Source: https://www.avvocatoabologna.it/avvocato-bologna/quando-si-puo-richiedere-la-rivalutazione-istat-dellassegno-di-mantenimento.html
Timestamp: 2020-06-01 09:59:16+00:00

Document:
QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE LA RIVALUTAZIONE ISTAT dell’assegno di mantenimEnto - Avvocato a Bologna , avvocato a Bologna Sergio Armaroli
QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE LA RIVALUTAZIONE ISTAT dell’assegno di mantenimEnto
da Sergio Armaroli | Mag 18, 2019 | AVVOCATO BOLOGNA
VIVERE COSTA
NON E’ FACILE SENZA ADEGUATO ASSEGNO
L’assegno di mantenimento spettante al coniuge e ai figli in caso di separazione o di divorzio deve essere rivalutato ogni anno secondo gli indici Istat, in assenza di altri parametri indicati dalle parti o dal giudice.
Col passare del tempo, infatti, l’inevitabile svalutazione monetaria determina una consistente perdita di potere d’acquisto dell’assegno, ed è per questo motivo che la legge prevede un adeguamento annuale automatico.
soluzione eredita’ bologna
Tale aggiornamento deve essere applicato a prescindere che sia stato pattuito o meno dai coniugi in sede di accordo o dal Giudice con la sentenza di separazione o di divorzio.
Secondo il consolidato orientamento di legittimità il diritto all’assegno sorge, quando il coniuge non fruisca di redditi in grado di garantire un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.
La funzione della rivalutazione è quella di preservare il potere d’acquisto dell’assegno di mantenimento, adeguando annualmente il suo importo al costo medio della vita, ossia al prezzo medio di quei beni rappresentativi del consumatore medio, per es. latte, pane, ecc…
E se l’assegno di mantenimento viene corrisposto senza rivalutazione?
La rivalutazione dell’assegno di mantenimento è un diritto assoluto, infatti quando si fa un ricorso per separazione nelle condzioni occorre sempre indicarela rivalutazione Istat. Quando il giudice pronuncia la separazione o il divorzio, determinando anche la misura dell’assegno di mantenimento per il coniuge e/o i figli, tale importo, per legge, deve essere sempre rivalutato annualmente in base agli indici Istat, anche se ciò non è espressamente indicato nel provvedimento del tribunale.
PRESCRIZIONE RIVALUTAZIONE ASSEGNO MANTENIMENTO
L’assegno di mantenimento e la sua rivalutazione Istat, si prescrivono in cinque anni (cfr. art. 2948 c.c.).
Quale sia la decorrenza del termine inziale è facilissimo.
Infatti, il c.d. termine prescrizionale decorre dalle singole scadenze dei contributi al mantenimento e di conseguenza dalle rispettive rivalutazioni.
RIVALUTAZIONE ASSEGNO DIVORZILE
l fondamento dell’automatica rivalutazione risiede, quanto al divorzio, nell’espressa previsione di cui all’art. 5, comma 7 della l. 898/1970 (legge sul divorzio); tuttavia, sebbene non normativamente previsto, il medesimo trattamento deve essere riservato anche agli assegni stabiliti (o pattuiti) in sede di separazione, come da costante pronunciamento della Corte di Cassazione sul punto.
Questa Corte, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 18287/2018, ha chiarito che:
il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto”;
“all’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate”;
Invero, come già chiarito da questa Corte (Cass.n. 9719/2010; Cass. 13954/2018), sia pure in tema di separazione fra i coniugi, “la valutazione in ordine alle capacità economiche del coniuge obbligato ai fini del riconoscimento e della determinazione dell’assegno di mantenimento a favore dell’altro coniuge non può che essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo, poiché in costanza di matrimonio, la famiglia fa affidamento sul reddito netto ed ad esso rapporta ogni possibilità di spesa”.
La Corte di Cassazione, con sentenza n.8927 del 04/06/2012, ha ribadito il principio in base al quale le esigenze della prole aumentano in funzione del progredire degli anni per cui si può chiedere la revisione dell’importo dell’assegno, senza fornire specifica dimostrazione del maggiore aggravio di spese.
Sul punto la Corte ha evidenziato come le esigenze del figlio sono notoriamente legate alla sua crescita, agli intrapresi studi universitari, allo sviluppo della sua personalità in svariati ambiti, ivi compreso quello della formazione culturale e della vita sociale e non hanno bisogno di specifica dimostrazione.
In conclusione la Corte ha ribadito il principio, giè espresso in precedenza (Cass n.400/2010).per cui l’aumento delle esigenze economiche del figlio, non ha bisogno di specifica dimostrazione legittimando la revisione dell’assegno di mantenimento pure in mancanza di evoluzioni migliorative delle condizioni patrimoniali del genitore tenuto alla contribuzione.
ART.6 LEGGE 898/1970
6. L’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. In ogni caso ai fini dell’assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole. L’assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell’art.1599 del codice civile.
8. In caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, il tribunale procede all’affidamento familiare di cui all’art.2 della legge 4 maggio 1983, n.184.
ARTICOLO 9 LEGGE 898/1970
5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l’applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci.

References: sentenza 
 art. 2948
 sentenza 
 art. 5
 Cass. 
 sentenza 

ART.6

ARTICOLO 9
 sentenza