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Timestamp: 2018-08-14 06:25:01+00:00

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Ben 4000 euro sottratti a un correntista di Fondi a seguito di una frode informatica: ora la Banca dovrà risarcirlo. A deciderlo è stato il Collegio di Roma dell’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), un organismo indipendente che si occupa delle controversie tra i clienti e le banche e gli altri intermediari finanziari.
«Il diritto all'acqua va considerato estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” - precisa l’Avv. Barbara Romano responsabile dell’Ufficio Legale della Confconsumatori che ha difeso in giudizio l’utente - l’acqua è un elemento fondamentale di sopravvivenza ed il fattore base per la prevenzione e il controllo di problemi sanitari; il potere di privazione dell’uso non può certo sussistere in capo ad un organo di gestione del servizio; una gestione dell’acqua come un prodotto industriale di impresa contrasta inevitabilmente con questo basilare principio etico»
Dopo aver palesemente falsificato il contratto, TeleTu aveva ignorato la denuncia e il tentativo di conciliazione: sentenza punitiva
Un associato della Confconsumatori di Latina, assistito dallavvocato Franco Conte, Presidente della Federazione Provinciale, ha ottenuto giustizia per una controversia nei confronti delloperatore di telefonia TeleTu, condannato dal Giudice di Pace di Gaeta a risarcire 796 euro oltre spese legali.
Nel 2010 lassociato aveva firmato un contratto per cambiare il proprio gestore di telefonia fissa, convinto da un operatore telefonico di TeleTu che lo aveva rassicurato sulla possibilità di recedere nei termini di legge. Il giorno dopo la firma, dopo essersi consultato coi famigliari, il cittadino aveva deciso di esercitare il diritto di recesso, comunicando immediatamente la sua intenzione alla Società. Nonostante ciò, dopo qualche mese, lassociato si era visto recapitare la fattura del nuovo operatore e quindi si rivolgeva alla Confconsumatori.
A seguito del reclamo inoltrato per lutente, la società di telefonia aveva trasmesso copia del presunto contratto, posto a fondamento del rapporto contrattuale, e qui la sorpresa. In pratica il contratto risultava essere stato modificato integralmente e la firma falsificata. Questa circostanza risultava evidente poiché lutente aveva conservato la copia del contratto che aveva sottoscritto di suo pugno e riguardo al quale aveva prontamente esercitato il diritto di recesso.
«Il fatto grave che si è verificato in questa occasione  precisa lavv. Franco Conte  è che la società di telefonia pur avendo avuto conoscenza della palese falsità del contratto a cui stava dando corso ha imperterrita continuato per la sua strada».
Dopo aver sporto denuncia il consumatore, assistito dal legale dellassociazione, ha avviato unazione di risarcimento danni. Il Giudice di Pace ha accertato la responsabilità della società e lha condannata, ex art. 96 c.p.c., al pagamento della somma di 700 euro oltre spese legali.
«Questa sentenza  continua lavv. Franco Conte  è importante poiché riconosce il cosiddetto danno punitivo allo scopo di scoraggiare labuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia. La Teletu infatti incurante della sua responsabilità e non tenendo conto della querela sporta, del tentativo di conciliazione espletato, ha ritenuto opportuno intasare la macchina della giustizia arrivando a definire la questione con una sentenza».
Inizialmente lutente aveva ricevuto una cartella di pagamento da Equitalia per la somma di  72.617,59 nel lontano 2006 ma, in seguito, la cartella era stata annullata dallAgenzia delle Entrate poiché non dovuta. Nonostante questo provvedimento di sgravio, Equitalia nel 2011 aveva notificato una nuova intimazione di pagamento, fondata sulla stessa cartella già annullata e aveva provveduto alla iscrizione di ipoteca su di un immobile di proprietà dellutente. Il cittadino, così, si è visto costretto a proporre ricorso avverso lintimazione di pagamento dinanzi alla Commissione Tributaria di Latina, tramite i legali di Confconsumatori.
Il Collegio giudicante ha dichiarato la cessata materia del contendere anche in conseguenza del fatto che lAgenzia dellEntrate, costituendosi in giudizio, ha precisato e confermato la circostanza dellannullamento della cartella esattoriale e del consequenziale ritiro della pratica di recupero.
Quanto è accaduto è estremamente grave  dichiara l'avvocato Barbara Romano legale della Confconsumatori Latina che ha difeso il cittadino in giudizio  poichè si tratta di un caso di evidente errore e nonostante lannullamento della cartella nel lontano 2006, Equitalia imperterrita ha continuato a vessare il cittadino con richieste illegittime arrivando sino alla iscrizione della ipoteca sulla casa di proprietà.
Questa sentenza  continua l'avv. Franco Conte Presidente della Confconsumatori Latina  dimostra ancora una volta come troppo spesso Equitalia proceda con lattività di riscossione anche in casi in cui non sussiste alcun diritto recando gravi danni ai consumatori. Nel caso specifico il nostro assistito aveva, tra laltro, lurgente necessità di vendere limmobile e liscrizione di ipoteca gli ha di fatto creato notevoli disagi per i quali lassociazione sta già predisponendo per il tramite dei suoi legali un azione di risarcimento danni.
Avevano scelto un divano letto per la loro casa, ma alla consegna si erano trovati davanti un modello diverso. La disavventura di una coppia di consumatori di Minturno si è conclusa positivamente davanti al Giudice di Pace che ha riconosciuto linadempimento contrattuale del venditore per aver consegnato un bene, in questo caso un divano letto, diverso da quello visionato ed acquistato presso lesercizio commerciale.
La Confconsumatori ha assistito i due associati provvedendo alla citazione in giudizio del mobilificio per la risoluzione contrattuale e la restituzione del prezzo. Il Giudice di Pace di Minturno, accertati i fatti, ha provveduto a dichiarare linadempimento contrattuale con la condanna alla restituzione del prezzo pagato di  650,00 oltre le spese legali.
E importante ricordare a tutti i consumatori  affermano gli avvocati Barbara Romano e Franco Conte, legali di Confconsumatori Latina  che esistono precisi obblighi a carico dei venditori i quali sono direttamente responsabili per tutti gli eventuali vizi dei beni venduti per un periodo di due anni dallacquisto e nel caso in cui non provvedano alla sostituzione o riparazione del bene possono vedere dichiarato linadempimento contrattuale e essere condannati alla restituzione del prezzo pagato. In particolare è bene che i consumatori si rivolgano alle associazioni di consumatori tutte le volte in cui i venditori cerchino di sottrarsi ai propri obblighi di garanzia previsti dal Codice del Consumo.
Anche in questo specifico caso  continua lavv. Romano  il Giudice ha stabilito che è preciso diritto del consumatore ottenere la sostituzione del bene che risulti essere difforme da quello visionato ed acquistato, e, in caso di inadempimento del venditore, questi non può che essere condannato per grave inadempimento contrattuale.
“Finalmente i contribuenti, stanchi del modus operandi di Equitalia, – dichiara l'avv. Barbara Romano legale di Confconsumatori Latina – possono vedere tutelati i propri diritti. Non è ammissibile in tempi di ristrettezze economiche intimidire i contribuenti con avvisi di ganasce fiscali quando esiste una sproporzionalità tra il quantum debeatur ed il fermo su automobili usate per recarsi a lavoro ledendo il diritto alla libera circolazione”.
Attende invano 175 giorni l'Adsl pagata: avrà 4 mila  di danni
Latina, 14 novembre 2011  Ha atteso invano per 175 giorni l'attivazione dell'Adsl, già pagata. Esasperato invia il recesso ma si trova senza linea e con altre fatture da pagare. La storia di un associato Confconsumatori di Minturno (LT) si è conclusa davanti al Giudice di Pace, che con sentenza n. 174/11, ha condannato la Telecom Italia S.p.A. al risarcimento dell'utente che aveva regolarmente richiesto lattivazione della linea ADSL, mai attivata nonostante il pagamento del contributo di attivazione e dei canoni mensili.
Linadempimento contrattuale del Gestore si è protratto per ben 175 giorni ignorando le continue e incessanti lamentele dellutente che nel frattempo veniva costretto illecitamente al pagamento di un servizio mai reso.
Lutente, esasperato, alla luce del prolungato inadempimento contrattuale, ha deciso di inviare una raccomandata a./r. per recedere dal contratto ADSL provvedendo anche al successivo invio a proprie spese del modem. A seguito della comunicazione di recesso, la Telecom Italia S.p.A. ha emesso un'ulteriore fattura comprensiva ancora una volta del canone abbonamento e del costo di noleggio router ed addirittura a sospendere la linea telefonica senza alcun preavviso scritto.
Solo a seguito dellintervento della Confconsumatori-Latina, la Telecom Italia S.p.A. provvedeva finalmente ad ammettere il problema, riconoscendo il disservizio, le problematiche segnalate, scusandosi per laccaduto e riconoscendo il rimborso dei canoni ADSL, dei canoni di noleggio router e del contributo di disattivazione oltre alle spese di restituzione del prodotto. Tuttavia il Giudice di Pace di Minturno ha stabilito che la Telecom con la restituzione delle somme relative ai canoni indebitamente incassati, non ha minimamente indennizzato il pregiudizio patito dal consumatore e pertanto condannava la Telecom al pagamento dell'indennizzo dovuto nella misura di 3.937,50  oltre spese legali.
L'utente ha visto così tutelata la sua posizione  dichiara l'avv. Barbara Romano legale della Confconsumatori Latina - in quanto a ristoro del pregiudizio subito dallutente derivante dai vari disservizi trova applicazione, in materia di garanzie offerte al cliente, quanto stabilito nelle Condizioni Generali di Abbonamento Telecom Italia S.p.A.
Questa sentenza  continua l'avv. Franco Conte Presidente della Confconsumatori Latina  si inserisce nel novero delle numerose pronunce che la nostra associazione, per il tramite dei propri legali, ha ottenuto in favore dei consumatori i quali hanno sempre il diritto di essere tutelati da abusi e forzature.
26 maggio 2011  Se il gestore non provvede alla manutenzione degli impianti, deve risarcire i danni agli utenti. Nei giorni scorsi il Giudice di Pace di Gaeta ha condannato la società Enel Servizio Elettrico S.p.A. al pagamento dei danni subiti da un utente a seguito di uno sbalzo di tensione verificatori a causa dello stato di cattiva manutenzione in cui si trovano le reti elettriche posizionate nel centro storico di Castellone di Formia.
E' stato infatti stabilito che: risulta provato attraverso la testimonianza dei tecnici dell'Enel intervenuti sul posto per il ripristino della rete, che la causa della tensione irregolare nel flusso di energia elettrica era da attribuirsi all'allentamento del cavo neutro della morsettiera di una cassetta di derivazione di proprietà Enel.
"Il Giudice ha stabilito  dichiara l'avv. Franco Conte Presidente della Federazione Provinciale di Latina della Confconsumatori  che nel caso di specie trova applicazione il principio più volte sancito dalla Corte di Cassazione, secondo il quale con riguardo alla gestione di una conduttura aerea di energia elettrica, l'inosservanza da parte dell'Enel delle misure di salvaguardia implica la responsabilità risarcitoria dell'ente medesimo, per i danni subiti".
E' necessario porre fine alla anomala situazione di irregolarità che si protrae ormai dal 2003, “non è possibile – ribadisce l'avv. Franco Conte presidente provinciale della Confconsumatori Latina - che a circa 8 anni dall'inizio della gestione Acqualatina, non si sia ancora risolto definitivamente il problema della messa a regola e dell'inserimento della voce servizio di fognatura e depurazione nella bolletta idrica. Tale situazione ha creato e crea continui problemi, poiché periodicamente si provvedono ad effettuare accertamenti nei confronti di ignari utenti che non hanno assolutamente nessuna responsabilità tutte le volte in cui tale irregolarità è da addebitarsi solo ed esclusivamente alla omessa trasmissione di dati tra i soggetti che si sono succeduti nella gestione del servizio idrico”.
Latina, 10 febbraio 2011  Il Giudice di Pace di Fondi ha riconosciuto l'inadempimento della Società Telecom Italia S.p.a. condannandola al pagamento di quanto precedentemente stabilito in sede di conciliazione e all'ulteriore condanna alle spese legali che l'utente ha dovuto sostenere per vedere riconosciuto il proprio diritto.
In questa sede i conciliatori riconoscevano al consumatore la somma di  392,40 che nonostante i numerosi solleciti non veniva mai corrisposta.
Ancora una volta  afferma l'avv. Franco Conte Presidente Provinciale della Confconsumatori - si è dovuti assistere alla prepotenza del gestore telefonico di turno il quale anche avendo riconosciuto il proprio obbligo nei confronti del consumatore, ha comunque continuato a porre in essere comportamenti dilatori e ostruzionistici. E' grave che ogni volta si debba essere costretti a iniziare un giudizio per recuperare una somma dovuta".
"Allo stesso tempo - conclude Conte - è importante ricordare ai consumatori di non rinunciare mai ai propri diritti e che comunque ci si può rivolgere alla Confconsumatori per ricevere assistenza e consulenza anche a mezzo dei propri legali.
Latina, 19 ottobre 2010  Il Giudice di Pace di Latina ha confermato che anche per i beni usati (in particolare vetture) sussiste la garanzia post vendita gravante sul venditore ai sensi dellart. 129 del D. Lgs. N. 206/2005, cd. Codice del Consumo.
In particolare il predetto art. 129 stabilisce lobbligo del venditore di consegnare beni privi di ogni possibile anomalia. Infatti nella vendita con causa di consumo il consumatore non acquista per fare un affare, ma per soddisfare direttamente con lutilizzazione del bene un proprio bisogno contingente.
La Confconsumatori Latina ha assistito, sin dal primo momento, il consumatore in questione, il quale aveva provveduto allacquisto di una vettura usata, che ha presentato da subito difetti vari. Tali difetti sono stati riparati ma al terzo episodio in sei mesi dallacquisto, il consumatore si è visto opporre le più disparate motivazioni in merito alla riparazione della vettura; spinto anche dalla necessità dellutilizzo del mezzo si vedeva costretto a far riparare lo stesso presso un'altra officina meccanica.
E importante ricordare a tutti i consumatori  afferma lavv. Franco Conte, Presidente di Confconsumatori Latina  che esistono precisi obblighi a carico dei venditori i quali sono direttamente responsabili per tutti gli eventuali vizi delle cose vendute per un periodo di due anni dallacquisto e per le vetture usate per un anno dallacquisto. In particolare è bene che i consumatori, se ne ricorre il caso, si rivolgano alle associazioni di consumatori tutte le volte in cui i venditori cerchino di sottrarsi ai propri obblighi di garanzia.
Anche in questo specifico caso  continua lavv. Conte  il Giudice ha stabilito che è preciso diritto del consumatore poter scegliere di far riparare il bene o eventualmente sostituirlo senza alcun onere per il consumatore stesso.
Minturno Scauri 11 dicembre 2009 - Un'importante vittoria della Confconsumatori in tema di clonazione di bancomat e carte di credito è stata ottenuta nei confronti della società Poste Italiane S.p.A. Il Giudice di Pace di Minturno ha riconosciuto il diritto di un consumatore alla restituzione di quanto gli era stato sottratto illecitamente dalla sua Carta Postepay. Il consumatore in questione, come altri le cui segnalazioni sono pervenute alla Confconsumatori Provinciale, è stato coinvolto in una importante operazione di clonazione di carte di credito che ha interessato il sud pontino nell'agostosettembre 2007 e si è visto sottrarre varie somme di denaro riconducibili ad acquisti mai effettuati. Si è dunque provveduto prontamente a segnalare quanto accaduto e a richiedere la restituzione delle somme di denaro sottratte direttamente alla società Poste Italiane S.p.A., obbligata per legge a tenere indenne il titolare della carta di credito clonata. E' importante  dichiara l'avv. Franco Conte, Presidente Provinciale della Confconsumatori, - conoscere i propri diritti e utilizzare tutti i mezzi, anche giudiziari, per la tutela degli stessi. In particolare il Giudice di Pace di Minturno ha riconosciuto la responsabilità della società Poste Italiane S.p.A., la quale ha addirittura provveduto a disporre pagamenti in favore di terzi senza ricevere l'ordine di accredito dal titolare, venendo meno all'obbligo di diligenza professionale e di buona fede nell'esecuzione del contratto. Il Giudice, quindi, ha condannato le Poste Italiane S.p.A. alla restituzione di quanto sottratto illegittimamente dalla carta di credito nonché al pagamento delle spese legali. La Confconsumatori  continua l'avv. Conte - sin dal 2007 è stata vicina ai propri associati del sud pontino fornendo informazioni ed assistenza per la tutela degli stessi, impegno che ha trovato puntuale conferma attraverso il riconoscimento dei diritti dei consumatori e da ultimo anche in sede giudiziale con questa ultima sentenza del Giudice di Pace di Minturno.
“Con tale sentenza si è ribadito - dichiara Franco Conte, responsabile provinciale Confconsumatori Latina – come sussista la nullità dei verbali elevati tutte le volte in cui il Comune non abbia ottemperato all’obbligo di istituire zone di parcheggio libero accanto a quelle di parcheggio a pagamento.”

References: sentenza 
 art. 96
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 129
 sentenza 
 sentenza