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Timestamp: 2020-06-05 12:49:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8231 del 30/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8231 del 30/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/03/2017, (ud. 09/02/2017, dep.30/03/2017), n. 8231
sul ricorso 18484/2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 258/39/2015 della COMMISIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI, depositata il 14/01/2015;
partecipata del 09/02/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTO GIOVANNI
Rilevato che C.G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi contro la sentenza resa dalla CTR Campania meglio indicata in epigrafe che ha confermato la decisione di primo grado di rigetto del ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di rettifica relativo ad IVA per l’anno 2010 emesso dall’Ufficio delle dogane di Napoli relativo a vari tributi per l’irregolare introduzione di merce;
Rilevato che, quanto al prospettato contrato del riformato art. 380 bis c.p.c., nella versione introdotta dal dalla L. n. 197 del 2016, con gli artt. 3, 24 e 111 Cost., è sufficiente rinviare a quanto già chiarito da questa Corte con l’ordinanza 10 gennaio 2017 n. 395 con riguardo all’infondatezza dei profili sollevati dalla difesa del ricorrente;
Considerato che il primo motivo di ricorso, con il quale si deduce la violazione del giudicato esterno sull’inesistenza di elementi idonei a confermare la partecipazione dello stesso alle frodi che starebbero alla base dei molteplici avvisi di rettifica (23) emessi a carico del C. nel periodo 2005/2006 per effetto della definitività della sentenza resa dalla CTR Liguria n. 151/02/14 è inammissibile, come già ritenuto da questa Corte in altri giudizi fra le stesse parti di analogo contenuto poichè l’eccezione di giudicato esterno formulata dalla parte ricorrente per la prima volta in questo giudizio non risulta proposta innanzi alla CTR ed è inammissibile in sede di legittimità, risultando il giudicato al quale si riferisce la parte ricorrente formatosi in epoca antecedente alla sentenza di appello (anzi, per stessa ammissione della ricorrente, nel corso del giudizio di appello e prima della celebrazione dell’udienza in cui la CTR Campania pose la causa in riserva primo grado (pag. 11 ricorso) – cfr. Cass. n. 5360 /2009 e Cass. n. 22506/2015; Cass. n. 25401/2015;
Considerato che il secondo motivo, con il quale si deduce la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, per mancata allegazione al verbale di accertamento dell’intero processo verbale, oltre che poco intelligibile e dunque inammissibile, muovendo dal presupposto che la CTR abbia indicato l’esistenza di un pvc allegato all’avviso di accertamento e non all’avviso di rettifica che non trova riscontro nella motivazione della sentenza – in cui si parla di avviso di rettifica con allegato processo verbale di revisione dell’accertamento – è manifestamente infondata nel merito, avendo questa Corte ripetutamente chiarito che la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’Amministrazione finanziaria ogni documento richiamato nella motivazione di esso, non trova applicazione per gli atti di cui il contribuente abbia già avuto integrale e legale conoscenza per effetto di precedente comunicazione – cfr. ex plurimis, Cass. 407/2015;
Considerato che, peraltro, la CTR ha accertato che la rettifica e il processo verbale ad esso allegato avevano ricostruito integralmente la vicenda posta a base della pretesa fiscale in tal modo ritenendo, con accertamento di fatto non contestato dalla parte ricorrente, la piena idoneità dell’atto ad assolvere la funzione di conoscenza degli elementi indicati dall’ufficio a sostegno della richiesta impositiva;
Considerato che, in linea con la giurisprudenza di questa Corte e della Corte di Giustizia – cfr. Cass. n. 11181/2010; Cass. n. 5159/2013 – la CTR ha specificamente collegato la responsabilità del C. all’operazione doganale, individuandolo come soggetto direttamente coinvolto nell’organizzazione transnazionale che, utilizzando società di comodo, importava merci dalla Cina dichiarandone un valore nettamente inferiore a quello reale realizzando poi i pagamenti effettivi attraverso altre società dislocate in (OMISSIS), poi indicando gli elementi dai quali ha tratto il convincimento che il C. fosse impegnato nella gestione della società di comodo Asian Import export che aveva effettuato l’importazione per conto della Perfetto, individuandoli specificamente-effettivo trasferimento del denaro all’estero necessario per pagare la merce giunta in Italia sulla base della documentazione bancaria sequestrata, documentazione rinvenuta all’indirizzo di (OMISSIS) dalla quale risultava il ruolo svolto all’interno dell’organizzazione del C., indicato col suo nome di battesimo, al quale erano riferibili le società di comodo che eseguivano le operazioni di importazione;
Considerato che nel far ciò la CTR non è incorsa nel prospettato error iuris, nè ha male applicato la disciplina in tema di presunzioni, invece riscontrando un quadro indiziario preciso e concordante, spettando al giudice del merito apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, che debbono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità all’esito di un giudizio di sintesi, non censurabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico – cfr. Cass. n. 22801/2014;
Considerato che nel caso di specie gli elementi valorizzati dal giudice di merito, dai quali lo stesso ha tratto il convincimento che le singole operazioni di importazione fossero tutte riconducibili al C., non avendo il ricorrente adeguatamente confutato il quadro indiziario a suo carico, escludono il prospettato vizio fondato sulla violazione dell’art. 2729 c.c., proprio perchè la CTR ha agganciato al solido compendio indiziario relativo alla partecipazione del ricorrente all’associazione dedita all’introduzione irregolare di merci la diretta responsabilità nell’operazione doganale proprio in forza dei principi giurisprudenziali sopra richiamati in ordine alla responsabilità in ambito doganale;
Considerato che il ricorso va quindi rigettato e che le spese seguono la soccombenza.
Rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in euro per compensi, oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 9 febbraio 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 7
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 Cass. 
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