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INCOSTITUZIONALITA’ DELLA RIFORMA DELLE PENSIONI MONTI/FORNERO
Pubblicato 16 Marzo 2013 | Da Donatella Savasta Fiore
La Corte Costituzionale può, se vuole, dichiarare d’ ufficio l’ incostituzionalità di qualunque legge che ritenga essere contraria al dettato costituzionale.
La finanziaria 2011 varata da Mario Monti, che contiene la così detta “riforma” delle pensioni, è gravemente anticostituzionale sia nel contenuto che nella procedura utilizzata per la sua approvazione.
E’ anticostituzionale nella procedura perché il decreto legge è previsto nella nostra Costituzione all’ art. 77 come procedura eccezionalissima da utilizzare solo in casi di straordinaria necessità ed urgenza. Ci è stato fatto credere che la necessità e l’ urgenza fossero dovute allo spread che indeboliva i nostri titoli di stato e alla grave situazione finanziaria internazionale, e poi, come si è visto, lo spread dopo l’ approvazione del decreto legge non si è affatto abbassato. Mentre, per assurdo, lo spread si è abbassato proprio dopo le dimissioni di Monti.
Del resto è contrario alla costituzione (oltre che eticamente proditorio) anche l’ aver incluso la così detta “riforma” delle pensioni all’ interno di una legge finanziaria per impedire ai cittadini di abolire questa legge iniqua con un normale referendum (non è ammesso referendum per leggi tributarie e di bilancio – art. 75 Cost.).
Che questo sia un sistema per impedire ai cittadini di avvalersi degli strumenti costituzionali posti a loro tutela è abbastanza palese, basti pensare al fatto che l’ allungamento dell’ età pensionabile riguarda semmai il bilancio dell’ INPS non certo quello dello stato italiano e che l’ allungamento dell’ età pensionabile nulla ha a che vedere con i tributi.
Del resto è anche evidente che i versamenti effettuati direttamente dai lavoratori per la propria pensione sono denari di proprietà dei lavoratori e quindi non sono denaro pubblico, così anche i versamenti pensionistici effettuati dalle imprese sulla posizione di ogni singolo lavoratore sono stipendi differiti e come tali anch’ essi di proprietà dei lavoratori. E’ pertanto evidente che le pensioni dei lavoratori sia pure non ancora percepite non sono denaro pubblico.
Quindi è chiaro che l’ introduzione di simili norme (per altro gravemente lesive di diritti umani fondamentali garantiti dalla stessa costituzione) all’ interno di una legge finanziaria rappresenta di per sè una grave violazione di principi costituzionali censurabile da parte della Consulta.
Vi è ancora da aggiungere che, con sistemi poco ortodossi, si è anche impedita la discussione in aula del decreto legge e che esso è stato forzosamente approvato dai vari partiti politici presenti in parlamento in quanto all’ approvazione del decreto legge è stato collegato il voto di fiducia al governo, in aperta violazione di quanto previsto dall’ art. 72 della Costituzione (che sancisce l’ obbiligo di votazione delle leggi articolo per articolo). E il voto di fiducia al governo è stato indotto con la minaccia che se non si fosse votata la fiducia al governo Monti l’ Italia sarebbe caduta in una gravissima crisi finanziaria. Cosa per altro possibile dal momento che Monti è spondato dai maggiori finanzieri del mondo che certo non esiterebbero a dargli ina mano in tal senso. A parte il fatto che amche i dati statistici sembrano da qulache tempo piuttosto incontrollabili per non dire decismente ballerini, cosa che inficia in radice la loro attendibilità. Comunque è strano che sia stata massicciamente votata in Parlamento questa finanziaria che nessuna persona dotata di media onestà e di minima conoscenza della nostra costituzione e dei principi generali del diritto avrebbe mai potuto votare.
La legge finanziaria approvata dal governo Monti è poi anticostituzionale anche nel contenuto perché:
aumenta a dismisura l’età pensionabile delle donne (compresa l’ età pensionabile della pensione di vecchiaia) anche per chi era già prossimo al pensionamento e ciò in grave contrasto con gli artt. 3, 31, 35, 37, 38 e 53 della Costituzione Italiana (art. 3: ”tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, art. 31: “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’ adempimento dei compiti relativi”, art. 35: “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”, art. 37: “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’ adempimento della sua funzione familiare”, art. 38: “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’ assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano PREVEDUTI E ASSICURATI mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria…(omissis) ….ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi e istituti predisposti o integrati dallo stato”, art. 53: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” ).
Più specificatamente la riforma Monti è in contrasto con l’ art. 38 della Costituzione perché PRE – VIDENZA significa poter PRE – VEDERE il proprio futuro in caso di vecchiaia e tutti i lavoratori e in particolare le donne lavoratrici sono state messe in condizioni di non poter più PRE –VEDERE il momento del loro pensionamento per vecchiaia, anzi di essere colte di sorpresa a un passo dal pensionamento da riforme che addirittura spostano, in qualche caso, di dieci anni il pensionamento previsto e prevedibile alla data della propria assunzione. Ora è evidente che – almeno per quel che riguarda la pensione di vecchiaia – sia le riforme del governo Berlusconi che la finanziaria del governo MONTI sono gravemente ANTICOSTITUZIONALI e dico anticostituzionali, non incostituzionali, perché intendo dire che esse sono palesemente antitetiche alla nostra costituzione più ancora che contrarie alla nostra costituzione. Perché è evidente che non si può spostare la data del pensionamento per la pensione di vecchiaia per chi ha già cominciato a lavorare senza impedire al lavoratore di prevedere il suo futuro. Questo è anche in contrasto con l’ art. 3 della Costituzione che sancisce uno dei più importanti diritti umani universalmente riconosciuti: l’uguaglianza del cittadino di fronte alla legge. Se poi si pensa che sono stati particolarmente colpite alcune categorie di persone – particolarmente i nati negli anni 1951 -1952 -1953 si comprende che da qui alle leggi razziali poco ci manca. A tal proposito vorrei ricordare che fino ad alcuni decenni fa la giurisprudenza costante e indiscussa della Suprema Corte riteneva immodificabili le leggi previdenziali (anche relative alla pensione di anzianità) per chi aveva già iniziato a lavorare. Si pensava, infatti, che costituisse grave violazione dell’ art. 38 della Costituzione, modificare in itinere le condizioni pensionistiche del lavoratore che già aveva iniziato a versare i contributi secondo una certa pre – videnza (o pre – visione) del suo futuro. Si trattava di un principio giusto e sacrosanto. Anche perché i vecchi, si sa, non hanno più la forza di protestare contro i soprusi che vengono attuati contro di loro e devono essere preservati almeno dalla legge nei propri diritti fondamentali. D’ altra parte è giusto che dopo una vita di lavoro (e di cospicui versamenti) si possa avere un ritorno che – ribadisco – non è una graziosa elargizione dello stato, ma uno stipendio già maturato nel corso della propria vita lavorativa.
E gli esodati? qualcuno è stato salvaguardato altri no. Insisto col dire che di qui alle leggi razziali poco ci manca. Comunque è indubitabile che si tratta quantomeno di gravi violazioni di diritti umani. E anche di gravi violazioni della verità. Infatti ho sentito i fautori di Monti rispondere a questo proposito in alcuni talk show che il governo ha fatto moltissimo per gli esodati stanziando alcuni milioni di euro. Pazzesco! Gli esodati, come tutti i lavoratori hanno pagato per anni fior di quattrini all’ INPS o altri fondi previdenziali per vedersi riconosciuta la pensione in base a criteri allora stabiliti, e poi, al raggiungimento del traguardo, questi criteri vengono unilateralmente modificati impedendo loro ogni previsione del futuro, mentre il governo dichiara che per sistemare le cose ha dovuto stanziare dei fondi. Ma, di grazia, dove sono finiti i contributi versati da lavoratori e imprese? E poi a chi o a quale ente lo stato avrebbe versato questi fondi? Sono pronta a ripetere fino alla nausea che le pensioni le paga l’ INPS, ma non mi pare che sul bilancio dell’ INPS siano stati stanziati fondi aggiuntivi da parte dello stato per gli esodati. E poi come la mettiamo con la riserva matematica? E’ impossibile che l’ INPS non avesse i fondi per pagre le pensioni agli esodati e ciò per due ragioni. Prima di tutto perchè l’ INPS alla data della riforma Monti – Fornero non aveva i conti in rosso, secondariamente perchè l’ INPS, come qualsiasi fondo previdenziale, è tenuto ad adeguare i suoi bilanci alla riserva matematica. La riserva matematica è un parametro calcolato dall’ attuario mediante il quale si stabilisce quale patrimonio il fondo pensionistico deve avere in cassa per poter garantire le pensioni dei futuri 5 anni. Perciò è impensabile che da un giorno all’ altro si possa scoprire che l’ INPS non può più pagre le pensioni. Se i conti attuariali stabiliscono che il capitale detenuto dall’ INPS non è sufficiente per pagare le pensioni, lo si viene a sapere 5 anni prima, in tempo per correre ai ripari senza dannegggiare nessuno. Quindi non possono accadere drammi come quello di cui siamo appena stati testimoni o, in qualche caso, protagonisti.
Infine la riforma Monti è in contrasto con gli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione anche perchélafissazione della pensione di vecchiaia per le donne in misura anticipata rispetto ai colleghi uomini era una norma introdotta per ristabilire l’ eguaglianza della donna lavoratrice rispetto ai colleghi maschi in quanto le donne lavoratrici svolgono da sempre un doppio lavoro ed è giusto operare almeno questa piccola compensazione costituzionalmente garantita (art. 37 Cost.: “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” in tal senso l’ anticipazione della pensione di vecchiaia rappresentava e rappresenta una piccolissima compensazione retributiva per il doppio lavoro da sempre svolto) inoltre questa norma permetteva alle donne di occuparsi della propria famiglia (a 55 anni in generale le donne subiscono un ulteriore sovraccarico di lavoro dovendo assistere genitori anziani e suoceri anziani e comunque a quell’ età si diventa nonne ed anche occuparsi di nipoti che, nel mondo di oggi, hanno sicuramente una madre lavoratrice è occuparsi della propria famiglia). Ma se si elimina questa norma, dove vanno a finire le agevolazioni previste dall’ art. 31 della Costituzione e l’ adeguamento delle condizioni di lavoro agli obblighi familiari previsto dall’ art. 37 della Costituzione medesima? ovviamente la riforma Monti contrasta anche con l’ art. 35 della costituzione che stabilisce la tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni infatti anche gli obblighi familiari delle donne sono lavoro.
La riforma Monti contrasta gravemente con la Costituzione italiana in tema di equità fiscale. La nostra Costituzione infatti prevede all’ art. 53 che tutti debbano concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva e che il sistema tributario sia informato a criteri di progressività. Ora è evidente che l’ allungamento dell’ età pensionabile significa di fatto imporre una tassa gravosissima solo sulle spalle dei lavoratori . Tanto per fare un esempio: un operaio che guadagni mille duecento euro al mese e che sia prossimo ad andare in pensione con mille euro al mese, calcolando un aumento dell’ età pensionabile di cinque anni, viene di fatto condannato a pagare una tassa pari ad € 65.000 (diconsi sessantacinquemila euro), cioè pari all’ importo della pensione della quale è stato defraudato. Perché se lo stipendio viene erogato a fronte di una prestazione, la pensione invece viene erogata comunque: si tratta di denaro e basta. In sostanza se io lavoro vengo pagato, mentre la pensione mi viene erogata anche se non lavoro, e anzi io potrei percepire una pensione e mettermi a lavorare, le due cose non sono incompatibili. Inoltre come già detto la pensione è uno stipendio differito quindi si tratta di somme già di proprietà dei lavoratori che lo stato, con totale arbitrio, espropria – non si sa perché – in favore dell’ INPS. Quindi è evidente che Mario Monti, con questa legge, di fatto, ha gravemente tassato i poveri lasciando indenni i ricchi. Chiunque comprende che una tassa, supplementare e in un solo colpo, di 65.000 euro a carico di un lavoratore che, con i suoi sudori, guadagna mille duecento euro al mese è una tassa assolutamente iniqua e apertamente contrastante con l’ art. 53 della Costituzione perché travalica – e di molto – la capacità contributiva di quel cittadino. Tanto più che, per definizione, questa tassa è stata applicata soltanto a chi lavora mentre i veri ricchi che vivono di rendite finanziarie senza lavorare e senza avere mai lavorato ne sono del tutto esenti (“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Di fronte a queste cose anche l’ articolo 1 della Costituzione suona ormai ironico). Del resto è evidente che qualsiasi tassa deve gravare sulla fiscalità generale, non su singole categorie di persone perché altrimenti si ricade nuovamente in una grave violazione dell’ art. 3 della Costituzione, articolo fondamentale, universale ed irrinunciabile che sancisce l’ uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, di fronte allo stato, di fronte a qualsiasi pubblica istituzione.
la riforma Monti contrasta anche con i più elementari principi del diritto privato. Infatti qualunque automobilista fissa le proprie condizioni assicurative al momento del pagamento del premio a fronte dell’ impegno da parte dell’ assicurazione di pagare al momento del verificarsi del sinistro. Invece la riforma Monti ha praticamente esentato l’ ente pensionistico dal pagare il dovuto quando, per molte persone, già si erano verificate le condizioni concordate del “sinistro”, cioè della loro sopravvivenza fino all’ età pensionabile. Come se l’ automobilista dopo aver pagato diligentemente il premio assicurativo fino all’ ultimo soldo si trovasse davanti un’ assicurazione inadempiente in caso di incidente perché una legge dello stato l’ ha esentata dai suoi obblighi. Niente sarebbe più ingiusto ed assurdo se si trattasse di semplici contratti assicurativi sottoscritti da privati. Trattandosi di pensioni dei lavoratori e ancor più di pensioni di vecchiaia, e ancor più di stipendi differiti, si ricade in qualcosa di peggio che, a mio parere, costituisce un vero e proprio reato, che, spero, le procure italiane vorranno ravvisare.
In sostanza questa riforma delle pensioni è stata piuttosto strana: infatti, come già detto, le pensioni le paga l’ INPS e il bilancio dell’ INPS è distinto e separato da quello dello stato. Inoltre il bilancio dell’ INPS, da anni, non è in rosso. Anzi nel 1996 sono stati (come sembra) girati all’ INPS circa 10 miliardi di euro provenienti dai fondi GESCAL (cioè fondi versati da tutti i lavoratori italiani per costruire le loro case di edilizia convenzionata). Questi fondi GESCAL non erano stati mai usati (chissà perché) per lo scopo per il quale erano stati costituiti e – ai sensi di legge e di svariate sentenze della Corte Costituzionale – avrebbero potuto essere utilizzati esclusivamente per altri servizi in favore degli stessi lavoratori che li avevano versati. Il ministro Dini dichiarò allora che i fondi GESCAL sarebbero stati usati per finanziare la sua riforma delle pensioni. Si dà il caso però che la riforma Dini non solo non riconosceva un centesimo in più ai lavoratori, ma semmai toglieva loro diritti e denaro, dunque non si comprende per cosa siano stati utilizzati questi 10 miliardi di euro di cui, da allora, non si è più avuta alcuna notizia. Del resto, come noto, l’ INPS non è esclusivamente un ente previdenziale, ma eroga anche pensioni assistenziali, cioè pensioni a persone indigenti che non hanno mai versato nulla. queste pensioni dovrebbero essere finanziate dallo stato con la fiscalità generale e invece vengono proditoriamente finanziate con i contributi dei lavoratori. L’ INPS eroga anche finanziamenti alle imprese sotto forma di finanziamento a corsi di formazione professionale. Ritengo quindi che molti dei fondi GESCAL siano andati alle imprese per finanziare attività che sarebbero state effettuate comunque, a spese delle stesse imprese. Resta il fatto che lo stato, in quanto tale, di certo non finanzia le pensioni dei lavoratori.
Dunque semmai è l’ INPS che (in aperto contrasto col dettato costituzionale), con i soldi dei lavoratori, fino ad ora ha finanziato lo stato (e le imprese), non viceversa.
Allora dove sta l’ interesse dello stato a ridurre l’ età pensionabile e gli importi delle pensioni? Forse a farsi ancora arbitrariamente finanziare dall’ INPS qualche altro esborso in favore delle grandi imprese? o forse tutto questo è stato fatto perchè pochi mesi dopo doveva avvenire, come poi è avvenuta, la fusione nell’ INPS del fondo pensioni dei boiardi di stato, quello per capirci che eroga pensioni da 30 mila euro al mese a gente che nel migliore dei casi ha scaldato una sedia per anni e nel peggiore ha mandato in rovina l’ impresa statale che amministrava? Inutile dire che questo fondo pensionsottolineando cher i di cui, al momento, non ricordo il nome, è approdato all’ INPS portando in dote un debito stratosferico. Ma questa notizia è passata velocemente al telegiornale e nessuno l’ ha commentata, evidentemente per non sottolineare troppo….
Per tutti i motivi che precedono, a Gennaio 2012 ho inviato un esposto – querela a tutte le Procure d’ Italia chiedendo che tuttii responsabili di questo scempio fossero perseguiti per attentato alla Costituzione (un reato che prevede nel minimo 12 anni di carcere) e ho inviato a giugno 2012 un esposto alla Corte Costituzionale chiedendo che fosse dichiarata, d’ ufficio, l’ incostituzionalità della riforma Monti Fornero e di tutte le precedenti riforme che hanno cambiato in peggio per i lavoratori la situazione previdenziale italiana.
Questo ho fatto in quanto la riforma Monti ed altre riforme similari sono state inglobate in leggi finanziarie per impedire che su di esse fosse richiesto un referendum e perchè la riforma Monti impedisce anche ai cittadini di adire la Corte Costituzionale con un normale ricorso all’ interno di un procedimento.
Per ora la Corte Costituzioale non ha dato alcun cenno di risposta. Ho quindi postato una petizione su Avaaz, per evitare che il mio esposto cada nel dimenticatoio. Se saremo in molti a firmare la Corte Costituzionale non potrà ignorare le nostre richieste. Invito quindi tutti coloro che sono d’ accordo con quanto ho scritto a dare la propria adesione alla petizione cliccando sul seguente link:
Pubblicato in Editoriale | Contrassegnato bilanci, contrarietà alla costituzione, Fornero, giù le mani dalle pensioni, incostituzionalità, incostituzionalità dellalegge Monti Fornero, INPS, legge finanziaria, legge Fornero, Mario Monti, Monti, pensioni, previdenza, riforma Fornero
Gli angustiati
Nessuno riesce a tollerare che il Movimento 5 Stelle stia all’ opposizione
Ogni volta che accendo la tivvù mi sento male. Il parlamento solo oggi si è insediato e sono già tre giorni che tutti attaccano gli eletti del Movimento 5 Stelle come se fossero i veri responsabili dello sfascio italiano. Non sono ancora riusciti a dire “beeh” che già non li lasciano più parlare. Uno spettacolo indegno.
Ma dov’è la democrazia? Dove sono i diritti dei cittadini e degli elettori se addirittura si sente dire (e l’ ho sentito dire, ahimè, ripetutamente) che la Costituzione non prevede vincolo di mandato, sottintendendo con queste parole che i neo eletti sono liberi, anzi obbligati a fare esattamente il contrario di quello che hanno promesso agli elettori in campagna elettorale. Continua a leggere→
Pubblicato in Editoriale | Contrassegnato ANGUSTIATI, ANGUSTIE, MANZONI, MONTI MOVIMENTO5 STELLE, opposizione del movimento 5 stelle
Pubblicato 4 Marzo 2013 | Da Donatella Savasta Fiore
LA VITTORIA DEL MOVIMENTO 5 STELLE SCATENA LA COMICITÀ INCONSCIA DEI POLITICI ITALIANI
Non mi sono mai divertita tanto come ad ascoltare i commenti post elettorali televisivi di questi giorni.
Una matura e distinta signora, a quanto pare autrice di un dottissimo libro che narra la storia del movimento di Grillo, si è scagliata in un’ invettiva contro il popolo italiano che a suo parere non sarebbe ancora pronto a votare in massa per un partito moderato e sobrio che rappresenta il fior fiore dell’ “intellighentia” internazionale. Sembra strano, ma alludeva al PD.
Un’ altra giovane e rampante fanciulla – sempre aderente al PD – continuava a ripetere: “bisognerà proprio, nei prossimi giorni, interrogarsi sulle cause di questa perdita di voti”.
Ma come?! Avete sostenuto il governo Monti approvando, a scatola chiusa, al fianco di Berlusconi e soci, i provvedimenti più ingiusti e antidemocratici che la storia italiana del dopoguerra ricordi e vi domandate perché molti elettori hanno disertato le vostre liste. Ma io mi stupisco che abbiate ancora un voto, tolti quelli vostri e delle vostre famiglie!
Prendiamo ad esempio la riforma delle pensioni: avete gettato sul lastrico qualche centinaio di migliaia di persone (gli esodati, ma non solo) che si sono ritrovate senza stipendio e senza pensione dopo quaranta anni di onesto lavoro e di contributi versati e avete tolto definitivamente la pensione a tutti gli altri.
Riassumo brevemente la situazione: la riforma Maroni/Berlusconi aveva già spostato l’ età della pensione di vecchiaia delle donne – in un colpo solo – da 55 a 60 anni. Poi è intervenuta la riforma Monti/Fornero che ha ulteriormente spostato l’ età pensionabile delle pensione di vecchiaia, per tutti, da 60 anni a 67 anni. Nei mesi scorsi però è intervenuto non so quale quoziente di aumento automatico stabilito per legge e – di fatto – oggi , per tutti i lavoratori ancora in servizio l’ età pensionabile, per vecchiaia, è stata spostata a 70 anni. Quindi, qualcuno – in particolare se donna – si è visto spostare l’ età pensionabile in avanti addirittura di 15 anni.
Per “compensare” questo grave sopruso, il quantum della pensione è stato, poi, notevolmente ribassato con l’ applicazione del sistema contributivo, per cui, contro ogni logica, più si lavora, più contributi si versano e meno si prende di pensione. In sostanza, senza nessun dibattito né parlamentare né sociale, la nostra previdenza è stata trasformata da sistema solidaristico a sistema finanziario. Di fatto si sono costretti i lavoratori a sottoscrivere una sorta di derivato a rischio con i risparmi che avrebbero dovuto garantire loro una vecchiaia.
Tutto questo è gravemente incostituzionale oltre che sommamente ingiusto. Perché rappresenta un’ imposizione di una tassa gravosissima esclusivamente sulle classi lavoratrici.
Infatti la pensione non è una graziosa elargizione dello stato e non fa parte del welfare, ma è, da un lato, uno stipendio differito pagato dalle imprese e dall’ altro un accantonamento pagato dai lavoratori con fior di trattenute sulla propria retribuzione. Il denaro statale non c’ entra affatto e neppure il bilancio statale perché questi denari vengono versati all’ INPS o ai fondi pensione di competenza, quindi si tratta di provvedimenti inspiegabili con la logica ordinaria.
Faccio un esempio che serve a chiarire meglio la situazione: immaginiamo un operaio della Fiat che guadagna 1.200 euro al mese e che avrebbe avuto diritto a 60 anni ad una pensione di 1.000 euro al mese. Lo spostamento della sua pensione dieci anni più avanti gli costa la non piccola somma di 130.000 euro (sì: centotrentamila euro cioè 1.000 euro al mese per 13 mensilità= 13.000 euro l’ anno, per 10 anni=130.000 euro). Quindi un lavoratore a 1.200 euro mensili di stipendio è stato tassato in un solo colpo di 130.000 euro. Perché la pensione è denaro. Infatti la pensione non è incompatibile con il salario. Ma a nessun ricco in Italia è stato imposto un tributo tanto gravoso anche in termini assoluti.
Articolo 53 della Costituzione italiana: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Ma come si fa a sostenere che un’ imposizione improvvisa di 130.000 euro su una persona che guadagna 1.200 euro al mese sia proporzionata alla sua capacità contributiva e al suo reddito?!
Se poi si aggiunge che questa così detta “riforma” è anche contraria ad altri fondamentali diritti garantiti dalla nostra costituzione quali: l’ art. 3: ”tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, l’ art. 31: “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’ adempimento dei compiti relativi”, l’ art. 35: “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”, l’ art. 37: “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’ adempimento della sua funzione familiare”, art. 38: “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’ assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano PREVEDUTI E ASSICURATI mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria…(omissis) ….ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi e istituti predisposti o integrati dallo stato” ben si comprende come il problema dell’ aumento dell’ età pensionabile sottenda ben altro come la stessa sussistenza dello stato democratico.
Ma se non ci si rende neppure conto che imporre tasse di ogni genere scollegate dal reddito (IMU compresa), e imporle per di più solo sulle spalle dei poveri è ingiusto, anticostituzionale e fa perdere voti, vuol proprio dire che non si vede più in là del proprio naso e che a maggior ragione non si è in grado di governare una nazione.
Ma continuiamo con le affermazioni divertenti di questi giorni.
Alla domanda: “quale sarà, a vostro parere, la prima cosa da fare da parte del governo?” si sono sentite le risposte più disparate: politica, legalità, elezioni, economia, tasse, sviluppo, soprattutto lavoro, lavoro, lavoro (senza menzione dello stipendio, è ovvio).
Nessuno si è sognato di dire che la prima cosa da fare è abolire la riforma Monti /Fornero sulle pensioni. Eppure non c’è cosa più facile da fare per assicurare a questo paese un po’ di giustizia sociale e l’ immediata ripresa del turn over occupazionale sia nell’ impiego pubblico che nell’ impresa privata.
Mi pare che centomila esodati che tornano ad avere un reddito possano già dare un piccolo impulso alla microeconomia. Senza contare le nuove assunzioni che si aprirebbero per il pensionamento degli aventi diritto.
E poi resta sempre da chiarire il mistero di fondo: perché il governo italiano ha varato questa riforma che ha esentato l’ INPS (e altri fondi) dal pagare il dovuto?
A costo di ripetermi: l’ abolizione delle pensioni non incide sul bilancio statale. L’ INPS ha un bilancio autonomo e diverso, per altro non in rosso. Ci siamo sentiti dire che la riforma si imponeva perché non c’ erano più i soldi, ma questo tecnicamente non è possibile, prima di tutto perché non si tratta solo del bilancio dell’ INPS ma anche dei bilanci di altri fondi pensione ed è molto improbabile che siano tutti in difficoltà, poi perché tutti i bilanci previdenziali devono essere adeguati alla riserva matematica, cioè alle risultanze dei calcoli attuariali che stabiliscono ogni cinque anni quale deve essere la somma accantonata per garantire le pensioni dei cinque anni successivi. Allora o si dice che tutti gli attuari di tutti i fondi pensione hanno sbagliato i calcoli clamorosamente (e forse a qualche procura interesserebbe sapere il perché) oppure si deve ammettere che questa legge è stata varata sulla base di pretesti non veritieri.
Per quale motivo? Si possono fare solo ipotesi:
1. Il governo Monti ha messo le mani avanti con un provvedimento assunto PRIMA del verificarsi dell’ evento dannoso e impoverente costituito dalla successiva fusione nell’ INPS (deliberata in seguito dal governo stesso) di alcuni fondi pensione indebitatissimi che dovevano garantire la vecchiaia miliardaria dei boiardi di stato ?
2. Il governo Monti ha obbedito servilmente alle richieste di Draghi e Trichet che, non si sa bene per qual motivo, pretendevano questi sacrifici umani?
3. Il governo Monti ha obbedito al club BILDELBERG che, a livello internazionale, vuole l’ abolizione totale delle pensioni perché questo sarebbe la premessa necessaria per poter dar corso a un’ ulteriore globalizzazione prelusiva del nuovo ordine mondiale?
Forse non è necessario scegliere fra l’ una e l’ altra ipotesi, forse si tratta di tutte queste cose insieme. Ma qualunque sia la causa si tratta di una causa inconfessabile, ingiusta e illegittima. Tanto è vero che è tenuta celata o comunque non è espressa con chiarezza.
L’illiceità ha bisogno di ombra.
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References: art. 77
 art. 75
 art. 72
 art. 31
 art. 35
 art. 37
 art. 38
 art. 53
 art. 38
 art. 3
 art. 38
 art. 31
 art. 37
 art. 35
 art. 53
 art. 53
 articolo 1
 art. 3

Articolo 53
 art. 3
 art. 31
 art. 35
 art. 37
 art. 38