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Timestamp: 2020-08-04 10:44:59+00:00

Document:
La sentenza della settimana, dal 27 Luglio al 2 Agosto 2020
Successioni e debiti condominiali
Sez. VI civ., ord. 22.1.2020, n. 1438
La Corte d’appello di Torino ha confermato la sentenza emessa dal giudice di primo grado, il quale, su domanda di Unicredit s.p.a. creditrice di D.I., deceduta il 7 dicembre 2008, aveva accertato che il convenuto B.G., successibile ex lege in qualità di figlio della de cuius, aveva compiuto atti che importavano accettazione dell’eredità materna.
Essa, al fine di avvalorare ulteriormente le conclusioni, ha aggiunto che il B.G., a far tempo dall’apertura della successione, possedeva l’alloggio caduto in successione in Torino, via … avendovi trasferito in questo la propria dimora abituale e sostenuto gli oneri condominiali.
Per la cassazione della sentenza B.G. ha proposto ricorso, affidato a un unico complesso motivo, con il quale censura, per un verso, l’assunto, fatto proprio dalla corte d’appello, secondo cui la voltura catastale di un immobile ereditario costituisce atto di accettazione tacita dell’eredità, per altro verso, la ricostruzione dei fatti proposta con la sentenza in ordine all’immissione in possesso, al pagamento degli oneri condominiali e al trasferimento della residenza anagrafica.
Secondo il consolidato orientamento di questa Corte «L’accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede,può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare; ne consegue che, mentre sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l’accettazione tacita può essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile» (Cass. n. 22317/2014; n. 10796/2009; n. 5226/2002; n. 7075/1999).
D’altronde «l’indagine relativa alla esistenza o meno di un comportamento qualificabile in termini di accettazione tacita, risolvendosi in un accertamento di fatto, va condotta dal giudice di merito caso per caso (in considerazione delle peculiarità di ogni singola fattispecie, e tenendo conto di molteplici fattori, tra cui quelli della natura e dell’importanza, oltreché della finalità, degli atti di gestione), e non è censurabile in sede di legittimità, purché la relativa motivazione risulti immune da vizi logici o da errori di diritto» (Cass. n. 12753/1999).
In quanto al fatto che egli non avrebbe trasferito la propria residenza nell’immobile dopo la morte della madre, ma già vi risiedeva e vi abitava in precedenza, la circostanza non solo non contraddice minimamente i rilievi della corte d’appello in ordine al possesso del bene, ma li conferma, non essendo rilevante, nell’ambito della ricostruzione della corte, che il chiamato già abitasse nell’immobile e non ne avesse acquisito il possesso in un secondo tempo.
A un attento esame i rilievi della corte in ordine al possesso introducono una circostanza idonea a configurare l’acquisto dell’eredità da parte del B.G. non in dipendenza di una tacita accettazione, ma ex lege ai sensi dell’art. 485 c.c. (Cass. n. 11018/2008; n. 16507/2006; n. 4845/2003), essendo incontroverso che il possesso si è protratto per oltre tre mesi dalla morte senza che il chiamato abbia fatto l’inventario ed essendo altresì incontroverso che egli avesse consapevolezza sia della devoluzione dell’eredità, sia che il bene posseduto apparteneva all’eredità medesima (cfr. Cass. n. 2911/1998).
rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro 4.000 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in euro 200 e agli accessori di legge; ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma dello stesso articolo 13, se dovuto.
fabrizio veri2020-07-27T07:39:16+00:00Categorie: sentenze della settimana|

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 articolo 13