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Timestamp: 2018-11-16 13:27:22+00:00

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Art. 2051 c.c. Presupposti applicativi. | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
Art. 2051 c.c. Presupposti applicativi.
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Omissis…“Parte attrice ha invocato, nei confronti del condominio, la presunzione di responsabilità di cui all’art. 2051 c.c.
L’art. 2051 c.c. esonera la vittima dell’onere di provare la colpa del custode, ma non la esonera dall’onere di provare l’esistenza del nesso causale tra la cosa ed il danno.
Per l’applicazione dell’art. 2051 c.c, infatti, è necessario che il danno sia stato arrecato non già “con la cosa”, sibbene “dalla cosa”. Sussiste questo requisito quando la cosa in custodia non entra come mera occasione nel processo produttivo del danno, ma è essa stessa causa o concausa del danno: vuoi perché arrecato dalla cosa direttamente, a causa del suo intrinseco potere, vuoi perché arrecato da un agente o processo dannoso insorto od eccitato nella cosa (Cass. 12.6.1973 n. 1698). Così, ad esempio, è danno arrecato “con la cosa”, risarcibile ex art. 2043 c.c., la lesione cagionata dolosamente con un corpo contundente; è danno arrecato “dalla cosa” la lesione cagionata dall’esplosione di una bombola di gas liquido. Nel caso in esame, tuttavia, deve escludersi che il danno sia stato arrecato direttamente dalla cosa, ovvero da un agente dannoso insorto in essa. Infatti il gradino creatosi in seguito all’arresto dell’ascensore ha avuto un ruolo meramente passivo nella codeterminazione del sinistro, la cui causa in senso tecnico è stata la caduta dell’attrice, a sua volta causata dalla perdita di equilìbrio. Nel senso appena indicato si riscontra un nutrito orientamento del giudice di legittimità: ad esempio, Cass. 24.11.1979 n. 6148, in Giur. it. 1980, 1, 1, 557, e Cass. 24.1.1975 n. 280, in Giur. ìt. 1978, 1,1, 2044, hanno escluso l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. ai danni subiti dal cliente di una banca scivolato sul pavimento bagnato, affermando che tale norma non può trovare applicazione nell’ipotesi di danni che non derivino dalla cosa in sé, ma da comportamenti dolosi o colposi di chi la detiene. […]
Questo giudice ovviamente ben conosce che il giudice di legittimità, in altri casi, si è discostato dall’orientamento tradizionale, ritenendo applicabile la presunzione di cui all’art. 2051 c.c nel caso di un arbitro di calcio che, mentre faceva la doccia dopo la partita, si era ferito con la scheggia di un lavabo rotto, rimasta infissa nel muro (Cass. 23-10-1990, n. 10277, in Arc. civ. 1991, 444, citata anche da parte attrice); cosi come nel caso di un giocatore di tennis che si era procurata una distorsione ponendo il piede in una piccola buca esistente sul campo (Cass. 28-10-1995, n. 11264, in Foro it. Mass , 1995). In ambedue queste decisioni, la Corte giustificò l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. ritenendo che la presunzione operi non solo quando il danno sia arrecato “dalla cosa”, ma anche quando sia arrecato “dalla cosa” in concorso con altri fattori causali.
Tuttavia questo tribunale ha aderito ed aderisce all’orientamento tradizionale, in quanto nelle due decisioni da ultimo citate – criticate da autorevole dottrina – sembra annidarsi un vulnus logico: se la cosa inerte, per arrecare danno, necessita del “concorso di altri fattori causali”, è evidente che sono questi ultimi, e non la cosa, a costituire l’eziogenesi dell’evento dannoso, che senza di essi non si sarebbe verificato. La tesi sostenuta nelle due sentenze di legittimità da ultimo citate, inoltre, sembra provare troppo: ove, infatti, si ammettesse l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. anche con riferimento ai danni arrecati da cose inerti suscitate dall’uomo, l’art. 2051 c.c diverrebbe norma di applicazione generalissima e costante, con esclusione dei soli casi di danni corpore corporìbus illata (cosi, ad esempio, chi è stato picchiato con un bastone altrui potrebbe invocare l’art. 2051 c.c. nei confronti del proprietario del bastone: l’evidente reductio ad absurdum suscita serie perplessità sul principio affermato nelle due sentenze di legittimità che precedono). Infine, è opportuno aggiungere che ritenere applicabile l’art. 2051 c.c. ad ipotesi come quelle di specie produrrebbe una inammissibile conseguenza: tutti coloro che, a qualsiasi titolo, entrino in contatto con cose altrui, potrebbero omettere di usare qualsiasi prudenza od attenzione nell’usarne, invocando poi la presunzione di legge (difficilissima da superare, in quanto richiede la prova positiva del caso fortuito o del fatto del terzo) per ottenere il risarcimento dei danni eventualmente subiti. […] Deve pertanto concludersi ribadendo che, secondo l’orientamento prevalente del giudice di legittimità, di questo tribunale e della giurisprudenza di merito, l’art. 2051 c.c. può trovare applicazione soltanto quando il danno sia stato arrecato o dal dinamismo intrinseco della cosa stessa, ovvero da un agente dannoso in essa insorto. Deve invece escludersi l’applicabilità dell’art. 2051 c.c nelle ipotesi in cui la res abbia avuto un ruolo del tutto inerte e passivo nella causazione del danno, come appunto nel caso di cadute o scivolate sull’altrui pavimento, sulle altrui scale, nell’altrui esercizio commerciale, eccetera. […]
4. Esclusa l’applicabilità dell’art. 2051 c.c. residuerebbe la possibilità che la responsabilità del condominio si possa fondare sul generale precetto del neminem laedere, ex art. 2043 c.c. Tuttavia l’attrice, nell’atto di citazione, non ha nemmeno prospettato l’esistenza di un pericolo occulto od insidia, e cioè di una conformazione del luoghi oggettivamente pericolosa e soggettivamente non visibile. Ne consegue che la domanda come formulata va rigettata.» …”omissis.
Corte d’Appello di Roma, terza sezione civile, sentenza n. 1082 del 14/2/2011, Consigliere relatore Dr. G. Buonomo, inedita.
(Inserita Il 15/04/2012)
Danni da distacco di intonaco in un esercizio commerciale in locazione. Responsabilità del proprietario.Tutela delle condizioni di lavoro: comportamento omissivo del lavoratore.

References: Art. 2051
 Art. 2051
 art. 2043
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2043
 sentenza