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Timestamp: 2020-01-27 00:15:40+00:00

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L'ORA DELLA GIUSTIZIA PER I MORTI DI AMIANTO ALLA EX ITALSIDER-ILVA DI TARANTO - Medicina DemocraticaMedicina Democratica
E’ giunta l’ora della giustizia per i morti di amianto all’ex ITALSIDER-ILVA di Taranto: giovedì 13 giugno attesa la sentenza della Suprema Corte di Cassazione di conferma delle condanne agli ex dirigenti dello stabilimento ex ITALSIDER-ILVA di Taranto AIEA parte civile nella lunga e dolorosa vicenda processuale
“Attendiamo da quasi 10 anni anni che ci sia un atto tangibile di giustizia per ‘i morti di amianto’ all’ex ITALSIDER- ILVA di Taranto e ci auguriamo vivamente che questa sia la volta buona, con la conferma in Cassazione delle condanne per gli ex dirigenti aziendali, imputati della morte per mesotelioma di numerosi lavoratori!”: è quanto ha dichiarato Maura Crudeli, presidente nazionale di AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto, parte civile nella lunga e dolorosa vicenda processuale il cui ultimo atto, è previsto giovedì 13 giugno presso la Suprema Corte di Cassazione, IV Sezione Penale (piano 2).
Un atto che arriva a due anni esatti dalla sentenza del 23 giugno 2017 della Corte d’Appello di Lecce, Sezione Distaccata di Taranto: furono tre gli ex dirigenti dello stabilimento ITALSIDER-ILVA di Taranto condannati con l’accusa di omicidio colposo e di omissione dolosa di cautele, ma che adesso sono rimasti in due, in seguito del decesso di Giambattista Spallanzani, condannato in appello a 2 anni e 8 mesi (9 anni in primo grado). Rimangono quindi Sergio Noce, condannato a 2 anni e 4 mesi (9 anni e 6 mesi in primo grado) e Attilio Angelini a 2 anni (9 anni e 2 mesi), mentre Fabio Riva, ex vicepresidente di Riva Fire, e Luigi Capogrosso erano stati precedentemente assolti dalla Corte d’Appello.
Preoccupazione ampiamente giustificata perchè quella di giovedì 13 giugno è infatti la seconda convocazione del processo in Cassazione, dopo il rinvio improvviso del febbraio scorso per “omessa notifica agli imputati non ricorrenti”. L’AIEA sarà presente con il proprio avvocato, Stefano Palmisano, del foro di Brindisi e con i rappresentanti di Medicina Democratica e del CNA, Coordinamento Nazionale Amianto, con cui condivide innumerevoli battaglie da un capo all’altro della Penisola, isole comprese. Sono 11 i lavoratori deceduti per mesotelioma pleurico per i quali si attende giustizia: Simonelli Domenico, Tillilli Antonio, De Carlo Paolo, De Marco Dalmasso, Carrieri Marcello, Cito Sante, Russo Angelo, Mariano Vittorio, Casamassima Giuseppe, Lanzo Antonio, Pisoni Arcangelo.
” Si tratta di una questione fondamentale di principio- ha detto Maura Crudeli- nonostante l’esiguità della pena, la sentenza della Corte d’Appello di Taranto del 2017 ha riconosciuto il nesso di causalità fra l’esposizione all’amianto e il mesotelioma e quindi il nesso fra l’amianto e la morte della gran parte degli operai per mesotelioma e patologie asbesto correlate. E’ questa la nostra battaglia: il riconoscimento penale delle responsabilità, contro tutti i tentativi in atto per arrivare sostanzialmente ad un nulla di fatto, fra prescrizioni, lungaggini burocratiche infinite e cavilli giuridici!”
Una battaglia di principio che si inscrive in uno scenario drammatico, la cui evidenza è quotidianamente sotto gli occhi di tutti: Taranto è la provincia con il più alto numero di morti per malattie professionali, con un aumento preoccupante di patologie tumorali anche fra i giovani e dove è stato davvero vano il sacrificio dei troppi morti per i lavoro, passati e presenti vista l’ennesima crisi all’ILVA con i 1.400 operai messi improvvisamente in cassa integrazione
Questa che arriva in Cassazione a Roma, è infatti vicenda processuale, complessa e dolorosa come troppe ormai in Italia, cominciata nel 2012 al Tribunale di Taranto: erano 31 in tutto gli operai dell’ITALSIDER-lLVA di Taranto morti per mesotelioma pleurico ed altre patologie asbesto correlate, per cui furono 27 gli ex dirigenti dello stabilimento ITALSIDER-ILVA di Taranto, imputati a vario titolo per la loro morte. E questo è quanto è accaduto: nel processo di 1°grado furono condannati per complessivi 189 anni di reclusione, ma nel processo del giugno 2017 presso la Corte di Appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, furono tutti assolti, tranne tre: una sentenza clamorosa, che ribaltò in buona parte la sentenza di condanna a varie pene emessa dal Tribunale di Taranto nel maggio 2014.
Di fatto la Corte d’Appello dichiarò l’estinzione del reato di “omissione dolosa di cautele antinfortunistiche per intervenuta prescrizione” già alla data del primo processo.
Una storia che si ripete troppo spesso, quella del tentativo di “negazionismo”, di “abolizionismo” rispetto alle patologie causate dall’amianto. La solita ennesima “beffa” per chi è morto per il lavoro e non potrà mai più difendersi contro chi ne ha provocato la morte e contro i meccanismi “perversi” di una “giustizia, ballerina”, che a volte condanna e a volte assolve, e dove tempi elefantiaci e meandri burocratici vincono troppo spesso sui diritti fondamentali delle persone.
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