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Timestamp: 2016-07-31 01:37:59+00:00

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Opera abusiva Demolizione con ripristino Acquisizione gratuita dell'opera abusiva al patrimonio disponibile del Comune Art.31 del T.U.E. D.P.R.n.380/2001 CORTE DI CASSAZIONE PENALE 4/10/2010 n.35546 DIRITTO URBANISTICO AmbienteDiritto.it Legislazione Giurisprudenza
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 4/10/2010 (Ud. 20.5.2010), Sentenza n. 35546
DIRITTO URBANISTICO - Opera abusiva - Demolizione con ripristino dell'assetto territoriale e/o mantenimento in essere per prevalenti interessi pubblici - Art. 31 del T.U.E. n. 380/2001 (e gi� l'art. 7 L. n. 47/1985). Ai sensi dell�art. 31 del T.U.E., D.P.R. n. 380/2001, regge un criterio generale di preminenza dell'interesse al ripristino dell'assetto territoriale violato, derogabile soltanto in presenza di fondate ragioni, con riferimento alle quali la deliberazione consiliare di mantenimento dell'opera abusiva deve essere motivata. Mentre, infatti, l'art. 15 della legge n. 10/1977 prevedeva il ricorso alla demolizione solo qualora l'opera non fosse idonea ad essere utilizzata per fini pubblici, gi� con l'art. 7 della legge n. 47/1985 � stato previsto che sia disposta sempre la demolizione "salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici". (Dich. inamm. il ricorso avverso sentenza n. 1739/2008 CORTE APPELLO di ROMA, del 22/01/2009) Pres. Onorato, Est. Fiale, Ric. Baldoni. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 4/10/2010 (Ud. 22.5.2010), Sentenza n. 35546
DIRITTO URBANISTICO - Abusivismo - Ordine di demolizione impartito dal giudice penale - Funzione autonoma ripristinatoria - Art. 31, c. 9, T.U.E. n. 380/2001 - Art. 44, lett. b), D.P.R. n. 380/2001. L'ordine di demolizione impartito dal giudice penale ai sensi dell'art. 31, comma 9, del T.U.E. n. 380/2001, assolvendo ad un'autonoma funzione ripristinatoria del bene giuridico leso, ha natura di provvedimento accessorio rispetto alla condanna principale e costituisce esplicitazione di un potere sanzionatorio, non residuale o sostitutivo ma svincolato rispetto a quelli dell'autorit� amministrativa, attribuito dalla legge al giudice penale (Cass., Sez. Unite, 24.7.1996, n. 15, ric. PM in proc. Monterisi). Sicch�, deve ritenersi definitivamente superata, in materia urbanistica, "la visione di un giudice supplente dell'Amministrazione pubblica". Lo stesso territorio costituisce l'oggetto della tutela posta dalla normativa penale urbanistica ed a tale tutela sostanziale si riconnette l'attribuzione al giudice del potere di disporre provvedimenti ripristinatori specifici qualora perduri la situazione offensiva dell'interesse protetto dalla norma penale. (Dich. inamm. il ricorso avverso sentenza n. 1739/2008 CORTE APPELLO di ROMA, del 22/01/2009) Pres. Onorato, Est. Fiale, Ric. Baldoni. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 4/10/2010 (Ud. 22.5.2010), Sentenza n. 35546
DIRITTO URBANISTICO - Acquisizione gratuita dell'opera abusiva al patrimonio disponibile del Comune - Demolizione a spese del responsabile dell'abuso - Ordinanza del dirigente o responsabile dell'ufficio tecnico comunale - Presupposti - Art. 31, 3� e 5� c., D.P.R. n. 380/2001. L'acquisizione gratuita dell'opera abusiva al patrimonio disponibile del Comune, ai sensi dell'art. 31, 3� comma, del D.P.R. n. 380/2001, non � incompatibile con l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale. Infatti, nella prima parte del comma 5 dello stesso articolo, si stabilisce che l'opera acquisita al patrimonio comunale deve essere demolita con ordinanza del dirigente o responsabile dell'ufficio tecnico comunale, a spese del responsabile dell'abuso. Si avrebbe incompatibilit� soltanto se, con deliberazione consiliare, a norma della seconda parte dello stesso comma 5, si fosse statuito di non dovere demolire l'opera acquisita. Il destinatario di tale ordine non potr� ottemperarvi soltanto se il Consiglio comunale abbia gi� ravvisato (ovvero sia sul punto di deliberare) l'esistenza di prevalenti interessi pubblici al mantenimento delle opere abusive. Invece ove il Consiglio comunale non abbia deliberato il mantenimento dell'opera, il procedimento sanzionatorio amministrativo (per le opere realizzate in assenza di permesso di costruire, in totale difformit� o con variazioni essenziali) ha come sbocco unico ed obbligato la demolizione a spese del responsabile dell'abuso. (Dich. inamm. il ricorso avverso sentenza n. 1739/2008 CORTE APPELLO di ROMA, del 22/01/2009) Pres. Onorato, Est. Fiale, Ric. Baldoni. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 4/10/2010 (Ud. 22.5.2010), Sentenza n. 35546
UDIENZA del 20.5.2010
SENTENZA N. 1029
REG. GENERALE N.30502/2009
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. PIERLUIGI ONORATO - Presidente
Dott. AGOSTINO CORDOVA - Consigliere
Dott. ALDO FIALE - Rel. Consigliere
1) BALDONI LUCIANA N. IL ad/xx/xxxx
- avverso la sentenza n. 1739/2008 CORTE APPELLO di ROMA, del 22/01/2009
- udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/05/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO FIALE
- Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Vincenzo Geraci che ha concluso per la declaratiora di inammissibilit� del ricorso;
- Udito il difensore Avv. Maria Antonella Maicaro, sostituto processuale dell'avv.to Lucio De Priamo, la quale ha chiesto l'accoglimento del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La Corte di Appello di Roma, con sentenza del 22.1.2009, confermava la sentenza 14.5.2007 del Tribunale monocratico di quella citt�, che aveva affermato la responsabilit� penale di Baldoni Luciana in ordine ai reati di cui:
- all'art. 44, lett. b), D.P.R. n. 380/2001 (per avere realizzato, in assenza del prescritto permesso di costruire, un fabbricato in duplice elevazione su una superficie di mq. 11 x 11 -- acc. in Roma, via Alpette, dal 7.12.2004 al 12.1.2005);
- agli artt. 64, 65, 71 e 72 D.P.R. n. 380/2001;
- all'art. 349 cpv. cod. pen. (per avere, in qualit� di custode, violato i sigilli apposti al manufatto abusivo il 7.12.2004 - acc. il 12.1.2005)
e, riconosciute circostanze attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante contestata per il delitto, ritenuta la continuazione ex art. 81 cpv. cod. pen., la aveva condannata alla pena complessiva di mesi 4, giorni 20 di reclusione ed euro 240,00 di multa, con ordine di demolizione delle opere abusive e concessione dei doppi benefici.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso la Baldoni, la quale ha eccepito la illegittimit� del disposto ordine di demolizione, poich� la costruzione abusiva ed il terreno in cui sorge sarebbero diventati di propriet� del Comune, a norma dell'art. 31, 3 comma, del D.P.R. n. 380/2001, ed il giudice penale non potrebbe compromettere le ulteriori scelte discrezionali dell'Amministrazione comunale (demolizione di ufficio o utilizzazione a fini pubblici).
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, perch� manifestamente infondato.
1. L'art. 31 del T.U. n. 380/2001 (e gi� l'art. 7 della legge n. 47/1985) - per le opere realizzate in assenza di permesso di costruire, in totale difformit� o con variazioni essenziali - ha previsto un regime sanzionatorio amministrativo, che si articola secondo il seguente schema generale:
- il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, rilevata la violazione, deve obbligatoriamente ingiungere al proprietario e al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione dell'opera abusiva, che dovr� essere eseguita a spese dei soggetti responsabili; - se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di 90 giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonch� quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive, sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del Comune;
- l'opera abusiva acquisita deve essere poi demolita, con ordinanza del dirigente o responsabile dell'ufficio tecnico comunale, a spese dei responsabili dell'abuso;
- eccezionalmente, per�, la demolizione pu� essere evitata in presenza di prevalenti interessi pubblici alla conservazione del manufatto - riconosciuti e dichiarati con deliberazione del Consiglio comunale - purch� ci� non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.
Dal sistema dianzi delineato si evince la sussistenza di un criterio generale di preminenza dell'interesse al ripristino dell'assetto territoriale violato, derogabile soltanto in presenza di fondate ragioni, con riferimento alle quali la deliberazione consiliare di mantenimento dell'opera abusiva deve essere motivata. Mentre, infatti, l'art. 15 della legge n. 10/1977 prevedeva il ricorso alla demolizione solo qualora l'opera non fosse idonea ad essere utilizzata per fini pubblici, gi� con l'art. 7 della legge n. 47/1985 � stato previsto che sia disposta sempre la demolizione "salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici".
2. L'ordine di demolizione impartito dal giudice penale ai sensi dell'art. 31, comma 9, del T.U. n. 380/2001, assolvendo ad un'autonoma funzione ripristinatoria del bene giuridico leso, ha natura di provvedimento accessorio rispetto alla condanna principale e costituisce esplicitazione di un potere sanzionatorio, non residuale o sostitutivo ma svincolato rispetto a quelli dell'autorit� amministrativa, attribuito dalla legge al giudice penale (vedi Cass., Sez. Unite, 24.7.1996, n. 15, ric. PM in proc. Monterisi; nonch� Cass., Sez. III, 12.12.2006, De Rosa).
Deve ritenersi definitivamente superata, infatti, in materia urbanistica, "la visione di un giudice supplente dell'Amministrazione pubblica". Lo stesso territorio costituisce l'oggetto della tutela posta dalla normativa penale urbanistica ed a tale tutela sostanziale si riconnette l'attribuzione al giudice del potere di disporre provvedimenti ripristinatori specifici qualora perduri la situazione offensiva dell'interesse protetto dalla norma penale.
3. L'acquisizione gratuita dell'opera abusiva al patrimonio disponibile del Comune, ai sensi dell'art. 31, 3� comma, del D.P.R. n. 380/2001, non � incompatibile con l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale; infatti, nella prima parte del comma 5 dello stesso articolo, si stabilisce che l'opera acquisita al patrimonio comunale deve essere demolita con ordinanza del dirigente o responsabile dell'ufficio tecnico comunale, a spese del responsabile dell'abuso.
Si avrebbe incompatibilit� soltanto se, con deliberazione consiliare, a norma della seconda parte dello stesso comma 5, si fosse statuito di non dovere demolire l'opera acquisita [vedi Cass., Sez. III: 31.1.2008, n. 4962, P.G. in proc. Mancini e altri; 23.1.2007, n. 1904, Turianelli; 29.11.2005, n. 43294, Gambino ed altro; 13.10.2005, n. 37120, Morelli; 20.5.2004, n. 23647, Moscato ed altro, 30.9.2003, n. 37120, Bommarito ed altro; 20.1,2003, n. 2406, Gugliandolo; 7.11.2002, n. 37222, Clemente; 17.12.2001, Musumeci ed altra; 29.12.2000, n. 3489, P.M. in proc. Mosca].
Si � gi� rilevato che l'acquisizione gratuita, in via amministrativa, � finalizzata essenzialmente alla demolizione, per cui non si ravvisa alcun contrasto con l'ordine demolitorio impartito dal giudice penale, che persegue lo stesso obiettivo: il destinatario di tale ordine non potr� ottemperarvi soltanto se il Consiglio comunale abbia gi� ravvisato (ovvero sia sul punto di deliberare) l'esistenza di prevalenti interessi pubblici al mantenimento delle opere abusive.
Ove il Consiglio comunale non abbia deliberato - invece - il mantenimento dell'opera, il procedimento sanzionatorio amministrativo (per le opere realizzate in assenza di permesso di costruire, in totale difformit� o con variazioni essenziali) ha come sbocco unico ed obbligato la demolizione a spese del responsabile dell'abuso. Non si comprende, dunque, perch� il condannato non possa chiedere al Comune (divenuto frattanto proprietario) l'autorizzazione a procedere ad una ineludibile demolizione a proprie cura e spese ovvero perch�, indipendentemente dalla proposizione o dalla sorte di una richiesta siffatta, l'autorit� giudiziaria non possa provvedere a quella demolizione che autonomamente ha disposto, a spese del condannato.
4. Nella fattispecie in esame, non risulta che il Consiglio comunale di Roma abbia escluso (ex art. 31, 5 comma, del TU. n. 380/2001) la necessit� di procedere alla demolizione dell'immobile abusivo in oggetto, ovvero abbia ravvisato l'esistenza di prevalenti interessi pubblici al suo mantenimento.
5. La inammissibilit� del ricorso non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione, per cui non pu� tenersi conto della prescrizione dei reati contravvenzionali venuta a scadere il 12.7.2009, cio� in epoca successiva alla pronuncia della sentenza impugnata ed alla presentazione del gravame (vedi Cass., Sez. Unite, 21.12.2000, n. 32, ric. De Luca).
6. Tenuto conto della sentenza 13.6.2000, n. 186 della Corte Costituzionale e rilevato che non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilit�", alla declaratoria della stessa segue, a norma dell'art. 616 c.p.p., l'onere delle spese del procedimento nonch� quello del versamento di una somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di euro 1.000,00.
ROMA, 20.5.2010
DEPOSITATA IN CANCELLERIA 4 ott. 2010

References: Art.31
 Sentenza 
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 sentenza 
 Sentenza 
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 Art. 44
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