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Timestamp: 2018-09-20 08:42:47+00:00

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 4 marzo 2014, n. 10265. Non è confiscabile l'ideale apprezzamento del patrimonio disponibile conseguito al doloso sottodimensionamento del patrimonio di vigilanza. Il tutto prendendo in considerazione il concetto penale di profitto che deve essere considerato quale beneficio aggiunto di natura patrimoniale - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 4 marzo 2014, n. 10265. Non è confiscabile l’ideale apprezzamento del patrimonio disponibile conseguito al doloso sottodimensionamento del patrimonio di vigilanza. Il tutto prendendo in considerazione il concetto penale di profitto che deve essere considerato quale beneficio aggiunto di natura patrimoniale
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6.2 Dando per scontati l’origine etimologica (profectus: progresso; sostantivo derivato dal verbo proficere: avanzare, giovare) e il significato piu’ generico che il termine assume nel linguaggio comune – quale sinonimo di “guadagno”, “utilita’” o “vantaggio” – anche nel suo utilizzo piu’ specifico nel campo economico il senso che alla parola “profitto” viene assegnato non e’ risolutivamente univoco. L’analisi storico-economica, infatti, evidenzia che il profitto e’ stato a lungo omogeneamente inteso nel tempo come differenza tra grandezze e in particolare identificato come espressione di una grandezza residuale. In epoca piu’ recente, nel linguaggio tecnico-economico, il profitto ha invece identificato il reddito dell’imprenditore, al piu’ inteso come remunerazione del rischio assunto in condizioni di incertezza. Nelle scienze aziendalistiche, invece, il termine “profitto” non e’ (piu’) di corrente utilizzazione, preferendosi fare riferimento al reddito di esercizio (o reddito contabile), costituito dalla variazione che il capitale netto subisce per effetto della gestione e determinato attraverso il confronto tra componenti positive e negative di reddito.
6.4.2 Ma il profitto e’ oggetto di confisca anche ai sensi dell’articolo 15, comma quarto, del decreto. In questo caso non si tratta pero’ del profitto ricavato dal reato, bensi’ di quello emerso dalla gestione commissariale disposta in sostituzione delle sanzioni (o delle misure cautelari) interdittive. Nell’articolo 13, comma 1, lettera a) il profitto “di rilevante entita’” diviene invece la condizione alternativa alla recidiva per l’irrogazione nei confronti dell’ente delle sanzioni interdittive, in aggiunta a quelle pecuniarie ed alla confisca e, analogamente, nell’articolo 16, comma 1, uno dei presupposti per l’applicazione delle stesse sanzioni in via definitiva. Mentre nell’articolo 17, lettera c) sempre il profitto (rectius: la messa “a disposizione” del profitto ai fini della confisca) diviene l’oggetto di una delle condotte riparatorie che consentono all’ente di evitare l’applicazione delle sanzioni interdittive.
6.4.3 Infine, nell’articolo 24, comma 2, articolo 25, comma 3, articolo 25 ter, comma 2, e articolo 25 sexies, comma 2, il conseguimento di un profitto di “rilevante entita’” (in alcuni casi in alternativa alla causazione di un danno di particolare gravita’) costituisce il fondamento di altrettante circostanze aggravanti dell’illecito relativo ai reati presupposto contemplati dalle norme menzionate.
10.1 Nel contestare il concetto di necessaria “esternalita’” del profitto proposto con il gravame di merito, la sentenza impugnata si “accontenta” infatti di poter qualificare “la disponibilita’ economica artificiosamente procurata” attraverso la manipolazione del bilancio come un incremento del patrimonio disponibile della societa’ e dunque come un vantaggio economico per la stessa, senza avvedersi che in tal modo finisce per omettere qualsiasi motivazione sulla configurabilita’ di un effettivo incremento patrimoniale in capo all’ente imputato, giungendo in realta’ implicitamente a negare la stessa essenzialita’ di tale carattere ai fini della ricostruzione della nozione di profitto ed entrando cosi’ in conflitto con i gia’ illustrati principi sanciti da questa Corte.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-08-30T15:58:50+00:0011 marzo 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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