Source: https://www.mondoadr.it/giurisprudenza/sanzioni-allassicurazione-che-accetta-il-185bis-si-presenta-mediazione-demandata.html
Timestamp: 2018-05-23 07:21:06+00:00

Document:
Sanzioni ex art 96 III co. all’Assicurazione che non accetta il 185bis e non si presenta in mediazione demandata
Trib. di: Roma - Sentenza del: 14-05-2014 - Giudice: Massimo Moriconi
Materia: Risarcimento danni, Risarcimento danni sinistro stradale - Argomento: Condanna al contributo unificato, Mancata partecipazione del convenuto, Mediazione delegata, Proposta ex art 185 bis, Sanzione ex art. 96 cpc
N. RG.14521-11
G.A. (avv.to R.N.)
spa assicurazione…. in persona del suo legale rappresentante pro tempore
convenuta (avv.A.R.)
ha emesso e pubblicato, ai sensi dell’art. 281 sexies cpc, alla pubblica udienza del 29.5.2014 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente
1 Premessa: Il danno alla persona con invalidità permanente superiore al 9% – Le tabelle del tribunale di Milano, 1
2. La fattispecie concreta, 5
3.1. L’oggetto sostanziale della lite – La proposta ex art.185 bis e l’invio in mediazione demandata, 6 – 3.2.1. Le conseguenze della mancata partecipazione del convenuto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° decr.lgsl.28/10 comma (mediazione demandata), 7 – 3.2.2. La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione, 8 – 3.2.3. Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione dell’assicurazione convenuta e costituita, senza giustificato motivo, 9 - 3.2.4. Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione
La sanzione del pagamento a favore dell’erario di una somma pari al contributo unificato, 11 – 3.3.1. Il mancato accoglimento della proposta del giudice. Effetti processuali e sostanziali, 11 -3.3.2. L’assenza, nel caso concreto, di qualsiasi ragionevolezza, ex ante, del rifiuto da parte dell’assicurazione della proposta del giudice e della trattativa su di essa avviabile, 13 – 3.3.3 Gli effetti sul merito della causa del rifiuto ingiustificato ed irragionevole della proposta del giudice ex art. 185 bis 14 – 3.4.1. Le spese processuali. La condanna per responsabilità aggravata, 14 – 3.4.2. La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc , 15
-1- Il danno alla persona con invalidità permanente superiore al 9% – Le tabelle del tribunale di Milano
Esclusa la necessità di ulteriore attività istruttoria, il fatto e la responsabilità esclusiva, della causazione del sinistro del conducente della Toyota Yaris tg .., A.N. non sono contestati né dalla N. (che lo ha ammesso) né dalla compagnia di assicurazione che ha provveduto al risarcimento dei danni.
L’evento dannoso è accaduto in data 29.12.2008 quando G.A.aveva 58 anni.
E’ importante indicare la data del fatto in quanto dal marzo 2001 (l.5.3.2001 n.57) è in vigore il sistema del punto legale al quale il giudice in virtù della legge 12.12.2002 n.273 puo’ derogare in aumento solo nella misura di un quinto (cosa che non si ritiene di fare in questo caso).
Il giudice, nel caso in esame, ritiene applicabili alla fattispecie, che attiene a fattispecie sub 2 che precede, le tabelle elaborate dal tribunale di Milano, sia per la inabilità temporanea che per quella permanente.
E’opportuno ricordare sinteticamente quali siano le basi scientifiche e giuridiche che sono a fondamento delle tabelle milanesi 1
nota 1 omissis
Nella sostanza ed in sintesi il tribunale di Milano, partendo da un minimo personalizzabile in base alle concrete circostanze fino ad un massimo in relazione a ciascun grado di invalidità, mira ad attribuire ANCHE con il risarcimento base, quello cioé nel minimo, del danno biologico tabellare, delle somme compensative per il danno morale e quello esistenziale.
A differenza delle tabelle romane che non contengono tale ristoro per la voce minima di base (contenuto invece nel range minimo-massimo delle tabelle stesse).
Il giudice, ritiene di applicare le tabelle milanesi, come espressamente richiesto dall’attore, confermando la propria giurisprudenza presso la sezione distaccata di Ostia, e ciò anche in considerazione della rinnovata indicazione in tale senso da parte della Corte di Cassazione nonché della Corte di Appello di Roma (da ultimo Cassazione civile , sez. III, sentenza 06.03.2014 n° 5243, Corte di Appello di Roma 25.3.2014 n.36).
Tale scelta risulta particolarmente appropriata per il caso di specie che riguarda una I.P. del 10 %, in ordine alla quale non sono state allegate né comunque risultano particolari circostanze che consentano di discostarsi dalla somma tabellare base (milanese) sulla quale viene allogato il calcolo del risarcimento per il danno permanente.
Riconoscere all’attore una specifica maggiorazione del valore risarcitorio di base a titolo di danno c.d. esistenziale e di danno c.d. morale (attraverso un aumento personalizzato come previsto da entrambe le tabelle, milanesi e romane) è fuori luogo viste le risultanze probatorie anodine al riguardo, ma si ritiene altrettanto inadeguato negare ogni ristoro a tale titolo come accadrebbe applicando la voce base risarcitoria romana che nulla contiene in merito agli aspetti di danno c.d. esistenziale e c.d.morale.
Milano risarcisce sempre, a differenza di Roma, come dato di partenza, il danno alla persona secondo valori monetari “medi”, corrispondenti al caso di incidenza della lesione in termini “standardizzabili” in quanto frequentemente ricorrenti anche per gli aspetti anatomo funzionali, sia quanto agli aspetti relazionali, sia quanto agli aspetti di sofferenza soggettiva.
All’ attore va quindi correttamente negato l’aumento personalizzato (che secondo le parole del tribunale di Milano si riferisce ad una adeguata “personalizzazione” complessiva della liquidazione- laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate, anche in via presuntiva, dal danneggiato) ma non lo si priva del tutto dell’attribuzione di una qualche misura di ristoro relativamente a tali aspetti di danno sicuramente esistenti secondo l’id quod plerumque accidit anche in mancanza di una specifica prova fornita dal danneggiato.
-2- La fattispecie concreta
Esaminata e condivisa la relazione peritale d’ufficio, ben motivata ed immune da errori o vizi logico-tecnico-giuridici, ed in assenza di specifiche e valide contestazioni, va evidenziato che l’attore ha subito a seguito dell’evento i seguenti danni ed esborsi:
invalidità permanente 10 %
invalidità temporanea 100% di gg.20
invalidità temporanea 25% di gg.30 (e non 62 come enfaticamente ritenuto dal CTU)
invalidità permanente: €. 20.300
invalidità temporanea: €. 4.100
spese medico sanitarie: €. 1.400
Va però considerato che l’assicurazione aveva inviato al danneggiato la somma di €.20.200 in data 10.8.2009 trattenuta dal percipiente in acconto del maggior avere.
All’attore va infine riconosciuta la minor somma (rispetto a quanto richiesto), ritenuta equa, di €.1100 per l’attività stragiudiziale posta in essere dal difensore (che è lo stesso della fase giudiziale).
Si tratta come adeguatamente comprovato in atti, di attività professionale di una certa rilevanza e intensità, utile, non ridondante né superflua, che non può, proprio per tale ragione, ritenersi stemperata dal riconoscimento dei compensi giudiziali, come di infra liquidati né da essi assorbita.
Inoltre è giusto riconosciuto un ulteriore danno consistente nel mancato godimento da parte del danneggiato dell’equivalente monetario del bene perduto per tutto il tempo decorrente fra il fatto (solo per la parte differenziale rispetto all’acconto già corrisposto dall’assicurazione) e la sua liquidazione. Ed invero devesi a tale fine fare applicazione delle presunzioni semplici in virtù delle quali non si può obliterare che ove il danneggiato fosse stato in possesso delle somme predette le avrebbe verosimilmente impiegate secondo i modi e le forme tipiche del piccolo risparmiatore in parte investendole nelle forme d’uso di tale categoria economica (ad esempio in azioni ed obbligazioni, in fondi, in titoli di Stato o di altro genere) ricavandone i relativi guadagni. Con tali comportamenti oltre a porre il denaro al riparo dalla svalutazione vi sarebbe stato un guadagno (che è invece mancato) che pertanto è giusto e doveroso risarcire, in via equitativa, con la attribuzione degli interessi legali.
Il calcolo di tali interessi viene effettuato in virtù della sentenza del 17.2.1995 n.1712 della Suprema Corte procedendo prima alla devalutazione alla data di agosto 2009 degli importi che erano stati rivalutati alla data della sentenza; e successivamente calcolando sugli importi rivalutati anno per anno i relativi interessi legali ai tassi stabiliti per legge anno per anno, senza alcuna capitalizzazione.
Si è poi proceduto ad effettuare analogo calcolo di rivalutazione ed interessi della somma corrisposta a suo tempo dall’assicurazione.
L’importo omogeneo differenziale a credito dell’attore è di €. 5.500.
In definitiva quindi all’attore spetta complessivamente la somma di €.5.500,00= oltre interessi legali fino al saldo al cui pagamento i convenuti vanno in solido condannati.
-3.1. L’oggetto sostanziale della lite – La proposta ex art.185 bis e l’invio in mediazione demandata
La controversia come evidenziato supra riguarda nella sostanza i contenuti risarcitori più che la sussistenza del diritto al risarcimento nelle sue diverse voci.
Ovvero, in parole semplici, il contrasto fra le parti costituite si è appuntato sul se le somme già erogate fossero adeguate e interamente satisfattive, come ritenuto, contrariamente dall’attrice, dalla compagnia assicuratrice.
Con ordinanza del 30.9.2013 il giudice formulava una proposta ai sensi dell’art.185 bis e nello stesso provvedimento disponeva, per l’ipotesi che le parti non fossero riuscite da sole a trovare un accordo su tale proposta, un percorso di mediazione demandata ai sensi del comma secondo dell’art.5 decr.lgs.28/2010 come modificato dal d.l.69/2013
Ord.30.9.2013:
Benché la legge non preveda che la proposta formulata dal Giudice ai sensi dell’art.185 bis cpc debba essere motivata (le motivazioni dei provvedimenti sono funzionali alla loro impugnazione, e la proposta ovviamente non lo è, non avendo natura decisionale); tuttavia si indicano alcune fondamentali direttrici che potrebbero orientare le parti nella riflessione sul contenuto della proposta e nella opportunità e convenienza di farla propria, ovvero di svilupparla autonomamente.
Viene infine fissata un’udienza alla quale in caso di accordo le parti potranno anche non comparire; viceversa, in caso di mancato accordo, potranno, volendo, in quella sede fissare a verbale quali siano state le loro posizioni al riguardo, anche al fine di consentire al Giudice l’eventuale valutazione giudiziale della condotta processuale delle parti ai sensi degli artt.91 [1] e 96 III° cpc [1].
INVITA le parti a raggiungere un accordo conciliativo/transattivo sulla base della proposta che il Giudice redige in calce; concedendo termine fino alla data del 30.11.2013;
considerato che l’istruttoria espletata ha fatto emergere elementi probatori che potrebbero radicare la debenza di ulteriori somme, oltre a quella già versata dall’assicurazione, da parte della danneggiante A,N. e per essa della assicurazione.; considerata favorevolmente la condotta dell’assicurazione che ha già nel 2009 versato una consistente somma di denaro;
il pagamento, al netto, a favore di G.A. ed a carico della ..assicurazione spa.. della somma di €.5.500,00 oltre ad €.2.700,00 più accessori per compensi, oltre al pagamento per intero delle spese di consulenza tecnica di ufficio.
L’assicurazione ha rigettato la proposta del giudice e non si è presentata, benché ritualmente convocata dall’attore, in mediazione.
Ha chiesto ed ottenuto di inserire a verbale quale motivo della mancato accoglimento della proposta e della mancata partecipazione alla mediazione demandata dal giudice la seguente circostanza: “alla luce delle risultanze della consulenza medico legale, l’offerta formulata in data 8.9.2009 risulta congrua” (lettera del 30.12.2013)
Si ritiene opportuno e non ostacolato da ragioni di logica giuridica esaminare in primo luogo gli effetti della mancata comparizione in mediazione della compagnia assicuratrice.
-3.2.1.- Le conseguenze della mancata partecipazione del convenuto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° decr.lgsl.28/10 comma (mediazione demandata).
La norma si applica a differenza della seconda parte dell’art. 8 co.IV° bis (relativa al contributo unificato) che riguarda solo le parti costituite, a tutte le parti.
-3.2.2- La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione.
Quanto al giustificato motivo addotto dall’assicurazione per non aderire alla disposizione del giudice emessa ai sensi dell’art.5 co.II° (che per l’attore non è più un invito, per quanto autorevole, come previsto dalla previgente norma, ma un ordine, presidiato com’è dalla improcedibilità della domanda in caso di inottemperanza), l’affermazione avente ad oggetto la ritenuta congruità delle somme già versate, non può essere condivisa.
Traslando tale ragionamento in generale si potrebbe infatti affermare che ogni qualvolta la controparte ritenga erronea la tesi della parte che l’ha convocata in mediazione (come in questo caso), e pertanto inutile la sua partecipazione all’esperimento di mediazione, essa sia validamente dispensata dal comparirvi.
L’esponente non si avvede nell’aporia in cui incorre posto che così ragionando sussisterebbe sempre in ogni causa un giustificato motivo di non comparizione, se è vero com’è vero che se la controparte condividesse la tesi del suo avversario la lite non potrebbe neppure insorgere e se insorta verrebbe subito meno. La ragione d’essere della mediazione si fonda proprio sulla esistenza di un contrasto di opinioni, di vedute, di volontà, di intenti, di interpretazioni etc., che il mediatore esperto tenta di sciogliere favorendo l’avvicinamento delle posizioni delle parti fino al raggiungimento di un accordo amichevole.
In questo caso poi l’assicuratore aveva una doppia ragione per partecipare alla mediazione: da una parte la sussistenza dell’usuale conflitto di opinioni fra le parti che in questo caso verteva sulla sussistenza o meno dell’esatto adempimento dell’obbligo risarcitorio ritenuto sussistente dall’assicurazione ed insussistente dall’attore.
Dall’altra la circostanza che il giudice aveva evidentemente (come suggeriva il contenuto della coeva proposta ex art.185 bis) esaminato gli atti, studiato le posizioni delle parti, ed infine effettuata una delibazione che, in relazione alle circostanze tutte indicate dal secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/2010, lo aveva convinto della utilità di un percorso di mediazione nell’ambito del quale le parti avrebbero potuto approfondire le rispettive posizioni fino al raggiungimento di un accordo per entrambe vantaggioso.
Invero la mancata partecipazione all’incontro di mediazione da parte dell’assicurazione risulta ancor più ingiustificato in quanto il giudice aveva fornito un elemento concreto (contenuto nella proposta) su cui ragionare e discutere per eventualmente svilupparlo secondo le possibilità.
Elemento che non poteva che essere il frutto di un attento esame degli atti.
Avrebbe potuto l’assicurazione, in ultima analisi, anche chiedere chiarimenti al giudice sul contenuto della proposta, come consentito (cfr. le varie note ordinanze emesse dallo scrivente, in tale senso).
Fra l’altro operando gli opportuni calcoli tabellari relativi al danno alla persona, conoscibili perché diffusi dai tribunali proprio al fine di agevolare la preventiva risoluzione delle liti al di fuori del giudizio, l’assicurazione avrebbe potuto facilmente valutare come e perché vi fossero ampi spazi per discutere e confrontarsi con la tesi dell’attore, e quindi per accogliere l’invito di andare in mediazione.
Risulta pertanto comprovato che nel caso di specie non solo non sussiste un giustificato motivo per la mancata comparizione dell’assicuratore nel procedimento di mediazione; ma che tale rifiuto è del tutto irragionevole, illogico in concreto ma anche dal punto di vista astratto ed inescusabile.
-3.2.3. – Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione dell’assicurazione convenuta e costituita, senza giustificato motivo.
La norma dell’art.116 c.p.c. viene richiamata dal legislatore della mediazione (art.8 decr. lgs. cit.) nell’ambito della ricerca ed elaborazione di una serie di incentivi e deterrenti volti a indurre le parti, con la previsione di vantaggi per chi partecipa alla mediazione e di svantaggi per chi al contrario la rifugge, a comparire in sede di mediazione al fine di pervenire a un accordo amichevole che prevenga o ponga fine alle liti (nota)
( nota): Art.8 co. 4-bis decr.lgsl.28/10 seconda parte: Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per giudizio.
Ciò sul presupposto che le statistiche ufficiali dimostrano incoraggianti percentuali di successo in presenza della comparizione della parte convocata (nota)
(nota) Posto il 57,3% di aderente non comparso ed il 10,3% di proponente rinunciante prima dell’esito, del restante 32,4% di aderente comparso il 42,4 % costituisce la percentuale di accordi raggiunti (statistiche 1.1.2013-31.12.2013 Ministero Giustizia http://webstat.giustizia.it/AreaPubblica/Analisi%20e%20ricerche/Mediazione%20civile%20al%2031%20dicembre%202013.pdf)
-3.2.4.- Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione
Non avendo partecipato, ingiustificatamente, l’assicurazione al procedimento di mediazione al quale era stata convocata la stessa va condannata al versamento all’Erario della somma di €.374,00, a quanto cioè ammonta il contributo unificato dovuto per il giudizio.
La condanna alle spese processuali (artt.91 e 92 cpc), che può riguardare anche la parte vittoriosa in giudizio, nonché ai sensi dell’art.96 co.III° sarà trattata infra (3.4.) unitariamente alle conseguenze processuali del mancato ingiustificato accoglimento del percorso avviato con la proposta del giudice ex art. 185 bis
-3.3.1.- Il mancato accoglimento della proposta del giudice. Effetti processuali e sostanziali.
Seppure non sia stato previsto dal legislatore un sistema sanzionatorio ad hoc, come nel caso della mediazione, devesi ritenere che la fatica e l’impegno del giudice, che per adottare il provvedimento di cui all’art.185 bis cpc, studia gli atti, valuta e soppesa le diverse posizioni e cerca di mettere le parti nella migliore condizione per raggiungere un accordo per tutte in qualche misura vantaggioso – evidentemente più vantaggioso della sentenza (altrimenti perché accordarsi ?) – non sia stato previsto per essere destinato ad essere considerato un mero flatus vocis.
Con l’ordinanza di cui all’art.185 bis il giudice deve sviluppare una formidabile energia al fine di fare emergere quanto di più genuino, essenziale e serio vi è nelle opposte posizioni delle parti.
La proposta contiene quindi un più o meno implicito invito alle parti a rinunciare a tattiche e strategie che poco hanno a che vedere con quel nucleo di giusto e di vero che si è ricercato e ravvisato nelle rispettive posizioni delle stesse.
La proposta deve essere di conseguenza dai destinatari rispettata e considerata con altrettanta serietà e attenzione.
Ciò è tanto vero che chi scrive ha accettato, con la medesima disponibilità (la parola lealtà è troppo ambiziosa ma è proprio a quella a cui si pensa) richiesta alle parti, di rendere, a richiesta, in alcuni casi in cui è accaduto, chiarimenti sul contenuto della proposta stessa, al fine di facilitare il dialogo fra le parti e agevolarne l’accordo.
Ovvero, quando si possa ragionevolmente predicare che il rifiuto della proposta sia giustificato e quando invece non lo sia.
La proposta si fonda sull’esame, da parte dello stesso giudice che in caso di mancato accordo deciderà con sentenza la causa, del materiale istruttorio fino al momento della proposta acquisito.
In primo luogo, non può ontologicamente affermarsi a carico di alcuna delle parti l’obbligo cogente di accogliere la proposta del giudice, e ciò proprio per la natura dello stesso provvedimento, che non è uno iussum ma appunto una proposta.
Ma il fatto stesso che la legge preveda la possibilità che il giudice formuli la proposta implica che non è consentito alle parti non prenderla in alcuna considerazione.
Perché così opinando si ammetterebbe che l’introduzione di un forte ed innovativo incentivo legale alla soluzione alternativa delle liti, con la formulazione della proposta da parte del giudice con l’impegno e l’assunzione di responsabilità che essa comporta ed alla quale non fa certo da usbergo il divieto di ricusazione, sia per sua natura imbelle.
Il che è illogico.
Per contro, e proprio in virtù di quanto finora detto circa l’importanza e delicatezza della proposta che, impegnando non poco la sensibilità oltre che l’arte del giudice, assolve nell’ottica del legislatore ad un importante compito deflattivo e di A.D.R. impedendo che ogni controversia debba necessariamente concludersi con una sentenza, non può ammettersi che le parti possano assumere senza conseguenze, contro di essa, un atteggiamento anodino, di totale disinteresse, deresponsabilizzato, solo ostinatamente ed immotivatamente diretto a coltivare la permanenza e protrazione della controversia.
Le parti hanno invece l’obbligo, derivante sia dalla norma di cui all’art.88 cpc secondo cui le parti e i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità, e sia in base al precetto di cui all’art.116 cpc, norma di carattere generale, di prendere in esame con attenzione e diligenza la proposta del giudice di cui all’art.185 bis cpc, e di fare quanto in loro potere per aprire ed intraprendere su di essa un dialogo, una discussione fruttuosa, e, in caso di non raggiunto accordo, di fare emergere a verbale dell’udienza di verifica, lealmente, la rispettiva posizione al riguardo.
Le parti hanno quindi un’alternativa all’accettazione della proposta.
Questa alternativa si può articolare in diversi modi.
La proposta è un offerta mobile, irrorata, come si legge nel provvedimento supra riportato, dall’equità e da uno spirito conciliativo.
Le parti possono disarticolarne il contenuto, trasformandola secondo i loro più veritieri e non rinunciabili interessi primari.
Non è invece ammesso l’accesso alla superficialità, ad un rifiuto preconcetto, ad un pregiudizio astratto, al proposito ed all’interesse, non tutelati dalle norme, a protrarre a lungo la durata e la decisione della causa.
Né ha lecito ingresso un rifiuto palesemente irragionevole, in irriducibile contrasto con le risultanze della causa, specialmente laddove il materiale istruttorio sia ampio e satisfattivo.
L’astrattezza delle pretese e degli obiettivi sperati si deve trasformare, davanti alla proposta, nell’esame ragionato e approfondito, ad opera delle parti, del concreto peso e valenza del materiale su cui la proposta si fonda.
Il merito ragionato deve diventare la stella polare della adesione o meno (se del caso con i concordati adattamenti) alla proposta.
E correlativamente, ad opera del giudice, misura e metro della valutazione della condotta di chi si è sottratto al dovere di lealtà processuale che la proposta ex art. 185 bis richiama ed esalta.
-3.3.2.- L’assenza, nel caso concreto, di qualsiasi ragionevolezza, ex ante, del rifiuto da parte dell’assicurazione della proposta del giudice e della trattativa su di essa avviabile.
L’assicurazione non ha contestato la piena ed esclusiva responsabilità della sua assicurata ed ha effettuato dei pagamenti ante causam dei quali il giudice nell’ordinanza ha dato atto.
Aveva inoltre, all’atto della proposta, a disposizione i risultati della condivisa CTU.
Aveva o che è lo stesso, doveva avere la giuridica consapevolezza della consolidata giurisprudenza, richiamata dall’attore, che riconosce il diritto al ristoro per le spese di assistenza legale stragiudiziale, specialmente in casi, come quello in esame, comprovate e di un certo peso (ex multis Cassazione civile, sez. III, 31/05/2005, n. 11606)[1] ; peraltro ridotte alla metà del richiesto dal giudice.
Infine, la quantificazione del dovuto per i danni alla persona secondo le tabelle milanesi (applicate su scala nazionale, come da giurisprudenza della S.C. nonché della stessa Corte di appello capitolina, supra riportate).
Per completezza vale osservare che il divario fra le tabelle milanesi e quelle romane, nel caso in esame, è modesto, perché Roma risarcisce in modo maggiore rispetto a Milano la invalidità temporanea (in questo caso di circa cinquecento euro) e, per la invalidità permanente, considerando la somma base e minima del range milanese e quella del minimo personalizzato romano (in questo modo si fa un paragone omogeneo, Roma infatti ha tre voci, quella base che non contiene le voci del c.d. danno morale e di quello esistenziale e due voci ulteriori, una minima ed una massima, personalizzate in relazione a tali aspetti di danno, mentre Milano ha solo due voci, minima e massima, entrambe con tali contenuti), il divario non raggiunge i duemilacinquecento euro.
E quindi anche facendo i calcoli con le tabelle romane, considerando gli interessi da sommare, l’assicurazione sempre in debito rimaneva.
Il netto pregiudiziale secco rifiuto è all’evidenza quindi superficiale, irragionevole ed irriducibilmente errato.
-3.3.3.- Gli effetti sul merito della causa del rifiuto ingiustificato ed irragionevole della proposta del giudice ex art. 185 bis
Dal punto di vista del merito della causa, la condotta deresponsabilizzata ed indifferente di quella parte che non abbia in alcun modo preso in considerazione la proposta non può avere conseguenze negative dirette, o più chiaramente, sanzionatorie.
In altre parole dal censurabile atteggiamento, nell’accezione di cui al punto che precede, della parte declinante non si può fare discendere un valutazione giudiziale negativa (del genere: rigetto la domanda o l’eccezione perché hai rifiutato la proposta; salvo la non escludibile applicazione dell’art.116 cpc, quand’anche non espressamente previsto dall’art.185 bis cpc)
L’ eventuale esito peggiorativo della sentenza, sulla parte irragionevolmente rifiutante, può derivare, piuttosto, dalla non scontata perfetta sovrapponibilità della proposta alla sentenza, in quanto solo la prima può essere elaborata allo stato degli atti con componenti equitative.
-3.4.1.- Le spese processuali. La condanna per responsabilità aggravata.
Prevede l’art. 96 che:
l’ammontare della somma è lasciata alla discrezionalità del giudice che ha come unico parametro di legge l’equità per il che non si potrà che avere riguardo, da parte del giudice, a tutte le circostanze del caso per tarare in modo adeguato la somma attribuita alla parte vittoriosa;
Poiché non è pensabile che possa essere sanzionata la semplice soccombenza, che è un fatto fisiologico alla contesa giudiziale, è necessario che esista qualcosa di più rispetto ad essa, tale che la condotta soggettiva in esame risulti caratterizzata, come in questo caso, da imprudenza e colpa (la sussistenza dei quali potrà essere ravvisata anche applicando i ben noti parametri della prevedibilità ed evitabilità dell’inevitabile rigetto della posizione, domanda o eccezioni, della parte soccombente)
Quanto all’elemento soggettivo, ritiene il giudice che non sia richiesto né il dolo (mala fede) né la colpa grave, poiché tali situazioni sono previste per fattispecie diversa (il primo comma dell’art.96 cpc) ma che tuttavia un qualche stato soggettivo censurabile, dolo, colpa (di qualsivoglia intensità) o imprudenza debba comunque sussistere.
-3.4.2.- La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc.
allo stato soggettivo del responsabile, perché il dolo e la cosciente volontarietà della condotta censurabile ex art. 96 co.III° è più grave della colpa, e vi sono varie gradazioni di dolo e di colpa;
alla qualifica ed alle caratteristiche del responsabile, persona fisica o giuridica che sia, ed alla sua maggior o minore capacità anche in termini organizzativi, di struttura, di preparazione, di pervenire a decisioni consapevoli in termini di azione o di resistenza (si tratta di un parametro che riguarda la scusabilità, ove esistente, in misura maggiore o minore della condotta);
alla rilevanza delle conseguenze dell’azione o della resistenza. Quanto ciò abbia inciso sulla parte vittoriosa sia dal punto di vista oggettivo che da quello soggettivo, per lo stress, l’agitazione, la preoccupazione, per gli effetti diretti ed indiretti, che secondo id quod plerumque accidit invadono chi lo patisce;
alla forza ed al potere economico del responsabile, che secondo le circostanze può risultare avere abusato con la sua azione o la sua resistenza, del giudizio e del modo di gestirlo;
alla condotta processuale in corso di causa laddove anche in presenza di possibili segnali avvertitori dell’errore, non abbia manifestato alcuna resipiscenza perseverando con argomenti, istanze, dinieghi errati, fuorvianti e/ o non pertinenti alla fattispecie;
6. alla necessità che in relazione alle caratteristiche del soggetto responsabile, costituisca un efficace deterrente ed una sanzione significativa ed avvertibile.
Per la concreta determinazione della somma si ritiene di adottare, quale valido ed obiettivo parametro, un multiplo (o sottomultiplo) della somma liquidata per i compensi.
Nel caso di specie, considerate le circostanze tutte quali emergenti dagli atti di causa, ed in particolare quanto supra esposto circa la censurabile condotta dell’assicurazione e l’assenza di un ragionevole motivo sia per il rifiuto della proposta del giudice e sia per la decisione di non aderire all’invito di partecipare alla mediazione demandata, si ritiene giusto ed appropriato condannare la spa …assicurazione.. al pagamento di una somma pari a due volte i compensi di causa liquidati a suo carico.
Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto- della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) vengono liquidate e distratte come in dispositivo.
CONDANNA A.N. e la …spa assicurazione.. in persona del suo legale rappresentante pro tempore al risarcimento dei (residui e non liquidati) danni che determina in favore di G.A. nella complessiva somma di €.5.500,00= oltre agli interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
CONDANNA A.N. e la .spa assicurazione..in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento in solido delle spese di causa che liquida in favore del difensore antistatario che ne ha fatto richiesta, in complessivi €.2.500,00 per compensi oltre ad €. 200,00 per spese, oltre IVA, CAP e spese generali;
CONDANNA la …spa assicurazione..in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento ai sensi dell’art.96 co.III° della somma di €.5.000,00 in favore di G.A.;
CONDANNA la …spa assicurazione..in persona del suo legale rappresentante pro tempore al versamento, a titolo di sanzione per la mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione, della somma di €.374,00, pari al contributo unificato dovuto per il giudizio; mandando alla cancelleria, in mancanza di volontario pagamento entro gg.40, per la riscossione coattiva;
SENTENZA esecutiva.-
Roma lì 29.5.2014 Il Giudice
[1] In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, introdotta con l. n. 990 del 1969 e sue successive modificazioni, il danneggiato ha diritto, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, ad ottenere il rimborso delle relative spese legali .

References: Sentenza 
 art. 96
 art.185
 art.5
 art. 185
 sentenza 
 sentenza 
 art.185
 art.5
 art.185
 Art.8
 art. 185
 sentenza 
 sentenza 
 art. 185
 art. 185
 art. 96
 sentenza 

SENTENZA