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Timestamp: 2019-07-20 13:00:04+00:00

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Art. 162 codice penale: Oblazione nelle contravvenzioni | La Legge per tutti
Art. 162 codice penale: Oblazione nelle contravvenzioni
Nelle contravvenzioni, per le quali la legge stabilisce la sola pena dell’ammenda (1), il contravventore è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento [c.p.p. 492], ovvero prima del decreto di condanna [c.p.p. 459], una somma corrispondente alla terza parte del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento.
Il pagamento estingue il reato (2) (3) (4).
Contravvenzione: [v. 39]; Decreto di condanna: [v. 160]; Ammenda: [v. 26].
Oblazione: è una causa di estinzione del reato (contravvenzionale), consistente nel pagamento di una somma di danaro, con l’effetto di degradare il reato ad illecito amministrativo e, quindi, di estinguerlo.
L’oblazione può essere chiesta dall’interessato prima dell’apertura del dibattimento o del decreto di condanna.
Dibattimento: fase del processo penale che si svolge in pubblica udienza innanzi al giudice che pronuncerà la sentenza.
(1) Nel caso in cui per il reato contravvenzionale, punito con la sola pena dell’ammenda, siano previste delle pene accessorie [v. 19], la giurisprudenza ritiene comunque consentita l’oblazione.
A fondamento di tale tesi, argomenta che in caso contrario la legge avrebbe espressamente previsto una regolamentazione per le pene accessorie, così come ha fatto in altri casi relativi alle cause di estinzione del reato (vedi art. 166, in materia di sospensione condizionale).
(2) Cfr. anche artt. 13 e 14, l. 7-1-1929, n. 4 in tema di reati finanziari; art. 334 d.P.R. 23-1- 1973, n. 43, in tema di contrabbando, che prevede l’estinzione del reato in via amministrativa anche per i delitti, e l’art. 32, d.l. 30-9-2003, n. 269, conv., con modif., in l. 24-11-2003, n. 326, in materia di condono edilizio.
(3) L’oblazione prevista dalla disposizione in commento, a differenza di quella facoltativa ex art. 162bis c.p., costituisce un diritto soggettivo dell’imputato, sicché il giudice ha esclusivamente il potere di verificare le condizioni «formali» che ne legittimano l’ammissione ed è obbligato a consentirla, dichiarando estinto il reato dopo l’avvenuto pagamento della somma. Al contrario, quella «facoltativa» di cui all’art. 162bis c.p. concernente le contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, oltre a non essere consentita nei casi previsti dal comma terzo dell’anzidetta disposizione, è subordinata all’esercizio favorevole del potere discrezionale del giudice, il quale può respingerla avuto riguardo alla gravità del fatto (così Cass. 16-2-2005, n. 5811).
(4) Le somme da pagare a titolo di oblazione sono predeterminate e non suscettibili, alla stregua della chiara formulazione normativa di cui all’art. 162 c.p., di adeguamento discrezionale da parte del giudice. La Cassazione ha, di recente, precisato che detto principio opera anche nell’ipotesi di reato continuato per il quale si applica la pena prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo, sicché, per effetto dell’oblazione, su tale aumento massimo deve essere calcolata la somma corrispondente alla terza parte. Nell’ipotesi, invece, in cui non sia ravvisato il vincolo della continuazione oppure il concorso dei reati, occorrerà riferirsi a ciascuna violazione e richiedere distinti versamenti per ciascuna di esse (Cass. 11-7-2003, n. 29434).
Infine, la somma di denaro dovuta a titolo di oblazione non è rateizzabile dato che è predeterminata dalla legge senza che rilevino le condizioni economiche dell’imputato (Cass. 8-3-2011, n. 8973).
La ratio dell’istituto si individua nell’esigenza dello Stato di definire, con celerità ed economia, i procedimenti concernenti i minori reati contravvenzionali. Di qui la necessità che il pagamento richiesto dall’articolo in esame avvenga entro termini inderogabili: prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna.
Oblazione delle contravvenzioni
In materia di oblazione, nel caso in cui è contestato un reato per il quale non è consentita l'oblazione ordinaria di cui all'art. 162 c.p. né quella speciale prevista dall'art. 162 bis c.p., l'imputato, qualora ritenga che il fatto possa essere diversamente qualificato in un reato che ammetta l'oblazione, ha l'onere di sollecitare il giudice alla riqualificazione del fatto e, contestualmente, a formulare istanza di oblazione, con la conseguenza che, in mancanza di tale espressa richiesta, il diritto a fruire dell'oblazione stessa resta precluso ove il giudice provveda di ufficio ex art. 521 c.p.p., con la sentenza che definisce il giudizio, ad assegnare al fatto la diversa qualificazione che consentirebbe l'applicazione del beneficio.
Ove la contestazione elevata nei confronti dell'imputato faccia riferimento ad un reato per il quale non è consentita né l'ablazione ordinaria di cui all'art. 162 c.p. né quella speciale di cui all'art. 162 bis c.p., qualora l'imputato ritenga non corretta la relativa qualificazione giuridica del fatto e intenda sollecitare una diversa qualificazione che ammetta il procedimento di ablazione di cui all'art. 141 disp. att. c.p.p., è onere dell'imputato stesso formulare istanza di ammissione all'ablazione in rapporto alla diversa qualificazione che contestualmente solleciti al giudice di definire, con la conseguenza che - in mancanza di tale richiesta - il diritto a fruire della ablazione stessa resta precluso ove il giudice provveda di ufficio, a norma dell'art. 521, comma 1, c.p.p., ad assegnare al fatto la diversa qualificazione che consentirebbe l'applicazione del beneficio, con la sentenza che definisce il giudizio.
Cassazione penale sez. III 19 ottobre 2011 n. 12284

References: Art. 162
 art. 166
 art. 334
 art. 162
 Cass. 
 art. 521
 sentenza 
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