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Timestamp: 2017-07-26 20:30:25+00:00

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>>Dottrina >>Diritto Societario e Commerciale >>La responsabilità del Consorziato verso i Terzi
RESPONSABILITA' DEL CONSORZIATO VERSO I TERZI (commento a Cassazione Civile, sez. I, 27 settembre 1997, n. 9509) Con la sentenza in commento la Suprema Corte si pronuncia sull'interpretazione dell'art. 2615 c.c. in materia di responsabilità del consorzio e dei consorziati verso terzi. La sentenza, nelle sue conclusioni, non aggiunge nulla di nuovo al dibattito dottrinale sull'argomento, in quanto si allinea al pensiero della maggioranza della dottrina e alle precedenti decisioni in materia.
CONSORZI CON ATTIVITA' INTERNA E CON ATTIVITA' ESTERNA Ai sensi dell'art. 2602 c.c., il consorzio è un contratto tra più imprenditori con il quale essi "istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese".
IL FONDO CONSORTILE LA RESPONSABILITA'VERSO I TERZI Il fondo consortile è formato dai contributi dei consorziati e dai beni con questi acquistati (art. 2614). La norma non ha comunque carattere tassativo, per cui nel fondo consortile possono confluire anche altri cespiti, come, ad esempio, gli acquisti a titolo gratuito, rimborsi spese, interessi o altre sopravvenienze [18] .
CONSORZIO E MANDATO La responsabilità solidale che l'art. 2615, comma 2 prevede a carico dei consorziati si basa sul presupposto che il consorzio agisce "per conto dei singoli consorziati".
CONCLUSIONI Riassumendo, si può rilevare come la Suprema Corte, nella pronuncia in commento si sia uni formata all'opinione dominante in dottrina e ai precedenti giurisprudenziali in materia. Conseguentemente, si deve concludere che il consorzio, quando contrae con i terzi nell'interesse di un singolo consorziato, pur agendo quale mandatario senza rappresentanza, coinvolge comunque la responsabilità dell'interessato, anche in mancanza della c.d. contemplatio domini, in deroga all'art. 1705 c.c.
Il consorzio, nel contrarre con i terzi, ha i poteri che spettano al mandatario generale ai sensi dell'art. 1708, comma 2 c.c., cioè tutto ciò che rientra nell'ordinaria amministrazione, compresa la facoltà di compromettere in arbitri o prevedere clausole compromissorie, purchè relative ad atti non eccedenti l'ordinaria amministrazione. Autore: Sabrina Chibbaro - da: "Notariato", 3/1998, p. 227 Note:
1 Per questa tesi più restrittiva, risalente a prima della riforma del 1976, v. fondamentalmente Auletta, voce Consorzi commerciali, in Nuovo Digesto Italiano, III, Torino, 1938, 956 e segg.; Ascarelli, Teoria della concorrenza e dei beni immateriali, Milano, 1960, 106 e segg. 2 Cfr. Paolucci, I consorzi, in Trattato di Diritto Privato diretto da Rescigno, Torino, 420; Frignani, Le nuove norme sui consorzi, in Giur. Comm., 1976, 1, 583; Marasa', Prime valutazioni sulla nuova normativa in tema di consorzi, in Riv. Dir. Civ., 1977, Il, 524; Simonetto, Primi appunti sulla legge 10 maggio 1976, n. 377, in Riv. Soc., 1977, 785; Minervini, Relazione al Convegno di Bari sulla nuova disciplina dei consorzi, in Giur. Comm., 1978, I, 305; Ricciardone, Consorzio con attività esterna e natura di imprenditore, in Giur. Comm., 1979, 11, 259. 3 Cfr. Franceschelli, I consorzi industriali, Padova, 1939, 218 e segg.; Guglielmetti, La concorrenza e i consorzi, in Tratt. Vassalli, X, Torino, 1970, 310. 4 Cfr. Cass. 14 dicembre 1973, n. 3399, in Giust. Civ., 1974, 1, 592; App. Roma 11 febbraio 1974, in Giur. Comm., 1974, 11, 529. 5 Cfr. Paolucci, op. cit., 449; Oppo, L'essenza delle società cooperative, 1959, 398; Guglielmetti, La concorrenza, cit, 308. 6 Cfr. Cass. sez. I, 16 luglio 1979, n. 4130, in Giur. Comm., 1980, 11, 179, che esplicitamente afferma che " ... l'attività del consorzio non può assorbire e sostituire l'attività imprenditoriale dei singoli consorziati". 7 Franceschelli, I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, in Comm. Scialoja- Branca (artt. 2602-2620), Milano-Roma, 1970, sub art. 2602 8 Cfr. Minervini, Relazione, cit., 306; Santini, Il commercio, Bologna, 1979, 237; in giurisprudenza Cass. 7 marzo 1977, n. 919, in Giust. Civ., 1977, 1, 1229. 9 L'organizzazione comune è l'elemento che caratterizza i consorzi rispetto ai c.d. cartelli, patti tra imprenditori diretti a limitare la reciproca concorrenza. Dopo la riforma del 1976, la differenza tra consorzi e cartelli è comunque divenuta più evidente e sarebbe semplicistico ridurla alla presenza dell'organizzazione comune. Infatti, ciò che nei consorzi adesso risulta diverso è soprattutto lo scopo, rivolto non soltanto a disciplinare la reciproca concorrenza ma anche e soprattutto a svolgere determinate fasi delle imprese consorziate. In merito, cfr. Ascarelli, Riflessioni in tema di consorzi, mutue, associazioni e società, in Saggi di diritto commerciale, Milano, 1955, 327; Minervini, Concorrenza e consorzi, in Tratt. Grosso e Santoro-Passarelli, VI, Milano, 1969, 63; Guglielmetti, La concorrenza e i consorzi, cit., 388; Paolucci, I consorzi, cit., 434. 10 Paolucci, I consorzi, cit., 431; Minervini, Concorrenza e consorzi, cit., 78 e segg.; e in giurisprudenza Cass. 31 marzo 1969, n. 1052, in Rep. Foro It., 1969, voce Consorzi coordinamento produzione, 606, n. 3. 11 Cfr. Cass., sez. III, 9 dicembre 1996, n. 10956, in Giust. Civ., 1997, 1, 944. 12 Buquicchio, Intervento al Convegno di Bari su La nuova disciplina dei consorzi, in Giur. Comm., 1978, I, 318; Morelli, Il regime della responsabilità patrimoniale dei consorzi ad attività esterna fra istanze di snellezza operativa ed esigenze di tutela dei terzi contraenti, in Foro It., 1980,1, 1990; Trib. Milano 29 agosto 1977, in Dir. Fall., 1978, II, 131; Cass. sez. I, 9 dicembre 1996, n. 10956, in Giust. Civ., 1996, 1699. Va però segnalata un'opinione contraria, la quale, ritenendo che la responsabilità limitata sia un effetto derivante in via esclusiva dal conferimento della personalità giuridica, conclude che il consorzio abbia sempre personalità giuridica: Marasa', Prime valutazioni sulla nuova normativa in tema di consorzi, in Riv. dir. civ., 1977, 2, 546. La dottrina dominante si basa invece sull'assunto che l'attribuzione della personalità debba sempre seguire ad un'espressa previsione legislativa. 13 Cottino, Diritto commerciale, cit., 277-278; Minervini, Concorrenza e consorzi, in Tratt. Grosso e Santoro-Passarelli, Milano, 1965, 72; Cass. 31 marzo 1969, n. 1052, in Rep. Foro It., 1969, voce Consorzi coordinamento produzione, 606, n.3; Cass. 4 settembre 1962, n. 2387, in Riv. Dir. It., 1962, II, 121, con nota contraria di Franceschelli, Se i consorzi siano imprenditori: un caso di esclusione dal mercato e una dubbia carenza legislativa. 14 Bione, L'impresa ausiliaria, 230. 15 Guglielmetti, La concorrenza e i consorzi, cit., 382. 16 Ascarelli, Teoria della concorrenza e dei beni immateriali, cit., 129. 17 Ferri, Manuale di diritto commerciale, Torino, 206. 18 Cass. 23 maggio 1951, n. 1282, in Riv. dir. it., 1952, II, 34; Franceschelli, I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, cit., art. 2603-2614. 19 Guglielmetti, Consorzi e società consortili, in Nuovissimo Dig. It., vol. IV, 491 e ss.; Paolucci, I consorzi, cit., 467; Minervini, Relazione, cit., 312 e ss.; Volpe Putzolu, Responsabilità del consorzio e responsabilità dei consorziati, in Giur. Comm., 1980, 1, 180. 20 Cfr. Franceschelli, Consorzi, cit. art. 2615, 128; Ghiron, La concorrenza e i consorzi, in Tratt. Vassalli, Torino, 1949, 117; Ascarelli, Teoria della concorrenza e dei beni immateriali, cit., 131; Minervini, Concorrenza e consorzi, in Tratt. Grosso e Santoro-Passarelli, Milano, 1965, 95; Jaeger, Responsabilità verso i terzi delle persone che hanno la rappresentanza del consorzio e dei singoli consorziati, in Riv. dir. ind., 1960, II, 185; Volpe Putzolu, Responsabilità del consorzio e responsabilità dei consorziati, in Giur. Comm., 1980, I, 182. 21) Volpe Putzolu, Responsabilità del consorzio e responsabilità dei consorziati, in Giur. Comm., 1980, 1, 181. 22 Interessante in tal senso è Cass., sez. 1, 16 luglio 1979, n. 4130 in Giust. Civ., 1979, 1, 2040; in Foro It., 1980, 1, 1989; in Giur. Comm., 1980, II, 179) per la quale "le obbligazioni (...) per le quali risponde soltanto il fondo consortile, a norma dell'art. 2615, comma 1, non sono soltanto quelle assunte dal consorzio in via strumentale per la sua stretta organizzazione materiale, ma sono tutte quelle assunte nella gestione rappresentativa degli interessi del consorzio in generale, secondo le finalità risultanti dall'atto costitutivo del medesimo; sono invece obbligazioni (...) per le quali rispondono i singoli consorziati col fondo consortile, ai sensi del comma 2 dell'art. 2615, tutte quelle che riguardano operazioni commerciali relative a beni prodotti dai singoli consorziati, i relativi diritti e i trasferimenti di tali diritti (...)". 23 Così T.A.R. Sardegna, 13 ottobre 1994, n. 1790, in Foro Amm., 1995, 706. 24 Cottino, Diritto Commerciale, I, 279. 25 Cass., sez. 11, 16 novembre 1983 n. 6822, in Giust. Civ., 1984, 1, 765 e in Giur. It., 1984, 1, 1, 1286; T.A.R. Puglia, sez. Bari, 19 novembre 1985 n. 507, in Foro Amm., 1987, 327; Trib. Milano, 8 ottobre 1988, in Giur. It., 1989, I, 2, 286; T.A.R. Sicilia, sez. I, Palermo, 22 agosto 1994, n. 526, in T.A.R., 1994, I, 3851; Cass., sez. I, 26 luglio 1996, n. 6774, in Guida al Diritto, n. 45 del 16 novembre 1996, 47. 26 Ferri, Manuale di diritto commerciale, cit., 207. 27 In tal senso, si può fare un parallelo con l'opinione in materia di transazione (Santoro-Passarelli, Carresi) secondo la quale la transazione non è di per sè un atto di straordinaria amministrazione, ma soltanto quando si riferisca ad atti che eccedono l'ordinaria amministrazione. In linea con questa impostazione è anche Jannuzzi, Manuale della volontaria giurisdizione, Milano, 1984, 433 e ss. e la recentissima pronuncia della Cassazione 18 ottobre 1997, n. 10229 (massima in Notiziario CNN del 12 gennaio 1998), per la quale "l'art. 807, comma terzo, c.p.c., nel dichiarare applicabili al compromesso (e, per il principio di autonomia che lo contraddistingue, alla clausola compromissoria) le disposizioni che regolano la validità dei contratti eccedenti l'ordinaria amministrazione, non esclude, in via di principio, il potere del direttore generale di stipulare clausole compromissorie riferite a contratti alla cui conclusione egli risulti legittimamente autorizzato. In tema di attività di impresa, il criterio discretivo tra "ordinaria" e "straordinaria" amministrazione non può, difatti, ritenersi quello del carattere cosiddetto "conservativo" dell'atto posto in essere (valido, al contrario, in relazione all'amministrazione del patrimonio dell'incapace), essendo, al contrario, necessariamente sotteso alle vicende imprenditoriali il compimento di atti di disposizione di beni, con la conseguenza che l'indicata distinzione va fondata sulla relazione in cui l'atto si pone con la gestione "normale" (e, quindi, "ordinaria") del tipo di impresa di cui si tratta (ed in considerazione delle dimensioni in cui essa viene esercitata). Se, pertanto, gli atti che modificano le strutture economico - amministrative sostanziali dell'azienda sono da considerarsi di "straordinaria amministrazione", la stipulazione di una clausola compromissoria non può, ex se, qualificarsi come tale, con la conseguenza che (tanto un amministratore, quanto) lo stesso direttore generale della società deve ritenersi abilitato alla stipulazione della clausola predetta non soltanto per effetto di una specifica attribuzione di potere in tal senso (da parte dell'assemblea o per disposizione dell'atto costitutivo) ma anche se detto potere inerisca alla stessa natura dei compiti affidatigli (come nel caso di autorizzazione alla conclusione di determinati contratti in nome e per conto della società)".

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 art. 2602
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2603
 art. 2615