Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-8284-del-30-03-2017
Timestamp: 2020-06-01 21:52:12+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 8284 del 30/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8284 del 30/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/03/2017, (ud. 03/03/2017, dep.30/03/2017), n. 8284
sul ricorso 869/2016 proposto da:
V.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALESSANDRO
VOLTA 45 SC B INT 2, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE
BENEVENTO, rappresentato e difeso dall’avvocato GAETANO BRUNO;
CONDOMINIO (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato GENNARO
avverso la sentenza n. 701/2015 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
Il Tribunale di Salerno, con sentenza in data 2 gennaio 2012, nei giudizi riuniti riguardanti le opposizioni a decreto ingiuntivo proposte da alcuni condomini per il pagamento di importi non corrisposti, ha dichiarato cessata la materia del contendere per il giudizio n. 8335/1992, relativo a B.A. e Ar., mentre ha rigettato l’opposizione proposta da V.L., G. e R. nel giudizio n. 8334/1992, nonchè quella proposta da V.V. nel giudizio n. 379/1995 e quella di G.M. nel giudizio n. 380/1995, condannando gli opponenti al pagamento delle spese processuali.
Con sentenza in data 2 novembre 2015, la Corte d’appello di Salerno ha accolto l’appello proposto da V.V. e ha revocato il decreto ingiuntivo opposto, compensando tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Salerno ricorre V.V. sulla base di un unico motivo.
Il motivo di ricorso (con cui si denuncia la violazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1 e art. 92 c.p.c., comma 2, in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3, in merito alla decisione di compensazione delle spese dei due gradi contenuta nell’impugnata sentenza) appare manifestamente infondato in quanto, in tema di spese processuali e con riferimento al testo dell’art. 92 c.p.c., nella sua versione anteriore alla sostituzione intervenuta per effetto della L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), (e succ. modif. ed integr.), applicabile, per effetto della proroga disposta dal D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, art. 39-quater, convertito, con modif., nella L. 23 febbraio 2006, n. 51, ai procedimenti instaurati successivamente alla data del 1 marzo 2006 (fra cui non rientra, quindi, quello in esame), il provvedimento di compensazione parziale o totale delle spese “per giusti motivi” doveva soltanto trovare un adeguato supporto motivazionale. A tal fine, non era necessaria l’adozione di motivazioni specificamente riferite a detto provvedimento, purchè, tuttavia, le ragioni giustificatrici dello stesso fossero chiaramente e inequivocamente desumibili dal complesso della motivazione adottata a sostegno della statuizione di merito (o di rito). Ne consegue che doveva ritenersi assolto l’obbligo del giudice anche allorchè le argomentazioni svolte per la statuizione di merito (o di rito) contenessero in sè considerazioni giuridiche o di fatto idonee a giustificare la regolazione delle spese adottata, come – a titolo meramente esemplificativo – nel caso in cui si desse atto, nella motivazione del provvedimento, di una palese sproporzione tra l’interesse concreto realizzato dalla parte vittoriosa e la pretesa azionata in giudizio (cfr. Cass., Sez. U., 30 luglio 2008, n. 20598; Cass. 2 dicembre 2010, n. 24531; Cass. 4 febbraio 2015, n. 1997). Nella specie, la motivazione data dalla Corte d’Appello, – che ha fatto riferimento all’espressione, da parte dell’attuale ricorrente, del voto in favore della tabella derogativa di quella millesimale – si sottrae alle censure sollevate, avendo posto in rilievo come la parte, con il suo comportamento, avesse contribuito a determinare la nullità della deliberazione assembleare del 16 gennaio 1989, posta poi alla base dei piani di riparto contestati.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater – dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione di cui al ricorso R.G. 411/2015, integralmente rigettato.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Relazione preliminare redatta dall’assistente di studio Dott. G.G..

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 92
 art. 2
 art. 39
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1
 art. 13