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Timestamp: 2020-03-28 15:32:41+00:00

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 24 aprile ‐ 10 giugno 2013, n. 14535 Presidente Berruti – Relatore Cirillo Svolgimento del processo 1. Il Giudice di pace di Roma, con sentenza del 17 giugno 2003, condannava E..D.S. e la s.p.a. Lloyd Adriatico al pagamento in favore di S..L. , a titolo di risarcimento danni conseguenti ad un sinistro stradale, della somma di Euro 1.127,67, oltre interessi e con il carico delle spese. 2. La sentenza veniva appellata dal L. e dal suo difensore Avv. Prosperini, quest'ultimo in relazione all'omessa pronuncia in ordine alla domanda di distrazione in suo favore delle spese di lite.Il Tribunale di Roma, con sentenza dell'11 settembre 2006, rigettava l'appello proposto dal L. , accoglieva quello dell'Avv. Prosperini in favore del quale ordinava la distrazione delle spese liquidate con la sentenza di primo grado e compensava le spse di secondo grado. Osservava il Tribunale che l'appello del L. era infondato in quanto il primo giudice aveva esattamente escluso l'importo dell'IVA dalla somma liquidata per sorte capitale poiché il preventivo depositato era inidoneo a dimostrare l'avvenuto effettivo pagamento della somma richiesta dal riparatore el mezzo e, conseguentemente, della relativa imposta. L'eventuale liquidazione dell'IVA, quindi, si sarebbe risolta in un indebito arricchimento a danno della parte soccombente. Quanto all'entità delle spese liquidate in primo grado, il Tribunale rilevava che, non essendo stata depositata la relativa nota, la denunziata violazione dei minimi tariffari era da ritenere priva di dimostrazione; il Giudice di pace, quindi, aveva correttamente liquidato le spese in via equitativa in riferimento al valore della domanda accolta, non sussistendo un obbligo di liquidarle al minimo della tariffa. Né poteva tenersi conto del tardivo inserimento della nota spese relativa al giudizio di primo grado avvenuta nel testo dell'apello, sussistendo altrimenti una violazione dell'art. 345 del codice di procedura civile. 3. Avverso la sentenza del Tribunale di Roma propone ricorso L.S. , con atto affidato a quattro motivi e sostenuto da memoria. Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede. Motivi della decisione 1.1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, ai sensi dell'art. 360, primo comma, nn. 3) e 5), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 1223, 2043 e 2056 cod. civ., oltre ad omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Rileva il ricorrente che alla luce della sentenza 14 ottobre 1997, n. 10023, di questa Corte, il risarcimento del danno comprende anche l'IVA, pur se la riparazione non sia ancora avvenuta e manchi la relativa fattura, perché l'imposta deve essere per legge addebitata al committente il lavoro di riparazione. La violazione di legge si tradurrebbe, secondo il L. , anche in vizio di motivazione, non avendo la sentenza adeguatamente motivato sulle ragioni di esclusione dell'IVA. 1.2. Il motivo è fondato. Questa Corte, con la sentenza n. 10023 del 1997 richiamata nel ricorso, confermata dalla più recente sentenza 27 gennaio 2010, n. 1688, ha affermato che, poiché il risarcimento del danno patrimoniale si estende agli oneri accessori e consequenziali, se esso è liquidato in base alle spese da affrontare per riparare un veicolo, il risarcimento comprende anche l'IVA, pur se la riparazione non è ancora avvenuta ‐ e a meno che il danneggiato, per l'attività svolta, abbia diritto al rimborso o alla detrazione dell'IVA versata ‐ perché l'autoriparatore è tenuto per legge ad addebitarla, a titolo di rivalsa, al committente (art. 18 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633). La sentenza impugnata non si è attenuta a tale principio e deve essere, quindi, cassata sul punto. www.unarca.it www.unarca.

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