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Timestamp: 2013-05-25 14:10:44+00:00

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Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2156.
Onorevoli colleghi, la Presidenza, dopo aver attentamente valutato le richieste formulate nel corso della seduta antimeridiana di ieri da esponenti di vari Gruppi di opposizione, nel confermare le ragioni che hanno determinato le dichiarazioni di improponibilità, tenuto tuttavia conto dell'importanza del provvedimento e della delicatezza di numerose questioni ad esso riferite, ritiene di poter ammettere alla votazione gli emendamenti 2.0.5, 2.0.6 e 10.0.2, nel testo riformulato dal senatore Li Gotti, teso a specificare in modo puntuale i principi e i criteri direttivi della delega al Governo.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, per tutte le ragioni che ho illustrato nella seduta di ieri, noi dissentiamo radicalmente da questa decisione della Presidenza del Senato. Non voglio ripetere argomenti che ho già svolto, ma non comprendo francamente perché il Presidente del Senato abbia deciso di assumere una linea interpretativa così restrittiva in tema di improponibilità su testi emendativi chiaramente proponibili e correlati alle norme contenute in questo provvedimento. Non voglio aprire una questione adesso; tuttavia riproporrò, emendamento per emendamento - questo ce lo deve consentire, signor Presidente - il tema della revoca dell'improponibilità, chiedendo espressamente che la Presidenza si predisponga ad un ascolto di merito delle ragioni che verranno esposte.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
ADAMO (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 2.10, che riguarda le scadenze per l'attuazione di questo articolo. Naturalmente non ha senso illustrare questo emendamento senza una riflessione sull'articolo 2, che è di grande importanza, perché riguarda la trasparenza nella pubblica amministrazione.
Noi abbiamo già rilevato ieri, in tutti i modi e con interventi molto più qualificati e competenti del mio, la inadeguatezza di questo provvedimento rispetto alla necessità d'intervenire con efficacia nel contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione. Qualcuno si è spinto a pronunciare frasi quali: «è acqua fresca» e «non incide effettivamente». I punti al centro del dibattito di ieri riguardavano soprattutto l'Authority e la sua autonomia e l'esclusione di alcune questioni da questo provvedimento. Per quanto concerne le grandi opere e gli interventi di emergenza, ciò cosa vuol dire? Ora, quest'Aula ricorderà bene il dibattito svoltosi su questo punto, allorquando abbiamo esaminato la legge sulla Protezione civile. Le grandi opere e gli interventi di emergenza, peraltro, sono materie oggi al centro di indagini che hanno rivelato, con grandissima chiarezza, come proprio intorno alle grandi opere escluse dalle normali procedure di evidenza pubblica si fossero creati dei meccanismi di corruzione, gravissimi per le finanze pubbliche, per la moralità pubblica e per la stessa efficacia degli interventi e la realizzazione delle opere stesse.
Sono situazioni molto deprecabili sul piano della moralità pubblica, di cui la magistratura accerterà tutti i rilievi penali, ma che sicuramente ci pongono davanti agli occhi il danno economico che si arreca sia alla pubblica amministrazione che al denaro della gente. Quando parliamo di danno alla finanza pubblica, infatti, intendiamo un danno economico ai cittadini, che invitiamo a pagare le tasse ma ai quali non garantiamo, allo stesso tempo, che le tasse da loro pagate siano spese con quella oculatezza, quella trasparenza e quella garanzia di correttezza che meritano.
Questa esclusione, insieme alla questione dell'autonomia dell'Authority, è stata al centro del dibattito di ieri. È chiaro che questa scelta, che io considero di pura facciata, di andare oggi avanti in un dibattito sull'articolo 2, è un preliminare che toglie valore alla nostra discussione. E forse non avrei dovuto neanche illustrare questo emendamento e prendere la parola, proprio perché stiamo recitando una formalità.
Se io fossi meridionale (non lo sono), direi: «facite ammuina». Io presento l'emendamento, poi mi dicono che non è accolto, ma sappiamo tutti che il problema è un altro, e verrà discusso in un'altra sede. Però, ciononostante, gli elettori mi hanno eletto perché io svolga l'incarico di senatore della Repubblica, cosa che cerco di fare dignitosamente.
Tra le questioni cosiddette da acqua fresca rientra, esattamente nell'articolo 2, il meccanismo in virtù del quale l'argomento del quale stiamo parlando sarà fissato da un decreto deliberato dal Consiglio dei ministri, entro sei mesi dall'entrata in vigore. Quindi, già questa è una legge inadeguata, già non c'è rilievo penale per alcuni aspetti, già le opere più grandi sono escluse. Inoltre, anche per quelle opere prese in considerazione, quando si dice che le pubbliche amministrazioni devono pubblicare gli appalti e comunque le erogazioni economiche date a privati a qualsiasi titolo, tutto questo è demandato a un successivo provvedimento che verrà vararto entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge. Allora noi vi chiediamo di fissare una data.
Tra l'altro, vi sono amministrazioni (e mi riferisco ad amministrazioni che hanno più di 50.000 abitanti, per non parlare di quelle pubbliche, statali o comunque legate allo Stato e ai Ministeri) che potrebbero farlo già domani, se volessero, perché sono tutte già informatizzate. In conclusione, l'altra questione che ci fa dire che il provvedimento è come acqua fresca è che, invece, le piccole amministrazioni, quelle che ancora non sarebbero in grado di farlo, dal momento che in questo provvedimento non vi sono fondi, non saranno in grado di farlo, né domani, né dopodomani, né tra sei mesi. (Applausi dal Gruppo PD).
MALAN (PdL). Signor Presidente, intervengo solo per avere un chiarimento sull'emendamento 2.0.251, a mia firma, per il quale ieri ho presentato una riformulazione. Se ho capito bene, infatti, ieri ne è stata dichiarata l'improponibilità, insieme ad altri emendamenti; non vorrei però sbagliarmi, perché ho qui dinanzi a me un foglio che parla invece del subemendamento a questo emendamento. Pertanto, se l'emendamento 2.0.251 non è improponibile, vorrei che lo stesso venisse esaminato nel testo riformulato.
PRESIDENTE. Senatore Malan, dai miei appunti risulta che l'emendamento 2.0.251 è stato dichiarato improponibile, ma gli Uffici mi dicono che nella nuova formulazione, così come risulta anche dal fascicolo degli emendamenti (annesso III), esso è invece proponibile.
MORANDO (PD). Signor Presidente, a proposito dell'emendamento al quale ha fatto riferimento il senatore Malan, non si è capito bene che cosa è proponibile e che cosa invece non lo è. Dal momento che si tratta di una questione di enorme rilievo, vorrei capire qual è la decisione della Presidenza.
Francamente l'improponibilità di quell'emendamento è assolutamente incomprensibile: si dice infatti - se ho capito bene - che sarebbe improponibile prevedere nella legge contro la corruzione che, se c'è uno che individua nel comportamento o nelle scelte di un dirigente pubblico qualcosa che può far pensare che sia in corso un processo corruttivo e lo denuncia, questi non può essere perseguito per aver posto in essere tale attività di denuncia. Se non è proponibile questo, nell'ambito di un dibattito sulle disposizioni per la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione, non so che cosa diavolo lo sia, signor Presidente.
PRESIDENTE. Come ho già spiegato poco fa, era stata dichiarata l'improponibilità dell'emendamento 2.0.251, che nella nuova formulazione risulta invece proponibile.
CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei intervenire su questo emendamento.
PRESIDENTE. Senatore Casson, le ricordo che siamo nella fase dell'illustrazione degli emendamenti.
CASSON (PD). Appunto, signor Presidente, siamo in fase di illustrazione.
PRESIDENTE. Senatore Casson, dal momento che si trattava della richiesta di un chiarimento e non di aprire un dibattito sulla questione, una volta chiariti i termini della stessa, andiamo avanti con l'illustrazione degli emendamenti.
In ogni caso, prima di lei aveva chiesto di intervenire il senatore Li Gotti: lei prenderà la parola non appena arriverà il suo turno.
*DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare alcuni emendamenti. Mi riferisco, in particolare, agli emendamenti 2.7 e 2.8 che si collegano agli emendamenti 2.0.5 e 2.0.6 dei quali la Presidenza ha oggi dichiarato l'ammissibilità.
Signor Presidente, proverò anche ad illustrare anche l'emendamento 2.0.4 del quale invece si è sostenuta l'inammissibilità. Cercherò di spiegare le ragioni per cui questo emendamento diventa importante nel contesto che stiamo affrontando. Parto dalla questione relativa agli obblighi di trasparenza. Ebbene, nella relazione di accompagnamento del disegno di legge si afferma che «la trasparenza dell'attività amministrativa, l'accesso e la conoscenza dei procedimenti da parte dei cittadini rappresentano fattori determinanti per favorire il controllo e la legalità dell'azione amministrativa».
Noi siamo assolutamente d'accordo su questo principio e pertanto non comprendiamo il motivo per cui debbano essere sottratti al controllo del cittadino (che poi può in qualche modo versare tale controllo nel diritto di voto e quindi esprimersi in riferimento all'azione di Governo e delle pubbliche amministrazioni che da esso dipendono) e dunque debbano essere esclusi da obblighi di trasparenza i grandi eventi previsti dall'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e in generale i procedimenti posti in essere nell'ambito di normative derogatorie (quindi, non solo i grandi eventi).
Tutto ciò si collega più in generale a quanto è avvenuto in materia di protezione civile che impone di riportare la situazione alle regole generali come prevedono l'emendamento 2.0.5, che interviene sui "grandi eventi", e l'emendamento 2.0.6, che riguarda i controlli preventivi di legittimità della Corte dei conti.
Il fatto di sottrarre una parte dell'amministrazione pubblica - e di questo si tratta - a princìpi di imparzialità e di rendicontazione, al controllo del Parlamento e della Corte dei conti può generare soltanto un'idea effimera di maggiore efficienza, ma in realtà espone al rischio di un'utilizzazione distorta di grande parte delle risorse pubbliche, messe a disposizione di emergenze, di grandi eventi e di fatti assimilabili.
Le modifiche che proponiamo con tali emendamenti intendono escludere la gestione dei grandi eventi dalla competenza della Protezione civile con l'abrogazione del comma 5 dell'articolo 5-bis del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, ovvero limitarne l'ambito di intervento. Inoltre, esse intendono reintrodurre il controllo preventivo della Corte dei conti sulle ordinanza di protezione civile. Infatti, negli ultimi anni si è verificata un'anomala espansione quantitativa ed applicativa delle ordinanze di protezione civile che, pur non avendo la forza di legge, vengono a derogare la normativa primaria.
Quindi, ci siamo trovati di fronte ad una scelta politica: il ricorso a poteri normativi comunque straordinari e tra questi la preferenza per ordinanze di urgenza anche rispetto ai decreti-legge, tanto che si è venuto ad ipotizzare un vero e proprio sistema parallelo. Due decreti-legge in particolare, emessi nella XIV e nella XVI legislatura, hanno introdotto disposizioni che hanno ampliato eccessivamente l'ambito applicativo di strumenti che erano disegnati solo per fronteggiare le emergenze.
Una norma di interpretazione autentica, il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, che riguardava lo smaltimento dei rifiuti e l'emergenza relativa, ha stabilito che i provvedimenti adottati per i grandi eventi non sono soggetti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti.
Naturalmente, la Corte dei conti non concorda con questa visione legislativa, tant'è vero che con una ordinanza emblematica del 4 aprile 2010 ha posto in luce che non qualsiasi grande evento rientra nella competenza del Dipartimento della protezione civile, ma solo quegli eventi che, pur se diversi da calamità naturali e catastrofi, determinano situazioni di grave rischio per l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente.
Con questa ordinanza, tra l'altro, la Corte dei conti ha voluto richiamare anche la precedente giurisprudenza, che aveva segnalato come le ordinanze di protezione civile avessero progressivamente esteso il loro ambito operativo anche con riflessi quantitativi sulla nuova classificazione di bilancio in ordine al soccorso civile.
Quindi non tutti i grandi eventi, secondo la Corte dei conti, rientrano in situazioni emergenziali, tant'è vero che la Corte dei conti è giunta ad una pronunzia che ha dichiarato non legittima l'ordinanza di Protezione civile n. 38 del 30 dicembre 2009, che riguardava l'organizzazione e lo svolgimento della coppa «Louis Vuitton» presso l'isola della Maddalena.
Quanto esposto impone una riflessione oltre che sul versante contabile, anche su quello ordinamentale, poiché bisogna partire dalla verifica della sussistenza dei presupposti legittimanti il ricorso ad uno strumento che non dovrebbe essere considerato sostitutivo delle ordinarie procedure, ancorché non siano rinvenibili situazioni realmente emergenziali. Inoltre, si dovrebbe trattare di avvenimenti effettivamente imprevedibili. Tutto questo, signor Presidente, tende ad una moralizzazione dell'azione della pubblica amministrazione ed anche ad un risparmio di spesa, che è quello che si vuole, e soprattutto ad evitare fasce di collusione e corruzione, come accaduto recentemente per fatti riguardanti la Protezione civile, oggetto di inchieste giudiziarie per reati contro la pubblica amministrazione.
Vengo all'emendamento sui compensi per gli incarichi extragiudiziari dei magistrati, di cui è stata dichiarata l'improponibilità. Sinceramente, non riusciamo a comprenderne le ragioni e chiedo al Presidente di ripensare sul punto, poiché i risparmi di spesa che tra l'altro deriverebbero dalla mancata corresponsione di compensi extra ai magistrati porterebbero ben servire ad altre attività della pubblica amministrazione o ad altri impegni, come per esempio a finanziare l'Autorità indipendente per il controllo sulla corruzione nelle pubbliche amministrazioni e nel settore privato.
Voglio aggiungere che questo aspetto rappresenta un elemento importante per spezzare un rapporto improprio tra politica e magistratura e vuole evitare che non si sappia più chi controlla e chi è controllato e si creino collusioni e parzialità. Un disincentivo può, quindi, derivare dal divieto di corresponsione di una doppia retribuzione. Tutto questo naturalmente incide non solo sulla trasparenza, ma anche sulla indipendenza e sulla buona efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia e mi pare perfettamente conseguente al provvedimento presentato dal Governo. Aggiungo che l'emendamento 2.0.4 fa parte dei disegni di legge che sono all'attenzione complessiva del Senato della Repubblica, perché ben sei disegni di legge e non soltanto quello governativo sono all'attenzione del Senato.
Per queste ragioni, insisto, da una parte, sull'accoglimento degli emendamenti che ho illustrato e, dall'altra, su una dichiarazione di proponibilità dell'emendamento riguardante la posizione dei compensi dei magistrati di qualsiasi ordine e grado e quindi per l'accoglimento del relativo dell'emendamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo ha appena presentato alla Presidenza l'emendamento 2.0.1000, già preannunciato nella seduta pomeridiana di ieri.
Come comunicato ieri sera dal presidente Schifani in esito alla Conferenza dei Capigruppo, che ha convenuto all'unanimità, l'emendamento sarà immediatamente trasmesso, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, alle Commissioni riunite 1a e 2a, che sono fin d'ora autorizzate a convocarsi in orari non coincidenti con fasi di votazione dell'Assemblea.
In sede di Commissione saranno presentati i subemendamenti.
Riprendiamo l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 2.
CASSON (PD). Signor Presidente, se il testo 2 dell'emendamento 2.0.251 del senatore Malan, relatore alle Commissioni, è proponibile, poiché avevo presentato il subemendamento 2.0.251/2 all'emendamento del relatore, chiedo ovviamente che esso venga riferito al testo 2 dell'emendamento del senatore Malan.
PRESIDENTE. Riassumendo, l'emendamento 2.0.251 del senatore Malan è stato riformulato nel testo 2. Il suo subemendamento è stato dichiarato improponibile. Ma lo può illustrare, se lo ritiene.
CASSON (PD). Signor Presidente, quando sono state dichiarate le improponibilità, avevo sentito dire - posso ovviamente aver sbagliato - che era stato dichiarato improponibile l'emendamento del relatore 2.0.251. Non erano state date indicazioni sui subemendamenti. Ovviamente mi riservavo di intervenire in questa sede.
Dichiarato proponibile il testo 2 dell'emendamento del senatore Malan, siccome il mio subemendamento 2.0.251/2 si può inserire anche nella formulazione di tale emendamento, credo che esso debba essere dichiarato proponibile. Altrimenti, mi sia spiegato il motivo della contrarietà.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha valutato il suo subemendamento come attinente ad altra materia.
CASSON (PD). Signor Presidente, prendo atto di questa indicazione, che credo debba essere rivista nel senso che dirò. Il testo 2 dell'emendamento del senatore Malan, così come il primo testo, al comma 1, parla letteralmente di verifica della «insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse». Su questa indicazione del senatore Malan interveniva il nostro subemendamento nel senso che si fornivano indicazioni sulla definizione e regolamentazione di questi conflitti d'interesse. Francamente, che sia dichiarato improponibile mi risulta completamente incomprensibile. Se l'emendamento del senatore Malan va in tal senso, i subemendamenti dovrebbero essere consentiti.
Quindi, in tal senso, chiedo che venga rivista questa indicazione di improponibilità, non soltanto per una questione di natura letterale, ma anche perché la materia del conflitto di interessi è una questione strettamente attinente all'insieme del disegno di legge che stiamo valutando. Ricordo che stiamo discutendo dell'articolo 2 del disegno di legge che parla di «trasparenza dell'attività amministrativa».
E proprio in quest'ottica di trasparenza dell'attività amministrativa, noi abbiamo fatto riferimento anche ad un obbligo internazionale già vigente per lo Stato italiano che emerge dall'articolo 12 della Convenzione ONU anticorruzione, ripetutamente citata, in particolare dall'articolo 12, comma 2, lettera e), della Convenzione ONU, la quale fa espresso riferimento alla prevenzione dei conflitti di interesse mediante l'imposizione di determinati comportamenti illustrati.
Quindi, ci colleghiamo direttamente a un obbligo giuridico interno e internazionale che vige per lo Stato italiano: regolamentare la prevenzione dei conflitti di interesse.
Ricordo, tra l'altro, che la normativa vigente, quella della legge Frattini, fa riferimento nella sua indicazione letterale (come lo faceva nella sua relazione) proprio alla necessità di intervenire nei casi di non trasparenza e non regolarità del comportamento dei privati, anche organi di governo, per quanto riguarda la sussistenza di possibili conflitti di interesse.
Allora, oltre a queste indicazioni normative specifiche e quindi relative a obblighi giuridici per lo Stato italiano, che imporrebbero la revoca della dichiarazione d'improponibilità, sottopongo all'Aula la valutazione del subemendamento 2.0.251/2, relativo a questa normativa, che fa riferimento a considerazioni di natura economica estremamente importanti.
Esistono ripetuti studi della Banca mondiale, a partire quanto meno dal 2004, che segnalano come nelle economie emergenti i fattori che impediscono maggiormente l'attività economica siano in primo luogo la corruzione e le pastoie della burocrazia, seguite dall'instabilità della politica e dei finanziamenti.
Studi recenti, effettuati anche in Italia, hanno individuato l'esistenza di una correlazione significativa tra il grado di corruzione di un Paese e la sua crescita economica, soprattutto per quanto concerne le medie e piccole imprese. Queste infatti, oltre a non avere i mezzi strutturali e finanziari delle grandi imprese, risultano avere meno peso politico complessivo e minori disponibilità per far fronte a richieste di eventuali tangenti. La corruzione finisce per rappresentare un costo «fisso» per le imprese, ed è un onere che incide significativamente nelle decisioni di investimento.
Dagli studi che ho citato, nell'interesse comune di un mercato concorrenziale e per assicurarne efficienza e ottimizzazione, così come dalle Convenzioni internazionali in materia di lotta alla corruzione, tra cui principalmente quella ONU del 2003, emerge il suggerimento - anzi, direi proprio la prescrizione - della istituzione anche di organi di supervisione garanti delle regole, aventi lo scopo di individuare e di prevenire determinati comportamenti ed effetti dannosi, come - secondo quanto dicono letteralmente i testi - prevaricazioni, fallimenti, operazioni anticoncorrenziali e conflitti di interessi.
A quest'ultimo proposito, noi abbiamo presentato il subemendamento in questione proprio con l'intenzione di disciplinare la materia del conflitto d'interessi dei titolari di cariche di governo, cercando di superare i deficit strutturali dell'attuale disciplina normativa, di cui alla cosiddetta legge Frattini del 20 luglio 2004, n. 215. E ciò anche sulla base del parere espresso dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (la cosiddetta Commissione di Venezia) nel giugno 2005.
Tra l'altro, ricordo come lo stesso disegno di legge governativo presentato nel 2001 e approvato come legge Frattini sul conflitto di interessi nel 2004 facesse letteralmente riferimento alla necessità d'impegno morale del cittadino di rivestire degnamente la carica con assoluta dedizione all'interesse pubblico, mantenendo una condotta ispirata a probità e imparzialità, in osservanza di un naturale codice etico.
Sono le cose che proponiamo e sottolineiamo con il nostro emendamento, peraltro illustrato in altre occasioni, anche in Commissione, da senatori del Partito Democratico, e sostanzialmente coincidente con una proposta di legge presentata alla Camera dei deputati dal Partito Democratico, con il quale innanzitutto si chiarisce la nozione di conflitto d'interessi (e con questo si fa espresso riferimento all'emendamento del senatore Malan) e si precisa l'ambito soggettivo di applicazione delle nuove norme: le situazioni di conflitto di interessi sussistono in tutti i casi in cui il titolare di una carica di governo sia anche titolare di un interesse economico privato tale da condizionare o da poter apparire in grado di condizionare l'esercizio delle sue funzioni pubbliche.
Viene poi specificata, al comma successivo, la situazione relativa a «imprese che producono informazione a diffusione nazionale, regionale o interregionale».
Nella parte finale di questo subemendamento vengono regolamentate le procedure di accertamento, anche d'ufficio, da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché la sanzione della decadenza dalla carica di governo nei casi di mancata soluzione del conflitto di interessi rilevato e/o accertato.
Ora, se da un punto di vista politico è ben comprensibile che ci sia un'opposizione da parte del Governo e della maggioranza all'approvazione di una normativa di questo tipo, da un punto di vista normativo, di fatto, mi pare assolutamente non accettabile che addirittura venga negata in radice la possibilità d'intervenire con una proposta di questo tipo: vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia, fare gli struzzi. (Applausi dal Gruppo PD).
Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti in esame. (Brusìo). Colleghi, agevolate l'intervento del Sottosegretario.
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, il suo discorso è stato comprensibilissimo, non c'era bisogno di coronarlo con queste espressioni, che lo impoveriscono. Lei ha svolto dei ragionamenti così approfonditi, ma poi li conclude in questo modo.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, non mi soffermerò sui toni, probabilmente un po' accesi, con cui in alcuni casi si è intervenuti su questo emendamento, voglio rimanere alla sostanza di tale proposta e allo scopo per cui essa è stata presentata.
In primo luogo, c'è stata una discussione di natura non soltanto tecnico-regolamentare: a questo proposito ricordo che il precedente emendamento non era stato presentato, ma solo annunciato, e lo abbiamo fatto deliberatamente prima, per chiarire che l'intenzione del Governo era quella di tentare di salvare un aspetto importante di questa legge. Non mi appassiona infatti la questione se sia essenziale o meno per questa legge l'articolo 1, ma certamente il provvedimento funzionerebbe meglio se le questioni che erano presenti nell'articolo 1 del testo originario del disegno di legge venissero affrontate e definite; funzionerebbe peggio se non lo fossero.
C'è stata una discussione, c'è stata la Conferenza dei Capigruppo, e il Governo aveva assunto l'impegno di presentare un emendamento che doveva essere basato su tre princìpi (questo era l'impegno che avevo personalmente assunto): in primo luogo, era necessario che l'emendamento non portasse ad una maggiore spesa, perché c'erano difficoltà nella costituzione di organismi per problemi di copertura; in secondo luogo, vi era l'esigenza di creare - come richiesto, non solo dall'opposizione, ma a mio avviso anche dal buon senso - una struttura di controllo diversa da quella di coordinamento; infine, si chiedeva che tutto questo venisse elaborato in un emendamento base, che poi potesse essere approfondito ed eventualmente emendato ed arricchito nelle Commissioni di merito.
Dobbiamo onestamente prendere atto che questo emendamento realizza esattamente queste tre operazioni, mettendo in campo innanzitutto una separazione delle funzioni di coordinamento delle politiche di contrasto alla corruzione ed affidando ad un altro organismo - che è indipendente, altroché, e che compariva tra l'altro anche in alcune proposte emendative dell'opposizione - l'attività di controllo che, come risulta da un'attenta lettura del testo, non si sostanzia però in un controllo a distanza, ma in un'attività che associa direttamente a tutti i momenti in cui si forma anche l'intervento di coordinamento la presenza del controllore.
Il problema riguarda il fatto che si pretenderebbe - è un auspicio dell'opposizione, e se ne può discutere - che anche nominalisticamente questo organismo di controllo diventi l'Autorità di contrasto alla corruzione.
L'Autorità nazionale anticorruzione, non per l'emendamento presentato oggi dal Governo, ma per la legge attuale, coincide con un Dipartimento, che ha ereditato le funzioni dell'alto commissariato di cui parlavamo ieri e che, sia ieri che oggi, rimane comunque sempre all'interno della Funzione pubblica.
Da questo punto di vista non c'è alcuna novità: non abbiamo introdotto un elemento turbativo o innovativo. Piuttosto abbiamo introdotto una struttura di controllo indipendente, che consente di valutare lo stato di avanzamento delle politiche di contrasto; consente di fare accertamenti direttamente; partecipa a tutte le riunioni e a tutti gli accordi internazionali per le politiche di contrasto; prende parte alla stesura del piano e fa il rapporto al Parlamento. Un organismo che svolge tutta una serie di funzioni come struttura "altra", che concorre, attraverso l'attività di controllo, a garantire efficaci politiche di contrasto alla corruzione.
Aggiungo sommessamente che l'articolo 6, più volte invocato, della Convenzione delle Nazioni Unite, prevede anche non un solo soggetto, ma una pluralità di soggetti che si occupano di questa materia. Quindi, a me pareva del tutto logico, attraverso questa proposta, recuperare intanto la lettera della Convenzione dell'ONU: ci sono più soggetti che se ne occupano; uno che si occupa del coordinamento e uno indipendente che si occupa del controllo, che tra l'altro non è l'unico dal momento che si affianca ad altre Autorità già esistenti che effettuano controlli di questo genere, prima tra tutti l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.
Tuttavia, ho anche detto informalmente - ma non ho difficoltà a riferire all'Assemblea - che, se attraverso il confronto in Commissione, giungessimo a definire in un contesto unitario organico le due funzioni all'interno di un unico perimetro denominato Autorità, se troviamo una formula tecnica, il Governo è pronto a discuterne. Tutto ciò può piacere o meno, ma francamente non somiglia neanche lontanamente al colpo di pugnale che si sostiene sarebbe stato vibrato; tanto più che il Governo ha presentato il suo emendamento nella presunzione che una discussione precedente svolta tra maggioranza e opposizione avesse tutto sommato definito nella Commissione e non nell'Aula la sede dove si doveva lavorare, e quindi occorreva un testo di riferimento per poterci lavorare.
Quindi, se fosse possibile esprimere la mia opinione - tra l'altro, come presentatore di un emendamento trasmesso anche per la semplice ragione che sapevo che la Commissione doveva essere convocata praticamente entro un'ora, e quindi era necessario un testo - personalmente ritengo sia utile recuperare questa discussione in Commissione. Secondo me, infatti, esistono margini di miglioramento nonché la possibilità di trovare ancora un compromesso - di contenuto, attenzione - che ci porti ad un punto di equilibrio tra le questioni rimaste in campo.
Ovviamente domandare è lecito, rispondere è cortesia: il Governo ha fatto comunque una proposta che certamente nessuna persona seria può definire non innovativa rispetto ai testi discussi in quest'Aula e rispetto ai contenuti che lo stesso Esecutivo aveva posto all'attenzione prima della Commissione e poi dell'Assemblea. Oggi nella sostanza non cambiamo di una virgola l'ordinamento legislativo che individua l'Autorità non nel coordinamento interministeriale ma nel Dipartimento. È così secondo la legge e così rimane.
Oggi semplicemente inseriamo una struttura di coordinamento e una struttura di controllo. La struttura di controllo è indipendente, e c'è una pluralità di organismi, esattamente come dice l'articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite. Se il problema è di etichetta, per cui si dice che questa Autorità deve ricomprendere anche le funzioni di controllo, mettiamoci intorno ad un tavolo in Commissione e vediamo come si può fare. Se il problema è invece quello della favola di Fedro, secondo cui pur essendo l'agnello a valle e il lupo a monte, l'agnello sporcava l'acqua, allora il Governo non ha nulla da dire al riguardo e non si sente vocazionalmente un agnello. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Desidero precisare che la Presidenza si occupa soltanto di cercare di disciplinare la regolarità procedurale della nostra discussione. Lei, presidente Finocchiaro, ha fatto riferimento ad una intesa di carattere politico: le posso assicurare che il Presidente del Senato sta per terminare un impegno istituzionale, e quindi - a breve - dovrebbe essere presente in Aula.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ovviamente chiedo scusa ai colleghi e a lei per i toni di poc'anzi, ma mi ero irritato. (Commenti dai banchi del PdL). Mi ero irritato per una semplice ragione, nel senso che politicamente si può fare qualunque cosa, però se questo provvedimento viene respinto là dove dice che il Dipartimento della funzione pubblica predispone e coordina il Piano nazionale anticorruzione, e si ripresenta ora un testo in cui si dice che il Dipartimento del funzione pubblica ha il compito di predisporre e coordinare il Piano nazionale anticorruzione, mi sembra che dire che si tratta di una presa in giro è poco.
È la medesima cosa, nonostante i tentativi del sottosegretario Augello, che amabilmente ha cercato di non affrontare questo punto. Sono le stesse parole, addirittura: invece di essere scritto «predispone e coordina» è scritto «ha il compito di predisporre e coordinare». È questo il cambiamento! E chi? Il Dipartimento del funzione pubblica, sempre quello, l'organismo al quale noi non vogliamo venga affidato questo ruolo: vogliamo un'Autorità terza, che predisponga le linee e i piani di azione di contrasto alla corruzione, perché non ci fidiamo. Non possiamo, come amabilmente è stato ricordato ieri, mettere a guardia di un pollaio una volpe. Va bene, detto in questi termini? Politicamente, troviamo un'altra formulazione. Ma questo emendamento è inammissibile, ai sensi del comma 2 dell'articolo 97: «Sono inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione».
L'emendamento è inammissibile. Non può andare in Commissione perché è inammissibile, ai sensi del comma 2 dell'articolo 97. I Regolamenti delle Camere hanno rango costituzionale. Chi infrange questa norma infrange una norma che ha rango costituzionale. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, avevo domandato di parlare prima del senatore Quagliariello perché ho molto rispetto dell'opposizione e delle cose che ci diciamo. Sono convinto della necessità che questo disegno di legge diventi legge al più presto, ma perché questo avvenga - ce lo siamo già detto ieri - è necessario che resti l'invarianza della spesa.
E perché questo avvenga, non ho mai rivendicato, anche nei colloqui, di pretendere l'Autorità centrale, come ha fatto il senatore Li Gotti nel suo disegno di legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo, nel senso di attribuirla al Ministero della giustizia. Ho pensato alla commissione, e di questo mi darà atto la presidente Finocchiaro: non ero d'accordo con quella commissione, che abbiamo indicato esclusivamente come ipotesi; un'ipotesi contemplata da un emendamento dell'opposizione, non della maggioranza.
Nello stesso tempo, abbiamo indicato a voi, ieri, un comitato, che, anche se non per forza con quelle Autorità, sia di controllo effettivo, a differenza dell'alto commissario per la corruzione cui facevano riferimento i senatori Serra e D'Alia.
Teniamo conto che con questa legge si svuotano i poteri che aveva una volta l'Alto commissario, perché con essa andiamo a stabilire norme ben precise. Vogliamo attribuire l'attività di controllo all'Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici? Noi - e credo di interpretare il pensiero del sottosegretario Augello e dell'intero Governo - abbiamo fatto una proposta convinti che non fosse la soluzione finale ma il viatico per andare in Commissione e discutere di due principi: l'attività di coordinamento come è svolta oggi dalla Funzione pubblica deve continuare a essere svolta da quest'ultima, altrimenti l'equilibrio tra le diverse posizioni non lo raggiungeremo mai; abbiamo necessità di stabilire un'Autorità di controllo che sia al di fuori della politica, al di fuori dei Ministeri: individuiamola insieme. Volete che riscriviamo l'emendamento? Noi lo possiamo ritirare (riscriverlo serve a ben poco, presidente Finocchiaro), purché ci sia un'intenzione seria: l'Autorità deve essere indipendente e di controllo, cioè di verifica dell'idoneità delle norme che andiamo a scrivere, perché il fenomeno della corruzione sia effettivamente combattuto. Circa il caso in cui, per ipotesi, quelle attività e quei controlli non funzionino, questa mattina il senatore D'Ambrosio mi ricordava correttamente della possibilità di tenere conto di quanto è previsto all'articolo 2 e che anche il comitato di controllo di cui all'articolo 8 potrebbe essere preso in considerazione. Non dico di no, come vedete c'è da parte di tutti la possibilità di fare valutazioni diverse, ma dobbiamo intenderci su che cosa sia l'attività di controllo. Il senatore D'Alia mi dice che il Piano nazionale anticorruzione non lo può fare il Dipartimento della funzione pubblica, o non vi può partecipare: ma allora non ci siamo compresi sull'attività di coordinamento e di controllo.
Identifichiamo l'attività di controllo, che è quella di verificare la funzionalità delle norme e l'idoneità delle stesse a garantire la lotta alla corruzione e a garantire la trasparenza nell'attività della pubblica amministrazione; aggiungiamo tutto quello che volete, ma dobbiamo identificare l'attività di controllo. Dopodiché, pensiamo a quale può essere l'Autorità. Se invece continuiamo in una discussione sulle virgole, oppure sui profili che attengono al Regolamento, non ne usciamo. Sono d'accordo con la presidente Finocchiaro a dire che la soluzione è politica e la si trova solo se vi vuole, da parte della maggioranza e dell'opposizione, identificare un percorso, che è a mio avviso quello del ritorno in Commissione, in cui trovare una soluzione a questi aspetti. Se invece si vuole un'Autorità sul modello di quanto abbiamo normalmente pensato per altre Autorità indipendenti, che svolga tutte le funzioni di coordinamento e controllo, probabilmente non ne usciremo mai.
Credo anch'io nella buona fede della presidente Finocchiaro, del collega Li Gotti e di altri; nel momento in cui diciamo che l'attività di coordinamento resta alla Funzione pubblica e che quella di controllo dobbiamo identificarla, così come dobbiamo identificare la relativa Autorità, credo che tali aspetti debbano essere verificati in Commissione.
PRESIDENTE. Colleghi, ieri si era raggiunta una intesa che oggi non c'è più. L'emendamento presentato questa mattina dal Governo avrebbe dovuto introdurre i temi richiesti dall'opposizione in Conferenza dei Capigruppo, cioè la presenza di un organismo neutro e indipendente dall'Esecutivo cui affidare il compito dell'alta vigilanza e del controllo sulla corruzione. Secondo l'opposizione, questa novità non c'è.
Vi sono degli appelli ad un tentativo di individuazione di nuove formulazioni, ma questa Presidenza deve muoversi anche nel rispetto delle regole procedurali e del Regolamento del Senato. Non vi è dubbio che vige un articolo del Regolamento, l'articolo 97, che tutti conosciamo, e che prevede la inammissibilità di ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione.
Quindi, l'ammissibilità di un emendamento nuovo, che tratti lo stesso argomento nei confronti del quale vi è già stato un voto che ha bocciato la disciplina di quello stesso argomento, l'ammissibilità e la reintroduzione della discussione, naturalmente trovano dei vincoli oggettivi nell'articolo 97 del Regolamento. Non vi è dubbio e non sfugge a nessuno, né alla maggioranza, né all'opposizione, né al Governo, che, se il Regolamento è chiaro, il Regolamento va applicato.
La nuova formulazione dell'emendamento del Governo non fa altro che riaffrontare l'argomento, disciplinandolo in maniera diversa, ma l'argomento è quello. Io ho preso atto con attenzione anche della disponibilità del Governo, in questa logica, ad eventualmente procedere al ritiro dell'emendamento, sostanzialmente per evitare una conflittualità, di Aula e procedimentale, che non giova a nessuno.
Prendo atto di questo e vorrei conoscere sul punto le intenzioni del Governo, se intende o meno ritirare l'emendamento.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento 2.0.1000.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, insisto per la votazione dell'emendamento 2.200/1.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, come ho già detto prima, il Governo ha invitato tutti i presentatori a ritirare gli emendamenti riferiti all'articolo 2 che hanno per oggetto le competenze delle autonomie speciali; in caso di diniego, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.200/1, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.200/2.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, intervengo solo per precisare che stiamo parlando di un subemendamento all'emendamento del collega Malan, che riguarda la trasparenza dei procedimenti amministrativi, attraverso un rafforzamento della disciplina che prevede la pubblicità di tutto ciò che attiene alle pubbliche amministrazioni su Internet e quant'altro.
Ci sembra un po' eccessiva l'idea che l'amministrazione possa trarre a pretesto ragioni, non definite da questa legge, di privacy o di segreto d'ufficio per non pubblicare alcuni dati che, con riferimento al diritto alla riservatezza, non hanno nulla a che fare, ma che hanno invece a che fare con la trasparenza e con il massimo della pubblicità degli atti della pubblica amministrazione, soprattutto quando riguardano funzionari o amministratori dell'amministrazione stessa.
Per questa ragione, manteniamo l'emendamento e ne chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.200/2, presentato dai senatori D'Alia e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.200/3.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.200/3, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.200, presentato dal senatore Malan.
È approvato. (Applausi del senatore Izzo).
Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 2.2, 2.3, 2.250 e 2.251.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, sull'emendamento 2.3 il Governo aveva espresso parere favorevole.
PRESIDENTE. A me gli Uffici ne segnalano la preclusione a seguito dell'approvazione dell'emendamento 2.200. Faccia le sue verifiche, senatore Li Gotti, ed eventualmente ci ritorneremo.
Metto ai voti l'emendamento 2.4, presentato dal senatore Zanetta, identico all'emendamento 2.252, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.500, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.7, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, fino alle parole «si applicano anche».
Metto ai voti l'emendamento 2.253, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.
Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.9.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, l'obiezione avanzata dal sottosegretario Augello era relativa alla data indicata, che si ripete anche in altri emendamenti. Su questo, concordo con il rappresentante del Governo. Pertanto, si potrebbe sostituire la data del 30 giugno con quella del 31 dicembre 2011; lo stesso vale anche per emendamenti successivi.
Se l'obiezione del rappresentante del Governo è questa, e se si accoglie la riformulazione, chiedo l'espressione di un nuovo parere.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, chiedo che questo emendamento venga accantonato.
PRESIDENTE. D'accordo. Accantoniamo l'emendamento 2.9, così come il successivo 2.10 ad esso collegato.
Passiamo all'emendamento 2.11, identico all'emendamento 2.254, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, confermiamo i pareri contrari che abbiamo espresso su questi emendamenti.
In particolare, rispetto al problema della data, si pone una questione molto più semplice. A prescindere dal fatto che ogni data presenta una sua volatilità, dati i tempi con cui stiamo procedendo (anche oggi), sottolineo che sostanzialmente questo obbligo entrerà in vigore dalla data di pubblicazione della legge. Questa, dunque, è la volontà del Governo. Confermo, quindi, il parere contrario sull'emendamento 2.9 e anche sugli ultimi esaminati.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, chiediamo la votazione dell'emendamento 2.11.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo (art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.11, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, identico all'emendamento 2.254, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.12, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
. PARDI (IdV). Domando di parlare.
PARDI (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 2.12 raccoglie una sollecitazione espressa in audizione dalla Corte dei conti. Esso tenta di evitare che la disposizione in esame (che prevede la messa a disposizione delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi) rimanga soltanto una mera possibilità, mentre è importante che abbia una potenza cogente. Peraltro, si richiama quanto previsto dall'articolo 54, comma 2-quater, del codice dell'amministrazione digitale, il quale peraltro - faccio grazia delle sue prescrizioni - addita con precisione tutta una serie di garanzie a vantaggio del cittadino nell'uso di questo strumento. Se si rimane semplicemente alla possibilità, la capacità prescrittiva del provvedimento è nulla.
PRESIDENTE. Colleghi, l'emendamento 2.12 è improcedibile, a meno che non ne venga chiesta la votazione da parte di 15 parlamentari.
BELISARIO (IdV). Ne chiediamo la votazione.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Belisario, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2156
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.13.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, l'emendamento in esame affronta il problema di ridare, su questa materia, la centralità al Parlamento perché, in fondo, si introduce una delega, nel senso che con decreti ministeriali dovranno essere individuate le modalità di pubblicazione delle informazioni rilevanti per la applicazione della normativa sulla trasparenza. Riteniamo che comunque i decreti ministeriali debbano avere quantomeno il parere delle Commissioni parlamentari di competenza. Diversamente, si potrebbero introdurre, con decreti ministeriali, innovazioni che sfuggono al nostro controllo.
Il parere delle Commissioni parlamentari di competenza è sempre previsto nelle materie che vengono disciplinate con legge e la cui applicazione è demandata a regolamenti e quindi a una delega in una fase successiva. L'emendamento è volto a ridare una competenza quanto meno alle Commissioni, e sollecito il Governo a rivedere la sua posizione in merito.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha nulla da aggiungere?
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. No, signor Presidente, confermo il parere contrario sull'emendamento 2.13.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.13, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 2.255, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.
Passiamo agli emendamenti 2.9 e 2.10, precedentemente accantonati, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, su tali emendamenti confermo il parere contrario precedentemente espresso.
PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.9, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, fino alle parole «giugno 2011».
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.9 e l'emendamento 2.10.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.251 (testo 2)/1, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori.
Sull'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 vi è una dichiarazione di improponibilità.
VITA (PD). Signor Presidente, aggiungo la mia firma a tale emendamento.
PRESIDENTE. Ho dichiarato l'improponibilità degli emendamenti sulla tematica del conflitto di interessi perché non è questa la sede propria per discuterne.
Quanto al testo modificato del suo emendamento, sarei molto perplesso sulla individuazione di un interesse economico astrattamente idoneo a condizionare l'esercizio delle funzioni; però non voglio aprire un dibattito su questo punto. Anzi, forse ho già manifestato troppo la mia opinione sull'espressione «astrattamente idoneo».
Poiché, quando vi sono i presupposti, come in questo caso, vorrei dare all'Assemblea la possibilità di un confronto, dichiaro ammissibile l'emendamento del senatore Casson, che lascia vivo solo il capoverso 1-bis, in quanto non introduce nuove motivazioni di conflitto di interessi ma impone soltanto un obbligo di comunicazione. Ma adesso spetta al Governo esprimere il parere, prima che sia messo in votazione, a meno che il Governo non chieda tempo.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo non ha bisogno di chiedere tempo, perché aveva già predisposto i pareri per la Commissione, e il parere è contrario.
MORANDO (PD). Signor Presidente, credo che Lei abbia fornito un contributo importante consentendo questa discussione, perché abbiamo un parere favorevole del Governo su una proposta, l'emendamento 2.0.251, che afferma che l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni anche potenziali di conflitto d'interesse. Questa proposta del senatore Malan è assolutamente opportuna, perché l'esistenza di conflitti d'interesse non dichiarati e non trasparenti mina alle fondamenta il principio di trasparenza che viene affermato in generale dall'articolo 2.
Detto questo, la invito a riflettere sul punto, sottosegretario Augello: può darsi che la formulazione debba essere rivista per qualche aspetto - e in questo senso un accantonamento sarebbe assolutamente ragionevole - ma la domanda è molto semplice. Su quale base l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni di conflitto d'interesse? Da che mondo è mondo, per farlo si deve partire da un presupposto, ossia una dichiarazione del soggetto interessato che renda trasparenti e conosciute le potenziali situazioni di conflitto d'interesse. Non c'è nessun altro modo per rendere agibile concretamente la proposta del senatore Malan, se non l'esistenza di una banale e normale dichiarazione del soggetto interessato, che afferma di avere una situazione potenziale di conflitto d'interesse a proposito di questo tema oppure, sotto la sua responsabilità e sotto il vincolo del suo onore, di non avere alcuna ragione di conflitto d'interesse.
Volete dialogare? Se la norma positiva del senatore Malan può essere accolta da tutti, è chiaro che bisogna creare il presupposto perché sia effettivamente agibile. Perché sia agibile, ci vuole una dichiarazione di partenza del soggetto interessato. Il testo originario dell'emendamento del senatore Casson affrontava problemi di ordine più particolare, quindi una valutazione negativa poteva starci tutta sotto il profilo sia dell'ammissibilità sia del merito. Ma una volta ridotta la questione a questo tema, (tutti d'accordo affermiamo che bisogna che l'amministrazione verifichi l'insussistenza del fondamento di situazioni potenziali di conflitto d'interesse), facciamo fare al soggetto amministratore pubblico interessato una dichiarazione sul suo onore sopra l'insussistenza, oppure la sussistenza di un parziale conflitto d'interesse, che naturalmente dovrà essere risolto secondo le regole di ciascuna di quelle amministrazioni.
Francamente un parere negativo su questo punto potrebbe essere motivato dalla presenza di qualche aspetto che non va nel testo (come un aggettivo o una parola), ma trovo assolutamente incomprensibile che si neghi che, al fine di attuare una norma che tutti consideriamo positiva, ci voglia un presupposto in una dichiarazione soggettiva. (Applausi dal Gruppo PD).
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, collega Morando, per la verità è inutile negare che il parere era stato dato sull'intero articolo. Se vuole, lo accantoniamo, anche perché poi bisogna vedere a chi bisogna rendere queste dichiarazioni, ma proprio per quello che lei dice - cioè che non è immaginabile un altro sistema - non sono del tutto certo che dobbiamo normarlo per legge, nel senso che si può fare in via amministrativa. Questa è la mia opinione.
Tuttavia, siccome ho dato un parere che ovviamente avevo predisposto per la Commissione su un articolo molto più complesso, sterminato, che si proponeva di lanciare una consueta crociata su altri argomenti, non ho problemi: possiamo accantonarlo, ma ho bisogno di un po' di tempo. (Applausi del senatore Ramponi).
PRESIDENTE. Accantoniamo dunque l'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 (testo 2), che consta del solo capoverso 1-bis del testo originario, perché il senatore Casson ha ritirato il resto del testo. Accantoniamo anche il 2.0.251 (testo 2).
L'emendamento 2.0.500 è improponibile.
BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare.
BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, lei ha dichiarato improponibile questo emendamento...
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo una cortesia. Già la Presidenza si è pronunciata e ha preso atto dei rilievi dei colleghi; se ogni volta che vi è un emendamento improponibile devo dare la parola ai presentatori che insistono per la votazione, allora non chiuderemo il provvedimento nemmeno la prossima settimana.
Quindi, senatore Bruno, naturalmente darò la parola a tutti i colleghi che la chiederanno e non la negherò, ma pregherei lei e tutti i senatori che eventualmente interverranno nel prosieguo per insistere sulla votazione di emendamenti dichiarati improponibili, di limitare i loro interventi a due minuti.
BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, lo farò sicuramente. Consideravo che probabilmente lei ha dichiarato improponibile l'emendamento 2.0.500 per gli stessi motivi del precedente emendamento. Tra l'altro, ho sentito due volte il Sottosegretario esprimere un parere contrario per la complessità dell'emendamento stesso.
Quindi, colgo anche queste necessità e le chiedo, se possibile, di dichiarare proponibile tale emendamento, soltanto per quanto riguarda le lettere a) e i). La lettera a) riguarda la terzietà della pubblica amministrazione e quindi la necessità di tentare il ricorso a piene mani in tutte le amministrazioni allo spoils system, che spesso riduce i dirigenti a semplici nominati per volontà politiche.
PRESIDENTE. Non mi sento di accedere alla sua richiesta, senatore Bruno.
L'emendamento 2.0.2 (testo corretto), che tratta dei limiti delle retribuzioni dei dipendenti della pubblica amministrazione, è improponibile.
Il successivo emendamento 2.0.250 (testo corretto) è ugualmente improponibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.252/1.
CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto, molto rapida, per far comprendere di cosa si tratta. L'emendamento 2.0.252 del senatore Malan fa riferimento alla tutela del dipendente pubblico che segnala degli illeciti; il mio emendamento 2.0.252/1 vorrebbe introdurre un riferimento, oltre al dipendente pubblico che fa delle segnalazioni per fatti gravi per illeciti, anche al dipendente privato. Per quale motivo?
Il richiamo espresso è alla Convenzione di Strasburgo del 1999 e alla Convenzione ONU del 2003, quest'ultima ratificata durante questa legislatura. In particolare, gli articoli 7 e 8 della Convenzione di Strasburgo e gli articoli 12 e 21 della Convenzione dell'ONU fanno riferimento a illeciti commessi nel corso dell'attività privata e successivamente, rispettivamente agli articoli 22 della Convenzione di Strasburgo e 32 e 33 della Convenzione dell'ONU, si fa richiesta agli Stati firmatari di provvedere alla tutela di coloro che segnalano illeciti nell'ambito di fatti che concernono la pubblica amministrazione, anche con specifico riferimento ai privati. Quindi, semplicemente per adempiere a questo obbligo delle Convenzione internazionali, si vorrebbe estendere tale tutela a chiunque faccia una segnalazione firmata, sia esso dipendente pubblico oppure privato.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 2.0.252/1, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
PRESIDENTE. Senatrice Incostante, nel corso della votazione hanno alzato la mano solo due colleghi dai banchi dell'opposizione: se vogliamo fare una votazione di controprova la facciamo per non turbare gli animi, ma, mi creda, non ve ne sono i presupposti.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, avevamo chiesto di controllare.
PRESIDENTE. Ho i senatori Segretari qui accanto deputati a questo.
INCOSTANTE (PD). Se lei si fa dare il tabulato, Presidente, può vedere che palesemente ci sono dei banchi vuoti dove sono stati espressi dei voti.
PRESIDENTE. Al voto immediatamente successivo faremo una verifica accurata.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.252/2.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.252/2, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/3, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/4, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/5, presentato dai senatori D'Alia e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/6, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.0.252/7, presentato dal senatore Casson e da altri senatori, fino alla parola «appartenenza».
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.0.252/7 e l'emendamento 2.0.252/8.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.252, presentato dal senatore Malan.
L'emendamento 2.0.4 è improponibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.5, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.6.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, vorrei solo chiedere ai colleghi del Gruppo del Partito Democratico di aggiungere la firma agli emendamenti 2.0.5 e 2.0.6.
Vorrei significare che proprio nella discussione originaria, quando abbiamo parlato del famoso articolo 1 e della possibilità di istituire l'Autorità nazionale anticorruzione, il Governo ha proposto di inserire nel previsto comitato la Corte dei conti. Oggi in queste proposte si afferma qualcosa di molto più semplice ed efficace, che rimette nell'alveo dei principi costituzionali e della funzione naturale del giudice della spesa pubblica (che è la Corte dei conti) il rapporto tra l'amministrazione e gli organi di controllo, cioè il ripristino del controllo preventivo di legittimità sulle ordinanze di protezione civile.
Mi riferisco all'emendamento 2.0.6, ma anche al 2.0.5 per la separazione tra le procedure di protezione civile e quelle che impropriamente vengono mutuate da queste per accorciare i tempi e supplire ad un'inefficienza, presunta o reale, dell'amministrazione pubblica, cioè all'equiparazione dei grandi eventi alla protezione civile e all'emergenza vera, cui si fa fronte con atti d'urgenza. Questo è un tema che in quest'Aula abbiamo avuto la necessità di discutere più volte. Il Governo - ricorderete - ha avuto anche un sostanziale ripensamento, legittimo, anche sull'introduzione della Protezione civile Spa.
Io credo che oggi questi due emendamenti siano la naturale e logica conseguenza del dibattito che è avvenuto, e se il Governo fosse realmente aperto a una discussione di merito sulle questioni relative alla impermeabilizzazione dell'amministrazione ai fenomeni corruttivi, per coerenza dovrebbe ripristinare un principio di legalità, efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione, stabilendo che è necessario che qualcuno abbia la competenza di stabilire se un'ordinanza viene adottata perché vi è un evento imprevedibile e quindi è legittimo fare ricorso a procedure che - lo ricordo - vanno in deroga ad ogni regola (comunitaria, di libero mercato, di concorrenza e di trasparenza) o se, peraltro, è possibile fare in modo che un grande evento, previsto e addirittura fissato dal Governo, possa essere fronteggiato con procedure ordinarie.
Io capisco che ormai anche per l'Expo 2015, da quando siamo partiti ad oggi, neanche con le ordinanze di Protezione civile e con le procedure di massima urgenza possibile riuscirete e riusciremo a farlo, purtroppo. Credo però che queste siano due norme di buonsenso rispetto a cui il Governo dovrebbe modificare il proprio parere, invitando l'Aula ad approvarle; in questo modo, si ripristinerebbe un concetto di buona amministrazione che si fonda sulla responsabilizzazione, la formazione e la cultura dell'amministrazione che un politico può avere o non avere. Noi dobbiamo ricostruire tale concetto; altrimenti, stabiliamo regole che servono solo a violare sistematicamente i principi della Costituzione. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).
PARDI (IdV). Signor Presidente, anch'io chiedo di poter aggiungere la mia firma e quella di tutti i componenti del mio Gruppo all'emendamento 2.0.6. Tra l'altro, avrei voluto chiedere di poterla aggiungere anche all'emendamento 2.0.5, prima che venisse posto ai voti. Siamo tanto più motivati a farlo, se si considera che io non ho potuto intervenire personalmente a sostegno dell'emendamento 2.500, perché colto di sorpresa dalla velocità della sequenza delle votazioni.
Nel nostro emendamento 2.500 avevamo messo bene in evidenza l'argomento del peso dei grandi eventi in rapporto alla Protezione civile. Siamo ancora più motivati, in questa firma, se si considera che il nostro Gruppo ha già presentato un preciso e semplicissimo disegno di legge, in cui si propone, con la massima chiarezza, di separare per sempre la Protezione civile dalla gestione dei grandi eventi. Tale nesso è ritenuto fisiologicamente ed ontologicamente pericolosissimo, perché accende una possibilità di azioni corruttive in una rete che è difficilmente dominabile dalla conoscenza pubblica. Consideriamo pertanto tutto ciò un elemento degno della massima e della più fervida attenzione. (Applausi del senatore Pedica).
PRESIDENTE. Sostanzialmente, signor Sottosegretario, lei ha sciolto la riserva sull'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 (testo 2) e ha confermato il parere contrario sull'emendamento 2.0.6.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.6, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.
(Vivaci commenti dai banchi dell'opposizione. Su invito del Presidente, i senatori Segretari effettuano una verifica della regolarità dello svolgimento della controprova). Non è approvato.
Procediamo ora alla votazione degli emendamenti 2.0.251 (testo 2)/2 e 2.0.251 (testo 2), precedentemente accantonati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento. 2.0.251 (testo 2)/2, presentato dal senatore Malan.
PRESIDENTE. Prima di passare alla successiva votazione, prendo atto e faccio tesoro delle parole del senatore Zanda, che ho ascoltato con il dovuto e massimo interesse, su quella che può essere l'attività e l'esercizio delle funzioni della Presidenza del Senato, al fine di spendere l'autorevolezza della carica del Presidente del Senato per intervenire non soltanto sulle Commissioni, ma anche sul Governo: e lo faremo. Le segnalo che, come avevo comunicato in Conferenza dei Capigruppo, su questo disegno di legge il 23 maggio il Presidente del Senato aveva scritto addirittura al Governo per sbloccare il parere della Commissione bilancio.
A questo punto, colleghi, resta ancora da votare l'emendamento 2.0.251 (testo 2), presentato dal senatore Malan.
Data l'ora, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta, e sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 12,55, è ripresa alle ore 15,03).

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