Source: http://contraomniaracalmuto.blogspot.it/2013_05_12_archive.html
Timestamp: 2017-03-27 22:20:58+00:00

Document:
Contra Omnia Racalmuto: 2013-05-12
...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo. sabato 18 maggio 2013
ALFREDO SOLE: "SI STA PROVVEDENDO"
Io non ho mollato l'ergastolano ostativo Alfredo Sole da Racalmuto
da Calogero Taverna (Note) Sabato 18 maggio 2013 alle ore 10.21
Una cosa è certa: non ho mollato Alfredo Sole l'ergastalano ostativo di Racalmuto. Ora anche i suoi non amichevoli Superiori del suo carcere nelle malinconiche lande meneghine di OPPERA si sono indotti a riconoscere che il 4bis a chi ormai pensa a Hegel Kant e semmai si mette a dilettarsi con i frammenti delle poesie di Saffo il 4bis è davvero una CRUDELTA' di Stato. Angelino Alfano se l'inventò, il suo vicino di casa Alfredo Sole lo sta igniominiosamente subendo oltre ogni limite di tempo previsto dalla stessa legge. Oggi Angelino Alfano è ritornato Ministro degli Interni; potrebbe e dovrebbe ricordarsi di quel provvedimento emblema per far credere che il suo partito o meglio il suo leader-padrone fanno crudelissime lotte alla mafia (solo quella che è finaita all'ergastolo): ma ha solo da contestarsi a Brescia contro giudici di diverso grado e ruolo che all'unisono hanno ritenuto qualcuno o l'UNO colpevole di grande evasione fiscale (io ad esempio rammento certe astuzie scoperte al Secit e funereamente chiamate bare fiscali o pomposamente all'inglese dividend wasching, così come resto un po' umiliato perchè mie cattivissime interrogazioni propinate e fatte sottoscrivere dal mio maestro politico Garavini sono rimeste inevase negli archivi del parlamento).
Sotto elezione un senatotore agrigentino con la gran cassa di Camilleri e con i corifei del giornalismo randagioo del foglietto paesano riuscì a far chiasso sul computerda dieci anni giù nelle cantine del carcere di Opera in attesa che i Superiori finiscano di "star provvedendo". Sembrò che in quattro e quattr'otto il computer veniva ridato ad Alfredo dimostrandosi che io in anni di battaglie ero davvero un poveraccio o come dire uno straccio di difensore. Kafkiano il seguito. Ma subito si disse sarebbe stato dato il computer ad Alfredo. Andò ad Opera il rispettabile senatore Della Vedova; addirittura lo si fece entrare nella cella 2x3 a colloquiare per due ore con Alfredo: Alfredo non si asciò scappare l'occasione: spiegò, chiarì cosa era il 4bis che il parlamentare avrebbe dovuto conoscere a memoria per averlo approvato. Ma quanto al computer "si stava provvedendo": anzi visto che lo si doveva dare, una stanza bella e solatia si destinava non ad uno ma a tanti computer d'ultima concezione e quindi "si stava stava provvedendo"; si pensò di far meglio: un computer per ogni cella e quindi "si stava provvedendo"; ma per sicurezza i computer dovevano collocarsi in tavolinetti fissi al muro e quindi "si stava provvedendo"; occorrevano però maestri d'ascia e muri fabbri d'eccezione e quindi "si stava provvedendo"; risulta che queigli artigiani ad Opera non si trovano ed ancora Alfredo non ha l'uso del computer (magari il suo vecchio catorcio per l'incombente tesi di laurea; ma non c'è da preoccuparsi dopo dieci anni non si smette di star provvedendo.
E tutte quelle influenti personalità finiti plauditissimi sulla stampa e nella telvisione cosa fanno? Hanno altro a cui pensare.
era d'obbligo dirsi: calati juncu ca passa la china. Sto sbagliando e di grosso: ma io son fatto così. Tuo figlio è molto amico di un romeno che ho preso sotto la mia protezione (economica). E' fidanzato - mi pare- con una bella e brava ragazza. Non sapeva neppure che tu scrivi su articolo21.
Tu poni un quesito molto delicato nella lettera (Spinci viscotta e ciampelle...), ti chiedi e mi domandi perchè non dargli quello che vogliono visto che, tutto sommato, non potrei danneggiare nessuno perchè in un modo o in un altro di quella generazione deviata non c'è più nessuno. Sarà pasadossale ma il punto è questo. A causa del mio nuovo essere, del mio cambiamento. Vedi, nel momento in cui io usassi gli altri (che siano ancora viventi o non) per un tornaconto personale, smetterei di essere chi sono per tornare a essere chi ero. La capacità di fare del male, seppur virtualmente, pur di ottenere benefici personali è completamente disgiunta dal mio modo di concepire la vita. Quella mia e quella degli altri. Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di omertà... Comportamento mafioso o come scrisse un pentito al giornale MALGRADOTUTTO, che "il mio comportamento, cioè il mio voler scontare la galera e non collaborare sia in realtà una sottile vendetta verso di loro". Come dire: "mi taglio l'uccello per fare un dispetto a mia moglie". Cioè, sto passando una vita in carcere solo per fare dispetto a loro che sono pentiti e a cosa? Questo fu il ragionamento di qualcuno. Nulla di tutto questo! Io sono fortemente convinto che chi sbaglia debba pagare. Io ho sbagliato dunque è giusto che paghi. Così come è giusto che una pena debba sapere quando finirà quella pena e l'ergastolo questo non te lo permette. Io agogno la libertà, giorno dopo giorno, ma non la libertà a tutti i costi, ma una libertà meritata da una lunga meditazione e trasformazione dell'essere. Non certo... barattata. Se per qualcuno questo significa non essere resipiscente, beh, allora sono fiero di non esserlo perchè consapevole che mai acquisterò un bene elargendo male.
Comunque sia, mi sono meritato il tuo "parabbula"! Invece di aspettare di telefonare, potevo scriverglielo!!
che ne penso di Sofri? Non ho letto quanto ha scritto su Repubblica. Quando ho saputo del suo articolo era troppo tardi per comprare il quotidiano. Potresti spedirmi l'articolo? Così se c'è da obiettare lo posso fare su articolo 21 ed "istruire" Sofri su cos'è realmente l'ostativo. Oppure condividere quello che dice rinforzandolo.
Quando riceverai questa lettera avrai già avuto l'incontro con D'Alema. Sono curioso di sapere cosa ne è venuto fuori. Il 2 ottobre c'è anche il convegno al Senato sull'ergastolo. Il 16 novembre alla Bocconi c'è un altro importante convegno "Scienze for Peace" (il dott. Veronesi). Ci saranno anche tutti i ministri della giustizia europei (ci sarà il nostro?). Si parlerà anche lì di ergastolo.
Vedi, nel momento in cui io usassi gli altri (che siano ancora viventi o non) per un tornaconto personale, smetterei di essere chi sono per tornare a essere chi ero. La capacità di fare del male, seppur virtualmente, pur di ottenere benefici personali è completamente disgiunta dal mio modo di concepire la vita. Quella mia e quella degli altri. Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di omertà... Comportamento mafioso o come scrisse un pentito al giornale MALGRADOTUTTO, che "il mio comportamento, cioè il mio voler scontare la galera e non collaborare sia in realtà una sottile vendetta verso di loro". Come dire: "mi taglio l'uccello per fare un dispetto a mia moglie". Cioè, sto passando una vita in carcere solo per fare dispetto a loro che sono pentiti e a cosa? Questo fu il ragionamento di qualcuno. Nulla di tutto questo! Io sono fortemente convinto che chi sbaglia debba pagare. Io ho sbagliato dunque è giusto che paghi. Così come è giusto che una pena debba sapere quando finirà quella pena e l'ergastolo questo non te lo permette. Io agogno la libertà, giorno dopo giorno, ma non la libertà a tutti i costi, ma una libertà
meritata da una lunga meditazione e trasformazione dell'essere. Non certo... barattata. Se per qualcuno questo significa non essere resipiscente, beh, allora sono fiero di non esserlo perchè consapevole che mai acquisterò un bene elargendo male.
Ti abbraccio PATERNAMENTE Calogero Taverna Senonché nel frattempo arriva questa strana e-mail cui rispondo alla lontana.
Ti inserisco nel frattempo nel gruppo "AMICI DI CARMELO" cui invio periodicamente le notizie che ricevo.
Mi imbatto con un mio paesano già pluriergastolano, già art. 41 bis, già non molto "resipiscente", ed ora ancora ostativo, vent'anni e più dopo delitti che dirli efferati è dir poco. Ne avevo scritto in un libro che nessunoi conosce (RACALMUTO NEI MILLENNI) - quando non lo conoscevo- in termini incazzatissimi. Ne ho letto in un libro di successo (I RAGAZZI DI REGALPETRA del mio compaesano Gaetano Savatteri). Non ho fatto i debiti collegamenti con il mio precedente antieroe. Muore l'arciprete del mio paese, un sanguigno contadino cui molto mi legava anche se navigavano in opposti pelaghi ideologici. Subentra un'anima bella, pio, quasi mistico, tutto aduso a sublimare i peccatori (anche quelli impuberi, peccatori solo per quella faccenda della mela proibita); tutto sommato un compagno d'infanzia quando entrambi soffrivamo le pene dell'inferno in un castello chiaramontano agrigentino divenuto insopportabile carcere minorile (ad onta di quello che scrive il mio amico padre Pirrera, l'unico prete intelligente in tonaca che sia residuato nella terra di Pirandello). Mi dava ai nervi con il suo voler schiacciare la storia - anche quella gloriosa della sua eccelsìa racalmutese -per desessualizzarci tutti quanti in modo da volare il più presto possibile tra i cieli per gustare incorporee delizie consone ai poveri di spirito. Rammentai la faccenda del buon ladrone. Mi sovveniva una piéce cinematografica di Pasolini finita sotto processo per oltraggio alla religione. Divenni caustico in un commento ad un meschinello blog di paese.
oggi il blog del mio non amato Scimé pubblica come tua corrispondenza diretta l'articolo che hai inviato (e pubblicato su mia pressione) sul prestigioso giornale on line dell'on. Giulietti e del mio amico Tommaso Fulfaro ARTICOLO21.org. Questo la dice lunga sulla correttezza giornalistica dei nostri compaesani blogger. Ma meglio così: il tuo caso sta facendo rumore e come. Credo però che il tentato suicidio di quel giudice che ti è compagno di carcere ad Opera stia facendo un poco dirottare l'attenzione per te. O forse ti sta giovando. Non so. Quello che comincio a sapere è che io se ti voglio bene -e tu sai che te ne voglio tanto anche se non ci siamo mai visti né abbiamo mai parlato di persona - mi faccia un po' da parte. In paese ad esempio l'invidia ed anche un certo terrore nei miei confronti diventano sempre più palpabili. Forse desisterò persino dallo scrivere quel libro su di te di cui ti parlavo. Qualche maligno penserebbe che voglio approfittarne per farmi della pubblicità sulla scia del nostro beneamato Tanu. Ti prego però di dare risposta alla caterva di lettere che risultano malinconicamente inevase da troppo tempo. A me mi puoi liquidare che so con un semplice grazie o magari con un apodittico: non sono d'accordo. Ma vedo che ti scrivono anche anime buone che hanno bisogno del tuo conforto. Certo c'è anche chi vuole sapere da te come è l'insegnamento letterario nel carcere. Forse vorrà farne una esperienza diretta. Quel che ti scrive il signor Scimé non l'ho capito. Spero di capire qualcosa di più dalla tua risposta. I miei studi di microstoria mi portano a sogghignare quando vedo taluno assurgere a paladino dell'antimafia, ignaro di qualche sua agnazione abigeatica.
La risposta a questa lettera mi ricollega all'altra tua lettera, dove dici che "non scriverai più niente su di me". Parliamo prima della decisione di scrivere un libro. Se quello che ho letto è l'esordio di un libro, non riesco ad immaginare quale sarà il cuore. Ho letto i tuoi libri e sei diventato uno dei miei scrittori preferiti. Mandami in anteprima quello che man mano scriverai se vuoi, ma non credo che troverei qualcosa che non sarà di mio gradimento. Non vedo l'ora di iniziare a leggere quello che scriverai.
Mi dici che non hai ancora le risposte a una catena di tue lettere. Purtroppo le mie risposte non possono arrivare in tempi brevi. Tu scrivi sul sito, poi a me vengono spedite con la Posta tradizionale, devo rispondere e se mi arrivano di venerdì la posta in uscita non partirà prima di lunedì. Questa arriva a Firenze, deve essere battuta a computer e inserita sul sito. Purtroppo i tempi sono maledettamente lunghi. Ci sono anche casi in cui si smarriscano le lettere, sia in uscita che in entrata. Non è solo il ritardo il problema, infatti non è cosa rara che la lettera sia in entrata che in uscita non arrivi mai al destinatario, semplicemente si "perdano".
Io non ho mollato l'ergastolano ostativo Alfredo Sole da
Taverna (Note)
Sabato 18 maggio 2013 alle ore 10.21
Amici tranne
conoscenti (+)
Una cosa è certa: non ho mollato Alfredo Sole l'ergastalano
ostativo di Racalmuto. Ora anche i suoi non amichevoli Superiori del suo
carcere nelle malinconiche lande meneghine di OPPERA si sono indotti a
riconoscere che il 4bis a chi ormai pensa a Hegel Kant e semmai si mette a
dilettarsi con i frammenti delle poesie di Saffo il 4bis è davvero una
CRUDELTA' di Stato. Angelino Alfano se l'inventò, il suo vicino di casa Alfredo
Sole lo sta igniominiosamente subendo oltre ogni limite di tempo previsto dalla
stessa legge. Oggi Angelino Alfano è ritornato Ministro degli Interni; potrebbe
e dovrebbe ricordarsi di quel provvedimento emblema per far credere che il suo
partito o meglio il suo leader-padrone fanno crudelissime lotte alla mafia
(solo quella che è finaita all'ergastolo): ma ha solo da contestarsi a Brescia
contro giudici di diverso grado e ruolo che all'unisono hanno ritenuto qualcuno
o l'UNO colpevole di grande evasione fiscale (io ad esempio rammento certe
astuzie scoperte al Secit e funereamente chiamate bare fiscali o pomposamente
all'inglese dividend wasching, così come resto un po' umiliato perchè mie
cattivissime interrogazioni propinate e fatte sottoscrivere dal mio maestro
politico Garavini sono rimeste inevase negli archivi del parlamento).
Sotto elezione un senatotore agrigentino con la gran cassa
di Camilleri e con i corifei del giornalismo randagioo del foglietto paesano
riuscì a far chiasso sul computerda dieci anni giù nelle cantine del carcere di
Opera in attesa che i Superiori finiscano di "star provvedendo".
Sembrò che in quattro e quattr'otto il computer veniva ridato ad Alfredo
dimostrandosi che io in anni di battaglie ero davvero un poveraccio o come dire
uno straccio di difensore. Kafkiano il seguito. Ma subito si disse sarebbe
stato dato il computer ad Alfredo. Andò ad Opera il rispettabile senatore Della
Vedova; addirittura lo si fece entrare nella cella 2x3 a colloquiare per due
ore con Alfredo: Alfredo non si asciò scappare l'occasione: spiegò, chiarì cosa
era il 4bis che il parlamentare avrebbe dovuto conoscere a memoria per averlo
approvato. Ma quanto al computer "si stava provvedendo": anzi visto
che lo si doveva dare, una stanza bella e solatia si destinava non ad uno ma a
tanti computer d'ultima concezione e quindi "si stava stava
provvedendo"; si pensò di far meglio: un computer per ogni cella e quindi
"si stava provvedendo"; ma per sicurezza i computer dovevano
collocarsi in tavolinetti fissi al muro e quindi "si stava
provvedendo"; occorrevano però maestri d'ascia e muri fabbri d'eccezione e
quindi "si stava provvedendo"; risulta che queigli artigiani ad Opera
non si trovano ed ancora Alfredo non ha l'uso del computer (magari il suo
vecchio catorcio per l'incombente tesi di laurea; ma non c'è da preoccuparsi
dopo dieci anni non si smette di star provvedendo.
E tutte quelle influenti personalità finiti plauditissimi
sulla stampa e nella telvisione cosa fanno? Hanno altro a cui pensare.
Alfredo mi sembra che si sia ripiccato ed è insolitamente
altezzoso quasi a sfiorare l'insolenza.
oggi ti viene spedito un pacco di dolci: si tratta delle
specialità di Capitano il giovane pasticciere di Racalmuto che non so se ai
tuoi tempi era in auge come adesso. Come ti ho detto non ti ho mandato la
promessa cassata di ricotta locale
perché non mi viene assicurato un arrivo integro. Capitano
mi dice che occorrerebbe una autorizzazione, ma io gli ho detto di mandarti il
pacco lo stesso. Vedi tu se puoi preavvisare chi di dovere dicendo la verità e
cioè il mittente è il dottore Calogero Taverna già ispettore di vigilanza della
Banca d'Italia, già superispettore del SECIT al tempo del rigoroso ministro
Reviglio, ed alto. Digli che mi assumo ogni responsabilità e per favore non
facciano andare in malora le prelibatezze racalmutesi: magari mangiatevele insieme.
Debbo essere sincero: perché alla tua rispettabile età non
cessi di essere "ostativo"; se vogliono collaborazione dagliela. Non
vedo quali segreti puoi ora svelare che loro non sanno abbondantemente. Dopo
ventun'anni chi puoi più danneggiare? Sono tutti o morti o furbescamente
pentiti. Il tuo primo errore? Io son convinto che la mafia non c'entrava per
nulla; diciamo che è stato un delitto d'onore (che io stigmatizzo come ogni
altro crimine di sangue). Lu 'zza Alfonzu era sboccato e di lingua talora scurrile.
Ad un giovane cu lu tascu tuortu potevano saltare i nervi
e freddare chi ti oltraggiava. Se qualcuno gli andava in
quella campagna con intenti mafiosi lu 'zza Alfonzu l'avrebbe subito subodorato
e l'avrebbe lui fulminato prima che varcava il cancello. Dopo le faide mafiose
sono esplose tremende, letali, imperdonabili. Hai sbagliato ed è giusto che
paghi, ma perché volerti ostinare ad essere "ostativo". Tu mi dirai
che non sei per nulla "ostativo", ma per quello che mi racconti
(mettiamo con le tue magliette provocatorie, sei sicuro di esser furbo?). se ti
va di essere "rompicoglioni" tu si sutta e paghi lu pizzu. Dicono che
nel tuo vecchio ambiente
era d'obbligo dirsi: calati juncu ca passa la china. Sto
sbagliando e di grosso: ma io son fatto così. Tuo figlio è molto amico di un
romeno che ho preso sotto la mia protezione (economica). E' fidanzato - mi pare
- con una bella e brava ragazza. Non sapeva neppure che tu scrivi su
Mio padre avrebbe soggiunto: parabbula significa: sceccu!
Non ho mai capito cosa significasse, ma mi va lo stesso di ripeterlo qui.
Non ho ancora ricevuto il pacchetto di libri di cui mi
scrivi. Sono curioso di leggere Luckacs. Per quanto riguarda i dolci, anche
Capitano ha torto. Non ci vuole una autorizzazione. A parte il fatto che di
dolci entrano solo biscotti che non siano ricoperti di zucchero velato o creme
varie, c'è il problema che i pacchi postali (esclusi i pacchi contenenti libri)
debbano provenire da un familiare. Se il mittente non è conosciuto, cioè non
registrato come parente, neanche lo ritirano il pacco, verrà mandato indietro.
Regolamento carcerario. Mi sarebbe piaciuto omaggiare i dolci di quello che a
quanto ho capito è il più grande pasticciere racalmutese. Peccato!
Tu poni un quesito molto delicato nella lettera (Spinci
viscotta e ciampelle...), ti chiedi e mi domandi perchè non dargli quello che
vogliono visto che, tutto sommato, non potrei danneggiare nessuno perchè in un
modo o in un altro di quella generazione deviata non c'è più nessuno. Sarà
pasadossale ma il punto è questo. A causa del mio nuovo essere, del mio
cambiamento. Vedi, nel momento in cui io usassi gli altri (che siano ancora
viventi o non) per un tornaconto personale, smetterei di essere chi sono per
tornare a essere chi ero. La capacità di fare del male, seppur virtualmente,
pur di ottenere benefici personali è completamente disgiunta dal mio modo di
concepire la vita. Quella mia e quella degli altri. Qualcuno potrebbe pensare
che si tratta di omertà... Comportamento mafioso o come scrisse un pentito al
giornale MALGRADOTUTTO, che "il mio comportamento, cioè il mio voler
scontare la galera e non collaborare sia in realtà una sottile vendetta verso
di loro". Come dire: "mi taglio l'uccello per fare un dispetto a mia
moglie". Cioè, sto passando una vita in carcere solo per fare dispetto a
loro che sono pentiti e a cosa? Questo fu il ragionamento di qualcuno. Nulla di
tutto questo! Io sono fortemente convinto che chi sbaglia debba pagare. Io ho
sbagliato dunque è giusto che paghi. Così come è giusto che una pena debba
sapere quando finirà quella pena e l'ergastolo questo non te lo permette. Io
agogno la libertà, giorno dopo giorno, ma non la libertà a tutti i costi, ma
una libertà meritata da una lunga meditazione e trasformazione dell'essere. Non
certo... barattata. Se per qualcuno questo significa non essere resipiscente,
beh, allora sono fiero di non esserlo perchè consapevole che mai acquisterò un
bene elargendo male.
...E' vero, non avevo ancora detto a mio figlio del mio
pezzo su articolo 21. aspettavo di sentirlo a telefono (cioè oggi pomeriggio).
Divido le mie telefonate fra la Sicilia e il Belgio, la settimana scorsa è
toccato al Belgio, perciò potevo informare mio figlio solo oggi. Lui non è un
gran navigatore di computer. Forse è uno dei pochi ragazzi che ne fa volentieri
a meno di questa macchina infernale.
Mi fa piacere che sia molto amico di un tuo protetto perchè
questo conferma che è amico di un bravo ragazzo, se così non fosse, non sarebbe
un tuo protetto.
Comunque sia, mi sono meritato il tuo "parabbula"!
Invece di aspettare di telefonare, potevo scriverglielo!!
che ne penso di Sofri? Non ho letto quanto ha scritto su
Repubblica. Quando ho saputo del suo articolo era troppo tardi per comprare il
quotidiano. Potresti spedirmi l'articolo? Così se c'è da obiettare lo posso
fare su articolo 21 ed "istruire" Sofri su cos'è realmente
l'ostativo. Oppure condividere quello che dice rinforzandolo.
Mi dispiace che le mie risposte ti arrivino in ritardo, le
nostre Poste non sono affidabili, non solo arrivano in ritardo ma molto più
spesso di quanto si pensi non arrivano affatto. Dobbiamo rassegnarci alle
lumacose tempi delle Poste.
Nella lettera (Il carcere ostativo) che mi hai mandato, la
conversazione con Adriano Sofri – Lillo Mendola espone molto chiaramente cos'è
l'ergastolo ostativo. E' un gran bell'articolo. Come hai scritto tu,
l'interesse si allarga adesso dobbiamo solo sperare che sia un interesse crescente.
Quando riceverai questa lettera avrai già avuto l'incontro
con D'Alema. Sono curioso di sapere cosa ne è venuto fuori. Il 2 ottobre c'è
anche il convegno al Senato sull'ergastolo. Il 16 novembre alla Bocconi c'è un
altro importante convegno "Scienze for Peace" (il dott. Veronesi). Ci
saranno anche tutti i ministri della giustizia europei (ci sarà il nostro?). Si
parlerà anche lì di ergastolo.
Adesso devo lasciarti. Non invidio Alessandro che dovrà
tradurre la mia pessima calligrafia per ribatterla al computer.
Mi scoccio: non riesco a comprenderne appieno il senso.
Soprattutto non capisco questa frase:
Vedi, nel momento in cui io usassi gli altri (che siano
ancora viventi o non) per un tornaconto personale, smetterei di essere chi sono
per tornare a essere chi ero. La capacità di fare del male, seppur
virtualmente, pur di ottenere benefici personali è completamente disgiunta dal
mio modo di concepire la vita. Quella mia e quella degli altri. Qualcuno
potrebbe pensare che si tratta di omertà... Comportamento mafioso o come
scrisse un pentito al giornale MALGRADOTUTTO, che "il mio comportamento,
cioè il mio voler scontare la galera e non collaborare sia in realtà una
sottile vendetta verso di loro". Come dire: "mi taglio l'uccello per
fare un dispetto a mia moglie". Cioè, sto passando una vita in carcere
solo per fare dispetto a loro che sono pentiti e a cosa? Questo fu il
ragionamento di qualcuno. Nulla di tutto questo! Io sono fortemente convinto
che chi sbaglia debba pagare. Io ho sbagliato dunque è giusto che paghi. Così
come è giusto che una pena debba sapere quando finirà quella pena e l'ergastolo
questo non te lo permette. Io agogno la libertà, giorno dopo giorno, ma non la
libertà a tutti i costi, ma una libertà
meritata da una lunga meditazione e trasformazione
dell'essere. Non certo... barattata. Se per qualcuno questo significa non
essere resipiscente, beh, allora sono fiero di non esserlo perchè consapevole
che mai acquisterò un bene elargendo male.
La coda è scontata; il nucleo svela un chiodo fisso di
Alfredo; anche altra volta era stato così stizzosamente perentorio. Stamani di
ritorno da Avezzano dopo un rassicurante referto medico ho creduto
all'improvviso di capire. Se ho ben capito allora mi crolla tutto il castello
che avevo messo sù sulla averticalità della mafia racalmutese. Forse un
"ordinamento" parastatuale a Racalmuto è davvero esistito: ha
normativa sua propria; vieta l'intesa col "nemico" soprattutto con
quell'altro "ordinamento" positivo dello Stato; l'infame va punito e
se un pentimento "proficuo" può giovare a chi dentro l'ordinamento
parastatuale si è macchiato di condotta antidoverosa secondo quei codici
d'onore, il pentimento collaborativo non è ammissibile, costi quel che costi.
ALLUCINANTE. Spero solo di aver capito male. Comunque, questa la nota mia di
quanto al pacco delle prelibatezze del signor Capitano
questo regolamento carcerario è davvero singolare. Se i dolci li possono
mandare solo i parenti, beh! io mi accredito come padre elettivo e i dolci li
dovrebbero ritirare e tutti insieme secondini ed ergastolani ostativi o non
resipiscenti che siano mangiarseli magari alla mia salute.
A forza di fare quello che sto facendo mi stanno
accreditando come combattente contro l\'ergastolo. Anche mio cugino Nicolò
Falci montedorese di nascita mi addita come uno che potrei fare qualcosa.
Magari! e ben volentieri. Debbo per onestà precisare che a me interessa di più
il modus punendi et espiandi anziché la durata. Penso che un carcere di
trent\'anni inflitto con i sistemi dell\'art. 41bis cone le invenzioni della mancata
un ergastolo umanizzato e applicato secondo costituzione. A
me interessa di più la revisione quinquennale seria et ope judecis togatoi nel
rispetto dei diritti dell\'uomo (il carcerato, l\'ergastolano l\'imputato
restano uomini o donne con le dignità acquisite nelle società più evolute del
terzo millennio). Ne parlai altra volta e non mi va di ripetermi.
Mi accorgo di avere l\'altra volta toccato un nerbo
scoperto. C\'è di mezzo la tua vita, mica la mia. Non ho diritto alcuno a
pontificare o imbonire. Una cosa però fammela aggiungere: diciamo che anch\'io
sono o sono stato uomo di legge. So come ragioniamo noi di codesta terribile
casta. Se qualcuno ci viene a dire che mai tradirà qualche altro pensiamo
subito a chissà quale segreto ci occulta. Siamo diffidenti e sospettosi.
Guai a chi cade nella nostra rete inquisitoria. Il Santo
Ufficio - diversamente da quello che pensano tanti dotti ignoranti - fu
tribunale preferito
dai ribaldi del tempo e facevano carte false pur di
sottrarsi ai tribunali laici e rimettersi a quello fatto di preti, prelati e
legulei in utroque vestiti di nero. Si fingevano persino diaconi quelli che pur
erano scorridori di strada. Un tizio che disse di chiamarsi fra\' Diego La
Matina (le carte della matrice avvalorano la mia supposizione) fu così che si
sottrasse un paio di volte all\'impiccagione sul posto. Ne scrivo nei miei
Ti abbraccio PATERNAMENTE Calogero Taverna Senonché nel frattempo arriva questa strana e-mail cui
rispondo alla lontana.
come da istruzioni di Nico, che ci legge in copia e che
ringrazio di cuore, ti scrivo per mettermi in contatto e farti avere la
locandina della serata che teniamo venerdi 12 a Cassina de’ Pecchi.
Mi farebbe piacere conoscerti in questa od altra occasione
per confrontare le ns comuni esperienze sugli ostativi.
Ti inserisco nel frattempo nel gruppo "AMICI DI
CARMELO" cui invio periodicamente le notizie che ricevo.
come vedi, la risposta a questa tua mail è inviata per copia
a Calogero Taverna, mio secondo cugino, che, come te, ha preso a cuore la
situazione delle persone assoggettate all’ergastolo ostativo. Calogero (ma puoi
chiamarlo Lillo, come faccio io e come fanno tutte le persone che lo conoscono)
è persona colta e disponibile che ti potrà essere utile nella tua lotta
all’eliminazione di quella pratica detentiva.
Ciao e ancora grazie per le parole di conforto che mi hai
scritto per la scomparsa di mio fratello.
vi scrivo questa mail innanzitutto come pro memoria della
serata sulle carceri e in particolare sull’ergastolo ostativo di cui vi avevo
dato anticipazione qualche tempo fa.
Nel contempo colgo l’occasione per segnalarvi un‘altra
serata decisamente meno impegnativa, nella quale farò il mio esordio teatrale
in una compagnia locale cimentandomi in modo amatoriale accanto a attori di
consumata e provata bravura. La cosa non vi meravigli perchè mi è servita in
questo periodo per distrarmi un poco dalla quotidianità dei problemi che
purtroppo in questo momento non mancano. La commedia è veramente divertente e
mi auguro vi possa indurre a qualche sana risata, spero per la trama con le sue
esilaranti gag e non per il Beppe attore.
Vi allego pertanto le locandine di entrambe gli eventi (per
il primo occorre un poco di disposizione d’animo ad una problematica non
facile, per il secondo occorre al massimo dotarsi di…qualche pomodoro)
P.S. mi scuso con chi di voi riceva questa mail due volte
per il fatto che è presente in entrambi i gruppi di amici cui è indirizzata
Serata di approfondimento e riflessione sulla situazione del
in Italia, a partire dal tema dell'ergastolo ostativo e dal
caso di Carmelo
Musumeci, per proseguire con le condizioni di vita, i
suicidi sia
dei detenuti che delle guardie, il sovraffollamento, le pene
tolgo di mezzo tutti i convenevoli che peraltro non mi si
addicono sia per la mia età (che si direbbe veneranda ma a me pesa), sia per il
mio spigolosissimo carattere. Pane al pane, vino al vino ... a prescindere.
Diciamo subito che non mi sento un incandescente abolizionista dell'ergastolo.
Il c.d. ergastolo ostativo non l'ho studiato nei lontanissimi anni di
giurisprudenza. Credo che sia una misura amministrativa che un ex giudice
giurgintano alquanto "birrittieri" passò sottobanco ad un suo e mio
quasi compaesano a nome Alfano, che, figurati quasi a forgiarsi con poco
familiari panni di antimafia fattura, voleva dimostrare di essere più
persecutore dei persecutori dei pessimi mafiosi delle cosche altrui. Se finiva
il 41bis per "decorrenza dei termini" e il mafioso non era ancora
divenuto gradevole delatore a comando eccoti un be'l' "ostativo" come
prima peggio di prima, magari perché all'esame di una paciosa giudìcessa
meneghina non eri risultato abbastanza " resipiscente".
Mi imbatto con un mio paesano già pluriergastolano, già art.
41 bis, già non molto "resipiscente", ed ora ancora ostativo,
vent'anni e più dopo delitti che dirli efferati è dir poco. Ne avevo scritto in
un libro che nessunoi conosce (RACALMUTO NEI MILLENNI) - quando non lo conoscevo
- in termini incazzatissimi. Ne ho letto in un libro di successo (I RAGAZZI DI
REGALPETRA del mio compaesano Gaetano Savatteri). Non ho fatto i debiti
collegamenti con il mio precedente antieroe. Muore l'arciprete del mio paese,
un sanguigno contadino cui molto mi legava anche se navigavano in opposti
pelaghi ideologici. Subentra un'anima bella, pio, quasi mistico, tutto aduso a
sublimare i peccatori (anche quelli impuberi, peccatori solo per quella
faccenda della mela proibita); tutto sommato un compagno d'infanzia quando
entrambi soffrivamo le pene dell'inferno in un castello chiaramontano
agrigentino divenuto insopportabile carcere minorile (ad onta di quello che
scrive il mio amico padre Pirrera, l'unico prete intelligente in tonaca che sia
residuato nella terra di Pirandello). Mi dava ai nervi con il suo voler
schiacciare la storia - anche quella gloriosa della sua eccelsìa racalmutese -
per desessualizzarci tutti quanti in modo da volare il più presto possibile tra
i cieli per gustare incorporee delizie consone ai poveri di spirito. Rammentai
la faccenda del buon ladrone. Mi sovveniva una piéce cinematografica di
Pasolini finita sotto processo per oltraggio alla religione. Divenni caustico
in un commento ad un meschinello blog di paese.
Mi trovo ora ad apprire quello che non sono: un
abolizionista carcerario. Forse ora qualche idea più disincantata sul mio conto
tela sei fatta. Una cosa però potresti fare: scrivere a MALGRADOTUTTO (è web
rintracciabile in Internet): prendere contatto con un rampante giovane giornalista
del luogo ed amministratore del teatro riesumato da Leonardo Sciascia. Anche lì
potresti portare la tua iniziativa. Vi potrebbe partecipare persino l'autore
dell'OSTATIVO, e non mancherebbero Tanu Savatteri e i tanti coreuti
dell'antimafia agrigentina. Se invitato potrei partecipare anch'io come voce
Ma Alfredo Sole non cessa di sorprendermi. Rinpondendo
tardivamente ad una precedente mia lettera sovverte toni e filosofie ed ecco
come ora mi spiazza. Tutto da rifare dunque.
oggi il blog del mio non amato Scimé pubblica come tua
corrispondenza diretta l'articolo che hai inviato (e pubblicato su mia pressione)
sul prestigioso giornale on line dell'on. Giulietti e del mio amico Tommaso
Fulfaro ARTICOLO21.org. Questo la dice lunga sulla correttezza giornalistica
dei nostri compaesani blogger. Ma meglio così: il tuo caso sta facendo rumore e
come. Credo però che il tentato suicidio di quel giudice che ti è compagno di
carcere ad Opera stia facendo un poco dirottare l'attenzione per te. O forse ti
sta giovando. Non so. Quello che comincio a sapere è che io se ti voglio bene -
e tu sai che te ne voglio tanto anche se non ci siamo mai visti né abbiamo mai
parlato di persona - mi faccia un po' da parte. In paese ad esempio l'invidia
ed anche un certo terrore nei miei confronti diventano sempre più palpabili.
Forse desisterò persino dallo scrivere quel libro su di te di cui ti parlavo.
Qualche maligno penserebbe che voglio approfittarne per farmi della pubblicità
sulla scia del nostro beneamato Tanu. Ti prego però di dare risposta alla
caterva di lettere che risultano malinconicamente inevase da troppo tempo. A me
mi puoi liquidare che so con un semplice grazie o magari con un apodittico: non
sono d'accordo. Ma vedo che ti scrivono anche anime buone che hanno bisogno del
tuo conforto. Certo c'è anche chi vuole sapere da te come è l'insegnamento
letterario nel carcere. Forse vorrà farne una esperienza diretta. Quel che ti
scrive il signor Scimé non l'ho capito. Spero di capire qualcosa di più dalla
tua risposta. I miei studi di microstoria mi portano a sogghignare quando vedo
taluno assurgere a paladino dell'antimafia, ignaro di qualche sua agnazione
abigeatica.
La risposta a questa lettera mi ricollega all'altra tua
lettera, dove dici che "non scriverai più niente su di me". Parliamo
prima della decisione di scrivere un libro. Se quello che ho letto è l'esordio
di un libro, non riesco ad immaginare quale sarà il cuore. Ho letto i tuoi
libri e sei diventato uno dei miei scrittori preferiti. Mandami in anteprima
quello che man mano scriverai se vuoi, ma non credo che troverei qualcosa che non
sarà di mio gradimento. Non vedo l'ora di iniziare a leggere quello che
Nella lettera che segue quella di Scimè mi scrivi che forse
non scriverai più neanche il libro. Questo mi dispiace molto. Il fatto che
qualcuno possa pensare che tu possa approfittarti per farti pubblicità è un
problema di questo qualcuno non certo tuo, né mio. Chi se ne frega di cosa
possano pensare o di gelosie varie? Mi ero assopito, se non quasi rassegnato a
non avere più armi per combattere una lotta per la vita, tu mi hai dato
l'energia necessaria per potermi rialzare, mi hai spronato a continuare e
seppur non vincerò mai questa battaglia, non posso rimpiangere di non averci
provato. Cosa ti fa pensare che io possa liquidarti con un grazie o con un
apodittico: non sono d'accordo? Nulla di questo è contemplato in un amicizia.
Mi dici che non hai ancora le risposte a una catena di tue
lettere. Purtroppo le mie risposte non possono arrivare in tempi brevi. Tu
scrivi sul sito, poi a me vengono spedite con la Posta tradizionale, devo
rispondere e se mi arrivano di venerdì la posta in uscita non partirà prima di
lunedì. Questa arriva a Firenze, deve essere battuta a computer e inserita sul
sito. Purtroppo i tempi sono maledettamente lunghi. Ci sono anche casi in cui
si smarriscano le lettere, sia in uscita che in entrata. Non è solo il ritardo
il problema, infatti non è cosa rara che la lettera sia in entrata che in
uscita non arrivi mai al destinatario, semplicemente si "perdano".
Appuriamo, indaghiamo, sfrattiamo, recuperiamo. Dove? A Nerse, nel Cicolano.
c) Guardi che dice qui: che si tratta di lingua OSCA. Sa che significa che qui in questo paradisiaco lembo di terra ma in capo al mondo fioriva una civiltà, OSCA, ancor prima che i romani riuscissero ad imparare ad usare l'aratro a chiodo per quella nota storia di Romolo e Remo. E allora? Allora occorre che questo che è un PATRIMONIO DELL'UMANITA' diventi tutto u museo per la salvaguardia di beni irripetibili. Dunque sfrattiamo, per inziare, la Curia per possesso abusivo di ciò che è inalienabile, imprescrittibile, inusucapibile. Sì e così non mi eleggono più ancor più che pria!!!
d) Ma basta? no. Bisogna indagare sull'origine del legittimo acquisto di quello che è il museo personale dei MORELLI. Dove? a Nesce. Etc. Etc. Calogero Taverna
I ladri di Roma,le 35nsecondo ilvangelo di aber e la morale fisale dei medici di Sicilia.
E' un destino crudele che il mio caro ed amato Bersani debba essere deriso proprio a Racalmuto, al mio paese. Vorrebbero farmi credere che questo marito di una brava farmacista chissà quali crimini, arricchimenti, malversazioni e locupletazioni politiche abbia commesso. Sarà, niente di più, niente di meno di tutto il resto anche i satrapi grillanti.
Non è vero? Mi punge vaghezza di sfruguliari le dichiarazioni dei redditi di tanti moralisti dell'ultima ora. Volendo sarei in grado ma ne astengo perché altrimenti i miei FIERI fustigatori meneghini mi danno del delatore, e subito i blog di successo facendo finta che loro non hanno colpa, se questa è la pubblica opinione racalmutese (ovviamente anonima) e fanno da cassa di risonanza.
Ma molti sono democrstiani ( o lo sono stati) e democristiani di ferro. Mi sono corrucciato e mi sono detto: ma davvero!!!? Ricordi professionali si sono subito, arrogantemente affacciati alla mia mente.
Sfoglio carte professionali, pubbliche processi ormai consunti. Mi sovviene di questo foglio:
Mettiamo che giovani volenterosi - sì domani; è troppo lungo, (se perché se non è scritto xche, loro non capiscono più) -abbiano invece sbirciato quello che cripticamente, secondo il circospetto eloquio BI del tempo, sta scritto, vedo già il loro ghigno sofferente anche se il ghigno è su labbra bene dipinte di una procace trentacinquenne vestita di blu, ormai convertita al vengelo secondo Giorgio Gaber. Quel "largo ai giovani" da un grido di dolore si è mutato in una inondazione del potere ed ora il grido di dolore ce lo prendiamo in quel posto noi vecchietti arzilli quasi arzilli come i loro vetusti e già defunti nonnetti.
Ma i vecchi, specie i vecchi che bene si sono potuti acquertierare per virtù di santa DC, di cui erano alfieri, sono condannati a capire. Mi diranno ma se sono stati tutti assolti. Già, erano più penetranti di Berlusconi perché loro erano democristiani e ci sapevano fare. Poteva l'ipettore scrivere quello che scrisse in fondo; i magistrati erano tanto presi dalla voglia di punire un Sindona che si permetteva di venire dall'Amarica a Milano sotto il falso nome di un racalmutese, il quale poverino per avere prestato la essera al fratello si beccò due anni ed una morticazione che ne ammosciò la ben nota verve.
Dimentichi di codesto passato, mi accorgo che i più accaniniti sono i medici di Sicilia, che doverebbero essere in quiescenza per il bene dei malati, ma stanno ancora sul fronte di guerra e ora fanno gli ultra moralisti, scavalcando persino Grillo.
Qualcosa mi sovviene: ma questi medici di Sicilia non dovrebbero pagare l'IRAP , quella odiaosa tassa che invece tanti tartassati merciai pagano? Mi risulta di no. E non perché non la debbono. Non sono riusciti a farsi assalvere dal ministero nonostante tutti i loro potentissimi argomenti (come dire? meglio non qualificare). Comunue sono stati talmente furbi da intentare processi peggio di quelli di Berlusconi che rinviando di anno i anno la decisione, ne fanno scadere in prescizione (si chiama veramente decadenza) grovose annate.
Certo, sono simpatici questi medici: si dichiarano pubblici ufficiali che svolgono pubbliche funzioni e quindi allo Stato non devono dare nessuna IRAP. Ma poi vogliono esser anche liberi professionisti per cui nessun ripsetto dell'orario di lavoro: due tre ore soltanto, ma nanco tutti i giorni. E se sei assistito, non puoi andare quando ti pare; no! per appuntamento; se ti serve un certificato, strapaga; se viene il rappresentante delle case farmaceutiche e ti convince a somministrare medicinali ultrcostosi e meno efficaci a forxa di regali mica di poco valore, no, non sono prinz benefiz, non sono tassabili, sono munuscula, e non c'è concussione o altro reato contro la pubblica amministrazione, mica sei pubblico ufficile: insomma la botte piena e la moglie ubriaca. Dovrei continuare, ma chiudiamola qua, ci sono implicati tanti amici e parenti. E poi non sono delatore. Ma mi rode se poi tanti sottoufficialetti, dismesso il giallo, si appostano per controllare l'omessa ricevuta fiscale di una bimbetta di sei anni ( che stordita, ne piange ancora dli effetti isterici) beh! si dice che sono anche encomiabili.E così possono non accorgersi di quello che avviene nello studio medico vicino. Non dovevo dirlo?. Ho fatto delaore?
Cicolano: terra adottiva mia amata!
Taverna Una aggiunta: mia moglie nasce a Pescorocchiano ma la sua famiglia si
trasferisce in un bel maniero a Baccarecce. Lì mia moglie abita per oltre 22
anni. Io trovo alloggio estivo in una casetta di ex monache in Santa Lucia di
Fiamignano (ma non riesco a fare guerra a quelli di Fiamignano per il
trafugamento di una icona di Santa Lucia). Se mia moglie origina dai
longobardi, quelli che guerreggiavano in Val di Varri (vedasi Museo Pigorini),
io dovrei rifarmi ai bizantini visto che al mio paese è stato nel 1940
ritrovato un tesoretto del V-VI secolo d.C. risalenti ad un paio di imperatori
bizantini. L'attaccamento alle proprie radici è sublime, il campanilismo solo
simpaticissimo diversivo
l'importanza dell'epigrafia ccolana è attetata dagi interessi che robusti studiosi
tedeschi vi hanno dedicato. Certo si sono avvalsi delle relazioni scientifiche
nel CIS di un colosso come il Mommsen. Ma sia come sia,ecco che già nel 1804
uno studioso palare dell'Edille (il quinto)che risiedeva a S. Elpidio, il
magistrato Carcovinus. Val la
pena farne qui una sufficiente sintesi.
Il personaggio di S.Elpidio viene citato in un testo
tedesco moto importante- Si tratta di Carcurin
romano citato due volte nel testo:
3) TÃ¼inius Pansa Sctccus tr. mil. 400 v. Chr.PHIL0L06ISGHHIST0BISGHE KLASSE
NEUE FOLGE. BAND V, 2. BERLIN. WEIDMANNSCHE BUCHHANDLUNG. 1904. INHALT. Wilhelm Schulze, Zar G-eschichte lateinischer Eigennamen. ------------------------------------------------------
4) Tappo:
Tappurius = Mose fnasu: Masurius oben S. 190 Muso musu: Musurrius S. 196 carcu: Carcurin- S. 171 sq. vgl. mit S. G9. Tappilor(um) CIL V 5753
(Mailand). P. VilHus Tap- pulus COS. 199 V. Chr. Also wie Letito: LentuluSj vielleicht auch wie Cato:
Catulus. Plinius bringt Catus und Corculus zusammen n. h. 7, 118. Man hat aber gewiss fÃ¼r das
richtige VerstÃ¤ndnis von Corculus auch das etruskische Oentilicium xurcles x^^x^es Fabretti 2070
sq. zu bedenken.
3) Cafo: Cafumius Bapo: Bapumius SS. 137. 219 carcu: Carcurin- 172 Anm. 3
latuni: Latumius 176. 178 sacu: Sagurus 223 manttial:
Manturanum 274 Causo: Cauaorius 262 Caepio: Ceporiua 351. Llaturnius 149. Ci
risparmiamo qui doglianze sulle colpevoli assenze delle nostre autorità di
settore ed anche della cultura specializzata più o meno accademica.
Prospettiamo quindi una istanza a correre almeno adesso ai ripari. Problema
risolvibilae e quindi da risolvere immediatamente.
E’ il 5 marzo 1574. A Poggio Poponesco arriva il
terribile visitatore Pietro Camaiano, noto anche nei testi di storia nazionale
e della chiesa di quella scombussolante metà secolo del risorgente umanesimo.
La sua visita in tutta l’intera diocesi reatina è bene inquadrata, trascritta
ed annotata dal prof. Vincenzo di Flavio - una miniera che andrebbe socializzata
nell’intera provincia, comune per comune, mettendo mani anche al portafoglio
degli enti autarchici coinvolti.
Da lì sono scaturiti appunti già resi noti ad
illustrazione del collegato centro abitativo di S. Elpidio, quello della sopra
spiegata lapide. Non è tanto una digressione quanto un completamento
dell'indilazionabile richiamo alla doverosità di interventi pubblici razionali
e coordinati per una impellente salvaguardia del patrimonio archeologoco,
storico e di risalto ben oltre i lmiti di un quasivoglia e comunque giudicabile
angolo visuale localistico. Qui è in gioco un patrimonio dell’umanità negletto
e reso sempre più fatiscente. Ogni rihiamo è dunque oltre che doveroso
Pietro Camaiano salito sul l'altura del Castrum fa annoatre
ai suoi amanuesi che sotto vi era un mportante oratorio "oratorium
S.Tomae. Rector D. Marius Antonii" Chi era questo don Mario Antoni?
Pievano ancora non affermato, ma appartenente ad una
famiglia di preti molto rdicati nella ripartizione delle parrocchie e delle
rettorie del Cicolamo, per il momento detiene solo codesta rettoria ai piedi
del Castrum di Poggio Poponesco. Ampia, potente e ramificata è la schiera degli
ecclesiastici di quella famiglia di Antoni, che per vari indizi ci pare quella
che poi diede la spinta alla conquista del feudo della Baronia, gli Antonini
appunto. Da qui già emerge l'opportunità che con i debiti doverosi
finanziamenti prubblici si redigano i quadri propopografici del Cicolano,
secondo ormai la già consolidata scuola proosopografica. A Corvaro, infatti, dominava il canonico don Angelo
Antoni; don Cesareo Antoni è rettre ben remunerato; come beneficiario risulta
Domenico Antoni ; emerge pure Francesco Antoni; Giacomo Antoni è canonico;
tante prebende per don Giovanni Antoni; spiccano pure don Giovanni e don
GiovanniFrancesco; semplice chierico è invece Giovanni Paolo di Cabbia;
ragguardevoli canonici sono Luca e Marco Antonti; impotante frate conventuale è
Marco Antoni da Roccarandisi; spicca don Mario Antoni come rettore di Poggio
Poponesco, come si è detto; e in ultimo abbiamo il canonico Sante Antonini.
Il Camaiano fa annotare burocraticamente:
"l'oratorio di San Tommaso sorge entro il Castrum Podii Poponischi"
su cui si estende la giurisdizione dell'illustrissimo don Popmeo Colonna: La
fabbrica è discreta ma fanno rifatte le coperture di alcune parti del tetto.
Come di consueto, aggiunge che l'intonaco va riparato e quindi imbiancato. Si
mettano vetrate nelle finestredel lato destro, qeel particolare tipo di
finestre volgarmente chiamate "impannate". Sia dotata la porta di una
buona chiave e che resti chiusa nei tempi morti. Certo per eseguità delle
rendite l'altare è malconcio e pertanto si eviti di celebrarvi messa. Si
provveda comunque a dotare la chiesa di portantina, pallio, e di un calice
sacro, delle suppellettili insomma necessarie al sacrificio della santa messa.
Necessita anche una croce con due buoni candelabri e in fondo all'altare si
faccia dipingere una sacra immagine. Al rettore, don Mario Antoni, vanno appena
5 Giulii annuali. Ad ogni modo deve esibire le lettere della sua officiatura. E subito il Camaiano scende giù nel molto più
importante centro abitato, Fiamignano.
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S.Elpidio nel Cicolano (Rieti)
Dibattito sull'epigrafia del Cicolano
Fondo Palagonia - Racalmuto
Quadro di valore - zio Efisio
Tra l'altrp POGGIO POPONESCO
Ripetere annoia ma giova
lA LAPIDE DI s. eLPIDIOIN UNO STUDIO TEDESCO DEL 1...
POGGIO POPONESCO UN UNICUM ARCHEOLOGICO NEL CICOLA...
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