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Timestamp: 2018-07-18 18:45:57+00:00

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COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE di Bolzano - Sentenza n. 27 sez. 1 del 30 marzo 2017 - Le sanzioni amministrative per violazione di norme fiscali possono essere dichiarate inapplicabili dal giudice tributario per errore sulla norma tributaria, in caso di obiettiva incertezza sulla portata, e sull'ambito applicativo della stessa, solo in presenza di regolare domanda formulata dal contribuente nei modi e termini processuali appropriati - Studio Cerbone
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COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE di Bolzano – Sentenza n. 27 sez. 1 del 30 marzo 2017
CONTENZIOSO TRIBUTARIO – PROVENTI DA PROSTITUZIONE – IL GIUDICE DI PRIMO GRADO NON PUò ANNULLARE D’UFFICIO LE SANZIONI
In argomento la Corte di cassazione cha stabilito che “in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme fiscali, sussiste il potere del giudice tributario di dichiarare l’inapplicabilità delle sanzioni, anche in sede di legittimità, per errore sulla norma tributaria, in caso di obiettiva incertezza sulla portata e sull’ambito applicativo della stessa, solo in presenza di una domanda del contribuente formulata nei modi e nei termini processuali appropriati, che non può essere proposta per la prima volta nel giudizio di appello o nel giudizio di legittimità.” (Cass. Ord. n. 14402 del 14/07/2016, Sent. n. 440 del 14/01/2015).
Certo, l’imponibile da sottoporre a tassazione dovrebbe essere limitato ai versamenti sui conto bancari del contribuente e non anche sui prelievi come fatto dall’amministrazione finanziaria. Infatti “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presunzione di cui all’art. 32 del d. P. R. n. 600 del 1973, secondo cui sia i prelevamenti sia i versamenti operati sui conti correnti bancari, non annotati contabilmente, vanno imputati ai ricavi conseguiti, nella propria attività, dal contribuente che non ne dimostri l’inclusione nella base imponibile oppure l’estraneità alla produzione del reddito, si riferisce ai soli imprenditori e non anche ai lavoratori autonomi o professionisti intellettuali, essendo venuta meno, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, la modifica della citata disposizione, apportata dall’art. 1, comma 402, della legge n. 311 del 2004, sicché non è più sostenibile l’equiparazione, ai fini della presunzione, tra attività d’impresa e professionale per gli anni anteriori.” (Cass Sez. 5, Sentenza n. 23041 del 11/11/2015). Il dato appare particolarmente rilevante negli anni 2011 e 2012 nei quali a fronte di versamenti di rispettivamente euro 17.636,09 ed euro 4.649,00, vi è, grazie ai numerosi prelievi, un imponibile accertato di rispettivamente euro 71.889,00 ed euro 72. 349,00.
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE del LAZIO – sezione 1 – Sentenza 6 marzo 2013, n. 145 – Irrogazione sanzioni per mancata istituzione registri

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