Source: http://docplayer.it/2580155-Aggiornamento-ed-implementazione-del-piano-di-protezione-civile.html
Timestamp: 2018-04-23 06:29:58+00:00

Document:
Aggiornamento ed Implementazione del Piano di Protezione Civile - PDF
Aggiornamento ed Implementazione del Piano di Protezione Civile
Download "Aggiornamento ed Implementazione del Piano di Protezione Civile"
2 Aggiornamento ed Implementazione del Piano di Protezione Civile COMUNE DI SAN FERDINANDO DI PUGLIA (BAT) Sindaco: Dott. Michele Lamacchia 6 SETTORE VIGILANZA E POLIZIA LOCALE Servizio Segreteria P.M., Protezione Civile, Vigilanza Edilizia ed Ambientale Responsabile: Dott. Giuseppe Russo Gruppo di lavoro: Urbanistica Pianificazione Emergenza R.T. Architetti: Marianna Cerillo, Paola Marotta, Simona Rubino, Ilaria Rossi Doria Via Ottavio Caiazzo 19 Napoli Tel Fax Capogruppo: Arch. Paola Marotta Pianificazione: Arch. Marianna Cerillo Censimento dati: Arch. Ilaria Rossi Doria Elaborazioni Cartografiche: Arch. Simona Rubino REVISIONI Revisione 0 luglio 2013 Hanno collaborato: Settore II Servizi Sociali, Pubblica Istruzione, Cultura, Attività Ludico Motorie Responsabile: Dott.ssa Daluiso Pasqualina Settore IV Lavori Pubblici, Manutenzioni, Sicurezza, Ambiente Responsabile: Ing. Vito Evangelista Servizio Manutenzione Responsabile: Geom. Mauro Ciccarelli Settore V Assetto del Territorio, Attività Produttive e Servizi, Agricoltura Responsabile: Geom. Marcello Rondinone Ringraziamenti Regione Puglia Protezione Civile Ufficio Pianificazione e controllo Autorità di Bacino della Puglia - Servizio Sit e Cartografia Provincia Barletta Andria Trani - Servizio Polizia e Protezione Civile Ufficio Provinciale INPS Andria Unitalsi Sottosezione Barletta ANC Nucleo Protezione Civile di San Ferdinando di Puglia
3 INDICE PREMESSA 1 Introduzione 1 I RIFERIMENTI NORMATIVI 1 I.1 Principali riferimenti normativi in materia di rischio idrogeologico e difesa del suolo 1 I.2 Il Piano di Bacino Stralcio per l Assetto Idrogeologico dell Autorità di Bacino della Puglia 3 I.2.1 Finalità e contenuti 3 I.2.2 Definizioni 4 I.2.3 La valutazione della pericolosità e del rischio 5 I.3 Principi di protezione civile in materia di prevenzione del rischio idrogeologico 6 I.3.1 Sistemi di monitoraggio idropluviometrico 6 II PARTE GENERALE 7 II.1. Inquadramento geomorfologico ed idrologico 7 II.2 Valutazione degli Scenari di rischio 7 II.2.1 Ambiti di intervento PAI 8 II.2.2 Ambiti di intervento Uffici comunali 9 II.2.3 Eventi di dissesto meteo-idrogeologico ed idraulico 9 II Eventi pluviometrici critici 10 II.2.4 Scenari di rischio di intermedio 11 II Evento pluviometrico di massima intensità è breve durata 11 II.2.5 Scenario di rischio di riferimento 13 II Evento pluviometrico di intensità elevata e lunga durata 14 II.3 Indicatori di evento 15 II.3.1 Zone di allerta per la fase di previsione meteorologica 15 II.3.2 Livelli di criticità e Valori di soglia 16 II.4 Il sistema di allertamento per il rischio idrogeologico ed idraulico 18 II.4.1 Bollettini ed avvisi nazionali 19 II.4.2. Bollettini e avvisi del Centro Funzionale Regionale 21 II.4.3 Livelli di allerta 23 II.4.4 Stati di attivazione della Sala Operativa Regionale Unificata 24 III LINEAMENTI DI PIANIFICAZIONE E STRATEGIA OPERATIVA 25 III.1 Funzionalità del sistema di allertamento locale 25 III.2 Coordinamento operativo locale 26 III.2.1 Funzioni di supporto 26 III.2.2 Attivazione del Presidio territoriale 26 III Il Presidio territoriale di livello comunale 27 I
4 III.3 Ripristino della Viabilità e dei trasporti controllo del traffico 28 III.3 Misure di salvaguardia della popolazione 28 III.3.1 Informazione alla popolazione 29 IV Informazione alla popolazione in emergenza sistemi di allarme 29 III.3.2 Censimento della popolazione 30 III.3.3 Aree di emergenza 30 IV MODELLO DI INTERVENTO 30 IV.1. Gestione dei livelli di allarme 30 II
5 PREMESSA Il presente documento costituisce la parte di dettaglio del Piano Generale di Protezione Civile del Comune di San Ferdinando di Puglia (BAT) riferita alla gestione del rischio Meteorologico, Idrogeologico ed Idraulico, redatta, in linea con le norme nazionali e regionali in materia di Protezione Civile. Per la redazione del Piano Comunale di emergenza per il Rischio Meteo-Idrogeologico ed Idraulico del Comune di San Ferdinando di Puglia si è fatto riferimento alle indicazioni contenute nel Manuale Operativo per la predisposizione di un Piano comunale o intercomunale di Protezione Civile emanato dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nelle Linee Guida per la predisposizione dei piani di emergenza provinciali e comunali di cui alla Deliberazione di Giunta regionale n. 255 del 7 marzo 2005 della Regione Puglia, nonché nel Piano Provinciale Emergenze di Protezione Civile Linee Guida Gestione Emergenze di cui alla Deliberazione di Consiglio Provinciale n. 14 del 2 luglio 2013 della Provincia di Barletta Andria Trani. Introduzione Nel presente documento sono descritti ruoli e compiti delle strutture dell Amministrazione comunale nell ambito delle procedure di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze connesse al rischio idrogeologico ed idraulico cui è esposto il territorio del Comune di San Ferdinando di Puglia. Le procedure adottate sono riferite all attivazione del Sistema di Protezione Civile in relazione ai predefiniti livelli di allertamento ed alle rispettive fasi operative finalizzate a ridurre l entità degli elementi a rischio attraverso misure preventive come il preannuncio e l allontanamento. Al fine di garantire la vitalità del Piano, è necessario considerare il presente elaborato come lo stadio iniziale di un processo dinamico che prevede il continuo aggiornamento delle ipotesi di previsione e di intervento e che dovrà essere di volta in volta integrato con i contributi di tutti i Servizi dell Amministrazione Comunale ordinariamente competenti per le materie in esso trattate, di tutti gli Enti gestori dei servizi essenziali, di tutti i soggetti che a qualsiasi titolo partecipano alle attività poste in essere a tutela dell incolumità dei cittadini in relazione al rischio idrogeologico ed idraulico. I RIFERIMENTI NORMATIVI I.1 Principali riferimenti normativi in materia di rischio idrogeologico e difesa del suolo Il D.L. 11 giugno 1998, n. 180, convertito il legge con modificazioni dalla Legge 3 agosto 1998, n. 267 recante "Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania", è stata introdotta l obbligatorietà dello strumento di pianificazione comunale almeno per i comuni interessati dalla perimetrazione di aree ad elevato rischio idrogeologico e, con l approvazione del PAI (Piano stralcio per l'assetto Idrogeologico), predisposto dall Autorità di Bacino della Puglia, è divenuto operativo, per il Comune di San Ferdinando di Puglia e per tutti gli altri comuni interessati, l obbligo della redazione del piano di emergenza comunale. All art. 1 infatti, la Legge 267/98 ha stabilito che le Autorità di bacino di rilievo nazionale e interregionale, e le Regioni per i restanti bacini, sono tenute ad adottare i piani stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico - redatti ai sensi del comma 6-ter dell'articolo 17 della legge 18 maggio 1989, n. 183 e successive modificazionicontenenti, in particolare, l'individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico sulle quali imporre delle norme di salvaguardia finalizzate ad impedire un aggravamento delle condizioni di rischio idrogeologico ed idraulico con nuovi interventi antropici. La medesima Legge, inoltre, ha previsto che per le aree a rischio idrogeologico così individuate, siano predisposti i piani di protezione civile per la tutela dell incolumità delle persone. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 1
6 Successivamente, il T.U. dell Ambiente di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, (artt. 67 e 175) ha abrogato e riformulato la previgente disciplina in buona parte riconfermandone i contenuti. Il D.Lgs. appena citato, all'art. 67 (rubricato come "I piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico e le misure di prevenzione per le aree a rischio") ha disposto che "nelle more dell'approvazione dei piani di bacino, le autorità di bacino (istituite ai sensi dell art. 63 comma 1 in sostituzione delle precedenti previste dalla legge 18 maggio 1989, n. 183) adottano, ai sensi dell'art. 65, comma 8, piani stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico (PAI) che contengano in particolare l'individuazione delle aree a rischio idrogeologico, la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di salvaguardia e la determinazione delle misure medesime". Il medesimo articolo, al comma 5, ha inoltre stabilito che entro sei mesi dall'adozione dei provvedimenti citati, gli organi di protezione civile provvedano a predisporre, per le aree a rischio idrogeologico -con priorità assegnata a quelle in cui la maggiore vulnerabilità del territorio è connessa con più elevati pericoli per le persone, le cose e il patrimonio ambientale- piani urgenti di emergenza contenenti le misure per la salvaguardia dell'incolumità delle popolazioni interessate, compreso il preallertamento, l'allarme e la messa in salvo preventiva. Di non minore rilievo, in riferimento alle attività ed ai provvedimenti da adottarsi per contrastare gli effetti dei fenomeni alluvionali, sono i contributi delle Direttive della Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di Protezione Civile. Con la Direttiva 27 febbraio 2004 recante: Indirizzi operativi per la gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico e idraulico pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 11 marzo 2004, successivamente modificata ed integrata con Direttiva 25 febbraio 2005, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 8 marzo 2005, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha provveduto a: - individuare le autorità a cui compete la decisione e la responsabilità di allertare il sistema della protezione civile ai diversi livelli, statale e regionale, e nelle diverse fasi dell'eventuale manifestarsi, nonché del manifestarsi, di calamità, catastrofi e altri eventi che possano determinare o che determinino situazioni di rischio; - definire i soggetti istituzionali e gli organi territoriali coinvolti nelle attività di previsione e prevenzione del rischio e di gestione dell'emergenza, nonché i loro legami funzionali ed organizzativi al fine di sostenere le autorità di protezione civile, sia in tale decisione ed assunzione di responsabilità che nella organizzazione ed attuazione di adeguate azioni di contrasto del rischio stesso; - stabilire gli strumenti e le modalità con cui le informazioni relative all'insorgenza ed evoluzione del rischio idrogeologico ed idraulico, legate al manifestarsi di eventi meteoidrologici particolarmente intensi tali da generare nelle diverse aree del Paese situazioni di dissesto per il territorio, nonché di pericolosità per la popolazione, devono essere raccolte, analizzate e rese disponibili alle autorità, ai soggetti istituzionali ed agli organi territoriali individuati e coinvolti nel sistema e nelle attività di protezione civile; - sancire i rapporti funzionali e le relazioni di leale collaborazione tra il sistema della protezione civile, sia nazionale che regionale, e le altre autorità, i soggetti istituzionali ed gli organi territoriali, preposti, ancorché con altre finalità e strumenti, ma comunque ordinariamente, alla valutazione e mitigazione del rischio in materia; - organizzare il sistema di allerta nazionale distribuito, ferme restando le prerogative in materia di legislazione concorrente e nel rispetto delle competenze delle Regioni a statuto ordinario e quelle autonome a statuto speciale. La Direttiva del 5 ottobre 2007 recante: Indirizzi operativi per prevedere, prevenire e fronteggiare le emergenze legate a fenomeni idrogeologici e idraulici, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 15 ottobre 2007, ha evidenziato la necessità di verificare, e in ogni caso assicurare, la disponibilità di procedure di allertamento tali da porre i sindaci in grado di garantire la pronta attuazione della pianificazione di emergenza adottata che, tra l altro, dovrà prevedere una tempestiva ed adeguata informazione della popolazione anche PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 2
7 relativamente ai comportamenti da seguire, nonché la costituzione e l attivazione dei presidi territoriali, ineludibile strumento di vigilanza sul territorio e di intervento tecnico, così da poter fronteggiare le situazioni di criticità ordinaria conseguenti a fasi temporalesche intense. Con la Direttiva del 27 ottobre 2008 recante indirizzi operativi per prevedere, prevenire e fronteggiare le emergenze legate ai fenomeni idrogeologici e idraulici Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 15 novembre 2008, infine, il Presidente del Consiglio dei Ministri, con il richiamare quanto alla Direttiva 2007/60/CE del Parlamento Europeo, ha ribadito la necessità che le regioni e le province autonome, le amministrazioni provinciali e le prefetture UTG, ciascuna per le proprie competenze, provvedano a favorire il completamento della pianificazione di emergenza a livello comunale ed intercomunale specificando che l attività di pianificazione deve essere prioritariamente rivolta ai territori esposti a situazioni di rischio elevato e molto elevato indicate dai Piani stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico (PAI) messi a punto dalle Autorità di Bacino. I.2 Il Piano di Bacino Stralcio per l Assetto Idrogeologico dell Autorità di Bacino della Puglia Con Deliberazione di Comitato Istituzionale n. 25 del 15 dicembre 2004, è stato adottato il Piano di Bacino Stralcio per l'assetto Idrogeologico riferito al territorio dell Autorità di Bacino della Puglia. Il Piano di Bacino Stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) del Bacino della Puglia costituisce Piano Stralcio del Piano di Bacino, ai sensi dell art. 12 della Legge 4 dicembre 1993, n. 493 e possiede, per effetto dell art. 17 della Legge 18 maggio 1989 n. 183, dell art. 65 del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e del D.Lgs. 8 novembre 2006 n. 284, valore di piano territoriale di settore. Il Piano di Bacino Stralcio è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, le norme d uso del suolo e gli interventi riguardanti l assetto idrogeologico del territorio di competenza dell Autorità di Bacino della Puglia. Il PAI trova applicazione nei territori su cui ha competenza l Autorità di Bacino della Puglia, definiti secondo le indicazioni contenute nella Legge n. 183/89 e nelle delibere del Consiglio regionale n. 109 del 18 dicembre 1991 e n. 110 del 18 dicembre 1991 in cui si stabilisce apposita intesa con le Regioni Basilicata e Campania per il governo sul bacino idrografico interregionale del fiume Ofanto e dalla Legge Regionale n. 12 del 20 aprile 2001 riguardante l intesa raggiunta tra le Regioni Abruzzo, Campania, Molise e Puglia per l istituzione dell Autorità di Bacino dei fiumi Trigno, Biferno e minori, Saccione e Fortore. Ai sensi dell articolo 65 commi 4, 5 e 6 e dell art. 68 comma 3 del D. Lgs. n. 152/2006, gli Enti territoriali sono tenuti ad adeguare i propri strumenti e piani alle disposizioni del Piano di Bacino Stralcio Assetto Idrogeologico. L adeguamento dei piani urbanistici comunali e territoriali comporta l obbligo di adozione della conseguente pianificazione di emergenza secondo quanto prescritto dall O.P.C.M. del 16 gennaio 2009 n e dell art. 67 commi 5 e 6 del D. Lgs. 152/2006 in materia di interventi urgenti di protezione civile. I.2.1 Finalità e contenuti Come riportato all art. 1 delle Norme di Attuazione contenute nel PAI, il Piano di Bacino Stralcio per l Assetto Idrogeologico è finalizzato al miglioramento delle condizioni di regime idraulico e della stabilità dei versanti necessario a ridurre gli attuali livelli di pericolosità e a consentire uno sviluppo sostenibile del territorio nel rispetto degli assetti naturali, della loro tendenza evolutiva e delle potenzialità d uso. Le finalità del PAI sono realizzate dall Autorità di Bacino della Puglia e dalle altre Amministrazioni competenti mediante: a) la definizione del quadro della pericolosità idrogeologica in relazione ai fenomeni di esondazione e di dissesto dei versanti; b) la definizione degli interventi per la disciplina, il controllo, la salvaguardia, la regolarizzazione dei corsi d'acqua e la sistemazione dei versanti e delle aree instabili a protezione degli abitati e delle infrastrutture, indirizzando l'uso di modalità di intervento che privilegino la valorizzazione ed il recupero delle caratteristiche naturali del terreno; PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 3
8 c) l'individuazione, la salvaguardia e la valorizzazione delle aree di pertinenza fluviale; d) la manutenzione, il completamento e l'integrazione dei sistemi di difesa esistenti; e) la definizione degli interventi per la difesa e la regolazione dei corsi d'acqua; f) la definizione di nuovi sistemi di difesa, ad integrazione di quelli esistenti, con funzioni di controllo dell'evoluzione dei fenomeni di dissesto e di esondazione, in relazione al livello di riduzione del rischio da conseguire. I.2.2 Definizioni All art. 2 delle Norme di attuazione del PAI sono riportate talune definizioni utili ai fini di una corretta interpretazione delle norme e degli elaborati di Piano: - Tempo di ritorno (TR) - Assegnato un valore ad una variabile aleatoria, ad esempio la portata di piena in una sezione, viene ad essa associata la probabilità p con cui tale valore può essere superato. Il tempo di ritorno TR é il valore atteso del periodo di tempo che intercorre fra due superamenti successivi del valore della variabile aleatoria; - Pericolosità (Pt) - Probabilità di accadimento di un predefinito evento calamitoso nell intervallo temporale t; - Elementi a rischio - Beni quali la vita umana, il patrimonio immobiliare, culturale e ambientale, le attività economiche e le infrastrutture, presenti in un area vulnerabile; - Entità (E) - Valore economico del bene; - Vulnerabilità (V) - Attitudine di un elemento a rischio a subire danni per effetto di un evento calamitoso. La vulnerabilità si esprime mediante un coefficiente compreso tra 0 (assenza di danno) e 1 (perdita totale). È funzione dell intensità del fenomeno e della tipologia di elemento a rischio; - Danno (D) - Prodotto dell entità del bene per la sua vulnerabilità; - Rischio (R) - Valore atteso delle perdite umane, dei feriti, dei danni alla proprietà e delle perturbazioni alle attività economiche dovuti ad un particolare fenomeno naturale. Ai fini applicativi è possibile approssimare il valore di R attraverso la forma, nota come equazione del rischio R = EVPt - Frana - Movimento di una massa di roccia, terra o detrito lungo un versante; - Frana attiva - Frana in atto al momento del rilevamento o ricorrente con un ciclo il cui periodo massimo non supera quello stagionale; - Frana quiescente - Frana non attiva al momento del rilevamento, per la quale esistono indizi che ne dimostrino una oggettiva possibilità di riattivazione, in quanto non ha esaurito la propria potenzialità di evoluzione; - Frana inattiva o stabilizzata Frana ancora riconoscibile morfologicamente le cui cause però sono state naturalmente o artificialmente rimosse; - Suscettibilità o pericolosità da frana - Propensione al dissesto franoso di un area, risultante dalla presenza di fattori predisponenti legati essenzialmente alle condizioni geologiche, geomorfologiche, geotecniche e di copertura del suolo; le diciture P.G.1, P.G.2 e P.G.3 indicano gradi crescenti di pericolosità da frana; - Interventi di messa in sicurezza - Azioni strutturali e non strutturali tese alla diminuzione del rischio a livelli socialmente accettabili, attraverso interventi sulla pericolosità o sulla vulnerabilità del bene esposto; - Alveo fluviale in modellamento attivo - Porzione dell'alveo raggiungibile dalle piene stagionali, che quindi non necessariamente corrisponde al letto di magra, ma che risulta comunque attualmente in modellamento attivo, caratterizzato da ciottolame mobile, depositi sabbiosi e limosi sciolti, mentre la vegetazione eventualmente presente è per lo più arbustiva. Il limite esterno, coincidente con il ciglio di sponda, è di norma facilmente determinabile. Nei casi di sponde variabili od incerte il limite è comunque identificabile, in quanto coincidente o con variazioni vegetazionali o con le colture agricole. - Aree di pertinenza fluviale e/o lacuale - Porzioni di territorio esterne all'alveo attivo del fiume, in genere impegnate da piene straordinarie ed in ogni caso la cui genesi è riconducibile alla presenza del fiume e/o PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 4
9 lago. Tali aree possono essere altresì necessarie per l'adeguamento del corso d'acqua all'assetto definitivo previsto dal PAI e per la sua riqualificazione ambientale. - Aree inondabili - Porzioni di territorio soggette ad essere allagate in seguito ad un evento di piena. Possono essere caratterizzate da una probabilità di inondazione in funzione del tempo di ritorno considerato; - Battente ( h) - Altezza d acqua rispetto al piano di campagna, misurata in condizioni statiche a seguito di un evento alluvionale; - Aree a bassa probabilità di inondazione (B.P.) - Porzioni di territorio soggette ad essere allagate con tempo di ritorno (Tr) compreso tra 200 e 500 anni. - Aree a moderata probabilità di inondazione (M.P.) - Porzioni di territorio soggette ad essere allagate con tempo di ritorno (Tr) compreso tra 30 e 200 anni. - Aree ad alta probabilità di inondazione (A.P.) - Porzioni di territorio soggette ad essere allagate con tempo di ritorno (Tr) inferiore o pari a 30 anni. - Aree golenali - Porzioni di territorio definite come le fasce a lato dell'alveo fluviale in modellamento attivo, comprese tra le sponde del corso d'acqua e gli argini maestri, nelle quali le acque si possono espandere in caso di piena. - Corsi d'acqua minori - Si considerano corsi d'acqua minori quelli caratterizzati da un bacino idrografico complessivo di estensione inferiore a 5 kmq, privi di significative opere arginali e non pensili sulla pianura. I.2.3 La valutazione della pericolosità e del rischio Il Piano di Bacino Stralcio dell Autorità di Bacino della Puglia individua, all interno dell ambito territoriale di riferimento, le aree interessate da fenomeni di dissesto idraulico e idrogeologico e le situazioni di rischio e/o pericolo stimate tramite indagini estese su tutto il territorio, limitando, al contempo, il regime edificatorio in dette aree. Le aree sono distinte in relazione alle seguenti tipologie di fenomeni prevalenti, rispetto ai quali si sono definiti differenti livelli di pericolosità: a) aree a pericolosità idraulica - aree ad alta probabilità di inondazione e/o aree allagate (A.P.) - aree a media probabilità di inondazione (M.P.) - aree a bassa probabilità di inondazione (B.P.) b) aree a pericolosità geomorfologica (da frana) - aree a pericolosità molto elevata (P.G.3) - aree a pericolosità elevata (P.G.2) - aree a pericolosità moderata (P.G.1) Le tipologie di elementi a rischio sono definite secondo il D.P.C.M. 29 settembre 1998 "Atto di indirizzo e coordinamento per l'individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all'art. 1, commi 1 e 2, del decreto- Legge 11 giugno 1998, n. 180" che stabilisce che debbano essere considerati come elementi a rischio innanzitutto l'incolumità delle persone e, inoltre, con carattere di priorità, almeno: - gli agglomerati urbani comprese le zone di espansione urbanistica; - le aree su cui insistono insediamenti produttivi, impianti tecnologici di rilievo, in particolare quelli definiti a rischio ai sensi di legge; - le infrastrutture a rete e le vie di comunicazione di rilevanza strategica, anche a livello locale; - il patrimonio ambientale e i beni culturali di interesse rilevante; - le aree sede di servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, strutture ricettive ed infrastrutture primarie. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 5
10 Con riferimento al D.P.C.M. 29 settembre 1998 sono definite quattro classi di rischio idrogeologico, secondo la classificazione di seguito riportata: - rischio idrogeologico moderato R1: per il quale i danni sociali, economici e al patrimonio ambientale sono marginali; - rischio idrogeologico medio R2: per il quale sono possibili danni minori agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale che non pregiudicano l'incolumità del personale, l'agibilità' degli edifici e la funzionalità delle attività economiche; - rischio idrogeologico elevato R3: per il quale sono possibili problemi per l'incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale; - rischio idrogeologico molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socioeconomiche. I.3 Principi di protezione civile in materia di prevenzione del rischio idrogeologico L art. 5, comma 10 delle Norme di attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico stabilisce che i Piani di Protezione Civile di cui alla Legge n. 225/1992 devono essere adeguati ai contenuti del PAI. Il medesimo documento, all art. 30 stabilisce che le Province, sulla base delle competenze ad esse attribuite dagli artt. 19 e 20 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, assicurano lo svolgimento dei compiti relativi alla rilevazione, alla raccolta e alla elaborazione dei dati interessanti la Protezione Civile nonché alla realizzazione dei programmi di previsione e prevenzione. Le Province, altresì nell ambito delle proprie competenze, curano i rapporti con i Comuni interessati dal PAI per l organizzazione e la dotazione di strutture comunali di Protezione Civile anche ai sensi dell art. 15 della L. 24 febbraio 1992, n nonché per la stesura dei Piani comunali ed intercomunali di Protezione Civile, secondo quanto disposto dall art. 108 del D. Lgs. 31 marzo 1998, n I Programmi provinciali e comunali di Previsione e Prevenzione, redatti ai sensi della vigente normativa in materia di Protezione Civile, devono tenere conto delle potenziali situazioni di rischio evidenziate nel PAI e, nella stesura dei propri Piani di Emergenza, devono prevedere il concorso al Sistema regionale di Protezione Civile, per gli scenari desumibili dalla perimetrazione di aree a rischio individuate dal PAI e da suoi futuri aggiornamenti ed inoltre devono tener conto delle fasi di allerta, allarme e di gestione dell emergenza e dei dati provenienti dai sistemi di monitoraggio idro-pluviometrico. I.3.1 Sistemi di monitoraggio idropluviometrico Secondo quanto stabilito alle Norme Tecniche di Attuazione del PAI (art. 29), ai fini delle attività di monitoraggio idropluviometrico sul territorio di competenza, l Autorità di bacino si avvale del supporto tecnicooperativo degli Uffici Idrografici delle Regioni, ognuno per la propria parte di competenza, che forniscono i dati in loro possesso e collaborano alla definizione dei programmi di implementazione della rete di rilevamento. L Autorità di Bacino si pone inoltre come obiettivo quello di integrare le varie reti idropluviometriche esistenti sul proprio territorio di competenza, creando una rete dove confluiscano, in tempo reale, i dati di telemisura provenienti dalle varie reti. Tali dati opportunamente elaborati vengono divulgati tramite il sito internet dell Autorità in modo che tutti gli Enti preposti ai compiti di Protezione Civile possano utilizzarli nella gestione delle emergenze. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 6
11 II PARTE GENERALE II.1. Inquadramento geomorfologico ed idrologico Per quanto riguarda la morfologia del territorio di San Ferdinando di Puglia è da evidenziare come esso sia ricompreso entro un ambito vallivo estremamente ampio, caratterizzato da lievi versanti e pendenza leggerissima. Il Centro urbano è situato nella parte nord orientale del territorio all interno di una fascia delimitata da due orli di scarpata che, con andamento quasi parallelo attraversano il territorio di San Ferdinando da nord-est a sud-ovest. La litologia del substrato del territorio comunale è costituita da una unità a prevalente componente silososabbiosa e arenitica. Nella parte settentrionale del territorio, a valle del centro urbano, sono presenti depositi sciolti a prevalente componente pelitica in corrispondenza dei corsi d acqua episodici che si dipartono dalla località la Quaranta per poi proseguire a Nord verso il Comune di Santa Margherita. Lungo il medesimo canale, secondo recenti indagini geologiche, geotecniche e geofisiche commissionate dal Comune di San Ferdinando di Puglia nell ambito dell aggiornamento del PUG, vi è la presenza di un ampia fascia colluvionale che circonda anche il perimetro occidentale del centro urbano ed a parte del settore periferico meridionale 1. Sedimenti sciolti, quali argille scagliose, che inglobano blocchi arenacei e strati di notevoli dimensioni disposti secondo una giacitura caotica e priva della normale successione stratigrafica degli ambienti sedimentari, sono presenti anche nella parte meridionale del territorio, nella zona alta del bacino dell Ofanto. La parte nord-est, che rientra nel perimetro comunale di San Ferdinando di Puglia comprende le porzioni alluvionali oloceniche del corso d acqua. Per quanto riguarda il sistema idrografico di superficie, il reticolo idrico principale del territorio comunale si caratterizza per la presenza del fiume Ofanto e di reticoli minori affluenti. Il bacino idrografico dell'ofanto occupa un'area di kmq risultando così uno dei più estesi del Mezzogiorno. A differenza dell Alto Ofanto, in territorio campano e lucano, che presenta caratteri di fragilità geologica e sismica nonché piovosità media, il Basso Ofanto pugliese, si presenta geologicamente più stabile (la pendenza media del fiume è ridotta allo 0,533%), caratterizzato da una minore piovosità (pari a circa la metà di quella registrata in territorio irpino) ed il sistema fluviale è oggi sensibilmente ridotto rispetto al passato a causa del parziale impoverimento delle sue sorgenti; presentandosi a regime torrentizio stagionale con piene notevoli in autunno e inverno per le precipitazioni, e magre notevolissime in estate; a fronte della notevole lunghezza ed estensione di bacino, alla foce la sua portata media è abbastanza scarsa. L inquadramento territoriale del Comune di San Ferdinando di Puglia è riportato alla Tav. 1 allegata al Piano Generale di Protezione Civile del Comune di San Ferdinando di Puglia di cui il presente documento costituisce Piano di dettaglio. II.2 Valutazione degli Scenari di rischio Nei Comuni ove sono presenti aree a rischio idraulico ed idrogeologico elevato e molto elevato, come perimetrate nei piani di stralcio per l assetto idrogeologico (PAI), la pianificazione di emergenza deve avere come scenario di rischio di riferimento quello relativo a dette aree. Tuttavia, come chiarito al Manuale operativo per la predisposizione di un Piano comunale ed intercomunale di protezione civile elaborato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, tale scenario rappresenta uno scenario statico, mentre l evento può manifestarsi secondo una gradualità di scenari corrispondenti a livelli di 1 Cfr. Comune di San Ferdinando di Puglia Piano Urbanistico Generale, indagini Idrogeosud Foggia PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 7
12 criticità crescente, oppure possono manifestarsi condizioni critiche che non sono previste nello scenario di riferimento. Ai fini della predisposizione del piano di emergenza, l analisi di detto scenario di rischio va fatta considerando anche le situazioni intermedie rispetto a quelle più dannose, identificate ed utilizzate quale riferimento. Ciò richiede un analisi dettagliata degli scenari intermedi che dovrà essere portata avanti dalle strutture regionali e provinciali competenti e dal competente Servizio comunale, anche in ragione dell osservazione diretta dei fenomeni e delle loro conseguenze. Per la definizione degli scenari di rischio, si è fatto riferimento alla perimetrazione delle aree classificate a rischio R3 ed R4 dall Autorità di Bacino della Puglia, alla documentazione redatta dal Settore Regionale di Protezione Civile, alle valutazioni effettuate dalla competente Provincia, nonché dalla disamina dei dati delle informazioni provenienti dagli interventi effettuati sul territorio dagli uffici comunali in occasione di eventi pluviometrici critici. II.2.1 Ambiti di intervento PAI Le aree oggetto del presente Piano, utilizzate per descrivere lo scenario di rischio di riferimento, sono quelle classificate a rischio e riportate nella Carta della pericolosità e del rischio elaborata dall Autorità di Bacino della Puglia e inserita nel Piano di Bacino Stralcio per l Assetto Idrogeologico. Il Piano di Bacino Stralcio per l Assetto Idrogeologico non individua aree a pericolosità geomorfologica da frana ricadenti nel territorio comunale di San Ferdinando di Puglia. Aree ad alta pericolosità idraulica sono invece individuate lungo la valle fluviale del fiume Ofanto e nella zona posta al confine settentrionale del centro abitato, lungo il canale naturale di scolo delle acque piovane con deflusso verso il territorio di Trinitapoli. Nella Carta del Rischio, sono rappresentate le situazioni di dissesto potenziale o in atto, di tipo idraulico e da frane, distinte per tipologia e gravità; la finalità è quella di evidenziare le aree a rischio elevato (R3) e molto elevato (R4) cioè quelle dove è possibile che si verifichino danni e/o perdite di vite umane e/o il danneggiamento delle infrastrutture strategiche. Conseguentemente, ed in ragione della possibile perdita di vite umane e di danni alle strutture ed infrastrutture ivi presenti, le aree R4 Rischio molto elevato individuate nel territorio di San Ferdinando di Puglia connesse alla presenza del fiume Ofanto, interessano due importanti direttrici viarie situate nella parte sud-occidentale al confine con il Comune di Canosa di Puglia che sovrappassano il letto del fiume: l Autostrada A14 nel tratto in corrispondenza del Ponte Ofanto, e la strada provinciale SP231 nel tratto da e per Canosa di Puglia, dove la strada sorpassa l alveo fluviale. Più a Est, seguendo il fiume, la viabilità locale in direzione Trinitapoli è individuata in più punti a rischio R4; di questi, solo un breve tratto extraurbano del prolungamento di Via Ofanto ricade nel territorio del Comune di San Ferdinando di Puglia. Nella porzione di territorio a Nord del centro abitato, sono individuate alcune aree di rischio R4 connesse alla possibile piena dell alveo di corso d acqua episodico che da quella zona si diparte in direzione Trinitapoli- Santa Margherita di Savoia. Lungo la Strada Statale 16 Adriatica, il rischio è individuato nel punto ove questa sovrapassa detto alveo, e, più a Ovest lungo il ramo di immissione della SS 16 sulla viabilità urbana di penetrazione di San Ferdinando di Puglia e in corrispondenza della Strada Provinciale SP64, ambedue costruite al di sopra del canale. La mappatura del rischio operata dall Autorità di Bacino per il territorio di San Ferdinando di Puglia, è riportata, assieme agli altri areali classificati in vari livelli di pericolosità da inondazione, nella VI.3-TAV.3 allegata al Piano Generale di Protezione Civile del Comune di San Ferdinando di Puglia di cui il presente documento costituisce Piano di dettaglio. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 8
13 II.2.2 Ambiti di intervento Uffici comunali Il presente piano recepisce le criticità idrauliche rilevate dai competenti Uffici del Comune di San Ferdinando di Puglia nell ambito dell aggiornamento del Piano Comunale operato nel mese di giugno 2013 limitatamente a tale criticità 2, che interessano la viabilità della fascia nord-occidentale del territorio a ridosso del Centro abitato, con fenomeni di allagamento. Da Ovest ad Est i punti di criticità idraulica, come riportati nella suddetta nota, sono situati lungo la S.P.64 diretta verso la S.P.62, nel tratto che prende il nome di via alla Fontana posto a Nord-Ovest dell abitato; lungo il tratto stradale di via Trinitapoli, all altezza della rotatoria all incrocio con viale degli Ulivi, la confluenza tra viale degli Ulivi e via Francia, ed il tratto stradale di via Barletta tra via Portogallo e via Francia, nel settore posto Nord-Est dell abitato. Un ulteriore elemento di valutazione dei possibili scenari di rischio, è costituito dalla presenza di un ampio letto di depositi colluvionali che, dall approfondimento effettuato con apposite indagini geologiche, geotecniche risultano estendersi anche al perimetro occidentale del centro urbano ed a parte del settore periferico meridionale 3 andando a costituire una discontinuità del sottosuolo originata da processi di dilavamento del terreno. La differenza principale tra i fenomeni di dilavamento ed i fenomeni franosi consiste nel fatto che l energia che determina il movimento di materiali non è fornita direttamente dalla gravità ma è mediata dall acqua; i fenomeni di dilavamento, inoltre sono processi selettivi perché il tipo di materiale trasportato dipende dall energia posseduta dall acqua ruscellante. Più in dettaglio, i depositi colluvionali, si formano a seguito di processi di dilavamento superficiale causato dalle precipitazioni, e pertanto la loro origine è strettamente connessa all intensità ed alla frequenza dei fenomeni, nonché alla quantità d acqua che può defluire superficialmente oppure defluire sotto lo strato superficiale, anche in ragione della permeabilità del suolo e della copertura vegetale esistente: il dilavamento del terreno, con l asportazione ed il trasporto di frammenti rocciosi più o meno grandi, può determinare lo scorrimento di materiali fino ai corsi d acqua, oppure il rideposito di detti materiali prima che essi raggiungano i corsi d acqua, a formare, appunto i depositi colluvionali. La mappatura dei punti di criticità individuati dagli uffici comunali di San Ferdinando di Puglia, e delle aree di deposito colluvionale rilevate nell ambito degli aggiornamenti del PUG, sono riportata, nell elaborato VI.3- TAV.3 allegato al Piano Generale di Protezione Civile del Comune di San Ferdinando di Puglia di cui il presente documento costituisce Piano di dettaglio. II.2.3 Eventi di dissesto meteo-idrogeologico ed idraulico Le Linee Guida per la predisposizione dei piani di emergenza provinciali e comunali di cui alla Deliberazione di Giunta regionale n. 255 del 7 marzo 2005 della Regione Puglia, definiscono il rischio idrogeologico come: <<Rischio da inondazione, da frane, da eventi meteorologici pericolosi di forte intensità e breve durata>>, precisando che questa tipologia di rischio comprende gli eventi connessi al movimento incontrollato di masse d acqua sul territorio, causato da precipitazioni abbondanti o dal rilascio di grandi quantitativi d acqua da bacini di ritenuta (alluvioni), gli eventi connessi all instabilità dei versanti (frane), anch essi spesso innescati dalle precipitazioni, nonché gli eventi meteorologici pericolosi quali forti mareggiate, nevicate, trombe d aria. Le Procedure di allertamento del sistema regionale di protezione civile per rischio meteorologico, idrogeologico ed idraulico, di cui alla Deliberazione di Giunta regionale n. 800 del 23 aprile 2012, dettagliano ulteriormente detta descrizione: 2 Cfr.: Nota alla Regione Puglia Servizio Protezione Civile, prot. n del del Servizio di Polizia Locale del Comune di San Ferdinando di Puglia. 3 Cfr. Comune di San Ferdinando di Puglia Piano Urbanistico Generale, indagini Idrogeosud Foggia PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 9
14 - il rischio meteorologico rappresenta fenomeni indotti da particolari situazioni atmosferiche quali: nevicate abbondanti anche a bassa quota, anomalie termiche (ondate di calore, forte freddo, gelate), temporali e rovesci, vento forte e mareggiate. - il rischio idrogeologico corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d acqua a carattere torrentizio e lungo la rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane. - il rischio idraulico corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli idrometrici critici (possibili eventi alluvionali) lungo i corsi d acqua principali a regime torrentizio e fluviale. Rispetto ad un sistema di allerta basato su osservazioni pluviometriche ed idrometriche, quale è quello adottato, è possibile differenziare gli eventi pluviometrici critici in funzione delle scale temporali e spaziali dei fenomeni causa dei dissesti. Un evento pluviometrico risulta critico per un assegnata tipologia di dissesto, se l evento stesso manifesta un carattere di eccezionalità alle scale spaziali e temporali caratteristiche del principale fenomeno naturale che sottende la dinamica del dissesto stesso. Per i dissesti associati a fenomeni di trasporto idraulico superficiale, la scala temporale di riferimento cresce al crescere della scala spaziale del fenomeno: dalla scala di versante e piccolo bacino, alla scala di medio grande bacino: - dissesti di versante per erosione del suolo; - flussi detritici associate a piene in bacini montani; - erosioni e sovralluvionamenti d alveo; - allagamenti localizzati per insufficienze della rete di drenaggio artificiale o naturale secondaria in aree sub-pianeggianti; - esondazioni dei corsi d acqua in tratti non arginati; - esondazioni dei corsi d acqua in tratti arginati per sormonto degli argini; - esondazioni per rotte arginali. I dissesti di versante sono invece generalmente associati a fenomeni pluviometrici di grande durata (in genere intervalli temporali compresi tra ore o più giorni), indipendentemente dalla loro estensione areale: - frane superficiali associate ad eventi pluviometrici di lunga durata - colate di fango generate da frane superficiali in terreni sciolti. II Eventi pluviometrici critici Nel territorio del Comune di San Ferdinando di Puglia, gli eventi di dissesto idraulico ed idrogeologico dovuti ad eventi pluviometrici estremi sono riconducibili prevalentemente a dissesti associati a fenomeni di trasporto idraulico superficiale. Pertanto, sulla base della caratterizzazione tipologica dei dissesti sopradescritti, il territorio del Comune di San Ferdinando di Puglia ricade tra quelli interessati da eventi pluviometrici critici caratterizzati da intensità elevata in intervalli temporali di durata anche limitata (in genere intervalli temporali compresi tra 0-6 ore), che possono generare situazioni di crisi in bacini di estensione inferiore a 100 kmq (incluso aree di drenaggio urbano) e fenomeni di dissesti associati a fenomeni di trasporto idraulico superficiale. Per la presenza del Fiume Ofanto, il territorio comunale si può altresì considerare soggetto a fenomeni connessi ad eventi pluviometrici critici caratterizzati da intensità elevata in intervalli temporali di media durata PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 10
15 (in genere, ore o più giorni) caratteristici dei territori a rischio idraulico che sottendono bacini imbriferi di estensione compresa tra e kmq. II.2.4 Scenari di rischio di intermedio Sulla base della classificazione degli eventi pluviometrici operata, e degli approfondimenti effettuati, si è proceduto ad individuare tre differenti scenari di rischio intermedio che potrebbero manifestarsi isolatamente o progressivamente in ragione delle caratteristiche dimensionali, spaziali e temporali di un evento pluviometrico critico di massima intensità e breve durata, corrispondente ai livelli di criticità ordinaria o moderata del sistema di allertamento (Cfr. Par. II.3). Si segnala nel merito che tali eventi possono associarsi anche a precipitazioni di carattere temporalesco che, come precisato nelle Procedure di allertamento del sistema regionale di protezione civile per rischio meteorologico, idrogeologico ed idraulico, sono caratterizzati dalla difficoltà, in fase previsionale, di operare una adeguata valutazione in termini quantitativi e di localizzazione spaziale e temporale. Di conseguenza, l effettiva interpretazione dei fenomeni in atto nel territorio, e quindi del corrispondente scenario di rischio atteso, dovrà necessariamente essere effettuata con l ausilio delle attività di presidio territoriale poste in essere dalla struttura di protezione civile comunale, al fine di valutare le effettive situazioni di criticità. II Evento pluviometrico di massima intensità è breve durata Gli eventi pluviometrici con intensità elevata in intervalli temporali di durata 0-6 ore, generanti situazioni di crisi in bacini di estensione inferiore a 100 kmq e nei centri urbani, possono verificarsi praticamente in ogni periodo dell anno. Tuttavia, sulla base delle rilevazioni effettuate tra il 2000 ed il 2010 dal Servizio Regionale di Protezione Civile presso la stazione pluviometrica di San Samuele di Cafiero, situata nel territorio del Comune di San Ferdinando di Puglia, si nota come le precipitazioni di massima intensità e breve durata si verifichino prevalentemente nel periodo compreso tra aprile e settembre, con frequenza maggiore nel mese di giugno 4. Questi eventi sono caratterizzati da durate di poche decine di minuti ed una estensione spaziale di pochi chilometri. Le maggiori situazioni di crisi in occasione di questi eventi si sono verificate nelle aree urbane pedemontane, che sottendono bacini collinari o montani di pochi chilometri. La tabella seguente riporta le precipitazioni rilevate presso la Stazione San Samuele di Cafiero. 4 Fonte: Annali Idrologici Protezione Civile Puglia in PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 11
16 Tab. II.1 Precipitazioni da 0 a 24 ore Gli scenari prevalenti di rischio sono associati a piene improvvise con trasporto intenso di detriti negli impluvi naturali e nella rete di drenaggio urbana, spesso in cattivo stato di manutenzione. Particolarmente a rischio risultano essere i sottopassi e le volumetrie edificate sottoposte al piano stradale, soggetti a rapido allagamento. Altre situazioni di elevato rischio si registrano in corrispondenza degli alvei-strada laddove le piene sono particolarmente temibili per il trasporto intenso di detriti sul piano stradale e per la mobilitazione delle automobili ivi presenti. In occasione di questi eventi sono anche frequenti frane anche di ridotte dimensioni localizzate sui versanti in corrispondenza di tagli stradali, con disagi notevoli alla viabilità urbana. In relazione a ciò, occorre considerare verificarsi di eventi pluviometrici critici in aree urbane antropizzate, fa si che agli eventi più propriamente connessi al dissesto meteo-idrogeologico ed idraulico si possano assommare ulteriori problematiche che invece sono dipendenti dalle condizioni e dalla qualità del costruito quali, ad esempio, il distacco di intonaci dai fabbricati, il cedimento di muri di contenimento, gli sprofondamenti e le voragini stradali, gli allagamenti nelle aree di territorio ribassate e lungo la viabilità stradale sottoposta, la crisi del sistema fognario specie in presenza di forti pendenze, l ostruzione, la sovrapressione e/o i dissesti del sistema di drenaggio e captazione delle acque anche superficiali. In relazione al territorio di San Ferdinando di Puglia, nello scenario di rischio intermedio, corrispondente a livelli di criticità gradualmente crescenti associabili alla frequenza dei fenomeni, possono verificarsi allagamenti delle sedi stradali di attraversamento dell area posta al margine Nord-Est del Centro Urbano, rilevati e descritti dagli uffici comunali 5 e individuati dai punti di criticità e dai corrispondenti areali di rischio alla VI.3-TAV.3. 5 Cfr.: Nota alla Regione Puglia Servizio Protezione Civile, prot. n del del Settore di Polizia Locale del Comune di San Ferdinando di Puglia. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 12
17 Nel settore Nord-Est a ridosso del centro abitato, ove si registra la maggiore concentrazione di aree produttive, i punti di criticità idraulica, interessano gli snodi e le arterie della viabilità dell area PIP ed i fenomeni di allagamento si verificano con frequenza media di 4-5 episodi l anno. Presso la rotatoria via Trinitapoli-viale degli Ulivi, le precipitazioni meteoriche determinano copiosi allagamenti a causa dell insufficiente capacità dei sistemi di captazione e smaltimento delle acque piovane. Alla confluenza viale degli Ulivi-via Francia, in occasione di precipitazioni meteoriche copiose, il sistema di deflusso delle acque, consistente in un tratto di fogna bianca completo di pompaggio, si rivela inadeguato alla portata delle stesse e determina l allagamento dell incrocio ubicato nella zona di compluvio ove confluiscono le acque provenienti da via Barletta e da via Trinitapoli. Nel tratto stradale di via Barletta, tra via Portogallo e via Francia, precipitazioni meteoriche copiose determinano l allagamento del tratto stradale in questione, caratterizzato da traffico veicolare particolarmente intenso. Tale situazione si verifica in quanto trattasi di zona di compluvio dove le cunette laterali presenti sul tratto stradale si rivelano di scarsa portata a causa della inadeguatezza delle pendenze. Lungo la S.P.64 diretta verso la S.P.62, nel tratto che prende il nome di via alla Fontana, posto a Nord- Ovest dell abitato, dove le acque meteoriche di parte dell abitato confluiscono a causa della pendenza naturale del terreno fino ad immettersi in un canale naturale: forti precipitazioni, determinano una portata di acqua superiore alla capacità di detto canale, provocando l allagamento ed ristagno dei terreni limitrofi e delle strade extraurbane al contorno, nonché danni alle colture pregiate della zona. Fenomeni di questo tipo sono stati rilevati mediamente 1-2 volte l anno e possono pertanto essere associati a quelli interessanti l area Nord-Est, in uno scenario di rischio di grado lievemente superiore in ragione dell intensità o del perdurare delle precipitazioni intense. Ancora, un ulteriore scenario di rischio intermedio contempla la possibilità che la massima intensità o la particolare intensità di precipitazioni perduranti, determini un aggravamento della criticità dei fenomeni, fino al manifestarsi di alcune delle condizioni di rischio associate allo scenario di rischio di riferimento, esaminato al paragrafo seguente, in particolare nei tratti stradali che insistono sul canale di piena del corso d acqua episodico che corre in direzione SE-NO nella zona settentrionale del territorio, in ragione della ridotta capacità di portata di detto alveo. I fenomeni sopradescritti devono ritenersi particolarmente rilevanti se valutati in relazione alla sicurezza ed alla transitabilità, sia pedonale che veicolare, della viabilità interessata, e ciò non solamente in ragione del prioritario obiettivo di tutelare l incolumità degli utenti della strada, ma anche in relazione alla necessità di consentire, in caso di evoluzione anche rapida dei fenomeni verso criticità crescenti, fino alle condizioni descritte nello scenario di rischio di riferimento, l agevole transito di mezzi di emergenza e soccorso in ingresso ed egresso dalle aree di evento, in particolare se si considera che i fenomeni in parola determinano particolare pregiudizio al traffico veicolare della ex S.P.63 e dalla S.S.16 Adriatica, per la presenza, nell area, degli svincoli della stessa. II.2.5 Scenario di rischio di riferimento Sulla base della classificazione degli eventi pluviometrici operata, e degli approfondimenti effettuati, si è proceduto ad individuare lo scenario di rischio idi riferimento che potrebbe manifestarsi isolatamente o progressivamente in ragione delle caratteristiche dimensionali, spaziali e temporali di un evento pluviometrico critico di intensità elevata e lunga durata, corrispondente al livello di criticità elevata del sistema di allertamento (Cfr. Par. II.3). Le Procedure di allertamento del sistema regionale di protezione civile per rischio meteorologico, idrogeologico ed idraulico sottolineano come, sebbene spesso le situazioni di disagio e, più in generale, di dissesto, siano causate da condizioni meteorologiche predisponenti gli eventi naturali, in realtà, in talune circostanze, è possibile che si verifichino fenomeni idrogeologici e/o idraulici indipendenti dalle condizioni meteo in atto. Basti pensare al deflusso fluviale di torrenti e corsi d acqua reso, spesso, difficoltoso per la scarsa manutenzione degli alvei, oppure alla difficoltà del deflusso alla foce, specie dopo periodi piovosi PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 13
18 intensi, in casi di moto ondoso e venti forti provenienti dai quadranti nordorientali. Tali circostanze si traducono in una differente corrispondenza tra livelli di criticità idrogeologica e le condizioni meteorologiche definite avverse. Per questo motivo resta sempre di fondamentale importanza l opera di manutenzione e vigilanza dei corsi d acqua da prevedere costantemente nell ordinario. II Evento pluviometrico di intensità elevata e lunga durata Gli eventi pluviometrici critici con intensità elevata in intervalli temporali di durata da ore e oltre, che possono generare situazioni di crisi in bacini di estensione compresa tra e kmq, si registrano principalmente nella stagione più umida, tra novembre e marzo. I dati rilevati dal Servizio regionale di Protezione Civile presso la stazione pluviometrica di San Samuele di Cafiero 6 relativamente alle massime precipitazioni dell anno per periodi di più giorni consecutivi, confermano questo andamento nell arco temporale da 2000 al Tab.II.2: Precipitazioni da 1 a 5 giorni consecutivi Le situazioni di crisi associate a questi eventi possono interessare le aree a ridosso dell alveo fluviale dell Ofanto, sia per esondazione in tratti non arginati, sia per sormonto di argini e rotte arginali. Allagamenti si possono verificare inoltre nelle aree agricole contermini ai tratti arginati per effetto del rigurgito indotto dai canali in piena. Lo scenario di rischio di riferimento contempla fenomeni meteorologici che, per intensità e durata, sono in grado di determinare la crisi idraulica del sistema fluviale con criticità via via crescente fino all esondazione del Fiume Ofanto e dei reticoli minori affluenti. Un evento siffatto potrebbe determinare l allagamento delle aree circostanti prima in tratti non arginati, poi in quelli arginati per rottura o superamento degli argini. L ultimo fenomeno di esondazione del Fiume Ofanto riportato 7 risale alla data del allorquando si verificava un nubifragio di particolare intensità. Le aree a rischio R4 individuate dall Autorità di Bacino associate ai fenomeni sopradescritti, sono ubicate in corrispondenza delle infrastrutture viarie e dei raccordi, meglio descritti in precedenza (cfr. par. II.2.1), la cui funzionalità ed accessibilità potrebbe in tutto o in parte risultare compromessa: Autostrada A14, la Strada Statale 16 Adriatica, la Strada Provinciale 231, il ramo di immissione della SS16 sulla viabilità urbana di penetrazione Est di San Ferdinando di Puglia e la Strada Provinciale 64, il tratto extraurbano del prolungamento di Via Ofanto. Pur non sussistendo sufficienti dati atti a consentire una valutazione corretta ed esaustiva, sulla base delle informazioni acquisite circa la presenza di depositi colluvionali nelle aree Nord-Est a ridosso del centro urbano descritti in precedenza (cfr. par. II.2.2), si ritiene utile segnalare l opportunità di effettuare successivi ulteriori 6 Fonte: Annali Idrologici Protezione Civile Puglia in 7 Cfr.: Nota alla Regione Puglia Servizio Protezione Civile, prot. n del del Settore di Polizia Locale del Comune di San Ferdinando di Puglia. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 14
19 approfondimenti atti a verificare l eventualità, che la viabilità in tali zone possa essere interessate da fenomeni di dilavamento superficiale. Anche per lo scenario di rischio di riferimento, come per gli scenari intermedi, i fenomeni descritti devono ritenersi particolarmente rilevanti se valutati in relazione alla sicurezza ed alla transitabilità, sia pedonale che veicolare, della viabilità interessata, e ciò non solamente in ragione del prioritario obiettivo di tutelare l incolumità degli utenti della strada, ma anche in relazione alla necessità di consentire, in caso di evoluzione anche rapida dei fenomeni, il transito in sicurezza di mezzi di emergenza e soccorso in ingresso ed egresso dalle aree di evento, in particolare se si considera che i fenomeni in parola determinano particolare pregiudizio al traffico veicolare in corrispondenza di tutte le direttrici di penetrazione al centro urbano. Pur non risultando dalla mappatura dei rischi esaminata l interessamento di edifici strategici e rilevanti esposti, come si evince all elaborato VI.3-TAV.3, si ritiene comunque opportuno segnalare la necessità di prestare particolare attenzione alle condizioni di rischio presenti lungo la viabilità locale in direzione Trinitapoli, cui si collega il prolungamento di Via Ofanto ricadente nel territorio del Comune di San Ferdinando di Puglia: in questa zona, infatti, è presente un piccolo borgo agricolo per gli abitanti del quale, tale viabilità rappresenta, in caso di allagamento, l unica via di fuga. II.3 Indicatori di evento Nei sistemi di allertamento per il rischio idrogeologico ed idraulico, i livelli di criticità, distinti in ordinaria, moderata ed elevata, corrispondono a definiti scenari che si prevede possano verificarsi sul territorio e che vengono stabiliti in base alla previsione degli eventi meteorologici attesi, nonché degli scenari di rischio anche sulla base della possibilità di superamento di soglie pluvio-idrometriche complesse. Tali previsioni vengono effettuate per ambiti territoriali, ovvero Zone di allerta, significativamente omogenee per l atteso manifestarsi della tipologia e della severità degli eventi meteoidrologici intensi e dei relativi effetti al suolo. II.3.1 Zone di allerta per la fase di previsione meteorologica Secondo quanto previsto alla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004, così come modificata e integrata dalla Direttiva 25 febbraio 2005, il territorio della Regione Puglia è stato suddiviso in 6 Zone di Allerta, ambiti territoriali significativamente omogenei per tipologia e severità degli eventi attesi, meteorologici e idrologici intensi, e dei relativi effetti. Alle Zone di Allerta si fa riferimento in modo specifico ed esclusivo nella fase di previsione meteorologica, al fine di rendere più efficaci le comunicazioni relative alle previste condizioni meteo avverse e le possibili criticità di carattere idraulico ed idrogeologico ad esse associate. La figura seguente riporta il territorio della Puglia suddiviso per zone di allerta. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 15
20 Fig. II.1 Delimitazioni geografiche delle Zone di allerta II.3.2 Livelli di criticità e Valori di soglia Nella fase di previsione meteorologica, il modello utilizzato dal Servizio regionale di Protezione Civile fa riferimento a soglie pluviometriche corrispondenti a diversi livelli di criticità associati ad opportuni tempi di ritorno, individuabili dall analisi probabilistica dei fenomeni di pioggia. Il concetto di tempo di ritorno viene utilizzato come indicatore di massima della pericolosità. In particolare, le soglie pluviometriche sono state determinate in relazione a tre diversi livelli di criticità, secondo le seguenti corrispondenze: - ordinaria (associabile a precipitazioni con tempo di ritorno compresi tra 2 e 5 anni o a fenomeni intensi quali temporali di incerta prevedibilità); - moderata (associabile a precipitazioni con tempo di ritorno compresi tra 5 e 20 anni); - elevata (associabile a precipitazioni con tempo di ritorno almeno pari a 20 anni). I valori di soglia utilizzati per gli eventi previsti e/o in atto sono quelli identificati dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale 8 che, per ognuna delle sei zone di Allerta, definisce quotidianamente il grado di criticità idrogeologica atteso (variabile da assente a elevata). Ad ogni scenario di rischio idrogeologico e idraulico, il modello previsionale associa un sistema di soglie articolato almeno su due livelli di criticità, moderata ed elevata, oltre che un livello base di criticità ordinaria. Il raggiungimento di un livello di criticità per evento previsto e/o in atto determina l emissione di opportuno messaggio di allerta ad opera della struttura di Protezione Civile regionale secondo livelli di allertamento corrispondenti ai diversi livelli di criticità. Gli scenari associati ai livelli di criticità sono definiti dal Manuale operativo per la predisposizione di un Piano comunale ed intercomunale di protezione civile elaborato dal Dipartimento Nazionale della Protezione 8 E altresì previsto, da parte del Centro Funzionale Regionale, un aggiornamento delle soglie pluviometriche attraverso una specifica indagine retrospettiva di eventi storici e dei relativi effetti al suolo verificatisi sul territorio regionale e ciò al fine di disporre di un congruo numero di eventi significativi, distribuiti sul territorio regionale, che consentano di migliorare la conoscenza in merito ad alcune variabili (grado saturazione del suolo, permeabilità, uso del suolo, etc.) che influenzano le modalità di sviluppo di fenomeni idrogeologici ad essi correlabili e di conseguenza riformulare nuovi valori di soglia. Sulla base del raggiungimento e/o superamento dei valori di soglia così fissati, verranno pertanto definiti nuovi livelli di criticità. PGE_RMII Piano Comunale di Emergenza Rischio MeteoIdrogeologico ed Idraulico Rev. 0 Luglio 2013 Pagina di 38 16

References: art. 1
 art. 63
 art. 12
 art. 17
 art. 65
 articolo 65
 art. 68
 art. 67
 art. 1
 art. 2
 art. 5
 art. 30
 art. 15
 art. 108