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Timestamp: 2020-06-05 22:19:37+00:00

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Rifiuto atti di ufficio: ultime sentenze
Rifiuto di atti di ufficio; reato di pericolo; violazione del corretto svolgimento della funzione pubblica; configurazione dell’elemento psicologico; condotta del medico; comportamento del magistrato; omissione del Comune.
Quando si configura il reato di rifiuto di atti d’ufficio? Integra il reato di rifiuto di atti d’ufficio la condotta del magistrato che, senza motivo, omette la redazione di un provvedimento giudiziario. La guardia medica che rifiuta di recarsi presso il domicilio del malato risponde del rifiuto di atti d’ufficio.
1 Rifiuto di atti d’ufficio: elemento psicologico
2 Violazione dell’interesse al corretto svolgimento della funzione pubblica
3 Inerzia omissiva
4 Violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza
5 Medico: interrompe e posticipa un intervento chirurgico
6 Rifiuto dell’accettazione di un paziente trasportato al pronto soccorso
7 Edificio scolastico non conforme alla normativa antisismica
8 Guardia medica rifiuta di recarsi al domicilio del malato
9 Mancata comunicazione dell’esito del Pap test: configura il rifiuto di atti di ufficio?
10 Medico nega al paziente la prescrizione di farmaci per la terapia oncologica
11 Rifiuto indebito dell’agente
Rifiuto di atti d’ufficio: elemento psicologico
Cassazione penale sez. VI, 30/05/2018, n.40802
Violazione dell’interesse al corretto svolgimento della funzione pubblica
Il reato di rifiuto di atti di ufficio è un reato di pericolo, onde la violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice al corretto svolgimento della funzione pubblica ricorre ogniqualvolta venga denegato un atto non ritardabile alla luce di esigenze prese in considerazione e protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito dell’omissione.
Cassazione penale sez. VI, 16/05/2018, n.40799
Inerzia omissiva
Il reato di rifiuto di atti di ufficio è, anche nel caso di inerzia omissiva, reato istantaneo il cui momento consumativo si realizza con il rifiuto implicito da tale condotta derivante.(Fattispecie relativa a reato consistito nell’omesso deposito di motivazione di provvedimento giudiziario ritenuto consumato dopo l’inutile decorso di trenta giorni dalla presentazione dell’ultimo di due atti di messa in mora).
Cassazione penale sez. VI, 13/07/2018, n.43903
Violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza
Sussiste violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza nel caso in cui il giudice d’appello, in riforma della sentenza assolutoria di primo grado dal reato di omicidio colposo, condanni l’imputato, sia pure ai soli effetti civili, per il reato doloso di rifiuto di atti d’ufficio, trattandosi di fatto significativamente diverso da quello contestato con l’originaria imputazione, in specie nel mutato elemento psicologico, con conseguente difetto della concreta possibilità di esercizio dei correlati poteri difensivi dell’imputato.
Cassazione penale sez. VI, 15/01/2019, n.2979
Medico: interrompe e posticipa un intervento chirurgico
Rifiuto dell’accettazione di un paziente trasportato al pronto soccorso
Risponde del reato di rifiuto di atti di ufficio il medico che, in ragione del momentaneo mancato funzionamento della radiodiagnostica, rifiuta l’accettazione di un paziente trasportato presso il pronto soccorso in codice rosso, omettendo di applicare il protocollo diagnostico-terapeutico.
Cassazione penale sez. VI, 13/04/2018, n.24163
Edificio scolastico non conforme alla normativa antisismica
In tema di rifiuto di atti d’ufficio, ipotizzato per la mancata adozione, da parte dell’autorità comunale, di un provvedimento che inibisse l’uso di un edificio scolastico risultato non conforme alla vigenti disposizioni dettate dalla normativa antisismica, correttamente deve ritenersi esclusa la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato qualora, nella ritenuta assenza di un immediato pericolo di crollo, la predetta autorità abbia già avviato le procedure per la messa a norma dell’edificio, con stanziamento delle somme all’uopo necessarie.
Cassazione penale sez. VI, 10/01/2018, n.10446
Guardia medica rifiuta di recarsi al domicilio del malato
Integra il delitto di rifiuto di atti d’ufficio la condotta del sanitario in servizio di guardia medica che non aderisca alla richiesta di recarsi al domicilio di un paziente malato terminale per la prescrizione di un antidolorifico per via endovena e si limiti a formulare per via telefonica le sue valutazioni tecniche e a consigliare la somministrazione di un altro farmaco di cui il paziente già dispone, trattandosi di un intervento improcrastinabile che, in assenza di altre esigenze del servizio idonee a determinare un conflitto di doveri, deve essere attuato con urgenza, valutando specificamente le peculiari condizioni del paziente.
(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto, in virtù delle peculiari condizioni in cui versava il paziente, che il medico sarebbe dovuto intervenire con urgenza per evitare che si consumassero le ragioni della sua necessità.).
Mancata comunicazione dell’esito del Pap test: configura il rifiuto di atti di ufficio?
La mancata comunicazione dell’esito del Pap test non configura il rifiuto di atti di ufficio ex art. 328 c.p., ma tale comportamento si attesta nell’ambito strettamente deontologico. Non rientra, infatti, nella previsione di detto reato una semplice inosservanza di obblighi, nel caso di specie quello di attivarsi personalmente per la comunicazione dell’esito dell’esame medico,. Se non vi è prova certa del nesso di causalità tra terapia chemioterapica e tra lo stesso tumore e lo shock settico, non può neppure essere espresso un giudizio in termini di certezza tra condotta omissiva e l’evento.
Corte appello Trento, 07/07/2017, n.149
Medico nega al paziente la prescrizione di farmaci per la terapia oncologica
Il reato di rifiuto di atti di ufficio di cui all’art. 328, comma 1, c.p. è reato di pericolo che ricorre ogni qualvolta venga negato un atto non ritardabile alla luce delle esigenze protette dall’ordinamento e si verifica anche quando sussista un’urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell’atto, a prescindere dal concreto sito dell’omissione; risponde di tale reato, pertanto, il medico che abbia negato ad un paziente la prescrizione di farmaci relativi ad una terapia oncologica che non poteva subire interruzioni.
(Nello specifico la Corte ha ritenuto corretta la prospettazione dei giudici di merito per cui l’urgenza sostanziale e l’indifferibilità della prescrizione non poteva essere correlata al potere demandato al sanitario di decidere sulla necessità della terapia, di talché il rifiuto non integrava una legittima valutazione discrezionale del medico, ma si risolveva in un indebito comportamento omissivo sulla base di generici e infondati richiami al rispetto dell’orario di visita dell’ambulatorio).
Rifiuto indebito dell’agente
In tema di rifiuto di atti di ufficio ex art. 328, comma 1, c.p., il mero rifiuto dell’agente (che deve essere un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, ex artt. 357-358 c.p.) non risulta rilevante al fine della consumazione del suddetto reato. Il rifiuto, invero, deve ritenersi rilevante e sussumibile alla fattispecie di cui all’art. 328 c.p., nei casi in cui sia “indebito”, dunque non giustificato da alcuna altra norma dell’ordinamento, e solo nelle ipotesi in cui, in conseguenza e per effetto dell’inerzia dell’agente, non sia stato posto in essere un atto amministrativo in senso proprio e tecnico o una attività di diritto privato o di altra natura che la pubblica amministrazione aveva il dovere di compiere.
Tribunale Bari sez. I, 15/06/2017, n.2322
Autore immagine: rifiuto atti d’ufficio di Ollyy

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 art. 328
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