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Timestamp: 2020-05-26 18:29:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23945 del 12/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23945 del 12/10/2017
Cassazione civile, sez. III, 12/10/2017, (ud. 22/03/2017, dep.12/10/2017), n. 23945
sul ricorso 11515-2014 proposto da:
P.F. in proprio, QUADRIFOGLIO SRL in persona del suo
presidente e legale rappresentante P.F., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA PREMUDA 6, presso lo studio dell’avvocato
ANTONIO CODERONI, che li rappresenta e difende unitamente
all’avvocato GIOVANNI QUADRI giusta procura speciale in calce al
N.F., elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZZA GENTILE
DA FABRIANO, 3, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CAVALIERE,
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato SILVIA CRIBIU’
avverso la sentenza n. 1655/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
udito l’Avvocato AMATORI per delega;
udito l’Avvocato RAFFAELE CAVALIERE per delega.
Con sentenza del 17/4/2013 la Corte d’Appello di Milano ha respinto il gravame interposto dal sig. P.F., legale rappresentante della Società Quadrifoglio s.r.l., in relazione alla pronunzia Trib. Milano 23/12/2008, di rigetto della domanda proposta nei confronti del sig. N.F. di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza dell’attività dal medesimo prestata in qualità di curatore del Fallimento della società (OMISSIS) in liq. “con grave negligenza ed incuria nello studio e nella lettura degli atti del fallimento”, avendo in particolare presentato denuncia penale nei suoi confronti per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e bancarotta fraudolenta documentale, in ragione della ravvisata simulazione del contratto di associazione in partecipazione nel luglio del 1994 costituita con quest’ultima e con la neo costituita società Atr Quadrifoglio s.r.l. asseritamente dissimulante una cessione d’azienda della società (OMISSIS) in liq. volta a realizzare l'”appropriazione del pacchetto clienti della società fallita nonchè di parte del suo patrimonio”. Reati dai quali è stato poi assolto con formula piena.
La corte di merito ha altresì respinto il gravame in via incidentale proposto dal N. in ragione del rigetto della domanda in via riconvenzionale proposta di condanna del P. ex art. 96 c.p.c.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il P. – in proprio – e la Società Quadrifoglio s.r.l. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 4 motivi.
Resiste con controricorso il N..
Con il 1, il 2 e il 3 motivo i ricorrenti denunziano violazione dell’art. 132 c.p.c., art. 111 Cost., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 4 motivo denunziano “violazione e falsa applicazione dell’art. 366, n. 4 e 5 in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4”.
I motivi risultano infatti formulati in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che i ricorrenti fanno riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, alla costituzione “il 28 luglio 1994 di una “Associazione in partecipazione (doc. 1 citazione di 1^ grado)”, alla “deposizione avanti il Tribunale Penale” dell’avv. De Naro Papa, all'”istanza di sequestro inoltrata alla Procura (doc. 2 citazione di 1^ grado, pag. 8)”, alla “relazione sulla gestione di bilancio della Quadrifoglio s.p.a.” della dott.ssa C., alla “sentenza resa il 02 Febbraio-31 Marzo 2004 n. 993/04” del “Tribunale Penale”, all'”istanza-denuncia al P.M. (doc. 2 citazione di 1^ grado, pag. 7), all'”atto di citazione”, alla “transazione”, alla “memoria 23 luglio 2007”, alla sentenza del giudice di prime cure, alla “pag. 24 della Comparsa conclusionale (di primo grado) del N.”, alla “pag. 9 della Comparsa di risposta sempre di primo grado”, all’atto di appello) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Va per altro verso posto in rilievo che non risultano invero nemmeno sviluppati argomenti in diritto coerenti con le norme di diritto denunziate come asseritamente violate, con i contenuti richiesti dal combinato disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, essendosi i ricorrenti limitati a muovere apodittica e non ben comprensibili doglianze, sicchè quanto dedotto si risolve nella proposizione in realtà di “non motivi” (cfr. Cass., 8/7/2016, n. 1274; Cass., 8/7/2014, n. 15475; Cass., 1/10/2012, n. 17318; Cass., 17/1/2012, n. 537).
Deve ulteriormente sottolinearsi, con particolare riferimento al 1 motivo, che pur formalmente denunziando nell’intestazione del 1 motivo violazione dell’art. 132 c.p.c., risulta nel corpo del motivo in realtà dai ricorrenti inammissibilmente dedotto un vizio di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), giacchè alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione temporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione si sostanzia solamente nell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche l'”erroneità” o l'”illogicità” o l’insufficienza della motivazione, come viceversa nella specie, laddove i ricorrenti si dolgono che lo “scritto è un accenno” e che esso “manca di logica” (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312).
Non può infine sottacersi, da un canto, che gli odierni ricorrenti, anzichè argomentare a sostegno della lamentata nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., nel corpo del motivo deducono doglianze circa la diligenza nella specie mantenuta dal curatore fallimentare N., senza invero nemmeno indicare la norma che intendono censurare, e sotto quale profilo. Per altro verso, che nella parte in cui lamentano “un totale travisamento dei fatti” e una “falsa rappresentazione della realtà” in realtà tendono ad un’inammissibile rivalutazione dei fatti di causa, laddove non prospettino inammissibili vizi revocatori ex art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4.
Trattandosi nel caso di ricorso per cassazione proposto avverso sentenza pubblicata dopo il 2 marzo 2006 (D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, comma 2) relativamente a giudizio instaurato in primo grado anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, e trovando nel caso applicazione non già l’art. 96 c.p.c., comma 3 bensì l’art. 385 c.p.c., comma 4 (giacchè la relativa abrogazione disposta dalla L. n. 69 del 2009, art. 45, comma 20, è ex art. 58, comma 1 medesima legge efficace soltanto per i ricorsi per cassazione proposti dopo l’entrata in vigore di detta legge, contro provvedimenti pronunciati nell’ambito di giudizi introdotti in primo grado dopo di essa: cfr. Cass., 17/2/2017, n. 4288; Cass. n. 5599 del 2014; successivamente, Cass. n. 4930 del 2015; Cass. n. 15030 del 2015; Cass. n. 2684 del 2016), ricorrendone i presupposti (stante l’esistenza di plurime ragioni di inammissibilità) va ai sensi del suindicato art. 385 c.p.c., comma 4 disposta la condanna dei ricorrenti al pagamento in via solidale di ulteriore somma – che si stima equo fissare nella misura di Euro 12.000,00 – in favore del controricorrente.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 12.200,00, di cui Euro 12.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, in favore di quest’ultimo dell’ulteriore somma di Euro 12.000,00 ex art. 385 c.p.c., comma 4.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 96
 art. 111
 sentenza 
 art. 366
 sentenza 
 art. 395
 sentenza 
 art. 27
 art. 45
 art. 58
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 385
 art. 385