Source: http://www.avvocatibf.eu/
Timestamp: 2020-08-06 19:26:19+00:00

Document:
www.avvocatibf.eu | Via Giuseppe Garibaldi 23, 84014 Nocera Inferiore SA. Tel. 081 5179604, fax 1782242899. e-mail avvocatibf.eu@gmail.com
Marzo 25, 2020 avvbf.eu
Emanato il Testo unico coordinato COVID 19. Raccolta delle disposizioni
In attesa della decisione parlamentare circa l’emanazione di una legge che autorizzi il suicidio assistito anche in Italia, ecco la sospensione, fino al 24 settembre 2019, del Giudice delle Leggi.
Per la nostra Corte Costituzionale, attualmente, l’art. 580 cod. pen. guarda alla persona umana come a un valore in sé, e non come a un semplice mezzo per il soddisfacimento di interessi collettivi. Da qui l’invito della Corte al legislatore a trovare una disciplina che concili i valori morali dei delicatissimi interessi in gioco.
L’apparente contraddittorietà interna dell’art. 32, comma 11, d.lgs. n. 50 del 2016 – laddove prevede che, in caso di proposizione di un ricorso avverso l’aggiudicazione con contestuale domanda cautelare, il contratto non può essere stipulato, dal momento della notificazione dell’istanza cautelare alla stazione appaltante “per i successivi venti giorni, a condizione che entro tale termine intervenga almeno il provvedimento cautelare di primo grado o la pubblicazione del dispositivo della sentenza di primo grado in caso di decisione del merito all’udienza cautelare” stabilendo tuttavia, altresì, che il contratto non può essere stipulato “fino alla pronuncia di detti provvedimenti se successiva” (alla scadenza del termine di venti giorni) – debba essere risolta nel senso di ritenere che l’effetto preclusivo automatico debba permanere fino all’assunzione dei predetti provvedimenti ad opera del giudice, anche se adottati oltre il termine di venti giorni, dovendosi quindi correlare lo stand still processuale esclusivamente alla decisione del giudice in ordine alla richiesta cautelare, altrimenti risultando privo di significato l’inciso “ovvero fino alla pronuncia di detti provvedimenti se successiva” ai venti giorni, di cui alla citata norma (1)
(1) Ad avviso della Sezione tale interpretazione – sulla permanente operatività dell’effetto preclusivo alla stipula del contratto sino alla conclusione della fase cautelare di primo grado – è la più coerente con la ratio della norma, da raccordarsi con le previsioni di cui agli articoli da 121 a 124 c.p.a. e con il principio di effettività della tutela, nonchè con l’applicazione dell’istituto per i casi di rinvio della camera di consiglio per l’esame cautelare, essendosi affermato, in tale ipotesi, che “Nel caso in cui nella camera di consiglio fissata per la trattazione della domanda cautelare di sospensione temporanea dell’aggiudicazione venga disposto un rinvio dell’udienza camerale continua ad operare lo stand still, potendo dirsi venuto meno tale motivo ostativo alla stipula del contratto solo nel caso di un rinvio della causa all’udienza di merito (anche ai fini dell’esame dell’istanza cautelare), perché solo in questo ultimo caso può dirsi essere intervenuta una rinuncia, sia pur implicita, all’operatività del vincolo di stand still” (Cons. St., sez. V, 14 novembre 2017, n. 5243; Tar Lazio, sez. II bis, dec., 31 maggio 2019, n. 3222).
https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/-/stand-still-processuale-in-caso-di-impugnazione-dell-aggiudicazione-con-istanza-cautelare
Dalle attività trattate dallo studio BF
Comune di Sarno. Rivo Bracciullo, area adiacente. Demanio statale o area privata? Accoglimento cautelare.
Con Motivi Aggiunti del 22.11.18, il collegio difensivo avv.ti BF avversa il Comune di Sarno che con alcune ordinanze impugnate intima ai ricorrenti di demolire opere edili consistenti nella recinzione di un muretto e ringhiera dello spazio demaniale adiacente al Rivo Bracciullo e lo fa senza stabilirne la consistenza da demolire.
Successivamente e inopinatamente, con la determinazione ugualmente impugnata (individua ulteriori opere da demolire consistenti nella rimozione di un cancello con parti elettriche e il motore), opere mai descritte nell’ordine di demolizione!
Cosa ancora più inficiante è il fatto che il Comune qualifica demaniale l’area senza dimostrane tale destinazione, giacchè, dalla mappa catastale originaria di impianto, dall’atto pubblico di acquisto del 1962 ed in fine dalla visura catastale dell’elaborato planimetrico attuale, la medesima area risulta essere privata (Perizia tecnica allegata e piante).
La stessa Amministrazione, in sede di rideterminazione, con provvedimento non adeguatamente motivato, senza adeguata istruttoria e senza garantire la partecipazione degli interessati non pone i ricorrenti nella possibilità di poter sapere la consistenza di cosa demolire. L’operato amministrativo illegittimo arrecava danni ai ricorrenti sul piano privatistico (pregiudizio alla proprietà privata) e danni all’Amministrazione stessa, con pregiudizio dell’interesse pubblico dovuti ad un esposto di Privati che, pur potendo adire l’A.G.O., si rivolgono al Genio Civile, per evitare le spese di giudizio, con pregiudizio appunto all’interesse pubblico ed ove se la domanda dovesse essere accolta porrebbe l’Ente nella imbarazzante ipotesi di dover ordinare l’apertura del tombato rivo nei confronti di tutti i cittadini che occupano l’area adiacente per tutto l’intero corso del fiumiciattolo.
N. / REG.PROV.CAU. N. 00…/2014 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 7…del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
….. con gli avv.ti Antonio Benisatto e Luigi Ferrara;
Comune di Sarno,con l’avv. Ketura Chiosi;
dell’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi n. 943/14; per quanto riguarda i
dell’ordinanza di demolizione reiterativa della precedente impugnata. Visti il ricorso, i motivi
aggiunti e i relativi allegati;
…/2014 REG.RIC.
Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via
incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l’art. 55 cod. proc. amm.; Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 dicembre 2018 il dott. Michele Conforti e uditi per
le parti i difensori come specificato nel verbale;
Rilevato che l’istanza cautelare appare suscettibile di positivo apprezzamento, in considerazione
del pregiudizio grave ed irreparabile che deriverebbe dalla esecuzione della impugnata ordinanza di
Considerato che si tratta di opere edilizie modeste e di minimo impatto urbanistico; Ritenuto di
dover giungere alla decisione di merito re adhuc integra;
Considerato, infine, che la complessità, in fatto, della vicenda sottoposta all’esame del Collegio
richiede comunque una disamina dei profili di fatto, incompatibile con la delibazione consentita
nella presente fase cautelare, anche al fine dell’ammissione di un’eventuale fase istruttoria;
Ritenuto che sussistono giusti motivi per compensare le spese di fase.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda),
accoglie la domanda cautelare e per l’effetto:
b) fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 18.03.2020. Compensa le
spese della presente fase cautelare.
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del
tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 5 dicembre 2018 con l’intervento dei
Settembre 9, 2018 avvbf.eu	Lascia un commento
Patroni Griffi – La decisione robotica e il giudice amministrativo – 28 agosto 2018Download
SENTENZA 2 AGOSTO 2018.
– PRIMA SEZIONE CIVILE –
SETTORE DELLE CONTROVERSIE DI LAVORO
La ricorrente domandava: 1. l’accertamento del diritto all’assegnazione dell’Ambito Campania, Ambito Territoriale … o in uno degli Ambiti della Campania viciniori al Comune di residenza, secondo l’ordine di preferenza espresso nella domanda di mobilità, e per l’effetto la condanna dell’amministrazione resistente di provvedere all’assegnazione in tal senso; 2. la conseguente dichiarazione di illegittimità dell’assegnazione definitiva della ricorrente presso l’Ambito 00…, per la provincia di ….; il tutto oltre alla refusione delle spese di lite.
– Parte resistente si costituiva chiedendo il rigetto delle domande, con la condanna alle spese.
Si evidenziava la violazione di cui all’art. 6 CCNI del 08.04.2016. La norma pattizia testé citata, infatti recita:“FASE D Gli assunti nell’a.s. 15/16 da fasi 0 ed A del piano assunzionale 15/16 nonché da fase B e C del piano assunzionale 15/16 provenienti dalle graduatorie di concorso potranno in deroga al vincolo triennale, proporre istanza di mobilità nel limite dei posti vaganti e disponibili in ciascun ambito dopo le operazioni di cui alle fasi precedenti”
Parte ricorrente partecipante alla Fase C del piano straordinario di assunzione di cui all’art. 1 co.98 L.107/2015, si è vista assegnare un Ambito Territoriale – Veneto … – estraneo a quelli dalla stessa indicati nella domanda di mobilità, laddove al momento dell’assegnazione fosse disponibile un posto vacante nell’Ambito … Campania, da Lei indicato quale settima preferenza, ambito poi di fatto assegnato al Docente …, partecipante alla Fase D … . Lo stesso Ministero resistente, nella memoria di costituzione al presente giudizio … non nega specificatamente la circostanza lamentata dalla ricorrente precisando che: “è utile al riguardo precisare che i movimenti sono stati disposti per fasi (A,B,C e D) chiuse e successive in senso cronologico; quando si liberava un posto per trasferimento di un docente ad altra sede l’algoritmo lo utilizzava all’interno della Fase, senza ritornare a scorrere i movimenti nelle fasi precedenti” …. Detta ammissione conferma, a parere di chi scrive, la violazione dell’art. 6 del CCNI 08.04.2016, e vale a confermare ulteriormente i fatti lamentati dalla ricorrente.-
Anche la giurisprudenza di merito ha riconosciuto la non conformità del comportamento del MIUR alla disciplina della mobilità che è strutturata per fasi successive, ove la disponibilità dei posti per una fase successiva è condizionata al preventivo completamento delle operazioni di mobilità della fase precedente, con soddisfazione degli aventi diritto nei limiti dei posti disponibili (valga per tutte Sent. Nr. 723/2017 del Trib. Bergamo, Sez. Lav. – RG.316/2017 Lav.). Alla luce del riferito principio di diritto, l’amministrazione resistente prima di assegnare l’ambito territoriale Campania … partecipante alla Fase D avrebbe dovuto attribuire il posto vacante all’odierna ricorrente, che – partecipava alla precedente Fase C ed aveva espressamente scelto l’Ambito territoriale Campania, in quanto ivi residente con la propria famiglia e considerato oltretutto il suo stato … Concludendo, alla luce delle riferite considerazioni la domanda della ricorrente di accertamento del diritto all’assegnazione dell’Ambito Campania Ambito Territoriale 0013 Provincia di Napoli o in uno degli Ambiti della Campania viciniori al Comune di residenza, già espressi nella domanda di mobilità, deve essere accolta, ordinandosi all’amministrazione resistente di procedere all’assegnazione della ricorrente in tal senso; conseguentemente deve considerarsi illegittima l’assegnazione definitiva del Prof. … presso l’Ambito 000…, per la provincia di ….
Ogni ulteriore domanda deve considerarsi assorbita.
Luglio 5, 2018 avvbf.eu	Lascia un commento
Il nuovo decreto n. 50 del 28.06.18 – Regione Campania, è rubricato – Ulteriori disposizioni e recepisce le statuizioni delle sentenze del Consiglio di Stato n. 3060/18, e del TAR Napoli 4655/16 dei giudizi patrocinati dagli avvocati BF Ferrara, Battipaglia e Sirica.
Il processo – al di là delle criticità relative e non meglio accolte dagli organi giurisdizionali ha fatto comunque emergere alcune criticità che sono state emendate nel nuovo decreto e che di seguito si evidenziano.
(Deliberazione del 1 O luglio 2017 punto ix: “corretta conclusione delle procedure di accreditamento
degli erogatori in coerenza con le osservazioni ministeriali”)
VISTA la legge 30 dicembre 2004, n. 311 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2005)” e, in particolare, l’art. 1, comma 180,
che ha previsto per le regioni interessate l’obbligo di procedere, in presenza di situazioni di
Sanitario Regionale, di durata non superiore ad un triennio…
ha confermato, tra l’altro, che:
” [ … ] – l’indicazione della soglia minima dei 200.000 esami di laboratorio erogati all’anno da
erano stati inseriti nell’accordo Stato-Regione del 23 marzo 2011 — peraltro non espressamente
impugnato dall’appellante — che per l’appunto prevedeva che …
omologhi provvedimenti di riorganizzazione della rete adottati in altre regioni;…
– nella sezione relativa ai Requisiti tecnologici, è previsto quanto segue: “Qualora il punto prelievo
debba eseguire esami non differibili e il cui trasporto possa alterare il risultato dell’esame lo stesso
l’attrezzatura essenziale per la gestione delle emergenze (rianimazione cardiopolmonare di base)
di cui è controllata periodicamente la funzionalità” ;
– che il TAR Campania, con sentenza n. 5117/2016 ha richiamato la previsione del DCA n.
109/2013 di cui sopra, chiarendo che trattasi di previsione che “lungi dall’essere contraddetta o
alla prestazione analitica nelle ipotesi in cui il nuovo assetto organizzativo non si riveli adeguato”;
– sono numerose le segnalazioni circa la necessità di prevedere che alcune tipologie di esami …
Insomma un successo in ogni caso cui per una maggiore e puntuale lettura si rinvia ai documenti citati.
Luglio 1, 2018 avvbf.eu	Lascia un commento
Il C. di S. non trova restrizioni concorrenza nè sul modello di aggregazione nè può legittimare a consentire la possibilità di svolgere l’attività in forma aggregata, mantenendo cioè la propria autonoma individualità. Neppure la riforma mortifica l’attività di Biologo. Per i Giudici di Palazzo Spada si sono lasciate le singole strutture libere di costituire l’aggregazione come meglio ritenevano. Insomma per la complessità delle argomentazioni si riporta l’intera sentenza ma che in ogni caso sui punti argomentati dai giudici molte zone d’ombra restano soprattutto per le garanzie dei cittadini.
L’unico punto che la sottoscritta difesa non ha impugnato, in quanto favorevole in primo grado, resta ed è quello passato in giudicato sulla sentenza del TAR Napoli n. 04655/2016, ovvero, il capo che tratta lo spoke: “Riguardo ad un possibile pregiudizio per il diritto alla salute di cui all’art. 32 della Costituzione derivante dal nuovo sistema organizzativo, osserva il Collegio che, oltre a restare indimostrata una minore qualità del servizio di medicina di laboratorio sotto il profilo di uno scadimento dell’attività analitica, relativamente alla posizione del paziente – sia come assistito del SSR, sia come soggetto privato – il mantenimento di strutture preesistenti con funzioni di spoke, cioè incaricate dello svolgimento di attività sia preanalitica, quali punti di prelievo dei campioni analitici, sia post analitica per la consegna dei referti, consente ragionevolmente di escludere qualsiasi vulnus per tale diritto fondamentale della persona, anche dal punto di vista del mero disagio o di un aggravamento delle condizioni di fruizione”.
Per il resto il C. di S. sostiene che “Non si ravvisa alcuna lesione del principio comunitario e nazionale della concorrenza a tal proposito, in quanto ex art. 106, par. 2, T.F.U.E., l’ordinamento comunitario non vieta in via di principio la costituzione di monopoli pubblici, in materia di servizi d’interesse economico generale, imponendo piuttosto che le imprese incaricate della gestione di servizi d’interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale siano sottoposte alle regole in tema di concorrenza, ma solo “nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata”(cfr. Consiglio di Stato sez. VI 07 febbraio 2014 n. 585).
Del tutto singolare poi appare la pretesa illegittimità della mancata regolazione delle modalità di costituzione delle aggregazioni tra i laboratori, in quanto giustamente si sono lasciate le singole strutture libere di costituire l’aggregazione come meglio ritenevano”.
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Gen.le Dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 marzo 2018 il Cons. Umberto Realfonzo e uditi per le parti gli avvocati Luigi Ferrara, Maria Filomena Sirica, Valerio Casilli e l’Avvocato dello Stato Wally Ferrante;
— in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso per la presenza di numerosi motivi introdotti nell’ambito della descrizione del fatto in violazione dell’articolo 3 comma 2 del c.p.a.;
— nel merito, che la previsione normativa del limite dei 200.000 esami di laboratorio dell’anno, era stata legificata con l’articolo 79, comma uno-quinques del d.l. n. 112/2008.
— avrebbe affermato che non sussisteva alcun obbligo di motivazione degli impugnati atti di programmazione e di macro-organizzazione, dato il loro elevato contenuto discrezionale;
— avrebbe escluso la possibilità di sindacare nel merito le censure afferenti ai risultati dell’azione amministrativa.
— assume la mancata prova della permanenza della situazione critica relativa alla inesistenza di piani attuativi di attuazione;
— contesta che si sarebbe realizzato un risparmio di spesa;
— lamenta la mancanza di una regolamentazione delle aggregazioni;
— assume la disparità di trattamento che il sistema delle aggregazioni genera per i centri di prelievo logisticamente distanti dai laboratori di analisi veri e propri.
Nel merito poi si ricorda che, gli atti di programmazione sanitaria e di macro-organizzazione, che costituiscono il primo bersaglio dell’appello, sono connotati da un’ampia discrezionalità e sono sindacabili in sede giurisdizionale negli stretti limiti della sussistenza di macroscopici vizi di illogicità o di arbitrarietà (cfr. Consiglio di Stato sez. III 07 dicembre 2017 n. 5780).
— l’indicazione della soglia minima dei 200.000 esami di laboratorio erogati all’anno da raggiungere entro il termine di tre anni figurava espressamente tra i criteri di accreditamento che erano stati inseriti nell’accordo Stato-Regione del 23 marzo 2011 — peraltro non espressamente impugnato dall’appellante — che per l’appunto prevedeva che “nei criteri di accreditamento deve essere previsto una soglia minima al di sotto della quale non si può riconoscersi l’idoneità del produttore accreditato e ha contratto la soglia minima proposta come riferimento e di un volume di attività di 200.000 esami di laboratorio complessivamente erogati/anno, prodotti in serie e non tramite service” (cfr. pag. 3);
— il criterio della “soglia minima di efficienza” era stato inserito nella modifica dell’articolo 8-quater del d.lgs. n. 502 1992 (introdotto con il d.l. n. 112/2008, conv. In L. 133/2008), che alla lettera “b)” espressamente prevedeva che “… la valutazione della rispondenza delle strutture al fabbisogno, tenendo conto anche del criterio della soglia minima di efficienza che, compatibilmente con le risorse regionali disponibili, deve esser conseguita da parte delle singole strutture sanitarie…”.
A parte la genericità e comunque la sopravvenuta carenza di interesse dei predetti profili, con specifico riguardo alla pretesa illegittimità del criterio dell’efficienza della soglia minima, può farsi direttamente riferimento ai precedenti in materia della Sezione, con cui si è esclusa la contraddittorietà e l’incongruità dell’operato della Regione laddove ha imposto ai laboratori di analisi accreditati di garantire un livello minimo di esami annui (cfr. Consiglio di Stato sez. III 19 luglio 2016 n. 3201).
Per ciò che concerne poi la circostanza secondo cui l’appellante sarebbe stata già accreditata, si deve ricordare che, come è stato già chiarito dalla Sezione, nel sistema sanitario nazionale, il sistema dell’accreditamento, di natura concessoria, non si sottrae infatti al preminente esercizio del potere autoritativo e conformativo dell’Amministrazione, ed assolve la funzione di ricondurre in un quadro di certezza il volume e la tipologia dell’attività del soggetto accreditato in concorso con le strutture pubbliche. Le prestazioni di assistenza del soggetto accreditato non avvengono in un contesto di assoluta libertà di iniziativa e di concorrenzialità ma, nella misura in cui comporta una ricaduta sulle risorse pubbliche, soggiace alla potestà di verifica sia tecnica che finanziaria della Regione ed a criteri di sostenibilità, nei limiti di spesa annuali (cfr. Consiglio di Stato sez. III 03 febbraio 2016 n. 436).
Non si ravvisa alcuna lesione del principio comunitario e nazionale della concorrenza a tal proposito, in quanto ex art. 106, par. 2, T.F.U.E., l’ordinamento comunitario non vieta in via di principio la costituzione di monopoli pubblici, in materia di servizi d’interesse economico generale, imponendo piuttosto che le imprese incaricate della gestione di servizi d’interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale siano sottoposte alle regole in tema di concorrenza, ma solo “nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata”(cfr. Consiglio di Stato sez. VI 07 febbraio 2014 n. 585).
Non vi è stata poi alcuna limitazione dell’attività professionale in materia, dato che, nel Sistema sanitario nazionale, l’atto concessorio eleva la struttura privata ad organismo abilitato ad erogare prestazioni nell’interesse del suddetto Servizio e con spesa a carico dello stesso che, in conseguenza, concorre al servizio sanitario nei limiti assegnati dall’accordo contrattuale, in base a scelte discrezionali della Regione che investono sia il riparto della prestazioni fra strutture pubbliche e private e sia le relative modalità (cfr. Consiglio di Stato sez. III 16 aprile 2014 n. 1925 cit. ).
Né si ravvisa alcuna violazione degli artt. 41 e 32 Cost. in quanto anche il Giudice delle leggi (cfr. Corte cost. 26-05-2005, n. 200) ha rilevato che, nonostante l’accentuarsi enfatico del principio di concorrenza e di parificazione, le necessità connesse al contenimento della spesa pubblica di settore impongono alle Regioni di garantire il diritto alla salute di ogni persona nell’ambito della programmazione finanziaria.
Al contrario la giurisprudenza ha sempre affermato che i “tetti di spesa sanitaria” indicano, per l’appunto, i volumi massimi invalicabili di prestazioni remunerabili dal Servizio sanitario regionale (SSR) e sono posti al fine di realizzare insopprimibili esigenze di equilibrio della finanza pubblica nonché di razionalizzazione delle articolazioni sanitarie pubbliche e private, così, anche quando sono fissati dalle regioni nel corso dell’esercizio finanziario, dispiegano comunque i propri effetti anche sulle prestazioni già erogate dalle strutture sanitarie (cfr. ex multis, Consiglio di Stato, Ad. Plen. 3 aprile 2012, n. 3, id., 12 aprile, n. 4, Consiglio di Stato, sez. III, 7 marzo 2012, n. 1289; 23 dicembre 2011, n. 6811; 7 dicembre 2011, n. 6454; 17 ottobre 2011, n. 5550; 29 luglio 2011, n. 4529; sez. V, 8 marzo 2011, n. 1431; 28 febbraio 2011, n. 1252).
Contrariamente a quanto vorrebbe l’appellante esattamente il primo giudice ha fatto riferimento all’articolo 1, comma 796 lettera o) della legge n. 296/2006. Inoltre l’art. 2, comma 83, della L. 23 dicembre 2009 n. 191, attribuisce al commissario “ad acta” la facoltà di adottare tutte le misure indicate dal piano di rientro dai disavanzi sanitari, né in tale ottica vi si ravvisano i dedotti profili costituzionali, in quanto sono tutti atti e provvedimenti amministrativi, organizzativi e gestionali presupposti, correlati e necessari alla completa attuazione del predetto piano (cfr. in tal senso anche Corte Costituzionale 12 dicembre 2014 n. 278).
La fissazione di limitazioni alla spesa sanitaria a livello regionale è stata ritenuta, in via di principio, legittima, date le insopprimibili esigenze di equilibrio di bilancio e di razionalizzazione della spesa pubblica e tenuto conto che il diritto alla salute, sancito dall’art. 32, Cost. non può essere tutelato incondizionatamente (cfr. Consiglio di Stato sez. III 21 febbraio 2012 n. 937 )
In ogni caso, nel contemperamento tra il diritto alla salute e la tutela dell’iniziativa imprenditoriale privata occorre assicurare il complessivo equilibrio economico finanziario del sistema sanitario regionale pubblico e privato, di cui al d.lgs. n. 502/1992 (Cons. Stato Sez. III, 16-06-2015, n. 3011).
Nel sistema di giustizia amministrativa — fatta salva la ricorrenza di esigenze, tempestivamente allegate, direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti ovvero di situazioni oggettive in presenza delle quali il rinvio dell’udienza è sempre doveroso — i principi di concentrazione del giudizio, della ragionevole durata del processo ed il principio dispositivo impongono che una volta che sia stata fissata, ai sensi dell’art. 71 c.p.a.. l’udienza di discussione del ricorso introduttivo non vi è alcuna necessità né di un’autonoma domanda e né di un autonomo decreto di fissazione dell’udienze di discussione dei singoli ulteriori atti di motivi aggiunti
In tali casi, si devono evitare artate richieste di dilazioni del tutto ingiustificate, mentre al contrario si deve perseguire il contenimento dei tempi processuali che è un valore tutelato dall’art. 111 della Costituzione.
1. Respinge l’appello, come in epigrafe proposto
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=NROKJMVIMRFHFZGHJB7QOCDWYA&q=
Archivi Seleziona il mese Marzo 2020 (1) Agosto 2019 (4) Settembre 2018 (3) Luglio 2018 (5) Novembre 2017 (1) Ottobre 2017 (17) Maggio 2016 (1)

References: sentenza 
in fine

SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 106
 art. 106