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Timestamp: 2019-03-22 17:12:00+00:00

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Corte di Cassazione, 11 aprile 2013 n. 16495
La semplice presentazione della Dia in assenza del titolo edilizio relativo al fabbricato cui è asservito non autorizza la costruzione del parcheggio.E’ infondato l’assunto difensivo principale secondo cui - a seguito della modifica normativa dell’art. 9, comma 5, legge 122/1989, introdotta dall’articolo 10 Dl n. 5/2012 — la nozione di pertinenzialità era estesa, sin dall’inizio del procedimento autorizzativo, a qualunque immobile sussistente nel comune interessato..Come si evince in modo univoco dall’esame delle citate norme, la predetta disciplina legislativa consente esclusivamente di trasferire in epoca successiva alla realizzazione dell’autorimessa la proprietà del parcheggio con contestuale destinazione del parcheggio trasferito a pertinenza di altra unità immobiliare sita nello stesso Comune; il tutto in deroga alla originaria destinazione del parcheggio ad unità immobiliare già individuata nel titolo edilizio che aveva legittimato la costruzione. La norma non consente sin dall’inizio la realizzazione del parcheggio senza preventiva individuazione nel titolo edilizio del fabbricato cui è asservita. Ne consegue che mancando, all’epoca della presentazione della Dia attinente al cosiddetto primo livello delle autorimesse, la individuazione delle abitazioni servite, detta Dia non costituiva valido titolo per la realizzazione delle autorimesse, essendo necessario il preventivo rilascio del permesso di costruire
Corte di Cassazione, 30 aprile 2013 n. 18969
Non spetta la custodia cautelare in carcere per il tossicodipendente trovato in possesso di 47 involucri di marijuana, deve prevalere la prospettiva di recupero della persona. Le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza che impongono il mantenimento della misura di custodia carceraria, pur in presenza delle condizioni considerate dall’articolo 89, comma 2, Tu stup., non coincidono con una normale situazione di pericolosità, ma si identificano in una esposizione al pericolo dell’interesse di tutela della collettività di tale consistenza da non risultare compensabile rispetto al valore sociale rappresentato dal recupero del soggetto tossicodipendente, valutato anche in termini di probabilità
Corte di Cassazione, 18 aprile 2013 n. 17941
Per la sussistenza del delitto di millantato credito, cui al comma 2 dell'art. 346 cod. pen. non è necessario (a differenza di quanto previsto per la nuova fattispecie di cui all'art. 346 bis cod. pen.) che il pubblico funzionario, avvicinabile dal millantatore, debba essere descritto come corrotto o pronto a rendersi partecipe di una corruzione passiva in senso proprio, essendo, invece, sufficiente che ne sia preannunciata la disponibilità remunerabile a svolgere interventi presso altri pubblici funzionari.
Corte di Cassazione, 8 aprile 2013 n. 16154
La sollecitazione del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio rivolta al privato a dare o promettere denaro o altra utilità, pure se espressa con la prospettazione di evitare un pregiudizio derivante dall'applicazione della legge, mediante un atto contrario ai doveri di ufficio integra, nel caso sia rifiutata, il delitto di istigazione alla corruzione punito dall'art. 322 cod. pen., o, se accolta, quello di corruzione punito dall'art. 319 cod. pen.; la sollecitazione a dare o promettere il denaro integra, invece, il delitto induzione, punito dall'art. 319 ter cod. pen. quando sia preceduta o accompagnata da uno o più atti che costituiscono estrinsecazione del concreto abuso della qualità o del potere dell'agente pubblico
Corte di Cassazione, 4 aprile 2013 n. 15665
La remissione del debito disciplinata dall'art. 6 d.P.R. n.115 del 2002, non riguarda le spese processuali eventualmente poste a carico del terzo interessato nel procedimento di prevenzione, riferendosi tale disposizione soltanto alle spese relative al processo penale.
Corte di Cassazione, 4 aprile 2013 n. 15632
In tema di omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali, nel caso non risulti certa la contestazione o la notifica dell'avvenuto accertamento delle violazioni, il termine di tre mesi concesso al datore di lavoro per provvedere al versamento dovuto - rendendo operante la causa di non punibilità prevista dall'art. 2 comma 1-bis della legge 11 novembre 1983 n. 638, come modificato dal D.Lgs. n. 211 del 1994 - decorre dalla notifica del decreto di citazione per il giudizio (o eventualmente dalla notifica dell'avviso ex art. 415 bis c.p.p.).
Con la notifica del decreto dì citazione o dell'avviso ex art. 415 bis c.p.p., invero, l'interessato ha avuto sicura conoscenza dell'accertamento previdenziale svolto nei suoi confronti ed è posto in grado di sanare le contestate violazioni
Corte di Cassazione, 3 aprile 2013 n. 15354
Integra il reato di violenza sessuale la condotta di colui che prosegua un rapporto sessuale quando il consenso della vittima, originariamente prestato, venga poi meno a causa di un ripensamento o della non condivisione della modalità di consumazione del rapporto. il consenso della vittima agli atti sessuali deve perdurare nel corso dell'intero rapporto senza soluzione di continuità.
Corte di Cassazione, 2 aprile 2013 n. 14979
In tema di interruzione volontaria di gravidanza, il diritto di obiezione di coscienza del medico è tutelato entro lo stretto limite delle attività dirette a causare l'aborto e che, quindi, integra il reato di omissione di atti di ufficio il rifiuto del sanitario di prestare assistenza nelle fasi 'conseguenti' all'intervento.
Corte di Cassazione, 29 marzo 2013 n. 14978
la mancata sottoscrizione della sentenza d'appello da parte del presidente del collegio configura una nullità relativa che comporta l'annullamento senza rinvio da parte della Corte di Cassazione e la restituzione degli atti affinchè si provveda alla sanatoria mediante redazione della sentenza. In tal caso il processo deve regredire nella fase del grado di appello successiva alla deliberazione ed il collegio deve redigere nuova sentenza, che, sottoscritta dal presidente e dall'estensore, va nuovamente depositata, sicchè dalla notificazione e comunicazione dell'avviso di deposito ridecorrono i termini di impugnazione ex art. 585 cod. proc. pen..
Corte di Cassazione, 22 marzo 2013 n. 13310
In caso di infortunio del bambino a scuola durante un esercizio di ginnastica, l’insegnante che non si accorga della gravità del danno non è punibile per omissione di soccorso ma al massimo può essere oggetto di “rimprovero”: tale giudizio di rimproverabilità è fondato sul non aver saputo riconoscere l’effettiva entità del pericolo in cui versava il minore e per non aver adottato misure adeguate a fronteggiarlo a causa della propria imprudenza, negligenza o imperizia, ma non già l’affermazione della volontarietà dell’omissione delle corrette modalità di soccorso nella consapevolezza della loro necessità.
Corte di Cassazione, 21 marzo 2013 n. 13047
il comportamento di minaccia, di qualsivoglia tipo ed entità, di un danno ingiusto per il privato finalizzato a farsi dare o promettere denaro o altra utilità, posto in essere con abuso di poteri e/o di funzioni, integra il delitto di concussione se proveniente da pubblico ufficiale o di estorsione se proveniente da incaricato di pubblico servizio; qualora, invece, il pubblico ufficiale o l'incaricato di p.s., abusando delle funzioni o dei poteri, sempre per farsi dare o promettere il denaro o l'utilità, prospettino al privato, con comportamenti di persuasione e convinzione non integranti minaccia, la possibilità di adottare atti legittimi ma dannosi per il privato medesimo, ricorre il delitto di induzione indebita di cui all'art. 319 quater.
Corte di Cassazione, 21 marzo 2013 n. 12989
Il reato di aggiotaggio “manipolativo” (già previsto e punito dall’art. 2637 c.c., ed ora dall’art. 185 TUF) rientra tra i reati eventualmente permanenti, e si consuma nel tempo e nel luogo in cui si concretizza, quale conseguenza della condotta, la rilevante possibilità del verificarsi della sensibile alterazione del prezzo dello strumento finanziario (trattandosi di un reato di pericolo concreto, non occorre, infatti, che detto evento naturalistico si verifichi effettivamente). Ne consegue che, nel caso in cui il reato sia realizzato attraverso operazioni di borsa, la competenza per territorio appartiene al Tribunale del luogo in cui le operazioni di compravendita degli strumenti finanziari si sono perfezionate e sono state rese note, che coincide con quello in cui ha sede la Borsa Italiana s.p.a., gestore del relativo mercato.
Corte di Cassazione, n. 12376/13
Il servizio di pronta disponibilità previsto dal d.P.R. 25 giugno 1983 n. 348 è finalizzato ad assicurare una più efficace assistenza sanitaria nelle strutture ospedaliere ed in tal senso è integrativo e non sostitutivo del turno cosiddetto di guardia. Ne consegue che esso presuppone, da un lato, la concreta e permanente reperibilità del sanitario e, dall'altro, l'immediato intervento del medico presso il reparto entro i tempi tecnici concordati e prefissati, una volta che dalla Sede ospedaliera ne sia stata comunque sollecitata la presenza.
Corte di Cassazione, 15 marzo 2013 n. 14454
E’ legittima l'utilizzazione delle prove assunte nel giudizio ordinario, nel rispetto del principio del contraddittorio, nel caso in cui il giudice di primo grado o di appello, all'esito del dibattimento, riconosca all'imputato il diritto ad ottenere la riduzione della pena per essere stato dal Gup erroneamente dichiarata inammissibile la richiesta di abbreviato.
Corte di Cassazione, 14 marzo 2013 n. 11922
Integra gli estremi del tentativo di estorsione la condotta di chi rivolge al coindagato reiterate e pressanti richieste di ingenti somme di danaro per rendere all’Autorità Giudiziaria dichiarazioni a lui favorevoli, rivestendo le modalità progressivamente sempre più incalzanti e la ripetitività delle richieste il carattere della minaccia.
Corte di Cassazione, 14 marzo 2013 n. 11909
Risponde del reato di tentata rapina impropria e non di truffa chi, fingendosi carabiniere, entra in casa di due anziani coniugi chiedendo di consegnargli il denaro, per verificare la falsità delle banconote, e minaccia di effettuare una perquisizione se la coppia non gli mostra anche i preziosi posseduti.
Corte di Cassazione, 11 marzo 2013 n. 11419
Rientra tra i poteri del giudice dell’esecuzione il sindacato sulla compatibilità dell’ordine di demolizione contenuto nella sentenza di condanna con la delibera di acquisizione gratuita dell’opera abusiva al patrimonio comunale.
Corte di Cassazione, 8 marzo 2013 n. 11062
In tema di reati colposi, la causalità si configura non solo quando il comportamento diligente imposto dalla norma a contenuto cautelare violata avrebbe certamente evitato l'evento antigiuridico che la stessa norma mirava a prevenire, ma anche quando una condotta appropriata avrebbe avuto significative probabilità di scongiurare il danno.
Corte di Cassazione, 8 marzo 2013 n. 10994
il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cod. pen.) sia configurabile anche nel caso in cui al familiare venga improvvisamente riservato nel complesso un trattamento in astratto non disumano, né in assoluto insopportabile, ma sistematicamente ed immotivatamente deteriore rispetto a quello in precedenza ordinariamente riservatogli, ove ciò renda manifesta l'esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare, fisicamente, ed anche psicologicamente, il soggetto passivo. L’abbandono", elemento costitutivo del delitto di cui all’art. 591 cod. pen., è integrato da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o per l’incolumità del soggetto passivo; risponde, pertanto, del delitto in questione il soggetto che, pur non allontanandosi dal soggetto passivo, ometta di far intervenire persone idonee ad evitare il pericolo stesso. Le due fattispecie possono concorrere, perché sono poste a tutela di beni diversi e sono integrate da condotte diverse.
Corte di Cassazione, 8 marzo 2013 n. 10991
E’ configurabile la circostanza aggravante dell'abuso di relazioni di prestazione d'opera (art. 61, comma 1, n. 11 c.p.) in relazione all’appropriazione indebita di un bene noleggiato. Il contratto di noleggio è difatti disciplinato dalla normativa sulla locazione e, pertanto, ai sensi dell'art. 1590 cod. civ., il conduttore ha l’obbligo di restituire la cosa locata in buono stato di manutenzione e nel medesimo stato al locatore: detto obbligo di facere caratterizza il contratto, non costituendo – come, al contrario, accade nel contratto di leasing – prestazione meramente accessoria ed eventuale.
Corte di Cassazione, 7 marzo 2013 n. 10661
L'accesso al gratuito patrocinio può decadere una volta che migliori la situazione patrimoniale dell’imputato. In questo caso la revoca non potrà riguardare però l’attività difensiva svolta nel periodo in cui le condizioni economiche erano compatibili con il beneficio ma avrà efficacia solo dal momento della cessazione di tali condizioni.
Corte di Cassazione, 7 marzo 2013 n. 10347
Fuori dei casi previsti dall’articolo 2.1 legge 742/1969, il termine ex articolo 585 del codice di procedura penale per impugnare una sentenza deliberata nel periodo feriale in esito a giudizio conseguente alla convalida dell’arresto decorre dalla cessazione della sospensione
Corte di Cassazione, n. 10147/13
Il mancato versamento dell'assegno di mantenimento per i figli da parte dell'ex marito disocccupato costituisce reato, anche se la madre è benestante e gode di mezzi economici sufficienti per occuparsene.
Corte di Cassazione, 1 marzo 2013 n. 9787
Ove, in sede di cautelare, l'indagato, deduca eccezioni o argomenti difensivi, spetta a lui provare o allegare, sulla base di concreti ed oggettivi elementi fattuali, le suddette eccezioni perchè non si può gravare il P.M. di una prova negativa e perchè è l'indagato che, in considerazione del principio della ed vicinanza della prova, può acquisire o quantomeno fornire, tramite l'allegazione, tutti gli elementi per provare il fondamento della tesi difensiva.
Corte di Cassazione, 4 aprile 2013 n. 8205
Il terzo che in pendenza dell’esecuzione forzata e dopo la trascrizione del pignoramento abbia acquistato a titolo particolare l’immobile pignorato può far valere l’invalidità del pignoramento esercitando l’opposizione di terzo ex articolo 619 c.p.c.
Corte di Cassazione, 14 marzo 2013 n. 6575
L'unica soluzione possibile in caso di pignoramento da parte di un creditore personale di uno dei due coniugi dell'immobile rientrante nel regime di comunione legale ex artt. 177 e ss c.c. sia quella di procedere alla vendita coattiva del cespite e di attribuire al coniuge non debitore la metà della somma ottenuta dalla medesima vendita. Il coniuge non debitore, pertanto, come contitolare, si trova nella stessa condizione dell'esecutato e dunque deve essere destinatario della notifica del pignoramento, non potendo il creditore, procedere con il pignoramento di una sola parte dell'immobile.
Corte di Cassazione, 22 aprile 2013 n. 9686
Nel processo con pluralità di parti cui dà luogo la chiamata in causa dell’assicuratore prevista dall’art. 1917, quarto comma, cod. civ., l’evento interruttivo che in primo grado colpisca l’assicuratore determina la sola interruzione del giudizio relativo alla domanda di indennità, ancorché il processo debba essere mantenuto in stato di rinvio sino alla scadenza del termine per la prosecuzione da parte dei successori del chiamato o della riassunzione da parte del chiamante.
Corte di Cassazione, 18 aprile 2013 n. 9453
Corte di Cassazione, 18 aprile 2013 n. 9407
L’art. 342 cod. proc. civ., nel testo derivante dall’art. 50 della legge n. 353 del 1990 e prima delle modifiche apportate dall’art. 54 d.l. n. 83 del 2012 (conv. nella l. n. 134 del 2012), non richiede anche lo specifico avvertimento prescritto dal terzo comma dell’art. 163, n. 7, cod. proc. civ., per il quale la costituzione del convenuto oltre i termini previsti implica le decadenze di legge nel giudizio di primo grado.
Corte di Cassazione, 9 aprile 2013 n. 8611
L'elemento soggettivo della confessione (animus confitendi) si configura come mera volontà e consapevolezza di riconoscere la verità del fatto dichiarato, obiettivamente sfavorevole al dichiarante e favorevole all'altra parte, senza che sia necessaria l'ulteriore consapevolezza di tale obiettiva incidenza e delle conseguenze giuridiche che ne possono derivare. Può attribuirsi valenza di confessione stragiudiziale ex art. 2735 codice civile ad una denuncia dì infortunio sul lavoro effettuata ex art. 53 D.P.R. n. 1124/65, nella parte in cui ne descrive, sia pur succintamente, le modalità di accadimento e/o ogni altra circostanza di fatto.
Corte di Cassazione, 26 marzo 2013 n. 7580
Corte di Cassazione, 12 marzo 2013 n. 6101
L’art. 213 cod. proc. civ., che consente al giudice di richiedere atti ed informazioni alla pubblica amministrazione, non può essere utilizzato come uno strumento per sollevare le parti dall’onere probatorio su di esse incombentee che, pertanto, le parti stesse non possono sollecitare l’esercizio, da parte del giudice, di tale potere officioso per acquisire documenti che potevano ottenere direttamente dall’amministrazione. Nel caso di controversie risarcitorie scaturenti da sinistri stradali, le parti non possono pretendere che sia il giudice a disporre l’acquisizione d’ufficio, ai sensi della menzionata disposizione, del rapporto eventualmente redatto in occasione del sinistro dalle forze di polizia, giacché tale documento può essere direttamente acquisito dalle parti, giusta l’espressa previsione in tal senso dell’art. 11 C.d.S.
Corte di Cassazione, 12 marzo 2013 n. 6072
La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società esclude la legittimazione dei suoi soci ad agire in giudizio per ottenere l'equa riparazione per irragionevole durata di altro processo, di cui la società sia stata parte, in quanto la scelta di farsi cancellare dal registro delle imprese implica la tacita rinuncia della società al credito in questione, essendo incompatibile con la volontà di pervenire al concreto accertamento e liquidazione del medesimo.
Corte di Cassazione, 5 marzo 2013 n. 5397
Corte di Cassazione, 22 aprile 2013 n. 9681
La dichiarazione d’insolvenza di una società cooperativa esclusivamente mutualistica, a norma dell’art. 195 della legge fallimentare, non è impedita dalla circostanza che l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare sia complessivamente inferiore a euro trentamila, non applicandosi in tal caso l’art. 15, ultimo comma, della legge medesima.
Corte di Cassazione, 18 aprile 2013 n. 9409
E’ legittima la dichiarazione di fallimento intervenuta su istanza del pubblico ministero, inoltrata a seguito di segnalazione compiuta dal tribunale nell’ambito di procedura prefallimentare.
Corte di Cassazione, 22 marzo 2013 n. 7278
Corte di Cassazione, 15 marzo 2013 n. 6648
E’ reclamabile alla corte di appello del decreto con cui sia ritenuta inammissibile, per difetto dei requisiti indicati dall’art. 2, lettere a) e b), del d. lgs. 8 luglio 1999, n. 270, la domanda di dichiarazione dello stato di insolvenza senza la contestuale dichiarazione di fallimento della stessa impresa; il requisito dimensionale indicato nell’art. 2, lettera a), del citato decreto va accertato con riferimento alla singola impresa richiedente e non con riguardo al gruppo del quale essa eventualmente faccia parte, escludendosi, inoltre, dal computo dei dipendenti occupati nell’ultimo anno quelli che lavorano nelle aziende cedute in affitto a terzi.
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References: art. 415
 art. 415
 sentenza 
 art. 585
 sentenza 
 articolo 585
 sentenza 
 articolo 619
 art. 2735
 art. 53