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Timestamp: 2020-04-08 04:56:31+00:00

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Processo Amministrativo | Weblog di informazione giuridica
Category Archives: Processo Amministrativo
Il Consiglio di Stato si pronuncia sui presupposti necessari per la configurabilità del danno non patrimoniale derivante da un provvedimento amministrativo illegittimo. Si trattava, in particolare, della mancata assegnazione dell’insegnante di sostegno a favore del minore affetto da handicap.
Il T.A.R., pur annullando il diniego di concessione dell’insegnante di sostegno, rigettava la richiesta risarcitoria, ritenendo che non fosse stata fornita prova alcuna del danno patito in conseguenza degli atti impugnati e non potendosi ritenere (neppure in caso di violazione di diritti inviolabili dell’individuo) che il danno non patrimoniale sia configurabile quale ‘danno evento’ (che si determina quale mera conseguenza del fatto asseritamente originante), dovendosi – piuttosto – lo stesso configurare come ‘danno conseguenza’.
Il Tribunale ha – tuttavia – ritenuto che nel caso in questione difettasse la prova del danno subito. Dello stesso avviso è stato anche il Consiglio di Stato che ha osservato “che la sentenza in epigrafe appare meritevole di puntuale conferma per la parte in cui ha affermato che, anche laddove si alleghi la lesione di diritti inviolabili della persona, la sussistenza di un danno non patrimoniale (asseritamente) risarcibile ai sensi dell’articolo 2059 cod. civ. deve essere puntualmente dimostrata”. Secondo i Giudici di Palazzo Spada il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di un interesse legittimo, costituendo pur sempre un danno–conseguenza, deve essere specificatamente allegato e provato, non potendo mai considerarsi in re ipsa.
Cons. Stato, Sez. n. 2373/2013
Dott. Daniele Costantino
11 maggio 2013 admin Leave a comment
L’espropriato, dopo 11 anni, aveva ottenuto una sentenza dal T.A.R. con la quale il Comune espropiante era condannato a risarcire i danni causati all’esito del procedimento ablativo. Il medesimo Comune, tuttavia, appellava la sentenza affermando, per la prima volta innanzi al C.G.A. che l’espropriato “non era legittimato a proporre i ricorsi decisi con la sentenza impugnata in considerazione del fatto che le aree interessate dalla trasformazione erano già state acquisite per usucapione dal Comune avendole quest’ultimo possedute continuamente e interrottamente per oltre vent’anni. Per l’amministrazione dalla documentazione presa in considerazione per la decisione di primo grado emergerebbe che nel 2002, anno questo di proposizione del primo ricorso innanzi al TAR Catania, si era già realizzato l’acquisto a titolo originario in ragione del possesso prolungato per oltre vent’anni”.
Tale eccezione è tempestiva o meno?
“Dagli atti del giudizio di primo grado, e in particolare dalle memorie depositate in data 18 giugno 2012, non emerge che il comune, resistente nel giudizio innanzi al TAR, abbia effettivamente sollevato l’eccezione di tipo riconvenzionale (relativa all’intervenuto acquisto della proprietà per usucapione) e conseguentemente deve escludersi, anche sulla base del chiaro tenore dell’articolo 104, comma 1, c.p.a., che la predetta eccezione possa essere avanzata nel giudizio di appello (per una applicazione del medesimo principio si veda Cass. II, 22 luglio 2002 n. 10685). La legge, infatti, stabilisce che nel giudizio di impugnazione non possono essere proposte nuove domande, fermo quanto previsto dall’articolo 34, comma 3, né nuove eccezioni non rilevabili d’ufficio. In questo grado, quindi, la questione relativa all’intervenuto acquisto della proprietà da parte del comune per usucapione non può trovare ingresso perché inammissibile e conseguentemente deve essere respinta anche la richiesta di sospensione del presente giudizio avanzata con l’atto di appello e reiterata all’udienza pubblica”.
Secondo il C.G.A., inoltre, ove si contesti l’esito delle risultanze peritali relative alla stima di un terreno espropriato, deve necessariamente quantificarsi l’ammontare corretto.
Pena l’inammissibilità del motivo giacchè “non si stabilisce invero quale sarebbe il valore economico effettivo da riconoscere all’area”.
C.G.A. 30 aprile 2013, n. 432
6 maggio 2013 avvsantidelia Leave a comment
Giudizio di ottemperanza: è sufficiente che il termine di 120 giorni sia rispettato al momento del passaggio in decisione
Il ricorrente vantava un credito liquido ed esigibile derivante dal dispositivo di una sentenza di condanna nei confronti di un’Amministrazione. Quest’ultima, come è noto, pur potendo pagare immediatamente dopo la notifica del titolo esecutivo (munito di formula) e, perchè no, anche innanzi a qualsiasi atto di messa in mora del creditore, fruisce dei benefici del termine dilatorio di centoventi giorni di cui all’art. 14 del DL 669/1996.
Secondo il T.A.R. “la definitività del decreto [di cui si chiede l’ottemperanza] comporta l’obbligo, per il Ministero intimato, di adottare i provvedimenti necessari per adempiere al disposto del decreto”.
“Sotto il profilo procedurale, deve osservarsi che la notifica della decisione della Corte d’Appello in forma esecutiva è avvenuta in data 2 – 4 maggio 2012.
Ne consegue, che, al momento della notifica del ricorso, non era ancora trascorso il termine dilatorio di centoventi giorni per la proposizione di azioni esecutive nei confronti della Pubblica Amministrazione di cui all’art. 14 decreto legge n. 669/1996.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha avuto condivisibilmente modo di affermare che l’obbligo della preventiva notifica del titolo esecutivo, nonché il correlativo termine dilatorio di centoventi giorni, stabiliti dal citato art. 14, sussistono in relazione a ogni credito pecuniario verso pubbliche amministrazioni, e che il ricorso in ottemperanza proposto dopo la notifica del titolo in forma esecutiva sia improcedibile fino alla infruttuosa scadenza del termine dilatorio di 120 giorni di cui al citato art. 14 (CGARS, 27 luglio 2012, n. 725; analogamente, TAR Sicilia – Catania, Sez. II, 1 febbraio 2013, n. 341).
Nel caso in esame il citato termine dilatorio, ancorchè non decorso alla data di proposizione dell’odierno ricorso, risulta decorso alla data in cui esso è stato trattenuto in decisione[, ragion per cui] risultando osservate le formalità procedurali vigenti, il ricorso va accolto e va, conseguentemente, dichiarato l’obbligo del Ministero dell’economia e delle finanze di adottare i provvedimenti necessari per adempiere al disposto del decreto, nel termine di giorni sessanta dalla comunicazione in via amministrativa della presente pronuncia“.
T.A.R. Catania, Sez. II, 3 maggio 2013, n. 1314
5 maggio 2013 avvsantidelia Leave a comment
TAR LAZIO: INGROIA vada ad AOSTA…ma solo sino al 23 maggio 2013
E’ solo un decreto presidenziale. Rigettato in punto di periculum. Nulla di più.
“Considerato che si va a fissare in tempi brevi l’udienza per l’esame collegiale della istanza cautelare. Considerato che gli effetti della esecuzione del provvedimento impugnato, concernente la destinazione a sede dove prestare servizio, sono neutralizzabili in tempi brevi in caso di esito favorevole della istanza cautelare, cosicché non è plausibilmente ipotizzabile un pregiudizio grave ed irreparabile derivante dalla stessa esecuzione.
Considerata, altresì, la necessità che l’Amministrazione della Giustizia si avvalga comunque, allo stato, della prestazione lavorativa del ricorrente.
Ritenuta pertanto, anche comparando le contrastanti esigenze, la insussistenza del presupposto della estrema gravità ed urgenza ai fini dell’adozione di misure cautelari monocratiche”.
Al di là dei titoloni sulla stampa nazionale, quindi, la “delibera del plenum del C.S.M. del 11.04.13 con cui è stato disposto il richiamo nel ruolo organico della magistratura del ricorrente, magistrato che ha conseguito la V valutazione di professionalità e la sua destinazione d’ufficio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Aosta con funzioni di sostituto procuratore” non è stato sospeso senza alcuna valutazione nel merito.
La prossima partita si gioca il 23 maggio innanzi alla Sezione I quater del T.A.R. Lazio.
T.A.R. Lazio, Sez. I quater, decreto presidenziale 26 aprile 2013, n. 1808
29 aprile 2013 avvsantidelia Leave a comment
TAR LAZIO: i Monti Bond non si toccano respinto il ricorso CODACONS
Il Codacons, l’Associazione Italiana Utenti dei Servizi Finanziari Bancari e Assicurativi Onlus e un consumatore avevano impugnato la “delibera adottata dal direttorio della Banca d’Italia conosciuta in data 27 gennaio 2013 con la quale è stato espresso parere favorevole all’emissione da 3,9 miliardi che sarà sottoscritta dal Tesoro, in favore di MPS- Banca Monte dei Paschi di Siena”. Il prestito di quasi 4 miliardi di euro, secondo il Codacons, non doveva essere concesso.
Il T.A.R. con 3 decreti presidenziali aveva avviato un’approfondita istruttoria ma, alla camera di consiglio del 20 febbraio ha rigettato la domanda cautelare. Ecco perchè.
“Considerato che nella presente sede deve delibarsi unicamente la domanda cautelare proposta dai ricorrenti;
Considerato che, ai sensi dell’art. 55 c.p.a., al fine della concessione della tutela cautelare, parte ricorrente deve allegare di subire un pregiudizio grave e irreparabile durante il tempo necessario a giungere alla decisione sul ricorso;
Considerato che nel caso di specie le parti ricorrenti, nell’illustrare nei propri scritti difensivi tale necessario ed imprescindibile presupposto, affermano in particolare che il medesimo sarebbe legato a conseguenze pregiudizievoli per l’”intero Paese” e a “danno della collettività”, anche con conseguenze gravose per l’Istituto bancario destinatario dei provvedimenti impugnati;
Considerato che tale prospettazione in ordine al lamentato pregiudizio – anche sui profili di concorrenzialità e libero mercato evidenziati da parte ricorrente nel corso della camera di consiglio collegiale – appare indeterminata e meramente eventuale nel suo realizzarsi, allo stato del procedimento finora espletato, né sorretta da elementi idonei alla configurazione dei ricordati presupposti previsti dalla norma, tenuto conto anche della sussistenza a base degli atti impugnati di provvedimenti di ordine legislativo, quale il d.l. n. 95/12, conv. in l.n. 135/12 e s.m.i., e comunitario, quale la decisione della Commissione Europea C(2012) 9669 final.corr. del 17.1.2012;
Considerato quindi che quanto prospettato dalle parti ricorrenti non appare collegato specificamente a situazioni di pregiudizio immediato e diretto nei confronti delle medesime che sono necessarie al fine della concessione della tutela di cui all’art. 55 cit;
Considerato quanto sopra ai fini del rigetto dell’istanza cautelare avanzata nella presente fase e riservata ogni altra valutazione in rito e merito anche in relazione ad ulteriori approfondimenti istruttori relativi a quanto finora depositato in giudizio”.
Rigetto solo in punto di periculum, quindi, la partita si sposta al merito.
T.A.R. Lazio, Sez. III, ord. 21 febbraio 2013, n. 879, Pres. Bianchi, est. Correale
21 febbraio 2013 avvsantidelia Leave a comment

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 Cass. 
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 art. 14
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