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Timestamp: 2020-08-03 21:54:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25811 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25811 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 09/11/2016, dep.14/12/2016), n. 25811
sul ricorso 25188/2015 proposto da:
PORTIGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE ELLO STATO, che la
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI MONTI PARIOLI
rappresenta e difende unitamente all’avvocato LORIS TOSI, giusta
avverso la sentenza n. 2683/27/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
L’Agenzia delle Entrate e del Territorio propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti della (OMISSIS) (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia Sez. staccata di Messina n. 2683/27/2014, depositata in data 22/09/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avviso di accertamento emesso per maggiori IVA, IRPEG ed IRAP dovute in relazione all’anno d’imposta 2002, in relazione ad una attività imprenditoriale di natura alberghiera asseritamente svolta dalla contribuente, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto l’insussistenza di una soggettività passiva della contribuente, essendo i ricavi contestati imputabili alla “Ge. Fin. Tur srl”, cui era stata affidata, con specifico, contratto, dal Condominio la gestione dei servizi resi ai clienti del residence, con conseguente necessità di annullare anche l’atto impositivo.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per difetto assoluto di motivazione, in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. nonchè degli artt. 2697, 2699 e 2700 c.c., non avendo la C.T.R. “fatto buon governo dei propri poteri di valutazione probatoria” della documentazione offerta dalle parti, in particolare del processo verbale di constatazione prodotto dall’Ufficio (nel quale si dava atto del rinvenimento di documentazione extracontabile costituita da fogli denominati “estratto conto servizi”, riportanti la specifica delle somme incassate dall’associazione per l’affitto degli appartamenti ed i servizi extra forniti ai clienti).
Richiamati i principi espressi da questa Corte in tema di motivazione del tutto carente, anche ove redatta per relationem (Cass. nn. 2268/06, 16736/2007, 15483/08, 28113/2013), la sentenza gravata non può ritenersi nulla per difetto del requisito di forma di cui al D.Lgs. n. 546 del 1932, non risultando completamente priva della illustrazione dei motivi della decisione e, precisamente, delle considerazioni che hanno indotto la Commissione Tributaria Regionale a disattendere le ragioni dell’appello dell’Ufficio. Invero, i giudici della C.T.R. non si sono limitati ad un lucro richiamo alla motivazione dai giudici di primo e secondo grado, in relazione sia all’avviso di accertamento per l’anno 1998 sia a quello emesso per lo stesso anno d’imposta cui era collegato l’atto di irrogazione di sanzioni qui impugnato), avendo fatto specifico riferimento alla prova documentale offerta dalle parti punto di imputabilità dei ricavi accertati alla contribuente), sottoponendola a vaglio autonomo, così dimostrando l’esame e la valutazione anche dei motivi di appello sollevati dall’Ufficio.
3. Il secondo motivo è, del pari, infondato, risolvendosi in una doglianza circa la scelta degli elementi probatori cui la CTR ha conferito determinante rilievo. Questa Corte ha chiarito come siano riservate al giudice del merito l’interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, nonchè la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del proprio convincimento, con la conseguenza che insindacabile, in sede di legittimità, il “peso probatorio” di alcune risultanze, documentali, rispetto ad altre, in base al quale il giudice di secondo grado sia pervenuto ad un giudizio logicamente motivato, diverso da quello formulato dal primo giudice (Cass. 13054/2014; Cass. 21412/2006).
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 4.000,00, a titolo di compensi, oltre accessori di legge e rimborso forfetario spese generali, nella misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 36
 art. 132
 art. 360
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 Cass.