Source: https://formaius.it/langolo-della-deontologia/
Timestamp: 2020-04-02 15:36:52+00:00

Document:
L’angolo della deontologia – FormaIus
L’angolo della deontologia
FormaIus Piattaforma Multimediale
Avvocato Luca Crotti
Sito Web : https://studiolegalelucacrotti.it
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Deontologia – sostanziale – art. 49, cod. deont. prof.
Formaius30 Marzo 2020Luca CrottiAbstract Esistono contestazioni relative agli orari di chiusura degli atti tra vivi perché indicate ad intervalli tra loro costanti e, talora, la “tendenziale contestualità delle sottoscrizioni” tra negozi collegati (in ispecie: mutuo e compravendita). Al di là delle specifiche controdeduzioni da parte del notaio nel merito, variabili di volta in volta a seconda del caso concreto (e che, perciò, non si riportano in questa sede), è innanzitutto d’uopo rilevare che anche per il titolare del potere d’iniziativa disciplinare (stante il principio accusatorio vigente in subiecta materia) l’unico strumento per fondare verso un iscritto la contestazione della falsità di un fatto coperto da pubblica fede (quale quello in esame, ex art. 2700, c.c.), è rappresentato dall’esperimento della querela di falso (artt. 221, ss. c.p.c.). ... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – art. 620, co, 3, c.c.
Formaius23 Marzo 2020Luca CrottiAbstract Può capitare di imbattersi in un rilievo di omessa consulenza agli interessati da parte del P.U. in caso di pubblicazione del testamento alla presenza del solo richiedente, terzo estraneo alla successione, che ha promosso istanza di pubblicazione “nell’interesse degli aventi diritto”. In caso di pubblicazione della scheda olografa, sfugge all’accusa che presupposto indefettibile per omettere consulenze o spersonalizzare la prestazione (in conseguenza di una supposta e fantasiosa delega del P.U. in favore del terzo depositario della scheda) è, quantomeno, un’avvenuta proposta di conferimento d’incarico nei confronti del notaio. ... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – art. 146, L.N. – rilevabilità d’ufficio della maturata prescrizione
Formaius16 Marzo 2020Luca CrottiAbstract In materia di deontologia notarile la prescrizione è rilevabile anche d’ufficio da parte dei giudicanti e, prima ancora, del titolare dell’azione disciplinare. Gli organismi titolari dell’azione disciplinare spesso contestano al notaio condotte prescritte, omettendo quindi di assicurare all’iscritto le cautele di legge, tra le quali il rilievo officioso dell’estinzione dell’illecito per decorso del termine previsto dall’art. 146, L.N.: Cass. civ. Sez. VI, 14/03/2013, n. 6487; Cass. civ. Sez. VI, 14/05/2012, n. 7484; Cass. civ. Sez. III, 30/04/2009, n. 10095; Cass. civ. Sez. III, 28/09/2007, n. 20469; Cass. civ. Sez. III, 20/04/2007, n. 9521 e Cass. civ. Sez. III, 15/01/2007, n. 644.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – art. 2, d.l. n. 223/2006 conv. in l. n. 248/2006
Formaius9 Marzo 2020Luca CrottiAbstract Ancora oggi vengono mosse agli iscritti contestazioni per aver praticato onorari spesso molto bassi e non in linea con la responsabilità che deriva dall’importanza del tipo di atto ricevuto. In conseguenza dell’art. 2, d.l. n. 223/2006 conv. in l. n. 248/2006 i minimi di tariffa professionale sono stati aboliti. Questa disposizione, tuttavia, fatica ad essere metabolizzata da taluni Consigli che, a tutt’oggi, si ostinano a contestare al notaio l’applicazione di onorari al ribasso, esponendosi a rilievi antitrust. ... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – artt. 155, co 2, L.N.
Formaius2 Marzo 2020Luca CrottiAbstract Le contestazioni sollevate sulla sola base di allegati “sospetti”, nutriti da parte del titolare dell’azione disciplinare sulla legittimità deontologica dell’operato dell’iscritto, non è congrua per la specifica imputazione di fatti deontologicamente rilevanti. Nel caso in cui l’accusa agisca sulla base di meri ‘sospetti’, la Co.Re.Di. potrà rigettare l’addebito, sin dalla prima memoria notarile depositata ex art. 155, co. 2, L.N., in quanto manifestamente infondata, dichiarando il non luogo a procedere. L’atto di incolpazione, infatti, deve contenere addebiti specifici e precisi a carico del P.U. e non semplici processi alle intenzioni.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – copia difforme dall’originale – adeguatezza della sanzione
Formaius24 Febbraio 2020Luca CrottiAbstract In caso di copia erroneamente difforme all’originale trasmessa dal notaio al competente pubblico ufficio per la relativa iscrizione/trascrizione, la sanzione per il P.U. oscilla, per diritto vivente, dall’avvertimento alla censura. Se la difformità rispetto all’originale di una copia dichiarata conforme è stata causata da un mero errore materiale di collazione degli impiegati dello studio notarile, e quindi se l’accusa non dimostra il dolo del P.U., la pena, in virtù dei principi di parità di trattamento sanzionatorio (artt. 3 e 97, Cost.) e di certezza del diritto (valore riconosciuto, come imperativo, anche a livello europeo: Corte giustizia Unione Europea Sez. II, 19/12/2019, n. 236/18), non può essere superiore alla censura: Co.Re.Di. Piemonte e Valle d’Aosta, 12/07/2019 (avvertimento); Co.Re.Di. Lombardia, 07/03/2017 (censura); Co.Re.Di. Lombardia,16/02/2017 (censura); Co.Re.Di. Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, 16/02/2017 (avvertimento); Co.Re.Di. Liguria, 01/03/2012 (censura); Co.Re.Di. Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, n. 102/2011 (avvertimento).... Leggi di più...
Deontologia – processuale – artt. 156 bis, co. 8 e 9 nonché 154, co. 2, L.N.
Formaius17 Febbraio 2020Luca CrottiAbstract L’art. 156 bis, L.N., per le ipotesi previste dai co. 8 e 9, può costituire causa di attivazione dell’art. 154, co. 2, L.N. È necessario verificare come la Co.Re.Di. verbalizzi la propria determinazione a norma dell’art. 156 bis, co. 8 e 9, L.N., perché la circostanza potrebbe essere causa di ricusazione dei componenti ex art. 154, co. 2, L.N.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – artt. 135, co. 4, L.N.
Formaius10 Febbraio 2020Luca CrottiAbstract L’art. 135, co. 4, L.N. prescrive che “Se, in occasione della formazione di uno stesso atto, il notaio contravviene più volte alla medesima disposizione, si applica una sola sanzione, determinata fino all’ammontare massimo previsto per tale infrazione, tenuto conto del numero delle violazioni commesse”. L’art. 135, co. 4, L.N. prevede una specie di fenomeno di “assorbimento”, quasi un reato continuato, con un cumulo giuridico (e non materiale) delle pene.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – artt. 145 bis e 147, co. 1, lett. b), L.N. nonché art. 14, cod. deont. prof.
Formaius3 Febbraio 2020Luca CrottiAbstract In caso di pluralità di illeciti, la loro integrale oblazione impedisce che possa residuare, a carico del notaio, la contestazione della non occasionalità o della sistematicità degli stessi. Qualora il notaio incolpato determini, con l’oblazione, l’estinzione di tutte le condotte contestate dall’accusa, non può logicamente darsi l’ultrattività di un effetto giuridico che presupponga, per la sua stessa esistenza, una propedeutica pluralità di effetti già estinta.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: art. 55, co. 4, L.N. e allegazione di una procura in sola lingua italiana.
Formaius27 Gennaio 2020Luca CrottiAbstract In caso di procura stilata in italiano, e preformata rispetto all’atto principale bilingue ricevuto a mente dell’art. 55, L.N., il notaio, al fine di prevenire delle contestazioni strumentali da parte del Consiglio ed evitarsi l’approntamento di un’odiosa difesa dalla sanzione sospensiva (da uno a sei mesi) comminata dall’art. 138, co. 1, lett. b), L.N., farebbe prima a non allegare proprio la procura all’atto (violando, piuttosto, l’art. 55, co. 2, L.N.). Per il notaio che, alla data del ricevimento del rogito bilingue ex art. 55, L.N., non sia munito anche della procura a vendere opportunamente tradotta nella lingua straniera, è preferibile, piuttosto che assoggettarsi alla contestazione di una pesante sospensione dall’esercizio del ministero, che non alleghi tout court la procura all’atto, incorrendo al più in una sanzione disciplinare punita unicamente con una lievissima pena pecuniaria (art. 137, co. 1, L.N.), estinguibile mediante oblazione con il versamento di soli 15,00 euro (art. 145 bis, co. 1, L.N.).... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: diritto all’oblio del notaio rispetto alle pregresse condanne deontologiche e/o disciplinari (droit à l’oubli / right of oblivion).
Formaius20 Gennaio 2020Luca CrottiAbstract Sebbene la legge notarile non preveda espressamente un diritto all’oblio in ordine alla pubblicità delle condanne disciplinari/deontologiche ricevute dal P.U. nel corso della sua attività professionale, si ritiene, rispetto alla delicata questione indicata in epigrafe, principio di civiltà giuridica – proprio nel rispetto di quei valori protetti dall’art. 147, co. 1, lett. a), L.N. e in attuazione del principio di solidarietà ex art. 2, Cost. – riconoscere come meritevole di tutela l’interesse del notaio, decorso un dato periodo di tempo, alla cancellazione dei precedenti formatisi a relativo carico. In funzione di garantire la dovuta tutela del diritto all’identità personale del condannato (sul piano della dignità e, soprattutto, della reputazione del singolo ex art. 147, co. 1, lett. a), L.N.) è indispensabile che l’elenco delle sanzioni disciplinari e/o deontologiche inflitte al singolo notaio che venga depurato d’ufficio dalle registrazioni pregiudizievoli una volta decorsi cinque anni dal passaggio in regiudicata della condanna, ossia un lasso di tempo al di là del quale, si può ipotizzare, la segnalazione stessa non rivesta più alcun’apprezzabile pubblica utilità concreta e attuale, essendo venuta meno la possibilità di una recidiva specifica a carico del P.U. (ex art. 145, L.N.), sintomo dell’integrale espiazione della pena da parte del condannato (che non dev’essere esposto a vita al pubblico ludibrio, portando con sé un’indelebile onta dei pregressi incidenti di percorso). La tutela approntabile per il P.U., nella ricorrenza dei relativi presupposti di legge, può essere, oltre che di carattere risarcitorio (danno patrimoniale e apatrimoniale), anche di natura inibitoria ex art. 700, c.p.c. Per un’analoga soluzione della questione nell’area del disciplinare dei magistrati, si rinvia a Cass. pen. Sez. VI, 07/07/2016, n. 39452.... Leggi di più...
Deontologia – processuale: incidente di falso avanti la Co.Re.Di. – artt. 221, ss., c.p.c. e artt. 77, ss., c.p.a.
Formaius13 Gennaio 2020Luca CrottiAbstract È possibile depositare un’istanza per querela di falso (di seguito, per brevità, anche QdF) avanti la Co.Re.Di. verso un atto dell’accusa avente fede privilegiata ex art. 2700, c.c. Il notaio che, incolpato sulla base di atti pubblici formati dall’accusa ritenuti non veritieri, può sollevare, nella sede amministrativa (e autoritativa) avanti la Co.Re.Di., un incidente pregiudiziale di falso civile depositando apposita istanza, debitamente motivata in tal senso. La disciplina della QdF sarà tratta mutuandola dagli artt. 77, ss., c.p.a. (applicabili per analogia) e dagli artt. 221, ss., c.p.c.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: bis in idem – art. 14, co. 1, lett. b), cod. deont. not. e art. 147, co. 1, lett. b), L.N.
Formaius6 Gennaio 2020Luca CrottiAbstract In caso di pluralità di illeciti di ordine meramente disciplinare (contestati dal Consiglio in esito ad un accertamento ispettivo ordinario ex art. 129, co. 1, L.N.) non pare possibile contestare al notaio l’art. 147, co. 1, lett. b), L.N. per il tramite dell’art. 14, co. 1, lett. b), cod. deont. prof., pena impingere nel divieto del bis in idem: in tal caso, infatti, sarà imputabile al P.U., delle due, la sola violazione dell’art. 14 sopra cit. Nel caso in cui, in sede ispettiva, si ravvisi una pluralità di irregolarità da parte del P.U. tutte di ordine esclusivamente disciplinare, il Consiglio, al fine di inasprire la pena, non può muovere legittimamente rilievi di natura etica contestando al notaio, per il tramite dell’art. 14, co. 1, lett. b), cod. deont. not. (che sanziona la sistematicità delle condotte frettolose o compiacenti), anche la violazione dell’art. 147, co. 1, lett. b), L.N. (che punisce la non occasionalità di violazioni a norme deontologiche), non essendone in facoltà l’archivio (il quale difatti, secondo l’art. 129, co. 2, L.N., non può rilevare violazioni di norme deontologiche).... Leggi di più...
Deontologia – procedura – art. 6, C.E.D.U.
Formaius30 Dicembre 2019Luca CrottiAbstract La garanzia di terzietà e imparzialità del giudice è messa in crisi dalla stessa composizione della Co.Re.Di., formata, per la maggioranza decidente da diretti concorrenti del notaio incolpato, suoi pari grado. La Co.Re.Di. è composta per 2/3 da notai appartenenti alla medesima Regione in cui opera l’incolpato. Trovandosi quindi essi in diretta concorrenza con il ricorrente, il giudice non offre alcuna particolare garanzia di terzietà ed imparzialità. Lo strumento disciplinare, per tale chiara ragione, rischia di essere utilizzato dai Consigli notarili come leva per neutralizzare i concorrenti più scomodi in un mercato che non riesce, per questo, ad essere realmente libero.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – art. 145, L.N.
Formaius23 Dicembre 2019Luca CrottiAbstract L’intervenuta oblazione di una infrazione disciplinare impedisce il formarsi, a carico del medesimo notaio, della recidiva specifica prevista dall’art. 145, L.N. L’oblazione, rappresentando una causa di estinzione dell’illecito (arg. ex artt. 162 e 162 bis, c.p.) e nel condurre ad una pronuncia di “non doversi procedere” (arg. ex art. 531, co. 1, c.p.p.), impedisce la recidiva di cui all’art. 145, L.N.... Leggi di più...
Deontologia – procedura – favor rei: art. 7, C.E.D.U.
Formaius16 Dicembre 2019Luca CrottiAbstract La materia della responsabilità deontologico/disciplinare notarile, per le sanzioni irrogabili al notaio ritenuto colpevole di uno di tali illeciti (in ispecie: quello punito dall’art. 147, L.N.), è penale agli effetti della Convenzione e ricade nell’area applicativa dell’art. 7, C.E.D.U., anche al fine del riconoscimento all’incolpato del favor rei (art. 2, c.p.). Nonostante i giudici domestici si siano stati finora compatti nell’opporsi al recepimento dei principi di respiro internazionale con cui si è tratteggiata la reale estensibilità dei benefici di carattere penale, non pare dubbio che talune sanzioni previste dal sistema disciplinare/deontologico (come, ad es., l’art. 147, L.N.) rivestano natura sostanzialmente penale, poiché in grado di incidere in maniera rilevante, considerata la loro natura e gravità, nella sfera giuridica del loro destinatario. Per tale ragione, in presenza di una abolitio criminis , non può non applicarsi in favore del notaio la lex mitior , qualora ne sia risultata l’abrogazione del passo normativo su cui si fondava la contestazione sollevata a carico del P.U.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale – C.E.D.U., comb. disp., artt. 41 e 46
Formaius9 Dicembre 2019Luca CrottiAbstract Le spese processuali di soccombenza alla cui corresponsione è stato condannato il notaio nel corso dei procedimenti disciplinari interni devono essere integralmente ripetute dall’accipiens, a semplice richiesta del ricorrente, qualora la C.E.U.D. riformi le citate pronunce, ribaltando il verso del giudizio in favore del P.U. Il collegato disposto degli artt. 41 (“Equa soddisfazione”) e 46 (“Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze”) della “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” impone di affermare la ripetibilità dell’indebito maturato in capo all’accusa, qualora le pronunce nazionali che nel corso di una vicenda disciplinare/deontologica hanno condannato il notaio al pagamento delle spese legali di soccombenza vengano rimosse da un contrario provvedimento emesso dalla C.E.D.U. In proposito, è d’uopo altresì rilevare che si tratta di un effetto legale, che perciò non necessita di un’espressa statuizione nel corpo della pronuncia emessa dall’Organismo di diritto sovranazionale.... Leggi di più...
Deontologia – procedura – art. 111, co. 1, Cost.
Formaius2 Dicembre 2019Luca CrottiAbstract Si è affermato che il procedimento avanti la Co.Re.Di. non sia assistito dalla garanzia costituzionale del “giusto processo” (art. 111, co. 1, Cost.) in quanto giudizio di carattere amministrativo. L’assunto appare contraddetto dalla natura invece “para-penale” del giudizio Co.Re.Di. (essendosi quindi in presenza di procedimento, in realtà, ibrido), considerate le sanzioni di carattere sostanzialmente punitivo che connotano ab intrinseco l’ordinamento disciplinare e deontologico notarile.... Leggi di più...
Deontologia – guarentigie sostanziali – art. 2, c.p. e art. 673, c.p.p.
Formaius25 Novembre 2019Luca CrottiAbstract Il principio del favor rei, che importa per il notaio l’applicazione della lex mitior, viene disconosciuto in Italia in sede giurisdizionale (ivi applicandosi il differente principio del tempus regit actum), mentre è ritenuto talvolta operante in àmbito di Co.Re.Di. (Co.Re.Di. Toscana 28/02/2012, n. 1649; Co.Re.Di. Sicilia 06/10/2009, n. 821 nonché Co.Re.Di. Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige 26/06/2009, n. 785). Si ritiene che l’abrogazione di una norma deontologica (abolitio criminis), avvenuta nel corso di un giudizio disciplinare mosso a carico di un notaio, imponga, nei riguardi dell’incolpato, l’applicazione del principio di retroattività della legge più favorevole (sul presupposto della natura sostanzialmente afflittiva della pena edittale prevista in astratto dalla norma contestata al notaio, per il solo rischio di una sua applicazione nel massimo), come anche affermato dall’art. 7 della convenzione C.e.d.u. secondo la sentenza del caso Scoppola dell’11/09/2009 e come pure confermato dall’art. 49.1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (“Se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l’applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest’ultima”). A fronte di un irriflessivo atteggiamento di negletta chiusura agli orientamenti europei assunto dalla giurisdizione nazionale (‘pregiudizio’ fondato sull’assunto – apodittico e, comunque, inconferente – della natura non amministrativa delle sanzioni disciplinari irrogate dagli organismi di controllo a carico degli iscritti), si impone, in materia, una pronuncia di fonte sovranazionale che rappresenti un autentico leading case, in grado di consentire la chiusura del processo con una pronuncia che affermi come “il fatto non è (più) previsto dalla legge come illecito disciplinare/deontologico”, sulla cui base assicurare un principio di giustizia sostanziale – e, dunque, di civiltà giuridica – che appare giuridicamente irragionevole negare alla classe notarile.... Leggi di più...
Deontologia – procedura – art. 93 bis, co. 2, L.N.
Formaius18 Novembre 2019Luca CrottiAbstract La fase di audizione del P.U., ammissibile in funzione dell’art. 93 bis, co. 2, L.N., riveste natura amministrativa e deve pertanto svolgersi secondo i crismi della più totale trasparenza, anche per garantire l’imparzialità nell’azione consiliare di controllo e di collegata verbalizzazione. Appare illegittimo il rifiuto frequentemente opposto dai Consigli notarili di fono-registrare l’audizione, non assecondandosi la richiesta avanzata dal notaio assoggettato all’indagine, giustificato per non essere il mezzo previsto dalla legge (pur se al pari dell’audizione stessa) né obbligatorio. Difatti, la fonoregistrazione dell’audizione del notaio sottoposto a controllo, non essendo vietata, deve invece ritenersi quanto mai opportuna, anche in considerazione della modalità, motivo di notevoli perplessità, di verbalizzazione postuma, segreta e sintetica adottata dai Consigli notarili. In caso di contestazione del verbale consiliare, è necessario procedere a sollevare apposita querela di falso, secondo quanto previsto dagli artt. 221, ss., cod. di rito civ.... Leggi di più...
Deontologia – procedura – art. 153, co. 3, L.N.
Formaius11 Novembre 2019Luca CrottiAbstract Nel promuovere il procedimento disciplinare, l’organo che richiede l’instaurazione del giudizio deve anche qualificare giuridicamente il fatto addebitato, innanzitutto sul piano dell’allegazione dell’elemento soggettivo sottostante (colpa o dolo). Talvolta l’organismo titolare dell’azione disciplinare omette di qualificare giuridicamente il fatto contestato, rifacendosi semplicemente alla lettera dell’art. 153, co. 3, L.N. che sembra prevedere, come requisiti contenutistici della richiesta di apertura del procedimento disciplinare, solamente l’indicazione del “fatto addebitato”, le “norme che si assumono violate” e la formulazione delle “conclusioni”. Tuttavia, è agevole rilevare, non si sta analizzando il contenuto di un mero esposto (in cui non si richiede al denunciante di prendere posizione sull’illecito segnalato) ma quello di un atto di incolpazione confezionato da un organo qualificato che, nell’ambito di una procedura governata dal principio accusatorio, deve anche assolvere l’onere di commisurare correttamente la pena, nelle conclusioni, alla condotta contestata, per gli elementi di cui si dispone al tempo della contestazione. In realtà, l’art. 153, co. 3, L.N. dev’essere correttamente letto in combinato disposto con l’art. 156 bis, co. 8, L.N. il quale prevede che la Co.Re.Di. possa riqualificare (evidentemente rispetto ad un’altra qualificazione fornita ab origine, in sede di richiesta di apertura del procedimento, dall’organismo che ha dato inizio all’azione disciplinare). Così, ad esempio, per il solo fatto, considerato apoditticamente come in sé esiziale dall’accusa, della difformità di una copia dall’originale (violazione, invece, potenzialmente anche lieve, qualora la difformità non ricada sugli elementi cui l’art. 2700, c.c. riconosce efficacia qualificata) non potrà essere legittimamente richiesta, in mancanza della prova del dolo imputabile al P.U. e sulla base di un inspiegabile automatismo sanzionatorio, una condanna alla sospensione dall’esercizio delle funzioni notarili, anche considerato che, nel rispetto del fondamentale principio di parità di trattamento sanzionatorio (posto a presidio dei principi costituzionali di imparzialità e di buon andamento della P.A.), il ‘diritto vivente’ punisce tale condotta, in caso di mero errore del (personale dipendente del) notaio, con l’avvertimento ovvero (alla peggio e senza applicazione delle attenuanti) con la censura (Co.Re.Di. Lombardia, n. 141/2017; Co.Re.Di. Liguria, n. 45/2012; Co.Re.Di. Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, n. 102/2011; App. Milano, 08/01/2018 ed App. Venezia, 14/10/2016 che conferma Co.Re.Di. Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto n. 2/2015).... Leggi di più...
Deontologia – procedura – art. 156 bis, co. 9, L.N.
Formaius4 Novembre 2019Luca CrottiAbstract Quando la Co.Re.Di. rileva “fatti diversi da quello addebitato” e rimette gli atti all’organo promotore del processo disciplinare “per le valutazioni di competenza”, l’eventuale ulteriore addebito deve seguire un autonomo iter processuale. L’art. 156 bis, co. 9, L.N. nel prescrivere che se emergono fatti diversi da quello addebitato, pur essi potenzialmente rilevanti sul piano disciplinare o deontologico, la Co.Re.Di. debba rimettere gli atti all’organismo che ha aperto il giudizio pendente per le valutazioni del caso, sottende che, in caso di ulteriore contestazione, debba aprirsi un nuovo procedimento disciplinare ex art. 153, co. 2 e 3, L.N. Infatti, fondano l’assunto: i) sia l’art. 155, co. 2, L.N. che assicura all’intangibile diritto di difesa del notaio la facoltà di depositare una memoria, in via ‘pregiudiziale’, che consente all’incolpato di chiedere l’emissione di una pronuncia di manifesta infondatezza dell’accusa (termine, evidentemente, non più concedibile dopo la originaria pronuncia di “luogo a procedere” ex art. 156, co. 1, L.N.); ii) sia, sul piano sistematico, l’art. 518, c.p.p. (rubricato “Fatto nuovo risultante dal dibattimento”) con cui si prevede che “il P.M.”, per i nuovi possibili addebiti, “procede nelle forme ordinarie”. Una decisione della Co.Re.Di. che (nell’applicare, di fatto, il differente co. 8 dell’art. 156 bis, L.N.) non accolga tale eccezione, consentendo l’innesto sulla pendente fase istruttoria di una nuova contestazione aggiuntiva rispetto a quella originaria unica dedotta ad oggetto dell’atto di incolpazione, si espone al rilievo di aver violato il fondamentale diritto dell’imputato ad un “equo processo”, garantito dall’art. 6 della convenzione C.e.d.u.... Leggi di più...
Responsabilità professionale – Accertamento capacità naturale comparente – art. 54, Reg. not.
Formaius28 Ottobre 2019Luca CrottiAbstract Il notaio, oltre a dover verificare la sussistenza, nelle parti dell’atto da ricevere, della capacità legale di contrarre (legittimazione formale all’atto), deve anche accertarsi della capacità di intendere e di volere, rilevante anche ai sensi dell’art. 428, c.c. L’art. 1176, co. 2, c.c., letto in collegato disposto con l’art. 428, c.c., impone al notaio l’obbligo di verificare, sia negli atti inter vivos che in quelli testamentari, la concreta ed effettiva presenza, nel momento dell’atto, della capacità di intendere e di volere in testa al disponente. La riscontrata incapacità, sebbene non si rientri nell’art. 28, L.N., facoltizza il notaio, nonostante l’art. 27, L.N., a rifiutare il proprio intervento in quanto possibile causa di responsabilità professionale: sia ex art. 1338, c.c., per aver assunto il mandato d’opera intellettuale, sia ex art. 1218, c.c., per aver ricevuto l’atto commesso.... Leggi di più...
Responsabilità professionale – una difesa fondata sull’imperizia? – art. 2236, c.c.
Formaius21 Ottobre 2019Luca CrottiAbstract L’art. 2236, c.c. consentirebbe, in taluni casi, al professionista di avvalersi di uno strumento in grado di innanzare la responsabilità del notaio, normalmente tenuto anche per colpa lieve ex art. 1176, co. 2, c.c. (nelle differenti ipotesi di negligenza e imprudenza), ai soli casi di dolo e colpa grave. Quando la prestazione contestata da un comparente implicava la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il P.U. potrebbe andare esente da responsabilità opponendo al cliente danneggiato la propria imperizia (art. 2236, c.c.). Tuttavia, a fronte di tale screditante giustificazione, il legale, prima di adottare detta linea di difesa, è tenuto ad un apposito e ripetuto confronto con il cliente a proprio patrocinio.... Leggi di più...
Responsabilità professionale – il focus del dovere d’informazione – art. 1218, c.c.
Formaius14 Ottobre 2019Luca CrottiAbstract L’obbligo professionale informativo del P.U. non si estende a tutti i possibili scenari che, in astratto, potrebbero derivare ai comparenti in collegamento con l’atto ricevuto, ma solo a quelli ad esso strettamente inerenti oltre che ragionevolmente prevedibili, sulla base degli elementi disponibili e noti al consulente, al tempo dell’intervento notarile. Il focus su cui deve concentrarsi l’attenzione del notaio nell’assolvimento dei propri obblighi informativi nei riguardi dei comparenti è stato di recente ben chiarito da Cass. Sez. III civ., 26/07/2019, n. 20297, la quale ha precisato che il P.U. non è responsabile per negligenza, dopo aver indicato chiaramente in atto l’esistenza della trascrizione di una pregiudizievole domanda giudiziale, per non aver avvertito l’acquirente di ulteriori, ipotetici ed eventuali rischi, non prevedibili al momento della stipula, correlati alla proposizione, quale possibile sviluppo della controversia pendente, di altre domande non ancora avanzate. I giudici di merito, invece, evidentemente mossi da odiosi e preconcetti ideali paternalistici, avevano ritenuto il contrario, elevando il consulente al ruolo mistico di vate.... Leggi di più...
Responsabilità professionale – peculiarità onere della prova – art. 2697, c.c.
Formaius7 Ottobre 2019Luca CrottiAbstract La ripartizione dell’onus probandi tra notaio (supposto debitore danneggiante) e comparente (ipotetico creditore danneggiato) prevede che il creditore debba somministrare la prova del danno e della sua riconducibilità al fatto del debitore. Per la particolarità della natura e dell’oggetto della prestazione professionale, il creditore deve però anche fornire la prova dell’inadempimento del debitore. Non è tanto per essere quella del P.U. obbligazione “di mezzi”, quanto per la varietà dei comportamenti ai quali è tenuto il notaio (tali da non consentire l’individuazione ex ante del fatto lesivo imputabile al professionista), che l’onere probatorio, in caso di contestazione della responsabilità professionale, viene ricostruito in modo analogo a quello aquiliano (cfr. App. Roma Sez. III, 08/01/2013; Trib. Lanusei, 21/04/2011; Cass. civ. Sez. II, 27/05/2009, n. 12354 e Cass. civ. Sez. III, 16/10/2008, n. 25266).... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: attenzione alle dichiarazioni auto-indizianti – arg. ex artt. 62 e 63, c.p.p.
Formaius30 Settembre 2019Luca CrottiAbstract Il notaio, durante la fase di vigilanza svolta dal Consiglio notarile, non è tenuto a cooperare con le richieste della potenziale ‘Accusa’ quando tale collaborazione si risolve nel rilascio di dichiarazioni e, più in generale, elementi auto-indizianti: in questi casi, quindi, il P.U. può rifiutarsi di fornire riscontro alle altrui richieste senza violare l’art. 21, cod. deont. prof. Non costituisce illecito deontologico il diniego, opposto dal notaio al Consiglio richiedente, di fornire le informazioni autonomamente idonee a costituire prova, a carico dello stesso P.U., di un contegno disciplinarmene o deontologicamente passibile di sanzione. Infatti, è principio fondamentale anche in materia di illeciti disciplinari/deontologici notarili, come lo è in àmbito penale ex artt. 62 e 63, c.p.p., quello per cui il potenziale incolpato ha la facoltà di non cooperare con le richieste di controparte volte a supplire alla carenza di prova da parte dell’accusa (nemo tenetur se detegere o contra se edere: nessuno può essere obbligato a deporre contro se stesso, auto-incriminandosi – e ciò, proprio al fine di preservare l’intangibilità dell’art. 24, Cost. -). Spesso, tuttavia, i notai che, ritenendo di esserne in grado, decidono di difendersi da sé avanti la Co.Re.Di., finiscono con il rilasciare nelle mani dell’accusa inequivocabili elementi a proprio carico che poi, molto difficilmente, potranno essere rimossi dal tavolo del Giudicante quando scrive il provvedimento (confessioni, riconoscimenti o ammissioni: contra se pronunciationes). Peraltro, il notaio sottoposto ad attività di vigilanza e controllo deve saper reggere, senza soluzione di continuità, un confronto ineccepibile, seguendo, rispetto alle altrui indagini talvolta maliziose, un iter argomentativo compatto, coerente e inappuntabile. Inoltre, nei possibili confronti epistolari con l’accusa, il notaio deve adottare una scrittura consapevole, accurata e controllata, rendendo ogni singola parola e ogni segno di interpunzione insostituibili e necessari: le dichiarazioni del notaio devono contenere tutte le parole che occorrono e ognuna al proprio posto, nella rigorosa tensione ad un solo e unico risultato della stesura finale: niente può essere modificato e detto con miglior efficienza.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: proporzionalità pena – artt. da 135 a 147, L.N.
Formaius23 Settembre 2019Luca CrottiAbstract Il principio (di civiltà giuridica della) proporzionalità della pena può divenire, in assenza di una prudente e rigorosa applicazione delle norme previste dalla legge notarile, la chiave di lettura di contestazioni deontologiche che, pur se ancorate ad una lieve infrazione, rischiano di costituire il pretesto per le più incontrollabili strumentalizzazioni della leva disciplinare. L’attenzione e la prudenza che i titolari dell’azione disciplinare debbono impiegare nella fase di formulazione delle conclusioni prescritte dall’art. 153, co. 3, L.N. dev’essere massima, in quanto non è infrequente che una cattiva calibrazione dell’accusa nella richiesta di pena da irrogare all’iscritto rischi di creare un danno difficilmente rimediabile per il P.U. incolpato, anche considerato che i giudici, di norma, non sono operatori esperti della materia deontologico-notarile (in quanto non dimostrano di conoscere, ad esempio, che la menzione, incombente documentale di natura formale e per questo anche eccezionale, può pretendersi inserita in atti dal notaio solo quando espressamente prevista dalla legge: Cass. civ. Sez. II, 11/04/2014, n, 8611 – anche se la pronuncia appare più correttamente interpretabile come statuizione sulla forma non tanto dell’atto notarile quanto piuttosto della dichiarazione dei comparenti, in ossequio a quanto già stabilito, sempre in sede giurisdizionale, da App. Milano 20/09/1961 e App. Milano 26/05/1962, ad oggi insuperati -). Del resto, i Consigli (proprio nel rispetto di quei principi deontologici della cui osservanza risultano paladini istituzionali) devono avere come finalità quella di ottenere, in giudizio, la sola affermazione del principio e non anche l’incrudelimento della pena a carico dell’iscritto: per questa elementare ragione sono assai difficilmente spiegabili le sconvenienti domande riconvenzionali proposte dall’accusa, in sede di appello, sulla cui base detto organismo agisce, contro il notaio accusato, per una reformatio in peius dell’esito del processo celebratosi in Co.Re.Di. (ritenuto, evidentemente, come non soddisfacente dall’accusa).... Leggi di più...
Deontologia – procedura – art. 153, cpv., L.N.
Formaius16 Settembre 2019Luca CrottiAbstract A volte l’organismo legittimato all’apertura del procedimento disciplinare nei confronti di un P.U., vi provvede con indugio, omettendo tuttavia di motivare la violazione alla regola dell’immediatezza inequivocabilmente prescritta dall’art. 153, co. 2, L.N. La richiesta d’apertura di un procedimento disciplinare a carico di un notaio, è atto amministrativo che deve rispettare le regole che governano la relativa materia, non da ultimo quella della necessaria evidenziazione espressa delle ragioni che, in concreto, non hanno consentito all’amministrazione di attenersi alle disposizioni di legge che lo disciplinano. Se l’istruttoria si è chiusa tre mesi prima della data in cui è stata inoltrata alla Co.Re.Di. la richiesta d’apertura procedimentale, è evidente – attendendosi ragionevolmente l’espletamento dell’incombente, al più tardi, entro 15/20 giorni dalla definizione dei controlli – che l’indugio, per dar vita ad un procedimento disciplinare validamente instaurato e regolare, dev’essere motivato. Invece, un atto d’accusa che omette di fornire qualsiasi possibile motivazione al ritardo, viola l’art. 97, co. 2, Cost., che in ispecie opera (art. 153, co. 2, L.N.) nel primario rispetto di particolari esigenze pubbliche (e indisponibili) di celerità nell’avvio del procedimento (Cass. civ. Sez. Unite, 31/07/2012, n. 13617 nonché Co.Re.Di. Abruzzo e Molise, n. 63/2016 e Co.Re.Di. Sicilia, n. 161/2008). Quanto appena detto a valere, trattandosi di eccezione relativa ad un vizio dell’atto amministrativo, senza che venga minimamente in gioco il carattere ordinatorio e non perentorio del termine in esame, non essendo in proposito necessario sollevare alcuna eccezione di intervenuta decadenza dalla contestazione: semplicemente l’iniziativa consiliare è inammissibile e/o improcedibile in quanto ingiustificatamente assunta senza osservare il precetto dell’immediatezza, oltre che della trasparenza, dell’azione amministrativa e della contestazione disciplinare. Ne discende che la nullità dell’iniziativa, vizia l’intero procedimento che ne consegue.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: trasformazione omogenea regressiva – art. 138 bis, L.N.
Formaius9 Settembre 2019Luca CrottiAbstract Si è sostenuta la violazione dell’art. 138 bis, L.N., con applicazione a carico del P.U. della sanzione della sospensione da 6 a 12 mesi dall’esercizio delle funzioni, nel caso in cui il notaio, in spregio all’art. 2249, co, 2, c.c., trasmetta al Conservatore dell’ufficio del registro delle imprese un verbale di trasformazione da s.r.l. in s.s. contenente un oggetto sociale ancora riferito all’attività commerciale. L’art. 138 bis, L.N. non appare applicabile alla richiesta notarile d’iscrizione di una s.s. trasformata da s.r.l. per il fatto di essersi materialmente conservato nell’oggetto sociale l’erroneo riferimento all’attività commerciale in quanto l’osservatore, medio tempore e in attesa dell’atto di rettifica (dell’oggetto o del nomen iuris), non può che procedere ad una mera riqualificazione della fattispecie effettuale (Trib. Milano, 03/07/1997; App. Bari, 25/07/1986 e Cass. civ., 23/02/1984, n. 1296), e quindi dell’ente di arrivo, in termini di società irregolare, escludendosi qualunque profilo di strutturale nullità dell’atto, presupposto invece dal richiamo, contenuto nella norma in esame, all’art. 28, co. 1, n. 1), L.N. (e questo a valere pure qualora s’intenda estendere, in materia commerciale, detto richiamo anche alle ipotesi di semplice annullabilità dell’atto giuridico: Cass. civ. Sez. II, 19/07/2016, n. 14766 – si rammenta, infatti, che “Il divieto, imposto dall’art. 28, primo comma, n. 1, della legge n. 89 del 1913, di ricevere atti <<espressamente proibiti dalla legge>> riguarda gli atti affetti, da nullità assoluta, e non da mera annullabilità, inefficacia o nullità relativa”: Cass. civ. Sez. III, 14/02/2008, n. 3526; Cass. civ. Sez. III, 07/11/2005, n. 21493; Cass. civ. Sez. III, 01/02/2001, n. 1394; Cass. civ. Sez. III, 04/11/1998, n. 11071; Cass. civ. Sez. III, 19/02/1998, n. 1766 e Cass. civ. Sez. III, 11/11/1997, n. 11128; Trib. Torino, 06/10/2006 e App. Torino, 17/07/1997 -). La vicenda, pertanto, può essere contestata al P.U. unicamente in termini di mera irregolarità (si ha una generica violazione dei doveri professionali ex art. 136, L.N. a fronte di un semplice refuso che si è trascinato dall’atto costitutivo della società di partenza), venendo essa in rilievo sul solo piano della disciplina concretamente applicabile alla società di arrivo (arg. ex art. 2297, co. 1, c.c.) a fronte di una trasformazione in continuità perfettamente valida ed efficace, essendo il successivo intervento di rettifica un’azione predisposta ad regularitatem actus con cui si è semplicemente regolarizzata la disciplina di una società già preesistente alla stessa trasformazione regressiva (anche al di là, in prospettiva, dell’efficacia comunque sanante prescritta dall’art. 2500 bis, c.c.). Conferma l’assunto Cass. civ. Sez. V, 23/04/2007, n. 9569, secondo cui dev’essere affermato il principio in base al quale “nell’ipotesi di trasformazione di una società in accomandita semplice in una società che, essendo rimasta ferma l’identità e l’integrità dell’impresa commerciale già gestita nella forma precedente, deve qualificarsi come irregolare, ancorché nel relativo atto sia stata qualificata <<semplice>>”.... Leggi di più...
Deontologia – sostanziale: precedente disciplinare – art. 144 e 145, L.N.
Formaius2 Settembre 2019Luca CrottiAbstract Taluni organismi accusatori sostengono che il precedente disciplinare, che (ag)grava la posizione del notaio incolpato e la cui esistenza sarebbe certificata dall’ ordinanza immediatamente esecutiva emessa dalla Corte d’appello per una pregressa contestazione, costituisca giusto motivo di rigetto della richiesta delle attenuanti generiche. Il “precedente” disciplinare a carco di un P.U. non può costituire un’aggravante per il medesimo notaio successivamente incolpato di altra infrazione deontologica (essendo normativamente prevista la sola recidiva specifica ex art. 145, L.N.), né circostanza da sé in grado di neutralizzare l’applicazione delle attenuanti generiche, e, comunque, non può dirsi effettivamente maturato se non in conseguenza della formazione, nel pregresso giudizio, della regiudicata sostanziale e formale (Cass. civ. Sez. II, 12/11/2018, n. 28905; Cass. civ. Sez. VI, 13/03/2012, n. 4001; Cass. civ. Sez. III, 20/01/1994, n. 458 e Cass. civ., 07/03/1984, n. 1599), dovendosi ritenere l’incolpato, prima di quel momento e in pendenza del gravame, come soggetto incensurato (App. Firenze sez. I, 16/02/2017).... Leggi di più...
3489028215

References: art. 49
 art. 2700
 art. 620
 art. 146
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2
 art. 155
 art. 154
 art. 14
 art. 55
 art. 55
 art. 2
 art. 147
 art. 145
 art. 700
 Cass. 
 art. 2700
 art. 14
 art. 147
 art. 129
 art. 6
 art. 145
 art. 531
 art. 7
 art. 111
 art. 2
 art. 673
 sentenza 
 art. 93
 art. 153
 art. 156
 art. 153
 art. 156
 art. 54
 art. 1338
 art. 1218
 art. 2236
 art. 1176
 art. 1218
 Cass. Sez. 
 art. 2697
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 153
 art. 138
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 136
 art. 2297
 Cass. 
 art. 144
 art. 145
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.