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Timestamp: 2019-09-20 03:13:24+00:00

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Art. 78 codice penale - Limiti degli aumenti delle pene principali - Brocardi.it
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Articolo 78 Codice penale
Dispositivo dell'art. 78 Codice penale
Nel caso di concorso di reati preveduto dall'articolo 73 (1), la pena da applicare a norma dello stesso articolo non può essere superiore al quintuplo della più grave (2) fra le pene concorrenti, né comunque eccedere:
3) quindicimilaquattrocentotrentatre euro per la multa e tremilanovantotto euro per l'ammenda; ovvero sessantaquattromilacinquecentocinquantasette euro per la multa e dodicimilanovecentoundici euro per l'ammenda, se il giudice si vale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell'articolo 133bis.
Nel caso di concorso di reati preveduto dall'articolo 74, la durata delle pene da applicare a norma dell'articolo stesso non può superare gli anni trenta. La parte di pena eccedente tale limite è detratta in ogni caso dall'arresto (3).
(1) La norma prevede dei limiti agli aumenti delle pene principali, specificando le due ipotesi: pene uguali o differenti nella specie. Tale comma si riferisce al concorso di pene della stessa specie quali ad esempio reclusione e reclusione, multa e multa, arresto ed arresto.
(2) L'espressione "pena più grave" si riferisce alla pena irrogata in concreto e non a quella prevista in astratto per il reato.
(3) Il secondo comma prende in considerazione il concorso di pene detentive temporanee di specie diversa (v. 74) e cioè la reclusione e l'arresto. Anche in tale caso la pena complessiva non può superare i trent'anni. In caso di esubero, l'arresto deve intendersi assorbito nella reclusione per la parte eccedente gli anni trenta.
La norma, prevedendo limiti agli aumenti delle pene principali, trova la propria ratio nella volontà del legislatore di evitare eccessivi inasprimenti di pena, che non sarebbero rispondenti alla finalità di emenda della pena. Per tale motivo è stato adottato il principio del cumulo materiale temperato.
Spiegazione dell'art. 78 Codice penale
Qualora vi sia un concorso di reati che comportano pene detentive della stessa specie o pene pecuniarie della stessa specie (art. 73), è prevista l'applicazione del regime del cumulo materiale temperato.
Il legislatore ha dunque previsto la semplice determinazione della pena sulla base di quanto stabilito dal giudice per ciascun reato, col temperamento fornito dal presente articolo.
Il criterio moderatore qui disciplinato, costituisce un'espressione della finalità rieducativa della pena ed è conforme al principio di uguaglianza, in quanto il limite del quintuplo della più grave delle pene concorrenti si applica in tutti i casi di concorso di reati ex art. 73.
Inoltre, come ha stabilito la Corte di Cassazione (sent. n. 16461/2005), l'irrogazione per un solo grave reato di un'unica pena severa rappresenta oggettivamente una situazione diversa rispetto alla sommatoria di plurime pene meno consistenti, inflitte per differenti ipotesi di reato con diverse sentenze.
Oltre al limite del quintuplo su enunciato, la pena da applicare non può comunque superare gli anni trenta di reclusione, né i sei anni di arresto, né le somme indicate come limite per le pene pecuniarie della multa o dell'ammenda.
Data la previsione del principio di unitarietà della pena detentiva in fase di esecuzione (anche per pene detentive di specie diversa), nel caso di cumulo della pena della reclusione e dell'arresto, ove i predetti limiti siano già stati raggiunti dalla reclusione, la pena dell'arresto deve ritenersi in assorbita e perciò non eseguibile. Stesso principio vale per le multe eventualmente convertite (artt. 135 e 136).
A scanso di equivoci va precisato che il limite del trent'anni di reclusione non significa che nessuno possa essere detenuto per un periodo superiore, per cui, nei casi in cui il condannato commetta nuovi reati durante la detenzione (o una volta espiata la pena), si dovrà procedere ad un nuovo cumulo.
Massime relative all'art. 78 Codice penale
Cass. pen. n. 37635/2014
La previsione dell'art. 78, comma primo, n. 1, c.p., secondo la quale la pena da applicare nel caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee non può superare il limite massimo di trent'anni di reclusione, funge da criterio moderatore, nel caso di reiterazione di reati, con riguardo alla somma tra il residuo della pena da espiare all'atto della commissione (in stato di libertà o in detenzione) di ogni nuovo reato e la pena per quest'ultimo inflitta, ma non impedisce che, nel corso della vita, un soggetto possa essere detenuto per un tempo complessivamente eccedente tale limite. (Fattispecie, nella quale è stata disposta l'esecuzione di una condanna alla pena di anni 18 di reclusione nei confronti di persona, che aveva già espiato una precedente pena di anni 26 e mesi uno di reclusione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 37635 del 12 settembre 2014)
Cass. pen. n. 32017/2013
L'indulto si applica sul cumulo materiale dei reati in concorso, prima di operare il temperamento di cui all'art. 78 cod. proc. pen.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32017 del 23 luglio 2013)
Cass. pen. n. 2302/2013
In tema di cumulo materiale, il limite massimo previsto dall'art. 78 c.p. è inapplicabile alle sanzioni previste dalle leggi speciali (nella specie, le contravvenzioni relative alla sicurezza dei cantieri introdotte dal d.l.vo n. 494 del 1996, dal d.l.vo n. 626 del 1994, dal d.p.r. 164 del 1956 e dal d.p.r. 547 del 1955).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2302 del 16 gennaio 2013)
Cass. pen. n. 45607/2010
In tema di determinazione della pena da porre in esecuzione, l'applicazione del criterio moderatore di cui all'art. 78 c.p. deve aver luogo prima della detrazione, dal cumulo, delle pene espiate ovvero sofferte in custodia cautelare.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 45607 del 29 dicembre 2010)
Cass. pen. n. 28021/2007
Allorché si sia in presenza di reati commessi in tempi diversi e di diversi periodi di carcerazione, non è possibile includere tutte le pene in un cumulo unitario e globale, soggetto alle limitazioni dell'art. 78 c.p. e alla successiva unitaria e globale detrazione del presofferto. In tali ipotesi, il residuo del cumulo precedente deve essere unificato con la pena inflitta per il nuovo reato, dalla cui data di commissione (o dalla data del successivo arresto, se il reato non è stato commesso in corso di detenzione) ha inizio l'espiazione della pena così unificata, mentre l'efficacia dell'art. 78 c.p. si esplica nell'ambito e nei limiti di ciascuna delle singole operazioni di cumulo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 28021 del 13 luglio 2007)
Cass. pen. n. 25119/2004
Dalla previsione dell'art. 78, comma primo, n. 1, c.p., secondo la quale la pena da applicare nel caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee non può superare il limite massimo di trent'anni di reclusione non discende che non si possa essere detenuti, nel corso della vita, per un tempo complessivamente eccedente tale limite, giacchè ciò comporterebbe, una volta che esso fosse raggiunto, l'impunità per qualsiasi delitto successivamente commesso, ma solo che il criterio moderatore in questione operi, nel caso di reiterazione di reati, con riguardo alla somma tra il residuo della pena da espiare all'atto della commissione (in stato di libertà o in detenzione) di ogni nuovo reato e la pena per quest'ultimo inflitta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 25119 del 3 giugno 2004)
Cass. pen. n. 19540/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 19540 del 27 aprile 2004)
Cass. pen. n. 5590/1998
Il limite massimo del cumulo materiale di cui all'art. 78 c.p., che per la pena dell'ammenda è di lire sei milioni, è inapplicabile alle sanzioni previste dalle leggi speciali, tanto più se posteriori alla emanazione del codice penale ed alla novella dell'art. 78 c.p., introdotta dalla legge 24 novembre 1981 n. 689.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5590 del 14 maggio 1998)
Cass. pen. n. 9775/1995
La norma codicistica sul limite massimo della pena (art. 78 c.p.) non può applicarsi quando una legge speciale — per giunta cronologicamente posteriore (D.L.vo 15 agosto 1991, n. 277) — disponga altrimenti, ovverosia preveda una pena superiore a quella fissata in via generale dalla norma del codice: in tal caso la norma speciale e posteriore deroga a quella generale anteriore. (Nella specie il ricorrente aveva dedotto violazione dell'art. 78 c.p., secondo cui la pena non poteva, comunque, eccedere i sei milioni per l'ammenda, mentre gli era stata irrogata la pena di lire dieci milioni).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 9775 del 21 settembre 1995)
Cass. pen. n. 576/1995
Nel determinare, ai sensi dell'art. 663 c.p.p., la pena da eseguirsi nel caso di esistenza, a carico del medesimo soggetto, di pene temporanee detentive concorrenti, il giudice dell'esecuzione, in osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 78 e 80 c.p., deve dapprima scorporare dal cumulo materiale la somma delle pene estinte per indulto, in quanto non più concretamente eseguibili per l'intervento della causa estintiva, e solo successivamente applicare il criterio moderatore del cumulo giuridico, ponendosi detto criterio come temperamento legale del coacervo delle sole pene da eseguirsi effettivamente, senza possibilità di inclusione in esso delle pene già coperte dal condono, le quali, altrimenti, verrebbero a godere di un duplice abbattimento, dapprima fruendo dell'applicazione del criterio moderatore in parola e poi del loro scorporo integrale dal cumulo giuridico. (Alla stregua di tale principio la Corte ha annullato il provvedimento di esecuzione che, calcolato in anni trentasette e mesi cinque il cumulo materiale delle pene concorrenti e determinatone in anni trenta il cumulo giuridico, aveva poi ulteriormente detratto da quest'ultimo, al fine di stabilire l'eseguenda pena complessiva, le pene che risultavano condonate in virtù dell'applicazione di provvedimenti di clemenza).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 576 del 27 marzo 1995)
L'indulto deve essere applicato ai sensi dell'art. 174 c.p. sul cumulo materiale e non su quello giuridico previsto dall'art. 78 c.p. (relativo ai limiti degli aumenti di pena) il quale opera solo necessariamente.
Cass. pen. n. 6217/1994
Poiché la determinazione della pena deve essere effettuata dal giudice nel rispetto delle norme di natura sostanziale previste dal codice penale, tra le quali vi è la disposizione dell'art. 78 diretta a temperare il principio del cumulo materiale delle pene, non può essere superato il limite di anni trenta anche in caso di aumento della pena derivante dalla continuazione; ne consegue che la riduzione della pena in seguito al giudizio abbreviato, risolvendosi in un'operazione puramente aritmetica di natura processuale conseguente alla scelta del rito ad opera dell'imputato, logicamente e temporalmente deve essere eseguita dal giudice dopo la determinazione della pena effettuata secondo i criteri e nel rispetto delle norme sostanziali. (In applicazione del principio così enunciato la corte ha annullato la sentenza d'appello che aveva ritenuto conforme al disposto dell'art. 78 c.p., in quanto la pena concretamente irrogata era comunque inferiore a trenta anni di reclusione, la decisione del giudice di primo grado il quale, determinando la pena complessiva per effetto della continuazione in anni trentatrè, aveva operato sull'ammontare così calcolato l'obbligatoria riduzione di un terzo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6217 del 27 maggio 1994)
Cass. pen. n. 2347/1993
Il calcolo unitario delle pene concorrenti può eseguirsi solo se queste siano integralmente cumulabili, si che, eseguito il cumulo ed effettuata l'eventuale riduzione a norma dell'art. 78 c.p., la carcerazione presofferta sia da esso detraibile in quanto non riferibile a reati commessi in epoca successiva all'inizio del periodo di detenzione. In caso contrario occorre procedere a cumuli parziali raggruppando in ognuno le condanne relative a reati commessi anteriormente ad ogni periodo di detenzione e sottraendo singolarmente il periodo riferibile; inoltre, ordinando i reati cronologicamente secondo la data di commissione e non secondo la data del passaggio in giudicato delle relative sentenze, occorre poi cumulare di volta in volta con la nuova pena o col nuovo cumulo il periodo residuo del cumulo precedente, applicando ai cumuli parziali ed a quello totale il criterio moderatore previsto dall'art. 78 c.p. Operando diversamente, infatti, si determinerebbe l'inammissibile conseguenza, con derivazione di precostituzione di impunità, che il presofferto sarebbe calcolato anche con riferimento a reati commessi successivamente all'epoca in cui la pena è stata scontata, in violazione del principio secondo cui la pena non può precedere il reato ed incoraggiarne la reiterazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2347 del 24 luglio 1993)
Cass. pen. n. 2979/1993
I limiti massimi stabiliti per le pene pecuniarie, in caso di concorso di reati, dall'art. 78, primo comma, n. 3, c.p. non operano nel caso di pene pecuniarie il cui importo sia stabilito da leggi speciali in misura superiore a quella prevista dagli artt. 24 e 26 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2979 del 21 luglio 1993)
Cass. pen. n. 895/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 895 del 27 aprile 1993)
Cass. pen. n. 837/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 837 del 6 aprile 1993)
Cass. pen. n. 2064/1993
Il limite di cui all'art. 78 primo comma, n. 1 c.p. non significa che nessuno possa essere detenuto per un periodo superiore a quello massimo indicato (trenta anni). Tale limite, infatti, è riferibile solo alle pene inflitte per reati commessi prima dell'inizio della detenzione, mentre nel caso in cui durante l'espiazione di una determinata pena o dopo che l'esecuzione di questa è stata interrotta, il condannato commetta un nuovo reato, deve procedersi ad un nuovo cumulo.
L'art. 78 c.p. va interpretato nel senso che non è possibile includere tutte le pene in un cumulo, soggetto alle limitazioni della suddetta norma ed alla successiva integrale imputazione del presofferto, quando si sia in presenza di una pluralità di reati e di periodi di carcerazione sofferti in tempi diversi e, in particolare, quando il nuovo reato sia stato commesso durante l'espiazione del cumulo già effettuato o, comunque, prima della totale espiazione del cumulo stesso (allorché sia venuto meno lo stato detentivo per evasione od altra causa). In tali ipotesi vanno cronologicamente ordinati, da una parte i reati e dall'altra i periodi di carcerazione presofferti e si procede ad operazioni successive, detraendo ogni periodo dal cumulo (parziale) delle pene per i reati commessi in precedenza, fino al cumulo definitivo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2064 del 8 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 3923/1992
La regola posta dall'art. 78 c.p. (applicabile, in virtù del successivo art. 80, anche nel caso di pluralità di condanne susseguitesi nel tempo) non significa che un soggetto, il quale abbia riportato più condanne a pene detentive temporanee, non possa rimanere complessivamente detenuto, nel corso della sua vita, per un periodo eccedente il quintuplo della condanna più grave o comunque superiore a trenta anni. Da ciò discenderebbe, infatti, l'impunità per i reati commessi da coloro che stiano scontando o abbiano già scontato una pena pari al limite anzidetto. Pertanto non è possibile includere tutte le pene in un cumulo indiscriminato e globale, soggetto alle limitazioni dell'art. 78 e alla successiva unitaria e globale detrazione del presofferto, quando si sia in presenza di reati diversi e di periodi di carcerazione parimenti sofferti in tempi diversi, e in particolare allorché il nuovo reato sia stato commesso durante l'espiazione del cumulo precedente o comunque prima della totale espiazione del cumulo stesso. In queste ultime ipotesi si deve unificare il residuo del cumulo precedente con la pena inflitta per il nuovo reato, dalla cui data di commissione (o dalla data del successivo arresto, se il reato non è stato commesso in corso di detenzione) ha inizio l'espiazione così unificata: mentre l'art. 78 c.p. esplica la sua efficacia sull'ambito e nei limiti di ciascuna operazione di cumulo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3923 del 2 dicembre 1992)
La regola posta dall'art. 78 c.p. non vuol significare che un soggetto, il quale abbia riportato plurime condanne a pene temporanee, non possa rimanere detenuto per un periodo complessivamente superiore (quando si tratti di reclusione) a trenta anni, essendo detto limite suscettibile necessariamente di superamento quando il medesimo soggetto, nel corso della espiazione, commetta ulteriori reati la cui pena dovrà essere aggiunta, mediante formazione di un nuovo provvedimento di cumulo, a quella che risultava da espiare alla data di commissione di detti reati.
Cass. pen. n. 2734/1991
Il limite massimo di trenta anni di reclusione, previsto dall'art. 78 c.p. per il caso di concorso di reati, non si applica nell'ipotesi contemplata dall'art. 73 secondo comma, stesso codice.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2734 del 4 luglio 1991)

References: Articolo 78

Articolo 78
 art. 73

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 art. 80
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