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Timestamp: 2018-11-20 19:32:26+00:00

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Sono state eseguite in sede sostitutiva (su richiesta dei Comuni ai sensi della legge regionale n. 23/1985) oltre 1.100 ordinanze di demolizione relative ad abusi edilizi non condonabili secondo quanto previsto dalle leggi nn. 47/1985, 724/1994 modificata con 662/1996, 326/2003 e successive modifiche ed integrazioni (cioè realizzati in aree tutelate con vincolo di inedificabilità assoluto) da parte del Servizio vigilanza in materia edilizia dell’Assessorato EE.LL., finanze, urbanistica della Regione autonoma della Sardegna. Sono stati, quindi, demoliti circa mc. 300.000 di volumetrie abusive (in gran parte fra il 1986 ed il 1987, con una breve ripresa fra il dicembre 1994 ed il gennaio 1995). Ogni anno vengono emesse dai Comuni sardi almeno un migliaio di ordinanze di demolizione di abusi edilizi: quasi nessuna viene eseguita dal trasgressore. Sono tuttora giacenti diverse decine di richieste provenienti da Comuni di personale e mezzi regionali per procedere alle demolizioni degli abusi edilizi: inutilmente, perché da anni non si procede neppure alla prevista gara di appalto (art. 15 della legge regionale n. 45/1989). Nei primi otto mesi del 1994, a cavallo dei provvedimenti normativi inerenti il secondo condono edilizio, sono stati accertati ben 397 casi di abusivismo edilizio nella sola Provincia di Cagliari. Nel 2005 sono stati accertati ben 420 nuovi casi di abusivismo edilizio nel solo territorio comunale di Quartu S. Elena. Nei primi due mesi del 2007 in Costa Smeralda sono state poste sotto sequestro penale ben 20 ville abusive dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
I casi di abusivismo edilizio stimati in base al censimento regionale con aereofotogrammetria (2001) appaiono circa 45.000 (sotto i profili urbanistico, paesaggistico, dei diritti di uso civico, ecc.), quelli insanabili sono attualmente stimati più di 4.500, in gran parte tutti lungo i litorali. Secondo l’allora Assessore regionale degli EE.LL., finanze, urbanistica ing. Gabriele Asunis (già Direttore generale della pianificazione territoriale) i casi di abusivismo edilizio (opere senza concessione edilizia o autorizzazione) al 29 gennaio 2004 sarebbero stati 17.387, di cui 9.934 aumenti di volumetria di fabbricati esistenti (chiusura balconi, loggiati, ecc.), 965 casi di parziale difformità con il progetto autorizzato, 471 abusi su aree pubbliche (soprattutto in edifici di proprietà I.A.C.P.), 43 ristrutturazioni non autorizzate, 91 mutamenti di destinazione d’uso, 13 “abusi interni”, 2.383 opere prive di alcuna autorizzazione (di cui 3 lottizzazioni) e 581 casi di difficile inquadramento. In realtà, tale classificazione sembra che si riferisca ai soli abusi esclusivamente sotto il mero profilo urbanistico.
Il territorio comunale di Quartu S. Elena continua a presentarsi come la "capitale" dell’abusivismo edilizio in Sardegna. Una delle “capitali” dell’abusivismo edilizio in Italia. Di fatto è l’unico Comune sardo ad avere la "mappa" pressochè completa dell’abusivismo edilizio sul proprio territorio: sono risultati (1995 - termine operazione condono legge n. 47/1985) circa 10.400 casi di abusivismo (al 3° posto in Italia per numero di casi, dopo Napoli e Gela), dei quali 127 "insanabili parziali" e ben 486 "insanabili totali". Ben 2.858 casi di abusivismo per mc. 739.007 di volumetria complessiva sono risultati nelle zone "F" (turistiche) costiere ed altri 1.336 casi nelle zone "E" (agricole) per mc. 490.971 di volumetria complessiva. Dopo il secondo condono edilizio (1999, leggi nn. 724/1994 e 662/1996) i casi di abusivismo "insanabili totali" sono scesi a 147, gli "insanabili parziali" a 72. Fra i casi più eclatanti di abusivismo edilizio in aree di rilevante interesse ambientale a livello regionale si devono ricordare i 185 edifici abusivi dentro il parco naturale di Molentargius – Saline (Cagliari – Quartu S. Elena). Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale ha predisposto 29 piani di risanamento ancora in gran parte inattuati, sono cresciuti a dismisura gli òneri economici collettivi per dotare dei necessari servizi (depurazione, acqua, energia elettrica, smaltimento rifiuti, scuole, ecc.) gli "abusi condonati" per una spesa complessiva stimata in oltre 222 milioni di euro, a fronte di circa 18/20 milioni di entrate derivanti dalle oblazioni di legge. Riguardo l’ultimo condono edilizio (2003-2004) sono state presentate oltre 3.500 istanze di condono relative ad altrettanti abusi edilizi, dato di notevole rilievo visto che a livello nazionale le domande sono state 102.126 (dati Confedilizia). Al Comune di Cagliari, ad esempio, le istanze presentate sono 2.300. Si deve ricordare che, neppure sotto il mero profilo finanziario, il condono edilizio è stato vantaggioso: nel 1985, a fronte di una previsione di entrata di 2.995 milioni di euro, le entrate effettive furono pari al 58 %, nel 1994, a fronte di un gettito previsto di 2.531 milioni di euro, le entrate effettive furono del 71 %, attualmente, a fronte di una previsione di entrata pari a 3.165 milioni di euro, si stimano solo il 40 % di entrate effettive.
La situazione non è, purtroppo, migliorata con gli anni a seguire. Nel 2004 sono stati accertati ben 420 casi di abusivismo edilizio nel solo territorio comunale di Quartu S. Elena. Nell’agosto 2005 sono stati riscontrati ben 25 casi di abusivismo edilizio totale in area costiera (Flumini). Nel 2006 le strutture comunali hanno riscontrato circa 450 nuovi abusi edilizi, totali e parziali. A maggio 2006 il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha posto sotto sequestro penale tre villette abusive nella pineta di Baia Azzurra (Is Mortorius). Nel novembre 2006 il Nucleo di vigilanza edilizia della Polizia municipale ha posto sotto sequestro a Costa di Sopra una lottizzazione abusiva con 27 lotti già predisposti, di cui 15 già edificati.
Nel dicembre 2005 l’Amministrazione comunale dichiarava di voler migliorare la vigilanza sul territorio coinvolgendo una non nota associazione ambientalista per svolgere controlli e segnalazioni. Lo stesso sindaco Ruggeri annunciava che presto sarebbero state messe in campo tutte le iniziative di legge contro l’abusivismo edilizio. Compresa l’acquisizione al patrimonio comunale e la demolizione ed il ripristino ambientale, così come prevede la legge. Dopo più di un anno non si è visto proprio nulla.
Fra i casi più eclatanti di abusivismo edilizio in aree di rilevante interesse ambientale si devono ricordare i 185 edifici abusivi dentro il parco naturale di Molentargius – Saline (Cagliari – Quartu S. Elena), i 26 complessi abusivi (fra cui una dozzina di campeggi con bungalows e roulottes fissate al suolo) sulla costa algherese entro il parco naturale di Porto Conte per cui il Comune ha richiesto inutilmente i mezzi regionali per la demolizione, centinaia di edifici abusivi nel territorio comunale di Nuoro (ben 370 casi a Testimonzos, diversi altri a Sa Toba, Murichessa e sul Monte Ortobene), circa 50 strutture abusive (villette, pontili, ecc.) nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena per cui l’Amministrazione comunale ha richiesto invano i mezzi regionali per la demolizione, 45 strutture abusive nell’isoletta di Corrumanciu (Stagno di Porto Pino), sotto sequestro penale ed oggetto di giudizio (R.N.R. 5988/2004) davanti al Tribunale di Cagliari, i lavori per il campo da golf sulle sponde dello Stagno di Chia (Domus de Maria), anch’essi oggetto di sequestro penale (giugno 2004) oggi dissequestrati per permettere, sotto la vigilanza della polizia giudiziaria, il ripristino ambientale.
Portu Malu – Baia delle Ginestre: sulla costa di Teulada (CA). Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 12.1.1996, n. 50, confermativa della sentenza Corte d’Appello di Cagliari, 7.7.1995, n. 117, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari n. 1380 del 7.6.1993 sono stati ordinati la demolizione e ripristino ambientale degli abusi realizzati dalla BAIA DELLE GINESTRE s.p.a. (un parcheggio coperto, un fabbricato-alloggio del personale , un campo da tennis, ampliamento del ristorante, un vascone, una cabina ENEL, locali-servizio, la reception del complesso alberghiero, un comparto alberghiero da 100 camere, una piscina con locale-filtri, una piattaforma-pizzeria, tre baracche di legno, un locale, una pista di accesso alla spiaggia, tre pontili galleggianti, una barriera frangiflutti per complessivi mc. 15.600). Finora non è stato demolito quasi nulla. La Corte d’Appello di Cagliari (ordinanza 2.3.1999) ha confermato in sede di incidente di esecuzione l’ordine di demolizione e ripristino ambientale dando opportune disposizioni al pubblico ministero. La Corte di Cassazione (sentenza Sez. III, 30.11.1999, n. 3827) ha respinto definitivamente i ricorsi dei condannati e delle banche creditrici (nonché del Comune). Ma non finisce qui: nuovi incidenti di esecuzione per fermare le ruspe militari della Procura Generale della Repubblica vengono promossi dai condannati, dall’esecutore fallimentare e dal Comune, ma vengono respinti dalla Corte d’Appello (ordinanze 23.4.2001, 25.5.2001, 18.6.2001). Nel giugno 2001 le ruspe del Genio Militare demoliscono le opere abusive, ma si attende ancora il ripristino ambientale. Incredibilmente la Corte di Cassazione accoglie poi un ricorso del Comune (ordinanza Sez. III, 6.8.2002, n. 817) ed ora pende un ulteriore incidente di esecuzione presso la Corte d’Appello di Cagliari. Inoltre, il 26 settembre 2006, il gruppo Antonioli acquista ad un’asta fallimentare l’intero complesso (4,110 milioni di euro), compresa la parte divenuta già proprietà del Comune di Teulada per effetto della confisca penale (art. 19 della legge n. 47/1985) in seguito al passaggio in giudicato della sentenza definitiva di condanna per lottizzazione abusiva.
Baccu Mandara: sulla costa di Maracalagonis (CA). Con sentenza del Pretore di Cagliari – Sez. Sìnnai n. 146 del 18.6.1996 di applicazione della pena su richiesta delle parti sono stati ordinati demolizione e ripristino ambientale delle opere abusive realizzate dalla TRE P s.r.l. (una serie di 29 unità immobiliari ed ulteriori basamenti in cemento per complessivi mc. 12.900). Il Pretore di Cagliari (ordinanze 21.5.1999, 4.3.2002, 7.3.2002, 12.3.2002, 14.3.2002) prima e la Corte di Cassazione (sentenze 8.2.2000 e n. 16377 del 18.11.2002) poi hanno confermato in sede di incidente di esecuzione l’ordine di demolizione e ripristino ambientale dando opportune disposizioni al pubblico ministero, che, sempre con le ruspe militari, ha provveduto alla demolizione e, in collaborazione con il Comune, ad avviare il ripristino ambientale nel marzo 2002 .
Piscinnì: sulla costa di Domus de Maria (CA). Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 6.6.1997, n. 1435, confermativa della sentenza Corte d’Appello di Cagliari, 8.10.1996, n. 634, a sua volta di parziale riforma della sentenza Pretore di Cagliari, 4.12.1995, n. 2183, e con sentenza Pretore di Cagliari, 7.4.1995, n. 854 di applicazione della pena su richiesta delle parti è stata ordinata la demolizione e ripristino ambientale delle opere abusivamente realizzate (due moli frangiflutto, opere di viabilità entro la fascia dei mt. 300 dalla battigia, scavi, sbancamenti e viabilità nell’arenile). Le numerose denunce ecologiste, l’intervento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che con D.M. 4.10.1993 annullò l’autorizzazione paesaggistica regionale “in sanatoria” delle opere abusive e con D.M. 16.9.1994 fermò definitivamente la ripresa abusiva dei lavori), della Soprintendenza per i Beni Ambientali di Cagliari (che con nota n. 7164 del 17.6.1994 bloccò sul nascere la ripresa abusiva dei lavori), dell’Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica (che con decreto n. 180/SV del 28.2.1994 annullò in sede sostitutiva, dopo le inadempienze comunali, le concessioni edilizie illegittime) e della Magistratura hanno fermato la lottizzazione MALFATANO s.p.a. di 80.000 mc. complessivi (prima del gruppo MONZINO, poi della LEGA DELLE COOPERATIVE). Nel periodo novembre-dicembre ’99 è stata svolta, a cura dei condannati, la demolizione delle opere abusive: oggi la spiaggia, grazie all’azione marina, sta riacquistando il suo aspetto, ma incombe un nuovo progetto edilizio della medesima LEGA DELLE COOPERATIVE.
CONTRO IL “SACCO” DELLE COSTE SARDE
Da quindici anni le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra conducono moltissime “battaglie” legali per difendere i litorali isolani dalla speculazione immobiliare.
Questi sono i “numeri” (giugno 1992 – dicembre 2006):
* esposti, richieste di atti, segnalazioni n. 1.215;
* azioni a cui è seguito l’intervento delle pubbliche amministrazioni competenti e/o della Magistratura n. 1.075 (88,47 %);
* ricorsi ai Giudici amministrativi e speciali (T.A.R. Sardegna, Consiglio di Stato, ric. straord. al Capo dello Stato, Commissario per gli Usi civici) n. 40;
* costituzioni di parte civile in procedimenti penali per reati ambientali n. 20;
* le denunce ecologiste in tutti i casi di mancata esecuzione degli ordini di demolizione e di ripristino ambientale conseguenti a sentenze penali irrevocabili hanno portato la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari a svolgere indagini sull’operato dei sindaci e dei tecnici comunali di Teulada, Domus de Maria, Maracalagonis e Muravera. L’ex sindaco di Teulada C. L. Piras è stato condannato dal Tribunale di Cagliari con sentenza n. 407 dell’1.7.1998 ma assolto in sede di appello, l’ex sindaco di Maracalagonis M. Fadda è stato assolto (2004) in seguito al processo (R.G. n. 2600/01), ma la Procura della Repubblica ha presentato appello. Davanti al Tribunale di Cagliari è in corso un clamoroso processo penale (n. 4326/03 R.N.R.) relativo a gravi ipotesi di reato (corruzione, abuso d’ufficio, concussione, ecc.) che coinvolge i vertici del Servizio di tutela del paesaggio della Regione autonoma della Sardegna, imprenditori, dirigenti dei Servizi tecnici di vari Comuni, ecc. riguardo l’attività di tutela o, meglio, non tutela del paesaggio nel sud dell'Isola.

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