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Timestamp: 2020-07-06 00:07:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25551 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25551 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25551
sul ricorso 28767/2018 proposto da:
C.M., elettivamente domiciliato in Roma Via Della
Giuliana, 32 presso lo studio dell’avvocato Gregorace Antonio che lo
rappresenta e difende, giusta procura speciale in cale al ricorso;
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositato il 27/08/2018;
1. Con ricorso al Tribunale di Roma, C.M., cittadino della Guinea, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegata al medesimo dalla competente Commissione territoriale. Con Decreto n. 11438/2018, depositato il 27 agosto 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.
3. Per la cassazione di tale provvedimento ha, quindi, proposto ricorso C.M., nei confronti del Ministero dell’interno, affidato a quattro motivi. L’intimato non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo motivo di ricorso, C.M., denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 2 e art. 13, comma 7, nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
1.1. L’istante lamenta che il Tribunale non abbia ritenuto sussistente la nullità del provvedimento di diniego emesso dalla Commissione territoriale, in quanto non tradotto nella lingua madre del ricorrente, il malinkè, nè in una delle lingue previste dalle norme succitate (inglese, francese e spagnolo).
1.2.1. Le diverse conseguenze derivanti dalla mancata traduzione del provvedimento della Commissione territoriale rispetto a quelle derivanti dalla mancata traduzione del decreto di espulsione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, si giustifica – anche sul piano costituzionale, dovendosi escludere la violazione degli artt. 3 e 24 Cost. – in base alla diversa natura dei provvedimenti, in quanto, nel primo caso, atteso il disposto del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, oggi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis – che richiede una statuizione di merito in ordine alla spettanza o meno del diritto alla protezione internazionale, senza prevedere una decisione di mero annullamento del provvedimento negativo della Commissione territoriale -, la rimozione di tale atto non è idonea ad incidere sulla situazione giuridica sostanziale del richiedente protezione. Nel secondo caso, invece, l’annullamento del provvedimento di espulsione di per sè ripristina il diritto sostanziale dell’espellendo illegittimamente inciso, così realizzando il suo interesse protetto ponendo termine al processo.
Nè potrebbe cogliere nel segno il richiamo – peraltro, nella specie neppure operato dal ricorrente – all’art. 24 Cost. e art. 6 CEDU, poichè il diritto ad un equo processo risulta garantito pienamente, al pari di quello dell’espellendo, mediante la possibilità per il richiedente di adire il giudice e così dispiegare compiutamente ogni sua difesa nell’ambito del processo (Cass., 21/11/2018, n. 30105).
1.2.2. Per tali ragioni, il mezzo non può trovare accoglimento.
2. Con il secondo e terzo motivo di ricorso, C.M., denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
2.1. L’istante si duole del fatto che il giudice adito – ai fini della concessione della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) – abbia ritenuto non credibile la narrazione dei fatti che lo avrebbero determinata a lasciare il Paese di origine, consistiti nel timore di essere ucciso in conseguenza dello scontro tra l’etnia malinkè, alla quale appartiene l’istante, e l’etnia toma.
1.2. Il ricorrente si duole, altresì, del fatto che il giudice di merito non abbia concesso al medesimo neanche la protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), senza tenere adeguatamente conto, sulla base di dati attinti da fonti internazionali aggiornate, della situazione socio-politica del Paese di origine.
1.3.1. Ai fini della concessione dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b), è invero indispensabile, anche ai fini dei necessari approfondimenti istruttori, la credibilità e l’attendibilità della narrazione dei fatti effettuata dal richiedente. La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce, peraltro, un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito e censurabile solo nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5 – il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), costituente un parametro di attendibilità della narrazione. Per contro, poichè il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa, mentre l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità, il giudizio di fatto circa la credibilità del ricorrente non può essere censurato sub specie della violazione di legge (Cass. 05/02/2019, n. 3340).
1.3.2. Nel caso di specie, il giudice adito ha adeguatamente motivato circa le ragioni per le quali ha ritenuto non credibili le dichiarazioni del richiedente, ritenendole incoerenti e vaghe. Di più, il Tribunale ha accertato che lo straniero non ha neppure allegato di essersi rivolto all’autorità di polizia e di non avere ricevuto protezione, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, lett. c).
A fronte di tali motivate argomentazioni, le censure in esame si traducono, in concreto, in una richiesta di rivisitazione del merito della vicenda, improponibile in questa sede (Cass., 04/04/2017, n. 8758).
Va, pertanto, esclusa in radice – attesa la non credibilità dello straniero – la concessione al medesimo dello status di rifugiato e della protezione sussidiari del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b).
1.3.4. Nel caso concreto, i fatti allegati nel giudizio di merito non attengono a situazioni di violenze indiscriminate, derivanti da un conflitto armato interno o internazionale, trattandosi di circostanze relative ad una vicenda personale e del richiedente, in relazione alla quale, peraltro, il medesimo non è risultato neppure attendibile. Ad ogni buon conto, il giudice adito ha, altresì, verificato sulla base di fonti internazionali citate nel provvedimento – che la regione di provenienza del ricorrente non è connotata da una situazione di violenza indiscriminata derivante da un conflitto armato in atto.
2. Con il quarto motivo di ricorso, C.M. denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
2.2.1. Il giudice territoriale ha motivato il diniego di protezione umanitaria, in considerazione del fatto che il richiedente non ha allegato nessuna specifica situazione di vulnerabilità personale. Del resto l’accertata non credibilità della narrazione dei fatti operata dall’istante, ed il mancato rilievo di una generale situazione socio-politica negativa, nella zona di provenienza, correttamente hanno indotto il Tribunale a denegare la misura in esame (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4455).
3. Per tutte le ragioni esposte, il ricorso deve essere, pertanto, rigettato, senza alcuna statuizione sulle spese del presente giudizio, attesa la mancata costituzione dell’intimato.
Rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 art. 2
 art. 13
 art. 13
 art. 19
 art. 35
 art. 6
 art. 14
 art. 14
 art. 14
 art. 14
 art. 360
 art. 3
 art. 5
 art. 14
 art. 5
 art. 13
 art. 13