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Timestamp: 2020-08-15 11:13:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8616 del 03/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8616 del 03/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/04/2017, (ud. 25/01/2017, dep.03/04/2017), n. 8616
sul ricorso 29456-2015 proposto da:
G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PADRE
SEMERIA 33, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO DI MAURO, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICHELE PETROCELLI;
ROMA, VIA CESARE BECCARTI 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI, MAURO RICCI;
avverso la sentenza n. 196/2015 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,
1. che la Corte d’appello di Potenza, in riforma della sentenza di primo grado che aveva condannato l’INPS a corrispondere a G.G., con decorrenza dall’8.2.2009, i ratei dell’assegno ordinario di invalidità di cui alla L. n. 222 del 1984, art. 1 ha respinto la originaria domanda;
1.1 che la statuizione di riforma è stata adottata in dichiarata adesione agli esiti della consulenza tecnica d’ufficio, rinnovata in secondo grado, la quale aveva escluso che le patologie sofferte dal periziato, coltivatore diretto, ne riducevano la capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle attitudini a meno di un terzo;
2. che per la cassazione della decisione ha proposto ricorso G.G. sulla base di due motivi illustrati con memoria;
4. che il primo motivo di ricorso, con il quale si deduce violazione della L. n. 222 del 1984, art. 1 per avere il consulente d’ufficio di secondo grado fondato le proprie valutazioni sulle tabelle allegate al D.M. 5 febbraio 1992, applicabili solo nei giudizi aventi ad oggetto le prestazioni assistenziali connesse all’invalidità civile, è inammissibile in quanto non pertinente alle effettive ragioni del decisum;
4.1 che, invero, l’affermazione del cm, contenuta a pagina 8 della relazione peritale, laddove questi, dopo avere sostenuto “si tratta quindi di valutare l’incidenza delle stesse (patologie accertate n.d.r.) sulla capacità di lavoro… la (cui) quantificazione è svincolata dal riferimento a specifici dati tabellari”, prosegue dicendo “anche se di frequente si fa ricorso nella prassi medico legale, almeno per analogia, alle tabelle allegate al D.M. 5 febbraio 1992”, e la ulteriore affermazione ove si legge “Solo per comparazione, essendo le modalità valutative del tutto differenti nei diversi ambiti medico legali, si richiama che nelle tabelle allegate al D.M. 5 febbraio 1992 detta affezione la si calcola incidente nella misura dal 40% al 50% alla seguente voce: 6642 – miocardiopatie o valvulopatie con insufficienza cardiaca moderata (2 classe NHYA)”, non confortano affatto, come eccepito dall’INPS, l’assunto che l’accertamento peritale contestato sia stato fondato sull’applicazione delle tabelle di cui al D.M. 5 febbraio 1991;
4.2 che dalle richiamate affermazioni traspare, infatti, la chiara consapevolezza dell’ausiliare in ordine alla inapplicabilità delle tabelle ministeriali all’accertamento dei requisiti per la prestazione previdenziale in controversia.
4.3 che, in particolare, il riferimento alla prassi medico legale di fare comunque ricorso “per analogia” alle dette tabelle non esprime di per sè alcuna concreta enunciazione di metodo in ordine alla concreta modalità di valutazione del complesso patologico sofferto dal periziato da parte dell’ausiliare;
4.4 che, analogamente, il riferimento alla tabella allegata al D.M. 5 febbraio 1992 in relazione alla patologia cardiocircolatoria non implica che nella valutazione di tale affezione si sia, in concreto, fatta applicazione della stessa, in quanto l’ausiliare ha specificamente puntualizzato che il richiamo alle tabelle ministeriali era effettuato “solo per comparazione, essendo le modalità valutative del tutto differenti nei diversi ambiti medico -legali” così chiarendo che l’accertamento peritale – poi condiviso dalla Corte d’appello – non è stato effettuato sulla base dei parametri relativi alla invalidità civile;
5. che il secondo motivo di ricorso, con il quale si deduce violazione della L. n. 222 del 1984, art. 1 per avere la consulenza d’ufficio di secondo grado, proceduto ad una considerazione separata delle singole patologie in funzione della gravità delle manifestazione di ciascuna di esse, senza tener conto del quadro morboso complessivo, e, quindi della sua incidenza sulla possibilità per l’assicurato di utilizzare con continuità e senza il rischio di usura le residue energie in attività confacenti alle proprie attitudini, è anch’esso inammissibile;
5.1 che, infatti, dai brani della relazione peritale di secondo grado, riprodotti in ricorso, non emerge che le conclusioni attinte dall’ausiliare siano frutto di una valutazione “atomistica” delle singole patologie e della sommatoria delle relative percentuali di invalidità, risultando, al contrario, la conformità delle modalità con le quali è stato condotto l’accertamento peritale ai principi in materia effettuati dalla giurisprudenza di legittimità;
5.2 che, in particolare, dalla relazione peritale di secondo grado non è dato evincere alcuna attribuzione di specifica percentuale alle singole infermità ma esclusivamente la complessiva considerazione del quadro morboso in funzione dell’incidenza dello stesso sulle attività confacenti alle attitudini del periziato, coltivatore diretto, avendo, in questa prospettiva, l’ausiliare ritenuto il quadro morboso compatibile con l’espletamento di attività fisica con esclusione delle sole attività manuali molto impegnative;
5.3 che, pertanto, l’accertamento peritale è conforme ai consolidati principi di questa Corte che ha ripetutamente sottolineato l’inidoneità del parametro di valutazione dell’invalidità civile (tabelle previste dal D.M. 5 febbraio 1992) a definire l’invalidità pensionabile (prevista dall’indicata L. 12 giugno 1984, n. 222), in quanto in sede di valutazione della capacità di lavoro, ai fini della sussistenza del diritto all’assegno ordinario d’invalidità disciplinatò dalla L. 12 giugno 1984, n. 222, art. 1, si deve tener conto del quadro morboso complessivo del soggetto assicurato e non delle singole manifestazioni morbose, considerate l’una indipendentemente dalle altre, nè può procedersi ad una somma aritmetica delle percentuali d’invalidità relative a ciascuna delle infermità riscontrate, dovendosi invece compiere una valutazione complessiva delle stesse, con specifico riferimento alla loro incidenza sull’attività svolta in precedenza e su ogni altra che sia confacente, conseguendone l’inutilizzabilità delle tabelle infortunistiche o comunque di un sistema di tabelle che stabilisca un automatico confronto fra infermità o difetto fisico o mentale e la probabile conseguente riduzione della capacità di lavoro (cfr., tra le altre, Cass. 20-6-1994 n.5934, Cass. 10-8-11 n.17159, Cass. 14/3/11 n. 5964).
6. che a tanto consegue la declaratoria di inammissibilità del ricorso;
7. che sussistono, ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c. le condizioni per l’esonero dalle spese di lite.

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 art. 1
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 Cass. 
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