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Timestamp: 2018-12-12 22:13:23+00:00

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ESTRATTO DAL DOCUMENTO “VOGLIA DI VIVERE” REALIZZATO DAL CTI MESTRE
12 ELEMENTI PER CAPIRE, AGIRE, COLLABORARE E INTEGRARE
1-INDIVIDUAZIONE DELL’ALUNNO DISABILE
CHI RICHIEDE L’INDIVIDUAZIONE DELLA DISABILITA’
--> L’individuazione viene richiesta dal genitore (o dall’esercente la potestà
Essi devono produrre la Certificazione clinica, contenente la Diagnosi Multiassiale (in base ai codici diagnostici riferiti all’ICD 10), da allegare alla domanda di accertamento, e la Diagnosi Funzionale, utile ai fini dell’individuazione dei bisogni educativi.
- Se dalla valutazione risulta una diagnosi di patologia, per cui si rende necessaria la presenza dell’insegnante di sostegno, la Famiglia richiede l'accertamento da parte dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare Distrettuale (UVMD), da presentare al Distretto Socio Sanitario di appartenenza
- Si effettua l'UVMD, con valutazione collegiale da parte di operatori sanitari e sociali e produzione del Verbale di Accertamento.
CHI REDIGE IL DOCUMENTO DI CERTIFICAZIONE DI DISABILITA’
--> Il documento viene redatto dall’équipe multidisciplinare, composta da:
neuropsichiatra infantile, psicologo, assistente sociale, eventuale terapista della
“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.”
(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2011 n. 164)
Le commissioni mediche di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nei casi di valutazione della diagnosi funzionale costitutiva del diritto all'assegnazione del docente di sostegno all'alunno disabile, sono integrate obbligatoriamente con un rappresentante dell'INPS, che partecipa a titolo gratuito.
--> La certificazione ha validità fino alla sua eventuale revoca decisa dal gruppo di
lavoro che si occupa dell’alunno; in ogni caso i genitori possono richiedere
l’interruzione dei benefici previsti dalla L. 104/92 in qualunque momento lo
ritengano opportuno, attraverso una semplice richiesta indirizzata al Dirigente
2-LA DIAGNOSI FUNZIONALE (D.F.)
--> Il documento che attesta la situazione di handicap, ai fini dell’integrazione scolastica,
è denominato Diagnosi Funzionale. Si tratta di un documento sanitario (disciplinato
dall’art. 3 del D.P.R. 24/02/94) in cui viene descritto stato di salute, capacità,
potenzialità e difficoltà dello sviluppo psicofisico dell’alunno certificato.
--> Sulla base della recente Intesa Stato-Regioni, la Diagnosi Funzionale include il
Profilo Dinamico Funzionale (P.D.F.).
--> La Diagnosi Funzionale deve essere predisposta entro il 30 luglio (D.P.C.M. 185/06
art. 3 comma 1 e L. 333/01 art.4 commi 1 e2) dell’anno precedente (ma sarebbe utile
averla un paio di mesi prima), ad ogni passaggio di ciclo scolastico e aggiornata
--> La Diagnosi Funzionale è atto sottoposto alla legge di tutela della privacy.
--> La Diagnosi Funzionale si articola nelle seguenti parti:
1. approfondimento anamnestico e clinico;
2. descrizione del quadro di funzionalità nei vari contesti;
3. definizione degli obiettivi in relazione ai possibili interventi clinici, sociali
ed educativi e delle idonee strategie integrate di intervento;
4. individuazione delle tipologie delle competenze professionali e delle risorse
strutturali necessarie per l’integrazione scolastica e sociale.
--> La Diagnosi Funzionale non si limita ad accertare il tipo e la gravità del deficit, bensì
indica le aree di potenzialità dal punto di vista funzionale. Costituisce, dunque, il
presupposto necessario per la stesura del Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.).
--> Il documento viene redatto dall’Équipe multidisciplinare dell’Unità Operativa di
Neuropsichiatria Infantile della ASL/ULSS di riferimento (composta dal medico
specialista in neuropsichiatria infantile, dallo psicologo dell’età evolutiva, dal
terapista della riabilitazione e dagli operatori sociali in servizio presso la ASL).
Il documento viene presentato, all’inizio dell’anno scolastico, in sede di incontro
interprofessionale, promosso dal Dirigente che lo presiede direttamente o tramite un
proprio delegato. All’incontro partecipano tutti gli operatori coinvolti nel progetto di
integrazione: insegnanti di classe e di sostegno, operatori dell’équipe, genitori
dell’alunno in situazione di disabilità. Può essere nuovamente redatto se, nel corso
dell’iter scolastico, le condizioni dello stato di salute dell’alunno si modificano in
E’ uno strumento conoscitivo che, partendo dalla menomazione e dai suoi effetti sul
soggetto, mira ad individuare l’insieme delle disabilità e delle capacità dello stesso.
E’ documento indispensabile al fine di poter accedere, in relazione ai bisogni
dell’alunno disabile, agli interventi educativi, assistenziali e di sostegno necessari alla
sua integrazione scolastica.
3 - PROGRAMMAZIONE EDUCATIVA INDIVIDUALIZZATA
--> Si tratta di un documento nel quale vengono descritti gli interventi e i percorsi
integrati alla programmazione di classe e ciò coerentemente con gli orientamenti e le
attività extrascolastiche di carattere riabilitativo e socio-educativo. Può essere redatto
(con il consenso scritto della famiglia) in modo tale da individuare percorsi didattici
non riconducibili alla specifica programmazione della classe. In tal caso si parla di
programmazione differenziata.
Sulla base degli elementi desunti dalla Diagnosi Funzionale, si elabora ciò che non
deve limitarsi al solo progetto didattico, ma è un vero e proprio progetto globale di
vita in cui vengono descritti tutti gli interventi finalizzati all’integrazione scolastica e
sociale dell’alunno in situazione di disabilità per un determinato periodo (anno
scolastico suddiviso in trimestri o quadrimestri), al termine del quale bisogna
effettuare verifiche e apportare eventuali modifiche (D.P.R. 24/2/94 art. 6 -
L.104/92). E’ un documento flessibile, che può essere modificato se il team che segue
l’alunno ritiene che sia stato costruito in modo non rispondente ai reali bisogni
dell’allievo disabile.
--> Il P.E.I. consente di individuare le proposte relative alle risorse necessarie:
assegnazione delle ore di sostegno, modalità di assistenza per l’autonomia e la
comunicazione, utilizzo di ausili e sussidi didattici, assistenza igienica ecc. (D.P.R.
del 24.02.94 art.5 comma 4).
--> E’ redatto congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla ASL e dal
Consiglio della classe di cui fa parte l’allievo e con la partecipazione dell'insegnante
operatore psico-pedagogico, ove presente, in collaborazione con i genitori o gli
esercenti la potestà parentale dell'alunno. Tutti questi soggetti formano il G.L.H.O.
(Gruppo di Lavoro Operativo per l’Handicap).
COSA CONTIENE IL P.E.I.
- sussidi tecnologici
Il G.L.H.O. può scegliere tra tre tipi di percorsi didattici, con il parere vincolante dei
A- percorso “NORMALE” ( programma della classe );
B- percorso “SEMPLIFICATO” o “per obiettivi minimi”: si sostanzia nella
riduzione o sostituzione di alcuni contenuti programmatici di alcune discipline
(L.104/92 art. 16 comma 1). Gli allievi che seguono questa programmazione,
al termine del ciclo di studi, sostengono le stesse prove d’esame dei loro
compagni e se le superano conseguono un titolo di studio con valore legale
(riconducibile al programma della classe);
C- percorso “DIFFERENZIATO” con contenuti, cioè, estremamente ridotti o
diversi da quelli dei compagni. (non riconducibile al programma della
classe). Alla fine del ciclo di studi, l’allievo sostiene delle prove differenziate e
consegue un attestato di frequenza che non ha valore legale.
Deve essere redatto entro il 30 novembre. Si verifica con frequenza possibilmente
trimestrale. Per casi di particolare difficoltà le verifiche sono più frequenti.
4 : TUTELA DELLA PRIVACY
--> Le notizie sulle disabilità degli alunni, e tutte le certificazioni mediche sono dati
sensibili (L.675/96 art. 22; Codice in materia di protezione dei dati personali D.lgs
196/03; Prescrizione del Garante sul trattamento dei dati da parte delle scuole del
26/07/2005); le istituzioni scolastiche sono quindi tenute all’applicazione della legge
--> Il Dirigente Scolastico, che è il responsabile del trattamento dei dati, può
legittimamente raccogliere i dati sensibili dell’alunno con disabilità e comunicarli
agli organi competenti per l’erogazione degli interventi necessari all’integrazione
scolastica (si veda il Decreto Ministero Pubblica Istruzione n. 305 del 07/12/2006,
emanato in attuazione del Codice in materia di dati personali).
Il Dirigente Scolastico deve comunicare la Diagnosi Funzionale ai membri delle
Équipe Pedagogiche e ai componenti del GLHO (ex art. 12 comma 5 L. 104/92) per
la formulazione del PEI.
--> Tutti i soggetti coinvolti possono solo prendere annotazioni ma non duplicare la
Diagnosi Funzionale. Sono, in ogni caso, tenuti all’obbligo del segreto d’ufficio, la
cui violazione è sanzionata a livello penale.
I genitori hanno sempre diritto di estrarre copie, del PEI e di tutti i documenti relativi
al percorso scolastico del figlio (L.241/90 art. 22 comma 1, art. 25).
5- Il GRUPPO DI LAVORO OPERATIVO SULL’HANDICAP (G.L.H.O.)
COS’E’ .
--> E’ un gruppo di lavoro multidisciplinare (art. 12 comma 5 L.104/92) che, su
convocazione del Dirigente Scolastico, previo accordo con gli operatori interessati,
programma e verifica gli interventi per l’integrazione scolastica e il progetto
educativo globale (anche extrascolastico), specifici per il singolo alunno.
--> Il G.L.H.O., in linea generale, programma e verifica le specifiche attività scolastiche
ed extrascolastiche dell’alunno in situazione di disabilità.
Tra i compiti specifici di tale gruppo c’è quello di predisporre il P.E.I., di verificarne
l’attuazione nonché l’efficacia dell’intervento scolastico (art.12 L104/92, commi 5 e
6 e Atto di Indirizzo D.P.R. del 24/02/94 art.4 e 5), valutare l’ opportunità e il
coinvolgimento dell’accudiente e/o facilitatore nell’azione globale dell’intervento di
recupero a favore dell’allievo disabile. Tale apporto va inserito (con progetto) nel
--> IL G.L.H.O. propone, inoltre, eventuali modifiche all’erogazione del sostegno
didattico dopo aver sentito il Consiglio di Classe e considerate le specifiche esigenze
di recupero psico-socio-pedagogico.
--> E’ composto dal Dirigente Scolastico, dall’Équipe pedagogica, dagli assistenti per
l’autonomia e la comunicazione, dagli operatori dell’équipe multidisciplinare della
ASL, dagli operatori (dell’ASL e/o dell’ente privato referente che seguono il percorso
riabilitativo dell’alunno con disabilità), dai genitori, da un esperto di loro fiducia e/o
dall’Associazione di cui fanno parte.
--> Si riunisce almeno due volte l’anno per la stesura, l’aggiornamento e la verifica del
P.D.F. (art.13, L104/92) e del P.E.I. (art.14, L104/92).
In casi particolari un’ulteriore convocazione può essere richiesta da qualunque
6- Il GRUPPO DI LAVORO D’ISTITUTO SULL’HANDICAP (G.L.H.I.)
--> E’ un Gruppo di Lavoro sull’Handicap a livello di Istituto, con compiti di
organizzazione e di indirizzo, nominato dal Dirigente Scolastico.
--> Il G.L.H.I. è composto dal Dirigente Scolastico, dai rappresentanti degli insegnanti
curriculari e di sostegno, dai rappresentanti degli Enti Locali (compresi gli assistenti
per l’autonomia e la comunicazione), dai rappresentanti dei collaboratori scolastici
impegnati nell’assistenza igienica, dai rappresentanti delle ASL, dai rappresentanti
dei genitori di tutti gli alunni, dai rappresentanti delle Associazioni e/o di familiari
dei ragazzi con disabilità, oltre che dai rappresentanti degli studenti solo per la
--> Si riunisce all’inizio dell’anno e in qualsiasi momento lo richiedano il Dirigente
Scolastico, le famiglie o gli operatori scolastici.
Il G.L.H.I., come previsto dall’art. 15 comma 2 della L.104/92, dalla C.M. 262/88 –
par.2 e dal D.M. 122/94, ha il compito di:
--> creare rapporti con il territorio per la mappatura e la programmazione delle
--> collaborare alle iniziative educative e integrative predisposte nel P.O.F.;
--> analizzare la situazione complessiva della disabilità nelle scuola di competenza;
analizzare le risorse umane e i materiali dell’Istituto al fine di predisporre
interventi volti alla integrazione;
--> formulare proposte per la formazione e l’aggiornamento del personale (art. 14.
comma 7 della L.104/92);
--> proporre ai Coordinatori dei Consigli di Classe i materiali e i sussidi didattici
necessari agli allievi con difficoltà di apprendimento;
--> produrre documenti inerenti l’integrazione scolastica;
--> pubblicizzare le attività dell’Istituto e i materiali didattici prodotti.
7- IL DOCENTE CURRICULARE E IL DOCENTE DI SOSTEGNO
--> Affinché l’integrazione degli alunni con disabilità sia reale ed efficace, occorre che vi
sia il coinvolgimento attivo e la presa in carico da parte degli insegnanti curriculari, i
quali sono insegnanti di tutti gli alunni della classe (C.M. 78/03; Nota Ministeriale n.
4088 del 2 ottobre 2002).
Tutti gli interventi didattici inerenti al P.E.I. “debbono coinvolgere l’intero corpo
docente, e ciò superando la logica, purtroppo diffusa e ricorrente della delega del
problema dell’integrazione al solo insegnante di sostegno” (Nota Ministeriale n.
2407dell’8 agosto 2002).
--> La figura dell’insegnante per le attività di sostegno è prevista nella scuola di ogni
ordine e grado (inclusi i corsi serali per adulti) (L.517/77; L. 270/82; C.M. n. 262/88).
--> La sua attività deve essere rivolta all’intera classe nella quale è iscritto l’alunno in
situazione di disabilità. Infatti l’insegnante di sostegno è un insegnante a sostegno
alla classe per favorire l’integrazione di tutti gli studenti. Ha anche il ruolo di
facilitatore della comunicazione e della relazione tra i docenti, l’alunno con disabilità,
gli alunni della classe e gli altri soggetti che interagiscono nel processo di
integrazione (famiglia, personale ASL, educatori, mediatori, assistenti per
l’autonomia e la comunicazione), si tratta di un docente metodologo.
--> Il docente di sostegno partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla
elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, di
classe e dei collegi docenti.
--> Il Dirigente Scolastico assegna l’insegnante di sostegno alla classe in contitolarità
con i docenti curriculari.
8- L’ASSISTENTE PER L’AUTONOMIA E LA COMUNICAZIONE
--> Si tratta di personale appositamente formato, in possesso di competenze professionali
specifiche o riconosciute tali, che si inserisce nelle attività scolastiche secondo un
progetto elaborato in base ai bisogni dell’alunno in situazione di disabilità.
--> Ha il compito di sostenere l’alunno nell’ambito dell’autonomia e della
comunicazione, collaborando con il personale della scuola e gli insegnanti ai fini
della effettiva partecipazione dell’alunno a tutte le attività scolastiche e,
compatibilmente con l’organizzazione del proprio orario di lavoro, extrascolastiche.
9- IL TRASPORTO, CHI FORNISCE IL SERVIZIO
--> Il trasporto per gli studenti disabili è garantito gratuitamente dal Comune di residenza
agli studenti della scuola dell’obbligo, per il percorso da casa a scuola e viceversa,
mediante pulmino attrezzato per gli specifici bisogni.
--> Solo per la gestione del servizio di trasporto scolastico agli studenti delle scuole
secondarie di secondo grado il servizio è erogato dalla Provincia che di fatto delega i
Comuni che, a loro volta, utilizzano fondi provinciali e regionali, delegano le
cooperative trasporto disabili. (D.lgs 112/98; L.328/00;L-142/90).
--> Segnalata alla scuola la necessità del trasporto, questa si attiverà per la richiesta
all’Ente locale competente, il quale, non appena in possesso della documentazione
necessaria, sarà in grado di gestire a livello tecnico-amministrativo l’intero servizio, a
partire dall’accertamento del diritto alla prestazione fino all’erogazione dello stesso.
10- USCITE, VISITE E VIAGGI DI ISTRUZIONE
“E' nota la valenza educativa e culturale dei viaggi d'istruzione, relativamente ai quali
sono state emanate fino ad oggi numerose circolari; essi rappresentano, infatti,
nell'articolato progetto dell'offerta formativa della scuola, una opportunità
fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun
alunno e per l'attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente
diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio”.
(Nota Ministeriale 11 aprile 2002, n. 645, che richiama le Circolari Ministeriali 14
ottobre 1992, n. 291 e 2 ottobre 1996, n. 623).
La Nota Ministeriale n. 645 precisa che:
a) l'Istituzione Scolastica, per una corretta e funzionale organizzazione, nonché per la
determinazione del costo del viaggio, comunicherà all'Agenzia di Viaggi la
presenza di allievi in situazione di disabilità, i relativi servizi necessari e
l'eventuale presenza di assistenti educatori culturali;
b) agli allievi in situazione di disabilità e agli assistenti educatori culturali dovranno
essere forniti i servizi idonei, secondo la normativa vigente in materia.
Poiché nella stessa Nota si legge che “i viaggi d'istruzione potranno essere effettuati
con qualsiasi mezzo idoneo di trasporto", è chiaro che i mezzi dovranno essere anche
accessibili, qualora vi siano alunni su sedia a rotelle.
(Pertanto, l'agenzia di viaggi dovrà fornire, a seconda dei casi, un pullman con
sollevatore, orari di treni con vetture accessibili, nonché, tramite preavviso alle
Ferrovie dello Stato, stazioni con sollevatori mobili, qualora le carrozze ferroviarie
non li abbiano incorporati, richiesta di pre-imbarco agli aeroporti per la prevista
assistenza di viaggio alle persone con disabilità).
--> Per gli accompagnatori è prevista una gratuità per ogni 15 alunni paganti. Dato il
diritto alle pari opportunità, l'alunno con disabilità non dovrebbe, in via di principio,
pagare la persona che l'accompagna. L'accompagnatore non deve essere
necessariamente l'insegnante di sostegno, ma può essere un qualunque membro della
comunità scolastica (docenti, personale, familiari, accudiente).
11-ISTRUZIONE A DOMICILIO
--> Gli alunni con o senza disabilità che sono impossibilitati per ragioni di carenze
immunitarie o per necessità di salute, certificati dalla autorità sanitaria, a frequentare
la scuola per un periodo superiore a 30 giorni, hanno diritto a concordare con la
scuola un programma con l’invio a domicilio di docenti per qualche ora settimanale,
come del resto avviene per gli altri studenti.
--> Titolari della gestione del servizio di istruzione domiciliare sono gli Uffici Scolastici
Regionali competenti per territorio, ai quali sono assegnate le risorse finanziarie per
gli interventi. A seguito di apposita motivata richiesta a detti Uffici da parte
dell’istituzione scolastica interessata, potranno essere assegnate le risorse necessarie
per la realizzazione delle azioni programmate.
‐ la scuola interessata dovrà elaborare un progetto di offerta formativa nei confronti
dell’alunno impedito alla frequenza scolastica, con l’indicazione del numero dei
docenti coinvolti e delle ore di lezione previste;
‐ il progetto dovrà essere approvato dal Collegio dei Docenti e dal Consiglio
d’Istituto, in apposite sedute d’urgenza previste dal Dirigente Scolastico, e inserito
nel POF;
‐ la richiesta, con allegata certificazione sanitaria, e il progetto elaborato verranno
presentati al competente Ufficio Scolastico Regionale che procederà alla
valutazione della documentazione presentata, ai fini dell’approvazione e della
successiva assegnazione delle risorse.
Poiché potrebbero essere più d’una le richieste avanzate e non tutte presentate
all’inizio dell’anno scolastico, le Direzioni Generali Regionali procederanno,
eventualmente attraverso un’apposita commissione di valutazione, ad elaborare un
elenco di priorità degli interventi, anche in considerazione delle risorse finanziarie
--> Può anche essere previsto l’utilizzo della webcam per seguire le lezioni in classe,
sempre che vi sia il consenso scritto dei docenti e dei genitori degli alunni.
I compiti scritti possono essere inviati on-line ai docenti e da questi restituiti corretti.
(C.M. 149 del 10/10/2001)
12- SOMMINISTRAZIONE ORDINARIA DI FARMACI IN ORARIO SCOLASTICO
--> Nel caso sia assolutamente necessaria l'ordinaria somministrazione di farmaci nel
tempo coincidente con l'orario scolastico, questa deve essere debitamente certificata
dal medico curante, che definisce anche analiticamente le dosi necessarie e tutte le
cautele tecniche sulla somministrazione, precisando le competenze richieste all'adulto
che potrebbe somministrare il farmaco.
--> Il Dirigente Scolastico che riceva richiesta di somministrazione di farmaci in orario
scolastico da parte della famiglia, con allegata la dettagliata prescrizione del medico
curante individua chi, tra il personale docente o non docente, abbia seguito il corso di
primo soccorso, sia disponibile ad occuparsi della somministrazione, sempre che non
siano richieste competenze specialistiche di tipo sanitario né discrezionalità nei
dosaggi (es.: peretta pre-dosata di Valium; insulina pre-dosata). (Nota ministeriale n.
2312 del 25.11.05 – Linee guida per la somministrazione di farmaci in orario
scolastico.)
--> In mancanza di disponibilità del personale scolastico, il Dirigente dovrà rivolgersi
alle istituzioni pubbliche locali (ASL, Comune) o ad enti ed associazioni non
lucrative del privato sociale stipulando con esse una convenzione (es. Croce Rossa
Italiana, Unità Mobili di Strada).
UNA BREVE RIFLESSIONE SULLA VALUTAZIONE DEGLI ALLIEVI DISABILI AI FINI DELL’AMMISSIONE ALLA CLASSE SUCCESSIVA O AGLI ESAMI CONCLUSIVI DEL PERCORSO SCOLASTICO
Le disposizioni normative concernenti la valutazione degli allievi con certificazione
nella scuola secondaria sono da considerarsi conoscenza imprescindibile di cui deve
disporre ogni docente. Se, infatti, il momento della valutazione non può pensarsi
come atto unilaterale di un singolo insegnante in quanto nella sua fase finale e
determinante diviene necessariamente decisione collegiale (ci riferiamo al momento
dello scrutinio), è ancora più evidente che i criteri valutativi adottati nei confronti del
percorso scolastico degli alunni con certificazione richiedono una stretta
collaborazione tra gli insegnanti del consiglio di classe, collaborazione continuativa,
costante, proficua che, nel rispetto della specificità di ogni singola situazione, non
perda mai di vista quanto previsto dalla normativa.
Non sempre nelle scuole tali disposizioni sono note a tutti gli insegnanti e spesso la
scarsa conoscenza in materia si ripercuote, il più delle volte negativamente, non solo
sul percorso scolastico dell’allievo, ma pure sull’intero progetto di vita che lo
riguarda. Spetta perciò all’insegnante di sostegno informare i colleghi di quanto
dispone la normativa circa la valutazione degli allievi diversamente abili e, allo stesso
modo, chiarire anche alle famiglie quali sono gli aspetti essenziali previsti dalle
disposizioni ministeriali in materia. Si vedrà più avanti quale importante ruolo giochi
la famiglia di un allievo con certificazione ai fini della valutazione e come un parere
della famiglia stessa possa incidere e condizionare il percorso scolastico del figlio.
Le disposizioni ministeriali che attualmente disciplinano la valutazione degli allievi
con certificazione nella scuola secondaria di primo e di secondo grado sono contenute
nell’O.M. 90/2001 (l’ordinanza che disciplina le norme per lo svolgimento degli
scrutini e degli esami nelle scuole statali e non statali, tuttora in vigore), più
precisamente nell’art. 11 (scuola secondaria di primo grado) e nell’art. 15 (scuola
secondaria di secondo grado).
Fatti salvi alcuni punti essenziali che vengono trattati allo stesso modo nei predetti
articoli, è importante tenere presente che la valutazione è disciplinata diversamente
nei due gradi di scuola e come, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado,
la non conoscenza delle disposizioni contenute nell’art. 15 possa compromettere
l’intera progettazione del percorso didattico-educativo relativo all’allievo disabile.
Verranno poi presi in esame i punti maggiormente significativi degli articoli 11 e 15,
evidenziando sì le analogie tra quanto in essi contenuto, ma soprattutto ciò che
differenzia profondamente la valutazione nella scuola secondaria di secondo grado
dalla valutazione in quella di primo grado.
Prima però di procedere in tal senso, è necessario chiarire quali diverse tipologie di
“percorso scolastico” (ovvero di programmazione) può seguire un allievo con
Uno studente disabile può avvalersi di una programmazione:
a) uguale o equipollente (il concetto di equipollenza verrà approfondito più avanti) a
quella proposta alla classe;
b) ridotta e/o semplificata rispetto a quella proposta alla classe;
c) differenziata.
In concreto, per programmazione uguale o equipollente a quella della classe, si
intende quando lo studente segue in tutte le materie il programma previsto per la
classe, svolgendo le medesime prove di verifica (o prove equipollenti). E’ quella che,
seppur impropriamente, viene comunemente definita “programmazione per obiettivi
minimi”. La programmazione ridotta e/o semplificata è quella secondo la quale allo
studente vengono proposti gli stessi contenuti disciplinari previsti per la classe (o
alcuni tra tali contenuti) ma ridotti e/o semplificati, tenendo conto delle difficoltà
dello studente stesso. Se, per esempio, l’insegnante di storia spiega la seconda guerra
mondiale alla classe, anche lo studente disabile affronterà tale argomento, anche se in
forma ridotta e/o semplificata (in qualche caso si può decidere di semplificare
utilizzando addirittura testi in uso nella scuola primaria). La programmazione
differenziata si ha quando allo studente vengono proposti contenuti disciplinari
diversi da quelli della classe. Se, per esempio, l’insegnante di matematica spiega alla
classe le equazioni, lo studente che segue una programmazione differenziata studia le
4 operazioni.
Una volta chiarito, quindi, quale possa essere il percorso scolastico dell’allievo, si
può passare all’esame degli articoli 11 e 15 della già citata O.M. 90/2001, per lo
meno nei punti maggiormente significativi.
Per comodità espositiva, si farà riferimento ai tre percorsi sopra spiegati utilizzando
la dicitura “percorso A”, “percorso B” e “percorso C”.
--> Scuola secondaria di primo grado (art. 11 O.M. 90/2001)
Al di là del tipo di percorso (A, B o C) seguito dallo studente, in sede di scrutinio,
egli, qualora abbia raggiunto gli obiettivi previsti nel PEI, viene promosso alla classe
successiva. Nella terza classe della scuola secondaria di primo grado, il consiglio di
classe decide se ammettere l’alunno a sostenere gli esami prevedendo, qualora lo
ritenga opportuno e basandosi sul percorso pregresso dello studente, la
predisposizione di prove differenziate, le quali devono “essere idonee a valutare il
progresso dell’allievo in rapporto alle sue potenzialità ed ai livelli di apprendimento
iniziali” (comma 12).
Solo nel caso in cui l’alunno non raggiunga gli obiettivi del PEI, il consiglio di classe
può decidere se fargli ripetere la classe o se fargli sostenere l’esame al solo fine del
rilascio di un attestato di credito formativo (comma 12) che, comunque, gli
permetterà la prosecuzione del percorso scolastico, anche se solo ai fini del
riconoscimento di ulteriori crediti formativi.
In qualsiasi documento da rilasciare al termine della scuola secondaria di primo
grado, non deve essere fatta menzione delle prove differenziate sostenute dallo
studente (comma 13).
E’ il caso di sottolineare che, proprio in virtù di tali disposizioni normative, la quasi
totalità degli allievi con certificazione che frequenta la scuola secondaria di primo
grado, al di là del percorso seguito (A, B, o C), consegue il titolo previsto. Solo nei
casi di particolare gravità il consiglio di classe non rilascia detto titolo ma riconosce i
--> Scuola secondaria di secondo grado (art. 15 O.M. 90/2001)
Le disposizioni relative alla valutazione nella scuola secondaria di secondo grado
sono notevolmente diverse da quelle previste dal già commentato art. 11.
Nella scuola superiore, infatti, il tipo di percorso (A, B o C) seguito dallo studente è
fondamentale ai fini degli esiti della valutazione espressa dal consiglio di classe.
L’allievo che ha seguito per tutto l’anno il percorso A (programma della classe), in
sede di scrutinio, viene valutato in base agli stessi criteri adottati nei confronti degli
altri alunni della classe: è quindi ammesso alla classe successiva, non ammesso o il
giudizio viene sospeso. Su nessun documento (pagella, tabellone con i voti da esporre
ecc.) si fa riferimento alla situazione di disabilità. Si tratta, pertanto, di una
(eventuale) ammissione uguale sotto tutti gli aspetti alla promozione di uno studente
senza certificazione (comma 3).
Qualora detto allievo (che ha seguito il percorso A ed è stato ammesso alla classe
successiva) dovesse riuscire a proseguire l’iter scolastico sempre usufruendo dello
stesso percorso, al termine del quinto anno sosterrà l’Esame di Stato svolgendo
prove uguali o equipollenti a quelle assegnate alla classe, conseguendo, in caso di esito positivo dell’esame, il diploma di Stato, ovvero un titolo di pari valore di quello rilasciato agli altri studenti.
E’ necessario sottolineare, perciò, che la sola presenza di una certificazione e quindi
del docente di sostegno, non pregiudica in alcun modo il percorso scolastico di un
allievo né, tanto meno, il conseguimento del diploma.
L’allievo che ha seguito il percorso B oppure il percorso C, non avendo ovviamente
raggiunto gli obiettivi didattici e formativi riconducibili ai programmi ministeriali,
non può essere valutato come il resto della classe, ma viene valutato in funzione del
raggiungimento degli obiettivi per lui stabiliti nel PEI.
Tale allievo non sarà pertanto “promosso” al pari degli altri studenti e, in sede di
scrutinio finale, sarà soltanto ammesso alla frequenza della classe successiva. Ciò
vuol dire che detto alunno, giunto attraverso il percorso B o C alla quinta classe (o
alla terza classe degli istituti professionali o d’arte), sosterrà gli esami svolgendo
prove differenziate, opportunamente predisposte dalla Commissione, ottenendo il
rilascio di una attestazione di crediti formativi (e non, quindi, il diploma di Stato o di
qualifica). In calce alla pagella, in questo caso, bisogna obbligatoriamente apporre
l’annotazione secondo la quale “la votazione è riferita al PEI e non ai programmi
ministeriali ed è stata adottata ai sensi dell’art. 15 dell’OM 90/2001” (comma 4).
La scelta del consiglio di classe, in merito al percorso da far seguire ad uno studente,
assume pertanto un’importanza cruciale ai fini non solo dell’esito dell’iter scolastico,
ma anche ai fini del progetto di vita. E’ una decisione che deve basarsi su dati certi,
raccolti dopo un periodo di osservazione che sarà tanto più lungo quanto minori sono
le difficoltà manifestate dallo studente. Tutto ciò, naturalmente per dare al maggior
numero di allievi con certificazione, tenendo conto delle loro difficoltà ma anche
delle loro potenzialità, la possibilità di seguire un percorso A che, solo, può portare al
conseguimento di un titolo di studio avente valore legale.
E’ importante ancora evidenziare il ruolo cruciale e decisivo che la famiglia riveste in
tema di valutazione. Se, infatti, un consiglio di classe intende adottare una
valutazione differenziata (percorsi B/C), in base al comma 5, deve darne tempestiva
comunicazione alla famiglia dello studente, la quale è chiamata ad esprimere un
formale consenso entro il termine fissato dalla scuola (si consiglia, pertanto, di far
inviare una lettera dalla segreteria). Qualora la famiglia si dichiari contraria alla
modalità valutativa decisa dal consiglio di classe, l’alunno dovrà essere valutato
come gli altri suoi compagni, cioè in base agli artt. 12 e 13 della medesima ordinanza
Sempre l’art. 15 prevede la possibilità che un consiglio di classe, qualora ritenga che
uno studente, durante il percorso formativo, sia in grado di raggiungere gli obiettivi
didattici previsti dai programmi ministeriali, esprima la valutazione rifacendosi agli
artt. 12 e 13 (passando quindi da un percorso B/C ad un percorso A), senza necessità
di prove di idoneità relative all’anno o agli anni precedenti, in quanto il consiglio
stesso è già in possesso di tutti gli elementi di valutazione (comma 4). Naturalmente,
si può verificare anche il passaggio contrario, ovvero da un percorso A ad un
percorso B o C. L’art. 15, infine, prevede che uno studente in situazione di handicap
possa ripetere la stessa classe fino a un massimo di tre volte.
Gli articoli 11 e 15, allo stesso modo, stabiliscono che il docente di sostegno fa parte
del consiglio di classe e che pertanto partecipa alle operazioni di valutazione, con
diritto di voto per tutti gli allievi della classe.
Diverse e in taluni casi generiche, sono le indicazioni normative circa il significato di
“prova equipollente”. Peraltro, neppure il Consiglio di Stato è entrato nel merito di
cosa siano le prove equipollenti, ma ha affermato che lo “Stato assume il potere–
dovere di accertare e certificare che un soggetto ha raggiunto in un determinato
settore culturale o professionale un certo livello di conoscenze e professionalità […].
Non si può configurare un supposto diritto al conseguimento del titolo legale di
studio, che prescinda da un oggettivo accertamento di competenze effettivamente
acquisite” (parere n. 348/91 del Consiglio di Stato). Sempre il Consiglio di Stato ha
affermato, inoltre, che il titolo di studio non può essere conseguito da “chi rimane al
di sotto di quella soglia di competenza che è necessaria per il conseguimento di quel
Le prove equipollenti, quindi, devono permettere l’accertamento di una preparazione
globale conforme a quella della classe e, nel caso di esame di Stato, il
raggiungimento, da parte del candidato, della soglia di competenza giudicata
necessaria ai fini del rilascio del titolo di studio.
La prova equipollente deve quindi necessariamente essere elaborata tenendo presenti
le difficoltà dell’allievo (conseguenti al suo deficit) e le sue potenzialità, avendo allo
stesso modo ben chiari gli obiettivi che quella determinata prova si prefigge di
verificare. La predisposizione di tali prove richiede un lavoro di stretta collaborazione
tra docente di sostegno e docente disciplinare e, in generale, un lavoro di équipe
dell’intero consiglio di classe. Se, infatti, come abbiamo visto in tema di valutazione
di allievi con certificazione, la normativa è esente da interpretazioni di sorta,
disciplinando in modo univoco per lo meno le situazioni maggiormente presenti nelle
scuola, al contrario la genericità che le disposizioni legislative evidenziano rispetto al
significato di “prova equipollente” richiede un continuo confronto da parte di tutti i
Per quanto riguarda gli Esami di Stato a conclusione del quinquennio, è opportuno
fare riferimento non solo all’ordinanza ministeriale presa fino a questo momento in
esame, ma anche all’art.16 della Legge 104/92, all’art. 318 del D.L.vo 297/1994,
all’art.6 comma 1 del DPR 323/98 e all’ultima ordinanza ministeriale sugli esami di
Stato, l’O.M. 44 del 5 maggio 2010 (art. 17). Leggendo con attenzione le disposizioni
ministeriali, per “prova equipollente” si intende:
- la medesima prova proposta alla classe (o, nel caso di esami di Stato, la prova
inviata dal Ministero) svolta però con “mezzi diversi” (computer, Braille, linguaggio
dei segni ecc.);
- la medesima prova della classe (o, nel caso di esami di Stato, la prova inviata dal
Ministero) con concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento della stessa;
inviata dal Ministero) elaborata però con “modalità diverse” (per esempio, risposte
vero/falso, prova strutturata, domande a scelta multipla ecc.);
- una prova con contenuti culturali e/o professionali diversi rispetto ai contenuti
inseriti nella prova proposta alla classe. Nel caso di esame di Stato, le prove a cui si
fa riferimento sono la terza prova (quella cioè elaborata dalla Commissione) e il
colloquio, in quanto la prima e la seconda prova sono comunque inviate dal Ministero
perché hanno carattere nazionale. La Commissione d’esame, quindi, nella
preparazione della terza prova e nella conduzione del colloquio del candidato
disabile, terrà conto delle indicazioni fornite dal consiglio di classe (contenute nella
relazione sullo studente diversamente abile da inserire nel documento del Consiglio
di Classe).
Una scuola che si evolve, sollecitata dal cambiamento dei bisogni educativi di parte
dei discenti (in questo caso, gli allievi con certificazione), richiede un processo
sereno e ragionato, anche degli insegnanti rispetto alle prassi didattiche adottate nei
confronti di tutta la classe. Proprio una riflessione condivisa rispetto al significato e ai
modi di elaborazione delle prove equipollenti può costituire un valido stimolo per
riconsiderare alcuni “nuclei essenziali” del lavoro di ogni docente, nel cercare
insieme le giuste strategie educative che possano condurre, in senso pedagogico, tutti
gli allievi al successo scolastico.
A conclusione di questo breve approfondimento sulle prove equipollenti, si riportano
due interessanti sentenze del T.A.R. della Sicilia e del T.A.R. del Piemonte. “Sussiste in capo all’alunno portatore di handicap il diritto di essere valutato, ai fini
dell’ammissione agli esami di maturità, sulla base del percorso educativo
personalizzato seguito, nonché il diritto a sostenere l’esame anche con prove
equipollenti e con l’ausilio di strumenti idonei di supporto e mediante un’esecuzione
appropriata eventualmente differenziata anche nei tempi delle prove d’esame”. (TAR
Sicilia Catania, sez. III, 18 marzo 2004, n. 697).
“E’ illegittimo il giudizio di non maturità espresso dalla commissione esaminatrice
nei confronti di un alunno portatore di handicap a causa di insufficienze nelle prove
scritte, quando dette insufficienze siano correlate all’handicap e l’amministrazione
scolastica non abbia chiarito la ragione per la quale il candidato non è stato sottoposto
a prove scritte equipollenti, come previsto, tra l’altro, dall’art. 318, t.u. n. 297 del
1994”. (TAR Piemonte, sez. I, 23 novembre 2005, n. 3759).

References: art. 3
 art.4
 art. 6
 art.5
 art. 16
 art. 22
 art. 12
 art. 22
 art. 25
 art.4
 art. 11