Source: http://www.largine.it/index.php/le-primarie-del-pdr-io-non-partecipo/
Timestamp: 2020-01-28 16:28:00+00:00

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Le primarie del PdR. Io non partecipo – L'Argine
Non so se sarò contraddetto e smentito, ma penso che le primarie del Pd di domenica prossima decreteranno definitivamente la trasformazione (mutazione) del Pd nel Partito di Renzi che resterà “capo” di questo partito nonostante le sue ripetute sconfitte politiche ed elettorali. Sconfitte rimosse o addebitate a chi ha cercato di evitarle. Ma questi sono problemi del Pd e di chi in esso ancora crede e si riconosce. Di fronte a questo esito che appare scontato e indicato abbondantemente dai sondaggi, avranno ragione quanti hanno deciso con coerenza e dignità di non impegnarsi e di non sottoporsi alla stanca ginnastica di queste primarie, ritenendo il Pd non recuperabile alla sua stessa vocazione originaria.
Il confronto (si fa per dire) che queste primarie hanno offerto, oltre che povero di contenuti, è sembrato una recita a soggetto e dal finale scontato. I due contendenti di Renzi hanno fatto un quadro dell’ex segretario ed ex presidente del Consiglio che nessuno di chi ha deciso di lasciare il Pd mai era riuscito a fare. Orlando ed Emiliano hanno usato argomenti, temi, toni che, se pur condivisibili da un militante di sinistra come me, sono apparsi fuori luogo e soprattutto fuori tempo massimo. Orlando, soprattutto, è poco credibile dal momento che è stato dirigente corresponsabile del Pd renziano e componente del governo dei mille giorni durante i quali sono stati compiuti tutti gli errori che ora lui denuncia. Lacrime di coccodrillo nel migliore dei casi. Oppure furbizia e doppiezza un po’ a buon mercato. In un modo o nell’altro non convincente soprattutto per le sue scelte e argomentazioni quanto tardive tanto spalla a Renzi che aveva bisogno per le sue primarie di qualcuno a sinistra a cui concedere una specie di diritto di tribuna.
A questo gioco, alla sua maniera spregiudicata, disinvolta, cinica e arruffona, si è prestato Emiliano la cui cultura politica lo rende più simile a Renzi che ad un moderno e innovativo rappresentante della sinistra italiana. Al partito di Renzi vorrebbe o potrebbe sostituire il partito di Emiliano. Tutti e due non si sono resi conto che il Pd anche per loro responsabilità era già diventato il partito di Renzi e come tale non più contendibile da sinistra. Una larga parte degli iscritti e degli elettori sono andati via e sono stati sostituiti da altri di centro e di centrodestra che ormai si sentono a casa loro, visto il riposizionamento politico ed ideale di questo Pd. Per carità di patria e per antico rispetto personale taccio sui nomi di chi è approdato nel Pd e di chi gira attorno ad esso in città come in tanti centri della provincia. Per quello che è diventato e fatto diventare il Pd, quello di Brindisi città, può essere, poi, un caso di studio: dopo quasi due anni di commissariamento lascia un partito spappolato, lontanissimo dalla città vera, chiuso o aperto secondo le convenienze del momento, un partito più che di militanti coerenti, un partito di globe-trotter della politica.
La scelta di partecipare alla costruzione del movimento di Art.1 di alcuni di noi, militanti e dirigenti del Pd, nasce dalla consapevolezza della irriformabilità di questo partito e della sua deriva centrista e, come tale, riferimento indistinto di ceti politici alla ricerca di ri/collocazioni. A questa deriva Art.1 risponde dando vita ad un movimento aperto, plurale, non un partito in senso tradizionale o un partitino di testimonianza o peggio ancora contenitore di vecchio o nuovo ceto politico. Un nuovo inizio con i valori della Costituzione tenendo aperte porte, finestre, stanze, a tutte le energie politiche, civiche e sociali, interessate ad ascoltarli, a ritrovarsi, ad unire, a cambiare. La presenza di tanti giovani nei comitati promotori di questo movimento fa ben sperare. Alla pratica delle primarie e alla conta che le caratterizza, Art.1 risponde dando vita ad un movimento consapevole, popolare per un campo aperto in cui possano ritrovarsi e lavorare assieme tutte le forze progressiste che individuano nella Costituzione e nella sua completa attuazione il proprio programma fondamentale. Il partito di Renzi difficilmente potrà ridiventare il Pd delle origini o essere la casa in cui la tradizione e la storia della sinistra italiana possa essere ascoltata e rispettata. C’è bisogno, però , di pazienza, di umiltà, di studio e di radicamento sociale se si vuole fare di Art.1 non la bella copia del Pd ma un movimento in grado di intercettare le domande e gli ideali di solidarietà, di giustizia sociale, di uguaglianza, il diritto al lavoro (si può chiamare socialismo?), di cui c’è tanto bisogno.
Nella foto: Enrico Rossi e Carmine Dipietrangelo alla presentazione di Articolo 1 a Brindisi
Per questo, rimango convinto che nel medio periodo questo Movimento se non commette l’errore di apparire o di voler essere un altro contenitore di ceti politici, potrà essere l’embrione di una prospettiva politica, programmatica ed organizzativa su cui potranno convergere altre forze democratiche, associazioni, così come le forze di sinistra che sono ancora nel Pd e che si riconoscono in Orlando, Cuperlo, Emiliano, sia esperienze come quelle di Sinistra Italiana e di Possibile o come quella di Campo Progressista di Pisapia. Non un movimento che esclude ma che unisce e che lavora per un programma fondamentale di governo e di rottura con le politiche economiche e sociali degli ultimi anni e e con le relative alleanze. La conferenza programmatica di Art.1 che si svolgerà dal 19 al 21 di maggio potrà essere la premessa di e per queste necessarie convergenze.
Nota: Carmine Dipietrangelo è Presidente di Leftbrindisi e componente del comitato promotore di Art.1-MDP di Brindisi
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 Articolo 1
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