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Timestamp: 2019-12-13 21:45:50+00:00

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Ministero dell'Interno: Linee guida per l'infortunistica stradale
Il Ministero degli Interni, con la Circ. n. 300/A/8857/16/124/68 del 23 dicembre 2016, ha dettato le linee guida per l’infortunistica stradale, cui i servizi di polizia devono attenersi in sede di rilevazione, ricostruzione e trattazione degli incidenti stradali. Si tratta di provvedimento che assume indubbio rilievo, anche in ragione dell’adeguamento delle tecniche allo sviluppo della tecnologica e alle norme emanate in materia, fra cui la legge 23 marzo 2016, n. 41, che ha introdotto i reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali.
Circ. n. 300/A/8857/16/124/68 del 23 dicembre 2016
Linee guida per l’infortunistica stradale
Criterio di scelta del genitore collocatario in materia di affidamento: interesse del minore e parità genitoriale
Il giudizio deciso con la pronuncia in commento trae origine dalla richiesta di modifica del decreto di collocamento del minore, al fine di favorire un suo riavvicinamento alla madre.
Nella sentenza in commento, il Tribunale ambrosiano enuncia che l’unico criterio guida per effettuare la scelta del genitore collocatario, ove c’è conflitto tra i coniugi, è il supremo interesse del minore, sancito anche dalla costante prassi della CEDU in materia.
Osservano i Giudici che né gli artt. 337-ter e ss. del codice civile, né la Carta Costituzionale assegnano rilevanza o utilità giuridica a quello che taluni invocano come “principio della maternal preference”
La Cassazione torna sulla configurazione giuridica del mobbing
Nella sentenza in esame, la Suprema Corte ribadisce il proprio orientamento in ordine alla configurazione giuridica del mobbing.
Il mobbing, quale situazione potenzialmente dannosa e non normativamente tipizzata e concetto mutuato da una branca dell’etologia, costituisce un complesso fenomeno consistente in una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui è inserito o dal suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all’obiettivo primario di escludere la vittima dal gruppo (in tal senso, Cass. Civ. Sez. Lav., 5 novembre 2012, n. 18927; Corte Cost. 19 dicembre 2003, n. 359).
Nella ricostruzione della giurisprudenza di legittimità gli elementi che concorrono ad individuare la fattispecie in questione sono: i) una serie di comportamenti di carattere persecutorio – illeciti o anche leciti se considerati singolarmente – che, con intento vessatorio, siano stati posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi; ii) l’evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; iii) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità; iv) il suindicato elemento soggettivo, cioè l’intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi (così Cass. Civ. 21 maggio 2011 n. 12048; Cass. Civ. 26 marzo 2010 n. 7382; Cass. Civ. 17648/2014).
Riguardo all’elemento soggettivo costituito dall’intento persecutorio unificante i comportamenti lesivi, i giudici di legittimità ritengono che esso non necessiti di una dimostrazione ab intrinseco, ma possa desumersi ab extrinseco dall’uso abnorme del potere direttivo e di conformazione
La costituzione di nuova famiglia di fatto fa cessare l'obbligo di corrispondere l'assegno divorzile

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 Cass. 
 Cass. 
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