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Timestamp: 2020-07-02 09:00:34+00:00

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Home Diritti Reali Usucapione servitù di luce aperta muro in comproprietà
una servitu’ di luce con riguardo ad una apertura in un muro in comproprieta’ puo’ essere acquistata o in virtu’ di convenzione fra i proprietari dei fondi finitimi ovvero per usucapione e puo’ consistere in una “servitus luminum” che costringe il vicino a subire l’esistenza della luce nel muro divisorio comune senza poterne chiedere la rimozione o in una “servitus ne luminibus officiatur” che impedisce al comproprietario del muro di sopprimere o di oscurare la luce, obbligandolo in caso di costruzione da parte sua in appoggio o in aderenza, ad osservare la distanza imposta dalle norme applicabili al caso.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile Ordinanza 9 novembre 2018, n. 28804
In tal senso, e per la prima ipotesi, si e’ affermato che (cfr. Cass. n. 11343/2004) il possesso di luci irregolari, sprovvisto di titolo e fondato sulla mera tolleranza del vicino, non puo’ condurre all’acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia della relativa servitu’, in quanto la servitu’ di aria e luce – che e’ negativa, risolvendosi nell’obbligo del proprietario del fondo vicino di non operarne la soppressione non e’ una servitu’ apparente, atteso che l’apparenza non consiste soltanto nell’esistenza di segni visibili ed opere permanenti, ma esige che queste ultime, come mezzo necessario all’acquisto della servitu’, siano indice non equivoco del peso imposto al fondo vicino in modo da fare presumere che il proprietario di questo ne sia a conoscenza.
Ne’ la circostanza che la luce sia irregolare e’ idonea a conferire alla indicata servitu’ il carattere di apparenza, non essendo possibile stabilire dalla irregolarita’ se il vicino la tolleri soltanto, riservandosi la facolta’ di chiuderla nel modo stabilito, ovvero la subisca come peso del fondo, quale attuazione del corrispondente diritto di servitu’ o manifestazione del possesso della medesima (conf. Cass. n. 1803/2007; Cass. S.U. n. 10285/1996; Cass. n. 4404/1997; Cass. n. 71/2002).
A tale affermazione si e’ pero’ sempre accompagnata la precisazione secondo cui (cfr. Cass. n. 6165/1993) una servitu’ di luce con riguardo ad una apertura in un muro in comproprieta’ puo’ essere acquistata o in virtu’ di convenzione fra i proprietari dei fondi finitimi ovvero per usucapione e puo’ consistere in una “servitus luminum” che costringe il vicino a subire l’esistenza della luce nel muro divisorio comune senza poterne chiedere la rimozione o in una “servitus ne luminibus officiatur” che impedisce al comproprietario del muro di sopprimere o di oscurare la luce, obbligandolo in caso di costruzione da parte sua in appoggio o in aderenza, ad osservare la distanza imposta dalle norme applicabili al caso.
Cio’ scaturisce dalla disciplina di cui all’articolo 903 c.c. (cfr. Cass. n. 13649/2007) la quale, oltre a consentire, al primo comma, l’apertura al proprietario di luci nel muro proprio che sia contiguo al fondo altrui, stabilisce, al secondo comma, come regola di ordine generale, che “se il muro e’ comune, nessuno dei proprietari puo’ aprire luci senza il consenso dell’altro”.
Di conseguenza, il diritto a mantenere le luci puo’ essere in tale ipotesi diversamente acquisito solo “iure servitutis” (conf. Cass. n. 15248/2005, con specifico riferimento all’apertura di una luce tra due vani di un medesimo edificio, realizzata allo scopo di dare aria e luce ad uno di essi attraverso l’altro, nonche’ Cass. n. 5055/2013, Cass. n. 7490/2001, Cass. n. 3789/2012).
Va piuttosto ravvisata la falsa applicazione delle norme di cui agli articoli 901-904 c.c. e articolo 1061 c.c., ad opera della Corte distrettuale, la quale e’ pervenuta all’accoglimento del gravame, sulla base di argomentazioni in diritto suscettibili di trovare corretta applicazione nella sola ipotesi in cui le aperture lucifere siano state realizzate dal titolare del muro sul manufatto di sua proprieta’ esclusiva, e quindi iure proprietatis.
Manca da parte dei giudici di appello un riferimento al regime dominicale del muro, affermandosi quindi in maniera assoluta il principio della non usucapibilita’ della servitu’ vantata dal ricorrente, senza quindi tenere conto della distinzione che invece si impone in ragione del regime proprietario del muro.
Usucapione servitù passaggio requisito apparenza

References: Cass. 
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 articolo 1061