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Timestamp: 2020-08-13 15:24:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26488 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26488 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. II, 17/10/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 17/10/2019), n.26488
sul ricorso 11524-2017 proposto da:
V.E., nella qualità di erede di V.A.,
rappresentato e difeso, per procura speciale in calce al ricorso,
dall’Avvocato Alfonso Luigi Marra;
avverso il decreto n. 59001/2011 della Corte d’appello di Roma,
depositato il 26 ottobre 2016;
22 maggio 2019 dal Presidente relatore, Dott. Stefano Petitti.
la Corte d’appello di Roma, con il decreto qui impugnato, ha dichiarato improcedibile il ricorso proposto nel 2011 da V.E., nella qualità di erede di V.A. – ricorso volto ad ottenere l’equa riparazione per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato dal suo dante causa nel 2004, definito con decreto di perenzione depositato il 7 luglio 2011 -, rilevando che nel giudizio amministrativo presupposto non era stata presentata istanza di prelievo;
che per la cassazione di tale decisione V.E., nella qualità, ha proposto ricorso, affidato a un unico motivo;
il ricorrente censura il decreto impugnato, deducendone molteplici profili di illegittimità, per avere ritenuto che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo nel giudizio amministrativo del quale si lamenta la irragionevole durata, sia preclusiva della possibilità di esaminare la domanda di equa riparazione;
che, infatti, deve prendersi atto che nelle more del presente giudizio è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 6 marzo 2019, che ha dichiarato incostituzionale il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, e successive modifiche, qui rilevante, trattandosi nella specie di procedimento per il quale non risulta applicabile la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, come novellato dalla L. n. 208 del 2015 (attesa la specifica norma transitoria di cui alla citata L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2-bis, in quanto il processo presupposto alla data del 31 ottobre 2016 avrebbe già superato i termini di durata ragionevole);
che la stessa Corte ha altresì rammentato che di recente, con la sentenza 22 febbraio 2016, Olivieri e altri contro Italia, la Corte EDU ha affrontato il problema dell’effettività del rimedio nazionale ex Lege n. 89 del 2001, soggetto alla condizione di proponibilità del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2; e, esaminando diacronicamente tale disposizione, fino al testo scaturito dalle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 104 del 2010, ha conclusivamente ritenuto che la procedura nazionale per lamentare la durata eccessiva di un giudizio dinanzi al giudice amministrativo, risultante dal combinato disposto della “legge Pinto” con la disposizione stessa, non possa essere considerata un rimedio effettivo ai sensi dell’art. 13 CEDU, soprattutto perchè il sistema giuridico nazionale non prevede alcuna condizione volta a garantire l’esame dell’istanza di prelievo;
che la Corte costituzionale ha quindi ritenuto che la norma in esame si pone in contrasto con la “costante giurisprudenza della Corte EDU”, atteso che l’istanza di prelievo, cui fa riferimento il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane dalla L. n. 208 del 2015), non costituisce un adempimento necessario ma una mera facoltà del ricorrente (ex art. 71, comma 2 codice del processo amministrativo, la parte “può” segnalare al giudice l’urgenza del ricorso), con effetto puramente dichiarativo di un interesse già incardinato nel processo e di mera “prenotazione della decisione” (che può comunque intervenire oltre il termine di ragionevole durata del correlativo grado di giudizio), risolvendosi in un adempimento formale, rispetto alla cui violazione la, non ragionevole e non proporzionata, sanzione di improponibilità della domanda di indennizzo risulta non in sintonia nè con l’obiettivo del contenimento della durata del processo nè con quello indennitario per il caso di sua eccessiva durata;
che la sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità della norma che subordina la proponibilità della domanda di equo indennizzo alla necessaria presentazione dell’istanza di prelievo per contrasto con i parametri convenzionali della CEDU (art. 6, par. 1), la cui violazione comporta, appunto, per interposizione, quella dell’art. 117 Cost., comma 1, impone quindi la cassazione del decreto impugnato con rinvio per nuovo esame alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, la quale dovrà in ogni caso considerare, come ribadito dalla Corte costituzionale nella menzionata sentenza, che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex Lege n. 89 del 2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della correlativa domanda;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 art. 2
 art. 6
 sentenza 
 art. 54
 art. 54
 art. 71