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Timestamp: 2020-05-28 18:50:12+00:00

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Corte di Giustizia UE sentenza n. 378 depositata il 17 maggio 2017 - Regime fiscale comune per società capogruppo e controllate di Stati membri - Direttiva 2011/96/UE -Regime della doppia imposizione, prevenzione - Contributo aggiuntivo del 3% all'imposta sulle società- Dividendi distribuiti dalla società madre - Dividendi percepiti dalle società figlie non residenti - Studio Cerbone
Corte di Giustizia UE sentenza n. 378 depositata il 17 maggio 2017 – Regime fiscale comune per società capogruppo e controllate di Stati membri – Direttiva 2011/96/UE -Regime della doppia imposizione, prevenzione – Contributo aggiuntivo del 3% all’imposta sulle società- Dividendi distribuiti dalla società madre – Dividendi percepiti dalle società figlie non residenti
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Corte di Giustizia UE sentenza n. 378 depositata il 17 maggio 2017
Rinvio pregiudiziale – Regime fiscale comune per società capogruppo e controllate di Stati membri – Direttiva 2011/96/UE -Regime della doppia imposizione, prevenzione – Contributo aggiuntivo del 3% all’imposta sulle società- Dividendi distribuiti dalla società madre – Dividendi percepiti dalle società figlie non residenti.
La Corte interpreta l’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/96/UE del Consiglio, del 30 novembre 2011, sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi, come modificata dalla direttiva 2014/86/UE del Consiglio, dell’8 luglio 2014, nel senso che osta all’attuazione da parte di uno Stato membro di una società madre di una misura fiscale che prevede la riscossione di un’imposta in sede di ripartizione dei dividendi a cura della stessa società madre e la cui base imponibile è costituita dai dividendi distribuiti, compresi quelli percepiti dalle società figlie non residenti di tale società madre.
7 Risulta dal fascicolo trasmesso alla Corte che, per quanto concerne il trattamento fiscale degli utili che rientrano nel campo di applicazione della direttiva madri?figlie, la Repubblica francese ha optato per un sistema di esenzione, fatta salva l’imposizione di una quota parte di spese ed oneri, forfettariamente fissata al 5%, costituenti le spese e gli oneri sopportati dalla società madre, riferibili alla sua partecipazione nella società figlia che ha distribuito detti utili. Pertanto, gli utili in questione sono esenti nella misura del 95%.
9 L’AFEP e a. hanno depositato dinanzi al Conseil d’État (Consiglio di Stato, Francia) un ricorso per l’annullamento della dottrina amministrativa, e in particolare del paragrafo 70 della instruction BOI-IS-AUT?30-20160302 (Bulletin officiel des finances publiques-impôts, 2 marzo 2016), relativa al contributo aggiuntivo all’imposta sulle società sugli importi distribuiti (in prosieguo: il «contributo aggiuntivo») di cui all’articolo 235 ter ZCA del CGI.
15 Dall’altro lato, detto giudice sottolinea che, considerato che il fatto generatore del contributo aggiuntivo è il versamento di dividendi, che la sua base imponibile è l’importo dei dividendi versati, che il soggetto passivo è la società che distribuisce i dividendi e che non è previsto credito d’imposta a favore dell’azionista, il contributo aggiuntivo di cui trattasi non sembra presentare – tenuto conto dei criteri elaborati dalla Corte nella sua sentenza del 26 giugno 2008, Burda (C?284/06, EU:C:2008:365) – le caratteristiche di una ritenuta alla fonte. Tuttavia, tenuto conto della sentenza del 4 ottobre 2001, Athinaïki Zythopoiïa (C?294/99, EU:C:2001:505), il giudice del rinvio si pone la questione se, nel caso in cui il contributo aggiuntivo non costituisse un’imposizione vietata dall’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva, esso non possa essere considerato come una «ritenuta alla fonte», da cui devono essere esentati, in forza dell’articolo 5 della direttiva in parola, gli utili distribuiti.
17 Con lettera del 31 marzo 2017, il governo francese ha chiesto l’apertura della fase orale del procedimento a motivo, in sostanza, della mancanza di discussione sull’applicazione, nel procedimento principale, delle soluzioni proposte dall’avvocato generale Kokott nelle sue conclusioni nella causa X (C?68/15, EU:C:2016:886).
30 Come risulta dalla sentenza del 17 maggio 2017, X (C?68/15, punto 78), si deve constatare che tale interpretazione non discende né dal tenore letterale della citata disposizione, né dal contesto o dalle finalità della stessa.
33 Peraltro, si deve osservare, in tale contesto, che poco rileva che la misura fiscale nazionale sia o meno qualificata come imposta sulle società. A tal proposito, è sufficiente constatare che l’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva madri?figlie non limita la propria applicazione a una determinata imposta. Infatti, detta disposizione prevede che lo Stato membro della società madre si astenga dal sottoporre ad imposizione gli utili distribuiti dalla società figlia non residente. La disposizione in parola mira quindi ad evitare che gli Stati membri adottino misure fiscali che comportino una doppia imposizione degli utili in questione in capo alle società madri.
34 Tale conclusione non è rimessa in questione dal punto 105 della sentenza del 12 dicembre 2006, Test Claimants in the FII Group Litigation (C?446/04, EU:C:2006:774), dal momento che, al citato punto, la Corte si è unicamente pronunciata circa la conformità con la direttiva madri-figlie di talune modalità di calcolo dell’importo del pagamento anticipato dell’imposta sulle società allorché una società madre residente ridistribuisca dividendi percepiti da una società figlia non residente, e non sulla conformità a tale direttiva della riscossione, in una simile ipotesi, di tale imposta.

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