Source: https://www.laputa.it/bandiera-bianca/
Timestamp: 2019-12-08 05:32:15+00:00

Document:
Bandiera bianca – Lapůta
1864–2014: 150º anniversario della Croce Rossa
1 – Venezia, 1849: bombardamento di Forte Marghera (litografia di F.Perrin).
Ehi! della gondola
Bandiera bianca! L'ultima ora di Venezia
1848: la città di Venezia insorse contro il Regno Lombardo Veneto proclamando la restaurazione della Repubblica di San Marco. Gli austriaci, il cui già esiguo senso dell’umorismo era stato logorato dalla rivolta di Milano e dall’aria rivoluzionaria che spirava in tutta Europa, non presero bene il gesto e nell’agosto del 1849 la città, stremata da cinque mesi di assedio e da una epidemia di colera (il morbo), dovette arrendersi alle truppe asburgiche. I celebri versi del poeta Arnaldo Fusinato, che aveva preso parte alla difesa guidata dal patriota Daniele Manin, ne L’ultima ora di Venezia esprimono tutta la drammaticità e lo sconforto di quei momenti con una celebre immagine allegorica:
sul ponte, simbolo di Venezia, sventola una bandiera bianca, simbolo di resa.
2 – Una bandiera bianca come simbolo di pace (Worldpeace, Norvegia)
La bandiera bianca è infatti universalmente riconosciuta –a seconda delle occasioni e dei contesti–come segno di pace, capitolazione, tregua, trattativa o estraneità al conflitto: in genere chi la espone chiede di non essere aggredito, garantendo al contempo di non essere nelle condizioni né nell’intenzione di recare offesa alcuna. L’usanza di utilizzare un panno bianco come segno di resa o pace si è sviluppato in modo indipendente in diverse parti del mondo: il più antico episodio noto si ebbe in Cina, all’epoca della Dinastia Hang Orientale (220–50 a.C). Lo storico Publio Cornelio Tacito, nelle Historiae, riferisce che durante la guerra civile romana del 68-69 d.C. i vitelliani assediati a Cremona dalle Legioni flaviane di Marco Antonio Primo, comunicarono a questi la resa esponendo dalle mura rami di ulivo e “bende”:[1]
«…chieggono […] mercè per Dio , e mostrano i sagri veli e le bende dalle mura.»
Publio Cornelio Placido, Historiae libro III, XXXI (109 d.C.)
Traduzione di Bernardo Davanzati, 1822.
Si tratta del primo utilizzo documentato, in occidente, di un tessuto bianco (le “bende”) per comunicare al nemico l’intenzione di arrendersi. Nella saga di Eirik il Rosso, raccolta di poemi epici in prosa sull’esplorazione vichinga del Nord America risalente probabilmente al XII secolo, i vichinghi dell’equipaggio al comando di un certo Karlsefni sono avvicinati da un gruppo di skraelingar, nativi nordamericani, che agitano delle pertiche. Uno dei vichinghi osserva: «potrebbe essere un segno di pace, prendiamo lo scudo bianco e portiamolo incontro a loro.»[2] Il che suggerisce che anche presso i vichinghi, intorno al X secolo, uno scudo bianco fosse un segno di pace o tregua. Nel 1502 il sovrano della città indiana di Calicut[3] inviò al suo nemico, il portoghese Vasco da Gama, un bramano[4] munito di un panno bianco legato ad un bastone, in segno di pace. A raccontarlo è un altro esploratore portoghese, Gaspar Correia:
«…mandou hum seu Bramane em huma almadia com hum pano branco atado e um páu per sinal de paz.»
«…mandò un suo Bramano su una zattera con un panno bianco e un palo come segno di pace.»
Gaspar Correia, Lendas da Índia (c.a 1550), p.300 (pubb. 1858)
Le ragioni per cui in luoghi diversi ed in maniera del tutto indipendente si sia scelto proprio il bianco potrebbero essere varie e non ci sono pervenute. Più che per eventuali significati simbolici del colore, l’affermazione come bandiera di tregua o resa nei secoli successivi avrebbe però a che fare con l’aspetto pratico: secondo i vessillologi infatti, in passato il tessuto colorato era costoso e non sempre facilmente reperibile –soprattutto nel contesto di una battaglia– mentre un pezzo di stoffa bianca lo si poteva ricavare facilmente da materiali di uso comune[5] come ad esempio lenzuola, tovaglie, parti di indumenti, fasciature e qualunque cencio, per quanto logoro e strappato. Inoltre il bianco evitava la confusione con eventuali insegne delle unità militari e i vessilli nazionali, che erano invece per lo più abbondantemente colorati.[5]
3 – Il giurista olandese Huig Van Groot (Ugo Grozio) in un ritratto di Michiel Jansz van Mierevel del 1631.
L’usanza di esporre un drappo bianco per chiedere tregua divenne talmente consolidata da essere riconosciuta de facto pur in assenza di norme scritte che regolassero i conflitti, se non limitatamente ad eventuali “regole” concordate di volta in volta dalle parti prima dello scontro.[6] Nel 1625 il giurista Huig Van Groot[7] nel trattato De iure belli ac pacis
, uno dei testi fondamentali di diritto internazionale, riconobbe la bandiera bianca come un «segno, per cui l’uso ha dato un significato». In pratica, una regola del diritto consuetudinario: «…un segno tacito di chiedere al parlamento, e sarà come obbligatorio, come se espresso dalle parole.» Ciò non costituiva però di per sé una legittimazione de iure e l’uso della bandiera bianca fu lasciata alle consuetudini militari sino alla I Convenzione dell’Aia del 1899 che finalmente ne sanciva l’uso con il significato di trattativa. Il «diritto all’inviolabilità» diventava finalmente norma scritta:
Art. 32. An individual is considered a parlementaire who is authorized by one of the belligerents to enter into communication with the other, and who carries a white flag. He has a right to inviolability […]
Art. 32. Un individuo si considera parlamentare[8] quando è autorizzato da una parte belligerante ad entrare in comunicazione con l’altra, e quando porta una bandiera bianca. Ha diritto all’inviolabilità […]
Convenzione dell’Aia II, 1899, capitolo III: «sulle bandiere nella tregua»
4 – Il generale britannico Arthur Percival, con bandiera bianca, accompagnato da un ufficiale giapponese si reca a trattare la resa delle forze alleate a Singapore il 15 febbraio 1942. Fu la più grande resa della storia militare britannica.
Anche le Convenzioni di Ginevra, con il Protocollo aggiuntivo dell’8 giugno 1977, includono infine la bandiera bianca, definita “bandiera di tregua”[9] o “di parlamentare”,[10] tra i «simboli protettivi internazionalmente riconosciuti».[9] Analogamente agli altri simboli di protezione (come la croce rossa ed altri emblemi stabiliti dalle convenzioni) attaccare chi la porta diventa un crimine di guerra, punito dalle norme cui gli stati belligeranti si sono impegnati a sottostare. A tutela della parte contraente è però proibito anche l’uso improprio[9] della bandiera bianca per ottenere un vantaggio militare, come ad esempio sfruttare l’immunità per effettuare azioni di spionaggio,[11] trasportare armi e munizioni, simulare la resa o commettere atti di perfidia:[10] tali abusi sono considerati crimini di guerra e comportano l’immediato decadimento di eventuali tutele garantite dal diritto internazionale, in primis l’immunità conferita dalla bandiera.
Questo principio è ben illustrato in una sequenza del film Il Patriota
(2000, regia di Roland Emmerich): durante la guerra di indipendenza americana (1775–1783) Benjamin Martin (Mel Gibson), combattente nell’Esercito Continentale, protetto dalla bandiera bianca si reca a trattare uno scambio di prigionieri presso un forte britannico.[12] Qui viene provocato dal borioso colonnello Tavington (Jason Isaacs) dei dragoni[13] britannici il quale, non potendo colpirlo in quanto ambasciatore sotto bandiera bianca, spera così di suscitare una reazione violenta. In questo modo infatti Martin perderebbe l’immunità e Tavington, forte di un’intera compagnia di dragoni, potrebbe così legittimamente annientare il minuscolo drappello coloniale. Martin però non si lascia accecare dalla rabbia e, ottenuto lo scambio, se ne va senza cadere nel tranello. I fatti narrati (del tutto romanzati) sono ambientati in epoca precedente alla convenzione dell’Aia del 1899 ma — come abbiamo visto — l’immunità dell’ambasciatore e il divieto di aggressione da parte di quest’ultimo erano norme consuetudinarie già consolidate.
Nel romanzo I ragazzi della via Pál
dell’ungherese Ferenc Molnár, ambientato nella Budapest di inizio secolo, due bande di ragazzi sono in “guerra” tra loro in una grottesca emulazione del mondo militare degli adulti, del quale riproducono anche le convenzioni:
«Alt! Chi va là?»
Csele sventolò la bandiera bianca senza proferir parola. Le sentinelle non sapevano che pesci pigliare, perché non si erano mai trovati ad affrontare una situazione simile, sicché si misero a urlare in direzione dell’isola:
«Uja–op! Ci sono degli estranei!»
Sentendo questo Feri Áts andò verso il ponte. Lui sapeva bene cosa significasse una bandiera bianca, quindi diede alla delegazione il permesso di entrare sull’isola.[14] «Siete degli ambasciatori?»
, Ferenc Molnár (1906)
L’uso come «bandiera di parlamentare» nel XX secolo continua comunque a coesistere de facto con quello tradizionale di resa da parte di singole unità militari che decidono di deporre le armi e consegnarsi alla potenza avversaria. Secondo le Convenzioni di Ginevra, chi ha «chiaramente espresso l’intenzione di arrendersi» deve essere riconosciuto hors de combat, fuori combattimento, e non deve essere fatto «oggetto di attacco»[15] ma solo di eventuale cattura come prigioniero di guerra. Va da sè che la bandiera bianca, sulla scorta della consuetudine, è da considerarsi una espressa dichiarazione di resa.
5 – Sicilia, 1943: soldati italiani si arrendono agli alleati (Bundesarchiv, Bild 146-1977-160-12 / CC-BY-SA).
6 – 1916, prima guerra mondiale. Un soldato australiano cerca i feriti con la protezione di una bandiera bianca.
Non sono mancati casi in cui una bandiera bianca sia stata utilizzata — forse in mancanza d’altro — per la ricerca ed il recupero dei feriti (foto 6) sebbene le Convenzioni prevedano anche appositi emblemi per questo scopo (croce rossa ed equivalenti). Oggi l’uso più frequente della bandiera bianca è probabilmente quello di segnalare la propria estraneità alla belligeranza e chiedere quindi di non essere colpiti: recentemente infatti è stata spesso utilizzata dai civili per allontanarsi dal teatro degli scontri, come si è potuto osservare nelle immagini di cronaca pervenute dai recenti conflitti e diffuse dai media.
Come bandiera nazionale e di guerra
7 – Battaglia di martinica, 1779: vascello francese con la bandiera di guerra bianca al bompresso. Dipinto di Auguste-Louis de Rossel de Cercy.
Un drappo totalmente bianco, simbolo di purezza, era lo stendardo personale del re di Francia durante la dinastia borbonica; se disseminato di gigli d’oro era invece quello della famiglia reale. Non avendo la Francia dell’Ancien Régime una bandiera ufficiale, gli stendardi reali venivano utilizzati anche come bandiera nazionale e vessillo da guerra, tanto dalle forze di terra che dalle navi: in marina era uso che la bandiera di trattativa fosse invece nera (→bandiera di parlè). Sostituita dall’attuale tricolore dalla prima repubblica, dopo la rivoluzione francese del 1789,[16] la bandiera bianca (con i gigli) fu ripristinata nel 1814 all’inizio della restaurazione borbonica; quindi si ritornò al tricolore con la rivoluzione di luglio del 1830 o “seconda rivoluzione francese”.
8 – La “stainless banner”, la seconda bandiera nazionale degli stati confederati adottata il 1º maggio 1863.
Nel 1863 gli Stati Confederati impegnati nella guerra di secessione americana adottarono una nuova bandiera nazionale: la cosiddetta stainless banner (“bandiera senza macchia”), un drappo bianco che recava al cantone la bandiera da battaglia, la celebre “croce del Sud”: «un quadrato di due terzi l’ampiezza della bandiera, con il fondo rosso, sul quale una larga croce d’azzurro, bordata di bianco, e blasonata da stelle bianche a cinque punte».[17] Ci si accorse ben presto però, che la nuova bandiera poteva essere confusa con quella di tregua. Il 4 marzo del 1865 venne quindi approvata dal Congresso una nuova bandiera, modificata mediante l’apposizione di una barra verticale rossa al battente per distinguerla dalla bandiera bianca anche quando le pieghe avessero nascosto il cantone. Ironia della sorte però, di lì a poco più di un mese le principali armate sudiste avrebbero dovuto alzare davvero la bandiera bianca: la guerra di secessione si avviava ormai alla conclusione.
Come bandiera di quarantena o di contagio
9 – La bandiera gialla di quarantena, da una stampa del 1868.
A partire dal XIV secolo, per prevenire le epidemie di peste, si diffuse la pratica (introdotta per la prima volta a Ragusa) di sottoporre ad un periodo di isolamento di quaranta giorni le navi provenienti dalle zone colpite dalla peste per consentire di osservare l’eventuale insorgenza di sintomi della malattia: era la quarantena. Spesso le regole portuali imponevano alle navi di esporre un segnale che indicasse lo stato di quarantena della nave, la cosiddetta “bandiera della sanitaria”. La bandiera gialla, oggi comunemente associata alla quarantena,[18] fu invece adottata in Gran Bretagna solo dal primo gennaio 1789, mentre in Germania nel XIX secolo si usava una bandiera verde.[19] Le prime tracce documentali dell’uso di un segnale di quarantena riportano invece l’uso di una bandiera bianca: Charles Frederick Henningsen (1815–1877), scrittore, mercenario ed agente segreto, scriveva: «Fonti danesi forniscono informazioni secondo le quali, durante la grande peste del 1710–1711, navi poste in quarantena devono issare una bandiera bianca.»[19]
Tuttavia, in assenza di una normativa univoca, a seconda delle regole portuali locali la bandiera bianca poteva assumere due significati quasi opposti: quello di quarantena o di libera pratica, ovvero di assenza malattie a bordo. Si riporta che nel 1751 la nave svedese Prins Carl diretta alle Indie Orientali esponeva la bandiera bianca al bompresso durante il periodo di quarantena.[19] Al contrario nel 1799 la nave — anch’essa svedese — Kongen af Danmark diretta in Cina, giunta a Cape Town (Sudafrica) esponeva la bandiera bianca al bompresso con il significato di “libera pratica”.[19] Le “Hawaiian Laws” del 1842–1843 promulgate da re Kamehameha III imponevano che il comandante delle navi in arrivo, prima di attraccare in uno qualsiasi dei porti delle isole, consegnasse ai piloti portuali una dichiarazione scritta di assenza di malattie a bordo (una autocertificazione ante litteram) ed esponesse la bandiera bianca[20] per almeno mezz’ora ad indicare che la nave aveva ricevuto la libera pratica dall’autorità portuale.[21] A terra, il simbolo fu utilizzato anche per la quarantena degli edifici: per prevenire una eventuale epidemia a seguito di un caso di vaiolo, nel 1863 la municipalità di Richmond (Virginia) emise un’ordinanza con la quale si imponeva di esporre una “bandiera bianca” sulle case nelle quali uno degli occupanti manifestasse i sintomi di qualsivoglia malattia, pena una multa di dieci dollari.[22]
Come metafora
“Bandiera bianca” è diventata una espressione idiomatica di uso comune anche al di fuori del contesto militare, come sinonimo di resa anche in senso lato.[23] Il lessico giornalistico non ne fa economia, infilandola in qualunque ambito, dalla politica all’economia, alla finanza allo sport.[24] Nel 1981 anche il cantautore Francio Battiato si “arrese” alla mediocrità della società dell’epoca[25] nella canzone che riprende proprio i versi più noti de L’ultima ora di Venezia di Arnaldo Fusinato, citati all’inizio di questo articolo: «sul ponte sventola bandiera bianca».[26]∎
[1]Lamendola, Francesco. “La guerra civile fra Vitellio e Vespasiano” Arianna Editrice. 21 Ago. 2007. Web. 8-7-2014. ↩
[2]La saga di Eirik il Rosso, X 10-12. in Giovannoli, R. Jolly Roger. Le bandiere dei pirati
. Milano: Medusa, 2011. Pag. 98.↩
[3]Tra il XII e il XVIII secolo il Regno di Calicut (corrispondente all’attuale città di Kozhikode) era governato da sovrani ereditari detti Zamorin.↩
[4]Un sacerdote induista, membro della casta sacerdotale.↩
[5]Koerner, Slate (op.cit.)↩
[6]I cosiddetti “cartelli”.↩
[7]Noto anche con il nome italianizzato di Ugo Grozio.↩
[8]Nel senso di “negoziatore”.↩
[9]Convenzioni di Ginevra, Protocollo Aggiuntivo (I) dell’8 giugno 1977. Art. 38: «[…] È anche proibito l’uso improprio deliberato in un conflitto armato di simboli protettivi internazionalmente riconosciuti, inclusa la bandiera di tregua, […]»↩
[10]Convenzioni di Ginevra, Protocollo Aggiuntivo (I) dell’8 giugno 1977. Art. 37: «Divieto della perfidia. 1. è vietato di uccidere, ferire o catturare un avversario ricorrendo alla perfidia. Costituiscono perfidia gli atti che fanno appello, con l’intenzione di ingannarla, alla buona fede di un avversario per fargli credere che ha il diritto di ricevere o l’obbligo di accordare la protezione prevista dalle regole del diritto internazionale applicabile nei conflitti armati. Sono esempi di perfidia gli atti seguenti: a) simulare l’intenzione di negoziare sotto la copertura della bandiera di parlamentare, o simulare la resa; […]»↩
[11]Art. 33, Convenzione dell’Aia II (1899)↩
[12]Vedi su Youtube (in inglese).↩
[13]Dragoni: fanteria montata a cavallo.↩
[14]L’isola citata nel romanzo di Molnár è Margit–Sziget (Isola Margherita), un’isola fluviale sul Danubio all’interno della città di Budapest.↩
[15]Convenzioni di Ginevra, Protocollo Aggiuntivo (I) dell’8 giugno 1977, art. 41: «1. Una persona riconosciuta o che, nelle circostanza, dovrebbe essere riconosciuta come hors de combat non deve essere fatta oggetto di attacco. 2. Una persona è hors de combat se: […] (b) ha chiaramente espresso l’intenzione di arrendersi;[…]»↩
[16]Il tricolore fu adottato ufficialmente con legge del la legge del 15 febbraio 1794.↩
[17]“Atto della bandiera” del 1863, Statutes at Large, Primo Congresso, Sessione III, Capitolo 88, approvata dal Presidente il 1º maggio 1863.↩
[18]In realtà oggi, con l’adozione del Codice Internazionale dei Segnali (INTERCO) dell’Organizzazione Marittima Internazionale, la bandiera gialla ha assunto il significato opposto: «La mia nave è indenne e chiedo libera pratica». La doppia bandiera gialla indica invece la richiesta di un controllo sanitario da parte delle autorità portuali.↩
[19]Sache in Flags Of The World (op. cit.)↩
[20]Fornita “in prestito” dai piloti, cosi come quella, eventuale, di quarantena.↩
[21]Capitolo LI “Quarantine Laws”, sezione 1, art. 1. Da Translation of the Constitution and Laws of the Hawaiian Islands, Established in the Reign of Kamehameha III. 1842, pag.
112.↩
[22]“The White Flag.” The Daily Dispatch [Richmond] 23 gen. 1863: pag. 2. Perseus Digital Library. Web. 6-7-2014.↩
[23]“Alzare bandiera bianca” Dizionario dei modi di dire Corriere della Sera. n.d. Web 8-7-2014.↩
[24]Alcuni esempi: “Su Poznan sventola bandiera bianca!” Pagina99 12 Mag. 2014. Web. — “Letta: non alzeremo bandiera bianca su Electrolux, nuovi passi su taglio costo lavoro” Il Sole 24 Ore 30 Gen. 2014. Web. — “Detroit, niente bandiera bianca” Gazzetta dello Sport 6 Giu 2005. Web.↩
[25]Liberti, Marco. “Bandiera bianca: Battiato si arrende alla mediocrità dell’epoca” La musica che gira intorno… 6 Agosto 2012. Web. 22-7-2014. ↩
[26]Bandiera Bianca dall’album La Voce Del Padrone
, 1981↩
Grassi, Giuseppe. Dizionario militare italiano. 2. ed. Torino: Società Tipografico-Libraria, 1833. P. 213.
Lattanzi, Giorgio, Vito Monetti. “I crimini di guerra.” La Corte penale internazionale. Organi, competenza, reati, processo
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Fontana, Matteo. “Le bandiere nazionali degli Stati Confederati d’America” La Guerra Civile Americana. N.p., 9 Mag. 2014. Web. 8-7-2014.
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L’autore, Silvio Dell’Acqua, è Cultore Italiano di Storia della Croce Rossa Internazionale (CISCRI) e si è avvalso — oltre che delle fonti sopraelencate — della preziosa consulenza del dott. Aldo Piccone, esperto di diritto dei conflitti armati e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate della Croce Rossa Italiana.
F. Perrin (litografia), 1851 [PD] Commons;
Jan Jacobsen, Norvegia 2008 [CC-BY-SA 3.0] Commons/Worldpeace.no;
Michiel Jansz. van Mierevelt, Hugo de Groot, 1631 olio su tavola [PD] Museum Het Prinsenhof, Commons;
15 febbraio 1942 [PD] Commons;
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William Henry Thornhill Burrel. 1916 [PD] State Library of New South Wales, PXB198;
Auguste-Louis de Rossel de Cercy, 1779 [PD] Musée national de la Marine, Paris – Commons;
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Johnson, 1868 da Johnson’s new chart of national emblems [PD] Library of Congress pga0832.

References: Art. 32

Art. 32
 Art. 38
 Art. 37
 art. 41
 art. 1