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Timestamp: 2020-08-05 08:11:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 204 del 05/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 204 del 05/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 05/01/2011, (ud. 01/12/2010, dep. 05/01/2011), n.204
sul ricorso 1622-2010 proposto da:
V.M., + ALTRI OMESSI
avverso la sentenza n. 62/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 22/01/2009 r.g.n. 2651/07;
Con ricorso al Tribunale di Bari P.C.M., + ALTRI OMESSI convenivano in giudizio l’Inps chiedendo venisse accertato il loro diritto alla differenza dell’indennità di disoccupazione dell’anno 2005; la ricorrente – premesso che il trattamento di disoccupazione era stato loro corrisposto dall’Istituto sulla base del salario medio convenzionale congelato all’anno 1995 – sostenevano che il medesimo trattamento doveva essere invece calcolato, ai sensi del D.Lgs. n. 146 del 1997, art. 4, sui minimi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva provinciale, con conseguente diritto alle differenze tra quanto spettante e quanto percepito.
Va preliminarmente dichiarata la inammissibilità del ricorso proposto nei confronti di D.G.L. in quanto non notificato, mancando la ricevuta di ritorno della notifica a mezzo posta. Con l’unico motivo l’Istituto ricorrente, lamentando violazione degli artt. 46, 51 e 55 del CCNL operai agricoli e florovivaisti del 2002 in relazione al D.Lgs. n. 314 del 1997, art. 6, comma 4, lett. a). nonchè in relazione agli artt. 1362 e 2120 c.c. ed alla L. n. 297 del 1982, art. 4, commi 10 e 11, censura la sentenza per avere incluso nella retribuzione da prendere a base per la liquidazione dell’indennità di disoccupazione, anche la voce denominata “quota di TFR”, la quale invece non dovrebbe esserlo, per avere – contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale – effettiva natura di retribuzione differita. Il ricorso va accolto.
1. Viene in applicazione nel caso di specie, per la determinazione dell’indennità di disoccupazione agricola spettante ai ricorrenti, il D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146, art. 4 “Attuazione della delega conferita dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 24 in materia di previdenza agricola”. La norma recita: “A decorrere dal primo gennaio 1998 il salario medio convenzionate, determinato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e rilevato nel 1995, resta fermo, ai fini della contribuzione e delle prestazioni temporanee, fino a quando il suo importo per le singole qualifiche degli operai agricoli non sìa superato a quello spettante nelle singole province in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.
di Si tratta di stabilire se la indennità di disoccupazione spettante per l’anno che interessa la presente causa sia stata correttamente liquidata dall’Inps sulla base dei salari medi convenzionali congelati al 1995 L. n. 549 del 1995, oppure la liquidazione non sia corretta ai sensi del disposto del D.Lgs. n. 146 del 1997, perchè, per quell’anno, detti salari medi convenzionali erano già stati superati dalle retribuzioni spettanti ai sensi dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
2. Va in primo luogo riconfermato il principio già enunciato con la sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui “Ai fini della liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, ai sensi del D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146, art. 4, la nozione di retribuzione – definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a confronto con il salario medio convenzionale – non è comprensiva del trattamento di fine rapporto”. A sostegno di tale affermazione è sufficiente richiamare il combinato disposto i due norme: il D.L. 21 marzo 1988, n. 86, art. 7, comma 2, convertito nella L. 20 maggio 1988, n. 160, per cui “La retribuzione di riferimento per la determinazione della indennità giornaliera di disoccupazione è quella media soggetta a contribuzione… ” ed il D.Lgs. 2 settembre 1997, n. 314, che, all’art. 6 “Determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi”, esclude espressamente da contribuzione le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto.
6. Con questa disposizione il legislatore rinvia alla contrattazione collettiva non soltanto per quanto riguarda il contenuto dell’obbligazione retributiva, ma anche per quanto riguarda quella contributiva, con la conseguenza che il risultato deve essere il medesimo sìa per la quantificazione del credito retributivo del lavoratore, sia per la determinazione della contribuzione dovuta all’ente previdenziale.
Si tratta invero di una casistica indicala dalla norma in commento che è solo esemplificativa delle variegate formule che può assumere la contrattazione collettiva, per cui, al di là della formulazione non perspicua, ciò che la norma ha inteso salvaguardare è la volontà delle parti stipulanti in tutte le sue articolazioni.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso proposto nei confronti di D.G.L., per tutti gli altri accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di cui al ricorso introduttivo. Compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.

References: Sentenza 
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 art. 4
 art. 6
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 art. 2
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 art. 7
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