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Timestamp: 2019-09-19 23:53:03+00:00

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art. 54 per arruolati anni 1981/2/3 arruolati 1984? - Pagina 3 - GrNet.it
art. 54 per arruolati anni 1981/2/3 arruolati 1984?
Messaggio da Undogan1 » ven mag 24, 2019 10:31 pm
BUONA SERA RAGAZZI TUTTI COLORO CHE SI SONO ARRUOLATI 81 82 ENTRO IL 25 GIUGNO POSSONO FARE RICORSI ART 54 , È GIÀ USCITA UNA SENTENZA CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE LAZIO POLIZIA DI STATO PERTANTO VI INVITO ANCORA UNA VOLTA A PRESENTARE IL RICORSO.SE CERCATE UN CHIARIMENTO CHIAMA AL NUMERO TELEFONICO 3935578927.
Messaggio da naturopata » sab mag 25, 2019 10:28 am
Io invece attenderei in primis il consolidamento i n appello dell'art.54 per i militari, poi attenderei l'esito dell'appello di questa eventuale sentenza della Corte dei Conti del Lazio e di quelle invece che hanno già respinto in I° ricorsi del medesimo genere di forze di polizia ad ordinamento civile. In ultimo, non contatterei nessuno e farei un ricorso in proprio, visto la banalità della questione, questi io li considero "ricorsucoli", senza spendere un centesimo.
Messaggio da firefox » lun mag 27, 2019 8:00 am
Messaggio da sintozz » lun mag 27, 2019 1:23 pm
Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » dom mag 26, 2019 1:29 pm
È stata di recente pubblicata la decisione n.23/2019 della Sez. CALABRIA, GUP dr.ssa Ida CONTINO.
La sentenza in oggetto si rivela MOLTO IMPORTANTE, per la MANCATA APPLICAZIONE del noto art.54, SIA PER I COLLEGHI PDS CHE PER QUELLI DELLA POLPEN.
A mio avviso, la pronuncia deve considerarsi ineccepibile, anzi semplicemente perfetta!
Purtroppo, come temevo, viene inevitabilmente precisato nella sentenza che sussistono norme speciali per PDS e POLPEN che richiamano espressamente l'art.6, L.1543/1963 e non già l'art.54, DPR 1092/1973, PROPRIO PER COLORO CHE ERANO GIÀ IN SERVIZIO IN COSTANZA DELLE "STELLETTE".
Il citato art.6 prevede l'aliquota del 44% solo dopo VENTI ANNI di servizio utile e non già dopo 15!
Ora, nell'ambito del contenzioso che ci riguarda (in sintesi, da 15 a 18 anni di servizio utile), il risultato del rendimento annuo dell'art.6 è pari al 2.2% (44 : 20 = 2,2) e quindi è addirittura INFERIORE a quello previsto per i CIVILI dall'art.44 DPR 1092/1973, cioè a dire il 2,33% annuo.
Per cui, non solo gli innumerevoli ricorsi di ex dipendenti POLPEN e PDS rischiano di conseguire un mesto esito negativo, non solo rischiano altresì di creare seri ANTICORPI OCCULTI anche per i ricorsi dei MILITARI, ma potrebbero teoricamente perfino PROVOCARE UNA DECURTAZIONE DEL TRATTAMENTO DI QUIESCENZA GIÀ ACCORDATO O DA ACCORDARE AI FUTURI PENSIONATI POLPEN e PDS, che versano nelle condizioni di riferimento.
Ecco perché, sempre a mio modesto avviso, occorreva evitare tutto il clamore invece sollevato dai Colleghi ad ordinamento civile, dalle loro organizzazioni di rappresentanza e da qualche legale frettoloso, almeno fino all'esito definitivo della questione avanzata dai militari.
La logica del "MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI", oltre ad essere antieconomica, risulta anche alquanto stupida!
Ovviamente, lo ribadisco, spero ancora in prospettiva di sbagliarmi.
Infine, per completezza di disamina, continuo a ritenere che, al contrario, i Colleghi VV.FF ed ex Forestali , in possesso dei relativi prerequisiti, possano RECLAMARE il beneficio in rassegna del 44% disposto dall'art.54.
Infatti, per tali Corpi, DA SEMPRE O QUASI AD ORDINANENTO CIVILE, il legislatore è intervenuto da tempo immemorabile a sancirne esplicitamente l'EQUIPARAZIONE PREVIDENZIALE CON I MILITARI, tramite gli artt.61 e 71 DPR 1092/1973.
Messaggio da panorama » mar lug 02, 2019 10:26 pm
La CdC del T.A.A. Sez. Bolzano con la sentenza n. 68/2019 datata 03/06/2019 ha rigettato il ricorso presentato da un appartenente alla Polizia di Stato dal 1985 per l'art. 54.
Inoltre, detto ricorso conteneva altre richieste che potete leggere direttamente qui sotto nell'allegato.
Messaggio da panorama » gio lug 25, 2019 1:02 pm
Altro ricorso NEGATIVO presso la CdC Toscana ad un appartenente alla PolStato anche se viene richiamato l’art. 6 L. 3 novembre 1963 n. 1543.
La CdC ricorda:
1) - Secondo l’excursus normativo poc’anzi prospettato, il legislatore, con la L. 472/1987, di conversione del DL 387/1987, espressamente richiamando il solo art. 52 ha con ciò escluso l’applicabilità dell’art. 54 TU 1092/1973, così come anche autorevolmente ricordato dal Consiglio di Stato, con Parere n. 636/1998, reso dall’Adunanza della Prima Sezione il 14 giugno 2001, ove si legge che “…..per la Polizia di Stato il d.l. 21 settembre 1987 n. 387, nel testo risultante dalla legge di conversione 20 novembre 1987 n. 472, ha previsto l’applicazione ai soli fini dell’acquisizione del diritto al trattamento di pensione, dell’art. 52 e non anche dell’art. 54 del d.P.R. n. 1092 del 1973”.
Anno 2019 Numero 283 Pubblicazione 09/07/2019
( Sentenza n. 283 /2019 )
In composizione monocratica nella persona del Consigliere dott.ssa MARIA RITA MICCI, in funzione di Giudice unico delle pensioni, ha pronunciato la seguente
Nel giudizio iscritto al n. 61361 del registro di Segreteria, introdotto con ricorso depositato in data 11 APRILE 2019, proposto da: D.’ANDREA MAURO NATO A OMISSIS, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Picchi (marcopicchi@pec.ordineavvocatigrosseto.com) del Foro di Grosseto ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Virginia Calussi, via Nino Bixio n. 2 Firenze (virginia.calussi@firenze.pecavvocati.it), come da delega in atti;
INPS rappresentato e difeso dagli avvocati Ilario Maio e Antonella Francesca Paola Micheli (avv.ilario.maio@postacert.inps.gov.it avv.antonella.francescapaola.micheli@postacert.inps.gov.it), in virtù di procura rilasciata dal legale rappresentante dell’Istituto e depositata preso la Cancelleria di questa Sezione.
Uditi nella pubblica udienza del 2 luglio 2019, celebrata con l’assistenza della dott.ssa Paola Altini, l’avv. Marco Tufo per la parte ricorrente e l’Avv. Antonella Micheli per l’INPS;
Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, parte ricorrente, alle dipendenze della Questura di Grosseto sino alla data del pensionamento avvenuta in data 25 SETTEMBRE 2016 con la qualifica di Ispettore Sup. S UPS Sost Comm. appartenente alle Guardie di Pubblica Sicurezza, ha chiesto il riconoscimento del proprio diritto alla rideterminazione del trattamento di quiescenza, già calcolato con il c.d. “sistema misto”.
Più in dettaglio, il ricorrente alla data del 31 dicembre 1995 ha maturato un’anzianità di servizio ricompresa tra i 15 ed i 20 anni (16 anni, giorni 25 e mesi 11) ed ha ritenuto di essere destinatario della previsione normativa di cui all’art. 54 DPR 1092/1973, ed in tal senso ha formulato apposita istanza amministrativa.
L’INPS non ha risposto.
L’Istituto previdenziale, nel caso in esame, ha, infatti, applicato per il servizio prestato fino al 31 dicembre 1995 l’aliquota prevista per il personale civile ai sensi dell’art. 44 DPR 1092/1973, pari al 35% della base pensionabile, ritenendo la previsione normativa di cui all’art. 54 applicabile unicamente a coloro che cessino dal servizio con una contribuzione totale compresa tra i 15 ed i venti anni di servizio.
Con il ricorso introduttivo, quindi, il ricorrente ha chiesto la rideterminazione del proprio trattamento di quiescenza, previa applicazione dell’aliquota più favorevole pari al 44% della base pensionabile, ai sensi dell’art. 54 TU 1092/1973.
Con memoria del 5 giugno 2019 l’INPS ha ribadito la correttezza del proprio operato ed ha chiesto, quindi, il rigetto del ricorso. Con specifico riferimento alla posizione del ricorrente, già appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, l’INPS ha rappresentato la circostanza data dal fatto che il ricorrente non possa essere considerato militare ai fini dell’applicazione dell’art. 54 per il fatto che la L. 387/87 si limita ad estendere, all’art. 6 bis, al personale della Polizia di Stato, unicamente la possibilità di applicare allo stesso la previsione di cui all’art. 52 DPR 1092/1973.
All’udienza del 2 luglio 2019 le parti si sono riportate alle conclusioni in atti.
Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, parte ricorrente, ora in quiescenza, già in servizio come appartenente alle Guardie di Pubblica Sicurezza, con trattamento di pensionistico calcolato secondo il sistema misto, ha chiesto la rideterminazione del proprio trattamento di pensione, previa applicazione dell’aliquota di cui all’art. 54 DPR 1092/1973 per il periodo fino al 31 dicembre 1995. L’art. 54 prevede che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo. La percentuale di cui sopra è aumentata di 1,80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo”.
La questione dell’aliquota di rendimento applicabile si pone, come è evidente, esclusivamente per la quota A, ovverosia quella calcolata con il sistema retributivo fino al 31 dicembre 1995.
La recente e prevalente giurisprudenza di questa Corte e di questa stessa Sezione (v. Corte conti Sardegna 14/2018 – 224/2018; Corte conti Veneto 46/2018; Corte conti Prima Appello 422/2018) ha ritenuto accoglibile la richiesta di che trattasi, con riferimento al personale militare.
Con riferimento al personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, occorre precisare quanto segue.
Con la Legge 121/1981 il legislatore ha proceduto alla cd. “smilitarizzazione” del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza ed ha disciplinato, quindi, un corpo civile militarmente organizzato per la tutela dello Stato e dei cittadini, sotto l’egida del Ministero dell’Interno e ciò a decorrere dal 25 giugno 1982.
Sono stati, quindi, disciplinati i nuovi ruoli e le nuove categorie all’interno del corpo, con l’abbandono dei gradi e l’introduzione, quindi, di nuove qualifiche funzionali.
L’art. 96 della L. 121/1981 ha stabilito che fino all’entrata in vigore del nuovo ordinamento del personale dell’Amministrazione di Pubblica Sicurezza, lo stato giuridico, l’avanzamento, il trattamento economico e di quiescenza sono disciplinati dalle disposizioni all’ora vigenti.
Successivamente, l’art. 7 della L. 12 agosto 1982 n. 569 ha stabilito che al personale, ormai qualificato come agenti, assistenti, sovraintendenti, ispettori, secondo quelle che, quindi, erano le nuove qualifiche funzionali del personale di Pubblica Sicurezza, già proveniente dal disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, si sarebbe continuata ad applicare la disciplina di cui all’art. 6 L. 3 novembre 1963 n. 1543, il quale prevedeva che i sottufficiali ed i militari di truppa del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza avessero potuto conseguire il massimo della pensione con trenta anni di servizio utile. La pensione è liquidata sulla base dell’ultimo stipendio e delle ultime indennità pensionabili godute ed è ragguagliata al compimento del ventesimo anno di servizio al 44% della base pensionabile. Per ciascun anno di servizio oltre il ventesimo e per non più di dieci anni, la pensione è aumentata del 3,60.
Con successivo Decreto Legge 21 settembre 1987 n. 387 convertito in L. 20 novembre 1987 n. 472, è stato stabilito all’art. 6 bis introdotto dalla legge di conversione, che, ai soli fini del trattamento di pensione, al personale appartenente alla Polizia di Stato nonche' a quello del Corpo forestale dello Stato in possesso delle qualifiche di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, ai soli fini dell'acquisizione del diritto al trattamento di pensione normale, si applica l'articolo 52 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 il quale riconosce il diritto a pensione normale, per l’ufficiale, il sottufficiale ed il militare di truppa che cessino dal servizio permanentemente, se abbiano maturato quindici anni di servizio utile e dodici anni di servizio effettivo. Se la cessazione avviene per limiti di età il militare consegue la pensione anche se ha maturato un’anzianità inferiore ai quindici anni, mentre se la cessazione avviene per domanda, decadenza o perdita del grado, ai fini del conseguimento della pensione normale occorre sempre che il militare abbia maturato anni venti di anzianità.
Come noto, negli anni 90, il sistema pensionistico ha subito una sostanziale trasformazione con la L. 335/1995, introduttiva del sistema di calcolo contributivo per i lavoratori in servizio al 31.12.1995. Detta novella, tuttavia, nei confronti dei soggetti che alla data 31.12.1995 avessero già maturato un’anzianità pari o superiore a diciotto anni, ha fatto salvi i diritti pensionistici già maturati secondo le regole previgenti; mentre per gli altri lavoratori ha previsto un sistema misto disponendo all’art.1, comma 12 il seguente meccanismo: “Per i lavoratori iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un'anzianità contributiva inferiore a diciotto anni, la pensione è determinata dalla somma: - della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data; - della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità' contributive calcolato secondo il sistema contributivo”.
Ai fini della determinazione della aliquota di rendimento per il calcolo della prima quota di pensione (quella sino al 31 dicembre 1995), occorre ricordare che, per il personale di Pubblica Sicurezza, la L. 472/1987 di conversione del DL 387/1987 ha espressamente previsto l’applicabilità del solo art. 52 (“diritto al trattamento normale”) del TU 1092/1973 e non già dell’intero titolo, comprensivo, quindi, anche dell’art. 54, relativo alla “misura” del trattamento di che trattasi.
Secondo le previsioni di cui alla L. 335/95, per tutti coloro che, alla data di entrata in vigore della norma, non avessero maturato i diciotto anni di servizio, la pensione maturata sino a tale data doveva essere calcolata con il sistema retributivo, secondo le norme all’epoca vigenti.
Secondo l’excursus normativo poc’anzi prospettato, il legislatore, con la L. 472/1987, di conversione del DL 387/1987, espressamente richiamando il solo art. 52 ha con ciò escluso l’applicabilità dell’art. 54 TU 1092/1973, così come anche autorevolmente ricordato dal Consiglio di Stato, con Parere n. 636/1998, reso dall’Adunanza della Prima Sezione il 14 giugno 2001, ove si legge che “…..per la Polizia di Stato il d.l. 21 settembre 1987 n. 387, nel testo risultante dalla legge di conversione 20 novembre 1987 n. 472, ha previsto l’applicazione ai soli fini dell’acquisizione del diritto al trattamento di pensione, dell’art. 52 e non anche dell’art. 54 del d.P.R. n. 1092 del 1973”.
Per le motivazioni sopra esposte, quindi, il ricorso non è meritevole di accoglimento e, come tale, va rigettato.
Stante la novità dell’argomento trattato, il Giudice ritiene opportuno compensare integralmente le spese tra le parti.
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la regione Toscana, rigetta il ricorso proposto da D’ANDREA MAURO iscritto al n. 61361 del Registro di Segreteria.
Così deciso in Firenze, all’udienza 2 LUGLIO 2019.
Depositata in segreteria il 09/07/2019
Messaggio da panorama » dom lug 28, 2019 4:51 pm
Messaggio da panorama » lun lug 29, 2019 7:44 pm
Con questa sentenza il collega della PolStato ha perso il ricorso per art. 54 e art. 3.
Sezione SEZIONE GIURISDIZIONALE EMILIA ROMAGNA Esito SENTENZA
Materia PENSIONISTICA Anno 2019 Numero 82 Pubblicazione 13/06/2019
SENT. NR. 82/19/C
Giudizio n. 44880
PER LA REGIONE EMILIA - ROMAGNA
In funzione di giudice unico delle pensioni in composizione monocratica, in persona del Consigliere Dr. Claudio Chiarenza
Nel giudizio iscritto al n. 44880/C del registro di segreteria proposto ad istanza del Sig. OMISSIS, nato il OMISSIS, rappresentato e difeso dall’Avv. Patrizia PINO del foro di Roma ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma, Via Filippo Corridoni n. 15, come da procura speciale in calce al ricorso, nei confronti di:
1) INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – sedi di Roma e di Piacenza, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Mariateresa Nasso e dall’Avv. Oreste Manzi dell’Avvocatura Provinciale INPS, presso la quale è domicilio in Bologna, Via Gramsci n. 6/8, come da procura alle liti rep. 80974/21569 del 21 luglio 2015 Dr. Paolo Castellini notaio in Roma;
2) Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale delle Risorse Umane Polizia di Stato, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dal Dott. Antonio Ferraro, Direttore della Divisione I del Servizio Trattamento di Pensione e Previdenza della Direzione Centrale per le Risorse Umane con sede in Roma, Via Depretis n. 45/A;
Uditi nella pubblica udienza del 31 maggio 2019, con l’assistenza del Segretario Sig. Luca Cataldi, l’Avv. Patrizia Pino per il ricorrente e l’Avv. Mariateresa Nasso per il convenuto INPS. Assente il Ministero dell’Interno.
Per il ricorrente Sig. OMISSIS (Avv. Patrizia Pino):
1) “accertare e dichiarare il maturato diritto del ricorrente al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44% ai fini del calcolo della base pensionabile, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 54 D.p.R. n.1092/1973, nonché alla rideterminazione del trattamento previdenziale con applicazione del beneficio di cui all'art. 3, comma 7, del d. lgs. n. 66/2010, con decorrenza dalla data di collocamento in congedo”;
1. Con ricorso depositato in data 29 marzo 2018, il Sig. OMISSIS, già dipendente della Polizia di Stato dal 20 aprile 1982 e dispensato dal servizio per inabilità fisica dal 14 luglio 2015, chiede la riliquidazione della pensione ordinaria diretta di inabilità, liquidata con il sistema misto, con attribuzione, sulla quota A), dell’aliquota pensionabile del 44 %, e non del 38,90 %, in quanto, alla data del 31 dicembre 1995, aveva maturato anni 17 e mesi 2 di servizio utile, ai sensi dell’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973.
Inoltre, il ricorrente lamenta la mancata attribuzione della maggiorazione prevista dall’art. 3, comma 7, del D. Lgs.vo n. 165/1997, che lo stesso ritiene spettante in quanto è stato collocato in congedo assoluto perché dichiarato permanentemente non idoneo a svolgere le funzioni della Polizia di Stato, come da verbale BL7BS n. 2356 del 24 giugno 2015 del Centro Medico di Medicina Legale di Milano.
Correttamente, pertanto, l’INPS, in sede di liquidazione della pensione spettante al ricorrente, ha applicato l’aliquota di rendimento prevista dall’art. 44 del D.P.R. n. 1092/1973, corrispondente a quella prevista dall’art. 6, comma 2, della L. n. 1543/1963, non rinvenendosi alcuna norma di legge che attribuisca al personale della Polizia di Stato, in deroga allo stato giuridico di personale civile e alle specifiche norme pensionistiche vigenti, l’applicazione delle differenti aliquote previste dall’art. 54 per il solo personale militare (conforme: C.d.c., Sez. Piemonte, 12 marzo 2019, n. 30).

References: art. 54
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 art.54
 sentenza 
 art.6
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 art. 52
 Sentenza 
 art. 52
 art. 52
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 art. 54
 art. 3
 SENTENZA