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Timestamp: 2019-10-23 15:32:32+00:00

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SalvaSalva Diritto internazionale, manuale breve GIOIA 2 per dopo
ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 15 novembre 2013 MERCOSUL: vedi presentazione powerpoint su Ariel ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 19 novembre 2013 (appunti + riassunto
capitolo 19) Progetto di articoli sulla responsabilit degli stati per atti illeciti La responsabilit internazionale una responsabilit derivante da fatti internazionalmente illeciti, a volte si parla di responsabilit internazionale anche per indicare una responsabilit derivante da fatti internazionalmente leciti. Ma, in questa sede, ci occuperemo solo del primo caso. (In inglese: International State responsability). Dal 1969 la Commissione di diritto internazionale discute sulla responsabilit degli stati per atti illeciti. Nel 2001, il progetto di articoli viene presentato allAG, la quale si limita a prenderne atto e a raccomandarlo allattenzione degli stati, quindi una codificazione mediante un atto di soft law . Comunque, il progetto riproduce alcune norme del diritto consuetudinario vigente. La caratteristica fondamentale del Progetto quella di disciplinare la materia indipendentemente dal contenuto dellobbligo violato dallo stato, e quindi, i lavori si limitano alle norme secondarie, ovvero quelle norme che disciplinano la violazione delle norme primarie indipendentemente dal contenuto di esse. Art. 1: ogni fatto internazionalmente illecito di uno stato comporta la sua responsabilit internazionale. Art. 2 Illecito da parte di uno stato: azione o omissione da parte di uno stato contraria al diritto internazionale. La parte I si occupa dei due elementi costitutivi dellillecito internazionale, essi sono: 1) limputabilit del comportamento allo stato, il comportamento deve potersi attribuire allo stato; 2) lantigiuridicit del comportamento stesso, nel senso che lazione deve violare un obbligo internazionale dello stato. Il Progetto, tende a ritenere rilevanti la colpa e il danno solo per determinare il contenuto della resp.internaz. La dottrina non daccordo. Per quanto riguarda la colpa, lo stato potrebbe averla per non essere riuscito ad impedire lillecito. Per quanto riguarda il danno, una parte della dottrina crede che il danno sia un elemento costitutivo dellillecito. Chi suscettibile di illecito? Quando il comportamento tenuto da una determinata persona giuridicamente imputabile allo stato? Ed quindi considerato un comportamento dello stato? - Art. 4: organi (che comprendono persone o enti) dello stato, sono irrilevanti le funzioni che lorgano esercita, la sua posizione nellorganizzazione dello stato e la sua natura (es. governo centrale o unit territoriale). - Art.5: persone o enti che, seppur non qualificabili come organi statali, sono tuttavia abilitati dal diritto interno ad esercitare prerogative dellautorit di governo (es. regioni) ; (Lo stato risponde di queste due categorie anche se lente non ha rispettato le istruzioni, es. agenti di polizia che, pur se in divisa, abbiano agito per fini diversi da quelli istituzionali) - Art. 8: persone, gruppi di persone o enti, che pur non agendo normalmente in totale dipendenza dello stato, agiscono di fatto su istruzioni dello stato, o sotto la sua direzione o il suo controllo, nel porre in essere un determinato comportamento; - Art. 11: Comportamento che, pur se tenuto da persone od enti non qualificabili come organi statali n abilitate ad esercitare prerogative dellattivit di governo, lo stato abbia riconosciuto ed adottato come proprio. Esempio: Stati Uniti-Iran: sequestro del personale diplomatico e consolare nei locali dellambasciata americana a Teheran (capitale Iran) ad opera di un gruppo di studenti islamici. La corte distinse due fasi: 1)il comportamento dei privati non era imputabile allIran, ma esso era comunque colpevole perch non aveva preso nessun provvedimento; 2)lIran era direttamente responsabile in quanto gli organi di vertice dello Stato avevano addirittura approvato pubblicamente il comportamento degli studenti.
Inoltre, le persone, gruppi di persone od enti che agiscono di fatto in totale dipendenza dallo stato: organi di fatto. Questo un caso eccezionale e di difficile realizzazione pratica, di cui il progetto della CDI non si occupa. - Art.9: una persona o un gruppo di persone di fatto esercita prerogative dellautorit di governo in assenza o in mancanza delle autorit ufficiali ed in circostanze tali da richiedere lesercizio di quelle prerogative. Anche qui si pu parlare di organi di fatto. (Es. durante i conflitti quando il governo viene meno). Cosa deve fare lo stato? Art. 30: porre fine allatto e offrire assicurazioni di non ripetizione. Art. 31: riparare il danno causato (sia esso materiale o morale) Riparazione del pregiudizio Art. 34: la riparazione: restituzione, risarcimento e soddisfazione; Art. 35: restituzione della situazione che cera prima dellillecito; Art. 36: risarcimento del danno; Art. 37: soddisfazione pu consisrere nel riconoscimento della violazione o scuse ufficiali e devessere proporzionata e non umiliante per lo Stato responsabile. ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 19 e 26 novembre 2013 (appunti + riassunto capitolo 20) Lautotutela pu definirsi come la capacit di farsi giustizia da s. Nel diritto interno non prevista, un fatto eccezionale ma nel diritto internazionale la regola generale. Lautotutela rappresenta il modo in cui gli stati provvedono in maniera decentrata allattuazione coercitiva del diritto internazionale. Fino a non molto tempo fa, la forma principale di autotutela era il ricorso alla guerra o alla forza armata. Ora non pi: le forme principali di autodifesa sono le contromisure e la legittima difesa. La parte III del progetto della CDI disciplinano le contromisure, mentre la legittima difesa regolata dallart. 51 della carta dellONU. Uno stato pu utilizzare la forza armata solo nel caso della legittima difesa, che si verifica quando lo stato vittima di un attacco armato altrui, inoltre la legittima difesa si pu utilizzare solo fin quando il CdS non ha preso le misure necessarie. Il termine contromisura o rappresaglia un comportamento dello stato che in s contrario ad un obbligo internazionale dello stato stesso, ma che diviene lecito se lo stato vi ricorre per reagire ad un illecito altrui, allo scopo di indurre lautore a cessare lillecito. La contromisura diversa dalla ritorsione, la ritorsione un comportamento in s lecito che non richiede nessuna giustificazione, es. rottura relazioni diplomatiche. Il presupposto necessario per una contromisura lillecito altrui. Contromisure Art. 22 ci riporta alla parte III cap. II. Art. 49: Obiettivo delle contromisure: indurre lo stato a conformarsi ai propri obblighi, le contromisure devono essere limitate nel tempo (solo durante il periodo dellillecito e devono cessare quando lo stato cessa lillecito, vedi Art. 53), Inoltre le contromisure devono essere adottate in modo tale da permettere la ripresa degli obblighi. Art. 50: disciplina le contromisure inammissibili. Le contromisure sono illecite se hanno carattere umanitario (non devono violare norme del dir. int. di guerra), se vanno contro a norme imperative (jus cogens), se violano i diritti umani fondamentali e se utilizzano la minaccia o luso della forza armata. Inoltre, si tende a considerare inammissibili le contromisure relative ai rapporti diplomatici e consolari per evitare che questi membri si trasformino in ostaggi in caso di illeciti, vedi art. 50 par 2b uno stato che adotta contromisure non esentato dalladempiere al proprio obbligo di rispettare linviolabilit degli agenti, dei locali, degli archivi e dei documenti diplomatici consolari. Infine, le rappresaglie belliche sono limitatamente consentite, ma non devono violare norme del diritto internazionale dei conflitti armati. Art. 51: Caratteristica della proporzionalit: La controversia deve essere proporzionale al pregiudizio subito, tutto ci che andr oltre sar illecito internazionale. Le contromisure, per, non devono per forza essere reciproche e quindi violare lo stesso obbligo. Il rapporto tra ladozione di una contromisura e gli obblighi relativi alla soluzione delle controversie internazionali sempre stato controverso in dottrina e nella prassi internazionale. Il Progetto cerca di attenuare lincertezza, lArt. 43 lo stato leso deve comunicare allo stato responsabile che ha intenzione di far valere la sua responsabilit internazionale, inoltre deve specificare il comportamento che lo stato responsabile dovrebbe tenere per porre fine allillecito e la forma che dovrebbe assumere la riparazione. Lart. 52 precisa che lo stato leso deve offrirsi di negoziare con lo stato responsabile: parlarsi per cercare di arrivare ad una soluzione, ma lo stato offeso pu adottare le contromisure urgenti,
necessarie per non aggravare lillecito, ancora prima di invitare lo stato responsabile a cessare lillecito. Inoltre, lart precisa che non si possono utilizzare contromisure solo quando a) la controversia sia pendente dinanzi ad una corte o a un tribunale (o la controversia pende dinanzi ad una corte o la controversia stata deferita ad una corte/tribunale) che abbia il potere di adottare decisioni vincolanti per le parti in causa/in lite b) lillecito cessato. LArt. 55 Lex Specialis del progetto chiarisce che le regole in esso codificate sono regole generali che non si applicano se e nella misura in cui esistano norme speciali (queste norme generali possono essere derogate da norme speciali). Infatti, gli stati parti di un trattato possono limitare convenzionalmente il diritto di adottare contromisure in caso di violazione di quel trattato da parte di uno di essi. Cos fanno, per esempio, lUE e il WTO. Questultimo considera il ricorso a contromisure lultima risorsa e per utilizzarle bisogna chiedere lautorizzazione allorganismo per la soluzione delle controversie, organo a composizione plenaria. Le contromisure collettive sono ammesse da una parte della dottrina, laltra parte rimane un po restia. Sicuramente in presenza di un attacco armato ammessa la legittima difesa collettiva. Il Progetto della CDI non si applica alle contromisure collettive. Il diritto internazionale prende in considerazione luso della forza armata da parte degli stati da due punti di vista: a) le norme che stabiliscono quando lecito ricorrere alla forza armata (ius ad bellum) b) le norme che disciplinano lo svolgimento del conflitto armato (ius in bello). Entrambe le categorie hanno subito una forza evoluzione nel tempo e quindi distinguiamo 3 fasi: 1) il diritto internazionale non vietava luso della forza armata e gli stati erano liberi di ricorrere alla guerra (ius ad bellum), per quanto riguarda il ius in bello il diritto internazionale di guerra comportava la sospensione del diritto internazionale di pace e quindi luso della forza armata non richiedeva giustificazioni. 2) luso della forza al di fuori della guerra non poteva considerarsi libero e doveva essere giustificato sul piano giuridico (ius ad bellum), inoltre luso della forza armata al di fuori della guerra comportava la non necessaria applicazione dello ius in bello. 3) per quanto riguarda il ius ad bellum: tendenza a limitare i casi in cui luso della forza armata nei rapporti internazionali ammessa, la carta dellONU dice che il divieto delluso della forza divenuto generale e indipendente dalla sua qualificazione come guerra in senso tecnico, con poche eccezioni tra cui la legittima difesa. Inoltre, a partire dal secondo dopoguerra il diritto di guerra (ius in bello) si applica a qualsiasi conflitto armato. C. Onu Art. 2(4): divieto delluso della forza. Successivamente la norma divent consuetudinaria e oggi cogente. Anche il divieto della semplice minaccia delluso della forza una norma cogente. Una parte della dottrina ritiene che non vi sia perfetta coincidenza tra norma consuetudinaria e norma cogente (infatti, questultima si limita a vietare laggressione), tutti sono daccorso sul fatto che la norma consuetudinaria coincide con lArt.2(4) C.Onu. In linea di principio vietato solo luso della forza nelle relazioni internazionali, il significato di questa frase non chiarissimo, infatti alcuni credono che vietata la forza nei rapporti tra gli stati, altri affermano che bisogna far attenzione al luogo dove latto commesso: in questottica luso della forza non vietato allinterno di uno stato ma lo al di l del territorio statale. Infine, una parte della dottrina afferma che luso della forza in territorio altrui con il consenso del sovrano territoriale non illecito, perch non si tratta di aggressione. Eccezioni: CdS pu decidere di adottare misure implicanti luso della forza. Inoltre, anche la legittima difesa individuale e collettiva uneccezione (Art. 51 C. Onu). Il presupposto della legittima difesa, ovvero la nozione di attacco armato, molto incerto. In primo luogo, alcuni stati e una parte della dottrina ritengono che sia ammesso il ricorso alla forza quando lattacco, pur non essendo ancora giunto a destinazione, per gi iniziato (anticipatory self-defence, che diversa dalla pre-emptive self-defence la quale stata inventata dalla dottrina Bush e dice che si ha il diritto di ricorrere alla forza in tutti i casi in cui gli stati canaglia (stati che costituiscono un pericolo per la pace internazionale) mettano in pericolo la pace internazionale, in particolare mediante armi di distruzione di massa o lappoggio al terrorismo. Es. Iran costruisce un arsenale con il quale potrebbe attaccare USA, gli USA possono distruggere larsenale per evitare lattacco ). In secondo luogo, qualcuno crede che per poter utilizzare la legittima difesa sia necessaria una violazione particolarmente qualificata e grave del divieto alluso della forza, come un atto di aggressione(la CiG ha distinto le forme pi gravi da quelle meno gravi e ci stato molto criticato) In terzo luogo, alcuni stati deducono la possibilit di invocare la legittima difesa in presenza di un attacco proveniente da un ente non statale, in particolare nel caso di un attacco terroristico
proveniente dallesterno dello stato. Ma, la CiG, ha recentemente affermato che la legittima difesa pu invocarsi solo nel caso di attacco da uno stato contro un altro stato e quindi la legittima difesa pu essere invocata per reagire ad un attacco terroristico solo se la condotta dei terroristi imputabile allo stato in cui i terroristi erano stanziati. (Aggressione indiretta: invio da parte (o per conto di uno stato) di bande armate, gruppi, irregolari o mercenari, che commettano atti di forza armata contro un altro stato di gravit tale da costituire un atto di aggressione. In questo caso possibile invocare la legittima difesa) Criteri che luso della forza deve presentare per poter essere giustificabile come legittima difesa: Criterio della necessit: luso della forza deve essere utilizzato per reagire ad un attacco armato. Criterio della proporzionalit: luso della forza deve essere proporzionato. Criterio dellimmediatezza: lo stato leso deve reagire subito altrimenti una reazione tardiva potrebbe configurarsi come una rappresaglia armata, in quanto tale illecita. Inoltre, la legittima difesa deve cessare se il CdS intraprende le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, quali siano tali misure molto discusso in dottrina. Infine, la legittima difesa pu anche essere collettiva, nel senso che ammesso lintervento di altri stati a fianco della vittima dellattacco armato per aiutarla a difendersi. Per invocare questa forma di legittima difesa necessaria una richiesta da parte dello stato vittima. Gli stati terzi non sono obbligati ad intervenire, a meno che non siano parte di un trattato di alleanza militare che prevede lobbligo di intervenire (es. Trattato di Washington 1949 che ha istituito la NATO, anche lUE attraverso il trattato di Lisbona 2007). Altre eccezioni: Lintervento a protezione dei cittadini allestero, esso consiste nellintervento militare in territorio altrui per mettere in salvo i cittadini dello stato interveniente che si trovino in pericolo e lo stato territoriale non in grado, o non vuole, reagire. Lintervento di umanit consiste nellintervento militare in territorio altrui per reagire a gravi violazioni dei diritti delluomo da parte dello stato territoriale o commesse in tale Stato senza che questo sia in grado di intervenire. Il diritto internazionale di guerra composto da norme consuetudinarie in gran parte codificate in una serie di convenzioni, tra le quali vanno ricordate almeno le tredici convenzioni dellAia del 1907 (si occupano dei mezzi e dei metodi di combattimento) e le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 (si occupano della protezione delle persone che si trovano fuori combattimento). Le norme del diritto di guerra hanno uno scopo umanitario. Lespressione diritto internazionale umanitario indica il diritto internazionale di guerra e il diritto internazionale dei conflitti armati. Attualmente il ius in bello si applica a qualsiasi conflitto armato internazionale, quindi regola anche i conflitti armati interni, nei quali necessario che luso della forza sia qualificabile come un conflitto armato (non devono essere atti isolati o sporadici. LArt. 3 comune alle convenzioni di Ginevra del 1949, per la prima volta ha dettato alcune regole minime da rispettare in caso di conflitto armato non internazionale. II protocollo addizionale del 1977 disciplina i conflitti armati interni in modo pi dettagliato (e parla anche degli insorti). Il ius in bello si caratterizza per leguaglianza dei belligeranti, nel senso che tutte le parti del conflitto, internazionale o interno, devono rispettare il diritto dei conflitti armati, infatti le violazioni sono crimini di guerra e comportano la responsabilit penale individuale dellautore. Ma solo nei conflitti internazionali i membri delle forze armate degli stati belligeranti sono legittimi combattenti (nei conflitti interni no) e quindi, in caso di cattura, possono godere dello status di prigionieri di guerra e non possono essere puniti per il fatto in s di aver preso parte al conflitto. Per questo motivo, il I protocollo del 1977 addizionale alle convenzioni di Ginevra, ha equiparato ai conflitti internazionali le guerre di liberazione nazionale, cio i conflitti armati in cui i popoli lottano contro la denominazione coloniale e loccupazione straniera e contro regimi razzisti, nellesercizio del diritto di autodeterminazione dei popoli, ma essa non una norma consuetudinaria. La prassi recente mostra la tendenza ad individuare un ulteriore tipo di conflitto armato: guerra del terrorismo, proclamata da Bush il 12 settembre 2001. Essa non facilmente inquadrabile nella distinzione tra conflitti internazionali e conflitti interni ed , in teoria, regolata esclusivamente dal diritto consuetudinario ma la giurisprudenza internazionale tende a considerare lart. 3 come una norma che si applica a qualsiasi conflitto armato non regolato da norme pi dettagliate. ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 22 novembre 2013 + riassunto capitolo 17
Controversia internazionale: un disaccordo su un punto di diritto o di fatto, una contraddizione, unopposizione di tesi giuridiche o di interessi tra due soggetti. Le controversie sono divise in politiche (si fondano su criteri non giuridici come la giustizia e lequit) e giuridiche, in cui le parti fanno fede al diritto internazionali, la differenza pressoch irrilevante. La nascita di una controversia internazionale e lestinzione sono dei fatti storici, invece la soluzione della controversia una nozione giuridica e produce una valutazione giuridicamente vincolante. Una controversia pu nascere a) quando uno stato avanza una pretesa e un altro stato, che si vede leso, vi si oppone oppure b) quando uno stato tiene un determinato comportamento che lesivo per un altro stato, il quale eleva una protesta. Una controversia pu estinguersi quando a) il primo stato rinuncia alla pretesa o quando il secondo riconosce che la pretesa fondata oppure b) quando lo stato leso smette di protestare per il comportamento, il quale forse non era lesivo. C) gli stati possono mettersi daccordo su come risolvere la controversia. La soluzione deve sempre presupporre laccordo delle parti ed essa non si traduce sempre nellaccertamento del diritto, per esempio se gli stati raggiungono un accordo risolutivo della controversia siamo in presenza di un accordo che crea nuovo diritto nei rapporti tra le parti (non un atto di accertamento del diritto). Spesso, gli stati anzich risolvere la controversia direttamente, scelgono un mezzo di soluzione che comporta lintervento di un terzo imparziale: I MEZZI DIPLOMATICI E I MEZZI ARBITRALI O GIUDIZIALI. Mezzo diplomatici: al termine del procedimento non si arriva ad una sentenza vincolante ma ad un accordo/ soluzione/compromesso tra le parti. Il principale tra i mezzi diplomatici il negoziato (ovvero un incontro per raggiungere un accordo, esso detti anche composizione amichevole della controversia). Inoltre, altri mezzi diplomatici sono i buoni uffici, la mediazione, la conciliazione e linchiesta. Questi metodi prevedono l intervento di un terzo, il quale di solito uno stato. I buoni uffici: il terzo si limita a favorire linizio di un negoziato, spesso i buoni uffici sfociano nella.. Mediazione: lo stato terzo svolge la funzione di mediatore, partecipa al negoziato e cerca di fare in modo che il negoziato vada a buon fine, ma non propone soluzioni, cerca semplicemente di facilitare laccordo. Se lo stato interviene e suggerisce alle parti la soluzione, lo stato svolger il ruolo di conciliatore e quindi stiamo parlando del metodo della conciliazione. Essa simile allarbitrato, viene spesso costituita una commissione di conciliazione composta da giuristi o esperti, per la differenza sta nel fatto che la conciliazione produce solo raccomandazioni e larbitrato ha carattere vincolante. (Se una conciliazione si conclude con un atto vincolante, in verit, un arbitrato.) Inchiesta: simile alla conciliazione, la differenza tra le due consiste nel compito del terzo, che in questo caso si limita solo a procedere ad un accertamento imparziale dei fatti che sono alla base della controversia, senza fornirne una valutazione. I mezzi diplomatici sono molto diversi dai mezzi arbitrali o giudiziali. I mezzi arbitrali o giudiziali: anche questi mezzi prevedono lintervento di un terzo, il quale ha il ruolo di accertare il diritto in quel caso specifico e valutare se uno dei due stati ha violato una norma internazionale che avrebbe dovuto osservare. Le parti litiganti si presentano davanti alla corte come: stato ricorrente e stato convenuto. Questi mezzi forniscono valutazioni con carattere vincolante per le parti. Se il tribunale viene costituito ad hoc per risolvere quella determinata controversia e le parti possono decidere chi le giudicher un mezzo arbitrale. Non ci saranno giudici, ma arbitri: i quali avranno lo stesso ruolo dei giudici e dovranno essere imparziali. Sar un tribunale arbitrale. Laccordo, detto compromesso arbitrale, con cui le parti di una controversia decidono di ricorrere allarbitrato, deve indicare il collegio arbitrale e di solito anche le regole di procedura che larbitro dovr seguire per arrivare alla sentenza finale. Il tribunale arbitrale non emana una sentenza ma un LODO. (award in inglese) sentenza e lodo hanno lo stesso significato. Se la corte (o il tribunale) esiste prima della controversia un mezzo giudiziale, in questo caso le parti decidono solo a quale corte appellarsi. Il primo vero tribunale precostituito fu la Corte Permanente di giustizia internazionale, creata dalla Societ delle Nazioni, a questa corte poi subentrata la Corte internazionale di Giustizia.(Un altro es. il tribunale internazionale del diritto del mare ) Se lo stato convenuto inadempiente e la sentenza vincolante (anche se spesso non esiste un metodo per farla rispettare) si tratta di attuazione coercitiva del diritto: nel diritto interno se ne occupano gli agenti di polizia, ma nel diritto internazionale non esiste un corpo di polizia internazionale. Comunque, la differenza tra larbitrato e il regolamento giudiziale minima.
Spesso capita che una controversia rimanga irrisolta per molto tempo. In ogni caso, esiste lobbligo di soluzione pacifica delle controversie internazionali, non si pu ricorrere alla forza armata (art. 2(3) C. Onu). Inoltre, lart. 33 C. Onu sancisce il principio della libert di scelta dei mezzi di soluzione delle controversie internazionali. Nessuno pu imporre alle parti una soluzione o un mezzo di soluzione, solo il CdS ha il potere di intromettersi ma pu fare delle semplici raccomandazioni per facilitare laccordo. Infatti, una controversia internazionale pu essere risolta tramite mezzi arbitrali o giudiziali solo se le parti in causa hanno espresso il proprio consenso/hanno manifestato di accettare la competenza del tribunale in questione. Ma, laccordo con cui le parti scelgono un mezzo di soluzione pu essere anche preventivo, cio precedere alla controversia. Il ricorso allarbitrato o al regolamento giudiziale pu essere obbligatorio in virt di: 1)TRATTATO GENERALE: un trattato che prevede che tutte le controversie future che insorgano tra le parti devono essere risolte con larbitrato o regolamento giudiziale. Il trattato pu essere incompleto o completo. E incompleto quando necessario un accordo successivo per obbligare lo stato a ricorrere ad un mezzo arbitrale o giudiziale, se non necessario completo. Un esempio la Convenzione europea del 1957, fatta nellambito del Consiglio dEuropa, sul regolamento giudiziario delle controversie internazionali. Nella quale c un elenco di controversie rispetto alle quali le parti accettano di andare di fronte alla Corte. Questo genere di trattato non ha molto successo. 2)CLAUSOLA COMPROMISSORIA ALLINTERNO DI UN TRATTATO DI MATERIA SPECIFICA o CLAUSOLA ARBITRALE O DI REGOLAMENTO GIUDIZIALE: disposizione contenuta in un trattato internazionale con la quale si afferma che ogni controversia futura relativa alla interpretazione ed applicazione del trattato sar risolta con mezzi arbitrali o giudiziali. Esiste la facolt di opting-out: stato contraente del trattato pu dichiarare di non accettare la clausola compromissoria.
Es. Art. 10 dellAccordo tra Italia e Guatemala sulla promozione e protezione degli investimenti (vedi pag. 183 di Casi&Materiali): in caso di controversia, gli stati la risolveranno attraverso mezzi diplomatici, se entro 3 mesi la controversia non stata risolta si istituir un tribunale arbitrale ad hoc costituito da 2 membri (1 nominato dallItalia e 1 dal Guatemala) e un presidente (un cittadino di uno stato terzo selezionato dai 2 membri). Il tribunale deliberer con voto di maggioranza e con lodo vincolante. Se le parti non rispetteranno le scadenze per le nomine, esse saranno compito del presidente della CIG o del Vice presidente della CIG.
3)PROTOCOLLO ADDIZIONALE: un trattato distinto che stabilisce che in caso di controversie la soluzione sar risolta con mezzi arbitrali o giudiziali (gli stati non sono obbligati a ratificare questo protocollo, questo quindi un esempio meno significativo). In alcuni settori assai importanti del diritto internazionale, esistono dei trattati multilaterali che prevedono, senza possibilit di opting out o riserve, dei procedimenti di soluzione di tipo arbitrale o giudiziale o, comunque, ad esito vincolante per le parti. Es. diritto internazionale del mare e diritto internazionale del commercio (WTO). Nellambito di OI sono talvolta previsti dei meccanismi di soluzione delle controversie obbligatori per i membri aventi lo scopo di facilitare un accordo tra le parti, questi procedimenti possono classificarsi tra i mezzi diplomatici, ma a volte anche tra quelli arbitrali o giudiziali. Per quanto riguarda lONU, lascia gli stati liberi di risolvere le loro controversie con mezzi di loro scelte, ma per le controversie che potrebbero costituire un pericolo per la pace e per la sicurezza internazionale interviene il CdS, ma interviene con delle raccomandazioni e quindi lintervento del CdS va classificato tra i mezzi diplomatici. Ben diverso il caso della WTO Esistono attualmente vari trattati che predispongono dei meccanismi di accertamento che possono essere attivati indipendentemente dallinsorgere di una controversia tra le parti: Trattati relativi alla protezione dei diritti delluomo, alla protezione dellambiente e al disarmo o controllo degli armamenti. In alcuni casi si tratta di procedimenti di controllo aventi lo scopo di verificare e facilitare losservazione degli obblighi derivanti dal trattato, anche per prevenire eventuali controversie. Questi procedimenti non hanno carattere vincolanti e possono realizzarsi con esami di rapporti periodici o con invio di ispezioni sul posto. Es. competenze dellAgenzia internazionale per lenergia atomica (IAEA) in materia di non proliferazione delle armi nucleari. In altri casi si tratta di procedimenti contenziosi che coinvolgono uno stato e un individuo, es. Corte europea dei diritti delluomo (CEDU)
In altri casi ancora, si tratta di procedimenti penali che vedono gli individui in veste di imputati dinanzi a tribunali penali internazionali. Infine, pu trattarsi di procedimenti che mirano soprattutto ad accertare la corretta applicazione (osservazione) delle norme relative allordinamento interno di un OI. Es. Competenze della Corte di giustizia dellUE: tra le sue competenze deve anche accertare, con sentenze vincolanti, il corretto adempimento degli obblighi derivanti dal diritto dellUE da parte di ciascun membro, inoltre la competenza della corte esclusiva.
ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 25 novembre 2013 Controversie nellambito della WTO (OMC) (vedi documento su Ariel) Regola generale: Art. 95 ONU una clausola di compatibilit, dice che non sempre ci si deve rivolgere alla CIG per risolvere controversie, o comunque non solo a lei. WTO ha un meccanismo di soluzione delle controversie commerciali internazionali molto originale e complesso ma di tipo sostanzialmente giudiziale, in quanto si conclude con una valutazione vincolante. Questo meccanismo regolato dal Dispute Settlement Understanding (in italiano: Intesa sulle norme e le procedure per la soluzione delle controversie), esso un accordo allegato al trattato istitutivo ma vincolante per tutti gli stati membri. Quindi, gli stati membri non possono seguire le norme generali che si applicano agli illeciti (per es. non possono utilizzare contromisure), essi devono seguire lintesa, la quale ha lobiettivo di far giungere i 2 stati litiganti ad una soluzione positiva e soddisfacente per entrambi. Procedimento: Lintesa lascia gli stati liberi, in caso di controversia, di raggiungere direttamente ad una soluzione o di scegliere quale mezzo utilizzare, Art.5: Buoni uffici, conciliazione e mediazione possono essere seguiti se lo stato decide di farlo. Tuttavia, in assenza di soluzione concordata entro 10 giorni, si procede alla costituzione di un PANEL. Se le consultazioni iniziano ma la controversia non si risolve entro 60giorni si pu istituire un PANEL. (Art. 10) Art. 6: il PANEL composto da 3 o 5 individui indipendenti (esperti di dir. Int.) proposti dal segretariato della WTO e accettati dalle parti in causa. Il Panel valuta la controversia attraverso una valutazione oggettiva e inoltre offre soluzioni reciprocamente soddisfacente. Art. 11 Contro la relazione del Panel, una parte della controversia pu proporre appello ad un Organo di appello permanente composto da 7 esperti di diritto internazionale, di cui 3 si occupano di ogni singolo caso, che ha il compito di riesaminare il rapporto del Panel e proporre a sua volta una soluzione della controversia. Quindi, in questo caso, c un doppio grado di giudizio. Le decisioni (non possono essere chiamate sentenze) dellorgano di appello e dei Panel per essere vincolanti devono essere approvate dallorgano politico: composto dai rappresentanti degli stati a livello ministeriale: ORGANO PER LA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE (in inglese, Dispute Settlement Body DSB). Il Panel costituito da questorgano. Il rapporto si intende adottato a meno che, entro 60 o 30 giorni rispettivamente, questo organismo non decida di non adottarlo: consensus negativo (in inglese, inverted consensus). Ci poco probabile. Art. 19: afferma che se un membro interessato inadempiente si possono adottare contromisure, che per non possono avere carattere punitivo e non possono essere adottate unilateralmente. ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 25 novembre 2013 + riassunto capitolo 18 LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA A seguito della nascita dellONU, la corte internazionale di giustizia subentrata alla corte permanente di giustizia internazionale. Questultima fu il primo tribunale precostituito per la soluzione delle controversie tra Stati ed era stata istituita con un protocollo del 16 dicembre 1920 come organizzazione distinta dalla societ delle nazioni. Al contrario, lArt. 7 C. ONU elenca la corte internazionale di giustizia tra gli organi principali e nellArt. 92 la definisce come il principale organo giurisdizionale dellONU. Forse la corte era lunico organo giurisdizionale. E importante ricordare che la corte non il tribunale dellONU. Fino al 1949 esisteva anche il Tribunale Amministrativo, oggi sostituito dal Tribunale delle Nazioni Unite per le Controversie a cui stato affiancato anche un Tribunale dAppello. La principale funzione della corte quella di risolvere le
controversie tra stati. Non stata attribuita alla corte una giurisdizione obbligatoria per la soluzione delle controversie tra gli stati membri dellONU. La corte pu considerarsi come un organo che sbolge un ruolo di servizio per gli Stati che scelgano di risolvere le loro controversie mediante il regolamento giudiziale, non obbligatorio rivolgersi alla corte! Inoltre, il ruolo della corte non esclusivo. La corte regolata da un suo proprio statuto, il quale annesso alla C. Onu per un trattato internazionale distinto, infatti anche stati non membri dellONU possono aderire allo statuto. Per divenire parte dello statuto necessario che ci sia prima una risoluzione dellAG che determini le condizioni per ladesione, su proposta del CdS. La corte internazionale di giustizia composta da individui, infatti i membri sono giudici o studiosi del diritto internazionale ed essi sono scelti senza riguardo alla loro nazionalit. I giudici sono 15, sono eletti ogni 9 anni e sono rieleggibili. Essi godono dellimmunit giurisdizionale. Lelezione dei membri assai complessa, necessario che sia lAG sia il CdS siano daccordo (almeno 8 voti su 15 favorevoli senza diritto di veto). Poi, la corte elegger il Presidente e il Vice Presidente, i quali rimarrano in carica per 3 anni ma sono rieleggibili. Inoltre la corte deve nominare un cancelliere e gli altri funzionari. La corte esercita le sue funzioni in adunanza plenaria, con un quorum di 9 giudici. Art. 31 consente a ciascuna parte della controversia di nominare un giudice ad hoc per la trattazione del processo se il collegio giudicante non comprende un giudice della sua nazionalit. La corte ha sede allAia. Essa ha due funzioni: 1)la funzione consultiva, 2)la funzione contenziosa 1) La funzione consultiva: Art. 69 C. Onu prevede che AG e CdS possono chiedere pareri alla corte, questi pareri non sono vincolanti ma sono degli importanti mezzi sussidiari per la determinazione delle norme giuridiche. Gli altri organi dellONU (es. Segretariato generale) e le istituzioni specializzate (si chiamato cos perch esiste un accordo tra ONU e questa OI, il trattato concluso per le NU dallECOSOC consiglio economico e sociale delle NU - vedi Art. 57) possono chiedere pareri alla corte solo se si tratta di questioni giuridiche che sorgano nellambito della loro attivit e prima devono ottenere lautorizzazione dellAG. Es.
Lorganizzazione mondiale sulla sanit (WHO) aveva chiesto alla corte un quesito sulla liceit delle armi nucleari, in particolare chiedeva se avrebbero potuto causare dei danni alla salute. La corte si rifiut di rispondere perch non le armi nucleari non sono materia di competenza della WHO. Successivamente lAG chiese un parere analogo alla Corte, la quale rispose. Gli stati non possono mai chiedere pareri alla
corte. 2) La funzione contenziosa: Art. 34: Solo gli stati possono essere parti di un processo dinanzi alla corte diretto alla soluzione di una controversia mediante una sentenza vincolante. La giurisdizione della Corte non obbligatoria ma devessere accettata dalla parti di una controversia (uno stato pu anche decidere di avvalersi dellimmunit giurisdizionale e quindi la Corte non pu giudicarla). Laccettazione della giurisdizione della corte pu anche essere preventiva rispetto allinsorgere della controversia, in tal caso non necessario che le parti si accordino per rivolgersi alla Corte, questaccordo si chiama accordo speciale o ad hoc di regolamento giudiziale (simile al compromesso). Se entrambi le parti hanno accettato preventivamente la giurisdizione possibile deferire la controversia alla corte tramite un atto unilaterale (requete in francese, application in inglese) . In alcuni casi successo che il processo si sia instaurato in contumacia: in assenza dello Stato Convenuto. Gli strumenti mediante i quali la giurisdizione della Corte pu essere accettata preventivamente dagli Stati sono a) trattato generale; b) clausola compromissoria; c) dichiarazione unilaterale di accettazione della giurisdizione obbligatoria della Corte (chiamata anche clausola facoltativa di giurisdizione obbligatoria della CiG) > leggi Art. 36. Laccettazione pu essere parziale e pu riguardare solo alcune categorie di controversie o escluderne alcune, inoltre pu anche essere fatta per un determinato periodo di tempo. Attualmente 67 stati hanno effettuato una dichiarazione di questo tipo (Italia NO). Lo svolgimento del processo regolato da un Regolamento di procedura. Il processo ha una fase scritta e una fase orale e le lingue processuali sono linglese e il francese. (Il processo pu anche ammettere la presenza di un terzo stato nel processo, il quale non sempre pu intervenire)La corte ha il potere di indicare delle misure cautelari di carattere vincolante > Art. 41. Quindi, a differenza dei pareri, le sentenze della Corte sono atti vincolanti per le parti della controversia > Art. 94. Normalmente le sentenze sono atti di accertamento del diritto, in quanto la corte applica il diritto internazionale. Le parti possono chiedere alla corte di agire, anzich secondo
diritto, secondo equit (ex aequo et bono): in questo caso la sentenza (detta sentenza dispositiva) sar un atto normativo > Art. 38 Ma, questo non si mai verificato. Inoltre, quello che dice la corte non pu essere sottoposto a nessun esame, si dice quindi che c unico grado di giurisdizione. E possibile solo la revisione nel caso in cui sorgano dei fatti nuovi > Art. 61. Se un paese non rispetta il parere della CiG, laltra parte pu rivolgersi al CdS, il quale ha la facolt di fare raccomandazioni o di decidere le misure da prendere per far eseguire la sentenza > Art. 94(2), tale articolo non mai stato applicato. ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE 26 novembre 2013 + riassunto capitolo 21 Art. 24 C. Onu: Consiglio di Sicurezza ha la responsabilit principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. I poteri specifici del CdS sono disciplinati nel Cap VI C. Onu e nel Cap VII C. Onu. Il Cap VI soluzione pacifica delle controversie: si occupa della soluzione pacifica delle controversie che sono suscettibili di compromettere la pace e la sicurezza internazionale. LArt. 2(3) obbliga il CdS a risolvere in modo pacifico le controversie tra gli stati. LArt. 33 afferma che gli stati devono risolvere la controversia mediante mezzi pacifici, arbitrali e giudiziali o altri mezzi pacifici di loro scelta, il CdS se lo ritiene necessario pu raccomandare le parti ad utilizzare uno di quei metodi (non importante quale). NellArt. 36(1) il CdS pu raccomandare un metodo ben preciso per risolvere la controversia (es. pu raccomandare di nominare un conciliatore). NellArt. 37(2) il CdS pu raccomandare i TERMINI DI REGOLAMENTO alle parti in lite (cio il CdS raccomanda la soluzione che dovrebbe essere presa). Nei 3 casi ci sono sempre delle raccomandazioni, ma cambia loggetto. Inoltre, la C. Onu dice che il membro del CdS che parte della controversia deve astenersi dal voto. Il Cap. VII azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione: riguarda la rimozione delle minacce alla pace e la repressione degli atti di aggressione e delle altre violazioni alla pace. LArt. 39 afferma che per prima cosa il CdS deve accertare lillecito e pu adottare raccomandazioni ma anche decisioni vincolanti: fonti previste da accordi. LArt. 40 indica che il CdS pu raccomandare misure provvisorie, sono quelle misure necessarie per prevenire laggravarsi della situazione. Es.richiesta di cessare il fuoco, richiesta di liberazione di prigionieri politici o chiedere agli stati terzi di astenersi dallappoggiare la parti coinvolte. LArt. 41 dice che il CdS pu raccomandare o decidere quali misure non implicanti luso della forza debbano essere adottate. (se sono decisioni sono fonti previste da accordi) Questarticolo contiene un elenco, invita i membri dellOnu ad interrompere totalmente o parzialmente le relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree ecc.. queste soluzioni dovrebbero avere una durata temporanea ma in certe situazioni, es. terrorismo, hanno una durata tendenzialmente illimitata. Un altro es. la Ris. 1170 del 2001 sulla Libia, qui il CdS ha agito in virt del Cap. VII ai sensi dellArt. 41. LArt. 42 indica che se il CdS ritiene che le misure previste dallArt. 41 si siano dimostrate inadeguate, esso pu intraprendere ogni azione militare per risolvere la soluzione/controversia, con forze aeree, navali e terrestri. LArt. 43 impone agli stati membri lobbligo di stipulare accordi con lOnu (Pactum de Contrahendo) mediante i quali gli stati avrebbero dovuto assumersi lobbligo di mettere a disposizione del CdS le forze armate, e lassistenza per lo svolgimento di unazione implicante luso della forza. LArt. 47 dice che esiste un comitato di stato maggiore delle NU per aiutare il CdS in queste situazioni. Questi ultimi 3 articoli non sono mai stati applicati e i trattati delart. 43 non sono mai stati stipulati. Confrontando questi due capitoli.. (premettendo che:il sistema opera solo quando c il consenso delle grandi potenze, ovvero i 5 membri permanenti) emerge che nel Cap. VI un membro del CdS deve astenersi se parte della controversia, ma un obbligo di astensione corrispondente non esiste nel Cap. VII: quindi non pu intraprendersi unazione coercitiva senza il consenso delle grandi potenze e neanche contro le grandi potenze. Inoltre nel Cap. VI il CdS pu adottare solo raccomandazioni, invece, nel Cap. VII raccomandazioni e decisioni vincolanti. LAG, in queste situazioni, pu solo fare raccomandazioni agli Stati e al CdS ma non pu intraprendere azioni coercitive. Definizioni Minaccia alla pace: una nozione molto ampia e (difficilmente riconoscibile) potrebbe riguardare un comportamento statale suscettibile di provocare un conflitto armato
internazionale, un comportamento di soggetti non statali, situazioni interne ad uno stato, disordini interni o guerre civili. Il CdS intende questa nozione in senso ampio e dice che sono minacce alla pace: la proliferazione di armi di distruzione di massa, il sottosviluppo, i massicci spostamenti di rifugiati, le violazioni dei diritti delluomo e gli atti di terrorismo (infine, potrebbe essere costituita da un ultimatum con il quale uno stato afferma che ricorrer alla forza se un altro stato non si comporta in un certo modo). Violazione della pace: il CdS, raramente, fa riferimento ad una situazione caratterizzata dalluso della forza armata da parte degli stati. Ma lipotesi pi grave quella dellatto di aggressione, il caso pi grave di violazione della pace. Laggressione luso della forza armata da parte di uno stato contro un altro stato ed considerata un crimine internazionale che comporterebbe la responsabilit penale dellindividuo responsabile. E successo assai raramente che il CdS abbia fatto riferimento ad un aggressione, anche nei casi pi eclatanti il CdS si limita ad accertare una violazione della pace o a fare un generico riferimento al Cap. VII. Pu capitare che il CdS adotti misure contrarie al diritto internazionale, in questi casi le decisioni del CdS prevalgono e non costituir, dunque, un illecito la violazione di un trattato per rispettare una decisione del CdS. Missioni di mantenimento della pace (o peace-keeping operations): Sono una vera e propria invenzione delle NU. Esse sono missioni dirette dal Segretariato generale, il quale ha anche il compito di costituire la forza ONU formata da militari messi a disposizione dagli Stati membri. Esse sono molto diverse tra loro, alcune hanno carattere militare, alcune carattere civile, alcune carattere misto ecc.. Qual il fondamento giuridico di queste missioni? Probabilmente non esiste, si formata una norma consuetudinaria particolare che vale nellambito del Cap. VII (Anche la prof daccordo con questa teoria). Il termine peace-keeping ha 2 significati, a seconda del fatto che sia utilizzato in senso tecnico o non tecnico; se lo utilizziamo in senso non tecnico: il termine indica tutte le tipologie di missione che le NU possono dirigere (ma in verit solo una tipologia pu dirsi di peace-keeping; Senso tecnico: identifica solo una singola categoria di missioni. Le operazioni di peace-keeping possono essere classificate secondo alcuni criteri: criterio temporale: quelle che hanno avuto luogo durante la guerra fredda (di 1 generazione), dopo la guerra fredda (2 generazione) e seconda met degli anni 90 (3 generazione). Criterio funzionale(le operazioni sono divise sulla base delle mansioni): operazioni di peace-keeping in senso tecnico, operazioni di peace-keeping (non tecnico) e operazioni di peace-enforcement. Vi qualche corrispondenza tra i 2 criteri, infatti spesso, ma non sempre, le operazioni di 1 generazione coincidono con operazioni di peace-keeping in senso tecnico ecc.. Operazioni di peace keeping in senso tecnico (1 generazione): La prima operazione di peacekeeping: UNEF 1 in Egitto nel 1956 durante la crisi di Suez (Egitto vs Israele), unoperazione di peace-keeping tradizionale, queste operazioni (di peace-keeping tecnico) hanno 5 caratteristiche (molto connesse tra loro e difficilmente isolabili): 1) carattere militare (i militari sono i caschi blu), 2) operazioni di osservazione e monitoraggio (i militari garantiscono che un accordo di pace, di tregua ecc.. tra i due ex belligeranti venga osservato, agiscono quindi come forza cuscinetto) 3) carattere consensuale (previo consenso stato territoriale) 4) carattere imparziale (i peace-keepers devono essere neutrali e non devono intervenire) 5) luso della forza limitato alla legittima difesa (limited o expanded). Operazioni di peace-keeping di 2 generazione (o operazioni di peace-building): Inizio simbolico: Missione PUNTAG in Namibia (1989). Queste missioni svolgono attivit diverse tra loro, dal monitoraggio e losservazione allaiutare lo stato a costruire infrastrutture, strade, aeroporti ecc.., e affiancare e sostenere il governo Sono missioni molto pi articolati e molto pi complesse. Le forze di pace non sono pi solo contingenti militari, infatti ad essi si aggiungono dei funzionari civili, compresa la polizia civile. Queste missioni possono utilizzare la forza solo per legittima difesa. Il peace-building nella forma pi elevata diventa amministrazione diretta internazionale di territori: sostituire completamente le autorit nazionali inesistenti, quindi le NU hanno potere legislativo, esecutivo e giudiziario di quel territorio (raramente succede ci). Quando gli stati sono particolarmente disastrati si istituisce unamministrazione parziale e transitoria: le autorit nazionali esistono e le NU le affiancano e hanno dei poteri incisivi: attuazione coattiva del diritto, le NU hanno poteri esecutivi diretti, es. se bisogna cercare dei crimali, controllare le frontiere, arresti ecc.. questi compiti vengono svolti dalle NU. Operazioni di peace-enforcement (3 generazione): sono operazioni che in alcuni specifici casi possono utilizzare la forza armata al di l della legittima difesa, ma solo per garantire la
realizzazione dei loro compiti. Es. operazione UNPROFOR nei Balcani nella prima met degli anni 90 e operazione UNOSOM in Somalia negli stessi anni, entrambe sono state dei fallimenti. Peace-keeping robusto: a met strada tra peace-keeping e peace-enforcement, a seconda della situazione che si trovano davanti decidono se svolgere unoperazione di peace-keeping o se trasformarla in unoperazione di peace-enforcement. Autorizzazione alluso della forza da parte degli stati. Il CdS pu anche decidere di autorizzare gli stati ad usare tutti i mezzi necessari, compreso luso della forza armata, per far fronte ad una minaccia alla pace o a una violazione della pace. Vediamo, ora, alcuni tipi di autorizzazioni: In alcuni casi, si trattato di vere e proprie operazioni belliche condotte contro uno Stato. Es. Ris. 1973 (2011) sulla Libia (Ris. Successiva a quella del 2011, stata adottata perch la situazione non migliorava) in questa Ris. Il Consiglio autorizz luso di tutte le misure necessarie per proteggere i civili minacciati da attacchi da parte delle forze del regime .10 Stati hanno votato a favore (Tra gli stati che hanno votato contro ricordiamo Brasile, India, Cina, Russia) In altri casi, si trattato di operazioni coercitive finalizzate a prevenire o reprimere violazioni di misure non implicanti luso della forza precedentemente adottate dal CdS: Es. la gi citata Ris. 1973 autorizz anche luso delle misure necessarie per creare una fly zone, ovvero una zona di interdizione aerea per evitare che gli aerei libici bombardassero il territorio, nonch lispezione delle navi in alto mare sospettate di violare lembardo di armi, precedentemente imposto dal CdS. In altri casi ancora, si trattato di operazioni militari condotte allinterno di uno stato, ma implicanti luso della forza al di l dellautodifesa personale da parte dei mem bri delle forze armate coinvolte, necessario il consenso del sovrano territoriale e quindi queste operazioni sono riconducibili a quelle di peace-keeping. Lautorizzazione ha suscitato dubbi, infatti essa priva di unespressa base giuridica, qualcuno fa riferimento alla teoria dei poteri impliciti e qualcuno ad una consuetudine (anche la prof.). La prassi recente di alcuni stati mostra la tendenza ad individuare unautorizzazione del CdS anche quando essa non necessaria. Una questione molto delicata quale dellammissibilit di unautorizzazione implicita, non sembra corretto ed opportuno, lautorizzazione dovrebbe sempre essere esplicita. Questa questione strettamente legata a quella della possibilit di una sanatoria successiva, in questottica il CdS potrebbe regolarizzare a posteriori unoperazione. Anche le sanatorie dovrebbero essere esplicite. Un altro problema assai delicato quello del limite temporale di unautorizzazione, infatti lautorizzazione alluso della forza stata data in alcuni casi senza limiti temporali espliciti. Nel corso di unoperazione militare dellONU pu accadere che vengano commessi illeciti internazionali. Per prima cosa bisogna distinguere tra 1)le operazioni condotte direttamente dallONU e 2)quelle da essa raccomandate o autorizzate. Nel primo caso esse sono qualificabili come organi sussidiari del CdS e quindi gli illeciti commessi dalle persone che partecipano alloperazione sono imputabili allONU. Nel secondo caso, non siamo in presenza di organi sussidiari del CdS e quindi i comportamenti illeciti commessi nel corso delloperazione non sono imputabili allONU ma, semmai, alla coalizione di stati, o alla diversa OI che ha il controllo delloperazione. Potremmo concludere dicendo che se la persona in questione ha agito sotto il controllo dello Stato nazionale, questo che ne risponde, se invece ha agito sotto il controllo dellOI che ha il controllo delloperazione, lillecito deve imputarsi a questOI. Il Cap. VIII C. Onu Accordi regionali dedicato agli accordi e alle OI regionali che si occupano del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Tra esse: Organizzazione degli Stati Americani, lUnione africana, la Lega araba, lOSCE. E dubbio se vi rientrino lUE e la NATO. LArt. 54 dice che il CdS deve essere tenuto pienamente informato dellazione intrapresa e progettata in base ad accordi regionali o da parte di OI reg. A parte ci, il Cap. VIII cerca di coordinare lazione delle OI reg. con quella dellONU tenendo fermo il principio che la responsabilit principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale spetta al CdS. Lart. 53 afferma che a) il CdS pu utilizzare accordi o OI reg. per svolgere azioni coercitive sotto la sua direzione; b) nessuna azione coercitiva potr essere intrapresa da OI reg. senza lautorizzazione del CdS. Ma che cos unazione coercitiva? Alcuni ritengono che sia unazione non consensuale, ovvero priva del consenso dello stato. Altri, una qualsiasi azione militare che implichi luso della forza al di l dellautodifesa delle forze armate coinvolte. Infine, la prassi dimostra che spesso le operazioni di mantenimento della pace sono svolte fuori dal contesto ONU
da coalizioni ad hoc di stati. Lopinione preferibile che tali operazioni siano lecite se condotte con il consenso del sovrano territoriale. ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE riassunto capitolo 16 + appunti 29 novembre 2013 LINDIVIDUO NEL DIRITTO INTERNAZIONALE Gli individui in quanto tali non sono membri della societ internazionale, essi non hanno la capacit di stipulare accordi regolati dal diritto internazionale e non partecipano alla vita di relazione internazionale, per hanno un ruolo (seppur limitato) nellattivazione di alcuni procedimenti di accertamento del diritto, previsti in particolare da trattati relativi alla tutela dei diritti delluomo. Una parte della dottrina tradizionale tende a negare la soggettivit internazionale degli individui (fino a poco tempo fa anche Conforti), possono discendere diritti ed obblighi per lindividuo solo nellambito degli ordinamenti interni degli stati e di altri enti internazionali (es. quelli delle OI). La pi gran parte della dottrina moderna tende ad ammettere una limitata soggettivit internazionale degli individui (ora anche Conforti): gli individui sono destinatari di alcune norme internazionali, per es. quelle relative ai diritti delluomo e ai crimini internazionali, che attribuiscono loro diritti ed obblighi. Comunque, la questione ha un rilievo prevalentemente teorico: alcuni dei diritti e degli obblighi di cui si afferma che gli individui sarebbero titolari in base a norme internazionali possono essere fatti valere esclusivamente nellambito degli ordinamenti interni degli stati o delle OI (infatti, le norme internazionali, una volta rese applicabili negli ordinamenti interni, possono essere invocate direttamente dagli individui). Maggiore rilevanza assumono le norme internazionali che attribuiscono agli individui dei diritti che possono essere direttamente invocati nellambito dellordinamento internazionale o norme che attribuiscono agli individui degli obblighi della cui violazione essi possano essere chiamati a rispondere direttamente nellambito dellordinamento internazionale (es. tribunale penale internazionale) Occorre precisare che quando parliamo di individui ci stiamo referendo sia alle persone fisiche, sia alle persone giuridiche. La cittadinanza (o nazionalit) la condizione giuridica di una persona fisica cui lordinamento giuridico di uno Stato riconosce la pienezza dei diritti civili e politici, anche per le persone giuridiche si parla di nazionalit (non di cittadinanza). La popolazione presupposto e condizione necessaria per lesistenza dello stato inteso come organizzazione di governo di una comunit territoriale. Per, pur essendo il rapporto di cittadinanza il legame giuridico fondamentale tra lindividuo e lo stato, il diritto internazionale si disinteressato dei modi dacquisto e di perdita della cittadinanza, lasciando una sostanziale libert a ciascuno stato, con la conseguenza di situazioni di doppia, plurima o apolida cittadinanza. Lo straniero una persona che non ha la cittadinanza del posto in cui si trova, la cittadinanza un legame tra lindividuo e lo stato. Spesso attribuita per nascita secondo il criterio ius soli (al di la della nazionalit dei genitori) e il criterio ius sanguinis (se i genitori hanno quella nazionalit anche il figlio lavr, indipendentemente dal luogo in cui nato). A volte la cittadinanza attribuita in un secondo momento, si dice per naturalizzazione, per esempio dopo un matrimonio o dopo un esame sulla lingua, la cultura ecc.. (come in Svizzera). Comunque, si manifesta sempre di pi una tendenza (probabilmente non si ancora trasformata in norma consuetudinaria) volta a limitare la tradizionale libert dello stato nel concedere o revocare agli individui la propria cittadinanza. Tra i fattori che sono alla base della tendenza ricordiamo la successione tra stati e i fenomeni migratori. Ciascuno stato libero di ammettere o meno gli stranieri sul territorio nazionale e di stabilire le condizioni per la loro ammissione, per es. lo stato pu ammettere lo straniero al previo ottenimento di un visto di ingresso: ci vuol dire che nel diritto internazionale consuetudinario non esistono limiti relativi allammissione dei cittadini stranieri, questo vale anche per lallontanamento. Infatti, una volta ammesso uno straniero, lo stato libero di allontanare o di espellerlo, purch ci avvenga con modalit non oltraggiose (probabilmente questa diventata una norma consuetudinaria ma lunico limite sullallontanamento). Numerosi limiti derivano da convenzioni internazionali, sia bilaterali sia multilaterali.
-Per quanto riguarda lespulsione degli stranieri: Art. 13 Pdcp afferma che lespulsione deve
avvenire in conformit alla legge e lo straniero deve avere la possibilit di far valere le sue ragioni dinanzi allautorit competente, il rispetto della legge nazionale condizione necessaria ma non un motivo sufficiente. Sicuramente esiste una tendenza a limitare lo stato ad espellere gli stranieri. -Per quanto riguarda lammissione degli stranieri: esistono convenzioni di stabilimento con le quali gli stati contraenti si obbligano ad ammettere i cittadini degli altri stati contraenti. Queste convenzioni possono essere anche provvisorie. Nella UE non serve un visto dingresso, lUE un mercato comune e in esso esiste la cittadinanza europea, questo concetto espresso nel trattato di Maastricht allart. 20 TFUE, se una persona ha la cittadinanza di uno stato membro dellUE acquista automaticamente anche la cittadinanza europea (le due cittadinanze si sommano, una non esclude laltra). Con la cittadinanza europea possiamo votare alle elezioni europee e comunali/locali. Inoltre, allinterno della UE gli stati membri non possono negare di concedersi la cittadinanza tra loro. Infatti, lArt. 21 dice che ogni cittadino di uno degli stati membri libero di circolare e soggiornare (vivere) negli altri stati membri. Vedi su Ariel la Direttiva 2004/38, essa stata adottata in base allart. 21 (che prima era il 18). LArt. 5 dice che gli stati membri devono ammettere il cittadino dellUE munito della C.I., anche i familiari devono essere ammessi, anche se non sono cittadini europei. Art. 2 indica chi si intende per familiari: coniuge, discendenti diretti (del cittadino o del coniuge) di et inferiore a 21 anni o anche di pi se sono a carico e gli ascendenti del cittadino e del coniuge (per i familiari che non sono stati menzionati in questo articolo bisognerebbe comunque agevolare lingresso, sempre seguendo le norme). Art. 6 dice che i cittadini stranieri, una volta entrati nello stato, possono rimanerci per 3 mesi senza alcuna condizione e formalit. Art. 7 afferma che dopo i 3 mesi pu rimanere solo se ha un lavoro fisso, se ha le risorse economiche sufficienti per mantenersi e lassicurazione malattia. Anche uno studente pu rimanere ma deve risultare iscritto ad un istituto pubblico o privato e deve seguirlo a titolo principale, inoltre anche gli studenti devono avere risorse economiche necessarie e assicurazione malattia. -Per quanto riguarda la concessione dasilo: lo stato non obbligato, la concessione di asilo attribuisce allindividuo lo status giuridico di rifugiato. Un rifugiato colui che, temendo di essere perseguitato per ragioni di razza, religione, nazionalit, appartenenza a un particolare gruppo sociale o per opinioni politiche, si trovi fuori dello stato di cittadinanza e non pu o non vuole farvi ritorno. Esiste un Alto Commissario delle NU per i rifugiati (1950), esso protegge i rifugiati. Comunque, difficile dire se si sono create delle norme consuetudinarie, la maggior parte della dottrina ritiene di no, ma cmq esistono delle convenzioni -La convenzione dellONU sui rifugiati del 1951, la convenzione dellONU del 10 dicembre 1984 contro la tortura e il diritto internazionale consuetudinario impongono lobbligo di non respingimento alla frontiera (non-refoulement) e di non espulsione della persona verso lo stato in cui essa rischia di essere sottoposta a persecuzioni. (Nel caso Saadi c. Italia, la Corte europea ha ribadito che lo straniero non pu essere respinto verso lo stato anche nel caso si tratti di un terrorista, inoltre recentemente stato affermato che uno straniero non pu essere respinto n alla frontiera, n a bordo di navi dello Stato in alto mare). Una volta che lo straniero stato ammesso, il diritto internazionale consuetudinario impone allo stato alcuni obblighi diretti a proteggerne la persona e i beni: lobbligo di non richiedere allo straniero prestazioni non giustificate da un sufficiente legame con la comunit statale (norma molto vaga e generale, es. lo stato non pu chiedergli di prestare servizio militare), lobbligo dello stato di proteggere i cittadini stranieri presenti sul suo territorio e i loro beni da offese dirette contro la persona e i loro beni (Full protection and security, bisogna evitare che allo straniero vengano arrecati danni, alla persona o ai suoi beni, e quindi c lobbligo di adottare tutte le misure preventive e repressive necessarie ed esse devono essere commisurate allo status dello straniero, quindi saranno diverse se lo straniero sar un capo di stato o un cittadino normale, e idonee date le circostanze.) e lobbligo dello stato di corrispondere un indennizzo in caso di nazionalizzazione (espropiazione di intere categorie di beni) o espropriazione (senso pi generale) di beni appartenenti a stranieri (lindennizzo devessere pronto, adeguato e effettivo cio versato entro un periodo di tempo ragionevole, commisurato al valore di mercato del bene e corrisposto in valuta convertibile in modo da essere trasferibile). Una di queste 3 norme pu ritenersi completamente violata se lo straniero si rivolto, o ha provato a rivolgersi, al tribunale interno competente ma non ha ottenuto giustizia. Lo straniero deve
rivolgersi a tutti i gradi e se alla fine non riesce ad ottenere giustizia lo stato territoriale ha commesso un diniego di giustizia, quindi un illecito internazionale. Questo si chiama esaurimento dei ricorsi interni. La protezione diplomatica lintervento dello stato di nazionalit dello straniero danneggiato volto a far valere la responsabilit internazionale di uno stato che ha violato le norme applicabili al trattamento degli stranieri. Vedi pag. 175 Casi&Materiali il progetto di articoli della CDI sulla protezione diplomatica (2006), molte di queste norme sono consuetudinarie. AllArt. 1 troviamo la definizione di protezione diplomatica. Casi di cittadinanza plurimi non causano problemi riguardo la protezione diplomatica. Ai sensi dellArt. 6 tutti gli stati di cui la persona possiede la cittadinanza possono intervenire in protezione diplomatica. LArt. 7 afferma che, per, uno stato di cui quella persona ha la cittadinanza non pu intervenire contro un altro stato di cui quella persona ha la cittadinanza, a meno che la cittadinanza del primo sia prevalente, es. legami familiari (nel 1 paese vive la sua famiglia). Lo stato di nazionalit pu chiedere la cessazione dellillecito, il risarcimento del danno e pu adottare contromisure. Poich lo stato che interviene a titolo di protezione diplomatica fa valere un diritto proprio e non dellindividuo, si ritiene che la protezione diplomatica sia discrezionale e lo stato non obbligato ad esercitarla, a meno che un obbligo non derivi dal suo diritto interno. Si ritiene anche che, uneventuale clausola di rinuncia alla protezione diplomatica in un contratto tra lo stato territoriale e un investitore straniero non impedisca allo stato di nazionalit dello straniero di intervenire a titolo di protezione diplomatica. Le condizioni per lesercizio della protezione diplomatica sono 2: la nazionalit della pretesa e lesaurimento dei ricordi interni. Per quanto riguarda la nazionalit della pretesa: occorre distinguere tra le persone fisiche e le persone giuridiche. Per quanto riguarda le persone fisiche, la protezione diplomatica va esercitata dallo stato di cittadinanza, esistono per anche dei casi in cui la protezione diplomatica pu essere esercitata da uno stato diverso da quello della cittadinanza; per esempio nel caso di apolidi o di rigugiati la protezione diplomatica pu essere esercitata dallo stato in cui la persona di cui si tratta ha la residenza abituale. Per quanto riguarda le persone giuridiche, la protezione diplomatica va esercitata dallo stato di nazionalit di societ e non da quello di nazionalit dei soci. Il progetto di articoli della CDI utilizza il criterio del luogo di costituzione per quanto riguarda lattribuzione della nazionalit alla societ. Ci sono, comunque, dei casi in cui la protezione diplomatica pu essere esercitata dallo stato di nazionalit di ciascun singolo socio, per es. quando il socio abbia subito un pregiudizio diretto in quanto socio, distinto da quello della societ in quanto tale. Per quanto riguarda lesaurimento dei ricorsi interni, si ritiene che lo stato di nazionalit non possa intervenire fintantoch il suo cittadino non abbia esaurito tutti i rimedi, di carattere giurisdizionale o amministrativo, che lordinamento interno dello stato dellillecito gli mette a disposizione per ottenere giustizia. (Quindi, prima di iniziare la protezione diplomatica, lo straniero deve aver esaurito i ricorsi interni.) Dopo la 2g.m. e la nascita dellOnu, il diritto internazionale inizi ad interessarsi ai diritti delluomo e iniziarono ad affermarsi delle norme sulle protezione dei diritti delluomo. Quella sfera prima era considerata competenza degli ordinamenti interni. LONU svolge anche dei controlli mediante il Consiglio dei diritti umani, e inoltre dispone anche dellAlto commissariato delle NU per i diritti umani, il quale ha dei compiti operativi e di coordinamento. Comunque, le norme del trattato istitutivo dellOnu relative alla protezione dei diritti umani hanno un carattere programmatico: infatti chiedono agli stati di cooperare con le NU per promuovere e rispettare queste norme e questi diritti, per es. lart. 55 si limita a ribadire che lONU chiamata a promuovere il rispetto e losservanza universale dei diritti delluomo e delle libert fondamentali per tutti e lart. 56 obbliga gli stati membri a cooperare con lONU a tale scopo. Un impulso decisivo venuto dalladozione di alcune dichiarazioni di principi dellAG dellONU, per esse sono atti di soft law. Tra queste dichiarazioni ricordiamo la Dichiarazione universale dei diritti delluomo del 10 dicembre 1948, questa dichiarazione non ha carattere vincolante ma ha esercitato una grandissima influenza infatti molti stati lhanno presa come modello e hanno inserito queste norme nelle loro costituzioni, inoltre anche molti trattati sui diritti delluomo hanno preso spunto da questa dichiarazione. Quanto alle norme vincolanti, dobbiamo distinguere tra i trattati di portata generale e quelli che si occupano di materie pi specifiche. Tra i trattati di portata generale distinguiamo quelli elaborati allinterno di org. Regionali e quelli adottati in seno alle NU.
Nel 1950, il Consiglio dEuropa ha adottato la convenzione europea sulla protezione dei diritti delluomo e delle libert fondamentali (Cedu) vedi casi&materiali pag. 79, gli art. 2-3-4-7 costituiscono il nocciolo duro, essi non possono mai essere derogati o sospesi, nemmeno in situazioni di emergenza. Essi riguardano il diritto alla vita, divieto di tortura, divieto di schiavit e diritto alla libert e sicurezza. Lart. 8 (diritto al rispetto della vit privata e familiar) 9 (libert di pensiero, di coscienza e di religione) 10 (libert di espressione) e 11(libert di riunione) sono divisi in due parti, la prima parte definisce il diritto e la seconda elenca in quale situazioni questi art. possono essere derogati, sono le clausole di deroga Infatti, lArt. 15 afferma che in caso di guerra o altro pericolo pubblico, lo stato pu derogare o limitare alcuni diritti. Inoltre, la convenzione contiene norme che prevedono un meccanismo di controllo, il quale consiste nella creazione di un organo giurisdizionale: la Corte Europea dei Diritti dellUomo. DallArt. 19 in poi si parla della CEDU, essa ha sede a Strasburgo ed composta da un numero di giudici imparziali pari al numero degli stati contraenti. Essi si riuniscono in adunanza plenaria solo per le questioni di carattere amministrativo. Per le cause si riuniscono in comitati composti da 3 giudici, in sezioni composte da 6 o in una Grande Camera composta da 17 giudici. La corte ha una competenza contenziosa, infatti questorgano pu ricevere ricorsi dagli stati contraenti contro altri stati (art. 33) e anche dagli individui (art. 34). Art.35 afferma che i ricorsi sono ammissibili previo esaurimento dei ricorsi interni e nel termine di sei mesi dalla decisione statale definitiva. Inoltre non sono ammissibili i ricorsi anonimi, eguali ad altri precedentemente esaminati, infondati o abusivi. Se il ricorso ricevibile la Corte procede, in una prima fase, ad un tentativo di composizione amichevole della controversia, se questo ha esito positivo la causa cancellata con una decisione che si limita a una breve esposizione dei fatti e della soluzione. Se ha effetto negativo si inizia la seconda fase che si conclude con una sentenza vincolante, la corte pu accordare alla parte lesa un equa soddisfazione, ovvero un risarcimento monetario. Esiste un doppio grado di giudizio, alcune cause possono essere rinviate alla Grande Camera, ma solo se la domanda delle parti viene accolta da un collegio di 5 giudici della Grande Camera stessa. La Corte ha anche una competenza consultiva che si traduce nel rendere pareri, su richiesta del Comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa, su questioni giuridiche relative allinterpretazione della Cedu e dei relativi protocolli. Prima del 1998 esisteva anche la commissione europea dei DU, ma il protocollo n. 11 del 1994 (in vigore dal 1998) lha tolta
Nel 1969, lOrganizzazione degli stati americani ha adottato la : la convenzione americana sui diritti umani, essa abbastanza simile alla Convenzione Europea, anche qui nella 2 parte ci sono norme che prevedono 2 organi giurisdizionali: la Corte americana dei DU e la commissione americana dei DU, gli individui possono rivolgersi alla corte. Nel 1981 lUnit africana ha adottato la carta africana dei diritti delluomo e dei popoli. In questa carta ci sono norme individuali ma anche collettive (popoli). Inizialmente non prevedeva un organo giudiziario, ma un protocollo del 1998 (in vigore dal 2004) ha istituito la Corte Africana dei DU e dei popoli.
Nel 1966 (in vigore dal 77) ONU: i due Patti dellONU: il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Pdcp) e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Nel primo patto, gli stati devono tenere un comportamento passivo nel senso che non devono interferire con questi diritti e non devono ostacolarli. Nel secondo patto,gli stati devono avere un atteggiamento attivo e di sostegno: es. diritto al lavoro, lo stato deve fornire lavoro. Solo il PDCP prevede listituzione di un organismo che deve controllare losservazione del patto: comitato dei DU (creato ai sensi dellArt. 28 Pdcp). Esso composto da 18 membri, essi sono esperti del diritto internazionale e sono eletti ogni 4 anni dagli stati contraenti del patto. Questo comitato riceve dei rapporti da parte degli stati contraenti, in questi rapporti gli stati spiegano in che modo hanno attuato le norme del patto, dopo aver raccolto questi rapporti, il comitato li trasmette agli altri stati, i quali possono cos prenderne conoscenza. Art. 41 Pdcp dice che gli stati contraenti possono segnalare eventuali e presunte violazioni da parte di un altro stato, ma il comitato pu iniziare a controllare lattendibilit della violazione solo dopo che 10 stati segnalano la violazione. Il comitato cerca di far mettere daccordo gli stati. Il Protocollo del 66 (in vigore dal 77) abilita il comitato a ricevere reclami anche da individui degli stati contraenti (essi devono essere effettivamente vittime, e devono aver esaurito i ricorsi interni). Il comitato svolger delle ricerche e poi cercher di far trovare una soluzione alle parti in lite, quindi utilizza un mezzo diplomatico. Infine, il comitato deve consegnare un rapporto annuale al segretario dellAG, in esso includer anche i reclami degli individui.
Esempi di trattati relativi a materie pi specifiche: Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (ONU, 1948, in Italia nel 52), Convenzione sulleliminazione di ogni forma di discriminazione razziale,
Convenzione relativa allo status dei rifugiati, Convenzione sullelim inazione di ogni forma di discriminazione nei confronti contro le donne). A parte i trattati, un nucleo di diritti fondamentali delluomo protetto anche da
norme consuetudinarie, alcune sono cogenti, es: genocidio, schiavit, tortura, discriminazione razziale.. Gli stati hanno lobbligo di prevenire e reprimere tali comportamenti. Le misure preventive: si ritiene sufficiente che lo stato disponga di un apparato di polizia, le misure repressive: lo stato deve disporre di un apparato giurisdizionale. I trattati sui diritti delluomo presentano molti problemi interpretativi, che vanno risolti caso per caso. Per quanto riguarda lambito di applicazione soggettivo: da un punto di vista generale, i beneficiari sono gli individui, a prescindere dalla loro nazionalit. Alcuni trattati pi specifici riguardano i cittadini dello stato oppure i cittadini stranieri. Per quanto riguarda lambito di applicazione territoriale, in linea generale, ciascuno stato vincolato sul territorio statale, nelle rappresentanze diplomatiche, nelle basi militari allestero. Eccezionalmente, anche territori non appartenenti allo stato ma cmq soggetti al suo potere di governo. In relazione alle norme che vietano le pi gravi violazioni dei diritti delluomo, la giurisprudenza afferma che tali norme devono applicarsi ovunque lo stato si trovi o sia in grado di agire. In caso di conflitto armato, le norme sui diritti delluomo vanno coordinate con le norme del diritto internazionale di guerra che costituisce lex specialis: alcuni diritti sono di esclusiva pertinenza del diritto umanitario, e si applicano solo in tempo di guerra; alcuni diritti sono di esclusiva pertinenza delle norme sui diritti umani, e si applicano in tempo di pace e in tempo di guerra, alcuni diritti sono previsti da entrambi i gruppi di norme e, in questo caso, il diritto internazionale di guerra costituisce lex specialis. La protezione diplomatica pu oggi essere esercitata dallo stato di nazionalit anche quando violato un obbligo relativo alla tutela dei diritti delluomo (che sono norme erga omnes). Se la persona offesa un cittadino dello stesso stato che ha commesso lillecito, la responsabilit dello stato pu essere fatta valere da qualsiasi altri stato. CRIMINI INTERNAZIONALI DELLINDIVIDUO Il diritto internazionale attribuisce agli individui anche degli obblighi, mediante le norme relative alla repressione dei crimini internazionali. Occorre distinguere tra crimini che sono esclusivamente previsti da trattati internazionali e crimini previsti anche da norme generali di fonte consuetudinaria, solo per questi ultimi si pu parlare di soggettivit internazionale dellindividuo, infatti la repressione dei crimini previsti da trattati affidata agli ordinamenti interni (si dice che essi siano crimini di diritto interno internazionalmente imposti) Per quanto riguarda invece i crimini previsti da norme generali consuetudinarie, si ritiene che si tratti di crimini autonomamente configurati dal diritto internazionale e la repressione di questi crimini pu avvenire anche a livello internazionale. I crimini internazionali sono tradizionalmente classificati in 3 categorie: crimini di guerra, crimini contro lumanit e crimini contro la pace. Inoltre esistono anche dei crimini internazionali distinti. La categoria pi antica quella dei crimini di guerra: essi sono le gravi violazioni del diritto internazionale dei conflitti armati, non tutti i reati commessi in una situazione di conflitto armato sono crimini di guerra, ma solo le gravi violazioni. Ci che li distingue dai reati comuni la loro connessione con il conflitto armato. La categoria dei crimini contro lumanit la pi recente e comprende le violazioni diffuse e sistematiche dei fondamentali diritti umani: es. omicidio, sterminio, tortura, stupro, persecuzione razziale o religiosa.. Essi possono essere commessi anche in un conflitto armato ma non un elemento necessario. Ci che li distingue dai reati comuni il fatto che il singolo atto criminoso non isolato. La categoria dei crimini contro la pace comprende solo il crimine dellaggressione e i crimini ad essa collegati. Laggressione un illecito dello stato ma anche un crimine internazionale dellindividuo, ma non ancora chiaro se essa sia gi una norma consuetudinaria. Il pi importante tra i crimini distinti sicuramente il genocidio, esso costituito da una serie di atti criminosi commessi con lintento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico o religioso. Esiste una convenzione dellONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Anche la pirateria un crimine distinto, anche se una parte della dottrina ritiene che oggi appartenga ai crimini contro lumanit Secondo una parte della dottrina anche la tortura e il terrorismo internazionale sono crimini distinti, esiste una convenzione dellONU per la repressione della tortura e esistono diversi trattati per la repressione del terrorismo internazionale.Tra il crimine internazionale commesso da un individuo e lillecito internazionale imputabile ad uno stato, non vi una necessaria coincidenza. I crimini internazionali sono spesso, ma non sempre, commessi da individui che rivestono la qualit di
organi di uno stato (es. membri delle forze armate, di polizia o vertici di uno stato. In ogni caso, anche quando vi sia coincidenza tra il crimine dellindividuo e lillecito dello stato, va tenuta distinta la responsabilit internazionale in cui incorre lo stato, dalla responsabilit penale in cui incorre lindividuo che ha commesso il crimine. Una delle caratteristiche dei crimini internazionali lirrilevanza della qualit di organo statale eventualmente propria dellautore del comportamento: pertanto, in deroga allimmunit organica; lindividuo resta penalmente responsabile nonostante che il crimine da esso commessa costituisca anche un illecito di cui lo stato responsabile. Unaltra regola lirrilevanza dellordine superiore come causa di esclusione della responsabilit penale individuale. Daltra parte prevista anche la responsabilit del comandante o superiore gerarchico per i crimini commessi da forze sottoposte al suo comando e controllo se esso sapeva e ha omesso di prendere misure preventive o repressive. Limmunit personale ha carattere esclusivamente processuale e viene meno una volta che lindividuo abbia cessato di ricoprire la carica; rigarda esclusivamente le giurisdizioni nazionali e pu venir meno se ci previsto dallatto istitutivo di un tribunale internazionale. Principio di universalit condizionata: requisito della presenza della persona accusata del crimine nel territorio dello stato che intende esercitare la giurisdizione, che secondo alcuni necessario, mentre secondo altri non lo (principio di universalit pura). Secondo una parte della dottrina, lesercizio della giurisdizione universale da parte di ciascun stato per reprimere i crimini internazionali sarebbe oggetto di un vero e proprio obbligo, ma lopinione maggiormente conforme alla prassi quella in base alla quale non esiste un obbligo in tal senso ma solo una facolt che ciascun stato libero o meno di esercitare. Alcuni crimini internazionali sono previsti anche da trattati i quali pongono a carico dello stato nel cui territorio si trovi la persona accusata del crimine lobbligo di processarla. I tribunali penali internazionali sono incaricati si sottoporre a processo le persone accusate di tali crimini. I due tribunali creati alla fine della seconda guerra mondiale sono il tribunale di Norimberga, creato per processare i criminali nazisti, e il tribunale di Tokyo, creato per processare i criminali giapponesi. Il carattere internazionale di questi due tribunali stato, per, messo in dubbio. Di veri e propri tribunali internazionali pu parlarsi a proposito dei due tribunali penali ad hoc creati dal CdS con risoluzioni adottate in virt del Cap. VII C.Onu. Essi sono organi sussidiari del CdS dellONU e hanno giurisdizione concorrente con quelle nazionali ma godono di un primato su di esse, essi sono: Tribunale penale internazionale per lEx Iugoslavia, che ha sede allAia ed stato creato per processare le persone accusate di crimini di guerra e crimini contro lumanit commessi in Iugoslavia a partire dal 1991, e il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che ha sede ad Arusha ed stato creato per processare le persone accusate di crimini di guerra e di crimini contro lumanit commessi in Ruanda durante il conflitto armato interno del 1994. Inoltre, esistono altri tribunali ad hoc di cui discussa la natura giuridica, internazionale, interna o mista (es. corte speciale per la Sierra Leone, Camere straordinarie per la Cambogia). In tutti i casi finora menzionati abbiamo parlato di tribunali ad hoc, una vera e propria svolta si avuto con la creazione della Corte penale internazionale. Essa stata istituita da un apposito trattato adottato a Roma nel 1998 ed entrato in vigore nel 2002, ha 121 stati contraenti (Italia si, Usa no). La corte una distinta OI e si trova allAia. La corte ha giurisdizione in relazione ai soli crimini commessi dopo lentrata in vigore del relativo Statuto, essa vincola solo gli stati contraenti. La giurisdizione della corte si estende solo ai pi gravi crimini di portata internazionale (di guerra, contro lumanit e genocidio e aggressione solo in teoria) e pu essere attivata da parte di uno stato o di un Procuratore (individuo indipendente). La corte non gode di un primato ed ha una giurisdizione sussidiaria rispetto alle giurisdizioni nazionali, essa infatti chiamata ad intervenire solo se un processo in sede nazionale impossibile o inefficace. La corte non pu processare le persone accusate di crimini internazionali in contumacia e quindi la collaborazione degli stati essenziale. Una volta instauratosi il giudizio, la competenza spetta alla camera di primo grado, ma prevista la possibilit di proporre appello alla camera dappello. La pena massima quella dellergastolo.
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 Art. 2
 Art. 4
 Art.5
 Art. 8
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 Art. 31
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 Art. 37
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 Art. 2
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 sentenza 
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 sentenza 
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 Art. 7
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