Source: https://www.laleggepertutti.it/154141_precedenza-vale-anche-da-sinistra
Timestamp: 2019-04-24 10:55:20+00:00

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Chi ha già occupato l’incrocio ha diritto ad essere lasciato passare per primo, anche se non ha la precedenza.
Ad un incrocio, la precedenza spetta sia alle auto che provengono da destra, sia a quelle che hanno già occupato buona parte dell’intersezione, anche se provengono da sinistra. È la regola della cosiddetta «precedenza di fatto» che impone di lasciare passare chi non può interrompere la propria marcia. Difatti, il primo obbligo di ogni automobilista – prima ancora del rispetto del codice della strada – è quello di evitare incidenti e, quindi, anche di prevenire il comportamento di chi viola il codice della strada. Per quanto possa sembrare paradossale, se il conducente, pur avendone la possibilità, non scansa gli scontri con i trasgressori della legge, passa dalla parte della ragione a quella del torto. Dunque, tutte le volte in cui un’auto commette una violazione stradale e noi abbiamo la possibilità, nonostante ciò, di evitarla abbiamo il dovere di non agevolare l’incidente stradale, imponendo le nostre ragioni. L’unico caso, invece, in cui è possibile chiedere il risarcimento a seguito dello scontro con chi guida imprudentemente o violando il codice è quando la sua auto non può essere avvistata con sufficiente anticipo e si è presentata, all’improvviso, davanti alla nostra traiettoria, impedendoci di sterzare o frenare.
1 Diritto di precedenza e incroci
2 Le regole sulla precedenza
3 Chi viene da sinistra ha la precedenza se ha occupato l’incrocio
4 Che cos’è la precedenza di fatto?
5 Il conducente deve prevedere il comportamento incolpevole altrui
Diritto di precedenza e incroci
Prima di vedere se la precedenza vale anche per chi viene da sinistra, cerchiamo di comprendere le regole sulla precedenza imposte dal codice della strada [1].
Chi viene da sinistra ha la precedenza se ha occupato l’incrocio
La precedenza agli incroci stradali è regolata dal codice della strada [1], norma che fissa rigidamente i criteri per la precedenza nella circolazione veicolare. In generale, nell’approssimarsi ad un incrocio come nelle altre manovre interessanti la suddetta circolazione, il conducente è tenuto a rispettare il canone generale della massima prudenza allo scopo di evitare incidenti. Ne consegue che il conducente favorito dal diritto di precedenza che si appresti ad impegnare un incrocio, anche nel caso in cui il crocevia sia regolato da semaforo verde, deve tenere una condotta prudente per essere in grado di mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari al fine di evitare il sinistro tenuto conto delle particolari condizioni del caso (come, per esempio, le condizioni meteorologiche e la situazione topografica) nonché in relazione alla eventuale possibilità che gli altri utenti della strada non rispettino l’obbligo di precedenza. I giudici hanno così ribadito come il conducente favorito dalla precedenza non può fondare il suo comportamento unicamente sulla fiducia che gli altri utenti della strada si attengano alle prescrizioni di legge, dovendo invece ritenersi responsabile del sinistro in misura concorsuale laddove non si attenga alle suddette regole di condotta.
Che cos’è la precedenza di fatto?
Il conducente deve prevedere il comportamento incolpevole altrui
Questi principi sono stati confermati da una recentissima sentenza della Cassazione [2] secondo la quale il conducente del veicolo tenuto a cedere la precedenza nell’impegnare un incrocio, deve tenere una condotta prudente e diligente in modo da eseguire la manovra in piena sicurezza, «non potendo fare affidamento sul fatto che i veicoli favoriti siano a loro volta gravati dall’obbligo di rallentare in prossimità dell’incrocio; infatti l’eccessiva velocità di questi ultimi, se non costituisce un fatto sopravvenuto, può rappresentare soltanto una causa concorrente dell’incidente eventualmente occorso, di per sé non sufficiente ad escludere la responsabilità dello stesso conducente». La giurisprudenza ha dunque apportato un temperamento al principio dell’affidamento incolpevole, imponendo agli utenti della strada di tenere in considerazione l’eventuale comportamento imprudente altrui, nei limi comunque di quanto è prevedibile.
1.I conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti.
2.Quando due veicoli stanno per impegnare una intersezione, ovvero laddove le loro traiettorie stiano comunque per intersecarsi, si ha l’obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra, salvo diversa segnalazione.
3.Negli attraversamenti di linee ferroviarie e tramviarie i conducenti hanno l’obbligo di dare la precedenza ai veicoli circolanti su rotaie, salvo diversa segnalazione.
4.I conducenti devono dare la precedenza agli altri veicoli nelle intersezioni nelle quali sia così stabilito dall’autorità competente ai sensi dell’art. 37 e la prescrizione sia resa nota con apposito segnale.
5.I conducenti sono tenuti a fermarsi in corrispondenza della striscia di arresto, prima di immettersi nella intersezione, quando sia così stabilito dall’autorità competente ai sensi dell’art. 37 e la prescrizione sia resa nota con apposito segnale.
6.Negli sbocchi su strada da luoghi non soggetti a pubblico passaggio i conducenti hanno l’obbligo di arrestarsi e dare la precedenza a chi circola sulla strada.
8.Negli sbocchi su strada di sentieri, tratturi, mulattiere e piste ciclabili è fatto obbligo al conducente di arrestarsi e dare la precedenza a chi circola sulla strada. L’obbligo sussiste anche se le caratteristiche di dette vie variano nell’immediata prossimità dello sbocco sulla strada.
9.I conducenti di veicoli su rotaia devono rispettare i segnali negativi della precedenza.
10.Chiunque viola le disposizioni di cui al presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 162 a euro 646.
11.Quando lo stesso soggetto sia incorso, in un periodo di due anni, in una delle violazioni di cui al comma 10 per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.
[2] Cass. sent. n. 11705/17.
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 7 dicembre 2016 – 10 marzo 2017, n. 11705
1. Il Giudice di pace di Genova, con sentenza resa in data 25 Febbraio 2015 e depositata il 22.2.2016 dichiarava C.R.A. responsabile del reato di lesioni colpose ascritte ai danni di B.A. perché, alla guida del proprio taxi, nell’impegnare il crocevia tra (omissis) con intenzione di svoltare a sinistra, era venuto a collisione con il motociclo condotto dal B. che procedeva in direzione opposta e veniva sbalzato in terra per effetto dell’urto.
2. Il giudice riconosceva profili di responsabilità in capo ad entrambi i conducenti e in particolare a carico del C.R. poiché, pure avendo segnalato tempestivamente la intenzione di eseguire manovra di svolta a sinistra, non si era assicurato di effettuarla senza pericolo o intralcio alla circolazione e non aveva fatto tutto il possibile per evitare il sinistro.
A carico del motociclista riconosceva una condotta di guida in violazione alla disciplina del codice della strada per non avere mantenuto la propria destra e per avere proceduto a velocità non adeguata allo stato dei luoghi così da pervenire a violenta collisione con il veicolo interferente.
3. Avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione la difesa dell’imputato avanzando un triplice motivo di ricorso.
3.1 Con un primo motivo deduceva profili di contraddittorietà e di illogicità della motivazione del Giudice di Pace laddove lo stesso era pervenuto a riconoscere la fondatezza della prospettazione accusatoria sebbene l’unico testimone presente ai fatti, riconosciuto attendibile dal giudicante che pure aveva riportato passi della sua testimonianza, avesse affermato che il motociclista era andato a collidere contro il taxi il quale si trovava fermo al semaforo all’interno della propria corsia di pertinenza e con il segnalatore luminoso di svolta a sinistra regolarmente inserito;
3.2 Con un secondo motivo deduceva carenza di motivazione in relazione alla individuazione dell’elemento soggettivo del reato con particolare riferimento alla mancata esplicitazione dei profili di addebito soggettivo;
3.3 Con un terzo motivo deduceva carenza di motivazione in punto a determinazione della pena che si era discostata dai minimi edittali.
1. Fondati e assorbenti sono i primi due motivi di ricorso del C.R. nel quale denuncia vizio di illogicità della motivazione, in punto a rapporto di causalità ed elemento psicologico del reato, laddove il giudice di pace di Genova, dopo avere volto una premessa in fatto in cui evidenziava le condotte di guida dei due conducenti coinvolti nel sinistro, confrontandosi coerentemente con i dati risultanti dalla istruttoria dibattimentale, perveniva a conclusioni logico giuridiche assolutamente sganciate da tali premesse.
2. Invero il giudice di prima cure ricostruisce che si trattò di urto tra un autoveicolo fermo ad un incrocio il cui conducente aveva per tempo segnalato la intenzione di svoltare a sinistra e una motocicletta che proveniva dall’opposta direzione di marcia, la quale procedeva a velocità elevata al centro della semicarreggiata di percorrenza. Afferma poi il giudice che, alla stregua della testimonianza del teste C. e degli obiettivi danni riportati dai veicoli, deve escludersi che il motociclista attinse la fiancata destra del veicolo del C.R. , ma che al contrario si trattò di un urto semi frontale tra le parti anteriori di sinistra dei rispettivi veicoli, tanto da escludere, conformemente alle dichiarazioni della C. , che il C.R. aveva di già intrapreso la svolta a sinistra. E del pari risultato affermato che il motociclista, che era ripartito a sprone battuto, dalla condizione di fermata a un semaforo posto a circa 300 metri dall’incrocio in cui si realizzò il sinistro, procedeva a velocità molto elevata, mentre il veicolo dell’imputato era fermo “nella sua corsia” all’altezza del semaforo (lo riferisce il teste C. a verbale di udienza del 9.7.2014) e il Giudice di Pace ha riconosciuto piena attendibilità alle dichiarazioni del testimone in quanto persona del tutto estranea agli interessi delle parti.
3. Costituisce principio acquisito pacificamente alla giurisprudenza del S.C. che il conducente del veicolo tenuto a cedere la precedenza nell’impegnare un crocevia deve usare la prudenza e diligenza necessarie ad eseguire in sicurezza la manovra di attraversamento, non potendo fare affidamento sul fatto che i veicoli favoriti siano a loro volta gravati dall’obbligo di rallentare in prossimità dell’incrocio, giacché l’eccessiva velocità di questi ultimi, se non costituisce un fatto sopravvenuto, può rappresentare soltanto una causa concorrente dell’incidente eventualmente occorso, di per sé non sufficiente ad escludere la responsabilità dello stesso conducente. Sez. IV, 8.7.2008, Ianniello 240899). Invero tale principio costituisce temperamento al principio dell’affidamento incolpevole, e impone a ciascun utente della strada di tenere in debita considerazione l’eventuale altrui imprudenza, quando la stessa rientri nei limiti della prevedibilità.
4. Peraltro nel caso in specie il giudice, nel proprio incedere motivazionale, risolve il problema causale con un evidente salto logico giuridico, laddove riconosce un profilo causale alla condotta del C.R. , al quale attribuisce un concorso di colpa nella determinazione del sinistro, in assenza di plausibile giustificazione motivazionale se non quella della mera presenza del conducente all’incrocio. Ed invero se lo stesso era fermo all’incrocio presidiato da semaforo, all’interno della sua corsia di appartenenza, con il segnalatore luminoso in azione e venne attinto dal motociclista in rapido avanzamento verso l’incrocio spostato sulla sinistra della propria semicarreggiata di appartenenza, ancor prima dell’assenza di addebiti di colpa, difetta qualsivoglia antecedente, riferibile al C.R. , astrattamente idoneo ad innescare il meccanismo causale che ha condotto all’evento dannoso.
5. Ragionamento del tutto analogo deve essere svolto in relazione al profilo psicologico laddove, date le premesse che precedono, nessun addebito di colpa risulta ascritto in sentenza al prevenuto, mentre nel capo di imputazione si contestava al C.R. di avere impegnato l’incrocio senza riconoscere la precedenza al motociclista e di avere urtato il motociclista, prospettazione che risulterebbe smentita dalle premesse in fatto della sentenza impugnata.
6. In conclusione la sentenza deve essere annullata su entrambi i punti con rinvio al giudice di Pace di Genova per una nuova valutazione.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Giudice di Pace di Genova per nuovo giudizio.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 5 ottobre 2009, n. 38671
In tema di circolazione stradale, il conducente che impegna un incrocio senza diritto di precedenza può invocare, come esimente di responsabilità per il sinistro causato, la precedenza cronologica, cosiddetta “di fatto”, a condizione che sussistessero le condizioni per effettuare l’attraversamento con assoluta sicurezza e senza porre in essere alcun rischio per la circolazione. (Nella fattispecie,
Corte d’Appello di Roma, Sezione 3 Civile, Sentenza 22.02.2005, n. 809
Il conducente di un veicolo nell’approssimarsi ad un incrocio in cui è tenuto a dare la precedenza, può invocare la precedenza di fatto, con esclusione di quella di diritto, solo a condizione che si presenti all’incrocio con tale anticipo da consentirgli di eseguire l’attraversamento con assoluta sicurezza e senza porre in essere alcun rischio per la circolazione. Invero, la precedenza di fatto viene esercitata a rischio e pericolo di chi se ne avvale, con la conseguenza che lo stesso verificarsi dell’incidente lo costituisce in colpa nella produzione dell’evento dannoso, in quanto è la prova evidente dell’errore di valutazione commesso.
Tribunale di Roma Sezione 12 civile, Sentenza 24.01.2005, n. 3372
Il conducente onerato dalla precedenza non può essere esentato da responsabilità con riconoscimento allo stesso di una precedenza di fatto, poiché ciò sovvertirebbe le regole della precedenza stabilite dal Codice della Strada. Lo stesso può reclamare nei confronti del conducente favorito solo una responsabilità concorsuale, per non aver quest’ultimo tenuto una condotta di guida prudente o perché a sua volta ha violato norme di comportamento del Codice della Strada. D’altronde il conducente sfavorito, che nella fattispecie, si apprestava ad immettersi nel flusso della circolazione, esegue un calcolo psico-analitico di probabile buona riuscita della manovra. L’incidente è la prova che tale previsione si è dimostrata errata con conseguente responsabilità dello stesso.
Pretura di Catania civile, Sentenza 22.01.1997
Non può essere invocata la precedenza di fatto o cronologica in caso di avvenuta collisione, costituendo, anzi, questa la prova dell’errore di valutazione delle circostanze di tempo e di luogo che consentono di esercitare la precedenza medesima senza pericolo.
Corte di Cassazione Sezione 3 civile, Sentenza 20.12.1995, n. 12982
In tema di circolazione stradale la precedenza cronologica o di fatto può ritenersi legittimamente fruibile solo quando il conducente sfavorito si presenti sull’area di intersezione dell’altrui traiettoria di marcia (area di incrocio o di svolta) con tale anticipo da consentirgli di effettuare l’attraversamento con assoluta sicurezza, senza alcun rischio per la circolazione e senza porre in essere alcun pericolo per il conducente favorito, il quale non deve essere costretto a ricorrere a manovre di emergenza.
Giudice di Pace di Roma, Sentenza 25.02.1997
Nel caso in cui la collisione tra veicoli avvenga ad un crocevia, la responsabilità non può ritenersi superata automaticamente con il solo criterio dell’osservanza delle segnalazioni semaforiche e della c.d. precedenza di diritto ma occorre, altresì, accertare se abbia contribuito all’evento l’inosservanza da parte del conducente favorito di tutte le altre norme sulla circolazione, e sulla necessaria diligenza, prudenza, perizia e velocità.
Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 15.06.1994, n. 6939
L’ art. 105, comma primo, d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, corrispondente all’art. 145, comma primo, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, impone a tutti i conducenti che si approssimano ad un crocevia un obbligo di prudenza massima, che è qualcosa di più di quello di non costituire pericolo per la circolazione, previsto dall’art. 101 d.P.R. 393 del 1959 e dall’art. 140, comma primo, del nuovo codice della strada. L’obbligo di prudenza è soddisfatto solo dai conducenti che, in zona di crocevia, fanno uso di un altissimo grado di attenzione e cautela, giustificato dalla particolarissima pericolosità della situazione topografica.
Il diritto di precedenza non esclude il dovere del conducente favorito di osservare a sua volta, approssimandosi all’incrocio, le normali prescrizioni di prudenza e di diligenza ed, in particolare, quella di rallentare e di moderare la velocità. L’inosservanza di tali prescrizioni costituisce in colpa il conducente favorito, ma non interrompe il nesso di causalità tra la mancata cessione della precedenza e l’evento, determinando un concorso di colpa dei due conducenti la cui intensità deve essere accertata dal giudice di merito con i suoi poteri discrezionali.

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 art. 105