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Timestamp: 2020-08-15 20:26:49+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21316 del 14/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21316 del 14/09/2017
Cassazione civile, sez. II, 14/09/2017, (ud. 14/06/2017, dep.14/09/2017), n. 21316
sul ricorso 6573/2014 proposto da:
M.E.T., elettivamente domiciliata in ROMA,
VICOLO DEL BUON CONSIGLIO, 31, presso lo studio dell’avvocato ENRICA
GIOVANNA MARIA ISIDORI, che la rappresenta e difende;
COMUNE PISTOIA;
avverso la sentenza n. 253/2013 del TRIBUNALE di PISTOIA, depositata
il 07/03/2013;
Con sentenza 7.3.2013, il Tribunale di Pistoia ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da M.E.T. contro la sentenza n. 284/2009 del locale Giudice di Pace che aveva a sua volta respinto l’opposizione contro una ordinanza ingiunzione del 18.4.2008 emessa dal Comune per violazione delle norme per la disciplina del commercio su aree pubbliche: secondo il giudice di appello, nelle controversie in materia di opposizione ad ordinanza ingiunzione l’appello va proposto con citazione e non con ricorso, con la conseguenza che, ai fini della tempestività della proposizione occorre avere riguardo alla data della notificazione; di conseguenza, se l’atto è stato proposto con ricorso, è possibile conservarne gli effetti sempre che la successiva notificazione avvenga entro i termini perentori di cui agli artt. 325 c.pc.. e segg., situazione non verificatasi nel caso di specie perchè la sentenza è stata notificata ad istanza di parte il 16.4.2009 e l’atto di appello è stato notificato solo in data 17.7.2009.
Contro tale decisione la M. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due censure.
Il Comune di Pistoia non resiste.
1 Col primo motivo si deduce ai sensi dell’art. 360, n. 3, violazione ed errata applicazione di norme di diritto. Violazione della L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23, in quanto applicabili anche all’appello in materia di opposizione a sanzione amministrativa. Attraverso una articolata esegesi normativa la ricorrente ritiene errata la decisione del Tribunale, dovendosi ritenere che nei giudizi di opposizione ad ordinanza ingiunzione anche il giudizio di secondo grado deve ritenersi correttamente proposto col deposito del ricorso in appello.
2 Col secondo motivo si deduce ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, riproponendosi la censura di merito che il giudice di appello non ha esaminato.
Il primo motivo è privo di fondamento perchè la questione di diritto che la ricorrente sottopone all’attenzione del Collegio è stata ormai chiarita dalle sezioni unite che hanno affermato il seguente principio: l’appello avverso sentenze in materia di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, pronunciate ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23, in giudizi iniziati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, ove erroneamente introdotto con ricorso anzichè con citazione, è suscettibile di sanatoria, a condizione che nel termine previsto dalla legge l’atto sia stato non solo depositato nella cancelleria del giudice, ma anche notificato alla controparte, non trovando applicazione il diverso principio, non suscettibile di applicazione al di fuori dello specifico ambito, affermato con riguardo alla sanatoria delle impugnazioni delle Delib. di assemblea di condominio spiegate mediante ricorso, e senza che sia possibile rimettere in termini l’appellante, non ricorrendo i presupposti della pregressa esistenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale poi disatteso da un successivo pronunciamento (Sez. U, Sentenza n. 2907 del 10/02/2014 Rv. 629584; principio riaffermato, poi da altre pronunce, tra cui Sez. 6-3, Ordinanza n. 5295 del 01/03/2017 Rv. 643182).
Questo Collegio non ravvisa nelle argomentazioni della ricorrente valide ragioni che possano giustificare una diversa soluzione e pertanto, preso atto della tardività della notifica dell’atto di appello introdotto con ricorso, ritiene giuridicamente corretta la declaratoria di inammissibilità del gravame per violazione del termine perentorio di cui all’art. 325 c.p.c..
Resta logicamente assorbito l’esame del secondo motivo e il ricorso va respinto, ma senza addebito di spese (non avendo il Comune di Pistoia svolto difese in questa sede).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, giacchè la ricorrente risulta ammessa al patrocinio a spese dello Stato (v. nota dell’Ordine degli Avvocati di Firenze n. 3163 prot. dell’11.3.2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 23
 Sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 13