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Timestamp: 2019-03-22 16:33:48+00:00

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Corte di Cassazione – III sez. pen.- sentenza n. 8350 del 23-01-2019
Il proscioglimento per intervenuta prescrizione non osta alla confisca del bene lottizzato se il giudice ha accertato la sussistenza del reato di lottizzazione abusiva nelle sue componenti oggettive e soggettive, assicurando alla difesa il più ampio diritto alla prova e al contraddittorio. La confisca, in caso di reato prescritto, può essere ordinata anche dal giudice di primo grado nel caso sia stata accertata la lottizzazione. (d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44; c.p.p., art. 578 bis; C.e.d.u., art. 7) La persona giuridica proprietaria del bene confiscato che sia rimasta estranea al processo può far valere le proprie ragioni innanzi al giudice dell’esecuzione il quale, ai fini della decisione, ha il potere-dovere di accertare in modo autonomo la sussistenza del reato e l’estraneità ad esso della persona giuridica nei confronti della quale il giudicato non produce effetti; non può considerarsi terza estranea al reato ed al processo la persona giuridica che costituisca mero schermo attraverso il quale il reo agisca come effettivo titolare dei beni; la partecipazione della persona giuridica al processo penale di cognizione può essere assicurata, nel rispetto dei principi convenzionali, attraverso l’applicazione estensiva di norme interne (artt. 197 cod. pen. e 89 cod. proc. pen.). (d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44; c.p., art. 197; c.p.p., art. 89; C.e.d.u., art. 7) E’ conforme al principio di proporzionalità indicato dalla Corte EDU la confisca limitata ai beni immobili direttamente interessati dall’attività lottizzatoria e ad essa funzionali. La verifica al riguardo, richiedendo un accertamento in fatto, compete al giudice di merito il quale deve fornire adeguata e specifica motivazione sindacabile, in sede di legittimità, nei limiti propri di tale giudizio. (d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44; C.e.d.u., prot. 1, art. 1).
Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 31234 del 04-12-2018
Corte di Cassazione – IV sez. pen. – sentenza n. 10081 del 07-03-2019
La richiesta di applicazione concordata della pena, presupponendo la rinuncia a far valere qualunque eccezione di nullità, anche assoluta, diversa da quelle attinenti alla richiesta di patteggiamento ed al consenso ad essa prestato, comporta che il giudice investito della stessa non possa rilevare, ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen., in caso di contestazione del reato di cui all’art. 186 Cds, sia in caso di effettuazione dell’esame che di rifiuto dello stesso, la mancanza dell’avviso all’imputato ex art. 114 disp. att. cod. proc. pen. della facoltà di farsi assistere da un difensore prima dell’alcooltest, trattandosi di nullità relativa sanata con la richiesta di patteggiamento.
Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 28084 del 05-11-2018
La Terza Sezione della Corte di Cassazione ha sollecitato l’intervento delle Sezioni Unite per ottenere un chiarimento in merito alla dibattuta questione relativa al bilanciamento tra diritto di cronaca e diritto all’oblio.
Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 4309 del 14-02-2019
In caso di infezione conseguente ad emotrasfusioni o ad utilizzo di emoderivati, opera la “compensatio lucri cum damno” fra l’indennizzo ex l. n. 210/1992 ed il risarcimento del danno anche laddove non sussista apparente coincidenza tra il danneggiante ed il soggetto che eroga la provvidenza (nella specie, rispettivamente, ASL e Regione), qualora possa comunque escludersi che si determini un ingiustificato vantaggio per il responsabile, restando in tal caso irrilevante che la l. n. 210/1992 non preveda un meccanismo di surroga e rivalsa in favore di chi abbia erogato l’indennizzo.
Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 8710 del 28-02-2019
Non sono integrati i presupposti del reato di cui all’art. 393 cod. pen., bensì quelli del reato di violenza privata, allorchè il diritto rivendicato non coincida con il bene della vita conseguito attraverso la condotta arbitraria.
Tra i criteri di distinzione e di identificazione del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, vi è quello che consiste nella verifica, in relazione alla pretesa fatta valere nell’immediatezza, della sussistenza o meno della ricorribilità al giudice.
Nell’ambito della fattispecie criminosa del delitto di cui all’art. 610 c.p., il requisito della violenza s’identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione.
In tema di violenza privata, costituisce elemento della condotta materiale del reato la privazione coattiva della libertà di determinazione e di azione della persona offesa dal reato, costretta a fare, tollerare o omettere qualcosa contro la propria volontà mentre è irrilevante, per la consumazione del reato, che la condotta criminosa si protragga nel tempo, trattandosi di reato istantaneo.
Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 8541 del 09-11-2018
Ora va rilevato che, nel frattempo, è intervenuta pronuncia delle Sezioni Unite della Corte, la quale ha chiarito che integra il delitto previsto dall’art. 615-ter, secondo comma, n. 1, cod. pen. la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, pur essendo abilitato e pur non violando le prescrizioni formali impartite dal titolare di un sistema informatico o telematico protetto per delimitarne l’accesso, acceda o si mantenga nel sistema per ragioni ontologicamente estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso gli è attribuita (n. 41210 del 18/5/2017, rv 271061).
Corte di Cassazione – V sez. pen. – sentenza n. 7923 del 21-02-2019
La forza maggiore, che giustifica la restituzione in termini, è quella che si configura come un particolare impedimento che renda vano ogni sforzo dell’uomo e derivi da cause estranee, a lui non imputabili.
Corte di Cassazione – I sez. pen. – sentenza n. 8029 del 21- 02-2019
La richiesta di misura alternativa alla detenzione deve essere corredata, a pena di inammissibilità, anche se presentata dal difensore, dalla dichiarazione o dalla elezione di domicilio effettuata dal condannato non detenuto dato che la sanzione dell’inammissibilità, prevista dall’art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen., trova la sua ragione giustificatrice nell’esigenza di una corretta e sollecita instaurazione del procedimento di sorveglianza tenuto conto del suo oggetto e delle sue finalità e, pertanto, per queste esigenze, occorre differenziare l’indicazione domiciliare, effettuata in seno all’istanza originaria, dalle successive modifiche.
Corte di Cassazione – III sez. pen. – sentenza n. 7395 del 19-02-2019
L’appello cautelare proposto contro il provvedimento che respinge l’istanza di revoca del sequestro preventivo è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non risultano esplicitamente enunciate e argomentate ragioni di fatto o di diritto astrattamente idonee a sorreggere l’accoglimento del gravame.

References: sentenza 
 art. 44
 art. 578
 art. 7
 art. 44
 art. 197
 art. 89
 art. 7
 art. 44
 art. 1
 sentenza 
 art. 114
 sentenza 
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