Source: https://www.studiocerbone.com/corte-cassazione-sentenza-06-febbraio-2018-n-2841-utilizzo-abusivo-del-contratto-termine-computo-dellanzianita-retributiva-complessivamente-maturata-successione-contratti-termine/
Timestamp: 2020-04-09 04:59:20+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 06 febbraio 2018, n. 2841 - Utilizzo abusivo del contratto a termine - Computo dell'anzianità retributiva complessivamente maturata - Successione di contratti a termine per sopperire a esigenze non straordinarie e imprevedibili - Sussiste - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 06 febbraio 2018, n. 2841 – Utilizzo abusivo del contratto a termine – Computo dell’anzianità retributiva complessivamente maturata – Successione di contratti a termine per sopperire a esigenze non straordinarie e imprevedibili – Sussiste
Sei qui: Home » CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 06 febbraio 2018, n. 2841 – Utilizzo abusivo del contratto a termine – Computo dell’anzianità retributiva complessivamente maturata – Successione di contratti a termine per sopperire a esigenze non straordinarie e imprevedibili – Sussiste
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 06 febbraio 2018, n. 2841
Personale del comparto scuola – Utilizzo abusivo del contratto a termine – Computo dell’anzianità retributiva complessivamente maturata – Successione di contratti a termine per sopperire a esigenze non straordinarie e imprevedibili – Sussiste
La Corte d’Appello di Milano, dopo aver disposto la riunione dei giudizi, ha riformato la pronuncia di prime cure che aveva accolto le domande d’insegnanti supplenti di scuole di diverso ordine e grado, iscritti nelle graduatorie permanenti (ora a esaurimento) da utilizzare per l’immissione in ruolo di cui all’art. 401 d.lgs. n. 29/1994 e succ. modif., rivolte a sentir riconoscere il diritto al risarcimento del danno per utilizzo abusivo del contratto a termine e il computo dell’anzianità retributiva maturata complessivamente in virtù delle successive reiterazioni.
La ratio decidendi della sentenza d’appello si basa sostanzialmente sull’affermazione di una specialità e autonomia del reclutamento del personale scolastico tale da escluderne in radice la compatibilità con la disciplina dettata in via generale, per i contratti di lavoro a tempo determinato, dal d.lgsl. n. 368/2001, attuativo dell’Accordo Quadro Europeo del 18/3/1999 allegato alla Direttiva 1999/70/CE.
Avverso tale sentenza interpongono ricorso per cassazione D.B. e altri sulla base di cinque censure, cui oppone difese il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.
1. Con la prima censura è dedotta la violazione dell’art. 6 CEDU e dell’art. 24, co. 1 Cost.
2. La seconda censura deduce violazione ed errata applicazione dell’art. 4 I. n. 124/1999, dell’art. 1 comma 1 d.l. 25/9/2009, n. 134, conv. con I. 24/11/2009, n. 167, dell’art. 9, co.18 d.l. 13/5/2011, n. 70, conv. in I. 2/7/2011, n. 106.
Incompatibilità con la Direttiva 99/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999. Insufficienza e contraddittorietà della motivazione.
Parte ricorrente contesta che l’esclusione della misura della conversione dei rapporti d’impiego al personale scolastico, ai sensi dell’art. 9, co. 18 d.l. 13/5/2011, n. 70, conv. in I. 2/7/2011, n. 106, che ha aggiunto il co. 4 bis all’art. 10 del d.lgs. n. 368/2001, possa essere assunta a paradigma di un’esclusione generalizzata dell’applicazione del d.lgs. n. 368 allo stesso personale.
3. La terza censura deduce incompatibilità dell’art. 4 I. n.124/1999, dell’art. 1, d.l. 25/9/2009, n. 134, conv. in I. 24/11/2009, n. 167, dell’art. 9, co. 18, d.l. 13/5/2011, n. 70, conv. in I. 12/7/2011, n. 106 con la Direttiva 99/70/CE.
4. La quarta censura lamenta insufficienza della motivazione per omesso esame dei contratti oggetto d’impugnazione. La sentenza C-586/2010 del 26/1/2012 – Kucuk richiede, al fini della prova dell’abuso di contratti flessibili, la verifica dello stesso in base a tutte le circostanze del caso concreto, compresi il numero e la durata complessiva dei contratti. Tuttavia, sotto tale profilo, la Corte d’Appello avrebbe omesso la concreta verifica delle concrete circostanze della successione contrattuale, né avrebbe motivato quanto alla supposta riconducibilità delle fattispecie sottoposte al suo giudizio di merito alla normativa del settore.
5. La quinta censura contesta la violazione dell’art. 6 del d.lgs. n. 368/2001 e della clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70. Difetto e contraddittorietà della motivazione, con riferimento alla comparabilità degli assunti con contratto a termine e con contratto a tempo indeterminato.
Dal punto di vista della completezza della motivazione, parte ricorrente deduce che ai fini della comparabilità delle due categorie di personale scolastico non è sufficiente il riferimento contenuto nella sentenza gravata all’incidenza dell’assenza del breve periodo di prova nel caso dei supplenti, ed è contraddittorio il riferimento al carattere vincolante delle graduatorie rispetto al permanere dello stato di precarietà. Di contro, ciò che rileva per la Direttiva ai fini del giudizio sulla comparabilità delle condizioni di lavoro è il concreto atteggiarsi del rapporto, che nel caso in esame, sotto il profilo dell’identità del titolo di studio posseduto e del concorso superato, della durata dei rapporti, dell’uniformità del contenuto delle prestazioni, avrebbe dovuto portare la Corte territoriale a ritenere violato il principio di parità di trattamento tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato nel settore della scuola.
Parte ricorrente non trascrive, infatti, il decreto del Presidente della Corte d’Appello riguardante la modificata composizione del Collegio nei ricorsi in esame. Essa si rivela, comunque, altresì infondata, in base alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, per cui “La garanzia posta dall’art. 25 Cost., secondo cui nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge, va riferita alla competenza dell’organo giudiziario nel suo complesso, impersonalmente considerato, e non incide sulla concreta composizione dell’organo giudicante” (Cass. n. 12969/2004; cfr. anche Cass. n. 4839/1992).
Questa Corte, con varie sentenze (dal n. 22552 al n. 22557 del 2016 e numerose altre conformi) ha affrontato le questioni sollevate dalla parte ricorrente, e, dopo aver ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (26/11/2014, Mascolo e altri in cause riunite C-22/2013; C- 61/2013; C-62/2013; C-63/2013; C-418/2013), dalla Corte Costituzionale (n. 187/2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (n. 5072/2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
I) La disciplina del reclutamento del personale a termine nel settore scolastico di cui al d.lgs. n. 297/1994 non ha subito un’abrogazione da parte del d.lgs. n. 368/2001, essendone stata salvaguardata la specialità dall’art. 70, co. 8 del d.lgs. n. 165/2001;
II) Per effetto della dichiarata illegittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1 e 2 della I. n. 124/1999 e in conformità con la Direttiva 1999/70/CE, è illegittima, a far tempo dal 10/7/2001, la reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della I. n. 124 anteriormente all’entrata in vigore della I. n. 107/2015, col personale sia docente sia amministrativo, tecnico e ausiliario, per la copertura di posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano avuto durata complessiva, anche non continuativa, superiore a trentasei mesi.
III) L’art. 36, co.5 del d.lgs. n. 165/2001 non consente di costituire rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni a tempo indeterminato quale conseguenza della violazione da parte degli enti pubblici, di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori.
IV) Nelle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine realizzatesi dal 10/7/2001 e prima dell’entrata in vigore della I. n. 107/2015 con il personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, la misura della stabilizzazione acquisita da tali categorie attraverso gli strumenti selettivi-contrattuali operanti, è proporzionata, effettiva e idonea a sanzionare l’abuso della reiterazione e a cancellare le conseguenze della violazione del Diritto dell’Unione.
V) Che tale stabilizzazione attraverso l’avvenuta immissione in ruolo non preclude al personale docente e al personale amministrativo, tecnico e ausiliario la possibilità di proporre domanda per ottenere il risarcimento dei danni ulteriori e diversi rispetto a quelli esclusi dall’immissione in ruolo stessa, ma, in tal caso, in continuità con i principi affermati dalle Sez. Un n. 5072/2016, il lavoratore, gravato del relativo onere, non potrà beneficiare dell’agevolazione probatoria di cui alla menzionata sentenza.
I principi affermati da questa Corte sono confermati anche nella controversia in esame, per le ragioni tutte indicate in motivazione, che s’intendono qui trascritte ex art. 118 disp. att. cod. proc. civ.
Quanto alla mancata comparazione nella sentenza gravata, dedotta nella quinta censura, delle retribuzioni degli assunti a termine rispetto alla progressione stipendiale degli assunti con contratto a tempo indeterminato, la sentenza gravata non è aderente al principio con cui questa Corte (Cass. n. 22552/2016) ha stabilito che l’inquadramento nella classe stipendiale iniziale del personale scolastico con contratto a termine successivamente prorogato viola la clausola 4 dell’Accordo Quadro allegato alla Direttiva 1999/70.
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione. Cassa la sentenza e rinvia alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione, anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13 (ndr comma 1 bis dello stesso art. 13).
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 02 marzo 2018, n. 4987 - Personale del comparto scuola - Immissione in ruolo - Utilizzo abusivo del contratto a termine - Computo dell'anzianità retributiva
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 04 ottobre 2017, n. 23211 - Successione di contratti a termine nel comparto scuola - Progressione stipendiale dei dipendenti di ruolo - Anzianità di servizio complessivamente maturata

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 118
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 13
 Sentenza