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Timestamp: 2020-08-05 17:05:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26420 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26420 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 21/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26420
sul ricorso 25514-2015 proposto da:
S.G., in proprio e quale legale rappresentante della
STARP s.n.c., elettivamente domiciliato in Roma, viale Giuseppe
Mazzini n. 145, presso lo studio dell’Avvocato Enrico Baldelli,
controricorso, dall’Avvocato Gaetano Cinque;
udito, per il controricorrente, l’Avvocato Giannico Bruso.
che la Corte d’appello di Roma, in accoglimento dell’opposizione L. n. 89 del 2001, ex art. 5 ter proposta da S.G. quale legale rappresentante della STARP s.n.c., ha condannato il Ministero della giustizia al pagamento della somma di Euro 3.250,00 quale indennizzo per la irragionevole durata di un giudizio civile protrattosi per sette anni;
che per la cassazione di questo decreto ha proposto ricorso il Ministero della giustizia sulla base di tre motivi;
che il S., in proprio e nella qualità, ha resistito con controricorso.
che con il primo motivo il Ministero deduce violazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 dolendosi del fatto che la Corte d’appello non abbia rilevato la tardività della domanda, atteso che il termine semestrale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 4 non è suscettibile di sospensione feriale;
che con il secondo motivo, proposto in via alternativa e subordinata e rubricato ancora violazione c/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 la difesa erariale sostiene che pur ammettendosi che il termine di cui all’art. 4 citato abbia natura processuale, lo stesso non sarebbe suscettibile di proroga per applicazione della sospensione dei termini in considerazione della natura monitoria del procedimento, caratterizzato per ciò solo da speditezza e urgenza, e quindi incompatibile con la sospensione feriale;
che il primo motivo è infondato, alla luce del condiviso principio per cui “poichè fra i termini per i quali la L. n. 742 del 1969, art. 1 prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto stesso, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. n. 89 del 2001, art. 4 per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo” (Cass. n. 5423 del 2016; Cass. n. 10595 del 2016);
che è infondato altresì il secondo motivo sol che si consideri che il principio ora richiamato è stato da questa Corte affermato proprio in una controversia soggetta, ratione temporis, all’applicazione della L. n. 89 del 2001, come modificata dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012;
che con il terzo motivo il Ministero deduce il vizio di motivazione omessa su un fatto decisivo della controversia che ha formato oggetto di discussione, e segnatamente sulla tempestività della domanda di equa riparazione, atteso che non risultava alcun riferimento alla data di deposito della decisione conclusiva del giudizio presupposto;
che il motivo è inammissibile, atteso che dal decreto impugnato emerge, da un lato, che la questione della sussistenza della condizione di proponibilità della domanda consistente nella definizione del giudizio presupposto con provvedimento irrevocabile non ha formato oggetto di specifica eccezione da parte del Ministero e, dall’altro, che “il Ministero non ha sollevato alcuna eccezione quanto al merito della richiesta di indennizzo”;
che, quindi, la questione veicolata con il terzo motivo di ricorso si presenta nuova e come tale inammissibile;
che il ricorso va rigettato, con conseguente condanna del Ministero ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in favore del difensore del ricorrente, dichiaratosi antistatario.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il Ministero ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 800,00 per compensi, oltre accessori di legge e spese forfetarie; dispone la distrazione delle spese in favore del difensore del ricorrente, dichiaratosi antistatario.

References: Sentenza 
 art. 5
 art. 4
 art. 4
 art. 4
 art. 1
 art. 4
 Cass.