Source: http://dbnews.tchost.it/2017/09/page/2/
Timestamp: 2019-11-20 03:39:44+00:00

Document:
settembre 2017 – Pagina 2 – Db Notizie
Sull’area destinata a posto auto è dovuta la tassa sui rifiuti
Con la recente Sentenza n. 22124 del 22 settembre 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che l’area del sottosuolo adibita a posto auto, essendo frequentata da persone, risulta potenzialmente produttiva di rifiuti e, perciò, deve ritenersi soggetta alla tassa sui rifiuti, oggi “Tariffa di igiene ambientale” o “T.I.A.”.
L’Ente comunale ha accertato nei confronti del contribuente il mancato pagamento della Tariffa di igiene ambientale (cd. “T.I.A.”) in relazione all’area del sottosuolo adibita a posti auto.
Su ricorso del contribuente i giudici tributari hanno ritenuto illegittima la pretesa tributaria, affermando che l’area del sottosuolo adibita a posti auto non può essere soggetta alla T.I.A., poiché improduttiva di rifiuti.
Su ricorso dell’Ente comunale, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, riconoscendo al contrario l’obbligo di versamento del tributo, in assenza di oggettive condizioni che possano escludere la possibilità di produrre rifiuti.
La Corte di Cassazione ha chiarito che la Tariffa di Igiene Ambientale (“T.I.A.”) rappresenta una mera variante della Tassa sui rifiuti solidi urbani (“TA.R.S.U.”), e dunque deve ritenersi applicabile nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, mentre le riduzioni e le esenzioni non operano in via automatica in base alla mera sussistenza delle previste situazioni di fatto disciplinate dalla normativa, dovendo il contribuente dedurre e provare i relativi presupposti.
In altri termini, grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare dell’esenzione, atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, esso non può operare con riferimento al diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile, o addirittura l’esenzione, costituendo questa un’eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale.
L’impossibilità di produrre rifiuti deve dipendere da fattori oggettivi e permanenti e non dalla contingente e soggettiva modalità di utilizzazione dei locali. In particolare, la situazione che legittima l’esonero si verifica allorquando l’impossibilità di produrre rifiuti dipende dalla natura stessa dell’area o del locale, ovvero dalla loro condizione di materiale ed oggettiva inutilizzabilità ovvero dal fatto che l’area ed il locale siano stabilmente, e cioè in modo permanentemente e non modificabile, insuscettibili di essere destinati a funzioni direttamente o indirettamente produttive di rifiuti.
Sulla base di tali principi, con specifico riferimento alla tassabilità dei box auto e dell’area del sottosuolo adibita a posto auto, i giudici della Suprema Corte hanno affermato dunque che deve ritenersi esclusa l’esenzione dalla T.I.A., poiché non sono ravvisabili ragioni che possano escludere la possibilità di produrre rifiuti, considerato che le aree a ciò utilizzate sono esattamente individuabili ed esclusivamente a disposizione dell’utilizzatore, e quindi frequentate da persone e, come tali, produttive di rifiuti in via presuntiva.
Con la recente Sentenza n. 22124 del 22 settembre 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che l’area del sottosuolo adibita a posto auto, essendo frequentata da persone, risulta potenzialmente produttiva di rifiuti e, perciò, deve ritenersi soggetta alla tassa sui rifiuti, oggi "Tariffa di igiene ambientale" o "T.I.A.".
L’Ente comunale ha accertato nei confronti del contribuente il mancato pagamento della Tariffa di igiene ambientale (cd. "T.I.A.") in relazione all’area del sottosuolo adibita a posti auto.
La Corte di Cassazione ha chiarito che la Tariffa di Igiene Ambientale ("T.I.A.") rappresenta una mera variante della Tassa sui rifiuti solidi urbani ("TA.R.S.U."), e dunque deve ritenersi applicabile nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, mentre le riduzioni e le esenzioni non operano in via automatica in base alla mera sussistenza delle previste situazioni di fatto disciplinate dalla normativa, dovendo il contribuente dedurre e provare i relativi presupposti.
In altri termini, grava sul contribuente l'onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare dell'esenzione, atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l'Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell'obbligazione tributaria, esso non può operare con riferimento al diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile, o addirittura l'esenzione, costituendo questa un'eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale.
L'impossibilità di produrre rifiuti deve dipendere da fattori oggettivi e permanenti e non dalla contingente e soggettiva modalità di utilizzazione dei locali. In particolare, la situazione che legittima l'esonero si verifica allorquando l'impossibilità di produrre rifiuti dipende dalla natura stessa dell'area o del locale, ovvero dalla loro condizione di materiale ed oggettiva inutilizzabilità ovvero dal fatto che l'area ed il locale siano stabilmente, e cioè in modo permanentemente e non modificabile, insuscettibili di essere destinati a funzioni direttamente o indirettamente produttive di rifiuti.
Sulla base di tali principi, con specifico riferimento alla tassabilità dei box auto e dell’area del sottosuolo adibita a posto auto, i giudici della Suprema Corte hanno affermato dunque che deve ritenersi esclusa l’esenzione dalla T.I.A., poiché non sono ravvisabili ragioni che possano escludere la possibilità di produrre rifiuti, considerato che le aree a ciò utilizzate sono esattamente individuabili ed esclusivamente a disposizione dell'utilizzatore, e quindi frequentate da persone e, come tali, produttive di rifiuti in via presuntiva.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 28 settembre 2017 Categorie NEWS|FISCO
Accertamenti bancari, la prova a carico del contribuente
In caso di accertamento sui conti correnti bancari, il contribuente è tenuto a dimostrare analiticamente che i dati ricavabili dai movimenti bancari relativi ad operazioni imponibili non sono rilevanti fiscalmente (Corte di Cassazione – Ordinanza 26 settembre 2017, n. 22395).
La Suprema Corte accoglie il ricorso proposta dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR che, in opposizione a quanto deciso dalla CTP, ha accolto il gravame del contribuente, sulla controversia concernente l’impugnazione di avviso di accertamento, stante la mancata presentazione di dichiarazione dei redditi, per maggiori IRPEF ed addizionali, dovute in relazione, a seguito di indagini bancarie.
In particolare, i giudici d’appello hanno sostenuto che, nel merito della pretesa impositiva (infondate le “eccezioni formali” pure sollevate), il contribuente aveva dimostrato che i versamenti in contanti sul conto corrente si riferivano allo stipendio netto annuo percepito in Svizzera per attività di cuoco, nonché al finanziamento decennale ed al versamento allo stipendio percepito in Italia per lavoro dipendente espletato presso una società, e che la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi era giustificata dal fatto che nell’anno in questione lo stesso aveva percepito solo redditi di lavoro dipendente.
Per la ricorrente, i giudici della CTR hanno ritenuto sufficiente la prova liberatoria offerta dal contribuente, pur non essendo sufficiente una deduzione (e relativa prova) generica e non puntuale.
Secondo la Cassazione, la sentenza della CTR non risulta conforme al seguente principio di diritto: “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica ma analitica per ogni versamento bancario, che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili”, non essendovi correlazione temporale tra i dati considerati dalla CTR, ai fini della valutazione della prova contraria offerta dal contribuente, in relazione ai vari movimenti bancari contestati, e l’anno oggetto dell’accertamento.
In caso di accertamento sui conti correnti bancari, il contribuente è tenuto a dimostrare analiticamente che i dati ricavabili dai movimenti bancari relativi ad operazioni imponibili non sono rilevanti fiscalmente (Corte di Cassazione - Ordinanza 26 settembre 2017, n. 22395).
La Suprema Corte accoglie il ricorso proposta dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR che, in opposizione a quanto deciso dalla CTP, ha accolto il gravame del contribuente, sulla controversia concernente l'impugnazione di avviso di accertamento, stante la mancata presentazione di dichiarazione dei redditi, per maggiori IRPEF ed addizionali, dovute in relazione, a seguito di indagini bancarie.
In particolare, i giudici d'appello hanno sostenuto che, nel merito della pretesa impositiva (infondate le "eccezioni formali" pure sollevate), il contribuente aveva dimostrato che i versamenti in contanti sul conto corrente si riferivano allo stipendio netto annuo percepito in Svizzera per attività di cuoco, nonché al finanziamento decennale ed al versamento allo stipendio percepito in Italia per lavoro dipendente espletato presso una società, e che la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi era giustificata dal fatto che nell’anno in questione lo stesso aveva percepito solo redditi di lavoro dipendente.
Secondo la Cassazione, la sentenza della CTR non risulta conforme al seguente principio di diritto: "In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica ma analitica per ogni versamento bancario, che gli elementi desumibili dalla movimentazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili", non essendovi correlazione temporale tra i dati considerati dalla CTR, ai fini della valutazione della prova contraria offerta dal contribuente, in relazione ai vari movimenti bancari contestati, e l’anno oggetto dell’accertamento.
Variate le retribuzioni del CCNL Pubblici Esercizi (Cifa – Confsal)
Con la busta paga del mese di settembre decorrono i nuovi minimi per il settore Pubblici Esercizi e Turismo del CCNL intersettoriale firmato daCIFA, e CONFSAL.
L’ultimo CCNL in vigore ha previsto nuovi minimi retributivi secondo i seguenti importi
Quadro 2.006,38
1 1.864,77
2 1.704,39
3 1.607,46
4 1.516,79
5 1.422,50
6 Super 1.366,65
6 1.349,56
7 1.263,57
In via sperimentale per il periodo di vigenza del CCNL, possono applicare, anche temporaneamente, il regime retributivo differenziato:
a) le aziende fino a 15 dipendenti aventi la sede produttiva nelle Regioni del Mezzogiorno ( Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania e Puglia)
b) tutte le aziende con sede produttiva in Comuni con popolazione residente inferiore alle 10.000 unità e definiti montani o rurali ai sensi di legge, purché non possiedano i requisiti di comune turistico ai sensi delle normative vigenti;
c) tutte le aziende aventi sede produttiva nei territori in stato di calamità dichiarato,
Il suddetto regime retributivo differenziato è, altresì, applicabile per un periodo massimo di 36 mesi in tutte le aziende operanti nel territorio nazionale, senza le limitazioni di cui ai punti precedenti, nell’ipotesi di crisi aziendale ed occupazionale o nella fase di avvio di nuove attività.
Comuni con meno di 10.000 unità
Q Comuni <10.000 unità 1.661,10
1 Comuni <10.000 unità 1.491,81
2 Comuni <10.000 unità 1.363,50
3 Comuni <10.000 unità 1.285,96
4 Comuni <10.000 unità 1.213,42
5 Comuni <10.000 unità 1.137,99
6S Comuni <10.000 unità 1.093,32
6 Comuni <10.000 unità 1.079,64
7 Comuni <10.000 unità 1.010,85
Retribuzioni regime di primo ingresso e reimpiego
3 Primo Anno 1.205,59
3 Secondo Anno 1.366,33
4 Primo Anno 1.137,58
4 Secondo Anno 1.289,26
5 Primo Anno 1.066,87
5 Secondo Anno 1.209,12
6 Primo Anno 1.012,16
6 Secondo Anno 1.147,12
6 Super Primo Anno 1.024,98
6 Super Secondo Anno 1.161,65
Il suddetto regime retributivo differenziato è, altresì, applicabile per un periodo massimo di 36 mesi in tutte le aziende operanti nel territorio nazionale, senza le limitazioni di cui ai punti precedenti, nell'ipotesi di crisi aziendale ed occupazionale o nella fase di avvio di nuove attività.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 28 settembre 2017 Categorie NEWS|LAVORO
Credito d’imposta: detenzione di prodotti audiovisivi ad uso commerciale
Nella fattispecie la contribuente aveva titolo per compensare il credito di cui si tratta, derivante dalla detenzione di prodotti audiovisivi per uso commerciale, ai fini del pagamento delle imposte sul reddito ed Ilor ma non per ottenerne il rimborso. (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 27 settembre 2017, n. 22567)
La società contribuente proponeva ricorso avverso il silenzio rifiuto dell’Agenzia delle Entrate avverso l’istanza di rimborso formulata con la dichiarazione dei redditi. L’ufficio riconosceva il diritto al rimborso limitatamente ad una parte della somma e si opponeva alla richiesta relativa alla restante somma in quanto si trattava di credito derivante da imposta assolta sui prodotti audiovisivi detenuti per uso commerciale che poteva essere compensato con imposte dovute per gli anni successivi ma non rimborsato.
La CTP di Pisa accoglieva il ricorso con sentenza che era confermata dalla commissione tributaria regionale della Toscana sul rilievo che neppure in grado di appello l’agenzia delle entrate aveva prodotto il documento attestante l’asserita acquiescenza prestata dalla contribuente in ordine al diniego di rimborso e sul rilievo che la contribuente aveva provato di aver presentato la richiesta di rimborso.
Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate sostenendo che la CTR è incorsa in violazione di legge nel ritenere sussistente il diritto al rimborso.
Ciò in quanto, il credito di imposta derivante dalla detenzione di prodotti audiovisivi ad uso commerciale spettava solo se il contribuente avesse presentato istanza all’ufficio tecnico di finanza entro un dato termine, circostanza questa che la contribuente non aveva provato, e se il credito stesso fosse stato indicato nella dichiarazione dei redditi. Inoltre era previsto non già il rimborso del credito ma solo la possibilità di compensazione con imposte dovute per gli anni successivi.
La Cassazione accoglie il ricorso. La CTR ha ritenuto spettante il credito di imposta sul presupposto, erroneamente reputato bastevole, che l’istanza era stata formulata con la dichiarazione dei redditi.
La normativa prevede che è ammessa la concessione di un credito di imposta da valere ai fini del pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto con le modalità da stabilire con decreto del Ministro delle finanze, nella misura dell’imposta assolta sui prodotti audiovisivi e cinefotoottici detenuti per uso commerciale alla data del 1 gennaio 1993 presso magazzini o esercizi di vendita, quale risulta dalla bolletta d’importazione per i prodotti importati direttamente dall’esercente oppure nelle seguenti misure percentuali del prezzo di acquisto corrisposto dai rivenditori: 4,94 per cento per i prodotti della categoria 12A; 7,82 per cento per i prodotti della categoria 8F; 9,42 per cento per i prodotti di altre categorie. Per ciascuna categoria, marca e tipo si considerano giacenti i prodotti pervenuti per ultimo. Possono usufruire del credito d’imposta i soggetti che abbiano presentato entro il 1 febbraio 1993 all’ufficio tecnico di finanza, competente per territorio, apposita istanza anche se prodotta con riserva di integrazione della relativa documentazione e del valore complessivo degli acquisti di prodotti soggetti ad imposta effettuati nell’anno 1992. Non viene presa in considerazione ai fini della concessione del credito d’imposta la quota parte di giacenza eccedente il 20 per cento di tale valore. In caso di dichiarazioni infedeli, volte ad ottenere un credito d’imposta per importi superiori a quelli dovuti, si applicano le sanzioni previste per la sottrazione dei prodotti all’accertamento e al pagamento dell’imposta.
Dal chiaro tenore letterale della norma si evince che la contribuente aveva titolo per compensare il credito di cui si tratta, derivante dalla detenzione di prodotti audiovisivi per uso commerciale, ai fini del pagamento delle imposte sul reddito ed Ilor ma non per ottenerne il rimborso. Inoltre va rimarcato come il riconoscimento del credito di imposta fosse subordinato alla presentazione di apposita istanza da presentare entro il 1 febbraio 1993, laddove dalla sentenza impugnata si evince che la contribuente ha formulato l’istanza di rimborso con la dichiarazione dei redditi presentata nel 1998 per l’anno 1997.
Nella fattispecie la contribuente aveva titolo per compensare il credito di cui si tratta, derivante dalla detenzione di prodotti audiovisivi per uso commerciale, ai fini del pagamento delle imposte sul reddito ed Ilor ma non per ottenerne il rimborso. (CORTE DI CASSAZIONE - Sez. trib. - Ordinanza 27 settembre 2017, n. 22567)
La società contribuente proponeva ricorso avverso il silenzio rifiuto dell'Agenzia delle Entrate avverso l'istanza di rimborso formulata con la dichiarazione dei redditi. L'ufficio riconosceva il diritto al rimborso limitatamente ad una parte della somma e si opponeva alla richiesta relativa alla restante somma in quanto si trattava di credito derivante da imposta assolta sui prodotti audiovisivi detenuti per uso commerciale che poteva essere compensato con imposte dovute per gli anni successivi ma non rimborsato.
La CTP di Pisa accoglieva il ricorso con sentenza che era confermata dalla commissione tributaria regionale della Toscana sul rilievo che neppure in grado di appello l'agenzia delle entrate aveva prodotto il documento attestante l'asserita acquiescenza prestata dalla contribuente in ordine al diniego di rimborso e sul rilievo che la contribuente aveva provato di aver presentato la richiesta di rimborso.
Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l'agenzia delle entrate sostenendo che la CTR è incorsa in violazione di legge nel ritenere sussistente il diritto al rimborso.
Ciò in quanto, il credito di imposta derivante dalla detenzione di prodotti audiovisivi ad uso commerciale spettava solo se il contribuente avesse presentato istanza all'ufficio tecnico di finanza entro un dato termine, circostanza questa che la contribuente non aveva provato, e se il credito stesso fosse stato indicato nella dichiarazione dei redditi. Inoltre era previsto non già il rimborso del credito ma solo la possibilità di compensazione con imposte dovute per gli anni successivi.
La Cassazione accoglie il ricorso. La CTR ha ritenuto spettante il credito di imposta sul presupposto, erroneamente reputato bastevole, che l'istanza era stata formulata con la dichiarazione dei redditi.
La normativa prevede che è ammessa la concessione di un credito di imposta da valere ai fini del pagamento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, dell’imposta locale sui redditi e dell'imposta sul valore aggiunto con le modalità da stabilire con decreto del Ministro delle finanze, nella misura dell'imposta assolta sui prodotti audiovisivi e cinefotoottici detenuti per uso commerciale alla data del 1 gennaio 1993 presso magazzini o esercizi di vendita, quale risulta dalla bolletta d'importazione per i prodotti importati direttamente dall'esercente oppure nelle seguenti misure percentuali del prezzo di acquisto corrisposto dai rivenditori: 4,94 per cento per i prodotti della categoria 12A; 7,82 per cento per i prodotti della categoria 8F; 9,42 per cento per i prodotti di altre categorie. Per ciascuna categoria, marca e tipo si considerano giacenti i prodotti pervenuti per ultimo. Possono usufruire del credito d'imposta i soggetti che abbiano presentato entro il 1 febbraio 1993 all'ufficio tecnico di finanza, competente per territorio, apposita istanza anche se prodotta con riserva di integrazione della relativa documentazione e del valore complessivo degli acquisti di prodotti soggetti ad imposta effettuati nell'anno 1992. Non viene presa in considerazione ai fini della concessione del credito d'imposta la quota parte di giacenza eccedente il 20 per cento di tale valore. In caso di dichiarazioni infedeli, volte ad ottenere un credito d'imposta per importi superiori a quelli dovuti, si applicano le sanzioni previste per la sottrazione dei prodotti all'accertamento e al pagamento dell'imposta.
Dal chiaro tenore letterale della norma si evince che la contribuente aveva titolo per compensare il credito di cui si tratta, derivante dalla detenzione di prodotti audiovisivi per uso commerciale, ai fini del pagamento delle imposte sul reddito ed Ilor ma non per ottenerne il rimborso. Inoltre va rimarcato come il riconoscimento del credito di imposta fosse subordinato alla presentazione di apposita istanza da presentare entro il 1 febbraio 1993, laddove dalla sentenza impugnata si evince che la contribuente ha formulato l'istanza di rimborso con la dichiarazione dei redditi presentata nel 1998 per l’anno 1997.
Fondo di previdenza complementare dei dirigenti industriali e scadenze contributive
Il Fondo di previdenza complementare dei dirigenti industriali ricorda ai propri iscritti due scadenze contributive fissate per i prossimi mesi.
Il fondo rende nota la disponibilità per la compilazione via internet e la stampa della dichiarazione (modello 050) ed il relativo modulo di bonifico (modello 053) del terzo trimestre 2017. La scadenza prevista per il versamento è il 20 ottobre 2017. Al termine della compilazione bisogna stampare, timbrare, sottoscrivere la dichiarazione e inviarla al Fondo. La trasmissione, oltre che tramite caricamento online (upload), può avvenire anche via fax ai numeri indicati sul modulo stesso.
E’ stata aggiornata anche la funzione guidata “Registrazione dirigente”, disponibile nell’area riservata alle aziende. La funzione consente di formalizzare l’adesione di un dirigente neo aderente in conformità alle nuove disposizioni che la COVIP ha emanato. Solo a seguito dell’acquisizione da parte del Fondo del modulo di adesione, debitamente compilato e sottoscritto, è possibile dichiarare la contribuzione dovuta in favore dell’interessato e versarla, figurando il suo nominativo – e la relativa posizione Previndai – nella distinta contributiva (modulo 050).
I contributi versati a Previndai sono deducibili dal reddito complessivo per un ammontare annuo non superiore a euro 5.164,57. Nel determinare il reddito da lavoro dipendente, il datore di lavoro è tenuto ad operare la deduzione di tali contributi entro detto limite. La prestazione riferita alla quota eccedente il limite di deducibilità sarà esente da tassazione al momento della liquidazione a condizione che venga comunicato al Fondo quanto non dedotto.
Occorre presentare la dichiarazione dei contributi non dedotti relativi all’anno 2016 entro il 31 dicembre 2017. Si suggerisce di fornire la dichiarazione utilizzando l’apposita funzione internet “059: Contr. non dedotti”, disponibile nell’area riservata del sito, la quale consentirà di compilare e stampare il modulo che, debitamente sottoscritto, dovrà poi essere inviato esclusivamente via fax ai numeri riportati sullo stesso.
Nel caso in cui non si riceva, nei giorni lavorativi immediatamente successivi all’invio del fax, una mail di conferma di avvenuta acquisizione del modulo 059, si invita a verificare il buon fine delle operazioni effettuate ed eventualmente a stampare e trasmettere di nuovo il modulo.
Le dichiarazioni inserite on line per le quali non risulti acquisito il relativo fax saranno automaticamente cancellate trascorse tre settimane dalla data di compilazione; qualora ciò avvenga sarà necessario, sempreché ne ricorrano le condizioni, inserire e trasmettere una nuova dichiarazione.
E’ stata aggiornata anche la funzione guidata "Registrazione dirigente", disponibile nell'area riservata alle aziende. La funzione consente di formalizzare l'adesione di un dirigente neo aderente in conformità alle nuove disposizioni che la COVIP ha emanato. Solo a seguito dell’acquisizione da parte del Fondo del modulo di adesione, debitamente compilato e sottoscritto, è possibile dichiarare la contribuzione dovuta in favore dell’interessato e versarla, figurando il suo nominativo - e la relativa posizione Previndai - nella distinta contributiva (modulo 050).
Occorre presentare la dichiarazione dei contributi non dedotti relativi all'anno 2016 entro il 31 dicembre 2017. Si suggerisce di fornire la dichiarazione utilizzando l'apposita funzione internet "059: Contr. non dedotti", disponibile nell’area riservata del sito, la quale consentirà di compilare e stampare il modulo che, debitamente sottoscritto, dovrà poi essere inviato esclusivamente via fax ai numeri riportati sullo stesso.
Nel caso in cui non si riceva, nei giorni lavorativi immediatamente successivi all'invio del fax, una mail di conferma di avvenuta acquisizione del modulo 059, si invita a verificare il buon fine delle operazioni effettuate ed eventualmente a stampare e trasmettere di nuovo il modulo.
Edilizia PMI Confapi: accordo in Friuli
Siglato, il 20/9/2017, tra la CONFAPI FVG, la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL e la FILLEA-CGIL, del FVG, l’accordo integrativo regionale per il settore dell’edilizia piccole e medie imprese edili ed affini, secondo l’ambito di applicazione del CCNL Aniem Confapi
Il nuovo accordo decorre dall’1/10/2017 e scadrà il 31/12/2019 e prevede quanto segue:
Agli operai che lavorano nelle condizioni di disagio indicate nel CCNL, verranno corrisposte, in aggiunta alla retribuzione, le indennità percentuali sotto indicate da computarsi su paga base, indennità di contingenza ed indennità di settore, per le ore effettivamente prestate nello svolgimento dello specifico lavoro:
– lavori stradali di bitumazione per i soli operai addetti alla manipolazione dell’impasto, e alla conduzione delle macchine per la stesa e la compattazione del conglomerato bituminoso: 10%;
– lavori eseguiti oltre i m.1200: 10%
– lavori eseguiti in sospensione su pareti rocciose, senza supporti fissi, da lavoratori imbragati, definiti rocciatori: 16%
Le imprese che non provvedano con propri mezzi al trasporto dei lavoratori al cantiere, corrisponderanno un’indennità mensile per il concorso alle spese di trasporto nelle seguenti misure con decorrenza dall’1/10/2017:
– Fino a 15 Km: € 15,00
– Da 15 a 30 Km: € 30,00
– Oltre Km 30: € 55,00
Le spese di trasporto, unicamente per quanto riguarda la provincia di Trieste, saranno ragguagliate al costo dell’abbonamento mensile ai servizi pubblici della rete servita dalla Trieste Trasporti.
Detta indennità non verrà corrisposta nel caso di assenza del lavoratore per l’intero periodo di paga.
L’indennità non è dovuta nelle giornate in cui i lavoratori operino in azienda.
Le Parti convengono che l’indennità di trasferta, venga calcolata prendendo a riferimento la distanza tra il confine comunale ove ha sede l’azienda e il cantiere di lavoro. Gli importi giornalieri sono:
Da 10 a 27 chilometri € 19,00
Da 27 a 40 chilometri € 23,00
Da 40 a 70 chilometri € 25,00
Oltre 70 chilometri € 28,00
Le imprese, ai lavoratori che sono abitualmente addetti alla guida dei mezzi aziendali destinati al trasporto di altri dipendenti, corrisponderanno un’indennità di guida mensile pari a € 15,00 per percorrenze giornaliere fino a 20 km e € 23,00 oltre i 20.
Si concorda un importo pari a € 9,50 lordi a titolo di indennità sostituiva servizio mensa.
In deroga al primo comma dell’art. 26 del CCNL il lavoratore che ne faccia preventiva richiesta, potrà fruire di un periodo di aspettativa non retribuita pari a tre mesi, al termine del periodo massimo di conservazione del posto di lavoro.
In relazione ai trattamenti territoriali in atto previsti per la mutualizzazione della carenza/malattia, per le province di PN, GO e TS sarà necessario verificare preliminarmente e congiuntamente le condizioni di applicabilità e l’eventuale omogeneizzazione dei diversi trattamenti definiti a livello regionale. Nelle more di tale auspicabile condizione di applicabilità si darà piena attuazione alle disposizioni del CCNL in materia.
Per la provincia di Udine si conviene di inserire la mutualizzazione della malattia alle condizioni di seguito specificate e che integralmente vengono riportate:
Nel caso di malattia di durata inferiore ai 7 giorni si conviene sulla necessità di copertura al 100% del 2° e 3° giorno, se lavorativi, e si garantisce l’integrazione della retribuzione al 100%.
Il trattamento si applicherà per un massimo di 4 eventi morbosi per lavoratore nel corso di un anno solare (gennaio- dicembre), riferito esclusivamente alle malattie di durata inferiore ai 7 giorni e in misura non superiore alla retribuzione giornaliera che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato.
L’integrazione verrà anticipata dall’impresa e conguagliata con quanto dovuto alla Cassa Edile mediante compensazione dei versamenti contributivi relativi alla mensilità di competenza.
Polizza sanitaria impiegati
Si concorda, di valutare , per ogni singola provincia, la possibilità di estendere (ove ne sussistano le condizioni di applicabilità), le coperture sanitarie integrative anche agli impiegati.
In applicazione a quanto stabilito dagli artt. 47,39 e 12 del vigente CCNL , in forza del presente CCRL si corrisponderà ai dipendenti delle imprese operanti in regione e che applichino il CCNL Aniem Confapi, un elemento variabile della retribuzione fino alla misura massima del 4% dei minimi in vigore alla data del 12/11/2014.
L’E.V.R., per la sua specificità, non rientra tra gli elementi della retribuzione di cui agli artt. 24 e 45 del CCNL e, pertanto, non costituisce base di calcolo per nessun altro istituto contrattuale e retributivo, ivi compreso il trattamento di fine rapporto.
Le parti firmatarie provvederanno al raffronto dei parametri territoriali. Le verifiche verranno effettuate nel mese di ottobre di ogni anno con eventuale decorrenza dell’erogazione dell’E.V.R. dal mese di gennaio dell’anno successivo.
Ai fini della determinazione dell’E.V.R., qualora dovesse risultare uno dei suddetti parametri pari o positivo, l’E.V.R. riconosciuto sarà fissato nella misura del 30% di quanto definito a livello nazionale; nell’ipotesi in cui dovessero risultare due dei suddetti parametri pari o positivi, l’E.V.R. riconosciuto sarà fissato a livello locale nella misura del 60% di quanto definito a livello nazionale; nel caso di tre indicatori pari o positivi l’E.V.R. sarà riconosciuto nella misura dell’85% di quanto definito a livello nazionale; nel caso della totalità degli indicatori positivi l’E.V.R. sarà riconosciuto nell’interezza di quanto stabilito a livello nazionale.
Nelle imprese che hanno in corso procedure di C.i.g.s. di cui all’art. 21 del D.Lgs. 148/2015 l’E.V.R., qualsiasi sia la valutazione degli indici, verrà riconosciuto con il limite massimo del 25% di quanto stabilito a livello territoriale e potranno, inoltre, essere stabiliti periodi diversi per l’erogazione dell’E.V.R. (sempre che ne ricorrano le condizioni riportate ai commi precedenti).
Conformemente a quanto stabilito dal CCNL art. 12 ad oggi i valori di riferimento per la corresponsione dell’E.V.R., come sopra definito risultano i seguenti:
7° € 67,68
6° € 60,91
5° € 50,76
4° € 47,37
3° € 43,99
2° € 39,59
1° € 33,84
4° € 0,27381
3° € 0,25428
2° € 0,22884
1° € 0,19560
- lavori stradali di bitumazione per i soli operai addetti alla manipolazione dell’impasto, e alla conduzione delle macchine per la stesa e la compattazione del conglomerato bituminoso: 10%;
- lavori eseguiti oltre i m.1200: 10%
- lavori eseguiti in sospensione su pareti rocciose, senza supporti fissi, da lavoratori imbragati, definiti rocciatori: 16%
- Fino a 15 Km: € 15,00
- Da 15 a 30 Km: € 30,00
- Oltre Km 30: € 55,00
Le Parti convengono che l'indennità di trasferta, venga calcolata prendendo a riferimento la distanza tra il confine comunale ove ha sede l'azienda e il cantiere di lavoro. Gli importi giornalieri sono:
L'E.V.R., per la sua specificità, non rientra tra gli elementi della retribuzione di cui agli artt. 24 e 45 del CCNL e, pertanto, non costituisce base di calcolo per nessun altro istituto contrattuale e retributivo, ivi compreso il trattamento di fine rapporto.
Ai fini della determinazione dell'E.V.R., qualora dovesse risultare uno dei suddetti parametri pari o positivo, l'E.V.R. riconosciuto sarà fissato nella misura del 30% di quanto definito a livello nazionale; nell'ipotesi in cui dovessero risultare due dei suddetti parametri pari o positivi, l'E.V.R. riconosciuto sarà fissato a livello locale nella misura del 60% di quanto definito a livello nazionale; nel caso di tre indicatori pari o positivi l’E.V.R. sarà riconosciuto nella misura dell'85% di quanto definito a livello nazionale; nel caso della totalità degli indicatori positivi l'E.V.R. sarà riconosciuto nell'interezza di quanto stabilito a livello nazionale.
Nelle imprese che hanno in corso procedure di C.i.g.s. di cui all’art. 21 del D.Lgs. 148/2015 l'E.V.R., qualsiasi sia la valutazione degli indici, verrà riconosciuto con il limite massimo del 25% di quanto stabilito a livello territoriale e potranno, inoltre, essere stabiliti periodi diversi per l'erogazione dell'E.V.R. (sempre che ne ricorrano le condizioni riportate ai commi precedenti).
Cassa Edile Arezzo: sostenibilità economica della norma premiale
Da settembre 2017 sarà oggetto di verifica l’impegno economico sostenuto dalla Cassa Edile di Arezzo per attuare la norma premiale.
Come da accordo siglato lo scorso anno, tra l’ANCE Arezzo – Sezione Costruttori Edili di Confindustria Toscana Sud delegazione di Arezzo, e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL Toscana, la FILLEA-CGIL, che costituiscono la Federazione dei Lavoratori delle Costruzioni (F.L.C.) della Provincia di Arezzo, le imprese edili nella provincia di Arezzo, in regola con la contribuzione, che hanno denunciato una media annua nell’anno superiore alle 150 ore (comprensive di ore lavorate, ore infortuni e ferie, permessi e festività) e sono iscritte alla cassa dall’anno precedente al periodo rimborsato, avranno diritto a chiedere al termine dell’anno edile, un rimborso pari allo 0,40 della contribuzione Cassa Edile. Il rimborso avrà decorrenza dall’anno Cassa Edile 2015/2016. L’impegno economico di tale articolo sarà sostenuto attraverso il fondo di riserva ed a partire dal settembre 2017 sarà oggetto di verifica in sede di approvazione di bilancio preventivo per accertare la sostenibilità economica.
Come da accordo siglato lo scorso anno, tra l’ANCE Arezzo - Sezione Costruttori Edili di Confindustria Toscana Sud delegazione di Arezzo, e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL Toscana, la FILLEA-CGIL, che costituiscono la Federazione dei Lavoratori delle Costruzioni (F.L.C.) della Provincia di Arezzo, le imprese edili nella provincia di Arezzo, in regola con la contribuzione, che hanno denunciato una media annua nell’anno superiore alle 150 ore (comprensive di ore lavorate, ore infortuni e ferie, permessi e festività) e sono iscritte alla cassa dall’anno precedente al periodo rimborsato, avranno diritto a chiedere al termine dell'anno edile, un rimborso pari allo 0,40 della contribuzione Cassa Edile. Il rimborso avrà decorrenza dall’anno Cassa Edile 2015/2016. L’impegno economico di tale articolo sarà sostenuto attraverso il fondo di riserva ed a partire dal settembre 2017 sarà oggetto di verifica in sede di approvazione di bilancio preventivo per accertare la sostenibilità economica.
Rottamazione cartelle: prossima la scadenza della II rata
Vicino il termine del pagamento della seconda rata delle cartelle rottamate. La scadenza originaria era il 30 settembre 2017, slittata poi al 2 ottobre, perchè cade di sabato.
Le somme da versare sono indicate nei bollettini precompilati già inviati e il relativo pagamento della seconda rata può essere effettuato:
– presso la propria banca, in contanti per importi sotto i 3 mila euro e anche con addebito sul proprio conto corrente;
– presso sportelli bancomat abilitati;
– con il proprio Internet banking;
– presso gli uffici postali, per importi sotto i 3 mila euro (se il contribuente è cliente Banco posta può richiedere l’addebito sul proprio conto);
– con la domiciliazione bancaria;
– nei tabaccai convenzionati con Banca 5 Spa, punti vendita Sisal e Lottomatica;
– presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione con carta di credito o prepagata, bancomat e con titoli di credito, quali assegni circolari, assegni postali vidimati, vaglia cambiari emessi dalla Banca d’Italia e assegni di conto corrente bancario e postale, nel limite di 20 mila euro, intestati all’ordine dell’Agenzia delle entrate-Riscossione (si può pagare anche in contanti per importi sotto i 3 mila euro);
– attraverso la compensazione;
– sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con l’app Equiclick.
Il mancato pagamento della suddetta rata o il tardivo pagamento fa perdere i benefici della rottamazione delle cartelle con la conseguente ripresa della procedura di riscossione da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
- presso la propria banca, in contanti per importi sotto i 3 mila euro e anche con addebito sul proprio conto corrente;
- presso gli uffici postali, per importi sotto i 3 mila euro (se il contribuente è cliente Banco posta può richiedere l’addebito sul proprio conto);
- nei tabaccai convenzionati con Banca 5 Spa, punti vendita Sisal e Lottomatica;
- presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione con carta di credito o prepagata, bancomat e con titoli di credito, quali assegni circolari, assegni postali vidimati, vaglia cambiari emessi dalla Banca d’Italia e assegni di conto corrente bancario e postale, nel limite di 20 mila euro, intestati all’ordine dell’Agenzia delle entrate-Riscossione (si può pagare anche in contanti per importi sotto i 3 mila euro);
- attraverso la compensazione;
- sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con l’app Equiclick.
La Corte di Cassazione ha recentemente affermato che in caso di risarcimento danni ad un cliente dello studio professionale, conseguente ad una responsabilità professionale nell’esecuzione dell’incarico, per il quale il professionista risulti coperto dalla polizza assicurativa, con estensione anche sull’operato di dipendenti e collaboratori, deve ritenersi illegittimo il rifiuto di manleva della compagnia assicurativa fondato sulla mancata indicazione dell’effettivo materiale responsabile dell’attività dannosa (Ordinanza 26 settembre 2017, n. 22339)
Il commercialista è stato condannato al risarcimento danni in favore del cliente per non aver eseguito correttamente gli obblighi di domiciliazione assunti, smarrendo o mancando di ricevere, e di inoltrare alla società alcune raccomandate contenenti una cessione di credito. Ciò ha indotto la società cliente, ignara dell’intervenuta cessione, ad effettuare il pagamento del debito ceduto nei confronti del proprio originario creditore, e successivamente a dover rinnovare tale pagamento in favore della banca cessionaria.
In considerazione dell’accertata responsabilità professionale, il commercialista ha richiesto manleva alla compagnia assicurativa, con attivazione della copertura della polizza professionale.
L’assicuratore ha negato l’operatività della polizza, sostenendo che la mancata indicazione da parte del professionista dell’effettivo materiale responsabile dell’attività dannosa (persona responsabile della mancata presa in consegna delle raccomandate dirette al cliente dello studio) impediva di fatto alla compagnia di assicurazioni di potersi rivalere verso il responsabile.
Riformando la decisione del Tribunale che aveva accolto la tesi della compagnia assicurativa, Corte di Cassazione ha chiarito che l’assicurazione per la responsabilità professionale è una forma di assicurazione per la responsabilità civile volta a tutelare il professionista-assicurato dal rischio connesso ai danni provocati a terzi nell’esercizio della sua attività professionale, trasferendo sull’assicuratore, previo il pagamento del premio assicurativo, il rischio connesso e l’obbligo di indennizzare i terzi danneggiati.
Ciò che rileva, ai fini dell’operatività della polizza assicurativa, è se il comportamento posto in essere rientri nell’ambito dell’attività individuata dalla polizza come risarcibile, o se si collochi al di là. Essa presuppone che il danno sia stato causato dal professionista, direttamente attraverso l’attività professionale carente, o indirettamente per carenze organizzative o di diligenza del proprio studio del quale egli indirettamente risponde.
Di conseguenza, precisano i giudici della Suprema Corte, qualora non sia contestato che il comportamento per il quale il professionista è stato ritenuto responsabile verso il cliente rientri nel rischio assicurato, egli non è di per sé tenuto, ai fini dell’operatività della polizza, ad indicare all’assicuratore l’effettivo, materiale responsabile dell’attività dannosa, sia essa attiva o omissiva, che potrebbe non essere neppure in grado di individuare con certezza.
Il professionista non può, altresì, ritenersi obbligato dalla previsione contrattuale che estenda la copertura assicurativa, oltre ai danni dei quali sia responsabile il titolare dello studio, ai danni provocati a terzi da altri soggetti individuati operanti abitualmente all’interno dello studio (i dipendenti dello studio, per comportamenti dolosi, i collaboratori indicati nominativamente) perché è una previsione volta ad ampliare il novero dei soggetti per la cui attività può essere chiamata a rispondere l’assicurazione, e non a circoscriverlo alle sole ipotesi di specifica individuazione dei responsabili del singolo atto foriero di conseguenze pregiudizievoli per i terzi.
A tal proposito, piuttosto, sottolinea la Corte Suprema, è onere della compagnia assicurativa dedurre e provare che il comportamento sia stato posto in essere da soggetto non garantito e per il quale il professionista non sia chiamato a rispondere, ovvero né dal commercialista né da altra persona al cui operato, in base alle previsioni della polizza, si estenda la garanzia professionale.
Il commercialista è stato condannato al risarcimento danni in favore del cliente per non aver eseguito correttamente gli obblighi di domiciliazione assunti, smarrendo o mancando di ricevere, e di inoltrare alla società alcune raccomandate contenenti una cessione di credito. Ciò ha indotto la società cliente, ignara dell'intervenuta cessione, ad effettuare il pagamento del debito ceduto nei confronti del proprio originario creditore, e successivamente a dover rinnovare tale pagamento in favore della banca cessionaria.
Riformando la decisione del Tribunale che aveva accolto la tesi della compagnia assicurativa, Corte di Cassazione ha chiarito che l'assicurazione per la responsabilità professionale è una forma di assicurazione per la responsabilità civile volta a tutelare il professionista-assicurato dal rischio connesso ai danni provocati a terzi nell'esercizio della sua attività professionale, trasferendo sull'assicuratore, previo il pagamento del premio assicurativo, il rischio connesso e l'obbligo di indennizzare i terzi danneggiati.
Ciò che rileva, ai fini dell'operatività della polizza assicurativa, è se il comportamento posto in essere rientri nell'ambito dell'attività individuata dalla polizza come risarcibile, o se si collochi al di là. Essa presuppone che il danno sia stato causato dal professionista, direttamente attraverso l'attività professionale carente, o indirettamente per carenze organizzative o di diligenza del proprio studio del quale egli indirettamente risponde.
Di conseguenza, precisano i giudici della Suprema Corte, qualora non sia contestato che il comportamento per il quale il professionista è stato ritenuto responsabile verso il cliente rientri nel rischio assicurato, egli non è di per sé tenuto, ai fini dell'operatività della polizza, ad indicare all'assicuratore l'effettivo, materiale responsabile dell'attività dannosa, sia essa attiva o omissiva, che potrebbe non essere neppure in grado di individuare con certezza.
Il professionista non può, altresì, ritenersi obbligato dalla previsione contrattuale che estenda la copertura assicurativa, oltre ai danni dei quali sia responsabile il titolare dello studio, ai danni provocati a terzi da altri soggetti individuati operanti abitualmente all'interno dello studio (i dipendenti dello studio, per comportamenti dolosi, i collaboratori indicati nominativamente) perché è una previsione volta ad ampliare il novero dei soggetti per la cui attività può essere chiamata a rispondere l'assicurazione, e non a circoscriverlo alle sole ipotesi di specifica individuazione dei responsabili del singolo atto foriero di conseguenze pregiudizievoli per i terzi.
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 27 settembre 2017 Categorie NEWS|FISCO
Variate le retribuzioni del CCNL Commercio (Cifa – Confsal)
Con la busta paga del mese di settembre decorrono i nuovi minimi per il settore Commercio, Terziario, Distribuzione, Servizi del CCNL intersettoriale firmato daCIFA, e CONFSAL.
Quadro 2.406,49
1 2.209,17
2 1.984,20
3 1.774,77
4 1.610,33
5 1.505,40
6 1.406,99
7 1.277,51
In via sperimentale per il periodo di vigenza del CCNL, è possibile applicare, anche temporaneamente, il regime retributivo differenziato:
Q 2.069,18
1 1.767,33
2 1.587,35
3 1.419,81
4 1.288,26
5 1.204,31
6 1.125,59
7 1.022,00
3 – Primo Anno 1.331,07
3 – Secondo Anno 1.508,55
4 – Primo Anno 1.207,74
4 – Secondo Anno 1.368,77
5 – Primo Anno 1.129,04
5 – Secondo Anno 1.279,58
6 – Primo Anno 1.055,24
6 – Secondo Anno 1.195,93
3 - Primo Anno 1.331,07
3 - Secondo Anno 1.508,55
4 - Primo Anno 1.207,74
4 - Secondo Anno 1.368,77
5 - Primo Anno 1.129,04
5 - Secondo Anno 1.279,58
6 - Primo Anno 1.055,24
6 - Secondo Anno 1.195,93
Autore Teleconsul Editore S.p.A.Pubblicato il 27 settembre 2017 Categorie NEWS|LAVORO

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 12