Source: https://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0103&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2019-07-16 22:57:02+00:00

Document:
Seduta di Mercoledì 23 ottobre 2013
secondo quanto previsto dall'articolo 1129 del codice civile, come sostituito dall'articolo 9 della legge n. 220 del 2012, gli amministratori di condominio sono tenuti a far transitare su un conto corrente, bancario o postale, intestato al condominio stesso, tutte le somme introitate dai condomini (ad esempio contributi versati a copertura delle spese ordinarie e straordinarie) o da terzi (ad esempio rimborsi assicurativi, fitti attivi di locali condominiali), nonché quelle a chiunque erogate per conto del condominio (ad esempio pagamenti in favore dei fornitori, dell'erario, di pubbliche amministrazioni);
sempre ai sensi del citato articolo 1129 del codice civile, ciascun condomino può richiedere all'amministratore di prendere visione della rendicontazione periodica del conto corrente condominiale, e se interessato, a sue spese, di prenderne copia;
l'articolo 13, comma 2-bis, della tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, recante la disciplina dell'imposta di bollo, prevede che gli estratti conto, inviati dalle banche ai clienti, nonché gli estratti di conto corrente postale e rendiconti dei libretti di risparmio anche postali sono assoggettati alla predetta imposta di bollo nella misura annuale di euro 34,20, se il cliente è persona fisica, o di euro 100,00, se il cliente è soggetto diverso da persona fisica;
in tale ambito merita segnalare come le Sezioni unite della corte di cassazione civile, con sentenza n. 9148 dell'8 aprile 2008 e la Sezione III della Corte di cassazione civile, con sentenza n. 16920 del 21 luglio 2009, abbiano affermato che l'amministratore e l'assemblea, nell'ambito del condominio, non possono in alcun modo essere paragonati agli organi di un ente di gestione o, ancora più in generale, di una persona giuridica, precisando inoltre l'inesistenza giuridica del condominio e, conseguentemente, la natura parziaria e non solidale delle obbligazioni condominiali;
l'amministratore è cliente persona fisica, a nulla rilevando che sul conto corrente intestato al condominio affluiscano somme che egli incassa o paga nell'interesse del condomino;
sulla scorta di tali indicazioni giurisprudenziali, nonché stante la peculiare natura del condominio e la sussistenza di un obbligo legale a far transitare esclusivamente su conto corrente le somme movimentate da o in favore dello stesso, sussistono fondati dubbi circa il fatto che gli estratti conto dei conti correnti intestati al condominio debbano scontare l'imposta di bollo nella più elevata misura di 100 euro;
la questione è stata recentemente oggetto dell'interrogazione a risposta immediata in Commissione n. 5-01163, svolta il 16 ottobre 2013 presso la Commissione Finanze, in risposta alla quale il Governo ha affermato che, «in assenza di specifiche previsioni al riguardo, deve ritenersi che, qualora il conto corrente sia intestato al condominio, trattandosi di soggetto diverso da persona, fisica, l'imposta di bollo deve essere corrisposta nella misura annua di euro 100,00»;
il parere interpretativo ministeriale, su cui è stata fondata la risposta del Governo, non ha tenuto conto della circostanza che la disposizione di cui al comma 2-bis dell'articolo 13 della Tariffa, Parte I, allegata al testo della disciplina dell'imposta di bollo – come sostituito dall'articolo 19, comma 1, decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214, in vigore dal 1o gennaio 2012 – si pone in insanabile contrasto con la norma, di portata precettiva generale, di cui all'articolo 22, comma 1, n. 1, del medesimo decreto 642 del 1972, che individua nelle sole persone fisiche i soggetti obbligati in solido per il pagamento dell'imposta e delle eventuali sanzioni. La solidarietà dei singoli individui, ivi considerati quali unici senzienti dell'attività di prelievo e sanzionatoria, assurge infatti a presidio dell'esatto adempimento del tributo, analogamente a quanto accade, fatte le dovute distinzioni, per l'imposta di registro in forza della figura del responsabile d'imposta;
peraltro, nella stessa sede il Governo ha riconosciuto l'esigenza di un'ulteriore riflessione in merito, dichiarando che «la problematica in esame appare meritevole di ulteriori approfondimenti tecnici da parte degli Uffici dell'Amministrazione finanziaria»;
in questo contesto appare dunque necessario un urgente intervento normativo volto a chiarire la questione, nel senso di rendere applicabile la misura dell'imposta di bollo di euro 34,20 su tutti i conti correnti intestati ai condomini, sia per eliminare uno dei molti aspetti controversi della disciplina tributaria, sia, soprattutto, per dare un piccolo, ma comunque utile segnale, circa l'effettiva volontà dell'Esecutivo di accelerare l'attuazione della disciplina del condominio, in particolar modo in materia di trasparenza ed emersione dei flussi finanziari dei medesimi, ed avviare concretamente il processo di riduzione della pressione tributaria sulle famiglie,
ad assumere tutte le necessarie iniziative, anche di carattere normativo, volte a stabilire con chiarezza che per gli estratti conto e gli altri documenti inviati dalle banche e relativi ai conti correnti intestati al condominio l'imposta di bollo di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, si applica nella misura di euro 34,20 annui prevista per le persone fisiche;
a valutare l'opportunità, nelle more del procedimento di riforma della disciplina del condominio, di ridurre o sopprimere l'imposta di bollo per gli estratti conto relativi ai conti correnti intestati al condominio medesimo.
(7-00143) «Pisano, Barbanti, Pesco».
il Regolamento (CE) n. 1881/2006 del 19 dicembre 2006 definisce i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari, ed in particolare del deossinivalenolo (DON), allegato 1 dal punto 2.4 al punto 2.4.7, nei seguenti modi: cereali non trasformati diversi da grano duro, avena e granturco tenori massimi (μg/kg) 1250; grano duro e avena non trasformati tenori massimi (μg/kg) 1750; granturco non trasformato tenori massimi (μg/kg) 1750; cereali destinati al consumo umano diretto, farina di cereali – compresa la farina di granturco, la semola di granturco e il granturco grits –, crusca come prodotto finito commercializzato per il consumo umano diretto e germe, eccetto i prodotti alimentari di cui al punto 2.4.7 tenori massimi (μg/kg) 750; pasta (secca) tenori massimi (μg/kg) 750; pane (compresi piccoli prodotti da forno), prodotti della pasticceria, biscotteria, merende a base di cereali e cereali da colazione tenori massimi (μg/kg) 500; al punto 2.4.7 alimenti a base di cereali e altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini tenori massimi (μg/kg) 200;
il succitato regolamento al punto 28 si stabilisce la dose giornaliera tollerabile (TDI – tolerable daily intake) del deossinivalenolo pari a 1 μg/kg pc (peso corporeo);
una persona adulta del peso di 75 chilogrammi, ha pertanto una TDI (dose giornaliera tollerabile) per la micotossina deossinivalenolo, di 75 μg/die;
il legislatore comunitario nel definire i limiti del deossinivalenolo e nel valutare gli effetti nocivi per la salute dei cittadini europei, fissando una TDI pari a 1 μg/kg pc (peso corporeo), non ha evidentemente considerato la particolare esposizione della popolazione italiana che è solita adottare la dieta mediterranea, ricca di alimenti come pasta, pane e cereali, dieta peraltro già patrimonio dell'Unesco sin dal 2010 quando venne inserita tra i patrimoni culturali immateriali dell'umanità;
il consumo medio italiano di prodotti a base di cereali è stimato, infatti, in circa 115 kg/anno, pari a 315 gr/giorno come conferma l'INRAN, e di conseguenza il consumo di 315 gr di prodotti a base di cereali (pasta, pane, biscotti, cereali, fioccati, e altro), supponendo un contenuto massimo pari a 750 μg/kg di DON, comporta l'assunzione di circa 236 microgrammi di DON, dose tollerabile da un individuo di 236 kg di peso, ma sicuramente superiore del 300 per cento alla dose massima giornaliera tollerabile da un individuo di 75 chilogrammi di peso corporeo;
in Italia il consumo dei prodotti a base cereale non è differenziato tra alimentazioni per adulti e alimentazione per neonati e bambini, per i quali tra l'altro andrebbe definita l'età, come peraltro richiesto dal Regolamento (CE) n. 1881/2006 del 19 dicembre 2006 al punto 2.4.7 dove viene specificato che il tenore massimo di μg/kg del deossinivalenolo contenuto negli alimenti per bambini deve essere di gran lunga inferiore al tenore massima di μg/kg del deossinivalenolo contenuto negli alimenti per adulti, esponendo i bambini e i neonati ad un elevato rischio di contaminazione,
a valutare la possibilità di richiedere nelle opportune sedi competenti una deroga al fine di tutelare la salute della popolazione italiana, ridefinendo le soglie ammesse di deossinivalenolo per la popolazione nelle matrici alimentari dei prodotti italiani;
a compiere tutte le azioni di propria competenza, nelle opportune sedi europee, al fine di rivedere il tenore massimo di deossinivalenolo presente negli alimenti, al fine di tutelare la salute dei cittadini italiani, specie di neonati e bambini, ma anche per tutelare i prodotti italiani tipici della dieta mediterranea.
(7-00142) «Di Vita, Lorefice, Mantero, Silvia Giordano, Dall'Osso, Grillo, Cecconi, Baroni, Lupo, Gallinella, Gagnarli, Benedetti, L'Abbate, Parentela, Massimiliano Bernini».
GIUSEPPE GUERINI, LAFORGIA, PASTORINO e SCANU. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
in data 4 ottobre 2013 l'ufficio per il servizio civile nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ha pubblicato — in forza della legge n. 64 del 2001 (recante «Istituzione del servizio civile nazionale») e del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 (recante: «Disciplina del servizio civile nazionale a norma dell'articolo 2 legge n. 64 del 2001») — il «Bando per la selezione di n. 8.146 volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia e all'estero»;
l'articolo 3 del citato bando prevede come primo requisito ai fini della partecipazione alla selezione quello di «essere cittadini italiani»;
tale prescrizione appare chiaramente discriminatoria nei confronti dei cittadini comunitari e non comunitari regolarmente residenti in Italia, precludendo loro qualsiasi possibilità di accedere alle selezioni;
a tale proposito, giova segnalare che già in seguito alla pubblicazione del precedente Bando per il servizio civile (settembre 2011) era stata da più parti sollevata la medesima contestazione ed erano stati inoltre instaurati due procedimenti innanzi a due distinti tribunali (Brescia e Milano) da parte di cittadini extracomunitari che si dolevano della discriminatorietà del predetto bando in parte qua;
il tribunale di Milano aveva dichiarato il carattere discriminatorio del bando 2011, con sentenza successivamente confermata sul punto anche da parte della corte d'appello del capoluogo lombardo;
i ricorrenti avevano inoltre richiesto un parere all'ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica (UNAR), che in data 12 dicembre 2011 aveva concluso auspicando che «il legislatore italiano, con sollecitudine, rimedi alla lacuna normativa, riformando la legge attuale nella parte in cui limita la fruibilità dell'esperienza ai soli cittadini italiani estendendola ai cittadini comunitari ed ai cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti secondo la previsione di cui all'articolo 41 T.U.I.» e che di conseguenza «venga accolta l'eccezione di illegittimità costituzionale formulata in entrambi i giudizi per la valutazione dell'illegittimità costituzionale dell'articolo 3 decreto legislativo n. 77 del 2002»;
ciononostante, si è segnalato come il legislatore nell'emanare il bando del servizio civile per l'anno 2013 abbia riproposto il medesimo requisito tassativo della cittadinanza italiana;
le richieste di ammissione alla selezione vanno inoltrate entro il 4 novembre 2013 e pertanto si rende necessario ed urgente un intervento che modifichi i requisiti di ammissione, onde impedire il perpetuarsi di un'odiosa ed intollerabile discriminazione ed evitare il prevedibile contenzioso giudiziario che verosimilmente ne scaturirà –:
quali iniziative intenda assumere per garantire la parità di accesso alle selezioni dei volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia e all'estero anche ai cittadini comunitari ed extracomunitari regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale. (5-01274)
GREGORI, TIDEI, FERRO, CARELLA e MARCO DI STEFANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
il recente disegno di legge in materia di riforma dell'assetto territoriale dello Stato prevede che la città metropolitana di Roma prenderà vita a partire dal 1° gennaio 2014 e, dopo essersi dotata di uno statuto, a partire dal luglio 2014 diventerà pienamente operativa andando a sostituire definitivamente la provincia;
la nuova città metropolitana andrà quindi ad assorbire le funzioni della provincia, subentrandovi come ente di secondo grado, venendole assegnate funzioni di programmazione e pianificazione dello sviluppo strategico, coordinamento, promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione. Da notare, inoltre, che alla città metropolitana saranno trasferiti patrimonio, risorse e personale della provincia;
il consiglio del nuovo ente sarà così costituito dai sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle unioni dei comuni di 10 mila abitanti che si esprimono con voto ponderato. Resteranno in piedi quindi solo la regione e gli altri comuni del Lazio come enti di primo livello, mentre al secondo livello resteranno le città metropolitane e le unioni di comuni;
come denunciato da più parti, da dicembre 2012 la provincia di Roma risulta sottoposta a commissariamento da parte dello Stato e le funzioni del presidente sono state assorbite dall'autorità prefettizia;
se, in un primo momento, il commissariamento risultava funzionale a gestire l'immediata situazione d’impasse venutasi a creare con la caduta della giunta della regione Lazio, esso si è ormai protratto per quasi un anno, fossilizzando la situazione emergenziale ed impedendo un pieno ed efficace delle attività necessarie a gestire;
l'eliminazione della provincia di Roma, negli anni ente di prossimità fondamentale per i comuni della zona, ha, infatti, determinato la fine di un istituzione senza, però, che fossero chiari gli obiettivi e le finalità dell'assetto che avrebbe dovuto sostituirlo e che ancora è ben lontano dal vedere la luce. Si tratta di una situazione di vera e propria democrazia sospesa;
occorre al più presto ripristinare una situazione di legalità e democrazia portando a termine il commissariamento e avviando il percorso di riforma dell'assetto territoriale dell'area. I comuni della provincia non possono più aspettare, trovandosi ad esercitare funzioni nell'interesse pubblico senza poter fare riferimento ad un coordinamento politico-istituzionale del territorio e a ruoli specifici –:
se, i Ministri interrogati, intendano mettere in atto tutte le misure di loro competenza per porre fine allo stato commissariale della provincia di Roma, accelerando la nascita della città metropolitana;
se, altresì, s'intenda fare chiarezza, anche attraverso iniziative istituzionali o atti di natura normativa o regolamentare, circa la disciplina statutaria della nuova città metropolitana, precisando la funzionalità degli organi decisionali, la loro esatta natura giuridica e rappresentatività e i poteri e le funzioni ad essi affidati.
(4-02253)
TENTORI, CIMBRO, FRAGOMELI, BRAGA, GADDA, COMINELLI, GIUSEPPE GUERINI, COVA, MARCO DI MAIO, ROTTA, MADIA, SCUVERA, TERROSI, GUERRA e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
pochi giorni fa Joele Leotta, diciannovenne di Nibionno in Provincia di Lecco, è stato ucciso barbaramente a calci e pugni a Maidstone, capoluogo del Kent, da un gruppo di nove ragazzi tra i 21 e i 25 anni, mentre si trovava in trasferta per imparare l'inglese e cercare un lavoro;
apprendiamo dalla stampa che il nostro connazionale è stato inizialmente importunato e insultato e che successivamente la gang ha fatto irruzione nel suo alloggio uccidendolo barbaramente e lasciando ferito l'amico;
secondo le informazioni che giungono si tratterebbe di un'azione a sfondo razziale in quanto la giovane vittima sarebbe stata insultata proprio perché italiana, con l'accusa di rubare il lavoro ai giovani del posto;
l'Italia così come l'Inghilterra fa parte dell'Unione europea tutti i cittadini sono liberi di circolare e hanno il diritto di spostarsi in sicurezza nei diversi paesi europei. A parere dell'interrogante, se confermate le circostanze del tragico episodio, simili linguaggi e derive che sempre più spesso sfociano nel dramma non devono e non possono essere tollerati –:
quali iniziative il Governo intenda assumere per fare immediatamente chiarezza sulla natura di questa tragica vicenda, con particolare riferimento al presunto omicidio di stampo razziale e quali siano le reali responsabilità della rispetto al presunto ritardo, se confermato, nel dare immediata comunicazione dell'accaduto alle autorità competenti italiane.
MATARRESE. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
in data 8 ottobre 2013, la Puglia e, precisamente, il comune di Ginosa e la frazione di Marina di Ginosa in provincia di Taranto, sono state colpite da eventi metereologici di eccezionale e notevole intensità che hanno determinato gravi fenomeni di dissesto idrogeologico, alluvioni ed allagamenti e causato ingentissimi danni ad opere infrastrutturali, ad abitazioni ed alle colture, nonché il decesso di 4 cittadini;
l'area colpita non è nuova a simili eventi metereologici e già due anni fa un violento nubifragio provocò devastazioni e allagamenti. In particolare, l'area è già stata drammaticamente colpita nel 2010 e nel 2011 con analoghi danni ad opere infrastrutturali e ad abitazioni, nonché alle attività agricole per le quali le imprese danneggiate sono ancora oggi in attesa di ricevere atti concreti di ristoro da parte dello Stato;
l'area jonica colpita dal nubifragio è molto estesa e comprende principalmente l'agro di Ginosa, la zona del Metapontino, Laterza, Castellaneta, Palagiano e Palagianello, una zona la cui conformazione naturale la pone ad una quota più bassa rispetto a tutte le aree circostanti e quindi di fatto costituisce un bacino di raccolta delle acque provenienti da monte. Tale circostanza, in presenza di eventi meteo di eccezionale intensità come quelli verificatisi, la espone ai rischi di alluvioni ed allagamenti dovuti al convogliamento naturale di enormi quantità d'acqua che vengono ad interessare questa zona. È quindi inevitabile che in queste occasioni vengano a distruggersi le colture nelle campagne coinvolgendo tutte le produzioni agricole;
l'interrogante ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei ministri un'interrogazione, la n. 4-02123 pubblicata in data 10 ottobre 2013 con la quale ha chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale per i territori del comune di Ginosa colpiti dal nubifragio. Allo stato attuale, nessuna risposta è ancora pervenuta;
ad oggi, non solo non è ancora stato deliberato lo stato di emergenza dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ma, così come confermato dai membri del comitato «7 ottobre per Ginosa», nessun tipo di intervento da parte di altre autorità competenti è stato ancora posto in essere, nonostante vi siano state delle vittime e malgrado continuino a sussistere delle evidenti situazioni di disagio per le comunità colpite e per le pubbliche infrastrutture;
i fenomeni di dissesto idrogeologico che interessano il nostro Paese sono stati ampiamente trattati proprio in questo periodo alla Camera dei deputati a conferma della intenzione del Parlamento di impegnare il Governo ad intervenire per programmare investimenti che consentano l'operatività immediata di un piano strategico nazionale per la messa in sicurezza dei territori italiani interessati dal pericoloso fenomeno;
in particolare, la risoluzione 8-00016 approvata in VIII Commissione alla Camera dei deputati ha inteso impegnare il Governo a prevedere nel prossimo disegno di legge di stabilità per il 2014 stanziamenti pluriennali certi, pari ad almeno 500 milioni annui, per la realizzazione da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i soggetti istituzionali territorialmente preposti, di un piano organico con obiettivi a breve e medio termine per la difesa del suolo nel nostro Paese;
se il Ministro interrogato, nell'ambito dell'impegno economico previsto dalla risoluzione 8-00016 approvata dalla VIII Commissione ambiente, non intenda destinare, con estrema urgenza, risorse necessarie alla realizzazione di quelle opere di manutenzione preventiva e di regimentazione idraulica del territorio del comune di Ginosa, interessato da dissesto idrogeologico, indispensabili e necessarie per scongiurare il ripetersi dei ulteriori tragici eventi, come quelli che in questi anni hanno interessato l'intera provincia di Taranto, e per ripristinare completamente gli standard minimi di sicurezza per l'intera cittadinanza. (5-01264)
PELLEGRINO, ZAN e ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il comune di Dignano (Udine)è attraversato da due arterie viarie la S.R. 463 e la S.R. 464, che costituiscono un collegamento trasversale utilizzato per raggiungere i nodi di grande viabilità come la A23 e la A4;
risale a oltre trenta anni fa l'ipotesi di evitare l'attraversamento del centro abitato di Dignano mediante la realizzazione di una circonvallazione a sud del paese;
detta previsione risulta infatti inserita prima nel Piano urbanistico regionale generale (PURG) del 1978 e successivamente nel piano regionale della viabilità, approvato nel 1989;
il progetto denominato «Riqualificazione della viabilità dalla S.R. 177 alla S.R. 464» prevede una bretella stradale denominata «Variante Sud di Dignano» e una «Bretella di Barbeano» (Spilimbergo) il cui costo complessivo ammonta oggi a oltre 33 milioni di Euro per chilometri 3 di strada (pari quindi a un costo di oltre 11 milioni di euro/chilometro;
entrambe le opere si congiungono ad un ponte che attraversa il Tagliamento, a parere dell'interrogante un vero e proprio «collo di bottiglia»;
detto ponte venne costruito quasi cento anni fa ed ora è decisamente pericoloso a fungere da collegamento con la nuova viabilità in progetto;
il congestionamento del traffico infatti si verifica soprattutto sul ponte che attraversa il Tagliamento, obsoleto e inadatto a sopportare il traffico veicolare moderno;
il ponte sul Tagliamento, oltre ad essere spesso sede di numerosi incidenti, necessita di verifiche strutturali e costituisce di per sé stesso, per come cioè è stato realizzato, fattore di rischio idraulico;
infatti, l'aumento del ciclo isterico di sollecitazioni conseguente al passaggio del traffico pesante potrebbe condizionare fortemente la staticità del manufatto;
il piano stralcio per l'assetto idrogeologico del fiume Tagliamento indica che la «Variante Sud di Dignano» ricade interamente in Area Fluviale «F»;
la «Variante Sud di Dignano», specialmente nella forma progettuale in rilevato che ha attualmente, è un manufatto che concorrerà a ridurre ulteriormente la sezione di deflusso disponibile in caso di piena del Tagliamento, portando ad un evidente incremento della pericolosità idraulica nel tratto di fiume considerato;
la situazione è aggravata dal fatto che in questo tratto di Tagliamento il sedimento tende a depositarsi, con conseguente e progressivo rialzo del fondo che comporta una ulteriore diminuzione della sezione utile di deflusso del ponte;
il progetto è pertanto incompatibile con quanto previsto nelle norme di attuazione del Piano stralcio per l'assetto idrogeologico del fiume Tagliamento entrate in vigore, quali norme di salvaguardia, il 1o dicembre 2012, dove nell'articolo 3 si prescrive che nelle aree fluviali «...sono escluse tutte quelle attività e/o utilizzazioni che diminuiscono la sicurezza idraulica e, in particolare, quelle che possono: a. determinare riduzione della capacità di invaso e di deflusso del corpo idrico b. interferire con la morfologia in atto e/o prevedibile del corpo idrico fluente;... »; l'articolo 8, comma 4 di dette norme prescrive inoltre che: «Al fine di non incrementare le condizioni di rischio nelle aree fluviali e in quelle pericolose, [...] tutti i nuovi interventi, opere, attività consentiti dal Piano o autorizzati dopo la sua approvazione, devono essere tali da: a. mantenere le condizioni esistenti di funzionalità idraulica o migliorarle, agevolare e comunque non impedire il normale deflusso delle acque; (...)»;
le istituzioni pubbliche hanno il dovere di effettuare tutti gli studi e gli specifici approfondimenti tecnici per dare conto, in maniera trasparente e comprensibile alla comunità locale, della compatibilità tra l'intervento ipotizzato e la presenza di un rischio per l'incolumità dei beni e delle persone che vivono ed operano nel territorio interessato;
la direttiva quadro relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi da alluvioni (Direttiva 2007/60/CE) si pone l'obiettivo, mediante la predisposizione del piano di gestione del rischio alluvioni, di ridurre le conseguenze negative per la salute umana, nonché di ridurre i possibili danni all'ambiente, al patrimonio culturale e alle attività economiche;
attualmente l'autorità di bacino e le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno avviato il percorso, di cui alla sopraccitata «direttiva alluvioni», che prevede la predisposizione del piano di gestione del rischio alluvioni che interessa anche il bacino del Tagliamento;
gli obiettivi sono quelli di giungere alla predisposizione del piano di gestione attraverso delle tappe intermedie tra cui quella riguardante la redazione delle mappe di pericolosità e di rischio;
pertanto il progetto della «Variante Sud di Dignano», che ricade in area «fluviale» del Tagliamento, come definita dal relativo PAI, non può che essere verificato e confrontato successivamente all'esito degli studi e delle analisi idrauliche sul reale stato di pericolosità dei territori sottesi al bacino idrografico del fiume;
inoltre il progetto della variante di Dignano non è stato assoggettato alla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), il che avrebbe permesso di considerare e analizzare, sulla base di opportuni ed adeguati scenari di traffico, le soluzioni alternative ovvero anche gli effetti dell'opzione zero;
tale progetto non è corredato né sostenuto da una necessaria analisi costi-benefici finalizzata a dare conto, mediante supporti analitici trasparenti e comparativi, dei benefici sociali ed economici delle opere programmate e progettate;
l'intervento relativo alla variante stradale è stato però incluso tra le azioni previste nel Piano regionale delle infrastrutture di trasporto, della mobilità delle merci e della logistica, divenuto efficace all'inizio del 2012;
nei confronti di tale piano regionale le associazioni ambientaliste hanno evidenziato sostanziali limiti e criticità dal punto di vista sia della programmazione di carattere generale che degli interventi puntuali contenuti nel piano derivanti, in moltissimi casi, da progetti, accordi e procedimenti antecedenti al piano stesso che non vengono rivalutati, prioritariamente, nella loro coerenza rispetto agli obiettivi di assetto generale del territorio regionale;
il procedimento di VAS che accompagna il piano evidenzia ulteriori limiti sostanziali dovuti, da un lato, alla mancanza di parametri quantitativi di sostenibilità finalizzati a permettere una valutazione reale degli effetti del piano, principalmente per quanto riguarda il consumo di suolo ed il paesaggio, e dall'altro, alla carenza di un confronto con diverse alternative riferite sia alla struttura generale del piano stesso che alle singole azioni previste;
la fondamentale motivazione che sottende alla realizzazione della variante, e cioè che il nuovo sistema viario intende porre rimedio ai notevoli flussi di traffico (in particolare di quello pesante) che in senso bi-direzionale insistono sul centro del paese;
tale motivazione è stata notevolmente e drasticamente ridimensionata da una nuova indagine sul traffico, stilata nel marzo di quest'anno dal Cisiat (Centro studi di informatica applicata e trasporti), che documenta un evidente calo nella percentuale di mezzi pesanti rispetto ai dati rilevati nel 2010;
in termini di autoveicoli equivalenti la diminuzione percentuale è stata stimata in oltre il 30 per cento e, per quanto riguarda il passaggio dei mezzi pesanti, le misure evidenziano che nell'ora di punta si riscontra una diminuzione in termini assoluti da 669 ai 194 attuali, pari ad un calo in percentuale stimato in oltre il 70 per cento;
sulla base dei risultati ottenuti dai nuovi rilievi del traffico si può ragionevolmente stimare quasi un dimezzamento del volume complessivo di traffico giornaliero;
in termini di autoveicoli equivalenti che passa dai 18 mila stimati nei precedenti rilievi ai 10 mila attualizzati;
sempre detta indagine, nelle conclusioni, mette in evidenza che la variazione molto sensibile del traffico di mezzi pesanti «potrebbe rendere sovradimensionato l'intervento di variante progettato e suggerire di rinviare l'attuazione dell'opera. Si nota infine che l'opera stessa non risolve il problema di eventuali criticità che potrebbero manifestarsi sull'infrastruttura del ponte» –:
quali siano, alla luce di quanto esposto in premessa, le valutazioni di competenza in merito alle ricadute negative del progetto di «Variante Sud di Dignano» sull'assetto idrogeologico del fiume Tagliamento, sull'ambiente, sul paesaggio e sulla struttura insediativa dei territori interessati. (5-01265)
DE ROSA, BUSTO, DAGA, MANNINO, SEGONI, TERZONI, TOFALO e ZOLEZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
con deliberazione della giunta regionale n. VIII/4215 del 28 febbraio 2007 la giunta della regione Lombardia ha promosso l'accordo di programma finalizzato alla realizzazione di un nuovo polo sanitario di ricerca e di didattica attraverso la localizzazione delle nuove sedi dell'Istituto nazionale neurologico «Carlo Besta» e dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano in un'area adiacente all'azienda ospedaliera Sacco;
il 7 aprile 2009 regione Lombardia, Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, comune di Milano, comune di Novate Milanese, fondazione IRCCS-istituto neurologico Carlo Besta, fondazione IRCCS-istituto nazionale dei tumori, azienda ospedaliera Sacco e università degli studi di Milano hanno sottoscritto l'accordo di programma finalizzato alla realizzazione della nuova città della salute e della ricerca in adiacenza all'ospedale Luigi Sacco di Milano;
in data 20 dicembre 2011 l'assemblea dei consorziati ha deliberato lo scioglimento del consorzio Città della salute e della ricerca e nel collegio di vigilanza del 22 dicembre 2011 sono state evidenziate criticità legate alla localizzazione della città della salute e della ricerca nell'area di Vialba, ovvero alla necessità di realizzare nuovi interventi per il potenziamento dell'accessibilità pubblica e privata, per la protezione idrogeologica dell'area e per l'acquisizione delle aree di proprietà dell'INPS, implicando risorse aggiuntive rispetto a quanto già stanziato, pari a 80 milioni di euro e non oltremodo sostenibile dalla regione;
nel collegio di vigilanza del 22 marzo 2012, sulla base delle risultanze degli incontri tecnici effettuati, finalizzati a verificare la possibilità di superare le criticità di cui al punto precedente, si è preso atto dell'impossibilità di realizzare la città della salute nell'attuale localizzazione di Vialba, concordando di risolvere l'accordo di programma sottoscritto nel 2009 relativamente all'ambito di localizzazione di Vialba e di approfondire nuove possibili localizzazioni alternative avanzate dalle amministrazioni locali quali, la piazza d'armi della caserma Perrucchetti di Milano proposta dal comune di Milano e le aree proposte dal comune di Sesto San Giovanni situate all'interno del progetto di riqualificazione delle aree dismesse dagli stabilimenti ex Falck;
in data 28 maggio 2012 il sindaco del comune di Sesto ha trasmesso alla regione una lettera della Sesto Immobiliare spa (soggetto attuatore degli interventi previsti nel PII «Aree Ex Falck e Scalo Ferroviario»), quale impegno unilaterale della società proprietaria dell'area a cedere gratuitamente le aree ove ubicare la città della salute all'interno delle aree già previste in cessione dal PII; a provvedere alla bonifica dei sedimi delle aree oggetto di cessione in tempo utile a consentire l'apertura del cantiere per la realizzazione della città della salute; ad assumere a proprio esclusivo carico tutti gli oneri correlati alle attività di implementazione progettuale del PII conseguenti alla scelta della regione Lombardia di allocare la città della salute nelle aree oggetto del PII; a valutare le potenziali sinergie tra le strutture private e le strutture pubbliche;
in data 8 giugno 2007, è stato stipulato un accordo di programma tra Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, regione Lombardia e comune di Sesto San Giovanni finalizzato all'utilizzo dei fondi messi a disposizione con legge 18 novembre 1996, n. 582, pari a circa a 12.911.422,47 euro, per la realizzazione di interventi di riqualificazione ambientale delle aree incluse nel sito di interesse nazionale e nelle aree pubbliche del comune di Sesto San Giovanni (sito di interesse nazionale Sesto San Giovanni) — legge 23 dicembre 2000, n. 388 — perimetrazione sito: decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio del 31 agosto 2001. Le indagini di caratterizzazione hanno evidenziato una rilevante situazione di compromissione ambientale dovuta a un diffuso inquinamento dei suoli da metalli pesanti, PCB diossina e composti organici, mentre in riferimento alle acque di falda sussiste uno stato di contaminazione da nitrati, metalli (cromo totale, cromo esavalente, alluminio, ferro, nichel, piombo), toluene, idrocarburi e composti organo clorurati (cloroformio, 1,1-dicloroetilene, 1,2-dicloropropano, 1, 1,2-tricloroetano, tricloroetilene tetracloroetilene);
in data 21 gennaio 2013 è stato redatto da Infrastrutture Lombarde per conto della regione Lombardia il rapporto ambientale ai fini della valutazione ambientale strategica e si suppone sia stato trasmesso per l'approvazione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare-direzione generale per le valutazioni ambientali;
nel rapporto si evidenzia come l'area oggetto della valutazione ambientale strategica sia inserita totalmente nell'area definita come sito di interesse nazionale;
nel rapporto emerge che: la principale sorgente di rumore che influenza il clima acustico dell'area in cui sorgerà la CDSR è costituita dal traffico ferroviario della linea Milano-Chiasso e dal traffico veicolare lungo la nuova strada prevista dal PII Aree ex Falck che si sviluppa parallelamente alla ferrovia (via Acciaierie) e da via Gramsci. Il contributo principale all'emissione di CO, PTS, PM10, PM2.5 e NOx è dato dal trasporto su strada, mentre, per quanto riguarda gli NOx, è molto importante anche la produzione d'energia e trasformazione dei combustibili; i principali responsabili della formazione di SO2 in atmosfera invece, sono il trattamento e smaltimento dei rifiuti e la combustione nell'industria. Nel macrosettore del trattamento e smaltimento rifiuti, un contributo importante d'emissione di inquinanti è dato dall'incenerimento dei rifiuti; si evidenzia, in merito, l'esistenza sul territorio di Sesto San Giovanni di un impianto per la termovalorizzazione degli RSU finalizzato alla produzione di energia elettrica. La falda sia superficiale che profonda, è interessata dalla rilevata presenza di alcuni composti alifaticiclorurati cancerogeni in concentrazioni superiori ai limiti di riferimento normativi peraltro spesso presenti in misura maggiore nelle stazioni di rilevamento, poste a monte dell'area in oggetto, e minore in quelle a valle della medesima. Per tale motivo nello Studio d'impatto ambientale redatto a corredo del PII considerato anche la quasi totale assenza nel terreno dell'area in oggetto dei composti rilevati nella falda, si afferma che la presenza dei suddetti composti nelle falde non sia da ascrivere alle attività svolte in passato sul sito, ma bensì sia attribuibile alla generale compromissione, nota da tempo, delle acque sotterranee del territorio di Sesto San Giovanni e, in generale, dell'area del milanese;
la bonifica dell'area interessata dal PII in cui è insita l'area destinata alla costruzione della Città della salute sarà possibile in circa 6 anni;
da vari articoli di stampa apparsi nel maggio/giugno 2013 (Il Giorno 5 maggio 2013) si è potuto apprendere che: «Il Ministero dell'ambiente chiede una bonifica più radicale dei terreni ex industriali e dell'acqua di prima falda di Sesto San Giovanni. Ma i conti potrebbero non tornare: tanto da rimettere in discussione la sostenibilità dell'intero piano Falck (...)»;
dopo una serie di consultazioni con gli interessati ed in particolare con l'amministratore delegato della società Sesto Immobiliare il presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, ritiene di avere avuto tutte le assicurazioni possibili per procedere alla costruzione nell'area nel sito di interesse nazionale di Sesto San Giovanni e il 25 luglio intende procedere alla stesura dell'accordo di programma con le parti già citate tra cui si ricorda il Ministero della salute come parte in causa posto che le due fondazioni (istituto Besta ed Istituto Tumori) sono istituti di cura e ricerca (IRCCS) di diritto pubblico e in quanto tali debbono rispondere dei risultati ottenuti a fronte degli stanziamenti a loro erogati per la ricerca biomedica di base e finalizzata, nonché in quanto erogatore a suo tempo dei finanziamenti destinati dal decreto ministeriale del 7 luglio 2006 a beneficio dei due Istituti per complessivi 40 milioni –:
quali provvedimenti il Ministro interrogato, intenda adottare per prevenire ogni eventuale criticità ambientale e sanitaria sopra descritta, con particolare riferimento alla condotta del Ministero in relazione alla procedura di valutazione ambientale strategica nei confronti di piani e progetti che insistono su di una area interamente ricompresa in un sito di interesse nazionale. (5-01266)
LATRONICO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 7 e l'8 ottobre 2013, la provincia di Matera e in particolare il territorio del metapontino sono stati messi in ginocchio da un violento nubifragio;
l'ondata straordinaria di maltempo ha causato l'innesto di fenomeni di dissesto idrogeologico ed idraulico, esondazioni, allagamenti dei centri abitati, interruzione dei collegamenti viari e ha provocato danni ingenti alle infrastrutture urbane ed extraurbane, alle aziende ed alle colture agricole, alle abitazioni civili;
l'evento calamitoso ha causato 4 vittime, tre in Puglia e una in basilicata;
alla stato attuale ci troviamo di fronte ad uno stato di calamità naturale che richiede l'adozione dei necessari provvedimenti e il reperimento delle risorse economiche al fine di ripristinare la situazione dei luoghi danneggiati;
ferma restando l'adozione da parte della regione Basilicata di un piano organico che metta in sicurezza le parti più vulnerabili del territorio;
si ricorda che la regione Basilicata è stata già interessata da una violenta alluvione nel marzo 2011 causando notevoli danni al territorio;
secondo dati Ance/Cresme frane e alluvioni solo negli ultimi 10 anni (2002/2012) hanno fatto 290 vittime, in cui come ricorda Legambiente si spende un milione di euro al giorno solo per riparare ai danni del maltempo e in cui nell'82 per cento dei comuni sono presenti zone a elevata esposizione al rischio idrogeologico –:
quale sia ad oggi lo stato di attuazione del piano di messa in sicurezza del suolo in ossequio alle direttive dell'Unione europea in particolare quali siano le iniziative di prevenzione e manutenzione del suolo e quali risorse economiche siano state individuate per realizzare le finalità suddette. (5-01267)
GRIMOLDI e FEDRIGA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il territorio di Monfalcone presenta livelli critici di inquinamento atmosferico, con valori che superano i limiti di legge in particolare in prossimità della centrale termoelettrica di A2A;
i dati sono stati recentemente confermati da un recentissimo studio elaborato a cura degli esperti Nikola Skert e Roberto Grahonja (ARPA FVG) dal titolo «Biomonitoraggio dell'inquinamento da gas fitotossici nella Regione Friuli Venezia Giulia tramite licheni come bioindicatori»;
tale studio illustra un'accurata mappatura della Regione e conferma una realtà di cui si sospettava da tempo, sottolineando, appunto, come il sito monfalconese sia il peggiore a livello di qualità dell'aria mostrando «valori peggiori in prossimità della centrale termoelettrica di Monfalcone»;
i due studiosi sono arrivati al risultato attraverso una tecnica di biomonitoraggio basato «sulla valutazione degli effetti biologici dell'inquinamento, misurando le deviazioni da condizioni normali di componenti degli ecosistemi reattivi all'inquinamento». A tale scopo sono stati utilizzati i licheni epifiti che «sono in grado di fornire informazioni sull'inquinamento atmosferico, in quanto il loro metabolismo dipende essenzialmente dall'atmosfera»;
nello studio di Skert e Grahonja vengono illustrate le carte di Biodiversità Lichenica (BL), ottenute elaborando i dati raccolti e predisponendo opportune scale dove ad un valore alto di Biodiversità Lichenica corrisponde ad un'alta naturalità, mentre a valori bassi un'elevata alterazione. Si evince che su Monfalcone c’è un'alterazione molto alta e si sottolinea che «i minori valori di Biodiversità Lichenica di tutta la Regione si concentrano in prossimità della centrale termoelettrica di Monfalcone, presso la Ferriera di Trieste e Maggia»;
tale studio di ARPA FVG ha riaperto un importante dibattito sul problema inquinamento a Monfalcone, dovuto alla centrale A2A, ripreso poi da stampa e social network;
già nel 1999 era stato fatto uno studio da Enel riguardo i metalli presenti nell'aria ove si sottolineava la presenza di arsenico, cadmio, berillio, cromo, piombo, vanadio e mercurio;
tali anomalie erano a conoscenza sia del comune di Monfalcone che della provincia di Gorizia, la quale, nel 2000, ha incaricato un'università di compiere un apposito studio;
la Centrale Termoelettrica di Monfalcone è costituita da 4 gruppi termoelettrici che funzionano indipendentemente con potenza complessiva di 976 megawatt. Le sezioni 1 e 2, alimentate sia con carbone sia con gasolio per la fasi di avviamento ed aventi potenza di 165 e 171 MW, sono entrate in esercizio rispettivamente nel 1965 e nel 1970, mentre le sezioni 3 e 4, alimentate con olio combustibile e con una potenza di 320 megawatt ciascuna, sono entrate in servizio nel 1983 e nel 1984. Le sezioni 3 e 4 sono state messe fuori servizio alla fine del 2012 e dichiarate non più disponibili per l'esercizio commerciale di erogazione di energia elettrica sulla rete. È attualmente in corso la fase di dismissione dei serbatoi e del parco di stoccaggio dell'olio combustibile. Nei primi mesi del 2008 sono entrati in servizio gli impianti DeSOx per l'ulteriore abbattimento delle emissioni di SO2 delle due sezioni a carbone;
nel territorio di Monfalcone si assiste all'aumento di malattie oncologiche, in particolar modo tumori ai polmoni, all'apparato respiratorio, e autoimmuni, malattie che, secondo dati di letteratura, risultano sono strettamente connesse al crescente inquinamento dell'aria, alla presenza di diossina e metalli pesanti; infatti, il connubio fumi della centrale ed amianto posizionano Monfalcone ai primi posti in Europa per tumori polmonari ed alla pleure;
a seguito del citato studio dell'ARPA la popolazione è impaurita e preoccupata in quanto mancano notizie certe sulla situazione ambientale e sanitaria del territorio; in particolare la popolazione desidera conoscere i programmi del Governo sulla riconversione a metano delle vecchie centrali ed in particolare sulla riconversione della centrale di Monfalcone –:
se il Ministro intenda verificare la situazione ambientale del territorio di Monfalcone e la potenziale relazione tra agenti inquinanti dell'atmosfera e indicidenza di malattie tumorali nella popolazione per fornire le giuste informazioni alla popolazione, inquadrando la possibile riconversione della centrale a metano nell'ambito delle previsioni del piano energetico nazionale; (5-01268)
BRAGA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
il decreto di compatibilità ambientale del progetto relativo al progetto definitivo dell’«Autostrada A8 Milano Laghi. Ampliamento alla quinta corsia tratto “Barriera Milano Nord” — “Interconnessione di Lainate” dal chilometro 5+577 al chilometro 9+990» rilasciato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare — direzione generale valutazioni ambientali rilasciato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali n. 255 dell'8 giugno 2012; riportava tra le altre le seguenti condizioni-prescrizioni-raccomandazioni:
«1) B-prescrizioni del Ministero per i Beni e le Attività Culturali:
... ridurre gli svincoli e il complesso delle infrastrutture rendendoli meno invasivi nel contesto territoriale; inoltre il loro inserimento nel contesto paesaggistico dovrà essere oggetto di una specifica progettazione da sottoporre all'approvazione della Direzione Generale Valutazioni Ambientali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e delle Soprintendenze di settore competenti per territorio;
2) C-prescrizioni della Regione Lombardia:
a)... minimizzazione dell'occupazione di suolo e delle interferenze sui sistemi verdi...;
f)... sviluppare un quadro ambientale, opere di mitigazione e compensazione ... in sede di progetto esecutivo sia sviluppato e verificato in dettaglio il dimensionamento del sistema e delle opere di governo delle acque meteoriche di piattaforma alla luce ... degli scenari di sviluppo e dei programmi di intervento delineati dai “Contratti di Fiume” operanti sul territorio;
i)... gli interventi di mitigazione e compensazione ambientale ... dovranno ... puntare a realizzare interventi forestali a rilevanza ecologica e di incremento della naturalità ... ivi compresa la fascia intorno al torrente Lura ...»
al progetto definitivo venivano apportate modifiche in data 6 novembre 2012 e successivamente convocata la conferenza di servizi da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con nota del 26 novembre 2012;
dal verbale della Conferenza dei servizi del 15 gennaio 2013 si evince che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare chiede a regione Lombardia di formulare le proprie valutazioni in merito all'ottemperanza delle prescrizioni del decreto VIA, sentiti la provincia di Milano, Arpa Lombardia, e gli enti locali interessati;
preso atto del parere favorevole alle opere di regione Lombardia, nel rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni riportate nel parere regionale, fatta salva ulteriore verifica di ottemperanza, nonché della deliberazione di giunta regionale n. IX/4823 del 6/052/2013, che acquisita la documentazione integrativa, il Ministero manifestava parere favorevole al progetto con prescrizioni;
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare esprimeva parere favorevole alle opere restando in attesa della formale comunicazione degli esiti della verifica di ottemperanza delle prescrizioni da parte regionale contenute nel DEC VIA;
dal verbale della Conferenza dei servizi finale in data 8 febbraio 2013 si evince che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, valutate le risultanze del procedimento, tenuto delle posizioni favorevoli concludeva il procedimento con esito positivo alla localizzazione dell'opera in esame;
il progetto esecutivo dell'opera in esame deve necessariamente ottemperare alle condizioni-prescrizioni-raccomandazioni riportate nel decreto VIA del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare — direzione generale valutazioni ambientali e espresse nella deliberazione di giunta regionale Lombardia n. IX/4823 del 6/052/2013, più volte richiamati nei documenti in premessa –:
se e in quali termini, per quanto a sua conoscenza, nel progetto esecutivo siano stati effettivamente ottemperate le prescrizioni di carattere ambientale ed ecologico riportate nel decreto VIA del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare relativamente al tratto dell’«autostrada A8 Milano Laghi, ampliamento alla quinta corsia tratto “Barriera Milano Nord” – “Interconnessione di Lainate” dal chilometro 5+577 al chilometro 9+990». (5-01269)
BRATTI, ARLOTTI, REALACCI, MARIASTELLA BIANCHI, DALLAI, MANFREDI, BRAGA, MARIANI, MORETTO, ZARDINI e COMINELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
come riportato nella banca dati spiaggiamenti del Centro interdisciplinare di bioacustica e ricerche ambientali (CIBRA) dell'università di Pavia e attraverso la consulenza del cetologo esperto di impatti ambientali Guido Pietroluongo, emerge che, negli ultimi giorni, circa una quindicina di cetacei sono spiaggiati sulle coste del mare Adriatico, in particolare gli spiaggiamenti segnalati hanno riguardato esemplari di Tursiops truncatus ed esemplari di cetacei non determinati e sono avvenuti: l'8 settembre a Salsello (Barletta); il 22 settembre a Marina di Torchiarolo (Brindisi) e a Molfetta, nell'area portuale; il 30 settembre a Jesolo e a Umag, Croazia; il 3 ottobre a Marina di Ravenna, a Marina Romea, Ravenna, a Rovinja, Croazia e a San Salvo Marina, Chieti; il 4 ottobre a Marina di Ravenna, a Porto Garibaldi, Ferrara e a San Salvo Marina, Chieti; il 6 ottobre a Torre Guaceto, Brindisi, l'8 ottobre a Martinsicuro, Teramo e il 10 ottobre a Cesenatico;
com’è noto, l'Adriatico è da tempo al centro dell'attenzione di società petrolifere italiane e straniere che operano per la ricerca di idrocarburi nei fondali marini;
dai tracciati del traffico marino emerge che, in prossimità delle coste croate, dai primi giorni di settembre sono in corso attività di prospezione per la ricerca di petrolio e gas e che i sistemi di prospezione geosismica prevedono, nella maggior parte dei casi, l'utilizzo di una tecnica invasiva conosciuta come air-gun che provoca una violenta onda d'urto che si propaga nel fondale e successivamente viene riflessa, rilevando in questo modo la presenza e la natura di idrocarburi nel sottosuolo;
molte specie appartenenti all'ordine cetacea sono particolarmente sensibili a forti emissioni acustiche, quali quelle generate dai sonar militari e dagli air-gun, le quali vanno a sommarsi al rumore di fondo sottomarino e a quello generato dal normale traffico marittimo: questo tipo di emissioni acustiche può impaurire e stordire gli animali sino ad indurli a un'emersione rapida ed improvvisa, senza adeguata decompressione, che ne provoca spesso la morte per «gas and fat embolic syndrom», ossia embolia; l'esposizione a rumori molto forti può inoltre produrre danni fisiologici, quali emorragie agli apparati uditivi o ad altri, che possono anche avere effetti letali;
il quadro giuridico internazionale detta precise disposizioni per la tutela dei cetacei e del loro habitat dai rumori di origine antropica; tale normativa internazionale è composta da:
la direttiva 2008/56/CE, che definisce l'inquinamento come «l'introduzione diretta o indiretta in ambiente marino, da parte delle attività umane, di sostanze o forme di energia, incluse le emissioni sottomarine di suoni di origine antropica»;
la direttiva habitat 92/43/CE, che all'articolo 12, stabilisce che è proibita ogni forma di disturbo o danno intenzionale alle specie inserite nell'annesso IV (in cui sono inclusi tutti i mammiferi marini e molte specie appartenenti alla fauna marina);
le raccomandazioni dell’International Whaling Commission (IWC) e della United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS) e le risoluzioni fornite dalle commissioni scientifiche di ACCOBAMS: — reccomendation 2.16 «Assessment and impact assessment of man-made noise» con la quale si definisce il rumore come forma di inquinamento acustico che può causare danni alla fauna marina; – recommendation 3.10 «Guidelines to address the impact of anthropogenic noise on marine mammals in the Accobams area» con fa quale si definisce l'urgenza di adottare specifiche linee guida in materia di emissioni sonore sottomarine e di sottoporre il rumore sottomarino a valutazione di impatto ambientale come strumento per lo sviluppo di misure di mitigazione specifiche per ogni attività che possa introdurre rumore all'ambiente subacqueo; Recommendation SC 4.3. «Anthropogenic Noise» con la quale la commissione scientifica di ACCOBAMS incita le parti a sviluppare regole e linee guida per la mitigazione dell'impatto delle emissioni sottomarine con particolare attenzione a quelle ad elevata potenza come i test militari con impiego di sonar e le indagini geosismiche;
le linee guida emanate dal Joint Nature Conservation Committee: adottate nel mondo come best practices operative per l'esecuzione di indagini geosismiche, integralmente recepite quali misure di mitigazione;
le misure di mitigazione del JNCC integrate con quelle del CIBRA (Centro Interdisciplinare di Bioacustica di Pavia) per l'ACCOBAMS: presenza di MMO (Marine Mammals Observer) a bordo e mitigazioni sonore in presenza di cetacei;
di conseguenza, e nel rispetto del principio di precauzione, non bisognerebbe autorizzare attività senza prima analizzare tutte le conseguenze e gli impatti a breve e a lungo termine, di natura diretta o indiretta, sull'ecosistema marino e in particolare sui cetacei;
il mare non ha confini e le conseguenze derivanti dalle attività di prospezione possono estendersi in un perimetro molto ampio: la tutela dell'ecosistema marino nel suo complesso e della sua biodiversità deve essere presa in considerazione per aree vaste e non solo strettamente per le aree di sperimentazione;
nel novembre del 2012 si è svolta, a Venezia, la «Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche», promossa dai consigli regionali di Puglie e Veneto, con la partecipazione di esponenti delle regioni Puglia, Veneto, Molise, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e di rappresentanti dei governi di Croazia, Montenegro, Slovenia e Albania, dove si è discusso di salvaguardia delle coste delle regioni del Mediterraneo dall'estrazione di idrocarburi in mare. Al termine dei lavori le regioni promotrici dell'iniziativa hanno votato un ordine del giorno che invita tra l'altro il Parlamento italiano a sostenere la ratifica da parte dell'Unione europea del protocollo offshore che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l'avvio delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, e a promuovere con gli stessi Paesi dell'Unione europea, ma anche altri Paesi che si affacciano su Adriatico e Ionio, una cooperazione interistituzionale che porti, in breve tempo, a firmare un protocollo di intesa per una regolamentazione comune delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi –:
se non ritengano opportuno intervenire immediatamente con un piano d'azione straordinario per verificare se vi siano attività di prospezione geosismica in corso, anche in territori limitrofi al territorio nazionale, e se queste abbiano attinenza con lo spiaggiamento dei cetacei avvenuto di recente;
se non reputino di dover sospendere ogni forma di autorizzazione per nuove attività di prospezione e coltivazione di giacimenti petroliferi nell'Adriatico in attesa che un'apposita Conferenza dei Paesi rivieraschi individui, sul modello della citata «Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche», una regolamentazione comune delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi;
quali azioni intendano intraprendere per rilevare e rimuovere le altre eventuali cause di inquinamento del mare Adriatico ricollegabili agli spiaggiamenti di cetacei;
se, in occasione della ridefinizione del programma di cooperazione transfrontaliere 2014/2020 fra l'Italia e la Croazia, non ritengano opportuno affrontare anche questo tema all'interno dei programma sul rispetto dei beni ambientali;
quali iniziative intendano intraprendere al fine di evitare che la situazione esposta in premessa si ripercuota negativamente sull'economia dei territori costieri del Mar Adriatico, danneggiandone l'immagine e di conseguenza le attività economiche legate all'offerta turistica.
(5-01271)
COZZOLINO, D'INCÀ, DA VILLA e BRUGNEROTTO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il cosiddetto by-pass di Campalto è un anello di strada che sta per essere realizzato nel comune di Venezia, in terraferma, in località Campalto. Collegato alla strada statale 14, direzione Trieste, lungo poco più di 2 chilometri, gira intorno ad una parte del centro abitato, a ridosso di abitazioni, interseca aree produttive, in un incrocio con una via urbana trasversale è previsto uno scavo di 11 metri nel sottosuolo, ma sono del tutto ignorate falde acquifere, risorgive del fiume Marzenego, interrato a tratti, e la rete di fossati e canali strettamente collegati con la laguna di Venezia, che mantengono in equilibrio il bacino idrogeologico della gronda lagunare;
tale infrastruttura sta per essere realizzata senza preventiva VAS – valutazione ambientale strategica, richiesta per opere interne ad un bacino idrogeologico, risulta mancante la VIA – valutazione di impatto ambientale e la relazione di salvaguardia ambientale e tutela paesaggistica, su tutta la gronda insiste infatti il piano regionale PALAV 2000;
nello specifico, il progetto del by-pass, infine, ignora nel suo tratto la tutela della fascia di rispetto di 300 metri dalla gronda prevista dalla legislazione vigente. A tal proposito giova ricordare che, proprio per carente documentazione prodotta in relazione a vincoli paesaggistici esistenti in zona lagunare il Ministero per i beni culturali ha negato le autorizzazioni di competenza per la realizzazione dell'opera denominata Palais Lumiere in zona Marghera, altra località comunale prospiciente la laguna di Venezia;
in tale contesto idrogeologico estremamente delicato è fondamentale poter valutare l'impatto ambientale di un'opera sotto ogni aspetto, prevedendo quali effetti rilevanti possono essere causati da un sistema urbanizzato e viario eccessivamente denso sullo stato di qualità delle componenti ambientali, dove l'ambiente è inteso sia antropizzato, sia come ambiente naturale;
la futura variante stradale risulta già in contrasto con le disposizioni del nuovo piano regionale di coordinamento varato il 9 aprile 2013 e concepito per la salvaguardia del territorio con riferimento alle tematiche paesaggistiche;
l'infrastruttura che verrà realizzata, manterrà tutte le caratteristiche di una tangenziale a scorrimento veloce, anche se formalmente, proprio perché a ridosso del centro abitato, secondo l'amministrazione comunale dovrebbe essere declassata in variante con il divieto al traffico di mezzi pesanti;
risulta incomprensibile quanto questo sia possibile, essendo un tratto interno ad una statale, la strada statale 14, e in quanto tale, priva di qualsiasi limitazione di transito –:
quali misure intendano adottare i Ministri interrogati al fine di tutelare l'ambiente e il rispetto dei vincoli paesaggistici esistenti in territorio lagunare dalla realizzazione di un'infrastruttura che si presenta potenzialmente pericolosa, di forte impatto ambientale e causa di incremento dell'inquinamento atmosferico, già elevato, data la prossimità dell'aeroporto di Venezia. (4-02256)
LUIGI DI MAIO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'11 agosto 2012 in via Aurora alle spalle del cimitero nuovo presso il comune di Pomigliano d'Arco i cittadini hanno avvistato una colonna densa di fumo nero levarsi verso il cielo, in poco tempo la polizia municipale è risalita all'origine dell'incendio: un cumulo di rifiuti dato alle fiamme, composto prevalentemente da guaine bituminose, tubi fluorescenti, materiale plastico e da imballaggio, miscelati fra loro e costituenti nel complesso sostanze pericolose. Sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco per lo spegnimento del rogo al fine di evitare che le fiamme si propagassero agli altri cumuli di rifiuti presenti sul posto;
l'ormai tragicamente diffusa pratica di incendiare i cumuli di rifiuti compromette irrimediabilmente l'ambiente e la salute delle persone, specialmente se si tratta, come nel caso di specie, di rifiuti pericolosi: infatti, durante la combustione vengono immessi nell'aria fumi tossici e, con le piogge, le scorie depositate sul suolo vengono assorbite dai terreni, entrando così nella catena alimentare;
a tal proposito, si sottolinea che, come noto, con la combustione della plastica e dei suoi derivati contenuti nei rifiuti si generano diossina e tanti altri elementi chimici nocivi che si disperdono nell'ambiente;
peraltro, tale pratica integra altresì alcune fattispecie di reato sotto diversi profili concernenti, in particolare: l'incendio di rifiuti (secondo quanto previsto dall'articolo 6 del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, così come convertito dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210 con il quale si è introdotto il reato di «incendio di rifiuti» per il quale è prevista la medesima pena che viene comminata per i reati di abbandono, scarico o deposito di rifiuti pericolosi, speciali o ingombranti. La sanzione penale scatta già in presenza di un fatto di pericolo, in modo da rendere maggiormente effettiva la tutela dei soggetti potenzialmente suscettibili di essere lesi); l'attività di gestione di rifiuti non autorizzata (secondo quanto disposto dall'articolo 256 del decreto legislativo n. 152 del 2006, cosiddetto «Codice dell'ambiente», con pene che arrivano fino a due anni di reclusione e ammende fino a ventiseimila euro, soprattutto nel caso dello smaltimento illecito di rifiuti pericolosi); l'abbandono di rifiuti (secondo quanto disposto dall'articolo 255 del decreto legislativo n. 152 del 2006);
in data 13 settembre 2012, circa 210 cittadini di Pomigliano d'Arco hanno sottoscritto una istanza redatta da un legale e indirizzata: al sindaco del comune di Pomigliano, al comandante della Polizia municipale della città stessa, al presidente della provincia di Napoli, all'assessore al territorio e ambiente della provincia di Napoli, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola e per conoscenza, al Prefetto di Napoli. In tale istanza, veniva denunciata la preoccupazione della cittadinanza e descrivendo in maniera piuttosto dettagliata il tipo di rifiuti, le dimensioni del cumulo, al fine di agevolare l'identificazione dei rifiuti; in particolare si specifica che all'interno si trovano: lastre di eternit; guaine bituminose utilizzate per l'impermeabilizzazione dei tetti, scarti di lavorazione edili, poliuretano, lana di vetro, carcasse di automobili, sacchi e bidoni di plastica. Tutto ciò insisterebbe su un'area di circa 1000 metri quadrati per un'altezza che varia dai 2 ai 3,5 metri. Gli istanti hanno allegato anche una serie di fotografie comprovanti la gravità della situazione;
la finalità di tale istanza era chiedere «all'Autorità locale, quale il Sindaco nelle vesti di pubblico ufficiale, vista la contingenza e l'urgente necessità di dover tutelare il primario interesse pubblico di natura ambientale-igienico-sanitario, di voler emettere le ordinanze (ex articolo 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e/o quelle classiche di sgombro per pericolo all'incolumità pubblica, per i terreni luogo del reato. Pari richiesta viene reiterata al presidente della provincia, quale autorità pubblica, di voler emettere le ordinanze (ex articolo 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e/o quelle classiche di sgombro per pericolo all'incolumità pubblica, per i terreni luogo del reato, nel caso in cui si trattasse di oggetto di sua competenza»;
nell'istanza si chiedeva altresì «di voler raccomandare all'Autorità di pubblica sicurezza del rispettivo Ente di appartenenza di monitorare ed irrogare le sanzioni previste dal legislatore in materia ambientale, poiché gli eventi in argomento stanno divampando sul territorio, con il serio pericolo di generare ulteriori danni ambientali, con refluenze sempre più invasive, anche al fine di ottenere un deterrente al mal costume di cittadini che abbandonano rifiuti, ovunque, nel nostro amato territorio». Gli istanti chiedevano, infine, di «irrogare almeno una dei due tipi di ordinanze in oggetto, al fine di arginare il fenomeno inquinante proveniente dai terreni citati, entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento della presente, onde evitare in mancanza una querela per omissione di atti d'ufficio ex articolo 328 del codice penale». Al momento, tuttavia, nessuna querela è stata presentata;
a tutt'oggi l'unico riscontro fornito a tale istanza è stata la recinzione dell'area interessata. Tale provvedimento avrebbe arginato lo sversamento massiccio di rifiuti, che in precedenza sarebbe stato effettuato nell'area addirittura mediante camion ribaltabili che entravano nell'area per lasciare il loro carico di rifiuti. Tuttavia, non impedisce il proseguire di «microsversamenti» che possono essere effettuati da singoli scavalcando detta recinzione, la quale peraltro non ha minimamente risolto la problematica concernente la contaminazione ambientale che detta discarica abusiva continua a produrre quotidianamente –:
quali informazioni siano in possesso dei Ministri interrogati circa i gravissimi fatti sopra esposti;
se i Ministri interrogati non ritengano doveroso, nel rispetto dei diversi livelli di competenza territoriale inviare un'ispezione del Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente in situ attivandosi, altresì, quando ne ricorrano i presupposti, al fine di procedere alla bonifica del sito;
se, in relazione ai fatti rappresentati in premessa, siano state avviate indagini finalizzate ad accertare chi siano i soggetti responsabili del deposito abusivo dei rifiuti con le conseguenze riferite in premessa, che sono comunque sotto gli occhi di tutti. (4-02261)
PIRAS, COSTANTINO, GIANCARLO GIORDANO e FRATOIANNI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
la soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Cagliari e Oristano è un ufficio periferico del Ministero per i beni e le attività culturali, di livello dirigenziale non generale;
dipende dalle competenti direzioni generali del Ministero e partecipa ai procedimenti di competenza della direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, ufficio da cui è coordinata a livello locale;
la soprintendenza per i beni architettonici, il paesaggio, il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico il cui territorio di competenza è quello per le province di Cagliari e Oristano svolge i compiti istituzionali di tutela e valorizzazione in relazione al patrimonio culturale sia di proprietà pubblica che privata del territorio di competenza;
i compiti di tutela sono attuati principalmente attraverso l'individuazione e la catalogazione dei beni e l'esecuzione di attività finalizzate alla loro conservazione, come la progettazione e la direzione di interventi di restauro e manutenzione gestiti con fondi del Ministero e la valutazione e approvazione dei progetti di restauro presentati da enti pubblici e da privati, sui quali la soprintendenza svolge un ruolo di sorveglianza in corso d'opera;
l'ufficio cura direttamente la gestione della pinacoteca nazionale di Cagliari, struttura museale che conserva importanti opere pittoriche e materiale etnografico. Svolge attività di promozione e valorizzazione del patrimonio tutelato anche in collaborazione con l'Università e gli altri enti e associazioni del territorio attraverso la cura di pubblicazioni e l'organizzazione di iniziative culturali;
relativamente al paesaggio ha compiti di indirizzo e di controllo ai sensi della normativa vigente;
già da tempo la soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Cagliari vive una situazione difficile, situazione che si è particolarmente aggravata nell'ultimo anno sino alla proclamazione dello stato di agitazione e alla mobilitazione dei lavoratori dal mese di settembre 2013;
i lavoratori della soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici di Cagliari e Oristano manifestano contro il progressivo smantellamento dell'attività di tutela nel territorio, in difesa dei valori e del patrimonio culturale e paesaggistico della Sardegna;
la grave situazione in cui versa l'ufficio territoriale del Ministero per i beni e le attività culturali condiziona in modo forte il lavoro e la capacità operativa dei dipendenti che lamentano in particolare la mancata presenza stabile di un dirigente, attualmente assegnato ad interim con titolarità a Sassari/Nuoro e di fatto assente a Cagliari/Oristano;
la drastica riduzione dei finanziamenti ha determinato per la soprintendenza situazioni paradossali, con il rischio di inagibilità delle stesse sedi di lavoro e delle strutture;
il Ministero per i beni e le attività culturali vive da tempo al suo interno una profonda crisi organizzativa che si ripercuote soprattutto nei suoi uffici periferici, in sofferenza per la politica dei tagli, per gli organici insufficienti e per innumerevoli altri problemi, e lo stato di abbandono in cui è stata lasciata la soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Cagliari ha reso necessario avviare una importante vertenza sindacale;
l'assegnazione ad interim di un dirigente che ha sede principale a Sassari quindi, di fatto, sostanzialmente assente, ha acuito e determinato gravi difficoltà di natura organizzativa e gestionale, una drastica ed ingiustificata riduzione della copertura finanziaria per le spese di funzionamento dell'ufficio ha prodotto problemi di sicurezza sia per i lavoratori che per gli utenti, il materiale di facile consumo scarseggia o manca del tutto, non si ripara o sostituisce la strumentazione guasta; si è arrivati persino alla sospensione delle pulizie nelle sedi di lavoro, creando una situazione di totale mancanza di rispetto del decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
mancano inoltre i fondi per le missioni e non vi è alcuna autovettura servizio, situazione questa che, anche in considerazione dello stato dei trasporti nella regione, non consente l'espletamento della funzione di sorveglianza del territorio e del patrimonio culturale;
si paventa infine il rischio di chiusura della pinacoteca nazionale, dove opera un terzo del personale della soprintendenza, museo da tempo totalmente trascurato e privato della necessaria manutenzione sia ordinaria che straordinaria agli impianti tecnologici oggi non più a norma;
tali criticità che condizionano in modo forte il lavoro, limitano le capacità operative dei dipendenti ed indeboliscono il ruolo stesso dell'ufficio, che ha una funzione centrale nell'esercizio della tutela del nostro patrimonio culturale ed ambientale, sono divenute insostenibili anche per l'impossibilità di attivare corrette relazioni sindacali con un dirigente assente che ha sostanzialmente eluso quanto previsto in materia di rapporti e relazioni sindacali;
per tali ragioni si profila il rallentamento e, in prospettiva, il blocco delle attività istituzionali quali il rilascio dei pareri e autorizzazioni sia per il settore monumentale e storico artistico che per quello paesaggistico, con conseguenti gravi disagi da parte dell'utenza; infine il problema della pinacoteca nazionale, museo da tempo totalmente trascurato ed oggi privo di requisiti per essere mantenuto aperto, la cui possibile chiusura arrecherebbe un grave danno alla collettività;
da ultimo il personale è venuto a conoscenza in modo informale ma comunque da fonte informata dell'ipotesi di separare le due soprintendenze per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici miste di Cagliari e Sassari per costituire soprintendenze di settore con competenza regionale, analogamente a quanto era stato fatto nel 2008, operazione rivelatasi fallimentare e penalizzante per il territorio e per i dipendenti, tanto che lo stesso Ministero reputò necessario ripristinare il preesistente storico assetto con la ricostituzione delle soprintendenze miste dopo poco più di un anno (agosto 2009);
la città di Cagliari ha annunciato la propria candidatura a capitale della cultura in Europa per il 2019, puntando su monumenti e turismo naturalistico;
a breve è prevista una riforma del Ministero dei beni e delle attività culturali che prevede una riorganizzazione degli uffici periferici presenti nel territorio –:
se il Ministro sia a conoscenza della grave situazione in cui versa la soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Cagliari e Oristano;
quali azioni intenda intraprendere per consentire ai lavoratori della soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici di Cagliari e Oristano di poter lavorare in massima sicurezza e con gli strumenti idonei a porre in atto i loro compiti ed offrire un lavoro di qualità all'utenza;
quali provvedimenti intenda intraprendere per normalizzare le condizioni precarie della pinacoteca nazionale di Cagliari ed evitare che la sua chiusura arrechi un danno alla collettività;
se non ritenga di dover ripristinare risorse per finanziare il funzionamento degli uffici e dei progetti che la soprintendenza intende seguire con una seria programmazione del lavoro, condizioni che oggi mancano per la mancanza del dirigente e delle risorse finanziarie;
se non ritenga, come richiesto dai lavoratori e dalle rappresentanze sindacali, necessario assegnare alla soprintendenza per i beni architettonici paesaggistici storici e artistici di Cagliari e Oristano, un dirigente a tempo pieno e non ad interim affinché l'ufficio recuperi efficienza ed efficacia nella sua importante attività istituzionale nelle province di Cagliari e Oristano;
se risulti al Ministro l'esistenza di un'ipotesi di divisione delle due soprintendenze per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici miste di Cagliari e Sassari per costituire soprintendenze di settore con competenza regionale, che porterebbe ad esiti certamente dannosi per il territorio, come facilmente verificabile ricordando l'analogo esperimento attuato nel 2008 e poco dopo un anno abortito in considerazione degli esiti totalmente fallimentari per le enormi difficoltà riscontrate dai nuovi uffici che hanno prodotto un blocco servizi e delle attività, tanto che lo stesso Ministero reputò necessario ripristinare il preesistente storico assetto con la ricostituzione delle soprintendenze miste dopo poco più di un anno (agosto 2009), ed in tal caso se non reputi di dover intervenire per scongiurare tale esito gestionale sicuramente dannoso per la regione Sardegna. (5-01263)
MUCCI e DELLA VALLE. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il decreto del Ministro del turismo del 13 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 maggio 2011, n. 110 disponeva circa le «Modalità di utilizzo dei fondi stanziati sul capitolo 990 “somme per il sostegno del settore turistico” destinati al potenziamento ed al sostegno della realizzazione e diffusione dei servizi innovativi in favore dell'utenza turistica organizzati e gestiti dagli enti pubblici territoriali»;
il decreto del capo dipartimento del 5 dicembre 2012 approvava la graduatoria per il cofinanziamento previsto dal decreto ministeriale 13 dicembre 2010 e contestuale impegno registrato dalla Corte dei conti in data 30 aprile 2013 registro 3 foglio 375;
alcuni enti locali si sono ritirati –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto sopra riportato;
se il Ministro ritenga di chiarire se vi sia possibilità di scorrimento della graduatoria pubblicata a fronte del ritiro di alcuni enti locali partecipanti;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno chiarire quali siano le somme attualmente esistenti e quanto sia stato speso per l'utilizzo dei fondi stanziati sul capitolo 990 «somme per il sostegno del settore turistico» destinati al potenziamento ed al sostegno della realizzazione e diffusione dei servizi innovativi in favore dell'utenza turistica organizzati e gestiti dagli enti pubblici territoriali;
se il Ministro interrogato intenda attivarsi per un rifinanziamento del Fondo di che trattasi. (5-01273)
RIZZO, FRUSONE, ALBERTI e PAOLO BERNINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
come riportato da un articolo del quotidiano La Sicilia del 19 ottobre 2013 la situazione attuale dell'ex carcere S.Bonaventura di Caltagirone (CT), oramai abbandonato da oltre 10 anni, è diventata insostenibile per tutti i residenti del quartiere dove insiste la struttura, ex Convento dei frati «minimi»;
il degrado è galoppante, proliferano e nidificano in ogni angolo delle celle carcerarie stormi di colombi e, come ospiti più sgraditi, sono state segnalate dai residenti colonie di ratti che affollano l'ex struttura penitenziaria;
durante le stagioni invernali, il rischio è anche di natura strutturale, in quanto tetti e finestre risultano essere pericolanti, con gravi rischi per la popolazione che vive intorno ad esso. Caltagirone è inserita a pieno titolo nel patrimonio mondiale dell'UNESCO per le bellezze architettoniche espresse dai suoi monumenti e non è accettabile che un immobile, in pieno centro storico, possa essere totalmente abbandonato per incuria da parte della amministrazione pubblica –:
se sia stato predisposto un piano di recupero dell'immobile oggetto dell'interrogazione;
se sia stata presa in considerazione la possibilità di alienare, a titolo gratuito o oneroso, l'immobile stesso a enti o associazioni culturali facenti richiesta;
se, allo stato attuale, risultino gravi pericoli di stabilità dell'immobile e conseguentemente se sia stato attuato un piano di messa in sicurezza dello stesso.
(4-02259)
MELILLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
i PRUSST sono programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio promossi dal Ministero dei lavori pubblici (decreto ministeriale 8 ottobre 1998) con l'obiettivo di realizzare, all'interno di quadri programmatici organici, interventi orientati all'ampliamento e alla riqualificazione delle infrastrutture, all'ampliamento e alla riqualificazione del tessuto economico-produttivo-occupazionale, al recupero e alla riqualificazione dell'ambiente, dei tessuti urbani e sociali degli ambiti territoriali interessati;
in virtù del P.R.U.S.S.T. 7/93 denominato «La città lineare della costa» approvato dalla regione Abruzzo, finanziato dal Ministero per i lavori pubblici, ubicato nell'ambito del piano regolatore territoriale del consorzio industriale Chieti/Pescara, oggetto dell'accordo di programma dell'11 aprile 2002, ratificato dal Consiglio comunale di Chieti con deliberazione 7 giugno 2002 n. 227 e approvato con decreto del presidente della regione Abruzzo del 17 luglio 2001 n. 179, in località Santa Filomena di Chieti, in un'ansa del fiume Pescara, terreno alluvionale e cassa di espansione del fiume stesso, utilizzata in precedenza per attività di cava, è stato realizzato il centro commerciale Megalò, con opere strutturali e infrastruttura li neppure sottoposte a preventiva valutazione V.I.A. per via di una esenzione stabilita dall'articolo 36 della legge regionale n. 7 del 2002, come poi modificata dall'articolo 184 della legge regionale 26 aprile 2004 n. 15, abrogata appena quattro mesi dopo dalla legge regionale n. 32 del 2004, ma comunque non applicabile, essendo in contrasto con la normativa statale e comunitaria;
tale realizzazione ha aumentato il potenziale pericolo esondazione a danno di territori della Val Pescara (Chieti, Spoltore, Cepagatti, San Giovanni Teatino, Pescara) densamente abitati e con numerose attività produttive;
attualmente, sulla base dello stesso Prusst sono attivati due diversi procedimenti da parte di SIRECC S.r.l. e di «Pinti Carmen e altri ora AKKA s.r.l.» per la realizzazione ciascuno di ulteriori altri 5 edifici, per un totale di 10 edifici, sempre nell'area golenale del fiume Pescara;
l'eventuale attuazione di queste altre colate di cemento aggraverebbe sia l'impatto ambientale su un territorio fragile sia il rischio in caso di eventi meteorici avversi. È appena il caso di sottolineare la estrema pericolosità che può derivare da scelte imprudenti: si vedano ad esempio le alluvioni che negli ultimi anni sono state causa di lutti e di ingenti danni in varie regioni d'Italia e si ricordi l'alluvione dello stesso fiume Pescara nel 1992: allora ci furono notevoli danni e la cassa di espansione naturale non era stata occupata da Megalò e non c'era quindi l'attuale restringimento del fiume. Una eventuale nuova alluvione della dimensione del 1992 avrebbe effetti molto più gravi;
è del tutto incongruente che un programma finanziato dal Ministero venga stravolto nei suoi obiettivi per favorire la cementificazione della zona di esondazione del più grande fiume d'Abruzzo con gravissimi danni ambientali e con aumento del rischio esondazioni a monte e a valle –:
se non intenda attivarsi per verificare la situazione ed eventualmente superare un programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio utilizzato ad avviso dell'interrogazione per danneggiare il territorio anziché per riqualificarlo. (4-02254)
SPESSOTTO, TERZONI, LOREFICE, LUPO, LIUZZI, PAOLO NICOLÒ ROMANO, TOFALO, BECHIS e NICOLA BIANCHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Save Spa, unico gestore dei servizi aeroportuali offerti ai passeggeri all'aeroporto Marco Polo di Tessera, ha subappaltato la diretta gestione dei servizi agli aeromobili a tre distinte società, con il determinarsi, a quanto consta agli interroganti, di un progressivo abbassamento della qualità dei servizi nello scalo veneziano, nonché una diminuzione nella formazione e aggiornamento del personale impiegato;
a seguito della liberalizzazione all'accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra, le tre società di handling presenti attualmente all'aeroporto di Tessera, Avia Partner, Ata Italia s.r.l. e GH Venezia SpA, hanno ingaggiato una «guerra» al ribasso delle tariffe dei servizi, al fine di aggiudicarsi i contratti con le diverse compagnie aeree che operano nello scalo veneto;
continua ormai da mesi lo stato di agitazione sindacale, promosso dai sindacati rappresentativi dei lavoratori dell'aeroporto, per protestare contro l'incertezza occupazionale, l'insicurezza e l'inefficienza dei mezzi con cui sono costretti a lavorare i dipendenti degli handler;
la carenza di manutenzione dei mezzi per l'espletamento delle attività operative, cui si assiste allo scalo di Tessera, appare agli interroganti in contrasto con la vigente normativa ENAC al punto che potrebbero sussistere gli estremi per la revoca della certificazione di idoneità del prestatore interessato, ex articolo 13 del decreto legislativo n. 18 del 1999;
in particolare, da alcuni mesi Ata Italia, il maggiore dei tre handler aeroportuali, è al centro di una vertenza promossa dai sindacati dei lavoratori per rinnovare il contratto integrativo aziendale e per ottenere dall'azienda, a fronte della carenza di personale e della sproporzione tra il numero dei lavoratori a tempo determinato e quello dei dipendenti fissi, nuove assunzioni e nuovi automezzi;
è inoltre di questi giorni la notizia che la società Ata Italia ha presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un'istanza di estensione della Cassa integrazione guadagni straordinaria ai suoi lavoratori, su base giornaliera e a rotazione, a decorrere dal 9 settembre 2013. In particolare, questa CIGS in deroga prevede l'estensione delle unità da sospendere da un numero massimo di 5 lavoratori a zero ore, ad un numero massimo di 60 lavoratori, su base giornaliera, su una platea complessiva di 181 unità lavorative;
inoltre, Ata Italia, estendendo la CIGS a zero ore ai suoi lavoratori, non rispetterebbe la rotazione dei dipendenti in conformità alla fungibilità professionale e in funzione delle esigenze organizzative, utilizzando, allo stesso tempo, il personale a tempo determinato oltre al normale orario di lavoro e mettendo lavoratori in CIG a fine turno, facendo figurare come CIG anche la mezz'ora di pausa pranzo;
come denunciato dai sindacati, il mancato rispetto, da parte delle società di handler, della proporzione percentuale tra lavoratori a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, prevista dal CCNL, come nel caso dell'assunzione di nuovo personale a tempo determinato a fronte di dipendenti in cassa integrazione, ha determinato di fatto una violazione delle normative contrattuali, a danno dei lavoratori e un utilizzo non trasparente dell'istituto della CIGS in deroga;
la denuncia dell'unione sindacale di base scaturisce dal fatto che il CCNL prevede l'impiego di lavoratori assunti con contratti a termine in misura non superiore al 10 per cento, mentre questa percentuale verrebbe largamente superata: solo nel mese di settembre, del personale Ata Italia impiegato al piazzale dell'aeroporto Marco Polo, su 81 dipendenti, 48 risultano a tempo determinato e, per il personale addetto allo scalo, su 114 lavoratori 43 sono a tempo determinato;
inoltre la clausola sociale, ovvero il passaggio di personale da una società all'altra, in misura proporzionale alla quota di traffico aereo trasferita, trova raramente applicazione nello scalo di Tessera, con il determinarsi di un conseguente squilibrio tra le figure professionali, nei tre handler operanti;
l'insufficienza di risposte operative adeguate e le carenze strutturali delle società di handling impediscono inoltre ai prestatori di assicurare i necessari servizi di terra alle compagnie aeree che scelgono l'aeroporto di Tessera per i propri voli, con evidenti disagi causati ai passeggeri e agli stessi lavoratori;
nonostante l'aeroporto Marco Polo rappresenti il terzo scalo nazionale per traffico passeggeri e abbia registrato una crescita del 4,6 per cento nei soli primi 7 mesi del 2013, l'assenza di coordinamento fra tutti i soggetti aeroportuali ha determinato una notevole incertezza negli investimenti nonché un netto peggioramento delle condizioni di tutti i lavoratori nello scalo aeroportuale di Tessera, diventati sempre più oggetto di scambio e vittime del precariato;
ormai da mesi i sindacati dei lavoratori aeroportuali denunciano i problemi che affliggono lo scalo di Venezia, tra cui la carenza di personale, il peggioramento delle condizioni generali di lavoro, il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e i problemi legati al rinnovo dei mezzi di servizio utilizzati nel corso delle operazioni, la cui sostituzione non viene garantita –:
a fronte dei disagi e dei disservizi di cui soffre quotidianamente lo scalo di Tessera, se i Ministri interrogati non ritengano opportuno sollecitare un intervento immediato dell'Enac e, in qualità di concessionario pubblico a cui è demandata la gestione dello scalo aeroportuale veneziano, del gestore aeroportuale Save spa, per garantire, a tutti i lavoratori, il rispetto del CCNL e dell'istituto della CIGS in Ata Italia s.r.l, onde evitare disparità di trattamenti economici tra gli stessi dipendenti, assicurare tutti i mezzi idonei per lo svolgimento dei servizi di handling, nonché garantire alle compagnie e ai passeggeri, la presenza in tutto lo scalo aeroportuale, dei necessari servizi di assistenza a terra che gli handler non riescono ad assicurare.
(4-02262)
VEZZALI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
da tempo si parla della pericolosità della rete Internet per i minori e più volte sono stati denunciati l'abuso dell'anonimato e l'utilizzo di fumetti e personaggi di fantasia per adescare i più piccoli;
la solitudine e la fragilità dei ragazzi spesso trova ragione nel gruppo ma soprattutto oggi nei social network;
spesso lo spazio virtuale è, infatti, il luogo delle verità inconfessabili, del disagio sociale, delle sconfitte scolastiche, degli amori clandestini, delle sfide, degli appuntamenti, delle bravate di cui i genitori rimangono all'oscuro, fino a diventare lo spazio di una esistenza parallela che fa perdere i legami con la realtà e che autorizza comportamenti che mai nella quotidianità e nella pienezza dell'identità, verrebbero tenuti;
sovente i genitori non sono consapevoli dei reali rischi che i loro figli corrono e in molti casi il digital divide fra le generazioni impedisce loro di navigare e di muoversi nella rete con la stessa facilità con la quale lo fanno i ragazzi per cui non riescono ad intervenire;
molti adulti non possono seguire i giovani e ad appassionarsi alle nuove tecnologie per mancanza di tempo, altre volte per difficoltà economiche si preferisce privilegiare l'acquisto di un nuovo modello di smartphone o di PC solo per il figlio, magari in occasione di una ricorrenza (Natale o il compleanno);
la polizia postale ha scoperto moltissimi casi di frode, ha già chiuso siti Internet e sequestrato filmati e materiale discutibile, tuttavia niente impedisce a chi vuole fare del male, rincorrere facili guadagni o a chi intende dar sfogo a frustrazioni (individui o organizzazioni malavitose) di presentarsi in rete con una identità diversa oppure da un altro Paese;
il problema delle truffe, degli adescamenti, dell'uso distorto dei social network e delle pressioni psicologiche nel web sono continui e la cronaca non smette di ricordarcelo con suicidi di giovanissimi e mobbing riferibili alla forza di persuasione di cui è capace il web;
la legislazione in materia è tutta da costruire e in divenire perché il mondo virtuale subisce cambiamenti continui e i reati che si commettono in rete spesso vengono assoggettati a legislazione straniera visto che i domini vengono acquistati all'estero –:
se non ritengano necessario e urgente avviare campagne di informazione e sensibilizzazione presso le scuole al fine di accompagnare i minori nella navigazione e abituarli a un uso corretto e rispettoso della rete essendo avvertiti delle insidie;
se non intendano coinvolgere le famiglie in un percorso di alfabetizzazione informatica al fine di renderle edotte dei rischi reali che i loro figli corrono se lasciati soli in Internet;
se non reputino necessario rafforzare la collaborazione con le autorità straniere al fine di scambiare informazioni e buone pratiche nella repressione dei comportamenti, spesso border line, di coloro che utilizzano in modo distorto e/o illegale la rete;
se non valutino utile assumere iniziative normative dirette ad un inasprimento delle pene per chi commette reati nel web soprattutto nel caso in cui le vittime siano minori;
se non considerino la possibilità di incentivare l'uso delle strutture scolastiche per occupare i giovani con attività alternative quali lo sport, l'arte, e altro certamente più educative e formative della navigazione autogestita in rete. (3-00398)
FIANO, QUARTAPELLE PROCOPIO, LAFORGIA, POLLASTRINI, RAMPI, COVA, CIMBRO, MAURI, CHAOUKI, PREZIOSI, PELUFFO e MALPEZZI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
sembra destinata a peggiorare la situazione in atto da giorni presso la stazione centrale di Milano, dove continuano a riversarsi profughi siriani, risaliti dal sud e dal centro Italia, in parte provenienti da Lampedusa, in parte dalla Calabria, e diretti verso i Paesi del Nord Europa;
secondo gli ultimi dati riportati da notizie a mezzo stampa vi sarebbero almeno già 200 profughi censiti, e un altro centinaio in arrivo, accampati alla stazione di Milano in attesa che si apra una qualche possibilità di varcare la frontiera e raggiungere così i loro parenti che già da tempo vivrebbero in Paesi come la Danimarca o la Svezia;
il 19 ottobre 2013, a fronte dell'aggravarsi della situazione, il comune di Milano ha istituito un'unità di crisi e predisposto un piano per l'accoglienza dei cittadini siriani in transito a Milano e diretti verso il Nord Europa, siglando una convenzione con la prefettura che prevede che gli oltre duecento siriani presenti in stazione centrale (36 nuclei familiari e 58 persone singole) siano ospitati temporaneamente in due strutture della città, in via Novara e via Aldini, dove riceveranno assistenza e pasti;
tuttavia, lo stesso comune di Milano ha lamentato l'assenza di un adeguato intervento di coordinamento a livello nazionale, volto a fronteggiare l'emergenza dei profughi siriani, sottolineando altresì di essere stati lasciati soli dal Governo nazionale e dall'Unione europea a farsi carico dell'accoglienza, salvo il contributo economico fornito dal Ministero dell'interno – attraverso la prefettura – e pari a 30 euro al giorno per ogni persona accolta;
nonostante la presenza sul campo di diverse organizzazioni di volontariato, la situazione sembra destinata a peggiorare anche alla luce del fatto che tutti questi profughi non dispongono di alcun titolo di viaggio, e sono dunque impossibilitati a muoversi, se non clandestinamente, mentre fonte di particolare preoccupazione è data dalla presenza di numerose donne con neonati;
da notizie a mezzo stampa sembrerebbe che la malavita abbia peraltro già in parte fiutato l'affare e si sarebbero verificati casi in cui sarebbero stati offerti passaggi in auto a 700 euro per Monaco o 850 euro per Berlino, mentre decine di famiglie sarebbero state intercettate in Austria e riaccompagnate in Italia;
proprio alla luce del fatto che Milano rappresenta semplicemente una via di transito o una tappa intermedia, nessuno dei suddetti profughi sembrerebbe intenzionato a richiedere il riconoscimento dello status di rifugiato; tuttavia, poiché si tratta di persone già identificate in Italia, essi non possono fare domanda di asilo in nessun altro Paese europeo, pena l'essere rimandati indietro. Sono quindi persone vincolate all'Italia, nell'attesa e nella speranza che possa aprirsi una via che consenta loro di varcare legalmente la frontiera e raggiungere il Nord Europa –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per coordinare a livello nazionale le azioni di assistenza sul territorio, la gestione dell'accoglienza e per scongiurare il ripetersi di onerosi, quanto inefficaci, viaggi della speranza gestiti dalla malavita organizzata, e se e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, anche in accordo con i principali Paesi europei, al fine di trovare quanto prima una via istituzionale che preveda il riconoscimento di una protezione giuridica che consenta a questi migranti di varcare legalmente le frontiere e raggiungere i Paesi di destinazione. (5-01276)
il 17 ottobre 2013, sul sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, è stato pubblicato il decreto ministeriale 9 agosto 2013 n. 713 – decreto criteri e contingente assunzionale delle università statali per l'anno 2013 che definisce i criteri per l'attribuzione a ciascuna istituzione universitaria statale del contingente di spesa disponibile per l'anno 2013 espresso in termini di punto organico, nonché la rispettiva assegnazione e utilizzo in coerenza con quanto previsto dall'articolo 66, comma 13-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni e integrazioni e dal decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49;
tale decreto ribadisce che il turn-over per il personale universitario, relativamente agli anni 2012 e 2013, è stato fissato al 20 per cento delle risorse rivenienti da pensionamenti e cessazioni dell'anno precedente ed applica la norma, introdotta dalla spending review del Governo Monti, in base alla quale il calcolo del 20 per cento del turn over avviene non più per singoli atenei, ma su base nazionale;
inoltre l'attuale decreto non pone alcun limite ai punteggi da assegnare a ciascuna università ed utilizza come unico criterio per l'assegnazione dei punteggi l'indice Isef, calcolato sulla base di indicatori quali l'indebitamento le spese per il personale e, soprattutto, le tasse universitarie;
come si evince anche dalla stampa di questi giorni, le tabelle generate dai criteri introdotti dal suddetto decreto, penalizzano fortemente gli atenei già più deboli, quindi specie del centro sud, a favore di quelli all'origine più «forti», quasi tutti al Nord;
ne deriva che se un ateneo del centro sud in questi anni ha risparmiato e prepensionato per poter oggi assumere, i benefici derivanti da questo sacrificio, e quindi in primis la possibilità di assumere, vengono ripartiti tra gli atenei che erano già più virtuosi. Senza contare che il criterio della quota di tasse universitarie, che come si sa vengono pagate anche in base al reddito, penalizza gli atenei del Meridione laddove, come si sa, i redditi sono più bassi;
scorrendo la tabella dei punti organico assegnati a ciascuna università, risulta per esempio che gli atenei più penalizzati sono quelli di Roma, Napoli, Bari e Foggia che pur potendo fare assunzioni si vedono decurtare il 66 per cento di punti a favore per esempio del Sant'Anna di Pisa che guadagna addirittura il 964 per cento dei punti;
di fatto con questo decreto, per il 2013 si è deciso di applicare criteri che dovevano valere solo per il 2012, essendo previsto un nuovo decreto per il corrente anno e in pratica sono stati applicati criteri peggiorativi rispetto a quelli del 2012 essendo venuto meno il tetto alla quota di turn over che ciascun ateneo poteva ottenere –:
se il ministro non ritenga fortemente penalizzanti e discriminanti i criteri adottati dal decreto che di fatto devia sugli atenei già «virtuosi» soprattutto del Nord, anche i sacrifici di quelli che, specie al Sud, stanno faticosamente divenendo virtuosi seppur tra tante difficoltà oggettive, territoriali e di contesto sociale;
se il ministro non ritenga opportuno prevedere, come si fa in altri settori ad esempio quello della sanità, la fissazione di piani di rientro a cui collegare lo sblocco di risorse piuttosto che far pesare sulle generazioni future gli squilibri frutto di molte diverse responsabilità;
se il ministro non ritenga, alla luce delle legittime rivendicazioni di quasi la metà degli atenei italiani, ma anche di tanti ricorsi che già stanno arrivando avverso il decreto, di correggere il decreto stesso, modificando le modalità di calcolo o, quantomeno reintroducendo i tetti massimi di imposti a ciascun Ateneo onde evitare che per i prossimi anni gli atenei penalizzati possano ad esempio decidere di aumentare le tasse a carico degli studenti pur di risalire la Tabella dei punti organico.
(2-00265) «Palese, Distaso, Chiarelli, Fucci, Marti, Elvira Savino, Francesco Paolo Sisto».
MUCCI, DI VITA e LOMBARDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge n. 223 del 2006, articolo 19, comma 3, prevede che «al fine di promuovere le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito un fondo denominato »Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità«, al quale è assegnata la somma di 3 milioni di euro per l'anno 2006 e di dieci milioni di euro a decorrere dall'anno 2007»;
la legge n. 244 del 2007, articolo 2, comma 463, confermava il fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità attraverso lo stanziamento di 50 milioni di euro per l'anno 2008 e istituiva un fondo destinato ad un piano di campagne e interventi di sensibilizzazione contro le violenze alle donne con una dotazione di 20 milioni di euro –:
se il Ministro interrogato intenda valutare e diffondere i dati su come siano state impiegate le dotazioni del «Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità» e del Piano antiviolenza negli anni 2006-2012 e se intenda stimare e divulgare i risultati conseguiti con i provvedimenti adottati per contrastare i fenomeni di violenza contro le donne e l'efficacia dei medesimi;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno chiarire se esistano risorse residue posto che agli interroganti risulterebbe un residuo pari a 13 milioni di euro;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno chiarire quali siano i fondi attualmente esistenti per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e contro la violenza nei confronti delle donne e come ritenga di intervenire impiegando le risorse stanziate. (5-01270)
CARELLA. —Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2014 Enel, società italiana leader nel settore dell'energia e la principale azienda italiana fornitrice di energia elettrica, assumerà 1.500 giovani diplomati. A seguito infatti degli accordi sindacali del maggio scorso, la società leader del settore energia selezionerà, inizialmente per posizioni tecnico-operative, giovani diplomati e laureati che saranno inseriti in azienda con contratto di apprendistato professionalizzante. Uno dei requisiti fondamentali per candidarsi è dunque quello di avere un età non superiore ai 29 anni. Questo requisito mi sembra altamente penalizzante per moltissimi giovani di età superiore ai 29 anni e che alla soglia dei 40 anni e oltre, non hanno ancora conosciuto il lavoro. I criteri anagrafici di queste assunzioni dovrebbero essere rivisti, garantendo si ai giovani la priorità, ma non escludere a priori una fascia molto ampia di popolazione che oggi a causa della crisi è in cerca di un'opportunità di lavoro –:
se non si ravveda la necessità di assumere iniziative per regolamentare attraverso criteri oggettivi le nuove assunzioni di qualsiasi società o quantomeno di definire delle linee guida che consentano di superare anche nel settore privato criteri di selezione basati sull'età. (5-01277)
in data 17 ottobre 2013 il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, ha lanciato l'allarme sul rischio invasione di agrumi malati dal Sudafrica;
negli agrumeti sudafricani è presente una malattia denominata «black spot» (macchia nera), del tutto assente sul territorio dell'Unione europea;
la Coldiretti a Bruxelles ha chiesto alla Commissione europea di bloccare le importazioni di agrumi sudafricani per scongiurare il diffondersi della «black spot» nel nostro Paese e nell'intera Europa;
una sua diffusione, attraverso l'importazione di frutti malati, potrebbe mettere seriamente a rischio i nostri agrumeti che rappresentano, in termini economici e sociali, una notevole risorsa per la salute dei cittadini e per l'economia delle regioni meridionali, in particolare della Calabria, che è la seconda produttrice di agrumi e che, attraverso il porto di Gioia Tauro, rischia di essere uno dei luoghi di introduzione nel Paese dei frutti malati;
una propagazione incontrollata del «black spot», peraltro, potrebbe danneggiare fortemente anche la filiera vivaistica in Europa –:
se il Ministro interrogato non ritenga di disporre immediate verifiche sulla situazione denunciata da Coldiretti Calabria e quali misure intenda adottare per scongiurare l'introduzione nel nostro Paese di partite di agrumi malati provenienti dal Sudafrica. (5-01272)
FIORIO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'ossigeno rappresenta l'elemento fondamentale per la vita; si stima che la sua presenza nell'atmosfera sia pari al 62,5 per cento, misura maggiore a quella di qualsiasi altro componente chimico; per questo, l'ossigenoterapia, intesa come l'introduzione nell'organismo di una quantità di ossigeno ad alta concentrazione, è una terapia tra le più diffuse, che trova impiego nelle malattie sia acute che croniche (soprattutto di tipo cardiaco e respiratorio);
con il completamento del processo di recepimento della direttiva 2001/83/CE, dal 1o gennaio 2010, l'ossigeno terapeutico può essere commercializzato solo se dotato di autorizzazione all'immissione in commercio (Aie), parificato quindi ad un medicinale;
decine di migliaia di cittadini in Europa sono affetti da patologie respiratorie, in Italia recenti stime parlano di oltre 70 mila soggetti;
molti pazienti hanno inoltre spesso bisogno di un continuo ed efficiente fabbisogno di ossigeno, definita «ossigenoterapia continuativa»: una cura che comporta la somministrazione di ossigeno di non meno di 15 ore al giorno;
l'ossigenoterapia continuativa permette ai malati cronici di poter continuare a partecipare alla vita pubblica sociale;
nonostante l'attuale disponibilità di moderni presidi medici trasportabili (moduli portabili di ossigenoterapia, definiti anche «stroller»), i pazienti non possono affrontare lunghi spostamenti a causa della mancanza di uniformità (sia a livello nazionale che comunitario) degli «attacchi» per ricaricare le bombole di ossigeno presenti nei plessi ospedalieri o nelle farmacie attrezzate;
risulta quindi evidente come tale difformità aggravi sensibilmente la qualità della vita ed il diritto alla mobilità di migliaia di cittadini già colpiti da gravi e invalidanti patologie;
la Commissione europea ha sollecitato spesso il Comitato europeo di normalizzazione (Cen) a sviluppare norme che prevedano, per i nuovi modelli di bombole di ossigeno portatili, una uniformità degli «attacchi» per la ricarica –:
se non ritenga necessario, alla luce di quanto esposto in premessa, intraprendere iniziative urgenti, coinvolgendo le autorità comunitarie e nazionali preposte, le associazioni dei malati e le aziende del settore, per arrivare alla definizione di norme che uniformino gli allacciamenti per la ricarica dei moduli di respirazione per l'ossigeno. (5-01275)
BOCCADUTRI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nel distretto di San Cataldo, appartenente all'azienda provinciale di Caltanissetta, risiedono 2.631 bambini di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, e 2.912 di età compresa tra i 7 e i 13 anni, per un totale di 5.543 utenti della pediatria in libera scelta;
dal 1o settembre 2013 di quest'anno all'interno dei presidi di Serradifalco, Milena e Montedoro – Bompensiere risulta vacante il posto di pediatra di libera scelta; il medico che sino ad allora aveva ricoperto tale ruolo, infatti, è stato trasferito ad altra sede;
la legge prescrive che un pediatra in libera scelta possa avere un massimo di 880 pazienti, con alcune deroghe in virtù della quale la media nazionale è di un pediatra ogni 1.067 bambini; ove fossero ricoperti tutti e cinque i posti, la media nel distretto di San Cataldo sarebbe di un pediatra ogni 1.108,6;
all'interno del distretto di San Cataldo, dunque, al momento sono operativi solo quattro pediatri, che non possono accettare ulteriori pazienti, avendo raggiunto il numero massimo di pazienti; i suddetti quattro pediatri sono tutti operativi a San Cataldo, che si trova a 13 km da Serradifalco, 27 da Bompensiere, 31 da Montedoro e 33 da Milena;
allo stato attuale, grazie a una convenzione tra il Comune di Serradifalco e l'Auser, le funzioni di pediatra sono svolte a titolo gratuito per due giorni la settimana dal dottor Puccio Dolce, ex vice presidente della provincia ed ex primario del reparto di pediatria dell'ospedale di Canicattì. Un centro di «pronto intervento pediatrico» è stato inoltre attivato all'ospedale «Maddalena Raimondi» di San Cataldo;
da fonti giornalistiche risulterebbe che il posto sarebbe vacante dacché i bandi per affidare una supplenza temporanea sarebbero andati deserti; parrebbe anche sia stato pubblicato un bando per l'affidamento definitivo del posto;
a parere dell'interrogante tale situazione risulta insostenibile per le famiglie di Serradifalco, Montedoro, Bompensiere e Milena, con bambini di età compresa dagli 0 ai 14 anni, costituendo una violazione del diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della nostra Costituzione e una compressione dei livelli essenziali di prestazioni di cui all'articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione –:
se, nell'ambito della propria competenza, il Ministro della salute non intenda verificare se i livelli essenziali di prestazioni di cui all'articolo 117, comma 2, lettera m), siano garantiti nel distretto di San Cataldo, con particolare riferimento ai comuni di Serradifalco, Milena e Montedoro e Bompensiere. (4-02252)
MINARDO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la sindrome chimica multipla o MSC è una patologia cronica invalidante che comporta reazioni multi organo, anche gravi, per esposizioni a sostanze chimiche, anche in minime tracce, di varia origine, soprattutto se volatile (ad esempio deodoranti, profumi, detersivi, vernici, farmaci, smog);
si tratta di una malattia rarissima, una patologia ereditaria genetica, le cui cause sono ancora sconosciute, dalla quale non è possibile guarire e che però può regredire attraverso cure specifiche;
la MCS, ufficialmente riconosciuta come malattia invalidante in Paesi come gli Stati Uniti o il Canada, non è riconosciuta come tale dal nostro Paese;
tale patologia comporta anche dei risvolti a livello socio-relazionale in quanto il malato di MSC è costretto a vivere quasi sempre in casa, con evidenti difficoltà a relazionarsi con altre persone o in contesti socio-lavorativi;
in Italia i casi accertati di MCS sono 19 e, tra questi, vi è quello di una 28enne di Ragusa, la signora Mariella Russo, che da anni vive il calvario legato alla malattia e che si sta sottoponendo, con esiti positivi, alle cure necessarie presso il centro specializzato «Braskspear» di Londra;
tali cure comportano numerose difficoltà, soprattutto di carattere economico: basti pensare infatti che la signora Russo per recarsi a Londra è costretta a viaggiare su un jet privato e non su voli di linea, perché impossibilitata proprio dalla MSC, dovendo così sostenere costi molto elevati per le spese di viaggio;
il prossimo ricovero della signora Russo è programmato per il mese di gennaio e, senza un valido sostegno economico, la stessa difficilmente potrà continuare le cure a Londra;
la regione siciliana e l'asp di Ragusa hanno concesso un contributo economico che però non è sufficiente a coprire i costi elevati da sostenere almeno ogni due o tre mesi;
lo Stato italiano non riconosce questo tipo di malattia e quindi non è previsto il rimborso del 100 per cento delle spese sostenute;
le difficoltà e i disagi affrontati dalla signora Russo e dalla sua famiglia sono uguali a quelli degli altri 18 malati di MCS per i quali è necessario avviare azioni importanti ed improcrastinabili affinché sia data loro la possibilità di curarsi in Italia;
il malato affetto da una malattia rara ha eguali diritti di un malato affetto da una malattia con larga diffusione –:
quali iniziative, alla luce di quanto descritto in premessa, il Ministro intenda porre in essere, per quanto di competenza, al fine di garantire alla signora Mariella Russo la necessaria assistenza e la possibilità di sottoporsi a cure adeguate in Italia;
se non ritenga opportuno adottare le opportune iniziative al fine di prevedere l'inserimento della MSC nel registro nazionale delle malattie rare e garantire ai soggetti affetti da tale patologia il diritto alla salute costituzionalmente garantito.
(4-02257)
da notizie di stampa riportate su Il Quotidiano della Calabria del 16 ottobre 2013 si apprende che il presidio ospedaliero «G. Jazzolino» di Vibo Valentia, meta di numerosissimi ricoveri provenienti da tutta la provincia, vive ormai da diversi mesi un profondo disagio, anche a causa dei ripetuti tagli alla sanità;
da tempo si verifica lo smantellamento di diverse strutture ospedaliere che, nel caso specifico, tolgono posti al reparto di nefrologia, costringendo gli ammalati a farsi ricoverare in altre e più lontane province calabresi;
naturalmente questo stato di cose arreca ai malati gravi disagi e un peggioramento anche delle condizioni di salute;
attualmente gli interventi vascolari per dializzati vengono dirottati anche presso strutture private quando potrebbe essere possibile rispondere alle tante richieste direttamente nell'ambito dello stesso ospedale;
stesso discorso vale anche per coloro i quali si sottopongono a controlli preventivi, che devono affrontare tempi di attesa lunghissimi;
queste problematiche vanno ad inserirsi all'interno di un contesto sociale, quello calabrese e vibonese in particolare, già profondamente provato da una crisi che sta coinvolgendo ogni settore;
la situazione sembra ormai volgere al collasso ed è per queste ragioni che è stato richiesto anche l'aiuto del commissario straordinario dell'asp che purtroppo non ha dato risposte adeguate a risolvere la pesante situazione delle urgenze venutesi a creare;
le carenze infrastrutturali di un territorio già complesso e con profonde problematiche di ordine sociale ed economico rendono necessaria l'adozione di azioni forti a tutela dei cittadini –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire l'effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza ai tanti malati affetti da gravi patologie renali, così attuando a norma dell'articolo 32 della Carta costituzionale. (4-02260)
LABRIOLA. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
la Vestas è un'azienda danese che progetta, fabbrica e commercializza turbine eoliche. Nel 2003 la compagnia, dopo la fusione con la danese NEG Micon, anch'essa produttrice di turbine eoliche, è divenuta la più grande compagnia di costruzione di pale eoliche al mondo, sotto il nome di Vestas Wind Systems A/S;
la presenza di Vestas in Italia risale al 1998, quando con la società Italian wind technology Srl, partecipata anche dal gruppo Ansaldo, acquisisce dalla società West la commessa per la produzione e l'installazione di circa 400 MW sulla base di quanto previsto dal piano energetico nazionale, iniziando così la produzione di turbine, di pale eoliche e attività di service utilizzando infrastrutture di Finmeccanica;
nel 2001 la Vestas acquisisce completamente la Italian Wind Technology srl, divenendo da subito un'azienda leader sul mercato italiano. La Vestas Wind Systems A/S, produce e assembla turbine nello stabilimento di Taranto non solo per il mercato interno ma soprattutto per i mercati esteri;
la Vestas Nacelles Italia Srl, società del gruppo Vestas Wind Systems A/S, dopo diversi esercizi chiusi con utili, a decorrere dal 1° gennaio 2013 ha improvvisamente attivato la cassa integrazione guadagni ordinaria per il totale della sua forza lavorativa per mancanza di commesse. La cassa integrazione è stata interrotta il 14 luglio 2013 per riprendere una produzione di 52 turbine che hanno necessitato anche l'assunzione a tempo determinato di 97 lavoratori per un periodo di 8 settimane;
in data 12 settembre 2013 Vestas Nacelles Italia srl ha riaperto la procedura di cassa integrazione ordinaria per altre 13 settimane dichiarando l'assenza di commesse a partire dal 30 settembre 2013;
nel giorno dell'avvio della cassa integrazione ordinaria arriva invece l'annuncio choc della Vestas: l'azienda chiude lo stabilimento che produce macchine e impianti per energia eolica;
i sindacati, che, ovviamente, contestano la decisione aziendale, ritengono che la Vestas abbia deciso di ricollocare in un altro stabilimento del gruppo la produzione della «V 90». D'altra parte, gli stessi sindacati avevano annunciato nelle scorse settimane che la società aveva comunque in cantiere un piano da mille tagli ma che ancora non si sapeva quali stabilimenti;
il 4 ottobre 2013 si è svolto presso il Ministero dello sviluppo economico un'incontro sulla crisi dell'azienda al quale hanno partecipato, oltre ad alcuni rappresentanti della multinazionale danese, l'Assessore al lavoro della regione Puglia il sindaco di Taranto, nonché le organizzazioni nazionali e territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil;
nel corso dell'incontro, la società ha illustrato le motivazioni alla base della decisione di cessare la propria attività presso il sito produttivo di Taranto;
il Governo e le istituzioni, si legge nella nota diramata a margine dell'incontro, hanno preso atto di quanto riferito nonché della conferma da parte dei rappresentanti di Vestas dell'avvio della procedura di mobilità per la totalità dei 250 dipendenti esprimendo forte preoccupazione per le conseguenze produttive e occupazionali che verrebbero a determinarsi in un territorio già fortemente colpito da crisi economica;
l'Esecutivo, condividendo le richieste avanzate dai sindacati e dalle istituzioni, ha pertanto richiesto formalmente alla società di sospendere la procedura di mobilità e di differire i termini della citata procedura fino alla ripresa del confronto previsto per l'11 ottobre 2013 presso il Ministero dello sviluppo economico. A questo punto la richiesta di moratoria avanzata dal Governo è stata accolta.
quali siano gli sviluppi della vicenda con riferimento all'incontro che si sarebbe svolto l'11 ottobre 2013 presso il Ministero dello sviluppo economico del quale non si ha notizia e quali urgenti e inderogabili interventi il Ministro interrogato intenda adottare per evitare la chiusura da parte della Vestas dello stabilimento di Taranto e il conseguente licenziamento di numerosi lavoratori, preservando in tal modo un importante stabilimento produttivo che valorizza il nostro Paese, per competenze e tecnologia nel contesto internazionale.
(4-02255)
ZAN. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il perdurare dello stato di crisi in cui versa l'Italia pone la necessità di reperire le risorse volte alla copertura dei costi relativi agli ammortizzatori sociali, divenuti in questi anni un indispensabile strumento di sopravvivenza per centinaia di migliaia di persone;
l'insufficienza di risorse per far fronte alla cassa integrazione nelle sue varie forme (in deroga, straordinaria) è un problema di carattere nazionale, nonché locale, in quanto colpisce il tessuto produttivo nazionale composto in prevalenza di piccole e piccolissime aziende, che non hanno altri strumenti di copertura;
il solo territorio dell'alta padovana (Carmignano di Brenta, Fontaniva, Grantorto, San Pietro in Gù) ha visto il progressivo smantellarsi di importanti realtà produttive (Helios Tecnology spa, la Filippi Elettrodomestici, la Solon Tecnology, le Cartiere Cariolaro, solo per citarne alcune);
tutte situazioni che, oltre ad aver bruciato o reso precari migliaia di posti di lavoro hanno reso critica la situazione di tanti piccoli artigiani e di piccole aziende che lavoravano nell'indotto;
questi lavoratori, questi artigiani, ora vengono lasciati soli a lottare per il proprio futuro oppure vengono «parcheggiati» nelle liste di disoccupazione o di mobilità senza che istituzioni, proprietà, banche, sindacati riescano a dare una svolta innovativa a queste gravi difficoltà sociali;
molte delle banche che avevano anticipato i fondi ai lavoratori salvo buon fine, ora ne stanno chiedendo la restituzione, come se fossero meri strumenti finanziari e non un ossigeno sociale –:
quali iniziative rapide e concrete i Ministri interrogati per le loro competenze, intendano assumere;
se non ritenga di assumere iniziative anche normative per bloccare la richiesta di restituzione di questi ammortizzatori (considerato che il garante di ultima istanza deve essere lo Stato);
se non ritenga di assumere iniziative normative per regolamentare l'anticipo bancario delle casse integrazioni (in deroga e straordinaria) a livello nazionale per evitare che negoziazioni in loco portino ad accordi svantaggiosi a scapito dei lavoratori che hanno assoluta necessità di questi fondi. (4-02258)
L'interrogazione a risposta immediata in assemblea Della Valle e altri n. 3-00395, pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta del 22 ottobre 2013, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Sorial.
Ritiro di un documento di indirizzo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: Risoluzione in Commissione Fregolent n. 7-00028 del 3 giugno 2013.
interrogazione a risposta in Commissione Scuvera n. 5-00610 del 12 luglio 2013;
interrogazione a risposta orale Sottanelli n. 3-00354 del 2 ottobre 2013.
Interrogazione a risposta scritta Tripiedi e altri n. 4-02135 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 94 del 10 ottobre 2013. Alla pagina 5678, seconda colonna, alla riga diciassettesima, deve leggersi: «TURCO, CARIELLO, AGOSTINELLI e» e non: «TANCREDI, CARIELLO, AGOSTINELLI e», come stampato.

References: articolo 1129
 sentenza 
 sentenza 
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 articolo 191
 articolo 191
 articolo 328
 articolo 13
 articolo 19
 articolo 2