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Timestamp: 2018-09-23 11:37:36+00:00

Document:
Notifica via PEC irregolare in caso di inosservanza della modalità di attestazione di conformità – Notaio Michele Manente
17/08/2018 blog	Uncategorized	Feedly, IFTTT
Ordinanza 5 giugno 2018, n. 14369
Q.B., rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO TREDICINE;
UNIPOLSAI SPA, elettivamente domiciliato in NAPOLI, VIA SAN TOMMASO D’ACQUINO 15, presso lo studio dell’avvocato MARIO TUCCILLO, che lo rappresenta e difende;
che, sotto un primo profilo, il tribunale ha rilevato come il Q. avesse instaurato numerosissimi giudizi avverso la società Fondiaria Sai, concernenti un’unica materia del contendere trasversale a tutti tali giudizi (vale dire il suo diritto al compenso per lo svolgimento di attività peritali svolte in maniera continuativa nell’arco di molti anni) ed ha conseguentemente affermato che tale condotta processuale, quand’anche non integrativa di una ipotesi di frazionamento del credito, avrebbe comunque “violato i canoni del c.d. principio del giusto processo, comportamento comunque sanzionabile con l’improponibilità della domanda, attesa l’identità delle questioni affrontate in tutti i giudizi pendenti dinanzi al tribunale di Napoli” (pag. 8, quintultimo rigo, della sentenza);
che, sotto un secondo profilo, il tribunale ha comunque rilevato l’infondatezza nel merito della pretesa creditoria, richiamando e facendo proprie le argomentazioni svolte nella sentenza n. 3901/2016 – resa inter partes dallo stesso tribunale partenopeo in un giudizio introdotto da Fondiaria Sai per l’accertamento negativo del credito del sig. Q. – alla cui stregua le parti avevano “concluso un contratto, per fatti concludenti, secondo cui per ogni incarico ricevuto il compenso dell’appellato era pari a circa Euro 40,00”, vale a dire l’importo riconosciuta dal sistema automatico di fatturazione che Fondiaria Sai aveva predisposto per i periti a cui affidava la valutazione dei sinistri e che il sig. Q. aveva utilizzato per anni (il virgolettato è tratto da pag. 14, in fine, della sentenza);
che la causa è stata discussa nell’adunanza di camera di consiglio del 22 marzo 2018, per la quale hanno depositato memorie entrambe le parti, nonchè il procuratore generale dott. Carmelo Sgroi, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
che, sempre preliminarmente, va disattesa l’eccezione sollevata dal ricorrente nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 1, relativamente alla nullità della notificazione del controricorso in relazione alla L. n. 53 del 1994, art. 11, per la violazione dell’art. 19 ter, comma 1, delle Specifiche tecniche del PCT del 16.4.14, là dove tale disposizione prevede che l’attestazione di conformità di una copia informatica contenga, tra l’altro, il nome del relativo file; la mancata indicazione del nome del file costituisce, infatti, una irregolarità non riconducibile ad alcuna delle ipotesi di nullità contemplate nella L. n. 53 del 1994, art. 11, e, in ogni caso, qualunque nullità della notifica del controricorso risulta sanata dal raggiungimento dello scopo, a mente dell’art. 156 c.p.c., comma 3, avendo il ricorrente replicato alle argomentazioni svolte nel controricorso medesimo (pag. 6 della memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, del ricorrente);
che va parimenti respinta l’istanza di remissione della causa alle Sezioni Unite, in quanto non sussiste alcun contrasto tra diverse sezioni della Corte di cassazione, nè si configurano questioni di massima di particolare importanza; per quanto poi concerne le sentenze di questa Sezione n. 18808/2016, n. 18809/2016 e n. 18810/2016, invocate dal ricorrente, le stesse, per un verso, si incentrano su questioni di diritto che, come infra si illustrerà, non risultano rilevanti ai fini della decisione e, per altro verso, risultano superate dalla giurisprudenza di questa stessa Sezione successiva alla sentenza SSUU n. 4090/2017 (cfr. sentt. nn. 3738/2018, 1356/2018, 1355/2018, 1354/2018, 1353/2018, 1352/2018, 1351/2018, 717/2018, 491/2018, 490/2018, 489/2018, 163/2018, 162/2018, 161/2018, 160/2018, 159/2018, 158/2018, 31167/2017, 31166/2017, 31165/2017, 31164/2017, 31163/2017, 31162/2017, 31161/2017, 31017/2017, 31016/2017, 31015/2017, 31014/2017, 31013/2017, 31012/2017, 31011/2017);
che i due motivi di ricorso, rispettivamente riferiti alla violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1175 e 1375 c.c., e art. 111 Cost., ed all’erronea interpretazione del principio nomofilattico espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte nelle pronunce nn. 23726/2007 e 4090/2017, sono suscettibili di trattazione congiunta;
che con tali motivi il ricorrente argomenta che l’ipotesi del cd. frazionamento del credito risulterebbe esclusa, nella specie, dalla presenza di causae petendi distinte per ciascuna delle controversie da lui instaurate contro Fondiaria Sai e che, sotto altro aspetto, i comportamenti delle parti che contrastino con l’uso corretto delle armi processuali – senza, però, essere riconducibili nell’ambito del frazionamento del credito – sarebbero sanzionabili attraverso le leve della segnalazione disciplinare dell’avvocato difensore (art. 88 c.p.c.) e della regolazione delle spese di lite (art. 92 c.p.c.), ma non con la declaratoria di improponibilità della domanda;
che i motivi sono inammissibili per carenza di interesse, in quanto non attingono la ratio decidendi fondata sulla statuizione che “nel merito,… la domanda proposta in primo grado da Q.B. doveva comunque essere rigettata” per avere le parti “concluso un contratto, per fatti concludenti, secondo cui per ogni incarico ricevuto il compenso dell’appellato era pari a circa Euro 40,00” (pag. 14, in fine, della sentenza);
che infatti il ricorrente, pur dichiarando non condivisibili le affermazioni del tribunale sulla unicità del rapporto che legava il Q. alla compagnia assicuratrice (pag. 4, ultima parte, del ricorso) non ne censura specificamente il contenuto di accertamento dell’insussistenza del credito azionato, limitandosi a criticare “il ritenimento del Giudicante secondo cui poteva ragionevolmente essere unica l’azione proposta” (pag. 5, settimo rigo, del ricorso);
che quindi in definitiva il ricorso va dichiarato inammissibile per l’inammissibilità di entrambi i motivi in cui esso si articola, risultando conseguentemente prive di concludenza le argomentazioni svolte nella memoria depositata dal ricorrente ai sensi dell’articolo 380 bis c.p.c., comma 1;
che, risultando il ricorrente ammesso al patrocinio a spese dello Stato con delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli del 23.5.2017, non si applica il raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater;
che d’altra parte la richiesta del Procuratore Generale di revoca di detta ammissione ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, comma 2, non può trovare accoglimento, in quanto i precedenti di questa Corte nn. n.18808/2016, 18809/2016 e 18810/2016 impediscono di ravvisare gli estremi della mala fede o della colpa nella presentazione del presente ricorso per cassazione (anteriore alla pubblicazione delle sentenze di questa Sezione menzionate all’inizio di pag. 3 della presente ordinanza).
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References: sentenza 
in fine
 art. 11
 art. 11
 art. 380
 sentenza 
 art. 111
in fine
 art. 13
 art. 136