Source: https://renatodisa.com/2015/11/18/corte-di-cassazione-sezione-ii-sentenza-6-novembre-2015-n-22703-ai-fini-della-distinzione-tra-gli-interventi-gravanti-a-carico-dellusufruttario-e-del-nudo-proprietario-non-e-la-maggiore-o-minor/
Timestamp: 2018-11-18 21:19:16+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 6 novembre 2015, n.22703. Ai fini della distinzione tra gli interventi gravanti a carico dell'usufruttario e del nudo proprietario, non è la maggiore o minore attualità del danno da riparare, ma la essenza e la natura dell'opera, e cioè il suo carattere di ordinarietà o straordinarietà, poiché solo tale caratterizzazione incide sul diritto di cui l'uno o l'altro dei due soggetti sono titolari: spettando all'usufruttuario l'uso e il godimento della cosa, salva rerum substantia, si deve a lui lasciare la responsabilità e l'onere di provvedere a tutto ciò che riguarda la conservazione e il godimento della cosa nella sua sostanza materiale e nella sua attitudine produttiva; si devono, invece, riservare al nudo proprietario le opere che incidono sulla struttura, la sostanza e la destinazione della cosa, perché afferiscono alla nuda proprietà - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritti reali e Condominio, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Usufrutto/Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 6 novembre 2015, n.22703. Ai fini della distinzione tra gli interventi gravanti a carico dell’usufruttario e del nudo proprietario, non è la maggiore o minore attualità del danno da riparare, ma la essenza e la natura dell’opera, e cioè il suo carattere di ordinarietà o straordinarietà, poiché solo tale caratterizzazione incide sul diritto di cui l’uno o l’altro dei due soggetti sono titolari: spettando all’usufruttuario l’uso e il godimento della cosa, salva rerum substantia, si deve a lui lasciare la responsabilità e l’onere di provvedere a tutto ciò che riguarda la conservazione e il godimento della cosa nella sua sostanza materiale e nella sua attitudine produttiva; si devono, invece, riservare al nudo proprietario le opere che incidono sulla struttura, la sostanza e la destinazione della cosa, perché afferiscono alla nuda proprietà
sentenza 6 novembre 2015, n.22703
1) Con il primo motivo, articolato in due censure, il ricorrente lamenta in primo luogo la violazione e falsa applicazione dell’art. 1006 c.c., in relazione all’affermazione contenuta nella sentenza impugnata, secondo cui la predetta norma di legge “fa riferimento alle sole spese di riparazione, mentre quelle liquidate in sentenza attengono alla diversa ipotesi della manutenzione straordinaria”. Deduce che l’art. 1006 c.c. va letto in collegamento con i precedenti artt. 1004 e 1005 c.c., e che è palese la commistione tra i due termini “manutenzione” e “riparazione”.
avvv.Luigi Amato 5 febbraio 2017 at 12:53 - Reply
Mi lascia alquanto perplesso la decisione della Corte: mi chiedo come farÃƒÆ’Ã‚Â l’usufruttuario a ripetere le somme anticipate in luogo dell’inerte nudo proprietario se ÃƒÆ’Ã‚Â¨ carente d’azione manente usufrutto:nella fattispecie, un got ha rigettato il mio ricorso in riferimento all’art. 1006 c.c. e alla sentenza in commento. Preciso che il “mio” usufruttuario ÃƒÆ’Ã‚Â¨ tale per aver donato al nipote (negligente) la nuda proprietÃƒÆ’Ã‚Â . PoichÃƒÆ’Ã‚Â¨ a mio avviso non puÃƒÆ’Ã‚Â² spirare alcun termine se non con la morte dell’usufruttuario, essendo tale tipo di usufrutto vitalizio e non a tempo determinato, come potrÃƒÆ’Ã‚Â l’usufruttuario ripetere le somme se queste possono essere ripetute solo alla fine dell’usufutto?

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