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Timestamp: 2020-06-06 18:10:58+00:00

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Salute e Sicurezza | Life81
Su Repubblica si parla di Sicurezza e Sanificazione con Ozono
Maggio 27, 2020 /0 Commenti/in Covid-19, Life 81, Salute e Sicurezza /da Life 81
https://life81.it/wp-content/uploads/2020/05/Sanificazione-ozono-peratore-tecnico6.jpg 2048 1536 Life 81 https://life81.it/wp-content/uploads/2019/10/Logo-life-81.png Life 812020-05-27 10:45:102020-05-27 10:50:45Su Repubblica si parla di Sicurezza e Sanificazione con Ozono
Campagna Eu-Osha 2018-2019, consegnati a Matera i riconoscimenti alle migliori Buone Pratiche
Ottobre 30, 2019 /0 Commenti/in Inail, Prevenzione, Salute e Sicurezza /da Life 81
Si è conclusa nella capitale europea della cultura 2019 la campagna biennale promossa dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro di Bilbao, di cui l’Inail è Focal point nazionale, con la consegna dei riconoscimenti agli esempi virtuosi di riduzione dei rischi da sostanze pericolose. Nel triennio 2020-2022 l’attenzione si focalizzerà sui disturbi muscolo-scheletrici
MATERA – L’adozione di competenze di tipo non tecnico per una sicurezza attiva e partecipata dei lavoratori negli impianti chimici; la creazione di brevi video animati di 30 secondi su salute e sicurezza proiettati direttamente sui touchscreen delle macchinette del caffè; un progetto di peer safety education, l’educazione tra pari per coinvolgere a cascata studenti dalle superiori alle scuole dell’infanzia.
Dalla segnalazione di allarmi con smartphone all’agricoltura di precisione, le migliori Buone Pratiche. E ancora, un’anagrafica accurata dei prodotti chimici in entrata negli stabilimenti; la caratterizzazione dell’esposizione ad agenti chimici presenti nei vapori dei fanghi di perforazione; un percorso di formazione esperienziale complessiva con animazioni, foto e giochi di ruolo per l’uso in sicurezza di sostanze pericolose; la valutazione del rischio chimico nelle manifatture additive come i processi di stampa in 3D. Per finire, un progetto di monitoraggio e controllo in tempo reale della sicurezza lavorativa in ambito industriale con l’utilizzo di smartphone collegati a sensori di allarme e soccorso; lo studio di una possibile soluzione di sostituzione di elementi rischiosi come la formaldeide e le sostanze perfluoroalchiliche.
Un Premio per segnalare le Buone Pratiche contro i rischi delle sostanze pericolose. Sono questi i migliori esempi, presentati da enti, aziende e società che hanno partecipato al premio Buone Pratiche promosso all’interno della campagna europea 2018-2019 “Ambienti di lavoro sani e sicuri. Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose”, che hanno ricevuto un attestato di riconoscimento nel corso dell’evento di chiusura della campagna svoltosi a Matera, capitale europea della cultura 2019, giovedì 24 ottobre.
L’evento ha concluso la campagna Eu-Osha 2018-2019. La giornata nella città dei Sassi è stata la tappa finale della campagna, promossa dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro di concerto con un network tripartito nazionale rappresentato da Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero della Salute, Inail, Iss, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e Anmil. L’Istituto è Focal point nazionale e ha coordinato, attraverso la Direzione centrale prevenzione e con la collaborazione delle Direzioni regionali, la partecipazione di enti e istituzioni nel calendario articolato di eventi e momenti formativi. A supporto della campagna è stata costituita una rete di partner nazionali, formata da organismi pubblici, associazioni e imprese private, che hanno ricevuto anch’essi un attestato di riconoscimento per il loro contributo.
A Matera ricordato anche il 25esimo dell’Agenzia europea di Bilbao. A rimarcare l’importanza della campagna e dell’evento conclusivo, aperto dal saluto di Carmen Angiolillo, direttore regionale Inail Basilicata, è stata anche la presenza di Antonio Cammarota, della Direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione, sezione Osh, della Commissione Europea, e di Andrew Smith, capo dell’Unità comunicazione e promozione dell’Agenzia europea, che proprio quest’anno celebra il 25esimo anniversario della sua istituzione a Bilbao.
Rotoli: Impegno costante per diffondere la cultura della prevenzione nel lavoro che cambia. Ed è stato proprio con l’omaggio all’Agenzia per la ricorrenza del venticinquennale di fondazione e al suo ruolo propulsivo nelle politiche europee di prevenzione e salute dei lavoratori che è iniziato l’intervento del direttore centrale Prevenzione dell’Istituto, Ester Rotoli. Dopo aver sottolineato i tre valori guida della cooperazione, della partecipazione e della condivisione, e i principi che ispirano le azioni delle campagne europee, Rotoli si è soffermata sulle principali priorità della salute e sicurezza sul lavoro attraverso i cambiamenti che registra oggi il mondo del lavoro e della produzione. Salute e sicurezza che possono ricevere nuovi benefici da innovazioni tecnologiche come Oira, l’applicativo realizzato da Eu-Osha e messo a punto nel nostro Paese dall’Inail per supportare i datori di lavoro nella valutazione dei rischi, di cui, dopo aver completato il tool sugli uffici, è in corso di realizzazione quello dedicato alle vendite al dettaglio.
La campagna Eu-Osha in Italia. Il direttore Rotoli ha poi passato in rassegna l’intero percorso nazionale della campagna europea 2018-2019, partendo dalla sfida posta in essere dalla presenza delle sostanze pericolose in ambienti di lavoro a rischio come l’agricoltura, la metalmeccanica e il settore del legno, e ricordando le principali tappe che ne hanno scandito le attività. Come, ad esempio, l’indagine pilota svolta con Echa su come supportare gli utilizzatori delle schede di sicurezza, che ha coinvolto circa 1600 imprese di vari settori produttivi soggetti a rischio chimico, con un campione di 450 aziende a cui è stato somministrato via web un questionario a risposte chiuse.
Nel triennio 2020-2022 focus sui disturbi muscoloscheletrici. Infine, dopo aver ripercorso i temi delle campagne europee dagli inizi ad oggi, Rotoli ha ricordato che il prossimo triennio 2020-2022 sarà dedicato ai disturbi muscoloscheletrici. Un tema che ritorna dopo la prima campagna del 2000 e quella del 2007 a causa delle criticità riscontrate e ancora presenti e su cui sarà necessario proseguire nel lavoro comune di sensibilizzazione. Perché, ha concluso il direttore centrale Prevenzione citando il report pubblicato nel 2019 per il centenario dell’Ilo, “se tutti sono consapevoli dei cambiamenti, se tutti lavorano insieme per trovare soluzioni, c’è un futuro più luminoso nel nostro mondo del lavoro”.
https://life81.it/wp-content/uploads/2019/04/Sicurezza-lavoratori-life-81.jpg 1555 1920 Life 81 https://life81.it/wp-content/uploads/2019/10/Logo-life-81.png Life 812019-10-30 10:54:172019-10-30 10:54:17Campagna Eu-Osha 2018-2019, consegnati a Matera i riconoscimenti alle migliori Buone Pratiche
Ottobre 15, 2019 /0 Commenti/in Prevenzione, Puntosicuro, Salute e Sicurezza /da Life 81
Pubblicato da Puntosicuro
11/10/2019: Una guida pratica sugli obblighi legali e sulle buone pratiche in relazione ai lavoratori vulnerabili che possono essere esposti a sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro.
Questa scheda informativa fornisce una guida pratica sugli obblighi legali e sulle buone pratiche in relazione ai lavoratori vulnerabili che possono essere esposti a sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro. È importante che la valutazione dei rischi e le misure preventive tengano conto dei gruppi di lavoratori con esigenze specifiche o potenzialmente esposti a rischi particolari.
La scheda informativa riassume gli obblighi legali dei datori di lavoro e si rivolge a gruppi particolari, ossia lavoratori appena assunti o giovani, lavoratori migranti o a tempo determinato, lavoratori con problemi di salute, lavoratrici gestanti o in periodo di allattamento e lavoratrici. Cosa possono fare i datori di lavoro per garantire che questi gruppi di lavoratori siano protetti dai danni causati dall’esposizione a sostanze pericolose?
-La valutazione del rischio sul posto di lavoro e le misure di prevenzione per sostanze pericolose deve rivolgersi a gruppi di lavoratori con esigenze specifiche e livelli di rischio più elevati.
– I rischi potrebbero essere maggiori perché questi lavoratori sono inesperti, disinformati o fisicamente più vulnerabile, perché cambiano spesso lavoro o lavorano in settori in cui la consapevolezza del problema è scarsa, o a causa di una maggiore o diversa sensibilità fisiologica (ad es. in giovani apprendisti o a causa delle differenze tra uomini e donne).
– I gruppi specifici che devono essere considerati sono i giovani lavoratori e quelli che sono nuovi al lavoro, lavoratori che si occupano delle manutenzioni, i lavoratori migranti, i lavoratori in subappalto, i lavoratori affetti da patologie, le donne in gravidanza e che allattano e i lavoratori nei settori dei servizi con un basso livello di consapevolezza, che sono spesso settori prevalentemente femminili.
– I lavoratori che svolgono lavori in diversi siti possono incontrare una varietà di sostanze pericolose. E’ necessario un approccio coordinato tra il responsabile del lavoratori e i gestori dei locali. E’ molto importante la comunicazione di informazioni rilevanti tra queste le parti, compresi gli stessi lavoratori.
– I datori di lavoro dovrebbero verificare la loro legislazione nazionale, cosi che possano conoscere i requisiti precisi in merito sicurezza e salute sul lavoro, i divieti sui tipi di lavoro, l’età in cui i bambini possono lavorare, le limitazioni e i requisiti di autorizzazione.
Leggi la scheda informativa (ENG, pdf)
https://life81.it/wp-content/uploads/2019/03/caution-1491550.png 1704 1920 Life 81 https://life81.it/wp-content/uploads/2019/10/Logo-life-81.png Life 812019-10-15 10:04:592019-10-15 10:04:59Come proteggere i lavoratori vulnerabili dalle sostanze pericolose?
All’Inail l’omaggio del Capo dello Stato alle vittime del lavoro
Maggio 1, 2019 /0 Commenti/in Inail, Salute e Sicurezza /da Life 81
In occasione della festa del primo maggio, il presidente della Repubblica è intervenuto alla commemorazione che si è svolta a Roma, nel piazzale antistante la sede della direzione generale, deponendo una corona di fiori davanti al bassorilievo dedicato ai minatori che persero la vita durante la realizzazione del traforo del San Gottardo
ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto questa mattina a Roma alla consueta cerimonia di commemorazione delle vittime del lavoro che si svolge ogni anno, in occasione della festa del primo maggio, davanti alla direzione generale Inail di piazzale Pastore.
La cerimonia alla presenza dei vertici dell’Istituto e dei rappresentanti istituzionali. Il Capo dello Stato, accolto dal presidente e dal direttore generale dell’Istituto, Massimo De Felice e Giuseppe Lucibello, dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, e dall’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Claudio Di Berardino, ha deposto una corona di fiori, portata a spalla da due corazzieri, e si è soffermato in un momento di raccoglimento davanti al monumento ai caduti del lavoro posizionato all’ingresso del palazzo dell’Inail.
Il monumento è una copia in bronzo dell’opera di Vincenzo Vela. Inaugurato il primo maggio di 11 anni fa, il monumento alle vittime del lavoro è una copia in bronzo del bassorilievo che ricorda i 200 operai che tra il 1872 e il 1882 persero la vita durante lo scavo del traforo ferroviario del San Gottardo, un tunnel di 15 chilometri tra le viscere delle montagne svizzere. Il modello in gesso dell’opera venne realizzato tra il 1880 e il 1882 dallo scultore ticinese Vincenzo Vela, profondamente turbato dall’alto tributo di vite umane che il progetto della galleria aveva comportato. Un precedente esemplare, fuso nel 1893, si trova alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma.
Sul Colle la consegna delle Stelle al merito del lavoro. Al termine della commemorazione davanti alla sede dell’Inail, il corteo presidenziale ha ripreso la strada del Quirinale, dove Mattarella è intervenuto alla tradizionale cerimonia di consegna delle Stelle al merito del lavoro, l’onorificenza conferita a chi si è distinto nella propria esperienza lavorativa per laboriosità, perizia e condotta morale.
https://life81.it/wp-content/uploads/2019/05/primo-maggio-2019-02.jpg 366 488 Life 81 https://life81.it/wp-content/uploads/2019/10/Logo-life-81.png Life 812019-05-01 10:00:122019-05-07 10:02:30All’Inail l’omaggio del Capo dello Stato alle vittime del lavoro
Pillole di sicurezza: la sicurezza attiva dei lavoratori
Aprile 11, 2019 /0 Commenti/in Formazione, Salute e Sicurezza /da Life 81
11/04/2019: Cosa devono fare i lavoratori per contribuire alla sicurezza sul lavoro in modo attivo? Quali sono i loro obblighi ai sensi del D.Lgs. 81/08?
In riferimento agli obblighi dei lavoratori riportiamo un estratto del testo del D.lgs. 81/08.
Articolo 20 – Obblighi dei lavoratori
c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e le miscele pericolose, i mezzi di trasporto e, nonché i dispositivi di sicurezza;
3. I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto29
Sanzioni per i lavoratori
• Art. 20, co. 2, lett. b), c), d), e), f), g), h), i): arresto fino a un mese o ammenda da 245,70 a 737,10 euro [Art. 59, co. 1, lett. a)]
• Art. 20 co. 3: sanzione amministrativa pecuniaria da 61,43 a 368,56 euro [Art. 59, co. 1, lett. b)]ù
• Art. 20 co. 3: sanzione amministrativa pecuniaria da 61,43 a 368,56 euro [Art. 60, co. 2]
Federica Gozzini
https://life81.it/wp-content/uploads/2019/04/Sicurezza-lavoratori-life-81.jpg 1555 1920 Life 81 https://life81.it/wp-content/uploads/2019/10/Logo-life-81.png Life 812019-04-11 09:37:312019-04-11 09:40:45Pillole di sicurezza: la sicurezza attiva dei lavoratori
Un piano di caricamento va protetto contro il rischio di caduta dall’alto
Febbraio 25, 2019 /0 Commenti/in Legislazione Sicurezza, Puntosicuro, Rischio, Salute e Sicurezza /da Life 81
La protezione contro il rischio di caduta dall’alto da un piano di caricamento sopraelevato, che non è stata imposta dal legislatore con il D. Lgs. n. 81/2008 contenente le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, è l’oggetto di questa sentenza della Corte di Cassazione chiamata a esprimersi su di un ricorso presentato da un datore di lavoro con riferimento a un infortunio occorso a un suo lavoratore dipendente infortunatosi per essere appunto caduto da un piano di caricamento. La suprema Corte ha trovato l’occasione per precisare cosa sia da intendersi per piano di caricamento e di mettere in evidenza la differenza che sussiste fra piano di caricamento e piano di lavoro ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i..
Condannato un datore di lavoro nei primi due gradi di giudizio per il reato di lesioni colpose a danno del lavoratore aggravate alla violazione delle norme antinfortunistiche sulla sicurezza dei posti di lavoro e sul ricorso lo stesso ha presentato un ricorso nel quale ha messo in evidenza l’esonero concesso dal legislatore dalla installazione di dispositivi di protezione collettiva contro la caduta dall’alto per tali tipi di piani. La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha precisato che un piano di caricamento di altezza inferiore ai 2 metri può pure non essere protetto dal rischio di caduta dall’alto ma solo se viene utilizzato esclusivamente per le operazioni di carico e scarico e non come nel caso in esame per altri tipi di operazioni e lavorazioni per il quale i giudici di merito hanno ritenuto applicabili altre norme di protezione pure previste dal dallo stesso D. Lgs. n. 81/2008 anche se non contestate all’imputato e non rientranti nel capo di imputazione.
La Corte di Cassazione, altresì, in merito alla lamentela avanzata dall’imputato per la violazione non richiamata nell’imputazione, ha sottolineato che in tema di reati colposi non sussiste la violazione del principio di correlazione tra l’accusa e la sentenza di condanna essendo consentito al giudice di aggiungere agli elementi di fatto contestati altri estremi di comportamento colposo o di specificazione della colpa, emergenti dagli atti processuali e, come tali, non sottratti al concreto esercizio del diritto di difesa.
Il fatto, l’iter giudiziario e il ricorso per cassazione
La Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale, riconosciutegli le circostanze attenuanti generiche, ha rideterminata la pena inflitta dal Tribunale a un datore di lavoro e legale rappresentante di una società in due mesi di reclusione confermando nel resto la sentenza con la quale allo stesso era stata riconosciuta la penale responsabilità per il reato di lesioni personali colpose aggravate dalla violazione delle norme antinfortunistiche (art. 590 comma 2 in relazione all’art. 63 comma 1 e 64 comma 1 del D. Lgs. n. 81/2008 in riferimento all’allegato IV punto 1.7.3.) in danno di un dipendente della società stessa.
Avverso tale provvedimento l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, a mezzo del proprio difensore di fiducia, adducendo alcune motivazioni. Con un primo motivo si è lamentato per una erronea applicazione della legge penale in punto di affermazione di responsabilità evidenziando che erroneamente nei due primi gradi di giudizio gli era stata contestata come nesso causale per il reato di cui all’art 590 cod. pen. una violazione degli art. 63 e 64 del D. Lgs. n. 81/2008, in riferimento all’allegato 4 punto 1.73.3. per non avere dotato di parapetto o altre difese equivalenti il luogo di lavoro in cui si trovava ad operare il lavoratore al momento dell’infortunio.
L’infortunio, ha precisato l’imputato nel ricorso, era avvenuto su di un piano di caricamento costruito appositamente in posizione sopraelevata al fine di permettere a un camion di scaricare agevolmente delle merci dal pianale con i mezzi meccanici (muletti o transpallets manuali). Il lavoratore in particolare si trovava all’interno di tale piano allorquando inciampando è finito sul bordo dello stesso ed è caduto nel livello inferiore riportando le lesioni di cui al procedimento. Il ricorrente ha contestata la sentenza di condanna in quanto, secondo lo stesso, il piano sopraelevato dal quale è caduto il lavoratore non era un piano di lavoro in quanto esso, per stessa ammissione degli organi di vigilanza intervenuti, era stato funzionalmente costruito per il carico e lo scarico delle merci all’interno del magazzino ed era destinato funzionalmente a quella tipologia di lavoro.
Ha ricordato l’imputato nel ricorso che gli articoli 63 e 64 del D. Lgs. n. 81/2008 si riferiscono ai luoghi di lavoro mentre la norma sulla quale si sarebbe dovuto accentrare correttamente l’attenzione è quella di cui all’allegato IV punto 1.7.3. secondo la quale “Le impalcature, le passerelle, i ripiani, le rampe di accesso, i balconi ed i posti di lavoro o di passaggio sopraelevati devono essere provvisti su tutti lati aperti, di parapetti normali con arresto al piede o di difesa equivalenti. Tale protezione non è richiesta per i piani di caricamento di altezza inferiore a m. 2,00” ragion per cui sarebbe caduta in errore la Corte di Appello laddove ha classificato il luogo da cui è caduto il lavoratore infortunato come posto di lavoro sulla semplice asserzione che in quel luogo lo stesso stava facendo un lavoro diverso dal caricamento. Se così fosse e cioè se il piano di caricamento fosse un piano di lavoro, ha sostenuto il ricorrente, anche gli interni dei rimorchi dei camion potrebbero essere definiti luoghi di lavoro e dovrebbero pertanto essere dotati di parapetti contro le cadute dall’alto i quali invece impedirebbero di utilizzare i mezzi secondo la loro destinazione naturale. Nella istruttoria dibattimentale, ha quindi messo in evidenza il ricorrente, era stato provato che sul piano sopraelevato venivano caricate le merci e che pertanto quello, indipendentemente dalle operazioni sullo stesso effettuate dal lavoratore, era un piano di caricamento per necessità di utilizzo privo di parapetti cosi come stabilito dal punto 1.7.3. dell’allegato IV del D. Lgs. n. 81/2008.
Come secondo motivo di riscorso l’imputato ha evidenziato che la sentenza di appello lo avrebbe condannato per il reato di lesioni colpose ritenendolo responsabile della violazione di altro profilo di colpa specifica mai contestatogli e non riconducibile ai profili di colpa specifica ex art 63 e 64 del D.lgs. n. 81/2008. La Corte territoriale infatti, pur confermando che il piano su cui stazionava il lavoratore era senza dubbio un piano di caricamento, gli ha imputato un profilo di colpa specifico diverso rispetto a quello richiamato nel capo di imputazione, essendo stato tale piano adibito anche ad altre operazioni. Secondo la Corte di appello, infatti, il datore di lavoro non sarebbe incorso nella violazione delle norme contravvenzionali richiamate nel capo di imputazione ma avrebbe violato le regole imposte dall’art 18 del D. Lgs. n. 81/2008. Tale ultima violazione, si legge in ricorso, non è mai stata contestata all’odierno ricorrente, il quale correttamente nei precedenti gradi di giudizio si è difeso ravvisando che quel piano era un piano di caricamento e che come tale non poteva essere dotato di parapetti come esplicitamente previsto dalla norma. Alla luce di quanto sopra detto il ricorrente ha chiesto l’annullamento della sentenza impugnata.
La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi proposti nel ricorso in quanto il ricorrente si è nella sostanza limitato a riprodurre le stesse questioni già devolute in appello, e da quei giudici puntualmente esaminate e disattese con motivazione del tutto coerente e adeguata. E’ ormai pacifica acquisizione della giurisprudenza della suprema Corte, ha sostenuto la Sez. IV, come debba essere ritenuto inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che riproducono le medesime ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. Comunque logica e congrua ha ritenuta la Cassazione la motivazione della condanna avanzata dalla Corte territoriale e pertanto immune da vizi di legittimità.
Con riferimento alla dinamica dell’accaduto offerta dalla parte offesa e non contestata dalla difesa, la Corte di Cassazione ha messo in evidenza che, secondo quanto emerso, il lavoratore, quando sul piano di caricamento è inciampato nel coperchio di una cassa ed è caduto al di sotto, era intento a compiere operazione di imballaggio di merce per cui stava compiendo una operazione lavorativa diversa da quella del semplice carico o scarico ma semmai preliminare alla stessa. Dalla testimonianza resa da un operatore della ASL, inoltre, era emerso che il piano era utilizzato per compiere altre operazioni, in quanto su di esso erano stati trovati dei macchinari, oltre ad essere utilizzato normalmente come passaggio per accedere agli uffici posti al suo margine.
Logica è stata considerata quindi dalla Corte di Cassazione la conclusione alla quale era pervenuta quella territoriale allorquando ha constatato che il piano di caricamento in esame fosse anche un luogo di lavoro e come tale non era dotato di protezioni atte a contrastare il pericolo di caduta e ha sostenuto che la difficoltà di porre transenne atte a tale scopo avrebbe dovuto indurre il datore di lavoro ad organizzare le operazioni di imballaggio in luoghi appropriati. Né il richiamo fatto dalla Corte di Appello ai più generici doveri in capo al datore di lavoro di cui all’art. 18 del D. Lgs. n. 81/2008 ha portato, come ha lamentato il ricorrente, ad una modifica sostanziale dell’editto accusatorio.
Non va trascurato, in proposito, ha così concluso la Corte suprema, che dalla stessa è stato più volte sottolineato come in tema di reati colposi non sussiste la violazione del principio di correlazione tra l’accusa e la sentenza di condanna essendo consentito al giudice di aggiungere agli elementi di fatto contestati altri estremi di comportamento colposo o di specificazione della colpa, emergenti dagli atti processuali e, come tali, non sottratti al concreto esercizio del diritto di difesa, citando a supporto altre sentenze della Cassazione che sono pervenute alle stesse conclusioni quali la sentenza Sez. IV 4 n. 51516 del 21/6/2013 (Miniscalco ed altro, Rv. 257902), la sentenza Sez. IV n. 35943 del 07/03/2014 (Denaro ed altro, Rv. 260161) e la sentenza Sez. IV n. 18390 del 15/2/2018 (Di Landa, Rv. 273265).
Essendo quindi il ricorso inammissibile la suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 2.000 euro in favore della cassa delle ammende.
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References: Articolo 20
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