Source: http://societcivileecostituzione.blogspot.com/2010/10/facebook-ed-osama-bin-laden-stessa.html
Timestamp: 2018-09-26 10:18:41+00:00

Document:
Società Civile e Costituzione: Facebook ed Osama Bin Laden, stessa prevaricazione! Uno cancella gli utenti e l'altro lancia le bombe; morale di dominio è uguale. Corte di Cassazione
Se c’erano dei dubbi sulla violenza lesiva delle norme Costituzionali e finalizzate ad aggredire la libertà di informazione messa in atto da Facebook, questi vengono fugati dalla sentenza di oggi della Corte di Cassazione. La sentenza N. 35511 in cui fra l’altro si afferma:
“Così come non sono "responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e gli hosting provider - hanno spiegato i supremi giudici - a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma in tal caso rispondono di concorso) così qualsiasi tipo di coinvolgimento va escluso per i coordinatori dei blog e dei forum" e per questo anche per "la figura del direttore del giornale diffuso sul web".”
Solo la magistratura può dire quando c’è discriminazione, diffamazione o ingiurie, non il gestore di Facebook che antepone i propri interessi politici, religiosi, di sesso, di preferenze, a quelle di chi posta presupponendo che chi posta in maniera diversa da come lui pensa vada censurato.
Se da un lato Facebook attrae utenti sfruttando una presunta libertà di manifestare, dall’altro pratica nei confronti degli utenti azioni violente, come il ricatto di togliere l’account, quando quella libertà di manifestazione non è conforme ai dettami di Facebook.
E la sentenza della Corte di Cassazione ci dice che Facebook, nelle sue scelte vessatorie e terroristiche nei confronti degli utenti, non ha nessuna ragione né giuridica né sociale per metterle in atto. Solo uno squallido arbitrio soggettivo finalizzato ad imporre le proprie scelte politiche, religiose, etiche e morali, al fine di assicurarsi, mediante la violenza del ricatto, la sottomissione degli utenti.
Facebook si guarda bene dal dettare regole precise. Detta regole generiche e fumose che gli permettono, attraverso giochi interpretativi, di agire con violenza sugli utenti.
Nessuna ragione sociale o giuridica consente o obbliga Facebook a quel tipo di comportamento: solo la volontà di ricatto degli utenti.
Riporto l’articolo di La Repubblica che pubblica alcuni passi della sentenza della Suprema Corte di Cassazione:
Il direttore di un giornale webnon risponde di omesso controllo
Sentenza stabilisce che l'art.57 non si applica, perché si riferisce esclusivamente alla carta stampata. Analoga decisione in passato per le testate televisive. Una norma ora non c'è, afferma la Suprema Corte, intervenga il legislatore
ROMA - Molti anni fa il problema si pose per i direttori di testate televisive, oggi si pone per il web: il direttore di un giornale on-line risponde di "omesso controllo" in caso di pubblicazioni, sul sito da lui diretto, dai contenuti diffamatori, così come avviene per la carta stampata? La risposta della Corte di Cassazione è no: viene pertanto confermato l'orientamento secondo il quale il reato previsto dall'art. 57 del codice penale, che punisce i direttori per non aver vigilato sul contenuto delle pubblicazioni, non può essere applicato al web perché previsto solo per la carta stampata.L'articolo 57, spiegano infatti i supremi giudici nella sentenza 35511 "si riferisce specificamente all'informazione diffusa tramite la carta stampata. La lettera della legge è inequivoca e a tale conclusione porta anche l'interpretazione storica della norma".La Corte di Cassazione nella sentenza odierna ha ricordato i precedenti: in giurisprudenza, spiega la quinta sezione penale, si è discusso sulla possibilità di estendere il concetto di stampa anche ad altri mezzi di comunicazione, ma si è anche escluso "che fosse assimilabile al concetto di stampato la videocassetta preregistrata" ed è anche noto, ricorda la Cassazione, che la "giurisprudenza ha concordemente negato che al direttore della testata televisiva sia applicabile la normativa dell'articolo 57 c.p. stante la diversità strutturale tra i due differenti mezzi di comunicazione (la stampa da un lato, la radiotelevisione dall'altro) e la vigenza nel diritto penale del principio di tassatività". Mentre per la tv il problema della responsabilità del direttore è stato successivamente risolto da un intervento del legislatore, il web è una materia ancora da studiare. Il caso esaminato ha riguardato il direttore della testata 'Merate online', condannato dalla Corte d'appello di Milano per omesso controllo in relazione alla pubblicazione di una lettera ritenuta diffamatoria nei confronti dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli e di un suo collaboratore. La sentenza è stata annullata dalla Corte di Cassazione proprio perchè "il fatto non costituisce reato". Così come non sono "responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e gli hosting provider - hanno spiegato i supremi giudici - a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma in tal caso rispondono di concorso) così qualsiasi tipo di coinvolgimento va escluso per i coordinatori dei blog e dei forum" e per questo anche per "la figura del direttore del giornale diffuso sul web".
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/01/news/cassazione_per_le_testate_web_non_vale_la_responsabilit_del_direttore-7622080/?rss
Quella di Facebook è pura violenza gratuita (circoscritta nell’ambito della comunicazione, ma in quell’ambito assume lo stesso valore etico e morale dell’abbattimento delle torri gemelle da parte di Osama Bin Laden) finalizzata a costruire discriminazione e odio sociale mediante l’aggressione alle persone che manifestano posizioni diverse da quelle del network.
La Suprema Corte di Cassazione nella sua sentenza è stata chiara: senza una sentenza del magistrato, il provider non può emettere sentenze, se lo fa non obbedisce alle leggi, ma a sue personali interpretazioni che, di fatto, sanciscono l’odio sociale e civile che Facebook impone in Italia.
Dal momento che Facebook è una dittatura, non si capisce perché altri paesi, al di là del regime che hanno, dovrebbero accettare nei loro territori la dittatura di Facebook.
Pubblicato da Claudio Simeoni a 20:41
Etichette: Bin Laden, Corte di Cassazione, Facebook, sentenza n. 35511

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