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Timestamp: 2017-04-29 09:29:15+00:00

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Il Codice Lieber del 1863 :: Studi per la pace
Hits: 2725 Origini del diritto umanitario
Le Lieber's Instructions, così dette perché ne fu autore il giurista Francis Lieber codificano in ca. 150 articoli le norme del diritto consuetudinario che gli stati maggiori degli eserciti in epoca moderna tendevano ad adottare nell'intento di condurre le guerre secondo metodi razionali coerenti con i principi della civiltà alla quale appartenevano. Indice dei contenuti
2. TRADUZIONE DI ALCUNI ARTICOLI
3. INSTRUCTIONS FOR THE GOVERNMENT OF ARMIES OF THE UNITED STATES IN THE FIELD
Section I. (1 - 30) Martial Law - Military jurisdiction - Military necessity - Retaliation. Section II. (31 - 47)
Public and private property of the enemy - Protection of persons, and especially of women, of religion, the arts and sciences - Punishment of crimes against the inhabitants of hostile countries. Section III. (48 - 80)
Deserters - Prisoners of war - Hostages - Booty on the battlefield.
Section IV. (81 - 85)
Partisans - Armed enemies not belonging to the hostile army - Scouts - Armed prowlers - War-rebels. Section V. (86 - 104)
Safe-conduct - Spies - War -Traitors - Captured messengers - Abuse of the flag of truce. Section VI. (105 - 118)
Exchange of prisoners - Flags of truce - Flags of protection Section VII. (119 - 134)
The Parole. Section VIII. (135 - 147)
Armistice - Capitulation. Section IX. (148)
Section X.(149 - 157)
Insurrection - Civil War - Rebellion.
La guerra di secessione tra gli Stati confederati del sud e l'Unione del Nord (1961 - 1865) viene considerata la prima guerra contemporanea per il numero degli uomini mobilitati, la quantità di risorse impiegate e la radicalità dello scontro. Gli Stati Confederati del sud riuscirono infatti a mobilitare circa un milione e mezzo di uomini (di cui 900.000 di leva obbligatoria) dai 17 ai 50 anni; gli Stati dell'Unione poterono disporre di circa tre milioni di soldati (2.300.000 di leva). Le industrie del Nord lavorarono a pieno ritmo per produrre una quantità mai vista di armi e munizioni: 12.400 cannoni, 7.592.667 proiettili di artiglieria, 12.917.974 chilogrammi di polvere, 3.351.878 fucili e più di un miliardo di cartucce.
Il Nord per vincere la guerra perse 365.205 uomini e 285.245 furono i feriti e i mutilati su una popolazione di 22 milioni di abitanti; per il Sud non vi sono statistiche precise, ma stime attendibili parlano di 329.000 vittime e più di 200.000 feriti su una popolazione di circa 11 milioni di abitanti compresi gli schiavi.
Per la prima volta nella storia delle guerre moderne furono sistematicamente e volutamente coinvolte le popolazioni civili: la guerra di secessione anticipava il modello di guerra totale del Novecento il cui lo scopo era la resa incondizionata dell'avversario o la sua distruzione; una guerra combattuta non solo tra gli eserciti ma anche, e spesso prevalentemente, contro le popolazioni. Il carattere "civile" della guerra contribuiva inoltre a radicalizzare lo scontro e quindi prefigurava scenari che diventeranno consueti nelle guerre del Novecento.
I questo contesto furono redatte le Lieber's Instructions, così dette perché ne fu autore il giurista Francis Lieber: 150 articoli che codificano le norme del diritto consuetudinario che gli stati maggiori degli eserciti in epoca moderna tendevano ad adottare nell'intento di condurre le guerre secondo metodi razionali coerenti con i principi della civiltà alla quale appartenevano. Si trattava cioè di un processo già in atto in Europa lungo il Seicento e il Settecento che aveva trovato nell'opera di Karl von Clausewitz, Della guerra, una sistemazione teorica. Clausewitz, pur partendo da una definizione realistica e contraria ai principi giusnaturalistici della guerra ("la forza si arma delle invenzioni delle arti e delle scienze per misurarsi contro la forza. Essa è accompagnata da restrizioni insignificanti, che meritano appena di essere menzionate, alle quali si dà il nome di diritto delle genti, ma che non hanno capacità di affievolirne essenzialmente l'energia") affidava comunque alla razionalità il compito di definire metodi, scopi e limiti dell'azione militare, onde trasformare la guerra da metodo primitivo e istintivo per risolvere le controversie tra gli Stati in sistema di regole conseguenti e coerenti con la politica degli stessi.
In questo quadro teso tra la definizione dei principi di civiltà nella conduzione delle guerre e i cedimenti frequenti ai meccanismi interni derivanti dalla sua natura distruttiva, il valore delle Lieber's Instructions appare tanto più eminente quanto più queste tentano di codificare - e quindi rendere normativi e definitivi - i principi del diritto consuetudinario della guerra condotta da eserciti regolari. Esse sono promulgate per l'esercito degli Stati Uniti, ma di fatto costituiscono il modello al quale si ispireranno in Europa le norme del "Manuale di Oxford" (1880) e quelle sottoscritte dagli stati che parteciperanno ai congressi dell'Aia del 1899 e del 1907, ossia gli atti che pongono le basi concrete del diritto bellico internazionale.
2. TRADUZIONE (abstract)
1. Una fortezza, un distretto, un tratto di paese occupati dal nemico sono posti pel solo fatto dell'occupazione, sotto l'impero della legge marziale dell'armata che invade o occupa. Non è punto necessario che un proclama o qualsiasi altro avviso pubblico abbia o no fatto sapere agli abitanti che eglino sono retti da una tale legge. La legge marziale è l'effetto immediato e diretto, la conseguenza spontanea della occupazione o della conquista.
La sola presenza di una armata nemica porta con sé che sia messa in vigore la legge marziale di questa armata.
2. La legge marziale non cessa di essere applicabile, durante la occupazione, che in forza di un particolare proclama del comandante in capo, oppure mediante una speciale menzione che se ne faccia nel trattato che pone fine alla guerra, postoché l'occupazione di una fortezza o di un tratto di territorio debba continuare anche dopo la conclusione della pace come una delle condizioni della medesima.
3. La legge marziale, in un paese nemico, consiste nella sospensione a profitto dell'autorità militare dell'armata che occupa, delle leggi criminali e civili, dell'amministrazione e del governo del paese al quale appartiene la città o il territorio occupati, e nella sostituzione in luogo di esse del governo e dell'autorità militare, anche in ciò che si riferisce al diritto di fare leggi generali, in quanto che le esigenze della guerra domandino questa sospensione, sostituzione e facoltà di fare leggi.
Il comandante in capo dell'armata occupante può ben anche dichiarare che la legislazione civile e criminale continueranno a essere applicate in parte, o per intiero, come in tempo di pace, a meno che l'autorità militare superiore non ordini altrimenti.
4. La legge marziale altro non è che l'esercizio dell'autorità militare, esercizio che deve conformarsi alle leggi e agli usi della guerra. La legge marziale non deve confondersi coll'oppressione militare, la quale è l'abuso del potere che conferisce questa legge. Poiché la legge marziale viene eseguita dalla forza militare, devono quelli che l'applicano rispettare rigorosamente i principi della giustizia, dell'onore e dell'umanità - virtù che devono ornare il soldato a preferenza degli altri uomini, poiché egli è onnipotente armato come è di fronte a una popolazione inerme.
Art. 11. Le leggi della guerra non proibiscono solamente gli atti di crudeltà e la mala fede in ordine agli impegni presi col nemico durante la guerra; ma esse vietano ben anche ogni violazione delle convenzioni solennemente firmate dai belligeranti in tempo di pace, dato che abbiano manifestato la loro intenzione di mantenerla in vigore nel caso in cui la guerra scoppiasse fra le potenze contraenti.
Queste medesime leggi proibiscono ogni sorta di estorsioni, ogni transazione che abbia per fine un guadagno illecito, come ogni atto di vendetta privata e ogni complicità in questi atti.
Le violazioni saranno severamente castigate, massime se fossero commesse da officiali.
Art. 15. La guerra autorizza la distruzione o la mutilazione dei nemici armati e di ogni altra persona, la distruzione della quale diviene incidentemente inevitabile negli incontri a mano armata; essa autorizza la cattura di ogni nemico che sia armato, di ogni nemico che sia utile al suo governo o in modo speciale pericoloso per chi lo fa prigioniero; essa autorizza a distruggere ogni specie di proprietà; a tagliare le strade, i canali, o altre vie di comunicazione; a intercettare i viveri e le munizioni del nemico, a impadronirsi di tutto quello che il paese nemico può somministrare per la sussistenza e la sicurezza dell'armata, e a ricorrere a tutte le astuzie che non importino una offesa agli impegni espressamente stipulati pel tempo che dura la guerra, o che sono contenuti implicitamente nelle leggi moderne della guerra. Gli uomini che prendono le armi gli uni contro gli altri in una guerra regolare non perdono la natura di esseri morali, che sono responsabili gli uni verso gli altri e verso Dio.
Art. 16. La guerra non autorizza ad abbandonarsi ad atti di crudeltà, che è quanto dire di infliggere patimenti pel solo piacere di fare soffrire o per esercitare un atto di vendetta; né a storpiare o ferire un nemico fuori di combattimento, né a sottometterlo a torture onde strappargli notizie. Essa non permette in alcun caso di usare del veleno, né di devastare senza bisogno un distretto del nemico. Essa ammette la astuzia, ma condanna la perfidia; in generale la guerra non approva alcun atto di ostilità che sia tale, quando non vi è necessità, da rendere più difficile il ritorno alla pace.
Art. 25. In seguito alla formazione e coesistenza delle nazioni moderne, e dopo che le guerre assunsero il carattere di guerre grandi e nazionali, si riconobbe che non si fa più la guerra pel piacere di farla, ma che essa è un mezzo per raggiungere dei grandi fini politici, o per difendersi contro ingiusti attacchi. Non è più ammessa alcuna restrizione convenzionale in ordine al modo adottato per nuocere al nemico; ma le leggi della guerra prescrivono limiti e restrizioni che sono fondati sui principi eterni della giustizia, della buona fede e dell'onore. Art. 39. Ogni violenza commessa senza necessità contro gli abitanti del paese invaso, ogni distruzione della proprietà che non sia comandata da un officiale che abbia a questo riguardo speciale incarico; ogni furto, ogni saccheggiamento, anche dopo di avere preso di assalto una fortezza; ogni ratto, ogni mutilazione, ogni uccisione di un abitante sono proibiti sotto pena di morte, o con tutt'altro castigo che sembrerà proporzionato alla gravità del delitto.
I soldati, gli officiali, o ogni altro individuo sorpresi mentre commettono simili atti di violenza, e che si rifiutano di obbedire agli ordini del loro superiore di cessare da questi atti, possono essere uccisi sul fatto da questo superiore.
Art. 66. Chiunque ferisce con intenzione il nemico ridotto completamente alla impotenza, lo uccide, o comanda di ucciderlo, o incoraggia i suoi soldati a ucciderlo sarà messo a morte, se viene provata la sua colpabilità, sia che egli appartenga all'armata degli Stati Uniti, o sia un nemico catturato dopo di avere commesso il suo crimine.
Art. 143. Le leggi della guerra non permettono di proclamare che un individuo che fa parte dell'armata belligerante, né un particolare, né un cittadino dello stato nemico è messo fuori della legge e può essere ucciso senza giudizio dal primo individuo che si impadronisce di lui, né più né meno di quello che le leggi moderne non permettono in tempo di pace questa specie di fatto, di porre cioè uno fuori della legge internazionale; esse riprovano al contrario questo modo di procedere e lo considerano come un crimine. Le più severe rappresaglie colpiranno un omicidio commesso in forza di un proclama di questo genere, qualunque sia l'autorità da cui possa emanare. Le nazioni civili veggono con orrore le ricompense offerte in vista di spingere ad assassinare un nemico e le condannano come un ritorno verso la barbarie. 3. INSTRUCTIONS FOR THE GOVERNMENT OF ARMIES OF THE UNITED STATES IN THE FIELD

References: Art. 11

Art. 15

Art. 16

Art. 25
 Art. 39

Art. 66

Art. 143