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Timestamp: 2020-08-03 11:46:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14444 del 15/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14444 del 15/07/2016
Cassazione civile sez. III, 15/07/2016, (ud. 06/05/2016, dep. 15/07/2016), n.14444
sul ricorso 22572/2013 proposto da:
COMUNE DI LACCO AMENO, (OMISSIS), in persona del suo Sindaco pro
tempore, considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato GIUSEPPE DI MEGLIO giusta procura a margine del
ISTITUTO POVERE FIGLIE DELLE SACRE STIMMATE LACCO AMENO, in persona
del legale rappresentante p.t. Rev.da SUOR P.M.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FONTEIANA 85, presso lo
studio dell’avvocato ALESSANDRA BALSAMO, rappresentata e difesa
dagli avvocati MAURIZIO RUSSO, SALVATORE PALUMBO giusta procura in
avverso la sentenza n. 1700/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
CELESTE Alberto, che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso,
La Corte d’Appello di Napoli confermava la sentenza di primo grado con la quale era stato dichiarato risolto a far data dal 19.3.2009 per finita locazione il contratto di locazione non abitativa tra il Comune di Lacco Ameno, conduttore, e la Congregazione delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate, locatore, relativo ad un edificio sito in (OMISSIS), affermando che non era stata impugnata, ed era ormai divenuta definitiva la principale ratio decidendi contenuta nella sentenza di primo grado, fondata sulla gia’ intervenuta definitivita’ della risoluzione del contratto tra le parti, in altra causa, per inadempimento del conduttore.
Il Comune di Lacco Ameno ha proposto ricorso per cassazione articolato in tre motivi, nei confronti dell’Istituto delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate, per la cassazione della sentenza n. 1700/2013, depositata dalla Corte d’Appello di Napoli in data 3 maggio 2013, notificata il 5.6.2013, depositata in copia notificata.
Resiste con controricorso la Congregazione delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate che ha depositato memoria ed anche la sentenza n. 12913 del 2015 emessa da questa Corte tra le stesse parti in un giudizio avente ad oggetto la risoluzione per inadempimento del medesimo contratto di locazione: il ricorso del Comune di Lacco Ameno avverso la sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva dichiarato risolto il contratto di locazione tra le parti per inadempimento del Comune e’ stato in quella sede dichiarato inammissibile.
Tra le medesime parti ed in relazione al medesimo contratto di locazione non commerciale si sono svolti due diversi giudizi: uno, avente ad oggetto la risoluzione del contratto per inadempimento, e’ stato definito con sentenza di questa Corte n. 12913 del 2015 passata in giudicato, con la quale e’ divenuta definitiva la statuizione in merito alla risoluzione per inadempimento del Comune conduttore.
Il secondo, avente ad oggetto la risoluzione del medesimo contratto per finita locazione, e’ quello sul quale oggi la Corte e’ chiamata a decidere.
Deve ritenersi che il ricorso debba essere dichiarato in questa sede inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, in quanto l’avvenuto, definitivo scioglimento del contratto di cui si discute, con sentenza ormai definitiva, preclude la possibilita’ di pronunciarsi ancora su di esso.
Deve aggiungersi che la causa che per prima e’ stata definita, che aveva ad oggetto la risoluzione per inadempimento, involgeva aspetti ulteriori rispetto alla presente controversia, che ha ad oggetto soltanto la finita locazione. Dal riconoscimento o meno dell’inadempimento del conduttore consegue la configurabilita’ o meno del suo diritto alla indennita’ di avviamento commerciale. Per cui l’avvenuto scioglimento del contratto per inadempimento non lascia alcun margine di interesse ad un accertamento in questa sede dello scioglimento per una diversa causa. Diversamente, se fosse stata definita per prima la controversia relativa alla finita locazione, le parti avrebbero potuto vantare un residuo interesse giuridicamente rilevante in ordine alla configurabilita’ o meno di un inadempimento giustificarne la risoluzione, per le sopra menzionate eventuali ricadute di tale pronuncia.
Le particolari ragioni della decisione (in particolare, l’essere i tempi della definizione dell’uno e dell’altro giudizio estranei alla sfera di controllo delle parti) depongono per la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
Atteso che il ricorso per cassazione e’ stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della declaratoria di inammissibilita’ del ricorso, la Corte, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 6 maggio 2016.

References: Sentenza 
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 art. 13
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