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Timestamp: 2020-08-04 00:15:32+00:00

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Diritti sindacali dei militari: "Se la politica trascura la condizione e le convinzioni di quelli che sono i destinatari delle sue decisioni, può accadere ed accade che una legge non risolva un conflitto, non lo chiuda, ma lo renda ancora più acuto" - SINDACATO DEI MILITARI
Diritti sindacali dei militari: “Se la politica trascura la condizione e le convinzioni di quelli che sono i destinatari delle sue decisioni, può accadere ed accade che una legge non risolva un conflitto, non lo chiuda, ma lo renda ancora più acuto”
Pubblicato il 1 Agosto 2020 2 Agosto 2020 di Redazione
Questa Organizzazione Sindacale si è sempre dichiarata contraria al contenuto del ddl 875 “Norme sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo” d’iniziativa dei deputati CORDA, FERRARI, RIZZO, FANTUZ, ARESTA, BELOTTI, CHIAZZESE, FURGIUELE, DALL’OSSO, MARCHETTI, DEL MONACO, PAOLINI, D’UVA, PETTAZZI, ERMELLINO, TOCCALINI, FRUSONE, ZICCHIERI, POTENTI, IORIO, IOVINO, MENGA, MOLINARI, Roberto ROSSINI, Giovanni RUSSO e TRAVERSI, approvato dalla Camera dei deputati il 22 luglio 2020 e trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza al Senato della Repubblica il 23 luglio 2020.
Il ddl contiene delle contraddizioni e delle evidenti criticità costituzionali insanabili che lo rendono assolutamente inaccettabile. È concretamente pericoloso per la democrazia interna alla compagine militare e per il buon funzionamento dell’amministrazione militare, per la Trasparenza e per la sicurezza e la tutela del lavoratore.
Più volte abbiamo definito il ddl in argomento la “legge porcata” e semmai in futuro dovesse essere approvata anche dal Senato allora non ci resterà che appellarci all’alto senso dello Stato del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché, forte della sua lunga attività da Giudice della Corte costituzionale, possa rispedirla ai mittenti.
Tutte le criticità che abbiamo voluto evidenziare al legislatore in questa breve analisi (scritte in grassetto) potranno essere sanate solo con la totale cancellazione dell’intero testo del ddl e con la sua riscrittura in un solo articolo: “al personale militare, compreso quelli dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza e del Corpo delle Capitanerie di Porto si applicano gli artt. 82 e seguenti della legge 1 aprile 1981, n. 121″.
Nel frattempo che attendiamo di conoscere la sorte di diritti dei militari ci sembra opportuno ricordare una frase del professore Stefano Rodotà sicuramente nota ai firmatari del ddl in argomento già ai tempi in cui il Movimento 5 Stelle dai banchi dell’opposizione ancora parlava dei diritti dei militari reclamandoli con la forza e l’impeto di una nuova classe politica che sembrava destinata a cambiare il Paese. Forza e impeto che si sono persi, svaniti tra gli agi del potere, le poltrone e le lusinghe dei generali.
“Se la politica trascura la condizione e le convinzioni di quelli che sono i destinatari delle sue decisioni, può accadere ed accade che una legge non risolva un conflitto, non lo chiuda, ma lo renda ancora più acuto.” (Cit. Stefano Rodotà)
Luca Marco Comellini (Segretario Generale del Sindacato dei Militari)
Senato della Repubblica XVIII Legislatura DDL N. 1893
Norme sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo
Art. 1. (Diritto di associazione sindacale)
Il comma 2 dell’articolo 1475 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è sostituito dal seguente:
« 2. In deroga al comma 1, i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale per singola Forza armata o Forza di polizia a ordinamento militare o interforze ». (il comma 2 dell’art. 1475 com, così sostituito, modifica irragionevolmente la decisione della Corte costituzionale di cui alla sentenza n. 120/2018 che non pone limiti circa la rappresentatività a carattere interforze.)
Il diritto di libera organizzazione sindacale, di cui all’articolo 39 della Costituzione, è esercitato dagli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare, con esclusione del personale della riserva e in congedo, nel rispetto dei doveri e dei princìpi previsti dall’articolo 52 della Costituzione. (il comma si pone in aperta violazione dei principi costituzionali di cui agli artt. 18 e 39 della Cost. e della decisione della Corte Cost. 120/2018 che, non a caso, utilizza il termine “militari” che comprende anche le categorie della riserva e del congedo che, a mente del decreto legislativo 66/2010 sono così definite e definiscono chiaramente gli attori di questa legge:
– Art. 621 Com: Acquisto dello stato di militare
1. E’ militare il cittadino che presta servizio armato a difesa della Patria, nella posizione di servizio o in congedo, secondo quanto stabilito dalle norme del presente codice. Art. 622 Perdita dello stato di militare : In forza del combinato disposto degli artt. 621 e 622 del C.o.m. per militare dobbiamo intendere il cittadino che presta servizio armato a difesa della Patria sia nella posizione di servizio sia in quella del congedo.
– Art. 874 Categorie di stato giuridico
1.In base alla posizione di stato giuridico i militari si distinguono in:
a) militari in servizio permanente;
b) militari in servizio temporaneo;
c) militari in congedo.
2. Tutti i militari sono collocati all’interno di una delle predette categorie in distinti ruoli.
– Art. 880 Categorie di personale in congedo
1 militari in congedo appartengono a una delle seguenti categorie:
a) ausiliaria;
b) complemento;
c) congedo illimitato;
d) riserva;
e) riserva di complemento;
f) congedo assoluto.
Militari sono sia quelli in servizio che quelli in congedo nonché quelli afferenti al servizio temporaneo … Pertanto la legge li deve ricomprendere tutti e deve riconoscere a tutti il diritto di associazione sindacale. La rappresentatività all’interno del sindacato con la possibilità di ricoprire cariche elettive – art. 3 della Costituzione. Nessun riferimento di fa al personale del complemento e della riserva di complemento, ne’ alla categoria dei militari in servizio temporaneo rispetto ai quali non si avrebbe alcuna tutela e rappresentatività. Inoltre la norma di esclusione del personale della riserva e in congedo crea una inaccettabile disparità di trattamento con il personale della Polizia di Stato (comparto sicurezza) che ai sensi dell’art 83 della legge 121/81 può essere iscritto e assumere la direzione delle organizzazioni sindacali. Quest’ultimo, da solo, sarebbe già un validissimo motivo di impugnazione della norma)
Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare non possono aderire ad associazioni professionali a carattere sindacale diverse da quelle costituite ai sensi dell’articolo 1475, comma 2, del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, come sostituito dal comma 1 del presente articolo.
Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare possono aderire a una sola associazione professionale a carattere sindacale tra militari.
L’adesione alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è libera, volontaria e individuale.
Non possono aderire alle associazioni di cui alla presente legge gli allievi delle scuole militari e delle accademie militari. (gli allievi acquisiscono lo status di militare all’atto dell’incorporamento quindi il comma viola sia la decisione della Corte Cost. che gli art. 18 e 39 Cost)
(Princìpi generali in materia di associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari operano nel rispetto dei princìpi di democrazia, trasparenza e partecipazione e nel rispetto dei princìpi di coesione interna, neutralità, efficienza e prontezza operativa delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare.
Gli statuti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono improntati ai seguenti princìpi:
a) democraticità dell’organizzazione sindacale ed elettività delle relative cariche;
b) neutralità ed estraneità alle competizioni politiche e ai partiti e movimenti politici;
c) assenza di finalità contrarie ai doveri derivanti dal giuramento prestato dai militari;
d) assenza di scopo di lucro;
e) rispetto degli altri requisiti previsti dalla presente legge.
(Costituzione delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, entro cinque giorni lavorativi dalla loro costituzione, depositano lo statuto presso il Ministero della difesa o, per le associazioni professionali a carattere sindacale tra appartenenti al Corpo della guardia di finanza, presso il Ministero dell’economia e delle finanze. Il competente dicastero, accertata, entro i sessanta giorni successivi, la sussistenza dei requisiti previsti dalla presente legge, ne dispone la trascrizione in apposito albo ai fini dell’esercizio delle attività previste dallo statuto e della raccolta dei contributi sindacali nelle forme previste dall’articolo 7. Per le associazioni professionali a carattere sindacale riferite a personale di una o più Forze armate e del Corpo della guardia di finanza l’accertamento è svolto dal Ministero della difesa di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze. Non è consentito, nelle more del predetto procedimento, l’esercizio delle attività sindacali né la raccolta dei contributi sindacali. (il comma si pone in aperto contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost.)
In caso di accertate previsioni statutarie in contrasto con le disposizioni vigenti, il Ministero competente ne dà tempestiva comunicazione all’associazione, che può presentare, entro dieci giorni e per iscritto, formali osservazioni. Entro i successivi trenta giorni, il Ministero adotta il provvedimento finale. (in aperta violazione con gli artt. 18 e 39 Cost. – permetterebbe ai vertici militari di decidere arbitrariamente quale sindacato sia gradito e quale invece no. Inoltre si parla di provvedimento finale … quale? Inoltre appare sicuramente violato il principio di terzietà – per dirimere le controversie sull’esistenza o meno di un requisito ci vuole un soggetto terzo rispetto alle due parti sindacato/ministero di competenza)
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari comunicano entro cinque giorni ogni successiva modifica statutaria al competente Ministero, che ne valuta, ai sensi dei commi 1 e 2, la conformità ai requisiti previsti. (come il precedente comma 2)
In caso di successivo accertamento della perdita anche di uno solo dei requisiti o di violazione delle prescrizioni di legge, il Ministero competente ne dà tempestiva comunicazione all’associazione, che può presentare, entro dieci giorni e per iscritto, le proprie osservazioni. Entro i successivi trenta giorni, il Ministero competente adotta il provvedimento finale, informandone, nel caso di un provvedimento di cancellazione dall’albo di cui al comma 1, il Ministro della pubblica amministrazione. (come il precedente comma 2. Anche in questo caso si parla di provvedimento finale … quale? Inoltre appare violato il principio di terzietà – per dirimere le controversie sull’esistenza o meno di un requisito ci vuole un soggetto terzo rispetto alle due parti sindacato/ministero di competenza)
L’associazione incorsa nel provvedimento di cancellazione di cui al comma 4 decade dalle prerogative sindacali e non può esercitare alcuna delle attività previste. Conseguentemente perdono efficacia le deleghe rilasciate dagli associati per il pagamento dei contributi sindacali ai sensi dell’articolo 7. (contrario ad ogni principio costituzionale sulle libertà associative e dei singoli associati. Mancano norme a salvaguardia dei rappresentati: decadono le deleghe e nulla viene stabilito sulla destinazione delle quote pagate)
Alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è fatto divieto di:
a) assumere la rappresentanza di lavoratori non appartenenti alle Forze armate o alle Forze di polizia a ordinamento militare;
b) preannunciare o proclamare lo sciopero, o azioni sostitutive dello stesso, o parteciparvi anche se proclamato da organizzazioni sindacali estranee al personale militare e agli appartenenti alle Forze di polizia a ordinamento militare;
c) promuovere manifestazioni pubbliche in uniforme o con armi di servizio o sollecitare o invitare gli appartenenti alle Forze armate o alle Forze di polizia a ordinamento militare a parteciparvi;
d) assumere la rappresentanza in via esclusiva di una o più categorie di personale. In ogni caso, la rappresentanza di una singola categoria all’interno di un’associazione professionale a carattere sindacale tra militari non deve superare il limite del 75 per cento dei suoi iscritti; (in aperta violazione degli artt. 18 e 39 Cost. . Pertanto se vi sono domande di adesione di una sola categoria il sindacato non le deve accettare, non deve prendere le quote di iscrizione che le consentono il sostentamento)
e) assumere una denominazione che richiami, anche in modo indiretto, quella di una o più categorie di personale, specialità, Corpo o altro che non sia la Forza armata o la Forza di polizia a ordinamento militare di appartenenza; (in aperta violazione degli artt. 18 e 39 Cost.)
f) assumere denominazione o simboli che richiamino, anche in modo indiretto, organizzazioni sindacali per cui sussiste il divieto di adesione, ai sensi della presente legge, od organizzazioni politiche;
g) promuovere iniziative di organizzazioni politiche o dare supporto, a qualsiasi titolo, a campagne elettorali afferenti alla vita politica del Paese;
h) stabilire la propria sede o il proprio domicilio sociale presso unità o strutture del Ministero della difesa o del Ministero dell’economia e delle finanze o del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
(Competenze delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari curano la tutela individuale e collettiva dei diritti e degli interessi dei propri rappresentati nelle materie di cui al comma 2, garantendo che essi assolvano ai compiti propri delle Forze armate e che l’adesione alle associazioni non interferisca con il regolare svolgimento dei servizi istituzionali. (appare di dubbia legittimità la parte in cui si afferma “e che l’adesione alle associazioni non interferisca con il regolare svolgimento dei servizi istituzionali” in quanto ciò permetterebbe al datore di lavoro di poter ostacolare anche le legittime rivendicazioni sulla tutela della sicurezza dei luoghi di lavoro e della salute dei lavoratori)
Sono di competenza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari le materie afferenti:
a) ai contenuti del rapporto di impiego del personale militare, indicati agli articoli 4 e 5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195;
b) all’assistenza fiscale e alla consulenza relativamente alle prestazioni previdenziali e assistenziali a favore dei propri iscritti;
c) all’inserimento nell’attività lavorativa di coloro che cessano dal servizio militare; (in contrasto con la previsione che esclude dalla partecipazione alla vita sindacale gli allievi delle scuole e delle accademie militari che se cessati dal servizio non potrebbero essere utilmente tutelati dall’azione sindacale)
d) alle provvidenze per gli infortuni subiti e per le infermità contratte in servizio e per causa di servizio;
e) alle pari opportunità;
f) alle prerogative sindacali di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulle misure di tutela della salute e della sicurezza del personale militare nei luoghi di lavoro;
g) agli spazi e alle attività culturali, assistenziali, ricreative e di promozione del benessere personale e dei familiari.
È comunque esclusa dalla competenza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari la trattazione di materie afferenti all’ordinamento militare, all’addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale nonché all’impiego del personale in servizio.
In relazione alle materie di cui al comma 2, le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari possono:
a) presentare ai Ministeri competenti osservazioni e proposte sull’applicazione delle leggi e dei regolamenti e segnalare le iniziative di modifica da esse eventualmente ritenute opportune;
b) essere ascoltate dalle Commissioni parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, secondo le norme dei rispettivi regolamenti;
c) chiedere di essere ricevute dai Ministri competenti e dagli organi di vertice delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare.
(Articolazioni periferiche delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 13, gli statuti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari possono prevedere articolazioni periferiche di livello regionale o territoriale.
Gli statuti definiscono le competenze delle articolazioni periferiche, nei limiti dei rispettivi ambiti regionali o territoriali, nelle seguenti materie:
a) informazione e consultazione degli iscritti;
b) esercizio delle prerogative sindacali di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulle misure di tutela della salute e della sicurezza del personale militare nei luoghi di lavoro;
c) rispetto e applicazione della contrattazione nazionale di comparto, interloquendo con l’amministrazione centrale di riferimento; (le strutture territoriali periferiche agiscono al loro livello di competenza per tale motivo non si comprende la ragione logico giuridica secondo la quale dovrebbero interloquire solo con l’amministrazione centrale di riferimento e non anche a livello periferico nell’ambito territorialmente competente)
d) formulazione di pareri e proposte agli organi direttivi elettivi delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari. (limitazione dell’attività sindacale territoriale rispetto alle previsioni di cui all’art 5, c 2)
(Finanziamento e trasparenza dei bilanci delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono finanziate esclusivamente con i contributi sindacali degli iscritti, corrisposti nelle forme previste dal presente articolo. Le associazioni non possono ricevere eredità o legati, donazioni o sovvenzioni in qualsiasi forma, fatta eccezione per la devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento di altra associazione professionale a carattere sindacale tra militari. (norma palesemente in contrasto con ogni principio di libera autodeterminazione del Sindacato in ordine alle modalità di finanziamento diretto e/o tramite altre forme ammesse dalla legge. La disposizione è liberticida in quanto un neo sindacato con pochi iscritti per sopravvivere dovrebbe prevedere quote di iscrizione alte che sarebbero disincentivo all’iscrizione stessa. Si tratterebbe di associazioni destinate a cessare le attività in poco tempo per mancanza di fondi. Si tratta di norma che porterebbe inoltre al proliferare di finanziamenti occulti in violazione del principio di trasparenza amministrativa)
Per la corresponsione del contributo sindacale, i militari rilasciano delega, esente dall’imposta di bollo e dalla registrazione, a favore dell’associazione professionale a carattere sindacale tra militari alla quale aderiscono, per la riscossione di una quota mensile della retribuzione, nella misura stabilita dai competenti organi statutari. Resta fermo il disposto dell’articolo 70 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180. (la corresponsione del contributo sindacale solo tramite delega è una ingiustificata limitazione alle forme di contribuzione economica verso il Sindacato)
La delega ha validità dal primo giorno del mese successivo a quello del rilascio fino al 31 dicembre di ogni anno e si intende tacitamente rinnovata se non è revocata dall’interessato entro il 31 ottobre. La revoca della delega deve essere trasmessa, in forma scritta, all’amministrazione e all’associazione professionale a carattere sindacale tra militari interessata.
Le modalità di versamento alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari delle trattenute sulla retribuzione, operate dall’amministrazione in base alle deleghe rilasciate, sono stabilite con decreto del Ministro competente, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari predispongono annualmente il bilancio preventivo, entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello cui l’esercizio si riferisce, e il rendiconto della gestione precedente, entro il 30 aprile dell’anno successivo; entrambi devono essere approvati dagli associati e resi conoscibili al pubblico, non oltre dieci giorni dalla loro approvazione, mediante idonee forme di pubblicità. (il termine per la rendicontazione della chiusura degli esercizi finanziari e per la pubblicazione dei bilanci preventivi è troppo esiguo e in contrasto con quanto previsto per gli altri sindacati)
(Cariche elettive delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)
Le cariche nelle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono esclusivamente elettive e possono essere ricoperte solo da militari in servizio effettivo, che abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio nelle Forze armate o nelle Forze di polizia a ordinamento militare, e da militari in ausiliaria iscritti all’associazione stessa. (norma palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost. e coi principi di autonomia e indipendenza propri dei sindacati, ciò anche violazione dell’art. 3 della costituzione. Si vogliono privare i cittadini militari delle altre categorie del congedo e quelli del servizio temporaneo da qualsiasi forma di rappresentatività all’interno delle associazioni sindacali. La locuzione “militari in servizio effettivo” non trova alcuna definizione nel codice dell’ordinamento militare: Art. 874 Categorie di stato giuridico.
In base alla posizione di stato giuridico i militari si distinguono in:
Cosa si deve intendere per militare in servizio effettivo (anomalia logico-giuridica: nelle vecchie formulazioni del regolamento e delle norme sullo stato giuridico si parlava di militare in servizio permanente effettivo)
È eleggibile il militare in servizio che non si trovi in stato di sospensione dall’impiego o di aspettativa non sindacale, che non sia impiegato in funzioni di comando obbligatorio o incarico equipollente per l’avanzamento al grado superiore, in attribuzione specifica o che non rivesta l’incarico di comandante di Corpo e che non risulti frequentatore o allievo delle scuole o delle accademie militari, purché in possesso dei seguenti requisiti: non avere riportato condanne per delitti non colposi o sanzioni disciplinari di stato; non essere imputato in procedimenti penali per delitti non colposi. (norma palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost. e coi principi di autonomia e indipendenza propri dei sindacati. Si tratta di una cofanata di stupidagini e di stesura legislativa agghiacciante:
1. Non aver riportato condanne – manca il riferimento al passaggio in giudicato. Evidenzio che anche chi viene condannato in primo grado continua a ricoprire in appello la veste di imputato in grado di appello -;
2. non si trovi in stato di sospensione dall’impiego – Non si comprende a cosa si voglia fare riferimento. Sicuramente qui si sta facendo riferimento non alla sospensione dall’impiego quale sanzione di stato, altrimenti sarebbe pleonastico il riferimento successivo, quale causa di ineleggibilità, all’aver subito una sanzione disciplinare di stato. Sicuramente si fa riferimento alle sospensioni precauzionali dall’impiego a titolo obbligatorio o facoltativo.
3. L’aspettativa non può essere motivo di ineleggibilità in quanto è una posizione del servizio permanente. Inoltre, un rappresentante sindacale eletto, dovrebbe decadere se incorresse in una qualsiasi forma di aspettativa (ad es. quella per motivi di studio, o per motivi di carattere sanitario).
Non possono essere iscritti ad associazioni professionali a carattere sindacale tra militari coloro che ricoprono i gradi di vertice di cui agli articoli 25, 32 e 40 del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, né il Comandante generale del Corpo della guardia di finanza.
La durata delle cariche di cui al comma 1 è di quattro anni e non può essere frazionata. Non è consentita la rielezione per più di due mandati consecutivi. Coloro che hanno ricoperto per due mandati consecutivi le cariche di cui al comma 1 sono nuovamente rieleggibili trascorsi tre anni dalla scadenza del secondo mandato. (norma palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost. e coi principi di autonomia e indipendenza propri dei sindacati. Non si comprende a quale cariche si voglia fare riferimento. Se, ad esempio, Tizio è stato eletto segretario nazionale, per due mandati, con questa norma non potrebbe aspirare ad essere eletto alla carica di segretario generale. Si tratta di norma palesemente monca di ogni qualsivoglia supporto sotto il profilo giuridico)
Nessun militare può essere posto in distacco sindacale per più di cinque volte..(norma palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost. e coi principi di autonomia e indipendenza propri dei sindacati)
(Svolgimento dell’attività di carattere sindacale e delega al Governo per la disciplina dell’esercizio dei diritti sindacali da parte del personale impiegato in luogo di operazioni)
I rappresentanti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari svolgono le attività sindacali fuori dell’orario di servizio. (norma palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost. e con i precedenti artt. 5 e 6. Ma ancora più incredibilmente è in contrasto con le altre disposizioni della legge. Si pensi al rappresentante sindacale militare che viene chiamato ai tavoli della contrattazione collettiva – che generalmente si svolgono durante gli orari di servizio – impedito a parteciparvi da una norma priva di ogni logica ed ogni più elementare nozione del diritto)
Ai fini dello svolgimento dell’attività sindacale, alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative ai sensi dell’articolo 13 sono riconosciuti distacchi e permessi sindacali retribuiti nonché permessi e aspettative sindacali non retribuiti.
Con la contrattazione di cui all’articolo 11 sono stabiliti:
a) il contingente massimo dei distacchi autorizzabili per ciascuna Forza armata e Forza di polizia a ordinamento militare nonché il numero massimo annuo dei permessi retribuiti per i rappresentanti delle associazioni rappresentative;
b) la misura dei permessi e delle aspettative sindacali non retribuiti che possono essere concessi ai rappresentanti sindacali.
La ripartizione del contingente dei distacchi sindacali e dei permessi retribuiti tra le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è effettuata con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione ai sensi dell’articolo 16, comma 4.
Le richieste di distacco o di aspettativa sindacale non retribuita sono presentate dalle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative alla Forza armata o alla Forza di polizia a ordinamento militare cui appartiene il personale interessato, le quali, accertati i requisiti oggettivi previsti dalla presente legge, provvedono, entro il termine massimo di trenta giorni dalla richiesta, a darne comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero della difesa o, per il personale del Corpo della guardia di finanza, al Ministero dell’economia e delle finanze, per i conseguenti provvedimenti di stato.
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari possono procedere alla revoca dei distacchi e delle aspettative in ogni momento, comunicandola alla Forza armata o alla Forza di polizia a ordinamento militare di riferimento nonché al Ministero della difesa o al Ministero dell’economia e delle finanze e al Dipartimento della funzione pubblica per i provvedimenti conseguenti. Le variazioni relative ai distacchi e alle aspettative devono essere comunicate entro il 31 gennaio di ogni anno.
Sono vietati l’utilizzo della ripartizione dei distacchi in forma compensativa nonché il loro utilizzo in forma frazionata.
I distacchi e le aspettative sindacali non retribuite non possono durare più di tre anni. Nessun militare può essere posto in distacco o in aspettativa sindacale non retribuita più di cinque volte. Tra ciascun distacco o aspettativa sindacale non retribuita deve intercorrere almeno un triennio di servizio effettivo.
I dirigenti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative ai sensi dell’articolo 13, che intendono fruire dei permessi sindacali di cui al presente articolo, devono darne comunicazione scritta al proprio comandante, individuato nell’autorità deputata alla concessione della licenza, almeno cinque giorni prima o, in casi eccezionali, almeno 48 ore prima, tramite l’associazione di appartenenza avente titolo. Il comandante autorizza il permesso sindacale salvo che non ostino prioritarie e improcrastinabili esigenze di servizio e sempre che venga garantita la regolare funzionalità del servizio. (comma monco e foriero di problematiche interpretative, nonché strumento per impedire l’esercizio dell’attività sindacale che non chiarisce come devono essere comunicate e quali siano le improcrastinabili esigenze di servizio. La norma lascia una ampia e ingiustificata discrezionalità al datore di lavoro)
È vietata ogni forma di cumulo dei permessi sindacali, giornalieri od orari.
L’effettiva utilizzazione dei permessi sindacali di cui al presente articolo deve essere certificata entro tre giorni all’autorità individuata ai sensi del comma 9 da parte dell’associazione professionale a carattere sindacale tra militari che ha chiesto e utilizzato il permesso.
I permessi sindacali di cui al presente articolo sono equiparati al servizio. Tenuto conto della specificità delle funzioni istituzionali e della particolare organizzazione delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, i permessi sono autorizzati in misura corrispondente al turno di servizio giornaliero e non possono superare mensilmente, per ciascun rappresentante sindacale, nove turni giornalieri di servizio. (palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost., pone limitazioni ingiustificate al personale che abitualmente svolge orario lavorativo giornaliero dal lunedì al venerdì o al sabato, articolato su 5 o 6 giorni lavorativi per settimana)
Per i permessi sindacali retribuiti di cui al presente articolo è corrisposto il trattamento economico corrispondente a quello di servizio, con esclusione delle indennità e dei compensi per il lavoro straordinario e di quelli collegati all’effettivo svolgimento delle prestazioni.
Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per disciplinare le particolari limitazioni all’esercizio dell’attività di carattere sindacale da parte del personale impiegato in attività operativa, addestrativa, formativa ed esercitativa, anche fuori del territorio nazionale, inquadrato in contingenti o a bordo di unità navali ovvero distaccato individualmente, secondo il seguente principio e criterio direttivo: consentire l’esercizio e la tutela dei diritti sindacali del personale militare salvaguardando le preminenti esigenze di funzionalità, sicurezza e prontezza operativa correlate alle specifiche operazioni militari.
Il decreto legislativo di cui al comma 14 è adottato su proposta del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della funzione pubblica, sentite le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative a livello nazionale ai sensi dell’articolo 13 e previa acquisizione del parere del Consiglio di Stato, da rendere nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione dello schema del decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema del decreto legislativo, corredato di relazione tecnica, è successivamente trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 14 o successivamente, la scadenza di quest’ultimo è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.
Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 14, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui ai commi 14 e 15, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.
Dall’attuazione della delega di cui al comma 14 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Per l’esercizio del diritto di associazione sindacale riconosciuto dalla presente legge, i militari, fuori dell’orario di servizio, possono tenere riunioni: (fuori dall’orario di servizio è una inaccettabile limitazione che rende poco efficace se non inutile l’azione sindacale e priva il personale rappresentato, come quello cd “pendolare” della possibilità di avvalersi del diritto di partecipare alla vita sindacale. Palesemente in contrasto con gli artt. 18 e 39 Cost.)
a) anche in uniforme, in locali messi a disposizione dall’amministrazione, che ne concorda le modalità d’uso;
b) in luoghi aperti al pubblico, senza l’uso dell’uniforme.
Sono autorizzate riunioni con ordine del giorno su materie di competenza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, durante l’orario di servizio nel limite di dieci ore annue individuali, secondo le disposizioni che regolano l’assenza dal servizio, previa comunicazione, con almeno cinque giorni di anticipo, ai comandanti delle unità o dei reparti interessati da parte dell’associazione professionale a carattere sindacale tra militari richiedente. (Il comma non chiarisce cosa si intenda per dieci ore annue individuali)
Le modalità di tempo e di luogo per lo svolgimento delle riunioni sono concordate con i comandanti al fine di renderle compatibili con le esigenze di servizio.
Le eventuali controversie sono regolate ai sensi dell’articolo 17.
(Procedure di contrattazione)
Alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari riconosciute rappresentative a livello nazionale, secondo quanto stabilito dall’articolo 13, sono attribuiti i poteri negoziali al fine della contrattazione nazionale di comparto. La medesima procedura si applica alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare negli ambiti riservati all’amministrazione di appartenenza, per tutto il personale militare in servizio e in particolare con l’osservanza delle disposizioni di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e all’articolo 46 del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95.
Le procedure che disciplinano i contenuti del rapporto di impiego del personale militare sono stabilite dalla presente legge e si concludono con l’emanazione di distinti decreti del Presidente della Repubblica concernenti rispettivamente il personale delle Forze armate e il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare.
I decreti del Presidente della Repubblica di cui al comma 2 sono emanati a seguito di accordi sindacali stipulati dalle seguenti delegazioni:
a) per la parte pubblica: una delegazione composta dal Ministro per la pubblica amministrazione, che la presiede, e dai Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze o dai Sottosegretari di Stato rispettivamente delegati, alla quale partecipano, nell’ambito delle delegazioni dei Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze, il Capo di stato maggiore della difesa o suo rappresentante, accompagnato dai Capi di stato maggiore delle Forze armate o loro rappresentanti, per l’accordo concernente il personale delle Forze armate, e i Comandanti generali dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, per l’accordo concernente il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare;
b) per la parte sindacale: una delegazione sindacale composta da rappresentanti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, individuate con il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione di cui all’articolo 13, comma 2. Le delegazioni delle organizzazioni sindacali sono composte dai rappresentanti di ciascuna organizzazione sindacale.
Sono oggetto di contrattazione le seguenti materie:
a) per le Forze armate, le materie di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195;
b) per le Forze di polizia a ordinamento militare, le materie di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195.
Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195. (assolutamente inappropriato il richiamo alla concertazione ai tempi dei Cocer. Il decreto legislativo 195/1995 doveva essere abrogato e ne dovevano essere riscritti i capisaldi con espresso riferimento alle strutture sindacali ed alle relativa articolazioni, chi partecipa, come partecipa, ecc. ecc.)
(Obblighi delle amministrazioni)
Le amministrazioni del Ministero della difesa e del Ministero dell’economia e delle finanze comunicano alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari riconosciute rappresentative a livello nazionale ai sensi dell’articolo 13 ogni iniziativa volta a modificare il rapporto di impiego del personale militare, con particolare riferimento alle direttive interne della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare di appartenenza o alle direttive di carattere generale che direttamente o indirettamente riguardano la condizione lavorativa del personale militare. Tale obbligo di comunicazione è assolto anche attraverso la pubblicazione di tali dati nei portali telematici istituzionali.
(Rappresentatività)
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono considerate rappresentative a livello nazionale, ai fini delle attività e delle competenze specificamente individuate dalla presente legge, quando raggiungono un numero di iscritti almeno pari al 4 per cento della forza effettiva complessiva della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare. Qualora l’associazione professionale a carattere sindacale sia invece costituita da militari appartenenti a due o più Forze armate o Forze di polizia a ordinamento militare, la stessa dovrà avere una rappresentatività non inferiore al 3 per cento della forza effettiva in ragione della singola Forza armata o Forza di polizia a ordinamento militare, rilevata al 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui si renda necessario determinare la rappresentatività delle associazioni medesime. (palesemente in contrasto con le vigenti norme per la rilevazione della rappresentatività sindacale: ai sensi dell’art. 2 del decreto legislativo 195/95, per i sindacati di polizia l’accertamento della rappresentatività sindacale è effettuato tenendo conto del dato associativo e del dato elettorale, così come stabilito dall’art. 43 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 che espressamente al comma 1 prevede: ” 1. L’ARAN ammette alla contrattazione collettiva nazionale le organizzazioni sindacali che abbiano nel comparto o nell’area una rappresentatività non inferiore al 5 per cento, considerando a tal fine la media tra il dato associativo e il dato elettorale. Il dato associativo è espresso dalla percentuale delle deleghe per il versamento dei contributi sindacali rispetto al totale delle deleghe rilasciate nell’ambito considerato. Il dato elettorale è espresso dalla percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze unitarie del personale, rispetto al totale dei voti espressi nell’ambito considerato”. Qualora l’associazione professionale a carattere sindacale sia invece costituita da militari appartenenti a due o più Forze armate sarebbe in palese contrasto con l’art. 4 lettera e), e, invece, come è scritta la norma apparirebbe possibile un sindacato interforze prevedendo la possibilità di avere associazioni costituite da due o più forze armate)
Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti, per quanto di rispettiva competenza, i Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze, sono riconosciute le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative a livello nazionale, in possesso dei requisiti di cui al presente articolo. (Non possono essere inseriti ulteriori requisiti né ulteriori controlli oltre a quelli stabiliti dalla Corte costituzionale, il comma e in palese violazione degli artt. 18 e 39 Cost.)
(Tutela e diritti)
I militari che ricoprono cariche elettive nelle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari:
a) non sono perseguibili in via disciplinare per le opinioni espresse nello svolgimento dei compiti connessi con l’esercizio delle loro funzioni, fatti salvi i limiti della correttezza formale e i doveri derivanti dal giuramento prestato, dal grado, dal senso di responsabilità e dal contegno da tenere, anche fuori del servizio, a salvaguardia del prestigio istituzionale;
b) non possono essere trasferiti a un’altra sede o reparto ovvero essere sostituiti nell’incarico ricoperto al momento dell’elezione, se non previa intesa con l’associazione professionale a carattere sindacale tra militari alla quale appartengono, salvi i casi di incompatibilità ambientale o di esigenza di trasferimento dovuta alla necessità di assolvere i previsti obblighi di comando e le attribuzioni specifiche di servizio e, per il personale della Marina, di imbarco, necessari per l’avanzamento, e salvi i casi straordinari di necessità e urgenza, anche per dichiarazione dello stato di emergenza; (Incompatibilità ambientale? chi la decide? Il comma è assolutamente generico e costituirebbe uno strumento formidabile a disposizione della Forza Armata per allontanare rappresentati scomodi. Cosa si deve intendere per casi straordinari di necessità ed urgenza? Norma palesemente illogica e di favore per il datore di lavoro)
c) non possono essere impiegati in territorio estero singolarmente, fatte salve le esigenze delle unità di appartenenza;
d) possono manifestare il loro pensiero in ogni sede e su tutte le questioni non soggette a classifica di segretezza che riguardano la vita militare, nei limiti previsti dalla presente legge e nelle materie di cui all’articolo 5; possono interloquire con enti e associazioni di carattere sociale, culturale o politico, anche estranei alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare, e partecipare a convegni e assemblee aventi carattere sindacale, nei modi e con i limiti previsti dalla presente legge;
e) possono inviare comunicazioni scritte al personale militare sulle materie di loro competenza, nonché visitare le strutture e i reparti militari presso i quali opera il personale da essi rappresentato quando lo ritengono opportuno, concordandone le modalità, almeno trentasei ore prima, con i comandanti competenti.
(Informazione e pubblicità)
Le deliberazioni, le votazioni, le relazioni, i processi verbali e i comunicati delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, le dichiarazioni dei militari che ricoprono cariche elettive e ogni notizia relativa all’attività sindacale possono essere resi pubblici secondo le modalità previste dai rispettivi statuti.
Ai dirigenti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è data facoltà di avere rapporti con gli organi di stampa e di rilasciare dichiarazioni esclusivamente in merito alle materie di loro competenza e oggetto di contrattazione nazionale di settore.
Negli ordinamenti didattici delle scuole di formazione, di base e delle accademie militari è inserita la materia « elementi di diritto del lavoro e di diritto sindacale in ambito militare ».
(Delega al Governo per il coordinamento normativo e regolamenti di attuazione)
Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il coordinamento normativo delle disposizioni del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) abrogazione delle disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano gli istituti della rappresentanza militare;
b) novellazione del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, al fine di inserirvi le disposizioni della presente legge;
c) modificazioni e integrazioni normative necessarie per il coordinamento delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti con le norme della presente legge;
d) semplificazione e maggiore efficienza delle procedure di contrattazione del comparto sicurezza e difesa, attraverso la previsione di un primo livello di negoziazione nel quale regolare gli aspetti comuni a tutte le Forze armate e le Forze di polizia a ordinamento militare, nonché un secondo livello attraverso cui regolare gli aspetti più caratteristici delle singole Forze armate e Forze di polizia a ordinamento militare, ivi compresa la distribuzione della retribuzione accessoria e di produttività.
Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica, sono sottoposti al parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione.
Con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è adottato il regolamento di attuazione della presente legge.
Con decreto adottato dal Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti i Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze, nell’ambito delle rispettive competenze, e le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è determinato il contingente dei distacchi e dei permessi sindacali per ciascuna Forza armata e Forza di polizia a ordinamento militare, da ripartire tra le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, sulla base della rappresentatività calcolata ai sensi dell’articolo 13.
Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore dell’ultimo dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.
Dall’attuazione della delega di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Sono riservate alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie promosse nell’ambito disciplinato dalla presente legge, anche quando la condotta antisindacale incide sulle prerogative dell’associazione professionale a carattere sindacale tra militari.
I giudizi nella materia di cui al comma 1 sono soggetti al rito abbreviato previsto dall’articolo 119 del codice del processo amministrativo, con le relative norme di attuazione, di cui rispettivamente agli allegati 1 e 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.
All’articolo 119, comma 1, del codice del processo amministrativo, di cui all’allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, dopo la lettera m-sexies) è aggiunta la seguente:
« m-septies) i provvedimenti che si assumono lesivi di diritti sindacali del singolo militare o dell’associazione professionale a carattere sindacale tra militari che lo rappresenta ».
Per le controversie nelle materie di cui alla presente legge, la parte ricorrente è tenuta al versamento, indipendentemente dal valore della causa, del contributo unificato di importo fisso di cui all’articolo 13, comma 6-bis, lettera e), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. Se la controversia riguarda condotte antisindacali consistenti nel diniego ingiustificato dei diritti e delle prerogative sindacali di cui alla presente legge, l’associazione professionale a carattere sindacale tra militari legittimata ad agire ai sensi del comma 2 può promuovere un previo tentativo di conciliazione presso la commissione individuata ai sensi dell’articolo 18.
La richiesta del tentativo di conciliazione di cui al comma 4, sottoscritta da chi ha la rappresentanza legale dell’associazione, è notificata, tramite posta elettronica certificata, sottoscritta digitalmente, ai sensi del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, oppure mediante raccomandata con avviso di ricevimento, alla commissione di conciliazione competente, che cura l’invio di copia digitale della richiesta all’articolazione della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare interessata. La richiesta deve indicare:
a) la denominazione e la sede dell’associazione, nonché il nome del legale rappresentante e l’atto statutario che gli conferisce i poteri rappresentativi;
b) il luogo dove è sorta la controversia;
c) l’esposizione dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della pretesa.
L’articolazione della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare interessata dalla controversia deposita presso la commissione di conciliazione, entro dieci giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto. Entro i dieci giorni successivi a tale deposito, la commissione fissa, per una data compresa nei successivi trenta giorni, la comparizione dell’associazione e dell’articolazione dell’amministrazione interessata per il tentativo di conciliazione. Dinnanzi alla commissione, per l’associazione professionale a carattere sindacale tra militari deve presentarsi il legale rappresentante ovvero altro militare ad essa appartenente appositamente delegato. Non è ammessa la partecipazione di soggetti non appartenenti all’associazione.
Se la conciliazione esperita ai sensi dei commi 4, secondo periodo, 5 e 6 ha esito positivo, viene redatto un processo verbale che riporta il contenuto dell’accordo raggiunto. Il processo verbale, sottoscritto dalle parti e dal presidente della commissione di conciliazione, costituisce titolo esecutivo. Se non è raggiunto l’accordo, la medesima controversia può costituire oggetto di ricorso innanzi al giudice amministrativo ai sensi dei commi 1 e 2.
Alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è attribuita legittimazione attiva in giudizio in sede civile, penale e amministrativa quando sussiste interesse diretto in relazione alle materie di competenza di cui all’articolo 5 della presente legge. (articolo da sopprimere in quanto la giurisdizione in materia di lavoro e del giudice civile, sezione lavoro, e non di quello amministrativo. un simile previsione oltre ad essere incostituzionale perché attribuisce al GA competenze che la legge già affida ad altro giudice, creerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra lavoratori appartenenti allo stesso comparto es. Polizia di Stato e Carabinieri)
(Procedure di conciliazione)
È istituita presso il Ministero della difesa la commissione centrale di conciliazione per la risoluzione in via bonaria delle controversie indicate all’articolo 17, comma 4, aventi rilievo nazionale. Per la conciliazione delle medesime controversie riferite al personale del Corpo della guardia di finanza è istituita analoga commissione centrale presso il Ministero dell’economia e delle finanze.
Sono altresì istituite, presso unità organizzative di livello non inferiore a quello regionale o paritetico delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, almeno cinque commissioni periferiche di conciliazione, per la risoluzione in via bonaria delle controversie indicate all’articolo 17, comma 4, aventi rilievo locale.
Le commissioni di cui ai commi 1 e 2, le cui modalità di costituzione e funzionamento sono definite con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge:
a) sono presiedute, con funzione di garanzia, da un presidente nominato con decreto del Ministro della difesa o, per le commissioni riferite al personale del Corpo della guardia di finanza, dal Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia, scelto tra gli iscritti in un elenco appositamente istituito presso i citati Ministeri e comprendente magistrati, avvocati iscritti all’albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinnanzi alle giurisdizioni superiori e professori universitari in materie giuridiche;
b) sono composte da appartenenti alla Forza armata o alla Forza di polizia a ordinamento militare di riferimento e da militari designati, nell’ambito dei propri iscritti, dalle associazioni riconosciute rappresentative ai sensi dell’articolo 13 della presente legge. I militari appartenenti alle commissioni di conciliazione svolgono tale attività per servizio e sono individuati, con incarico non esclusivo, fra coloro che sono impiegati nell’ambito della regione amministrativa nella quale ha sede la commissione di cui sono componenti.
Per promuovere il tentativo di conciliazione, la parte ricorrente è tenuta a versare, con le modalità definite dal regolamento di cui al comma 3, un contributo pari a euro 155 per le procedure dinnanzi alle commissioni centrali di cui al comma 1 e pari a euro 105 per le procedure dinnanzi alle commissioni periferiche di cui al comma 2. (comma da cancellare perché introduce un ingiustificato onere per i sindacati militari non previsto per le altre associazioni sindacali)
Le amministrazioni interessate provvedono all’istituzione e al funzionamento delle commissioni di cui ai commi 1 e 2 nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai rispettivi componenti non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati. (comma da cancellare)
(Abrogazioni e norme transitorie)
Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati gli articoli da 1476 a 1482 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
I delegati della rappresentanza militare di cui al capo III del titolo IX del libro quarto del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il cui mandato è in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, restano in carica esclusivamente per le attività di ordinaria amministrazione fino all’entrata in vigore del decreto di cui al comma 4 dell’articolo 16 e comunque non oltre il novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.
In via transitoria, limitatamente ai primi tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la quota percentuale di iscritti prevista dal comma 1 dell’articolo 13 è ridotta al 3 per cento.
Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, che alla data di entrata in vigore della presente legge abbiano già conseguito l’assenso del Ministro competente, si adeguano ai contenuti e alle prescrizioni della presente legge entro novanta giorni dalla medesima data di entrata in vigore. Decorso tale termine, il Ministro competente effettua sulle predette associazioni i controlli previsti dall’articolo 3.
Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate vi provvedono nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente
Camera dei deputati, ddl 875, diritti sindacali, M5S, Mattarella, Ministro della difesa, PD, Senato della Repubblica, Sindacato dei Militari, Stefano Rodotà

References: Art. 1
 sentenza 
 Art. 621
 Art. 622
 Art. 874
 Art. 880
 art. 3
 art. 18
 Art. 874