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Timestamp: 2020-02-28 05:32:02+00:00

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Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 22 luglio 2013, n.17781. La mediazione civile e commerciale di cui al d.lgs. 28/2010 può trovare applicazione anche con riguardo alle controversie relative alla domanda di equa riparazione in quanto vertenti su diritti patrimoniali e disponibili e, quindi, possibili oggetto di transazioni e conciliazioni - Renato D'Isa
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1. La mediazione civile e commerciale di cui al d.lgs. 28/2010 può trovare applicazione anche con riguardo alle controversie relative alla domanda di equa riparazione in quanto vertenti su diritti patrimoniali e disponibili e, quindi, possibili oggetto di transazioni e conciliazioni.
2. Anche se la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 5 primo comma del D.Lgs. n. 28 del 2010, di cui alla sentenza del 6 dicembre 2012 n. 272 della Corte Costituzionale ha escluso la obbligatorietà della mediazione in ogni controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili e se la mediazione non costituisce più condizione di proponibilità della domanda, resta fermo l’effetto della istanza di mediazione d’interruzione della prescrizione e di impedimento per una sola volta della decadenza dal diritto di agire per equa riparazione, essendo rimasta ferma l’applicazione del sesto comma dell’art. 5 del D. Lgs. n. 28 del 2010, che non è stato dichiarato in contrasto con la carta costituzionale ed è coerente agli intenti deflattivi del contenzioso giudiziario della disciplina legale della mediazione stessa.
SENTENZA 22 luglio 2013, n.17781
Con ricorso notificato al Ministero della Giustizia il 28 dicembre 2011 – 3 gennaio 2012, N..A. chiede la cassazione del decreto della Corte d’appello di Brescia del 7 giugno 2011, che ha ritenuto inammissibile la sua domanda di equa riparazione per la durata irragionevole di un processo proposta oltre il termine di sei mesi dalla data in cui la decisione che aveva concluso la causa in cui s’era verificata la violazione della durata ragionevole, era divenuta definitiva (art. 4 della L. 24 marzo 2001 n. 89).
L’attrice deduce di avere proposto opposizione a una delibera condominale di riparto di spese poste a suo carico per Euro 600,00, con citazione del 28 dicembre 1999 dinanzi al Tribunale di Milano e che tale causa è stata definita da sentenza della Corte di cassazione del 19 marzo 2010 n. 6710. Per tale processo durato oltre dieci anni, l’A. ha convenuto il Ministero della giustizia dinanzi alla Corte d’appello di Brescia in unico grado con ricorso depositato il 10 febbraio 2011, deducendo di non essere decaduta dall’azione di equo indennizzo per avere iniziato una procedura di mediazione (art. 5, comma sesto, del D. Lgs. 4 marzo 2010 n. 28) nell’ottobre 2010, cioè nel semestre dalla definizione del processo presupposto calcolato con gli ulteriori quarantasei giorni di sospensione del periodo feriale.
L’istanza di mediazione negativamente conclusa il 22 dicembre 2010, per non essere il Ministero comparso in tale data dinanzi all’organismo di conciliazione, ad avviso della ricorrente, aveva impedito la decadenza dal diritto di chiedere l’equo indennizzo, costituendo un atto il cui compimento per la norma da ultimo citata del Decreto Legislativo sulla mediazione, impediva la decadenza di cui all’art. 4 della L. n. 89 del 2001.
L’Avvocatura dello Stato, costituitasi dinanzi alla Corte d’appello di Brescia in unico grado, ha eccepito la tardività del ricorso, perché proposto oltre sei mesi dopo la sentenza che aveva concluso definitivamente il processo di durata eccessiva e la Corte adita, con decreto del 25 maggio – 7 giugno 2011, ha accolto tale eccezione, ritenendo decaduta l’A. dall’azione, perché, ai sensi dell’art. 2 del D. Lgs. n. 28 del 2010, potevano essere oggetto di mediazione le sole controversie su diritti disponibili, mentre la procedura di mediazione era inapplicabile alla azione a tutela del diritto fondamentale e indisponibile a un giusto processo, che non poteva essere oggetto di conciliazione.
La Corte di appello ha ritenuto inapplicabile al caso l’art. 5, ultimo comma, del D. Lgs. n. 28 del 2010, per non potere essere oggetto di mediazione la controversia sul diritto indisponibile al giusto processo, per cui la domanda di equa riparazione del 10 febbraio 2011, proposta oltre sei mesi dopo il provvedimento definitivo che aveva chiuso il processo durato eccessivamente, s’è dichiarata inammissibile. Per la cassazione di tale decreto della Corte d’appello di Brescia del 7 giugno 2011, ricorre l’A. , con cinque motivi, che denunciano l’errore logico-giuridico dei giudici di merito, per non avere rilevato la differenza tra il diritto fondamentale e indisponibile al giusto processo di durata ragionevole non soggetto a decadenza e quello, di natura patrimoniale e disponibile, all’indennizzo, chiedendo a questa Corte una pronuncia sulla domanda di quest’ultimo ai sensi dell’art. 384 c.p.c..
Il Ministero della giustizia contrasta le avverse richieste con controricorso notificato il 9 febbraio 2012 a mezzo p.e.c.; con ordinanza interlocutoria del 24 luglio 2012 n. 12938, la seconda sezione civile di questa Corte ha rimesso gli atti al primo presidente per l’assegnazione eventuale alle sezioni unite ai sensi dell’art. 374 c.p.c..
La sezione semplice ha ritenuto di particolare importanza la questione “se il contenzioso civile nascente dalla violazione del termine ragionevole di durata del processo rientri o meno nel campo d’applicazione della mediazione finalizzata alla conciliazione”, essendo “indisponibile” il diritto al termine ragionevole di durata del processo.
L’ordinanza n. 12938/2012 indica le ragioni a favore della soluzione positiva della questione per essere di natura patrimoniale e disponibile il diritto alla riparazione monetaria del danno subito a causa della durata eccessiva del processo, sul quale si è riconosciuta alla P.A. la facoltà di predisporre mezzi stragiudiziali di soddisfazione e il legislatore è intervenuto per porre limiti alla misura dell’indennizzo, modificando la legge n. 89 del 2001 con l’art. 55 del D.L. 22 giugno 2012 n. 83, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012 n. 124, ratione temporis inapplicabile al caso.
Invece milita in senso contrario alla natura disponibile del diritto al giusto processo, secondo l’ordinanza che precede, la riserva giudiziaria per l’accertamento della durata del processo e la qualifica di essa come “irragionevole”, dato che la normativa interna della legge di delega (art. 60 L. 18 giugno 2009 n. 69) deve adeguarsi a quella comunitaria.
Quest’ultima dichiara inapplicabile la mediazione alla materia fiscale, doganale e amministrativa oltre che a quella della “responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di poteri pubblici (acta iure imperii” (art. 1, comma 2, Direttiva 2008/52/CE del Parlamento e del Consiglio del 21 maggio 2008).
L’ordinanza della seconda sezione sottolinea che la mediazione, per come è strutturata, non consente la comunicazione di quanto concordato tra le parti per conciliare la controversia al Procuratore generale della Corte dei conti e ai titolari dell’azione disciplinare per quanto di rispettiva competenza, come imposto invece per il decreto che accoglie la domanda di equa riparazione (cfr. art. 5 della L. n. 89/2001).
L’applicazione della mediazione nell’azione di equo indennizzo da ritardo irragionevole, sembra inoltre poco credibile, perché lo stesso legislatore ha soppresso la fase precontenziosa con scopi transattivi di tale azione, di cui all’art. 1 del D.L. 11 settembre 2002 n. 201, in sede di conversione con la legge 14 novembre 2002 n. 259.
Infine la ordinanza della seconda sezione che precede indica come rilevante nella fattispecie anche la questione se il termine di sei mesi dell’art. 4 della legge n. 89 del 2001 possa ritenersi soggetto o meno, alla sospensione feriale dei termini processuali.
L’A. ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c. per illustrare il suo ricorso.
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 settembre 2013 n. 20598....

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