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Timestamp: 2019-07-20 12:32:05+00:00

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TRIBUNALE DI PALERMO, Sez. 3^ penale – 26 marzo 2019 | AmbienteDiritto.it
Per quanto fin qui riportato, risultano accertate sia la responsabilità del Fxx per il reato di violazione dei sigilli - registrata il 20 marzo 2014, quando gli operanti recatisi in loco per notificare il decreto di sequestro del Gip constatarono che la fabbricazione dell’immobile abusivo era stata portata a compimento-, sia la responsabilità del Fxx e di tutti gli altri sei imputati per la lottizzazione abusiva (art. 30 DPR 380/2001). Sussiste altresì l’aggravante di cui al comma secondo dell’art. 349 c.p., che il Pm ha contestato al Fxx, essendo stato questi, al momento del sequestro del maggio 2013, nominato custode della sua opera abusiva. Il reato di lottizzazione abusiva commesso dagli imputati è all’evidenza integrato2, avendo ciascuno con le proprie rispettive condotte concorso passo dopo passo e con una particolare rapidità alla trasformazione del territorio, dando luogo ad un insediamento di tipo residenziale, costituito dalla concentrazione di almeno da quattro ampi edifici, macroscopicamente incompatibile, con la disciplina urbanistica dettata dal PRG, che lo destinava a verde agricolo. Va notato che gli imputato hanno concorso ad operare simile stravolgimento della destinazione dei luoghi, non solo senza la preventiva approvazione di un piano di lottizzazione ovvero di un altro piano attuativo (che si ponesse in linea con i piani urbanistici generali e non vi contrastasse), ma per di più in contrasto con i vincoli, dovuti alla presenza di pozzi di acqua potabile e alla area di sicurezza aeroportuale, che gravano sul quei terreni, e che comportava anche allora il divieto assoluto di edificarvi, e creandovi tra l’altro dei pesanti carichi urbanistici. Carichi che, data la destinazione a verde agricolo della zona, risultano di per sé incompatibili con il carico urbanistico programmato anche in termini di incidenza di traffico e densità di servizi (v. art. 30 DPR 380/2001 e DM 1444/1968. V. la descrizione fatta dal teste Maone delle abitazioni abusive, di cui sopra).
Orbene, come è noto, secondo l’orientamento univoco della Suprema Corte di Cassazione grava sull'imputato che voglia giovarsi della causa estintiva, in contrasto o in aggiunta a quanto già risulta in proposito dagli atti di causa, l'onere di allegare gli elementi in suo possesso, dei quali è il solo a potere concretamente disporre, per determinare la data di inizio del decorso del termine di prescrizione, data che in tali ipotesi coincide con quella di esecuzione dell'opera incriminata. Possono tra le molteplici ricordarsi :
Cass. III n. 11463 del 14 marzo 2019, Pres. Andreazza, Est. Scarcella: “Anche in materia edilizia, in base al principio generale per cui ciascuno deve dare dimostrazione di quanto afferma, grava sull'imputato che voglia giovarsi della causa estintiva della prescrizione, in contrasto o in aggiunta a quanto già risulta in proposito dagli atti di causa, l'onere di allegare gli elementi in suo possesso, dei quali è il solo a potere concretamente disporre, per determinare la data di inizio del decorso del termine di prescrizione ed in particolare, trattandosi di reato edilizio, la data di esecuzione dell'opera incriminata. Tale onere probatorio, peraltro, non può ritenersi assolto attraverso fonti dichiarative ma presuppone la dimostrazione attraverso elementi di prova documentali -fatture di acquisto di materiali edili; rilievi fotografici attestanti lo stato dei luoghi alla data della asserita retrodatazione; etc.- che consentano di supportare la prospettazione difensiva in ordine all’epoca di consumazione del reato in data antecedente a quella risultante dalla contestazione mossa dal PM :
Cass. III, n. 10562 del 17/04/2000 :“In caso di procedimento per violazione dell'art. 20 legge 28 febbraio 1985 n. 47, sempre restando a carico dell'accusa l'onere della prova della data di inizio della decorrenza del termine prescrittivo, non basta una mera e diversa affermazione da parte dell'imputato a fare ritenere che il reato si sia realmente estinto per prescrizione e neppure a determinare l'incertezza sulla data di inizio della decorrenza del relativo termine con la conseguente applicazione del principio "in dubio pro reo", atteso che, in base al principio generale per cui ciascuno deve dare dimostrazione di quanto afferma, grava sull'imputato che voglia giovarsi della causa estintiva, in contrasto o in aggiunta a quanto già risulta in proposito dagli atti di causa, l'onere di allegare gli elementi in suo possesso, dei quali è il solo a potere concretamente disporre, per determinare la data di inizio del decorso del termine di prescrizione, data che in tali ipotesi coincide con quella di esecuzione dell'opera incriminata.
Nel novembre del 2014 il legislatore, proprio a rimarcare quest’ultimo assunto, per le omissioni di cui si rendano responsabili gli organi degli uffici tecnici competenti alle procedure di remissione in pristino, facendo testualmente salve le loro responsabilità penali, ha previsto un sistema sanzionatorio amministrativo della medesime omissioni o ritardi, introducendo il comma 4-bis all’art. 31 del DPR 380\2001, secondo cui “la mancata o tardiva emanazione del provvedimento sanzionatorio, fatte salve le responsabilità penali, costituisce elemento di valutazione della performance individuale nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente”.
Non può non rilevarsi che il legislatore, facendo così salve le responsabilità penali dei dirigenti e dei funzionari inadempienti delle procedure ripristinatorie dei luoghi, conferma che detto tipo di omissioni delle procedure sanzionatorie degli abusi edilizi e dei vincoli ambientali possano, secondo le normativa penale ordinaria, ove ingiustificati, configurare ipotesi di responsabilità penale (il comma 4-ter pure introdotto ad interpolazione dell’art. 31 del DPR 380\2001 prevede inoltre che i proventi delle sanzioni di cui al comma 4-bis spettano al comune e sono destinati esclusivamente alla demolizione e rimessione in pristino delle opere abusive e all'acquisizione e attrezzatura di aree destinate a verde pubblico).3
Art. 714. Ostacoli alla navigazione. <<In vicinanza degli aeroporti statali e di quelli privati aperti al traffico aereo civile a norma dell'art. 709, secondo comma, sono soggetti alle limitazioni stabilite negli articoli seguenti le costruzioni, le piantagioni arboree a fusto legnoso, gli impianti di linee elettriche, telegrafiche e telefoniche, le filovie, funivie e teleferiche, le antenne radio, gli impianti di elevazione, e in genere qualsiasi opera che possa ugualmente costituire ostacolo alla navigazione aerea, sia nelle direzioni di atterraggio che nelle altre direzioni>>.
Art. 714-bis. Direzioni di atterraggio. <<Con decreti del Ministro per la difesa, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati, per ciascuno degli aeroporti previsti nel precedente articolo, le direzioni e la lunghezza di atterraggio, nonchè il livello medio sia dell'aeroporto che dei tratti di perimetro corrispondenti alle direzioni di atterraggio. Negli stessi decreti deve essere indicato se l'aeroporto è aperto al traffico strumentale e notturno. <<Le direzioni di atterraggio sono determinate in base al sistema oroganico e al regime dei venti nella zona in cui l'aeroporto è istituito>>.
Art. 715. Limitazioni. <<Salve le diverse limitazioni stabilite per gli aeroporti aperti al traffico strumentale e notturno, nelle direzioni di atterraggio non possono essere costituiti ostacoli a distanza inferiore ai trecento metri dal perimetro dell'aeroporto. <<Nelle stesse direzioni, alla distanza di trecento metri dal perimetro dell'aeroporto non possono essere costituiti ostacoli che, rispetto al livello medio dei tratti di perimetro corrispondenti alle direzioni di atterraggio, superino l'altezza di: 1) metri dodici, se l'aeroporto ha lunghezza di atterraggio inferiore a metri milleottanta; 2) metri dieci, se l'aeroporto ha lunghezza di atterraggio pari o superiore ai metri milleottanta, ma inferiore a millecinquecento; 3) metri sette e cinquanta, se l'aeroporto ha lunghezza di atterraggio pari o superiore ai metri millecinquecento. <<Più oltre, fino a tre chilometri dal perimetro dell'aeroporto, l'altezza indicata nel numero 1) del precedente comma può essere superata di un metro per ogni venticinque metri di distanza, e le altezze indicate nei numeri 2) e 3) possono essere superate, rispettivamente, di un metro per ogni trenta, o per ogni quaranta metri di distanza. Tali altezze non possono oltrepassare, in ogni caso, i quarantacinque metri sul livello medio dell'aeroporto. <Nelle altre direzioni e fino ai trecento metri dal perimetro dell'aeroporto non possono essere costituiti ostacoli che, rispetto al livello del corrispondente tratto del perimetro dell'aeroporto, superino l'altezza di un metro per ogni sette metri di distanza dal perimetro stesso. <<Dopo il terzo chilometro, in tutte le direzioni, cessa ogni limitazione, per gli aeroporti indicati nel n. 1) del secondo comma; per gli altri, il limite di altezza di quarantacinque metri sul livello dell'aeroporto può essere superato di un metro per ogni venti metri di distanza, e cessa ogni limitazione dopo il quarto chilometro per gli aeroporti indicati nel n. 2) e dopo il quinto per quelli indicati nel n. 3)>>.
Art. 715-bis. Aeroporti aperti al traffico strumentale e notturno - Aeroporti militari. <<Nelle direzioni di atterraggio degli aeroporti militari in genere e degli aeroporti civili aperti al traffico strumentale e notturno, non possono essere costituiti ostacoli di qualunque altezza a distanza inferiore ai trecento metri dal perimetro dell'aeroporto. <<Nelle stesse direzioni, alla distanza di trecento metri dal perimetro dell'aeroporto non possono essere costituiti ostacoli la cui altezza superi di sei metri il livello medio dell'aeroporto; tale limite può essere superato di un metro per ogni cinquanta metri di distanza, a condizione che l'ostacolo non oltrepassi i quarantacinque metri sul livello medio dell'aeroporto. Nello spazio compreso tra il terzo ed il quindicesimo chilometro, il limite di quarantacinque metri di altezza sul livello medio dell'aeroporto può essere superato di un metro ogni quaranta metri di distanza. Dopo il quindicesimo chilometro cessa ogni limitazione. <<Intorno agli aeroporti militari, nello spazio compreso tra chilometri tre e chilometri sette e mezzo dal perimetro dell'aeroporto l'ostacolo non deve comunque oltrepassare i sessanta metri sul livello medio dell'aeroporto stesso>>.
Cass. III Sez. 3, Sentenza n. 48346 del 20/09/2017 “ Il momento consumativo del reato di lottizzazione abusiva "mista" si individua, per tutti coloro che concorrono o cooperano nel reato, nel compimento dell'ultimo atto integrante la condotta illecita, che può consistere nella stipulazione di atti di trasferimento, nell'esecuzione di opere di urbanizzazione o nell'ultimazione dei manufatti che compongono l'insediamento; ne consegue che, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione, per il concorrente non è rilevante il momento in cui è stata tenuta la condotta di partecipazione, ma quello di consumazione del reato, che può intervenire anche a notevole distanza di tempo”; Cass. III del 28/02/2012 “La contravvenzione di lottizzazione abusiva è reato a forma libera progressivo nell'evento, che sussiste anche quando l'attività posta in essere sia successiva agli atti di frazionamento o alle opere già eseguite, non esaurendo tali iniziali attività il percorso criminoso e protraendosi quest'ultimo attraverso gli interventi successivi incidenti sull'assetto urbanistico; Cass. III, n. 14053 del 20/02/2018. Cass. III n. 3911 del 05/07/2016 : nel caso di lottizzazione abusiva c.d. mista, trattandosi di reato progressivo al quale si applica la disciplina del reato permanente, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dopo la ultimazione sia dell'attività negoziale, sia dell'attività di edificazione, e cioè, in quest'ultima ipotesi, dopo il completamento dei manufatti realizzati sui singoli lotti oggetto del frazionamento.; Cass. III n. 35968 del 14/07/2010 est. Fiale “Il momento consumativo del reato di lottizzazione abusiva "mista" si individua, per tutti coloro che concorrono o cooperano nel reato, nel compimento dell'ultimo atto integrante la condotta illecita, che può consistere nella stipulazione di atti di trasferimento, nell'esecuzione di opere di urbanizzazione o nell'ultimazione dei manufatti che compongono l'insediamento”. Cass. Sez. III n.24985.del.16.giugno : In materia urbanistica, la contravvenzione di lottizzazione abusiva configura un reato progressivo nell'evento, che sussiste anche quando l'attività posta in essere sia successiva agli atti di frazionamento o ad opere già eseguite, atteso che tali iniziali attività, pur integrando la configurazione del reato, non esauriscono il percorso criminoso che si protrae con gli interventi successivi, incidenti sull'assetto urbanistico, in quanto la esecuzione di urbanizzazione primaria e secondaria compromette ulteriormente le scelte di destinazione e di uso del territorio, riservate alla competenza pubblica -Cass. S.U.24/4/1992,Fogliani- Cass. 11/5/2005, n. 36940; Cass. 28/2/2012, n. 12772-. Ne consegue che l'illecito lottizzatorio si realizza allorquando sia al completo dei requisiti necessari e sufficienti per la integrazione della fattispecie incriminatrice e il momento consumativo perdura nel tempo fino a quando l'offesa tipica raggiunge, attraverso un passaggio graduale da uno stadio determinato ad un altro ad esso successivo, una sempre maggiore gravità; in ciò la lottizzazione, quale reato progressivo nell'evento, partecipa alla medesima disciplina del reato permanente, anche mutandone ricadute giuridiche, e del quale ha in comune la struttura unitaria, la instaurazione di uno stato antigiuridico ed il suo mantenimento, ma ha in aggiunta un progressivo approfondimento dell'illecito attraverso condotte successive, dirette ad aggravare l'evento del reato. Nella ipotesi di lottizzazione mista la permanenza del reato si protrae finché dura l'attività negoziale o di edificazione, e cioè, in tale ultima ipotesi, fino al completamento dei manufatti realizzati sui singoli lotti, oggetto del frazionamento -Cass. 13/6/2014, n. 25182.
Cass. III n. 15981 del 28/02/2013 La buona fede del terzo acquirente di immobile abusivamente lottizzato, quale presupposto di esclusione di operatività della confisca, non può farsi discendere dal solo fatto dell'avvenuta stipulazione di atto pubblico notarile, essendo indispensabile, per affermare l'esistenza della stessa, l'esame specifico dell'atto traslativo e della documentazione ad essa allegata in una corretta prospettiva di verifica dell'esistenza di un'aspettativa di esattezza giuridica dei provvedimenti amministrativi su cui il privato possa fare affidamento. -In motivazione la Corte ha precisato comunque che incombe sul notaio rogante, che non è esonerato da responsabilità per il solo fatto della trasmissione al Comune dell'atto "sospetto", l'onere di verificare il rispetto delle prescrizioni legislative e di piano-. Cass. III n. 41479 del 24/09/2013 Nel reato di lottizzazione abusiva assumono rilievo non solo le condotte consistenti nella realizzazione di interventi edilizi additivi o che, comunque, aggravino lo stravolgimento dell'assetto attribuito al territorio dagli strumenti urbanistici, ma anche ogni altra condotta che tenda a consolidare le trasformazioni già attuate mediante modifiche, migliorie o integrazioni del preesistente, posto che l'aggressione alla sistemazione del suolo si protrae finché perdurano comportamenti che compromettono la scelta di destinazione e di uso riservata alla competenza pubblica. Cass. III n. 38001 del 16/05/2013 Integra il reato di lottizzazione abusiva anche il frazionamento di edifici già costruiti, quando lo stesso si pone in contrasto con le scelte programmatiche sull'uso del territorio compiute dalle competenti autorità locali.. Cass. n. 48924 del 21/10/2009 Integra un contributo causale alla illecita condotta del venditore di un immobile o di un terreno abusivamente lottizzato il comportamento dell'acquirente che ometta di acquisire ogni prudente informazione circa la legittimità dell'acquisto, così ponendosi colposamente in una situazione di inconsapevolezza. Cass. 17865 del 17/03/2009 Nel reato di lottizzazione abusiva cosiddetta negoziale, avente ordinariamente natura plurisoggettiva e la cui struttura unitaria è caratterizzata dall'intimo nesso causale che lega le condotte dei vari partecipi, l'acquirente del lotto frazionato non può considerarsi, solo per tale qualità, terzo estraneo, potendo tuttavia il medesimo dimostrare di avere agito in buona fede, senza rendersi conto, cioè, di partecipare ad un'operazione di illecita lottizzazione e, in tal modo, di contribuire causalmente alla concreta attuazione del disegno criminoso dell'alienante -conf. Sez. III, n. 17866 del 2009, non massimata-.
Cass. III n. 37472 del 26/06/2008 In materia edilizia, è configurabile la responsabilità dell'acquirente di un terreno abusivamente lottizzato a fini edificatori ove questi non acquisisca elementi circa le previsioni urbanistiche e pianificatorie di zona, in quanto con tale imprudente e negligente condotta egli si pone colposamente in una situazione di inconsapevolezza che apporta un determinante contributo causale all'attività illecita del venditore.
A. -Il principio dell'obbligo del Comune di compiere e portare a termine la procedura sanzionatorie , ivi compresa quella di demolizione, senza alcuna pretestuosa sospensione, che non potrebbe essere determinata nemmeno dalla pendenza di una istanza o di un ricorso (concetto con immediatezza espresso ad esempio nella sentenza del CdS sez. giurisd. del 9.4.2013 ove è sottolineato il dovere di concludere il procedimento di demolizione e il divieto di utilizzare come pratica elusiva la giustificazione della pendenza di un'impugnativa : "al dovere di concludere il procedimento previsto dagli art.2, comma 1, L n.241 j 1990, si accompagna l'art. 21-quater della legge medesima, il quale dispone che i provvedimenti amministrativi efficaci sono eseguiti immediatamente sicché l'applicazione congiunta delle due disposizioni configura, in esplicazione del principio di esecutorietà dei provvedimenti amministrativi — ossia, della loro idoneità ad essere eseguiti, direttamente e coattivamente dall’amministrazione senza necessità di precostituire un titolo esecutivo giudicale - un potere-dovere dell’amministrazione di portare ad effettiva attuazione i propri provvedimenti emessi al termine del procedimento. Ovviamente, il sopra richiamato art. 21 quater va interpretato in connessione con le disposizioni del testo unico n. 38O del 2001 sull’obbligo di eseguire l'ordinanza di demolitone entro il termine di novanta giorni successivi alla sua notifica, decorso il quale l'amministrazione ha lo specifico dovere di emanare gli atti conseguenti e di porre in essere — a spese dell'inadempiente - l'attività materiale di adeguamento dello stato di fatto a quello di diritto. ..Nel caso di specie, l'inerzia serbata dal Comune di Casamassima nell'esecuzione e dell'ingiunzione di demolizione n. 105 del 21 ottobre 2011 non è certamente scriminata dalla semplice impugnazione. con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, del provvedimento ripristinatorio (o del precedente diniego dell'istanza di sanatoria), attesa la persistente esecutorietà dell'impugnato provvedimento, in assenza di un provvedimento cautelare di sospensiva. Ne'possono ritenersi sufficienti agli asseriti atti prodromici posti in essere dal Comune -in particolare, la richiesta, in data 7 febbraio 2012, da parte del responsabile del servilo tecnico, della disponibilità economica per effettuare l'impegno di spesa, nonché la richiesta alla Regione Puglia di poter accedere al fondo di rotazione starnutato per la demolitone di opere abusive), trattandosi di atti ormai risalenti nel tempo e non avendo l'Amministrazione appellata provato l'effettiva indisponibilità dei fondi, peraltro di ridotta entità ..e comunque ripetibili dai responsabili dell'abuso con gli accessori di legge (v. art. 31. comma 5. d.P.R. n. 380/2001). occorrenti all'esecuzione dell'ingiuntone di demolitone");
B. -il principio della permanenza dell'obbligo dì intervento ripristinatorio della p.a. e la sua non sottoposizione a termini di decadenza, e di correlativa non sottoposizione a termini di prescrizione della violazione urbanistica.
E' noto che un obbligo permanente di vigilanza sull'attività urbanistico-edìlizia nel territorio comunale compete al dirigente ovvero al responsabile del competente ufficio comunale (art. 27, comma 1 DPR 380\2001), il quale quando accerta l'inizio o l'esecuzione di opere eseguite senza titolo nonché in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi. Trattandosi di un potere che non viene mai meno e che va esercitato indipendentemente dalla data dell'illecito amministrativo, fin tanto questo permane; secondo l'orientamento prevalente del Consiglio dì Stato il potere repressivo in materia urbanistico-edilizia, esercitabile dalla amministrazione comunale, non è sottoposto a termini di decadenza o prescrizione anche se, in alcune pronunce, si riconosce al decorso del tempo la funzione di imporre l'obbligo di motivazione in ordine alla prevalenza del pubblico interesse alla repressione (Cons. di Stato 2,11.2011 5838 : "l'esercizio dei poteri repressivi del Comune in ordine agli abusi edilizi non è soggetto ad alcun termine di decadenza o di prescrizione". Ne consegue che i provvedimenti del Comune, come ad esempio quello di demolizione del manufatto abusivo e di ripristino dello stato dei luoghi, possono essere emanati in qualsiasi tempo perché sono relativi ad illeciti di carattere permanente; Possono ricordarsi Cons. St., Sez. K 24 marzo 1998, n. 345; Sez. VI 19 ottobre 1995, n. 1162, e 2 maggio 2005, n. 2045, Cons. St. , V, n. 6984/09), questo principio è stato applicato anche dal Consiglio di Stato, Sez. K nella sentenza del 2 novembre 2011 n. 5838; Consiglio di Stato, Sez. IV, 3 novembre 2003, sentenza n. 7047 : "Per quanto concerne il momento in cui può dirsi cessata la permanenza per gli illeciti amministrativi in materia urbanistica edilizia e paesistica, è stato precisato che, mentre per il diritto penale rileva la condotta commissiva -sicché la prescrizione del reato inizia a decorrere dalla ultimazione dell'abuso-, per il diritto amministrativo si è in presenza di un illecito di carattere permanente, caratterizzato dall'omissione dell'obbligo, perdurante nel tempo, di ripristinare secundum ius lo stato dei luoghi. con l’ulteriore conclusione che se l'Autorità emana un provvedimento repressivo (di demolizione, ovvero di irrogazione di una sanzione pecuniaria), non emana un atto «a distanza di tempo» dall'abuso, ma reprime una situazione antigiuridica contestualmente contra ius ancora sussistente.cnfr. C.d.S, Sez. VI, 12 maggio 2003, n. 2653; 30 ottobre 2000, n. 5851; Ad Generale 11 aprile 2002, n. 4/Gab. e n. di Sezione 2340/2001);
Tale principio è stato ripetutamente ribadito in Cassazione e pure dal giudice amministrativo (Cass. III n. 47402 del 21.10.2014es. Cons. St. Sez. IV n. 6784, 2 novembre 2009) fin anche con riferimento alla possibilità della c.d. sanatoria giurisprudenziale, in quanto pure quest'ultima introdurrebbe un atipico atto con effetti prowedimentali, al di fuori di qualsiasi previsione normativa e non potendosi ritenere ammessi nell'ordinamento, caratterizzato dal principio di legalità dell'azione amministrativa e dal carattere tipico dei poteri esercitati dall'Amministrazione -così Cons. St. Sez. V n.3220, 11 giugno 2013--ll Consiglio di Stato ha ulteriormente confermato la propria posizione in tema di sanatoria giurisprudenziale osservando come il divieto legale di rilasciare un permesso in sanatoria anche quando dopo la commissione dell'abuso vi sia una modifica favorevole dello strumento urbanistico sia giustificato della necessità di «evitare che il potere di pianificazione possa essere strumentalizzato al fine di rendere lecito ex post e non punibile ciò che risulta illecito -e punibile»- oltre che dall'esigenza di «disporre una regola senz'altro dissuasiva dell'intenzione di commettere un abuso, perché in tal modo chi costruisce sine titulo sa che deve comunque disporre la demolizione dell'abuso, pur se sopraggiunge una modifica favorevole dello strumento urbanistico» -Cons. Stato Sez. V 17 marzo 2014, n. 1324. Conf. Sez. V 27 maggio 2014, n. 2755. L'attuale, consolidato orientamento del giudice amministrativo ha trovato peraltro conferma in una recente decisione della Corte Costituzionale -sent.l01\20l3- la quale, nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 5, commi 1,2 e 3, 6 e 7 della legge della Regione Toscana 31 gennaio 2012, n. 4 -Modifiche alla legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 «Norme per il governo del territorio » e della legge regionale 16 ottobre 2009, n. 58 «Norme in materia di prevenzione e riduzione del rischio sismico»-, ha affermato che il principio della «doppia conformità» risulta finalizzato a «garantire l'assoluto rispetto della 'disciplina urbanìstica ed edilizia' durante tutto Varco temporale compreso tra la realizzazione dell'opera e la presentazione dell'istanza volta ad ottenere l'accertamento di conformità» e, richiamando la giurisprudenza amministrativa, ha pure osservato che la sanatoria, che si distingue dal condono vero e proprio, «è stata deliberatamente circoscritta dal legislatore ai soli abusi formali', ossia dovuti alla carenza del titolo abilitativo, rendendo così palese la ratio ispiratrice della previsione della sanatoria in esame, 'anche di natura preventiva e deterrente', finalizzata a frenare l'abusivismo edilizio, in modo da escludere letture 'sostanzialiste' della norma che consentano la possibilità di regolarizzare opere in contrasto con la disciplina urbanistica ed edilìzia vigente al momento della loro realizzazione, ma con essa conformi solo al momento della presentazione dell' istanza per l'accertamento di conformità» (CASS. III n. 47402 del 21.10.2014) .
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References: art. 30

Cass. 

Cass. 
in dubio

Art. 714

Art. 714

Art. 715

Art. 715

Cass. 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 

Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 art.2
 art. 21
 art. 31
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 sentenza