Source: http://www.tgmaddalena.it/no-tav-qualche-riflessione-in-attesa-della-sentenza-in-appello-per-il-27-giugno-e-il-3-luglio-2011/
Timestamp: 2020-07-14 23:06:16+00:00

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TGMaddalena – No TAV: qualche riflessione in attesa della sentenza in appello per il 27 giugno e il 3 luglio 2011
in Appello Maxi processo No TAV per 27 giugno e 3 luglio 2011, CriticaMente, Editoriali TGM TAV & MEDIA, In_Giustizia
Perché…”La legalità non è una questione di giustizia ma di potere”. (frank cimini)
Ci risiamo. Come a gennaio di quest’anno, mi sembra nuovamente di vivere in una puntata pilota, di quelle che passano in seconda o terza serata perché ormai non interessano più nessuno. Ricapitoliamo: a gennaio di quest’anno Altero Matteoli , esponente storico della destra (MSI-DN), passato ad Alleanza Nazionale e poi berlusconiano, viene eletto presidente della commissione Lavori Pubblici, evidentemente l’essere indagato per lo scandalo MOSE gli ha fatto guadagnare più punti di quanti ne aveva già accumulati siglando, nel giugno 2008, l’accordo per la realizzazione del TAV Torino Lione insieme a sindaci della Val Susa, alla presidente del Piemonte e ad altri enti locali. Contribuisce alla nomina di Matteoli il voto del senatore pentastellato e valsusino MARCO SCIBONA, vice presidente della commissione l’onorevole noto nel mondo NO TAV, Stefano Esposito (PD).
A commentare la notizia pubblicata con evidente critica, su questo blog, arrivò il consigliere metropolitano (valsusino d’adozione, come racconta in questa intervista pubblicata da TGVallesusa) Dimitri De Vita , che disse “Quando non hai la forza per imporre il tuo Presidente, quando sai che i giochi sono fatti a meno che … beh! Fai saltare il banco al Pd. Io avrei fatto lo stesso e tu pure. L’elezione di quell’individuo non è fatta in nome di nessuno.”
A parte il fatto che difficilmente avrei potuto “fare lo stesso”, ma tralasciamo i personalismi, è una sequela di idiozie politicamente insostenibili, non si colloca un fautore accanito del TAV, peraltro INDAGATO per il MOSE, in una posizione di quel tipo con tutto quello che ne consegue, è un suicidio una scelta politica giustificata con il “voler far saltare il banco al PD” ed è, tra l’altro, anche poco sostenibile considerando che alla vice-presidenza c’è il senatore ESPOSITO , non è proprio “saltato il banco” ma, al contrario, è stato rioccupato dagli stessi!
Passano i mesi, c’è l’ennesimo vertice Italia-Francia, con l’ennesimo accordo, che proprio in questi giorni è ai suoi ultimi passaggi nei lavori delle commissioni prima di essere ratificato (nel frattempo in Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata l’ultima “fasizzazione” del progetto, “scenario 2030 – tappa 1”) .
Ma in mezzo c’è l’apparente vittoria NO TAV alle elezioni comunali a Torino, mi riferisco alla sindaca M5S Chiara Appendino che pare più impegnata a prendere tempo e ridiscutere tecnicamente le ragioni del sì e del no, che non a fare una scelta politica netta, forte e chiara (appunto), quale l’uscita dall’osservatorio. Non la fa, o non l’ha ancora fatta, perché vuole discutere tecnicamente e senza “pregiudizi ideologici”, perché per i pentastellati, ricordiamolo, l’ideologia pare essere una pericolosa malattia.
Dal 4 ottobre è cominciato in appello il maxi processo ai 53 No Tav per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione del 3 luglio 2011, processo che viene diviso in due tronconi, con cinque imputati che verranno processati probabilmente a febbraio, e procede ad alta velocità con esorbitanti richieste di condanne da parte del Procuratore Generale Saluzzo che nella sua requisitoria porta avanti la linea di Caselli, con l’evidente tentativo di salvare i “no tav buoni” condannando duramente i-cattivi-che-vengono-da-fuori. Nell’aula volano accuse pesanti, che ancora una volta non tengono minimamente conto delle ricostruzioni della difesa, e la sentenza è prevista nell’udienza del 17 novembre, ricordiamoci che proprio oggi, martedì 15 era attesa l’ultima parola in Senato sul trattato, (era, perché mentre scrivo questo post apprendo che la ratifica è stata rinviata a domani – così ha dichiarato Esposito su Twitter – per mancanza dei pareri 5a e 3a commissioni), insomma l’atto finale per la ratifica dell’accordo Italia Francia per il TAV valsusino.
L’8 novembre leggo un post su Huffington Post che attribuirebbe al senatore Marco Scibona un’infelice uscita in Senato in merito alla calendarizzazione sulla ratifica dell’accordo sulla Torino Lione. Poiché preferisco verificare alla fonte, vado a cercare il resoconto stenografico della seduta e purtroppo l’uscita infelice è confermata!
SCIBONA (M5S). Signor Presidente, sicuramente le maggioranze parlamentari (che siano costituzionali oppure no è un altro paio di maniche) possono decidere gli ordini del giorno dei lavori dell’Assemblea.
È però chiaro a tutti che, purtroppo, tra alluvioni e terremoti, l’Italia ha oggi priorità diverse da quella di ratificare accordi internazionali riguardanti opere inutili. Ad ogni modo, ribadisco che questa decisione rientra nelle prerogative della maggioranza: faccia pure e se ne assumerà le conseguenze. Problemi loro, va benissimo.
Vorrei però fare una considerazione. Nel momento in cui gli accordi internazionali sulla tratta ferroviaria Torino-Lione saranno effettivamente definitivi – e non ci credo – scaturiranno sicuramente necessità impellenti nella zona della Val di Susa. Di conseguenza, chiedo la calendarizzazione con urgenza del provvedimento riguardante i codici identificativi sulle divise delle Forze dell’ordine, perché stavolta mi sa che ci scappa il morto. (Applausi dal Gruppo M5S).
Ora mi si dirà che una persona può sbagliare e che sbagliare è umano (ma perseverare è diabolico!), ma qui oltre alle parole di Scibona c’è l’applauso di tutto il gruppo M5S, capite perché mi sembra di vivere in una puntata pilota?
Cioè, di fronte alla ratifica imminente dell’accordo sul TAV Torino-Lione, si chiede di discutere del numero identificativo sulle divise perché “mi sa che ci scappa il morto!”? A pochi giorni dall’ennesima sentenza contro decine di persone che rischiano anni di galera si tira fuori una frase del genere, che rischia di essere un assist perfetto per i grandi accusatori?
E che dire della “Lettera aperta alla sindaca di Torino” scritta da Pro-Natura, nella quale si sottolinea che “In Commissione Lavori Pubblici il senatore Marco Scibona si è impegnato con tutte le sue forze ma purtroppo è solo”…. e poi si chiede “un’uscita della città dall’Osservatorio prima del dibattito parlamentare” perché “avrebbe un effetto enorme sulle decisioni da assumere”? Coerenza… onestà… per onestà l’uscita dall’Osservatorio avrebbe dovuto essere contestuale all’occupazione di quella poltrona, visto che l’Appendino si è sempre dichiarata “No Tav”, ma la seduta d’apertura, lo ricordiamo, ha visto il neo eletto presidente del consiglio cittadino, Fabio Versaci, esprimere solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella difesa del cantiere, altro che uscita dall’Osservatorio!
In questa parziale ricostruzione di alcuni eventi che hanno coinvolto l’area NO TAV in quest’ultimo anno non ho citato, per ragioni di sintesi, il festival Alta Felicità, il processo alla ‘ndrangheta in Valsusa “San Michele”, ed il coraggioso gesto di Nicoletta Dosio che ha scelto di disobbedire alle misure cautelari imposte a seguito della chiusura indagini per una manifestazione dell’estate 2015, stessa scelta fatta da Luca e Giuliano che sono però finiti ad alta velocità dietro le sbarre. Domenica a Bussoleno è arrivato anche il sindaco di Napoli, De Magistris, a portare la solidarietà a Nicoletta e visitare il cantiere, forse poteva essere un’assemblea importante, certamente l’ultima in termini di tempo, in vista della sentenza attesa per il 17 novembre, per rimarcare questa data come segnale per una più ampia solidarietà che coinvolgesse anche questi imputati che di fatto si troveranno a pagare “il conto” per lo sgombero del 27 giugno e per la grande manifestazione del 3 luglio 2011.
Non è andata così. Non ho potuto partecipare all’assemblea ma da qualcuno dei presenti mi è giunta conferma che la data del 17 (sentenza) così come la situazione del maxiprocesso non sono state oggetto di discussione o di dichiarazioni pubbliche (ma neanche di semplice comunicazione), nemmeno da parte dei sindaci valsusini presenti all’incontro. Abbastanza normale, se vogliamo, che un De Magistris esprima solidarietà per un’azione di disobbedienza e se ne guardi bene dal citare quelle del 3 luglio che lo Stato classifica come “una vera azione di guerra e militare” contro le forze dell’ordine. Ma è altresì evidente che questo schierarsi dalla parte di chi disobbedisce senza fare lo stesso in modo forte e chiaro verso gli imputati protagonisti di giornate di grande determinazione e resistenza (insieme a migliaia di altre persone provenienti da tutta Italia) non farà che avvallare il quadro accusatorio portato avanti dal Procuratore Generale che, come già avvenuto in primo grado, non tiene minimamente conto della ricostruzione storica della giornata. Stesso effetto avranno inevitabilmente le parole del senatore Valsusino M5S Scibona, perché non si tratta di una frase pronunciata in una chiacchierata al bar ma di qualcosa che resta agli atti parlamentari. Scelte che possono avere conseguenze pesanti per gli imputati ma assicurerebbero vantaggi per quei politici che di fatto, nel sottacere, si distanziano concretamente dalle azioni di resistenza messe in campo in quelle giornate, mantenendo intatta quella verginità politica, chiaro pre-requisito per mettersi al tavolo delle compensazioni.
Insomma, come lo scorso anno alla vigilia della sentenza di primo grado, anche quest’anno riscontriamo l’ennesima assenza di quella che come TGMaddalena abbiamo sempre considerato una necessaria difesa politica di quelle giornate, una difesa senza esclusioni e senza divisione tra buoni-e-cattivi, perché in quei boschi c’eravamo tutti, perché ognuno ha scelto di resistere mettendo a rischio la propria incolumità e la propria fedina penale sia per scelte individuali che per quelle collettive contenute nei tanti appelli diffusi nell’estate 2011 e condivisi. Appelli che l’avv. Novaro ha ricordato nella sua arringa finale sul 3 luglio , “buttiamo giù le reti, perché questo voleva il movimento NO TAV con le sue parole d’ordine”. Insomma, in quei boschi, assedio era nella chiamata e assedio fu. Solo che la “sproporzione” nelle armi non era affatto a svantaggio delle forze dell’ordine, come dichiarato dal Procuratore nella sua requisitoria. Oltre 4300 lacrimogeni sparati rappresentano di gran lunga l’eccezionalità della resistenza messa in campo da migliaia di persone della Valle e da tutt’Italia nella giornata del 3 luglio, non si può liquidare senza URLARE una rivendicazione politica.
Se lasciamo che in quell’aula venga detta in questi termini l’ultima parola su quelle giornate senza che al di fuori del tribunale vi sia alcuna difesa politica, allora abbiamo perso. E non solo per lo scempio in Valsusa, perché insieme a noi perderanno quelli che, in futuro, vorranno mobilitarsi in opposizione e resistere a qualsiasi decisione calata dall’alto, che si tratti di un’ennesima opera inutile o di un lager chiamato CIE.
Il rischio è che dopo questa sentenza le eccessive cornici edittali, le cui radici affondano nel codice fascista Rocco, evocate in questo procedimento e in quelli per le accuse di “devastazione e saccheggio“, acquisiscano una incontestabile legittimità.
Allora, al netto delle scelte dei No Tav “istituzionali” restiamo noi. Chiunque, ovunque. Noi che in quelle giornate, come in tante altre, c’eravamo e ci siamo.
Noi che eravamo e siamo “movimento” (senza l’articolo determinativo), agendo nel perseguire l’obiettivo che ci siamo dati, perché questa è l’enorme differenza tra un movimento d’opinione ed un movimento di lotta.
Tenendo anche in giusta considerazione il fatto che alcuni compagni verranno giudicati separatamente, per gli stessi fatti, a febbraio 2017 e che a marzo arriverà in cassazione il ricorso della Procura di Torino contro l’assoluzione per Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia, dall’accusa di terrorismo.
Ci vediamo il 17 novembre, l’udienza inizierà alle 9:00, nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino, con le repliche del Procuratore Generale e poi le controrepliche delle difese. La sentenza potrebbe arrivare nel primo pomeriggio.
La legalità non è una questione di giustizia ma di potere. (frank cimini)
Simonetta Zandiri, Lorenzo Alberti – TGMaddalena.it
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