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Timestamp: 2018-04-23 20:58:52+00:00

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Novità fiscali del 28 ottobre 2009: responsabilità penali dell’amministratore di condominio; versamenti acconti Irpef, Ires, Irap in pista; locazioni: indici Istat di settembre 2009; competenza del giudice tributario: rientrano anche i dinieghi in tema di transazioni fiscali; rimborso ai fini imposte sui redditi: l’istanza decorre dai singoli versamenti in acconto; INPS - gestione dei provvedimenti di discarico/sgravio: comunicate le nuove competenze; dimissioni colf con onere della prova in capo al datore di lavoro; abolire il visto di conformità per la compensazione del credito Iva; registro fisso per più cessioni di quote di Srl; lotta all’evasione fiscale: banche nel mirino del Fisco
1) Responsabilità penali dell’amministratore di condominio
2) Locazioni: indici Istat dei prezzi di settembre 2009
3) Competenza del giudice tributario: Rientrano anche i dinieghi in tema di transazioni fiscali
4) Rimborso ai fini imposte sui redditi: L’istanza decorre dai singoli versamenti in acconto
5) INPS – Gestione dei provvedimenti di discarico/sgravio: Comunicate le nuove competenze
6) Dimissioni colf con onere della prova in capo al datore di lavoro
7) Abolire il visto di conformità per la compensazione del credito Iva
8) Registro fisso per più cessioni di quote di Srl
9) Versamenti acconti Irpef, Ires, Irap in pista
11) Lotta all’evasione fiscale: Banche nel “mirino” del fisco
L’amministratore di condominio é titolare dell’obbligo di garanzia, in relazione alla conservazione delle parti comuni (tetto e sottotetto) dello stabile; non rileva che, per quanto concerne il pericolo di incendio riconducibile al difetto di installazione della canna fumaria, questa non appartenga al condominio, ma a terzi: Infatti, l’obbligo di intervento da parte di un amministratore di un condominio, a tutela delle parti comuni dell’edificio condominiale, prescinde dalla provenienza del pericolo.
E’ questa una delle conclusioni a cui è giunta la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39959 del 13.10.2009.
Riguardo le responsabilità dell’amministratore di condominio, questi deve provvedere alla opere di riparazione delle parti comuni dello stabile; in linea generale, ogni evento dannoso conseguente ad un mancato tempestivo intervento di riparazione è imputabile all’amministratore, il quale può addirittura incorrere in responsabilità penale in alcuni casi, come ad esempio quando qualcuno abbia subito danni alla persona a causa della mancata riparazione di un gradino della scala condominiale.
Secondo la giurisprudenza l’amministratore è penalmente responsabile anche in tutti quei casi in cui non si attivi con la necessaria urgenza per rimuovere quelle situazioni di pericolo per l’incolumità delle persone, derivante, ad esempio dalla minacciante rovina di parti comuni dello stabile.
In tali ipotesi lo stesso è considerato soggetto attivo del reato del codice penale (omissione di lavori di edifici che minacciano rovina), dovendo egli attivarsi per l’eliminazione delle situazioni idonee a provocare danni ad altre persone.
L’indice Istat per il mese settembre 2009 è stato fissato nella seguente misura: 0,1%.
Ciò in base al comunicato dell’istituto di statistica, peraltro, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23.10.2009.
(Istat, comunicato del 23.10.2009, in G.U. del 23.10.2009)
Rientrano nella competenza del giudice tributario anche i dinieghi in tema di transazioni fiscali (art. 146 del D.Lgs. n. 5 del 09.01.2006; art. 32 della Legge n. 2 del 28 gennaio 2009; circolare n. 14/E del 10 aprile 2009 dell’Agenzia delle Entrate) dal momento che si tratta di questioni di natura fiscale, che comportano necessariamente una verifica fondata sull’interpretazione e sull’applicazione di norme tributarie.
Nel giudizio instaurato contro il rifiuto di esercizio di autotutela si può esercitare, però, un sindacato solo sulla legittimità del rifiuto e non sulla fondatezza della pretesa tributaria (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 9669 del 23 aprile 2009; Commissione Tributaria Provinciale di Lecce – Sezione 5 – sentenza n. 89/5/08 del 22 febbraio 2008).
Infatti, oggetto del processo tributario è, propriamente, una situazione di interesse legittimo a che il potere impositivo esercitato attraverso il provvedimento impugnato corrisponda al paradigma di riferimento, sia esso costituito, come di regola, dalle norme che disciplinano l’attività di prelievo, ma anche, laddove ciò sia previsto, ai criteri di opportunità che disciplinano l’attività discrezionale della Pubblica Amministrazione.
E’ quanto rilevato dall’Avv. Maurizio Villani in “Riduzione dei riti e riforma del processo tributario”.
Per gli acconti, ai fini delle imposte sui redditi, nel momento in cui siano non dovuti in tutto o in parte, il termine per presentare l’istanza di rimborso decorre dal giorni in cui sono stati effettuati i singoli versamenti a titolo di acconto.
Ciò poiché, da tale momento sussiste la possibilità di potere chiedere il relativo rimborso.
E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 21528 del 09.10.2009.
In particolare, è stato rilevato che il termine di decadenza per la presentazione dell’istanza di rimborso delle imposte sui redditi non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all’atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poichè in questa ipotesi l’interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sussistono sin da tale momento.
Dal 15 ottobre 2009 è cambiata la mappa delle competenze per i provvedimenti di discarico/sgravio delle cartelle di pagamento tra le direzioni territoriali.
Con messaggio del 12.10.2009 n. 22938 l’INPS ha precisato che le Direzioni Provinciali hanno la competenza ad autorizzare i provvedimenti di discarico/sgravio per importo complessivo , contributi e sanzioni, non superiore a € 50.000,00.
Mentre le Direzioni Regionali sono competenti ad autorizzare i provvedimenti di discarico/sgravio per importi complessivi compresi tra € 50.001,00 e € 100.000,00.
La Direzione Centrale Entrate è competente invece ad autorizzare i provvedimenti di discarico/sgravio per crediti di importo complessivo superiore a € 100.000,00.
I valori devono intendersi riferiti alla somma dei crediti per i quali, su richiesta del contribuente o d’ufficio, deve essere effettuato il provvedimento di discarico/sgravio relativo ad una o più partite presenti in una o più cartelle di pagamento.
L’importo dello sgravio inoltre , dovrà essere considerato con riferimento al momento della richiesta di discarico/sgravio o dell’effettuazione d’ufficio del provvedimento , che deve essere effettuato, secondo le diverse modalità previste per ogni gestione :
a) nel caso di contribuzione DM e contribuzione per lavoratori autonomi artigiani e commercianti, per singola matricola;
b) nel caso di contribuzione agricola, per codice fiscale.
Ricade sul datore l’onere di dimostrare i fatti estintivi o modificativi delle obbligazioni a suo carico derivanti dal rapporto di lavoro.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21311 del 06.10.2009 ha stabilito che incombe sul datore di lavoro l’onere di dimostrare di avere corrisposto alla lavoratrice i ratei maturati della tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto, il compenso per il lavoro nei giorni festivi infrasettimanali ritenuto espletato per la continuità del rapporto durante la settimana, la fruizione delle ferie maturate nel periodo e, in mancanza, il pagamento della relativa indennità sostitutiva.
Per il criterio di ripartizione dell’onere della prova, incombe al lavoratore soltanto la dimostrazione della cessazione del rapporto lavorativo e ricade invece sul datore di lavoro che le eccepisce, la dimostrazione che il rapporto di lavoro si è risolto per dimissioni del lavoratore.
L’Ungdcec ha chiesto l’abrogazione della norma che impone l’apposizione del visto di conformità per le compensazioni dei crediti iva superiori a 15.000 euro.
Si legge nel comunicato stampa che: “Un visto di conformità che ad oggi può essere rilasciato, oltre che dai professionisti, anche da altri enti e lavoratori autonomi. L’ampliamento indiscriminato dei soggetti certificatori, ha di fatto trasformato il provvedimento normativo da strumento contro l’evasione e quindi a tutela di uno specifico interesse pubblico a ulteriore quanto inutile balzello che le imprese dovranno subire.
In questo periodo, caratterizzato da una congiuntura economica sfavorevole e da una crescente crisi di liquidità, imporre ulteriori oneri burocratici a carico del mondo imprenditoriale e professionale, non è in linea con le esigenze dello sviluppo.
Questa norma, così com’è formulata, pone a carico degli attori del mondo produttivo l’obbligo di continuare a distogliere risorse dagli investimenti per indirizzarle in questioni che poco o nulla portano all’Amministrazione finanziaria in termini di quel maggior controllo che il legislatore, con il primo disegno della legge, voleva ottenere chiedendo l’apposizione del visto a una cerchia ristretta di soggetti professionalmente titolati.
Con questa norma, per l’ennesima volta, vengono posti a carico dei professionisti gli adempimenti che dovrebbero essere svolti dall’Amministrazione finanziaria”.
(Ungdcec, comunicato stampa del 21.10.2009)
La C.T.P. di Varese, con la sentenza n. 122 del 06.10.2009, in contrasto con il parere dell’Agenzia delle Entrate (R.M. n. 225/2008), ha stabilito che in presenza di una cessione di quote di Srl, deve essere versata una sola imposta di registro in misura fissa, anche se il contratto prevede più cessioni.
Ciò poiché, il tributo in misura fissa rappresenta la remunerazione del servizio di registrazione dell’atto di trasferimento, da corrispondere per ciascuna formalità, a prescindere dalle disposizioni contenute nell’atto stesso.
Il 30.11.2009 sarà l’ultimo giorno per versare la seconda o unica rata dell’acconto IRPEF da parte delle persone fisiche tenute alla presentazione del Modello Unico e dell’acconto IRES per le società ed enti equiparati con esercizio coincidente con l’anno solare.
Entro lo stesso termine andrà versata, anche, la seconda o unica rata dell’IRAP.
Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la nota del 27.10.2009 che ha colto l’occasione per riepilogare la relativa casistica.
Soggetti tenuti a versare l’acconto
Sono tenuti al versamento del secondo acconto, con le varie modalità, le:
– società di persone ed enti equiparati;
– società di capitali ed enti equiparati.
Non devono, invece, versare l’acconto i contribuenti che:
– non hanno avuto redditi nell’esercizio precedente (ad esempio, i soggetti che hanno iniziato l’attività nel 2009);
– non avranno redditi nell’esercizio in corso (ad esempio, i contribuenti che hanno cessato l’attività nel corso del 2008);
– non hanno presentato la dichiarazione per l’anno precedente, perché non obbligati;
– nell’esercizio precedente, pur avendo posseduto redditi, non hanno versato alcuna imposta all’atto della dichiarazione perché avevano già subito ritenute in misura corrispondente o eccedente il debito d’imposta;
– hanno la certezza di non dover versare, nella successiva dichiarazione dei redditi, l’imposta (al netto delle detrazioni, crediti d’imposta e ritenute).
Inoltre, sono esonerati dal versamento anche gli eredi dei contribuenti deceduti tra il 01.01.2009 e il 30.11.2009 per i redditi del de cuius.
Le regole per il calcolo degli acconti variano a seconda del tipo di contribuente interessato (persona fisica, società di persone, società di capitali o enti equiparati).
Riguardo all’anno d’imposta 2009, sono tenuti a versare l’acconto IRPEF, le persone fisiche che, avendo presentato la dichiarazione dei redditi UNICO PF 2009, hanno dichiarato un’imposta, relativa al periodo precedente, al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta, delle ritenute e delle eccedenze, superiore a 51,65 euro.
Il rigo del Modello Unico 2009 PF da controllare è RN31 del quadro RN; pertanto, tenendo conto che i dati esposti in dichiarazione sono arrotondati all’unità di euro, l’obbligo del versamento dell’acconto scatta se nel rigo RN31 è riportato un importo superiore a 52 euro.
Se si verifica tale eventualità, il contribuente deve versare, per l’anno 2009, un acconto pari al 99% dell’imposta dovuta per l’anno precedente.
In pratica, i casi in cui si può trovare il contribuente, se è tenuto al versamento dell’acconto, sono sostanzialmente i seguenti:
– versamento di un unico acconto;
– versamento di due acconti.
Versamento di un unico acconto
Il versamento di un unico acconto si verifica se l’importo dovuto a titolo di acconto, determinato applicando l’aliquota del 99% sul valore di cui al rigo RN31, non supera 257,52 euro.
Infatti, in tale ipotesi il contribuente può versare l’acconto in un’unica soluzione, entro il 30 novembre.
Considerato che la soglia di 257,52 euro si riferisce all’importo dell’acconto, il valore del rigo RN31 che non deve essere superato per versare in un’unica soluzione è pari a 260 euro.
Versamento di due acconti
Il versamento di due acconti si può verificare è quello in cui il contribuente deve versare due acconti dell’IRPEF.
Pertanto, se applicando il 99% sul rigo RN31 si determina un valore superiore a 257,52 euro (quindi se l’importo del rigo RN31 è superiore a 260 euro) l’acconto così determinato deve essere versato in due rate, di cui:
– la prima, nella misura del 40%, entro il 16 giugno 2009 ovvero entro il 16 luglio 2009 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;
– la seconda, nella restante misura del 60%, entro il 30 novembre 2009.
Per semplificare, le percentuali da applicare al rigo RN30, per determinare i due acconti sono le seguenti:
Naturalmente, solo il primo acconto può essere anche rateizzato, ciò, invece, non è possibile per l’acconto di novembre che va, quindi, versato in unica soluzione.
Le società di persone e gli enti ad esse equiparati sono tenute al solo versamento dell’IRAP in quanto esse, ai fini IRPEF, sono tassate per trasparenza in capo ai soci.
Pertanto, per esse l’obbligo di versamento degli acconti riguarda esclusivamente l’IRAP.
Le regole sono le stesse descritte per le persone fisiche (si veda sopra).
Sempre relativamente all’anno d’imposta 2009, i versamenti di acconto dell’IRES, nonché quelli relativi all’acconto dell’IRAP, dovuti dalle società di capitali ed enti equiparati sono effettuati in due rate salvo che il versamento da effettuare (calcolato sull’importo indicato nel Quadro RN, rigo RN17 del modello Unico SC 2009) alla scadenza della prima rata non superi euro 103.
Inoltre, ai fini del computo dell’acconto, non si può tener conto, nella misura del 70%, delle ritenute sugli interessi, premi e altri frutti dei titoli di cui all’art. 1 del D.Lgs. 1° aprile 1996, n. 239, scomputate per il periodo d’imposta precedente.
Così come per le persone fisiche, anche per i soggetti IRES possono verificarsi i seguenti due casi:
1) versamento di un unico acconto;
2) versamento di due acconti.
Il primo caso si verifica, se l’importo dovuto a titolo di acconto, determinato applicando l’aliquota del 100% sul valore di cui al rigo RN17, non supera 103 euro (detto in altre parole, l’importo indicato in tale rigo non deve superare 103 euro).
Il secondo caso che si può verificare è quello in cui il contribuente deve versare due acconti dell’IRES.
Pertanto, se applicando il valore indicato nel rigo RN17 è superiore a 103 euro, l’acconto così determinato deve essere versato in due rate, di cui:
– la prima, nella misura del 40%, entro il termine previsto per il versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione (per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, entro il 16 giugno), ovvero entro 30 giorni con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;
– la seconda, nella restante misura del 60%, entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione (per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, entro il 30 novembre 2009).
Anche in tal caso, mentre il primo acconto può essere anche rateizzato, ciò non è possibile per l’acconto di novembre che va, quindi, versato in unica soluzione.
Da quest’anno, la dichiarazione IRAP va presentata in via autonoma.
Infatti, il modello IRAP 2009 è unico per tutte le tipologie di contribuenti (siano essi imprese individuali, lavoratori autonomi, società o enti), differenziandosi solo per i vari quadri per la determinazione del valore della produzione netta ad essi dedicati; invece, il quadro relativo alla ripartizione della base imponibile e dell’imposta e ai dati concernenti il versamento è uno solo (quadro IR).
Pertanto, ai fini del calcolo degli acconti, le cui regole di determinazione rimangono invariate, il dato a cui fare riferimento è quello riportato nel rigo IR22 – “Totale imposta” – del modello IRAP 2009.
Ai fini del calcolo dell’acconto IRAP occorre distinguere tra:
– persone fisiche e società di persone;
– società di capitali ed enti equiparati;
Se il contribuente è soggetto passivo IRAP è tenuto a versare l’acconto per tale imposta, applicando le medesime regole valide per l’IRPEF, facendo riferimento al rigo IR22.
Per le società di capitali ed enti equiparati, l’acconto IRAP, se dovuto, si calcola con le stesse regole valide per l’IRES.
In particolare, l’acconto relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2009 è dovuto in misura pari al 100% dell’importo indicato nel rigo IR22, sempreché tale importo sia superiore a euro 20,66.
Acconto in misura ridotta
Se il contribuente (persona fisica o società) prevede una minore imposta da dichiarare nella successiva dichiarazione(ad esempio, per effetto di oneri sostenuti nel 2009 o di minori redditi percepiti nello stesso anno), può determinare gli acconti da versare sulla base di tale minore imposta (c.d. “metodo previsionale”).
Inoltre, l’importo da versare come seconda rata di acconto può essere ridotto od omesso, senza applicazione di sanzioni, purché l’acconto complessivo non sia inferiore a quanto dovuto a titolo di IRPEF/IRES/IRAP per l’anno in corso, mentre se il contribuente prevede di non percepire redditi nell’anno in corso, non è tenuto al versamento dell’acconto.
In caso di errore nella rideterminazione e nel versamento dell’acconto si va incontro all’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente in materia (30% dell’importo non versato oltre agli interessi legali previsti in misura del 3%).
Acconti e agevolazione “Tremonti ter”
I contribuenti che si avvalgono della cosiddetta “Agevolazione Tremonti ter” di cui all’articolo 5 del D.L. n. 78/2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102/2009, sulla detassazione degli investimenti in nuovi macchinari e nuove attrezzature, non devono tener conto, ai fini del calcolo degli acconti degli effetti derivanti dalla predetta agevolazione.
In altre parole, poiché l’agevolazione si applica solo ed esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte IRPEF/IRES derivanti da Unico, tali contribuenti devono calcolare gli acconti come se non dovessero usufruire dell’agevolazione (ciò vale anche nel caso in cui decidessero di applicare il metodo di calcolo degli acconti “previsionale”).
Il versamento degli acconti deve essere effettuato utilizzando il modello F24, in modalità esclusivamente telematica per i soggetti titolari di partita IVA.
Infine, la nota delle Entrate ha ricordato che i principali codici tributo da utilizzare nell’F24 per i versamenti degli acconti di novembre sono i seguenti:
4034 – acconto seconda rata o acconto in unica soluzione IRPEF;
3813 – Irap acconto – seconda rata o acconto in unica soluzione.
Dal 02.11.2009 sarà attivata la Direzione provinciale di Vercelli e contestualmente soppressi gli uffici locali operanti a Borgosesia, Santhià e Vercelli.
Il 09.11.2009 sarà attivata la Direzione provinciale di Novara e sono contestualmente soppressi gli uffici locali operanti ad Arona, Borgomanero e Novara.
Le Direzioni provinciali sono articolate in un ufficio controlli e negli uffici territoriali indicati nell’allegata tabella A.
Gli uffici controlli sono articolati in un’area accertamento e un’area legale; le attività di staff al direttore provinciale sono curate dall’area gestione risorse e dall’area governo e riscossione.
(Disposizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 26.10.2009,. prot. 2009/150645)
Blitz dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza: Sono settantasei le filiali di banche svizzere e di uffici bancari collegati a intermediari elvetici o situati nei pressi di San Marino controllati, stamattina, da centinaia di agenti del Fisco.
Nel mirino degli 007 il corretto adempimento da parte di banche e intermediari
finanziari degli obblighi di comunicazione all’Archivio dei rapporti finanziari, imposti alle banche ed altri intermediari finanziari, di tutti i rapporti intrattenuti con la clientela e delle operazioni svolte al di fuori di rapporti continuativi (legge n. 248/2006 e D.Lgs. n. 231/2007).
Si è così aperta, su un primo campione di soggetti a particolare rischio, la partita dei controlli che ha l’obiettivo di garantire il preciso e puntuale rispetto degli obblighi di comunicazione e, dunque, la completezza dei dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari.
Informazioni che rivestono fondamentale importanza ai fini della lotta agli illeciti fiscali internazionali e, più in generale, del contrasto all’evasione.
Contenuto dell’Archivio dei rapporti finanziari
L’Archivio è alimentato dalle comunicazioni relative ai rapporti continuativi intrattenuti con la clientela esistenti, a partire dalla data del 01.012005, alle operazioni poste in essere al di fuori di u rapporto continuativo (c.d. “extra-conto”) con l’esclusione delle operazioni di versamento effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1.500 euro, nonché ai rapporti diversi da quelli intrattenuti con i titolari dei rapporti continuativi o delle stesse operazioni extra-conto (procure e deleghe).
Le comunicazioni devono avvenire, in via telematica, con cadenza mensile.
Ad oggi l’Archivio censisce oltre 950 milioni di rapporti ed oltre 90 milioni di soggetti con operazioni extra-conto.
Soggetti tenuti a comunicare i dati all’Archivio
Sono obbligati a effettuare le comunicazioni: le banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio e ogni altro operatore finanziario.
Si tratta, complessivamente, di circa 13.000 operatori.
L’obbligo ricade anche sulle filiali estere di operatori italiani e, ovviamente, su quelle italiane di operatori esteri.
Identikit dei controllati
Sotto la lente delle “sentinelle fiscali”, in prima battuta, le filiali italiane di banche svizzere e quelle di banche italiane di emanazione elvetica o comunque ricollegabili ad intermediari elvetici o con sedi territorialmente vicine a San Marino.
Il corretto adempimento degli obblighi di segnalazione dei rapporti con la clientela, da parte di questi operatori, è infatti considerato particolarmente importante dal Fisco italiano, soprattutto ai fini delle indagini in tema di evasione fiscale internazionale.
Ulteriori campagne di controlli verranno successivamente sviluppate nei confronti di altre categorie di operatori finanziari.
(Comunicato stampa del 27.10.2009)

References: sentenza 
 art. 32
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