Source: http://renatodisa.com/2011/03/25/la-responsabilita-per-le-obbligazioni-sociali-nelle-societa-semplici/
Timestamp: 2014-11-28 05:28:44+00:00

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La responsabilità per le obbligazioni sociali nelle società semplici | Avvocato Renato D'Isa
Leggi, Sentenze ed Articoli del 27 novembre 2014
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A) Società semplice 1) Responsabilità sussidiaria dei soci 2) Responsabilità del nuovo socio 3) I creditori particolari del socio 4) Esclusione della compensazione B) Società in nome collettivo C) Società in accomandita semplice 1) La responsabilità del socio accomandante in virtù del divieto di ingerenza A) Società semplice
Con tale saggio si cercherà di affrontare, con un breve excursus normativo, correlato all’esame della dottrina nonché della Giurisprudenza, la disciplina della responsabilità per le obbligazioni sociali in rifermento alle società semplici.
Nelle società di persone i soci (ad eccezione di quelli accomandanti della società in accomandita semplice) rispondono illimitatamente e solidalmente per qualsiasi debito, anche di natura tributaria[1], contratto nell’esercizio dell’attività.
Infatti costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità il principio giusto secondo cui la sentenza di condanna resa nei confronti della società di persone spiega efficacia anche nei confronti del socio illimitatamente responsabile[2].
L’estensione, secondo ultimissima Cassazione
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza n. 13838 del 31 maggio 2013
può essere applicata anche al socio receduto dalla società fallita entro un anno.
Il tutto in base al rapporto tra l’art. 2290 c.c. e l’art. 147 l.f. già chiarito dalla giurisprudenza nelle pronunce 4865/2010, 19304/06, 14962/04, che hanno affermato che il recesso del socio di società di persone, cui non sia stata data pubblicità, ai sensi dell’articolo 2290, secondo comma cod.civ., è inopponibile ai terzi, con ciò dovendosi intendere che non produce i suoi effetti al di fuori dell’ambito societario; conseguentemente il recesso non pubblicizzato non è idoneo ad escludere l’estensione del fallimento pronunciata ai sensi dell’articolo 147 l.f. né assume rilievo il fatto che il recesso sia avvenuto oltre un anno prima della sentenza dichiarativa di fallimento, posto che il rapporto societario per quanto concerne i terzi a quel momento è ancora in atto.
In altri termini, per i debiti contratti dalla società, i soci rispondono con tutto il patrimonio personale e non soltanto nei limiti del proprio conferimento.
In realtà la società offre ai creditori sociali, oltre la garanzia del patrimonio sociale, anche la garanzia personale e solidale dei soci che hanno agito in nome e per conto della società (autonomia patrimoniale imperfetta).
Può a questa garanzia aggiungersi quella del pari personale e solidale, degli altri soci; e tale garanzia in effetti si aggiunge se un patto espresso non la esclude.
Per quanto riguarda la natura di tale responsabilità illimitata, secondo la S.C.[3], non è assimilabile a quella della fideiussione, sia pure ex lege, poiché mentre quest’ultima garantisce un debito altrui e per tale ragione, una volta effettuato il pagamento, si ha azione di regresso per l’intero nei confronti del debitore principale e ci si surroga nei diritti del creditore (art. 1949 e 1950 c.c.), il socio illimitatamente responsabile risponde con il proprio patrimonio di debiti che non possono dirsi a lui estranei, in quanto derivanti dall’esercizio dell’attività comune (al cui svolgimento, data l’assenza di un’organizzazione corporativa, partecipa direttamente: art. 2257 e 2258 c.c.), ed è anzi tenuto, ove i fondi sociali risultino insufficienti, a provvedere anche mediante contribuzioni aggiuntive a quelle effettuate all’atto dei conferimenti (art. 2280 c.c.), onde l’impossibilità di ammettere (ex art. 1954 c.c.) un’azione di regresso contro la società del socio che abbia provveduto al pagamento di un debito sociale e l’inapplicabilità degli art. 1953, 1955 e 1957 c.c., che hanno la loro giustificazione nell’esigenza di salvaguardare la possibilità del regresso del fideiussore.
Tali conclusioni non trovano ostacolo nel fatto che anche le società personali costituiscano centri di imputazione di situazioni giuridiche distinti dalle persone dei soci, posto che siffatta soggettività ha carattere transitorio e strumentale, essendo i diritti e gli obblighi ad esse imputati destinati a tradursi in situazioni individuali in capo ai singoli membri.
Infine è bene sottolineare che nelle società di persone, la responsabilità illimitata e solidale tra i soci è stabilita a favore dei terzi[4] che vantino crediti nei confronti della società e non è applicabile alle obbligazioni della società nei confronti dei soci medesimi, conformemente alla regola generale secondo cui, nei rapporti interni, l’obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori, salvo che sia stata contratta nell’interesse esclusivo di alcuno di essi: pertanto, ad esempio, in un giudizio intrapreso dagli eredi del socio per la liquidazione della quota spettante al de cuius, la condanna dei soci superstiti va limitata alla loro quota interna di responsabilità, che può essere determinata dal giudice ai sensi dell’art. 2263 cod. civ., secondo il quale, salvo prova contraria, le quote si presumono uguali.
In via generale è d’obbligo una precisazione, anche al fine di determinare le giuste responsabilità, ovvero: il potere di rappresentanza è, normalmente, ma non necessariamente, connesso e coincidente con quello di amministrazione.
L’amministrazione, infatti va distinta dalla rappresentanza.
Anche se tale distinzione non è stata espressamente prevista dal legislatore, quest’ultimo comunque percepisce una certa differenza dogmatica tra l’amministrazione e la rappresentanza, in quanto la prima è disciplinata nella sez. II (artt. 2257 – 58 – 59, c.c. ) la quale è intitolata dei rapporti tra i soci, mentre la seconda è situata nella sez. III (art. 2266) denominata dei rapporti con i terzi.
A) processo delibativo di un atto – inerente alla fase volitiva – meramente interna;
B) rappresentanza del medesimo atto mediante l’agere con i terzi – momento esplicativo della volontà – meramente esterno
Rapporto RESPONSABILITA’
La responsabilità non è prevista in materia di amministrazione ma soltanto in merito alla rappresentanza ex art. 2267 – ma tale articolo determina un’espressa deroga al principio generale che disciplina le rappresentanza in generale dettato all’art. 1398 secondo cui colui che ha contratto come rappresentante senza averne i poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, è responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto per aver confidato senza sua colpa nella validità del contratto, quindi, a contrario il rappresentante quando agisce in nome e per conte del rappresentato non è mai responsabile personalmente.
Gli amministratori con rappresentanza hanno il potere di compiere gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dalla legge o dall’atto costitutivo.
art. 2267 c.c. responsabilità per le obbligazioni sociali: i creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale. Per le obbligazioni sociali rispondono inoltre personalmente (2740) e solidalmente (1292 e seguenti) i soci che hanno agito in nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri soci.
Il patto 1) deve essere portato a conoscenza dei terzi 2) con mezzi idonei; in mancanza, la limitazione della responsabilità o l’esclusione della solidarietà non è opponibile a coloro che non ne hanno avuto conoscenza (att. 204). [ 3) che i soci, non responsabili personalmente, non debbano amministrare la società]
Ad esempio la possibilità del riconoscimento del debito effettuato dall’amministratore essendo efficace sia nei confronti della medesima, ai fini ed entro i limiti stabiliti dall’art. 1388 c.c., sia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, i quali ne subiscono, di riflesso, gli effetti, ai sensi degli artt. 2267 e 2291 c.c., in quanto responsabili personalmente e solidalmente delle obbligazioni sociali[5].
Dunque il socio di una società semplice, che, per effetto della responsabilità solidale ed illimitata, abbia pagato un debito sociale, avrà come rimedio il diritto di rivalersi nei confronti della società in forza della surrogazione al creditore soddisfatto prevista dall’art 1203 n 3 c.c., oppure nei confronti del consocio, tenuto in via di regresso ai sensi dell’art 1299 c.c. ne, in questa seconda ipotesi, il consocio potrà opporre lo stato di liquidazione della società[6], trattandosi di situazione del tutto estranea al vincolo di solidarietà fra i soci come conseguenza della loro corresponsabilità con la società per i debiti sociali.
1) Responsabilità sussidiaria dei soci
La responsabilità personale dei soci, ancorché illimitata e solidale, è però sussidiaria; i creditori sociali, quindi, possono pretendere il pagamento dai soci solo quando la società non è in grado di soddisfare i suoi debiti.
art. 2268 c.c. escussione preventiva del patrimonio sociale: il socio richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in liquidazione (2274 e seguenti), la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi.
Orbene nell’ambito delle società semplici il socio è destinatario diretto dell’azione esecutiva, salvo che indichi i beni societari su cui il creditore possa agevolmente soddisfarsi; l’esistenza e la concreta indicazione di beni societari facilmente aggredibili opera dunque come fatto impeditivo dell’esecuzione forzata contro il socio[7].
Mentre come avremo poi di vedere nella s.n.c. e nella s.a.s., il socio illimitatamente responsabile non può invece essere aggredito se non previa escussione del patrimonio sociale (artt. 2304 c.c. e 2318 c.c.): la previa escussione (o la sua impossibilità, secondo quanto si dirà di seguito) agisce perciò in questo caso come fatto costitutivo del diritto a procedere ad esecuzione forzata.
Anche se in realtà la S.C.[8] ha precisato che, comunque, nella società in nome collettivo, pur se il beneficio della preventiva esclusione del patrimonio opera solo in sede esecutiva, ciò non preclude ai creditori sociali la possibilità di agire, in sede cognitiva, nei confronti dei soci a fini di accertamento e condanna.
Conseguentemente, i problemi sul rispetto o meno del beneficio sono necessariamente trattati nella fase dell’opposizione all’esecuzione e dunque fin dall’opposizione a precetto.
Secondo la S.C.[9], in ambito endo-processuale, il rapporto di sussidiarietà che collega la responsabilità dei soci di società di persone rispetto alla responsabilità della società non esclude la natura solidale della relativa obbligazione, con la conseguenza, sul piano processuale, dell’esclusione del litisconsorzio necessario e della relativa inscindibilità delle cause; ne consegue che, ove la sentenza di primo grado sia stata notificata ai soci e questi l’abbiano impugnata tardivamente, il giudice di appello è tenuto a dichiarare l’inammissibilità di tale impugnazione, dovendosi applicare l’art. 332 e non l’art. 331 cod. proc. civ.
Eccezione al beneficium excussionis si ha, sempre secondo la S.C.[10], quando in presenza di una cessione, da parte di una società di persone, della propria azienda ad altro soggetto, senza che la cedente sia stata liberata dai debiti relativi all’azienda ceduta, la determinazione di una situazione di coobbligazione solidale fra la cedente ed il cessionario verso i creditori per detti debiti, non determina a favore del socio illimitatamente responsabile della società cedente una estensione del beneficio della preventiva escussione ex art. 2268 e 2304 c.c., di modo da abilitarlo ad opporre al creditore che gli richieda il pagamento non solo l’operatività di tale beneficio con riguardo al patrimonio della società cedente, ma anche con riferimento al patrimonio del cessionario, atteso che il suddetto beneficio concerne solo il rapporto fra il socio e la società cui partecipa e tenuto conto, d’altro canto, che la solidarietà non implica che tutti i condebitori siano tenuti nella stessa posizione.
2) Responsabilità del nuovo socio
art. 2269 c.c. responsabilità del nuovo socio: chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio.
L’unica esclusione si ha per le obbligazioni nascenti dai i rapporti interni fra i soci anteriori all’ingresso del nuovo socio
Tale disciplina, è logicamente applicabile, in virtù del richiamo operato dall’art. 2293 c.c. alle s.n.c.; difatti, secondo la Corte di Cassazione[11] in tema di società di persone, il soggetto che entri a far parte di una società in nome collettivo già costituita risponde con gli altri soci – in base a quanto disposto dall’art. 2269 cod. civ., dettato in materia di società semplice, ma applicabile anche alla società in nome collettivo in forza del richiamo operato dall’art. 2293 cod. civ. – per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio, non essendo una tale responsabilità condizionata dal fatto che dette obbligazioni risultino dalle scritture contabili della società.
3) I creditori particolari del socio
I creditori particolari del socio, invece, possono chiedere la liquidazione della quota del socio debitore, ma solo se dimostrano che gli altri suoi beni sono insufficienti a soddisfare i loro crediti. Possono colpire, inoltre, gli utili spettanti al socio debitore tramite il pignoramento[12] presso terzi e procedere al sequestro conservativo[13] della quota dello stesso in sede di liquidazione.
Solo nella fase di liquidazione, poiché secondo la Giurisprudenza di merito[14], principio espresso per la s.a.s ma applicabile per tutte, non è ammesso il sequestro della quota di s.a.s. da parte dei creditori particolari del socio durante la vita della società in quanto il sequestro conservativo non ha una autonoma funzione ma costituisce un momento intermedio di un processo esecutivo destinato a concludersi con l’espropriazione del diritto oggetto dell’esecuzione, il che comporterebbe la modificazione coattiva del rapporto sociale dovuta alla sostituzione del creditore procedente o di un terzo al socio esecutato in contrasto con il principio dell’intuitus personae che informa le partecipazioni a società di persone.
Pertanto, oltre al principio dell’intuitus personae, il motivo per cui le quote non possono essere sottoposte ad espropriazione, c’è dato da una sentenza del Tribunale di Ravenna[15] secondo la quale la quota attuale di partecipazione del socio di società in nome collettivo, non essendo di regola liberamente trasferibile, non è suscettibile di espropriazione forzata, risultando dal sistema della legge la correlazione tra libera trasferibilità ed espropriabilità. Tra gli atti conservativi che il creditore particolare del socio può compiere sulla quota spettante a quest’ultimo nella liquidazione ai sensi dell’art. 2270, comma 1, c.c., non rientra il pignoramento, in quanto la finalità espropriativa tipica di tale atto esecutivo non può essere piegata a mere finalità conservative in vista della futura aggressione della quota che spetterà al socio in esito al compimento delle operazioni di liquidazione della società.
art. 2270 c.c. creditore particolare del socio: il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al debitore e compiere atti conservativi (Cod. Proc. Civ. 670 e seguente) sulla quota spettante a quest’ultimo nella liquidazione.
Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore. La quota deve essere liquidata entro tre mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento della socie.
4) Esclusione della compensazione
Per la dottrina maggioritaria l’autonomia patrimoniale della società e la contrapposizione che nel sistema del codice è posta tra gruppo sociale e singoli soci, importano che i crediti e i debiti della società rimangano soggettivamente ed oggettivamente distinti dai debiti e crediti dei soci, con la conseguenza che non è ammessa compensazione tra gli uni e gli altri.
Principio espresso anche dalla Cassazione in una nota sentenza[16] ovvero: alle società a base personale non e conferita la personalità giuridica, ma e tuttavia riconosciuta l’autonomia patrimoniale, come emerge da numerose norme sulle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice (artt. 2266, 2271, 2282, 2304, 2305 e 2315 c.c.). La disposizione di cui all’art 2271 c.c. secondo la quale non e ammessa compensazione tra il debito che un terzo ha verso la società e il credito che egli ha verso un socio, costituisce una conseguenza della separazione formale ed effettiva – a causa della predetta autonomia patrimoniale – del patrimonio sociale (e delle relative obbligazioni esterne) dal patrimonio dei singoli soci.
art. 2271 c.c. esclusione della compensazione: non é ammessa compensazione (c.c.1246) fra il debito che un terzo ha verso la società e il credito che egli ha verso un socio.
Anche nel caso in cui il terzo sia creditore della società ma debitore nei confronti del singolo socio.
art. 2291 c.c. nozione: nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali.
La società in nome collettivo è la forma più elementare di società commerciale; quella che più comunemente assume l’impresa individuale che si trasforma in società.
È uno spirito di reciproca fiducia basata sui vincoli della parentela o dell’amicizia che lega i soci della collettività; l’alea degli affari sociali coinvolge tutti i beni di tutti i soci, essa non può essere affrontata senza che una continua collaborazione si svolga fra i compartecipi all’impresa.
Orbene la disciplina da poco analizzata in merito alla società semplice è di riflesso applicabile anche alle società in nome collettivo in virtù del richiamo espresso dall’art. 2293 c.c.
art. 2293 c.c. norme applicabili: la società in nome collettivo e regolata dalle norme di questo Capo e, in quanto queste non dispongano, dalle norme del Capo precedente.
art. 2304 c.c. responsabilità dei soci: i creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l’escussione del patrimonio sociale (art. 2268 c.c. e l.f. 184, commaII).
Vi sono però alcune differenze da analizzare.
Per entrambe le società esiste il benefecium excussionis del patrimonio sociale, ma con diversa disciplina di carattere prevalentemente processuale.
Nella società semplice
Il creditore sociale può agire in via esecutiva sul patrimonio personale del socio, il quale però può paralizzare l’azione in via d’eccezione, con l’onere tuttavia d’indicare i beni della società sui quali il creditore sociale possa agevolmente soddisfarsi.Inoltre il creditore particolare, sia pure entro certi limiti, può giungere al punto di provocare la scioglimento della società relativamente al socio suo debitore allo scopo di soddisfarsi sulla quota (art. 2270 2 co)
Nella società in nome collettivo (e in accomandita semplice)
La preventiva escussione del patrimonio sociale costituisce una condizione di procedibilità dell’azione esecutiva[17] nei confronti del socio e l’onere della prova dell’insufficienza del patrimonio sociale incombe sul creditore che agisce.
Ha precisato, inoltre, la S.C.[18] che non può dirsi che il socio sia obbligato a far fronte alle obbligazioni sociali solo se e quando il patrimonio si riveli insufficiente al soddisfacimento dei creditori sociali, poiché il beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale opera solo nei confronti dei creditori della società e non dei soci che abbiano pagato i debiti sociali e, successivamente, abbiano agito in regresso nei confronti degli altri soci, obbligati solidali, e comunque ha efficacia limitatamente alla fase esecutiva.
Infine, tale beneficio, nella fase cognitiva, deve essere eccepito dal socio debitore in quanto, non attenendo alla legittimazione ad agire, non può essere rilevato dal giudice ex officio[19], nè, ove non sia stato prospettato nel giudizio di merito, può essere dedotto per la prima volta nel giudizio di Cassazione.
Per entrambe le società, salvo il descritto benefecium excussionis del patrimonio sociale, tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali ed in entrambe le società è consentito il patto contrario.
Tale patto contrario, sia pure limitato ai soci che non hanno agito in nome e per conto della società, ha effetto nei confronti dei terzi se portato a conoscenza con mezzi idonei.
Nella società in nome collettivo
Invece, il patto è efficace solo nei rapporti tra i soci, salvo naturalmente il divieto del patto leonino[20].
Il socio di s.n.c., ancorché abbia ceduto la sua quota, risponde solidalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali, qualunque siano, sino alla data di cessione, dovendosi, tra l’altro, tener conto che le omesse fatturazioni e la mancata conservazione di bolle di accompagnamento, etc. sono riferibili al periodo in cui il ricorrente era socio. Dunque è irrilevante la mancata notifica al medesimo dell’avviso di rettifica, scaturendo la sua responsabilità dall’art. 2291 c.c.[21] In altre parole il socio risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento (anteriore) in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione.
L’indicata pubblicità costituisce, dunque, fatto impeditivo di una responsabilità altrimenti normale, sicché essa deve essere allegata e provata dal socio che opponga la cessione al fine di escludere la propria responsabilità per le obbligazioni sociali: con la conseguenza che rientra tra i poteri ufficiosi del giudice valutare, a fronte di una tale deduzione difensiva, se l’anzidetto onere sia stato o meno assolto[22].
Per ultimissima Cassazione
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 30 ottobre 2013, n. 24490
il socio di una società in nome collettivo che abbia ceduto la propria quota risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento (anteriore) in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione. L’indicata pubblicità costituisce, dunque, fatto impeditivo di una responsabilità altrimenti normale, sicché essa deve essere allegata e provata dal socio che opponga la cessione al fine di escludere la propria responsabilità per le obbligazioni sociali (Cass. 2215/06; Cass. 20447/11; Cass. 6230/13).
Il detto principio trova il proprio riferimento temporale rispetto al momento in cui la società contrae obbligazioni verso il terzo e non già, come sosteneva nella sentenza in commento la ricorrente, rispetto al momento in cui quest’ultimo agisce in giudizio.
Con una altra recente sentenza la S.C.[23] (Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 24 marzo 2011 n. 6734 – ) ha stabilito, confermando i dettami normativi ed una vasta giurisprudenza[24], che il decreto ingiuntivo pronunciato nei confronti di una società in nome collettivo estende i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, con la conseguenza che ciascuno di questi ha l’onere di proporre impugnazione. In mancanza, il decreto diviene definitivo anche nei confronti del socio che non può più opporre l’eventuale prescrizione che si è maturata in precedenza. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 6734/2011 che ha dichiarato il diritto dell’Inail di procedere esecutivamente nei confronti del socio per un credito vantato verso la società.
E’ opportuno subito segnalare, secondo una recente pronuncia (Corte di Cassazione, Sezione Tributaria civile sentenza 13 ottobre 2011, n. 21074) che l’accertamento tributario (nella specie, in materia di IVA), se inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore – in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione dei beni e delle attività acquisiti al fallimento – ma anche al contribuente e, quindi, qualora quest’ultimo abbia la forma di una società in accomandita semplice, al socio accomandatario in carica, alla data della notifica; l’accertamento va, altresì notificato al socio accomandatario cessato in precedenza dalla carica, con riferimento ai crediti insorti durante il periodo della sua amministrazione, se l’Ufficio intenda agire anche nei suoi confronti come coobligato solidale con la società, ai sensi dell’art. 2313 c.c..
Appare storicamente come il primo esempio in cui il principio della responsabilità limitata s’innesta sulla società.
Il capitale è prevalentemente fornito dagli accomandanti, che rimangono estranei alla gestione e limitano la propria alea alle quote conferite; il lavoro dagli accomandatari, che assumono la direzione dell’impresa, ed in essa rischiano, col loro nome, le loro, più modeste, fortune.
Per la Cassazione[25] la disposizione dell’art. 2317 c.c. il quale, nelle società in accomandita irregolari, fissa il principio della responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali del socio accomandante ove egli abbia partecipato alle operazioni sociali, ancorché vada interpretata in correlazione con l’art. 2320 c.c. il quale nelle società in accomandita regolari sanziona con la perdita della limitazione della responsabilità alla quota di partecipazione la violazione da parte del socio accomandante del divieto di trattare o concludere affari per conto della società e di compiere atti di amministrazione, comporta testualmente che la perdita del beneficio della responsabilità limitata non richiede un atto di autonoma iniziativa negli affari sociali ma può derivare anche dalla partecipazione ad un atto di gestione intrapreso dagli accomandatari, sia con riguardo ad atti di amministrazione interna, sia ad atti di rappresentanza esterna, in funzione del momento in cui l’atto viene ad esistenza, prescindendo dall’affidamento incolpevole del terzo sull’atto di gestione.
Inoltre (Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, sentenza 6 novembre 2006, n. 23669) la illimitata responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni sociali, ai sensi dell’ art. 2313 cod. civ., trae origine dalla sua qualità di socio e si configura pertanto come personale e diretta, anche se con carattere di sussidiarietà in relazione al preventivo obbligo di escussione del patrimonio sociale, in sede di esecuzione individuale, di cui all’art. 2304 cod. civ., richiamato dal successivo art. 2318. Il socio illimitatamente responsabile non può, quindi, essere considerato terzo rispetto all’obbligazione sociale, ma debitore al pari della società per il solo fatto di essere socio tenuto a rispondere senza limitazioni. Tale situazione di identità debitoria emerge con evidenza in sede fallimentare, ove il fallimento della società di persone produce con effetto automatico, ai sensi dell’art. 147 l. fall., il fallimento dei soci illimitatamente responsabili e il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l’intero anche nel fallimento dei singoli soci (art. 148, comma terzo, l. fall.). Alla stregua di tali postulati, l’atto con cui il socio accomandatario rilascia garanzia ipotecaria per un debito della società non può essere considerato costitutivo di garanzia per un’obbligazione altrui, ma va qualificato quale atto di costituzione di garanzia per una obbligazione propria con la conseguenza che il creditore che, in relazione a un credito verso la società, in seguito fallita, sia titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario, ha diritto di insinuarsi in via ipotecaria nel passivo del fallimento di quest’ultimo, assumendo egli la veste di creditore ipotecario del fallito, non già di mero titolare d’ipoteca rilasciata dal fallito quale terzo garante di un debito altrui.
Particolare risulta anche ultima pronucia della S.C. (Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 28 dicembre 2011, n. 29260) secondo la quale l’azione civile per il risarcimento del danno, nei confronti di chi è tenuto a rispondere dell’operato dell’autore del fatto che integra una ipotesi di reato, è ammessa – tanto per i danni patrimoniali che per quelli non patrimoniali – anche quando difetti una identificazione precisa dell’autore del reato stesso e purché questo possa concretamente attribuirsi ad alcune delle persone fisiche del cui operato il convenuto sia civilmente responsabile in virtù di rapporto organico; pertanto, ove il legale rappresentante di una società in accomandita semplice abbia commesso un reato nello svolgimento dell’attività sociale, del relativo danno rispondono civilmente anche la società ed i soci illimitatamente responsabili.
1) La responsabilità illimitata per il socio accomandante in virtù del divieto di ingerenza
art. 2320 c.c.[26] soci accomandanti: i soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione (Divieto d’immistione interna), né trattare o concludere affari in nome della società (Divieto d’immistione esterna), se non in forza di procura speciale per singoli affari (attenua il divieto dell’immistione esterna). Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilità illimitata (2740) e solidale (1292) verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e può essere escluso a norma dell’art. 2286.
(Potere di controllo) In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l’esattezza, consultando i libri e gli altri documenti della società.
2) relativamente alla situazione giuridica degli atti compiuti dall’accomandante che agisce privo della procura speciale, si ritiene dalla dottrina (Campobasso) e dalla giurisprudenza[27] prevalenti che non si tratti di atti invalidi, ma inefficaci in quanto compiuti dal falsus procurator, i quali, potranno essere ratificati dalla società non potendo essere obbligata per gli atti compiuti dall’accomandante senza potere.
b) effetti interni == per la tutela degli accomandatari, i cui interessi potrebbero essere compromessi dall’azione dei consoci protetti e resi audaci dalla limitazione di responsabilità. Conseguenza – il socio accomandante può essere escluso ai sensi dell’art. 2286 c.c. vi sono peraltro dei casi in cui l’esclusione non può aversi, e ciò avrebbe luogo nell’ipotesi in cui l’ingerenza dell’accomandante sia stata consentita dagli altri soci.
Per una pronuncia di merito (Tribunale di Torino 14 marzo 1994) il fondamento giuridico ildivieto per il socio accomandante di trattare affari in nome e per conto della società è ricollegabile sia all’esigenza di tutela della posizione dell’accomandatario nell’ambito della gerarchia societaria, sia a quella dell’effettiva rispondenza dell’organizzazione sociale al tipo prescelto e sul quale i terzi fanno affidamento. Ne consegue che la sanzione dell’illimitata responsabilità per tutte le obbligazioni sociali presuppone che l’attività gestoria dell’accomandante abbia superato i limiti necessari per ritenersi sussistere il rischio di nocumento all’affidamento dei terzi sul tipo e compagine sociale oppure alla posizione dell’accomandatario all’interno della stessa.
La Cassazione[28] ha ribadito il proprio orientamento in merito alla figura del socio accomandatario occulto di società in accomandita semplice ed alle attività che possono consentire di attribuire tale natura e le conseguenti responsabilità al socio accomandante.
È indiscusso[29] in realtà che, per aversi ingerenza dell’accomandante nell’amministrazione della società in accomandita semplice, – vietata dall’art. 2320 c.c. – non è sufficiente il compimento, da parte dell’accomandante, di atti riguardanti il momento esecutivo dei rapporti obbligatori della società, ma è necessario che l’accomandante svolga una attività gestoria che si concreti nella direzione degli affari sociali, implicante una scelta che è propria del titolare della impresa. Ad esempio mentre la prestazione di garanzia attiene evidentemente al momento esecutivo delle obbligazioni, il prelievo di fondi dalle casse sociali per le esigenze personali del socio, quand’anche indebito o addirittura illecito, non costituisce certamente un atto di gestione della società.
La situazione è differente nel caso in cui l’accomandante agisca come falsus procurator , ovvero senza procura. In tale ipotesi, infatti, la società non rimarrà vincolata dall’atto stipulato dal suo socio, a meno che non provveda a ratificare l’atto dallo stesso compiuto (art. 1399 c. c.).
Per la S.C. (Cassazione civ., Sez. II, 19 novembre 2004, n. 21891), difatti nella società in accomandita semplice, l’art. 2320 c. c., il quale sanziona il comportamento del socio accomandante, che compia affari in nome delle società senza specifica procura, con la perdita del beneficio della responsabilità limitata verso i terzi, non introduce deroghe alla disciplina generale della rappresentanza senza potere, e, pertanto, se la società eccepisce l’inefficacia nei suoi confronti del negozio stipulato da quel falso procuratore, nessuna obbligazione sorge a suo carico, se il terzo non prova che la società medesima lo ha ratificato.
O ancora, (Cassazione civ., Sez. I, 27 aprile 1994, n. 4019) l’accomandante “falsus procurator” assume responsabilità illimitata e solidale per tutte le obbligazioni sociali, poiché qualsiasi ingerenza nell’attività speciale costituisce un comportamento potenzialmente idoneo a determinare un mutamento del tipo sociale e quindi dannoso per la posizione di preminenza dell’accomandatario
Assoggettabilità al fallimento
E’ stato confermato il consolidato orientamento (Cass. 3 ottobre 1997, n. 9659, Cass. 12 settembre 1992, n. 10341) in base al quale l’art. 147 legge fall. si applica non solo nei confronti dei soci con responsabilità illimitata ab origine, ma anche nei confronti di coloro che siano divenuti illimitatamente responsabili per tutte le obbligazioni sociali.
Con altra pronuncia la S.C. (Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, sentenza 19 dicembre 2008, n. 29794) aveva stabilito che nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che, avvalendosi di procura conferente ampio ventaglio di poteri, compie atti di amministrazione, interna od esterna, ovvero tratta o conclude affari della gestione sociale, incorre, a norma dell’art. 2320 cod. civ., nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, la quale, in attuazione del principio di tipicità di cui all’art. 2249 cod. civ., è volta ad impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale società, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell’art. 2318 cod. civ., al solo socio accomandatario; ne consegue che il fallimento della predetta società va esteso, ex art. 147 legge fall., anche all’accomandante cui siano state conferite due procure, denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all’amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi.
1) teoria dell’azione diretta – i sostenitori di questa tesi[30] affermano che la quota di conferimento del socio accomandante equivale ad una garanzia a favore dei creditori sociali e, in quanto tale, è in suscettibile di modificazioni da parte dei soci. L’obbligo di prestazione da parte dell’accomandante, quindi, garantisce in primo luogo i creditori.
2) La teoria dell’azione in via surrogatoria[31] – sembra preferibile[32], anche a parere di chi scrive, questa seconda opinione la quale parte dal presupposto che l’adempimento da parte dell’accomandante all’obbligazione di eseguire il proprio conferimento, priva la società e i creditori sociali di qualunque azione nei suoi confronti.
Il soggetto legittimato ad agire per ottenere l’esecuzione coattiva sui beni del socio debitore, infatti, è la società e, solo in via surrogatoria (2900) i creditori sociali; l’azione di quest’ultimi è però diretta alla formazione del fondo sociale perché solo su quest’ultimo il creditore può soddisfarsi.
Sorrento, 24/3/2011
[1] Il socio di società di persone è responsabile in via solidale ed illimitata per le obbligazioni sociali e, dunque, anche per le obbligazioni tributarie ancorché egli non assuma la qualità di obbligato in rapporto agli atti impositivi notificati alla società – quale centro autonomo d’imputazione di situazioni giuridiche soggettive. Conseguentemente, esaurito il beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale egli può essere chiamato al soddisfacimento della residua pretesa fiscale previa notifica del solo avviso di mora non essendo necessaria la notifica dell’avviso di accertamento o della cartella di pagamento avendo peraltro il socio ampia facoltà di impugnazione anche avverso gli atti presupposti, giusta il disposto dell’art. 19, D.Lgs. n. 546/1992. Cass. civ., Sez. V, 08/07/2008, n. 18649, principio già espresso in altra sentenza, ovvero: il socio di una società in nome collettivo risponde solidalmente dei debiti tributari di quest’ultima, ai sensi dell’art. 2291 c.c., a nulla rilevando che sia rimasto estraneo agli atti di accertamento ed impositivi finalizzati alla formazione del ruolo. È, pertanto, legittimo che l’amministrazione finanziaria proceda alla riscossione coattiva nei confronti del socio, ancorché receduto, il cui diritto di difesa è garantito dalla possibilità di opporre, in sede di impugnativa dell’avviso di mora, tutte le ragioni che avrebbe potuto far valere avverso l’avviso di accertamento, in quanto socio all’epoca in cui il debito tributario è sorto. Cass. civ., Sez. V, 16/05/2007, n. 11228 e Cass. civ. Sez. lavoro, 12/04/2010, n. 8649
[2] Cass. civ., Sez. I, 18/06/2009, n. 14165
[3] Cass. civ., Sez. I, 05/11/1999, n. 12310
[4] Cass. civ., Sez. I, 16/01/2009, n. 1036, Cass. civ. Sez. I, 15/01/2009, n. 816, Cass. civ. Sez. I, 23/05/2006, n. 12125 e Cass. civ. Sez. I, 05/05/2004, n. 8531
[5] Cass. civ., Sez. I, 11/05/2005, n. 9917
[6] Cass. civ., 14/12/1978, n. 5947
[7] Il beneficium excussionis si atteggia diversamente a seconda che si tratti di società in nome collettivo (art. 2304 c. c.) o di società semplice (art. 2268) – la cui disciplina si applica anche alle società di fatto – poiché, in presenza della prima il creditore non può pretendere il pagamento dal socio se non dopo l’escussione del patrimonio sociale, mentre il socio della seconda, richiesto del pagamento di debiti sociali, può invocare il beneficio indicando i beni sui quali il creditore può agevolmente soddisfarsi. Cass. civ., Sez. lavoro, 15/12/1990, n. 11921
[8] Cass. civ., Sez. I, 26/06/1992, n. 8011
[9] Cass. civ., Sez. I, 31/07/2008, n. 20891
[10] Cass. civ., Sez. I, 05/11/1999, n. 12310
[11] Cass. civ., Sez. III, 20/04/2010, n. 9326
[12] E’ legittimo ed efficace il pignoramento cui il creditore particolare del socio di società di persone sottoponga la quota di liquidazione che spetterà allo stesso al momento dello scioglimento del rapporto, con differimento dell’effetto satisfattivo al momento della liquidazione della società, quando, su istanza del creditore procedente, sarà rinnovata la dichiarazione del terzo al fine di verificare qual è l’effettivo valore della quota. Trib. Monza, 08/05/2000
[13] Le quote di partecipazione di una società di persone che per disposizione dell’atto costitutivo siano trasferibili con il (solo) consenso del cedente e del cessionario, salvo il diritto di prelazione in favore degli altri soci, possono essere sottoposte a sequestro conservativo ed essere espropriate a beneficio dei creditori particolari del socio anche prima dello scioglimento della società. Cass. civ., Sez. I, 07/11/2002, n. 15605
[14] App. Milano, 23/03/1999
[15] Trib. Ravenna, 12/04/1994
[16] Cass. Civ. Sez. 1, n. 676 del 12/03/1973
[17] Il beneficio d’escussione previsto dall’art. 2304 c.c. ha efficacia limitatamente alla fase esecutiva, nel senso che il creditore sociale non può procedere coattivamente a carico del socio se non dopo avere agito infruttuosamente sui beni della società, ma non impedisce allo stesso creditore d’agire in sede di cognizione per munirsi di uno specifico titolo esecutivo nei confronti del socio, sia per poter iscrivere ipoteca giudiziale sugli immobili di quest’ultimo, sia per poter agire in via esecutiva contro il medesimo, senza ulteriori indugi, una volta che il patrimonio sociale risulti incapiente o insufficiente al soddisfacimento del suo credito. Cass. civ., Sez. I, 16/01/2009, n. 1040
[18] Cass. civ., Sez. I, 18/08/2006, n. 18185
[19] Cass. Civ., 11/6/1987, n. 5106
[20] art. 2265 c.c. patto leonino: è nullo il patto (1419 e seguenti) con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.
Il fondamento, non è unitario, ma bisogna distinguere tra le due esclusioni;
1) in quanto agli utili, deve trovarsi nell’essenza stessa della società : profit organization costituisce un elemento essenziale del contratto.
2) In quanto alle perdite, fra le varie tesi (ragioni di carattere morale – politico – incompatibilità con la causa del contratto sociale) sembra preferibile l’opinione (Graziani) di chi ritiene che il fondamento vada ritrovato negli stessi principi che vietano la pattuizione usuraria.
L’opinione unanime della dottrina e della giurisprudenza respinge un’interpretazione letterale e ritiene, giustamente, che la disposizione in esame vada intesa nel senso che ai soci debba in ogni caso, venir riservata una partecipazione non irrisoria (anche se non proporzionale al valore dei conferimenti) e inoltre che tale partecipazione sia, in concreto realizzabile.
La nullità del patto comporterà la nullità della partecipazione del socio leone, qualora risulti che senza quel patto non avrebbe partecipato alla società.
[21] Cass. civ., Sez. V, 06/09/2006, n. 19188
[22] Cass. civ., Sez. V, 01/02/2006, n. 2215
[23] Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 24 marzo 2011 n. 6734
[24] Trib. (Ord.) Bologna, Sez. IV, 10/07/2008,Cass. civ. Sez. I, 16/01/2009, n. 1040, Cass. civ. Sez. III, 14/06/1999, n. 5884 e Cass. civ., Sez. III, 17/01/2003, n. 613
[25] Cass. Civ., 26/2/1988, n. 2041
[26] Nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che, avvalendosi di procura conferente ampio ventaglio di poteri, compie atti di amministrazione, interna od esterna, ovvero tratta o conclude affari della gestione sociale, incorre, a norma dell’art. 2320 cod. civ., nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, la quale, in attuazione del principio di tipicità di cui all’art. 2249 cod. civ., è volta ad impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale società, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell’art. 2318 cod. civ., al solo socio accomandatario; ne consegue che il fallimento della predetta società va esteso, ex art. 147 legge fall., anche all’accomandante cui siano state conferite due procure, denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all’amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi. (Cassa e decide nel merito, App. Reggio Calabria, 24 febbraio 2006) Cass. civ., Sez. I, 19/12/2008, n. 29794
[27] Nella società in accomandita semplice, la stipulazione di un contratto da parte del socio accomandante comporta la perdita della limitazione della responsabilità ex art. 2320 c.c., ma non anche la responsabilità della società e dei soci accomandatari per il contratto stipulato dal falso procuratore, salva l’ipotesi di successiva ratifica. Cass. civ., Sez. II, 19/11/2004, n. 21891
[28] Corte di Cassazione – Sezione Prima Civile, 3/6/2010, n.13468
[29] Cass., sez. I, 14/1/1987, n. 172, Cass., sez. III, 28/7/1986, n. 4824, Cass., sez. I, 15/12/1982, n. 6906, Cass., sez. I, 26/6/1979, n. 3563
[30] Brunetti
[31] Ferri e Cottino
[32] Capozzi
Posted in Articoli e saggi, Societario and tagged S.n.c., società semplice on 25 marzo 2011 by Avv. Renato D'Isa.
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33 comments	Ernesto ha detto:	10 settembre 2014 alle 11:15	Salve avvocato,
volevo avere un aiuto per una pratica che presente i seguenti caratteri:
io creditore (come dipendete) di una sas con un socio accomandatario che si trasforma dopo in una srl.
Io vanto 2 crediti relativi a stipendi ecc.. sia nei confronti della sas che della srl.
Ho un decreto ingiuntivo con provvisoria esecutività antecedente alla dichiarazione di concordato della srl.
Ora io le chiedo posso rifarmi direttamente sul socio accomandatario (senza preventiva escussione, visto che l’sas si è trasforma in srl che adesso è in concordato e quindi non posso agire) della sas per il credito maturato nella sas (credito precedente e attestato con di esecutivamente provvisorio) e richiedere per il credito maturato nella srl invece la normale insinuazione al passivo, visto che il concordato blocca tutto anche il decreto ingiuntivo.
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	15 settembre 2014 alle 20:59	Egr. Sig. Ernesto,
per risponderle avrei la necessità di leggere una serie di atti, quali ad es. il d.i., l’atto di trasformazione della s.a.s., la dichiarazione di concordato (se ho ben inteso).
Rispondi	Giancarlo ha detto:	8 dicembre 2013 alle 00:02	Inoltre volevo chiedere, dato che ha contratto nell arco degli anni un debito col comune di 3.500€, e sempre se fosse davvero possibile quello che le ho richiesto, potrei io come nuovo accomandatario accollarmi quel debito o resta sempre a suo carico? Grazie
Rispondi	Giancarlo ha detto:	7 dicembre 2013 alle 00:22	Egr. Avvocato, la mia compagna è socia accomandataria di una s.a.s e io unico socio accomandante per il 20%. Potrei io acquistare da lei con atto notarile il 75% della s.a.s diventando socio accomandatario nella misura del 95% e lei socia accomandante nella misura del 5%? Grazie
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	10 dicembre 2013 alle 18:17	Egr. sig. Giancarlo,
in merito al Suo quesito bisogna distinguere il trasferimento della quota dell’accomandatario (con il consenso unanime degli altri soci – trattandosi di modificazione del contratto sociale) dal trasferimento della quota dell’accomandante (consenso della maggioranza), non operando l’intuitus personae con uguale intensità nei riguardi delle due categorie.
Un avolta raggiunte tali maggioranze o unanimità potrebbe acquistare tale quota e sul punto Le consiglio questo ulteriore saggio:
http://renatodisa.com/2011/01/30/concetto-di-capitale-sociale-e-quota-nelle-societa-di-persona-la-cessione-laffitto-usufrutto-e-pegno-della-quota/
Rispondi	Antonio ha detto:	13 settembre 2013 alle 17:20	Gentile Avv
lo scorso anno sia io che mio fratello abbiamo rilevato le quote di una sas diventando gli unici soci della attuale società rimasta sempre nella stessa forma giridica.
Alla data dell’atto notarile abbiamo stipulato un accordo che fino a quella data tutti i crediti e debiti maturati erano a carico dei vecchi soci.
Dopo un anno un fornitore si è fatto vivo vantando dei crediti nei confronti della società che non li aveva mai portati in Bilancio.
Questo fornitori vuole che il debito attuale della società venga pagato dai nuovi soci.
Ovviamente noi ci siamo opposti.
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	17 settembre 2013 alle 11:23	Egr. Sig. Antonio
gradirei prima leggere tale accordo, per capirne la validità.
Al netto di tale consulto potrò essere maggiormente esaustivo. Di certo tale scrittura può garantirvi in caso di escussioni da parte di terzi.
Rispondi	Pingback: La S.a.s. – Società in accomandita semplice | Avvocato Renato D'Isa Marzia ha detto:	16 novembre 2012 alle 16:40	gentilissimo Avvocato, Le pongo un quesito riguardo una sas. Il mio compagno è socio accomandante della sas ( io accomandataria ) per il 45%. Ho appena saputo che ha un debito cospicuo per precedente attività sua poi chiusa per crisi. Sono arrivate cartelle di intimazione pagamento da equitalia a suo nome. Da quando abbiamo aperto la società ha sempre pagato tutto. Le chiedo: sicuramente arriveremo al pignoramento presso terzi del 20% ma questo andrò a ricadere sul suo conto personale o quello della società?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	20 novembre 2012 alle 16:39	Gentile Sig.ra Marzia,
l’accomandante ha una piena autonomia patrimoniale rispetto alla S.a.s., una esecuzione specifica può essere fatta solo sui conti personali del socio accomandante, tranne nei casi in cui vi siano, logicamente, operazioni fatte in nome e per conto delle società anche dall’accomandante.
Rispondi	Alfio ha detto:	14 novembre 2012 alle 16:11	Gent.mo Avvocato,
Trattando un caso pratico mi sono trovato di fronte una SAS con un accomandatario e due accomandanti. Il problema sorge nel momento si vuol chiudere questa SAS, poichè uno dei due accomandanti ha chiuso totalmente ogni rapporto con gli altri due divenendo irreperibile e irrintracciabile… Come si puo’ risolvere il caso? Come bisogna procedere per la chiusura della società se questo accomandante è totalmente sparito? Grazie anticipatamente
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	14 novembre 2012 alle 20:10	Egr. Sig. Alfio,
essendo socio accomandante profili di responsabilità gestoria sono difficili da documentare e soprattutto da rappresentare, una soluzione potrebbe essere quella di instaurare un procedimento di volontaria giurisdizione per chiedere lo scigliomento della società stante l’impossibilità di proseguire l’attività assembleare, altra ipotesi potrebbe essere quella di una trsformazione es successiva liquidazione (maggiormente dispendiosa).
Rispondi	sara melegar ha detto:	20 ottobre 2012 alle 21:10	gent.mo avvocato,
vorrei porle il seguente quesito. se il titolare di una ditta individuale apre una societa’ sas in qualita’ di socio accomandante ed aveva debiti contratti con la ditta individuale,i beni della nuova societa’ possono essere oggetto di pignoramento da parte dei creditori personali del socio accomodante?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	22 ottobre 2012 alle 20:42	Gentile Sig.ra Sara
i creditori particolari del socio possono chiedere la liquidazione della quota del socio debitore, ma solo se dimostrano che gli altri suoi beni sono insufficienti a soddisfare i loro crediti. Possono colpire, inoltre, gli utili spettanti al socio debitore tramite il pignoramento presso terzi e procedere al sequestro conservativo della quota dello stesso in sede di liquidazione.
Pertanto non sono pignorabili in prima battuta.
Rispondi	antonella ha detto:	17 ottobre 2012 alle 19:27	Gent.mo Avvocato,
mi ponevo un quesito in merito alla responsabilità di un socio accomandatario di una sas successivamente alla fine della sua carica. In qualità di socio accomandatario di una sas all’epoca dei fatti emise un assegno a garanzia di un debito della sua società. Oggi questo debito non è stato onorato, il socio accomandatario è altro soggetto ed io ho posto all’incasso i titoli risultati impagati. Posso aggredire oggi il suo patrimonio limitatamente all’importo indicato in assegno?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	22 ottobre 2012 alle 20:10	Gentile Sig.ra Antonella,
come già ho avuto modo di scrivere nell’ambito delle società semplici il socio è destinatario diretto dell’azione esecutiva, salvo che indichi i beni societari su cui il creditore possa agevolmente soddisfarsi; l’esistenza e la concreta indicazione di beni societari facilmente aggredibili opera dunque come fatto impeditivo dell’esecuzione forzata contro il socio.
Mentre nella s.n.c. e nella s.a.s., il socio illimitatamente responsabile non può invece essere aggredito se non previa escussione del patrimonio sociale (artt. 2304 c.c. e 2318 c.c.): la previa escussione (o la sua impossibilità) agisce perciò in questo caso come fatto costitutivo del diritto a procedere ad esecuzione forzata.
In realtà la strategia è da definire, perchè bisognerebbe capire cosa ha la sociatà da perdere e cosa invece il socio accomandatario.
Personalmente consiglierei di aggredire prima il patrimonio sociale, ma ciò non toglie che se questa società naviga in cattive acque, beh allora la risposta è pleonastica.
Rispondi	carlo ha detto:	18 settembre 2012 alle 14:57	gentilissimo avv.
sono stato socio accomandatario(rapp.legale) di una sas di 4 soci al 25% che è stata chiusa e liquidata nel dicembre 2011,
a seguito di un accertamento inps del 2012 (relativo al periodo dal 2007 al 2012) mi è poi giunto un atto in cui mi si chiede di versare circa 5000€, in questo caso chi deve pagare? solo io in quanto accomandatario oppure anche i miei ex soci?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	18 settembre 2012 alle 18:51	Egr. Sig. Carlo,
in merito al Suo quesito bisogna leggere gli artt. 2313 e 2280 c.c.
Ciò posto nella fase della liquidazione, i liquidatori in merito a questo debito cosa hanno riscontrato ??
Allo stato i 5.000,00 € li dovrebbe pagare Lei (bisogna capire se il capitale versato è stato restituito) con possibilità di rivalsa, pro quota, in danno degli altri soci, ma avrei la necessità di leggere tale ingiunzione.
Rispondi	Antonio Vecchio ha detto:	13 settembre 2012 alle 15:43	Egr. Avvocato. sono a porle il seguente quesito:
nel mese di febbraio 2012 ho ceduto le quote di mia spettanza della snc al rimanebte socio, che ha accettato debiti e crediti con regolare contratto notarile. Dopo poco tempo ha chiuso la società costituendo la nuova società con il medesimo nome e oggetto sociale come ditta individuale .
Le chiedo , per quanto tempo sarò responsabile dal momento della cessione nei confronti di eventuali debitori ?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	18 settembre 2012 alle 16:58	Egr. Sig. Antonio,
Le ricordo che il socio di s.n.c., ancorché abbia ceduto la sua quota, risponde solidalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali, qualunque siano, sino alla data di cessione, dovendosi, tra l’altro, tener conto che le omesse fatturazioni e la mancata conservazione di bolle di accompagnamento, etc. sono riferibili al periodo in cui il ricorrente era socio. Dunque è irrilevante la mancata notifica al medesimo dell’avviso di rettifica, scaturendo la sua responsabilità dall’art. 2291 c.c.[21] In altre parole il socio risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento (anteriore) in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione.
L’indicata pubblicità costituisce, dunque, fatto impeditivo di una responsabilità altrimenti normale, sicché essa deve essere allegata e provata dal socio che opponga la cessione al fine di escludere la propria responsabilità per le obbligazioni sociali: con la conseguenza che rientra tra i poteri ufficiosi del giudice valutare, a fronte di una tale deduzione difensiva, se l’anzidetto onere sia stato o meno assolto.
Rispondi	giulia ha detto:	29 giugno 2012 alle 15:10	Egregio Avv.to
sono socio accomandatario di una sas e circa un mese fà mi è stato notificato un decreto ingiuntivo da parte di un nostro fornitore…il medesimo decreto ingiuntivo (emesso solidalmente a ns.carico) era stato notificato qualche settimana prima anche alla società. Volevo proporre opposizione ma mi chiedo se posso farla solo io in quanto socio accomandatario e convenuto solidale oppure se posso agire anche in nome e per conto della società seppure i termini per proporre opposizione sono già scaduti (per pochi giorni).
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	3 luglio 2012 alle 20:00	Gent.le Sig.ra Giulia
se i termini sono scaduti non può opporre opposizione.
Rispondi	ottavia palumbo ha detto:	14 giugno 2012 alle 21:00	Gentile Dottore desidero sapere se il socio accomandante che ha prestato alla società di cui fa parte dei soldi, al momento dello scioglimento può esigerne la restituzione, grazie.
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	20 giugno 2012 alle 17:30	Gent.le Sig.ra Ottavia
dipende per quale ragione sono stati prestati e in che modalità versati.
Rispondi	Danilo ha detto:	20 maggio 2012 alle 08:59	Egregio Avvocato,
volendo acquistare le quote del socio accomandatario di una SAS, in caso di debiti pregressi, quali sono le responsabilità del precedente socio rispetto alle mie?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	23 maggio 2012 alle 16:35	Egr. Sig. Danilo,
in generale ex art. 2269 c.c. chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio.
L’unica esclusione si ha per le obbligazioni nascenti dai i rapporti interni fra i soci anteriori all’ingresso del nuovo socio.
Tale disciplina, è logicamente applicabile, in virtù del richiamo operato dall’art. 2293 c.c. alle s.n.c. ed alle s.a.s.; difatti, secondo la Corte di Cassazione in tema di società di persone, il soggetto che entri a far parte di una società in nome collettivo già costituita risponde con gli altri soci – in base a quanto disposto dall’art. 2269 cod. civ., dettato in materia di società semplice, ma applicabile anche alla società in nome collettivo in forza del richiamo operato dall’art. 2293 cod. civ. – per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio, non essendo una tale responsabilità condizionata dal fatto che dette obbligazioni risultino dalle scritture contabili della società.
Pertanto sono ammissibili patti in deroga in virtù dell’atto di acquisto delle quote sociali.
Rispondi	Pasquale GIORDANO ha detto:	15 maggio 2012 alle 09:25	l’omesso versamento dei contributi INps operate sulle retribuzioni dei dipendenti è punito dalla L. 638/83. Nel caso in cui siano denunciati tutti i soci aministratori di una SNC ed uno di questi, nel termine dei tre mesi previsti dalla legge per non essere punibili, versi il debito contributivo, libera anche gli altri soci dalle proprie PENALI responsabilità? (la diffida a versare entro 3 mesi è stata inviata dall’Inps indistintamente a tutti i soci amministratori). Sulla base di quale riferimento normativo ciò avviene?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	23 maggio 2012 alle 13:38	Egr. Sig. Pasquale
in merito al Suo quesito credo che possa essere data una risposta positiva, ma avrei bisogno di leggere tale diffida.
Rispondi	Antonio Montemurro ha detto:	28 aprile 2012 alle 22:08	Salve ho ceduto la mia S.N.C ad 1 terzo io ero amministratore mi sono arrivate dele cartele di equitalia a casa visto che l’indirizzo dela sede legale era a casa mia, ho chiesto al mio commercialista se dovevo pagarle io visto che i miei ex soci se ne sbattono altamente e sono diventati irreperibili visto gli illeci che hanno combinato dopo, e lui mi ha detto che dovevo pagare io visto che era a nome mio e si riferisce al periodo in cui lavoravo io nella socetà è giusto o sbagliato che paghi io? O queste cartelle non pagate e alcune rate dell’inail le devono pagare i nuovi soci o chi ci è rmasto nella SNC?
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	10 maggio 2012 alle 11:09	Egr. Sig. Antonio
prima di darle un giusto consiglio avrei la necessità di leggere lo statuto ed il Suo atto di “exit”.
Nell’attesa Le ho inviato una e-amil all’indirizzo utilizzato e la invito a leggerla.
Rispondi	antonio ha detto:	29 gennaio 2012 alle 10:14	salve,vorrei sapere quando un socio esce dalla societa accomandataria. i miei soci mi chiedono che devo chiudere a zero con le tasse dell 2011. vorrei delle informazioni grazie
Rispondi	Avv. Renato D'Isa ha detto:	31 gennaio 2012 alle 13:53	Egr. Sig. Antonio,
Le informazioni che mi ha scritto sono abbastanza scarne, per darle un giusto suggerimento avrei bisogno di ulteriori chiarimenti.
Può contattarmi i gironi dispari dalle 16 e 30 in po allo 0818774842, oppure scrivermi sull’indirizzo e-mail r.disa@studiodisa.it
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Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 11 novembre 2014, n. 5513. Con l’impugnativa di un provvedimento… wp.me/p1duL1-6cb 17 hours ago
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 25 novembre 2014, n. 5836. L’interdittiva antimafia, in quanto… wp.me/p1duL1-6cn 17 hours ago
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 20 novembre 2014, n. 48314. Ai sensi dell’art. 146 c.p., co. 1, n. 1,… wp.me/p1duL1-6cl 17 hours ago
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 novembre 2014, n. 46498. È diffamazione definire moroso un condomino al… wp.me/p1duL1-6cw 17 hours ago
Diritto Amministrativo (334)
Diritto Civile e Procedura Civile (2.419)
Illecito aquiliano (o extracontrattuale) (369)
Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale (450)
Diritto Fallimentare (184)
Diritto Penale e Procedura Penale (2.040)
Diritto Tributario (210)
Sentenze – Ordinanze (5.435)
Consiglio di Stato (292)
Consiglio di Stato 2014 (203)
Corte di Cassazione (5.049)
Cassazione civile 2014 (1.161)
Cassazione penale 2014 (754)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2257
 art. 1954
 art. 1953
 art. 2267

art. 2267

art. 2268
 sentenza 
 art. 2268

art. 2269
 sentenza 

art. 2270

art. 2271

art. 2291

art. 2293

art. 2304
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2313
 art. 2318

art. 2320
 Cass. 
 sentenza 
 art. 147
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2265
 Cass. 
 Cass. 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 147
 Cass. 
 art. 2320
 Cass. 
 Sentenza 
 art. 2269
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza