Source: https://issuu.com/edizioniambiente/docs/speciale_rifiuti
Timestamp: 2017-01-24 05:21:27+00:00

Document:
Rivista Rifiuti Numero Speciale by Edizioni Ambiente - issuu
n. 180-181 (01-02/11)
Registrazione Tribunale di Milano n. 451 del 22 agosto 1994. Poste italiane spa – Spedizione in
abbonamento postale – Dl 353/2003 (conv. in legge 46/2004) articolo 1, comma 1, DCB Milano
Speciale gennaio-febbraio 2011
Rifiuti: la nuova Parte quarta del “Codice ambientale”
Il recepimento della direttiva 2008/98/Ce (aggiornato al Dm Sistri 22 dicembre 2010)
Il quadro d’insieme di Alessandro Geremei e Simona Faccioli
Principi, priorità e impegni onerosi alla base della riforma della Parte quarta del Dlgs 152/2006 di Corrado Carrubba
Definizioni, abrogazioni, norme transitorie e finali di Gabriele Taddia
Dalla prevenzione all’“End-of-waste”, le nuove strategie europee per la riduzione e la valorizzazione dei rifiuti di Maria Letizia Nepi
Classificazione dei rifiuti e dintorni di Claudio Rispoli
Rifiuti, sottoprodotti e Mps: commento ai nuovi articoli 184-bis e 184-ter di Fabio Anile
Cosa cambia per la raccolta, il trattamento e il riciclo dei rifiuti organici di Massimo Centemero
Il nuovo deposito temporaneo e l’esteso potere di controllo della Provincia di Sonia D’Angiulli
Pianificazione, programmazione e autorizzazioni nel “nuovo” Codice ambientale di Leonardo Filippucci
Albo gestori ambientali: novità importanti per le iscrizioni di Eugenio Onori
Tracciabilità dei rifiuti: le modifiche al sistema sanzionatorio di Pasquale Fimiani
Finalità del Sistri e della tracciabilità dei rifiuti in genere: chi fa cosa di Paola Ficco
attua la direttiva 2008/98/Ce e lo fa
con il Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205.
Luci e ombre, come tutte le cose umane. Il testo chiarisce quei “de minimis” che tanto affannano le imprese nel
quotidiano (es. il trasporto “occasionale e saltuario”) e
il “trasbordo” è citato per la prima volta in modo ufficiale in una legge. Il testo si occupa anche di meduse e poseidonie spiaggiate, consentendone l’interramento e stabilisce
che non è raccolta di rifiuti quella degli elenchi telefonici e
dei beni e prodotti che, dopo essere stati dati in comodato
d’uso, siano restituiti dal consumatore o utente, dopo l’utilizzo, al comodante.
La P.a. (o suoi delegati o concessionari di reti infrastrutturali) che effettuano attività di sgombero della neve non sono
detentori di rifiuti.
L’Albo gestori cambia nella forma e nella sostanza e l’impresa straniera che voglia trasportare rifiuti in, da e verso l’Italia
deve essere iscritta all’Albo e dotata di Sistri.
Tra elenchi telefonici, neve, meduse e alghe però non ha trovato posto la precisazione relativa al fatto che le acque di falda emunte, trattate e reimmesse in corpo recettore nel corso
della bonifica (cd. “pump and treat”) sono acque di scarico
e non sono rifiuti allo stato liquido. Si sarebbe posta fine ad
un delirio interpretativo ed amministrativo che penalizza le
imprese e confonde i controllori. Era fuori delega? La medusa
spiaggiata era, forse, dentro?
• scomparsa della definizione di “luogo di produzione dei
rifiuti”: si creerà qualche imbarazzo in materia di deposito temporaneo;
• nuove regole sulla miscelazione: ora, con il nuovo Dlgs,
l’allegato G viene abrogato e il divieto di miscelazione riguarda rifiuti pericolosi con differenti caratteristiche di pericolosità presenti nell’allegato I (oppure rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi), dove si aggiunge la nuova caratteristica di pericolosità H15. Però, che questa (sotto il profilo strettamente tecnico) sia una scelta oculata è tutto da dimostrare.
Si pensi, infatti, ad un acido e ad una base (entrambi corrosivi, H8) di cui il nuovo testo consente la miscelazione; se le
concentrazioni sono elevate, si avrebbe una reazione violenta accompagnata da forte sviluppo di calore, analoga ad uno
“scoppio”. E ancora, l’autorizzazione per miscelare sostanze
con caratteristiche di pericolo diverse (tra quelle di cui all’allegato I), può essere concessa solo se l’impresa è autorizzata
ai sensi degli articoli 208, 209 e 211. Il testo dimentica l’articolo 212, il che si ripercuote pesantemente sulle imprese che
trasportano rifiuti allo stato liquido, visto che (molto spesso)
l’iscrizione all’Albo ai sensi dell’articolo 212 è l’unica di cui siano in possesso. Cosa succederà?
• arrivano i registri di carico e scarico per chi raccoglie e trasporta rifiuti non pericolosi da se stesso prodotti e, iscritto
all’ “Albo light”, sceglie di non aderire al Sistri. Ipotizzare una
partenza del nuovo obbligo di registro dal 25 dicembre 2010 appare un fuor d’opera, laddove si pensi che costoro hanno facoltà
di aderire al Sistri fino a quando il Sistri non è definitivamente
operante (ad oggi 1° giugno 2011). Il sistema sta cercando un
suo bilanciamento e le fughe in avanti favoriscono solo la “fame di fama” di chi le propina, anche usando strumentalmente
Testate tanto autorevoli quanto in buona fede. Del resto, poi, lo
stabilisce l’articolo 16, comma 2, del nuovo testo.
• scompaiono il Cdr e il Cdr-Q, al loro posto arriva il Css, il
cui utilizzo ricade pienamente nel campo d’applicazione del
Dlgs 133/2005. Il testo non precisa che la norma tecnica nazionale di riferimento è data dalla norma Uni 9903 “Combustibili
solidi non minerali ricavati da rifiuti” (da ultimo revisionata nel 2004). Perché lasciare un settore così importante al solito dialogo tra “iniziati”?
• l’Ordinamento si dota di un poderoso apparato di sanzioni amministrative pecuniarie (ma non solo) per contrastare
chiunque non sia iscritto al Sistri e non lo utilizzi o lo utilizzi
male. Tali sanzioni si applicheranno dal giorno in cui il Sistri
diventerà definitivamente operante (ad oggi, 1° giugno 2011).
Questa proroga attiene, però, solo al regime di tracciabilità e
non anche a quello sanzionatorio: con la modifica dell’articolo
258, le “vecchie” sanzioni per registri e formulari non sono state prorogate; semplicemente non ci sono più (sic! ).
Tra retroattività dell’abrogazione per le sanzioni penali (“abolitio criminis” ) e irretroattività per quelle amministrative (entrambe, comunque, non previste fino al 31 maggio 2011), resta il fatto che, sul punto, il nuovo testo reca più di un profilo di
imbarazzo. Il che, ancora una volta, scarica su chi (a vario titolo) applica la norma la necessità di dotarsi di un’acrobatica
abilità di lettura. Ancora una volta, in materia di rifiuti, la distanza tra chi legifera e chi opera è abissale.
Tutto questo, almeno nel primo periodo e senza una norma interpretativa, rischia di trasformarsi in un boomerang spaventoso per la garanzia della legalità nella gestione dei rifiuti, minando – proprio sul delicato punto della tracciabilità – quello
che agli occhi del “Legislatore” appare un’epoca perenne, come una festa di fate.
Nel seguente schema si riportano evidenziate tutte le novità previste dal Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205, atto di recepimento della direttiva 2008/98/Ce che prevede numerose modifiche della Parte
quarta del Dlgs 152/2006.
Lo schema si concentra esclusivamente sulle novità che risultano dal confronto tra la disciplina previgente e quella nuova apportata dai 39 articoli e 5 allegati del Dlgs 205/2010, in vigore dal
25 dicembre 2010.
Una differente data di entrata in vigore è prevista invece per le novità apportate al sistema sanzionatorio dalle sanzioni relative al
Sistri, al fine di far coincidere la vigenza di tali sanzioni con l’avvio dell’operatività del sistema stesso, prevista per il 1° giugno 2011
(secondo l’ultima proroga introdotta dal Dm 22 dicembre 2010).
Le nuove scadenze per l’emanazione dei provvedimenti ministeriali di attuazione del Dlgs 152/2006 sono evidenziate in grassetto; si ricorda in ogni caso che in base all’articolo 39 del Dlgs, tutti i provvedimenti attuativi per i quali non è stabilito altrimenti dovranno essere adottati entro due anni dalla data di entrata in vigore dell’articolo che ne richiede l’adozione (e quindi il 1° giugno
2013 in ambito sanzionatorio, e il 25 dicembre 2012 per tutte le restanti previsioni).
RIFIUTI bollettino di informazione normativa n. 180-181 (01-02/11)
Articolo Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205
Articolo Dlgs 3 aprile 2006, n. 152
Articolo 177 (sostituito)
Il nuovo articolo 177 accorpa i precedenti articoli 177 e 178 (tranne il comma 3). Eliminato il richiamo esplicito alle normative di sottosettore di cui al
precedente articolo 177, comma 1. Maggior rilievo al “pubblico interesse” della gestione dei rifiuti (nuovo comma 2), ma allo stesso tempo scompar‑
sa la finalità di garantire “controlli efficaci”.
Articolo 178 (sostituito)
Riprende il contenuto del precedente articolo 178, comma 3, con l’aggiunta della “sostenibilità” tra i principi, e l’eliminazione del richiamo ai principi
dell’ordinamento nazionale e comunitario. Aggiunte rilevanti sono inoltre la “fattibilità tecnica ed economica” tra i criteri della gestione, e il rispetto del‑
le norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali.
Articolo 178-bis (nuovo)
Il nuovo articolo ha natura programmatica in quanto incarica il Ministero dell’ambiente (in alcuni casi, di concerto con il Ministero dello sviluppo econo‑
mico) di regolare le modalità e i criteri di introduzione della “responsabilità estesa del produttore del prodotto”, inteso come la persona fisica o giuridi‑
ca che “professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti”.
I provvedimenti in questione (da adottarsi entro il 25 dicembre 2012, ex articolo 39 del Dlgs 205/2010) potranno anche prevedere che i costi
della gestione dei rifiuti siano sostenuti dal produttore del prodotto causa dei rifiuti (eventualmente in concorso con il distributore).
Priorità nella gestione dei rifiuti
Articolo 179 (sostituito)
La nuova formulazione indica con chiarezza la gerarchia delle azioni di gestione:
• preparazione per il riutilizzo (novità della direttiva 2008/98/Ce);
• recupero di altro tipo (compreso di energia);
Nuova è l’indicazione secondo la quale nel rispetto della gerarchia di cui al comma 1, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzio‑
ni che garantiscono il “miglior risultato complessivo”. Inoltre, da tale ordine sarà possibile discostarsi con riferimento a singoli flussi di rifiuti e in via
eccezionale, allorquando ciò sia giustificato da una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione dei rifiuti in questione.
Entro il 25 dicembre 2012 (due anni dall’entrata in vigore del Dlgs 205/2010), il MinAmbiente potrà individuare le opzioni che garantiscono il
miglior risultato con riferimento a singoli flussi di rifiuti.
Le P.a. inoltre dovranno promuovere l’analisi del ciclo di vita dei prodotti.
Articolo 180 (modificato)
In arrivo un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti (termine ultimo: 12 dicembre 2013), nonché indicazioni dal MinAmbiente per l’integra‑
zione dello stesso nei piani di gestione rifiuti regionali.
Entro il 25 dicembre 2012 (due anni dall’entrata in vigore del Dlgs 205/2010), il MinAmbiente potrà facoltativamente:
• descrivere le misure di prevenzione esistenti e valutare l’utilità degli esempi forniti nell’allegato L;
• individuare parametri quali/quantitativi per le misure di prevenzione;
• assicurare la disponibilità delle informazioni sulle migliori pratiche ed elaborare linee guida di supporto per le Regioni.
Articolo 180-bis (nuovo)
Sempre entro il 25 giugno 2011 (sei mesi dall’entrata in vigore del Dlgs 205/2010) il MinAmbiente dovrà definire le modalità operative per la costi‑
tuzione e il sostegno dei centri e delle reti di riparazione/riutilizzo accreditati, una delle misure logistiche che fanno parte delle iniziative attivabili. Il prov‑
vedimento stabilirà delle procedure semplificate e dovrà contenere un catalogo esemplificativo dei prodotti e dei rifiuti sottoponibili a riutilizzo e prepara‑
zione per il riutilizzo.
Il MinAmbiente potrà comunque adottare tutte le ulteriori misure ritenute necessarie, “anche attraverso l’introduzione della responsabilità estesa del produttore del prodotto”.
Articolo 181 (sostituito)
Al fine di promuovere il riciclaggio, il nuovo articolo 181 prevede che le Regioni stabiliscano i criteri per realizzare la raccolta differenziata nel rispetto di
quanto stabilito dal nuovo articolo 205.
Entro il 2015, le P.a. competenti dovranno realizzare “la raccolta differenziata almeno per carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile, legno”, e in par‑
ticolare:
• entro il 2020 aumento in peso di almeno il 50% della preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei
domestici e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono “simili” – non più “assimilabili”, come previsto dalla versione origina‑
ria dello schema di Dlgs inizialmente approvata dal Governo – a quelli domestici;
• entro il 2020 aumento in peso di almeno il 70% della preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale in relazione ai rifiuti
da costruzione e demolizione, esclusi i Cer 170504.
Vengono previste iniziative della P.a. per favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, anche tramite la promozione di accordi
di programma e l’adozione di criteri appositi in sede di affidamento di contratti pubblici (Dlgs 163/2006).
Proprio in relazione agli acquisti della P.a., il MinAmbiente avrà tempo fino al 25 giugno 2011 (sei mesi dall’entrata in vigore del Dlgs 205/2010)
per stabilire, in attuazione dalla Finanziaria 2007 (la previsione in vigore dal 1° gennaio 2007 è stata ad oggi attuata esclusivamente in relazione agli am‑
mendanti e alle risme di carta, tramite il Dm 12 ottobre 2009), gli obiettivi di sostenibilità ambientale per quanto riguarda in particolare:
l) materiali per l’igiene;
L’intervento Quadro d’insieme
Il MinAmbiente avrà tempo fino al 25 dicembre 2012 (due anni dall’entrata in vigore del Dlgs 205/2010) per adottare misure che promuovano il re‑
cupero dei rifiuti, nonché il riciclaggio di alta qualità attraverso la raccolta differenziata “eventualmente anche monomateriale”.
Si ritiene utile riportare integralmente il nuovo comma 3:
“Per facilitare o migliorare il recupero, i rifiuti sono raccolti separatamente, laddove ciò sia realizzabile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale,
e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprietà diverse.”.
Il riconoscimento della libera circolazione sul territorio nazionale per le frazioni di Ru da raccolta differenziata destinate al riciclaggio/recupero, che traslo‑
ca dall’articolo 182 all’articolo 181 del Dlgs 152/2006, viene integrata con un opportuno riferimento all’Albo gestori.
Il nuovo comma 6, infine, contiene una deroga espressa per i sistemi di raccolta differenziata di carta e plastica negli istituti scolastici, esentati dall’ob‑
bligo di autorizzazione.
Si segnala infine che il comma 3 ante Dlgs 205/2010 (“La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino al completamento delle operazioni di
recupero”) è trasmigrato nel nuovo articolo 184‑ter (si veda sotto).
Princìpi, priorità e
impegni onerosi alla
base della riforma
della Parte quarta
Avvocato in Roma, Commissario di Arpa Lazio
Con il decreto legislativo oggi in esame (Dlgs 3 dicembre 2010,
n. 205), il Governo su delega del Parlamento ha concluso (alme‑
no per ora, e per l’ennesima volta) la revisione del cd. “Codice am‑
bientale”, intervenendo sulla Parte quarta recante le norme in ma‑
teria di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, con l’oc‑
casione recependo le prescrizioni dell’ultima direttiva quadro di
settore, la 2008/98/Ce (1).
Recepimento di una direttiva senz’altro importante e per molti ver‑
si innovativa (2), che interviene dopo anni dall’adozione della di‑
rettiva quadro 75/439/Ce e della 91/689/Ce (alla base dell’ormai
storico “Decreto Ronchi”, Dlgs 22/1997), poi modificate da ulti‑
mo dalla 2006/12/Ce. Tutto ciò in un ampio percorso di riflessione
strategica e normativa che ha visto coinvolte in questi anni le isti‑
tuzioni europee (3).
È utile ricordare che in realtà già numerosi sono stati gli elemen‑
ti di modifica e integrazione introdotti all’originario testo del Dlgs
152/2006 operati con un’attenzione alla nuova direttiva europea,
all’epoca in fase di elaborazione se non ancora adottata in ultima
lettura dal Consiglio europeo ovvero in attesa di recepimento; ciò è
accaduto in particolare con l’intervento del 2008, dove l’allora go‑
verno sterzò nettamente verso una disciplina normativa più con‑
forme alle previsioni europee.
Per quanto concerne l’economia di questo primo scritto a com‑
mento, lasciando ad altri Autori di questa Rivista le parti interve‑
nenti sul corpo vivo delle norme prescrittive, ci concentreremo su‑
gli articoli 1, 2, 3 e 4 della novella, i quali, intervenendo sul testo
previgente, rispettivamente sostituiscono l’articolo 177, modificano
l’articolo 178, introducono l’articolo 178‑bis, sostituiscono l’articolo
179; tutto ciò senza seguire l’ordine testuale degli articoli e disposi‑
zioni europee, bensì utilizzando elementi presenti in ordine sparso
nel testo della direttiva e riordinati secondo un criterio redazionale
autonomo del Legislatore italiano che scompone e ricompone arti‑
coli e commi del precedente articolato integrandoli con le novità.
In generale la modifica in esame, nell’intervenire appunto sui pri‑
mi articoli della Parte quarta, prevede disposizioni di ordine siste‑
matico quanto alle politiche generali in materia di gestione dei ri‑
fiuti, e diremmo anche dei materiali post consumo, ai fini di una
politica moderna e avanzata di sostenibilità ambientale e rispar‑
mio delle risorse naturali, declinata, come si vedrà appena di se‑
guito, sia sul versante dell’individuazione degli interessi tutelati e
delle azioni necessarie prioritariamente indicate, sia sul versante
dell’allocazione di specifiche responsabilità e poteri in capo ai sog‑
getti privati e alle autorità pubbliche.
Nei paragrafi seguenti eviteremo al lettore una parafrasi esplicativa
del dato letterale delle norme, poiché il testo di pregevole stesura e
in grandissima parte rispettoso della direttiva 2008/98/Ce, in effet‑
ti non lo richiede; in questa prima analisi, pertanto, si vedrà di enu‑
cleare il tema centrale dell’articolo e delle sue eventuali significative
partiture, evidenziando le differenze con il testo modificato, le novi‑
tà e quei profili d’analisi che attraggono l’attenzione dell’interprete.
Il nuovo articolo 177 (Campo di applicazione e finalità) so‑
stanzialmente accorpa il precedente testo dell’articolo 177 e qua‑
si interamente il precedente articolo 178 adeguandolo testualmen‑
te all’articolo 1 della direttiva, con un incipit al comma 1, quanto
al campo di applicazione, più snello del precedente senza più elen‑
care determinate tematiche o specifiche normative comunitarie di
Vien da notare come se da un canto è riconfermata e per certi versi
posta con maggior forza la qualificazione della gestione dei rifiu‑
ti come “attività di pubblico interesse” a cui ora è dedicato l’au‑
tonomo comma 2 dell’articolo in esame, d’altro canto scompare vi‑
stosamente dal dettato normativo la finalità di assicurare “controlli efficaci” che dal 2008 era espressamente prevista al primo
comma del previgente articolo 178.
Come precedentemente, Stato, Regioni, Province autonome ed en‑
ti locali sono chiamati a configurarsi quale un sistema compiuto
e sinergico ad attivarsi ognuno per quanto di propria competenza
al raggiungimento delle finalità ed obiettivi posti, anche median‑
te l’esercizio di attività normative tecniche di certificazione e di ac‑
Ancora da segnalare con apprezzamento l’espressa previsio‑
ne del criterio del rispetto “delle norme vigenti in materia
di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali”, trasposizione della previsione comunitaria contenuta al
comma 2, secondo paragrafo dell’articolo 4 della direttiva.
Evidentemente i confini di questo diritto di informazione e parte‑
cipazione non sono semplici da tracciare; certamente vi possono
essere e vi saranno differenze tra la partecipazione a procedimen‑
ti generali, quali piani e programmi con istituti ad hoc (es. Vas), o
a singoli istruttorie attraverso lo strumentario generale della parte‑
cipazione al procedimento disciplinato dalla legge 241/1990 ovve‑
ro da norme procedimentali di settore nazionali e regionali. Quel
che probabilmente vale la pena sottolineare è come questo prin‑
cipio rafforzi testualmente le legittime istanze di informazione e
partecipazione di cittadini singoli ed associati che da sempre, co‑
me ben noto, cercano spazi di interlocuzione su grandi e piccole (a
volte piccolissime) questioni; di certo, e a contrario ad una auspi‑
cata maggior attenzione da parte dei pubblici poteri a questo profi‑
lo, oggi codificato, è bene ricordare i limiti generali che giurispru‑
denza prima e anche diritto positivo oggi hanno posto ai diritti di
partecipazione e informazione, al di là dei casi di preclusione tas‑
sativamente previsti dalla legge (4).
Il nuovo articolo 178‑bis (Responsabilità estesa del produttore)
rappresenta una novità importante, in ossequio all’articolo 8 del‑
la direttiva tendente a sostenere una progettazione e produzione di
Sono infatti previsti decreti interministeriali da adottarsi, qualo‑
ra abbiano natura regolamentare, sentita la Conferenza unifica‑
ta Stato Regioni Autonomie locali. In realtà poco si comprende per
quale ragione il Legislatore abbia previsto due distinte tipologie di
decreto, una prima avente appunto natura regolamentare, rimes‑
sa al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
e una seconda, rimessa sempre al primo ma di concerto con il Mi‑
nistro per lo sviluppo economico, quando si afferma testualmente
che le due vie perseguono “i medesimi fini”.
Tra l’altro appare diverso il regime o meglio i soggetti passivi degli
eventuali obblighi di partecipazione soprattutto finanziaria poiché
la seconda modalità, di cui al decreto concertato tra i due dicasteri
ambiente e sviluppo economico, sembrerebbe porre come destina‑
tari passivi i soli “produttori del prodotto”, lasciando indenni tutte
le altre categorie di operatori economici estremamente importan‑
ti anche e soprattutto in un mercato globale dove sempre più spes‑
so i beni vengono prodotti fuori Unione europea. Il quarto com‑
ma sembra in parte recuperare, quando prevede una responsabili‑
tà congiunta e/o sussidiaria del distributore del prodotto, ma solo
quando il produttore, letteralmente, “partecipi parzialmente”; vie‑
ne da chiedersi cosa accada qualora il produttore non partecipi per
nulla, magari perché ignoto o troppo lontano e quindi non aggre‑
dibile dalla normativa interna; in questo caso parrebbe impossibile
accollare tutto al distributore, stante il dato letterale della norma.
Anche qui, non si prevede neanche in astratto che possano
concorrere agli oneri finanziari, come invece prevede il com‑
ma 1 dell’articolo 8 della direttiva, altri operatori professio‑
nali quali i venditori o soprattutto, pensando ad esempio al‑
la rilevanza dei mercati d’origine orientali, gli importatori.
Il nuovo articolo 179 (Criteri di priorità nella gestione dei rifiu‑
ti) introduce una chiara formulazione dispositiva che finalmente fa
chiarezza, ove ancora ve ne fosse bisogno, quanto al dibattuto tema
se esistesse, e quanto cogente fosse, una priorità tassativamente po‑
sta tra le varie modalità di gestione dei rifiuti; tema di cui ebbe ad
occuparsi sia la dottrina (5) che, raramente, la giurisprudenza (6).
Oggi infatti secondo il comma 1 dell’articolo in esame la gestio‑
ne dei rifiuti avviene nel rispetto di una precisa gerarchia, termine
di inequivocabile chiarezza: nell’ordine, la prevenzione, la prepa‑
razione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo (ad
esempio, il recupero di energia), lo smaltimento; il tutto comun‑
que attraverso un sistema articolato che, seppur con riferimento
all’ordine di priorità dato, consegua il miglior risultato complessi‑
vo sotto i profili ambientali, socio sanitari ed economici. “Miglior
risultato complessivo” che potrebbe però in concreto stravolgere lo
spirito prioritario suddetto, soprattutto ove si consideri l’assenza
di norme tecniche, metodiche di calcolo, elementi di ponderazio‑
Il nuovo articolo 178 (Principi) è quindi oggi composto di un so‑
lo comma in buona parte trascrittivo del precedente articolo 178,
comma 3, con alcune modifiche di un qualche rilievo. Dappri‑
ma l’inserimento positivo, tra i principi elencati, della “sostenibilità” prima assente e di contro la scomparsa “del rispetto dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario”, affermazione
pleonastica si può ben dire ma la cui soppressione in un settore da
sempre così poco attento ai principi generali dell’Unione non può
non sottolinearsi con un qualche disappunto.
beni ecologicamente sostenibile. Esso ha in realtà natura program‑
matoria poiché rimette a successivi atti di normazione seconda‑
ria l’individuazione delle misure necessarie affinché tutti i soggetti
economici operanti di natura professionale che producono ed im‑
mettono prodotti sul mercato siano chiamati ad una responsabilità
“dalla culla alla tomba”; cioè dalla progettazione, alla prima pro‑
duzione attraverso modalità e tecniche di uso efficiente delle risor‑
se, all’individuazione di misure utili ad uso multiplo o riuso sino
alla gestione finale quali rifiuti facilitando al massimo le attività
di recupero adeguato e sicuro di materia ed energia, senza dimen‑
ticare modalità di pubblicizzazione delle informazioni relative alla
L’intervento Princìpi e priorità
sotto settore, completando il quadro con un rinvio, contenuto al
comma 3, a specifiche, complementari o particolari disposizioni
per determinate categorie di rifiuti previste altrove se conformi ai
principi generali. Scelta che appare da condividere poiché in realtà
la Parte quarta del “Codice ambientale” non conteneva e non con‑
tiene alcune specifiche normative anche rilevanti, assumendo co‑
me noto valore di normativa quadro sui rifiuti, ponendo principi e
precetti generali che vanno integrati e letti in rapporto appunto a
quegli autonomi decreti legislativi di recepimento che disciplinano
specifiche materie o categorie di rifiuti.
Chimico – Esperto industriale
Le novità in tema di classificazione determinate dal recepimento
della direttiva 2008/98/Ce, avvenuto con il Dlgs 3 dicembre 2010,
n. 205, possono essere in estrema sintesi così riassunte:
• introduzione di una nuova caratteristica di pericolo: “sensibiliz‑
zanti”, che prende il posto della “vecchia” H13, cui viene di conse‑
guenza attribuita la nuova sigla H15;
• esplicitazione del vincolo alle norme vigenti in tema di classifi‑
cazione delle sostanze e dei preparati (miscele) pericolosi anche
per la caratteristica di pericolo “ecotossico”;
• esplicitazione del riferimento ai limiti di concentrazione previ‑
sti dalle norme inerenti la classificazione dei preparati pericolosi.
Si rende necessario un approfondimento, a partire dalla nuova de‑
finizione di rifiuto pericoloso di cui al – nuovo – articolo 183,
comma 1, lettera b): “rifiuto pericoloso: rifiuto che presenta
una o più caratteristiche di cui all’allegato I della parte quarta
del presente decreto;”. La definizione viene ribadita al – nuovo –
articolo 184, comma 4): “sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di pericolo di cui all’allegato I della Parte
quarta del presente decreto”; entrambe le dizioni sono perfetta‑
mente coerenti con quelle della direttiva 2008/98/Ce.
Viene così superata l’espressione “si ritiene”, dal sapore vago ed
ambiguo, della precedente versione che contrastava ampiamen‑
te con la stesura originale della direttiva 91/689/Ce (“Tali rifiuti devono possedere almeno una delle caratteristiche elencate nell’allegato III”). Tutto ciò, apparentemente, può apparire di
scarsa rilevanza, ma in realtà riconduce, come buonsenso vuole, la
pericolosità del rifiuto all’effettivo possesso di caratteristiche chimi‑
co‑fisiche che determinano un pericolo; sappiamo bene come tale
approccio razionale sia poi stato tradito con l’emanazione del Cata‑
logo europeo dei rifiuti, dove, in virtù dei criteri di provenienza e di
prevenzione, sono stati “bollati” col marchio di pericolosità rifiuti
che pericolosi non erano. Queste nuove definizioni sembrano quin‑
di preludere non tanto alla revisione del Cer (cosa peraltro in cor‑
so) quanto alla prossima fornitura di indicazioni operative e/o di
procedure volte alla classificazione di tutta una serie di rifiuti ap‑
punto “problematici” sotto questo aspetto. Ciò è confortato da altri
passaggi presenti nel testo:
– articolo 184, comma 1, e): “Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, da emanare entro centottanta giorni dall’entrata in vigore dalla presente disposizione, possono essere emanate specifiche linee guida per
agevolare l’applicazione della classificazione dei rifiuti introdotta agli allegati D e I del presente decreto.”;
– articolo 195, f): “la definizione dei metodi, delle procedure
e degli standard per il campionamento e l’analisi dei rifiuti”;
v): “predisposizione di linee guida per l’individuazione delle procedure analitiche, dei criteri e delle metodologie per la
classificazione dei rifiuti pericolosi ai sensi dell’allegato D della parta quarta del presente decreto.”.
Presentiamo di seguito le novità molto rilevanti contenute negli al‑
Riporta il Catalogo europeo dei rifiuti: nella parte introduttiva, il
punto 5, relativo ai “codici a specchio”, viene semplificato: “Se un
rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come
pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’al-
Contenente le caratteristiche di pericolo con le sigle “H”: “H13
«Sensibilizzanti»: sostanze o preparati che per inalazione o
penetrazione cutanea, possono dar luogo a una reazione di
ipersensibilizzazione per cui una successiva esposizione alla
sostanza o al preparato produce effetti nefasti caratteristici;”.
Tale nuova caratteristica di pericolo corrisponde alle frasi di rischio
della direttiva 67/548/Cee:
• R42: Può provocare sensibilizzazione per inalazione
• R43: Può provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle
Relativamente ad H13 “sensibilizzanti”, è presente la nota: “se di-
sponibili metodi di prova”; tale nota è più che pertinente poi‑
ché il quadro normativo al riguardo è incompleto e difficilmente
migliorabile proprio per la intrinseca difficoltà di “misurare” ta‑
le proprietà. Infatti, tra i metodi di prova ai fini della valutazio‑
ne e conseguente classificazione delle sostanze, contenuti nel rego‑
lamento Ce 440/2008 (successivamente integrato col regolamen‑
to Ce 761/2009) (1), vi è solo quello relativo alla sensibilizzazione
cutanea. L’applicabilità di detto test ai rifiuti è in realtà assai po‑
co praticabile per problemi sia tecnici che di costi; inoltre le dispo‑
sizioni riportate nel regolamento Ce 1272/08 al Capitolo 3.4 “Sen‑
sibilizzazione delle vie respiratorie o della pelle” forniscono sì in‑
dicazioni e criteri ma di certo non metodi di prova; pertanto ai fi‑
ni della classificazione dei rifiuti come “sensibilizzanti” diventa
necessario porre l’attenzione sulla eventuale presenza nel rifiuto
di sostanze classificate con le frasi di rischio R42, R43 ed R42/43,
valutandone poi le relative concentrazioni in base alla tabella del
3.4.3., di seguito riportata.
L’intervento Rifiuti pericolosi e classificazione
legato I”. In totale conformità alle definizioni di rifiuto pericolo‑
so viste prima, sono rimossi tutti i riferimenti alle H derivati dal‑
la decisione 2000/532/Ce, ed in particolare il passaggio ove era af‑
fermata la mancanza di riferimenti per H1, H2, H9, H12, H13, H14.
Tabella 3.4.3 – Limiti di concentrazione generici dei componenti di una miscela classificati come
sensibilizzanti delle vie respiratorie o della pelle che determinano la classificazione della miscela
Componente classificato come:
Sensibilizzante delle vie
Abbiamo poi la “sostituzione” della precedente definizione di H13
con: “H15 Rifiuti suscettibili, dopo l’eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio a un
prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate.”.
Infine, le Note
“1. L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo «tossico» (e
«molto tossico»), «nocivo», «corrosivo» e «irritante» «cancerogeno», «tossico per la riproduzione», «mutageno» ed
«ecotossico» è effettuata secondo i criteri stabiliti nell’allegato VI, parte I.A e parte II.B della direttiva 67/548/Cee (2) del
Consiglio, del 27 giugno 1967 e successive modifiche e integrazioni, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose.
2. Ove pertinente si applicano i valori limite di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 maggio 1999 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed
amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi.
I metodi da utilizzare sono quelli descritti nell’allegato V (3) della direttiva 67/548/Cee e in altre pertinenti note del Cen (4).”.
È qui che lo stretto legame tra classificazione dei rifiuti e
classificazione delle sostanze e preparati pericolosi, già affermato dalla direttiva 91/689/Cee, viene ribadito e rinforzato: non solo con l’inserimento della caratteristica di pericolo
“ecotossico”, ma anche con l’indicare la direttiva 1999/45/Ce
sui preparati pericolosi (recepita con Dl 65/2003) quale riferimento per i valori limite di concentrazione.
Va ricordato che in tutti i casi per i quali sono previsti dei limi‑
ti specifici nella colonna “Limiti di concentrazione” delle tabelle
3.1 e 3.2 del regolamento Ce 1272/2008 si applicano i valori limite
ivi indicati, ove non sia indicato nulla, diventano invece pertinen‑
ti, appunto, i limiti di cui alla direttiva 1999/45/Ce (comunemen‑
te detti limiti convenzionali, di cui all’allegato I al Dl 65/2003).
È evidente che nella nota 1 non sono purtroppo richiamate altre
caratteristiche di pericolo quali “comburente” o “sensibilizzan‑
te”, ma, ricordando la nota al punto 4 dell’introduzione all’allegato
D: “Ai fini del presente Allegato per ‘sostanza pericolosa’ si intende qualsiasi sostanza che è o sarà classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/Cee e successive modifiche
(…)”, (definizione non nuova ma già contenuta nella previgente
stesura del Dlgs 152/2006), è altrettanto evidente che i criteri di pe‑
ricolosità di cui tenere conto ai fini della classificazione dei rifiuti
sono quelli della classificazione di sostanze e preparati anche per
le caratteristiche di pericolo non espressamente citate.
Rifiuti, sottoprodotti
e Mps: commento
184-bis e 184-ter
Creare una “società del riciclaggio”: una società, cioè, basata su
comportamenti eco‑sostenibili, come la riduzione degli sprechi, l’uso
efficiente delle risorse e di materiali riciclati e il sostegno al recupero
dei rifiuti in luogo dello smaltimento (1) (solo per citarne alcuni).
È questo uno degli obiettivi della nuova disciplina sui rifiuti, conte‑
nuta nel recente Dlgs 205/2010 (2), di attuazione (3) della diretti‑
va comunitaria 2008/98/Ce (4).
Sotto questo profilo, era quindi inevitabile che le modifiche intro‑
dotte avessero riguardo, non solo alla fase del recupero dei rifiu‑
ti (la cui nozione si presenta oggi molto più estesa che in passato
e tendenzialmente omnicomprensiva (5) ), ma anche – con uno
sguardo rivolto al mercato – alle nozioni di sottoprodotto (6)
(ovvero: ciò che rifiuto non è) e di materia prima secondaria
(ovvero: ciò che cessa di essere rifiuto), rispettivamente disciplina‑
te dagli articoli 184‑bis e 184‑ter, incidendo così, sia pure indiret‑
tamente, sulla stessa nozione di rifiuto.
Nozione di rifiuto (articolo 10,
che modifica l’articolo 183)
Le nozioni di “rifiuto” e di “sottoprodotto” si pongono, infatti, in
rapporto di alternatività tra loro nel senso che laddove vi è l’uno,
non vi è spazio per l’altro e viceversa (7).
La prima, contenuta alla lettera a) dell’articolo 183, presenta un
tenore analogo al passato (“qualsiasi sostanza od oggetto di cui
il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di di‑
sfarsi”), con la sola eccezione della soppressione dell’inciso: “(so‑
stanza od oggetto, Ndr) che rientra nelle categorie riportate
nell’allegato A” (8).
Come si ricorderà, tra le categorie di rifiuti elencate nel predetto al‑
legato, alla voce Q16 si leggeva: “qualunque sostanza od oggetto
non compreso nelle categorie da Q1 a Q15”: come dire, quindi,
che qualunque sostanza od oggetto avrebbe potuto costituire – po‑
tenzialmente – “rifiuto”.
Della tendenziale omnicomprensività che derivava dall’allegato A,
si è occupata anche la Corte di Giustizia europea che, in più occa‑
sioni, ha chiarito che l’indagine relativa alla qualificazione giuri‑
dica di una sostanza od oggetto quale rifiuto si incentra principal‑
mente sul termine disfarsi (cd. elemento soggettivo), piuttosto
che sulla sua inclusione nel predetto allegato (cd. elemento ogget‑
tivo della nozione di rifiuto).
Recependo quegli arresti giurisprudenziali, la direttiva
2008/98/Ce e, conseguentemente, l’atto di recepimento interno, hanno quindi fatto venir meno l’allegato A (9), sancendo a livello legislativo l’irrilevanza del predetto elenco,
al fine di qualificare una sostanza o un oggetto quale rifiuto.
Nozione di sottoprodotto (articolo 12,
che introduce l’articolo 184‑bis)
Rilevanti mutamenti registra, invece, la nozione di “sottopro‑
dotto” contenuta sub lettera qq) dell’articolo 183 e definita come
“qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa le condizioni di cui
all’articolo 184‑bis, comma 1, o che rispetta i criteri stabiliti in
base all’articolo 184‑bis, comma 2” (10).
L’articolo 184‑bis, interamente dedicato alla nozione di sottopro‑
dotto, si divide in due commi: il primo recante la definizione di
sottoprodotto, detta, analogamente a quanto già fatto dal previgen‑
te articolo 183, lettera p), alcune condizioni tassative che devono
essere soddisfatte; il secondo, in cui si preannuncia l’adozione, con
appositi decreti ministeriali, di criteri quali‑quantitativi per specifi‑
che sostanze od oggetti da considerarsi sottoprodotti.
Sotto il profilo lessicale, la nozione di sottoprodotto viene riferita
ad una sostanza od oggetto (11) – e non più anche a materiali –
Le “condizioni” che il sottoprodotto deve soddisfare
Analogamente al previgente articolo 183, lettera p), le condizioni
che ai sensi dell’articolo 184‑bis una sostanza od oggetto deve pos‑
sedere per rientrare nella nozione di sottoprodotto, sono tutte obbli‑
gatorie, nel senso che devono essere presenti congiuntamente (12).
“a): La sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto.”
Alla lettera a) dell’articolo 184‑bis si richiede, innanzitutto, che il
sottoprodotto provenga da un processo di produzione, di cui costi‑
tuisce parte integrante, ma che, tuttavia, non costituisce lo scopo
primario della produzione.
Il processo di produzione assume, quindi, rilievo sia sotto il
profilo genetico (il sottoprodotto costituisce parte integrante del processo), sia sotto quello teleologico (il sottoprodotto non costituisce lo scopo primario della produzione).
Quest’ultima espressione merita qualche riflessione.
Come evidenziato da autorevole dottrina (14), l’utilizzo del singo‑
lare (scopo primario), potrebbe indurre ad interpretazioni di ti‑
po restrittivo, escludendo dalla nozione di sottoprodotto quegli al‑
tri beni ottenuti nell’ambito di processi produttivi tecnologicamen‑
te avanzati in cui, accanto ad un prodotto primario vi è uno stre‑
am di prodotti secondari, tutti ugualmente voluti dall’impresa.
Si pensi ad esempio, al settore delle aziende che lavorano il lino‑
leum, laddove, a fianco di un prodotto primario costituito da pa‑
vimenti di linoleum, si producono nell’ambito dello stesso ciclo
produttivo pannelli fonoassorbenti o polvere di linoleum.
In simili casi, un’interpretazione restrittiva della norma in esame,
che tendesse a limitare la nozione di sottoprodotto ai soli residui
connessi alla produzione principale, apparirebbe evidentemen‑
te irrazionale. Ove gli scopi della produzione siano differenziati –
ma tutti voluti (15) dall’impresa – occorrerà ritenere l’espressione
scopo primario della produzione come riferita a tutti i prodotti
(principali e secondari) che sono voluti dall’impresa.
“b): È certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi”
Rispetto alla previgente nozione, si registrano ulteriori modifiche
nella condizione indicata sub lettera b), concernente la certezza
Innanzitutto, si segnala il definitivo venir meno della limitazione
secondo cui l’utilizzo del sottoprodotto deve avvenire nel corso del
processo di produzione (16), escludendo così quel nesso di imme‑
A differenza del passato, è quindi consentito avviare il sottoprodotto al successivo impiego anche in un momento successivo alla sua formazione, fermo restando che, al momento del suo venire ad esistenza, la destinazione al successivo utilizzo dev’essere comunque certa, cioè adeguatamente
dimostrabile con riscontri obiettivi.
Facendo tesoro degli arresti della più recente giurisprudenza co‑
munitaria (17), la nuova nozione di sottoprodotto fa, inoltre, venir
meno la previgente limitazione per cui l’impiego del sottoprodotto
doveva avvenire nell’ambito dello stesso processo di produzione,
chiarendo espressamente che esso potrà avvenire anche presso cicli
di produzione e di utilizzazione di terzi.
Resta fermo che, sussistendo tutte le altre condizioni, il sottopro‑
dotto è già tale, prima ancora del suo avvio al riutilizzo.
Infine, rispetto alla corrispondente condizione posta dal previgen‑
te articolo 183, lettera p), non è più richiesto che il successivo uti‑
lizzo debba essere integrale, ben potendo essere avviate a riutiliz‑
zo anche solo determinate quantità di sottoprodotti (per esempio:
quelli che il mercato riesce ad assorbire), esitando i quantitativi ul‑
teriori come rifiuti.
“c): la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;”
Particolarmente delicata è la condizione posta sub lettera c), in
merito alle operazioni cui può essere sottoposto un sottoprodotto ai
fini del successivo utilizzo. La disposizione comunitaria, integral‑
mente recepita nel testo italiano, richiede che la sostanza o l’og‑
getto possa essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore
trattamento diverso dalla normale pratica industriale (18).
La nuova formulazione letterale sembra non lasciare spazio alcu‑
no per argomentare in ordine alla differenza (…forse solo nomi‑
nale) tra trattamenti preventivi, trasformazioni preliminari ed
operazioni di recupero, che tanto dibattito ha animato in dottri‑
na ed in giurisprudenza.
Con una formula volutamente (e necessariamente) generica, e
senza alcun richiamo alla qualità dell’operazione svolta, la con‑
dizione posta sub lettera c), consente, infatti, di eseguire sul sotto‑
prodotto tutte le operazioni di trattamento che sono tipiche della
normale pratica industriale (19).
Vengono, quindi, in considerazione i soli residui di un processo di
produzione (e non di consumo), come ad esempio il coke gene‑
rato dai processi di raffinazione del greggio che, non costituendo lo
scopo primario della produzione e sussistendo le altre condizioni
previste dalla norma, costituisce un sottoprodotto, ovvero un bene
che può essere venduto al pari di qualunque altro prodotto‑com‑
bustibile (13).
diatezza tra produzione del sottoprodotto e successivo impiego, che
era in precedenza richiesto dal punto 3 dell’articolo 183, lettera p).
L’intervento Sottoprodotti e Mps
in perfetto accordo al lessico utilizzato dal Legislatore nella nozio‑
ne di rifiuto e di Mps.
Viene, inoltre, eliminata l’ampollosa formula che prevedeva il ri‑
spetto di criteri, requisiti e condizioni, in luogo del solo termine
Ciò che viene preso in considerazione non è dunque il grado,
quanto la tipicità dell’operazione che viene svolta nel contesto
produttivo in cui il sottoprodotto è destinato ad essere utilizzato.
La formula lessicale – per quanto generica – sembra la più conso‑
na, attesa l’obiettiva difficoltà di distinguere, una volta per tutte, tra
operazioni di recupero ed operazioni di trattamento che non
costituiscono recupero (20) e stante l’identità – sul piano giuri‑
dico e merceologico – tra prodotti e sottoprodotti.
Pertanto – come già detto – ciò che conta al fine di soddisfare la
condizione sub lettera c), non è tanto il tipo di operazione, quanto il
contesto nel quale questa viene svolta, nel senso che per trattamenti
ammessi, ai sensi della lettera c), devono intendersi tutte quelle ope‑
razioni che sono tipiche di un determinato ciclo produttivo.
A questo riguardo, pare utile precisare che la nozione di
normale pratica industriale non dovrebbe essere intesa in
temporaneo e l’esteso
Il Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205, modifica la definizione del deposito temporaneo, come prevista dal precedente articolo 183, comma
1, lettera m), Dlgs 152/2006, sia con riferimento a necessari adeguamenti a norme comunitarie, sia in merito al criterio quantitativo dei rifiuti in deposito.
Ma la novità, a nostro avviso, destinata ad avere maggiore impatto nel sistema, è l’attribuzione alle Province dell’obbligo di sottoporre a periodici controlli gli enti o le imprese che producono rifiuti pericolosi.
Ricordate la congiunzione “ovvero” relativa ai criteri temporale e
quantitativo del deposito temporaneo, nella prima versione dell’articolo 6, lettera m) del Dlgs 22/1997?
Fiumi di inchiostro… per comprendere se si trattasse di criteri alternativi o meno; e poi il chiarimento derivante dall’“ovvero, in
alternativa” (1). Oppure, l’altra questione, dibattuta inizialmente, se fosse legittima o meno l’esclusione del deposito temporaneo
dalla nozione di “gestione” del rifiuto con il conseguente esonero
dall’obbligo di autorizzazione/iscrizione.
Dal 1997 ad oggi in realtà il deposito temporaneo ha trovato un suo
graduale assestamento, grazie anche alle precisazioni fornite dalla
Corte di Giustizia, la quale, specie in due occasioni (2) ha chiarito che già la direttiva 75/442/Ce (e poi, aggiungiamo noi, la direttiva 12/2006/Ce), seppur non dettando una definizione specifica di
deposito temporaneo, prevedevano, negli allegati IIA (punto D15) e
IIB (punto R13), l’esclusione di esso dalla nozione di smaltimento
o recupero. Inoltre, ponendolo espressamente a monte della fase di
raccolta (inizio delle attività di gestione dei rifiuti), legittimamente
hanno consentito allo Stato italiano di disporre l’esonero di questo
da obblighi autorizzatori. Altrettanto legittima la previsione di specifiche condizioni di esercizio per il deposito temporaneo, nel rispetto dei principi di precauzione e di azione preventiva, sanciti uniformemente dalle direttive comunitarie per tutte le operazioni di deposito di rifiuti, indipendentemente dal luogo o dal tempo di permanenza, e, quindi anche l’espressa subordinazione all’obbligo del registro di carico e scarico e al divieto di miscelazione (3).
In assenza di una specifica sanzione per il deposito temporaneo
cd. irregolare (4), la giurisprudenza della Cassazione (5) è ormai uniforme nel ritenere che l’inosservanza anche “di una sola” delle condizioni previste per il deposito temporaneo può configurare, a seconda della diversità delle condotte oggettive, uno stoccaggio (deposito preliminare – D15 o messa in riserva – R13), se il
deposito è effettuato nel luogo di produzione dei rifiuti (presupponendosi la necessità dell’autorizzazione); mentre si avrà un deposito incontrollato o abbandono di rifiuti, qualora il raggruppamento dei rifiuti avvenga in un luogo diverso da quello in cui sono prodotti e fuori dalla sfera di controllo del produttore. Le sanzioni applicabili sono quelle previste dall’articolo 256, comma 1 o 2.
Resta ferma, altresì, la fattispecie di discarica abusiva in caso di
deposito temporaneo che si protragga per più di un anno, come si
evince dalla definizione di discarica riportata nell’articolo 2, lettera
g) del Dlgs 36/2003 (6).
Peraltro, la Cassazione, con la sentenza n. 15680, del 23 aprile
2010, ribadendo il suo orientamento in tema di deposito temporaneo irregolare, ha colto l’occasione per affermare la conformità della disposizione dell’articolo 183, comma 1, lettera m) alle disposizioni della nuova direttiva rifiuti 98/2008/Ce, assumendo che
con quest’ultima “si è introdotta, per la prima volta, la nozione di deposito temporaneo essendosi precisato al quindicesi-
Il deposito temporaneo e le altre forme
di deposito nella direttiva 98/2008/Ce
La sentenza appena citata ci consente di esaminare il deposito
temporaneo alla luce della direttiva 2008/98/Ce, trasposta nel Dlgs
205/2010, di modifica della Parte quarta del Dlgs 152/2006.
Occorre precisare, rispetto l’assunto della Cassazione, che la direttiva 98/2008/Ce non introduce una specifica “nozione” di deposito temporaneo conforme a quella adottata dall’articolo 183 del
Dlgs 152/2006; anzi, a nostro avviso, ne complica l’individuazione con le precisazioni riportate nelle note agli Allegati I (***) e
II (****) – (sulle quali, in specie, v. infra). Tuttavia, è innegabile che il 15° considerando conferma ulteriormente (come già fatto dalla Corte di Giustizia) la legittimità della scelta del Legislatore italiano di esonerare dall’obbligo di autorizzazione e/o iscrizione il deposito temporaneo.
Articolo 183, comma 1, lettera m)
Va detto che il Legislatore comunitario avrebbe potuto essere più
chiaro, introducendo specifiche definizioni nell’articolato della direttiva, al fine di distinguere le varie forme di deposito a cui ha inteso fare riferimento.
Allo stato, infatti, risulta che il deposito dei rifiuti effettuato in attesa della raccolta nel luogo in cui sono prodotti (nostro deposito
temporaneo), viene indicato come “deposito preliminare” nel 15° e
16° considerando, mentre negli allegati I e II, punti D15 e R13, resta ferma l’indicazione come “deposito temporaneo”; ma quest’ultimo è anche indicato come “deposito preliminare” nella fase di
raccolta (nelle citate note ai punti D15 e R13 dei predetti allegati).
Ed invece, proprio al fine di evitare confusioni terminologiche, il
Legislatore nazionale ha opportunamente eliminato, nella trasposizione degli allegati I e II della direttiva, il testo delle note suindicate, inizialmente presenti nel testo dello schema di recepimento della direttiva (pur lasciandone una traccia nel Dlgs 205/2010,
pubblicato in Gu, ove non è stata, tuttavia, eliminata l’indicazione
dei numeri delle note 3 e 8, rispettivamente ai punti D15 e R13 degli allegati B e C).
Non è nostro obiettivo soffermarci sulla nuova definizione di raccolta (8), ma evidentemente il Legislatore comunitario, citando il
deposito durante la raccolta, ha inteso riferirsi a quelle ipotesi di
cd. stoccaggio intermedio, ricorrenti nella prassi, che il nostro Legislatore aveva già in parte disciplinato all’articolo 193, comma 12,
Dlgs 152/2006, escludendo, infatti, dalla nozione di stoccaggio (e
quindi dalla necessità di autorizzazione) le soste tecniche per le
operazioni di trasbordo dei rifiuti, subordinandole a precise esigenze tecniche e temporali (massimo 2 giorni, esclusi quelli interdetti alla circolazione).
Il deposito temporaneo nella nuova definizione
di cui all’articolo 183, comma 1, lettera bb)
Il Dlgs 205/2010, con l’articolo 10, ha sostituito integralmente la
definizione di deposito temporaneo prima riportata alla lettera bb)
dell’articolo 183 del Dlgs 152/2006, che ora trova collocazione alla lettera z) del medesimo articolo, con una nuova formulazione
dei punti 1 e 2.
Come accennato, tuttavia, mentre le precedenti direttive (75/442/
Ce e 12/2006/Ce) contenevano negli allegati IIA (punto D15) e IIB
(punto R13) espressa indicazione del deposito temporaneo dei rifiuti, da intendersi quello effettuato “prima della raccolta, nel
luogo in cui i rifiuti sono prodotti”, la nuova direttiva 98/2008/
Ce, nel confermare tale previsione, aggiunge ai punti in esame
specifiche note – indicate rispettivamente con tre e quattro asterischi – a tenore delle quali: “Il deposito temporaneo è il deposito
preliminare a norma dell’articolo 3, punto 10”. Tale ultimo articolo riporta la definizione di “raccolta” quale “il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito preliminare, ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento”.
Cosa debba intendersi per deposito preliminare (7) durante la fase di raccolta dei rifiuti, viene chiarito dal 16° considerando della direttiva, secondo cui: “nell’ambito della definizione di raccolta, il deposito preliminare di rifiuti è inteso come attività di
deposito in attesa della raccolta in impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero o smaltimento.
Dovrebbe essere operata una distinzione tra il deposito preliminare di rifiuti in attesa della raccolta e il deposito di rifiuti
in attesa del trattamento, tenuto conto dell’obiettivo della presente direttiva, in funzione del tipo di rifiuti, delle dimensioni
e del periodo di deposito e dell’obiettivo della raccolta. Tale di-
stinzione dovrebbe essere operata dagli Stati membri. Il deposito di rifiuti prima del recupero per un periodo pari o superiore a tre anni e il deposito di rifiuti prima dello smaltimento
per un periodo pari o superiore ad un anno sono disciplinati dalla direttiva 1999/31/Ce del Consiglio, del 26 aprile 1999,
relativa alle discariche di rifiuti”.
L’intervento Deposito temporaneo
mo ‘considerando’ che occorre operare una distinzione tra
il deposito preliminare dei rifiuti in attesa della loro raccolta,
la raccolta dei rifiuti e il deposito dei rifiuti in attesa di trattamento. Gli enti o le imprese che producono rifiuti durante la
loro attività non dovrebbero essere considerati impegnati nella gestione dei rifiuti e soggetti ad autorizzazione per il deposito dei propri rifiuti in attesa della raccolta.”.
Nella tabella che segue si riportano a confronto la precedente e la
nuova definizione (le parti evidenziate corrispondono alle modifiche apportate dal Dlgs 205/2010).
Dlgs 152/2006 come modificato dal Dlgs 205/2010
Articolo 183, comma 1, lettera bb)
m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima z) “deposito temporaneo”: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima
della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti con- della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni:
policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in
quantità superiore a 2,5 parti per milione (ppm), né policlorobifenile e policlorotrifenili in quantità superiore a 25 parti per milione (ppm);
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (Ce) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo
stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose
e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
Finalità del Sistri
e della tracciabilità
dei rifiuti in genere:
Secondo l’articolo 177, comma 4, Dlgs 152/2006 (come modifica‑
to dal Dlgs 205/2010) i rifiuti “sono gestiti senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:
Il “metodo” per garantire tutto questo è individuato dall’artico‑
lo 188‑bis del testo nella tracciabilità dei rifiuti, che “deve essere garantita dalla loro produzione sino alla loro destinazione finale.”.
Fermo restando che rimane una incognita assoluta capire come
la tracciabilità (Sistri o registri/formulari) possa evitare “inconvenienti da rumori o odori”, l’articolo 188‑bis stabilisce che “a
tal fine” (cioè proprio per evitare i pregiudizi alla salute e all’am‑
biente evidenziati) la gestione dei rifiuti deve avvenire nel rispetto:
• degli obblighi Sistri oppure
• degli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e sca‑
rico nonché del formulario di identificazione di cui agli artico‑
li 190 e 193. Tali obblighi non competono al soggetto che aderi‑
sce al Sistri.
Sistri non significa “addio alla carta”
L’articolo 188‑bis stabilisce che durante il trasporto effettuato da
enti o imprese i rifiuti sono accompagnati dalla copia cartacea
della scheda Sistri – Area movimentazione.
Il registro cronologico e le Schede Sistri – Area movimentazione
sono resi disponibili all’autorità di controllo in qualsiasi momen‑
to ne faccia richiesta e sono conservate in formato elettronico da
parte del soggetto obbligato per almeno tre anni dalla rispettiva
data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti.
Per i rifiuti smaltiti in discarica, invece, tale documentazione deve
essere conservata a tempo indeterminato e al termine dell’attivi‑
tà deve essere consegnata all’autorità che ha rilasciato l’autorizza‑
zione. È chiarito che l’attività della discarica prosegue fino al ter‑
mine della fase di gestione post operativa.
Resta da capire perché un così sofisticato sistema come il
Sistri richieda l’esibizione e la conservazione dei documenti
da parte delle imprese. Le autorità di controllo dovrebbero
avere la massima ed illimitata disponibilità di tutto con un
“clic” e, invece, a quanto pare, non è così.
Ancora l’articolo 188‑bis stabilisce che chi non aderisce al Sistri
deve adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei registri di ca‑
rico e scarico di cui all’articolo 190, nonché dei formulari di iden‑
tificazione dei rifiuti nella misura stabilita dall’articolo 193.
Tale “scelta” è riferita ai soggetti che non sono obbligati al Sistri.
1) enti e imprese produttori di rifiuti speciali pericolosi, ivi com‑
presi quelli di cui all’articolo 212, comma 8 (i produttori iniziali
di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e traspor‑
to dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti 30 kg/30
litri al giorno, a condizione che tali operazioni costituiscano par‑
te integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla
quale i rifiuti sono prodotti);
3) enti e imprese che effettuano operazioni di smaltimento o di
recupero di rifiuti e che producano per effetto di tale attività ri‑
fiuti non pericolosi, indipendentemente dal numero di dipen‑
4) commercianti e intermediari di rifiuti;
5) consorzi istituiti per il recupero o il riciclaggio di particolari ti‑
pologie di rifiuti che organizzano la gestione di tali rifiuti per con‑
to dei consorziati;
6) enti e imprese che effettuano operazioni di recupero o smalti‑
mento di rifiuti;
7) enti e imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali a ti‑
tolo professionale.
9) in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affi‑
dati i rifiuti speciali in attesa della presa in carico degli stessi da
parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua
il successivo trasporto;
10) Comuni e imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio
11) in caso di “produzione accidentale” di rifiuti pericolosi, il
produttore deve richiedere l’adesione al Sistri entro 3 giorni lavo‑
rativi dall’accertamento della pericolosità dei rifiuti.
Soggetti “facoltizzati” ad aderire al Sistri
I soggetti che seguono non sono obbligati ad aderire al Sistri ma,
se vogliono, possono farlo. Si tratta di:
1) enti e imprese che non hanno più di dieci dipendenti e che sia‑
no produttori di rifiuti speciali non pericolosi derivanti da:
• attività di recupero e smaltimento di rifiuti nonché i fanghi pro‑
dotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e
dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi
(articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g)).
Se non aderiscono al Sistri tali soggetti devono tenere il registro di carico e scarico.
2) Enti e imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti spe‑
ciali non pericolosi di cui all’articolo 212, comma 8 (cioè i pro‑
duttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni
di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, a condizione che tali ope‑
razioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organiz‑
zazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti).
3) Imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 C.c. che producono
4) Enti e imprese produttori di rifiuti speciali non pericolosi deri‑
vanti da attività diverse da quelle di cui all’articolo 184, comma 3,
lettere c), d) e g). Queste attività diverse sono:
• attività agricole e agro‑industriali, ai sensi e per gli effetti dell’ar‑
ticolo 2135 C.c.;
• attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano
dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo
184‑bis in materia di sottoprodotto;
• attività sanitarie.
5) Comuni, centri di raccolta e imprese di raccolta e trasporto dei
rifiuti urbani nel territorio di Regioni diverse dalla Regione Cam‑
Sistri e agricoltura
Fino al 31 dicembre 2011 sono esclusi dall’obbligo di iscrizione
al Sistri gli imprenditori agricoli che producono e trasportano ad
una piattaforma di conferimento, oppure conferiscono ad un circu‑
ito organizzato di raccolta, i propri rifiuti pericolosi in modo occa‑
sionale e saltuario.
• i trasporti di rifiuti pericolosi ad una piattaforma di conferimen‑
to, effettuati complessivamente per non più di 4 volte l’anno per
quantitativi non eccedenti i 30 kg o 30 litri al giorno e, comunque,
i 100 kg o 100 litri l’anno;
• i conferimenti, anche in un’unica soluzione, di rifiuti ad un cir‑
cuito organizzato di raccolta per quantitativi non eccedenti i 100
kg o 100 litri all’anno.
Tali imprenditori agricoli conservano in azienda per 5 anni la co‑
pia della convenzione o del contratto di servizio stipulati con il ge‑
store della piattaforma di conferimento o del circuito organizzato
di raccolta insieme alle schede Sistri – Area movimentazione, sot‑
toscritte e trasmesse dal gestore della piattaforma di conferimen‑
to o dal circuito organizzato di raccolta (articolo 39, commi 9 e 10,
Dlgs 205/2010).
Come si calcolano i dipendenti
8) in caso di trasporto navale, l’armatore o il noleggiatore che ef‑
fettuano il trasporto o il raccomandatario marittimo di cui alla
legge 4 aprile 1977, n. 135, delegato per gli adempimenti relativi al
Sistri dall’armatore o noleggiatore medesimi;
L’intervento SISTRI
2) enti e imprese con più di dieci dipendenti produttori di rifiuti
speciali non pericolosi derivanti da:
(articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g));
Secondo l’articolo 188‑ter, comma 3, il numero dei dipenden‑
ti è calcolato con riferimento al numero delle persone occupate
nell’unità locale dell’ente o dell’impresa con una posizione di la‑
voro indipendente o dipendente (a tempo pieno, a tempo parziale,
dal lavoro, cassa integrazione guadagni eccetera).
I lavoratori stagionali sono considerati come frazioni di unità lavo‑
rative annue con riferimento alle giornate effettivamente retribuite.
Decreti futuri
L’attuazione e l’implementazione del Sistri non sono affatto termi‑
nate; infatti, l’articolo 188‑ter (commi da 5 a 9) prevede che il Go‑
verno emani una serie di decreti relativi a:
• estensione dell’obbligo di iscrizione al Sistri alle categorie di
soggetti oggi solo “facoltizzati” (si veda sopra) nonché:
Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” (come modificato dal Dlgs 205/2010)
SOMMARIO della PARTE QUARTA
PARTE QUARTA – Norme in materia 
di gestione dei rifiuti e di bonifica
Art.209–Rinnovodelleautorizzazionialleimprese
inpossessodicertificazioneambientale
Art.210–Autorizzazioniinipotesiparticolari
Art.211–Autorizzazionediimpiantidiricerca
edisperimentazione
Art.212–Albonazionalegestoriambientali
Art.213–Autorizzazioniintegrateambientali
Art.177–Campodiapplicazioneefinalità
Art.178–Principi
Art.178‑bis–Responsabilitàestesadelproduttore
Art.179–Criteridiprioritànellagestionedeirifiuti
Art.180–Prevenzionedellaproduzionedirifiuti
Art.180‑bis–Riutilizzodiprodottiepreparazioneper
ilriutilizzodeirifiuti
Art.181–Riciclaggioerecuperodeirifiuti
Art.182–Smaltimentodeirifiuti
Art.182‑bis–Principidiautosufficienzaeprossimità
Art.182‑ter–Rifiutiorganici
Art.183–Definizioni
Art.184–Classificazione
Art.184‑bis–Sottoprodotto
Art.184‑ter–Cessazionedellaqualificadirifiuto
Art.185–Esclusionidall’ambitodiapplicazione
Art.186–Terreeroccedascavo
Art.187–Divietodimiscelazionedirifiutipericolosi
Art.188–Responsabilitàdellagestionedeirifiuti
Art.188‑bis–Controllodellatracciabilitàdeirifiuti
Art.188‑ter–Sistemadicontrollodellatracciabilitàdeirifiuti(Sistri) 100
Art.189–Catastodeirifiuti
Art.190–Registridicaricoescarico
Art.191–Ordinanzecontingibilieurgentiepoterisostitutivi
Art.192–Divietodiabbandono
Art.193–Trasportodeirifiuti
Art.194–Spedizionitransfrontaliere
Art.195–CompetenzedelloStato
Art.196–CompetenzedelleRegioni
Art.197–CompetenzedelleProvince
Art.198–CompetenzedeiComuni
Art.199–Pianiregionali
Art.200–Organizzazioneterritorialedelserviziodigestione
integratadeirifiutiurbani
Art.201–Disciplinadelserviziodigestioneintegratadeirifiutiurbani 114
Art.202–Affidamentodelservizio
Art.203–Schematipodicontrattodiservizio
Art.204–Gestioniesistenti
Art.205–Misureperincrementarelaraccoltadifferenziata
Art.206–Accordi,contrattidiprogramma,incentivi
Art.206‑bis–Osservatorionazionalesuirifiuti
Art.208–Autorizzazioneunicaperinuoviimpianti
dismaltimentoedirecuperodeirifiuti
Art.214–Determinazionedelleattivitàedellecaratteristiche
deirifiutiperl’ammissionealleproceduresemplificate
Art.214‑bis–Sgomberodellaneve
Art.215–Autosmaltimento
Art.216–Operazionidirecupero
Art.216‑bis–Oliusati
Art.216‑ter–ComunicazioniallaCommissioneeuropea
Art.217–Ambitodiapplicazione
Art.218–Definizioni
Art.219–Criteriinformatoridell’attivitàdigestione
deirifiutidiimballaggio
Art.220–Obiettividirecuperoediriciclaggio
Art.221–Obblighideiproduttoriedegliutilizzatori
Art.222–Raccoltadifferenziataeobblighidella
Pubblicaamministrazione
Art.223–Consorzi
Art.224–Consorzionazionaleimballaggi
Art.225–Programmageneralediprevenzioneedigestione
degliimballaggiedeirifiutidiimballaggio
Art.226–Divieti
Titolo III – Gestione di particolari
Art.227–Rifiutielettriciedelettronici,rifiutisanitari,
veicolifuoriusoeprodotticontenentiamianto
Art.228–Pneumaticifuoriuso
Art.229–Combustibiledarifiutiecombustibiledarifiuti
diqualitàelevata–CDReCDR‑Q
Art.230–Rifiutiderivantidaattivitàdimanutenzione
delleinfrastrutture
Art.231–Veicolifuoriusonondisciplinatidal
decretolegislativo24giugno2003,n.209
Art.232–Rifiutiprodottidallenavieresiduidicarico
Art.233–Consorzionazionalediraccoltaetrattamento
deglioliedeigrassivegetaliedanimaliesausti
Art.234–Consorzionazionaleperilriciclaggiodirifiuti
dibeniinpolietilene
Art.235–Consorzionazionaleperlaraccoltaetrattamento
dellebatteriealpiomboesausteedeirifiutipiombosi
Art.236–Consorzionazionaleperlagestione,raccolta
etrattamentodegliolimineraliusati
Art.237–Criteridirettivideisistemidigestione
141
143
147
Titolo IV – Tariffa per la gestione
Art.238–Tariffaperlagestionedeirifiutiurbani
Art.263–Proventidellesanzioniamministrativepecuniarie
Art.239–Principiecampodiapplicazione
Art.240–Definizioni
Art.241–Regolamentoareeagricole
Art.242–Procedureoperativeedamministrative
Art.243–Acquedifalda
Art.244–Ordinanze
Art.245–Obblighidiinterventoedinotificadapartedei
soggettinonresponsabilidellapotenzialecontaminazione
Art.246–Accordidiprogramma
Art.247–Sitisoggettiasequestro
Art.248–Controlli
Art.249–Areecontaminatediridottedimensioni
Art.250–Bonificadapartedell’amministrazione
Art.251–Censimentoedanagrafedeisitidabonificare
Art.252–Sitidiinteressenazionale
Art.252‑bis–Sitidipreminenteinteressepubblicoper
lariconversioneindustriale
Art.253–Onerirealieprivilegispeciali
Titolo VI – Sistema sanzionatorio
e disposizioni transitorie e finali
Art.254–Normespeciali
Art.255–Abbandonodirifiuti
Art.256–Attivitàdigestionedirifiutinonautorizzata
Art.257–Bonificadeisiti
Art.258–Violazionedegliobblighidicomunicazione,
ditenutadeiregistriobbligatoriedeiformulari
Art.259–Trafficoillecitodirifiuti
Art.260–Attivitàorganizzateperiltrafficoillecitodirifiuti
Art.260‑bis–Sistemainformaticodicontrollodellatracciabilità
deirifiuti
Art.260‑ter–Sanzioniamministrativeaccessorie.Confisca
Art.261–Imballaggi
Art.262–Competenzaegiurisdizione
Art.264–Abrogazionedinorme
Art.264‑bis–Abrogazioniemodifichedidisposizionideldecreto
delPresidentedelConsigliodeiMinistriindata27aprile2010
Art.264‑ter–Abrogazioniemodifichedidisposizionideldecreto
legislativo24giugno2003,n.209
Art.264‑quater–Abrogazioniemodifichedidisposizioni
deldecretolegislativo25luglio2005,n.151
Art.265–Disposizionitransitorie
Art.266–Disposizionifinali
Allegato B – Operazioni di smaltimento
Allegato C – Operazioni di recupero
Allegato D – Elenco dei rifiuti istituito dalla decisione 
della Commissione 2000/532/Ce del 3 maggio 2000
Allegato E – 1. Obiettivi di recupero e di riciclaggio.
2. Criteri interpretativi per la definizione di imballaggio
ai sensi della direttiva 2004/12/Ce
Allegato F – Criteri da applicarsi sino all’entrata in vigore 
del decreto interministeriale di cui all’articolo 226, comma 3
Allegato I – Caratteristiche di pericolo per i rifiuti
Allegato L – Esempi di misure di prevenzione dei rifiuti
157
Allegato 1 – Criteri generali per l’analisi di rischio sanitario 
ambientale sito‑specifica
Allegato 2 – Criteri generali per la caratterizzazione dei siti 
Allegato 3 – Criteri generali per la selezione e l’esecuzione 
degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa
in sicurezza (d’urgenza, operativa o permanente), nonché
per l’individuazione delle migliori tecniche d’intervento
a costi sopportabili
Allegato 4 – Criteri generali per l’applicazione di procedure 
Allegato 5 – Valori di concentrazione limite accettabili nel 
suolo e nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione d’uso
dei siti da bonificare
(So n. 269 alla Gu 10 dicembre 2010 n. 288)
NdR : Pubblichiamo la sola parte del Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205 (modificante della Parte quarta del Dlgs 152/2006) che non interviene direttamente nel testo del Dlgs 152/2006. Per le altre modifiche si rimanda al testo coordinato del Dlgs 152/2006, alle pagine seguenti.
Il “nuovo
Correttivo” del
Disposizioni di attuazione della direttiva
2008/98/Ce del Parlamento europeo e del
Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai
rifiuti e che abroga alcune direttive – Stralcio
Modifiche all’articolo 212 del decreto
2.LefunzionidelComitatonazionaleedelleSe‑
zioniregionalidell’Albosonosvolte,sinoallasca‑
denzadelmandatoincorsoalladatadientrata
invigoredelpresentearticolo,rispettivamentedal
Comitatonazionaleintegratodaduemembriin
rappresentanzadelleorganizzazioniimprendito‑
rialiedalleSezioniregionalidell’Albonazionale
delleimpresecheeffettuanolagestionedeirifiu‑
ti,senzanuoviomaggiorioneriacaricodellafi‑
nanzapubblica.
1.Lesanzionidelpresentedecretorelativealsi‑
stema di controllo della tracciabilità dei rifiuti
(Sistri)dicuiall’articolo188‑bis,comma2,let‑
teraa),siapplicanoapartiredalgiornosuccessi‑
voallascadenzadelterminedicuiall’articolo12,
comma2,deldecretodelMinistrodell’ambientee
dellatuteladelterritorioedelmareindata17di‑
cembre2009(1)esuccessivemodificazioni.
2.Alfinedigraduarelaresponsabilitànelpri‑
mo periodo di applicazione del sistema di con‑
trollodellatracciabilitàdeirifiuti(Sistri)dicui
all’articolo188‑bis,comma2,letteraa),isog‑
getti obbligati all’iscrizione al predetto sistema
cheomettonol’iscrizioneoilrelativoversamen‑
toneiterminiprevisti,fermorestandol’obbligodi
adempiereall’iscrizionealpredettosistemacon
pagamento del relativo contributo, sono puniti,
perciascunmeseofrazionedimesediritardo:
a)conunasanzioneparial5percentodell’im‑
portoannualedovutoperl’iscrizionesel’inadem‑
pimento si verifica nel periodo dal 1° gennaio
2011al30giugnodel2011;
b)conunasanzioneparial50percentodell’im‑
pimentosiverificaocomunquesiprotraenelpe‑
riododal1°luglio2011al31dicembre2011.
3.Dalladatadientratainvigoredelpresentede‑
cretosonoabrogatigliarticoli181‑bis,210e229
deldecretolegislativo3aprile2006,n.152,non‑
ché l’articolo 3 del decreto legislativo 30 aprile
1998,n.173.
4.Dalladatadientratainvigoredeldecretomi‑
nisterialedicuiall’articolo184‑bis,comma2,è
abrogatol’articolo186.
5.GliallegatiB,C,DedIallaParteIVdeldecre‑
tolegislativo3aprile2006,n.152sonosostitui‑
tidaicorrispondentiallegatialpresentedecreto.
6.GliallegatiA,GedHallaParteIVdeldecre‑
tolegislativo3aprile2006,n.152sonoabrogati.
7.Dopol’allegatoIallaParteIVdeldecretolegi‑
slativo3aprile2006,n.152,èaggiuntol’allegato
Lriportatoinallegatoalpresentedecreto.
8.Rimangonoinvigorefinoallaloroscadenza
naturale,tutteleautorizzazioniinessereall’eser‑
ciziodegliimpiantiditrattamentorifiutichepre‑
vedonolaproduzioneol’utilizzodiCdreCdr‑Q,
cosìcomegiàdefinitidall’articolo183,comma1,
letterer)es),deldecretolegislativo3aprile2006,
n.152,precedentementeallemodificheapportate
dalpresentedecretolegislativo,iviincluseleco‑
municazioniperilrecuperosemplificatodelCdr
dicuialleproceduredelDm5febbraio1998ar‑
ticolo3,Allegato1,Suballegato1,voce14earti‑
colo4,Allegato2,Suballegato1,voce1(2),sal‑
vomodifichesostanzialicherichiedanounarevi‑
sionedellestesse.
9.Finoal31dicembre2011sonoesclusidall’ob‑
bligo di iscrizione al sistema di controllo della
tracciabilitàdeirifiuti(Sistri),dicuiall’artico‑
lo188‑bis,comma2,letteraa),gliimprendito‑
riagricolicheproduconoetrasportanoaduna
piattaformadiconferimento,oppureconferisco‑
noaduncircuitoorganizzatodiraccolta,ipropri
rifiutipericolosiinmodooccasionaleesaltuario.
Sonoconsideratioccasionaliesaltuari:
a)itrasportidirifiutipericolosiadunapiattafor‑
madiconferimento,effettuaticomplessivamente
pernonpiùdiquattrovoltel’annoperquantitati‑
vinoneccedentiitrentachilogrammiotrentali‑
trialgiornoe,comunque,icentochilogrammio
centolitril’anno;
b)iconferimenti,ancheinun’unicasoluzione,
dirifiutiaduncircuitoorganizzatodiraccolta
perquantitativinoneccedentiicentochilogram‑
miocentolitriall’anno.
recuperoaisensidegliarticoli31e33
deldecretolegislativo5febbraio1997,
n. 22” pubblicato nel So alla Gu 16
aprile 1998 n. 88), Allegato 1, Subal‑
legato 1, Voce 14 “Rifiuti recuperabi‑
lidaRsuedarifiutispecialinonperi‑
colosiperlaproduzionediCdr”;Allega‑
to2,Suballegato1“Normetecnicheper
l’utilizzazionedeirifiutinonpericolosi
comecombustibiliocomealtromezzo
perprodurreenergia”.
(3) Il testo dell’articolo 7 (Modalità
operative semplificate), comma 1 del
decreto17dicembre2009“Istituzione
delsistemadicontrollodellatracciabi‑
litàdeirifiuti,aisensidell’articolo189
del decreto legislativo n. 152 del 2006
e dell’articolo 14‑bis del decreto‑legge
n.78del2009convertito,conmodifica‑
zioni,dallaleggen.102del2009”pub‑
blicatonelSon.10allaGu13genna‑
io2010n.9,èilseguente:“1. Le im‑
prese che raccolgono e trasportano i
propri rifiuti pericolosi di cui all’arti‑
colo 212, comma 8, del decreto legi‑
slativo 3 aprile 2006, n. 152, gli im‑
prenditori agricoli di cui all’articolo
2135 del Codice civile con un volume
di affari annuo non superiore a otto‑
mila euro che producono rifiuti pe‑
ricolosi, i soggetti la cui produzione
annua non eccede le dieci tonnellate
di rifiuti non pericolosi e le due ton‑
nellate di rifiuti pericolosi, nonché
15.CondecretodelMinistrodell’ambienteedella
tuteladelterritorioedelmarepossonoesserein‑
dividuate,inbasealcriteriodellarappresentativi‑
tàsulpianonazionale,organizzazioniallequali
èpossibiledelegareicompitiprevistidalladisci‑
plinadelSistriaisensidell’articolo7,comma1,
deldecretodelMinisterodell’ambienteedellatu‑
teladelterritorioedelmareindata17dicembre
2009,comemodificatodall’articolo9,comma1,
teladelterritorioedelmareindata9luglio2010,
pubblicatonellaGazzettaufficialen.161del13
luglio2010(3).
16.Idecretiministerialidiattuazionedelledi‑
sposizionidelpresentedecretosonoadottati,sal‑
vo che non sia diversamente ed espressamente
previsto,entrodueannidalladatadientratain
vigoredellerelativedisposizioni.
i soggetti di cui all’articolo 1, com‑
ma 4, possono adempiere agli ob‑
blighi di cui al presente decreto tra‑
mite le associazioni imprenditoriali
rappresentative sul piano naziona‑
le interessate e loro articolazioni ter‑
ritoriali, o società di servizi di diret‑
ta emanazione delle medesime orga‑
nizzazioni. Le imprese che raccolgo‑
no e trasportano i propri rifiuti pe‑
ricolosi di cui all’articolo 212, com‑
ma 8 del decreto legislativo 3 apri‑
le 2006, n. 152, i soggetti la cui pro‑
duzione annua non eccede le quat‑
tro tonnellate di rifiuti pericolosi, ivi
compresi gli imprenditori agricoli di
cui all’articolo 2135 del Codice civile,
i soggetti la cui produzione annua
non eccede le venti tonnellate di ri‑
fiuti non pericolosi, nonché i soggetti
di cui all’articolo 1, comma 4, posso‑
no adempiere agli obblighi di cui al
presente decreto tramite le organiz‑
zazioni di categoria rappresentative
sul piano nazionale interessate e lo‑
ro articolazioni territoriali, o società
di servizi di diretta emanazione del‑
le medesime organizzazioni. A tal fi‑
ne i predetti soggetti, dopo l’iscrizione
al Sistri ai sensi dell’articolo 3, prov‑
vedono a delegare le organizzazioni,
o loro società di servizi, prescelte. La
delega, scritta in carta semplice se‑
condo il modello disponibile sul sito
del portale Sistri, è firmata dal rap‑
presentante legale del soggetto dele‑
gante; la firma deve essere autenti‑
cata da notaio o altro pubblico uffi‑
ciale a ciò autorizzato.
Nelle ipotesi di cui al presente com‑
ma le associazioni imprenditoriali, o
loro società di servizi, sono tenute a
iscriversi al sistema Sistri per la spe‑
cifica categoria. Le associazioni im‑
prenditoriali delegate, o loro società
di servizi, provvedono alla compila‑
zione del registro cronologico e delle
singole schede Sistri.
La responsabilità delle informazioni
inserite nel sistema Sistri rimane a
carico del soggetto delegante.
1‑bis. Le associazioni imprendito‑
riali delegate, o loro società di ser‑
vizi, provvedono alla compilazione
del registro cronologico con caden‑
za mensile, e comunque prima del‑
la movimentazione dei rifiuti. Per i
produttori di rifiuti pericolosi fino a
200 kg all’anno, la compilazione av‑
viene con cadenza trimestrale, e co‑
munque prima della movimentazio‑
ne dei rifiuti. Il registro cronologico e
le singole schede Sistri sono conserva‑
te per almeno tre anni presso la se‑
de del delegante e tenuti a disposizio‑
ne, su supporto informatico o in co‑
pia cartacea, dell’autorità di control‑
lo che ne faccia richiesta.”.
(1) Iltestodell’articolo12(Disposizio‑
nitransitorie),comma2deldecreto17
dicembre2009“Istituzionedelsistema
dicontrollodellatracciabilitàdeirifiu‑
ti, ai sensi dell’articolo 189 del decre‑
tolegislativon.152del2006edell’ar‑
ticolo 14‑bis del decreto‑legge n. 78
del 2009 convertito, con modificazio‑
ni, dalla legge n. 102 del 2009” pub‑
io2010n.9,èilseguente:“2. Al fine di
garantire l’adempimento degli obbli‑
ghi di legge e la verifica della piena
funzionalità del sistema Sistri, per
un mese successivo all’operatività del
Sistri come individuata agli artico‑
li 1 e 2 i soggetti di cui ai medesimi
articoli rimangono comunque tenu‑
ti agli adempimenti di cui agli ar‑
ticoli 190 e 193 del decreto legislati‑
vo 3 aprile 2006, n. 152.”.Taletermi‑
neèstatoprimaprorogatoal31dicem‑
bre2010dall’articolo1,letterab),Dm
28settembre2010esuccessivamenteal
31maggio2011daldecreto22dicem‑
bre2010“Modificheedintegrazionial
decreto17dicembre2009,recantel’isti‑
tuzione del sistema di controllo della
tracciabilitàdeirifiuti(Sistri)”,pubbli‑
catonellaGu28dicembre2010n.302.
(2) Decreto 5 febbraio 1998 “Indivi‑
duazionedeirifiutinonpericolosisot‑
toposti alle procedure semplificate di
nieprodottiche,datiincomodatod’usoepre‑
sentandorischiinferioriperl’ambiente,sianore‑
stituiti dal consumatore o utente, dopo l’utiliz‑
zo,alcomodante,nonrientratraleoperazionidi
raccoltadirifiuticomedefinitadall’articolo183,
comma1,letterao).
13.Lenormedicuiall’articolo184‑bissiappli‑
canoanchealmaterialechevienerimosso,per
esclusiveragionidisicurezzaidraulica,daglial‑
veidifiumi,laghietorrenti.
14.Entro90giornidall’entratainvigoredelpre‑
sentedecreto,condecretodelMinisterodell’am‑
biente e della tutela del territorio e del mare,
adottatoaisensidell’articolo184‑bis,comma2,
deldecretolegislativon.152del2006comeintro‑
dottodalpresentedecreto,sonodefinitelecondi‑
zioniallequalisiadaqualificarsicomesottopro‑
dottoilmaterialederivantedalleattivitàdiestra‑
zioneelavorazionedimarmielapidei.
Legislazione norme nazionali Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205
10.Gliimprenditoriagricolidicuialcomma9
conservanoinaziendapercinqueannilacopia
dellaconvenzioneodelcontrattodiserviziosti‑
pulaticonilgestoredellapiattaformadiconfe‑
rimentoodelcircuitoorganizzatodiraccoltaco‑
meancheleschedeSistri–Areamovimentazio‑
ne,sottoscritteetrasmessedalgestoredellapiat‑
taformadiconferimentoodalcircuitoorganiz‑
zatodiraccolta.
11.Fattasalvaladisciplinainmateriadiprote‑
zione dell’ambiente marino e le disposizioni in
temadisottoprodotto,laddovesussistanounivo‑
cielementichefaccianoritenerelaloropresenza
sullabattigiadirettamentedipendentedamareg‑
giateoaltrecausecomunquenaturali,èconsen‑
titol’interramentoinsitodellaposidoniaedelle
medusespiaggiate,purchéciòavvengasenzatra‑
sportonétrattamento.
12.Laraccoltadeglielenchitelefoniciedeibe‑
(So n. 96 alla Gu 14 aprile 2006 n. 88)
NdR : Pubblichiamo il testo del Dlgs 152/2006, Parte quarta (rifiuti e bonifiche) ed i relativi allegati.
Il testo che segue è stato redazionalmente coordinato con le modifiche e le integrazioni apportate dai provvedimenti che fino ad oggi si sono susseguiti, ivi compreso il Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205 recante “Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive” (So n. 269 alla Gu 10 dicembre 2010 n. 288).
Il testo normativo è altresì annotato.
Con alcuni criteri grafici abbiamo evidenziato le modiche apportate dal Dlgs 205/2010:
1) le abrogazioni ad opera del Dlgs 205/2010 sono riportate in testo barrato;
2) tutte le sostituzioni, le modifiche e le integrazioni apportate dal Dlgs 205/2010 sono evidenziate in arancione.
Si segnala inoltre che su reteambiente.it (Area normativa, Rifiuti) è possibile verificare tutte le modifiche intervenute sul testo normativo sin dalla pubblicazione, differenziate con colorazione, che si riportano di seguito:
• Dlgs 8 novembre 2006, n. 284
• Dl 28 dicembre 2006, n. 300, convertito dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17
• Dlgs 16 gennaio 2008, n. 4
• Dl 23 maggio 2008, n. 90, convertito dalla legge 14 luglio 2008, n. 123
• Dlgs 20 novembre 2008, n. 188
• Dl 3 novembre 2008, n. 171, convertito dalla legge 30 dicembre 2008, n. 205
• Dl 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2
• Dl 30 dicembre 2008, n. 208, convertito dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13
• Dl 25 settembre 2009, n. 135, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166
• Dlgs 29 giugno 2010, n. 128
• Dl 8 luglio 2010, n. 105, convertito dalla legge 13 agosto 2010, n. 129
• Dpr 7 settembre 2010, n. 168
Si segnalano infine alcune incongruenze del testo, non dovute ad un’errata compilazione del testo coordinato da parte della Redazione, ma al dato normativo vigente che, ovviamente, né possiamo né vogliamo correggere. In particolare:
– per quanto riguarda l’Osservatorio nazionale sui rifiuti, il Dlgs 4/2008 (cd. “secondo Correttivo”) lo aveva sostituito alla soppressa Autorità, ma solo con riguardo ad alcune funzioni e procedure e non a tutte: pertanto il Lettore noterà che alcune funzioni e procedure sono prive di Organismo di riferimento;
– in tema di Consorzi, il Lettore noterà alcune disarmonie lessicali, anche in questo caso dovute al dato normativo vigente.
dei rifiuti e di bonifica
1.LaPartequartadelpresentedecretodisciplina
lagestionedeirifiutielabonificadeisitiinqui‑
nati anche in attuazione delle direttive comu‑
nitariesuirifiuti,suirifiutipericolosi,suglioli
usati,sullebatterieesauste,suirifiutidiimbal‑
laggio,suipoliclorobifenili(Pcb),sullediscari‑
che,sugliinceneritori,suirifiutielettriciedelet‑
tronici,suirifiutiportuali,suiveicolifuoriuso,
suirifiutisanitariesuirifiuticontenentiamian‑
to.Sonofattesalvedisposizionispecifiche,parti‑
colariocomplementari,conformiaiprincipidi
cuiallaPartequartadelpresentedecreto,adot‑
tate in attuazione di direttive comunitarie che
(1) Direttiva2008/98/Ce,“Direttivare‑
lativaairifiutiecheabrogaalcunedi‑
rettive”, pubblicata sulla Guue 22 no‑
vembre2008n.L312.
(2) Legge 21 giugno 1986, n. 317,
“Procedurad’informazionenelsettore
dellenormeeregolamentazioni tecni‑
cheedelleregolerelativeaiservizidella
1. La gestione dei rifiuti costituisce attività di
pubblico interesse ed è disciplinata dalla Parte
quarta del presente decreto al fine di assicura‑
reun’elevataprotezionedell’ambienteecontrol‑
liefficaci,tenendocontodellaspecificitàdeiri‑
fiutipericolosinonchéalfinedipreservareleri‑
sorsenaturali.
2.Irifiutidevonoessererecuperatiosmaltitisen‑
zapericoloperlasalutedell’uomoesenzausare
procedimentiometodichepotrebberorecarepre‑
giudizioall’ambientee,inparticolare:
a)senzadeterminarerischiperl’acqua,l’aria,il
suolo,nonchéperlafaunaelaflora;
b)senzacausareinconvenientidarumorioodori;
c)senzadanneggiareilpaesaggioeisitidipar‑
ticolareinteresse,tutelatiinbaseallanormati‑
vavigente.
3. La gestione dei rifiuti è effettuata conforme‑
mente ai principi di precauzione, di prevenzio‑
ne,diproporzionalità,diresponsabilizzazionee
dicooperazionedituttiisoggetticoinvoltinella
produzione,nelladistribuzione,nell’utilizzoenel
consumodibenidacuioriginanoirifiuti,nelri‑
spettodeiprincipidell’ordinamentonazionalee
comunitario,conparticolareriferimentoalprin‑
cipiocomunitario“chiinquinapaga”.Atalfine
lagestionedeirifiutièeffettuatasecondocriteri
diefficacia,efficienza,economicitàetrasparenza.
societàdell’informazioneinattuazione
delladirettiva98/34/CedelParlamen‑
toeuropeoedelConsigliodel22giugno
1998,modificatadalladirettiva98/48/
CedelParlamentoeuropeoedelConsi‑
gliodel20luglio1998”,pubblicatasul‑
laGu2luglio1986,n.151.
(3) Iltestodell’articolo8(Conferenza
4.Perconseguirelefinalitàegliobiettividella
Partequartadelpresentedecreto,loStato,leRe‑
gioni,leProvinceautonomeeglientilocalieser‑
citanoipoterielefunzionidirispettivacompe‑
tenza in materia di gestione dei rifiuti in con‑
formitàalledisposizionidicuiallaPartequar‑
tadelpresentedecreto,adottandoogniopportuna
azione ed avvalendosi, ove opportuno, median‑
te accordi, contratti di programma o protocol‑
li d’intesa anche sperimentali, di soggetti pub‑
blicioprivati.
5.Isoggettidicuialcomma4costituiscono,al‑
tresì,unsistemacompiutoesinergicochearmo‑
nizza,inuncontestounitario,relativamenteagli
obiettividaperseguire,laredazionedellenorme
tecniche,isistemidiaccreditamentoeisistemi
dicertificazioneattinentidirettamenteoindiret‑
tamente le materie ambientali, con particolare
riferimentoallagestionedeirifiuti,secondoicri‑
terieconlemodalitàdicuiall’articolo195,com‑
ma2,letteraa),enelrispettodelleproceduredi
informazionenelsettoredellenormeedellerego‑
lazionitecnicheedelleregolerelativeaiservizi
dellasocietàdell’informazione,previstedalledi‑
rettivecomunitarieerelativenormediattuazio‑
ne,conparticolareriferimentoallalegge21giu‑
gno1986,n.317.
1. La gestione dei rifiuti è effettuata conforme‑
ne,disostenibilità,diproporzionalità,direspon‑
sabilizzazioneedicooperazionedituttiisogget‑
ticoinvoltinellaproduzione,nelladistribuzione,
nell’utilizzoenelconsumodibenidacuiorigi‑
nanoirifiuti,nonchédelprincipiochiinquina
paga.Atalefinelagestionedeirifiutièeffettua‑
tasecondocriteridiefficacia,efficienza,econo‑
micità,trasparenza,fattibilitàtecnicaedecono‑
mica,nonchénelrispettodellenormevigentiin
materiadipartecipazioneediaccessoalleinfor‑
mazioniambientali.
Articolo 178‑bis
1.Alfinedirafforzarelaprevenzioneefacilita‑
re l’utilizzo efficiente delle risorse durante l’in‑
terociclodivita,compreselefasidiriutilizzo,ri‑
ciclaggioerecuperodeirifiuti,evitandodicom‑
prometterelaliberacircolazionedellemercisul
mercato,possonoessereadottati,previaconsul‑
tazionedellepartiinteressate,conunoopiùde‑
cretidelMinistrodell’ambienteedellatuteladel
territorioedelmareaventinaturaregolamenta‑
re,sentitalaConferenzaunificatadicuiall’ar‑
ticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n.281(3),lemodalitàeicriteridiintroduzione
dellaresponsabilitàestesadelproduttoredelpro‑
Stato‑cittàedautonomielocalieCon‑
ferenza unificata) del Dlgs 28 agosto
1997, n. 281 “Definizione ed amplia‑
mento delle attribuzioni della Confe‑
renzapermanenteperirapportitralo
Stato,leRegionieleProvinceautono‑
mediTrentoeBolzanoedunificazio‑
ne,perlematerieedicompitidiinte‑
ressecomunedelleRegioni,dellePro‑
vinceedeiComuni,conlaConferenza
Stato‑città ed autonomie locali”, pub‑
blicatosullaGu30agosto1997n.202,
èilseguente:
“1. La Conferenza Stato‑città ed au‑
tonomie locali è unificata per le ma‑
terie ed i compiti di interesse comu‑
nati,ancheinattuazionedelledirettivecomuni‑
tarie, in particolare della direttiva 2008/98/Ce
(1),prevedendomisurevolteaproteggerel’am‑
bienteelasaluteumana,prevenendooriducen‑
dogliimpattinegatividellaproduzioneedella
gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti com‑
plessivi dell’uso delle risorse e migliorandone
2. La gestione dei rifiuti costituisce attività di
pubblicointeresse.
3.Sonofattesalvedisposizionispecifiche,parti‑
colari ocomplementari, conformiaiprincipidi
cuiallaPartequartadelpresentedecretoadotta‑
teinattuazionedidirettivecomunitariechedi‑
sciplinano la gestione di determinate categorie
dirifiuti.
4.Irifiutisonogestitisenzapericoloperlasalu‑
tedell’uomoesenzausareprocedimentiometo‑
dichepotrebberorecarepregiudizioall’ambiente
e,inparticolare:
5.Perconseguirelefinalitàegliobiettividicui
aicommida1a4,loStato,leRegioni,lePro‑
vinceautonomeeglientilocaliesercitanoipote‑
rielefunzionidirispettivacompetenzainmate‑
riadigestionedeirifiutiinconformitàalledispo‑
sizionidicuiallaPartequartadelpresentedecre‑
to,adottandoogniopportunaazioneedavvalen‑
dosi,oveopportuno,medianteaccordi,contratti
diprogrammaoprotocollid’intesaanchesperi‑
mentali,disoggettipubblicioprivati.
6.Isoggettidicuialcomma5costituiscono,al‑
gno1986,n.317(2).
7.LeRegionieleProvinceautonomeadeguano
irispettiviordinamentialledisposizioniditute‑
ladell’ambienteedell’ecosistemacontenutenel‑
laPartequartadelpresentedecretoentrounan‑
no dalla data di entrata in vigore della presen‑
tedisposizione.
8.Aifinidell’attuazionedeiprincipiedegliobiet‑
tivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla Parte
quartadelpresentedecreto,ilMinistrodell’am‑
bienteedellatuteladelterritorioedelmarepuò
avvalersidelsupportotecnicodell’Istitutosupe‑
riore per la protezione e la ricerca ambientale
(Ispra),senzanuoviomaggiorioneriperlafi‑
Legislazione norme nazionali Dlgs 152/2006 – Parte quarta
disciplinano la gestione di determinate catego‑
riedirifiuti.
2.LeRegionieleProvinceautonomeadeguano
ladell’ambienteedell’ecosistemacontenutenella
Partequartadelpresentedecretoentrounanno
dalladatadientratainvigoredellostesso.
2‑bis. Ai fini dell’attuazione dei principi e de‑
gliobiettivistabilitidalledisposizionidicuialla
Partequartadelpresentedecreto,ilMinistropuò
avvalersidelsupportotecnicodell’Ispra–Istitu‑
tosuperioreperlaprotezioneelaricercaambien‑
tale,senzanuoviomaggiorionerinécompen‑
sioindennizzipericomponentidell’Ispra–Isti‑
tutosuperioreperlaprotezioneelaricercaam‑
Cambia in modo sostanziale, per la seconda volta in quattro anni, il regime della gestione dei rifiuti. La recente rimodulazione delle norme relative (avvenuta con il Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205), modifica profondamente il Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (cd. “Codice ambientale”) e si è resa necessaria per attuare
la direttiva 2008/98/Ce. Il decreto opera con la tecnica legislativa della novella; pertanto, il riferimento normativo rimane fermo al testo del Dlgs 152/2006.
A parte le modifiche delle regole di base, si introducono concetti radicalmente nuovi (es. “preparazione per riutilizzo” e “riutilizzo”) che aprono una nuova
era giuridica e gestionale, nella quale il confronto tra imprese e Pubblica amministrazione (comprensiva di Autorità di controllo e Magistratura) sarà quantomeno serrato.
La versione originale del “Codice” entrava in vigore all’esito della XIV Legislatura, la prima importante modifica (Dlgs 4/2008) arrivava “sul filo di lana” della XV Legislatura. Questa ultima modifica arriva, invece, nel bel mezzo della XVI
Legislatura, in un momento tutt’altro che facile e denso di incognite sotto il profilo istituzionale. Tale precisazione non è di poco conto, perché la strumentazione successiva del nuovo provvedimento necessita della regìa attenta ed accurata del Ministero dell’ambiente: dai decreti sui sottoprodotti ai criteri per l’“Endof-waste”, dalla disciplina specifica della responsabilità estesa del produttore
alla implementazione coordinata del Sistri alle norme per la preparazione per il
riutilizzo. In difetto di tale regìa, l’articolato e complesso sistema potrebbe inclinarsi ed incrinarsi in un settore già così provato dalle derive localiste.
In occasione di questa significativa riformulazione della disciplina, la Rivista
“Rifiuti-Bollettino di informazione normativa” propone un numero speciale
dedicato alla Parte quarta del Dlgs 152/2006. Il testo è aggiornato, ovviamente, non solo con le recenti modifiche introdotte dal Dlgs 205/2010, ma anche
con tutte quelle minute e numerosissime variazioni intervenute fin dal 2006 ad
opera di tante fonti primarie in grado di “aggiustare il tiro” e di cui, spesso, si
rischia di perdere la memoria.
Il testo qui pubblicato è anche arricchito da un poderoso apparato di note che
consente la puntuale contestualizzazione di tutta la normativa correlata.
Inoltre, come è nelle tradizioni della Rivista, al testo annotato, si aggiunge un
ampio repertorio di analisi e interpretazioni, per indirizzare gli operatori nella lettura e nell’applicazione delle principali innovazioni apportate: dagli aspetti tecnico-giuridici più controversi all’attuazione delle procedure previste, con
particolare attenzione alla fase di delicata transizione tra il sistema pregresso e
quello attuale (anche quando la norma tace) senza dimenticare il nuovo sistema sanzionatorio declinato per il Sistri.
Gli autori impegnati sono tra i maggiori esperti nazionali nel settore: Fabio Anile, Corrado Carrubba, Massimo Centemero, Sonia D’Angiulli, Simona Faccioli,
Paola Ficco, Leonardo Filippucci, Pasquale Fimiani, Alessandro Geremei, Maria
Letizia Nepi, Eugenio Onori, Claudio Rispoli, Gabriele Taddia.
Rivista Rifiuti Numero Speciale
Rivista Rifiuti Numero Speciale. Bollettino numero 180-181

References: articolo 1

Articolo 177
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Articolo 178
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Articolo 178
 articolo 39

Articolo 179

Articolo 180

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Articolo 181
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 articolo 205
 articolo 184
 articolo 177
 articolo 178
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 articolo 179
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 articolo 183

articolo 184
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 articolo 195
 articolo 183
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 sentenza 
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