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Voce 076/2014 del dizionario sistematico del diritto della concorrenza by undefined - issuu
a cura diLorenzo F. PaceAGG IOR NAMENT O
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previsto dall’art. 68, co. 4, L. 22 aprile 1941 n. 633.Printed in Italy Stampato in ItaliaLa cooperazione tra i giudici nazionali e la Commissione europea
nel settore degli aiuti di Stato (Aggiornamento 2014)Sommario: I. CONSIDERAZIONIINTRODUTTIVE: ILRUOLO DEI GIUDICI NAZIONALI NELL’APPLICAZIONE
DELLE NORME IN MATERIA DI AIUTI DI STATO.– I.1
COMMISSIONE EUROPEA E LE NOVITÀ DEL REG.
734/2013/UE. – II. L’APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA IN MATERIA DI AIUTI DI STATO E L’UTILIZZO
GLISTRUMENTI DI COOPERAZIONE CON LADEGLI STRUMENTI DI COOPERAZIONE DA PARTE DEI
GIUDICI NAZIONALI.– III. PRIVATEE PUBLICENFORCEMENT DELLE REGOLE IN MATERIA DI AIUTI
DISTATONELL’ESPERIENZA ITALIANA.I. CONSIDERAZIONIINTRODUTTIVE: IL RUOLODEI GIUDICI NAZIONALI NELL’APPLICAZIONE
DELLE NORME IN MATERIA DI AIUTI DI
STATOCosì come delineato dai Trattati istitutivi, il sistema di controllo nel contesto
degli aiuti di Stato costituisce una tipica
ipotesi di public enforcement, in quanto si
basa su una procedura amministrativa gestita interamente da una autorità pubblica sovranazionale, la Commissione europea.
Grazie alla Corte di giustizia, il meccanismo di controllo, informato al rapporto
bilaterale Commissione - Stato, è progressivamente evoluto verso un modello decentrato che si articola anche sulle azioni
che i consociati possono proporre di
fronte ai giudici nazionali; un sistema in
cui alla Commissione spetta valutare la
compatibilità degli aiuti con il mercato
interno mentre i giudici nazionali hanno
il compito di salvaguardare i diritti dei
singoli nell’applicazione del diritto sovranazionale.
1 V. C. giust. UE, 15 luglio 1964, causa 6/64,
Costa c. E.N.E.L., in Racc. giur. C. giust., 1964, p.
1141 ss., spec. p. 1146-47 e p. 1151; C. giust. UE,
11 dicembre 1973, causa 120/1973, Lorenz, in
Racc. giur. C. giust., 1973, p. 1471 ss.; v. anche C.
giust. UE, 11 luglio 1996, causa C-39/94, SFEI, in
Racc. giur. C. giust., 1991, p. 1, punti 8-9; e più di
recente C. giust. UE, 13 gennaio 2005, causa C174/02, Streekgewest, in Racc. giur. C. giust., 2005,
p. I-85, punto 15.
2 Comunicazione della Commissione relativa
alla cooperazione tra i giudici nazionali e la Commissione in materia di aiuti di Stato, in G.U.C.E.
C 312, 23 novembre 1995, p. 8.Sin dalle sue prime pronunce in materia, la Corte di giustizia ha chiarito che
l’art. 108, § 3, TFUE ha efficacia diretta e
che all’obbligo di notifica preventiva dei
nuovi aiuti e all’obbligo di stand still corrispondono diritti in capo ai singoli consociati che il giudice nazionale ha il dovere di tutelare secondo le procedure stabilite dal proprio ordinamento1.
Dal canto suo, la Commissione europea ha espresso per la prima volta l’esigenza di favorire il private enforcement
per rafforzare l’efficacia e il rispetto delle
norme in materia di aiuti di Stato nel
1995, con la Comunicazione relativa alla
cooperazione tra i giudici nazionali e la
Commissione in materia di aiuti di Stato2.
Tuttavia, è con il Piano d’azione del
2005 che la Commissione ha posto il
rafforzamento del ruolo dei giudici nazionali al centro del processo di riforma del
settore degli aiuti di Stato3, evidenziandone l’importanza nell’esecuzione delle
decisioni di recupero degli aiuti concessi
illegalmente e nella tutela dei terzi lesi
dalla concessione dell’aiuto illegale.
Sul primo aspetto la Commissione ha
adottato la Comunicazione del 2007 sull’esecuzione effettiva delle decisioni di recupero degli aiuti illegali o incompatibili4.
Sul secondo è seguita la Comunicazione
del 2009 sulla cooperazione tra Commissione e giudici nazionali in materia di
aiuti di Stato5 (che sostituisce quella del
1995) e, più recentemente, il Reg. 734/
2013/UE che modifica il Reg. 659/1999 e
3 Piano di azione nel settore degli aiuti di
Stato - Aiuti di Stato meno numerosi e più mirati:
itinerario di riforma degli aiuti di Stato 20052009, COM(2005)107 def.
4 Comunicazione della Commissione -Verso
l’esecuzione effettiva delle decisioni della Commissione che ingiungono agli Stati membri di recuperare gli aiuti di Stato illegali e incompatibili,
in GU.C.E. C 272, 15 novembre 2007, p. 4.
5 Comunicazione della Commissione relativa
all’applicazione della normativa in materia di
aiuti di Stato da parte dei giudici nazionali, in
G.U.C.E. C 85, 9 aprile 2009, p. 1.2III.5. IL PRIVATE ENFORCEMENT DELL’ART. 108 § 3 TFUEconferisce dignità normativa agli istituti
previsti dalla Comunicazione del 20096.
Prima del 2005, giova sottolinearlo, si
è tentato di porre rimedio ai limiti intrinseci del sistema definito dai Trattati, oltreché attraverso l’interpretazione evolutiva della Corte di giustizia, mediante l’adozione di una disciplina dettagliata sulla
procedura di controllo degli aiuti da parte
della Commissione7 e autorizzando quest’ultima ad emanare dei regolamenti di
esenzione per categoria8 (v. art. 109 TFUE),
per esentare i regimi d’aiuto con certe caratteristiche dall’applicazione dell’obbligo
di notifica preventiva e di stand still.
Nell’applicazione delle regole sovranazionali in materia di aiuti di Stato, i giudici nazionali devono innanzitutto determinare se la misura contestata su iniziativa del privato costituisca o meno un
aiuto di Stato ovvero se essa rientri in una
delle categorie esentate dall’obbligo di
previa notifica e di sospensione9. A questo
scopo la giurisprudenza delle Corti comunitarie ovvero gli orientamenti, le comunicazioni e le decisioni adottate dalla
Commissione possono rappresentare un
valido ausilio.
Qualora il giudice interno ritenga che
la misura esaminata costituisca un aiuto,
se risulta che lo Stato ha violato l’obbligo
di previa notifica e sospensione, egli può
adottare tutte le misure consentite dal
proprio ordinamento per la salvaguardiaI.1. Gli strumenti di cooperazione con
la Commissione europea e le novità del Reg.
734/2013/UE. – Nell’esercizio di queste
competenze i giudici nazionali sono chiamati a effettuare valutazioni complesse e
possono avere bisogno del sostegno tecnico della Commissione che, dal suo canto,6 Reg. 734/2013/UE del Consiglio, 22 luglio
2013, che modifica il regolamento (CE) n.
659/1999 recante modalità di applicazione dell’articolo 93 del trattato CE, in G.U.U.E. L 240, 31 luglio 2013, p. 15. Il regolamento è stato adottato su
proposta della Commissione europea, v. Proposta
di Regolamento del Consiglio che modifica il Reg.
(CE) n. 659/1999 recante modalità di applicazione dell’art. 93 del Trattato, Bruxelles, 5 dicembre 2012, COM (2012) 275 final.
7 Reg. 659/99/CE del Consiglio, 22 marzo
1999, recante modalità di applicazione dell’art. 93
del trattato CE, in G.U.C.E. L 83, 27 marzo 1999,
8 Reg. 994/98/CE del Consiglio, 7 maggio
1998, sull’applicazione degli articoli 92 e 93 del
trattato CE a determinate categorie di aiuti di
Stato orizzontali, in G.U.C.E. L. 142, 14 maggio
9 V. Comunicazione del 2009, punti 8-12. V.
anche C. giust. UE, 5 ottobre 2006, causa C-368/04, Transalpine Ölleitung in Österreich, in
Racc. giur. C. giust., 2006, p. I-9957, punto 36-38.
10 V. C. giust. UE, 12 febbraio 2008, causa C199/06, CELF, in Racc. giur. C. giust., 2008, p. I469, punti 41 e 51. C. giust. UE, 21 ottobre 2003,
C-261/01 e C-261/01, van Calster e al., in Racc.
giur. C. giust., 2006, p. I-12249, punto 75.
11 C. giust. UE, 5 ottobre 2006, Transalpine
Ölleitung in Österreich, cit., punto 46. C. giust.
UE, 11 luglio 1996, SFEI, cit., punto 52.
12 V. art. 11, § 1 e 2, Reg. 659/99/CE.
13 V. C. giust. CE, 19 novembre 1991, cause
riunite C-6/90 e C-9/90, Francovich, in Racc. giur.
C. giust., 1991, p. I-5357; C. giust. CE, 5 marzo
14 V. C. giust. UE, 12 febbraio 2008, CELF, cit.,
punto 53. C. giust. UE, 5 ottobre 2006, Transalpine Ölleitung in Österreich, cit., punto 56. V. Comunicazione del 2009, punto 45.
15 V. C. giust. UE, 11 luglio 1996, SFEI, cit.,
punto 75. V. Comunicazione del 2009, punto 43.della posizione del privato istante, sia sul
piano della validità degli atti che costituiscono esecuzione della misura d’aiuto illegale, sia su quello del recupero degli
aiuti medesimi e dei loro interessi10.
Come la Commissione, anche il giudice nazionale può disporre in via provvisoria la sospensione dell’erogazione dell’aiuto o il suo recupero11, ma le condizioni di esercizio della tutela cautelare da
parte dei giudici interni parrebbero essere
diverse rispetto a quelle stabilite dal Reg.
659/99/CE12.
Osserviamo ancora che la violazione
dell’obbligo di preventiva notifica e di
stand still può far sorgere la responsabilità dello Stato13 e che il giudice nazionale
può conoscere (a differenza della Commissione) delle domande di risarcimento
dei danni causati dall’illegittima concessione dell’aiuto14. Inoltre, se l’ordinamento interno lo consente, anche l’operatore economico che abbia accettato il
sostegno illegittimo può essere chiamato
risponderne civilmente di fronte alle giurisdizioni nazionali15.V. VECCHIETTI - M. LIBERATI – LA COOPERAZIONE (AGGIORNAMENTO 2014)3è tenuta a fornire loro la propria assistenza in forza dell’obbligo di leale collaborazione16.
Il sostegno della Commissione ai giudici nazionali può assumere diverse
forme. Su richiesta dei giudici interni, la
Commissione trasmette loro le informazioni pertinenti in suo possesso, e pareri
sull’applicazione delle norme sugli aiuti
di Stato. Inoltre, la Commissione può presentare osservazioni scritte e orali ai giudici degli Stati membri che siano chiamati ad applicare le norme in materia di
aiuti di Stato17.
Innanzitutto, giudici nazionali possono rivolgersi alla Commissione per sapere se un regime d’aiuto sia stato debitamente notificato, se essa abbia avviato un
procedimento di indagine formale ovvero
se essa abbia già adottato una decisione
nel merito. La richiesta di informazioni
può avere ad oggetto anche dati fattuali,
statistiche, studi mercato e analisi economiche.
La Commissione provvede senza indugio entro un mese dalla data dalla richieste, anche se, quando sono necessari dei
chiarimenti ovvero si debba consultare
dei terzi, il termine decorre dal ricevimento dei chiarimenti del giudice a quo o
dalla consultazione del terzo.
Nella trasmissione delle informazioni
in suo possesso la Commissione è vincolata al rispetto del segreto d’ufficio (art.
339 TFUE) e all’obbligo di salvaguardare
il funzionamento, l’indipendenza e gli interessi della Comunità18.
Cionondimeno, similmente a quanto
accade nel settore della concorrenza, la
Commissione può trasmettere al giudice
interno documenti contenenti informazioni riservate e segreti commerciali adottando le precauzioni necessarie affinché
non venga leso il diritto delle imprese in-teressate alla tutela delle dette informazioni.
Siffatte precauzioni possono consistere nella segnalazione di documenti o di
brani di documenti contenenti informazioni riservate o segreti commerciali.
Spetterà poi al Giudice nazionale tutelare
la natura riservata o di segreto commerciale di tali informazioni19.
In secondo luogo, i giudici nazionali
hanno la facoltà di chiedere alla Commissione un suo parere su questioni relative
all’applicazione della normativa sugli
aiuti di Stato. Detti pareri non vincolanti
possono comprendere tutte le questioni
economiche, fattuali e giuridiche, che
possono sorgere nel contesto dei procedimenti nazionali20.
Così, ad esempio, i giudici interni
hanno la facoltà di chiedere alla Commissione se una determinata misura costituisca un aiuto di Stato oppure quali siano i
requisiti giuridici fissati dall’ordinamento
dell’Unione per le domande di risarcimento danni e in che modo essi devono essere calcolati. Viceversa, la Commissione
non può essere chiamata ad esprimersi in
via incidentale e tramite parere sulla compatibilità dell’aiuto col mercato interno.
Inoltre, i giudici interni possono chiedere alla Commissione un parere in merito alla sussistenza di circostanze eccezionali tali da impedire al giudice nazionale di ordinare il recupero di un aiuto illegittimo21. Questa ipotesi suscita qualche
dubbio in quanto sembra implicare una
questione di interpretazione del diritto
dell’Unione europea da sottoporre, piuttosto, alla Corte di giustizia in via pregiudiziale. Ricordiamo, infatti, che i giudici interni hanno sempre la facoltà, e in alcuni
casi l’obbligo22, di invocare l’intervento in
via pregiudiziale della Corte di giustizia ai
sensi dell’art. 267 TFUE.16 V. C. giust. UE, 26 novembre 2002, C-275/
00, First e Franex, in Racc. giur. C. giust., 2002, p.
I-10943, punto 42.
17 V. art. 23-bis, Reg. 659/99/CE. V. Comunicazione del 2009, punto 79. V. Comunicazione del
1995, punto 28.
18 V. C. giust UE, 26 novembre 2002, First e
Franex, cit., punto 49.
19 Trib. UE, 18 settembre 1996, causa T353/94, Postbank, in Racc. giur. C. giust., 1996, p.II-00921 ss., punto 90. V. Comunicazione del
2009, punto 85 ss.
20 V. Comunicazione del 2009, punto 90 ss. V.
C. giust. UE, 11 luglio 1996, SFEI, cit., punto 71.
21 V. Comunicazione del 2009, punto 91, lett.
d). V. pure C. giust. UE, 12 febbraio 2008, CELF,
cit., punto 42.
22 C. giust. UE, 22 ottobre 1987, causa 314/85,
Foto-Frost, in Racc. giur. C. giust., 1987, p. 4199,
punto 15.4III.5. IL PRIVATE ENFORCEMENT DELL’ART. 108 § 3 TFUEdi adire in via pregiudiziale alla Corte di
giustizia.Il Reg. 734/2013/UE, che ha modificato il Reg. 659/1999/CE introducendo un
nuovo capo dedicato alla cooperazione
con i giudici nazionali, ha dato forza normativa agli strumenti di cooperazione
previsti in precedenza solo a livello di soft
law. Inoltre, esso ha attribuito alla Commissione il potere di intervenire nel procedimento pendente come amicus curie
senza la sollecitazione del giudice interno, analogamente a quanto previsto
nel settore della concorrenza23.
Quando lo richieda l’applicazione coerente delle norme dei trattati in materia
di aiuti di Stato, la Commissione può presentare osservazioni scritte e (se il giudice
lo consente) orali ai giudici interni chiamati ad applicare le suddette norme. Tuttavia, essa è tenuta a informarne preventivamente lo Stato membro interessato24.
La ragione di questa condizione, assente
nel Reg. 1/2003/CE, è forse legata al ruolo
che lo Stato gioca nel contesto considerato, diverso da quello svolto nel settore
antitrust. Nel primo gli Stati membri
hanno inteso riservarsi il ruolo di interlocutori privilegiati.
Nell’esercitare tale potere di intervento
la Commissione dovrebbe agire nel rispetto del dovere di difesa dell’interesse
pubblico dell’Unione, conformemente alla
procedura e alla prassi nazionali e soltanto nei casi che abbiano importanza ai
fini dell’applicazione coerente degli artt.
107 e 108 TFUE25.
Si tratta di profili di garanzia contro
indebiti interventi che potrebbero assumere particolare rilevanza nella prassi,
anche per l’ipotesi in cui la Commissione
decida di avvalersi della facoltà di richiedere al giudice nazionale i documenti a
sua disposizione che siano necessari per
la preparazione delle osservazioni6.
Si precisa che le osservazioni, come i
pareri, non sono vincolanti per i giudici
interni e che rimane ferma la possibilitàLe fattispecie nelle quali i giudici nazionali sono chiamati ad applicare la normativa comunitaria in materia di aiuti di
Stato sono diverse.
Accanto alle azioni intentate dagli
Stati membri per il recupero di un aiuto
illegittimo, vi sono quelle intraprese dai
terzi lesi contro i beneficiari dell’aiuto,
ovvero contro lo stesso Stato membro,
per ottenere il risarcimento dei danni
eventualmente subiti a seguito della concessione dell’aiuto, la sospensione della
sua erogazione e il suo recupero. A queste
si aggiungano le azioni promosse dai consociati contribuenti contro le imposizioni
fiscali discriminatorie o destinate a sostenere un regime d’aiuto illegittimo, e le dispute tra pubbliche amministrazioni sulla
legittimità di una misura d’aiuto27.
Nel corso del decennio passato il ricorso agli strumenti di tutela offerti dalle
giurisdizioni nazionali è progressivamente aumentato: i procedimenti interni
in materia di aiuti di Stato sono passati
da 116 nel 1999 a 357 nel 2006, secondo
un trend di crescita che è proseguito negli
anni successivi28. Italia, Francia e Germania registrano il maggior numero di casi,
seguite da Olanda, Spagna, Svezia e Austria29. Il contenzioso è più limitato nei
paesi di nuova adesione, probabilmente
in ragione della ancora scarsa esperienza
dei giudici interni e degli avvocati30.
Nell’ambito dei procedimenti interni
in materia di aiuti di Stato, la facoltà di
chiedere informazioni e pareri alla Commissione è poco esercitata31.23 V. Reg. 1/2003/CE del Consiglio, 16 dicembre 2002 concernente l’applicazione delle regole
di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato, in G.U.C.E. L 1, 4 gennaio 2003, p. 1, art. 15.
24 V. art. 23-bis, § 2, Reg. 659/99/CE.
25 V. Considerando 18 e 19, Reg. 734/2013/
26 V. art. 23-bis, § 2, Reg. 659/99/CE.
27 V. Study on the Enforcement of State aidLaw at national level, march 2006, p. 33, punti
1.2.1 - 1.2.2.
28 V. Studio del 2006, cit., punto 1.2.1 Vedi
pure 2009 update of the 2006 Study on the enforcement of State aid rules at national level. Final Report, october 2009, punto 2.
29 V. Rapporto finale del 2009, cit., punto 2.
31 V. Rapporto finale del 2009, cit., punto 4.II. L’APPLICAZIONEDELLA NORMATIVA IN MA-TERIA DI AIUTI DISTATOE L’UTILIZZO DE-GLI STRUMENTI DI COOPERAZIONE DA
PARTE DEI GIUDICI NAZIONALIV. VECCHIETTI - M. LIBERATI – LA COOPERAZIONE (AGGIORNAMENTO 2014)5Ricordiamo che la Commissione ha
offerto ai giudici interni la possibilità di
invocare il suo aiuto già a partire dal
199532, ma questa possibilità non è stata
utilizzata regolarmente33.
Eppure, nei pochi casi in cui i giudici
interni hanno invocato l’assistenza della
Commissione, la collaborazione ha dato
Sotto la vigenza della Comunicazione
del 1995, in una controversia del 1998 di
fronte all’High Court of Justice del NordIrlanda, avente ad oggetto la compatibilità con la normativa europea in materia
di aiuti di Stato di un finanziamento concesso per la realizzazione di un ampio
piano di risanamento urbano, la Commissione ha fornito alla Corte alcuni chiarimenti in merito alla nozione di aiuto e
alle condizioni della sua incidenza sugli
scambi al livello del mercato interno in
casi simili, consentendo alla stessa di stabilire che nella fattispecie al suo esame
non era stato attribuito alcun indebito
vantaggio (ossia un vantaggio tale da determinare una distorsione della concorrenza) al beneficiario della misura contestata34.
In un altro caso di fronte il Raad van
State olandese, la procedura di consultazione della Commissione, chiamata nel
luglio del 2007 a pronunciarsi su otto distinte questioni, si è conclusa in quattro
mesi, consentendo al giudice interno di
adottare una decisione definitiva nel giugno del 200835.
Viceversa, la mancanza di dialogo tra
Commissione e giudici interni ha dato
luogo a decisioni criticabili36.
Nel 2008 il Tribunale di Sassari - Sezione distaccata di Alghero ha ritenuto di
non dover ricorrere al sostegno della
Commissione per decidere sull’istanza di
sospensione cautelare dell’erogazione di
alcune agevolazioni a favore di una compagnia aerea low cost da parte della società di gestione dell’aeroporto di Al-ghero, partecipata in via maggioritaria
dalla Regione Sardegna.
Il giudice interno ha rigettato la domanda statuendo che la pendenza di un
procedimento di indagine formale sulla
misura contestata37 non costituisce per se
indice dell’illegittimità della misura, che è
il necessario presupposto per la concessione della tutela cautelare38. L’indagine
della Commissione è tutt’ora aperta ed è
stata recentemente estesa ad altre misure
di sostegno a favore della stessa compagnia aerea e di altre compagnie operanti
nello scalo di Alghero39.
La Comunicazione del 2009 ha inteso
porre rimedio allo scarso utilizzo delle
modalità di assistenza offerte con la Comunicazione del 1995 e istituire una più
stretta collaborazione tra la Commissione
e i giudici interni, offrendo un quadro più
chiaro del ruolo e dei poteri dei giudici interni in materia di aiuti di Stato e fornendo loro dei meccanismi più pratici e
semplici40.
Anche dopo l’adozione della Comunicazione del 2009 non sono mancati casi
caratterizzati da un fruttuoso dialogo tra
Commissione e giudici interni.
Una richiesta di informazioni sollevata dal Tribunale di Cuneo il 21 febbraio
2011 ha richiamato l’attenzione della Commissione su una serie di leggi italiane
emanate negli anni 2002-2003 e 2007 che
introducono una forma di una riduzione
del 90% delle imposte, nonché dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi
obbligatori a sostegno di alcune regioni
italiane colpite da calamità naturali nei
Il 6 luglio 2012 la Commissione ha ricevuto una richiesta di informazioni dal
Tribunale di Vercelli avente ad oggetto le
stesse misure d’aiuto.
Cosi sollecitata, dopo aver registrato il
caso come indagine d’ufficio con il riferimento SA.33083, il 17 ottobre 2012 la
Commissione ha avviato contro l’Italia un32 V. Comunicazione del 1995, cit., punto 9. V.
pure Rapporto finale del 2009, cit., punto 4.
33 V. Comunicazione del 2009, cit., punto 78.
34 V. Studio del 2006, cit., parte I, United
Kingdom, punto 2.6.1, lett. d).
35 V. Rapporto finale del 2009, cit., punto 4.
36 Idem.37 V. State aid C 37/07, in G.U.U.E. C 12, 17
gennaio 2008, p. 7.
38 V. Rapporto finale del 2009, cit., punto 4.
39 V. Comunicato stampa della Commissione
Europea del 27 luglio 2012, ref. IP/12/698.
40 Comunicazione del 2009, cit., punto 78.6III.5. IL PRIVATE ENFORCEMENT DELL’ART. 108 § 3 TFUEprocedimento di indagine formale ai
sensi dell’art. 108, § 2, TFUE41.
A discapito degli suoi intenti dichiarati, la Comunicazione del 2009 ha suscitato dei dubbi sull’efficacia degli strumenti in essa previsti. In particolare, è
stato criticato il loro perdurante mancato
inserimento all’interno di un testo normativo regolamentare (com’è avvenuto nel
contesto antitrust)42.
Nel dicembre del 2012, la Commissione ha risposto a queste critiche con la
proposta di modifica del Reg. 659/1999/
Come visto in precedenza, attualmente il Regolamento emendato sancisce la
facoltà per i giudici nazionali di richiedere alla Commissione informazioni ai
fini dell’applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, e dell’articolo 108 del TFUE e
pareri su questioni relative all’applicazione delle norme in materia di aiuti di
Stato43.
Inoltre, innovando rispetto alla previsioni delle Comunicazioni del 1995 e del
2009 e uniformandosi alla disciplina dettata nel settore della concorrenza dal Reg.
1/2003/CE, esso stabilisce che la Commissione può presentare osservazioni ai giudici nazionali in forma scritta o orale44. Si
attende, ora, la creazione di un data base
delle richieste di informazioni e pareri e
delle osservazioni presentate dalla Commissione in merito all’applicazione delle
norme in materia di aiuti di Stato45, che
consenta ai giudici e agli avvocati di trarre
indicazioni concrete dall’esperienza maturata ovvero dalla prassi seguita in fattispecie simili a quelle che li occupano.
III. PRIVATEE PUBLIC ENFORCEMENT DELLEREGOLE IN MATERIA DI AIUTI DISTATONELL’ESPERIENZA ITALIANAAnche in Italia il private enforcement
registra, in linea con quanto avviene negli
altri Paesi, dinamiche simili.
41 V. State aid SA.33083 (2012/C), in G.U.U.E.
C. 381, 11 dicembre 2012, p. 32.
42 V. le Osservazioni delle autorità italiane
sulla bozza di Comunicazione della Commissione
Europea relativa alla applicazione della normativa in materia di aiuti di Stato da parte dei giudici nazionali del 13 novembre 2008. p. 9.Come lo stesso studio del 2006 riconosce46, il private enforcement delle regole
sugli aiuti di Stato al livello degli Stati
membri è ancora nelle sue fasi iniziali e
ciò non è dovuto a inefficienze intrinseche del sistema giudiziario, ma alle regole
proprie del medesimo ed alla loro relazione con le pertinenti regole europee, oltre che alla mancanza di regole nazionali
procedurali uniformi circa la concessione
Al riguardo, può essere utile rammentare che la cooperazione fra giudici nazionali e Commissione europea può avere
effetti e conseguenze diverse a seconda
dello specifico ambito in cui essa si applica.
Come abbiamo visto, i casi di cooperazione si possono raggruppare in due macro categorie.
Da un lato, vi sono le richieste di informazioni, che attengono a dati di fatto conosciuti dalla Commissione europea, che
la stessa può rendere noti al giudice, eliminando, quindi, eventuali elementi di incertezza che inficerebbero le valutazioni
del giudice stesso.
D’altro lato, invece, i giudici nazionali
possono inviare alla Commissione europea le richieste di pareri, i quali, pur naturalmente fondati su elementi di fatto,
implicano un esercizio di discrezionalità
della Commissione europea e un assessment che, in linea di massima, non attiene alla compatibilità della misura.
Oggetto del parere, dunque, sembrano
essere, in sostanza, chiarimenti economici o giuridici47, che, tuttavia, non hanno carattere vincolante per il giudice, a
differenza di quanto avviene con la interpretazione del diritto europeo da parte
del giudice europeo, nei casi di rinvio pregiudiziale.
Pertanto, il parere che il giudice nazionale può chiedere alla Commissione europea sembrerebbe attenere alla sussistenza
di uno degli elementi costitutivi dell’aiuto
43 Idem, art. 23-bis, § 1.
44 Idem, art. 23-bis, § 2.
45 Vedi la raccolta già disponibileper il settore
antitrust all’indirizzo http://ec.europa.eu/competition/court/overview_en.html.
46 V. Studio del 2006, cit., punto 1.2.2, p. 34.
47 V. Comunicazione del 2009, cit., punto 93.V. VECCHIETTI - M. LIBERATI – LA COOPERAZIONE (AGGIORNAMENTO 2014)7di Stato, fra i quali si rammentano, solo a
titolo esemplificativo e in nessun modo
esaustivo, la natura selettiva della misura,
l’esistenza di un vantaggio economico per
i beneficiari e la imputabilità della decisione di concedere l’aiuto ad un soggetto
pubblico che rientra nella nozione di
Stato di cui all’articolo 107 TFUE.
Accanto agli strumenti di private enforcement sopra delineati, v’è il potere della
Commissione di emanare i regolamenti di
esenzione per categoria.
L’esercizio di tale facoltà da parte della
Commissione europea, rendendo chiari i
casi nei quali non è necessaria una notifica individuale e la sospensione dell’aiuto, facilita l’azione dei giudici nazionali nell’applicazione dell’articolo 108, § 3,
D’altra parte, per la natura stessa delle
norme di esenzione dalla notifica, che
sono costruite come norme di compatibilità ex ante delle misure di aiuto, la richiesta di parere da parte dei giudici nazionali alla Commissione europea circa il rispetto delle norme dei regolamenti di
esenzione assume anche il valore di un
assessment di compatibilità, ancorché
non espresso secondo le forme canoniche
che le norme di procedura impongono.
In tal modo, sebbene l’oggetto delle
controversie nazionali non può in nessun
caso essere quello della valutazione di
compatibilità delle misure, quando i giudizi medesimi riguardino norme di esenzione dalla notifica, tale profilo sostanziale emerge, ancorché indirettamente.
Un caso del tutto particolare, poi, è costituito dal regolamento de minimis, la
cui applicazione potrebbe necessitare di
chiarimenti, specie per quanto concerne
le modalità di calcolo del cumulo o il suo
campo di applicazione48.
In tali casi, quindi, il private enforcement tende a convergere con il public
enforcement, che attiene in maniera carat-teristica ai poteri mediante i quali la
Commissione europea contrasta le violazioni da parte degli Stati membri, fra cui
rientrano quelli di verifica del rispetto
delle norme regolamentari di esenzione
dalla notifica e, conseguentemente, l’avvio di eventuali indagini per applicazione
abusiva delle norme di esenzione. Sotto
questo specifico profilo, occorre tener
presente che, nel caso italiano, i volumi di
spesa per aiuti, pur se esigui, hanno una
distribuzione percentuale che denota una
preferenza per la concessione di aiuti in
applicazione delle norme di esenzione
dalla notifica., anche in ragione della alta
percentuale di aiuti di carattere orizzontale che l’Italia concede (94%)49.
La recente normativa nazionale50
estende la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo alle controversie relative agli atti ed ai provvedimenti che
concedono aiuti di Stato in violazione dell’articolo 108, § 3, TFUE e a quelli adottati
in esecuzione di una decisione di recupero di cui all’articolo 14 del Reg. 659/
1999/CE, a prescindere dalla forma dell’aiuto e dal soggetto che l’ha concesso.
Viene dunque introdotto, nel contesto
del private enforcement, un principio di
concentrazione (la giurisdizione esclusiva) idoneo a favorire una sempre maggiore omogeneità nella formazione della
giurisprudenza pertinente, così come un
naturale progressivo approfondimento
della conoscenza delle prassi e degli
orientamenti europei, la cui diffusione riguarda una platea di giudici numericamente più ridotta di quanto non sia avvenuto fino ad oggi.
Inoltre, la l. 234/2012 prevede ulteriori
strumenti di implementazione dell’enforcement, che rientrano nella piena disponibilità dei giudici nazionali, fra cui, ad
esempio, la elevazione a norma di sistema51 del c.d. principio Deggendorf, in
base al quale nessuna impresa può bene-48 Un esempio tipico dei problemi inerenti al
campo di applicazione del de minimis è quello
delle imprese attive nel settore del trasporto su
strada per conto terzi (per le quali il massimale è
di 100.000 euro per impresa, su tre anni) e delle
imprese che effettuano il trasporto in conto proprio (alle quali si applica il massimale ordinario
di 200.000 euro). In alcuni casi, infatti, talune im-prese di trasporto svolgono entrambi i tipi di attività e si pone il problema di quali criteri applicare
per distinguere, in capo alla medesima impresa, il
de minimis ascrivibile all’una o all’altra attività.
49 Vedi le tabelle allegate allo Scoreboard aiuti
di Stato del 2012.
50 L. 24 dicembre 2012, n. 234.
51 V. art. 46, l. 234/2012.8III.5. IL PRIVATE ENFORCEMENT DELL’ART. 108 § 3 TFUEficiare di aiuti di Stato se rientra tra
quelle imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti che lo
Stato è tenuto a recuperare in esecuzione
di una decisione di recupero di cui all’articolo 14 del Reg. 659/1999/CE.
La legge citata prevede, poi, degli obblighi di carattere procedurale, come, ad
esempio, quello in base al quale le amministrazioni che notificano progetti di
aiuto ai sensi dell’articolo 108, § 3, TFUE,
devono trasmettere alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri – Dipartimento per
le politiche europee – una scheda sintetica della misura notificata. Tale nuovo
obbligo consentirà ai giudici nazionali di
chiedere informazioni agli organi dello
Stato, oltre che alla Commissione europea, rafforzando così l’enforcement.
Le norme sugli aiuti di Stato contenute nella legge 234/2012 rappresentano,
dunque, un ulteriore rafforzamento della
convergenza tra public e private enforcement, e una facilitazione della cooperazione tra giudici nazionali e Commissione
De iure condendo, poi, il private enforcement potrebbe trovare un sostegno aggiuntivo in una integrazione delle norme
della citata l. 234/2012, qualora si prevedessero strumenti nazionali di diretta consultazione da parte dei giudici nazionali.
In via del tutto esemplificativa, una
possibile integrazione potrebbe essere
quella dell’adozione obbligatoria di un registro nazionale de minimis, che contenga
informazioni complete ed esaustive su
tutti i de minimis concessi da qualunque
autorità dello Stato52.
ADOTTI, «Il ruolo del giudice nazionale nell’applicazione dell’art. 93.3 del Trattato Ce in
materia di aiuti di Stato alle imprese, con riferimento alla recente giurisprudenza della
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Commissione europea, è sembrata emergere, a
volte, la intenzione di quest’ultima, peraltro adEU State Aid Law», in The European Union
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Stato: sulla possibilità di un singolo di chiedere la restituzione di una tassa se questa
costituisce parte integrante di una misura di
aiuto erogato in violazione dell’art. 88, n. 3, ultima frase, TCE», in Rivista italiana di diritto
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aides illégales: le rôle du juge national dans le
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«La tutela dei terzi nella procedura per il controllo degli aiuti di Stato nel regolamento n.
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materia di aiuti di Stato: i poteri del giudice
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(a cura di), La “modernizzazione” della disciplina sugli aiuti di Stato. Il nuovo approccio
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Market Law Review, III, 1999, p. 521 ss.VALERIO VECCHIETTI e MATTEO LIBERATIoggi mai formalizzata per iscritto, di rendere obbligatorio un registro nazionale de minimis.All pages:2345678910InfoSaveLikeShareDownloadMoreVoce 076/2014 del dizionario sistematico del diritto della concorrenza Published on Mar 8, 2014 TITOLO: La cooperazione tra i giudici nazionali e la Commissione nel settore degli aiuti di Stato
SINOSSI: LA PRESENTE VOCE COSTITUISCE L'AG...See Morecompetition-lawFollowAdvertisementRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore

References: § 3
 § 3
 art. 109
 art. 11
 § 1
 art. 23
 § 3
 art. 15
 art. 23
 § 2
 art. 23
 § 2
 § 3
 § 2
 art. 23
 § 1
 art. 23
 § 2
 § 3
 § 3
 art. 46
 § 3
 § 3