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Timestamp: 2019-08-19 12:33:27+00:00

Document:
Camera dei deputati Dossier D12005 SERVIZIO STUDI
Titolo: Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo - D.L. 5/2012 ' A.C. 4940 Sintesi e schede di lettura
AC N. 4940/XVI DL N. 5 DEL 09-FEB-12
Serie: Progetti di legge Numero: 595
DECRETO LEGGE 2012 0005 PIANI DI SVILUPPO
X-Attività produttive, commercio e turismo
Documentazione per l’esame di
D.L. 5/2012 – A.C. 4940
Sintesi e schede di lettura
( 066760-9475 / 066760-3855 – * st_istituzioni@camera.it
Ha partecipato alla redazione del dossier il seguente Ufficio:
Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea
( 066760-2145 – * cdrue@camera.it
File: D12005.doc
Nota di sintesi 3
Le iniziative dell’Ue per la semplificazione 23
§ Articolo 1 (Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241 in materia di conclusione del procedimento e poteri sostitutivi) 29
§ Articolo 2 (Semplificazione delle procedure amministrative mediante SCIA) 38
§ Articolo 3 (Riduzione degli oneri amministrativi e disposizioni in tema di verifica dell’impatto della regolamentazione - VIR) 40
§ Articolo 4 (Semplificazioni in materia di documentazione per le persone con disabilità e partecipazione ai giochi paraolimpici) 48
§ Articolo 5 (Cambio di residenza in tempo reale) 52
§ Articolo 6 (Comunicazione di dati per via telematica tra amministrazioni) 58
§ Articolo 7 (Disposizioni in materia di scadenza dei documenti d’identità e di riconoscimento) 61
§ Articolo 8 commi 1-3 (Semplificazioni per la partecipazione a concorsi e prove selettive) 63
§ Articolo 8, comma 4 (Composizione della Commissione per l’esame di avvocato) 65
§ Articolo 9 (Dichiarazione unica di conformità degli impianti termici) 67
§ Articolo 10 (Parcheggi pertinenziali) 70
§ Articolo 11 (Semplificazioni in materia di circolazione stradale, abilitazioni alla guida, affidamento del servizio informazioni sul traffico, “bollino blu” e apparecchi di controllo della velocità). 72
§ Articolo 12 (Semplificazione procedimentale per l’esercizio di attività economiche) 80
§ Articolo 13 (Modifiche al T.U.L.P.S.) 85
§ Articolo 14 (Semplificazione dei controlli sulle imprese) 90
§ Articolo 15 (Misure di semplificazione in relazione all'astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza) 94
§ Articolo 16, commi 1-4 (Misure per la semplificazione dei flussi informativi in materia di interventi e servizi sociali) 96
§ Articolo 16, commi 5 e 8 (Verifica della fruizione di prestazione sociali agevolate e recupero di prestazioni previdenziali non dovute) 105
§ Articolo 16, comma 6 (Misure per lo scambio dei dati tra Amministrazioni) 110
§ Articolo 16, comma 7 (Pagamenti con strumenti elettronici in sedi INPS) 112
§ Articolo 16, commi 9-10 (Patrocinio nel contenzioso in materia di invalidità civile) 115
§ Articolo 17 (Semplificazione in materia di assunzione di lavoratori extra UE) 116
§ Articolo 18 (Semplificazione in materia di assunzioni e di collocamento obbligatorio) 120
§ Articolo 19 (Semplificazione in materia di libro unico del lavoro) 124
§ Articolo 20 (Modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82) 126
§ Articolo 21 (Responsabilità solidale negli appalti) 149
§ Articolo 22, comma 1 (Modifiche alla normativa per l’adozione delle delibere CIPE) 150
§ Articolo 22, commi 2-3 (Norme di salvaguardia delle procedure in corso per la stipula dei contratti di programma con le Società di gestione aeroportuali) 152
§ Articolo 23 (Autorizzazione unica in materia ambientale per le piccole e medie e imprese) 155
§ Articolo 24 (Modifiche alle norme in materia ambientale di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 158
§ Articolo 25 (Misure di semplificazione per le imprese agricole) 167
§ Articolo 26 (Definizione di bosco e di arboricoltura da legno) 171
§ Articolo 27 (Esercizio dell’attività di vendita diretta) 173
§ Articolo 28 (Modifiche relative alla movimentazione aziendale dei rifiuti e al deposito temporaneo) 175
§ Articolo 29 (Disposizioni a favore del settore bieticolo-saccarifero) 177
§ Articolo 30 ((Misure di semplificazione in materia di ricerca internazionale e di ricerca industriale) 179
§ Articolo 31 (Misure di semplificazione in materia di ricerca di base) 184
§ Articolo 32 (Misure di semplificazione delle procedure istruttorie, valutative, di spesa e di controllo nel settore della ricerca) 190
§ Articolo 33 (Aspettativa per attribuzione di grant comunitari o internazionali e semplificazioni per la ricerca) 196
§ Articolo 34 (Riconoscimento dell'abilitazione delle imprese esercenti attività di installazione, ampliamento e manutenzione degli impianti negli edifici) 200
§ Articolo 35, commi 1 e 2 (Disposizioni in materia di controllo societario) 201
§ Articolo 35, commi 3 e 4 (Disposizioni in materia di trasferimento e conferimento di funzioni ai magistrati ordinari) 206
§ Articolo 36 (Privilegio dei crediti dell’impresa artigiana) 209
§ Articolo 37 (Comunicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese) 212
§ Articolo 38 (Semplificazione degli adempimenti per la tenuta dei gas medicinali) 213
§ Articolo 39 (Soppressione del requisito di idoneità fisica per avviare l'esercizio dell'attività di autoriparazione) 216
§ Articolo 40 (Soppressione del vincolo in materia di chiusura domenicale e festiva per le imprese di panificazione di natura produttiva) 217
§ Articolo 41 (Semplificazione in materia di somministrazione temporanea di alimenti e bevande) 218
§ Articolo 42 (Razionalizzazione delle misure di sostegno finanziario per gli interventi conservativi sui beni culturali) 220
§ Articolo 43 (Semplificazioni in materia di verifica dell'interesse culturale nell'ambito delle procedure di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico) 222
§ Articolo 44 (Semplificazioni in materia di interventi di lieve entità) 228
§ Articolo 45 (Semplificazioni in materia di dati personali) 231
§ Articolo 46 (Disposizioni in materia di enti pubblici non economici vigilati dal Ministero della difesa e di Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti) 234
§ Articolo 47 (Agenda digitale italiana) 236
§ Articolo 48 (Dematerializzazione di procedure in materia di università) 241
§ Articolo 49 (Misure di semplificazione e funzionamento in materia di università) 243
§ Articolo 50 (Attuazione dell’autonomia responsabile delle scuole) 260
§ Articolo 51 (Potenziamento del sistema nazionale di valutazione) 270
§ Articolo 52 (Misure di semplificazione e promozione dell'istruzione tecnico-professionale e degli istituti tecnici superiori - ITS) 276
§ Articolo 53 (Modernizzazione del patrimonio immobiliare scolastico e riduzione dei consumi e miglioramento dell'efficienza degli usi finali di energia) 284
§ Articolo 54 (Tecnologi a tempo determinato) 299
§ Articolo 55 (Misure di semplificazione in materia di ricerca universitaria) 304
§ Articolo 56, commi 1 e 2 (Disposizioni per il settore turistico) 306
§ Articolo 56, comma 3 (Disposizioni per l'EXPO) 308
§ Articolo 57 (Disposizioni per le infrastrutture energetiche strategiche, la metanizzazione del mezzogiorno e in tema di bunkeraggio) 310
§ Articolo 58 (Modifiche al decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93) 318
§ Articolo 59 (Disposizioni in materia di credito d’imposta) 320
§ Articolo 60 (Sperimentazione finalizzata alla proroga del programma "carta acquisti") 329
§ Articolo 61, commi 1 e 2 (Norme transitorie e disposizioni in materia di atti amministrativi sottoposti a intesa) 333
§ Articolo 61, commi 3 e 4 (Norme transitorie e disposizioni in materia di atti amministrativi sottoposti a intesa) 335
§ Articolo 62 (Abrogazioni) 337
Tabella A 337
Tabella delle disposizioni che rinviano a fonti secondarie 337
Il decreto legge n. 5 del 2012 interviene, con 63 articoli, raggruppati in tre titoli, in materia di semplificazioni e sviluppo.
Alla materia della semplificazione sono dedicati gli articoli contenuti nel titolo I, che, oltre a stabilire disposizioni di carattere generale (artt. 1-3), contengono interventi di semplificazione per i cittadini (artt. 4-11) e per le imprese (artt. 12-14). Nello stesso titolo, sono stabiliti interventi di semplificazione in materia di lavoro (artt. 15-19), di appalti pubblici (artt. 20-22), ambiente (artt. 23-24), agricoltura (artt. 25-29), ricerca (artt.30-33), nonché ulteriori interventi contenuti negli artt. 34-46.
Allo sviluppo è dedicato il titolo II (artt. 47-60) le cui disposizioni intervengono in materia di innovazione tecnologica, università, istruzione, turismo, infrastrutture energetiche, nonché di proroga per il credito d’imposta per lavoro nel Mezzogiorno e del programma “carta acquisti” per cittadini meno abbienti.
Il titolo III dispone, in via transitoria, in tema di sponsorizzazione di interventi, redazione di certificati di esecuzione di lavori e mancato raggiungimento di intese con le regioni per l’adozione di atti amministrativi statali (art. 61) , nonché in tema di abrogazione di quindici atti, o parti di atti, normativi indicati nella tabella allegata al provvedimento (art. 62) e di entrata in vigore (art. 63).
Il contenuto del decreto legge è sintetizzato come segue e, nella tabella esplicativa reperibile nel presente dossier dopo le schede di lettura, sono indicati gli adempimenti demandati a fonti secondarie.
L’articolo 1 introduce alcune novità in materia di conclusione del procedimento amministrativo con riguardo alle garanzie in merito all’effettività della tutela in caso di violazione da parte dell’amministrazione dell’obbligo di provvedere nei termini prescritti. In primo luogo si prevede l’obbligo di trasmettere, in via telematica, alla Corte dei conti le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto avverso il silenzio inadempimento. Specifiche disposizioni riguardano, poi, la responsabilità dell’amministrazione in caso di mancata emanazione del provvedimento nei termini nonché l’individuazione del soggetto a cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia. Una ulteriore novità riguarda l’introduzione per il privato in attesa del provvedimento dell’amministrazione, ove il termine per la conclusione del procedimento sia inutilmente decorso, della possibilità di rivolgersi direttamente al titolare del potere sostitutivo e la previsione che, in ogni caso, il provvedimento finale dovrà essere adottato entro un termine pari alla metà di quello originariamente previsto. Sono inoltre specificati gli oneri incombenti in capo al titolare del potere sostitutivo.
L’articolo 2 modifica l’art. 19 della legge 241/1990, stabilendo che la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) sia corredata dalle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati non più in via generale, ma solo ove previsto dalle norme di settore.
L’articolo 3, comma 1, stabilisce un procedimento a cadenza annuale per la riduzione di oneri amministrativi, a carico di cittadini e imprese, previsti da atti normativi. A tal fine, è prevista: una relazione da parte di ciascuna amministrazione statale entro il 31 gennaio; una relazione generale a cura della Presidenza del Consiglio entro il 31 marzo; l’adozione di conseguenti misure normative di riduzione degli oneri.
Il comma 2 elimina l’obbligo di periodicità biennale della verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR). Il comma 3 apporta una correzione formale.
Art. 4 - Semplificazioni in materia di documentazione per le persone con disabilità e partecipazione ai giochi paraolimpici
L’articolo 4 detta disposizioni di semplificazione amministrativa in tema di certificazioni sanitarie necessarie per ottenere le agevolazioni fiscali sui veicoli e il contrassegno invalidi a favore delle persone disabili.
In relazione ai giochi paralimpici di Londra 2012, autorizza un contributo di 6 milioni di euro per l’anno 2012, a favore del Comitato Italiano Paralimpico.
L’articolo 5 prevede per alcune dichiarazioni anagrafiche, tra cui i trasferimenti di residenza da altro comune o dall'estero o all'estero, la decorrenza delle relative iscrizioni, da effettuare nei due giorni lavorativi successivi a quello della dichiarazione, dalla data della medesima dichiarazione.
L’articolo 6 è volto ad implementare la velocità delle comunicazioni tra amministrazioni per determinate tipologie di atti, che dovranno effettuarsi esclusivamente per via telematica. La portata innovativa delle disposizioni consiste in primo luogo nella previsione dell’esclusività del supporto telematico quale modalità di trasmissione di alcune tipologie di atti. Un ulteriore elemento innovativo attiene inoltre all’ampliamento della tipologia di atti oggetto di comunicazione o trasmissione telematica rispetto a quelli contemplati dalla disciplina generale di cui al codice dell’amministrazione digitale.
Art. 7 - Disposizioni in materia di scadenza dei documenti d'identità e di riconoscimento
L’articolo 7 prevede, per gli adempimenti successivi all’entrata in vigore del decreto legge, che i documenti d’identità e riconoscimento siano rilasciati o rinnovati con validità fino alla data corrispondente al giorno e mese di nascita del titolare, immediatamente successiva alla scadenza che sarebbe altrimenti prevista per il documento medesimo.
Art. 8 - Semplificazioni per la partecipazione a concorsi e prove selettive, nonché norme sulla composizione della Commissione per l'esame di avvocato
L’articolo 8, prevede la semplificazione per la partecipazione a concorsi e prove selettive, attraverso l’eliminazione del cartaceo e l’obbligo di invio telematico di tutte le domande per la partecipazione a selezioni e concorsi per l’assunzione nelle pubbliche amministrazioni centrali a decorrere dal 30 giugno 2012, con conseguente riduzione di adempimenti anche per l’Amministrazione ricevente.
Nel disporre la nullità delle clausole dei bandi in contrasto con la presente disposizione, si prevede, inoltre, l’obbligo, per le Regioni, di adeguare i propri ordinamenti (comma 2). Infine, si demanda alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica, la regolamentazione dell’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche (comma 3).
Il comma 4 interviene sulla composizione delle commissioni per l’esame di avvocato, per consentire anche ai ricercatori, oltre ai professori ordinari e associati, di farne parte.
Art. 9 - Dichiarazione unica di conformità degli impianti termici
L’articolo 9 demanda a un decreto interministeriale, di cui non viene indicato il termine per l’emanazione, l’approvazione del modello di dichiarazione unica di conformità degli impianti termici in sostituzione delle dichiarazioni previste dalla normativa vigente. La dichiarazione unica di conformità e la documentazione allegata saranno conservate presso la sede dell’interessato ed esibite, a richiesta dell’amministrazione, per i relativi controlli, fermo restando l’obbligo di comunicazione per il rilascio del certificato di agibilità da parte del comune o l’allaccio di una nuova fornitura di gas, energia elettrica o acqua.
L’articolo 10 novella l’art. 9 della legge 122/1989 (c.d. legge Tognoli) al fine di consentire il trasferimento della proprietà del parcheggio pertinenziale realizzato su aree private, a condizione che diventi pertinenza di un altro immobile sito nel medesimo comune, con esclusione dei parcheggi realizzati in diritto di superficie su aree comunali o nel sottosuolo delle stesse.
Art. 11 - Semplificazioni in materia di circolazione stradale, abilitazioni alla guida, affidamento del servizio informazioni sul traffico, "bollino blu" e apparecchi di controllo della velocità
L’articolo 11, nei commi da 1 a 4, apporta alcune modifiche agli articoli 115, 119, 122 e 126 del Codice della Strada, in materia di abilitazioni alla guida prevedendo che i titolari di certificato di idoneità alla guida del ciclomotore ovvero di patente di guida, al compimento dell'ottantesimo anno di età, rinnovino la validità dei titoli abilitativi ogni due anni senza passare per le commissioni mediche locali. Inoltre l’accertamento dei requisiti psichici e fisici per il conseguimento della patente di guida, per tutti i soggetti per i quali è previsto, sarà effettuato da commissioni mediche locali costituite dai competenti organi regionali, ovvero dalle province autonome di Trento e Bolzano, che provvederanno altresì alla nomina dei rispettivi presidenti. Relativamente alle esercitazioni di guida, qualora il veicolo non sia munito di doppi comandi viene eliminato il limite di età di sessanta anni per l'istruttore che deve affiancare l’aspirante. Il comma 5 rende più flessibili i divieti di circolazione dei mezzi pesanti nei giorni diversi da quelli festivi. Il comma 6 semplifica le disposizioni relative all’accesso alla professione di autotrasportatore eliminando l’obbligo del corso di formazione qualora si abbia un diploma di scuola secondaria superiore o si dimostri di essere in attività e di aver diretto un’impresa di trasporto da almeno dieci anni. Il comma 7 autorizza il CCISS ad affidare in concessione i servizi di informazione sul traffico e sulla viabilità qualora ne derivi un minor onere per il bilancio dello Stato. Il comma 8 dispone, con decorrenza dal 2012, che il controllo dei gas di scarico (c.d. bollino blu) degli autoveicoli sia effettuato in coincidenza con la revisione obbligatoria periodica del mezzo. I commi 9 e 10 stabiliscono che il controllo periodico dei tachigrafi digitali, montati sui veicoli adibiti al trasporto su strada, sia effettuato ogni due anni, anziché ogni anno.
Sezione I - Semplificazioni in materia di autorizzazioni per l'esercizio delle attività economiche e di controlli sulle imprese
Art. 12 - Semplificazione procedimentale per l'esercizio di attività economiche
L’articolo 12 del provvedimento in esame reca una serie di misure volte alla semplificazione delle procedure relative agli impianti produttivi e alle iniziative e attività delle imprese.
Il comma 6 dell’articolo 12 esclude specifici settori (servizi finanziari, procedimenti tributari e in materia di giochi pubblici) dall’applicazione delle disposizioni di semplificazione recate dal medesimo articolo.
L’articolo 13 prolunga la validità delle autorizzazioni di polizia nonché quella delle licenze per la vendita di esplodenti, elimina l’obbligo di rinnovo annuale dell’iscrizione nel registro delle attività commerciali in materia di prodotti audiovisivi, sostituisce al rilascio della licenza da parte del questore la semplice comunicazione allo stesso, quale condizione per aprire o condurre agenzie di affari ed infine abroga una serie di disposizioni ritenute non più necessarie a salvaguardare esigenze di sicurezza.
L’articolo 14 detta i principi cui deve ispirarsi l'attività delle pubbliche amministrazioni in materia di controlli sulle imprese, ad esclusione dei controlli in materia fiscale e finanziaria, per i quali continuano ad applicarsi le normative vigenti.
L’articolo 15, con effetto a decorrere dal 1° aprile 2012, trasferisce la competenza in materia di astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in gravidanza alla Direzione territoriale del lavoro e alla ASL in luogo del servizio ispettivo del Ministero del lavoro.
I commi 1-4 dell’articolo in esame intendono semplificare e razionalizzare i flussi informativi in materia di interventi e servizi sociali contribuendo in tal modo a perfezionare il monitoraggio, la programmazione e la gestione delle politiche sociali. Il comma 5 dell’articolo in esame modifica in più parti l’articolo 38, comma 3 del D.L. 78/2010, prevedendo, in particolare, che le sanzioni previste in caso di illegittima fruizione delle prestazioni godute siano irrogate dagli enti erogatori, nonché una più stretta collaborazione tra INPS e enti erogatori in ordine alla verifica del titolo alla prestazione da parte del beneficiario. Il comma 6 specifica che lo scambio di informazioni tra le agenzie fiscali o gli enti di previdenza e le amministrazioni pubbliche, disciplinato da apposite convenzioni, deve avvenire nel rispetto dei principi dettati dal Codice della privacy (D.Lgs. n. 196 del 2003) per il trattamento dei dati sensibili. Il comma 7 dispone che dal 1° maggio 2012 i pagamenti effettuati presso le sedi INPS avvengano esclusivamente mediante strumenti di pagamento elettronici, bancari o postali.
Il comma 8 modifica in più parti l’articolo 13 della L. 412/1991, prevedendo, in particolare, la possibilità di prorogare il termine di quanto pagato in eccedenza (comunque non oltre il secondo anno successivo alla verifica), nonché norme sull’utilizzazione dei servizi telematici per le domande inerenti le prestazioni previdenziali. I commi 9 e 10 dell’articolo 16 intervengono sul patrocinio dell’INPS nei procedimenti giurisdizionali in materia di invalidità civile, consentendo all’Istituto di essere rappresentato in giudizio da propri dipendenti nei procedimenti di merito. Solo per il giudizio di cassazione sarà dunque richiesto l’intervento dell’Avvocatura dello Stato.
L’articolo 17, in tema di assunzione dei lavoratori extra UE, prevede l’estensione dell’efficacia della comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro anche ai fini della comunicazione del contratto di soggiorno, la procedura agevolata di silenzio-assenso per l’assunzione di lavoratori stagionali e la possibilità di concedere l’autorizzazione al lavoro stagionale a più datori di lavoro che impieghino il medesimo lavoratore straniero per periodi successivi.
L’articolo 18 dispone alcune misure di semplificazione in materia di assunzioni e di collocamento obbligatorio, tra cui, in particolare, l’estensione ai pubblici esercizi della deroga agli obblighi di comunicazione previsti a carico del datore di lavoro per l’instaurazione del rapporto di lavoro, nonché la soppressione dell’obbligo, nei settori del turismo e dei pubblici esercizi, di comunicare l’avvenuta assunzione al centro per l'impiego entro 5 giorni nel caso di assunzioni dirette di manodopera per l'esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a 3 giorni.
L’articolo 19 precisa le nozioni di omessa ed infedele registrazione di dati nel libro unico del lavoro, al fine di chiarire l’ambito di applicazione delle relative sanzioni amministrative.
L’articolo 20 reca una serie di novelle al D.lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici, d’ora in poi Codice) e al relativo Regolamento di attuazione volte a introdurre importanti innovazioni, tra le quali le più rilevanti riguardano l’introduzione della disciplina della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, che sarà operativa a decorrere dal 1° gennaio 2013, e delle procedure per la selezione dello sponsor per il finanziamento e la realizzazione degli interventi relativi ai beni culturali, nonché la modifica dei criteri di accertamento e di valutazione dei lavori eseguiti all’estero da parte di imprese italiane. Per la piena operatività delle disposizioni riguardanti la disciplina delle procedure per la selezione dello sponsor si segnala che l’art. 61, comma 1, demanda a un decreto ministeriale l’approvazione di linee guida applicative di tale disciplina da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. Con riferimento ai lavori eseguiti all’estero, la nuova disciplina volta a introdurre semplificazioni in tale norma è immediatamente applicativa, ma si prevede che la certificazione verrà rilasciata secondo modelli semplificati individuati dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Di rilevante importanza, inoltre, anche la norma riguardante il certificato di esecuzione dei lavori del contrante generale il cui modello verrà definito nel Regolamento di attuazione, ma anche in questo caso la norma di cui all’art. 61, comma 1, provvede a disciplinare la fase transitoria.
Art. 21 - Responsabilità solidale negli appalti
L’articolo 21, precisa, in caso di responsabilità solidale tra committente, appaltatore ed eventuale subappaltatore negli appalti di opere o servizi, che le retribuzioni da corrispondere ai lavoratori siano comprensive delle quote di trattamento di fine rapporto, che debbano essere corrisposti i premi assicurativi e che si escluda qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento.
Art. 22 - Modifiche alla normativa per l'adozione delle delibere CIPE e norme di salvaguardia delle procedure in corso per la stipula dei contratti di programma con le Società di gestione aeroportuali
L’articolo 22, al comma 1 interviene sulla procedura di adozione delle delibere del CIPE, estendendo ai finanziamenti destinati alla realizzazione dei progetti e dei programmi di intervento pubblico la norma di cui all’art. 41, comma 4, del decreto legge 201/2011, che indica un termine di trenta giorni per la formalizzazione e la trasmissione delle delibere medesime al Presidente del Consiglio dei ministri.
Il comma 2 in relazione al recepimento della direttiva 2009/12/CE ad opera del D.L. n. 1/2012, fa salvo il completamento delle procedure per la stipula dei contratti di programma in corso, che dovranno concludersi entro il 31 dicembre 2012.
Il comma 3 conferma la misura dei diritti aeroportuali determinata dai contratti di programma già stipulati, prevedendo l’applicazione della normativa introdotta dal citato D.L. n. 1/2012 a partire dalla scadenza di detti contratti.
L’articolo 23 demanda a un regolamento di delegificazione (da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto) la disciplina dell’autorizzazione unica ambientale per le PMI, che sarà rilasciata da un unico ente e sostituirà ogni atto di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsto dalla legislazione vigente in materia ambientale
Art. 24 - Modifiche alle norme in materia ambientale di cui al decreto Modifiche alle norme in materia ambientale di cui al decreto
L’articolo 24 reca una serie di novelle alle disposizioni del Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006) di immediata applicazione In particolare viene previsto l’assoggettamento ad AIA (autorizzazione integrata ambientale) dei terminali di rigassificazione e degli altri impianti localizzati in mare su piattaforme off-shore e la modifica dell’art. 109 relativo alle procedure autorizzatorie per l’immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo. In materia di oli usati una disposizione transitoria consente alle operazioni di rigenerazione degli oli usati di derogare ai limiti vigenti, nel rispetto della normativa comunitaria, fermi restando quelli stabiliti per il parametro PCB/PCT, mentre una novella all’art. 228 ridisciplina la procedura per la determinazione del contributo ambientale per il recupero degli pneumatici fuori uso (PFU).
L’articolo 25 dispone, da un lato, che diversi soggetti pubblici, custodi di informazioni organizzate in banche dati - segnatamente AGEA e organismi pagatori, Agenzia delle entrate, INPS, Camere di commercio - possano entrare in connessione tra loro, rendendo disponibili i dati in loro possesso, dall’altro, che i produttori agricoli possano avere accesso alle procedure informatiche degli organismi deputati al pagamento dei finanziamenti europei.
L’articolo 26 rivede in senso restrittivo la definizione di bosco e di arboricoltura da legno in modo da escludere talune superfici dal regime vincolistico che si applica a tali territori.
Art. 27 - Esercizio dell'attività di vendita diretta
L’articolo 27 interviene in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli prevedendo, a parziale modifica della normativa in vigore (primo periodo del comma 2 dell’art. 4 del D.Lgs. 18 maggio 2001, n.228) che l’obbligo di comunicazione al comune non rivesta più carattere preventivo e che la vendita possa essere effettuata dalla data di invio della comunicazione e non più decorsi 30 giorni dal ricevimento della stessa.
L’articolo 28 novella l'art. 193 del D.Lgs. 152/2006 al fine di escludere dall’applicazione della disciplina riguardante il trasporto di rifiuti talune operazioni di movimentazione dei rifiuti verso il deposito temporaneo da parte delle imprese agricole e conseguentemente modifica la definizione di deposito temporaneo di cui all’art. 183 del citato decreto.
L’articolo 29 dispone che i progetti di riconversione del comparto bieticolo-saccarifero, previsti dall’articolo 2, comma 3, del D.L. n.2/2006, rivestano “carattere di interesse nazionale” - anche ai fini della definizione e del perfezionamento dei processi autorizzativi e dell’effettiva entrata in esercizio - e che tali progetti possa essere nominato un commissario ad acta per garantirne l’esecutività.
L’articolo 30 semplifica le procedure che le imprese devono seguire per ottenere il finanziamento ai propri progetti di ricerca industriale, ed estende i finanziamenti alle attività svolte sulla base di progetti cofinanziati dall'Unione europea a seguito di bandi internazionali di ricerca industriale.
L’articolo 31 dispone alcune misure di semplificazione delle procedure di verifica relative alla ricerca di base, in particolare disponendo che le verifiche scientifiche, amministrative e contabili relative ai risultati dei progetti di ricerca sono effettuate solo al termine dei progetti stessi. Conferma, inoltre, la destinazione del 10% del FIRST a ricercatori di età inferiore a 40 anni, innovando, però, la procedura.
L’articolo 32 stabilisce misure di semplificazione in materia di ricerca ulteriori rispetto a quelle recate dall’art. 31, con riferimento alle procedure istruttorie, valutative, di spesa e di controllo. In particolare, dispone l’utilizzo di valutazioni e graduatorie già adottate in sede comunitaria in relazione a progetti a esclusiva ricaduta nazionale, e l’introduzione di alcune novità relative al FIRST, tra le quali la rimodulazione delle modalità di utilizzazione.
L’articolo 33 prevede la possibilità di collocare in aspettativa senza assegni il personale dipendente inquadrato nel ruolo dei ricercatori degli enti pubblici di ricerca e delle università, in seguito all’attribuzione di grant comunitari o internazionali.
Sezione VII - Altre disposizioni di semplificazione
Art. 34 - Riconoscimento dell'abilitazione delle imprese esercenti attività di installazione, ampliamento e manutenzione degli impianti negli edifici
L’articolo 34 estende l’abilitazione concessa alle imprese che svolgono attività d’installazione e manutenzione d’impianti negli edifici a tutte le tipologie di edifici, a prescindere dalla loro specifica destinazione d’uso.
I commi 1 e 2 dell’articolo 35 novellano gli articoli 2397 e 2477 del codice civile in tema di controllo delle società di capitali, correggendo in parte la disciplina del sindaco unico introdotta dalla recente legge di stabilità.
I commi 3 e 4 dell’articolo 35 intervengono sull’ordinamento giudiziario per chiarire la portata applicativa di alcune disposizioni che subordinano il trasferimento ad altra sede, o l’assegnazione ad altre funzioni del magistrato, ad un periodo di permanenza triennale nella sede precedente.
L’articolo 36 modifica la norma del codice civile in materia di privilegi generali sui beni mobili, al fine di coordinarla con la definizione di impresa artigiana prevista dalla legislazione di settore.
L’articolo 37 impone alle imprese costituite in forma societaria che ancora non vi abbiano provveduto, a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese, entro il termine del 30 giugno 2012.
L’articolo 38 consente anche ai laureati in discipline diverse da quelle previste a regime di svolgere le funzioni di responsabile di depositi che trattano esclusivamente gas medicinali.
Art. 39 - Soppressione del requisito di idoneità fisica per avviare l'esercizio dell'attività di autoriparazione
L’articolo 39 fa si che non sia più richiesto ai responsabili tecnici delle imprese di autoriparazione di essere fisicamente idonei all’esercizio dell’attività.
L’articolo 40 sopprime l’obbligo di chiusura domenicale e festiva per le imprese di panificazione di natura produttiva.
L’articolo 41 semplifica l’attività temporanea di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di sagre, fiere, manifestazioni religiose, tradizionali e culturali o eventi locali straordinari, prevedendo che possa essere iniziata con la semplice segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), e senza che sia necessario il possesso di specifici requisiti previsti dalla legge.
Art. 42 - Razionalizzazione delle misure di sostegno finanziario per gli Razionalizzazione delle misure di sostegno finanziario per gli
L’articolo 42 prevede che l’ammissione dell’intervento conservativo volontario su beni culturali ai contributi statali stabiliti agli artt. 35 e 37 del Codice dei beni culturali è disposta dagli organi del Ministero in base all’ammontare delle risorse disponibili, determinate annualmente con decreto ministeriale.
L’articolo 43 è volto a semplificare le procedure di verifica dell’interesse culturale, di cui all’art. 12 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al fine di accelerare la dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.
Art. 44 - Semplificazioni in materia di interventi di lieve entità
L’articolo 44 prevede, al comma 1, l’emanazione, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di un regolamento di delegificazione volto a rideterminare e ampliare le ipotesi di interventi di lieve entità sottoposti al procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica di cui al D.P.R. 139/2010. Il comma 2 invece novella il comma 1-ter dell’art. 181 del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) al fine di escludere l’applicabilità delle pene previste dall’art. 181, comma 1-bis, lett. a), in taluni casi di opere - eseguite in assenza di autorizzazione paesaggistica o in difformità da essa – di cui venga accertata la compatibilità paesaggistica da parte dell’autorità amministrativa competente.
L’articolo 45 interviene sul Codice della privacy con una duplice finalità: a) estendere la platea dei soggetti autorizzati al trattamento di dati giudiziari per finalità di prevenzione e repressione della criminalità organizzata; b) sopprimere l’obbligo a carico di coloro che svolgono il trattamento dati con strumenti informatici di redigere ed aggiornare annualmente il documento programmatico sulla sicurezza.
L’articolo 46, comma 1, attribuisce al Ministero della difesa la facoltà di procedere alla trasformazione in soggetti di diritto privato di enti non economici vigilati dal medesimo dicastero. Il comma 2, esclude il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti dall’applicazione delle norme vigenti in materia di soppressione degli organi collegiali e di riduzione dei relativi componenti.
L’articolo 47 contiene indicazioni di principio relative alle azioni che il Governo assumerà per il perseguimento degli obiettivi dell’agenda digitale europea. Si prevede in particolare l’istituzione di una cabina di regia per l'attuazione dell'agenda digitale italiana.
Sezione II - Disposizioni in materia di università
Art. 48 - Dematerializzazione di procedure in materia di università
L’articolo 48 dispone l’obbligo di iscrizione telematica alle università e, dall’a.a. 2013-2014, l’obbligo di verbalizzazione degli esiti degli esami di profitto e di laurea con modalità informatiche.
Art. 49 - Misure di semplificazione e funzionamento in materia di università
L’articolo 49 introduce varie novità nel sistema universitario, in gran parte modificando la recente legge di riforma del settore (L. 240/2010), in altra parte modificando una disposizione della legge di stabilità 2012 (L. 183/2011). Con riferimento alle modifiche apportate alla L. 240/2010, alcune novità operano un coordinamento fra varie disposizioni, altre appaiono avere una valenza di modifica sostanziale: fra queste ultime, si ottempera ad una indicazione formulata dal Presidente della Repubblica in occasione della promulgazione.
L’articolo 50 dispone l’adozione con decreto interministeriale di linee guida per lo sviluppo dell’autonomia scolastica. Esse concerneranno l’eventuale ridefinizione degli aspetti connessi ai trasferimenti di risorse, la definizione di un “organico dell’autonomia” e di un “organico di rete” - entrambi sulla base dei posti corrispondenti a fabbisogni con carattere di stabilità per almeno un triennio - la costituzione di reti territoriali. Resta fermo che dall’a.s. 2012/2013 le dotazioni organiche non devono superare la consistenza determinata nell’a.s. 2011/2012.
L’articolo 51 affida all’INVALSI il coordinamento funzionale del sistema nazionale di valutazione di cui all’art. 2, co. 4-undevicies, del D.L. 225/2010 (L. 10/2011). Dispone, inoltre, che le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d’istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti.
L’articolo 52 prevede l’adozione di linee guida volte, fra l’altro, al coordinamento, a livello territoriale, dell’offerta dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado di tipo tecnico e professionale e dei percorsi di istruzione e formazione professionale di competenza regionale e, a livello nazionale, dell’offerta di percorsi degli Istituti tecnici superiori (istruzione terziaria non universitaria).
L’articolo 53 prevede l’approvazione di un “Piano nazionale di edilizia scolastica” entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto e, nelle more dell’approvazione di tale Piano, di un “Piano di messa in sicurezza degli edifici scolastici esistenti e di costruzione di nuovi edifici scolastici”, nonché l’adozione di misure per il miglioramento dell’efficienza degli usi finali di energia negli edifici adibiti a istituzioni scolastiche, università ed enti di ricerca entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto sulla base di linee guida che dovranno essere predisposte entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Si demanda, inoltre, a un decreto interministeriale - da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto - la definizione delle norme tecniche-quadro con gli indici minimi e massimi di funzionalità urbanistica, edilizia e didattica, allo scopo di adeguare la normativa tecnica vigente agli standard europei e alle più moderne concezioni di impiego degli edifici scolastici.
Sezione IV - Altre disposizioni in materia di università
L’articolo 54 prevede la possibilità per le università, nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione, di assumere tecnologi a tempo determinato per lo svolgimento di attività di supporto tecnico e amministrativo alle attività di ricerca.I destinatari dei contratti sono scelti mediante procedure pubbliche di selezione. I contratti hanno durata minima di 18 mesi e sono prorogabili una sola volta e per un massimo di ulteriori tre anni.
L’articolo 55 stabilisce che le disposizioni di cui all’art. 6, comma 11, della L. 240/2010, in materia di attività didattica e di ricerca presso un ateneo diverso da quello di appartenenza, si applicano anche ai rapporti fra università ed enti pubblici di ricerca e fra questi ultimi.
L’articolo 56, comma 1, novella il Codice del turismo, prevedendo la promozione del turismo accessibile per i giovani, gli anziani e le persone con disabilità, e che il «Fondo buoni vacanze» non sia più alimentato anche da parte dei proventi dell’8 per mille devoluto allo Stato. Il comma 2 consente di dare in concessione, a titolo oneroso, a cooperative di giovani di età non superiore a trentacinque anni i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata che abbiano caratteristiche tali da consentirne l’uso per scopi turistici. Il comma 3 eleva la quota massima delle risorse utilizzabili per il finanziamento delle opere essenziali e delle attività di organizzazione e gestione dell'Expo 2015.
L’articolo 57 detta norme di semplificazione/sviluppo di interesse per le imprese del settore energetico.
La prima semplificazione consiste nella individuazione, direttamente con la norma del comma 1 anziché con la complessa procedura amministrativa di carattere programmatorio prevista dalla “Legge obiettivo” n. 443/2001, di una determinata tipologia di infrastrutture e insediamenti strategici per il settore energetico concernenti oli minerali e carburanti. Tali strutture sono cioè definite sin d’ora e automaticamente come strategiche, ciò che consente di passare direttamente alle procedure attinenti alle fasi realizzative.
La seconda semplificazione riguarda la competenza, la concentrazione e i termini di conclusione per i procedimenti (per lo più autorizzatori) per la effettiva realizzazione/modificazione di tali impianti e insediamenti strategici nel settore energetico. La competenza (comma 2) viene trasferita dalle Regioni (che precedentemente - in base all’art. 1, comma 57, della L. 239/2004 - ne erano titolari nel quadro di indirizzi e programmi statali) allo Stato d’intesa con le singole Regioni interessate, ciò che determina la concentrazione di questo tipo di procedimenti in capo al medesimo soggetto (lo Stato) garantendo al contempo il rispetto della competenza regionale. Ulteriore concentrazione procedimentale, nonché abbreviazione dei termini (180 gg. inclusa la VIA) per la conclusione del procedimento sono assicurati dai commi 3-4.
La terza semplificazione (commi 7-9) riguarda le procedure per la modifica degli stabilimenti/insediamenti esistenti: a tal fine si prevedono – in luogo delle preesistenti sequenze di procedimenti amministrativi separati - accordi di programma tra amministrazioni interessate, nonché il mantenimento di validità di autorizzazioni preesistenti in capo all’impianto da modificare.
La quarta semplificazione (commi 5, 6 e 10) consiste nell’armonizzare su 10 anni la durata minima delle nuove concessioni demaniali concernenti i depositi costieri (attualmente spesso molto più brevi), con riduzione del numero di procedimenti cui l’impresa è soggetta e maggior termine per ammortizzare gli investimenti.
La quinta semplificazione (comma 11) consiste nella abolizione di un adempimento delle imprese del settore petrolifero non più necessario, quale l’obbligo di colorazione della benzina senza piombo.
La sesta semplificazione (comma 12), relativa alle reti di gas naturale nel Mezzogiorno, consiste nel far coincidere la data di effettiva entrata in esercizio del gasdotto e il decorso del termine dodicennale della relativa concessione, momenti che invece nel regime preesistente erano separati, con effetti di minore certezza giuridica e maggior rischio degli investimenti.
I commi 13-15 riguardano accise e aspetti fiscali e non hanno di per sé effetti semplificatori.
L’articolo 58 semplifica alcuni aspetti dei procedimenti sanzionatori davanti all’Autorità per l’Energia e il gas.
La prima semplificazione consiste nella previsione di una procedura semplificata con l’Autorità può pervenire, previo assenso dell’impresa all’atto di avvio del procedimento, alla adozione di sanzioni amministrative pecuniarie.
La seconda semplificazione consiste nella possibilità di adottare misure cautelari nel corso del procedimento sanzionatorio o anche prima del suo avvio.
CAPO II - Disposizioni per le imprese e i cittadini meno abbienti
L’articolo 59, novellando l’articolo 2 del D.L. n. 70 del 2011 (c.d. decreto sviluppo), proroga di un anno il credito d’imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno, ponendo la copertura dell’onere a carico dei Programmi Operativi Regionali (POR) cofinanziati dal Fondo sociale europeo.
L’articolo 60 prevede l'avvio di una sperimentazione nei comuni con più di 250.000 abitanti, per favorire la diffusione della carta acquisti, tra le fasce della popolazione in condizione di maggiore bisogno. Viene rimessa ad un successivo decreto ministeriale la definizione precisa delle caratteristiche della sperimentazione.
TITOLO III - Disciplina transitoria, abrogazioni ed entrata in vigore
Il comma 1 dispone che il Ministro per i beni e le attività culturali disciplini, con proprio decreto, le linee guida applicative delle procedure per la selezione di sponsor introdotte con il nuovo art. 199-bis del Codice dei contratti disciplinato dall’articolo 20, comma 1, lettera h) del decreto, anche al fine di coordinarle con fattispecie analoghe o collegate.
Il comma 2 reca una norma transitoria sulle modalità di redazione dei certificati di esecuzione dei lavori richiesti al contraente generale per la qualificazione, nelle more dell’entrata in vigore dei nuovi modelli che saranno definiti nel Regolamento di attuazione ed esecuzione del Codice dei contratti pubblici, consentendo all’Autorità di stabilire, d’intesa con il MIT, appositi modelli per la predisposizione dei certificati. I commi 3 e 4 istituiscono un meccanismo a regime di tipo sostitutivo della prescritta intesa con le regioni, per i casi in cui l’intesa non sia raggiunta o sia tardiva. Esse sono contenute nel titolo III del provvedimento, dedicato anche alla disciplina transitoria, ma hanno effetti a regime.
L’articolo 62 prevede l’abrogazione, parziale o integrale, di 15 atti normativi elencati nella tabella A allegata al disegno di legge
L’articolo 63 dispone in ordine all’entrata in vigore del decreto-legge che è avvenuta il giorno successivo (10 febbraio 2012) alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Le iniziative dell’Ue per la semplificazione
L’Unione europea persegue gli obiettivi di semplificazione della regolamentazione e la riduzione degli oneri ed adempimenti amministrativi sia attraverso iniziative strategiche e programmi orizzontali sia mediante modifiche specifiche alla legislazione settoriale vigente.
Gli obiettivi in questione hanno acquisito rilevanza centrale nell’ambito delle azioni volte a rilanciare la crescita, la competitività e l’occupazione nell’Unione (in particolare, la Strategia Europa 2020) e sono, conseguentemente, divenuti oggetto degli impegni assunti dagli Stati membri nel nuovo sistema di governance economica europea.
Per un verso, l’obiettivo della semplificazione è stato ribadito dalle Istituzioni dell’UE nell’ambito della procedura del semestre europeo per il coordinamento ex ante delle politiche economiche ed è stato oggetto della raccomandazioni rivolte in tale contesto agli Stati membri.
Le raccomandazioni indirizzate dal Consiglio all’Italia nel luglio 2011, in esito al semestre europeo 2011 affermavano la necessità di promuovere l'accesso delle PMI al mercato dei capitali, rimuovendo gli ostacoli amministrativi e riducendo i costi e di ridurre la lunghezza delle procedure di esecuzione degli appalti.
Anche l’analisi annuale della crescita 2012, presentata dalla Commissione europea il 23 novembre 2011, con la quale è stato avviato il semestre europeo 2012, ribadisce che la qualità della regolamentazione e della pubblica amministrazione nei vari livelli di governo è elemento determinante a rafforzare la competitività dell’economia europea e, a tale scopo indica agli Stati membri le seguenti priorità (che dovrebbero trovare traduzione, se avallate dal Consiglio europeo dell’1-2 marzo 2012) nei rispettivi Programmi nazionali di riforma (PNR):
· migliorare il clima imprenditoriale riducendo al minimo gli oneri amministrativi, il che significa anche evitare una regolamentazione eccessiva in sede di recepimento della normativa UE e ridurre il numero di regolamenti e autorizzazioni superflui, e introdurre procedure più semplici e più rapide, in particolare nei rispettivi sistemi giudiziari;
· garantire la possibilità di effettuare elettronicamente gli scambi delle amministrazioni con le imprese e i cittadini;
· agevolare la creazione di nuove imprese rispettando l'impegno assunto nello Small Business Act di ridurre a 3 giorni i tempi di costituzione di un'impresa. I venticinque Stati membri che non l'hanno ancora fatto devono introdurre i cambiamenti necessari per conseguire questo obiettivo entro la fine del 2012;
· sviluppare la capacità amministrativa per aumentate il tasso di assorbimento dei fondi strutturali dell'UE.
Per altro verso, il Patto “europlus”, approvato dal Capi di Stato o di governo della zona euro nella riunione dell’11 marzo 2011 - che impegna gli Stati membri dell’area euro e alcuni altri Stati aderenti a porre in essere ulteriori interventi in materia di politica economica – prevede espressamente, per rilanciare la competitività dell’economia europea, l’obiettivo del miglioramento del contesto imprenditoriale, in particolare per le PMI, segnatamente, eliminando gli oneri amministrativi e semplificando il quadro normativo.
Iniziative di carattere generale
Programma d’azione per la riduzione degli oneri amministrativi
Il programma. Adottato dalla Commissione nel 2007 (COM(2007)23) è volto, da una parte, ad operare, con l'aiuto degli Stati membri, una misurazione degli oneri amministrativi legati alla legislazione comunitaria e l’elaborazione di iniziative per la riduzione dei medesimi e dall'altra, ad invitare gli Stati membri a misurare e ridurre gli oneri amministrativi imposti dalle legislazioni nazionali e regionali.
Il Consiglio europeo dell’8 e 9 marzo 2007 ha fissato, sulla base del programma, l’obiettivo della riduzione del 25% gli oneri amministrativi derivanti dalla legislazione UE entro il 2012.
Su impulso del Consiglio europeo è stato inoltre istituito un gruppo di esperti ad alto livello con il compito di assistere la Commissione e gli Stati membri nell'attuazione del programma d'azione per la riduzione degli oneri amministrativi. Il gruppo presieduto da Edmun Stoiber (ex Governatore della Baviera) ha iniziato i suoi lavori nel gennaio 2008; l’unico italiano che fa parte del gruppo è Riccardo Illy. I lavori del gruppo sono stati prorogati al 31 dicembre 2012.
Il programma d’azione per la riduzione degli onori amministrativi si è concentrato in via prioritaria sull’analisi di circa 70 atti legislativi dell’Unione europea di 13 aree prioritarie (agricoltura, diritto contabile e delle società, politica di coesione, ambiente, servizi finanziari, pesca, sicurezza alimentare, legislazione farmaceutica; appalti pubblici, statistiche, imposta sul valore aggiunto, trasporti, diritto del lavoro).
Programma per la regolamentazione intelligente
Il programma, adottato nel 2010 nell'ambito della strategia UE 2020, con la comunicazione “Legiferare con intelligenza nell’Unione europea” (COM(2010) 543), reca una serie di iniziative volte a migliorare la qualità e la pertinenza della legislazione europea.
Per quanto riguarda in particolare la riduzione degli oneri amministrativi, la comunicazione, illustra alcune proposte che, se adottate, produrrebbero una riduzione annua del 31% degli oneri economici delle imprese europee connessi agli adempimenti amministrativi (38 miliardi di euro, su oneri complessivi pari a 124 miliardi di euro):
- completare il programma di riduzione degli oneri amministrativi entro il 2012 e integrare le esperienze maturate grazie al programma e alle attività di semplificazione nel processo di valutazione e di elaborazione delle politiche;
- migliorare il sito internet della Commissione per consultazione delle parti interessate, in modo che esse possano esprimere più facilmente le proprie preoccupazioni in ordine agli oneri amministrativi e alla semplificazione;
- invitare gli Stati membri ad avvalersi delle possibilità di esenzione offerte dalla normativa dell'Unione per determinate imprese come le PMI. Contestualmente, la Commissione approfondirà l'analisi del fenomeno delle "regole aggiuntive" (il cosiddetto "gold plating" );
- adattare eventualmente la composizione del gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti, affinché rispecchi il lavoro più ampio in materia di semplificazione normativa e di riduzione degli oneri amministrativi, garantendo una rappresentanza alle PMI e al settore non commerciale.
Iniziative settoriali
Piano d’azione per le micro e piccole imprese
Il piano d’azione[1], presentato dalla Commissione il 23 novembre 2011, è volto ad esentare le micro e piccole imprese dall'applicazione di nuove regolamentazioni UE a meno che non siano addotti validi motivi per includerle nel campo di applicazione delle norme stesse.
Il piano d’azione si colloca nel contesto delle azioni previste dall’iniziativa Small business Act, adottata nel giugno del 2008 dalla Commissione europea, volta a migliorare a livello europeo il contesto amministrativo e regolamentare in cui operano le PMI.
Dal gennaio 2012 la Commissione si adopererà per:
- intensificare la ricerca, nella legislazione europea vigente e futura, di esenzioni o di riduzioni degli oneri per le microimprese;
- rafforzare i processi di consultazione delle microimprese e di altre PMI ai fini del riesame della normativa vigente dell’UE e dell’elaborazione di nuove norme europee;
- definire quadri di valutazione annuali con l’indicazione di tutte le esenzioni e i regimi agevolati per le PMI per determinare i vantaggi effettivi per le imprese e garantire costante attenzione alle loro esigenze e ai loro interessi.
L’obiettivo della riduzione degli oneri per le PMI è stato ribadito nella dichiarazione “Verso un risanamento favorevole alla crescita e una crescita favorevole alla creazione di posti di lavoro”, adottata dai Capi di stato e di governo dei Paesi membri dell’UE ai margini della riunione straordinaria del Consiglio europeo del 30 gennaio 2012.
Sistema giudiziario civile
In tema di miglioramento del sistema giudiziario civile, l’Unione europea ha adottato - nell’ambito del programma quadro “Diritti fondamentali e giustizia” - il programma specifico “Giustizia Civile” (decisione del Parlamento europeo e del Consiglio 1149/2007/CE), con dotazione prevista pari a 109,3 milioni di euro per il periodo 2007-2013;
Il programma è volto a promuovere la cooperazione giudiziaria in materia civile allo scopo di:
· garantire la certezza del diritto e migliorare l’accesso alla giustizia;
· promuovere il riconoscimento reciproco delle decisioni nelle controversie civili e commerciali;
· rimuovere gli ostacoli ai contenziosi transfrontalieri creati dalle disparità legislative e procedurali in materia civile e promuovere, a tal fine, la necessaria compatibilità delle legislazioni;
· garantire una corretta amministrazione della giustizia, evitando i conflitti di giurisdizione.
(Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241 in materia di conclusione del procedimento e poteri sostitutivi)
1. All'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, i commi 8 e 9 sono sostituiti dai seguenti:
"8. La tutela in materia di silenzio dell'amministrazione e' disciplinata dal codice del processo amministrativo. Le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto avverso il silenzio inadempimento dell'amministrazione sono trasmesse, in via telematica, alla Corte dei conti.
9. La mancata o tardiva emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente.
9-bis. L'organo di governo individua, nell'ambito delle figure apicali dell'amministrazione, il soggetto cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia. Nell'ipotesi di omessa individuazione il potere sostitutivo si considera attribuito al dirigente generale o, in mancanza, al dirigente preposto all'ufficio o in mancanza al funzionario di più elevato livello presente nell'amministrazione.
9-ter. Decorso inutilmente il termine per la conclusione del procedimento o quello superiore di cui al comma 7, il privato può rivolgersi al responsabile di cui al comma 9-bis perché, entro un termine pari alla metà di quello originariamente previsto, concluda il procedimento attraverso le strutture competenti o con la nomina di un commissario.
9-quater. Il responsabile individuato ai sensi del comma 9-bis, entro il 30 gennaio di ogni anno, comunica all'organo di governo, i procedimenti, suddivisi per tipologia e strutture amministrative competenti, nei quali non e' stato rispettato il termine di conclusione previsti dalla legge o dai regolamenti. Le Amministrazioni provvedono all'attuazione del presente comma, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
9-quinquies. Nei provvedimenti rilasciati in ritardo su istanza di parte e' espressamente indicato il termine previsto dalla legge o dai regolamenti di cui all'articolo 2 e quello effettivamente impiegato.".
L’articolo 1 introduce alcune novità in materia di conclusione del procedimento amministrativo mediante novella dell’articolo 2 della legge n. 241/1990[2] che stabilisce la disciplina generale dell’obbligo di provvedere in capo alle pubbliche amministrazioni. In particolare, le disposizioni sono volte a rafforzare le garanzie del privato contro il ritardo dell’amministrazione nel provvedere, prevedendo l’esercizio di poteri sostitutivi in caso di inerzia, nonché il riconoscimento della responsabilità disciplinare, amministrativa e contabile del dirigente o del funzionario responsabile.
Le modifiche al testo della L. 241/1990 sono evidenziate nel testo a fronte che segue.
come mod. da A.C. 4940
1-7 [omissis]
8. La tutela in materia di silenzio dell’amministrazione è disciplinata dal codice del processo amministrativo.
8. La tutela in materia di silenzio dell’amministrazione è disciplinata dal codice del processo amministrativo. Le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto avverso il silenzio inadempimento dell’amministrazione sono trasmesse, in via telematica, alla Corte dei Conti.
9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale.
9-bis. L’organo di governo individua, nell’ambito delle figure apicali dell’amministrazione, il soggetto cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia. Nell’ipotesi di omessa individuazione il potere sostitutivo si considera attribuito al dirigente generale o, in mancanza al dirigente preposto all’ufficio o in mancanza al funzionario di più elevato livello presente nell’amministrazione.
9-quater. Il responsabile individuato ai sensi del comma 9-bis, entro il 30 gennaio di ogni anno, comunica all’organo di governo, i procedimenti, suddivisi per tipologia e strutture amministrative competenti, nei quali non è stato rispettato il termine di conclusione previsti dalla legge e o dai regolamenti. Le Amministrazioni provvedono all’attuazione del presente comma con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
9-quinquies. Nei provvedimenti rilasciati in ritardo su istanza di parte è espressamente indicato il termine previsto dalla legge o dai regolamenti di cui all’articolo 2 e quello effettivamente impiegato.
La materia è stata oggetto di un recente intervento legislativo, ad opera dell’articolo 7 della legge n. 69/2009[3], al fine di ridurre i termini di conclusione dei procedimenti ed assicurare l'effettività del loro rispetto da parte delle amministrazioni.
All’esito di tale intervento, l’articolo 2 della legge 241/1990 stabilisce che i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro trenta giorni (termine in precedenza fissato in novanta giorni), a meno che disposizioni di legge ovvero i provvedimenti di natura regolamentare, da emanarsi da parte di ciascuna amministrazione ai sensi dei commi 3, 4 e 5 dell’art. 2 della legge 241, prevedano un termine diverso.
All'adozione di tali provvedimenti si provvede con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, che individuano i termini di conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali.
L’altra novità introdotta dalla legge n. 69 del 2009 è che, in ogni caso, i termini fissati dalle amministrazioni non possono comunque essere superiori ai novanta giorni (laddove in precedenza non era fissato alcun limite temporale nella autonoma determinazione dei termini da parte delle amministrazioni).
La legge ammette tuttavia la possibilità di prevedere termini superiori ai novanta giorni in considerazione della «sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento». In questi casi, tuttavia, il termine massimo di durata non può oltrepassare comunque i centottanta giorni[4] e per l’adozione del relativo regolamento è necessaria sia la proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa, sia la previa deliberazione del Consiglio dei Ministri[5].
I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall’inizio del procedimento d’ufficio o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.
Oltre a stabilire una rideterminazione dei termini procedimentali, la legge n. 69/2009, con l’obiettivo di dare effettività a tali disposizioni, ha disciplinato le conseguenze del ritardo da parte dell'amministrazione, sia nei riguardi dei cittadini destinatari dell’azione amministrativa, sia nei riguardi dei dirigenti ai quali si possa far risalire la responsabilità del ritardo medesimo.
Sotto il primo aspetto, l’articolo 2-bis della L. 241 (introdotto dal citato art. 7) prevede l’obbligo del risarcimento del danno ingiusto cagionato al cittadino in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento.
Quanto al secondo, l’articolo 2, comma 9, prevede che la mancata emanazione del provvedimento nei termini previsti costituisce elemento di valutazione ai fini della responsabilità dirigenziale.
Le modifiche introdotte dall’articolo 1 in esame riguardano proprio le garanzie in merito all’effettività della tutela in caso di violazione da parte dell’amministrazione dell’obbligo di provvedere nei termini prescritti.
Con una prima novella, si aggiunge un periodo al comma 8 dell’articolo 2 della legge 241, che rinvia la disciplina della tutela avverso il silenzio dell’amministrazione alle disposizioni del Codice del processo amministrativo[6].
La disciplina del rito contro l’inerzia della pubblica amministrazione è disciplinato nel Libro IV, all'articolo 117 del Codice, ed in parte dell’articolo 31 quanto all’azione.
Il ricorso può essere proposto anche senza necessità di previa diffida all’amministrazione inadempiente con atto notificato all'amministrazione e ad almeno un controinteressato nel termine di un anno dalla scadenza del termine per la conclusione del procedimento (co. 1).
Il ricorso è deciso con sentenza in forma semplificata e in caso di totale o parziale accoglimento il giudice ordina all’amministrazione di provvedere entro un termine non superiore, di norma, a trenta giorni (co. 2).
Con la sentenza, o anche successivamente su istanza di parte, il giudice amministrativo può procedere alla nomina di un commissario ad acta che si sostituisca all’amministrazione in caso di sua persistente inerzia (co. 3). La competenza del giudice a decidere è estesa a tutte le questioni relative agli atti del commissario che non dovranno, dunque, essere impugnati con ricorso ordinario di legittimità (co. 4).
Nell’ipotesi in cui il provvedimento venga adottato in corso del giudizio, ovvero sopravvenga un atto connesso con l’oggetto della controversia, questo può essere impugnato anche con motivi aggiunti, nei termini e con il rito previsto per il nuovo provvedimento, e l’intero giudizio prosegue con tale rito (co. 5).
Analoga concentrazione è prevista con riferimento all'azione risarcitoria che può essere proposta congiuntamente con il ricorso avverso il silenzio amministrativo ma, in tal caso, mentre l’azione avverso il silenzio sarà trattata con rito camerale, la domanda risarcitoria sarà trattata con il rito ordinario (co. 6).
Secondo quanto stabilito dall’articolo 31, comma 3, del Codice, il giudice può pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa solo qualora non residuino margini di discrezionalità amministrativa e non siano necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'amministrazione.
La novella introduce l’obbligo di trasmettere, in via telematica, alla Corte dei conti le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto avverso il silenzio inadempimento. Ciò, verosimilmente al fine di agevolare la possibilità di esercitare l’azione, ove se ne ravvisino i presupposti, per la responsabilità amministrativa.
Accanto a ciò, viene riformulato il comma 9 dell’art. 2 della citata legge n. 241, che, come accennato, prevede che la mancata emanazione del provvedimento nei termini previsti costituisce elemento di valutazione ai fini della responsabilità dirigenziale.
In proposito, come chiaramente evidenziato nelle citate Linee di indirizzo per l’attuazione dell’articolo 7 della L. 69/2009, il rispetto dei termini del procedimento rappresenta un elemento di valutazione dei dirigenti, di cui si tiene conto al fine della corresponsione della retribuzione di risultato e la mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale.
In base agli indirizzi amministrativi, al fine di valutare la responsabilità del dirigente, «ciò che rileva è la grave e ripetuta inosservanza dell’obbligo di provvedere in relazione ai risultati complessivi prodotti dalla organizzazione alla quale il dirigente è preposto, ferma restando la necessità di procedere ad una valutazione caso per caso che tenga conto della situazione concreta in cui il dirigente opera in relazione agli incarichi, alla struttura organizzativa, alle difficoltà, ai motivi dell’agire e al danno concretamente cagionato al privato. Non si dovrà attribuire rilievo determinante agli episodi sporadici ed occasionali di inosservanza dell’obbligo di provvedere, conformemente alle indicazioni contenute nella legge, né tantomeno potrà considerarsi inadempimento la mancata emanazione del provvedimento nelle ipotesi di silenzio assenso».
Tale disposizione è completamente riformulata, precisando che:
§ l’inerzia dell’amministrazione costituisce elemento di valutazione non solo della responsabilità disciplinare, ma altresì della performance individuale e della responsabilità amministrativo-contabile;
Sul punto, la novella opera una ricognizione delle forme di responsabilità ricollegabili all’inerzia. Innanzitutto si fa rifermento alla valutazione della performance individuale, introdotto dalla legge delega n. 15 del 2009 e dal successivo d.lgs. 150/2009[7].
In proposito, l’articolo 9, co. 1, del citato D.Lgs. 150/2009 prevede che il personale con incarico dirigenziale sia valutato in relazione agli indicatori di performance relativi all'ambito organizzativo di diretta responsabilità; al raggiungimento di specifici obiettivi individuali; alla qualità del contributo assicurato alla performance generale della struttura, alle competenze professionali e manageriali dimostrate; alla capacità di valutazione dei propri collaboratori, dimostrata tramite una significativa differenziazione dei giudizi.
Il successivo comma, prevede che la misurazione e la valutazione svolte dai dirigenti sulla performance individuale del personale non dirigenziale sono collegate: a) al raggiungimento di specifici obiettivi di gruppo o individuali; b) alla qualità del contributo assicurato alla performance dell’unità organizzativa di appartenenza, alle competenze dimostrate ed ai comportamenti professionali e organizzativi.
In secondo luogo, l’inosservanza all’obbligo di provvedere può comportare una ipotesi di responsabilità disciplinare.
Sul punto, merita inoltre ricordare la specifica misura disciplinare prevista dall’art. 55-sexies, co. 1, del D.Lgs. 165/2001[8], introdotto dall’art. 69 del D.Lgs. 150/2009. Tale disposizione stabilisce che la condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno per violazione da parte del dipendente degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa (stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento), impongono nei confronti dello stesso dipendente l’applicazione - ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di un’altra sanzione disciplinare - della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entità del risarcimento.
In terzo luogo, l’inerzia del dipendente può integrare una fattispecie di responsabilità amministrativa e contabile.
Si ricorda, in merito che la responsabilità amministrativa è la responsabilità a contenuto patrimoniale di amministratori o dipendenti pubblici per i danni causati all’ente nell’ambito o in occasione del rapporto d’ufficio. Affinché un soggetto possa essere chiamato a rispondere in sede di responsabilità amministrativa occorre che lo stesso, con una condotta dolosa o gravemente colposa collegata o inerente al rapporto esistente con l’amministrazione, abbia causato un danno pubblico risarcibile che si ponga come conseguenza diretta e immediata di detta condotta.
L’accertamento della responsabilità comporta la condanna al risarcimento del danno a favore dell’amministrazione danneggiata. L’azione di rivalsa dell’amministrazione è fondata, secondo l’art. 18 del D.P.R. n. 3/1957, sulla violazione degli obblighi di servizio ed è attribuita alla giurisdizione della Corte dei conti.
Con l’espressione responsabilità contabile, ci si riferisce alla responsabilità di quei soggetti (agenti contabili) che avendo avuto in consegna (a vario titolo) denaro, beni o altri valori pubblici, o comunque avendone avuto la disponibilità materiale, non adempiano all’obbligo di restituzione che a loro incombe. Pertanto, tale responsabilità si basa sul mancato adempimento di un obbligo di restituzione di un bene (compreso il denaro) dell’amministrazione.
§ le fattispecie di responsabilità sorgono non unicamente nell’ipotesi di mancata emanazione del provvedimento nei termini, ma altresì in caso di tardiva adozione del provvedimento;
Per quanto riguarda la formulazione del testo, si valuti l’opportunità di correggere l’espressione “tardiva emanazione del provvedimento nei termini”, considerato che l’adozione tardiva è tale in quanto avviene fuori dei termini. Andrebbe pertanto valutata l’opportunità di sopprimere l’inciso “nei termini”.
§ la responsabilità non è limitata al dirigente, ma si estende anche al funzionario inadempiente.
Il sistema di classificazione del personale nella P.A. è lo strumento che identifica, rispetto ai fini e agli obiettivi dell'ente ed in armonia con l'organizzazione del lavoro, le diverse tipologie professionali graduandole a seconda della consistenza professionale, del livello di autonomia e responsabilità nonché dei criteri e requisiti per l'accesso.
In particolare, dal sistema di classificazione per gradi del 1923, si è passati al sistema delle carriere, introdotto con il D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3, che prevedeva l'inquadramento del personale delle pubbliche amministrazioni in quattro distinte carriere (direttiva, alla quale, in mancanza di una specifica definizione, si potevano ricondurre le figure dei funzionari, di concetto, esecutiva, ausiliaria, tra loro in rapporto gerarchico di funzione), sistema soppresso dalla L. 11 Luglio 1980 n. 312, e sostituto da quello delle qualifiche funzionali. Successivamente il sistema delle qualifiche funzionali è stato sostituito da quello delle aree o categorie professionali (sotto la generale diversificazione tra personale dirigenziale e non dirigenziale) le cui declaratorie sono descritte nei diversi CCNL. Attualmente, quindi, il CCNL del 14 settembre 2007 relativo al personale del comparto ministeri per il quadriennio normativo 2006 – 2009 e biennio economico 2006 – 2007, ispirato ai principi della valorizzazione delle professionalità interne, ai fini del conseguimento di prestazioni di elevata qualificazione ed efficacia, e della flessibilità nella gestione delle risorse umane ha articolato il personale non dirigenziale in tre aree - denominate Prima, Seconda e Terza – caratterizzate da livelli omogenei di competenze, conoscenze e capacità necessarie per l’espletamento di una gamma di attività lavorative.
In particolare, per quanto riguarda i lavoratori che possono rivestire la “qualifica di funzionario”, si evidenzia che appartengono all’Area Terza i lavoratori che, nel quadro di indirizzi generali, per la conoscenza dei vari processi gestionali, svolgono, nelle unità di livello non dirigenziale a cui sono preposti, funzioni di direzione, coordinamento e controllo di attività di importanza rilevante, ovvero lavoratori che svolgono funzioni che si caratterizzano per il loro elevato contenuto specialistico.
L’articolo in esame, aggiunge inoltre all’articolo 2 della legge n. 241 i commi da 9-bis a 9-quinquies.
Il comma 9-bis prevede una misura di pianificazione organizzativa, in base alla quale nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’organo di governo deve individuare, tra le figure apicali, il soggetto a cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia.
La medesima disposizione stabilisce in proposito alcuni criteri suppletivi ove l’organo di governo non provveda all’individuazione: infatti, in tal caso, il potere sostitutivo si intende attribuito al dirigente generale. In mancanza di questi, al dirigente preposto all’ufficio o in mancanza al funzionario di più elevato livello presente nell’amministrazione.
L’espressione “organi di governo” è utilizzata dal D.Lgs. 165/2001 (art. 4) per indicare i soggetti nelle amministrazioni pubbliche che “esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti”.
A tale funzione, attribuita agli organi di governo, si contrappone quella attribuita ai dirigenti, ai quali, "spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo”.
Il comma 9-ter garantisce al privato in attesa del provvedimento dell’amministrazione, ove il termine per la conclusione del procedimento sia inutilmente decorso, la possibilità di rivolgersi direttamente al titolare del potere sostitutivo (individuato ai sensi del comma precedente) affinché concluda il procedimento medesimo o attraverso le strutture competenti o ricorrendo alla nomina di un commissario.
In ogni caso, il provvedimento finale dovrà essere adottato entro un termine pari alla metà di quello originariamente previsto.
In tal modo, l’introduzione a regime di un potere sostitutivo attribuisce al privato in attesa del provvedimento, prima di ricorrere all’azione giudiziale, un ulteriore strumento esperibile a garanzia dell’effettività dell’azione amministrativa.
Tra gli oneri incombenti in capo al titolare del potere sostitutivo, secondo quanto previsto dal comma 9-quater, vi è quello di comunicare all’organo di governo, i procedimenti, suddivisi per tipologia e strutture amministrative competenti, nei quali non è stato rispettato il termine di conclusione previsti dalla legge e o dai regolamenti.
L’adempimento di tale onere non può comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
In base al comma 9-quinquies, l’amministrazione deve “riconoscere” l’eventuale ritardo nell’adempimento, indicando in tutti i provvedimenti rilasciati su istanza di parte, sia il termine previsto per disposizione di legge o regolamentare, sia quello effettivamente impiegato.
In relazione alla formulazione del testo, appare incongruo il riferimento letterale “all’articolo 2” nell’ambito di un comma del medesimo articolo, introdotto dalla disposizione in esame.
Il comma 2 dell’articolo in esame esclude dall’applicazione delle disposizioni introdotte i procedimenti tributari e in materia di giochi pubblici, per i quali resta ferma la disciplina di settore.
In proposito, si segnala che andrebbe valutata l’opportunità di riformulare tale disposizione di esclusione come novella alla legge n. 241 del 1990, coordinandola con l’articolo 13 della medesima legge, che già concerne l’ambito di applicazione della stessa limitatamente alla partecipazione al procedimento amministrativo.
(Semplificazione delle procedure amministrative mediante SCIA)
1. All'articolo 19, della legge 7 agosto 1990, n. 241, al comma 1, dopo le parole: "decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, nonché" sono inserite le seguenti: ", ove espressamente previsto dalla normativa vigente,".
L’articolo 2, con una modifica all’articolo 19 della legge n. 241/1990, stabilisce che la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) sia corredata dalle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati non più in via generale, ma solo ove previsto dalle norme di settore.
Si rammenta che la SCIA è stata introdotta dal comma 4-bis dell'art. 49 del decreto legge n. 78/2010[9] sostituendo integralmente la disciplina della dichiarazione di inizio attività contenuta nel previgente articolo 19 della legge 7 agosto 1990 n. 241. Tale riforma risponde all’esigenza di liberalizzare l'attività d'impresa, consentendo di iniziare immediatamente l’attività stessa.
La Scia, infatti, consente di iniziare l’attività immediatamente e senza necessità di attendere la scadenza di alcun termine, ciò traducendosi in una sostanziale accelerazione e semplificazione rispetto alla precedente disciplina contenuta nell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990, che prevedeva il decorso del termine di trenta giorni prima di poter avviare l’attività oggetto della Dia e legittimava l’esercizio di poteri inibitori da parte dell’amministrazione entro l’ulteriore termine di trenta giorni dalla comunicazione di avvio della medesima attività.
Quanto all’ambito di applicazione, si segnala che con la circolare del 16 settembre 2010 il Ministero per la semplificazione normativa ha chiarito che la SCIA non si applica solo all'avvio dell'attività di impresa ma sostituisce anche la DIA in edilizia, eccetto la DIA alternativa al permesso di costruire (c.d. superDIA), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione, mentre con la Dia occorre attendere 30 giorni. Successivamente tale interpretazione è stata confermata con l’art. 5, comma 2, lett. b), n. 2) e lett. c) del decreto legge n. 70/2011, ove è stato anche precisato che essa venga corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dei relativi elaborati tecnici a cura del professionista abilitato il quale se dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti previsti è punito con la reclusione da uno a tre anni. Si ricorda, infine, che sono stati esclusi dalla SCIA i casi relativi alla normativa antisismica e quelli in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali.
Ai sensi dell’articolo 19, comma 1, nel testo novellato da ultimo dal D.L. 70/2011[10], la Scia tiene luogo di "ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l'esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale, il cui rilascio dipenda esclusivamente dall'accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o di atti amministrativi a contenuto generale e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi” ed è corredata dalla documentazione specificamente richiesta dalla normativa di settore.
In particolare, la norma richiede espressamente che alla segnalazione certificata di inizio attività sia allegata della documentazione, tra cui, le “attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati”, con gli elaborati progettuali necessari per consentire le verifiche successive di competenza dell’amministrazione.
Con la modifica introdotta dall’articolo in esame, le segnalazioni certificate di inizio attività dovranno essere corredate dalle attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati solo nel caso in cui queste siano espressamente previste dalle norme vigenti di settore. Pertanto, ove non previsto da alcuna disposizione, non sarà più necessario allegare tale documentazione.
Le attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati sono obbligatorie qualora gli interventi debbano rispettare le norme di sicurezza, antincendio, igienico e sanitarie, quelle relative all’efficienza energetica.
In estrema sintesi si ricorda, per quanto riguarda le norme di sicurezza, esse sono contenute nel TU dell’edilizia (DPR 380/2001) sia negli artt. 52- 76 che recano le disposizioni di carattere generale per assicurare la sicurezza e la stabilità di tutte le tipologie di costruzioni, che nelle norme tecniche di cui al DM 14 gennaio 2008, nonché la normativa relativa alla sicurezza degli impianti contenuta negli artt. 107 - 121 del TU dell’edilizia.
In relazione alle norme antincendi per gli edifici di civile abitazione, esse sono contenute nel DM 16 maggio 1987, n. 246, le norme igienico sanitarie nel DM Sanità del 5 luglio 1975, successivamente integrato dal DM 9 giugno 1999. In tale DM sono indicati i requisiti dimensionali minimi dei locali di abitazione, le dotazioni minime dei servizi igienici, ed il parametri di illuminazione e di ventilazione.
Le norme sulla sicurezza degli impianti sono, invece, contenute nella Parte II, Capo V del TU dell’edilizia (artt. 107-121), mentre quelle relative al contenimento del consumo di energia negli edifici nel Capo VI (artt. 122- 135).
(Riduzione degli oneri amministrativi e disposizioni in tema di verifica dell’impatto della regolamentazione - VIR)
1. All'articolo 8 della legge 11 novembre 2011, n. 180, il comma 2 e' sostituito dai seguenti:
"2. Entro il 31 gennaio di ogni anno, le amministrazioni statali trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una relazione sul bilancio complessivo degli oneri amministrativi, a carico di cittadini e imprese, introdotti e eliminati con gli atti normativi approvati nel corso dell'anno precedente, come valutati nelle relative analisi di impatto della regolamentazione (AIR), in conformità ai criteri di cui all'articolo 6, comma 3. Per gli atti normativi non sottoposti ad AIR, le Amministrazioni utilizzano i medesimi criteri per la stima e la quantificazione degli oneri amministrativi introdotti o eliminati. Per oneri amministrativi si intendono i costi degli adempimenti cui cittadini ed imprese sono tenuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni nell'ambito del procedimento amministrativo, compreso qualunque adempimento comportante raccolta, elaborazione, trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione.
2-bis. Sulla base delle relazioni di cui al comma 2 verificate, per quanto di competenza, dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (DAGL) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento della funzione pubblica predispone, sentite le associazioni imprenditoriali e le associazioni dei consumatori rappresentative a livello nazionale ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante Codice del consumo, una relazione complessiva, contenente il bilancio annuale degli oneri amministrativi introdotti e eliminati, che evidenzia il risultato con riferimento a ciascuna amministrazione. La relazione e' comunicata al DAGL e pubblicata nel sito istituzionale del Governo entro il 31 marzo di ciascun anno.
2-ter. Per ciascuna Amministrazione, quando gli oneri introdotti sono superiori a quelli eliminati, il Governo, ai fini del relativo pareggio, adotta, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, entro novanta giorni dalla pubblicazione della relazione di cui al comma 2-bis, uno o più regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per la riduzione di oneri amministrativi di competenza statale previsti da leggi. I regolamenti sono adottati, su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri competenti e sentite le associazioni di cui al comma 2-bis, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) proporzionalità degli adempimenti amministrativi alle esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti in relazione ai diversi soggetti destinatari, nonché alla dimensione dell'impresa e al settore di attività;
b) eliminazione di dichiarazioni, attestazioni, certificazioni, comunque denominati, nonché degli adempimenti amministrativi e delle procedure non necessari rispetto alla tutela degli interessi pubblici in relazione ai soggetti destinatari e alle attività esercitate;
c) utilizzo delle autocertificazioni e, ove necessario, delle attestazioni e delle asseverazioni dei tecnici abilitati nonché delle dichiarazioni di conformità da parte dell'Agenzia delle imprese;
e) coordinamento delle attività di controllo al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni, assicurando la proporzionalità degli stessi in relazione alla tutela degli interessi pubblici coinvolti.
2-quater. Per la riduzione di oneri amministrativi previsti da regolamenti si procede, nel rispetto dei criteri di cui comma 2-ter, con regolamenti, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri competenti e sentite le associazioni di cui al comma 2-bis.
2-quinquies. Per la riduzione di oneri amministrativi previsti da regolamenti ministeriali, si procede, nel rispetto dei criteri di cui comma 2-ter, con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e dei Ministri competenti per materia, sentite le associazioni di cui al comma 2-bis.
2-sexies. Alle attività di cui al presente articolo, le amministrazioni provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2-septies. Le disposizioni del presente articolo non si applicano con riferimento agli atti normativi in materia tributaria, creditizia e di giochi pubblici.".
2. All'articolo 14, comma 4, della legge 28 novembre 2005, n. 246, il secondo ed il terzo periodo sono soppressi.
3. All'articolo 15, comma 2, lettera a), della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole "dopo il comma 5" sono sostituite dalle seguenti: "dopo il comma 5-bis";
b) le parole "5-bis." sono sostituite dalle seguenti: "5-ter. "."
L’articolo 3, al comma 1 introduce alcune misure finalizzate alla riduzione degli oneri amministrativi, attraverso una novella all’articolo 8 della L. 180/2011[11] (c.d. statuto delle imprese).
L’articolo 8 del c.d. statuto delle imprese prevede un meccanismo di compensazione degli oneri amministrativi, in base al quale negli atti normativi e nei provvedimenti amministrativi a carattere generale che regolano l'esercizio di poteri autorizzatori, concessori o certificatori, nonché l'accesso ai servizi pubblici o la concessione di benefici, non possono essere introdotti nuovi oneri regolatori, informativi o amministrativi a carico di cittadini, imprese e altri soggetti privati senza contestualmente ridurne o eliminarne altri, per un pari importo stimato, con riferimento al medesimo arco temporale (comma 1).
Con la medesima finalità di garantire la trasparenza amministrativa, già l’art. 6, co. 2, lett. b), numero 5, del D.L. 70/2011[12] prescrive a carico delle amministrazioni dello Stato l’obbligo di allegare ai regolamenti ministeriali o interministeriali ovvero ai provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati per regolare l’esercizio di poteri autorizzatori, concessori o certificatori, l’accesso ai servizi pubblici o la concessione di benefici un elenco degli oneri informativi a carico dei cittadini e delle imprese, introdotti ovvero eliminati in virtù degli atti medesimi.
In particolare, viene interamente sostituito il comma 2 del citato articolo 8, che nella formulazione originaria, rendeva obbligatoria – ferma restando la disciplina dell’analisi di impatto della regolazione (AIR) – una apposita valutazione preventiva degli oneri previsti dagli schemi di provvedimenti normativi e amministrativi.
Secondo la formulazione originaria della disposizione, tale valutazione deve anche essere funzionale ad individuare altri oneri regolatori, informativi o amministrativi previsti dalle norme già in vigore, da ridurre o eliminare allo scopo di garantire l'invarianza degli oneri sui privati connessi alle nuove norme o prescrizioni.
In sostituzione di tale disposizione, i nuovi commi da 2 a 2-septies introducono un meccanismo più complesso, che può essere schematizzato come di seguito.
Le amministrazioni statali devono trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 31 gennaio di ogni anno una relazione a consuntivo dell’anno precedente, relativa agli oneri amministrativi a carico di cittadini ed imprese, introdotti ed eliminati con gli atti normativi approvati nel corso dell'anno medesimo (comma 2). A tal fine, gli oneri sono valutati come nelle relative analisi di impatto della regolamentazione (AIR).
In relazione alle misure previste dalle disposizioni in esame, si ricorda che l’articolo 14 della legge 246/2005[13] assoggetta tutti gli atti normativi del Governo, salvo i casi di esenzione[14], all’analisi di impatto della regolamentazione (AIR), definita come la «valutazione preventiva degli effetti di ipotesi di intervento ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, mediante comparazione di opzioni alternative»[15].
La relazione AIR, secondo quanto previsto dall’art. 6, co. 2, della legge 180/2011, dà conto, tra l'altro, in apposite sezioni, della valutazione dell'impatto sulle piccole e medie imprese e degli oneri informativi e dei relativi costi amministrativi, introdotti o eliminati a carico di cittadini e imprese. I relativi criteri per l’effettuazione della stima dei costi amministrativi (art. 6, co. 3) sono stabiliti con DPCM, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge 180/2011 (e non ancora adottato).
A tali criteri rinvia la norma in commento ai fini della valutazione degli oneri in sede di AIR. Per quanto riguarda, invece, gli atti normativi non sottoposti ad AIR, si specifica unicamente che le amministrazioni utilizzano i medesimi criteri per la stima e la quantificazione degli oneri amministrativi introdotti o eliminati.
Per completezza, si ricorda altresì che con la medesima finalità di semplificazione dei procedimenti amministrativi allo scopo di ridurre gli adempimenti a carico dei privati, l’art. 15, co. 2, della legge 183/2011 (legge di stabilità 2012) prevede, attraverso una novella della legge di semplificazione e riassetto normativo per l’anno 2005 (legge 246/2005) che, in sede di recepimento di direttive comunitarie non possano essere introdotti o mantenuti, salvo circostanze eccezionali valutate nell’Analisi di impatto della regolamentazione (AIR), livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle suddette direttive, il cui impatto sulle piccole e medie imprese, nonché la valutazione dei conseguenti oneri amministrativi e dei relativi costi introdotti od eliminati nei confronti di cittadini ed imprese, dovrà essere illustrato in apposita sezione dell’AIR[16].
La disposizione specifica cosa debba intendersi per “oneri amministrativi”, individuandoli nei “costi degli adempimenti cui cittadini ed imprese sono tenuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni nell'ambito del procedimento amministrativo, compreso qualunque adempimento comportante raccolta, elaborazione, trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione”.
In merito si ricorda che il legislatore, ai sensi del comma 5-bis dell’art. 14 della l. 246/2005, come introdotto dall’art. 6 della legge 180/2011, nonché dell’art. 6, co. 2, lett. b), numero 5, del D.L. 70/2011, ha utilizzato l’espressione “onere informativo” per indicare “qualunque adempimento comportante raccolta, elaborazione, trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione”.
Entro il 31 marzo di ciascun anno, dovrà essere pubblicata sul sito del Governo una relazione complessiva, che il Dipartimento della funzione pubblica predispone sulla base delle relazioni delle amministrazioni, sentite le associazioni imprenditoriali e le associazioni dei consumatori rappresentative a livello nazionale ai sensi del Codice del consumo e previa verifica a cura del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (DAGL) della Presidenza del Consiglio dei Ministri (comma 2-bis). Tale relazione contiene il bilancio annuale degli oneri amministrativi introdotti e eliminati, indicando il risultato con riferimento a ciascuna amministrazione.
La relazione è funzionale all’adozione di misure di compensazione tese a ridurre gli oneri amministrativi nei settori e per le amministrazioni in cui si evidenzi che gli oneri introdotti dalle disposizioni normative sono superiori a quelli eliminati (comma 2-ter).
Si procede a tale riduzione con atti normativi adottati, entro novanta giorni dalla pubblicazione della relazione generale e previa consultazione delle associazioni imprenditoriali e le associazioni dei consumatori rappresentative a livello nazionale, nel rispetto di alcuni princìpi e criteri direttivi puntualmente indicati dal comma 2-ter:
d) informatizzazione degli adempimenti e delle procedure amministrative, secondo la disciplina del Codice dell’amministrazione digitale, adottato con decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82;
Nel rispetto di questi principi generali, l’atto normativo da utilizzare varia in relazione alla fonte degli oneri:
a) per la riduzione di oneri amministrativi di competenza statale previsti da leggi, occorre adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più regolamenti di delegificazione, ai sensi dell'articolo 17, co. 2, della legge n. 400/1988 (comma 2-ter);
I regolamenti sono adottati, su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dello sviluppo economico.
b) per la riduzione di oneri amministrativi previsti da regolamenti si procede, con regolamenti governativi (non di delegificazione) adottati ai sensi dell'articolo 17, co. 1, della legge n. 400/1988 (comma 2-quater);
I regolamenti sono adottati, su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri competenti.
c) per la riduzione di oneri amministrativi previsti da regolamenti ministeriali, si procede con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, co. 3, della legge n. 400/1988 (comma 2-quinquies).
I regolamenti sono adottati, su proposta Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e dei Ministri competenti per materia.
Infine, il comma 2-sexies stabilisce l’invarianza della spesa in quanto le amministrazioni devono provvedere alle attività previste con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, mentre il comma 2-septies esclude dall’applicazione dell’art. 8, come riformulato, gli atti normativi in materia tributaria, creditizia e di giochi pubblici.
Il procedimento per la rimozione degli oneri amministrativi introdotto con le disposizioni in esame si affianca al meccanismo del c.d. taglia-oneri amministrativi, già previsto dall’articolo 25 del D.L. 112/2008[17], finalizzato alla misurazione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi informativi nelle materie affidate alla competenza dello Stato ed alla loro riduzione.
La disposizione del taglia-oneri amministrativi, di cui al citato art. 25, come modificato dall’art. 6, co. 2, lett. f), del D.L. 70/2011, prevede la riduzione degli oneri amministrativi, entro il 31 dicembre 2012, per una quota complessiva del 25 per cento, ottemperando all’impegno assunto, in sede di Unione europea, dallo Stato italiano. Tale finalità è perseguita attraverso tre passaggi:
Ø l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, di un programma di misurazione degli oneri amministrativi, predisposto dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e dal Ministro per la semplificazione normativa (comma 1).
Ø l’adozione da parte di ciascun Ministro, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione ed il Ministro per la semplificazione normativa, di un piano di riduzione degli oneri amministrativi, che definisce le misure normative, organizzative e tecnologiche finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo della riduzione stessa (comma 3);
Ø sulla base degli esiti della misurazione degli oneri amministrativi gravanti su ciascun settore, congiuntamente ai piani di cui al comma 3, e comunque entro il 30 settembre 2012, il Governo è autorizzato ad adottare uno o più regolamenti di delegificazione su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro per la semplificazione normativa, di concerto con il Ministro o i Ministri competenti, contenenti gli interventi normativi volti a ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle imprese e sui cittadini nei diversi settori ed a semplificare e riordinare la relativa disciplina[18].
Si stabiliscono, inoltre, alcune specifiche modalità operative per l’estensione del meccanismo taglia-oneri alle regioni e agli enti locali, prevedendo che questi adottino, nell’ambito delle rispettive competenze, interventi di tipo normativo, amministrativo o organizzativo tesi alla riduzione degli oneri amministrativi, da stabilirsi sulla base delle risultanze delle attività di misurazione.
Per coordinare le attività di misurazione e le iniziative di riduzione da parte dei diversi livelli istituzionali, la novella prevede l’istituzione di un comitato paritetico in seno alla Conferenza unificata[19].
Secondo quanto previsto dall’art. 6, co. 3, del citato D.L. 70/2011, anche le autorità amministrative indipendenti con funzioni di vigilanza e garanzia, effettuano, nell'ambito dei propri ordinamenti e con le risorse disponibili a legislazione vigente, la misurazione degli oneri amministrativi a carico delle imprese con l'obiettivo di ridurre tali oneri entro il 31 dicembre 2012. A tal fine, possono proporre le misure legislative e regolamentari ritenute funzionali all’obiettivo.
Invero, i due procedimenti sembrano avere, almeno parzialmente, le medesime finalità ed il medesimo contenuto. Pertanto, al fine di evitare duplicazioni organizzative e stratificazioni normative, si valuti l’opportunità di coordinare le disposizioni attualmente vigenti in materia.
Il comma 2 dell’articolo in esame elimina l’obbligo di periodicità biennale della verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR), mediante abrogazione del terzo e del quarto periodo dell’articolo 14, co. 4, della legge 246/2005[20].
Si ricorda che l’articolo 14, co. 4, della legge 246/2005 affianca all’analisi preventiva di impatto (AIR) la verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR), la quale consiste «nella valutazione, anche periodica, del raggiungimento delle finalità e nella stima dei costi e degli effetti prodotti da atti normativi sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni»[21].
Nella formulazione originaria, la VIR è applicata dopo il primo biennio dalla data di entrata in vigore della legge oggetto di valutazione. Successivamente essa è effettuata periodicamente a scadenze biennali.
Il comma 3 apporta una correzione formale all’articolo 15, co. 2, della legge 183/2011, derivante dal fatto che con due distinte novelle sono stati introdotti due commi 5-bis all’articolo 14 della legge n. 246/2005.
Infatti, il citato comma 5-bis è stato dapprima aggiunto dalla lettera c) del comma 2 dell’art. 6, L. n. 180/2011, a decorrere dal 15 novembre 2011 ai sensi di quanto disposto dal comma 1 dell’art. 21 della stessa legge n. 180/2011, e nuovamente inserito, con diverso testo, dalla lettera a) del comma 2 dell’art. 15, L. n. 183/2011, a decorrere dal 1° gennaio 2012, ai sensi di quanto disposto dal comma 1 dell’art. 36 della stessa legge n. 183/2011.
Pertanto, con la opportuna novella, l’articolo 15, co. 2, della legge 183/2011 introduce il comma 5-ter dell’articolo 14 della legge n. 246/2005.
(Semplificazioni in materia di documentazione per le persone con disabilità e partecipazione ai giochi paraolimpici)
1. I verbali delle commissioni mediche integrate di cui all'articolo 20, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, riportano anche l'esistenza dei requisiti sanitari necessari per la richiesta di rilascio del contrassegno invalidi di cui al comma 2 dell'articolo 381 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, e successive modificazioni, nonche' per le agevolazioni fiscali relative ai veicoli previsti per le persone con disabilita'.
2. Le attestazioni medico legali richieste per l'accesso ai benefici di cui al comma 1 possono essere sostituite dal verbale della commissione medica integrata. Il verbale e' presentato in copia con dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta' sulla conformita' all'originale, resa dall'istante ai sensi dell'articolo 19 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che dovra' altresi' dichiarare che quanto ivi attestato non e' stato revocato, sospeso o modificato.
3. Il Governo e' autorizzato ad emanare uno o piu' regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, volti ad individuare gli ulteriori benefici per l'accesso ai quali i verbali delle commissioni mediche integrate di cui all'articolo 20 del citato decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 attestano l'esistenza dei requisiti sanitari, nonche' le modalita' per l'aggiornamento delle procedure informatiche e per lo scambio dei dati per via telematica.
4. I regolamenti di cui al comma 3 sono emanati su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dei Ministri interessati, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sentito l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilita', di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18.
5. Al fine di dare continuita' all'attivita' di preparazione in vista della partecipazione ai giochi paralimpici di Londra 2012, e' autorizzata in favore del Comitato italiano paralimpico la spesa di 6 milioni di euro per l'anno 2012. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, relativa al Fondo per interventi urgenti ed indifferibili, come rifinanziata dall'articolo 33, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183.
La disposizione in esame stabilisce che, al fine di evitare duplicazioni negli accertamenti sanitari previsti, nei verbali delle commissioni mediche integrate ASL, riguardanti l’invalidità civile e la disabilità, sia inclusa l’attestazione dell’esistenza dei requisiti sanitari necessari per:
- il contrassegno invalidi[22], che agevola la circolazione e la sosta dei veicoli;
- le agevolazioni fiscali per l’acquisto di autoveicoli o motoveicoli (IVA agevolata al 4%, detrazioni d’imposta[23], esenzione bollo auto e della trascrizione al Pubblico registro automobilistico in occasione della registrazione dei passaggi di proprietà) (comma 1)
L’art. 20 del decreto-legge 1 luglio 2009, n. 78[24] (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini). prevede che, dal 1° gennaio 2010, un medico INPS integri le commissioni mediche ASL[25], competenti in materia di accertamenti per le invalidità civili e gli stati di handicap, la cui definizione finale è in capo all’Inps.
Per l’accesso ai benefici di cui al comma 1, al fine di evitare pratiche elusive, è possibile presentare copia[26] del verbale della commissione medica integrata, che sostituisce le attestazioni medico legali richieste, con dichiarazione che il verbale è conforme all’originale e che non è stato revocato o sospeso o modificato successivamente al primo rilascio (comma 2).
Il Governo è delegato ad emanare uno o più regolamenti[27], per individuare gli ulteriori benefici, a cui è possibile applicare le norme di semplificazione in esame, nonché le modalità per l’aggiornamento delle procedure informatiche e per lo scambio dei dati per via telematica (comma 3).
I regolamenti di cui al comma 3 sono emanati su proposta del Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dei Ministri interessati, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa con la Conferenza unificata[28], sentite le associazioni di tutela dei diritti delle persone con disabilità (comma 4).
In proposito va osservato che la disposizione in commento non indica il termine per l’emanazione dei regolamenti.
Il comma 5 autorizza la spesa di 6 milioni di euro per il 2012 - a valere sulle risorse del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili -a favore del Comitato italiano paralimpico, al fine di dare continuità all’attività di preparazione in vista della partecipazione ai giochi paralimpici di Londra 2012.
Il Comitato italiano Paralimpico (CIP) è l'ente deputato a riconoscere e coordinare le Federazioni Sportive Paralimpiche che organizzano l'attività sportiva per le persone disabili sul territorio nazionale[29]. Tra i suoi compiti istituzionali vi è la preparazione delle squadre agonistiche top level in vista dei Giochi Paralimpici estivi ed invernali, oltre che la promozione a tutti i livelli e in ogni fascia di età e di popolazione della pratica sportiva delle persone disabili.
Il finanziamento del CIP disposto dall'art. 1, co. 580, della L. 266/2005, pari a 500.000 euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008, è stato incrementato di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008 dall’art. 1, co. 1298, della L. 266/2005. La stessa legge ha disposto un contributo di 3 milioni di euro per il 2009.
L’art. 2, co. 568 della L. 244/2007 ha poi incrementato il contributo per il 2008 di 2 ulteriori milioni di euro, il contributo per il 2009 di 1 milione di euro e ha stanziato un contributo di 1 milione di euro per il 2010. Il D.L. 93/2008 ha, invece, operato una riduzione di 2 milioni di euro per il 2008 e 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010.
A sua volta, l’art. 63, co. 9-bis, del D.L. 112/2008 (L. 133/2008) ha incrementato di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 il contributo di cui all’art. 1, co. 580, della legge 266/2005.
L’art. 1, co. 23-ter, del D.L. 194/2009 (L. 25/2010) ha incluso il CIP tra i destinatari delle risorse del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili istituito dall'art. 7-quinquies del D.L. n. 5/2009 (L. 33/2009), mentre il co. 23-octiesdecies, lett. b), dello stesso art. 1 ha autorizzato la spesa di 3,2 milioni di euro per il 2010.
Da ultimo, con risoluzione 8-00117, la V Commissione della Camera, il 7 aprile 2011 ha impegnato il Governo a destinare al CIP 6 milioni di euro nell'ambito dell’incremento delle risorse del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili disposto dalla L. di stabilità 2011. Il Fondo è stato ulteriormente incrementato, per il 2012, dall’art. 33, co. 1, della legge 183/2011 (L. di stabilità 2012), che ha previsto che la dotazione sia ripartita, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra le finalità indicate nell'elenco n. 3 allegato. La stessa disposizione ha previsto che una quota pari a 100 milioni di euro dell’incremento disposto è destinata al finanziamento di interventi urgenti finalizzati, tra l’altro, alla promozione di attività sportive. Il DPCM non risulta ancora intervenuto. A fronte di ciò, la disposizione in esame garantisce al CIP l’assegnazione di 6 milioni di euro per l’anno 2012.
(Cambio di residenza in tempo reale)
1. Le dichiarazioni anagrafiche di cui all'articolo 13, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto del Presidente del Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, sono rese nel termine di venti giorni dalla data in cui si sono verificati i fatti utilizzando una modulistica conforme a quella pubblicata sul sito istituzionale del Ministero dell'interno. Nella modulistica e' inserito il richiamo alle sanzioni previste dall'articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di false dichiarazioni.
2. Le dichiarazioni di cui al comma 1 sono rese e sottoscritte di fronte all'ufficiale di anagrafe ovvero inviate con le modalità di cui all'articolo 38, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
3. Fermo quanto previsto dagli articoli 5 e 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l'ufficiale d'anagrafe, nei due giorni lavorativi successivi alla presentazione delle dichiarazioni di cui al comma 1, effettua, previa comunicazione al comune di provenienza, le iscrizioni anagrafiche. Gli effetti giuridici delle iscrizioni anagrafiche decorrono dalla data della dichiarazione.
4. In caso di dichiarazioni non corrispondenti al vero si applicano le disposizioni previste dagli articoli 75 e 76 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Ove nel corso degli accertamenti svolti entro il termine di cui al comma 5 emergano discordanze con la dichiarazione resa, l'ufficiale di anagrafe segnala quanto e' emerso alla competente autorità di pubblica sicurezza.
5. Entro il termine di cui al comma 6, con regolamento adottato, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sono apportate al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, le modifiche necessarie per semplificarne la disciplina e adeguarla alle disposizioni introdotte con il presente articolo, anche con riferimento al ripristino della posizione anagrafica precedente in caso di accertamenti negativi o di verificata assenza dei requisiti, prevedendo altresì che, se nel termine di quarantacinque giorni dalla dichiarazione resa o inviata ai sensi del comma 2 non e' stata effettuata la comunicazione di cui all'articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, con l'indicazione degli eventuali requisiti mancanti o degli accertamenti svolti con esito negativo, quanto dichiarato si considera conforme alla situazione di fatto in essere alla data della dichiarazione, ai sensi dell'articolo 20 della stessa legge n. 241 del 1990.
L’articolo 5 interviene sulla disciplina di alcune delle dichiarazioni anagrafiche previste da fonte secondaria costituita dal “Regolamento anagrafico della popolazione residente” contenuto nel D.P.R. n.223 del 1989, differendo però l’efficacia di quanto previsto decorsi 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge.
Tale intervento sul Regolamento anagrafico è effettuato in più direzioni: sia riproducendone in parte il contenuto (ad esempio per la previsione del termine di venti giorni, dalla data in cui si sono verificati i fatti, entro il quale i cittadini effettuano le dichiarazioni anagrafiche, di cui all’art. 13 comma 2 del DPR); sia modificandone non testualmente alcune previsioni; sia, ancora, rinviando ad un successivo regolamento l’adozione di modifiche del citato DPR per una semplificazione della disciplina e per l’adeguamento a quanto stabilito dallo stesso art. 5 .
Appare opportuno valutare la coerenza delle modalità di intervento in esame con le esigenze di semplificazione dell'ordinamento vigente sotto il profilo di un coerente utilizzo delle fonti, in quanto l’intervento della fonte primaria in senso confermativo o modificativo di disposizioni della fonte secondaria può conferire a quest’ultima un diverso grado di resistenza, rispetto ai principi generali, ad interventi modificativi successivi
L’intervento normativo riguarda solo le dichiarazioni anagrafiche concernenti i trasferimenti di residenza da altro comune o dall'estero ovvero i trasferimenti di residenza all'estero, la costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, ovvero mutamenti intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza nonché i cambiamenti di abitazione.
Non riguarda, quindi, le altre dichiarazioni anagrafiche previste dal citato art. 13 relative a: cambiamento dell'intestatario della scheda di famiglia o del responsabile della convivenza; cambiamento della qualifica professionale; cambiamento del titolo di studio. Per esse resta ferma la previsione dell’art. 13 del citato regolamento che prevede che “possono essere rese anche a mezzo di lettera raccomandata”.
Per le dichiarazioni anagrafiche prese in considerazione, il comma 1 prevede che esse - che già in base al citato regolamento devono essere rese nel termine di venti giorni dalla data in cui si sono verificati i fatti che ne sono il presupposto – siano effettuate utilizzando una modulistica conforme a quella pubblicata sul sito istituzionale del Ministero dell'interno in cui sia inserito anche il richiamo alle sanzioni previste dal Testo unico in materia di documentazione amministrativa (art. 76 D.P.R. n.445/2000) in caso di false dichiarazioni.
Rispetto alle previsioni dell’art. 13 del D.P.R. n. 223/ 1989, che al comma 2, stabilisce che solo le dichiarazioni concernenti il trasferimento di residenza da altro comune o dall'estero ovvero i trasferimenti di residenza all'estero devono essere rese mediante modello conforme all'apposito esemplare predisposto dall'Istituto centrale di statistica con rilascio di ricevuta ai dichiaranti, si introducono con il comma 1 due innovazioni:
§ l’utilizzazione di un modello diverso dall’attuale che è individuato dall’Istituto centrale di statistica;
§ l’estensione dell’utilizzazione di tale modello anche alle dichiarazioni anagrafiche concernenti la costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, ovvero mutamenti intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza nonché i cambiamenti di abitazione, che, invece, ai sensi del regolamento anagrafico, possono essere rese con lettera raccomandata ar.;
§ l’introduzione in tale modello del riferimento all’art. 76 del DPR n. 445/2000.
In base al comma 2 le suddette dichiarazioni anagrafiche sono rese e sottoscritte di fronte all'ufficiale di anagrafe, ovvero inviate secondo le modalità di cui all'art. 38 del D.P.R. n.445/2000.
Ai sensi del citato art. 38, tutte le istanze e le dichiarazioni da presentare alla pubblica amministrazione o ai gestori o esercenti di pubblici servizi possono essere inviate anche per fax e via telematica, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 65 del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell'amministrazione digitale).
Si consideri che il citato art. 65 prevede che le istanze e le dichiarazioni sono valide solo se sottoscritte mediante la firma digitale; quando l'autore è identificato dal sistema informatico con l'uso della carta d'identità elettronica o della carta nazionale dei servizi, nei limiti di quanto stabilito da ciascuna amministrazione ai sensi della normativa vigente; ovvero quando l'autore è identificato dal sistema informatico con i diversi strumenti di cui all'articolo 64, comma 2, nei limiti di quanto stabilito da ciascuna amministrazione ai sensi della normativa vigente; ovvero se trasmesse dall'autore mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare, anche per via telematica secondo modalità definite con regole tecniche adottate ai sensi dell'articolo 71, e ciò sia attestato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato.
Le istanze e le dichiarazioni inviate o compilate sul sito secondo le suddette modalità sono equivalenti alle istanze e alle dichiarazioni sottoscritte con firma autografa apposta in presenza del dipendente addetto al procedimento.
Si introduce quindi espressamente la precisazione dell’effettuazione di alcune dichiarazioni di fronte all'ufficiale di anagrafe, attualmente prevista dal regolamento anagrafico solo all’art. 12 per la fattispecie delle comunicazioni concernenti lo stato civile qualora il relativo ufficio sia organicamente distinto dall’ufficio di anagrafe.
L’art. 13 del D.P.R. 223/1989, al comma 2, si limita a stabilire che le dichiarazioni di cui alle lettere precedenti (quindi tutte) devono essere rese nel termine di venti giorni dalla data in cui si sono verificati i fatti attraverso un modello individuato dall’Istituto centrale di statistica. Che le dichiarazioni siano rese di fronte all'ufficiale di anagrafe si può desumere dalla disposizione che obbliga il rilascio di ricevuta ai dichiaranti. Tale obbligo si ritiene possa essere assolto anche con la ricevuta di ritorno della raccomandata con la quale si spedisce il modello debitamente compilato.
Quanto al riferimento all’art. 38 del D.P.R. n.445/2000 si nota che, poiché tale articolo già riguarda tutte le istanze e le dichiarazioni da presentare alla pubblica amministrazione, comprendendo quindi anche le dichiarazioni anagrafiche, il suddetto richiamo sembra non avere portata innovativa.
Si ricorda, altresì che l’art. 76 (Norme penali) del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, tra l’altro, punisce ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia afferma chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal testo unico medesimo
Ai sensi del comma 3, le dichiarazioni anagrafiche di cui al comma 1, producono immediatamente gli effetti giuridici dell'iscrizione.
Inoltre, l'ufficiale d'anagrafe, che abbia ricevuto la dichiarazione, provvede nel termine di due giorni lavorativi ad informare il comune di precedente iscrizione anagrafica mediante comunicazione da trasmettersi per via telematica.
Tale comma stabilisce quindi disposizioni acceleratorie della produzione degli effetti giuridici dell’iscrizione delle dichiarazioni anagrafiche relative ai trasferimenti di residenza da altro comune o dall'estero, ai trasferimenti di residenza all'estero, alla costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, ai mutamenti intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza nonché ai cambiamenti di abitazione.
Nel regolamento anagrafico è previsto che l'ufficiale di anagrafe deve effettuare le registrazioni nell'anagrafe entro tre giorni dalla data di ricezione delle comunicazioni dello stato civile o delle dichiarazioni rese dagli interessati, ovvero dagli accertamenti da lui disposti. (art. 17) nonché una procedimentalizzazione per i trasferimenti di residenza (art. 18) i cui termini sono finalizzati all’effettuazione di controlli; tuttavia tale procedimentalizzazione consente, comunque, che la decorrenza del trasferimento di residenza sia quella della data della dichiarazione di trasferimento resa dall'interessato nel comune di nuova residenza (art. 18 comma 2)
L’art. 18 del regolamento anagrafico, con riferimento alle sole dichiarazioni anagrafiche concernenti il trasferimento di residenza, stabilisce che esse devono essere trasmesse, entro venti giorni, dall'ufficiale di anagrafe che le ha ricevute o adottate, al comune di precedente iscrizione anagrafica per la corrispondente cancellazione. Le notizie anagrafiche rese dagli interessati all'atto delle dichiarazioni di devono essere controllate, ed eventualmente rettificate, dal comune di precedente iscrizione anagrafica, sulla base degli atti anagrafici in suo possesso. Lo stesso comune, ove lo ritenga necessario, deve disporre gli opportuni accertamenti per appurare se sussistono i motivi per la cancellazione dall'anagrafe. I termini per la registrazione anagrafica decorrono così dal giorno di ricezione della conferma di cancellazione. Ai sensi del comma 2, la cancellazione dall'anagrafe del comune di precedente iscrizione e l'iscrizione nell'anagrafe di quello di nuova residenza devono avere sempre la stessa decorrenza, che è quella della data della dichiarazione di trasferimento resa dall'interessato nel comune di nuova residenza Il comune di precedente iscrizione, che per giustificati motivi non sia in grado di ottemperare alla richiesta di cancellazione nel termine di venti giorni, deve darne immediata comunicazione al comune richiedente, precisando le ragioni e fissando il termine entro il quale provvederà agli adempimenti richiesti. Qualora, trascorso quest'ultimo termine, non si fosse fatto luogo agli adempimenti richiesti, il comune richiedente ne solleciterà l'attuazione, dando nel contempo comunicazione alla prefettura dell'avvenuta scadenza dei termini da parte del comune inadempiente. Quando, a seguito degli accertamenti, l'ufficiale di anagrafe ritiene di non accogliere la richiesta di iscrizione, deve darne immediata comunicazione all'interessato, specificandone i motivi.
Il comma 4 dispone che, in caso di false dichiarazioni, trovano applicazione le norme di cui agli artt. 75 e 76 del D.P.R. n. 445/2000.
Come rilevato per l’art. 38 del DPR 445/2000, anche il richiamo all’art. 76 D.P.R. n.445/2000 contenuto nel comma 4 sembra non avere portata innovativa in quanto si tratta di norma già applicabile alle fattispecie in esame .
Ove nel corso degli accertamenti, da svolgersi entro quarantacinque giorni dalla dichiarazione resa o inviata, emergano discordanze con la dichiarazione resa, l'ufficiale di anagrafe segnala quanto emerso alla competente autorità di pubblica sicurezza.
L’art. 75 del Testo unico in materia di documentazione amministrativa prevede che, fermo restando quanto previsto dall'art. 76 (vedi supra), qualora emerga la non veridicità del contenuto di una dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera.
Il comma 5 rimette ad un regolamento di esecuzione, ex art. 17, co. 1, lett. a) della legge n. 400/1988, da emanarsi entro novanta giorni su proposta del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, l’individuazione delle modifiche da apportare al D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223 (Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente), necessarie a semplificarne la disciplina e adeguarla alle disposizioni introdotte con il presente articolo.
Si prevede, inoltre, che, se nel termine di quarantacinque giorni dalla dichiarazione resa o inviata, non è stato comunicato il preavviso di rigetto dell'istanza, con l'indicazione degli eventuali requisiti mancanti o degli accertamenti svolti con esito negativo, quanto dichiarato si considera comunque conforme alla situazione di fatto in essere alla data della dichiarazione secondo le norme che disciplinano il silenzio-assenso.
Si ricorda che l’art. 20 della legge n. 241/1990 ha generalizzato l’istituto del silenzio-assenso attribuendo al comportamento inerte della pubblica amministrazione il significato di accoglimento dell’istanza, fatta salva l’applicazione delle norme di cui al precedente art. 19 (Segnalazione certificata di inizio attività - Scia).
L'art. 10-bis della stessa legge n. 241/1990 stabilisce che, nei procedimenti ad istanza di parte, il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Si segnala che la comunicazione del preavviso di rigetto è sottoposta al medesimo regime stabilito per la comunicazione di avvio del procedimento, con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 21-octies della medesima legge n. 241, la sua omissione non comporta l’annullabilità dei provvedimenti vincolati, qualora sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, e di quelli discrezionali qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (sul punto cfr. da ultimo TAR Lazio, Roma, sez. III, 18 gennaio 2011, n. 237).
Il rinvio al regolamento di esecuzione non è accompagnato dalla definizione delle semplificazioni della disciplina vigente, diverse dal mero adeguamento, da effettuare nel regolamento anagrafico. Al regolamento è, inoltre, rinviata la disciplina necessaria per il ripristino della posizione anagrafica precedente alle dichiarazioni in caso di esito negativo dei successivi accertamenti.
In merito a tale previsione, considerato che il comma 3 prevede un’immediata produzione di effetti giuridici, si valuti se sia opportuno demandare a fonte secondaria la suddetta disciplina perché essa si dovrebbe estendere alla cancellazione di tutti gli effetti giuridici già prodotti che potrebbero non essere circoscritti a quelli della dichiarazione anagrafica.
Come già anticipato, le disposizioni del presente articolo non producono effetti immediati, bensì, ai sensi del comma 6, decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta ufficiale del presente decreto, in coincidenza, quindi, con il termine per l’emanazione dell’atto che dovrà modificare il regolamento anagrafico.
(Comunicazione di dati per via telematica tra amministrazioni)
1. Sono effettuate esclusivamente in modalità telematica in conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni:
a) le comunicazioni e le trasmissioni tra comuni di atti e di documenti previsti dai regolamenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 e al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, nonché dal testo unico delle leggi per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223;
c) le comunicazioni inviate ai comuni dai notai ai fini delle annotazioni delle convenzioni matrimoniali a margine dell'atto di matrimonio ai sensi dell'articolo 162 del codice civile;
d) le trasmissioni e l'accesso alle liste di cui all'articolo 1937 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
2. Con uno o più decreti del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono disciplinati le modalità e i termini per l'attuazione del comma 1, lettere a), b) e c).
3. Con uno o più decreti del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono disciplinati le modalità e i termini per l'attuazione del comma 1, lettera d).
L’articolo 6 reca norme in materia di comunicazione dei dati per via telematica tra le amministrazioni.
Il comma 1 prescrive l’obbligo che alcune comunicazioni previste da leggi e regolamenti siano effettuate

References: Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4
 Articolo 5
 Articolo 6
 Articolo 7
 Articolo 8
 Articolo 8
 Articolo 9
 Articolo 10
 Articolo 11
 Articolo 12
 Articolo 13
 Articolo 14
 Articolo 15
 Articolo 16
 Articolo 16
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 Articolo 17
 Articolo 18
 Articolo 19
 Articolo 20
 Articolo 21
 Articolo 22
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 Articolo 23
 Articolo 24
 Articolo 25
 Articolo 26
 Articolo 27
 Articolo 28
 Articolo 29
 Articolo 30
 Articolo 31
 Articolo 32
 Articolo 33
 Articolo 34
 Articolo 35
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 Articolo 36
 Articolo 37
 Articolo 38
 Articolo 39
 Articolo 40
 Articolo 41
 Articolo 42
 Articolo 43
 Articolo 44
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 Articolo 50
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 Articolo 56
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 Articolo 58
 Articolo 59
 Articolo 60
 Articolo 61
 Articolo 61
 Articolo 62

Art. 4

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 11

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Art. 22

Art. 24

Art. 27

Art. 34

Art. 39

Art. 42

Art. 44

Art. 48

Art. 49
 art. 199
 art. 7
 sentenza 
 articolo 19
 articolo 8
 art. 25
 art. 1
 art. 5
 art. 13
 art. 38
 art. 65
 art. 17
 art. 19