Source: http://www.slideshare.net/studiosicurezza/151-quesiti-di-prevenzione-incendi
Timestamp: 2016-07-23 13:51:51+00:00

Document:
151 quesiti di prevenzione incendi
Approccio prestazionale antincendio...
by Marcello Mangione
352 manuale inail-sicurezza_antin...
http://www.studioingvolpi.it/catalogo_prodotti.html
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di prevenzione incendi - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno Principali quesiti di Prevenzione IncendiRaccolta dei principali quesiti di prevenzione incendi suddivisi per attività:Avvertenza: I pareri ministeriali di risposta a singoli quesiti sono di norma riferiti a casi speci-fici. Nella raccolta che segue sono stati selezionati vari quesiti ritenuti di interesse generale chepossono costituire utile riferimento nellesame di casi analoghi.Quesiti di carattere generale (procedure, ecc.).Quesiti di prevenzione incendi relativi alle procedure di prevenzione incendi, titolarità, duratae validità del C.P.I., determinazione dei versamenti nei procedimenti di prevenzione incendi,ecc.Quesiti di carattere generaleQuesiti attività varie.Quesiti di prevenzione incendi relativi a stabilimenti ed impianti vari, attività industriali, arti-gianali e simili, officine, laboratori, termini e definizioni, caratteristiche costruttive, distanza disicurezza, affollamento, esodo, ecc.Quesiti attività varieAtt. 3B: Depositi e rivendite di gas combustibili in bombole, disciolti o liquefatti (inbombole o bidoni).Quesiti di prevenzione incendi relativi a depositi di bombole di g.p.l., box prefabbricati munitidi attestato ministeriale di idoneità, separazione bombole piene da quelle vuote, recinzione diprotezione, distanze di sicurezza esterna da aree edificabili e da linee elettriche di alta tensio-ne, edifici destinati alla collettività, abrogazione parziale circolare n. 74 del 20 settembre1956, ecc.Quesiti bombole GPLAtt. 4B: Depositi di gas combustibili in serbatoi fissi, disciolti o liquefatti.Quesiti di prevenzione incendi relativi a depositi di G.P.L., distanza da confini, distanze di si-curezza, distanza da autorimessa, recinzione, delimitazione della proprietà, idonea protezionedel serbatoio interrato di GPL, alberi ad alto fusto o a radici profonde, installazione in cortili,sosta dellautocisterna, installazione su terreno in pendenza, semplificazione delle procedure,intestazione del Certificato di prevenzione incendi, alimentazione di "multiutenze", ecc.Quesiti depositi GPLAtt. 7: Impianti di distribuzione di gas combustibili per autotrazione.Att. 18: Impianti fissi di distribuzione di benzina, gasolio e miscele per autotrazionead uso pubblico e privato con o senza stazione di servizio.Quesiti di prevenzione incendi relativi a impianti distribuzioni carburanti (liquidi, GPL, metano)per autotrazione, modifiche sostanziali e non sostanziali, durata del Certificato di PrevenzioneIncendi, depositi e rivendite olii lubrificanti e di GPL in bombole presso l’impianto di distribu-zione carburanti, Titolare dellattività e gestore, distributori presso linee ferroviarie, distributo-re di gasolio agricolo, locali vendita di merci varie, Distanze di sicurezza, ecc.Quesiti distributori carburantiAtt. 64 - Gruppi elettrogeni - Raccolta di quesiti e chiarimenti.Quesiti di prevenzione incendi relativi ad assoggettabilità ad att. 64, impianti industriali diproduzione di energia elettrica, alimentazione da combustibili alternativi rinnovabili, marcatu-ra CE e dichiarazione CE, impianti di cogenerazione allinterno di aziende a diversa ragione so- Pag. 1
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di prevenzione incendi - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Picenociale, gruppi elettrogeni a servizio di impianti idrici antincendio, attività di carattere tempora-neo, gruppi elettrogeni direttamente connessi all’attività di produzione dell’energia elettrica,caratteristiche dei locali, aperture di aerazione, depositi di gasolio a servizio di gruppi elettro-geni, ecc.Quesiti Gruppi elettrogeniAtt. 83: Locali di spettacolo e di trattenimento in genere con capienza superiore a100 posti.Quesiti di prevenzione incendi relativi a casi di assoggettabilità ad att. 83, case da gioco, salegiochi, sale consiliari, edifici destinati al culto, circoli privati, sale da ballo e ristoranti, auditorie sale convegno, discoteche al chiuso e all’aperto, sale polivalenti, complessi multisala, teatridi posa per le riprese cinematografiche e televisive, circhi, parchi di divertimento e spettacoliviaggianti, comunicazioni con altre attività, servizio di vigilanza antincendio, sipari di sicurez-za, valore minimo dei sovraccarichi, competenze della Commissione di vigilanza sui locali dipubblico spettacolo, vie d’uscita, capienza, affollamento, distribuzione posti, reazione al fuoco,fiere e simili, sagre paesane, manifestazioni occasionali, teatri-tenda per spettacoli vari, eser-cizi pubblici, attività occasionali, attività stagionali, luoghi all’aperto, comizi, congressi politici,manifestazioni sindacali, impianti sportivi al chiuso e all’aperto, impianti sportivi con capienzainferiore a 100 spettatori, lunghezza delle vie di uscita, varchi sulla delimitazione dellarea diservizio, rivestimento delle pavimentazioni di impianti sportivi, pista di pattinaggio, bowling,palestre, scuola di danza, piscine e simili, ecc.Quesiti Locali di pubblico spettacoloQuesiti Impianti sportiviAtt. 84: Alberghi, pensioni, motels, dormitori e simili con oltre 25 posti-letto.Quesiti di prevenzione incendi relativi ad assoggettabilità ad att. 84, strutture ricettive esi-stenti, spazio calmo, atrio dingresso, Reazione al fuoco, resistenza al fuoco, compartimenta-zione, cambio di destinazione duso dei locali, ampliamenti, padiglioni, dependance, bungalow,studentati, comunità religiose, case ed appartamenti per vacanze, edifici a destinazione mista,Utilizzo di ferri da stiro e bollitori elettrici, abitazione a servizio del gestore, ecc.Quesiti AlberghiAtt. 85: Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie e simili per oltre 100persone presenti.Quesiti di prevenzione incendi relativi ad assoggettabilità ad att. 85, porte delle aule didatti-che, affollamento delle aule, illuminazione di sicurezza nelle aule, scuole di tipo "0", asili nido,università, radiatori individuali a gas, spazi per esercitazione, becchi bunsen, scale di sicurez-za esterna, locale destinato al culto pertinente all’attività scolastica, soggetto responsabiledellattività, impianti elettrici in edifici esistenti, ecc.Quesiti ScuoleAtt. 86: Ospedali, case di cura e simili con oltre 25 posti-lettoQuesiti OspedaliAtt. 87: Locali adibiti ad esposizione e/o vendita allingrosso o al dettaglio con super-ficie lorda superiore a 400 mq comprensiva dei servizi e depositi.Quesiti di prevenzione incendi relativi ad assoggettabilità ad att. 87, negozi, centri commer-ciali, musei, gallerie, esposizioni, mostre, fiere, serre florovivaistiche, autosaloni, laboratori diriparazione elettrodomestici, attività artigianali comprendenti locali adibiti ad esposizione pro-dotti, apertura ritardata delle porte delle uscite di sicurezza, accesso da porticati, attività conlimitata area aperta al pubblico, ecc.Quesiti Attività commerciali Pag. 2
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di prevenzione incendi - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoAtt. 89: Aziende ed uffici nei quali siano occupati oltre 500 addetti.Quesiti UfficiAtt. 90: Edifici pregevoli per arte o storia e quelli destinati a contenere biblioteche,archivi, musei, gallerie, collezioni o comunque oggetti di interesse culturale sotto-posti alla vigilanza dello Stato di cui al regio decreto 7 novembre 1942, n. 1664.Quesiti Edifici storiciAtt. 91: Impianti per la produzione del calore alimentati a combustibile solido, liqui-do o gassoso con potenzialità superiore a 100.000 Kcal/h.Quesiti di prevenzione incendi relativi a centrali termiche ad alimentazione promiscua, gene-ratori di aria calda a scambio diretto, moduli a tubi radianti, nastri radianti, impianti termici inluoghi di culto, emettitori ad incandescenza, forni da pane, forni da pizza, cucine, ristoranti,sale da ballo, impianti per lavaggio stoviglie, impianti inseriti in cicli di produzione industriale,impianti di verniciatura, inceneritori di rifiuti, termocombustori, termovalorizzatori, impianti dicoincenerimento, ecc.Quesiti Impianti termiciAtt. 92: Autorimesse private con più di 9 autoveicoli, autorimesse pubbliche, ricove-ro natanti, ricovero aeromobili.Quesiti AutorimesseAtt. 94: Edifici destinati a civile abitazione con altezza in gronda superiore a 24 metri.Quesiti di prevenzione incendi relativi ad assoggettabilità att. n. 94, altezza in gronda, altezzaantincendi, accostamento autoscala VV.F., condutture principali dei gas, impianti di produzio-ne di calore, norme transitorie, interventi di recupero dei sottotetti, larghezza minima dellescale, installazione ascensori in edifici esistenti, edifici di civile abitazione con presenza di atti-vità lavorative, sistema di apertura dei portoni condominiali, passaggio dal N.O.P. al C.P.I.,ecc.Quesiti Edifici civile abitazioneQuesiti Depositi di materiale combustibile (Att. 88, 43, 55, 58, ecc.).Quesiti di prevenzione incendi relativi a depositi di merci e materiali vari, magazzini, archivi,discariche, deposito di rifiuti, attività di compostaggio di rifiuti solidi urbani, ecc.Quesiti Depositi materiali combustibiliQuesiti Impianti antincendio.Quesiti di prevenzione incendi relativi a dispositivi, impianti e sistemi antincendio in genere,Impianti idrici antincendio ad idranti e naspi, Impianti di spegnimento automatici, Impianti dirivelazione e segnalazione automatica degli incendi, Evacuatori di fumo e calore, Impianti diprotezione contro le scariche atmosferiche, Impianti di illuminazione di sicurezza, ecc.Quesiti Impianti antincendio Pag. 3
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno RACCOLTA DI QUESITI E CHIARIMENTI DI CARATTERE GENERALEQuesiti di prevenzione incendi relativi alle procedure di prevenzione incendi, titolarità, duratae validità del C.P.I., determinazione dei versamenti nei procedimenti di prevenzione incendi,ecc.Nota prot. n. P725/4122 sott. 67 del 4 giugno 2001Complessi edilizi ad uso civile a gestione unica comprendenti più attività ricadenti nelD.M. 16 febbraio 1982 – Validità del Certificato di Prevenzione Incendi.Si è avuto modo di constatare che tra i Comandi Provinciali VV.F. esiste disuniformità di atteg-giamento in tema di validità temporale dei certificati di prevenzione incendi che vengono rila-sciati per i complessi edilizi di cui all’oggetto, in cui l’attività principale è individuata tra quel-le contemplate ai punti 83, 84, 85, 86 e 87 dell’elenco allegato al D.M. 16 febbraio 1982.Come noto, con circolari n. 25 del 2 giugno 1982 e n. 52 del 20 novembre 1982, questo Mini-stero – in analogia a quanto già stabilito per le attività industriali dal succitato decreto – hachiarito che anche per i complessi edilizi ad uso civile a gestione unica comprendenti più attivi-tà ricadenti nel decreto stesso, deve essere rilasciato un unico certificato di prevenzione incen-di “con la scadenza prevista dal decreto 16 febbraio 1982”.Al riguardo, sembrerebbe che alcuni Comandi abbiano interpretato tale formulazione con rife-rimento alla scadenza prevista dal decreto per l’attività principale (sei anni).Tale interpretazione non può trovare giustificazione in quanto, trattandosi di complessi com-prendenti più attività a rischio di incendio e tra esse interdipendenti, vengono a configurarsioggettive situazioni di maggior rischio equiparabili a quelle di tipo industriale per le quali il de-creto 16 febbraio 1982 prevede il rilascio di un unico certificato di prevenzione incendi con va-lidità triennale.Si ribadisce, pertanto, che per i complessi in oggetto indicati deve procedersi al rilascio di ununico certificato di prevenzione incendi con scadenza triennale.I certificati già rilasciati con periodicità diversa, manterranno la loro validità sino alla scadenzariportata sul certificato stesso e solamente al momento della richiesta del loro rinnovo i Co-mandi procederanno ad emettere il nuovo certificato con la validità temporale di tre anni.Nota prot. n. P77/4101 sott. 72/E del 4 luglio 2002Complessi edilizi a gestione unica – Durata della validità del Certificato di P.I.In relazione al quesito posto dal C.do in indirizzo con la nota che si riscontra, si conferma che icontenuti di cui alla Lettera Circ. prot. n. P725/4122 sott. 67 del 4.6.2001 trovanoesclusiva applicazione per le attività espressamente elencate nella stessa allorché ri-corrano le previste condizioni (assoggettabilità dell’attività principale; unicità gestionale; esi-stenza di una o più attività singolarmente soggette a servizio di quella principale).(*) In base ai due quesiti di cui sopra si forniscono due esempi utili a chiarire: Att. 43 e 91  scadenza CPI 6 anni Att. 83 e 91  scadenza CPI 3 anniNota prot. n. P 401/4101 sott. 106 del 18 maggio 2000Legge n. 46 del 1990 – D.M. 4 maggio 1998 – Dichiarazioni di conformità.Si riscontra la nota indicata al margine per rappresentare il parere di questo Ufficio in merito alquesiti prospettato, relativo alla possibilità di presentare in allegato alla domanda di rilascio delcertificato di prevenzione incendi, i certificati di collaudo in alternativa alle dichiarazioni di con-formità.Al riguardo, questo Ufficio fa presente che il rilascio della dichiarazione di conformità è un attoimposto dalla legge n. 46/1990 e che tale legge conferisce alla dichiarazione di conformità irequisiti sufficienti a renderla equivalente, ai fini del rilascio del C.P.I., al certificato dicollaudo.Atteso, quindi, che ogni impianto realizzato successivamente all’entrata in vigore della Legge Pag. 4
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Picenon. 46 del 1990 è corredato della relativa dichiarazione di conformità, nel D.M. 4 maggio 1998non è stata fatta menzione dei certificati di collaudo. Tali documenti, infatti, attestano quantogli installatori sono obbligati a dichiarare in forza di legge assumendo le relative responsabilitànei riguardi degli aspetti di sicurezza.Nota prot. n. P846/4134 sott. 58 del 17 luglio 2001Determinazione del versamento da richiedere per l’espletamento della pratica di pre-venzione incendi.In relazione al quesito di cui all’oggetto, comunicasi che lo scrivente Ufficio concorda conl’interpretazione data da codesti Uffici in materia di determinazione del versamento da richie-dere per l’espletamento della pratica di prevenzione incendi inerente un’attività generale com-prendente più attività singolarmente soggette, anche se individuate dal medesimo puntodell’elenco allegato al D.M. 16 febbraio 1982.Per i casi specifici prospettati, si conferma che ogni locale caldaia (att. 91) e ogni serbatoioo gruppo di serbatoi per g.p.l. posto a distanza superiore a m. 15 rispetto ad altro serbatoio ogruppo di serbatoi (att. 4/b), costituiscono attività distinte e per ognuna di esse va ri-chiesto il corrispondente importo di versamento.Nota prot. n. P369/4101 del 24 maggio 2000Ferrovie dello Stato S.p.A. - Legge 26 aprile 1974, n. 191.In relazione a quanto prospettato dal Comando in indirizzo con la nota che si riscontra, si chia-risce che lesclusione - peraltro ribadita dal Consiglio di Stato nel parere n. 2386/94 in data20 settembre 1995 - delle Ferrovie dello Stato S.p.A. dallobbligo di richiedere ai Vigilidel Fuoco il controllo ai fini della prevenzione incendi, è da intendere circoscritta alleattività e agli impianti di stretta pertinenza ferroviaria.Per questi ultimi, sempreché soggetti a pericoli dincendio, la Soc. Ferrovie dello Stato, ai sensidellart. 33 della legge 26 aprile 1974, n. 191, ha lobbligo di richiedere ai competentiComandi VV.F. il solo parere inerente lorganizzazione antincendi da porre in essere nonchéle apparecchiature ed i mezzi di spegnimento da predisporre.Si chiarisce, infine, che eventuali altre attività, da chiunque gestite, presenti allinterno di sta-zioni o complessi ferroviari che non siano funzionalmente connesse allorganizzazione tecnica elogistica del trasporto ferroviario, sono soggetti agli obblighi di cui alla legge n. 966/1965 eD.P.R. n. 37/1998 qualora ricomprese nellelenco delle attività allegato al D.M. 16 febbraio1982.Nota prot. n. P959/4101 sott. 106/17 del 15 settembre 2000Rilascio certificato prevenzione incendi per le attività di cui al D.M. 16 febbraio 1982gestite dall’Amministrazione della Difesa. -Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con la nota a margine indicata, ha rappresenta-to a questo Ufficio che i Comandi Provinciali VV.F. in indirizzo non hanno attivato il procedi-mento finalizzato al rilascio del certificato di prevenzione incendi richiesto per le attività di de-posito carburanti situate nell’ambito di alcune strutture militari dell’Arma, opponendo – qualemotivazione al diniego – il contenuto della nota di chiarimento di questo Ispettorato prot. n.P73/4101 sott. 106/17 del 9 febbraio 1999 indirizzato al Comando Provinciale VV.F. di Venezia.Al fine di fare chiarezza sull’argomento e ritenuto che l’atteggiamento assunto da codesti Co-mandi Provinciali sia stato presumibilmente ingenerato da una errata interpretazione di quantosuccessivamente comunicato con nota ministeriale, prot. n. P711/4101 del 21 luglio 1999 indi-rizzata sia al Comando VV.F. di Venezia che all’Ispettorato Interregionale VV.F. in indirizzo, sireputa opportuno precisare e richiamare quanto segue:a) Anche l’Amministrazione della Difesa, così come confermato dall’Ufficio Legislativo di que- sta Direzione Generale con nota prot. n. 46993/4120/1 del 13 giugno 1997, è destinataria degli obblighi derivanti dalle norme di sicurezza antincendi, con ciò significando che, in pre- senza di attività soggette ai fini della prevenzione incendi, tale Amministrazione è tenuto a Pag. 5
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno richiederne le visite ed i controlli da parte dei Vigili del Fuoco al fine del rilascio del certifi- cato di prevenzione incendi, con esclusione di quelle attività tutelate da segreto militare la cui individuazione è di esclusiva competenza degli Organi del Ministero della Difesa.b) La non assoggettabilità delle caserme ai fini della prevenzione incendi, così come chiarito con Circolare ministeriale n. 36 dell’11 dicembre 1985, è da intendere con esclusivo riferi- mento alle strutture ricomprendibili nelle fattispecie di cui ai punti 84 (alberghi, pensioni, motels, dormitori e simili con oltre venticinque posti letto) e 85 (scuole di ogni ordine, gra- do e tipo, collegi, accademie e simili per oltre cento persone presenti) dell’elenco allegato al D.M. 16 febbraio 1982.Con esclusione, pertanto, delle attività tutelate da segreto militare e di quelle assimilabili allefattispecie indicate ai punti 84 e 85 del D.M. 16 febbraio 1982, l’Amministrazione della Difesaha l’obbligo di richiedere – ed i competenti Comandi Provinciali VV.F. sono tenuti ad esprimersi– i pareri ed i controlli di prevenzione incendi per tutte le attività a rischio specifico asserviteagli insediamenti e/o complessi militari ove ne ricorrano le condizioni per la loro assoggettabili-tà.Nota prot. n. P780/4122 sott. 55 del 17 luglio 2003Porte REI.-È stato chiesto di conoscere se “i documenti e le punzonature a corredo delle porte REI possa-no ritenersi sufficienti in luogo dei certificati di omologazione richiesti dalla normativa vigenteanche in considerazione degli anni di costruzione ed installazione delle porte (1989 – 1990)”.Al riguardo, acquisito anche il parere dell’Area Protezione Passiva di questa Direzione Centrale,si conferma che la classificazione di resistenza al fuoco delle porte si effettua oggi in base allanorma UNI-CNVVF 9723 recepita con D.M. 14 dicembre 1993 e che la scadenza dei certificatidi porte resistenti al fuoco, emessi ai sensi della circolare n. 91/61 tra il 1° gennaio 1988ed il 1° gennaio 1990, è stato fissato, dalla circolare n. 17/92, al 31 dicembre 1993 e per leporte giacenti nei magazzini dei cantieri in attesa di semplice montaggio è stata fissata, dallacircolare n. 21/93 al 30 aprile 1994.Premesso quanto sopra si ritiene che alla luce delle suddette disposizioni il certificato diprevenzione incendi, per l’attività in argomento, possa essere rilasciato unicamente se vieneprodotta la documentazione di cui al punto 2 dell’allegato II al D.M. 4 maggio 1998sulla scorta dei relativi rapporti di prova e delle connesse certificazioni.Nota prot. n. P513/4101 Sott 72/E del 22/06/00Modalità in seno ad organi collegiali - art. 3 comma 6 DPR 37/98L’art. 3, comma 6, del DPR 37/1998 ha previsto, al fine di evitare duplicazioni, che il sopralluo-go effettuato dal Comando nell’ambito di organi collegiali è da ritenersi anche valido ai fini degliaccertamenti previsti al comma 2 del citato articolo.Si ritiene comunque che quanto sopra si applichi alle sole attività oggetto di controlloda parte dell’organo collegiale, del quale fa parte il Comando VV.F.(*) Tenuto conto che agli stabilimenti ed impianti che comprendono più attività debba essererilasciato un unico Certificato di Prevenzione Incendi, il quesito è volto a conoscere se il com-ponente VV.F. possa esprimersi in seno alla Commissione favorevolmente anche in presenza didifformità alla normativa antincendio delle altre eventuali attività presenti. Il quesito ha comeriferimento il caso di attività industriali e civili complesse dove sia presente un deposito oli mi-nerali, ma può essere esteso alle altre attività in cui il personale VV.F. effettua sopralluoghinell’ambito di organi collegiali previsti dalla vigente normativa.Nota prot. n. P1483/4101 sott. 72/ERilascio del certificato di abitabilità da parte del Comune.-In relazione al quesito formulato dal Comando Provinciale …, su specifica richiesta del Comune,si concorda con il parere espresso da codesto Ispettorato,(*) conformemente al dettato del Pag. 6
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoD.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37.(*) Il quesito è relativo al rilascio, da parte del Comune, del certificato di abitabilità ad una dit-ta in possesso della autorizzazione provvisoria, rilasciata dal Comando competente, ai sensidellart. 3 del DPR 37/98.Al riguardo si chiarisce che il Comune può rilasciare il certificato di abitabilità, qualora siaccerti che linteressato sia in possesso di autorizzazione provvisoria alleserciziodellattività rilasciata dal Comando VV.F., sottolineando la necessità di dare, ai fini della-dozione dei provvedimenti di competenza, comunicazione allinteressato ed alle autorità com-petenti qualora allatto del sopralluogo venga riscontrata la mancanza dei requisiti di sicurezzaai fini antincendio.PROCEDIMENTO DI DEROGA:Lettera Circolare DCPREV prot. n. 8269 del 20 maggio 2010Le deroghe alle norme di prevenzioni incendi - Indirizzi sui criteri di ammissibilità.La problematica dellindividuazione delle misure di sicurezza che si ritengono idonee a compen-sare il rischio aggiuntivo nellambito del procedimento di deroga di cui allart. 6 del decreto delPresidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, si può ritenere definitivamente risolta, an-che alla luce dei contenuti del decreto ministeriale 9 maggio 2007 e delle successive direttiveattuative, che introduce lingegneria della sicurezza antincendio.Con la presente si intende fornire direttive sui criteri di "ammissibilità" allistituto delladeroga che, al momento, risentono di una certa non uniformità sul territorio nazionale.Come è noto unattività può essere trattata secondo le procedure di deroga nei casi in cui lim-possibilità di poter ottemperare alle disposizioni normative derivi o da una caratteristica dellat-tività o da un vincolo esistente, [rif. punti c) e d) del co. 1 dellart. 5 del D.M. 4 maggio 1998].Mentre il concetto di "vincolo" esistente è sufficientemente ben interpretato ed uniforme a livel-lo nazionale, sulle "caratteristiche dellattività" si rende necessario fornire dei chiarimenti,in quanto molti CTR respingono le richieste di deroga adducendo motivi di non ammissibilità.Vale in ogni caso una considerazione di carattere generale: lapplicazione della norma tecnicadi prevenzione incendi "ad ogni costo" non deve costituire un impedimento alla ricerca di nuovesoluzioni progettuali né rappresentare un processo di "omologazione" verso standard prescritti-vi studiati per la generalità dei casi.Alla luce di quanto premesso, si ritiene che tra le caratteristiche, diverse da quelle tecniche,vadano debitamente prese in considerazione e valutate quelle:  di ricerca di soluzioni architettoniche innovative;  di ricerca e sperimentazione di materiali;  di nuove tecnologie costruttive;  legate a problematiche locali;  economiche, ecc.Del resto, proprio per affrontare e risolvere scenari di quelli del tipo prima accennati, vennepensato listituto della deroga che, nella sua accezione più ampia, può essere, oggi più che ieri,proficuamente utilizzato.Pertanto si richiama lattenzione delle SS.LL sulla necessità di approfondire anche laccerta-mento della consistenza dei motivi della richiesta della deroga rammentando che comunque, ildifetto di motivazione, non può da solo comportare il rigetto dellistanza.Nota prot. n. P1236/4122/1 sott. 3 del 16 ottobre 1999D.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37. - Procedimento di deroga. - Quesito.-Il D.P.R. n. 37/1998, così come stabilito dellart. 1, comma 4, si applica alle sole attivitàsoggette alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi di cui al D.M. 16 febbraio 1982 e suc-cessive modifiche ed integrazioni.Pertanto anche le procedure di deroga, previste allart, 6 del regolamento, debbano trova-re applicazione limitatamente alle sole attività soprariportate. Pag. 7
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoPer quanto attiene al caso rappresentato delle residenze turistico-alberghiere e delle case edappartamenti per vacanze, le stesse, come già chiarito a codesto Ispettorato con notaP866/4122 sott. 3 del 17 maggio 1995, non rientrano tra le attività di cui al punto 84 del D.M.16 febbraio 1982, pur dovendo osservare le misure tecniche di sicurezza antincendio vigentisotto la diretta responsabilità del titolare medesimo.Qualora da parte dei titolari delle predette attività dovessero essere rappresentate ai ComandiProvinciali VV.F. difficoltà in ordine al pieno rispetto della vigente normativa, non potrà quindifarsi ricorso allistituto della deroga.I Comandi stessi, ai sensi dellart. 1 del D.P.R. 577/1982, forniranno appositi pareri in merito,acquisendo al riguardo anche lavviso dellIspettorato Regionale.I Comandi VV.F., richiameranno lattenzione dei titolari delle attività che lattuazione delle mi-sure tecniche, indicate nel parere, dovranno essere attuate sotto la diretta responsabilità deglistessi.Resta comunque ferma la potestà di vigilanza in materia di sicurezza antincendio demandata aiComandi VV.F..CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI:Lettera Circolare prot. n. P1113/4101 sott. 72/E del 31 luglio 1998Titolare dell’attività soggetta a rilascio del certificato di prevenzione incendi noncoincidente con il gestore della stessa. Chiarimenti sugli adempimenti procedurali diprevenzione incendi.Pervengono a questo Ufficio quesiti in merito ai casi in cui il titolare dell’attività soggetta alrilascio del certificato di prevenzione incendi non coincide con il gestore della stessa,in quanto trattasi di soggetti diversi, con rapporti regolati da contratti. Al riguardo, per quantoattiene gli adempimenti procedurali previsti dal DPR n. 37 del 1998 e dal successivo decretoministeriale 4 maggio 1998, si ritiene opportuno fornire i seguenti chiarimenti.Il titolare dell’attività che normalmente coincide con il titolare dell’autorizzazione amministrati-va prevista dalle specifiche normative per l’esercizio dell’attività medesima, è il soggetto tenutoa richiedere al comando provinciale dei Vigili del Fuoco il certificato di prevenzione incendi, nel-le forme stabilite dai citati provvedimenti.Nel caso indicato in premessa, alcuni obblighi gestionali di cui all’articolo 5 del DPR n. 37 del1998 possono essere affidati, sulla base di specifici accordi contrattuali, al gestore: in tale cir-costanza il titolare dell’attività dovrà specificare nelle dichiarazioni di cui agli allegati III e IV alD.M. 4/5/98, quali obblighi, tra quelle previsti dall’articolo 5 del DPR n. 37 del 1998, ricadonosul titolare medesimo e quali sul gestore, allegando al riguardo apposita dichiarazione diquest’ultimo attestante l’assunzione delle connesse responsabilità e l’attuazione dei relativi ob-blighi.Gli impianti di distribuzione carburanti per autotrazione costituiscono, tra le attività di cui alD.M. 16/2/82, quelle ove ricorre più diffusamente la circostanza oggetto della presente disposi-zione.Nota DCPREV prot. n. 3197 del 9 marzo 2011Quesito di prevenzione incendi - Intestazione del Certificalo di Prevenzione incendinel caso di specie: "Intestazione, da parte di ditte specializzate, di impianti di coge-nerazione allinterno di aziende a diversa ragione sociale".In riferimento al quesito pervenuto con la nota indicata a margine ed inerente largomento inoggetto, si concorda con il parere espresso al riguardo da codesta Direzione Regionale VV.F.(*)(*) Il quesito è relativo allinstallazione di impianti di cogenerazione da parte di ditte specializ-zate nella produzione di energie da fonti rinnovabili o combustibili biologici, allinterno del se-dime di altre aziende a diversa ragione sociale.I vari casi descritti possono essere regolati da appositi accordi contrattuali tra le parti, indivi-duando il titolare degli impianti comuni. I soggetti possono richiedere anche separatamente ilCPI, purché adempiano gli obblighi di legge (art. 26 del D.Lgs 81/08, art. 5 del D.P.R. 37/98, Pag. 8
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Picenoecc..) e concordino gradi di responsabilità, obblighi di cooperazione, obblighi di esercizio, divie-ti e quantaltro negli accordi citati.Questi casi riguardano in genere aziende che installano impianti per lo sfruttamento del biogasda discarica o dalla fermentazione di prodotti naturali ovvero impianti per la produzione dienergia o gas dalla combustione di biomasse per il successivo impiego in impianti di cogenera-zione.In quasi tutti i casi, ancorché la zona di installazione degli impianti dellazienda ospitata sia bendefinita e recintata, alcuni impianti o parti di impianto possono essere in comune oppure insi-stenti su aree dellazienda ospitante (per esempio: impianti di cogenerazione per lo sfrutta-mento del biogas da discarica - azienda X allinterno dellazienda Y - la cui rete di captazione econvogliamento insiste nel corpo della discarica appartenente allazienda Y) oppure può addirit-tura esistere una connessione nella parte impiantistica (esempio: fornitura di biomasse della-zienda ospitante a quella ospitata e la conseguente restituzione dì parte dellenergia termica odelettrica prodotta dallazienda ospitata a quella ospitante). In alcuni casi anche i presidi antin-cendio possono essere in comune (ad esempio, limpianto idrico antincendio, di proprietà e ge-stito dallazienda ospitante, può essere unico per entrambe le aziende).Nota prot. n. P33/4101 sott. 106/16 del 18 marzo 2004D.M. 16 febbraio 1982. - Titolarità Certificato Prevenzione Incendi.In relazione al quesito posto dal Comando in indirizzo e trasmesso da codesta Direzione Regio-nale con la nota che si riscontra, comunicasi che lo scrivente Ufficio concorda con il parereespresso al riguardo da codesta Direzione(*) …(*) Il quesito è inerente alla problematica della titolarità del certificato di prevenzione in-cendi nel caso di coesistenza di più titolari.Premesso che nel caso in cui il titolare dellattività non sia coincidente con il gestore della stes-sa, valgono le disposizioni riportate nella L.C. prot. P1113/4101 dei 31/07/98, qualora le at-tività soggette ai controllo dei vigili del fuoco siano effettivamente gestite da differenti ti-tolari (intesi come titolari dellautorizzazione amministrativa prevista per lesercizio, dellattivi-tà stessa) ed esistano aspetti di interconnessione dal punto di vista impiantistico o comunquedella sicurezza antincendio, il certificato di prevenzione incendi deve essere unico,eventualmente cointestato. In tal caso dovrà essere chiaramente indicata leventuale ripar-tizione degli obblighi di cui allart. 5 DPR 37/98 tra i diversi titolari.Nota prot. n. P350/4101 sott. 106/16 del 27 marzo 2001Procedure relative alla variazione di titolarità del Certificato di prevenzione incendi -Quesito.-In riscontro al quesito formulato da codesto Comando sulle procedure da seguire per il cambiodi titolarità del Certificato di Prevenzione Incendi, si forniscono le seguenti precisazioni:A) C.P.I. in corso di validità Il Comando potrà procedere al cambio di titolarità una volta che abbia acquisito: - istanza del nuovo soggetto che subentra quale titolare dellattività - dichiarazione del precedente intestatario del C.P.I., attestante che lattività, allatto della cessione, è invariata rispetto a quanto rilevato al momento del rilascio del C.P.I. La suddetta procedura non ricade tra i servizi a pagamento di cui alla legge n. 966/1965, e la validità del C.P.I. a seguito del cambio di titolarità non può subire modifi- che.B) C.P.I. scaduto o da rinnovare In tale circostanza si segue la normale procedura del rinnovo del C.P.I., di cui allart. 4 del D.P.R. n. 37/1998. Pag. 9
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoRINNOVO DEL CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI:Lettera Circolare prot. n. P1434/4101 sott. 72/E del 19 ottobre 1998Articolo 4 del D.P.R. n. 37/1998 – Rinnovo del certificato di prevenzione incendi –ChiarimentiPervengono a questo Ministero numerosi quesiti in merito all’art. 4 del D.P.R. n. 37 del 12gennaio 1998 relativo al rinnovo del Certificato di Prevenzione Incendi. Al riguardo, al fine digarantire la corretta ed uniforme applicazione del citato disposto normativo e tenendo contoaltresì delle finalità del regolamento, si forniscono i seguenti chiarimenti.1)- CONTROLLI CHE COSTITUISCONO OGGETTO DELLA PERIZIA GIURATA.L’art. 4 del D.P.R. n. 37/98 estende a tutte le attività soggette ai controlli di prevenzione in-cendi la procedura di rinnovo del Certificato di Prevenzione Incendi già disciplinata dall’ex art.4 della Legge n. 818/84 per le attività esistenti alla data di entrata in vigore della Legge.In fase di applicazione della Legge n. 818/84 furono forniti, con circolare MI.SA. n. 36 dell’11dicembre 1985 – punto 15 – chiarimenti in merito ai controlli da effettuare al fine di garantirel’efficienza dei dispositivi, sistemi ed impianti antincendio.Detta circolare, i cui contenuti sono da ritenersi tuttora validi, distingue tra i controlli relativi adispositivi, sistemi ed impianti finalizzati alla prevenzione incendi direttamente inseritinell’ordinario ciclo funzionale dell’attività, ed i controlli sull’efficienza di dispositivi, sistemi edimpianti non inseriti nell’ordinario ciclo funzionale dell’attività e finalizzati alla protezione attivaantincendi.I primi (riguardanti ad esempio, i controlli di valvole di sovrappressione, limitatori di carico diserbatoi, elettrovalvole di sicurezza, etc.) rientrano tra gli obblighi connessi con l’eserciziodell’attività di cui all’art. 5, comma 1, del D.P.R. n. 37/98 e devono formare oggetto della di-chiarazione resa dal titolare dell’attività ai fini del rinnovo del certificato.I controlli inerenti invece l’efficienza dei dispositivi, sistemi ed impianti finalizzati alla protezio-ne attiva antincendio (la cui entrata in funzione è quindi conseguente al verificarsi di un eventocritico) devono essere eseguiti da un tecnico inserito negli elenchi del Ministero dell’Interno dicui alla Legge n. 818/84 e resi sotto forma di perizia giurata, in quanto sostituiscono gli accer-tamenti che, in caso di sopralluogo, vengono eseguiti dal personale VV.F.Pertanto i controlli oggetto di perizia giurata devono riguardare esclusivamente la funzionalitàe l’efficienza degli impianti di protezione attiva antincendio nonché il corretto funzionamento didispositivi e/o sistemi, funzionalmente connessi ai suddetti impianti.2)- DICHIARAZIONE DI CUI ALL’ALLEGATO IV DEL D.M. 4 MAGGIO 1998, DA ALLEGARE ALLA DOMANDA DI RIN- NOVO DEL CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI.Si forniscono chiarimenti sull’applicazione della procedura di cui all’art. 2, comma 11, dellaLegge 16 giugno 1998, n. 191 (G.U. n. 142 del 20 giugno 1998), alla dichiarazione di cui so-pra. Il suddetto disposto di Legge recita: “… la sottoscrizione di istanze da produrre agli organidell’amministrazione pubblica ed ai gestori o esercenti di pubblici servizi non è soggetta ad au-tenticazione anche nei casi in cui contiene dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 3e 4 della Legge 4 gennaio 1968, n. 15.”Ciò premesso poiché la dichiarazione di che trattasi costituisce parte integrante della domanda,la stessa, ai sensi della citata normativa, non è soggetta ad autenticazione secondo le procedu-re previste dall’articolo 4 della Legge 4 gennaio 1968, n. 15, quando l’istanza, contenente ladichiarazione sia sottoscritta in presenza del dipendente addetto ovvero sia presentata unita-mente a copia fotostatica ancorché non autenticata, di un documento di identità del sottoscrit-tore. La copia fotostatica del documento deve essere inserita nel fascicolo della pratica.Lettera Circolare prot. n. P03/4101 sott. 72/E del 5 febbraio 1999Articolo 4 del D.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37 – Istanza di rinnovo del Certificato diPrevenzione Incendi presentate in data successiva alla scadenza.Come noto l’art. 4 del D.P.R. 12 Gennaio 1998 n. 37 disciplina il procedimento per il rinnovodel Certificato di Prevenzione Incendi le cui modalità sono state ulteriormente precisatedall’art. 4 del D.M. 4 maggio 1998. Pag. 10
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoIl procedimento è avviato presso i Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco, territorialmentecompetenti, da parte degli interessati che sono tenuti a presentare richiesta in carta legale, di-chiarazione del titolare dell’attività attestante che non è mutata la situazione valutata dal Co-mando al momento del rilascio del Certificato, perizia giurata relativa all’efficienza dei disposi-tivi, sistemi ed impianti antincendio, attestazione di avvenuto pagamento.Sempre l’art. 4 del citato DPR 37/98 specifica che l’istanza di rinnovo deve essere presentataal Comando “in tempo utile e comunque prima della scadenza del Certificato …”È stato sollevato da più parti il quesito sulle procedure da adottare nel caso di istanze di rinno-vo del CPI presentato in data successiva alla scadenza del medesimo.In merito è stato interessato l’Ufficio legislativo del Dipartimento della Funzione Pubblica pres-so la Presidenza del Consiglio dei Ministri.L’Ufficio in questione ha rilevato che la disposizione prevista all’art. 4 del DPR 37/98 non con-tiene alcun riferimento alla normativa cui assoggettare i casi di ritardo e pertanto, tenendoconto delle finalità del regolamento, ha ritenuto che i Comandi possono procedere al rin-novo del Certificato, secondo le procedure stabilite nell’art. 4 del DPR 37/98, anche nei casiin cui l’istanza sia prodotta oltre il termine di scadenza. L’Ufficio interpellato ha precisatoaltresì che ricade nell’ambito dell’attività l’aver proseguito l’esercizio della stessa in assenza delCertificato di prevenzione Incendi in corso di validità.Quanto sopra precisato viene portato a conoscenza delle SS.LL. per norma, tenendo presenteche i Comandi Provinciali nel procedere al rinnovo del Certificato di Prevenzione Incendi nonpotranno dare una data retroattiva.Nota prot. n. P103/4101 sott. 72/E Del 1° febbraio 2001Rinnovo del Certificato di Prevenzione Incendi in applicazione dellart. 4 del D.P.R.n. 37/98 e D.M. 4 maggio 1998 - Risposta a quesiti.-Codesto Ufficio, con la nota che si riscontra, chiede di conoscere se il Comando, nella trattazio-ne di una pratica di rinnovo del certificato di prevenzione incendi ai sensi dellart. 4 del D.P.R.n. 37/98 per unattività non disciplinata da specifica regola tecnica di prevenzione incendi, puòrichiedere ulteriori misure di sicurezza ritenendo quelle esistenti insufficienti, anche se validatedal Comando stesso in occasione del primo rilascio del C.P.I.Al riguardo, giova ricordare che lart. 14 del D.P.R. n. 577/82 demanda ai Comandi ProvincialiVV.F. il compito non solo della verifica della rispondenza alle norme e di criteri tecnici di pre-venzione incendi, ma anche della valutazione dei fattori di rischio la quale, soprattutto a frontedi attività non normate, costituisce il parametro di riferimento a cui subordinare lemissionedellatto tecnico - amministrativo.Ciò premesso, si conferma che, qualora in sede di esame degli atti connessi alla pratica diunattività di cui viene richiesto il rinnovo del certificato di prevenzione incendi, il Comandodovesse nutrire dubbi sullidoneità dei mezzi di protezione antincendio riportati sul certificatostesso, può legittimamente - ma senza oneri finanziari aggiuntivi per lutente - fare esegui-re un sopralluogo al fine di verificare direttamente i fattori di rischio connessi alla tipologia diattività e richiedere, ove ritenuto necessario, ladeguamento di misure e mezzi antincen-dio. Resta inteso che lintero procedimento dovrà essere contenuto nei termini temporali previ-sti dal D.P.R. n. 37/98.Ad adeguamento avvenuto, linteressato inoltrerà al Comando istanza di sopralluogo a cui - ri-spondendo così al secondo quesito - è connesso il versamento dimporto corrispondente alladurata del servizio previsto per i sopralluoghi dal D.M. 4 maggio 1998.IMPOSTA DI BOLLO SUI VERSAMENTI PER I SERVIZI DI PREVENZIONE INCENDI:Imposta di bollo sui pagamenti effettuati a mezzo c/c postale a favore della Tesore-ria Provinciale dello Stato per i servizi di prevenzione incendi:Relativamente ai versamenti per i servizi di prevenzione incendi su conto corrente postale a fa-vore della Tesoreria Provinciale dello Stato si chiarisce che, non è dovuta limposta di bollodi € 1,81 per ì versamenti superiori a € 77,47 (Lire 150.000), effettuati a mezzo di conto cor-rente postale in quanto tali documenti sono esenti dallimposta di bollo e tale esenzione Pag. 11
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Picenoprescinde dalla causale del pagamento (Chiarito con nota dellAgenzia dellEntrate - DirezioneCentrale Normativa e Contenzioso prot. n.954-33625/2009 del 13 maggio 2009).Nota DCRISFIN (Dir. Centr. Ris. Fin.) prot. n. 12013 del 20 maggio 2009Ricevute dei versamenti su conto corrente di Tesoreria intestati allAmministrazionepubblica - Imposta di bollo per i servizi di prevenzione incendi.Per i provvedimenti di competenza, si trasmette copia dellinterpello n. 954-33625/2009 del 13maggio 2009 dellAgenzia dellEntrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso relativoalloggetto, dal quale si evince che le ricevute dei pagamenti effettuati a mezzo contocorrente postale a favore della Tesoreria Provinciale dello Stato da parte degli utentiche richiedono i servizi di prevenzione incendi rientra nella previsione esentativa dicui allarticolo 7 della tabella allegata al D.P.R. 642/72.Viene precisato, inoltre, che gli importi versati direttamente presso le Tesorerie Provinciali delloStato, per la richiesta degli stessi servizi, non rientrano nella previsione esentativa sopracitatae pertanto le quietanze di pagamento dovranno essere assoggettate allimposta di bollo ai sen-si dellarticolo 13, comma 1, della tabella annessa al predetto D.P.R.… omissis …Nota dellAgenzia dellEntrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso prot.n. 954-33625/2009 del 13 maggio 2009Con linterpello specificato in oggetto, concernente linterpretazione del DPR n. 642 del 1972, èstato esposto il seguente QUESITO.Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco fa presente che svolge la propria attività istituzionale su tut-to il territorio nazionale dietro apposito compenso. Il pagamento delle prestazioni rese avvienetramite versamenti su conti correnti postali a favore delle locali tesorerie provinciali dello Statoed intestati ai Funzionari delegati dello stesso Dipartimento. Premesso quanto sopra listantechiede di conoscere se sia dovuta limposta di bollo per ì versamenti, superiori a Euro 77,47,effettuati dagli utenti che richiedono i servizi.…PARERE DELLAGENZIA DELLE ENTRATEIn riferimento al quesito in esame si osserva che in base allarticolo 13, comma t, della tariffaannessa al DPR 26 ottobre 1972, o. 642, sono soggette allimposta di bollo di euro 1,61 perogni esemplare le: "... ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, aliberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria ". La nota 2 al predetto articoloprevede che "Limposta non è dovuta : a) quando la somma non supera L. 150.000 (Euro77,47).".II trattamento tributario in parola subisce una deroga per gli atti e i documenti indicati nellar-ticolo 7 della tabella annessa al DPR n. 642 del 1972, il quale prevede lesenzione assolutadallimposta di bollo, tra laltro, per le "...ricevute, quietanze ed altri documenti recanti addebi-tameli o accreditamenti formati, emessi ovvero ricevuti dalle banche nonché dagli uffici dellasocietà Poste Italiane spa non soggetti allimposta di bollo sostitutiva di cui allart, l i , comma2-bis, della tariffa annessa al presente decreto (Sono soggetti allimposta di bollo sostitutiva dicui al richiamato articolo 13, comma 2-bis, del DPR n, 642 del 1972, gli "Estratti conto, com-prese le comunicazioni relative al deposito di titoli, inviati dalle banche ai clienti ai sensidellart. 119 del D.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 nonché estratti di conto corrente postale").Per quanto sopra, con riferimento alle ricevute dei versamenti effettuati, come nellipotesi inesame, a mezzo di conto corrente postale, la scrivente ha avuto modo di precisare che talidocumenti sono esenti dallimposta di bollo e che tale esenzione prescinde dalla cau-sale del pagamento (v. Ris. Ministero delle Finanze 20 giugno 1987 prot. 350765 e più re-centemente risoluzione n. 366/E del 3 ottobre 2008).Ne consegue che la ricevuta del pagamento effettuato a mezzo conto corrente postalea favore della Tesoreria provinciale dello Stato, relativa al versamento dei diritti do-vuti per i servizi a pagamento resi dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco, rien-tra» ai fini dellimposta di bollo, nella previsione esentativa di cui allarticolo 7 della ta-bella allegata al DPR n. 642 del 1972. Pag. 12
Ing. Mauro Malizia – Quesiti di carattere generale - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoPer completezza di argomento si fa presente che qualora il versamento dei diritti dovuti per iservizi resi a pagamento dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco sia effettuato direttamente pres-so le Tesorerie provinciali, i documenti di entrata previsti dallarticolo 58 delle Istruzioni sulServizio di tesorerie dello Stato (approvate con decreto del Ministro dellEconomia e delle Fi-nanze del 29 maggio 2007), rilasciati dalle Tesorerie vanno assoggettati allimposta di bolloprevista dallarticolo 13, comma 1, della tariffa annessa al DPR IL 642 del 1972.In tal caso non opera, infatti, la nonna esentativa, trattandosi di un documento di tesoreria,non compreso tra quelli esenti dallimposta di bollo di cui allarticolo 7 della tabella annessa alDPR n. 642 del 1972 (in tal senso v. Risoluzione del 15 novembre 2002 n. 357). Pag. 13
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno ATTIVITÀ VARIE - RACCOLTA DI QUESITI E CHIARIMENTIQuesiti di prevenzione incendi relativi a stabilimenti ed impianti vari, attività industriali, arti-gianali e simili, officine, laboratori, termini e definizioni, caratteristiche costruttive, distanza disicurezza, affollamento, esodo, ecc.Lettera Circolare del Ministero dell’Interno n. 7949/4122 del 9/5/1989Pilastri e travi in legno - Reazione al fuoco.Pervengono a questo Ministero quesiti in merito alle caratteristiche di reazione al fuoco che de-vono possedere le strutture portanti in legno di locali a qualsiasi uso destinati.Al riguardo, in attesa della definizione delle direttive comunitarie afferenti il campo di applica-zione e le metodologie di valutazione della reazione al fuoco, si dispone che limitatamente alletravi e pilastri in legno massiccio o lamellare, non deve essere richiesta la classifica-zione ai fini della reazione al fuoco.Lettera circolare prot. n. P951/4122 sott. 54/9 del 30 agosto 2001Altezza minima delle porte situate sulle vie di uscita e di emergenza.Con riferimento al quesito posto, si ritiene che il valore minimo di 2 m. previsto per l’altezzadelle uscite dal punto 3.12 del D.M. 30 novembre 1983, non sia riducibile conl’applicazione delle tolleranze dimensionali di cui al punto 5 dello stesso decreto.Quanto sopra in considerazione dell’art. 33 del D.lvo n. 626/94, e successive modifiche ed in-tegrazioni, che ugualmente fissa in 2 m. l’altezza minima delle vie ed uscite di emergenza sen-za tuttavia consentire l’applicazione di tolleranze, ammesse unicamente per le misure di lar-ghezza.Pertanto altezze inferiori a 2 m. potranno essere autorizzate, caso per caso, ricorren-do alla procedura di deroga di cui all’art. 6 del D.P.R. n. 37/98.Nota prot. n. P849/4122 sott. 54 del agosto 1999Altezza delle uscite di emergenza nei luoghi di lavoro. – Quesito.Lart. 13, comma 5 del D.P.R. n. 547/1955 così come modificato dallart. 33 del D.Lgs n.626/1994, stabilisce che: "Le vie e le uscite di emergenza devono avere unaltezza minima dimt. 2,00 e larghezza minima conforme alla normativa vigente in materia antincendio".Lart. 14, comma 6 del D.P.R. n. 547/1955 così come modificato dallart. 33 del D.Lgs n.626/1994, stabilisce che: "Quando un locale di lavoro le uscite di emergenza coincidono con leporte di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di cui allart. 13 comma 5".Il D.M. 30 novembre 1983 (Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incen-di) definisce uscita: "Apertura atta a consentire il deflusso delle persone verso luogo sicuro,avente altezza non inferiore a mt. 2,00".Ciò premesso sulle dimensioni dellaltezza minima delle uscite di emergenza non esistono di-scordanze tra il D.Lgs 626/1994 ed il D.M. 30 novembre 1983, lunica differenza è sulla am-missibilità delle tolleranze.Infatti il D.M. 30 novembre 1983 ammette che sullaltezza delluscita (mt. 2,00) possa appli-carsi una tolleranza del 5%, mentre il D.Lgs 626/94, che ha recepito la direttiva 89/654/CE suiluoghi di lavoro, non consente altezze inferiori a mt. 2,00.Poiché la suddetta direttiva è divenuta cogente dal 10 gennaio1993, si ritiene che la tolleran-za del 5% possa applicarsi, dellaltezza minima di mt. 2,00, ad uscite di emergenzapreesistenti al 11 gennaio 1993.(*)(*) Il quesito consente di risolvere il problema delle altezze sugli edifici pregevoli per arte estoria, sottoposti a vincolo, che presentano molto spesso altezze delle vie duscita inferiori a2,00 m. In base a tale chiarimento è possibile approvare direttamente il progetto da parte delComando provinciale competente per territorio, senza ricorrere alla procedura della deroga,consentendo, applicando la tolleranza del 5%, altezze delle uscite anche di 1,90 mt. Pag. 14
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoNota prot. n. P448/4122 sott. 54 del 30 maggio 2000Art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955 – Utilizzo di porte scorrevoli orizzontal-mente in corrispondenza di uscite di emergenza – Quesito.Codesto Comando nella nota che si riscontra ha chiesto di conoscere se siano ammissibili, incorrispondenza delle uscite di emergenza, porte scorrevoli orizzontalmente dotate deiseguenti dispositivi che ne consentano il loro posizionamento nelle condizioni di massima aper-tura:a) dispositivo ad intervento automatico in caso di mancanza di alimentazione di rete;b) dispositivo ad intervento manuale tramite pulsante posizionato a fianco dell’uscita, in posi- zione visibile e segnalato.Sulla base del disposto dall’art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955, così come modificatodall’art. 33 del D.Lgs n. 626/94, si ritiene che codesto Comando possa autorizzare l’utilizzo diporte scorrevoli orizzontalmente in corrispondenza delle uscite di emergenza, a condizione chei dispositivi sopracitati siano realizzati a regola d’arte in conformità alla legislazione tecnica vi-gente ed alle norme tecniche emanate dagli organismi di normalizzazione riconosciuti in sedenazionale o internazionale.Lettera-Circolare prot. n. P720/4122 sott. 54/9 del 29 maggio 2008Porte scorrevoli orizzontalmente munite di dispositivi automatici di apertura a sicu-rezza ridondante. Chiarimento.Pervengono a questo Ufficio richieste di chiarimento intese a conoscere se le porte scorrevoliorizzontalmente, munite dì dispositivi automatici di apertura a sicurezza "ridondan-te", possano essere installate presso le uscite di piano e lungo le vie di esodo, in luogo delleporte apribili a semplice "spinta" previste sia dalle disposizioni generali di prevenzione incendiche regolano la materia nei luoghi di lavoro (Decreto interministeriale 10 marzo 1998), sia dal-le specifiche regole tecniche, emanate per alcune delle attività di cui allelenco allegato al D.M.16 febbraio 1982. Tale impiego risulterebbe frequentemente motivato sulla base delle conclu-sioni riportate dai rapporti di prova, rilasciati dallArea V - Protezione Passiva di questa Direzio-ne Centrale, per alcune porte scorrevoli orizzontalmente, munite di dispositivi automatici diapertura a sicurezza "ridondante".A tal fine, si evidenzia che i suddetti certificati di prova sono da ritenersi esclusivamen-te validi laddove le vigenti normative non impongano espressamente lobbligo diapertura nel verso dellesodo delle porte installate lungo le vie di uscita e in corrisponden-za delle uscite di piano. Infatti in tali casi la conformità di tali tipologie di prodotti ad appositespecificazioni tecniche emanate a livello europeo o in uso in altri Stati europei, come avvieneper le porte automatiche "a sicura apertura ridondante", può consentire che il sistema di chiu-sura garantisca condizioni di sicurezza equivalente, in conformità al punto 3.9, secondo com-ma, dellallegato III al D.M. 10 marzo 1998 che, fino allemanazione dei decreti interministerialiprevisti dallart. 46. comma 3. del decreto legislativo 9 aprile 2008. n. 81, continua ad appli-carsi per la sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro.Viceversa, si ritiene che, qualora le normative vigenti per i luoghi di lavoro e per le attivitàsoggette al rilascio del C.P.I., prevedano esplicitamente lapertura delle porte a spintanel verso dellesodo, ovvero tale requisito sia richiesto dai Comandi Provinciali VV.F.nellambito dellapplicazione dei criteri generali di prevenzione incendi, di cui allart 15 deiD.Lgs. n. 139/2006, limpiego delle porte scorrevoli orizzontalmente, pur se munite di di-spositivi automatici di apertura a sicurezza "ridondante", non possa essere consentito qua-lora le stesse non siano apribili anche "a spinta".In merito inoltre, ai requisiti che devono avere le porte apribili a spinta, si ritiene utile allegarealla presente la nota in data 08/05/2008 inviata ad una Ditta del settore in risposta a quesitispecificamente formulati. Pag. 15
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoNota prot. n. P444/4122 sott. 54/9 del 12 maggio 2004Luoghi di lavoro - uscite di sicurezza delle celle frigorifere. - Quesito.Con riferimento alla nota indicata a margine, relativa alle uscite di sicurezza delle celle fri-gorifere di tipo industriale, si trasmette il chiarimento pervenuto dal Ministero del Lavoro conil quale si concorda.Nota del Ministero del Lavoro prot. n. 20453/MAC/Q/MA del 18 febbraio 2004D.Lgs n. 626/94 - Art. 33 - Quesito in merito alle caratteristiche delle porte di uscitadalle celle frigorifere industrialiCon riferimento alla nota indicata a margine, concernente il quesito di cui alloggetto, si rap-presenta quanto segue.La questione delle caratteristiche che devono possedere le porte delle celle frigorifere indu-striali per soddisfare alle esigenze della sicurezza dei lavoratori in caso di pericolo, va vista allaluce delle disposizioni dellart. 13 del D.P.R. n, 547/55, come modificato dallart. 33 del D.lgsn. 626/94.in particolare, al comma 3 viene stabilito, in via generale, che in caso di pericolo tutti i posti dilavoro debbono poter essere evacuati rapidamente (mediante vie e uscite di emergenza).Al comma 4 si rimette al datore di lavoro la determinazione del numero, distribuzione e delledimensioni (in una parola lindividuazione) delle vie e delle uscite di emergenza, che deve es-sere fatta tenendo in conto gli elementi - determinanti ai fini della individuazione del livello dìrischio che una eventuale situazione di pericolo potrebbe determinare nei locati di lavoro - indi-cati al medesimo comma.Premesso che uscita di emergenza è quella che immette in un luogo nel quale le persone sonoda considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dallincendio o altre situazioni di emergenza, èavviso della scrivente che solo se a valle della valutazione di cui sopra risulta che luscita dellacella frigorifera deve svolgere la funzione dì uscita di emergenza (come sopra specificato - siveda lart. 13, c, 1, lett. b) del D.P.R. n. 547/55) la relativa porta deve avere le caratteristichecostruttive, di installazione. ed essere utilizzata come richiesto dai commi 6, 7, 8 e 9. Ciò nontoglie che la medesima porta debba soddisfare anche ai requisiti derivanti da ogni altra rego-lamentazione ad essa applicabile (ad es., nel caso di una porta motorizzata, quelli di cui alD.P.R. n. 459/96 di recepimento della direttiva macchine).Nota prot. n. P961/4101 sott. 106/36 del 29 maggio 1996Bozza di linee guida di prevenzione incendi per attività industriali, artigianali e simili".In relazione al quesito posto dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco … sul punto dellabozza di cui alloggetto relativo alle vie di esodo, si comunica quanto segue.Un sistema di vie di uscita è definito dal D.M. 30 novembre 1983, quale percorso senza ostaco-li al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere unluogo sicuro.Tale definizione di sistema di vie di uscita è identica a quella di vie di emergenza, riportataallart. 33 del decreto legislativo n. 626/94.(1)Per quanto attiene il termine "luogo sicuro" mentre il D.M. 30 novembre 1983 ne definiscele sue caratteristiche, lart. 33 del decreto legislativo n. 626/94 ne stabilisce il requisitoessenziale.Lobiettivo sostanziale è di garantire che le persone presenti possano utilizzare in sicurezza unpercorso senza ostacoli e chiaramente riconoscibile e raggiungere un luogo nel quale sono daconsiderarsi al sicuro dagli effetti determinati da un incendio.Una delle misure più importati finalizzate al raggiungimento di tale obiettivo è quella di limitarela lunghezza del percorso di esodo nellarea dove le persone sono direttamente esposte al ri-schio diretto degli effetti di un incendio.Tale lunghezza, nel caso che non sia stabilita dalla normativa vigente, si identifica nelpercorso per raggiungere: - o luscita che immette direttamente su luogo sicuro;1 Sostituito dal D.Lgs n. 81/08 – Allegato IV - art. 1.5.1.3 Pag. 16
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - o luscita che immette in un compartimento antincendio adiacente(*) allarea da evacuare e dotato di proprie uscite verso luogo sicuro, (p.e. scala protetta, percorso pro- tetto o altro compartimento dotato di idonee vie di circolazione interne che adducano ad uscite su luogo sicuro); - o luscita che immetta su di una scala di sicurezza esterna.(*) Commento: Nelle norme specifiche ove si fa esplicito riferimento al "luogo sicuro", occorreattenersi alla definizione riportata nel DM 30/11/1983. Nelle attività non normate, qualora siritenga di applicare il DM 10/3/98 per analogia anche alle attività soggette a controllo VV.F.,un luogo sicuro può essere considerato un compartimento antincendio adiacente rispetto ad unaltro, dotato di vie duscita, ritenendo tuttora valide le argomentazioni di cui alla nota prot. n.P961/4101 sott. 106/36 del 29 maggio 1996.Nota prot. n. P78/4101 sott. 106/33 del 25 gennaio 1999Controlli di prevenzione incendi per attività di carattere temporaneo.In relazione al quesito posto da codesto Comando con la nota indicata a margine, sentito al ri-guardo il Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi, si precisa quantosegue:Per i casi prospettati, allorché lattività non si configura in una unità strutturale, ma è costituitadalla singola attrezzatura (gruppi elettrogeni, carri bombolai di emergenza, caldaie lo-comobili, sorgenti raggi X), la stessa non può essere soggetta al controllo di preven-zione incendi e quindi alle procedure di cui al D.P.R. n. 37/98.Va comunque precisato che il rispetto delle specifiche misure di sicurezza antincendio costitui-sce sempre un obbligo da parte dei titolari delle attività, indipendentemente dal regime di con-trollo alle quali dette attività sono assoggettate.Nota prot. n. P286/4147 sott. 4 del 11 aprile 2000Accesso da porticato ad attività soggette ai controlli di Prevenzione Incendi.– Quesito.Con riferimento ai chiarimenti richiesti da codesto Comando provinciale con la nota che si ri-scontra si è del parere che l’assenza nelle norme di prevenzione incendi, di specifici riferimentialla presenza di ingressi e/o uscite su spazi porticati non preclude la possibilità di realizzaretali accessi.Parimenti si ritiene che la presenza di porticati comuni ad altre attività non implichi lanecessità di adottare strutture di separazione dotate di particolari requisiti di comporta-mento al fuoco.Il suddetto avviso è basato sulla considerazione secondo cui i porticati non costituiscono localichiusi e pertanto, ai fini della sicurezza antincendio, non devono considerarsi in comunicazionele attività che si affacciano su di essi.Nota prot. n. P118/4179 sott. 5 del 24/02/2000Pericoli di esplosione o specifici rischi di incendioSi concorda con il parere espresso dal Comando Provinciale VV.F. ... nel ritenere che i luoghi dilavoro ove la lavorazione ed i materiali comportano pericoli di esplosione o specifici ri-schi di incendi sono quelli a rischio di incendio elevato secondo i criteri stabiliti nel D.M.10 marzo 1998.Nota prot. n. P120/4146 sott. 2/c del 5 febbraio 2001Analisi di rischio - D.M. 10 marzo 1998 - Allegato IXIn relazione al quesito formulato dal Comando Provinciale VV.F. ... sullallegato IX del D.M. 10marzo 1998, si concorda con i pareri espressi al riguardo dagli Uffici in indirizzo.(*)(*) Il quesito è in merito alla metodologia da applicare per la valutazione quantitativa del ri-schio prevista dal punto A 2.3 dellallegato I del DM 4.5.98 per le attività elencate nel DM Pag. 17
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno16.2.82.Non è applicabile la suddivisione fra i vari gradi di rischio (elevato, medio e basso) indicata aipunti 9.2, 9.3 e 9.4 dellallegato IX del DM 10.3.98, riferendosi detto allegato ai contenuti mi-nimi dei corsi di formazione e in quanto leffettivo grado di rischio di unattività, (compresequelle elencate nel DM 16.2.82), scaturisce in base allanalisi del rischio effettuata dal datore dilavoro valutati i rischi per la sicurezza in relazione alla natura dellattività dellazienda ovverodellunità produttiva.La classificazione dellallegato IX è da applicare solo per la determinazione del corso di forma-zione per addetti alla Prevenzione Incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, e co-me utile indicazione per una prima valutazione del rischio di incendio.Nota prot. n. 503/4122 Sott. 54/9 del 11 aprile 2001Art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955, come modificato dall’art. 33 D.Lgs. n.626/94. Richiesta chiarimenti.L’art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955, come modificato dall’art. 33 D.Lgs. n. 626/94, haprevisto che “L’apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell’esodo non è richie-sta quando possa determinare pericolo per il passaggio di mezzi o per altre cause fatta salval’adozione di altri accorgimenti adeguati specificatamente autorizzati dal Comando Provincialedei Vigili del Fuoco competente per territorio”Il DM 10 marzo 1998 al punto 3.9 dell’allegato III, ha fornito precisazionisull’argomento che di fatto hanno sostanzialmente limitato la necessità dell’autorizzazionedel Comando VV.F.Si precisa infine che il dettato dell’art. 33 del D.Lgs. n. 626/94, trova applicazione a tutti iluoghi di lavoro.Nota prot. n. P1231/4108 sott. 22/17 del 22 dicembre 2000Compartimentazione antincendi - DD.MM. 1° febbraio 1986 e 30 novembre 1983Con nota datata 20 novembre 2000, codesto Studio Tecnico chiede di conoscere se linterposi-zione di uno spazio scoperto tra due locali costituisca una separazione degli stessi ai fini antin-cendi.Al riguardo, si chiarisce che, in via generale, linterposizione tra due edifici di uno spazioscoperto così come definito dal D.M. 30 novembre 1983 ed esteso per lintero fronte di unprospetto, equivale sostanzialmente ad una separazione ai fini antincendi degli edificistessi lungo il prospetto medesimo.Per il caso specifico, trattandosi di locali da adibire ad autorimessa, si soggiunge che gli stessisono singolarmente soggetti ai fini della prevenzione incendi e che ciascuno di essi dovrà esse-re rispondente alle specifiche norme di sicurezza.Nota prot. n. P895/4122 Sott. 55 del 31/8/2000Caratteristiche di resistenza al fuoco delle strutture di separazione fra attività rego-lamentate da specifica regola tecnica ed attività non ad esse pertinenti.Con riferimento alla nota riportata a margine, inerente l’argomento indicato in oggetto, si con-corda con il parere espresso al riguardo dal Comando provinciale VV.F.(*) …(*) La prescrizione nelle regole tecniche di Prevenzione Incendi di un valore minimo della resi-stenza al fuoco per le strutture di separazione dell’attività da altri locali è finalizzata alla tu-tela delle opere di terzi, ossia solo ad impedire che l’eventuale incendio dall’attività og-getto della norma non si propaghi agli ambenti adiacenti non ad essa pertinenti.Nota prot. n. P767/4101 sott. 106/62 del 29 luglio 2003Quesito – Industrie dell’arredamento, dell’abbigliamento e della lavorazione dellapelle, di cui al punto 49 del D.M. 16 febbraio 1982.-Con riferimento al quesito in oggetto con il quale si chiede di conoscere la corretta interpreta- Pag. 18
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Picenozione del D.M. 16 febbraio 1982 in merito alle attività individuate al n. 49, si fa presente chele industrie dell’arredamento, dell’abbigliamento e della lavorazione della pelle, nonché i calza-turifici sono attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, finalizzati al rilascio del certificatodi prevenzione incendi, qualora il numero degli addetti sia pari ad almeno 25 unità.Nota prot. n. P972/4101 sott. 106/47 del 3 novembre 2000Officine e laboratori con saldatura e taglio dei metalli utilizzanti gas combustibili e/ocomburenti con oltre 5 addetti. - Quesito.Con la nota indicata al margine, codesto Ispettorato ha posto un quesito relativo allinterpre-tazione del termine "addetto", il cui numero, ai sensi del decreto 16 febbraio 1982, stabili-sce se determinate attività lavorative siano soggette ai controlli di prevenzione incendi.Al riguardo, sentito per le vie brevi lUfficio del Ministero del Lavoro e della previdenza socialeche ha competenza sullapplicazione del D.P.R. n. 689 del 1959, in cui si ravvisa la medesimaproblematica, si rappresenta di seguito il parere di questo Ufficio.Ai fini dellassoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi, il numero di addetti previsto perdeterminate attività dal D.M. 16 febbraio 1982 come soglia minima, deve essere inteso come ilnumero massimo di lavoratori che, nel medesimo turno di lavoro, operano nel repar-to in cui si svolgono lavorazioni che sono pericolose ai fini dellesplosione o dellincendio.Si precisa, pertanto, che in tale numero:- non devono essere necessariamente inclusi tutti i lavoratori dipendenti;- non devono essere inclusi tutti i lavoratori impiegati nel reparto se la lavorazione è svolta in turni diversi;- devono essere inclusi anche i lavoratori che, pur non essendo addetti alle specifiche lavo- razioni pericolose, sono esposti al rischio da queste determinato in quanto operano nel medesimo ambiente di lavoro.Nota prot. n. P65/4101 sott. 106/70 del 17 ottobre 2000Richiesta di chiarimento in merito allattività n. 67 del D.M. 16 febbraio 1982.Con riferimento al quesito indicato in oggetto si comunica che largomento è stato sottopostoallesame del Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi di cui allart. 10del D.P.R. n. 577/82.Al riguardo il suddetto Comitato ha espresso il parere, condiviso dallo scrivente Ufficio, secon-do il quale gli impianti per la zincatura, ramatura e lavorazioni similari che prevedonolavorazioni di tipo elettrochimico, non comportanti la fusione di metalli o di altre so-stanze, non rientrano nelle attività di cui al punto 67 del D.M. 16 febbraio 1982.Resta confermato, in ogni caso, lobbligo da parte del datore di lavoro di effettuare la valuta-zione del rischio di incendio e di attuare le misure di prevenzione e protezione antincendio pre-viste dal D.M. 10 marzo 1998.Nota prot. n. P206/4134 sott. 53 del 5 aprile 2006Installazione impianti refrigeranti e/o frigoriferi in piani interrati e seminterrati -Quesito.Si riscontrano le note indicate a margine con le quali viene chiesto un parere dellUfficio scri-vente in merito alla corretta ubicazione degli impianti centralizzati di condizionamento e/o fri-goriferi alimentati dai gas refrigeranti, noti commercialmente con il termine di "freon", nelleattività soggette al controllo di prevenzione incendi.Al riguardo, nel ricordare la pericolosità di alcuni gas della famiglia dei fluidi refrigeranti in ar-gomento più comunemente usati, accertata o in corso di accertamento, nei confronti dellozonoatmosferico, si concorda con lavviso di codesta Direzione Regionale(*) sulla possibilità di ubi-care gli impianti indicati in oggetto anche nei piani interrati o seminterrati degli edi-fici serviti, nel rispetto ovviamente delle specifiche disposizioni tecniche qualora esistenti o, inalternativa, dei criteri generali di prevenzione incendi. Pag. 19
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno(*) Considerando le caratteristiche di pericolosità del gas in oggetto, classificato pericoloso perlambiente, e quanto disposto dalle specifiche regole tecniche di prevenzione incendi che con-templano tali aspetti, non si ravvisano motivi ostativi allinstallazione degli impianti in oggettoai piani seminterrati o interrati.Nota prot. n. P289/4101 sott. 106/16 del 2 aprile 2002Comunicazioni tra attività industriali non pertinenti con diversa ragione sociale. Ri-chiesta di chiarimenti.Con riferimento ai chiarimenti richiesti con le note indicate a margine, si ritiene che la soluzio-ne progettuale prospettata non presenti motivi ostativi di principio stante, tra laltro, las-senza di specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi.Si precisa, comunque che qualora due o più attività facenti capo a diverse ragioni sociali sianoin interrelazione tra loro per la presenza di parti e/o impianti in comune (percorsi di esodo, re-te idrica antincendio, ecc.) dovrà essere predisposto un protocollo comune di intesa trai responsabili delle diverse attività per la corretta gestione delle parti comuni nel rispettodi quanto previsto dalla legislazione vigente.(*) Il quesito è volto a chiarire la possibilità di comunicazione, tra due attività industriali tra diloro non pertinenti, distinte e con diversa ragione sociale, attraverso filtro a prova di fumo alfine di utilizzare un percorso di esodo comune. Al riguardo si ritiene che tale possibilità, nonescludibile a priori se non sulla base di specifiche norme tecniche, sia da valutare in relazioneai risultati dellanalisi del rischio per le attività in esame.Nota prot. n. P178/4108 Sott. 22/24 del 27/3/2001Attività di demolizioni autoSi fa riferimento a quanto formulato da codesti Uffici con le rispettive note che si riscontrano,per confermare che la specifica attività di autodemolizione non rientra tra quelle sog-gette ai fini della prevenzione incendi in quanto non compresa nell’elenco allegato al D.M.16/2/1982, ma che nell’ambito della stessa potrebbero configurarsi le seguenti attività con-template dal citato decreto:a) attività individuata al n. 8) qualora, per le operazioni di demolizione, si dovesse fare uso di gruppi da taglio utilizzanti gas combustibili e siano occupati più di 5 addetti;b) attività individuata al n. 55) qualora venga costituito deposito, anche all’aperto, dei pneumatici rimossi dalle carcasse auto, con quantitativo superiore a 50 q;c) attività individuata al n. 58) qualora venga costituito deposito, anche all’aperto, delle parti in materiale plastico asportate dalle carcasse auto, con quantitativo superiore a 50 q.;d) attività individuata al n. 72) qualora siano occupati più di 25 addetti per le operazioni di smontaggio a freddo delle parti meccaniche.Nota prot. n. P891/4101 sott. 106/33 del 26 luglio 2000 (stralcio)D.M. 19.6.1999 - D.M. 01.02.1986 - D.M. 30.11.1983 - D.M. 16.05.1987 - D.M.12.04.1996 - Circ. n. 91/1961 e D.P.R. n. 246/1993 - Richiesta di chiarimenti.-Con riferimento ai quesiti posti con la nota indicata a margine, si forniscono di seguito i chiari-menti richiesti sulla base del pareri espressi al riguardo dal Comitato Centrale Tecnico Scientifi-co per la prevenzione incendi.Quesito n. 1 – (punto 2.3.2 – D.M. 19/08/96)Si ritiene che, se il materiale da installare è dotato di certificato di reazione al fuoco e relativoatto di omologazione in cui alla descrizione della posa in opera è dichiarato “incollato (ovveroappoggiato) su supporto incombustibile”, tale materiale deve essere installato su un sup-porto incombustibile che abbia almeno la stessa conduttività termica del cemento amianto. So-no pertanto da escludersi supporti quali lastre di alluminio o acciaio. Pag. 20
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoQuesito n. 9 - (punto 3.4 - D.M. 30/11/83)Si fa presente che la valutazione del luogo sicuro deve essere eseguita caso per caso conside-rando le condizioni al contorno.Quesito n. 10 - (punto 1.7 - D.M. 30/11/83)Si ritiene che il filtro a prova di fumo non può essere dotato di aperture di aerazionenormalmente chiuse e che la sovrappressione non può essere realizzata dopo la chiu-sura delle porte.(*)(*) Il quesito chiede di conoscere se un filtro a prova di fumo può essere dotato di aperture diaerazione normalmente chiuse e apribili in caso di incendio, la cui apertura avviene contempo-raneamente alla chiusura delle porte, e se può essere ammesso un filtro a prova di fumo me-diante sovrappressione, la cui sovrappressione si realizza dopo la chiusura delle porte.Quesito n. 11 - (punto 1.12 - D.M. 30/11/83)Si fa presente che la superficie minima di aerazione deve essere valutata al netto dellagriglia.Quesito n. 14 – (Circ. 91/61 e D.P.R. 246/93)Si fa presente che per le attività non regolate da specifiche disposizioni antincendio, quali le at-tività industriali, i requisiti di resistenza al fuoco delle strutture vanno valutati fra le misure diprotezione da porre in atto per la compensazione del rischio di incendio avendo a riferimentogli obiettivi di sicurezza assunti, così come previsto dall’allegato I del D.M. 4 maggio 1998.Quesito n. 15 - (gradini)Si ritiene che la misurazione della pedata del gradino deve essere effettuata secondo la proie-zione verticale, considerando quindi la pedata utile in fase di discesa.(*) Il quesito chiede di conoscere se per i gradini, ai fini della valutazione del corretto rapportodi pedata ed alzata previsto dalle diverse norme di prevenzione incendi, può essere accettatoche il bordo esterno di un gradino sia sporgente rispetto al bordo interno del gradino sottostan-te, ed in caso affermativo in che misura o percentuale.Nota prot. n. P 401/4101 sott. 106/33 del 23 aprile 1998Risposta a quesiti vari.Da quanto è stato possibile desumere dal quesito posto si ritiene che, qualora due o più atti-vità comunicanti tra loro tramite filtro a prova di fumo, singolarmente non soggette aicontrolli di prevenzione incendi, abbiano un solo titolare, devono essere considerate comeununica attività ai fini della eventuale assoggettabilità ai controlli dei Vigili del Fuoco per ilrilascio del Certificato di Prevenzione Incendi.Nel caso invece in cui le attività, pur comunicando tra loro, appartengano a titolare diversi, do-vranno osservare singolarmente le norme di sicurezza vigenti ivi comprese le eventuali specifi-che disposizioni di prevenzione incendi.Nota prot. n. P478/4155/1 sott. 3 del 13 giugno 2000Sbocco dei camini di ventilazione dei filtri a prova di fumo – Risposta a quesiti.È pervenuto a questo Ufficio, da parte del libero professionista …, richiesta di chiarimenti in or-dine ai camini di ventilazione dei filtri a prova di fumo alla luce di quanto formulato al riguardodal D.M. 30 novembre 1983.Il professionista chiede sostanzialmente di conoscere se i camini in questione debbano sempree comunque sfociare sulla copertura dell’edificio più alto, direttamente o indirettamente servitodal vano filtro, oppure se gli sbocchi dei camini possano avvenire su aree scoperte sovrastantio adiacenti ai filtri stessi. Il professionista chiede, inoltre, di conoscere se tali camini possanocomprendere anche tratti ad andamento sub-orizzontale.Per quanto attiene il primo quesito, si fa rilevare che la condizione dello sbocco dei camini diventilazione al di sopra della copertura dell’edificio, così come formulato al più comune degliedifici serviti da scale a prova di fumo interne le quali ultime, comportando una serie di filtri Pag. 21
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Picenoverticalmente sovrapposti, richiedono in conseguenza lo sbocco dei camini alla sommità degliedifici stessi.Nei casi, invece, di singoli vani filtro interposti tra compartimenti ubicati sullo stesso piano, siritiene che lo sbocco dei camini di ventilazione possa immettere sull’area a cielo libero sovra-stante o adiacente – ovvero più prossima – al filtro stesso, purché tale area abbia i requisiti di“spazio scoperto” così come definito dal punto 1.12. del citato D.M. 30/11/1983.Per quanto riguarda il secondo quesito, ossia alla possibilità che i camini di ventilazione pos-sano comprendere anche tratti di condotto ad andamento sub-orizzontale, lo scriventeufficio non ravvede – dal punto di vista tecnico – motivi ostativi alla loro realizzazione, acondizione che sia garantito il tiraggio naturale del condotto e che quest’ultimo sia adeguata-mente protetto rispetto agli ambienti attraversati.Al riguardo, si soggiunge che un efficace sistema di ventilazione mediante condotte, può esseregarantito da una doppia canalizzazione indipendente, una in entrata (immissione) ed una inuscita (estrazione), con condotti aventi la medesima sezione e relative bocche poste, rispetti-vamente, nella parte bassa e nella parte alta del locale.Nota prot. n. P904/4122 Sott. 55 del 30.08.2001D.M. 30 novembre 1983, punto 1.7 - Caratteristiche dei filtri a prova di fumo: chiari-menti.Con riferimento ai chiarimenti richiesti, inerenti l’argomento in oggetto, si concorda con i pareriformulati dall’Ufficio(*) … in merito ai quesiti n. 2 "pressurizzazione", n. 3 "resistenza alfuoco" e n. 4 "dimensioni".Per quanto riguarda il quesito n. 1 "porte aperte", poiché il punto 1.7 del D.M. 30 novembre1983 non esclude espressamente la possibilità che il congegno di autochiusura delle porte siaasservito ad idonei dispositivi elettromagnetici di sgancio, e che tale soluzione è ammessa dalD.M. 10 marzo 1998 (punto 3.9), si ritiene che la realizzazione di filtri a prova di fumocon entrambe le porte tenute in posizione aperta può essere approvata, con le neces-sarie cautele e limitazioni, senza ricorrere allistituto della deroga, sulla base di valide motiva-zioni, analisi e valutazioni.(*) Si riportano di seguito i quesiti n. 2, 3 e 4 formulati dall’Ufficio: Quesito n. 2 "pressurizzazione" chiede di conoscere se la sovrapressione debba essere garantita in continuo, 24 ore su 24, oppure possa essere attuata esclusivamente in caso di emergenza, asservendo il sistema di pressurizzazione ad un impianto di rivelazione, il tutto collegato ad una centralina di comando e controllo… Nonostante alcune normative (es. alberghi, ospedali) prevedano, tra le varie funzioni che è possibile far assolvere dallimpianto di rivelazione, anche lattivazione automatica di even- tuali filtri in sovrapressione (che quindi sembra non debbano essere sempre in pressione), rimane valida la definizione del D.M. 30/11/83 e pertanto la sovrapressione deve essere garantita in ogni momento e che soluzioni difformi possano essere autorizzate, caso per caso, solo tramite listituto della deroga. Il Quesito n. 3 "resistenza al fuoco" chiede di conoscere se i valori di resistenza al fuoco delle due porte di un filtro, possano essere sommati così da ottenere, in quanto somma, il medesimo valore REI delle strutture. La resistenza al fuoco delle due porte di un filtro può essere sommabile. La REI di porte e strutture dovrà essere predeterminata, ad esempio sulla base delle specifiche dispo- sizioni vigenti o dei carichi dincendio e delle classi dei locali interessati, e dovrà essere co- munque non inferiore a 60 minuti. Il Quesito n. 4 "dimensioni" chiede di conoscere se i filtri debbano rispettare requisiti dimensionali minimi di tipo predeterminato, riguardo ad esempio profondità e superficie in pianta. Non essendovi alcun riferimento normativo in merito, le dimensioni minime dei filtri vanno determinate secondo i seguenti criteri: - Modalità di apertura delle porte, a battente oppure à scorrere. - Possibilità che i filtri vengano utilizzati oltre che da sole persone, anche da autoveicoli, mezzi di sollevamento merci, quali muletti o altro. Pag. 22
Ing. Mauro Malizia - Quesiti attività varie - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoIn base a tali criteri la superficie minima dei filtri, sarà ovviamente funzione della larghezzae della profondità degli stessi. La larghezza è evidentemente un parametro vincolato daimoduli che sono necessari per il sicuro esodo delle persone o comunque per lagevole pas-saggio di materiali ed automezzi presenti, nonché dalle dimensioni minime degli elementi disupporto delle porte REI, od ancora dalla larghezza minima necessaria per lapertura di por-te scorrevoli, o da altre esigenze progettuali (per esempio statiche).La profondità dei filtri dovrà essere almeno pari allingombro delle porte a battente, nel casoin cui queste si aprano verso linterno del filtro. Inoltre la profondità dovrà essere comunquesufficiente affinché le porte del filtro riescano a chiudersi, senza essere ostruite, nemmenoprovvisoriamente, dalla presenza di persone, cose od autoveicoli che dovessero ritrovarsiallinterno del filtro in caso demergenza. Quale superficie minima del filtro, potrebbe infineassumersi, per via analogica, quella richiesta dal D.M. 12 aprile 1996, punto 4.2.5 b) per idisimpegni areati per laccesso a centrali termiche, pari a 2,00 m2 e come profondità mini-ma, almeno 90 cm. Pag. 23
Ing. Mauro Malizia - Quesiti bombole GPL - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno ATT. 3B - BOMBOLE DI GPL - RACCOLTA DI QUESITI E CHIARIMENTIQuesiti di prevenzione incendi relativi a depositi di bombole di g.p.l., box prefabbricati munitidi attestato ministeriale di idoneità, separazione bombole piene da quelle vuote, recinzione diprotezione, distanze di sicurezza esterna da aree edificabili e da linee elettriche di alta tensio-ne, edifici destinati alla collettività, abrogazione parziale circolare n. 74 del 20 settembre1956, ecc.Nota DCPREV prot. n. 362 del 14 gennaio 2011Depositi di bombole di g.p.l. di cui alla circolare n. 74 del 20 settembre 1956. Riscon-tro.In riferimento al quesito pervenuto con la nota indicata a margine ed inerente largomento inoggetto, si rappresenta che è intenzione di questa Direzione Centrale avviare un procedimentodi revisione della circolare n. 74 del 20 settembre del 1956.Si specifica che il requisito di resistenza al fuoco delle strutture, qualitativamente richiestodallart. 38 della circolare suddetta, non pare perseguire effettivi obiettivi di sicurezza nei con-fronti dellincendio generalizzato, ma piuttosto invitare alladozione di strutture incombustibili ein grado di garantire la stabilità nei confronti delle normali azioni di progetto (statiche e sismi-che) e nei confronti di altre azioni accidentali derivanti dalla specifica analisi del rischio (ad es.esplosioni, scoppi dardo di fiamma, urti ecc). È fatto salvo il caso in cui il deposito sia posto inadiacenza ad altri locali con rischio di incendio, dai qual dovrà risultare adeguatamente protet-to con elementi di separazione resistenti al fuoco almeno pari a REI/EI 120.Nelle more della revisione sopracitata e di più approfondite determinazioni, lUfficio scriventeritiene che i manufatti in questione, possano essere al momento ritenuti rispondenti aidettami della circolare n. 74 del 20 settembre del 1956 art. 38 comma 2 nellaccezionesopra riportata.Relativamente al 2° interrogativo circa lobbligo di predisporre n. 2 box, uno per i pieni ed unoper i vuoti, si ritiene che il 1° comma dellart. 38 della circolare n. 74 del 1956 prevede che ilocali adibiti a immagazzinamento di recipienti vuoti possono essere compresi nello stesso fab-bricato in cui si trova il locale per immagazzinamento dei recipienti pieni di gpl e tale prescri-zione fa sottintendere che comunque deve essere prevista una separazione delle bombo-le piene da quelle vuote in due distinti locali.Per quanto sopra lutilizzo di 2 box può essere utile alla separazione, in due locali distinti, dellebombole piene da quelle vuote.(*) Il quesito chiede se è consentito utilizzare rapporti di prova e classificazione ai fini della re-sistenza al fuoco (nel caso di specie, attestato ministeriale di idoneità n. 24285 del 16 luglio1970) di elementi costruttivi (box prefabbricati in questione) emanati prima della pubblicazionedel D.M. 16 febbraio 2007 "Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi co-struttivi di opere da costruzione".Lettera Circolare prot. n. 7588/4106 del 6 maggio 2010Recinzione di protezione deposito di bombole di GPL presso impianti stradali di di-stribuzione carburanti - Chiarimenti.Con lettera circolare P522/4113 sott. 87 del 20/04/2007, questo Ufficio ebbe a precisa-re, tra laltro, che nellambito di impianti di distribuzione ove è prevista lerogazione di carbu-ranti sia liquidi che gassosi (cosiddetti impianti misti) potevano essere ubicati depositi e riven-dite di GPL in bombole, con quantitativi complessivi non superiori a 500 kg di prodotto, purchéle misure di sicurezze tecniche fossero conformi a quelle previste per le diverse attività perico-lose.Sempre la stessa circolare precisava che doveva procedersi al rilascio di un unico certificato diprevenzione incendi, con validità pari a sei anni, poiché linsieme delle suddette attività si con-figurava come un complesso commerciale unitario costituito da uno o più apparecchi di eroga-zione di carburanti per uso autotrazione con le relative attrezzature ed accessori. Pag. 24
Ing. Mauro Malizia - Quesiti bombole GPL - Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli PicenoIn particolare per i depositi in cui si detengono fino a 500 kg di prodotto, che possono ap-partenere alla III categoria (fino a 300 kg) o alla II categoria (da 300 kg e fino a 1000 kg),non è prevista recinzione, così come previsto dallart. 33 della Circolare n. 74 dei20/09/1956.Recinzione di protezione che non è prevista neanche nelle discipline di prevenzione incendi del-le diverse attività di distribuzione di carburanti, fatta eccezione per ben individuati elementipericolosi degli impianti di GPL e di metano per autotrazione.Resta inteso che le rivendite di GPL devono essere rispondenti a quanto riportato nella parteterza della Circolare n. 74 del 20/09/1956.Nota prot. n. P848/4106 sott. 57 del 10 luglio 2001Circolare Ministeriale n. 74 del 20/09/56 - Distanze di sicurezza esterna per depositidi bombole di G.P.L. di II categoria - Quesito.Con riferimento al quesito posto, teso a chiarire se, per i depositi di bombole di G.P.L. di 2ªcategoria, la distanza di sicurezza esterna, debba essere osservata anche nei con-fronti dei confini di aree edificabili, lo scrivente Ispettorato è del seguente avviso.Premesso che la C.M.I. n. 74/56, art. 31 2° comma, consente che i depositi di bombole dig.p.l. di 2ª e 3ª categoria possano essere ubicati all’interno dei centri abitati, si ritiene pertantoche la distanza di sicurezza esterna prevista dall’art. 35 per i depositi di che trattasi deveessere osservata nei confronti dei fabbricati e dei manufatti.Tuttavia, a salvaguardia dei diritti costituzionali dei terzi, si precisa che qualora, per effettodi variazioni intervenute, venga a mancare la predetta distanza di sicurezza, il depo-sito di bombole dovrà essere rimosso a carico del titolare.Nota prot. n. P27/4106 sott. 57 del 13 febbraio 2004Deposito G.P.L. in Bombole – Capacità totale 25.000 Kg. – Richiesta rilascioD.I.A.. –Con riferimento al quesito posto, si ritiene che nel caso di attività per le quali l’iter autorizza-tivo preveda l’intervento di organi collegiali, di cui è chiamato a far parte il Comando,resta comunque valido quanto previsto all’art. 3 comma 5, del D.P.R. n° 37/98 in meritoalla possibilità per l’interessato di presentare, in attesa del sopralluogo, la dichiarazione diinizio attività che, si rammenta, costituisce ai soli fini antincendio autorizzazioneprovvisoria all’esercizio dell’attività.Il successivo comma 6 dello stesso articolo 3 chiarisce unicamente che in tali casi i termini darispettare per l’esecuzione del sopralluogo sono quelli previsti dalle vigenti disposizioniper le diverse Commissioni.Nota prot. n. P401/4101 sott. 106/33 del 23/4/1998… Quesito.In riferimento alla nota n. 548/4106 Sott. 40/A di questo Ufficio cui ha fatto seguito la notaprot. n. 2508 del 13/6/1995 di codesto Ispettorato regionale VV.F., in merito al quesito formu-lato …, si concorda con il parere espresso dal Comando Provinciale VV.F.(*) … con la precisazio-ne che il D.M. 13 ottobre 1994 ha esplicitamente abrogato le parti prima e quartadellallegato 1 alla circolare M.I.S.A n. 74 del 20/9/1956, per quello che attiene aidepositi con serbatoio fisso.(*) Il D.M.31/3/84 ha abrogato solo quelle disposizioni della parte quarta della Circolare n.74/56 che si riferiscono ai serbatoi fissi interrati o fuori terra da rifornire con autocisterna,mentre restano valide le disposizioni per i gruppi di recipienti portatili (bottiglie da sostituiredopo lutilizzazione del gas contenutovi) o "bidoni", aventi capacità maggiore di 5 lt. e fino adun limite massimo di 150 lt., così come definiti dalla norme UNI-CIG 7130-72. Pag. 25
Approccio prestazionale antincendio nelle caserme

References: art. 3
 art. 5
 art.4
 articolo 13
 Art. 33
 art. 1
 art. 38
 art. 31
 articolo 3