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Timestamp: 2019-05-21 01:47:43+00:00

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772 (ISTAT 1991); 759 (SITA 1995).
23,97 kmq (ISTAT 1991).
A nord Mombarcaro e Monesiglio, a est Gottasecca e Saliceto, a sud Montezemolo, a est Sale Langhe e Sale San Giovanni.
Centri abitati: Contrada, Gabutti, Villa; nuclei: Bormida, Campolungo, Carro, Castagneti, Costabella San Rocco, Costa Soprana, Costa Sottana, Caudini, Isole, Novelli (nucleo contiguo al nucleo omonimo del comune di Monesiglio), Pasiotti (ISTAT 1991). Località Pallarea (dati comunali). Vedi mappa.
«Camariana» (998), «Camairana» (1033); il nome indicava il feudo, oggi genericamente la località, ossia un insieme di insediamenti dei quali nessuno prevale per dimensioni o ruolo geografico; la sede comunale è presso la regione Villa.
Nel diploma dell’imperatore Ottone III del il 27 maggio 998, la decima di Camerana, insieme a quella di altri luoghi di feudalità imperiale, viene assegnata al vescovo di Savona Bernardo (Ferro 1977, p. 28); di ta­le assegnazione vi sono altre conferme, del 999 e del 1014; Casalis cita un documento di tenore simile ri­salente al 967 (Casalis 1834, p. 352). La conseguente ipotesi di un’appartenenza originaria alla diocesi di Savona ed un successivo passaggio ad Alba prima del Trecento accomunerebbe Camerana alla vicenda delle altre chiese della Valle Bormida (Conterno 1986, p. 95).
La chiesa di Santa Maria (ora Annunziata) di Camerana, dal Registrum delle Costituzioni Isnardi del 1325 (Conterno 1986, p. 98), fa parte della diocesi di Alba nella circoscrizione plebana di Gottasecca. Nello stesso Registrum è segnalata, come esente da plebatus, la chiesa «de sancti floyrani» di Camerana. Già ci­tata nel sec. X, dipendeva dall’Abbazia benedettina di San Pietro in Varatella presso Albenga (Conterno 1986, p. 126 n. 91), a sua volta citata già nel 1076 (Ferro 1977, p. 30). Tale dipendenza potrebbe far risalire, come per luoghi vicini (S. Benedetto Belbo, Montezemolo) la cristianizzazione della zona di Camerana ad un epoca tarda e per mano delle comunità monastiche benedettine (Conterno 1986, p. 91). Nel 1511 Camerana viene staccata dalla diocesi di Alba per entrare in quella di Saluzzo, come da Bolla di papa Giulio II. Dallo Stato della diocesi di Saluzzo nel sinodo 1516, però, si evince che Camerana, pur se aggregata alla diocesi di Saluzzo, fu sempre considerata nei tempi successivi ancora di Alba (Conterno 1986, p. 294 n. 8). Passerà infatti direttamente dalla diocesi di Alba a quella di Mondovì con bolla del 20 ottobre 1817 (Amedeo 1989, p. 170).
La chiesa di Santa Maria (ora Annunziata) di Camerana, dal Registrum delle costituzioni Isnardi del 1325 (Conterno 1986, p. 98), fa parte della diocesi di Alba come ecclesia nella circoscrizione plebana di Gottasecca.
Segnalata nei registri del 1325, come esente da plebatus, la chiesa «de sancti floyrani» di Camerana (Conterno 1986, p. 126 n. 91), dipendeva già dal sec. X dall’Abbazia benedettina di San Pietro in Varatella presso Albenga.
Con R.D. n. 376 del 12 febbraio 1928, il comune di Gottasecca viene soppresso, ed il suo territorio (1348 ha) unto a quello di Camerana. L’unione dura fino al 1946: con D.L.P. n. 509 del 22 novembre 1946 il comune di Gottasecca viene nuovamente ricostituito con lo stesso territorio. Con R.P.R. n. 89 del 21 dicembre 1948 la sede comunale è trasferita dalla località Gabutti alla località Villa. (ISTAT 1950).
La prima menzione di Camerana è quella del diploma dell’imperatore Ottone III del 27 maggio 998 (Ferro 1977, p. 28); Casalis cita un documento di tenore simile risalente al 967 (Casalis 1834, p. 352). Le prime tracce di attività di organismi comunali è però solo del 1654 (lite con i del Carretto). L’entità comunitaria di Camerana è da sempre svincolata dalla localizzazione di un insediamento di riferimento; piuttosto è costituita da un arcipelago di piccole borgate e case sparse, e iden­tificata probabilmente più che dai confini di una comunità di uomini, dalla gestione dei beni sul suo territorio, che sono ingenti e compatti.
Statuto comunale 2000: vedi testo.
Catasto non reperito del 1662 in archivio comunale (segnalato in una Relazione della Sovrintendenza ai beni archivistici del Piemonte del 1964)
Feudo imperiale concesso ai marchesi di Savona; segnalato però dal Morozzo, almeno per una sua parte, nel marchesato di Clavesana (Morozzo della Rocca 1894, II, p. 312); nel marchesato di Saluzzo nel 1325; nuovamente al marchesato di Savona dal 1360 al 1486, e da quella data ancora in quello di Saluzzo. Passa ai Savoia con la pace di Cherasco nel 1631 (Pio 1920, p. 12).
Feudo imperiale (diploma di Ottone III del 27 maggio 998), concesso ai del Carretto marchesi di Savona. Almeno una parte del feudo, però, viene segnalata da Morozzo come rientrante attorno al sec. XIII nei do­mini del marchesato di Clavesana (Morozzo della Rocca 1894, II, p. 312). Nel 1317 signori di Camerana sono comunque i del Carretto: Giacomo e Manfredo vengono ingiunti di cedere il feudo al conte Bonifacio Radi­cati (AST, Corte, Provincia di Mondovì, m. 13, Camerana e Mombarcaro, n. 1: Lettera del marchese Teodoro del Monferrato, a Giacomo e Manfredo marchese Del Carretto di rimettere al conte Bonifacio). Manfredo di Saluzzo capostipite dei Saluzzo-Cardè, alleato del marchese Teodoro di Monferrato entra in possesso del feudo con ratificanza del 30 marzo 1325 (AST, Corte, Provincia di Mondovì, m. 13, Camerana e Mombarcaro, n. 4: Ratificanza di Franceschino Del Carretto Marchese di Savona, della donazione a suo nome fatta dal Marchese Manfredo del Carretto al Marchese Federico [1325]), iniziando una curiosa alternanza secolare nel possesso di Camerana tra le casate dei Saluzzo e dei del Carretto, attraverso molte vicende e vertenze. Innanzitutto nel 1346 un arbitrato di Giovanni e Luchino Visconti tra i vari rami dei Saluzzo asse­gna Murazzano, Farigliano e Camerana a Tommaso, togliendoli a Manfredo e Teodoro (Morozzo della Rocca 1894, III, p. 99). Il 14 aprile 1360 Manfredo figlio di Manfredo di Saluzzo è costretto a cedere Camerana nuovamente ai marchesi di Savona, ma in seguito a lunga controversia (che riguarda anche i feudi di Mombarcaro e S. Benedetto) ne torna in possesso con atto del 13 ottobre 1486. Occorre poi segnalare che nel corso della fase in cui Camerana appartiene ai del Carretto vi sono tracce di un possesso delle «fini e territorio» di Camerana da parte anche dei marchesi di Ceva: nel 1375 tale possesso, in base alla spartizione fra i tre fratelli eredi del marchesato, va ad Aymone dei marchesi di Ceva (AST, Camera dei Conti, art. 616, reg. decl. 1763, vol. III, f. 96: Feudo di Igliano. Conte D. Dalmazzo Francesco Vasco Contro Conte D. Clemente Vivalda, per porzioni d’esso feudo). Nel 1431 la metà di Camerana viene ceduta ad Urbano di S. Alessio, commissario del duca di Milano (AST, Corte, Provincia di Mondovì, m. 13, Camerana e Mombarcaro, n. 10: Dedizione spontanea fatta da Urbano fu Francesco Del Carretto consignore di Camerana, a favore di Urbano di S. Alfonso, in qualità di Commissario del Duca di Milano [1431]). Nel 1511 risulta ancora di possesso dei marchesi di Sa­luzzo. Del 27 novembre 1548 è l’investitura dei feudi di Camerana e Gottasecca al marchese d’Incisa, che dieci anni dopo fa una consegna dei suoi beni feudali (AST, Corte, Materie economiche, Perequazione del Piemonte, m. 2, n. 15: Titoli de’ beni feudali detta Provincia di Mondovì). Passa ai Savoia con la pace di Cherasco del 1631 (Pio 1920, p. 12). Risulta ancora in feudo alla casata degli Incisa nel 1619, poi dei Solaro di Dogliani, poi degli Incisa Germonio, investiti nel 1766 del titolo di conti.
Nel Settecento, ancora vaste estensioni di beni di uso civico (quasi 300 giornate antiche), in maggioranza boschi nella regione Pallavera ai confini con Sale Langhe, poi pascoli in regione Fovesco e boschi in regione Gazana.
Lite con i del Carretto per questioni fiscali del 1654 [A.S.T., Camera dei Conti, Articolo 501, Mazzo C, I, n. 8: Camerana contro Del Carretto].
A.C.C. (Archivio Storico del Comune di Camerana).
A.S.T., Camera dei Conti, art. 501, m. C, I, n. 8: Camerana contro Del Carretto;
A.S.T.,Camera dei Conti, art. 616, reg. decl. 1763, vol. III, f. 96: Feudo di Igliano. Conte D. Dalmazzo Francesco Vasco Contro Conte D. Clemente Vivalda, per porzioni d’esso feudo;
A.S.T.,Camera dei Conti, art. 754, m. I, C, Camerana: Testimoniali d’atte­stazione (13 maggio 1695);
A.S.T.,Camera dei Conti, II archiviazione, capo 21, m. 78, f. 53: Mondovì. Consegna beni immuni e comuni [1721]; m. 90, f. 25r: Mondovì, comuni et immuni;
A.S.T.,Corte, Materie economiche, Perequazione del Piemonte, m. 2, n. 15: Titoli de’ beni feudali detta Provincia di Mondovì;
A.S.T.,Corte, Provincia di Mondovì, m. 13, Camerana e Mombarcaro, n. 1: Lettera del marchese Teodoro del Monferrato, a Giacomo e Manfredo marchese Del Carretto di rimettere al conte Bonifacio; n. 4: Ratificanza di Franceschino Del Carretto Marchese di Savona, della donazione a suo nome fatta dal Marchese Manfredo del Carretto al Marchese Federico [1325]; n. 10: Dedizione spontanea fatta da Urbano fu Francesco Del Carretto consignore di Camerana, a favore di Urbano di S. Alfonso, in qualità di Commissario del Duca di Milano [1431];
A.S.T.,Corte, Paesi per A e B, C, Mazzo 5.
B.R.T., Mi­sc. 66, n. 6: Documenti riguar­danti i feudi delle Langhe posseduti dai Del Carretto, e relativi alle contestazioni col Duca di Savoia.
Casalis G., Dizionario geografico, storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino 1834.
Ferro G., Sale S. Giovanni e Sale Langhe. Memorie storiche dall’epoca romana ai nostri giorni, Sale S. Giovanni 1977.
ISTAT, Variazioni territoriali e di nome delle circoscrizioni amministrative e delle zone agrarie dal 1/1/1939 al 31/12/1949, Roma 1950.
La documentazione a disposizione su Camerana è relativa soprattutto agli aspetti feudali e di dipendenza dalle entità statali, le cui vicende sono particolarmente intricate nel corso dei secoli; per contro le tracce dell’ammini­strazione dei beni comunitativi da parte degli organismi comunitari sono molto più scarse. Il particolare intrico della storia della dipendenza feudale di Camerana è probabilmente da associare alla sua natura di feudo im­periale – con particolari esenzioni fiscali, ad esempio delle tasse sul sale [A.S.T., Camera dei Conti, Articolo 754, Mazzo I, C, Camerana: Testimoniali d’atte­stazione (13 maggio 1695)]. Non è però nel gruppo dei feudi imperiali delle Langhe che i Savoia riescono a rivendicare completamente solo nel Settecento. In questo la condizione di Camerana è più simile ad un altro feudo di natura “ibrida”, pure appartenuto ai del Carretto di Savona, Belvedere Langhe. Camerana rimane feudo imperiale, ossia tenuto alla sottomissione ai marchesi del Monferrato, almeno fino al trattato di Cherasco ed al suo ingresso sotto casa Savoia: a differenza però di Belvedere, nel 1631, pur restan­do «terra imperiale» non era vincolato a sottomissione («aderenziato») con lo Stato di Milano (BRT, Mi­sc. 66, n. 6: Documenti riguar­danti i feudi delle Langhe posseduti dai Del Carretto, e relativi alle contestazioni col Duca di Savoia).
Oltre a ciò, le differenze tra Belvedere e Camerana sono sostanziali. Vista la natura di feudi imperiali, entrambi i centri hanno una vicenda di rapporti di dipendenza particolarmente vivaci. Se però per Belvedere la dipen­denza dai marchesi del Monferrato era relativa soltanto ad una parte dei diritti feudali, generando controversie fino all’età moderna inoltrata ed un’estrema frammentazione signorile, per Camerana la natura di feudo impe­riale è più netta ed il totale dei diritti feudali meno suddiviso. Belvedere dunque associa ai frequenti passaggi di distretto anche un’irrequietezza feudale interna notevole e spesso indipendente dai mutamenti statuali; per Camerana la signoria interna segue per lo più passo per passo le vicende dei mutamenti distrettuali, mantiene una notevole coesione interna, e le frequenti oscillazioni di dipendenza (tra il marchesato di Saluzzo e quello di Savona) non ne intaccano mai la compattezza.
Un elemento è da rimarcare: Camerana esiste innanzitutto come feudo, inteso come porzione di territorio sotto­posto ad una signoria. D’altra parte, non v’è un centro abitato con il nome di Camerana: questo indica piutto­sto un arcipelago di piccole borgate dalla debole consistenza demografica. Nonostante la mancanza di un cen­tro abitato con funzione di riferimento, i beni comunitativi sono comunque notevoli, gli organismi comunitari at­tivi ed efficaci nella loro gestione e conservazione. Si affaccia dunque l’ipotesi suggestiva che la comunità si individuasse nel medioevo e nell’età moderna più che in una appartenenza delle persone ad una certa area territoriale definita, proprio nel godimento dei diritti di sfruttamento di certi beni, ingenti e compatti. La comunità di Camerana mantiene almeno fino alla rilevazione operata in occasione della Perequazione Ge­nerale fra il 1713 e il 1721, vaste aree di beni comuni antichi. Nella Misura Generale del 1702 Camerana aveva 286 giornate e 71 tavole di beni di uso civico, diventate nei registri del 1721 della Perequazione 295 giornate e 60 tavole con l’aggiunta nel computo di una piccola pezza indebitamente occupata e di altre di nessun reddito. Accanto al dato del 1702 compare l’ambigua dicitura «beni comuni posseduti per feudali», che può significare una situazione di usurpazione dei beni da parte del signore ma, più probabilmente, il fatto che quei beni comuni non pagavano carico, simili dunque in questo a beni feudali (AST, Camera dei Conti, II archiviazione, capo 21, m. 90, f. 25r: Mondovì, comuni et immuni). I beni comunitativi settecenteschi sono assai poco frammentati: quasi tutte le giornate registrate sono comprese in tre grandi aree del territorio, all’interno dei confini attuali. Il bene di uso civico più importante è il bosco della «Pallavera», ossia l’odierno Pallarea: 200 giornate di bosco destinate alla raccolta comune della legna; importanti ancora i pascoli della regione Foresto, al confine con Saliceto, di circa 60 giornate, e i gerbidi in regione Gazana, di 25 giornate. Una parte poi dei beni civici sono ghiaioni di fondovalle lungo il Bormida, in piccola parte usurpati da particolari. Marcata dunque la sopravvivenza di beni molto estesi di natura antica, non erosi dalla proprietà allodiale né da usurpazioni, che devono essere giunti al Settecento all’incirca nelle stesse dimensioni e confini del Medioevo. Alcuni boschi e i pascoli sono sfruttati dai particolari che ne ottengono l’affitto per incanto annuale (AST, Camera dei Conti, II archiviazione, capo 21, m. 78, f. 53: Mondovì. Consegna beni immuni e comuni [1721]).

References: art. 616
 Articolo 501
 art. 501
 art. 616
 art. 754
 Articolo 754