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Timestamp: 2020-07-11 12:03:17+00:00

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(Corte di Giustizia Grande Sezione, sentenza 20 marzo 2018, cause riunite C-596/16 e C-597/16) - COMUNITARIO e INTERNAZIONALE | Diritto e Giustizia
Corte di Giustizia Grande Sezione, sentenza 20 marzo 2018, cause riunite C-596/16 e C-597/16 (*)
2 Tali domande sono state presentate nel contesto di due controversie che vedono contrapposti, per la prima, il sig. E. D.p. alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, Italia (in prosieguo: la «Consob»), per la seconda, la Consob al sig. A. Z., riguardo alla legittimità di sanzioni amministrative pecuniarie irrogate per abuso di informazioni privilegiate.
13 Con decisione del 7 novembre 2012, la Consob irrogava sanzioni amministrative pecuniarie ai sigg. D.p. e Z. ai sensi dell’articolo 187 bis, commi 1 e 4, del TUF.
14 A termini di detta decisione, i sigg. D.p. e Z. avrebbero compiuto, nel 2008, diversi abusi di informazioni privilegiate. In particolare avrebbero acquistato, il 14 e il 17 ottobre 2008, 2 375 azioni della Permasteelisa SpA facendo uso di informazioni privilegiate relative a un progetto di acquisizione del controllo di detta società, informazioni di cui il sig. Z. sarebbe venuto a conoscenza in ragione del suo impiego e delle funzioni esercitate nell’ambito della Deloitte Financial Advisory Services SpA, delle quali il sig. D.p. non avrebbe potuto ignorare il carattere privilegiato.
15 I sigg. D.p. e Z. contestavano detta decisione dinanzi alla Corte d’appello di Milano (Italia). Con sentenze del 4 aprile e del 23 agosto 2013, detto giudice, rispettivamente, rigettava il ricorso introdotto dal sig. D.p. e accoglieva quello proposto dal sig. Z..
16 Il sig. D.p. e la Consob proponevano ricorso avverso, rispettivamente, la prima e la seconda delle menzionate sentenze dinanzi alla Corte suprema di cassazione (Italia). Il sig. D.p. faceva valere di essere stato oggetto di un procedimento penale dinanzi al Tribunale di Milano (Italia) per i medesimi fatti che gli erano stati censurati dalla Consob e che detto giudice, con sentenza definitiva pronunciata successivamente alle sentenze della Corte d’appello di Milano, lo aveva assolto in base al rilievo secondo cui i fatti costitutivi dell’infrazione non erano dimostrati. Quanto al sig. Z., resistente nel procedimento relativo all’impugnazione in cassazione della Consob, si è parimenti avvalso di tale sentenza di assoluzione.
20 Orbene, nella sentenza del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson (C 617/10, EU:C:2013:105, punti 34 e 36), la Corte avrebbe statuito, da una parte, che l’articolo 50 della Carta osta a che, dopo l’irrogazione di una sanzione fiscale definitiva che possiede natura penale ai sensi di detto articolo, si possa procedere penalmente per gli stessi fatti nei confronti della stessa persona, ma, d’altra parte, che spetterebbe al giudice nazionale determinare se le rimanenti sanzioni siano effettive, proporzionate e dissuasive. In considerazione di questa giurisprudenza, il giudice del rinvio si chiede se l’articolo 50 della Carta debba essere interpretato nel senso che esso autorizza la prosecuzione di un procedimento inteso all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria in esito a una sentenza penale definitiva, avente autorità di cosa giudicata, che ha constatato l’insussistenza dell’infrazione, ove tale procedimento possa risultare necessario per adempiere l’obbligo di prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.
23 Con ordinanza del presidente della Corte del 23 dicembre 2016, le cause C 596/16 e C 597/16 sono state riunite ai fini delle fasi scritta ed orale del procedimento, nonché della sentenza.
26 A tal riguardo, occorre rilevare che l’articolo 14, paragrafo 1, della direttiva 2003/6, letto in combinato disposto con gli articoli 2 e 3 della direttiva medesima, impone agli Stati membri di prevedere sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive per le violazioni del divieto di abuso di informazioni privilegiate. Se è pur vero che la Corte ha statuito che l’articolo 14, paragrafo 1, di detta direttiva si limita a imporre agli Stati membri l’obbligo di prevedere sanzioni amministrative che presentino siffatte caratteristiche, senza imporre agli Stati membri di prevedere anche sanzioni penali nei confronti degli autori di abusi di informazioni privilegiate (v., in tal senso, sentenza del 23 dicembre 2009, Spector Photo Group e Van Raemdonck, C 45/08, EU:C:2009:806, punto 42), cionondimeno gli Stati membri possono anche legittimamente prevedere un cumulo di sanzioni penali e amministrative, sia pure nel rispetto dei limiti che risultano dal diritto dell’Unione e, segnatamente, dei limiti derivanti dal principio del ne bis in idem, garantito dall’articolo 50 della Carta, posto che questi ultimi si impongono, ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, di quest’ultima, in sede di attuazione del diritto medesimo.
31 Inoltre, in considerazione della rilevanza del principio dell’autorità di cosa giudicata sia nell’ordinamento giuridico dell’Unione sia negli ordinamenti giuridici nazionali, la Corte ha statuito che il diritto dell’Unione non impone di disapplicare le norme procedurali interne che attribuiscono forza di giudicato a una pronuncia giurisdizionale (v., in tal senso, per quanto riguarda il principio di effettività, sentenze del 10 luglio 2014, Impresa Pizzarotti, C 213/13, EU:C:2014:2067, punti 58 e 59, nonché del 6 ottobre 2015, Târşia, C 69/14, EU:C:2015:662, punti 28 e 29).
38 A tal riguardo, dalle ordinanze di rinvio si evince che i fatti censurati ai sigg. D.p. e Z. nel contesto del procedimenti intesi all’irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria oggetto del procedimento principale sono gli stessi fatti in base ai quali sono state avviate le azioni penali nei loro confronti dinanzi al Tribunale di Milano. Inoltre, le sanzioni amministrative pecuniarie oggetto del procedimento principale, secondo le indicazioni che risultano dal fascicolo di cui dispone la Corte, possono raggiungere, ai sensi dell’articolo 187 bis del TUF, un importo di dieci volte superiore al prodotto o al profitto dell’infrazione. Risulta, in tal modo, che esse perseguono una finalità repressiva e presentano un elevato grado di severità e, pertanto, una natura penale ai sensi dell’articolo 50 della Carta (v., in tal senso, sentenza pronunciata in data odierna, Garlsson Real Estate, C 537/16, punti 34 e 35), ciò che spetta tuttavia al giudice del rinvio verificare.
40 Risulta così che, in una situazione come quella oggetto del procedimento principale, la prosecuzione di un procedimento inteso all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di natura penale, fondata sui medesimi fatti, sia costitutiva di una limitazione del diritto fondamentale garantito dall’articolo 50 della Carta (v., per analogia, sentenze pronunciate in data odierna, Menci, C 524/15, punto 39, e Garlsson Real Estate, C 537/16, punto 41).
41 Una siffatta limitazione del principio del ne bis in idem può, tuttavia, giustificarsi sul fondamento dell’articolo 52, paragrafo 1, della Carta (v., in tal senso, sentenze del 27 maggio 2014, Spasic, C 129/14 PPU, EU:C:2014:586, punti 55 e 56, nonché sentenze pronunciate in data odierna, Menci, C 524/15, punto 40, e Garlsson Real Estate, C 537/16, punto 42).
42 A tal riguardo, occorre rilevare che l’obiettivo di proteggere l’integrità dei mercati finanziari e la fiducia del pubblico negli strumenti finanziari è tale da giustificare un cumulo di azioni come quello previsto dalla normativa nazionale oggetto del procedimento principale, ove tali azioni e sanzioni siano intese, in vista del conseguimento di detto obiettivo, a fini complementari aventi ad oggetto, eventualmente, aspetti diversi del medesimo comportamento costitutivo dell’infrazione in oggetto (v., in tal senso, sentenza pronunciata in data odierna, Garlsson Real Estate, C 537/16, punto 46).
43 Tuttavia, la prosecuzione di un procedimento inteso all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di natura penale, come quello oggetto del procedimento principale, in esito alla definizione del procedimento penale è assoggettata al rigoroso rispetto del principio di proporzionalità (v., in tal senso, sentenza pronunciata in data odierna, Garlsson Real Estate, C 537/16, punto 48). A tal riguardo, si deve rilevare che, a differenza della situazione sfociata nella sentenza del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson (C 617/10, EU:C:2013:105), in cui il procedimento penale era stato avviato dopo l’irrogazione di una sanzione fiscale, i procedimenti principali sollevano la questione se un procedimento inteso all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di natura penale possa essere proseguito nel caso in cui la sentenza penale definitiva di assoluzione abbia accertato che i fatti che possono costituire una violazione della normativa sugli abusi di informazioni privilegiate, sulla base dei quali era stato anche avviato detto procedimento, non risultavano provati.
(*) Fonte: curia.europea.eu
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