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Timestamp: 2017-10-21 22:50:37+00:00

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Vizi e difetti dell'opera, accettazione da parte del committente e onere della prova (Cass. 19019/2017) | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NW4155
La Sentenza Cass. 31/07/2017, n. 19019, ha ribadito alcuni importanti concetti concernenti il rapporto tra committente e appaltatore nell’ambito di un contratto di appalto privato di opere e lavori, soffermandosi in particolare sulla differenza tra i concetti di “consegna” dell’opera e di “accettazione” della stessa, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1665 del Codice civile in tema di verifica e pagamento dell’opera, e sulla parte cui spetti l’onere di provare l’esistenza o meno di difetti nell’opera realizzata e consegnata.
LA VICENDA PROCESSUALE - La vicenda esaminata nella sentenza in commento riguarda una controversia tra impresa e committente in merito alla realizzazione di lavori di impermeabilizzazione di una copertura. L’impresa aveva convenuto in giudizio per il pagamento il committente, il quale però lamentava l’esistenza di infiltrazioni, a causa delle quali era stato costretto a far effettuare (da un’altra ditta) ulteriori lavori sulla terrazza di copertura, ed affermava altresì che nulla induceva a ritenere che si fosse verificata una accettazione, ancorché tacita, dell’opera. Viceversa l’impresa affermava che nella fattispecie doveva trovare applicazione la presunzione legale di accettazione dell’opera di cui all’art. 1665 del Codice civile (comma 4), onde sul committente ricadeva l’onere di provare di aver formulato riserve al momento della consegna dell’opera. Imputava altresì l’impresa agli ulteriori lavori fatti svolgere dal committente il verificarsi delle infiltrazioni.
L’ART. 1665 DEL CODICE CIVILE - L’articolo in questione in sintesi dispone che:
il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera compiuta (comma 1);
se, nonostante l’invito fattogli dall’appaltatore, il committente non procede alla verifica senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata (comma 2);
se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, questa si considera accettata ancorché non si sia proceduto alla verifica (comma 4);
salvo diversa pattuizione, l’appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo quando l’opera è accettata dal committente (comma 5).
DIFFERENZA TRA CONSEGNA ED ACCETTAZIONE DELL’OPERA - Nell’ambito del quadro normativo sopra riportato, riguardo all’accettazione dell’opera, la Cassazione ha ribadito un principio piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo il quale:
la “consegna” costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente;
viceversa, “l’accettazione” esige che il committente esprima (anche per facta concludentia, cioè difatto, senza necessariamente un’accettazione scritta) il gradimento dell’opera stessa, con conseguente manifestazione che comporta l’esonero dell’appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell’opera (conosciuti o riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall'appaltatore, art. 1667 del Codice civile) ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.
L’art. 1665 del Codice civile inoltre, pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell’opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell’accettazione da parte del committente; in particolare, al comma 4, prevede come presupposto dell’accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell’opera al committente (alla quale è parificabile l’immissione nel possesso) e come fatto concludente la ricezione senza riserve da parte di quest’ultimo, anche se non si sia proceduto alla verifica. La concreta esistenza di tali circostanze costituisce tuttavia una questione di fatto rimessa all’apprezzamento del giudice del merito, ed insindacabile pertanto nel giudizio di legittimità avanti la Corte di Cassazione, nemmeno sotto il profilo del vizio di motivazione.
Conformi a quanto sopra questi precedenti: Cass. 12/05/2003, n. 7260; Cass. 17/06/2004, n. 11349; Cass. 21/06/2013, n. 15711).
ONERE DELLA PROVA - Ancor più importante il chiarimento fornito dalla Corte in merito all’onere della prova, cioè all’individuazione della parte cui spetti dimostrare di aver adempiuto diligentemente alla propria obbligazione. A tale proposito la pronuncia fa richiamo al fondamentale precedente di cui a Cass. 30/10/2001, n. 13533 (Sezioni unite), secondo cui - in base al principio generale che governa l’adempimento del contratto con prestazioni corrispettive - l’appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, ha l’onere - allorché il committente sollevi l’eccezione di inadempimento - di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l’opera conformemente al contratto e alle regole dell’arte.
Compete dunque all’appaltatore provare di aver adempiuto in modo diligente alla propria obbligazione (anche ai fini dell’accoglimento dell’eventuale domanda di risarcimento danni) ciò che nella fattispecie non è avvenuto, in quanto la Corte di merito ha accertato che l’opera non risultava eseguita nell’osservanza dei principi di buona tecnica.
È utile rammentare in proposito che, secondo la menzionata Sentenza Cass. 30/10/2001, n. 13533, sarebbe spettato all’appaltatore l’onere di provare di avere correttamente adempiuto alla propria obbligazione anche nel caso inverso, quello cioè in cui fosse stato il committente a convenire in giudizio l’appaltatore stesso.
Sent. C. Cass. 31/07/2017, n. 19019
1. In tema di appalto privato di opere e lavori, occorre distinguere tra atto di “consegna” e atto di “accettazione” dell'opera: la consegna costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l'accettazione esige, al contrario, che il committente esprima (anche per facta concludentia) il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale che comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.
2. In base al principio generale che governa l'adempimento del contratto con prestazioni corrispettive, l'appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, ha l'onere - allorché il committente sollevi l'eccezione di inadempimento di cui all'art. 1667, comma 3, del Codice civile - di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l'opera conformemente al contratto e alle regole dell'arte.
Sent. C. Cass. 21/06/2013, n. 15711
1. L’appaltatore è responsabile anche per i vizi del progetto realizzato da un terzo in quanto, nella realizzazione dell'opera, è sempre tenuto a rispettare la c.d. "regola dell’arte". L'appaltatore non può diminuire le proprie responsabilità neanche nell'ipotesi in cui ci sia ingerenza del committente. L'appaltatore, quindi, è direttamente responsabile anche per gli eventuali vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori se, accortosi del vizio, non lo ha tempestivamente denunziato al committente manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero nell'ipotesi in cui non abbia rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso concreto.
2. In materia di appalto l’art. 1665 Cod. civ. pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell’opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell’accettazione da parte del committente e, in particolare, al quarto comma prevede come presupposto dell’accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell’opera al committente (alla quale è parificabile l’immissione nel possesso) e come fatto concludente la "ricezione senza riserve" da parte di quest’ultimo anche se "non si sia proceduto alla verifica". Bisogna, però, distinguere tra atto di "consegna" e atto di "accettazione" dell’opera: la "consegna" costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l’ "accettazione" esige, al contrario, che il committente esprima (anche per "facta concludentia") il gradimento dell’opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l’esonero dell’appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell’opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.
Sent. C. Cass. 17/06/2004, n. 11349
1. In tema di appalto, l'art. 1665 Cod. civ., pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente e, in particolare, al 4° comma prevede come presupposto dell'accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e come fatto concludente la «ricezione senza riserve» da parte di quest'ultimo anche se «non si sia proceduto alla verifica». Bisogna, però, distinguere tra atto di «consegna» e atto di «accettazione» dell'opera: la «consegna» costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l' «accettazione» esige, al contrario, che il committente esprima (anche per «facta concludentia») il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.
Sent. C. Cass. 12/05/2003, n. 7260
1. In tema di appalto, l'art. 1665 Cod.civ., pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente e, in particolare, al 4° comma prevede come presupposto dell'accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e come fatto concludente la «ricezione senza riserve» da parte di quest'ultimo anche se «non si sia proceduto alla verifica». Bisogna, però, distinguere tra atto di «consegna» e atto di «accettazione» dell'opera: la «consegna» costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l' «accettazione» esige, al contrario, che il committente esprima (anche per «facta concludentia») il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.
Responsabilità solidale tra direttore dei lavori e appaltatore in caso di danni (Cass. 18521/2016)
La Corte di Cassazione ribadisce che qualora il danno subito dal committente sia conseguenza dei concorrenti inadempimenti dell’appaltatore e del direttore dei lavori, entrambi rispondono solidalmente dei danni. Il principio si può estendere anche al progettista. Considerazioni sull’estensione a progettista e direttore dei lavori della responsabilità per danni agli immobili ex art. 1669 del Codice civile.
Roma 07/11/2017

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1667
 Cass. 
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 Sentenza 
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 art. 1669