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Timestamp: 2017-11-22 03:08:35+00:00

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Description: Highlights Trifirò & Partners Avvocati 2010
Highlights Trifirò & Partners Avvocati 2010
Comitato Editoriale Highlights 2010: Stefano Beretta e Francesco Autelitano, Andrea Beretta, Teresa Cofano, Luca D’Arco, Mario Gatti, Alessandra Landi, Bonaventura Minutolo, Luca Peron, Claudio Ponari, Tommaso Targa Realizzazione Highlights T&P 2010 a cura di Emanuela Zocchi
Editoriale 4 Diritto del Lavoro 5
Giurisprudenza 8 Rapporto di Agenzia 14 Diritto Civile, Commerciale 16 Diritto Societario 19 Diritto Assicurativo 21 Pubblicazioni 24 Rassegna Stampa 27 Newsletter 33 Sito T&P e Social Media 34 Eventi 35 Professionisti 37 Contatti 41
Gli Highlights 2010 chiudono l’anno e vi giungono agli inizi del nuovo anno come augurio da parte del nostro Studio. Propongono una sintesi degli interventi legislativi e della giurisprudenza più signiﬁcativi con riferimento alle aree di competenza da noi trattate. Si aprono con il Diritto del Lavoro che contraddistingue, da sempre, il nostro Studio. Tra le novità legislative il posto d’onore spetta al Collegato Lavoro, recentemente approvato, dopo un iter legislativo assai tormentato. Il nostro Studio organizza per i propri Clienti, nel mese di gennaio e febbraio, una serie di incontri che hanno visto un’ampia adesione. Avremo, quindi, modo di approfondire insieme i temi trattati dalla nuova legge, che incide sul diritto sostanziale e processuale relativo al rapporto di lavoro. Altri interventi legislativi si sono succeduti nel corso del 2010: da quelli a sostegno del reddito, agli interventi in tema di pari opportunità e pari trattamento, a quelli in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Ne trattiamo nella prima parte di questi Highlights. Segue la “Giurisprudenza”, che spazia dal Diritto Sindacale alle varie tematiche del rapporto di lavoro, con un’ampia disamina delle decisioni di legittimità (senza, peraltro, trascurare le sentenze dei Giudici di merito): un “vademecum” sui più importanti aspetti in materia di lavoro che può costituire un’utile consultazione. Sempre nella sezione di Diritto del Lavoro abbiamo inserito una disamina dei più importanti temi afferenti il rapporto di agenzia, che continua ad avere un particolare rilievo nell’attività del nostro Studio e che costituisce un settore sempre…in fermento. Il secondo “polo” di riferimento dell’attività svolta dal nostro Studio è quello costituito dal Diritto Civile, Commerciale, Societario e Assicurativo. Seguendo lo stesso schema, abbiamo considerato le novità legislative e la giurisprudenza, che ci sono parse più signiﬁcative. In ambito societario abbiamo ricordato le novità concernenti le convocazioni assembleari, i diritti dei soci di minoranza, il voto in via elettronica, la rappresentanza e le deleghe di voto. Trattiamo, poi, delle misure in materia di stabilizzazione ﬁnanziaria. La “Giurisprudenza” comprende un’ampia casistica di pronunce, divise fra legittimità e merito, su temi quali la responsabilità degli amministratori, le fusioni, le procedure concorsuali. Il Diritto Assicurativo contiene anch’esso un’analisi delle novità legislative, con particolare attenzione ai regolamenti attuativi del codice delle assicurazioni private. La giurisprudenza (comprese le “nostre sentenze”) completa questa sezione. L’ampia Rassegna stampa, le Pubblicazioni e gli Eventi chiudono gli Highlights 2010 che Vi offriamo in dono e che Vi suggeriamo di stampare, augurandoci che possano costituire uno strumento di utile consultazione. Buon 2011!
Stefano Beretta e il Comitato Editoriale Highlights 2010: Francesco Autelitano, Andrea Beretta, Teresa Cofano, Luca D’Arco, Mario Gatti, Alessandra Landi, Bonaventura Minutolo, Luca Peron, Claudio Ponari, Tommaso Targa
Le Novità Legislative del 2010
L’anno 2010 ha ﬁnalmente visto l’approvazione del Collegato Lavoro dopo un lungo e travagliato iter (di cui abbiamo puntualmente dato notizia nelle nostre newsletters) nel quale, come noto, era anche intervenuto il Presidente della Repubblica (che aveva rimandato alle Camere il testo sottopostogli per la ﬁrma). Sono anche proseguiti gli interventi legislativi a sostegno del reddito. Ricordiamo, infatti, che la Finanziaria 2010 aveva ulteriormente prorogato alcune misure relative alla Cigs e alla mobilità già in vigore lo scorso anno:
✦riﬁnanziamento ✦mantenimento
delle proroghe a 24 mesi della CIGS per cessazione dell’attività
del trattamento in favore dei lavoratori che siano stati licenziati o il cui rapporto di lavoro sia venuto a cessare. Tale trattamento è pari all’indennità di mobilità dei trattamenti di CIGS e mobilità anche alle imprese commerciali, alle agenzie di viaggi e turismo con più di 50 dipendenti e alle imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti nelle liste di mobilità ﬁno al 31.12.10 dei lavoratori licenziati per giustiﬁcato motivo oggettivo anche da aziende con meno di 15 dipendenti dei contratti di solidarietà difensivi (L.236/93) anche per le imprese con meno di 15 dipendenti
✦estensione
✦iscrizione
✦utilizzo
✦concessione
di trattamenti integrativi, sulla base di speciﬁci accordi e per non più di 12 mesi, pur se riferiti a speciﬁci settori o ambiti regionali stata prorogata per tutto il 2010 la disposizione grazie alla quale il salario di produttività per redditi ﬁno a 35.000,00 annui e per un massimo corrisposto di 6.000,00 euro sarebbe stato tassato al 10% (restano esclusi da tale ipotesi i c.d. superminimi individuali mentre vengono ora ricompresi i compensi per ROL, ferie e permessi non fruiti)
Con riferimento a tale ultima disposizione ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate in risposta ad un quesito posto da Conﬁndustria, con la risoluzione n. 83/E del 17 agosto 2010, ha chiarito che rientrano nel regime di tassazione agevolata anche le somme erogate a titolo di lavoro notturno (riferendosi sia al compenso ordinario che alla maggiorazione) a quei lavoratori anche non turnisti che prestino il loro lavoro normale nel periodo notturno e a coloro che, occasionalmente si trovino a rendere prestazioni che rientrano nella nozione di lavoro notturno così come deﬁnito dalla contrattazione collettiva. Come però già precisato dalla stessa Agenzia delle Entrate nelle proprie precedenti circolari n. 49/2008 e 59/2008 le prestazioni di lavoro notturno devono essere comunque riconducibili o collegate ad incrementi di produttività, innovazione ed efﬁcienza organizzativa e redditività legati all’andamento economico dell’impresa ai sensi dell’art. 2 comma 1 lettera c. del DL 93/2008.
Altro tema di particolare impatto sociale è stato quello delle pari opportunità e parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Con il D.lgs. n. 5 del 25 gennaio 2010 è stata data attuazione alla Direttiva 2006/54/CE ed integrato il previgente codice sulle pari opportunità. È stata quindi introdotta una formulazione più ampia del concetto di discriminazione diretta e di discriminazione in generale. La nuova normativa vieta ogni forma di discriminazione per quanto riguarda l'accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la formazione e la promozione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale, nonché per quanto riguarda l'attribuzione delle qualiﬁche, delle mansioni e la progressione nella carriera. È stato, quindi, stabilito che le lavoratrici in possesso dei requisiti per aver diritto alla pensione di vecchiaia (attualmente 60 anni) hanno diritto di proseguire il rapporto di lavoro ﬁno agli stessi limiti di età previsti per gli uomini (oggi 65 anni) da disposizioni legislative, regolamentari e contrattuali (senza necessità di ulteriori oneri di preventiva comunicazione come invece richiesto dalla previgente normativa ritenuta incostituzionale). Particolare importanza è stata data alla tutela giudiziaria a cui può accedere non solo il soggetto discriminato, ma anche le organizzazioni sindacali, le associazioni/ organizzazioni rappresentative del diritto o dell'interesse leso, la consigliera o il consigliere di parità provinciale o regionale territorialmente competente ed inasprite le sanzioni nei confronti del datore che non ottemperi all’ordine giudiziale. Il Legislatore è poi intervenuto nuovamente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro posticipando al 31 dicembre 2010 l’obbligo per i datori di lavoro in tema di valutazione dello stress lavoro-correlato (ossia “causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro”) ai sensi del comma 1-bis), articolo 28 del D.lgs. 81 del 2008. Soltanto con circolare n. 15 del 18 novembre 2010, il Ministero del Lavoro dà conto dell’approvazione - da parte della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro - delle indicazioni necessarie per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, speciﬁcando i criteri di valutazione del rischio di cui sopra.
Le novità legislative più signiﬁcative sono quelle contenute nel Collegato Lavoro (la Legge 4 novembre 2010, n. 183 pubblicata in Gazzetta Ufﬁciale il 9 novembre scorso)
Inoltre con il D.L. 12 novembre 2010, n. 187 è stata introdotta una disposizione che ha esteso l’ambito dei poteri attribuiti all’Autorità amministrativa con riferimento alla determinazione delle sanzioni amministrative accessorie, nelle ipotesi di violazioni derivanti dalla mancata applicazione della normativa prevenzionale in tema di salute e sicurezza sul lavoro, prevedendo che, in presenza di violazioni gravi o reiterate in materia di tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro, è sempre disposta la conﬁsca amministrativa delle cose utilizzate o destinate a commettere la violazione e delle cose che ne sono state il prodotto, anche nell’ipotesi in cui non sia stata emessa l’ordinanza-ingiunzione di pagamento. Le novità legislative più signiﬁcative sono quelle contenute nel Collegato Lavoro (la Legge 4 novembre 2010, n. 183 pubblicata in Gazzetta Ufﬁciale il 9 novembre scorso). Tale normativa ha modiﬁcato la previgente disciplina delle impugnazioni dei licenziamenti individuali e prevede un primo termine di 60 giorni dalla ricezione della comunicazione del recesso per impugnarlo anche stragiudizialmente, nonché un successivo termine di ulteriori 270 giorni per promuovere l’azione giudiziale; dopo tale termine l’impugnativa diviene inefﬁcace ed il licenziamento inoppugnabile. Tali termini di decadenza sono stati estesi anche:
✦ai ✦al ✦al
licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualiﬁcazione del rapporto o alla legittimità del termine apposto al contratto; recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto; trasferimento ex art. 2103 c.c.;
✦all’azione
di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli artt. 1, 2 e 4 D.lgs. 368/2001 (anche con riferimento ai rapporti a termine in corso di esecuzione o già conclusi al momento di entrata in vigore della legge); cessione di contratto di lavoro ex art. 2112 c.c. (per trasferimento, cessione o afﬁtto di azienda o ramo d’azienda); ogni altro caso - tra cui la somministrazione irregolare - in cui il lavoratore chieda la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso da chi ne è formalmente titolare.
✦alla ✦in
In tema di contratti a termine è stata prevista una disciplina risarcitoria forfetaria nel caso di declaratoria giudiziale della nullità del termine, tra una somma minima di 2.5 mensilità ed una massima di 12 mensilità. Il Collegato Lavoro ha poi introdotto l’arbitrato - stabilendo una speciﬁca e non semplice procedura - per la deﬁnizione delle controversie in materia di diritto del lavoro, nonché la possibilità di stabilire una clausola compromissoria con il lavoratore, previa certiﬁcazione della stessa e previo decorso del periodo di prova o, in difetto, di almeno 30 giorni dall’inizio del rapporto e fermo restando dell’esclusione di controversie riguardanti la risoluzione del rapporto. Altre novità del Collegato Lavoro concernono l’apparato sanzionatorio per le violazioni in materia di orario di lavoro. In particolare è stata prevista una graduazione della sanzione in base al numero dei lavoratori interessati e dei periodi di riferimento delle sanzioni medesime. Inﬁne il Collegato Lavoro, nell’ottica di un più efﬁcace contrasto al lavoro sommerso, ha introdotto una “maxi sanzione” per le ipotesi di lavoro subordinato “in nero” cui è stata fornita speciﬁca interpretazione dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 38 del 12 novembre 2010.
A cura di Claudio Ponari e Tommaso Targa
L’anno appena trascorso ha visto la giurisprudenza del lavoro confrontarsi con molteplici tematiche, confermando, in parte, orientamenti già assunti e, in parte, elaborando nuovi indirizzi idonei ad aprire interessanti scenari per l’evoluzione del diritto del lavoro.
In tema di diritto sindacale, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla delicata materia del riconoscimento del carattere “nazionale” dell’associazione sindacale legittimata all’azione ex art. 28 dello St. Lav., considerando scarsamente rilevante il mero dato formale costituito dalla previsione statutaria che affermi il carattere nazionale del sindacato e dando rilievo all’effettiva capacità di contrarre con la parte datoriale accordi o contratti collettivi che trovino applicazione in tutto il territorio nazionale, in riferimento al settore produttivo di appartenenza e che attestino un generale e diffuso collegamento del sindacato con il contesto socio-economico dell’intero Paese (Corte di Cassazione, 4 marzo 2010, n. 5209). A proposito di comportamenti potenzialmente idonei a costituire condotta antisindacale, la Suprema Corte ha chiarito che la “contestualità”, richiesta dall’art. 4, comma 9, L. 223/91, tra la comunicazione del licenziamento ai singoli lavoratori e quella dell’elenco dei lavoratori agli ufﬁci pubblici e alle OO.SS., deve essere intesa come necessaria contemporaneità di esecuzione di tali adempimenti, perseguendo il legislatore lo scopo di rendere controllabile da parte delle organizzazioni sindacali la correttezza del datore nell’applicazione dei criteri, legali o convenzionali, di scelta del personale da licenziare; pertanto, il ritardo nella comunicazione ﬁnale dell’elenco, che non sia dovuto a forza maggiore, costituisce comportamento antisindacale (Corte di Cassazione, 26 marzo 2010, n. 7396). Relativamente all’esercizio del diritto di sciopero, la Corte di Cassazione ha giudicato legittimo l’operato del datore di lavoro che abbia afﬁdato ad altri dipendenti i compiti già svolti da quanti avevano aderito all’agitazione, quando il diritto di continuare l’attività produttiva sia esercitato per limitare gli effetti negativi dell’astensione dal lavoro sulla situazione economica dell’azienda (Corte di Cassazione, 16 dicembre 2009, n. 26368). In tema di diritto di assemblea durante l’orario di lavoro, secondo la Corte di Cassazione, il sistema, risultante dall’integrazione delle disposizioni legali e dell’autonomia collettiva, deve interpretarsi nel senso che le organizzazioni ﬁrmatarie dei contratti collettivi nazionali, applicati all’unità produttiva, possono esercitare il diritto di indire assemblee per tre delle dieci ore spettanti alle r.s.a., alle quali pertanto competono le rimanenti sette ore del monte complessivo; in caso di più richieste, implicanti il superamento del monte ore, secondo la Corte ci si deve attenere all’ordine di precedenza (Corte di Cassazione, 30 agosto 2010, n. 18838).
Durante l’anno appena trascorso, la Suprema Corte è tornata ad affrontare la tematica inerente i criteri da seguire al ﬁne della corretta qualiﬁcazione del rapporto di lavoro, precisando come, tanto nel caso in cui la prestazione dedotta in contratto sia estremamente elementare, ripetitiva e predeterminata nelle sue modalità di esecuzione, quanto nel caso in cui, all’opposto, si tratti di prestazioni lavorative dotate di notevole elevatezza e di contenuto intellettuale e creativo, al ﬁne della distinzione tra rapporto di lavoro autonomo e subordinato, il criterio rappresentato dall’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo del datore può non risultare determinante, dovendosi fare perciò ricorso a criteri distintivi sussidiari, quali ad esempio la continuità del rapporto, le modalità di erogazione del compenso, la regolamentazione dell’orario di lavoro, la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale e la sussistenza del potere di autorganizzazione del prestatore (Corte di Cassazione, 19 aprile 2010, n. 9252). In tema di contratto a termine, la Suprema Corte si è nuovamente soffermata sull’onere di speciﬁcazione delle ragioni giustiﬁcatrici dell’apposizione del termine, sottolineando la possibilità che tale speciﬁcazione risulti indirettamente nel contratto di lavoro e da esso per relationem in altri testi accessibili alle parti, in particolare nei casi di complessità e di articolazione del fatto giustiﬁcativo (Corte di Cassazione, 1 febbraio 2010, n. 2279); inoltre, nel caso ricorrano due ragioni legittimanti, è ben possibile, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità, che le parti le indichino entrambe nel contratto, ove non sussista incompatibilità o intrinseca contraddittorietà, non signiﬁcando di per sé tale duplicità l’incertezza della causa giustiﬁcativa dell’apposizione del termine (Corte di Cassazione, 16 marzo 2010, n. 6328). Con riferimento all’ipotesi di assunzione con contratto a tempo determinato di un disabile psichico, in base a convenzione stipulata ai sensi dell’art. 11 L. 68/99, la Corte di Cassazione ha stabilito che non è richiesta l’indicazione nel contratto di lavoro delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che giustiﬁcano l’apposizione del termine, sicché la mancanza di tale indicazione non comporta l’inefﬁcacia del termine e la trasformazione del rapporto di lavoro in tempo indeterminato (Corte di Cassazione, 31 maggio 2010, n. 13285). In relazione poi al lavoratore assunto a termine per sostituire dipendenti assenti, va rilevato come, secondo l’orientamento espresso dalla Corte, non è necessario che questi svolga le stesse mansioni dei sostituiti, perché se lo richiedono esigenze aziendali, fermo restando la coincidenza cronologica tra sostituzione e assenza del lavoratore sostituito, il datore di lavoro può esercitare nei confronti del lavoratore a termine quello stesso ius variandi che avrebbe potuto esercitare verso il dipendente sostituito, senza che per questo la clausola di apposizione del termine debba considerarsi nulla (Corte di Cassazione, 16 febbraio 2010, n. 3598). Passando ad altri casi, il Tribunale di Venezia ha rigettato la richiesta di condanna dell’appaltante, in via solidale, al pagamento a titolo risarcitorio delle retribuzioni non percepite dal lavoratore, motivando nel senso che la responsabilità del committente, ai sensi dell’art. 29 D.lgs., sussiste esclusivamente per il trattamento retributivo e contributivo dovuto al dipendente in relazione al lavoro svolto nell’ambito dell’appalto e non, quindi, per quanto dovuto al lavoratore per altro titolo, ad esempio licenziamento o illegittima apposizione del termine (Tribunale di Venezia, 21 gennaio 2010). Quanto alla dibattuta questione dei limiti di utilizzabilità di strumenti di controllo sul posto di lavoro, si rileva che la giurisprudenza di legittimità si è espressa nel senso che i programmi informatici, che consentono il monitoraggio della posta elettronica e degli accessi internet, rientrano nella sfera di applicazione dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori; pertanto è necessario che l’installazione di tali programmi avvenga previo accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro (Corte di Cassazione, 23 febbraio 2010, n. 4375).
In materia di licenziamento disciplinare, è degna d’attenzione la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha speciﬁcato che, nel caso di illecito continuato, il rispetto del principio dell’immediatezza della contestazione dell’addebito e della tempestività del recesso datoriale vanno valutate con riferimento al momento della cessazione della continuazione, dovendosi ritenere che in tale momento il datore di lavoro abbia la possibilità di valutare i fatti nel loro insieme e stabilire la congrua sanzione da inﬂiggere (Corte di Cassazione, 1 febbraio 2010, n. 2283). Non solo. La Corte ha precisato che, qualora a seguito di contestazione di un addebito disciplinare, il lavoratore fornisca, alla scadenza dei cinque giorni a sua disposizione, una giustiﬁcazione scritta e intenda al contempo essere sentito, lo stesso ha l’onere di comunicare la propria volontà in termini univoci, a tutela dell’afﬁdamento del datore di lavoro (Corte di Cassazione, 22 marzo 2010, n. 6845). Ciò vale anche per il licenziamento disciplinare del dirigente: le discolpe fornite per iscritto non consumano il diritto di difesa se, nell’ambito delle stesse, egli ha chiesto espressamente di essere sentito oralmente. La richiesta non può essere respinta ritenendo l’audizione inutile ad apportare ulteriori elementi a giustiﬁcazione del fatto addebitato (Corte di Cassazione, 11 marzo 2010, n. 5864). Ancora in tema, deve essere segnalata la pronuncia della giurisprudenza di legittimità che ha ricondotto alla sentenza irrevocabile di applicazione della pena a richiesta (cd sentenza di patteggiamento) efﬁcacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare, al pari della sentenza penale irrevocabile di condanna, pur restando in facoltà del lavoratore, incolpato nel giudizio civile per responsabilità disciplinare, la richiesta di un’istruttoria probatoria sui fatti oggetto della sentenza di patteggiamento (Corte di Cassazione, 10 marzo 2010, n. 5806). In materia di licenziamento disciplinare, la Suprema Corte ha considerato legittima l’irrogazione della sanzione espulsiva al lavoratore che violi le norme di sicurezza, mettendo il datore a rischio di dover rispondere di danno ai terzi (Corte di Cassazione, 26 marzo 2010, n. 7345). Più di recente, poi, è stata confermata la legittimità della sanzione espulsiva per scarso rendimento del lavoratore, il cui comportamento costringeva i colleghi a terminare le sue attività (Corte di Cassazione, 3 dicembre 2010, n. 24361). Più altalenante è risultato, invece, l’orientamento della giurisprudenza di legittimità con riferimento ai licenziamenti disciplinari per comportamenti conformi a prassi aziendali consolidate. Nell’arco degli ultimi mesi dell’anno, infatti, la Corte ha dapprima sottolineato che l’esistenza di obblighi imposti dal datore supera la prassi e consente il licenziamento del lavoratore inadempiente (Corte di Cassazione, 26 ottobre 2010, n. 21899), ma ha successivamente optato per un’inversione di rotta, stabilendo che il comportamento del lavoratore, conforme a tale prassi, non è punibile in quanto caratterizzato da buona fede (Corte di Cassazione, 25 novembre 2010, n. 23932). Il licenziamento del dirigente può essere giustiﬁcato da qualsiasi motivo “apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di ﬁducia con il datore”, con esclusione delle sole contestazioni arbitrarie o pretestuose. Se il dirigente rivendica la tutela reale ex art. 18 St. Lav., deve dimostrare che le mansioni effettivamente svolte non corrispondevano a quelle di assunzione o sono state svolte senza alcuna autonomia e potere decisionale (Corte di Cassazione, 2 settembre 2010, n. 18998). In ogni caso, la qualiﬁca dirigenziale non richiede il conferimento di una “formale investitura trasfusa in una speciale procura” (Corte di Cassazione, 10 marzo 2010, n. 5809). Nel corso del 2010, la giurisprudenza ha adottato un indirizzo molto rigoroso in materia di infortuni sul lavoro e di “morti bianche”, sottolineando che la responsabilità dell’appaltatore per gli infortuni sul lavoro non basta ad escludere quella del committente, la quale è esclusa solo qualora l’omissione riguardi precauzioni che richiedono una speciﬁca competenza tecnica e settoriale; tuttavia, in tema di prevenzione, per la Corte di Cassazione vi è corresponsabilità qualora l’evento si ricolleghi causalmente ad una omissione colposa del committente (Corte di Cassazione, 21 ottobre 2010, n. 37600).
A proposito di assenze per malattia, è da segnalare la decisione del Tribunale di Milano, che ha ritenuto legittima la trattenuta della retribuzione da parte del datore di lavoro, relativamente alle giornate di malattia, avendo il lavoratore di fatto impedito qualsiasi controllo del medico ﬁscale per non aver comunicato al datore il suo indirizzo esatto (Tribunale di Milano, 23 giugno 2010). Con riferimento alla tematica del demansionamento, la Corte di Cassazione si è pronunciata a sezioni unite, affermando che “il danno conseguente al demansionamento va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, frustrazione professionale) si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all’esistenza del danno, facendo ricorso a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove” (Corte di Cassazione S.U., 22 febbraio 2010, n. 4063). D’altro canto, il dirigente che rivendichi il preteso risarcimento di danni alla salute e all’immagine, conseguenti al licenziamento ingiustiﬁcato, deve dimostrare, oltre al danno, anche il dolo o la colpa grave del datore di lavoro (Corte di Cassazione, 22 marzo 2010, n. 6847). La Suprema Corte è tornata a pronunciarsi poi sul tema molto discusso del risarcimento del danno esistenziale derivante dal demansionamento e dalla dequaliﬁcazione del lavoratore, stabilendo che esso non è assoggettabile a ritenuta ﬁscale se non concerne il mancato guadagno; ha infatti ricordato il collegio che le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio possono costituire reddito imponibile, solo quando abbiano la funzione di reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi, non rientrando certo in tale categoria l’indennità corrisposta dal datore, a titolo di risarcimento del danno per la reintegrazione delle energie psicoﬁsiche spese dal lavoratore oltre l’orario massimo di lavoro da lui esigibile (Corte di Cassazione, 23 febbraio 2010, n. 4375). In linea con tale orientamento, la Cassazione ha stabilito che, qualora sia corrisposto al dirigente un importo in via di transazione generale e novativa, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto il licenziamento, tale importo si presume corrisposto a ristoro di un lucro cessante (e come tale tassabile), a meno che il contribuente non dimostri che esso “si riferisce (in tutto o in parte) a voci di risarcimento puro, esenti da tassazione” (Corte di Cassazione sez. trib., 25 gennaio 2010, n. 1349). In tema di licenziamenti individuali, merita di essere citata una recente decisione con cui la giurisprudenza di legittimità ha mantenuto e ribadito il proprio orientamento, secondo cui il licenziamento durante il periodo di prova è sottratto alla disciplina dei licenziamenti individuali ed è caratterizzato dal potere di recesso del datore di lavoro, la cui discrezionalità si esplica senza obbligo di fornire una motivazione al lavoratore, anche in caso di contestazione di quest’ultimo, pur potendo il lavoratore dimostrare il positivo superamento della prova ovvero l’imputabilità del recesso ad un motivo illecito (Corte di Cassazione, 17 novembre 2010, n. 23224). Suscita, inoltre, interesse la pronuncia della Corte di Cassazione in materia di licenziamento per giustiﬁcato motivo oggettivo, in base alla quale è legittimo il licenziamento intimato per il prodursi di una crisi aziendale, senza che tale situazione di crisi possa ritenersi esclusa ove il datore di lavoro, per scongiurare il peggio, aumenti lo stipendio ai lavoratori maggiormente specializzati del reparto, per evitare che essi possano spostarsi in imprese concorrenti; nel contempo, è stato evidenziato che la prova dell’inutilizzabilità del lavoratore in altri settori produttivi può desumersi dalla mancanza di una professionalità speciﬁca (Corte di Cassazione, 7 aprile 2010, n. 8237). La Corte si è anche signiﬁcativamente espressa nel senso che, nel caso in cui sia accertata la totale cessazione dell’attività imprenditoriale, la legittimità del licenziamento intimato per giustiﬁcato motivo oggettivo non è esclusa né dal fatto che lo stabilimento sede dell’impresa non sia stato immediatamente alienato o altrimenti dismesso, né dal fatto che uno o pochi altri dipendenti siano stati mantenuti in servizio per il compimento delle pratiche relative alla cessazione dell’attività, in quanto il principio della libertà di iniziativa economica privata di cui all’art. 41 Cost. comporta l’assoluta
incensurabilità dei licenziamenti derivanti da totale cessazione dell’attività produttiva, senza che sussista alcun obbligo per l’imprenditore di giustiﬁcare la decisione di non permanere ulteriormente nel mondo della produzione o dello scambio di beni o di servizi (Corte di Cassazione, 24 settembre 2010, n. 20232). Per quanto riguarda i licenziamenti collettivi e, in particolare, la delicata questione del rispetto dell’iter procedurale della messa in mobilità (in particolare, art. 4, L 223/91), assume rilievo la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata indicazione, nella comunicazione di apertura di una procedura per riduzione di personale, delle ragioni della sua inevitabilità, rende inefﬁcaci i successivi licenziamenti, anche in caso di accordo con il sindacato, non essendo possibile valutare con certezza, anche in presenza del raggiungimento di un accordo sindacale sulla riduzione, se e in che misura esso sarebbe stato diverso in presenza di informazioni corrette fornite dal datore di lavoro alle organizzazioni sindacali (Corte di Cassazione, 5 agosto 2010, n. 18255). Inoltre, in materia di risarcimento del danno per illegittimo licenziamento, la Corte ha confermato la sentenza di appello con cui era stato determinato l’importo del risarcimento in misura inferiore rispetto alle retribuzioni spettanti al lavoratore, in virtù del fatto che, in caso di inadempimento, il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza; in applicazione di tale principio, ha ritenuto il collegio che il lavoratore licenziato senza giusta causa deve collocare sul mercato la propria attività lavorativa per ridurre, ex comma II, art. 1227 c.c., il pregiudizio subito (Corte di Cassazione, 11 marzo 2010, n. 5862). Nell’ambito poi delle modalità di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, merita attenzione, in quanto indicativa della precisa posizione adottata dalla Corte a riguardo, la pronuncia secondo cui non è assoggettabile a contribuzione previdenziale la somma versata ad un ex dipendente nell’ambito di un transazione novativa con la quale sia stata deﬁnita una controversia giudiziaria, restando comunque riservato al giudice di merito il compito di accertare il carattere novativo e conservativo della transazione, sulla base della corretta interpretazione della volontà delle parti (Corte di Cassazione, 23 settembre 2010, n. 20145). Inﬁne, si segnala una recente pronuncia della giurisprudenza di merito, per essere tra le prime a dare applicazione al cd Collegato Lavoro (L.183/10); ferme restando le numerose questioni che la recente entrata in vigore della discussa legge (24 novembre 2010) porterà con sé, e nell’attesa di vedere come la giurisprudenza di legittimità si atteggerà rispetto ai punti più delicati della nuova normativa, deve darsi atto che il Tribunale di Roma ha reputato il risarcimento del danno dovuto al lavoratore, a seguito dell’accertamento dell’illegittimità del termine, misura non alternativa ma aggiuntiva rispetto alla conversione del rapporto di lavoro in tempo indeterminato (Tribunale di Roma, 30 novembre 2010).
In materia di ammortizzatori sociali, la Suprema Corte ha ritenuto illegittimo il ricorso alla CIGS se la comunicazione di avvio della procedura non ha speciﬁcato i criteri di scelta e di rotazione dei lavoratori da sospendere; la pronuncia contrasta con l’orientamento di alcune sentenze di merito, secondo cui queste informazioni possono essere fornite alla parte sindacale anche nel corso dell’esame congiunto, successivo all’avvio della procedura (Corte di Cassazione, 10 maggio 2010, n. 11254). Circa i presupposti per il ricorso alla procedura di mobilità, la Cassazione ha giudicato che essa deve essere avviata in qualsiasi caso in cui il datore di lavoro, dopo aver fatto ricorso alla CIGS, non sia in grado di ricollocare tutto il personale sospeso, anche se il numero degli esuberi è inferiore a 5 unità (Corte di Cassazione, 8 febbraio 2010, n. 2734). Diversamente, il licenziamento collettivo presuppone l’intimazione di almeno 5 licenziamenti per ragioni oggettive, nell’arco di 120 giorni; il conteggio non tiene conto delle dimissioni incentivate e degli incentivi all’esodo (Corte di Cassazione, 29 marzo 2010, n. 7519). Una sentenza del Tribunale di Milano ha interpretato in modo rigido il requisito della contestualità tra l’intimazione dei licenziamenti e la comunicazione di chiusura della procedura di mobilità, da inviare all’agenzia regionale per il lavoro, richiedendo che esse siano contemporanee, ossia trasmesse lo stesso giorno (Tribunale di Milano, 18 marzo 2010). Inﬁne, vanno segnalate due pronunce della Suprema Corte secondo cui, decorso il termine di 60 giorni dal collocamento in mobilità, senza che il lavoratore lo abbia impugnato, quest’ultimo non può avviare un’azione risarcitoria di diritto comune (Corte di Cassazione, 5 febbraio 2010, n. 2676 e 3 marzo 2010, n. 5107). Il principio potrà essere richiamato in tutti i casi di intervenuta decadenza previsti dal Collegato Lavoro 2010 (art. 32).
Autonomia e subordinazione: criteri distintivi
Gli elementi fondamentali che distinguono il rapporto di lavoro subordinato del rappresentante o viaggiatore di commercio (o piazzista) dal rapporto di lavoro autonomo di rappresentanza ad agenzia (e simili) sono costituiti dall'obbligo di visitare quotidianamente le zone stabilite dall'imprenditore, dalla mancanza di un apprezzabile margine di scelta della clientela, dall'itinerario prestabilito dall'imprenditore stesso, dal rischio a carico del datore di lavoro, dalla mancanza di un proprio ufﬁcio o di una propria organizzazione e dall'uso di quella del datore di lavoro, nonché dalla prestazione esclusiva, o almeno prevalente, della propria attività lavorativa alle dipendenze dell'imprenditore, dovendosi, per contro, escludere che l'esistenza d'istruzioni e l'obbligo correlativo di assecondarle costituisca, di per sé, un elemento decisivo per la qualiﬁcazione del rapporto che riguardi un lavoratore la cui attività si svolga in modo autonomo nei confronti della ditta preponente. Nella specie, il Tribunale ha ritenuto che non solo è compatibile con la ﬁgura dell’agente la sottoposizione alle direttive del preponente, ma è anche positivamente previsto dall’art. 1746 c.c. l’obbligo per il primo di adempiere l’incarico afﬁdatogli in conformità alle istruzioni ricevute. Così, ﬁntanto che i controlli effettuati dal preponente sono funzionali ad una maggiore efﬁcienza e produttività dell’attività svolta, senza degradare nell’esercizio di un vero e proprio potere gerarchico, si rimane nell’alveo del contratto di agenzia. Nel caso esaminato, poiché l’agente non aveva allegato alcuna circostanza in ordine al dovere di rispettare un orario di lavoro, di giustiﬁcare le assenze e chiedere ferie e permessi, né altre circostanze idonee a connotare l’azione del preponente come manifestazione di un potere gerarchico di eterodeterminazione della prestazione, tenuto conto altresì della volontà dichiarata dalle parti in contratto e del fatto che tale qualiﬁcazione non era mai stata contestata in costanza del rapporto, il Tribunale ha concluso che il rapporto era stato correttamente inquadrato come contratto di agenzia. (Tribunale di Pinerolo, 21 maggio 2010, conforme a Cassazione 15 aprile 2009, n. 8949)
Il patto che limita la concorrenza da parte dell’agente dopo lo scioglimento del rapporto, pur essendo nella libera disponibilità delle parti, è stipulabile solo nell’ambito della medesima zona e clientela per le quali era stato concluso il contratto di agenzia, mentre deve ritenersi nullo per la parte eccedente. (Cassazione, 16 settembre 2010, n. 19586; in senso conforme Cassazione, 30 dicembre 2009, n. 27839)
In base al disposto della disciplina collettiva (AEC), all’agente spetta una provvigione separata per l’attività di incasso unicamente in presenza dei seguenti requisiti: a) incarico continuativo di riscuotere, b) responsabilità contabile, c) l’attività di recupero somme non deve riguardare gli insoluti. In assenza di tutti i suesposti requisiti, all’agente non spetta l’indennità di incasso e va altresì esclusa la possibilità di invocare la disciplina sull’indebito arricchimento per ottenere l’indennità di incasso al di fuori dei limiti previsti dalla disciplina collettiva. (Tribunale di Lamezia Terme, 18 gennaio 2010)
Il giudice, una volta riscontrato, sulla base delle risultanze istruttorie, che “l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti”, è chiamato a veriﬁcare, tenendo conto di tutte le circostanze di fatto emergenti dal concreto svolgimento del rapporto di agenzia, se l’indennità di cessazione del rapporto, nella misura calcolata sulla base dei criteri previsti dalla contrattazione collettiva, possa considerarsi, o no, “equa”, nel senso di compensativa anche del particolare merito dell’agente emergente dalla suddetta circostanza di fatto, tenendo peraltro conto del limite di cui al terzo comma dell’art. 1751 c.c. applicabile alla quantiﬁcazione secondo equità dell’indennità in esame. (Cassazione, 23 giugno 2010, n. 15203)
A cura di Francesco Autelitano con la collaborazione di Mario Gatti
✦L’esercizio
dei diritti degli azionisti di società quotate
Il Decreto Legislativo n. 27 del 27 gennaio 2010 (pubblicato in Gazzetta Ufﬁciale n. 53 del 5 marzo 2010), ha recepito la direttiva comunitaria n. 2007/36/CE, relativa all’esercizio di alcuni diritti da parte degli azionisti delle società quotate, modiﬁcando gli articoli 2366-2373 c.c. e incidendo anche sulla normativa speciale di cui al Decreto Legislativo n. 58 del 1998 (c.d. “TUF”). Il Decreto è entrato in vigore il 20 marzo 2010; l’obiettivo della nuova normativa consiste nel favorire la partecipazione degli azionisti alle attività assembleari e, in particolare, l’esercizio del diritto di voto da parte degli azionisti di minoranza e degli azionisti esteri/stranieri. Le modiﬁche riguardano le società italiane con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea; le principali innovazioni introdotte riguardano: la convocazione assembleare e l’informativa preassembleare, i diritti dei soci di minoranza relativi all’integrazione dell’ordine del giorno ed alla convocazione su richiesta dei soci, la legittimazione ad intervenire e votare in assemblea, l’aggiornamento del libro soci e l’identiﬁcazione degli azionisti, la rappresentanza e le deleghe di voto, la pubblicazione delle relazioni ﬁnanziarie annuali e la previsione di un dividendo maggiorato.
✦Convocazioni
A seguito dell’applicazione del Decreto, l’avviso di convocazione assembleare acquista un contenuto decisamente più ampio, lo stesso contiene infatti - oltre all’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza e l’elenco delle materie da trattare - una descrizione delle procedure per partecipare e votare in assemblea (con informazioni relative al diritto di porre domande ed integrare l’ordine del giorno, la procedura per le deleghe di voto e per il voto per corrispondenza). Nell’avviso deve essere riportata anche l’indicazione della data ultima rilevante ai ﬁni della legittimazione alla partecipazione ed all’esercizio del diritto di voto (c.d. record date) e le modalità ed i termini per reperire il testo integrale delle proposte di deliberazione, le informazioni sull’ammontare del capitale sociale, con indicazione del numero e delle categorie di azioni. Con riferimento alle modalità della convocazione, il Decreto stabilisce che l’assemblea è “convocata mediante avviso pubblicato sul sito internet della società, nonché con le altre modalità previste dalla CONSOB con regolamento emanato ai sensi dell’art. 113-ter, comma 3 del TUF”. Quindi, per le società quotate viene meno l’obbligo di pubblicazione dell’avviso di convocazione sulla Gazzetta Ufﬁciale, resta fermo l’obbligo di pubblicazione dell’avviso di convocazione su almeno un quotidiano a diffusione nazionale, ai sensi dell’art. 113, comma 3 del TUF. È consentito alle società quotate, mediante speciﬁca previsione statutaria, escludere il ricorso a convocazioni successive alla prima (convocazione unica), viene previsto che “salvo il caso di assemblea in unica convocazione, se il giorno per la seconda convocazione o per quelle successive non è indicato nell’avviso di convocazione, l’assemblea può essere nuovamente convocata entro trenta giorni” (art. 126 TUF).
Per l’esercizio del diritto di richiedere la convocazione dell’assemblea, il Decreto prevede una soglia più bassa in favore dei soci di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio. Tra le novità in tema di informativa preassembleare, il Decreto prevede che il termine per la pubblicazione delle relazioni dell’organo amministrativo sulle materie all’ordine del giorno coincida con il termine di pubblicazione previsto per l’avviso di convocazione (art. 125 ter TUF). L’art. 125 - quater del TUF prevede che entro il termine per la pubblicazione dell’avviso di convocazione, debbano essere fornite agli azionisti mediante pubblicazione sul sito internet, anche ulteriori informazioni attinenti alla documentazione che sarà sottoposta all’assemblea, al voto per corrispondenza. Un rendiconto sintetico delle votazioni deve essere pubblicato sul sito internet entro 5 giorni dall’assemblea. Si prevede che le liste ﬁnalizzate alla nomina dei membri degli organi di amministrazione e controllo siano depositate presso la sede sociale entro 25 giorni prima dell’assemblea e pubblicate entro 21 giorni sul sito internet della società.
✦Diritti
dei soci di minoranza
Il Decreto amplia l’ambito di applicazione dei diritti dei soci di integrare l’ordine del giorno e di richiedere la convocazione dell’assemblea, oltre ad introdurre ex novo il diritto dei soci. È previsto il diritto dei soci che rappresentino almeno 1/40 del capitale sociale di richiedere l’integrazione dell’ordine del giorno, mediante invio di una domanda scritta, da esercitarsi entro 10 giorni (anziché 5 quale previsto nel regime previgente) dalla pubblicazione dell’avviso di convocazione. Le richieste di integrazione dell’ordine del giorno dovranno essere accompagnate da una relazione predisposta dai soci sulle materie di cui si propone la trattazione. Tale relazione sarà pubblicata, insieme alla notizia dell’integrazione e alle eventuali valutazioni degli amministratori, entro 15 giorni prima dell’assemblea. Ai soci di società quotate è attribuito il diritto di porre domande sulle materie all’ordine del giorno anche prima dell’assemblea (art. 127 ter TUF); a tali domande gli amministratori danno risposta al più tardi durante l’assemblea.
✦Voto
Lo statuto sociale prevede l’esercizio del diritto di voto in via elettronica. La disciplina del voto in via elettronica è sostanzialmente analoga a quella del voto per corrispondenza. L’espressione del voto, in entrambi i casi, è equiparata all’intervento in assemblea.
✦Rappresentanza
e deleghe di voto
Il sistema della rappresentanza in assemblea, delle deleghe di voto e della sollecitazione di deleghe risulta profondamente rivisitato dal Decreto. Gli statuti delle società quotate non possono più contenere divieti di conferimento di deleghe di voto. Sono stati inoltre eliminati, per le società quotate, i limiti relativi al numero di soci che uno stesso soggetto può rappresentare, ed il divieto di conferire la rappresentanza ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti della società e delle sue controllate (art. 2372 c.c. e artt. 135-novies e decies TUF). Nel nuovo sistema, quindi, la rappresentanza potrà essere conferita anche a soggetti che fanno parte dell’organizzazione societaria e senza limiti quantitativi. È istituita la nuova ﬁgura del “rappresentante designato dalla società con azioni quotate”; si tratta di un soggetto che, salvo diversa previsione statutaria, le società quotate nominano ed identiﬁcano nell’avviso di convocazione per ciascuna assemblea, afﬁnché i soci possano conferirgli - senza alcuna spesa - delega con istruzioni di voto su tutte o alcune delle proposte all’ordine del giorno.
✦Misure
in materia di stabilizzazione ﬁnanziaria
La Legge n. 122 del 30 luglio 2010 ha convertito il decretolegge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti per la stabilizzazione ﬁnanziaria e la competitività economica. Particolarmente signiﬁcativo l’art. 48 della legge - in materia di procedure concorsuali - che ha introdotto il nuovo art. 182 quater della Legge Fallimentare (sulla prededucibilità dei crediti nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti), secondo cui “i crediti derivanti da ﬁnanziamenti in qualsiasi forma effettuati da banche ed intermediari ﬁnanziari iscritti negli elenchi di cui agli articoli 106 e 107 del decreto legislativo settembre 1993, n. 385, in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell'articolo 182-bis sono prededucibili”. La legge ha disposto inoltre che sono prededucibili anche i crediti dei medesimi soggetti, derivanti da ﬁnanziamenti effettuati in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della domanda di omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, qualora i ﬁnanziamenti siano previsti dall'accordo di ristrutturazione e purché la prededuzione sia espressamente disposta nel provvedimento con cui il tribunale accoglie la domanda di ammissione al concordato preventivo.
A cura di Francesco Autelitano con la collaborazione di Andrea Beretta e Alessandra Landi
Decisioni della Corte di Cassazione:
✦Rinuncia
all’istanza di fallimento
La rinuncia all'istanza di fallimento non richiede alcuna forma di accettazione del debitore, atteso che il ricorso del creditore persegue un interesse autonomo rivolto esclusivamente alla tutela privatistica del proprio diritto di credito, così come risulta confermato anche dalla esclusione della dichiarazione d'ufﬁcio del fallimento, ai sensi dell'art. 6 nella nuova formulazione introdotta dal D.lgs. n. 5 del 2006. (Nella fattispecie, nel provvedimento impugnato era stata affermata la validità di una rinuncia tacita, effettuata mediante la mancata comparizione del creditore all'udienza successiva a quella in cui era stato accettato il pagamento del credito mediante assegni “salvo buon ﬁne”). (Cassazione, 11 agosto 2010, n. 18620)
✦Abusivo
ricorso al credito in concorso con la banca ﬁnanziatrice
Il curatore fallimentare è legittimato ad agire, ai sensi dell'art. 146 della legge fall. in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, quale terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società, senza che possa assumere rilievo il mancato esercizio dell'azione contro l'amministratore infedele, in quanto, ai sensi dell'art. 2055 cod. civ., se un unico evento dannoso è imputabile a più persone, sotto il proﬁlo dell'efﬁcienza causale delle singole condotte, sorge a carico delle stesse un'obbligazione solidale, il cui adempimento può essere richiesto, per l'intero, anche ad un solo responsabile. (Cassazione, 1 giugno 2010, n. 13413)
✦Azione
revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie
In tema di revocatoria fallimentare, il presupposto soggettivo, ai sensi dell'art. 67 della legge fall., è costituito dalla conoscenza effettiva da parte del terzo dello stato d'insolvenza del debitore e non dalla semplice conoscibilità, sebbene la relativa dimostrazione possa fondarsi anche su elementi indiziari purché caratterizzati dagli ordinari requisiti della gravità, precisione e concordanza prescritti dagli artt. 2727 e 2729 cod. civ. Tuttavia, tali condizioni non possono essere riscontrate nella mera esistenza di esecuzioni individuali, in quanto non soggette a forme pubblicitarie, o nelle iscrizioni ipotecarie a carico del debitore, quando non si sia dato conto di circostanze, quali la contiguità territoriale tra creditore e luogo delle procedure e l'esistenza di rapporti professionali tra creditore e debitore, che, in virtù di concreti collegamenti, permettano di ritenere effettivamente conosciuta e non solo conoscibile la “scientia decoctionis”. (Cassazione, 4 marzo 2010, n. 5256)
✦Fusione
La fusione per incorporazione, che si sia veriﬁcata prima dell'entrata in vigore del novellato art. 2504 bis cod. civ., determina l'estinzione della società incorporata, non avendo la nuova disciplina normativa della fusione, introdotta dal D.lgs. n. 6 del 2003, carattere interpretativo ed efﬁcacia retroattiva, ma esclusivamente innovativo. (Cassazione Sez. Un., 14 settembre 2010, n. 19509)
✦Patti
È valido il patto parasociale avente ad oggetto l'espressione del voto nell'assemblea di una società per azioni, chiamata a nominare gli amministratori, ancorché non sia stata preﬁssata la durata del vincolo assunto dalle parti ed operi perciò il principio generale in forza del quale ad ogni partecipante spetta il diritto di recedere unilateralmente dal patto per giusta causa o con congruo preavviso; con la conseguenza che il partecipante il quale presenti all'assemblea una lista di candidati alla carica amministrativa di contenuto incompatibile con il rispetto del patto e poi esprima il proprio voto in contrasto con gli obblighi derivanti dall'adesione al patto medesimo può essere chiamato dalle altre parti a risarcire i danni conseguenti al suo inadempimento. (Cassazione, 22 marzo 2010, n. 6898)
✦Responsabilità
Il componente senza deleghe di consiglio di amministrazione di una società per azioni che abbia omesso di esercitare i poteri di vigilanza che gli sono propri risponde solidalmente con gli altri amministratori dei danni derivanti al patrimonio della società in stato di scioglimento dal compimento di nuove operazioni successive a tale stato. (Cassazione, 12 marzo 2010, n. 6037)
✦Estinzione
In tema di società di capitali, la cancellazione dal registro delle imprese determina l'immediata estinzione della società, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, soltanto nel caso in cui tale adempimento abbia avuto luogo in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del D.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, che, modiﬁcando l'art. 2495, secondo comma, cod. civ., ha attribuito efﬁcacia costitutiva alla cancellazione: a tale disposizione, infatti, non può attribuirsi natura interpretativa della disciplina previgente, in mancanza di un'espressa previsione di legge, con la conseguenza che, non avendo essa efﬁcacia retroattiva e dovendo tutelarsi l'afﬁdamento dei cittadini in ordine agli effetti della cancellazione in rapporto all'epoca in cui essa ha avuto luogo, per le società cancellate in epoca anteriore al 1° gennaio 2004 l'estinzione opera solo a partire dalla predetta data. (Cassazione Sez. Unite, 22 febbraio 2010, n. 4060)
✦Concordato
preventivo - Società in liquidazione
È illegittima la modiﬁca di una proposta concordataria, originariamente presentata sulla base di una delibera del Consiglio di Amministrazione, formulata da uno dei co-liquidatori di una società in liquidazione. (Tribunale di Milano, 15 luglio 2010)
✦Iniziativa
per la dichiarazione - Creditore
Il creditore è legittimato a richiedere il fallimento del proprio debitore solo quando è in grado di fornire la prova certa dell’esistenza del credito vantato, certezza che non può ritenersi sussistente qualora il credito sia contestato ed il creditore sia in possesso di un titolo solo provvisoriamente esecutivo (che è temporaneo per deﬁnizione). (Tribunale di Cagliari, 4 gennaio 2010)
Nel corso del 2010 sono stati emessi tre importanti regolamenti attuativi del Codice delle Assicurazioni private:
Regolamento ISVAP n. 33 del 10 marzo 2010 concernente l’accesso e l’esercizio dell’attività di riassicurazione da parte di imprese con sede legale in Italia e di sedi secondarie in Italia di imprese con sede legale all’estero. Regolamento ISVAP n. 34 del 19 marzo 2010 recante disposizioni in materia di promozione e collocamento a distanza di contratti di assicurazione di cui agli artt. 183 e 191 comma 1 lettere a) e b) del Codice delle Assicurazioni private. Regolamento ISVAP n. 35 del 26 maggio 2010 concernente la disciplina degli obblighi di informazione e della pubblicità dei prodotti assicurativi che persegue la ﬁnalità di rafforzare la trasparenza e la chiarezza dei documenti precontrattuali, disciplinando gli obblighi di informativa a carico delle imprese e le regole di correttezza dell’informazione pubblicitaria.
dall'ambito consentito da non potere né dovere sfuggire ad una vigilanza appena diligente da parte degli amministratori e dei sindaci, trattandosi di un intero ramo di attività e non di singoli e sporadici atti che l'amministratore delegato avrebbe potuto facilmente porre in essere all'insaputa degli altri consiglieri. Deve, pertanto, riconoscersi la responsabilità di amministratori e sindaci di una responsabilità per azioni, ex art. 2392 e 2407 c.c.. (Cassazione, 11 novembre 2010, n. 22911)
✦Assicurazione
- Risoluzione di diritto del contratto - Pagamento del premio
L’art. 1901 comma 3 c.c. opera una parziale deroga, in materia assicurativa, ai principi di cui all’art. 1458 c.c.: se, in generale, nei contratti ad esecuzione continuata o periodica, quali sono i contratti di assicurazione, l’efﬁcacia retroattiva non si estende alle prestazioni già eseguite e, in linea di principio, il contratto non continua a produrre i suoi effetti oltre la data di scioglimento o dell’esecuzione delle prestazioni, nel caso di risoluzione di diritto del contratto di assicurazione ai sensi dell’art. 1901 comma 3 c.c. il periodo di assicurazione in corso relativamente al quale è dovuto il pagamento del premio, nonostante la risoluzione del contratto - è solo il periodo che sarebbe stato coperto dalla garanzia assicurativa, se il premio o la rata di premio non assolti fossero stati pagati - ove, quindi, il contratto abbia durata annuale ed il pagamento del premio sia stato suddiviso in periodi più brevi, il periodo in corso è quello coperto dalla singola rata. (Cassazione, 18 novembre 2010, n. 23264)
di amministratori e
Lo svolgimento di un’attività assicurativa non autorizzata rappresenta una esorbitanza così macroscopica e rilevante dell'attività sociale
obbligatoria R.C.A - Area di parcheggio di ipermercato
L'area di parcheggio destinata agli utenti di un ipermercato, ancorché sia di proprietà privata e inclusa per intero in uno stabile di proprietà privata e
sia delimitata da strutture destinate a regolare l'accesso dei veicoli (sbarra di ingresso), è da ritenere aperta all'uso da parte del pubblico e ordinariamente adibita al trafﬁco veicolare, considerato che chiunque ha la possibilità di accedervi. La circolazione automobilistica all'interno dell'area è pertanto soggetta sia alle norme dell'art. 2054 c.c., sia alle norme della legge sull'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile, di cui alla l. 990/1969, la cui applicabilità presuppone, appunto, l'apertura dell'area al trafﬁco veicolare ad opera di un numero indeterminato di persone. (Cassazione, 23 luglio 2009, ord. n. 17279)
✦Contratto
di assicurazione - Clausola di
In tema di assicurazione, quando le parti del contratto subordinano l'operatività della garanzia assicurativa all'adozione, da parte dell'assicurato, di determinate misure di sicurezza, il giudice non può sindacare la loro concreta idoneità ad evitare l'evento dannoso, e quindi - ove l'evento si sia veriﬁcato indipendentemente da tale inosservanza non può giungere alla conclusione per cui, pur a fronte della loro inosservanza, l'assicuratore debba comunque corrispondere l'indennizzo. Dette clausole, infatti, subordinando il diritto dell'assicurato all'indennizzo all'adozione di speciﬁche misure di difesa del bene protetto, non realizzano una limitazione di responsabilità dell'assicuratore, ma individuano e delimitano l'oggetto stesso del contratto ed il rischio dell'assicuratore. (Cassazione civ. Sez. III, 28 aprile 2010, n. 10194)
✦Prescrizione
- Polizza di copertura spese per ricoveri da malattia - Reticenza dell’assicurato - Rilevanza
In tema di contratto di assicurazione che copra le spese per ricoveri da malattia, l’inesattezza delle dichiarazioni o le reticenze di cui agli artt. 1892 e 1893 cod. civ. possono essere integrate da qualsiasi circostanza sintomatica dello stato di salute dell’assicurato che l’assicuratore abbia considerato potenzialmente rilevante ai ﬁni della valutazione del rischio, domandandone di esserne informato tramite la compilazione di un questionario. (Cassazione, 11 giugno 2010, n. 14069)
✦Esclusione
dei contributi obbligatori destinati al S.S.N. e al F.G.V.S. dalla nozione di premio assicurativo
È priva di efﬁcacia interruttiva della prescrizione la lettera raccomandata con cui l’assicurato dichiari di trattenere a titolo di acconto l’assegno inviato dalla Compagnia a titolo di pagamento dell’indennizzo; ciò in quanto detta espressione non integra un’intimazione scritta di adempimento, ma solo una generica riserva di agire in un momento successivo. (Cass. civ. Sez. III, 12 febbraio 2010, n. 3371)
Il premio dovuto dall’assicurato all’assicuratore (art. 1882 c.c.) è la somma incamerata dal secondo e destinata, insieme ai premi versati dagli altri assicurati, a coprire il rischio proprio della causa negoziale, onde non può comprendere somme che l’assicuratore è obbligato a versare ad altri soggetti, tra le quali i contributi dovuti ad enti pubblici. È pertanto, illegittima la interpretazione dell’Accordo Nazionale Agenti che include nella nozione di premio somme di denaro (contributi obbligatori dovuti al Servizio Sanitario Nazionale e al Fondo di Garanzia Vittime della Strada) che non costituiscono corrispettivo del contratto di assicurazione e, per di più, sono destinate a soggetti diversi dall’assicuratore. (Cassazione Sez. Lav., 7 maggio 2010, n. 11142)
contro i danni - Clausola compromissoria limitativa dei diritti dell’assicurato - Nullità
La clausola compromissoria inserita nelle condizioni generali di un contratto di assicurazione che prevede un meccanismo di corresponsione dell'onorario degli arbitri (correlato al valore della c a u s a , m a n o n i n m i s u r a p ro p o r z i o n a l e ) indipendente dall'esito della controversia, nel senso che ciascuna parte è tenuta al pagamento del compenso dell'arbitro da essa nominato e di metà di quello dovuto al terzo, sia che risulti vittoriosa, sia che risulti soccombente, è da considerarsi nulla, avuto riguardo alla causa e alle ﬁnalità del suddetto contratto, quando risulti di fatto limitativa del diritto d e l l ' a s s i c u r a t o a d e s s e re s o l l e v a t o d a l l e
conseguenze pregiudizievoli del sinistro, esponendolo all'esborso di rilevanti somme per gli onorari degli arbitri, non proporzionate a quelle riconosciutegli a titolo di risarcimento dei danni dedotti, e dissuadendolo, quindi, dal ricorrere all'arbitrato, con conseguente favore per i comportamenti dilatori dell'assicuratore e pregiudizio per il diritto di difesa dell'assicurato. (Cass. civ., 21 gennaio 2010, n. 1007)
Tizio conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano la propria Compagnia di assicurazione con la quale, in veste di amministratore della Società Alfa, aveva stipulato una polizza di “tutela giudiziaria”, chiedendo di essere tenuto delle spese processuali sborsate in un procedimento civile, da lui instaurato nei confronti della stessa Società ALFA nonché della Società BETA, avente ad oggetto la richiesta di adempimento di un accordo, sottoscritto dallo stesso Tizio con le citate Società ALFA e BETA, che gli afﬁdava un particolare incarico societario, riconoscendogli importanti beneﬁts ed emolumenti. Si costituiva in giudizio la Compagnia eccependo l’inoperatività della garanzia assicurativa in relazione al sinistro dedotto in giudizio, in quanto la polizza prevedeva la “cosiddetta tutela giudiziaria” e cioè la garanzia delle spese che l’assicurato avrebbe dovuto affrontare per tutelare i propri interessi in un procedimento di responsabilità civile e penale derivante dalla sua attività di amministratore e direttore generale di società per azioni e società a responsabilità limitata, mentre la controversia in relazione alla quale Tizio pretendeva di invocare la copertura non conﬁgurava alcuna ipotesi di responsabilità civile a carico dell’amministratore. Il Tribunale di Milano riteneva l’operatività della copertura assicurativa. Avverso detta sentenza proponeva appello la Compagnia ribadendo, sulla base di una corretta interpretazione del testo contrattuale, ex artt. 1362 e 1363 c.c., la precisa limitazione dell’oggetto del contratto alle sole vertenze insorgenti dall’esercizio da parte di Tizio dell’attività di amministratore e direttore generale di società. Con sentenza del 27 ottobre 2010 la Corte d’Appello di Milano, in accoglimento delle eccezioni formulate dalla Compagnia di assicurazione, ha ritenuto non riconducibile all’ambito del contratto di assicurazione tra le parti la controversia promossa dall’attore, respingendo, conseguentemente, ogni richiesta di quest’ultimo e condannandolo alla restituzione in favore della Compagnia di quanto da questa versato in esecuzione della sentenza di primo grado.
Le Guide di Corriere Economia Il Collegato Lavoro
Tutte le novità nel rapporto di lavoro subordinato Corriere Economia - Corriere della Sera 6 Dicembre 2010 Pubblicato il 6 dicembre su Corriere Economia, la guida “Il Collegato Lavoro” è uno strumento di facile e immediata consultazione per orientarsi e gestire al meglio i rapporti di lavoro alla luce delle recenti novità introdotte dal “Collegato Lavoro”.
L’identikit della subordinazione Le tipologie contrattuali di lavoro subordinato Le prestazioni occasionali Il lavoro parasubordinato
Le mansioni e lo ius variandi Il trasferimento, la trasferta e il distacco La malattia: i diritti e i doveri
del potere disciplinare
Il codice disciplinare, la contestazione disciplinare, audizione e difesa del lavoratore, irrogazione della sanzione Le tipologie di sanzioni disciplinari L’impugnazione delle sanzioni disciplinari Una guida ai diritti nel mondo del lavoro Regole, arriva la guida con le novità del lavoro Lavoro, nuovi contatti. La Guida alle Regole
Codice del Lavoro Pocket 2011 CELT
A cura di Giacinto Favalli, Andrea Stanchi, Luca D’Arco Edita dalla Casa Editrice La Tribuna e curata da Giacinto Favalli e Luca D’Arco, l’edizione 2011 del Codice del Lavoro Pocket è aggiornata con la L. 4 novembre 2010, n. 183 (Collegato Lavoro). In particolare si segnalano le novità, introdotte dal Collegato Lavoro, relative alla disciplina delle controversie di lavoro; alle norme sull’apprendistato; agli incentivi all’occupazione; alle misure contro il lavoro sommerso; alle norme sull’orario di lavoro.
Aggiornato con la normativa pubblicata sulla Gazzetta Ufﬁciale n. 263 del 10 novembre 2010
✦Sommario
Codice del Lavoro 2011
A cura di Giacinto Favalli, Andrea Stanchi, Luca D’Arco Aggiornato con il Collegato Lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183)
Leggi in materia di: Apprendistato; Assunzione; Avviamento; Borsa nazionale del lavoro; Cassa integrazione guadagni; Contratto di inserimento; Controversie; Discriminazione; Distacco; Lavoro occasionale; Lavoro a progetto; Lavoro a tempo determinato; Lavoro a tempo parziale; Lavoro ripartito; Lavoro temporaneo; Licenziamenti individuali e collettivi; Orario di lavoro; Privacy; Retribuzione; Riposo settimanale; Sciopero e serrata; Sicurezza dei lavoratori; Soci lavoratori; Subforniture; Trasferimento d’azienda; Trattamento di ﬁne rapporto; Tutela del lavoro femminile; Tutela del lavoro dei minori e dei portatori di handicap; Welfare.
Codice di Diritto del Lavoro CELT
A cura di Giacinto Favalli, Luca D’Arco, Studio Triﬁrò & Partners Edita dalla Casa Editrice La Tribuna, la Quinta Edizione del Codice di Diritto del Lavoro è aggiornata con la L. 4 novembre 2010, n. 183 (Collegato Lavoro). Il Codice di Diritto del Lavoro, redatto con il contributo di tutti i collaboratori dello Studio Triﬁrò & Partners, presenta le principali normative che disciplinano il rapporto di lavoro subordinato attraverso un accurato ed esaustivo commento delle stesse nel quale vengono individuati gli aspetti salienti e le correlate problematiche.
Aggiornato con il Collegato Lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183)
✦Sommario ✦Struttura
A cura di Giacinto Favalli, Luca D’Arco, Studio Triﬁrò & Partners Aggiornato con il Collegato Lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183)
✦L’Impresa:
N°2 Febbraio 2010 Mercato del Lavoro: indagine tra i principali studi giuslavoristi italiani. Cura shock o no?
della Sera.it: 05/02/2010 Triﬁrò sceglie quattro soci e apre a Trento e Torino
Newsletter: N°1 Febbraio 2010 Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare... di Stefano Beretta e Giacinto Favalli
On Line - AIDP: N°3 Febbraio 2010 Sciopero e legittime tutele del datore di lavoro di Anna Maria Corna
✦Direzione
del Personale - AIDP: N°1 Marzo 2010 Dal cottimo alla partecipazione agli utili: quale futuro per la retribuzione? di Salvatore Triﬁrò
Sole 24 Ore: 01/03/10 Un sistema che inciampa sull’inversione dell’onere della prova di Salvatore Triﬁrò
✦DIRITTO&GIUSTIZI@
News: 02/03/10 L'acquiescenza del dipendente ad un trasferimento non gli consente di contestarne uno ulteriore per tornare alla sede originaria di Paolo Zucchinali
Newsletter: N°2 Marzo 2010 Il risarcimento danni spezza la catena della responsabilità solidale nell’appalto di Giorgio Molteni
On Line - AIDP: N°8 Aprile 2010 L'utilizzo giudiziale delle dichiarazioni del lavoratore di Giorgio Molteni e Claudio Ponari
Newsletter: N°3 Aprile 2010 Per ora “scollegato” il collegato lavoro di Salvatore Triﬁrò
On Line - AIDP: N°10 Maggio 2010 Se il lavoratore sceglie la via arbitrale, il successivo ricorso davanti al Giudice del Lavoro è improponibile di Giacinto Favalli e Angelo Di Gioia
Newsletter: N°5 Giugno 2010 Non sempre lo “scout”può fare...l’esploratore! di Stefano Beretta
On Line - AIDP: N°11 Giugno 2010 Nuove norme sulla videosorveglianza di Stefano Triﬁrò
Industria: Giugno 2010 Riforma, Regole e Sanzioni sono indispensabili di Salvatore Triﬁrò
- Giustizia: Giugno 2010 Una riforma necessaria Intervista a Salvatore Triﬁrò
Newsletter: N°6 Luglio 2010 Il licenziamento per giustiﬁcato motivo oggettivo di Giacinto Favalli
Economia - Corriere della Sera: 12/07/10 LAVORO Quando la crisi aiuta gli studi Intervista a Stefano Triﬁrò
Newsletter: N°7 Settembre 2010 Mobbing: elemento soggettivo del datore di lavoro e acquiescenza del lavoratore di Anna Maria Corna
Mondo: 03/09/10 Obiettivo Flessibilità Intervista a Vittorio Provera
On Line - AIDP: N°14 Settembre 2010 La detassazione del lavoro notturno di Luca D’Arco
Lombardia - il Giornale: 21/09/10 Riforma, Regole e Sanzioni sono indispensabili di Salvatore Triﬁrò
On Line - AIDP: N°17 Ottobre 2010 Licenziamento per giusta causa di Giorgio Molteni
Avvocati24 - Il Sole 24 Ore: 04/10/10 Il certiﬁcato di malattia ora arriva per posta elettronica certiﬁcata di Diego Meucci GiocoNews.it: 09/10/10 Casinò Campione: mance non sono retribuzione
della Sera: 16/10/10 Licenziare in tronco il manager? Non basta far cadere il consiglio
Newsletter: N°8 Ottobre 2010 Inapplicabilità dei requisiti numerici di Giacinto Favalli
Avvocati24 - Il Sole 24 Ore: 21/10/10 Professioni & Imprese24 - Il Sole 24 Ore: 21/10/10 24 Ore Avvocato - Il Sole 24 Ore: 21/10/10 Le controversie nel controverso collegato lavoro 2010 di Stefano Beretta
Giustizia - il Giornale: Ottobre 2010 Una riforma necessaria Intervista a Salvatore Triﬁrò Avvocati24 - Il Sole 24 Ore: 04/11/10 Collegato Lavoro: impugnazione giudiziale del licenziamento e produzione di nuovi documenti di Antonio Cazzella
On Line - AIDP: N°18 Novembre 2010 Il collegato lavoro è legge: prime osservazioni sul testo deﬁnitivo di Giacinto Favalli Avvocati24 - Il Sole 24 Ore: 23/11/10 Professioni & Imprese24 - Il Sole 24 Ore: 23/11/10 Newsletter 7:24 - Il Sole 24 Ore: 24/11/10 231: la prima condanna per la violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro di Francesco Autelitano
On Line - AIDP: N°19 Novembre 2010 Autonomia e subordinazione di Tommaso Targa
✦Global
Law Experts 2010 Awards: “Triﬁrò & Partners 2010 Italian - Labour and Employment Law Firm of the Year”
Avvocati24 - Il Sole 24 Ore: 23/11/10 Newsletter 7:24 - Il Sole 24 Ore: 24/11/10 Lex24 - Newsletter N°42 - 23/29 Novembre 2010 Avvocato del giorno: Salvatore Triﬁrò, fondatore Triﬁrò & Partners Avvocati Intervista a Salvatore Triﬁrò
23/11/10 Giacinto Favalli Professionista dell’anno Labour T&P su Flickr >> TopLegal Awards 2010 News AGI: 26/11/10 A seguito delle elezioni AGI, Giacinto Favalli è risultato primo eletto nel Consiglio Esecutivo Nazionale 2010-2013
Newsletter: N°9 Novembre 2010 Arbitro o Giudice? di Stefano Beretta Avvocati24 - Il Sole 24 Ore: 02/12/10 CIGS e risarcimento danni di Tommaso Targa
della Sera.it: 04/12/10 Lavoro, nuovi contratti. La Guida alle regole Regole, arriva la guida con le novità del lavoro
Economia - Corriere della Sera: 06/12/10 Una guida ai diritti nel mondo del lavoro
Lombardia - il Giornale: 22/12/10 Nuova disciplina nei rapporti di lavoro di Salvatore Triﬁrò
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 14/01/10 twitter 24job twitter.com/24job Precari: prima il posto ﬁsso, poi la parità di trattamento (altrimenti è discriminazione) di Anna Maria Corna
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 01/02/10 twitter 24job twitter.com/24job Lavoro, subordinazione e autonomia: l'importanza della volontà delle parti di Stefano Beretta e Tommaso Targa
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 18/02/10 twitter 24job twitter.com/24job Precari e contratti a termine per le sostituzioni di lavoratori: anche la Suprema Corte dà ragione ai giudici di merito di Anna Maria Corna
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 24/02/10 twitter 24job twitter.com/24job Parità di trattamento fra uomini e donne: un passo avanti con il recepimento della direttiva comunitaria? di Stefano Beretta
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 09/03/10 twitter 24job twitter.com/24job Le nuove regole sul diritto e sulle controversie di lavoro: tutto più semplice o tutto più complesso? di Stefano Beretta
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 31/03/10 twitter 24job twitter.com/24job Mobbing: chi rompe paga...direttamente, anche se coperto da polizza assicurativa per la responsabilità civile verso i dipendenti di Stefano Beretta
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 18/05/10 twitter 24job twitter.com/24job Arbitrato e lavoro precario: il tormentato iter del collegato lavoro prosegue.. di Stefano Beretta
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 16/06/10 twitter 24job twitter.com/24job L’importanza di essere onesto: il dipendente colto in fallo dalla videocamera non può invocare la privacy, lo dice la Cassazione di Stefano Beretta
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 29/06/10 twitter 24job twitter.com/24job Chi dichiara il falso all'azienda che lo assume (mancanza di carichi pendenti e di condanne) rischia il licenziamento di Anna Maria Corna e Alessandra Landi
JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 18/08/10 twitter 24job twitter.com/24job Che ﬁne ha fatto il collegato lavoro? di Stefano Beretta BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 20/10/10 twitter 24job twitter.com/24job Collegato lavoro 2010. Si attende l’avvio dell’arbitrato di Stefano Beretta BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 21/10/10 twitter 24job twitter.com/24job Collegato e precariato: oltre l'arbitrato, ci sono le novità sui contratti a termine di Anna Maria Corna BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 10/11/10 twitter 24job twitter.com/24job Il Collegato al Lavoro diventa legge: in vigore il 24 novembre. Ma in quanti poi ricorreranno all'arbitrato? di Stefano Beretta BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 24/11/10 twitter 24job twitter.com/24job Da oggi il collegato lavoro è in vigore. Oltre l'arbitrato c'è di più... di Stefano Beretta
Lo Studio pubblica mensilmente e invia ai propri contatti la Newsletter T&P. Attualità, approfondimenti, novità legislative e giurisprudenziali, sentenze scelte ed una panoramica sulle principali notizie inerenti l’attività dello Studio, gli Eventi in calendario e la Rassegna Stampa aggiornata. Realizzata in italiano e inglese, la Newsletter T&P è consultabile su www.triﬁro.it nella sezione Newsletter e sui proﬁli T&P su Scribd e twitter.
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✦ Milano,
NH President, 16 Aprile 2010 Seminario di specializzazione per la direzione del personale Gestione del rapporto di lavoro in tutte le sue fasi Avv. Salvatore Triﬁrò Il lavoro subordinato ed il lavoro autonomo: le diverse tipologie contrattuali Avv. Stefano Beretta
Hotel Hilton, 19/20 Aprile 2010 Convegno: Le nuove regole sulla soluzione delle controversie di lavoro Il nuovo regime dell’impugnazione dei licenziamenti individuali (Art. 32, co. 1 e 2) Avv. Giorgio Molteni Le ulteriori modalità di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva (Nuovo Art. 412-ter) Avv. Giacinto Favalli
Studio Triﬁrò & Partners, 27 Maggio 2010 Evento Formativo T&P: Nuove opportunità per un’effettiva parità Iniziativa formativa accreditata dall’Ordine degli Avvocati di Milano Avv. Marina Olgiati; Avv. Marina Tona
Hotel Hilton, 14 Giugno 2010 Seminario: Videosorveglianza. Il nuovo provvedimento generale del Garante I controlli a distanza e i controlli tecnologici nello Statuto dei Lavoratori e nella recente evoluzione giurisprudenziale Avv. Giorgio Molteni
Hotel Hilton, 30 Giugno 2010 Seminario: Rinunce e Transazioni nei rapporti di lavoro La natura dell’attività di assistenza del conciliatore Avv. Giacinto Favalli
NH President, 18 Novembre 2010 Incontro: Le relazioni industriali ad una svolta? Il caso Pomigliano ed il ruolo della contrattazione collettiva Dal protocollo del luglio 1993 all’Accordo quadro per la riforma degli assetti contrattuali di gennaio 2009: l’evoluzione dei sistemi di relazioni industriali ed i nuovi scenari Avv. Giacinto Favalli
Meeting Plurijus 2010, 16/17 Aprile 2010
L'appuntamento annuale di Plurijus, il network europeo di studi legali di cui Triﬁrò & Partners è socio fondatore, si è tenuto a Roma il 16 e 17 aprile 2010. Il network Plurijus annovera gli studi legali fra i più importanti di Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Gran Bretagna. Alla convention hanno partecipato per il nostro Studio i partners Stefano Beretta, Giacinto Favalli, Stefano Triﬁrò e Luca Peron dello Studio di Milano e Paolo Zucchinali e Alessandro Sampaolesi dello Studio di Roma. La riunione è stata dedicata all’approfondimento della legge “Collegato alla ﬁnanziaria 2010” e momenti di collegamento con le legislazioni straniere in tema di arbitrato. Nella seconda parte della riunione invece, è stata evidenziata l'importanza strategica della collaborazione fra i vari Studi associati, al ﬁne di offrire ai clienti interessati un ventaglio di servizi qualitativamente adeguati alle crescenti necessità indotte dalle aziende multinazionali che richiedono assistenza legale in tutta Europa e nel mondo.
✦ Seminari
AIDP Piemonte - Conﬁndustria Vercelli, Biella, Verbania, Novara 22/25/29 Novembre - 1 Dicembre 2010 Costituzione e Risoluzione del rapporto di lavoro Avv. Stefano Beretta; Avv. Giorgio Molteni; Avv. Vittorio Provera; Avv. Giacinto Favalli www.aidp.it www.conﬁndustria.piemonte.it
TopLegal Awards 2010, 22 Novembre 2010 Giacinto Favalli Professionista dell’anno Labour T&P su Flickr >> TopLegal Awards 2010 Avv. Giacinto Favalli
✦ Roma,
Grand Hotel St. Regis, 29/30 Novembre 2010 Seminario: Le nuove regole sulla soluzione delle controversie di lavoro. Conciliazione, Processo, Arbitrato Il nuovo regime dell’impugnazione dei licenziamenti individuali (art 32, co. 1 e 2) Avv. Giorgio Molteni Le ulteriori modalità di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva (nuovo art. 412-ter) Avv. Giacinto Favalli
Starhotels Ritz, 14 Dicembre 2010 Seminario: Processo del Lavoro. Conciliazione, Arbitrato e Spese processuali Le spese processuali Avv. Giacinto Favalli
Avv. Salvatore Triﬁrò Avvocato dal 1955 Fondatore Triﬁrò & Partners Avv. Paola Siniramed Avvocato dal 1967 In Studio dal 1980 Avv. Stefano Beretta Avvocato dal 1979 In Studio dal 1979 Avv. Giacinto Favalli Avvocato dal 1980 In Studio dal 1980
Avv. Bonaventura Minutolo Avvocato dal 1970 In Studio dal 1985 Avv. Anna Maria Corna Avvocato dal 1985 In Studio dal 1986 Avv. Marina Tona Avvocato dal 1994 In Studio dal 1991
Avv. Vittorio Provera Avvocato dal 1983 In Studio dal 1988 Avv. Giorgio Molteni Avvocato dal 1987 In Studio dal 1987 Avv. Mario Cammarata Avvocato dal 1996 In Studio dal 1994
Avv. Stefano Triﬁrò Avvocato dal 1991 In Studio dal 1988 Avv. Marina Olgiati Avvocato dal 1991 In Studio dal 1991 Avv. Luca Peron Avvocato dal 1997 In Studio dal 1994
Avv. Francesco Autelitano Avvocato dal 2001 In Studio dal 1996
Avv. Antonio Cazzella Avvocato dal 1993 In Studio dal 1996
Avv. Damiana Lesce Avvocato dal 1998 In Studio dal 1999
Avv. Mariapaola Rovetta Arici Avvocato dal 1995 In Studio dal 1996
Avv. Valentina Ruzzenenti Avvocato dal 1997 In Studio dal 1994
Avv. Luca D’Arco Avvocato dal 1999 In Studio dal 1996
Avv. Orazio Marano Avvocato dal 2000 In Studio dal 1997
Avv. Paolo Zucchinali Avvocato dal 1994 In Studio dal 2001
Avv. Angelo Di Gioia Avvocato dal 1998 In Studio dal 2003
Avv. Filippo Salvo Avvocato dal 2003 In Studio dal 2003
Avv. Tommaso Targa Avvocato dal 2002 In Studio dal 2002
Avv. Tiziano Feriani Avvocato dal 2005 In Studio dal 2000
Avv. Paola Balletti Avvocato dal 2000 In Studio dal 2001
Avv. Simonetta Amadei Avvocato dal 2007 In Studio dal 2007 Avv. Teresa Cofano Avvocato dal 2000 In Studio dal 2003 Avv. Barbara Fumai Avvocato dal 1992 Responsabile Sede di Trento Avv. Alessandra Landi Avvocato dal 2006 In Studio dal 2008 Avv. Diego Meucci Avvocato dal 2007 In Studio dal 2003 Avv. Alessandro Sampaolesi Avvocato dal 2009 In Studio dal 2007 Avv. Andrea Beretta Avvocato dal 2006 In Studio dal 2003 Avv. Valeria De Lucia Avvocato dal 2010 In Studio dal 2010 Avv. Mario Gatti Avvocato dal 2006 In Studio dal 2009 Avv. Paola Lonigro Avvocato dal 2006 In Studio dal 2001 Avv. Jacopo Moretti Avvocato dal 2010 In Studio dal 2005 Avv. Luigia Scalfaro Avvocato dal 2000 In Studio dal 2010 Avv. Carlo Uccella Avvocato dal 2010 In Studio dal 2007 Avv. Francesco Chiarelli Avvocato dal 2006 In Studio dal 2002 Avv. Marta Filadoro Avvocato dal 2004 In Studio dal 2005 Avv. Giuseppe Gemelli Avvocato dal 2005 In Studio dal 2002 Avv. Sara Lovecchio Avvocato dal 2006 In Studio dal 2004 Avv. Claudio Ponari Avvocato dal 1999 In Studio dal 2006 Avv. Giampaolo Tagliagambe Avvocato dal 1973 In Studio dal 2003
Dott. Francesco Cristiano In Studio dal 2007 Dott.ssa Anna Minutolo In Studio dal 2007 Dott.ssa Veronica Rigoni In Studio dal 2010
Giuseppe Milazzotto Responsabile Amministrativo Dott.ssa Martina Venuti Responsabile Biblioteca Barbara Burza Tiziana Cinelli Caterina Darii Vera Iannelli Danny Nowbut Marzia Sassi Teresa Tartaglia Igor Butnaru Vera Colavitti Michela Donati Stefano Lardì Elisa Penna Linda Scarantino Luciana Trezzani Elena Vegetti Emanuela Carnevale Stella Curino Alessandra Giacalone Sarah Massarotto Elisabetta Picaro Patrizia Silva Roberta Uboldi Titta De Maio Responsabile Segreteria Generale Rina Agrillo Carmen De Maio Responsabile Servizi Generali Dianora Baretto
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References: articolo 28
 art. 2103
 art. 2112
 art. 28
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 4
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1227
 sentenza 
 art. 182
 art. 2504
 art. 2392
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 412
 art. 412