Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/01/la-motivazione-per-relationem-della-perizia-penale.html
Timestamp: 2018-11-17 02:33:41+00:00

Document:
La motivazione per relationem della perizia penale | Commercialista Telematico
La motivazione per relationem della perizia penale
Con ordinanza n. 25211 del 14 dicembre 2010 (ud. del 27 ottobre 2010) la Corte di Cassazione, nel ribadire il principio secondo cui costituisce ius receptum la legittimità della motivazione degli avvisi di accertamento “per relationem”, rinviando al contenuto del processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, realizzandosi un’economia di scrittura – avendo l’ente impositore fatto proprie conclusioni e non un difetto di autonoma valutazione-, ha affermato che tale principio trova altresì applicazione laddove il p.v.c. abbia ad attingere da altri atti, anche del procedimento penale.
Da quanto affermato nella stessa sentenza impugnata, nonchè nel ricorso (nel quale peraltro risulta in parte riportato il p.v.c., in ogni caso anche prodotto) emerge che gli avvisi di accertamento in questione erano fondati su di una serie di elementi (prove documentali, dichiarazioni di ex dipendenti, risultati di una perizia redatta in sede penale) che avrebbero dovuto essere esaminati dai giudici d’appello al fine di affermare od escludere l’assolvimento dell’onere della prova (presuntiva) da parte dell’amministrazione.
Rileva la Suprema Corte che, invece, la C.T.R. non ha esaminato nè singolarmente né complessivamente il valore indiziario dei suddetti elementi, limitandosi a rilevare che gli accertamenti si rifacevano pedissequamente al p.v.c., il quale aveva preso in considerazione elementi documentali già valutati in sede di consulenza penale e che mancava il riscontro esterno presso la società “cartiera“.
In proposito, osserva la Corte, la motivazione degli atti di accertamento “per relationem“, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare un’economia di scrittura, “che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto volgimento del contraddittorio (v. sul punto tra le altre Cass. n. 10205/ 2003) e che il principio può trovare applicazione anche con riguardo alla asserita mancanza di una rivalutazione autonoma in sede tributaria da parte della G.d.F. degli elementi valutati in sede penale dal consulente del PM: richiamare nel p.v.c. gli elementi già valutati dal consulente e/o le conclusioni della consulenza, o anche riportare le suddette conclusioni eventualmente perfino con una identità di formule espositive non significa che sia mancata una autonoma valutazione in sede tributaria (insita invece proprio nella riferibilità del p.v.c. alla G.d.F. e nell’assunzione delle relative responsabilità), significa invece, salvo espressa prova contraria, che si è autonomamente ritenuto di condividere i risultati raggiunti dalla consulenza citata nonchè il relativo percorso logico sulla valutazione della documentazione”.
Inoltre, il rilevato mancato riscontro incrociato con la contabilità della società ritenuta cartiera non poteva esimere i giudici d’appello da un’approfondita e specifica valutazione (sia singola che complessiva) degli indizi forniti, al fine di valutare se essi fossero comunque sufficienti ad integrare la prova presuntiva, soprattutto se si considera che dalla stessa sentenza impugnata emerge che l’Agenzia appellante si doleva che i primi giudici non avessero considerato il rinvenimento di una contabilità parallela confermata anche dalle dichiarazioni degli ex dipendenti dell’azienda.
Tuttavia, in altre pronunce, i Giudici Supremi (Corte di Cass. sez.I, 17 maggio 1990, n.4290) hanno riconosciuto la legittimità ella motivazione per relationem, che è riscontrabile in tutti quei casi in cui il p.v.c. sia conoscibile, anche se in concreto non conosciuto dal destinatario dell’avviso per propria colpa (verbalizzazione del rifiuto di ricevere copia del p.v.c.).
In ogni caso, appare quindi una forzatura sostenere oggi la carenza di motivazione di un atto impugnato, in quanto l’atto richiamato – noto al contribuente in quanto notificato – non sia stato allegato a quello principale: l’obbligo di allegazione risulta invece rigorosamente da osservare in tutti quei casi in cui il contribuente non abbia avuto legale conoscenza dell’atto richiamato.
Da ultimo, con sentenza n. 21951 del 27 ottobre 2010 (ud. del 13 luglio 2010) la Corte di Cassazione è ritornata ad affrontare la tanto dibattuta questione. La Corte, innanzitutto, rileva che è erroneo affermare, come fa la CTR, che i fatti addotti dall’Ufficio non risultano provati per il solo fatto che esso avrebbe acriticamente recepito il PVC della Guardia di Finanza. “Sulla questione è consolidata la giurisprudenza di questa Corte, la quale ha avuto occasione di precisare, anche di recente, nella sentenza 11 maggio 2009, n. 10680, che ‘la motivazione degli atti di accertamento per relationem, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura, che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio’ (Corte di cassazione 17 giugno 2002, n. 8690. Nello stesso senso, Corte di cassazione 26 giugno 2003, n. 10205)”.
La Corte, inoltre, richiama tutta una serie di sentenze (Cass. 23 gennaio 2006, n. 1236; 21 marzo 2008, n. 7766; 10 febbraio 2010, n. 2907), con cui è stato precisato che “il rinvio dell’atto amministrativo finale ad un atto procedimentale può esser effettuato, peraltro, non solo alle conclusioni, ma anche, in tutto o in parte, ai fatti accertati e alle ragioni addotte dagli organi istruttori per giungere alle loro qualificazioni giuridiche dei fatti accertati. Infatti, il procedimento amministrativo, anche quello tributario, è la forma della funzione e il potere di adottare l’atto amministrativo finale è solo l’esercizio terminale di un potere che è frazionato tra organi amministrativi diversi, anche di enti pubblici diversi, in dipendenza della divisione del potere di provvedere. In particolare, ai fini che qui interessano, è rilevante il frazionamento, che è ispirato alla natura del processo decisionale umano e che la normazione effettua diffusamente, del potere di provvedere nei preliminari poteri d’iniziativa e d’istruttoria rispetto al finale potere di decidere. Se questo è lo stato della formazione sull’organizzazione amministrativa e sull’attività amministrativa, si appalesa come manifestamente fondata la pretesa delle amministrazioni finanziarie di interpretare la norma sulla motivazione per relationem del provvedimento amministrativo come attributiva, al titolare del potere di decidere, del potere di richiamare nel proprio atto il contributo, d’iniziativa o istruttorio, apportato da un altro organo amministrativo, il cui atto sia normativamente inserito nello stesso procedimento”.
Nell’ultimo caso affrontato, la Corte legittima anche il richiamo per relationem al una perizia penale. E ciò non è di poco conto.
1) Cfr. BUETTO, La motivazione per relationem al pvc, in www.https://www.commercialistatelematico.com, ottobre 2005; La motivazione per relationem è legittima, in www.ilhttps://www.commercialistatelematico.com, novembre 2010.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza