Source: http://demostene.myblog.it/2010/11/14/i-segni-distintivi/
Timestamp: 2017-10-23 13:18:02+00:00

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I segni distintivi | DEMOSTENE
I segni distintivi hanno importanza per quanto attiene al rapporto fra imprenditori e consumatori, la ditta contraddistingue l’imprenditore, l’insegna l’azienda o i locali di essa, il marchio i prodotti posti in commercio dall’imprenditore
Ditta: è il nome sotto il quale l’imprenditore esercita l’impresa
Art.2563 c.c. L’imprenditore ha diritto all’uso esclusivo della ditta da lui prescelta. La ditta, comunque sia formata, deve contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore, salvo quanto disposto dall’art.2565
Con il cognome o sigla dell’imprenditore si vuole indicare l’imprenditore che ha originariamente creato l’impresa stessa, non colui ci è stata successivamente trasferita ex art.2565.
Il diritto all’uso esclusivo come dal I comma implica un obbligo di differenziazione specificato all’art.2564
Art.2564 c.c. Quando la ditta è uguale o simile a quella usata da un altro imprenditore e può creare confusione per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in cui è esercitata, deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla. Per le imprese commerciali l’obbligo dell’integrazione o modificazione spetta a chi ha iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in epoca posteriore
L’obbligo di differenziazione vale anche nei confronti di chi utilizzi il proprio nome civile in caso di omonimia.
Vi è analogia fra il diritto alla ditta dell’imprenditore e diritto al nome della persona fisica. Tuttavia il secondo è diritto della personalità mentre il primo come diritto patrimoniale può essere soggetto ad atti di disposizione.
Art.2565 c.c. La ditta non può essere trasferita separatamente dall’azienda. Nel trasferimento dell’azienda per atto tra vivi la ditta non passa all’acquirente senza il consenso dell’alienante. Nella successione dell’azienda per causa di morte la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione testamentaria
Più che trasferimento della ditta il Galgano nota che dovrebbe dirsi trasferimento del diritto di utilizzazione della ditta. Dall’articolo si evince che tale trasferimento forma oggetto di autonoma negoziazione, occorrendo lo specifico ed espresso consenso dell’alienante. L’articolo è manifestazione dell’intento di contemperare due opposte esigenze:
1. L’esigenza del consumatore che ricollegando la ditta all’imprenditore fa assegnamento sulla fiducia creatasi sul nome di quest’ultimo. A tal fine il legislatore ha disposto l’intrasferibilità della ditta separatamente dall’azienda.
2. L‘esigenza dell’imprenditore che vuole avere la possibilità di sfruttare economicamente il nome della ditta, la cui notorietà e fiducia presso i consumatori è frutto del lavoro di impresa. A tal fine non solo è disposto che il trasferimento della ditta formi oggetto di autonoma contrattazione ma anche che la ditta possa portare il nome dell’imprenditore che ha originariamente creato l’impresa stessa proteggendo così l’interesse degli imprenditori a che i consumatori restino ignari dell’eventuale trasferimento (in ogni caso se l’imprenditore è un altro restano tutelati dal fatto che l’organismo produttivo è il medesimo). L’equilibrio è, a giudizio del Galgano spostato a favore dell’imprenditore.
Tale sistema normativo è quindi compatibile con il contratto atipico di franchising che implica l’autorizzazione, dal produttore al distributore, di impiegare ditta, insegna e marchio dell’imprenditore produttore.
Si noti che le norme sulla ditta si applicano sia alle imprese individuali che a quelle collettive. Il rimando dell’art.2567 per le società ai titoli V e VI vale per la ragione sociale e la denominazione delle società, da non confondersi con la ditta e che , come osserva Galgano, si pongono sullo stesso piano del nome civile dell’imprenditore individuale. Così la società può avere, oltre alla ragione o denominazione sociale, una o più ditte corrispondenti alle sue imprese.
Insegna: è il segno distintivo dell’azienda o dei locali dell’impresa. Ad essa si applica il principio di esclusività protetto dall’art.2564 (ex art. 2568). La dottrina e la giurisprudenza ritiene applicabile anche all’insegna il principio dello art.2565 sull’intrasferibilità separatamente dall’azienda e sul necessario consenso dell’alienante.
1. capacità distintiva: deve differenziarsi dalla denominazione generica dell’oggetto dell’impresa
2. può essere nominativa o emblematica
Marchio: è il segno distintivo che gli imprenditori possono apporre sui prodotti che mettono in commercio (art. 2569 c.c.)
Marchio di fabbrica se apposto sul prodotto dal fabbricante
Marchio di commercio apposto dal rivenditore che non può però sopprimere il marchio del produttore
Marchio collettivo usato da imprenditori appartenenti ad enti od associazioni costituiti al fine di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti
Marchio di servizio usato per contraddistinguere attività di imprese che forniscono servizi (trasporti, comunicazioni, pubblicità, spettacoli ecc.)
– capacità distintiva per cui non deve consistere in un segno di uso generale e deve essere diverso (pur non molto) dalla denominazione comune e generica del prodotto
– può essere denominativo o emblematico
– deve presentare il requisito della novità rispetto ad altri marchi usati da altri
ciascun imprenditore ha diritto di valersi in modo esclusivo del marchio in modo assoluto corrispondente a quello goduto su ditta od insegna. A difesa può esercitare:
– Azione inibitoria diretta ad impedire l’uso del suo marchio da parte dei contraffattori
– Azione di rimozione volta alla distruzione dei marchi contraffatti
– Azione di concorrenza sleale e di risarcimento dei danni
Acquisto del diritto:
1. conseguendo il brevetto per marchio di impresa presso l’Ufficio centrale dei brevetti previo accertamento dei requisiti ottenendo il cosiddetto marchio registrato. E’ possibile ottenere la protezione in ambito internazionale presso l’ufficio internazionale di Ginevra.
2. con l’uso di fatto del marchio da parte dell’imprenditore indipendentemente da ogni registrazione
Evidentemente la tutela è diversa. Nel caso il marchio non sia registrato si può avere una diffusione di esso:
– notorietà a livello nazionale, impedendo altri brevetti che non avrebbero il carattere di novità
– notorietà a livello locale, e allora chi ha fatto uso del marchio non registrato potrà farne ancora uso nei limiti del preuso quindi della diffusione locale senza poter impedire il brevetto altrui
Il marchio vale per il genere di prodotti o merci indicati nel brevetto. Parlandosi di genere si parla di protezione anche per prodotti affini secondo il criterio della destinazione alla medesima clientela.
il diritto di brevetto dura per 20 anni dalla registrazione ma può essere prorogato alla scadenza di ventennio in ventennio. Da esso si decade:
– dopo un triennio di mancata utilizzazione, anche se trattasi di marchio internazionale non usato solo in Italia.
– nel caso cosiddetto di volgarizzazione, ossia se per la sua notorietà sia divenuto denominazione generica del prodotto (es. bretelle ed aspirina)
In passato si richiedeva perché ciò avvenisse anche l’inerzia del titolare del diritto, oggi non più.
Si parla invece di esaurimento del brevetto per indicare il fenomeno per cui chi ha acquistato il prodotto marchiato può rivenderlo senza nessuna autorizzazione del titolare. E’ il caso per es. delle importazioni parallele in cui nonostante l’esclusiva di alcuni rivenditori nazionali per prodotti stranieri dei terzi acquistano all’estero e poi rivendono in altro paese i prodotti stessi
I segni distintiviultima modifica: 2010-11-14T20:41:00+00:00da meneziade

References: Art.2563
 art.2565

Art.2564

Art.2565
 art. 2568
 art.2565