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Timestamp: 2020-02-27 18:14:33+00:00

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IL POTERE DI RIDURRE EQUAMENTE LA PENALE PUO’ ESSERE ESERCITATO D’UFFICIO. - Corte di cassazione civile Roma - sentenza n. 18128/2005 del 13/09/2005
IL POTERE DI RIDURRE EQUAMENTE LA PENALE PUO’ ESSERE ESERCITATO D’UFFICIO.
sentenza 18128/2005 del 13/09/2005
Le Sezioni Unite risolvono il contrasto relativo all’interpretazione dell’art. 1384 c.c., laddove si è posto il problema se fosse possibile esercitare l’azione di riduzione della penale anche d’ufficio (senza iniziativa di parte), propendendo per la tesi favorevole.
In particolare, non sarebbe condivisibile il rilievo che l'art. 1384 c.c. non derogherebbe al principio generale secondo cui il giudice non può pronunciare se non nei limiti della domanda e delle eccezioni proposte dalle parti, perché si tratterebbe di un argomento non decisivo e fondato sull'assunto della esistenza di un fatto che è, invece, da dimostrare; bisognerebbe partire dal testo dell'art. 112 c.p.c., secondo cui «Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa; e non può pronunciare d'ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti».
Ora, il giudice che riduca l'ammontare della penale, al cui pagamento il creditore ha chiesto che il debitore sia condannato, non viola in alcun modo la prima proposizione del richiamato art. 112 c.p.c., atteso che il limite postogli dalla norma è, in linea generale, che egli non può condannare il debitore ad una somma superiore a quella richiesta, mentre può condannarlo al pagamento di una somma inferiore; id est sarebbe possibile ridurre la penale, ma non aumentarla.
Nel codice civile sono espressamente “individuate varie ipotesi di eccezioni proponibili soltanto dalla parte; in via esemplificativa: art. 1242, primo comma. c.c. - eccezione di compensazione; art. 1442, comma quarto, c.c. - eccezione di annullabilità del contratto, quando è prescritta l'azione; art. 1449, secondo comma, c.c. - eccezione di rescindibilità del contratto, quando l'azione è prescritta; art. 1460, primo comma, c.c. - eccezione di inadempimento; art. 1495, terzo comma, c.c. - eccezione di garanzia, nella vendita, anche se è prescritta l'azione; art. 1667, terzo comma, c.c. - eccezione di garanzia, nell'appalto - anche se l'azione è prescritta; art. 1944, secondo comma, c.c. - eccezione di escussione da parte del fideiussore; art. 1947, primo comma, c.c. - beneficio della divisione nella fideiussione; art. 2938 c.c. - eccezione di preScrizione; art. 2969 c.c. - eccezione di decadenza, «salvo che, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti, il giudice debba rilevare le cause d'improponibilità dell'azione».
Il silenzio della norma sul punto non depone certamente a favore della tesi secondo cui la riduzione della penale debba essere chiesta dalla parte, ma fa propendere, se mai, a favore della tesi contraria, specie se si guardi ad altre previsioni del codice civile nelle quali l'intervento del giudice è visto in funzione correttiva della volontà manifestata dalle parti (v. Cass. sez. un. 17 maggio 1996, n. 4570, che espressamente parla di «funzione correttiva» del giudice), non solo nell'ipotesi della riduzione della penale manifestamente eccessiva (art. 1384 c.c.), ma anche nei casi di riduzione dell'indennità dovuta per la risoluzione della vendita con riserva di proprietà (art. 1526 c.c.) e di riduzione della posta di giuoco eccessiva (art. 1934 c.c.)”.
Così che, appunto, il silenzio del legislatore che non risolve expressis verbis la questione interpretativa posta, con riguardo all’art. 1384 c.c., andrebbe interpretato secondo i principi generali che, invero, sembrano ammettere, nella generalità dei casi, un intervento correttivo ad opera del giudice.
Né, si dice, in questo modo verrebbe vulnerata la presunta ratio di tutela della posizione giuridica del debitore, sia perché la ratio sarebbe, in verità, quella di ristabilire un equilibrio tra le parti contrattuali (sulla falsariga della liquidazione del danno per via equitativa, ex art. 1226 c.c.) e non uno squilibrio a favore di una di esse, e sia perché non vi è un diritto alla riduzione della penale in quanto il giudice “può” e non già “deve” ridurla equitativamente, per cui il criterio, che il giudice deve utilizzare per valutare se una penale sia eccessiva, ha natura oggettiva, che giustifica l’esperibilità dell’azione di riduzione ex officio; sotto quest’ultimo profilo, in particolare, si chiarisce che se si parte dall’idea che la riduzione della penale ha natura obiettiva, allora, ne deriva come corollario logico-giuridico che presenta una natura giuridica estranea all’interesse della parte, per cui si giustifica un intervento del giudice, ex se, al fine di ristabilire un equo assetto di interessi.
In altri termini, si dice, l’equità richiamata dall’art. 1384 c.c. sembra deporre nel senso di una visione obiettiva della vicenda, e quindi imparziale, che legittima l’intervento del giudice in quanto, appunto, soggetto imparziale.
Né, infine, sarebbe da condividere il rilievo che in considerazione del fatto che l’art. 1384 c.c. impone al giudice, nella diminuzione della penale, di tener presente l’interesse del creditore all’adempimento, allora, bisognerebbe considerare la riduzione della penale come una scelta libera delle parti e non ex officio, in quanto tale argomento “non appare decisivo ove si consideri che la mancata allegazione (o la impossibilità di riscontri negli atti acquisiti) della eccessività della penale incide sul piano fattuale dell'accertamento della sussistenza delle condizioni per la riduzione della penale medesima, ma non sull'esercizio officioso del potere del giudice”; il discorso relativo al fatto che per la riduzione equitativa della penale è necessario tener presente l’interesse del creditore, in altri termini, rileva sul piano del quantum, ma non su quello dell’an (con riguardo alla possibile esperibilità dell’azione de quo ex officio).
In definitiva, pertanto, l’azione ex art. 1384 c.c. in tema di riduzione della penale potrà ritenersi esperibile anche su iniziativa del giudice.
Lo ha stabilito la Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza 12128/2005 (nota di Luigi Viola).

References: sentenza 

sentenza 
 art. 112
 art. 1242
 art. 1442
 art. 1449
 art. 1460
 art. 1495
 art. 1667
 art. 1944
 art. 1947
 art. 2938
 art. 2969
 Cass. sez. 
 art. 1226
 art. 1384
 sentenza