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Timestamp: 2019-08-24 14:41:55+00:00

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La stretta della cassazione sulla personalizzazione del danno biologico - Il Commentario del Merito
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Con riguardo alla liquidazione del danno non patrimoniale, ai fini della cosiddetta personalizzazione del danno forfettariamente individuato in termini monetari attraverso i meccanismi tabellari cui la sentenza abbia fatto riferimento ( e che devono ritenersi destinati alla riparazione delle conseguenze ordinarie inerenti ai pregiudizi che qualunque vittima di lesioni analoghe normalmente subirebbe) spetta al giudice far emergere e valorizzare, dandone espressamente conto in motivazione in coerenza alle risultanze argomentative e probatorie obiettivamente emerse all’esito del dibattito processuale , le specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, che valgano a superare le conseguenze ordinarie già previste e compensate dalla liquidazione forfettizzata del danno non patrimoniale assicurata dalle previsioni tabellari; da queste ultime distinguendosi siccome legate all’irripetibile singolarità dell’esperienza di vita individuale nella specie considerata , caratterizzata da aspetti legati alle dinamiche emotive della vita interiore o all’uso del corpo e alla valorizzazione dei relativi aspetti funzionali , di per sé tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento ( in un ‘ottica che, ovviamente, superi la dimensione economicistica dello scambio di prestazioni ) meritevoli di tradursi in una differente ( più ricca, e, dunque, individualizzata) considerazione in termini monetari rispetto a quanto suole compiersi in assenza di dette peculiarità.
Cassazione Civile, III sezione, sentenza 6 luglio-21 settembre 2017 n. 21939-Presidente dott. Spirito-Relatore dott. Dell’Utri
Avverso la pronuncia resa dalla Corte di Appello di Roma in cui, nel ribadire la corresponsabilità dell’appellante danneggiato nella verificazione del sinistro stradale da cui gli sarebbero derivate lesioni personali, si procedeva alla riforma della sentenza di primo grado laddove incideva in senso favorevole a parte attorea sul quantum debeatur attraverso il riconoscimento di voci risarcitorie aggiuntive a quelle individuate sul piano meramente tabellare, la convenuta Groupama Assicurazioni s.p.a. proponeva ricorso per cassazione denunciando , tra agli altri motivi, la violazione dell’art. 2059 c.c. in quanto illegittimamente e arbitrariamente concessa una personalizzazione del danno non patrimoniale.
La Corte adita,aderendo alle motivazioni rassegnate da parte ricorrente, censurava l’operato dei Giudici di secondo grado ritenendo errata e non opportunamente operata la lamentata maggiorazione risarcitoria e , per l’effetto,in relativo accoglimento, cassava la sentenza impugnata rinviando ad altra sezione della corte di appello di Roma.
Preliminare alla dissertazione relativa alla rilevanza della decisione in questione è doveroso ricordare che nell’ambito dei sinistri stradali l’art. 139 del Codice della Assicurazioni Private ,posta la previsione di una tabella unica per le lesioni di lievi entità dall’1 al 9 pro cento, ha , nel terzo comma, inserito la possibilità per il Giudice di aumentare l’ammontare del danno biologico liquidato in misura non superiore ad un quinto con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, dando, così , spazio alla cosiddetta personalizzazione.
Tale danno biologico secondo l’art.138 del richiamato testo legislativo ( D.Lgs.2005 n.209)è inteso quale lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito.
Riguardo poi le lesioni aliunde definite macropermanenti ovvero in caso di stabilizzazione di postumi nella forbice compresa tra il 10 e il 100 pro cento andrà fatto riferimento ,giusto univoco orientamento giurisprudenziale ( Cass.Civ. n.12408 del 7.6.2011/ 10263 del 20.05.2015), alle Tabelle di Milano le quali hanno assunto una vocazione nazionale tale da essere utilizzate su tutto il territorio italiano .
Andrà menzionato il pregio dell’Osservatorio per la giustizia civile meneghino nell’elaborazione di tali tabelle per aver adottato il criterio del c.d. punto pesante al fine di permettere una liquidazione congiunta del danno biologico e del danno morale.
Orbene, stante l’incertezza interpretativa al tempo insorta sul tema del danno alla persona e sulle sue rispettive singole sfumature, è noto l’intervento delle sezioni unite della Corte di Cassazione sulla questione relativa alla possibilità di un frazionamento risarcitorio del danno di cui all’art. 2059 del codice civile ;su tale danno non patrimoniale vi è stato dalle richiamate sezioni un intervento drastico in quanto con la pronuncia dell’11.1.2008 n. 269772 si è stabilito che il danno non patrimoniale da lesione del diritto alla salute costituisce una categoria ampia e omnicomprensiva nella cui liquidazione il giudice deve tener conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima.
Suddetto imponente ingresso giurisprudenziale in subiecta materia non è risultato,purtroppo, pienamente risolutivo in quanto il cristallizzato carattere unitario della liquidazione del danno ex art. 2059 c.c. non è dirimente anche relativamente alla personalizzazione di esso atteso che , sebbene abbia impedito la duplicazione di voci risarcitorie, non ne ha inibito la maggiorazione in presenza di particolari circostanze in cui tali singolari compromissioni possono godere di diversa considerazione in quanto costituiscono un concreto aggravamento delle condizioni del danneggiato avulse e tali da esulare la normale risposta a quanto subito sul piano meramente psico-fisico e morale.
Tale personalizzazione ha da tempo impegnato la Magistratura in quanto sovente se ne richiede il riconoscimento in maniera apodittica e infondata; di conseguenza la Suprema Corte ,spesso stata interessata e compulsata al riguardo, ha chiarito che tale pregiudizio deve essere assolutamente sottratto ad automatismi e presunzioni e deve distinguersi in maniera concreta e fondata dagli standard risarcitori.
Con la pronuncia in esame la terza sezione della Corte di Cassazione, inserendosi sul solco di precedenti statuizioni ( Cass. Civ. sez.III, 2014 N. 5243-2015 N.12595 ex multis) si è espressa in maniera rigorosa e maggiormente incisiva circa i criteri di valutazione di quelle conseguenze peculiari e specifiche che possano legittimare un incremento risarcitorio.
Ha, pertanto, fissato che la natura e l’entità di quelle conseguenze che necessitano una opportuna visitazione e concreto apprezzamento delle relative circostanze effettivamente personalizzanti possono essere effettivamente stimate se assurgono ad un livello “patologico” in cui qualunque soggetto in casi analoghi non sarebbe incorso.
Di tale specifica,particolare e non consueta sofferenza del soggetto e delle straordinarie negative ripercussioni, che non si traducano,repetita iuvant, in un logico e inevitabile effetto di quanto subito, tale danneggiato dovrà rendere rigorosa prova che sarà attentamente valutata dal Giudicante anche con riferimento alla sua anamnesi e allo stile di vita da costui condotto in epoca antecedente il fatto illecito in questione.
Il danneggiato dovrà,pertanto, fornire adeguato riscontro circa quelle circostanze che non siano solo asseritamente personalizzanti e genericamente individuate (aiuto di terzi, motivi particolari, rinunce, motivi familiari e sociali , iter clinico,terapia….).
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