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Timestamp: 2018-10-24 05:04:56+00:00

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La compensazione delle spese non è giustificata da generici "motivi di opportunità" | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
La compensazione delle spese non è giustificata da generici “motivi di opportunità”
Cass. civ. Sez. VI, Ord., 09-12-2011, n. 26466
“1. – B.G. ricorre, con atto spedito per notifica il 15.11.10, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata disposta la compensazione delle spese tra lei e le controparti, pur essendo stati rigettati gli appelli nei suoi confronti dispiegati avverso la sentenza del 5.3.04 del Tribunale di Napoli, con cui era stata dichiarata cessata la materia del contendere sulla domanda da lei dispiegata contro la Gestione Liquidatoria USL (OMISSIS) Campania – e chiamati in causa la Regione Campania, nonchè tali E.A., C.A. e D.B.V. – per il risarcimento dei danni da lei patiti a seguito di un intervento chirurgico di tiroidectomia.
5. – Alla fattispecie si applica l’art. 92 c.p.c., nella versione anteriore alla sua sostituzione intervenuta per effetto dellaL. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), (e succ. modif. ed integr.); ed al riguardo è meritevole di conferma il più recente orientamento di questa Corte circa la necessità di un adeguato supporto motivazionale a sostegno della disposta compensazione (Cass. Sez. Un., 30 luglio 2008, n. 20598), per cui la relativa statuizione, quale espressione di un potere discrezionale attribuito dalla legge, è incensurabile in sede di legittimità, salvo che non risulti violato il principio secondo cui le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, ovvero che la decisione del giudice di merito sulla sussistenza dei giusti motivi ai sensi del citato art. 92 cod. proc. civ.sia accompagnata dall’indicazione di ragioni palesemente illogiche e tali da inficiare, per la loro inconsistenza o l’evidente erroneità, lo stesso processo formativo della volontà decisionale espressa sul punto (Cass. 2 luglio 2007, n. 14964).
6. – Va quindi data continuità all’orientamento per il quale il vizio di violazione di legge (art. 92 c.p.c., comma 2), denunciabile e sindacabile anche in sede di legittimità, sussiste qualora la decisione di compensazione delle spese del giudizio sia giustificata da generici motivi di opportunità e di equità (Cass., ord. 5 gennaio 2011, n. 247; Cass. 24 aprile 2010, n. 9845), mentre l’illogicità, contraddittorietà od erroneità dei motivi esplicitati rileva ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (per tutte, v.
Cass. 31 marzo 2007, n. 8059).
7. – In applicazione di detti principi al caso di specie, il riferimento a generici e non meglio evidenziati “motivi di opportunità” è di per sè scorretto, mentre quello alla “assenza di posizioni di netto contrasto”, quanto meno nei rapporti tra la B. e la Gestione Liquidatoria USL (OMISSIS), è erroneo, se non pure illogico o contraddittorio: è conclamato dallo stesso tenore letterale della gravata sentenza (pag. 4, rigo quinto) che quest’ultima abbia chiesto il rigetto della domanda dispiegata dalla B. nei suoi confronti, sicchè la nettezza o meno del contrasto non elide quest’ultimo e la soccombenza dell’appellante principale. Ma ad analoga conclusione non si perviene quanto alle posizioni dell’ E. e della C., per le quali la gravata sentenza non da conto di analoghe domande rivolte da costoro contro la B. ed il ricorso di quest’ultima, in violazione del principio di autosufficienza, non riporta (limitandosi alla di per sè sola insufficiente menzione della sede processuale) il tenore letterale delle richieste, sulla cui base valutare il carattere principale o subordinato della richiesta di reiezione della domanda svolta in primo grado ed ogni altra circostanza utile per escludere la sussistenza del contrasto posto a base della compensazione: con la conseguenza che in tal caso non è accettabile neppure se una soccombenza vi sia. E poi appena il caso di notare che le doglianze della B. non si estendono in modo espresso avverso la pronuncia di non luogo a provvedere sulle sue spese nei rapporti con gli appellati restati contumaci, Regione Campania e D.B., la quale non può così venire in contestazione.
2. Non sono state presentate conclusioni scritte; tuttavia, la ricorrente ha presentato memoria, ai sensi del terzo comma dell’art. 380 bis c.p.c., ed il difensore del controricorrente è comparso in camera di consiglio per essere sentito.
3. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio – verificata la ritualità delle notifiche del ricorso alla stregua dei documenti presenti ad oggi – di dovere fare proprio il contenuto della sopra trascritta relazione, del resto avendovi sostanzialmente aderito (v. pag. 6 della memoria ex art. 380 bis c.p.c.) la stessa ricorrente.
Ritiene a questo punto il Collegio che, per non essere necessari altri accertamenti di fatto, può procedersi anche alla decisione nel merito, potendosi quantificare quelle del giudizio di appello – in relazione all’attività concretamente ivi svolta in dipendenza dell’oggetto delle questioni effettivamente trattate dalla B. e della relativa non complessità di quelle come desunta dagli atti – in Euro 122,61 per esborsi, Euro 3.780,00 per diritti ed Euro 7.000,00 per onorari, oltre maggiorazione per spese generali, CPA ed IVA nella misura di legge, con la chiesta attribuzione in favore di entrambi i procuratori per la mancanza sia di diverse indicazioni o richieste, sia di elementi da cui desumere che l’anticipazione sia stata fatta da uno solo di loro o in misura diversa. Tale conclusione comporta di per sè la condanna di detta sola intimata anche alle spese del giudizio di legittimità e con la chiesta attribuzione, mentre si ravvisano, in assenza di domande dispiegate nei suoi confronti e per la sua qualità di litisconsorte processuale necessaria, giusti motivi di compensazione nei riguardi della Allianz spa.
Questo articolo è stato pubblicato in Giurisprudenza civile e taggato come cassazione, risarcimento, spese il 18 gennaio 2012 da Paolo Alfano
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References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 92
 Cass. 

Cass. 
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 sentenza 
 art. 380