Source: https://www.101professionisti.it/guida/diritto-penale/sentenze/non-potendo-la-stampa-via-internet-ricadere-nel-raggio-d-azione-della-legge-n-47-1948-in-caso-si-3553.aspx
Timestamp: 2020-05-28 05:52:26+00:00

Document:
Non potendo la stampa via Internet ricadere nel raggio d'azione della legge n. 47/1948, in caso si commento diffamante del lettore è esclusa la reponsabilità del direttore del periodico on line (Penale) - 101Professionisti.it
101professionisti.it > Penale > Sentenze > Non potendo la stampa via Internet ricadere nel raggio d'azione della legge n. 47/1948, in caso si commento diffamante del lettore è esclusa la reponsabilità del direttore del periodico on line
Non potendo la stampa via Internet ricadere nel raggio d'azione della legge n. 47/1948, in caso si commento diffamante del lettore è esclusa la reponsabilità del direttore del periodico on line. La Corte di Cassazione, Sezione 5 penale con sentenza 29 novembre 2011, n. 44126 ha ribaltato la condanna emessa in primo grado e confermata in Appello. Ha ritenuto inapplicabile la normativa prevista per la stampa periodica, in quanto la pubblicazione web è completamente diversa. La circostanza che il contenuto del periodico possa essere copiato e riprodotto, ovvero stampato dai lettori, non muta i termini della questione, dato che la riproduzione su un supporto fisico per poter essere considerata stampa ai sensi della legislazione speciale e dell'articolo 57 c.p. deve precedere la distribuzione ed essere a questa finalizzata, oltreche' realizzata dall'editore; pertanto, nessun rilievo ha la riproduzione fisica su carta operata dal lettore, non solo perche' meramente eventuale (ed in alcuni casi anche impossibile; si pensi alle notizie divulgate in Internet tramite filmati o registrazioni audio), ma anche perche' non finalizzata alla distribuzione; e d'altronde, una eventuale distribuzione successiva alla pubblicazione in Internet, operata da soggetti terzi, potrebbe comportare esclusivamente una responsabilita' di questi ultimi, sfuggendo tale condotta a qualsiasi controllo da parte dell'editore e del direttore responsabile della rivista (e d'altronde verrebbe totalmente meno, in questo caso, il nesso causale).
Dott. GRASSI Aldo Presidente del 28/10/2 -
Dott. AMATO Alfonso Consigliere SENTE -
Dott. OLDI Paolo Consigliere N. 2 -
Dott. LAPALORCIA Grazia Consigliere REGISTRO GENER -
Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo G. rel. Consigliere N. 21788/2 -
1) HA. DA. N. IL (OMESSO);
avverso la sentenza n. 2955/2008 CORTE APPELLO di BOLOGNA, del 11/01/2011;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 28/10/2011 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PAOLO GIOVANNI DEMARCHI ALBENGO;
udito il P.G. in persona del Dott. FODARONI Giuseppina che ha concluso per l'annullamento senza rinvio;
udito il difensore avv. Mazza.
Ha. Da. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 10062/11 della Corte d'appello di Bologna, con la quale e' stata confermata la sentenza di condanna del tribunale di Bologna per il reato di cui agli articoli 57 e 57 bis c.p. perche', in qualita' di direttrice responsabile dell'edizione on-line del settimanale (OMESSO), ometteva il controllo necessario ad impedire la commissione del reato di diffamazione aggravata da parte di Se. Ga. ai danni di Vi.Pa. (reato accertato/commesso in (OMESSO)).
Contro la sentenza di appello la ricorrente muove due ordini di censure; sotto un profilo di violazione di legge lamenta l'erronea interpretazione dell'articolo 57 c.p., laddove e' stato ritenuto applicabile anche al direttore di un periodico on line, mentre sarebbe riferibile solo ai periodici "cartacei". Ne' sarebbe applicabile l'articolo 57 per analogia, comportando tale interpretazione analogica effetti sfavorevoli per l'imputato.
Con un secondo motivo di ricorso, la Ha. chiede l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per prescrizione del reato; afferma la ricorrente che il reato di omesso controllo deve ritenersi consumato nel momento in cui non e' stata impedita la pubblicazione diffamatoria.
Il Procuratore Generale ha concluso per l'accoglimento del ricorso, in quanto la pubblicazione on line non consente un controllo preventivo e non e' comunque assimilabile alla stampa periodica "tradizionale"; per questi motivi chiede disporsi l'annullamento senza rinvio.
Per l'imputata e' presente l'avv. Mazza, il quale rileva che non si trattava di un commento giornalistico, ma di un post inviato alla rivista e cioe' di un commento di un lettore che viene automaticamente pubblicato, senza alcun filtro preventivo; consapevoli di questo sviluppo cronologico dei fatti, i giudici di merito hanno addebitato alla Ha. non l'omesso controllo, ma l'omessa rimozione del commento, cosi' non solo provvedendo ad un'inammissibile analogia in malam partem, vietata in materia penale, ma altresi' stravolgendo la norma incriminatrice, che punisce il mancato impedimento della pubblicazione, e non invece l'omissione di controllo successivo.
L'articolo 57 c.p., che punisce i reati commessi col mezzo della stampa periodica, sanziona penalmente il direttore o il vice-direttore responsabile il quale ometta di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che, col mezzo della pubblicazione, siano commessi reati.
La Legge 8 febbraio 1948, n. 47, articolo 1 (Disposizioni sulla stampa) reca la definizione di stampa nei seguenti termini: "Sono considerate stampe o stampati, ai fini di questa legge, tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione".
Cio' premesso, si deve valutare se il direttore di un periodico on line risponda del reato di cui all'articolo 57 c.p., per omesso controllo sui contenuti pubblicati. Giova, sul punto, richiamare una recente pronuncia di questa stessa sezione che esclude la responsabilita' del direttore di un giornale on line e che il collegio ritiene di condividere (Sez. 5, Sentenza n. 35511 del 16/07/2010, Brambilla); in primo luogo si deve ribadire che ai sensi della legge sulla stampa sono considerate stampe o stampati le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione. Dunque, perche' possa parlarsi di stampa in senso giuridico (ai sensi della Legge n. 47 del 1948), occorrono due condizioni: a) che vi sia una riproduzione tipografica, b) che il prodotto di tale attivita' (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione attraverso una effettiva distribuzione tra il pubblico.
Le pubblicazioni rese note mediante la rete informatica difettano di entrambi i requisiti, in quanto non consistono in molteplici riproduzioni su piu' supporti fisici di uno stesso testo redatto in originale, al fine della distribuzione presso il pubblico; il testo pubblicato su Internet esiste - quale luogo di divulgazione della notizia - solamente nella pagina di pubblicazione, anche se puo' essere visualizzato sugli schermi di un numero indefinito di dispositivi hardware. La diffusione del contenuto del periodico on-line avviene dunque non mediante la distribuzione del supporto fisico in cui e' inserito (che richiederebbe comunque la mediazione di un apparato di lettura, mentre la stampa tipografica e' immediatamente fruibile dal lettore), quanto piuttosto attraverso la visualizzazione del suo contenuto attraverso i terminali collegati alla rete; non diversamente, mutatis mutandis, da quanto avviene per le notizie trasmesse dai telegiornali, che vengono visualizzate sugli apparati privati dei telespettatori. E la giurisprudenza di questa Corte ha negato (ad eccezione della sentenza n. 12960 della Sez. feriale, p.u. 31.8.2000, dep. 12.12.2000, Cavallina, non massimata) che al direttore della testata televisiva sia applicabile la normativa di cui all'articolo 57 c.p. (cfr Sez. 2, Sentenza n. 34717 del 23/04/200,8 Rv. 240687, Matacena; Sez. 1, Sentenza n. 1291 del 27/02/1996, Rv. 205281), proprio per la diversita' strutturale tra i due mezzi di comunicazione e per la impossibilita' di operare, in materia penale, una analogia in malam partem. D'altronde, sono evidenti le differenze anche nelle modalita' tecniche di trasmissione del messaggio a seconda del mezzo utilizzato: nel caso della stampa vi e' la consegna materiale dello stampato e la sua lettura diretta ed immediata da parte del destinatario; nelle trasmissioni radiotelevisive classiche vi e' la irradiazione nell'etere e la percezione audiovisiva da parte di chi si sintonizza sulla frequenza di trasmissione; nel caso di pubblicazione in Internet la trasmissione avviene telematicamente tramite un internet provider, sfruttando la rete telefonica fissa o cellulare.
Pertanto, per le pubblicazioni a mezzo della rete informatica, quantomeno per quelle che - come nel caso di specie - vengono "postate" direttamente dall'utenza, senza alcuna possibilita' di controllo preventivo da parte del direttore della testata, deve essere svolto un discorso analogo a quello operato in materia radiotelevisiva.
D'altronde, non vi e' solamente una diversita' strutturale tra i due mezzi di comunicazione (carta stampata e Internet), ma altresi' la impossibilita' per il direttore della testata di impedire la pubblicazione di commenti diffamatori, il che rende evidente che la norma contenuta nell'articolo 57 c.p. non e' stata pensata per queste situazioni, perche' costringerebbe il direttore ad una attivita' impossibile, ovvero lo punirebbe automaticamente ed oggettivamente, senza dargli la possibilita' di tenere una condotta lecita. E di cio' si rende conto anche la sentenza impugnata, laddove afferma che - non essendo possibile una censura preventiva, e dunque non potendo "..imputarsi al direttore responsabile l'omesso controllo di cio' che, fino a quel momento, non poteva sapere venisse pubblicato.." - la Ha. avrebbe dovuto svolgere una verifica successiva delle inserzioni gia' avvenute, espungendo quelle a contenuto diffamatorio. Cosi' facendo, pero', il giudice di appello ha indebitamente modificato la fattispecie normativa prevista dall'articolo 57 c.p., sanzionando una condotta diversa da quella tipizzata dal legislatore.
Dunque, l'inapplicabilita' dell'articolo 57 c.p. al direttore delle riviste on line discende sia dalla impossibilita' di ricomprendere quest'ultima attivita' nel concetto di stampa periodica, sia per l'oggettiva impossibilita' del direttore responsabile di rispettare il precetto normativo, il che comporterebbe la sua punizione a titolo di responsabilita' oggettiva, dato che verrebbe meno non solo il necessario collegamento psichico tra la condotta del soggetto astrattamente punibile e l'evento verificatosi, ma lo stesso nesso causale. Ne' si puo' argomentare ex lege n. 62 del 2001, richiamata nella sentenza di primo grado, per sostenere la assimilabilita' dell'editoria elettronica alla stampa periodica; l'articolo 1 della predetta legge, infatti, afferma espressamente che si applicano all'editoria elettronica le disposizioni contenute nell'articolo 2 (relative alle indicazioni obbligatorie sugli stampati) e a certe condizioni, anche quelle dell'articolo cinque (sull'obbligo di registrazione) della legge sulla stampa (Legge 8 febbraio 1948, n. 47). La Legge n. 62 del 2001, operando un rinvio specifico e limitato dimostra esattamente il contrario di quanto sostenuto dal giudice di primo grado e cioe' che la normativa sulla stampa non sarebbe autonomamente applicabile, essendo necessario a tal fine un richiamo espresso di singole disposizioni.
La circostanza, poi, che il contenuto del periodico possa essere copiato e riprodotto, ovvero stampato dai lettori, non muta i termini della questione, dato che la riproduzione su un supporto fisico per poter essere considerata stampa ai sensi della legislazione speciale e dell'articolo 57 c.p. deve precedere la distribuzione ed essere a questa finalizzata, oltreche' realizzata dall'editore; pertanto, nessun rilievo ha la riproduzione fisica su carta operata dal lettore, non solo perche' meramente eventuale (ed in alcuni casi anche impossibile; si pensi alle notizie divulgate in Internet tramite filmati o registrazioni audio), ma anche perche' non finalizzata alla distribuzione; e d'altronde, una eventuale distribuzione successiva alla pubblicazione in Internet, operata da soggetti terzi, potrebbe comportare esclusivamente una responsabilita' di questi ultimi, sfuggendo tale condotta a qualsiasi controllo da parte dell'editore e del direttore responsabile della rivista (e d'altronde verrebbe totalmente meno, in questo caso, il nesso causale).
Deve quindi ritenersi, conclusivamente, che il periodico on-line non possa essere considerato "stampa" ai sensi dell'articolo 57 c.p. e che pertanto la condotta contestata alla Ha. , di non aver impedito la commissione del reato di diffamazione in danno di Vi. Pa. , non sia prevista dalla legge come reato.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nerche' il fatto non e' previsto dalla legge come reato.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 1
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza