Source: http://studiofogliani.it/studio/std-deont-f.htm
Timestamp: 2018-09-22 04:13:59+00:00

Document:
Testo approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del delibera del 31 Gennaio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.241 del 16 ottobre 2014, in vigore dal 15 dicembre 2014.
(Sostituisce il precedente codice deontologico forense approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile 1997, successivamente modificato il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 18 gennaio 2007, il 12 giugno 2008 ed il 23 settembre 2011, come risultante dalla sentenza TAR Lazio 8858/2012)
ART. 1. - L'avvocato
1. L'avvocato tutela, in ogni sede, il diritto alla libertà, l'inviolabilità e l'effettività della difesa, assicurando, nel processo, la regolarità del giudizio e del contraddittorio.
2. L'avvocato, nell'esercizio del suo ministero, vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione e dell'Ordinamento dell'Unione Europea e sul rispetto dei medesimi principi, nonché di quelli della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a tutela e nell’interesse della parte assistita.
ART. 2. - Norme deontologiche e ambito di applicazione
ART. 3. - Attività all'estero e attività in Italia dello straniero
3. L'avvocato straniero, nell'esercizio di attività professionale in Italia, è tenuto al rispetto delle norme deontologiche italiane.
ART. 4. - Volontarietà dell'azione
ART. 5. - Condizione per l'esercizio dell'attività professionale
1. L'iscrizione agli albi costituisce condizione per l'esercizio dell'attività riservata all'avvocato.
ART. 6. - Dovere di evitare incompatibilità
ART. 7. - Responsabilità disciplinare per atti di associati, collaboratori e sostituti
1. L'avvocato è personalmente responsabile per condotte, determinate da suo incarico, ascrivibili a suoi associati,collaboratori e sostituti, salvo che il fatto integri una loro esclusiva e autonoma responsabilità.
ART. 8. - Responsabilità disciplinare della società
2. La responsabilità disciplinare della società concorre con quella del socio quando la violazione deontologica commessa da quest'ultimo è ricollegabile a direttive impartite dalla società.
ART. 9. - Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza
ART. 10. - Dovere di fedeltà
1. L'avvocato deve adempiere fedelmente il mandato ricevuto, svolgendo la propria attività a tutela dell' interesse della parte assistita e nel rispetto del rilievo costituzionale e sociale della difesa.
ART. 11. - Rapporto di fiducia e accettazione dell'incarico
3. L'avvocato iscritto nell’elenco dei difensori di ufficio, quando nominato, non può senza giustificato motivo, rifiutarsi di prestare la propria attività o interromperla.
ART. 12. - Dovere di diligenza
ART. 13. - Dovere di segretezza e riservatezza
1. L'avvocato è tenuto, nell'interesse del cliente e della parte assistita, alla rigorosa osservanza del segreto professionale e al massimo riserbo su fatti e circostanze in qualsiasi modo apprese nell'attività di rappresentanza e assistenza in giudizio, nonché nello svolgimento dell'attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale e comunque per ragioni professionali.
ART. 14. - Dovere di competenza
1. L'avvocato, al fine di assicurare la qualità delle prestazioni professionali, non deve accettare incarichi che non sia in grado di svolgere con adeguata competenza.
ART. 15. - Dovere di aggiornamento professionale e di formazione continua
1. L'avvocato deve curare costantemente la preparazione professionale, conservando e accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori di specializzazione e a quelli di attività prevalente.
ART. 16. - Dovere di adempimento fiscale, previdenziale, assicurativo e contributivo
3. L'avvocato deve corrispondere regolarmente e tempestivamente i contributi dovuti alle Istituzioni forensi.
ART. 18. - Doveri nei rapporti con gli organi di informazione
ART. 19. - Doveri di lealtà e correttezza verso i colleghi e le istituzioni forensi
ART. 20. - Responsabilità disciplinare
1. La violazione dei doveri di cui ai precedenti articoli costituisce illecito disciplinare perseguibile nelle ipotesi previste nei titoli II, III, IV, V, VI di questo codice.
ART. 21. - Potestà disciplinare
2. Oggetto di valutazione è il comportamento complessivo dell'incolpato; la sanzione è unica anche quando siano contestati più addebiti nell'ambito del medesimo procedimento.
3. La sanzione deve essere commisurata alla gravità del fatto, al grado della colpa, all'eventuale sussistenza del dolo ed alla sua intensità, al comportamento dell'incolpato, precedente e successivo al fatto, avuto riguardo alle circostanze, soggettive e oggettive, nel cui contesto è avvenuta la violazione.
ART. 22. - Sanzioni
a. Avvertimento: consiste nell'informare l'incolpato che la sua condotta non è stata conforme alle norme deontologiche e di legge, con invito ad astenersi dal compiere altre infrazioni; può essere deliberato quando il fatto contestato non è grave e vi è motivo di ritenere che l'incolpato non commetta altre infrazioni.
b. Censura: consiste nel biasimo formale e si applica quando la gravita' dell'infrazione, il grado di responsabilità, i precedenti dell'incolpato e il suo comportamento successivo al fatto inducono a ritenere che egli non incorrerà in un'altra infrazione.
c. Sospensione: consiste nell'esclusione temporanea, da due mesi a cinque anni, dall'esercizio della professione o dal praticantato e si applica per infrazioni consistenti in comportamenti e in responsabilità gravi o quando non sussistono le condizioni per irrogare la sola sanzione della censura.
d. Radiazione: consiste nell'esclusione definitiva dall'albo, elenco o registro e impedisce l'iscrizione a qualsiasi altro albo, elenco o registro, fatto salvo quanto previsto dalla legge; è inflitta per violazioni molto gravi che rendono incompatibile la permanenza dell'incolpato nell'albo, elenco o registro.
a. fino alla sospensione dall'esercizio dell'attività professionale per due mesi, nel caso sia prevista la sanzione dell'avvertimento;
b. fino alla sospensione dall'esercizio dell'attività professionale non superiore a un anno, nel caso sia prevista la sanzione della censura;
c. fino alla sospensione dall'esercizio dell'attività professionale non superiore a tre anni, nel caso sia prevista la sanzione della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale fino a un anno;
d. fino alla radiazione, nel caso sia prevista la sanzione della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da uno a tre anni.
a. all' avvertimento, nel caso sia prevista la sanzione della censura;
b. alla censura, nel caso sia prevista la sanzione della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale fino a un anno;
c. alla sospensione dall'esercizio dell'attività professionale fino a due mesi nel caso sia prevista la sospensione dall'esercizio della professione da uno a tre anni.
ART. 23. - Conferimento dell'incarico
3. L'avvocato, dopo il conferimento del mandato, non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, salvo quanto previsto dall'art. 25.
5. L'avvocato è libero di accettare l'incarico, ma deve rifiutare di prestare la propria attività quando, dagli elementi conosciuti, desuma che essa sia finalizzata alla realizzazione di operazione illecita.
7. La violazione dei doveri di cui ai commi 1 e 2 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare dell'avvertimento. La violazione dei divieti di cui ai commi 3 e 4 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura. La violazione dei doveri di cui ai commi 5 e 6 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da uno a tre anni.
ART. 24. - Conflitto di interessi
ART. 25. - Accordi sulla definizione del compenso
ART. 26. -Adempimento del mandato
2. L'avvocato, in caso di incarichi che comportino anche competenze diverse dalle proprie, deve prospettare al cliente e alla parte assistita la necessità di integrare l'assistenza con altro collega in possesso di dette competenze.
ART. 27. - Doveri di informazione
1. L'avvocato deve informare chiaramente la parte assistita, all'atto dell'assunzione dell'incarico, delle caratteristiche e dell' importanza di quest’ultimo e delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione.
4. L'avvocato, ove ne ricorrano le condizioni, all'atto del conferimento dell'incarico, deve informare la parte assistita della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato.
5. L'avvocato deve rendere noti al cliente ed alla parte assistita gli estremi della propria polizza assicurativa.
8. L'avvocato deve riferire alla parte assistita, se nell'interesse di questa, il contenuto di quanto appreso legittimamente nell’esercizio del mandato.
9. La violazione dei doveri di cui ai commi da1 a 5 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare dell'avvertimento. La violazione dei doveri di cui ai commi 6, 7 e 8 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 28. - Riserbo e segreto professionale
5. La violazione dei doveri di cui ai commi precedenti comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura e nei casi in cui la violazione attenga al segreto professionale, l'applicazione della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da uno a tre anni.
ART. 29. - Richiesta di pagamento
4. L'avvocato non deve richiedere compensi o acconti manifestamente sproporzionati all'attività svolta o da svolgere.
9. La violazione dei doveri di cui ai commi da 1 a 5 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura. La violazione dei doveri di cui ai commi 6, 7 e 8 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da sei mesi a un anno.
ART. 30. - Gestione di denaro altrui
ART. 31. - Compensazione
ART. 32. - Rinuncia al mandato
ART. 33. - Restituzione di documenti
ART. 34. - Azione contro il cliente e la parte assistita per il pagamento del compenso
ART. 35. - Dovere di corretta informazione
ART. 36. - Divieto di attività professionale senza titolo e di uso di titoli inesistenti
ART. 37. - Divieto di accaparramento di clientela
ART. 38. - Rapporto di colleganza
ART. 39. - Rapporti con i collaboratori dello studio
1. L'avvocato deve consentire ai propri collaboratori di migliorare la propria preparazione professionale e non impedire od ostacolare la loro crescita formativa, compensandone in maniera adeguata la collaborazione, tenuto conto dell'utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio.
ART. 40. - Rapporti con i praticanti
3. L'avvocato deve attestare la veridicità delle annotazioni contenute nel libretto di pratica solo in seguito ad un adeguato controllo e senza indulgere a motivi di favore o amicizia.
5. La violazione dei doveri di cui ai commi 1, 2 e 3 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare dell'avvertimento. La violazione del divieto di cui al comma 4 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 41. - Rapporto con parte assistita da collega
ART. 42. - Notizie riguardanti il collega
ART. 43. - Obbligo di soddisfare le prestazioni affidate ad altro collega
ART. 44. - Divieto di impugnazione della transazione raggiunta con il collega
ART. 45. - Sostituzione del collega nell'attività di difesa
ART. 46. - Dovere di difesa nel processo e rapporto di colleganza
ART. 47. - Obbligo di dare istruzioni e informazioni al collega
ART. 48. - Divieto di produrre la corrispondenza scambiata con il collega
3. L'avvocato non deve consegnare al cliente e alla parte assistita la corrispondenza riservata tra colleghi; può, qualora venga meno il mandato professionale, consegnarla al collega che gli succede, a sua volta tenuto ad osservare il medesimo dovere di riservatezza.
5. La violazione dei divieti di cui ai precedenti commi comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 49. - Doveri del difensore
2. L'avvocato non deve assumere la difesa di più indagati o imputati che abbiano reso dichiarazioni accusatorie nei confronti di altro indagato o imputato nel medesimo procedimento o in procedimento connesso o collegato.
3. L'avvocato indagato o imputato in un procedimento penale non può assumere o mantenere la difesa di altra parte nell'ambito dello stesso procedimento.
ART. 50. - Dovere di verità
1. L'avvocato non deve introdurre nel procedimento prove o elementi di prova, dichiarazioni o documenti che sappia essere falsi;
2. L'avvocato non deve utilizzare nel procedimento prove o elementi di prova, dichiarazioni o documenti prodotti o provenienti dalla parte assistita che sappia o apprenda essere falsi.
3. L'avvocato che apprenda, anche successivamente dell’introduzione nel procedimento di prove o elementi di prova, dichiarazioni o documenti falsi, provenienti dalla parte assistita, non può utilizzarli e deve rinunciare al mandato.
8. La violazione dei divieti di cui al comma 1, 2, 3 , 5 e 6 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da uno a tre anni. La violazione del dovere di cui al comma 7 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento.
ART. 51. - La testimonianza dell'avvocato
ART. 52. - Divieto di uso di espressioni offensive o sconvenienti
1. L'avvocato deve evitare espressioni offensive o sconvenienti negli scritti in giudizio e nell' esercizio dell' attività professionale nei confronti di colleghi, magistrati, controparti o terzi.
3. La violazione del divieto di cui al comma 1 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 53. - Rapporti con i magistrati
2. L'avvocato, salvo casi particolari, non deve interloquire con il giudice in merito al procedimento in corso senza la presenza del collega avversario.
3. L'avvocato chiamato a svolgere funzioni di magistrato onorario deve rispettare tutti gli obblighi inerenti a tali funzioni e le norme sulle incompatibilità.
ART. 54. - Rapporti con arbitri, conciliatori, mediatori, periti e consulenti tecnici d'ufficio
1. I divieti e doveri di cui all'art. 53, commi 1, 2 e 4, si applicano anche ai rapporti dell'avvocato con arbitri, conciliatori, mediatori, periti e consulenti tecnici d'ufficio e della controparte.
2. La violazione dei divieti e doveri di cui al presente articolo comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 55. - Rapporti con i testimoni e persone informate
ART. 56. - Ascolto del minore
ART. 57. - Rapporti con organi di informazione e attività di comunicazione
ART. 58. - Notifica in proprio
ART. 59. - Calendario del processo
ART. 60. - Astensione dalle udienze
ART. 61. - Arbitrato
ART. 62. - Mediazione
ART. 63. - Rapporti con i terzi
2. L'avvocato deve tenere un comportamento corretto e rispettoso nei confronti dei propri dipendenti, del personale giudiziario e di tutte le persone con le quali venga in contatto nell' esercizio della professione.
ART. 64. - Obbligo di provvedere all'adempimento di obbligazioni assunte nei confronti dei terzi
2. L'inadempimento ad obbligazioni estranee all'esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare quando, per modalità o gravità, sia tale da compromettere la dignità della professione e l'affidamento dei terzi.
3. La violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da due a sei mesi.
ART. 65. - Minaccia di azioni alla controparte
2. L'avvocato che, prima di assumere iniziative, ritenga di invitare la controparte ad un colloquio nel proprio studio, deve precisarle che può essere accompagnata da un legale di fiducia.
3. L'avvocato può addebitare alla controparte competenze e spese per l'attività prestata in sede stragiudiziale, purché la richiesta di pagamento sia fatta a favore del proprio cliente.
ART. 66. - Pluralità di azioni nei confronti della controparte
ART. 67. - Richiesta di compenso professionale alla controparte
1. L'avvocato non deve richiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale, salvo che ciò sia oggetto di specifica pattuizione e vi sia l'accordo del proprio cliente, nonché in ogni altro caso previsto dalla legge.
2. L'avvocato, nel caso di inadempimento del cliente, può chiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale a seguito di accordi, presi in qualsiasi forma, con i quali viene definito un procedimento giudiziale o arbitrale.
3. La violazione del divieto di cui al comma 1 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento.
ART. 68. - Assunzione di incarichi contro una parte già assistita
ART. 69. - Elezioni e rapporti con le Istituzioni forensi
ART. 70. - Rapporti con il Consiglio dell'Ordine
1. L'avvocato, al momento dell'iscrizione all'albo, ha l'obbligo di dichiarare l'eventuale sussistenza di rapporti di parentela, coniugio, affinità e convivenza con magistrati, per i fini voluti dall'ordinamento giudiziario; tale obbligo sussiste anche con riferimento a sopravvenute variazioni.
2. L'avvocato deve dare comunicazione scritta e immediata al Consiglio dell'Ordine di appartenenza, e a quello eventualmente competente per territorio, della costituzione di associazioni o società professionali, dell'apertura di studi principali, secondari e di recapiti professionali e dei successivi eventi modificativi.
4. L'avvocato deve assolvere gli obblighi assicurativi previsti dalla legge, nonché quelli contributivi nei confronti delle Istituzioni Forensi.
5. L’Avvocato deve comunicare al proprio Consiglio dell'Ordine gli estremi delle polizze assicurative ed ogni loro successiva variazione.
6. L'avvocato deve rispettare i regolamenti del Consiglio Nazionale Forense e del Consiglio dell'Ordine di appartenenza concernenti gli obblighi e i programmi formativi.
7. La violazione dei doveri di cui ai commi 1, 2, 3, 5 e 6 del presente articolo comporta l'applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento; la violazione dei doveri di cui al comma 4 comporta lì applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 71. - Dovere di collaborazione
4. La violazione dei doveri di cui al comma 1 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare dell'avvertimento. La violazione dei doveri di cui commi 2 comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della censura.
ART. 72. - Esame di abilitazione
1. L'avvocato che faccia pervenire, in qualsiasi modo ad uno o più candidati, prima o durante la prova d'esame, testi relativi al tema proposto è punito con la sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professione da due a sei mesi.
3. Il candidato, che nell'aula ove si svolge l'esame di abilitazione, riceva scritti o appunti di qualunque genere, con qualsiasi mezzo, e non ne faccia immediata denuncia alla commissione è punito con la sanzione disciplinare della censura.
ART. 73. - Entrata in vigore
aggiornamento del codice deontologico: 31/1/2014
Ultimo aggiornamento della pagina effettuato il 3/5/2016

References: sentenza 

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ART. 62

ART. 63

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ART. 70

ART. 71

ART. 72

ART. 73