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Timestamp: 2019-02-19 00:35:31+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 1 ottobre 2018, n.43287
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 19 FEBBRAIO AGGIORNATO ALLE 1:35
CP Art. 323
Concorso nel reato di abuso di ufficio
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 1 ottobre 2018, n.43287MASSIMA
Ai fini della configurabilità della responsabilità dell’extraneus per concorso nel reato proprio (nel caso di specie, nel reato di abuso di ufficio), è indispensabile, oltre alla cooperazione materiale ovvero alla determinazione o istigazione alla commissione del reato, che l’intraneus esecutore materiale del reato sia riconosciuto responsabile del reato proprio, indipendentemente dalla sua punibilità in concreto per la eventuale presenza di cause personali di esclusione della responsabilità.
Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Lecce ha confermato la sentenza del Tribunale di Lecce in data 9 febbraio 2015 che condannava O.G. , O.R. (quali concorrenti morali estranei determinatori dell’altrui condotta criminosa) e S.A.M. (quale incaricato di pubblico servizio esecutore materiale della condotta criminosa), alla pena di mesi sei di reclusione per il reato di concorso in abuso d’ufficio. Avverso la sentenza ricorre per cassazione S.A.M..
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 1 ottobre 2018, n.43287 - Pres. Petruzzellis – est. Vigna
- O.G. richiedeva il permesso a costruire per un progetto per l’ampliamento di volumi esistenti e realizzazione di due nuove strutture da destinarsi a turismo rurale in agro di (...), essendo priva dei requisiti soggettivi per farlo (non essendo iscritta all’albo regionale degli operatori agrituristici, non possedendo i requisiti di imprenditrice agricola, non avendo presentato il piano di utilizzazione aziendale, non avendo una disponibilità certa e duratura dei terreni, non avendo mezzi di produzione agricola né manodopera) e trattandosi comunque di un intervento in violazione della normativa urbanistica;
- O.R. , quale tecnico incaricato dalla proprietà redigeva la progettazione allegata alla domanda che, nella descrizione dell’intervento, celava la realizzazione dei due nuovi manufatti che pure erano ben rappresentati sugli elaborati grafici e descritti nella relazione tecnica oltre ad essere menzionati nella domanda del permesso a costruire;
- S.A.M. , quale responsabile del procedimento del Comune rilasciava il 20 ottobre 2011 l’autorizzazione paesaggistica n. 8/2011 all’intervento sulla base di un progetto che prevedeva un intervento edilizio sostanzialmente diverso da quello per il quale era stato richiesto e poi rilasciato il permesso a costruire, attestando inoltre falsamente che l’intervento ricadeva in un’area non sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004.
La Commissione locale per il paesaggio emanava inizialmente un parere sfavorevole al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica sulla scorta di rilievi critici sotto il profilo paesaggistico; la O. rimodulava -proprio sulla scorta di tali rilievi - l’intervento proposto; la Commissione riteneva quindi superati gli impedimenti e adottava parere favorevole; sulla scorta di ciò l’imputato, nei termini previsti per legge, rilasciava l’autorizzazione paesaggistica.
3.1. Nella richiesta di rinvio a giudizio erano individuati come concorrenti nel reato anche il tecnico responsabile del procedimento (Sa.Gi. ) e i componenti la Commissione per il paesaggio. Il processo non ha visto la partecipazione degli stessi e per ciò solo il Tribunale avrebbe dovuto procedere ex art. 129 cod. proc. pen. e prosciogliere anche l’extraneus del reato.
2. Mette conto evidenziare che l’integrazione del reato di abuso d’ufficio richiede una duplice distinta valutazione di ingiustizia, sia della condotta (che deve essere connotata da violazione di norme di legge o di regolamento), sia dell’evento di vantaggio patrimoniale (che deve risultare non spettante in base al diritto oggettivo); non è peraltro necessario, ai fini predetti, che l’ingiustizia del vantaggio patrimoniale derivi da una violazione di norme diversa ed autonoma da quella che ha caratterizzato l’illegittimità della condotta, qualora - all’esito della predetta distinta valutazione - l’accrescimento della sfera patrimoniale del privato debba considerarsi contra ius (Sez. 6, n. 11394 del 29/01/2015, Rv. 262793).
2.1. Per quel che inerisce l’elemento psicologico del reato, è nota la linea interpretativa tracciata da questa Suprema Corte, secondo cui, esclusa l’esigenza di un accertamento dell’accordo collusivo con la persona che si intende favorire poiché l’intenzionalità del vantaggio ben può prescindere dalla volontà di favorire specificamente il privato interessato alla singola vicenda amministrativa (Sez. 6, n. 31594 del 19/04/2017, Rv. 270460; Sez. 6, n. 36179 del 15/04/2014, Rv. 260233; Sez. F, n. 38133 del 25/08/2011, Rv. 251088) - la prova del dolo intenzionale che qualifica la fattispecie ben può essere desunta anche da altri elementi, quali, ad esempio, la macroscopica illegittimità dell’atto compiuto (Sez. 3, n. 48475 del 07/11/2013, Rv. 258290; Sez. 6, n. 49554 del 22/10/2003, Rv. 227205), ovvero l’erronea interpretazione di una norma amministrativa, il cui risultato si discosti in termini del tutto irragionevoli dal senso giuridico comune, tanto da apparire frutto di un’arbitraria decisione (Sez. 5, n. 10636 del 12/02/2009, Rv. 243296).

References: SENTENZA 
 Art. 323
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 SENTENZA 
 art. 129