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IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI - PDF
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Sara Cristina Fabbri
1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI nella persona del Consigliere Pina M. A. LA CAVA, ha pronunciato, nella pubblica udienza del 20 maggio 2013, S E N T E N Z A nel giudizio pensionistico iscritto al n /PC del registro di Segreteria, promosso in data 15 febbraio 2012 dal sig. OLIVA Domenico, nato il 24 marzo 1940 ed elettivamente domiciliato in Roma, viale Mazzini n. 73, presso lo studio degli avv.ti Enzo Augusto e Roberto D Addabbo che lo rappresentano e assistono in giudizio, giusta delega a margine dell atto introduttivo; avverso l Inps e le Poste Italiane s.p.a.; uditi, nell odierna pubblica udienza, l avv. Massimo Boccia Neri per l INPS e l avv. Matteo Silvestri, su delega dell avv. Giampiero Proia per Poste Italiane, non rappresentata parte attrice; esaminati gli atti e i documenti di causa; ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue; FATTO Il ricorrente in epigrafe (ex dirigente presso le Poste Italiane s.p.a., collocato a riposo in data 2 gennaio 2001) ha contestato
2 l operato delle Amministrazioni convenute che hanno liquidato il trattamento di quiescenza computando il superminimo individuale e l assegno personale nella quota B anziché nella quota A, di cui all art. 13, comma 1, del d. l.vo n. 503/1992. Nel ricorso si sostiene, in sostanza, che gli emolumenti in questione costituiscono un elemento fisso della retribuzione spettante ai dirigenti delle Poste, dato che la loro corresponsione è ormai divenuta obbligatoria, anche se la determinazione in concreto del quantum va effettuata (entro i limiti minimi e massimi prefissati in sede contrattuale) tenendo conto della verifica dei parametri relativi all effettiva responsabilità organizzativa, ai livelli di prestazione raggiunti, alla competenza professionale del singolo dirigente. A sostegno della tesi attorea si richiama, in particolare, sia l interpretazione del protocollo d intesa e accordo del 9 marzo 1999 che avrebbe ridefinito la struttura della retribuzione riconducendo nel c.d. ex elemento di maggiorazione tutte le voci del trattamento di base non ricomprese nel minimo contrattuale mensile, sia le nuove disposizioni introdotte dal c.c.n.l. per i dirigenti siglato il 24 novembre 2004 (avente decorrenza dall 1 gennaio 2004), che espressamente attribuiscono natura stipendiale alle indennità in parola. Poste Italiane s.p.a. si è costituita in giudizio con memoria depositata in data 29 marzo 2012 e ha eccepito preliminarmente la propria carenza di legittimazione passiva, chiedendo, pertanto, l estromissione dal presente giudizio; ha, comunque, chiesto il rigetto 2
3 del gravame argomentando diffusamente, anche con successivo atto difensivo depositato in data 10 maggio 2013, sulla infondatezza della pretesa attorea e confermando di aver contemplato le suddette voci retributive nella c.d. quota B di cui alla legge n. 335/1995. L INPS, con nota depositata in data 3 maggio 2013, si è parimenti costituito in giudizio ed eccependo, comunque, la prescrizione dei ratei di pensione, ha, nel merito, argomentato sulla infondatezza della pretesa attorea e sulla legittimità del proprio operato, riconosciuta in numerosi casi analoghi dalla giurisprudenza della Corte dei Conti e chiedendo, quindi, il rigetto del ricorso. Alla odierna pubblica udienza entrambi i rappresentati delle parti convenute hanno confermato gli atti scritti. DIRITTO In disparte l eccezione sollevata dall INPS in merito alla prescrizione dei ratei pensionistici, il ricorso è infondato nel merito e va respinto. Come ricordato da controparti, sulla vexata quaestio (ossia sulle modalità di valutazione ai fini pensionistici del superminimo individuale e assegno personale spettante ai dirigenti delle Poste Italiane), si è già pronunziata, in senso sfavorevole ai soggetti interessati, la giurisprudenza di questa Corte e di questa stessa Sezione, ormai prevalente e costante (v., ex plurimis, Sez. giur. Lazio n.17/2007, n. 228/2011, n. 1197/2012, n. 21/2013, n. 23/2013), alle cui ulteriori argomentazioni si rinvia per 3
4 semplificazione ed economicità di giudizio in quanto risultano giuridicamente fondate e pienamente condivise da questo Giudice. In proposito necessita, comunque, anche in questa sede, evidenziare che con il C.C.N.L. stipulato l fu definita una particolare struttura del trattamento economico spettante ai dirigenti dell Ente Poste Italiane, costituita da: minimo contrattuale (art. 3); aumenti d anzianità (art. 4); superminimo individuale, attribuibile facoltativamente (art. 5); retribuzione variabile (art. 6); 13^ mensilità (art. 7). Con il successivo Contratto Integrativo Aziendale di Categoria stipulato il fu, poi, soppressa la facoltatività, già prevista dall art. 5 del suddetto C.C.N.L. del 1994, relativa all attribuzione del superminimo individuale, disponendosi che tale emolumento dovesse essere corrisposto al singolo dirigente postale, sia pur nella misura (variabile) risultante dalla verifica in concreto di alcuni parametri. Seguì l ulteriore Contratto Integrativo Aziendale di Categoria -stipulato il (correlato alla trasformazione dell Ente Poste Italiane in Poste Italiane s.p.a. )- con il quale, per quanto riguarda il trattamento di quiescenza, si stabilì (art. 4) che si sarebbero continuate ad applicare le normative tempo per tempo vigenti e che le parti convenivano di promuovere le iniziative più appropriate affinché, d intesa con l IPOST, fossero chiarite ed approfondite eventuali problematiche in materia pensionistica. Ciò premesso, deve rilevarsi, da un punto di vista generale, 4
5 che l art. 13 del d. l.vo n. 503/1992 -secondo cui l importo del trattamento di quiescenza è determinato dalla somma delle cc.dd. quota A) e quota B) di pensione, prevedendo espressamente per ciascuna voce a cosa corrispondano- ha stabilito, in sostanza, che il computo della quota A della pensione resta disciplinato dall art. 43 del D.P.R , n.1092 (nel testo sostituito dall art. 15 della legge n. 177/1976), il quale, dopo aver individuato tassativamente gli emolumenti (ultimo stipendio integralmente percepito ed assegni ivi menzionati) ricompresi nella base pensionabile da assoggettarsi alla maggiorazione del 18%, dispone testualmente che: Agli stessi fini nessun altro assegno od indennità, anche se pensionabile, può essere considerato, se la relativa disposizione di legge non ne preveda espressamente la valutazione nella base pensionabile. La legge n. 335/1995, poi, ha introdotto (v. art. 2, commi 9, 10 e 11) una diversa accezione del concetto di quiescibilità (analogo a quello già vigente nell ordinamento dell I.N.P.S.), disponendo che dall tutti gli emolumenti corrisposti al lavoratore (salve le eccezioni indicate nell art. 12 della legge n. 153 del 1969), attinenti sia al trattamento economico fondamentale che a quello accessorio, concorrono a formare la base contributiva e diventano pensionabili. In pratica, essendo stato definito un nuovo concetto di pensionabilità non retto dal tradizionale criterio di tassatività di alcuni elementi retributivi (i quali soltanto, in base al combinato disposto dell art. 13 del d. l.vo n. 503/1992 e dell art. 43 del D.P.R. n. 1092/1973, 5
6 possono far parte della quota A della pensione), gli altri emolumenti economici, divenuti in tal modo computabili ai fini di quiescenza, possono essere ricompresi esclusivamente nella quota B (art. 2, comma 11, legge n. 335/1995). Per il caso concreto, pertanto, tenuta a mente la suddetta disamina, devesi rilevare che il trattamento economico e la valutabilità ai fini pensionistici degli emolumenti retributivi erogati ai dirigenti dell Ente Poste Italiane e successivamente delle Poste Italiane s.p.a. sono stati oggetto di specifiche disposizioni, contenute nei contratti collettivi che si sono succeduti dal 1994 fino al collocamento a riposo del ricorrente (tempus regit actum) e che in nessuna di esse è previsto l inserimento delle pretese voci nella quota A della pensione. Le suddette considerazioni si appalesano dirimenti rispetto alle ulteriori argomentazioni delle parti, che si intendono, pertanto, assorbite. Conclusivamente resta confermata la legittimità del comportamento dell Amministrazione che ha incluso le voci in oggetto nella c.d. quota B del trattamento pensionistico. Il ricorso non è meritevole di accoglimento, ma si ravvisano giusti elementi per compensare, tra le parti, le spese di giudizio. P.Q.M. la Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando: 6
7 RIGETTA il ricorso. Spese compensate. Così deciso, in Roma, il 20 maggio IL GIUDICE (F.to Pina M. A. LA CAVA) Depositata in Segreteria il 11/11/2013 PER IL DIRIGENTE Domenica LAGANA 7
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