Source: http://ciclismocatania.it/sport-salute/9-uncategorised/113-legge-doping
Timestamp: 2018-11-15 21:42:02+00:00

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“Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione o la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.” E’ quanto cita l’art.1 della legge n.376 del 14/12/02 che disciplina in Italia la tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping. Già dal titolo della legge è chiaro come si ponga particolare attenzione alla salvaguardia della salute, aspetto che viene inoltre rimarcato nella definizione che la stessa normativa fornisce del doping, inquadrandolo sì come reato sportivo, ma prima ancora come carattere sanitario.
Il doping non è quindi l’effetto che l’assunzione di determinate sostanze può provocare, né tanto meno esso è ancorato all’eventuale o presunta dannosità dei farmaci: il reato di doping è già configurabile all’atto della sola somministrazione o assunzione di talune sostanze qualora esse non siano giustificate da specifiche patologie o disturbi. Questo aspetto fondamentale della nuova normativa evidenzia la sua forte valenza di prevenzione e di tutela della salute, prevedendo tra l’altro per chi fornisce sostanze dopanti ad atleti sia sportivi che dilettanti, multe fino a 50.000 euro e il carcere fino a tre anni, e per i sanitari coinvolti, l’interdizione temporanea dell’esercizio della professione. Inoltre, per poter meglio controllare i consumi dei prodotti alle classi farmacologicamente vietate, per i produttori è previsto l’obbligo di trasmettere annualmente al Ministero della Sanità i dati relativi alle quantità prodotte, importate, distribuite e vendute.
2. Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biolologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.
(Classi delle sostanze dopanti
a. due rappresentanti del Ministero della sanità, uno dei quali con funzioni di presidente;
b. due rappresentanti del Ministero per i beni e le attività culturali;
c. due rappresentanti della Conferenza dei Presidenti delle regioni e delle province autonome;
d. un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità;
e. due rappresentanti del CONI;
f. un rappresentante dei preparatori tecnici e degli allenatori;
g. un rappresentante degli atleti;
i. due medici specialisti di medicina dello sport;
l. un pediatra;
m. un patologo clinico;
n. un biochimico clinico;
o. un farmacologo clinico
p. un rappresentante degli enti di promozione sportiva.
q. un esperto in legislazione farmaceutica.
(Laboratori per il controllo sanitariosull’attività sportiva)
2. Le confezioni di farmaci di cui al comma 1 devono recare un apposito contrassegno il cui contenuto è stabilito dalla Commissione, sull’involucro e sul foglio illustrativo, unitamente ad esaurienti informazioni descritte nell’apposito paragrafo «Precauzioni per coloro che praticano attività sportiva».
Il testo della Legge n. 376 del 14/12/2000
(Tutela sanitaria delle attività sportive.Divieto di doping) 4. In presenza di condizioni patologiche dell’atleta documentate e certificate dal medico, all’atleta stesso può essere prescritto specifico trattamento purchè sia attuato secondo le modalità indicate nel relativo e specifico decreto di registrazione europea o nazionale ed i dosaggi previsti dalle specifiche esigenze terapeutiche. In tale caso, l’atleta ha l’obbligo di tenere a disposizione delle autorità competenti la relativa documentazione e può partecipare a competizioni sportive, nel rispetto di regolamenti sportivi, purchè ciò non metta in pericolo la sua integrità psicofisica.
1. I farmaci, le sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e le pratiche mediche, il cui impiego è considerato doping a norma dell’articolo 1, sono ripartiti, anche nel rispetto delle disposizioni della Convenzione di Strasburgo, ratificata ai sensi della citata legge 29 novembre 1995, n. 522, e delle indicazioni del Comitato internazionale olimpico (CIO) e degli organismi internazionali preposti al settore sportivo, in classi di farmaci, di sostanze o di pratiche mediche approvate con decreto del Ministro della sanità, d’intesa con il Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive di cui all’articolo 3. 4. Il decreto di cui al comma 1 è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
Art. 3. 1. È istituita presso il Ministero della sanità la Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, di seguito denominata «Commissione», che svolge le seguenti attività: 2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento adottato con decreto del Ministro della sanità di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono stabilite le modalità di organizzazione e di funzionamento della Commissione.
3. La Commissione è composta da: h. un tossicologo forense; 6. Il compenso dei componenti e le spese per il funzionamento e per l’attività della Commissione sono determinati, con il regolamento di cui al comma 2, entro il limite massimo di lire 2 miliardi annue.
1. Il controllo sanitario sulle competizioni e sulle attività sportive individuate dalla Commissione, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera b), è svolto da uno o più laboratori accreditati dal CIO o da altro organismo internazionale riconosciuto in base alle disposizioni dell’ordinamento internazionale vigente, sulla base di una convenzione stipulata con la Commissione. Gli oneri derivanti dalla convenzione non possono superare la misura massima di lire un miliardo annue. Le prestazioni rese dai laboratori accreditati non possono essere poste a carico del Servizio sanitario nazionale nè del bilancio dello Stato. I laboratori di cui al presente articolo sono sottoposti alla vigilanza dell’Istituto superiore di sanità, secondo modalità definite con decreto del Ministro della sanità, sentito il direttore dell’Istituto, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 4. A decorrere dalla data della stipulazione delle convenzioni di cui al comma 1, e comunque a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, cessano le attività del CONI in materia di controllo sul laboratorio di analisi operante presso il Comitato medesimo.
Art. 5. Le regioni, nell’ambito dei piani sanitari regionali, programmano le attività di prevenzione e di tutela della salute nelle attività sportive, individuano i servizi competenti, avvalendosi dei dipartimenti di prevenzione, e coordinano le attività dei laboratori di cui all’articolo 4, comma 3.
Art. 6. 5. Il CONI, le federazioni sportive nazionali e gli enti di promozione dell’attività sportiva curano altresì l’aggiornamento e l’informazione dei dirigenti, dei tecnici, degli atleti e degli operatori sanitari sulle problematiche concernenti il doping. Le attività di cui al presente comma sono svolte senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 7. 4. Le preparazioni galeniche, officinali o magistrali che contengono principi attivi o eccipienti appartenenti alle classi farmacologiche vietate indicate dal CIO e a quelle di cui all’articolo 2, comma 1, sono prescrivibili solo dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile. Il farmacista è tenuto a conservare l’originale della ricetta per sei mesi.
Art. 8. 1. Il Ministro della sanità presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, nonchè sull’attività svolta dalla Commissione.
Art. 9. 7. Chiunque commercia i farmaci e le sostanze farmacologicamente o biologicamente attive ricompresi nelle classi di cui all’articolo 2, comma 1, attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico, dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente, destinati alla utilizzazione sul paziente, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire 10 milioni a lire 150 milioni.
Art. 10. 3. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

References: Art. 3

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10