Source: https://it.scribd.com/document/91048936/Alter-Piano
Timestamp: 2019-10-18 20:25:14+00:00

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ALTERPIANO per ATO centro Toscana a combustione zero Responsabilità estesa di produttori e abitanti
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SCH EMA
ALTERPIANO A COMBUSTIONE ZERO E A RESPONSABILITA ESTESA DI PRODUTTORI E ABITANTI per ATO TOSCANA CENTRO Questa idea ( a) stata accolta con orrore perch andava contro la natura della nostra convinzione che possiamo avere piena conoscenza di quello che verr dopo. Andava contro la teoria del tutto. Che possiamo conoscere, predire, addirittura creare, se necessario, con la nostra tecnologia un mondoNon trascuriamo i piccoli movimenti, gli sviluppi minoritari, locali e marginali. ( da Zygmunt Bauman, Possiamo cambiare il mondo imitando le farfalle, su rivista Vita e Pensiero dell Universit Cattolica (a) l idea cui allude Bauman quella di Edward Lorenz, conosciuta nell allegoria di una farfalla che scuoteva le ali a Pechino e cambiava il percorso degli uragani nel golfo del Messico sei mesi pi tardi.
Chiunque creda che la crescita esponenziale possa continuare per sempre in un mondo finito o un pazzo o un economista ( Kenneth Boulding )
Caminante, son tus huellas el camino y nada ms; Caminante, no hay camino, se hace camino al andar. Al andar se hace el camino, y al volver la vista atrs se ve la senda que nunca se ha de volver a pisar. Caminante no hay camino sino estelas en la mar. Viandante, sono le tue impronte il cammino e nulla pi; Viandante non c' un cammino la via si fa con l'andare..." Camminando si fa il cammino e girando indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai si deve tornare a calpestare. Viandante non c' un cammino ma le stelle nel mare ...
Introduzione: Un alterpiano a combustione zero e a responsabilit estesa di produttori e abitanti
elaborato dal basso da comitati e associazioni. Motivazioni e sintesi.
1- Punti chiave 2- Perch proponiamo alterpiano 3- Piano Interprovinciale Ato Toscana Centro pag. 4/5 pag. 6/7 pag..7/8
I. ATO TOSCANA CENTRO : STATO DI TOSSICITA E DI INQUINAMENTO DEL TERRITORIO NOCIVITA E DISTRUZIONI DI M ATERIA- E NER GIA-I NFO R MAZI O NE DOVUTE AI PROCESSI DI INCENERIMENTO Pag. 9 1. NOCIVITA E TOSSICITA- MONITORAGGI AMBIENTALI E SANITARI NELLA PIANA PISTOIESE PRATESE E STUDI SCIENTIFICI SULLA NOCIVITA DEGLI INCENERITORI Pag. 11/17 1.2 - Limpatto sullambiente e sulla salute degli inceneritori Pag. 18/23
2 - Distruzione di materia-energia-informazione
IN ATO TOSCANA
II. ALTERPIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI A COMBUSTIONE ZERO CENTRO Pag. 26/29
2- Stock e flussi di rifiuti: un quadro di sintesi. Pag. 30/32 3 - Costi e modalit di gestione: raccolte differenziate e trattamenti Pag. 33/41 4 - Occupazione Pag. 42 5 - Lo scenario possibile e efficace di gestione a bassa entropia dei residui secondo coerenti azioni tecniche e pratiche sociali Pag. 43/47 6 - Obiettivi da avviare e costruire collettivamente. Processo a ciclo chiuso e gestioni dalla culla alla culla Pag. 48/49
7 - Centralit degli aspetti gestionali e organizzativi ALLEGATI Pag. 53 Allegato 1 - Norme pag. 54 Allegato 2 - Schemi su costi e modalit delle raccolte differenziate. Pag. 55/68
ALTERPIANO A COMBUSTIONE ZERO E A RESPONSABILITA ESTESA DI PRODUTTORI E ABITANTI ELABORATO DAL BASSO
MOTIVAZIONI E SINTESI
PUNTI CHIAVE PERCHE PROPONIAMO UN ALTERPIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI IN ATO TOSCANA CENTRO
Un mucc hio di ri fiuti che viene inc en erito pu esser e bruci ato una so la vo lta . Nei fumi, nelle ceneri, nel calore che escono da un inceneritore racchiusa la stessa quantit di energia che vi era nel mucchio di rifiuti non ancora bruciato. Tuttavia la quantit di energia contenuta nei residui della combustione non pi disponibile per l uso, a differenza dell energia libera e della materia incorporate e ordinate nei prodotti, nei beni economici e nelle diverse frazioni omogenee non mescolate degli scarti di produzione e consumo. L INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E LA MODALITA DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI CHE PIU DISTRUGGE MATERIA-ENERGIA-INFORMAZIONE E AUMENTA L ENTROPIA, VALE A DIRE RENDE NON PIU DISPONIBILI PER ULTERIORI UTILIZZI LA MATERIA E L ENERGIA INCORPORATE NEI PRODOTTI.
Dal punto di vista sanitario, una corretta gestione del ciclo dei rifiuti non dovrebbe assolutamente prevedere il loro incenerimento. Perch gli inceneritori, oltre ad emettere un cospicuo numero di sostanze tossiche e cancerogene in atmosfera, provocano anche la produzione di ceneri pesanti e leggere: veri e propri rifiuti speciali, ad alto contenuto di diossina, che rappresentano il 15-30% del rifiuto combustibile usato e che devono essere smaltite in discariche speciali; determinano sempre una compromissione aggiuntiva del territorio su cui sono impiantati(gli abitanti ed i lavoratori della intossicata Piana Fiorentina, per esempio, come potrebbero sopportare l' ulteriore carico di inquinamento dell'inceneritore di Case Passerini? O continuare a sopportare le tossicit prodotte dagli inceneritori di Montale e di Selvapiana ?;
L'Alterpiano di gestione dei rifiuti in ATO Toscana Centro, si basa su un uso coerente ed efficace delle normative comunitarie, nazionali e regionali,a cominciare dall'autosufficienza dei territori nello smaltimento dei rifiuti, ma a differenza del Piano Interprovinciale dell'ATO Toscana Centro, non aggiunger inquinamento, non distrugger la materia, aumenter l'occupazione, con minori costi di gestione.
Tra le altre assurdit, un inceneritore preleva complessivamente : 1.791.000 mc/anno pari a 4.181 litri per tonnellata di rifiuti (4,181 mc per tonnellata di rifiuti), di cui : 56.000 t/a per raffreddamento scorie (pari a 130 litri/tonn) e 1.735.000 mc/a per raffreddamento (4.050 litri/tonn). Delle acque di raffreddamento 1.121.000 mc/anno costituiscono perdite di evaporazione mentre 630.000 mc/anno sono scarico dalle torri di blow down, questi ultimi potrebbero essere riutilizzati nel ciclo, per spegnimento delle scorie o altri usi, dipende dal progetto. UNA SITUAZIONE DI SPRECO ASSOLUTAMENTE INSOPPORTABILE E NON PIU ACCETTABILE.
I costi di funzionamento di un inceneritore sono enormemente pi alti di qualsiasi altro trattamento non combustione. Solo gli oneri finanziari per gli anticipi bancari ammontano a 164,69 Euro/tonnellata. Senza i Certificati Verdi che in Italia vengono donati in modo truffaldino alla lobby dell incenerimento gli inceneritori chiuderebbero. Ma se l applicazione dei Certificati Verdi resta come oggi al 51%, allora il loro ammontare a tonnellata inferiore agli oneri finanziari, poi ci sono da considerare i costi di esercizio.. Al contrario, le modalit proposte da Alterpiano, costano meno e si basano su coerenti e virtuose modalit di gestione e organizzative e non sul ricorso a impianti costosi e dannosi per la salute.
Il ciclo riciclaggio riutilizzo porta una occupazione pulita e certa. Senza considerare l avvio di una economia del riciclaggio e della riduzione dei prelievi di materiali ed energia ( riduzione produzione rifiuti ), il solo flusso occupazione delle raccolte differenziate porta ad una aggiunta occupazionale di 1 lavoratore ogni 1000 abitanti. In Ato Toscana Centro intorno ai 2.000 nuovi posti di lavoro.
Se vero che la materia e le fonti energetiche non rinnovabili non sono solo scarse ma anche esauribili e degradabili, non sono n scarse n degradabili la conoscenza, la creativit, il lavoro e la progettualit umane intese come relazione virtuosa di uso della Natura: vale a dire l informazione, sia quella biologica e delle relazioni ecologiche, sia quella antropica ( culturale e tecnoscientifica incorporate nei beni economici e nei contesti prodotti dalla societ umana ). La conoscenza, la creativit e progettualit umane sono un bene comune in quanto la trasmissione e la circolazione di tali beni non portano ad un loro impoverimento o ad una loro degradazione, e neppure ad un impoverimento dei soggetti che li trasmettono; al contrario portano ad un reciproco comune arricchimento dei beni e dei soggetti coinvolti. E PRECISAMENTE LA MOBILITAZIONE E LA CONDIVISIONE SOCIALE DI QUESTA ECCEDENZA DI CREATIVIT, DI PROGETTUALITA, DI PRATICHE VIRTUOSE NELLA GESTIONE DEI RESIDUI, DI ATTIVITA UMANE VOLTE ALLA COSTRUZIONE DI UNA ECONOMIA LOCALE NON DISTRUTTIVA - UNA ECCEDENZA QUALITATIVA NON RIDUCIBILE ALLE LOGICHE ASTRATTE DEL P.I.L. E NON DISPONIBILE AD ESSERE DEPOTENZIATA - CHE ALLA BASE DI ALTERPIANO.
Alterpiano si basa sulla necessit di avviare processi virtuosi a ciclo chiuso in cui gli scarti diventano base e input per altri processi produttivi. Una circolarit dei processi di uso, di produzione, azzerando lo smaltimento e la sua perversa logica. Da questo punto di vista si tratta di partire dalle quattro frazioni che vanno a smaltimento ( frazione secca residua, frazione rifiuti ingombranti, spazzatura stradale, residui della selezione delle frazioni secche riciclabili ( lattine, vetro, plastiche, carta, cartone) attraverso azioni di riparazione, ricerca, riprogettazione. COSTRUZIONE DI ATO TOSCANA CENTRO COME DISTRETTO DEL RICICLAGGIO.
CENTRALITA DEGLI ASPETTI GESTIONALI E ORGANIZZATIVI Proposta di cambiamento verso una modalit organizzativa a rete per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati a livello di ATO. Le Aziende e le organizzazioni istituzionali nel campo dei rifiuti devono compiere un passo avanti nella direzione di migliorare la responsabilit di gestione da parte dell Autorit d Ambito (ATO), favorire economie di scopo adottando modalit basate su metodi e tecnologie flessibili, nell ottica di un perfezionamento continuo. Costituzione di una struttura in grado di fornire gli obiettivi generali e specifici, le linee guida, i metodi e i processi, gli obiettivi di qualit . Tale struttura potrebbe essere individuata nell ATO (Ambito Territoriale Ottimale ) e configurarsi come AGENZIA A DIFESA DELLA MATERIA E DELLA SALUTE UMANA Costituzione di Aziende autonome : centri di compostaggio, discariche, centri di pre-selezione, estrusione Attivit di servizio orientate a specializzazioni flessibili ( economia di scopo) che coprono le attivit di servizio pi vicine e legate al territorio, come le imprese di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Costituzione di nodi (imprese, cooperative, organizzazioni di base degli abitanti ) sempre orientati ai risultati, autoregolati, relativamente autonomi, capaci di cooperare facilmente con gli altri e di interpretare le esigenze e i conflitti del territorio. Interazione, autonomia, connessioni sinergiche. Assunzione e imposizione nel Piano ATO TOSCANA CENTRO del Principio della responsabilit estesa e condivisa dei produttori, secondo quanto delineano anche le norme comunitarie. Azioni per realizzare una estesa DEASSIMILAZIONE dei rifiuti Industriali, artigianali ecc. ai rifiuti urbani.
PERCH PROPONIAMO UN PIANO A COMBUSTIONE ZERO E A RESPONSABILITA ESTESA DI PRODUTTORI E ABITANTI, UN ALTERPIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI NELL ATO TOSCANA CENTRO ?
1- PIANO INTERPROVINCIALE ATO TOSCANA CENTRO : ARRETRATEZZA E NOCIVITA
Il Piano Interprovinciale di gestione dei rifiuti per l ATO Toscana Centro ripropone, con una ostinazione degna di una causa migliore, il sistema integrato di gestione dei rifiuti ad alta distruzione di materia e di salute basato sugli inceneritori. Il Piano Interprovinciale ATO Toscana Centro parla della necessit di ampliare le raccolte differenziate e le azioni di riutilizzo e di riciclaggio, ma lo fa in modo inadeguato e inefficace, basandosi su previsioni quantitativamente inaffidabili ( ci riferiamo ad esempio allo scenario ottimizzato che porta a prevedere un aumento del rifiuto pro-capite che passerebbe dai 654 Kg/ab/anno del 2009, ai 713 Kg/ab/anno del 2021). Il P iano Inte rp ro vin ciale A T O Tosc ana Ce nt ro : * insostenibile, perch ripropone una modalit di gestione in cui alla fine c' sempre lincenerimento (stanziale o porta a porta, nel caso di certi pirogassificatori ), pratica inutile e dannosa per salute, per l'ambiente e per l economia; * incentiva lo spreco di materie prime sempre pi scarse e di fonti energetiche non rinnovabili; * incrementa i costi del trattamento dei rifiuti, puntando sui grandi impianti che hanno bisogno di un massiccio ricorso al finanziamento e quindi all indebitamento; * non facendo altro che mettere uno accanto all altro i tre piani provinciali precedenti ( Firenze, Prato, Pistoia ) ormai datati sia come impostazione gestionale e impiantistica che normativa, esso si appoggia su una normativa non pi vigente e per questo in aperta violazione della Direttiva Comunitaria 2008/98 e del D.lgs 205/2010 che attua la medesima Direttiva. Infatti le Direttive Comunitarie sulla gestione dei rifiuti - e in parte le norme nazionali di recepimento - hanno sempre riferito il ciclo di gestione a fasi ordinate secondo una scala temporale e gerarchica : * un prima riduzione, recupero di materia, riciclaggio/riutilizzo/compostaggio * e un dopo : recupero di energia da considerare come residuale. In particolare la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive - definisce su basi rinnovate una specifica gerarchia per la gestione dei rifiuti attraverso il seguente ordine di priorit: a) prevenzione della produzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo (ad es. energetico); e) smaltimento. - pone come FINALITA prioritaria la protezione della salute umana e dellambiente - pone come OBIETTIVO GENERALE e operativo la costruzione di una Societ europea del riciclaggio. Queste finalit sono raggiungibili attraverso un duplice programma che viene posto come irrinunciabile : a) risparmio di materia : drastica riduzione dellutilizzo di riserve materiali. b) riduzione al minimo delle conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e per l ambiente, attraverso appunto una efficace applicazione della nuova gerarchia dei rifiuti. In questo quadro appare di estrema utilit la riformulazione delle nozioni di recupero e smaltimento e l introduzione delle nozioni di prevenzione, riutilizzo, preparazione per il riutilizzo, trattamento e riciclaggio. In questo modo viene assunta nei fatti la priorit del riutilizzo della materia rispetto alla produzione di calore e successivamente di energia elettrica. Nell ordinamento italiano, il D.lgs 3 dicembre 2010 n 205 Direttiva 200/98/CE, se possibile ancora pi chiaro. che detta disposizioni di attuazione della
* Allart. 179 del D.lgs n 152/2006, come modificato dal D.lgs 205/2010, dopo aver richiamato che la gestione dei rifiuti avviene secondo la gerarchia nuovamente definita dalla Direttiva 2008/98/CE, al comma 6 dispone che Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorit rispetto all uso dei rifiuti come fonte di energia; * all art. 178-bis viene introdotta la responsabilit estesa del produttore, al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare l utilizzo efficiente delle risorse durante l intero ciclo di vita, comprese le fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti.. (cfr. Allegato 1 ). Il PIANO INTERPROVINCIALE ATO TOSCANA CENTRO va in senso contrario a questa impostazione in quanto : si basa sulla logica di recupero di energia contraria al dettato delle normative comunitarie e statali e non giustificata da una domanda di elettricit che in forte diminuzione a causa della crisi economica; punta sul ricorso ad impianti costosi, obsoleti e nocivi, invece che su virtuose pratiche gestionali ed organizzative dei servizi e delle filiere del riciclaggio/riutilizzo; frutto di una impostazione scientifica arretrata che non tiene conto dei cicli chiusi. ancorato ai programmi delle grandi opere distruttrici di territorio e di economie locali, spesso inutili e dannose, restando subalterno agli interessi dei grandi gruppi rispetto a quelli della vita, degli abitanti, dei beni comuni fondamentali. Una impostazione arretrata rispetto alle tante esperienze e alle proposte dei comitati, delle associazioni e anche di amministrazioni locali lungimiranti che hanno portato avanti azioni coerenti basate sulla diminuzione, sul riutilizzo e sul riciclaggio, attraverso una raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale. Una impostazione in aperta violazione della Direttiva Comunitaria 2008/98 che, come abbiamo visto, pone come finalit prioritarie la protezione della salute umana e dell'ambiente e al primo posto la riduzione della produzione dei rifiuti, il risparmio e il riciclaggio dei materiali e non la produzione di energia elettrica.
D altra parte, il quadro che emerge in Toscana - con particolare accentuazione per l ATO Toscana Centro - di PREOCCUPANTE STAGNAZIONE per quanto riguarda le buone pratiche di riduzione e di raccolte differenziate finalizzate al Riciclaggio e al Riutilizzo. Il risultato di questa inerzia la collocazione della Toscana in una sorta di zona grigia relativamente alle performances percentuali di Raccolta Differenziata e alle politiche di contenimento della produzione dei rifiuti. Una produzione in aumento, nonostante la crisi economica, per effetto delle cattive pratiche di assimilazione dei rifiuti industriali, artigianali e commerciali ai rifiuti urbani, per cui la Regione Toscana continua a rimanere ai vertici nazionali della produzione pro-capite ( la Toscana oggi al secondo posto dopo lEmilia Romagna).
Per quanto riguarda le percentuali di Raccolte Differenziate, meglio della Toscana fanno la Sardegna e tutte le regioni settentrionali (eccezion fatta per la Liguria). Se poi facciamo riferimento alle classifiche del Premio Riciclone 2011, se non si considerassero i comuni ribelli all incenerimento della piana di Lucca e poi del comprensorio empolese/val d Elsa, nessun comune toscano avrebbe superato il 60% di Raccolta Differenziata, una percentuale questa posta quale asticella minima da superare.
Ora propri o tale con soli dat a gestion e dei ri fiuti b a sata su ll inceneri m ento che ha incentivato lo spreco di materia e di fonti en erg etiche no n rin novabi li e c he ha provocato d anni spesso irr ever sibi li alla salut e e a lla vitalit d ei si st emi bi ologici ed a mbi ent ali : corpi u mani , ar ia, acq ua , su olo . Una gestion e c he contin ua ad accord ar e p riorit ag li a spetti econo mico- fin an ziari n ei p rogra mmi i stitu zion ali e impr endito ria li e n ell organi zzazi one dei servizi loca li. 2- IL NOSTRO ECOSISTEMA E' UN ESPERIMENTO CHIMICO BIOLOGICO SU LARGA SCALA
Limpatto delle tecnologie vecchie e nuove, in particolare quelle legate ai processi di combustione e alla chimica di sintesi, sta modificando fortemente la vita sul nostro pianeta, ed uno dei principali indici di quest alterato rapporto tra uomo e ambiente rappresentato dallaumento di incidenza dei tumori( cfr. AIOM), specie di quelli infantili ( cfr. AIRTUM). Il nostro ecosistema ormai un esperimento chimico-biologico su larga scala, in cui siamo contemporaneamente coloro che sperimentano e coloro che lo subiscono, solo il tempo dir se questo esperimento ben condotto, come noi speriamo Questa frase presa da Nature ben riassume la complessit delle modificazioni indotte dallazione antropica, nel giro di pochissime generazioni, nel nostro habitat e le preoccupazioni che tutto ci potr comportare per la salute umana.
Da una parte indispensabile applicare il massimo impegno per AZZERARE lesposizione delle popolazioni ai tanti agenti cancerogeni noti e presenti nel nostro ambiente di vita cui noi e i nostri bambini siamo sempre pi massicciamente esposti, A PARTIRE DALLA CHIUSURA DI FONTI DI TOSSICITA CONCLAMATA, ECONOMICAMENTE INSOSTENIBILE E EVITABILE COME GLI INCENERITORI. Dall altra parte pare che avremo bisogno di un'altra Terra per sostenere l'attuale livello di consumo e produzione e sopportare l'accumulo di rifiuti. Per tutte queste ragioni necessario scongiurare una tecnologia pericolosa ed inutile come l'incenerimento dei rifiuti sia nel caso degli inceneritori esistenti, dismettendoli, che di quelli da costruire, che dellincenerimento in impianti non dedicati ( cementifici, centrali a policombustibile, a biomasse, pirogassificatori etc).
3 - L ORIZZONTE DI ALTERPIANO
L opposizione all attuale gestione dei rifiuti basata appunto sulla logica dell incenerimento per noi sacrosanta. Una logica che non ha, tra l altro, alcun senso economico dal momento che non abbiamo pi la disponibilit di fonti energetiche fossili a bassi prezzi, ma abbiamo una economia con scarsit di fonti fossili e di riserve di materiali, basata sullo smaltimento di scarti usa e getta. Diciamo NO all incenerimento nelle sue varie versioni per ragioni sanitarie ed economiche, sostenendo l assurdit di nuovi inceneritori come quelli previsti a Case Passerini e a Testi, e la necessit dell immediata chiusura dei vecchi inceneritori di Montale e di Selvapiana/Rufina, unitamente a quella degli impianti di coincenerimento (ad es. cementifici) e incenerimento di rifiuti industriali e di biomasse, MA FORNIAMO
RISPOSTE CONCRETE, IMMEDIATAMENTE REALIZZABILI, SICURE, SECONDO UN PROGETTO DI MUTAMENTO DEL MODO DI PRODURRE E DI CONSUMARE.
Una serie di soluzioni in grado di generare nuova occupazione, risparmio di denaro pubblico e di riserve fisiche fondamentali e qualit ambientale, in modo da far diventare l'ATO una * AGENZIA DI CURA DELLA SALUTE UMANA E DELLA MATERIA e un * CENTRO TERRITORIALE DI RICERCA E GESTIONE IN RIPROGETTAZIONI E RICICLAGGIO. 3.1. Alterpiano per l ATO Toscana Centro non vuole essere una soluzione chiavi in mano, ma propone un cambiamento ed una metodologia di partecipazione effettiva e concreta degli abitanti alle scelte e alle pratiche gestionali. In questi anni numerosi comitati, associazioni e cittadini che si oppongono da sempre allincenerimento e allattuale politica di gestione dei rifiuti, hanno sviluppato saperi collettivi, autonomi e propositivi ed hanno elaborato concreti piani alternativi di gestione dei rifiuti incardinati sui principi del risparmio di materia e su combustione zero.
La nostra proposta si basa sulla partecipazione effettiva degli abitanti. Siamo una soggettivit attiva capace di dare gambe ad una reale inversione di rotta fondata sul riciclaggio/riutilizzo della materia, sull abbandono del dogma della combustione, sulla riduzione della produzione dei rifiuti e delle nocivit indotte dal loro trattamento e su una occupazione pulita e durevole. Una inversione di rotta che si oppone alla privatizzazione dei servizi, basandosi invece su un uso e una gestione comune dei servizi e dei beni fondamentali come la salute, il cibo sano, i materiali, l acqua, le fonti energetiche, il territorio.
Una soggettivit che si costituita negli anni, che ha costruito dal basso esperienze di democrazia effettiva e di accrescimento di conoscenze e di saper fare sempre pi radicate, estese, efficaci. Una partecipazione consapevole che permetta il coinvolgimento completo degli abitanti nelle decisioni che ci troviamo davanti. Elinor Ostrom, Premio Nobel 2009 in economia per l'analisi della governance e in particolare delle risorse comuni ( prima donna a essere premiata con il Nobel in economia ), mostra come sia possibile che le organizzazioni di base degli utenti/abitanti gestiscano efficacemente le propriet comuni. Oltre il privato e il pubblico - sostiene la Ostrom assieme a molti altri studiosi e ai movimenti sociali - gli abitanti/utenti dei commons si possono associare e tali meccanismi consensuali possono dare risultati eccellenti.
Da questo punto di vista Alterpiano un piano aperto, uno schema chiaramente orientato alla difesa della materia e della salute e come tale vuole essere vissuto, fatto evolvere, reso pi efficace, completato. E su questa strada di partecipazione effettiva, di accrescimento di conoscenze e di saperi pratici, quindi di responsabilit, che intendiamo avviare una catena di processi che si avvalgono di materie prime prodotte dal processo precedente, copiando il ciclo vitale della natura, in una visione che supera il concetto stesso di rifiuto.
I A.T.O. TOSCANA CENTRO
NOCIVITA E DISTRUZIONE DI M ATERIA- E NER GIA-I NFO R MAZI O NE DOVUTE AI PROCESSI DI INCENERIMENTO
STATO DI TOSSICITA E DI INQUINAMENTO DEL TERRITORIO
E ormai assodato che l incenerimento dei rifiuti la modalit di trattamento che 1) provoca le pi persistenti tossicit sul piano sanitario; 2) distrugge materiali e rende indisponibili la materia e l energia incorporate nei prodotti d uso per ulteriori utilizzi; 3) ha costi pi alti di qualsiasi altro trattamento ed anche quello che crea la minor quantit di posti di lavoro. In questo paragrafo facciamo una breve rassegna dei primi due punti, per poi andare vedere come il PIANO INTERPROVINCIALE PREDISPOSTO PER L ATO TOSCANA CENTRO non riesca non solo a rispondere a questa situazione di allarme sanitario e di crisi ambientale ed economica del territorio al quale il Piano Interprovinciale di riferisce, ma non si ponga nemmeno le domande giuste e coerenti, violando cos il nuovo quadro normativo definito dalla Direttiva Comunitaria 2008/98 e dal D.lgs 205/2010.
NOCIVITA E TOSSICITA
MONITORAGGI AMBIENTALI E SANITARI NELLA PIANA PISTOIESE PRATESE STUDI SCIENTIFICI SULLA NOCIVITA DEGLI INCENERITORI
RISULTATI DELLE ANALISI E DEI MONITORAGGI EFFETTUATI NELLA PIANA PISTOIESE E PRATESE A SEGUITO DELLE PRESSIONI DEGLI ABITANTI DOPO IL PERSISTENTE SUPERAMENTO DEI LIMITI DELLE EMISSIONI DEL MAGGIO 2007, RESO NOTO SOLTANTO ALLA FINE DI GIUGNO DEL 2007.
Le evidenze dei Monitoraggi effettuati sulle (a) matrici ambientali (suolo, acqua), sulle (b) matrici animali e (c) sui trends delle malattie e delle morti nel territorio interessato dalle emissioni dell inceneritore di Montale del Consorzio Intercomunale Servizi (CIS) costituito tra i comuni di Montale, Agliana, Quarrata e Buggiano, con inceneritore gestito attualmente dalla ditta Lauderner, documentano una situazione di ALLARME sanitario e ambientale e di diffusa TOSSITA. I risultati delle analisi e dei monitoraggi eseguiti rispettivamente da (a) Arpat Pistoia e (b,c) dal Dipartimento di Prevenzione dell A.USL n 3 con l ausilio dell Istituto Zooprofilattico della Toscana e del Lazio, utilizzando un modello diffusionale appositamente elaborato per lo studio in questione, fanno emergere una estesa e persistente contaminazione dei suoli, delle acque e del territorio della piana pistoiese e pratese. Tale situazione viene rafforzata da quanto affermato, nella sostanza, dai responsabili dello Studio di Monitoraggio durante la presentazione di dati e risultati nel corso del Convegno Nazionale IM PIAN T I DI INC EN ER IM EN T O. Esperienze di studi e monitoraggio nella ricerca della compatibilit ambientale, Pistoia 2-3 dicembre 2011. Anche accettando le argomentazioni fornite nel Convegno pistoiese dai responsabili Ausl 3 e Arpat Pistoia che indicano nell incenerimento non l unica fonte di inquinamento da diossine, furani, pcb, altri metalli pesanti, cadmio, mercurio, arsenico - ma con la fonte inceneritore che viene indicata sempre come corresponsabile di primo piano dell inquinamento e delle tossicit presenti - emerge il seguente scenario certo e verificato : * esiste una diffusa contaminazione delle matrici ambientali e biologiche di porzioni estese della pianura pistoiese e pratese da contaminanti dannosi per la salute prodotti ed emessi da fonti che usano la combustione, in particolare dagli inceneritori di Montale e di Baciacavallo, o da altre fonti ( uso di diserbanti e anticrittogamici nel vivaismo; attivit tessile ).
IL DANNO PER LA SALUTE ACCERTATO.
* sono disponibili e provate, modalit e pratiche di gestione dei rifiuti che vanno nella direzione del
riutilizzo, del riciclaggio, del compostaggio e che non hanno bisogno della combustione e dell incenerimento. Si pu, in sostanza fare a meno dell incenerimento : ci sono alternative combustione zero. PER QUESTE RAGIONI il primo atto serio, responsabile e saggio sul piano economico, ecologico a difesa della salute degli abitanti e dell ambiente, non pu che essere la rinuncia all incenerimento. In questo quadro, a livello di ATO Toscana Centro, occorre chiudere SUBITO gli inceneritori di Montale e di Rufina oltre a impianti di coincenerimento e incenerimento per rifiuti industriali - e abbandonare la scelta dei nuovi inceneritori a Case Passerini e a Testi, contribuendo cos a diminuire quella diffusa tossicit sul territorio che resta in ogni caso un problema da approfondire e risolvere, anche avviando una campagna di bonifiche territoriali. Dopo i reiterati superamenti dei limiti di emissione di diossine e furani nel normale funzionamento dell'inceneritore di Montale verificati a maggio 2007 ( e resi noti solo a fine giugno), negli esami eseguiti su matrici animali nelle zone di ricaduta degli inceneritori di Montale e Baciacavallo sono risultati livelli di diossine e PCB dioxin like ben oltre i limiti di legge, in polli, uova, latte ovino, pesci, matrici biologiche non considerabili alimenti ai sensi della normativa vigente........ secondo il Dipartimento Prevenzione AUSL 3 Pistoia( Convegno nazionaleImpianti di incenerimento- Pistoia 2-3 dicembre 2011). Le diossine sono presenti in concentrazioni elevate sia nell'acqua delle condotte comunali (indagini dell Ausl 3 ), sia nel latte di madri residenti nella zona ( analisi fatte effettuare dai comitati presso un laboratorio accreditato).
Nell indagine relativa allo stato di salute della popolazione residente presentata al Convegno nazionale del 2-3 dicembre 2011, vengono rilevati gli eccessi di mortalit statisticamente significativi, l'elevata mortalit proporzionale neoplastica, la consistente mortalit oncologica negli uomini di Agliana ed un profilo di salute delle popolazioni residenti intorno all'inceneritore di Montale, in particolare da un punto di vista oncologico, che rende necessari sorveglianze ed approfondimenti ulteriori. In particolare nella Relazione del Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 Pistoia, presentata al Convegno, viene riportata la Revisione delle sostanze cancerogene IARC 2010, tra le quali : diossina 2,3,7,8, TCDD 2,3,4,7,8 pentaclorodibenzofurano (2,3,4,7,8 PeCDF) 3,3,4,4,5, - pentaclorobifenile (PCB126) rimarcando che:
La diossina 2,3,7,8, TCDD confermata cancerogeno per luomo in quanto vi sono sufficienti evidenze del rapporto causa-effetto tra lesposizione a tale sostanza e linsorgenza per tutti i tumori combinati; considerata cancerogeno con limitate evidenze per il sarcoma dei tessuti molli, linfoma non Hodgkin e tumore del polmone ; e che conseguentemente non pi rinviabile
RIDURRE LESPOSIZIONE A TALI SOSTANZE QUINDI UN OBBLIGO e infine viene concluso I risultati rendono necessario , nelle aree monitorate, intensificare le azioni di prevenzione primaria e secondaria sia a livello individuale (corretta alimentazione, lotta al fumo, promozione dell'attivit motoria, corretti stili di vita, screening, ecc.), sia di prevenzione in ambito lavorativo, sia ambientale (incenerimento, industrie, traffico, cattive pratiche agricole e di combustione, ecc.) sia di protezione all'esposizione verso gli stessi inquinanti.
Ma nonostante queste ed altre evidenze sanitarie
IL PIANO DELL ATO TOSCANA DELLINCENERITORE DI MONTALE CENTRO PREVEDE ADDIRITTURA LAMPLIAMENTO
RIP OR TIA M O NE LLE PA GI NE SE GUE NTI A LC U NE DE LLE I NF OR MA ZIO NI E DE LLE ANA LI SI PR ESE NTA TE A L C O NVE GNO DE L 2 /3 DICE M BR E A PIS TOIA DA L D O TT. BIA GI NI DE LL A US L 3, PIS T OIA.
Convegno nazionale - Impianti di incenerimento Pistoia 2-3 dicembre 2011 ASPETTI SANITARI Dott. Ro be rto Bi agini, Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 Pistoia
COMPONENTI ALIMENTARI CHE ESPONGONO LA POPOLAZIONE UMANA A CONTAMINAZIONE DA DIOSSINE, FURANI E SOSTANZE DIOXIN-LIKE.
EVIDENZE E RISULTATI DELLE INDAGINI MODALITA E AZIONI PER I MONITORAGGI SULLE FONTI DI TOSSICITA A)
FUNZIONI DEL TAVOLO ISTITUZIONALE DELLE PROVINCE DI PISTOIA E DI PRATO SU RILEVAZIONI E INDAGINI NEI COMUNI DI MONTALE , AGLIANA E MONTEMURLO SORVEGLIANZA STATO DI SALUTE Delineare le caratteristiche di salute della popolazione Seguirne levoluzione nel tempo
Confrontarle con altre aree geografiche STRUMENTI Registro Mortalit Regionale/Istat Registro Tumori di Prato e Firenze Certificati di assistenza al parto Indagine epidemiologica ad hoc 1 15 5
DATI SULLA MORTALIT NEOPLASTICA ( Fonte Regione Toscana, Ausl 4 e Ausl 3 ) ANNI 1987-2008
I decessi in AMM sono stati complessivamente 3.324 di questi 2.324 si sono verificati nel periodo 1987-2008
Il rapporto maschi/femmine tendenzialmente superiore a quello regionale Et media di morte pari a 70,1 anni per gli uomini e 71,9 anni per le donne Il rapporto tra le morti causate da tumore ed il totale delle morti superiore a quello riscontrato nelle aree di confronto
I Tassi standardizzati relativi alla mortalit neoplastica complessiva a Montemurlo sono inferiori a quelli delle aree di confronto sia nei maschi che nelle femmine I Tassi standardizzati riscontrati a Montale e, soprattutto, ad Agliana negli uomini risultano maggiori rispetto a quelli regionali e tra i pi elevati delle province di Pistoia e Prato
In contro-tendenza con il trend di riduzione regionale i seguenti tumori nei maschi: retto, sis tem a n ervoso ed e ncef alo
Il tumore del polmone negli uomini risulta in progressiva forte flessione con tassi tendenzialmente superiori a quelli regionali fino al 2002; nelle femmine i tassi seguono la lieve crescita toscana a partire da Tassi Standardizzati sensibilmente inferiori
I linfomi non-Hodgkin registrano nei maschi una forte flessione a partire da tassi molto elevati negli anni 90, mentre nelle femmine si riscontra un leggero incremento in controtendenza rispetto al trend toscano
Eccessi di mortalit statisticamente significativi : Tumore stomaco maschi anni 1988 - 1991 e 2000 Tumore fegato donne anni 1988 - 91 Mieloma donne anni 1996 - 1998
CERTIFICATI ASSISTENZA AL PARTO (CAP) Anni 2007-09 ASL 3 Due nati morti (eventi sentinella): uno a Montale ed uno a Montemurlo AD AGLIANA : Percentuali di neonati con difetti di accrescimento fetale e malformazioni superiori a quelle provincialI. Tali risultati inducono a proseguire la sorveglianza integrandola con la rilevazione degli aborti spontanei e della mortalit nella prime settimane di vita
INDAGINE EPIDEMIOLOGICA I risultati della sorveglianza tramite dati correnti e la indisponibilit di dati di incidenza relativi ai comuni di Agliana e Montale rendono necessario approfondire lindagine con mezzi pi specifici e sensibili
COME GIA EVIDENZIATO IN PRECEDENZA, IL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE DELL AUSL 3, ( PISTOIA )CONCLUDE I risultati rendono necessario , nelle aree monitorate, intensificare le azioni di prevenzione primaria e secondaria sia a livello individuale (corretta alimentazione, lotta al fumo, promozione dell'attivit motoria, corretti stili di vita, screening, ecc.), sia di prevenzione in ambito lavorativo, sia ambientale (incenerimento, industrie, traffico, cattive pratiche agricole e di combustione, ecc.) sia di protezione all'esposizione verso gli stessi inquinanti.
LIMPATTO SULLAMBIENTE E SULLA SALUTE DEGLI INCENERITORI
Dal punto di vista strettamente sanitario, una corretta gestione del ciclo dei rifiuti non dovrebbe assolutamente prevedere il loro incenerimento. Perch gli inceneritori, oltre ad emettere un cospicuo numero di sostanze tossiche e cancerogene in atmosfera, provocano anche la produzione di ceneri pesanti e leggere: veri e propri rifiuti speciali, ad alto contenuto di diossina, che rappresentano il 15-30% del rifiuto combustibile usato e che devono essere smaltite in discariche speciali; determinano sempre una compromissione aggiuntiva del territorio su cui sono impiantati(gli abitanti ed i lavoratori della intossicata Piana Fiorentina, per esempio, come potrebbero sopportare l' ulteriore carico di inquinamento dell'inceneritore di Case Passerini? ); contribuiscono al riscaldamento globale; impediscono la riduzione dei rifiuti perch i gestori richiedono quantit sempre maggiori di rifiuti da incenerire per ovvi vantaggi economici. Solide evidenze scientifiche mostrano che i molteplici inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano effetti nocivi sulla salute delle popolazioni residenti in prossimit degli impianti o perch vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perch, ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dellagricoltura, della zootecnia e quindi la catena alimentare. Lincenerimento infatti non smaltisce i rifiuti ma ne modifica forma e volume, trasferendoli altrove: nellaria, nellacqua, nei terreni e nelle discariche. Le emissioni di tutti gli inceneritori contengono una infinit di sostanze tossiche e cancerogene: particolato inalabile (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine (PM0.1); metalli pesanti (cadmio,vanadio,mercurio,cromo,nichel,piombo..ecct); sostanze organiche persistenti (idrocarburi policiclici aromatici, policolorobifenili, diossine, furani), composti organici volatili, ossidi di azoto e zolfo, ozono. Molte di queste sostanze hanno una elevata stabilit molecolare che ne favorisce la persistenza nellambiente ed il bioaccumulo nei soggetti esposti; molte di queste sostanze hanno la peculiarit di alterare l'equilibrio endocrino (vedi gli interferenti endocrini), di essere genotossiche e cancerogene anche a dosi infinitesimali (22); c' da tenere in seria considerazione oltre la tossicit singola anche l'effetto combinato della miscela di tutte queste sostanze che possono interagire fra di loro bioamplificandosi; lincenerimento dei rifiuti produce anche molecole nuove, non presenti nella materia originaria, potenzialmente nocive. Assolutamente da non trascurare lesposizione per via alimentare, fonte prioritaria di assimilazione delle diossine e di altri inquinanti persistenti e bioaccumulabili, di cui gli inceneritori sono indiscutibili sorgenti. Attraverso la catena alimentare anche soggetti residenti fuori dalle aree di ricaduta degli inquinanti possono subire una importante esposizione(29). Per cui ridurre l'esposizione a tali sostanze un obbligo irrinunciabile. IL RAPPORTO AMBIENTE E SALUTE Negli ultimi due secoli, ma soprattutto negli ultimi 50 anni sono state introdotte nellambiente una miriade di sostanze di ogni tipo e di nuove molecole, a cui si aggiungono una quantit impressionante di emissioni di radiazioni o radiofrequenze nelletere: tutto questo inevitabilmente interferisce con il nostro organismo e pu condizionarne il naturale equilibrio. Esistono numerosi e consistenti indizi che fanno supporre un rapporto molto stretto fra laumento di incidenza di molte forme tumorali e lambiente che ci sta circondando(29). I vecchi dati epidemiologici di Doll e Peto pubblicati nel 1981, riguardanti studi condotti negli anni 60-70 e secondo cui solo un 2% dei tumori attribuibile a cause ambientali appaiono obsoleti ed ormai inadatti a chiarire le cause dell'incremento di incidenza tumorale nelle fasce di et pi giovani(29). Ormai diversi Autori stanno analizzando come nell'Ambiente ci debbano essere ben altre cause a determinare questo fenomeno che non pu essere ricondotto solo all'invecchiamento della popolazione o agli stili di vita(29). Per le sostanze cancerogene o per quelle che si accumulano nellambiente e nei tessuti umani non mai possibile stabilire un limite soglia del tutto sicuro, anzi secondo le ultime acquisizioni scientifiche i rischi maggiori dellinquinamento atmosferico nelle nostre citt e aree industriali non sarebbero tanto i pur gravi effetti sanitari causati dagli sforamenti delle soglie convenzionali, quanto piuttosto quelli invisibili causati da una esposizione ambientale diffusa e continua a dosi infinitesimali di molecole pro-cancerogene e/o potenzialmente cancerogene come ad es. metalli pesanti, diossine, interferenti endocrini, particolato ultrasottile (sostanze emesse anche dai moderni inceneritori). Alcune patologie croniche, come l'aumento dell'obesit e delle malattie correlate e l'incremento di alcuni tumori sono sicuramente il risultato di un modello di sviluppo che comporta la dispersione di un gran numero di sostanze chimiche pericolose nell'ambiente, anche attraverso i rifiuti (28). Inoltre tutta questa serie di cattive informazioni provenienti dallambiente, sarebbe in grado di interferire, nel feto, con il normale processo
di differenziazione cellulare e potrebbe tradursi in malattie destinate a rivelarsi dopo anni o decenni e persino nelle generazioni successive(DOHaD: Developmental Origins of Health and Diseases)(26) (30). Alla luce di tutte queste considerazioni evidente oltre che assurdo andare ad aggiungere altro inquinamento con gli inceneritori: assolutamente raccomandabile pertanto che, in sostituzione della combustione dei rifiuti, vengano implementate pratiche quali riduzione, recupero e riciclo, ci darebbe un sostanziale contributo alla prevenzione primaria e ad un corretto utilizzo delle risorse(29). STUDI SCIENTIFICI SULLA NOCIVITA' DEGLI INCENERITORI Per gli inceneritori esistenti, citiamo i risultati di alcuni studi epidemiologici che documentano direttamente eccessi di rischio, neoplastici o non, per varie patologie nella popolazione residente in vicinanza degli impianti: una accurata revisione quella riportata negli Annali dellIstituto superiore di Sanit (4). Gli effetti non neoplastici pi segnalati sono ascrivibili soprattutto agli effetti di diossine (e pi in generale agli interferenti endocrini) ed allemissione di particolato e ossidi di azoto. Sono stati descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni (5), incremento dei nati femmine e parti gemellari (6-7), incremento di malformazioni congenite (8-9), ipofunzione tiroidea, disturbi nella pubert (10) ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio (11) condotto in Giappone ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka - ove sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) - ed ha evidenziato una relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola allimpianto di incenerimento e sintomi quali: difficolt di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza. Nell'ambito del Progetto Moniter (vedi anche dopo) uno studio condotto su 9.950 bambini nati nel periodo 2003-2006 nelle aree di quattro chilometri di raggio intorno a ciascuno degli otto inceneritori di rifiuti solidi urbani a attualmente in funzione in Emilia Romagna, ha rilevatoun'associazione coerente e statisticamente significativa tra livelli di esposizione a emissioni da inceneritore e nascite pretermine. Da uno studio simile condotto in Francia da una equipe dellUniversit di Lione, sono emersi picchi di malformazioni urogenitali nei nuovi nati in relazione allesposizione a diossine emesse dagli inceneritori (23). Ancor pi numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro: segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta lassociazione per cancro al polmone (12-13), linfomi non Hodgkin (14-15-16-17), neoplasie infantili (18) e soprattutto sarcomi, patologia ormai considerata sentinella dellinquinamento da inceneritori (19-20-21). Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile, probabilmente per una maggior stanzialit nellarea esposta. In particolare nella ricerca condotta in Francia dallInstitut de Veille Sanitarie (INVS) su popolazioni residenti in prossimit di 16 impianti di incenerimento (circa 2.5 milioni di persone) si evidenziano incrementi di sarcomi, di linfomi non Hodgkin, cancro al fegato, di tutti i cancri nelle donne ed incremento del rischio di incidenza per mieloma multiplo in entrambi i sessi. A Coriano (Forl) nell ambito dello studio Enhance Health, finanziato dall UE (20) stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalit generale e per tutti i tumori, in particolare per i tumori dello stomaco, colon-retto e mammella. Inoltre, dallanalisi delle SDO (Schede di Dimissione Ospedaliera), emergevano altri danni alla salute: altri aumenti statisticamente significativi di ricoveri per patologie respiratorie, renali, cardiache, diabete ed abortivit spontanea (29). Lo scandalo di Montale(Pt): dopo gli sforamenti dei limiti di emissione di diossine e furani da parte dell'inceneritore di Montale verificati nel periodo maggio-luglio 2007, negli esami eseguiti su matrici animali nelle zone di ricaduta degli inceneritori di Montale e Baciacavallo sono risultati livelli di diossine e PCB dioxin like ben oltre i limiti di legge, in polli, uova, latte ovino, pesci, matrici biologiche non considerabili alimenti ai sensi della normativa vigente........ secondo il Dipartimento Prevenzione AUSL 3 Pistoia( Convegno nazionale-Impianti di incenerimento- Pistoia 2-3 dicembre 2011). Cos nel latte di madri residenti nella zona, cos pure nell'acqua delle condotte comunali le diossine raggiungevano concentrazioni elevatissime. Il Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 di Pistoia in una indagine relativa allo stato di salute della popolazione residente ( Convegno nazionale-Impianti di incenerimento- Pistoia 2-3 dicembre 2011) rileva gli eccessi di mortalit statisticamente significativi, l'elevata mortalit proporzionale neoplastica, la consistente mortalit oncologica negli uomini di Agliana ed un profilo di salute delle popolazioni residenti intorno all'inceneritore di Montale, sopratutto da un punto di vista oncologico, che rende necessari sorveglianze ed approfondimenti ulteriori.....ma l'inceneritore non viene fermato dalle autorit preposte, anzi lo si vuole ampliare! Vi sufficiente accordo nel riconoscere i danni alla salute, specie tumorali, originati dai vecchi impianti di incenerimento. Ci confermato dalla posizione dellAssociazione Italiana di Epidemiologia (AIE) che afferma: gli impianti di vecchia generazione hanno certamente comportato lesposizione ambientale della popolazione
residente a livelli elevati di sostanze tossiche.[] Studi metodologicamente robusti e difficilmente contestabili hanno messo in evidenza eccessi di tumori riconducibili allesposizione a diossine(29). Viceversa aperto il dibattito circa i rischi rappresentati dai nuovi impianti che per alcuni sarebbero del tutto trascurabili[?!], per altri viceversa degni di nota (29). I NUOVI INCENERITORI: UNA SOLUZIONE a ppa re nte ment e MENO TOSSICA c he RIMANE UNA SOLUZIONE TOSSICA. La storia pi recente della medicina o forse sarebbe meglio dire quella dellinquinamento, ci racconta di storie secondo le quali i produttori di sostanze nocive o tossiche hanno continuato a spandere per anni i propri prodotti aggirando in vario modo le norme ed i controlli, sostenendo di volta in volta che la nuova produzione non era dannosa o che lo era molto meno della precedente: gi successo, per gli erbicidi e per le sigarette light salvo scoprire poi, dopo anni, che la tossicit era di fatto sostanzialmente immutata (29). Gli inceneritori di nuova generazione, con le loro alte temperature di esercizio, i loro enormi volumi di rifiuto bruciato, le loro centinaia di migliaia di metri cubi di fumi emessi, le tonnellate di ceneri e scorie tossiche, costituiscono punti di emissione importanti di sostanze tossiche e cancerogene in ambiente. Premesso che tutti i possibili controlli di monitoraggio ambientale, biologico e sanitario, non riducono gli effetti, ma semplicemente li registrano, fatti salvi gli errori di confondimento e non. E' vero che per gli inceneritori di ultima generazione sono previsti limiti di sicurezza notevolmente inferiori, ma una sostanza mutagena e cancerogena, come le diossine, certi metalli pesanti ( come arsenico, berillio, cadmio, benzene, IPA, piombo, mercurio, nichel..ecct), il particolato ultrafine, non pu essere tollerata nemmeno in piccole quantit! e questo vale in particolar modo per i bambini: Il cancro, o ce l'hai o non ce l'hai! Non esiste una diagnosi del tipo: presenta un po' di cancro(27). E' altrettanto vero che spesso le quantit di rifiuti bruciati sono molto maggiori: Negli impianti di grandi dimensioni le basse concentrazioni di sostanze tossiche nelle emissioni possono essere vanificate dalle elevate quantit in volume delle emissioni nellunit di tempo. Va tenuto presente che se anche gli impianti di nuova generazione emettono poco per unit di rifiuto, trattano quantit assolute assai pi grandi dei loro antenati(da un documento dellAssociazione Italiana di Epidemiologia del 2008)(21). Quindi, anche se a basse concentrazioni la quantit totale di inquinanti emessi in atmosfera pu essere rilevante, in un inceneritore di grosse dimensioni. Ne consegue che un inceneritore, anche se di ultima generazione, non pu mai avere un impatto sulla salute pari o prossimo a zero. A questo proposito riportiamo il parere dell'epidemiologo Fabrizio Bianchi :Il giudizio di assenza di rischio per le popolazioni residenti intorno ad inceneritori rilasciato dal professor Veronesi e da colleghi epidemiologi ed oncologi di riconosciuto valore, mi inquieta non tanto perch non condivida il giudizio, ma per la loro assunzione di una certezza che il metodo scientifico in uso non consente di dare.(24) Il punto, quindi, quello di stabilire l'entit del danno alla salute che si ritiene accettabile. Gli amministratori di una comunit possono decidere se scambiare un certo danno alla salute con altri vantaggi (come le cd. compensazioni secondarie) o esercitare un sacrosanto principio di precauzione. Il Principio di Precauzione sancito dallart 15 della Dichiarazione di RIO (giugno 1992) e successivamente ratificato dallUnione Europea recita: Quando una attivit crea possibilit di fare male alla salute o allambiente, misure precauzionali dovrebbero essere prese, anche se alcune relazioni di causa-effetto non sono stabilite dalla scienza. Il documento Europeo del WHO del 2004 dal titolo The precautionary principle: protecting public health, the environment and the future of our children,consultabile sul sito:publicationrequests@euro.who.int, precisa come il Principio di Precauzione non sia sinonimo di Prevenzione: questultima riguarda ci che noto come rischio, la Precauzione riguarda ci che ancora incerto ed un possibile rischio o pericolo. Ne consegue il Principio di Responsabilit ben descritto da Lorenzo Tomatis: Adottare questi due principi significa anche: - accettare il dovere di informare, - impedire loccultamento di informazioni su possibili rischi...(29). Gli inceneritori di nuova generazione infatti bloccano le grandi molecole ed in parte le diossine (le molecole di diossina hanno un punto di rottura del loro legame a temperature superiori a 850C, ma durante le fasi di raffreddamento esse si riaggregano e si riformano(25)), ma riducono solo in minima parte l'immissione in ambiente di metalli pesanti e particolato fine ed ultrafine. Le conseguenze sulla salute umana del particolato sono da tempo riconosciute e sono tanto pi gravi quanto minore il diametro delle particelle: i moderni inceneritori, a causa delle elevate temperature di esercizio, sono fonte ragguardevole di particolato ultrafine. Le particelle di
dimensioni inferiori a 0.1m non vengono trattenute neppure dai pi moderni sistemi di abbattimento e non sono soggette ad alcun tipo di monitoraggio; queste particelle sono in grado di attraversare la parete degli alveoli polmonari, entrare nel circolo ematico e giungere in ogni distretto dellorganismo: i danni che ne conseguono sono rappresentati da stress ossidativo, stato di infiammazione generalizzato, aumento della viscosit(29). Non neppure vero che lapplicazione delle migliori tecnologie disponibili (Best Available Tecnology, BAT) riduca le emissioni inquinanti a livelli trascurabili; viceversa, anche con le BAT, rimangono aperti numerosi aspetti critici legati alle caratteristiche dei sistemi di abbattimento, alla composizione dei rifiuti, al controllo delle fasi critiche di accensione e spegnimento. Inoltre la maggiore efficacia delle BAT comporta il trasferimento degli inquinanti pi pericolosi e persistenti dai fumi alle ceneri, aspetto troppo spesso trascurato(29). D'altra parte, troppo breve il tempo trascorso dallentrata in funzione dei nuovi inceneritori, per potere evidenziarne ora rapporti causali con malattie che hanno una latenza clinica (il tempo che intercorre tra l'inizio dell'esposizione e la comparsa del danno) di decenni. Per dai dati parziali emersi, alla fine del 2011, dal Progetto Moniter (studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull'ambiente e sulla salute delle popolazioni residenti in un raggio di 4 km dagli 8 inceneritori attivi nel territorio regionale) sono gi evidenti: l'aumento delle malformazioni fetali, l'aumento di nascite pretermine, l'aumento di abortivit spontanea, l'aumento dell'incidenza di linfomi non Hodgkin e di tumore del fegato, nonch di mortalit tumorale del feto per le donne e del pancreas per gli uomini. Questi segnali, in realt molto preoccupanti, sono stati invece divulgati dai decisori politici come rassicuranti e senza nessun rischio sanitario per la popolazione! seguendo la consumata logica della minimizzazione del danno, della rassicurazione ad oltranza, del contesto territoriale antropizzato su cui insistono altri fattori di pressione ambientale . La verit che nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall'incenerimento dei rifiuti pu oggi essere considerato accettabile. Ricordiamo che l'informazione e la comunicazione in materia ambientale e di salute (talvolta distorte) devono essere diritti dei cittadini, sanciti dalle norme comunitarie (Direttive 2003/4/CE e 2003/35/CE) e italiane (D.Lgs. n. 195/2005).
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DISTRUZIONE DI MATERIA-ENERGIA-INFORMAZIONE 2.1.
Per quanto riguarda gli aspetti sanitari ormai conclamato che Esistono convincenti evidenze circa laumento del rischio di cancro e patologie non neoplastiche connesso con lesposizione alle emissioni dei vecchi inceneritori, ed in particolare circa gli eccessi di tumori riconducibili allesposizione a diossine. Sul piano scientifico-epidemiologico, non esistono evidenze in grado di far ritenere che gli inceneritori attualmente in funzione comportino minore impatto sanitario, in particolare a lungo termine, sulle patologie cronico-degenerative, incluso quelle neoplastiche: la taglia ed il numero degli impianti tende a crescere costantemente e ci potr dare un contributo non trascurabile su scala globale a gas serra e a inquinanti persistenti, come segnalato anche da un recente Report OMS. Il danno dei nuovi inceneritori viene sempre pervicacemente minimizzato, come dimostra in questi giorni (dicembre 2011) il tentativo di far passare come tranquillizzanti i dati emersi dal Progetto Moniter (monitoraggio inceneritori in Emilia Romagna) da parte della stessa Regione Emilia Romagna, seccamente smentito dal Comitato Scientifico di detto progetto, che invece ha evidenziato che non si possono escludere effetti dannosi sulla salute umana. In pi l'assunto che un piccolo carico tossico non danneggi si fonda sul falso presupposto che una sostanza che stata provata essere dannosa, mutagena o cancerogena pu essere tollerata in piccole quantit. Il cancro, o ce l'hai o non ce l'hai! Non esiste una diagnosi del tipo: presenta un po' di cancro ( Gunter Pauli ). 2.2. Per quanto riguarda l utilizzo e lo spreco di materiali, di fonti energetiche non rinnovabili, del lavoro e della creativit umane incorporate nelle merci e nei prodotti d uso, successivamente incenerite o inviate in discarica, evidente che un mucchio di rifiuti che viene incenerito pu essere bruciato una sola volta. Nei fumi, nelle ceneri, nel calore che escono da un inceneritore racchiusa la stessa quantit di energia che vi era nel mucchio di rifiuti non ancora bruciato. Tuttavia la quantit di energia contenuta nei residui della combustione non pi disponibile per l uso, a differenza dell energia libera e della materia incorporate e ordinate nei prodotti, nei beni economici e nelle diverse frazioni omogenee non mescolate degli scarti di produzione e consumo. Questo ordine pi elevato di un prodotto - e di un residuo omogeneo per tipologia e materiale - rispetto ai composti che lo costituiscono ( per esempio l acciaio pi ordinato rispetto al carbone e al ferro con cui viene prodotto, i quali sono mescolati ad altre sostanze nella crosta terrestre ), ottenuto a spese dell energia e della materia disponibili nell intero sistema e a spese dell aumento del disordine nell ambiente circostante, a causa dell immissione degli scarti dei processi produttivi e di consumo che, negli attuali processi di produzione e trattamento, assumono la forma di rifiuti che aumentano l entropia. L entropia misura appunto laumento del disordine di un sistema, la degradazione delle sue potenzialit.
La bioeconomia ( cfr. Georgescu-Roegen ) coglie questo aspetto qualitativo in contrapposizione alla teoria economica dominante che continua ad ignorare tutti i fenomeni legati al passaggio del tempo ( freccia del tempo ) e all evoluzione dei processi biologici ed economici.
Le riserve di materiali e di fonti energetiche non rinnovabili sono scarse. Le riserve naturali costituiscono un problema perch il loro stock non solo finito, vale a dire limitato, ma anche irrevocabilmente esauribile. Non vi sarebbe scarsit economica, anche in presenza di una quantit finita di riserve accessibili, se energia e materia, in forza appunto della legge di entropia, non si degradassero da uno stato in cui sono utilizzabili a uno in cui risultano inutilizzabili. La legge dell entropia introduce la nozione di evoluzione e di freccia del tempo : tempo e irreversibilit si trovano connessi. La sua idea base che alcuni processi si muovono in una sola direzione e non possono essere ripetuti senza costo; un costo economico ed energetico insostenibile. La legge di entropia afferma che l entropia di un sistema isolato ( un sistema cio che non scambia n energia n materia con l ambiente circostante) aumenta in modo irreversibile. Il processo di produzione e di smaltimento dei rifiuti, come anche i processi biologici, sembrano contraddire la legge di entropia, in quanto appaiono pi ordinati dei loro componenti costitutivi, trattandosi di sistemi aperti che scambiano materia ed energia con l ambiente esterno. Ma questa bassa entropia ( neghentropia : entropia negativa ) ottenuta attraverso la dissipazione di entropia nell ambiente con gli scarti dei rifiuti e il calore. Tutti i processi economici consumano bassa entropia ( energia libera utilizzabile e strutture materiali disposte secondo uno schema regolare ) e trasformano l Input di bassa entropia in Output di alta entropia ( cio in energia dissipata, inutilizzabile ) e in scarti privi di valore. L INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E LA MODALITA DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI CHE PIU DISTRUGGE MATERIA-ENERGIA E AUMENTA L ENTROPIA, VALE A DIRE RENDE NON PIU DISPONIBILI PER ULTERIORI UTILIZZI LA MATERIA E L ENERGIA INCORPORATE NEI PRODOTTI. QUESTA TRASFORMAZIONE DA BASSA AD ALTA ENTROPIA IRR EVE R SIBILE. Lincenerimento non risolve il problema dei rifiuti, sia perch lo sposta in atmosfera e in discarica dove vengono conferiti i residui tossici della combustione e della depurazione dei fumi, sia soprattutto perch confligge con la riduzione dei rifiuti ed il riciclo dei materiali, in quanto una volta che questi impianti molto costosi sono stati costruiti, i gestori necessitano di una fonte continua di rifiuti per alimentarli. assolutamente raccomandabile pertanto che, in sostituzione della combustione, vengano implementate pratiche quali riduzione, recupero e riciclo: ci darebbe un sostanziale contributo alla prevenzione primaria e ad un corretto utilizzo delle risorse . Oltre il 90 per cento dei rifiuti non sono infatti scarti, ma materiali che possono essere immessi nuovamente nei cicli produttivi risparmiando due volte: sull'estrazione delle materie prime e sull'impatto ambientale dello smaltimento, creando occupazione e coscienza civica grazie alla raccolta differenziata ed al riciclaggio. Esiste anche un'impiantistica alternativa alla combustione in grado di recuperare dagli scarti tutto ci che riciclabile, minimizzando ancora di pi i flussi verso lo smaltimento.
ECCEDENZA QUALITATIVA E COSTRUTTIVA vs ECCEDENZA QUANTITATIVA E DISTRUTTIVA Il sistema economico attuale si basa sull eccedenza materiale e quantitativa : aumento della produzione di merci, centralit degli scambi di mercato, uso esteso e distruttivo delle riserve di materia e fonti energetiche fossili, di acqua e biodiversit, all interno di una logica consumistica ben rappresentata dalla dittatura del P.I.L. quale presunto indicatore della ricchezza sociale. L eccedenza propria dei movimenti urbani e rurali, dei comitati di abitanti, delle associazioni di base invece una eccedenza qualitativa, un plusvalore in creativit, conoscenza, cura, affettivit, solidariet tra gli esseri umani
e tra questi e il vivente, in coerenti pratiche di utilizzo della Natura e di
messa in comune di beni.
Se vero che la materia e le fonti energetiche non rinnovabili non sono solo scarse ma anche esauribili e degradabili, non sono n scarse n degradabili la conoscenza, la creativit, il lavoro e la progettualit umane intese come relazione virtuosa di uso della Natura: vale a dire l informazione, sia quella biologica e delle relazioni ecologiche, sia quella antropica ( culturale e tecnoscientifica incorporate nei beni economici e nei contesti prodotti dalla societ umana ). La conoscenza, la creativit e progettualit umane sono un bene comune in quanto la trasmissione e la circolazione di tali beni non portano ad un loro impoverimento o ad una loro degradazione, e neppure ad un impoverimento dei soggetti che li trasmettono; al contrario portano ad un reciproco comune arricchimento dei beni e dei soggetti coinvolti. Si tratta quindi di non restare prigionieri della logica di scarsit, evitando di considerare soltanto per cos dire il corno naturalistico/materiale del problema, ma di vederlo interrelato con la conoscenza e la creativit umane che difendono gli antichi commons e ne producono di nuovi. Se l entropia dissipata da un sistema corrisponde a un guadagno di bassa entropia che aumento di informazione, di complessit e di organizzazione, bisogna allora puntare sulla informazione, sulla organizzazione dei processi di progettazione e produzione delle merci e di gestione virtuosa dei residui. La conoscenza incorporata nei prodotti, nelle merci, negli oggetti deve essere considerata come contemporaneo e rinnovato uso ci vic o. E PRECISAMENTE LA MOBILITAZIONE E LA CONDIVISIONE SOCIALE DI QUESTA ECCEDENZA DI CREATIVIT, DI PROGETTUALITA, DI PRATICHE VIRTUOSE NELLA GESTIONE DEI RESIDUI, DI ATTIVITA UMANE VOLTE ALLA COSTRUZIONE DI UNA ECONOMIA LOCALE NON DISTRUTTIVA - UNA ECCEDENZA QUALITATIVA NON RIDUCIBILE ALLE LOGICHE ASTRATTE DEL P.I.L. E NON DISPONIBILE AD ESSERE DEPOTENZIATA - CHE ALLA BASE DI ALTERPIANO.
II ALTERPIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI IN ATO TOSCANA CENTRO
Alla situazione di degrado, di tossicit e di inquinamento del territorio; alla distruzione di m ate ri aenergi a -info rm a zion e e al caos dei rifiuti, il Piano Interprovinciale ATO Toscana Centro risponde con ricette che non sono in grado non si dice di risolvere ma nemmeno di affrontare il problema che abbiamo davanti. Il Pi ano A to Tosc an a Cent ro arre trato no n solo n e i co nfron ti delle p rogett ualit esp ress e d ai com it ati e dai mo vim ent i, m a a nc he rispe tto alle b uone p ra tic he di alcu ne am min ist ra zi oni locali e a zien d e lungimi rant i e alle stes se n orme co mu nit arie e na zio nali c he no n ha nno potu to fa re a m eno di cogli ere il ri verbe ro delle lott e te rrito ri ali e delle p ropos te. Il Piano ATO Toscana Centro risponde con la vecchia cantilena del Sistema integrato, in realt il binomio inceneritore-discarica e viola le norme comunitarie e nazionali. Proseguendo in questo l imbroglio portato avanti con la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che non valuta, confrontandoli nelle modalit e nei costi, sistemi di gestione e di trattamento anche impiantistico tra loro diversificati. La VAS quindi perlomeno monca e sicuramente inefficace. Alterpiano - in piena sintonia con le pratiche virtuose, le migliori esperienze di aziende e amministrazioni lungimiranti e le potenzialit contenute nella Direttiva Comunitaria 2008/98 - PUNTA SUGLI ASPETTI ORGANIZZATIVI E GESTIONALI PI CHE SUL DOGMA IMPIANTISTICO, PUR NELLA CONSAPEVOLEZZA DELLA NECESSIT DI ALCUNE INFRASTRUTTURE RIFERITE UNICAMENTE ALLE FASI DEL RICICLAGGIO E DEL RIUTILIZZO, E DI TRATTAMENTO DEI RESIDUI DEI RESIDUI, BLOCCANDO QUALSIASI PROGETTO DI IMPIANTI PESANTI, NOCIVI E NON NECESSARI, STANDO AI CONTI E ALLE NUOVE MODALITA GESTIONALI. L aspetto centrale di Alterpiano avviare e rendere possibile * una effettiva prevenzione / riduzione della produzione dei rifiuti; il riciclaggio, il riuso; * un miglioramento qualitativo continuo dei residui dei residui partendo da ci che resta dagli scarti dei trattamenti di riutilizzo e riciclaggio, il che permette di ridurre il consumo di energia e di riserve ambientali e gli inquinanti. La proposta di Alterpiano parte da una posizione pragmatica : * il punto avviare pratiche concrete a difesa della salute umana, per ridurre l utilizzo della materia, prevenire la produzione dei rifiuti, concretizzare pratiche di riutilizzo e di riciclaggio sia nel processo di trattamento degli scarti senza combustione che nella riprogettazione degli scarti degli scarti, vale a dire di quell output che oggi non riutilizzabile e riciclabile per errori di progettazione o subalternit alla logica perversa dell usa e getta, e sul quale occorre intervenire per avere un Input virtuoso vale a dire beni e prodotti che siano realmente riutilizzabili o riciclabili, oppure che possano diventare la base per nuovi prodotti e per altri processi produttivi virtuosi. Resta naturalmente centrale la diffusione di raccolte differenziate da avviare effettivamente al riutilizzo e al riciclaggio. Queste azioni sono facilitate dal diffusissimo senso di responsabilit dei cittadini che, anche incoraggiati dai buoni risultati raggiunti, differenziano accuratamente i rifiuti urbani perch sanno che questo comporter per tutti vantaggi sanitari, ambientali ed economici. Cos come stanno facendo anche piccole e medie imprese lungimiranti. I risultati di una eccellente raccolta differenziata in continuo miglioramento, permettono inoltre di ridurre la produzione pro capite di rifiuti e i costi di gestione.
ALTERPIANO CONCRETIZZA GLI ASSUNTI DELLE NORME COMUNITARIE E NAZIONALI
Il quadro istituzionale che opta per il sistema integrato, impone sistemi di gestione obsoleti, eterogenei, guidati da organizzazioni rigide e piramidali con al cent ro un irri sorio rec upe ro di ene rgia i nve ce del rec upe ro d i mate ri a. Emerge la non volo nt delle ist itu zio ni e a mm i nist ra zioni re gio nale e p ro vin cial i ( AT O Tosc an a Cent ro) ad ass ume re l e cced en za p roge ttu ale, d i c rea tiv it e d i b uone p rat ic he d egli ab ita nti; una eccedenza basata su processi virtuosi di riduzione e di recupero di materia. L apparato normativo ed i piani di gestione dei rifiuti delle amministrazioni pubbliche hanno assunto, in modo spesso ambiguo e fuorviante, il linguaggio dei comitati e delle associazioni e hanno cercato di cogliere il riverbero dei contenuti e delle sapienze tecniche prodotte dal basso. Ma li hanno impoveriti e costretti nella gabbia della funzionalit ai nuovi processi di accumulazione basati sull espropriazione dei beni comuni, sulla rendita, sul profitto nei servizi locali e alla persona : acqua, salute, energia, rifiuti, formazione. Accade cos che norme e strumenti di piano a causa dei vincoli ai quali sottostanno ( governamentali , del sistema delle imprese produttive e delle aziende di gestione dei rifiuti ) - non siano in grado di recepire il capitale cogniti vo e proge ttu ale depositato nelle proposte di comitati, associazioni, abitanti, reti, tecnici e medici, alcune amministrazioni e aziende locali lungimiranti.
Tuttavia nelle normative sia comunitarie, che nazionali che regionali toscane - vi sono opportunit per poter avviare percorsi innovativi e virtuosi., invertendo la rotta della gestione ad alta entropia dei rifiuti. ALTERPIANO ASSUME IN MODO COERENTE E CONSEGUENTE LE POTENZIALITA E LE APERTURE VIRTUOSE DELLE NORME E DI UN NUOVO AGIRE CHE ESSE COSTITUISCONO FORMALMENTE. In buona sostanza intendiamo cogliere appieno le opportunit offerte da norme e pianificazioni, per quanto ambigue e riduttive, in modo da perseguire il superamento di ci che blocca le buone pratiche. Magari con l attivazione di strutture che affianchino le istituzioni e le aziende dei servizi nelle scelte e nella costruzione di piani e programmi.
La Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive pone come F IN A LIT A la protezione della salute umana e dell ambiente e come OB IE T TIV O G ENE R A LE la costruzione di una societ europea del riciclaggio. La Direttiva Comunitaria all art. 4, comma 2 introduce la possibilit concreta di avviare cicli chiusi. Si tratta di azioni che ap ron o a pro gra mmi e met od ologie inn ov ati ve nella d irezione della sal va gua rdia delle mate ri e prime e delle m ate rie p rime se con de, imponendo che nell applicare la gerarchia dei rifiuti devono essere adottate MIS UR E V O LT E A INC OR AG GIAR E LE OP ZIO NI C HE D A NN O IL MIG LIO R RIS U LT A T O AM B IE NT A LE C OM P LE SS IVO ( comma 2, art. 4 della Direttiva Unione Europea 2008/98/CE ). Ci significa che le azioni e le attivit di riduzione dei rifiuti si basano su processi di continua attenzione al Riciclaggio, al Riuso, alla Riparazione, alla Ricerca.
La finalit raggiungibile attraverso un duplice programma che viene posto come irrinunciabile : a) drastica riduzione dell utilizzo di riserve materiali; b) riduzione al minimo delle conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e per l ambiente, attraverso una efficace applicazione della nuova gerarchia dei rifiuti. In questo quadro appare di estrema importanza e utilit la riformulazione delle nozioni di recupero e smaltimento e l introduzione delle nozioni di p re ven zione , ri utili zzo , p rep ara zio ne per il riu tili zzo , t ra tta men to e ri cicla ggio .
L obiettivo quello di tener conto dell intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali, non soltanto nella fase in cui diventano rifiuti. L obiettivo generale raggiungibile riducendo la produzione di rifiuti, utilizzando i residui come riserve economiche di materiali, attraverso il sostegno all uso dei materiali riutilizzati e riciclati in relazione
alla nuova gerarchia dei rifiuti, evitando di incenerimento dei rifiuti.
e/o l
IN QUESTO MODO VIENE ASSUNTA CHIARAMENTE LA PRIORIT DEL RIUTILIZZO DELLA MATERIA RISPETTO ALLA PRODUZIONE DI CALORE E SUCCESSIVAMENTE DI ENERGIA ELETTRICA.
Forme di recupero diverse dalle azioni prioritarie di riutilizzo e riciclaggio, infatti, possono essere intraprese comunque soltanto a valle di queste due azioni prioritarie e se restano quantit di residui economicamente significative da smaltire.
Al fine di costruire una societ europea del riciclaggio con un alto livello di efficacia nell uso dei beni e delle riserve di materia-energia, quindi opportuno definire obiettivi per la preparazione, per il riutilizzo e per il riciclaggio dei rifiuti, come anche prevede il VI Programma comunitario di azione in materia di ambiente. Per dar corpo alla prevenzione della produzione dei rifiuti, viene fatto specifico riferimento alla responsabilit estesa del produttore e alla necessit di favorire una progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro impatti ambientali. Si prevedono inoltre misure necessarie per garantire il riutilizzo dei prodotti e le relative azioni di preparazione, anche attraverso la costituzione e il sostegno di reti di riutilizzo e di riparazione e luso di specifici strumenti economici. ( articolo 11, Riutilizzo e Riciclaggio della Direttiva Unione Europea 2008/98/CE La Direttiva quadro 2008/98/CE e il Sesto Programma d azione per l ambiente della Commissione Europea (2001) che pone rispetto alla quantit di rifiuti prodotti nel 2000, una riduzione della produzione dei rifiuti pari al 20% al 2010 e al 50% al 2050, spostano l attenzione dal parametro di raccolta differenziata al parametro di prevenzione e di riutilizzo/riciclaggio. Per far questo, vengono introdotti nuovi indici di scopo, basati su prevenzione e riciclaggio che devono essere applicati ai meccanismi di incentivazione e di disincentivazione.
Sul piano nazionale, il D.lgs 152/2006 come modificato dal D.lgs 205/2010, rafforza questa impostazione con l Articolo 178-bis del D.lgs ( Vedi allegato 1), in particolare circa la responsabilit estesa del produttore del prodotto nel complessivo ciclo di vita delle merci, ivi comprese le fasi di preparazione al riciclaggio, di riciclaggio, riutilizzo, al fine di estendere la riduzione della produzione dei rifiuti ( prevenzione) e l utilizzo coerente delle riserve di materiali. e con l art. 179, comma 6, il quale, dopo aver richiamato la gerarchia di gestione dei rifiuti, recita :
Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorit rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia.
STOCK E FLUSSI DI RIFIUTI UN QUADRO DI SINTESI
I POCO CONVINCENTI SCENARI QUANTITATIVI DEL PIANO INTERPROVINCIALE RIFIUTI ATO TOSCANA CENTRO
I dati della produzione totale di rifiuti urbani e di rifiuti speciali assimilati agli urbani nell ATO TOSCANA CENTRO nel 2009 sono quelli degli uffici del catasto Rifiuti ( gennaio 2011 ) e contengono le quantit certificate in data 22.12.2010 (Fonte Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR), sulla base dei questionari inviati dai Comuni toscani, successivamente elaborati dalla Sezione Regionale del catasto Rifiuti di ARPAT. Per calcolare la produzione pro-capite il riferimento agli abitanti residenti desunti dal Servizio Statistica della Regione Toscana. I dati degli anni precedenti il 2009, sono presi da ARPAT e da ARRR. ANNO 2009 : RIFIUTI URBANI e RIFIUTI ASSIMILATI totali prodotti : 1.002.665 tonnellate Rispetto alla quantit prodotta nel 2004, nel 2009 si ha una riduzione di 6.000 t/a ( pari a - 0.57% ). Rispetto a quella prodotta nel 2006 ( 1.053.866 t/a), si ha una riduzione di 50.000 tonnellate/anno. ( decremento percentuale pari ad un - 5,1% ). La produzione pro capite, sempre nel 2009, era 654 Kg/ab/a , con una riduzione del 7,1 % rispetto al 2006 ( 704 Kg/ab/a) entro un trend di diminuzione costante ( 2005 : 687 Kg/ab/a; 2006 : 704 Kg/ab/a; 2007 : 690 Kg/ab/a; 2008 : 680 Kg/ab/a; 2009 : 654 Kg/ab/a ). Nel 2009 la produzione dei rifiuti urbani e assimilati diminuita del 3,01 % rispetto all anno precedente (2008). Questo dato in proiezione ancora pi marcato, in quanto i quantitativi dei rifiuti urbani e assimilati prodotti nei Comuni di Marradi, Firenzuola e Palazzuolo sul Senio in base ad un accordo interregionale saranno gestiti fuori ATO, in Emilia-Romagna. La variazione percentuale pro-capite del 2009, rispetto al 2004 pari ad un - 3.7 %; rispetto al 2008, pari ad un - 2.26%. I dati 201 0 fanno complessivamente registrare un lieve incremento nella produzione dei rifiuti intorno all 1,2% - circa 13.500 tonnellate in pi rispetto al 200 9 - (con una percentuale minore pari a pi 0.9 % per la provincia di Firenze ). Se consideriamo che i dati seppur parziali disponibili per il 20 11 fanno registrare invece una marcata riduzione nella produzione totale di rifiuti del 4,31% (rispetto al 201 0 ) nella provincia di Firenze (dati Quadrifoglio), possiamo dire che ci troviamo di fronte alla conferma di un t re nd di "co nsolid at a" rid u zion e a pa rti re d all'ann o 20 05.
Il Piano Interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO * prende come dato di sfondo dalle proiezioni dei dati della produzione dei rifiuti urbani e assimilati fino al 2027 ( data in cui terminer l affidamento quindicennale al gestore unico) effettuate nella elaborazione del Piano Straordinario della Comunit di Ambito Toscana Centro, * ma assume come proprio orizzonte gestionale e delle scelte anche impiantistiche le previsioni della produzione di rifiuti al 2021, in modo da avere un arco di tempo dotato di una maggiore attendibilit previsionale. Assunto il decennio 2011 2021 come ambito previsionale, il Piano Interprovinciale ATO Toscana Centro definisce inizialmente uno SCENARIO di produzione dei rifiuti urbani e assimilati che * prende atto, seppure in modo parziale, del decremento nella produzione di rifiuti dal 2006 ad oggi; * ma ipotizza che l andamento inerziale di crescita della produzione di merci si riavvii a partire dal 2010, in coerenza con quelle ipotesi che prevedono una crescita inerziale dell economia a partire dal secondo decennio del secolo. Il PIANO INTERPROVINCIALE assume, senza alcun fondamento, che la produzione dei rifiuti abbia un andamento analogo a quello registrato nel periodo pre-crisi , considerando solo una lieve contrazione della produzione dei rifiuti urbani e assimilati. In questo modo viene prefigurato uno SCENARIO OTTIMIZZATO il quale, tiene conto ma solo in modo riduttivo e insufficiente dell attuazione delle politiche in atto e in itinere come prefigurate e
indicate dalle recenti Direttive Comunitarie e dalle norme nazionali per la riduzione dei rifiuti, considerando quali fattori di riduzione: a) la pervasiva e progressiva estensione dei servizi di raccolta porta a porta (domiciliare); b) l avvio di sistemi di tariffazione incentivanti e di altre azioni riguardanti il sistema di gestione; c) l avvio di politiche generali di tipo ecosostenibile. Tuttavia gli effetti delle politiche vengono considerati in modo minimale e riduttivo senza assumere un ruolo propulsivo nella direzione della riduzione e del riutilizzo-riciclaggio. Le misure di cui alla lettera a) consentono una riduzione dell 1,5% annuo della produzione pro-capite per le province di Firenze e Pistoia, e del 3% annuo per la provincia di Prato fino a tutto il 2015; le misure di cui alla lettera b) portano ad una riduzione dell 1% annuo della produzione dal 2014 fino a tutto il 2018; le azioni di cui al punto c) inducono una riduzione stimabile in uno 0,5% annuo a partire dal 2013 fino a tutto il 2021 e oltre. Tale SCENARIO OTTIMIZZATO porta a stimare per il 2021 una produzione di 1.057.207 t/anno. Il dato pro-capite passa dai 654 Kg/ab anno del 2009 ai 713 Kg/ab anno nel 2021.
Le previsioni relative all andamento della produzione dei rifiuti dal 2011 al 2021 non tengono conto : * della situazione socio-economica di crisi strutturale, restringimento della produzione e del consumo di beni materiali - affidandosi a ipotesi di crescita allo stato non fondate e comunque aleatorie; * del disaccoppiamento ormai strutturale, anche a prescindere dalla crisi economica e dai suoi effetti, tra trends dei settori economici e trends della produzione dei rifiuti anche in ragione delle possibili azioni virtuose in ordine al risparmio di materia e alla riduzione dei rifiuti. Tali previsioni quantitative sono pertanto la base inaffidabile su cui viene costruito l assetto gestionale e tecnologico-impiantistico del Piano Interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO. Come abbiamo scritto poco sopra, I dati 2010 fanno complessivamente registrare un lieve incremento nella produzione dei rifiuti intorno all 1,2% - circa 13.500 tonnellate in pi rispetto al 2009 - (con una percentuale minore pari a pi 0.9 % per la provincia di Firenze ). Se consideriamo che i dati seppur parziali disponibili per il 2011 fanno registrare invece una marcata riduzione nella produzione totale di rifiuti del 4,31% (rispetto al 2010 ) nella provincia di Firenze (dati Quadrifoglio), possiamo dire che ci troviamo di fronte alla conferma di un trend di costante riduzione a partire dall'anno 2005. A fronte di questa inadeguatezza quantitativa, emerge una seconda inadeguatezza di tipo qualitativo : * il Piano Interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO non tiene conto infatti degli effetti delle strategie di riduzione e di riutilizzo/riciclaggio che le norme comunitarie e nazionali impongono e che il Piano Interprovinciale dovrebbe attuare attraverso azioni, incentivi, costruzione di politiche e di azioni mirate. * Cos come non tiene conto in modo adeguato delle buone pratiche gi avviate e consolidate da parte di amministrazioni locali lungimiranti, di abitanti, comitati, associazioni. In buona sostanza, il Piano Interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO colpevolmente non avvia azioni reali ed effettive di riduzione della produzione e di riutilizzo/riciclaggio, manifestando in questo una incapacit di fondo, sia culturale che operativa, e una dimensione di illegalit rispetto ai dettami della Direttiva Comunitaria 2008/98 e alle stesse norme nazionali.
SCENARI QUANTITATIVI DIFFERENTI CHE EMERGONO DALLE BUONE PRATICHE IN ATTO LOCALMENTE Di fronte al quadro ambiguo, riduttivo e fuorviante che emerge dall insieme dei dati e delle previsioni quantitative poste a base del PIANO INTERPROVINCIALE ATO TOSCANA CENTRO, possiamo affermare con certezza che in questi anni gli scenari evolutivi hanno confermato le nostre previsioni riguardo la RIDUZIONE DEI RIFIUTI. Nell ATO TOSCANA CENTRO in tre anni i rifiuti sono diminuiti di circa il 5% con un trend di diminuzione che sembra accentuarsi nellanno in corso (vedi dati Quadrifoglio 2011 ).
La riduzione della produzione dei rifiuti dovuta alla crisi produttiva e alla conseguente contrazione dei consumi, ma non certamente dovuta ad azioni mirate attivate dagli organi competenti, che non vi sono state, se non in misura modesta e residuale. Nonostante tale trend di riduzione dovuto alla crisi produttiva e al calo dei consumi, la quantit elevata di produzione dei rifiuti dovuta essenzialmente : - ai criteri di assimilazione assunti dalla Regione Toscana e dai singoli comuni che includono nel circuito dei rifiuti urbani/domestici numerose tipologie di rifiuti prodotti da altri soggetti economici privati (vale a dire rifiuti prodotti dalle attivit industriali, artigianali, agricole e vivaistiche, commerciali ); - alla vigenza di una tariffa parametrica che non responsabilizza i cittadini e le aziende, al contrario della tariffa puntuale peraltro prevista dalla norme comunitarie, nazionali e regionali; - alla pressoch inesistenza di una attivit di prevenzione della produzione dei rifiuti; azioni queste che sia le norme comunitarie che nazionali pongono al primo livello di una corretta e coerente gestione dei rifiuti. Analizzando da un altro punto di vista il fenomeno e i flussi riferiti alla produzione e alla gestione dei rifiuti, anche su scala regionale e anche nellATO TOSCANA CENTRO trovano conferma i riscontri positivi delle raccolte differenziate porta a porta con rese medie nettamente superiori al 65% attestate attorno al 70%.
Se andiamo a vedere dove in Toscana i rifiuti si riducono per consapevoli sforzi degli enti competenti e dove si raggiungono risultati percentuali di Raccolta Differenziata del tutto paragonabili alle regioni virtuose, vediamo che le buone pratiche si concentrano quasi sempre in aree segnate da conflitti contro lincenerimento dei rifiuti che sono arrivate al porta a porta spesso in polemica con le scelte della Giunta Regionale ( ad eccezione positiva del comprensorio empolese con i comuni di Montespertoli, Montelupo F.no, Vinci, Capraia e Limite ). Nella Piana di Lucca dove, anche grazie all esperienza pilota del Comune di Capannori, oltre 80.000 abitanti dei comuni limitrofi (Porcari, Montecarlo, Altopascio, Pescaglia, Villa Basilica) fanno registrare un dato medio di percentuale di RD di circa il 65% con una riduzione nella produzione dei rifiuti di oltre il 12%. A questo si aggiungono comuni come Borgo a Mozzano ( dove forte stata la lotta contro linceneritore della cartiera Lucart) che passando al porta a porta su tre quarti del comune supera il 50% di RD. Cosi pure in Versilia dove la lotta vincente contro linceneritore di Pietrasanta ( sotto sequestro da parte della magistratura ed ora privo dellautorizzazione della Provincia) ha spianato il terreno alla diffusione del porta a porta che in comuni come Seravezza supera ormai il 77% di RD, con medie negli altri comuni (ad eccezione di Viareggio praticamente fermo) che superano il 55% di RD. Oltre alla provincia di Lucca altri segnali in tal senso provengono dalla Valdera dove la lotta contro i pirogassificatori (a Pontedera e a Castelfranco), ha trascinato alcuni comuni ad adottare il porta a porta (Ponsacco) e la strategia rifiuti zero come nel caso dei comuni di CALCINAIA e VICO PISANO.
La diffusione delle buone pratiche quale prodotto dal basso (e cio spinta dai cittadini , dalle associazioni e dai comitati) si manifestata inoltre nellarea apuana (anche per effetto del fallimento dellimpianto CERMEC che producendo CDR fallito) dove non solo a Marina di Carrara partito il porta a porta su 16000 abitanti (77% di resa) dove il Comune ha adottato ufficialmente limpegno di raggiungere rifiuti zero. Il quadro si completa con il Comune di Montignoso con oltre il 60% di Raccolta Differenziata. Altro percorso, meno conflittuale nei confronti della Regione ma comunque autonomo e molto positivo, quello dei comuni della provincia di Prato: VAIANO e CARMIGNANO dove con il porta a porta la Raccolta Differenziata supera il 75%. Infine il caso dei comuni dell empolese gi segnalato, significativo perch situato in area fiorentina, dove Firenze resta il Comune ampiamente inadempiente e deficitario.
COSTI E MODALITA DI GESTIONE : RACCOLTE DIFFERENZIATE, TRATTAMENTI
PER DIMOSTARE DATI ALLA MANO COME UN PIANO, UNA PROGRAMMAZIONE E PRATICHE SOCIALI E AMMINISTRATIVE CHE VENGONO ORIENTATI ALLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI, ALLA DIFESA DELLA SALUTE E DELLA M AT ER IA -E NE RG IA -INF OR MA ZIO NE INCORPORATE NEGLI OGGETTI D USO E NEI RESIDUI DEBBANO E POSSANO BASARSI SULLE MODALITA ORGANIZZATIVE E GESTIONALI, PIU CHE SULLA LOGICA DEGLI IMPIANTI ERRONEAMENTE RISOLUTIVI, FACCIAMO DI SEGUITO UNA ESPLORAZIONE PROGETTUALE SULLE MODALITA DI RACCOLTA, DI RIUTILIZZO, DI RICICLAGGIO METTENDO A CONFRONTO LE RACCOLTE DIFFERENZIATE FINALIZZATE AL RICICLAGGIO E ALLA RIDUZIONE, I COSTI DELLE VARIE OPZIONI DI TRATTAMENTO E I POSSIBILI TRENDS OCCUPAZIONALI (cfr Allegato 2 ).
3.1. COSTO RACCOLTE DIFFFERENZIATE DOMICILIARIZZATE
31% di Raccolta Differenziata 45% di Raccolta Differenziata
: 131 Euro ab/anno : 117 Euro ab/anno
ALCUNI ESEMPI VENETO: con il 53% di Raccolta Differenziata 99 Euro / ab / anno Consorzio Treviso Con il 66% di Raccolta Differenziata 96 Euro/ab/anno Consorzio Priula Con il 78% di Raccolta Differenziata 95 Euro /ab/anno I dati delle metodologie di raccolta differenziata con il sistema porta a porta, dimostrano che fino ad una percentuale del 70% non c aumento del costo della raccolta. Dopo il 70% di Raccolta Differenziata i costi di raccolta aumentano seppure in modo contenuto a causa della necessit di intercettare i rifiuti in ambiti territoriali con difficolt logistiche, per la necessit di una informazione pi capillare o a causa di frazioni merceologiche pi complicate da intercettare. Va sottolineato tuttavia che non va considerato soltanto il risparmio sullo smaltimento ( costo evitato per mancato smaltimento), ma anche il risparmio sul costo della raccolta come emerge dal confronto tra i costi delle raccolte differenziate domiciliarizzate e le raccolte stradali. ( vedi ALLEGATO 2.1)
3.1.1. RACCOLTE DIFFERENZIATE
Dal punto di vista metodologico importante osservare che una valutazione dei costi dei servizi in Euro/tonnellata diminuisce all ammontare del quantitativo di rifiuti raccolti, e tale effetto distorsivo non consente di evidenziare alcuni aspetti virtuosi presenti in diverse esperienze di gestione come : - la diminuzione complessiva delle quantit conferite ad esempio per le politiche di riduzione all origine; - il contributo del compostaggio domestico alla riduzione specifica dello scarto organico raccolto. Per quanto il costo specifico del singolo circuito di raccolta ci dia informazioni importanti su spazi e modalit di ottimizzazione, importante che la comparazione dei diversi sistemi venga fatta sul costo integrale - in Euro/abitante/anno sul totale dei giri di raccolta, dei diversi circuiti di raccolta. Tale parametro infatti consente di percepire gli effetti indotti da una raccolta differenziata intensiva in termini di semplificazione operativa e conseguente riduzione dei costi della raccolta del rifiuto residuo. Da questo punto di vista, un aumento dei costi della raccolta dello scarto alimentare, onde conseguire migliori intercettazioni e diminuire la fermentescibilit del rifiuto residuo, pu consentire una riduzione drastica dei costi
di raccolta del secco residuo. Lo stesso ragionamento pu applicarsi ad esempio per le riduzioni volumetriche nella raccolta del secco residuo indotte da un buon drenaggio di carta e plastica. Un concetto fondamentale che un sistema di raccolta e di trasporto NON COSTA per la quantit di rifiuti raccolti, ma pe r la su a co nfi gu ra zio ne o pe rat iv a co mple ssi va ( q ua nti uom in i, q uan ti e q uali veicol i, qu ant i gi ri d i rac colta, qua nti pu nti di p rel ievo e v ia dice ndo ) : ed questo dato, VALE A DIRE IL COSTO COMPLESSIVO CORRELATO ALLA CONFIGURAZIONE OPERATIVA DEL SERVIZIO O MEGLIO, IL COSTO COMPLESSIVO PRO CAPITE STIMATO IN EURO/ABITANTE/ANNO che deve essere valutato per poter determinare la COMPETITIVITA ECONOMICA DI UN SISTEMA DI RACCOLTA, accanto ovviamente alla sua efficacia in termini di quantit/qualit della raccolta differenziata ( fonte : Le raccolte differenziate : rassegna, valutazione e comparazione dei risultati a livello nazionale A.R.R.R. Agenzia Regionale Recupero Risorse S.p.A., Regione Toscana; Scuola Agraria del parco di Monza ).
Nell Alleg ato 2 in seria mo in estr atto lo Stu dio d ella Ag en zia r egion ale r ecup ero ri sor se (ARR R) d ella T osca na , sulla co mp ara zio ne d ei co sti per i diver si mo delli di racco lt a differen zi ata .
3.1.2. Lo Studio ARRR/ Scuola Agraria del Parco di Monza e Studi analoghi fanno emergere come il costo della raccolta differenziata domiciliarizzata se ben organizzata risulta inferiore al sistema di raccolta stradale con cassonetti o altri sistemi, e ci vale anche per le raccolte residuo + frazione umida ( cfr. Allegato 2.1). Nell Allegato 2.2. vengono poste a confronto due metodologie per il calcolo della percentuale delle raccolte differenziate ( Metodo APAT-ONR) e Regione Toscana, in modo da vere un quadro operativo per Alterpiano. Ancora pi significativa la metodologia di valutazione dell efficienza complessiva per la gestione dei rifiuti urbani, attraverso l Indice di Efficienza che consente il superamento della percentuale di RD quale unico parametro di riferimento per la valutazione dell efficacia complessiva delle raccolte differenziate. Infatti La percentuale di Raccolta Differenziata NON DEVE costituire l unico parametro sul quale basare gli obiettivi strategici e le strategie di sviluppo del sistema di gestione dei Rifiuti Urbani, dato che andrebbe correlato con altri parametri, quali: - Gli andamenti indotti relativi alla quantit di rifiuti consegnati al sistema; Le quantit assolute di rifiuti raccolte in maniera differenziata; - L effettivo avvio a riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, in funzione di impurit o contaminazione al momento del conferimento presso piattaforme di selezione o impianti di recupero; - I costi di gestione del sistema. La percentuale di Raccolta Differenziata ed i relativi obiettivi minimi di riciclaggio si intendono riferiti ai soli sistemi di raccolta selettiva alla fonte di frazioni o flussi merceologici di Rifiuti Urbani che per definizione giuridica e per loro intrinseca natura, possono essere finalizzati al riciclaggio, necessitando eventualmente di sole operazioni di trattamento semplificato o di manipolazioni tali da ottenere partite pi omogenee o da conferire loro un valore aggiunto apprezzabile sul mercato delle materie prime seconde ( fonte : Le raccolte differenziate : rassegna, valutazione e comparazione dei risultati a livello nazionale A.R.R.R. Agenzia Regionale Recupero Risorse S.p.A., Regione Toscana; Scuola Agraria del parco di Monza ). Ai fini della Certificazione dell efficienza delle Raccolte Differenziate la definizione comunemente accettata quella del D.lgs 22/97 che definisce Raccolta Differenziata l a raccolt a idon ea a ra ggru pp are i rifiut i u rban i in f ra zio ni me rceolo gic he omogenee .
3.2. COSTI- IMPIANTISTICA A CONFRONTO 3.2.1.
Cartina di tornasole dell atteggiamento arretrato, riduttivo e iniquo del PIANO INTERPROVINCIALE ATO TOSCANA CENTRO, la riproposizione, a valle di pagine e pagine di indagini e di dati, dell IMPIANTISTICA A COMBUSTIONE EFFETTIVA dei precedenti piani provinciali di Firenze, Pistoia e Prato basate sul binomio inceneritori-discariche. Inceneritori nuovi e in ampliamento : CASE PASSERINI, RUFINA, TESTI-termico, MONTALE per un costo stimato in Euro 191.186.338 Impianti di pre-trattamento per incenerimento e discariche (CDR e altro ) costi stimati : Euro 26.607.005; Discariche costi stimati Euro 18.230.862
Per un totale di Costi stimati pari a Euro 236.024.205 per il compostaggio. 3.2.2.
a fronte di Euro 35.451.839 stimati
Abbiamo appreso dal piano interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO che l' 85% degli investimenti per impianti andranno allo sviluppo del ciclo complessivo dell'incenerimento. Ma assai probabile che ad opere concluse la percentuale salir ancora di qualche punto percentuale. Comunque chiaro che Direttiva Comunitaria 2008/98 viene in modo irresponsabile totalmente rovesciata. Abbiamo riportato nel nostro ALTERPIANO i problemi sanitari dovuti all'incenerimento come gli studi scientifici e medici evidenziano sia a livello nazionale, che europeo, che internazionale. Cos come i danni economici dovuti agli elevati costi d'incenerimento e alle conseguenti discariche per rifiuti speciali e tossici e nocivi. Danni economici e di occupazione per i territori, che bloccano la costruzione comune della persona umana e di quella societ del riciclaggio e del riuso che l obiettivo realizzabile posto dalla Direttiva Comunitaria 2008/98. Da parte nostra, non possiamo fare a meno di denunciare gli insopportabili danni alla democrazia impedendo agli abitanti di esercitare una effettiva e produttiva partecipazione. Non potevamo certo tralasciare gli effetti su aria acqua e suolo gi cos compromessi in ATO Toscana Centro e nella Piana Firenze, prato, pistoia, diventata un mega centro commerciale e in perforazione per le grandi opere ( TAV e autostrade ) che paradossalmente porteranno solo aggravi e nessun beneficio. Ed ecco allora un grafico che ci dice cosa veramente un inceneritore e alcuni dati conseguenti se questo folle piano dovesse andare avanti.
Rispetto alle previste 350.000 tonnellate ad incenerimento del Piano interprovinciale: * Bruciamo qualcosa come 2.450.000 tonnellate di aria, un volume impressionante che in parte ritroviamo nei dati dei fumi e di CO2 e nelle acque di scarico, con tutto il loro carico di veleni. Fumi anno = 2,1 miliardi di mc = 2.100.000.000 mc = 2.100 miliardi di l = 2.100.000.000.000 l CO2 anno = 490 milioni di Kg = 490.000.000 di kg = 10.000 km per 325.000 automobili * Consumo acqua anno = 1.400.000 mc = 1.4 miliardi di litri Per ogni tonnellata di rifiuti sono necessarie 4 tonnellate di acqua * Discarica per rifiuti speciali = 87.500 t * Discarica per rifiuti tossico-nocivi = 8.750 t 3 36 6
3.2.3. COSTO INCENERIMENTO
3.2.3.1 COSTO INVESTIMENTO UNITARIO Il costo va riferito a impianti che utilizzano BAT ( Best Available Tecnology ), per esempio che non superino 0,1 nanogrammi /NM3 per diossine e furani. 1500 Euro /t/anno di capacit operativa ( Costo investimento Specifico ) Per 300.000 tonnellate anno COSTO DI INVESTIMENTO UNITARIO : 400 MILIONI EURO Si deve inoltre calcolare l Incidenza Euro / tonnellata trattata di : Acqua Smaltimento acque reflue Costo personale Costo consulenze Costo analisi delle emissioni Costo smaltimento ceneri e trattamento filtri IL 50% DEL COSTO DOVUTO ALL AMMORTAMENTO FINANZIARIO DEL CAPITALE ANTICIPATO. TALE COSTO IN PARTE COPERTO DALL UE CHE INCENTIVA L IMPIANTISTICA NO DISCARICA ( QUESTO ACCADE OVVIAMENTE ANCHE PER GLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO E PER QUELLI C.D. A A FREDDO). 15 anni : payback considerando un tasso medio bancario intorno al 6/7 % COSTI FINANZIARI : 164 Euro /t pi altrettanti per le spese di esercizio 1200 Euro /t/anno Costi finanziari 131 Euro/t pi altrettanti per le spese di esercizio
RICAVI DA ENERGIA ELETTRICA VENDUTA Se facciamo i conti su 800 Kwh/tonnellata Prezzo energia elettrica venduta a 7 Euro Kwh 56 Euro a tonnellata + 120 Euro con certificati verdi al 100% = 176 Euro/tonnellata Ma oggi siamo al 51% applicato alla differenza tra 7 e 22 , quindi 56 Euro + 61 Euro = 117 Euro/tonnellata quindi pi bassa dei costi finanziari. Quindi la domanda : come incidono i costi finanziari e come incide il prezzo dell energia elettrica prodotta ? Tutti i nuovi inceneritori senza i fondi strutturali : 140/150 Euro / tonnellata Quindi per i gestori diventa vitale riportare i certificati verdi vicino al 100%. Ora il potere calorifico dei rifiuti diminuisce al crescere della Raccolta Differenziata con un ordine del 40%. Incenerimento senza certificati verdi : 120 Euro/t base 100% 140/150
Gestione dell incenerimento con scenario con ancora presente l organico Carico organico fisso su unit di tempo : megacalorie o megajole Necessit per i gestori di avere l organico per tenere pi basso il potere calorifico 5000 Kcalorie dovrebbero bruciare la met
A PROPOSITO DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI CON ANCORA PRESENTE L ORGANICO
Alterpiano pone al centro il divieto che i fanghi vengano inceneriti
Al riguardo non esiste al momento una norma specifica. Ma la cosa pi importante che non neanche vero il contrario, ossia quello che dicono spesso Federambiente & quei decisori (es. Regione Toscana) che ripetono "a paperella" gli slogan della stessa Federambente: in altre parole, non vero che per i fanghi esista o si prospetti un divieto di applicazione in agricoltura . Le revisione della Direttiva-fanghi sta andando esattamente nella direzione opposta: ossia promozione del recupero dei fanghi (per recuperare la sostanza organica e le risorse fosfatiche in essi contenute) e contestuale promozione del miglioramento della qualit dei fanghi (agendo sulle reti e imponendo valori + restrittivi alle fonti puntuali, generalmente di origine industriale). TUTTAVIA ANCHE LA NORMATIVA VIGENTE PRIVILEGIA LA LORO UTILIZZAZIONE IN AGRICOLTURA Per gli inceneritori i fanghi sono il "nuovo tesoro"visto che a) compensano l'erosione del RU che abbiamo causato grazie all'avanzamento delle RD b) diminuiscono il PCI (potere calorifico) che per loro importante, perch, a PCI pi basso, possono bruciare di pi (gli inceneritori sono macchine termiche che devono funzionare a carico energetico costante, maggiore il PCI, minore la quantit di rifiuti che possono bruciare). Siccome raccogliendo l'organico il PCI passa, nella media delle nostre esperienze domiciliari, da 2500 a 4000 ed oltre kcal/kg, ecco che il fango diventa una manna, perch consentono di aggiungere acqua (i fanghi hanno l'80% di acqua) al sistema, senza spendere per l'acqua, ma anzi venendo pagati !!
1500 Costo di investimento specifico (Euro/ton.anno di capacit operativa) 15 anni di ammortamento (payback) 7% tasso 164,69 Euro/t
Incidenza degli oneri finanziari in
800 kWh/t 7 Eurocent/kWh 15 Eurocent/kWh 51%
Resa energetica valore mercato valore CV applicaz. CV
Ricavi (Euro/t) 56 61,2 117,2 ricavo totale
Ci sono realt in cui costa di meno : ad esempio Brescia, ma il riferimento non riproducibile in ragione di due fattori locali : - Il comune e il territorio bresciano tengono basse le tariffe facendo pagare poco agli abitanti e molto a chi conferisce rifiuti da fuori provincia; - Teleriscaldamento, un vantaggio amplificato per dal fatto che il servizio e la gestione viene fatta da ASMS una azienda multiservizi che gestisce anche l energia e che imputa i benefici economic0-finanziari all incenerimento e i costi alla sezione energia.
ESTENSIONE PRATICHE RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA STIMA 50.000 POSTI DI LAVORO A LIVELLO NAZIONALE 1 POSTO LAVORO PER OGNI MILLE ABITANTI. STIMA ABITANTI SU DATO 2009 : 1.522.742 : 1.550.000
DOMICILIARIZZATA
POSTI DI LAVORO 1.550 IN ATO TOSCANA CENTRO STIMA CON COMPOSTAGGIO ECC. 2.000
LO SCENARIO POSSIBILE E EFFICACE DI GESTIONE DEI RESIDUI SECONDO COERENTI AZIONI TECNICHE E PRATICHE SOCIALI
Il nostro Alterpiano a combustione zero e a responsabilit estesa di produttori e abitanti basato sulle migliori conoscenze e pratiche coerenti finalizzate al superamento del concetto stesso di rifiuto. Alterpiano si pone l obiettivo di raggiungere la riduzione della produzione dei rifiuti urbani; il riutilizzo dei beni che sono prodotti attraverso la riparazione, la decostruzione e lo smontaggio; di favorire e incentivare la raccolta differenziata domiciliare che responsabilizza gli utenti - cittadini o attivit economiche -; * di favorire la complessiva filiera impiantistica e gestionale legata al riutilizzo e al riciclaggio dei beni e delle materie incorporate nei rifiuti. Piccoli gesti quotidiani, che si moltiplicano per i milioni che siamo, modificano concretamente la qualit dei nostri suoli, della nostra aria, del nostro ambiente di vita. Vale a dire un reale ed effettivo processo rifiuti zero basato sui cicli chiusi e sul riciclaggio generalizzato, applicando i dieci passi nella direzione di introduzione della responsabilit estesa del produttore. Si tratta di avviare e conseguire l a c hi usu ra dei cicl i m ate rial i dell a p rod u zion e e del co nsu mo, in modo che i residui delle diverse fasi di trasformazione ed uso diventino m ate ri a prima pe r alt ri pro cessi p ro dut tiv i. Non pi rinviabile, dunque, un a gest ione a ciclo c hiuso dei re sid ui che impari dagli ecosistemi naturali, riciclando i residui in modo da alimentare la vitalit delle catene trofiche ( metodologia e gestione dalla culla alla culla ). Questo quanto abbiamo sostenuto in questi anni, questa parte della conoscenza che abbiamo sviluppato partendo dalle lotte per la salute nostra e dei nostri territori, per non bruciare e discaricare riserve materiali, biologiche e fonti energetiche non rinnovabili e rinnovabili, ma anche lavoro ed economia locale.
ALTERPIANO PER UNA SOCIETA EUROPEA DEL RICICLAGGIO, PER LA RESPONSABILITA ESTESA DI PRODUTTORI E ABITANTI, PER L AZZERAMENTO DELLA PRODUZIONE DEI RIFIUTI
Continuare a dire che tale alternativa non sarebbe fattibile stride con la realt di intere regioni (come il Veneto ed il Piemonte),di intere province (Treviso e Salerno), di innumerevoli realt comunali (fra le tante ricordiamo Capannori, Montespertoli, Empoli, Montelupo ) che a macchia di leopardocominciano a diffondersi in tutta la Toscana. Si tratta di avviare, pratiche incardinate sul RISPARMIO DI MATERIA e su COMBUSTIONE ZERO, che abbandonino definitivamente l'incenerimento dei rifiuti solidi urbani, speciali/industriali e delle biomasse e che salvaguardino la salute umana(allegato nocivit inceneritori) e l'ambiente, fondate sul principio di precauzione.
Al fine di costruire una societ europea del riciclaggio con un alto livello di efficacia nelluso dei beni e delle riserve di materia-energia, quindi opportuno definire obiettivi per la preparazione, per il riutilizzo e per il riciclaggio dei rifiuti, come anche prevede il VI Programma comunitario di azione in materia di ambiente. Per dar corpo alla prevenzione della produzione dei rifiuti, viene fatto specifico riferimento alla responsabilit estesa del produttore e alla necessit di favorire una progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro impatti ambientali. Si tratta smettere di produrre ci che non serve e di sostituire un materiale o un procedimento non rinnovabile o tossico con un altro rinnovabile, generando molteplici vantaggi dallo scambio che si traducono in occupazione e reddito e che comprendono nel processo economico e decisionale l impegno e la partecipazione dei cittadini. Un prodotto deve essere progettato per poter essere riusato, riparato, ricostruito, riadattato, rivenduto, ridotto, riciclato o biodegradato.
ALTERPIANO trova la propria ragione di essere in due finalit fondamentali: a)difesa e conservazione dei beni comuni, cio di materia, acqua, fonti energetiche non rinnovabili, biomassa, scarti da reintrodurre nel ciclo produttivo; b) produzione di beni che sono prodotti attraverso la riparazione, la decostruzione e lo smontaggio degli scarti.
5.3. OBIETTIVI DI ALTER PIANO Gli obbiettivi specifici ALTERPIANO per la gestione dei rifiuti sono:
* Pr even zio ne della pr odu zio ne, rid uzi on e d ei rifi uti: nell'ATO Toscana Centro, dal 2006 c' un trend di consolidata decrescita dei rifiuti, che sembra accentuarsi nell'anno in corso (vedi i dati Quadrifoglio 2011), dovuto alla crisi produttiva ed alla conseguente contrazione dei consumi, trend che a parer nostro destinato comunque a protrarsi negli anni a venire, non fosse altro per l'auspicabile disaccoppiamento tenore di vita/produzione rifiuti. La prevenzione, che le norme comunitarie e nazionali pongono al primo livello della corretta gestione dei rifiuti, una strada che impegna tutti a modificare lo stile di vita ed il mondo della produzione a progettare i beni di consumo riducendo gli errori di progettazione, di costruzione, la compresenza di materiali non omogenei, l'uso indiscriminato di imballaggi spesso inutili. Riconsiderare l'intero ciclo di vita dei prodotti, progettando tutto, prodotti, imballaggi e sistemi, fin dall'inizio. Esempi di possibili strategie per ridurre i rifiuti sono: mercato delle materie seconde e acquisti verdi comunali ( green procurement, compostaggio domestico, eliminazione delle acque minerali da tutte le mense scolastiche, distributori automatici alla spina, ecosagre, isole ecologiche che incentivano i cittadini a consegnare rifiuti ingombranti ) * Racco lta do micili ar e a tari ffa zion e p untua le (TIA punt uale, c he div enter RE S) con racco lta d omiciliar e spint a della fr a zion e orga nica. : eliminando la possibilit di conferire rifiuti in forma anonima con il ricorso al cassonetto, si riduce gi fisiologicamente la quantit dei rifiuti e si riesce a separare in flussi omogenei il maggior quantitativo possibile dei materiali presenti nei rifiuti: raccolta selettiva e purezza merceologica per aumentare la qualit della fase di riciclaggio, ed implementare le filiere del riutilizzo. Prioritaria anche la deassimilazione dei rifiuti industriali, che prevede una responsabilit estesa del produttore, che si ottiene separando i flussi dei rifiuti speciali da quelli urbani, predisponendo pure un servizio di gestione dei rifiuti per le attivit produttive basato su meccanismi incentivanti. Impianti di compostaggio di qualit. * Riciclaggio e fi lier a del ricic lo: il riciclaggio deve diventare una prassi quotidiana, costruendo ciclo chiuso di.. e una economia a ciclo chiuso e a combustione zero, a risparmio di materia, fondata sulla creativit e il lavoro umano collettivamente condivisa, per una effettiva e realistica la costituzione di una societ del riciclaggio. * Migli ora ment o qua litativo contin uo d ei residui d ei resi du i: miglioramento qualitativo continuo dei residui rendendoli ben visibili con la consapevolezza che essi rappresentano la perdurante "patologia" del sistema di raccolta e soprattutto di produzione : partendo dal controllo e dallo studio degli stessi (non solo in senso analitico e merceologico ma anche e soprattutto "empirico") si arriva a migliorare non solo le strategie di raccolta (riducendo ulteriormente i conferimenti impropri) e di riparazione/riuso ma soprattutto a segnalare gli errori di progettazione dei beni messi al consumo al momento non riciclabili e/o non compostabili spingendo per attivare costantemente la "responsabilit estesa del produttore" Questo si ottiene attraverso la realizzazione di CENTRI DI RICERCA E DI RIPROGETTAZIONE RIFIUTI ZERO formati da professori universitari, da studenti di facolt tecniche ed artistiche e da progettisti (ma anche da semplici cittadini coinvolti nella attivazione delle buone pratiche) e posti in "fronte di discarica" e all'interno dell'impianto "a freddo" per lo screening ed il trattamento/recupero del residuo. Per il trattamento dei RUR (Rifiuti Urbani Residui) si deve far ricorso ad "impianti di transizione" capaci di grande versatilit come gli impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) non pi dedicati alla produzione di CDR (ora CSS) ma finalizzati a recuperare ancora materiali recuperabili (carta, metalli, vetro ecc), a stabilizzare la frazione organica sporca (non da RD) per un suo invio a ricopertura delle discariche (ed in parte a recupero di siti da bonificare) e a "preconcentrare le plastiche residue" che cosi' possono essere inviate ad un processo di "estrusione" e stampaggio di "profilati" e/o "granulati" plastici per i quali possibile una reimmissione nei cicli produttivi e di riutilizzo. * Di scarica : ci andr non pi del 12% di materiale inertizzato del rifiuto iniziale, che molto inferiore alla quantit di ceneri mandate in discarica dagli inceneritori Queste azioni sono facilitate dall'attuale diffusissimo senso di responsabilit e di partecipazione dei cittadini che, se adeguatamente informati e motivati e incoraggiati dai buoni risultati raggiunti, collaborano e differenziano accuratamente i rifiuti urbani perch sanno che questo comporter per tutti vantaggi ambientali ed economici, cos come gi fanno anche piccole e medie imprese lungimiranti.
5.4. LA BASE DATI E FLUSSI DEI RESIDUI AL 2014 PER ALTERPIANO L orizzonte temporale pi congruo dal punto di vista delle previsioni e da quello di una seria ed effettiva implementazione e verifica del Piano ATO TOSCANA CENTRO, non pu che arrivare al 2015. Questo per i seguenti motivi. 1) La situazione di instabilit economica e produttiva e di precariet dell esistenza prima ancora che occupazionale, milita a favore di avere un quadro di azioni gestionali anche ampio ( dipendendo queste dall intenzionalit dovuta ai soggetti istituzionali e alle politiche conseguenti, riferita ai cittadini impegnati e coinvolti in pratiche sociali del riciclaggio, alla crescita di saperi, conoscenze e buone pratiche tecniche e organizzative ), ma di avere un orizzonte operativo che sia possibile traguardare in un tempo ravvicinato comprendente 3-4 anni. Quindi Alterpiano avvia pratiche sociali, politiche e quadri di riutilizzo-riciclaggio e di nuova economia che guardano al futuro, ma tara l implementazione operativa e la processualit del piano nel tempo breve;
2) La Direttiva Comunitaria 2008/98 fissa all art. 9 le definizione di proposte concernenti le misure necessarie a sostegno delle attivit di prevenzione e della attuazione dei programmi di prevenzione dei rifiuti con obiettivi e misure il cui scopo di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti (art. 29 della Direttiva), fissando entro il 2014 la definizione di obiettivi in materia di prevenzione dei rifiuti e di dissociazione per il 2020, basati sulle migliori tecnologie disponibili. ( lettera c; comma 1, art. 9 della Direttiva); 3) Il Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n 205 ( che detta disposizioni in attuazione della Direttiva comunitaria 2008/98 ), nel richiamare il rispetto della gerarchia relativa alla gestione dei rifiuti al punto 6 dell art. 4 ( Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorit rispetto all uso dei rifiuti come fonte di energia ), individua ( art. 7 ) nel 2015 l anno chiave per la realizzazione di pratiche di raccolta differenziata per carta, vetro, plastiche, metalli e legno finalizzata ad una preparazione per il riutilizzo/riciclaggio con un aumento almeno del 50% in termini di peso. Agli obiettivi di Raccolta Differenziata del 65% da raggiungere entro il 31/12/2012, vengono quindi affiancati obiettivi e misure per il riutilizzo e il riciclaggio ( e la preparazione) da raggiungere a partire dal 2015 e fino al 2020.
Considerando i dati disponibili relativi al 2009, la quantit totale di rifiuti urbani e assimilati prodotti in ATO TOSCANA CENTRO ( Province di Firenze, Prato, Pistoia )
Nel 2006 ( anno di massimo picco della produzione ) erano 1.053.866 tonnellate. Il decremento percentuale di -5,1% rispetto al 2006 ( ed il trend di decrescita continua con i primi dati noti del 2011). 2009 : RIFIUTI PRODOTTI PER PROVINCIA FIRENZE. 625.825 t/anno Erano 658.574 t nel 2006 (saldo negativo di 32.742t) La produzione pro-capite passa da 679 Kg a 631 (con un -48 kg) PISTOIA 184.489t/anno Erano 195.868 nel 2006 (saldo negativo di 11.379 t) La produzione pro-capite scende da 696t a 632 (-64kg) PRATO 192.351 t/anno Erano 199.424 nel 2006 (saldo negativo di 7073t) La produzione pro-capite scende da 814t a 775.
OBIETTIVI DI RIDUZIONE ENTRO IL 2015 15% di RIDUZIONE INDIRETTA
Il dato atteso - in riferimento a quanto fornitoci dalle innumerevoli esperienze registrate che propongono tassi di riduzione dei rifiuti (quale effetto collaterale del passaggio al porta a porta) che variano dal 12 al 25% pu essere prudenzialmente fissato al 15% quale effetto del passaggio dal sistema di raccolta stradale al porta a porta integrato con sistemi di isole ecologiche, stazioni per la riparazione ed il riuso e altre pratiche virtuose. Per cui si pu stimare una riduzione del 15% 3% OBIETTIVO DI RIDUZIONE DIRETTA Da questo versante si attende una riduzione del 3% frutto di interventi mirati rivolti a contenere soprattutto gli imballaggi monouso. In realt, anche in presenza di una tendenziale riduzione dei rifiuti quale effetto della crisi (il dato fornito da QUADRIFOGLIO per il 2011 propone per esempio per il comune di Firenze una riduzione dei rifiuti di oltre il 3% rispetto al 2010 da sommare quindi a quel 5% fatto registrare nel 2009 rispetto al 2006 in cui si registr la produzione dei rifiuti pi elevata), il dato di riduzione da considerare potrebbe almeno essere raddoppiato. Per evitare eccessive semplificazioni scegliamo di tener di conto prudenzialmente di scenari ancora parzialmente conservativi. Per cui si pu stimare una riduzione diretta del 3% Gli interventi che in molte realt stanno producendo effetti di riduzione sono: sistemi di ricarica alla spina divieto di stoviglie usa e getta in mense pubbliche, in feste e raduni pubblici 8vedi per esempio anche le marce non competitive) introduzione delle caraffe in vetro nelle mense scolastiche e nelle case di riposo in luogo delle acque minerali (si allacqua di rubinetto) distribuzione del latte alla spina introduzione di pannolini (ed assorbenti) riutilizzabili diffusione dellautocompostaggio familiare e del compostaggio di condominio (da applicare anche alle utenze collettive : mense pubbliche e a i ristoranti) promozione di almeno un centro per la riparazione/riuso nelle tre province Naturalmente un ulteriore volano per la stabilizzazione nella produzione di rifiuti sotto i 400 kg pro-capite (vedi la provincia di Treviso con i suoi 830.000 abitanti che producono 386 kg pro-capite anno contro i 775 di Prato) possono essere le seguenti azioni : - INTRODUZIONE DELLA TIA PUNTUALE; - PROCESSI EFFETTIVI DI DEASSIMILAZIONE ATTIVA DEI RIFIUTI INDUSTRIALI ASSIMILATI AGLI URBANI. QUINDI: 18% di 1.002.665 t = 180.480 QUINDI A RACCOLTA: 1.002.665 - 180.480 = 822.185 t CON UNA RD DI LEGGE 65% corso) : 534.420 t ( gi dilazionata negli obiettivi al 2014 a causa delle inadempienze in
A TRATTAMENTO NO COMBUSTIONE : 287.765 t che sottoposte ai sistemi TMB di cui sopra (vedi progetto della provincia di Lucca e 2sistemi impiantistici richiamati in bibliografia) che garantiscono almeno un ulteriore recupero e sottrazione dallo smaltimento del 65% divengono cosi ripartite:
187.047 t (a recupero e/o sottratte a discarica per effetto delle perdite di processo Connesse ai processi di stabilizzazione della frazione organica sporca; 100.718 t A SMALTIMENTO ( 276 t/giorno per tutte e tre le province) Per il fabbisogno impiantistico si necessiterebbe di un nuovo impianto a freddo per una capacit di circa 70.000 t/anno da affiancarsi allesistente (e da riconvertirsi sulla base del progetto approvato dalla provincia di Lucca) impianto di Case Passerini. Se considerassimo uno scenario pi avanzato (ma conforme alle effettive possibilit dimostrate in tante realt italiane quali Salerno) basato sul raggiungimento in due anni e mezzo del 70% medio di RD A SMALTIMENTO RESIDUEREBBERO 91.603 t/anno cio 282 t/g da conferire stabilizzate in discarica. IN QUESTO SCENARIO NON CE RAGIONE ECONOMICA PER REALIZZARE L IMPIANTO DI INCENERIMENTO A CASE PASSERINI (SESTO FIORENTINO) E GLI INCENERIOTRI DI MONTALE E DI RUFINA/SELVAPIANA POSSONO UTILMENTE ESSERE CHIUSI ENTRO IL 2013. Alla luce di questi dati e dei ragionamenti economici effettuati, anche per semplificare i calcoli e renderli BEN PERCEPIBILI, applicando questo percorso avremmo - A FRONTE DI 100 kg di rifiuti prodotti - da SMALTIRNE (in via transitoria in quanto lobiettivo quello progressivo di avvicinamento allo ZERO) NON PIU di 11 Kg. Inoltre adottando questo approccio NON SOLO EVITEREMMO I GRAVI RISCHI SANITARI/AMBIENTALI DERIVANTI DALLINCENERIMENTO MA RIDURREMMO ANCHE IL RICORSO AL CONSUMO DELLE VOLUMETRIE DI DISCARICA ESISTENTI. Infatti anche solo considerando le messa a discarica delle ceneri e delle (tossiche) polveri avremmo circa 100.000 tonnellate/anno da mettere a discarica con una occupazione volumetrica (e con una pericolosit) maggiore di quella legata allo smaltimento dei rifiuti stabilizzati derivanti dai trattamenti a freddo. Infine i costi economici di questo sistema sarebbero estremamente minori di almeno il 70% rispetto a quelli previsti con la realizzazione degli inceneritori e/o dei loro potenziamenti. QUESTO SCENARIO PUO ESSERE ANCHE MIGLIORATO IN QUANTO LA RIDUZIONE DIRETTA PUO ARRIVARE AL 10%-15% E QUELLA INDIRETTA VARIARE TRA IL 15% E IL 20%. LA RIDUZIONE TOTALE PERTANTO PUO ATTESTARSI TRA IL 25% E IL 35% Ad esempio il Piano provinciale di Vercelli che ha come dato di partenza una media di 554Kg/ab/anno viene posto l obiettivo di 400 Kg/ab/anno entro il 2015 con una riduzione del 28%. In ATO TOSCANA CENTRO un obiettivo realistico - se vengono avviate le azioni da noi previste pu essere quello di passare da 654 Kg/ab/anno del 2009 a 450 Kg/ab/anno per il 2015. Un dato raggiungibile puntando, come dice di voler fare anche il Piano Interprovinciale ATO TOSCANA CENTRO, su una buona deassimilazione, e inoltre introducendo (a)il compostaggio collettivo o di prossimit, (b) riducendo gli sprechi alimentari e (c) avviando diffusi centri di riuso (una riduzione stimabile, con queste sole tre azioni, in circa 80 Kg/ab/anno). ( fonte : a nalis i ri portate d a Ro be rto Ca vallo ). Se si assume una produzione di 450 Kg/ab/anno oppure il dato elaborato da WWF Toscana di una produzione di 400 Kg./ab/anno, con una popolazione di 1.530.000 abitanti complessiva delle tre province, si avrebbe una produzione complessiva rispettivamente di 688.500 tonn e di 612.000 tonn. Con la differenziata al 65% rimarebbero : 240.975 tonn e 214200 tonn. Con il recupero ( 65% ) andrebbero in discarica quindi: 84 .342 e 74.970 tonnellate.
OBIETTIVI DA AVVIARE E COSTRUIRE COLLETTIVAMENTE
1. Costruire insieme un ALTERPIANO comune che
* escluda o riduca al minimo accettabile lo smaltimento che satura i pozzi naturali ( aria, acqua, suolo) e le fonti energetiche non rinnovabili accessibili, verso una circolarit virtuosa di processi di trasformazione, produzione, servizio , utilizzo. * basato sulla gestione corretta degli scarti di produzione, di consumo e di fine vita dei prodotti, con la messa a regime di pocessi produttivi e di servizi pi efficaci ed efficienti che danno un vantaggio economico competitivo.
2. PROCESSO A CICLO CHIUSO E GESTIONI DALLA CULLA ALLA CULLA
Nel caso dei rifiuti, questi flussi virtuosi sono rappresentabili con uno schema generale di processo di trasformazione e di uso INPUT/PROCESSO/OUTPUT il quale migliora l input, attraverso il feedback delle informazioni che arrivano dall output. Azione di miglioramento continuo dei processi attraverso il controllo della qualit degli output per ridurre la quantit e la tossicit e aumentare la qualit degli Input ( beni e scarti prodotti ). SCHEMA DI TRANSIZIONE A BASSA ENTROPIA 1. Una transizione effettiva alla bassa entropia pu essere avviata attraverso modalit a cascata che, riducendo drasticamente lo smaltimento dei rifiuti, lavorino ad un continuo miglioramento e affinamento degli input partendo dalle informazioni che pervengono dall output dei residui disordinati e NON immediatamente riutilizzabili. Vale a dire alla riduzione degli errori di progettazione, costruzione, compresenza di materiali non omogenei nei prodotti.
Il controllo della quantit, della qualit, della composizione degli scarti la strada per ridurre le quantit e le tossicit e aumentare la qualit merceologica ed ecologica degli input. ( cfr. proposte e elaborazioni di Gianluigi Salvador, ad esempio).
Un percorso analogo viene tentato dal Centro di Ricerca Rifiuti Zero promosso dal Comune di Capannori (Lu) e da Ambiente e Futuro. 2. Fondamentale appunto l analisi merceologica delle QUATTRO FRAZIONI C HE ATTUALMENTE VANNO A SMALTIMENTO, in modo da avere un ritorno positivo dalle informazioni assunte per migliorare la qualit degli input in termini di composizione e di progettazione. A valle della raccolta differenziata porta a porta, FILIERA DEL RICICLAGGIO E DI COMPOSTAGGIO : piattaforme di selezione come momento di verifica della qualit e delle criticit della raccolta, isole ecologiche per il trattamento e riciclaggio della frazione secca ed impianti di riciclo per le 4 frazioni che vanno a smaltimento: - frazione secca residua raccolta domiciliare spinta - frazione rifiuti ingombranti - spazzatura strade - scarti delle frazioni secche riciclabili, post raccolta domiciliare spinta. In ques to mo do si ri duc e al min imo l a fase di pass aggio ad un a econ omi a de i rifiu ti fi nali zzata a rico nd urre i ma teriali nei fondi e nei flussi produttivi e di consumo. Con queste modalit di trattamento, il residuo da smaltire si riduce a percentuali talmente basse da rendere inutile, e ancor pi antieconomico di quanto non sia attualmente, il ricorso all incenerimento, mentre viene sempre pi affinato il processo di raccolta differenziata collegato al processo riutilizzo - riciclaggio.
Un processo di ritorno (feedback) e di continuo affinamento e miglioramento. Riprogettare l'input col feed-back dell'output: cos facendo il residuo da smaltire si riduce sempre di pi ed il rifiuto alla fine non esiste pi e diventa nutriente(esempio: dai rifiuti verdi urbani non si pu ottenere solo ammendante agricolo, ma anche LA BASE PER PRODURRE cibo, medicine naturali, bioplastiche e
conseguenti nuovi posti di lavoro). INPUT/PROCESSO/OUTPUT. SC HEM A DI UN PR O CE SSO A B A SSA EN TR OP IA DI T RA T TA ME NT O DE I RIF IUT I
PREVENZIONE RIDUZIONE
RACCOLTA DIFFERENZIATA ( verso il 100% )
RICICLO COMPLESSIVO (analisi delle 4 frazioni oggi allo smaltimento ) DISCARICHE ( forse )
Dal Riciclo complessivo si ha un ritorno ( feedback ) di informazioni - riprogettazioni per l Input ( prevenzione / riduzione ) Dal Riciclo complessivo alla Raccolta differenziata si ha un ritorno (feedback) di processo ( schema di Gianluigi Salvador, Vivere a Km zero )
Questo processo circolare di miglioramento riduce la quantit dei rifiuti, degli scarti prodotti fino al riciclo complessivo. Obiettivi fondamentali misurabili : a) prevenzione, riduzione alla fonte, riutilizzo del prodotto, miglioramento qualitativo e riciclo; b) Pre-trattamento per discarica. La riduzione si basa su un continuo processo di riciclo, di riduzione, riuso, riparazione, ricerca. Azioni che si riferiscono ai migliori metodi di raccolta esistenti ( BAM : Best Available Methodology) e alle migliori tecnologie innovative ( BAT : Best Available Technology). Una gestione dei rifiuti basata sulla sostenibilit civica, riferita al principio generatore della partecipazione della collettivit e all obiettivo della condivisione delle responsabilit. Una produzione di nuove istanze che esige incontri, cooperazione e comunicazione tra realt, comitati, singolarit, soggettivit. Questo attraverso la costruzione di forme e regole di partecipazione democratica per permettere agli abitanti di apprendere ad autogovernarsi, anche attraverso la predisposizione di strumenti da affiancare alle attuali forme istituzionali di decisione con le istanze di base : alterpiano e consulte nei consigli comunali, provinciali e regionali; osservatori, tavoli di confronto e decisione.
CENTRALITA DEGLI ASPETTI GESTIONALI E ORGANIZZATIVI
- Proposta di cambiamento verso una modalit
organizzativa a rete per la gestione dei rifiuti urbani e nel campo dei rifiuti devono
assimilati a livello di ATO. Le Aziende e le organizzazioni istituzionali
compiere un passo avanti nella direzione di migliorare la responsabilit di gestione da parte dell Autorit d Ambito (ATO), favorire economie di scopo adottando modalit basate su metodi e tecnologie flessibili, nell ottica di un perfezionamento continuo. 1. Costituzione di una struttura in grado di fornire gli obiettivi generali e specifici, le linee guida, i metodi e i processi, gli obiettivi di qualit . Tale struttura potrebbe essere individuata nell ATO (Ambito Territoriale Ottimale ) e configurarsi come AGENZIA A DIFESA DELLA MATERIA E DELLA SALUTE UMANA 2. Costituzione di Aziende autonome : centri di compostaggio, discariche, centri di pre-selezione, estrusione Attivit di servizio orientate a specializzazioni flessibili ( economia di scopo) che coprono le attivit di servizio pi vicine e legate al territorio, come le imprese di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. 3. Costituzione di nodi (imprese, cooperative, organizzazioni di base degli abitanti ) sempre orientati ai
risultati, autoregolati, relativamente autonomi, capaci di cooperare facilmente con gli altri e di interpretare le esigenze e i conflitti del territorio. Interazione, autonomia, connessioni sinergiche. 4. Assunzione del Principio della responsabilit estesa e condivisa dei produttori e degli abitanti
secondo quanto delineano anche le norme comunitarie. 5. Decentramento e coordinamento di reti di produzione e di servizio basati su due assi : Miglioramento metodi di raccolta ( BAM migliori metodologie disponibili) Migliori Tecniche Innovative di trattamento disponibili ( BAT ). 6. Criteri operativi : CRITERIO DELL EFFICACIA ECONOMICA nella quale importante fornire prodotti e servizi appropriati nel tempo, nel luogo e nel modo in cui essi sono richiesti dal territorio. Non soltanto importante abbassare i costi, ma acquisire vantaggi competitivi, vale a dire essere capaci di dare ci che altri non sono in grado di fornire. CRITERIO DELL EFFICIENZA tempo di risposta di un servizio o prodotto in termini anche di qualit e di costi, al sorgere di un bisogno o necessit.
PROPOSTE E PREVISIONI PER ATO TOSCANA CENTRO Conseguire la chiusura dei cicli materiali di produzione-consumo, raggiungendo l autosufficienza gestione dei rifiuti nell ATO TOSCANA CENTRO attuazione del Principio di prossimit promosso Italia ( Agenda 21 locale ). COSTRUZIONE DI ATO TOSCANA CENTRO COME DISTRETTO DEL RICICLAGGIO. In quest ottica importante un richiamo stringente al comma 2 dell art. 4 della Direttiva Unione Europea 2008/98 rafforza gli obiettivi generali e specifici di riduzione della produzione e della quantit dei rifiuti con attenzione centrale alla Riduzione, al Riuso, al Riciclo, alla Riparazione, alla Ricerca, puntando sulla qualit degli input nella prospettiva del miglioramento continuo, ottenendo cos di ridurre drasticamente il consumo di energia, di risorse ambientali e di inquinamento.
La nuova Direttiva comunitaria 2008/98 punta sull adozione di criteri e obiettivi che favoriscano o p zioni c he
l obiettivo dell Alt erpi ano, in riferimento e in
dalla Strategia di Azione Ambientale per lo Sviluppo sostenibile in
dann o il miglior ri su ltato ambi ent ale com plessivo ( art. 4 comma 2 ). Tali opzioni devono favorire il raggiungimento efficace e in tempi rapidi del principio e della metodologia dalla culla alla culla, della strategia Rifiuti Zero e delle pratiche di riciclo complessivo dei rifiuti. E indispensabile dare priorit a un tale processo, perch solo riducendo e riciclando che si pu bloccare da subito la costruzione di nuovi inceneritori e discariche, andando alla chiusura degli inceneritori esistenti e riducendo la saturazione delle discariche. L obiettivo primario, considerata anche la recessione economica strutturale, consiste : - nell impedire la costruzione di nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti, prevedendo un calendario cadenzato per la chiusura di quelli esistenti; - nell impedire la costruzione di nuove discariche e allungare indefinitamente il tempo di esercizio di quelle esistenti; - nel bloccare / disincentivare la produzione di combustibile derivato da rifiuti (CDR) e il suo utilizzo nel processo esteso di incenerimento ( inceneritori, impianti di co-incenerimento : cementifici, fornaci, centrali ad olio combustibile ); - nel porre al primo posto la filiera del riutilizzo dei materiali rispetto a qualsiasi processo di combustione dei rifiuti con recupero di energia. Si tratta di tener conto *dei vincoli e delle opportunit posti dal sistema normativo e da quello ambientale; *dei principi da perseguire; *degli obiettivi da raggiungere.
A - Miglior metodo possibile di gestione dei rifiuti integrando attivit e tecniche. Seguendo i principi di efficacia, efficienza, economicit, si tratta di realizzare tecniche e modalit di raccolta e trattamento di materia e informazioni sempre pi efficaci e innovative : - metodo della raccolta domiciliare con tariffa puntuale, utilizzando il Sistema Informativo Territoriale (SIT) per memorizzare i dati di raccolta e gestione dei piani finanziari e delle bollette. - per un efficace controllo della qualit dei processi di raccolta e di smaltimento e per il monitoraggio della programmazione obiettivi per migliorare in continuo le modalit di raccolta domiciliare, viene utilizzato il Sistema di Qualit Rifiuti ( SQR). B- Organizzare contemporaneamente le due fasi di passaggio: b1) gestione delle quattro frazioni residue ( frazione secca residua, spazzatura delle strade, residuo degli ingombranti, residui da frazione secca riciclabile ) con trattamenti meccanici di vagliatura e, nella fase di transizione, smaltimento in discarica delle frazioni non percolanti, senza prevedere l utilizzo di impianti di incenerimento; b2) analisi merceologica puntuale delle quattro frazioni residue per minimizzarle con azioni di incentivazione, informazione, ricerca sui prodotti e miglioramento dei processi di raccolta e di progettazione/produzione, questo anche per quanto riguarda gli imballaggi. Implementare le tecnologie innovative per ridurre lo smaltimento delle quattro frazioni e arrivare ad una fase di mantenimento del riciclo complessivo. C- Utilizzo dell uso accurato e puntuale di Informazioni e Sistemi Informatici Per gestire a livello di ATO la flessibilit e la trasparenza delle Informazioni per un miglioramento continuo dei residui dei residui, verso la minimizzazione dei rifiuti e l eliminazione dello smaltimento, si utilizza il sistema qualit rifiuti (SQR) per la programmazione e il controllo dei processi di gestione e degli obiettivi annuali quali-quantitativi per la riduzione, il riuso, la riparazione, il riciclaggio. ( quantit raccolte differenziate, dati di bollettazione, piano finanziario, controllo dei risultati del miglioramento economico, qualitativo e quantitativo sugli obiettivi quantificati dai gestori ). Il trattamento meccanico finale nella gestione dei rifiuti, attraverso la selezione e la produzione di materie prime seconde, ottimizza la gestione e porta a risparmi nei costi sia per le aziende di gestione che per i cittadini. Tra questi trattamenti sono particolarmente interessanti i processi di selezione dei residui da trattamento, i processi di trattamento ed estrusione delle plastiche secondo tipologia ormai mature tra loro interrelate che puntano sul riciclaggio, i processi di miglioramento della composizione e del trattamento degli scarti dei trattamenti ( output) e di ri-progettazione dei beni (Input). I vantaggi sempre pi evidenti sono : *filiera corta e flessibilit rispetto alla specificit dei rifiuti in un dato territorio; *garanzia di una maggiore occupazione ( prevalenza del lavoro vivo rispetto ai macchinari ); *collocazione dell impianto a basso impatto in aree dismesse da riutilizzare; *maggior controllo da parte degli abitanti, dei comitati, delle associazioni; *risparmio di materiali e conseguentemente di energia, quattro volte superiore in confronto all incenerimento; *ammortamento degli investimenti in un tempo abbastanza veloce ( in media due/tre anni, rispetto ai 12/15 degli inceneritori); *costo minore rispetto alle filiere della combustione; *riduzione delle bollette dei rifiuti attraverso i rimborsi per il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali. Nel migliorare la gestione si deve investire in modo mirato per azzerare quei processi che inquinano la frazione secca residua con eccessivo organico ( fiere, mercati, rifiuti stradali, cenere). degli
ART. 178-bis del D.Lgs 205/2010. (Responsabilit estesa del produttore) 1. Al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare lutilizzo efficiente delle risorse durante lintero ciclo di vita, comprese le fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti, evitando di compromettere la libera circolazione delle merci sul mercato, possono essere adottati, previa consultazione delle parti interessate, con uno o pi decreti del Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare aventi natura regolamentare, sentita la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le modalit e i criteri di introduzione della responsabilit estesa del produttore del prodotto, inteso come qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti, nellorganizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, e nellaccettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo il loro utilizzo. Ai medesimi fini possono essere adottati con uno o pi decreti del Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, le modalit e i criteri: a) di gestione dei rifiuti e della relativa responsabilit finanziaria dei produttori del prodotto. I decreti della presente lettera sono adottati di concerto con il Ministero dellEconomia e delle Finanze; b) di pubblicizzazione delle informazioni relative alla misura in cui il prodotto riutilizzabile e riciclabile; c) della progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro impatti ambientali; d) di progettazione dei prodotti volta a diminuire o eliminare i rifiuti durante la produzione e il successivo utilizzo dei prodotti, assicurando che il recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono diventati rifiuti avvengano in conformit ai criteri di cui agli articoli 177 e 179; e) volti a favorire e incoraggiare lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti adatti alluso multiplo, tecnicamente durevoli, e che, dopo essere diventati rifiuti, sono adatti ad un recupero adeguato e sicuro e a uno smaltimento compatibile con lambiente. 2. La responsabilit estesa del produttore del prodotto applicabile fatta salva la responsabilit della gestione dei rifiuti di cui allarticolo 188, comma 1, e fatta salva la legislazione esistente concernente flussi di rifiuti e prodotti specifici. 3. I decreti di cui al comma 1 possono prevedere altres che i costi della gestione dei rifiuti siano sostenuti parzialmente o interamente dal produttore del prodotto causa dei rifiuti. Nel caso il produttore del prodotto partecipi parzialmente, il distributore del prodotto concorre per la differenza fino allintera copertura di tali costi. 4. Dallattuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
ALLEGATO 2.1.
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References: art. 178
 art. 4
 art. 4
 articolo 11
 Articolo 178
 art. 179
 art. 9
 art. 9
 art. 4
 art. 7
 art. 4
 art. 4

ART. 178