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⭐REGOLAMENTO EDILIZIO DEL COMUNE DI MILANO
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1 REGOLAMENTO EDILIZIO DEL COMUNE DI MILANO Testo approvato dal consiglio Comunale il 20 luglio1999. Deliberazione reg. n. 81/99 esecutiva dal 7 agosto In vigore dal 20 ottobre 19992 INDICE 23 3 Indice Indice 2 Titolo I - Principi ed efficacia del regolamento edilizio 8 Art. 1. (Oggetto) 8 Art. 2. (Principi) 8 Art. 3. (Competenze e responsabilità) 8 Art. 4. (Regolamento edilizio e piani attuativi del PRG) 9 Art. 5. (Deroghe) 9 Art. 6. (Aggiornamento - Osservatorio) 9 Titolo II - Ambiente urbano e qualità dell'abitato 11 Art. 7. (Ambiente urbano) 11 Art. 8. (Allacciamento degli edifici ai servizi a rete) 11 Art. 9. (Qualità degli interventi progettati) 12 Art. 10.(Superficie lorda di pavimento: esclusioni) 12 Art. 11.(Calcolo del volume) 13 Art. 12.(Superficie coperta, occupata, filtrante) 14 Art. 13.(Variazioni di destinazione d'uso) 14 Art. 14.(Accessibilità, visitabilità, adattabilità degli edifici) 14 Art. 15.(Accessibilità, visitabilità, adattabilità: deroghe) 14 Art. 16.(Indicatori ed altri apparecchi) 15 Art. 17.(Numero civico degli edifici) 16 Art. 18.(Numerazione interna) 16 Art. 19.(Manutenzione e revisione periodica delle costruzioni) 16 Art. 20.(Marciapiedi e spazi di uso pubblico) 17 Art. 21.(Accesso alla rete viaria) 17 Art. 22.(Nuovi passi carrabili) 18 Art. 23.(Accessi ai parcheggi) 18 Art. 24.(Aree inedificate, edifici in disuso e cave) 20 Titolo III - Gli edifici 21 Capo 1 - Disposizioni generali 21 Art. 25.(Campo di applicazione) 21 Art. 26.(Tutela ambientale) 21 Capo 2 - Conformazione e dotazioni degli edifici 22 Art. 27.(Distanze e altezze) 22 Art. 28.(Edificazione sul confine) 22 Art. 29.(Locali seminterrati e sotterranei) 23 Art. 30.(Scale) 234 4 Art. 31.(Locali sottotetto) 24 Art. 32.(Volumi tecnici e balconi) 24 Art. 33.(Servizi indispensabili degli edifici) 24 Capo 3 - Conformazione e dotazioni delle unità immobiliari 25 Art. 34.(Altezze minime dei locali) 25 Art. 35.(Superficie degli alloggi) 25 Art. 36.(Superficie minima utile degli ambienti) 25 Art. 37.(Cucine, spazi di cottura, locali bagno e servizi igienici) 26 Art. 38.(Soppalchi) 26 Capo 4 - Norme igieniche 27 A) Qualità dell'aria 27 Art. 39.(Riscontro d'aria) 27 Art. 40.(Aerazione attivata: condizionamento - ventilazione meccanica) 27 Art. 41.(Aerazione di tipo indiretto) 27 Art. 42.(Apertura di serramenti) 27 B) Requisiti illuminotecnici 28 Art. 43.(Illuminazione) 28 Art. 44.(Requisiti di illuminazione naturale e diretta) 28 Art. 45.(Parti trasparenti) 29 C) Aerazione attivata, ventilazione e requisiti igrotermici 29 Art. 46.(Ambienti di servizio) 29 Art. 47.(Ambienti con impianti di combustione) 29 Art. 48.(Aerazione dei servizi igienici) 30 Art. 49.(Dotazione minima di canne) 30 Art. 50.(Aerazione tramite corti, patii, cavedi) 30 Art. 51.(Corti o cortili) 30 Art. 52.(Patii) 30 Art. 53.(Cavedi) 31 Art. 54.(Cavedi tecnici o passi d'uomo) 31 Art. 55.(Impermeabilità e secchezza) 31 D) Scarichi e rifiuti 32 Art. 56.(Tipi di scarico) 32 Art. 57.(Accessibilità all'ispezione ed al campionamento) 32 Art. 58.(Reti e pozzetti) 32 Art. 59.(Obbligo di conferimento) 33 Art. 60.(Locale deposito) 33 Art. 61.(Caratteristiche del locale deposito) 33 Titolo IV - Gli interventi ed i provvedimenti 35 Capo 1. Gli interventi 35 Art. 62.(Tipologia degli interventi edilizi) 35 Art. 63.(Manutenzione ordinaria) 355 5 Art. 64.(Manutenzione straordinaria) 37 Art. 65.(Restauro e risanamento conservativo) 38 Art. 66.(Ristrutturazione) 38 Art. 67.(Nuova costruzione) 39 Art. 68.(Varianti minori) 39 Art. 69.(Varianti ordinarie) 39 Art. 70.(Concessione per varianti essenziali) 39 Art. 71.(Varianti per le opere su immobili vincolati) 40 Art. 72.(Demolizioni) 40 Art. 73.(Recupero dei sottotetti) 40 Art. 74.(Parcheggi pertinenziali) 41 Art. 75.(Parcheggi non pertinenziali) 42 Art. 76.(Interventi di arredo urbano, aree scoperte e manufatti) 42 Capo 2. I provvedimenti 43 Art. 77.(Concessione) 43 Art. 78.(Contributo per il rilascio della concessione) 43 Art. 79.(Autorizzazione edilizia) 44 Art. 80.(Assenso su autorizzazione edilizia) 44 Art. 81.(Autorizzazione per interventi in zone di tutela paesistico ambientale) 45 Art. 82.(Denuncia di inizio attività) 45 Art. 83.(Relazione asseverata) 46 Art. 84.(Concessioni edilizie in deroga) 46 Art. 85.(Interventi edilizi in deroga) 47 Art. 86.(Deliberazioni su opere pubbliche) 47 Art. 87.(Concessioni edilizie in sanatoria) 47 Art. 88.(Autorizzazioni edilizie in sanatoria) 48 Titolo V - L'esecuzione degli interventi e la vigilanza 49 Art. 89.(Vigilanza e responsabilità) 49 Art. 90.(Inizio dei lavori) 49 Art. 91.(Visite tecniche e ultimazione dei lavori) 49 Art. 92.(Richiesta e consegna dei punti fissi) 50 Art. 93.(Recinzioni provvisorie) 50 Art. 94.(Strutture provvisionali) 51 Art. 95.(Bonifica dei terreni e materiale di risulta) 51 Art. 96.(Sicurezza e disciplina generale del cantiere) 52 Art. 97.(Operazioni di scavo) 53 Art. 98.(Cautele per ritrovamenti archeologici, storici e artistici) 53 Art. 99.(Manufatti attinenti a servizi pubblici e suolo pubblico) 54 Art. 100.(Funzioni di vigilanza) 54 Art. 101.(Difformità nell'esecuzione: variazioni essenziali) 55 Art. 102.(Difformità nell'esecuzione: variazioni compatibili) 56 Art. 103.(Tolleranze di cantiere) 56 Art. 104.(Abitabilità) 566 6 Art. 105.(Interventi non ultimati) 57 Titolo VI - Le procedure 58 Art. 106.(Presentazione della domanda di provvedimento edilizio) 58 Art. 107.(Progetto di opere edilizie) 58 Art. 108.(Allegati al progetto di opere edilizie ) 61 Art. 109.(Verifica e autocertificazione) 61 Art. 110.(Certificazione del progetto edilizio) 62 Art. 111.(Verifica preliminare) 62 Art. 112.(Progetto preliminare) 62 Art. 113.(Atto ricognitivo della densità edilizia) 62 Art. 114.(Certificato urbanistico) 63 Art. 115.(Responsabile del procedimento) 63 Art. 116.(Conferenza dei servizi) 64 Art. 117.(Istruttoria: concessioni) 64 Art. 118.(Istruttoria: autorizzazioni) 65 Art. 119.(Interventi urgenti) 65 Titolo VII -Gli organi 66 Art. 120.(Commissione Edilizia) 66 Art. 121.(Commissione Edilizia e istruttoria amministrativa) 66 Art. 122.(Composizione della Commissione Edilizia) 66 Art. 123.(Durata in carica dei componenti della Commissione Edilizia) 67 Art. 124.(Parere obbligatorio della Commissione Edilizia) 67 Art. 125.(Commissione Edilizia per le funzioni ambientali) 67 Art. 126.(Commissione Edilizia in materia urbanistica) 68 Art. 127.(Commissione Edilizia: funzionamento) 68 Art. 128.(Commissione Edilizia: regolamento interno) 69 Art. 129.(Commissione Edilizia: piani di rilevanza zonale) 69 Art. 130.(Consigli di zona ed edilizia di interesse zonale) 69 Titolo VIII - Norme transitorie e finali 71 Art. 131.(Termini del procedimento e riorganizzazione degli uffici) 71 Art. 132.(Norma di rinvio) 71 Art. 133.(Abrogazione del Regolamento edilizio del 1983) 71 Art. 134.(Abrogazione di disposizioni delle N.T.A. del P.R.G.) 72 Art. 135.(Abrogazione di disposizioni del Regolamento di igiene) 72 Art. 136.(Entrata in vigore) 72 Glossario 74 Tavola di confronto 807 LO SCHEMA DI REGOLAMENTO E STATO REDATTO DAL GRUPPO DI LAVORO PROMOSSO DALL ASSESSORE ALLO SVILUPPO DEL TERRITORIO DR. MAURIZIO LUPI 7 ALBANESE Dr. Giuseppe ROVERSI-MONACO Prof. Fabio FERRARI Prof. Erminio CORTESE Dr. Arch. Luisa CAZZANI Dr. Emilio CONTINI Dr. Marco SIMONETTI Arch. Paolo FABBRICA Dr. Maurizio MURRAI Donatella Segretario Generale del Comune di Milano Coordinatore del Gruppo di lavoro Ordinario di diritto amministrativo, Rettore dell Università di Bologna Ordinario di diritto amministrativo nell Università di Pavia Progettista, libero professionista Consulenti incaricati dal Sindaco Direttore Centrale Pianificazione. Urbana e Attuazione P.R. Funzionario Settore Urbanistica Dirigente Settore Pianificazione e Progettazione Urbana Funzionario Settore Urbanistica Componenti del Gruppo di lavoro Segreteria del Gruppo di Lavoro Hanno, inoltre, collaborato: Settore Viabilità AVANZINI Ing. Alberto Direttore Settore Pianificazione e Progettazione Urbana LUPIERI Ing. Pietro Direttore OGGIONI Arch. Giovanni Dirigente DI LERNIA Geom. Michele Funzionario Settore Urbanistica LAMERA D.ssa Grazia Funzionario MIOLA D.ssa Bianca Funzionario Settore Concessioni e Autorizzazioni Edilizie ORSI Arch. Giulio Direttore DELLA VALLE D.ssa Gabriella Dirigente BIANCHI JANETTI Arch. G.C. Dirigente FABIANO D.ssa Antonella Funzionario FRASCHINI Dr. Michele Funzionario ASNAGO Arch. Carolina Funzionario NARDONE Arch. Vincenza Funzionario GALANTE Arch. Michele Funzionario FREZZA Ing. Pasquale Funzionario PASQUINI Geom. Marco Funzionario Hanno collaborato anche l Arch Arturo CECCHINI e l Arch. Paolo BONVICINO, dirigenti dell Ufficio Tecnico Comunale; il testo è altresì frutto dei contributi forniti dai membri della Commissione Edilizia Comunale e dall A.S.L. Città di Milano.8 8 Titolo I - Principi ed efficacia del regolamento edilizio Art. 1. (Oggetto) 1. In forza della propria autonomia normativa e sulla base della legislazione nazionale e regionale, con il presente Regolamento il Comune di Milano disciplina le caratteristiche degli edifici e delle loro pertinenze, le destinazioni d'uso degli stessi, le attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale, sul suolo e nel sottosuolo, le procedure e le responsabilità amministrative di verifica e di controllo. 2. In considerazione delle particolari caratteristiche del tessuto urbano cittadino, il presente Regolamento declina il contenuto delle diverse tipologie degli interventi edilizi, allo scopo di fornire la più ampia gamma di soluzioni nell ambito del recupero del patrimonio edilizio esistente. Art. 2. (Principi) 1. Le norme del presente Regolamento si ispirano all'esigenza di consentire la migliore fruibilità dell'abitato da parte delle persone singole o associate, ed in particolare delle persone più deboli, e di realizzare un ambiente urbano di pregio, tanto sotto il profilo urbanistico-edilizio quanto sotto il profilo igienico-sanitario. 2. Le norme del presente Regolamento definiscono anche le caratteristiche degli edifici, delle costruzioni accessorie, degli spazi aperti, del verde e dell arredo urbano, per concorrere a realizzare un'elevata qualità dell'ambiente urbano, e di conseguenza della vita, sia negli ambiti privati sia nelle attrezzature e nei servizi, pubblici e privati, per la collettività. 3. In applicazione delle norme di legge e di regolamento ed in attuazione dei piani approvati dagli organi di governo del Comune, spetta all'amministrazione comunale il compito di assicurare il libero e pieno svolgimento delle attività di gestione e fruizione degli edifici, di trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio, accertando che siano rispettose delle norme medesime e conformi ai piani ad esse relative, nonché vigilando sull'osservanza delle corrispondenti prescrizioni. Art. 3. (Competenze e responsabilità) 1. Nell'esercizio delle sue attribuzioni urbanistiche, edilizie ed ambientali il Comune di Milano ritiene essenziale il contributo ed assicura la collaborazione delle diverse competenze degli operatori pubblici e privati, anche al fine di richiedere agli stessi la piena assunzione delle loro responsabilità. 2. Nello svolgimento dei suoi compiti e nell'articolazione della sua organizzazione il Comune di Milano si ispira al principio di separazione tra attività di indirizzo politico ed attività amministrativa di attuazione. 3. Per il migliore adempimento dei compiti propri e per la realizzazione di un'effettiva collaborazione agli effetti di cui al primo comma, l'amministrazione comunale promuove la costante realizzazione dei principi di trasparenza, efficacia ed efficienza, di definizione ed individuazione delle responsabilità.9 4. Il Comune di Milano favorisce la concentrazione di procedimenti di tutela anche di interessi pubblici diversi da quelli edilizi e relativi allo stesso oggetto, ed in particolare quelli concernenti gli insediamenti produttivi, con le opportune soluzioni organizzative, in attuazione della corrispondente legislazione. 9 Art. 4. (Regolamento edilizio e piani attuativi del PRG) 1. In osservanza delle disposizioni contenute nel presente Regolamento, le Norme Tecniche di Attuazione del PRG dettano le norme necessarie a disciplinare la corretta esecuzione delle scelte di piano. 2. In caso di interventi diretti, in particolare mediante concessione edilizia semplice, si applicano integralmente le norme del presente Regolamento edilizio. 3. In caso di interventi complessi, mediante concessione edilizia convenzionata ovvero in esecuzione di piani urbanistici attuativi, si applicano le norme edilizie contenute in tali strumenti che prevalgono sulle norme di cui ai Titoli II e III del presente Regolamento edilizio. 4. Restano fermi i limiti di distanza minima tra i fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee. Detti limiti possono essere disapplicati unicamente ove si proceda mediante apposita convenzione contenente prescrizioni planivolumetriche ovvero - in conformità alle disposizioni nazionali e regionali vigenti - mediante specifico istituto che possieda altresì valore di concessione edilizia. Art. 5. (Deroghe) 1. Sono ammesse deroghe alle norme del presente Regolamento nei casi e secondo le procedure di cui al successivo Art. 84. fatte salve le deroghe previste dalla legislazione nazionale e regionale. 2. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, con la sola esclusione degli interventi di ristrutturazione, possono essere realizzati anche in deroga alle vigenti disposizioni, secondo la disciplina di cui all Art Art. 6. (Aggiornamento - Osservatorio) 1. Le disposizioni contenute nel presente Regolamento sono oggetto di periodico aggiornamento ed interpretazione da parte degli Organi comunali, in relazione alle sopravvenute norme di legge o di natura sovraordinata ovvero in relazione alla concreta applicazione delle disposizioni stesse. 2. Con il compito di affiancare l Amministrazione Comunale nelle attività di aggiornamento e di interpretazione di cui al comma precedente e con il compito di proporre soluzioni innovative di ordine organizzativo e procedurale, viene istituito entro 180 gg dall entrata in vigore del presente Regolamento Edilizio, l'osservatorio Edilizio Cittadino, nominato dal Sindaco per un periodo di tre anni, composto da un Dirigente dell Unità Organizzativa competente, da un esperto in legislazione edilizia ed urbanistica, da un esperto in progettazione architettonica e in qualità ambientale e da un esperto in tecnica e tecnologia delle costruzioni; detti esperti vengono scelti all'interno di terne di nominativi segnalati dai singoli Ordini e Collegi professionali. 3. Entro il 30 giugno di ogni anno l'osservatorio presenta al Sindaco un rapporto relativo allo stato di attuazione degli indirizzi di politica edilizia ed urbanistica, ai10 problemi emersi nell'applicazione delle determinazioni comunali, alle proposte per il miglioramento degli esistenti atti di pianificazione e normazione. 4. Allo scopo di favorire la chiara ed uniforme applicazione del Regolamento edilizio, l'osservatorio cura tra l'altro la raccolta sistematica delle circolari emanate dagli organi comunali nelle corrispondenti materie. 5. Alle circolari di cui al precedente comma 4 verrà data la necessaria pubblicità e l Amministrazione potrà incaricare gli organismi di categoria della loro divulgazione. 6. I dirigenti degli uffici urbanistici ed edilizi dell Amministrazione comunale, la Commissione Edilizia, gli Ordini, i Collegi e le Associazioni di Categoria, segnalano all'osservatorio i problemi giuridici e tecnici di carattere generale inerenti l applicazione del presente Regolamento. 1011 11 Titolo II - Ambiente urbano e qualità dell'abitato Art. 7. (Ambiente urbano) 1. L Amministrazione comunale promuove e favorisce le iniziative e gli interventi edilizi che, nella progettazione, nella costruzione e nell uso, sono rivolti a migliorare l ambiente della città nei termini del suo completo utilizzo e della sua vivibilità, nei suoi aspetti ambientali e culturali e nei termini della qualità della sua forma costruita che è insieme di edifici, manufatti e spazi aperti. 2. In attuazione della disciplina di legge, il Comune favorisce la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio, anche con adeguate misure fiscali e tributarie. In particolare, vengono promossi il rifacimento di facciate, la sistemazione delle aree verdi private, l'inserimento di elementi di arredo urbano, ivi compresi elementi di illuminazione pubblica, l adeguata integrazione di parcheggi pubblici e privati. 3. La puntuale e tempestiva realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria viene assicurata dagli operatori e verificata dall Amministrazione Comunale anche nella prospettiva enunciata dai due precedenti commi al fine di conseguire la contestualità dell attuazione delle opere urbanizzative con quelle private. 4. Con particolare riferimento ai piani di cablaggio della città presentati da operatori autorizzati, il Comune di Milano promuove e incentiva le opere volte ad adeguare gli edifici esistenti in ordine alle necessarie dotazioni di canalizzazioni interne, di allacciamenti a rete e di infrastrutture per i servizi di telecomunicazione. Art. 8. (Allacciamento degli edifici ai servizi a rete) 1. Gli edifici devono essere dotati delle canalizzazioni interne per i servizi di fognatura, idrici, di distribuzione dell energia elettrica, del gas, dell energia termica e di telecomunicazione e devono essere allacciati alle relative reti ed infrastrutture secondo la vigente disciplina. 2. Costituiscono opere di urbanizzazione primaria le reti ed infrastrutture per i servizi di fognatura, idrici, di distribuzione dell'energia elettrica, del gas, dell'energia termica e delle telecomunicazioni nonché le diramazioni delle stesse su suolo o sottosuolo pubblico ovvero asservito all'uso pubblico, che si rendessero necessarie al fine di assicurare le dotazioni degli edifici. 3. Le dotazioni, gli allacciamenti e le infrastrutture di cui ai commi precedenti, ivi compresi quelli necessari a consentire il cablaggio della città nonché quelli necessari al contenimento del rialzamento della falda anche con la doppia canalizzazione per l emungimento e lo smaltimento delle acque, sono obbligatori negli interventi di nuova edificazione e di ristrutturazione edilizia e devono essere approntati anche nel caso di interventi di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo che prevedano l adeguamento dei servizi tecnologici riguardanti un intero edificio. 4. L approntamento e la realizzazione delle dotazioni, degli allacciamenti e delle infrastrutture di cui sopra devono essere autocertificati dal professionista incaricato di redigere il progetto edilizio e non costituiscono elemento condizionante l inizio dei lavori o il rilascio dei provvedimenti edilizi. 5. I proprietari sono tenuti a consentire l alloggiamento sugli edifici di elementi di illuminazione pubblica per opere di interesse collettivo, volte a valorizzare la sede stradale antistante.12 6. L installazione degli apparati di ricezione, singoli e collettivi, delle trasmissioni radiotelevisive satellitari deve ispirarsi ai principi della salvaguardia del decoro della città e del rispetto dell impatto visivo ed ambientale. Gli immobili già dotati di impianti centralizzati tradizionali di ricezione si avvalgono di antenne paraboliche collettive anche per la ricezione delle trasmissioni radiotelevisive satellitari. 7. Al fine di garantire la salvaguardia degli aspetti paesaggistici nel centro storico cittadino, salvo quanto stabilito dal Regolamento Comunale in materia di apparati di ricezione, sull intero territorio della Zona omogenea A - Centro Storico sono vietate le installazioni di antenne paraboliche all esterno di balconi, terrazzi che non siano di copertura, comignoli, giardini e cortili quando le antenne siano visibili dal piano della strada delle pubbliche vie. Le stesse devono essere collocate sulla copertura degli edifici, possibilmente sul versante opposto la pubblica via. 12 Art. 9. (Qualità degli interventi progettati) 1. La qualità dei singoli progetti edilizi e il loro impatto sull ambiente urbano, oltre che nei termini previsti dalla vigente legislazione, sono oggetto di specifica valutazione, anche dal punto di vista degli obiettivi di cui al precedente Art. 7., ad opera della Commissione Edilizia, come previsto dall Art Gli interventi sulle facciate degli edifici di nuova edificazione o oggetto di ristrutturazione, con particolare riguardo a quelli prospicienti gli spazi pubblici, devono risultare di alta qualità, ottenuta attraverso il corretto uso di rivestimenti e materiali di finitura, atti a resistere, per e loro caratteristiche tecniche o dei trattamenti adottati, all aggressione degli agenti atmosferici, agli atti vandalici, nonché atti a garantire sicurezza ed in grado di armonizzare l edificio oggetto di intervento con il contesto urbano circostante. 3. Le sistemazioni esterne ai fabbricati costituiscono parte integrante del progetto edilizio. Il progetto e la realizzazione delle superfici filtranti ed occupate concorrono al corretto inserimento dell intervento nel contesto urbano e alla valorizzazione dello stesso. Il progetto di illuminazione costituisce a sua volta parte integrante del progetto edilizio e dovrà risultare coerente con il piano urbano d illuminazione. Art. 10. (Superficie lorda di pavimento: esclusioni) 1. La superficie lorda di pavimento, espressa in mq., quale misura degli spazi considerati abitabili e/o agibili, rilevante ai fini della determinazione del carico urbanistico, è definita dalle N.T.A del P.R.G.. 2. Al fine di consentire la completa fruibilità delle costruzioni, nella compilazione dei progetti di opere edilizie non devono essere conteggiate nella s.l.p., pur trattandosi di spazi che consentono l insediamento di abitanti e/o addetti e/o utenti, le seguenti superfici: 2.1. le superfici degli spazi aperti realizzati in forma di porticato, loggia, balcone, terrazzo e cavedio, in forma di pilotis ovvero le tettoie aperte su uno dei lati maggiori; 2.2. le superfici degli androni di ingresso, delle scale, degli ascensori e dei pianerottoli di sbarco, delle scale di sicurezza e dei vani corsa degli impianti di sollevamento;13 2.3. 1e superfici degli spazi destinati al ricovero ed alla sosta delle autovetture, realizzate in sottosuolo o in soprassuolo, comprese quelle di accesso e di manovra ed indipendentemente dal loro carattere pertinenziale; 2.4 le superfici degli spazi comuni destinati a ricovero di biciclette, motocicli, carrozzine per bambini e mezzi di trasporto per persone fisicamente impedite, compresi i relativi spazi d'accesso, le superfici degli spazi per attività comuni di pertinenza del fabbricato (fitness, palestre, sale riunioni, sale ricreative comuni, complete di relativi servizi igienici); 2.5. le superfici relative ai volumi tecnici, cioè ai vani ed agli spazi strettamente necessari a contenere le apparecchiature principali ed accessorie degli impianti tecnici al servizio dei fabbricati (impianti idrici, termici, di condizionamento dell'aria, di sollevamento, elettrici, telefonici, per le telecomunicazioni, fognari, di raccolta e sgombero immondizie, ecc.), comprese le superfici dei vani di passaggio delle canalizzazioni calcolate in corrispondenza dei piani abitabili o agibili, le superfici degli spazi di accesso, cappotti termici, pareti ventilate e tutti gli accorgimenti per il risparmio energetico dell edificio; 2.6. le superfici dei piani e dei locali interrati o seminterrati, privi dei requisiti di agibilità di cui al successivo Art , lettere a) e c), in aggiunta a quelle di cui al precedente punto 2.3; e superfici dei piani sottotetto, che non hanno i requisiti di abitabilità, pari o inferiori alla superficie dell'ultimo piano; 2.8. le superfici dei vani attigui a terrazzi o giardini destinate a serra, chiuse da pareti e coperture vetrate fisse o asportabili stagionalmente, purché tali superfici non eccedano i1 25% della superficie del terrazzo o giardino interessato; 2.9. in aree agricole o in insediamenti produttivi, le intere superfici destinate a serra, chiuse da pareti e coperture vetrate fisse o asportabili stagionalmente, situate a livello del suolo. 3. Rimangono esclusi, in sede di redazione dei progetti, dal calcolo della s.l.p. gli spazi privati utilizzabili dal pubblico, quali passaggi pedonali, gallerie, atri e porticati. 4. Nei piani di cui al precedente punto 2.7 è sempre ammessa la realizzazione di servizi igienici. Nei piani di cui al precedente punto 2.6 è ammessa la realizzazione di almeno un servizio igienico nonché la realizzazione di un secondo servizio ogni qual volta la superficie di detti piani superi i 300 mq. e quindi un ulteriore servizio per ogni multiplo di tale cifra. Questo limite non opera per i servizi comuni previsti dal precedente punto Nel caso di piani interrati, vanno computate le superfici adibite a laboratori, uffici, magazzini, locali agibili con permanenza, anche discontinua, di persone; sono, invece, escluse quelle adibite a cantine al servizio delle singole unità immobiliari ed ai servizi tecnici dei fabbricati. 13 Art. 11. (Calcolo del volume) 1. Il volume delle costruzioni è da ricavarsi convenzionalmente moltiplicando la superficie lorda complessiva di pavimento (S.l.p.) dei singoli piani per l'altezza virtuale dell'interpiano di m. 3,00 indipendentemente dalla sua altezza effettiva.14 Art. 12. (Superficie coperta, occupata, filtrante) 1. La superficie coperta dalle costruzioni non deve essere superiore al 60% dell'area del lotto di pertinenza. 2. La superficie occupata non deve risultare superiore al 90% del lotto di pertinenza nelle zone A e B, all'80% del lotto di pertinenza nelle altre zone omogenee. 3. Correlativamente la superficie filtrante non deve risultare inferiore al 10% nella zona omogenea A e nella zona omogenea B, ed al 20% nelle altre zone omogenee. Detta superficie deve avere carattere di continuità e compattezza. 4. La superficie filtrante deve essere sistemata a verde o comunque mediante soluzioni filtranti alternative che garantiscano pregio ambientale. 5. Nel caso di insediamenti industriali la superficie filtrante non deve risultare inferiore al 30% e può essere realizzata anche con pavimentazioni di tipo filtrante. 6. L area libera in superficie, eccedente la superficie filtrante, anche se edificata nel sottosuolo e depurata da rampe, accessi, percorsi, corselli ed eventuali parcheggi a raso, deve essere sistemata a verde per una quota non inferiore al 60% della sua estensione, anche mediante fioriere e giardini pensili. La norma non si applica nel caso di insediamenti industriali. 14 Art. 13. (Variazioni di destinazione d'uso) 1. Al fine di favorire il miglioramento dell ambiente urbano nei termini del suo completo utilizzo, l Amministrazione Comunale adotta misure atte a garantire la capacità di innovazione e la commistione funzionale all interno degli edifici. 2. È sempre consentita la variazione della destinazione d'uso attuata mediante la sostituzione, anche con opere di carattere edilizio, di un'attività o funzione esercitata con altra che, secondo le NTA del PRG, sia considerata compatibile con la zona funzionale. 3. La variazione comportante opere edilizie è soggetta alle prescrizioni e al titolo abilitativo relativi al tipo di intervento nel quale ricadono tali opere. Ove il titolo abilitativo coincida con la concessione edilizia, il conseguimento di tale titolo comporta il pagamento del contributo relativo agli eventuali maggiori oneri di urbanizzazione, anche nel caso si proceda mediante variante ordinaria a concessione già rilasciata. Art. 14. (Accessibilità, visitabilità, adattabilità degli edifici) 1. In tutte le opere edilizie devono essere previste e realizzate soluzioni conformi alla disciplina vigente in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, al fine di garantire una migliore qualità della vita e la piena fruibilità dell'ambiente, costruito e non costruito, da parte di tutte le persone e in particolare da parte di quelle con limitate capacità motorie, visive ed uditive. In particolare sono garantiti i requisiti di accessibilità, visitabilità, adattabilità, con le modalità e caratteristiche previste dalle normative vigenti. Art. 15. (Accessibilità, visitabilità, adattabilità: deroghe) 1. Ai requisiti di accessibilità, visitabilità e adattabilità sono ammesse le deroghe previste dalla legislazione vigente, ed in particolare quelle relative a: 1.1. i locali tecnici, il cui accesso è riservato ai soli addetti;15 1.2. gli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra, compresi i piani interrati e porticati, per i quali è consentita la deroga all'installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, purché sia assicurata la loro installazione in tempi successivi; 1.3. gli edifici, gli spazi ed i servizi pubblici esistenti, per i quali è ammessa deroga in casi di dimostrata impossibilità tecnica, connessa agli elementi strutturali o impiantistici; 1.4. gli edifici soggetti a vincolo di cui alla legge 1497/1939 e L. 1089/1939, nei casi in cui le opere di adeguamento costituiscano pregiudizio ai valori storici ed estetici del bene tutelato. 2. Negli edifici residenziali unifamiliari ovvero plurifamiliari privi di parti comuni fruibili, è richiesto solo il requisito dell adattabilità. 15 Art. 16. (Indicatori ed altri apparecchi) 1. L'Amministrazione comunale può, per ragioni di pubblico interesse e previo avviso alla proprietà, applicare (o fare applicare) sul fronte delle costruzioni: 1.1 le targhe con indicazione dei nomi assegnati alle aree pubbliche; 1.2. i cartelli per segnalazioni stradali; 1.3. le piastrine e i capisaldi per indicazioni altimetriche, di tracciamenti, di idranti, ecc.; 1.4. le mensole, i ganci, le condutture per la pubblica illuminazione e per i servizi di trasporto pubblico, tranviari e filoviaria; 1.5. i cartelli indicatori dei pubblici servizi di trasporto, di pronto soccorso e delle farmacie; 1.6. i cartelli segnalatori dei servizi pubblici postali, telefonici e simili; 1.7. gli orologi elettrici; 1.8. i sostegni per i fili conduttori elettrici; 1.9. gli avvisatori elettrici stradali con i loro accessori e ogni altro elemento indispensabile all'organizzazione degli spazi pubblici; le targhe e gli apparecchi relativi ai pubblici servizi. 2. Le targhe delle vie, le piastrine, i capisaldi, gli avvisatori, gli orologi elettrici e i cartelli sopra indicati non devono in alcun modo essere sottratti alla pubblica vista. 3. L'installazione di quanto sopra elencato non deve costituire barriera visiva di disturbo del traffico o essere pericolosa per il pedone. 4. Il proprietario, prima di iniziare qualsiasi lavoro nella parte di un fabbricato alla quale sia apposto uno degli apparecchi o indicatori di cui ai comma precedenti, deve darne avviso al Sindaco o all'ente interessato, che prescrivono nel più breve tempo possibile le cautele del caso. 5. La manutenzione degli oggetti, elencati nel presente articolo nonché delle parti di facciata da essi direttamente interessate, è a carico degli enti o privati interessati. 6. Gli indicatori e gli apparecchi di cui al presente articolo possono essere applicati sul fronte di costruzioni soggette a tutela soltanto qualora non esistano ragionevoli alternative e con le attenzioni rese necessarie dalle caratteristiche delle costruzioni stesse e dell'ambiente.16 Art. 17. (Numero civico degli edifici) 1. L'Amministrazione comunale assegna il numero civico e i relativi subalterni da apporsi a spese del proprietario. Gli indicatori numerici vengono posati esclusivamente a cura dell'amministrazione comunale, utilizzando materiale resistente (numero bianco su fondo nero), secondo le sagome e le forme derivanti dalla tradizione milanese. Allo scopo di realizzare una nuova numerazione, l'amministrazione può applicare indicatori provvisori. 2. Il numero civico deve essere collocato a fianco della porta di ingresso, a destra di chi la guarda dallo spazio pubblico, a un'altezza variabile da due metri a tre metri e deve essere mantenuto nella medesima posizione a cura del proprietario. 3. Le eventuali variazioni della numerazione civica, previa notifica all'interessato, sono realizzate a spese dell'amministrazione comunale. 4. In caso di demolizione dell'edificio, di soppressione di porte esterne di accesso pedonale o di variazione della numerazione civica, il proprietario restituisce all'amministrazione, nel termine di quindici giorni, gli indicatori in precedenza assegnatigli. 5. Gli Amministratori dei condomini sono tenuti ad apporre nei pressi dell'entrata dell'edificio da loro amministrato idonea targhetta fissata in modo stabile, contenente i propri dati e recapito, affinché possano essere contattati nei casi di emergenza. 6. All'esterno dell'edificio, sotto il numero civico, i proprietari appongono una targa che riporti l'anno di ultimazione del fabbricato, il nome del progettista e dell'impresa esecutrice. 16 Art. 18. (Numerazione interna) 1. L'Amministrazione comunale provvede ad apporre la numerazione civica, ai sensi della normativa vigente, per tutte le unità ecografiche semplici (abitazioni, esercizi commerciali e simili) accessibili dalla pubblica via. 2. L'amministrazione comunale fornisce altresì i criteri per l'indicazione degli accessi interni (accessi indiretti all'area di pubblica circolazione). 3. L'indicatore ecografico interno viene posato a cura del proprietario. Qualora la numerazione interna non venisse realizzata dal proprietario, vi provvede l'amministrazione addebitandone le spese al proprietario. Art. 19. (Manutenzione e revisione periodica delle costruzioni) 1. I proprietari hanno l'obbligo di mantenere le costruzioni e il suolo in condizioni di abitabilità, di decoro, di idoneità igienica e di sicurezza ambientale assicurando tutti i necessari interventi di manutenzione. 2. Qualora la mancanza delle condizioni di abitabilità, decoro, igiene e di sicurezza ambientale sia di portata tale da comportare pericolo per la pubblica incolumità o l'igiene pubblica, si applicano le disposizioni vigenti in tema di provvedimenti contingibili e urgenti in materia edilizia e sanitaria. 3. Il Dirigente dell'unità organizzativa competente può far eseguire in ogni momento, previo congruo preavviso, ispezioni dal personale tecnico e sanitario del Comune o dell A.S.L., ovvero da altro personale qualificato, per accertare le condizioni delle costruzioni.17 4. Negli interventi di manutenzione degli edifici o di rifacimento dei tetti o delle facciate - al pari che negli stabili di nuova costruzione - devono essere adottati accorgimenti tecnici tali da impedire la posa e la nidificazione dei piccioni. In particolare detti accorgimenti consistono nella apposizione di griglie o reti a maglie fitte ai fori di aerazione dei sottotetti non abitabili, dei solai, dei vespai con intercapedine ventilata, agli imbocchi di canne di aspirazione e aerazione forzata e nell apposizione di appositi respingitori su cornicioni, tettoie, grondaie, finestre e simili. Si applicano le disposizioni di cui ai commi precedenti. 17 Art. 20. (Marciapiedi e spazi di uso pubblico) 1. L'Amministrazione comunale provvede a sistemare i marciapiedi lungo le proprietà poste in fregio a spazi pubblici comunali con particolare attenzione alla fruibilità da parte di tutti i cittadini. 2. I proprietari devono sostenere la spese di prima sistemazione e relativa pavimentazione dei marciapiedi fronteggianti le rispettive proprietà nel caso di manomissione degli stessi per lavori edilizi eseguiti all'interno delle singole proprietà. 3. A cura e spese dei proprietari possono essere predisposti e, previa approvazione dell Amministrazione comunale, realizzati, progetti che, in armonia con il contesto urbano circostante, siano finalizzati alla valorizzazione dei marciapiedi e degli spazi pubblici antistanti gli edifici stessi favorendo l uso pubblico dei marciapiedi da parte dei pedoni eventualmente mediante la posa di dissuasori della sosta o altri accorgimenti similari. 4. I proprietari possono garantire con solleciti interventi l igiene, il decoro e la pulizia dei marciapiedi fronteggianti le rispettive proprietà. 5. Nel caso di immobili interni che usufruiscono del marciapiede fronteggiante altri edifici, le spese per la realizzazione dei progetti di cui al precedente punto 3 sono a carico di tutti i proprietari in quote proporzionali. 6. Nel caso di spazi privati come logge, portici, gallerie, asserviti all'uso pubblico, il privato è tenuto a concorrere nella quota del 50% alle spese per il decoro pubblico. 7. Per l accesso alle attrezzature ricettive, ricreative e che comunque prevedono l afflusso di pubblico, è ammessa l installazione di pensiline e passaggi coperti anche tramite occupazione di suolo pubblico, salvo l applicazione della relativa tassa. Art. 21. (Accesso alla rete viaria) 1. L'accesso dei veicoli dagli spazi pubblici agli spazi privati o di pertinenza delle costruzioni è realizzato tramite passi carrabili, provvisti delle caratteristiche morfologiche e funzionali previste dalla legge, autorizzati dall'amministrazione Comunale e individuati con segnali di divieto di sosta. 2. Se la costruzione fronteggia più spazi pubblici, l'accesso è consentito da quello di minor traffico. 3. L'accesso ad uno spazio privato tramite più passi carrabili è consentito quando giustificato da esigenze di viabilità, sia interna che esterna; l accesso veicolare alle singole unità immobiliari deve essere garantito dagli spazi interni comuni, salva comprovata impossibilità strutturale per gli interventi sul patrimonio edilizio esistente. 4. L accesso diretto dallo spazio pubblico allo spazio privato è disciplinato come segue:18 4.1. nelle strade di rilevante importanza viabilistica, incluse in un apposito elenco, aggiornato annualmente, l accesso diretto dallo spazio pubblico allo spazio privato non è consentito qualora non sia possibile l inversione di marcia nello spazio privato e l immissione frontale dei veicoli sullo spazio pubblico; 4.2. nelle restanti strade l accesso diretto dallo spazio pubblico allo spazio privato è consentito, limitatamente agli edifici già esistenti, con il solo obbligo dell immissione frontale dei veicoli sullo spazio pubblico. 5. L immissione dei veicoli sullo spazio pubblico deve essere regolamentata in relazione alle caratteristiche della rete stradale: 5.1 nelle strade di rilevante importanza viabilistica il cancello a delimitazione della proprietà deve essere arretrato di mt. 4,50 dal filo della carreggiata per consentire la fermata del veicolo in ingresso al di fuori del flusso veicolare; al fine di consentire una migliore visibilità, la recinzione dovrà essere provvista di raccordi obliqui, con inclinazione non inferiore a 45 ; 5.2 nelle strade di minore importanza viabilistica come quelle di quartiere e le strade locali interzonali, appositamente individuate, il cancello può essere installato sull allineamento stradale a condizione che sia dotato di sistema automatizzato con comando di apertura a distanza; 5.3 nelle altre strade il cancello può essere installato sull allineamento stradale anche se non risulti fornito di sistema automatizzato con comando di apertura a distanza. 18 Art. 22. (Nuovi passi carrabili) 1. In seguito al rilascio dei provvedimenti richiesti per gli interventi edilizi, sullo spazio asservito dal passo carrabile è consentita, a spese dell'edificante e a cura dell'amministrazione Comunale l'apertura di passi carrabili nella cordonatura del marciapiede per l'accesso dei veicoli agli spazi privati ove: 1.1. la larghezza del passo carrabile non sia inferiore a 4,50 m. e non sia superiore a 6.50 m.; la larghezza può essere di dimensioni maggiori per comprovate necessità nel caso di attività produttive; 1.2. la distanza del passo carrabile dallo spigolo della costruzione in angolo fra due spazi pubblici, percorsi da traffico veicolare, non sia inferiore a 12 m., fatti salvi i casi di comprovata impossibilità attestata dal progettista; 1.3. la distanza da un altro passo carrabile non sia inferiore a 2 m. ed inoltre la distanza dello stesso e del relativo varco veicolare dal confine di proprietà non sia inferiore a 1 m.. 2. Il passo carrabile è consentito pur in assenza di una o più delle condizioni di cui al precedente comma, in casi eccezionali e di comprovata impossibilità a realizzare diversamente l'accesso. Art. 23. (Accessi ai parcheggi) 1. Nella realizzazione di parcheggi pubblici o ad uso pubblico con parcamento a rotazione, ivi compresi i parcheggi da realizzare in regime di concessione amministrativa, quando l'accesso agli spazi destinati al ricovero dei veicoli è assicurato tramite rampe, i manufatti devono avere le seguenti caratteristiche: 1.1 rampe di accesso antisdrucciolevoli di idonea pendenza, non superiore al 16%, con dimensioni minime della carreggiata pari a:19 5.50 m. nei tratti rettilinei a doppio senso di marcia 6.00 m. in curva e nei raccordi fra tratti rettilinei a doppio senso di marcia, comunque inseriti nella corona circolare compresa tra il raggio minimo di 3.50 metri e massimo di 9.50 metri; 1.2. percorsi pedonali larghi almeno 0.60 m. adiacenti alle rampe, scalinati o dentati per il transito dei pedoni; è possibile non assicurare tale requisito: quando esista un percorso di scale o di ascensori alternativi posti nelle adiacenze; in caso di comprovata impossibilità nel recupero di organismi edilizi esistenti; 1.3. tratti in piano lunghi almeno 4.50 m. per il collegamento con lo spazio pubblico aperto o con altro spazio riservato ai pedoni; 1.4. rampe e percorsi destinati ai pedoni nonché tratti piani di collegamento protetti da opportuni ripari verticali; dimensione minima dei corselli di distribuzione interna pari a: m. per l'accesso ai boxes m. per l'accesso ai posti macchina tracciati a vernice; 1.5. per quanto non previsto ai punti precedenti si applica la vigente normativa in materia di sicurezza per la costruzione e l esercizio di autorimesse e simili. 2. Nella costruzione di parcheggi privati, di luoghi destinati alla sosta, al ricovero, all esposizione e alla riparazione di autoveicoli, si applicano le disposizioni previste dalla vigente normativa in materia di sicurezza per la costruzione e l esercizio delle autorimesse e simili. 3. Le disposizioni di cui al comma 2 si applicano anche nel caso di interventi edilizi modificativi che comportino variazioni di classificazione e di superficie, anche in diminuzione, superiori al 20% della superficie in pianta o comunque eccedenti i 180 mq.. 4. Nei parcheggi di cui ai commi precedenti (*) devono essere approntati spazi di attesa, siti tra l accesso dalla pubblica via e l inizio della rampa, di lunghezza tale da ricevere un numero di veicoli pari al 5% della prevista capacità di parcamento, al fine di evitare ripercussioni sulla rete viaria. 5. E ammesso l accesso tramite sistemi di elevazione e movimentazione meccanizzata ed automatizzata, quando la conformazione morfologica degli elementi strutturali di un organismo edilizio o le dimensioni dell area fondiaria non consentano la formazione, al proprio interno, degli spazi di manovra sufficienti affinché il movimento veicolare diretto o proveniente dallo spazio privato avvenga in condizioni di sicurezza; in tal caso gli spazi di attesa prima del prelevamento meccanizzato delle autovetture debbono essere dimensionati in modo tale da non creare ostacolo ai flussi veicolari sulla pubblica sede stradale. 6. Nelle nuove costruzioni e in edifici sottoposti a ristrutturazione, sia pubblici che privati, residenziali e non, esclusi gli edifici unifamiliari, il collegamento pedonale tra i piani destinati al ricovero dei veicoli e quello degli ingressi sarà assicurato tramite ascensori accessibili e/o da servorampa. 19 (*) AVVISO DI RETTIFICA: Causa errore materiale contenuto nell originale del provvedimento approvato dal Consiglio Comunale il , la stesura del comma 4 contiene un improprio riferimento a tutti i commi precedenti; in realtà, dovrebbe leggersi: Nei parcheggi di cui ai precedenti commi 2 e 3 con esclusione quindi di qualsiasi riferimento al comma 1. A tale rettifica si provvederà tempestivamente nelle forme di legge. Dal punto di vista sostanziale poi, anche alla luce del testo dell art. 23 in precedenza adottato dal Consiglio Comunale e sottoposto20 20 ad osservazioni, emerge come l approntamento di spazi di attesa debba essere correlato alla sola ipotesi di creazione negli spazi privati di rampe di larghezza pari a mt. 4,50 a senso di marcia alternato. Sotto quest ultimo profilo si dovrà pronunciare l Osservatorio Edilizio Cittadino. Art. 24. (Aree inedificate, edifici in disuso e cave) 1. Le aree inedificate non possono essere lasciate nello stato di abbandono ma devono essere soggette a manutenzione periodica assicurando gli aspetti di arredo e di decoro urbano. Per ragioni di ordine preventivo ed al fine di impedire eventuali occupazioni temporanee, gli immobili dismessi devono essere posti in condizioni tali da evitare che pericoli di ordine statico o di carattere igienico-sanitario possano compromettere la pubblica incolumità. A tal fine gli edifici devono essere resi inaccessibili mediante la disattivazione dei servizi erogati e la creazione di opere provvisionali e - senza pregiudizio della stabilità delle strutture - consentano di rendere impraticabili gli spazi esistenti, quali tamponamenti di porte e finestre ed interventi su scale e solette. 2. Le aree inedificate, gli edifici o parti di essi, i manufatti o strutture analoghe in disuso, che determinano o che possano determinare grave situazione igienico-sanitaria e ambientale, devono essere adeguatamente recintate e sottoposte ad interventi periodici di pulizia, cura del verde, e se necessario, di disinfestazione o di derattizzazione, sia nel caso di una loro sistemazione sia in caso di demolizione. In particolari situazioni di rischio dovute alla presenza di amianto, serbatoi, linee di raccolta e smaltimento delle acque si deve provvedere al mantenimento in efficienza e sicurezza delle strutture interessate o alla loro bonifica. 3. Il Dirigente preposto all'unità operativa competente può per ragioni di sicurezza, di tutela ambientale, di igiene e di decoro prescrivere che le aree inedificate in fregio a spazi pubblici siano chiuse con muri di cinta e cancellate o con recinzioni, che diano garanzie di stabilità e durata, che abbiano altezza non inferiore a 2,50 m e non superiore a 3 m e aspetto decoroso. 4. Le cave devono essere racchiuse con recinto per l'intero loro perimetro. 5. In caso di inottemperanza alle disposizioni di cui sopra si provvede all'esecuzione d'ufficio in danno del contravventore. Vedere altro
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