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Timestamp: 2017-12-18 18:39:36+00:00

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Cartelle esattoriali e trasferimento all'estero dell'attività
Carlo Barbiera, commercialista e consulente del lavoro: Pubblicato il giorno giovedì 10 luglio 2014 18:55
Secondo la recente sentenza della Cassazione (sez. VI-T, ordinanza 17.04.2014 n° 8934) la cartella esattoriale deve essere sempre motivata. Il contribuente deve essere messo in grado di conoscere specificamente le ragioni del recupero in modo che possa tempestivamente impugnarle dinanzi le competenti Commissioni Tributarie.
Ecco stralcio della Sentenza:
“Conformemente all’orientamento della Corte Costituzionale (cfr. sentenza 229/99 e ordinanza 117/00), questa Corte ha avuto modo di precisare, con giurisprudenza dalla quale non vi è motivo qui per discostarsi, che l’obbligo di una congrua, sufficiente ed intelligibile motivazione non può essere riservato ai soli avvisi di accertamento della tassa (per i quali tale obbligo è ora espressamente sancito dall’art. 71, comma secondo bis, del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, comma aggiunto dall’art. 6 del D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32), atteso che alla cartella di pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo dall’art. 3 della Legge 7agosto 1990, n. 241 (poi recepiti, per la materia tributaria, dall’art. 7 della Legge 27 Luglio 2000, n. 212), ponendosi, una diversa interpretazione, in insanabile contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., tanto più quando tale cartella non sia stata preceduta da un motivato avviso di accertamento (ex plurimis, Cass. 15638/04)”. (Corte di Cassazione, sezione V civile, sentenza 16 dicembre 2009, n. 26330)"
I suddetti principi sono stati ribaditi dalla Corte di Cassazione (Sesta Sezione Civile T) il 17 aprile 2014, con la sentenza n. 8934, che ha sentenziato la nullità della cartella esattoriale priva di adeguata motivazione.
L’imprenditore che sposta la propria attività dall’Italia all’estero è tenuto al pagamento di una apposita imposta di trasferimento denominata exit tax ( articolo 166, comma 1, del Tuir).
Secondo la Legge Italiana il trasferimento costituisce realizzo, al valore normale, degli Asset e dei beni che compongono l’azienda.
Il decreto del Ministero della Economia e Finanze (Mef) del 2 luglio disciplina l’exit tax con uno Stand-by delle imposte dirette (al massimo per dieci anni) per l’impresa che si trasferisce all’estero, se resta in Europa.
Le disposizioni del provvedimento si applicano ai trasferimenti all’estero effettuati dopo l’entrata in vigore del decreto Mef 2 luglio 2014, nonché a quelli avvenuti prima, in vigenza del vecchio Dm 2 agosto 2013, purché compatibili.
La Sospensione o rateizzazione va esercitata inviando all’Ufficio delle Entrate competente per territorio, entro il termine per il saldo delle imposte sui redditi relative all’ultimo periodo fiscale di residenza in italia, un’apposita comunicazione corredata dalla documentazione necessaria (che va conservata su supporto informatico).
Per ulteriori informazioni ci può contattare ai riferimenti tel. +390432/501768 di Udine, +390434/1774843 di Pordenone, o
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 Cass. 
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