Source: https://www.asaps.it/11853-rassegna_stampa_alcol_e_guida_del_9_gennaio_2007.html
Timestamp: 2020-05-28 18:11:15+00:00

Document:
Rassegna stampa Alcol e guida del 9 gennaio 2007.. - Asaps.it Il Portale della Sicurezza Stradale
Alcol e guida rassegna 10/01/2007
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/caso-alcolista-roma/caso-alcolista-roma/caso-alcolista-roma.html
Roma, muore la moglie e chiede aiuto
i vicini non gli credono: beve troppo
ROMA - Una donna di 47 anni A. M., è stata trovata morta questa sera nel suo appartamento in via Corinaldo, zona San Basilio. La donna, come accertato dal medico legale, è morta da almeno tre giorni. I vicini di casa hanno riferito alla polizia che la 47enne e il coniuge, suo coetaneo, facevano uso di alcool. Da alcuni giorni l’uomo diceva ai vicini di avere in casa la moglie morta ma nessuno, in un primo momento, gli ha creduto considerando il suo stato di ebbrezza. Una segnalazione è comunque giunta al commissariato di zona.
Quando i poliziotti sono arrivati nell’appartamento, in pessime condizioni igienico sanitarie, hanno trovato la donna morta. Il corpo non presenta segni di violenza, ma la salma è stata comunque messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’uomo è stato rintracciato poco dopo e ricoverato in ospedale perché trovato in forte stato di ebbrezza.
“Naso Rosso” torna in azione e riporta a casa i giovani ubriachi dopo la discoteca
Ma l’iniziativa è davvero educativa? O è solo un modo per spostare il problema?
(ASAPS) BERNA – Si chiama, un po’ ironicamente, “Naso Rosso”, una singolare iniziativa elvetica – nata in realtà in Canada nel 1983 – al centro spesso di animate discussioni di cui abbiamo anche parlato sulle pagine di questo sito circa le controversie sorte sullo spirito dell’opera svolta e sulle preannunciate limitazioni dei fondi governativi finora destinati all’associazione, specializzata nel riportare a casa i giovani in stato di ebbrezza dopo le serate in discoteca. Giunta all’ottavo anno di vita, Naso Rosso traccia un bilancio della propria esistenza, rilevando che con l’abbassamento della soglia massima di alcol nel sangue – ora conforme agli standard europei – si è raggiunta una maggior consapevolezza di quanto alcol e volante vadano poco d’accordo. Uno dei responsabili locali di Naso Rosso, Serge Badan, ha diffuso nei giorni scorsi i dati relativi all’attività della propria sezione, rilevando che nel mese di dicembre (capodanno compreso) sono state riportate a casa ben 1.123 persone, il 54% in più rispetto all’anno precedente. Bene: incidenti evitati, grazie alla disponibilità dei molti volontari disposti a fare le ore piccole per riportare a casa ubriachi festanti. La domanda che ci poniamo però è questa: il problema è evitato o lo si è solo spostato? Perché se da un lato la guida in stato di ebbrezza comporta rischi diretti da sbronza attiva (danni materiali, lesioni o morte per chi guida) e da sbronza passiva (danni materiali, lesioni o morte per passeggeri del veicolo condotto dall’ebbro, o di terzi lungo la sua strada), dall’altro l’assunzione di alcolici comporta effetti sulla salute che definire nefasti e riduttivo. La nostra domanda aveva posto una questione etica anche in Svizzera, tra chi considerava comunque, meritoria l’iniziativa di Nez Rouge e chi invece considera la garanzia di un rientro a casa una scusa in più per bere a più non posso e quasi come se l’etilismo fosse solo una questione di sicurezza stradale, finire col legittimarlo. Noi poniamo solo l’interrogativo… (ASAPS)
http://www.albanesi.it/risposte/HPM0107p2901.htm
Un brindisi alla nostra salute
Molti amici mi hanno chiesto un commento su una ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso (che naturalmente ha fatto il giro dei media) che afferma che il consumo di piccole (?) quantità di alcol riduce il rischio di mortalità del 18%.
Una tale ricerca è priva di ogni spessore scientifico e non meriterebbe nemmeno di figurare su Novella 2000. Che cosa significa "piccole quantità di alcol"? Che significa "18%"*? In un bambino, in un adulto di 40 anni, in un ottuagenario? Un quarantenne ha una probabilità di morte comunque molto bassa ed è praticamente impossibile correlare i dati derivanti dalle mille potenziali cause di morte; per esempio la ricerca prende come "non bevitori" anche soggetti quarantenni che per gravi motivi di salute non possono bere! Ricordiamo il limite di queste ricerche: in genere persone molto gravi sono messe nello stesso insieme dei soggetti sani e salutisti!!!
Personalmente queste ricerche non le commento più perché sono piene di inesattezze e genericità che rivelano la partigianeria di chi le pubblica. Sarebbe così difficile fare una ricerca il cui prodotto finale non è un discorso privo di qualunque spessore scientifico perché basato su unità di misura che non esistono (dose, bicchiere ecc.), ma una semplice curva che correla l’eventuale beneficio (in ordinate) alla quantità (in ascisse). Io per esempio mi sono assunto la responsabilità** di dire che il limite dell’eventuale beneficio (la mia posizione è che superato il limite sicuramente fa male, ma prima non è detto che faccia bene, potrebbe essere semplicemente ininfluente) è 240 ml di vino, circa un quarto di litro al giorno (*) (non assumendo altri alcolici). Se i ricercatori avessero il coraggio di usare numeri chiari e curve, la popolazione scoprirebbe che nel 90% dei casi è in zona rossa, di pericolo, e il commercio del vino ne risentirebbe pesantemente.
* (Ved. articolo sul trucco delle percentuali relative)
** (Ved. articolo sull’indice alcolico)
(*) Nota: 240 ml di vino in un bambino, in un adulto, in un ottuagenario?
In una volta sola, in 6 dosi da 40 ml per volta?
In un malato di fegato, in una persona che assume psicofarmaci, in un chirurgo che si accinge ad operare, in un muratore che deve salire su un ponteggio, in un alcolista, in una donna incinta…?
A differenza di molti articoli che vengono pubblicati sui benefici del vino, le riflessioni di Roberto Albanesi, da tempo “abbonato” a questa rassegna stampa, sono sempre argute e ineccepibili dal punto di vista scientifico.
Ma quando si cerca una “quantità di sicurezza” si intraprende un percorso pericoloso, essendo la questione decisamente complessa.
Posto con chiarezza che naturalmente non tutti i bevitori hanno o avranno mai problemi alcolcorrelati, io sottoscrivo la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sintetizzo in due punti:
- non esiste una “soglia di sicurezza”, al di sotto della quale bere alcol non comporti mai alcun rischio (si parla di “rischio”, non di “danno”);
- per la salute, meno alcol si beve e meglio è (“Less is better”).
Un megaraduno di alcolisti
Convegno regionale domenica per affrontare il tema della dilagante dipendenza
Il locale Club degli alcolisti in trattamento organizza l’evento e segue ogni settimana 6 famiglie decise a dire basta alla bottiglia
L’impegno del Club è aiutare le famiglie a tornare alla vita
Agrigento capitale per un giorno degli alcolisti di Sicilia.
Nessuno tema però d’imbattersi in gente poco lucida in giro per le strade della città, anzi.
Domenica prossima intorno alle 9,30, al Grand Hotel dei Templi del capoluogo si ritroveranno, infatti, quelle persone che hanno deciso di dare una svolta alla propria vita, lottando con tutte le proprie forze contro la schiavitù del bere per dare ristoro ai patimenti della vita.
Non tutti sanno che ad Agrigento è attivo il Cat, ovvero il Club degli alcolisti in trattamento, una comunità multifamiliare, un’associazione privata che si basa sulla pratica dell’automutuo aiuto e sulla solidarietà tra le famiglie che hanno problemi correlati al consumo eccessivo dell’alcol.
Il primo club sorto in Italia nacque a Trieste nel 1979, mentre nella città dei Templi l’idea si concretizzò nel 2004 con l’apertura del club, oggi coordinato dall’assistente sanitaria Giusi Zagarrì.
A questi clubs possono iscriversi al massimo 12 famiglie per volta, che poi si scindono in due gruppi da 6 per consentire un maggiore dialogo tra le persone che intendono dire addio alla bottiglia.
Accade in sostanza che l’alcolista che intende guarire dalla malattia si rechi con l’intera famiglia alle «sedute». Dell’alcol, infatti, non è vittima «solo» chi ingurgita liquori e altre bevande, ma anche il coniuge, i figli e tutti coloro i quali dividono con il «malato» la piaga della dipendenza.
Ad Agrigento i nuclei familiari componenti del Cat sono 6 e si ritrovano una volta a settimana, ogni lunedì dalle 17,30 alle 19 nei locali di via Caruso Lanza vicino alla chiesa Don Guanella.
Donne e uomini, spesso con bambini al seguito, si confrontano sui rispettivi piccoli-grandi drammi quotidiani.
Non si tratta però di un circolo del dopolavoro, visto che a monitorare le attività del Cat è il Sert di via Imera, coordinato da Renato Andriani.
Proprio Andriani nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme, l’ennesimo, sul dilagare dell’alcolismo in molte famiglie agrigentine, facendo ipotizzare per il futuro un proliferare di nuove dipendenze in molte fasce sociali della città e della provincia agrigentina.
Domenica prossima, e quindi non a caso, la città dei Templi sarà il teatro ideale per mettere alcuni paletti sullo scottante argomento che da medico diventa giorno dopo giorno sociale. Il Club degli alcolisti in trattamento ha infatti organizzato il convegno che vedrà la partecipazione di tutti i club di Sicilia. Saranno decine di alcolisti ribellatisi all’alcol che si confronteranno sulle moderne tecniche di disintossicazione fisica e psicologica. Il convegno ha un tema che la dice lunga sulle motivazioni dell’evento: «Alcol: se lo conosci lo eviti, se non lo conosci...»
Alla presenza del responsabile regionale dei Club Michele Parisi si susseguiranno gli interventi di specialisti del settore e soprattutto le testimonianza di alcune persone capaci di staccarsi per sempre dalla bottiglia di birra o whisky.
«Siamo convinti - dice la responsabile del club agrigentino Giusy Zagarrì - che con il sistema del confronto tra famiglie, l’alcolista riesce a scavare meglio dentro di se, rapportandosi con altre situazioni simili alla propria, riuscendo spesso a trovare le risposte e la via d’uscita dal tunnel. Il fatto che Agrigento sia sede di un convegno regionale è prova del grande interesse per questa realtà». (*)
(*) Nota: i più attenti lettori di questa rassegna sono abituati all’imprecisione nella terminologia che tanto spesso contraddistingue gli articoli che parlano dei Club.
Ieri abbiamo riportato un articolo di “Varesenews” che, a proposito del Club di Luino, addirittura parlava di “terapia di gruppo”.
Oggi questo articolo sui Club siciliani parla, tra le altre cose, di auto mutuo aiuto, coordinatore di Club, gruppi, guarire dalla malattia, eccetera.
L’augurio è che si tratti di imprecisioni dovute alla scarsa conoscenza dell’approccio da parte dei giornalisti che scrivono gli articoli.
Io stesso ho mandato articoli a giornali, che poi me li hanno pubblicati con grande imprecisione, quando non proprio stravolti.
La frase più preoccupante di questo articolo è quella che vi ho evidenziato il colore blu: sarebbe davvero inaccettabile se davvero in qualche realtà locale ci fossero Sert che “monitorassero” i Club degli alcolisti in trattamento.
Speriamo che il giornalista si sia espresso male, e che volesse descrivere una collaborazione, nel rispetto delle reciproche autonomie, nonchè della riservatezza.
Nessuno può dire ad un Club che cosa deve fare, nessuno può riferire al di fuori del Club che cosa succede, né chi partecipa, agli incontri.
Maresciallo investito sulla Salaria
De Angelis è stato operato
CASTEL DI LAMA - Gabriele De Angelis, il vice comandante della stazione dei carabinieri di Castel di Lama, investito da un uomo che guidava in stato d´ebrezza, e´ stato sottoposto ieri mattina ad intervento chirurgico per ridurre la frattura al braccio destro. La sue condizioni sono buone e non destano alcuna preoccupazione. “Un incidente – e´ stato il commento del capitano Emanuele Pipola – che si sarebbe potuto evitare se il De Angelis non avesse ecceduto nel bere (*)”. Nella scorsa intorno alle 2,30 il De Angelis ed un suo collega stavano pattugliando la Salaria Inferiore nei pressi del bivio per Colli del Tronto. All´improvviso e´ sopraggiunta a velocita´ elevata un´auto alla guida della quale si trovava un giovane che purtroppo, avendo bevuto oltre il consentito, non era nelle sue piene facolta´ mentali. Il De Angelis all´ultimo momento ha visto l´auto andargli contro e grazie ad una mossa fulminea e´ riuscito ad evitare che venisse investito in pieno ma soltanto colpito al braccio destro e scaraventato a terra. L´automobilista ha proseguito nella sua marcia forse senza rendersi conto di quanto aveva fatto ma soprattutto delle grosse responsabilita´ di sarebbe poi dovuto far carico. Il De Angelis e´ stato soccorso dal collega che ha richiesto l´intervento di un´ambulanza con a bordo un sanitario. Inizialmente le condizioni del vice comandante sono apparse gravi. Ma, una volta trasferito al Pronto Soccorso e sottoposto alle prime cure dei medici, il militare si è prontamente ripreso fugando tutte le preoccupazioni. Purtroppo si è registrato l’ennesimo grave incidente stradale che ha visto come protagonista un giovane il quale in evidente stato di ebrezza alcolica si è messo alla guida di un’auto senza essere in condizione di farlo. L’investitore è stato sottoposto da parte degli agenti della Polizia Stradale, intervenuti sul posto, al test etilometrico che è risultato positivo per cui il provvedimento immediato è stato quello di ritirargli la patente di guida.
(*) Nota: nelle mie note all’articolo precedente avevo espresso il timore di imprecisione da parte di chi scrive gli articoli. Beh, quella scritta qui è davvero grossa!
Confcommercio in Regione contro il divieto di consumo di alcolici dopo l’1 di notte
Fipe: «Si torna al proibizionismo»
La Fipe Confcommercio promette battaglia se passerà la proposta regionale di vietare nei locali pubblici (bar, ristoranti, pizzerie, discoteche) la somministrazione ed il consumo di qualsiasi tipo di bevanda alcolica, dalla birra, al vino, al liquore, dalle ore 1 della notte, con l’unica eccezione nella notte di fine d’anno quando il divieto scatterà alle ore 2. «Una nostra delegazione sarà ricevuta dalla III Commissione consiliare e nei prossimi giorni dai vari consiglieri regionali per manifestare tutte le preoccupazioni per un provvedimento pregiudizievole per gli aspetti economici, turistici e di libertà personale annuncia Daniele Tecchiati segretario provinciale della Fipe Confcommercio un divieto inutile ed anacronistico in vigore nel dopoguerra ed abolito negli anni settanta quando le autorità di pubblica sicurezza ne evidenziarono la totale inefficacia. I problemi della guida in stato di ubriachezza e dell’abuso di alcol non si risolvono incolpando e penalizzando i pubblici esercizi, in quanto restringendo l’orario della somministrazione di alcolici (*) i giovani, e i consumatori in generale, si organizzeranno privatamente o migrando in regioni limitrofe esenti da limitazioni. Abbiamo aderito con positività all’iniziativa denominata Locale Amico, promossa dalla Provincia in collaborazione con le Asl di Rovigo e Adria proprio per ribadire che l’esercente professionista non ha nessun interesse a danneggiare il cliente ubriacandolo, tra l’altro rischiando la chiusura del locale attraverso l’applicazione della normativa gia esistente dal 1931 con il Testo Unico, ma anzi consiglia lo stesso nell’evitare di mettersi subito alla guida dell’auto se si intravvede che la persona ha qualche problema. Se passa la proposta della III Commissione Regionale si indurrà perciò i giovani a spostarsi. Non si tutela i giovani con interventi proibizionistici continua Tecchiati - ma adottando iniziative culturali ed educative che risulterebbero certamente più efficaci».
(*) Nota: per la prevenzione degli incidenti e dei problemi alcolcorrelati, la restrizione dell’orario della somministrazione di alcolici è uno strumento considerato efficace dagli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il signor Tecchiati della FIPE Confcommercio non è d’accordo, e questo va bene.
Il fatto è che per ridurre i problemi bisogna ridurre i consumi, ridurre i consumi significa produrre e vendere meno alcol, produrre e vendere meno alcol significa che qualcuno perderà dei guadagni.
E questo naturalmente a certe categorie dà fastidio.
Ma la stragrande maggioranza dei cittadini plaude alla lodevolissima proposta della Regione Veneto.
Violenza sulle figliolette, ricorso al tribunale del Riesame
(R.B.) Come annunciato, l’avvocato Luigi Migliorini ha presentato ricorso al tribunale del Riesame di Venezia per ottenere la scarcerazione del quarantacinquenne di Adria, arrestato lo scorso giovedì dai carabinieri con un’accusa pesantissima: violenza sessuale sulle due figliolette di 6 e 10 anni. Per sapere come andrà a finire ci vorranno almeno un paio di settimane.
Intanto il legale dell’uomo, operaio, avanzerà domani formale richiesta per un incidente probatorio affinché le due bambine siano sentite dal giudice per le indagini preliminari con l’assistenza di uno psicologo esperto di problematiche dell’infanzia, alla presenza del pubblico ministero e, ovviamente, dello stesso difensore.
«È un’anomalia bella e buona - ha affermato Migliorini - il fatto che il mio assistito sia stato arrestato senza che le figlie siano state nemmeno ascoltate». Il quarantacinquenne di Adria è finito sotto inchiesta dopo una segnalazione partita dagli insegnanti delle due sorelline che si sono rivolti ai militari dell’Arma. Ma l’uomo, che avrebbe anche problemi legati all’assunzione di alcol, davanti al magistrato ha respinto ogni accusa.
Lo avevano segnalato ai vigili ...
Lo avevano segnalato ai vigili perché stava seminudo e tremante su una panchina di campo San Polo. Aveva i pantaloni rotti e il fondoschiena praticamente esposto. La chiamata è arrivata alle 10.30 di ieri alla sala operativa e una pattuglia della sezione "disagio sociale", particolarmente addestrata per i casi umani, si è trovata di fronte ad un uomo che stava visibilmente male e sembrava ubriaco, quasi in coma etilico. Date le condizioni, è stata chiamata l’ambulanza che lo ha portato in ospedale, dove si trova tuttora ricoverato. Si tratta di un cittadino austriaco, H.P. di 60 anni, che ha raccontato di essere venuto a Venezia il 31 dicembre. Un senza fissa dimora, del quale, grazie all’intervento dei vigili, è stato strappato ad un brutto destino e quasi certamente sarà preso in carico dai Servizi sociali del Comune.
Alcol: Toscana, 1046 denunciati da stradale, 30% neopatentati
Anche 180 casi di assunzione stupefacenti prima di guidare
(ANSA) - FIRENZE, 9 GEN - Il 30% dei 1046 automobilisti denunciati nel 2006 per guida in stato di ebbrezza hanno la patente da meno di tre anni. Complessivamente i controlli con etilometro sono stati 6.277. I dati ’rilanciano il problema della sicurezza stradale e,tra i giovani, quello dell’alcolismo’,dice il comandante del Compartimento toscano polizia stradale Sergio Tinti. Accanto a questi dati anche 180 denunce di persone,per lo piu’ giovani che, prima di guidare, avevano assunto stupefacenti.
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/07-01-09/06.spm
Alcol, guida e finniche sull’autobus
Oh Beppe,
sono con te nella battaglia contro i «briachi» (come si dice a Siena) al volante. Ho abitato oltre due anni a Roma, e quando mi reco al mio pub preferito, dove le pinte di Peroni Gran Riserva si sprecano, lascio la macchina in garage. A Roma, anche se i romani non lo sanno, gli autobus vanno tutta la notte e costano 1 euro. Il peggio che può capitarmi è cadere dentro il 72N. Perfetto, no?
No. Una sera mi trovo con la mia ragazza e altri amici allo stesso pub. A un certo punto lei (da brava finnica) decide di tornare a casa e di lasciarmi fra i miei colleghi di sbornie. Ovviamente la accompagno alla fermata dell’autobus e la saluto. Al ritorno al pub i miei amici mi guardano come se l’avessi accompagnata al patibolo. Siete venuti in autobus? E glielo fai prendere da sola? Delitto, scandalo, fellonia! Con la gente che si vede in giro! Morale: per loro è più etico e sicuro guidare l’auto dopo cinque pinte doppio malto che prendere l’autobus. E ti parlo di laureati, non dei barboni della Magliana.
Ne abbiamo di strada da fare, amico mio.
Alessandro «mac» Maccari, mac@alessandromaccari.com
Prima di Natale trovato il corpo di un uomo privo di vita. Vigilanti solo "a chiamata"
Scantinati come alloggi per "clochard"
All’ospedale di Belluno trovano casa anche i barboni. Gli scantinati del San Martino la notte diventano l’alloggio preferito per i clochard della città che approfittano delle brandine lasciate in deposito per trascorrervi le ore di sonno. Il problema si è palesato in tutta la sua drammaticità poco prima di Natale quando uno di essi, un 45enne senza fissa dimora, è stato rinvenuto senza vita da un inserviente in servizio al nosocomio bellunese. E ha creato scompiglio tra gli stessi operatori del presidio ospedaliero, preoccupati dalla presenza quasi quotidiana di queste persone che arrivano sul far delle tenebre e si rifugiano nei sotterranei, padroni assoluti dei meandri più nascosti.
Al mattino si trovano ben evidenti le tracce del loro passaggio: bottiglie vuote gettate a terra, mozziconi di cicche fumate all’interno degli scantinati, addirittura gli addetti delle pulizie hanno trovato degli escrementi sui pavimenti. «Capiamo il dramma di queste persone - afferma un’inserviente che presta servizio al nosocomio di Belluno - ma quando finisco il turno e devo passare per quegli scantinati non lo faccio con tranquillità. L’idea di trovarmi di fronte uno o più di queste persone, magari in preda all’alcol, non mi sorride». Eravamo stati sul posto appena dopo Natale, pochi giorni dopo la morte del barbone. Siamo ritornati ieri sera e la situazione non pare cambiata. Ci dicono che i clochard continuano a dormire sui lettini dei sotterranei. Penetrano dalle entrate secondarie, conoscono i pertugi dove passare evitando l’atrio principale. Una situazione ben conosciuta dalle forze dell’ordine e dalla dirigenza dell’ospedale. Ieri, come in tutta Italia, i carabinieri del Nas hanno passato ai raggi X l’ospedale cittadino, senza peraltro rilevare particolari problemi. I barboni del San Martino sono gli stessi che bighellonano di giorno in centro, sostano sulle panchine dei giardini pubblici e vanno a mangiare alla mensa dei poveri dei frati Cappuccini.
«L’ospedale è un luogo aperto - spiega il responsabile della direzione medica Raffaele Zanella - tutti i cittadini possono accedervi e per questo le porte non possono restare chiuse. Alcune di queste rappresentano poi delle vie di fuga in caso di pericolo. Quanto ai barboni, è un problema sociale e non strettamente sanitario e come tale dovrebbe essere risolto dal territorio. Non possiamo certamente mandarli via, noi medici non abbiamo neppure l’autorità per farlo: e se poi succede loro qualcosa mentre stanno al freddo?».
Zanella tranquillizza su eventuali problemi legati alla sicurezza. «Siamo convenzionati con una società di vigilanza, che viene chiamata non appena si avverte qualche problema di ordine pubblico. Loro arrivano, verificano il da farsi e chiamano polizia e carabinieri. Ma la sera dopo i clochard sono ancora qui». Per il dirigente medico la situazione non è alla fine così drammatica. «Tanto più che costoro non hanno mai creato problemi in corsia». Chi si lamenta dovrà insomma pazientare ancora qualche mese: a far uscire i barboni dai sotterranei ci penserà il tepore della bella stagione.
La pillola dell’amore viene acquistata al mercato nero o su INternet. Poi viene polverizzata e sniffata nei locali talvolta insieme ad altri stupefacenti
Viagra in discoteca, l’ultima droga dei giovani
L’allarme del professor Carlo Foresta, andrologo padovano: uso pericoloso, si rischiano cali di pressione, infarti e ictus
Viagra in pista, consumato nella penombra dei locali di tendenza, tra un ballo sul cubo e un giro di whisky. Messo alla stregua di una caramella, o poco più, un confettino magico cui chiedere dopocena da urlo. L’ultima tendenza in tema di pillole dell’amore? Approvigionarsene in discoteca, ovviamente sottobanco, senza prescrizione medica e soprattutto privi della consapevolezza che la pastiglia in questione non è un afrodisiaco che promette le mille e una notte, ma di medicinale si tratta, e in quanto tale deve essere assunto a ragion veduta, in presenza di diagnosi di disfunzione erettile e consigliato da uno specialista. E’ l’allarme lanciato dagli esperti. Che mettono in guardia: è profondamente sbagliato far passare il messaggio che più lo mandi giù e più ti tira su, che fa bene sempre e comunque. Così non è. E il suo ingresso tra i divanetti dei locali da ballo del Nordest, magari mischiato a suon di musica a superalcolici e a sostanze stupefacenti, può risultare un mix davvero da sballo. Pericolosissimo per tutti e soprattutto per i giovani che, gasati dalla consolle, mancano di consapevolezza che Viagra & c. hanno una loro tossicità che può provocare conseguenze serie. A rischio, tra quelli che ne fanno uso, è un quaranta per cento di veneti che si affida al fai-da-te, al passaparola, agli azzardi degli amici, mette la sua sessualità nelle mani virtuali di internet dove si moltiplicano i siti che vendono pillole urlando ai quattro venti la presunta convenienza dei prezzi. Ma il prezzo da pagare, in termini di benessere, può essere ben altro, molto più alto di qualche manciata di euro.
«I farmaci vanno sempre assunti sulla base di un’adeguata diagnosi di malattia: la disfuzione erettile - chiarisce il professor Carlo Foresta, andrologo, direttore del Centro di crioconservazione dei gameti dell’Azienda ospedaliera di Padova - non si può e non si deve curare da soli. I medicinali vanno assunti secondo le caratteristiche di ciascun individuo, possono presentare controindicazioni a seconda del soggetto e della sua situazione clinica oppure le modalità di assunzione vanno approfondite insieme allo specialista, l’assunzione contemporanea di altri medicinali può infatti avere degli effetti inaspettati. In questi ambiti è fondamentale il dialogo tra medico e paziente».
L’attenzione sul Viagra - il farmaco per il trattamento della disfunzione erettile con il più alto numero di prescrizioni nel nostro Paese: nei primi cinque anni di lancio del prodotto (era l’ottobre 1998) sono state 27 milioni di "pillole blu" consumate in Italia, 148 milioni in Europa, oltre 1 miliardo nel mondo - è aumentata nelle ore scorse quando un quarantanovenne romano è morto dopo essere stato colto da malore a causa di un’eccessiva ingestione di medicinale.
«Il Viagra e i suoi similari agiscono da vasodilatatori, amplificando la risposta durante l’erezione, agendo a livello del pene e dei corpi cavernosi. Una loro somministrazione inadeguata può causare una repentina caduta di pressione, infarto o ictus. Informazioni che si devono tenere ben presenti alla luce di un fenomeno nuovo: la diffusione di pillole dell’amore nelle discoteche, nei luoghi di aggregazione e divertimento, la loro commistione con alcolici e superalcolici, marijuana, crack». Anche perchè (ma può passare in secondo piano rispetto al pericolo cui ci si espone) in così pessima compagnia il Viagra potrebbe produrre l’effetto contrario, andando a inibire la sessualità.
A Nordest il suo consumo è sempre massiccio ma i medici stanno giocando un ruolo fondamentale nel far comprendere che la disfunzione erettile il più delle volte è sintomo di una malattia quindi il farmaco viene assunto solo quando il paziente si è rivolto ad uno specialista, è stato visitato, si è scoperta la causa del disturbo. Quale, dunque il consiglio?
«Le pillole non sono afrodisiaci, vanno usate sotto controllo medico. Non autocuratevi, non fidatevi dei consigli degli amici, non compratele senza prescrizione medica, non ricorrete a internet - caldeggia Foresta - e poi fate attenzione: bisogna distinguere l’abuso del farmaco, la sua tossicità ad alte concentrazioni, dal suo non corretto utilizzo in quanto il paziente non ne ha bisogno». E attenzione anche al mercato clandestino di pillole, a quelle "contraffatte", fac-simili delle autentiche ma di produzione illegale. Si stanno infatti diffondendo anche nel nostro Paese confezioni di falso Viagra made in Cina, dove il principio attivo della Pfizer gode di un florido mercato nero: i prodotti, per così dire "artigianali", avvertono gli esperti, sono molto meno sicuri di quelli di marca, scientificamente testati in laboratorio.
Opera, pesta a sangue la moglie Primo rom espulso dal campo
Non cessano le polemiche sul campo nomadi di Opera: proprio ieri sera, un grave episodio non è degenerato grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine presenti al campo per controllare i manifestanti. Un uomo, già ubriaco, ha pestato a sangue la moglie che lo pregava di smettere di bere. Lui è stato allontanato e lei, con i tre figli, è finita alla Caritas.
Sono da poco passate le 19.30, alcuni cittadini che da settimane ormai presidiano il campo, notano una ragazza nomade entrare ed uscire dal campo: «Ho visto una zingara che continuava a fare avanti indietro, verso la pista ciclabile dove c’era un’altra donna - racconta un testimone - al terzo giro ho avvisato le forze dell’ordine che sono intervenute e hanno accompagnato la donna all’interno del campo». «La situazione pareva strana - prosegue Maurizio, altro residente - la ragazza, era terrorizzata, tremava ma nonostante il freddo, indossava solo un paio di ciabatte. Appena è entrata, abbiamo sentito delle urla lancinanti, come stessero accoltellando qualcuno. Meno male che i carabinieri sono subito intervenuti». Dopo alcuni minuti - prosegue Vando - un’ambulanza è entrata nel campo e uscita quasi subito a sirene spiegate».
Sul posto è arrivato anche don Colmegna della Casa della Carità che è entrato al campo per verificare la situazione. La ragazza, portata al pronto soccorso Humanitas di Rozzano, sarebbe stata ricoverata per accertamenti. La giovane, già madre di tre bambini, non tornerà più al campo ma sarà ospitata con i suoi piccoli alla Casa della Carità di Milano.
I cittadini del presidio però, credono che oltre ad una semplice lite familiare, ci sia qualcosa di più. Sostengono che da qualche giorno attorno al campo si verifichino cose strane. «Abbiamo visto spesso alcune macchine con targa romena e di grossa cilindrata, girare qui attorno, da una Daewoo in particolare, ho visto scendere un uomo, dirigersi nel fosso che circonda il campo e frugare tra le sterpaglie, ma appena alcuni di noi si sono avvicinati, è scappato verso Rozzano. La situazione - prosegue il giovane - al contrario di ciò che viene fatto credere, non sembra proprio tranquilla, sono contento che il sindaco faccia rispettare il patto di legalità. Trovo assurdo però che non sia stato preso alcun provvedimento per il presunto traffico losco che la donna svolgeva con la sua complice fuggita né, tanto meno, verso il marito che l’ha aggredita; cosa sarebbe successo se a massacrare la moglie di botte, fosse stato protagonista un cittadino operese? Sicuramente una bella denuncia e almeno una notte in caserma». Intanto, i cittadini del presidio, hanno scritto una lettera aperta alle istituzioni con la quale chiedono come mai, non si sono svolti accertamenti preventivi verso le donne né perché non siano state eventualmente fermate entrambe.
Guida in stato di ebbrezza: le analisi ematiche fatte in ospedale sono pienamente utilizzabili, anche se manca il consenso al prelievo.
Lo ha ribadito la Cassazione
Corte di cassazione - Sezione Quarta Penale
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Mario Fratcelli, il quale ha concluso per la declaratoria di
Ricorre per cassazione, a mezzo del difensore, il N. deducendo, con un primo motivo, la violazione del D.Lgs. n.285 del 1992, art.186, e del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 739.
Il ricorrente, premesso che la norma del D.Lgs. n.285 del 1992, art. 186, pur dotando gli agenti di polizia di un’espressa facoltà di utilizzo del dispositivo tecnico dell’etilometro, non permette agli stessi di invadere coattivamente la sfera personale del soggetto con metodi di tipo invasivo (quale è il prelievo ematico) consentiti soltanto previa prestazione del consenso da parte dell’interessato, e richiamando al riguardo la sentenza della Corte Costituzionale 9 luglio 1996, n. 238, la quale ha affermato che "il prelievo ematico comporta certamente una restrizione della libertà personale quando la persona sottoposta all’esame non acconsente spontaneamente al prelievo, e ciò in quanto, seppur in minima misura, invade la sfera corporale della persona e di quella sfera sottrae, per fini di acquisizione probatoria nel processo penale, una parte che è, sì, insignificante, ma non certo nulla".
Poichè - osserva il ricorrente - nel caso di specie il N., trovato in stato di incoscienza a seguito dell’incidente stradale nel quale (alla guida della propria autovettura la quale aveva colliso contro un veicolo in sosta sulla pubblica via) era stato coinvolto, non era certamente in grado di esprimere (nè aveva espresso) il proprio consenso al prelievo ematico, gli agenti di polizia stradale non avrebbero potuto richiedere il prelievo del sangue al fine di provare lo stato di ebbrezza, nè il giudice avrebbe potuto, disattendendo l’eccezione proposta dal difensore, acquisire al fascicolo del dibattimento il certificato medico dell’Ospedale di Alessandria del 30 giugno 2002, contenente le analisi del sangue effettuate sulla persona di N.S. dal personale ospedaliero "esclusivamente per motivi clinici e per gli eventuali interventi che sarebbero occorsi per curare le lesioni patite dal soggetto nell’incidente stradale occorsogli, ma non certo in seguito ad una richiesta specifica degli agenti di polizia stradale".
Donde la inutilizzabilità del suddetto certificato, viceversa utilizzato dal giudice quale presunzione legale dello stato di ebbrezza dell’imputato.
Con un secondo motivo il ricorrente deduce la "omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione sulla prova della colpevolezza dell’imputato, nonchè violazione dell’art. 192 c.p.p." sul riflesso che l’affermazione di responsabilità è stata fondata esclusivamente sulle risultanze del citato, inutilizzabile, certificato ospedaliero, salvo un, non esplicitato, richiamo alla condotta di guida del N.S. ed un altro richiamo alle affermazioni dell’unico teste escusso (l’agente di polizia municipale intervenuto, nonchè redattore del verbale di incidente, P.A.), da ritenersi inidonee a provare la responsabilità dell’imputato per il reato a lui ascritto, in quanto espressione di un mero giudizio personale del teste, sì da fornire tutt’al più un indizio, l’unico nel caso concreto, del presunto stato di ebbrezza del conducente, in un contesto nel quale la giurisprudenza di legittimità, pur ammettendo la idoneità ai fini di vari elementi indizianti, anche diversi dall’accertamento effettuato con l’etilometro, ritiene, tuttavia, che sia insufficiente - al fine suddetto, un solo elemento, per di più del tutto personale e non ben definito, quale l’affermazione "emanava alito vinoso", occorrendo invece vari dati sintomatici dimostrativi, in modo in equivoco, dello stato di ebbrezza (ciò in armonia con il disposto dell’art. 192 c.p.p. in tema di valutazione della prova).
I suddetti motivi, per quanto bene articolati e per quanto in gran parte condivisibili in ordine alle affermazioni in linea di diritto in essi contenuti, non sono fondati alla luce delle concrete connotazioni del fatto così come prospettate nello stesso ricorso e nella sentenza impugnata, nonchè alla luce della motivazione di quest’ultima.
Va in primis rilevato, infatti, che l’affermazione della responsabilità del N. per il reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, è stata (assai succintamente, ma chiaramente) motivata sulla base di tre risultanze sinergicamente convergenti:
1) La dichiarazione del teste P., di aver percepito che il N., il quale dopo l’incidente aveva perduto i sensi, "emanava alito vinoso";
2) L’accertata condotta di guida dell’imputato, la quale - a differenza di quanto il ricorrente afferma - non è rimasta affatto non esplicitata dal giudice, atteso che nella parte iniziale della motivazione si legge che il N., "alla guida di un veicolo Renault, perdeva il controllo del mezzo venendo a collidere con un’auto in sosta";
3) Il valore di etanolo in circolo nel sangue del N. accertato presso il laboratorio di analisi dell’Ospedale di Alessandria, nel quale costui era stato ricoverato in conseguenza dell’incidente stradale.
Orbene - a prescindere, per il momento, dalla risultanza sopra indicata sub 3) - appare evidente che già quelle sole indicate sub 1) e sub 2) convergono in senso dimostrativo dello stato di ebbrezza del conducente, e va al riguardo osservato che, per consolidata giurisprudenza di legittimità, la prova dello stato di ebbrezza del conducente può essere tratta - in assenza, nel processo penale, della previsione "di prove legali" e valendo, in detto processo, il principio del libero convincimento del giudice -, dalla valutazione di tutti i dati disponibili, ed in particolare di una serie di elementi sintomatici, nel novero dei quali rientra indubbiamente anche quello rappresentato da un’anomala condotta di guida (non diversamente giustificata) alla quale fa esplicito richiamo l’art. 379 Reg., comma 3, laddove si precisa che "resta fermo, in ogni caso, il compito dei verbalizzanti di indicare ... le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili, in particolare, dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida; così come vi rientra la percezione, da parte di testimoni, del cosiddetto "alito vinoso" (Cass. Sez. 4^ 15/11/1994, n. 3829, Malacrino’; Cass. Sez. 5^ 1/2/1995, n. 2499, Corradini; Cass. Sez. 4^ 28/3/1995, n. 5296, Pisaniello; Cass. Sez. Un. 27/9/1995, n. 1299, Cirigliano; Cass. Sez. 6^ 27/1/2000, n. 2644, Calderas; Cass. Sez. 4^ 2/4/2000, n. 25306, Ottolini; Cass. Sez. 4^ 9/6/2004, n. 32961, P.M. in proc. Massacesi), dovendosi inoltre rilevare, in ordine a tale elemento, che la percezione, da parte del testimone, di un alito fortemente alcolico emanato dal conducente non costituisce, diversamente da quanto affermato in ricorso, un mero apprezzamento soggettivo od un giudizio, bensì un fatto oggettivo, percepito dal teste ex propriis sensibus (per mezzo dell’olfatto), utilizzabile al fine di prova ed avente valenza non difforme da quella riconoscibile alla percezione de visu di una determinata circostanza.
Va aggiunto che la già richiamata sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte, nell’affermare che lo stato di ebbrezza del conducente di veicoli può essere accertato e provato con qualsiasi mezzo (e non necessariamente nè unicamente attraverso la strumentazione e la procedura indicate nell’art. 379 C.d.S. del Regolamento) ha fatto riferimento all’ "alito vinoso" come elemento sintomatico dell’ebbrezza, e cioè di quello stato di alterazione psico - fisica del soggetto che, con riguardo alla fattispecie concreta qui in esame, il giudice ha considerato tale da aver privato il conducente della capacità di controllo del mezzo guidato, risultando pertanto giuridicamente corretta la metodologia dell’accertamento seguito dal giudice di pace, e non essendo censurabile in questa sede l’accertamento di fatto spiegato con succinta motivazione indenne da vizi logici.
S’intendono, già a questo punto, le ragioni della infondatezza del secondo motivo posto a sostegno del ricorso, nonchè il carattere assorbente di tale giudizio, sì che non sarebbe neppure strettamente indispensabile l’esame anche del primo motivo, che tuttavia questa Corte ritiene di considerare per evidenti ragioni di completezza, salvo rilevare l’infondatezza anche della censura rivolta dal ricorrente all’avvenuta acquisizione ed utilizzazione del certificato medico relativo all’accertato tasso di alcool nel sangue del N., rilasciato dall’Ospedale di Alessandria.
Invero l’eccezione di inutilizzabilità del suddetto certificato avrebbe fondamento - per le ragioni di diritto, a valenza anche di principio costituzionale, esposte in ricorso - ove l’accertamento in esso documentato fosse stato effettuato su richiesta della polizia stradale, ma così non è, atteso che lo stesso ricorrente afferma che le analisi del sangue furono effettuate sulla persona di N.S. dal personale ospedaliero "unicamente per motivi clinici" ed a scopo curativo delle lesioni riportate dal predetto nell’incidente stradale de quo, "ma non certo in seguito ad una richiesta specifica degli agenti di polizia stradale".
Ne consegue che l’accertamento "invasivo" non è stato illegittimamente effettuato (assente il consenso dell’indagato) dall’organo di polizia giudiziaria a fini processuali (come non è più consentito per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 1996) e nel processo hanno avuto semplicemente ingresso i risultati ematici contenuti nella documentazione medica relativa al ricovero dell’imputato presso struttura ospedaliera in seguito ad incidente stradale occorso in occasione della commissione del reato ascritto, e questa Sezione 4 (vedasi la sentenza 12/6/2003, n. 37442, Cartoni) ha già avuto modo di affermare il principio di diritto, qui condiviso, secondo il quale, ai fini dell’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, sono utilizzabili, nei confronti dell’imputato, i risultati del prelievo ematico che sia stato effettuato, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il ricovero presso una struttura ospedaliera pubblica a seguito dell’incidente stradale subito in occasione della commissione del reato, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica e restando irrilevante, a questi fini, la mancanza del consenso.
Contromano con l’auto travolge un altro mezzo
Al volante della sua Ford "Fiesta" ha imboccato contromano la strada regionale 482 e lo scontro frontale con una Citroen "Picasso" che sopraggiungeva dalla direzione opposta è stato inevitabile. Il conducente della Citroen, D.F., 39enne di Bondeno, è stato medicato al pronto soccorso e guarirà in 8 giorni, ma la "bravata" di M.M., 29 anni, residente a Castelmassa, gli è costata una denuncia a piede libero per guida in stato di ebbrezza. Quando, infatti, sono arrivati i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia per effettuare i rilievi dell’incidente e hanno riscontrato che il polesano si era messo alla guida in evidente stato di alterazione, l’uomo non ha voluto sottoporsi all’alcoltest. Il provvedimento è quindi scattato automaticamente, così come il ritiro della patente di guida, come sempre avviene in questi casi.
Un marocchino bloccato dagli agenti della squadra volante
Alza il gomito e si scatena Danni all’auto e denuncia
Prima ha alzato il gomito, fino a ubriacarsi. Di brutto. Poi non ha trovato niente di meglio che scatenarsi su un’auto parcheggiata a bordo strada. Morale: è stato intercettato e bloccato dagli agenti della Questura, che poi hanno fatto scattare nei suoi confronti una denuncia per danneggiamenti e per ubriachezza molesta. E’ quanto accaduto nella notte tra domenica e ieri in piazza Libertà. Nei guai è finito un marocchino di 40 anni, M.E.B., residente in città. L’intervento degli agenti della Squadra Volante è scattato nel corso dei consueti servizi di controllo del territorio. Una volta sul posto, gli agenti hanno bloccato l’uomo che, palesemente ubriaco, stava prendendo a calci e pugni una vettura, rimasta danneggiata. A seguire hanno condotto il maghrebino negli uffici della Questura dove, ultimata l’identificazione, è stata formalizzata la denuncia. Per il 40enne le conseguenze sul piano giudiziario potrebbero essere pesanti. Pochi giorni fa gli agenti della Questura di Cremona hanno garantito un intervento pressoché identico in centro città. Anche in quel caso a finire nei guai — una denuncia — è stato un cittadino extracomunitario.

References: art.186
 art. 739
 art. 186
 sentenza 
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 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
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 sentenza 
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