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Timestamp: 2017-05-24 04:04:07+00:00

Document:
AVVOCATO GUGLIELMO MOSSUTO FIRENZE: 2014
Spesso le crisi
coniugali che portano a una separazione e successivamente ad un
divorzio possono dipendere da una relazione extraconiugale
intrattenuta da uno dei coniugi e scoperta dall’altro.
Per dimostrare un
tradimento in corso di causa, da oggi in poi, in ossequio con quanto
previsto dal nuovo orientamento giurisprudenziale della Corte di
Cassazione, sarà possibile servirsi delle dichiarazioni dei parenti
anche qualora questi ultimi abbiano avuto soltanto una conoscenza
superficiale della relazione adulterina.
testimonianze possono essere prese in considerazione?
certo tener conto di qualsiasi tipo di dichiarazione rilasciata dai
parenti del coniuge tradito. Secondo una norma generale non possono
essere valutate in corso di causa le semplici testimonianze “per
sentito dire” considerate comunque inattendibili e irrilevanti.
Tuttavia questo
principio può subire alcuni temperamenti: come stabilito dalla Corte
di Cassazione con sentenza n. 25663 del 04 dicembre 2014.
La Suprema Corte ha
evidenziato come sia possibile dar prova della relazione
extraconiugale, anche grazie alle testimonianze dei parenti del
coniuge tradito che abbiano avuto una conoscenza soltanto indiretta
del fatto, raccontato loro proprio dalla “vittima” della vicenda.
possono assurgere a validi elementi di prova se suffragate da altre
circostanze, oggettive e soggettive, in grado di confermarne la
Il Tribunale, sulla
base di tali deposizioni, potrà decidere di addebitare la
separazione al coniuge adulterino, condannandolo al pagamento
dell’assegno di mantenimento e/o al risarcimento del danno (se
dovuti).
semplice dar prova di un tradimento davanti al Giudice?
Come già detto i
parenti del coniuge tradito potranno essere ascoltati anche su fatti
dei quali non risultino essere testimoni oculari, ma soltanto
indiretti. A questa punto è di fondamentale importanza che il
Tribunale valuti con la massima attenzione la veridicità e
l’attendibilità delle varie testimonianze.
Il Giudice secondo
il suo prudente apprezzamento, tenuto conto che i rapporti di
parentela di per sé possono inficiare l’obiettività della
testimonianza, dovrà decidere fra le varie deposizioni, magari
discordanti tra loro, quali siano le più verosimili (sulla base
delle circostanze fattuali oggettive e soggettive) da tener in debita
considerazione ai fini del giudizio di merito. Dunque alla luce
della recente pronuncia della Corte di Cassazione, il Tribunale,
dovrà verificare la credibilità delle dichiarazioni rilasciate dai
cosiddetti “ parenti testimoni indiretti” sulla base della loro
attinenza con gli altri elementi di prova emersi in corso di causa.
In tal modo si darà
l’opportunità al Giudice di avere una conoscenza più ampia della
situazione che si trova davanti e di poterla così valutare al
Avvocato Guglielmo Mossuto
NIENTE PIU' PROCESSI PER I “REATI MINORI”
all'orizzonte una piccola rivoluzione giudiziaria
Governo pochi giorni fa ha approvato un decreto legislativo, in
attuazione della delega contenuta nella legge n. 67/2014, che
stabilisce la possibilità di archiviare i reati minori, senza
passare dal processo, qualora presentino due caratteristiche:
la particolare tenuità dell'offesa
la non abitualità della condotta criminale
tali ipotesi il giudice adito potrà archiviare i procedimenti penali
per irrilevanza del fatto. L'archiviazione non sarà comunque
automatica, ma sempre rimessa alla prudente discrezionalità del
magistrato; egli dovrà infatti valutare, se nella circostanza
concreta, il reato possa effettivamente presentarsi di tenue entità
e se il reo non possa considerarsi un delinquente abituale.
A quali reati si
applicherà?
schiera dei reati che risentiranno della suddetta novità legislativa
risulterà decisamente ampia in quanto l'archiviazione, potrà essere
disposta dal giudice, per tutte le fattispecie criminali che
prevedono un massimo della pena edittale non superiore ai 5 anni,
eventualmente accompagnata anche da sanzione pecuniaria.
Vediamo in concreto quali
reati potrebbero essere archiviati:
il furto semplice, ad esempio un pensionato o un disoccupato
“pizzicati” a rubare generi alimentari di modico valore in un
supermercato, potrebbero giovarsi della suddetta archiviazione,
sempre che si tratti di un comportamento isolato e non di una
incresciosa abitudine;
l'appropriazione indebita;
lesione personale semplice;
l'omicidio colposo semplice;
l'omissione di soccorso;
alcuni reati societari, come ad esempio il falso in bilancio;
banca rotta semplice (ma non anche quella fraudolenta);
forme lievi di peculato e di abuso d'ufficio;
rifiuto di atti d'ufficio;
presenza dei suddetti reati bagatellari, qualora ricorrano le
condizione già esposte, il magistrato potrà decidere di archiviare
immediatamente la posizione dell'indagato senza alcun tipo di
procedimento penale a suo carico. Quest'ultimo potrà comunque
opporsi alla richiesta di archiviazione, qualora sia interessato ad
andare avanti nel processo penale, al fine di dimostrare la sua
totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati ed ottenere
pertanto un'assoluzione con formula piena.
Come viene tutelata la
del reato non impedisce alla vittima di agire quantomeno in
via civile per ottenere il risarcimento del danno
subito. La vittima del furto, della truffa, o della lesione personale
potrà comunque attivarsi per far valere le sue ragione nel
procedimento civile di risarcimento del danno. Egli potrà inoltre
opporsi alla richiesta d'archiviazione del reato penale: la decisione
definitiva spetterà comunque al giudice che dovrà bilanciare con
attenzione gli interessi dell'indagato e quelli della persona offesa
(oltre alle esigenze di economia processuale).
Il notevole
alleggerimento del carico giudiziario
scopo principale della riforma è indubbiamente quello di smaltire,
almeno in parte, l'enorme carico giudiziario che grava attualmente
sui giudici italiani e che comporta un'insostenibile lunghezza dei
processi penali (e non solo) oltre ad un elevato numero di reati
caduti in prescrizione. Con l'entrata in vigore della nuova
disciplina, si eviterà di instaurare un procedimento penale in
presenza di fatti occasionali e di scarsa gravità, permettendo in
tal modo ai giudici di concentrarsi su processi di maggior rilevanza
i pericoli legati a questa riforma sono notevoli.
reati che prevedono condanne fino a 5 anni, come ad esempio
l'omicidio colposo, la truffa, l'omissione di soccorso ecc. può
essere visto come un incoraggiamento a commettere tali fatti
criminali dal momento che si ha un'elevata probabilità di rimanere
impuniti. Viene così meno una delle principali finalità della
sanzione penale, la funzione deterrente della pena: il rischio
concreto è quello che vi sia nel prossimo futuro un aumento
esponenziale di questi reati.
Negli ultimi anni la
tassa sulla casa ha rappresentato uno dei punti più dibattuti in
Inizialmente introdotta
nel 2012 con il nome di IMU, la tassa più “odiata dagli italiani”
è stata riproposta con alcune modifiche sotto il nome di TASI. Da
un'analisi statistica è stato rilevato che la TASI, in 7 città su
10, è risultata essere più cara della vecchia IMU.
Adesso si prospetta un
nuovo cambiamento...
Che impostazione avrà
la nuova tassa sugli immobili?
nuova bozza di legge che è già nelle mani del Ministro
dell'Economia, Pier Carlo Padoan, dovrebbe essere introdotta quale
emendamento nella prossima legge di stabilità.
nuova imposta che prenderà il nome di “Local Tax” è considerata
necessaria dal Parlamento in quanto, data la situazione economica del
Paese, risulterebbe impossibile esentare tutti gli immobili.
nuovo tributo dovrebbe, quantomeno, superare le contraddizioni della
TASI; quest'ultima, infatti, è risultata maggiormente penalizzante
per gli immobili di valore medio-basso, dal momento che ha cancellato
alcune detrazioni presenti invece con l'IMU.
Local Tax dovrebbe riportare maggiore progressività nel carico
fiscale imposto e dovrebbe avvicinarsi alla vecchia IMU, per ciò che
riguarda aliquote ed esenzioni varie.
nuova imposta prevederà, probabilmente, un'aliquota standard al 2,5
per mille, con un sconto fisso da € 100,00. In tal modo dovrebbero
essere esentate dal pagamento del nuovo tributo, tutte le abitazioni
con rendita catastale inferiore ai € 265,00: in pratica circa 2
milioni e mezzo di immobili!
inoltre eliminato l'obbligo di pagare l'imposta, in quota parte, per
gli inquilini (novità introdotta dalla TASI fra mille dubbi e
per gli immobili di medio-basso valore la speranza è quella di
essere agevolati dalla nuova “Local Tax”, la stessa cosa non si
può certo dire per quelli più pregiati: il rischio è che la nuova
aliquota massima, prevista al 12 per mille, si traduca in un'altra
tornata di rincari record.
LIMITI AL PIGNORAMENTO DI STIPENDI, CREDITI E PENSIONI
Una sentenza o un
decreto del giudice che vi dia ragione e vi riconosca come creditori,
può non essere sufficiente per riuscire a riscuotere concretamente
quanto vi spetta...
rivolgersi ad un legale esperto del settore ed in grado di muoversi
nel migliore dei modi al fine di individuare il credito più adatto
ad essere pignorato.
volta accertata l'esistenza di crediti spettanti al debitore nei
confronti di terzi, è possibile effettuare il pignoramento, a patto
che i suddetti crediti non rientrino tra quelli impignorabili.
noto salari, stipendi, pensioni e altre indennità relative al
rapporto di lavoro, di norma, possono essere soggetti al pignoramento
di 1/5 della loro entità, da parte del creditore.
si proceda per il recupero di un credito alimentare è possibile
effettuare il pignoramento dei
suddetti beni anche in misura superiore ad 1/5 e più precisamente in
quella che venga, nel caso concreto, stabilita dal giudice
crediti sono qualificati per legge come impignorabili o pignorabili
solo entro alcuni rigorosi limiti. Ad esempio, le pensioni di
invalidità, sono da considerare parzialmente impignorabili, in
quanto possono essere soggette a trattenuta da parte del creditore
solo per l'importo superiore ai € 525,89 (Corte di Cassazione,
sentenza n. 6548, del 22.03.2011).
crediti alimentari sono impignorabili, a meno che non sia il
Presidente del Tribunale o un giudice da lui stesso delegato, a
derogare esplicitamente a tale regola generale.
stesso modo risultano impignorabili:
crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o sostentamento erogati
in favore di persone iscritte nelle cosiddette “liste dei poveri”;
contributi di maternità;
crediti dovuti per malattia;
crediti legati alla polizza assicurativa sulla vita;
fondi di previdenza e assistenza costituiti dall'imprenditore in
favore dei propri dipendenti (come stabilito dall'art. 2117 c.c.) ;
fondi stanziati da un ente pubblico per corrispondere il TFR ai
propri dipendenti;
quote del socio di una società di persone o di una cooperativa,
finchè le stesse rimangono in vita.
Il decreto Salva
importante evidenziare che il decreto “Salva Italia”, emanato nel
2012 dal governo Monti, al fine di combattere l'evasione fiscale e di
tracciare tutti i movimenti di denaro, ha di fatto imposto l'obbligo
per milioni di contribuenti di aprire un conto corrente sul quale
dovranno essere versati gli stipendi e le pensioni, per gli importi
superiori ai € 1.000,00.
volta effettuato il bonifico, relativo allo stipendio e/o alla
pensione, tali somme andranno a “confondersi” con le somme ivi
giacenti e a quel punto sarà possibile effettuare il pignoramento,
da parte di un eventuale creditore, senza alcun rispetto delle
limitazioni imposte per legge (il suddetto limite di 1/5 che vale
come regola generale per il pignoramento di salari e pensioni).
di tale normativa è palese in quanto priva i debitori, pensionati e
lavoratori dipendenti in primis, di qualsiasi garanzia a tutela delle
proprie principali fonti di sostentamento, rischiando in tal modo di
causare gravi difficoltà economiche per interi nuclei familiari.
In continua crescita è il numero di cause instaurate da parte di
proprietari di immobili nei confronti di geometri e/o costruttori, aventi ad
oggetto recriminazioni circa difetti più o meno gravi, siano essi strutturali o
In materia si è di recente pronunciata la Cassazione, che, lo
scorso 18 giugno, ha emanato una sentenza con la quale ha cercato di risolvere
i residui dubbi sul termine entro il quale far valere i difetti di costruzione
nel caso di lavori edili privati. Per meglio
comprendere occorre distinguere:
- vizi strutturali: rientrano in tale categoria, secondo
quanto affermato dalla Cassazione “qualsiasi
alterazione conseguente a un’insoddisfacente realizzazione
dell’opera anche
se non riguarda parti essenziali della stessa e non rischia di causarne la
rovina”. Si tratta,
pertanto, di vizi che riducono in modo apprezzabile il godimento del bene nella
sua globalità, pregiudicandone la normale utilizzazione, anche se i gravi
difetti non generano di per sé pericolo di rovina.
responsabilità del professionista può esser fatta valere in giudizio entro
il termine di 10 anni dal compimento dell’opera. Tuttavia, in questo arco di
tempo, il proprietario dell’immobile è soggetto ad un ulteriore termine di
decadenza: egli dovrà infatti denunciare il vizio entro e non oltre un anno
dalla scoperta di questo. Qualora
poi il vizio venga scoperto pochi mesi prima della scadenza dei 10 anni di
garanzia, la denuncia dovrà essere comunque presentata entro e non oltre la
scadenza del termine decennale, anche nel caso in cui i 12 mesi scadano più
procedere al calcolo dell’anno di decadenza per denunciare i vizi ciò che
rileva è il giorno iniziale ovvero il momento in cui il committente acquista la
piena consapevolezza dell’esistenza dei vizi, della loro gravità e della responsabilità dell’appaltatore, del progettista o del direttore lavori.
Nel caso in cui il committente non sia professionalmente dotato di conoscenze
tali da percepire immediatamente la gravità dei vizi, costante giurisprudenza
fa decorrere il termine di un anno dal deposito dell’accertamentro tecnico
preventivo, perizia antecedente la lite con la quale il privato diviene
cosciente dell’entità dei vizi.
non strutturali: diversa è la procedura di contestazione dei vizi più
lievi, attinenti per lo più alle rifiniture dell’immobile. La denuncia
all’appaltatore deve avvenire entro 60 giorni dalla scoperta e si prescrive
entro 2 anni dalla consegna dell’immobile.
COME NON PAGARE IL CANONE RAI CON LA PROCEDURA DI SUGGELLAMENTO
Il canone della Rai secondo una recente statistica è la tassa più odiata dagli Italiani, infatti facendo un sondaggio su un campione molto numeroso di cittadini, la stragrande maggioranza considera il canone Rai una "gabella " onerosa, ingiustificata e sproporzionata rispetto alla qualità dei programmi trasmessi.
Inoltre il canone Rai colpisce sia le famiglie di pensionati con un solo televisore sia le persone ricche che hanno una televisione in ogni stanza, rendendo questa tassa "sproporzionatamente" ingiusta.
Pertanto, chi riesce in qualche modo a non pagare questa tassa, non si fa nessuno scrupolo e ne inventa di tutte pur di arrivare a quello scopo.
C'e' da dire che la Legge ha disposto l'esenzione dal canone Rai per i soggetti con età pari od oltre i 75 anni e che hanno un reddito non superiore ad euro 516,46 euro per 13 mensilità per un importo complessivo di euro 6.713,98 complessivi annui. Ogni persona ha la possibilità di richiedere l'esenzione del pagamento del canone Rai mandando una raccomandata a. r. richiedendo il suggellamento del televisore e la disdetta del canone.
Questa procedura dovrebbe comportare l'arrivo di un tecnico a casa del richiedente in modo che effettui una "modifica " all'interno della Tv in modo da non captare più i segnali Rai.
C'è anche da dire che la possibilità che un tecnico intervenga direttamente a casa è pressochè bassa per non dire quasi inesistente...
In questo modo quindi , con il suggellamento, è possibile disdire il canone Rai senza disfarsi completamente dell'apparecchio.
Quindi, dopo l' invio della richiesta di suggellamento e della contestuale disdetta del canone, nessuna richiesta di pagamento può essere inviata all'utente.
Potrebbe anche avvenire il caso che la Rai continui a mandarvi richieste di pagamento ma voi o ignoratele o rispondete in maniera ferma e decisa che avete fatto la procedura di suggellamento e contestuale disdetta.
L'invio della raccomandata di richiesta di suggellamento è una prova valida per contestare qualsiasi eventuale esecuzione forzata da parte della stessa Rai.
Per completezza è bene tener presente che nessun incaricato Rai può accedere in casa vostra se non munito di un mandato dell'Autorità Giudiziaria.
Qui di seguito potete ottenere il modello per la richiesta di disdetta del canone Rai Agenzia
delle Entrate – Ufficio Torino 1 – SAT Sportello abbonamenti TV –
Cas. Post. 22, 10121 Torino
denuncia di cessazione dell’abbonamento mediante la procedura di suggellamento e contestuale disdetta del canone Rai
sottoscritto___________________________,residente
in via______________________, (cap) _____________,
(Città/Prov.) ___________, chiede il suggellamento del televisore e contestuale cessazione del Canone Rai detenuto presso la propria
Si fa presente che nessun altro apparecchio atto o
adattabile alla ricezione delle radioaudizioni è posseduto dal
sottoscritto o da altri appartenenti al medesimo nucleo familiare
in altre abitazioni. A tale scopo, ha corrisposto l’importo di euro
5,16 a mezzo di vaglia postale n° _________, in data ___________,
sul quale ha indicato il numero di ruolo dell’abbonamento. Dichiara
altresì di non essere più in possesso del libretto di abbonamento e
chiede, a norma degli art. 2 e 8 della L. 241/1990 quale procedimento
amministrativo intende seguire l’U.R.A.R. TV ai fini del
completamento di quanto disposto dall’art. 10 del R.D. n. 246 del
21.02.1938.
MINACCE e BULLISMO: i mezzi ci sono!
Secondo l'ultima pronuncia della Corte di Cassazione affinché sia possibile configurare il reato di minaccia, all'intimidazione non deve necessariamente seguire il compimento delle azioni. E' sufficiente infatti la sola volontà di spaventare, di generare timore nel soggetto destinatario delle minacce.
Sarà ovviamente necessario poi un accertamento caso per caso per valutare la reale portata della minaccia e la sua capacità di impaurire la vittima, avendo riguardo alle modalità con le quali è stata realizzata la condotta, alle espressioni utilizzate e al contesto in cui si sono realizzati i fatti.
Deve trattarsi di un timore serio e l'entità della minaccia deve essere valutata anche in relazione al soggetto cui è destinata. Questa nuova prospettiva aperta dalla Cassazione, abbraccia soprattutto i casi di bullismo, purtroppo sempre più frequenti negli ambienti scolastici, dalle elementari fino alle ultime classi del liceo. Risulta evidente, infatti, la diversa portata di una stessa frase rivolta da un adulto a un adulto ovvero da un ragazzo, magari corpulento, ad un ragazzino indifeso ed emarginato.
Il nostro ordinamento quindi offre i mezzi necessari a assicurare tutela in queste situazioni, occorre solo il coraggio di portarle alla luce del sole cosi da poter evitare conseguenze talvolta devastanti!
DIVORZIO BREVE, scopriamo di cosa si tratta...
Anche se ancora non è legge e pertanto non vi si può ricorrere, si sente già parlare molto del cd. divorzio breve.
Il disegno di legge prevede un meccanismo "rapido" che va a ridurre notevolmente i tre anni che ad oggi devono intercorrere tra la separazione personale dei coniugi e la domanda di divorzio.
TERMINE: Due sono i casi interessati da questa riforma:
1. in caso di separazione giudiziale o consensuale con figli minori, il termine previsto è di 12 mesi;
2. in caso di separazione consensuale ovvero di separazione giudiziale in assenza di figli minori, il termine è di 9 mesi.
DECORRENZA: Tali termini non decorreranno dall'udienza presidenziale (= data dell'udienza di prima comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale in sede di separazione) ma dalla data di deposito della domanda di separazione, stante l'annosa questione riguardante le tempistiche interne ai diversi Palazzi di Giustizia. COMUNIONE DEI BENI: ultima novità è quella riguardante lo scioglimento della comunione legale dei beni; modificando l'art. 191 cc, il disegno di legge prevede che lo scioglimento avvenga già in sede di udienza presidenziale, senza che sia più necessario così attendere il passaggio in giudicato della sentenza di separazione ovvero l'omologazione della separazione consensuale.
AVVOCATO MOSSUTO A LADY RADIO 16° PUNTATA
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AVVOCATO MOSSUTO A LADY RADIO 15° PUNTATA
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AVVOCATO MOSSUTO A LADY RADIO 14 ° PUNTATA https://soundcloud.com/avvocato-mossuto/puntata-14
Mancato mantenimento dei figli! quando è previsto il carcere?
Sempre più spesso, anche a causa dell'attuale situazione economica in cui versa il nostro Paese e, quindi, la maggior parte dei cittadini italiani, accade che il coniuge obbligato in virtù della sentenza di separazione/divorzio al versamento di un assegno mensile a titolo di mantenimento dei figli, si renda inadempiente, del tutto o in parte.
Il carcere è prevista come pena estrema a fronte di tale inadempimento, tuttavia, qualora ricorrano alcuni presupposti, il giudice è libero di applicarla. A specificarlo è stata la Cassazione, in una recente sentenza.
La Suprema Corte ha, infatti, affermato che, se il mancato versamento del mantenimento causa uno stato di bisogno dei minori che risultano essere quindi nella situazione in cui non possono soddisfare neanche le primarie esigenze di vita, allora dovrà essere applicata la pena della detenzione in carcere.
La ragione di tale previsione risiede nella natura dell'obbligo violato dal genitore obbligato al mantenimento. Con il mancato versamento del mantenimento vengono, infatti, violati gli obblighi di assistenza riguardanti il ruolo di genitore e coniuge e, se con tale condotta il coniuge fa mancare ai figli minori anche i mezzi di sussistenza per le esigenze primarie, le pene della multa e del carcere potranno essere poste in essere congiuntamente in virtù della commissione del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
La decisione ultima è comunque rimessa al giudice il quale può comunque, nel caso in cui l'altro genitore abbia un reddito proprio e pertanto il figlio non versi in uno stato di necessità, decidere di applicare la pena del carcere in alternativa a quella della multa.
Per evitare l'applicazione delle predette pene il genitore inadempiente dovrà provare l'esistenza di fattori e circostanze che gli hanno impedito l'adempimento dell'obbligo; a tal fine non sarà sufficiente provare lo stato di disoccupazione. La mancanza di un'occupazione infatti, di per sè, non impedisce di poter adempiere ai propri doveri ricorrendo ad altre eventuali disponibilità patrimoniali.
Contribuire al mantenimento dei figli è un dovere per entrambi i genitori, sia per la madre sia per il padre, come il genitore affidatario non deve sentirsi esonerato da tale obbligo, allo stesso modo il genitore obbligato in virtù della sentenza deve provvedervi in maniera quanto più precisa e puntuale possibile.
TRADIMENTI: SARA' PIU' FACILE DIMOSTRARLI AL GIUDI...
AVVOCATO MOSSUTO A LADY RADIO 14 ° PUNTATA
Mancato mantenimento dei figli! quando è previsto ...

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 art. 2
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