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Timestamp: 2016-10-24 05:28:08+00:00

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Il 16 settembre 2009, la cittadina rumena A.________ (1989), ha ottenuto un permesso di dimora CE/AELS per svolgere a titolo indipendente l'attivit� di assistente (prostituta) in via X.________ a Y.________. Secondo quanto indicato sulla decisione di rilascio del permesso, trascorso il cosiddetto periodo di installazione, di una durata di sei mesi, avrebbe per� dovuto dimostrare di svolgere un'attivit� indipendente, effettiva e durevole.
Il 1� marzo 2010, al termine del periodo di installazione, A.________ ha chiesto alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino il rilascio di un nuovo permesso di dimora CE/AELS sempre ancora per lavorare come assistente (prostituta) indipendente, comunicando che avrebbe continuato ad alloggiare e svolgere la propria attivit� in via X.________ a Y.________, dove esisteva un esercizio pubblico.
Il 9 aprile 2010, la Sezione della popolazione ha respinto detta domanda. Preso atto del fatto che la richiedente intendeva continuare a svolgere la propria attivit� presso un esercizio pubblico, l'autorit� menzionata ha infatti richiamato una nuova giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, secondo cui l'esercizio non occasionale della prostituzione in un hotel, un motel o una pensione risulta essere in contrasto con l'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994. Osservando di non rilasciare pi� permessi per lo svolgimento dell'attivit� di prostituta (assistente) indipendente a coloro che indicavano un esercizio pubblico quale luogo di lavoro, le ha quindi negato il permesso di dimora, ponendo a carico di A.________ una tassa di decisione di fr. 250.--.
Su ricorso, la decisione della Sezione della popolazione � stata confermata sia dal Consiglio di Stato, il 7 settembre 2010, che dal Tribunale cantonale amministrativo, pronunciatosi in merito con sentenza del 10 febbraio 2011.
Per quanto qui di rilievo - precisato che la decisione del 9 aprile 2010 della Sezione della popolazione non costituiva affatto la revoca di un permesso gi� ottenuto in precedenza, poich� il permesso d'installazione era valido solo per un periodo di sei mesi - la Corte cantonale ha confermato l'applicazione dell'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 alla fattispecie, rilevando che per poter ricevere un permesso di soggiorno per svolgere un'attivit� indipendente e durevole bisogna disporre di un luogo dove sia legale esercitarla. Ha quindi ritenuto ininfluente il fatto che nel frattempo l'esercizio pubblico sito in via X.________ sembrava avere ottenuto l'autorizzazione per il cambiamento di destinazione, ed ha infine considerato lecita sia la richiesta formulata ad A.________ durante la procedura di fornire una serie di dati personali, sia la riscossione da parte della Sezione della popolazione di una tassa di fr. 250.--.
Censurando la violazione di una serie di norme di rango costituzionale e dell'ALC, ritiene che il permesso rilasciatole il 16 settembre 2009 le concedesse un diritto a soggiornare in Svizzera, che non poteva lecitamente venir rimesso in discussione. Denuncia quindi la mancata presa in considerazione del cambiamento di destinazione dell'edificio sito in via X.________ a Y.________. Contesta infine a vario titolo sia il diritto da parte delle autorit� di richiederle - durante la procedura di rilascio del permesso - una serie di dati personali, da lei effettivamente forniti, sia il diritto di porle a carico una tassa di decisione di fr. 250.--.
Chiamato ad esprimersi, con osservazioni del 16 giugno 2011 di cui verr� detto, per quanto necessario, nel seguito, il Tribunale cantonale amministrativo si � riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa hanno fatto rinvio anche la Sezione della popolazione e l'Ufficio federale della migrazione (UFM). Il Consiglio di Stato si � invece rimesso al giudizio di questa Corte.
La fattispecie concerne il diniego di un permesso di dimora CE/AELS richiesto da una cittadina rumena in base all'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Comunit� europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681).
1.1 Giusta l'art. 83 lett. c n. 2 LTF, il ricorso in materia di diritto pubblico � inammissibile contro le decisioni in materia di diritto degli stranieri concernenti i permessi o autorizzazioni al cui ottenimento n� il diritto federale n� il diritto internazionale conferiscono un diritto. In proposito occorre per� rilevare che quando viene fatto valere il diritto a un'autorizzazione di soggiorno da parte di un cittadino dell'Unione europea sulla base dell'ALC, il Tribunale federale entra in materia nonostante la clausola menzionata, trattando la questione dell'effettivo diritto quale aspetto di merito (DTF 136 II 177 consid. 1.1 pag. 179; sentenza 2C_558/2009 del 26 aprile 2010 consid. 1 non pubblicato in DTF 136 II 329).
1.2 Diretta contro una decisione finale emessa da un tribunale superiore (art. 86 cpv. 2 e art. 90 LTF), e presentata tempestivamente (art. 100 cpv. 1 LTF) dalla destinataria della pronuncia contestata, con interesse a ricorrere (art. 89 cpv. 1 LTF), sotto i profili evocati, l'impugnativa � quindi di massima ammissibile quale ricorso in materia di diritto pubblico.
2.1 Con il ricorso in materia di diritto pubblico pu� venir censurata sia la violazione del diritto federale (art. 95 lett. a LTF) che di quello internazionale (art. 95 lett. b LTF). In via generale, confrontato con una motivazione conforme all'art. 42 LTF, il Tribunale federale applica il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF); esso non � vincolato n� agli argomenti fatti valere nel ricorso n� ai considerandi sviluppati dall'istanza precedente (DTF 133 II 249 consid. 1.4.1 pag. 254).
Nel contesto di un ricorso proposto contro la violazione dell'ALC (art. 95 lett. b LTF) - nella misura in cui i disposti richiamati siano sufficientemente precisi per essere direttamente applicabili, ci� che � il caso sia per l'art. 2 ALC che per le norme previste dall'Allegato I ALC, di rilievo per la fattispecie - il Tribunale federale applica d'ufficio anche le disposizioni sulla libera circolazione delle persone (DTF 129 II 249 consid. 3.3. pag. 257 seg.; FLORENCE AUBRY GIRARDIN, L'interpr�tation et l'application de l'Accord sur la libre circulation des personnes du point de vue de la jurisprudence, in L'accord sur la libre circulation des personnes Suisse-UE: interpr�tation et application dans la pratique, 2011, pag. 29 segg., 31).
2.2 Esigenze pi� severe valgono invece in relazione alla violazione di diritti fondamentali, inclusi quelli ancorati nel diritto internazionale (sentenza 2C_221/2009 del 21 gennaio 2010 consid. 1.3). Il Tribunale federale esamina infatti simili censure soltanto se l'insorgente le ha sollevate e motivate in modo preciso (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246; 133 II 249 consid. 1.4.2 pag. 254). Nella sua impugnativa, � necessario che egli specifichi quali diritti ritiene lesi ed esponga le critiche in modo chiaro, circostanziato ed esaustivo (DTF 133 III 393 consid. 6 pag. 397; 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9).
In relazione segnatamente alla denuncia dell'illiceit� del mancato rinnovo del suo permesso di dimora (cfr. successivo consid. 3), la ricorrente formula infatti critiche puramente appellatorie, nel contesto delle quali si limita a considerare che le conclusioni tratte nel giudizio impugnato e l'accertamento dei fatti su cui si basano sarebbero a vario titolo incostituzionali, senza mai motivare debitamente queste censure.
Almeno con riferimento alle critiche indicate, l'impugnativa dev'essere pertanto dichiarata a priori inammissibile (sentenze 2C_195/2011 del 17 ottobre 2011 consid. 2; 2C_397/2011 del 10 ottobre 2011 consid. 2.2). Riguardo alla ricevibilit� delle ulteriori censure presentate, verr� invece detto, per quanto necessario, contestualmente al loro esame.
2.4 Dato che il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento dei fatti svolto dall'autorit� inferiore e che nuovi fatti o mezzi di prova possono essere addotti solo se ne d� motivo la decisione impugnata (art. 97 e 99 LTF), aspetto che competeva all'insorgente sostanziare, per quanto non vi sia gi� stato dato seguito e i documenti richiamati non siano quindi gi� agli atti, inammissibile � anche la richiesta di richiamo di pratiche concernenti terze persone contenuta nel ricorso (sentenza 2C_978/2010 del 24 maggio 2011 consid. 2.2).
2.5 In merito alle richieste formulate con osservazioni del 6 settembre 2011, occorre infine rilevare che la risposta presentata dall'UFM nella fattispecie, in cui lo stesso si limita in sostanza a richiedere la conferma del giudizio impugnato, costituisce prassi corrente, riscontrata da questa Corte in numerosi altri casi; lo scambio di scritti con le parti, con altri partecipanti al procedimento o autorit� legittimate a ricorrere � invece retto dall'art. 102 LTF, norma che il Tribunale federale applica d'ufficio. Per questi motivi, non � necessario esprimersi ulteriormente in proposito (sentenza 2C_169/2010 del 17 novembre 2011 consid. 3.1).
Nella misura in cui risultano ammissibili (precedente consid. 2.3), le critiche formulate nel merito dalla ricorrente vertono innanzitutto sulla non conformit� all'ALC della mancata conferma - alla scadenza del periodo d'installazione di sei mesi e sulla base dell'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 - del suo permesso di dimora.
Con riferimento agli art. 12 cpv. 2 e 31 Allegato I ALC, ella sostiene che il permesso ricevuto il 16 settembre 2009 le concedesse un diritto incondizionato a soggiornare e ad esercitare in Svizzera, che non poteva essere a posteriori limitato (successivo consid. 3.1). Con riferimento agli art. 2 ALC e 15 cpv. 1 Allegato I ALC, ritiene quindi che il richiamo da parte delle autorit� cantonali all'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 fosse lesivo del principio della non discriminazione e della parit� di trattamento (successivo consid. 3.2).
3.1.1 Riguardo alla prima censura sollevata dalla ricorrente, occorre rilevare che il permesso d'installazione rilasciato il 16 settembre 2009 dall'allora Sezione dei permessi e dell'immigrazione (oggi Sezione della popolazione), � previsto dall'art. 31 Allegato I ALC, disposizione di carattere transitorio, che ha il seguente tenore:
"Il cittadino di una parte contraente che desideri stabilirsi sul territorio di un'altra parte contraente per esercitare un'attivit� indipendente (in appresso denominato lavoratore autonomo) riceve una carta di soggiorno della durata di sei mesi. Egli riceve una carta di soggiorno della durata di almeno cinque anni purch� dimostri alle autorit� nazionali competenti, prima del termine del periodo di sei mesi, di esercitare un'attivit� indipendente. Tale periodo di sei mesi pu�, all'occorrenza, essere prorogato di due mesi al massimo qualora il lavoratore possa effettivamente presentare la prova richiesta".
da un lato, una carta di una validit� di sei mesi soltanto, che deve permettere al lavoratore autonomo di stabilirsi sul territorio di una parte contraente per esercitarvi un'attivit� indipendente;
dall'altro, una carta di una validit� di almeno cinque anni, che viene rilasciata qualora, prima del termine del periodo di sei mesi, il richiedente dimostri di esercitare effettivamente una simile attivit�.
In base al sistema previsto, quello rilasciato per il periodo d'installazione e valido sei mesi � un permesso di dimora iniziale, che abilita chi lo riceve a svolgere un'attivit� lucrativa indipendente. La concessione di un permesso di dimora della durata di cinque anni - oltre che il computo definitivo sui contingenti stabiliti - ha per contro luogo solo successivamente, una volta che lo straniero ha dimostrato di svolgere un'attivit� lucrativa indipendente effettiva e durevole, realizzando le necessarie premesse aziendali (citate istruzioni dell'UFM, p.to 4.3.3).
3.1.3 Contrariamente a quanto sostenuto nell'impugnativa, secondo il sistema previsto dall'art. 31 Allegato I ALC (al riguardo, cfr. gi� anche il Messaggio concernente l'approvazione degli accordi settoriali tra la Svizzera e la CE del 23 giugno 1999, n. 273.12, pag. 5269), quello rilasciato alla ricorrente per il periodo d'installazione non era quindi affatto un permesso incondizionato - che le autorit� dovevano ritenere di carattere duraturo (ricorso pag. 12) - ma solo di natura temporanea e transitoria.
Concesso per un periodo di sei mesi, quale permesso di dimora di carattere iniziale, le imponeva infatti di presentare in seguito una nuova domanda, per il rilascio di un permesso con una validit� pi� estesa e nell'ambito della quale la sua situazione poteva risp. doveva essere nuovamente esaminata (sentenze 2A.255/2006 del 6 giugno 2006 consid. 4.3 e 2A.169/2004 del 31 agosto 2004 consid. 6.2; citate istruzioni dell'UFM, p.to 4.3.3):
in primo luogo, in merito all'effettivo esercizio di un'attivit� lucrativa indipendente e durevole (sentenza 2A.169/2004 del 31 agosto 2004 consid. 6.2; LAURENT MERZ, Le droit de s�jour selon l'ALCP et la jurisprudence du Tribunal f�d�ral in: RDAF 2009 pag. 248 segg., segnatamente n. 8.4 pag. 271 seg.);
secondariamente per�, anche riguardo al rispetto delle altre condizioni cui pu� essere subordinata la libera circolazione delle persone, che occorre sempre verificare quando si pone la questione del rilascio rispettivamente del rinnovo di un permesso di soggiorno (DTF 136 II 329 consid. 2.2 pag. 332 seg.).
L'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 - normativa nel frattempo sostituita dalla legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear; RL/TI 11.3.2.1) e dal suo regolamento (RLear; RL/TI 11.3.2.1.1), che contiene un disposto pressoch� di uguale tenore (cfr. art. 4 RLear) - prevede quanto segue:
"I locali dell'esercizio pubblico non possono essere usati per scopi estranei all'attivit� dell'esercizio e devono essere separati dai locali adibiti ad altro uso".
3.2.2 Giusta l'art. 4 ALC, il diritto di soggiorno e di accesso a un'attivit� economica, in discussione nella fattispecie, � garantito fatte salve le disposizioni dell'art. 10 (diritto transitorio) e conformemente alle disposizioni dell'Allegato I.
Tra le norme dell'Allegato I cui l'art. 4 ALC rinvia, l'art. 15 prescrive che il lavoratore autonomo riceve nel Paese ospitante, per quanto riguarda l'accesso a un'attivit� indipendente e al suo esercizio, lo stesso trattamento riservato ai cittadini nazionali.
Applicabile ai lavoratori indipendenti, l'art. 15 Allegato I ALC riprende a sua volta quanto gi� previsto dall'art. 2 ALC, norma che sancisce in via generale il principio della parit� di trattamento nella forma negativa di un divieto di discriminazione diretta o indiretta (DTF 136 II 241 consid. 12 pag. 248 seg.; 130 I 26 consid. 3.2 pag. 34 seg.; ALVARO BORGHI, La libre circulation des personnes entre la Suisse et l'UE, 2010, � 55 segg.).
Da quanto precede, discende quindi che anche il diritto di soggiorno e di accesso ad un'attivit� economica previsto dall'art. 4 ALC pu� in principio essere sottoposto a condizioni. Determinante � per� che ci� non dia luogo a discriminazioni fondate direttamente sulla nazionalit�, oppure a forme di discriminazione dissimulata che, tramite l'applicazione di altri criteri di distinzione, portano di fatto al medesimo risultato (DTF 130 I 26 consid. 3.2.3 pag. 35 seg. con numerosi rinvii alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea).
3.2.3 Sennonch�, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, nemmeno di simili discriminazioni pu� essere parlato nella fattispecie, in relazione all'applicazione dell'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994.
Il testo di questa norma non fa infatti distinzioni in base alla nazionalit�, vietando in via generale l'uso degli esercizi pubblici per scopi estranei all'attivit� degli stessi.
Secondo la situazione di fatto che emerge dal giudizio impugnato - che vincola il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF), in quanto non viene comunque validamente messa in discussione dalla ricorrente (precedente consid. 2.3 seg.) - l'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 non risulta essere stato nel contempo neppure applicato dalle autorit� in modo differenziato, a seconda della nazionalit� degli utenti degli esercizi pubblici in questione, oppure in base ad altri criteri, la cui applicazione possa comportare una discriminazione di tipo indiretto.
3.3 Come rilevato dalla Corte cantonale, la decisione impugnata non impedisce comunque alla ricorrente di inoltrare alla Sezione della popolazione una nuova richiesta di rilascio di un permesso di dimora CE/AELS per svolgere l'attivit� di prostituta indipendente esclusivamente in luoghi autorizzati.
In relazione all'applicazione dell'art. 12 della legge ticinese sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 alla fattispecie, occorre per� ancora esaminare se, cos� come sostenuto dalla ricorrente, la Corte cantonale non abbia violato l'art. 110 LTF.
Nonostante fosse stata informata in tal senso con scritto del 2 dicembre 2010, la Corte cantonale avrebbe in effetti a torto ignorato di considerare che l'esercizio pubblico situato in via X.________ a Y.________, presso il quale la ricorrente aveva dichiarato di voler svolgere la propria attivit�, aveva nel frattempo cambiato destinazione, diventando una casa di appuntamenti (postribolo).
4.1 Secondo l'art. 110 LTF laddove sia prescritta, come nella fattispecie (art. 86 cpv. 2 LTF), l'istituzione di un tribunale quale autorit� cantonale di ultima istanza, i Cantoni provvedono affinch� quest'ultimo o un'autorit� giudiziaria di istanza inferiore esamini liberamente i fatti e applichi d'ufficio il diritto.
In base all'art. 110 LTF, almeno un'autorit� giudiziaria cantonale deve poter esaminare liberamente i fatti e applicare d'ufficio il diritto (sentenza 8C_770/2009 del 25 maggio 2010 consid. 4.2; HANSJ�RG SEILER, Bundesgerichtsgesetz, 2007, ad art. 110 n. 11; EHRENZELLER, Basler Kommentar, Bundesgerichtsgesetz, 2. ed. 2011, ad art. 110 n. 1 e 7). Se il diritto cantonale prevede due istanze giudiziarie � sufficiente che queste esigenze siano rispettate dal Tribunale di primo grado; il tribunale superiore deve in tal caso disporre di una cognizione analoga a quella del Tribunale federale (sentenze 8C_770/2009 del 25 maggio 2010 consid. 4.2 e 2D_148/2008 del 17 aprile 2009 consid. 3.3; BERNHARD EHRENZELLER, op. cit., ad art. 111 n. 13).
4.2 Anche nel caso in esame, il Tribunale cantonale amministrativo ha statuito, dopo il Consiglio di Stato, quale unica istanza giudiziaria cantonale (al riguardo, cfr. la gi� menzionata sentenza 8C_770/2009 del 25 maggio 2010 consid. 4.6).
L'art. 110 LTF, che garantisce come detto anche un libero esame dei fatti e quindi implica la possibilit� di presentare fatti nuovi e nuovi mezzi di prova (precedente consid. 4.1 DTF 135 II 369 consid. 3.3 pag. 374; sentenze 8C_770/2009 del 25 maggio 2010 consid. 4.3 e 2C_651/2008 del 20 aprile 2009 consid. 4.2), gli imponeva in effetti di chiarire la situazione, procedendo ad accertamenti sia in merito alla crescita in giudicato della licenza edilizia menzionata, che all'effettivo cambiamento di destinazione annunciato.
Se infatti � vero, come osservato dalla Corte cantonale nella sua risposta, che il rilascio della licenza edilizia non dimostrava ancora l'avvenuto cambiamento di destinazione, � altrettanto vero che essa costituiva un atto amministrativo che segnava una tappa importante. Nella fattispecie, dava infatti conto della conformit� alle normative edilizie di un cambiamento di destinazione espressamente richiesto e accordato, che risultava determinante ai fini del contendere e che non poteva quindi essere semplicemente ignorato. Su questo punto, l'impugnativa interposta dalla ricorrente risulta pertanto fondata.
Per quanto precede, nella misura in cui � ammissibile, il ricorso dev'essere accolto senza che sia necessario esprimersi sulle ulteriori censure sollevate. L'incarto � rinviato al Tribunale cantonale amministrativo affinch�, dopo aver proceduto ai necessari complementi istruttori, renda un nuovo giudizio in merito al permesso di soggiorno richiesto (art. 107 cpv. 2 LTF).
6.1 Secondo giurisprudenza, il rinvio dell'incarto all'istanza precedente, affinch� proceda a complementi istruttori (con esito aperto), comporta nella fattispecie che la ricorrente venga considerata siccome vincente (sentenza 2C_60/2011 del 12 maggio 2011 consid. 2.4).
6.2 Soccombente, lo Stato del Cantone Ticino � dispensato dal pagamento delle spese giudiziarie (art. 66 cpv. 4 LTF). Esso dovr� per� corrispondere alla ricorrente, assistita da un avvocato, un'indennit� per ripetibili per la sede federale (art. 68 cpv. 1 e 2 LTF).
Lo Stato del Cantone Ticino verser� alla ricorrente un'indennit� di fr. 2'500.-- a titolo di ripetibili per la sede federale.

References: sentenza 
 sentenza 
 DTF 
 art. 90
 DTF 
 art. 12
 art. 2
 art. 4
 art. 110
 art. 110
 art. 111
 sentenza 
 DTF