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Timestamp: 2019-03-20 17:19:35+00:00

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guida pratica | SaldaDebiti.com
Come Pagare i Debiti Senza Soldi
Pagare i debiti senza soldi
La cosa peggiore che può succedere durante i periodi di crisi economica è quella di perdere il lavoro e ritrovarsi a casa senza soldi e senza la speranza di un futuro, sia per se stessi che per la propria famiglia, per i propri figli.
Perdere il lavoro significa stare senza soldi anche per molti giorni, non essere più in grado di pagare i debiti, le spese quotidiane, gli alimenti, le medicine.
Le preoccupazioni non fanno altro che accumularsi e molto spesso causano un forte senso di paura, angoscia, di crollo totale, il problema principale diventa come uscire dai debiti.
In questi casi bisogna sapersi organizzare e non cedere allo sconforto, essere debitore è frustrante però si deve reagire.
Di solito la perdita di lavoro è prevedibile, per esempio, l’azienda può aver apportato dei tagli significativi alle spese o aver messo in cassa integrazione i dipendenti.
Quando si verificano delle situazioni straordinarie e negative per l’azienda significa che è il momento di preparare un proprio programma per il futuro, per non rischiare di accumulare i debiti, le rate dei finanziamenti, le spese varie.
Mentre si cercherà un nuovo lavoro si dovranno regolare le spese di ogni giorno in modo da rientrare nel reddito mensile.
Progettare un budget di sopravvivenza
Dare la precedenza ai debiti
Ridurre al minimo le spese
Contrattare con i creditori
La possibilità di altre fonti di reddito
È importante, come prima cosa da fare, valutare le entrate finanziarie e creare un budget di sopravvivenza.
Programmare in anticipo le nostre finanze ci permetterà, nel periodo di ristrettezze economiche, di riuscire anche a risparmiare qualche soldo per potersi arrangiare quando si è senza soldi.
Al nostro budget possiamo aggiungere anche le altre fonti di reddito come l’indennità di fine rapporto, l’eventuale indennità di disoccupazione, altri lavoretti, anche a tempo parziale.
Nella stesura di un budget di sopravvivenza la prima preoccupazione deve essere il benessere della famiglia mentre i debiti e i prestiti andranno collocati al secondo posto delle priorità.
Il passo successivo è quello di eliminare tutte le spese non necessarie, l’obiettivo è quello di ridurre i costi in modo da avere i soldi per coprire le necessità di base come l’alimentazione, l’affitto.
Le spese non necessarie da tagliare possono essere, ad esempio, la linea telefonica fissa, l’abbonamento o le ricariche del cellulare, l’abbonamento per la tv satellitare.
Si possono eliminare anche le spese per gli abbonamenti alle riviste, la palestra, le uscite con gli amici.
La lista delle spese e dei debiti da inserire nel budget di sopravvivenza comprende, per esempio, la rata del mutuo, la rata per il prestito auto, tutte le bollette, la spesa alimentare, la benzina, tutto quello che comprende i bisogni di prima necessità.
Nel caso in cui il budget di sopravvivenza dovesse risultare non sufficiente allora i debiti dovranno avere la priorità sulle spese, in questo caso non sarà facile gestire i soldi.
Purtroppo si dovranno effettuare scelte difficili, ad esempio potrebbe essere necessario richiedere la sospensione del pagamento del mutuo della casa per alcuni mesi oppure si dovrà ricorrere alla vendita della propria automobile per racimolare i soldi per pagare i debiti.
Durante il periodo di disoccupazione è meglio evitare di pagare con la carta di credito oppure utilizzare il fido bancario perché si andrebbero ad accumulare gli interessi, in pratica altri debiti da pagare.
Il concetto principale è mantenere le spese basse per poter pagare i debiti senza produrre altro indebitamento.
Ridurre al minimo le spese è di vitale importanza quando si è debitore, non si hanno soldi e non si possiede un lavoro.
Oltre al taglio delle spese non necessarie e superflue si può risparmiare anche sui beni di prima necessità come gli alimenti.
È possibile tagliare le spese andando a fare la spesa nei discount e comprare le scorte di cibo quando ci sono le offerte.
Le scorte ottimali sono gli alimenti non deperibili come i cibi in scatola, le farine, e gli alimenti che si possono congelare come il pane e la carne, in generale che si possono conservare più a lungo possibile.
In questo modo, comprando grandi quantità da conservare per periodi lunghi, sarà possibile saltare una spese al mese, con un risparmio anche del 30%.
Gli alimenti deperibili come la frutta e la verdura possono essere comprati ad ogni spesa ma non si avrà la necessità di spendere ulteriori soldi grazie alle scorte già acquistate.
Questa strategia di risparmio sarà utile per andare avanti a pagare i debiti senza soldi in attesa di trovare un nuovo lavoro.
Se il budget di sopravvivenza è in rosso e non è assolutamente possibile pagare i debiti sarà necessario negoziare con i creditori.
Discutere con i creditori riguardo la propria situazione economica per negoziare un altro piano di rimborso, per ridurre gli interessi o abbassare la rata.
Anche con le banche stesse si può discutere di una modifica del piano di rimborso, è nel loro interesse recuperare le somme prestate a titolo di credito.
Nel caso di debiti con Equitalia è possibile ottenere la dilazione sul pagamento delle cartelle esattoriali rivolgendosi agli appositi sportelli degli uffici.
Quando non si pagano più le rate di un prestito di solito si viene contattati dalle agenzie di recupero crediti che hanno il compito di recuperare le somme dei finanziamenti per il credito concesso al debitore dalla banca o finanziaria.
Con le agenzie di recupero crediti si può rinegoziare il prestito in vari modi, ad esempio allungandone la durata oppure chiudere il debito con saldo e stralcio.
In questo modo si evita di arrivare all’atto esecutivo forzato di pignoramento dei beni del debitore.
Se si possiede un fondo di emergenza è possibile utilizzarlo per pagare i debiti o chiudere i finanziamenti, oppure si può riscuotere una polizza assicurativa per saldare i debiti.
Chi ha troppi debiti non sa come deve fare ma può sempre provare a chiedere aiuto alle istituzioni.
Nei casi più gravi c’è la possibilità di chiedere aiuto economico all’assistenza pubblica, per esempio ci si può rivolgere agli assistenti sociali oppure alle comunità parrochiali come la Caritas.
Un piccolo aiuto lo si può provare a chiedere anche ai genitori, magari non economico ma a livello alimentare, come ad esempio l’aiuto per l’acquisto di generi alimentari.
Perdere il lavoro quando si hanno tanti debiti è sconfortante e può portare a prendere delle decisioni disperate come la vendita della propria casa.
Pagare i debiti quando si è senza soldi richiede molta forza di volontà ma pianificando le entrate e le uscite, con pochi passi pratici, si può uscire dai debiti ed evitare di accumularne altri.
Catalogato in: debiti Taggato con: consigli, guida pratica
Consolidamento Debiti Cattivi Pagatori: come ottenerlo?
Se sei cattivo pagatore e stai lottando contro i debiti sicuramente stai pensando se esiste un modo per pagare tutte le rate dei finanziamenti e le spese di casa che ogni mese non fanno altro che accumularsi.
La soluzione migliore per risolvere il tuo problema è il consolidamento debiti per cattivi pagatori che ti aiuterà ad eliminare tutti i prestiti in corso in modo da avere un solo finanziamento e una sola rata mensile fissa da pagare.
Le banche e le finanziarie fanno parecchia pubblicità al prestito di consolidamento debiti promuovendone la convenienza e la facilità dell’operazione ma tutti questi vantaggi riportati nelle condizioni pubblicitarie non sempre si riscontrano nella realtà.
I finanziamenti concessi senza garanzie non vengono approvati dalle banche specialmente se si è iscritti al Crif e quindi si sono saltate 2 o più rate.
Il consolidamento debiti cattivi pagatori è un finanziamento che presenta tassi di interesse più onerosi rispetto al classico prestito personale ma è comunque possibile trovare qualche offerta vantaggiosa, basta affidarsi ad un buon professionista del credito.
Banche per consolidamento debiti cattivi pagatori
Esposizione consolidamento debiti
Tra le varie modalità per richiedere un consolidamento debiti per cattivi pagatori è possibile rivolgersi alle banche ma in questo caso prima di decidere di avviare una richiesta è doveroso considerare i vantaggi e gli svantaggi.
Di solito si tende a far richiesta direttamente alla banca che ci ha già concesso dei prestiti senza considerare che, essendo istituzioni creditizie, per la maggior parte dei casi non accettano richieste di cattivi pagatori.
Nel caso la banca abbia un prodotto finanziario da “vendere” al cliente per consolidare i debiti chiederà dei tassi d’interesse più alti poiché il merito creditizio del cliente risulterà insufficiente a garantire il consolidamento.
Inoltre a copertura del credito è prassi diventata comune proporre al cliente la sottoscrizione di una polizza assicurativa a copertura dei danni per invalidità da infortunio o malattia e perdita di impiego.
Il premio della polizza è da pagarsi anticipatamente, la banca può anche suggerire al cliente di chiedere un importo più alto attraverso la richiesta di consolidamento debito proprio per andare a finanziare l’importo della polizza!
Il vantaggio delle banche è il seguente: vendere 2 prodotti finanziari, il consolidamento debiti e la polizza assicurativa.
Dal momento che la banca riceverà una richiesta di consolidamento debiti da parte di un cattivo pagatore sicuramente chiederà ulteriori garanzie: potrà richiedere la seconda firma di un garante, dei pegni o ipoteche su beni materiali di proprietà come ad esempio la casa.
In caso estremo in sostituzione del prodotto consolidamento debiti le banche potrebbe proporre la cessione del quinto per cattivi pagatori: in questo caso la garanzia del finanziamento è la somma del tfr accantonata e la polizza rischio vita e rischio impiego.
Nel caso della cessione del quinto la banca avrebbe numerosi vantaggi: il tfr sarebbe vincolato al finanziamento assieme alla polizza, nel caso non dovessero bastare a coprire il debito ovviamente si procede al recupero crediti (per esempio, essendo già clienti della banca, potrebbe facilmente pignorare il conto corrente o/e i libretti di risparmio).
Se da una parte ci sono le banche dall’altra ci sono le agenzie per consolidamento debiti cattivi pagatori che offrono soluzioni per chi ha saltato il pagamento delle rate ed è iscritto al Crif.
Le agenzie per consolidamento debiti possono essere finanziarie che hanno filiali in varie zone dell’Italia oppure agenti in attività finanziaria con il proprio ufficio.
Il prodotto principale è la cessione del quinto e la delega per i cattivi pagatori, le agenzie hanno criteri di valutazione più elastici rispetto le banche, come ad esempio il reddito minimo di sopravvivenza che per le banche è importante e che spesso è la causa principale del rifiuto della richiesta di cessione del quinto.
I tassi di interesse sono in linea con quelli praticati dalle banche, non c’è differenza ma in agenzia è possibile trovare delle condizioni vantaggiose grazie alle convenzioni stipulate con aziende private, ministeriali, Inps, Inpdap e con le assicurazioni.
Un altro vantaggio nel richiedere il consolidamento debiti cattivi pagatori alle agenzie è avere un consulente dedicato, non si deve penare la lunga attesa come quando si richiede un appuntamento con il direttore della banca.
Mentre la banca ha la “supervisione finanziaria” dei propri clienti (vedi i movimenti del conto corrente, i libretti di risparmio, le polizze sottoscritte, il mutuo…) nelle agenzie per consolidamento debiti si ha tutta la libertà di non essere vigilati.
Negli ultimi anni si propongono anche le agenzie di debito che promettono di eliminare il sovraindebitamento e di consolidare i debiti.
Le agenzie di debito non sono altro che studi legali di avvocati che hanno come scopo il guadagno sulla consulenza/assistenza nella gestione del debito del cattivo pagatore e non sull’erogazione del finanziamento di consolidamento debiti.
Questi studi legali si occupano delle problematiche relative al recupero crediti, per esempio nel saldo e stralcio del debito, nel blocco momentaneo del pignoramento di immobili, eccetera.
Spesso si leggono delle opinioni negative dei cattivi pagatori sulle agenzie di debito (studi legali) che nella pratica si fanno pagare la parcella pur sapendo di non riuscire ad eliminare completamente tutti debiti e le problematiche legali del recupero crediti.
È ovvio che se una banca concede un prestito e il debitore finisce nel recupero crediti non è interesse della banca cancellare il credito prestato ma è quello di riottenerlo con tutti i mezzi possibili.
Il consolidamento debiti senza garante non sempre è possibile ottenerlo, dipende molto dalla cifra richiesta, se serve un consolidamento debiti da 75.000,00 euro sarà difficile ottenerlo con una cessione del quinto in quanto la rata dovrebbe aggirarsi sulle 850,00 euro.
La soluzione più probabile è l’ipoteca di un bene materiale a garanzia del consolidamento debiti oppure il prestito cambializzato.
Per importi elevati è necessaria la garanzia, un’alternativa è l’utilizzo di un fondo di emergenza che negli anni si è riusciti ad accantonare per i casi di bisogni urgenti.
Per gli autonomi non c’è molta scelta dal momento che non è possibile richiedere la cessione del quinto.
Il consolidamento debiti per cattivi pagatori autonomi si può effettuare con il prestito cambializzato oppure se il debitore ha delle proprietà potrebbe pensare di vendere un immobile e con i soldi chiudere i finanziamenti o una parte di questi.
Quando si diventa cattivi pagatori è quasi impossibile accedere al credito soprattutto per importi considerevoli.
Il mutuo di liquidità per cattivi pagatori è praticamente un’illusione, non è fattibile erogare per esempio 200 mila euro di finanziamento a chi ha delle rate non pagate ed è iscritto al Crif.
Se le rate fossero state saldate ma risultasse ancora l’iscrizione come cattivo pagatore qualche agenzia finanziaria potrebbe andare incontro al richiedente per la concessione di un mutuo di liquidità nel caso in cui dimostrasse con i documenti i pagamenti effettuati delle rate arretrate.
Le banche di sicuro non si impegnerebbero a prestare somme a chi risulta iscritto al Crif perché verrebbe considerato come debitore ad alto rischio di insolvenza.
Se il debitore ha un’esposizione complicata a causa dei ritardi di pagamento dei vari finanziamenti che ha in corso dovrebbe cercare una soluzione per diminuire le rate totali mensili che deve esborsare.
Il consolidamento debiti è una soluzione per eliminare un’alta e complessa esposizione debitoria e per non finire nel sovraindebitamento.
Non è facile ottenere il consolidamento quando si è cattivi pagatori, è necessario agire in tempo prima che si accumulino troppe rate arretrate, l’ideale è cogliere i primi segnali di difficoltà nel pagamento dei finanziamenti in modo da poter rivolgersi tempestivamente ad una agenzia finanziaria per diminuire l’importo complessivo di tutti i prestiti.
È possibile confrontare vari preventivi online e trovare il consolidamento debiti online più economico, si possono inviare più richieste di preventivo compilando il form online oppure prenotare una consulenza direttamente in agenzia.
L’unica accortezza a cui bisogna prestare attenzione durante le richieste di preventivo è l’evitare di firmare l’incarico poiché permetterebbe all’agenzia o banca di mandare avanti la pratica per poi avere l’onere di annullarla trovandosi la richiesta di pagamento delle spese da parte degli enti creditizi.
I preventivi online sono utili anche per avere un’idea dell’importo della nuova rata e della durata del consolidamento debiti e per rendersi conto se sarà possibile estinguere tutti o una parte dei finanziamenti che si hanno attualmente in corso.
Catalogato in: prestiti Taggato con: cattivi pagatori, guida pratica
Cessione del Quinto dello Stipendio: la Guida Completa 2019
Hai la necessità di avere un prestito con una cessione del quinto dello stipendio?
Sai davvero come funziona questo tipo di finanziamento?
Come calcolare i tassi di interesse più convenienti e le migliori condizioni?
A cosa bisogna stare attenti quando si sceglie la cessione del quinto?
Quali sono i rischi di un finanziamento di questo tipo?
In questo articolo troverai tutto quello che devi sapere per aprire una cessione del quinto, i pro e i contro di questo tipo di finanziamento, cosa valutare, a chi rivolgersi nel corso di quest’anno 2019.
Che cos’è la cessione del quinto dello stipendio?
Quali sono i requisiti per richiedere la cessione del quinto?
Le 5 fasi dalla richiesta del prestito con cessione del quinto
Si può annullare o recedere dal contratto di cessione del quinto?
A chi mi rivolgo per fare un reclamo?
Che cosa è il rinnovo della cessione del quinto?
Preventivo: dove conviene e a chi richiederlo?
La cessione del quinto dello stipendio è un tipo di finanziamento in cui il rimborso della rata non può superare 1/5 dello stipendio netto mensile, la rata è versata direttamente dal datore di lavoro che la trattiene l’ammontare dalla busta paga del dipendente.
Questa modalità di finanziamento viene concessa solo a determinate categorie di lavoratori:
La durata varia da un minimo di 24 mesi fino ad un massimo di 120 mesi.
Alla cessione del quinto fa riferimento alla normativa del D.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 e al successivo regolamento attuativo, il D.P.R. 28 luglio 1950, n. 895.
Dal momento che è garantita dalla legge il datore di lavoro non può impedire l’esecuzione se un dipendente richiede questo tipo di prestito.
Le altre norme importanti di riferimento sono:
Regio Decreto 29/07/1914 n. 850
Legge 24/12/1993, DL 29/04/1994, Legge 05/01/1996 n. 25
Circolare n. 46 del 08/08/1996
Circolare n. 63 del 16/10/1996
Codice civile: Art. 1260, Art. 1198, Art 1723
Tutta la normativa è attualmente valida (nel 2019).
Il primo dei requisiti necessari è l’essere assunto a tempo indeterminato (a tempo pieno oppure anche part-time) presso:
Ente Parastatale
Azienda concessionaria di un servizio di trasporto e comunicazioni
È richiesto essere maggiorenni e di godere di un buono stato di salute.
Non è possibile ottenere la cessione del quinto in questi casi:
Aspettativa, malattia, gravidanza
Quando si è soggetti ad obbligo di leva
In caso di provvedimenti disciplinari o penali in corso
Quando si è in cassa integrazione guadagni o in mobilità
Nel caso l’assunzione sia a tempo determinato la scadenza del finanziamento non deve superare la fine del contratto di lavoro.
Fase 1 : il cliente presenta carta di identità, codice fiscale, ultime due buste paga e CUD, la finanziaria o banca elabora una proposta di preventivo e consegna i fogli informativi, il cliente, se è interessato, sottoscrive l’autorizzazione al trattamento dei dati.
Fase 2 : viene recapitato al datore di lavoro un documento da compilare, il certificato di stipendio, l’azienda compila questo documento con i dati relativi a stipendio, stato di lavoro, TFR etc.
Fase 3 : la banca o finanziaria non appena ricevuto il certificato di stipendio analizza la richiesta di cessione del quinto, nel caso sia positiva avvisa il cliente e prepara tutta la documentazione (polizza assicurativa, contratti, informativa sui contratti di assicurazione) che andrà firmata dal cliente stesso.
Fase 4 : una volta firmata tutta la documentazione, la finanziaria registra i contratti e li notifica all’azienda per posta raccomandata A/R, l’azienda riceve la copia del contratto e l’atto di benestare che dovrà compilare, firmare e restituire alla finanziaria o banca. L’atto di benestare è il documento importante, serve a liquidare la pratica di cessione del quinto.
Fase 5 : quando la finanziaria riceve l’atto di benestare procede con la liquidazione, cioè concretamente stacca l’assegno dell’importo dovuto per il cliente.
Vediamo come funziona e i vantaggi della cessione del quinto dello stipendio:
Non sono richieste le motivazioni per le quali si apre il finanziamento, il denaro quindi può essere utilizzato per qualsiasi finalità senza dare nessuna giustificazione a nessuno (ad esempio spese per il dentista, comprare auto nuova, comprare dei mobili…).
Non servono garanzie come la firma di un garante dal momento che la rata è versata dall’azienda che la decurta dalla busta paga. Come ulteriore sicurezza il TFR (trattamento di fine rapporto) verrà utilizzato a copertura del debito residuo del finanziamento nel caso in cui per qualsiasi motivo dovesse terminare il rapporto di lavoro.
La polizza assicurativa obbligatoria copre il residuo debito del prestito in caso di rischio vita e rischio impiego.
La cessione del quinto è concessa anche a chi è cattivo pagatore ovvero è segnalato al Crif, Experian o Ctc a causa di ritardi nel pagamento di altri finanziamenti stipulati, oppure anche in presenza di pignoramento.
I rischi sono connessi al tasso di interesse (TAN) applicato dalle banche o finanziarie e ai relativi costi che andranno ad aumentare il TAEG:
Della polizza assicurativa
Del mediatore o agente che interviene nella mediazione della cessione del quinto dello stipendio: hanno diritto ad una provvigione che deve essere chiaramente indicata nel contratto
Eventuali costi di bonifico mensile della rata, può capitare che l’azienda decurti dalla busta paga mensile del dipendente anche l’importo del bonifico
Spese di recupero del credito e di mora, nel caso di mancato versamento di una o più rate
Costi per le comunicazioni periodiche (ad esempio il rendiconto annuale)
Costo per l’estinzione anticipata della cessione del quinto
la carta di identità non scaduta e il codice fiscale
le ultime 2 buste paga
il cedolino della pensione, se pensionato
eventuale altra documentazione come ad esempio l’estratto contributivo del fondo pensione, certificati di rientro dalla malattia, attestato di servizio, conteggio di estinzione
È possibile recedere dal contratto ed esercitare il diritto di ripensamento inviando per raccomandata a/r una comunicazione di annullamento della pratica di cessione del quinto dello stipendio entro 14 giorni dalla data della sottoscrizione del contratto.
Per effettuare un reclamo si invia una lettera raccomandata a/r all’Ufficio Reclami della banca o finanziaria che dovrà rispondere entro 30 giorni.
Se non si dovesse ricevere nessuna comunicazione allora si può presentare ricorso all’ABF (Arbitrio Bancario Finanziario) che è un sistema di risoluzione delle controversie che possono sorgere tra i clienti e le banche e gli altri intermediari.
Come si calcola il quinto dello stipendio? Il calcolo è semplice:
stipendio lordo mensile (di solito è indicato in busta paga) si moltiplica per 13
il risultato si divide per 12 ottenendo il reddito lordo mensile
reddito lordo mensile meno il 27% (aliquota IRPEF), si ottiene il reddito mensile netto
reddito mensile netto diviso 5, si ottiene il quinto massimo cedibile
Per esempio, dalla busta paga lo stipendio lordo risulta € 1.588,63 allora eseguo i calcoli:
€ 1.588,63 x 13 = € 20.652,19 reddito lordo annuale
€ 20.652,19 : 12 = € 1.721,01 reddito lordo mensile
€ 1.721,01 – 27% = € 1.256,33 reddito netto mensile
€ 1.256,33 : 5 = € 251,26 quinto massimo cedibile
Questo calcolo serve per avere un’idea del quinto cedibile, in ogni caso le banche e le finanziarie si basano sul calcolo del quinto massimo cedibile che risulta dal certificato di stipendio dichiarato dal datore di lavoro.
Il rinnovo della cessione del quinto è l’operazione finanziaria in cui si estingue il residuo debito dell’attuale cessione del quinto e si allunga l’attuale durata per ottenere altra liquidità.
Per effettuare il rinnovo è necessario che sia trascorso il 40% della durata dell’attuale cessione del quinto in corso, per esempio se la durata è 84 mesi sarà possibile effettuare il rinnovo dopo aver pagato 34 rate.
Solo nel caso di cessioni con durata di 60 mesi è possibile il rinnovo anticipato senza che sia trascorso il 40% cioè 24 rate, sarà quindi possibile il rinnovo già dopo aver pagato 12 rate.
Per ottenere un preventivo conveniente è possibile rivolgersi alle banche e finanziarie oppure online, solitamente richiedere un preventivo di cessione del quinto online può far risparmiare tempo ed è possibile trovare tassi molto vantaggiosi rispetto le classiche agenzie o filiali.
I tassi di interesse TEGM del 2019 si trovano pubblicati sul sito Banca d’Italia e vengono aggiornati ogni trimestre.
Prima di scegliere bisogna confrontare più preventivi tra loro e verificare che il tasso di interesse sia in linea con i tassi effettivi globali medi rilevati dalla Banca d’Italia (che ha il compito di vigilanza sul sistema bancario e finanziario) ogni 3 mesi.
Quali sono i rischi e i vantaggi?
Come scegliere il miglior tasso di interesse?
ABF – Arbitrio Bancario Finanziario: http://www.arbitrobancariofinanziario.it
Tassi effettivi globali medi (TEGM) – Vigilanza Bancaria: http://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/compiti-vigilanza/tegm/index.html
Catalogato in: prestiti Taggato con: cattivi pagatori, guida pratica, protestati
Il conto deposito è un prodotto offerto da molte banche, è possibile aprirlo facilmente anche online, ma per il consumatore è davvero un investimento a basso rischio? In tempi di crisi e di instabilità dell’economia come è possibile che le banche offrano conti deposito ad alto rendimento e zero spese?
Il conto deposito è un conto corrente sul quale vengono depositate delle somme di denaro che la banca preserva e, dopo un certo periodo, paga liquidando al possessore sia il capitale che gli interessi maturati.
La maggior parte è a zero spese cioè non richiede al sottoscrittore pagamenti per il mantenimento e il funzionamento del conto deposito, a differenza dei classici conti correnti su cui gravano varie spese (esplicite o nascoste) come il costo dei bonifici, il costo per la gestione delle operazioni e così via.
Nell’aprire un conto deposito possiamo scegliere tra due opzioni, vincolato o libero:
il conto deposito libero permette al cliente di richiedere la somma di denaro depositata in qualsiasi momento mentre
nel conto deposito vincolato le somme depositate sono bloccate per un determinato periodo di tempo, quindi il cliente non ha la possibilità di prelevare la somma. Nel conto deposito vincolato se si dovesse ritirare la somma depositata prima della scadenza (se previsto dal contratto) si perde il diritto di riscossione gli interessi.
La differenza fondamentale tra queste 2 opzioni è il tasso di interesse, a parità di somma depositata, il tasso di interesse su un conto deposito libero è minore rispetto al tasso offerto da un conto deposito vincolato per un certo tempo, da qualche mese fino a 10 anni.
Vincolando la somma per un certo periodo permette alla banca di gestirla al meglio senza il rischio che il cliente richieda la somma indietro.
Gli operatori bancari possono quindi operare con maggior tranquillità sui mercati e questa garanzia fa aumentare il tasso di interesse offerto dal cliente.
Quali sono i vantaggi di aprire un conto deposito?
Tassi su conto deposito, una panoramica
Aprire un conto deposito: come fare?
Prima di Aprire un conto deposito…
Il conto deposito è molto simile al classico conto corrente ma con limiti sulle sue funzionalità: le somme si possono depositare tramite denaro contante, bonifico, rid o con assegno.
Il denaro può essere prelevato in contanti recandosi presso gli sportelli bancari, oppure facendo un ordine di bonifico anche online comodamente da casa.
Per aprire un conto deposito è possibile, in alcune banche, richiedere una carta bancomat per effettuare prelievi presso gli sportelli bancari e pagare i propri acquisti tramite terminale POS.
Il conto deposito può essere considerato come un investimento a basso rischio specialmente aprire un conto deposito vincolato poiché permette di avere (lasciando vincolato il capitale per un certo periodo) interessi molto più alti rispetto all’apertura di un conto deposito libero o di un classico conto corrente.
È un prodotto bancario sicuro in quanto il denaro depositato dal cliente è garantito fino a 100 mila euro dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi secondo la Direttiva Comunitaria 2009/14/CE (garanzia per ogni depositante).
Ad ulteriore garanzia è utile sapere che le banche investono le somme depositate con strategie a basso rischio in particolare sul mercato delle obbligazioni con solide società che hanno un punteggio di rating AAA oppure in titoli di Stato di nazioni con un rating alto.
In base al tipo di prodotto scelto è possibile svincolare le somme di denaro depositato su richiesta, ma farsi ridare indietro i soldi prima del termine dell’investimento comporta la perdita di parte dell’interesse, il capitale invece rimane sempre totale.
Non sono presenti costi di gestione, il conto deposito ha zero spese.
Nessuna spesa di chiusura conto
Nessuna spesa di apertura conto
Se apri un conto online hai la possibilità di gestire in modo facile e semplice in tutta sicurezza (l’accesso online è altamente protetto con avanzati protocolli di sicurezza).
Come in tutti i prodotti bancari e finanziari anche per aprire un conto deposito ci sono alcuni rischi da tenere conto:
La banca potrebbe non essere in grado di restituire il denaro depositato e gli interessi maturati, questo è il caso estremo in cui la banca fallisce. Come già spiegato, tutte le banche che fanno parte della Comunità Europea sono tenute obbligatoriamente a seguire la Direttiva Comunitaria 2009/14/CE che obbliga a garantire fino a 100 mila euro ciascun depositante.
Per le banche estere che hanno operatività in Italia è necessario verificare attentamente le condizioni contrattuali, in modo particolare quelle sulla tutela del deposito perché la legislazione applicata, anche se europea, potrebbe presentare piccole, ma sostanziali differenze.
Modifica conto deposito con variazioni contrattuali delle condizioni economiche: se si dovesse ricevere una variazione unilaterale delle condizioni che non ci soddisfa è possibile recedere entro 60 giorni dalla comunicazione della variazione.
Se si decide di prelevare le somme di denaro anticipatamente (svincolo anticipato) le banche possono richiedere il pagamento di penali o abbassare il tasso di interesse da liquidare (o liquidare solo il tasso base) o non pagare il tasso d’interesse.
I tassi su un conto deposito sono variabili, più la durata del deposito è lunga come ad esempio 24 o 36 mesi, più il tasso di interesse che verrà liquidato sarà remunerativo.
I tassi migliori sono applicati sul prodotto conto deposito vincolato perché il vincolo è a lungo termine e partono dallo 0,30 al 2,60 per i vincoli a 12 mesi.
Aprire un conto deposito è un’operazione semplice:
È obbligatorio possedere un conto corrente tradizionale di appoggio per le operazioni di versamento o prelievo che verranno effettuate sul conto deposito
Per la documentazione sono necessari la carta di identità (valida, non scaduta) e il codice fiscale
Leggi bene le condizioni economiche sui fogli informativi, perché potrebbero esserci le seguenti condizioni sfavorevoli da valutare e confrontare:
Spese di apertura e/o chiusura conto deposito
Spese di produzione del rendiconto
Addebito dell’imposta di bollo
Spese per il versamento e/o prelievo di denaro
Le valute di addebito o accredito per le varie operazioni
Tasso di interesse TAEG (tasso comprensivo di tutte le spese)
Tipo di promozione: le banche potrebbero offrire all’inizio per acquisire nuovi clienti un tasso elevato per poi, per esempio dopo 1 anno, ridurlo notevolmente
Liquidazione degli interessi: alcune banche liquidano gli interessi all’apertura del conto, mentre altre liquidano a scadenza periodica, in questi casi è consigliabile valutare per scegliere il più redditizio
È utile prepararsi una tabella con le simulazioni del rendimento delle varie banche per poter scegliere con quale banca aprire un conto deposito, per esempio:
Banca 1 – deposito € 3.000,00 – tasso nominale netto 1,40% – calcolo [ (3.000,00 x 1,40%) – 26% imposta] – spese € 8 = guadagno alla scadenza di 12 mesi € 23,08.
Banca 2 – deposito € 3.000,00 – tasso nominale netto 2% – calcolo [ (3.000,00 x 2%) – 26% imposta] – spese bollo € 8 = guadagno alla scadenza di 12 mesi € 36,40.
Per aprire un conto deposito servono: la carta d’identità, codice fiscale e conto corrente d’appoggio ma attenzione alle condizioni economiche: leggi sempre molto attentamente il contratto e i fogli informativi, se hai dubbi chiedi al chi ti sta proponendo l’investimento.
Se cerchi un alto rendimento è preferibile scegliere un conto deposito vincolato a lungo termine poiché il tasso nominale netto è molto più alto scegliendo il vincolo a 24, 36, 48 mesi.
Direttiva Comunitaria 2009/14/CE: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A32009L0014
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Carta di Credito Revolving: Vuoi Sapere Tutto in 5 Punti?
Le carte di credito revolving sono uno strumento finanziario creato per dare anche a chi non ha una busta paga, un reddito fisso o un conto corrente bancario la possibilità di effettuare acquisti pagando a rate.
Sono considerate vera e propria moneta elettronica e più precisamente uno strumento di credito.
Come fare per avere la tua carta revolving? Semplice: continua a leggere!
Carta di credito revolving: Cos’è? La Comodità di Pagare a Rate!
Chi concede le carte revolving? Banche (Barclays …), Poste Italiane e Finanziarie (come Agos e Compass)
Chi può utilizzare utilizzare una carta revolving? Anche chi non ha un reddito fisso
Quali documenti sono necessari per richiedere una revolving? 18 anni, carta di identità …
Come calcolare le rate da pagare per le carte di credito revolving? Dipende dal contratto …
La differenza fondamentale tra una carta di credito a saldo e le carte di credito revolving è la modalità con la quale il debito viene estinto.
Immagina di fare un acquisto di € 500 questo mese, se lo paghi con una carta a saldo il 15 del mese successivo l’ammontare della spesa effettuata ti verrà addebitata (cioè tolta) dal tuo conto corrente, che ovviamente deve avere tale cifra in disponibilità … e se lo stipendio arriva in ritardo?
E se hai fatto un prelevamento bancomat per una spesa improvvisa e urgente non programmata?
Alla fine del mese nel quale hai fatto l’acquisto, invece, se pagato con una carta revolving, puoi decidere come saldarlo! Puoi decidere di saldare tutta la spesa nel mese successivo, come se avessi pagato con una carta di credito normale (si chiamano “a saldo”) OPPURE puoi per esempio dire a chi ti ha concesso la carta (Banca, Finanziaria o Posta) che quella cifra la paghi a rate, quante? Lo puoi decidere tu!
Molto comodo, no? Certamente, ma ricordati che questa comodità, cioè la possibilità di decidere come pagare ha un costo, come tutti gli strumenti finanziari (mutui, prestiti, cessioni del quinto…) più flessibili. Ricordati che SaldaDebiti non è legato a nessuna banca né a nessuna finanziaria, ti mette solo a disposizione informazioni gratuite e approfondite su tutte le possibilità offerte dal mercato per quanto riguarda il debito, il credito, l’investimento e il risparmio.
Sta a te scegliere la soluzione migliore per te e per la tua famiglia!
Chi Concede le Carte Revolving? Dove Richiedere una Revolving?
Le carte di credito revolving vengono concesse da:
Istituti di credito e banche: Barclays, Banca Intesa San Paolo, Unicredit, Banche Popolari…
Finanziarie: Compass e Agos per esempio
Grazie al web è possibile richiedere anche una carta revolving online: è sufficiente collegarsi al sito di una banca o di una finanziari e procedere con la richiesta online di tutti i documenti.
Fisicamente la carta revolving vi sarà spedita per posta all’indirizzo da voi indicato e potrete nel tempo (di solito ogni fine del mese) tenere sotto controllo sia le rate che il loro ammontare. La gestione on line delle carte di credito revolving nella maggior parte dei casi è molto più economica rispetto alla gestione della carta presso uno sportello bancario fisico perché sarete voi ad effettuare tutte le operazioni della pratica e questo permette di far risparmiare l’ente erogatore (anche le spese di spedizione postali dei documenti) e questo risparmio si riflette direttamente su di voi come cliente.
Non è inoltre da dimenticare la comodità di una carta revolving online: quando effettuate un acquisto potete richiedere di essere avvisati con un sms o con una mail sul vostro iphone. Molte carte revolving danno anche la possibilità di iscriversi al portale dell’istituto di credito erogante. In questo modo potrete tenere sotto controllo le spese e gli acquisti del mese corrente, sia l’ammontare delle varie rate e il loro numero. Così non avrete mai sgradite sorprese di addebiti di spese che non vi aspettavate!
Appoggiandosi alle banche e alle finanziarie possono concedere carte revolving anche:
Grandi Magazzini e/o Negozi e/o Liberi Professionisti: in questo caso le carte revolving sono dette tecnicamente o carte privative o fidelity cards.
Tutti i punti vendita che offrono finanziamenti hanno in comune che vendono beni di costo elevato, possono essere mobili o auto, ma anche servizi come per esempio il dentista, l’avvocato o il commercialista.
L’aspetto importante è che quando comprate uno di questi beni di costo elevato il venditore deve spiegarvi in modo chiaro e approfondito tutti gli aspetti del finanziamento o del prestito e solo dopo che tutti gli aspetti del contratto vi saranno chiari, potete decidere di sottoscrivere, concordare e ufficializzare le modalità di pagamento.
Se prima di richiedere una carta revolving avrete letto queste righe potrete anche mettere alla prova l’onestà di chi vi sta proponendo una nuova carta di credito: qui avete letto gratuitamente tutte le risposte, fate al venditore le domande e valutate se il proponente è in buona fede o meno. Questo semplicissimo trucco potrebbe salvare il vostro portafoglio e quello della vostra famiglia!
Chi può utilizzare utilizzare una carta revolving?
A differenza di prestiti, mutui, cessioni del quinto e finanziamenti le carte revolving possono essere concesse anche a chi non ha un reddito fisso dimostrabile, a chi non ha una busta paga tutti i mesi, ai disoccupati, a chi lavora a contratto a tempo indeterminato, alle casalinghe.
Le carte di credito revolving sono uno strumento finanziario nato per dare la possibilità di avere la libertà di scelta sull’ammontare delle rate e sul loro numero. La cifra che viene messa a disposizione se non utilizzata rimane nella carta, può inoltre essere utilizzata sia completamente che per più acquisti effettuati in mesi diversi.
Ogni volta che comprerete qualcosa di nuovo con la vostra carta di credito revolving non dovrete fare tutta la trafila burocratica (che molti di voi conoscono bene) per la richiesta di un finanziamento.
Quali Sono i Documenti Necessari per Usare una Carta Revolving?
Per avere la carta di credito revolving, anche online, è necessario essere maggiorenni (aver compiuto 18 anni) e avere un conto corrente bancario o postale.
È necessario che il conto abbia un codice IBAN quindi la revolving può anche essere collegata a una carta conto. Alcune finanziarie offrono anche la possibilità di avere una carta di credito revolving senza avere un conto corrente: in questo caso i pagamenti rateali vengono effettuati tramite bollettini postali che possono anche essere stampati direttamente dall’utente.
Come Pagare le Rate delle Carte Revolvig?
L’ammontare delle rete generate dagli acquisti con una carta revolving vengono addebitate direttamente sul contro correte nel giorno stabilito dal contratto. Si ricorda che il loro totale è la somma di tutte le rate per gli acquisti effettuati nei mesi precedenti, per esempio:
Acquisto da € 500 a gennaio pagabile con 5 rate da 100 ero l’una in febbraio – marzo – aprile – maggio e giugno
Acquisto da € 300 in marzo pagabile in 6 rate da € 50 in aprile – maggio – giugno – luglio – agosto e settembre
Ammontare delle rate nei vari mesi in base agli acquisti effettuati:
Gennaio € 0
Febbraio € 100
Marzo € 100
Aprile € 150
Maggio € 150
Giugno € 150
Luglio € 50
Agosto € 50
Settembre € 50
Volutamente l’esempio è molto facile e serve per farvi capire il meccanismo principale della carta revolving che è quello di spalmare le rate su più mesi. Ogni mese l’ammontare della rate sarà dato dalla somma delle rate previste per gli acquisti dei mesi precedenti.
In base agli accordi concordati alla firma del contratto, l’ammontare della rate potrebbe anche essere fisso o potranno variare i tassi di interesse se si decidesse di posticipare il saldo una rata.
Per non rischiare il nostro consiglio è quello di effettuare un acquisto con la carta revolving, pagarlo a rate e solo una volta saldate tutte le rate effettuare un altro acquisto con la stessa carta.
Il consolidamento debiti è un tipo di finanziamento sempre più richiesto, spesso è l’unica soluzione per chi ha troppi debiti, rate troppo alte e onerose mensili e non sa più come uscirne.
Quando si hanno diversi finanziamenti succede che non si è più in grado di gestire il proprio bilancio mensile, le troppe rate da pagare possono diminuire pesantemente il reddito mensile di una famiglia.
Con il consolidamento debiti si può riprendere il controllo dei debiti in modo da eliminare tutte le rate pagando una sola rata ad un solo istituto di credito invece che a svariate banche e finanziarie.
Ridurre le tante rate mensili ad una sola rata fa diminuire anche il tasso di interesse applicato al finanziamento.
Per non aggravare la propria situazione economica bisogna agire in modo rapido richiedendo dei preventivi di consolidamento debiti, anche online.
Più velocemente si ottiene il consolidamento più è probabile evitare il mancato pagamento delle rate che può essere causa di: segnalazione al Crif, pignoramento dei propri beni e azioni legali da parte delle banche.
Qual è il modo migliore per consolidare i debiti?
Come funziona il consolidamento debiti?
Il consolidamento debiti conviene davvero?
Come scegliere il consolidamento debiti?
Quali documenti sono necessari per il consolidamento debiti?
Attenzione: da sapere prima di richiedere il consolidamento debiti
Il consolidamento debiti non è il modo migliore per uscire dai debiti
Il consolidamento debiti permette di combinare più prestiti, come per esempio il finanziamento auto, la cessione del quinto, il prestito personale per l’acquisto dei mobili o per le spese mediche, in una sola rata pagando tutti i debiti finanziari tramite un solo prestito.
Con il consolidamento debiti non si ha più il pensiero di dover pagare ogni mese le rate dei vari prestiti evitando così quel fastidioso impegno soprattutto quando si hanno diverse scadenze, alcune da pagare i primi del mese, altre da saldare a fine mese.
Un altro aspetto positivo del consolidamento debiti è l’annullamento degli errori che si potrebbero verificare quando ci si dimentica di pagare una rata, infatti, con il ritardo di un pagamento, la banca o la finanziaria non tarderà ad addebitare le sanzioni al debitore con l’eventuale segnalazione al crif.
Esistono varie tipologie di consolidamento debiti, le più conosciute sono il mutuo di consolidamento debiti e il consolidamento debiti cattivi pagatori.
Consolidare i debiti può essere vantaggioso se:
si ha la necessità di uscire dai debiti nel più breve tempo possibile
si vuole abbassare l’importo della rata e diminuire i tassi di interesse
si ha la necessità di cancellare le segnalazioni negative al Crif per proteggere il proprio merito creditizio
Il consolidamento debiti può essere effettuato in vari modi che dipendono sia dalle nostre entrate mensili sia dall’ammontare del debito da consolidare.
In base agli importi i tipi di consolidamento sono i seguenti:
Importi al si sotto dei 2.500 euro.
Se abbiamo un finanziamento in corso al di sotto dei 2.500 euro lo si potrebbe eliminare chiedendo un altro finanziamento a tasso zero, in questo modo il tornaconto si avrebbe sulla diminuzione degli interessi.
Importi dai 5.000 ai 10.000 euro.
Nel caso di finanziamenti di importo tra i 5.000 e i 10.000 euro il consolidamento debiti migliore avviene tramite la richiesta di un prestito personale per chiudere la altre rate, poiché i tassi di interesse sono più convenienti rispetto ad altri tipo di prestito come per esempio la cessione del quinto.
In alcuni casi potrebbe essere necessario un garante o potrebbe essere richiesta anche la firma di cambiali (anche nel caso di un prestito di consolidamento aziendale).
Importi tra i 30.000 e i 50.000 euro.
Quando gli importi dei debiti superano i 30.000 euro il miglior consolidamento debiti da richiedere per eliminare le rate è il mutuo di consolidamento.
Il mutuo di consolidamento è un tipo di finanziamento in cui viene richiesta l’ipoteca su un immobile di proprietà a garanzia del prestito, di solito viene concesso per importi che vanno dai 30.000 ai 50.000 euro con durata fino a 120 mesi.
Importi tra i 60.000 e gli 80.000 euro (mutuo di consolidamento perché spesso viene data la casa, l’immobile acquistato, come garanzia).
Per importi compresi tra i 60.000 e gli 80.000 euro la durata può arrivare a 180 mesi, esistono anche delle soluzioni per l’acquisto della prima casa e consolidamento debiti in cui la durata può estendersi fino a 40 anni.
Un altro modo migliore per consolidare i debiti è quello di utilizzare un fondo di emergenza in cui durante gli anni di lavoro sono stati depositati i risparmi e grazie al quale possiamo finalmente eliminare i debiti.
Anche chi è stato segnalato nelle banche dati e risulta come cattivo pagatore può richiedere un consolidamento debiti cattivi pagatori.
Sia in questo caso che nel caso dei protestati, il modo migliore per chiudere i debiti è consolidare con la cessione del quinto perché nel valutare la richiesta gli istituti di credito non tengono conto del crif o delle segnalazioni negative.
Il consolidamento debiti consente di accorpare tutti i debiti in una unica rata poiché i finanziamenti in corso verranno saldati e chiusi per aprire un unico prestito di consolidamento più eventuale liquidità con un solo creditore (banca o finanziaria).
Ha una tasso fisso e la durata può arrivare fino a 120 mesi (10 anni) oppure 180 mesi (15 anni), la durata più lunga, rispetto ai classici finanziamenti, permette di ridurre notevolmente la rata mensile.
Il consolidamento debiti si può richiedere in qualsiasi istituto bancario, postale e finanziario, per esempio ci si può rivolgere all’Agos, Findomestic oppure in banca IBL, Unicredit.
Per confrontare meglio tra di loro le varie proposte è utile consultare i siti finanziari online e richiedere dei preventivi per ottenere il miglior tasso o la migliore offerta.
È molto più facile e veloce consultare i preventivi online e questo aiuta a scegliere il miglior consolidamento debiti grazie al confronto tra i tassi di interesse, la durata del prestito, l’ammontare della rata.
Il consolidamento debiti può essere la strada più semplice per eliminare i diversi debiti e ottenere anche ulteriore liquidità ma in alcuni casi non sempre è la scelta giusta.
Se si decide di accedere ad un prestito di consolidamento in cui il calcolo della rata è comunque molto alto o arriva al limite massimo dell’importo tra la percentuale di rata e reddito (solitamente il 30%), risulterà molto difficile ottenere un ulteriore prestito.
Un altro fattore importante da valutare è l’eventuale garanzia richiesta per il consolidamento, molto spesso, nel caso del mutuo di consolidamento debiti, viene richiesta l’ipoteca sull’immobile di proprietà.
Se si dovesse saltare il pagamento di alcune rate si potrebbe perdere la proprietà della propria casa messa a garanzia del consolidamento debiti.
Il consolidamento debiti è un finanziamento che ha una durata ampia, se nel corso della durata si dovessero richiedere ulteriori prestiti la situazione economica potrebbe peggiorare a causa dell’aumento dei debiti.
Il consolidamento debiti è utile richiederlo quando si hanno troppi debiti con alti tassi di interesse, l’obiettivo è ridurre i debiti accorpandoli in una sola rata ad un tasso di interesse possibilmente più basso.
Ovviamente è da tener presente che la diminuzione della rata mensile e quella del tasso di interesse applicato al consolidamento debiti (o al mutuo di consolidamento) allunga anche i tempi di rientro del debito, quindi, a conti fatti, nel lungo periodo si va a pagare di più.
Il signor Rossi deve pagare mensilmente:
€ 100 per la rata dell’auto (tasso di interesse 8,5% per altri 24 mesi)
€ 100 per la cessione del quinto (tasso di interesse 7% per altri 36 mesi)
€ 250 mutuo per la prima casa (tasso di interesse 3% per altri 15 anni)
TOTALE mensile da pagare = € 450 che nel tempo vanno a diminuire, soprattutto dopo aver saldato il finanziamento per l’auto
Il signor Bianchi guadagna più o meno come il signor Rossi, ha già consolidato i suoi debiti con un mutuo di consolidamento che racchiude la sua rata auto, la sua cessione del quinto e ovviamente il suo mutuo per la prima casa.
La rata di consolidamento ammonta a € 300 per 15 anni con un tasso di interesse del 2,5%.
È facile vedere che il signor Bianchi con il suo consolidamento debiti ha una rata mensile più bassa, ma nel lungo periodo? Basta fare i conti:
Signor Rossi:
€ 100 x 24 rate = € 2.400 il finanziamento dell’auto
€ 100 x 36 rate = € 3.600 cessione del quinto
€ 250 x 12 mesi x 15 anni = € 45.000 per il mutuo della casa
TOTALE €51.000
Signor Bianchi:
€300 x 12 mesi x 15 anni = €54.000
Nello stesso periodo (15 anni) il consolidamento debiti fa pagare al debitore ben € 9.000 in più rispetto al mantenimento dei vari finanziamenti!
Il consolidamento debiti è sicuramente una comodità, soprattutto perché si ha a disposizione più liquidità mensile, ma come sempre le comodità si pagano.
L’esempio è volutamente semplificato per esplicare al meglio il meccanismo dei calcoli necessari per confrontare 2 o più prodotti finanziari senza impazzire con le percentuali dei tassi d’interesse, con il capitale e l’ammotare dei tassi e delle spese fisse.
Il primo passo da compiere è quello di riconoscere che si è in sovraindebitamento e tenere ben presente che se si salta il pagamento delle rate si peggiora la situazione.
Per risolvere il problema è utile chiedere al più presto dei preventivi ed esaminare in modo dettagliato il piano di rimborso del consolidamento debiti.
Il secondo passo è quello di valutare l’esistenza di altre alternative, per esempio la vendita di un immobile, l’utilizzo di un fondo di emergenza, la riscossione di una polizza vita, la riscossione di un fondo pensione.
L’ultimo passo è la valutazione dei rischi come ad esempio l’ipoteca sulla casa e la sua possibile perdita, oppure l’utilizzo di un fondo risparmiato per altri scopi come le spese mediche o l’università per i figli.
I documenti necessari per richiedere il consolidamento debiti sono:
documenti di reddito (busta paga, Cud o la dichiarazione dei redditi)
i conteggi di estinzione dei prestiti in corso (verranno utilizzati per chiudere il debito con le altre finanziare o banche versando le relative somme)
eventuale altra documentazione richiesta dall’istituto finanziario (per esempio i documenti di reddito del garante)
La richiesta può essere effettuata da dipendenti privati, statali, imprese, lavoratori autonomi, liberi professionisti, pensionati inps e inpdap, i disoccupati devono presentare un documento che attesti il reddito come per esempio le ricevute relative la locazione di un immobile di proprietà.
Il consolidamento debiti, pur essendo uno strumento utile per eliminare i debiti, dev’essere considerato come un classico prestito o mutuo, con le sue caratteristiche sfavorevoli per il cliente.
Nei fogli informativi, sul preventivo e sul contratto controllare sempre il tan e taeg applicati che non siano sfavorevoli o diversi da quelli pattuito preventivamente.
Nel caso siano sfavorevoli è facoltà del cliente non firmare i contratti e rifiutare il prestito.
Verificare anche se ci siano eventuali spese da sostenere come le spese per l’incasso delle rate, l’invio di estratti conto annuali, oneri e spese per l’assicurazione, eccetera.
Di solito per l’estinzione anticipata (chiusura anticipata del prestito di consolidamento debiti) le banche e le finanziarie prevedono una penale dell’1% da addebitare al cliente, è utile controllare la presenza della clausola di estinzione sui fogli informativi e sul contratto.
Come tutti i finanziamenti anche per il consolidamento debiti il mancato pagamento di una rata è penalizzato, vengono addebitati gli interessi di mora e si viene segnalati come cattivo pagatore nella Centrale Rischi.
Il modo migliore per uscire dai debiti non è abbassare il tasso di interesse o pagare una rata più bassa ma è cambiare le proprie abitudini di spesa.
Le abitudini errate come lo spendere più di quello che si può oppure comprare dei beni inutili o superficiali per dare l’illusione di un alto stile di vita possono portare al fallimento economico.
Il modo migliore per uscire dai debiti non è chiedere il consolidamento debiti ma è spendere meno di quello che si guadagna.
Quando si è sommersi dai debiti è necessario non aspettare troppo per richiedere il consolidamento debiti perché si rischia di saltare il pagamento delle rate e peggiorare la propria situazione economica.
Valutare le possibili alternative al consolidamento potrebbe evitare di accollarsi un impegno di lunga durata, consolidare i debiti potrebbe avere una tempistica fino a 10 anni.
Finanziamento auto: come scegliere l’automobile e il migliore prestito
Quando è necessario comprare una nuova auto ci si ritrova a dover fare i conti con il procedimento per la scelta e per l’acquisto di una macchina e il processo per una scelta così importante può risultare davvero faticoso e macchinoso.
È sconfortante a volte dover dialogare con i alcuni venditori di auto: è possibile che il loro scopo sia solo chiudere la vendita il più presto possibile dandoci un’auto con difetti o problemi.
Diffidate di chi è troppo insistente nel vendervi qualcosa e soprattutto, per evitare qualsiasi controversia, non firmate mai nulla che non abbiate letto con attenzione.
L’acquisto di un’autovettura non è una decisione da prendere con leggerezza, è doveroso utilizzare molta cautela sia prima di effettuare l’acquisto che nella scelta del finanziamento auto.
Comprare una macchina senza riflettere e senza valutare i pro e i contro può farci perdere molti soldi.
Non è bello pagare un finanziamento auto con una rata al mese anche di solo 150 euro per un’auto usata magari piena di difetti oppure bella esteticamente me che consuma troppa benzina.
Un’altra questione importante fondamentale è se scegliere un’auto nuova o usata.
Compro l’auto nuova o usata?
Finanziamento auto: gli aspetti da considerare
Calcolo finanziamento auto: posso permettermi di comprare la macchina?
Preventivo finanziamento auto: gli elementi da considerare
Leasing auto o finanziamento? Quale conviene?
La scelta di comprare un auto nuova o usata non deve dipendere da un impulso emotivo come per esempio dall’estetica o un accessorio particolare, è invece necessario selezionare quelle caratteristiche funzionali ed imprescindibili per le nostre necessità in modo da razionalizzare il più possibile il nostro investimento su quattro ruote.
Alcuni fattori da valutare e che ci possono aiutare sono:
Prezzo: è ovvio che una macchina nuova costa molto di più che una usata e mettere a confronto auto diverse, per esempio tra una Golf nuova e una Focus usata, può falsarne il prezzo. Il prezzo tra nuovo è usato non è una metrica corretta per valutare l’acquisto poiché a causa del prezzo minore vincerà sempre l’usato, è più adeguato paragonare il prezzo tra due auto nuove.
Meglio darsi un budget oltre il quale non si può andare, per esempio decidere di spendere al massimo 20.000 euro. A questo punto si valutano tutte le offerte che il mercato offre, sia il nuovo che l’usato, sia le auto aziendali che quelle a km zero.
Valore: il valore indica le caratteristiche e le qualità positive che rendono apprezzabile l’auto, per esempio il valore riferito alle comodità di una Ford Fiesta è diverso da quello di un’Audi A3. Un’auto nuova non appena esce dal concessionario perde il suo valore di circa il 10% mentre dopo 5 anni il valore di mercato perderà circa il 60% del prezzo pagato. Sulla base del valore di mercato ha più senso l’acquisto di un’auto usata perché si risparmiano soldi ottenendo il massimo valore.
Manutenzione: la manutenzione è un fattore molto importante da tenere in considerazione infatti su un’auto nuova le spese per effettuare le riparazioni sono nulle grazie alla garanzia legale di 24 mesi. Se si acquista un usato la manutenzione potrebbe essere un problema infatti non è possibile sapere in anticipo se il concessionario ci sta vendendo un’auto con dei difetti nascosti.
Garanzia: in generale la garanzia sui veicoli nuovi è 24 mesi ma alcune case automobilistiche possono proporre la formula fino a 100.000 Km oppure estensioni della garanzia come 5 anni o 7 anni su alcune parti. È anche possibile estendere la garanzia tramite il pagamento di una polizza assicurativa che copre i rischi. In questo caso sarà necessario leggere attentamente il contratto per capire cosa non copre l’eventuale estensione della garanzia. Sulle auto usate la garanzia è estesa a 12 mesi.
Affidabilità: un’automobile che non ti lascia a piedi e che non si ferma quando sei in viaggio ha un’alta affidabilità, può essere una caratteristica delle auto nuove ma non sempre è così. L’affidabilità è una peculiarità che dipende dalla singola auto, si possono trovare auto usate perfettamente affidabili e auto nuove che fanno parte un lotto che può avere alcuni difetti.
Assicurazione: i costi assicurativi possono far gonfiare i costi per l’acquisto dell’autovettura, dipende dalle garanzie che si aggiungono e dagli anni in cui si possiede la patente. Le polizze assicurative inoltre aumentano il costo ogni anno.
Il finanziamento auto è un investimento molto importante che durerà per anni e porterà una diminuzione di una gran parte delle nostre entrate mensili, è importante negoziare i termini di acquisto dell’automobile.
Spesso il finanziamento è superiore a 2 anni, quindi è meglio, per evitare rischi futuri, organizzarsi in modo da essere in grado di pagare la rata anche in caso di piccoli contrattempi ed imprevisti.
Chiedete sempre a chi vi propone qualsiasi finanziamento di spiegarvi in modo approfondito cosa accade se non si è in grado di pagare una o più rate: l’auto viene confiscata? Se si, dopo quanto tempo? Si dovranno pagare interessi ulteriori? Quanti? È possibile estendere la durata del finanziamento?
Il concessionario cerca sempre di proporci il finanziamento auto con i tassi di interesse più alti, è utile contrattare i termini del finanziamento anche presentando al venditore altri preventivi più bassi in modo da ottenere un’altra proposta più conveniente come il finanziamento auto a tasso zero.
In realtà il finanziamento auto a tasso zero non esiste, le banche e le finanziarie non avrebbero nessun guadagno senza l’applicazione degli interessi, una percentuale di interesse bancario è comunque presente.
Solitamente la pubblicità del finanziamento auto a tasso zero si riferisce a un Tan 0%, per non lasciarsi trarre in inganno è opportuno controllare il Taeg che è invece il tasso di interessi comprende tutti i costi.
Per trovare il miglior finanziamento auto è necessario confrontare Tan e Taeg, il Taeg comprende i costi variabili e invariabili del prestito comprese le spese per l’apertura della pratica di finanziamento.
È necessario anche prestare attenzione alle eventuali spese assicurative facoltative che non sempre sono comprese nella percentuale del Taeg e alcune volte risultano essere obbligatorie in alcune clausole scritte in piccolo.
Il miglior finanziamento auto lo si può ottenere nelle banche.
È utile chiedere vari preventivi in modo da poterli confrontarli: solitamente propongono credito al consumo (finalizzato all’acquisto di un bene) con tassi di interesse ridotti.
Chi cerca un prestito auto può essere anche un lavoratore precario o autonomo che, pur avendo un reddito, non ha modo di presentare alle banche il cedolino paga mensile a dimostrazione delle proprie entrate, in questo caso si ha bisogno di un finanziamento auto senza busta paga.
Per ottenere un finanziamento auto senza busta paga è necessario avere un reddito dimostrabile ed eventualmente fornire un garante.
I documenti che le banche e finanziarie chiedono per aprire la pratica di finanziamento sono:
i documenti di reddito del garante
immobile di proprietà (per ipotecarlo come garanzia)
versamenti continui sul conto corrente
entrate derivanti da canone d’affitto
L’importante, per ottenere un finanziamento auto senza busta paga, è dimostrare di percepire un reddito regolare anche se non è provvisto di attestazione ufficiale come la busta paga.
Senza la dimostrazione di essere in possesso di un’entrata nessun istituto finanziario concederà prestiti.
Il calcolo del finanziamento auto deve tenere conto della nostra capacità di reddito mensile tenendo conto di tutte le spese mensili ricorrenti come la bolletta del telefono, la luce, il gas, il mutuo o l’affitto, la spesa per gli alimenti, l’assicurazione, la benzina o il gasolio, le uscite con gli amici, la palestra…
Anche il tasso di interesse influisce sul calcolo del finanziamento auto, se in passato siamo stati segnalati come cattivi pagatori e si è stati segnalati al crif allora sarà necessario chiedere un finanziamento con cessione del quinto che presenta dei tassi di interesse più alti rispetto al credito al consumo.
Un altro aspetto da tenere conto è quando abbiamo la necessità di permutare la nostra attuale auto per comprarne una nuova.
Come già spiegato le auto non appena escono dal concessionario perdono valore, non è conveniente effettuare una permuta perché il concessionario valuterebbe al ribasso l’autovettura poiché dovrà poi sistemarla per rivenderla.
Al posto della permuta, per non perdere denaro, è consigliabile cercare di vendere da privato l’automobile.
Come base di calcolo del finanziamento auto è opportuno valutare l’assicurazione con i suoi costi legati alle garanzie che si decidono di aggiungere alla polizza e all’aumento periodico annuale del premio.
Prima di acquistare l’auto bisogna richiedere dei preventivi alle assicurazioni in modo da valutarne i costi delle garanzie che si desiderano sottoscrivere.
Trovare un preventivo per finanziamento auto è diventato così facile e veloce grazie ai preventivatori on line che permettono nell’immediato di ottenere cifre a colpo d’occhio per una panoramica sulla rata mensile, sugli interessi e sulla durata del prestito.
Anche le concessionarie più grandi hanno creato degli istituti di credito per offrire i servizi finanziari ai propri clienti, per esempio il finanziamento auto fiat, mentre le concessionarie più piccole si appoggiano a varie finanziarie come per esempio il finanziamento auto agos.
Se ottenere un preventivo per finanziamento auto è un compito rapido la valutazione e il confronto è un lavoro po’ più complicato perché si devono analizzare i vari costi, la convenienza, la propria capacità mensile di spesa da dedicare ad un finanziamento auto.
Un preventivo per finanziamento auto al 100% non è così conveniente come per un finanziamento auto all’80% infatti se, per esempio, dovessimo acquistare una macchina da 20.000 euro ad un tasso del 6% in 5 anni avremo 2 ipotetici casi:
Preventivo finanziamento auto al 100%: l’importo mensile sarebbe di 386,66 euro per finanziare l’importo di euro 20.000.
Preventivo finanziamento auto all’80%: l’importo mensile scende a euro 309,32 per finanziare l’importo di euro 16.000 dal momento che abbiamo versato al concessionario il 20% di acconto su 20.000 euro cioè euro 4.000.
Dare un anticipo e finanziare solo una parte del costo totale ci farebbe risparmiare 77,34 euro al mese che in un anno sono 928,08: per esempio potremo impiegare questo risparmio nell’acquisto annuale della polizza auto, o in altre spese o accantonarlo in un fondo di emergenza.
Solitamente la durata media che si sceglie quando si richiede un preventivo di finanziamento auto è 60 mesi ma successivamente, volendo far scendere l’importo della rata, si opta per i 72 o per gli 84 mesi.
I prestiti con scadenza a lungo termine hanno come vantaggio il pagamento di una rata più bassa e come svantaggio quello di pagare molti più interessi che rendono sconveniente il finanziamento auto.
Oltre a pagare più interessi, dopo 6 o 7 anni si potrebbe aver ancora la necessità di comprare un’altra automobile nuova ma se si stanno ancora pagando le 72 o 84 rate mensili si perderebbe l’opportunità di cambiare auto a causa del reddito ridotto e del prestito auto ancora in corso.
Prima di richiedere un preventivo per finanziamento auto, specialmente su cifre alte, è meglio verificare di non essere segnalati al Crif per qualche ritardo di pagamento e/o come cattivo pagatore. La richiesta gratuita può essere inviata direttamente al Crif o si può chiedere la visura anche online. Nel caso siate stati segnalati ogni richiesta di preventivo sarebbe respinta per la vostra incapacità di saldare i debiti.
Se si è segnalati come cattivo pagatore e si è lavoratore dipendente allora la possibile alternativa è il prestito con cessione del quinto dello stipendio, il tasso d’interesse sarà comunque più alto del classico prestito personale.
Nel caso si dovesse ottenere il finanziamento auto è opportuno ricordare che una volta che la nuova autovettura esce dal concessionario perderà il 10% del valore, poi circa il 20% ogni anno.
Se abbiamo acquistato un’auto del valore di 20.000 euro non appena andremo a ritirarla ne varrà 18.000 euro.
Con un finanziamento auto della durata di 5 anni si pagherebbero interessi su 20.000 euro mentre il valore dell’auto subirà un deprezzamento del 50-60%, così si perde il valore che si è pagato faticosamente tramite il prestito.
Il discorso vale anche nel caso in cui dopo 3 o 4 anni si debba cambiare nuovamente la macchina, il deprezzamento del valore di mercato e il finanziamento ancora in corso influirebbero negativamente sul nostro potere d’acquisto.
Anche pensando di rifinanziare l’importo per l’acquisto di una nuova autovettura sarebbe improbabile, non sarebbe conveniente, la rata risulterebbe molto alta e spropositata rispetto al nostro reddito.
Il leasing auto è paragonabile ad un contratto d’affitto che ha come oggetto un veicolo che può essere nuovo o usato.
In generale il contratto di leasing auto ha una durata di 3 anni ma alcune finanziarie arrivano anche a 60 mesi, alla scadenza sarà possibile:
riconsegnare l’auto
effettuare una proroga sul contratto o sostituire quello in essere con uno a condizioni più convenienti per noi
oppure acquistare l’automobile sottraendo dai prezzo i soldi delle rate che abbiamo già pagato negli anni
Ogni mese si dovrà pagare un canone, nel leasing auto finanziario i costi assicurativi, di manutenzione sono sostenuti dal locatario mentre nel leasing auto operativo i costi di assistenza e manutenzione sono sostenuti dal produttore dell’auto (il canone mensile però sarà più elevato).
Anche nel leasing auto è possibile contrattare il prezzo di vendita della macchina in modo da ottenere la migliore offerta, più basso sarà il costo dell’auto, minore sarà il canone di locazione mensile.
Un altro fattore che influisce sul canone è il valore di deprezzamento dell’auto, ogni automobile viene ammortizzata diversamente, alcune si deprezzano più velocemente di altre.
È utile ottenere un leasing auto su una macchina che si svaluta più lentamente poiché il canone di leasing sarà più basso.
Come per il finanziamento auto anche nel leasing la situazione creditizia pesa molto sul tasso di interesse applicato dal concessionario o dalla finanziaria.
Se lo storico creditizio è negativo, o si hanno altri prestiti in corso, gli interessi del leasing auto saranno più alti.
Prima di stipulare un leasing è indispensabile comprendere i costi e le tariffe connessi al contratto, potrebbero contenere dei limiti (per esempio limiti sul chilometraggio o sull’usura) che, se superati, comportano ulteriori costi a nostro svantaggio e andranno a gonfiare il canone mensile.
Per un privato la scelta migliore tra il leasing e il finanziamento è il finanziamento auto perché ha meno costi, è più conveniente e si acquista la proprietà della vettura.
Per chi ha la partita iva il leasing auto potrebbe essere preferibile al finanziamento per via dei costi che si possono dedurre dalla propria attività lavorativa.
La scelta tra un’auto nuova o usata deve essere ponderata in base alle nostre necessità, possono essere estetiche, economiche, di marca, eccetera, o dalle loro combinazioni.
Comprare un’auto usata non deve spaventare ma anzi ha i suoi vantaggi, è efficiente come un’auto nuova e si risparmiano soldi (grazie alla svalutazione del nuovo).
I preventivi di finanziamento auto vanno confrontati tra loro per spuntare la migliore offerta con il miglior Taeg, e in generale, sono più vantaggiosi i prestiti auto offerti dalle banche.
Catalogato in: prestiti Taggato con: consigli, guida pratica
Hai Mai Pensato di Creare un Fondo di Emergenza?
Creare un fondo d’emergenza
Un fondo di emergenza può risolvere gran parte dei problemi finanziari come alleggerire i debiti o come l’eccesso di sovraindebitamento. Sarebbe davvero utile disporre di una discreta somma ma non è facile accantonare soldi per anni, un fondo di emergenza richiede molto sforzo e tempo, ma può risultare davvero utile in caso di imprevisti.
Molto probabilmente non si riesce a creare un fondo di emergenza a causa di spese importanti, più urgenti e più pressanti come il mutuo o l’affitto, il prestito per l’automobile, le bollette, le spese mediche, l’assicurazione.
Quando si parla di spese anche quelle che non sono di prima necessità hanno un peso sul budget economico, i viaggi, la palestra, il cinema, le uscite e le pizzate con gli amici possono influire sul dare vita ad un fondo di emergenza.
Risparmiare per mettere i soldi da parte non è così tanto piacevole da fare anzi, si cerca sempre di rimandare perché il denaro non basta mai, ma i fondi di emergenza rappresentano una parte vitale di una situazione economica in buona salute ed è una necessità incrementarli ogni mese.
Che cosa è un fondo di emergenza?
Come creare un fondo di emergenza?
Quali spese si possono tagliare?
Risparmiare ma non spendere!
Fondo di emergenza: dove mettere i soldi?
Un fondo di emergenza è l’insieme di soldi che si sono risparmiati e che vengono accantonati per future emergenze, è denaro che deve essere utilizzato solamente quando si ha davvero bisogno come nel caso della perdita del proprio lavoro oppure per riparare l’automobile.
Solitamente le emergenze si presentano in gruppo, è come una reazione a catena, in un attimo ci si ritrova immersi da i vari conti da pagare tra bollette e spese diverse e il problema della mancanza di denaro si protrae per mesi.
Ecco perché avere un fondo di emergenza può salvarci dal panico dell’indebitamento e dal richiedere altri prestiti o l’aiuto economico di un parente o di un amico senza ritrovarsi assillati dalle preoccupazioni.
La prima cosa che viene in mente è l’immaginarsi una cospicua somma di denaro accumulato, quasi difficile da raggiungere con il solo risparmio di piccole somme.
La soluzione pratica per creare un fondo di emergenza è ragionare per obiettivi, ad esempio si può decidere di accantonare un fondo iniziale di 400 euro, sembrano pochi ma quando ci si ritrova in una emergenza possono salvarci dai guai.
La finalità di avere un gruzzoletto di 400 euro può essere suddiviso in obiettivi più ristretti come per esempio risparmiare almeno 20 euro a settimana. Analizzate le vostre spese quotidiane e risparmiate 3 euro al giorno, i giornali per esempio si possono leggere gratis online, 1 caffè in meno al bar, cambiare la marca di alcuni prodotti di uso quotidiano scegliendo quelle che costano un po’ meno, controllate il prezzo della benzina e del diesel dei distributori vicino a casa vostra, ne troverete sicuramente uno che ha sempre i prezzi più bassi.
Procuratevi un contenitore, una scatola e mettetela vicino alla porta di casa, ogni volta che rincasate mettete le moneta che avete in tasca nella vostro salvadanaio, anche i pezzi piccoli, anche i 5 centesimi. Assicuratevi che nessuno tocchi quella moneta e, per esperienza, tenetela lontana dai bambini. Immaginate che quella moneta non esista, oppure, se dovete usarla, cambiatela: mettete nella scatola una banconota da € 5 e togliete l’equivalente in moneta.
Svuotate il vostro salvadanaio una volta al mese, contate la monete, dividetela e portala in banca per farvi dare l’equivalente in banconote. Nessun cassiere può rifiutarsi di cambiare la moneta. Versate le banconote sul vostro conto corrente oppure trovate in casa un posto sicuro in cui conservarle. Usate il gruzzolo che aumenterà ogni mese solo in caso di estrema emergenza!
Pian piano si arriva facilmente a creare il fondo anche perché avete usato il trucco del piccolo obiettivo principale che non si è rivelata una cifra difficile da realizzare, l’importante è porsi un obiettivo non eccessivamente alto ma anzi deve essere adeguato e in linea alle nostre entrate.
La ragione principale che può farci rinunciare ad accantonare i soldi in un fondo di emergenza sono le spese che si devono pagare ogni mese, ma se ci pensiamo bene un domani potremmo avere bisogno di un fondo proprio per pagare quelle spese.
Quando si entra nel vortice dell’indebitamento non è facile risalire perché la situazione tende a peggiorare sempre di più.
Ci sono alcune spese che si possono tagliare per poter costituire un fondo di emergenza, ad esempio si può risparmiare sulla spesa alimentare semplicemente facendo una lista del cibo realmente necessario in modo da non comprare cose inutili. Per prima cosa fate i menù della settimana per tutta la famiglia e solo dopo scrivete la lista della spesa. Quando state per comprare qualcosa di extra ponetevi alcuni semplici domande: “Mi è utile veramente? Lo compro solo perché è in offerta? È il prodotto migliore sul mercato per il suo rapporto qualità/prezzo?” … un prossimo articolo approfondirà tutte le tecniche e i trucchi su come risparmiare al supermercato e non solo.
Un altro modo elementare per ridurre le spese è non mangiare troppe volte a settimana in giro, ma preferire i pasti preparati in casa e poi portati in ufficio nei contenitori di plastica.
Inoltre per recarsi al lavoro si può pensare di prendere i mezzi pubblici e tagliare le spese di benzina, parcheggio, oppure condividere il trasporto con altre persone dividendo le spese.
Se ogni mese si pagano spese non necessarie su servizi che non si utilizzano spesso è meglio tagliarle, per esempio si può fare a meno dell’abbonamento alle tv private. Ci sono bar e locali che trasmettono le partite delle coppe europee e dei più importanti eventi sportivi.
Quando si hanno delle entrate inaspettate, come una piccola vincita o dei soldi regalati dai parenti per il compleanno, la tendenza è quella di spenderli prima o poi.
La cosa migliore da fare è mettere immediatamente le entrate inapettate nel fondo di emergenza in modo da non pensarci più, invece di sprecare la somma in spese futili, un domani il fondo potrebbe essere la nostra unica salvezza!
Si possono anche creare delle entrate extra: per esempio si può partecipare alle manifestazioni tipo “Commercianti per un giorno” nelle quali si possono vendere oggetti che non si usano più oppure si possono portare questi oggetti dismessi nei mercatini dell’usato.
La tentazione di spendere i propri risparmi può essere una forte tentazione, a volte non ci si accorge nemmeno di aver consumato i fondi magari risparmiati con tanta fatica in anni.
Se non si ha sotto controllo il flusso del denaro è facile consumarlo nell’immediato, ecco perché possono tornare utili alcuni strumenti finanziari come il libretto di risparmio e il conto deposito.
Sia nel conto deposito che nel libretto di risparmio possiamo depositare quando e quanto vogliamo le somme di denaro risparmiate, per il libretto è necessario recarsi presso la filiale bancaria per effettuare i versamenti mentre nel conto deposito i versamenti possono essere eseguiti online o con bonifici.
Il fondo di emergenza più conveniente da costituire è quello tramite conto deposito poiché liquida interessi attivi maggiori rispetto al semplice libretto di risparmio.
I due strumenti finanziari di deposito permettono la gestione ottimale e sicura dei propri risparmi anche perché quando si ha l’impulso ad effettuare spese va comunque rispettato l’iter bancario per il prelievo del denaro che può essere più o meno lungo.
È un modo per riflettere meglio se è il caso di togliere i risparmi dal fondo di emergenza e non cedere agli impulsi di shopping.
Una volta che abbiamo impostato i primi obiettivi di risparmio stabilendo cifre e tempistiche, aperto il fondo di emergenza, abbiamo messo in moto la macchina che ci metterà al riparo da futuri ed imprevisti conti da pagare.
Con il passare dei mesi il fondo tenderà ad aumentare, raggiunto il primo obiettivo, per esempio creare un fondo di 400 euro, possiamo stabilire altri obiettivi, per esempio raggiungere 800 euro, poi 1200 euro e così via.
In questo modo è più semplice conseguire il traguardo e soprattutto si ha il controllo della situazione e una sicurezza più solida!
Raggiungere i nostri obiettivi e crearne altri può anche essere una sfida divertente per ricercare nuovi modi di risparmiare per avere un sostanzioso fondo di emergenza.
Nella vita purtroppo le emergenze e i fallimenti capitano a tutti prima o poi, è orribile pensare che un giorno potrebbe succedere di non avere la possibilità economica per pagare un affitto o le bollette rischiando di trovarsi in mezzo alla strada con la propria famiglia, e peggio con i bambini piccoli.
Ecco perché è necessario attuare fin da subito un fondo di emergenza, può evitare il fallimento o una brutta situazione.
Catalogato in: debiti Taggato con: cattivi pagatori, guida pratica
Il pignoramento immobiliare può cancellare in un attimo tutti gli anni di duro lavoro, rinunce e sacrifici di una famiglia per l’acquisto di una casa.
Quando si hanno troppi debiti e non si ha un fondo d’emergenza per coprire i debiti molto probabilmente si perderanno i beni mobili e immobili perché i creditori possono agire legalmente per recuperare le somme.
Al fine di recuperare ciò che devi loro i creditori hanno tutti gli strumenti legali per recuperare in modo forzoso (in pratica ti obbligano a ridare il denaro che hai preso in prestito) i soldi, queste armi in mano ai tuoi creditori sono:
È doloroso e difficile per un debitore affrontare il pignoramento perché porta al totale fallimento, alla distruzione della propria vita e in molti casi della famiglia.
Il debitore può difendersi e opporsi al pignoramento attraverso alcuni procedimenti come ultima spiaggia per tentare di salvare l’immobile.
Il decreto ingiuntivo è la sentenza del giudice che dà ragione al creditore. Il creditore, per recuperare le somme dovute, si è rivolto ad un giudice sottoponendogli il suo caso. Il giudice, analizzate le carte processuali, in pratica dichiara che il debitore deve quella somma al creditore. A questo punto il creditore ha in mano un titolo esecutivo per richiedere il precetto e successivamente il pignoramento immobiliare.
Il Precetto viene notificato al debitore insieme al decreto ingiuntivo del giudice e consta nell’intimazione a provvedere entro 10 giorni a saldare il debito. Se ciò non avvenisse, inizieranno le procedure per il pignoramento immobiliare.
Nel precedente articolo abbiamo trattato anche il fermo amministrativo che ha la caratteristica, come il pignoramento immobiliare, di togliere la proprietà del bene.
Pignoramento immobiliare formulario
Pignoramento immobiliare: novità 2019
Pignoramento immobiliare: riforma 2017
Quali sono i costi del pignoramento immobiliare?
Come si procede se sull’immobile è già presente un’ipoteca?
Può essere pignorata la prima casa?
Come opporsi al pignoramento immobiliare?
Il pignoramento immobiliare nel Codice di Procedura Civile (CPC)
Il pignoramento immobiliare è un atto giuridico eseguito da un ufficiale giudiziario che contiene l’ordine imperativo al debitore di non sottrarre i beni soggetti dell’espropriazione, in questo caso l’immobile (casa, appartamento, capannone, eccetera).
L’atto di pignoramento richiede al debitore di comunicare alla cancelleria del giudice dell’esecuzione, tramite dichiarazione, la residenza o l’elezione di domicilio, avvisando il debitore che in caso di irreperibilità, le notifiche e comunicazioni saranno effettuate presso la cancelleria del giudice.
In pratica il pignoramento toglie la proprietà dell’immobile al debitore e ne consente la messa in vendita all’asta in modo che il creditore possa recuperare la somma dovuta.
Di seguito riportiamo un formulario fac-simile per avere un’idea di come sia un atto di pignoramento immobiliare.
Atto di pignoramento immobiliare (Art. 555 C.P.C.)
Il Sig. …… nato a …… il ……, residente in via ……, rappresentato e difeso presso l’avv. ……, delega a margine del presente atto.
In data …… veniva notificato al Sig. …… atto di precetto per la somma di euro …… in virtù della sentenza ……
Trascorso il termine di dieci giorni dalla notifica dell’atto di precetto il debito non veniva adempiuto dal Sig. ……
di eseguire il pignoramento sull’immobile di proprietà di …… sito in …… via…… nr. …… identificato in foglio catastale n. …… particella n. …… cat. …… classe …… vani n. ……
Città e data ……
Il Creditore ……
Io sottoscritto …… Ufficiale Giudiziario addetto al tribunale di …… visto il titolo esecutivo allegato, visto l’art. 555 C.P.C.
il bene quale sopra indicato dal creditore
al debitore a norma dell’art. 492 C.P.C. di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito e per cui si procede i beni assoggettati ad espropriazione ed i frutti degli stessi.
ad effettuare presso la Cancelleria del giudice dell’esecuzione la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione e con avvertimento che, in mancanza o in caso di irreperibilità presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la Cancelleria del medesimo giudice.
Contestualmente ho notificato il suddetto atto al sig. …… residente in …… via …… n. …… mediante consegna di copia conforme a mani di ……
l’Ufficiale Giudiziario ……
Le novità 2019 del pignoramento immobiliare sono relative alla riforma della giustizia pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2015 del Decreto Legge n°83/2015.
La nuova procedura dell’espropriazione forzata 2019 introduce le seguenti novità:
Pignoramento: la vendita e l’assegnazione dei beni deve essere richiesta entro 45 giorni (al posto dei precedenti 90 giorni).
Atto di precetto: nell’atto deve essere indicato in modo obbligatorio che “Il debitore può, con l’ausilio dei un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano consumatore.”
Pubblicità dei beni pignorati: il Ministero della Giustizia ha creato sul sito istituzionale una sezione speciale, il “portale delle vendite”, in cui vengono pubblicizzati i beni pignorati messi in vendita. Il creditore per ogni lotto verserà 100 euro (rivalutato dall’ISTAT ogni 3 anni).
Rateizzazione del bene pignorato: è possibile effettuare il pagamento a rate del bene pignorato, il numero totale delle rate non può superare 12 mesi, e in caso di mancato pagamento anche di una sola rata il contratto viene concluso senza la possibilità di recuperare le rate già versate.
Esecuzione forzata senza vendita: dopo 3 tentativi di vendita del bene non andati a buon fine, il Giudice può mettere fine alla procedura esecutiva.
Revocatoria semplificata: la procedura di vendita del bene pignorato è stata ridenominata in revocatoria semplificata e, nel caso di donazione di un bene immobile prima del pignoramento, prevede la sentenza di inefficacia dell’atto se il creditore trascrive il pignoramento entro 1 anno dalla data in cui l’atto del debitore è stato trascritto.
La nuova riforma relativa l’esecuzione immobiliare 2017 ha prodotto dei cambiamenti sul pignoramento immobiliare:
Vendita dell’immobile oggetto di pignoramento: nel caso di parità di offerta, il Giudice può tenere conto delle forme, modi e tempi di pagamento;
Pubblicità: il processo esecutivo è estinto nel caso in cui non venga effettuata la prescritta pubblicità alla vendita entro i termini;
Conversione pignoramento immobiliare: la rateizzazione cambia da 18 a 36 mesi;
Tempo per il deposito della documentazione ipocatastale: cambia da 120 giorni a 60 giorni il termine di consegna della certificazione notarile sostitutiva;
Stima immobile pignorato: si riferirà esclusivamente sul valore di mercato stimato dal perito nominato.
Il pignoramento immobiliare è un’operazione molto costosa, la spesa è conveniente quando si ha la sicurezza che l’immobile possa essere acquistato senza difficoltà all’asta.
Le spese da sostenere sono quelle per la produzione dei documenti quali l’atto di precetto, l’atto di pignoramento, l’iscrizione a ruolo, il pagamento dei bolli, le spese di notifica, gli onorari degli avvocati e dei notai.
Facendo una stima si può partire dalle 7.500 euro in su.
Può capitare che il debitore abbia diversi debiti e che ci sia già un’ipoteca sulla casa da parte di un altro creditore.
In questo caso sarà necessario notificare il titolo esecutivo ed il precetto anche al creditore che ha provveduto ad ipotecare l’immobile, e quando sarà necessario interpellare il debitore dovrà essere contattato anche il terzo.
Il pignoramento andrà attuato verso il datore d’ipoteca sull’immobile e si applicheranno tutti gli atti relativi al debitore.
La prima casa può essere pignorata dalle banche, dai fornitori, ma per quanto riguarda Equitalia ci sono dei limiti.
Equitalia non può pignorare la prima casa se: è l’unico immobile di proprietà del debitore, non sia un’abitazione di lusso ma sia accatastata come abitazione civile, il debitore ha la residenza su quell’immobile.
L’accorgimento che può attuare Equitalia è iscrivere un’ipoteca sulla prima casa se il debito supera i 20.000 euro.
Il debitore può avvalersi di alcune azioni per tentare di annullare o limitare il pignoramento dell’immobile:
Può opporsi all’atto di precetto presentando un atto di citazione al giudice in modo da contestare l’ammontare della somma ingiunta o per chiedere la nullità dell’atto per vizi formali.
Una volta che il pignoramento viene notificato può opporsi all’esecuzione mettendone in dubbio la legittimità della non pignorabilità dei beni pignorati.
In base all’art. 495 il debitore può chiedere di sostituire l’immobile pignorato con una somma equivalente, maggiorato dalle spese di esecuzione. In questo modo il giudice può decidere che il debitore versi tramite rate mensili la somma dovuta entro un periodo di 18 mesi. Nel caso in cui il debitore salti il pagamento delle rate o ne ritardi il pagamento di oltre 15 giorni, il giudice può decretare la vendita dell’immobile.
Il debitore può avvalersi dell’art. 624 bis c.p.c. chiedendo la sospensione della procedura prima che l’immobile sia venduto, se i creditori acconsentono allora il giudice può sospendere per 24 mesi la vendita, l’accordo può avvenire una sola volta e non può essere ripetuto.
Con un accordo transattivo con i creditori è possibile estinguere la procedura di espropriazione e l’ordine di cancellazione del pignoramento.
Art 555 CPC: Forma del pignoramento. Il pignoramento immobiliare si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto nel quale gli si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dal codice civile per l’individuazione dell’immobile ipotecato, i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre a esecuzione, e gli si fa l’ingiunzione prevista nell’articolo 492. Immediatamente dopo la notificazione l’ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell’atto con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari, che trascrive l’atto e gli restituisce una delle note. Le attivita’ previste nel comma precedente possono essere compiute anche dal creditore pignorante, al quale l’ufficiale giudiziario, se richiesto, deve consegnare gli atti di cui sopra.
Art 492 CPC: Forma del pignoramento. 1. Salve le forme particolari previste nei capi seguenti, il pignoramento consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla espropriazione e i frutti di essi. 2. Il pignoramento deve altresì contenere l’invito rivolto al debitore ad effettuare presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione con l’avvertimento che, in mancanza ovvero in caso di irreperibilità presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la cancelleria dello stesso giudice. 3. Il pignoramento deve anche contenere l’avvertimento che il debitore, ai sensi dell’articolo 495, può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale. Il pignoramento deve contenere l’avvertimento che, a norma dell’articolo 615, secondo comma, terzo periodo, l’opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile. 4. Quando per la soddisfazione del creditore procedente i beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti ovvero per essi appare manifesta la lunga durata della liquidazione l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni utilmente pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione. 5. Della dichiarazione del debitore è redatto processo verbale che lo stesso sottoscrive. Se sono indicate cose mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono considerate pignorate anche agli effetti dell’articolo 388, terzo comma, del codice penale e l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano per gli adempimenti di cui all’articolo 520 oppure, quando tale luogo è compreso in altro circondario, trasmette copia del verbale all’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Se sono indicati crediti o cose mobili che sono in possesso di terzi il pignoramento si considera perfezionato nei confronti del debitore esecutato dal momento della dichiarazione e questi è costituito custode della somma o della cosa anche agli effetti dell’articolo 388, quarto comma, del codice penale quando il terzo, prima che gli sia notificato l’atto di cui all’articolo 543, effettua il pagamento o restituisce il bene. Se sono indicati beni immobili il creditore procede ai sensi degli articoli 555 e seguenti. 6. Qualora, a seguito di intervento di altri creditori, il compendio pignorato sia divenuto insufficiente, il creditore procedente può richiedere all’ufficiale giudiziario di procedere ai sensi dei precedenti commi ai fini dell’esercizio delle facoltà di cui all’articolo 499, quarto comma. 7. Qualora, a seguito di intervento di altri creditori, il compendio pignorato sia divenuto insufficiente, il creditore procedente può richiedere all’ufficiale giudiziario di procedere ai sensi dei precedenti commi ai fini dell’esercizio delle facoltà di cui all’articolo 499, quarto comma [comma ABROGATO dall’art. 19, co. 1, lett. c, del D.L. 12 settembre 2014, n. 132]. 8. Se il debitore è un imprenditore commerciale l’ufficiale giudiziario, previa istanza del creditore procedente, con spese a carico di questi, invita il debitore a indicare il luogo ove sono tenute le scritture contabili e nomina un commercialista o un avvocato ovvero un notaio iscritto nell’elenco di cui all’articolo 179-ter delle disposizioni per l’attuazione del presente codice per il loro esame al fine dell’individuazione di cose e crediti pignorabili. Il professionista nominato può richiedere informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta nonché sulle modalità di conservazione, anche informatiche o telematiche, delle scritture contabili indicati nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi accede ovunque si trovi, richiedendo quando occorre l’assistenza dell’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Il professionista trasmette apposita relazione con i risultati della verifica al creditore istante e all’ufficiale giudiziario che lo ha nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del compenso. Se dalla relazione risultano cose o crediti non oggetto della dichiarazione del debitore, le spese dell’accesso alle scritture contabili e della relazione sono liquidate con provvedimento che costituisce titolo esecutivo contro il debitore. 9. Quando la legge richiede che l’ufficiale giudiziario nel compiere il pignoramento sia munito del titolo esecutivo, il presidente del tribunale competente per l’esecuzione può concedere al creditore l’autorizzazione prevista nell’articolo 488, secondo comma.
Art 495 CPC: Prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese. (113a) Unitamente all’istanza deve essere depositata in cancelleria, a pena di inammissibilità, una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale. La somma è depositata dal cancelliere presso un istituto di credito indicato dal giudice. La somma da sostituire al bene pignorato è determinata con ordinanza dal giudice dell’esecuzione, sentite le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell’istanza di conversione. Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei mesi la somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al tasso legale. Ogni sei mesi il giudice provvede, a norma dell’articolo 510, al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore. Qualora il debitore ometta il versamento dell’importo determinato dal giudice ai sensi del terzo comma, ovvero ometta o ritardi di oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle rate previste nel quarto comma, le somme versate formano parte dei beni pignorati. Il giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore procedente o creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, dispone senza indugio la vendita di questi ultimi. Con l’ordinanza che ammette la sostituzione, il giudice, quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili, dispone che le cose pignorate siano liberate dal pignoramento con il versamento dell’intera somma. L’istanza può essere avanzata una sola volta a pena di inammissibilità.
Art. 624 bis c.p.c: Sospensione su istanza delle parti. Il giudice dell’esecuzione, su istanza di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo, può, sentito il debitore, sospendere il processo fino a ventiquattro mesi. L’istanza può essere proposta fino a venti giorni prima della scadenza del termine per il deposito delle offerte di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto non abbia luogo, fino a quindici giorni prima dell’incanto. Sull’istanza, il giudice provvede nei dieci giorni successivi al deposito e, se l’accoglie, dispone, nei casi di cui al secondo comma dell’articolo 490, che, nei cinque giorni successivi al deposito del provvedimento di sospensione, lo stesso sia comunicato al custode e pubblicato sul sito Internet sul quale è pubblicata la relazione di stima. La sospensione è disposta per una sola volta. L’ordinanza è revocabile in qualsiasi momento, anche su richiesta di un solo creditore e sentito comunque il debitore. Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte interessata deve presentare istanza per la fissazione dell’udienza in cui il processo deve proseguire. Nelle espropriazioni mobiliari l’istanza per la sospensione può essere presentata non oltre la fissazione della data di asporto dei beni ovvero fino a dieci giorni prima della data della vendita se questa deve essere espletata nei luoghi in cui essi sono custoditi e, comunque, prima della effettuazione della pubblicità commerciale ove disposta. Nelle espropriazioni presso terzi l’istanza dì sospensione non può più essere proposta dopo la dichiarazione del terzo.
Il debitore si può avvalere di alcuni strumenti per evitare il pignoramento immobiliare ma essendo delle procedure giuridiche sarà necessario rivolgersi ad uno studio legale affidandosi alla loro professionalità.

References: Art. 1260
 Art. 1198
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 624