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Timestamp: 2020-05-28 11:14:35+00:00

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Condominio e tutela dei consumatori Studio Legale OnlineStudio Legale Online
Secondo una recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea, il condominio non può essere considerato un consumatore e, quindi, l’eventuale presenza di clausole abusive incluse in un contratto da esso stipulato non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 93/13. Uno Stato membro, tuttavia, per via legislativa o giurisprudenziale, può decidere di ampliare l’applicazione della direttiva anche a contratti conclusi tra un professionista e un soggetto come il condominio perché questo determina una maggiore protezione dei soggetti/consumatori.
Corte di Giustizia dell’Unione europea Sezione 1 Sentenza 2 aprile 2020 n. 329/19
Nella causa C-329/19,
Condominio di Milano, via (omissis)
Eu. SpA,
composta da J.-C. Bonichot, presidente di sezione, M. Safjan, L. Bay Larsen, C. Toader (relatrice) e N. Jääskinen, giudici,
avvocato generale: H. Sa. Øe.
– per la Eu. SpA, da A. Fr., avvocato;
– per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da E. Ma., avvocato dello Stato;
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra un condominio, il condominio di Milano, via (omissis) (in prosieguo: il «condominio (omissis)»), e la Eu. SpA in merito al pagamento di interessi di mora richiesti da quest’ultima al primo a titolo dell’esecuzione di un contratto di fornitura di energia termica.
«(…) per le legislazioni nazionali nella loro forma attuale è concepibile solo un’armonizzazione parziale; (…) occorre lasciare agli Stati membri la possibilità di garantire, nel rispetto del trattato, un più elevato livello di protezione per i consumatori mediante disposizioni nazionali più severe di quelle della presente direttiva».
«Gli Stati membri dovrebbero restare competenti, conformemente al diritto dell’Unione, per l’applicazione delle disposizioni della presente direttiva ai settori che non rientrano nel suo ambito di applicazione. Di conseguenza, gli Stati membri possono mantenere o introdurre una legislazione nazionale corrispondente alla presente direttiva, o a talune delle sue disposizioni, in materia di contratti che non rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva. Ad esempio, gli Stati membri possono decidere di estendere l’applicazione delle norme della presente direttiva alle persone giuridiche o alle persone fisiche che non sono “consumatori” ai sensi della presente direttiva, quali le organizzazioni non governative, le start-up o le piccole e medie imprese (…)».
«Le disposizioni del presente capo si applicano, in quanto compatibili, in tutti i casi in cui più unità immobiliari o più edifici (…) abbiano parti comuni ai sensi dell’articolo 1117».
«Nei limiti delle [sue] attribuzioni (…), l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condòmini sia contro i terzi».
14 Il 2 aprile 2010 il condominio (omissis), situato a Milano (Italia), rappresentato dal suo amministratore, ha stipulato con la Eu. un contratto di fornitura di energia termica, il cui articolo 6.3 contiene una clausola ai sensi della quale, in caso di ritardato pagamento, il debitore deve corrispondere «interessi di mora al tasso del 9,25% e ciò dal momento della scadenza del termine di pagamento al saldo».
15 Il 18 aprile 2016, sulla base del verbale di mediazione del 14 novembre 2014, la Eu. ha intimato mediante precetto al condominio (omissis) il pagamento della somma di EUR 21 025,43, pari alla somma degli interessi di mora su un debito derivante da tale contratto e calcolati sul capitale scaduto al 17 febbraio 2016.
16 Il condominio (omissis) ha proposto opposizione al precetto dinanzi al giudice del rinvio, sostenendo di essere un consumatore, ai sensi della direttiva 93/13, e che la clausola di cui all’articolo 6.3 del suddetto contratto aveva carattere abusivo.
19 Inoltre, esso ricorda la giurisprudenza della Corte, segnatamente la sentenza del 22 novembre 2001, Cape e Idealservice MN RE (C-541/99 e C-542/99, EU:C:2001:625), in forza della quale la nozione di «consumatore» deve essere fondata sulla natura di persona fisica del soggetto giuridico interessato. Nondimeno, ad avviso di detto giudice, il fatto di escludere l’applicabilità della direttiva 93/13 per il solo motivo che la persona interessata non è né una persona fisica né una persona giuridica rischierebbe di privare di protezione taluni soggetti giuridici, nel caso in cui esista una situazione di inferiorità rispetto al professionista tale da giustificare l’applicazione del regime sulla tutela dei consumatori.
25 Per quanto riguarda la prima di tali condizioni, la Corte ha già dichiarato che una persona diversa da una persona fisica, che stipuli un contratto con un professionista, non può essere considerata come un consumatore ai sensi dell’articolo 2, lettera b), della direttiva 93/13 (sentenza del 22 novembre 2001, Cape e Idealservice MN RE, C-541/99 e C-542/99, EU:C:2001:625, punto 16).
30 Siffatta conclusione non è contraddetta dalla sentenza del 5 dicembre 2019, EVN Bulgaria Toplofikatsia e Toplofikatsia Sofia (C-708/17 e C-725/17, EU:C:2019:1049, punto 59). Infatti, se è vero che la Corte ha dichiarato che i contratti di fornitura dell’energia termica che alimenta l’immobile detenuto in condominio, in discussione in quella causa, ricadevano nella categoria dei contratti stipulati tra un consumatore e un professionista, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2011/83, occorre rilevare che tali contratti erano stati stipulati dai condòmini stessi e non, come nel procedimento principale, dal condominio, rappresentato dall’amministratore.
36 Orbene, un tale orientamento giurisprudenziale s’inscrive nell’obiettivo di tutela dei consumatori perseguito dalla summenzionata direttiva (v., in tal senso, sentenza del 7 agosto 2018, Banco Santander e Escobedo Cortés, C-96/16 e C-94/17, EU:C:2018:643, punto 69).
37 Ne consegue che, anche se una persona giuridica, quale il condominio nel diritto italiano, non rientra nella nozione di «consumatore» ai sensi dell’articolo 2, lettera b), della direttiva 93/13, gli Stati membri possono applicare disposizioni di tale direttiva a settori che esulano dall’ambito di applicazione della stessa (v., per analogia, sentenza del 12 luglio 2012, SC Volksbank România, C-602/10, EU:C:2012:443, punto 40), a condizione che una siffatta interpretazione da parte dei giudici nazionali garantisca un livello di tutela più elevato per i consumatori e non pregiudichi le disposizioni dei trattati.
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 articolo 6
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