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Timestamp: 2020-04-04 05:32:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28333 del 07/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28333 del 07/11/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/11/2018, (ud. 05/06/2018, dep. 07/11/2018), n.28333
sul ricorso iscritto al n. 22385/2011 R.G. proposto da:
Cola di Rienzo n. 69, giusta procura in calce al controricorso;
Lombardia n. 19/11/11, depositata il 18 febbraio 2011.
entrate che ha chiesto il rigetto del ricorso.
Sodexo Motivation Solutions Italia Srl chiedeva, in data 28 luglio 2006, il rimborso del proprio credito Iva per il secondo trimestre 2006; l’Agenzia delle entrate, in data 20 ottobre 2006, dava disposizione all’esattoria per il pagamento di complessivi Euro 3.222.672,89, di cui Euro 4.354,56 per interessi maturati alla data della disposizione.
L’importo veniva accreditato da Esatri Spa in due soluzioni: in data 1 marzo 2007 (con valuta al 23 febbraio antecedente) per Euro 2.192.301,57; in data 16 marzo 2007 (con valuta al 9 marzo) per Euro 1.030.371,32.
La società chiedeva, quindi, in data 29 maggio 2007, il pagamento degli interessi maturati per l’ulteriore ritardo che indicava in complessivi Euro 26.581,27, istanza riconosciuta congrua dall’esattoria per il minor importo di Euro 14.815,45; tale atto, quale diniego parziale di rimborso era impugnato, con ricorso depositato il 20 settembre 2007, dalla contribuente, che chiedeva anche il riconoscimento degli interessi anatocistici.
La minor somma era concretamente erogata in data 9 ottobre 2007.
La ricorrente deposita altresì memoria ex art. 378 c.p.c..
1. Va disattesa, preliminarmente, l’istanza di riunione con il ricorso R.G.N. 22389/2011: non sono ravvisabili, infatti, ragioni di economia processuale tali da giustificare la riunione, concernendo i giudizi autonomi crediti Iva, identica solo la questione in diritto.
2. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.M. n. 567 del 1993, art. 20, commi 4, 4 bis e 5, nonchè della L. n. 413 del 1991, art. 78, commi 33 e segg., in ordine alla decorrenza degli interessi spettanti al contribuente in caso di ritardo nell’erogazione del rimborso Iva infrannuale.
3.1. Come già rilevato da questa Corte (Cass. n. 5496 del 2003; Cass. n. 14506 del 2004; Cass. n. 11077 del 2006), la L. n. 413 del 1991, istitutiva del conto fiscale, ha introdotto e disciplinato con le disposizioni contenute nei commi da 33 a 37, anche un sistema di erogazione dei rimborsi alternativo rispetto a quello stabilito in via generale, autorizzando il concessionario della riscossione, nella qualità di gestore del conto, ad erogare con celerità, mediante accredito bancario regolamentato dal D.M. 28 dicembre 1993, n. 567, art. 20, i rimborsi spettanti al contribuente per i crediti d’imposta sorti dopo il primo gennaio 1994 o risultanti dalle dichiarazioni presentate successivamente a tale data (e, quanto all’Iva, quelli spettanti all’Ufficio per crediti risultanti da dichiarazioni presentate in data anteriore).
3.2. Il cit. D.M. n. 567, art. 20, peraltro, è stato modificato dal D.M. 10 ottobre 2003, n. 309, art. 1, che ha cambiato il comma 4 (che originariamente includeva sia l’ipotesi della richiesta diretta al concessionario che quella del rimborso disposto dall’ufficio) ed ha introdotto il nuovo comma 4 bis.
E’ invece rimasto inalterato il comma 5 del citato art. 20: sui crediti di cui è chiesto il rimborso, non erogati “nel termine di sessanta giorni previsto dall’art. 78, comma 33, lett. a)” per carenza dei fondi disponibili, competono gli interessi previsti dalle leggi speciali per i crediti d’imposta, ossia il tasso degli interessi di mora previsto dalla disciplina ordinaria dettata in materia di rimborsi dei crediti d’imposta e non già quella relativa alla decorrenza degli interessi, per i rimborsi infrannuali, dal ventesimo giorno del secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari (D.M. 15 febbraio 1979).
3.3. Parimenti inalterato, peraltro, è rimasto anche la L. n. 491 del 1991, art. 78, comma 33, lett. a, nel testo ratione temporis applicabile, secondo il quale “la erogazione del rimborso dovrà essere effettuata entro sessanta giorni sulla base di apposita richiesta, sottoscritta dal contribuente ed attestante il diritto al rimborso, o di apposita comunicazione dell’ufficio competente”.
3.4. L’innovazione, come emerge dalle premesse del D.M. n. 309 cit., mirava, dunque, ad accelerare ulteriormente le procedure di rimborso sull’assunto che, in caso di disposizione d’ufficio, i controlli erano stati compiuti e, dunque, restava la materiale esecuzione dell’accredito, per la quale potevano ritenersi sufficienti gli ordinari venti giorni.
3.5. Per completezza, va pure rilevato che nessun rilievo assume il recente intervento operato con il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 14, comma 1, che ha riformulato la lett. a) del comma 33 dell’art. 78 cit. (“a) l’erogazione del rimborso è effettuata entro sessanta giorni sulla base di apposita richiesta, sottoscritta dal contribuente ed attestante il diritto al rimborso, ovvero entro 20 giorni dalla ricezione di apposita comunicazione dell’ufficio competente e contestualmente all’erogazione del rimborso sono liquidati ed erogati gli interessi nella misura determinata dalle specifiche leggi in materia”).
Va escluso, infatti, che la modifica abbia valenza retroattiva poichè il cit. D.Lgs. n. 175, art. 14, comma 2, espressamente stabilisce che “La disposizione… si applica ai rimborsi erogati a partire dal 1 gennaio 2015” ed, anzi, sul piano esegetico avvalora ulteriormente la necessarietà e fondatezza della pregressa opposta interpretazione.
“in caso di ritardato rimborso di credito Iva, al creditore spettano gli interessi di mora fino al pagamento effettivo salvo che per il periodo complessivo massimo di giorni sessanta – termine funzionale all’assolvimento dei controlli e delle verifiche di spettanza dell’Amministrazione e ragionevole secondo i principi affermati dalla Corte di Giustizia (sentenza 12 maggio 2011, in C107/10, Enel Maritsa Iztok 3 AD) – che decorrono, ai sensi dell’art. 78, comma 33, lett. a, I. n. 491 del 1991, nel testo ratione temporis applicabile, anteriore alla modifica operata con il D.Lgs. n. 175 del 2014, dalla data della richiesta formulata direttamente al concessionario ovvero, in caso di richiesta rivolta all’ufficio finanziario, dalla comunicazione o disposizione di pagamento di quest’ultimo”.
5.1. Il quinto motivo lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 1283 c.c., in combinato disposto con il D.M. n. 567 del 1993, art. 20, commi 4, 4 bis e 5, L. n. 413 del 1991, art. 78, commi 33 e segg., nonchè vizio di insufficiente motivazione quanto al mancato riconoscimento degli interessi anatocistici.

References: Sentenza 
 art. 378
 art. 20
 art. 78
 Cass. 
 Cass. 
 art. 20
 art. 20
 art. 1
 art. 20
 art. 78
 art. 14
 art. 14
 art. 20
 art. 78