Source: http://www.sudpress.it/universita-il-rettore-pignataro-diffidato/
Timestamp: 2019-08-21 15:35:44+00:00

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Università: il rettore Pignataro diffidato - SudpressSudpress
Pur in presenza di due sentenze che sanciscono la decadenza di tutti gli organi statutari e l’obbligo di indire le relative elezioni, l’amministrazione Pignataro continua ad operare senza limitarsi all’ordinaria amministrazione. Il Commissario insediato dal CGA chiede spiegazioni, scatta la diffida da parte della difesa della professoressa Febronia Elia, ma il prof. Pignataro insedia il Senato Accademico come nulla fosse.
Continua la telenovela che ha per soggetto l’ateneo catanese e si arricchisce di nuove puntate che prima o poi qualcuno dovrà chiarire.
Sappiamo ormai sin troppo bene che si attende che il CGA spieghi al rettore Pignataro, che tra l’altro (come vedremo a breve) l’aveva chiarissimo e si è confuso solo in seguito, come a seguito dell’annullamento dello statuto dell’università tutti gli organi risultano decaduti e sarebbe necessario indire le relative elezioni.
Preso atto dell’inerzia da parte del rettore nell’eseguire quanto disposto dalla sentenza del CGA (confermato da altra più recente sentenza del TAR di Catania), lo scorso 3 ottobre è stato nominato il Commissario ad acta, la dottoressa Giacometta Diamare della Segreteria Generale della Presidenza del Consiglio. (Leggi l’atto di nomina)
Il commissario Diamare il 10 di ottobre scrive al rettore Pignataro chiedendo che le si forniscano “elementi esaustivi di conoscenza in ordine all’attività svolta finalizzata alla costituzione degli Organi statutari di codesta Università degli studi di Catania, giusta la sentenza del CGA n.243/2016.” (Leggi la nota del commissario ad acta Diamare)
Il commissario ne chiede “urgente riscontro”.
Persistendo l’inerzia e prendendo atto dell’intervento del commissario, il 10 di ottobre è l’avvocato Giovanni Immordino, difensore della professoressa Febronia Elia, parte vincitrice del ricorso, a scrivere al rettore e per conoscenza alle autorità responsabili del controllo.
Nella nota, si invita “codesto Commissario ad acta, senza recesso alcuno dall’istanza di sostituzione di cui al ricorso R.G. n. 1061/2015, ad insediarsi, senza ulteriore indugio, nelle funzioni di cui alla sentenza n. 24312016, e ad avviare regolari procedure di elezione del rettore dell ‘Università degli studi di Catania, nonché di tutti gli altri organi statutari di cui all’art. 2 della L. n. 240120 l O ed all’art. 5 dello statuto vigente, onde consentire al nuovo rettore di concludere tali procedure, assicurando il ripristino della legittima attività istituzionale dell’Università degli studi di Catania.”
In attesa che il commissario decida di adempiere ai suoi doveri, la nota prosegue invitando e diffidando “il prof. Giacomo Pignataro, stante la sua carenza di legittimazione anche quale presidente del Senato accademico, a non adottare gli atti di conclusione delle procedure di costituzione dei nuovi organi di ateneo, a partire da quelle di elezione del Senato accademico e di selezione del Consiglio di amministrazione, in quanto, diversamente, ne risulterebbe alterato il legittimo procedimento democratico che sovrintende alla costituzione degli organi statutari.“ (Leggi la diffida dell’avvocato Giovanni Immordino, difensore della professoressa Febronia Ela)
In pratica, gli si ricorda che il fatto di operare in virtù di uno statuto dichiarato nullo e quindi inesistente, potrebbe creare non pochi problemi all’Ateneo per atti assunti oltre l’ordinaria amministrazione.
La risposta del professore Pignataro non si è fatta attendere e, come nulla fosse, giorno 12 ottobre ha emanato il decreto con cui ha insediato il Senato Accademico appena eletto, atto che, come sostenuto nella nota dell’avvocato Immordino, probabilmente non è proprio di ordinaria amministrazione. (Leggi il decreto del rettore Pignataro con cui ha insediato il 12 ottobre il Senato Accademico)
Ma anche in questo caso, per il professore Pignataro è come nulla fosse.
Incredibile….. a questo punto aboliamo i tribunali, licenziamo i giudici, cancelliamo i codici. Tanto le sentenze non servono a nulla
14 Ottobre 2016 | 8:04 | Rispondi
Una brevissima riflessione: non si ritiene a Piazza Verga, sezione penale, che la misura sia ormai stracolma ?
14 Ottobre 2016 | 8:06 | Rispondi
Problema: quando le unità di misura subiscono distorsioni, per effetto ad es. di “campi di forze”, le misure continuano sempre ad essere esatte! È il metro che invece ha subito contrazioni o dilatazioni!
Ad accorgersene è solo un osservatore esterno al sistema.
Ecco il dramma …
14 Ottobre 2016 | 16:43 | Rispondi
Le sentenze non sembrano servire a nulla solo per qualche potente
Provate a vedere se le sentenze condannavano qualche poveraccio.
Secondo voi cosa sarebbe successo….!
14 Ottobre 2016 | 10:46 | Rispondi
Mi chiedo.L’art. 290 del codice penale (Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle forze armate) non è applicabile a questo signore?
14 Ottobre 2016 | 11:37 | Rispondi
Ma se tutto questo fosse successo a me povero disgraziato ,mi domando in quale cella sarei .spiace dirlo ma L ingiustizia prevale sempre .
14 Ottobre 2016 | 20:35 | Rispondi
Solo cinque commemti (il mio non conta ); solo cinque lettori si scandalizzano del fatto la ex massina ex istituzione culturale della città sia ancora nelle mani di un abusivo. I lettori sono stati vinti dalla stanchezza, dalla noia per le stesse cose che si ripetono ormai da oltre un anno ? Pignataro è legittimato a infischiarsene delle sentenze ? Si sussurra di un accordo con uno dei candidati che ancora non si è candidato, ma che vuole fare il rettore a tutti i costi e che parafrasando Alfieri Vittorio sussura ” Voglio, sempre voglio, fortissimamente voglio fare il rettore”
E nel Palazzo di Piazza Verga che si dice ? È quello che vorremmo sapere, ma che al momento non è dato sapere. E mentre si discute Catania muore.
14 Ottobre 2016 | 23:13 | Rispondi
Un grande Medico come Lei non dovrebbe illudere i parenti (noi) : la città è già morta da un pezzo, segnale cerebrale piatto.
Librerie in declino, monumento ai Caduti in stato di vergognoso abbandono, sporcizia totale per le strade, servizi pubblici mortibondi, tutto par sembrare un organismo ancora in vita vegetale ma con sopraggiunta morte cerebrale.
Ma il male proviene dalla centrale: parlamenti e governi che hanno da anni esercitato cure omicide in tutti i settori e l’Università ne è solo un esempio visibile a tutti, mentre le altre istituzioni degradano in nodo invisibile:
sicurezza pubblica, sanità, agricoltura, artigianato, libere professioni, ecc.
Bruxelles poi è la causa di tanti guai che, invece di riunire i popoli europei, li ha divisi, unendo solo i poteri forti della finanza, delle grandi distribuzioni e dell’informazione.
Nulla invece sulla formazione scolastica evuniversitaria europea, con insegnamenti e relativi titoli di studio caldi in tutto il territorio europeo!
È come dire che una laurea in ingegneria o medicina americana ottenuta in California non valga a N. York, o una russa valida a Mosca non valga in Siberia, ecc.
Vengano allora 10, 100, 1000 Wladimiri Crisafulli a fondare università rumene, cipriote o maltesi, se si è incapaci di istituire università europee.
Le nostre università sono fuori del tempo e dello spazio, in quanto ad organismi di autocontrollo, laboratori, ricerca e piani di studio, scollegate come sono col mondo produttivo dell’industria, della produzione e della competizione globale.
In poche parole: sono fuori mercato.
Naturali e fisiologiche allora tutte le degenerazioni illustrate in questo giornale, operate da persone che credono ancora di vivere nel novecento siciliano.
15 Ottobre 2016 | 7:28 | Rispondi
Caro Professore Condorelli, l’indignazione dei cittadini non c’è più per un ateneo che da almeno quindici anni ha perso credibilità nei confronti della città, degli studenti e degli studiosi. E’ ovvio che si sono stati e ci sono tuttora eccellenti docenti e capaci funzionari che, nonostante tutto, portano avanti una macchina molto complessa.
Tuttavia, come abbiamo sempre fatto in passato ed in modo obiettivo, se si ragiona in termini di diritto non c’è nulla di scandaloso né tanto meno di illecito nel esercitare tutti gli strumenti che la legge prevede nel rito amministrativo, tra cui la richiesta delle modalità esecutive di una sentenza.
Si può ritenere ciò inopportuno o sconveniente, ma siccome è ormai palese uno scontro (al “calor bianco” lo ha definito questa testata) del tutto “politico” all’interno dell’ateneo, con chiara delineazione di un “ancien regime” che vuole tornare a tutti i costi dopo un regno incontrastato e plebiscitario per otto anni (ma improduttivo di risultati positivi ed anzi causante lo stato di decadenza di cui oggi si raccolgono i frutti), allora non pare possibile capire da che parte stia la tutela dell’unico bene che ne è meritevole, ossia l’interesse generale per una rigenerazione della credibilità, appunto, di un università che deve tornare ad essere un luogo di condivisione e soprattutto di cultura, non certo di consorterie che aprano le porte alla peggiore politica e ai peggiori vizi di una sedicente nobiltà decaduta o mai stata tale.
A questo punto, stando così le cose, appare quindi opportuno che lo scontro in atto esaurisca tutto il suo potenziale nelle sedi opportune attendendo pazientemente e rispettosamente le decisioni degli organi competenti, in modo che alla fine nessuno possa accampare scusanti di ogni sorta e siano chiare le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.
15 Ottobre 2016 | 9:23 | Rispondi
E la lettera dei Direttori di Dipartimento (con il riferimento, che solo sapessi vorrei essere più preciso, ai figli di…) ?
E le centinaia di migliaia di euro che l’Università deve risarcire?
E l’esempio che si da ai ragazzi?
E la politica? Mi arrabbio con chi mi dice che il Rettore è “sponsorizzato” dal Governo (tutti ci ricordiamo il video con la Ministra e il ragazzo zittito….). Nel consiglio di amministrazione dell’Università siedono i massimi esponenti di della destra a Catania. Quindi è facile pensare che siano tutti d’accordo (5 stelle esclusi forse) e per questo, credo, la Magistratura può avere delle remore a spingersi fino in fondo.
Io comunque continuo a pensare che, giuste o sbagliate che siano, le sentenze si rispettano.
La legge DEVE essere uguale per tutti!!!
Temo che l’invito della dottoressa Diamare, che non fissa una scadenza precisa per la risposta del Pignataro, ma si limita a una “preghiera di cortese e urgente riscontro”, subirà la stessa sorte della sentenza 243/2016 del CGA…
D’altra parte, cosa s’intende per “urgente”? Dovrà egli ottemperare entro 7, 15, 20 o 30 gg? Dovrà farlo necessariamente con pec o potrà anche servirsi di una raccomandata, di un messo, di un piccione viaggiatore? OCCORRONO CHIARIMENTI!
15 Ottobre 2016 | 10:50 | Rispondi
Non capisco perché la dott.ssa Diamare abbia ritenuto di non dover fissare una scadenza precisa alla risposta del Rettore, limitandosi a una generica “preghiera di cortese e urgente riscontro”.
15 Ottobre 2016 | 15:46 | Rispondi
Non desideravo essere insistente. In realtà, non ricordavo di aver postato un commento analogo alcune ore prima.
16 Ottobre 2016 | 9:50 | Rispondi
Caro Ingegnere Fiorentino, un amico, eccellente penalista, incontrato giovedì scorso si sorprendeva dell’immobilismo della Magistratura e della permanenza di Pignataro alla guida dell’università; e chiedeva a me “chiarimenti “. A me !!! La risposta è stata che se non capiva Lui, peraltro anche profondo conoscitore del mondo universitario, cosa avrei potuto dire io ? Ora, caro Ingegnere, se un illustre Giurista si chiede cosa stia a fare Pignataro in ateneo, qualcosa che non funziona deve pur esserci. La domanda da farsi è dove la qualcosa non funziona: a piazza Università o a Piazza Giovanni Verga ? Pignataro risponderebbe : ai posteri l’ardua sentenza- Ma quanto posteri? La professoressa Emmeci fa rilevare come il Commissario non abbia dato precisi termini al rettore: certo, di un chiarimento si può chiedere il chiarimento, e mentre i mesi passano si può anche chiedere il chiarimento del chiarimento del chiarimento: Lei ed il mio amico Poirot avete molta più dimestichezza di me con gli sviluppi in serie….infinite.
Lei, Ingegnere, fa risalire l’inizio del degrado a circa 15 anni fa, ma in medicina il degrado iniziò molti anni prima. Io avrei una data: quella in cui il dott. Giorgio Giannone, mio amico, straordinario chirurgo, specializzatosi al Mount Sinai Hospital di New York ( era già specialista a Catania, ma lo fecero iniziare daccapo ! ) chiese di ritornare in servizio all’università dopo aver fruito di sei mesi di congedo. In quel consiglio di facoltà, quando si arrivò a questo punto dell’ordine del giorno, alcuni abbandonarono l’aula, ed i restanti dissero che non lo conoscevano abbastanza. Certo Giannone aveva una grave, anzi una gravissima colpa: sapeva operare, ed avrebbe probabilmente offuscato carriere in pectore. Oggi Giannone sarebbe stato ancora un servizio per un anno, ed avrebbe lasciato una formidabile Scuola di Chirurgia Generale, dal momento che i vecchi Chirurghi sono già in pensione da qualche anno. Ma nella mia ex facoltà l’evento Giannone non fu l’unico caso anomalo, e mi riservo di scrivere al momento opportuno di qualche altra amenità che certamente non ha fatto l’interesse dei malati.
Non conosco le altre facoltà e quindi non esprimo giudizi, ma sono amico di Docenti della facoltà ( le chiamo ancora così ) di Matematica, Ingegneria, Chimica e Fisica: nonostante qualche infiltrazione, queste ancora tengono, ed i laureati trovano lavoro senza eccessiva difficoltà anche se lontano da casa.
Pignataro, se vuole, può ricandidarsi: ma Lei ha letto il programma che sbandierava in campagna elettorale ? Ha mantenuto solo una delle promesse fatte ? Ha pacificato l’università dopo la gestione Recca ? Mi dicono che il dott. Fortini è stato mandato in esilio a Siracusa, perché reo ( confesso !) di aver dimostrato con i numeri il degrado del nostro ateneo; e meno male che la Transiberiana non passa da Catania altrimenti……
Noi continueremo a seguire gli eventi con SUD, unico giornale che dice le cose per quello che sono e ad occuparsi seriamente dei due massimi problemi catanesi: Pignataro e Bianco. Dico dei massimi problemi e non dei massimi sistemi per evitare che l’inquisizione ( a Catania esiste, eccome ) mandi SUD, la bella e simpatica dottoressa Scandura, ed il dott. Di Rosa al rogo.
15 Ottobre 2016 | 21:15 | Rispondi
Caro Professore Condorelli, condivido le sue parole, ma proprio per questo stato di degrado, che riferivo come “manifesto alla città, agli studenti e agli studiosi” da “almeno” quindici anni (per quanto di mia conoscenza, ma già presumendo radici ben più profonde, come Lei conferma), ritengo che l’energia potenziale accumulata in questo “conflitto”, che è evidentemente “politico”, all’interno dell’ateneo, debba completamente essere lasciata esaurire nelle sedi competenti, affinché si plachi del tutto ogni intento “bellicoso” o di “resistenza” da ogni parte, con netta individuazione delle reciproche responsabilità e con ponderata ed oggettiva misurazione delle stesse.
Perché ritengo che, altrimenti, il conflitto troverebbe nuovo alimento, con danno irreparabile per l’interesse generale e soprattutto per la credibilità dell’istituzione. E queste mie sono considerazioni che non riguardano tanto il diritto quanto deduzioni obbligate ed improntate al realismo ed alla logica basilare che valgono per ogni tipo di comunità che dovrebbe riconoscersi nei fondamenti civili. Affinché si possa definitivamente voltare pagina, ed iniziare un nuovo corso, facendo, tutti, tesoro degli errori commessi, perché gravi e reiterati. Con le prove di forza, con le azioni giudiziarie aggressive non credo che si possa ottenere tutto ciò. Il tempo, come non mai in questi casi, è sempre galantuomo.
16 Ottobre 2016 | 12:47 | Rispondi
Temo di aver scritto dei commenti poco chiari..
Relativamente alla “relatività del relativismo”, con un esempio chiaro forse mi esprimerò meglio.
Il prof. Condorelli parlava della misura che a Catania è colma: io ribadivo che le misure effettuate dalle alte autorità sono sempre tutte esatte ; essendo infatti le misure dei semplici numeri primi, esse devono essere riferite alle loro unità di misura.
Supponiamo allora che Catania per effetto di influenze di grandi o piccole entità nefaste, rispetto alle altre città, subisca un rigonfiamento: anche le unità di misura, come tutti i metri esistenti a Catania, si allunguerebbero rispetto a quelli delle altre città, e quello che, prima del riconfiamento, fu misurato ad es. 5 metri, continua ad essere 5 metri come misura. Ma la misura, confrontata con quelle omologhe di altre città, dal di fuori risulterebbe altro che stracolma.
In termini più pedestri, qui credo si stia da un bel pò osservando le misure delle azioni e dei comportamenti delle alte istituzioni, a partire da quelle amministrative, per finire a quelle giudiziarie.
Per un osservatore non affetto da distorsioni esse appaiono tutte colme e fuori logica.
Ma a chi sta dentro le grandi istituzioni, importa solo che le misure effettuate restino sempre invarianti (ossia entro i limiti di legge!) nascondendo però alla cittadinanza che tutte le unità di misura sono ormai distorte (metri che misuravano la legalità, ora si sono allungati ).
Le unità di misura consistono appunto nei livelli di guardia, oltre cui i vari Organi di Controllo dovrebbero agire a attivare le azioni di legge.
Qui i livelli di quardia appaiono dilatati a dismisura e le azioni degli Organi di Controllo (le misure), sembrano pertanto totalmente colme.
Per quel che riguarda il degrado dell’università di Catania, al di là della mia precedente osservazione, relativa al malandazzo nazionale, devo sottolineare che per le facoltà tecnico-scientifiche non vi fu, non c’è, e non ci sarà alcuna speranza se esse viaggiano su traiettorie inerziali, senza l’influenza gravitazionale delle industrie, delle fabbriche, delle grandi opere pubbliche: e così tali facoltà non ebbero, non hanno e non avranno alcun incentivo esterno. Stesso fenomeno si verifica oggi al politecnico di Torino, allorquando la Fiat ha praticamente chiuso i battenti.
Ne è poi prova la ventilata chiusura della facoltà di ingegneria industriale a Catania.
(scusate se continuo ad utilizzare il termine facoltà).
E’ ovvio che le materie teoriche come matematica o quelle tecniche del diritto, non dovrebbero soffrire di questa assenza gravitazionale: lì dovrebbe dominare la statura dei docenti.
In ingegneria mi chiedevo e mi chiedo quanto meno se i vari docenti di materie importanti (che per correttezza non specifico), abbiano avuto ed abbiano serie esperienze di progettazione e se magari abbiano mai messo piede in un cantiere, prima di insegnare o di entrare in competizione con il mondo reale della libera professione, e se qualche volta intervengano in maniera autorevole nei vari congressi nazionali ed europei e se le loro pubblicazioni siano recensite anch’esse come autorevoli e non appartengano alla categoria del copy-paste.
16 Ottobre 2016 | 7:37 | Rispondi
Ormai è calato il sipario.
Sarebbe opportuno parlare del dopo e atttaveso quale percorso si deve arrivare alle nuove elezioni.
Vi invito però a non parlare di programmi anche perché sono tutti straordinari, ma facciamo i nomi.
Un ritorno al passato o un salto nel futuro?
Leggendo i nomi che sono scesi in campo…sarà un ritorno ad un glorioso passato!
Con buona pace di tutti ed anche del professore condorelli che saluto cordialmente.
16 Ottobre 2016 | 7:46 | Rispondi
Caro Avvocato, il sipario del teatrino dell’ateneo non è ancora calato perché Pignataro continua a chiedere ai Giudici come calarlo. Inoltre, se il sipario calerà, si prepara ( con la candidatura ) a uscire sul proscenio, come i grandi attori ed i grandi cantanti lirici, per ricevere l’applauso degli spettatori, per la rielezione. La notizia si è sparsa tra i rivenditori di frutta e verdura; un mio amico d’infanzia di Misterbianco, che sbarca come può il lunario vendendo ortofrutta con una motoape, mi ha chiesto in quale angolo di Piazza Università avrebbe potuto meglio posizionare il suo mezzo, e che tipo di ortaggi e frutta si consuma prevalentemente in quella zona. Gli ho consigliato di rifornirsi di pomodori molto maturi e, perché no, anche di qualche uovo ben stagionato.
Avvocato, ma Lei si è fatto il conto dell’età media del vecchio regime ? Tanto alla professoressa Elia quanto al professore Recca mancano due o tre anni per il pensionamento: come pensa possano continuare a governare l’ateneo per i prossimi sei anni ?
Lei, che segue questo giornale, sa quanto poco tenero sia stato con la Elia e con Tony Recca: dobbiamo tuttavia riconoscere che sono stati gli unici a forzare, utilizzando gli strumenti di legge, la rimozione di Pignataro da un posto che occupa indegnamente per i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Un altro Giacomo, professore di letteratura italiana, avrebbe riscritto per il rettore i suoi celebri versi: “Quando sovviemmi di cotanta speme ( la speranza di una svolta nel governo dell’ateneo e di un rilancio dello stesso ), un affetto mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura………………….O Giacomo, o Giacomo, perché non rendi poi quel che promettesti allor?”
Tante infatti le speranze del popolo dell’ateneo, tutte alimentate da un bellissimo programma del quale non è stato realizzato alcunché.
P.S. 1 La professoressa Emmeci mi perdonerà per “l’uso improprio” del mio poeta preferito che considero lo Chopin della poesia.
P.S. 2 Tengo a precisare che quando Giorgio Giannone fu cacciato dalla facoltà medica, il prof. Attilio Basile era in pensione da diversi anni. Fosse stato ancora Lui il Preside della Facoltà, le cose sarebbero andate ben diversamente; ed io lo so con assoluta certezza.
P.S. 3 Se quanto ho scritto su Giannone fosse falso, bene, su queste pagine qualcuno ristabilisca la verità.
16 Ottobre 2016 | 10:10 | Rispondi
Condivido con quanto detto dal Prof. Condorelli quando afferma che del degrado dell’Ateneo di Catania ha origini antiche, soprattutto nel Dipartimento di Medicina (come detto dal Prof. Condorelli, il Dott. Giorgio Giannone, ottimo chirurgo, specializzatosi al Mount Sinai Hospital di New York , chiese di ritornare in servizio all’Università di Catania dopo aver fruito di sei mesi di congedo. In quel consiglio di facoltà, quando si arrivò a questo punto dell’ordine del giorno, alcuni abbandonarono l’aula, ed i restanti dissero che non lo conoscevano abbastanza. Il Dott. Giannone sapeva operare ed era di intralcio per qualcuno. Oggi il Dott. Giannone sarebbe stato ancora un servizio per un anno, ed avrebbe lasciato un’ottima Scuola di Chirurgia Generale, dal momento che i vecchi Chirurghi sono già in pensione da qualche anno. Ma, come detto dal Prof. Condorelli, nel Dipartimento di Medicina l’evento Giannone non fu l’unico caso anomalo). Condivido con quanto detto dall’Ing. Salvatore Fiorentino quando dice che c’è un conflitto politico (sostenuto dall’ex Magnifico Rettore dell’Università di Catania, Prof. Recca, e da chi vuole tornare a tutti i costi dopo un regno incontrastato e plebiscitario per otto anni, ma improduttivo di risultati positivi, ed anzi causante lo stato di decadenza dell’Università di Catania di cui oggi è ereditario l’attuale Magnifico Rettore dell’Ateneo di Catania, Prof. Giacomo Pignataro), all’interno dell’Università di Catania e ciò causa un danno per l’interesse generale e soprattutto per la credibilità dell’Università (è un danno di immagine), e sono sbagliate le prove di forza e le azioni giudiziarie aggressive per far fuori politicamente all’attuale Magnifico Rettore dell’Università di Catania, Prof. Giacomo Pignataro, e spero che il Rettore, Prof. Pignataro, abbia giustizia nelle sedi opportune.
16 Ottobre 2016 | 17:18 | Rispondi
Dal momento che le piace molto condividere e concordare – la leggo da tempo… – le do una dritta per un più qualificato prosieguo della sua lodevole attività di rinfianco.
Provi a cambiare le sue formule. Per esempio: “Concordo con quanto detto da…” oppure “condivido quanto detto da…”. Si fidi!
Risulterà (un po’) più convincente.
17 Ottobre 2016 | 16:20 | Rispondi
La pazienza di Emmeci è stata inferiore alla mia, nei riguardi della forzosa ostinazione dell’ intransitività nei riguargi dei verbi transitivi.
17 Ottobre 2016 | 19:21 | Rispondi
Le parole sono parole e volano via con una velocità supersonica. Si parla…si parla ma tutto rimane lì fermo e nessuno riesce a farlo spostare. L’arroganza la fà da padrone , gli amici di Renzi non si toccano e guai a parlarne male. Renzi stesso è intoccabile…tutti ne parlano male, nessuno lo vuole ma rimane fermo là come avesse un peso specifico pari ad infinito. Porterà il giullare Benigni a cena dall’imperatore di Bisanzio come fiore all’occhiello dell’Italia laboriosa; una volta a rappresentare la Nazione si portavano imprenditori famosi uomini impegnati nella ricerca, adesso ci dobbiamo accontentare del duo comico Tosco-Toscano…come sono cambiati i tempi in cui Berta filava. Tutto questo accade in Italia e voi vi meravigliate se un “piccolo” e povero rettore rimane al suo posto incollato alla poltrona?
16 Ottobre 2016 | 21:46 | Rispondi
Renzi e Faraone sono con Pignataro.
I direttori di Dipartimento e un paio di autorevoli vicedirettrici, entrambe voltagabbana, come d’altronde tutti i direttori, voteranno Pignataro, oltre all’autorevolissimo commentatore di SUDPRESS “catanese”.
Ciancio con tutta “La Sicilia” appoggiano Pignataro. Dunque cosa sta aspettando Pignataro a rispettare la sentenza e a bandire le elezioni? Perché siete così preoccupati?
Allora io resto del parere che appena si vota in presenza di candidati come Basile, Drago, Foti, Priolo e Calabrese lo stesso Pignataro arriva ultimo.
È sempre valida la mia proposta di accettare scommesse.
Il grande accordo per il ritiro di tutti i candidati? Fa ridere! Salterà e sono tutti pronti a farlo saltare il giorno stesso in cui saranno bandite le elezioni.
P.S. ma veramente dopo quattro anni di Pignataro-disastro con pienissima inadempienza del suo programma elettorale si pensa di impostare la prossima campagna elettorale parlando principalmente della vecchia amministrazione? Non mi pare che avete grande fiducia e stima dell’intelligenza dei docenti, dei tecnici amministrativi e degli studenti del nostro Ateneo.
17 Ottobre 2016 | 9:19 | Rispondi
Caro EmilLask 1, il metaforico serbatoio della mia metaforica penna stilografica era quasi ( quasi ! ) vuoto quando Tony Recca, per un avviso di garanzia relativo alla storia delle e.mail – reato a costo zero per il contribuente-, lasciò la carica di rettore. Avevo consumato tanto metaforico inchiostro per scrivere e criticarlo su queste pagine, ma ancora nel serbatoio un po’ di inchiostro metaforico era rimasto. Quando Pignataro fu eletto, riempii nuovamente il metaforico sebatoio: avrei voluto elogiarlo per la buona politica sanitaria ( promessa disattesa ), per il miglioramento della didattica ( promessa disattesa, vedasi medicina ), per la pacificazione dell’ateneo: ero persino pronto a modificare il celeberrimo Astro del Ciel in “Pignataro dell’ateneo” che avrebbe donato luci alle menti ed infuso pace nei cuori. Mai delusione fu più profonda. Ora siamo al terzo metaforico serbatoio, ed a meno di un miracolo della Magistratura inquirente, di serbatoi ne vuoterò ancora. Lei scrive dei direttori di dipartimento: l’elogio della istituzione mi ricorda tanto i versi di Vincenzo Monti per il padrone di turno, anzi del padroncino in carica. Si presenti Pignataro, si sottoponga pure al giudizio del popolo dell’ateneo: come Lei dice, si accettano scommesse. Se fosse rieletto, allora avrebbe ragione la professoressa Emmeci a voler evocare lo spirito del simpatico Trilussa.
P.S. A questo punto mi pare fuor di luogo accollare a Tony Recca il disastro attuale; le colpe di Recca furono gravi, ma quelle di Pignataro sono gravissime. Si provi il sig. Qualunque ad ignorare tre sentenze.
17 Ottobre 2016 | 14:57 | Rispondi
Vorrei ricordare che Antonino Recca si è dimesso nel marzo del 2013 a pochi giorni dall’elezione del nuovo rettore Giacomo Pignataro, che sarebbe entrato in carica all’ 1 novembre 2013.
Non credo che le dimissioni siano state determinate dal procedimento penale, ma dal fatto che ormai aveva quasi concluso il suo secondo mandato che scadeva nell’ottobre 2013.
18 Ottobre 2016 | 15:15 | Rispondi
Cero Avvocato, si sbaglia ancora una volta. Recca si dimise proprio per il “fattaccio” della e-mail per il quale la Magistratura aveva aperto un’inchiesta. Sarebbe potuto rimanere in carica per altri cinque mesi buoni, ma non lo fece. Certo Recca ebbe gravi responsabilità, ma di fronte ad un intervento della Magistratura lasciò e SUD, a mia insaputa, mise in prima pagina quello che doveva essere un semplice commento di commiato. Dopo averlo ripetutamente attaccato per gli errori commessi, riconobbi il rispetto per le due Istituzioni, la Giustizia e l’Università, e di lui non scrissi più niente. A Pignataro non si può certamente riconoscere il rispetto per l’istituzione università anche perché a non esserci più è proprio l’istituzione: distrutta.
18 Ottobre 2016 | 16:22 | Rispondi
Caro Professor Condorelli,
19 Ottobre 2016 | 15:17 | Rispondi
Caro Avvocato, rimane sempre un simpaticissimo commentatore. Senza ironia alcuna
19 Ottobre 2016 | 16:52 | Rispondi

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