Source: https://www.garantecondominio.it/le-leggi-del-condominio/
Timestamp: 2018-02-25 03:19:42+00:00

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Il Condominio è Legge | Garante Condominio
Il Condominio è Legge
Spesso i condòmini si trovano a fronteggiare particolari casi in cui va applicata la legge. Essendo estranei alla materia trattata diventano parte debole nel far valere i propri diritti.
In questa rubrica l’Avv. Carlo Maria Palmiero, nome acclamato nel settore della giurisprudenza applicata al condominio, mette a disposizione la sua competenza da anni applicata anche al settore condominiale, al fine di spiegare al consumatore finale alcune delle leggi che regolano la materia condominiale.
Il materiale fornito su questa pagina è una gentile concessione dell’Avvocato Palmiero, che ha sposato la nostra causa.
Avvocato e Presidente Camera Civile di Aversa
Leggi i nostri articoli sulle leggi condominiali
La disciplina delle deleghe per l’assemblea
L’art. 67 disp. att. cod. civ. attribuisce a ogni condomino la possibilità di intervenire all’assemblea condominiale anche a mezzo di rappresentante che può essere sia a un condomino sia a un soggetto estraneo al Condominio. La norma, come novellata dalla legge di riforma del Condominio, richiede per la validità della delega la forma scritta e vieta, espressamente, la possibilità di conferire deleghe all’amministratore qualunque sia l’oggetto dell’assemblea. La norma, inoltre, prevede che se i condomini sono più di venti, il delegato non può rappresentare più di un quinto dei condomini e del valore proporzionale dell’edificio. Il soggetto delegato non può, a sua volta, delegare altri soggetti alla partecipazione in assemblea e la delega non è frazionabile nel senso che il condomino proprietario di più unità immobiliari può conferire una sola delega. Nell’ipotesi in cui un piano o porzione di piano dell’edificio appartenga in proprietà indivisa a più persone, queste hanno diritto a un solo rappresentante nell’assemblea, che è designato dai comproprietari. Il principio statuito dal primo comma dell’art. 67 disp. att. cod. civ. è inderogabile, per cui è nulla la clausola del regolamento di Condominio che limita il potere di rappresentanza in assemblea. Tuttavia il regolamento di Condominio può contenere […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Il diritto di voto in assemblea: quando e a chi?
Il proprietario di un’unità abitativa anche se non censita nelle tabelle millesimali ha diritto di voto in assemblea? E’ sufficiente essere proprietari di un immobile all’interno di un Condominio per acquisire il diritto di presenziare e partecipare attivamente alle riunioni condominiali, anche mediate l’esercizio del diritto di voto. E’questo il principio stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 4844 del 24 febbraio 2017, a seguito di ricorso promosso da alcuni condomini che chiedevano di stabilire se, in un edificio condominiale dotato di tabelle millesimali, la trasformazione di un locale sottotetto con conseguente mutamento di destinazione dello stesso in unità abitativa non censita nelle tabelle millesimali, consentisse o meno al proprietario di esercitare il diritto di voto nell’assemblea. I condomini rilevavano che se le tabelle hanno il conclamato scopo di consentire una corretta ripartizione delle spese e del computo dei quorum assembleari, non si comprendeva come si potesse ritenere legittimato al voto il proprietario di una unità immobiliare non censita in quelle tabelle. Il paradosso lamentato sarebbe consistito nel fatto che in questo modo il proprietario di una unità non censita nelle tabelle suddette avrebbe potuto concorrere all’approvazione delle delibere di ripartizione delle spese, senza però essere tenuto a […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
La realizzazione di un ascensore all’interno di un edificio condominiale rientra tra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche e, pertanto, ha incontrato il favor del legislatore che, nel riformare l’art. 1120 c.c., ha ridotto la maggioranza necessaria a deliberarne l’installazione, abbassando il quorum dalla maggioranza qualificata (maggioranza dei partecipanti al Condominio ed i due terzi del valore dell’edificio) alla maggioranza degli intervenuti e la metà del valore dell’edificio. Tuttavia, anche con riferimento alle opere tendenti all’abbattimento delle barriere architettoniche, permane l’onere di non arrecare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, di non alterare il decoro architettonico, di non rendere talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino. Detto principio è stato, di recente, confermato dalla Corte di Cassazione, nella sentenza n. 24235 del 29.11.2016, nella quale è stato statuito che “la condizione di inservibilità del bene comune all’uso o al godimento anche di un solo condomino, che rende illegittima e quindi vietata l’innovazione deliberata dagli altri condomini, è riscontrabile anche nel caso in cui l’innovazione produca una sensibile menomazione dell’utilità che il condomino precedentemente ricavava dal bene. Pertanto, anche nell’ipotesi dell’installazione di un ascensore, ancorché volto a favorire le esigenze […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Animali e condominio: come conciliarli?
L’art. 1138 del codice civile, così come riformato dalla legge 220/2012, in vigore dal 18.6.2013, stabilisce che “le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. Secondo le prime interpretazioni, la norma non trovava applicazione ai rapporti condominiali sorti precedentemente -per cui il regolamento condominiale che, già prima del 18.6.13, vietava di detenere animali nella propria abitazione in condominio, continuava ad essere valido- ed il divieto di tenere animali poteva continuare ad essere contenuto sia in un regolamento contrattuale, che in quanto predisposto dall’unico originario proprietario dell’edificio ed accettato con i singoli atti di acquisto dai condomini, poteva derogare od integrare la disciplina legale, limitando le facoltà comprese nel diritto di proprietà, sia in un regolamento adottato in sede assembleare con il consenso unanime di tutti i condomini. Tuttavia, alla luce delle prime sentenze di merito, questa interpretazione inizia a vacillare. Invero, con provvedimento del 22.7.16, il Tribunale di Cagliari, accogliendo il ricorso di un condomino contro il regolamento condominiale che vietava l’accesso al Condominio agli animali domestici, ritenendo viziata da nullità sopravvenuta detta disposizione regolamentare, ha affermato che “il regolamento condominiale che si discosti da tale disposizione è affetto da nullità in quanto il […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Modifica delle ripartizioni spese: come fare?
L’art. 1123 c.c. stabilisce che “le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione”. Le principali difficoltà nell’applicazione di detta norma sorgono in merito alle maggioranze necessarie per la modifica dei criteri di ripartizione di tali spese. Sul punto la Suprema Corte di Cassazione, nell’accogliere un ricorso di un condomino avverso la pronuncia assembleare che statuiva, con la maggioranza qualificata, un aumento delle quote condominiali per gli appartamenti adibiti ad uffici, ha affermato che “deve ritenersi affetta da nullità (che può essere fatta valere dallo stesso condomino che abbia partecipato all’assemblea ancorché abbia nella stessa espresso voto favorevole), e quindi sottratta al termine di impugnazione di giorni trenta previsto dall’art. 1137 c.c., la delibera dell’assemblea condominiale con la quale, senza il consenso di tutti i condomini, si modifichino i criteri legali ex art. 1123 c.c. o di regolamento contrattuale di riparto delle spese per la prestazione di servizi nell’interesse comune. Ciò, in quanto eventuali deroghe, venendo ad incidere sui diritti individuali del singolo condomino attraverso […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Come si ripartiscono le spese legali in caso di risarcimento al condomino?
(Al proprietario di un immobile che subisce un danno proveniente da un bene condominiale spetta partecipare al pagamento delle spese? Si, ma non per le spese processuali.) Negli edifici condominiali ciascun condomino ha la proprietà esclusiva di uno o più appartamenti e un diritto di comproprietà sulle parti comuni dell’edificio. Tanto comporta che il condomino che subisce un danno da un bene condominiale si trova ad assumere la duplice veste di soggetto che deve essere risarcito e di partecipante alla comunione con l’obbligo di custodire e riparare il bene condominiale. E’questo il principio affermato dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite che, con sentenza del 21.11.2011 n. 24406, ha stabilito che “sussistendo a carico di tutti i condomini (compreso lo stesso danneggiato) l’obbligo di custodia del bene comune in base all’art. 1117 c.c. e l’obbligo di riparazione dello stesso, il proprietario che ha subito il danno partecipa non solo alla ripartizione delle spese di riparazione del bene condominiale, ma partecipa anche alle spese di risarcimento del danno, nonostante il danno sia stato subito da esso condomino e non da estranei al Condominio”. Discorso a parte riguarda le eventuali spese processuali che, invece, dovranno essere ripartite solo tra gli altri […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Diritti civili Vs Regolamento condominiale
I divieti posti dal regolamento condominiale contrattuale ai diritti dei singoli condòmini devono essere considerati esistenti solo quando sono espressi in modo estremamente chiaro e non equivoco (Se non è espressamente vietato, si può aprire una pizzeria al primo piano) Come è noto il regolamento condominiale di origine contrattuale, vale a dire il regolamento predisposto dal costruttore o dall’originario unico proprietario, può imporre divieti e limiti di destinazione alle facoltà di godimento dei condomini sulle unità immobiliari di esclusiva proprietà sia mediante un’elencazione di attività vietate, sia con riferimento ai pregiudizi che si intende evitare. La giurisprudenza, in più occasioni, ha precisato che la compressione di facoltà normalmente inerenti alle proprietà esclusive dei singoli condomini deve risultare da espressioni incontrovertibilmente rivelatrici di un intento chiaro, non suscettibile di dar luogo ad incertezze (cfr. Cass. sez. un. 20237/09). Tanto significa che sono vietate le interpretazioni di carattere estensivo delle norme regolamentari, e che solo le limitazioni espressamente previste possono ritenersi vigenti, atteso che il silenzio su determinate questioni implica, più che l’intenzione di porre dei limiti, la necessità di salvaguardare le facoltà connesse al diritto di proprietà. In particolare, in tema di interpretazione del regolamento condominiale, costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
La legge di riforma del Condominio nel disciplinare la nomina dell’amministratore e la durata del suo incarico ha introdotto delle novità di rilievo tendenti a garantire un minimo di continuità nella gestione condominiale. La prima novità riguarda il limite dimensionale che determina l’obbligatorietà della figura dell’amministratore: il nuovo articolo 1129 del codice civile al comma 1, infatti, innalza da quattro ad otto il numero di condomini oltre il quale è obbligatoria la nomina dell’amministratore. Il quorum richiesto per la nomina, invece, è rimasto immutato: la delibera dovrà essere assunta con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Mentre in passato si riteneva che l’accettazione della nomina da parte dell’amministratore potesse essere anche tacita e avvenire per facta concludentia, con l’introduzione della L. 220/12 è stata eliminata detta possibilità. L’articolo 1129 c.c. ai commi 2 e 14, infatti, stabilisce l’obbligo per l’amministratore, all’atto dell’accettazione della nomina, di comunicare i propri dati anagrafici e professionali, indicare i locali dove si trovano i registri condominiali obbligatori, comunicare i giorni e l’orario in cui ogni interessato potrà prendere visione ed ottenere copia dei documenti condominiali, specificare analiticamente, a pena di nullità della nomina, l’importo […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
A distanza di anni la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la recentissima sentenza n. 9449 del 10 maggio 2016, è tornata ad occuparsi della responsabilità per i danni causati agli appartamenti sottostanti dalle infiltrazioni derivanti dal lastrico solare (o terrazzo), di proprietà ed uso esclusivo, affermando che “in tema di Condominio negli edifici, allorquando l’uso del lastrico solare non sia comune a tutti i condomini, dei danni che derivano da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo del lastrico solare (o della terrazza a livello), in quanto custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il Condominio, in quanto la funzione di copertura dell’intero edificio, o di parte di esso, propria del lastrico solare (o della terrazza a livello) ancorché di proprietà esclusiva o in uso esclusivo, impone all’amministratore l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni e all’assemblea dei condomini di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria”. Detta pronuncia è rilevante non tanto perché ha ribadito che le spese relative ai danni causati dalle infiltrazioni vanno, di regola, attribuite secondo il criterio di imputazione previsto dall’art. 1126 c.c.(un terzo a carico del proprietario esclusivo del lastrico e per i restanti due terzi […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Condominio minimo: quando fare ricorso al giudice?
Per Condominio minimo si intende il Condominio costituito da soli due condomini. La riduzione a due unità del numero dei partecipanti non comporta il venir meno del Condominio medesimo, ma determina solo l’inapplicabilità della disciplina dettata dal codice civile in tema di costituzione dell’assemblea e di validità delle relative delibere e l’applicazione, invece, della regolamentazione prevista per l’amministrazione della comunione in generale. Anche nel caso del Condominio minimo, le spese necessarie alla conservazione o alla riparazione della cosa comune devono essere oggetto di regolare delibera, adottata previa rituale convocazione dell’assemblea dei condomini, della quale non costituisce valido equipollente il mero avvertimento o la mera comunicazione all’altro condomino della necessità di provvedere a determinati lavori. Il principio anzidetto può essere derogato solo se vi sono ragioni di particolare urgenza ovvero trascuratezza da parte degli altri comproprietari. Detti principi sono stati, di recente, ribaditi dalla Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza del 2 marzo 2017, n. 5329, ha sancito la nullità della delibera di approvazione di alcuni lavori eseguiti sull’edificio, assunta da uno solo dei condomini, affermando che “nel condominio cd. minimo (formato, cioè da due partecipanti con diritti di comproprietà sui beni comuni nella stessa proporzione) le regole codicistiche sul […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Contocorrente obbligatorio: si o no?
Una delle più importanti novità introdotte dalla legge 220/2012, in vigore dal 18.6.2013, riguarda l’obbligo da parte dell’amministratore di far transitare tutte le somme riguardanti la gestione del Condominio su uno specifico conto corrente. Questa necessità di trasparenza gestionale, introdotta dall’art. 1129, co. 7 del c.c., in verità non fa altro che recepire l’ormai consolidata giurisprudenza che, pur in assenza di specifiche norme, stabiliva che l’amministratore era tenuto a far affluire i versamenti delle quote condominiali su un apposito e separato conto corrente per evitare sovrapposizioni e confusioni tra il patrimonio del Condominio e il suo personale, senza necessità di espressa autorizzazione dell’assemblea in tal senso. Il conto corrente, bancario o postale, dovrà essere intestato al Condominio e di facile accesso, per il tramite dell’amministratore, da parte dei condomini che possono chiedere di prenderne visione e, a proprie spese, estrarre copia della rendicontazione contabile. La firma e la gestione del conto rimangono, comunque, all’amministratore nella sua qualità di rappresentante dei condomini. La mancata apertura ed utilizzazione del conto corrente è considerato un inadempimento particolarmente grave che può determinare la revoca dell’amministratore, per giusta causa, sia da parte dell’assemblea che dell’autorità giudiziaria su istanza di ciascun condomino. La norma in oggetto […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Le decisioni in condominio
Chi decide in condominio delle parti comuni? Nel contesto condominiale esistono delle parti private, ad esempio le abitazioni ed i garage di proprietà del condòmino, e delle parti comuni, ad esempio il pianerottolo, le scale, il cortile. Il condominio, una volta costituito, affida all’assemblea condominiale la responsabilità di decidere delle parti comuni, seguendo delle leggi apposite per il suddetto compito. La legislazione sul condominio si caratterizza per il fatto che sottrae al comproprietario delle parti comuni dell’edificio il potere di gestire liberamente il proprio bene per affidarlo all’assemblea condominiale, la quale è un organo collegiale che decide in base a maggioranze e il condomino di minoranza deve adeguarsi, a meno che non decida di impugnare la delibera per motivi di legittimità. Quindi potremmo dire che le decisioni, quasi tutte, riguardo le parti comuni non vanno prese dal singolo condominio o da un gruppo di condòmini ma sono in capo all’assemblea condominiale: l’assemblea si riunisce, si decide su un punto dell’ordine del giorno in base alle votazioni e si stila un verbale di assemblea nel quale si evince la decisione presa per maggioranza. Il singolo voto non ha solo un valore numerico ma anche un valore in base al millesimo rappresentato […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Lavori urgenti in condominio: chi deve contribuire?
L’art. 1135 c.c. stabilisce che “l’amministratore non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere urgente, ma in questo caso deve riferirne nella prima assemblea”. La Cassazione è costante nel ribadire che per “spesa urgente” deve intendersi quell’intervento da eseguire “senza ritardo e, quindi, senza poter avvertire tempestivamente l’assemblea, al fine di evitare che si producano dei danni o che gli stessi, già verificatisi, possano aumentare”. L’obbligo di riferirne alla prima assemblea dei condomini non è volto ad ottenerne la ratifica, ma rientra solo nell’obbligo generale che incombe sull’amministratore di rendere conto della sua gestione, tant’è che l’inosservanza di detta prescrizione non preclude il diritto al rimborso delle spese urgenti nei limiti in cui il Giudice le ritenga giustificate (così Cass. 10144/96). Detti principi sono stati, di recente, ribaditi dalla Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza del 02.02.2017, n.2807, sez. II, ha stabilito che “in materia di lavori di straordinaria amministrazione disposti dall’amministratore di Condominio in assenza di previa delibera assembleare non è configurabile alcun diritto di rivalsa o di regresso del Condominio, atteso che i rispettivi poteri dell’amministratore e dell’assemblea sono delineati con precisione dalle disposizioni del codice civile (artt. 1130 e 1135), che limitano le […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Rumori in condominio: possibile risarcimento danni?
L’art. 844 cod. civ. stabilisce che «il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi». Nel contesto condominiale la valutazione della “normale tollerabilità” deve tenere conto, caso per caso, della peculiarità dei rapporti condominiali, delle destinazioni urbanistiche, del regolamento condominiale, nonché del primario bene della salute che, nell’ambito della tutela dei diritti assoluti assicurata dagli artt. 2043 e 2058 c.c., deve essere protetto contro qualsiasi attività possa menomarlo (Cass. Civ., 11.4.2006 n. 8420). In particolare, giova ricordare che, in tema di immissioni rumorose, è possibile che le clausole regolamentari introducano disposizioni più severe della normativa di cui all’art. 844 c.c., imponendo divieti assoluti e tassativi di svolgimento di determinate attività. In detta ipotesi la liceità o meno della immissione rumorosa dovrà essere valutata non alla stregua del principio generale posto dalla legge, bensì del criterio di valutazione fissato nel regolamento (Cass. Civ., 14.11.1978 n. 5241). In presenza di immissioni eccedenti la normale tollerabilità, su istanza del singolo condomino, il Giudice può individuare e imporre, in via coercitiva, […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Coniugi separati: chi paga il condominio?
Una delle domande che spesso si pone l’amministratore di Condominio è a chi debba richiedere il pagamento delle quote condominiali in presenza di coniugi separati o divorziati che si sottraggono, addossandosi reciproche responsabilità, al pagamento delle spese. Orbene, laddove i coniugi siano comproprietari dell’immobile, l’assegnazione della casa ad uno di essi non comporta il venire meno in capo all’altro della condizione di partecipante al Condominio, con tutti i diritti e doveri che Una delle domande che spesso si pone l’amministratore di Condominio è a chi debba richiedere il pagamento delle quote condominiali in presenza di coniugi separati o divorziati che si sottraggono, addossandosi reciproche responsabilità, al pagamento delle spese. In tal caso, infatti, l’unico onere dell’amministratore, venuto a conoscenza della separazione dei coniugi, sarà quello di inviare le convocazioni di assemblea a ciascuno di essi, ai rispettivi indirizzi. Pertanto, nei confronti del Condominio i coniugi comproprietari, anche se separati e/o divorziati, sono responsabili solidalmente per tutte le spese di gestione, sia ordinarie che straordinarie, per cui l’amministratore, in caso di mancato pagamento, può agire, indifferentemente, per il recupero delle quote nei confronti di uno di essi. Tanto, perché, qualsiasi accordo o sentenza di separazione e/o divorzio fa stato solo nei […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)
Il condominio del piano più basso può usare il sottosuolo a suo piacimento?
(E’ inibito al proprietario dell’immobile sito più in basso di effettuare opere nel sottosuolo, per acquisirne utilità – ad es. cantina al di sotto del garage- senza il consenso unanime dei condomini) L’art. 1117 del codice civile prevede fra i beni comuni le fondazioni ed il suolo su cui sorge l’edificio. Per suolo si intende l’area su cui poggia il fabbricato, esclusi, quindi, eventuali spazi circostanti. L’esatta qualificazione del suolo ha richiesto, più volte, l’intervento della Suprema Corte di Cassazione che, con una lunga e costante opera interpretatrice, ha chiarito che “il suolo su cui sorge l’edificio attribuito, a norma dell’art. 1117 c.c., n. 1, in proprietà comune ai condomini, è costituito dalla porzione di terreno sulla quale poggia l’intero edificio e, quindi, la parte infima di esso. Il suolo non è configurato dalla superficie a livello del piano di campagna, ma dalla porzione di terreno su cui viene ad insistere l’intero fabbricato e, più specificamente, dalla parte inferiore di esso, con la conseguenza che i condomini sono comproprietari non della superficie a livello di piano di campagna -la quale, normalmente, a causa dello sbancamento e della costruzione del fabbricato, è venuta a mancare – bensì del tratto di […] Condividi:Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra)Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra)

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 1123
 sentenza 
 Cass. sez. 
 articolo 1129
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza