Source: https://genitoreattivo.wordpress.com/2017/03/07/polo-0-6/
Timestamp: 2018-01-18 05:47:42+00:00

Document:
Polo 0 – 6 | LA SCUOLA DELLE 3 i
Dossier sull’att0 di delega 0 – 6
Quindi si ritiene necessaria la laurea per sopperire alle necessità primarie del minore? Attualmente quali i titoli richiesti per accedere all’insegnamento della scuola dell’infanzia e nei nidi differiscono: si colmerebbe in questo modo il divario?
Scompare il termine “cura”. Permane una netta differenziazione fra finalità e organizzazione del primo ciclo, l’attuale nido (ad esclusione delle sezioni primavera), e quella della scuola dell’infanzia. Il personale, i docenti, sarà diversificato anche nei ruoli, come prevede l’attuale diversificazione fra insegnanti dell’infanzia e di primaria, quindi con differente qualifica e abilitazione?; in tal caso vi sarà anche differenza di retribuzione, come attualmente avviene fra i docenti dei diversi ordini di scuola? Il personale sarà interscambiabile, cioè da “educativo-curativo” può divenire “educativo-istruttivo”. L’osservazione non è fuori luogo atteso che in diversi istituti comprensivi si è verificato che il personale assunto come “potenziamento” nella scuola primaria sia stato “utilizzato” come supplente anche nell’infanzia. Anche questo testo-delega prevede che parte del personale assunto come potenziamento della primaria venga ora assorbito nell’infanzia.
Comma 2. I Poli per l’infanzia si caratterizzano quali laboratori permanenti di ricerca (…) e apertura al territorio, anche al fine di favorire la massima flessibilità e diversificazione per il migliore utilizzo delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali.
Comma 4. Al fine di favorire la costituzione di Poli (…) l’INAIL destina 150 milioni di euro.
Comma 6. Il MIUR (…)provvede a ripartire le risorse tra le Regioni e individua i criteri per l’acquisizione (…) delle manifestazioni di interesse degli Enti Locali proprietari delle aree interessati alla costruzione dei Poli.
Comma 1. Lo Stato promuove (…) il Piano di azione nazionale pluriennale [art.8](..)
lettera e) la qualificazione universitaria del personale dei servizi educativi per l’infanzia [attuale nido, da zero a tre anni]
Comma 1. lettera a): Lo Stato indirizza, programma e coordina la progressiva e equa estensione del SIEI su tutto il territorio nazionale, in coerenza col Piano di Azione Nazionale Pluriennale [P.A.N.P art.8] e nei limiti del Fondo [art. 12]
Comma 1. lettera): Le Regioni programmano e sviluppano il Sistema IEI sulla base delle indicazioni del P.A.N.P.
lettera b) definiscono le linee d’intervento regionale per il supporto professionale al personale del Sistema IEI.
Comma 1. Per l’attuazione del presente decreto, gli Enti Locali, singolarmente o in forma associata, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili nei loro bilanci:
Favoriscono iniziative di formazione in servizio per tutto il personale del S.I.E.I.
Gli EE.LL., nei limiti delle loro risorse finanziarie a gestire “propri Servizi Educativi e scuole dell’infanzia” autorizzando anche soggetti privati a fare altrettanto.
Nel vago rimane la definizione di “proprie” strutture scolastiche. Che tipo di differenziazione si intende? Consederato che esistono già asili nido e scuole dell’infanzia comunali, quale sarebbe la novità? Forse nella possibilità di “attivare e valorizzare” le risorse professionali di tutto il sistema zero-sei. Saranno quindi il sindaco, la giunta o il consiglio comunale, una compagine politica potenzialmente non imparziale e/o corruttibile, a definire l’utilizzazione e la “valorizzazione” di tutto il personale. Non vengono in questa fase indicati parametri per dare “valore” ai docenti dei vari ordini di scuola. È utile precisare che l’attribuizione del personale lo definisce il MIUR con il MEF (Ministero Economia e Finanza) e che le competenze e funzioni organizzative e didattiche sono stabilite per mezzo del DPR 89/20091. Inoltre, la formazione del personale della scuola dell’infanzia è di competenza esclusiva del MIUR2. La definizione dei finanziamenti alle scuole paritarie private è compito dello Stato ai sensi della Legge 62/20003.
Lettera g) [gli enti locali] definiscono le modalità di partecipazione delle famiglie
Attualmente le modalità di partecipazione delle famiglie nelle scuole dell’infanzia statali sono definite dal Dlvo 297/94 e sono di esclusiva competenza dello Stato4.
Comma 2. Il Piano definisce la destinazione delle risorse finanziarie (…) sulla base di indicatori di evoluzione demografica (…) di cui al comma 4 art. 12.
Il suddetto comma 4 specifica di fatto che “previa programmazione regionale, sulla base delle richieste degli enti locali, le risorse sono erogate direttamente ai Comuni, con priorità di quelli privi o carenti di scuole dell’infanzia (…)”. Se il Comune formula la richiesta in base alla necessità del territorio e dell’utenza, in cosa differisce ciò dalla “domanda individuale”? Il richiamo alla normativa di riferimento, ossia all’art. 6 del decreto n.55 del 1983 che elenca quelli che sono i servizi a domanda individuali, fra cui gli asili nido, è per specificare che ci si riferisce a “tutte le attività gestite direttamente dall’ente, che siano poste in essere non per obbligo istituzionale, che vengono utilizzate a richiesta dell’utente e che non siano state dichiarate gratuite per legge nazionale o regionale”5.
Dal suddetto articolo 6 del D.55/83 deriva il decreto 31/12/83 che recita: “individuazione delle categorie dei servizi pubblici locali a domanda individuale per i quali i Comuni sono tenuti a chiedere la contribuzione degli utenti”. Tale decreto puntualizza che: “Ritenuto che ai sensi del combinato disposto dell’ultimo comma del medesimo art. 6 e dell’art. 3 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito in legge 26 febbraio 1982, n. 51, sono invece esclusi dalla disciplina ivi prevista i servizi gratuiti per legge statale o regionale”. Quindi le scuole che prevedono rette da pagare non sono escluse dalla categoria di servizi locali a domanda individuale.
Comma 4. Gli interventi previsti dal PANP sono attuati in riferimento a ciascuno degli enti destinatari e a ciascuna delle specifiche iniziative, in base all’effettivo concorso, da parte dell’ente medesimo, al finanziamento del fabbisogno mediante la previsione delle risorse necessarie, per quanto di rispettiva competenza.
Comma 1. La soglia massima di partecipazione economica delle famiglie alle spese di funzionamento dei Servizi Educativi per l’Infanzia, sia pubblici che privati accreditati che ricevono finanziamenti pubblici è definita con intesa in sede di Conferenza Unificata6 (…) tenuto conto delle risorse disponibili a legislativa vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Comma 2. Le aziende pubbliche e private, quale forma di welfare aziendale, possono erogare alle lavoratrici e ai lavoratori [con figli di età compresa fra i tre mesi e tre anni] un “buono nido” spendibile nel sistema dei nidi accreditati o a gestione comunale.
Comma 2. (…) Svolge compiti consultivi e propositivi formata da esperti in materia di educazione e di istruzione (…) designati dal MIUR, dalle Regioni e dagli Enti Locali.
Comma 3. La Commissione propone al MIUR le Linee guida per il SIEI (Art. 5, c1, lettera f, orientamenti educativi)
Comma 1. Per la progressiva attuazione del P.A.N.P. e la promozione del SIEI è istituito presso il MIUR il Fondo Nazionale per il SIEI
Comma 2. Il Fondo Nazionale finanzia:
La formazione in servizio del personale educativo e docente(…)
Comma 3. Il MIUR promuove un’intesa in sede di Conferenza Unificata (…) avente ad oggetto la compartecipazione al finanziamento del S.I.E.I. di Stato, Regioni, Province autonome (…) e Enti Locali e il riparto del Fondo di cui al comma 1.
Comma 4. Il MIUR sulla base degli iscritti, della popolazione in età e di (…) equilibri territoriali e della loro massima capacità fiscale provvede all’erogazione delle risorse del Fondo di cui al comma 1, esclusivamente come cofinanziamento della programmazione regionale dei servizi educativi e scolastici per l’infanzia, operando la ripartizione delle regione per regione.(…) sulla base delle richieste degli enti locali, le risorse sono erogate direttamente ai Comuni, con priorità per quelli privi o carenti di scuole dell’infanzia (…).
Questa ultima precisazione si è resa forse necessaria in seguito alla denuncia portata avanti dall’economista e giornalista de “Il Mattino” Marco Esposito7; nel suo articolo aveva fatto presente come, seguendo il concetto di “spesa storica” quale parametro per l’erogazione dei fondi per gli asili nido, prevedendo il finanziamento in base alle strutture già esistenti e non ai reali bisogni dei territori, si sarebbe creata una enorme disuguaglianza ed una ingiusta ripartizione a totale svantaggio delle regioni del Sud. Chi ha già avrà, chi non ha non avrà, come si è detto più su. La denuncia del giornalista segue il 14/11/20168 quando registra come il “fabbisogno comunale non è misurato in base al fabbisogno dei bambini da zero a tre anni, ma sugli asili nido esistenti nel 2013. Chi aveva zero asili si ritrova a fabbisogno zero”. Poiché i termini fanno la differenza, nel comma non c’è chiarezza fra “servizi educativi e scolastici per l’infanzia” e “scuole per l’infanzia” . La priorità è per i Comuni “privi o carenti di scuole per l’infanzia” e non già di nidi.
Una riflessione giunge anche dall’economista Alberto Zanardi9, dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio10. Egli osserva: “La determinazione dei fabbisogni standard essendo in parte basata sui servizi effettivamente forniti, rispecchia le capacità fiscali di ciascun comune”. In pratica “se un comune ha alte capacità fiscali, cioè se è ricco, fornisce più servizi”. Inoltre osserva che: “si indeboliscono gli incentivi agli enti in ritardo a promuovere un adeguamento delle loro forniture pubbliche” pertanto aumenta il “rischio di cristallizzare le disparità”.
Comma 5. In sede di Conferenza Unificata possono essere concordate le risorse (…) a carico dei diversi soggetti istituzionali.
Comma 7. Per attuare gli obiettivi del SIEI (…) viene assegnata alla SdI Statale una quota parte delle risorse professionali della tabella 1 [della legge 107], relativa all’organico di potenziamento.
Presentata come una nota positiva, di fatto non prevede nuove assunzioni 11 nell’ambito della SdI ma solo uno spostamento di personale già assunto come potenziamento della primaria verso la scuola dell’infanzia. Da sottolineare che di fatto vengono già utilizzati i nuovi assunti sul potenziamento nella primaria anche nell’infanzia. E quindi anche in questo caso ritorna il problema dell’allineamento contrattuale e dei titoli. È tecnicamente possibile e legittimo spostare dei docenti assunti con una specificità in un livello di scuola verso altri ove viene attualmente richiesto un altro tipo di abilitazione?
Comma 1. La dotazione del Fondo Nazionale [comma 1, art.12] è pari a 209 milioni di euro per l’anno 2017, 224 per il 2018 e 239 a decorrere dsll’anno 2019.
Comma 2. Gli incrementi del livello di copertura dei servizi educativi per l’infanzia, delle sezioni primavera e delle scuole dell’infanzia, potranno essere determinati annualmente con apposita intesa in sede di Conferenza Unificata (art.8 dls 28/10/1997,n. 281), in relazione alle risorse che si renderanno disponibili, anche in considerazione degli esiti della Relazione di cui art. 11.
Comma 3. A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 l’accesso ai posti di educatore di servizi per l’infanzia è consentito esclusivamente a coloro che sono in possesso della laurea triennale in Scienze dell’educazione (…)
Continuano ad avere validità per l’accesso ai posti di educatore dei servizi per l’infanzia i titoli conseguiti nell’ambito delle specifiche normative regionali (…) Nessun riferimento al tipo di contratto e di trattamento economico.
FINO AI 3 ANNI SOLO “SERVIZI” Qui va posta la questione del perché fino a 3 anni l’intervento con
l’infanzia sia pensato solo come servizio educativo? Forse i bambini
e le bambine dalla nascita a 3 anni non hanno nulla da imparare?
(Vygotskij la pensava diversamente!) Ciò appare fortemente riduttivo.
Sono così sprovveduti i nostri legislatori’? Leggendo l’art 2 comma 7 si
hanno forse delle indicazioni maggiori. Infatti anche qui, fatti salvi i
richiami teorici alla continuità con la scuola primaria, i compiti della scuola
dell’infanzia vengono ridotti a “sviluppo dell’identità, dell’autonomia e delle
competenze”. Nel testo in realtà la scuola dell’infanzia italiana, che ha avuto
riconoscimenti internazionali per i livelli di qualità ed eccellenza raggiunti,
dovrebbe diventare un luogo di intrattenimento, un servizio. La scissura del segmento infanzia dalla scuola primaria è grave è serve ad
avallare il progetto nel suo complesso. Diversamente sarebbe impossibile riconoscere uno status educativo o di
istruzione alla pletora di associazioni, nidi privati, ecc che si occupano
dell’infanzia e che verranno inseriti alla pari delle strutture pubbliche statali
o comunali nei costituendi “Poli”.
Per il personale da assumere dall’anno scolastico 2019/2020 viene prevista
la laurea almeno triennale in Scienze dell’Educazione.
Gli asili nido sono servizi a domanda individuale e perciò hanno
costi gravosi sulle famiglie. Lo schema prevede l’istituzione dei servizi
educativi per l’infanzia (sono quelli da 0 a 3 anni), una loro estensione
ed un pagamento degli stessi in
base a fasce reddituali di cui dovrebbero farsi carico gli Enti Locali. Ma la
situazione economica degli Enti Locali, con i progressivi tagli dei trasferimenti
dallo Stato, non è assolutamente in grado di garantire l’attuazione di contributi
meno gravosi e quindi l’estensione del servizio, tanto è vero che all’art. 9, in
riferimento alla possibile applicazione da parte degli Enti Locali di tariffe
determinate in base al reddito, si usa il termine “possono” e non “devono”. Come si può perciò prevedere l’estensione del servizio? Qui si ricorre all’artificio
di riconoscere all’interno del Sistema Integrato tutto ciò che viene organizzato dai
privati, comprese ludoteche e servizi educativi in contesto domiciliare
(art. 2, commi 3, 4 e 5)! Tutti questi luoghi dovrebbero agire di comune accordo
facendo riferimento ai costituendi Poli per l’Infanzia (art. 3 dello schema).
L’obiettivo è di alzare la percentuale statistica per uniformarla a quanto previsto
già nel 2002 dal Consiglio Europeo che raccomandava agli Stati membri di
raggiungere la soglia del 33% di offerta di servizi per l’infanzia
(oggi l’Italia sta al 20%). Altro obiettivo sarebbe quello di un riequilibrio sul
territorio nazionale dei servizi per l’infanzia oggi presenti soprattutto nel centro-nord
fino alla copertura del 75% dei comuni. Anche per la scuola dell’infanzia si parla di estensione e generalizzazione del servizio.
In realtà la stessa intenzione era già stata dichiarata nella legge di stabilità del 2004
(legge 311) che al comma 130 dell’art. 1 prevedeva lo stanziamento a decorrere
dall’anno scolastico 2005/2006 di 110 milioni per la progressiva generalizzazione
della scuola dell’infanzia con l’apertura di sezioni di scuola statale. Tali stanziamenti si
sono limitati al 2006 e al 2007. POLIL’ art. 3 prevede la costituzione dei Poli per l’infanzia
che dovrebbero coordinare servizi e scuole del territorio. I Poli si potranno realizzare anche
all’interno di nuovi edifici che dovrebbero essere costruiti utilizzando parte dei fondi
disponibili dell’Inail destinati agli investimenti immobiliari. All’Inail verrebbero
progressivamente restituiti attingendo al Fondo per la Buona Scuola di cui al comma 202
dell’art. 1 della legge 107. Attingendo ai fondi della legge 128/2013 gli Enti Locali potranno
anche ristrutturare edifici di loro proprietà destinandoli ai costituendi Poli per l’infanzia.
(prof.ssa Antonia Sani membro Associazione Nazionale Scuola Per la Repubblica e Comitato LIP 12; commento interlinea del gruppo di redazione)
Il piano quinquennale di istituzione dei Nidi comunali( Legge 1044/71), finanziato dallo Stato con la collaborazione dei Comuni per 16 miliardi di lire nel 1975, fu la prima consapevole risposta pubblica a tenere in considerazione i bisogni espressi dalle madri lavoratrici del territorio, ma soprattutto interventi educativi di qualità, soluzioni edilizie progettate per il benessere dei piccolissimi, in stretto contatto con la comunità locale.
1 osservazione tratta dalla memoria del Comitato bolognese Scuola e Costituzione
5 Art.6 decreto-legge 28/02/1983,n.55, convertito, con modificazioni, nella legge 26 aprile 1983, n. 131
6 Art.8 decreto legislativo 28/10/1997, n.281: Conferenza Stato-città ed autonomie locali e Conferenza unificata
7 http://ilmattino.it/primopiano/cronaca/asili_nido_sud_assente-811236.html
8 http://www.unionemediterranea.info/notizie/fabbisogni-standard-diritti-zero-al-sud-litalia-garantisce-solo-nord/
9 http://www.unionemediterranea.info/tag/ufficio-parlamentare-di-bilancio/
10UPB: struttura tecnica e indipendente voluta dalla UE per controllare i conti degli Stati aderenti.
11. Uniche assunzioni previste per la SdI: da concorso e da GAE – 50% – esclusivamente su posti normali e di sostegno
12 LIP: proposta di legge di iniziativa popolare; nel merito delle tematiche del presente documento si vedano il Capo II art 19 Nido d’Infanzia, il Capo III Scuola di base, art 20 Scuola dell’Infanzia. Pur nel tentativo di dare struttura unitaria ai percorsi educativi e di formazione scolastica ai soggetti in età evolutiva l’articolato mantiene il Nido sotto l’egida degli EELL e prevede che l’ultimo anno d Scuola dell’Infanzia diventi obbligatorio.
Questo articolo è stato inserito il martedì, 7 marzo 2017 alle 11:06	e pubblicato in La Buona Scuola di Renzi.	Puoi seguire tutte le risposte a questa voce con il feed RSS 2.0.
« Il resoconto del seminario: “Sostegno: INCLUSIONE o ESCLUSIONE? Il docente di sostegno e la continuità didattica. Come cambia la L.104
A volte succede anche… »

References: art.8
 art. 12
 articolo 6
 art. 6
 art.12
 art. 11
 art. 3
 Art.6
 Art.8