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Timestamp: 2018-06-19 13:54:06+00:00

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Divenire 4
Il tema dominante del quarto volume di Divenire è la rottura con l’umanismo, religioso ma non solo, che caratterizza la nostra era tecnologica. La questione è affrontata da varie angolature, nella maggior parte degli articoli, e in molti casi viene individuato nell’Umanesimo pre-rinascimentale e rinascimentale – per il suo stretto legame con il paganesimo greco-romano – un punto di svolta nel percorso che ci consente oggi di riflettere su un possibile futuro postumano. Il numero, curato dal sociologo Riccardo Campa, si distingue anche per le firme prestigiose che contribuiscono a questa nuova esplorazione dei legami tra la tecnica e il postumano.
Si comincia con un bel saggio di Luciano Pellicani, uno dei sociologi italiani più tradotti all’estero, per molti anni ideologo del Partito Socialista Italiano e direttore di Mondoperaio. “La scienza e la natura” mette a nudo l’incompatibilità “fisiologica” tra i principi del razionalismo scientifico e la visione provvidenzialistica della realtà che ereditiamo dal giudeo-cristianesimo, e collega la nascita della civiltà delle macchine ad un superamento dell’umanismo di matrice religiosa.
Divenire IV – Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano
– La scienza e la natura, di Luciano Pellicani La crisi dell’umanismo, di Gianni Vattimo
– Soggettività e ontopoiesi, di Roberto Marchesini
– Oltre la specie, di Aldo Schiavone
– L’aroma del passato più prossimo. Note su tecnologia, comunicazione, politica, di Mario Pireddu
– Dipendenze transumane, di Salvatore Rampone
– Le radici pagane della rivoluzione biopolitica, di Riccardo Campa
– Il sovrumano nel transumano, di Max More
– Transumanismo ed ermetismo, di Remi Sussan
– Karl Marx, il futurologo, di Roberto Guerra
– Una rovina perpetua, di Emanuele Pilia
– L’evoluzione della Net-Sfera, di Ugo Spezza
– La tentazione a-storica. Come il cinema narra la mitologia luddita, di Francesco Boco
– Il transumanismo d’azione. Recensione di “Mutare o perire”, di Stefano Vaj
La Corte europea: l’eterologa e’ un diritto
Una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 1 aprile scorso ha condannato l’Austria per violazione della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (art.8 – diritto al rispetto della vita privata e familiare; art.14 – divieto di discriminazione), in quanto la legge austriaca che regola la PMA (procreazione medicalmente assistita) non consente di ricorrere alla fecondazione eterologa, cioè alla fecondazione con seme di donatore o con ovocita di donatrice esterni alla coppia. Secondo la sentenza gli Stati non sono obbligati a legiferare in materia di PMA ma, se lo fanno, la legge deve prendere in considerazione gli interessi di tutti, e non discriminare coloro che per procreare hanno bisogno della donazione degli ovuli.
Questa sentenza avrà importanti ripercussioni anche in Italia: anche la legge italiana sulla PMA (l.40/2004, all’art.4) vieta “il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo”.
La Corte Europea non può imporre direttamente ai legislatori nazionali di cambiare le leggi interne, ma condanna i governi nazionali a risarcire i danni morali e le spese processuali alle coppie che fanno ricorso, e sono già pronte valanghe di ricorsi giudiziari anche dall’Italia.
OGM: l’Europa dice si, l’Italia dice no
Tutti gli studi scientifici effettuati, il fatto stesso che le specie sono da sempre selezionate artificialmente e che dunque il cibo “naturale” e’ solo un mito, la consapevolezza che le specie sono sempre in mutamento secondo le dinamiche dell’evoluzione non bastano a convincere i politici e i cittadini italiani (di destra e di sinistra) che la battaglia contro gli OGM e’ solo l’ultima frontiera del passatismo irrazionale. Finalmente la Commissione UE apre le porte al cibo del futuro, ma i nostri rappresentanti politici, confidando demagogicamente nella reazione positiva dei cittadini disinformati e intimoriti dal progresso tecnologico (diciamolo!), protestano contro Bruxelles. Vediamo intanto la notizia, riportata da Repubblica: “BRUXELLES – Via libera della Commissione Ue alla coltura in Europa, da parte del gruppo tedesco Basf, della patata transgenica Amflora, per uso industriale nonché l’utilizzo dei prodotti dell’amido della stessa come mangime. Una decisione che pone fine alla moratoria in vigore dal 1998. Si tratta del primo sì della Ue ai prodotti ogm, dopo anni di dibattiti e seri dubbi sulla natura di questo tipo di coltivazioni.
Il via libera sarà accompagnato dal lancio del dibattito politico sul futuro del dossier degli Ogm nell’Ue seguendo la linea del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, il quale ha dichiarato nelle scorse settimane “di non voler imporre la coltura degli Ogm in Europa”. Oltre alla patata Amflora, che è stata autorizzata per la coltura e per l’alimentazione degli animali, sono state approvate anche altri tre nuove varietà di mais Ogm, tutte destinate all’importazione e la commercializzazione per l’alimentazione degli animali. La patata Amflora, modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l’Efsa (Autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera ‘tecnico’, e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l’Emea (agenzia Ue del farmaco) e l’Oms. La controversia riguardava la presenza, nell’Ogm, di un gene ‘marker’ che conferisce resistenza a un antibiotico importante per la salute umana. L’Efsa ha dato il suo via libera nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente, proibisca espressamente l’autorizzazione per gli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana. A più riprese, negli anni scorsi, la commissione aveva cercato di ottenere il sostegno degli stati membri nel comitato di regolamentazione degli Ogm e in Consiglio Ue, senza mai ottenere la maggioranza richiesta per l’autorizzazione alla coltura. Le norme Ue, tuttavia, danno all’esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull’autorizzazione, se non si esprime contro almeno la maggioranza qualificata degli stati membri. Dopo che il precedente commissario all’Ambiente, Staros Dimas, aveva bloccato la proposta, il suo successore, il maltese John Dalli, ha creduto bene di marcare con questa decisione il suo primo atto pubblico, che spiegherà durante una conferenza stampa oggi a Bruxelles. La patata Amflora, il tubero geneticamente modificato, inizierà a essere prodotta nel corso di quest’anno. Lo ha annunciato il gruppo tedesco Basf, dopo il via libera di Bruxelles. La patata Ogm produce amilopectina pura, uno dei componenti dell’amido, che viene utilizzata per la produzione di carta, calcestruzzo e adesivi. “Non è previsto alcun utilizzo alimentare”, ha precisato il gruppo, che aveva presentata la prima domanda di autorizzazione per l’Amflora già nell’agosto del 1996.” Nel prosieguo dell’articolo (leggi tutto qui) vengono riportate le reazioni negative del ministro Luca Zaia che non esita ad appellarsi ad una ormai sacralizzata tradizione: “l’Italia proseguirà nella politica di difesa e salvaguardia dell’agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini”. Non entra pero’ nel merito degli studi scientifici che hanno dimostrato che i vegetali OGM, proprio perche’ selezionati, sono piu’ salutari dei vegetali coltivati secondo tecniche tradizionali. La scienza e’ ormai un dettaglio secondario, quando si puo’ risolvere il problema invocando il moloch della Tradizione. Ma non e’ solo il centrodestra ad opporsi al progresso. I Verdi fanno da sponda definendo la decisione inaccettabile e invocando il referendum. Il passatismo italiano e’ bipartisan.
Frontiera cyborg: la tastiera e’ il braccio
L’interfaccia e’ rivoluzionaria: il braccio umano. La nuova tecnologia e’ annunciata da Paolo Ottolina sul Corriere della sera: “Altro che multitouch, qui siamo quasi ai cyborg. Un trio di cervelloni americani lavora sul concetto di “Skinput” (Skin, “pelle” + Input). Prima di tutto si proietta sull’avambraccio (grazie ai micro-proiettori che già sono disponibili su certi cellulari), una tastiera o un’interfaccia pensata per il “tocco”. Poi un sensibilissimo microfono (montato su una fascia da braccio) capta la “digitazione” sulla pelle e capisce dove è avvenuto il tocco, grazie all’abilità di distinguere i diversi suoni (a bassissima frequenza) prodotti dal contatto con la pelle. I tre ricercatori (Chris Harrison della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Dan Morris e Desney Tan del laboratorio di ricerca Microsoft a Redmond) hanno creato un vero e proprio “database” di suoni prodotti dall’avambraccio, determinato dalle differenti combinazioni di pelle, muscoli e ossa. Una ventina di volontari ha testato il sistema e la maggioranza, come scrive il New Scientist che riporta l’esperimento, ha trovato facile navigare tra le icone e digitare sull’avambraccio”. Leggi tuttto e vedi il video sul Corriere.
Due opinioni difformi sulla sentenza Youtube. Chi ha ragione?
La sentenza di condanna a pene detentive dei dirigenti di Google (Youtube), per violazione del diritto alla privacy, ha aperto una vasta discussione in rete e in altri ambienti. Sarebbe il caso di parlarne anche qui. Per iniziare, registro due opinioni opposte: quella dell’Osservatore Romano e quella di Beppe Grillo.
In un lancio di agenzia leggiamo quanto segue:
GOOGLE: OSSERVATORE, SENTENZA VA NELLA GIUSTA DIREZIONE La sentenza di Milano che condanna Google per aver diffuso il video dell’aggressione a un ragazzo down, ‘va nella giusta direzione: servono regole; i motori di ricerca e i provider hanno responsabilita’ penali. Ma il problema e’ quali regole introdurre per bilanciare diritti e doveri, e chi debba stabilirle e farle rispettare’. Lo scrive l’Osservatore Romano, per il quale ‘forse e’ il momento di aprire una discussione globale e di creare nuovi strumenti, come un Internet Bill of Rights’ . (la Repubblica, 26 febbraio 2010)
Cosi si esprime invece Beppe Grillo nel suo blog:
“Un bambino autistico viene seviziato nel 2006 in un istituto tecnico di Torino da alcuni compagni, il resto della classe non interviene e osserva con indifferenza come se fosse un fatto abituale. Il pestaggio viene filmato e messo su YouTube. E’ visto 5.500 volte e poi rimosso in seguito a una segnalazione. YouTube è di proprietà di Google a cui viene imputata la violazione della privacy. Tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi dal tribunale di Milano per non aver impedito la pubblicazione del video. La condanna è avvenuta nonostante fosse stata ritirata la querela dai legali del ragazzo. Le considerazioni: Internet consente la pubblicazione di contenuti su diverse piattaforme. YouTube è una di queste, come Vimeo, Facebook, Flickr e molte altre. La responsabilità del contenuto è di chi pubblica, non del gestore della piattaforma. Se OGNI contenuto dovesse essere controllato dal punto di vista legale prima di essere messo on line, Internet dovrebbe chiudere i battenti. Se viene scritto su un muro un insulto diffamatorio, non si può condannare il proprietario dello stabile per averlo permesso o non averlo cancellato immediatamente. Se si usa il telefono per diffondere notizie che dovrebbero essere protette dalla privacy non si denuncia la compagnia telefonica. Senza il video il bambino sarebbe ancora vittima dei suoi seviziatori, lo scandalo è scoppiato solo grazie alla visibilità data da YouTube. I colpevoli sono nell’ordine: gli insegnanti e il preside che non hanno vigilato, i compagni che lo picchiavano abitualmente, i compagni che assistevano senza muovere un dito, coloro che sapevano e non hanno sporto denuncia. YouTube ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito. E’, come chiunque può capire, un problema di privacy. http://www.beppegrillo.it/ R.
Chi ha espresso gli argomenti piu’ convincenti?
RIPROGRAMMATE CELLULE PER RALLENTARE INVECCHIAMENTO
Ottima notizia dal fronte delle biotecnologie. Dicevano che i transumanisti sono visionari. Per fortuna esistono ancora dei visionari!
Leggiamo infatti in un breve lancio d’agenzia quanto segue: “Un’equipe di ricercatori Usa e’ riuscito a riprogrammare geneticamente le cellule di alcuni pazienti affetti da una rara malattia degenerativa ricostruendo i telomeri, la parte finale dei cromosomi che previene l’invecchiamento cellulare. Lo studio, coordinato dal Dr. Suneet Agarwal di Boston, e’ stato pubblicato su Nature. I ricercatori hanno prelevate cellule epiteliali di 3 pazienti affetti da ‘discheratosi congenita’, una malattia che distrugge i telomeri e causa un invecchiamento precoce, e le hanno mutate in cellule staminali capaci di riattivare la telomerasi”. (dal sito di Repubblica, 17 febbraio 2010).
Attendiamo di leggere l’articolo scientifico, per verificare i dettagli della nuova terapia anti-invecchiamento. Ma il fatto che la ricerca sia stata pubblicata su una rivista prestigiosa come Nature fa ben sperare.
Appello a favore degli OGM
Stavolta segnaliamo (finalmente!) un articolo a favore del progresso tecnologico apparso su Il Giornale. L’articolo parla della battaglia di Silvano Dalla Libera per utilizzare anche in Italia gli OGM, in passato osteggiati sia dalla sinistra (ministro Pecoraro Scanio) sia dalla destra (ministro Alemanno). E’ tutt’ora in atto un braccio di ferro, tra ricorsi alla magistratura e interventi del governo. Questo l’incipit dell’articolo:
“Un campo di battaglia. Silvano Dalla Libera, agricoltore di Vivaro (Pordenone), dopo tre anni di cause giudiziarie ha vinto al Consiglio di Stato e attende che entro 90 giorni il ministro delle Politiche agricole lo autorizzi a seminare mais geneticamente modificato. Luca Zaia, nemico giurato degli Ogm, ha annunciato che ricorrerà in tutte le sedi contro la sentenza. La Confagricoltura plaude alla decisione del Consiglio di Stato. La Coldiretti minaccia la raccolta di firme per un referendum qualora gli Ogm venissero ammessi. Cinquecento agricoltori abbandonano per protesta la confederazione fondata da Paolo Bonomi e s’iscrivono alla Futuragra di Dalla Libera. L’Espresso strepita in copertina: «Gli Ogm nascosti», e denuncia: «Consumatori senza difese». L’opinione pubblica continua a non capirci nulla. In questo bailamme, scende in campo l’unico che di campi se ne intende davvero, il professor Francesco Sala, biotecnologo vegetale. Con un giudizio più inappellabile di quello pronunciato dal Consiglio di Stato: «I prodotti tipici non sono mai stati tipici e il cibo naturale non è per nulla naturale. Fermare gli Ogm significa cancellare il made in Italy. È come se si costringesse la Fiat a costruire auto prive di tutto ciò che è stato inventato negli ultimi 30 anni, dall’Abs al navigatore satellitare. Gli anti Ogm questo stanno facendo: uccidono l’agricoltura italiana, che o sarà geneticamente modificata o non sarà. Lavorano – senza saperlo, mi auguro – proprio per le multinazionali che affermano di combattere, come la Monsanto, e anche per la lobby chimica che impesta l’ambiente di insetticidi, fungicidi, diserbanti, fertilizzanti. Stanno ripetendo l’errore compiuto nel 1948, quando gli avversari dell’innovazione andavano nel Bresciano a bruciare le coltivazioni dei loro colleghi che avevano messo a dimora il mais ibrido F1, lo stesso con cui oggi si prepara l’ottima polenta che piace tanto al ministro Zaia».”

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