Source: https://www.tidona.com/sulla-applicazione-della-disciplina-antitrust-ai-contratti-fideiussori-commento-alla-sentenza-n-24044-del-26-9-2019-della-corte-di-cassazione/
Timestamp: 2019-11-20 07:13:12+00:00

Document:
Sulla applicazione della disciplina antitrust ai contratti fideiussori - Commento alla Sentenza n. 24044 del 26.9.2019 della Corte di Cassazione | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
30 Settembre 2019 In Diritto bancario
Sulla applicazione della disciplina antitrust ai contratti fideiussori – Commento alla Sentenza n. 24044 del 26.9.2019 della Corte di Cassazione
Avv. Ernesto Sparano e Avv. Gianluca Scoleri
La sentenza integrale è riportata in nota.
L’argomento è stato fonte di ampio dibattito nelle pronunzie di merito ed è stato esaminato dalla Suprema Corte con tre ordinanze che hanno trattato questioni probatorie ovvero intertemporali.
Sul punto si rimanda a quanto scritto su questa stessa rivista con i due articoli richiamati in nota[1].
Invero era da attendere che la Suprema Corte fornisse utili indicazioni su un tema che ha visto opinioni contrastanti e spesso di parte.
In data 26.9.2019 è stata pubblicata la interessante Sentenza n. 24044/2019 della Corte di Cassazione, I Sezione civile, Presidente Giacinto Bisogni e Consigliere Relatore Laura Tricomi, avente ad oggetto “Concorrenza e antitrust – Legge n. 287 del 1990 – Contratto di fideiussione” nel giudizio che ci vedeva difendere la controricorrente Banca.
La Suprema Corte è intervenuta sulla questione della nullità della fideiussione redatta su schema ABI in relazione alla normativa antitrust in modo chiaro ed esaustivo.
I Giudici di legittimità hanno affermato, con ampia motivazione, che è da escludere una nullità in toto della fideiussione, mentre le clausole di cui agli articoli 2, 6 e 8 delle vecchie Norme Bancarie Uniformi (di seguito: NBU) possono apparire anti-concorrenziali e quindi affette da una nullità relativa, che però non travolge l’intero contratto di garanzia.
La pregevole pronunzia segue un iter logico puntuale e sgombra il campo dalle eccezioni avanzate dai ricorrenti, accogliendo le puntualizzazioni della difesa della banca.
a) Breve excursus dei fatti di causa.
I ricorrenti ebbero a proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca sulla base di contratti di fideiussione, sostenendo che detti contratti sarebbero nulli per contrarietà a norme imperative o per illiceità della causa. Il Tribunale respinse l’opposizione.
Nel corso del giudizio di appello, e precisamente all’udienza di discussione ex art. 281 sexies c.p.c., i ricorrenti eccepirono anche la nullità delle fideiussioni, predisposte unilateralmente dalla Banca e sottoscritte dagli appellanti in forma di negozio unilaterale nel 2013, perché riproducevano le NBU, da qualificarsi come intese illecite ex art. 2 della legge n. 287/1990, con l’effetto che la nullità delle intese si sarebbe dovuta ripercuotere sulle dette fideiussioni.
La Banca eccepiva che il testo non riportava pedissequamente le indicazioni ABI e peraltro non si era giovata della deroga all’art. 1957 c.c., avendo proposto le sue istanze tempestivamente.
La Corte respinse l’appello.
In particolare, per quello che qui interessa, la Corte disattendeva l’eccezione di nullità totale delle fideiussioni ritenendo che “nel caso in esame, sebbene effettivamente nel contratto di fideiussione stipulato tra gli appellanti e la Banca, siano presenti le clausole sopra riportate (2, 6 e 8) riproducenti nella sostanza il contenuto delle clausole ABI, dichiarate illegittime dall’Autorità Garante, tuttavia la nullità delle stesse non può condurre ad una declaratoria di nullità dell’intero contratto, in mancanza di allegazione che quell’accordo, in mancanza delle dette clausole, non sarebbe stato concluso. Ne consegue che, benché le clausole 2, 6 e 8 del contratto di fideiussione siano nulle, il contratto è tuttora valido ed esistente tra le parti”.
I fideiussori proponevano ricorso per cassazione avverso la Sentenza della Corte di Appello di Napoli eccependo la nullità delle fideiussioni.
La tesi dei ricorrenti prendeva come spunto l’ordinanza della Corte di legittimità n. 29810/2017 per sostenere la nullità totale del contratto fideiussorio.
Alla udienza pubblica il Procuratore Generale concludeva per il rigetto integrale del ricorso.
b) La Sentenza n. 24044/2019 del 26.9.2019.
La Corte di Cassazione ha ben chiarito i motivi per cui le tesi dei ricorrenti non potevano essere accolte, fornendo anche spunto per ulteriori riflessioni.
Ha anzitutto specificato che l’ordinanza n. 29810 del 2017 della stessa Suprema Corte, essendo stata resa tra parti diverse ed in relazione a distinte ed autonome vicende giudiziarie, integra soltanto un “precedente giurisprudenziale a valenza nomofilattica” e non può “assumere alcuna efficacia probatoria nel giudizio di merito”.
Da questo assunto discende la necessità di dover adeguatamente provare in ogni singolo giudizio la asserita nullità dei contratti di garanzia, o delle loro clausole, non essendo sufficiente il solo richiamo alla detta ordinanza.
Ha poi evidenziato che il dato da prendere in considerazione per valutare la nullità o meno della garanzia fideiussoria è il provvedimento n. 55 del 02.5.2005 della Banca d’Italia, che limita la lesività anticoncorrenziale esclusivamente alle clausole 2, 6 ed 8 delle NBU, nel caso in cui non fosse emerso che in mancanza di quelle clausole il contratto non sarebbe stato concluso (art.1419, primo comma, cod. civ.).
Di conseguenza, per ottenere la declaratoria di nullità dell’intero contratto fideiussorio è necessaria la prova della rilevanza e decisività delle clausole nulle ai fini della conclusione del contratto per entrambe le parti; mentre la valutazione della nullità delle clausole incriminate dovrà essere condotta caso per caso per verificarne la corrispondenza, o meno, al testo delle NBU del 2003.
Infine, la Corte sottolinea la differenza tra “gli accordi a monte, e cioè le intese, – oggetto di valutazione in merito alla illiceità per violazione della norma antitrust e sanzionate da nullità – ed i contratti stipulati a valle, in relazione ai quali può essere esercitata l’azione risarcitoria”.
I Giudici di legittimità hanno, infatti, rilevato che una corretta interpretazione della legge 287/90 va condotta alla stregua dei principi contenuti nella Sentenza a Sezioni Unite n. 2207 del 20.2.2005 (opportunamente trascritti alle pagine 6 e 7 della pronuncia in commento) ove, con estrema chiarezza, si afferma che i contratti “a valle” posti in essere dalle imprese aderenti alle intese “a monte”, mantengono la loro validità anche con la declaratoria di nullità dell’intesa “a monte”, che può dare luogo solo ad un’azione risarcitoria dei danni.
Gli Ermellini specificano ulteriormente, richiamando precedenti arresti sullo stesso punto, che “dalla declaratoria di nullità di una intesa tra imprese per lesione della libera concorrenza, emessa dalla Autorità Antitrust ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990, non discende automaticamente la nullità di tutti i contratti posti in essere dalle imprese aderenti all’intesa, i quali mantengono la loro validità e possono dar luogo solo ad azione di risarcimento danni nei confronti delle imprese da parte dei clienti”.
La conclusione della Corte è logica conseguenza dei richiamati principi: anche se l’Autorità amministrativa ha dichiarato l’illiceità delle clausole contenute negli articoli 2, 6 e 8 delle NBU trasfuse nei contratti fideiussori, ciò nonostante “in concreto la nullità del contratto a valle debba essere valutata dal giudice adito alla stregua degli artt. 1418 e ss. cod. civ. e che possa trovare applicazione l’art.1419 cod. civ., come avvenuto nel presente caso, laddove l’assetto degli interessi in gioco non venga pregiudicato da una pronuncia di nullità parziale, limitata alle clausole rivenienti dalle intese illecite”.
c) La pronuncia in commento offre, come detto, anche ulteriori spunti di riflessione.
c1) Anzitutto, in tema di prova della rilevanza e decisività delle clausole incriminate ai fini della conclusione del contratto di garanzia, la Corte chiarisce che – per giungere ad una declaratoria di nullità totale dello stesso – si deve valutare se e come dette clausole incidano sull’assetto degli interessi in gioco, sulla struttura e sulla causa del contratto.
Soccorrono, per tale valutazione, le rilevanti osservazioni della Corte secondo cui, da un lato, le citate clausole sono “funzionali all’interesse della banca e non dei fideiussori e che quindi, logicamente, solo la banca avrebbe potuto dolersi della loro espunzione” e, dall’altro, “la posizione dei garanti risulta meglio tutelata proprio in ragione della declaratoria di nullità parziale”.
c2) A pagina 7 della Sentenza si accenna ad una questione, già posta da alcuni giudici di merito[2], relativa al dato temporale sulla considerazione che va anche esaminata la data del rilascio della fideiussione, che nel caso di specie era del 2013, mentre il provvedimento della Banca d’Italia è stato emesso il 02 maggio 2005 e l’ordinanza n. 29810/2017 della Cassazione si riferisce ai contratti stipulati prima del 2005.
A nostro avviso, ciò impone una verifica dell’attualità delle indicazioni della Banca d’Italia e dell’Autorità Garante che non possono equivalere ad una indefinita sanzione di invalidità di clausole negoziali senza limiti temporali e quindi anche in riferimento alle fideiussioni sottoscritte negli ultimi anni, non riconducibili, a così lunga distanza di tempo, all’applicazione uniforme da parte degli operatori del medesimo schema contrattuale che è stato oggetto di esame.
c3) Infine, i Giudici di legittimità chiariscono l’interpretazione e la valenza dell’ordinanza della stessa Corte n. 29810 del 2017, specificando che questa “concerne la efficacia temporale del provvedimento della Banca d’Italia … e non già il complessivo apparato delle NBU in tema di fideiussione”. Di conseguenza dalla detta ordinanza non può farsi discendere né la qualificazione tout court di intesa illecita delle NBU in tema di fideiussione, né la nullità totale dei relativi contratti di fideiussione.
c4) La riflessione più rilevante, però, è di natura processuale, ai fini della difesa in giudizio.
Tutte le volte che la banca non si sia giovata delle clausole contestate e dichiarate nulle dalla Banca d’Italia (artt. 2, 6 e 8 della NBU del 2003) non solo non sarà possibile dichiarare la nullità in toto della fideiussione, ma non sarà neppure possibile configurare il diritto al risarcimento del danno.
d) Si potrebbe quindi ritenere che la Cassazione abbia proposto un principio di diritto così sintetizzato: le clausole frutto di intese illecite, favorevoli alla banca, che non incidono sulla struttura e sulla causa del contratto, ovvero non pregiudichino gli interessi in gioco, non possono che comportare una declaratoria di nullità parziale relativa alle dette clausole e giammai una nullità in toto dell’intero contratto. La tutela della posizione dei garanti è solo in ragione della declaratoria di nullità parziale e del risarcimento del danno.
A nostro avviso, la sentenza pone un fermo al proliferarsi di azioni di nullità totale proposte dai garanti che intendono sfruttare non tanto la legge n. 297/90, ma le indicazioni di cui all’ordinanza del 29810/2017 che, peraltro, come in precedenza dimostrato, non possono giammai essere poste a base delle suddette iniziative giudiziarie.
[1] “La fideiussione bancaria omnibus stesa su schema ABI e la normativa antitrust – Rassegna giurisprudenziale” in Magistra Banca e Finanza del 24.10.2018; “Brevi riflessioni sulla nota questione della fideiussione rilasciata su schema ABI e sulla normativa antitrust” in Magistra Banca e Finanza del 21.6.2019.
[2] Si vedano in particolare le Sentenze del Tribunale di Roma del 17.1.2019 e dell’01.3.2019.
Anatocismo bancario. Un caso pratico: commento a sentenza di condanna per l’istituto di credito al risarcimento degli interessi indebitamente dovuti a cliente 6 Giugno 2005

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 281
 art. 2
 Sentenza 
 Sentenza 
 provvedimento n. 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza