Source: http://patrimoniosos.it/rsol.php?op=getlaw&id=18
Timestamp: 2020-05-27 09:10:24+00:00

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Come convenuto nella Conferenza dei Capigruppo, al fine di consentire, ai sensi dell’articolo 78 del Regolamento, che la votazione finale del disegno di legge al nostro esame avvenga prima della scadenza del termine costituzionale di conversione del decreto-legge n. 63 del 2002, e quindi entro la seduta odierna, comunico che a partire dalle ore 18 avranno inizio le dichiarazioni di voto finali. Si intenderanno pertanto decaduti tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno non ancora esaminati.
Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Ricordo che nella seduta antimeridiana è iniziato l'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge, su cui ha espresso il parere il relatore, senatore Franco Paolo.
SERVELLO (AN). Domando di parlare.
SERVELLO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo far riferimento all’ormai famoso emendamento Vizzini, poi trasformato nell’ordine del giorno G7.200, attualmente all’esame dell’Aula.
Se quell'emendamento fosse stato messo in votazione qualche settimana fa, l'avremmo tutti votato. Questo significa che coloro i quali oggi legittimamente protestano dovrebbero mettersi un po' la mano sulla coscienza; infatti, se avessimo rispettato i tempi stabiliti dalla Conferenza dei Capigruppo, quest'emendamento sarebbe stato messo in votazione la settimana scorsa, quindi in tempo utile perché il disegno di legge di conversione potesse ritornare alla Camera dei deputati ed essere approvato definitivamente. (Proteste dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).
TURCI (DS-U). Assolutamente non è così!
SERVELLO (AN). Diciamo che questa è una norma di vita parlamentare che voi conoscete, solo che, avvalendovi del vostro diritto di fare opposizione, anche ai limiti dell'ostruzionismo, avete coinvolto anche questo aspetto della legge.
PRESIDENTE. Senatore Servello, faccia la sua dichiarazione propositiva, anziché fare polemiche che poi aprono un dibattito ulteriore.
SERVELLO (AN). I tempi sono quelli che sono. Non è responsabilità mia se c'è un ritardo di settimane per via di un'opposizione preconcetta e pregiudiziale. (Vive proteste dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).
Comunque, preannuncio il voto favorevole all'ordine del giorno presentato dal senatore Vizzini, aggiungendo che, se i Gruppi parlamentari si metteranno d'accordo nel presentare un disegno di legge su questa specifica materia, sarò il primo a firmarlo e a votarlo, insieme, credo, al Gruppo di Alleanza Nazionale. (Applausi dal Gruppo AN. Proteste dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).
PRESIDENTE. Prendiamo atto che il senatore Servello, e altri - auspicabilmente - del suo Gruppo, se si realizzeranno le condizioni per presentare un disegno di legge capace di recuperare il contenuto dell'ordine del giorno al quale lo stesso senatore Servello ha fatto adesso riferimento, sono disposti a sottoscriverlo.
Quindi, al di là degli aspetti polemici, la sostanza positiva è questa. La accogliamo e procediamo.
SALVI (DS-U). Domando di parlare.
SALVI (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questo provvedimento molto delicato e complesso, sul quale - come si è visto - l'opposizione non ha fatto ostruzionismo, ma ha cercato di avviare un dialogo con la maggioranza e con il Governo, purtroppo senza esito, arriviamo ora ad affrontare un punto che ha una sua rilevanza e una sua delicatezza.
Finora, a tutte le osservazioni puntuali e specifiche che sono state mosse dai parlamentari dell'opposizione non c'è stata una parola di risposta e tutti gli emendamenti presentati sono stati respinti senza alcun argomento. Non condivido, ma posso comprendere che non si risponde perché il tempo passa e si vuole guadagnare tempo, che non si votano gli emendamenti perché il decreto sta per scadere e non sarebbe convertito.
Ora abbiamo di fronte uno strumento come l'ordine del giorno del relatore che - si sa - vale quello che vale, però quantomeno si sforza di fornire un'interpretazione su un punto delicatissimo. Ci sono beni pubblici, nelle diverse categorie dei beni demaniali, patrimoniali, disponibili e indisponibili, che passano ad una società per azioni, ancorché di proprietà pubblica, che si chiama Patrimonio dello Stato S.p.a..
La questione è: questo provvedimento muta la natura giuridica di tali beni oppure no? La risposta nel disegno di legge non è chiara, è ambigua, oscura ed è purtroppo evidente perché lo sia; a tutti è noto che quest'operazione serve al Governo al fine di tentare di sfuggire ai parametri di Maastricht e di disporre del denaro che mi auguro potrà essere speso per il bene della collettività.
Abbiamo già contestato - lo hanno fatto i senatori Turci, Morando ed altri - l'impianto generale dell'operazione, ma il punto è il seguente: con il passaggio ad una società denominata Patrimonio dello Stato S.p.a., i beni pubblici restano o no beni di tutti gli italiani? Occorre dare una risposta chiara a questa domanda.
Nell'ordine del giorno del collega Vizzini si fa riferimento ad una parte dei beni che costituiscono patrimonio indisponibile dello Stato; ma altri beni a fruizione collettiva, facenti parte addirittura del demanio pubblico, non sono nominati. Ricordo - non per deformazione di studioso della materia, ma perché queste norme sono contenute nei codici civili dei Paesi civili da due secoli a questa parte - che l'articolo 822, primo comma, del nostro codice civile recita: "Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, le spiagge, le rade, i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia".
Il quesito che si pone dunque è il seguente: il lido del mare, le spiagge, le rade, i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque pubbliche vanno a fare cassa nel bilancio dello Stato o restano beni a fruizione collettiva? Se l'orientamento della maggioranza è nel secondo senso, chiedo al senatore Vizzini di integrare l'ordine del giorno con un esplicito riferimento anche a questa categoria di beni. (Applausi dal Gruppo DS-U e del senatore Del Turco).
PRESIDENTE. Senatore Salvi, i termini del quesito sono chiarissimi. Ascolteremo prima la risposta del relatore e poi quella del Governo.
VIZZINI, relatore. Signor Presidente, in questi giorni, sui temi citati testé dai senatori Salvi e Servello, si è sviluppato un ampio dibattito, cui i Gruppi parlamentari hanno ampiamente partecipato.
Ribadisco che non vi è un ritardo di questo ramo del Parlamento nell'esame del provvedimento; vi è stato anzi un impegno delle Commissioni 5a e 6a riunite, anche con sedute notturne, per procedere quanto più rapidamente possibile, tenuto conto che purtroppo la Camera dei deputati ha apportato notevoli modifiche e ha trasmesso il disegno di legge con un certo ritardo al Senato, impedendo di apportarvi correzioni entro la scadenza della conversione.
Alcune modifiche infatti avrebbero potuto correggere imperfezioni presenti nel decreto; ne ho citata ieri una, in sede di replica, riguardante la menzione del conto consuntivo di una società per azioni, in un sistema giuridico quale il nostro in cui a me non risulta che le società per azioni abbiano conti consuntivi, bensì soltanto bilanci.
Si è molto discusso sulla dimensione della tutela del patrimonio storico, artistico e culturale del Paese, rispetto all'operazione che ci si accinge a compiere. L'ordine del giorno, che era originariamente un emendamento, offre una risposta complessivamente sufficiente agli interrogativi posti in quest'Aula.
Non sottovaluto l'esistenza di altre questioni, come quelle sollevate dal senatore Salvi, ma esse sono - a mio avviso - superate, con riguardo ai beni cosiddetti demaniali, dal combinato disposto dei commi 1 e 10 dell'articolo 7. Il comma 1 afferma che bisogna sempre rispettare i requisiti e le finalità propri dei beni pubblici e qualunque provvedimento che non li rispettasse sarebbe impugnabile da parte di qualunque cittadino. Il comma 10 afferma che il trasferimento non modifica il regime giuridico, previsto dagli articoli 823 e 829 del codice civile, dei beni demaniali trasferiti.
Ebbene, lo spirito dell’ordine del giorno è quello di integrare le norme già contenute nel decreto con dei paletti ancora più attenti alle esigenze di salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale. Abbiamo aggiunto altresì la parola "ambientale" perché vi sono beni ambientali meritevoli dello stesso tipo di tutela.
Ciò potrà consentire al Governo di compiere, subito dopo l’approvazione del disegno di legge di conversione, un esame di quanto già presente nel decreto e dei contenuti dell’ordine del giorno, anche se debbo ricordare che ieri vi è stata una dichiarazione congiunta del Ministro dell’economia e del Ministro dei beni culturali sul fatto che considerano già sufficientemente salvaguardato, con le norme contenute nel decreto, il nostro patrimonio. Ripeto, potrà tuttavia consentire un ulteriore esame.
Pertanto, in primo luogo chiedo alla rappresentante del Governo presente qui in Aula di accogliere l’ordine del giorno pienamente e non sotto forma di raccomandazione.
In secondo luogo, posto che siamo ancora al momento dell’istituzione della società Patrimonio dello Stato S.p.a. e che certamente ci vorrà del tempo prima che l’operazione sia compiuta, credo sia prerogativa del Parlamento - alla quale ritengo il Governo non vorrà sottrarsi - una volta esaurito il lavoro di approfondimento sulle modifiche apportate al decreto dalla Camera dei deputati e sui contenuti dell’ordine del giorno, ascoltare il Governo presso la competente Commissione per fare il quadro della situazione. La discussione in Commissione (in questo o nell’altro ramo del Parlamento) consentirebbe un dibattito specifico prima che la società che si vuole creare inizi ad operare.
Credo che, nelle condizioni in cui ci siamo trovati ad esaminare questo provvedimento, sia il massimo sforzo che si poteva fare dal punto di vista legislativo e politico. Ci tengo a sottolineare, signor Presidente, che faccio tutto ciò senza rivendicare alcun primato ma avendo colto sensibilità che sono proprie di tutta l’Aula e di tutti i Gruppi parlamentari rispetto ad un problema che si pone effettivamente.
Lo faccio per spirito di servizio, per dare al Paese una normativa che non si presti a cattive interpretazioni; lo faccio con l’animo di chi, quando fa il legislatore, si sente soltanto legislatore: quindi, né venditore di spiagge né venditore da spiaggia, signor Presidente. Cerco solo di dare un contributo affinché si vari la migliore legislazione possibile per valorizzare il nostro patrimonio e per metterlo a reddito anziché lasciarlo deperire, certamente non per venderlo o per svenderlo allo scopo di raggranellare qualche milione di euro! (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC:CCD-CDU-DE).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, le comunicazioni di inizio seduta da me lette prevedevano, in conclusione, gli interventi dei senatori Salvi e Servello.
Il senatore Salvi non era ancora entrato in Aula e quindi ho dato la parola prima al senatore Servello, il quale ha svolto il suo intervento. Successivamente, ho dato la parola al senatore Salvi avendo ereditato, ad inizio di seduta, un accordo che evidentemente si era manifestato a conclusione della seduta precedente con chi presiedeva (nella specie il presidente Pera), che metteva nel conto i due interventi dei senatori Salvi e Servello.
Tali interventi hanno aperto una questione relativa essenzialmente all’ordine del giorno G7.200, che viene all'esame dopo una serie di ordini del giorno sui quali deve ancora essere acquisito il parere del Governo, avendo già ascoltato in proposito il parere del relatore. Una volta acquisito il parere del Sottosegretario, non appena si arriverà all’esame dell’ordine del giorno G7.200, la senatrice De Petris potrà svolgere le sue ulteriori valutazioni ed io le darò la parola.
Se però do la parola, prima ancora di avere acquisito il parere del Governo sugli ordini del giorno, a tutti i colleghi, facendo sostanzialmente seguito ad un dibattito che si sarebbe aperto sulle dichiarazioni dei colleghi Salvi e Servello, che non volevano aprire una nuova discussione, si sconvolgerebbe l’ordine dei lavori, cosa che non intendo contribuire a realizzare, perché oltretutto è già stato ricordato che dalle ore 18 avranno inizio le dichiarazioni di voto finali.
PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, non mi faccia buttare all'aria questo piano di lavoro che mi sembra ragionevole, visto che tiene conto degli orientamenti e delle posizioni delle diverse aree politiche.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, naturalmente non intendo buttare all'aria niente perché è già deciso che dalle ore 18 inizieranno le dichiarazioni di voto. Tuttavia, sia l'intervento del senatore Servello che quello del senatore Salvi (il quale ha sottolineato alcuni punti che condivido) erano tesi a migliorare il testo al nostro esame.
La richiesta di intervento da parte del Gruppo dei Verdi aveva la stessa finalità: quella, cioè, di proporre al relatore alcune integrazioni al testo dell’ordine del giorno per arrivare ad una formulazione definitiva sulla quale il Governo avrebbe poi espresso il suo parere. Questa, signor Presidente, è la procedura che avremmo voluto adottare.
Su tale materia abbiamo presentato alcune decine di emendamenti importanti e visto che l'ordine del giorno del relatore, sotto certi aspetti, tende a rispondere alle nostre proposte, credo sia legittimo da parte nostra intervenire per chiedere alcune integrazioni.
PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, certamente è legittimo. Infatti, il suo nome era già segnato tra quelli dei senatori che sarebbero intervenuti, mentre quello della collega De Petris non era indicato. Se poi mi si dice che può parlare la senatrice De Petris al suo posto, le darò la parola.
In ogni caso, il senatore Salvi ha posto una serie di quesiti molto chiari. Il relatore ha dato la sua risposta, che può essere convincente o meno, non entro nel merito. Ora però dobbiamo procedere. Quando arriveremo all'ordine del giorno G7.200 certamente potrete esprimere le vostre valutazioni. (Commenti della senatrice De Petris). Ascoltiamo prima il parere della rappresentante del Governo e subito dopo, senatrice De Petris, le darò la parola.
ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G7.100, mentre esprime parere contrario sugli ordini del giorno G7.101 e G7.102; accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno G7.103, a condizione che venga soppressa la parola "non" e che alla fine siano aggiunte le altre: "con il coinvolgimento di questi ultimi".
Il Governo accoglie l'ordine del giorno G7.104, mentre invita il presentatore, senatore Caddeo, a ritirare l'ordine del giorno G7.105 in quanto non in armonia con la legislazione vigente. Infatti, già l'articolo 3, comma 114, della legge n. 662 del 1996 prevede che i beni immobili e i diritti reali sugli immobili appartenenti allo Stato situati nei territori delle Regioni a statuto speciale, nonché delle province autonome di Trento e di Bolzano sono trasferiti al patrimonio dei predetti enti territoriali nei limiti e secondo quanto previsto dai rispettivi statuti. Peraltro, tale disposizione è confermata dall'articolo 19, comma 8, della legge n. 448 del 1998.
Il Governo, inoltre, esprime parere contrario sugli ordini del giorno G7.106, G7.107, G7.108, G7.109, G7.110, G7.111, G7.112, G7.113 e G7.114.
Invito poi al ritiro dell’ordine del giorno G7.115, in quanto tratta di una problematica da affrontare in sede di riforma del diritto societario.
Accolgo come raccomandazione gli ordini del giorno G7.116 e G7.117, mentre esprimo parere contrario sull’ordine del giorno G7.118.
Accolgo come raccomandazione l’ordine del giorno G7.119 ed esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G7.120 e G7.121. Accolgo come raccomandazione il G7.122 ed esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G7.123, G7.124 e G7.125.
L’ordine del giorno G7.200 è accolto, conformemente a quanto ha già espresso per la terza volta in quest’Aula il relatore. Riconfermo comunque l’accoglimento di tale ordine del giorno.
Infine, accolgo come raccomandazione l’ordine del giorno G7.127.
PRESIDENTE. Adesso, senatrice De Petris, mi faccia la cortesia, esprima la sua valutazione. Non è successo nulla, come vede, che abbia sconvolto…
DE PETRIS (Verdi-U). Signor Presidente, le volevo sottolineare che noi, pur essendo presentatori di ben ventuno ordini del giorno, non abbiamo potuto parlare, mentre ad altri colleghi che neanche avevano presentato ordini del giorno è stato consentito di intervenire. Questa è un'altra vicenda che non ha facilitato i nostri lavori. Avendo noi presentato degli ordini del giorno, credo che avessimo il diritto di illustrarli e di ribadire una richiesta ben precisa che intendiamo rivolgere al relatore e al Governo, che non so se adesso potranno ulteriormente intervenire per replicare.
Non sto a ripetere le richieste di integrazione all'ordine del giorno del relatore, che sono già state da noi avanzate ampiamente durante gli interventi di illustrazione degli emendamenti, né quelle esposte dal senatore Salvi. Il relatore Vizzini sa perfettamente che noi chiedevamo (e quindi rinnovo con forza questa richiesta) che l’impegno del Governo fosse un po’ più cogente.
Il relatore, se il Governo mi sta a sentire… (Richiami del Presidente). C’è già stato un precedente: per quanto riguarda la questione posta dall’articolo 71 della finanziaria, il Senato all’epoca (lei, signor Presidente, lo ricorderà) votò all’unanimità un ordine del giorno con cui si impegnava il Governo a porre rimedio e a introdurre le modifiche indicate nel primo provvedimento utile.
Questo lo dico, senatore Vizzini, perché si è sostenuto che l’emendamento non poteva essere accolto per motivi tecnici, di tempo, pur avendo noi dato la disponibilità (lo dico affinché rimanga a verbale, così anche il senatore Servello lo potrà ricordare) persino a ritirare gli emendamenti, come sa perfettamente il senatore Vizzini.
Quindi, siccome la motivazione era di ordine squisitamente tecnico e riguardava i tempi, a maggior ragione chiediamo che l'impegno del Governo sia concreto e cioè che nell'ordine del giorno del relatore sia inserita un'integrazione in cui si dica che il Governo si impegna ad accogliere tali modifiche nel primo provvedimento utile e d'urgenza, con la stessa formulazione che è stata già usata in passato. Ciò, ovviamente, darebbe un valore un po’ più concreto all'ordine del giorno in esame. Questa era la richiesta, molto chiara e precisa.
Non ritorno sulle questioni che riguardano i beni demaniali perché credo che oggi sia stato fatto varie volte e che siano ben chiare le motivazioni che hanno portato alla nostra richiesta di integrazione; tuttavia, impegnare concretamente il Governo significa aggiungere la previsione che nel primo provvedimento utile possano essere inserite queste modifiche.
PRESIDENTE. Colleghi, procediamo nell'esame degli ordini del giorno in modo che quando giungeremo all'ordine del giorno G7.200 il relatore, che nel frattempo avrà riflettuto, ci fornirà le sue indicazioni.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G7.100 non verrà posto in votazione.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.101, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.102, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G7.103, il Governo ha dichiarato di accoglierlo come raccomandazione, a condizione che il dispositivo venga così modificato: "impegna il Governo a trasferire, alienare o cartolarizzare beni di rilevanza culturale o ambientale appartenenti a Regioni ed enti locali con il coinvolgimento" - categoria non so quanto pertinente sotto il profilo giuridico - "di questi ultimi".
Sottosegretario Armosino, sono queste le modifiche da lei richieste?
ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Quindi, è stata ribaltata nella sostanza la ratio dell'ordine del giorno, che è tutta un'altra cosa.
L'accoglimento come raccomandazione - mi scusi, onorevole Sottosegretario -non può drasticamente ribaltare il senso di un testo perché altrimenti, con questo criterio, potrebbero essere accolti come raccomandazione tutta una serie di documenti nei quali sarebbe sufficiente cancellare la preposizione negativa od inserirla. Mi sembra abbastanza singolare.
Gli autori di un ordine del giorno hanno titolo a vederlo respinto, accolto o anche modificato ai fini della trasformazione ad esempio in una raccomandazione, ma sempre all'interno della logica formale e sostanziale che caratterizza l'ordine del giorno medesimo, mentre in questo caso tale logica è stata capovolta.
Sottosegretario Armosino, sostanzialmente lei sta chiedendo ai presentatori di ritirare l'ordine del giorno G7.103. (Applausi dei senatori Pagano e Castellani).
ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, io non chiedo di ritirarlo: ho espresso a quest'Aula a quali condizioni l'ordine del giorno G7.103 può essere accolto come raccomandazione. (Commenti dal Gruppo dei Verdi e della senatrice Pagano).
Se i presentatori non intendono accogliere le modifiche proposte, il parere del Governo sull'ordine del giorno è contrario.
PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, che cosa vuole aggiungere? Mi sembrano così chiari i termini della situazione! (Commenti della senatrice Pagano). Senatrice Pagano, lei contro chi protesta?
Senatore Ripamonti, ha facoltà di intervenire.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, impiegherò pochi secondi. Naturalmente speravo che lei avesse sbagliato nel leggere il testo delle modifiche proposte.
Dirò solo che il gioco delle tre carte che sta facendo il Governo su questo provvedimento è venuto allo scoperto perché attorno alla vicenda dei beni storici, ambientali e culturali si dimostra la vera volontà politica del Governo.
La posizione assunta dal Governo in questo momento sull'ordine del giorno G7.103 naturalmente pregiudica anche il parere favorevole del Governo sull'ordine del giorno presentato dal relatore Vizzini, perché prevedere di impegnare il Governo "a trasferire, alienare o cartolarizzare beni di rilevanza culturale e ambientale appartenenti alle Regioni" implica che anche quell'ordine del giorno sarà sottoposto allo stesso giudizio politico, al di là del gioco che si sta facendo per cui si dice di sì ad uno e di no ad un altro.
Signor Presidente, non è possibile continuare a lavorare in questo modo!
D'ANDREA (Mar-DL-U). Domando di parlare.
D'ANDREA (Mar-DL-U). Signor Presidente, essendo senatori e stando in quest'Aula per cercare di comprendere quale direzione di marcia prendono le norme che vengono approvate dall'Assemblea, abbiamo bisogno di capire che cosa significhi che il Governo ritenga di poter riconsiderare trasferibili, alienabili o cartolarizzabili i beni appartenenti a Regioni e ad enti locali.
Se il Governo ci spiega che ha in testa di fare l'operazione Patrimonio S.p.a. a valere non solo sui beni dello Stato ma anche su quelli appartenenti a Regioni e ad enti locali è chiara la correzione rispetto all'ordine del giorno presentato dai colleghi del Gruppo dei Verdi, altrimenti non ha senso.
O non ci stiamo comprendendo oppure vi sono addirittura intenzioni nascoste, per cui l'uso spregiudicato della norma che noi abbiamo lamentato tenderebbe a dilatarsi oltre ogni confine. Su questo il Senato ha bisogno di una parola chiara dal Governo, dal relatore e da coloro che votano a favore. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U, DS-U e Misto-RC).
TURCI (DS-U). Domando di parlare.
TURCI (DS-U). Signor Presidente, la ringrazio di aver richiamato l'attenzione sulla contraddizione che stava nascendo attorno l'ordine del giorno G7.103. Le faccio presente che se lei avesse presieduto la seduta ieri avrebbe bloccato un altro equivoco analogo perché noi abbiamo assistito all'accoglimento da parte del Governo di tre ordini del giorno che contemporaneamente dicevano cose opposte. Tuttavia, non torniamo sulla seduta di ieri, della quale abbiamo approvato il verbale e così sia.
Ora, pensavo che l'ordine del giorno in esame fosse perfino superfluo; a tale proposito invito la sottosegretario Armosino a seguire attentamente il ragionamento perché il suo comportamento penso sia addebitabile alla stanchezza e non ad un disegno politico, altrimenti dovremmo pensare cose peggiori.
In tutto il dibattito abbiamo chiesto alla Sottosegretario, a nome del Governo, se i beni trasferibili alla Patrimonio S.p.a. fossero beni dello Stato o anche degli enti locali. La Sottosegretario ci ha risposto più volte in Commissione e poi in Aula che, non a caso, questa società si chiamerà "Patrimonio dello Stato S.p.a." e non genericamente "Patrimonio S.p.a.", a intendere che solo i beni patrimoniali dello Stato possono andare, per opera del ministro Tremonti, a questa società.
Se adesso ci si viene a dire che non si accoglie o che si vuole rovesciare un ordine del giorno superfluo, dobbiamo pensare il peggio, vale a dire che qui si sta imbrogliando in modo plateale e inaccettabile il Parlamento perché ci si sta dicendo che il ministro Tremonti può prendere un bene patrimoniale, o addirittura demaniale, degli enti locali e delle Regioni e trasferirlo alla società dei suoi amici.
Ma di che cosa stiamo parlando? Sottosegretario, se lei riconosce di essersi sbagliata forse evitiamo una bruttissima figura. Se invece pensa davvero queste cose, lei dovrebbe ritirarsi, chiedere una sospensione del dibattito, andare dal ministro Tremonti, farsi dire che cosa vuol fare e poi venircelo a raccontare. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).
SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la mia firma all’ordine del giorno G7.103.
Chiedo altresì che, qualora non vi sia un chiarimento da parte della Sottosegretario, esso venga votato con scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Sodano Tommaso, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G7.103, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Vedo che ci sono delle luci in più accese. Chiedo ai colleghi di spostarsi. Ci sono tre luci.
PAGANO (DS-U). Sono quattro! È inutile che i colleghi si mettano davanti alle luci!
CONTESTABILE (FI). Ci sono due luci e due senatori.
PRESIDENTE. C’è una tessera doppia.
PAGANO (DS-U). È vero che il senatore D’Onofrio è cattolico, ma non è uno e trino!
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1425
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l’ordine del giorno G7.104 non sarà posto in votazione.
Sull’ordine del giorno G7.105 c’è un invito al ritiro. Senatore Caddeo, lo accetta?
CADDEO (DS-U). No, signor Presidente, naturalmente non lo ritiro.
Voglio però manifestare molta sorpresa per la risposta data dal Governo su quest’ordine del giorno. Vi è una legge costituzionale che all’articolo 14 dice che la Regione (in questo caso la regione Sardegna) succede nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali nell’ambito del suo territorio.
Ora, per applicare questa norma si è raggiunta un’intesa tra lo Stato e la Regione il 21 aprile 1999; successivamente è stato svolto un lungo lavoro, si sono individuati i beni da trasferire, si è fatta anche la ricognizione, per cui manca soltanto la definizione e la firma di un accordo di programma quadro praticamente già definito.
L’ordine del giorno sollecita a sottoscrivere questo accordo e, naturalmente, a non trasferire alla Patrimonio S.p.a. i beni in questione. Se il Governo è contrario all’ordine del giorno mi pare che stia implicitamente ammettendo la possibilità di trasferirli alla suddetta società. E’ un fatto grave, ancor più grave alla luce di quanto è avvenuto rispetto all’ordine del giorno precedente, laddove il Governo ha espressamente manifestato la volontà di vendere e cartolarizzare beni degli enti locali.
Questo mi allarma, signor Presidente; quella che era una cautela da parte mia sta diventando invece una certezza. C’è il rischio reale che vengano trasferiti alla società Patrimonio dello Stato S.p.a. beni pregiatissimi: voglio citare soltanto l’isola dell’Asinara, l’arsenale della Maddalena, beni immobili del lungomare di Cagliari di grande pregio, sui quali c'è l'intesa tacita di darli alla Regione. Si mettono a rischio accordi e intese tacite e si colpisce un diritto considerato comunemente acquisito dalla comunità e dal popolo sardo.
Pertanto, chiedo al Governo di modificare il suo parere e di assumere l’impegno di accelerare la firma dell’accordo di programma quadro. In caso contrario, dovrei ritenere che vi è la volontà del Governo di non firmare più tale accordo e di procedere invece sulla strada di affidare tali beni alla Patrimonio S.p.a. per venderli e cartolarizzarli. Sarebbe gravissimo.
Inoltre, su questo ordine del giorno chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che alle ore 18 decadono tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno. Auspico che si giunga almeno all’ordine del giorno G7.200 del relatore Vizzini, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, testé avanzata dal senatore Caddeo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.105, presentato dal senatore Caddeo.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.106, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.107, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.108, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.109, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.110, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.111, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.112, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
TOIA (Mar-DL-U). Signor Presidente, intervengo sull’ordine dei lavori.
Le confesso che ho qualche imbarazzo a risollevare una questione che più volte in quest’Aula è stata posta dall’opposizione, senza successo. Essa è relativa alla correttezza del nostro voto e alla certezza che l’esito delle votazioni che appare sul tabellone e che determina l’approvazione o il respingimento delle norme che sanciscono la volontà di questo Senato corrisponda effettivamente alla realtà delle presenze in Aula. Ho posto molte volte tale questione, anche per iscritto.
Inoltre, sui giornali leggo che da importanti posizioni della Presidenza di quest’Aula si invoca un’azione moralizzatrice, di correttezza, di corrispondenza del voto. Quindi, all’esterno passa l’idea che la Presidenza sia l’organo e il luogo che decide della veridicità del voto, mentre le nostre voci che si appellano a tale correttezza non appaiono mai, anche perché noi questa battaglia la vogliamo fare qui e non fuori.
Signor Presidente, le faccio presente che l’ultima votazione ha registrato tre voti di scarto; ci sono solo tre voti in più che hanno determinato la bocciatura di quell’ordine del giorno. Ebbene, sono pronta a farvi i nomi di illustri senatori - non perché io abbia particolare attenzione nei loro confronti ma perché, per la loro notorietà, non passano inosservati fra di noi - che risultano aver votato e che sono notoriamente assenti. Sono pronta a fare questi nomi.
Ora, signor Presidente, vengo da lei perché… (Commenti dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI e AN).
PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo parlare la senatrice Toia.
TOIA (Mar-DL-U). Dovreste tacere e ascoltare. I voti fantasma in quest’Aula hanno superato il livello di decenza istituzionale. Lo ripeto: il livello di decenza istituzionale. (Commenti dal Gruppo UDC:CCD-CDU-DE. Richiami del Presidente). Quella decenza a cui tutti noi diciamo di tenere.
Qualche settimana fa le tre responsabili dell’opposizione hanno scritto al Presidente segnalando l’ennesimo caso del genere e hanno avuto il buon gusto, per rispetto delle istituzioni, di non trasmettere alla stampa quella lettera che richiamava - ripeto - i nomi noti che ogni giorno appaiono sui giornali per battaglie esterne a quest’Aula, che risultavano aver partecipato alle votazioni, pur non essendo stati presenti. È successo nuovamente solo due minuti fa.
Signor Presidente, le chiedo di prendere in considerazione questa situazione. Per buon gusto verrò da lei a dirle chi sono, ma voi tutti lo sapete. È più di uno: si tratta di almeno tre persone che risulta abbiano votato e che invece non sono presenti: dunque, quella votazione non è veritiera. Questo è quanto le dico, chiedendole che non sia ignorato come sempre. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U e DS-U).
PRESIDENTE. Senatrice Toia, può senz’altro venire da me. Tenga presente, per quanto mi riguarda e per quanto concerne tutti i colleghi, che non si può non tener conto delle indicazioni dei senatori segretari. Personalmente ho fatto poc’anzi spegnere io stesso alcune luci alle quali mi sembrava non corrispondesse la presenza di colleghi.
Detto questo, la questione è all’attenzione anche della Conferenza dei Capigruppo e quindi in quella sede saranno poi assunte ulteriori determinazioni in merito.
Metto ai voti l’ordine del giorno G7.113, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l’ordine del giorno G7.114, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Senatore Eufemi, accoglie l’invito al ritiro dell’ordine del giorno G7.115?
EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, accolgo l’invito rivoltomi dalla signora Sottosegretario, non senza ribadire, però, la finalità di tale ordine del giorno, teso a mantenere sotto controllo l’area delle partecipazioni pubbliche, superando un deficit di conoscenza.
Lo strumento individuato è l’istituzione del registro centrale telematico delle partecipazioni azionarie pubbliche, che utilizzerebbe le strutture della CONSOB. Quindi, non credo sia indispensabile il collegamento alla riforma del diritto societario, rientrando ciò nella pienezza delle funzioni e della responsabilità del Ministro dell’economia e delle finanze, nel cui ambito rientra anche la CONSOB.
Comunque, accolgo l’invito e ritiro l’ordine del giorno G7.115, ma ribadisco queste irrinunciabili ragioni. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE e AN).
PRESIDENTE. Sull’ordine del giorno G7.116 il Governo si è dichiarato disponibile ad accoglierlo come raccomandazione. Senatore Eufemi, insiste perché sia posto ai voti?
EUFEMI (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, penso che il Governo dovrebbe fare uno sforzo per accoglierlo pienamente, perché si tratta di offrire al Parlamento la conoscenza attraverso una relazione allegata alla Relazione previsionale e programmatica. Non aggiungo altro.
PRESIDENTE. Il Governo ha udito quanto testé detto dal senatore Eufemi?
ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, quando lei mi chiede di intervenire seguendo l'ordine, sono perfettamente preparata a rispondere, ma quando devo tornare su un argomento già affrontato normalmente ho bisogno di un po' tempo per poterlo riesaminare.
Senatore Eufemi, mi sembra che accogliere come raccomandazione questo ordine del giorno - che rappresenta una richiesta assolutamente legittima che lei formula - risponda al suo ragionamento e quindi le ribadisco il parere già espresso.
PRESIDENTE. Non insistendo il senatore Eufemi per la sua votazione, l’ordine del giorno G7.116 non sarà posto ai voti.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno G7.117 il relatore ha espresso parere contrario e il Governo lo accoglierebbe come raccomandazione.
Senatore Turci, insiste per la votazione?
TURCI (DS-U). Signor Presidente, vorrei ricordare all'Aula e al Governo che con quest'ordine del giorno ci siamo sforzati - tra l'altro porta la firma di componenti di tutti i Gruppi dell'opposizione - di fornire un'interpretazione logica e sistematica di ciò che abbiamo lungamente discusso in Commissione bilancio e finanze. Dopo una discussione molto faticosa, di cui i Presidenti delle due Commissioni potrebbero essere testimoni, siamo arrivati in quella sede, con l'apporto del Governo, a concludere che i rapporti tra le due società di cui ci stiamo occupando siano nettamente distinti, cioè che, attraverso una sorta di cordone ombelicale, non sia possibile operare un passaggio di beni o di azioni dall'una all'altra società.
Questo è un elemento decisivo della natura delle due società e del loro possibile ruolo. Siccome gli emendamenti non sono stati accolti, abbiamo compiuto lo sforzo come scolari diligenti di riassumere, in questo ordine del giorno, il senso di questo dibattito.
A questo punto, non solo non sono accolti gli emendamenti, ma al massimo il nostro ordine del giorno viene accolto come raccomandazione. E' chiaro che non siamo più ad un livello di serietà accettabile. Pertanto, chiediamo che l'ordine del giorno sia messo in votazione.
PRESIDENTE. Non so se il Governo intende modificare la sua offerta di accoglimento solo come raccomandazione.
Sto aspettando che dal Governo mi giunga una risposta, sicuramente preparatissima. Bisognerebbe che la onorevole rappresentante del Governo ascoltasse quello che dice il Presidente…
ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Ribadisco…
PRESIDENTE. …e che non lo interrompesse!
ARMOSINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Infatti, ribadisco quanto espresso, nel senso che accolgo l'ordine del giorno come raccomandazione.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G7.117, presentato dal senatore Turci e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.118, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Sull'ordine del giorno G7.119 il Governo si è dichiarato disponibile ad accoglierlo come raccomandazione.
Senatore Ripamonti, insiste per la votazione?
RIPAMONTI (Verdi-U). Non insisto.
PRESIDENTE. Non insistendo i presentatori per la sua votazione, l'ordine del giorno G7.119 non sarà posto ai voti.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.120, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.121, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
L'ordine del giorno G7.122 è stato accolto dal Governo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Non insistendo i presentatori per la sua votazione, l'ordine del giorno G7.122 non sarà posto ai voti.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.123, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.124, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
Metto ai voti l'ordine del giorno G7.125, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.
L'ordine del giorno G7.200 è stato accolto dal Governo.
SALVI (DS-U). Signor Presidente, ho posto un quesito al quale, forse per mia lacuna di intendimento, non ho avuto risposta. Lo ripropongo perché ciascuno si assuma la propria responsabilità.
Il lido del mare, le spiagge, le rade e i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e gli altri beni di cui parla l'articolo 822, comma 1, del codice civile rientrano, se non nella legge, almeno in questo ordine del giorno con la dichiarazione di inalienabilità?
Richiamo l'attenzione del senatore Vizzini sul fatto che il suo ordine del giorno rischia di essere peggiore del male, perché nel secondo periodo cita il trasferimento di beni di valore artistico, storico e paesaggistico con riferimento al decreto legislativo n. 490 del 1999. Ma fra i beni contemplati da quel provvedimento vi sono esattamente i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri, e prosegue un elenco nel quale sono richiamati praticamente gli stessi beni di cui al comma 1 dell'articolo 822 citato ai fini della tutela ambientale e paesaggistica.
Nel suo ordine del giorno tali beni sono considerati trasferibili.
Ciò corrisponde al suo intendimento? Senatore Vizzini, ho apprezzato il suo tentativo in questi giorni, ma se questo è il contenuto, le suggerirei di ritirare l'ordine del giorno perché fa danno.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, anche noi abbiamo avanzato una richiesta di integrazione finalizzata a rendere l'ordine del giorno un po' più prescrittivo, per far sì che l'atto di indirizzo assuma un'efficacia tale da rassicurare il Parlamento e da recepire il dibattito svoltosi in questi giorni.
Abbiamo chiesto di aggiungere dopo le parole "impegna il Governo" le seguenti: "ad inserire nel primo provvedimento utile e di urgenza una modifica al comma 10 dell'articolo 7 del decreto-legge n. 63 del 2002 che stabilisca", e poi segue il testo dell'ordine del giorno presentato dal senatore Vizzini.
Condivido l'argomentazione del senatore Salvi, secondo cui sarebbe opportuna una riflessione circa il secondo punto dell'ordine del giorno. Vorrei però sottoporre all'Assemblea un'ulteriore considerazione di ordine politico, che a questo punto si rende necessaria. Abbiamo compreso tutti il merito della questione; è opportuna una riflessione di carattere politico.
Sono convinto che in questa vicenda il Governo abbia fatto il gioco delle tre carte. Inizialmente è stata data la possibilità al relatore di presentare un emendamento, più o meno concordato con le associazioni ambientaliste. In seguito è stato affermato che l'emendamento non era utile perché Berlusconi e Tremonti hanno dichiarato che la Costituzione ci garantisce al riguardo. Proseguendo questo gioco, è stato ritirato l'emendamento ed è stato presentato un ordine del giorno assolutamente inefficace. State prendendo in giro non soltanto le associazioni ambientaliste, che fanno il loro mestiere, ma anche questa Assemblea, la serietà del dibattito svoltosi, gli argomenti addotti e l'importanza dei temi sottoposti alla valutazione.
Non è possibile strumentalizzare il Parlamento in questo modo; non è possibile formulare un ordine del giorno che non risponde assolutamente alle necessità che abbiamo segnalato. Se il testo dell'ordine del giorno resta immutato, preannunzio il voto contrario del Gruppo Verdi-L'Ulivo.
VIZZINI, relatore. Signor Presidente, credo di aver fornito nel mio precedente intervento alcuni chiarimenti. Devo precisare che quando si parla di trasferimento di beni, non si parla di alienazione. I beni sono trasferiti, e non alienati, alla società Patrimonio S.p.a. L'alienazione ha una disciplina differente dal trasferimento.
Aggiungo peraltro che l'articolo 7, comma 1, a seguito di un inserimento disposto dalla Camera dei deputati, menziona la necessità del rispetto dei requisiti e delle finalità propri dei beni pubblici, per cui qualunque tentativo di alienazione fatto al di fuori di questi princìpi sarebbe impugnabile perché violerebbe una legge dello Stato.
E' evidente - lo ripeto ancora - che la complessità della materia, anche per le circostanze in cui viene dibattuta, comporterà un raccordo all’interno del Governo per mettere insieme il contenuto dell’ordine del giorno con quanto già previsto dalla legge.
Ho già chiesto e chiedo formalmente, perché resti agli atti, che, una volta esperita questa fase, il Governo si presenti nelle competenti Commissioni parlamentari, che si occupano delle questioni riguardanti il patrimonio storico, artistico e culturale del Paese, per spiegare, infine, qual è il procedimento da seguire prima che si mettano in moto i meccanismi previsti dalla società Patrimonio dello Stato S.p.a.
A me pare che queste garanzie siano sufficienti per evitare ciò che era stato paventato, e lo dico con grande franchezza anche perché credo che siamo tutti ormai stanchi.
Il G7.200 altro non è che la traduzione in ordine del giorno di un emendamento predisposto dal mondo degli ambientalisti, quindi non capisco come questo testo potesse andare bene come emendamento mentre non va più bene nel momento in cui viene trasformato in ordine del giorno. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC:CCD-CDU-DE).
Pregherei, pertanto, di procedere perché questo è ciò che il relatore può fare, attese le circostanze nelle quali stiamo concludendo i lavori.
FRANCO Paolo, relatore. Domando di parlare.
FRANCO Paolo, relatore. Signor Presidente, vorrei soltanto ricordare ciò che già in Commissione e in quest’Aula ho detto rammentando che il dettato dell'articolo 7 prevede che: "Il trasferimento non modifica il regime giuridico, previsto dagli articoli 823 e 829, primo comma, del codice civile, dei beni demaniali trasferiti".
Ho anche letto (ma non lo ripeterò) cosa recitano questi due articoli del codice civile. Pertanto, ribadisco che la condizione giuridica dei beni demaniali che verranno trasferiti alla Patrimonio S.p.a. rimane invariata e, quindi, la tutela non sarà assolutamente inficiata né prima, né dopo la conversione del decreto-legge.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, vorrei ricordare al senatore Vizzini che, nel suo intervento ieri in discussione generale, aveva fatto espresso riferimento alla possibilità di accogliere, trasformando il suo emendamento in ordine del giorno, la procedura seguita per la finanziaria; ma neanche in questa sua ultima replica ha ripreso tale questione.
Poiché noi riteniamo importante questo passaggio, nel caso voglia fornirci una risposta, noi di Rifondazione siamo disposti a votare a favore; diversamente, senza l’impegno del Governo a concretizzarlo nel primo provvedimento utile dando maggiore garanzia alla luce del dibattito svolto in questi giorni in Aula, non possiamo aderire alla sua sollecitazione.
Inviterei nuovamente il senatore Vizzini e il Governo a mantenere l’impegno che pure avevano assunto nel corso della discussione generale della giornata di ieri.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, premesso che su questo ordine del giorno presentato dal relatore il Governo ha espresso parere favorevole e che, quindi, non verrà posto in votazione, se il relatore vuole integrare ulteriormente, solo per una ulteriore puntualizzazione, lo faccia, altrimenti - ripeto - l’ordine del giorno si intende accolto.
Lascio a lei, senatore Vizzini, la determinazione proprio perché voglio che ci sia il massimo soddisfacimento delle richieste di chiarimento avanzate dall’opposizione.
VIZZINI, relatore. Signor Presidente, ho espresso questo auspicio, giustamente ricordato, nell’intervento di ieri. A questo punto dei lavori, non credo di essere in grado di impegnare il Governo, qui rappresentato dalla pur autorevole sottosegretario Armosino (Commenti del senatore Ripamonti), nella sede del Consiglio dei ministri. Sono comunque andato oltre dicendo che il Senato può impegnare il Governo a riferire, nelle competenti Commissioni, prima che inizi l'attività la società Patrimonio dello Stato S.p.a..
Ritengo che questo sia più un compito del Senato, mentre per quanto riguarda un’espressione della volontà del Governo nella sede del Consiglio dei ministri nella sua collegialità, probabilmente, il sottosegretario Armosino non è autorizzato ad impegnarsi.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l’ordine del giorno G7.200 non verrà posto in votazione.
Il Governo si è dichiarato disponibile ad accogliere l'ordine del giorno G7.127 come raccomandazione.
Non insistendo i presentatori per la sua votazione, l’ordine del giorno G7.127 non sarà posto ai voti.
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 8, che invito i presentatori ad illustrare.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, svolgerò brevemente un'illustrazione generale su tutte le proposte emendative presentate all'articolo 8.
Questo articolo prevede la costituzione della società Infrastrutture S.p.a., il cui obiettivo è quello di reperire i fondi necessari per realizzare, appunto, le infrastrutture. Questa società si configura come un istituto di credito speciale che opera in violazione del regime di concorrenza. Questo per ovvi motivi; infatti, può concedere prestiti a tassi più bassi, sfruttando le garanzie dello Stato. Credo che questo sia già un elemento sufficiente per far riflettere l'Aula.
In questo modo a me sembra che lo Stato intervenga per distorcere il mercato. Si crea una sorta di mercato finto, permettendo così allo Stato di scavalcare i vincoli di bilancio e il patto comunitario, generando debito sotto la linea.
Con questa società si aggirano i vincoli di Maastricht utilizzando i soldi e le garanzie pubbliche, facendo passare tutta l'operazione come se fosse un'iniziativa privata.
Sappiamo tutti che la finanza di progetto è ferma perché i privati non hanno assolutamente intenzione di sganciare una lira. E allora, il liberista Tremonti ricorre ai soldi e alle garanzie pubbliche per realizzare la "cura del cemento" facendole passare per iniziative private.
Per questi motivi, riteniamo che questa società non debba realizzarsi e, pertanto, proponiamo la soppressione dell'articolo 8.
D'AMICO (Mar-DL-U). Signor Presidente, i miei emendamenti partono dalla proposta di soppressione dell'articolo e proseguono con una serie di interventi nel merito. La logica è la seguente: se si vuol fare quest'operazione, c'è un modo pulito per realizzarla. È possibile accrescere il contributo privato al finanziamento degli investimenti pubblici utilizzando gli strumenti che sono stati adottati nel resto del mondo.
La procedura è molto semplice. Si stima quali flussi di cassa sono in grado di generare alcuni investimenti pubblici e quanti pedaggi verranno pagati. Sulla base di questo si stima quali risorse finanziarie è possibile reperire sul mercato perché saranno garantite da quei flussi di cassa: la differenza ce la mette lo Stato. Si aggiudica il diritto a compiere l'opera chi partecipa ad un'asta al ribasso sul contributo pubblico.
Questo è lo schema che consente di accrescere il finanziamento privato delle opere pubbliche. Nello schema non c'è un intermediario pubblico. Coinvolgere in questa operazione, come fa l'articolo 8 del decreto-legge alla nostra attenzione, un intermediario pubblico fa sì che i rischi ricadano tutti sullo Stato. È prevista la possibilità che lo Stato garantisca le passività di questo soggetto e ormai è pacifico - insisto su questo punto dal primo giorno in cui in Commissione si è cominciato a discutere di tale questione - che le garanzie che lo Stato presta comportano un onere di finanza pubblica, e che quindi necessiterebbero della copertura finanziaria ai sensi dell'articolo 81, mentre nel caso di specie ne sono prive. I rischi complessivi sono a carico dello Stato.
La scelta di quali infrastrutture realizzare nello schema pulito si realizza nel circuito parlamentare perché è il Parlamento che nella legge di bilancio ogni anno stabilisce di accantonare delle risorse, che sono pari all'entità del contributo pubblico stimato necessario, per esempio, per realizzare lo stretto di Messina. Ma nella proposta alla nostra attenzione la scelta di quali opere saranno realizzate viene del tutto sottratta al circuito parlamentare, perché deriva dalle scelte di finanziamento che farà o meno la società Infrastrutture S.p.a..
Penso al fatto che, ancora alcuni mesi fa, in quest’Aula i colleghi della maggioranza si sono affannati a discutere fra loro perché in finanziaria venisse inserito il finanziamento di un certo ponte piuttosto che di una certa strada. Vorrei far presente ai colleghi della maggioranza che quel giochino non lo potranno fare più, che chi vuole che venga finanziata un’opera pubblica dovrà andare a chiederlo al Ministro dell’economia in quanto titolare del potere di indirizzo sulla società Infrastrutture S.p.a..
Ma questo è uno schema ricorrente: avete presente cosa comporta, per esempio, l’abolizione dell’IRAP, della quale quest’Aula sarà chiamata a discutere fra poco? Comporta il fatto che i vostri governatori dovranno andare ogni anno dal Ministro dell’economia a chiedere le risorse necessarie per i servizi essenziali che sono chiamati a svolgere.
Per tutti questi motivi noi siamo contrari a che questa società nasca e proviamo a correggere nel merito le sue modalità di funzionamento.
L’altra questione che considero ancora irrisolta e che ho sollevato più volte è quella dei legami impropri, che sono possibili alla luce del testo che stiamo per votare, fra Patrimonio dello Stato S.p.a. e Infrastrutture S.p.a.: la nostra ipotesi è che questi legami impropri debbano essere totalmente sciolti. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
TURCI (DS-U). Signor Presidente, noi abbiamo riflettuto senza pregiudizio su come si possa incoraggiare il project financing nel nostro Paese, perché - lo sappiamo, è un dato acquisito - è una tecnica di finanziamento da parte dei privati su opere pubbliche capaci di produrre reddito. Essa non ha trovato finora un’applicazione adeguata, non solo peraltro nel nostro Paese, perché, se escludiamo l’Inghilterra, credo che in Europa siano pochi i Paesi che registrano adeguati sviluppi di project financing.
Tuttavia, la riflessione su questa società che il Governo ci propone di costituire ci ha portato alla conclusione che essa non è assolutamente idonea al fine che si dichiara di voler ottenere. Ha già detto bene ora il collega D’Amico - e non voglio aggiungere altre parole alle sue - su quello che sarebbe necessario in Italia per dare più respiro al project financing.
Guardate che, oltre a quantificare con precisione la quota di finanziamento pubblico a fondo perduto che deve integrare l’investimento dei privati in determinate opere suscettibili di utilizzazione del project financing, occorre dare più certezza per quello che riguarda i tempi e le procedure di approvazione dei progetti e di esecuzione delle opere.
Invece noi qui ci inventiamo un marchingegno incredibile, che ricorda un precedente non particolarmente fortunato e approvabile: la nascita della TAV. Quando si diede vita alla società per l’alta velocità, se ricordo bene la storia di quegli anni, si inventò un meccanismo per cui le banche e altri soggetti privati intervenivano nel capitale della TAV, ma il Ministero del tesoro garantiva la redditività del loro investimento. Ma, scusate, in questo caso si trattava semmai di un prestito, non di una partecipazione al capitale.
Qui in qualche modo si inventa una società parabancaria che dovrebbe svolgere le stesse funzioni, a rischio, naturalmente, del patrimonio dello Stato che verrebbe concesso a questa società e delle fideiussioni del Ministro dell’economia. Ma, poiché non avremo modo di discutere i singoli emendamenti, aggiungo un ulteriore argomento che ci induce a contrastare fortemente la nascita di questa società.
Nelle finalità indicate nel comma 3 dell’articolo 8, oltre a quella di sostenere le opere di project financing, c’è una frase che da sola è un monumento, ed è quella che il senatore Grillo, come relatore nella Commissione lavori pubblici, ha messo sotto accusa. Si dice, alla lettera b) di questo comma 3, che la società in questione "concede finanziamenti sotto qualsiasi forma finalizzati ad investimenti per lo sviluppo economico".
Qui siamo alla moltiplicazione di tutte le forme di società a partecipazione statale, dall’IRI, per citare la più nobile, fino alla GEPI, compresa la Cassa per il mezzogiorno e quant’altro. Ora, è incredibile che con due righe di un decreto-legge si pensi di riproporre in Italia una stagione di partecipazioni statali, senza nessuna forma di garanzia e di trasparenza. Da questo punto di vista, che una simile norma sia dentro un decreto-legge è francamente inammissibile. Mi domando con quale logica si possa pensare di cambiare la Costituzione materiale di questo Paese attraverso un decreto-legge. (Applausi dai Gruppi DS-U e Verdi-U e del senatore Del Turco).
ACCIARINI (DS-U). Signor Presidente, sarò brevissima, anche perché l’intervento del senatore Turci in realtà ha inquadrato perfettamente il problema. Mi soffermerò allora su un punto che è, però, altrettanto importante: il tema delle garanzie.
Successivamente al punto che illustrava il collega Turci, nel comma 3 dell’articolo 8 si dice: "Inoltre, la società concede garanzie per le finalità di cui alle lettere a) e b)". Noi sappiamo che tra le garanzie normalmente più interessanti ci sono quelle sui beni immobili.
Allora utilizzo questi ultimi minuti per lanciare un grave allarme. Mi spiace, non mi sento affatto tranquillizzata da quanto è stato fatto attraverso l’ordine del giorno, proprio per quanto lo stesso relatore ha ammesso di non poter dire e fare. Mi sento altresì molto inquieta per quanto ha detto il Governo quando, nell’esprimere il parere sull’ordine del giorno, ha ipotizzato la possibilità di alienare e cartolarizzare beni ambientali appartenenti a Regioni ed enti locali.
Vorrei che da questo momento tutti i cittadini italiani stessero attenti a cosa può succedere perché, come sappiamo, spesso la garanzia può condurre il bene ad una sorte preoccupante per un Paese che ha un grande patrimonio culturale di cui è responsabile non solo in questo momento, ma anche per le generazioni future e nei confronti di qualcosa che supera i confini dell’Italia. Siamo responsabili per tutta l’umanità, stiamo mercificando il patrimonio di tutti: è una grande responsabilità! (Applausi dai Gruppi DS-U, Misto-RC e Misto-Com).
PRESIDENTE. Colleghi, poiché sono le ore 18, ritengo che non si possa ulteriormente procedere nell’illustrazione degli emendamenti. Come preannunciato all’inizio della seduta, infatti, a partire da questo momento avranno inizio le dichiarazioni di voto finali. Si intendono pertanto decaduti i restanti emendamenti.
CARRARA (Misto-MTL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
CARRARA (Misto-MTL). Signor Presidente, colleghi senatori, onorevole rappresentante del Governo, solo alcune brevi considerazioni per annunciare il voto favorevole del mio Gruppo al provvedimento in esame.
Anche in questo caso un provvedimento legislativo di iniziativa governativa si pone alla nostra attenzione per il carattere fortemente innovativo delle norme in esso contenute. Infatti, pur trattando argomenti così disparati tra loro, contiene alcune previsioni particolarmente incisive, quali l’istituzione della Patrimonio dello Stato S.p.a. e della Infrastruttre S.p.a..
Attraverso l’adozione di questi nuovi strumenti operativi si intende raggiungere un duplice obiettivo: per un verso si vuole perseguire la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, per un altro snellire le procedure burocratiche necessarie alla costruzione delle grandi opere infrastrutturali.
Il tema della insufficiente valorizzazione del patrimonio pubblico è stato nel tempo oggetto di discussione, ma non si sono registrati fino ad ora interventi tesi a rendere utilizzabili e produttivi beni patrimoniali che in non pochi casi versano in stato di abbandono, che non producono reddito ma solo costi per la collettività. Al riguardo, un piccolo inciso per dissentire da quanti ritengono che in questo modo ci si avvii a realizzare una dismissione dissimulata del patrimonio immobiliare pubblico.
Penso sia sufficiente a dimostrare l’infondatezza di questi timori quanto proposto dalla Camera ad integrazione della stesura originaria del decreto governativo, lì dove in merito alla valorizzazione, gestione e alienazione del patrimonio dello Stato si afferma che questa avvenga nel rispetto dei requisiti e delle finalità proprie dei beni pubblici.
La previsione della società Infrastrutture S.p.a. è la logica e coerente conseguenza per realizzare quanto approvato nel corso della discussione sul provvedimento per il rilancio dell’economia e delle infrastrutture. L’Italia soffre le conseguenze di un ritardo strutturale nel completamento delle grandi reti di comunicazione. Gran parte delle difficoltà incontrate dal nostro Paese nel competere sul mercato internazionale sono addebitabili proprio a questo ritardo.
Da qui le ragioni che motivano il nostro consenso rispetto a provvedimenti che, fatte salve le più elementari regole per il rispetto dell’ambiente, agevolano la realizzazione delle grandi opere pubbliche di cui l’Italia ha urgente bisogno.
Per concludere, un’ultima considerazione su quanto disposto per contenere il costo dei farmaci. Le cronache di questi giorni dimostrano quanto sia complicato contenere la spesa sanitaria. Anche in questo caso si interviene in modo incisivo sulla normativa inerente le modalità degli interventi di finanziamento della spesa sanitaria e, pur valutando positivamente quanto previsto dagli articoli 3 e 4, riteniamo ribadire quanto già anticipato in sede di discussione in Commissione sanità: la necessità di una valutazione più analitica delle conseguenze finanziarie del provvedimento in discussione, in special modo rispetto al trasferimento di determinate competenze in capo alle Regioni; l’opportunità di comprendere gli interventi nel campo della ricerca e della didattica da parte di imprese private, in un quadro complessivo di normativa che tenda a favorire la spesa per l’innovazione; la necessità di abbandonare la sporadicità di intervento sui meccanismi di adeguamento della spesa farmaceutica in un piano complessivo, razionale e almeno di medio periodo.
L’insieme di queste ragioni, sostanzialmente riconducibili alla volontà di procedere alla modernizzazione del nostro Paese, ci confortano nella decisione di confermare il nostro voto favorevole al provvedimento

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