Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L:2017:269:FULL&from=HU
Timestamp: 2019-10-19 13:32:11+00:00

Document:
Gazzetta ufficiale L 269/2017
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1897 del Consiglio, del 18 ottobre 2017, che attua il regolamento (UE) 2017/150 relativo a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1898 della Commissione, del 18 ottobre 2017, recante iscrizione di talune denominazioni nel registro delle specialità tradizionali garantite [Półtorak staropolski tradycyjny (STG), Dwójniak staropolski tradycyjny (STG), Trójniak staropolski tradycyjny (STG), Czwórniak staropolski tradycyjny (STG), Kiełbasa jałowcowa staropolska (STG), Kiełbasa myśliwska staropolska (STG) e Olej rydzowy tradycyjny (STG)]
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1899 della Commissione, del 18 ottobre 2017, recante iscrizione di talune denominazioni nel registro delle specialità tradizionali garantite [Tradiční Lovecký salám/Tradičná Lovecká saláma (STG) e Tradiční Špekáčky/Tradičné Špekačky (STG)]
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1900 della Commissione, del 18 ottobre 2017, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Varaždinsko zelje (DOP)]
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1901 della Commissione, del 18 ottobre 2017, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette [Danbo (IGP)]
Regolamento (UE) 2017/1902 della Commissione, del 18 ottobre 2017, che modifica il regolamento (UE) n. 1031/2010 della Commissione al fine di allineare la messa all'asta di quote con la decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio e al fine di registrare una piattaforma d'asta designata dal Regno Unito ( 1 )
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1903 della Commissione, del 18 ottobre 2017, relativo all'autorizzazione dei preparati di Pediococcus parvulus DSM 28875, Lactobacillus casei DSM 28872 e Lactobacillus rhamnosus DSM 29226 come additivi per mangimi destinati a tutte le specie animali ( 1 )
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1904 della Commissione, del 18 ottobre 2017, relativo all'autorizzazione di un preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710 come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso e pollastre allevate per la produzione di uova (titolare dell'autorizzazione Huvepharma NV) ( 1 )
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1905 della Commissione, del 18 ottobre 2017, relativo all'autorizzazione di un preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079 come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso e a specie avicole minori da ingrasso (titolare dell'autorizzazione Danstar Ferment AG rappresentata da Lallemand SAS) ( 1 )
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1906 della Commissione, del 18 ottobre 2017, relativo all'autorizzazione di un preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135) come additivo per mangimi destinati a pollastre allevate per la produzione di uova e a specie avicole minori destinate alla produzione di uova (titolare dell'autorizzazione Huvepharma NV) ( 1 )
Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1907 della Commissione, del 18 ottobre 2017, relativo all'autorizzazione di un preparato di Lactobacillus plantarum (KKP/593/p e KKP/788/p) e Lactobacillus buchneri (KKP/907/p) come additivo per mangimi destinati a bovini e ovini ( 1 )
Decisione (UE) 2017/1908 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativa all'attuazione di talune disposizioni dell'acquis di Schengen concernenti il sistema d'informazione visti nella Repubblica di Bulgaria e in Romania
Decisione di esecuzione (PESC) 2017/1909 del Consiglio, del 18 ottobre 2017, che attua la decisione (PESC) 2016/849 relativa a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea
Decisione di esecuzione (UE) 2017/1910 della Commissione, del 17 ottobre 2017, che modifica la decisione 93/52/CEE per quanto riguarda la qualifica di indenni da brucellosi (B. melitensis) di alcune regioni della Spagna, la decisione 2003/467/CE per quanto riguarda la qualifica di ufficialmente indenni da brucellosi bovina di Cipro e di alcune regioni della Spagna e di ufficialmente indenne da leucosi bovina enzootica dell'Italia, e la decisione 2005/779/CE per quanto riguarda la qualifica di indenne da malattia vescicolare dei suini della regione italiana della Campania [notificata con il numero C(2017) 6891] ( 1 )
Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 081/17/COL, del 26 aprile 2017, che chiude l'indagine formale in merito ai presunti aiuti di Stato concessi sotto forma di locazione di un terreno e di un bene immobile nella zona di Gufunes (Islanda) [2017/1911]
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1897 DEL CONSIGLIO
che attua il regolamento (UE) 2017/150 relativo a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea
visto il regolamento (UE) 2017/1509 del Consiglio, del 30 agosto 2017, relativo a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea e che abroga il regolamento (CE) n. 329/2007 (1), in particolare l'articolo 47, paragrafo 1,
Il 3 ottobre 2017 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite («UNSC»), istituito a norma della risoluzione dell'UNSC 1718 (2006) («UNSCR»), ha designato quattro navi a norma del paragrafo 6 dell'UNSCR 2375 (2017).
È opportuno pertanto modificare di conseguenza l'allegato XIV del regolamento (UE) 2017/1509,
L'allegato XIV del regolamento (UE) 2017/1509 è modificato come indicato nell'allegato del presente regolamento.
Fatto a Bruxelles., il 18 ottobre 2017.
Le navi elencate in appresso sono aggiunte all'elenco delle navi soggette a misure restrittive di cui all'allegato XIV del regolamento (UE) 2017/1509.
Navi designate conformemente al punto 6 dell'UNSCR 2375 (2017):
1. Nome: PETREL 8
2. Nome: HAO FAN 6
3. Nome: TONG SAN 2
4. Nome: JIE SHUN
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1898 DELLA COMMISSIONE
visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (1), in particolare l'articolo 26 e l'articolo 52, paragrafo 2,
A norma dell'articolo 26 del regolamento (UE) n. 1151/2012, la Polonia ha presentato le denominazioni «Półtorak staropolski tradycyjny», «Dwójniak staropolski tradycyjny», «Trójniak staropolski tradycyjny», «Czwórniak staropolski tradycyjny», «Kiełbasa jałowcowa staropolska», «Kiełbasa myśliwska staropolska», «Olej rydzowy tradycyjny» e «Kabanosy staropolskie» al fine di consentirne l'iscrizione nel registro delle specialità tradizionali garantite di cui all'articolo 22 del regolamento (UE) n. 1151/2012 con riserva del nome.
Le denominazioni «Półtorak», «Dwójniak», «Trójniak», «Czwórniak», «Kiełbasa jałowcowa», «Kiełbasa myśliwska», «Olej rydzowy» e «Kabanosy» sono state registrate in precedenza (2) come specialità tradizionali garantite senza riserva del nome a norma dell'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio (3).
A seguito della procedura nazionale di opposizione di cui all'articolo 26, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012, le denominazioni «Półtorak», «Dwójniak», «Trójniak» e «Czwórniak» sono state completate dal termine «staropolski tradycyjny», le denominazioni «Kiełbasa jałowcowa» e «Kiełbasa myśliwska» sono state completate dal termine «staropolska», la denominazione «Olej rydzowy» è stata completata dal termine «tradycyjny» e la denominazione «Kabanosy» è stata completata dal termine «staropolskie». Questi termini integrativi designano il carattere tradizionale della denominazione, ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 1, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.
Le denominazioni presentate «Półtorak staropolski tradycyjny», «Dwójniak staropolski tradycyjny», «Trójniak staropolski tradycyjny», «Czwórniak staropolski tradycyjny», «Kiełbasa jałowcowa staropolska», «Kiełbasa myśliwska staropolska», «Olej rydzowy tradycyjny» e «Kabanosy staropolskie» sono state esaminate dalla Commissione e in seguito pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (4).
La Commissione ha ricevuto una dichiarazione di opposizione concernente l'iscrizione di «Kabanosy staropolskie». L'iscrizione di questa denominazione è pertanto soggetta all'esito della procedura di opposizione che è effettuata separatamente.
Dato che nessuna dichiarazione di opposizione ai sensi dell'articolo 51 del regolamento (UE) n. 1151/2012 è stata trasmessa alla Commissione in merito a denominazioni diverse da «Kabanosy staropolskie», le denominazioni «Półtorak staropolski tradycyjny», «Dwójniak staropolski tradycyjny», «Trójniak staropolski tradycyjny», «Czwórniak staropolski tradycyjny», «Kiełbasa jałowcowa staropolska», «Kiełbasa myśliwska staropolska» e «Olej rydzowy tradycyjny» devono essere iscritte nel registro con riserva del nome,
Le denominazioni «Półtorak staropolski tradycyjny» (TSG), «Dwójniak staropolski tradycyjny» (TSG), «Trójniak staropolski tradycyjny» (TSG), «Czwórniak staropolski tradycyjny» (TSG), «Kiełbasa jałowcowa staropolska» (TSG), «Kiełbasa myśliwska staropolska» (TSG), «Olej rydzowy tradycyjny» (TSG) sono iscritte nel registro con riserva del nome.
Il disciplinare di produzione della STG «Półtorak», della STG «Dwójniak», della STG «Trójniak», della STG «Czwórniak», della STG «Kiełbasa jałowcowa», della STG «Kiełbasa myśliwska» e della STG «Olej rydzowy» è considerato il disciplinare di cui all'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1151/2012 per la STG «Półtorak staropolski tradycyjny», la STG «Dwójniak staropolski tradycyjny», la STG «Trójniak staropolski tradycyjny», la STG «Czwórniak staropolski tradycyjny», la STG «Kiełbasa jałowcowa staropolska», la STG «Kiełbasa myśliwska staropolska» e la STG «Olej rydzowy tradycyjny», con riserva del nome, rispettivamente.
«Półtorak staropolski tradycyjny» (STG), «Dwójniak staropolski tradycyjny» (STG), «Trójniak staropolski tradycyjny» (STG) e «Czwórniak staropolski tradycyjny» (STG) identificano prodotti della classe 1.8. Altri prodotti indicati nell'allegato I del trattato (spezie ecc.), come elencati nell'allegato XI del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione (5); «Kiełbasa jałowcowa staropolska» (STG) e «Kiełbasa myśliwska staropolska» (STG) identificano prodotti della classe 1.2. Prodotti a base di carne (cotti, salati, affumicati ecc.), di cui in detto allegato; «Olej rydzowy tradycyjny» (STG) identifica prodotti della classe 1.5. Oli e grassi (burro, margarina, olio ecc.), di cui al medesimo allegato.
Fatto a Bruxelles, il 18 ottobre 2017
(2) Regolamento (CE) n. 729/2008 della Commissione, del 28 luglio 2008, recante registrazione di alcune denominazioni nel registro delle specialità tradizionali garantite [Czwórniak (STG), Dwójniak (STG), Półtorak (STG), Trójniak (STG)] (GU L 200 del 29.7.2008, pag. 6).
Regolamento di esecuzione (UE) n. 379/2011 della Commissione, del 18 aprile 2011, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [Kiełbasa jałowcowa (STG)] (GU L 103 del 19.4.2011, pag. 2).
Regolamento di esecuzione (UE) n. 382/2011 della Commissione, del 18 aprile 2011, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [Kiełbasa myśliwska (STG)] (GU L 103 del 19.4.2011, pag. 6).
Regolamento (UE) n. 506/2009 della Commissione, del 15 giugno 2009, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [Olej rydzowy (STG)] (GU L 151 del 16.6.2009, pag. 26).
Regolamento di esecuzione (UE) n. 1044/2011 della Commissione, del 19 ottobre 2011, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [Kabanosy (STG)] (GU L 275 del 20.10.2011, pag. 16).
(3) Regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari (GU L 93 del 31.3.2006, pag. 1). Regolamento abrogato e sostituito dal regolamento (UE) n. 1151/2012.
(4) GU C 188 del 27.5.2016, pag. 6.
(5) Regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione, del 13 giugno 2014, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (GU L 179 del 19.6.2014, pag. 36).
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1899 DELLA COMMISSIONE
A norma dell'articolo 26 del regolamento (UE) n. 1151/2012, la Repubblica ceca ha presentato le denominazioni «Tradiční Lovecký salám»/«Tradičná Lovecká saláma» e «Tradiční Špekáčky»/«Tradičné Špekačky» al fine di consentirne l'iscrizione nel registro delle specialità tradizionali garantite di cui all'articolo 22 del regolamento (UE) n. 1151/2012 con riserva del nome.
Le denominazioni «Lovecký salám»/«Lovecká saláma» e «Špekáčky»/«Špekačky» sono state registrate in precedenza (2) come specialità tradizionali garantite senza riserva del nome a norma dell'articolo 13, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio (3).
A seguito della procedura nazionale di opposizione di cui all'articolo 26, paragrafo 1, secondo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012, le denominazioni «Lovecký salám»/«Lovecká saláma» sono state completate rispettivamente con i termini «Tradiční» e «Tradičná» e le denominazioni «Špekáčky»/«Špekačky» sono state completate rispettivamente con i termini «Tradiční» e «Tradičné». Questi termini integrativi identificano il carattere tradizionale delle denominazioni, ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 1, terzo comma, del regolamento (UE) n. 1151/2012.
Le denominazioni presentate «Tradiční Lovecký salám»/«Tradičná Lovecká saláma» e «Tradiční Špekáčky»/«Tradičné Špekačky» sono state esaminate dalla Commissione e in seguito pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (4).
Dato che nessuna dichiarazione di opposizione ai sensi dell'articolo 51 del regolamento (UE) n. 1151/2012 è stata trasmessa alla Commissione, le denominazioni «Tradiční Lovecký salám»/«Tradičná Lovecká saláma» e «Tradiční Špekáčky»/«Tradičné Špekačky» devono essere iscritte nel registro con riserva del nome,
Le denominazioni «Tradiční Lovecký salám»/«Tradičná Lovecká saláma» (STG) e «Tradiční Špekáčky»/«Tradičné Špekačky» (STG) sono iscritte nel registro con riserva del nome.
Il disciplinare di produzione della STG «Lovecký salám»/«Lovecká saláma» e della STG «Špekáčky»/«Špekačky» è considerato il disciplinare di cui all'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1151/2012 per la STG «Tradiční Lovecký salám»/«Tradičná Lovecká saláma» e la STG «Tradiční Špekáčky»/«Tradičné Špekačky» con riserva del nome.
Le denominazioni di cui al primo comma identificano un prodotto della classe 1.2. Prodotti a base di carne (cotti, salati, affumicati ecc.) di cui all'allegato XI del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione (5).
(2) Regolamento (UE) n. 160/2011 della Commissione, del 21 febbraio 2011, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [«Lovecký salám»/«Lovecká saláma» (STG)] (GU L 47 del 22.2.2011, pag. 7).
Regolamento (UE) n. 158/2011 della Commissione, del 21 febbraio 2011, recante iscrizione di una denominazione nel registro delle specialità tradizionali garantite [«Špekáčky»/«Špekačky» (STG)] (GU L 47 del 22.2.2011, pag. 3).
(4) GU C 167 dell'11.5.2016, pag. 21.
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1900 DELLA COMMISSIONE
A norma dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 1151/2012, la domanda della Croazia di registrare la denominazione «Varaždinsko zelje» come denominazione di origine protetta è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (2).
Il «Varaždinsko zelje» è un cavolo prodotto a partire dalla varietà da conservazione autoctona «Varaždinski kupus» (Brassica oleracea var. capitata f. alba) prodotta nella regione amministrativa di Varaždin, in Croazia.
Il 7 ottobre 2015 la Commissione ha ricevuto una notifica di opposizione dalla Slovenia. La relativa dichiarazione di opposizione motivata è pervenuta alla Commissione il 4 dicembre 2015.
Ritenendo tale opposizione ammissibile, con lettera del 28 gennaio 2016 la Commissione ha invitato la Croazia e la Slovenia ad avviare opportune consultazioni per un periodo di tre mesi al fine di addivenire a un accordo, conformemente alle rispettive procedure interne.
Su richiesta del richiedente, il termine per tali consultazioni è stato ulteriormente prorogato di tre mesi.
Le parti non hanno raggiunto alcun accordo. Le informazioni relative alle opportune consultazioni svoltesi fra Croazia e Slovenia sono state debitamente comunicate alla Commissione. A norma della procedura di cui all'articolo 52, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (UE) n. 1151/2012, la Commissione dovrebbe pertanto, tenendo conto dell'esito di dette consultazioni, adottare una decisione in merito alla registrazione.
In conformità dell'articolo 10, paragrafo 1, lettere b) e c), del regolamento (UE) n. 1151/2012, gli opponenti hanno sostenuto che la registrazione del «Varaždinsko zelje» come denominazione di origine protetta è contraria all'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1151/2012 e danneggerebbe l'esistenza dell'identica denominazione di un prodotto che si trova legalmente sul mercato da almeno cinque anni prima della data di pubblicazione di cui all'articolo 50, paragrafo 2, lettera a).
La denominazione «Varaždinsko zelje» sarebbe in conflitto con l'identica denominazione di una varietà di cavolo registrata nel 1967. In tale anno, la varietà «Varaždinski» è stata infatti inserita nell'elenco delle varietà domestiche e delle varietà estere domesticate delle sementi delle specie di piante agricole della Repubblica federale socialista di Iugoslavia (RFSI). Nel 1989 essa è stata registrata nel medesimo elenco come «Varaždinski kupus»/«Varaždinsko zelje». Attualmente, tale varietà è iscritta negli elenchi di tutti gli Stati sorti dopo lo scioglimento dell'RSFI. La Repubblica di Slovenia ha registrato la varietà «Varaždinski»/«Varaždinsko» dopo l'indipendenza. La varietà croata «Varaždinski kupus» e le varietà slovene «Varaždinsko 2» e «Varaždinsko 3» risultano tutte registrate nel catalogo comune delle varietà delle specie di ortaggi dell'Unione europea.
Secondo l'opponente, il prodotto di queste varietà è noto come «Varaždinsko zelje» in Slovenia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Montenegro. Nella Repubblica di Slovenia, il cavolo Varaždinsko viene asseritamente prodotto da più di 75 anni. In particolare, la produzione slovena di cavolo Varaždinsko fresco destinata al mercato è stimata a circa 2 800-4 000 tonnellate all'anno.
Secondo l'opponente, la registrazione del «Varaždinsko zelje» potrebbe indurre in errore i consumatori sloveni, poiché i produttori e i consumatori della Repubblica di Slovenia non associano il «Varaždinsko zelje» tanto all'origine o al territorio di cui al punto 4 del documento unico, quanto alla qualità del prodotto e al fatto che può essere sottoposto a fermentazione.
L'opponente sostiene che la registrazione della denominazione proposta danneggerebbe l'esistenza dell'identica denominazione slovena «Varaždinsko zelje», che si riferisce ad una varietà legalmente commercializzata sul mercato della Repubblica di Slovenia. La registrazione della denominazione proposta comporterebbe danni economici per i produttori di «Varaždinsko zelje» della Repubblica di Slovenia, che sarebbero costretti ad abbandonarne la produzione. Essa comprometterebbe inoltre la produzione delle sementi delle due varietà di cavolo slovene che sono registrate nel catalogo comune dell'Unione europea — la Varaždinsko 2 e la Varaždinsko 3 — dal momento che i loro prodotti sono venduti in Slovenia con il nome di cavolo Varaždinsko.
La Commissione ha valutato le argomentazioni addotte nella dichiarazione motivata di opposizione e nelle informazioni comunicatele relativamente alle consultazioni fra le parti interessate ed ha concluso che la denominazione «Varaždinsko zelje» dovrebbe essere registrata come DOP.
I requisiti per la registrazione del «Varaždinsko zelje» come DOP risultano soddisfatti. Il prodotto possiede alcune caratteristiche, in particolare un elevato contenuto complessivo di fenolo e di flavonoidi, un elevato contenuto di materia secca e un contenuto eccezionalmente elevato di zuccheri, che sono dovute essenzialmente ai fattori naturali e antropici dell'ambiente geografico di produzione. L'elevato contenuto di materia secca e il contenuto eccezionalmente elevato di zuccheri del «Varaždinsko zelje» sono dovuti al metodo di produzione, in particolare al fatto che il prodotto, che resiste alle basse temperature, viene raccolto soltanto ad autunno inoltrato. L'elevato contenuto di fenolo e di flavonoidi del «Varaždinsko zelje» è invece dovuto sia alle proprietà genetiche del prodotto che alle condizioni ambientali e di coltivazione. Il «Varaždinsko zelje» viene prodotto soltanto utilizzando le sementi della varietà da conservazione «Varaždinski kupus» iscritta nel registro UE delle varietà. Il termine «varietà da conservazione» indica che le sementi vengono prodotte esclusivamente nella zona geografica delimitata e non altrove.
Per quanto riguarda l'affermazione relativa al carattere fuorviante della denominazione, la Commissione ritiene che la denominazione faccia riferimento alla zona di produzione del prodotto in questione. Essa non può per se indurre in errore i consumatori quanto all'origine del prodotto.
Per quanto riguarda l'affermazione secondo cui la denominazione da registrare è omonima di due varietà di cavolo registrate e la registrazione danneggerebbe l'esistenza dell'ortaggio prodotto da tali varietà, noto come Varaždinsko zelje in Slovenia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Montenegro, la Commissione osserva che, per quanto riguarda il prodotto commercializzato in Slovenia, il termine «Varaždinsko», utilizzato come attributo riferito a «zelje» (cavolo, in sloveno), denota soltanto la varietà del cavolo. La denominazione «Varaždinsko zelje», così come viene utilizzata in Slovenia, indica che il prodotto è costituito da un cavolo della varietà Varaždinsko. Non è emersa alcuna prova dell'utilizzo di tale denominazione a prescindere dalla varietà di cavolo. Alla luce di quanto precede, poiché la funzione di indicatore della varietà del termine «Varaždinsko» risulta predominante, la Commissione non ritiene opportuno autorizzare per un periodo transitorio l'utilizzo della denominazione «Varaždinsko zelje» in quanto tale.
Tuttavia, per quanto riguarda l'etichettatura, l'utilizzo dei nomi delle varietà Varaždinsko 2 e Varaždinsko 3, registrate nel catalogo comune delle varietà delle specie di ortaggi dell'Unione europea, è consentito, senza limiti temporali, per le sementi e i cavoli prodotti al di fuori della zona geografica. Ai sensi dell'articolo 42 del regolamento (UE) n. 1151/2012, indipendentemente dalla registrazione come DOP della denominazione «Varaždinsko zelje», le denominazioni Varaždinsko 2 e Varaždinsko 3 possono continuare ad essere utilizzate nell'etichettatura del prodotto, a condizione che risultino soddisfatte le condizioni ivi previste. In particolare, per i cavoli, l'etichetta dovrebbe chiaramente riportare l'indicazione del paese di origine e non comprendere alcuna allusione alla Croazia. Ciò consentirà, inoltre, di garantire la corretta informazione dei consumatori anche rispetto al prodotto commercializzato con la DOP registrata.
Alla luce di questi elementi, è opportuno iscrivere la denominazione «Varaždinsko zelje» nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette.
La denominazione «Varaždinsko zelje» (DOP) è registrata.
La denominazione di cui al primo comma identifica un prodotto della classe 1.6. ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati di cui all'allegato XI del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione (3).
Qualora, conformemente all'articolo 42, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1151/2012, il termine «Varaždinsko» venga utilizzato nell'etichettatura con riferimento alla varietà di cavolo, nel medesimo campo visivo deve essere indicato anche il paese di origine, con caratteri aventi le stesse dimensioni di quelli della denominazione.
In tali casi, è vietata la stampigliatura sulle etichette di qualsivoglia bandiera, emblema, distintivo o altra rappresentazione grafica, se questi sono suscettibili di indurre in errore i consumatori, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche, l'origine o la provenienza del prodotto.
(2) GU C 223 dell'8.7.2015, pag. 7.
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1901 DELLA COMMISSIONE
Il regolamento (UE) n. 1151/2012 è entrato in vigore il 3 gennaio 2013. Esso ha abrogato e sostituito il regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari (2).
A norma dell'articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari, la domanda della Danimarca per la registrazione della denominazione «Danbo» come indicazione geografica protetta (IGP) è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (3).
L'Austria, l'Argentina congiuntamente al Centro de la Industria Lechera (federazione delle industrie lattiero-casearie dell'Argentina), l'Australia congiuntamente a Dairy Australia (federazione delle industrie lattiero-casearie dell'Australia), la Nuova Zelanda congiuntamente a Dairy Companies Association of New Zealand (federazione delle industrie lattiero-casearie della Nuova Zelanda), l'Uruguay, l'Ufficio del rappresentante del commercio degli Stati Uniti e il Consortium for Common Food Names (Consorzio per la difesa delle denominazioni alimentari generiche) degli Stati Uniti hanno presentato un'opposizione alla registrazione a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 510/2006. Tali opposizioni sono state ritenute ricevibili ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 3, del suddetto regolamento, ad eccezione di quella dell'Austria, che non è pervenuta entro il termine prescritto.
Le opposizioni riguardavano il mancato rispetto delle condizioni previste dall'articolo 2 del regolamento (CE) n. 510/2006, sostituito dall'articolo 5 del regolamento (UE) n. 1151/2012, e in particolare sostenevano che il «Danbo» non possiede una qualità specifica, una reputazione o altre caratteristiche attribuibili all'origine geografica. Esse affermano inoltre che la denominazione «Danbo» non potrebbe essere considerata una denominazione tradizionale non geografica e che non sussistono circostanze eccezionali che giustifichino la designazione di tutta la Danimarca come zona geografica delimitata. Le opposizioni hanno inoltre affermato che la denominazione «Danbo» è divenuta una denominazione generica, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 510/2006, sostituito dall'articolo 6, paragrafo 1, e dall'articolo 41 del regolamento (UE) n. 1151/2012. Al riguardo esse hanno indicato che il «Danbo» è oggetto di una norma del Codex alimentarius dal 1966 e che è stato incluso nell'allegato B della convenzione di Stresa del 1951. Il carattere generico della denominazione sarebbe dimostrato dal fatto che il «Danbo» ha anche una propria linea tariffaria. Le opposizioni precisano inoltre l'importanza della produzione e del consumo del «Danbo» in vari paesi dell'UE e in paesi terzi, alcuni dei quali hanno una norma giuridica specifica per tale prodotto.
Con lettere del 18 settembre 2012, in conformità dell'articolo 7, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 510/2006, la Commissione ha invitato le parti interessate ad avviare idonee consultazioni.
Poiché non si è raggiunto un accordo nei termini previsti, la Commissione ha l'obbligo di adottare una decisione in base alla procedura di cui all'articolo 52, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (EU) n. 1151/2012.
In merito alla presunta inosservanza, da parte della denominazione «Danbo», dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 510/2006, sostituito dall'articolo 5 del regolamento (UE) n. 1151/2012, è opportuno rilevare che la disposizione pertinente in vigore non considera un paese come un caso eccezionale per quanto riguarda un'indicazione geografica. Allo stesso modo, non è più necessario valutare se «Danbo» sia o meno una «denominazione tradizionale non geografica». La registrazione di «Danbo» come IGP è effettivamente richiesta sulla base della sua reputazione, che è attribuibile alla sua origine geografica ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1151/2012 e che è ampiamente descritta nel documento unico pubblicato e nel disciplinare di produzione. Gli opponenti non hanno fornito una motivazione valida per contestare tale descrizione.
Gli opponenti hanno presentato diversi elementi di prova che avrebbero dimostrato che la denominazione in questione è generica. Tuttavia, il fatto che esista una specifica norma del Codex alimentarius nonché l'inclusione del «Danbo» nell'allegato B della convenzione di Stresa non implicano che tale nome sia divenuto ipso facto generico. Come indicato dalla Corte di giustizia nella sua giurisprudenza consolidata, i codici tariffari riguardano le questioni doganali e non sono quindi pertinenti per quanto riguarda i diritti di proprietà intellettuale. Inoltre i dati limitati che sono stati trasmessi, relativi in particolare alla produzione del «Danbo» al di fuori dell'Unione europea, non sono pertinenti alla luce del principio di territorialità su cui si fonda il regolamento (UE) n. 1151/2012, secondo cui l'eventuale carattere generico di una denominazione deve essere valutato con riferimento al territorio dell'Unione europea. La percezione di tale termine al di fuori dell'Unione europea e la possibile esistenza di norme di produzione regolamentari correlate in paesi terzi non sono considerate rilevanti ai fini della presente decisione.
Non sono state fornite prove nel procedimento di opposizione per quanto riguarda importazioni nell'Unione europea di formaggio di questo tipo in provenienza da paesi terzi. Di conseguenza, non vi sono motivi per concedere un periodo transitorio, a norma dell'articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1151/2012, a determinati produttori in paesi terzi.
Il legame tra la Danimarca e il Danbo è basato sulla reputazione. La Danimarca ha presentato un elevato numero di pubblicazioni specializzate e di riferimenti volti a dimostrare l'esistenza di un legame basato sulla reputazione tra la Danimarca e il Danbo. Tale reputazione è ulteriormente confermata dalla partecipazione a mostre e a concorsi a livello nazionale e internazionale e dalla vincita di numerosi premi.
Per quanto riguarda il territorio dell'Unione, il Danbo è prodotto essenzialmente in Danimarca ed è anche essenzialmente commercializzato in Danimarca.
La Danimarca ha fornito incontestabili elementi di prova che il consumo e la conoscenza del «Danbo» sono per lo più concentrati in Danimarca e che la stragrande maggioranza dei consumatori danesi ne riconoscono il persistente legame con la Danimarca. Al di fuori della Danimarca, la conoscenza di questo formaggio è estremamente limitata. Il fatto che il Danbo sia scarsamente conosciuto al di fuori della Danimarca non può comportare che sia considerato una denominazione generica.
Alla luce di questi elementi, è quindi opportuno iscrivere la denominazione «Danbo» nel registro delle denominazioni d'origine protette e delle indicazioni geografiche protette.
La denominazione «Danbo» (IGP) è registrata.
La denominazione di cui al primo comma identifica un prodotto della classe 1.3. Formaggi di cui all'allegato XI del regolamento di esecuzione (UE) n. 668/2014 della Commissione (4).
(3) GU C 29 del 2.2.2012, pag. 14.
REGOLAMENTO (UE) 2017/1902 DELLA COMMISSIONE
che modifica il regolamento (UE) n. 1031/2010 della Commissione al fine di allineare la messa all'asta di quote con la decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio e al fine di registrare una piattaforma d'asta designata dal Regno Unito
vista la direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio (1), in particolare l'articolo 3 quinquies, paragrafo 3, e l'articolo 10, paragrafo 4,
Il regolamento (UE) n. 1031/2010 (2) stabilisce le norme relative ai tempi, alla gestione e agli altri aspetti della vendita all'asta delle quote ai sensi della direttiva 2003/87/CE. Il regolamento (UE) n. 1031/2010 determina, in particolare, i volumi di quote da mettere all'asta ogni anno. Il regolamento (UE) n. 1031/2010 assicura quindi il buon funzionamento del procedimento d'asta delle quote. Il procedimento è attualmente svolto da una piattaforma d'asta comune a 25 Stati membri e da un numero limitato di piattaforme indipendenti.
A norma della decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio (3), nel 2018 occorre istituire una riserva stabilizzatrice del mercato («la riserva») che sarà operativa a partire dal 1o gennaio 2019. In conformità con le norme predefinite da tale decisione occorre integrare nella riserva o svincolare da essa dei volumi di quote, adeguando i volumi di quote da mettere all'asta su un periodo di 12 mesi a partire dal 1o settembre di un determinato anno. Le norme per il funzionamento della riserva sono necessarie per affrontare situazioni in cui il numero totale delle quote in circolazione nell'anno precedente, pubblicato dalla Commissione il 15 maggio dell'anno in questione, si situa al di fuori di una forcella prestabilita. Nel primo anno di attività della riserva, il primo adeguamento dei volumi d'asta deve essere effettuato tra il 1o gennaio e il 1o settembre 2019.
La decisione (UE) 2015/1814 stabilisce inoltre che i 900 milioni di quote la cui reintroduzione era inizialmente prevista nel 2019 e nel 2020 a norma del regolamento (UE) n. 176/2014 (4) della Commissione, non siano più messe all'asta ma integrate nella riserva. Inoltre, la decisione (UE) 2015/1814 prevede che le quote non assegnate della riserva per i nuovi entranti, o quelle non assegnate a impianti in ragione della loro chiusura o della parziale cessata attività conformemente all'articolo 10 bis, paragrafi 7, 19 e 20, della direttiva 2003/87/CE, invece che messe all'asta siano integrate nella riserva nel 2020.
Conformemente alla decisione (UE) 2015/1814, i calendari delle aste della piattaforma comune per la gestione delle aste e, se del caso, delle piattaforme d'asta indipendenti sono rettificati per tenere conto delle quote integrate nella riserva o da essa svincolate.
Al fine di fornire ai partecipanti al mercato informazioni chiare e certe in merito al volume di quote da mettere all'asta nell'arco di un periodo di almeno 12 mesi, le rettifiche al calendario d'asta di un dato anno derivanti dall'applicazione della decisione (UE) 2015/1814 devono avvenire contemporaneamente alla determinazione e pubblicazione del calendario d'asta dell'anno successivo. Inoltre, al fine di garantire una corretta attuazione degli adeguamenti dei volumi, evitando ripercussioni negative sulle aste, i partecipanti al mercato dovrebbero essere tempestivamente informati in merito all'effetto della decisione (UE) 2015/1814 sui volumi d'asta per i successivi 12 mesi. Di conseguenza, le rettifiche pertinenti ai calendari d'asta di un dato anno e i calendari d'asta dell'anno successivo dovrebbero essere pubblicati con largo anticipo rispetto al 1o settembre dell'anno in questione, quando cominceranno a essere applicati i corrispondenti adeguamenti dei volumi d'asta.
L'articolo 1, paragrafi 5 e 8, della decisione (UE) 2015/1814 contiene deroghe alle disposizioni generali per il funzionamento della riserva per quanto riguarda il 10 % del quantitativo totale di quote da mettere all'asta che viene distribuito tra alcuni Stati membri a fini di solidarietà a norma dell'articolo 10, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2003/87/CE. Pertanto, la percentuale di quote da mettere all'asta dagli Stati membri per un determinato anno va stabilita anche conformemente alle disposizioni dell'articolo 1, paragrafo 5, secondo comma, e dell'articolo 1, paragrafo 8, della decisione (UE) 2015/1814 riguardanti le norme specifiche per determinare le percentuali con cui gli Stati membri contribuiscono ad integrare quote nella riserva sino a fine 2025 e, successivamente, a svincolare quote dalla stessa.
L'articolo 60, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1031/2010 stabilisce un elenco non esaustivo di informazioni non riservate da pubblicare sull'apposito sito web dedicato alle aste, aggiornato e gestito dalla piattaforma interessata. L'elenco dei soggetti ammessi alle aste è considerato come informazione non riservata attinente alle aste condotte in una determinata piattaforma.
Il regolamento (UE) n. 1031/2010 contiene una serie di incongruenze derivanti da modifiche ad esso apportate, che dovrebbero essere rettificate. In particolare, l'articolo 10, paragrafo 3, dovrebbe essere modificato al fine di chiarire che per il calcolo del volume di quote da mettere all'asta ogni anno occorre tenere conto di qualsiasi adeguamento ai sensi degli articoli 24 e 27 della direttiva 2003/87/CE. Il regolamento (UE) n. 1143/2013 della Commissione (5) ha introdotto nel regolamento (UE) n. 1031/2010 una prescrizione a norma della quale un'entità può essere designata come piattaforma d'asta solo se è autorizzata come mercato regolamentato il cui gestore organizza un mercato secondario di diritti di emissione o di derivati di diritti di emissione. Per garantire la coerenza con tale prescrizione, è necessario modificare gli articoli 19, 20 e 35 del regolamento (UE) n. 1031/2010.
Conformemente all'articolo 30, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 1031/2010, il 18 febbraio 2011 il Regno Unito ha informato la Commissione della decisione di non partecipare all'azione comune di cui all'articolo 26, paragrafi 1 e 2, del medesimo regolamento e dell'intenzione di designare una propria piattaforma d'asta.
Il 30 aprile 2012 il Regno Unito ha comunicato alla Commissione l'intenzione di designare ICE Futures Europe («ICE») quale piattaforma d'asta ai sensi dell'articolo 30, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1031/2010. Il periodo di vigenza e le condizioni applicabili a ICE quale piattaforma d'asta per il Regno Unito per il periodo dal 10 novembre 2012 al 9 novembre 2017 sono stati introdotti nell'allegato III del regolamento (UE) n. 1031/2010 dal regolamento (UE) n. 1042/2012 della Commissione (6).
Il 16 novembre 2016 il Regno Unito ha comunicato alla Commissione l'intenzione di designare ICE quale sua seconda piattaforma d'asta ai sensi dell'articolo 30, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1031/2010. Ai sensi della comunicazione, i termini e le condizioni della designazione di ICE sono identici a quelli notificati il 30 aprile 2012 e le norme di scambio ICE applicabili alle aste sono state modificate per garantire il rispetto delle condizioni e degli obblighi per la sua registrazione nell'allegato III del regolamento (UE) n. 1031/2010, in conformità con il punto 6 della voce Obblighi della tabella per le piattaforme d'asta designate dal Regno Unito, che figura nel suddetto allegato. Inoltre, a seguito di una richiesta della Commissione, il Regno Unito ha fornito ulteriori informazioni e chiarimenti, integrando opportunamente detta comunicazione.
Al fine di garantire che la proposta designazione di ICE quale seconda piattaforma d'asta del Regno Unito ai sensi dell'articolo 30, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1031/2010 e, in particolare, le norme di scambio ICE soddisfino le condizioni stabilite da tale regolamento e siano conformi all'articolo 10, paragrafo 4, secondo comma, della direttiva 2003/87/CE, è opportuno estendere le condizioni e gli obblighi che ICE deve assolvere (stabiliti nell'allegato III del regolamento (UE) n. 1031/2010) anche alla registrazione di ICE quale seconda piattaforma d'asta indipendente del Regno Unito, con gli adeguamenti necessari a garantire che l'obiettivo di tali condizioni e obblighi sia conseguito tenendo conto delle specifiche condizioni di attuazione previste nelle norme di scambio ICE applicabili.
il primo e il secondo comma sono sostituiti dai seguenti:
«2. Il volume di quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta nel 2013 e nel 2014 è pari alla quantità di quote determinata a norma degli articoli 9 e 9 bis della stessa direttiva per l'anno civile interessato, meno le quote assegnate a titolo gratuito ai sensi dell'articolo 10 bis, paragrafo 7, e all'articolo 11, paragrafo 2, della medesima direttiva, e meno la metà del volume complessivo delle quote messe all'asta nel 2012.
Il volume di quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta per ogni anno civile nel periodo 2015-2018 è pari alla quantità di quote determinata a norma degli articoli 9 e 9 bis della stessa direttiva per l'anno civile interessato, meno le quote assegnate a titolo gratuito ai sensi dell'articolo 10 bis, paragrafo 7, e dell'articolo 11, paragrafo 2, della medesima direttiva.»;
«Il volume delle quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta a partire dal 2019 è pari alla quantità di quote determinata a norma dell'articolo 10, paragrafi 1 e 1 bis, della stessa direttiva.»;
«Fatta salva la decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio (*1), il volume di quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta nell'ultimo anno di ciascun ciclo di negoziazione è determinato tenendo conto di eventuali cessazioni d'attività degli impianti ai sensi dell'articolo 10 bis, paragrafo 19, della stessa direttiva, dell'eventuale adeguamento del livello d'assegnazione gratuita ai sensi dell'articolo 10 bis, paragrafo 20, della stessa direttiva e delle quote rimanenti nella riserva destinata ai nuovi entranti di cui all'articolo 10 bis, paragrafo 7, della stessa direttiva.
(*1) Decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 ottobre 2015, relativa all'istituzione e al funzionamento di una riserva stabilizzatrice del mercato nel sistema dell'Unione per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra e recante modifica della direttiva 2003/87/CE (GU L 264 del 9.10.2015, pag. 1).»;"
«3. Il volume di quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta ogni anno civile a partire dal 2013 si basa sull'allegato I e sulla determinazione e pubblicazione da parte della Commissione ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 1, della stessa direttiva dell'importo stimato delle quote da mettere all'asta, oppure sull'adeguamento più recente della stima originaria pubblicato entro il 31 gennaio dell'anno precedente, tenendo conto, se del caso, della decisione (UE) 2015/1814 e, per quanto possibile, delle eventuali quote assegnate a titolo gratuito in via transitoria e detratte, o da detrarre, dal quantitativo di quote che un determinato Stato avrebbe altrimenti messo all'asta ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2003/87/CE, come previsto dall'articolo 10 quater, paragrafo 2, della stessa, nonché degli eventuali adeguamenti ai sensi degli articoli 24 e 27 di detta direttiva.
Fatta salva la decisione (UE) 2015/1814, eventuali modifiche successive del volume di quote da mettere all'asta in un determinato anno civile sono computate nel volume di quote da mettere all'asta nell'anno civile successivo.»;
«4. Fatto salvo l'articolo 10 bis, paragrafo 7, della direttiva 2003/87/CE, la percentuale di quote di cui al capo III della suddetta direttiva che ciascuno Stato membro deve mettere all'asta per un determinato anno civile corrisponde alla percentuale determinata a norma dell'articolo 10, paragrafo 2, della medesima direttiva, tenendo conto delle eventuali quote assegnate a titolo gratuito in via transitoria dallo Stato membro interessato ai sensi dell'articolo 10 quater della direttiva 2003/87/CE in quell'anno civile, delle eventuali quote da mettere all'asta dallo stesso Stato membro nel medesimo anno civile a norma dell'articolo 24 della direttiva in questione, come pure delle quote da integrare nella riserva stabilizzatrice del mercato o da svincolare dalla stessa a norma dell'articolo 1, paragrafo 5, secondo comma, e dell'articolo 1, paragrafo 8, della decisione (UE) 2015/1814.»;
«1. Per le quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta ogni anno civile nelle singole aste, le piattaforme designate a norma dell'articolo 26, paragrafo 1 o 2, del presente regolamento determinano e pubblicano, entro il 30 giugno dell'anno precedente, o successivamente appena possibile, i periodi d'offerta, i singoli volumi di quote, le date delle aste e il tipo di prodotto messo all'asta, nonché le date di pagamento e di consegna, previa consultazione della Commissione e ottenuto il suo parere al riguardo. Le piattaforme d'asta interessate tengono nella massima considerazione il parere della Commissione.»;
all'articolo 14, il paragrafo 1 è così modificato:
la necessità di evitare che una piattaforma conduca un'asta in violazione del presente regolamento o della direttiva 2003/87/CE;»;
è aggiunta la seguente lettera l):
le rettifiche necessarie ai sensi della decisione (UE) 2015/1814, determinate e pubblicate entro il 15 luglio dell'anno in questione, o successivamente appena possibile.»;
l'articolo 19 è così modificato:
«1. I membri o i partecipanti al mercato secondario organizzato dalla piattaforma d'asta designata ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 1 o dell'articolo 30, paragrafo 1, che sono legittimati ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 1 o 2, possono partecipare direttamente alle aste condotte dalla piattaforma senza dover ottemperare ad altri requisiti di ammissione, se risultano soddisfatte tutte le seguenti condizioni:
i requisiti prescritti per l'ammissione dei membri o dei partecipanti alla negoziazione di quote attraverso il mercato secondario organizzato dalla piattaforma designata ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 1, o dell'articolo 30, paragrafo 1, non sono meno rigorosi dei requisiti elencati nel paragrafo 2 del presente articolo;
la piattaforma designata ai sensi dell'articolo 26, paragrafo 1, o dell'articolo 30, paragrafo 1, riceve tutte le informazioni complementari necessarie per verificare l'osservanza dei requisiti di cui al paragrafo 2 del presente articolo che non sono stati verificati in precedenza.»;
al paragrafo 2 il secondo comma è soppresso;
all'articolo 20, paragrafo 1, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«I membri o i partecipanti del mercato secondario organizzato dalla piattaforma in questione che rispondono ai requisiti dell'articolo 19, paragrafo 1, sono ammessi all'asta senza dover presentare la domanda di cui al primo comma del presente paragrafo.»;
all'articolo 30, paragrafo 6, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
le modalità operative dettagliate del procedimento d'asta svolto dalla o dalle piattaforme che essi intendono designare, ivi comprese le disposizioni contrattuali relative alla designazione delle piattaforme stesse e ai sistemi di compensazione e ai sistemi di regolamento a esse collegati, disciplinanti la struttura e il livello delle tariffe, la gestione delle garanzie, i pagamenti e le consegne;»;
«1. Il volume di quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE messe in vendita nelle singole aste svolte da una piattaforma designata a norma dell'articolo 30, paragrafo 1 o 2, del presente regolamento non può superare 20 milioni di quote e non deve essere inferiore a 3,5 milioni di quote, eccetto il caso in cui il volume totale delle quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta da parte dello Stato membro che designa la piattaforma sia inferiore a 3,5 milioni in un dato anno civile, nel qual caso le quote sono messe all'asta in un'unica asta per anno civile. Tuttavia, quando a norma dell'articolo 1, paragrafo 5, della decisione (UE) 2015/1814 un certo numero di quote deve essere dedotto dal volume di quote da mettere all'asta, il volume di quote di cui al capo III della direttiva 2003/87/CE vendute in una singola asta condotta da tali piattaforme non può essere inferiore a 1,5 milioni di quote nei rispettivi periodi di 12 mesi.»;
«4. Per le quote di cui al capo II e al capo III della direttiva 2003/87/CE da mettere all'asta ogni anno civile nelle singole aste, le piattaforme designate a norma dell'articolo 30, paragrafo 1 o 2, del presente regolamento determinano e pubblicano, entro il 31 ottobre e il 15 luglio dell'anno precedente, o successivamente appena possibile, i periodi d'offerta, i singoli volumi di quote, le date delle aste e il tipo di prodotto messo all'asta, nonché le date di pagamento e di consegna. Le piattaforme d'asta in questione effettuano le loro determinazioni e pubblicazioni solo dopo le determinazioni e pubblicazioni effettuate ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 1, e dell'articolo 13, paragrafo 1, del presente regolamento da parte delle piattaforme d'asta designate a norma dell'articolo 26, paragrafo 1 o 2, del presente regolamento, a meno che non ne sia stata ancora designata nessuna. Le piattaforme d'asta in questione effettuano le loro determinazioni e pubblicazioni solo previa consultazione della Commissione e ottenuto il suo parere al riguardo. Le piattaforme d'asta interessate tengono nella massima considerazione il parere della Commissione.»
all'articolo 35, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:
«1. Le aste sono svolte unicamente su piattaforme autorizzate come mercati regolamentati il cui gestore organizza un mercato secondario di diritti di emissione o di derivati di diritti di emissione.»;
all'articolo 60, paragrafo 1, il primo comma è sostituito dal seguente:
«1. La normativa, gli orientamenti, le istruzioni, i moduli, i documenti, gli annunci, compreso il calendario delle aste, e ogni altra informazione non riservata attinente alle aste condotte in una determinata piattaforma, compreso l'elenco dei soggetti ammessi alle aste, le decisioni, comprese quelle ai sensi dell'articolo 57, destinate a prescrivere la dimensione massima delle offerte ed eventuali altre misure correttive necessarie per ridurre i rischi effettivi o potenziali di riciclaggio, finanziamento del terrorismo, attività criminosa o abuso di mercato sono pubblicati in un sito web appositamente dedicato alle aste, che deve essere aggiornato e gestito dalla piattaforma stessa.»;
l'allegato IV è sostituito dall'allegato II del presente regolamento.
(1) Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 275 del 25.10.2003, pag. 32).
(2) Regolamento (UE) n. 1031/2010 della Commissione, del 12 novembre 2010, relativo ai tempi, alla gestione e ad altri aspetti della vendita all'asta delle quote di emissioni dei gas a effetto serra a norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità (GU L 302 del 18.11.2010, pag. 1).
(3) Decisione (UE) 2015/1814 del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 ottobre 2015 relativa alla costituzione e al funzionamento di una riserva stabilizzatrice del mercato nel sistema dell'Unione per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra e recante modifica della direttiva 2003/87/CE (GU L 264 del 9.10.2015, pag. 1).
(4) Regolamento (UE) n. 176/2014 della Commissione, del 25 febbraio 2014, recante modifica del regolamento (UE) n. 1031/2010 al fine di determinare, in particolare, i volumi delle quote di emissioni dei gas a effetto serra da mettere all'asta nel periodo 2013-2020 (GU L 56 del 26.2.2014, pag. 11).
(5) Regolamento (UE) n. 1143/2013 della Commissione, del 13 novembre 2013, che modifica il regolamento (UE) n. 1031/2010 relativo ai tempi, alla gestione e ad altri aspetti della vendita all'asta delle quote di emissioni dei gas a effetto serra a norma della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità, in particolare per registrare una piattaforma d'asta designata dalla Germania (GU L 303 del 14.11.2013, pag. 10).
(6) Regolamento (UE) n. 1042/2012 della Commissione, del 7 novembre 2012, che modifica il regolamento (UE) n. 1031/2010 al fine di registrare una piattaforma d'asta destinata a essere designata dal Regno Unito (GU L 310 del 9.11.2012, pag. 19).
All'allegato III del regolamento (UE) n. 1031/2010 è aggiunta la seguente parte 4:
«Piattaforme d'asta designate dal Regno Unito
Da non prima del 10 novembre 2017 fino al più tardi al 9 novembre 2022, fatto salvo l'articolo 30, paragrafo 5, secondo comma.
Ai fini delle condizioni e degli obblighi applicabili a ICE, si adottano le seguenti definizioni:
“norme di scambio ICE”, i regolamenti ICE, comprese in particolare le norme e le procedure relative all'ICE FUTURES EUA AUCTION CONTRACT e all'ICE FUTURES EUAA AUCTION CONTRACT;
“membro di scambio”, un membro quale definito dalla sezione A.1 delle norme di scambio ICE;
“cliente”, un cliente di un membro di scambio, nonché i clienti a valle, che agevolano l'ammissione dei partecipanti alle aste e agiscono per conto dei partecipanti alle aste.
L'ammissione alle aste non dipende dall'adesione allo scambio o dalla partecipazione al mercato secondario organizzato da ICE o a qualsiasi altra sede di negoziazione gestita da ICE o da un terzo qualsiasi.
ICE può chiedere che le decisioni adottate dai suoi membri di scambio o dai loro clienti in merito all'ammissione alle aste, alla revoca o alla sospensione di tale ammissione — indipendentemente dal fatto che la decisione sia adottata con riguardo alla sola ammissione all'asta, oppure all'ammissione all'asta e anche al diventare un membro o un partecipante al mercato secondario — siano comunicate a ICE dai membri di scambio o dai loro clienti che adottano la decisione con le seguenti modalità:
su base individuale e senza ritardo, in caso di decisioni di rifiuto di ammissione alle aste e di revoca o di sospensione di ammissione alle aste;
su richiesta, in caso di decisioni di altra natura.
ICE si riserva la facoltà di esaminare tali decisioni in merito alla conformità agli obblighi facenti capo alla piattaforma d'asta ai sensi del regolamento (UE) n. 1031/2010 e garantisce che i membri di scambio ICE o i loro clienti si conformino ai risultati di tale esame. Ciò può annoverare, tra l'altro, il ricorso a tutte le norme di scambio applicabili stabilite da ICE, comprese le procedure disciplinari o tutte le altre azioni ritenute idonee ad agevolare l'ammissione alle aste.
Sulla propria pagina web ICE redige e mantiene un elenco completo e aggiornato dei membri di scambio o dei loro clienti ammessi ad agevolare l'accesso alle aste su ICE nel Regno Unito; tale elenco comprende coloro che forniscono accesso unicamente alle aste, come indicato nelle norme di scambio ICE, e i membri di scambio o i loro clienti che forniscono accesso alle aste a soggetti che possono anche essere membri o partecipanti del mercato secondario.
Inoltre, sulla propria pagina web ICE redige e mantiene degli orientamenti pratici di immediata comprensione destinati a informare le PMI e gli emettitori di entità ridotta dei passi da compiere per essere ammessi alle aste attraverso tali membri di scambio o i loro clienti.
Tutte le tariffe e le condizioni applicate da ICE e dal suo sistema di compensazione ai partecipanti alle aste sono chiaramente indicate, facilmente comprensibili e pubblicamente accessibili sulla pagina web aggiornata di ICE.
ICE dispone che, nei casi in cui per l'ammissione alle aste sono applicate tariffe e condizioni supplementari da parte di un membro di scambio o da un suo cliente, tali tariffe e condizioni sono chiaramente indicate, facilmente comprensibili e pubblicamente accessibili sulle pagine web di coloro che offrono i servizi, assicurando che i riferimenti diretti a tali pagine web siano disponibili sulla pagina web di ICE, distinguendo tra le tariffe e le condizioni applicate ai soggetti solo ammessi alle aste, qualora disponibili, e le tariffe e le condizioni applicate ai soggetti ammessi alle aste che sono anche membri o partecipanti al mercato secondario.
Fatti salvi altri mezzi di ricorso, ICE garantisce sia la disponibilità delle proprie procedure di risoluzione dei reclami per decidere in merito ad eventuali reclami insorti in relazione a decisioni di ammissione, revoca o sospensione, di cui più in dettaglio al punto 1, adottate dai membri di scambio di ICE o dai loro clienti, sia che tali reclami siano ritenuti ammissibili ai fini delle sue procedure di risoluzione dei reclami.
Entro sei mesi dall'inizio delle aste, ICE riferisce al sorvegliante d'asta in merito alla copertura ottenuta nell'ambito del modello di cooperazione con i membri di scambio e i loro clienti, anche riguardo al livello di copertura geografica. ICE tiene nella massima considerazione le raccomandazioni del sorvegliante d'asta in questo ambito, in modo da garantire l'adempimento dei propri obblighi di cui all'articolo 35, paragrafo 3, lettere a) e b), del regolamento (UE) n. 1031/2010.
ICE garantisce la piena conformità con le condizioni e gli obblighi di registrazione stabiliti nel presente allegato.
Il Regno Unito comunica alla Commissione qualsiasi modifica sostanziale agli accordi contrattuali convenuti con ICE che sono stati notificati alla Commissione.»
Adeguamenti dei volumi di quote (in milioni) da mettere all'asta nel periodo 2013-2020, di cui all'articolo 10, paragrafo 2
Volume della riduzione
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1903 DELLA COMMISSIONE
relativo all'autorizzazione dei preparati di Pediococcus parvulus DSM 28875, Lactobacillus casei DSM 28872 e Lactobacillus rhamnosus DSM 29226 come additivi per mangimi destinati a tutte le specie animali
In conformità all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1831/2003 sono state presentate domande di autorizzazione dei preparati di Pediococcus parvulus DSM 28875, Lactobacillus casei DSM 28872 e Lactobacillus rhamnosus DSM 29226. Tali domande erano corredate delle informazioni dettagliate e dei documenti prescritti all'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1831/2003.
Tali domande sono relative all'autorizzazione dei preparati di Pediococcus parvulus DSM 28875, Lactobacillus casei DSM 28872 e Lactobacillus rhamnosus DSM 29226 come additivi per mangimi per tutte le specie animali, da classificare nella categoria «additivi tecnologici».
Nei suoi rispettivi pareri del 6 dicembre 2016 (2) e del 24 gennaio 2017 (3) (4) l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha concluso che, alle rispettive condizioni d'uso proposte, i preparati di Lactobacillus rhamnosus DSM 29226, Pediococcus parvulus DSM 28875 e Lactobacillus casei DSM 28872 non hanno effetti nocivi per la salute degli animali, la salute umana o l'ambiente. Essa ha inoltre concluso che tali preparati possono migliorare la produzione di insilato ottenuto da foraggio facile e moderatamente difficile da insilare riducendo la perdita di sostanza secca e garantendo una migliore conservazione delle proteine. L'Autorità ritiene che non siano necessarie prescrizioni specifiche per il monitoraggio successivo all'immissione sul mercato. L'Autorità ha verificato anche le relazioni sui metodi di analisi degli additivi per mangimi in questione contenuti negli alimenti per animali presentata dal laboratorio di riferimento istituito dal regolamento (CE) n. 1831/2003.
La valutazione dei preparati di Pediococcus parvulus DSM 28875, Lactobacillus casei DSM 28872 e Lactobacillus rhamnosus DSM 29226 dimostra che sono soddisfatte le condizioni di autorizzazione di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1831/2003. Di conseguenza è opportuno autorizzare l'impiego di tali preparati come descritto nell'allegato del presente regolamento.
I preparati di cui all'allegato, appartenenti alla categoria «additivi tecnologici» e al gruppo funzionale «additivi per l'insilaggio», sono autorizzati come additivi destinati all'alimentazione animale alle condizioni stabilite nell'allegato stesso.
CFU di additivo/kg di materiale fresco
Additivi tecnologici: additivi per l'insilaggio
Preparato di Pediococcus parvulus
DSM 28875 contenente almeno 1 × 1011 CFU/g di additivo.
Cellule vitali di Pediococcus parvulus
Conteggio nell'additivo per mangimi: metodo di diffusione su piastra (EN 15786:2009).
Identificazione dell'additivo per mangimi: elettroforesi su gel a campo pulsato (PFGE).
Nelle istruzioni per l'uso dell'additivo e delle premiscele occorre indicare le condizioni di conservazione.
Tenore minimo dell'additivo qualora esso non sia impiegato in combinazione con altri microrganismi impiegati come additivi per l'insilaggio: 5 × 107 CFU/kg di materiale fresco facile e moderatamente difficile da insilare (2).
Al fine di evitare i potenziali rischi per gli utilizzatori derivanti dall'uso dell'additivo e delle premiscele, gli operatori del settore dei mangimi devono adottare procedure operative e misure organizzative. Laddove i rischi non possano essere eliminati o ridotti al minimo mediante tali procedure e misure, l'additivo e le premiscele devono essere utilizzati indossando dispositivi di protezione individuale, compresi quelli di protezione dell'apparato respiratorio.
Preparato di Lactobacillus casei
DSM 28872 contenente almeno 1 × 1011 CFU/g di additivo.
Cellule vitali di Lactobacillus casei
Conteggio nell'additivo per mangimi: metodo di diffusione su piastra utilizzando MSR agar (EN 15787).
Tenore minimo dell'additivo qualora esso non sia impiegato in combinazione con altri microrganismi come additivi per l'insilaggio: 5 × 107 CFU/kg di materiale fresco facile e moderatamente difficile da insilare (2).
Preparato di Lactobacillus rhamnosus
DSM 29226 contenente almeno 1 × 1010 CFU/g di additivo.
Cellule vitali di Lactobacillus rhamnosus
(2) Foraggio facile da insilare: > 3 % di carboidrati solubili nel materiale fresco. Foraggio moderatamente difficile da insilare: 1,5-3,0 % di carboidrati solubili nel materiale fresco. Regolamento (CE) n. 429/2008 (GU L 133 del 22.5.2008, pag. 1).
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1904 DELLA COMMISSIONE
relativo all'autorizzazione di un preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710 come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso e pollastre allevate per la produzione di uova (titolare dell'autorizzazione Huvepharma NV)
In conformità all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1831/2003 è stata presentata una domanda di autorizzazione per un preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710. Tale domanda era corredata delle informazioni dettagliate e dei documenti prescritti all'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1831/2003.
Detta domanda riguarda l'autorizzazione del preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710 come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso e pollastre allevate per la produzione di uova, da classificare nella categoria «additivi zootecnici».
Nel suo parere del 18 ottobre 2016 (2) l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha concluso che, alle condizioni di impiego proposte, il preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710 non ha effetti nocivi per la salute degli animali, la salute umana o l'ambiente e può migliorare il rapporto mangime/peso dei polli da ingrasso e che tale conclusione può essere estesa alle pollastre allevate per la produzione di uova. L'Autorità ritiene che non siano necessarie prescrizioni specifiche per il monitoraggio successivo all'immissione sul mercato. Essa ha verificato anche la relazione sul metodo di analisi dell'additivo per mangimi contenuto negli alimenti per animali presentata dal laboratorio di riferimento istituito dal regolamento (CE) n. 1831/2003.
La valutazione del preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710 dimostra che sono soddisfatte le condizioni di autorizzazione stabilite all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1831/2003. Di conseguenza, è opportuno autorizzare l'impiego del preparato come specificato nell'allegato del presente regolamento.
Il preparato di cui all'allegato, appartenente alla categoria «additivi zootecnici» e al gruppo funzionale «stabilizzatori della flora intestinale», è autorizzato come additivo destinato all'alimentazione animale alle condizioni stabilite nell'allegato.
CFU/kg di mangime completo con un tasso di umidità del 12 %
Categoria: additivi zootecnici. gruppo funzionale: stabilizzatori della flora intestinale.
Preparato di Bacillus licheniformis DSM 28710
contenente un minimo di 3,2 × 109 CFU/g di additivo
Spore vitali di Bacillus licheniformis DSM 28710
Per il conteggio del Bacillus licheniformis DSM 28710 nell'additivo, nella premiscela e nell'alimento per animali:
Per l'identificazione del Bacillus licheniformis DSM 28710: elettroforesi su gel in campo pulsato (PFGE)
L'impiego è consentito nei mangimi contenenti i seguenti coccidiostatici autorizzati: decochinato, diclazuril, alofuginone, nicarbazina, cloridrato di robenidina, lasalocid A sodico, maduramicina ammonio, monensin sodico, narasina o salinomicina sodica.
Gli operatori del settore dei mangimi adottano procedure operative e misure organizzative al fine di evitare agli utilizzatori i potenziali rischi derivanti dall'impiego dell'additivo e delle premiscele. Se questi rischi non possono essere eliminati o ridotti al minimo mediante tali procedure e misure, l'additivo e le premiscele devono essere utilizzati con dispositivi di protezione individuale, comprendenti una protezione della pelle e degli occhi.
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1905 DELLA COMMISSIONE
relativo all'autorizzazione di un preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079 come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso e a specie avicole minori da ingrasso (titolare dell'autorizzazione Danstar Ferment AG rappresentata da Lallemand SAS)
In conformità dell'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1831/2003 è stata presentata una domanda di autorizzazione di un preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079. Tale domanda era corredata delle informazioni dettagliate e dei documenti prescritti all'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1831/2003.
La domanda riguarda l'autorizzazione di un preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079 come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso e a specie avicole minori da ingrasso, da classificare nella categoria «additivi zootecnici».
Nel suo parere del 6 dicembre 2016 (2) l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha concluso che, alle condizioni d'uso proposte, il preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079 non ha effetti nocivi sulla salute degli animali, sulla salute umana o sull'ambiente e che, se utilizzato nei mangimi per il pollame, è efficace nel ridurre la contaminazione delle carcasse con Salmonella spp. L'Autorità ritiene che non siano necessarie prescrizioni specifiche per il monitoraggio successivo all'immissione sul mercato. Essa ha verificato anche la relazione sul metodo di analisi dell'additivo per mangimi contenuto negli alimenti per animali presentata dal laboratorio di riferimento istituito dal regolamento (CE) n. 1831/2003.
Dalla valutazione del preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079 emerge che le condizioni di autorizzazione di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1831/2003 sono soddisfatte. È quindi opportuno autorizzare l'uso di tale preparato secondo quanto specificato nell'allegato del presente regolamento.
Il preparato di cui all'allegato, appartenente alla categoria «additivi zootecnici» e al gruppo funzionale «altri additivi zootecnici», è autorizzato come additivo nell'alimentazione animale alle condizioni stabilite in tale allegato.
Categoria degli additivi zootecnici. Gruppo funzionale: altri additivi zootecnici (riduzione della contaminazione delle carcasse con Salmonella mediante la diminuzione della sua presenza nelle feci)
Danstar Ferment AG rappresentata da Lallemand SAS
preparato di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079 contenente almeno:
2 × 1010 CFU/g di additivo (forma non rivestita)
1 × 1010 CFU/g di additivo (forma rivestita)
cellule vitali di Saccharomyces cerevisiae CNCM I-1079
Conteggio: semina per inclusione su piastra (pour plate method) in agar estratto di lievito glucosio addizionato di cloramfenicolo (EN 15789:2009)
Identificazione: metodo della reazione a catena della polimerasi (PCR).
Specie avicole minori da ingrasso
Nelle istruzioni per l'utilizzo dell'additivo e delle premiscele occorre indicare le condizioni di conservazione e la stabilità al trattamento termico.
Al fine di evitare i potenziali rischi cui sono esposti gli utilizzatori dell'additivo e delle premiscele, gli operatori del settore dei mangimi devono adottare procedure operative e misure organizzative. Se questi rischi non possono essere eliminati o ridotti al minimo mediante tali procedure e misure, l'additivo e le premiscele devono essere utilizzati con dispositivi di protezione individuale, comprendenti una protezione dell'apparato respiratorio.
(1) Informazioni dettagliate sui metodi di analisi sono disponibili al seguente indirizzo del laboratorio diriferimento: https://ec.europa.eu/jrc/en/eurl/feed-additives/evaluation-reports.
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1906 DELLA COMMISSIONE
relativo all'autorizzazione di un preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135) come additivo per mangimi destinati a pollastre allevate per la produzione di uova e a specie avicole minori destinate alla produzione di uova (titolare dell'autorizzazione Huvepharma NV)
In conformità all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1831/2003 è stata presentata una domanda di autorizzazione per un preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135). Tale domanda era corredata delle informazioni dettagliate e dei documenti prescritti all'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1831/2003.
Detta domanda riguarda l'autorizzazione di un preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135) come additivo per mangimi destinati a pollastre allevate per la produzione di uova e a specie avicole minori destinate alla produzione di uova, da classificare nella categoria «additivi zootecnici».
Tale preparato è già stato autorizzato come additivo per mangimi per un periodo di dieci anni dal regolamento di esecuzione (UE) 2015/1043 della Commissione (2) per polli da ingrasso, tacchini da ingrasso, galline ovaiole, specie avicole minori da ingrasso e destinate alla produzione di uova, suinetti svezzati e suini da ingrasso.
Nel suo parere del 25 gennaio 2017 (3) l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha concluso che, alle condizioni d'impiego proposte, il preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135) non ha effetti nocivi per la salute degli animali, la salute umana o l'ambiente. Essa ha concluso che l'additivo è considerato efficace per le pollastre allevate per la produzione di uova e le specie avicole minori destinate alla produzione di uova e ritiene che non siano necessarie prescrizioni specifiche per il monitoraggio successivo all'immissione sul mercato. L'Autorità ha verificato anche la relazione sul metodo di analisi dell'additivo per mangimi contenuto negli alimenti per animali presentata dal laboratorio di riferimento istituito dal regolamento (CE) n. 1831/2003.
La valutazione del preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135) dimostra che sono soddisfatte le condizioni di autorizzazione stabilite all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1831/2003. Di conseguenza, è opportuno autorizzare l'impiego del preparato come specificato nell'allegato del presente regolamento.
Il preparato di cui all'allegato, appartenente alla categoria «additivi tecnologici» e al gruppo funzionale «promotori della digestione», è autorizzato come additivo destinato all'alimentazione animale alle condizioni stabilite nell'allegato.
(2) Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1043 della Commissione, del 30 giugno 2015, relativo all'autorizzazione del preparato di endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IM SD 135) come additivo per mangimi destinati a polli da ingrasso, tacchini da ingrasso, galline ovaiole, suinetti svezzati, suini da ingrasso e specie avicole minori da ingrasso e destinate alla produzione di uova, e che modifica i regolamenti (CE) n. 2148/2004, (CE) n. 828/2007 e (CE) n. 322/2009 (titolare dell'autorizzazione Huvepharma NV) (GU L 167 dell'1.7.2015, pag. 63).
Unità di attività/kg di mangime completo con un tenore di umidità del 12 %
Categoria di additivi: additivi zootecnici. Gruppo funzionale: promotori della digestione.
Preparato di endo-1,4-b-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135) con un'attività minima di 6 000 EPU (1)/g
(in forma solida e liquida)
Endo-1,4-beta-xilanasi (EC 3.2.1.8) prodotta da Trichoderma citrinoviride Bisset (IMI SD135)
Per la caratterizzazione dell'attività dell'endo-1,4-beta-xilanasi:
metodo colorimetrico per la misurazione del colorante idrosolubile rilasciato dall'azione dell'endo-1,4-beta-xilanasi da substrati di arabinoxilano di frumento reticolato con azzurrina.
Nelle istruzioni per l'uso dell'additivo e della premiscela sono indicate le condizioni di conservazione e la stabilità al trattamento termico.
Gli operatori del settore dei mangimi stabiliscono procedure operative e misure organizzative al fine di evitare agli utilizzatori i potenziali rischi derivanti dall'impiego dell'additivo e delle premiscele. Se i rischi non possono essere eliminati o ridotti al minimo da tali procedure e misure, l'additivo e le premiscele sono utilizzati con dispositivi di protezione individuale comprendenti una protezione della pelle, degli occhi e dell'apparato respiratorio.
(1) 1 EPU è il quantitativo di enzima che libera 0,0083 μmol di zuccheri riduttori (equivalenti xilosio) a partire da xilano di farro e di avena, al minuto, a pH 4,7 e a 50 °C.
(2) Informazioni dettagliate sui metodi analitici sono disponibili al seguente indirizzo del laboratorio di riferimento: https://ec.europa.eu/jrc/en/eurl/feed-additives/evaluation-reports.
REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2017/1907 DELLA COMMISSIONE
relativo all'autorizzazione di un preparato di Lactobacillus plantarum (KKP/593/p e KKP/788/p) e Lactobacillus buchneri (KKP/907/p) come additivo per mangimi destinati a bovini e ovini
In conformità all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1831/2003 è stata presentata una domanda di autorizzazione per un preparato di due ceppi di Lactobacillus plantarum (KKP/593/p e KKP/788/p) e di Lactobacillus buchneri (KKP/907/p). Tale domanda era corredata delle informazioni dettagliate e dei documenti prescritti dall'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1831/2003.
Detta domanda riguarda l'autorizzazione del preparato di Lactobacillus plantarum (KKP/593/p e KKP/788/p) e Lactobacillus buchneri (KKP/907/p) come additivo per mangimi destinati a bovini e ovini, da classificare nella categoria «additivi tecnologici».
Nel suo parere del 4 dicembre 2013 (2) l'Autorità europea per la sicurezza alimentare («l'Autorità») ha concluso che, alle condizioni d'impiego proposte, il preparato di Lactobacillus plantarum (KKP/593/p e KKP/788/p) e Lactobacillus buchneri (KKP/907/p) non ha effetti nocivi per la salute degli animali, la salute umana o l'ambiente. Essa ha inoltre concluso che il preparato in questione può migliorare la produzione di insilato ottenuto da materiali foraggeri facili, moderatamente difficili e difficili da insilare e ritiene che non siano necessarie prescrizioni specifiche per il monitoraggio successivo all'immissione sul mercato. L'Autorità ha verificato anche la relazione sul metodo di analisi dell'additivo per mangimi contenuto negli alimenti per animali presentata dal laboratorio di riferimento istituito dal regolamento (CE) n. 1831/2003.
La valutazione del preparato di Lactobacillus plantarum (KKP/593/p e KKP/788/p) e Lactobacillus buchneri (KKP/907/p) dimostra che sono soddisfatte le condizioni di autorizzazione stabilite all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1831/2003. Di conseguenza, è opportuno autorizzare l'impiego del preparato come specificato nell'allegato del presente regolamento.
Il preparato di cui all'allegato, appartenente alla categoria «additivi tecnologici» e al gruppo funzionale «additivi per l'insilaggio», è autorizzato come additivo destinato all'alimentazione animale alle condizioni stabilite nell'allegato.
Preparato di Lactobacillus plantarum KKP/593/p, Lactobacillus plantarum KKP/788/p e Lactobacillus buchneri KKP/907/p contenente almeno1 × 109 CFU/g additivo, in un rapporto di 4:4:1 (Lactobacillus plantarum KKP/593/p: Lactobacillus plantarum KKP/788/p: Lactobacillus buchneri KKP/907/p).
Cellule vitali di Lactobacillus plantarum KKP/593/p, Lactobacillus plantarum KKP/788/p e Lactobacillus buchneri KKP/907p.
Conteggio nell'additivo per mangimi: metodo di diffusione su piastra con utilizzo di MRS agar (EN 15787).
Tenore minimo di additivo se usato in combinazione con altri microrganismi come additivo per l'insilaggio: 1 × 108 CFU/kg di materiale fresco.
Al fine di evitare agli utilizzatori i potenziali rischi derivanti dall'impiego dell'additivo e delle premiscele, gli operatori del settore dei mangimi devono adottare procedure operative e misure organizzative. Se questi rischi non possono essere eliminati o ridotti al minimo mediante tali procedure e misure, l'additivo e le premiscele devono essere utilizzati con dispositivi di protezione individuale, comprendenti una protezione dell'apparato respiratorio.
DECISIONE (UE) 2017/1908 DEL CONSIGLIO
relativa all'attuazione di talune disposizioni dell'acquis di Schengen concernenti il sistema d'informazione visti nella Repubblica di Bulgaria e in Romania
visto l'atto di adesione della Repubblica di Bulgaria e Romania, in particolare l'articolo 4, paragrafo 2,
A norma dell'articolo 4, paragrafo 2, primo comma, dell'atto di adesione del 2005, le disposizioni dell'acquis di Schengen non elencate nell'allegato II di detto atto, alle quali la Bulgaria e la Romania aderiscono dalla data di adesione, si devono applicare in Bulgaria e Romania in virtù di una decisione adottata dal Consiglio a tal fine dopo aver verificato il rispetto delle necessarie condizioni per l'applicazione di tutte le parti dell'acquis di Schengen.
Il 9 giugno 2011 il Consiglio è giunto alla conclusione che, conformemente alle procedure di valutazione Schengen applicabili, la Bulgaria e la Romania hanno soddisfatto le condizioni in tutti i settori dell'acquis di Schengen in materia di frontiere aeree, frontiere terrestri, cooperazione di polizia, protezione dei dati, sistema d'informazione Schengen, frontiere marittime e visti.
Un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne è stato istituito a norma della decisione n. 565/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (2). Tale regime è basato sul riconoscimento unilaterale, da parte della Bulgaria, della Croazia, di Cipro e della Romania, di determinati documenti, segnatamente i visti Schengen, come equipollenti al loro visto nazionale di transito o per soggiorni previsti di non più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni nel loro territorio.
È opportuno, a decorrere dall'entrata in vigore della presente decisione, permettere alla Bulgaria e alla Romania l'accesso per la consultazione, in modalità di sola lettura, ai dati del sistema d'informazione visti (VIS) senza il diritto di inserire, modificare o cancellare dati nel VIS. Questo unicamente al fine di facilitare la loro procedura di domanda di visto nazionale per prevenire le frodi e gli abusi dei visti Schengen, verificandone la validità e autenticità in base ai dati conservati nel VIS, per agevolare — per quanto riguarda i cittadini di paesi terzi titolari di un visto Schengen — le verifiche ai valichi di frontiera esterni e nel territorio degli Stati membri, facilitare la determinazione dello Stato membro competente per le domande di protezione internazionale, agevolare l'esame di tali domande, e aumentare il livello di sicurezza interna nel territorio degli Stati membri agevolando la lotta contro le forme gravi di criminalità e il terrorismo. L'accesso per la consultazione e l'uso dei dati VIS dovrebbe altresì contribuire all'identificazione di qualsiasi persona che non soddisfi o non soddisfi più le condizioni d'ingresso o di soggiorno nel territorio degli Stati membri interessati.
È pertanto opportuno adottare una decisione che attui le disposizioni corrispondenti del VIS di cui all'allegato, nonché tutti i successivi sviluppi di tali disposizioni. Dovrebbero essere attuate solo le disposizioni connesse all'accesso per la consultazione dei dati VIS in modalità di sola lettura. Pertanto la Bulgaria e la Romania dovrebbero essere autorizzate ad accedere ai dati VIS per la consultazione e in conformità delle procedure e condizioni specificate nelle disposizioni attuate. L'allegato dovrebbe contenere il pertinente acquis relativo all'accesso per la consultazione dei dati VIS. Tuttavia, il regolamento (UE) n. 1077/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio (3), la decisione 2004/512/CE del Consiglio (4) e la decisione 2006/648/CE della Commissione (5) si applicano già alla Bulgaria e alla Romania. Pertanto, non sono inclusi nell'allegato:
È inoltre auspicabile fissare una data a partire dalla quale tali disposizioni dell'acquis di Schengen relative al VIS dovrebbero iniziare ad essere di applicazione come stabilito in conformità del regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (6) per quanto riguarda la Bulgaria e la Romania. Ciò dovrebbe avvenire non appena la Bulgaria e la Romania avranno notificato alla Commissione che tutto il relativo collaudo generale da parte di eu-LISA è stato positivamente completato.
La soppressione dei controlli alle frontiere interne degli Stati membri interessati e la loro piena partecipazione all'acquis di Schengen relativo alla politica comune in materia di visti dovrebbero essere oggetto di una decisione distinta del Consiglio adottata all'unanimità, in conformità dell'articolo 4, paragrafo 2, dell'atto di adesione del 2005. Fino all'adozione di tale decisione, che attuerà le disposizioni applicabili nel settore dei visti per soggiorni di breve durata diversi da quelli elencati nell'allegato della presente decisione per quanto concerne la Bulgaria e la Romania e che comprendono, in particolare, il codice dei visti (7) e le disposizioni adottate ai fini della sua attuazione, la Bulgaria e la Romania non sono autorizzate a rilasciare visti Schengen e devono continuare a rilasciare visti per soggiorni di breve durata ai sensi del loro diritto nazionale. Fino alla data fissata in tale decisione, dovrebbero essere mantenute le restrizioni sull'uso del VIS derivanti dalla presente decisione, in particolare quelle riguardanti il diritto di introdurvi i dati pertinenti.
È tuttavia opportuno, nel corso di tale periodo transitorio, concedere alle autorità competenti per i visti della Bulgaria e della Romania l'accesso per la consultazione ai dati VIS in modalità di sola lettura, ai fini dell'esame delle domande di visto per soggiorni di breve durata da loro rilasciate ai sensi del rispettivo diritto nazionale e delle decisioni relative a tali domande. Ciò deve includere la decisione in materia di annullamento, revoca, proroga o riduzione della validità del visto rilasciato conformemente alle loro pertinenti disposizioni nazionali.
Considerato che la verifica secondo le procedure di valutazione Schengen applicabili riguardanti la Bulgaria e la Romania è già stata completata ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, dell'atto di adesione del 2005, nei confronti di tali Stati membri non sarà effettuata la verifica di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera b, del regolamento del Consiglio n. 1053/2013 (8). A seguito dell'adozione della presente decisione, le disposizioni elencate nell'allegato dovrebbero avere effetto soltanto dopo che la Bulgaria e/o la Romania avranno superato positivamente il collaudo generale effettuato da eu-LISA e debitamente notificato alla Commissione. È inoltre auspicabile che la Bulgaria e la Romania invitino esperti provenienti dagli Stati membri e dalla Commissione a effettuare controlli dell'applicazione di tali disposizioni.
Per quanto riguarda l'Islanda e la Norvegia, la presente decisione costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen ai sensi dell'accordo concluso dal Consiglio dell'Unione europea con la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia sulla loro associazione all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (9), che rientrano nel settore di cui all'articolo 1, punti B e G, della decisione 1999/437/CE del Consiglio (10).
Per quanto riguarda la Svizzera, la presente decisione costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen ai sensi dell'accordo tra l'Unione europea, la Comunità europea e la Confederazione svizzera riguardante l'associazione della Confederazione svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (11), che rientrano nel settore di cui all'articolo 1, punti B e G, della decisione 1999/437/CE in combinato disposto con l'articolo 3 della decisione 2008/146/CE del Consiglio (12).
Per quanto riguarda il Liechtenstein, la presente decisione costituisce uno sviluppo delle disposizioni dell'acquis di Schengen ai sensi del protocollo tra l'Unione europea, la Comunità europea, la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein sull'adesione del Principato del Liechtenstein all'accordo tra l'Unione europea, la Comunità europea e la Confederazione svizzera riguardante l'associazione della Confederazione svizzera all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (13), che rientrano nel settore di cui all'articolo 1, punti B e G, della decisione 1999/437/CE, in combinato disposto con l'articolo 3 della decisione 2011/350/UE del Consiglio (14),
1. Le disposizioni dell'acquis di Schengen relative al VIS di cui all'allegato si applicano alla Bulgaria e alla Romania, nelle relazioni tra di esse e in quelle con il Regno del Belgio, la Repubblica ceca, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, l'Ungheria, la Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia e il Regno di Svezia, nonché la Repubblica d'Islanda, il Principato del Liechtenstein, il Regno di Norvegia e la Confederazione svizzera. Tali disposizioni si applicano dopo il positivo completamento di tutto il relativo collaudo generale, concernente le disposizioni elencate nell'allegato, da parte di eu-LISA, essendo stato notificato alla Bulgaria e alla Romania e alla Commissione che tale collaudo è stato positivamente completato. La Bulgaria e la Romania possono inoltre invitare esperti degli Stati membri e della Commissione a effettuare controlli dell'applicazione di tali disposizioni.
2. Fino all'adozione da parte del Consiglio della decisione di sopprimere i controlli alle frontiere interne degli Stati membri, le autorità competenti per i visti della Bulgaria e della Romania possono accedere al VIS per la consultazione in modalità di sola lettura, per i seguenti fini:
l'esame delle domande di visti per soggiorni di breve durata rilasciati dalla Bulgaria e dalla Romania ai sensi del rispettivo diritto nazionale;
la decisione riguardante tali domande, inclusa la decisione in materia di annullamento, revoca, proroga o riduzione della validità del visto rilasciato conformemente alle loro pertinenti disposizioni nazionali.
Essa si applica a decorrere dalla data che la Commissione fisserà quando la Bulgaria e la Romania le avranno notificato che il collaudo generale di cui all'articolo 1, paragrafo 1, è stato positivamente completato.
Fatto a Lussemburgo, il 12 ottobre 2017
(1) Parere espresso il 4 ottobre 2017.
(2) Decisione n. 565/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne basato sul riconoscimento unilaterale, da parte della Bulgaria, della Croazia, di Cipro e della Romania di determinati documenti come equipollenti al loro visto nazionale di transito o per soggiorni previsti di non più di 90 giorni su un periodo di 180 giorni nel loro territorio e che abroga le decisioni n. 895/2006/CE e n. 582/2008/CE (GU L 157 del 27.5.2014, pag. 23).
(3) Regolamento (UE) n. 1077/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, che istituisce un'agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (GU L 286 dell'1.11.2011, pag. 1).
(4) Decisione 2004/512/CE del Consiglio, dell'8 giugno 2004, che istituisce il sistema di informazione visti (VIS) (GU L 213 del 15.6.2004, pag. 5).
(5) Decisione 2006/648/CE della Commissione, del 22 settembre 2006, che stabilisce le specifiche tecniche in relazione alle norme sulle caratteristiche biometriche per lo sviluppo del Sistema informazione visti (GU L 267 del 27.9.2006, pag. 41).
(7) Regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti) (GU L 243 del 15.9.2009, pag. 1).
(8) Regolamento (UE) n. 1053/2013 del Consiglio, del 7 ottobre 2013, che istituisce un meccanismo di valutazione e di controllo per verificare l'applicazione dell'acquis di Schengen e che abroga la decisione del comitato esecutivo del 16 settembre 1998 che istituisce una Commissione permanente di valutazione e di applicazione di Schengen (GU L 295 del 6.11.2013, pag. 27).
Elenco delle disposizioni dell'acquis di Schengen relative al VIS che devono essere rese applicabili alla Bulgaria e alla Romania
L'articolo 1 e gli articoli da 126 a 130 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 tra i governi degli Stati dell'Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativo all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni («Convenzione di Schengen») (GU L 239 del 22.9.2000, pag. 19) nella misura in cui riguardano altre disposizioni di cui al presente allegato.
Decisione 2004/512/CE del Consiglio, dell'8 giugno 2004, che istituisce il sistema di informazione visti (VIS) (GU L 213 del 15.6.2004, pag. 5).
Le seguenti disposizioni del regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, concernente il sistema di informazione visti (VIS) e lo scambio di dati tra Stati membri sui visti per soggiorni di breve durata (regolamento VIS) (GU L 218, del 13.8.2008, pag. 60):
capo I, ad eccezione dell'articolo 6, paragrafo 1
articolo 15, che si applica, mutatis mutandis, all'esame delle domande di visti per soggiorni di breve durata rilasciati dalla Bulgaria e dalla Romania a norma del rispettivo diritto nazionale incluse le decisioni relative a tali domande
capo V, con l'esclusione dell'articolo 31, paragrafi 2 e 3
capo VI e VII con l'eccezione dell'articolo 50, paragrafo 6.
Decisione 2008/633/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, relativa all'accesso per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte delle autorità designate degli Stati membri e di Europol ai fini della prevenzione, dell'individuazione e dell'investigazione di reati di terrorismo e altri reati gravi (GU L 218 del 13.8.2008, pag. 129).
Articolo 21, paragrafo 2, articolo 37, paragrafo 1, e articolo 43, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti) (GU L 243 del 15.9.2009, pag. 1).
Decisione 2009/756/CE della Commissione, del 9 ottobre 2009, che stabilisce le specifiche per la risoluzione e l'uso delle impronte digitali ai fini delle identificazioni e verifiche biometriche nel sistema di informazione visti (GU L 270 del 15.10.2009, pag. 14).
Decisione 2009/876/EC della Commissione, del 30 novembre 2009, che adotta le misure necessarie alla realizzazione tecnica per quanto riguarda l'inserimento dei dati e il collegamento delle domande, l'accesso ai dati, la modifica, la cancellazione e la cancellazione anticipata dei dati, la registrazione delle operazioni di trattamento dei dati e il relativo accesso nell'ambito del sistema d'informazione visti (GU L 315 del 2.12.2009, pag. 30), nella misura in cui tale decisione si riferisce all'esame delle domande di visto.
Titolo II e relativi allegati del regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (GU L 77 del 23.3.2016, pag. 1) nella misura in cui si riferiscono al VIS.
DECISIONE DI ESECUZIONE (PESC) 2017/1909 DEL CONSIGLIO
che attua la decisione (PESC) 2016/849 relativa a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea
vista la decisione (PESC) 2016/849 del Consiglio, del 27 maggio 2016, concernente misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea e che abroga la decisione 2013/183/PESC (1), in particolare l'articolo 33, paragrafo 1,
Il 27 maggio 2016 il Consiglio ha adottato la decisione (PESC) 2016/849.
Il 3 ottobre 2017 il comitato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite («UNSC»), istituito a norma della risoluzione dell'UNSC 1718 (2006) («UNSCR») ha designato quattro navi a norma del.paragrafo 6 dell'UNSCR 2375 (2017).
È opportuno pertanto modificare di conseguenza l'allegato IV della decisione (PESC) 2016/849,
L'allegato IV della decisione (PESC) 2016/849 è modificato come indicato nell'allegato della presente decisione.
(1) GU L 141 del 28.5.2016, pag. 79.
Le navi elencate in appresso sono aggiunte all'elenco delle navi soggette a misure restrittive di cui all'allegato IV della decisione (PESC) 2016/849.
DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2017/1910 DELLA COMMISSIONE
che modifica la decisione 93/52/CEE per quanto riguarda la qualifica di indenni da brucellosi (B. melitensis) di alcune regioni della Spagna, la decisione 2003/467/CE per quanto riguarda la qualifica di ufficialmente indenni da brucellosi bovina di Cipro e di alcune regioni della Spagna e di ufficialmente indenne da leucosi bovina enzootica dell'Italia, e la decisione 2005/779/CE per quanto riguarda la qualifica di indenne da malattia vescicolare dei suini della regione italiana della Campania
[notificata con il numero C(2017) 6891]
vista la direttiva 64/432/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1964, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina (1), in particolare l'allegato A, parte II, paragrafo 7, e l'allegato D, capitolo I, sezione E,
vista la direttiva 91/68/CEE del Consiglio, del 28 gennaio 1991, relativa alle condizioni di polizia sanitaria da applicare negli scambi intracomunitari di ovini e caprini (3), in particolare l'allegato A, capitolo 1, sezione II,
La direttiva 91/68/CEE fissa le condizioni di polizia sanitaria da applicare negli scambi di ovini e caprini nell'Unione. Essa stabilisce le condizioni alle quali gli Stati membri, o loro regioni, possono essere riconosciuti come ufficialmente indenni da brucellosi (Brucella melitensis).
La decisione 93/52/CEE della Commissione (4) prevede che le regioni degli Stati membri indicate nell'allegato II della medesima decisione sono riconosciute come ufficialmente indenni da brucellosi (B. melitensis) in conformità alle condizioni di cui alla direttiva 91/68/CEE.
La Spagna ha presentato alla Commissione la documentazione attestante che le Comunità autonome di La Rioja e di Valencia e le province di Albacete, Cuenca e Guadalajara della Comunità autonoma di Castilla-La Mancha soddisfano le condizioni previste dalla direttiva 91/68/CEE per il riconoscimento della qualifica di ufficialmente indenni da brucellosi (B. melitensis) per quanto riguarda gli allevamenti ovini e caprini.
In esito alla valutazione della documentazione presentata dalla Spagna, le Comunità autonome di La Rioja e di Valencia e le province di Albacete, Cuenca e Guadalajara della Comunità autonoma di Castilla-La Mancha dovrebbero essere riconosciute come ufficialmente indenni da brucellosi (B. melitensis) per quanto riguarda gli allevamenti ovini e caprini.
È pertanto opportuno modificare di conseguenza la voce relativa alla Spagna nell'allegato II della decisione 93/52/CEE.
La direttiva 64/432/CEE si applica agli scambi all'interno dell'Unione di animali delle specie bovina e suina. Essa stabilisce le condizioni alle quali uno Stato membro, o una sua regione, può essere dichiarato ufficialmente indenne da brucellosi o ufficialmente indenne da leucosi bovina enzootica per quanto riguarda gli allevamenti bovini.
La decisione 2003/467/CE della Commissione (5) prevede che gli Stati membri e le loro regioni elencati, rispettivamente, nell'allegato II, capitoli 1 e 2, della medesima decisione sono dichiarati ufficialmente indenni da brucellosi per quanto riguarda gli allevamenti bovini. La decisione 2003/467/CE prevede inoltre che gli Stati membri e le loro regioni elencati, rispettivamente, nell'allegato III, capitoli 1 e 2, della medesima decisione sono dichiarati ufficialmente indenni da leucosi bovina enzootica per quanto riguarda gli allevamenti bovini.
Cipro ha presentato alla Commissione la documentazione attestante che il suo intero territorio soddisfa le condizioni di cui alla direttiva 64/432/CEE per essere dichiarato ufficialmente indenne da brucellosi per quanto riguarda gli allevamenti bovini.
In esito alla valutazione della documentazione presentata da Cipro, questo Stato membro dovrebbe essere riconosciuto come Stato membro ufficialmente indenne da brucellosi per quanto riguarda gli allevamenti bovini e inserito di conseguenza nell'elenco dell'allegato II, capitolo 1, della decisione 2003/467/CE.
La Spagna ha presentato alla Commissione la documentazione attestante che le Comunità autonome di Catalogna, Castilla-La Mancha e Galizia e la provincia di Zamora della Comunità autonoma di Castilla y León soddisfano le condizioni previste dalla direttiva 64/432/CEE per essere dichiarate ufficialmente indenni da brucellosi per quanto riguarda gli allevamenti bovini.
In esito alla valutazione della documentazione presentata dalla Spagna, le Comunità autonome di Catalogna, Castilla-La Mancha e Galizia e la provincia di Zamora della Comunità autonoma di Castilla y León dovrebbero essere dichiarate regioni ufficialmente indenni da brucellosi per quanto riguarda gli allevamenti bovini e inserite di conseguenza nell'elenco dell'allegato II, capitolo 2, della decisione 2003/467/CE.
Alcune regioni italiane figurano attualmente nell'allegato III, capitolo 2, della decisione 2003/467/CE quali regioni ufficialmente indenni da leucosi bovina enzootica. L'Italia ha ora presentato alla Commissione la documentazione attestante che il suo intero territorio soddisfa le condizioni di cui alla direttiva 64/432/CEE per essere dichiarato ufficialmente indenne da leucosi bovina enzootica per quanto riguarda gli allevamenti bovini.
In esito alla valutazione della documentazione presentata dall'Italia, questo Stato membro dovrebbe essere dichiarato Stato membro ufficialmente indenne da leucosi bovina enzootica per quanto riguarda gli allevamenti bovini e inserito di conseguenza nell'elenco dell'allegato III, capitolo 1, della decisione 2003/467/CE; i riferimenti ad alcune regioni di questo Stato membro nel capitolo 2 di tale allegato dovrebbero essere soppressi.
È pertanto opportuno modificare di conseguenza gli allegati II e III della decisione 2003/467/CE.
La decisione 2005/779/CE della Commissione (6) è stata adottata a seguito dell'insorgere di focolai della malattia vescicolare dei suini in Italia. Essa stabilisce le norme sanitarie relative alla malattia vescicolare dei suini per le regioni italiane riconosciute indenni da tale malattia e che sono elencate nell'allegato I di tale decisione nonché per le regioni di questo Stato membro che non sono riconosciute indenni da tale malattia e che sono elencate nell'allegato II di tale decisione.
Un programma di eradicazione e di sorveglianza della malattia vescicolare dei suini è attuato in Italia da diversi anni nell'intento di arrivare a far riconoscere indenni da tale malattia tutte le regioni italiane. L'Italia ha fornito alla Commissione nuove informazioni concernenti la qualifica di regione indenne dalla malattia vescicolare dei suini attribuita alla Campania dimostrando che in questa regione la malattia è stata eradicata.
In esito all'esame delle informazioni presentate dall'Italia, la regione Campania dovrebbe essere riconosciuta come indenne dalla malattia vescicolare dei suini; questa regione dovrebbe essere soppressa dall'elenco dell'allegato II della decisione 2005/779/EC e inserita invece nell'allegato I di tale decisione.
È pertanto opportuno modificare di conseguenza gli allegati I e II della decisione 2005/779/CE.
L'allegato II della decisione 93/52/CEE è modificato conformemente all'allegato I della presente decisione.
Gli allegati II e III della decisione 2003/467/CE sono modificati conformemente all'allegato II della presente decisione.
Gli allegati I e II della decisione 2005/779/CE sono modificati conformemente all'allegato III della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 17 ottobre 2017
(3) GU L 46 del 19.2.1991, pag. 19.
(4) Decisione 93/52/CEE della Commissione, del 21 dicembre 1992, che constata il rispetto da parte di taluni Stati membri o regioni delle condizioni relative alla brucellosi (B. melitensis) e riconosce loro la qualifica di Stato membro o regione ufficialmente indenne da tale malattia (GU L 13 del 21.1.1993, pag. 14).
(5) Decisione 2003/467/CE della Commissione, del 23 giugno 2003, che stabilisce la qualifica di ufficialmente indenni da tubercolosi, brucellosi e leucosi bovina enzootica di alcuni Stati membri e regioni di Stati membri per quanto riguarda gli allevamenti bovini (GU L 156 del 25.6.2003, pag. 74).
(6) Decisione 2005/779/CE della Commissione, dell'8 novembre 2005, relativa a talune misure sanitarie di protezione contro la malattia vescicolare dei suini in Italia (GU L 293 del 9.11.2005, pag. 28).
Nell'allegato II della decisione 93/52/CEE la voce relativa alla Spagna è sostituita dalla seguente:
«In Spagna:
Comunità autonoma delle Asturie,
Comunità autonoma delle Isole Baleari,
Comunità autonoma delle Isole Canarie,
Comunità autonoma di Cantabria,
Comunità autonoma di Castilla-La Mancha: province di Albacete, Cuenca e Guadalajara,
Comunità autonoma di Castilla y León,
Comunità autonoma di Estremadura,
Comunità autonoma di Galizia,
Comunità autonoma di La Rioja,
Comunità autonoma di Navarra,
Comunità autonoma dei Paesi Baschi,
Comunità autonoma di Valencia.».
Gli allegati II e III della decisione 2003/467/CE sono così modificati:
il capitolo 1 è sostituito dal seguente:
Stati membri ufficialmente indenni da brucellosi
al capitolo 2 la voce relativa alla Spagna è sostituita dalla seguente:
Comunità autonoma di Castilla-La Mancha,
Comunità autonoma di Castilla y León: province di Burgos, Soria, Valladolid e Zamora,
Comunità autonoma di Catalogna,
Comunità autonoma di Murcia,
Comunità autonoma dei Paesi Baschi.»;
Stati membri ufficialmente indenni da leucosi bovina enzootica
al capitolo 2 la voce relativa all'Italia è soppressa.
Gli allegati I e II della decisione 2005/779/CE sono così modificati:
nell'allegato I la voce seguente è inserita fra la voce relativa alla Basilicata e la voce relativa all'Emilia-Romagna:
Campania»;
nell'allegato II la voce relativa alla Campania è soppressa.
N. 081/17/COL
che chiude l'indagine formale in merito ai presunti aiuti di Stato concessi sotto forma di locazione di un terreno e di un bene immobile nella zona di Gufunes (Islanda) [2017/1911]
L'AUTORITÀ DI VIGILANZA EFTA («l'Autorità»),
l'accordo sullo Spazio economico europeo («l'accordo SEE»), in particolare l'articolo 61 e il protocollo 26;
l'accordo fra gli Stati EFTA sull'istituzione di un'Autorità di vigilanza e di una Corte di giustizia (l'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte), in particolare l'articolo 24;
il protocollo 3 dell'accordo sull'Autorità di vigilanza e sulla Corte («protocollo 3»), in particolare l'articolo 1 della parte I e gli articoli 7, paragrafi 2 e 13 della parte II; e
dopo aver invitato gli interessati a presentare le proprie osservazioni conformemente a dette disposizioni (1), e tenuto conto di tali osservazioni;
Con messaggio di posta elettronica del 2 aprile 2014, Gámaþjónustan hf. («la denunciante») ha presentato una denuncia all'Autorità in merito a presunti aiuti di Stato illegittimi concessi dal comune di Reykjavík («il comune») sotto forma di locazione di un terreno e di beni immobili nella zona di Gufunes a Reykjavík, in Islanda, a Íslenska Gámafélagið («ÍG»), a un canone locativo che sarebbe inferiore al prezzo di mercato (2).
A seguito di un esame preliminare, il 30 giugno 2015 l'Autorità ha adottato la decisione n. 261/15/COL che avvia un'indagine formale in merito al presunto aiuto. Con lettera del 1o ottobre 2015 (3), le autorità islandesi hanno risposto alla decisione dell'Autorità.
Il 24 settembre 2015 la decisione dell'Autorità di avviare il procedimento di indagine formale è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e nel suo Supplemento SEE, concedendo alle parti interessate un mese di tempo per presentare le loro osservazioni in merito alle constatazioni preliminari dell'Autorità (4).
Dopo aver ottenuto una proroga di una settimana, ÍG ha presentato le sue osservazioni con lettera del 29 ottobre 2015 (5). L'Autorità non ha ricevuto altre osservazioni. In seguito alla scadenza del termine di un mese per la presentazione di osservazioni, l'Autorità ha ricevuto informazioni sul mercato dalla denunciante tramite messaggio di posta elettronica del 25 novembre 2015 (6). Con lettera del 26 novembre 2015 (7) l'Autorità ha inoltrato le osservazioni e le informazioni sul mercato alle autorità islandesi alle quali è stata concessa la possibilità di replicare. Le autorità islandesi hanno risposto con lettera del 5 gennaio 2016 (8). La questione è stata inoltre discussa tra i rappresentanti delle autorità islandesi e dell'Autorità in occasione di una riunione a Reykjavík tenutasi il 12 febbraio 2016.
Infine, l'Autorità ha ricevuto dalla denunciante ulteriori informazioni riguardanti gli sviluppi nella zona di Gufunes tramite messaggio di posta elettronica del 21 maggio 2016 (9), 27 maggio 2016 (10) e 15 dicembre 2016 (11).
2.1. LA ZONA DI GUFUNES
La zona di Gufunes è ubicata nel distretto Grafarvogur di Reykjavík, Islanda. Fino al 2001, nella zona era attivo lo stabilimento di produzione di fertilizzanti Áburðarverksmiðjan. Nel 2002, il fondo di sviluppo di Reykjavík (Skipulagssjóður Reykjavíkur, «SR») ha acquistato lo stabilimento e l'area circostante dagli azionisti di Áburðarverksmiðjan («il contratto d'acquisto»). Secondo le autorità islandesi, all'epoca il piano prevedeva la rimozione di tutti gli edifici e di tutte le infrastrutture della zona. Nel 2007 il fondo SR venne sciolto e venne fondato un fondo nuovo, Eignasjóður, il quale assunse il controllo degli attivi di SR e si fece carico dei compiti assunti dallo stesso.
Secondo il piano regolatore comunale di Reykjavík per il periodo 2001-2024, la zona di Gufunes è destinata a uso residenziale e non ad attività industriali (12). Inoltre, questa zona è destinata alla costruzione dell'autostrada Sundabraut, che collega Laugarnes e Gufunes. In aggiunta, secondo il piano regolatore comunale di Reykjavík per il periodo 2010-2030, la zona industriale di Gufunes sta regredendo e in futuro si prevede lo sviluppo di una zona urbana mista di unità residenziali e di attività commerciali pulite (13). Nessun piano prevede che le attività industriali continueranno a essere ubicate in questa zona in futuro.
2.2. ACCORDI STIPULATI TRA IL COMUNE DI REYKJAVÍK E ÍSLENSKA GÁMAFÉLAGIÐ PER LA LOCAZIONE DI UN TERRENO E DI BENI IMMOBILI NELLA ZONA DI GUFUNES
Nel febbraio del 2002 quando SR ha acquistato il terreno e i beni immobili ubicati nella zona di Gufunes, questi ultimi erano occupati da diversi locatari (principalmente imprenditori e promotori immobiliari). All'epoca ÍG aveva un contratto di locazione in essere con Áburðarverksmiðjan, stipulato il 29 ottobre 1999 («il contratto del 1999»). Il contratto del 1999 prevedeva un canone mensile di locazione di 159 240 ISK, basato su un prezzo per metro quadrato (14). ÍG ha utilizzato il terreno per la sua attività di gestione dei rifiuti. In base al contratto d'acquisto, SR ha assunto tutti i diritti e le obbligazioni da Áburðarverksmiðjan relativi ai contratti di locazione esistenti, ivi incluso il contratto del 1999 stipulato con ÍG.
Secondo il parere del comune, la zona di Gufunes è sempre stata una zona movimentata e difficile da gestire. Inoltre, gli edifici e le infrastrutture erano in cattive condizioni, taluni locatari non pagavano l'affitto e si erano accumulati rottami metallici, in particolare autovetture. Apparve quindi chiaro al comune che per poter adempiere al proprio ruolo di proprietario terriero avrebbe dovuto assumere del personale per controllare la zona giorno e notte.
Alla luce di tale situazione, non venne ritenuto realistico offrire l'area a scopo di locazione. Venne deciso pertanto di non rinnovare i contratti di locazione in essere e di stipulare invece un contratto con un'unica controparte. Di conseguenza SR decise di negoziare i termini per quanto riguardava la locazione, la pulizia e il controllo dell'area con ÍG, che era il principale locatario all'epoca e che pagava regolarmente nei termini i canoni (15). Si riporta qui in appresso una panoramica dei contratti stipulati tra SR e ÍG:
22 febbraio 2005: SR e ÍG hanno concluso un contratto di locazione relativo a taluni dei beni immobili nella zona, che ha sostituito il contratto del 1999. Il canone di locazione mensile totale venne fissato a 960 000 ISK per un totale di 4 676 metri quadrati (comprensivi di un lotto di 500 metri quadrati) (16);
14 ottobre 2005: SR e ÍG hanno concluso un contratto (il «contratto di locazione generale del 2005»), sostitutivo del precedente contratto del 22 febbraio 2005 e relativo alla locazione, alla pulizia e al controllo di terreni nell'area di Gufunes. In base all'accordo, ÍG aveva l'obbligo di svolgere tutti i lavori di manutenzione e i miglioramenti necessari in relazione a detti beni. Il contratto di locazione generale del 2005 era valido fino al 31 dicembre 2009 e non indicava i metri quadrati di proprietà oggetto della locazione di ÍG. Tuttavia, una stampa di una vista aerea allegata al contratto di locazione generale del 2005 mostrava le parti della zona concesse in locazione a ÍG (17). Le autorità islandesi hanno spiegato che tale contratto riguardava un'area di circa 130 000 metri quadrati. Il contratto di locazione generale del 2005 non indicava il prezzo pagato per metro quadrato né il valore delle obbligazioni di ÍG. Il canone di locazione mensile totale era fissato a 2 000 000 ISK, ricalcolato mensilmente in base all'indice dei prezzi al consumo (18);
29 dicembre 2006: la validità del contratto di locazione generale del 2005 venne prorogata fino al 31 dicembre 2011, tramite una modifica al contratto stesso. ÍG si impegnò altresì a demolire taluni beni immobili specificati e a rimuovere attrezzature presenti a terra. A ÍG venne consentito di conservare dispositivi e strutture rimossi dal suolo a proprie spese (19);
21 dicembre 2007: la validità del contratto di locazione generale del 2005 venne prorogata fino al 31 dicembre 2015, tramite una modifica al contratto stesso. Il proprietario poteva in qualsiasi momento assumere il controllo di parte o dell'intero terreno locato qualora ciò si fosse reso necessario a fronte di modiche al piano regolatore. ÍG si impegnò inoltre a ricollegare le tubazioni per l'energia elettrica, l'acqua e il riscaldamento che erano diventate inutilizzabili. Inoltre, ÍG ritirò un'azione per fatto illecito avviata nei confronti del comune (20);
15 giugno 2009: la validità del contratto di locazione generale del 2005 venne prorogata fino al 31 dicembre 2018, tramite una modifica al contratto stesso. ÍG si impegnò a gestire la manutenzione della zona e a erigere un argine; inoltre, venne prorogata una locazione esistente di un deposito di imbarcazioni di proprietà del Reykjavík Yacht Club. ÍG si impegnò altresì a ritirare un'azione avviata nei confronti del comune in relazione ai costi di manutenzione (21).
Secondo il comune, sebbene la dimensione del terreno affittato da ÍG fosse pari a 130 000 m2, soltanto 110 000 m2 erano utilizzabili per gli scopi di quest'ultima. La dimensione totale registrata degli edifici è pari a 24 722 m2. Secondo il catasto islandese, il valore del terreno precedentemente di proprietà di Áburðarverksmiðjan è pari a 211 000 000 ISK. Il valore del terreno locato da ÍG non è stato valutato, tuttavia il comune stima che il valore dell'intero terreno precedentemente posseduto da Áburðarverksmiðjan ammonti a circa 137 000 000 ISK. Il valore totale registrato degli edifici locati da ÍG è pari a 850 323 512 ISK (22).
Ai sensi dell'articolo 4, secondo comma, della legge islandese sul reddito comunale n. 4/1995, il proprietario di un immobile è tenuto a pagare l'imposta sulla proprietà, fatta eccezione nel caso in cui siano coinvolte aziende agricole locate, lotti locati o altri utilizzi contrattuali del terreno, nel qual caso detta imposta deve essere versata dal residente o dall'utilizzatore. I terreni, gli edifici e le infrastrutture in esame si trovano su una zona portuale definita che appartiene a Faxaflóahafnir sf. ed è concessa in locazione al comune. Di conseguenza il comune versa l'imposta sulla proprietà relativa al terreno locato e ai beni immobili locati a ÍG.
Sebbene nessuno dei contratti includa informazioni in merito al valore dei servizi forniti da ÍG, il comune ha fornito una tabella che riporta una stima dei costi di ÍG stipulati nel contratto di locazione generale del 2005 e nelle successive modifiche (qui in appresso congiuntamente denominati «i contratti di locazione») dal momento della stipula del contratto di locazione generale del 2005 fino alla fine del periodo di locazione nel 2018 (23). Lastima è stata realizzata dagli analisti esperti del comune. Inoltre, le informazioni fornite includono il costo tanto dei progetti di demolizione completati quando di quelli non ancora completati. Secondo le informazioni fornite, il costo medio mensile sostenuto da ÍG è pari a 10 815 624 ISK, canone di locazione incluso. Il canone di locazione mensile incide quindi per circa il 25 % del costo totale mensile sostenuto da ÍG.
Al momento della stipula del contratto di locazione del 22 febbraio 2005, SR non ha imposto alcuna obbligazione a ÍG. Le obbligazioni di ÍG sono state introdotte con il contratto di locazione generale del 2005 del 14 ottobre 2005 e sono state determinate alla luce delle demolizioni proposte e dei costi stimati di pulizia, smaltimento e controllo della zona. Le obbligazioni in termini di pulizia e smaltimento sono state considerate avere un'ampia portata alla luce delle condizioni della zona. Si riporta qui in appresso una valutazione dei costi sostenuti da ÍG in conformità con le sue obbligazioni stipulate nel contratto di locazione generale del 2005 (24):
Costi di energia di altri
Demolizione non compl.
Demolizione compl.
Cablaggio ecc.
Obbligazioni totali
Totale ISK
Fonte: comune di Reykjavík
2.3. SVILUPPI RECENTI NELLA ZONA DI GUFUNES
All'inizio del 2014 il consiglio comunale di Reykjavík ha acconsentito all'istituzione di un comitato direttivo incaricato di presentare un progetto per la zona di Gufunes (25). Tale comitato ha proposto un concorso aperto per la presentazione di idee sulla futura pianificazione della zona di Gufunes. In occasione di una riunione del consiglio comunale di Reykjavík tenutasi nel mese di giugno del 2015 è stato deciso di pubblicare un annuncio per un concorso nel contesto del quale le parti interessate sono state invitate a presentare idee sulla futura organizzazione della zona di Gufunes (26). Il comune ha ricevuto quattro idee in seguito alla pubblicazione dell'annuncio. Una di queste presentazioni è stata ricevuta da RVK Studios, società di produzione cinematografica, che ha espresso il proprio interesse nell'acquistare parte degli edifici nella zona di Gufunes con l'obiettivo di creare un'industria cinematografica nella zona. Gli edifici per i quali RVK Studios ha espresso il proprio interesse di acquisto sono taluni vecchi beni immobili di Áburðarverksmiðjan che erano locati a ÍG tramite contratti di locazione.
Successivamente il comune e RVK Studios hanno incaricato due agenti immobiliari indipendenti di effettuare la valutazione della parte della zona di Gufunes in questione (27). In occasione di una riunione del consiglio comunale del 18 novembre 2015, il consiglio ha deciso di incaricare l'Ufficio di gestione dei beni immobili e dell'economato di avviare i negoziati con RVK Studios sulla base delle valutazioni realizzate (28). Inoltre, il consiglio ha incaricato detto Ufficio di avviare i negoziati con ÍG per l'evacuazione e l'eventuale trasferimento in conformità con le disposizioni del contratto di locazione generale del 2005.
Il 19 maggio 2016 il consiglio comunale di Reykjavík ha accettato di stipulare un accordo con RVK Studios per l'acquisto di talune proprietà nella zona di Gufunes (29). Successivamente il comune ha annunciato che ÍG sarebbe stata intenzionata a spostare le proprie attività nella nuova zona industriale della città, ossia Esjumelar (30). Il 20 maggio 2016 il sindaco di Reykjavík e l'amministratore delegato di ÍG hanno firmato accordi relativi alla cessazione dei contratti di locazione e al trasferimento di ÍG, e hanno inaugurato i nuovi locali di ÍG a Esjumelar. Il 27 maggio 2016 il comune ha firmato un accordo con RVK Studios riguardante la vendita di talune delle vecchie proprietà di Áburðarverksmiðjan (31). La dimensione delle proprietà vendute a RVK Studios è pari a 8 400 m2 e il prezzo di acquisto è stato di 301 650 000 ISK. Il comune ha altresì concesso a RVK Studios un'opzione per l'acquisto di un'area a est degli edifici, per un totale di 19 200 m2. RVK Studios pagherà 1 000 ISK per m2 ogni anno per tale opzione.
Secondo il parere della denunciante, il comune ha concesso aiuti di Stato illegali a ÍG sotto forma di locazione di un terreno e di beni immobili nella zona di Gufunes a prezzi che sarebbero inferiori a quelli di mercato. Nella denuncia presentata all'Autorità la denunciante afferma che, sebbene sia difficile stabilire l'importo esatto dell'aiuto, il prezzo si attesta ben al di sotto del prezzo ragionevole di mercato. ÍG godrebbe quindi di un vantaggio competitivo dal momento che non pagherebbe un prezzo di mercato normale. Inoltre, secondo la denunciante, il terreno a Gufunes è di interesse per molte imprese che necessitano di terreni spaziosi per le loro operazioni, come ad esempio i terminali per il trasporto e le società di immagazzinamento.
La denunciante ha rilevato che il prezzo di locazione era fissato a 2 milioni di ISK nel contratto di locazione generale del 2005, con aumenti annui in conformità con l'indice dei prezzi al consumo (l'imposta sulla proprietà, che non viene pagata da ÍG, ma dal proprietario dei beni immobili, ossia dal comune, è pari al 41 % dell'importo annuo di locazione). Inoltre, ÍG è soggetta a determinate obbligazioni di manutenzione che sono considerate parte del prezzo di locazione, nonostante i costi approssimativi di tali obbligazioni non siano riscontrabili nei contratti. Inoltre, i contratti di locazione non vietano a ÍG di sublocare il terreno a terzi. La denunciante ha sottolineato che non esistono valutazioni nei contratti di locazione riguardanti i possibili proventi derivanti dalla sublocazione di parti dei beni immobiliari e non è dato sapere se ciò abbia influito sul prezzo di locazione.
La denunciante osserva inoltre che non è chiaro quale sia il prezzo per metro quadrato e come sia stato determinato il prezzo di locazione. Secondo la denunciante, il prezzo di mercato per la locazione dei beni immobiliari dovrebbe essere compreso tra 12 e 41 milioni di ISK al mese, sulla base di differenti metodologie riconosciute di calcolo dei prezzi. La denunciante sostiene che la locazione dei beni immobili a ÍG a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato sia contraria alle norme SEE in materia di aiuti di Stato.
4. RAGIONI PER L'AVVIO DEL PROCEDIMENTO DI INDAGINE FORMALE
Nella decisione n. 261/15/COL l'Autorità ha valutato in via preliminare se gli accordi conclusi tra il comune e ÍG in merito alla locazione della zona di Gufunes costituiscono un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE e, in caso affermativo, se tali aiuti di Stato possano essere considerati compatibili con il funzionamento dell'accordo SEE.
Dopo aver valutato le informazioni presentate dalle autorità islandesi, l'Autorità è giunta alla conclusione preliminare che non era possibile escludere che gli accordi tra il comune e ÍG non costituissero aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. Nella decisione n. 261/15/COL sono stati individuati i seguenti aspetti:
ai fini dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, il termine Stato include tutti gli organi dell'amministrazione statale, dal governo centrale fino al livello comunale. Dato che il terreno e i beni immobili locati a ÍG appartenevano al comune, qualsiasi sconto sul prezzo di locazione costituirebbe quindi un trasferimento di risorse statali;
l'Autorità ha espresso dubbi sul fatto che il comune, nel momento di stipulare gli accordi con ÍG, abbia agito come un locatore privato trovandosi in una situazione di fatto e di diritto comparabile. La valutazione preliminare dell'Autorità ha stabilito che non era possibile escludere l'esistenza di un vantaggio economico a favore di ÍG;
dal momento che nessun'altra impresa ha avuto l'opportunità di negoziare con il comune la locazione di terreni e beni immobili, secondo il parere preliminare dell'Autorità le misure sono sembrate essere selettive;
infine, l'Autorità ha osservato che qualsiasi aiuto concesso a ÍG, sotto forma di un canone di locazione scontato, avrebbe in teoria consentito all'impresa di aumentare o quanto meno di conservare le proprie attività a seguito dell'aiuto. Di conseguenza l'aiuto può limitare le opportunità per le imprese stabilite in altre parti contraenti che avrebbero potuto voler competere con ÍG sul mercato islandese della raccolta dei rifiuti. L'aiuto avrebbe pertanto potuto falsare la concorrenza e incidere sugli scambi all'interno del SEE.
Secondo l'Autorità erano necessarie ulteriori prove per determinare se i termini dei contratti di locazione potessero essere considerati compatibili con il funzionamento dell'accordo SEE.
Di conseguenza, l'Autorità nutriva dei dubbi sul fatto che i contratti di locazione tra il comune e ÍG costituissero aiuti di Stato e, in caso affermativo, sul fatto che questi ultimi potessero essere considerati compatibili con il funzionamento dell'accordo SEE ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 3, lettera c).
5. OSSERVAZIONI DEL COMUNE IN MERITO ALLA DECISIONE DI AVVIO
Secondo il comune, gli accordi con ÍG non costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE, in quanto ÍG non ha ricevuto alcun vantaggio.
Secondo il parere del comune, i contratti del 22 febbraio 2005 e del 14 ottobre 2005 sono stati stipulati alle normali condizioni di mercato, dal momento che il canone di locazione era stato determinato sulla base del canone di locazione stabilito in seguito a una procedura aperta di pubblicità verso la fine dell'anno 2003 ed era in linea con le analisi svolte/le stime calcolate dagli esperti del comune.
Il comune respinge il fatto che le metodologie presentate dalla denunciante siano idonee a determinare il prezzo di locazione di mercato. Piuttosto, il comune ha effettuato un confronto con la locazione di un altro bene immobile, ossia la vecchia fabbrica di cemento statale a Sævarhöfði 31, ubicata in una zona industriale simile a Gufunes.
Il comune ha acquistato tale bene immobile sito a Sævarhöfði 31 nel 2014. Nel 2013 il dipartimento centrale per gli appalti pubblici (Ríkiskaup), ha pubblicizzato la locazione del bene immobile per conto dello Stato islandese. Quando il comune ha acquistato il bene immobile si è impegnato ad accettare l'offerta più elevata in base alla pubblicità. Il dipartimento centrale per gli appalti pubblici ha ricevuto quattro offerte, la più elevata delle quali ammontava a 420 000 ISK al mese, senza che fossero previsti servizi speciali od obbligazioni particolari per il locatario. La valutazione immobiliare del bene immobile sito in Sævarhöfði 31 ammontava a 293 028 000 ISK, di conseguenza, l'offerta di locazione più elevata espressa come percentuale della valutazione del bene immobile era pari allo 0,147 %. In confronto, il prezzo di locazione secondo il contratto di locazione generale del 2005 con ÍG rappresenta lo 0,320 % della valutazione del bene immobile sito a Gufunes. Il comune sottolinea che il prezzo di locazione di Sævarhöfði 31 è stato stabilito in seguito a una procedura aperta di pubblicità e rispecchia equamente il valore di mercato delle zone industriali presenti nel comune in normali condizioni di mercato. Questo confronto dimostra che il prezzo di locazione pagato da ÍG non può in alcun modo essere considerato inferiore al valore di mercato delle zone industriali presenti nel comune, in particolare se si considera che il prezzo di locazione per il bene immobile di Sævarhöfði 31 non teneva conto dei fattori che hanno influenzato il prezzo di locazione per la zona di Gufunes.
Secondo il comune, il fatto che altre parti fossero successivamente interessate alla zona è poco rilevante nel contesto della valutazione della domanda per la zona nel momento in cui il contratto di locazione generale del 2005 è stato stipulato, ossia nel mese di ottobre del 2005. In quel momento non venne ritenuto realistico offrire l'area a scopo di locazione. ÍG ha sostenuto tutti i costi per la pulizia della zona e per ripristinare condizioni adeguate per gli edifici. Inoltre le altre parti non hanno mostrato interesse quando la locazione della zona è stata oggetto di pubblicità nel 2003. Di conseguenza si deve presumere che gli interessi tardivi siano correlati alle condizioni della zona dopo che ÍG si è fatta carico della gestione della stessa.
Secondo il comune, il prezzo più elevato non è l'unico fattore di cui l'Autorità deve tener conto nell'applicare il test dell'operatore in economia di mercato. Piuttosto, la questione pertinente è se un operatore in economia di mercato avrebbe effettuato l'operazione in questione alle stesse condizioni (32). Inoltre, il paragone tra il comportamento dell'investitore pubblico e privato deve essere fatto con riferimento all'atteggiamento che un investitore privato avrebbe avuto al momento dell'operazione in questione, tenendo conto delle informazioni disponibili e degli sviluppi prevedibili in quel momento.
Nel momento in cui sono stati conclusi i contratti tra il comune e ÍG, le condizioni del mercato non erano normali in quanto non esisteva un mercato attivo per un bene immobile industriale del tipo e nelle condizioni in esame. Di conseguenza secondo il comune, le normali condizioni di mercato devono essere valutate secondo una prospettiva oggettiva e verificabile, esistente in quel momento. Con riferimento a quanto sopra, il comune ritiene che tali informazioni si trovino nei documenti che Reykjavík ha presentato nel caso di specie. Inoltre, se si potessero dimostrare le condizioni di mercato normali per zone industriali di questo tipo, l'esempio del prezzo di locazione ottenuto nell'anno 2014 per l'ex fabbrica di cemento statale di Sævarhöfði 31 dimostrerebbe il valore di mercato per zone industriali quali Gufunes.
Secondo il comune, le obbligazioni imposte a ÍG dai contratti di locazione non possono essere paragonate alle obbligazioni in discussione nel caso Haslemoen Leir (33). L'obbligazione di riduzione del prezzo contestato in tale caso riguardava una possibile perdita per Haslemoen AS risultante dal fatto di non essere in grado di affittare un determinato edificio. Tuttavia, le obbligazioni imposte a ÍG riguardavano lavori di manutenzione e miglioramenti ai beni immobili, opere di demolizione, ricollegamento di tubazioni per l'elettricità, l'acqua e il riscaldamento e altre costruzioni nella zona. I costi di tali obbligazioni sono stati stimati dagli analisti esperti del comune sulla base dei risultati di recenti gare d'appalto per progetti simili. Nonostante la mancanza di documentazione a sostegno delle precise ripercussioni economiche dei servizi affidati a ÍG e l'incertezza della suddivisione in zone, l'Autorità deve accettare che queste obbligazioni abbiano avuto l'effetto di ridurre il prezzo di locazione. Secondo il comune, sarebbe irragionevole non considerare le ripercussioni delle obbligazioni, in particolare dal momento che i costi effettivi sostenuti da ÍG a causa delle obbligazioni sono conformi alla stima.
Secondo il comune, lo stesso ha agito come un operatore in economia di mercato e ha tenuto conto delle considerazioni di suddivisione in zone all'atto della stipula dei contratti di locazione con ÍG. Il comune ha incluso clausole di risoluzione molto onerose e con breve preavviso al fine di poter liberare l'area in breve tempo, se e nel momento in cui lo Stato avesse acconsentito all'avvio della costruzione dell'autostrada Sundabraut. SR disponeva di una buona familiarità nei confronti dei beni immobili e della zona e si trovava in una buona posizione per effettuare una valutazione oggettiva al fine di stabilire se le condizioni della zona fossero sufficientemente adeguate per consentirne la locazione sul mercato. Un investitore privato presterebbe sempre attenzione ai piani di suddivisione in zone funzionali nel prendere decisioni in merito all'utilizzo di terreni e beni immobili.
Alla luce delle considerazioni di cui sopra, il comune sostiene che i contratti di locazione con ÍG sono conformi al test dell'operatore in economia di mercato.
6. OSSERVAZIONI DI ÍG
Secondo ÍG le ampie dimensioni del terreno presentano un vantaggio alquanto limitato per l'impresa in qualità di locatario e rendono soltanto più onerose e costose le obbligazioni di manutenzione e di controllo. Inoltre, nonostante gli edifici siano voluminosi in termini di metri quadrati, gli stessi presentano condizioni pessime. ÍG evidenzia che gli edifici furono effettivamente acquistati per essere demoliti. Era prevista una demolizione totale e si prevedeva che presso il sito ci sarebbe stata una zona residenziale e un'autostrada. Di conseguenza, tutti i calcoli basati sui metri quadrati o sulla dimensione del terreno sono irrilevanti ai fini della determinazione del valore di locazione di mercato della zona.
Nel 2003 SR aveva utilizzato la zona e gli edifici a Gufunes per fornire soluzioni di immagazzinamento per varie persone fisiche e imprese che erano state tenute a evacuare altre zone del comune per ordine di SR. Questa soluzione divenne presto problematica per SR dal punto di vista logistico e, quindi, SR ha offerto a ÍG di affittare l'intera zona con lo scopo di ottenere la pulizia della zona. Inizialmente ÍG era molto riluttante ad assumersi questo compito dato che la zona presentava diversi problemi, come locatari difficili e un accumulo di auto rottamate e rifiuti industriali.
Nel corso degli ultimi 10 anni, ÍG ha speso in media 16,5 milioni di ISK al mese in manutenzione e altri costi che solitamente dovrebbero essere sostenuti dal locatore. Questi costi devono essere presi in considerazione all'atto della valutazione del valore di mercato della locazione.
Secondo ÍG le condizioni degli edifici nella zona di Gufunes sono disastrose, nonostante le risorse spese in lavori di ristrutturazione. Quasi ogni edificio presenta delle perdite e la maggior parte dei tetti degli edifici sono danneggiati e inutili. Inoltre, quasi tutte le finestre, fatta eccezione per l'edificio dirigenziale, sono danneggiate e inutili; molti piani degli edifici sono in condizioni pericolose e vi sono fori in taluni punti e nelle scale che non soddisfano le condizioni normative. Inoltre, la maggior parte degli edifici non dispone di acqua, di servizi igienici e di elettricità, situazione che non rispetta le misure normative.
In aggiunta, per la maggior parte del periodo di locazione ÍG ha dovuto affrontare il fatto che il comune avrebbe potuto chiedere indietro il terreno con un breve preavviso. La clausola di risoluzione che prevedeva un breve preavviso di 18 mesi e l'obbligazione di restituire una parte del terreno, a fronte di richiesta, con un preavviso di soli 12 mesi hanno costituito uno svantaggio nella gestione di un'attività come lo smaltimento dei rifiuti che prevede l'utilizzo di macchine e attrezzature pesanti.
Secondo ÍG, l'interesse tardivo della denunciante presenta una rilevanza limitata nel valutare la domanda per la zona al momento della stipula del contratto di locazione generale del 2005. Nel 2005 la situazione era tale che in quel momento non venne ritenuto realistico offrire l'area a scopo di locazione. Da allora ÍG ha speso notevoli risorse per ristrutturare, pulire ed effettuare la manutenzione della zona. Di conseguenza si deve presumere che gli interessi tardivi siano correlati alle condizioni della zona dopo che ÍG si è fatta carico della gestione della stessa.
Infine, ÍG ha presentato una valutazione indipendente della locazione, datata 15 ottobre 2015, realizzata da 101 Reykjavík Fasteignasala (34). La valutazione della locazione fornisce una stima del valore del contratto di locazione generale del 2005 nel mese di ottobre 2005, sulla base del valore e delle condizioni dei singoli beni immobili. La conclusione del valutatore è stata che il valore del canone di locazione mensile totale dei beni immobili e della zona era pari a 1 870 000 ISK.
L'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE recita:
«salvo deroghe contemplate dal presente accordo, sono incompatibili con il funzionamento del medesimo, nella misura in cui incidano sugli scambi fra parti contraenti, gli aiuti concessi da Stati membri della Comunità, da Stati AELS (EFTA) o mediante risorse statali sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza».
Ciò implica che una misura costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, se vengono soddisfatte le seguenti condizioni cumulative: la misura: i) è concessa dallo Stato o mediante risorse statali; ii) conferisce un vantaggio economico selettivo al beneficiario; iii) può incidere sugli scambi tra le parti contraenti e falsare la concorrenza.
1.1. NESSUN VANTAGGIO
1.1.1. Generalità
In appresso l'Autorità descrive il suo ragionamento per spiegare le ragioni che l'hanno portata a concludere che i contratti di locazione non concedono a ÍG un vantaggio ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE.
Un vantaggio, ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE, è un qualsiasi beneficio economico che un'impresa non avrebbe ottenuto in normali condizioni di mercato, ossia in assenza di interventi statali, che la metterebbe quindi in una posizione più favorevole rispetto ai concorrenti (35). Se l'operazione fosse stata effettuata a condizioni favorevoli, ossia se ÍG avesse pagato un affitto inferiore al prezzo di mercato, l'impresa avrebbe ricevuto un vantaggio ai sensi delle norme in materia di aiuti di Stato.
Per esaminare questo aspetto l'Autorità applica il test dell'«operatore in economia di mercato» tramite il quale il comportamento degli Stati o delle autorità pubbliche in caso di vendita o locazione di beni viene confrontato con quello di operatori economici privati (36).
Lo scopo del test dell'operatore in economia di mercato consiste nel valutare se lo Stato abbia concesso un vantaggio a un'impresa non agendo come un operatore privato in economia di mercato per quanto riguarda una determinata transazione, ad esempio la vendita o la locazione di beni (37). L'autorità pubblica deve ignorare gli obiettivi di politica pubblica e concentrarsi piuttosto sul singolo obiettivo di ottenere un tasso di rendimento di mercato o un profitto dai suoi investimenti e un prezzo di mercato per la vendita o la locazione di beni (38). L'Autorità rileva tuttavia che questa valutazione deve normalmente tenere conto di qualsiasi diritto od obbligazione speciali connessi in relazione al bene in questione, in particolare quelli che potrebbero influenzare il valore di mercato.
La conformità rispetto alle condizioni di mercato e la corrispondenza al prezzo di mercato del prezzo concordato nel contesto di un'operazione possono essere realizzate attuando determinati accorgimenti. L'organizzazione di una procedura di offerta aperta, trasparente e incondizionata costituisce generalmente un mezzo adeguato per garantire che la vendita o la locazione di beni da parte delle autorità nazionali siano coerenti con il test dell'operatore in economia di mercato e che per i beni e servizi in questione siano stati pagati secondo un valore equo di mercato. Tuttavia, ciò non significa automaticamente che l'assenza di una regolare procedura di offerta o un eventuale vizio in tale procedura giustifichi una presunzione di aiuti di Stato. L'Autorità può contare altresì su altri strumenti, tra i quali le valutazioni di esperti.
1.1.2. L'assenza di una procedura di gara concorrenziale
Alla luce delle considerazioni di cui sopra, l'Autorità deve innanzitutto esaminare se il comune ha organizzato una procedura di gara adeguata e idonea per stabilire un prezzo di mercato (39). Tuttavia, in questo caso è stato confermato che non è stata avviata alcuna gara pubblica per quanto concerne la zona in questione. Inoltre, non è stata effettuata una valutazione indipendente prima della stipula del contratto di locazione generale del 2005.
Ciò nonostante il comune ha sottolineato che i vari contratti di locazione esistenti nella zona, che sono stati conclusi a seguito di pubblicità aperte nei mezzi di comunicazione islandesi nel 2003, sono stati presi in considerazione al momento della determinazione dell'affitto nel quadro del contratto di locazione generale del 2005 stipulato con ÍG. Tuttavia, l'Autorità ritiene che queste pubblicità siano da considerarsi dei semplici inviti a manifestare interesse e non costituirebbero una procedura di gara aperta e concorrenziale. Inoltre, tali pubblicità non riguardavano la zona nel suo complesso, offerta in locazione a un unico locatario, bensì piuttosto singoli beni immobili siti all'interno di quella zona.
L'Autorità conclude pertanto che tale procedura di pubblicità non soddisfa i requisiti del test dell'operatore in economia di mercato. Di conseguenza, la procedura adottata non può fornire un'indicazione affidabile per stabilire il prezzo di mercato del diritto di locazione in questione.
1.1.3. Valutazione del valore locativo da parte di esperti
Come menzionato in precedenza, l'assenza di una procedura di gara adeguata non esclude la possibilità che l'Autorità possa applicare il test dell'operatore in economia di mercato. Tuttavia, l'Autorità deve esaminare la sostanza dell'operazione in questione e, in particolare, confrontare il prezzo concordato con il prezzo di mercato. A tal fine, solitamente l'Autorità si affida a uno studio di valutazione svolto da esperti indipendenti come indicazione del prezzo di mercato. Idealmente tale studio dovrebbe essere preparato al momento dell'operazione. Tuttavia, l'Autorità può ricorrere altresì a uno studio di valutazione ex post per la sua valutazione (40).
Il comune ha dichiarato che vi sono diverse questioni che incidono sul prezzo di locazione di mercato per la zona di Gufunes. Innanzitutto gli edifici e le infrastrutture erano in cattive condizioni, taluni locatari non pagavano l'affitto e si erano accumulati rottami metallici che dovevano essere rimossi. In secondo luogol'incertezza ha dominato i piani di suddivisione in zone funzionali per la zona di Gufunes. La superficie occupata dall'attività industriale sta regredendo nella zona secondo i piani municipali precedenti e attuali e il comune non è quindi in grado di concludere un contratto di locazione a lungo termine per i beni immobili. In terzo luogo, ÍG ha l'obbligo di restituire una parte del terreno a fronte di richiesta con un preavviso di 12 mesi e il periodo di preavviso per l'intera zona, ivi compresi gli edifici, era di soli 18 mesi.
Come già accennato, il comune aveva fatto valutare il valore dei beni immobili e dei diritti di locazione da due agenti immobiliari indipendenti quando ha condotto i negoziati con RVK Studios per la vendita degli edifici nella zona di Gufunes. Sebbene queste valutazioni indipendenti non riguardassero direttamente il prezzo di locazione di mercato per i beni immobili, esse confermano il cattivo stato dei beni immobili e il loro valore di mercato. Entrambi i valutatori indipendenti hanno sottolineato che gli edifici presentano perdite, sono isolati in maniera insufficiente, contengono una quantità notevole di rifiuti industriali risalenti al periodo in cui il terreno era occupato da un'impresa produttrice di fertilizzanti e sono caratterizzati, in linea generale, da uno stato di degrado. Inoltre, alcuni degli edifici contengono amianto e altri devono essere demoliti.
Come già osservato, il comune ha fornito altresì un confronto con una proprietà industriale simile ubicata a Sævarhöfði 31. La locazione di tale proprietà è stata pubblicizzata dal dipartimento centrale per gli appalti pubblici ed è stata accettata l'offerta più alta tra le quattro ricevute, per un valore di 420 000 ISK al mese. Il contratto di locazione non includeva servizi od obbligazioni speciali a carico del locatario. L'offerta di locazione più elevata espressa come percentuale della valutazione immobiliare è pari allo 0,147 %, mentre il prezzo di locazione ai sensi del contratto di locazione generale del 2005 stipulato con ÍG è pari allo 0,320 % della valutazione immobiliare della zona di Gufunes.
Inoltre, 101 Reykjavík Fasteignasala ha condotto una valutazione indipendente del contratto di locazione generale del 2005 (41). Tale valutazione è datata 15 ottobre 2015 e si basa sul valore e sullo stato dei singoli beni immobili che sono stati valutati ed esaminati individualmente. La valutazione prende in esame le condizioni dei beni immobili al momento della stipula del contratto di locazione generale nel 2005, nonché le condizioni di mercato esistenti all'epoca. La conclusione del valutatore è che il valore del canone di locazione mensile totale per i beni immobili era pari a 1 870 000 ISK a ottobre del 2005. Tuttavia, ai sensi del contratto di locazione generale del 2005 il canone di locazione mensile per ÍG era fissato a 2 000 000 ISK, ricalcolato mensilmente in base all'indice dei prezzi al consumo (42). Di conseguenza, secondo la valutazione dell'esperto, il canone pagato mensilmente da ÍG risulta essere superiore al prezzo di locazione di mercato.
Tenuto conto di quanto sopra, l'Autorità ritiene che il contratto di locazione generale del 2005 non sia stato stipulato a un prezzo inferiore a quello di mercato.
Infine, l'Autorità osserva che né il confronto con il bene immobile ubicato a Sævarhöfði 31 né la valutazione predisposta da 101 Reykjavík Fasteignasala tengono conto delle obbligazioni speciali contenute nei contratti di locazione, in particolare del breve periodo di preavviso (che è stato menzionato in questa sede) e delle varie obbligazioni di manutenzione. L'impatto finanziario di tali obbligazioni sul prezzo di locazione è difficile da quantificare. Tuttavia, esse favoriscono intrinsecamente il comune a detrimento di ÍG, corroborando ulteriormente la conclusione dell'Autorità secondo la quale il contratto di locazione generale del 2005 è stato concluso alle condizioni di mercato.
Alla luce di quanto sopra, l'Autorità conclude che ÍG non ha ricevuto alcun vantaggio economico dai contratti di locazione.
Sulla base della valutazione che precede l'Autorità ritiene che i contratti di locazione stipulati tra il comune e ÍG relativi alla locazione della zona di Gufunes non costituiscano aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1 dell'accordo SEE.
I contratti di locazione conclusi tra il comune di Reykjavík e Íslenska Gámafélagið relativi alla locazione della zona di Gufunes non costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 1, dell'accordo SEE. L'indagine formale è chiusa.
L'Islanda è destinataria della presente decisione.
Fatto a Bruxelles, il 26 aprile 2017
(1) Decisione n. 261/15/COL relativa all'avvio del procedimento di indagine formale in materia di possibili aiuti di Stato concessi sotto forma di locazione di un terreno e di un bene immobile nella zona di Gufunes, pubblicata nella GU C 316 del 24.9.2015, pag. 22 e sul Supplemento SEE n. 57 del 24.9.2015, pag. 21.
(2) Documenti nn. 704341-704343.
(3) Documento n. 774957.
(4) Decisione n. 261/15/COL relativa all'avvio del procedimento di indagine formale in materia di possibili aiuti di Stato concessi sotto forma di locazione di un terreno e di un bene immobile nella zona di Gufunes, pubblicata nella GU C 316 del 24.9.2015, pag. 22 e sul Supplemento SEE n. 57 del 24.9.2015, pag. 21.
(5) Documento n. 778453.
(6) Documento n. 781877.
(7) Documento n. 781927.
(8) Documento n. 786716.
(9) Documento n. 805588.
(10) Documento n. 806264.
(11) Documento n. 831665.
(12) Disponibile online alla pagina: http://skipulagssja.skipbygg.is/skipulagssja/. Cfr. Anche http://reykjavik.is/sites/default/files/adalskipulag/08_grafarvogur.pdf.
(14) Documento n. 716986, pag. 17.
(15) Documenti n. 716985 e 742948.
(16) Documento n. 716986, pag. 21.
(17) Cfr. documento n. 716985.
(18) Documento n. 716986, pag. 25.
(19) Documento n. 716986, pag. 29.
(20) Documento n. 716986, pag. 31.
(21) Documento n. 716986, pag. 33.
(22) Documento n. 716985.
(23) Documento n. 742948.
(24) Tutti i dati sono espressi in ISK.
(25) Documento n. 716985.
(26) Annuncio disponibile online su: http://www.hugmyndasamkeppni.is/samkeppnir/gufunes-framtidharskipulag.
(27) Documento n. 786718.
(28) Il verbale della riunione del consiglio comunale è disponibile online alla pagina: http://reykjavik.is/fundargerd/fundur-nr-5386.
(29) Il verbale della riunione del consiglio comunale è disponibile online alla pagina: http://reykjavik.is/fundargerd/fundur-nr-5407.
(30) Annuncio disponibile online alla pagina: http://reykjavik.is/frettir/islenska-gamafelagid-flytur-esjumela.
(31) Annuncio disponibile online alla pagina: http://reykjavik.is/frettir/gengid-fra-kaupum-rvk-studios-fasteignum-undir-kvikmyndaver.
(32) Sentenza nelle cause riunite Westdeutsche Landesbank Girozentrale contro Commissione, T-228/99 e T-233/99, EU:T.2003:57.
(33) Cfr. decisione dell'Autorità n. 90/12/COL del 15.3.2012 relativa alla vendita di alcuni fabbricati del campo interno della base di Haslemoen Leir, disponibile alla pagina: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:E2012C0090=IT, punto 81.
(34) Documento n. 778453.
(35) Sentenza nella causa SFEI e altri, C-39/94, ECLI:EU:C:1996:285, punto 60; e sentenza nella causa Spagna contro Commissione, C-342/96, ECLI:EU:C:1999:210, punto 41.
(36) Per l'applicazione del test dell'operatore in economia di mercato, cfr. la causa E-12/11 Asker Brygge [2012] Raccolta Corte EFTA 536 e la sentenza nella causa Land Burgenland e altri contro Commissione, C-214/12 P, C-215/12 P e C-223/12 P, EU:C:2013:682. Queste cause riguardano la vendita di un diritto di proprietà assoluto su un terreno. Tuttavia, forniscono altresì indicazioni per la vendita di altri diritti sul terreno, incluso il diritto di locazione nel caso di specie.
(37) Cfr. il punto 133 del documento Guidelines on the notion of State aid as referred to in Article 61(1) of the EEA Agreement (in inglese) dell'Autorità. Disponibile su: http://www.eftasurv.int/media/esa-docs/physical/EFTA-Surveillance-Auhtority-Guidelines-on-the-notion-of-State-aid.pdf.
(38) Sentenza nella causa Land Burgenland e altri contro Commissione, C-214/12 P, C-215/12 P e C-223/12 P, EU:C:2013:682.
(39) Decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 61/16/COL di chiusura dell'indagine formale relativa ai possibili aiuti concessi sotto forma di locazione di una fibra ottica precedentemente gestita per conto della NATO, non ancora pubblicata, disponibile online alla pagina: http://www.eftasurv.int/media/esa-docs/physical/061-16-COL.pdf, punto 80.
(40) Caso E-12/11 Asker Brygge [2012] Raccolta Corte EFTA 536, punto 81 e decisione dell'Autorità di vigilanza EFTA n. 61/16/COL di chiusura dell'indagine formale relativa ai possibili aiuti concessi sotto forma di locazione di una fibra ottica precedentemente gestita per conto della NATO, non ancora pubblicata, punto 88.
(41) Documento n. 778453.
(42) Documento n. 716986, pag. 25.

References: articolo 15

Articolo 21
 articolo 37
 articolo 43
 Sentenza 
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