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GIURISPRUDENZA IN PILLOLE - RASSEGNA LUGLIO-AGOSTO 2016 - Studio Legale Zuco
1 settembre 2016 10 marzo 2017 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cass. civ., 19 luglio 2016 n. 14728
Il mutamento di religione da parte del coniuge – in questo caso divenuto testimone di Geova – non può essere causa dell’addebito della separazione, neppure in un matrimonio concordatario, né tantomeno dell’affido esclusivo all’altro genitore.
Cass. civ., 4 agosto 2016 n. 16314
La rinuncia al diritto di prelazione ereditaria è validamente effettuata da uno dei coeredi anche se sia riferita a un’alienazione che un altro dei coeredi abbia solo genericamente progettato.
Cass. civ., 5 luglio 2016 n. 13655
In tema di servitù di passaggio, spetta al giudice di merito verificare l’esistenza dell’interclusione e accertare il luogo di esercizio di una servitù di passaggio coattivo: accertamento che deve essere compiuto alla stregua dei criteri enunciati dal comma 2 dell’articolo 1051 del Cc. Nel caso in cui la domanda abbia a oggetto un fondo non intercluso e l’attore lamenti l’insufficienza del passaggio rispetto ai bisogni del fondo, lo stesso giudice di merito dovrà accertare se ricorrono le condizioni atte a giustificare la costituzione della servitù a norma dell’articolo 1052 del codice civile.
Cass. civ., 4 agosto 2016 n. 16279
Nell’ipotesi di locazione abitativa a canone concordato (3 anni + 2), se il conduttore non propone il rinnovo, o rifiuta la proposta del locatore, la locazione si intende automaticamente cessata alla prima scadenza senza necessità di disdetta da parte dello stesso conduttore.
Cass. civ., 20 luglio 2016 n. 14834
All’erede dell’usufruttuario che ha concesso in locazione l’immobile si trasmettono i diritti inerenti la locazione – compreso dunque quello di richiedere la risoluzione del contratto -, qualora il «pieno proprietario» non manifesti la volontà di subentrare nella posizione dell’originario locatore. Il rapporto di locazione prescinde dalle vicende attinenti la titolarità dei diritti reali sul bene» per cui «la vicenda rimane centrata sui rapporti meramente personali fra locatore e conduttore, in coerenza con la sua natura personale.
Cass. civ., 2 agosto 2016 n. 16042
Anche nel comparto della sanità locale vale la regola che per arrivare all’azione generale di rescissione per lesione deve sussistere una sproporzione tra le prestazioni di una parte e dell’altra e la conoscenza dello stato di bisogno dell’altro contraente al momento della stipula del contratto.
Cass. civ., 30 agosto 2016 n. 17405
La responsabilità del professionista non sussiste quando il cattivo esito dell’oggetto del contratto non va a buon fine per una responsabilità del paziente o, più in generale, del cliente.
Cass. civ., 21 luglio 2016 n. 14993
Nel caso di assicurazione plurima contro i danni, quando l’assicurato sia stato reticente circa l’esistenza di altre polizze, è consentito all’assicuratore rinunciare ad avvalersi della facoltà di rifiutare il pagamento dell’indennizzo (accordatagli dall’articolo 1910, comma 2, c.c.), senza che tale rinuncia costituisca di per sé violazione del principio indennitario». Sempre che non vi sia prova che l’assicurato abbia già percepito altri indennizzi sufficienti a ristorarlo del danno subìto.
Cass. civ., 19 luglio 2016 n. 14699
L’assicurazione è tenuta a risarcire il soggetto trasportato anche se il conducente non ha ancora conseguito la patente, ma il semplice foglio rosa.
Cass. civ., 14 luglio 2016 n. 14347
La mancata cancellazione di un’iscrizione ipotecaria immobiliare illegittima conferisce in linea di principio sempre il diritto al risarcimento del danno patito in virtù del comportamento omissivo.
Cass. civ., 7 luglio 2016 n. 13945
In tema di responsabilità extracontrattuale, se il danno subito da un condomino è causalmente imputabile al concorso del condominio e di un terzo, al condomino che abbia agito chiedendo l’integrale risarcimento dei danni solo nei confronti del terzo, il risarcimento non può essere diminuito in ragione del concorrente apporto causale colposo imputabile al condominio, applicandosi in tal caso non l’articolo 1227, primo comma, del Cc, ma l’articolo 2055, primo comma, del Cc che prevede la responsabilità solidale degli autori del danno.
Cass. civ., 10 agosto 2016 n. 16900
In tema di illeciti disciplinari di maggiore gravità imputabili al pubblico impiegato, il comma 3 dell’articolo 55-bis del Dlgs 165/2001, nel disciplinare i tempi della contestazione, impone al dirigente della struttura amministrativa di trasmettere, entro cinque giorni dalla notizia del fatto, gli atti all’ufficio disciplinare e prescrive a quest’ultimo, a pena di decadenza, di contestare l’addebito entro il termine di giorni 40 dalla ricezione degli atti. Va escluso che l’inosservanza del primo termine, che assolve a una funzione sollecitatoria, comporti, di per sé, l’illegittimità della sanzione inflitta, assumendo rilievo la sua violazione solo allorché la trasmissione degli atti venga ritardata in misura tale da rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto di difesa o tardiva la contestazione dell’illecito.
Cass. civ., 10 agosto 2016 n. 16897
Nell’ipotesi di licenziamento individuale plurimo per giustificato motivo oggettivo, opera la disciplina dettata per tale tipologia di recesso, e non quella prevista per i licenziamenti collettivi, che impone tra l’altro l’applicazione dei criteri di scelta previsti dall’articolo 5 della legge 223/1991. Nell’individuazione del soggetto (o dei soggetti) da licenziare, il datore di lavoro deve comunque operare in coerenza con i principi di correttezza e buona fede, cui deve essere informato, ai sensi dell’articolo 1175 del Cc, ogni comportamento delle parti del rapporto obbligatorio; il riferimento ai suddetti criteri, pur non costituendo un obbligo, costituisce uno standard particolarmente idoneo a tenere conto degli interessi del lavoratore e di quelli dell’azienda.
Cass. civ., 10 agosto 2016 n. 16896
In caso di impugnazione di licenziamento disciplinare, è corretto sussumere nella previsione del comma 6 dell’articolo 18 della legge 300/1970 l’ipotesi di contestazione disciplinare che, pur contenendo una motivazione descrittiva dei profili di inadempimento rinvenuti nello svolgimento dell’attività del lavoratore licenziato, non contiene una sufficiente descrizione della condotta tenuta dal lavoratore tale da individuare i casi specifici di irregolarità e di negligenza rinvenuti. Infatti, si ha violazione del requisito della motivazione non solo quando la motivazione sia assente, ma anche nelle ipotesi in cui sia generica, imprecisa, insufficiente sì da non consentire al lavoratore di poter apprezzare l’infrazione disciplinare che viene contestata. La sanzione della reintegrazione trova invece ingresso nel caso di mancata prova della sussistenza del fatto materiale contestato.
Cass. civ., 3 agosto 2016 n. 16214
Illegittimo il licenziamento del dipendente al quale alla fine del periodo di prova venga concesso un altro periodo di “osservazione” per comprendere al meglio il lavoro da svolgere. Si tratterebbe di un doppio periodo di prova non consentito dalla legge.
Cass. civ., 1 agosto 2016 n. 15989
Uno stato ansioso depressivo può giustificare l’assenza per malattia della dipendente ed anche lo svolgimento di altra attività lavorativa presso terzi, purché non ne comprometta la guarigione. Tuttavia, prima di dichiarare illegittimo il licenziamento comminato dall’azienda, l’autorità giurisdizionale deve compiere una indagine sulle caratteristiche della nuova attività svolta, sulla natura della patologia della dipendente ed, infine, motivare in merito alla relativa compatibilità.
Cass. civ., 21 luglio 2016 n. 15082
Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento ai sensi dell’articolo 3 della legge 604/1966 può consistere anche soltanto in una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio attuata ai fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate a un solo dipendente, esse possono suddividersi fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale può legittimamente far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente, sempre che tale riassetto sia realmente all’origine del licenziamento anziché costituirne mero effetto di risulta. In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 604/1966, il datore di lavoro deve provare l’impossibilità del cosiddetto rep e chage, ma non anche l’impossibilità di rimedi alternativi alla prescelta organizzazione del lavoro, poiché diversamente opinando si reintrodurrebbe surrettiziamente un non consentito controllo giurisdizionale sul merito delle scelte dell’imprenditore relative all’organizzazione tecnico produttiva della sua azienda.
Cass. civ., 21 luglio 2016 n. 15076
In materia di somministrazione di lavoro, le punte di intensa attività, non fronteggiabili con il normale organico, risultano sicuramente ascrivibili nell’ambito di quelle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore, che consentono, ai sensi del comma 4 dell’articolo 20 del Dlgs 276/2003, il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato e che il riferimento alle stesse ben può costituire valido requisito formale del relativo contratto, ai sensi della lettera c, comma 1, dell’articolo 21 della legge stessa
Cass. civ., 18 luglio 2016 n. 14641
In una fattispecie di licenziamento irrogato prima dell’entrata in vigore della legge 183/2010, una volta osservato il termine dell’articolo 6 della legge 604/1966 con l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo, la successiva azione giudiziale di annullamento del licenziamento illegittimo può essere proposta nel termine quinquennale di prescrizione di cui all’articolo 1442 del Cc, decorrente dalla comunicazione del recesso, senza che tale termine possa restare interrotto dal compimento di una diversa attività, quale l’istanza per il tentativo di conciliazione stragiudiziale.
Cass. civ., 18 luglio 2016 n. 14634
Il conseguimento della pensione di anzianità non integra una causa di impossibilità della reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, atteso che la disciplina legale dell’incompatibilità (totale o parziale) tra trattamento pensionistico e percezione di un reddito da lavoro dipendente si colloca sul diverso piano del rapporto previdenziale (determinando la sospensione dell’erogazione della prestazione pensionistica), ma non comporta l’invalidità del rapporto di lavoro.
Cass. civ., 18 luglio 2016 n. 14624
In materia di pubblicazione e comunicazione della sentenza, la novella apportata all’articolo 133 del Cpc, dal Dl 90/2014, convertito dalla legge 14/2014, secondo cui la comunicazione non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’articolo 325 non incide, lasciandole in vigore, sulle norme processuali, derogatorie e speciali che ancorino la decorrenza del termine breve di impugnazione alla mera comunicazione di un provvedimento da parte della cancelleria. Ciò vale anche con riguardo al procedimento di cui alla legge 92/2012, proprio in considerazione della sua natura speciale nonché della espressa previsione del termine entro cui proporre ricorso per cassazione nonché del dies a quo di detto termine (comma 62 dell’articolo 1), e del rinvio alle norme di carattere generale dettate dal codice di rito in materia di impugnazione solamente con riguardo al termine lungo e nel caso di omessa comunicazione o notifica della sentenza (comma 64 dell’articolo 1).
Cass. civ., 18 luglio 2016 n. 14621
Scatta il licenziamento per giustificato motivo soggettivo per il lavoratore tossicodipendente che, posto in aspettativa per seguire un percorso di riabilitazioni, abbandoni la comunità di recupero pur continuando a seguire una terapia presso una diversa struttura.
Cass. civ., 15 luglio 2016 n. 14573
In materia di esecuzione del contratto individuale di lavoro, non è possibile ritenere legittimo il comportamento di una delle parti che, unilateralmente, ha deciso di disapplicare parzialmente (e quindi modificare) il contenuto dell’accordo collettivo nazionale a seguito di una delle modifiche legislative in materia di festività, che invece le parti collettive non hanno ritenuto idonee a determinare revisioni dell’accordo nazionale da loro sottoscritto.
Cass. civ., 14 luglio 2016 n. 14390
Nel caso di impugnativa del licenziamento nelle ipotesi regolate dall’articolo 18 della legge 300/1970 e successive modificazioni, il comma 2 dell’articolo 6 della legge 604/1966, nel testo modificato dal comma 38 dell’articolo 1 della legge 92/2012, deve essere interpretato nel senso che, ai fini della conservazione dell’efficacia dell’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, è necessario che, nel termine previsto, venga proposto ricorso secondo il rito di cui ai commi 48 e seguenti dell’articolo 1 della predetta legge 92/2012 con esclusione, quindi, del ricorso ex articolo 700 del Cpc.
Cass. civ., 14 luglio 2016 n. 14375
In caso di comando giudiziale di riammissione in servizio di un dipendente a termine di Poste italiane seguito da un trasferimento e dall’impugnazione del licenziamento disciplinare per giusta causa per assenza ingiustificata presso il nuovo luogo di lavoro, è questione pregiudiziale la verifica della legittimità del trasferimento rispetto all’accertamento della legittimità del licenziamento, il cui onere probatorio cade a carico del datore di lavoro.
Cass. civ., 11 luglio 2016 n. 14103
Legittimo il licenziamento del dipendente Asl solo quando l’inadempimento sia notevolmente grave. Non è pertanto sufficiente che il prestatore sia stato sanzionato dall’azienda ospedaliera per aver effettuato lavori anche privatamente.
Cass. civ., 8 luglio 2016 n. 14021
Il caso del licenziamento per giustificato motivo oggettivo accertato come illegittimo per violazione dei criteri di correttezza e buona fede nella scelta del lavoratore da licenziare nell’ambito di posizioni lavorative omogenee e fungibili, non rientra nell’alveo delle ipotesi residuali che per legge possono dare ingresso alla tutela reintegratoria. In tale ipotesi non possono dirsi manifestamente insussistenti le ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa, di cui all’articolo 3 della legge 604/1966; anzi, posta come effettiva questa esigenza, tale ipotesi è riconducibile non a quella peculiare che postula un connotato di particolare evidenza nell’insussistenza del fatto posto a fondamento del recesso, bensì a quella di portata generale per la quale è sufficiente che non ricorrano gli estremi del predetto giustificato motivo oggettivo, con conseguente applicazione della tutela indennitaria di cui al comma 5 dell’articolo 18 modificato.
Cass. civ., 7 luglio 2016 n. 13876
In caso di impugnazione giudiziale del licenziamento, deve ritenersi ammissibile la domanda, proposta per la prima volta in appello dal lavoratore illegittimamente licenziato, diretta a ottenere la riassunzione ai sensi dell’articolo 8 della legge 604/1966, ove in primo grado il lavoratore medesimo abbia proposto la domanda di reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell’articolo 18 della legge 300/1970, attesa che la prima deve ritenersi compresa, come minus, in quest’ultima. Questo principio trova conferma e applicazione anche con riferimento al nuovo testo dell’articolo 18, come modificato dalla legge 92/2012. In caso di accertamento dell’inefficacia del licenziamento per vizio di forma in impresa non assistita dal regime di stabilità reale, le conseguenze di tale inefficacia sono che il recesso non produce effetti sulla continuità del rapporto e il lavoratore ha diritto non già alle retribuzioni, ma al risarcimento del danno, da determinarsi secondo le regole generali dell’inadempimento delle obbligazioni, eventualmente commisurato alle mancate retribuzioni. Ai fini della liquidazione del danno, pur non avendo rilievo l’imprecisione nella qualificazione formale dell’attribuzione, comunque, ove l’attore abbia quantificato la pretesa risarcitoria in un importo determinato, così ponendo un preciso limite all’ammontare del quantum richiesto, incorre in ultrapetizione il giudice che condanni il convenuto al pagamento di una somma maggiore di quella risultante dalla quantificazione operata dall’istante.
Cass. civ., 15 luglio 2016 n. 14449
La contestazione della possibilità per il creditore di iniziare o proseguire l’esecuzione forzata individuale in costanza del fallimento del debitore, ai sensi dell’articolo 51 della legge fallimentare, configura una vera e propria contestazione del diritto di questi a procedere a esecuzione forzata (individuale), e non attiene semplicemente alla regolarità di uno o più atti di esecuzione ovvero alle modalità di esercizio dell’azione esecutiva. Di conseguenza essa va qualificata come opposizione all’esecuzione ai sensi dell’articolo 615 del Cpc e non può dirsi assoggettata al regime, anche di decadenza, di cui all’articolo 617 del c.p.c.
Cass. civ., 28 luglio 2016 n. 15968
Il giudice di appello in sede di rinvio dopo la cassazione della sentenza per violazione di norme di diritto è vincolato al principio affermato dalla Suprema corte e ai relativi presupposti di fatto. Ne consegue che nell’appello bis non è mai possibile riesaminare in alcun modo le questioni già decise, né gli antecedenti logici e giuridici delle medesime né, infine, la situazione di fatto anche se alcuni aspetti sono stati trascurati nel giudizio di legittimità.
Cass. civ., 26 luglio 2016 n. 15461
A seguito della pronuncia di risoluzione di un contratto, il diritto ad ottenere la restituzione della prestazione già eseguita, pur sorgendo automaticamente, sul piano sostanziale, soggiace, invece, sotto il profilo processuale, al principio della domanda, per cui il giudice non può pronunciarla d’ufficio.
Cass. civ., 21 luglio 2016 n. 15017
Riconosciuta la lite temeraria nel caso in cui una parte intraprenda un’ulteriore iniziativa giudiziaria nella più totale mala fede e al solo fine di mantenere sospesa la procedura esecutiva presso terzi instaurata nel caso concreto da una banca.
Cass. civ., 5 luglio 2016 n. 13659
Nel giudizio di opposizione ad una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, in questo caso la mancata esposizione del tagliando di pagamento per la sosta del veicolo, il controllo del giudice non può estendersi fino a sindacare eventuali vizi di legittimità della delibera di giunta di concessione del servizio ad un’impresa privata.
Cass. pen., 31 agosto 2016 n. 35879
Il Mae può essere emesso dal giudice anche nel caso in cui l’imputato sia stato condannato in Italia alla misura cautelare domiciliare. Unica condizione da rispettare consiste nella verifica da effettuare se il provvedimento trovi una fattispecie analoga nel Paese di destinazione.
Cass. pen., 16 agosto 2016 n. 34892
I motivi nuovi di impugnazione debbono essere inerenti ai temi specificati nei capi e punti della decisione investiti dall’impugnazione principale già presentata essendo necessaria la sussistenza di una connessione funzionale tra i motivi nuovi e quelli originari.
Cass. pen., 9 agosto 2016 n. 34765
Poiché a norma dell’articolo 275, comma 2-bis, del Cpp non può essere applicata la custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena, ne discende, quale logico corollario, che il giudice della cautela non è tenuto a svolgere alcuna motivazione sul punto nell’ipotesi in cui sia applicata una misura di natura non detentiva, in quanto non preclusa dalla prognosi circa l’applicabilità del beneficio di cui all’articolo 163 e seguenti del c,p.
Cass. pen., 9 agosto 2016 n. 34763
In tema di dichiarazione di adesione del difensore alla iniziativa dell’astensione dalla partecipazione alle udienze legittimamente proclamata dagli organismi rappresentativi della categoria, la mancata concessione da parte del giudice del rinvio della trattazione dell’udienza camerale in presenza di una dichiarazione effettuata o comunicata dal difensore nelle forme e nei termini previsti dall’articolo 3, comma 1, del vigente codice di autoregolamentazione, determina una nullità per la mancata assistenza dell’imputato, ai sensi dell’articolo 178, comma 1, lettera c), del Cpp, che ha natura assoluta ove si tratti di udienza camerale a partecipazione necessaria del difensore, ovvero natura intermedia negli altri casi
Cass. pen., 9 agosto 2016 n. 34735
In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, ai fini della configurabilità del reato di promozione, direzione o organizzazione del gruppo criminale, a prescindere da formali o rituali investiture, è necessario che il ruolo apicale o la posizione dirigenziale non si esauriscano in vanterie e opinioni individuali, ma risultino in concreto esercitati, siano riconosciuti e riconoscibili all’interno della consorteria e dai vertici gerarchici, consistendo nella sovraintendenza alla complessiva gestione del sodalizio e nell’assunzione di compiti decisionali.
Cass. pen., 4 agosto 2016 n. 34450
Legittimo il sequestro di beni rinvenuti presso l’abitazione dell’indagato in presenza di una denuncia anonima.
Cass. pen., 1 agosto 2016 n. 33567
Truffa aggravata per il dipendente comunale che non timbra il badge regolarmente e che viene sorpreso in altro luogo da strutture audiovisive installate dalla polizia
Cass. pen., 1 agosto 2016 n. 33547
Appropriazione indebita per l’amministratore di condominio che abbia trasferito sul proprio conto corrente le somme depositate dagli inquilini per ottenere un tasso d’interesse migliore.
Cass. pen., 29 luglio 2016 n. 33225
Il reato di truffa si perfeziona soltanto con l’effettivo conseguimento del bene economico o di altro bene che sia idoneo a una valutazione patrimoniale, con la definitiva perdita di esso da parte del soggetto passivo. È dunque necessario, perché sia integrato il reato, che, oltre alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’autore, si verifichi una effettiva deminutio patrimonii, intesa in senso strettamente economico, del soggetto passivo: ciò in quanto l’evento consumativo è esplicitamente tipizzato in forma di conseguimento del profitto con altrui danno, elementi questi – quello dell’arricchimento e quello del depauperamento – che sono collegati tra loro in modo da costituire concettualmente due aspetti di un’unica realtà.
Cass. pen., 29 luglio 2016 n. 33216
L’ordinanza con la quale il giudice rigetta l’istanza di sospensione del processo per la messa alla prova non è autonomamente impugnabile dall’imputato con ricorso per cassazione, ma è appellabile unitamente alla sentenza di primo grado, ai sensi dell’articolo 586 del Cpp, in quanto l’articolo 464-quater, comma 7, del Cpp, nel prevedere il ricorso per cassazione, si riferisce unicamente al provvedimento con cui il giudice, in accoglimento della richiesta dell’imputato, abbia disposto la sospensione del procedimento con la messa alla prova.
Cass. pen., 28 luglio 2016 n. 33051
La regola che impone la registrazione degli interrogatori delle persone in stato di detenzione non si applica nel caso in cui l’interrogatorio avvenga nel corso di una udienza.
Cass. pen., 27 luglio 2016 n. 32824
Nella categoria dei beni sequestrabili in relazione alla bancarotta fraudolenta patrimoniale non rientrano solo i beni che rappresentano il corpo del reato ma anche tutti quelli che – seppur indirettamente – attengono al delitto.
Cass. pen., 20 luglio 2016 n. 31243
Al tossicodipendente non può essere inflitta la continuazione perché la reiterazione degli illeciti è finalizzata all’unico scopo di procurarsi gli stupefacenti. Si tratta di un vero e proprio status o come meglio viene precisato di un vero e proprio stile di vita.
Cass. pen., 13 luglio 2016 n. 29705
Commette il reato di stalking il figlio che bivacchi nel sottoscala dell’edificio dove abitano i genitori per ottenere ripetutamente e con minacce denaro e altre utilità dai genitori.
Cass. pen., 12 luglio 2016 n. 29209
Per i reati di competenza del giudice di pace la mancata comparizione del querelante integra la remissione tacita della denuncia.
Cass. pen., sez. Unite, 8 luglio 2016 n. 14039
L’avvocato che al termine di un procedimento disciplinare –su segnalazione del Pm di un procedimento penale per concorso in bancarotta fraudolenta – ha subito la sospensione dall’esercizio della professione per sei mesi non può chiedere l’applicazione dell’indulto in quanto esso, salvo diverse previsioni – e così non è stato nel 2006 – non estingue le pene accessorie
Cass. pen., 7 luglio 2016 n. 28225
In tema di reati tributari, commessi dal legale rappresentante o da altro organo di una persona giuridica, non è consentito procedere al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di costoro, quando sia possibile il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto del reato tributario in capo alla stessa persona giuridica o comunque a persona non estranea al reato.
Cass. pen., 6 luglio 2016 n. 27942
In appello, la riforma della condanna a causa della riqualificazione del reato da consumato in tentato – nel caso si trattava di una estorsione – non determina, per il giudice, l’obbligo di ridurre la pena ma di rideterminarla alla luce dei nuovi minimi e massimi.
Cass. pen., 4 luglio 2016 n. 27363
Cass. pen., 1 luglio 2016 n. 27059
l principio di affidamento, nel campo della circolazione stradale, non può operare allorquando vi sia la ragionevole prevedibilità ed evitabilità in concreto della condotta del terzo o della vittima da parte del soggetto attivo. In tema di circolazione stradale, la manovra di conversione di un veicolo (sia sulla destra, e ancora di più, sulla sinistra) per uscire dalla sede stradale può essere effettuata solo ove si abbia la certezza di poter completare la manovra stessa, lasciando libero così nel più breve tempo possibile lo scorrimento del normale flusso di circolazione.
Cass. pen., 1 luglio 2016 n. 26889
In materia di intercettazione telematica, solo limitatamente ai procedimenti per reati di “criminalità organizzata” è consentita l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti mediante l’installazione di un “captatore informatico” in dispositivi elettronici portatili (ad esempio, personal computer, tablet, smart-phone, ecc.) anche nei luoghi di privata dimora ex articolo 614 del Cp, pure non singolarmente individuati e anche se ivi non si stia svolgendo l’attività criminosa. Con la precisazione che per reati di “criminalità organizzata” devono intendersi, comunque, non solo quelli elencati nell’articolo 51, commi 3 bis e 3 quater, del Cpp, ma anche quelli comunque facenti capo a un’associazione per delinquere ex articolo 416 del Cp, correlata alle attività più diverse, con esclusione del mero concorso di persone.
Corte Giustizia U.E., 7 luglio 2016 n. C494-15
Al gestore di uno spazio fisico adibito a mercato può essere ingiunto di far cessare le infrazioni per violazione della norme a tutela dei marchi commesse dai commercianti.
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Sentenza Eternit: La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità dell’art. 649 c.p.p.

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 articolo 614
 articolo 416

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