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Timestamp: 2019-10-20 17:09:09+00:00

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L’INPS, con il messaggio n. 14870 del 20 settembre 2013, fornisce le indicazioni per la presentazione della richiesta del pagamento, da parte delle strutture eroganti servizi per l’infanzia, per la corresponsione di voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati (previsti dall’articolo 4, comma 24, lettera b) legge 28.06.2012 n. 92).
Di seguito il testo della circolare INPS:
Roma, 20-09-2013 Messaggio n. 14870
OGGETTO: articolo 4, comma 24, lettera b) legge 28 giugno 2012 n. 92 “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”: diritto della madre lavoratrice alla corresponsione di voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati – indicazioni per la presentazione della richiesta del pagamento da parte delle strutture eroganti servizi per l’infanzia.
• il nominativo ed il codice fiscale della madre lavoratrice;
• il numero di mesi di servizio fruiti;
• il nome ed il codice fiscale del minore iscritto alla struttura.
Si evidenzia che gli “asili nido” sono tenuti a sottoscrivere ed inviare, unitamente alla fattura, presso l’ufficio prestazioni a sostegno del reddito, della sede provinciale INPS territorialmente competente, il modello di delegazione liberatoria di pagamento, allegato al presente messaggio (all. 1), e disponibile anche sul sito www.inps.it (percorso: home>informazioni>prestazioni a sostegno del reddito>voucher baby sitting-asili nido). Si specifica, inoltre, che gli “asili nido” dovranno rilasciare singola fattura per ogni minore la cui madre risulti assegnataria del beneficio in oggetto. Tale fattura potrà essere emessa con cadenza mensile per ogni mese di fruizione dell’asilo da parte del minore, ovvero in forma unica per tutte le mensilità di beneficio, a conclusione della fruizione dello stesso.
Dal 21 settembre torna la mediazione civile obbligatoria, già in vigore nel 2011 e 2012 prima della sentenza della consulta, che ne aveva bocciato l’obbligatorietà nei processi civilli, ora è stata reintrodotta con il decreto “del fare” emanato dal Governo Letta.
Innanzitutto l’istituto è stato reintrodotto, ma con una scadenza di 4 anni, ovvero ci sarà una sperimentazione che durerà 4 anni per poi decidere se renderla definitivamente obbligatoria oppure no.
Il decreto legge n. 69 del 2013, inoltre, ha introdotto questo istituto anche per il risarcimento dei danni derivanti dalle professioni sanitarie e non si limiterà più solo a quelle mediche.
Le materie che possono essere oggetto di mediazione obbligatoria sono quindi: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.
Sin dal primo incontro e nel corso di tutta la procedura, è prevista l’assistenza del legale il quale sarà inoltre chiamato a certificare la conformità dell’accordo conciliativo alle norme imperative ed all’ordine pubblico, al fine di renderlo un titolo esecutivo.
In assenza della sottoscrizione dell’avvocato, è necessaria l’omologazione del Presidente del Tribunale.
E’ inoltre previsto che la durata del procedimento non possa superare i tre mesi e che la domanda di mediazione debba avvenire depositando un’istanza presso un organismo avente sede nel territorio di cui il giudice è competente per la controversia.
Un’ulteriore novità riguarda il compenso del mediatore: nel caso in cui il mancato accordo sia perfezionato già durante il primo incontro, non sarà dovuto alcun onorario.
Probabilmente verrà approvato anche uno sconto fiscale per chi giunga ad un accordo su una vecchia causa civile, si parla di una causa con almeno quattro anni di durata, ma la proposta è ancora sotto il vaglio ministeriale.
Con sentenza n. 20715 del 10 settembre 2013, la Cassazione ha affermato che l’utilizzo della mailing list aziendale (con l’utilizzazione di una password per accedere all’indirizzario) finalizzata ad inviare messaggi sindacali è rilevante sotto l’aspetto disciplinare e può portare alla risoluzione del rapporto di lavoro, essendo venuto meno il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, anche se nel procedimento penale il dipendente sia stato prosciolto (non con formula piena).
L’assoluzione penale non impedisce al giudice del lavoro di giudicare alcune situazioni che possono avere rilevanza disciplinare e giustificare il licenziamento.
Con sentenza n. 18168 del 26 luglio 2013, la Cassazione ha affermato la sussistenza al diritto all’indennità sostitutiva delle ferie anche al di fuori delle motivazioni di servizio e pur se il CCNL di riferimento (quello degli Enti locali) preveda l’indennità soltanto per la suddetta ipotesi .
Con sentenza n. 20158 del 3 settembre 2013, la Cassazione ha affermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che al di fuori dell’azienda sia stato arrestato, e successivamente condannato, per spaccio di sostanze stupefacenti.
La Suprema Corte ha evidenziato che seppur non presente nell’elencazione delle condotte legittimanti l’irrogazione della sanzione del licenziamento per giusta causa, il comportamento del lavoratore è di una gravità tale da comportare la lesione del vincolo fiduciario tra le parti.
Con sentenza n. 9073 del 15 aprile 2013, la Cassazione ha affermato che, in caso di sentenza relativa alla illegittimità del licenziamento, il datore di lavoro è tenuto a reintegrare il dipendente nel più breve tempo possibile. Un ritardo nella reintegra può portare ad ulteriore risarcimento al lavoratore per danno subìto.
La Suprema Corte ha evidenziato che, in questi casi, deve essere riconosciuto un danno non patrimoniale pari al 20% della retribuzione base per tutto il periodo di “forzata inattività”.

References: articolo 4
 sentenza 
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