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Timestamp: 2019-01-22 13:45:03+00:00

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Invalidità civile: come contestare il verbale della commissione medica
4 Settembre 2015 | Autore: Giovanna Pangallo
Nei confronti della diagnosi effettuata dalla commissione sanitaria è possibile fare ricorso a due rimedi: la domanda di revisione e l’accertamento tecnico preventivo.
Non è infrequente che la diagnosi resa dalla commissione medica a seguito della visita di accertamento dell’invalidità civile o dello stato di handicap non riconosca il reale grado d’invalidità del richiedente. Che fare in questi casi? E soprattutto: è possibile contestare un verbale medico non solo quando il grado d’invalidità o di handicap riconosciuto sia inferiore a quello effettivo, ma anche quando nel verbale venga accertata una patologia da cui il paziente non ritiene di essere affetto? Prima di esaminare i quesiti ora indicati è bene chiarire cosa s’intenda per invalidità civile e per handicap.
1 Cos’è l’invalidità civile
2 Cos’è l’handicap
3 Da chi è composta la commissione medica
4 Quali sono le competenze della commissione
5 Come fare per contestare il verbale
5.1 La domanda di revisione
5.2 L’accertamento tecnico preventivo
6 A chi rivolgersi per contestare il verbale
Secondo il legislatore italiano l’invalidità civile consiste in minorazioni congenite o acquisite non solo permanenti ma anche a carattere progressivo.
Nella nozione di minorazione sono comprese anche le irregolarità di natura psichica come, ad es., le oligofrenie di carattere organico o dismetabolico e le insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali.
È necessario, inoltre, che tali minorazioni comportino una riduzione permanente della capacità lavorativa in misura non inferiore ad un terzo o, nel caso di soggetti minorenni, che abbiano permanenti difficoltà nello svolgere i compiti e le funzioni della loro età [1].
Per persona portatrice di handicap s’intende colui che è affetto da una minorazione fisica, psichica o sensoriale.
La minorazione può essere stabile o può essere di tipo progressivo e dev’essere causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa causando una condizione di svantaggio sociale o addirittura di emarginazione [2].
Da chi è composta la commissione medica
La commissione medica, cioè il soggetto deputato ad accertare l’invalidità civile o la condizione di handicap [3], in origine era composta dal medico provinciale (che rivestiva la funzione di presidente), da un ispettore medico del lavoro o da altro medico scelto dal capo dell’ispettorato provinciale del lavoro (preferibilmente tra i medici previdenziali o fra gli specialisti in medicina legale o del lavoro ovvero tra gli specialisti in igiene generale e speciale) nonché da un medico designato dall’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili [4].
A seguito di diversi interventi normativi oggi la commissione sanitaria risulta composta da cinque membri di cui un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro, un sanitario in rappresentanza, rispettivamente, dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili, dell’Unione italiana ciechi, dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza ai sordomuti e dell’Associazione nazionale delle famiglie dei fanciulli ed adulti subnormali [5] ed, infine, un medico dell’INPS in qualità di membro effettivo [6].
È bene, inoltre, precisare che le visite di accertamento vengono effettuate presso le unità sanitarie locali nell’ambito delle quali operano una o più commissioni incaricate di svolgere l’attività di verifica e diagnosi.
Quali sono le competenze della commissione
Secondo la normativa vigente la commissione sanitaria deve svolgere le seguenti attività:
accertare la minorazione degli invalidi e mutilati e la causa invalidante nonché valutare il grado di minorazione;
valutare la necessità o l’opportunità di accertamenti psico-diagnostici ed esami attitudinali [7].
È chiaro che l’indicazione dei compiti elencata non ha carattere esaustivo nel senso che la commissione gode di una certa discrezionalità dovendo fare una valutazione complessiva dello stato psico-fisico della persona e non dovendo necessariamente rimanere entro i limiti della richiesta presentata dal cittadino.
All’esito della visita, la commissione rilascia un verbale contenente la diagnosi effettuata e spedito al paziente mediante posta.
Come fare per contestare il verbale
Qualora la diagnosi indicata nel verbale riporti un grado di invalidità o di handicap minore rispetto a quello da cui si ritiene di essere affetti o, caso molto meno frequente, si voglia contestare una valutazione di maggiore gravità, è possibile percorrere due vie: presentare la domanda di revisione o chiedere l’accertamento tecnico preventivo.
Di norma la persona affetta da invalidità o da handicap è sottoposta a visita di revisione qualora l’invalido sia un minore o quando vi sia una diagnosi provvisoria o una menomazione soggetta a miglioramento.
È quindi la commissione medica che, di solito, dispone la revisione mediante indicazione espressa risultante dal verbale rilasciato dopo la visita.
Poiché però la normativa sul punto non pone particolari divieti nulla esclude che sia l’invalido stesso a chiedere di essere sottoposto ad una visita di revisione mediante la presentazione di apposita domanda.
Chiaramente la diagnosi resa a seguito della revisione non ha efficacia retroattiva poiché mediante la domanda di revisione si chiede di accertare il mutamento che nel corso del tempo la patologia ha subito.
L’accertamento tecnico preventivo (più comunemente indicato nella formula abbreviata A.T.P.) è un ricorso al giudice e va presentato necessariamente entro 6 mesi dalla data dell’accertamento da parte della Commissione medica.
Si tratta di una fase antecedente al giudizio vero e proprio: esso rappresenta una condizione di procedibilità (cioè un passaggio obbligato) per poter impugnare il verbale della commissione medica innanzi al giudice [8].
Nonostante la natura di fase preprocessuale dell’A.T.P., anche l’accertamento tecnico preventivo si propone con ricorso e si traduce in una causa innanzi al giudice benché caratterizzata da tempi ridotti.
Mediante questa procedura il ricorrente chiede al giudice di nominare un Consulente Tecnico d’Ufficio (in altre parole un medico esperto nella patologia da esaminare) il quale ha il compito di accertare la correttezza o meno della valutazione compiuta dalla commissione sanitaria.
Qualora la relazione del CTU sia favorevole alle richieste del ricorrente e la controparte (cioè l’INPS) non faccia opposizione, il giudice emetterà il decreto di omologa che non è passibile di impugnazione; nel caso contrario sarà possibile impugnare il provvedimento conclusivo del procedimento ed avviare una vera e propria causa di primo grado.
Abitualmente l’accertamento tecnico preventivo viene proposto per contestare una diagnosi che si ritiene erronea in quanto lo stato di salute è più grave rispetto a quello diagnosticato; tuttavia, poiché la legge si limita a prevedere la generica impugnabilità del verbale senza porre limiti al tipo di domanda da rivolgere al giudice, non vi sono ostacoli alla proposizione del ricorso anche nel caso in cui la diagnosi attesti una patologia ulteriore rispetto a quella da cui si è affetti.
A chi rivolgersi per contestare il verbale
Qualora si voglia presentare la domanda di revisione non sarà necessaria l’assistenza legale poiché si tratta di una procedura analoga a quella del primo accertamento: è bene, tuttavia, corredare l’istanza con certificazione medica aggiornata.
La domanda dovrà essere presentata direttamente all’INPS.
Se, invece, si vuole proporre il ricorso per ottenere l’accertamento tecnico preventivo sarà necessario rivolgersi ad un avvocato esperto in diritto previdenziale.
Il ricorso si propone in Tribunale.
[1] Art. 1, Legge 30 marzo 1971, n. 118.
[2] Art. 3, Legge n. 104 del 1992.
[3] L’art. 6 della L. 30 marzo 1971, n. 118 stabilisce che l’accertamento delle condizioni di minorazione viene effettuato in ciascuna provincia dalla commissione sanitaria nominata dal prefetto.
[4] Art. 7, L. 30 marzo 1971, n. 118.
[5] Art. 1, co. 2 e 3, Legge n. 295 del 15 novembre 1990.
[6] Art. 20, Decreto Legge 1° luglio 2009, n. 78.
[7] Art. 8, L. n. 118/1971.
[8] Legge n. 111 del 2011.
Paola Vespaziani ha detto:
22/05/2016 alle 09:37
il mio preside ha impugnato il verbale della commissione medica ed ha pensato bene di sospendermi dal lavoro (insegnante). Non percepiro’ piu’ stipendio senza che lui mi comunicasse nulla. Sto nei guai, posso denunciarlo?
pyt ha detto:
14/05/2017 alle 05:54
io invece sono stata dichiarata con malattia in fase di remissione e quindi niente aiuti tanto “devi ricostruire il seno per motivi estetici” e poi sono sparite dal verbale delle patologie
Lyt ha detto:
30/08/2017 alle 00:33
Per il fatto che siano sparite patologie, cosa capitata pure a me, sto verificando ora con i legali se vi siano i presupposti per il reato 490 c.p (occultamento di atti veri), reato che è stato depenalizzato nel 2016, ma che prevede sanzioni da 200 a 12.000 euro, se recidivi, come nel mio caso… più i danni che intendo chieder loro, visto che è un vizio frequente per loro, quindi un accanimento persecutorio verso di me, almeno per me!
Stella Stornaiuolo ha detto:
ho ricevuto verbale di revisione di mio marito affetto da tumore alla vescica 5 operazioni Trub e continue instillazioni il 10 agosto ha fatto la revisione confermano il tumore alla vesciva instillazioni fatte fino ad aprile 2018, ma la legge104 cambia art. 3 comma1 ha 79 anni chi lo porteraà adesso in giro ospedali visto che io lavoro ancora e non avrò piu’ diritto
posso farericorso
Paolo Gasbarrini ha detto:
23/11/2017 alle 10:28
Io ho contratto un tumore lo scorso anno. Tra questo e un bav di 2 grado e 10 interventi chirurgici in passato, tra i quali 3 a un dito che nessuno ha saputo raddrizzarmi, coi miei 58 anni ho avuto l’invalidità del 75.
A seguire, quando sembrava tutto a posto, ci si è messa la commissione a dimenticare di convocarmi. Durante le ferie ho iniziato a pensare con quale orario avrei dovuto rientrare in servizio e nonostante i miei solleciti all’INPS, mi venivano sempre chiesti i telefoni in modo tale che prima o poi…
Quando mi son caduite le p., ho fatto domanda di aggravamento, avendo una sindrome demielinizzante che mi provoca vertigini in continuazione.
Sepete il risultato: convocazione il 31 ottobre, cancellazione dell’istanza di aggravamento e riconoscimento dello stato di quasi salute con percentuale ridotta del 30% e 104 pressochè sparita.
Aveva ragione mio nonno quando mia zia gli chiedeva se la dentiera gli facesse male (a 87 anni è logico che faccia male) a risponderle con un “poco, sto meglio”, tanto per non preoccupare gli astanti
questo sistema assistenziale è un sistema canaglia ….dove l’inps ha avuto l’ordine di bocciare tutte le richieste di invalidità…tranne quelle x i moribondi….vorrei tanto che si potesse lasciare loro oltre l’invalidità, anche le patologie…
09/08/2018 alle 07:35
Le patologie non mi permettono di lavorare,essendo anche patologie degenerative la commissione mi ha dato il 70% e
non il minimo consentito del 74%,per cui rischio il licenziamento avendo superato i 180 gg di malattia. E dopo cosa farò avendo 61 anni??????

References: Art. 1
 Art. 3
 Art. 7
 Art. 1
 Art. 20
 Art. 8
 art. 3