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Timestamp: 2018-05-24 13:56:22+00:00

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Il fondo patrimoniale serve davvero a tutelarsi dai creditori?
Abbiamo già parlato in un altro articolo di questo Blog del fondo patrimoniale descrivendone i contenuti e presentando una bozza di costituzione ma l’argomento merita un approfondimento sulla sua finalità per capire se davvero serve a tutelarsi dai creditori.
La finalità del fondo patrimoniale è quella di permettere ai coniugi di destinare un complesso di beni per far fronte ai bisogni della famiglia, costituendo un “patrimonio separato” o “patrimonio destinato” la cui funzione è quella di “mettere al riparo” i beni conferiti destinandoli esclusivamente al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. L’esigenza di protezione dei beni familiari ed il perseguimento dello scopo vincolistico rappresentano quindi l’ unica ragione del diffuso ricorso all’istituto del fondo patrimoniale, soprattutto in tempi di profonda crisi economica in cui viviamo.
La inespropriabilità
In ragione della sua “nobile” finalità, il legislatore nella determinazione della disciplina del fondo patrimoniale ha ritenuto di tutelare tale vincolo dall’attacco indiscriminato dei creditori mediante una sorta di inespropriabilità relativa. In tal modo i creditori particolari dei coniugi (per obbligazioni sorte per scopi estranei ai bisogni della famiglia) non possono soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale stesso.
Ma è veramente così? Basta davvero così poco per proteggere i propri beni? È sufficiente fare un atto notarile, che tra l’altro non ha costi elevati, per dormire sonni tranquilli?
La separazione dei beni del fondo patrimoniale
Il fenomeno della separazione patrimoniale del fondo patrimoniale ha da sempre suscitato grande interesse dottrinario e giurisprudenziale soprattutto in ragione dei potenziali abusi che l’effetto segregativo della ricchezza personale produce, in via diretta ed indiretta, sulla regolare esecuzione dei rapporti obbligatori. Risulta evidente dunque come la separazione patrimoniale originata dalla costituzione del predetto vincolo di destinazione determini una non trascurabile limitazione di responsabilità patrimoniale alle sole obbligazioni contratte per il perseguimento dei bisogni familiari e una potenziale minaccia per le ragioni dei creditori, ove si consideri che l’assoggettamento di beni al vincolo in esame, da un lato, renderebbe questi ultimi non facilmente aggredibili, dall’altro, ridurrebbe corrispondentemente la garanzia generica ex art. 2740 c.c. sui beni del debitore.
I creditori personali dei coniugi possono infatti aggredire i beni conferiti nel fondo patrimoniale solo ove ricorra una delle due circostanze: una oggettiva, connessa alla causa del credito (che deve essere contratto solo per scopi relativi ai bisogni della famiglia), ed una soggettiva, riferita alla conoscenza da parte del coniuge-debitore del pregiudizio potenzialmente arrecato al creditore mediante la costituzione del vincolo di destinazione.
Ecco perchè si tratta di un istituto soggetto all’azione revocatoria ordinaria o fallimentare. Nonostante, quindi, il valore etico e morale che può aver spinto il debitore a vincolare nel fondo determinati beni, molteplici sono le sentenze dei giudici che accolgono le azioni dei creditori dirette ad ottenere la revocatoria del fondo patrimoniale nei loro confronti.
Per ottenere la revocatoria occorre dimostrare che il debitore era consapevole di porre in essere un atto pregiudizievole delle ragioni del creditore. In tal caso la tutela delle ragioni del creditore prevale, nei limiti di quanto serva al suo soddisfacimento, su quelle che hanno spinto il debitore a costituire il fondo patrimoniale. L’animus nocendi è dimostrato per il solo fatto che il debitore nonostante la previsione dell’insorgenza del debito e del pregiudizio che potrebbe, con quell’atto, arrecare, compie lo stesso l’atto dispositivo.
L’elemento psicologico, inoltre, ancorchè deve essere provato da chi intenta l’ azione revocatoria, va desunto comunque attraverso il ricorso a presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di merito, ed è incensurabile in sede di legittimità.
In alcune sentenze si legge che “la prova della dolosa preordinazione della costituzione del fondo patrimoniale rispetto alla contrazione del debito va inserita in un contesto temporale che tenga conto del momento della nascita stessa del credito, e non anche a quello della scadenza dell’obbligazione del debitore principale”.
Sotto il profilo soggettivo la S.C. afferma che “nell’ipotesi in cui la costituzione del fondo patrimoniale sia successiva al sorgere del credito è sufficiente per l’esperibilità dell’azione revocatoria la mera consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore”.
La Corte di Cassazione chiarisce inoltre che “non è necessario che il fondo patrimoniale abbia reso impossibile la soddisfazione del credito per aver determinato la perdita della garanzia patrimoniale, essendo sufficiente che l’atto abbia reso più difficile il recupero coattivo del credito determinando o aggravando il pericolo che una eventuale futura azione esecutiva possa rivelarsi infruttuosa”.
Non serve da scudo contro le tasse
Ma non è tutto. La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. n. 38925/2009) ha stabilito che la costituzione del fondo patrimoniale non funge da scudo contro l’Erario. Infatti, possono essere sequestrati i beni della società di famiglia anche se vi sono confluiti prima dell’accertamento fiscale e della procedura di riscossione. Secondo l’orientamento consolidato della Suprema Corte “ai fini dell’integrazione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (…) non è necessario che sussista una procedura di riscossione in atto (…) essendo sufficiente l’idoneità dell’atto simulato o ritenuto fraudolento a rendere in tutto o in parte inefficace una procedura di riscossione coattiva da parte dello Stato”.
In conclusione il fondo patrimoniale può ben essere revocato dai creditori qualora ne ricorrano i presupposti ed i beni che costituiscono il fondo patrimoniale possono essere sequestrati anche se sono confluiti nel fondo prima dell’accertamento fiscale e della procedura di riscossione.
Con questo articolo non si vuole certo sminuire l’importanza dell’Istituto del fondo patrimoniale nè scoraggiarne la costituzione, ma si vuole solo portare all’attenzione del lettore il fatto che la costituzione di per sè di un fondo patrimoniale non da certezza assoluta del perseguimento della finalità che con esso si vuole raggiungere, ossia la protezione del propri beni a tutela di quanto ciascuno di noi ha di più caro: la famiglia. Certo è che non tutti i fondi sono revocabili così come non tutti i fondi non lo sono, ma bisogna prendere atto che la nobile finalità dell’istituto e la buona fede possono non essere sufficienti ad ottenere il risultato voluto.
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Il fondo patrimoniale serve davvero a tutelarsi dai creditori? ultima modifica: 2015-02-16T00:58:24+00:00 da notaio
Tag:creditore, d'ambrosio, fondo, massimo, notaio, patrimoniale, revocatoria, tutela
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15 Commenti su “Il fondo patrimoniale serve davvero a tutelarsi dai creditori?”
giuseppe8 ha detto:
Ho fatto questa richiesta già in qualche altro commento del blog ma, povero me, non riesco più a trovarla, mi scuso se ha già risposto.
Sono interessato ad un immobile in asta su cui è stato costituito un Fondo Patrimoniale per il fabbisogno della famiglia ( non so se è annotato sull’atto di matrimonio). Tale fondo è stato costituito prima del pignoramento ma subito dopo un iscrizione ipotecaria a garanzia di un mutuo.
Da quello che ho potuto leggere per la vendita all’asta non dovrebbero esserci problemi visto che l’ipoteca è anteriore, il mio problema è sulla futura rivendita dell’immobile ( poichè ho letto che le Banche hanno difficoltà a concedere mutui con la presenza della trascrizione) visto che tale trascrizione non viene cancellata dal giudice dell’esecuzione. Qua’è la procedura esatta per procedere alla cancellazione del fondo successivamente all’emissione del decreto di trasferimento? quali costi e quali tempi?
13 febbraio 2016 alle 17:32
In realtà non dovrebbero esserci problemi: la costituzione del fondo, così come una altra rivendita del proprietario prima della espropriazione, è inopponibile al creditore pignoratizio e al successivo acquirente. Le banche e i successivi acquirenti lo sanno. La trascrizione (successiva) del suo acquisto pertanto rende la trascrizione (precedente) del fondo solo un fatto storico senza alcun valore. Comunque, volendo proprio cancellare la trascrizione del fondo, in difetto del consenso delle parti costituenti (che non saranno sicuramente collaborative), ritengo che non rimanga che fare istanza al Giudice che è l’unico che ha il potere di operare sui Registri immobiliari senza il consenso delle parti. Ho delle perplessità sul successo della operazione però, perchè il Giudice, ben sapendo che la trascrizione del fondo è superata dalla successiva trascrizione del suo acquisto potrebbe rigettare la domanda per inutilità della stessa.
giuseppe de lucia ha detto:
Egregio dott. D’Ambrosio, Le scrivo perché vorrei un’informazione per me importante. A maggio del 2005 ho costituito l’istituto del fondo patrimoniale dove ho inserito la casa dove vivo con la mia famiglia di cui 1 figlio minore. Vorrei sapere, dal momento in cui con la nuova legge il fondo patrimoniale risulterebbe nullo e quindi i creditori possono aggredire l’immobile, se ho la possibilità di alienarlo o modificarlo. Consideri che non ho problemi con banche, equitalia ecc.. La mia richiesta nasce dal fatto che vorrei trasferirmi in altra zona acquistando un’altro immobile con la vendita di quel in cui risiedo perché il quartiere non soddisfa più le esigenze della famiglia ed in particolar modo quelle di mio figlio minore. La ringrazio per l’eventuale risposta. Cordiali saluti. Giuseppe de Lucia Bari
2 marzo 2016 alle 13:32
Il fondo patrimoniale può essere senz’altro modificato. Nel tuo caso sarebbe opportuno fare un atto di scioglimento del fondo in modo da poter tranquillamente vendere la casa senza vincoli. Bisogna però leggere attentamente l’atto di costituzione per verificare se sia necessaria o meno l’autorizzazione del giudice tutelare poichè tuo figlio è ancora minorenne.
Cinzia78 ha detto:
buongiorno. Ho il seguente problema: sono sposata dal 2008 in regime di separazione dei beni e sono proprietaria esclusiva dell’immobile in cui viviamo io e mio marito. L’anno scorso mio marito ha contratto due finanziamenti chirografari con due distinte banche, uno di 30.000 e l’altro di 80.000 €, entrambi finalizzati all’apertura di una nuova attività, nella specie un ristorante, ed ambedue intestati a lui come ditta individuale già costituita e garantiti entrambi dalle fideiussioni mia e di mio suocero. Io personalmente ho un finanziamento personale precedente con una terza banca, garantito dalla firma di mio marito. Per tutti e tre i finanziamenti abbiamo stipulato polizze assicurative accessorie per i casi di morte o invalidità permanente dell’obbligato principale. Abbiamo sempre pagato e continuiamo a pagare regolarmente tutte le rate.
La mia domanda è: posso costituire il mio immobile in fondo patrimoniale o mi esporrei al rischio di vedermi notificare un pignoramento dalle banche, visto il nuovo disposto normativo di cui al d.l. 83, che, se non vado errata, non richiede più che si passi per la strada della revocatoria?
24 aprile 2016 alle 0:07
Si, entro l’anno, se non paga le rate, la banca può rivalersi sull’immobile senza la previa pronuncia giudiziale. Cmq nel suo caso vedo in ogni caso la costituzione del fondo piuttosto a rischio, perchè lei costituirebbe il fondo dopo l’insorgenza del debito.
24 aprile 2016 alle 1:03
Grazie mille per la cortese risposta. Quindi, eventualmente, sarebbe meglio una vendita?
Ma….. benedetta figliola… come fa un notaio a darle dei consigli per un atto simulato per fuggire ai creditori (anche se eventuali, visto che mi disse che fino a ora ha pagato tutte le rate)? E oltretutto in pubblico!
29 aprile 2016 alle 1:08
Egregio Notaio nel 1997, dopo un breve matrimonio, da cui era nato un figlio (ormai divenuto maggiorenne), mi separai da mia moglie, concordando un assegno di mantenimento per detto figlio di lire 1.000.000 mensili. Usando la sentenza di separazione consensuale, la mia ex-moglie iscrisse sull’unico immobile che possiedo, ipoteca giudiziaria per lire 120.000.000, ipoteca che nonostante la mia puntualità nei pagamenti ha mantenuto fino ad oggi. Nel 2010 in base ad una sentenza della Cassazione, chiesi al tribunale di Bari la cancellazione dell’ipoteca, ma dei vari magistrati succedutitisi da allora, pare che nessuno abbia voglia di emettere una sentenza in quanto la causa viene continuamente rinviata con motivazioni futili o addirittura pretestuose..
Ora Le chiedo: 1) visto che tra alcuni mesi l’ipoteca andrà in prescrizione, la mia ex-moglie potrebbe rinnovarla usando lo stesso titolo ormai datato di 20 anni? 2) dal momento che recentemente la signora ha proposto giudizio di nullità davanti al tribunale ecclesiastico, qualora il matrimonio venisse annullato e tale annullamento venisse trascritto anche in sede civile, ciò comporterebbe la nullità anche della sentenza di separazione e quindi la cancellazione dell’ipoteca? La ringrazio fin da ore per i chiarimenti che vorrà fornirmi
30 aprile 2016 alle 18:37
Brutte notizie per una questione davvero odiosa del nostro ordinamento. La giurisprudenza dice che la ipoteca può essere mantenuta a garanzia anche senza l’inadempimento. Probabilmente il rinvio è dovuto perchè tutti si rendono conto che è un caso spinoso è antipatico e che magari l’ipoteca è stata messa solo per animus nocendi. Cmq purtroppo si, può essere rinnovata, e purtroppo no, la nullità ecclesiastica non retroagisce sui provvedimenti della autorità civile.
30 aprile 2016 alle 19:32
intanto La ringrazio per la gentile risposta al mio quesito.
Purtroppo la mia situazione, che Lei ha compreso benissimo, non è rosea, ma forse la Cass. 12.309/2004 apre uno spiraglio alla cancellazione.Il mio legale, che tra l’altro è uno dei matrimonialisti più noti e preparati di Bari, si dice sicuro di ottenere tale cancellazione, ma io sono un po’ meno ottimista di lui. Comunque mi pare che certi orientamenti giurisprudenziali, che tendevano a tutelare oltre ogni limite la parte più debole (quasi sempre la donna), reando delle vere e proprie rendite parassitarie, stiano un po’ cambiando, Inoltre per quel che ne so molte conservatorie (purtroppo non quella di Bari) in casi come il mio accettano l’iscrizione con riserva di conferma del Magistrato. Lei cosa ne pensa?
La saluto cordialmente e Le faccio i miei complimenti per questo interessantissimo blog da me recentemente scoperto.
1 maggio 2016 alle 20:02
Interessante la Cass. 12309/2004. Non conosco gli orientamenti delle Conservatorie. Quanto alla evoluzione giurisprudenziale di cui mi ha detto la considero inesorabile: tutti gli uomini si rendono conto che la legge non tutela patrimonialmente la parte più debole (che, come dice lei, è quasi sempre la donna), bensì la donna (che non sempre è la parte più debole), e la reazione naturale è quella di non sposarsi. Ne ho parlato in un lungo convegno sulle Unioni civili. Mi permetto solo di rinviare alle mie poche parole di una breve intervista di una TV locale https://www.youtube.com/watch?v=lx7XYpW1hSM
1 maggio 2016 alle 22:42
La ringrazio Signor Notaio e Le rinnovo tutto il mio apprezzamento per avere attraverso questo blog messo a disposizione la Sua competenza e professionalità. Se ci saranno sviluppi della mia situazione La metterò al corrente. Quello che Lei dice nell’intervista è purtroppo l’amara realtà del nostro Paese
HARIS PASQUALE ha detto:
Egregio dott.d’Ambrosio,nel 2010,ho costituito un fondo patrimoniale,con mia moglie con cui sono sposato in regime di separazione di beni.
Precedentemente alla costituzione del fondo patrimoniale ho prestato firme di garanzia/fideiussioni bancarie,
A causa della mancanza di pagamento di alcune rate di mutui ipotecari
sottoscritti da queste società, in qualità di socio-garante nel dicembre 2012 e nel 2014 ho ricevuto da parte degli istituti di credito alcune lettere raccomandate di messa in mora del loro credito.
Il fondo patrimoniale si consolida dopo 5 anni dalla trascrizione sul atto del matrimonio, e da come ho capito per interrompere il consolidamento la banca aveva 5 anni di tempo, durante il quale avrebbe dovuto intervenire mediante un azione revocatoria al giudice.
Da come capisco io per interrompere la prescrizione di un credito basta inviare una lettera al debitore, ma per interrompere il consolidamento di un fondo patrimoniale occorre una revocatoria in quanto sono atti pubblici.
Il quesito che vorrei sottoporle è il seguente, a suo parere il fondo risulta comunque consolidato ? oppure il ricevimento di queste comunicazioni è
di per se motivo di sospensione temporale di tale consolidamento?
Ringraziandola in anticipo per la sua attenzione, le porgo i miei più cordiali saluti.
29 aprile 2017 alle 11:38
A mio avviso il ricevimento delle comunicazioni prima del decorso dei 5 anni dall’annotamento del fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio impedisce la prescrizione dell’azione revocatoria quindi essa può ancora essere esperita. A tal fine basta dimostrare che il sorgere del debito è anteriore alla costituzione del fondo.

References: art. 2740
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 Cass. 
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