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Timestamp: 2016-02-05 22:02:15+00:00

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Addebito nella separazione: quando la colpa della rottura è di uno dei due coniugi?
27 Nov 2012	L'autore
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Cos’è l’addebito nella separazione e in quali casi viene imputato a uno dei due coniugi? In questo articolo faremo qualche esempio dei casi tipici in cui è possibile addossare la colpa della separazione sul marito o sulla moglie.
Quando non c’è l’accordo dei coniugi sulle condizioni della separazione, essi possono agire davanti al giudice per ottenere la separazione giudiziale ed eventualmente far dichiarare a quale dei due sia addebitabile la colpa della separazione medesima. L’addebito quindi è un giudizio di responsabilità che si ha quando la condotta di uno o entrambi i coniugi sia stata contraria ai doveri coniugali. Colui a cui viene imputato l’addebito perde il diritto al mantenimento. In generale, l’addebito viene imputato quando si ometta l’assistenza morale e materiale, vi sia un ingiustificato rifiuto del conforto spirituale, un ingiustificato abbandono del tetto coniugale, un compimento di atti oppressivi, l’infedeltà, il rifiuto ingiustificato ad avere rapporti sessuali, ecc.
Vediamo qualche caso specifico.
Quel che conta è che la convivenza sia divenuta intollerabile. Questa analisi va fatta in termini soggettivi e non oggettivi. In altre parole, rileva lo stato psicologico individuale del coniuge, collegato alla sua formazione culturale e sensibilità; è la sua valutazione soggettiva ed insindacabile che deve essere presa in considerazione; in buona sostanza interessa come il singolo, dentro di sé, avverta la vita di coppia. Non rileva invece una analisi oggettiva della intollerabilità [1]. Si deve comunque trattare non di un mero capriccio, ma di una situazione avvertita con una certa gravità.
Il giudice, nel valutare il comportamento riprovevole del coniuge dovrà esaminare anche la condotta dell’altro per individuare se il comportamento censurato non sia solo l’effetto di una frattura coniugale già verificatasi prima e possa pertanto considerarsi giustificato [2]. Infedeltà
L’infedeltà non è sempre causa di addebito; lo è solo quando sia stata la causa scatenante della rottura e abbia determinato quindi l’intollerabilità della convivenza. Non lo è invece se il tradimento è solo la conseguenza di una crisi coniugale preesistente [3].
L’esistenza di una relazione sentimentale con un’altra donna durante la convivenza coniugale non esclude comunque il diritto del coniuge di visitare i figli minori insieme alla nuova compagna [4].
L’obbligo di fedeltà deve essere inteso non solo come astensione da relazioni sessuali extraconiugali, ma anche come impegno di non tradire la fiducia reciproca o di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi.
Anche una relazione sentimentale che non si concretizzi in un rapporto fisico può essere causa di imputazione dell’addebito [5].
Può essere causa di addebito il comportamento con cui si ingenera, nella collettività, l’impressione di avere una relazione con un’altra persona, anche se poi non corrisponda a verità o non si traduca in un atto fisico. Infatti il semplice sospetto di infedeltà, anche se non diventi adulterio, comporta una offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge [6].
Nel caso di matrimonio durato pochi mesi, quando la moglie già era in attesa di un figlio, la violazione dei doveri coniugali fin subito dopo le nozze non è causa di addebito della separazione. Infatti, le modalità con cui la coppia si è sposata farebbero pensare che i due coniugi abbiano contratto matrimonio senza la convinzione dell’impegno che stavano assumendo [7].
Ci può essere addebito quando uno dei due coniugi rimanga indifferente allo stato di depressione dell’altro, non sostenendolo economicamente o moralmente [8].
I coniugi hanno l’obbligo di concordare tra loro l’indirizzo della vita familiare, le scelte educative e gli interventi diretti a risolvere i problemi dei figli. Tali scelte devono essere prese di comune accordo. Un atteggiamento invece unilaterale, rigido, sordo alle richieste dell’altro coniuge, si traduce in una violazione degli obblighi sia nei confronti dei figli che dell’altro coniuge. Pertanto, se ripetuto nel tempo, aprendo una frattura tra il genitore e i figli, obbligando l’altro coniuge a schierarsi a difesa di costoro, può diventare causa di intollerabilità della convivenza e portare alla imputazione dell’addebito [9].
Anche un solo episodio di violenza, con percosse, consumato dal marito contro la moglie, per di più per un futile motivo, legittima quest’ultima a chiedere la separazione con addebito. La prova del singolo fatto, quindi, rende “verosimile” l’affermazione della moglie che il marito fosse solito “alzare le mani” [10].
Ma causa dell’addebito non sono solo le condotte violente e aggressioni fisiche nei confronti del coniuge o dei figli, ma anche espressioni scurrili e offensive, scatti di rabbia incontrollata per futili motivi o anche l’intolleranza nei confronti dei familiari dell’altro coniuge [11].
L’allontanamento dalla casa coniugale (ossia la residenza della famiglia) è causa di addebito quando fatta senza il consenso dell’altro coniuge.
Se l’allontanamento avviene a causa del comportamento dell’altro coniuge [12] oppure perché il legame è già compromesso ed è solo la conseguenza di una intollerabilità preesistente, esso non è causa di addebito [13].
Inoltre, qualora già molto tempo prima dell’allontanamento del coniuge dalla casa il legame era ormai di carattere puramente formale, tale allontanamento non può giustificare l’addebito.
Se uno dei due coniugi ha assunto sempre un atteggiamento di tacita accettazione e disponibilità nei confronti dei comportamenti illegittimi dell’altro consorte, ciò non gli impedisce di chiedere in un secondo momento l’imputazione dell’addebito. Infatti il suo atteggiamento remissivo potrebbe trovare spiegazione in motivi di ordine pratico o materiale (mantenimento) o nella prevalenza di concezioni etiche (salvare il matrimonio) oppure in utopistiche prospettive di recuperare il rapporto [14].
[1] Trib. Varese, sent. 11.01.2011.
[2] Cass. sent. n. 279 del 12.01.2000.
[3] Trib. Milano sent. n. 4774/2011.
[4] Cass. sent. n. 283 del 9.01.2009.
[5] Cass. sent. n. 15557 del 11.06.2008.
[6] Cass. sent. n. 15557 del 11.06.2008.
[7] Trib. Tivoli sent. n. 1655 del 1.12.2010.
[8] Cass. sent. n. 19065 del 10.07.2008.
[9] Cass. sent. n. 17710 del 2.09.2010.
[10] Cass. sent. n. 817 del 14.01.2011.
[11] Trib. Roma, sent. n. 2899 del 11.02.2011.
[12] Trib. Bari, sent. n. 1495 del 12.06.2008.
[13] Cass. sent. n. 4540 del 24.02.2011.
[14] Cass. sent. n. 6970 del 8.05.2003.
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27 Nov 2012 Loris Pasqualin
Finalmente un sito dove si possono trovare delle risposte chiare e comprensibili.
21 Apr 2013 il sessuologo comportamentale

References: Cass. 
 Cass. 
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