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Timestamp: 2018-06-20 17:23:03+00:00

Document:
RESPONSABILITÀ CIVILE - Colpa - - in genere
Il giorno 8.8.1993, Antonio Belcuore veniva investito da un'auto di proprietà di Luciano Mazzunno e riportava lesioni a causa delle quali decedeva il 23.10.1993.
Con atto notificato il 14.1.1994, la madre, Teresa Sileo, la moglie, Elvira Zani, la figlia, Barbara Belcuore, e i fratelli, Maria, Vito, Fausto e Teodora Belcuore convenivano davanti al Tribunale di Brescia il Mazzunno e la S.p.a. S.A.I. Assicurazioni, per sentirli condannare in solido al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, da essi subiti, sia iure proprio che iure hereditatis.
A seguito della morte di Barbara Belcuore, la madre Elvira Zani si costituiva per proseguire il processo quale unica erede.
Il tribunale, con sentenza dell'8.10.1998, dichiarava la colpa esclusiva del Mazzunno e condannava in solido i convenuti a pagare alla Zani la somma di L. 163.210.000, di cui L. 100.000.000 per danno morale, L. 50.000.000 quale erede della defunta figlia Barbara per il danno morale da quest'ultima sofferto, L. 3.850.000 quale unica erede della vittima per il danno biologico temporaneo sofferto dalla medesima e L. 9.360.000 per esborsi; alla Sileo la somma di L. 30.000.000 a titolo di danno morale; ai Belcuore la somma di L. 20.000.000 ciascuno a titolo di danno morale; rigettava la domanda della Zani per il risarcimento iure hereditatis del danno morale sofferto dalla vittima, quella di risarcimento del danno biologico patito iure proprio dalla Zani e dalla Sileo e quella di risarcimento del danno patrimoniale subito dalla Zani.
Proponevano appello gli attori, chiedendo: l'elevazione dell'importo del risarcimento del danno morale sofferto dalla Zani, da Barbara Belcuore e dalla Sileo; il riconoscimento alla Zani, iure hereditatis, del danno morale...
1. I due ricorsi, proposti avverso la medesima sentenza vanno riuniti (art. 335 c.p.c.).
Ricorso n. 12983-01 2. Con l'unico mezzo, la ricorrente, denunciando violazione di norme di diritto (artt. 2056 e 1226 c.c.; art. 2043 c.c.; artt. 315, 433, 230-bis c.c.; artt. 29, 30 e 32 Cost.) ed omessa motivazione, censura il mancato riconoscimento del risarcimento del danno patrimoniale subito dalla Zani in conseguenza della morte del marito.
Il totale diniego della sussistenza di un danno patrimoniale subito dalla vedova per la morte del marito è stato motivato dalla corte d'appello sulla base di due argomentazioni: a) la vedova ha perduto la quota di reddito che il marito le riservava, ma ha acquisito la pensione di reversibilità; b) manca la prova che il marito, elettricista pensionato, svolgesse in proprio dei piccoli lavori in tale qualità.
Il primo argomento è errato, in quanto applica il principio della compensatio lucri cum damno. Ma tale ipotesi non si configura quando, a seguito della morte della persona offesa, alla vedova sia stata concessa una pensione di reversibilità, poiché tale erogazione si fonda su un titolo diverso rispetto all'atto illecito (sent. n. 1140-97; n. 1347-98; n. 10291-01).
La motivazione risulta quindi errata in diritto. La sentenza va pertanto cassata con rinvio ad altro giudice che dovrà nuovamente motivare sul punto concernente la attribuzione alla vedova del danna patrimoniale tenendo conto del suindicato principio.
Ricorso n. 16386-01 3. Con l'unico mezzo, la ricorrente incidentale, denunciando violazione ed erronea applicazione di norme di diritto nonché contraddittorietà della motivazione, censura la sentenza della corte d'appello nella parte in cui ha accolto la domanda...
(1) Anche se gli amanti si perdono l'amore non si perderà. Impressioni di lettura su Cass. 8828/2003. (Cendon Paolo)
(1-2) E poi non rimase nessuno. (Ziviz Patrizia)
(1-2) Danno non patrimoniale ed interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c.(*) (170). (Bargelli Elena)
Sul danno non patrimoniale continuano i �lavori in corso La Corte �rivisita profondamente larticolo 2059 Cc (Peccenini Flavio)

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2043
 sentenza 
 sentenza 
 Cass.