Source: https://it.scribd.com/document/84864874/Acquisto-Della-Cittadinanza-Europea-e-Ordine-Di-to-Un-Caso-Dalla-Giurisprudenza
Timestamp: 2019-10-17 20:18:55+00:00

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Libretto per il gioco didattico Forum dei diritti - Tesi a confronto Approfondimento della giurisprudenza
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Acquisto della cittadinanza europea e ordine di allontanamento. Un caso dalla giurisprudenza
09/03/2012 Codice di accesso url al fascicolo n. 3/2012 Giuristando http://blog.libero.it/giuristando
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TERZA QUESTIONE (B3) Acquisto della cittadinanza europea e ordine di allontanamento Indice dei documenti del fascicolo:
Parte comune ai vari casi:
Documento allegato n. 1
Prospettazione di un caso tratto dalla giurisprudenza italiana, pag. 3 (sentenza Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, Sentenza 27 settembre 2007 (dep. 16 gennaio 2008), n. 2451, pag. 4
Documento allegato n. 2
Sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, del 27 settembre 2007, n. 2451, allegata per esteso pag. 6
Documento allegato n. 3 (normativa) Link alla direttiva 2008/115/Ce del parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 - recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno irregolare e stralci del testo pag. 24 Documento allegato n. 4 (normativa) Dalla Costituzione italiana Artt. 2 e 11
pag. 29 Documento allegato n. 5 (normativa)
Art. 2. Del Codice penale (Successione di leggi penali)
pag. 30 Documento allegato n. 6
(Normativa: Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dellart.14, comma 5 ter, D. Lvo n.286/98 ) pag. 31
Documento allegato n. 7
(Normativa: Link al D.L. 23 giugno 2011, 89, convertito con modificazioni, dalla L. 2 agosto 2011, n. 129 su soggiorno e allontanamento dei comunitari e di recepimento della direttiva UE sul rimpatrio degli extracomunitari in situazione irregolare pag. 35
Documento allegato n. 8 Link alla rivista Diritto penale contemporaneo con: giurisprudenza e dottrina - sentenza della Corte di Giustizia dellUnione Europea del 28 aprile 2011, Hassen El Dridi, causa C-61/11 PPU - commento alla sentenza (Vigan)
Documento allegato n. 9
(sentenza Cass. pen., n. 36451 del 2011 - Sicurezza pubblica - stranieri - ingiustificata inosservanza dell'ordine di allontanamento del questore di cui all'art. 4, comma 5-quater, d.lgs. N. 286/1998) pag. 37
Prospettazione: Massima della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, Sentenza 27 settembre 2007 (dep. 16 gennaio 2008), n. 2451: Deve escludersi che l'adesione della Romania all'Unione Europea abbia determinato l'abolizione del reato - di ingiustificata permanenza sul territorio italiano - previsto dall'art. 14, comma 5 ter, d.lgs. n. 286/98, commesso dai cittadini rumeni prima del 1^ gennaio 2007, giorno di entrata in vigore del trattato di adesione.
DUMITRU Ilie, cittadino rumeno, viene raggiunto nel settembre 2006, dall'ordine di allontanamento entro cinque giorni dal territorio italiano, impartito dal Questore di Roma a seguito del decreto prefettizio di espulsione. Successivamente, nel marzo 2009, DIMITRU Ilie viene presentato dinanzi allautorit giudiziaria per la convalida dellarresto e contestuale giudizio con rito direttissimo, stante lingiustificata inosservanza dellordine di allontanamento del Questore (ai sensi dellart. 14, comma 5 ter, D. Lvo n.286/98). Ma nel frattempo, cio dal 1^ gennaio 2007, la Romania entrata a far parte della Unione Europea e Dumitru Ilie, in quanto cittadino romeno, anche cittadino comunitario e come tale pu liberamente circolare, soggiornare e stabilirsi in Europa. Ma la Corte di Cassazione (nel 2008) non di questo avviso e ritiene che Ilie debba essere condannato del reato di ingiustificata permanenza nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene. Ora la domanda principale che ci poniamo : ma non si dovrebbe applicare al reo il diritto penale sopravveniente pi favorevole per lui, come quello che discende dal fatto di essere cittadino europeo? E soprattutto, siamo sicuri che il diritto comunitario condivida, sul piano costituzionale, le soluzioni legislative sperimentate dal legislatore italiano in tema di reati di illegittimo ingresso e permanenza sul territorio?
dopo aver consultato i documenti a disposizione, redigi il tuo parere (memoria) osservando il seguente schema di massima:
i. riassumi la fattispecie (situazione di fatto), ii. formula le tue valutazioni sul fatto (ovviamente a sostegno della tua tesi), iii. e poi le tue valutazioni sul diritto applicabile alla fattispecie. Al termine produrrai altro elaborato dalle stesse caratteristiche del precedente contenente le osservazioni critiche sullo scritto del tuo compagno avversario di tesi (memoria di replica).
Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, Sentenza 27 settembre 2007 (dep. 16 gennaio 2008), n. 2451 Deve escludersi che l'adesione della Romania all'Unione Europea abbia determinato l'abolizione del reato previsto dall'art. 14, comma 5 ter, d.lgs. n. 286/98, commesso dai cittadini rumeni prima del 1^ gennaio 2007, giorno di entrata in vigore del trattato di adesione. Ritenuto in fatto 1. Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Genova ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del 20 settembre 2006 con la quale il Tribunale di Genova, all'esito di un giudizio abbreviato, ha assolto il cittadino rumeno P. M., alias P. B., dall'imputazione di ingiustificata permanenza nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore di Udine, "perch il fatto non sussiste".
Il tribunale genovese, dopo avere affermato che gli atti del procedimento amministrativo relativo all'espulsione di un cittadino extracomunitario devono essere congruamente motivati e che l'onere della motivazione non pu "dirsi assolto in presenza della mera ripetizione del dettato normativo o della vuota adozione di formule di stile", ha ritenuto che nel caso in esame il provvedimento del questore, essendosi limitato a dare atto che non era "possibile trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea per mancanza di posti", contenesse una mera ripetizione della formula normativa e fosse illegittimo.
Perci, il tribunale, disapplicando l'ordine del questore, ha assolto l'imputato per l'insussistenza del fatto.
Nel ricorso il Procuratore generale ha sostenuto che la sentenza impugnata ha applicato erroneamente la legge penale: sotto un primo aspetto perch sarebbe sufficiente il riferimento al provvedimento di espulsione, alla correlata violazione da parte del destinatario e all'impossibilit di trattenerlo presso un centro di permanenza temporanea per ritenere assolto, anche se in maniera estremamente concisa, l'obbligo di motivazione del provvedimento; sotto un secondo aspetto perch il tribunale ha "ritenuto carente di motivazione l'ordine del questore, per non aver motivato circa l'impossibilit di eseguire l'espulsione mediante accompagnamento
alla frontiera a mezzo della forza pubblica", mentre tale motivazione non sarebbe stata necessaria.
2. La prima sezione penale ha rimesso il ricorso alle Sezioni unite, rilevando che M. cittadino rumeno e che in seguito all'ingresso della Romania nell'Unione Europea occorre "porsi il quesito relativo all'applicabilit della disciplina dell'art. 2 c.p." e "stabilire se risulti ancora punibile una condotta che oggi non costituisce pi reato".
Come ha ricordato l'ordinanza di rimessione, la prima sezione in precedenza, con la sentenza 11 gennaio, 2007, Ferlazzo, nell'esaminare una fattispecie di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina relativa all'ingresso illegale in Italia di cittadini di uno Stato (la Polonia), successivamente entrato nell'Unione Europea, aveva ritenuto di trovarsi in presenza "di una vicenda successoria di norme extrapenali che non integrano la fattispecie incriminatrice e tanto meno implicano una modifica della disposizione sanzionatoria penale, bens determinano esclusivamente una variazione della rilevanza penale del fatto". Per secondo l'ordinanza questa decisione si ricollega a un orientamento giurisprudenziale non incontrastato, al quale se ne contrappone un altro che invece riconduce le modificazioni mediate (relative cio a norme diverse da quella incriminatrice) nell'ambito dell'art. 2 c.p e riconosce loro un effetto abolitivo della fattispecie che risulta dalla combinazione della norma penale con quella integratrice. L'ordinanza ha rilevato che questo secondo orientamento stato seguito anche dalle Sezioni unite, con la sentenza 23 maggio 1987, Tuzet, relativa alla qualificazione dell'attivit degli istituti di credito, e da altre decisioni della Corte di cassazione che possono ritenersi espressione di "una linea di fondo prevalente nella giurisprudenza di legittimit"
Ci posto, la prima sezione ha chiesto alle Sezioni unite di stabilire "se la sopravvenuta circostanza che dal 1^ gennaio 2007 la Romania entrata a far parte dell'Unione Europea giustifichi l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 2 c.p. e debba, quindi, fare pronunciare l'assoluzione con la formula perch il fatto non previsto dalla legge come reato, nel processo a carico di un cittadino rumeno imputato del reato previsto dall'art. 14, comma 5 ter, d.lgs. n. 286 del 1998 per l'inosservanza dell'ordine di lasciare il territorio italiano anteriormente emesso dal questore a seguito del decreto prefettizio di espulsione"
1. Rispetto alla questione rimessa per la soluzione alle Sezioni unite preliminare quella, oggetto del ricorso del Procuratore generale, relativa al contenuto della motivazione del provvedimento del questore che, a norma dell'art. 14, comma 5 bis, d.lgs. n. 286/98, "ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni". Se infatti si dovesse convenire con il tribunale che il provvedimento del questore era illegittimo, che l'imputato non era tenuto ad osservarlo e che quindi non era avvenuta la violazione costituente reato, la questione sugli effetti da ricollegare all'ingresso della Romania nell'Unione Europea sarebbe priva di rilevanza: il fatto sarebbe insussistente e non ci sarebbe ragione di chiedersi se esso sia ancora preveduto come reato.
E' da aggiungere che, secondo l'indicazione che si trae dalla sequenza delle formule di proscioglimento contenuta nell'art. 129, comma 1, c.p.p. e dalla diversa ampiezza degli effetti liberatori per l'imputato, la formula "il fatto non sussiste" dovrebbe prevalere sulla formula "il fatto non previsto come reato" (ved. Sez. 5^, 6 dicembre 2000, n. 10312/2001, Rossi, rv, 218804; Sez. 3^, 23 giugno 1993, n. 9096, Steinhauslin, rv. 195202; Sez. 6^, 30 novembre 1990, n. 4508, Pennino, rv. 183894, queste ultime due con riferimento all'art. 152 c.p.p. 1930), e anche sotto questo aspetto non vi sarebbe ragione di interrogarsi sull'esistenza o meno dell'abolitio criminis.
Occorre dunque stabilire se il motivo di ricorso proposto dal Procuratore generale fondato.
L'ordine del questore allo straniero di lasciare entro cinque giorni il territorio dello Stato segue il decreto di espulsione del prefetto e presuppone che non sia stato possibile eseguire tempestivamente l'espulsione e neppure trattenere lo straniero presso un centro di permanenza, ovvero che siano trascorsi i termini di permanenza (art. 14, comma 5 bis, d.lg. n. 286/98), e secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di cassazione, a norma dell'art. 3, comma 1, L. n. 241 del 1990, l'ordine deve essere motivato: la mancanza di motivazione ne comporta l'illegittimit e rende inconfigurabile la violazione prevista come reato dall'art. 14, comma 5 ter, d.lg n. 286 cit. (ved. Sez. 1^, 21 dicembre 2006, n. 1575/2007, Tanase; Sez. 1^, 6 dicembre 2006, n. 1076/2007, Ismellari; Sez. 1, 28 marzo 2006, n. 13314, Hado; Sez. 1^, 15 dicembre 2005, n. 5217/2006, Beji Lofti; Sez. 1^, 22 aprile 2005, n. 19722, Popescu, rv. 232223).
Nel caso in esame l'ordine stato motivato considerando, quanto all'impossibilit di eseguire l'espulsione, che non era "immediatamente disponibile vettore aereo o altro mezzo di trasporto" e, quanto all'impossibilit di trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea,
che vi era "mancanza di posti disponibili".
La sentenza non ha mosso rilievi riguardo al primo presupposto ma ha giudicato carente la motivazione sul secondo, in quanto "espressiva di mera ripetizione della formula normativa". Ci posto, deve ritenersi frutto di un evidente equivoco l'affermazione del ricorrente che l'ordine era stato ritenuto dal tribunale illegittimo anche perch il questore non aveva "motivato circa l'impossibilit di eseguire l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica", e quindi privo di rilevanza il motivo volto a sostenere che tale motivazione non era necessaria. L'altro motivo, con il quale il ricorrente ha negato che potesse ritenersi sostanzialmente mancante la motivazione sul secondo presupposto, non invece frutto di un equivoco e risulta fondato, perch non vero che la motivazione sulla impossibilit del trattenimento presso un centro di permanenza temporanea stata meramente ripetitiva della formula legislativa.
Il questore nel suo provvedimento ha precisato che l'impossibilit dipendeva dalla "mancanza di posti disponibili" e, come gi stato altre volte ritenuto (ved. Sez. 1^, 28 marzo 2006, n. 13314, Hado), tanto basta per dare ragione dell'esistenza del presupposto in questione, senza che occorrano spiegazioni ulteriori.
La motivazione ha la funzione di dimostrare la corrispondenza tra la fattispecie concreta e la fattispecie astratta, che legittima il provvedimento, e di indicare i dati materiali e le ragioni che hanno fatto ritenere esistente la fattispecie concreta, "funzione che, a seconda dei casi, pu richiedere uno svolgimento diffuso o poche parole" (sent. 26 novembre 2003, n. 23/2008, Gatto, la quale ha ritenuto correttamente motivato un decreto del pubblico ministero che, ai fini dell'art. 268, comma 3, c.p.p., aveva fatto riferimento alla "indisponibilit di linee"), e, nel caso in esame, la considerazione del questore che non vi erano posti disponibili dimostrava, con poche ma concludenti parole, l'impossibilit di trattenere lo straniero in un centro di permanenza temporanea.
Perci erroneamente il tribunale ha ritenuto illegittimo l'ordine del questore e di conseguenza inesistente la violazione addebitata; resta da stabilire se il fatto sia ancora previsto come reato.
2. Come ha ricordato l'ordinanza di rimessione, questa Corte ha ritenuto che non potesse trovare applicazione l'art. 2 c.p. in un caso di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di
"stranieri" (si trattava di polacchi), divenuti, nel corso del giudizio, cittadini europei, perch, a suo avviso, si era verificata una "vicenda successoria di norme extrapenali che non integrano la fattispecie incriminatrice e tanto meno implicano una modifica della disposizione sanzionatoria penale, bens determinano esclusivamente una variazione della rilevanza penale del fatto con decorrenza dalla emanazione del successivo provvedimento normativo di adesione del nuovo paese all'U.E., limitatamente ai casi che possono rientrare nel nuovo provvedimento, senza fare venire meno il disvalore penale del fatto anteriormente commesso" (Sez. 1^, 11 gennaio 2007, n. 1815, Ferlazzo, rv. 236028).
L'ordinanza ha aggiunto che un orientamento analogo in precedenza era stato espresso da Sez. 6^, 16 dicembre 2004, n. 9233/2005, Buglione, rv. 230950, relativa all'applicazione di una misura cautelare personale per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadine lettoni, che dopo l'ingresso in Italia avevano perso la qualit di straniere per l'adesione del loro Paese all'Unione Europea.
Invece Sez. 1^, 22 novembre 2006, n. 42412, Balota, rv. 235584 ha preso in considerazione il reato previsto dall'art. 14, comma 5 ter, d.lgs. n. 286/98, in un caso singolare: il Tribunale monocratico di Crotone, con provvedimento del 1^ febbraio 2006, aveva negato la convalida dell'arresto di un cittadino rumeno per la violazione dell'ordine di lasciare il territorio dello Stato rilevando che l'arrestato avrebbe dovuto ritenersi in via analogica cittadino europeo, perch era previsto che il 1^ gennaio 2007 la Romania sarebbe entrata a far parte dell'Unione Europea. Il provvedimento stato annullato in quanto, secondo la Corte di cassazione, il delitto dell'art. 14, comma 5 ter, cit. "si perfeziona con la mera realizzazione della condotta, sicch non rilevano n la previsione di un futuro ingresso dello Stato di appartenenza del cittadino extracomunitario nell'Unione europea, n l'adesione in itinere" del suo Paese d'origine all'Unione. La Corte ha aggiunto che l'arrestato non si sarebbe potuto giovare del regime di cui all'art. 2 c.p. neppure successivamente, perch il perfezionamento dell'adesione avrebbe dato luogo a "una vicenda successoria di norme extrapenali che non integrano la fattispecie incriminatrice e tanto meno implicano una modifica della disposizione sanzionatoria penale, bens determinano esclusivamente una variazione del contenuto del precetto con decorrenza dalla emanazione del successivo provvedimento senza fare venire meno il disvalore penale del fatto anteriormente commesso".
Inoltre, in vari altri casi la Corte di cassazione ha deciso ricorsi relativi al reato dell'art. 14, comma 5 ter, d.lgs. n. 286/98 senza neppure prospettarsi la possibilit che in seguito alla perdita della qualit di straniero, che l'imputato aveva al momento del fatto, potesse essersi verificata un'abolitio criminis (ved., ad esempio, Sez. 1^, 27 febbraio 2007, n. 9345, Trandafir; Sez. 1^, 14 marzo 2007, n. 19096, Iordache; Sez. 1^, 27 marzo 2007, n. 17576, Todeanca).
Tenuto conto delle decisioni finora intervenute, deve riconoscersi che, nella giurisprudenza della Corte di cassazione, sulla punibilit dei reati previsti dagli artt. 12 e 14 d.lgs. n. 286/98, relativi a stranieri che successivamente abbiano acquistato la cittadinanza europea, non ravvisabile alcun contrasto; vero per che, come ha rilevato l'ordinanza di rimessione, esistono orientamenti difformi sugli effetti che in genere pu determinare sul trattamento penale la modificazione di una norma extrapenale (nel senso di norma esterna alla fattispecie penale, che potrebbe anche essere una norma penale, come avviene nel caso di calunnia o di associazione per delinquere), cui quella penale faccia in qualche modo riferimento, e che se si dovesse accogliere l'opinione che questa modificazione si risolve sempre in un fenomeno di successione di leggi penali si dovrebbe concludere che, diversamente da quanto stato ritenuto dalle ricordate decisioni, l'acquisto della qualit di cittadino europeo fa escludere, a norma dell'art. 2, comma 2, c.p., la punibilit dei reati previsti dal d.lgs. n. 286/98, commessi precedentemente.
3. In seguito all'entrata in vigore, il 1^ gennaio 2007, del Trattato di adesione della Romania all'Unione Europea (L. 9 gennaio 2006, n. 16) ha perso efficacia il decreto di espulsione emesso dal prefetto a norma dell'art. 13 d.lgs. n. 286/98, ed venuto meno l'obbligo per l'imputato di lasciare il territorio dello Stato, in ottemperanza all'ordine impartito a suo tempo dal questore, e correlativamente cessato il reato previsto dall'art. 14, comma 5 ter, d.lgs. n. 286/98. Poich per il reato era gi stato commesso c' da chiedersi se ne permanga, o meno, la punibilit.
La risposta deve essere ricercata facendo riferimento ai criteri gi affermati in tema di successione di leggi penali da queste Sezioni unite con la sentenza 26 marzo 2003, n. 25887, Giordano. In quella sentenza le Sezioni unite hanno escluso la possibilit di accogliere la teoria della doppia punibilit in concreto e hanno affermato che per individuare il campo di applicazione del secondo comma dell'art. 2 c.p. non ci si pu limitare a considerare se il fatto, punito in base alla legge anteriore, sia punito, o meno, anche in base a quella posteriore. Perci non pu escludersi che un fatto, divenuto non punibile per la legge extrapenale posteriore, rimanga punibile per la legge anteriore, vigente al momento della sua commissione.
L'indagine sugli effetti penali della successione di leggi extrapenali va condotta facendo riferimento alla fattispecie astratta e non al fatto concreto: non basta riconoscere che oggi il fatto commesso dall'imputato non costituirebbe pi reato, ma occorre prendere in esame la fattispecie e stabilire se la norma extrapenale modificata svolga in collegamento con la disposizione incriminatrice un ruolo tale da far ritenere che, pur essendo questa rimasta letteralmente immutata, la fattispecie risultante dal collegamento tra la norma penale e quella extrapenale sia cambiata e in parte non sia pi prevista come reato. In questo caso ci si trova in presenza di un'abolitio criminis parziale, analoga a quella che si verifica quando la stessa disposizione penale ad essere modificata con l'esclusione di una porzione di fattispecie che prima ne faceva parte (si pensi ad esempio alle modificazioni subite dal reato di abuso d'ufficio o da quello di false comunicazioni sociali).
La successione avvenuta tra norme extrapenali non incide invece sulla fattispecie astratta, ma comporta pi semplicemente un caso in cui in concreto il reato non pi configurarle, quando rispetto alla norma incriminatrice la modificazione della norma extrapenale comporta solo una nuova e diversa situazione di fatto.
In altre parole, nel caso in esame occorre stabilire se la qualit di appartenenti all'Unione Europea, acquistata dai cittadini della Romania e degli altri Stati che sono di recente entrati a far parte dell'Unione, ha inciso sulla fattispecie dell'art. 14, comma 5 ter, d.lg. n. 286/98, con effetto retroattivo o ha solo dato luogo a una modificazione della situazione di fatto, che ha reso lecita la loro permanenza in Italia dal momento dell'ingresso dei rispettivi Stati nell'Unione.
L'ordinanza di rimessione alle Sezioni unite ha prospettato la possibilit che nel caso in esame la punibilit venga esclusa in applicazione del quarto comma dell'art. 2 c.p., anzich del secondo comma dello stesso articolo, con l'opportuno effetto in tal caso di rendere inoperante la vicenda successoria rispetto alle condanne divenute irrevocabili. Per il quarto comma dell'art. 2 c.p., come si desume dal suo contenuto dispositivo e si ritiene generalmente, riguarda la modificazione delle incriminazioni e non la loro abolizione, riguarda cio l'ipotesi in cui, in seguito a una successione di leggi penali, il fatto continua a costituire reato ma trattato in modo diverso, e pone la regola che in tale ipotesi deve applicarsi la disposizione pi favorevole, "salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile" Nel caso in esame occorre invece stabilire se l'incriminazione sia stata o meno abolita in seguito alla modificazione della legge extrapenale, e una risposta affermativa non pu non comportare anche il superamento delle eventuali sentenze irrevocabili di condanna, di cui, a norma del secondo comma dell'art. 2 c.p., dovrebbero
cessare l'esecuzione e gli effetti penali.
4. Sulla questione relativa agli effetti della successione di leggi extrapenali in giurisprudenza sono emerse opinioni diverse e i vari casi che si sono presentati sono stati risolti ora muovendo dell'affermazione di principio che l'art. 2, comma 2, c.p. si applica anche rispetto alla successione di leggi extrapenali, ora, invece, dall'affermazione opposta. Se per si considerano attentamente i diversi casi passati al vaglio della giurisprudenza ci si rende conto che per la loro soluzione non ci si pu affidare all'affermazione di principio che tutte le modificazioni di dati normativi esterni, implicati dalla fattispecie penale, sono da trattare come un fenomeno di successione di leggi penali o all'affermazione opposta.
Anche nella dottrina le opinioni sono diverse e si articolano variamente tra due estremi. Da un lato c' la tesi di chi ritiene che ogni disposizione che rileva nella descrizione della fattispecie penale finisce, ai fini dell'art. 2 c.p., a connotarsi penalmente e a far assumere rilevanza alle modificazioni che la riguardano; dal lato opposto la tesi di chi invece convinto che le modificazioni di leggi diverse da quella penale non rilevino se il nucleo penale della fattispecie non cambia. Le modificazioni secondo questa tesi sono assimilabili a quelle relative ai presupposti di fatto e quindi danno origine a una diversit di fatti concreti, rimanendo prive di rilevanza ai fini del secondo comma dell'art. 2 c.p.
In mezzo coloro che distinguono tra leggi extrapenali le cui modificazioni sono rilevanti e leggi le cui modificazioni non lo sono, da individuare anche facendo ricorso a criteri valutativi, per riuscire a differenziare i casi in cui la modificazione ha determinato, anche per il passato, il venir meno della lesivit del fatto da quelli in cui invece non ha determinato questo effetto.
Al primo dei due estremi si colloca una tesi estremamente lineare, la quale dalla premessa che il significato del termine "fatto" nel primo e nel secondo comma dell'art. 2 c.p. deve essere uguale deduce che qualunque modificazione mediata, se da un lato non pu avere l'effetto di rendere punibile un fatto che prima non lo era, dall'altro non pu non far cessare la punibilit di un fatto che prima lo era.
"Se per "fatto" ai fini dell'art. 2, comma 1, c.p. si deve ... assumere il fatto storicamente determinato in tutti gli aspetti rilevanti ai fini dell'applicazione di una disposizione incriminatrice - si detto - non si vede perch lo stesso concetto non debba pi valere ai fini dell'art. 2, comma
2, c.p."
La tesi suggestiva, per dubbio che il "fatto" dell'art. 2, comma 1, c.p. sia quello "storicamente determinato in tutti i suoi aspetti rilevanti", ivi compresi quelli disciplinati dalle norme extrapenali.
E' vero che la modificazione di una norma extrapenale non potrebbe dar luogo a un'applicazione retroattiva, ma non sembra che ci dipenda dal concetto di "fatto" accolto dall'art. 2, comma 1. c.p.p., perch assai difficile ipotizzare che un fatto divenuto reato per la successiva modificazione di una legge extrapenale possa essere integrato da condotte precedenti, posto che in precedenza potevano esistere, e non sempre, gli elementi di fatto, ma non anche le qualificazioni normative presupposte dalla norma penale.
Venendo al caso oggetto di giudizio si immagini una situazione in cui uno Stato cessi di far parte dell'Unione Europea. Il cittadino di questo Stato diviene uno straniero (nel senso precisato dall'art. 1 d.lg. n. 286/98) ma impossibile ipotizzare che possa essersi verificata in precedenza una condotta riconducibile all'art. 14, comma 5 ter d.lg. n. 286/98 (secondo la sequenza: provvedimento di espulsione del prefetto, impossibilit di eseguire immediatamente l'espulsione e di trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea, provvedimento del questore e infine violazione) che potrebbe essere resa punibile in mancanza della regola dell'art. 2, comma 1, c.p.
Si pensi all'abuso d'ufficio, per la cui integrazione occorre una "violazione di legge o di regolamento", e si pensi a un atto amministrativo adottato in conformit di una legge che successivamente venga modificata. In seguito alla modificazione l'atto non sarebbe pi conforme alla legge e c' da chiedersi, se in mancanza della regola del primo comma dell'art. 2 c.p. (e dell'art. 25, comma 2, Cost.), la precedente condotta del pubblico ufficiale potrebbe diventare punibile come abuso d'ufficio. La risposta dovrebbe essere certamente negativa perch l'atto non stato adottato in violazione di legge e la successiva modificazione legislativa non pu mutare questo dato di fatto. Come stato esattamente precisato da Sez. 1^, 15 gennaio 2003, n. 10656, Villani (per escludere che il reato possa venir meno per effetto della modificazione della
norma extrapenale) la violazione di legge nella fattispecie dell'art. 323 c.p. costituisce un "requisito di fatto", e il fatto in quanto tale, una volta accaduto, non pu subire modificazioni.
Perci non pu concludersi che il concetto di "fatto" accolto dal primo comma dell'art. 2 c.p. necessariamente comprensivo di tutti gli elementi normativi extrapenali e che questo concetto recepito anche dal secondo comma dello stesso articolo.
E' vero che c' una corrispondenza tra il primo e il secondo comma dell'art. 2 c.p., ma questa corrispondenza si riscontra nei casi in cui, come si vedr, la legge extrapenale, per il ruolo che svolge nella fattispecie o per sua natura, in grado di operare retroattivamente. E' in questi casi infatti che l'innovazione, per lo sbarramento del primo comma, non pu avere un effetto di incriminazione retroattiva, mentre pu avere l'effetto abolitivo previsto dal secondo comma.
In realt l'art. 2 c.p. non offre argomenti per sostenere che, bench nella rubrica si riferisca letteralmente solo alla legge penale, detti delle regole da valere anche per tutte le leggi extrapenali, richiamate in qualche modo dalla disposizione incriminatrice; leggi che possono essere le pi varie e possono venire in considerazione anche indirettamente, attraverso una pluralit di rinvii, dalla legge penale a quella extrapenale e da questa ad altre leggi.
Ad esempio, come si visto, per l'integrazione della fattispecie dell'abuso di ufficio l'art. 323 c.p. richiede genericamente la "violazione di norme di legge o di regolamento" e un rinvio di un'ampiezza cos smisurata rende arduo sostenere che qualunque modificazione di tali norme, intervenuta dopo la loro violazione, possa costituire una parziale abolitio criminis. Conclusione questa che del resto la giurisprudenza rifiuta decisamente, escludendo che una modificazione del genere abbia rilevanza ai fini dell'art. 2 c.p. (Sez. 6^ 15 gennaio 2003, n. 10656, Villani; Sez. 2^, 2 dicembre 2003, n. 4296, Stellacelo).
Di recente il d.lg. 10 agosto 2007, n. 154 ha modificato alcuni articoli della L n. 286/98 in attuazione della direttiva 2004/114/CE, relativa alle condizioni di ammissione dei cittadini di Paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato, e non sembra sostenibile che la punibilit per la violazione dell'ordine di lasciare lo Stato a suo tempo legittimamente dato dal questore al cittadino di un Paese terzo possa diventare non punibile perch successivamente la legge sopravvenuta ne avrebbe potuto legittimare la sua permanenza
La fattispecie dell'art. 14, comma 5 ter, d.lg. n. 286/98 rimasta immutata e la modificazione intervenuta nella disciplina dei permessi pu incidere sulla condizione dello straniero, consentendogli di ottenere un permesso che prima gli era precluso, ma non pu far venir meno la punibilit di un fatto gi commesso.
In un caso del genere dall'ambito della precedente fattispecie verrebbe esclusa una sottoclasse, quella relativa ai cittadini dei Paesi candidati all'ingresso nell'Unione Europea, e rispetto a questa sottoclasse si potrebbe parlare di abolitio criminis, come avviene quando in una vicenda di successione di leggi penali una fattispecie pi ampia viene sostituita con una pi limitata (si pensi alla modificazione del reato di abuso di ufficio o di quello di false comunicazioni sociali, dei quali la giurisprudenza ha avuto occasione di occuparsi ampiamente), facendo venire meno la punibilit dei fatti che, pur integrando precedentemente il reato, non rientrano nella nuova fattispecie.
Lo stesso dovrebbe dirsi se dalla pi ristretta categoria degli stranieri che devono essere espulsi, individuata dall'art. 13, comma 2, d.lg. n. 286/98, venisse escluso lo straniero che "si trattenuto nel territorio dello Stato in assenza della comunicazione di cui all'art. 27, comma 1 bis, o senza aver richiesto il permesso di soggiorno nei termini prescritti", nei cui confronti, in ipotesi, una legge successiva introducesse un regime meno rigoroso di quello stabilito nei confronti dello straniero "entrato nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera". Anche in questo caso verrebbe ad essere modificata la fattispecie dell'art. 14, comma 5 ter, cit. attraverso una ridefinizione della categoria delle persone alle quali applicabile la normativa sull'espulsione.
Al contrario, la cittadinanza dell'uno o dell'altro Stato, membro oppure no dell'Unione Europea, rispetto alla fattispecie dell'art. 14, comma 5 ter, d.lg. n. 286/98 non da luogo a sottoclassi, non
designa nell'ambito della categoria una parte con caratteristiche specifiche, ma individua pi semplicemente l'appartenenza all'una o all'altra categoria, cio a quella dei cittadini extracomunitari o dei cittadini comunitari. L'essere rumeno o albanese significa oggi essere o non essere cittadino dell'Unione Europea, perci, ai fini del reato in questione, l'ingresso di uno Stato nell'Unione, cos come in ipotesi la sua esclusione, non da luogo a una successione di leggi riconducibile all'art. 2, comma 2, c.p., non modifica, sia pure in modo mediato, la fattispecie penale, ma costituisce un mero dato di fatto, anche se frutto di un'attivit normativa.
5. Come si visto, nell'ambito della fattispecie penale le norme extrapenali non svolgono tutte la stessa funzione e, nel caso delle norme penali in bianco, possono addirittura costituire il precetto, anche se in questo caso, vista la funzione che svolgono, si parla forse impropriamente di norme extrapenali; perci occorre operare una distinzione tra le norme integratrici della fattispecie penale e quelle che tali non possono essere considerate.
E' una distinzione alla quale si ricorre anche nell'applicazione del terzo comma dell'art. 47 c.p., per decidere se un errore su una legge diversa da quella penale escluda o meno la punibilit, e non questa la sede per stabilire se ai fini dell'art. 2 e dell'art. 47 c.p. la qualificazione di una norma extrapenale debba essere la stessa; qui sufficiente considerare che nell'art. 47 c.p. il legislatore ha riconosciuto l'esistenza di leggi diverse da quelle penali, alle quali ha ricollegato un diverso trattamento dell'errore, e non arbitrario pensare che anche agli effetti dell'art. 2 c.p. le leggi diverse da quelle penali possano avere trattamenti diversi.
E' da aggiungere che la retroattivit, mentre per le norme penali di favore rappresenta la regola (art. 2, commi 2, 3 e 4, c.p.), anche se pu subire deroghe (Corte cost., 23 novembre 2006, n. 393), per le norme diverse da quelle penali costituisce un'eccezione (art. 11 disposizioni sulla legge in generale), sicch una nuova legge extrapenale pu avere, di regola, un effetto retroattivo solo se integra la fattispecie penale, venendo a partecipare della sua natura, e ci avviene, come nel caso delle disposizioni definitorie, se la disposizione extrapenale pu sostituire idealmente la parte della disposizione penale che la richiama. Ad esempio nell'art. 14, comma 5 ter, d.lg. 286/98, come gi stato rilevato, le parole "lo straniero" ben potrebbero essere sostituite con le parole "il cittadino di Stato non appartenente all'Unione Europea e l'apolide" (secondo l'indicazione dell'art. 1 d.lg. n. 286/98), e si verificherebbe certamente una successione di leggi penali se questa definizione cambiasse, escludendo l'apolide o il cittadino di Stati di cui previsto l'ingresso nell'Unione.
Analogamente le parole "minori" o "minorenni", che figurano in numerose disposizioni del codice penale, potrebbero essere sostituite con le parole "persone che non hanno compiuto il diciottesimo anno di et", perci l'art. 2, comma 1, c.c. sulla maggiore et ben pu essere considerato una disposizione integratrice dei precetti penali che si riferiscono a maggiorenni o a minorenni. E tale infatti la giurisprudenza ha considerato la disposizione civilistica quando stata modificata dall'art. 1 L. 8 marzo 1975, n. 39, che ha ridotto il limite della maggiore et da ventuno a diciotto anni: la vicenda stata ricondotta nell'ambito dell'art. 2 c.p. ed stata esclusa la punibilit dei fatti di sottrazione consensuale di minorenni (art. 573 c.p.) commessi nei confronti di persone di et tra i diciotto e i ventuno anni prima che il limite della maggiore et venisse ridotto (Sez. 6^, 11 aprile 1975, n. 8940, Centone, rv. 130790; Sez. 6^, 29 dicembre 1977, n. 3791, Amato, rv. 138463).
In casi come questi si pu parlare di modificazioni mediate della norma incriminatrice, da trattare, alla stregua dell'art. 2 c.p., come una successione di norme penali.
6. Oltre che rispetto alle norme integratrici di quelle penali, l'art. 2 c.p. pu trovare applicazione rispetto a norme extrapenali che siano esse stesse, esplicitamente o implicitamente, retroattive, quando nella fattispecie penale non rilevano solo per la qualificazione di un elemento ma per l'assetto giuridico che realizzano, come pu accadere per le norme penali richiamate dalla norma incriminatrice (e da considerare perci alla stregua di norme extrapenali, nel senso di norme esterne a quella penale descrittiva del reato).
Sotto questo aspetto si pu ricordare che una recente decisione ha escluso la configurabilit del reato di associazione per delinquere per l'avvenuta depenalizzazione del reato fine, rilevando, tra l'altro, che "l'abrogatio criminis svuota di contenuto penalmente rilevante le finalit del sodalizio" (Sez. 1^, 9 marzo, 2005, n. 13382, Screti, rv. 232491). In questo caso l'effetto retroattivo della norma abolitrice del reato ha inciso sulla fattispecie associativa privandola del scopo della commissione di fatti-reato. Si pensi al caso ancora pi semplice di fatti delittuosi successivamente divenuti leciti e addirittura, in ipotesi, apprezzati positivamente (come potrebbe avvenire per delitti collegati a un particolare regime politico, poi abbattuto). Una volta divenuti non punibili questi fatti non ci sarebbe ragione di punire chi si associato per commetterli, e se fosse intervenuta condanna sia per i delitti scopo sia per quello associativo la revoca non potrebbe certo riguardare solo i primi. L'effetto abolitivo del reato associativo conseguenza necessaria dell'effetto retroattivo dell'abolizione del reato scopo.
Diverso il caso della calunnia, che secondo la giurisprudenza consolidata rimane insensibile all'abolizione del reato oggetto dell'incolpazione (Sez. 6^, 8 aprile 202, n. 14352, Bassetti, rv. 226425; Sez. 6^, 21 maggio 1999, n. 8827, Zini, rv. 214674; Sez. 6^, 21 novembre 1988, n. 12673, Caronna, rv. 180011). Nella calunnia infatti rileva la qualificazione come reato del fatto oggetto dell'incolpazione, nel momento in cui avvenuta, e non l'assetto giuridico realizzato dalla norma incriminatrice, sicch l'abrogazione di questa non in grado di incidere sul reato precedentemente commesso. Ci che conta ai fini della calunnia l'incolpazione di un innocente, in modo tale che a suo carico possa iniziare un procedimento penale, e, una volta avvenuta l'incolpazione, l'eventuale successiva abolizione del reato addebitato resta priva di effetti. L'abolizione potrebbe anche avvenire quando il procedimento non solo iniziato ma ha anche gravemente pregiudicato l'incolpato e in un caso del genere la lesione sarebbe evidentemente irretrattabile.
Esemplare in proposito il caso giudicato da Sez. 3^, 7 aprile 1951, Ottazzi (in Giust. pen., 1951, 2^, c. 1073). L'imputato, con denuncia presentata alle autorit politiche e di polizia fasciste dell'epoca, aveva incolpato falsamente una persona di appartenere al Comitato di liberazione nazionale e questa era rimasta incarcerata fino alla liberazione del territorio nazionale. Il fatto che l'appartenenza al Comitato di liberazione nazionale avesse cessato di costituire reato e fosse divenuta titolo di onore non ha impedito alla Cassazione di ritenere ancora punibile la calunnia, perch "la successiva esclusione legislativa del reato incolpato (abolitio criminis) un posterius del tutto irrilevante, che non elimina l'inganno teso all'amministrazione della giustizia deviata dalle sue funzioni ordinarie merce la incolpazione di un fatto che all'epoca costituiva reato", e tanto meno elimina il grave danno subito dall'incolpato.
7. L'applicazione dell'art. 2 c.p. rispetto a leggi extrapenali non integratrici del precetto penale e prive di retroattivit sarebbe ingiustificata e potrebbe dar luogo a uno sfasamento tra la disciplina extrapenale e quella penale, se per la seconda dovesse valere la regola della retroattivit, esclusa invece per la prima. Sfasamento che da Sez. 5^, 11 maggio 2006, n. 21197, Formaggia, rv. 234113, in un caso particolare, stato evitato respingendo la tesi che un'avvenuta evasione dell'iva all'importazione fosse divenuta non punibile perch "l'entrata in vigore del Mercato unico europeo a far data dal 1^ gennaio 1993 ha fatto decadere per il commercio intracomunitario tutta la disciplina relativa alle attivit di esportazione e importazione". La Corte ha respinto la tesi con l'affermazione che "l'abolizione delle barriere doganali ... non ha fatto venir meno la punibilit delle condotte di contrabbando commesse anteriormente, permanendo comunque il debito derivante dall'obbligazione tributaria gi evasa"
Insomma, se, nonostante la modificazione normativa, l'imposta, per il passato, continuava ad essere dovuta non poteva non costituire reato la sua evasione. Il cambiamento avvenuto nella normativa extrapenale, modificando il contesto giuridico, ha determinato una diversit del fatto e non della fattispecie: da quando non pi dovuta l'imposta non pi configurabile il reato, ferma per rimanendone la configurabilit fino al momento in cui invece l'imposta era dovuta.
A fondamento della regola della retroattivit della norma penale di favore e delle norme extrapenali che la integrano stato richiamato in dottrina il principio di parit di trattamento, sancito dall'art. 3 Cost, e il richiamo certamente corretto, con l'avvertenza per che l'art. 3 Cost. riguarda situazioni uguali e legittima, all'opposto, trattamenti diversi quando le situazioni da regolare sono diverse. Generalmente la novazione della norma extrapenale, che non sia retroattiva o meramente ricognitiva di un mutamento gi avvenuto, segna il punto di passaggio tra due contesti giuridici (con correlate situazioni di fatto), che si sono succeduti nel tempo, sicch fare applicazione ai primi del trattamento penale valido per i secondi significherebbe applicare la nuova norma a una situazione diversa da quella alla quale essa si riferisce.
8. Prima di concludere che nella previsione dell'art. 2, comma 3, c.p., oltre alle modificazioni di norme extrapenali integratrici della norma penale, rientrano quelle di altre norme extrapenali, solo se si tratta di norme retroattive, occorre considerare un precedente in senso diverso delle stesse Sezioni unite. Si tratta della sentenza 23 maggio 1987 - 16 luglio 1987, Tuzet, nella quale le Sezioni unite, dopo aver premesso che "per legge incriminatrice deve intendersi il complesso di tutti gli elementi rilevanti ai fini della descrizione del fatto", hanno riconosciuto effetto retroattivo a una novazione legislativa che aveva fatto venir meno per i dipendenti bancari la qualit di incaricati di pubblico servizio, e hanno conseguentemente dichiarato non punibile un reato di peculato commesso precedentemente.
Va detto che alle Sezioni unite non era stata sottoposta specificamente la questione relativa alle modificazioni mediate della norma penale e che la sentenza non ha approfondito il tema ma si limitata ad alcune affermazioni di principio, dopo aver riconosciuto che "la giurisprudenza ... in materia di successione di norme integratrici si mantiene oscillante e sembra influenzata nelle opposte soluzioni dalla specificit dei casi".
E all'influenza della specificit del caso non si sono sottratte neppure le Sezioni unite.
La sentenza Tuzet era chiamata ad affrontare una questione risalente, relativa alla qualificazione dei dipendenti degli istituti di credito, che una precedente sentenza delle Sezioni unite (10 ottobre 1981-19 novembre 1981, Carf) aveva risolto riconoscendo loro la qualit di incaricati di pubblico servizio. La soluzione non era rimasta immune da critiche; la questione non si era sopita e ne erano state inutilmente investite anche la Corte costituzionale e la Corte di giustizia delle Comunit europee. La prima (sent. 1^ luglio 1983, n. 205) aveva concluso con un non liquet, in quanto la questione di legittimit costituzionale sollevata coinvolgeva scelte in tema di diritto penale dell'impresa bancaria che spettavano alla discrezionalit del legislatore, mentre la seconda (sent. 7 aprile 1987) aveva dichiarato che "n le disposizioni, n l'obiettivo della direttiva n. 77/780 si oppongono a che sia conferita ai dipendenti degli enti creditizi la qualit di pubblico ufficiale o di persona incaricata di un pubblico servizio ai fini dell'applicazione del diritto penale di uno Stato membro".
Cos la questione era ritornata alle Sezioni unite, che con la sentenza Tuzet hanno mutato orientamento, affermando che per effetto della direttiva comunitaria n. 77/780 e delle norme di attuazione (1. 5 marzo 1985, n. 74 e D.P.R. 27 giugno 1985, n. 350) era cambiata la regolamentazione degli istituti di credito e correlativamente i dipendenti avevano perso la qualit di incaricati di pubblico servizio. La modificazione normativa non aveva per impedito ad altre decisioni della Corte di cassazione (Sez. 6^, 13 novembre 1985, Ercolano; Sez. 2^, 20 marzo 1986, Di Gianni) di ribadire il precedente orientamento, mentre la sentenza Tuzet, come stato rilevato in dottrina, era giunta a una conclusione diversa operando un "ribaltamento della tesi emersa nella decisione Carf, attraverso un discreto ma sistematico smantellamento dei principali elementi di prova .. addotti dalle Sezioni unite del 1981 a favore della soluzione panpublicistica".
Insomma la diversa qualificazione data ai dipendenti bancari dalla sentenza Tuzet, pi che di una modificazione normativa, era stato il frutto di una diversa interpretazione, alla quale le Sezioni unite avevano inteso riconoscere valore retroattivo, come avviene normalmente per le operazioni interpretative.
Perci dalla sentenza Tuzet non possono trarsi argomenti decisivi per sostenere che tutte le modifiche mediate della norma penale sono riconducibili all'art. 2, comma 2, c.p., n pu condividersi la tesi che, come stata riconosciuta efficacia retroattiva alla perdita, da parte dei dipendenti bancari, della qualit di persone incaricate di un pubblico servizio, analogamente deve riconoscersi efficacia retroattiva alla perdita, da parte dei cittadini rumeni, della qualit di stranieri.
9. Le norme che hanno modificato lo status dei rumeni, facendoli diventare cittadini dell'Unione Europea, non possono, come si detto, considerarsi integratrici della norma penale, n possono operare retroattivamente.
L'adesione di uno Stato all'Unione Europea non costituisce un dato formale ma giunge al termine di un percorso di non breve periodo che lo Stato candidato tenuto a compiere sotto il controllo dell'Unione per adeguare le proprie strutture economiche, sociali e ordinamentali ai parametri stabiliti. E l'adesione a sua volta produttiva di rilevanti effetti, uno dei quali costituito dalla libert, per i cittadini dello Stato, di circolare all'interno dell'Unione. Perci non pu ritenersi che i cittadini rumeni, ai fini penali, vadano trattati come se fossero sempre stati cittadini dell'Unione e che i reati commessi quando essi per il nostro ordinamento erano stranieri siano divenuti non punibili in forza dell'art. 2, comma 2, c.p.. La situazione di fatto e di diritto antecedente all'adesione e quella successiva sono diverse e richiedono quindi logicamente trattamenti, anche penali, diversi.
Se si dovesse ritenere il contrario, rispetto ai cittadini degli Stati in attesa di entrare a far parte dell'Unione Europea si verificherebbe una situazione paradossale, che darebbe luogo a procedimenti penali inutili, per reati destinati a venire meno nel momento in cui diventerebbe efficace l'adesione. Inoltre, come stato giustamente rilevato, "la consapevolezza dell'agente che di l a breve il proprio Stato entrer nella CE lo indurrebbe a trasgredire senza timore alcuno l'art. 14, comma 5 ter, d.lg. 286 del 1998, confidando poi nella successiva abolitio criminis".
E' da aggiungere che esiste una regolamentazione dell'ingresso, del soggiorno in Italia e dell'allontanamento dei cittadini dell'Unione Europea, diversa da quella prevista per gli stranieri e pi volte modificata nel tempo (D.P.R. 30 dicembre 1965, n. 1656; DP.R. 18 gennaio 2002, n. 54; d.lgs. 6 febbraio 2007, n. 30 e, da ultimo, d.l. 29 dicembre 2007), e che l'essere in un dato momento cittadino dell'Unione o straniero comporta l'applicazione dell'una o dell'altra normativa. Perci pu ben darsi il caso di una persona soggetta ad espulsione, in quanto straniera, ma che avrebbe anche potuto essere allontanata, ricorrendone le condizioni, se fosse stata cittadino dell'Unione. Ci significa che alla diversa qualit della persona si collegano due statuti diversi (anche per quanto riguarda il trattamento penale) e che al cambiamento della qualit consegue il cambiamento dello statuto, il quale non pu operare retroattivamente.
E' quindi esclusa l'assoluzione dell'imputato perch il fatto non pi previsto come reato, e poich il Tribunale di Genova ha erroneamente ritenuto l'insussistenza del fatto, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio alla Corte di appello di Genova, perch, a norma dell'art. 569, comma 4, c.p.p., proceda al giudizio di appello.
Documento n. 3 Link alla DIRETTIVA 2008/115/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno irregolare, su http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/Direttiva_Rimpatri.pdf
STRALCI DEL TESTO
DIRETTIVA 2008/115/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno irregolare
(Particolare attenzione ai fini della trattazione del presente caso meritano i seguenti stralci della direttiva in oggetto) (..) considerando quanto segue: 5. La presente direttiva dovrebbe introdurre un corpus orizzontale di norme, applicabile a tutti i cittadini di paesi terzi che non soddisfano o non soddisfano pi le condizioni d'ingresso, di soggiorno o di residenza in uno Stato membro. 6. opportuno che gli Stati membri provvedano a porre fine al soggiorno irregolare dei cittadini di paesi terzi secondo una procedura equa e trasparente. In conformit dei principi generali del diritto dell'Unione europea, le decisioni ai sensi della presente direttiva dovrebbero essere adottate caso per caso e tenendo conto di criteri obiettivi, non limitandosi quindi a prendere in considerazione il semplice fatto del soggiorno irregolare. Quando utilizzano modelli uniformi per le decisioni connesse al rimpatrio, vale a dire le decisioni di rimpatrio e, ove emesse, le decisioni di divieto d'ingresso e le decisioni di allontanamento, gli Stati membri dovrebbero rispettare tale principio e osservare pienamente tutte le disposizioni applicabili della presente direttiva.
8. Si riconosce che legittimo che gli Stati membri procedano al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno irregolare, purch esistano regimi in materia di asilo equi ed efficienti che rispettino pienamente il principio di non-refoulement. 9. In conformit della direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, il soggiorno di un cittadino di un paese terzo che abbia chiesto asilo in uno Stato membro non dovrebbe essere considerato irregolare nel territorio di tale Stato membro finch non sia entrata in vigore una decisione negativa in merito alla sua domanda d'asilo o una decisione che pone fine al suo diritto di soggiorno quale richiedente asilo. 20. Poich lobiettivo della presente direttiva, ossia stabilire norme comuni in materia di rimpatrio, allontanamento, uso di misure coercitive, trattenimento e divieti d'ingresso, non pu essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e pu dunque, a causa delle sue dimensioni e dei suoi effetti, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunit pu intervenire, in base al principio di sussidiariet sancito dallarticolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto necessario per conseguire tale obiettivo, in ottemperanza al principio di proporzionalit enunciato nello stesso articolo. HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA: CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Oggetto La presente direttiva stabilisce norme e procedure comuni da applicarsi negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno irregolare, nel rispetto dei diritti fondamentali in quanto principi generali del diritto comunitario e del diritto internazionale, compresi gli obblighi in materia di protezione dei rifugiati e di diritti dell'uomo.
CAPO II FINE DEL SOGGIORNO IRREGOLARE Articolo 6 Decisione di rimpatrio 1. Gli Stati membri adottano una decisione di rimpatrio nei confronti di qualunque cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio irregolare (..). 4. In qualsiasi momento gli Stati membri possono decidere di rilasciare per motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura un permesso di soggiorno autonomo o un'altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare a un cittadino di un paese terzo il cui
soggiorno nel loro territorio irregolare. In tali casi non emessa la decisione di rimpatrio. Qualora sia gi stata emessa, la decisione di rimpatrio revocata o sospesa per il periodo di validit del titolo di soggiorno o di un'altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare. 5. Qualora un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel territorio di uno Stato membro irregolare abbia iniziato una procedura per il rinnovo del permesso di soggiorno o di un'altra autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, lo Stato membro in questione valuta l'opportunit di astenersi dall'emettere una decisione di rimpatrio fino al completamento della procedura, fatto salvo il paragrafo 6. Articolo 7 Partenza volontaria 1. La decisione di rimpatrio fissa per la partenza volontaria un periodo congruo di durata compresa tra sette e trenta giorni, fatte salve le deroghe di cui ai paragrafi 2 e 4. Gli Stati membri possono prevedere nella legislazione nazionale che tale periodo sia concesso unicamente su richiesta del cittadino di un paese terzo interessato. In tal caso, gli Stati membri informano i cittadini di paesi terzi interessati della possibilit di inoltrare tale richiesta. Articolo 8 Allontanamento 4. Ove gli Stati membri ricorrano in ultima istanza a misure coercitive per allontanare un cittadino di un paese terzo che oppone resistenza, tali misure sono proporzionate e non eccedano un uso ragionevole della forza. Le misure coercitive sono attuate conformemente a quanto previsto dalla legislazione nazionale in osservanza dei diritti fondamentali e nel debito rispetto della dignit e dell'integrit fisica del cittadino di un paese terzo interessato. Articolo 9 Rinvio dell'allontanamento 2. Gli Stati membri possono rinviare l'allontanamento per un congruo periodo, tenendo conto delle circostanze specifiche di ciascun caso. Gli Stati membri tengono conto in particolare: a) delle condizioni fisiche o mentali del cittadino di un paese terzo; b) delle ragioni tecniche, come l'assenza di mezzi di trasporto o il mancato allontanamento a causa dell'assenza di identificazione. 4. Lo Stato membro che preveda di rilasciare un permesso di soggiorno o un'altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare ad un cittadino di un paese terzo colpito da un divieto d'ingresso disposto da un altro Stato membro consulta
preliminarmente lo Stato membro che lo ha disposto e tiene conto degli interessi di quest'ultimo in conformit dellarticolo 25 della convenzione di applicazione dellaccordo di Schengen.
CAPO III GARANZIE PROCEDURALI Articolo 12 Forma 1. Le decisioni di rimpatrio e, ove emesse, le decisioni di divieto d'ingresso e le decisioni di allontanamento sono adottate in forma scritta, sono motivate in fatto e in diritto e contengono informazioni sui mezzi di ricorso disponibili. Le informazioni sui motivi in fatto possono essere ridotte laddove la legislazione nazionale consenta che il diritto di informazione sia limitato, in particolare per salvaguardare la sicurezza nazionale, la difesa, la pubblica sicurezza e per la prevenzione, le indagini, l'accertamento e il perseguimento di reati. CAPO IV TRATTENIMENTO AI FINI DELL'ALLONTANAMENTO Articolo 15 Trattenimento 1. Salvo se nel caso concreto possono essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive, gli Stati membri possono trattenere il cittadino di un paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio soltanto per preparare il rimpatrio e/o effettuare l'allontanamento, in particolare quando: a) sussiste un rischio di fuga o b) il cittadino del paese terzo evita od ostacola la preparazione del rimpatrio o dell'allontanamento. Il trattenimento ha durata quanto pi breve possibile ed mantenuto solo per il tempo necessario all'espletamento diligente delle modalit di rimpatrio. 2. Il trattenimento disposto dalle autorit amministrative o giudiziarie. Il trattenimento disposto per iscritto ed motivato in fatto e in diritto. Quando il trattenimento disposto dalle autorit amministrative, gli Stati membri: a) prevedono un pronto riesame giudiziario della legittimit del trattenimento su cui decidere entro il pi breve tempo possibile dall'inizio del trattenimento stesso, b) oppure accordano al cittadino di un paese terzo interessato il diritto di presentare ricorso per sottoporre ad un pronto riesame giudiziario la legittimit del trattenimento su cui decidere entro il pi breve tempo possibile dall'avvio del relativo procedimento. In tal caso gli Stati membri informano immediatamente il cittadino del paese terzo in merito alla possibilit di presentare tale ricorso. Il cittadino di un paese terzo interessato liberato immediatamente se il trattenimento non legittimo.
3. In ogni caso, il trattenimento riesaminato ad intervalli ragionevoli su richiesta del cittadino di un paese terzo interessato o d'ufficio. Nel caso di periodi di trattenimento prolungati il riesame sottoposto al controllo di un'autorit giudiziaria. 4. Quando risulta che non esiste pi alcuna prospettiva ragionevole di allontanamento per motivi di ordine giuridico o per altri motivi o che non sussistono pi le condizioni di cui al paragrafo 1, il trattenimento non pi giustificato e la persona interessata immediatamente rilasciata. Articolo 20 Attuazione 1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 24 dicembre 2010. Per quanto riguarda l'articolo 13, paragrafo 4, gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 24 dicembre 2011. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.
Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale.
Art. 11 L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Codice Penale LIBRO PRIMO DEI REATI IN GENERALE TITOLO I Della legge penale
Art. 2. Successione di leggi penali. Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali. Se vi stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell'articolo 135. (1) Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono pi favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile. Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti. Le disposizioni di questo articolo si applicano altres nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge e nel caso di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti.
Documento n. 6 Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dellart.14, comma 5 ter, D. Lvo n.286/98
Articolo 14 Esecuzione dell'espulsione. (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 12) 1. Quando non possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento, a causa di situazioni transitorie che ostacolano la preparazione del rimpatrio o l'effettuazione dell'allontanamento, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di identificazione ed espulsione pi vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Tra le situazioni che legittimano il trattenimento rientrano, oltre a quelle indicate all'articolo 13, comma 4-bis, anche quelle riconducibili alla necessit di prestare soccorso allo straniero o di effettuare accertamenti supplementari in ordine alla sua identit o nazionalit ovvero di acquisire i documenti per il viaggio o la disponibilit di un mezzo di trasporto idoneo. 1-bis. Nei casi in cui lo straniero in possesso di passaporto o altro documento equipollente in corso di validit e l'espulsione non stata disposta ai sensi dell'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c) del presente testo unico, o ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, il questore, in luogo del trattenimento di cui al comma 1, pu disporre una o pi delle seguenti misure: a) consegna del passaporto o altro documento equipollente in corso di validit, da restituire al momento della partenza; b) obbligo di dimora in un luogo preventivamente individuato, dove possa essere agevolmente rintracciato; c) obbligo di presentazione, in giorni ed orari stabiliti, presso un ufficio della forza pubblica territorialmente competente. Le misure di cui al primo periodo sono adottate con provvedimento motivato, che ha effetto dalla notifica all'interessato, disposta ai sensi dell'articolo 3, commi 3 e 4 del regolamento, recante l'avviso che lo stesso ha facolt di presentare personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni al giudice della convalida. Il provvedimento comunicato entro 48 ore dalla notifica al giudice di pace competente per territorio. Il giudice, se ne ricorrono i presupposti, dispone con decreto la convalida nelle successive 48 ore. Le misure, su istanza dell'interessato, sentito il questore, possono essere modificate o revocate dal giudice di pace. Il contravventore anche solo ad una delle predette misure punito con la multa da 3.000 a 18.000 euro. In tale ipotesi, ai fini dell'espulsione dello straniero non richiesto il rilascio del nulla osta di cui all'articolo 13 comma 3 da parte dell'autorit giudiziaria competente all'accertamento del reato. Qualora non sia possibile l'accompagnamento immediato alla frontiera, con le modalit di cui all'articolo 13, comma 3, il questore provvede ai sensi dei commi 1 o 5-bis del presente articolo. (2)
2. Lo straniero trattenuto nel centro con modalit tali da assicurare la necessaria assistenza ed il pieno rispetto della sua dignit. Oltre a quanto previsto dall'articolo 2, comma 6, assicurata in ogni caso la libert di corrispondenza anche telefonica con l'esterno. 3. Il questore del luogo in cui si trova il centro trasmette copia degli atti al giudice di pace territorialmente competente, per la convalida, senza ritardo e comunque entro le quarantotto ore dall'adozione del provvedimento. (3) 4. L'udienza per la convalida si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente avvertito. L'interessato anch'esso tempestivamente informato e condotto nel luogo in cui il giudice tiene l'udienza. Lo straniero ammesso all'assistenza legale da parte di un difensore di fiducia munito di procura speciale. Lo straniero altres ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato, e, qualora sia sprovvisto di un difensore, assistito da un difensore designato dal giudice nell'ambito dei soggetti iscritti nella tabella di cui all'articolo 29 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, nonch, ove necessario, da un interprete. L'autorit che ha adottato il provvedimento pu stare in giudizio personalmente anche avvalendosi di funzionari appositamente delegati. Il giudice provvede alla convalida, con decreto motivato, entro le quarantotto ore successive, verificata l'osservanza dei termini, la sussistenza dei requisiti previsti dall'articolo 13 e dal presente articolo, escluso il requisito della vicinanza del centro di identificazione e di espulsione di cui al comma 1, e sentito l'interessato, se comparso. Il provvedimento cessa di avere ogni effetto qualora non sia osservato il termine per la decisione. La convalida pu essere disposta anche in occasione della convalida del decreto di accompagnamento alla frontiera, nonch in sede di esame del ricorso avverso il provvedimento di espulsione. (4) 5. La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di complessivi trenta giorni. Qualora l'accertamento dell'identit e della nazionalit ovvero l'acquisizione di documenti per il viaggio presenti gravi difficolt, il giudice, su richiesta del questore, pu prorogare il termine di ulteriori trenta giorni. Anche prima di tale termine, il questore esegue l'espulsione o il respingimento, dandone comunicazione senza ritardo al giudice. Trascorso tale termine, qualora permangano le condizioni indicate al comma 1, il questore pu chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento per un periodo ulteriore di sessanta giorni. Qualora persistono le condizioni di cui al quarto periodo, il questore pu chiedere al giudice un'ulteriore proroga di sessanta giorni. Il periodo massimo complessivo di trattenimento non pu essere superiore a centottanta giorni. Qualora non sia stato possibile procedere all'allontanamento, nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, a causa della mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi, il questore pu chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento, di volta in volta, per periodi non superiori a sessanta giorni, fino ad un termine massimo di ulteriori dodici mesi. Il questore, in ogni caso, pu eseguire l'espulsione e il respingimento anche prima della scadenza del termine prorogato, dandone comunicazione senza ritardo al giudice di pace. (5) 5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero e di adottare le misure necessarie per eseguire immediatamente il provvedimento di espulsione o di respingimento, il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni, qualora non sia stato possibile trattenerlo in un Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza presso tale struttura non ne abbia consentito l'allontanamento dal territorio nazionale. L'ordine dato con provvedimento scritto, recante l'indicazione, in caso di violazione, delle conseguenze sanzionatorie. L'ordine del questore pu essere accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua
richiesta, della documentazione necessaria per raggiungere gli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese in Italia, anche se onoraria, nonch per rientrare nello Stato di appartenenza ovvero, quando ci non sia possibile, nello Stato di provenienza, compreso il titolo di viaggio. (5) 5-ter. La violazione dell'ordine di cui al comma 5-bis punita, salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da 10.000 a 20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai sensi dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi si sia sottratto. Si applica la multa da 6.000 a 15.000 euro se l'espulsione stata disposta in base all'articolo 13, comma 5. Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi 4 e 5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere, si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione per violazione all'ordine di allontanamento adottato dal questore ai sensi del comma 5-bis del presente articolo. Qualora non sia possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 5-bis, nonch, ricorrendone i presupposti, quelle di cui all'articolo 13, comma 3. (5) 5-quater. La violazione dell'ordine disposto ai sensi del comma 5-ter, terzo periodo, punita, salvo giustificato motivo, con la multa da 15.000 a 30.000 euro. Si applicano, in ogni caso, le disposizioni di cui al comma 5-ter, quarto periodo. (5) 5-quater.1. Nella valutazione della condotta tenuta dallo straniero destinatario dell'ordine del questore, di cui ai commi 5-ter e 5-quater, il giudice accerta anche l'eventuale consegna all'interessato della documentazione di cui al comma 5-bis, la cooperazione resa dallo stesso ai fini dell'esecuzione del provvedimento di allontanamento, in particolare attraverso l'esibizione d'idonea documentazione. (5) 5-quinquies. Al procedimento penale per i reati di cui agli articoli 5-ter e 5-quater si applicano le disposizioni di cui agli articoli 20-bis, 20-ter e 32-bis, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274. (5) 5-sexies. Ai fini dell'esecuzione dell'espulsione dello straniero denunciato ai sensi dei commi 5-ter e 5-quater, non richiesto il rilascio del nulla osta di cui all'articolo 13, comma 3, da parte dell'autorit giudiziaria competente all'accertamento del medesimo reato. Il questore comunica l'avvenuta esecuzione dell'espulsione all'autorit giudiziaria competente all'accertamento del reato. (2) 5-septies. Il giudice, acquisita la notizia dell'esecuzione dell'espulsione, pronuncia sentenza di non luogo a procedere. Se lo straniero rientra illegalmente nel territorio dello Stato prima del termine previsto dall'articolo 13, comma 14, si applica l'articolo 345 del codice di procedura penale. (2) 6. Contro i decreti di convalida e di proroga di cui al comma 5 proponibile ricorso per cassazione. Il relativo ricorso non sospende l'esecuzione della misura. 7. Il questore, avvalendosi della forza pubblica, adotta efficaci misure di vigilanza affinch lo straniero non si allontani indebitamente dal centro e provvede, nel caso la misura sia violata, a ripristinare il trattenimento mediante l'adozione di un nuovo provvedimento di trattenimento. Il periodo di trattenimento disposta dal nuovo provvedimento computato nel termine massimo per il trattenimento indicato dal comma 5. (6)
8. Ai fini dell'accompagnamento anche collettivo alla frontiera, possono essere stipulate convenzioni con soggetti che esercitano trasporti di linea o con organismi anche internazionali che svolgono attivit di assistenza per stranieri. 9. Oltre a quanto previsto dal regolamento di attuazione e dalle norme in materia di giurisdizione, il Ministro dell'interno adotta i provvedimenti occorrenti per l'esecuzione di quanto disposto dal presente articolo, anche mediante convenzioni con altre amministrazioni dello Stato, con gli enti locali, con i proprietari o concessionari di aree, strutture e altre installazioni nonch per la fornitura di beni e servizi. Eventuali deroghe alle disposizioni vigenti in materia finanziaria e di contabilit sono adottate di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Il Ministro dell'interno promuove inoltre le intese occorrenti per gli interventi di competenza di altri Ministri.
Link al D.L. 23 giugno 2011, 89, convertito con modificazioni, dalla L. 2 agosto
2011, n. 129 su soggiorno e allontanamento dei comunitari e di recepimento della direttiva UE sul rimpatrio degli extracomunitari in situazione irregolare
su http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=1694&l=it
Documento n. 8 Link alla rivista Diritto penale contemporaneo dove possibile leggere un commento di Vigan e il testo della sentenza della Corte di Giustizia dellUnione Europea del 28 aprile 2011, Hassen El Dridi, causa C-61/11 PPU:
http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-/-/-/555corte_di_giustizia_dell__unione_europea__sent__28_aprile_2011__hassen_el_dridi__causa_c_61_11_ppu__direttiva_rimpatri_e_inosservanza_ dell__ordine_di_allontanamento_dello_straniero/
Link alla sentenza della - Cass. pen., n. 36451 del 2011 (SICUREZZA PUBBLICA - STRANIERI INGIUSTIFICATA INOSSERVANZA DELL'ORDINE DI ALLONTANAMENTO DEL QUESTORE DI CUI ALL'ART. 4, COMMA 5-QUATER, D.LGS. N. 286/1998 MODIFICA NORMATIVA INTRODOTTA DAL D.L. N. 89/2011, CONV. NELLA L. N. 129/2011 - NUOVA INCRIMINAZIONE - CONSEGUENZE - A seguito del D.L. 23 giugno 2011, n. 89, convertito con modificazioni nella L. 2 agosto 2011, n. 129 - recante disposizioni urgenti per completare lattuazione della direttiva comunitaria concernente la libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari - la nuova formulazione del reato di ingiustificata inosservanza dell'ordine di allontanamento del questore di cui allart. 14, comma 5-quater, del D.Lgs. n. 286/1998, non pu ritenersi in continuit normativa con la precedente disposizione, dando luogo ad una nuova incriminazione, applicabile in quanto tale solo ai fatti verificatisi dopo lentrata in vigore della normativa sopra citata. (link per scricarla per esteso: http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaPenale/SezioniSempli ci/SchedaNews.asp?ID=1714
SECONDA PARTE LA SIMULAZIONE
MENU DEGLI ARGOMENTI B. Il diritto delle migrazioni B3
Rif. Indice generale delle questioni N.R.G. 3/2012
MEMORIE DEL CASO:
DUMITRU ILIE/ STATO ITALIANO
. (per DUMITRU ILIE)
. (per STATO ITALIANO)
Rif. Indice generale delle questioni - N.R.G. 3/2012
MEMORIE DI REPLICA DEL CASO:
DUMITRU ILIE / STATO ITALIANO
PARERE DELLAVV. EMILIA SANCI NEL CASO:
.. (per DUMITRU ILIE)
............... (per STATO ITALIANO)
ATTO DI IMPUGNAZIONE NEL CASO:
PRIMO PARERISTA: AVV. EMILIA SANCI
SECONDO PARERISTA.
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(1865) SPOSIZIONE COMPENDIOSA DELLA PROCEDURA CIVILE E CRIMINALES II.pdf

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