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Timestamp: 2019-01-17 04:03:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11960 del 10/06/2016 – La Legge per tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11960 del 10/06/2016
Cassazione civile sez. trib., 10/06/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 10/06/2016), n.11960
sul ricorso 523/2012 proposto da:
SAITUR SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
avverso la sentenza n. 126/2010 della COMM. TRIB. REG. di PALERMO,
chiesto il rigetto e l’inammissibilità;
Il Comune di Palermo aveva notificato alla società Saitur srl una cartella di pagamento relativamente all’hotel Atheneum per Tarsu dovuta per l’anno 2006 chiedendo il pagamento della somma complessiva di Euro 8.997,91.
La società contribuente impugnò l’avviso di pagamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Palermo, la quale accolse il ricorso.
Il Comune di Palermo propose appello avverso la sentenza davanti alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia la quale, pur ritenendo pienamente ammissibile la diversificazione delle tariffe tra esercizi alberghieri e locali adibiti a uso abitazione, confermò la sentenza di primo grado di annullamento dell’avviso di pagamento in quanto il disposto aumento tariffario era illegittimo per eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione.
Con unico motivo di ricorso il Comune di Palermo lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il giudice di appello ha ritenuto illegittima l’applicazione di tariffe differenziate agli immobili adibiti ad alberghi rispetto a quelli adibiti a civile abitazione in assenza di specifica motivazione.
Sul punto si è espressa questa Corte con Sez. 5, Sentenza n. 5722 del 12/03/2007 per cui: “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), è legittima la Delib. comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce infatti un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore; i rapporti tra le tariffe, indicati dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 69, comma 2, tra gli elementi di riscontro della legittimità della Delib., non vanno d’altronde riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica (più recentemente vedi 6-5, Ordinanza n. 12859 del 23/07/2012).
comunale dell’ente locale che prevede una differenziazione tra civile abitazione ed esercizio alberghiero questa Corte ha affermato che (Sez. 5, Sentenza n. 7044 del 26/03/2014): “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della Delib. comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65, poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile “ex post”, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili”. (Sul punto anche si è pronunciata anche Cass. n. 22804 del 2006, ord. n. 26132 del 2011).
Nella fattispecie il ricorso proposto deve tuttavia essere respinto in quanto il TAR Regione Sicilia ha annullato con sentenza 1550/2009 passata in giudicato la Delib. TARSU 31 maggio 2006, nr. 165, della Giunta Comunale di Palermo e conseguentemente le iscrizioni a ruolo fondate sulla Delib. Tarsu 2006 annullata dal TAR della Sicilia sono prive di validità.
Per quanto sopra non può essere accolto il ricorso per cassazione del Comune di Palermo, peraltro proposta successivamente all’avvenuto annullamento della Delib. Comunale TARSU 31 maggio 2006, nr. 165, da parte del TAR Sicilia sez. 1 con sentenza 1550/2009, e deve essere confermata la sentenza di secondo grado di annullamento dell’iscrizione a ruolo e della consequenziale cartella.
Ricorrono giusti motivi per compensare fra le parti le spese dei gradi del giudizio di merito, stante l’evolversi della vicenda processuale, mentre le spese del giudizio di legittimità devono essere poste a carico del Comune di Palermo stante la soccombenza.
Rigetta il ricorso. Compensa le spese dei gradi merito e condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 2.200,00 complessive oltre spese accessorie.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 68
 Sentenza 
 art. 69
 Sentenza 
 art. 65
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza