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Timestamp: 2020-04-01 01:47:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25549 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25549 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25549
sul ricorso 24095/2018 proposto da:
I.G., elettivamente domiciliato in Roma Via Del Casale
1. Con ricorso al Tribunale di Roma, I.G., cittadino della Nigeria, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegata al medesimo dalla competente Commissione territoriale. Con Decreto n. 9360/2018, depositata il 5 luglio 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.
3. Per la cassazione di tale provvedimento ha, quindi, proposto ricorso I.G. nei confronti del Ministero dell’interno, affidato a due motivi. L’intimato non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo motivo di ricorso, I.G. denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e art. 14, lett. b) e c) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
1.1. L’istante lamenta che il Tribunale abbia ritenuto – ai fini della concessione della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) – non credibile la narrazione dei fatti che lo avrebbe determinata a lasciare il Paese di origine, consistiti nelle gravi minacce subite dalla setta degli (OMISSIS), per essersi il medesimo convertito alla religione cristiana, i cui affiliati si sarebbero addirittura spinti fino al punto di uccidere suo fratello.
1.2. Il ricorrente si duole, altresì, del fatto che il giudice di merito non abbia concesso al medesima neanche la protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), senza tenere adeguatamente conto, sulla base di dati attinti da fonti internazionali aggiornate, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, della situazione socio-politica del Paese di origine, con particolare riferimento all’attività delle sette, e segnatamente a quella del (OMISSIS).
1.3.2. Nel caso di specie, il giudice adito ha ampiamente motivato circa le ragioni per le quali ha ritenuto non credibili le dichiarazioni del richiedente, in quanto incoerenti e lacunose, essendosi il medesimo “limitato ad asserire che il motivo che principalmente lo ha indotto a lasciare la setta è stata la sua conversione alla religione cristiana, senza tuttavia descrivere come lo stesso sia riuscito a sfuggire alle asserite minacce e persecuzioni degli adepti nei suoi confronti, salvo riferire che questi ultimi avevano ucciso il proprio fratello”. E tuttavia, neppure tale circostanza risulta in alcun modo dettagliata e circostanziata, sotto il profilo spaziale e temporale.
1.3.3. Per quanto concerne, poi, la protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c), del decreto succitato, va osservato che la proposizione del ricorso al tribunale nella materia della protezione internazionale dello straniero non si sottrae all’applicazione del principio di allegazione dei fatti posti a sostegno della domanda, sicchè il ricorrente ha l’onere di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio (Cass., 28/09/2015, n. 19197). Pertanto, soltanto quando il cittadino straniero che richieda il riconoscimento della protezione internazionale, abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale alla vita o alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 14, lett. c), (Cass., 28/06/2018, n. 17069; Cass., 31/01/2019, n. 3016).
1.3.4. Nel caso concreto, i fatti allegati nel giudizio di merito non attengono a situazioni di violenze indiscriminate, derivanti da un conflitto armato interno o internazionale, trattandosi di circostanze relative ad una vicenda personale del richiedente, in relazione alla quale, peraltro, il medesimo non è risultato neppure credibile. In ogni caso, il giudice adito ha accertato – sulla base di fonti internazionali aggiornate, citate nel provvedimento, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 – che la zona di provenienza del ricorrente (Edo State) non risulta interessata da una situazione di violenza indiscriminata in una situazione di conflitto armato interno o internazionale.
2. Con il secondo motivo di ricorso, I.G., denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 32, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
2.2.1. Il giudice territoriale ha motivato il diniego di protezione umanitaria, in considerazione del fatto che la narrazione delle vicende che avrebbero determinato l’abbandono del Paese di origine da parte del richiedente non evidenziano situazione alcuna di vulnerabilità personale, e che l’istante non ha allegato nè problemi di salute, nè eventuali traumi subiti nei Paesi di transito, percorsi prima di arrivare in Italia. E neppure la comparazione tra le condizioni economico-sociali due Paesi (quello di provenienza e quello ospitante) ha evidenziato profili di disparità tali da far temere una messa in pericolo dei diritti fondamentali dello straniero, in caso di rientro del medesimo in patria. Del resto l’accertata non credibilità della narrazione dei fatti operata dall’istante, ed il mancato rilievo di una generale situazione socio-politica negativa, nella zona di provenienza, correttamente hanno indotto il Tribunale a denegare la misura in esame (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4455).

References: Sentenza 
 art. 3
 art. 14
 art. 8
 art. 14
 art. 14
 art. 8
 art. 14
 art. 14
 art. 8
 art. 5
 art. 32