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Timestamp: 2019-08-24 22:59:42+00:00

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Sospensione del termine di prescrizione - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2018 Sospensione del termine di prescrizione
Corte di Cassazione, sezione quinta penale, Sentenza 18 dicembre 2018, n. 57007.
Sentenza 18 dicembre 2018, n. 57007
Il rinvio del processo disposto sull’accordo delle parti comporta la sospensione del termine di prescrizione per l’intera durata del rinvio, ai sensi dell’articolo 159 c.p.p., comma 1, n. 3).
Il rinvio del processo disposto sull’accordo delle parti comporta la sospensione del termine di prescrizione, ai sensi dell’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3), anche nel caso in cui l’accoglimento della richiesta di rinvio non sia imposto da una particolare disposizione di legge.
Il corso della prescrizione del reato e’ sospeso nei periodi durante i quali il dibattimento e’ rinviato per impedimento o su richiesta dell’imputato o del difensore, e che il rinvio dell’udienza per impedimento legittimo del difensore, per contemporaneo impegno professionale, determina la sospensione del corso della prescrizione fino ad un termine massimo di sessanta giorni a far capo dalla cessazione dell’impedimento stesso, dovendosi applicare, in tal caso, la disposizione di cui all’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3, nel testo introdotto dall’articolo 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 .
Viceversa, qualora il giudice, su richiesta del difensore, accordi un rinvio della udienza, pur in mancanza delle condizioni che integrano un legittimo impedimento per concorrente impegno professionale del difensore, il corso della prescrizione e’ sospeso per tutta la durata del differimento, discrezionalmente determinato dal giudice avuto riguardo alle esigenze organizzative dell’ufficio giudiziario, ai diritti e alle facolta’ delle parti coinvolte nel processo ed ai principi costituzionali di ragionevole durata del processo e di efficienza della giurisdizione
avverso la sentenza del Tribunale di Ivrea emessa in data 15/12/2016;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. MOLINO Pietro, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio.
1.Con la sentenza impugnata il Tribunale di Ivrea in composizione monocratica, in funzione di Giudice di appello, in riforma della sentenza emessa dal Giudice di pace di Ivrea in data 22/07/2015, con cui (OMISSIS) era stato condannato a pena di giustizia, oltre che al risarcimento dei danni nei confronti della parte civile, in relazione al reato di cui all’articolo 81 c.p., comma 2, articoli 110, 635 e 582 c.p., in (OMISSIS), assolveva il (OMISSIS) dal fatto di danneggiamento in quanto non previsto dalla legge come reato, e, esclusa la contestata recidiva, rideterminava la pena.
2. Con ricorso depositato in data 24/01/2017 (OMISSIS), a mezzo del difensore di fiducia Avv.to (OMISSIS), ricorre per violazione di legge, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., lettera b), in ordine all’erronea applicazione della prescrizione, gia’ decorsa alla data della pronuncia della sentenza di appello, considerata anche l’esclusione della recidiva.
Il calcolo della prescrizione deve essere effettuato sommando al termine massimo di prescrizione – pari, in considerazione della pena prevista per il reato per il quale e’ intervenuta sentenza di condanna, ad anni sette mesi sei – i periodi di sospensione della prescrizione; nel caso in esame, pertanto, vanno considerati non solo i 421 giorni in cui, pacificamente, i termini di prescrizione sono rimasti sospesi nel corso del dibattimento, ma altresi’ gli ulteriori periodi di sospensione scaturenti dai rinvii disposti, su accordo delle parti, in attesa della decisione delle Sezioni Unite della Cassazione su un profilo rilevante ai fini della decisione da assumere (esito delle statuizioni civili all’esito di sentenza di proscioglimento per essere il fatto non previsto dalla legge come reato, a seguito all’entrata in vigore del d. lgs. 15/01/2016, n. 7, deciso da Sez. U, sentenza n. 46688 del 29/09/2016, dep. 07/11/2016, Schirru ed altro, Rv. 267884).
Pur consapevole di una pronuncia isolata – Sez. 2, sentenza n. 28081 del 12/06/2015, Corvo, Rv. 264288, secondo cui “Il rinvio del dibattimento disposto dal giudice in accoglimento della concorde richiesta delle difese (di imputato e di parte civile), nulla opponendo il pubblico ministero, non determina la sospensione del termine di prescrizione, non potendosi ricomprendere detta tipologia di differimento, fatta propria anche dalla parte civile, nelle ipotesi di sospensione di cui all’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3, che si riferiscono a rinvii dell’udienza conseguenti a richiesta che provenga solo dall’imputato o dal suo difensore.” – il Collegio ritiene di aderire alla giurisprudenza prevalente di questa Corte di legittimita’, secondo cui “Il rinvio del processo disposto sull’accordo delle parti comporta la sospensione del termine di prescrizione per l’intera durata del rinvio, ai sensi dell’articolo 159 c.p.p., comma 1, n. 3)” (Cass., Sez. 5, sentenza n. 26449 del 13/04/2017, Flammia ed altro, Rv 270539, in caso di rinvio disposto in adesione alla richiesta difensiva motivata dall’esigenza di raggiungere un accordo con la parte civile).
E’ stato, altresi’, affermato che “Il rinvio del processo disposto sull’accordo delle parti comporta la sospensione del termine di prescrizione, ai sensi dell’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3), anche nel caso in cui l’accoglimento della richiesta di rinvio non sia imposto da una particolare disposizione di legge.” (Sez. 6, sentenza n. 51912 del 17/10/2017, Pizzolante, Rv. 271561; nonche’ Sez. 4, sentenza n. 51448 del 17/10/2017, Polito, Rv. 271328, in cui, e’ stato affermato il medesimo principio in un caso di richiesta congiunta delle parti motivata dall’esigenza di raggiungere un accordo transattivo).
L’orientamento prevalente, in realta’, ha considerato come le Sezioni Unite, gia’ con la sentenza Cremonese (Sez. U, sentenza n. 1021 del 28/11/2001, dep. nel 2002, Rv. 220509) avessero affermato che, in tema di prescrizione del reato, la sospensione del procedimento ed il rinvio, o la sospensione del dibattimento, comportano l’automatica sospensione dei relativi termini ogni qualvolta siano disposti per impedimento dell’imputato o del suo difensore, ovvero su loro richiesta, e sempre che l’una o l’altro non siano determinati da esigenze di acquisizione della prova o dal riconoscimento di un termine a difesa.
Successivamente le stesse Sezioni Unite hanno ribadito che il corso della prescrizione del reato e’ sospeso nei periodi durante i quali il dibattimento e’ rinviato per impedimento o su richiesta dell’imputato o del difensore (Sez. Un., n. 47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226075), e che il rinvio dell’udienza per impedimento legittimo del difensore, per contemporaneo impegno professionale, determina la sospensione del corso della prescrizione fino ad un termine massimo di sessanta giorni a far capo dalla cessazione dell’impedimento stesso, dovendosi applicare, in tal caso, la disposizione di cui all’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3, nel testo introdotto dall’articolo 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Sez. Un. n. 4909 del 18/12/2014 dep. il 02/02/2015, Torchio, Rv. 262913). Viceversa, qualora il giudice, su richiesta del difensore, accordi un rinvio della udienza, pur in mancanza delle condizioni che integrano un legittimo impedimento per concorrente impegno professionale del difensore, il corso della prescrizione e’ sospeso per tutta la durata del differimento, discrezionalmente determinato dal giudice avuto riguardo alle esigenze organizzative dell’ufficio giudiziario, ai diritti e alle facolta’ delle parti coinvolte nel processo ed ai principi costituzionali di ragionevole durata del processo e di efficienza della giurisdizione (Sez. 5, sentenza n. 26449 del 13/4/2017, Flammia ed altro, Rv. 270539, in relazione ad un rinvio disposto in adesione alla richiesta dei difensori motivata dall’esigenza di giungere ad un accordo transattivo con la parte civile; Sez. 7, ordinanza n. 8124 del 25/1/2016, Nascio ed altro, Rv. 266469, in una fattispecie relativa a richiesta di rinvio per concessione di termini a difesa per discussione; Sez. 5, sentenza n. 25444 del 23/5/2014, Zandomenighi e altri, Rv. 260414, nel caso di un rinvio del processo disposto in adesione alla richiesta formulata dai difensori in ragione della prospettata esigenza di attendere l’esito delle trattative intraprese dall’imputato con la curatela fallimentare al fine di giungere ad un accordo transattivo con questa).
Appare, dunque, fuori discussione, alla luce dei molteplici arresti giurisprudenziali sin qui citati, la rilevanza del rinvio “sull’accordo delle parti” ai fini della sospensione della prescrizione, ricorrendo l’ipotesi espressamente disciplinata dall’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3), che, per l’appunto, considera il rinvio del procedimento generato dalla richiesta dell’imputato o del suo difensore come fattispecie autonoma rispetto a quella del rinvio determinato dal legittimo impedimento dei medesimi.
Il dettato normativo, quindi, appare del tutto chiaro, prescindendo dal fatto che l’accoglimento della richiesta di parte sia imposto da una particolare disposizione di legge – a differenza di quanto previsto della prima parte dell’articolo 159 c.p., comma 1, -, e non consentendo, dunque, di ritenere che la sospensione del termine di prescrizione disposta dal giudice su accordo delle parti possa essere priva di effetti. In tal caso, poiche’ il rinvio non e’ stato determinato dal legittimo impedimento della parte o del suo difensore, la sospensione dei termini di prescrizione va calcolata per l’intera durata, poiche’ non opera il limite previsto dall’articolo 159 c.p., comma 1, n. 3.
Ne discende che, nel caso in esame, deve essere non solo computato il rinvio dall’udienza del 19/10/2016 al 15/12/2016, in cui la sospensione era stata espressamente disposta – per un periodo di giorni 57 che, di per se’, gia’ sarebbero sufficienti a spostare il termie di prescrizione alla data del 03/01/2017, in epoca, quindi, successiva alla pronuncia della sentenza impugnata – ma altresi’ i precedenti rinvii, disposti per la medesima ragione, in cui la sospensione non era stata espressamente disposta, dovendosi, comunque, applicare il medesimo principio.
L’inammissibilita’ del ricorso preclude il rilievo della eventuale prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata (Sez. U, sentenza n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv. 217266).
Dall’inammissibilita’ del ricorso discende, ex articolo 616 cod. proc. pen., la condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed alla somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed alla somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Corte di Cassazione, sezione seconda penale, sentenza 26 marzo 2018, n.13968....

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