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Timestamp: 2017-11-18 02:47:59+00:00

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Matrimonio in forma telematica - Ermenegildo Mario Appiano
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Matrimonio in forma telematica
Secondo la Cassazione, è riconoscibile in Italia il matrimonio celebrato all’estero in forma telematica, senza la presenza fisica degli sposi.
Cassazione, sentenza del 25 luglio 2016, n.15343.
F.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALFREDO CASELLA 43, presso l’avvocato NICOLETTA MERCATI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO MELLONE, giusta procura speciale per Notaio dott. UMBERTO TOSI di BOLOGNA – Rep. n. 31765 del 23.12.2014;
uditi, per la controricorrente, gli Avvocati N. MERCATI e M. MELLONE che si riportano;
L’Ufficiale dello Stato civile del Comune di San Giovanni in Persiceto ha rifiutato la trascrizione dell’atto di matrimonio, celebrato da F.S. con M.Z.B., in data (OMISSIS), registrato il (OMISSIS) dall’autorita’ del Pakistan, in considerazione delle modalita’ di celebrazione, in via telefonica o telematica, ritenute contrarie all’ordine pubblico, sul presupposto che costituisca principio fondamentale dell’ordinamento italiano, derogabile solo in casi del tutto eccezionali, la contestuale presenza dei nubendi dinanzi a colui che officia il matrimonio, anche al fine di assicurare la loro liberta’ nell’esprimere la volonta’ di sposarsi.
Nel contraddittorio con il Ministero dell’interno ed il Comune di San Giovanni in Persiceto, il ricorso della F. e’ stato accolto dal Tribunale di Bologna, con decreto in data 13 gennaio 2014. Secondo il Tribunale, il matrimonio era valido secondo la legge pakistana e, quindi, anche per l’ordinamento italiano, in virtu’ del richiamo operato dalla L. n. 218 del 1995, art. 28, essendo stato celebrato secondo le modalita’ e nelle forme previste dalla legge pakistana. Infatti, in data (OMISSIS), la F. aveva prestato il proprio consenso al matrimonio per via telematica, alla presenza di due testimoni; lo sposo era presente alla celebrazione, officiata dall’autorita’ pakistana, ed erano presenti i suoi testimoni; l’assenza di un procuratore della sposa era superata dalla sua partecipazione diretta, in via telematica, alla celebrazione del matrimonio; l’autorita’ pakistana aveva registrato l’atto il (OMISSIS). Pertanto, il rifiuto di trascriverlo da parte dell’Ufficiale di Stato Civile italiano era illegittimo, non sussistendo alcuna violazione dell’ordine pubblico internazionale, atteso che la contestuale presenza dei nubendi dinanzi all’autorita’ officiante, a norma dell’art. 107 c.c., non costituisce un principio irrinunciabile per la stessa legge italiana, la quale prevede eccezioni, a norma dell’art. 111 c.c., essendo irrinunciabile il solo principio, rispettato nella fattispecie, della libera, genuina e consapevole espressione del consenso alla formazione del vincolo matrimoniale.
Avverso questo decreto il Ministero dell’interno ricorre per cassazione, a norma dell’art. 111 Cost., sulla base di un motivo, cui si oppone la F. con controricorso e memoria.
La F. ha eccepito l’inammissibilita’ del ricorso per cassazione perche’, a suo avviso, tardivamente notificato (il 24 novembre 2014), senza rispettare il termine di sessanta giorni dalla comunicazione del decreto impugnato, avvenuta in data 23 giugno 2014. L’eccezione e’ infondata. Premesso che il decreto impugnato non e’ stato notificato ad istanza di parte, trova applicazione il principio enunciato da questa Corte (n. 10450/2014, 24000/2011, sez. un. 5615/1988) che non v’e’ ragione di mettere in discussione – secondo il quale il termine di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., avverso i provvedimenti aventi contenuto decisorio e carattere di definitivita’, decorre solo a seguito della notificazione ad istanza di parte, mentre e’ irrilevante, al predetto fine, che gli stessi siano stati pronunciati in udienza o, se pronunciati fuori udienza, siano stati comunicati alle parti dal cancelliere, con la conseguenza che, in tali ipotesi, e’ applicabile il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., che nella fattispecie e’ stato rispettato.
Nell’unico motivo di ricorso il Ministero dell’interno denuncia la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 31 maggio 1995, n. 218, artt. 16 e 65, e D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, art. 18, per avere accolto la richiesta di riconoscimento di un atto matrimoniale contrario all’ordine pubblico italiano, inteso come nucleo essenziale delle regole inderogabili e immanenti all’istituto matrimoniale, in una situazione in cui per le modalita’ in cui il matrimonio era stato celebrato, senza la presenza fisica dei nubendi e grazie all’ausilio del mezzo di comunicazione via Internet, non vi era alcuna garanzia che i nubendi avessero espresso liberamente e reciprocamente un consenso consapevole, anche per le difficolta’ che caratterizzano l’uso di una lingua diversa dalla propria, in considerazione dell’alto valore dell’unione nuziale secondo la Carta costituzionale.
La Corte bolognese ha correttamente premesso che, ai sensi della L. n. 218 del 1995, art. 28, il matrimonio celebrato all’estero e’ valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se e’ considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento (v. in tal senso Cass. n. 17620/2013). Pertanto, essendo il matrimonio tra la F. e Z.B. stato celebrato in Pakistan e validamente secondo la legge di quel paese (circostanza incontestata), esso e’ stato ritenuto valido per l’ordinamento italiano, non ostandovi alcun principio di ordine pubblico. Il Ministero ha opposto che la modalita’ di celebrazione del matrimonio, da parte dell’ufficiale pakistano, con la presenza del solo sposo, avendo la sposa partecipato al rito in via telematica, non garantirebbe la genuinita’ dell’espressione del consenso, rendendo l’atto non riconoscibile come matrimonio. Questa tesi e’ errata in diritto per due ragioni.
Inoltre, i giudici di merito hanno correttamente rilevato che la forma matrimoniale descritta dall’art. 107 c.c., non e’ considerata inderogabile neppure dal legislatore italiano, il quale ammette la celebrazione inter absentes (art. 111 c.c.) in determinati casi, nei quali non puo’ ritenersi che siano inesistenti i requisiti minimi per la giuridica configurabilita’ del matrimonio medesimo, e cioe’ la manifestazione di una volonta’ matrimoniale da parte di due persone di sesso diverso, in presenza di un ufficiale celebrante (come, nella fattispecie in esame, l’autorita’ pakistana).
Cosi’ deciso in Roma, il 20 giugno 2016.
Convegni sulla mediazione

References: sentenza 
 art. 28
 art. 18
e contrario
 art. 28
 Cass.