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Timestamp: 2020-07-09 17:20:21+00:00

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Sentenza Cassazione SS.UU. civili, del 20.05.2003 n° 7892 - Progetto Melting Pot Europa
Sentenza Cassazione SS.UU. civili, del 20.05.2003 n° 7892
Permesso di soggiorno: rinnovo in ritardo non consente l’espulsione automatica
Si ringrazia Briguglio per la segnalazione
La presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno oltre il termine di sessanta giorni dalla sua scadenza non consente l’espulsione "automatica" dello straniero.
Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7892 depositata il 20 maggio 2003, precisando che l’espulsione potrà essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza originaria o sopravvenuta dei requisiti richiesti dalla legge per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale, mentre la sua tardiva presentazione potrà costituirne solo indice rivelatore nel quadro di una valutazione complessiva della situazione in cui versa l’interessato.
La Corte suprema di Cassazione, Sezioni Unite Civili ha pronunciato la seguente:
Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione, la falsa applicazione dell’art.11, co. 2, della legge 6 marzo 1998, n. 40 (attualmente art. 13, co. 2, letto b, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286), in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., e sostiene, richiamandosi alla giurisprudenza di questa Corte (Cass. 23 giugno 1999, n. 6374), che l’infrazione all’obbligo del tempestivo rinnovo del permesso di soggiorno non comporterebbe l’espulsione automatica poichè la misura sanzionatoria potrebbe esser disposta solo dopo un’attenta valutazione circa la immeritevolezza dello straniero a protrarre il suo soggiorno sul territorio nazionale.
Premesso che il rinnovo del permesso di soggiorno dev’essere richiesto almeno trenta giorni prima della scadenza e che va disposta l’espulsione dello straniero con permesso scaduto da più di sessanta giorni senza che ne sia stato chiesto il rinnovo, l’esame della questione rimessa alle Sezioni Unite dev’essere preceduto dal rilievo che la Corte costituzionale ha reiteratamente affermato, con particolare riferimento alla materia tributaria, che rientra nella discrezionalità del legislatore il cui esercizio si sottrae ad ogni sindacato di opportunità o di adeguatezza, la previsione del medesimo trattamento sanzionatorio per la totale omissione e per la tardiva osservanza di un adempimento richiesto dalla legge (ordinanze nn. 25, 132, 300 e 593 del 1988; 83, 84 e 298 del 1989; 513 del 1991); con riferimento all’interpretazione della norma denunciata ha,quindi, evidenziato che, rispetto al principio costituzionale di parità di trattamento, la posizione dello straniero appare del tutto peculiare e non comparabile con quella del cittadino in quanto la misura dell’espulsione è riferibile unicamente allo straniero e in nessun caso è estensibile al cittadino (sent. 24 febbraio 1994, n.62) ed ha affermato essere "non implausibile", agli effetti dell’espulsione dal territorio nazionale per motivi diversi dalla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dello Stato, l’equiparazione tra gli stranieri privi di permesso per non averlo mai ottenuto e quelli il cui permesso sia scaduto senza essere stato rinnovato (ord. 9 novembre 2000, n. 485).
Questa Corte, con la sentenza menzionata dal ricorrente ha affermato che si sottrae ad ogni dubbio di incostituzionalità l’interpretazione secondo cui l’espulsione automatica in caso di mancato rinnovo del permesso di soggiorno presuppone la duplice condizione della scadenza del permesso da oltre sessanta giorni e della mancata proposizione della donlanda di rinnovo e che, conseguentemente, l’infrazione all’obbligo del tempestivo rinnovo ricadrebbe nella sfera di operatività del precedente art. 5 della legge n. 40 del 1998 (attualmente art. 5, co. 5, del D.Lgs. n. 286 del 1998) che prevede l’espulsione dello straniero solo a seguito del rifiuto della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, e giustifica tale interpretazione con la considerazione che, proprio agli effetti di un più efficiente controllo e di una maggiore trasparenza dei flussi migratori, il superamento del mero automatismo dell’espulsione a fronte del ritardo nella presentazione della domanda di rinnovo del permesso consentirebbe di evitare l’ingresso in clandestinità di quei soggetti che, avendo fatto scadere il termine per il rinnovo, si vedrebbero costretti a tale scelta per non poter più domandare il rinnovo del permesso di soggiorno senza incorrere nell’espulsione automatica dal territorio nazionale.
Dell’esattezza di tale interpretazione - sostanzialmente confermata dalla sentenza 5 dicembre 2001, n. 15414 - mostra di dubitare l’ordinanza di rimessione della questione alle Sezioni Unite, la quale osserva che, così ritenendo, il rinnovo del permesso di soggiorno potrebbe essere richiesto senza limiti di tempo a discrezione dello straniero, con la conseguente elusione del termine di tolleranza di sessanta giorni previsto dalla legge proprio per porre rimedio all’inerzia dell’interessato che avrebbe dovuto attivarsi già un mese prima della scadenza del permesso.
Infine, l’art. 5 del D.Lgs. n. 268 del 1998 stabilisce che il rinnovo del permesso di soggiorno viene rifiutato solo quando manchino o vengano a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso o il soggiorno nel territorio dello Stato, e, cioè, quando il permesso sia stato erroneamente rilasciato in assenza delle condizioni di legge o quando esse siano venute meno successivamente, eccezion fatta per la perdita del posto di lavoro per l’esercizio del quale il permesso era stato rilasciato: ne consegue che tali previsioni - da ritenersi di stretta interpretazione per la loro incidenza negativa sul diritto di soggiorno - non consentono che il rinnovo del permesso possa essere rifiutato per la sempilice tardiva proposizione della domanda in mancanza di una espressa sanzione di irricevibilità della domanda presentata fuori del termine, sicché il ritardo non rileva quando, pur dopo il decorso del termine di tolleranza, non siano venute meno le condizioni di legge per il soggiorno dello straniero il quale, ove ciò si verifichi, non ha alcun interesse a ritardare la presentazione della domanda di rinnovo.
Diverso è, invece, il caso in cui lo straniero, essendo incorso in una delle situazioni che precludono il rinnovo del permesso di soggiorno, si trattenga illecitamente sul territorio nazionale e presenti la domanda di rinnovo solo quando sia venuto nuovamente a trovarsi nelle condizioni richieste dalla legge, come si verifica, ad esempio nel caso di perdita del posto di lavoro subordinato non stagionale e infruttuosa iscrizione nelle liste di collocamento per tutta la residua durata di validità del permesso di soggiorno e, comunque, per un periodo non inferiore a un anno (attualmente a sei mesi ai sensi dell’art. 22, co. 11, del D.Lgs. n. 286 del 1998 come sostituito dall’art. 18 della legge 30 luglio 2002, n. 189). In tal caso, infatti, il ritardo nella presentazione spontanea della domanda di rinnovo fino al ripristino delle condizioni di legge per il soggiorno dell’interessato potrà essere valutato agli effetti del diniego del rinnovo del permesso, sanzionandosi non già la mera inerzia dell’interessato, bensi il ritardo nella presentazione di una domanda di rinnovo che, tempestivamente presentata, non avrebbe trovato accoglimento.
La Corte, pronunciando a sezioni unite, accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa l’ordinanza impugnata e, pronunciando nel merito annulla il decreto di espulsione emesso nei confronti del ricorrente.
Dispone la compensazione totale delle spese dell’intero giudizio.
[ 20 maggio 2003 ]

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza 
 art. 5
 art. 5
 sentenza