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Timestamp: 2018-08-14 09:10:23+00:00

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22 febbraio 2018 (*)
Nella causa C‑328/16,
– constatare che, non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per ottemperare alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), la Repubblica ellenica è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 260, paragrafo 1, TFUE,
– ordinare alla Repubblica ellenica di versare alla Commissione una penalità indicata in EUR 34 974 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), dal giorno in cui sarà pronunciata la sentenza nella presente causa fino al giorno in cui sarà stata data piena esecuzione alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385);
– condannare la Repubblica ellenica a pagare alla Commissione un importo forfettario giornaliero di EUR 3 828, a decorrere dal giorno della pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) fino al giorno della pronuncia della sentenza nella presente causa oppure fino al giorno dell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), qualora l’esecuzione si verificasse ad una data anteriore, e
La sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385)
7 Nella sua sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), la Corte ha statuito che, non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per l’installazione di un sistema di raccolta delle acque reflue urbane della regione di Thriasio Pedio e non avendo sottoposto a un trattamento più rigoroso del trattamento secondario le acque reflue urbane di detta regione prima dello scarico nella zona sensibile del golfo di Eleusi, la Repubblica ellenica è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 3, paragrafo 1, secondo comma, e dell’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 91/271.
8 Nel contesto del controllo dell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), con lettera del 6 agosto 2004, i servizi della Commissione hanno chiesto informazioni alle autorità greche quanto alle misure adottate ai fini dell’esecuzione di detta sentenza.
10 Con lettera di messa in mora del 10 aprile 2006, la Commissione ha indicato alle autorità greche che l’adeguamento ai requisiti della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), non era stato ancora realizzato.
12 La Repubblica ellenica ha considerato che la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), doveva essere eseguita mediante la realizzazione di diversi progetti:
19 La Commissione ritiene, al momento dell’introduzione del presente ricorso, che, anche se sono trascorsi dodici anni dalla pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), essa non sia stata ancora integralmente eseguita dalla Repubblica ellenica.
22 In tale contesto, la Commissione, considerando che l’adeguamento alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) non era ancora intervenuto, ha introdotto il presente ricorso.
24 Nel controricorso, la Repubblica ellenica osserva che la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) è stata eseguita e che, pertanto, il ricorso della Commissione è infondato.
26 Per quanto riguarda, anzitutto, la costruzione dell’impianto di trattamento nonché delle reti principale e secondaria, tale costruzione sarebbe stata iniziata precedentemente all’introduzione del ricorso nella causa sfociata nella sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
38 Essa insiste in tal senso nelle sue censure e reitera che la Repubblica ellenica non si è ancora conformata alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
43 Secondo detta istituzione, quand’anche la Repubblica ellenica dimostrasse che il sistema funziona correttamente, tale circostanza costituirebbe solo un’attenuante e non l’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
44 Nella controreplica, la Repubblica ellenica ribadisce che la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) è stata eseguita e che, pertanto, il ricorso della Commissione è infondato.
48 Per determinare se la Repubblica ellenica ha adottato tutte le misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), conformemente all’obbligo che ad essa incombe ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 1, TFUE, occorre verificare se detto Stato membro abbia pienamente rispettato le disposizioni di cui all’articolo 3, paragrafo 1, secondo comma, e dell’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 91/271, in particolare adottando le misure necessarie per l’istallazione di un sistema di raccolta delle acque reflue urbane della regione di Thriasio Pedio e sottoponendo a un trattamento più rigoroso del trattamento secondario previsto dall’articolo 4 di detta direttiva le acque reflue urbane di detta regione prima di farle confluire nella zona sensibile del golfo di Eleusi.
49 Per quanto concerne il procedimento di inadempimento ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE, occorre utilizzare come data di riferimento per valutare la sussistenza di un simile inadempimento quella della scadenza del termine stabilito nella lettera di diffida formulata in forza di tale disposizione (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 36).
53 Quanto all’argomento della Repubblica ellenica che si fonda sulle difficoltà che detto Stato membro avrebbe affrontato per eseguire la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), occorre ricordare che, secondo costante giurisprudenza della Corte, uno Stato membro non può eccepire difficoltà di ordine interno per giustificare la mancata osservanza degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione (v., in tal senso, sentenza del 4 maggio 2017, Commissione/Regno Unito, C‑502/15, non pubblicata, EU:C:2017:334, punto 48).
54 In tale contesto, si deve dichiarare che la Repubblica ellenica, non avendo adottato tutte le misure richieste dall’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), non si è conformata agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 260, paragrafo1, TFUE.
59 Peraltro, l’esecuzione incompleta della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), lederebbe la facoltà degli abitanti di far uso di masse di acque di superficie sufficientemente pulite per consentire lo svolgimento di attività ludiche.
60 Per quanto riguarda le acque reflue urbane che hanno subito unicamente un trattamento insufficiente, la Commissione sottolinea che il solo ricorso a un trattamento secondario non è sufficiente ad impedire ogni rischio di inquinamento e di deterioramento della qualità dell’acqua nonché degli ecosistemi vicini se le acque riceventi sono state riconosciute costitutive di una zona sensibile, conformemente all’articolo 5 della direttiva 91/271. Orbene, nonostante l’impegno dimostrato e i provvedimenti adottati dalle autorità greche, il 72% delle acque reflue urbane non sarebbe raccolto conformemente ai requisiti di cui alla direttiva 91/271, sicché l’inadempimento costatato al riguardo perdurerebbe in forza della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
61 Secondo la Commissione, l’impegno dimostrato dalle autorità greche, segnatamente dopo la pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), potrebbe eventualmente essere considerato come una circostanza attenuante. Infatti, l’impianto di trattamento sarebbe attualmente in servizio, la rete principale di canalizzazione sarebbe stata costruita e la rete secondaria, fatto salvo il settore di Kato Elefsina, sarebbe stata realizzata.
62 Tuttavia, la Commissione ritiene che tali circostanze attenuanti siano, in larga misura, neutralizzate dalle circostanze aggravanti che caratterizzano il presente procedimento. In particolare, sarebbero trascorsi più di dodici anni dalla pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385). In altri termini, la Repubblica ellenica avrebbe avuto più di sedici anni dall’avvio della procedura di infrazione per conformarsi pienamente alle prescrizioni della direttiva 91/271. Inoltre, la Commissione non dispone di un’agenda indicativa o di dati affidabili che consentano di precisare il momento in cui la Repubblica ellenica avrà completato l’attuazione di tutte le misure necessarie per conformarsi a tutti i requisiti derivanti dalla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
63 Conseguentemente, in considerazione della rilevanza delle norme di diritto dell’Unione oggetto dell’inadempimento constatato al riguardo alla luce della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), delle conseguenze di detto inadempimento sugli interessi generali e particolari, della circostanza attenuante connessa ai progressi effettuati sino ad ora, delle circostanze aggravanti derivanti dall’incertezza quanto alla data in cui la Repubblica ellenica si sarà integralmente conformata a questa sentenza, della chiarezza delle disposizioni violate della direttiva 91/271 e del comportamento illecito ripetuto della Repubblica ellenica quanto al rispetto della normativa dell’Unione nel settore dell’ambiente e del rispetto delle sentenze della Corte, la Commissione propone un coefficiente di gravità pari a 5, calcolato conformemente alle indicazioni contenute nella comunicazione del 13 dicembre 2005.
64 Quanto alla natura dell’infrazione, la Commissione ricorda che la Corte ha pronunciato la sentenza Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) in data 24 giugno 2004, mentre la Commissione ha deciso di proporre ricorso ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE il 19 novembre 2015. Essendo il periodo trascorso pari a 137 mesi, la Commissione chiede che il coefficiente di durata sia fissato nella misura di 3, su una scala da 1 a 3.
67 Cionondimeno, detta istituzione ritiene che occorra ridurre progressivamente la penalità in funzione dei progressi realizzati nell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385). Pertanto, propone di applicare, conformemente al punto 13.2 di detta comunicazione, una penalità giornaliera decrescente, il cui importo effettivo dovrà essere calcolato al termine di ogni periodo di sei mesi, riducendo l’importo complessivo relativo a tali periodi a concorrenza di una percentuale corrispondente alla proporzione di a.e. che è stata resa conforme con la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) in esito al periodo interessato.
70 Secondo la Repubblica ellenica, né la gravità e la durata dell’infrazione, né la cooperazione e la diligenza di cui essa ha dato prova nel corso della procedura, né i progressi compiuti nell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), giustificano l’imposizione di una penalità. In subordine, la Repubblica ellenica contesta il metodo di calcolo della penalità stessa.
72 La Repubblica ellenica considera che essa ha dato esecuzione alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), avendo eseguito le opere necessarie all’esecuzione di tale sentenza.
73 Per quanto riguarda la gravità e la durata dell’infrazione, la proposta della Commissione di applicare un coefficiente pari a 5 non terrebbe conto del fatto che proprio detta sentenza è già stata eseguita. A tal riguardo, detto Stato membro sostiene che il danno provocato alla salute umana nella specie non si sia verificato, dato che le acque reflue urbane dei nuclei familiari che non sono state collegate alla rete secondaria non sono fatte confluire direttamente e in modo incontrollato nelle acque riceventi, ma sono raccolte in sistemi di cisterne e di fosse settiche prima di essere trasportate da autocisterne in impianti operativi di trattamento vicini per essere ivi trattate. Tale coefficiente di gravità sarebbe inoltre eccessivo in considerazione del coefficiente proposto dalla Commissione e accettato dalla Corte nel procedimento sfociato nella sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo (C‑557/14, EU:C:2016:471).
74 Inoltre, sarebbe priva di fondamento l’affermazione della Commissione secondo cui l’esecuzione asseritamente incompleta della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) può incidere sull’attuazione di altre direttive dell’Unione o avere ripercussioni su interessi generali o particolari nella specie.
77 La Repubblica ellenica, avendo eliminato o, quantomeno, sostanzialmente ridotto il danno all’ambiente derivante dall’inadempimento constatato dalla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), propone, se la Corte dovesse decidere di infliggerle una penalità, di calcolare l’importo della medesima sulla base di un coefficiente di gravità riportato a 1.
81 Infine, se la Corte decidesse di infliggerle una penalità, la Repubblica ellenica chiede che sia approvata la proposta della Commissione di applicare una penalità decrescente in funzione dello stato di esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) e di calcolare il suo importo ad ogni scadenza semestrale.
82 Secondo costante giurisprudenza della Corte, l’imposizione di una penalità è giustificata, in linea di principio, soltanto se l’inadempimento relativo alla mancata esecuzione di una precedente sentenza perdura fino all’esame dei fatti da parte della Corte (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 61, e giurisprudenza citata).
86 In tale contesto, la Corte ritiene che la Repubblica ellenica non abbia dimostrato di aver completamente dato esecuzione, alla data dell’udienza dinanzi alla Corte, agli obblighi derivanti dalla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
87 Conseguentemente, la Corte afferma che la condanna della Repubblica ellenica al versamento di una penale costituisce un mezzo finanziario adeguato a sollecitare quest’ultima all’adozione delle misure necessarie per porre fine all’inadempimento constatato dalla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), e per garantire la completa esecuzione della sentenza medesima.
88 Tuttavia, non può escludersi a priori che, alla data di pronuncia della presente sentenza, la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) sia stata eseguita in toto. In tal senso, la penalità deve pertanto essere comminata unicamente nell’ipotesi in cui l’inadempimento persistesse alla data di siffatta pronuncia (v., per analogia, sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 66).
89 Da giurisprudenza costante della Corte discende che la penalità deve essere decisa in funzione del grado di persuasione necessario affinché lo Stato membro che non attua una sentenza di condanna per inadempimento modifichi il suo comportamento e metta fine all’infrazione addebitatagli (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 67 e giurisprudenza citata).
90 Nell’esercizio del suo potere discrezionale in materia, incombe alla Corte fissare la penalità in modo tale che essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dall’altra, commisurata all’inadempimento accertato nonché alla capacità finanziaria dello Stato membro interessato (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 68).
91 Le proposte della Commissione relative alla penalità non possono vincolare la Corte e costituiscono soltanto un utile punto di riferimento. Analogamente, orientamenti come quelli contenuti nelle comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del diritto nell’azione condotta dalla stessa Commissione quando formula proposte alla Corte. Infatti, nell’ambito di un procedimento ex articolo 260, paragrafo 2, TFUE, relativo a un inadempimento che perduri da parte di uno Stato membro nonostante la circostanza che il medesimo inadempimento sia già stato accertato in occasione di una prima sentenza pronunciata ai sensi dell’articolo 258 TFUE, la Corte deve restare libera di fissare la penalità inflitta quanto all’importo e alla forma che considera adeguati per sollecitare detto Stato membro a porre termine alla mancata esecuzione degli obblighi derivanti da siffatta prima sentenza della Corte (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 69).
92 Ai fini della fissazione dell’importo della penalità, i criteri fondamentali da prendere in considerazione per garantire la natura coercitiva della stessa, in vista dell’applicazione uniforme ed effettiva del diritto dell’Unione, sono costituiti, in linea di principio, dalla gravità dell’infrazione, dalla sua durata e dalla capacità finanziaria dello Stato membro in causa. Per l’applicazione di tali criteri, occorre tener conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione sugli interessi pubblici e privati in gioco nonché dell’urgenza che lo Stato membro interessato si conformi ai suoi obblighi (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 70).
93 In primo luogo, per quanto concerne la gravità della violazione, si deve ricordare che la direttiva 91/271 mira a tutelare l’ambiente. L’assenza o insufficienza, segnatamente, di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane rischia di arrecare danni all’ambiente e deve essere considerata come particolarmente grave (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 71).
94 Si deve inoltre considerare come aggravante la circostanza secondo cui l’esecuzione completa della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), come risulta dalle indicazioni della Repubblica ellenica, non è ancora intervenuta, il che equivale a un ritardo di quasi venti anni, in quanto l’obbligo di assicurare la conformità del trattamento secondario delle acque reflue urbane della regione di Thriasio Pedio avrebbe dovuto essere rispettato al più tardi il 31 dicembre 1998 (v., al riguardo, sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia, C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385, punto 51). La Corte, pertanto, non può che constatare la durata particolarmente significativa di una violazione che, con riguardo all’obiettivo già citato, è inoltre caratterizzata da una sicura gravità (v., per analogia, sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 74).
96 Tuttavia, si deve rilevare che la situazione nella regione di Thriasio Pedio è migliorata rispetto a quella esistente quando è stata avviata la procedura per inadempimento sfociata nella sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385). Infatti, se è pur vero che, allora, il sistema di raccolta delle acque reflue urbane mancava completamente, alla data dell’esame dei fatti compiuto dalla Corte la rete principale è stata completamente terminata, la rete secondaria deve essere completata unicamente nel settore di Kato Elefsina e il collegamento della popolazione della regione di Thriasio Pedio alla rete terziaria, come dedotto dalla Repubblica ellenica nelle sue memorie scritte, è pari a una percentuale del 45% degli a.e. di detta regione. A tal riguardo, tuttavia, la percentuale del 50,7% fatta valere da detto Stato membro, come risulta dal punto 85 della presente sentenza, non può essere accolta, dal momento che lo Stato membro in parola non ne dimostra la fondatezza.
97 Pertanto, è giocoforza rilevare che, nella presente controversia, la rilevanza del danno, che, alla data di pronuncia della presente sentenza, continua ad essere arrecato alla salute umana e all’ambiente in ragione dell’inadempimento contestato, è funzione, in larga misura, del numero di siti danneggiati da detto inadempimento. Di conseguenza, siffatto danno è meno rilevante di quello che era arrecato alla salute umana e all’ambiente a causa dell’inadempimento iniziale accertato nella sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) (v., per analogia, sentenza del 2 dicembre 2014, Commissione/Grecia, C‑378/13, EU:C:2014:2405, punto 56).
99 Per quanto concerne, in secondo luogo, la durata della violazione, occorre ricordare che essa dev’essere valutata tenendo conto del momento in cui la Corte esamina i fatti e non di quello in cui la stessa è adita dalla Commissione. Orbene, nel caso di specie la durata dell’infrazione, vale a dire quasi quattordici anni a partire dalla data della pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), è considerevole (v., per analogia, sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 76).
100 Infatti, benché l’articolo 260, paragrafo 1, TFUE non precisi il termine entro il quale l’esecuzione di una sentenza deve avvenire, l’interesse collegato a un’applicazione immediata e uniforme del diritto dell’Unione impone, in base a una giurisprudenza consolidata della Corte, che quest’esecuzione sia avviata immediatamente e venga completata nel più breve termine possibile (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 77 e giurisprudenza citata).
101 In terzo luogo, per quanto riguarda la capacità finanziaria dello Stato membro in parola, dalla giurisprudenza della Corte risulta che occorre tenere conto dell’evoluzione recente del PIL di detto Stato membro quale essa si presenta alla data dell’esame dei fatti da parte della Corte (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 78). A tal riguardo, occorre tener conto degli argomenti della Repubblica ellenica secondo i quali il suo PIL è diminuito del 25,5% tra il 2010 e il 2016, quando detto Stato membro ha presentato il suo controricorso dinanzi alla Corte.
102 Inoltre, la Commissione ha proposto alla Corte di ridurre progressivamente la penalità in funzione dei progressi compiuti nell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385).
103 Al riguardo, occorre rilevare che, sebbene, per assicurare la completa esecuzione della sentenza della Corte, la penalità debba essere richiesta integralmente fino al momento in cui lo Stato membro abbia adottato le misure necessarie per far cessare l’inadempimento accertato, in taluni casi specifici, nondimeno, può essere presa in considerazione una sanzione che tenga conto dei progressi eventualmente realizzati dallo Stato membro nell’esecuzione dei suoi obblighi (v., in tal senso, sentenza del 2 dicembre 2014, Commissione/Grecia, C‑378/13, EU:C:2014:2405, punto 60).
104 Nella specie, la Commissione suggerisce di prendere in considerazione, per il calcolo dell’importo della penalità, la riduzione progressiva del numero di a.e. non conformi ai requisiti di cui alla direttiva 91/271, ciò che consentirebbe di tener conto dei progressi realizzati dalla Repubblica ellenica nell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), e del principio di proporzionalità. Occorre, mediante questa riduzione progressiva, incitare la Repubblica ellenica non solo a portare a termine al più presto l’istallazione del sistema di raccolta nel settore di Kato Elefsina, ma anche ad assicurarsi del fatto che un sistema di raccolta conforme ai requisiti di cui alla direttiva 91/271 sia stato introdotto in tutta la regione di Thriasio Pedio.
106 Per quanto riguarda la periodicità della penalità, la sua componente degressiva è fissata, conformemente alla proposta della Commissione, su base semestrale, in considerazione del fatto che fornire la prova della conformità con la direttiva 91/271 può richiedere un certo lasso di tempo, e per tener conto dei progressi eventualmente compiuti dallo Stato membro convenuto. Occorrerà pertanto ridurre l’importo totale relativo a ciascuno di detti periodi di una percentuale corrispondente alla proporzione che rappresenta il numero di unità di a.e. effettivamente adeguate alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), nella regione di Thriasio Pedio (v., per analogia, sentenza del 15 ottobre 2015, Commissione/Grecia, C‑167/14, non pubblicata, EU:C:2015:684, punto 66).
108 Risulta dall’insieme delle suesposte considerazioni che occorre condannare la Repubblica ellenica a pagare alla Commissione una penalità di EUR 3 276 000 per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), a far data dalla pronuncia della presente sentenza, e sino a completa esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), il cui importo effettivo dovrà essere calcolato al termine di ogni periodo di sei mesi riducendo l’importo complessivo relativo a ciascuno di tali periodi di una percentuale corrispondente alla proporzione che rappresenta il numero di unità di a.e. effettivamente adeguate alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), nella regione di Thriasio Pedio, alla fine del periodo considerato, rispetto al numero di unità di a.e. che non sono state adeguate alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), in questa regione, alla data di pronuncia della presente sentenza.
109 La Commissione chiede alla Corte di condannare la Repubblica ellenica al pagamento di una somma forfettaria giornaliera di EUR 3 828, calcolata sulla base della comunicazione del 13 dicembre 2005, il cui importo risulta dalla moltiplicazione del forfait di base uniforme, determinato in EUR 220, per il coefficiente di gravità pari a 5 e per il fattore «n» pari a 3,48, a far data dalla pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), sino alla data di pronuncia della presente sentenza o a quella in cui sarà eseguita la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), se la sua esecuzione interverrà precedentemente alla pronuncia della presente sentenza.
110 Nella specie, sarebbero trascorsi 4 165 giorni tra la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), e la decisione della Commissione di introdurre il presente ricorso ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2 TFUE, vale a dire il 19 novembre 2015. Conseguentemente, la somma forfettaria totale alla data di questa decisione della Commissione sarebbe pari alla somma forfettaria giornaliera di cui al punto precedente, moltiplicata per il menzionato numero di giorni, vale a dire EUR 15 943 620, importo che sarebbe superiore alla somma forfettaria minima fissata dalla Repubblica ellenica, che sarebbe pari a EUR 1 933 000.
112 La Repubblica ellenica fa valere di aver eseguito la sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), dal momento che i lavori destinati a darne esecuzione sono stati effettuati e che, quanto ai lavori che vanno ancora realizzati, le misure necessarie a tal fine sono già state adottate. Inoltre, detto Stato membro avrebbe sistematicamente e lealmente cooperato con i servizi della Commissione. Peraltro, non sussisterebbe alcun rischio di recidiva, dato che la Repubblica ellenica avrebbe eliminato o, quantomeno, considerevolmente ridotto qualsivoglia ulteriore danno all’ambiente. Detto Stato membro, pertanto, sostiene che non si giustificherebbe, nella specie, il pagamento di una somma forfettaria.
113 Se, tuttavia, la Corte decidesse di infliggere alla Repubblica ellenica il pagamento di una somma forfettaria, detto Stato membro rileva che la data da prendere in considerazione quale dies a quo per il calcolo di detta somma non sarebbe quella della pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), dato che, in considerazione dei lavori di costruzione in corso, tale sentenza non avrebbe potuto essere eseguita in tal data, ma successivamente alla scadenza di un termine ragionevole per la sua esecuzione.
116 Occorre ricordare, in via preliminare, che la Corte è legittimata, nell’esercizio del potere discrezionale che le è attribuito nella materia in esame, ad imporre, cumulativamente, una penalità ed una somma forfettaria (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 91).
117 La condanna al pagamento di una somma forfettaria e la determinazione dell’importo eventuale di detta somma devono restare correlati, in ciascun caso di specie, al complesso degli elementi rilevanti relativi tanto alle caratteristiche dell’inadempimento accertato quanto al comportamento specifico dello Stato membro interessato dal procedimento avviato in base all’articolo 260 TFUE. A questo proposito, quest’ultimo attribuisce alla Corte un ampio potere discrezionale nel decidere in merito all’irrogazione o meno di una siffatta sanzione e nel determinarne eventualmente l’importo (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 92).
118 Nel presente procedimento, l’insieme degli elementi di diritto e di fatto che hanno portato all’accertamento dell’inadempimento in esame, e in particolare la circostanza che siano già state pronunciate altre sentenze, vale a dire, oltre alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), le sentenze del 7 febbraio 2013, Commissione/Grecia, (C‑517/11, non pubblicata, EU:C:2013:66), e del 15 ottobre 2015, Commissione/Grecia (C‑167/14, non pubblicata, EU:C:2015:684), che accertano l’inadempimento, da parte della Repubblica ellenica, dei propri obblighi in materia di trattamento delle acque reflue urbane, sono indici del fatto che la prevenzione effettiva della futura reiterazione di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione richiede l’adozione di una misura dissuasiva, quale la condanna al pagamento di una somma forfettaria (v., per analogia, sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 93).
119 In tale contesto, spetta alla Corte, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, stabilire l’importo di detta somma forfettaria in modo che la stessa sia, da un lato, adeguata alle circostanze e, dall’altro, proporzionata all’infrazione commessa (sentenza del 22 giungo 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 94).
120 Tra i fattori pertinenti al riguardo figurano, in particolare, elementi quali la gravità dell’infrazione constatata ed il periodo durante il quale la stessa si è protratta a partire dalla pronuncia della sentenza che l’ha constatata (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 95).
122 Per quanto riguarda la gravità dell’infrazione in parola, occorre rilevare che, quanto alla costruzione della rete secondaria, solo una parte di un agglomerato continua ad essere priva di detta rete, vale a dire il settore di Kato Elefsina, nell’agglomerato di Elefsina, e, quanto alla percentuale di a.e. della regione di Thriasio Pedio collegata alla rete terziaria, essa è pari al 45%. Tuttavia, occorre rilevare che, in media, durante la maggior parte del periodo compreso tra la data di pronuncia della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), e quella della pronuncia della presente sentenza, detta regione non ha nemmeno avuto a disposizione un impianto di trattamento, in quanto quest’ultimo è stato operativo solo a far data dal 27 novembre 2012. Pertanto, si deve considerare detta violazione come più grave ai fini del calcolo della somma forfettaria che non ai fini della determinazione della penalità.
123 Inoltre, quanto alla durata dell’infrazione, oltre alle considerazioni espresse ai punti 99 e 100 della presente sentenza, occorre, ai fini della determinazione della somma forfettaria, prendere in considerazione il fatto che la Repubblica ellenica, pur avendo cooperato sistematicamente con i servizi della Commissione, non ha rispettato le varie scadenze, che essa stessa si era imposta al fine di assicurare la messa in conformità del trattamento delle acque reflue urbane di tutta la regione di Thriasio Pedio. Dal fascicolo sottoposto alla Corte risulta, infatti, che la Commissione non ha ricevuto da detto Stato membro alcuna agenda affidabile che consentisse di stimare la data dalla quale la Commissione avrebbe potuto constatare un progresso effettivo nell’attuazione delle misure necessarie ai fini dell’esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385) e, pertanto, ai fini della messa in conformità con le disposizioni di cui alla direttiva 91/271.
126 Infine, come dedotto dalla Commissione, si deve considerare l’elevato numero di sentenze, menzionate al punto 118 della presente sentenza, che hanno accertato inadempimenti della Repubblica ellenica ai propri obblighi in materia di trattamento delle acque reflue urbane. Orbene, il carattere reiterativo delle infrazioni di uno Stato membro è ancor più inaccettabile allorché si manifesti in un ambito in cui l’incidenza sulla salute umana e sull’ambiente è particolarmente significativa. Al riguardo, una reiterazione di infrazioni da parte di uno Stato membro in un settore specifico può costituire un indice del fatto che la prevenzione effettiva della futura reiterazione di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione richiede l’adozione di una misura dissuasiva, quale la condanna al pagamento di una somma forfettaria (sentenza del 22 giugno 2016, Commissione/Portogallo, C‑557/14, EU:C:2016:471, punto 99).
1) La Repubblica ellenica, non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari per ottemperare alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 260, paragrafo 1, TFUE.
2) Nell’ipotesi in cui l’inadempimento constatato al punto 1 persista alla data della pronuncia della presente sentenza, la Repubblica ellenica è condannata a pagare alla Commissione europea una penalità pari a EUR 3 276 000 per semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), a far data dalla pronuncia della presente sentenza, e sino a completa esecuzione della sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), il cui importo effettivo dovrà essere calcolato al termine di ogni periodo di sei mesi riducendo l’importo complessivo relativo a ciascuno di tali periodi di una percentuale corrispondente alla proporzione che rappresenta il numero di unità di abitanti equivalenti effettivamente adeguate alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), nella regione di Thriasio Pedio, alla fine del periodo considerato, rispetto al numero di unità di abitanti equivalenti che non sono state adeguate alla sentenza del 24 giugno 2004, Commissione/Grecia (C‑119/02, non pubblicata, EU:C:2004:385), in questa regione, alla data di pronuncia della presente sentenza.

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