Source: http://concordati.ilcaso.it/sezioni/Arbitrato/ultime_pubblicate
Timestamp: 2020-05-25 02:39:41+00:00

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Aumento di capitale deliberato in epoca anteriore al fallimento, clausola compromissoria ed esecuzione coattiva.
Società di capitali - Aumento di capitale - Deliberato in epoca anteriore al fallimento - Clausola compromissoria - Esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti.
L’aumento di capitale deliberato in epoca anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento, così come la richiesta di esecuzione dello stesso posta in essere in sede fallimentare, sono da ritenere compresi nell’ambito di applicazione della clausola compromissoria - contenuta nello statuto sociale - concernente i «rapporti sociali».
Il comma 2 della norma dell’art. 2466 cod. civ., che concerne l’esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti, si applica anche nel caso di scioglimento o fallimento della società a responsabilità limitata, secondo quanto emerge dalla disposizione dell’art. 2491, comma 1, cod. civ.
La clausola arbitrale, eventualmente contenuta nello statuto della società, non si applica nel caso in cui il socio moroso contesti il diritto del curatore di incamerare in via definitiva le somme da questi trattenute in ragione dell’art. 2466, comma 3, cod. civ., non essendo arbitrabili le pretese fatte valere dai soci verso l’amministrazione fallimentare.
Nel caso in cui, in luogo del procedimento speciale previsto dall’art. 2466 cod. civ., il curatore avvii l’esecuzione forzata ex art. 150 l. fall., la richiesta di esecuzione dell’aumento di capitale sfociata nel decreto ingiuntivo non riguarda la materia del credito del socio verso la società fallita, bensì il credito della fallita nei confronti del socio.
Il diritto della società al versamento dei conferimenti dovuti dai soci morosi è da ritenere «disponibile» ai sensi degli artt. 806 e 808 cod. proc. civ., posto che la norma dell’art. 2466, co. 3, cod. civ. abilita l’amministratore, al ricorrere di determinati presupposti, a ridurre il capitale sociale. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 February 2020, n. 4956.
La clausola arbitrale contenuta nello statuto non si applica all’azione di responsabilità esercitata dal curatore.
Azione di responsabilità esercitata dal curatore – Azione sociale – Clausola arbitrale – Applicazione all’azione del curatore – Esclusione.
L’azione di responsabilità esercitata dal curatore nei confronti degli amministratori della società fallita cumula in sé l'azione sociale di responsabilità e quella dei creditori sociali; in ragione della natura inscindibile delle due azioni, deve dunque escludersi l’operatività nei confronti del curatore della clausola compromissoria inserita nello statuto della società che demandi agli arbitri tutte le controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei loro confronti, posto che il perimetro operativo di detta clausola non può comprendere l'azione che spetta ai creditori sociali ai sensi dell'art. 2394 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 December 2019.
Interpretazione di clausola compromissoria di arbitrato irrituale stipulata ante d.lgs. n. 40 del 2006.
Clausola compromissoria di arbitrato irrituale stipulata "ante" d.lgs. n. 40 del 2006 - Interpretazione - Criteri - Riferimento a qualsiasi vertenza originata dal contratto - Necessità - Limiti - Fattispecie.
La clausola compromissoria devolutiva della controversia ad un arbitrato irrituale stipulata fino alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 40 del 2006 - alla quale non sono applicabili gli artt. 808-quater (sull'interpretazione della convenzione di arbitrato) e 808-ter (sull'arbitrato irrituale) c.p.c., introdotti da detto decreto - deve essere interpretata, in mancanza di volontà contraria, nel senso che rientrano nella competenza arbitrale tutte le controversie che si riferiscono a pretese aventi la "causa petendi" nel contratto cui la clausola si riferisce, con esclusione, quindi, di quelle che nello stesso contratto hanno unicamente un presupposto storico. (Nella specie, la S.C., nel cassare la sentenza impugnata, ha affermato l'esclusione dall'applicazione della clausola compromissoria riferita ad un contratto di affitto di azienda delle controversie relative alla liquidazione della quota di partecipazione nella società di capitali che aveva affittato l'azienda ed alla restituzione di somme date a mutuo alla stessa società, trovando le stesse nel contratto di affitto un mero antefatto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 October 2019, n. 28011.
Procedimento monitorio ed inibitoria. Riconoscimento ed esecuzione del lodo straniero ed effetti del decreto del Presidente della Corte d’appello.
Orbene, in assenza di una espressa previsione normativa e tenuto conto della lettera del comma 4 dell’art. 839 c.p.c. - che si esprime unicamente in termini di efficacia e non anche di esecutività - il decreto emesso dal Presidente della Corte delegato deve intendersi limitato al mero riconoscimento dell’efficacia del lodo straniero (ricorrendone le condizioni) senza tuttavia conferirgli, con tale riconoscimento, l’immediata esecutività ope legis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07 October 2019.
La mera pendenza del giudizio di impugnazione del lodo non può paralizzare il diritto degli arbitri alla quantificazione e riscossione del loro onorario in ragione dell’attività espletata.
Diritto al compenso degli arbitri per l’attività espletata in presenza di eventuali vizi del provvedimento decisorio adottato – Sussistenza
Compenso determinato alla stregua dei principi imposti dall’art. 2233 co. 2 cod. civ. in misura adeguata all’importanza dell’opera prestata – Criteri equitativi – Applicabilità.
Non costituisce impedimento alla statuizione richiesta dagli arbitri la circostanza che il lodo arbitrale è stato impugnato avanti alla Corte di Appello e che la stessa ne ha disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva.
La mera pendenza del giudizio di impugnazione del lodo non può paralizzare il diritto degli arbitri alla quantificazione e riscossione del loro onorario in ragione dell’attività espletata. La Corte di legittimità (sentenza n. 14799/2008) ha predicato la sussistenza del credito per l’onorario, a favore dell’arbitro, non è impedita da eventuali vizi del provvedimento decisorio adottato, da far valere a norma dell’art. 829 cod. civ.
In relazione ai criteri da osservare per la determinazione del compenso, va considerato che non può farsi riferimento al d.m. 398/2000, poichè tale norma trova applicazione esclusivamente per le controversie arbitrali in materia di lavori pubblici mentre nella fattispecie si tratta di un appalto tra privati; e nemmeno può spiegare efficacia il d.m. 585/1994 in materia di compensi per l’attività forense anche stragiudiziale, che riguarda i componenti del collegio arbitrale che rivestano la qualità di avvocati, mentre nella fattispecie si tratta di ingegneri.
Ed allora può farsi ricorso a criteri equitativi ritenuti più adeguati all’oggetto e al valore della controversia, nonchè alla natura e al’importanza dei compiti attribuiti agli arbitri, anche attraverso il ricorso, ma solo come utile parametro di riferimento, alle tariffe di alcune categorie professionali (Cass. n. 11128/2006; Cass. n. 7764/2004). Sulla base delle considerazioni che precedono il compenso dovuto al collegio può essere determinato alla stregua dei principi imposti dall’art. 2233 co. 2 cod. civ., in misura adeguata all’importanza dell’opera prestasta ed al decoro della loro professione (ingegneri). (Claudio Alviggi) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 20 June 2019.
Carattere simulato del contratto e potestas iudicandi degli arbitri.
Cognizione degli arbitri - Accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere - "Potestas iudicandi" - Sussistenza.
L'accertamento del carattere simulato del contratto sul quale si fonda la pretesa fatta valere innanzi agli arbitri rientra nella "potestas iudicandi" di questi ultimi, in quanto la loro cognizione si estende, salvo eventuali ben precisi limiti legali, a qualsiasi aspetto della vicenda che risulti rilevante per stabilire se ed in quale misura il diritto fatto valere da una parte sia fondato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 May 2019, n. 14884.
Clausola compromissoria societaria e applicazione della legge vigente al momento della stipulazione della convenzione di arbitrato.
Arbirato - Clausola compromissoria societaria, inserita nello statuto anteriormente alla novella di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 - Impugnazione del lodo per errores in iudicando - Ammissibilità.
In caso di clausola compromissoria societaria, inserita nello statuto anteriormente alla novella di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, è ammissibile l’impugnazione del lodo per errores in iudicando anche ove, per decidere, gli arbitri abbiano conosciuto di questioni compromettibili e il giudizio non abbia a oggetto l’invalidità di delibere assembleari, poiché il riferimento del D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 36 all’art. 829 c.p.c. va sì correlato al nuovo comma 3 della disposizione citata, ma pur sempre implica che, per stabilire se l’impugnazione sia ammessa dalla legge, si abbia riguardo alla legge vigente al momento della stipulazione della convenzione di arbitrato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 May 2019, n. 13842.
Causa non imputabile per errori di diritto nell’interpretazione della legge processuale (omessa impugnazione del lodo).
La rimessione in termini per causa non imputabile, in entrambe le formulazioni che si sono succedute (artt. 184 bis e 153 c.p.c.), non è invocabile in caso di errori di diritto nell’interpretazione della legge processuale, pur se determinati da difficoltà interpretative di norme nuove o di complessa decifrazione, in quanto imputabili a scelte difensive rivelatesi sbagliate, come quella di non impugnare il lodo per errori di diritto, in presenza di convenzione arbitrale anteriore alla riforma del d.lgs. n. 40 del 2006. Cassazione Sez. Un. Civili, 12 February 2019, n. 4135.
Incluse nel perimetro della clausola compromissoria le controversie riferibili al periodo anteriore alla stipula.
La clausola compromissoria, in mancanza di espressa volontà contraria, deve essere interpretata nel senso di ascrivere alla competenza arbitrale tutte le controversie che si riferiscono a pretese aventi la "causa petendi" nel contratto cui detta clausola è annessa. (In applicazione del predetto principio la S.C. ha ritenuto incluso nell'ambito applicativo della clausola compromissoria anche le controversie riferibili al periodo antecedente alla stipula della convenzione d'arbitrato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 February 2019, n. 3795.
Compromettibilità in arbitri di impugnazione di delibera assembleare di società per omessa convocazione del socio. Clausola compromissoria per arbitrato irrituale ed improponibilità del giudizio ordinario.
Delibera assemblea dei soci - Impugnazione - Omessa convocazione - Clausola compromissoria statutaria - Disponibilità del diritto - Compromettibilità in arbitri - Sussistenza.
Attengono a diritti indisponibili, come tali non compromettibili in arbitri ai sensi dell’art. 34, comma 1, del d.lgs. n. 5 del 2003, soltanto le controversie relative all’impugnazione di deliberazioni assembleari di società aventi oggetto illecito o impossibile, le quali danno luogo a nullità rilevabili anche di ufficio dal giudice, cui sono equiparate, ai sensi dell’art. 2479 ter c.c., quelle prese in assoluta mancanza di informazione; sicché la lite che abbia ad oggetto l’invalidità della delibera assembleare per omessa convocazione del socio, essendo soggetta al regime di sanatoria previsto dall'art. 2379 bis c.c., può essere deferita ad arbitri. Tribunale Brescia, 22 January 2019.
La nullità per violazione dei principi di verità e chiarezza del bilancio non è questione demandabile al giudizio degli arbitri.
La funzione informativa svolta dal bilancio in favore dei soci e dei terzi e la conseguente inderogabilità dei principi posti a fondamento, nonché l'inviolabilità del diritto del socio ad una corretta e veritiera rappresentazione della situazione economica e patrimoniale della società comportano, in caso di violazione, la nullità della relativa deliberazione di approvazione del bilancio: in tali casi, trattandosi di diritti indisponibili, deve essere esclusa la competenza arbitrale. (Giuseppe Sorrenti) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 14 January 2019.
Calcio e Federazione: il ricorso a forme di giustizia arbitrale non costituisce un diniego di giustizia rilevante ai fini dell'art. 6 della CEDU.
Processo equo - Ricorso a forme arbitrali - Diniego di giustizia rilevante ex art. 6 CEDU - Esclusione - Ragioni - Fattispecie in tema di giustizia sportiva.
Il ricorso a forme di giustizia arbitrale non costituisce un diniego di giustizia rilevante ai fini dell'art. 6 della CEDU, quale norma interposta all'art. 24 Cost., in quanto non ostacola il diritto di accesso al giudice, purché il rimedio sia effettivo e non illusorio (sentenza Corte EDU 1 marzo 2016 Tabbane c/o Svizzera). (Principio applicato in tema di riserva alla giustizia sportiva, ai sensi dell'art. 2 del d.l. n. 220 del 2003, conv. con mod. dalla l. n. 280 del 2003, delle questioni attinenti le sanzioni disciplinari comminate a società sportive). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 December 2018, n. 32358.
Ricorso straordinario per cassazione avverso il decreto di nomina o sostituzione di un arbitro.
Arbitrato - Arbitri - Nomina di arbitri da parte del Presidente del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto di nomina o di sostituzione di un arbitro, essendo provvedimento privo di carattere decisiorio e insuscettibile di produrre effetti sostanziali o processuali di cosa giudicata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 July 2018, n. 18004.
Sospensione cautelare di deliberazioni societarie, arbitrato e competenza concorrente del giudice ordinario.
La devoluzione in arbitrato delle controversie aventi ad oggetto l’impugnazione di deliberazioni societarie non osta alla competenza concorrente del giudice ordinario in ordine al provvedimento cautelare di sospensione delle deliberazioni medesime. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 April 2018.
Non impugnabilità delle ordinanze presidenziali di nomina o ricusazione degli arbitri.
Arbitrato – Istanza di ricusazione e nomina di arbitri – Ordinanza presidenziale – Impugnazione straordinaria ex art.111 Cost. – Inammissibilità – Sussiste.
L’ordinanza con cui il presidente del tribunale pronuncia sull’istanza di ricusazione di un arbitro, oltre ad essere dichiarata espressamente non impugnabile dall’art.815, comma 3, c.p.c., neppure può essere impugnata con il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art.111 Cost., in quanto costituisce un provvedimento meramente ordinatorio e strumentale che incide soltanto sulla designazione, in esito ad un procedimento incidentale di natura sostanzialmente amministrativa, di una determinata persona quale componente di tale organo, in relazione alla sua corretta composizione ed all’interesse generale all’imparzialità e all’obiettività della relativa funzione.
A conclusioni analoghe deve giungersi quanto alla statuizione resa sulla richiesta di nomina di arbitro ex art.810, comma 2, c.p.c., che ha funzione sostitutiva dell’attività negoziale non esercitata dalla parte e natura di provvedimento di volontaria giurisdizione. Essa rimane estranea alla controversia, implicando la semplice verifica della volontà delle parti di dirimerla sul piano negoziale e non in via giudiziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 April 2018, n. 9767.
Perizia contrattuale, azione di annullamento e mezzo di impugnazione.
Obbligazioni e contratti - Perizia contrattuale - Decisione dei periti - Mezzo di impugnazione - Abuso di mandato - Errore essenziale.
Nella perizia contrattuale - al pari che nell'arbitrato irrituale -, la decisione dei periti è impugnabile solo attraverso le tipiche azioni di annullamento e di risoluzione per inadempimento previste per i contratti e non attraverso gli strumenti accordati dal codice di procedura civile per i lodi rituali, con la conseguenza che nella perizia contrattuale gli errori "in procedendo o in iudicando", comprensivi dei principi della collegialità e del contraddittorio, rilevano a condizione che si risolvano in cause di invalidità e, cioè, incapacità e vizi del consenso o di risoluzione.
La violazione del principio di collegialità, laddove l'eventuale errata interpretazione ed applicazione di una regola del giudizio fissata dalle parti può ricondursi alla figura dell'«abuso di mandato» e, quindi essere fonte di responsabilità per i periti, non costituisce un errore sindacabile.
Nella perizia contrattuale, l’errore essenziale che rileva come causa di annullamento della determinazione arbitrale, va ricollegato “…al processo di formazione della volontà degli arbitri, inficiato o deviato da un'alterata percezione o da una falsa rappresentazione della realtà, rimanendo esclusa la possibilità di fare valere errori di giudizio o di interpretazione della legge.
Appare tutt’altro che inadempiente il terzo perito il quale non si sia limitato a sposare acriticamente una delle due tesi proposte dai periti nominati dalle parti, ma, difronte al contrasto sistematico dei primi, motivatamente abbia sempre compiuto le proprie valutazioni in assoluta autonomia di giudizio, inducendo ora l’uno ora entrambe a sposare le conclusioni da egli raggiunte, alla luce della perizia contrattuale deve escludersi che su alcuno dei punti i periti abbiano mancato al loro mandato, in quanto su tutti i punti i medesimi hanno espresso un responso o a maggioranza. (Pierluigi D'Urso) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 03 April 2018.
Controversia tra ex socio e società successivamente fallita e opponibilità al fallimento della clausola compromissoria.
Controversia tra ex socio e società successivamente fallita - Clausola compromissoria presente nello statuto sociale (nella specie per arbitrato irrituale) - Eccezione di opponibilità della detta clausola anche al Fallimento - Sussistenza .
In ordine all’opponibilità della clausola compromissoria al Fallimento che agisca vantando un proprio credito verso un terzo, la giurisprudenza ha chiarito che - a differenza dell’opposto caso in cui il credito sia azionato nei confronti dell’impresa fallita, sicché la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo e all’accertamento nelle forme previste dall'art. 52, secondo comma, l.f., al fine di assicurare il rispetto della par condicio creditorum – il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere ta-le clausola (Cass. n. 13089/2015 e n. 6165/2003). A ciò si aggiunge che “l'eccezione con la quale si deduca l'esistenza (o si discuta dell'ampiezza) di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale non pone una questione di competenza dell'autorità' giudiziaria (come nel diverso caso di clausola compromissoria per arbitrato rituale), ma contesta la proponibilità della domanda per avere i contraenti scelto la risoluzione negoziale della controversia rinunziando alla tutela giurisdizionale. La suddetta eccezione non ha pertanto natura processuale ma sostanziale e introduce una questione preliminare di merito in relazione all'esistenza o meno della suddetta rinuncia” (Cass. n. 7525/2007 e n. 4845/2000). (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 29 November 2017.
Competenza degli arbitri e azione di responsabilità degli organi sociali.
L'azione di responsabilità nei confronti dei componenti degli organi sociali investe diritti patrimoniali disponibili, come si evince dall'esserne espressamente ammessa la rinunciabilità e la transigibilità e dunque, nulla osta alla sua arbitrabilità, neppure laddove, essa ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, sia promossa dal socio. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 November 2017, n. 26300.

References: sentenza 
 art. 150
 sentenza 
 Cass. 
 art. 36
 art. 6
 art.111
 art.810