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Timestamp: 2020-01-28 17:36:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14989 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14989 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 20/12/2016, dep.16/06/2017), n. 14989
s. a s. Società Serena di F.L. & C., in persona del
legale rappresentante F.L., con sede a (OMISSIS),
elettivamente domiciliata in Roma, via Portogruaro n. 3, presso lo
studio dell’avvocato professor F.R., che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 230/28/2008 della Commissione tributaria
regionale del Lazio, depositata il 13 novembre 2008, non notificata;
D.B., che ha chiesto il rigetto del ricorso;
dottoressa D.M.M., che ha concluso per la
dichiarazione di inammissibilità o, in subordine, di rigetto del
1.- Con sentenza n. 230/28/2008, depositata il 13 novembre 2008 e non notificata, la Commissione tributaria regionale del Lazio (hinc: “CTR”) accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 57/01/2007 della Commissione tributaria provinciale di Viterbo (hinc: “CTP”) nei confronti della s. a s. Società Serena di F.L. &amp; C. (hinc: “s. a s.”), del socio accomandatario F.L. e del socio accomandante Oreste Bendia, condannando la soccombente parte appellata al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.000,00.
Il giudice di appello premetteva che: a) a sèguito di verifiche fiscali e indagini bancarie, l’ufficio di Viterbo dell’Agenzia delle entrate, con avvisi di accertamento emessi nei confronti della s. a s. e dei soci F. e B., aveva richiesto il pagamento dell’IVA e dell’ IRAP del 2003; b) la CTP aveva accolto il ricorso presentato dalla s.a.s. avverso l’accertamento per IVA 2003; c) l’Agenzia delle entrate aveva proposto appello chiedendo la conferma degli “atti relativi all’accertamento”; d) “la parte” aveva resistito chiedendo il rigetto dell’appello.
Su queste premesse, la CTR motivava l’accoglimento dell’appello con i seguenti rilievi: a) la s. a s. e l’accomandatario F. non erano titolari di conti correnti bancari o postali, mentre l’accomandante B. era intestatario di due conti correnti, di cui uno con la moglie; b) l’accesso ai dati dei conti correnti della società e dei soci (in particolare del B.) era stato effettuato nel rispetto della legge; c) i conti correnti bancari dell’accomandante presentavano una discreta movimentazione i cui importi erano stati solo genericamente giustificati con la frase “gli importi derivavano dalla gestione di un ristorante condotto al 50% con altro socio, signor C.P.”; d) le altre difese della contribuente erano “prive di pregio”.
2.- La (sola) s. a s., dichiarando un valore della causa non superiore a Euro 26.000,00, impugnava la sentenza di appello con ricorso notificato all’Agenzia delle entrate il 29 dicembre 2009 – 4 gennaio 2010 ed affidato a quattro motivi.
3.- L’Agenzia delle entrate resisteva con controricorso notificato alla s. a s. il 6 – 8 febbraio 2010.
1.- Dalla sentenza impugnata e dall’esposizione dei fatti di causa contenuta nel ricorso e nel controricorso emerge che: a) la sentenza di primo grado venne pronunciata dalla CTP, previa riunione dei ricorsi, nei confronti sia della resistente Agenzia delle entrate, sia dei ricorrenti s. a s. e soci ( F. e B.); b) la sentenza di appello venne pronunciata dalla CTR nei confronti sia dell’appellante Agenzia delle entrate, sia dei costituiti appellati s. a s. e soci ( F. e B.). Ne deriva che la mancata notificazione del ricorso per cassazione ai soci della società contribuente ha comportato una lesione del litisconsorzio.
2.- Deve pertanto ordinarsi al ricorrente (o comunque alla parte più diligente) di integrare il contraddittorio nei confronti dei soci F.L. e B.O., nel termine di cui in dispositivo (artt. 331 e 371-bis c.p.c.).
Rinvia la causa a nuovo ruolo ed ordina al ricorrente o, comunque, alla parte più diligente di integrare il contraddittorio nei confronti di F.L. e B.O., nel termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza.

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