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Timestamp: 2019-06-26 11:19:49+00:00

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Montascale per il superamento delle barriere architettoniche
Messaggio da panorama » mer giu 20, 2018 7:00 pm
montascale per il superamento delle barriere architettoniche.
Giusto per l'informazione sull'argomento e norme.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201803805
– Public 2018-06-20 -
N. 03805/2018 REG. PROV. COLL.
N. 04500/2011 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4500 del 2011, proposto da
-OMISSIS- e -OMISSIS-, n.q. di eredi di -OMISSIS-, rappresentati e difesi dagli Avvocati Carlo Brucoli, Luisa Gobbi, con domicilio eletto presso lo studio Luisa Gobbi in Roma, V. Ennio Quirino Visconti, 103;
Azienda Sanitaria di Firenze Distretto 7 Presidio di Sesto Fiorentino, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avvocati Giovanni Pasquale Mosca, Liliana Molesti, con domicilio eletto presso lo studio Giovanni P. Mosca in Roma, corso D'Italia, 102;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) n. -OMISSIS-, resa tra le parti, non notificata, con la quale era respinto il ricorso proposto per l’annullamento dell’autorizzazione del dirigente dell’Azienda sanitaria di Firenze Presidio Sesto Fiorentino alla fornitura del presidio sanitario (montascale) con onere a carico, ai sensi del d.m. n. 332 del 27 agosto 1999, del 30 novembre 2009, determinato in parziale copertura del prezzo integrale;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Azienda Sanitaria di Firenze Distretto 7 Presidio di Sesto Fiorentino;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 maggio 2018 il Cons. Solveig Cogliani e uditi per le parti gli Avvocati Paola Moreschini su delega dell’Avvocato Carlo Brucoli e Raffaella Chiummiento su delega dell’Avvocato Giovanni Pasquale Mosca;
Con il ricorso in appello sopra specificato, gli odierni istanti, -OMISSIS- e -OMISSIS-, nella loro qualità di eredi della madre, ricorrente dinanzi al TAR, censurano la sentenza del giudice di prime cure, che respingeva il ricorso a suo tempo proposto dall’interessata, invalida al 67% per ottenere l’integrale rimborso del presidio montascale denominato “Scalamax”, non contenuto nel Nomenclatore.
Gli appellanti, ricostruito il quadro ordinamentale di riferimento, censurano la sentenza di prime cure per i seguenti motivi:
1 – il giudice di prime cure avrebbe erroneamente ritenuto non applicabile l’art. 1 co. 5 del d.m. 332 del 1999 nonostante la presenza dell’attestazione del medico specialista di riconducibilità del presidio prescelto a quanto inserito nel Nomenclatore;
2 – il giudice di prime cure avrebbe, altresì, errato nel ritenere che l’applicazione del successivo comma 6 della medesima norma alla fattispecie consentisse una valutazione discrezionale da parte dell’Azienda in ordine al quantitativo da rimborsare.
Si è costituita l’Azienda per resistere.
All’udienza del 15 maggio 2018 la causa è stata trattenuta in decisione.
I - La controversia in esame attiene alla pretesa della parte appellante tesa ad ottenere l’integrale rimborso a carico del SSN delle spese sostenute dall’interessata a fronte dell’acquisto dell’apparecchio montascale per il superamento delle barriere architettoniche.
Sostengono gli appellanti che il combinato disposto delle leggi nn. 833 del 1978 e 104 del 1992, di derivazione costituzionale dall’art. 32 Cost., comporterebbe l’erogazione dei dispositivi necessari per la cura e l’assistenza dei malati, senza limiti di alcun genere o che non siano disposti da una norma di legge.
Il Collegio osserva preliminarmente che il giudice di primo grado si è pronunciato sul merito della domanda attorea: in assenza di impugnazioni sul punto, pertanto, non è più in discussione la sussistenza della giurisdizione amministrativa sulla controversia in oggetto.
II – Ai fini della decisione è necessario, dunque, procedere sinteticamente alla ricostruzione del quadro ordinamentale di riferimento.
Recita l’art. 26 l. n. 833 del 1978:
- “Sono altresì garantite le prestazioni protesiche nei limiti e nelle forme stabilite con le modalità di cui al secondo comma dell'art. 3” (comma 2);
- “Con decreto del Ministro della sanità, sentito il Consiglio sanitario nazionale, sono approvati un
nomenclatore-tariffario delle protesi ed i criteri per la sua revisione periodica” (comma 3).
Il richiamato art. 3 comma 2 dispone: “La legge dello Stato, in sede di approvazione del piano sanitario nazionale di cui all'articolo 53, fissa i livelli delle prestazioni sanitarie che devono essere, comunque, garantite a tutti i cittadini”.
Già dalla lettura delle disposizioni richiamate si evince che è la stessa legge n. 833 del 1978 che stabilisce un ‘limite’ alle prestazioni, limite che trova la ragion d’essere proprio nella necessità di rispettare i livelli essenziali determinati a livello statale come salvaguardia delle esigenze unitarie, che consentono un omogeneo godimento del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale.
Tale notazione, invero, non si pone in contrasto con il principio di massima garanzia dei diritti “incomprimibili” affermati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 275 del 2016, ma anzi è coerente con l’esigenza di uniforme tutela della salute.
La previsione del nomenclatore-tariffario trova, dunque, la propria ratio al fine di garantire la maggiore appropriatezza delle prestazioni, intesa in termini di efficacia/economicità delle stesse e miglior uso delle risorse pubbliche (in terminis, Corte di Cassazione, Sez. lav., 10 aprile 2012 n. 5663).
L’art. 34 della l. n. 104 del 1992 prevedeva, poi, che entro sei mesi dalla sua entrata in vigore fosse emanato il nomenclatore –tariffario da parte del Ministero della sanità.
Il nomenclatore di riferimento per il caso che occupa è quello emanato con d.m. 332 del 1999.
L’art. 1 prevede due ipotesi, ai fini che qui rileva:
- quella del comma 5: “Qualora l'assistito scelga un tipo o un modello di dispositivo non incluso nel nomenclatore allegato al presente regolamento, ma riconducibile, a giudizio dello specialista prescrittore, per omogeneità funzionale a quello prescritto ai sensi dell'articolo 4, comma 2, l'azienda Usl di competenza autorizza la fornitura e corrisponde al fornitore una remunerazione non superiore alla tariffa applicata o al prezzo determinato dalla stessa azienda per il dispositivo incluso nel nomenclatore e corrispondente a quello erogato”;
- quella prevista dal comma 6: “In casi particolari, per i soggetti affetti da gravissime disabilità, l'azienda Usl può autorizzare la fornitura di dispositivi non inclusi negli elenchi del nomenclatore allegato, sulla base dei criteri fissati dal Ministro della Sanità, d'intesa con la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, relativi alle condizioni dei soggetti, alle modalità di prescrizione e di controllo e alla tipologia di dispositivi che possono essere autorizzati”.
III – In vero ritiene il Collegio di non condividere l’interpretazione del primo giudice. Infatti, nel caso contemplato dal comma 5 (prescrizione da parte dello specialista di un dispositivo non incluso nel nomenclatore, ma riconducibile per omogeneità funzionale), non residua alla Azienda alcuna discrezionalità, in quanto essa – accertati i presupposti - “autorizza”, con la conseguenza che:
- se il dispositivo riconducibile è ricompreso nell’elenco 1, l’Azienda USL di competenza pagherà al fornitore un importo non superiore alla tariffa prevista per il corrispondente dispositivo incluso nel N.T.; se il costo del dispositivo è superiore a quello della corrispondente tariffa, la differenza rimarrà a carico dell’assistito;
- se il dispositivo riconducibile è incluso negli elenchi 2 e 3, l’Azienda USL di competenza pagherà al fornitore il prezzo in base alle ordinarie procedure pubbliche di acquisto poste in essere dai competenti servizi aziendali preposti al loro espletamento.
Nell’ipotesi di cui al comma 6 l’autorizzazione di dispositivi non compresi – per casi gravissimi – è possibile, tuttavia, nei limiti e secondo i criteri di cui al provvedimento del Ministro della Salute, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni.
IV – Nella specie che occupa, l’autorizzazione – difformemente da quanto indicato dal primo giudice – non risulta avvenuta ai sensi dell’art. 1 comma 6 in quanto non risultano ricorrenti le particolari condizioni indicate dalla norma.
Dalla documentazione in atti si evince, invece, che “in considerazione della particolare situazione di salute della Sig.ra -OMISSIS-, si è stabilito d concedere – in via del tutto eccezionale – la riconducibilità alla tariffa del NTP (tariffario presidi) ’92, il cui importo è di Euro 3150,39”.
Sicché, considerato il divario del montascale Scalamax richiesto dalla -OMISSIS- ( e ricondotto dallo specialista al cod. iso 183012006 “montascale a ruote” di importo pari ad euro 1906,30), l’Azienda ha operato utilizzando i dati di riferimento nel senso maggiormente favorevole alle esigenze della richiedente corrispondendo il prezzo di cui al NTP (tariffario presidi) ’92 e ponendo a carico della stessa solo la differenza rispetto a quanto redatto nel preventivo della ditta Giotto s.r.l. per fornitura ed installazione (5.166,00) (cfr. sul punto il documento n. 7 del primo grado).
Ne consegue che, sia pur con diversa motivazione, non possono essere condivise le censure di parte appellante.
V – Alla luce delle svolte considerazioni, l’appello deve essere respinto e per l’effetto, deve essere confermata la sentenza n. -OMISSIS- di reiezione del ricorso n. -OMISSIS-, con diversa motivazione.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese del secondo grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza n. -OMISSIS-, con diversa motivazione.
Solveig Cogliani	Marco Lipari

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 art. 3
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