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Timestamp: 2018-09-18 21:54:49+00:00

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Mai cantare vittoria per una condanna generica al risarcimento del danno, questo può essere totalmente escluso nel prosieguo del giudizio di liquidazione. – Noi Radiomobile™
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La pronuncia di condanna generica al risarcimento comporta soltanto la verifica in merito alla potenzialità del danno, tuttavia, la concreta esistenza dello stesso deve essere verificata nella successiva fase, quella dinnanzi al giudice della liquidazione, il quale pertanto può negare la sussistenza del danno, senza incorrere nella violazione del giudicato formatosi in merito all'”an“.
La stessa, infatti, richiamando i propri precedenti ritiene come: “la pronuncia di condanna generica al risarcimento presuppone soltanto l’accertamento di un fatto potenzialmente produttivo del danno, rimanendo l’accertamento della concreta esistenza dello stesso riservato alla successiva fase, con la conseguenza che al giudice della liquidazione è consentito di negare la sussistenza del danno, senza che ciò comporti alcuna violazione del giudicato formatosi sull'”an”. Sicché, qualora la sentenza di primo grado venga specificamente impugnata in ordine alla liquidazione del danno, contestandosi che di esso sia stata fornita la prova, il giudice di appello – senza incorrere in ultrapetizione ove, all’esito di tale revisione, escluda l’esistenza di qualsiasi danno – è investito del potere di riesaminare nella sua interezza la statuizione concernente il “quantum debeatur” (cfr. Cass. 21428/2007; 15335/2012; 15595/2014)“.
Una tale pronuncia, prosegue la Suprema Corte: “si configura, invero, come una mera “declaratoria iuris” da cui esula qualunque accertamento in ordine alla misura e alla concreta sussistenza del danno, con la conseguenza che il giudicato formatosi sull'”an” non preclude al giudice della liquidazione di negare la sussistenza stessa del danno (cfr. ex plurimis, Cass. 2875/1992; 27723/2005; 9043/2012)“, a maggior ragione, il giudice del gravame, ben può riesaminare la decisione nel suo complesso, anche con riferimento all’esistenza del vero e proprio diritto al risarcimento, anche qualora ad essere impugnata sia la sola sentenza del giudice della liquidazione e non quella parziale, precedente, di condanna generica.
In altri termini, se la sentenza di condanna generica risulta non definitiva, il che sta a significare che nel medesimo giudizio verrà emessa una successiva sentenza definitiva, non sorge l’esigenza di impugnare autonomamente anche la sentenza non definitiva, perché il giudicato si formerà solo con il decorso del termine necessario ad impugnare l’ultima sentenza.
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 Cass. 
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