Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19466-del-03-08-2017
Timestamp: 2020-08-09 13:36:56+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 19466 del 03/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19466 del 03/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/08/2017, (ud. 05/07/2017, dep.03/08/2017), n. 19466
sul ricorso 8966/2016 proposto da:
difeso dall’avvocato GIUSEPPE CIMINO;
avverso la sentenza n. 85/2015 del TRIBUNALE di NOVARA, depositata il
partecipata del 05/07/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO.
1. C.C., socio accomandatario della Ideambiente s.n.c. di C.C. &amp; c., ha proposto opposizione contro l’avviso di addebito avente ad oggetto il pagamento di contributi da versare alla Gestione commercianti dell’Inps per gli anni 2006, 2011 e 2012;
2. Il Tribunale di Novara ha accolto l’opposizione e ha annullato l’atto, accertando che l’attività del socio diretta alla gestione degli immobili di proprietà della società (due lotti) attraverso la stipulazione di contratti di locazione e la riscossione dei relativi canoni costituiva attività di mero godimento; che dall’ottobre 1996 la società aveva cessato di svolgere attività diretta alla compravendita, costruzione e gestione di immobili; che gli unici introiti erano costituiti dai due contratti di locazione; che la gestione amministrativa e contabile fiscale era affidata ad uno studio di consulenza; che pertanto tale attività non poteva essere considerata attività commerciale, sicchè mancava il presupposto per l’iscrizione nella relativa gestione.
3. La Corte d’appello di Torino ha dichiarato con ordinanza del 3/2/2016, letta in udienza e resa ex art. 348 bis c.p.c., inammissibile l’appello proposto dall’Inps sul presupposto che non avesse ragionevole probabilità di essere accolto.
4. Contro la sentenza l’Inps propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo. La parte intimata resiste con controricorso.
5. la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale non partecipata;
1. con il ricorso in esame l’Inps deduce la violazione e la falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1; L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1, come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2313,2318 e 2697 c.c..
2. il ricorso è inammissibile ex art. 360 bis c.p.c., n. 1 (anche alla luce di Cass. Sez. Un. 21/3/2017, n. 7155), in quanto il provvedimento impugnato ha deciso la questione di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per mutare l’orientamento espresso in fattispecie del tutto sovrapponibili al caso in esame (cfr. Cass. ord., 11/2/2013, n. 3145; Cass. 6.9.2016 n. 17643; Cass. 25/8/2016, n. 17328);
3. presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti, in forza della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato della L. n. 160 del 1975, art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3, è lo svolgimento da parte dell’interessato di attività commerciale;
5. non rileva di per sè il contenuto dell’oggetto sociale, ma si deve considerare lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale (Cass. n. 25017/2016), sicchè diviene irrilevante la circostanza che ad esercitare l’attività di godimento del bene sia una società commerciale (Cass. n. 3145/2013), salvo che si dia prova tale attività non rientri in quella di intermediazione immobiliare (Cass. n. 845/2010), così come non rileva che la parte ricorrente non svolgeva in quegli anni altra attività lavorativa e che l’attività di gestione non era delegato ad altri soci;
7. l’accertamento della sussistenza (o meno) dei requisiti necessari per l’iscrizione è stato compiuto dalla Corte territoriale, che, in coerenza con i principi regolatori della materia, ha espresso il suo convincimento con motivazione adeguata ed immune da vizi, rilevando che l’attività svolta dalla società era limitata al godimento di parte degli immobili di cui era proprietaria, e non anche all’attività di intermediazione;
8. dal rigetto del ricorso consegue la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come da dispositivo;
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna l’Inps al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.500,00 per compensi professionali e Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15% e agli altri accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 2
 art. 360
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1
 art. 29
 art. 3