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Timestamp: 2020-05-26 17:56:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22734 del 28/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22734 del 28/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/09/2017, (ud. 06/07/2017, dep.28/09/2017), n. 22734
sul ricorso 22309/2013 proposto da:
M.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PIETRALATA
rappresentata e difesa dagli avvocati ELISABETTA MERLINO, FRANCESCO
avverso la sentenza n. 528/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
che con la sentenza impugnata la Corte di appello di L’Aquila ha accolto l’appello proposto da M.P. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato il diritto dell’appellante, docente non di ruolo, incaricata di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, alla progressione stipendiale in relazione al servizio prestato in forza di tali contratti;
che la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono, in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo” quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – la posizione del docente a tempo indeterminato e quella di chi ha lavorato con continuità nella medesima mansione in forza di una pluralità di rapporti a termine sono pertanto pienamente equiparabili, non potendo essere preclusiva la circostanza che si tratti di un impiegato “non di ruolo”, non assunto per pubblico concorso e non soggetto a stabilizzazione dopo un periodo di prova; – la clausola 4, in quanto precisa ed incondizionata, impone la disapplicazione del diritto interno, ed, in particolare, delle clausole del contratto collettivo che escludono per gli assunti a tempo determinato qualsiasi rilevanza dell’anzianità maturata in forza di precedenti contratti a termine;
che M.P. ha resistito con controricorso;
che successivamente alla comunicazione è pervenuto atto di rinuncia al ricorso;
Che, pur essendo intervenuta rinuncia al ricorso, manca la prova della notifica alla controparte dell’atto di rinuncia;
che questa Corte ha ripetutamente affermato che in assenza dei requisiti di cui all’art. 390 c.p.c., u.c. (notifica alle parti costituite o comunicazione degli avvocati delle stesse per l’apposizione del visto), l’atto di rinunzia sebbene non idoneo a determinare l’estinzione del processo, denota il venir meno definitivo di ogni interesse alla decisione e comporta, pertanto, l’inammissibilità del ricorso, salvo che la controparte manifesti la volontà di ottenere, comunque, la pronuncia sull’oggetto del contendere (cfr. Cass. n. 2259/2013; Cass. n. 11606/2011; Cass. Sez. Un. n. 3876/2010);
che, pertanto, non ravvisandosi ragioni per discostarsi dalla giurisprudenza richiamata, il ricorso va dichiarato inammissibile;
che la rinuncia giustifica la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;

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 Cass. 
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 Cass. Sez.