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Timestamp: 2019-07-21 17:10:14+00:00

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Senza categoria – Sportello Unico per l'Edilizia
Categoria: Senza categoria (page 1 of 21)
29 Giugno 2019 / Ulderico Iannece / Commenti disabilitati su Adempimenti dello Sportello unico per l’edilizia in materia di sicurezza nei cantieri edili (art. 90 c. 10 D. Lgs. n. 81/08)
 Ha omesso di comunicare a quest’ufficio la verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, presentando le autocertificazioni in ordine al possesso degli altri requisiti previsti. (Lavoro – ASL)
13 Maggio 2019 / Ulderico Iannece / Commenti disabilitati su Le modifiche al testo unico dell’edilizia DPR n. 380/2001 apportate dal Decreto Legge n. 32/2019 (cosiddetto: Sblocca Cantieri)
l decreto legge interviene con modifiche ad alcuni articoli del testo unico dell’edilizia con il fine di semplificare le procedure ed abbreviare i tempi per la realizzazione dei lavori per le costruzioni in zona sismica e per favorire la rigenerazione, recupero e razionalizzazione del patrimonio edilizio, anche dismesso.
Come sintesi, nel particolare prevede con modifiche ed integrazioni ai seguenti articoli:
Art. 2-bis. – (Deroghe in materia di limiti di distanza tra fabbricati) – (Modifiche portate dall’art. 5, c. 1, D. L. n. 32/19 – Norme in materia di rigenerazione urbana)
Si riferisce principalmente alla materia già disciplinata dal DM n. 1444/1968 , riguardante la distanza fra fabbricati, l’altezza, i limiti di densità edilizia, nonché le regole sugli spazi e attrezzature ed aree per i servizi collettivi e deroghe (agli standard urbanistici) negli ambiti urbani consolidati del proprio territorio.
Sancisce un concetto importante, non più la facoltà di introdurre deroghe al citato decreto del 1968, ma un obbligo per tutte le regioni (anche speciali) di legiferare (o regolamentare) al riguardo apportando le modificazioni indicate, per consentire ai comuni di intervenire sugli strumenti urbanistici, o di attuazione.
Non viene però precisato la scadenza in cui le stesse regioni possono intervenire.
Stabilisce altresì che: nel caso di un “intervento di demolizione e ricostruzione, quest’ultima è comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purché sia effettuata assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell’altezza massima di quest’ultimo”.
Ne deriva che tutti i limiti sopra indicati, sono comunque vincolanti e forse potrà risultare difficoltoso il recupero di edifici abbandonati.
SEMPLIFICAZIONI AMMINISTRATIVE PER INTERVENTI EDILIZI IN ZONE SISMICHE
Art. 65 – (Denuncia dei lavori di realizzazione e relazione a struttura ultimata di opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica) – (Modifiche portate dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
Le modifiche riguardano la procedura, ovvero l’iter amministrativo riguardante l’intervento edilizio per tale tipologia di costruzione.
L’obbligo del costruttore, prima dell’inizio dei lavori, di denunciare allo Sportello unico per l’edilizia, “le opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore”. ( Ovvero in conformità quindi alle Norme Tecniche per le Costruzioni) – (Comma 1)
Il progetto dell’opera firmato dal progettista (non più in triplice copia), ecc.; (comma 3/a)
Una relazione illustrativa firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, (non più in triplice copia), dalla quale risultino le caratteristiche, ecc. (comma 3/b)
Lo sportello unico rilascia al costruttore, all’atto stesso della presentazione, l’attestazione [3] dell’avvenuto deposito , (solo l’attestazione, non più anche il progetto). (Comma 4)
Obbligo del direttore dei lavori, ultimate le parti della costruzione (non più a strutture ultimate), che incidono sulla stabilità della stessa di depositare, entro 60 giorni, allo Sportello unico per l’edilizia, (non più in triplice copia), una relazione sull’adempimento degli obblighi con allegato: (Comma 6)
I certificati delle prove sui materiali impiegati.
Per le opere in conglomerato armato precompresso, ogni indicazione inerente alla tesatura dei cavi ed ai sistemi di messa in coazione.
Non vi è più l’obbligo per il direttore dei lavori, ultimate le parti della costruzione di depositare, entro 60 giorni, allo Sportello unico per l’edilizia una relazione, nel caso interventi di minore o privi di rilevanza, per le riparazioni e gli interventi locali che non costituiscono pericolo.
In altre parole nel particolare l’adempimento è escluso nei casi previsti da: (nuovo art.94-bis)
– c. 1 lettera b/2 (interventi di “minore rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti.
– c. 1 lettera c/1. ( Interventi “privi di rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d’uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità .
– Lo sportello unico rilascia al direttore dei lavori, all’atto della presentazione della relazione riguardante l’ultimazione delle parti che incidono sulla stabilità della stessa costruzione, l’attestazione dell’avvenuto deposito, (su una copia della stessa relazione) e provvede a trasmettere la medesima al competente ufficio tecnico regionale . (Che, ora riguardo all’intervento edilizio, è la prima comunicazione che riceve) (Comma 7)
Art. 67 – (Collaudo statico ) – (Modifiche portate dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
Stabilisce che, per gli interventi di minore o privi di rilevanza riguardanti la pubblica incolumità, il certificato di collaudo è sostituito dalladichiarazione di regolare esecuzione (di conformità) predisposta dal direttore dei lavori. (In questo caso quest’ultimo non consegna più al collaudatore la relazione e la documentazione prevista, ecc.)
Nel particolare come indicato dal nuovo art. 94-bis, non è più previsto il certificato di collaudo nelle già citate seguenti ipotesi:
– c. 1 lettera c/1 ( Interventi “privi di rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Art. 93 – (Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismich e) – (Modifiche portate dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
Interviene sulle caratteristiche del progetto e denuncia:
Comma 3. “Il contenuto minimo del progetto è determinato dal competente ufficio tecnico della regione. In ogni caso il progetto deve essere esauriente per planimetria, piante, prospetti e sezioni, relazione tecnica, e dagli altri elaborati previsti dalle norme tecniche”. (Toglie la specifica degli elaborati tecnici da presentare).
Comma 4. “I progetti relativi ai lavori di cui al presente articolo sono accompagnati da una dichiarazione del progettista che asseveri il rispetto delle norme tecniche per le costruzioni e la coerenza tra il progetto esecutivo riguardante le strutture e quello architettonico, nonché il rispetto delle eventuali prescrizioni sismiche contenute negli strumenti di pianificazione urbanistica”. (Il progetto deve essere accompagnato da una asseverazione del progettista circa la conformità delle opere alle norme tecniche e agli strumenti urbanistici. Non prevede più l’obbligo di allegare una relazione sui criteri e scelta della fondazione, i calcoli riguardanti il terreno, ecc.).
Comma 5. “Per tutti gli interventi il preavviso scritto (denuncia dei lavori da realizzare nelle zone sismiche con il contestuale deposito del progetto e dell’asseverazione di cui al comma 4, è valido anche agli effetti della denuncia dei lavori di cui all’art. 65”. (Questi adempimenti sostituiscono quelli già previsti dal citato art. 65 e sono validi anche agli effetti della denuncia dei lavori per opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica).
Il decreto introduce altresì nel testo unico dell’edilizia un nuovo articolo:
Art. 94/bis – (Disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche) – (Articolo introdotto dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
L’articolo individua ai fini dell’applicazione delle norme previste dalla parte seconda del testo unico, nel rispetto degli art. 52 e 83 , dai capi:
I – Disposizioni di carattere generale.
II – Disciplina delle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica.
IV – Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche.
Introduce la suddivisione delle caratteristiche degli interventi edilizi in ordine sismico: (Comma 1)
1) gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle località sismiche ad alta sismicità (Zona 1 [ , e Zona 2 );
(Interventi soggetti al Permesso di costruire/SCIA super, in alternativa al Permesso, o propria)
località sismiche a media sismicità (Zona 3 );
3) le nuove costruzioni che non rientrano nella fattispecie di cui alla lettera a), n. 2 );
(Interventi soggetti al Permesso di costruire/SCIA super/normale, esclusa la CILA)
(Interventi soggetti a CIL/CILA o liberi)
Linee guida (Comma 2)
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con la Conferenza Unificata definisce le linee guida per l’individuazione, dal punto di vista strutturale, degli interventi nonché delle varianti di carattere non sostanziale per le quali non occorre il preavviso di cui all’art. 93. (Non è specificato la tempistica dell’emanazione dell’atto).
In attesa di tale indirizzo, le regioni possono comunque dotarsi di specifiche elencazioni degli interventi o confermare le disposizioni vigenti. (Nel rispetto della presente normativa, già in vigore).
Sempre il citato Ministero deve prevedere, d’intesa con la Conferenza Unificata, l’individuazione delle varianti in corso d’opera non sostanziali (non essenziali, ovvero parzialmente difformi al progetto approvato) per le quali non occorre il preavviso scritto allo sportello unico di cui all’art. 93. (Oltre a quello già presentato)
Inizio lavori per interventi edilizi “rilevanti” (Comma 3)
Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, (Permesso di costruire/SCIA super, in alternativa al Permesso o propria), non si possono iniziare lavori relativi ad interventi “rilevanti”, (c. 1/a) dal punto di vista sismico, senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione .
Inizio lavori per interventi edilizi “di minore rilevanza” (Comma 4)
Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, (Permesso di costruire/SCIA super/normale, esclusa la CILA/CIL), non è richiesta la citata autorizzazione per lavori relativi ad interventi di “minore rilevanza”, (c. 1/b ) .
Inizio lavori per interventi edilizi “privi di rilevanza” (Comma 4)
Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo, se previsto, all’intervento edilizio, (SCIA normale/CILA/CIL), non è richiesta l’autorizzazione regionale di cui sopra per lavori relativi ad interventi “privi di rilevanza”, (c. 1/c ).
Inizio lavori per interventi edilizi rientranti “nell’attività edilizia libera”
Le opere e gli interventi edilizi rientranti nell’attività edilizia libera di cui al glossario unico , corrispondenti a quelli privi di rilevanza sismica non abbisognano di particolari adempimenti relativamente alla normativa in oggetto.
Attività che però deve essere realizzata nel rispetto della normativa edilizia .
Inizio lavori per interventi edilizi rientranti “nell’attività edilizia libera”, in area protetta dal punto di vista paesaggistico
Le opere e gli interventi edilizi rientranti nell’attività edilizia libera di cui al suddetto glossario unico, effettuati in aree protette con vincolo paesaggistico , corrispondenti a quelli privi di rilevanza sismica non sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica semplificata e non abbisognano di particolari adempimenti, sempre relativamente alla legislazione in parola.
Se l’adeguamento o miglioramento, al fine antisismico comporta modifiche alle caratteristiche morfo tipologiche, ai materiali di finitura o di rivestimento, o alla volumetria e all’altezza dell’edificio, è necessaria la suddetta autorizzazione semplificata.
Cosa cambia per lo Sportello unico per l’edilizia
Sono destinati a questo ufficio il controllo, l’osservanza e l’adempimento del nuovo iter amministrativo che prevede la novella disciplina.
Nel particolare, a grandi linee:
Art. 65, c. 1 – La denuncia iniziale per opere in cemento armato, ecc., che ricevono dal costruttore non devono essere trasmesse al competente ufficio tecnico regionale.
Art. 65, c. 3 – Il progetto dell’opera firmato dal progettista non deve essere in triplice copia.
Art. 65, c. 4 – Lo Sportello rilascia al costruttore, all’atto stesso della presentazione, l’attestazione di avvenuto deposito, senza allegare copia del progetto.
Art. 65, c. 6 – Il direttore dei lavori, ultimate le parti della costruzione che incidono sulla stabilità della stessa deposita una relazione sui vari adempimenti. (Non più a strutture ultimate)
Art. 65, c. 7 – Lo Sportello rilascia al direttore dei lavori, all’atto medesimo della presentazione, l’attestazione di avvenuto deposito, su una copia della relazione e provvede a trasmetterla al competente ufficio regionale. (Solo in questo momento)
Art. 93, c. 3 – Il progetto deve essere esauriente, secondo le tecniche di costruzione e la normativa specifica. (Non prevede più l’obbligo di allegare una relazione sui criteri e scelta della fondazione, i calcoli riguardanti il terreno, ecc.).
Art. 93, c. 4 – Il progetto deve essere accompagnato da una asseverazione del progettista circa la conformità delle opere alle norme tecniche in vigore e agli strumenti urbanistici.
Art. 93, c. 5 – Il preavviso scritto ed il deposito del progetto sostituiscono quelli già previsti dal citato art. 65 e sono validi anche agli effetti della denuncia dei lavori per opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica.
Art. 93/bis – Cambiano le caratteristiche degli interventi secondo la normativa sismica: (Rilevanti – Minore rilevanza – Privi di rilevanza), con la conseguenza dell’adozione di diverse procedure amministrative, in relazione appunto alla tipologia delle opere.
Saranno le regioni a predisporre per i comuni le linee guida con l’elencazione precisa degli interventi edili rientranti nella suddivisione di cui sopra, compreso la disciplina delle varianti in corso d’opera.
Le regioni possono istituire controlli anche con modalità a campione per gli stessi interventi, non soggetti ad autorizzazione sismica preventiva.
Il Decreto Legge n. 32 del 18 aprile 2019 (Salva Cantieri) dovrà essere convertito in legge entro il 16 giugno 2016.
5 Aprile 2019 / Ulderico Iannece / Commenti disabilitati su Smaltimento dei pannelli fotovoltaici, le istruzioni operative del Gse
31 Marzo 2019 / Ulderico Iannece / Commenti disabilitati su Rifacimento del tetto divelto dal vento: è sufficiente la SCIA
Tar Calabria: il rifacimento del tetto di copertura divelto dal vento è un’ipotesi di ristrutturazione di edificio crollato e non richiede il permesso di costruire
Un tetto divelto dal vento può essere messo a posto e ricostruito senza bisogno di chiedere il permesso di costruire: il chiarimento è contenuto nella sentenza 178/2019 del Tar Calabria del 22 marzo scorso, che ha incluso questo tipo di intervento nelle ristrutturazioni degli edifici crollati, aggiungendo un altro esempio all’ampia casistica delle ristrutturazioni edilizie ricostruttive.
Le ristrutturazioni edilizie ricostruttive
Si tratta, cioè, di una ristrutturazione edilizia particolare, e in tal senso i giudici amministrativi ricordano le diverse tipologie di intervento che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente:
la prima, non comportante demolizione del preesistente fabbricato e comprendente “il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti”;
la seconda, caratterizzata da demolizione e ricostruzione, per la quale è richiesta la stessa volumetria del fabbricato preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica (non è più richiesta l’identità di sagoma);
Ed è proprio il punto 3 quello che ci interessa nel caso di specie: perché sia necessario il rilascio del permesso di costruire occorre una modifica (parziale o totale) dell’organismo edilizio preesistente ed un aumento della volumetria complessiva; solo in questi casi, d’altra parte, l’intervento si caratterizza (in ossequio alla prescrizione normativa) come “trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio”.
Nelle ipotesi, invece, di “ristrutturazione ricostruttiva” (come definita dalla giurisprudenza: Cons. Stato, sez. IV, 7 aprile 2015 n. 1763; 9 maggio 2014 n. 2384; 6 luglio 2012 n. 3970), a maggior ragione se con invarianza, oltre che di volume, anche di sagoma e di area di sedime, non vi è necessità di permesso di costruire.
Il tetto si può ricostruire, ma le tettoie nuove sono abusive
Il Tar, quindi, accoglie il ricorso contro l’ingiunzione a demolire emanata dal comune per i lavori di rifacimento della copertura di un manufatto delle complessive dimensioni ml. 20,70 x 15,30 nel quale risultano collocati diversi macchinari per la lavorazione del bergamotto. Tutto l’insieme risulta coperto da nuova struttura, realizzata in pannelli di lamiera coibentata sorretti da struttura in profilati metallici poggianti sulla muratura esistente e da n. 1 travatura reticolare di irrigidimento poggiante su profilato circolare in metallo.
Secondo i ricorrenti, la sostituzione della copertura preesistente con quella rinvenuta in occasione del sopralluogo, realizzata in pannelli di lamiera coibentata sorretti da struttura in profilati metallici poggianti sulla muratura esistente, si è resa necessaria a seguito di alcuni eventi calamitosi che hanno colpito la zona interessata, scoperchiando in parte il manufatto e rendendo necessario ed urgente l’intervento di ripristino. Quest’ultimo, pertanto, veniva eseguito nella prima metà dell’anno 2016 da [omissis], proprietario della particella sulla quale il fabbricato insiste. Tale intervento, secondo la difesa dei ricorrenti, non rientrerebbe tuttavia tra quelli per la realizzazione dei quali è necessario il permesso di costruire, stante che nel rifacimento della copertura divelta dal vento venne rispettata la sagoma dell’edificio preesistente. Ai sensi dell’art. 3 comma 1 lett. d) del dpr 380/2001, infatti, “Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente”.
In altri termini, i ricorrenti sostengono che l’intervento realizzato costituisca “ripristino di parte di edificio crollato” e che il comune abbia qualificato correttamente l’intervento eseguito in zona sottoposta a vincolo paesaggistico in termini di “ristrutturazione edilizia”, con l’effetto però di aver implicitamente accertato e riconosciuto che la sagoma dell’edificio preesistente è rimasta inalterata. Tanto premesso, continua la difesa dei ricorrenti, non tutti gli interventi di ristrutturazione edilizia necessitano del rilascio del permesso di costruire, ma solo quelli specificamente indicati dall’art. 10, comma 1, lett. c) dpr 380/2001 e quelli che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti. Poiché nella specie, per quanto si è detto, la nuova copertura non ha comportato alcun mutamento nella sagoma dell’edificio, né alcun aumento volumetrico, non occorreva ottenere alcun previo permesso di costruire e, per l’effetto, la pur mancata segnalazione certificata di inizio attività avrebbe potuto essere sanzionata, al più, con l’irrogazione di una mera sanzione pecuniaria in luogo di quella ripristinatoria.
Ma il comune aveva ordinato la demolizione anche dei lavori di realizzazione di due tettoie con struttura in profilati metallici e pannelli di lamiera coibentata delle dimensioni rispettivamente pari a ml. 9,20 x 10,20 e ml. 6,60 x 8,60, entrambe poggianti per un lato su fabbricati esistenti e insistenti sulla particella [omissis]. Sotto la prima delle tettoie sopra descritte, ricadente nella corte del [omissis], risulta realizzato ulteriore manufatto di altezza media pari a ml. 2,45 e di dimensioni pari a ml. 4,20 x 2,10.
Secondo i ricorrenti, esse costituirebbero senza dubbio “pertinenze” poste al servizio di edifici già esistenti e legittimamente costruiti, sottratte, in quanto tali, al regime del permesso di costruire ed assoggettate, invece, a quello della denuncia di inizio attività, ai sensi dell’art. 22 del T.U.E.
Se per il primo caso, come abbiamo visto, il Tar ha dato ragione ai ricorrenti, diverso è il parere per le tettoie: appare infatti evidente, dalla documentazione versata in atti, come le tettoie in discorso siano state realizzate appoggiandole ad edifici preesistenti modificandone quindi la sagoma. Tale circostanza appare dirimente. Condivisibile giurisprudenza (da ultimo T.A.R. Catania sez. I 16/02/2018, n. 381), dalla quale non vi sono ragioni per discostarsi, evidenzia infatti che “gli interventi consistenti nell’installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici … non possono … ritenersi installabili senza permesso di costruire allorquando abbiano dimensioni tali da arrecare una visibile alterazione del prospetto e della sagoma dell’edificio. In quest’ultimo caso, la realizzazione di una tettoia, indipendentemente dalla sua eventuale natura pertinenziale, è configurabile come intervento di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. D), D.P.R. n. 380 del 2001, nella misura in cui realizza l’inserimento di nuovi elementi ed impianti, ed è quindi subordinata ad regime del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 10 comma 1, lett. C), dello stesso d.P.R. laddove comporti una modifica della sagoma o del prospetto del fabbricato cui accede”.
21 Febbraio 2019 / Ulderico Iannece / Commenti disabilitati su Sì alla demolizione della tettoia per auto senza permesso di costruire
Tar Puglia: ok alla demolizione di una tettoia box auto di ampie dimensioni senza il permesso di costruire, non si tratta di struttura precaria ma stabilmente utilizzata
Per realizzare una tettoia in ferro ad uso deposito autovetture ed un manufatto ad uso ufficio serve preventivamente il rilascio del permesso di costruire.
A chiarirlo, la sentenza del Tar Puglia n. 171/2019.
Un Comune ingiungeva un ordine di demolizione nei confronti di un privato per la realizzazione di manufatti senza il permesso di costruire: in particolare l’ordine di demolizione riguardava:
la realizzazione di una tettoia in ferro ad uso deposito autovetture, avente superficie interna di quasi 200 m², con pavimentazione in battuto di cemento;
l’installazione di un manufatto prefabbricato in pannelli coibentati ad uso ufficio, con annessa pensilina poggiata ad angolo su un pilastrino in ferro.
Il proprietario avanzava ricorso al Tar in quanto, secondo lui, si tratterebbe di interventi di edilizia libera o rientranti tra quelli che il dpr 380/2001 assoggetta ora al regime della DIA, con conseguente applicazione della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 37.
Secondo il Tar il ricorso è infondato e va respinto. Le opere edilizie abusive in esame costituiscono strutture non precarie, ma stabilmente utilizzate come deposito o ambiente di lavoro soggette al regime del permesso di costruire.
Infatti, ai sensi dell’ex art. 3, lett. e.5) del DPR 380/2001 sono comunque da considerarsi interventi di nuova costruzione:
l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere (…) che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, ad eccezione di quelli che siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee o siano ricompresi in strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore.
La precarietà dell’opera
Come da consolidato orientamento giurisprudenziale, continuano i giudici amministrativi, la precarietà dell’opera, che esonera dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, postula un uso specifico ma temporalmente limitato del bene.
Ai fini della ricorrenza del requisito della precarietà di una costruzione, che esclude la necessità del rilascio di un titolo edilizio, si deve prescindere dalla temporaneità della destinazione soggettivamente data dal manufatto dal costruttore e si deve, invece, valutare l’opera alla luce della sua obiettiva ed intrinseca destinazione naturale, con la conseguenza che rientrano nella nozione giuridica di costruzione, per la quale occorre la concessione edilizia, tutti quei manufatti che, anche se non necessariamente infissi nel suolo o pur semplicemente aderenti a questo, alterino lo stato dei luoghi in modo stabile, non irrilevante e non meramente occasionale (ex multis T.A.R. Campania – Napoli 10.6.2011 n. 3114).
Per individuare la natura precaria di un’opera, si deve quindi seguire il criterio funzionale e non strutturale.
Pertanto, qualora un’opera è realizzata per soddisfare esigenze che non sono temporanee non può beneficiare del regime proprio delle opere precarie anche quando le opere sono state realizzate con materiali facilmente amovibili (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 1291 del 1° aprile 2016), come nel caso in esame.
Infine, viene evidenziato che produce trasformazione urbanistica ogni intervento che alteri in maniera rilevante e duratura lo stato del territorio, “a nulla rilevando l’eventuale precarietà strutturale e l’amovibilità, ove ad essa non si accompagni un uso assolutamente temporaneo e per fini contingenti e specifici” (T.A.R. Puglia, Lecce, Sezione I, 17/07/2018, n. 1174).

References: Art. 2

Art. 65
 art.94

Art. 67
 art. 94

Art. 93
 art. 65

Art. 94
 art. 52

Art. 65

Art. 65

Art. 65

Art. 65

Art. 65

Art. 93

Art. 93

Art. 93
 art. 65

Art. 93
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3