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Timestamp: 2020-08-05 08:50:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9247 del 11/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9247 del 11/04/2017
Cassazione civile, sez. III, 11/04/2017, (ud. 20/09/2016, dep.11/04/2017), n. 9247
sul ricorso 14370/2014 proposto da:
D.G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LAURA
MANTEGAZZA 24, presso lo studio dell’avvocato D.G.A.,
anche difensore di sè medesimo;
SOCIETA’ ZURICH INSURANCE PLC;
avverso la sentenza n. 415/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
udito l’Avvocato VERINA BARRUCCI, per delega;
Chiamata a decidere in ordine alla responsabilità dell’incidente verificatosi nell'(OMISSIS) tra l’autovettura di proprietà di C.R. e quella condotta da D.G.A., il Tribunale di Pescara dichiarò la cessazione della materia del contendere in ordine alla domanda principale proposta dalla C., rigettando quella riconvenzionale del D.G., entrembe aventi ad oggetto contrapposte pretese risarcitorie.
La corte di appello de L’Aquila, investita dell’impugnazione proposta da quest’ultimo, non definitivamente pronunciando, ritenne l’incidente riconducibile alla concorrente condotta colposa di entrambi i conducenti, condannando la Zurigo s.p.a. a risarcire all’appellante una somma pari alla metà dei danni da questi riportati, rinviandone la determinazione al prosieguo del giudizio – danni poi quantificati in 21.290 Euro.
A seguito della cassazione della sentenza per violazione del contraddittorio (conseguente alla mancata partecipazione al giudizio della C.), la Corte abruzzese confermò integralmente la precedente pronuncia.
La sentenza è stata impugnata da D.G.A. con ricorso per cassazione sulla base di 11 motivi di censura.
Tutti i defatiganti motivi che losorreggono, difatti, si infrangono, difatti, sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello, che, con motivazione ampia, esaustiva e scevra da vizi logico-giuridici, ha puntualmente ricostruito tanto le circostanze di fatto ancor oggi poco comprensibilmente oggetto di contestazione in sede di giudizio di legittimità, quanto i criteri risarcitori che hanno condotto alla quantificazione del danno lamentato dall’odierno ricorrendo, rigettandone, del tutto legittimamente, le reiterate e sovrabbondanti istanze istruttorie, nuovamente e vanamente riproposte ancora dinanzi a questa Corte.
I motivi di censura sono, pertanto, irrimediabilmente destinati alla scure dell’inammissibilità, volta che essi, nel loro complesso, pur formalmente abbigliati in veste di denuncia di una reiterata (quanto generica) violazione di legge e di un (asseritamente) decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
Il ricorrente, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie astratta applicabile alla vicenda processuale, si volge piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto irricevibili, volta che la riconduzione del fatto concreto alla fattispecie normativa applicabile in astratto, al pari della valutazione delle risultanze probatorie e della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postulano un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere in alcun modo tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale, ovvero vincolato a confutare qualsiasi deduzione difensiva.
Non senza rammentare come, all’esito delle modificazioni apportate all’art. 360 c.p.c., n. 5, dalla L. n. 134 del 2012, il vizio motivazionale denunciabile non sia più quello (a più riprese illegittimamente lamentato dal ricorrente) di inadeguatezza della motivazione” bensì quello (solo formalmente predicato nell’intestazione del relativo motivo di censura) di omesso esame circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti – onde l’inammissibilità, in parte qua, delle censura mosse alla sentenza impugnata, che nessun rilevante fatto di causa omettono di considerare.
Nulla di significativo aggiungono le note di udienza allo scritto difensivo.

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