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Timestamp: 2018-12-18 16:20:55+00:00

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Art. 175 cod. proc. civile: Direzione del procedimento | La Legge per tutti
Quando il giudice ha omesso di provvedere a norma del comma precedente, si applica la disposizione dell’articolo 289 (2).
Giudice istruttore: [v. 168bis]; Termine: [v. 152].
Udienza: luogo (aula di un ufficio giudiziario) e momento (periodo di tempo e giorno del calendario) in cui il giudice viene a contatto con le parti o i loro difensori, raccoglie le prove e svolge la propria attività. Di regola l’(—) collegiale è pubblica, diversamente da quelle istruttorie. Inoltre, alcune (—) segnano preclusioni e decadenze in quanto rappresentano momenti fondamentali nell’iter processuale (es.: comparizione, trattazione, precisazione delle conclusioni) [v. 127].
(1) Qualora l’udienza sia prevista in un giorno o in un’ora diversi da quelli fissati nel calendario [v. att. 80], la causa viene spostata alla prima udienza utile successiva a quella erroneamente stabilita. La stessa regola vale anche nel caso in cui nel giorno stabilito l’udienza non si tiene a causa di una festività sopravvenuta.
(2) In base a tale articolo, qualora nei provvedimenti istruttori manchi la fissazione dell’udienza o del termine entro il quale si debbono compiere gli atti processuali, le parti (o anche il giudice, d’ufficio), possono chiedere, con ricorso diretto al giudice istruttore o, in mancanza al Presidente del collegio, entro il termine di sei mesi dall’udienza in cui furono pronunciati, la fissazione dell’udienza o dei termini mancanti; altrimenti il processo si estingue. Se invece il provvedimento istruttorio manca del tutto (a ciò viene equiparato anche il caso in cui venga fissata la nuova udienza ad una data già trascorsa), non c’è alcun onere a carico della parte, ma sarà l’ufficio a provvedere, secondo il disposto dell’art. 82 att.
Il tribunale giudica sempre in composizione monocratica, tranne in ipotesi tassative [v. 50bis] in cui decide in composizione collegiale.
In base al disposto dell’art. 175 c.p.c., il giudice deve esercitare tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento e, perciò, impedire, avvalendosi di essi, comportamenti processuali ed attività istruttorie dilatori e sostanzialmente rivolti a ritardarne la definizione; tuttavia, tale potere di direzione del giudice deve essere contemperato, non solo con il principio dispositivo della domanda e delle prove, ma anche con l’esigenza di assicurare alle parti il rispetto del diritto fondamentale, di rango costituzionale, della difesa e del contraddittorio. Ne consegue che il potere di impulso del giudice non può spingersi sino ad impedire l’esecuzione di attività istruttorie che pur avrebbero potuto essere richieste in tempi meno lunghi ed in modo più appropriato, senza necessità di integrazioni, ovvero a non prendere in considerazione, soprattutto in mancanza di eccezioni di controparte, ulteriori richieste istruttorie dirette a dimostrare punti decisivi della controversia. Cass. 23 luglio 2003, n. 11424.
Il provvedimento di improcedibilità adottato senza concedere al creditore procedente alcun termine per trascrivere l'acquisto "mortis causa" in luogo di coloro che vi erano tenuti per legge va annullato poiché non rispondente ad un corretto esercizio dei poteri discrezionali di direzione del processo spettanti al giudice dell'esecuzione ex art. 484 e 175 c.p.c..
Tribunale Napoli sez. V 23 febbraio 2015
La lettura coordinata degli art. 111 cost. e 175 c.p.c., inquadrati in un panorama normativo che contempla l'obbligo risarcitorio a carico dello Stato per il mancato rispetto dei tempi di ragionevole durata del processo e le responsabilità disciplinari (oltre che contabili) a carico del magistrato, evidenziano la imprescindibile necessità di semplificare al massimo la conduzione della trattazione delle cause, rendendo necessario il ricorso a modelli organizzativi che contemplano lo snellimento dei rapporti processuali all'essenziale, con numero minimo di parti e di domande, cosi che l'eventuale tardiva definizione della controversia cagioni danno al minor numero possibile di parti e che tale eventualità medesima sia prevenuta mediante un più sollecito arrivo alla fase decisionale. In particolare, l’indeterminatezza della domanda in un processo con una pluralità di parti ostacola l’adozione di ogni scelta istruttoria e comporta una indebita e non necessaria dilazione dei tempi del processo. (Nella specie, il Trib. ha quindi rilevato ai sensi dell’art. 164, co. 4, c.p.c. la nullità della domanda ed ha dichiarato estinto il processo).
Tribunale L'Aquila 21 maggio 2013 n. 359
Il provvedimento del giudice che dispone la riapertura del verbale di udienza, se può ricondursi al potere di direzione del procedimento, deve essere sempre esercitato nel rispetto del diritto di difesa della parte, pertanto l’atto con cui il giudice, in un procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, dopo avere chiuso e sottoscritto il verbale di discussione, dispone, su istanza della parte sopraggiunta e in mancanza di quella precedentemente comparsa, la riapertura dello stesso, ammettendo la parte presente a rassegnare le sue difese e conclusioni, è nullo per violazione dei principi del contraddittorio, nullità che si estende anche agli atti successivi e alla stessa sentenza che di esse abbia tenuto conto. Cass. 6 aprile 2006, n. 8025.
Durata ragionevole del processo.
Il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivante dall’art. 111, secondo comma Cost. e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano certamente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, espresso dall’art. 101 c.p.c., da effettive garanzie di difesa (art. 24 Cost.) e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità (art. 111, secondo comma Cost.), dei soggetti nella cui sfera giuridica l’atto finale è destinato ad esplicare i suoi effetti. Cass., Sez. Un., 3 novembre 2008, n. 26373.
2.1. Calendario del processo. Rinvio.
Il calendario del processo previsto dall’art. 81 bis disp. att. c.p.c., ha la funzione di contribuire a garantire la ragionevole durata del giudizio e va quindi inteso nella versione interpretativa “rigida”, nel senso che, laddove un incombente istruttorio non possa essere svolto nell’udienza prevista, il giudice deve rifissare l’incombente in una data anteriore a quella dell’udienza che segue nel calendario. Trib. Varese, 15 aprile 2010.
La doglianza relativa all’esercizio dei poteri istruttori del giudice che attenga non alla mancata ammissione di una prova testimoniale, ma alle modalità con le quali la prova ammessa è stata espletata, è ammissibile in appello soltanto ove il giudice di primo grado abbia respinto arbitrariamente le richieste della parte che abbia sollecitato senza esito al giudice domande dirette o in prova contraria al teste, atteso che le difese tecniche devono vigilare e intervenire nel corso del processo e anche le modalità di espletamento della prova risentono dal modo col quale le parti hanno scelto di collaborare col giudice nel corso del processo. Cass. lav., 7 giugno 2004, n. 10784.

References: Cass. 
 art. 484
 art. 111
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.