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Timestamp: 2017-12-13 16:33:54+00:00

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﻿ CODICE DEONTOLOGICO FORENSE | * Studio Legale Lasagni & Associati *
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Avv. Gian Galeazzo Lasagni
Avv. Carlo Lasagni
Avv. Pietro Losi
Avv. Gabriele Catalini
Avv. Elena Tedoldi
Avv. Lorenzo Buffagni
Posted by admin on Giu 19, 2009 in Documenti Utili | Commenti disabilitati su CODICE DEONTOLOGICO FORENSE
ART. 9. – Dovere di segretezza e riservatezza È dovere, oltreché diritto, primario e fondamentale dell’avvocato mantenere il segreto sull’attività prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.
al fine di impedire la commissione da parte dello stesso assistito di un reato di particolare gravità;
in un procedimento concernente le modalità della difesa degli interessi dell’assistito.
Canone abrogato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007.
Periodo così modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione così recitava: “Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell’affidamento della collettività”. (2)
Canone così modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione così recitava: “I – Sono consentite, a fini non lucrativi, l’organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati o di società o di associazioni di avvocati, previa approvazione del Consiglio dell’ordine del luogo di svolgimento dell’evento”. (3)
Canoni abrogati dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007.
L’avvocato che intende dare informazione sulla propria attività professionale deve indicare: la denominazione dello studio, con la indicazione dei nominativi dei professionisti che lo compongono qualora l’esercizio della professione sia svolto in forma associata o societaria; il Consiglio dell’Ordine presso il quale è iscritto ciascuno dei componenti lo studio; la sede principale di esercizio, le eventuali sedi secondarie ed i recapiti, con l’indicazione di indirizzo, numeri telefonici, fax, e-mail e del sito web, se attivato; il
TITOLO professionale che consente all’avvocato straniero l’esercizio in Italia, o che consenta all’avvocato italiano l’esercizio all’estero, della professione di avvocato in conformità delle direttive comunitarie. Può indicare: i titoli accademici; i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari; l’abilitazione a esercitare avanti alle giurisdizioni superiori; i settori di esercizio dell’attività professionale e, nell’ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente; le lingue conosciute; il logo dello studio; gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale; l’eventuale certificazione di qualità dello studio; l’avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell’Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l’indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato; i settori di esercizio dell’attività professionale e, nell’ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente; le lingue conosciute; il logo dello studio; gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale; l’eventuale certificazione di qualità dello studio; l’avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell’Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l’indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato. L’avvocato può utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione tempestiva al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso.
Articolo così modificato dal CNF con la delibera 12 giugno 2008, n. 15.
Periodo così modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione così recitava: “È vietata l’offerta di prestazioni professionali a terzi e in genere ogni attività diretta all’acquisizione di rapporti di clientela, a mezzo di agenzie o procacciatori o altri mezzi illeciti.”. (2)
Canone aggiunto dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007.
ART. 21. – Divieto di attività professionale senza
TITOLO o di uso di titoli inesistenti.
L’iscrizione all’albo costituisce presupposto per l’esercizio dell’attività giudiziale e stragiudiziale di assistenza e consulenza in materia legale e per l’utilizzo del relativo
I – Costituisce illecito disciplinare l’uso di un
TITOLO professionale non conseguito ovvero lo svolgimento di attività in mancanza di
TITOLO o in periodo di sospensione.
III – L’avvocato può utilizzare il
TITOLO accademico di professore solo se sia docente universitario di materie giuridiche. In ogni caso dovrà specificare la qualifica, la materia di insegnamento e la facoltà.
IV – L’iscritto nel registro dei praticanti avvocati può usare esclusivamente e per esteso il
TITOLO di “praticante avvocato”, con l’eventuale indicazione di “abilitato al patrocinio” qualora abbia conseguito tale abilitazione.
L’esibizione in giudizio di documenti relativi alla posizione personale del collega avversario e l’utilizzazione di notizie relative alla sua persona sono vietate, salvo che egli sia parte di un giudizio e che l’uso di tali notizie sia necessario alla tutela di un diritto. I – L’avvocato deve astenersi dall’esprimere apprezzamenti denigratori sull’attività professionale di un collega.
II – L’avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con l’assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, salvo quanto previsto nell’
ART. 45. (1)
Canone così modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione così recitava: “II – L’avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con l’assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale”.
L’avvocato ha diritto di trattenere le somme che gli siano pervenute dalla parte assistita o da terzi a rimborso delle spese sostenute, dandone avviso al cliente; può anche trattenere le somme ricevute, a
TITOLO di pagamento dei propri onorari, quando vi sia il consenso della parte assistita ovvero quando si tratti di somme liquidate in sentenza a carico della controparte a
TITOLO di diritti e onorari ed egli non le abbia ancora ricevute dalla parte assistita, ovvero quando abbia già formulato una richiesta di pagamento espressamente accettata dalla parte assistita.
E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attività svolta, fermo il principio disposto dall’
ART. 2233 del Codice civile.
Articolo così modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007 e da ultimo con la delibera 12 giugno 2008, n. 15. La precedente versione così recitava: ”
ART. 45 – Accordi sulla definizione del compenso. E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attività svolta”. La versione precedente alle modifiche del 18 gennaio 2007 recitava così: ”
ART. 45. – Divieto di patto di quota lite. È vietata la pattuizione diretta ad ottenere, a
TITOLO di corrispettivo della prestazione professionale, una percentuale del bene controverso ovvero una percentuale rapportata al valore della lite. I – È consentita la pattuizione scritta di un supplemento di compenso, in aggiunta a quello previsto, in caso di esito favorevole della lite, purché sia contenuto in limiti ragionevoli e sia giustificato dal risultato conseguito.”
II – L’avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso l’avvocato deve comunicare alle parti ogni circostanza di fatto e ogni rapporto con i difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all’espletamento dell’incarico.
IV – L’avvocato che viene designato arbitro deve comportarsi nel corso del procedimento in modo da preservare la fiducia in lui riposta dalle parti e deve rimanere immune da influenze e condizionamenti esterni di qualunque tipo. Egli inoltre: – ha il dovere di mantenere la riservatezza sui fatti di cui venga a conoscenza in ragione del procedimento arbitrale; – non deve fornire notizie su questioni attinenti al procedimento; non deve rendere nota la decisione prima che questa sia formalmente comunicata a tutte le parti.
TITOLO V – DISPOSIZIONE FINALE ART. 60. – Norma di chiusura.
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La controversia meramente economica non legittima il sequestro giudiziario.
Sul principio di autosufficienza del ricorso in Cassazione.
Nullità del contratto di multiproprietà per indeterminatezza dell’oggetto.
Reato di guida in stato d’ebbrezza e lavori di pubblica utilità.
Il TAR boccia la chiusura delle strade.
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References: ART. 9

ART. 21

ART. 45
 sentenza 

ART. 2233

ART. 45

ART. 45
 ART. 60