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Timestamp: 2019-06-19 14:49:49+00:00

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Il Libro di Urantia, Fascicolo 142. La Pasqua a Gerusalemme
Il Libro di Urantia - Fascicolo 142. La Pasqua a Gerusalemme
Fascicolo 142. La Pasqua a Gerusalemme
§ 1. L’insegnamento nel tempio
§ 2. La collera di Dio
§ 3. Il concetto di Dio
§ 4. Flavio e la cultura greca
§ 5. Il discorso sulla certezza
§ 6. L’incontro con Nicodemo
§ 7. La lezione sulla famiglia
§ 8. Nella Giudea meridionale
142:0.1 (1596.1) DURANTE il mese d’aprile Gesù e gli apostoli lavorarono a Gerusalemme, uscendo dalla città tutte le sere per passare la notte a Betania. Gesù passava una o due notti per settimana a Gerusalemme a casa di Flavio, un Ebreo greco, dove molti eminenti Ebrei venivano in segreto a consultarlo.
142:0.2 (1596.2) Nel corso del primo giorno a Gerusalemme, Gesù fece una breve visita al suo vecchio amico, Anna, un tempo sommo sacerdote e parente di Salomè, moglie di Zebedeo. Anna aveva sentito parlare di Gesù e dei suoi insegnamenti, e quando Gesù si presentò a casa del sommo sacerdote, fu ricevuto con molte riserve. Quando Gesù percepì la freddezza di Anna, si congedò immediatamente, dicendo mentre andava via: “La paura è la principale schiavitù dell’uomo e l’orgoglio la sua gran debolezza; ingannerai te stesso rendendoti schiavo di questi due distruttori della gioia e della libertà?” Ma Anna non rispose nulla. Il Maestro non rivide più Anna fino al momento in cui sedette con suo genero per giudicare il Figlio dell’Uomo.
142:1.1 (1596.3) Per tutto questo mese Gesù o uno degli apostoli insegnarono quotidianamente nel tempio. Quando le folle della Pasqua erano troppo numerose per avere accesso all’insegnamento nel tempio, gli apostoli conducevano molti gruppi d’insegnamento fuori della cinta sacra. Il tema principale del loro messaggio era:
142:1.2 (1596.4) 1. Il regno dei cieli è a portata di mano.
142:1.3 (1596.5) 2. Avendo fede nella paternità di Dio voi potete entrare nel regno dei cieli, divenendo così figli di Dio.
142:1.4 (1596.6) 3. L’amore è la regola di vita nel regno — la devozione suprema a Dio, amando nel contempo il vostro prossimo come voi stessi.
142:1.5 (1596.7) 4. L’obbedienza alla volontà del Padre, che produce i frutti dello spirito nella propria vita personale, è la legge del regno.
142:1.6 (1596.8) Le moltitudini che venivano a celebrare la Pasqua ascoltavano questo insegnamento di Gesù, e centinaia di loro si rallegravano della buona novella. I capi civili e religiosi degli Ebrei cominciarono a preoccuparsi seriamente di Gesù e dei suoi apostoli e discussero tra di loro la condotta da tenere nei loro confronti.
142:1.7 (1596.9) In aggiunta al loro insegnamento nel tempio e nei pressi dello stesso, gli apostoli ed altri credenti erano impegnati a svolgere molto lavoro personale tra le folle della Pasqua. Questi uomini e donne interessati portarono la notizia del messaggio di Gesù da questa celebrazione della Pasqua fino alle parti più lontane dell’Impero Romano ed anche in Oriente. Questo fu l’inizio della diffusione del vangelo del regno nel mondo esterno. L’opera di Gesù non era più limitata alla Palestina.
142:2.1 (1597.1) C’era a Gerusalemme ad assistere alle festività della Pasqua un certo Giacobbe, un ricco commerciante ebreo di Creta, che venne da Andrea a chiedere di vedere Gesù in privato. Andrea combinò questo incontro segreto con Gesù a casa di Flavio per la sera del giorno successivo. Quest’uomo non riusciva a comprendere gli insegnamenti del Maestro e veniva perché desiderava informarsi più completamente sul regno di Dio. Giacobbe disse a Gesù: “Ma, Rabbi, Mosè e gli antichi profeti ci dicono che Yahweh è un Dio geloso, un Dio di grande collera e d’ira crudele. I profeti dicono che odia i peccatori e si vendica di coloro che non obbediscono alla sua legge. Tu ed i tuoi discepoli c’insegnate che Dio è un Padre compassionevole e buono che ama talmente tutti gli uomini da volerli accogliere in questo nuovo regno dei cieli, che tu proclami essere così vicino.”
142:2.2 (1597.2) Quando Giacobbe ebbe finito di parlare, Gesù rispose: “Giacobbe, tu hai esposto bene gli insegnamenti degli antichi profeti, che istruirono i figli della loro generazione conformemente alla luce del loro tempo. Nostro Padre in Paradiso è immutabile. Ma il concetto della sua natura s’è ampliato ed accresciuto dai giorni di Mosè, attraverso i tempi di Amos e fino alla generazione del profeta Isaia. Ora io sono venuto nella carne per rivelare il Padre in una nuova gloria e per manifestare il suo amore e la sua misericordia a tutti gli uomini su tutti i mondi. Via via che il vangelo di questo regno si diffonderà nel mondo con il suo messaggio d’incoraggiamento e di buona volontà a tutti gli uomini, si stabiliranno maggiori e migliori relazioni tra le famiglie di tutte le nazioni. Con il passare del tempo, i padri ed i loro figli si ameranno di più gli uni con gli altri e saranno così portati ad una migliore comprensione dell’amore del Padre che è nei cieli per i suoi figli sulla terra. Ricordati, Giacobbe, che un padre buono e sincero non solo ama la sua famiglia come un tutto — come una famiglia — ma ama anche veramente e cura affettuosamente ogni singolo membro.”
142:2.3 (1597.3) Dopo una prolungata discussione sul carattere del Padre celeste, Gesù si fermò per dire: “Tu, Giacobbe, essendo padre di una numerosa famiglia, conosci bene la verità delle mie parole.” E Giacobbe disse: “Ma, Maestro, chi ti ha detto che ero il padre di sei figli? Come hai saputo questo sul mio conto?” Ed il Maestro replicò: “Basti dire che il Padre ed il Figlio conoscono ogni cosa, perché in verità essi vedono tutto. Amando i tuoi figli come un padre terreno, tu devi ora accettare come una realtà l’amore del Padre celeste per te — non solo per tutti i figli di Abramo, ma per te, per la tua anima individuale.”
142:2.4 (1597.4) Poi Gesù proseguì a dire: “Quando i tuoi figli sono molto giovani ed immaturi, e devi punirli, essi possono pensare che il loro padre è adirato e pieno di collera risentita. La loro immaturità non permette loro di penetrare al di là della punizione per discernere l’affetto previdente e correttivo del padre. Ma quando questi stessi figli diventano uomini e donne, non sarebbe insensato da parte loro rimanere attaccati a queste antiche e false nozioni sul loro padre? In quanto uomini e donne essi possono ora discernere l’amore del loro padre in tutte queste punizioni di un tempo. E con il passare dei secoli l’umanità non dovrebbe giungere a comprendere meglio la vera natura ed il carattere amorevole del Padre che è nei cieli? Quale profitto trai dall’illuminazione spirituale delle generazioni successive se persisti a vedere Dio come lo videro Mosè ed i profeti? Io ti dico, Giacobbe, che alla brillante luce di quest’ora tu dovresti vedere il Padre come nessuno dei tuoi predecessori l’ha mai visto. E vedendolo così, dovresti rallegrarti di entrare nel regno dove regna un Padre così misericordioso, e dovresti fare in modo che la sua volontà d’amore domini d’ora in poi la tua vita.”
142:2.5 (1598.1) E Giacobbe rispose: “Rabbi, io credo; desidero che tu mi conduca nel regno del Padre.”
142:3.1 (1598.2) I dodici apostoli, la maggior parte dei quali aveva ascoltato questa analisi del carattere di Dio, quella sera posero a Gesù numerose domande sul Padre che è nei cieli. Le risposte del Maestro a queste domande possono essere meglio presentate dal seguente riassunto in termini moderni:
142:3.2 (1598.3) Gesù rimproverò dolcemente i dodici, dicendo in sostanza: non conoscete le tradizioni d’Israele relative alla crescita dell’idea di Yahweh, ed ignorate l’insegnamento delle Scritture concernenti la dottrina di Dio? E poi il Maestro procedette ad istruire gli apostoli sull’evoluzione del concetto di Deità lungo tutto il corso dello sviluppo del popolo ebreo. Egli richiamò l’attenzione sulle seguenti fasi della crescita dell’idea di Dio:
142:3.3 (1598.4) 1. Yahweh — il dio dei clan del Sinai. Questo era il concetto primitivo della Deità che Mosè elevò al livello superiore del Signore Dio d’Israele. Il Padre che è nei cieli non manca mai di accettare l’adorazione sincera dei suoi figli terreni, indipendentemente da quanto grossolano sia il loro concetto della Deità o con quale nome essi simbolizzino la sua natura divina.
142:3.4 (1598.5) 2. L’Altissimo. Questo concetto del Padre celeste fu proclamato da Melchizedek ad Abramo e fu portato lontano da Salem da coloro che credettero successivamente a questa idea ampliata e sviluppata della Deità. Abramo e suo fratello lasciarono Ur a causa dell’istituzione dell’adorazione del sole, e divennero credenti nell’insegnamento di Melchizedek di El Elyon — l’Altissimo Dio. Il loro era un concetto composito di Dio, consistente in un miscuglio di loro antiche idee mesopotamiche e della dottrina dell’Altissimo.
142:3.5 (1598.6) 3. El Shaddai. In quest’epoca remota molti Ebrei adoravano El Shaddai, il concetto egiziano del Dio del cielo, che essi avevano imparato a conoscere durante la loro prigionia nella regione del Nilo. Molto tempo dopo l’epoca di Melchizedek questi tre concetti di Dio si fusero insieme per formare la dottrina della Deità creatrice, il Signore Dio d’Israele.
142:3.6 (1598.7) 4. Elohim. Dai tempi di Adamo l’insegnamento della Trinità del Paradiso è persistito. Non ricordate come le Scritture comincino con l’affermazione che “All’inizio gli Dei crearono i cieli e la terra”? Ciò indica che quando quel passaggio fu redatto, il concetto della Trinità di tre Dei in uno aveva trovato posto nella religione dei nostri antenati.
142:3.7 (1598.8) 5. Il Supremo Yahweh. Ai tempi di Isaia queste credenze su Dio si erano allargate nel concetto di un Creatore Universale che era ad un tempo onnipotente ed infinitamente misericordioso. E questo concetto di Dio in evoluzione ed in ampliamento soppiantò praticamente ogni idea precedente della Deità nella religione dei nostri padri.
142:3.8 (1598.9) 6. Il Padre che è nei cieli. Ed ora noi conosciamo Dio come nostro Padre che è nei cieli. Il nostro insegnamento fornisce una religione in cui il credente è un figlio di Dio. Questa è la buona novella del vangelo del regno dei cieli. Coesistenti con il Padre vi sono il Figlio e lo Spirito, e la rivelazione della natura e del ministero di queste Deità del Paradiso continuerà ad ampliarsi e a risplendere nel corso delle ere senza fine della progressione spirituale eterna dei figli ascendenti di Dio. In ogni tempo e durante tutte le ere l’adorazione sincera di ogni essere umano — per quanto concerne il progresso spirituale individuale — è riconosciuta dallo spirito interiore come un omaggio reso al Padre che è nei cieli.
142:3.9 (1599.1) Mai prima gli apostoli erano stati così scossi come lo furono nell’ascoltare questa esposizione della crescita del concetto di Dio nella mente degli Ebrei delle generazioni precedenti; essi erano troppo sconvolti per porre delle domande. Mentre stavano seduti in silenzio davanti a Gesù, il Maestro proseguì a dire: “Ed avreste conosciuto queste verità se aveste letto le Scritture. Non avete letto in Samuele dov’è detto: ‘E la collera del Signore si accese contro Israele, al punto che egli spinse Davide contro di loro dicendo: va a numerare Israele e Giuda’? E ciò non era strano perché al tempo di Samuele i figli di Abramo credevano veramente che Yahweh creasse sia il bene che il male. Ma quando uno scrittore successivo narrò questi avvenimenti dopo l’ampliamento del concetto ebraico della natura di Dio, non osò attribuire il male a Yahweh, perciò disse: ‘E Satana si elevò contro Israele ed incitò Davide a numerare Israele’. Non riuscite a discernere che questi passaggi delle Scritture mostrano chiaramente come il concetto della natura di Dio continuò a crescere di generazione in generazione?
142:3.10 (1599.2) “Voi avreste anche dovuto discernere la crescita della comprensione della legge divina in perfetta armonia con questi concetti in ampliamento della divinità. Quando i figli d’Israele uscirono dall’Egitto in una data anteriore alla rivelazione ampliata di Yahweh, avevano dieci comandamenti che servirono come loro legge fino al tempo in cui si accamparono davanti al Sinai. E questi dieci comandamenti erano:
142:3.11 (1599.3) “1. Non adorerete nessun altro dio, perché il Signore è un Dio geloso.
142:3.12 (1599.4) “2. Non farete statue fuse di dei.
142:3.13 (1599.5) “3. Non dimenticherete di osservare la festa del pane azzimo.
142:3.14 (1599.6) “4. Di tutti i maschi degli uomini o del bestiame, i primogeniti sono miei, dice il Signore.
142:3.15 (1599.7) “5. Per sei giorni potete lavorare, ma il settimo giorno vi riposerete.
142:3.16 (1599.8) “6. Non mancherete di osservare la festa dei primi frutti e la festa del raccolto alla fine dell’anno.
142:3.17 (1599.9) “7. Non offrirete il sangue di nessun sacrificio con pane lievitato.
142:3.18 (1599.10) “8. Il sacrificio della festa di Pasqua non sarà lasciato sul posto fino al mattino.
142:3.19 (1599.11) “9. Le primizie dei primi frutti della terra le porterete alla casa del Signore vostro Dio.
142:3.20 (1599.12) “10. Non farete bollire un capretto nel latte di sua madre.
142:3.21 (1599.13) “E poi, in mezzo ai lampi e ai tuoni del Sinai, Mosè diede loro i nuovi dieci comandamenti, che ammetterete tutti essere espressioni più degne di accompagnare l’ampliamento dei concetti della Deità di Yahweh. E non avete mai notato la doppia registrazione di questi comandamenti nelle Scritture, dove nel primo caso la liberazione dall’Egitto è data come ragione per osservare il sabato, mentre nella registrazione successiva le credenze religiose in evoluzione dei nostri antenati richiesero che ciò fosse cambiato nel riconoscimento del fatto della creazione come motivo per osservare il sabato?
142:3.22 (1599.14) “E poi vi ricorderete che ancora una volta — al tempo spiritualmente molto più illuminato di Isaia — questi dieci comandamenti negativi furono cambiati nella grande e positiva legge dell’amore, l’ingiunzione di amare Dio sopra ogni cosa ed il vostro prossimo come voi stessi. Ed è questa legge suprema d’amore per Dio e per gli uomini che vi proclamo anch’io come costituente il dovere totale degli uomini.”
142:3.23 (1600.1) E quando ebbe finito di parlare, nessuno gli pose una domanda. Essi andarono a dormire, ciascuno per proprio conto.
142:4.1 (1600.2) Flavio, l’Ebreo greco, era un proselito dell’entrata, non essendo stato né circonciso né battezzato; e poiché egli era un grande amante della bellezza nell’arte e nella scultura, la casa che occupava quando soggiornava a Gerusalemme era un edificio bellissimo. Questa casa era squisitamente adorna di tesori senza prezzo che aveva acquistato qua e là nei suoi viaggi per il mondo. Quando pensò per la prima volta d’invitare Gesù a casa sua, egli temé che il Maestro potesse offendersi alla vista di queste cosiddette immagini. Ma Flavio rimase gradevolmente sorpreso quando Gesù entrò in casa, ed invece di rimproverarlo per il possesso di questi supposti oggetti idolatri sparsi per la casa, manifestò grande interesse per l’intera collezione e pose molte domande di apprezzamento su ogni oggetto mentre Flavio lo accompagnava di stanza in stanza, mostrandogli tutte le sue statue favorite.
142:4.2 (1600.3) Il Maestro vide che il suo ospite era sconcertato dal suo atteggiamento favorevole verso l’arte; perciò, quando ebbero finito di visitare l’intera collezione, Gesù disse: “Poiché tu apprezzi la bellezza delle cose create da mio Padre e foggiate dalle mani d’artista dell’uomo, perché ti aspetteresti di essere rimproverato? Per il fatto che Mosè ha cercato un tempo di combattere l’idolatria e l’adorazione di falsi dei, perché tutti gli uomini dovrebbero condannare la riproduzione della grazia e della bellezza? Io ti dico, Flavio, che i figli di Mosè lo hanno frainteso, ed ora trasformano in falsi dei le sue stesse proibizioni di fare statue ed immagini delle cose che sono nei cieli e sulla terra. Ma anche se Mosè ha insegnato tali proibizioni alle menti ottenebrate di quel tempo, che cosa ha a che fare ciò con il nostro tempo nel quale il Padre celeste è rivelato come Sovrano Spirituale universale al di sopra di tutto? Flavio, io dichiaro che nel regno futuro non s’insegnerà più ‘non adorate questo e non adorate quello’; non ci si occuperà più di ordini di astenersi da questo e di badare a non fare quello, ma piuttosto ci si occuperà di un solo dovere supremo. E questo dovere degli uomini è espresso in due grandi privilegi: l’adorazione sincera del Creatore infinito, il Padre del Paradiso, ed il servizio amorevole reso ai propri simili. Se tu ami il tuo prossimo come te stesso, sai realmente di essere un figlio di Dio.
142:4.3 (1600.4) “In un’epoca in cui mio Padre non era ben compreso, Mosè era giustificato nei suoi tentativi di opporsi all’idolatria, ma nell’era futura il Padre sarà stato rivelato nella vita del Figlio; e questa nuova rivelazione di Dio renderà per sempre inutile confondere il Padre Creatore con idoli di pietra o statue d’oro e d’argento. Oramai gli uomini intelligenti possono godere dei tesori dell’arte senza confondere questo apprezzamento materiale della bellezza con l’adorazione ed il servizio del Padre del Paradiso, il Dio di tutte le cose e di tutti gli esseri.”
142:4.4 (1600.5) Flavio credette a tutto ciò che Gesù gli insegnò. Il giorno successivo egli andò a Betania al di là del Giordano e fu battezzato dai discepoli di Giovanni. Ed egli fece questo perché gli apostoli di Gesù non battezzavano ancora i credenti. Quando Flavio ritornò a Gerusalemme diede una grande festa per Gesù ed invitò sessanta dei suoi amici. E molti di questi invitati divennero anch’essi credenti nel messaggio del regno futuro.
142:5.1 (1601.1) Uno dei grandi sermoni che Gesù predicò nel tempio durante questa settimana di Pasqua fu in risposta ad una domanda posta da uno dei suoi ascoltatori, un uomo proveniente da Damasco. Quest’uomo chiese a Gesù: “Ma, Rabbi, come sapremo con certezza che tu sei mandato da Dio e che possiamo veramente entrare in questo regno che tu ed i tuoi discepoli proclamate essere a portata di mano?” E Gesù rispose:
142:5.2 (1601.2) “Quanto al mio messaggio e all’insegnamento dei miei discepoli, voi dovreste giudicarli dai loro frutti. Se noi vi proclamiamo le verità dello spirito, lo spirito testimonierà nel vostro cuore che il nostro messaggio è autentico. Quanto al regno e alla vostra certezza di essere accettati dal Padre celeste, permettetemi di chiedere quale padre tra di voi che sia un padre degno e comprensivo lascerebbe suo figlio nell’ansia o nel dubbio riguardo al suo status nella famiglia o alla sua certezza negli affetti del cuore di suo padre? Voi padri terreni provate piacere a torturare i vostri figli con l’incertezza circa la persistenza dell’amore verso di loro nel vostro cuore umano? Nemmeno vostro Padre celeste lascia i suoi figli nati dallo spirito per mezzo della fede nell’incertezza del dubbio sulla loro posizione nel regno. Se voi accettate Dio come vostro Padre, allora certamente ed in verità siete figli di Dio. E se siete figli, allora siete certi della posizione e della condizione di tutto ciò che concerne la filiazione divina ed eterna. Se credete alla mie parole, credete per ciò stesso in Colui che mi ha mandato, e credendo in tal modo nel Padre avete reso certo il vostro status nella cittadinanza celeste. Se fate la volontà del Padre che è nei cieli non mancherete mai di raggiungere la vita eterna di progresso nel regno divino.
142:5.3 (1601.3) “Lo Spirito Supremo testimonierà con il vostro spirito che voi siete veramente figli di Dio. E se siete figli di Dio, allora siete nati dallo spirito di Dio; e chiunque è nato dallo spirito ha in se stesso il potere di vincere tutti i dubbi; e questa è la vittoria che trionfa su tutte le incertezze, la vostra fede stessa.
142:5.4 (1601.4) “Disse il profeta Isaia, parlando di questi tempi: ‘Quando lo spirito sarà sparso su di noi dall’alto, allora l’opera di rettitudine diventerà pace, tranquillità e certezza per sempre.’ E per tutti coloro che credono veramente a questo vangelo, io diverrò la garanzia del loro accoglimento nella misericordia eterna e nella vita perpetua del regno di mio Padre. Voi, allora, che ascoltate questo messaggio e che credete a questo vangelo del regno siete figli di Dio ed avete la vita eterna; e la prova per tutto il mondo che siete nati dallo spirito è che vi amate sinceramente gli uni con gli altri.”
142:5.5 (1601.5) La folla di ascoltatori rimase molte ore con Gesù, ponendogli delle domande ed ascoltando con attenzione le sue risposte incoraggianti. Anche gli apostoli furono stimolati dall’insegnamento di Gesù a predicare il vangelo del regno con più forza e sicurezza. Questa esperienza a Gerusalemme fu una grande ispirazione per i dodici. Era il loro primo contatto con folle così enormi, ed impararono molte valide lezioni che furono di grande aiuto nel loro lavoro successivo.
142:6.1 (1601.6) Una sera a casa di Flavio venne a trovare Gesù un certo Nicodemo, un ricco ed anziano membro del Sinedrio ebreo. Egli aveva sentito parlare molto degli insegnamenti di questo Galileo, e così un pomeriggio andò ad ascoltarlo mentre insegnava nei cortili del tempio. Egli avrebbe voluto andare spesso ad ascoltare Gesù che insegnava, ma temeva di essere visto dalla gente che assisteva al suo insegnamento, poiché i capi degli Ebrei erano già talmente in disaccordo con Gesù che nessun membro del Sinedrio avrebbe voluto essere identificato apertamente in alcun modo con lui. Di conseguenza, Nicodemo aveva preso accordi con Andrea per vedere Gesù in privato e dopo l’imbrunire di questa sera stessa. Pietro, Giacomo e Giovanni erano nel giardino di Flavio quando cominciò l’incontro, ma più tardi essi entrarono tutti in casa dove la conversazione proseguì.
142:6.2 (1602.1) Ricevendo Nicodemo, Gesù non mostrò particolare deferenza; parlando con lui non vi fu né compromesso né tentativo inopportuno di persuasione. Il Maestro non tentò minimamente di respingere il suo visitatore segreto, né fu sarcastico. In tutti i suoi rapporti con il distinto ospite, Gesù fu calmo, serio e solenne. Nicodemo non era un delegato ufficiale del Sinedrio; egli veniva a far visita a Gesù essenzialmente a causa del suo personale e sincero interesse nell’insegnamento del Maestro.
142:6.3 (1602.2) Dopo essere stato presentato da Flavio, Nicodemo disse: “Rabbi, noi sappiamo che tu sei un istruttore inviato da Dio, perché nessun semplice uomo potrebbe insegnare in questo modo se Dio non fosse con lui. Ed io desidero conoscere di più sui tuoi insegnamenti circa il regno futuro.”
142:6.4 (1602.3) Gesù rispose a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, Nicodemo, a meno che un uomo non nasca dall’alto, non può vedere il regno di Dio.” Allora Nicodemo rispose: “Ma come può un uomo nascere di nuovo quando è vecchio? Egli non può entrare una seconda volta nel grembo di sua madre per nascere.”
142:6.5 (1602.4) Gesù disse: “Nondimeno io ti dichiaro, a meno che un uomo non nasca dallo spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne, e ciò che è nato dallo spirito è spirito. Ma non ti dovresti meravigliare che io dica che si deve nascere dall’alto. Quando il vento soffia si ode lo stormire delle foglie, ma non si vede il vento — né da dove viene né dove va — ed è così per chiunque è nato dallo spirito. Con gli occhi della carne si possono vedere le manifestazioni dello spirito, ma non si può discernere effettivamente lo spirito.”
142:6.6 (1602.5) Nicodemo rispose: “Ma io non capisco — come può avvenire questo?” Gesù disse: “È possibile che tu sia un insegnante in Israele e che ignori tutto ciò? Diviene dunque dovere di coloro che conoscono le realtà dello spirito rivelare queste cose a coloro che discernono soltanto le manifestazioni del mondo materiale. Ma tu ci crederai se ti parliamo delle verità celesti? Hai il coraggio, Nicodemo, di credere in uno che è disceso dal cielo, il Figlio dell’Uomo stesso?”
142:6.7 (1602.6) E Nicodemo disse: “Ma come posso cominciare a comprendere questo spirito che deve ricrearmi in preparazione dell’entrata nel regno? Gesù rispose: “Lo spirito del Padre che è nei cieli abita già in te. Se accetterai di essere guidato da questo spirito dell’alto, comincerai molto presto a vedere con gli occhi dello spirito, e poi grazie alla libera scelta del governo dello spirito nascerai dallo spirito, poiché il solo scopo della tua vita sarà di fare la volontà di tuo Padre che è nei cieli. E trovandoti così nato dallo spirito e felicemente nel regno di Dio, comincerai a produrre nella tua vita quotidiana gli abbondanti frutti dello spirito.”
142:6.8 (1602.7) Nicodemo era veramente sincero. Egli fu profondamente colpito, ma ripartì disorientato. Nicodemo era completo quanto al proprio sviluppo, al controllo di se stesso, ed anche quanto ad alte qualità morali. Egli era raffinato, egocentrico ed altruista; ma non sapeva come sottomettere la sua volontà alla volontà del Padre divino, come un bambino accetta di sottomettersi al governo e alla guida di un padre terreno saggio e amorevole, divenendo così in realtà un figlio di Dio, un erede progressivo del regno eterno.
142:6.9 (1603.1) Ma Nicodemo raccolse abbastanza fede da impossessarsi del regno. Egli protestò debolmente quando i suoi colleghi del Sinedrio cercarono di condannare Gesù senza ascoltarlo; e con Giuseppe d’Arimatea confessò più tardi coraggiosamente la sua fede e reclamò il corpo di Gesù, proprio quando la maggior parte dei discepoli erano fuggiti terrorizzati dalla scena della sofferenza e della morte finale del loro Maestro.
142:7.1 (1603.2) Dopo l’intenso periodo d’insegnamento e di lavoro personale della settimana di Pasqua a Gerusalemme, Gesù trascorse il mercoledì seguente a Betania con i suoi apostoli per riposarsi. Quel pomeriggio Tommaso pose una domanda che provocò una lunga ed istruttiva risposta. Disse Tommaso: “Maestro, il giorno in cui siamo stati scelti come ambasciatori del regno ci hai detto molte cose, ci hai istruiti sul nostro modo personale di vivere, ma che cosa insegneremo noi alle folle? Come dovranno vivere queste persone dopo che il regno si sarà maggiormente manifestato? I tuoi discepoli avranno propri schiavi? I tuoi credenti cercheranno la povertà e fuggiranno la giustizia? La misericordia sarà la sola a prevalere in modo che non avremo più né leggi né tribunali?” Gesù e i dodici trascorsero tutto il pomeriggio e tutta quella sera, dopo la cena, a discutere le domande di Tommaso. Ai fini di questa esposizione, presentiamo il seguente riassunto delle istruzioni del Maestro:
142:7.2 (1603.3) Gesù cercò in primo luogo di spiegare ai suoi apostoli che egli stava vivendo sulla terra una vita unica nella carne, e che essi, i dodici, erano stati chiamati a partecipare a questa esperienza di conferimento del Figlio dell’Uomo; ed in tale qualità di collaboratori anch’essi dovevano condividere molte delle restrizioni e degli obblighi speciali dell’intera esperienza del conferimento. Vi fu un velato accenno al fatto che il Figlio dell’Uomo era la sola persona mai vissuta sulla terra che poteva simultaneamente vedere nel cuore stesso di Dio e nelle profondità dell’anima umana.
142:7.3 (1603.4) Gesù spiegò molto chiaramente che il regno dei cieli era un’esperienza evoluzionaria, che cominciava qui sulla terra e progrediva attraverso tappe di vita successive fino al Paradiso. Nel corso della sera egli affermò in modo preciso che ad un certo stadio futuro dello sviluppo del regno egli sarebbe ritornato su questo mondo in potenza spirituale e gloria divina.
142:7.4 (1603.5) Egli chiarì poi che “l’idea del regno” non era il modo migliore per illustrare la relazione dell’uomo con Dio; che egli impiegava queste figure retoriche perché il popolo ebreo era in attesa del regno e perché Giovanni aveva predicato in termini del regno futuro. Gesù disse: “Le persone di un’altra epoca comprenderanno meglio il vangelo del regno quando sarà presentato in termini che esprimono le relazioni di famiglia — quando l’uomo comprenderà la religione come l’insegnamento della paternità di Dio e della fratellanza dell’uomo, la filiazione con Dio.” Poi il Maestro parlò abbastanza a lungo della famiglia terrena come di un’illustrazione della famiglia celeste, ripetendo le due leggi fondamentali della vita: il primo comandamento d’amore per il padre, il capo della famiglia, ed il secondo comandamento d’amore reciproco tra i figli, amare tuo fratello come te stesso. E spiegò poi che questa qualità d’affetto fraterno si sarebbe invariabilmente manifestata nel servizio sociale amorevole e disinteressato.
142:7.5 (1603.6) Seguì poi la memorabile discussione sulle caratteristiche fondamentali della vita di famiglia e sulla loro applicazione alle relazioni esistenti tra Dio e l’uomo. Gesù affermò che una vera famiglia si fonda sui sette fatti seguenti:
142:7.6 (1604.1) 1. La realtà dell’esistenza. Le relazioni naturali ed i fenomeni di somiglianza fisica sono legati alla famiglia: i figli ereditano certi tratti dei genitori. I figli hanno origine dai genitori; l’esistenza della personalità dipende dall’atto del genitore. La relazione tra padre e figlio è inerente a tutta la natura e pervade tutte le esistenze viventi.
142:7.7 (1604.2) 2. Sicurezza e diletto. I veri padri provano grande piacere nel provvedere ai bisogni dei loro figli. Molti padri non si accontentano di fornire il semplice necessario ai loro figli, ma amano anche provvedere ai loro piaceri.
142:7.8 (1604.3) 3. Istruzione ed apprendistato. I padri saggi fanno dei piani accurati per l’istruzione e l’adeguato apprendistato dei loro figli e delle loro figlie. Da giovani essi vengono preparati alle responsabilità più grandi della vita successiva.
142:7.9 (1604.4) 4. Disciplina e limitazioni. I padri previdenti provvedono anche per la disciplina, il governo, la correzione e talvolta per le limitazioni necessarie alla loro giovane ed immatura discendenza.
142:7.10 (1604.5) 5. Cameratismo e lealtà. Il padre affettuoso intrattiene rapporti intimi ed amorevoli con i suoi figli. Il suo orecchio è sempre aperto alle loro richieste; egli è sempre pronto a condividere le loro sofferenze e ad aiutarli nelle loro difficoltà. Il padre è supremamente interessato al benessere progressivo della sua progenie.
142:7.11 (1604.6) 6. Amore e misericordia. Un padre compassionevole perdona generosamente; i padri non nutrono idee di vendetta contro i loro figli. I padri non sono simili né a dei giudici, né a dei nemici, né a dei creditori. Le vere famiglie sono costruite sulla tolleranza, la pazienza ed il perdono.
142:7.12 (1604.7) 7. Disposizioni per il futuro. I padri temporali amano lasciare un’eredità ai loro figli. La famiglia continua da una generazione all’altra. La morte mette fine ad una generazione soltanto per segnare l’inizio di un’altra. La morte pone termine ad una vita individuale, ma non necessariamente alla famiglia.
142:7.13 (1604.8) Per ore il Maestro discusse l’applicazione di questi aspetti della vita familiare alle relazioni dell’uomo, il figlio terreno, con Dio, il Padre del Paradiso. E questa fu la sua conclusione: “Io conosco alla perfezione l’intera relazione di un figlio con il Padre, perché ho raggiunto ora tutto quello che voi dovrete conseguire circa la filiazione nell’eterno futuro. Il Figlio dell’Uomo è pronto ad ascendere alla destra del Padre, cosicché in me la via ora aperta è ancora più spaziosa perché tutti voi vediate Dio e, prima che abbiate terminato la gloriosa progressione, diveniate perfetti, come vostro Padre nei cieli è perfetto.”
142:7.14 (1604.9) Quando gli apostoli udirono queste sorprendenti parole, si ricordarono le dichiarazioni che Giovanni fece al momento del battesimo di Gesù, e conservarono così un ricordo molto vivo di questa esperienza in connessione con la loro predicazione ed il loro insegnamento dopo la morte e la risurrezione del Maestro.
142:7.15 (1604.10) Gesù è un Figlio divino, uno che è nella piena fiducia del Padre Universale. Egli era stato con il Padre e lo aveva compreso pienamente. Ora aveva vissuto la sua vita terrena con piena soddisfazione del Padre, e questa incarnazione nella carne gli aveva permesso di comprendere pienamente l’uomo. Gesù era la perfezione dell’uomo; egli aveva raggiunto proprio quella perfezione che tutti i veri credenti sono destinati a raggiungere in lui e per mezzo di lui. Gesù rivelò un Dio di perfezione all’uomo e presentò con se stesso il figlio perfezionato dei regni a Dio.
142:7.16 (1605.1) Sebbene Gesù avesse parlato per parecchie ore, Tommaso non era ancora soddisfatto, perché disse: “Ma, Maestro, noi non troviamo che il Padre che è nei cieli ci tratti sempre con bontà e misericordia. Molte volte noi soffriamo terribilmente sulla terra, e non sempre le nostre preghiere sono esaudite. In che cosa non riusciamo a comprendere il significato del tuo insegnamento?”
142:7.17 (1605.2) Gesù replicò: “Tommaso, Tommaso, quanto tempo ci vorrà prima che tu acquisisca la capacità di ascoltare con l’orecchio dello spirito? Quanto tempo passerà prima che tu capisca che questo regno è un regno spirituale e che mio Padre è anch’esso un essere spirituale? Non comprendi che vi sto istruendo come dei figli spirituali nella famiglia spirituale dei cieli, il cui padre che è a capo è uno spirito infinito ed eterno? Non mi permetterai di utilizzare la famiglia terrena come illustrazione delle relazioni divine senza applicare così alla lettera il mio insegnamento agli affari materiali? Non riesci a separare nella tua mente le realtà spirituali del regno dai problemi materiali, sociali, economici e politici di quest’epoca? Quando parlo il linguaggio dello spirito perché insisti a tradurre il mio proposito nel linguaggio della carne, semplicemente perché mi permetto d’impiegare comparazioni fisiche e correnti per fornire degli esempi? Figli miei, vi supplico di cessare di applicare l’insegnamento del regno dello spirito ai meschini affari di schiavitù, di povertà, di case e di terre, ed ai problemi materiali di equità e di giustizia umane. Queste materie temporali riguardano gli uomini di questo mondo, e benché in qualche modo riguardino tutti gli uomini, voi siete stati chiamati a rappresentarmi nel mondo come io rappresento mio Padre. Voi siete gli ambasciatori spirituali di un regno spirituale, i rappresentanti speciali del Padre spirituale. In questo momento dovrebbe già essermi possibile istruirvi come uomini maturi del regno dello spirito. Dovrò sempre rivolgermi a voi soltanto come a dei bambini? Non crescerete mai in percezione spirituale? Ciononostante io vi amo e vi sopporterò, anche fino al termine della nostra associazione nella carne. Ed anche allora il mio spirito vi precederà nel mondo intero.”
142:8.1 (1605.3) Alla fine di aprile l’opposizione contro Gesù tra i Farisei ed i Sadducei era divenuta così accentuata che il Maestro ed i suoi apostoli decisero di lasciare Gerusalemme per qualche tempo e di andare verso sud a lavorare a Betlemme e ad Hebron. Tutto il mese di maggio fu impiegato nello svolgimento del lavoro personale in queste città e tra gli abitanti dei villaggi circostanti. Nessuna predicazione pubblica fu fatta durante questo giro, solo delle visite di casa in casa. Una parte di questo tempo, mentre gli apostoli insegnavano il vangelo e curavano gli ammalati, Gesù ed Abner la passarono ad Engaddi, a visitare la colonia nazirea. Giovanni il Battista era partito da questo posto e Abner era stato capo di questo gruppo. Molti membri della confraternita nazirea divennero credenti in Gesù, ma la maggior parte di questi uomini ascetici ed eccentrici rifiutò di accettarlo come un maestro inviato dal cielo perché non insegnava né il digiuno né altre forme di astinenza.
142:8.2 (1605.4) Gli abitanti di questa regione non sapevano che Gesù era nato a Betlemme. Essi supponevano sempre, come la maggior parte dei suoi discepoli, che il Maestro fosse nato a Nazaret, ma i dodici apostoli conoscevano i fatti.
142:8.3 (1605.5) Questo soggiorno nel sud della Giudea fu un periodo di lavoro fruttifero e riposante; molte anime furono aggiunte al regno. Ai primi di giugno l’agitazione contro Gesù si era talmente calmata a Gerusalemme che il Maestro e gli apostoli vi ritornarono per istruire e confortare i credenti.
142:8.4 (1605.6) Sebbene Gesù e gli apostoli avessero passato tutto il mese di giugno a Gerusalemme o nelle vicinanze, non insegnarono pubblicamente durante questo periodo. Essi vissero per la maggior parte del tempo sotto delle tende, che piantavano in un parco ombreggiato, o giardino, conosciuto in quel tempo con il nome di Getsemani. Questo parco era situato sulla pendice occidentale del Monte degli Olivi, non lontano dal torrente Cedron. Essi trascorrevano generalmente i sabati di fine settimana con Lazzaro e le sue sorelle a Betania. Gesù entrò soltanto poche volte all’interno delle mura di Gerusalemme, ma un gran numero di cercatori interessati andarono al Getsemani per intrattenersi con lui. Un venerdì sera Nicodemo ed un certo Giuseppe d’Arimatea si avventurarono a rendere visita a Gesù, ma tornarono indietro per la paura dopo essere arrivati davanti all’entrata della tenda del Maestro. E, certamente, essi non percepirono che Gesù conosceva tutto quello che facevano.
142:8.5 (1605.7) Quando i dirigenti ebrei seppero che Gesù era ritornato a Gerusalemme, si prepararono ad arrestarlo; ma quando notarono che egli non faceva delle predicazioni pubbliche, conclusero che era stato spaventato dalla loro reazione precedente e decisero di lasciarlo proseguire il suo insegnamento in questa forma privata senza più molestarlo. E gli affari continuarono così tranquillamente fino agli ultimi giorni di giugno, quando un certo Simone, un membro del Sinedrio, abbracciò pubblicamente gli insegnamenti di Gesù dopo averlo annunciato ai capi degli Ebrei. Immediatamente sorse una nuova agitazione per arrestare Gesù, e divenne così forte che il Maestro decise di ritirarsi nelle città della Samaria e della Decapoli.

References: § 1

§ 2

§ 3

§ 4

§ 5

§ 6

§ 7

§ 8