Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-agenzia-entrate-n-30-del-22052007.html
Timestamp: 2017-01-24 04:59:57+00:00

Document:
2. Associazioni di promozione sociale
4. Associazioni sportive dilettantistiche
5. Organizzazioni di volontariato: casi di cancellazione dai
8. Motivi procedurali che causano l'esclusione
10 Modalità di esclusione
11. Calendarizzazione degli adempimenti
Il Dpcm 20 gennaio 2006, emanato in attuazione della legge istitutiva
del beneficio del 5 per mille (legge n. 266 del 23 dicembre 2005, articolo 1, commi
337/340), prevedeva una serie di adempimenti a carico dei soggetti
richiedenti e, tra questi, l'invio alle Direzioni Regionali, da parte dei rappresentati legali degli enti interessati, di una dichiarazione
sostitutiva dell'atto di notorietà con la quale si attestava la persistenza
dei requisiti previsti dalla legge.
A tal proposito, con nota prot. n. 90560/2006 del 16 giugno 2006, sono
state emanate le prime disposizioni operative alle Direzioni Regionali riguardanti il controllo, da effettuare ex articolo 71 del DPR n. 445 del 28
dicembre 2000, sulle autocertificazioni alle stesse pervenute.
Di seguito, le Direzioni Regionali hanno fatto pervenire relazioni
illustrative in merito sia allo stato dei controlli in fase di completamento
sia alle eventuali problematiche insorte nel corso di tali operazioni.
Dall'esame delle relazioni suddette, si è rilevato come in diverse
realtà siano presenti numerose questioni similari, di natura operativa o
tecnico-giuridica, alle quali occorre dare soluzione per consentire il
completamento dei controlli e, al tempo stesso, garantire la necessaria
uniformità nei comportamenti in presenza di comuni casistiche.
(Registri previsti dall'articolo 7 della legge 7 dicembre 2000 n. 383)
La richiamata disposizione normativa prevede, al comma 4,
l'istituzione presso le Regioni e Province autonome di un registro nel quale
sono inserite le associazioni che svolgono la loro attività nel territorio
e che risultano essere in possesso di determinati requisiti (indicati
nell'articolo 2 della medesima legge). Tali associazioni, se presenti a
livello nazionale, sono inserite - in base al comma 1 del citato articolo 7
- in un registro nazionale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Dipartimento degli affari sociali (attualmente tenuto dal
Ministero della Solidarietà Sociale).
Le relazioni pervenute hanno evidenziato:
- la mancata istituzione, presso numerose regioni, del registro
previsto dal citato comma 4;
- l'iscrizione di alcune associazioni presso "Albi provinciali dello
associazionismo e del volontariato", non previsti dall'articolo 7
della legge n. 383 del 7 dicembre 2000, che contempla, invece, la
sola istituzione di registri presso le Province autonome di Trento e
- la presenza di associazioni costituenti articolazioni locali di
enti a rilevanza nazionale.
Per quanto attiene alla prima fattispecie, si precisa che
l'associazione richiedente il beneficio, qualora non risulti iscritta in nessuno degli albi indicati nel menzionato articolo 7, non potrà usufruire
della norma di favore, nella considerazione che il dettato normativo (art.
1, comma 337, della legge n. 266 del 23 dicembre 2005) destina le erogazioni
unicamente a favore di associazioni iscritte.
Va, in proposito, osservato che la stessa legge 383, che disciplina le
associazioni in argomento, ha affermato, al comma quarto dell'articolo 8,
che l'iscrizione nei registri è condizione necessaria per usufruire dei
benefici previsti dalla medesima norma ovvero dalle leggi regionali e
provinciali. Da tale assunto discende che le associazioni di promozione
sociale che svolgono attività solo in ambito territoriale, non iscritte nei
registri regionali anche per cause a loro non imputabili, non possono
usufruire degli anzidetti benefici.
In merito alla validità dell'iscrizione in albi provinciali
dell'associazionismo (diversi da quelli previsti per le province autonome),
si ritiene che qualora l'istituzione di tali Albi sia stata espressamente
prevista da legge regionale di recepimento della normativa nazionale, possa considerarsi comunque verificato il presupposto che legittima la fruizione
Per le associazioni che costituiscono articolazioni territoriali
ovvero circoli affiliati dell'associazione nazionale, non iscritte nei registri regionali,
è prevista - ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della
legge n. 383 del 2000 - l'automatica iscrizione nel registro nazionale con
le modalità indicate nell'articolo 5 del Decreto del Ministro del lavoro e
delle Politiche sociali n. 471 del 14 novembre 2001, con il quale è stato
emanato il regolamento recante "Norme circa l'iscrizione e la cancellazione
delle associazioni a carattere nazionale nel Registro nazionale delle
associazioni di promozione sociale, a norma dell'articolo 8, comma 1, della
legge 7 dicembre 2000, n. 383".
I riscontri, effettuati sulla base delle prime indicazioni contenute
nelle istruzioni diramate con la richiamata nota prot. 90560/2006 del 16 giugno 2006, hanno mirato in primo luogo ad accertare se le cooperative
sociali che hanno chiesto l'inserimento negli elenchi "cinque per mille" ed
hanno ottemperato all'invio dell'autocertificazione prevista dal Dpcm 20
gennaio 2006, risultino essere iscritte negli elenchi tenuti dalle Regioni
ai sensi dell'articolo 9 della citata legge n. 381 del 1991.
Dalle relazioni pervenute, è emerso che molte Direzioni Regionali,
per i casi di acclarata mancata iscrizione nei menzionati registri, hanno
approfondito l'indagine sia ricercando elementi conoscitivi presso le Camere
di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura sia rivolgendosi
direttamente al Ministero dello Sviluppo economico, tenutario dell'albo
nazionale delle cooperative.
A tale proposito è opportuno rilevare che con Decreto Ministeriale 23
giugno 2004 è stato istituito un "Albo delle Società Cooperative" al quale
tutte le cooperative devono risultare iscritte con la decorrenza di cui al
citato Decreto; l'Albo, gestito con modalità informatiche presso la
Direzione Generale degli Enti Cooperativi del Ministero dello Sviluppo
economico (già Ministero delle Attività Produttive), sostituisce i
preesistenti Registri Prefettizi e lo Schedario generale della Cooperazione
ed è composto da due sezioni, una dedicata esclusivamente alle cooperative
a mutualità prevalente e l'altra comprendente tutte le cooperative diverse
da quelle innanzi indicate. Inoltre, all'interno della prima sezione è stata prevista una sottosezione riservata alle cooperative sociali
qualificate a mutualità prevalente direttamente dalla legge.
L'Albo in parola, nel sostituire i Registri Prefettizi, ha fatto venir
meno - come previsto dall'articolo 20 del Dlgs n. 220 del 2 agosto 2002 -
anche le Commissioni provinciali di vigilanza sulle cooperative.
Va osservato che mentre l'iscrizione nei registri prefettizi assumeva
una efficacia costitutiva, fino a prova del contrario, l'iscrizione nel
nuovo Albo ha carattere meramente dichiarativo. Tale adempimento, peraltro,
oltre ad assumere rilievo ai fini anagrafici, costituisce anche presupposto per la fruizione di benefici di diversa natura, ivi inclusi quelli di
Inoltre, come precisato dalla citata Circolare del 16 dicembre 2004,
emanata dal Ministero delle Attività Produttive, "l'ipotesi di mancata domanda di iscrizione all'albo preclude l'attribuzione del numero di
iscrizione che, nel caso delle cooperative a mutualità prevalente (...omissis...) si presenta quale requisito di completezza formale e
sostanziale degli atti e documenti da loro prodotti".
Per completezza d'analisi, si fa presente che, per effetto di tale
disposizione, le singole leggi regionali istitutive dei registri regionali
della cooperazione sociale prevedono che gli interessati, nel produrre
domanda di iscrizione ai citati registri, indichino il numero di iscrizione
all'Albo nazionale di cui sopra.
Anche questa Agenzia, in diversi documenti di prassi ha sempre dato
valenza, ai fini delle concessione di benefici fiscali, all'iscrizione prima
nei registri prefettizi e successivamente nell'Albo nazionale. Tale
criterio, viene affermato anche nella circolare 168/E del 1998 (par. 1.10),
per l'attribuzione della qualifica di ONLUS di diritto alle Cooperative
La stessa legge che disciplina le cooperative sociali (legge n. 381
del 1991) prevede la istituzione del registro regionale per finalità inerenti il coordinamento delle
attività dei servizi socio-sanitari, di
formazione professionale e di sviluppo dell'occupazione in ambito
territoriale. Ad oggi, non tutte le Regioni hanno posto in essere tale
Quanto innanzi rappresentato porta ad affermare che l'iscrizione nei
registri regionali costituisce iscrizione di secondo grado (e solo
eventuale) rispetto a quella nell'Albo nazionale che è sempre obbligatoria.
In ragione di tali considerazioni, ad integrazione delle disposizioni
impartite con la richiamata nota del 16 giugno 2006, si invitano le
Direzioni Regionali in indirizzo a operare i controlli inerenti le
cooperative sociali in via prioritaria presso l'Albo nazionale.
Va da sé che, per i controlli già attivati e conclusi con esito
positivo presso le Regioni che hanno istituito i registri di cui all'art. 9 della legge 381 del 1991, non appare opportuno effettuare ulteriori
riscontri presso il citato Albo nazionale, nella considerazione che l'iscrizione nell'albo nazionale costituisce presupposto prodromico per il
successivo inserimento nei citati registri.
Circa l'ammissibilità o meno negli elenchi dei fruitori del beneficio
del "cinque per mille" delle Associazioni sportive dilettantistiche disciplinate, dalla legge n. 398 del 16 dicembre 1991 e dall'articolo. 90
della legge n. 289 del 27 dicembre 2002 si osserva quanto segue.
Tali associazioni, in presenza di specifiche condizioni oggettive e
soggettive individuate nelle citate leggi ed in considerazione delle finalità non lucrative che devono obbligatoriamente essere previste nello
statuto, possono godere di agevolazioni varie, comprese quelle di natura
Per poter usufruire di tali agevolazioni le associazioni in argomento
devono risultare iscritte nell'apposito registro tenuto, in forma telematica, dal CONI.
La istituzione di tale registro è stata originariamente prevista
dall'articolo 90, comma 20, della legge n. 289 citata; successivamente, la
disposizione in argomento è stata soppressa dall'articolo 4, comma 6 quater, del decreto legge n. 72 del 22 marzo 2004, convertito dalla legge n.
128 del 21 maggio 2004.
Di seguito, l'articolo 7 del decreto legge n. 136 del 28 maggio 2004,
convertito dalla legge n. 186 del 27 luglio 2004, ha previsto, al comma 1, la conferma del CONI quale unico organismo certificatore della effettiva
attività sportiva svolta dalle società e associazioni in argomento, le
quali per poter operare devono "essere in possesso del riconoscimento ai
fini sportivi" rilasciato dal medesimo Comitato.
Per dare attuazione a tali disposizioni, il Comitato in parola, con
delibera n. 1288 dell'11 novembre 2004, ha istituito il "Registro (telematico) delle associazioni e
società sportive dilettantistiche".
Occorre, pertanto, valutare se l'iscrizione in tale registro
(telematico) possa assumere di per sé forma di riconoscimento tale da
consentire agli iscritti di fruire del beneficio del 5 per mille.
In proposito, si osserva che la norma istitutiva del 5 per mille, fa
unico riferimento alle associazioni e alle fondazioni riconosciute; per tali
soggetti, dunque, l'unica forma di riconoscimento non può che essere quella
che attribuisce ai medesimi la personalità giuridica e che viene
attualmente disciplinata nel DPR n. 361 del 7 dicembre 2000 (Regolamento
recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento
delle persone giuridiche private e di approvazione dell'atto costitutivo).
Di conseguenza, in mancanza di tale forma di riconoscimento, non
essere attribuito valore giuridico equipollente alla iscrizione dei suddetti organismi sportivi nel solo registro telematico tenuto dal CONI, in quanto
tale registrazione è richiesta ai soli fini sportivi, per il
riconoscimento presso terzi.
Addivenendo ad una diversa soluzione, si dovrebbe estendere l'accesso
al beneficio in argomento anche ad altri istituti ed enti (asili, palestre, scuole materne, etc.), operanti nei settori indicati nel menzionato comma 1,
lettera a, articolo 10 del Dlgs n. 460 del 1997, che potrebbero essere
iscritti in albi o registri tenuti da pubbliche istituzioni, ma che non
costituiscono titolo per il riconoscimento della personalità giuridica.
5. Organizzazioni di volontariato: casi di cancellazione dai registri
(Legge 11 agosto 1991 n. 266)
Alcune Direzioni Regionali hanno chiesto chiarimenti in ordine alla
procedura da seguire nei confronti di quelle Organizzazioni di volontariato
che, pur avendo nei termini ottemperato agli adempimenti richiesti dalla
norma (invio della domanda e successivo invio dell'autocertificazione),
siano state oggetto - nelle more tra i due adempimenti ovvero in un momento
successivo - di provvedimenti di cancellazione.
Al riguardo si osserva come in presenza di provvedimenti di
cancellazione emessi antecedentemente alla data del 30 giugno, la Direzione
Regionale interessata non possa che procedere alla esclusione definitiva
dall'elenco dei fruitori il beneficio, nella considerazione che
l'associazione non avrebbe potuto né dovuto inviare l'autocertificazione
per attestare la permanenza dei requisiti previsti dalla legge ai fini
dell'iscrizione. Per tali fattispecie, tra l'altro, occorre verificare se sussistano i presupposti per inoltrare
all'Autorità giudiziaria ordinaria
la segnalazione di reato per dichiarazione mendace.
Anche per i casi di provvedimenti di cancellazione emessi
successivamente al 30 giugno 2006, i soggetti interessati dovranno essere
esclusi dagli elenchi dei beneficiari; ciò in quanto il dettato normativo
prevede che la quota del cinque per mille debba essere destinata al sostegno di specifiche
attività sociali, finalità che - ovviamente - l'ente
cancellato non potrà perseguire.
I criteri sopra illustrati tornano applicabili nei confronti di tutti
quei soggetti per i quali sia previsto l'obbligo di iscrizione in appositi albi o registri e l'ente tenutario degli stessi abbia emesso provvedimento
Altra problematica emersa riguarda la qualificazione - ai fini
dell'ammissione al beneficio di cui all'articolo 1, comma 337, lettera a),
della legge n. 266 del 2005 - degli enti ecclesiastici delle confessioni
religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti e accordi d'intesa; la
casistica più frequente riguarda le parrocchie.
Va ricordato in proposito che la norma di riferimento in materia
è costituita dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985, recante "Disposizioni
sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero
in servizio nelle diocesi". L'articolo 1 di tale legge prevede che "gli
enti costituiti ed approvati dall'autorità ecclesiastica, aventi sede in
Italia, i quali abbiano fine di religione o di culto, possono essere
riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili con decreto del
Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio di Stato". Una
volta ottenuto il riconoscimento, tali enti - a norma dell'articolo 5 della richiamata legge n. 222 - "devono iscriversi nel registro delle persone
giuridiche", secondo le modalità attualmente previste dal DPR n. 361 del 7
dicembre 2000 (Regolamento recante norme per la semplificazione dei
procedimenti di riconoscimento delle persone giuridiche private e di
approvazione dell'atto costitutivo).
Gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo
Stato ha stipulato patti, accordi o intese, ai sensi del comma 9 dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 4 dicembre 1997, possono
configurarsi come ONLUS di diritto solo parzialmente, cioè limitatamente alle
attività svolte nell'esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale nei settori espressamente indicati nel comma 1, lettera
a), del sopra citato decreto n. 460 del 1997.
Ciò comporta, come precisato nelle circolari 168/E del 26 giugno 1998
e n. 22/E del 22 gennaio 1999, che gli Enti di cui trattasi possono accedere
al regime di favore previsto per le ONLUS limitatamente ai settori di cui
all'articolo 10, comma 1, lettera a), del citato decreto a condizione, però, che per tali
a) siano separatamente tenute le scritture contabili di cui
all'articolo 20 bis del DPR n. 600 del 1973;
b) siano rispettati i requisiti statutari ed i vincoli sostanziali
imposti dall'articolo 10 del Dlgs n. 460 del 1997, ferme restando
le deroghe previste dal comma 7 dello stesso articolo 10, nonchè
l'onere della comunicazione di cui all'articolo 11 del medesimo
In ragione di tanto, i controlli curati dalle Direzioni Regionali in
indirizzo devono tendere ad appurare la sussistenza sia del riconoscimento
quali persone giuridiche sia delle condizioni sopraindicate.
7. Fondazioni che non svolgono esclusivamente le
attività di cui
all'articolo 10, comma 1, lettera a), del Dlgs n. 460 del 1997.
(Fondazioni bancarie, Fondazioni legate a Ordini professionali).
Le fondazioni sono organizzazioni private, caratterizzate dalla
mancanza della finalità di lucro; vengono istituite con lo scopo di patrocinare
attività di carattere sociale, religioso, educativo, volte al
benessere di una comunità. La loro disciplina è dettata dal libro I del codice civile e dal DPR n. 361 del 10 febbraio 2000.
La gestione delle attività istituzionali può essere effettuata:
- direttamente (c.d. fondazioni operative), mediante la gestione
in proprio di una delle attività sotto descritte;
- indirettamente (c.d. fondazioni d'erogazione), laddove la
fondazione raggiunge lo scopo istituzionale avvalendosi di soggetti
terzi ai quali eroga sussidi e contributi.
I settori di pubblica utilità nei quali più intensa è
delle fondazioni sono quelli riguardanti: la ricerca scientifica,
l'istruzione, l'arte, la conservazione dei beni culturali e ambientali, la
valorizzazione delle attività culturali, la sanità e l'assistenza alle categorie svantaggiate.
Ai sensi del comma 337 dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005,
sono ammesse al beneficio del cinque per mille unicamente le fondazioni che
operano in uno dei settori indicati nell'articolo 10, comma 1 lettera a),
del Dlgs n. 460 del 1997. In ragione di tanto, i controlli delle
autocertificazioni dovranno, tra l'altro, accertare:
- la regolarità dell'iscrizione nei registri normativamente previsti
ai fini del riconoscimento;
- che tra i fini istituzionali sia previsto lo svolgimento di
attività nei settori indicati nel comma 1, lettera a),
dell'articolo 10 del Dlgs n. 460 del 1997;
- che le fondazioni oggetto d'esame operino concretamente in uno dei
settori previsti dal richiamato articolo 10.
Nelle relazioni prodotte, le Direzioni Regionali in indirizzo hanno
evidenziato i più frequenti motivi di carattere procedurale che comportano
l'esclusione dal beneficio, da formalizzare con apposito provvedimento.
Per quanto attiene alle fattispecie segnalate, la scrivente precisa
che l'esclusione dagli elenchi va operata nei seguenti casi:
- autocertificazione inviata oltre il termine previsto del 30
- mancata sottoscrizione dell'autocertificazione;
- mancata allegazione del documento
d'identità;
- autocertificazione sostanzialmente non conforme alla modulistica
approvata con Dpcm del 20 gennaio 2006 ovvero generica, carente e
priva degli elementi previsti dal DPR n. 445 del 28 dicembre 2000,
(ad esempio, non contenente uno o più dei requisiti sostanziali
quali: dati anagrafici completi del rappresentante; espressa
dichiarazione di sussistenza dei requisiti di cui al comma 337 dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005).
Alcune Direzioni hanno segnalato, tra le possibili cause di esclusione
dal beneficio, fattispecie particolari per le quali, ad avviso di questa
Direzione, occorre porre in essere ulteriori adempimenti ai fini
dell'eventuale regolarizzazione delle posizioni ovvero della definitiva
a) allegazione alla autocertificazione di documento di
Sul punto si osserva come la normativa di riferimento (DPR n. 445 del
2000) disciplini in modo diverso le fattispecie illustrate negli
articoli 38 e 45, prevedendo solo in
tale ultimo articolo che il
documento d'identità debba essere valido e, se scaduto, possa essere
integrato contestualmente all'atto della esibizione della
documentazione. Ciò induce a ritenere che per le autocertificazioni
prodotte ai sensi dell'articolo 38
(e 47), il documento di
riconoscimento allegato non debba necessariamente essere in corso di validità, dal momento che unico scopo dell'allegazione
dar contezza della circostanza che la dichiarazione o l' istanza siano
state inoltrate da un determinato soggetto.
Va, inoltre, considerato che l'articolo 71, comma 3, stabilisce che
qualora le dichiarazioni di cui gli articoli 46 e 47 del citato
decreto presentino delle irregolarità o delle omissioni rilevabili di
ufficio, non costituenti falsità, il funzionario competente a
ricevere la dichiarazione dà notizia di tale irregolarità
all'interessato, il quale è tenuto alla regolarizzazione o al
completamento della dichiarazione.
Sulla base di tali considerazioni, ne consegue che l'allegazione di un
documento scaduto alla auotocertificazione inviata a mezzo posta possa essere successivamente sanata in fase istruttoria (sul punto si veda
la sentenza del Consiglio di Stato, sez. V, n. 7339 dell'11 novembre
b) mancata coincidenza dei dati esposti dal soggetto in dichiarazione
con quelli presenti in Anagrafe Tributaria.
La casistica comprende molteplici fattispecie (rappresentante legale
non corrispondente a quello risultante in AT; indirizzi non
individuati, CF cessati).
La esclusione dagli elenchi non può prescindere da un
approfondimento delle singole posizioni, anche attraverso
l'acquisizione di idonea documentazione, al fine di verificare con
certezza se sussistano motivi ostativi alla conferma del soggetto o, al contrario, se la discordanza scaturisca da errore sanabile, causato
da mancata comunicazione di variazione dei dati presenti a sistema.
c) errata indicazione - nella domanda di iscrizione all'elenco dei
fruitori il beneficio - circa l'appartenenza ad una delle tipologie
giuridiche previste.
Sono stati segnalati alcuni casi di soggetti che all'atto della
compilazione della domanda hanno selezionato in modo erroneo l'appartenenza ad una delle tipologie indicate nell'articolo 1, comma
337, lettera a), della legge n. 266 del 2005 (Onlus, Associazioni di
promozione sociale, Onlus di diritto, Cooperative sociali, ecc).
Trattandosi di enti inseriti in un unico elenco nazionale, laddove il
soggetto appartiene comunque ad una delle tipologie sopramenzionate,
l'errore commesso può ritenersi scusabile. Di conseguenza, una volta
operati tutti i riscontri del caso in merito al possesso dei requisiti
essenziali che legittimano il beneficio, va confermato l'inserimento
nell'elenco, ovviamente nella categoria di effettiva appartenenza.
Per quanto attiene agli aspetti procedurali, giova rammentare che
né i commi 337/340 dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005
né il Dpcm del
20 gennaio 2006 recano specifiche disposizioni al riguardo; non risultano,
altresì, applicabili in via analogica le disposizioni dettate dal Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze n. 266 del 18 luglio 2003,
espressamente emanate ai fini dei controlli circa la sussistenza dei
requisiti formali per l'uso della denominazione ONLUS.
Al riguardo si fa presente che questa Direzione, nell'intento di
adottare comunque idonee iniziative atte ad evitare che possano essere
perpetrati abusi, ha impartito istruzioni operative alle Direzioni
Regionali, con la richiamata nota prot. 90560/2006 del 16 giugno 2006, per
illustrare le modalità operative con cui le strutture interessate dovevano
procedere al controllo - ai sensi dell'articolo 71 del DPR n. 445 del 2000 -
delle dichiarazioni sostitutive prodotte dai rappresentanti legali degli
enti che hanno richiesto il beneficio.
Allo stato, una volta completati gli accertamenti tecnici richiesti,
si pone il problema relativo alle modalità da adottare per l'esclusione dal beneficio di quanti sono risultati non in possesso dei requisiti previsti.
Al riguardo si rammenta che, trattandosi di procedimento ad istanza di
parte, occorre adottare la procedura dettata dall'art. 10 bis della legge n.
241 del 7 agosto 1990; pertanto, prima dell'adozione del provvedimento di
diniego, occorre comunicare tempestivamente all'ente istante i motivi
ostativi all'accoglimento della sua domanda. In tal modo l'interessato potrà produrre - entro il termine di dieci giorni dalla ricezione della
comunicazione - eventuali osservazioni e documentazione.
Si precisa, altresì, che l'atto con cui si procede all'esclusione
dall'elenco deve contenere, tra le motivazioni, anche le ragioni relative al
mancato accoglimento delle osservazioni eventualmente pervenute.
Sia la comunicazione relativa ai motivi ostativi sia il successivo
provvedimento definitivo vanno notificati, a mezzo raccomanda a.r., al
legale rappresentante dell'Ente.
Il provvedimento in parola, in quanto emesso da una pubblica
amministrazione, è ex lege ricorribile dall'interessato. E' tuttavia
necessario che tale informazione sia contenuta nel medesimo provvedimento
nel quale occorre precisare - ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge
n. 241 del 1990 - l'Autorità Giudiziaria alla quale va rivolto l'eventuale
La questione esula dalle competenze delle Commissioni Tributarie,
trattandosi di materia non contemplata nell'articolo 2 del Dlgs. n. 546 del
31 dicembre 1992; mancano, quindi, i presupposti per fondare la
giurisdizione di tali organi giudicanti.
Va ancora considerato che con il Dpcm del 20 gennaio 2006 sono stati
determinati sia l'an sia il quantum - essendo stati stabiliti sia i requisiti di accesso al beneficio sia i criteri di determinazione dello
stesso - e, dunque, l'amministrazione si è autovincolata; non residua,
infatti, ad essa alcun potere se non quello di controllare la sussistenza
dei requisiti individuati a monte. L'attività esercitata successivamente
all'emanazione del Dpcm non appare di tipo amministrativo discrezionale ma può qualificarsi come vincolata e finalizzata al soddisfacimento
dell'interesse privato dei richiedenti.
Non rinvenendosi, pertanto, un'attività amministrativa discrezionale
che si ponga tra la previsione del beneficio e la sua concreta attribuzione,
la posizione giuridica tutelata appare essere di diritto soggettivo. Di
conseguenza gli eventuali ricorsi avverso i provvedimenti inerenti la
cancellazione per mancanza dei presupposti fissati dalla norma debbono
essere indirizzati agli organi di Giustizia ordinaria.
Occorre procedere in tempi rapidi al completamento delle operazioni di
riscontro, sia per consentire agli interessati di disporre delle somme loro
destinate, sia per poter mettere a confronto i dati definitivi presenti
negli elenchi 2006 con quelli riportati nei nuovi elenchi per l'esercizio
finanziario 2007, sia per evitare accavallamenti o duplicazioni di attività
per le due annualità.
In ragione di tanto, viene stabilita la seguente tempistica alla quale
le Direzioni Regionali vorranno scrupolosamente attenersi:
- entro il prossimo 31 maggio verrà definitivamente chiusa la
procedura che consente il censimento delle autocertificazioni, per come illustrato nel punto 2 della nota prot. 90560/2006 del
2006. Dovrà, pertanto, essere assicurato il completamento, a tale
data, delle relative operazioni;
- entro il 16 luglio dovranno essere completati i controlli inerenti
le autocertificazioni ed emessi gli eventuali provvedimenti
di cancellazione dall'elenco, secondo le indicazioni contenute
nella presente circolare;
- entro il medesimo ultimo termine è intendimento della
scrivente completare anche i controlli nei confronti delle
associazioni e fondazioni riconosciute, che dovranno essere
effettuati in parte dalle Direzioni Regionali ed in parte dai Comandi
della Guardia di Finanza, secondo le intese raggiunte con il Comando
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References: articolo 1
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 articolo 7
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