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Timestamp: 2017-08-19 07:25:05+00:00

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Giurisprudenza Comunitaria: 2014
L’esistenza di un siffatto conflitto dev’essere constatata allorquando le forze governative di uno Stato si scontrano con uno o più gruppi armati o allorquando due o più gruppi armati si scontrano tra loro, indipendentemente dall’intensità degli scontri, dal livello di organizzazione delle forze armate o dalla durata del conflitto
Una direttiva dell’Unione1 protegge non solo le persone cui è possibile riconoscere lo status di rifugiato, bensì anche quelle che non possono beneficiare di tale status, ma rispetto alle quali sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornassero nel paese di origine o nel quale avevano precedentemente la dimora abituale, correrebbero un rischio effettivo di subire un grave danno (regime di protezione sussidiaria). Tale è considerata, in particolare, la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
Nel 2008 e nel 2010 il sig. Diakité, un cittadino guineano, ha chiesto di poter beneficiare della protezione internazionale in Belgio, affermando di essere stato vittima di atti di violenza in Guinea a causa della sua partecipazione ai movimenti di protesta contro il potere insediato. Il riconoscimento della protezione sussidiaria gli veniva negato con il motivo che non vi era in Guinea un «conflitto armato interno» quale inteso nell’ambito del diritto internazionale umanitario.
In tale contesto, il Conseil d’État (Belgio) ha sollevato dinanzi alla Corte di giustizia la questione se la nozione di «conflitto armato interno», prevista dalla direttiva, debba essere interpretata autonomamente rispetto alla definizione accolta nel diritto internazionale umanitario e, in caso di risposta affermativa, secondo quali criteri debba essere valutata.
Con riferimento alla questione se l’esistenza di un conflitto armato interno debba essere valutata in base ai criteri stabiliti dal diritto internazionale umanitario, la Corte constata che la nozione di «conflitto armato interno» è propria della direttiva e non trova diretta rispondenza nel diritto internazionale umanitario, che si limita a contemplare i «conflitti armati che non presentano carattere internazionale». Peraltro, poiché il regime della protezione sussidiaria non è previsto nel diritto internazionale umanitario, quest’ultimo non identifica le situazioni in cui una tale protezione è necessaria e istituisce meccanismi di protezione chiaramente distinti da quello previsto dalla direttiva. Inoltre, il diritto internazionale umanitario è in stretta correlazione con il diritto penale internazionale, mentre una tale relazione è estranea al meccanismo di protezione previsto dalla direttiva. La Corte ne trae la conclusione che la nozione di «conflitto armato interno» dev’essere interpretata in modo autonomo.
Con riferimento ai criteri di valutazione della nozione, la Corte precisa che l’espressione «conflitto armato interno» si riferisce a una situazione in cui le forze governative di uno Stato si scontrano con uno o più gruppi armati o nella quale due o più gruppi armati si scontrano tra loro. La Corte
ricorda che, nel regime istituito dalla direttiva, l’esistenza di un conflitto armato può portare alla concessione della protezione sussidiaria solamente se il grado di violenza indiscriminata raggiunge un livello tale che il richiedente, per la sua sola presenza sul territorio di cui trattasi, corre un rischio effettivo di subire una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona. La Corte ne trae la conclusione che la constatazione dell’esistenza di un conflitto armato non dev’essere necessariamente subordinata all’intensità degli scontri armati, al livello di organizzazione delle forze armate o alla durata del conflitto.
Sentenza nella causa C-371/12
Petillo e Petillo / Unipol Assicurazioni SpA
La legge italiana determina la portata del diritto al risarcimento della vittima senza tuttavia limitare la copertura assicurativa della responsabilità civile
Il 21 settembre 2009 il sig. Mauro Recchioni ha causato al sig. Enrico Petillo lesioni corporali di lieve entità in conseguenza di un sinistro stradale. Quest’ultimo ha chiesto la condanna dell’Unipol, compagnia assicurativa del sig. Recchioni, al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito.
In Italia1, l’importo del risarcimento da versare a titolo di danni non patrimoniali subiti dalle vittime di sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti è determinato secondo un sistema specifico. Questo prevede restrizioni rispetto ai parametri quantificatori previsti per danni derivanti da altri tipi di incidenti e limita a un quinto dell’importo previsto la possibilità per il giudice di aumentare l’importo del risarcimento, in funzione del caso di specie. Inoltre, il diritto italiano prevede che la responsabilità civile dell'assicurato non possa eccedere gli importi coperti dall'assicurazione obbligatoria.
Il Tribunale di Tivoli ha chiesto alla Corte di giustizia se le direttive relative all’armonizzazione dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile2 ammettano una normativa nazionale che, nell’ambito di un regime particolare, limita il risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni corporali di lieve entità causate da sinistri stradali, rispetto al risarcimento di danni identici risultanti da cause diverse rispetto ai sinistri stradali.
Nella sua sentenza odierna la Corte ricorda innanzitutto che il diritto dell'Unione impone agli Stati membri di garantire che la responsabilità civile risultante dalla circolazione dei veicoli sia coperta da un’assicurazione. Tale obbligo di copertura è distinto dalla portata del risarcimento, la quale è sostanzialmente definita e garantita dal diritto nazionale3. Le direttive in questione non mirano a ravvicinare i regimi di responsabilità civile degli Stati membri, in quanto questi ultimi restano, in linea di principio, liberi di determinare quali danni debbano essere risarciti, la portata del risarcimento degli stessi e le persone aventi diritto a detto risarcimento.
Gli Stati membri devono tuttavia esercitare le loro competenze nel rispetto del diritto dell’Unione e non possono privare le direttive del loro effetto utile. Orbene, rendendo obbligatoria la copertura di
taluni danni – tra cui i danni alla persona4 – fino a concorrenza di importi minimi determinati, le direttive limitano la libertà degli Stati membri.
La Corte constata inoltre che, secondo la normativa italiana, il diritto al risarcimento dei danni morali derivanti dai sinistri stradali trova il proprio fondamento nel codice civile, mentre per quanto riguarda il danno alla persona per lesioni di lieve entità le modalità di determinazione della portata del diritto al risarcimento sono stabilite dal codice delle assicurazioni. Detto codice determina così la portata del diritto al risarcimento a titolo della responsabilità civile e non ne limita la copertura assicurativa. La Corte rileva che dal fascicolo non risulta che la normativa italiana preveda importi non conformi al minimo stabilito dalla normativa dell’Unione.
La Corte verifica infine se la normativa nazionale produca l’effetto di escludere d’ufficio o di limitare in modo sproporzionato il diritto della vittima ad un risarcimento.
Essa constata che le direttive non impongono agli Stati membri un particolare regime per determinare la portata del diritto al risarcimento. Allorché, inoltre, una normativa nazionale non ha l’effetto di escludere d’ufficio o di limitare in maniera sproporzionata il diritto della vittima a beneficiare di un risarcimento, le direttive non ostano né ad una legislazione che impone ai giudici nazionali criteri vincolanti per la determinazione dei danni morali né a sistemi specifici, adeguati alle particolarità dei sinistri stradali – e ciò ancorché tali sistemi comportino, per alcuni danni morali causati da sinistri stradali, un metodo di determinazione della portata del diritto al risarcimento meno favorevole rispetto agli altri incidenti.
La Corte conclude che, nella fattispecie, non viene pregiudicata la garanzia in base alla quale la responsabilità civile prevista dal diritto nazionale in materia di circolazione di autoveicoli dev’essere coperta da un’assicurazione conforme al diritto dell’Unione.
2 Direttive 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità (GU L 103, pag. 1) e 84/5/CEE del Consiglio, del 30 dicembre 1983, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli (GU 1984, L 8, pag. 17), come modificata dalla direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005 (GU L 149, pag. 14). 3 V. sentenze della Corte del 24 ottobre 2013, cause C-22/12, Haasová, e C-277/12, Drozdovs (v., inoltre, il comunicato stampa n. 144/13).
4 Rientra nella nozione di danno alla persona ogni danno arrecato all’integrità della persona (sofferenze sia fisiche sia psicologiche), in quanto il suo risarcimento sia previsto a titolo della responsabilità civile dell’assicurato dalla normativa nazionale. ﻿
Sentenza nella causa C-355/12
Nintendo e a. / PC Box srl e a.
Il produttore della consolle è protetto contro tale elusione solo qualora le misure di protezione siano dirette ad impedire l’utilizzazione di videogiochi contraffatti
Nintendo commercializza due tipi di sistemi per videogiochi: le consolle portatili «DS» e le consolle fisse «Wii». Essa installa un sistema di riconoscimento sulle consolle ed un codice criptato sul supporto di videogioco, il che ha l’effetto di impedire l’utilizzazione di copie illegali di videogiochi. Tali misure tecnologiche di protezione impediscono che i giochi senza codice possano essere avviati su un dispositivo Nintendo e che programmi, giochi e, più in generale, contenuti multimediali diversi da quelli di Nintendo siano utilizzati sulle consolle.
PC Box commercializza le consolle originali di Nintendo con un software aggiuntivo costituito da applicazioni di produttori indipendenti («homebrews»), la cui utilizzazione richiede l’installazione, sulle consolle stesse, di dispositivi di PC Box che eludono e disattivano le misure tecnologiche di protezione delle consolle.
Nintendo ritiene che i dispositivi di PC Box siano diretti principalmente ad eludere le misure tecnologiche di protezione dei suoi giochi. PC Box considera che lo scopo di Nintendo è di impedire l’utilizzazione di software indipendenti destinati a permettere la lettura di film, video e file MP3 sulle consolle, sebbene tali software non consistano in una copia illegale di videogiochi.
Il Tribunale di Milano, investito della controversia, chiede alla Corte di giustizia di chiarire la portata della protezione giuridica di cui si può avvalere Nintendo ai sensi della direttiva sull’armonizzazione del diritto d’autore1 al fine di lottare contro l’elusione delle misure tecnologiche predisposte.
Nella sua sentenza odierna la Corte ricorda che i videogiochi costituiscono un materiale complesso, che comprende non solo un programma per computer, ma anche elementi grafici e sonori che, sebbene codificati nel linguaggio informatico, hanno un proprio valore creativo. In quanto creazione intellettuale del loro autore, i programmi originali per computer sono protetti dal diritto d’autore oggetto della direttiva.
La direttiva obbliga gli Stati membri a prevedere una protezione giuridica adeguata contro l’elusione di qualsiasi «misura tecnologica» efficace destinata ad impedire o a limitare gli atti non autorizzati di riproduzione, di comunicazione, di messa a disposizione del pubblico o di distribuzione delle opere. La direttiva è volta unicamente a proteggere il titolare del diritto d’autore nei confronti degli atti per i quali è richiesta la sua autorizzazione.
La Corte sottolinea in particolare che, conformemente all’obiettivo principale della direttiva (vale a dire l’istituzione di un livello elevato di protezione degli autori), occorre intendere la nozione di «efficaci misure tecnologiche» in un senso ampio, che comprende l’applicazione di un codice di accesso o di un procedimento di protezione (cifratura, distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera). Di conseguenza, le misure tecnologiche che sono in parte incorporate nei supporti fisici
dei videogiochi e in parte nelle consolle e che hanno bisogno di un’interazione tra di esse rientrano nella nozione di «efficaci misure tecnologiche» ai sensi della direttiva qualora il loro obiettivo consista nell’impedire o nel limitare gli atti che arrecano pregiudizio ai diritti del titolare.
La Corte constata poi che la protezione giuridica comprende esclusivamente le misure tecnologiche destinate ad impedire o ad eliminare gli atti non autorizzati di riproduzione, di comunicazione, di messa a disposizione del pubblico o di distribuzione delle opere per i quali è richiesta l’autorizzazione del titolare di un diritto d’autore. Tale protezione giuridica deve rispettare il principio di proporzionalità senza vietare i dispositivi o le attività che hanno, sul piano commerciale, una finalità o un’utilizzazione diversa dall’elusione della protezione tecnologica a fini illeciti.
La Corte sottolinea che non si deve valutare la portata della protezione giuridica delle misure tecnologiche in funzione dell’utilizzazione delle consolle definita dal titolare dei diritti d’autore, ma che si devono piuttosto esaminare i dispositivi previsti per l’elusione delle misure di protezione, tenuto conto dell’uso che i terzi effettivamente ne fanno.
La Corte invita quindi il giudice del rinvio a verificare se altre efficaci misure di protezione possano causare minori interferenze con le attività dei terzi o minori limitazioni di tali attività, pur fornendo una protezione analoga per i diritti del titolare. A tal fine, il giudice del rinvio potrà tener conto del costo dei diversi tipi di misure tecnologiche, degli aspetti tecnici e pratici della loro attuazione nonché della comparazione della loro rispettiva efficacia per quanto riguarda la protezione dei diritti del titolare, restando inteso che tale efficacia non deve essere assoluta.
Il giudice del rinvio può altresì esaminare se i dispositivi di PC Box siano frequentemente utilizzati per la lettura di copie non autorizzate di giochi Nintendo su consolle Nintendo o se, al contrario, essi siano piuttosto utilizzati a fini che non violano il diritto d’autore.
(C-400/12) SICUREZZA PUBBLICA - DIRETTIVA 2004/38/CE - ARTICOLO 28, PARAGRAFO 3, LETTERA A) -
PROTEZIONE CONTRO L'ALLONTANAMENTO - MODALITA' DI CALCOLO DEL PERIODO DECENNALE - RILIEVO DEI PERIODI DI DETENZIONE
Testo Completo: Sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 16 gennaio 2014
36 A tal proposito, atteso che i periodi di detenzione interrompono, in linea di principio, la continuità del soggiorno, ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2004/38, essi possono essere presi in considerazione dalle autorità nazionali incaricate dell’applicazione dell’articolo 28, paragrafo 3, della direttiva 2004/38, insieme agli altri elementi che rappresentano la totalità degli aspetti rilevanti in ciascun caso di specie, nella valutazione complessiva prevista per determinare se i legami di integrazione precedentemente creati con lo Stato membro ospitante siano stati interrotti, di modo che la protezione rafforzata oggetto della suddetta disposizione sarà o meno accordata (v., in tal senso, sentenza Tsakouridis, cit., punto 34).

References: Sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
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 ARTICOLO 28
 Sentenza 
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