegato in parola reca il titolo «Criteri di esclusione permanente di donazioni allogeniche». Tali criteri riguardano, in sostanza, le seguenti quattro categorie di persone: le persone portatrici di determinate malattie, tra cui l’«HIV­1/2», o che presentino determinati sintomi patologici; quelle che abbiano assunto droghe per via intravenosa o intramuscolare; i riceventi di xenotrapianti e, infine, le «[p]ersone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue».
35 Secondo una costante giurisprudenza della Corte, la formulazione utilizzata in una delle versioni linguistiche di una disposizione del diritto dell’Unione non può essere l’unico elemento a sostegno dell’interpretazione di questa disposizione, né si può attribuire ad essa un carattere prioritario rispetto alle altre versioni linguistiche. Le norme del diritto dell’Unione devono essere infatti interpretate ed applicate in modo uniforme, alla luce delle versioni vigenti in tutte le lingue dell’Unione europea. In caso di divergenza tra le varie versioni linguistiche di un testo del diritto dell’Unione, la disposizione di cui trattasi deve essere interpretata in funzione dell’economia generale e della finalità della normativa di cui fa parte (sentenze Cricket St Thomas, C­372/88, EU:C:1990:140, punti 18 e 19; Kurcums Metal, C­558/11, EU:C:2012:721, punto 48, nonché Ivansson e a., C­307/13, EU:C:2014:2058, punto 40).
39 Quanto alla suddetta esclusione permanente, si deve rilevare che l’espressione «persone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio» di contrarre malattie infettive, di cui al punto 2.1 dell’allegato III della direttiva 2004/33, non definisce con precisione le persone o le categorie di persone interessate da tale esclusione, circostanza che lascia un margine di discrezionalità in capo agli Stati membri nell’applicazione di detta disposizione. 40 Pertanto, occorre verificare in quale misura la controindicazione permanente prevista dal diritto francese nel caso di un «uomo che abbia avuto rapporti sessuali con un altro uomo» risponda al requisito della sussistenza dell’«alto rischio» di cui al punto 2.1 dell’allegato III della direttiva 2004/33, rispettando al contempo i diritti fondamentali sanciti dall’ordinamento giuridico dell’Unione.
41 Infatti, secondo una giurisprudenza costante della Corte, gli imperativi della tutela dei citati diritti fondamentali vincolano gli Stati membri allorché questi attuano la normativa dell’Unione, cosicché tali Stati sono tenuti ad applicare la normativa in questione con modalità che non violino gli imperativi suddetti (v., in tal senso, sentenza Parlamento/Consiglio, C­540/03, EU:C:2006:429, punto 105 e la giurisprudenza ivi citata). In tale contesto, gli Stati membri devono, in particolare, fare in modo di non basarsi su un’interpretazione di un testo di diritto derivato la quale si ponga in conflitto con i summenzionati diritti fondamentali (v. sentenze Ordre des barreaux francophones et germanophone e a., C­305/05, EU:C:2007:383, punto 28, nonché O e a., C­356/11 e C­357/11, EU:C:2012:776, punto 78).
48 Di conseguenza, tale decreto deve segnatamente rispettare, tra le disposizioni della Carta, l’articolo 21, paragrafo 1, di quest’ultima, a norma del quale è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sull’orientamento sessuale. Detto articolo 21, paragrafo 1, è un’espressione particolare del principio di parità di trattamento, che costituisce un principio generale del diritto dell’Unione, sancito dall’articolo 20 della Carta (v., in tal senso, sentenze Römer, C­147/08, EU:C:2011:286, punto 59, e Glatzel, C­356/12, EU:C:2014:350, punto 43).
58 Quanto al principio di proporzionalità, dalla giurisprudenza della Corte risulta che le misure previste dalla normativa nazionale non devono eccedere i limiti di ciò che è appropriato e necessario al conseguimento degli obiettivi legittimamente perseguiti dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che, qualora sia possibile una scelta tra più misure appropriate, si deve ricorrere alla meno restrittiva tra esse e che gli inconvenienti causati non devono essere esorbitanti rispetto agli obiettivi perseguiti (v. sentenze ERG e a., C­379/08 e C­380/08, EU:C:2010:127, punto 86; Urbán, C­210/10, EU:C:2012:64, punto 24, nonché Texdata Software, C­418/11, EU:C:2013:588, punto 52).
61 A tale proposito, come risulta in particolare dall’articolo 21 della direttiva 2002/98, per garantire la qualità e la sicurezza del sangue e dei componenti del sangue, ciascuna donazione di sangue deve essere controllata in conformità dei requisiti enunciati all’allegato IV di detta direttiva, fermo restando che tali requisiti sono destinati ad evolvere di pari passo con il progresso tecnico­scientifico (sentenza Humanplasma, C­421/09, EU:C:2010:760, punto 42). A norma di detto allegato IV, devono in particolare essere effettuati test per determinare la presenza dell’HIV 1/2 nei donatori.
69 Alla luce delle considerazioni che precedono, si deve rispondere alla questione posta dichiarando che il punto 2.1 dell’allegato III della direttiva 2004/33 deve essere interpretato nel senso che il criterio di esclusione permanente dalla donazione di sangue di cui a tale disposizione e relativo al comportamento sessuale ricomprende l’ipotesi in cui uno Stato membro, considerata la situazione in esso esistente, preveda una controindicazione permanente alla donazione di sangue per gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso, laddove sia dimostrato, sulla base delle conoscenze e dei dati medici, scientifici ed epidemiologici attuali, che un simile comportamento sessuale espone dette persone ad un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue e che, nel rispetto del principio di proporzionalità, non esistono tecniche efficaci di individuazione di queste malattie infettive o, in difetto di tali tecniche, metodi meno restrittivi rispetto ad una siffatta controindicazione per garantire un livello elevato di protezione della salute dei riceventi.
Spetta al giudice nazionale verificare se, nello Stato membro di cui trattasi, tali condizioni siano rispettate.

References: sentenza 
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 articolo 21