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Timestamp: 2020-02-22 07:46:01+00:00

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Art. 676 codice di procedura civile - Custodia nel caso di sequestro giudiziario - Brocardi.it
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Articolo 676 Codice di procedura civile
Custodia nel caso di sequestro giudiziario
Dispositivo dell'art. 676 Codice di procedura civile
Nel disporre il sequestro giudiziario, il giudice nomina il custode (1), stabilisce i criteri e i limiti dell'amministrazione delle cose sequestrate e le particolari cautele idonee a render più sicura la custodia e a impedire la divulgazione dei segreti (2) (3).
Il giudice può nominare custode quello dei contendenti che offre maggiori garanzie e dà cauzione (4) [disp. att. 86].
Il custode della cosa sequestrata ha gli obblighi (5)e i diritti (6)previsti negli articoli 521, 522 e 560.
(1) Il custode viene nominato dal giudice che gli attribuisce il compito di amministrare e conservare i beni sequestrati nella conservazione. Si tratta di un organo ausiliario del giudice, che svolge un'attività di supporto all'attività giurisdizionale, consistente nell'amministrare e conservare le cose pignorate o sequestrate.
(2) Nel provvedimento di nomina del custode il giudice stabilisce le direttive e le istruzioni necessarie, sancendo i compiti del custode ed i limiti della sua attività in relazione alle diverse situazioni concrete.
(3) Si precisa che il custode ha una propria legittimazione processuale, in quanto è capace di stare in giudizio in rappresentanza del patrimonio sequestrato. Inoltre, egli può compiere di propria iniziativa gli atti di ordinaria amministrazione necessari a conservare il patrimonio sequestrato, mentre gli atti di straordinaria amministrazione possono essere compiuti solamente previa autorizzazione del giudice.
(4) E' rimessa alla valutazione discrezionale del giudice la scelta della persona da nominare come custode. Può essere nominato custode anche lo stesso destinatario della misura cautelare (677), il quale continuerà ad esercitare l'amministrazione dei beni sequestrati sotto il controllo giudiziale, oppure anche un terzo estraneo alla controversia.
(5) Nel momento in cui il giudizio di merito si conclude, il custode dovrà restituire i beni alla parte che risulta vittoriosa. Inoltre, ha l'obbligo di presentare al giudice il rendiconto ogni tre mesi e quello finale ai sensi dell'art. 593.
(6) Il custode ha diritto ad un compenso per l'attività svolta, compenso che viene liquidato dal giudice con decreto. Sono le parti ad essere solidalmente obbligate a versare la somma liquidata dal giudice a titolo di compenso.
Si precisa che il diritto al compenso va escluso nel caso in cui sia stata nominata custode dei beni mobili una delle parti della controversia. Diversamente, se l'oggetto del sequestro sono beni immobili, il compenso sarà previsto anche se è la parte in lite ad essere nominata custode.
La ratio della norma in commento si riscontra nella necessità di disporre la custodia del bene oggetto della controversia al fine di evitare che il bene resti nella materiale disponibilità del soggetto che la detiene, restando esposto al rischio di sottrazione o deterioramento durante le more del giudizio.
Massime relative all'art. 676 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 8483/2013
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8483 del 8 aprile 2013)
Cass. civ. n. 11377/2011
Il custode dei beni oggetto di sequestro giudiziario è legittimato ad agire o resistere nei soli giudizi concernenti l'amministrazione di tali beni o la loro conservazione in relazione ai rapporti da lui posti in essere o che attengano a circostanze verificatesi in pendenza della custodia cautelare; pertanto, non è legittimato ad agire per l'annullamento di un contratto di locazione delle cose sequestrate (nella specie, perchè concluso dal rappresentante in conflitto di interessi), stipulato prima del sequestro, trattandosi di azione preesistente alla custodia.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11377 del 24 maggio 2011)
La posizione processuale del custode dei beni sottoposti a sequestro giudiziario, il quale agisca a tutela della conservazione del valore del patrimonio affidatogli, equivale a quella di un sostituto processuale; pertanto, l'eventuale cessazione del suo potere di stare in giudizio per conto di altri non fa venir meno automaticamente la legittimazione sostitutiva, né, conseguentemente, i relativi poteri d'impulso processuale conferiti al suo difensore, ove (come accade nel giudizio di cassazione) non sia possibile attuare un idoneo meccanismo d'interruzione e riassunzione del giudizio in capo al nuovo legittimato processuale.
Cass. civ. n. 9692/2001
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9692 del 17 luglio 2001)
La convalida del sequestro concerne l'esistenza delle condizioni richieste dalla legge perché possa farsi luogo al provvedimento cautelare, non anche le statuizioni accessorie, quali quelle in materia di nomina del custode e di determinazione del relativo compenso; tali statuizioni, cui la sentenza di convalida non fa cenno, non sono suscettibili di passare in giudicato, non essendo, tra l'altro, il custode - in tale specifica veste - neppure parte del giudizio di convalida. Ne consegue che non è possibile desumere dal passaggio in giudicato della sentenza di convalida del sequestro anche l'intangibilità del provvedimento con cui il presidente del tribunale, disponendo il sequestro, abbia affermato il diritto del custode al compenso.
Cass. civ. n. 6812/1996
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6812 del 27 luglio 1996)
Cass. civ. n. 870/1996
In tema di sequestro giudiziario, non sono impugnabili ex art. 111 comma secondo Cost., difettando del requisito della decisorietà, i provvedimenti con cui il giudice istruttore approva i rendiconti, parziali e finale, presentati dal custode, rispettivamente, nel corso ed al termine della gestione, ai sensi dell'art. 593 c.p.c. (applicabile in virtù del rinvio disposto dagli artt. 676 e 560 stesso codice), atteso che tali provvedimenti, anche se risolutivi delle contestazioni insorte in merito alle partite del conto, non contengono statuizioni dirette alle parti, volte a dirimere un contenzioso tra le stesse, ma si pongono come atti di amministrazione, nell'ambito dei poteri di verifica e di controllo del giudice sullo svolgimento dell'operato del custode. La responsabilità del custode per comportamento doloso o colposo, contrario ai doveri dell'ufficio, può eventualmente essere fatta valere in altra sede, mediante apposito autonomo giudizio, dalla parte che risulterà in definitiva titolare del diritto controverso, nel cui interesse l'amministrazione è stata tenuta.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 870 del 1 febbraio 1996)
Cass. civ. n. 4699/1991
Poiché le ipotesi nelle quali un soggetto risponde degli atti illeciti compiuti da un altro soggetto col quale esista un rapporto giuridico sono eccezionali, il proprietario dei beni posti sotto sequestro non risponde degli atti illeciti compiuti dal custode giudiziario dei beni stessi in mancanza di una espressa disposizione in tal senso.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4699 del 27 aprile 1991)
Cass. civ. n. 2429/1988
Il custode sequestratario assume la qualità di amministratore dei beni sequestrati per conto di colui il quale, in definitiva, ne sia dichiarato proprietario o possessore, cosicché solo quest'ultimo resta vincolato per i negozi giuridici posti in essere dal sequestratario durante l'amministrazione; ne consegue che mentre le spese di custodia ed il compenso dovuto al custode vanno posti a carico della parte soccombente, le passività della gestione gravano sul proprietario (o possessore), nel cui interesse l'amministrazione è stata tenuta e nei cui confronti il custode sarebbe stato responsabile per comportamento, doloso o colposo, contrario ai doveri dell'ufficio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2429 del 14 marzo 1988)
Non è configurabile la permanenza nell'incarico del custode di beni in sequestro giudiziario una volta che, venuta meno la procedura cautelare, egli sia stato espressamente revocato, senza che sia necessario, a tal fine, alcun provvedimento del giudice che imponga la restituzione dei beni nella libera disponibilità degli aventi diritto.
Cass. civ. n. 2935/1974
Il custode sequestratario, qualora ecceda dai limiti dei poteri conferitegli, va assimilato al falsus procurator ne consegue che il negozio invalido vincola l'interessato qualora questi lo abbia espressamente o tacitamente riconosciuto e ratificato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2935 del 18 ottobre 1974)
Cass. civ. n. 1406/1971
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1406 del 15 maggio 1971)
Cass. civ. n. 2417/1970
Poiché l'art. 676, c.p.c. dichiara non impugnabile l'ordinanza con la quale il giudice, di ufficio o su istanza di parte, dispone la sostituzione del custode, ugualmente non impugnabile deve ritenersi l'ordinanza di rigetto dell'istanza di sostituzione del custode stesso. In entrambe le ipotesi identica è la ratio legis, consistente nella considerazione che i detti provvedimenti attengono esclusivamente all'amministrazione dei beni sequestrati e sono privi di qualsiasi carattere decisorio o di efficacia definitiva, potendo sempre essere modificati ad opera dello stesso giudice. Pertanto, i provvedimenti in esame, anche se contenuti in sentenza, non assumono natura diversa, e contro di essi non è proponibile ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2417 del 16 novembre 1970)
relative all'articolo 676 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 676 Codice proc. civile - Custodia nel caso di sequestro giudiziario | Quesito Q201616203
Nunzio D. B. chiede
venerdì 20/05/2016 - Puglia
“In un incidente sul lavoro il giudice ha disposto il sequestro di attrezzatura varia,dopo il dissequestro, per problemi tecnici(reperire l'azienda titolata allo smontaggio delle stesse attrezzature sotto verifica di documentazione da parte dello SPESAL)sono passati oltre sei mesi.Dopo lo smontaggio il proprietario del sito già custode giudiziario, pretende il fitto del sito per il tempo trascorso a reperire azienda titolata e qualificata come richiesto nel decreto di dissequestro.”
Consulenza legale i 04/06/2016
Per quanto riguarda le spese di custodia delle cose oggetto di sequestro giudiziario la Giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che tali spese "rientrano fra quelle concernenti gli atti necessari del processo, in quanto l'attività del custode è svolta nell'interesse superiore della giustizia e nell'interesse comune delle parti. Trattandosi di atto necessario, rispetto al quale è il giudice che indica quali parti devono anticipare le relative spese, ai sensi dell'art. 53 disp. att. c.p.c., non ha alcuna rilevanza se l'iniziativa della nomina del custode provenga, attraverso la proposizione dell'istanza di sequestro giudiziario, da una parte oppure dall'altra" (cfr. Cassazione Civile, Sez. II, 22 febbraio 2013, n. 4617).
Avverso il decreto di pagamento emesso a favore dell'ausiliario del magistrato, tra cui rientra espressamente la figura del custode giudiziario, "il beneficiario e le parti processuali, compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione. L'opposizione e' disciplinata dall'articolo 15 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150" (cfr. art. 170, comma 1, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115).
L'art. 15 del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, sopra richiamato, stabilisce che:
"1. Le controversie previste dall'articolo 170 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo.
6. L'ordinanza che definisce il giudizio non e' appellabile".
Pertanto, in sede di opposizione avverso il decreto di liquidazione, al fine di richiedere una revisione dell'importo liquidato in favore del custode giudiziario, si potrebbe evidenziare che il ritardo nel liberare il sito non è imputabile al proprietario della attrezzatura da rimuovere, previa dimostrazione di avere fatto tutto il possibile per reperire un'azienda che avesse tutte le competenze necessarie per procedere.

References: Articolo 676

Articolo 676

Cass. 
 sentenza 

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 art. 111
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 Articolo 676
 art. 170