Source: http://operanomadipadova.blog.tiscali.it/2006/03/
Timestamp: 2018-03-21 15:02:39+00:00

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» 2006 » Marzo Rom Sinti & Gagè
Corso di aggiornamento del 30 marzo 2006 – Rom e Sinti a scuola
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CESP: Centro Studi Scuola Pubblica di Padova
via cavallotti 2 ? 35100 PADOVA
tel. 049/692171 fax. 0498824273
www.cesp-pd.it ? e.mail: info@cesp-pd.it
CORSO DI AGGIORNAMENTO per tutto il personale dirigente, docente ausiliario della scuola, l? iscrizione è gratuita, la partecipazione rientra nelle giornate di permesso per aggiornamento ai sensi dell?art. 62 del CCNL 14/08/2003 e CCDR 19/06/2003. AUTORIZZAZIONE MIUR ? Ufficio Scolastico Regionale.DG del Veneto prot.n°3257/F2/H31C del 30/06/2005
Immigrazione: esperienze e pratiche d?integrazione.
giovedì 30 marzo dalle ore 9 alle 13
Aula Magna Liceo Artistico ?A. Modigliani?
via Degli Scrovegni n° 30 ? Padova
Roberto Malesani, avvocato del coord. migranti di Verona
?flussi migratori e mercato del lavoro?
Milena Zappon, pubblicista,
?progetto melting pot – esperienza di integrazione sociale?
Ignazia Nespolo, dirigente scolastico,
?pratica e grammatica delle politiche scolastiche d’accoglienza?
Renata Paolucci, Opera Nomadi,
?esperienze d’integrazione sul campo?
Giuseppe Zambon, coordinatore.
Verrà rilasciato l?idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente
L? iscrizione si effettua all?apertura del convegno, per adesionii preliminari:
CESP via cavallotti 2 ? 35100 PADOVA
FAX 0498824273 ? EMAIL : info@cesp-pd.it
Il convegno è stato realizzato grazie alla collaborazione di :
CESP- Viale Manzoni 55,00183 Roma
COBAS DELLA SCUOLA-Viale Manzoni 55,00183 Roma
CENTRO DOC. E CRITICA SOCIALE-Via Cavallotti 2 35100 PADOVA
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Rom Sinti e Caminanti a scuola – Protocollo d’Intesa con il Ministero Istruzione
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Protocollo d’intesa per la tutela dei minori
zingari, nomadi e viaggianti
VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1970, n. 347, che riconosce come Ente Morale l?Opera Nomadi;
VISTO il Decreto del Presidente della Repubblica 6 novembre 2000, n. 347, sul regolamento recante norme di organizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione;
CONSIDERATO che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nell’ambito delle proprie competenze, ritiene fra i suoi compiti precipui quello di coordinare le politiche di intervento per la prevenzione della dispersione scolastica, al fine di promuovere il successo formativo e sostenere gli opportuni progetti integrati sul territorio, nonché di definire modalità di concreta attuazione della lotta alla dispersione scolastica con specifici interventi interistituzionali, anche attraverso l’attivazione delle opportune sinergie e collaborazioni a livello territoriale;
CONSIDERATA, perciò, l’opportunità che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Opera Nomadi promuovano azioni atte a contenere la dispersione scolastica e ad eliminare l’abbandono scolastico anche attraverso progetti integrati sul territorio;
CONSIDERATO che lo Statuto dell’Opera Nomadi prevede fra i suoi scopi la salvaguardia e la valorizzazione, con ogni possibile forma di intervento, del patrimonio culturale e sociale delle popolazioni rom, sinte e camminanti, comunemente denominate zingare, nomadi e viaggianti;
CONSIDERATO che l’Opera Nomadi ha da tempo avviato forme di collaborazione con le istituzioni a livello nazionale e locale nel campo dell’istruzione e dell’educazione dei minori e degli adolescenti Rom, Sinti e Camminanti, per assicurare all’interno del sistema scolastico interventi flessibili, che tengano conto delle diversità e della ricchezza di ciascuno;
VISTO il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 di approvazione del Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado;
VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, con il quale è stato emanato il regolamento recante norme in materia di autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche ai sensi dell’articolo 21 della citata legge 15 marzo 1997, n. 59;
VISTA la legge 20 gennaio 1999, n. 9, concernente l’elevamento dell’obbligo di istruzione;
VISTO il contratto collettivo nazionale di lavoro – comparto scuola – 2002/05 e in particolare l’art. 9, misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione sociale;
VISTA	la legge 31 marzo 1998, n. 112 sul conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli Enti Locali;
VISTA la legge 27 maggio 1991, n. 176, di ratifica della Convenzione sui Diritti del fanciullo – New York, 20/11/1989;
VISTA la legge 30 luglio 2002, n. 189, modifica alla normativa di immigrazione e asilo;
VISTO il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 275, Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, ed in particolare l’articolo 38 sull’istruzione degli stranieri nelle scuole italiane e sull’educazione interculturale;
VISTA	la circolare ministeriale 16 luglio 1986, n. 207, sulla scolarizzazione degli alunni zingari e nomadi nella scuola materna, elementare e secondaria di primo grado, ed in particolare il punto I. paragrafo III e il punto 3. comma a);
Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si impegna:
Art.1 -	a promuovere iniziative per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico e della dispersione scolastica per i minori Rom, Sinti e Camminanti;
Art.2	- ad attivare, in collaborazione con gli Uffici Scolastici Regionali e le istituzioni scolastiche autonome, iniziative atte a favorire l’inserimento e l’integrazione dei minori Rom, Sinti e Camminanti;
Art.3	- a promuovere iniziative di formazione specifiche per il personale docente e gli operatori scolastici per una migliore comprensione della lingua e della cultura rom, ai fini dell’efficacia della scolarizzazione tesa ad assicurare il completamento del ciclo d’istruzione;
Art.4 – a definire, insieme con gli Uffici Scolastici. Regionali, le Regioni e gli Enti Locali, previa intesa con l’Opera Nomadi, interventi di formazione e aggiornamento di docenti e operatori per garantire in modo stabile e continuativo il raccordo tra le culture d’origine e la scuola;
Art.5	- a promuovere iniziative di ricerca e di sperimentazione didattica, anche con il sostegno della Comunità Europea, e a svolgere azioni di monitoraggio relativamente al fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica.
L’Opera Nomadi si impegna:
Art. 6 -	a sensibilizzare le comunità dei Rom, Sinti e Camminanti verso la scolarizzazione e a fornire informazioni relative all’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo;
Art. 7	- a stipulare, sulla base del presente protocollo d’intesa, convenzioni con gli Uffici Scolastici Regionali per l’inserimento e l’integrazione dei minori Rom, Sinti e Camminanti, tenendo conto delle realtà territoriali per le quali transitano e nelle quali gravitano le comunità;
Art. 8 -	a richiedere presso i competenti enti locali i possibili interventi, mediante progetti integrati con gli Uffici Scolastici Regionali, per assicurare il diritto allo studio e l’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo dei minori Rom, Sinti e Camminanti;
Art. 9	- a collaborare per iniziative di formazione di mediatori linguistici e culturali Rom e Sinti, organizzate dai competenti uffici degli EE. LL., in accordo con gli Uffici Scolastici Regionali, sulla base delle esigenze prospettate dalle istituzioni scolastiche e dalle famiglie nell’ambito dei Servizi di Accoglienza;
Art. 10	- a fornire tutte le informazioni relative all’andamento e al contenimento del fenomeno della dispersione scolastica al MIUR per consentire di svolgere le azioni di cui all’art. 5 del presente Protocollo d’intesa.
Art.11	- Le parti firmatarie del presente protocollo ed i relativi organi, nell’ambito della loro autonomia, concorreranno all’attuazione del presente accordo nel quadro dei rispettivi ordinamenti e assetti organizzativi programmando momenti di incontro.
Art.12	- Il presente protocollo d’intesa entra in vigore alla data della stipula ed ha validità di tre anni.
Riferimenti: PROTOCOLLO DAL SITO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Audizione alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia
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XIV LEGISLATURA ? DISCUSSIONI	INFANZIA ? SEDUTA DEL 23 GIUGNO 2005
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARIA BURANI PROCACCIN1
Stilla pubblicità dei lavori:
Burani Procaccini Maria, Presidente 2
INDAGINE CONOSCITIVA SUL AN ZJA IN STATO DI ABBANDONO O SEMIABBANDONO E SULLE FORME PER LA SUA TUTELA E ACCOGLIENZA
Audizione del dottor Massimo Converso, presidente dell’Opera nomadi, della professoressa Renata Paolucci, responsabile nazionale del settore scuola dell’Opera nomadi, e del signor Kasim Cizmic, capo famiglia Rom:
Bolognesi Marida (DS-U)
Cizmic Kasim, Capo famiglia Rom
Converso Massimo, Presidente dell’Opera nomadi
Paolucci Renata, Responsabile nazionale del settore scuota dell’Opera nomadi
Valpiana Tiziana (RC)
MARIA BURANI PROCACCINI.
Audizione del dottor Massimo Converso, presidente dell’Opera nomadi, della professoressa Renata Paolucci, responsabile nazionale del settore scuola dell’Opera nomadi, e del signor Kasim Cizmic, capo famiglia Rom.
PRESIDENTE: L’ordine del giorno reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’infanzia in stato di abbandono o semiabbandono e sulle forme per la sua tutela ed accoglienza, l’audizione del dottor Massimo Converso, presidente dell’Opera nomadi, della professoressa Renata Paolucci, responsabile nazionale del settore scuola dell’Opera nomadi, e del signor Kasim Cizmic, capo famiglia Rom.
Ringrazio il presidente Converso e gli altri ospiti per la loro presenza. Vorrei che nell’ambito dell’audizione odierna venissero affrontati una serie di temi, a cominciare dall’accordo intervenuto fra Governo e Opera nomadi, del quale desidereremmo conoscere meglio i vari aspetti.
Invito inoltre il presidente Converso ad affrontare in questa sede un problema che è all’attenzione dell’opinione pubblica italiana. Mi riferisco al fenomeno per cui alcuni campi nomadi, perlomeno quelli situati presso le grandi città, sono diventati il ricettacolo di tutto: si va dall’immigrazione clandestina, fuori controllo, alla protezione di persone che commettono reati.
Il problema è rappresentato dallo stato di allarme che si sta creando nei cittadini, che nuoce alla nostra politica verso l’immigrazione e non favorisce una corretta integrazione di queste persone nella nostra società. Sarebbe invece auspicabile l’instaurazione di un corretto rapporto tra i cittadini e i nomadi di stirpe Rom i quali, sia pure nelle loro varie sfaccettature, hanno da sempre convissuto, in maniera auto-noma e lavorando, con i vari popoli che li hanno accolti in vista di una loro integrazione. E interessante sapere che tipo di lavoro svolgono oggi questi nomadi per mantenere la loro identità ma anche per potersi sostenere.
Infine, vorremmo conoscere le modalità con le quali avviene l’integrazione dei bambini nella scuola. In altre parole, come si riesce a garantire a questi bambini il loro diritto all’istruzione ? Ricordo che il nostro obiettivo è rappresentato dalla tutela del superiore interesse del fanciullo e che è necessario comprendere come tale interesse possa essere perseguito e assicurato.
Do quindi la parola ai nostri ospiti.
Presidente Nazionale dell’Opera Nomadi
Premetto che, nel corso di questa consiliatura, il numero delle audizioni svoltesi con il Governo è stato in assoluto superiore a quelle dei precedenti 35 anni di vita dell’Opera Nomadi.
Finalmente il primo risultato concreto è rappresentato dalla stipula dei protocollo d ‘intesa nazionale tra MIUR e Opera Nomadi sulla scolarizzazione dei bambini del popolo dei Rom e Sint,i posto che il nomadismo è ormai scomparso ed il seminomadismo è circoscritto soltanto ad alcuni gruppi, i Sinti Giostrai, i Camminanti Siciliani, cioè gli ex arrotini e ombrellai, e al gruppo dei Rom Kalderasha, ovverosia i Rom naturalizzati italiani, giunti da Fiume soprattutto nel 1941 dopo l’invasione razzista dei soldati nazifascisti, che ne sterminarono almeno 20 mila.
Questi sono quindi gli ultimi gruppi di seminomadi ed ammontano a non più di 15 mila persone, in pratica il 10 per cento dei 150 mila Rom/Sinti/Camminanti presenti nel nostro Paese (in una scheda, che è a vostra disposizione, abbiamo sintetizzato tutti questi dati).
All ?interno della medesima scheda è contenuta anche una valutazione su un’operazione che per noi ha rappresentato uno degli esempi più negativi nella storia dei Rom/Sinti in Italia.
Mi riferisco all ‘operazione denominata ?spezzacatene? a Cosenza. Abbiamo saputo, dal grande rilievo datogli dalla stampa calabrese, che questa Commissione ha ricevuto la funzionaria di polizia responsabile dell’operazione, intervento rivelatosi meramente repressivo e perciò, a nostro giudizio, indirizzato male. I bambini coinvolti in questa operazione sono stati inseriti ? per pura combinazione ? nelle scuole del paese di mia moglie, in Calabria, per cui ho avuto modo ritornare nelle proprie famiglie.
Vi parlo dì questo episodio perché nessuna Istituzione ha avuto modo di fare della prevenzione per questi bambini che, vi assicuro, non erano stati torturati. Certamente essi svolgevano un ‘attività immorale per tutti noi, cioè chiedevano l’elemosina, ma a ?conferma? di questa loro attività gli inquirenti hanno esibito ?prove? come i sacchetti contenenti gli spiccioli, la testimonianza di una creatura di 9 anni e alcune fotografie scattate ai semafori: dovremmo, quindi, arrestare e sottrarre alle famiglie dai 20 ai 40 mila bambini in Italia, posto che il fenomeno, ormai, presenta queste dimensioni. Nella scheda abbiamo anche riferito che il fenomeno dell’evasione scolastica, il più grave di tutta Europa, coinvolge almeno 20 mila minori, quasi tutti di cittadinanza rumena e dell’ex Iugoslavia. Vi faccio subito notare che i bambini ?originari? della ex Iugoslavia sono in realtà nati tutti in Italia, anzi, abbiamo migliaia di padri di famiglia Rom nati in Italia.
Come saprete, però, il nostro Paese non riconosce lo ius soli bensì lo ius sanguinis per il diritto di cittadinanza. Per questo motivo, ed urge legiferare in materia, l’emarginazione sociale e la mancanza di integrazione scolastica aumentano. L’Opera Nomadi svolge un tipo di politica particolare. Non a caso si tratta dell’unico Ente Morale fra le associazioni del settore, di gran lunga la più antica. Contiamo 28 sezioni su tutto il territorio italiano, dalla Sicilia fino a Bolzano, città dove, nel 1966, è nata la nostra associazione. La nostra politica è quella della solidarietà e delle regole.
Quando critichiamo operazioni indiscriminate di polizia, nello stesso tempo riconosciamo le responsabilità soggettive. Cito ancora l?operazione di Cosenza perché si è trattato di un fenomeno di sottrazione di massa dei bambini alle famiglie. Questi bambini, in una città dove questo specifico gruppo di Rom osservava maggiormente le regole, come Napoli (vi sembrerà strano per Napoli, ma il Sindaco Jervolino ed i suoi predecessori da anni hanno attuato un serio progetto di scolarizzazione per i minori Rom) erano scolarizzati. Abbandonata Napoli a causa della guerra di camorra che ha colpito i Rom, questi ultimi, ?rifugiatisi? a Rende di Cosenza, si sono trovati di fronte ad un?impeccabile funzionaria di polizia che li ha seguiti per un anno e mezzo, puntualmente preceduta da una campagna-stampa di odio verso questa comunità.
Non essendo stata fatta alcuna forma di prevenzione, a Cosenza oggi il numero dei Rom Balcanici che questuano è aumentato, a dimostrazione che la mera repressione non paga. Riporto questo esempio perché l?Operazione ?Spezza catene? non ha per nulla risolto il problema.
Tra le proposte che troverete all’interno della nostra scheda, c’è quella di attuare immediatamente il protocollo di intesa MIUR/Opera Nomadi, che non dispone però di una base finanziaria. Abbiamo proposto una conferenza delle direzioni scolastiche regionali per il 7 dicembre 2005 presso il MIUR, in modo che questo problema non venga affidato da una parte alla polizia e dall’altra a qualche assessore alla Pubblica Istruzione di buona volontà: di fronte ad un fenomeno di oltre 20 mila bambini che evadono totalmente l’obbligo scolastico, serve una severa politica di dimensione nazionale e non ci si può più affidare alla buona volontà.
È vero ? siamo i primi ad ammetterlo ? che questi bambini, nella stragrande maggioranza, sono dediti alla questua e, molto spesso, al furto in appartamento e al borseggio, mentre il fenomeno, di cui si è parlato molto, dei Rom Bulgari e della compravendita è veramente limitato ad una diecina di casi in tutta Italia, quindi è sbagliato generalizzarlo. Quando i giornalisti di Rai 3 ci hanno chiamato per l’episodio, altrettanto orribile, dei giovanissimi Rom stupratori di Milano, abbiamo notato come in realtà ci si occupi della cosiddetta ?questione-Rom? solamente negli aspetti più negativi. Prova ne sia che la conferenza stampa di ieri, in cui l’Amministrazione Comunale di Roma ha presentato il progetto esecutivo di raccolta differenziata dei rifiuti ingombranti (attuato da una Cooperativa di Rom/Sinti, convenzionata con AMA-Provincia-Comune e LegAmbiente), ha avuto risalto solamente nelle cronache locali.
Il nostro appello, allora, è il seguente: collaboriamo e istituiamo, come richiediamo da tempo, l’ che nel nostro Paese, unico Stato in Europa, non esiste: manca, infatti, un ufficio che coordini gli interventi in questo campo. Spesso vengono dilapidati milioni di euro in iniziative non verificate, non controllate, a volte solo per favorire qualche associazione amica cui consentire di sopravvivere, ma i risultati sono scarsissimi.
Per questo motivo, ribadiamo che occorrono solidarietà, contributi all’integrazione, ma anche regole da concordare con tutti i capi famiglia.
L’ospite di oggi, il signor Kasim Cizmic, rappresenta il classico esempio di un ragazzino che, arrivato in Italia nel 1966, nel momento in cui i mestieri dei Rom non servivano più alla struttura economica portante della società contadina jugoslava ? i Rom esercitavano quasi sempre mestieri ad integrazione della struttura economica principale ? tuttora non si vede riconosciuta la cittadinanza italiana. I suoi figli e nipoti sono tutti nati in Italia e lui non riesce ancora ad ottenere il riconoscimento di un suo diritto.
Insomma, c’è un patto sociale che dobbiamo stringere con le popolazioni Rom ma, nello stesso tempo, lo Stato deve dimostrare la sua presenza non solo attraverso gli organi di polizia.
Questo non significa che l’ufficio minori della Questura di Cosenza non dovesse compiere il proprio dovere; bisognava, però, prima incontrarsi con le istituzioni e verificare se questi bambini potessero essere scolarizzati, come pochi mesi prima a Napoli, senza sottrarli al loro gruppo parentale. Mentre erano in atto le riunioni per la scolarizzazione di questi bambini, una bella mattina, preceduta da una serie di articoli sulla stampa ? quindi, concordata con i media per dare visibilità e maggior risalto anche sulle televisioni nazionali a tutto l’intervento ? questa operazione ha preso piede.
I bambini, dal canto loro, ci hanno confermato di non essere stati mai picchiati e, ripeto, vorrebbero tornare presso le loro famiglie (magari con un riavvicinamento graduale e verificato dagli organi competenti).
CONSENTITEMI ORA di passare in rassegna le proposte dell’Opera Nomadi.
Innanzitutto, occorre creare un ?Ufficio Centrale del Governo italiano per il popolo dei Rom/Sinti? presso il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali (o Presidenza del Consiglio).
Un Ufficio Governativo, che si avvalga indispensabilmente di mediatori Rom/Sinti, che valuti, coordini, orienti le politiche ed i finanziamenti pubblici, verso l?autosufficienza economica ed un habitat equilibrato, che emancipino i Rom/Sinti dal cancro sempre più in metastasi della devianza. Rispetto al resto d’Europa abbiamo pochissimi veri Mediatori Culturali Rom e Sinti riconosciuti anche dalle loro comunità.
In secondo luogo, con la dottoressa Carla? (all’epoca dirigente del Dipartimento Immigrazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ma poi, purtroppo, allontanata, dopo aver tenuto al Ministero due concretissime riunioni con una qualificata rappresentanza dei Rom/Sinti in Italia) era stato concordato di attuare un censimento qualitativo e quantitativo delle presenze perché in mancanza di dati reali, è impossibile stabilire una politica di intervento.
Siamo pronti, Regione per Regione, ad effettuare il Censimento attraverso un finanziamento minimo. Per ogni regione possono agire due nostri operatori, anche di concerto con le Prefetture. In questo modo si forniscono alle autorità civili i dati quantitativi e qualitativi della presenza dei Rom/Sinti, precisando quali mestieri svolgono, o che intendano intraprendere, ed in quale habitat si trovano o intendano trasferirsi.
In terzo luogo bisogna attuare il Protocollo sulla Scolarizzazione. E? proprio l?Opera Nomadi che non vuole più vedere bambini agli incroci stradali o viceversa assistere ad operazioni di polizia perché sorpresi a borseggiare o rubare negli appartamenti. Se ne parla poco, ma, purtroppo, negli anni si sono verificati alcuni casi di bambini deceduti perché precipitati dai cornicioni mentre rubavano nelle case, o il caso di Tarzan Sulic, il piccolo Rom ?Serbo? che a Padova purtroppo è stato colpito a morte da un Carabiniere dentro una caserma dov?era stato condotto per accertamenti.
In quarto luogo la questione Habitat.
Noi chiediamo la massima severità: i grandi concentramenti vanno messi sotto controllo, in attesa di eliminarli, sostituendoli con l?assegnazione di case o con le microaree residenziali autocostruite a seconda delle specifiche esigenze dei Rom/Sinti. -Soltanto in Italia esistono ?campi-nomadi? e qualcosa nel Canton Ticino.
I fondi europei non sono utilizzati in modo mirato. L? potrebbe orientarli perché non si sperperino fondi pubblici per obiettivi che non siano assolutamente pragmatici.
In quasi tutti i Paesi della Comunità Europea la famiglia Rom emigrata dai Balcani viene accolta immediatamente in casa, anche se la politica ?habitat+lavoro? è rara. Il flusso migratorio dai Balcani è più sensibile da Bulgaria e Romania perché i Rom sanno bene dell?imminente ingresso nella C.E. che renderà inattuabile per essi la Legge ?Bossi-Fini? sull?immigrazione.
Abbiamo effettuato, nel Maggio 2004, una visita ufficiale in Ungheria: questo paese, il cui 5 per cento della popolazione Rom (come se in Italia, invece di 150.000 fossero 3 milioni?), vanta una politica sociale così avanzata da garantire ammortizzatori sociali a tutti i Rom. Abbiamo visitato anche l’estrema periferia del paese e abbiamo trovato migliaia di Rom che lavoravano nelle cooperative agricole. Questo potrà stupire, ma i Rom si adattano a tutto, da sempre, pur di garantire la sopravvivenza al proprio gruppo.
La nostra politica di rifiuto dei dannosissimi ?campi nomadi? è dunque una denuncia che questi si trasformano OGGETTIVAMENTE in una palestra di addestramento dei minori alla devianza. Questo punto deve essere molto chiaro. Il blocco stradale di circa un mese fa da parte dei cittadini Rom di Reggio Calabria era dato dal loro rifiuto di andare a vivere in un quartiere dove erano già state malauguratamente concentrate 60 famiglie Rom. Essi vogliono vivere in nuclei di cinque o sei famiglie al massimo: superato questo numero, si entra molto spesso nel circuito terribile non solo della microcriminalità, ma anche della macrocriminalità.
I ?campi nomadi? vanno pertanto eliminati gradualmente. Occorre quindi attuare una politica della casa (per le Comunità dei Rom/Sinti che la desiderano) che deve essere redistribuita sul territorio. Non pretendiamo, ad esempio, che a Roma possano vivere 12 mila Rom. Ci sono piuttosto centinaia di piccoli centri che potrebbero accogliere queste persone, come è dimostrato dalla bella esperienza di Casalecchio di Reno, dove i Rom Serbi, che sono fra quelli più a rischio, si sono bene inseriti dal punto di vista sia lavorativo che abitativo.
L’Opera Nomadi resta a disposizione dei Ministeri, dello Stato in generale, degli Enti Locali, per attuare specifiche politiche ?habitat+lavoro? ed arrivare ad un sistema di solidarietà e regole.
La solidarietà senza le regole non funziona, così pure le regole senza la solidarietà e l’avviamento al lavoro. Concludo a questo punto il mio intervento, rimango a disposizione per eventuali chiarimenti e ricordo a tutti i Parlamentari presenti che l?Opera Nomadi è l’unica associazione realmente aconfessionale ed apartitica che rappresenti i Rom/Sinti/Camminanti.
Responsabile Nazionale del settore Scuola
Mi collego al discorso del presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, per quanto riguarda il problema dei cosiddetti ?campi nomadi?.
Da anni, stiamo sostenendo la necessità dello smantellamento di questi campi e chiediamo, in lternativa, non l’inserimento in abitazioni bensì la creazione di microaree nelle quali le famiglie possano vivere, soprattutto le famiglie Sinti.
Non dimentichiamo, infatti, che gli zingari ? come sono definiti comunemente -si distinguono in Sinti e Rom e che le famiglie Sinti, per ragioni culturali, preferiscono vivere nelle famiglie allargate e non accettano di entrare in appartamenti in cui sarebbero smembrate.
Pertanto, chiediamo che siano create ed agevolate microaree abitative che, peraltro, già esistono in alcune zone del Nord e Centro Italia. Generalmente sia i Rom sia i Sinti, se ne hanno la possibilità, acquistano le microaree; chiedono invece aiuto all’amministrazione comunale quando non hanno la possibilità economica di acquistare questi piccoli terreni. Le persone inserite in queste aree non creano alcun problema alla popolazione e non hanno bisogno di essere gestite. L’unico problema fondamentale da affrontare è quello dell?inserimento scolastico dei minori. Per quanto riguarda la vita e l’integrazione sociale, quindi, non creano problemi di sorta.
Ma manca, secondo la mia esperienza personale (a Padova e nel Veneto), la volontà politica di smontare i campi nomadi, sia da parte di amministrazioni di centro-destra che quelle di centrosinistra. Da molti anni lottiamo affinché i campi nomadi siano smantellati ma non siamo ascoltati; anzi, si cerca di estenderli o, al piú, di inserire alcune innovazioni al loro interno.
Si tende a mantenere i ?campi nomadi? perché in questo modo gli zingari possono essere più facilmente controllati e, quando si devono effettuare, le azioni di polizia sono estese a tutte le persone presenti nel campo.
Questa considerazione è importante perché se non iniziamo un percorso di vera integrazione ed accettazione per quanto riguarda i Rom e i Sinti non risolveremo mai il problema.
Se ancora non abbiamo attuato politiche di sistemazione ?civili? per queste persone, presenti da anni in Italia, come potremo risolvere il problema di tutti quelli che stanno premendo alle frontiere, dalla Romania e Bulgaria, e che entreranno fra poco legalmente nel nostro Paese?
Che cosa si può fare per risolvere il problema dei Rom e dei Sinti? Innanzitutto, è necessario avviare progetti di scolarizzazione per i bambini e, quindi, impegnare risorse economiche a questo scopo. Altrimenti, non è possibile realizzare
alcun progetto e non è possibile nemmeno affidarli esclusivamente al volontariato perché, in questo modo, si risolve poco e si ottiene un intervento di tipo essenzialmente assistenziale.
Occorre allora focalizzare l?attenzione sulla SCUOLA. Di fronte ad un’emergenza così grave -con decine di migliaia di bambini non scolarizzati ? finalmente ieri 22 giugno è stato sottoscritto í1 ?protocollo di intesa? MIUR/Opera Nomadi, dopo 13 troppo lunghi anni di assenza di qualsiasi disposizione nazionale in materia.
13 anni in cui la dispersione e l?evasione scolastiche (nonché il gravissimo ritardo didattico verso i coetanei non-Rom) sono aumentate verticalmente in tutto il Paese.
E? necessario partire dalla scuola per cambiare la situazione esistente, abbattendo anche il muro tra la nostra società e la loro per cercare di superare diffidenze e pregiudizi reciproci. Ma la scolarizzazione va abbinata all?HABITAT.
E? dimostrato che i bambini sistemati in strutture abitative decorose, una volta inseriti a scuola, riescono più facilmente ad integrarsi con i loro coetanei, con riflessi positivi anche al di fuori dello stesso ambiente scolastico (come, ad esempio, la possibilità di condividere il tempo libero con i loro compagni, essere invitati ad una festa…), ciò che difficilmente avverrà finché la loro vita sarà confinata all’interno dei campi nomadi, in assenza dei presupposti di base per la loro integrazione sociale.
Vivendo in una casa, o al limite in una roulotte sistemata in un piccolo terreno, all’interno appunto di una microarea, ciascun bambino potrà migliorare le proprie condizioni di vita e diverrà, così, molto più agevole estendere al di fuori delle mura scolastiche quell’interscambio culturale che intendiamo promuovere. Ed allora sono necessari progetti seri, da servizi sociali, da realizzarsi ad opera di persone preparate affinché si possa consentire, finalmente, ai bambini Rom e Sinti di seguire un serio percorso scolastico nella scuola dell ‘obbligo. Si aggiunga che questi ragazzi devono poter frequentare anche le scuole superiori o corsi di specializzazione, per essere poi avviati al lavoro.
Il successo delle iniziative avviene soltanto nei casi in cui vi siano progetti costruttivi e ponderati che non devono però continuare all’infinito.
Tuttavia, ricordiamoci che questa è la prima generazione secolarizzata: si comincia per mirare in seguito al superamento di questi progetti.
Speriamo che i figli di queste persone scolarizzate non ne abbiano più di bisogno.
É indispensabile, poi, un avviamento ad un lavoro che sia consono alla loro indole: non è detto, infatti, che tutti i Rom e i Sinti debbano essere inseriti nelle fabbriche; potrebbero essere impiegati in cooperative che si occupino del verde, di riciclaggio di materiali ferrosi o quant’altro, secondo l’esempio dell’Opera Nomadi di Roma o di Reggio Calabria. Se queste persone non riescono a trovare lavoro, e se non si interviene in sinergia con le istituzioni, continueranno inevitabilmente a compiere azioni situate ai limiti della legalità oppure a vivere basandosi sull’assistenzialismo e sull’accattonaggio.
Vorrei operare un’altra distinzione tra Rom e Sinti, italiani e stranieri. Voi vi state occupando di infanzia in stato di abbandono o di semiabbandono: ebbene, tra i Rom e i Sinti italiani questo fenomeno non esiste. Da anni, ormai, nessuno manda più i figli a chiedere l’elemosina (menghèl): bisogna capire questo, altrimenti si rischia di generalizzare. L’accattonaggio è praticato soprattutto dai figli dei Rom ? e non da tutti ? provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria; un tempo, anche da quelli provenienti dalla Serbia ed, in genere, dall’ex Jugoslavia. Comunque, questa pratica sta cessando anche tra loro perché quasi tutti mandano i figli a scuola e li stanno avviando al mondo del lavoro. Ciò non significa, tuttavia, che la nostra società debba tendere alla totale assimilazione di queste persone. Noi non vogliamo questo, essi devono mantenere le loro usanze e la loro cultura. Questo compito spetta alla scuola, la quale deve attivare una didattica interculturale e valorizzare la loro lingua e cultura, senza cercare in tutti i modi di applicare rigidamente i programmi ministeriali
nei confronti di queste persone perché sono di cultura diversa. Se si riuscirà a valorizzarla, certamente queste persone continueranno a conservare le loro usanze -come è giusto -pur inserendosi nel nostro contesto sociale.
KASIM CIZMIC,capo famiglia Rom
Vorrei ringraziare i presenti e la Commissione per l’attenzione che ci è stata rivolta. Sono un Rom khorakhanò, ossia musulmano, proveniente dall’ex Jugoslavia, terra che lasciai nel lontano 1966 insieme ai miei genitori. La gente Rom è parte di un unico popolo: dovremmo dunque parlare non di Sinti, giostrai o Camminanti, ma piuttosto di diverse provenienze geografiche. Come un cittadino italiano può essere romano, milanese o genovese, a seconda della provenienza, così accade che i nostri componenti si siano stabiliti in aree territoriali differenti, pur appartenendo ad un popolo identico.
In qualità di capo famiglia Rom e di rappresentante dell’Opera nomadi, da circa 25 anni intrattengo rapporti di collaborazione con numerosi organismi; nella mia veste di mediatore culturale, ho avuto occasione di rappresentare le istanze della mia gente anche dinanzi al Parlamento Europeo, esponendo i problemi del popolo Rom, per cercare di migliorare le sue condizioni, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Le nostre difficoltà sono molteplici e voi certamente conoscerete i numerosi disagi che vorremmo superare.
Come ha spiegato il presidente Massimo Converso, siamo assolutamente favorevoli al miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie Rom, soprattutto dei bambini, e siamo contrari a qualsiasi forma di sfruttamento nei loro confronti. Ma abbiamo anche bisogno di aiuto per agire concretamente: senza i l sostegno di coloro che abbiano limitate od estese responsabilità istituzionali, certamente non saremo in grado di ottenere alcun esito sperato.
Massimo Converso ha poi giustamente osservato che i problemi non si risolvono con i soli progetti: crediamo, piuttosto, che collaborando adeguatamente con le istituzioni, con il Governo italiano, potremmo ottenere risultati importanti. Da soli, infatti, non disponiamo delle forze o del potere necessario per intervenire, sebbene possiamo far molto con la nostra gente, entrando nei campi nomadi e parlando con le famiglie che conosciamo. Vorrei anche far presente che non é abitudine né uso della gente Rom adoperare violenza nei confronti dei minori; il fenomeno è iniziato a comparire -in forme sinora limitate solo da pochi anni: prima di allora, uno zingaro non immaginava neppure che cosa fosse il traffico degli organi di bambini, perché aveva a cuore il benessere dei propri figli. Io che vivo in un campo nomadi di mille persone, e sto in mezzo alla mia gente, conosco da vicino la nostra realtà e mi oppongo a quello che sta accadendo. Abbiamo costituito anche una ?commissione?, un congresso, per comprendere le ragioni di questo nuovo fenomeno e facciamo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per capirne le dinamiche, riunendoci fra di noi e discutendo frequentemente.
La criminalità, tuttavia, non affonda le proprie radici tra la nostra gente, la criminalità non è Rom, è piuttosto trasversale, ed esistono criminali di diverse etnie. Tra di noi, onorevole Presidente, c ‘è anche molta gente onesta. E per questo che chiediamo aiuto e sebbene, spesso, attorno a noi ci sia il buio, ci opponiamo a tutte le forme di sfruttamento: qualcuno sicuramente capirà la nostra intenzione di aiutare noi stessi, i nostri figli e l’intera collettività.
Avrei molto altro da dire, ma sono certo che voi già conosciate in modo approfondito i motivi delle nostre preoccupazioni, disponendo della documentazione e di tutto ciò che riguarda i problemi del popolo Rom.
Collaborando insieme, istituendo un tavolo ?atteso da tanti anni, in Italia ed in altri paesi balcanici e dell’Europa occidentale ?, otterremo miglioramenti certi, come dimostra quanto avvenuto in Spagna, ad esempio, dove il ?tavolo? è stato realizzato inaugurando una fase di confronto e di collaborazione, e dove il Governo interviene concretamente per risolvere i problemi esistenti. Addirittura, nel luogo da cui provengo, gli zingari sono nel Governo, collaborano, e questo consente di ottenere validi risultati.
Chiediamo da voi un aiuto: se arriverà ? noi lo crediamo e di questo vi ringraziamo ? otterremo risposte proficue per entrambe le parti.
Prima di concludere, vorrei accennare brevemente all’UNIRSI (Unione nazionale e internazionale Rom e Sinti in Italia), un’associazione che abbiamo costituito insieme con Opera Nomadi, per soccorrerci, per aiutarci reciprocamente e garantire una chance alla nostra gente.
Ribadiamo la comune volontà dì collaborare con voi, per salvaguardare i bambini che vivono nelle città italiane, per tutelarli dal traffico di organi o da altre forme dì sfruttamento esistenti.
Per finire vorrei soltanto sottolineare che, per quanto riguarda i permessi di soggiorno e la cittadinanza, noi abitiamo in Italia da ormai tre generazioni. Vorremmo che in Parlamento ricordaste che non abbiamo una patria dove tornare perché l’Italia è la nostra Patria. Con i nostri figli, siamo qui da tre generazioni, abbiamo scelto di vivere in questo paese, che consideriamo ormai il nostro. Chiediamo solo che ci aiutiate a vivere in esso regolarmente.
L?Opera Nomadi nazionale nasce nel 1965 per la tutela dei diritti civili e la salvaguardia della cultura dei Rom/Sinti. Riconosciuta ?Ente Morale? con Decreto Presidenziale nel 1970 l?Opera Nomadi è presente in tutto il territorio nazionale con 28 Sezioni. L’Ente è un’organizzazione democratica che ha il fine di salvaguardare e valorizzare con ogni possibile forma d’intervento, diretto o indiretto, il Patrimonio sociale e culturale delle popolazioni rom, sinte e camminanti, comunemente denominate zingare, nomadi e viaggianti, nonché di fornire concreti strumenti di sostegno a favore delle stesse popolazioni. L’Ente per il perseguimento dei suoi scopi sociali assume come metodo la partecipazione diretta dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti a tutti i livelli. L’Ente è aconfessionale, apartitico e non ha fini di lucro: è una organizzazione non lucrativa di utilità sociale.
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Curriculum sezione di Padova – interventi a favore dei Rom e dei Sinti
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L’associazione possiede un’esperienza decennale nel settore dei servizi a finalità sociale rivolti a Rom e Sinti e/o stranieri qui di seguito elencati:
- Anni scolastici 1997/98, 1998/99, 1999/2000, 2002/2003, 2003/2004, 2004/2005, 2005/2006, 2006/2007: intervento di recupero scolastico pomeridiano, intervento di recupero scolastico e inserimento socio – culturale, secondo il Progetto in Convenzione con il Comune di Padova e secondo Progetti attivati nei Comuni della Provincia di Padova e Venezia, all’interno delle classi, in compresenza con gli insegnanti ed interventi presso i luoghi sosta.
- Anni scolastici 2000/2001, 2001/2002, 2002/2003, 2003/2004, 2004/2005, 2005/2006 e 2006/2007: intervento di recupero scolastico e inserimento socio-culturale all’interno delle classi presso l’Istituto Comprensivo di Vigonza (PD) e Cadoneghe (PD). Tali progetti sono stati attuati complessivamente nelle seguenti scuole e nei seguenti luoghi di sosta: Scuole Elementari di Padova: Giovanni XXIII, Prati, Arcobaleno, Don Bosco, Morante, Rodari, Tommaseo, Leopardi, Randi, Lambruschini, Nievo, Negri, Petrarca, Muratori, Rosmini, D’Acquisto, Forcellini. Scuole Medie di Padova: Cellini. Galilei, Levi Civita, Pacinotti, Pascoli (succursale Voltabarozzo), Ruzante, Vivaldi, Zanella (centrale e succursale Ponte di Brenta). Scuole in provincia di Padova: Scuola Elementare e Media di Legnaro (PD), Scuola Elementare di Piazzola sul Brenta (PD), Scuola Elementare di Tremignon (PD), Scuola Media di Curtarolo (PD), Istituto Comprensivo di Vigonza (PD), Circolo Didattico di Piove di Sacco (PD), Istituto Comprensivo di Codevigo (PD), Scuola Elementare di Villa del Bosco (PD), Scuola Elementare di Conca d’Albero (PD), Scuola Elementare di Correzzola (PD), Scuola Materna di Correzzola (PD), Scuola Elementare di Arzergrande (PD), Scuola Elementare di Agna (PD), Scuola Media di Piove di Sacco (PD), Scuola Media di Conselve (PD). Scuole in provincia di Venezia: Scuola Elementare di Pegolotte di Cona (VE), Scuola Elementare di Campolongo Maggiore (VE), Scuola Elementare di Cavarzere (VE). Luoghi di sosta: campo nomadi in via Dalmazia, via Tassinari e via Lungargine San Lazzaro a Padova, campo nomadi di Legnaro (PD), Quartiere S. Anna di Piove di Sacco (PD), Arzerello (PD), Arzergrande (PD), Correzzola (PD), Villa del Bosco (PD), Conca d’Albero (PD), Pegolotte di Cona (VE).
- dicembre 2001 – anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007: gestione in Convenzione con il Comune di Padova delle aree nomadi comunali di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e area ex-macello ex-via Tassinari n° 32 con interventi generalizzati dalle pulizie affidate agli abitanti dell’area alla promozione di un progetto di animazione pre-scolastica, dall’accompagnamento presso gli uffici pubblici – sanitari, avviamento al lavoro, progetti finalizzati allo smantellamento delle aree ed inserimento autonomo e responsabile degli ospiti in nuove unità abitative (case, appartamenti o microaree a seconda della loro richiesta)
- Anno 2006 – 2007: progetti di accompagnamento presso nuove unità abitative delle famiglie rom per facilitare le pratiche di ingresso e l’inserimento nel tessuto sociale della città di Padova.
- Anno 2006/2007: progetto di aucostruzione di nuove unità abitative per gli ospiti dell’area di Corso Australia ex via Tassinari, delibera del Comune di Padova dicembre 2006.
- Anni scolastici 1994/1995, 1995/96, 1996/97, 1997/98, 1998/99, 1999/2000, 2000/2001, 2001/2002, 2002/2003, 2003/2004, 2004/2005, 2005/2006 e 2006/2007: corsi di scolarizzazione per il conseguimento del diploma della scuola Elementare e della licenza della scuola Media, rivolti a minori sinti e rom, che hanno abbandonato la scuola per limiti d’età. I corsi sono stati effettuati a Padova presso i locali dell’ex scuola elementare di via Tonzig, presso i locali della parrocchia della SS.Trinità e presso la scuola elementare "Rodari" e "Morante" della zona di Mortise – Padova, e a Legnaro (PD) presso il campo nomadi e in località "Casone"
- Giugno 2005: firma del Protocollo d’Intesa per la tutela dei minori zingari, nomadi e viaggianti, stipulato tra Ministero Istruzione, Università, Ricerca, Direzione Generale per lo Studente e Opera Nomadi.
- Giugno 2005: Audizione presso la Commissione Parlamentare per l’infanzia – Camera dei Deputati per un’indagine conoscitiva sull’infanzia in stato di abbandono o semiabbandono e sulle forme per la sua tutela e accoglienza.
- Giugno 2005: Collaborazione con l’Università di Padova – Laboratorio di Ricerca e Intercultura per l’Orientamento delle Scelte (LA.R.I.O.S.).
- Giugno 2005: firma del Progetto finalizzato al servizio di accompagnamento di famiglie rom e sinte in nuove unità abitative in Convenzione con il Comune di Padova – Settore di Gabinetto del Sindaco – U.P. accoglienza e immigrazione.
- Febbraio 2005: in occasione delle commemorazione dell’Olocausto sono stati organizzati due incontri presso il Comune di Padova – consiglio di quartiere Brenta-Venezia e l’Università di Padova durante le lezioni del "Master sull’Intercultura" con la presentazione del libro "Porraimos. L’Olocausto Dimenticato".
- Anno 2005: presentazione di un progetto per lo smantellamento dei campi nomadi e l’inserimento delle famiglie nelle abitazioni e nelle micro-aree.
- Anno 2005: in occasione delle commemorazione dell’olocausto sono stati organizzati due incontri presso il Comune di Padova e l’Università con la presentazione del libro "Porraimos. L’Olocausto dimenticato"
- Anno 2004: sono stati avviati alcuni corsi di formazione presso le scuole medie ed elementari di Padova, Polesella (RO), Frosinone, Cosenza. Ecc.
- Settembre 2003: Convenzione con L’Università di Verona per il tirocinio di formazione ed orientamento al lavoro.
- Settembre 2001: presso il parco Fistomba di Padova all’interno del primo festival della produzione artistica indipendente denominato "Itaca", per un’intera giornata l’O.N. sezione di Padova ha realizzato un "Festival Tzigano" con complessi musicali zingari, dibattiti, proiezioni video, mostre fotografiche.
- Estate 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, luglio-agosto 2000, luglio 2001: attività di animazione e recupero scolastico svolte complessivamente nei seguenti luoghi sosta: campi privati di Padova e provincia, campi nomadi di via Dalmazia, via Lungargine San Lazzaro e via Tassinari a Padova, campo nomadi di Legnaro (PD), luoghi sosta del Piovese, campo privato di Pegolotte di Cona (VE). In particolare, nell’estate 1998 è stata realizzata un’esperienza di elaborazione interculturale, in collaborazione con la Caritas diocesana, attraverso la lettura, il confronto e l’elaborazione grafica, da parte dei bambini rom e sinti, di fiabe appartenenti a diverse culture. Tale lavoro è stato successivamente esposto nei locali dell’Assessorato in via del Carmine a Padova, per poi divenire materiale di una mostra itinerante nelle scuole della provincia di Padova; durante l’estate 1999 è stata realizzata un’esperienza di laboratorio teatrale presso i campi privati e comunali di Padova e presso il campo nomadi di Legnaro (PD); a fine estate 1999 è stata ultimata la realizzazione di una "Tombola" in Romanés, che costituisce un prezioso materiale didattico alternativo per affrontare i problemi di bilinguismo e/o per la rivalutazione della lingua d’origine. Nel periodo luglio-agosto 2000 è stata realizzata presso il campo nomadi di via Tassinari – corso Australia un’esperienza di animazione interculturale di lettura, confronto e elaborazione grafica da parte dei bambini sinti e rom della fiaba della "Cenerentola" di vari paesi con successiva invenzione ed elaborazione da parte degli stessi bambini della "Cenerentola Zingara". E’ stato prodotto un video che è stato proiettato nel periodo autunnale, presso la scuola media Galilei di Padova durante una serata di incontro/dibattito con la popolazione e con il personale scolastico sul tema: "Integrazione ed esperienze di attività interculturali",. In tale occasione è stata esposta la mostra dei disegni e degli elaborati dei bambini rom e sinti di via Tassinari e corso Australia.
Nel periodo luglio – agosto 2001 sono stati effettuati interventi di recupero scolastico presso i campi nomadi di via Tassinari e di Lungargine San Lazzaro, rivolti ai minori sinti e rom che frequentano regolarmente le scuole di Padova
- Febbraio 2000: Convenzione con l’Università di Padova – Facoltà di Scienze della Formazione per i tirocini formativi e professionali degli studenti.
- Maggio 2000: incontro – dibattito con la popolazione. Proiezione del video "l’Olocausto Dimenticato" in collaborazione con l’Associazione Tonicorti presso la sede della Circoscrizione n° 6 in via Dal Piaz a Padova.
- Maggio 1998: Giornata di animazione interculturale sul tema "Bambini, popoli e città" presso il parco Piacentino in via Piacentino a Padova, con elaborazione di disegni e con giochi di gruppo.
- Febbraio – Marzo 1997: Corso di formazione per il lavoro rivolto ad una decina di minori rom e sinti che avevano conseguito la licenza della scuola media. Il corso è stato progettato e realizzato con il contributo del premio MOVI – Coop Adriatica ed ha trattato i seguenti temi: "Scuola, Lavoro e Società: diritti e opportunità", "Vita sociale, Salute, Igiene ed Ecologia", "Sicurezza ambientale e manutenzione", "Scuola e Società: valori umani e valori ambientali", "Promozione e programmazione di servizi", "Progetti sociali, mercato del lavoro ed istituzioni".
Giorgio Bezzecchi – Segretario Nazionale – intervento sui Rom e Sinti in Italia
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IL POPOLO DEI BAMBINI
Introduce il convegno Giorgio Bezzecchi, rom harvato, segretario nazionale dell?Opera Nomadi.
Io sono figlio di deportati, nipote di morti e dispersi nei campi di concentramento. Tutti i Rom/Sinti sono stati perseguitati dal nazi-fascismo. Non esiste Rom che non abbia patito la persecuzione. Ma tutto è partito prima di arrivare a Birkenau, la fabbrica della morte del regime nazi-fascista. Hitler viene eletto democraticamente nel 1933 e già nel 1936, con le olimpiadi di Berlino, si aprono i primi campi di concentramento che poi diventano di sterminio e soppressione. I nazi-fascisti uccidevano gli zingari per ?istinto al nomadismo?.Questo per quanto riguarda il Porrajmos, ma se ne discuterà approfonditamente quest?oggi.
Il convegno discute dei Rom e Sinti ed allora ecco alcune stime, perché non esiste un censimento approfondito: 150.000 presenze, il 70% sono italiani, la percentuale minima in Europa. Oltre il 50% sono bambini al di sotto dei 14 anni. E? per questo che amo definire gli zingari ?il popolo dei bambini?. La natalità, la scola-rizzazione, l?ambiente di vita sono paragonabili, secondo uno studio-ricerca del NAGA di Milano, alla Bolivia uno dei Paesi più sottosviluppati del mondo. Le prospettive di vita alla nascita di uno zingaro in Italia sono di 45 anni a fronte dei 70 di un italiano. Attualmente in Italia c?è l?emergenza rom rumeni ed i pochissimi interventi in questo settore vanno a scapito dei residenti. Con l?entrata della Romania nell?Unione Europea (gennaio 2007) i Rom diventano 10 milioni la minoranza più numerosa della Europa. Le istituzioni non si sono mai prese carico di questa questione. A Milano stiamo facendo una campagna contro l?indifferenza.
Io sono di lingua 2 italiana. Di lingua 1 ?romanès? e da qui inizia la mia difficoltà scolastica. Ho frequentato le classi speciali ?lacio drom?. All?entrata della scuola ci dividevano in tre file: zingari, handicappati, normali. Queste classi speciali sono state in vigore fino al 1983. Quindi la scolarizzazione è relativamente recente. La scuola è stata la prima a venirci incontro ma non abbiamo raggiunto dei buoni risultati. Solo il 30% (13.000 ragazzi) è attualmente iscritto alla scuola elementare. Il mancato rico-noscimento come minoranza linguistica del 1999, per opposizione della Lega Nord pur con il governo di centro-sinistra, ha perpretato la mancanza di strumenti per favorire la nostra integrazione: scuola, lavoro, habitat.
Le istituzioni continuano a fare occultamento contro il nostro popolo quindi stiamo lanciando a Mlilano, Opera Nomadi con altre associazioni, una campagna contro l?indifferenza che è alla radice della nostra esclusione. La nostra è una presenza ultrasecolare, stiamo in Italia dal 1400, di cui non viene riconosciuta l?esistenza. In ambito accademico (universitario) si è cominciato a dare un apporto scientifico a questa esclusione. In Italia la normativa sull?edilizia abitativa è rigida, scatta addirittura il penale per le violazioni. Ogni abitazione deve avere allacciamenti, idrici, elettrici, di scarico. In questa epoca di allacciamenti, di ?rete globale?, le istituzioni permettono ?campi nomadi? senza allacciamenti e scarichi fognari, ma chi non si mette in rete viene considerato come non appartenente alla razza umana. In ambito accademico questo comportamento istituzionale viene definito ?trattamento diffe-renziale?. I campi nomadi sono l?area del disprezzo, situazioni in cui si creano situazioni di disagio e devianza per poi puntare il dito.
Sono italiano, ho fatto il militare e sono qui a rivendicare il mio essere zingaro. Ringrazio le istituzioni presenti a questo convegno e finisco con un invito. Occorre uscire dal discorso politico per entrare in quello civile. Chiamo la società civile a fare attenzione a questa questione, la questione zingara, perché è una risorsa per tutta l?umanità!
Rom e Sinti a Padova – Inserimento lavorativo
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Inserimento lavorativo: progetti e prospettive
Intervento a cura della Dott.ssa Marta Cimento
Parlare di lavoro in relazione al mondo delle comunità sinte e rom non è semplice perché il binomio Sinti, Rom e lavoro, genera spesso l?attivazione di pregiudizi e stereotipi negativi fortemente radicati nella nostra società,troppo spesso basati su una mancanza di conoscenza di tali comunità, secondo i quali i Sinti e i Rom non hanno voglia di lavorare, non sanno lavorare, sono pigri e preferiscono rubare per vivere.
Mi piacerebbe ora sfatare se non tutti almeno alcuni di questi pregiudizi, illustrando alcuni progetti realizzati dall? Opera Nomadi di Roma, e parlare della realtà delle comunità sinte e rom di Padova, delle prospettive attuali e future e dei nostri progetti relativamente agli inserimenti lavorativi.
Quello che va detto innanzitutto è che il lavoro rappresenta oggi l?emergenza più forte delle comunità rom e sinte. Non è pensabile realizzare una concreta e reale integrazione di tali comunità nel tessuto sociale senza inserire i suoi membri nel mondo del lavoro.
Il lavoro è un diritto irrinunciabile e necessario non solo perché è certamente una delle dimensioni del vivere che da dignità all?uomo, ma anche perché senza un?occupazione continuativa e giustamente retribuita non è possibile né vivere in modo adeguato e decoroso né inserirsi a pieno titolo nella società.
L?avviamento al lavoro di tali comunità è certamente una condizione irrinunciabile per modificarne in modo reale, significativo e vero le attuali condizioni di vita.
Tale avviamento deve e dovrà passare attraverso un lavoro di rete da stabilirsi tra tutte le realtà ed i soggetti del territorio che si occupano di lavoro, creando sinergie forti ed efficaci.
Entrambe le comunità continuano, purtroppo, a vivere una condizione di quasi totale marginalità ed esclusione dal mondo del lavoro. Spesso, per i Rom e per i Sinti diventa estremamente difficile inserirsi nei circuiti regolari del mercato del lavoro perché vittime di troppi pregiudizi circa le loro competenze e capacità lavorative, circa la loro affidabilità e onestà.
Spesso, come ho avuto modo di verificare personalmente accompagnando alcuni ospiti dell?area nomadi di S.Lazzaro nella ricerca di un?occupazione, quando un datore di lavoro o il responsabile di un?agenzia interinale viene a conoscenza della residenza di queste persone, non le prende realmente in considerazione né da loro la possibilità di mettere alla prova se stessi e le proprie capacità. E? chiaro che questi atteggiamenti di rifiuto a priori sono dovuti ai pregiudizi di cui parlavo poco fa.
Prima di considerare più specificatamente la realtà delle comunità rom e sinte di Padova, vorrei fare un breve riferimento a quelle che sono da sempre le occupazioni tradizionali dei membri di tali comunità e il loro stato attuale.
Per quanto riguarda i Sinti, essi esercitano da sempre il mestiere millenario dello ?spettacolo viaggiante?, sono artisti di strada, esperti nell?arte del teatro delle marionette e dei burattini e del circo. Sono sinti i più grandi e famosi circhi quali Orfei, Togni, Mediano e circa il 70% dei piccoli circhi.
Un?altra attività tradizionale dei Sinti è infatti l?attività di giostrai, attività principale svolta anche dalle comunità sinte che risiedono sul territorio di Padova.
I Sinti sono anche ottimi musicisti, basti citare Django Reinhardt, sinto francese jazzista di fama internazionale e di indiscusso talento, vissuto nella Parigi degli anni ?30.
Altri mestieri tradizionali dei Sinti sono di tipo artigianale: preparazione di sedie e tavolini in vimini; lavorazione di selle per cavalli; commercio di cavalli lavorazioni di scialli e piccolo commercio di oggetti di bigiotteria (per le donne).
Va detto tuttavia, che attualmente l?esercizio di tali mestieri tradizionali è sempre più difficile e che anche per quanto riguarda lo spettacolo viaggiante siamo oggi di fronte ad un lento declino di questa straordinaria attività di utilità sociale che i Sinti Giostrai per primi hanno sviluppato e da cui sono sempre più esclusi.
Interi gruppi di Sinti hanno venduto le loro giostre e si sono dedicati alla produzione artigianale dei ?bonsai?,altri si dedicano alla vendita ambulante di articolini artigianato per la casa, altri al riciclaggio di materiale ferroso.
In riferimento alla realtà dei Sinti giostrai di Padova infatti si rileva una sempre maggiore difficoltà per tali gruppi ad esercitare la propria attività: durante le feste e le sagre di paese gli incassi sempre più ridotti e certamente non sufficienti per le esigenze di vita di un intero anno.
Questo ha fatto si che molti Sinti abbandonassero la loro attività di giostrai e cercassero di inserirsi in circuiti lavorativi ?altri? , purtroppo non senza difficoltà. Molti degli ospiti dell?area nomade comunale di via Tassinari ad esempio, svolgono attività di vario genere dalle pulizie per le donne al facchinaggio per gli uomini, ma troppo spesso tali attività sono sottopagate e precarie.
Per quanto riguarda la comunità Rom, le attività tradizionali sono: lavorazione del rame, allevamento e commercio di cavalli, fabbricazione di scope, pettini, spazzole e attività tessile, attività di artisti e musicisti di strada. Altre occupazioni riguardano la raccolta e il riciclaggio di materiale ferroso. Durante i loro spostamenti i gruppi rom portavano con sé i propri prodotti che vendevano, guadagnandosi da vivere. Oggi alcuni gruppi mantengono ancora vive queste attività come risulta dai progetti che sono stati realizzati dall?Opera Nomadi di Roma, che ora illustrerò brevemente, e che rappresentano certamente un modello positivo e riproducibile di inserimento lavorativo realizzato nel rispetto e nella valorizzazione della cultura rom e del recupero delle reali competenze e professionalità delle persone inserite nei progetti.
Innanzi tutto va citato il progetto di raccolta di rifiuti ingombranti e ferro realizzato con L?AMA di Roma e che ha previsto la formazione di una Cooperativa Sociale di rom chiamata Phralipè- Fraternità. Un altro progetto riguarda i Romanò Pijats (mercati Rom) realizzati periodicamente a Roma, con il patrocinio dei Municipi, e che hanno permesso l?avviamento al lavoro di numerose famiglie Rom/Sinte, favorendo lo sviluppo dell?autoimprenditorialità e della professionalità di queste comunità.
Nei mercati vengono venduti prodotti di ogni genere molti dei quali di tipo artigianale realizzati direttamente dagli espositori: oggetti di rame, bonsai, abbigliamento e bigiotteria varia.
Un altro positivo esempio di inserimento lavorativo rappresenta la manutenzione delle aree verdi e della pulizia ambientale. In questo senso importante è stata l?esperienza sviluppata con L?AMA di Roma per la pulizia accanto ai cassonetti.
Interessante è anche il progetto realizzato valorizzando la tradizionale attività di musicisti/artisti di strada appartenenti alle comunità di Rom rumeni.
Inoltre in tutte le realtà dove l?Opera Nomadi è presente sono numerosi i mediatori culturali Rom e Sinti il cui intervento risulta necessario e fondamentale.
Per migliorare la professionalità di tali mediatori si ritiene assolutamente necessario realizzare corsi di formazione ad hoc, così da ottenere una legittimazione professionale di tale attività.
Altre realtà dove sono nati progetti di inserimenti lavorativo, dai risultati decisamente positivi, sono quelle di Prato e Reggio Calabria.
Per quanto riguarda gli inserimenti lavorativi delle donne l?opera Nomadi di Roma ha dato vita ad una realtà straordinaria quale quella dell? Antica sartoria Rom, laboratorio di sartoria dove vengono prodotti abiti e accessori tutti realizzati con tessuti naturali e su modello degli abiti rom tradizionali, e che hanno riscosso grande consenso ed interesse tanto che sono state realizzate diverse produzioni per stilisti italiani dell?Altra Moda.
Tutti i progetti fino ad ora elencati rappresentano certamente modelli di successo, riproducibili e flessibili che hanno consentito e consentiranno un reale avviamento e inserimento al lavoro delle comunità rom/sinte attraverso il recupero e la rivalutazione delle competenze e professionalità delle due comunità.
In riferimento alla realtà delle aree nomadi comunali di Padova, purtroppo sono ancora troppo pochi gli inserimenti lavorativi realizzati.
Come già detto, alcuni ospiti delle due aree sono attualmente occupati presso cooperative di pulizie. Presso il campo di Tassinari rileviamo la presenza di un mediatore culturale Sinto, rappresentante di tutto il gruppo residente, addetto alla gestione dell?area e al suo monitoraggio e di due donne addette alla pulizia, assunti dall?Opera Nomadi.
Un?analoga realtà è presente nell?Area Nomadi di Lungargine S.Lazzaro: alcuni ospiti svolgono attività presso cooperative di lavoro, due romnì sono mediatrici culturali, addette alla pulizia del campo e referenti per tale area, un rom svolge l?attività di mediatore culturale nell?accompagnamento dei bambini a scuola.
Sono ancora troppe, tuttavia le persone, giovani soprattutto, che non riescono a trovare un?adeguata collocazione nel mondo del lavoro.
Per questo abbiamo ideato un progetto che preveda la realizzazione del maggior numero di inserimenti lavorativi possibili attraverso lo sviluppo di un percorso individualizzato che preveda il completamento del percorso scolastico, se e quando necessario, una formazione lavoro adeguata, in relazione alle esigenze dei singoli e infine l?inserimento lavorativo. Si sta cercando inoltre di dar vita ad una rete sul territorio che sviluppi rapporti privilegiati con e tra i soggetti che si occupano di lavoro in modo da garantire il successo di tale progetto.
AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi)
La presidente dell?AIZO di Padova Dott. ssa Elisa Bertazzo, che lavora a progetti di inserimento scolastico nel comune di Padova dal 1996, sviluppa il suo intervento, oltre la scuola, spiegando che sta seguendo progetti, in collaborazione con altre associazioni, per la formazione-lavoro e per borse-lavoro come alternativa al carcere per Rom/Sinti detenuti. Un aspetto, quello del carcere e delle pene alternative, in cui ancora una volta i Rom/Sinti sono penalizzati.
Riferimenti: Intervento sull’inserimento lavorativo
Renata Paolucci – Rom e Sinti a Scuola
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Relazione A cura della Prof.ssa Renata Paolucci
Vice Presidente Nazionale Opera Nomadi
Referente Scuola Opera Nomadi Nazionale
la scolarizzazione in Italia
In Italia la piena scolarizzazione della popolazione dai 6 ai 10 anni è stata raggiunta sia per i maschi che per le femmine già a partire dagli anni ?50 e a metà degli anni ?60 la riforma della scuola media consentì di completare la scolarizzazione con riferimento all?intero ciclo dell?obbligo scolastico.
L?esigenza di ottemperare al diritto all?istruzione per i minori rom e sinti si è sentita nel 1959, a livello di volontariato nelle carovane e negli edifici privati e, sulla scia di queste esperienza, lo Stato Italiano nel 1965 si dotava di uno strumento istituzionale costituito dalle classi speciali ?Lacio Drom? (Buon cammino) che da 11 raggiunsero un numero di 60 nel 1970. Classi speciali quindi, all?inizio all?interno di edifici scolastici per favorire la socializzazione e, in seguito, a causa dell?opposizione dei responsabili locali della scuola e dei genitori degli altri alunni, i bambini rom e sinti furono ghettizzati in locali appartati, non idonei e isolati. Nel 1974, venne dichiarata l?eccezionalità di tali classi e fu disposto che i minori rom e sinti fossero inseriti nelle classi comuni, conservando però le classi speciali con una funzione di accoglienza di quegli alunni che presentavano un notevole ritardo scolastico o che avevano una frequenza irregolare, a causa della vita nomade. Nel 1982 ci fu la definitiva soppressione delle classi speciali, riconoscendo, nel caso gli alunni avessero difficoltà di apprendimento per l?appartenenza ad una cultura diversa o per il problema del bilinguismo (il ?romanès? per alcuni è la sola lingua parlata in famiglia, per cui si rende necessario insegnare l?italiano come L2), un insegnante di sostegno.
Nel 1986 il Ministero diede nuove disposizioni in materia di scolarizzazione dei minori rom e sinti, disposizioni che precorrono la Risoluzione Europea del Consiglio dei Ministri dell?Educazione del 22/05/1989. Dopo aver richiamato la scuola materna, elementare e media al principio dell?obbligo scolastico che non è solo obbligo dei ragazzi a frequentare la scuola, ma anche obbligo della scuola ad assicurare il massimo possibile di apprendimento a tutti i frequentanti, il Ministero prescrive ad essa l?impegno di offrire un servizio adeguato nel ?massimo rispetto dell?identità culturale dei soggetti interessati e il dovere di predisporre, per quanto possibile, un?organizzazione proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi?.
Altro elemento importante è la creazione presso i Provveditorati agli Studi e gli Uffici Scolastici Provinciali di un Centro di competenze specifiche con il compito di conoscere, vagliare, coordinare, le iniziative scolastiche sul territorio, in collegamento con l?apposito gruppo di lavoro che avrebbe dovuto funzionare al Ministero, con gli Enti locali chiamati a garantire i servizi integrativi necessari per la piena scolarizzazione. Nel 1989 e nel 1990 infine, il Ministero della Pubblica Istruzione ha emanato due importanti Circolari riguardanti il diritto all?istruzione ai figli degli immigrati, quindi anche dei Rom giunti dall?Europa Orientale: la scuola li deve accogliere anche se i genitori sono privi di permesso di soggiorno e realizzare un?educazione interculturale sia per superare ogni forma di rigetto, sia per garantire ai bambini stranieri il rispetto della loro cultura.
Non solo, ma a proposito della lingua ?romanès? nel 1981 il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione aveva approvato ed inviato al Ministero una Raccomandazione (n° 125) della lingua zingara insistendo non solo sul rispetto della lingua e della cultura nelle scuole ma anche chiedendo appositi corsi di formazione di Rom e di Sinti in grado di insegnare la propria lingua (tutto ciò non fu mai attuato).
A tutt?oggi nonostante le Disposizioni Ministeriali, la Convenzione Internazionale sui Diritti dell?Infanzia e le Raccomandazioni n° 563 del 1969, n° 1203 del 1993, n° 11 del 1995, n° 4 del 2000 adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d?Europa il 03 febbraio 2000 sulla scolarizzazione dei Fanciulli rom e sinti in Europa e le Risoluzioni n° 125 del 1981, n° 249 del 1993, n° 16 del 1995, la legge 28 marzo 2003 n° 53, ancora pochi sono i progetti avviati nel nostro paese per permettere un proficuo inserimento scolastico dei Bambini rom e sinti, e si continua purtroppo a registrare un elevato numero di minori che evadono la scuola dell?obbligo o la frequentano saltuariamente.
Purtroppo, dopo un periodo di discreto interesse da parte delle Istituzioni, che ci permetteva di pensare, lavorando in sinergia, di poter cominciare a risolvere le problematiche inerenti la scolarizzazione, ultimamente sembra che da parte degli Enti Locali, delle Regioni e dell?Istituzione Scuola, tale interesse si sia affievolito.
E? stato fatto un passo avanti con la firma del Protocollo di Intesa per la tutela dei Minori rom e sinti, tra l?Opera Nomadi e il Miur. Tale protocollo dovrebbe stimolare e sensibilizzare le varie Direzioni Regionali, i C.S.A., le Regioni e gli Enti Locali a investire risorse economiche per attivare iniziative atte a contrastare il fenomeno dell?abbandono e della dispersione scolastica, a favorire l?inserimento e l?integrazione dei minori rom, sinti e camminanti , a promuovere iniziative di formazione, specifiche.
Abbiamo infatti constatato che si risolve, almeno in parte la piaga dell?evasione scolastica, solo attraverso progetti mirati che impegnino mediatori culturali ed operatori a svolgere un lavoro di recupero scolastico e di inserimento socio-culturale di mediazione, appunto, con la famiglia e con la scuola.
Confrontando le varie esperienze vissute dagli operatori che lavorano nei progetti di scolarizzazione dei bambini rom, sinti e camminanti presenti in Italia si sono individuate alcune problematiche ricorrenti, legate all?apprendimento scolastico:
-	difficoltà di memorizzazione.
-	Difficoltà di mantenimento dell?attenzione e della concentrazione.
-	Difficoltà della lettura, scrittura e comprensione di un testo.
-	Difficoltà nel tradurre in forma scritta pensieri, conoscenze e contenuti appresi e precedentemente espressi oralmente.
-	Difficoltà di astrazione: scarsa capacità di applicare regole logiche che prevedono il passaggio dal particolare la generale dal concreto all?astratto.
-	Scarsa conoscenza lessicale e difficoltà di comprensione delle regole grammaticali.
Riteniamo che tali problematiche siano da attribuirsi a :
1) il limitato interesse suscitato dagli argomenti trattati a scuola: le materie insegnate non trovano alcun riscontro pratico nelle esperienze quotidiane maturate in ambito familiare pertanto la scuola viene vissuta come un?istituzione inutile che non fornisce strumenti adeguati al proprio stile di vita.
2) l?appartenenza ad un cultura orale. Infatti nella società dei Rom e dei Sinti non esiste nessuna cultura di linguaggio codificato, è un mondo di suoni e quindi di azione; il suono, infatti, significa avvenimento e la parola parlata è evento non oggetto, non significa ma agisce. Le parole hanno potere sulle persone e possono provocare danni, sono come armi. L?uomo orale è dogmatico (si racconta solo la verità) e, per questo, ciò che viene raccontato non permette la capacità di critica e la possibilità di confronto. Il racconto è una forma di insegnamento e la conoscenza si fonda sulla vita collettiva, su ciò che è stato detto, che viene aggregato e accumulato mnemonicamente. Il racconto è condizionato dalla prossimità e manca la dimensione del tempo narrato. L?oralità dipende dalla socialità e respinge l?individualismo.
A scuola, perciò, per chi è abituato alla tradizione orale, le difficoltà sono le seguenti:
a)	mancanza di abitudine all?osservazione
b)	difficoltà a ridurre il vissuto a dimensione visiva.
c)	mancanza di abitudine alla critica e al confronto.
Per una cultura specializzata nella sintesi orale, l?osservazione visiva è irrilevante;
la scrittura, invece, sviluppa la percezione visiva e l?osservazione individuale (per osservare qualcosa, quel qualcosa deve stare fermo mentre il suono esiste nel tempo e non si ferma). Se la tradizione orale respinge l?individualismo (l?uomo esiste nella socialità), la scrittura stacca l?uomo dal gruppo, dà origine al pensiero originale isolato e presuppone l?introspezione che manca nella cultura orale dove l?uomo è più attento a cogliere le opinioni degli altri piuttosto che a riflettere sulle proprie affermazioni. Per la cultura orale il nostro modo di comunicare è inefficace, la scuola dovrebbe quindi adottare metodi diversi e munirsi di strumenti idonei per permettere a questi bambini di apprendere, passando, appunto, dallo loro cultura orale a quella della scrittura.
3) all?interno di molti gruppi familiari i minori parlano il romanès: ne deriva quindi che l?italiano risulta essere la II^ se non la III^ lingua, (è il caso dei rom stranieri che parlano anche la lingua del paese di ultima provenienza, dei sinti veneti, lombardi, marchigiani , ecc e dei Rom dell?Italia meridionale che utilizzano parlate dialettali) e l?utilizzo che ne fanno è limitato a fini pratici. Il ?romanès? presenta una struttura molto diversa da quella della lingua italiana e pertanto risulta difficile per i bambini rom e sinti comprendere e utilizzare in maniera adeguata la nostra sintassi.
4) la mancanza di un percorso prescolastico: il forte senso di protezione dei genitori nei confronti dei figli in giovanissima età e l?importanza che questi gruppi attribuiscono all?educazione familiare si manifestano in atteggiamenti di resistenza nei confronti della scuola materna. Di conseguenza i bambini rom e sinti affrontano la classe I^ senza quei prerequisiti indispensabili ad accedere con facilità e in tempi brevi, al pari degli altri compagni, all?apprendimento della lettura e della scrittura.
5) L?analfabetismo e la diffidenza, più o meno accentuata, a seconda dei gruppi di appartenenza, dei genitori nei confronti della società dei gagè. Accettano con difficoltà l?inserimento scolastico dei loro figli, considerando non formativo l?incontro con la nostra ed eventualmente altre culture. Il più delle volte la scuola viene più o meno frequentata per fini utilitaristici.
6) La mancanza di una politica di accoglienza da parte delle scuole che deve avvenire in modo serio e progettuale. Deve consistere in una prima fase temporale ben precisa del primo arrivo con l?incontro tra chi arriva e chi c?è già e deve continuare con atteggiamenti e attitudini nei confronti dell?alterità e della differenza.
Accogliere ed essere accolto significa prestare attenzione ai bisogni dell?altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità. Per tutto ciò è necessario adottare una serie di dispositivi, norme, atti, circostanze e risorse previsti e realizzati in una determinata fase, da parte di chi accoglie.
La mancanza di una politica dell?accoglienza che punti sulla valorizzazione della cultura rom e sinta e sul rispetto delle differenze, rischia di fare di questi bambini dei ?diversi? influendo pesantemente sul loro grado di autostima e sui rapporti che si creano all?interno della classe. Si rischia che la scuola venga vissuta dai minori e dalle famiglie come un ambiente ostile, che svaluta la loro cultura e la relega a condizioni di svantaggio. Spesso si utilizza una didattica che tende ad accentuare le diversità e le difficoltà anziché superarle, valorizzando i punti comuni e le potenzialità di ciascuno, condizione indispensabile per attuare un? effettiva integrazione. Il livello di integrazione ed il grado di autostima influenza, non solo l?impegno e quindi il successo scolastico, ma anche la frequenza.
A differenza dei bambini stranieri, per i Rom e i Sinti, la politica dell?accoglienza deve essere mantenuta nel tempo, pena il rischio di distanza e di conflitti difficilmente recuperabili.
7) Non è da sottovalutare, anzi da porre in rilievo come l?habitat influisca sulla frequenza e sul rendimento scolastico: dove esistono condizioni abitative decorose, alloggi, case, terreni privati, ecc., più facilmente si nota un abbassamento delle percentuale di coloro che evadono l?obbligo scolastico.
E? evidente, quindi, come il problema dell?evasione e della dispersione scolastica non prescinda dal problema abitativo, igienico, e di futuro inserimento lavorativo e sia necessario attivare quindi progetti a 360 gradi mirati al superamento di tutte queste problematiche.
E soprattutto è necessario mirare al superamento dei campi nomadi, dove esistono, che risultano essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell? European Roma Right Center ?l?emblema della segregazione razziale per eccellenza? e, secondo il Comitato per l?Eliminazione delle Discriminazioni dell?ONU, ?un mix tra le favelas e i campi di concentramento? (l?Italia è l?unica nazione dell?Europa che ne mantiene l?esistenza).
Accanto ad una politica dell?accoglienza, è di fondamentale importanza prevedere di applicare nelle scuole la didattica interculturale. Esiste una normativa dell?interculturalità nel nostro ordinamento scolastico; i documenti sono numerosi e di diversa natura, tra questi i più significativi sono:
1)	Circolare n° 301 del 08/09/1989 e la successiva Circolare Ministeriale n° 205 del 26/07/1990, la n° 73 del 02/03/1994, La Pronuncia del C.N.P.I. del 23/04/1992 e del 24/03/1993, i programmi della scuola media che risalgono al 06/02/1979, della scuola elementare del 12/02/1985, la Legge di riforma dell?ordinamento della scuola elementare del 05/06/1990 n° 148..
Nonostante le Circolari Ministeriali, la Pronuncia del C.N.P.I., le premesse generali ai programmi dei vari ordini di scuola, i programmi della scuola elementare e della scuola media, ancora in molte scuole la didattica interculturale non viene applicata. Si tende a fornire un?educazione multiculturale al posto di un?educazione interculturale. L?educatore che assume una prospettiva multiculturale considera la coabitazione delle differenze etniche, culturali e religiose come un processo storico naturale di cui si prende atto, imposta tra le diverse culture un rapporto di tipo oggettuale (è una cultura in più da approfondire) tutto basato sull?oggetto dello studio e sulla materia. Quando invece l?educatore costruisce un progetto educativo intenzionale, cioè compie una scelta, passa dal multiculturale all?interculturale, non riducendo l?altra cultura ad un oggetto di studio in più ma imposta il rapporto tra le culture in questo modo: non oggettuale ma soggettuale, non estrinseco ma intrinseco, non cumulativo ma interattivo, non enciclopedico ma epistemico nel senso che l?altra cultura deve interessare per modificare lo spettro di indagine, assumendo un punto di vista diverso sulla realtà, esterno al proprio sistema cognitivo.
L?educazione interculturale non è naturale ma deve essere voluta e provocata, l?insegnante stesso deve avviare un processo personale di decostruzione mentale data da stereotipi e pregiudizi, cambiando la sua visione del mondo, superando il concetto di monocultura e di centralità europea.
L?educazione interculturale è: riconoscimento dell?identità dell?altro, tutela e promozione del diritto di cittadinanza, educazione antirazzista, prevede e comprende atteggiamenti e comportamenti, è superamento del monoculturalismo. E? un processo multidimensionale di interazione tra soggetti di identità culturale diverse, che, attraverso l?incontro (interculturale), vivono un?esperienza profonda e complessa di conflitto/accoglienza. Ciò diviene una preziosa opportunità di crescita della cultura personale di ciascuno nella prospettiva di cambiare tutto quello che è di ostacolo alla costruzione comune di una convivenza civile, è, infine, considerarsi cittadini del mondo superando il concetto di nazionalismo dato dalla rigidità delle frontiere.
Tutto ciò si può riassumere nei quattro elementi strutturali dell?interculturalità:
a)	l?interazione.
b)	L?empatia.
c)	Il decentramento.
d)	La transitività cognitiva.
Il conseguimento degli obiettivi succitati esige almeno tre cambiamenti del sistema scolastico:
a)	l?attuazione del principio delle pari opportunità,
b)	Il rifacimento dei libri di testo e l?adozione di tecniche attive e di strumenti multimediali.
c)	La riqualificazione degli educatori.
I progetti che devono essere attivati per favorire l?integrazione scolastica dei bambini rom e sinti devono avere le seguenti finalità:
1)	incentivare e regolarizzare la frequenza dei Rom e dei Sinti nella scuola materna, elementare e media.
2)	Migliorare la convivenza tra gli alunni rom e sinti e gagè.
3)	Combattere la formazione di stereotipi e pregiudizi.
4)	Migliorare il livello di apprendimento dei bambini rom e sinti, sensibilizzare, informare e aggiornare gli insegnanti e le diverse componenti scolastiche ed extra-scolastiche perché approfondiscano la conoscenza del mondo dei Rom e dei Sinti.
5)	Coinvolgere le famiglie rom e sinte nella partecipazione alla vita della scuola.
6)	Coordinare gli interventi dei diversi ordini di scuola, dell?Ente locale e delle USL.
7)	Contribuire alla diminuzione dell?emarginazione sociale dei Rom e dei Sinti. Favorire l?inserimento lavorativo e sociale, qualificato per la loro realtà.
9)	Ottenere che in futuro si possa arrivare al superamento del progetto stesso. Dobbiamo cercare di contribuire a costruire una scuola specializzata in cui la riflessione sulla pluralità incammini il pensiero verso una maturità interculturale, dove venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dalla scambio fra diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi.
Con una buona accoglienza da parte delle scuole, con l?attivazione di una didattica finalizzata all?educazione interculturale e con la nostra presenza come operatori e mediatori, di deve mirare a ottenere che gli alunni rom e sinti che si affacciano al mondo scolastico della cultura maggioritaria con una assenza totale di autostima, SI SENTANO IMPORTANTI E INTERESSANTI al pari degli altri. Per farli sentire interessanti deve essere messa in evidenza e valorizzata all?interno delle classi, la loro lingua d?origine, la loro storia e la loro cultura, perché siano e si sentano importanti, al pari degli altri bambini, si deve arrivare ad una maturazione della loro personalità, mantenendo la cultura d?origine senza che venga assimilata nella nostra e, come a tutti, deve essere data anche a loro la possibilità di scelta nella vita.
Purtroppo non siamo in grado ancora di rilevare delle percentuali reali riguardanti l?evasione e la dispersione scolastica dei minori appartenenti alle comunità rom sinte e camminanti. Auspichiamo che, grazie al Protocollo di Intesa possa attivarsi un progetto di monitoraggio a ,livello nazionale anche con il sostegno economico della Comunità Europea, della popolazione rom, sinta e camminante presente in Italia. Tale progetto, pur mantenendo l?anonimato delle persone, permetterebbe di rilevare il reale numero dei minori che evadono la scuola dell?obbligo. Infatti i dati forniti dalle scuole rispecchiano solo in piccola parte la realtà; è necessario contattare i Rom e i Sinti, famiglia per famiglia, negli alloggi, nelle case, nei terreni privati, nei campi comunali e nei campi abusivi.
E? indispensabile anche investire risorse economiche per finanziare seriamente i progetti di cui si è parlato in precedenza, se effettivamente esiste la volontà politica di tutelare i diritti della popolazione dei Rom e dei Sinti; altrimenti i vari Seminari, i vari Convegni e tutti i bei discorsi rimangono lettera morta e perdita di tempo e, intanto, quelle persone con i loro bambini continuano ad essere vittime di pregiudizi, del razzismo e di ghettizzazione totale.
Rom e Sinti – Convegno a Padova del 11/02/2006
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Padova, 11 febbraio 2006 Sala Polivalente “Pertini” – Via Bajardi, 5 Opera Nomadi sezione di Padova, con il patrocinio del Comune di Padova, presenta il Convegno: “COMUNITA’ SINTE E ROM TRA INTEGRAZIONE E MARGINALITA’ SOCIALE” “IL PORRAJMOS: L’OLOCAUSTO DIMENTICATO” h. 9:00 Saluto del Vicesindaco del Comune di Padova Claudio Sinigaglia. La tutela dei diritti dei Sinti e dei Rom: habitat, inserimento lavorativo, scolarizzazione, salute. Introducono: – Il Segretario Nazionale Giorgio Bezzecchi Rom Harvato. – La Presidente dell’Opera Nomadi sez. di Padova Renata Paolucci h. 9.45	Verso lo smantellamento dei campi nomadi comunali:presentazione del progetto”il Villaggio della Speranza” e del progetto di inserimento in alloggio popolare e di reperimento microaree. Intervengono: – l’Assessore alle Politiche Abitative/accoglienza Daniela Ruffini, – l’Assessore ai Servizi Sociali Claudio Sinigaglia, Inserimento lavorativo: progetti e prospettive. Intervengono:- Dott.ssa Marta Cimento Operatrice dell’Opera Nomadi di Padova – Dott.ssa Elisa Bertazzo Presidente dell’Associazione A.I.Z.O. di Padova.Proiezione del documentario/intervista sulle aree nomadi della città, realizzato dagli operatori dell’Opera Nomadi: Carla Galbusera, Francesca Richiedei, e Marco Tombolani. h. 11.00 Rom e Sinti a scuola: situazione sull’inserimento scolastico a Padova. Intervengono: – l’Assessore ai Servizi Scolastici del Comune di Padova, Claudio Piron, – Il Capo Settore dei Servizi Scolastici, dott.ssa Lucia Fantini h. 13:15	Pausa pranzo a buffet. h. 14:30	Proiezione del documentario e presentazione del libro “Il Porrajmos dimenticato, le persecuzioni dei Rom e dei Sinti in Europa” a cura del Segretario Nazionale dell’Opera Nomadi Giorgio Bezzecchi e del Consigliere Nazionale Maurizio Pagani, autori dell’opera. h. 16,00 Proiezione del I° film di Tony Gatlif :”L’Uomo Perfetto” h. 17:45 Esibizione dei violinisti del gruppo “Tzigano Estrekarija” di Trento. Conclusione dei lavori Mostra Fotografica realizzata dall’arch.Paolo Robazza “Primo premio European Fotografic Competition, Bruxelles 2005”.

References: Art.1

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