Source: https://www.diritto.it/il-diritto-di-critica-nellambito-del-rapporto-di-lavoro-suoi-limiti/
Timestamp: 2019-08-17 15:05:31+00:00

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Un commento alla sentenza Cass. 1379/2019.
Diritto di critica e fondamenti legislativi e dottrinari
I fondamenti del diritto di critica. Il dovere di fedeltà e il dovere di riservatezza
Infatti, Il caso sottoposto all’attenzione della Cassazione vede un lavoratore impugnare giudizialmente il li-cenziamento disciplinare irrogatogli per aver inviato alla stampa locale una lettera in cui accusava i dirigenti della società datrice di lasciare inutilizzato un mezzo del valore di 300.000,00 € al fine di favorire delle ditte esterne (c.f.r Altalex.com).
L’ulteriore obbligo, imposto dall’articolo 2105 cod. civ. al prestatore riguarda, come si è detto, la riservatezza circa le notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione.
Si deve ovviamente trattare di notizie segrete o quanto meno riservate, cosicchè non viola alcun divieto il lavoratore che propali all’estero tecniche produttive o modalità organizzative che siano ampiamente conosciute e standardizzate.
Una fattispecie rispetto alla quale assai spesso i nostri giudici riconoscono la violazione dell’articolo 2105 cod. civ. riguarda la sottrazione, anche in fotocopia, di documenti aziendali ai fini di una loro produzione nell’ambito di controversie promosse nei confronti del datore di lavoro, senza che l’esercizio del diritto di di-fesa possa essere considerato un’esimente (C.f.r. Cass. 10591/1991;Cass. 2560/1993; Cass. 4328/1996). (C.f.r. Mazzotta, Diritto del Lavoro, pagg. 496-497, Ed. Giuffrè).
La posizione della giurisprudenza. Anche quella più recente
Dunque, nel commentare ulteriormente, nel fare riferimento al percorso giurisprudenziale dell’istituto del di-ritto di critica nell’ambito del rapporto di lavoro, non si può, in questo caso, prescindere dal percorso argo-mentativo della sentenza Cass. 1379 del 2019.
Nell’ambito del rapporto di lavoro, rispetto al quale opera anche la dichiarazione di principio contenuta nella n. 300 del 1970, art. 1 secondo cui tutti i lavoratori hanno il diritto di manifestare liberamente il pro-prio pensiero sul luogo di lavoro “nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della pre-sente legge”, non può negarsi l’esercizio di espressioni critiche del dipendente nei confronti del datore di lavoro, sebbene il vincolo di subordinazione imponga al lavoratore obblighi di fedeltà e collaborazione.
Sin da Cass. n. 1173 del 1986 si sono elaborate regole, analoghe a quelle stilate per l’esercizio del diritto di cronaca, tese a contemperare il diritto stabilito dall’art. 21 Cost. con altri diritti concernenti beni di pari rilevanza costituzionale, tra i quali, in particolare, i diritti della personalità all’onore ed alla reputazione, stabilendo che: “Il comportamento del lavoratore, consistente nella divulgazione di fatti ed accuse, ancorché vere, obiettivamente idonee a ledere l’onore o la reputazione del datore di lavoro, esorbita dal legittimo esercizio del diritto di critica, quale espressione del diritto di libera manifestazione del proprio pensiero, e può configurare un fatto illecito, e quindi anche consentire il recesso del datore di lavoro ove l’illecito stesso risulti in-compatibile con l’elemento fiduciario necessario per la prosecuzione del rapporto, qualora si traduca in una condotta che sia imputabile al suo autore a titolo di dolo o di colpa, e che non trovi, per modalità ed ambito delle notizie fornite e dei giudizi formulati, adeguata e proporzionale giustificazione nell’esigenza di tutelare interessi di rilevanza giuridica almeno pari al bene oggetto dell’indicata lesione”.
Pertanto, secondo i condivisi principi già espressi da questa Corte, l’esercizio del diritto di critica dei lavora-tori nei confronti del datore di lavoro è lecito laddove espressione del”diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” (art. 21 Cost.), anche “nei luoghi dove prestano la loro opera” (L. n. 300 del 1970, art. 1), tenuto altresì conto dell’interesse ad esprimersi sulle modalità di esercizio dell’attività imprenditoriale che possano avere ricadute sulle condizioni di vita e di lavoro del personale.
La critica manifestata dal lavoratore all’indirizzo del datore di lavoro può, dunque,trasformarsi da esercizio lecito di un diritto in una condotta astrattamente idonea a configurare un illecito disciplinare laddove superi i limiti posti a presidio della dignità della persona umana, così come predeterminati dal diritto vivente.
In secondo luogo occorre verificare il criterio della continenza formale, nel senso che l’esposizione della critica deve avvenire con modalità espressive che possano dirsi rispettose di canoni,generalmente condivisi, di correttezza, misura e civile rispetto della dignità altrui.
Nel rapporto di lavoro è sicuramente interesse meritevole quello che si relazioni direttamente o indiretta-mente con le condizioni del lavoro e dell’impresa, come le rivendicazioni di carattere lato sensu sindacale o le manifestazioni di opinione attinenti i lcontratto di lavoro, mentre sono suscettibili di esondare dal limite della pertinenza le critiche rivolte al datore di lavoro, magari afferenti le sue qualità personali, oggettivamente avulse da ogni correlazione con il rapporto contrattuale e gratuitamente mirate a ledere la sua onorabilità. Laddove anche uno solo dei limiti descritti venga travalicato, la critica rivolta dal lavoratore al datore di lavoro, idonea a ledere l’onore, la reputazione e il decoro di questi, non è scriminata dall’esercizio del diritto ed assume l’attitudine ad integrare un illecito disciplinare.
Occorrerà poi verificare in concreto se, alla luce del dovere di fedeltà di cui all’art. 2105c.c. – così come pacificamente declinato dalla giurisprudenza di questa Corte (ex multis: Cass. n. 25161 del 2014; Cass. n. 144 del 2015; Cass. n. 2550 del 2015; Cass. n. 16629 del 2016; Cass. n. 996 del 2017) – letto in rapporto ai più gener-ali canoni di correttezza e buona fede ex artt. 1175 e 1375 c.c., il comportamento del lavoratore in violazione di detti obblighi di protezione e contrario ai doveri derivanti dal suo inserimento nell’organizzazione imprenditoriale sia comunque idoneo a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario in quanto sussumibile nell’ambito della giusta causa o del giustificato motivo soggettivo di licenziamento, secondo le ben note regole che presiedono tale accertamento (sul meccanismo di sussunzione nella giusta causa di licenziamento e circa il sindacato di legittimità su di esso cfr. Cass. n. 18715 del 2016; conf. Cass. n. 4125 del 2017; in generale, avuto riguardo ai concetti giuridici indeterminati, v. Cass. SS.UU. n. 5 del 2001).
Sul punto:” Il diritto ad essere dimenticati su internet: diritto all’oblio e come invocarlo”
Come si vede, al pari di altri istituti, nel diritto di critica nei confronti del datore di lavoro si dimostra in pie-no come il diritto sia vivente e come necessiti, come in questo caso, di interrelazione tra vari istituti, anche di tipo penalistico.
Non essendo però questi criteri sufficienti ecco allora che soccorre il diritto di riservatezza e il dovere di cor-retezza, così come codificato nell’articolo 2105 cod. civ.
Tuttavia, i ciriteri della pertinenza, della continenza e della riservatezza, così come delineati in astratto, soccorrono in maniera oggettiva affinchè si possa conoscere il limite del lecito e dell’illecito, nell’ambito del rapporto di lavoro.
di Mignacca Daria 29 gennaio 2018

References: sentenza 
 Cass. 
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 art. 1
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e contrario
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