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Timestamp: 2019-11-19 10:31:06+00:00

Document:
Dgr 6 agosto 2012 - Provincia di Brescia
Serie Ordinaria n. 33 - Martedì 14 agosto 2012
D.g.r. 6 agosto 2012 - n. IX/3934
Criteri per l’installazione e l’esercizio degli impianti di
produzione di energia collocati sul territorio regionale
− il d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 «Norme in materia ambientale»
e s.m.i. ed in particolare la Parte Seconda inerente le ‘Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per
la valutazione di impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione integrata ambientale (IPC)’ e la Parte Quinta inerente le ‘norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione
delle emissioni in atmosfera’;
− la Direttiva 2010/75/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 novembre 2010 relativa alle emissioni industriali
che raccoglie ed aggiorna diverse direttive concernenti le
emissioni in atmosfera da varie tipologie impiantistiche, ivi
incluse quelle generati da grandi impianti di combustione;
− l’Allegato C alla d.g.r. 15 novembre 2001 n. 6501 e smi ‘criteri
e limite di emissioni per gli impianti di produzione di energia’
che ﬁssava le prescrizioni per le autorizzazioni e gli adeguamenti per gli impianti di produzione di energia in funzione
delle diverse zone in cui è suddiviso il territorio regionale;
− la legge regionale 11 dicembre 2006, n. 24 «Norme per la
prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a
tutela della salute e dell’ambiente» e, in particolare, l’articolo 8, ai sensi del quale la Giunta regionale, sulla base del
documento di indirizzi, tra l’altro:
− stabilisce le direttive per l’esercizio uniforme e coordinato
delle funzioni conferite in materia di autorizzazione integrata ambientale ed autorizzazione alle emissioni in atmosfera
− in tal senso, provvede a individuare e modiﬁcare in termini di adeguamento all’evoluzione tecnologia di settore le
prescrizioni tecniche da inserire nelle autorizzazioni di cui
al punto precedente (comma 3);
− la d.g.r. 30 novembre 2011, n. IX/2605 «Zonizzazione del
territorio regionale in zone e agglomerati per la valutazione della qualità dell’aria ambiente ai sensi dell’art. 3 del
decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 revoca della dgr
n. 5290/07» che ha stabilito, relativamente all’applicazione
del presente provvedimento, la seguente corrispondenza:
tZone critiche: porzione di territorio regionale corrispondente agli agglomerati di Milano, Brescia e Bergamo
con l’aggiunta dei capoluoghi di provincia della bassa
pianura (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova) e relativi Comuni di cintura appartenenti alla zona A;
tZone di risanamento: porzione di territorio regionale corrispondente alla zona A residua e alle zone C1 e D (Val
Seriana, Val Brembana e Val Camonica);
tZona di mantenimento: porzione di territorio regionale
corrispondente alle zone B, C2 e D (Valtellina e Val Chiavenna);
− nel corso degli ultimi anni si è veriﬁcata una evoluzione
normativa che ha portato, in particolare con l’entrata in
vigore del d.lgs. 387/2003, alla diffusione di nuove tipologie di combustibile, quali le biomasse e gli oli vegetali, non
esplicitamente disciplinati nel richiamato Allegato C;
− contestualmente è intervenuta una evoluzione tecnica
che ha interessato il settore della produzione di energia, sia
relativamente alle tecnologie ed ai dispositivi che regolano i processi di combustione, sia relativamente alle nuove
modalità di gestione di tali impianti in relazione alle mutate
dinamiche del mercato energetico;
− la riduzione dell’inquinamento atmosferico prodotto dalle attività industriali, ivi inclusi gli impianti di produzione di
energia, è tra le azioni previste dal piano di risanamento
− la normativa nazionale prevede l’esistenza di diversi procedimenti autorizzativi che interessano gli impianti in questione sulla base della tipologia di combustibile utilizzato e
delle potenze installate, quali in particolare l’autorizzazione
alle emissioni in atmosfera ai sensi della Parte Quinta del
d.lgs. 152/06 e smi, l’autorizzazione integrata ambientale ai
sensi della Parte Seconda del d.lgs. 152/06 e smi e l’autorizzazione unica ai sensi del d.lgs. 387/2003 e smi;
− le competenze autorizzative dei procedimenti di cui al
punto precedente sono state trasferite, con successivi provvedimenti, da Regione Lombardia, alle Amministrazioni
− l’art. 272 comma 1 del d.lgs. 152/06, come modiﬁcato dal
d.lgs. 128/2010, ha demandato ai piani e programmi delle
singole Regioni, tra l’altro, la possibilità di stabilire appositi
valori limite di emissione e prescrizioni anche inerenti le condizioni di costruzione ed esercizio per gli impianti e le attività
elencate nella parte I dell’allegato IV, ivi inclusi gli impianti
di produzione di energia, caratterizzati da emissioni ‘scarsamente rilevanti’ ai ﬁni dell’inquinamento atmosferico;
Ravvisata la necessità, sulla base di quanto sopra riportato, di
deﬁnire nuovi criteri in relazione alla realizzazione e alla gestione
degli impianti di produzione di energia, con l’obiettivo, in particolare, di:
− individuare i criteri per l’installazione e l’esercizio (ivi inclusi
la deﬁnizione dei valori limite alle emissioni) degli impianti di produzione di energia soggetti ad autorizzazione, in
funzione delle tecnologia impiantistica, della potenzialità
installata e della collocazione all’interno del territorio regionale, alla luce dell’evoluzione tecnico-normativa intercorsa;
− stabilire i criteri di installazione ed esercizio sulla base degli indirizzi individuati dalla normativa nazionale per gli
impianti elencati nella parte I dell’allegato IV del d.lgs.
152706 e smi (attività scarsamente rilevanti), ﬁno all’emanazione di ulteriori speciﬁche disposizioni,;
− individuare un unico riferimento tecnico-normativo da utilizzare nell’ambito dei diversi procedimenti autorizzativi atti
a regolamentare le emissioni in atmosfera derivanti da impianti di produzione di energia (civili ed industriali);
− perseguire un progressivo miglioramento delle prestazioni
degli impianti di produzione di energia sia in termini di efﬁcienza energetica che in termini di impatti sulla qualità
dell’aria riducendo le emissioni degli inquinanti tipiche dei
processi di combustione, quali in particolare NOx, polveri
e COV;
Dato atto che la Direzione generale Ambiente, Energia e Reti
ha avviato il processo di revisione dei criteri per l’installazione e
l’esercizio degli impianti di produzione di energia e che, nell’ambito di tale processo, la stessa Direzione ha ritenuto opportuno
coinvolgere in varie fasi del percorso tutti i soggetti interessati
(costruttori e gestori degli impianti, ARPA Lombardia, associazioni di categoria, enti e comitati scientiﬁci) attraverso tavoli ed incontri tecnici speciﬁci;
Preso atto del documento tecnico predisposto dalla competente Direzione generale Ambiente, Energia e Reti, contenente i
criteri per l’installazione, l’esercizio (ivi inclusi la deﬁnizione dei
valori limite alle emissioni) e l’adeguamento per gli impianti di
produzione di energia collocati sul territorio regionale, riportato
in allegato alla presente deliberazione;
Veriﬁcata da parte della Direzione generale Ambiente, Energia e Reti la compatibilità del documento con gli altri atti di programmazione regionale, attraverso la condivisione dello stesso
con le altre Direzioni generali interessate;
Ritenuto opportuno, in ogni caso, riservarsi la possibilità di aggiornare i criteri del documento in relazione ad eventuali modiﬁche della normativa nazionale e comunitaria di settore ovvero
sulla base di nuovi indirizzi della pianiﬁcazione regionale energetica e in materia di qualità dell’aria;
Ritenuto opportuno, inoltre, ﬁssare a 6 mesi dalla pubblicazione del presente atto l’entrata in vigore dei nuovi criteri, al ﬁne
di assicurare un’adeguata tempistica per il recepimento delle
nuove disposizioni da parte dei soggetti preposti;
Ritenuto opportuno prevedere che gli impianti esistenti, ossia
gli impianti autorizzati o che abbiamo presentato istanza di autorizzazione prima della data di cui sopra, dovranno adeguarsi
ai nuovi criteri entro il 31 dicembre 2019, al ﬁne di consentire i
necessari interventi tecnici;
1. di approvare l’allegato «criteri per l’installazione e l’esercizio
degli impianti di produzione di energia collocati sul territorio regionale», parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
2. di stabilire che i criteri deﬁniti nell’Allegato sopra richiamato entrano in vigore 6 mesi dopo la pubblicazione del presente
3. di stabilire che gli impianti esistenti, ossia gli impianti autorizzati o che abbiamo presentato istanza di autorizzazione prima
dell’entrata in vigore dell’allegato di cui al punto 1, dovranno
adeguarsi ai nuovi criteri in esso stabiliti entro il 31 dicembre 2019;
4. di stabilire che i criteri dell’allegato potranno essere aggiornati sulla base di modiﬁche della normativa nazionale e comunitaria di settore ovvero sulla base di nuovi indirizzi della pianiﬁcazione regionale energetica e in materia di qualità dell’aria;
5. di disporre la pubblicazione del presente provvedimento
sul Bollettino Ufﬁciale della Regione Lombardia.
“CRITERI PER L’INSTALLAZIONE E L’ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA COLLOCATI SUL TERRITORIO REGIONALE”
Il presente documento deﬁnisce i criteri per l’installazione, l’esercizio e l’adeguamento degli impianti di produzione di energia
(meccanica, termica, elettrica) collocati sul territorio regionale in funzione della tipologia e della potenzialità degli impianti e del
contesto in cui questi sono collocati, in relazione alla zonizzazione regionale ai sensi della qualità dell’aria.
I criteri individuati (ivi inclusi i valori limite alle emissioni) costituiranno il riferimento da utilizzarsi nell’ambito dei procedimenti autorizzativi
relativi agli impianti di produzione di energia e concernenti le emissioni in atmosfera; più nello speciﬁco:
ai procedimenti previsti agli articoli 269 e 272 comma 2 (Parte Quinta) del d.lgs. 152/06 e smi (‘autorizzazione alle emissioni
in atmosfera’ );
ai procedimenti previsti all’art. 29-Ter (Parte Seconda) d.lgs. 152/06 e smi (‘AIA’).
Tali criteri costituiranno riferimento autorizzativo anche per i procedimenti che assorbono o sostituiscono le autorizzazioni di cui sopra
(quali ad esempio l’autorizzazione unica di cui al d.lgs. 387/2003, l’autorizzazione di cui al d.lgs. 115/2008 o l’autorizzazione di cui
all’art. 208 del d.lgs. 152/06 e smi).
I criteri relativi agli impianti soggetti ad autorizzazione sono elencati sono deﬁniti nei capitoli 1, 2, 3, 5, 6 e 7.
Il documento, sulla base di quanto disposto dagli art. 272 c. 1 del d.lgs. 152/06 e smi stabilisce, ﬁno all’emanazione di ulteriori
provvedimenti in materia di qualità dell’aria previsti ai sensi dell’art. 271 cc 3 e 4, le condizioni di installazione degli impianti di
produzione di energia di cui alla Parte I dell’Allegato IV dello stesso decreto legislativo (impianti ad inquinamento ‘scarsamente
rilevante’). Tali criteri sono deﬁniti nei capitoli 1, e 4.
Impianti con tecnologia innovativa, non immediatamente riconducibili alle tipologie indicate nel documento, potranno essere
autorizzati con il supporto della competente struttura di Regione Lombardia, anche in base al contesto ambientale in cui sono
Il documento deﬁnisce le condizioni di installazione ed esercizio, ivi inclusi i valori limite alle emissioni, degli impianti di produzione
di energia meccanica, termica ed elettrica operanti sul territorio regionale e si inserisce nel quadro delle azioni ﬁnalizzate al
conseguimento degli obiettivi di qualità dell’aria.
Tali obiettivi, rientranti nell’ambito dalla programmazione regionale ai sensi del d.lgs. 155/2010 e in attuazione della l.r. 24/2006,
saranno attuabili attraverso:
l’individuazione dei criteri di installazione degli impianti in funzione della zonizzazione regionale;
l’adozione delle migliori tecniche disponibili per la per la produzione di energia (tecniche di tipo primario);
l’adozione delle migliori tecniche disponibili per l’abbattimento delle emissioni generate (tecniche di tipo secondario).
I criteri deﬁniti nel presente allegato potranno essere aggiornati sulla base di modiﬁche previste dalla normativa nazionale e
comunitaria, in materia di impianti di produzione di energia o alla luce di ulteriori indirizzi regionali in materia di qualità dell’aria.
Campo di Applicazione e tempi di adeguamento
Il presente allegato è da intendersi quale documento tecnico di riferimento da utilizzarsi nell’ambito dei procedimenti autorizzativi
relativi agli impianti di produzione di energia e concernenti le emissioni in atmosfera; più nello speciﬁco si fa riferimento:
I criteri costituiranno riferimento autorizzativo, inoltre, per i procedimenti che assorbono o sostituiscono le autorizzazioni di cui sopra
Vengono inoltre individuate i valori limite di emissione e le condizioni di costruzione ed esercizio degli impianti di produzione di energia
di cui all’art. 272 c. 1 del d.lgs. 152/06 e smi (impianti ad inquinamento ‘scarsamente rilevante’), ﬁno all’emanazione di ulteriori
provvedimenti in materia di qualità dell’aria ai sensi dell’art.271 commi 3 e 4.
Salvo non diversamente speciﬁcato nei capitoli successivi, per l’adeguamento degli impianti ai contenuti del presente documento, si
individuano i seguenti termini:
per gli impianti nuovi, come deﬁniti nel cap. 3, dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento;
per gli impianti esistenti, come deﬁniti nel cap. 3, entro il 31 dicembre 2019 (ﬁno a tale data continueranno ad esercire
secondo quanto previsto dall’Allegato C alla d.g.r. 6501/2001 o dalle autorizzazioni speciﬁche).
Le indicazioni di seguito riportate si applicano, come meglio speciﬁcato nei capitoli successivi, alle seguenti tipologie impiantistiche:
impianti a focolare;
Si intendono viceversa esclusi dal presente documento le seguenti tipologie di impianti:
Impianti, non rientranti nelle categorie sopra indicate, in cui i prodotti della combustione sono utilizzati per il riscaldamento
diretto, indiretto (nel caso di bruciatori integrati nella macchina operatrice), l’essiccazione o qualsiasi altro trattamento
degli oggetti o dei materiali (ad esempio come nel caso di forni di riscaldo e forni di trattamento termico);
impianti di postcombustione, cioè qualsiasi dispositivo tecnico per la depurazione dello scarico gassoso mediante
cowper degli altiforni;
Gli impianti di produzione di energia alimentati con riﬁuti (incenerimento, coincenerimento, recupero energetico), fermo restando
le disposizioni previste dalla normativa nazionale (Parte Quarta al d.lgs. 152/06 e smi, d.m. 5.2.98 e smi, d.lgs. 133/2005) e regionale
in materia riﬁuti ed i limiti alle emissioni ivi deﬁniti, dovranno rispettare anche i criteri localizzativi di installazione di cui al capitolo 5.1.
Impianti collocati all’interno di raffinerie
Gli impianti di produzione di energia collocati all’interno delle rafﬁnerie rientrano nel modello prescrittivo della bolla di cui alla Parte IV
dell’All.I alla Parte Quinta d.lgs. 152/06 per quanto concerne i valori limite alle emissioni. Resta ferma l’adozione delle migliori tecniche
disponibili (primarie ed eventualmente secondarie) e dei sistemi di controllo e monitoraggio di cui al cap.5.
I combustibili di cui è ammesso l’utilizzo – sulla base di quanto riportato nell’Allegato X alla Parte Quinta del d.lgs. 152/06 e smi - per la
produzione di energia da parte degli impianti nuovi ed esistenti, presenti sul territorio regionale, sono riportati nella tabella sottostante,
che indica, se pur in modo non esaustivo, la norma legislativa, eventuali norme tecniche di riferimento e speciﬁci requisiti.
Tabella dei combustibili consentiti
Norme tecniche di
Allegato X – Parte I Sezione 1
comma 1 lettera a
Gas naturale, biometano (biogas
da fermentazione anaerobica
trattato e concentrato ai ﬁni
dell’immissione nelle reti del gas
Gas di rafﬁneria e petrolchimici
Gasolio, kerosene e altri distillati
leggeri e medi di petrolio con Zolfo
< 0.1% m/m
Emulsioni di acqua-gasolio, acqua
-kerosene e acqua-altri distillati
Emulsioni di acqua-olio e acquaaltri distillati pesanti di petrolio con
zolfo < 1% m/m
Carbone da vapore con zolfo < 1
Olio combustibile e altri distillati
pesanti di petrolio con zolfo < 1 %
Coke metallurgico e da gas con
Antracite, prodotti antracitosi e loro
miscele con zolfo < 1% m/m
Olio combustibile ed altri distillati
pesanti di petrolio con zolfo < 3 %
m/m, ad eccezione delle rafﬁnerie
comma 1 lettera c
Allegato X – Parte II –Sezione
1 – Par 1 e Sezione 3
Allegato X – Parte II –Sezione 3
Allegato X – Parte II –Sezione 1
– Par 1, colonne 1,2,3,4,5,6,9,10
e Sezione 3
3 – par 2
Allegato X Parte II Sezione 2
Allegato X – Parte II Sezione 1
par 1, colonna 7
UNI EN 14961
Impianti PTN ≥ 3MW
Impianti PTN ≥ 50 MW
Ni+V ≤ 180 per gli impianti
autorizzati in forma tacita
d.p.r. 203/88 ﬁno all’adeguamento
zolfo < 3% m/m
Lignite con zolfo ≤ 1.5% m/m
Gas d’altoforno, di cockeria e di
Miscele di acqua-carbone anche
addittivate contenenti zolfo < 1%
Coke da petrolio con zolfo < 3 %
Bitume e Coke da petrolio
a) Legna da ardere (utilizzabile in
Regione Lombardia alle condizioni
previste dalle azioni di contenimento inserite nel piano di risanamento
della qualità dell’aria)
b) Materiale vegetale prodotto da
c) Materiale vegetale prodotto da
trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non
d) Materiale vegetale prodotto da
interventi selvicolturali, da manutenzione forestale e da potatura;
e) Materiale vegetale prodotto
dalla lavorazione esclusivamente
meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips, reﬁli e tondelli di legno
vergine, granulati e cascami di legno vergine, granulati e cascami di
sughero vergine, tondelli, non contaminati da inquinanti;
f) Materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli.
g) Sansa di oliva disoleata, Liquor
nero ottenuto nelle cartiere dalle
operazioni di lisciviazione del legno
e sottoposto ad evaporazione,
h) vinacce e pollina (non permessi in applicazioni civili) se rientranti
nella deﬁnizione di cui all’art. 185
‘sottoprodotti’
Allegato X – Parte II Sezione 3
Allegato X Parte I Sezione 1
Comma 2 lettera c)
Comma 2 lettera d)
Allegato X Parte II Sezione 2 Par
1 riga 7
Allegato X Parte II Sezione 1,
comma 1 lettera m
D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152 all’Allegato X, parte I, sezione I, paragrafo 1 con esclusione di
quelli individuati alle lettere
g), m) e r) ulteriormente speciﬁcate parte II, sezione IV, paragrafo 1 e confermate dalla
circolare regionale della D.g.
Agricoltura del 5 maggio 2006,
Norme e Speciﬁche
Tecniche UNI in materia di biocombustibili
La conversione energetica della biomasse può
essere effettuata attraverso la combustione diretPer esempio UNI EN ta, ovvero previa pirolisi o
La denominazione “biocombustibile solido”, la
denominazione e l’ubicazione dell’impianto di produzione, l’anno di produzione, nonché il possesso
delle caratteristiche di cui
alle norme in materia devono ﬁgurare:
a) in caso di imballaggio,
su apposite etichette o
direttamente sugli imballaggi;
b) in caso di prodotto sfuso, nei documenti di accompagnamento, rispetto
delle norme di riferimento,
da analisi effettuate direttamente presso l’utilizzatore
Le etichette o i dati stampati sull’imballaggio, contenenti tutte le informazioni prescritte, devono
essere bene in vista. Le
etichette devono essere
inoltre ﬁssate al sistema di
chiusura dell’imballaggio.
essere redatte almeno in
lingua italiana, indelebili
e chiaramente leggibili e
devono essere nettamente separate da altre eventuali informazioni concernenti il prodotto.
Decreto legislativo n. 504/95 “Te- UNI EN 14961
sto Unico sulle Accise”
Classiﬁcazione doganale
vegetali, loro intermedi e derivati – Classiﬁcazione e speciﬁche
ai ﬁni dell’impiego
Decreto legislativo n. 26/07, energetico.
“Attuazione
2003/96/CE che ristruttura il
quadro comunitario per la tas- Cfr unicamente UNI
sazione dei prodotti energetici EN 14961
e dell’elettricità”.
Prospetto 2 Speciﬁche degli oli e grassi
Delibera dell’Agenzia della loro intermedi e deDogane n. 37/D 2007 di chiari- rivati
mento per il D.lgs. n. 26/07.
D.lgs. n. 387/03
Biogas da fermentazione
anaerobica di sostanze organiche,
purchè non costituiscano riﬁuti.
Gas di sintesi (syngas) da
combustibili consentiti.
Allegato X – Parte I, Sezione 1,
Par 1, Lett. r)
Parte II –Sezione 6
Allegato X – Parte I Sezione 1,
Par 1, Lett. s)
Devono essere sottoposti
ad un trattamento per
consentire un corretto ed
afﬁdabile funzionamento
dell’impianto di produzione di energia e conseguentemente devono
− degommate, ad eccezione dei prodotti
classe A UNI EN 14961,
per allontanare le parti
polimeriche contenute
nell’olio;
− eventualmente trattate
per avere un contenuto
di fosforo < 15 mg/Kg in
conformità alla CLASSE
A UNI EN 14961
− ﬁltrati meccanicamenProspetto 3 Metodi
te per eliminare i solidi
normalizzati di analisi
sospesi e l’acqua;
− neutralizzate per evitare
erosione dell’impianto
con la contemporanea
di metalli pesanti e di
Ca+Mg, Si, Na+K e P.
Nello stesso comprensorio
industriale e agricolo in
cui è prodotto
industriale o agricolo in
cui è prodotto.
Tab 1 - Combustibili
I riferimenti al d.lgs. 152/06 sono comprensivi delle modiﬁche apportate dal d.lgs. 128/10.
Combustibili non citati nella tabella soprastante e condizioni particolari di impiego (impianti sperimentali), dovranno essere valutati
singolarmente dall’autorità. Fermo restando quanto riportato §1.2.3, gli impianti alimentati da combustibili classificati come ‘rifiuti’
ai sensi della Parte Quarta del d.lgs. 152/06 e smi, dovranno rispettare le prescrizioni (ivi incluse i valori limite alle emissioni) fissati
dalla normativa e dalle autorizzazioni di settore.
Ai soli ﬁni del presente documento si applicano le seguenti deﬁnizioni:
Autoproduttore: persona ﬁsica o giuridica che produce energia elettrica e la utilizza, in misura non inferiore al 70% annuo, per uso
proprio o per uso delle società controllate, della società controllante, nonché per uso dei soci delle società cooperative di produzione
e distribuzione dell’energia elettrica di cui all’articolo 4, numero 8, della legge 6 dicembre 1962, n. 1643, degli appartenenti ai consorzi
o società consortili.
Bioliquidi: combustibili liquidi per scopi energetici diversi dal trasporto, compresi l’elettricità, il riscaldamento ed il raffreddamento,
prodotti a partire dalla biomassa;
Biocombustibile: combustibile di origine vegetale (pellet, cippato, olio ecc.), compreso nell’elenco della Tab. 1 “Combustibili” e
rispondente alle norme tecniche riportate nella stessa.
Cogenerazione: produzione combinata di energia elettrica e calore, che garantisce un signiﬁcativo risparmio di energia rispetto alle
produzioni separate, secondo i criteri e le modalità stabilite dalla normativa vigente in materia emanata dall’Autorità per l’energia
elettrica ed il gas.
Generatore di Energia: macchina operatrice che, attraverso un combustibile, produce energia termica, elettrica od entrambe, da
trasferire ad una macchina utilizzatrice. S’individuano tra le macchine operatrici per produrre energia: le turbine, i motori e gli impianti
a focolare (caldaie).
Impianto di combustione: impianto costituito da uno o più generatori di energia, localizzati nello stesso stabilimento, che l’autorità
competente deve, ai ﬁni dell’impatto delle emissioni generate, considerare come un unico impianto.
In funzione della sua installazione, l’impianto o il generatore possono essere classiﬁcati come:
Impianto/generatore esistente: ai soli ﬁni del presente allegato s’intende un Impianto/generatore autorizzato o che abbia
presentato istanza di autorizzazione prima dell’entrata in vigore del presente provvedimento;
Impianto/ generatore nuovo: ai soli ﬁni del presente allegato s’intende un Impianto/generatore diverso dal precedente;
In funzione delle modalità di utilizzo, il generatore può essere classiﬁcato come:
principale: uno o più generatori di energia che assolvono alla primaria funzione di produrre energia (meccanica, termica o
di integrazione: uno o più generatori di energia, che funzionano in supporto all’impianto principale, al ﬁne di colmare picchi
di richiesta;
di riserva/emergenza: uno o più generatori di energia che, onde evitare danni alle cose e/o disagi alle persone, entrano in
funzione solo quando i generatori che costituiscono l’impianto principale sono disattivati e si renda necessario un intervento
sostitutivo; un impianto non può comunque essere considerato di emergenza se funzionante per più di 500 ore/anno;
a campagne: generatore di energia utilizzato in processi produttivi operanti a campagne, della durata massima di 60 giorni
ciascuna, con frequenza massima di 2 campagne per anno solare;
In funzione della destinazione dell’energia termica prodotta, l’impianto può essere classiﬁcato come:
Impianto termico civile: impianto la cui produzione di calore é esclusivamente destinata, anche in ediﬁci ad uso non
residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione invernale o estiva di ambienti o al riscaldamento di acqua per usi igienici
e sanitari. Per ciascun impianto termico civile presente nello stesso stabilimento, la potenza termica nominale equivale alla
somma delle potenze termiche nominali dei focolari dei generatori di calore collegati ad uno stesso sistema di distribuzione.
Impianto termico industriale: impianto dedicato alla produzione di energia termica da trasformare in energia meccanica o
elettrica, alla produzione combinata di energia termica ed elettrica e/o dedicato alla produzione di energia termica con
utilizzo in un ciclo industriale.
Teleriscaldamento o teleraffrescamento: la distribuzione di energia termica in forma di vapore, acqua calda o liquidi refrigerati, da
una fonte centrale di produzione verso una pluralità di ediﬁci o siti tramite una rete, per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi o
di processi di lavorazione;
Potenza Termica Nominale (o di targa) del generatore (PTNGEN): prodotto del potere caloriﬁco inferiore del combustibile utilizzato
(P.C.I.), per la portata oraria massima di combustibile bruciato al singolo generatore, così come dichiarata dal costruttore, espressa
in Watt termici o suoi multipli.
Potenza Termica Nominale dell’impianto (PTNIM): somma delle potenze termiche nominali dei singoli generatori.
Ai ﬁni della sola valutazione dell’assoggettamento ad autorizzazione alle emissioni in atmosfera o ad autorizzazione integrata
ambientale, la potenza termica nominale dell’impianto energetico, da confrontare con i rispettivi valori soglia, è la somma della
potenza termica dei singoli generatori. Si escludono da tale valutazione i generatori di riserva/emergenza, utilizzati solo in sostituzione
di altri generatori, sulla base di quanto riportato nella deﬁnizione di cui alla voce “Impianto ”.
Fase di Malfunzionamento: fase di anomalia, diversa dall’avvio, fermata o arresto, in cui l’impianto (solitamente a seguito di un
guasto), operi in condizioni diverse dal normale esercizio e/o sotto il valore di minimo tecnico dichiarato dal gestore. Tale ultima
condizione non si applica agli impianti a biomasse solide, che possono scendere sotto il minimo tecnico, in particolare durante il
periodo notturno, per mantenere le condizioni operative di avvio più controllabili, e facilitare il raggiungimento del minimo tecnico e
delle condizioni di normale funzionamento.
Fase di Avviamento: tempo necessario per portare un impianto gradualmente in servizio, ﬁno al superamento del minimo tecnico,
salvo diversa disposizione normativa o autorizzativa.
Fase di Fermata o di Arresto: tempo necessario per portare dal minimo tecnico a zero (fermo impianto) l’impianto che, per varie
cause, viene (gradualmente) messo fuori servizio ed escluso dal ciclo produttivo, salvo diversa disposizione normativa o autorizzativa.
Minimo Tecnico: carico minimo di processo compatibile con l’esercizio dell’impianto in condizione di regime; il minimo tecnico viene
dichiarato dall’esercente alle Autorità competenti tramite la deﬁnizione dei parametri di impianto che lo caratterizzano.
Periodo di normale funzionamento: periodo di funzionamento dell’impianto, diverso delle fasi di avvio, arresto, guasto o
Fattore di emissione: rapporto tra massa di sostanza inquinante emessa e unità di misura speciﬁca di prodotto o di energia.
Zone e agglomerati: le zone e gli agglomerati in cui è stato ripartito il territorio regionale dalla d.g.r. n. 2605 del 30 novembre 2011
‘zonizzazione del territorio regionale in zone e agglomerati per la valutazione della qualita’ dell’aria ambiente ai sensi dell’art. 3 del
decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 - revoca della d.g.r. n. 5290/07’ (vedi figura 1, Cap.9):
Zona A - pianura ad elevata urbanizzazione;
Zona C – montagna o zone C1 (area prealpina e appenninica) e C2 (area alpina) per la zonizzazione relativa all’ozono
Ai ﬁni dell’applicazione del presente provvedimento (individuazione dei criteri e dei limiti di emissione per gli impianti di produzione di
energia), in riferimento alla nuova zonizzazione, si individuano le seguenti aree (vedi figura 2, Cap.9):
FASCIA 1 (ex ‘area critica’): porzione di territorio regionale corrispondente agli agglomerati di Milano, Brescia e Bergamo
con l’aggiunta dei capoluoghi di provincia della bassa pianura (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova) e relativi Comuni di
cintura appartenenti alla zona A;
FASCIA 2 (ex aree di ‘risanamento’ e ‘mantenimento’): restante porzione di territorio;
Gestore: la persona ﬁsica e/o giuridica che ha potere decisionale circa l’installazione o l’esercizio dell’’impianto che produce energia
e che è responsabile dell’applicazione dei limiti e delle prescrizioni.
Consorzio: aggregazione volontaria, legalmente riconosciuta, che coordina e regola le iniziative comuni per lo svolgimento di
determinate attività di Enti Pubblici e Imprese, attraverso un accordo contrattuale.
IMPIANTI SCARSAMENTE RILEVANTI
Fino all’adozione di ulteriori provvedimenti regionali in materia di qualità dell’aria, gli impianti di produzione di energia rientranti tra le
attività con emissioni ‘scarsamente rilevanti’ ai sensi dell’art. 271 comma 1 del d.lgs. 152/06 e smi e riportati nella Parte I dell’Allegato
IV del medesimo decreto legislativo, richiamato quanto disposto nello stesso art. 272 comma 1, dovranno rispettare le sole condizioni
di installazione ed esercizio di seguito riportate:
in Fascia 1 (come deﬁnita al cap. 3) è ammessa l’installazione o la modiﬁca di un impianto a condizione che, nella situazione
ﬁnale, sia soddisfatta almeno una delle seguenti condizioni:
a. Autoproduzione di energia elettrica: l’energia elettrica prodotta su base annua, deve essere utilizzata dal
produttore in una percentuale pari almeno al 70%. Non è in ogni caso prevista la possibilità di utilizzo delle
biomasse legnose;
b. Cogenerazione: la cogenerazione, in impianti nuovi o oggetto di modiﬁca, è ammessa solo se sono rispettate
le condizioni di “cogenerazione” previste dalla normativa vigente in materia emanate dell’autorità per l’energia
elettrica ed il Gas ed è comprovato l’effettivo utilizzo del calore prodotto (riscaldamento/raffrescamento, utilizzo
nel ciclo produttivo);
c. Impianto alimentato a biogas (di cui all’all. X alla Parte V del d.lgs. 152/06): nel solo luogo di produzione;
Non sono previsti limiti alle emissioni in atmosfera, ad eccezione per gli impianti che utilizzano i combustibili soggetti alle
condizioni previste dalla parte II, sezione 4 (biomasse) e 6 (biogas) dell’allegato X alla parte Quinta del d.lgs. 152/2006 e
smi, per i quali si applicano i valori limite appositamente previsti nell’Allegato I alla Parte quinta del d.lgs. 152/06.
Per quanto non espressamente citato si applica quanto riportato nella Parte Quinta al d.lgs. 152/06 e s.m.i. e relativi allegati.
CONDIZIONI PER L’INSTALLAZIONE E L’ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI
Fermo restando quanto previsto dall’art. 271 comma 5 del d.lgs. 152/06 e smi in merito alle valutazioni da effettuarsi nell’ambito delle
istruttorie tecniche ﬁnalizzate al rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, di seguito vengono deﬁniti i criteri tecnico/
gestionali e localizzativi, in relazione alle diverse zone del territorio di cui alla d.g.r. n.2605 del 30 novembre 2011, per gli impianti di
Gli impianti dovranno utilizzare le migliori tecniche disponibili sia per la produzione di energia (tecniche di tipo primario), sia per
l’abbattimento delle emissioni generate (tecniche di tipo secondario); in particolare,
gli impianti nuovi dovranno prevedere l’installazione tecniche di tipo primario e se necessario, anche di tipo secondario;
gli impianti esistenti dovranno adottare le misure tecnicamente ed economicamente più idonee al ﬁne di garantire il rispetto
dei valori limite di emissione.
Gli impianti, in funzione della potenzialità e della tipologia del generatore dovranno essere provvisti dei sistemi di controllo della
combustione e di analisi/monitoraggio, descritti nei capitoli seguenti.
Inoltre in funzione delle zone (‘Fascia 1’ e ‘Fascia 2’, come deﬁnite al Cap. 3) in cui è stato suddiviso il territorio regionale, dovranno
essere rispettati i criteri localizzativi di seguito riportati.
Condizioni di installazione in Fascia 1
Nella zona classiﬁcata ‘Fascia 1’, come deﬁnita al Cap. 3 del presente allegato, non può essere autorizzata la costruzione e l’esercizio
di nuovi impianti dedicati unicamente alla produzione di energia elettrica per scopi commerciali.
In deroga a quanto vietato nel precedente capoverso, l’installazione di nuovi impianti di produzione di energia elettrica e/o il
potenziamento (incremento di potenza termica nominale) di impianti esistenti è ammesso, ad una delle seguenti condizioni:
a. Autoproduzione di energia elettrica: l’energia elettrica prodotta su base annua, in impianti nuovi o oggetto di modiﬁca,
deve essere utilizzata dal produttore in una percentuale pari almeno al 70%. Non è in ogni caso prevista la possibilità di
utilizzo delle biomasse legnose o dell’olio combustibile per la sola produzione di energia elettrica.
b. Teleriscaldamento: impianti al servizio di reti di teleriscaldamento/raffrescamento a carico termico trainante con eventuale
c. Cogenerazione: la cogenerazione, in impianti nuovi o oggetto di modiﬁca, è ammessa solo se sono rispettate le condizioni
di “cogenerazione” previste dalla normativa vigente in materia dell’autorità per l’energia elettrica ed il Gas ed è comprovato
l’effettivo utilizzo del calore prodotto (riscaldamento/raffrescamento, utilizzo nel ciclo produttivo);
d. Impianti alimentati a biogas (di cui all’all. X alla Parte V del d.lgs. 152/06): nel solo luogo di produzione.
La modiﬁca di un impianto esistente non dovrà, comunque, comportare un aumento delle emissioni complessive dell’impianto stesso,
a meno che l’aumento delle emissioni dell’impianto non sia bilanciato da una diminuzione delle emissioni complessive dell’area
interessata dalle ricadute (ad esempio a seguito della sostituzione di impianti termici civili).
Condizioni di installazione in Fascia 2
Nella zona classiﬁcata ‘Fascia 2’, come deﬁnita al Cap. 3, è ammessa l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica
ad uso commerciale purché si rispettino i valori limite e le prescrizioni previste nel presente documento.
I sistemi di controllo e monitoraggio da installarsi sui generatori è determinato in funzione dell’impatto emissivo del generatore stesso;
in tal senso dipenderanno:
dalla tipologia, dalla potenza termica nominale del generatore e conseguentemente dalla portata dell’emissione;
alla natura del combustibile impiegato;
alla modalità di utilizzo dell’impianto: principale, come integrazione, riserva/ emergenza, a campagne;
Resta, eventualmente, facoltà dell’autorità competente, sulla base di considerazioni sito speciﬁche ed in presenza di particolari e
accertate criticità ambientali:
imporre l’installazione di un SAE, anche qualora non esplicitamente previsto dal presente allegato;
imporre valori limite più restrittivi e/o interventi tecnologici/gestionali atti a eliminare e/o comunque minimizzare l’effetto di
emissioni odorigene maleodoranti.
Tipologia dei sistemi di controllo/monitoraggio e criteri d’installazione
I sistemi di monitoraggio alle emissioni (SME o SAE) e i sistemi di controllo (SCC) della combustione sono installati, secondi i criteri di
seguito descritti, in funzione della potenzialità del singolo generatore e non dell’intero stabilimento.
Sistemi di Monitoraggio in Continuo delle Emissioni (SME):
Sistema di misura conforme a quanto previsto nell’Allegato VI alla parte V del d.lgs. 152/06 e smi e nei relativi decreti regionali di
applicazione (d.d.g. n. 3536 del 27 agosto 1997 e smi, d.g.r. n. 8/11352 del 10 febbraio 2010 e d.d.s. n. 4343 del 27 aprile 2010 e smi),
consultabili sul sito regionale.
Oltre agli inquinanti per cui è previsto il valore limite alle emissioni nelle tabelle di cui al §7, dovranno essere monitorati (misurati o
calcolati) i principali parametri emissivi ed impiantistici secondo quanto previsto dallo speciﬁco documento settoriale in materia di
SME. Nel caso di utilizzo di una tecnica di abbattimento ad urea o ammoniaca (SCR, SNCR), negli impianti ove è previsto il controllo
in continuo degli ossidi di azoto, dovrà essere installato lo speciﬁco analizzatore di NH3.
Qualora la potenza nominale del singolo generatore sia uguale o superiore a 50 MWt e sia prevista l’installazione dello SME, lo stesso
dovrà essere collegato alla rete regionale SME secondo quanto disposto dalla d.g.r. n. 8/11352 del 10 febbraio 2010 e dai successivi
Sistema automatico di misura e registrazione, solitamente applicato ad ogni singolo generatore, in grado di rilevare e registrare le
concentrazioni in emissione degli inquinanti da monitorare e dei principali parametri di processo (tenore di O2 libero, tenore di vapore
acqueo, temperatura, stato impianto, portata). Ai ﬁni di una corretta interpretazione dei dati, alle misure di emissione effettuate con
metodi continui automatici devono essere associate i valori dei parametri di processo misurati o calcolati.
Fino a nuove disposizioni regionali, le caratteristiche minime di tali Sistemi di Analisi alle Emissioni sono i seguenti:
Certiﬁcazione da ente accreditato (UNI EN 17025 e EN 45011)
Limite di legge compreso tra il 40-50% del fondo scala utilizzato
±2% (nel periodo di operatività non sorvegliata)
non Da determinare dalla veriﬁca di funzionalità
Comunicazione/Trasmissione
95% veriﬁcata su 3 mesi di test operativo
Risposta degli strumenti su tutto il campo di misura (IAR/curva di taratura)
Calibrazioni e Manutenzioni secondo quanto indicato dal costruttore
Impianti esistenti: secondo i criteri della d.d.g. 3536/1996
Impianti nuovi: secondo i criteri del d.d.s. 4343/2010 e smi.
Conservare e tenere a disposizione delle autorità di controllo per almeno 5 anni gli archivi dei dati
orari ed elementari
Entro 24 ore nel caso di superamento dei limiti.
E’ possibile l’utilizzo del SAE in modalità a scansione per gruppi di generatori della stessa tipologia, alimentati con lo stesso combustibile,
1. il numero di camini monitorati dal medesimo SAE non può essere superiore a 3 e la potenzialità di impianto non superiore a 15 MWt;
2. la scansione deve essere effettuata sui camini attivi;
3. il sistema deve operare su ciascun camino su cui esegue la misura in modo sequenziale, campionando nel momento ritenuto
più critico del processo collegato a quel camino. E’ consentito campionare tutte le N misure in modo consecutivo solo se detta
scelta rappresenta una condizione univoca per tutti i camini oggetto della scansione, e permette di analizzare, per ogni camino,
la fase più critica del processo;
4. il tempo di rilevamento complessivo delle emissioni non deve essere inferiore a 15 minuti per ora, su ciascun camino oggetto
Nel caso di utilizzo di una tecnica di abbattimento ad urea o ammoniaca (SCR, SNCR), negli impianti ove è previsto il controllo in
continuo degli ossidi di azoto, dovrà essere installato lo speciﬁco analizzatore di NH3.
6.2.3 - Sistema per il Controllo della Combustione (SCC):
Fatta eccezione per i gruppi elettrogeni di emergenza tutti i generatori di potenzialità tale da essere soggetti ad autorizzazione
(superiore cioè alle soglie di cui all’art. 272 c.1 del d.lgs. 152/06 e smi) devono essere provvisti di un sistema di controllo della
combustione al ﬁne di ottimizzare i rendimenti di combustione; tale sistema, da installare solitamente all’uscita della camera di
combustione, deve garantire la misura e la registrazione dei parametri più signiﬁcativi della combustione (CO o CO+H2, O2, temp), ai
ﬁni della regolazione automatica della stessa.
I generatori con potenza superiore a 6 MWt devono essere dotati di un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo
dell’ossigeno libero e del monossido di carbonio (all’uscita della camera di combustione o in alternativa al camino, laddove presente
un sistema di analisi o monitoraggio alle emissioni).
Per i generatori di potenza inferiore a 6 MWt che effettuano la combustione in condizioni di magra è accettata la regolazione della
stessa con sonda lambda o similari, purché sia presente in alternativa:
un sistema di monitoraggio in continuo del CO all’emissione;
un sistema di analisi e registrazione del CO a valle del catalizzatore per la veriﬁca dell’efﬁcienza dello stesso;
o sia deﬁnita in autorizzazione, sulla base delle garanzie fornite dal produttore del catalizzatore la frequenza di sostituzione dello
Laddove installato, l’analizzatore per la misurazione del CO in camera di combustione, potrà essere utilizzato anche per le misure
ﬁnalizzate alla veriﬁca del rispetto del valore limite per il CO.
Conformità dei valori misurati ai valori limite di emissione
I valori limite s’intendono riferiti al normale funzionamento dell’impianto, al di sopra del minimo tecnico, con esclusione delle fasi di
avvio, arresto e malfunzionamento.
I valori limite si intendono riferiti ad ogni singolo camino, in funzione della potenza termica nominale complessiva dell’intero impianto.
Fermo restando l’adozione dei sistemi di controllo secondo le indicazioni di cui al §6.2.3, non sono soggetti al rispetto dei valori limite,
né all’installazione dei sistemi di monitoraggio/analisi gli impianti di emergenza/riserva, purchè questi non funzionino per più di 500
ore l’anno; dovranno essere in tal senso monitorate e registrate le ore di funzionamento di tali impianti. L’autorità competente potrà
eventualmente prevedere ulteriori criteri o prescrizioni per la gestione di tali periodi.
Gli inquinanti per cui non è previsto un monitoraggio in continuo con SME o SAE, i cui valori limite sono deﬁniti su base oraria, devono
essere analizzati con la cadenza prevista dalla normativa di riferimento: cadenza annuale (o biennale per gli impianti in deroga),
autorizzati ai sensi del d.lgs. 152/06 e s.m.i utilizzando i metodi di campionamento ed analisi deﬁniti nello stesso; cadenza deﬁnita
nell’autorizzazione integrata ambientale, per gli impianti IPPC.
Il limite si intende rispettato se, nel corso della veriﬁca, la concentrazione misurata e riferita ad un’ora di funzionamento dell’impianto,
non supera il valore limite di emissione.
I valori limite, per gli impianti per cui è previsto un monitoraggio in continuo con SME o SAE sono espressi come media giornaliera e
media oraria, come deﬁnite nell’Allegato VI alla Parte Quinta al d.lgs. 152/06 e smi.
Per impianti di potenza inferiore a 50 MWt, i limiti si intendono rispettati se:
Le medie giornaliere non superano i valori di emissione indicati nelle tabelle;
Nessuna delle medie orarie supera i valori limite di emissione indicati di un fattore superiore a 1,25.
Per impianti al servizio di reti di teleriscaldamento o ospedali (di potenza inferiore a 50 MWt), possono essere ammessi i seguenti
ulteriori criteri al ﬁne del rispetto dei limiti:
Il 97% delle medie orarie rispetta i valori limite di emissione indicati maggiorati di un fattore pari a 1,25;
Per impianti di potenzialità uguale o superiore a 50 MWt, i limiti si intendono rispettati se:
Il 95% delle medie orarie rispetta i valori limite di emissione indicati maggiorati di un fattore pari a 2,00.
Tutti i valori limite riportati nelle tabelle seguenti si intendono:
− applicati a tutti gli impianti di produzione di energia (industriali e civili) rientranti nel campo di applicazione del presente documento (§ 1.2.1) e collocati sul territorio regionale;
− da rispettare secondo le tempistiche indicate al § 1.2.1, ossia:
per gli impianti nuovi, dalla data di entrata in vigoredel presente documento;
per gli impianti esistenti, entro il 31 dicembre 2019, salvo diversamente speciﬁcato nei capitoli successivi;
− calcolati ad una temperatura di 273.15 K, ad una pressione di 101.3 kPa e previa detrazione di vapore acqueo negli scarichi gassosi e ad un tenore standard di ossigeno (se non speciﬁcato altrimenti) pari rispettivamente al: 6% per i combustibili solidi, 3% per
gli impianti (diversi da turbine e motori) che utilizzano combustibili liquidi e gassosi, 15% per le turbine a gas e al 5% per i motori;
− per quanto concerne gli ossidi di azoto (NOx) si intendono espressi come NO2.
Il rispetto dei valori limite deve essere assicurato attraverso l’applicazione delle migliori tecniche disponibili sia per la produzione di
energia (tecniche di tipo primario), sia, se necessario, per l’abbattimento delle emissioni generate (tecniche di tipo secondario) e
verificato, se non speciﬁcato diversamente nei paragraﬁ successivo, attraverso misure periodiche secondo le tempistiche deﬁnite in
autorizzazione o dalla normativa settoriale.
I valori limite (mg/Nmc) sono riferiti ad una percentuale di ossigeno libero nell’efﬂuente gassoso pari al 15%.
1) TURBINE A GAS
1.A) TURBINE A GAS (gas naturale e GPL).
Valori limite (mg/Nmc)
30 (Fascia 1) (2)
> 15 e ≤ 150 MWt
> 150 ≤ 300 MWt
50 (Fascia 2) (3)
nel caso di utilizzo di sistemi di abbattimento ad urea/ammoniaca
per impianti ESISTENTI, asserviti a rete di teleriscaldamento, anche successivamente al 31 dicembre 2020, potranno essere
ammessi valori limite in concentrazione più elevati, pari o inferiori comunque a quelli di seguito riportati, purchè il fattore di
emissione per gli NOx sia inferiore a 230 mg/kWh prodotto(1):
Fermo restando quanto riportato alla nota 2, a partire dal 1/1/2021 il valore limite dovrà essere pari a 30 mg/Nmc su tutto il
NOx 50 mg/Nmc; CO 50 mg/Nmc;
1.B) TURBINE A GAS (biogas e syngas).
> 15 e ≤ 50 MWt
>50 e < 150 MWt
> 150 MWt
I valori limite s’intendono rispettati se il biogas/syngas al momento dell’alimentazione risponde ai seguenti requisiti chimico
ﬁsici:
Zolfo ridotto (come H2S) < 0.1% v/v
Cloro < 50 mg/Nmc
esclusi i metanici
1.C) Turbine Mechanical Drive (sola produzione di energia Meccanica)
Devono essere dotati di SME, i generatori principali e di integrazione con potenza superiore a 50 MWt;
Devono essere dotati di SAE (per i parametri CO, NOx):
I generatori utilizzati per campagne, di potenza superiore a 50 MWt;
tutti i generatori di potenza compresa tra 15 e 50 MWt;
Tutti gli impianti devono essere dotati dei sistemi di controllo della combustione secondo le indicazioni di cui al § 6.2.3.
I valori limite sono riferiti ad una percentuale di ossigeno libero nell’efﬂuente gassoso pari al 5% in volume.
(1) Il fattore di emissione è calcolato tenendo conto di: ﬂusso di massa di NOx nell’arco dell’anno (espresso in mg), comprensivo dei delle fasi di avvio e arresto dell’impianto; somma dell’energia termica destinata all’utenze e dell’energia elettrica lorda prodotta dall’impianto (kWh); tale dato dovrà, nel caso, essere reso disponibile
dal Gestore in fase di rinnovo, nonché divenire oggetto di monitoraggio annuale.
NOx (espressi come NO2)
100 (in Fascia 1)
200 (in Fascia 2)
(solo nei luoghi di
75 (in Fascia 1)
150 (in Fascia 2)
I valori limite s’intendono rispettati se i combustibili liquidi presentano un tenore di zolfo ridotto (come H2S) < 0,1 % v/v e se
il biogas/syngas al momento dell’alimentazione risponde ai seguenti requisiti chimico ﬁsici:
a partire dal 1/1/2021 il valore limite dovrà essere pari a 100 mg/Nmc su tutto il territorio regionale
a partire dal 1/1/2021 il valore limite dovrà essere pari a 75 mg/Nmc su tutto il territorio regionale
Sistemi di monitoraggio/analisi e controllo
Devono essere dotati di SME (CO, NOx ed NH3 vedi ‘nota 1’) i generatori principali e di integrazione con potenza ≥ 20 MWt
Devono essere dotati di SAE (CO, NOx ed NH3 vedi ‘nota 1’) i generatori principali e di integrazione di potenza compresa tra 3 e 20
MWt e i generatori a campagne con potenza ≥ 3 MWt, alimentati a combustibile gassoso.
Devono essere dotati di SAE (CO, NOx, polveri, COT, SO2 ed NH3 vedi ‘nota 1’) i generatori principali, di integrazione e a campagna di
potenza compresa tra 3 e 20 MWt alimentati con combustibile liquido.
Tutti gli impianti devono essere dotati dei sistemi di controllo della combustione secondo le indicazioni di cui al §6.2.3.
I valori limite orari sono riferiti ad una percentuale di ossigeno libero nell’efﬂuente gassoso pari al 3% in volume per i combustibili
gassosi e liquidi, al 6% per i combustibili solidi e all’11% per i biocombustibili solidi.
a1) combustibili gassosi
≤ 3 MWt
3 ÷15 MWt
15 ÷50 MWt
> 50 MWt
per impianti esistenti asserviti a reti di teleriscaldamento, a partire dal 1 gennaio 2021, potrà essere ammesso per gli NOx, in
deroga al valore sopra indicato, un limite pari a 180 mg/Nmc;
a2) syngas/biogas
Limite (mg/Nm3)
a3) combustibili liquidi
Combustibili liquidi fossili
Zona metanizzata
450 (potenza < 50 MWt)
Vedi tab.X
400 (potenza 50 ÷ 100 MWt)
200 (potenza ≥ 100 MWt)
* Il valore limite si intende rispettato se si utilizza gasolio con un tenore di zolfo < 0.1% ed un olio combustibile, dove permesso,
con un tenore di zolfo < 0.3%.
** Da ricercarsi se la caldaia ha potenzialità superiore a 50 MWt.
a4) solidi tradizionali
NOX (espressi
come NO2)
PTN ≤ 1 MWt
1< PTN ≤ 6 MWt
6 < PTN ≤ 50 MWt
50 < PTN ≤ 150 MWt
Pt > 150 MWt
0,1 nanoeq
Vd tab nota 4
** Per impianti collocati nelle zone A1 e A2.
a5) biocombustibili solidi (biomasse)
1 < PTN ≤ 6 MWt
per impianti collocati nelle zone A1 e A2 che utilizzano biomasse con alto contenuto di silice;
per impianti collocati nelle zone A1 e A2
valori limite dei metalli (mg/Nm3)
Cd + Hg + Tl
As + Cr (VI)+ Co + Ni (frazione respirabile ed insolubile)
Se + Te + Ni (sotto forma di polvere)
Sb + Cr (III) + Mn + Pd + Pb + Pt + Cu + Rh + Sn + V
50 < PTN ≤ 100 MWt
PTN > 100 MWt
Le condizioni operative, deﬁnite per gli impianti termici industriali e civili al ﬁne di garantire anche il rispetto dei valori limite di emissione,
devono essere assicurate, nelle normali condizioni di esercizio, anche attraverso:
a) la cippatura della biomassa solida, l’alimentazione automatica del combustibile liquido e/o solido (non obbligatoria se la potenza
termica nominale di ogni singolo generatore é inferiore o uguale a 1 MW) ed il controllo della combustione con il SCC;
b) nel caso di utilizzo di combustibile solido (tradizionale o biocombustibile), l’installazione del bruciatore pilota, alimentato a gas o
liquido. E’ possibile derogare all’impiego del bruciatore pilota per PTN> 6 MW e ≤20 MW, se sono veriﬁcate contemporaneamente
le condizioni sottoriportate, fatto salvo diversa disposizione dei Vigili del Fuoco:
- il generatore prevede al massimo 3 cicli/anno di avviamento/fermata;
- il generatore è dotato di griglia di combustione con avanzamento meccanico del combustibile sulla griglia;
- la camera di combustione del generatore è mantenuta in depressione rispetto all’ambiente.
Devono essere dotati di SME (CO, NOx ed NH3 vedi ‘nota 1’) gli impianti principali e di integrazione con potenza ≥ 50 MWt
Devono essere dotati di SAE (per i macroinquinanti indicati soggetti a limite) i generatori principali e di integrazione di potenza
compresa tra 15 e 50 MWt e i generatori a campagne con potenza ≥ 15 MWt, alimentati a combustibile gassoso.
Devono essere dotati di SAE (per i macroinquinanti indicati soggetti a limite) gli impianti principali, di integrazione e a campagna di
potenza compresa tra 6 e 50 MWt alimentati con combustibile liquido e solido.
Tutti i generatori devono essere dotati dei sistemi di controllo della combustione secondo le indicazioni di cui al § 6.2.3.
Impianti multicombustibile
Per gli impianti multicombustibili, che impiegano simultaneamente due o più combustibili, i valori limite di emissione per il biossido di
zolfo, gli ossidi di azoto, le polveri ed i metalli sono stabiliti nel seguente modo:
1. Individuazione del valore limite di emissione relativo a ciascun inquinante e ciascun combustibile, secondo la macchina
operatrice utilizzata (motori, turbine o impianti a focolare), corrispondente alla potenza termica nominale dell’impianto,
secondo quanto riportato nelle tabelle del presente capitolo 7.
VLi = valore limite dell’inquinante i considerato, generato dal combustibile Cn ed utilizzato nella speciﬁca macchina
operatrice con la potenza termica nominale corrispondente.
2. determinazione dei valori limite di emissione ponderati per combustibile, che si ottengono moltiplicando ciascuno dei valori
limite di emissione di cui alla lettera a) per la potenza termica fornita da ciascun combustibile, e dividendo il risultato di ogni
moltiplicazione per la somma delle potenze termiche fornite da tutti i combustibili;
∑ (VLi x PCin x Qn/∑ PCin x Qn) = ∑ VLi
PCin = potere caloriﬁco inferiore n del combustibile n considerato
Qn = quantità di combustibile omogeneo impiegato nella miscela
∑ PCin x Qn = somma delle potenze termiche dei combustibili impiegati o la potenza termica nominale della
macchina operatrice in esame.
∑ VLi = sommatoria dei singoli valori limite ottenuti dall’operazione
3. addizione dei valori limite di emissione ponderati per combustibile.
∑ VLi = valore limite totale di riferimento da confrontare durante il funzionamento policombustibile della macchina
4. I valori di emissioni sono quelli corrispondenti al combustibile con il più elevato valore di emissione se l’energia fornita da
tale combustibile è pari o superiore al 70% del totale
CAMINI E LORO ALTEZZE
Ogni focolare, motore o turbina, deve essere collegato ad una canna fumaria indipendente, coibentata e terminante oltre
il colmo tetto.
La velocità dei fumi, emessi dal singolo camino o dalla singola canna, relativa al massimo carico termico ammissibile, deve
x per impianti a focolare > 10 m/s;
x per motori e a turbine > 15 m/s;
x per impianti a biomasse solide > 11 m/s.
Situazioni difformi (come ad esempio nel caso di generatori a recupero nei cicli combinati o caldaie di potenza inferiori
a 3 MWt) dovranno essere motivate, eventualmente con l’ausilio di un modello di ricadute al suolo e valutate dall’Autorità
Competente in fase di autorizzazione.
Fermo restando i criteri deﬁniti dalla normativa in materia di edilizia, l’altezza dei camini deve essere determinata in modo
da garantire la massima dispersione degli inquinanti. In tal senso, l’altezza del camino dovrà essere determinata tramite
uno studio con l’applicazione di modelli diffusionali delle ricadute, ritenuti idonei dall’Autorità di Competente al rilascio
dell’autorizzazione, sulla base della tipologia e del consumo di combustibile; l’altezza da adottare deve essere quella che
garantisce almeno una corretta diffusione dell’inquinante stesso anche nelle condizioni meteo più critiche (classe di stabilità).
L’innalzamento del pennacchio deve essere calcolato con la formula di Briggs. I consumi si riferiscono all’intero impianto,
somma dei consumi dei singoli generatori.
In alternativa, in impianti con consumo dei combustibile < 3000 kg/h, l’altezza potrà essere ricavata direttamente dalla
consumo in kg/h
La tabella vale nel caso di impiego di olio combustibile con tenore di zolfo < 1% in peso. Nel caso di impiego di combustibili
diversi le altezze possono essere ridotte:
di un quarto nel caso di bioliquido, gasolio o olio combustibile con tenore di zolfo < 0,3% in peso, oppure nel caso
di biomasse solide
di un terzo nel caso di metano, gpl o biogas esprimendo i consumi in Nmc/h.
MAPPE DELLA ZONIZZAZIONE DEL TERRITORIO REGIONALE AI SENSI DELLA D.G.R. N. 2605 DEL 30/11/2011
Figura 1 - Zonizzazione del territorio regionale per tutti gli inquinanti ad esclusione dell’ozono: mappa.
Figura 2 – Individuazione della ‘FASCIA 1’, ai ﬁni dell’applicazione dei criteri localizzativi per gli impianti di produzione di energia
FASCIA 1: ambito di applicazione dei criteri
localizzativi per gli impianti di produzione di
Estratto Comunicazione al Ministero dell`Ambiente
FLOTTA VERDE Il progetto, denominato Flotta Verde, è nato
Serie Ordinaria n. 33 - Martedì 14 agosto 2012 – 8 – Bollettino Ufficiale
Emissions Trading System – Tabella nuovi parametri standard
Wyeth Lederle DRS 1020 - ARTA - Assessorato Territorio ed Ambiente

References: art. 272
 §1
 art. 272
 §7
 §6
 § 1
 § 6
 §6
 § 6