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Timestamp: 2017-11-20 10:55:36+00:00

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Description: Prova di Mach - conoscenza ed errore
Prova di Mach - conoscenza ed errore
Introduzione di Aldo Gargani. Traduzione di Sandro Bari
iblicatl * Ili, Teatro. Andria, Man· cura di Guido Davico So­ cialism o liberale. A cu­ lli. Introduzione di Nor­ io, Decameron. A cura ■siderazioni sulle cause ei Romani e della loro di Massimo Mori. Cronache torinesi. 1913ergio Caprioglio. dam, Adagia. Sei saggi di proverbi. A cura di ichi. i. 1899-1941. A cura di Juzione e traduzione di (Due vo lum i). s, Considerazioni inatìossio Giametta e Maz>n un saggio di GiuliaIngelus Novus. Saggi e izione e traduzione di 2, I caratteri. IntroduRoscioni. Tradizione e li Abruzzese. .a Città futura. 1917gio Caprioglio. Spettatore. A cura di temi e liriche. Versiolote di Tommaso Lantnza ed errore. Abboza della ricerca. Introirgani. Traduzione di Volumi di prossima pubblicazione Karl Marx, Taccuini etnologici. A cura di Lawrence Krader. Max Weber, Parlamento e governo in Ger­ mania. A cura di Pietro Rossi. Marcel Proust, Scritti. Traduzione di Mariolina Bongiovanni Bertini e Concetta Trim boii. Friedrich Nietzsche, La genealogia della morale. Con un saggio di Cesare Cases. Ànandavardhana, Dhvanyiloka. I principi dello dhvani. A cura di Vincenzina Maz­ zarino. ER N ST MACH
I presente volume l'eopere pubblicate nel-
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CENTRO RETE S.B.P.I.
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Titolo originale Erkenntnis und lrrtum. Skizzen zur Psychologie der Forschung Copyright © 1982 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
88-06-05186-5
Ernst Mach CO N O SCEN ZA E D E R R O R E
Abbozzi per una psicologia della ricerca
Introduzione di A ldo Gargani Traduzione di Sandro Barbera
L A « B U O N A A U S T R IA C IT À » DI E R N S T M A C H
Il significato particolare e inconfondibile che Mach rico­ pre nella cultura scientifica e filosofica contemporanea è l ’e­ spressione di quella che W ittgenstein, riferendosi a Bruck­ ner, Grillparzer e ad altri, chiamava la «buona austriacità», e cioè un atteggiamento che è più sottile di tutto il resto e la cui verità non sta di solito dalla parte di ciò che è proba­ bile Nato a Turas (Moravia) nel 1838, figlio di un precettore presso una grande famiglia di Vienna che si era successiva­ mente ritirato in un villaggio a una trentina di chilometri dalla capitale per dedicarsi all’agronomia, Ernst Mach ave­ va ricevuto dal padre, temperamento indipendente e disin­ teressato, un’educazione aperta e liberale che doveva ren­ derlo presto insofferente verso la disciplina degli studi gin­ nasiali 2 . N e ll’Introduzione a quello che resta uno dei meno noti ma dei più significativi dei suoi scritti, Die Geschichte und die W urzel des Satzes der Erhaltung der Arbeit [Storia e origine del principio della conservazione del lavoro], Mach dichiarava che fin da ragazzo due cose gli erano sembrate insopportabili e difficili da capire: la prima era che la gente si lasciasse governare da un re anche per un solo minuto; la seconda era l ’iniqua distribuzione della ricchezza tra gli uomini. M olti anni più tardi, considerando la divisione del lavoro nella società, in cui una ristretta minoranza di uomi­ ni subordina tutti gli altri al lavoro comandato, Mach scri­
1 L. W i t t g e n s t e i n , V ermischte Bemerkungen [Pensieri diversi, trad, di M. Ranchetti, Milano 1980, p. 19]. 2 Cfr. r . BOUVIER, La pensée d'Ernst Mach. Essai de biographie inteìlectuelle et de critique, Paris 1923, pp. 1-3.
veva che «i "diecimila che stanno sopra” devono riconosce­ re con chiarezza ciò che devono al popolo lavoratore! » \ Mach aveva avuto interessi filosofici precoci: a quindici anni aveva trovato nella biblioteca del padre i Prolegomeni ad ogni metafisica futura di Kant, che dovevano esercitare su di lui una suggestione acuta. Da quel libro egli trasse la convinzione, che doveva accompagnare tutta la sua vita, che noi conosciamo soltanto fenomeni empirici. L ’altra compo­ nente della teoria kantiana, e cioè la tesi della cosa in sé («das Ding an sich»), di una cosa inconoscibile che sussi­ sterebbe al di là delle apparenze empiriche, doveva creargli un profondo disagio intellettuale, altrettanto persistente quanto sarebbe stata l ’adesione alla prima tesi. Questa ri­ flessione prolungata doveva raggiungere una sorta di com­ pimento in un’esperienza totale ed estatica che Mach ebbe a diciotto anni quando, trovandosi all’aperto in una giornata luminosa d ’estate, la realtà gli apparve come una massa flui­ da, compatta e continua di sensazioni \ A questa esperienza e a questa scena primitiva, cui « la riflessione vera e propria doveva sopraggiungere solo più tardi», M ach rimase fedele in tutto lo sviluppo successivo del suo lavoro scientifico e filosofico, con una sorta di candore infantile che doveva es­ sere sottolineato da Einstein: In Mach la gioia immediata di vedere e comprendere, l’amor intellectualis Dei di Spinoza era cosi fortemente predo­ minante che, anche in età avanzata, egli considerava il mondo con gli occhi avidi di un fanciullo e provava il suo piacere più alto nel concepire il legame tra i fenomeni? Quella esperienza-rivelazione a diciotto anni non aveva avuto per Mach il significato di un rapimento poetico o di una fuga dalla realtà; era stata invece l ’esperienza di uno
3 e . MACH, Erkenntnis unii Irrtum. Skizzen tur Psychologie der Forscbung [Conoscenza ed errore. Schizzi per una psicologia della ricerca], Leipzig 1926s, cap.: Lo sviluppo dell’individualità nell'ambiente naturale e culturale, § 19. 4 Cfr. i d . , Die Analyse der Empfindungen und das Verhallnis des Physischen zum Psychischen, Jena 1922 [L'analisi delle sensazioni e il rapporto trty&sico e psichico, trad. it. di L. Sosio, Milano 197J, pp. i\Ci^ A . E i n s t e i n , E. Mach, in « Physikalische Zeitschrift», xvn , 1916, pa­ gine 101-2.
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slancio verso il possesso più completo possibile della real­ tà 6 . A questa concezione si connette strettamente l ’inter­ pretazione della scienza per la quale Mach è rimasto famoso e per la quale è stato messo sovente in discussione tra gli altri, in particolare, da E . H usserl e da K. R. Popper; e cioè l ’interpretazione strumentale ed economica della scienza, secondo cui la scienza non assolve propriamente a finalità cognitive indipendenti, ma è diretta a produrre il miglior adattamento dell’uomo al suo ambiente e ad estendere pro­ gressivamente la capacità di controllo del primo sul secon­ do. Ma sullo sfondo della concezione econom idstica della scienza c ’era una visione di carattere filosofico che vedeva l’uomo come parte della natura, e dunque come un essere, anche nella sua veste di ricercatore scientifico, che conduce le sue indagini e le sue osservazioni secondo un criterio di economia che è anche il modo di procedere della stessa na­ tura. E in questo senso, vorrei dire che Mach ha tratteggia­ to la teoria fisica nei termini di una sorta di Romanticismo ùnlitaristico che colloca la stessa operazione scientifica nell ’amiuto 3Ϊ un universo di fenomeni naturali che persegue criteri di risparmio e di economia. E cosi nel saggio sulle Torme dei liquidi Mach scriveva che «la natura agisce nella costruzione delle figure del liquido sulla base del principio di un sarto avaro ("eines habsichtigen Schneiders” ) e non si dà pensiero per la m oda», e aggiungeva con quel tipico accento di candore che costituisce il tratto fondamentale del­ la sua simpatia intellettuale: Voi vedete quante conseguenze si possono derivare dal no­ stro gretto principio mercantile... E se il principio può parere poco ideale, tanto più ideali sono i frutti che esso ha dato. E perché la scienza dovrebbe vergognarsi di questo principio? La scienza in sostanza è un affare. Essa si propone, con il mi­ nimo di lavoro, nel minimo tempo, con il minimo sforzo di pensiero, di appropriarsi la massima quantità possibile del­ l’infinita, eterna verità®
6 Cfr. b o u v i e r , La pensée d ’Ernst Mach cir,, p. 5; j. s c h l u m b e r g e r , Lettre à un bistorien, in «Nouvelle Revue Frangaise», 1920, p. 50. (_J)e. Mach, Le forme dei liquidi , in id., Populàr-wissenschaftliche Vorlesungen, Leipzig 1896 [Letture scientifiche popolari, trad, di A . Bongioan-
Mach si era largamente richiamato alla dottrina dell’«'economia nazionale» di Emanuel Herrmann, che aveva as­ sunto come principio fondamentale di ogni attività produt­ tiva, cosi come di ogni attività intellettuale, il criterio di ridurre e di concentrare le operazioni all’unità più semplice. La civiltà delle tecnologie industriali è improntata secondo Hermann a questo principio, esemplificato con il modello del cilindro che, a differenza delle superfici piane, le quali lavorano utilmente solo nel movimento di andata, non com ­ pie alcun movimento all’indietro e riduce pertanto a unità operazioni meccaniche altrimenti divise e separate. Per tut­ te queste ragioni Mach ha insistito in tutti i suoi testi e in particolare in Conoscenza ed errore (che viene qui presen­ tato per la prima volta in edizione italiana completa) sulla continuità che sussiste tra pensiero comune e pensiero scien­ tifico. In apertura di testo Mach dichiara infatti: « il pensie­ ro scientifico deriva dal pensiero comune del popolo. Cosi, il pensiero scientifico chiude la linea continua di evoluzione biologica che ha inizio con le prime, semplici manifestazioni vitali»; e ancora nella Meccanica nel suo sviluppo storico­ critico (1883) egli scrive: «tutta la scienza ha lo scopo di sostituire, ossia di economizzare esperienze mediante la riproduzione e l ’anticipazione di. fatti nel pensiero»; e nei confronti di Husserl, al termine di quest’opera, rileva: «pro­ prio ciò che Husserl sente come umiliante per il pensiero scientifico, cioè il legame con il pensiero comune ( “ cieco ” ? ), a me appare ragione della sua grandezza. La scienza non ri­ guarda solo le accademie dei dotti. Essa ha radici profonde nella vita dell’umanità e agisce attivamente su essa» s.
ni, Milano-Roma 1900, pp. 8, 13, 14]; id., Die Mechanik in ìhrer Entwickelung historisch-kritiscb dargestellt, Leipzig 1883 [La meccanica nel suo sviluppo storico critico, trad, di A . D ’Elia, Torino 19 7 7 , P· 483]; cfr. E. h u s s e r l , Logische Ontersuchungen, Halle 19223 [Ricerche logiche, trad, di G . Piana, vol. I, Milano 1968, pp. 202-17]; κ . R. p o p p e r , Conjectures and refutations, London 1969 [Congetture e confutazioni, trad, di G. Pancaldi, Bologna 1972, pp. 180 sgg.]. ' Cfr. MACH, La meccanica nel suo sviluppo storico-critico cit., p. 4 70 ; id., Conoscenza ed errore, cap.: Pensiero filosofico e pensiero scientifico, § 1; in La natura economica delle investigazioni fisiche, in Letture scientifi­ che popolari cit., Mach scrive: «I principi fondamentali che l’insigne eco­ nomista E. Herrmann considera come valevoli per l ’economia della tecnica,
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Lo scopo dell’intelligenza umana e animale risiede, se­ condo Mach, nell’integrazione concettuale di una serie di tratti d ell’ambiente naturale che si presenta necessariamen­ te parziale e lacunosa. In questo senso Mach ravvisa soltan­ to una differenza di grado tra il cacciatore, che spia il com­ portamento della preda e sulla base di alcune tracce ne rico­ struisce e ne integra il comportamento nella misura suffi­ ciente a catturarla, e lo scienziato come G alilei che, sulla base di alcuni elementi a disposizione quali la posizione, la direzione e la velocità iniziali, integra la parabola di un gra­ v e ’ . M a, certamente, sorto da bisogni pratici, il pensiero scientifico a poco a poco si differenzia dal pensiero comune per la complessità della sua struttura concettuale che pone scopi autonomi e indipendenti dal soddisfacimento dei bi­ sogni immediati della vita quotidiana. Nondimeno, la gran­ de complessità della strumentazione matematica e speri­ mentale propria della scienza costituisce soltanto una via indiretta e una strategia più sofisticata per acquisire un con­ trollo più ampio e regolato di quell’ambiente naturale che rimane anche lo scopo del pensiero primitivo e comune. D i qui segue anche l ’atteggiamento complesso e proble­ matico che Mach ha intrattenuto con la componente propriamente teorica della sciènza fisica, nel senso che da un.
si possono interamente applicare anche nel campo dei concetti comuni e dei
concetti scientifici» [trad. it. cit., p. 148; cfr. anche p. 151]. Cfr. e . h e r r MftNN P rinxipien der Wirtschaft [Principi di economia], W ien 1873, pp. 6-7. C fr. w, J e r u s a l e m , Ernst Mach, in «D ie Zukunft», 95, 1916, p. 326; J.
blackmoke, E. Mach: his work, life and influence, University of California Press, 1972, pp. 25 e 28; R. h a l l e r , Poetic imagination and economy: E. Mach as Theorist of Science, in Scientific Philosophy Today. Essays in bonor of M. Bunge, a cura di J. Agassi e R. S. Cohen, Dordrecht 1981, pp. 718 4; sull’associazione psichica come requisito di economia cfr. e . m a c h , Psychisches und Organisches Leben Wita psichica e organica], in «Osterreichischc Rundschau», xxix, 1911, p. 24. In Die Leitgedanken meiner natur-
wissenschaftlicben Erkenntnislehre und ihre Aufnahme durch die Z eitgenossen [Le idee guida della mia dottrina della scienza naturale e la loro accoglienza presso i contemporanei], in « Physikalische Zeitschrift», XI,
1910, p. 601, Mach scriveva che i suoi studi storici sulla meccanica e sulla teoria del calore gli avevano facilitato il cammino verso la sua concezione biologico-economica del processo conoscitivo e dello sviluppo della cono­ scenza scientifica. 9 m a c h , Conoscenza ed errore, ca p . Pensiero filosofico e pensiero scienti­
lato la teoria scientifica - essendo finalizzata all’integrazio­ ne di quelle lacune, di quegli spazi vuoti sussistenti in un’e­ sperienza parziale - al suo caso limite dovrebbe, per cosi dire, estinguersi nel resoconto descrittivo completo dei fe­ nomeni osservati; e che dall’altro essa risulta come tale sva­ lutata dal momento che per Mach è soltanto l ’espressione compendiosa di una classe di fenomeni, conforme a un cri­ terio di economia intellettuale. Per se stessa, la legge non racchiude un significato e un contenuto conoscitivo più am­ pio di quello espresso dalla rappresentazione di un singolo fenomeno individuale appartenente alla classe; «mi sia con­ sentito aggiungere — scrive Mach - un punto di vista sulle teorie scientifiche in generale: se tutti i fatti individuali tutti i fenomeni individuali, di cui desideriamo avere cono­ scenza — ci fossero immediatamente accessibili non sarebbe mai sorta alcuna scienza»10 . Da ciò consegue che per M ach il compito della ricerca scientifica non è la determinazione di una struttura sottostante i fenomeni fisici, ma consiste nella correlazione funzionale tra le apparenze empiriche isti­ tuita con metodi matem atici secondo un principio di conti­ nuità che rappresenta l ’estensione di una condizione legifo rm e 11. Con la riduzione della legge scientifica a una cor­ relazione di dati empirici, Mach respingeva la nozione di forza, di causa ed effetto, assegnando alla scienza fisica un compito essenzialmente descrittivo, che era stato procla­ mato indipendentemente anche da K irchhof, per il quale il problema della meccanica consisteva nella descrizione com­ pleta e più semplice possibile dei movimenti fisici12 . Più in
10 i d ., Die Geschichte und die Wurzel des Satzes von der Erhaltung der Arbeit [La storia e l’origine del principio della conservazione del lavoro], Prag 1872, pp. 30-31; i d ., La natura economica delle investigazioni fisiche cit., p. 159; i d ., Il principio di comparazione nella fisica, in Letture scien­ tifiche popolari cit., p p . 191 sgg. Cfr. f . h e r n e k , C ber eine unverofentliche Selbstbiographie Ernst Machs [Su un’autobiografia inedita di Ernst Mach], in « Wissenschaftliche Zeitschrif t der Humboldt-Universitat Berlin », Mathematisch- Naturwissenschaftliche Reihe, V I, 1956-57, n. 3, p. 215. 11 Cfr. su questo punto F. s e a m a n , Mach's rejection of atomism, in «Journal of the History of Ideas», 29, 1968, p. 387. Cfr. Conoscenza ed errore, cap. Pensiero filosofico e pensiero scientifico, § 13; Analisi delle sen­ sazioni cit., p. 102. 12 g . r . k i r c h h o f , Vorlesungen iiber mathematische Physik [Lezioni di fisica matematica], vol. I: Mechanik, Leipzig 1874. Cfr. m a c h , Analisi delle
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generale Mach respingeva le teorie meccanicistiche e atomi­ stiche della tradizione newtoniana e sostenute in particolare in Austria da J. Stefan, J. Loschmidt e da Boltzmann, se­ condo le quali tutti i fenomeni fìsici erano riducibili alle in­ terazioni meccaniche di molecole l ’intensità delle cui forze era funzione della distanza. Questa teoria che, sia pure con qualche limitazione, egli aveva inizialmente accettato nel Compendium der Physik fùr Mediciner ( 1 8 6 3 ^ veniva abbandonata sulla base del­ la considerazione che, essendo l ’intuizione dello spazio con­ nessa all’organizzazione sensoriale, non esiste fondamento di legittimità nell’ascrivere proprietà spaziali a oggetti che non sono, in linea di principio, percepibili. Il rifiuto dell’a­ tomismo e, più in generale, di ogni teoria fisica che facesse riferimento mediante costrutti concettuali a entità non os­ servabili, l ’avversione per quella che in particolare egli chia­ mava la mania degli assiomi non deducibili dall’esperienza guidarono Mach e altri fisici quali Helm, Stallo, O stwald nella direzione della fisica fenomenologica, cioè di una dot­ trina scientifica che si attiene esclusivamente alla descrizio­ ne completa dei fenomeni mediante l ’impiego di procedure matematiche, rifiutando l ’assunzione di qualsiasi entità inos­ servabile in linea di principio. Su questo terreno, come è noto, si sviluppò tra la fine del secolo scorso e il principio del nostro un duro, aspro dibat­ tito tra i fisici fenomenologici e i fisici atomisti, che vide la violenta contrapposizione tra Mach e Boltzm ann14 , il fon­ datore della meccanica statistica che, vittim a dell’incomsensazioni cit., p. 72; id ., La meccanica nel suo sviluppo storico-critico cit., PP- 472, 490-91; id ., Die Geschichte und dìe Wurzel cit., pp. 33-34; id . , Lettu r e -S fie n tific o -p o p o la r i cit., pp. 153, 186, 201-2. Noi ci basiamo su ipotesi, quando riconduciamo i fenomeni del calo­ re e della luce ai movimenti di atomi e molecole (gruppi di atomi), perché è soltanto una supposizione (Voraussetzung), sebbene una supposizione assai verisimile, che tali atomi esistano» (e . M a c h , Compendium der Physik fiir Mediciner [Compendio di fisica per gli studenti di medicina], Wien 1863, p. 56). 1 4 Cfr. su questo punto, tra i numerosi studi, E. b e l l o n e , I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna. Da Laplace a Bobr, Milano 1973; b l a c k m o r e , E. Mach cit., pp. 89, 147, 206-7, 209, 213 sgg.; h o l t o n , Mach, Einstein, and the search for reality, in E. m a c h , Physicist and Philosopher, a cura di R. Cohen e R. J. Seeger, Dordrecht 1970, pp. 165 sgg.
prensione e dello sconforto, mori suicida a Duino nel 1906. Le vicende successive della fisica teorica avrebbero dato ra­ gione a Boltzmann, ma questa è un’altra storia. Resta che molte delle tesi fisiche di M ach appaiono insostenibili; lo stesso Einstein, che ne aveva riconosciuto i grandi meriti e il forte influsso ricevutone, scrivendo: «M ach, uomo di rara indipendenza di giudizio, ha esercitato una grande influenza sui dotti del nostro tempo per la sua teoria della conoscenza e per i suoi scritti storico-critici... Io stesso ho ricevuto da H um e e da Mach, direttamente o indirettamente un forte impulso » '^ lo stesso Einstein in un secondo tempo aveva manifestato forti riserve nei confronti della teoria fisica di Mach, rilevando che ad essa erano sfuggiti gli aspetti co­ struttivi e speculativi immanenti alla formazione della cono­ scenza scientifica16 . Pure vi sono pensatori che sono grandi e interessanti anche per i loro errori, e certamente Mach è uno di questi. Paradossalmente, muovendo da assunzioni che dovevano soccombere sotto l ’evidenza teorica e speri­ mentale prodotta dagli sviluppi successivi della teoria fisica tra la fine del secolo x ix e gli inizi di questo, Mach condusse una revisione critica delle basi teoriche della meccanica clas­ sica che, com ’è noto, costituiscono preludi alla teoria della relatività di Einstein. La matrice di questa analisi storico­ critica di Mach risiede in un’esigenza di chiarificazione con­ cettuale e di analisi epistemologica del sapere scientifico tra­ smesso. È noto che M ach ha scritto testi di storia della fisica tra i quali la Meccanica nel suo sviluppo storico-critico e la Storia e origine del principio della conservazione del lavo­ ro 1 7; in essi, come in tanti altri testi, M ach fa effettivamen­ te storia della scienza, ma il suo assunto non è storiografico. Perché in realtà egli andava a cercare nella formazione sto­ rica delle dottrine scientifiche quelle risposte che le siste­ matizzazioni teoriche delle dottrine scientifiche non erano in grado di dargli. A partire dall’esperienza scolastica fino alla ricerca scientifica specialistica M ach aveva esperimenEinstein, E. Mach cit., pp. 101-2. Cfr. Einstein: Philosopher and Scientist, a cura di P. A. Schilpp, Evanston 1949, p. 21. 17 Cfr. A. d’e lia , E. Mach, Firenze 1971, pp. 81 sgg. e 96 sgg.
tato un acuto senso di insoddisfazione verso tutti i tipi di proposizioni e di principi che venivano presentati e spac­ ciati come autoevidenti e come validi a priori. Insomma, Mach era molto sensibile alla circostanza che le forme del sapere non hanno alcuna inesorabilità, se è vero che gli uo­ mini hanno vissuto a lungo senza di esse e che, anzi, le han­ no ottenute attraverso lunghi e laboriosi tentativi, errori e sperimentazioni. Einstein doveva riconoscere il merito del­ la critica di Mach nei confronti di principi e concetti pre­ sentati come certi a priori ed evidenti: « Certi concetti che si sono dimostrati utili per mettere ordine nelle cose acqui­ stano facilmente per noi una tale autorità da indurci a di­ menticare la loro origine terrena e ad accettarli come dati di fatto immutabili; essi vengono allora muniti di etichette come "esigenza concettuale, dato a priori” ». La storia, pen­ sò allora M ach, può dissolvere i dubbi ed eliminare quelle perplessità intellettuali che le teorie trasmesse non sono in grado di fare. Nella Storia e origine del principio della con­ servazione del lavoro M ach osserva che vi sono due modi di riconciliarsi con la realtà che ci circonda, uno è quello di assuefarsi ai dubbi, agli enigmi fino al punto di non perce­ pirli più come tali, l ’altro — che è la via percorsa da Mach consiste nello sforzo di chiarirli con l ’aiuto della storia. E c­ co, metafisico è per M ach qualsiasi concetto o principio di cui abbiamo dimenticato l ’origine. La scienza, allora, cessa di apparire come una conformazione teorica rigida e inva­ riante; in realtà «la storia, — dice Mach, - ha fatto tutto e la storia può cambiare tutto» («die Geschichte hat alles gemacht, die Geschichte kann alles àndern») “ . Il principio della conservazione del lavoro costituisce il laboratorio teorico, per cosi dire, in cui M ach mette alla prova queste sue idee e convinzioni le quali, implicando in­ dagini storiografiche, suscitavano sospetti e perplessità da parte dei suoi colleghi, con l ’eccezione di Josef Popper-Lynkeus, scienziato, scrittore, poeta, riformatore sociale che avrebbe intrattenuto con Mach uno scambio intellettuale
c it , ,
, Die Geschichte und die Wurzel p. 101.
c it .,
3 ; c fr . e i n s t e i n ,
durato cinquant’a n n i19 . Nella forma usuale il principio della conservazione del lavoro stabilisce che è impossibile creare lavoro dal nulla (ovvero che il moto perpetuò è impossibi­ le) 2 0 . Q uesto principio, considerato come « il fiore della con­ cezione meccanica d ell’universo» e assunto come il princi­ pio più alto e generale della scienza naturale è stato frain­ teso, secondo M ach, nel corso dell’intera tradizione della scienza meccanica. M ach contesta che esso sia un teorema della teoria meccanica e dichiara che « la sua origine logica è radicata in modo incomparabilmente più profondo nelle nostre menti di quanto lo sia la teoria». Anziché un teore­ ma della teoria meccanica, quel principio costituisce dunque per M ach un’assunzione più remota che precede la teoria meccanica e sulla base della quale in realtà la teoria mecca­ nica è stata costruita2 1. Le proprietà meccaniche del piano inclinato esposte da Stevin nei suoi Hypomnemata mathe­ matica n, relative allo stato di equilibrio di una catena chiu­ sa di sfere di egual peso, equidistanti, distesa intorno a un prisma triangolare, presuppongono un uso tacito e implicito d ell’impossibilità del moto perpetuo2 3 . Analogamente, il principio di Galilei, secondo il quale un corpo in virtù della velocità acquisita nella sua discesa lungo un piano inclinato non potrà che raggiungere — salendo lungo un piano incli­ nato di qualsivoglia inclinazione - la medesima altezza ver­ ticale dalla quale era disceso, questo principio che (suppo­ nendo l ’inclinazione del piano ridotta a zero) condusse G a­ lilei alla scoperta del principio di inerzia, non dimostra ma presuppone l ’impiego del principio d ell’impossibilità del moto perpetuo. La stessa analisi Mach estende alle tratta­ zioni del principio degli spostamenti virtuali elaborate da Giovanni Bernoulli e Lagrange2 4 . In breve, l ’impossibilità
” Su J. Popper-Linkeus, rimando al mio articolo incluso in La cultura del ’900, a cura di R. Bodei, Milano 1979, pp. 215 sgg. 2 0 Cfr. Die Geschichte und die Wurzel cit., p. 4. 2 1 Ibid., pp. 4-5. 2 2 Tomo IV: De statica, Leiden 1605, p. 34; cfr. m a c h , La meccanica nel suo sviluppo storico-critico cit., pp. 1,57 sgg.; id., Conoscenza ed errore, cap. Sensazione, intuizione, fantasia, § 14; cap. ì l problema, § 20. 23 m a c h , D ie Geschichte und die Wurzel cit., pp. 5-7. 2 4 Ibid., pp. 7-17,
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del m oto perpetuo, anziché costituire un teorema della teo­ ria meccanica, è un presupposto remoto alla base delle più importanti estensioni della scienza fisica, più fondamen­ tale di qualsiasi teoria, perché la sua validità fu avvertita prima che la teoria meccanica fosse costituita. Q uindi, con­ clude M ach, «la totalità della meccanica è cosi basata su un’idea che, sebbene non equivoca, è tuttavia inconsueta e non paritetica con gli altri principi e assiomi della meccani­ ca» 2 5■ D a queste analisi storico-critiche, contenute in Die Geschichte un die W urzel des Satzes von der Erbaitung der A rbeit, che è il testo di una conferenza tenuta il 15 novem­ bre 18 7 1 a Praga e ivi pubblicata l ’anno successivo, Mach traeva alcune conclusioni che hanno un rilievo decisivo per la concezione stessa della teoria fisica. Mach, cioè, considerò il principio della conservazione del lavoro non già come un teorema della meccanica, ma come un principio, anteriore alla formazione della teoria fisica, che ha svolto la sua parte come «strum ento di ricerca» («als Instrument der Forschung»)2 6 . In altri termini, questo principio ha svolto sto­ ricamente la funzione non di un assioma da cui si deducono logicamente proposizioni fisiche, ma quella di uno strumen­ to per orientare la costruzione della teoria meccanica. A mio giudizio, con tale suo punto di vista Mach ha anticipato la distinzione compiuta da Einstein tra teorie costruttive e teorie dei principi. L e prime riflettono le procedure della fisica tradizionale, che costruiscono appunto la teoria a par­ tire dagli elementi costitutivi o supposti tali della struttura della materia, progredendo via via alla formulazione degli assiomi, dei principi e delle leggi generali (tale è per esem­ pio il caso ancora di Lorentz). L e teorie dei principi, invece, sono teorie che, partendo da un principio o comunque da un assetto di legalità del mondo fisico già assunto, orientano la formulazione d i nuove leggi in termini di coerenza con il principio. In una lettera a M aurice Solovine del 24 aprile 1920 da Berlino, Einstein scriveva che « il metodo della teoria della
i5 I b i d p. 13; cfr. p. 19.
2 6 Ibid., p. 19.
relatività è assai analogo a quello della termodinamica; in­ fatti quest’ultima scienza non è altro che la risposta sistema­ tica alla domanda: come devono essere costituite le leggi della natura in modo che sia impossibile costruire un per­ 1 . È noto che in Zur Elektrodynamik bep e t u a i mobile? » 2 wegter Kòrper [Sull’elettrodinamica dei corpi in movimen­ to] Einstein aveva introdotto nel 1905 due postulati: il pri­ mo sull’equivalenza di tutti i sistemi di riferimento iner­ ziali, il secondo sulla costanza della velocità della luce nel vuoto per tutti gli osservatori inerziali O ra Einstein sta­ biliva con ciò una teoria dei principi nel senso che le pro­ prietà di tutti i fenomeni fisici, meccanici ma anche elettrodinamici, dovevano essere definite sulla base di questi due principi. Per quanto attiene all’aspetto metodologico ed epi­ stemologico, Mach anticipa per certi aspetti l ’impostazione einsteiniana nel senso che anche per lui i postulati o assiomi della teoria fisica non sono i termini di una deduzione logi­ ca ma sono principi che orientano la formazione e la costi­ tuzione della teoria fisica. In altri termini, dal punto di vista epistemologico vi è una stretta affinità tra Mach e Einstein in quanto entrambi - sia pure entro contesti teo­ rici ben differenti come si vedrà - tuttavia dichiarano che la teoria fisica non si impegna a dimostrare l ’impossibilità del m oto perpetuo ma a definire la legalità dei fenomeni fisici sulla base già presupposta dell’impossibilità del m oto perpetuo. L e teorie di tipo costruttivo, che per Einstein sono state alla base della fisica tradizionale, procedevano invece secondo una procedura logicizzante fondata sul prin­ cipio d ell’astrazione. Cosi le caratterizzava Einstein in O n the m ethod o f theoretical physics (1933): I filosofi naturali di quei tempi (secoli x v in e xix) erano per lo più imbevuti dell’idea che i concetti fondamentali e i postulati della fisica non fossero, da un punto di vista logi­ co, libere invenzioni della mente umana, ma potessero essere dedotti dall’esperienza per «astrazione», cioè con mezzi lo­
Lettres à Maurice Solovine, Paris 1956, p. 18. 2 8 Cfr. «Annalen der Physik», iv, 1905, pp. 891-921. Cfr. su questo punto s. b e r g i a , Einstein e la relatività, Bari 1978, pp. 8; sgg.
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gici. Un chiaro riconoscimento dell’erroneità di questa no­ zione si ebbe in realtà soltanto con la teoria della relatività generale... Il carattere fittizio dei principi fondamentali è chiaramente dimostrato dal fatto che noi possiamo indicare due basi teoriche essenzialmente differenti, ciascuna delle quali nelle sue conseguenze risulta largamente in accordo con l ’esperienza. Questo indica che ogni tentativo di derivare lo­ gicamente i concetti basici e le leggi della meccanica dai dati ultimi dell’esperienza è destinato al fallimento!9. M ach aveva analogamente affermato che i principi della teoria fisica, come quello della conservazione del lavoro, non erano logicamente deducibili dall’esperienza e che era­ no strumenti di ricerca precedenti la costituzione della teo­ ria. P er parte sua Einstein scriveva che « il fine più alto del fisico è quello di pervenire a quelle leggi universali che per­ mettano la ricostruzione dell’universo per via deduttiva. Nessuna via logica conduce a queste leggi universali; sol­ tanto l ’intuizione, fondata sulla comprensione simpatetica dell’esperienza, può condurci ad esse... Nessuno di coloro che hanno studiato realmente il problema potrà negare che il mondo empirico determina praticamente il sistema teori­ co, nonostante il fatto che non esista alcun ponte logico tra i fenomeni e i loro principi teorici » 3 0 . In sostanza, Einstein sosteneva che gli assiomi (A ) della teoria fisica non sono de­ ducibili per via logica dalle esperienze (E). Psicologicamen­ te, egli scriveva, gli A poggiano sulle E, « ma non esiste al­ cun cammino logico che conduca dalle E agli A , bensì sol­ tanto una connessione in tu itiva » 5 1. Laddove la procedura logica è praticata nella deduzione delle proposizioni singo­ lari a partire dagli assiomi. Insomma, concludeva Einstein, «i concetti non possono essere mai derivati logicamente dal­ l ’esperienza... Morale: se non si pecca contro la ragione, non si combina nulla, o per meglio dire, non si può edificare
29 a. einstein, On th e m e th o d o f th e o r e tic a l p h y sic s. The Herbert Spencer Lecture delivered at Oxford 1933, Oxford at the Clarendon Press, p. 11. 3 0 Motiv des Vorschens, 1918 [trad. it. di F. Fortini, in e i n s t e i n , Idee e opinioni, Milano 1958, p. 215]. 3 1 Cfr. e i n s t e i n , Lettres à M. Solovine cit., p. 120.
una casa, né costruire un ponte senza impiegare un’impal­ catura che però non ne fa parte » 3 2 . Anche per M ach un principio della teoria fisica, quale quello della conservazione del lavoro, non ha un fondamen­ to logico, non è il termine di una procedura dimostrativa. Q ual è, allora, si domanda Mach, lo statuto epistemologico di un tal principio e che ne è della teoria meccanica che ora sembra priva di un sicuro fondamento razionale? «Se il punto di vista meccanico - egli scrive — è cosi fluttuante e precario che non può fornire alcun fondamento sicuro per questo teorema e se è probabile che il nostro principio non sia fondato su un’intuizione positiva, perché su di esso è fondata la più importante conoscenza positiva, su che cosa poggia il principio [della conservazione del lavoro], e da dove viene il suo potere di convinzione che ha sempre gui­ dato i più grandi scienziati? » 3 3 . La risposta di Mach è che il principio della conservazione del lavoro, anziché un teo­ rema o un principio logicamente ottenuto per astrazione dai dati, è un’assunzione - anteriore alla formulazione delle teo­ rie della meccanica — che si è formata e sedimentata incon­ sciamente e involontariamente nel corso di una esperienza millenaria attraverso la quale gli uomini sono passati in pre­ senza dei fenomeni meccanici che sono stati per loro i più familiari. L ’osservazione istintiva e inconsapevole precede sempre quella consapevole, cioè l ’indagine scientifica. Questi primi atti conoscitivi costituiscono anche oggi il più solido substrato di ogni pensiero scientifico. Le nostre cognizioni istintive... appunto perché noi abbiamo la certezza di non avervi contribuito in alcun modo con la nostra co­ scienza e con la nostra volontà, si impongono alla nostra mente con un’autorità e con una forza logica tale che l’eguale non si trova mai in cognizioni volontarie acquisite e derivate da fonti ben note, delle quali sarebbe facile riconoscere la fallibilità. Tutti i cosiddetti assiomi sono cognizioni istinti­ ve di questo genere.
3 2 « Moral: wenn man gar nicht gegen die Vernunft siindigt, kommt man iiberhaupt zu nichts... » (ibid., pp. 120 e 128). 3 3 Cfr. m a c h , Die Geschichte und die Wurzel cit., pp. 33-34.
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E in questo senso M ach forniva la sua nuova e certamente impressionante concezione della spiegazione scientifica: quest’ultima non consiste più, come invece era stata tradi­ zionalmente intesa, nella riduzione di fatti complessi e inin­ telligibili a principi logicamente evidenti e intelligibili ma, al contrario, nella riduzione di inintelligibilità nuove e insolite ad altre inintelligibilità ma più familiari e note, qual è appunto l ’impossibilità del m òto perpetuo. Ci si illude solitamente nel ritenere di aver ridotto l’inintelligibile all’intelligibile. La comprensione consiste esclusi­ vamente nell’analisi; e solitamente si riducono inintelligibilità non comuni ad altre inintelligibilità ma più comuni 3 ‘. La spiegazione consiste dunque per Mach in una sorta di movimento che riconduce qualcosa di nuovo, di inquietante a qualcos’altro che è altrettanto incomprensibile dal punto di vista logico, ma che è più familiare e comune. Q uali fatti verranno assunti come basici e fondamentali nel senso di arrestare ad essi il m ovimento di ciò che chiamiamo soli­ tamente spiegazione, questo non è affare della logica o della teoria scientifica, ma dipende unicamente dal costume e dalla storia3 5 . Dalla varietà dei fenomeni assumibili come punti di riferimento per la spiegazione scientifica Mach traeva una ragione per avversare il primato della meccanica sulle altre branche della scienza fisica, quali la termologia o l ’elettrologià. Tale primato non era giustificato da fondamenti logici e teorici, ma esclusivamente dalla situazione storica e antropologica degli uomini che nel corso della loro vita hanno avuto maggiore familiarità con i fenomeni di tipo meccanico. Cosi in D ie Geschichte und die W urzel des Satzes von der Erhaltung der A rbeit Mach scriveva: è il risultato di una concezione erronea credere, come si fa nell’epoca presente, che i fatti meccanici siano più intelligibili degli altri, e che essi forniscano il fondamento dei feno34 Cfr. m a c h , La meccanica nel suo sviluppo storico-critico c i t . , p p . 35 e 473; id . , Die Geschichte und die Wurzel c it ., p p . 31-32. Cfr. Letture scientifico-popolari c i t . , p p . 145-46, 161; Conoscenza ed errore, c a p . Pensiero filosofico e pensiero scientifico, § 14. 3 3 Cfr. M ACH, Die Geschichte und dìe Wurzel cit., p. 32.
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meni fisici. Questa credenza sorge dalla circostanza che la storia della meccanica è più antica e più ricca di quella della fisica, e che noi abbiamo avuto maggiore familiarità con i fe­ nomeni meccanici per un tempo più lungo. Chi può esclude­ re che in un tempo futuro i fenomeni elettrici e termici ci appariranno nello stesso modo, quando saremo riusciti a co­ noscere e ad avere familiarità con le loro regole più sem­ plici? *. H o sottolineato più sopra l'affinità di M ach con Einstein nella comune delineazione di una teoria dei principi in con­ trasto con le teorie di tipo costruttivo proprie della tradi­ zione. È tempo ora di rilevare anche la loro differenza: quei principi o assiomi della teoria fisica che anche per Einstein non sono logicamente derivabili dall’esperienza, per Mach costituiscono assunzioni involontarie e inconscie, che gli uomini si sono formate a contatto con l ’ambiente naturale della loro vita; per Einstein, invece, essi sono libere costru­ zioni della mente, risultati di una costruzione teorica dai quali si derivano quelle proposizioni singolari e specifiche che devono trovarsi in una connessione chiara e univoca con le esperienze fisiche” . E d è per aver trascurato questa dimensione teorica e costruttiva della ricerca fisica che Ein­ stein alla fine prese le distanze da Mach. E nondimeno in quella combinazione di scoperte geniali e di errori che costi­ tuisce la sua cifra intellettuale peculiare, M ach, muovendo dal suo criterio di economia di pensiero e dal principio epi­ stemologico secondo il quale la fisica deve attenersi esclusi­ vamente a entità osservabili, svolge una critica radicale del­ la teoria newtoniana e della meccanica classica mettendo in discussione le nozioni di tempo e spazio assoluti, modellan­ do una concezione del principio di inerzia che prelude, in termini informali, alla teoria della relatività generale di Einstein. Il tempo e lo spazio assoluti non sono validi stru­ m enti d i riferimento e d i fatto Mach rileva che i fisici per le piccole distanze nella loro effettiva ricerca adottano la terra
Jbid. Cfr. La meccanica nel suo sviluppo storico-critico cit., pp. 484 e
3 7 Cfr. e i n s t e i n , On the method of theoretical physics c i t . , p . 9 .
come sistema di riferimento, mentre per quelle maggiori assumono come sistema di riferimento il sistema delle stel­ le fisse. Il principio di inerzia, quale era stato definito nel corso della tradizione fisica classica a partire da Cartesio, N ew ton, Eulero e altri “ appariva a Mach formulato in ter­ mini astratti e logicizzanti, anziché nei termini di un con­ creto ragionamento fisico. Un corpo persiste nel suo stato di quiete o di movimento se non interviene una forza che lo devii dal suo stato; in breve l ’inerzia designa uno stato in cui non si verifica alcuna accelerazione. La base di questo ragionamento è dunque: che ragione vi è che un corpo devii dal suo stato se non interviene una forza a disturbarlo? Mach scrisse nei Prinzipien der 'Wàrmelehre [Principi della teoria del calore] (1896) che «questa argomentazione ricor­ da m olto da vicino la cosiddetta prova ontologica dell’esi­ stenza di D io; il che è molto scolastico» ’’ . Sovvertendo la concezione tradizionale, Mach cercò una ragione fisica di questo principio, assumendo l ’inerzia non già come la resi­ stenza che un corpo nello spazio oppone all’accelerazione, ma come la resistenza che esso oppone alle accelerazioni prodotte dalle masse di tutti i corpi che costituiscono l ’uni­ verso fisico. Il principio di inerzia, anziché nei termini di una legge primaria e universale, quale l ’aveva concepito la tradizione classica, veniva assunto da Mach nei termini del­ la forma asintotica di una legge di più ampia generalità che m ette in conto le concrete condizioni fisiche, trascurate da quella tradizione1 D . Il principio di Mach, assumendo l ’iner­ zia come un caso lim ite delle interazioni dinamiche sussi­ stenti tra i corpi dell’universo, preludeva al principio del­ l ’unificazione del moto gravitazionale e del moto inerziale che è appunto il tema della teoria della relatività generale4 1
3 8 Cfr. le osservazioni di M ACH, in Letture scientifico-popolari cit., p. 159 e i numerosi passi in La meccanica nel suo sviluppo storico-critico cit. 3 9 e. M a c h , Prinzipien der Wàrmelehre [Principi della teoria del calore], Leipzig 1896, p. 56; La meccanica nel suo sviluppo storico-critico, pp. 252 sgg., 258, 280 sgg.; cfr. D'ELIA, E. Mach cit., pp. i ; 6 sgg. 4 0 Cfr. l. rosenfeld, Considerazioni non filosofiche sulla causalità in fisica, in AA.v v., Le teorie della causalità, Torino 1974, P· *45 · 4 1 Einstein stabilisce, com’è noto, nella teoria della relatività generale un principio dal quale risultano unificati moto accelerato gravitazionale e
di Einstein. Questi in The origins of the general theory of relativity (1933) affermava infatti: Mi era ben nota, naturalmente, l’idea di Mach che l ’iner­ zia non rappresenta la resistenza all’accelerazione come tale, ma la resistenza all’accelerazione relativa alla massa di tutti gli altri corpi nell’universo. Questa idea mi affascinò4 2 . E ancora in una lettera a Solovine scriveva:
Il pensiero di Mach che l ’inerzia riposa sull’azione reci­ proca dei corpi è contenuta in prima approssimazione nelle equazioni della teoria della relatività 4 3 . In una delle sue opere più famose, La meccanica nel suo sviluppo storico-critico, M ach respingeva la nozione new­ toniana (che gli appariva circolare) della massa come quan­ tità di materia, reinterpretandola come una proprietà dina­ mica, ossia come il rapporto tra le accelerazioni che due corpi si imprimono l ’uno sull’altro; anche in questo caso M ach analizzava una nozione della fisica classica nei termini di un ragionamento che tiene conto delle concrete condizio­ ni fisiche di un fenomeno. La nozione di massa veniva per­ tanto definita da M ach in termini dinamici: Diciamo corpi di massa eguale quelli che, agendo l’uno sul­ l ’altro, si comunicano accelerazioni eguali e opposte... Se sce­ gliamo il corpo A come unità di misura, attribuiremo la mas­ sa m a quel corpo che imprime ad A un’accelerazione pari a m volte l’accelerazione che esso riceve da A . Il rapporto delle masse è il rapporto inverso delle accelerazioni prese con se­ gno negativo... Il nostro concetto di massa non deriva da al­ cuna teoria. Esso contiene soltanto la precisa determinazione di un fatto 4 4 .
moto inerziale. Cfr. Grundlage der allgemeinen Relativitatstheorie, in « Annalen der Physik», 4 , 4 9 , 1 9 1 6 , p p . 7 6 9 -8 2 2 [Fondazione della teoria generale della relatività, trad, di M. Pratelli, in Cinquantanni di relatività, Firenze 1 9 5 5 , p p . 5 0 9 -18 ]; cfr. anche e i n s t e i n , E. Mach cit., p . 1 0 3 . 42 A. e i n s t e i n , The origins of the general theory of relativity, Being the first Lecture at the George A. Gibson Foundation in the University of Glasgow delivered on June 20th, 1933, Glasgow University Publications, n. xxx, 1933, p. 6. 41 id ., Let Ires à Λί. Solovine c i t . , p . 2 2 . 41 M a c h , Ι λ meccanica nel suo sviluppo storico critico c i t . , p p . 236-37.
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Conoscenza ed errore riprende i temi della metodologia scientifico-filosofica e dell’epistemologia di M ach nei termi­ ni di un’antropologia filosofica che ne costituisce l ’orizzonte unitarioTEo sfondo di questa concezione è naturalmente co­ stituito dalla rappresentazione di una massa fluida, continua e compatta di sensazioni sulla quale si applicano le azioni della vita umana quotidiana cosi come le operazioni intellet­ tuali in un nesso di transizione di perfetta continuità4 5 . Da questa corrente omogenea di dati sensoriali Mach, per cosi dire, ritagliò le nozioni di oggetto fisico, di corpo da un lato e di io, mente dall’altra. I termini «corpo», «oggetto fisi­ co», «m ente», «io» non rappresentano infatti strutture so­ stanziali, autonome e indipendenti, ma sono i simboli con i quali gli uomini, trattando con l ’esperienza, designano nes­ si d i relativa stabilità sussistenti tra le apparenze sensibili. «Corpo», «oggetto fisico», oppure «io», «mente» sono costrutti concettuali artificiali ritagliati sul medesimo flusso continuo e omogeneo di quelle unità dell’esperienza che M ach chiama «elementi» ( Elem ente ). Respingendo ogni dualismo metafisico, M ach riconduce le distinzioni tra fisi­ co e psichico, tra natura e pensiero a modalità diverse di combinazione degli elementi di un’esperienza continua e o m ogenea^ Mach, secondo una linea interpretativa condi4 5 « Il passaggio dalle rappresentazioni sensoriali più determinate attra­ verso il pensiero comune fino al pensiero scientifico pili astratto è di tipo continuo» (Conoscenza ed errore, cap. Una considerazione psico-fisiologica, § 4). « Il mondo non consiste dunque per noi in essenze misteriose le quali, interagendo con un’altra essenza, altrettanto misteriosa, l ’io, generano le ''sensazioni” , che sole ci sono accessibili. I colori, suoni, spazi, tempi... sono per noi provvisoriamente gli elementi ultimi di cui dobbiamo indagare la connessione data. In ciò consiste appunto l’investigazione della realtà. In questa ricerca non possiamo lasciarci impedire dalle nozioni composte e dalle delimitazioni (corpi, io, materia, spirito...) che sono state formate in vista di fini pratici, particolari temporanei e limitati» (Analisi delle sensazioni cit;hpp. 57-38). (5 «La nostra concezione si differenzia anche da quella di Fechner, che considerava i fenomeni fisici e quelli psichici due aspetti dì una sola realtà. In primo luogo la nostra concezione non ha affatto un sostrato metafisico bensì corrisponde solo ad un’espressione generalizzata di esperienze. Inoltre noi non distinguiamo due aspetti diversi di una terza entità incognita-, gli elementi da noi trovati nell’esperienza, dei quali indaghiamo la connessio­ ne, sono sempre gli stessi, di un solo tipo c solo a seconda della loro connes-
visa anche da Russell e poi ripresa dal primo Carnap, assu­ me i suoi elementi come dati empirici anteriori alla distin­ zione tra corpo e io, tra mente e natura. La sua dottrina degli elementi pertanto costituisce una forma di 'monismo neutralè)che assume una corrente di dati empirici - che non sono più psichici di quanto siano fisici - quale matrice co­ mune dei concetti di io, corpo, oggetto fisico". Ma poiché questi elementi sono di fatto presentati anche come sensa­ zioni, si presenta una fondamentale difficoltà, che è del re­ sto connessa alle riserve critiche mosse frequentemente a M ach di essere un filosofo fenomenista e solipsista, che per parte sua egli si preoccupò sempre di respingere4 8 (a que­ sto riguardo Einstein scrisse che soltanto chi non aveva let­ to le opere di Mach poteva considerarlo un idealista). Mach considerò seriamente i suoi elementi come unità basiche con le quali costruiamo sia i concetti di corpo, di oggetto fisico, sia i concetti di io e di mente; dunque come unità basiche anteriori rispetto alle opzioni filosofiche di carattere ideali­ stico o m aterialistico” . Ma al tempo stesso la circostanza
sione ci si presentano ora come elementi fisici ora come elementi psichici» {Analisi delle sensazioni cit., p. 81). 4 7 «Se ora noi scomponiamo l ’intero mondo materiale in elementi che siano anche elementi del mondo psichico, e che in quanto elementi di que­ st’ultimo vengono chiamati abitualmente sensazioni, se noi inoltre conside­ riamo compito unico della scienza lo studio del legame, della connessione, dell’interdipendenza di questi elementi omogenei di tutti i campi, potremo attenderci con buone ragioni di fondare su questa concezione una costru­ zione unitaria, monistica e di liberarci dell’infausto e fuorviante dualismo» (ibid., pp. 271-72). 4 8 Cfr. Conoscenza ed errore, cap. Pensiero filosofico e pensiero scienti­ fico, §§ 7-9; cap. Una considerazione psico-fisiologica, S 4; cfr. Analisi delle sensazioni cit., p. 307. 4 5 Conoscenza ed errore, cap. Pensiero filosofico e pensiero scientìfico, § 5. Sulle accuse di soggettivismo idealistico rivolte a Mach con particolare riferimento alla polemica di Lenin con Mach e con i machisti russi, cfr., tra i numerosi studi, j. t. blackm ore, E. Mach cit., cap. 15; R. S. Cohen, Machists and Marxists: Bogdanov and Lenin, in appendice al saggio E. Mach. Physics, Perception and Philosophy of Science, in e. mach, Physicist and Philosopher cit., pp. 156-60; A. d’e lia , E. Mach cit., pp. 244-52; A. Pannekoek, Lenin filosofo. Critica ai fondamenti filosofici del leninismo, Milano 1972, PP. 53-69· Si veda ora, per la ricostruzione della polemica tra Lenin e Bogdanov - il fautore marxista delle tesi di Mach in Russia - e per l’ana­ lisi critica di Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin nel suo intreccio di filosofia e scienza, il saggio introduttivo di Vittorio Strada, Né fede né scienza, alla raccolta dei testi di A . Bogdanov e di altri nel volume Fede e scienza, Torino 1982.
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che questi elementi siano sensazioni sembra contraddirne il carattere monistico e neutrale, sbilanciandone la base su un versante soggettivistico e fenomenistico. Si può tentare di superare la difficoltà delucidando le ragioni metodologiche che sorreggono la strategia filosofica di M ach. Mach faceva sul serio quando asseriva il carattere neutrale dei suoi ele­ menti e di fatto costruiva qualsiasi entità fisica o psichica a partire da essi indistintamente. M a al tempo stesso la sua metodologia empiristica esigeva che questi elementi fossero osservabili e controllabili empiricamente; di qui il loro ca­ rattere sensistico che non doveva pregiudicarne la natura in senso idealistico e fenomenistico. La dottrina degli ele­ menti di Mach ha il com pito di soddisfare il requisito meto­ dologico di scomporre qualunque entità nei termini di dati che siano empiricamente osservabili e controllabili, elimi­ nando ogni riferimento a entità inosservabili e inconosci­ bili. E d è cosi che sulla massa fluida dei dati empirici le ope­ razioni sia del pensiero comune sia di quello scientifico si esercitano costituendo oggetti che sono connessioni di ele­ menti “ . Ma tali connessioni non sono strutture o entità ri­ gide e fissate una volta per sempre nel corso della vita («im Laufe des Lebens»); queste associazioni di elementi vengo­ no talvolta indebolite o addirittura sm antellate5 1. Questa variabilità degli oggetti, siano essi fisici o psichici, dipende fondamentalmente dall’orientamento e dalla direzione delle pratiche connettive e associative dirette dall 'interesse, ma­ trice comune del pensiero popolare e di quello scientifico. Ben lontano dall’appiattire la conoscenza in una passiva re­ gistrazione di dati, M ach dichiara il carattere arbitrario del fatto empirico. Ciò che viene chiamato fatto è per Mach sempre «qualcosa di arbitrario e di imposto» («etwas willkiirlich und gewaltsam »), in quanto tracciato e delineato in vista degli scopi e degli interessi che dirigono le opera­ zioni intellettuali. Conseguentemente, la conoscenza non può solidificarsi in forme definitive e rigide, perché i limiti entro i quali i fatti vengono arbitrariamente fissati « si spo­
5 0 Cfr. ibid,, SS 6, 8. 51 Cfr. ibid., cap. Memoria, riproduzione e associazione, § 7.
stano sempre più avanti col progredire del pensiero scienti­ fico » 5 2 . I l fatto empirico, che è oggetto dell’investigazione scientifica, è il risultato di un’astrazione involontaria («unw illkurliche A bstraktion») che seleziona alcuni elementi come rilevanti rispetto ad altri che vengono tralasciati, con­ ferendo al caso individuale il carattere di un caso generale (allgemeinern ), il quale rappresenta m olti casi individuali dello stesso tipo 5 \ Anim ato da un atteggiamento positivi­ stico, che si articola con un approccio costruttivo e attivo, M ach vede nel fatto empirico constatato dalla scienza il ri­ sultato di un’astrazione che consiste essenzialmente in que­ sta ripartizione d ell’atteggiamento, dell’interesse e dell’at­ tenzione 5 4 . L ’accertamento esatto puro e semplice dei fatti e della corrispondente rappresentazione mentale esige, già di per sé, più attività autonoma di quanto in genere si supponga. Per poter dire che un elemento dipende da uno o più altri, come si dispone la loro dipendenza reciproca, che tipo di dipenden­ za funzionale c’è, lo scienziato deve aggiungere del suo, al di là dell’osservazione immediata. Non si può pensare di po­ ter ridurre tutto questo definendolo descrizione5 S . Anziché nella registrazione passiva dei fatti, Mach vede la scienza impegnata ad articolare attivamente la massa flui­ da dell’esperienza secondo una grammatica di paradigmi influenzati dai presupposti teorici, dagli interessi della ricer­ ca e dalle finalità della vita quotidiana. Indichiamo con il termine osservazione l’adattamento del­ le idee ai fatti, con il termine teoria l’adattamento delle idee tra loro. Neppure osservazione e teoria sono separabili in mo­ do netto, perché quasi tutte le osservazioni sono già influen­ zate dalla teoria e, se hanno sufficiente importanza, influenza­ no a loro volta la teoriaS 6 .
s2 Ibid., cap. Pensiero filosofico e pensiero scientifico, § 45 3 Ibid., cap. Deduzione e induzione dal punto di vista psicologico, § 15. 5 4 Ibid., cap. Il concetto, § 7. 5 5 Ibid., cap. Deduzione e induzione dal punto di vista psicologico, § 16. 5 6 Ibid., cap. Adattamento delle idee ai fatti e delle idee tra loro, %1.
M ach coglieva in Conoscenza ed errore quel nesso reci­ proco di teoria e dato osservativo che si trova oggi al centro dell’epistemologia postneopositivistica (e segnatamente in P. Feyerabend) per la quale è residuo di una mitologia filo­ sofica il concetto di un dato osservativo neutrale, che per­ tanto si dichiara sempre «carico di teoria». Ma certamente insieme all’analogia va rilevata anche la differenza che corre tra il concetto di teoria scientifica di Mach e i concetti che circolano nell’epistemologia contemporanea. E a questo ri­ guardo incontriamo quella nozione di casualità alla quale Mach ha attribuito una parte cosi importante nella forma­ zione della conoscenza scientifica. Infatti le connessioni tra gli elementi d ell’esperienza (che sono l ’oggetto dell’indagi­ ne scientifica) non scaturiscono originariamente per Mach da una costruzione razionale e metodicamente controllata, bensì dal caso (Zufall ). Più in generale, M ach sostiene che le scoperte scientifiche, il linguaggio, la scrittura, la moneta non sono stati escogitati dalla riflessione ( ϋ berle gun g), ma appunto dal caso. La conoscenza, che è connessione di tratti dell’esperienza, è originariamente una combinazione di ele­ menti che si è data casualmente e che successivamente lo scienziato, cosi come l ’uomo comune, hanno proceduto a strutturare metodicamente. i I \ Si conosce solo ciò che si è già esperito, casualmente, sia con i sensi sia mentalmente. In un campo in cui non si ha nessuna esperienza non si possono risolvere problemi... An­ cora una volta, l’attività spirituale dello scienziato e dell’in­ ventore si rivela non sostanzialmente diversa da quella del­ l ’uomo comune. Ciò che quest’ultimo esegue istintivamente, lo scienziato lo forma con metodo5 7 .
Scoperte dapprima istintivamente e casualmente, deter­ minate combinazioni di tratti ed elementi della nostra espe­ rienza vengono assunte e privilegiate rispetto ad altre; esse vengono ripetute e messe alla prova in nuove circostanze fintantoché da casuali e istintive che erano assurgono alla fine allo statuto di procedure riflesse, consapevoli e meto­
5 7 Ibid., cap. Il problema, § 8.
d ich e51. In quanto consentono una migliore e più compren­ siva integrazione d ell’esperienza e conseguentemente una più appropriata integrazione dell’uomo al suo ambiente, le procedure scientifiche costituiscono una strada indiretta per consentire quell’accomodamento con l ’esperienza circostan­ te che il processo diretto dello stimolo e della reazione im­ mediata non consente agli animali in ferio riS 9 . L ’importanza che Mach annette al caso e all’istinto si giustifica nel paesag­ gio che egli ha tracciato della realtà quale campo di un’espe­ rienza fluida e continua dal quale sono completamente spa­ riti cose, sostanze, soggetti separati e indipendenti. I con­ cetti non sono più rivolti a catturare realtà più profonde e sottostanti l ’esperienza, ma sono degli organizzatori (Ordner ), dei sorveglianti (Aufseher ) che, nella peculiare d ivi­ sione del lavoro della scienza, dirigono quei lavoratori (Arbeiter) subalterni che sono costituiti dalle rappresentazioni sensibili. Ogni tipo di vita intellettuale prende quindi le mosse dal­ le sensazioni e vi ritorna. I nostri veri operai psichici sono le rappresentazioni sensibili, ma i concetti sono gli organizzatori e i sorveglianti, che li intruppano al loro posto mostrando la mansione da svolgere6 0 . I concetti sono i modi consapevoli e riflessi ai quali gli uomini attraverso prove, tentativi ed errori hanno saputo sollevare le pratiche casuali e istintive proprie della loro v i­ ta. I concetti e le leggi della scienza sono per Mach una rac­ colta di strumenti («eine Instrumentensammlung» )“ che servono a limitare le nostre aspettative nei confronti d ell’e­ sperienza; in sostanza, essi servono a sperare, ma a sperare con successo. Le combinazioni trovate casualmente nell’e­
5 8 « L ’accantonamento provvisorio delle dipendenze meno significative, l ’anticipazione delle connessioni più significative, vanno intesi come una mossa semplificatrice essenziale. Entrambi i tipi di semplificazione vengono trovati istintivamente anzitutto sotto l ’influsso del bisogno pratico, della necessità o dell’organizzazione psichica, e solo in seguito lo scienziato li usa in modo consapevole, esercitato e metodico» (ibid., cap. Pensiero filosofico e pensiero scientifico, § 13). 5 9 Ibid., cap. omonimo, § 1. “ Ibid., cap. Sensazione, intuizione, fantasia, § 1. 6 1 Ibid., cap. Senso e valore delle leggi di natura, § 8.
sperienza effettiva sotto forma di ipotesi e di leggi, forti di un punto di contatto con la realtà, tracciano un’aspettativa, una previsione relativa a un punto in cui la realtà per cosi dire non è ancora, ma in cui è attesa che si presenti. Soltanto il successo ( Erfolg ) “ , cioè il prender corpo del fenomeno atteso o ipotizzato entro lo spazio ancora vuoto dell’aspetta­ tiva, sanziona il conseguimento di una conoscenza; diversamente saremo stati in errore. M a conoscenza ed errore, Erkenntnis und Irrtum, provengono dalla medesima fonte, da quella corrente di esperienze vissute e fluide di fronte alla quale gli uomini comuni cosi come gli scienziati di continuo sperimentano e mettono alla prova i loro apparati concet­ tuali, la loro grammatica della percezione, i loro paradigmi di visione. Il mondo è per Mach un’immane massa oscillan­ te di sensazioni, in cui è incerta la linea di distinzione tra l ’esperienza della realtà e l ’esperienza del sogno, nel quale «le nostre rappresentazioni prendono le vie più sorpren­ denti», un mondo in cui si verifica, come dice Mach « il fat­ to rimarchevole che un’idea continua ad esistere e ad agire senza essere al livello della coscienza... ed è assai probabile - egli aggiunge - che le idee una volta formate, anche se non sono più nella coscienza, nondimeno mantengano la loro esi­ stenza... In questa circostanza esse sembrano agire come una sorta di gravame e di impedimento... In certa misura connessi a questi sono i fenomeni che Breuer e Freud hanno descritto recentemente nel loro libro sull’isteria» 6 3 . D i fron­ te a questo mondo fluido, le forme della nostra cultura fis­ sano lim iti revocabili dipendenti dai paradigmi della perce­ zione e dalla dimensione soggettiva del tempo. Se ci figuriamo i movimenti lenti del camaleonte ancora più rallentati, e invece i lenti movimenti prensili delle liane molto accelerati, le due procedure farebbero si che per l’os­ servatore si affievolirebbe notevolmente la distinzione tra movimenti animali e processi di crescita delle piante6 4 .
6 2 Ibid., c a p . o m o n im o , § 6 . 6 3 Ibid., c a p . Memoria, riproduzione e associazione, § 8; M ACH, Prinzi­ pien der ’Wàrmelehre c it ., p p . 4 4 3 -4 4 . Cfr. κ . C o h e n , E. Mach. Physics, Perception and Philosophy of Science, i n m a c h , Physicist and Philosopher
c it ., p p . 15 2 -5 3 .
6 4 Conoscenza ed errore, c a p . Riflesso, istinto, volontà, io, § 6 .
Radicati come sono in questa comune mat.-ice della cono­ scenza e dell’errore, non esistono per M ach « alcun sentire, volere e pensare isolati» e lo stesso linguaggio è un tipo di reazione (Reaktionsweise ) 6 5nei confronti di complessi di sensazioni. Le parole, cioè, non caratterizzano proprietà astratte delle cose in isolamento, ma designano i modi in cui gli oggetti naturali reagiscono gli uni sugli altri e i modi in cui gli uomini trattano con le situazioni della loro vita. Anche il linguaggio è una parte di quell’esperienza istintua­ le organizzata che si chiama natura. E qui non si potrà man­ care di rilevare l'affinità profonda, per questo aspetto, tra la concezione del linguaggio di Mach e quella dell’ultimo W itt­ genstein per il quale il linguaggio è uno strumento ausilia­ rio, un’ulteriore estensione del nostro comportamento (« ein H ilfsm ittel und weiterer Ausbau dieses Verhaltens»), per il quale il nostro «gioco linguistico» è istinto, e per il quale infine il linguaggio è un’attività naturale come camminare {gehen)·, un tratto, cioè, della nostra storia n a tu ra le^ P er parte sua Mach aveva sottolineato che nel linguaggio comu­ ne « tutto è istintivo, senza il nostro intervento consapevole, sia la nozione che abbiamo dei fatti sia la delimitazione del significato delle parole... Si impara a p a ria ree a capire la lingua come si impara a camminare ( gehen)>ySJ M ach aveva formato il suo pensiero attraverso la pratica della ricerca fisica, della sperimentazione per la quale ave­ va un particolare talento, e attraverso u n ’analisi storico­ critica della letteratura scientifica per un bisogno di chia­ rezza suscitato dalla sua insofferenza e dal suo rifiuto fin dall’infanzia nei confronti di ogni imposizione autoritaria di principi e di concetti in cui ravvisava il contrassegno caJ l Ibid., cap. Una considerazione psico-fisiologica, § 4. (2? Cfr. l . W ittg en stein , Zettel, a cura di G . E. M. Anscombe e G . H. von Wright, Oxford 1967, § 545; id., Ricerche filosofiche, Torino 1967, § 25. *3 «Man lernt eben sprechen und die Sprache verstehen, so wie man gehen lernt» (Conoscenza ed errore, cap. Jl concetto, § 6). Per questa con­ cezione del linguaggio come attività naturale cfr. F. m a u t h n e r , Beitràge zu einer Kritik der Sprache, vol. I, Leipzig 1923, ρ. 15, per il quale parlare è un’attività come respirare (Atmen) e appunto camminare (Gehen). Su que­ sto punto rimando al mio lavoro Wittgenstein und die wissenschaftliche und literarische Kultur in Osterreich, in Sprache und Erkenntnis als soziale Tatsache, a cura di R. Haller, Wien 1981, pp. 14-15.
ratteristico della metafisica. E la sua metodologia è di una grana fina, in tessuta dei molteplici filamenti che costituisco­ no il corpo della scienza. L ’epistemologia oggi può ricono­ scere o ritrovare la suggestione del pensiero di Mach pro­ prio nella sua indicazione della complessità dei fattori che costituiscono le dottrine scientifiche. Dire la verità e soltan­ to la verità, ha osservato il filosofo americano Nelson G ood­ man, è troppo poco; dire tutta la verità, ha però aggiunto, è francamente troppo. L ’impresa scientifica non è diretta semplicemente a una verità qualunque, ma a una verità che sia interessante, ricca e significativa. Mach senti appunto il bisogno di ripercorrere l ’intera tradizione storica della letteratura fisica tradizionale; e, forse, per averla studiata e compresa meglio di altri egli è riuscito, come in questi casi succede, a formare un pensiero nuovo; soltanto chi ha get­ tato uno sguardo attento su ciò che è vecchio sa scoprire una forma nuova.
Pisa, estate 1982.
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 § 6