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Timestamp: 2020-01-27 07:05:57+00:00

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Della nullità degli atti
I. La nullità delle sentenze soggette ad appello o a ricorso per cassazione può essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le regole proprie di questi mezzi di impugnazione.
II. Questa disposizione non si applica quando la sentenza manca della sottoscrizione del giudice.
Sezione specializzata in materia di impresa – Sezione ordinaria – Rapporto tra le due sezioni – Competenza – Esclusione – Mera ripartizione degli affari interni dell'ufficio giudiziario – Inammissibilità del regolamento di competenza.
Il rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa, nello specifico caso in cui entrambe le sezioni facciano parte del medesimo ufficio giudiziario, non attiene alla competenza, ma rientra nella mera ripartizione degli affari interni dell'ufficio giudiziario, da cui l'inammissibilità del regolamento di competenza, richiesto d'ufficio ex art. 45 c.p.c.; deve di contro ritenersi che rientri nell'ambito della competenza in senso proprio la relazione tra la sezione specializzata in materia di impresa e l'ufficio giudiziario, diverso da quello ove la prima sia istituita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Luglio 2019, n. 19882. Segue...
Ricorso per cassazione - Sottoscrizione - Mancanza - Conseguenze.
Il ricorso per cassazione privo della sottoscrizione dell'avvocato deve considerarsi giuridicamente inesistente e, quindi, inammissibile, in applicazione del principio generale sancito dall'art. 161, comma 2, c.p.c., estensibile a tutti gli atti processuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 Febbraio 2019, n. 3379. Segue...
Provvedimenti del giudice civile - Sentenza - Adozione e redazione in collaborazione con un magistrato ordinario in tirocinio - Nullità - Esclusione.
Nel caso in cui risulti, in calce alla sentenza, che la stessa è stata redatta con la collaborazione di un magistrato ordinario in tirocinio, non può considerarsi la sentenza stessa affetta da nullità ne' tanto meno da inesistenza, rilevabile anche d'ufficio in sede di impugnazione, in quanto con tale annotazione non si vuole intendere che il procedimento sia stato deciso dal magistrato senza funzioni, ma solo che, nell'espletamento del tirocinio, il magistrato senza funzioni abbia collaborato col giudice all'esame della controversia e alla stesura della minuta della motivazione, di cui il secondo, con la sottoscrizione, ha assunto la paternità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Dicembre 2018, n. 32307. Segue...
Sistema anteriore all'introduzione dell'art. 101, comma 2, c.p.c. - Rilievo ufficioso di questioni - Dovere di sottoporle alle parti - Violazione - Conseguenze - Nullità della sentenza - Fondamento.
Nel sistema anteriore all'introduzione del comma 2 dell'art. 101 c.p.c. (a norma del quale il giudice, se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d'ufficio, deve assegnare alle parti, "a pena di nullità", un termine "per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione"), operata con l'art. 45, comma 13, della l. n. 69 del 2009, il dovere costituzionale di evitare sentenze cosiddette "a sorpresa" o della "terza via", poiché adottate in violazione del principio della "parità delle armi", aveva fondamento normativo nell'art. 183 c.p.c. che al comma 3 (oggi comma 4) faceva carico al giudice di indicare alle parti "le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione", con riferimento, peraltro, alle sole questioni di puro fatto o miste e con esclusione, quindi, di quelle di puro diritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Novembre 2018, n. 30716. Segue...
Sopravvenuto annullamento degli atti di nomina dei componenti di un organo giudicante per vizi originari - Efficacia retroattiva - Conseguenze - Nullità della decisione - Modalità con cui fare valere detta nullità - Deducibilità in sede di legittimità con memoria ex art. 378 c.p.c. - Esclusione - Fattispecie.
Il sopravvenuto annullamento degli atti di nomina dei componenti di un organo collegiale giudicante per vizi originari della relativa costituzione, ancorchè incida "ex tunc" sulla validità degli atti di esercizio della funzione in precedenza compiuti, comporta la mera nullità della decisione resa, suscettibile di essere fatta valere nei limiti e secondo le regole proprie dei mezzi di impugnazione ex art. 161, comma 1, c.p.c., nel mentre è inammissibile la deduzione dei vizi in parola effettuata con la memoria di cui all'art. 378 c.p.c. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha dichiarato l'inammissibilità della questione relativa alla regolarità della composizione della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, poiché sollevata dal ricorrente solo con la memoria ex art. 378 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Ottobre 2018, n. 27923. Segue...
Nullità della sentenza - Non integrità del contraddittorio - Omesso rilievo - Inesistenza della sentenza - Esclusione - Nullità della sentenza - Configurabilità - Conseguenze.
Qualora nel giudizio di secondo grado si sia verificata la non integrità del contraddittorio e la stessa non sia stata rilevata dal giudice che, con la decisione della controversia nel merito, ne abbia implicitamente accertato la regolarità, il relativo "error in procedendo", traducendosi in un "error in iudicando", non determina l'inesistenza ma la nullità della sentenza, sicché il vizio, in virtù del principio dell'assorbimento delle nullità in motivi di gravame, deve essere dedotto mediante ricorso per cassazione (proposto anche dopo il decorso del termine cd. lungo per impugnare in presenza dei presupposti di cui all'art. 327, comma 2, c.p.c.), formandosi, in difetto, il giudicato sulla questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Luglio 2018, n. 19574. Segue...
Ordinamento giudiziario - Magistrati onorari - Tribunale - Tabelle dell'ufficio - Causa decisa da giudice onorario in violazione delle stesse - Nullità della sentenza - Esclusione - Ragioni.
Quando un giudice onorario, appartenente all'ufficio giudiziario, decida una causa in materia che, secondo la ripartizione tabellare, sia sottratta alla sua potestà decisoria, il provvedimento non è nullo (salvo che si tratti di procedimenti possessori o cautelari "ante causam", espressamente esclusi dall'art. 43 bis del r.d. n. 12 del 1941), in quanto la decisione assunta dal g.o.t. in violazione delle tabelle organizzative dell'ufficio non incide sulla composizione dell'ufficio giudiziario, né alcuna norma di legge prevede una siffatta nullità, configurandosi, invece, una semplice irregolarità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Ottobre 2016, n. 19660. Segue...
Opposizione ex art. 18 l. fall. (testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio che ha dichiarato il fallimento - Nullità ex art. 158 c.p.c. - Esclusione - Incompatibilità ex art. 51, n. 4, c.p.c. - Configurabilità - Istanza di ricusazione - Onere - Deduzione di tardiva conoscenza della composizione del collegio - Irrilevanza - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione previsto dagli artt. 18 e 19 l. fall. (nel testo previgente, applicabile "ratione temporis"), la sentenza emessa in primo grado dallo stesso collegio che ha dichiarato il fallimento non è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice, ma, avendo quel procedimento il carattere e la funzione sostanziale di un giudizio d'impugnazione di secondo grado, integra un'ipotesi di astensione obbligatoria di cui all'art. 51, n. 4, c.p.c., che la parte ha l'onere di far valere mediante tempestiva e rituale istanza di ricusazione ex art. 52 c.p.c., senza che, in mancanza, possa invocare, in sede di gravame, come motivo di nullità della decisione, la violazione, da parte del giudice, dell'obbligo di astenersi, neppure se deduca la tardiva conoscenza, oltre i termini ex art. 190 c.p.c., nel testo vigente "ratione temporis", della composizione del collegio che l'ha pronunciata, atteso che le parti, alla stregua dell'art. 113 disp. att. c.p.c., sono in grado di avere contezza, prima della camera di consiglio, dei magistrati destinati a comporre il collegio e, quindi, di proporre rituale istanza di ricusazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2016. Segue...
Fallimento - Decreto di liquidazione del compenso - Indicazione, nell'intestazione, del nome di un magistrato non componente il collegio - Nullità del decreto - Esclusione - Errore materiale - Sussistenza - Fondamento.
L'indicazione, nell'intestazione del decreto pronunciato dal tribunale (nella specie, in sede di reclamo ex art. 26 l.fall. avverso la liquidazione del compenso ad un professionista per l'attività da lui prestata nell'interesse di un fallimento), del nome di un giudice diverso da quelli componenti il collegio dinanzi al quale il procedimento è stato discusso e che lo ha trattenuto in decisione, va ascritta ad un mero errore materiale, come tale non comportante la nullità del provvedimento, ma suscettibile di correzione ai sensi dell'art. 287 c.p.c., atteso che l'intestazione è priva di autonoma efficacia probatoria, si esaurisce nella riproduzione dei dati del verbale di udienza e, in difetto di elementi contrari, debbono ritenersi coincidenti i magistrati indicati nel verbale come componenti del collegio giudicante con quelli che, in concreto, hanno partecipato alla deliberazione del decreto stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 2016, n. 2318. Segue...
Concordato Preventivo con riserva ex art. 161 comma 6 L.F. – Sospensione feriale dei termini ex art. 1 L. n. 742/1969 – Decreto di dichiarazione di urgenza del procedimento ex art. 92 R.D. 30 gennaio 1941 n. 12 – Comunicazione al debitore – Insussistenza – Onere di conoscenza del provvedimento mediante consultazione del fascicolo processuale – Sussistenza.
La normativa generale del codice di rito (cfr. art. 136 c.p.c.) non prevede alcuna comunicazione del provvedimento emesso sotto forma di decreto, essendo affidata alle singole disposizioni di legge l’eventualità che sia portato a conoscenza dell’interessato o tramite comunicazione con biglietto di cancelleria, ovvero tramite notificazione nelle forme di cui agli artt. 137 e ss. c.p.c.. Sulla scorta di tale premessa, non vi è nessun obbligo, in capo alla cancelleria fallimentare, di comunicare al debitore il decreto con il quale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 92 R.D. 30 gennaio 1941 n. 12, è dichiarata l’urgenza del procedimento attivato a seguito di domanda di concordato con riserva ex art. 161 comma 6 legge fall. Ne consegue che il debitore è onerato della consultazione del fascicolo di ufficio - avendone pieno diritto in ragione dell’art. 76 disp. att. c.p.c. - onde essere adeguatamente edotto del provvedimento predetto ed evitare di incorrere, causa il venire meno della sospensione feriale dei termini ex art. 1 L. n. 742 del 7 ottobre 1969, nell’infruttuosa decorrenza del termine concesso per il deposito del piano e della proposta di concordato. (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 09 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Giudice delegato che abbia autorizzato il curatore a proporre istanza per la dichiarazione di fallimento in estensione - Successiva partecipazione del medesimo giudice al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso - Possibilità - Esclusione - Fattispecie successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e 169 del 2007..
Il giudice delegato che abbia autorizzato il curatore, ex art. 25, primo comma, n. 6, legge fall. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", risultante dalle modifiche apportategli dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), a richiedere, alla stregua dell'art. 147, quarto comma, della medesima legge, l'estensione del fallimento in danno del socio accomandante asseritamente ingeritosi nell'amministrazione della società in accomandita semplice, non può, poi, partecipare al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso, trovando anche in tal caso piena e diretta applicazione il secondo comma del suddetto art. 25, la cui chiara portata precettiva impedisce a quel giudice di trattare i giudizi che abbia autorizzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10732. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - In genere - Provvedimento del tribunale - Ordine di deposito di somme di denaro a garanzia di futuri crediti di imposta - Inesistenza giuridica - Idoneità al passaggio in giudicato - Esclusione.
Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare.
Fallimento - Curatore - Poteri - Azioni giudiziarie - Autorizzazione a stare in giudizio - Mancanza - Effetti - Nullità e non inesistenza della sentenza.
Gli Atti del procedimento posti in essere con l'intervento del curatore non autorizzato dal giudice delegato al fallimento, sono invalidi. La sentenza, che chiude il procedimento stesso, deve considerarsi nulla ma non inesistente, essendo pronunziata con l'intervento della parte legittimata ad agire o a resistere (il curatore) e non mancando di alcun altro dei requisiti che la rendono idonea a produrre i suoi effetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1963, n. 2665. Segue...

References: sentenza 
 art. 45
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 161
 art. 378
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 Sentenza 
 art. 158
 art. 51
 sentenza 
 art. 52
 art. 190
 art. 26
 art. 161
 art. 1
 art. 92
 art. 136
 art. 161
 art. 1
 art. 25
 art. 25