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Timestamp: 2018-07-18 03:16:34+00:00

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Corte di Giustizia UE sentenza n. 264 depositata il 5 aprile 2017 - IVA - L'avvio di procedimenti penali, per mancato assolvimento dell'IVA, sebbene successivi all'irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i stessi fatti non viola la normativa dell'Unione Europea - Studio Cerbone
Corte di Giustizia UE sentenza n. 264 depositata il 5 aprile 2017 – IVA – L’avvio di procedimenti penali, per mancato assolvimento dell’IVA, sebbene successivi all’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i stessi fatti non viola la normativa dell’Unione Europea
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Corte di Giustizia UE sentenza n. 264 depositata il 5 aprile 2017
Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto – Direttiva 2006/112/CE – Articoli 2 e 273 – Normativa nazionale e sanzioni amministrativa e penale per stessi fatti- Omissione dell’IVA – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 50 – Principio del ne bis in idem – Identità della persona imputata o sanzionata.
La Corte interpreta l’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nel senso che non osta ad una normativa interna di uno Stato dell’Unione, che permette l’avvio di procedimenti penali, per mancato assolvimento dell’IVA, sebbene successivi all’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i stessi fatti, ancorchè detta sanzione sia stata comminata ad una società dotata di personalità giuridica e i procedimenti penali avviati nei confronti di una persona fisica.
2 Tali domande sono state presentate nell’ambito di due procedimenti penali a carico, rispettivamente, del sig. – X – e del sig. – Y -, per reati che essi avrebbero commesso in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA).
6 L’articolo 13, paragrafo 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell’articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662(supplemento ordinario alla GURI n. 5, dell’8 gennaio 1998), è così formulato:
9 Nei periodi di imposta di cui trattasi nei procedimenti principali, il sig. – X – era il legale rappresentante della S.A. COM – XS- Srl ed il sig. – Y – era il legale rappresentante della – YE – Srl.
10 Il sig. – X – ed il sig. – Y – sono imputati dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per il reato previsto e punito dall’articolo 10 ter del decreto legislativo n. 74/2000, in combinato disposto con l’articolo 10 bis del medesimo, con la motivazione che, nella loro qualità di legali rappresentanti di tali società, avrebbero omesso di versare entro i termini previsti dalla legge l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale per i periodi di imposta di cui ai procedimenti principali. L’IVA non pagata ammonterebbe, in ciascun caso, a più di un milione di euro.
11 Tali procedimenti penali sono stati avviati dopo che l’Agenzia delle Entrate ha denunciato detti reati alla Procura della Repubblica. Nel corso dei procedimenti penali in parola, è stato effettuato un sequestro preventivo sia sui beni del sig. – X – che su quelli del sig. – Y -, sequestro nei confronti del quale entrambi hanno presentato una richiesta di riesame.
12 Prima dell’instaurazione di detti procedimenti penali, gli importi dell’IVA di cui ai procedimenti principali sono stati oggetto di accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria, la quale, oltre a liquidare il debito tributario, ha anche irrogato una sanzione tributaria alla S.A. COM – XS- e alla – YE -, nella misura del 30% dell’importo dovuto a titolo di IVA. In seguito ad una transazione vertente sugli accertamenti in parola, questi ultimi sono diventati definitivi, non essendo stati oggetto di impugnazione.
15 Dato che il giudice del rinvio fa riferimento non soltanto all’articolo 50 della Carta, ma anche all’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, occorre ricordare che, anche se, come conferma l’articolo 6, paragrafo 3, TUE, i diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali e anche se l’articolo 52, paragrafo 3, della Carta prevede che i diritti in essa contemplati corrispondenti a quelli garantiti dalla CEDU hanno lo stesso significato e la stessa portata di quelli loro conferiti dalla suddetta convenzione, quest’ultima non costituisce, fintantoché l’Unione non vi abbia aderito, un atto giuridico formalmente integrato nell’ordinamento giuridico dell’Unione (sentenze del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson, C?617/10, EU:C:2013:105, punto 44, nonché del 15 febbraio 2016, N., C?601/15 PPU, EU:C:2016:84, punto 45 e giurisprudenza ivi citata). Pertanto, l’esame della questione sollevata deve essere condotto alla luce unicamente dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta (v., in tal senso, sentenze del 28 luglio 2016, Conseil des ministres, C?543/14, EU:C:2016:605, punto 23 e giurisprudenza ivi citata, nonché del 6 ottobre 2016, Paoletti e a., C?218/15, EU:C:2016:748, punto 22).
16 Per quanto riguarda l’articolo 50 della Carta, occorre rilevare che le sanzioni tributarie ed i procedimenti penali aventi ad oggetto reati in materia di IVA e volti ad assicurare l’esatta riscossione di tale imposta e ad evitare le evasioni, come quelli di cui ai procedimenti principali, costituiscono un’attuazione degli articoli 2 e 273 della direttiva 2006/112, nonché dell’articolo 325 TFUE e, quindi, del diritto dell’Unione ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, della Carta (v., in tal senso, sentenze del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson, C?617/10, EU:C:2013:105, punti da 24 a 27, nonché dell’8 settembre 2015, Taricco e a., C?105/14, EU:C:2015:555, punti 49, 52 e 53). Pertanto, le disposizioni di diritto nazionale che disciplinano procedimenti penali aventi ad oggetto reati in materia di IVA, come quelli di cui ai procedimenti principali, rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 50 della Carta.
19 Tale interpretazione dell’articolo 50 della Carta è confermata dalle spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali (GU 2007, C 303, pag. 17), che devono essere prese in considerazione per l’interpretazione della stessa (v., in tal senso, sentenza del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson, C?617/10, EU:C:2013:105, punto 20). Per quanto riguarda tale articolo, le spiegazioni in parola si riferiscono alla giurisprudenza della Corte relativa al principio del ne bis in idem, quale riconosciuto come principio generale del diritto dell’Unione prima dell’entrata in vigore della Carta. Secondo tale giurisprudenza, detto principio non può, in ogni caso, essere violato se non è la stessa persona ad essere stata sanzionata più di una volta per uno stesso comportamento illecito (v., in tal senso, in particolare, sentenze del 7 gennaio 2004, Aalborg Portland e a./Commissione, C?204/00 P, C?205/00 P, C?211/00 P, C?213/00 P, C?217/00 P e C?219/00 P, EU:C:2004:6, punto 338, nonché del 18 dicembre 2008, Coop de France bétail et viande e a./Commissione, C?101/07 P e C?110/07 P, EU:C:2008:741, punto 127).
20 La Corte ha confermato detta giurisprudenza successivamente all’entrata in vigore della Carta (v., in tal senso, sentenza del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson, C?617/10, EU:C:2013:105, punto 34).
21 Nel caso di specie, dalle informazioni contenute nelle ordinanze di rinvio, confermate tanto da alcuni elementi del fascicolo di cui dispone la Corte, quanto dal governo italiano nell’udienza dinanzi a quest’ultima, risulta che le sanzioni tributarie di cui ai procedimenti principali sono state inflitte a due società dotate di personalità giuridica, ossia la S.A. COM – XS- e la – YE -, mentre i procedimenti penali di cui trattasi riguardano il sig. – X – ed il sig. – Y -, che sono persone fisiche.
22 Risulta pertanto, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 36 delle sue conclusioni, che, nei due procedimenti penali in discussione, la sanzione tributaria ed i procedimenti penali riguardano persone distinte, ossia, nella causa C?217/15, la S.A. COM – XS-, oggetto di una sanzione tributaria, ed il sig. – X -, nei confronti del quale è stato avviato un procedimento penale, e, nella causa C?350/15, la – YE -, cui è stata inflitta una sanzione tributaria, ed il sig. – Y -, oggetto di un procedimento penale, cosicché sembra mancare la condizione per l’applicazione del principio del ne bis in idem secondo la quale la stessa persona deve essere oggetto delle sanzioni e dei procedimenti in questione, circostanza che spetta tuttavia al giudice del rinvio verificare.
23 A tale riguardo, il fatto che il sig. – X – ed il sig. – Y – siano perseguiti penalmente per fatti commessi in qualità di legali rappresentanti delle società che sono state oggetto di sanzioni tributarie non è idoneo a rimettere in discussione la conclusione di cui al punto precedente.
24 Infine, ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 3, della Carta, nella misura in cui l’articolo 50 della medesima contiene un diritto corrispondente a quello previsto all’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, occorre garantire che la predetta interpretazione dell’articolo 50 della Carta non sia in contrasto con il livello di tutela garantito dalla CEDU (v., per analogia, sentenza del 15 febbraio 2016, N., C?601/15 PPU, EU:C:2016:84, punto 77).

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