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Timestamp: 2019-05-26 01:48:36+00:00

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PARERE 1/17 DELLA CORTE DI GIUSTIZIA - testo integrale Sentenza
PARERE 1/17 DELLA CORTE DI GIUSTIZIA
Ceta · tribunale delle multinazionali · curia
146 A questo riguardo, occorre osservare che la competenza, prevista dall’articolo 8.39, paragrafo 1, lettera a), del CETA, per i tribunali previsti, di concedere a un investitore privato un risarcimento danni, è un aspetto del regime ISDS istituito da tale accordo, che distingue questo regime, vigente nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), dal sistema di risoluzione delle controversie tra le parti contraenti dell’OMC, sistema parzialmente basato su negoziati tra dette parti contraenti e contenente diverse opzioni per dare esecuzione a sentenze (v., in tal senso, sentenza del 9 settembre 2008, FIAMM e a./Consiglio e Commissione, C?120/06 P e C?121/06 P, EU:C:2008:476, punto 116).
244 In considerazione del complesso di questi elementi, occorre concludere che l’accordo CETA previsto è compatibile con il requisito dell’indipendenza.
ECLI:EU:C:2019:341
composta da K. Lenaerts, presidente, R. Silva de Lapuerta, vicepresidente, J.?C. Bonichot, A. Arabadjiev, A. Prechal, M. Vilaras, E. Regan, T. von Danwitz, C. Toader, F. Biltgen, K. Jürimäe e C. Lycourgos, presidenti di sezione, A. Rosas, E. Juhász, M. Ileši? (relatore), J. Malenovský, E. Levits, L. Bay Larsen, M. Safjan, D. Šváby, C.G. Fernlund, C. Vajda e S. Rodin, giudici,
cancelliere: M.?A. Gaudissart, cancelliere aggiunto
– per il Regno del Belgio, da C. Pochet, L. Van den Broeck, M. Jacobs e J.?C. Halleux, in qualità di agenti;
– per il governo lituano, da R. Dzikovi? e D. Kriau?i?nas, in qualità di agenti;
– per il governo sloveno, da N. Pintar Gosenca, V. Klemenc, J. Groznik, A. Dežman Muši? e M. Jakše, in qualità di agenti;
– per il governo slovacco, da M. Kiani?ka, in qualità di agente;
58 Peraltro, il CETA non offrirebbe attualmente la possibilità di concedere il gratuito patrocinio, laddove l’articolo 47, terzo comma, della Carta consacra espressamente il diritto a un siffatto beneficio nella misura necessaria a garantire l’accesso alla giustizia; nella sua sentenza del 22 dicembre 2010, DEB (C?279/09, EU:C:2010:811), la Corte ha precisato inoltre che questo diritto si estende alle imprese.
109 Quest’autonomia, che esiste nei confronti sia del diritto degli Stati membri, sia del diritto internazionale, deriva dalle caratteristiche essenziali dell’Unione e del suo diritto. Quest’ultimo si caratterizza, infatti, per la circostanza di essere il prodotto di una fonte autonoma, costituita dai Trattati, per il suo primato sui diritti degli Stati membri nonché per l’efficacia diretta di tutta una serie di disposizioni applicabili ai loro cittadini e agli stessi Stati membri. Tali caratteristiche hanno dato origine a una rete strutturata di principi, di norme e di rapporti giuridici mutualmente interdipendenti, che vincolano reciprocamente l’Unione stessa e i suoi Stati membri, nonché questi ultimi tra di loro (v., in particolare, sentenza del 18 dicembre 2018, Wightman e a., C?621/18, EU:C:2018:999, punto 45 e giurisprudenza ivi citata).
117 Pertanto, sebbene detti accordi facciano parte integrante del diritto dell’Unione e possano costituire, di conseguenza, oggetto di rinvii pregiudiziali (v., segnatamente, sentenze del 30 aprile 1974, Haegeman, 181/73, EU:C:1974:41, punti 5 e 6; del 25 febbraio 2010, Brita, C?386/08, EU:C:2010:91, punto 39, nonché del 22 novembre 2017, Aebtri, C?224/16, EU:C:2017:880, punto 50), essi concernono in pari misura detti Stati terzi e pertanto possono essere parimenti interpretati dagli organi giurisdizionali di tali Stati. Inoltre, è proprio a causa del carattere reciproco degli accordi internazionali e della necessità di preservare la competenza dell’Unione nelle relazioni internazionali che è lecito per quest’ultima, come si ricava dalla giurisprudenza citata nel punto 106 del presente parere, concludere un accordo che attribuisca a un organo giurisdizionale internazionale la competenza a interpretare quest’accordo senza che detto organo sia soggetto alle interpretazioni di detto articolo che forniscono gli organi giurisdizionali delle parti.
126 Il capo otto, sezione F, del CETA si distingue parimenti dall’accordo sugli investimenti, oggetto della causa che ha portato alla sentenza del 6 marzo 2018, Achmea (C?284/16, EU:C:2018:158), dal momento che, come la Corte ha rilevato nei punti 42, 55 e 56 di tale sentenza, detto accordo istituiva un tribunale chiamato a risolvere controversie che potevano riguardare l’interpretazione o l’applicazione del diritto dell’Unione.
127 Detta sentenza riguardava, inoltre, un accordo tra Stati membri. Ebbene, la questione della compatibilità, con il diritto dell’Unione, dell’istituzione o del mantenimento di un tribunale degli investimenti ad opera di un accordo siffatto differisce da quella della compatibilità, con detto diritto, dell’istituzione di un tribunale del genere mediante un accordo tra l’Unione e uno Stato terzo (sentenza del 6 marzo 2018, Achmea, C?284/16, EU:C:2018:158, punti 57 e 58).
128 Infatti, in qualunque ambito che rientri nel diritto dell’Unione, gli Stati membri sono tenuti al rispetto del principio della fiducia reciproca. Questo principio impone a ciascuno di questi Stati di ritenere, salvo circostanze eccezionali, che tutti gli altri Stati membri rispettino l’ordinamento dell’Unione, ivi compresi i diritti fondamentali, quali il diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice indipendente, enunciato dall’articolo 47 della Carta [v., segnatamente, in tal senso, parere 2/13 (Adesione dell’Unione alla CEDU), del 18 dicembre 2014, EU:C:2014:2454, punto 191, e sentenza del 26 aprile 2018, Donnellan, C?34/17, EU:C:2018:282, punti 40 e 45].
165 A questo riguardo, occorre ricordare che gli accordi internazionali conclusi dall’Unione devono essere pienamente compatibili con i trattati nonché con i principi costituzionali che ne derivano [v., segnatamente, parere 1/15 (Accordo PNR UE-Canada), del 26 luglio 2017, EU:C:2017:592, punto 67, e sentenza del 27 febbraio 2018, Western Sahara Campaign UK, C?266/16, EU:C:2018:118, punto 46].
169 Orbene, come già precisato dalla Corte, l’articolo 18, primo comma, TFUE non è destinato ad essere applicato nel caso di un’eventuale differenza di trattamento tra i cittadini degli Stati membri e quelli degli Stati terzi (sentenza del 4 giugno 2009, Vatsouras e Koupatantze, C?22/08 e C?23/08, EU:C:2009:344, punto 52).
171 Viceversa, l’articolo 20 della Carta, il quale dispone che «tutte le persone sono uguali davanti alla legge», non prevede nessuna limitazione espressa del suo campo d’applicazione e pertanto si applica a tutte le situazioni disciplinate dal diritto dell’Unione, come quelle che rientrano nel campo d’applicazione di un accordo internazionale concluso da quest’ultima (v., in tal senso, sentenze del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson, C?617/10, EU:C:2013:105, punti da 19 a 21; del 26 settembre 2013, Texdata Software, C?418/11, EU:C:2013:588, punto 72, e del 16 maggio 2017, Berlioz Investment Fund, C?682/15, EU:C:2017:373, punto 49).
173 Indubbiamente, come osservato dal Consiglio, l’articolo 20 della Carta non obbliga l’Unione ad accordare, nelle sue relazioni esterne, un trattamento uguale a Stati terzi diversi (sentenza del 21 dicembre 2016, Swiss International Air Lines, C?272/15, EU:C:2016:993, punti da 24 a 26 nonché giurisprudenza ivi citata).
176 L’uguaglianza davanti alla legge, enunciata in quest’articolo, consacra il principio della parità di trattamento, il quale impone che situazioni analoghe non siano trattate in maniera differente e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, a meno che tale trattamento non sia obiettivamente giustificato (sentenze del 17 ottobre 2013, Schaible, C?101/12, EU:C:2013:661, punto 76, nonché del 12 luglio 2018, Spika e a., C?540/16, EU:C:2018:565, punto 35).
177 Il requisito relativo alla comparabilità delle situazioni al fine di determinare l’esistenza di una violazione del principio della parità di trattamento dev’essere valutato in considerazione del complesso degli elementi che le caratterizzano e, segnatamente, alla luce dell’oggetto e dello scopo perseguito dall’atto che istituisce la distinzione in questione, fermo restando che, a tal fine, si deve tener conto dei principi e degli obiettivi dell’ambito in cui detto atto si iscrive (sentenze del 16 dicembre 2008, Arcelor Atlantique et Lorraine e a., C?127/07, EU:C:2008:728, punto 26; del 7 marzo 2017, RPO, C?390/15, EU:C:2017:174, punto 42, nonché del 22 gennaio 2019, Cresco Investigation, C?193/17, EU:C:2019:43, punto 42). Una differenza di trattamento delle situazioni rilevanti, qualora esse non siano paragonabili, non viola l’uguaglianza davanti alla legge sancita dall’articolo 20 della Carta (sentenza del 22 maggio 2014, Glatzel, C?356/12, EU:C:2014:350, punto 84).
178 Per quanto concerne, infine, il principio di effettività del diritto dell’Unione, la domanda di parere fa riferimento ad esso solamente nel quadro di un quesito specifico, vertente sull’ipotesi in cui il tribunale del CETA constatasse che l’imposizione, in base a una violazione dell’articolo 101 TFUE o dell’articolo 102 TFUE, di un’ammenda a un investitore canadese sia incompatibile con il capo otto, sezione C o D, del CETA. Pertanto, occorrerà esaminare questo quesito alla luce del principio di effettività del diritto della concorrenza dell’Unione, che esprime il divieto di ostacolare l’applicazione delle disposizioni del trattato FUE dirette al mantenimento di una concorrenza leale nel mercato interno (v., segnatamente, sentenza del 5 giugno 2014, Kone, C?557/12, EU:C:2014:1317, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).
201 Per quanto riguarda la garanzia di accessibilità, quest’ultima implica che la facoltà prevista dall’articolo 8.18 del CETA, per qualunque investitore di cui all’articolo 8.1 di quest’accordo, di promuovere una controversia dinanzi al tribunale del CETA al fine di far accertare una violazione di detta sezione C o D possa essere limitata unicamente mediante restrizioni proporzionate, ivi comprese quelle collegate al pagamento delle spese giudiziarie, le quali perseguano uno scopo legittimo e non ledano la sostanza stessa del diritto di accesso a un siffatto tribunale (sentenza del 30 giugno 2016, Toma e Biroul Executorului Judec?toresc Hora?iu-Vasile Cruduleci, C?205/15, EU:C:2016:499, punto 44 e giurisprudenza ivi citata).
202 Il requisito dell’indipendenza, per parte sua, è inerente al compito di giudicare e comporta due aspetti. Il primo aspetto, di ordine esterno, presuppone che l’organo interessato eserciti le sue funzioni in piena autonomia, senza vincoli gerarchici o di subordinazione nei confronti di nessuno e senza ricevere ordini o istruzioni da nessuna fonte, e che esso sia così tutelato da interventi o pressioni dall’esterno idonei a compromettere l’indipendenza di giudizio dei suoi membri e ad influenzare le loro decisioni. Questa libertà indispensabile nei confronti di elementi esterni del genere esige determinate garanzie in grado di proteggere la persona di coloro che hanno il compito di giudicare, quali l’inamovibilità. Il fatto che questi ultimi percepiscano un livello di retribuzione adeguato all’importanza delle funzioni esercitate costituisce parimenti una garanzia inerente all’indipendenza [sentenza del 25 luglio 2018, Minister for Justice and Equality (Carenze del sistema giudiziario), C?216/18 PPU, EU:C:2018:586, punti 63 e 64, nonché giurisprudenza ivi citata].
203 Il secondo aspetto, di carattere interno, si ricollega alla nozione di imparzialità e riguarda l’equidistanza dalle parti della controversia e dai loro rispettivi interessi riguardo all’oggetto di quest’ultima. Quest’aspetto esige il rispetto dell’obiettività e la mancanza di qualunque interesse nella soluzione della controversia al di fuori della rigorosa applicazione della norma giuridica [sentenza del 25 luglio 2018, Minister for Justice and Equality (Carenze del sistema giudiziario), C?216/18 PPU, EU:C:2018:586, punto 65 e giurisprudenza ivi citata].
204 Queste garanzie di indipendenza e di imparzialità presuppongono l’esistenza di norme, segnatamente per quanto concerne la composizione dell’organo, la nomina, la durata delle funzioni nonché le cause di astensione, ricusazione e destituzione dei suoi membri, che consentano di escludere qualsiasi dubbio legittimo, nella mente dei cittadini, in merito all’impermeabilità di detto organo nei confronti di elementi esterni e alla sua neutralità rispetto agli interessi contrapposti [sentenza del 25 luglio 2018, Minister for Justice and Equality (Carenze del sistema giudiziario), C?216/18 PPU, EU:C:2018:586, punto 66].
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