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Sentenza Corte costituzionale 8 aprile 2010, n. 127 > ReteAmbiente
Sentenza Corte costituzionale 8 aprile 2010, n. 127
Rifiuti - Centri di raccolta dei rifiuti urbani (Ecopiazzole) - Dm 8 aprile 2008 - Autorizzazione alla gestione - Competenza del Comune - Insussistenza - Legge regionale di attribuzione - Illegittimità costituzionale - Sussistenza
La legge regionale non può attribuire al Comune alcuna competenza in tema di autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta dei rifiuti urbani perchè ciò non è in alcun modo previsto dalla disciplina nazionale.
Così ha stabilito la Corte costituzionale (sentenza 8 aprile 2010, n. 127) dichiarando l'illegittimità dell'articolo 7, comma 1, lettera c), della Lr Umbria 13 maggio 2009, n. 11, ritenuto lesivo delle competenze statali in materia, tenuto conto che i centri di raccolta dei rifiuti urbani sono disciplinati dall'articolo 183, Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 e dall'articolo 1, Dm 8 aprile 2008, che prevede la mera approvazione del Comune per la realizzazione dell'ecopiazzola, e che il soggetto che la gestisce sia iscritto all'Albo gestori.
La Corte sottolinea infine che l'intervento del Comune deve riguardare, ai sensi della normativa vigente, solo l'aspetto urbanistico, non quello relativo alla gestione stretta dei rifiuti che è di esclusiva competenza statale.
Dm 8 aprile 2008 (articolo 1)
Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (articolo 20)
Sentenza Tar Lazio 3 giugno 2019, n. 7122
Rifiuti – Nozione di rifiuto – Articolo 183, Dlgs 152/2006 – Necessità che il proprietario del bene abbia maturato la volontà di disfarsi dello stesso – Raccolta differenziata indumenti usati – Apposizione sui cassonetti stradali di adesivi recanti diciture che lasciano intendere lo scopo umanitario della raccolta – Pratica commerciale scorretta - Sanzione amministrativa pecuniaria irrogata dall'Antitrust ai sensi del Dlgs 206/2005 – Legittimità –Idoneità delle diciture poste sui cassonetti a raggiungere il cittadino-consumatore a prescindere dalla sua decisione di disfarsi di un abito usato - Pratica commerciale - Sussistenza
Sostanze pericolose – Trasporto – Attività di bonifica delle cisterne utilizzate e contaminate da rifiuti pericolosi – Infortuni mortali e non dei lavoratori dell’impresa appaltatrice esecutrice dei lavori – Reati di omicidio colposo aggravato e lesioni personali ex articoli 589 e 590, Codice penale – Responsabilità dei datori di lavoro delle imprese committenti – Sussistenza – Violazione degli obblighi generali di sicurezza ex articolo 2087, Codice civile – Sussistenza – Omessa valutazione dei rischi derivanti da interferenze e connessa attività di coordinamento e cooperazione ex articolo 26, Dlgs 81/2008 – Violazione dell’obbligo di verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici - Articoli 2087 e 2050, Codice civile, articolo 26, Dlgs 81/2008 – Per omessa verifica delle necessarie autorizzazioni alle attività di gestione rifiuti (articolo 208, Dlgs 152/2006) – Sussistenza – Posizione di garanzia del produttore dei rifiuti ex articolo 183, Dlgs 152/2006 quale soggetto cui sia giuridicamente riferibile la produzione dei rifiuti – Sussistenza – Responsabilità amministrativa delle imprese ex articolo 25-septies, Dlgs 231/2001 – Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 7 dicembre 2018, n. 54702
Rifiuti - Deposito temporaneo - Condizioni - Articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Onere della prova a carico del soggetto produttore dei rifiuti - Sussistenza - Inosservanza anche di una sola delle condizioni imposte - Trasformazione dell'attività in illecita gestione dei rifiuti o abbandono dei rifiuti - Sussistenza
Ordinanza Corte di Cassazione 28 novembre 2018, n. 53278
Autorizzazione integrata ambientale - Provvedimento di autorizzazione - Violazione delle prescrizioni del provvedimento - Articolo 29-quaterdecies, comma 3, lettera b) del Dlgs 152/2006 - Prescrizioni relative alla "gestione dei rifiuti" - Nozione di "gestione" - Richiamo espresso alla definizione contenuta nell'articolo 183, Dlgs 152/2006 - Esclusione - Concetto ampio non agganciato alla definizione dell'articolo 183, Dlgs 152/2006 - Legittimità - Sussistenza
Rifiuti – Sottoprodotti di origine animale – Abbandono incontrollato sul suolo – Disastro “innominato” – Articolo 434, Codice penale – Configurabilità del reato – Richiesta della effettiva produzione di un danno – Esclusione - Insorgenza di uno stato di fatto che rende possibile un danno – Sufficienza – Assenza di inquinamento della falda acquifera – Esonero da responsabilità – Richiamo ai presupposto del reato di inquinamento ambientale e ai suoi presupposti – Articolo 452-bis Codice penale – Inconferenza - Sussistenza - Fattispecie di reato introdotta dopo i fatti di causa – Natura di reato di danno e non di pericolo, distinto dal disastro innominato ex articolo 434, Codice penale - Sussistenza - Deposito temporaneo di rifiuti - Rispetto delle condizioni dell’articolo 183, Dlgs 152/2006 - Insussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 13 settembre 2018, n. 40687
Rifiuti - Qualificazione come tali di sostanze ed oggetti - Requisiti di cui alla definizione ex articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Volontà o obbligo di disfarsi - Valutazione della condotta in termini oggettivi fondata su dati quali origine, caratteristiche, condizioni dei beni, necessità di successive attività di gestione - Rilevanza ai fini della qualificazione come rifiuti - Sussistenza Valutazioni personali del produttore o detentore - Riutilizzabilità economica e/o cessione a titolo oneroso delle sostanze ed oggetti - Rilevanza ai fini della esclusione della qualificazione come rifiuti - Insussistenza
Ordinanza Corte di Cassazione 24 luglio 2018, n. 35164
Rifiuti pericolosi - Territori in stato di emergenza - Deposito incontrollato - Reato - Articolo 6, comma 1, lettera a), Dl 172/2008 - Nozione di rifiuto - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Accertamento nel caso concreto - Quaestio facti demandata al Giudice di merito - Motivazione esente da vizi logici o giuridici - Insindacabilità da parte del Giudice di legittimità - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 2 maggio 2018, n. 18663
Sicurezza sul lavoro – Operazioni di recupero di rifiuti pericolosi ex articolo 183, Dlgs 152/2006 – In assenza di autorizzazione - Morte del lavoratore svolgente le attività - Responsabilità del datore di lavoro ex articolo 2, Dlgs 81/2008 – Omicidio colposo ex articolo 589 Codice penale – Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 9 aprile 2018, n. 15771
Rifiuti - Rottami ferrosi - Raccolta e accumulo - Territorio in stato di emergenza - Reato - Articolo 6, Dl 172/2008 - Deposito temporaneo - Condizioni - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Attività di smaltimento e contestazione di gestione illecita - Compatibilità
Sentenza Corte di Cassazione 12 febbraio 2018, n. 6731
Batterie esauste - Trasporto senza autorizzazione verso isola ecologica - Intenzione di disfarsene - Integrata - Nozione di rifiuto ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Finalità di trarre profitto dalla vendita - Irrilevanza
Sentenza Corte di Cassazione 24 gennaio 2018, n. 3299
Rifiuto - Nozione - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Verifica - Elementi di carattere obiettivo - Interpretazione soggettiva - Inaccettabilità - Utilizzazione economica attraverso cessione a titolo oneroso - Irrilevanza
Rifiuti - Accumulo sul luogo di lavoro - Deposito temporaneo - Configurabilità - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Condizioni - Concorrenza - Prova - Onere del produttore - Sussistenza
Sottoprodotti - Evoluzione normativa - Condizione della certezza del riutilizzo - Nozione ex articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Nozione ex articolo 183, comma 1, lettera p), Dlgs 152/2006 - Materiali da demolizione - Destinazione a futura incerta nuova costruzione - Applicabilità disciplina sottoprodotti - Negazione - Disciplina dei rifiuti- Sussistenza
Territorio - Realizzazione di pannelli fonoassorbenti durante un tratto autostradale - Valutazione di impatto ambientale Dlgs 152/2006 - Applicabilità - Esclusione - Caratteristica dell'opera - Manutenzione straordinaria - Applicabilità del Dm 1444/1968 sulle distanze tra edifici - Esclusione
Sentenza Corte di Cassazione 31 marzo 2017, n. 16441
Rifiuti - Deposito temporaneo - Condizioni ex articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Luogo di produzione coincide con luogo di deposito - Materiali da demolizione - Cantiere e luogo di deposito - Non coincidenza - Collegamento funzionale - Insussistenza - Deposito incontrollato ex articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 15 febbraio 2017, n. 7160
Rifiuti - Autorizzazione messa in riserva cavi elettrici - Operazione prodromica al recupero ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Separazione meccanica conduttore/guaina - Rientra nell’autorizzazione - Reato di gestione illecita di rifiuti ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Insussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 30 gennaio 2017, n. 4197
Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Natura eccezionale e derogatoria - Produttore - Onere della prova - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 16 novembre 2016, n. 48316
Rifiuti - Definizione - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Significato del termine "disfarsi" - Interpretazione estensiva - Valutazione soggettiva - Non accettabilità
Sentenza Tar Veneto, 13 luglio 2016, n. 772
Rifiuti - Nozione di produttore ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Differenza fra produttore iniziale e nuovo produttore - Alterazione natura rifiuto - Sussistenza - Responsabilità nuovo produttore - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 25 marzo 2016, n. 1239
Valutazione di impatto ambientale - Procedimento di Via - Termine di conclusione - Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Natura - Perentorietà - Insussistenza - Risarcimento del danno da ritardo - Condizioni - Limiti
Energia - Linee elettriche - Modifiche di scarsa entità - Autorizzazione - Legge regionale Veneto 30/2014 - Attività libera - Conseguenze - Esclusione da valutazione di impatto ambientale - Allegato IV, Parte II, Dlgs 152/2006 - Illegittimità costituzionale
Sentenza Corte di Cassazione 13 ottobre 2015, n. 41076
Rifiuti - Pastello di piombo - Natura di rifiuto pericoloso - Qualifica come materia prima secondaria - Cessazione della qualifica di rifiuto - Articolo 184-ter, Dlgs 152/2006 - Previa sottoposizione a recupero - Normativa nazionale applicabile - Allegato 1, Dm 161/2012 - Verifica rispetto parametri - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 4 febbraio 2015, n. 5178
Rifiuti - Terre e rocce da scavo - Deposito temporaneo - Articolo 183 Dlgs 152/2006 - Continuità normativa - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione penale 7 ottobre 2014, n. 41692
Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Requisito principale - Raggruppamento dei rifiuti prima della raccolta nel luogo di produzione - Conservazione dei rifiuti - Modalità adeguate allo scopo - Principio di precauzione - Applicabile
Sentenza Corte di Cassazione 23 settembre 2014, n. 38676
Rifiuti - Deposito temporaneo - Definizione - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Luogo di produzione dei rifiuti - Luogo nella disponibilità del produttore funzionalmente collegato al luogo di produzione - Rientra
Sentenza Corte di Cassazione 16 settembre 2014, n. 37843
Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Luogo di produzione - Accezione più lata - Area nella disponibilità del produttore e funzionamente collegata al luodo di produzione - Rientra
Sentenza Corte di Cassazione 13 febbraio 2014, n. 6985
Rifiuti - Abbandono di rifiuti "alla rinfusa" e non per categorie omogenee - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Escluso
Sentenza Corte di Cassazione 22 novembre 2013, n. 46711
Rifiuti - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Nozione di deposito temporaneo - Differente da abbandono - Attività di controllo - Necessaria
Sentenza Corte di Cassazione 9 gennaio 2013, n. 1148
Rifiuti - Articolo 183, comma 1, lett. bb), Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Assenza anche di uno solo dei requisiti - Qualificazione giuridica
Sentenza Corte di Cassazione 31 maggio 2012, n. 21032
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Luogo di produzione dei rifiuti - Contiguità e disponibilità - Necessaria - Violazione paesaggistica - Reato di pericolo
Sentenza Corte di Cassazione 11 maggio 2012, n. 17819
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Stoccaggio - Requisiti - Differenze
Sentenza Corte di Cassazione 8 maggio 2012, n. 16988
Rifiuti – Dlgs 152/2006 – Deposito temporaneo – Durata massima
Sentenza Corte di Cassazione 3 aprile 2012, n. 12476
Rifiuti allo stato liquido - Articolo 74, Dlgs 152/2006 - Stoccaggio - Acque reflue - Requisiti - Differenze
Sentenza Corte di Cassazione 22 febbraio 2012, n. 7002
Inerti da demolizione - Dlgs 152/2006 - Natura di rifiuti speciali - Continuità normativa - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 24 novembre 2011, n. 6221
Comunicazione per recupero di rifiuti in forma semplificata - Dlgs 152/2006 - Rinnovo per modifica sostanziale - Verifica di "screening" Via - Protezione ambientale - Deroga "implicita" - Esclusa
Sentenza Corte di Cassazione 17 ottobre 2011, n. 37483
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Abbandono - Discarica abusiva
Sentenza Corte di Cassazione 13 ottobre 2011, n. 36979
Deposito non controllato di rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Requisiti - Scarichi di acque reflue industriali - Autorizzazioni
Sentenza Corte di Cassazione 28 luglio 2011, n. 28890
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Stoccaggio - Deposito incontrollato - Definizioni
Sentenza Corte di Cassazione 26 luglio 2011, n. 29894
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito incontrollato di rifiuti - Deposito temporaneo - Sussistenza di tutti i presupposti di legge - Onere della prova
Sentenza Corte di Cassazione 18 luglio 2011, n. 28204
Rifiuti - Deposito temporaneo - Nozione - Luogo di produzione - Altri siti nella disponibilità dell'impresa - Collegamento funzionale - Necessario
Sentenza Corte di Cassazione 9 maggio 2011, n. 17864
Ecopiazzole - Dlgs 152/2006 - Autorizzazione regionale - Verifica requisiti - Non presenti -
Sentenza Corte di Cassazione 13 aprile 2011, n. 16727
Materiali di demolizione - Dlgs 152/2006 - Rientrano nel novero dei rifiuti - Discipline più favorevoli - Sottoprodotti - Presupposti
Sentenza Corte di Cassazione 24 marzo 2010, n. 11260
Abbandono di rifiuti - Nozione di rifiuto - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Individuazione - Definizione "aperta" di rifiuto
Sentenza Corte di Cassazione 16 febbraio 2010, n. 6266
Rifiuti solidi - Deposito temporaneo - Volume occupato - Spazi vuoti - Non contano
Sentenza Corte Costituzionale 28 gennaio 2010, n. 28
Qualificazione delle ceneri di pirite come sottoprodotti - Presunzione assoluta - Illegittimità
Sentenza Corte di Cassazione 11 gennaio 2010, n. 773
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Riutilizzo della sansa di oliva disoleata quale combustibile
Sentenza Corte di Cassazione 19 novembre 2009, n. 44457
Rifiuti non pericolosi - Dlgs 152/2006 - Deposito incontrollato - Cantiere - Responsabilità del direttore dei lavori - Obbligo di vigilanza - Non sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 12 ottobre 2009, n. 39727
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Rottami ferrosi - Natura di rifiuto - Disciplina applicabile - Sottoprodotto - Esclusione
Sentenza Corte di Cassazione 9 dicembre 2008, n. 45447
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Luogo di produzione - Nozione
Sentenza Corte di Cassazione 7 novembre 2008, n. 41836
Rifiuti - Inerti da demolizione - Classificazione - Articolo 184, Dlgs 152/2006 - Sottoprodotti - Caratteristiche - Spezzoni di marmo - Materie prime secondarie - Non rientrano
Sentenza Corte di Cassazione 4 luglio 2008, n. 27073
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Requisiti - Deposito per categorie omogenee - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 11 febbraio 2008, n. 6443
Rifiuti - Smaltimento - Responsabile organizzazione - Posizione di garanzia - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 11 gennaio 2008, n. 1188
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Riutilizzo - Condizioni - Dm 5 febbraio 1998 - Disciplina rifiuti - Applicabilità
Sentenza Corte di Cassazione 28 novembre 2007, n. 44295
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Materiali di risulta lavorazione marmo - Riutilizzo - Requisiti - Accumulo per lungo periodo - Discarica abusiva - Configurabilità - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 27 settembre 2007, n. 35662
Rifiuti - Luogo di produzione - Deposito temporaneo - Legame funzionale - Necessario
Sentenza Corte di Cassazione penale 9 settembre 2007, n. 33866
Rifiuti - Manutenzione infrastrutture - Deposito temporaneo - Autorizzazione - Necessità - Esclusa
Rifiuti - Residui contenuti in autocisterne - Estrazione in impianto di lavaggio - Raccolta in vasche per avvio a successivo smaltimento - Natura di rifiuto liquido - Sussistenza - Produttore del rifiuto - Trasportatore - Sussistenza - Luogo di produzione - Impianto di autolavaggio - Insussistenza - Applicabilità disciplina su scarichi acque - Assenza di convoglio tramite condotta - Esclusione - Dlgs 22/1997 (ora Dlgs 152/2006, articoli 183 e 185)
Sentenza Corte di Cassazione 18 giugno 2007, n. 23792
Rifiuti - Deposito temporaneo - Luogo diverso da quello di produzione - Abbandono - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 10 giugno 2007, n. 23789
Rifiuti - Gestione illecita - Deposito non autorizzato - Effettuato dall'appaltatore - Proprietario del suolo - Concorso nel reato - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 4 maggio 2007, n. 16955
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Condizioni - Raggruppamento prima della raccolta nel medesimo luogo di produzione
Sentenza Corte di Cassazione 19 aprile 2007, n. 15989
Reati connessi alla gestione dei rifiuti - Commessi da dipendenti della società - Legale rappresentante - Responsabilità - Culpa in vigilando - Configurabilità
Sentenza Corte di Cassazione 19 aprile 2007, n. 15997
Rifiuti - Deposito temporaneo - Alternatività tra criterio temporale e criterio quantitativo - Nuovo Dlgs 152/2006 - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 11 aprile 2007, n. 14557
Rifiuti - Sottoprodotti - Nozione - Normativa comunitaria - Necessità del riutilizzo nel medesimo ciclo produttivo - Normativa nazionale - Dlgs 152/2006 - Contrasto con normativa comunitaria - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 4 aprile 2007, n. 13754
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Sansa di olive - Necessità di trasformazione preliminare per riutilizzo - Natura di sottoprodotto - Esclusa
Sentenza Corte di Cassazione 9 marzo 2007, n. 10262
Rifiuti - Residui - Riutilizzo - Regime dei sottoprodotti - Ex Dlgs 152/2006 - Prova della mancanza di dannosità per l'ambiente - Onere a carico del soggetto che riutilizza - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 9 marzo 2007, n. 10259
Rifiuti - Ecopiazzole - Attività di stoccaggio di rifiuti - Necessità dell'autorizzazione - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 9 marzo 2007 n. 10264
Rifiuti - Residui di processo produttivo - Necessità di trasformazione per successivo riutilizzo - Natura di rifiuti - Ex Dlgs 22/1997 ed ex Dlgs 152/2006 - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 22 febbraio 2007, n. 7285
Rifiuti - Ecopiazzole - Attività di stoccaggio - Legittimità del sequestro preventivo - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 19 gennaio 2007, n. 1340
Rifiuti - Produttore di rifiuti - Definizione
Sentenza Corte di Cassazione 30 novembre 2006, n. 39544
Sentenza Corte di Cassazione 15 novembre 2006, n. 37401
Basolato di pietra - Necessaria attività di cernita e selezione prima del riutilizzo - Materie prime secondarie - Non rientra
Sentenza Corte di Cassazione 20 ottobre 2006, n. 35219
Sottoprodotto - Dlgs 152/2006 - Natura - Mancanza certezza requisito riutilizzo materiale - Esclusa - Necessità riscontri oggettivi - Prova testimoniale - Insufficienza
Sentenza Corte di Cassazione 21 giugno 2006, n. 21488
Dlgs 152/2006 - Materiale da dragaggio di porti marittimi - Materiale litoide estratto da corsi d'acqua, bacini idrici ed alvei a seguito di manutenzione disposta dalle autorità competenti - Non rientra
Sentenza Consiglio di Stato 2 luglio 2015, n. 3285
Rifiuti - Deposito temporaneo - All'interno dello stabilimento del produttore iniziale - Autorizzazioni e iscrizioni ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Necessità - Esclusione
Sentenza Corte di Giustizia Ue 11 novembre 2004, causa C-457/02
Direttive 75/442/Cee e 91/156/Cee - Nozione di rifiuti - Residui di produzione o di consumo idonei alla riutilizzazione - Rottami ferrosi
Ordinanza Corte di Giustizia Ue 15 gennaio 2004, procedimento C-235/02
Articolo 104, n. 3, del regolamento di procedura - Direttive 75/442/Cee e 91/156/Cee - Gestione dei rifiuti - Nozione di rifiuto - Coke da petrolio
Sentenza Corte di Giustizia Ue 11 settembre 2003, causa C-114/01
Nozione di rifiuto - Residuo di produzione - Direttiva 75/442/Cee
Sentenza Corte di Giustizia Ue 15 giugno 2000, C-418/97 e C-419/97
Ambiente - Direttive 75/442/Cee e 91/156/Cee - Nozione di rifiuto
Rifiuti - Nozione - Eliminazione - Normativa nazionale - Applicazione -
Rifiuti - Eliminazione rifiuti - Normativa comunitaria - Leggi nazionali - Assenza autorizzazione
Rifiuti - Nozione - Rifiuti tossici- Continuità normativa
(Gu 14 aprile 2010 n. 15)
Giudizio di legittimità costituzionale in via principale. Ambiente - Norme della Regione Umbria - Gestione integrata dei rifiuti - Attribuzione ai Comuni del compito di rilasciare, rinnovare e modificare l'autorizzazione alla gestione dei Centri di raccolta - Contrasto con la normativa statale sulla gestione dei rifiuti - Violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia "tutela dell'ambiente" - Illegittimità costituzionale in parte qua. - Legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, art. 7, comma 1, lett. c). - Costituzione, art. 117, secondo comma, lett. s); Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, art. 183, comma 1, lett. cc); Dm 8 aprile 2008, art. 2, commi 1 e 4. Ambiente - Norme della Regione Umbria - Gestione integrata dei rifiuti - Esclusione, dalla nozione di "rifiuto", dei "sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti" - Contrasto con la normativa statale sulla gestione dei rifiuti - Violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia "tutela dell'ambiente" - Illegittimità costituzionale in parte qua. - Legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, art. 44. - Costituzione, art. 117, primo e secondo comma, lett. s); direttiva 2006/12/CE del 5 aprile 2006; Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, artt. 183, comma 1, lett. a), e 185. Ambiente - Norme della Regione Umbria - Progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi - Assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (Via) - Esclusione dalla verifica qualora i progetti trattino quantitativi medi giornalieri complessivamente inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli impianti mobili sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni - Contrasto con la normativa statale concernente la valutazione di impatto ambientale - Violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia "tutela dell'ambiente" - Illegittimità costituzionale in parte qua. - Legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, art. 46. - Costituzione, art. 117, primo e secondo comma, lett. s); Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, art. 20, nonché allegato IV alla parte II, punto 7, lett. zb); direttiva 85/337/Cee del 27 giugno 1985
nel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 7, lettera c), 44 e 46 della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 10-15 luglio 2009, depositato in cancelleria il 20 luglio 2009 ed iscritto al n. 49 del registro ricorsi 2009.
1. – Con ricorso, notificato alla Regione Umbria il 10-15 luglio 2009, e depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 20 luglio 2009 (reg. ric. n. 49 del 2009), il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto a questa Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale degli articoli 7, lettera c), 44 e 46 della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), per violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost.
1.1. – In particolare, l'articolo 7, lettera c), delle citata legge regionale n. 11 del 2009 prevede che il Comune abbia il compito di rilasciare, rinnovare e modificare l'autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta.
La disciplina nazionale di settore, costituita dal decreto ministeriale 8 aprile 2008 (Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche), prevede che il soggetto che gestisce il centro di raccolta debba soltanto essere iscritto all'Albo nazionale dei gestori ambientali e che la sola realizzazione dei citati centri, e non anche la gestione di essi, sia approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente (articolo 2, commi 1 e 4). Pertanto subordinare la gestione di tali centri al preventivo rilascio dell'autorizzazione da parte del Comune, così come disposto nella legge regionale in esame, si porrebbe in contrasto con la citata normativa nazionale, espressione della competenza statale in materia di tutela dell'ambiente di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s), Cost.
1.2. – La norma contenuta nell'articolo 44 della stessa legge regionale esclude poi dal proprio campo di applicazione, tra l'altro, "i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti".
Con tale previsione la Regione opererebbe una illegittima esclusione dalla nozione di "rifiuto" di materiali che rientrano nel campo di applicazione della vigente normativa comunitaria e nazionale di riferimento.
Infatti, la definizione comunitaria, recata dall'articolo 1 della direttiva 5 aprile 2006, n. 2006/12/Ce (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti), recepita nell'ordinamento nazionale dall'articolo 183, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), stabilisce che è rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia intenzione o l'obbligo di disfarsi. Sulla base dei principi del diritto comunitario e della consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, non è allora possibile adottare esclusioni generalizzate o presunzioni assolute di esclusione dal campo di applicazione della normativa in materia di rifiuti, ma è necessario effettuare una valutazione, caso per caso, al fine di verificare se l'intenzione del detentore sia quella di disfarsi del bene o della sostanza stessi. Tale principio non può essere derogato dalla Regione, dato il vincolo del rispetto del diritto comunitario derivante dall'articolo 117, primo comma, Cost., e, inoltre, secondo la giurisprudenza costituzionale, sono illegittime norme regionali che escludano da detta categoria taluni materiali.
Ne consegue che la norma in esame, oltre che essere in contrasto con quanto disposto dagli articoli 183, comma 1, lettera a) e 185 del Dlgs n. 152 del 2006, può esporre l'Italia ad una procedura d'infrazione per indebita restrizione del campo di applicazione della direttiva sui rifiuti.
1.3. – L'articolo 46 della legge regionale in oggetto esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (d'ora in avanti, Via), di cui all'articolo 20 del d.lgs. n. 152 del 2006, i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV del Dlgs n. 152, anche se rientranti nella tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del citato decreto legislativo, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni.
Tale deroga risulterebbe in palese contrasto con la normativa statale da ultimo richiamata, che prevede la verifica di assoggettabilità per gli impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 10 t/giorno, mediante operazioni di cui all'allegato C, lettere da R1 a R9, della parte IV, senza specificare se si tratti di impianti mobili o meno. Peraltro, la Commissione europea, circa l'applicazione della direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/Cee (Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati) relativamente agli impianti mobili di trattamento rifiuti, ha ribadito, con nota del 17 novembre 2004, prot. Env.D.3/LT/cro D(2004) 532306, che "il carattere mobile e temporaneo di tali impianti non costituisce di per sé motivo di esclusione dalle liste dei progetti elencati negli allegati della direttiva o di considerazione particolare ai fini della qualificazione di un progetto ai sensi della stessa. Pertanto, posto che essi abbiano le caratteristiche per essere considerati come progetti di cui agli allegati I e II, gli impianti mobili di trattamento rifiuti sono assoggettati alle prescrizioni e alle procedure previste dalla direttiva".
Ne conseguirebbe l'illegittimità della normativa regionale in oggetto, per contrasto con la normativa nazionale e comunitaria riguardante i rifiuti e la valutazione di impatto ambientale, con violazione dell'articolo 117, commi primo e secondo, lett. s), Cost.
1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 7, lettera c) della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), nella parte in cui prevede che il Comune abbia il compito di rilasciare, rinnovare e modificare l'autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta, per violazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto porrebbe una disciplina contrastante con quella nazionale di settore, costituita dall'articolo 2, commi 1 e 4, del decreto ministeriale 8 aprile 2008 (Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche), secondo cui il soggetto che gestisce il centro di raccolta deve solamente essere iscritto all'Albo nazionale dei gestori ambientali e la realizzazione dei citati centri, e non anche la gestione di essi, deve essere approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente.
1.2. – L'articolo 7 della legge regionale n. 11 del 2009, enumera le funzioni amministrative dei Comuni nella materia della gestione dei rifiuti urbani. Alla lettera c), oltre alla approvazione della realizzazione dei centri di raccolta o al loro adeguamento alle norme vigenti, sono previsti "rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione alla gestione degli stessi". Aggiunge che i centri di raccolta non sono soggetti alle disposizioni di cui all'articolo 208 del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), che prevede l'autorizzazione unica regionale per gli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.
La disciplina nazionale è costituita in primo luogo dall'articolo 183, comma 1, del Dlgs n. 152 del 2006, che, illustrando le definizioni impiegate dalla suddetta norma, alla lettera cc, dopo aver precisato che per "centro di raccolta" s'intende l'"area presidiata ed allestita, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, per l'attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento", aggiunge che "la disciplina dei centri di raccolta è data con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata Stato-Regioni, città e autonomie locali, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281". Questa disciplina è stata dettata dal Dm 8 aprile 2008, che all'articolo 1 contiene ulteriore definizione dei centri di raccolta, e all'articolo 2 pone la disciplina amministrativa degli stessi.
L'articolo 1 del d.m. 8 aprile 2008 definisce i centri di raccolta comunali e intercomunali, come "aree presidiate ed allestite ove si svolge unicamente attività di raccolta, mediante raggruppamento per frazioni omogenee per il trasporto agli impianti di recupero, trattamento e, per le frazioni non recuperabili, di smaltimento, dei rifiuti urbani e assimilati (...) conferiti in maniera differenziata rispettivamente dalle utenze domestiche e non domestiche, nonché dagli altri soggetti tenuti in base alle vigenti normative settoriali al ritiro di specifiche tipologie di rifiuti dalle utenze domestiche".
Nessuna autorizzazione è prevista dalla normativa statale per la gestione dei centri raccolta dei rifiuti urbani: l'articolo 2 Dm 8 aprile 2008, già intitolato "Autorizzazioni e iscrizioni" – e nel quale il termine "autorizzazioni" è stato sostituito con il termine "approvazioni" dal decreto ministeriale 13 maggio 2009 (Modifica del decreto 8 aprile 2008, recante la disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche) – dispone che "la realizzazione dei centri di raccolta di cui all'articolo 1 è approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente" (comma 1), e che "il soggetto che gestisce il centro di raccolta è iscritto all'Albo nazionale gestori ambientali di cui all'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche" (comma 4).
Occorre ricordare che in assenza di una disciplina chiara, per la semplice raccolta dei rifiuti urbani (in aree dette "ecopiazzole"), che tenesse conto delle peculiari differenze rispetto alle più complesse operazioni di smaltimento e di recupero, si discuteva in passato se fosse richiesta o meno un'autorizzazione.
L'auspicato chiarimento aveva luogo con la riformulazione dell'articolo 183 del Dlgs n. 152 del 2006, per effetto dell'articolo 2, comma 20, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale), e, a soli due mesi di distanza, con il citato Dm 8 aprile 2008 del Ministro dell'ambiente. Dal complesso di queste norme deriva che riguardo all'attività di raccolta di rifiuti, finalmente distinta dallo smaltimento e dal recupero, solo la realizzazione dei centri di raccolta è "approvata" dal Comune, mentre non è necessaria l'autorizzazione per la gestione, richiedendosi solo l'iscrizione del gestore all'Albo nazionale dei gestori ambientali di cui all'articolo 212 del Dlgs n. 152 del 2006 (articolo 2, comma 4, del citato decreto ministeriale).
L'approvazione comunale rappresenta un controllo di tipo urbanistico, che riguarda la realizzazione del centro di raccolta, come risulta chiarito dal nuovo testo dell'articolo 2, comma 1, del Dm 8 aprile 2008, come sostituito dal Dm 13 maggio 2009: "la realizzazione o l'adeguamento dei centri di raccolta di cui all'articolo 1 è eseguito in conformità con la normativa vigente in materia urbanistica ed edilizia".
L'attribuzione al Comune dell'ulteriore competenza al rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione, come disposta dalla legge regionale impugnata (articolo 7, lett. c), riguardando la gestione dei centri di raccolta, incide allora sulla disciplina dei rifiuti e si pone in contrasto con la normativa statale, che non la prevede.
È pur vero che la rubrica dell'articolo 2 del Dm 8 aprile 2008, intitolata "Autorizzazioni e iscrizioni", poteva ingenerare elementi di equivocità (il termine "autorizzazioni", come detto, è stato sostituito con "approvazioni"). Il testo della norma, tuttavia, non contiene in alcuna parte il termine "autorizzazione".
È vero anche che il comma 8 dell'articolo 2 del decreto ministeriale, nel testo vigente all'epoca dell'emanazione della norma regionale censurata, consentiva ai centri di raccolta che, alla data di entrata in vigore del decreto, fossero autorizzati ai sensi degli articoli 208 o 210 del Dlgs n. 152 del 2006, di continuare ad operare sulla base di tale autorizzazione sino alla scadenza della stessa: si trattava però dell'autorizzazione unica ambientale, di competenza regionale, che certo non avrebbe potuto legittimare l'imposizione dell'obbligo di un titolo ulteriore, di competenza comunale.
Il comma 7 dello stesso Dm 8 aprile 2008, prima delle modifiche apportate dal Dm 13 maggio 2009, consentiva che i centri di raccolta, i quali, alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, fossero operanti sulla base di disposizioni regionali o di enti locali, continuassero ad operare, conformandosi alle disposizioni tecniche entro il termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana di una emananda delibera del Comitato nazionale dell'Albo dei gestori ambientali di cui al comma 5. La verifica in ordine all'esistenza, nella normativa regionale previgente in tema di gestione dei rifiuti – costituita dalla legge della Regione Umbria 31 luglio 2002, n. 14 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti) – di una norma che subordinasse l'attività di gestione dei centri di raccolta ad autorizzazione comunale, è negativa, prevedendosi solo, fra i compiti della Provincia, il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi (poi disciplinata dall'articolo 208 del Dlgs n. 152 del 2006: lo stesso Dlgs n. 152, all'articolo 264, ha abrogato il Dlgs n. 22 del 1997), in consonanza all'articolo 19, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/Cee sui rifiuti, della direttiva 91/689/Cee sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/Ce sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio).
Ancor prima, l'articolo 5 della legge della Regione Umbria 24 agosto 1987, n. 44 (Piano regionale per la organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti, in attuazione del Dpr 10 settembre 1982, n. 915), prevedeva l'autorizzazione della Giunta regionale (non del Comune) alla installazione (non alla gestione) dei centri di raccolta, in conformità degli strumenti urbanistici.
Ai Comuni non compete, in aggiunta all'approvazione dei centri di raccolta dei rifiuti urbani riguardo alla realizzazione di essi, l'autorizzazione alla gestione (sull'illegittimità di norme regionali in tema di rifiuti, configuranti competenze in contrasto con la disciplina statale, sentenza n. 378 del 2007). Pertanto, subordinare la gestione di tali centri al preventivo rilascio di un'autorizzazione da parte del Comune, così come disposto dall'articolo 7, comma 1, lettera c), legge regionale n. 11 del 2009, si pone in contrasto con la normativa nazionale rappresentata dal Dm 8 aprile 2008, emesso in attuazione dell'articolo 183, comma 1, lettera c), del Dlgs n. 152 del 2006, che è espressione della competenza statale in materia di tutela dell'ambiente di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s), Cost.
La norma regionale va quindi dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui attribuisce ai Comuni la funzione di "rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione alla gestione" dei centri di raccolta.
2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita poi della legittimità costituzionale dell'articolo 44 della stessa legge della Regione Umbria, nella parte in cui esclude dal proprio campo di applicazione, tra l'altro, i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti, per violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost., perchè porrebbe una disciplina contrastante con la definizione comunitaria di rifiuto recata dall'articolo 1, lettera a), della direttiva 5 aprile 2006, n. 2006/12/Ce (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti), recepito nell'ordinamento nazionale dall'articolo 183, comma 1, lettera a), del Dlgs. n. 152 del 2006, secondo cui è rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia intenzione o l'obbligo di disfarsi; e contrasterebbe inoltre con la disciplina nazionale di settore, costituita dagli artt. 183, comma 1, lettera a) e 185 del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152.
2.2. – La disposizione censurata attiene alla nozione stessa di "rifiuto", riguardante la materia della tutela ambientale affidata alla competenza esclusiva dello Stato.
Non sono consentite esclusioni da parte del legislatore regionale di particolari sostanze o materiali in astratto ricompresi nella nozione di "rifiuto" stabilita dalla legislazione statale in attuazione della direttiva comunitaria (sentenze nn. 61 e 315 del 2009). La norma in oggetto, sottraendo alla nozione di rifiuto taluni residui che, invece, corrispondono alla definizione sancita dall'articolo 1, lettera a), della direttiva 2006/12/Ce, come "qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell'allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o l'obbligo di disfarsi", si pone in contrasto con la direttiva medesima, che funge da norma interposta per la valutazione di conformità della normativa regionale all'ordinamento comunitario (sentenza n. 62 del 2008).
Fra le sostanze escluse dal campo di applicazione della direttiva (e della normativa statale rappresentata dal Dlgs n. 152 del 2006), vi sono le "acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido" (articolo 2, par. 1, lettera b-iv, della direttiva; articolo 185, comma 1, lettera b, n. 1, del Dlgs n. 152 del 2006), ma fra questi non possono essere ricompresi i sedimenti, indicati dalla disposizione regionale, che costituiscono residui semi-solidi, derivanti dal trattamento delle acque. Neppure rileva che l'esclusione sia limitata dalla norma regionale a quei sedimenti che non siano contaminati oltre misura: tale connotato può considerarsi ai fini della qualificazione della sostanza come pericolosa, non anche per l'esclusione di questa dalla categoria dei rifiuti. Sotto tale profilo non è consentito al legislatore regionale introdurre limiti quantitativi non previsti nella regolamentazione statale unitaria, ai fini di sottrarre un oggetto a una determinata disciplina (così, in tema di adempimenti connessi alla disciplina dei rifiuti pericolosi, la sentenza n. 315 del 2009), specie ove si tratti di ambiti tecnici per l'attuazione di livelli di tutela uniforme (sentenza n. 249 del 2009).
Il dettato della disposizione censurata riproduce quasi letteralmente il testo dell'articolo 2, par. 3, della direttiva 19 novembre 2008, n. 2008/98/Ce (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa ai rifiuti, che abroga precedenti direttive in materia). Questa non è stata ancora recepita da legge statale (termine di recepimento: 12 dicembre 2010). La norma comunitaria introduce una esclusione dall'ambito di applicazione della stessa direttiva, proprio relativamente ai "sedimenti spostati all'interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli, se è provato che i sedimenti non sono pericolosi".
L'articolo 44 della legge regionale n. 11 del 2009, dunque, è illegittimo, nella parte in cui esclude dal campo di applicazione della legge stessa, "i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti".
3. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita, infine, della legittimità costituzionale dell'art. 46 della legge della Regione Umbria n. 11 del 2009, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (Via), di cui all'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006, i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV, del Dlgs n. 152, anche se rientranti nella tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del citato decreto, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni, per violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost., in quanto pone una disciplina contrastante con la normativa comunitaria di settore e con l'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006, nonché con l'allegato IV alla parte II, punto 7, lettera zb) di tale decreto, secondo cui si fa luogo alla verifica di assoggettabilità per gli impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 10 t/giorno, mediante le operazioni di recupero di cui all'allegato C, lettere da R1 a R9, della parte IV, senza distinzione tra impianti mobili o meno.
3.2. – La necessità di esperire la procedura di Via, è rimessa dalla normativa comunitaria, per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale (direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/Cee, Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati: articolo 4, paragrafo 2), a valutazioni caso per caso o alla fissazione di soglie, pur nell'ambito del principio di inderogabilità, da parte del legislatore nazionale, dell'obbligo di Via, la giurisprudenza comunitaria rimette alla normativa interna, per certe materie, l'individuazione delle soglie. Per effetto delle modifiche apportate dal Dlgs n. 4 del 2008, l'effettuazione della Via è ora subordinata, anziché alla determinazione di soglie, allo svolgimento di un subprocedimento preventivo volto alla verifica dell'assoggettabilità dell'opera alla Via medesima (articolo 20 Dlgs n. 152 del 2006).
Sicché, atteso il rinvio alla normativa nazionale, se non è dato ravvisare una violazione diretta della normativa comunitaria (la verifica delle regole di competenza interne, comunque, sarebbe preliminare al controllo del rispetto dei principi comunitari: sentenza n. 368 del 2008), per i progetti indicati dall'allegato IV al Dlgs n. 152 del 2006, sottoposti alla verifica di assoggettabilità di competenza delle Regioni, non sembra che queste possano derogare all'obbligo di compiere la verifica, potendo solo limitarsi a stabilire le modalità con cui procedere alla valutazione preliminare alla Via vera e propria.
In conclusione, la norma regionale è illegittima, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006 i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV, del Dlgs n. 152 del 2006, anche se rientranti, con riferimento alle capacità complessivamente trattate, nella "tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del Dlgs 152/2006, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni".
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 1, lettera c), della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), nella parte in cui attribuisce ai Comuni la funzione di rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta;
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 44 della medesima legge della Regione Umbria n. 11 del 2009, nella parte in cui esclude dal campo di applicazione della legge stessa, "i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti";
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articoloarticolo 46 della medesima legge della Regione Umbria n. 11 del 2009, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006 i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV del Dlgs n. 152 del 2006, anche se rientranti, con riferimento alle capacità complessivamente trattate, nella "tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del Dlgs 152/2006, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni".

References: Sentenza 

Sentenza 
 Articolo 183
 articolo 2087
 articolo 26
 articolo 26
 articolo 183
 articolo 25

Sentenza 
 Articolo 183
 Articolo 29
 Articolo 434
 Articolo 452
 articolo 434

Sentenza 
 articolo 183
 Articolo 6
 Articolo 183

Sentenza 
 articolo 183
 articolo 2
 articolo 589

Sentenza 
 Articolo 6
 Articolo 183

Sentenza 
 articolo 183

Sentenza 
 Articolo 183
 Articolo 183
 articolo 184
 articolo 183

Sentenza 
 articolo 183
 articolo 256

Sentenza 
 articolo 183
 articolo 256

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 Articolo 183

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 Articolo 183

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 articolo 183

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 Articolo 20

Sentenza 
 Articolo 184

Sentenza 
 Articolo 183

Sentenza 
 Articolo 183

Sentenza 
 Articolo 183

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 Articolo 183

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 Articolo 183

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 Articolo 183

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 Articolo 183

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 Articolo 74

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 Articolo 183

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Sentenza 

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 Articolo 184

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 articolo 183

Sentenza 

Articolo 104

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 art. 7
 art. 117
 art. 183
 art. 2
 art. 44
 art. 117
 art. 46
 art. 117
 art. 20
 sentenza 
 articolo 185
 sentenza 
 articolo 4
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