Source: http://www.arifs.it/rass05bo.htm
Timestamp: 2018-03-19 02:59:49+00:00

Document:
Conservare o modificare la Legge 40/2004?
Professoressa Patrizia Giusti
Alessandro Acquaderni
Agnese Angellotti
Matteo Capitò
Bianca Gherardi
Abbiamo ritenuto importante prima di affrontare un argomento così delicato definire, innanzitutto, che cos’è e come funziona la procreazione assistita.
Fondamentalmente si divide in cinque pratiche:
» A chi è indicata:
Questa tecnica è consigliata nei casi di infertilità "idiopatica". È quella in cui non si riesce a risalire a una causa vera e propria che impedisce la gravidanza.
» Come funziona:
Per prima cosa, la donna segue una terapia a base di farmaci che stimolano la crescita dei follicoli. Quando hanno raggiunto la giusta maturazione, in coincidenza dell'ovulazione, il medico preleva un campione del liquido seminale del partner e, attraverso un catetere, lo trasferisce nell'utero.
» L'esito:
Dopo un paio di settimane, con un esame del sangue si controlla il dosaggio del B-HCG (Beta-Gonadotropina corionica umana), un ormone che viene prodotto dall'embrione quando si è impiantato. In caso positivo, vuol dire che la gravidanza è iniziata.
È il metodo più diffuso per cercare di risolvere la maggior parte dei problemi di sterilità, sia maschile sia femminile.
Come per l'inseminazione intrauterina, anche in questo caso si comincia con una cura utile a stimolare la funzione ovarica. Poi, al momento dell'ovulazione, il medico preleva degli ovociti dai follicoli. Si tratta di un piccolo intervento che viene eseguito in anestesia generale, in cui il medico aspira gli ovociti per mezzo di un ago fatto passare attraverso la parete vaginale. Dopo circa un paio d'ore, la donna può tornare a casa. Gli ovociti vengono quindi messi in una provetta insieme a un campione di spermatozoi del partner e, dopo 18 ore, si controlla se è avvenuta la fecondazione. In caso positivo, gli ovociti fecondati vengono lasciati in provetta ancora per circa un giorno e mezzo in modo da verificarne lo sviluppo. A questo punto, i pre-embrioni che si formano vengono trasferiti nell'utero attraverso un piccolo catetere. L'intervento è veloce e indolore.
Trascorse due settimane viene effettuato il dosaggio dell'ormone B-HCG. In caso positivo, la gravidanza segue il suo corso naturale.
L'ICSI, se lui ha pochi spermatozoi
L'ICSI è una sigla che sta per Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo» .
Questo tipo di tecnica viene generalmente preferita quando il partner ha pochi spermatozoi. Oppure quando sono poco vitali, cioè si muovono troppo lentamente per riuscire a raggiungere le ovaie e a penetrare spontaneamente nell'ovulo.
Per prima cosa, il medico preleva dalla donna un campione di ovociti, come si fa con la Fivet. Poi inietta gli spermatozoi direttamente all'interno degli ovociti.
Dopo 18 ore, si controlla se è avvenuta la fecondazione e, dopo un giorno e mezzo, se tutto è andato bene, i pre-embrioni vengono trasferiti nell'utero con lo stesso procedimento che si utilizza per la Fivet.
La GIFT, per i piccoli problemi
La GIFT è letteralmente il "trasferimento in utero dei gameti".
È adatta quando ci sono dei piccoli problemi all'apparato genitale femminile e maschile che ostacolano il naturale raggiungimento dell'utero da parte degli spermatozoi.
Anche in questo caso viene effettuata la stimolazione della crescita follicolare. Quindi vengono prelevati gli ovociti e uniti agli spermatozoi del partner. Con un sottilissimo catetere il tutto viene iniettato subito all'interno della tuba dove avviene la fecondazione.
Rispetto alle altre tecniche, con la Gift anche le primissime fasi di sviluppo del pre-embrione avvengono nella tuba, cioè nell'ambiente naturale, anziché in laboratorio. L'intervento però viene effettuato in laparoscopia, cioè con una piccola operazione eseguita in anestesia generale.
Quasi tutte le tecniche di inseminazione assistita prevedono per prima cosa una terapia utile a stimolare la funzione delle ovaie. In pratica, la donna assume farmaci che contengono due ormoni: l'Fsh (ormone follicolostimolante, responsabile della maturazione dei follicoli) e l'Lh (ormone luteinizzante, che controlla l'ovulazione). «I dosaggi variano da donna a donna» spiega Andrea Borini, presidente Cecos, la più importante rete di centri di procreazione assistita in Italia. «E, per tutto il periodo della cura, il medico tiene sotto osservazione il lavoro delle ovaie facendo delle ecografie periodiche. In più, attraverso le analisi del sangue, verifica i livelli di estradiolo, l'ormone prodotto dai follicoli in fase di crescita. Questi controlli servono per capire quando i follicoli sono maturi, evitando di stimolarli troppo a lungo con i farmaci».
A questo punto, per favorire l'ovulazione, si prescrive una terapia a base di B-HCG (beta-gonadotropina corionica umana). E, dopo circa 37 ore, si procede a prelevare gli ovociti dai follicoli: inizia così il momento dell'inseminazione. Ma quali problemi può incontrare una donna durante questo percorso? «La complicazione più frequente è la sindrome da iperstimolazione ovarica» continua Andrea Borini. «Perché si manifesti non è ancora chiaro. Nella maggior parte dei casi, però, è molto lieve. E si riconosce da questi sintomi: ingrossamento delle ovaie, pancia gonfia e leggera nausea. Ma tutto si risolve da sé, senza farmaci».
In materia di procreazione assistita
"Norme in materia di procreazione medicalmente assistita" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004
(Interventi contro la sterilità e l’infertilità)
1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l'incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresì promuovere campagne d’informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.
4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico- sanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.
(Divieto del disconoscimento della paternità e dell'anonimato della madre)
d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere
Questo è ciò di fronte a cui ci siamo trovati noi, studenti di IIIG.
Referendum popolare n. 1 (Scheda di votazione di colore celeste)
Procreazione medicalmente assistita | Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni | Abrogazione parziale
Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti: art. 12, comma 7, limitatamente alle parole: «discendente da un'unica cellula di partenza, eventualmente»; art. 13, comma 2, limitatamente alle parole: «ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative»; art. 13, comma 3, lettera c), limitatamente alle parole: «di clonazione mediante trasferimento di nucleo o»; art. 14, comma 1, limitatamente alle parole: «la crioconservazione»?
Per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete, la sclerosi, le cardiopatie, i tumori.
Il quesito propone di abrogare norme – tra cui quella riguardante il divieto di crioconservazione (congelamento) degli embrioni – che non consentirebbero di effettuare ricerca e sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. La vittoria del sì consentirebbe studi e ricerche che appaiono essenziali al fine di combattere efficacemente malattie come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, il diabete, la sclerosi ecc.
Referendum popolare n. 2 (Scheda di votazione di colore arancione)
Procreazione medicalmente assistita | Norme sui limiti all'accesso | Abrogazione parziale
Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, limitatamente alle seguenti parti, articolo 1, comma 1, limitatamente alle parole: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana"; art. 1, comma 2: "Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità"; art. 4, comma 1: "Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico"; art. 4, comma 2, lettera a, limitatamente alle parole: "gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della"; art. 5, comma 1, limitatamente alle parole: "Fermo restando quanto stabilito dall'art. 4, comma 1,"; art. 6, comma 3, limitatamente alle parole: "fino al momento della fecondazione dell'ovulo"; art. 13, comma 3, lettera b), limitatamente alle parole: "Di cui al comma 2 del presente articolo"; art. 14, comma 2, limitatamente alle parole: "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre"; art. 14, comma 3, limitatamente alle parole:"per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione", nonché alle parole: "fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile»?
Il quesito propone di abrogare la norma che consente di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita solo alle coppie con problemi di sterilità. La vittoria del sì consentirebbe l’accesso a tali tecniche anche alle coppie portatrici di malattie genetiche ereditarie. Si propongono anche:
- l’abrogazione del divieto, per la donna, di «revocare il consenso» all’impianto dell’embrione dopo la fecondazione dell’ovulo;
- l’abrogazione dell’obbligo di un impianto unico e contemporaneo che – prescindendo dalla considerazione dell’età e delle condizioni psicofisiche della donna – la esporrebbe in molti casi ai rischi derivanti dalla ripetuta stimolazione ovarica necessaria per l’eventuale successivo prelievo degli ovuli, in caso di fallimento della tecnica adottata.
Referendum popolare n. 3 (scheda di votazione di colore grigio)
Procreazione medicalmente assistita | Norme sulle finalità sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso | Abrogazione parziale
Per l’autodeterminazione e la salute della donna
Alle abrogazioni proposte dal quesito precedente, si aggiunge l’abrogazione della parte dell’art. 1, comma 1 che, assicurando «i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito», garantisce a quest’ultimo – per la prima volta nella nostra legislazione – la stessa tutela giuridica di norma garantita alla persona nata.
È evidente che la vittoria del sì sbarrerebbe la strada ai prevedibili tentativi di estendere tale «innovazione» legislativa in direzione della rimessa in discussione dei princìpi fondativi della legislazione vigente sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Referendum popolare n. 4 (scheda di votazione di colore rosa)
Procreazione medicalmente assistita | Divieto di fecondazione eterologa | Abrogazione del divieto
Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, limitatamente alle seguenti parti: Articolo 4, comma 3: “È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.”; Articolo 9, comma 1, limitatamente alle parole: “in violazione del divieto di cui all’´articolo 4, comma 3”; Articolo 9, comma 3, limitatamente alle parole: “in violazione del divieto di cui all’´articolo 4, comma 3”; Articolo 12, comma 1: “Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’´articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.”; Articolo 12, comma 8, limitatamente alla parola: “1,”?
Il quesito propone di abrogare il divieto di fecondazione eterologa, cioè il divieto di utilizzare gameti di donatori esterni alla coppia riconoscendo, in linea di principio, dignità e figura giuridica di padre e di madre unicamente a coloro che sono in grado di trasmettere biologicamente il proprio corredo cromosomico.
Dopo aver svolto una ricerca tramite Internet abbiamo deciso di dividere la nostra relazione in tre punti secondo le opzioni che si presenteranno a tutti quelli aventi diritto al voto.
Questo è ciò di fronte a cui si troveranno gli Italiani il 12 e 13 Giugno ovvero scegliere se modificare la legge 40 o confermarla.
Per le donne della cgl è importante votare quattro sì perché la legge 40/2004:
Pone a rischio la salute della donna perché limita a tre il numero degli embrioni che possono essere impiantati ed è prevista la conservazione contro le attuali opinioni medico- scientifiche. Questo divieto condanna la donna a subire cicli terapeutici più numerosi per ottenere una gravidanza certa e ciò comporta pesanti interventi sul corpo.
Nega alla donna la revoca del consenso alla prosecuzione della terapia dopo il momento della fecondazione e prima dell’impianto dell’embrione nell’utero (costringendola di fatto ad abortire se l’embrione risulta mal formato).
Mortifica la responsabilità dei genitori e rischia di mettere in discussione la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza perché pone in contrasto il diritto della donna con il diritto dell’embrione.
Vieta la fecondazione eterologa , cioè la possibilità di ricorrere a donatori esterni alla coppia anche nei casi in cui non c’è rimedio alla sterilità e in presenza di gravi malattie genetiche che costringono le coppie all’aborto terapeutico.
Deforma l’immagine della ricerca medico- scientifica mostrandola accanita contro l’embrione. Inoltre, limitandone l’operatività, si impediscono nuove scoperte che possono migliorare la vita delle persone.
Per il dott. Umberto Veronesi: “Diritti delle donne e ricerca, ecco perché votare sì”
Perché è una legge che s’infila nel corpo della società rimbalzando pericolosamente tra etica, scienza e diritti
L’articolo che vieta il congelamento degli embrioni e che impone che tutte le cellule fecondate, fino ad un massimo di tre, siano impiantate nell’utero, è un controsenso.
La seconda contraddizione riguarda la diagnosi preimpianto la quale non è altro che l’anticipazione di quella diagnosi prenatale che viene effettuata frequentemente in gravidanza.
La terza contraddizione è su i 31mila embrioni attualmente congelati e conservati nei vari laboratori italiani, frutto dell’attività degli anni passati. La nuova legge non dice nulla in proposito: sai solo che non li puoi sopprimere e non li puoi utilizzare per scopi di ricerca.
Perché non bisogna ricorrere a un aborto quando basta decidere di non impiantare l’embrione che presenta un danno genetico.
La legge dice espressamente che possono ricorrere alla fecondazione assistita solo le coppie con problemi di sterilità. E’ una legge ingiusta in quanto ogni anno nascono trenta mila bambini affetti da malattie dovute a difetti genetici che si potrebbero evitare votando sì.
Per la cura di malattie come il morbo di Parkinson o l’Alzheimer, dal momento che, uno dei settori più promettenti della ricerca biologica e medica riguarda le staminali di origine embrionale, cellule molto versatili, si chiamano totipotenti, con la caratteristica davvero unica di potersi trasformare in qualunque altro tipo di cellula. Le staminali potrebbero rappresentare anche la via per ricostruire le cellule del midollo danneggiate dopo una chemioterapia o una radioterapia.
Per i Radicali Italiani (Associazione Luca Coscioni) bisogna abrogare la legge 40/2004 perché:
Vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali, la più promettente per malattie oggi incurabili che colpiscono in Italia circa 10 milioni di persone.
Stabilisce l’equivalenza tra embrione e persona,
E’ un tentativo di imporre attraverso la repressione statale i precetti morali predicati dalle gerarchie ecclesiastiche.
Obbliga il medico a trattamenti pericolosi per la salute della donna. Limitando a tre il numero degli ovociti da fecondare, e impedendo il congelamento degli embrioni, la legge diminuisce le probabilità di successo della fecondazione assistita. Costringendo le donne a ripetuti trattamenti che aumentano il rischio di diritto alla salute.
Vieta l’accesso alle tecniche di procreazione assistita alle coppie portatrici di malattie genetiche, ma non sterili.
Impedisce di avere un figlio quando entrambi, o uno dei due membri della coppia, siano completamente sterili. E’ infatti vietata la fecondazione eterologa. Un divieto che colpisce, ad esempio, le donne che a causa di un trattamento di chemioterapia sono diventate sterili.
Per l’ArciLesbica di Bologna si parla di una legge di divieti:
Divieto alle coppie fertili di accedere alle tecniche di fecondazione assistita anche se portatrici di gravi malattie genetiche o virali.
Divieto di diagnosi genetica pre-impianto e obbligo di impiantare l’embrione anche se malato: i qui la doppia aberrante possibilità di aborto terapeutico o di n concepimento di un bambino non sano.
Divieto di donazione di gameti e quindi divieto di ricorso alla fecondazione eterologa .
Divieto di crioconservazione e di produzione e di impianto di embrioni in soprannumero e obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti.
Divieto di utilizzo delle cellule staminali pluripotenti, con conseguente arresto della ricerca scientifica nella cura di malattie che si potrebbero combattere con successo, servendosi di questo tipo di cellule.
Divieto d’accesso per le coppie lesbiche, gay e per le single alle tecniche di riproduzione assistita (art.5): questa è la prima legge fortemente e palesemente discriminatoria nei confronti delle persone omosessuali.
PERCHE' NON ANDARE A VOTARE
Per il comitato “Scienza & Vita” è immorale andare a votare perché:
La recente legge che -dopo decenni di assoluto vuoto legislativo che regolasse una materia così delicata- è stata promulgata (la legge n° 40 del 2004) non vieta affatto il ricorso a queste pratiche, ma le regolamenta cercando di armonizzare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il più debole ed indifeso dei soggetti in questione che è l’embrione.
La legge consente la fecondazione artificiale omologa alle coppie, anche se non sposate, che dimostrino la loro sterilità o infertilità.
La legge vieta di produrre embrioni per fare su di loro esperimenti, perché sono persone umane e non cavie da laboratorio.
La legge prevede il consenso informato per le coppie, che intendono usufruire di questa tecnica, compresa l’informazione sulla probabile morte di alcuni embrioni prodotti per il trattamento e sulla bassa percentuale di successo (circa il 27 – 30%) di queste tecniche di riproduzione artificiale.
La legge prevede un fondo per favorire l’accesso a queste tecniche.
L’embrione non è una cosa, ma un essere che fin dal primissimo istante della sua esistenza possiede un patrimonio genetico proprio e completo e che si sviluppa in modo autonomo in virtù di una forza interna al suo essere.Oggi abbiamo una conoscenza approfondita circa l’embrione, la sua formazione il suo sviluppo. Questa enorme quantità di informazioni scientifiche ci portano, per logica induzione, ad affermare che fin dal momento del concepimento un reale individuo umano inizia la sua propria esistenza, o ciclo vitale, durante il quale, date tutte le condizioni necessarie, realizzerà autonomamente tutte le potenzialità di cui è intrinsecamente dotato. Perché l’embrione vivente è realmente un individuo umano, non un mero “cumulo di cellule”. Essendo un individuo umano, l’embrione ha diritto alla vita, come ogni altro essere umano.
Tutt’oggi non esiste alcuna applicabilità, neppure sperimentale, delle cellule staminali embrionali come terapia per l’uomo e che, anzi, ci sono probabilità di produrre cellule cancerogene, il problema è semplicemente quello di decidere se sia legittimo uccidere un uomo per guarirne un altro.
Dobbiamo decidere se vogliamo una scienza che aiuti l’umanizzazione del mondo o se invece accettiamo che sia giusto fare tutto ciò che si può tecnicamente fare. Anche nei campi di concentramento si compivano esperimenti sugli esseri umani, ma tutti parlavano di atrocità e non di progresso. La scienza, come del resto ogni attività umana, ha bisogno di leggi che la regolamentano per favorire il vero progresso della società, prevenendo degenerazioni e pericolose pratiche antiumane.
Per Giorgio M. Carbone, Professore di Bioetica a Bologna presso la Facoltà di Teologia dell’Emilia Romagna, bisogna non votare perché:
Dicono “vota sì per tutelare la salute delle donne, eliminando il limite dei tre embrioni e l’obbligo di trasferirli tutti con­temporaneamente nell’utero, anche se malati o incapaci di svilupparsi, con la conseguenza che si espone la donna all’aborto o a parti plurigemellari, rischiosi per lei e per i nascituri”.
Se desiderassi tutelare la salute della donna, farei innanzitutto un’azione preventiva a tutela della fertilità e poi metterei in campo tutte le risorse della microchirurgia e della farmacologia per curare realmente la sterilità maschile o femminile e l’infertilità. Se desiderassi davvero la salute della donna, non la sottoporrei alle tecniche di fecondazione assistita le quali per se stesse sono pericolose e nocive alla sua salute: basti pensare ai numerosi studi condotti su donne che hanno praticato la fecondazione artificiale e che hanno subito la rottura delle tube, dell’utero, o la sindrome da iperstimolazione ovarica.
Dicono ancora “vota sì per aiutare coloro che sono affetti da patologie ereditarie gravi, come la talassemia o la fibrosi cistica, oppure malattie infettive, ad avere bambini sani consentendo la diagnosi preimpianto”.
Ma questo “aiutare” chi è affetto da malattie geneticamente trasmissibili ad avere figli sani significa selezionare i suoi figli allo stadio embrionale. Ad esempio gli embrioni talassemici sarebbero buttati e quelli non talassemici sarebbero trasferiti in utero. Ma che medicina è questa che uccide il malato? Da almeno 20 anni è possibile curare il feto umano affetto da talassemia con il trapianto di midollo osseo. Questo è il vero aiuto che posso dare alle coppie talassemiche.
Dicono “vota sì per cancellare la norma che equipara i diritti del concepito a quelli della madre e del padre. Nessuna legge al mondo prevede che l’embrione sia riconosciuto come persona giuridica”.
L’embrione umano, contrariamente alle opinioni di alcuni pseudo-scienziati, è un organismo vivente della specie umana, è la prima fase dell’esistenza di ognuno di noi. E’ la biologia dello sviluppo che ci offre questa evidenza.
Inoltre, è falso dire che “Nessuna legge al mondo prevede che l’embrione sia riconosciuto come persona giuridica”. Basti leggere la Risoluzione del Parlamento Europeo A2-327/1988 “Anche lo zigote [embrione unicellulare] deve essere protetto e non deve essere indiscriminatamente usato per esperimenti”; la Convenzione Europea di Biomedicina del 1996: “L’embrione e il feto umano vanno trattati nel rispetto della dignità umana”.
Certamente l’embrione umano non ha gli stessi diritti del padre e della madre: è evidente che non ha i diritti politici, ma ha sicuramente quel diritto che è alla base di tutti gli altri, cioè il diritto alla vita, che nel suo caso si concretizza nel diritto a nascere. Poiché si trova in una condizione di particolare debolezza, il suo diritto alla vita merita una speciale tutela. Infatti, il diritto è nato storicamente e ha senso per difendere e promuovere gli interessi di chi vive in una situazione di debolezza e non per difendere i diritti del più forte il quale impone la sua volontà con la violenza e con il sopruso.
Dicono vota sì per consentire la ricerca scientifica sulle cellule staminali di origine embrionale
Da queste ricerche dipende gran parte del futuro della biomedicina e la possibilità di trovare cure per malattie oggi molto diffuse, come il Parkinson, l’Alzheimer, il diabete, i tumori. Da esse può derivare una speranza per milioni di persone. Perché impedirlo, lasciando che gli embrioni attualmente congelati e non utilizzati deperiscano, quando potrebbero essere utili per la ricerca per scoprire nuove cure? Non è questo un modo più giusto di valorizzare la dignità umana che riconosciamo all’embrione destinandolo a un’azione di solidarietà con chi soffre?”.
Anche in questo caso sono le evidenze scientifiche convalidate a livello internazionale che ci vengono incontro. Da anni si sa che le staminali prelevate da viventi allo stadio embrionale provocano crisi di rigetto e forme tumorali nei pazienti che le ricevono (Vogel, in “Science” 2000, p. 1418). Inoltre, oltre che nocivo, è anche inutile usare per la ricerca gli embrioni umani che sono attualmente congelati perché esistono da anni delle banche di staminali embrionali secondarie, il cui uso non comporta nessun problema etico, perché non implica la soppressione di nessun embrione.
Dicono “vota sì per consentire la fecondazione eterologa e permettere, anche alle coppie con problemi gravi di sterilità, di avere figli”.
E’ una formulazione accattivante: sembrerebbe che la legge sia proprio cattiva perché vieta di avere figli a chi li desidera e vieta un atto di generosità come la donazione di gameti.
Ma nessuno ha diritto ad avere un figlio per il semplice motivo che i diritti si esercitano solo sulle cose e mai sui propri simili, altrimenti li riduciamo a cose o a schiavi dei nostri desideri.
Una coppia può avere il nobilissimo desiderio di avere un figlio, ma questo desiderio non potrà mai trasformarsi in un diritto al figlio.
La legge, vietando la fecondazione eterologa, vuole tutelare il bambino perché abbia un padre e una madre che, biologicamente ed effettivamente siano identificabili. Difende il diritto del minore di sapere chi sono i genitori che lo hanno generato.
Non bisogna votare perchè:
1) l’onere della prova spetta a chi ha promosso i referendum. Sarà lui a dover dimostrare che il 51 per cento degli italiani è contrario alla legge vigente;
2) se anche andassi a votare no, farei il gioco dei sì: am­mettiamo che su 100 italiani 51 vadano a votare, e che questi 51 si dividano in 31 sì e 20 no; allora i 20 no avrebbero aiutato il sì, perché se fossero stati a casa il referendum non sarebbe passato;
3) non voglio peggiorare la legge attuale.
Il Cardinale Camillo Ruini è intervenuto a favore del non voto dicendo che:
Si è costituito il Comitato “Scienza & vita” per impedire il grave peggioramento della legge sulla procreazione assistita che avrebbe luogo se i referendum avessero esito positivo. Il Comitato dà voce alla grandissima e altamente significativa unità che i molteplici organismi cattolici hanno saputo raggiungere su questo tema tanto importante e delicato, ma esprime anche e anzitutto una posizione razionalmente fondata che va nettamente al di là delle appartenenze religiose e partitiche riunendo molte personalità del mondo scientifico, culturale, professionale e politico.
Da parte nostra ci dedicheremo soprattutto alla formazione delle coscienze riguardo alla dignità della vita umana fin dal suo inizio, alla tutela della famiglia e al diritto dei figli di conoscere i propri genitori. Faremo ciò con quello stesso amore e sollecitudine per l’uomo che si esprime nella cura della Chiesa per i poveri e le altre persone in difficoltà, nell’educazione dei bambini e dei ragazzi, nella vicinanza ai malati e agli anziani. Questo amore per l’uomo è ugualmente amore e stima per la sua intelligenza e per la sua libertà: è dunque decisamente a favore del progresso delle scienze e delle tecnologie, in particolare di quelle che curano e prevengono le malattie, e proprio per questo si oppone a quelle forme di intervento che ledono e sopprimono la vita umana nascente
Il “Movimento per la vita” difende la legge 40/2004 perché:
La fecondazione artificiale oggi utilizza pratiche gravate da una altissima percentuale di abortività, e per questo motivo sarebbe meglio evitare del tutto l’accesso a queste tecniche.
Va però anche detto che, di fronte ad un vuoto normativo che equivaleva al totale far-west procreatico, l’Italia, primo paese in Europa, ha legiferato in modo soddisfacente promuovendo la legge 40 che è un primo passo nella giusta direzione. Tornare indietro è impossibile, dobbiamo tenerci quello che c’è, e poi il riconoscimento giuridico dei diritti del concepito al primo articolo della legge 40, è già un bel difendere la vita.
Ognuno di questi 4 referendum va a colpire il cuore di una legge che, seppur imperfetta, è in questo momento il massimo ottenibile nel campo della fecondazione artificiale.
La fecondazione artificiale non risolve i problemi di sterilità della coppia perché, dopo aver effettuato la pma, la coppia rimane sterile: quindi non è una cura per la sterilità. Ed inoltre, vista l’alta percentuale di insuccessi, la pma aggrava la situazione di una coppia sterile con un senso anche di frustrazione e di sfruttamento per la non riuscita della gravidanza.
La scienza è molto chiara: dal momento della fecondazione vi è una nuova vita autonoma ed indipendente. Sono quindi i radicali che sono oscurantisti, perché non sanno vedere col cuore quello che la scienza e la ragione hanno visto da tempo con chiarezza.
Il Movimento per la Vita è contrario alla creazione di embrioni da utilizzare per asportarne cellule staminali per due motivi: uno perché non si usa l’uomo come cavia, due perché, come dice il professor Angelo Vescovi, non abbiamo ancora risultati certi dei benefici dell’utilizzo delle staminali embrionali. La scienza studia, utilizza e sperimenta con le staminali adulte.
L’astensione è la via nobile per dire ai radicali: in questo gioco io non ci entro, fatevelo voi il referendum anche perché, pochi lo sanno, se passa il quorum i propositori dei referendum prendono anche un sostanziale rimborso dallo Stato, quindi altri soldi sprecati.
Giuliano Amato, rispondendo alle domande di Radio Radicale, consiglia di andare a votare no perché:
"'Ritengo che non si possa difendere una posizione importante, come quella che considera non modificabile la legge 40, sottraendosi al dibattito. E soprattutto sottraendosi alla verifica della maggioranza
"Non andare a votare significa pensare che non esiste una maggioranza per il No: ma allora quale forza hanno i miei argomenti, che sono argomenti etici riguardanti il coinvolgimento delle coscienze, se non faccio la verifica delle coscienze? Il referendum è una occasione per sapere che cosa gli italiani pensano. Gli italiani che non vanno a votare - conclude - si sottraggono a questa valutazione".
Per Rosi Bindi, cattolica dei DI, bisogna andare a votare perché:
Il confronto è indispensabile sulle grandi questioni, e la fecondazione assistita, la bioetica, lo sono.
Non apprezza la scorciatoia e la tattica dell’astensionismo.
E’ giusto che il paese si esprima e lo strumento referendario, per quanto inadeguato, è in campo.
Questa è una materia che tocca i diritti soggettivi delle persone: Solo una legge può regolarli.
Dopo aver enumerato e affrontato tante e tali argomentazioni, pro o contro, ai quattro quesiti del referendum sulla fecondazione artificiale, ci sembra debito da parte nostra, giovani studenti (pensatori forse?), di esprimere giusto alcune considerazioni, frutto delle nostre piccole menti, in seguito all’impegno della relazione.
Dunque parleremo in primo luogo di uomini, perché codesta legge, in fondo, tratta soprattutto di uomini…
Ebbene noi esseri umani siamo creature singolari: spesso ci poniamo (o meglio ci vengono posti…) problemi che non hanno risposta, ma ai quali tuttavia DOBBIAMO rispondere…se non altro per vivere con i nostri pensieri. Quesiti assillanti, infatti, che riguardano la nostra esistenza, dominano le nostre riflessioni da tanti secoli..
E tra domande di tal genere, appunto, si annovera il problema sulla fecondazione assistita.
Ma come si risponde ad una domanda senza risposta?
Semplice: con la prudenza! Può sembrare banale ma vedrete, pazienti lettori, come la prudenza sia tanto utile al nostro problema.
Se, infatti, nessuno nega che lo zigote, cellula primitiva da cui si originerà il nuovo individuo, è vita, molti dubitano che esso sia persona umana e che non abbia quindi diritti uguali a noi che ora tanto dibattiamo sull’argomento. Eppure è giusto sottolineare che non è possibile stabilire scientificamente quando un embrione diventa persona; ecco quindi che rimane il dubbio se lo zigote stesso sia effettivamente persona.
Solo con la nostra prudenza, allora, saremo in grado di optare per la scelta più giusta e cosciente senza essere abbagliati dallo splendore del processo scientifico o dall’apparente potere umano.
Certo non è nostra intenzione essere considerati “oscurantisti” nei confronti del sapere scientifico, perché non lo siamo…sentiamo tuttavia l’obbligo di avvertire quanti andranno a votare (si o no), o non andranno a votare, di riflettere prima, a prescindere dalle ideologie politiche, se un embrione sia, di fatto, solo vita o vita umana.

References: art. 12
 art. 13
 art. 13
 art. 14
 articolo 1
 art. 1
 art. 4
 art. 4
 art. 5
 art. 6
 art. 13
 art. 14
 art. 14
 Articolo 4
 Articolo 9
 Articolo 9
 Articolo 12
 Articolo 12