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Timestamp: 2017-11-24 02:14:19+00:00

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﻿ Note | Il Diritto della Regione
Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori Ventitreesimo aggiornamento In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione.
Commento alla Legge regionale 14 giugno 2013, n. 11 “Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto”
La legge in commento nasce dall’iniziativa di alcuni consiglieri regionali e della Giunta regionale che hanno presentato, rispettivamente, tre proposte di legge (due d’iniziativa del consigliere Teso, una d’iniziativa dei consiglieri Reolon, Puppato, Causin, Fasoli, Sinigaglia, Azzalin, Berlato Sella, Bonfante, Bortoli, Bottacin, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Tiozzo) e un disegno di legge della Giunta regionale. Interviene nel settore del turismo ed è diretta a promuoverne lo sviluppo economico sostenibile. Si compone di 52 articoli, recando norme sostitutive della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33, con la peculiare finalità di riconoscere il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico ed occupazionale del Veneto nel quadro nazionale e internazionale.
di Orsola Russo
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto. Svolge Consulenza Legislativa Nei Settori Degli Affari Istituzionali, Del Turismo, Dell’artigianato, Del Personale, Della Sanità, Del Sociale, Della Prevenzione, Della Cultura, Del Diritto Di Accesso E Della Privacy.
La giurisprudenza della Corte costituzionale nelle materie di interesse delle Regioni; novembre – dicembre 2012
Nell’anno 2012, su un totale di 316 provvedimenti (tra sentenze ed ordinanze), depositati dalla Corte costituzionale, senza considerare quelle che hanno riguardato le Regioni speciali per questioni esclusivamente attinenti ai propri Statuti di autonomia, sono 100 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario. Nel complesso 59 sono state le decisioni rese dalla Consulta a seguito di ricorsi statali nei confronti di leggi regionali, 32 le decisioni conseguenti a ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome, 9 le pronunce emesse a seguito di rinvio, in via incidentale, da parte di autorità giurisdizionali. Per quanto riguarda il periodo novembre – dicembre 2012 le pronunce che hanno riguardato normativa regionale sono state 14, delle quali 12 a seguito di impugnazioni in via principale da parte dello Stato e 2 in conseguenza di rinvio in via incidentale da parte di giudici amministrativi. Nello stesso periodo sono state invece 8 le decisioni riguardanti normativa statale a seguito di ricorsi promossi da alcune Regioni. Di particolare interesse la sentenza n. 299 del 2012, che ha dichiarato non fondate le censure sollevate da alcune Regioni nei confronti di una disposizione statale che ha eliminato l’obbligo di chiusura domenicale e festiva ed il rispetto degli orari di chiusura e di apertura degli esercizi commerciali, ritenendo prevalente la competenza esclusiva statale in materia di “tutela della concorrenza” anziché quella residuale delle Regioni in materia di “commercio”. Si segnala anche la sentenza n. 311 del 2012, con la quale sono state dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate da alcune Regioni nei confronti delle disposizioni statali che hanno sospeso, sino al 31 dicembre 2014, il sistema di tesoreria unica c.d. “mista”.
Nel primo bimestre del 2014, su un totale di 34 provvedimenti depositati dalla Corte costituzionale, sono 10 le sentenze d’interesse per le Regioni. Due sentenze riguardano ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome avverso normativa statale, in particolare la sentenza n. 22, dell’11 febbraio, nei confronti del decreto legge n. 95 del 2012 che, modificando il decreto legge n. 78 del 2010, è intervenuto in materia di disciplina delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane, e la sentenza n. 28 del 25 febbraio con la quale sono state dichiarate non fondate alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti del decreto legge n. 83 del 2012 (cosiddetto decreto sviluppo). Solo una sentenza, la n. 13 del 30 gennaio, è stata pronunciata a seguito di ricorso promosso in via incidentale dal TAR della Campania, mentre le restanti 7 decisioni riguardano ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Toscana, con 2 sentenze, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Abruzzo, Molise e una legge della Provincia autonoma di Bolzano. Le materie interessate dalle pronunce hanno riguardato: la tutela della concorrenza, l’ordinamento tributario, la formazione professionale, la tutela della salute, l’energia, l’ordinamento civile, le funzioni fondamentali degli enti locali, nonché la violazione lei principi di buon andamento ed efficacia dell’azione amministrativa garantiti dall’art. 97 della Costituzione e la violazione del principio della previa copertura delle leggi di spesa che trova fondamento nell’articolo 81 della Carta fondamentale.
Il danno all'immagine pubblica
Per le pubbliche amministrazioni “il bene immagine è fondamentale, perché negli Stati contemporanei democratici esso contribuisce a garantire il rispetto reciproco tra i cittadini e le istituzioni, o tra i governanti e i governati, che è condizione per il corretto funzionamento della democrazia e delle sue regole”. È quanto scrive Alberto Mingarelli, Vice Procuratore Generale presso la Procura regionale per il Veneto della Corte dei Conti, in questo commento a una recente e innovativa sentenza della Sezione giurisdizionale della Toscana, in materia di danno all’immagine pubblica. La sentenza affronta un’ipotesi di danno all’immagine dello Stato in presenza di un reato diverso da quelli contro la Pubblica amministrazione che, secondo un primo orientamento delle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti, sembravano gli unici risarcibili, giungendo a una conclusione diversa. La sentenza della Sezione giurisdizionale toscana, oltre a rifarsi a un principio di autonomia, in base al quale il giudice conserva “il potere-dovere di interpretare in piena autonomia”, ridimensiona la decisione della Corte costituzionale che nel 2010 era intervenuta in merito, e mette in rilievo che il bene immagine deve essere tutelato sempre e comunque, non solo nei casi dei reati contro la Pubblica amministrazione. Sarebbe, quindi, illogica l’esclusione della risarcibilità del danno all’immagine per tutti i reati comuni, come nel caso esaminato in questa nota. Come scrive Mingarelli, “i reati comuni possono apparire anche più odiosi e lesivi della fiducia nelle istituzioni dei cittadini degli stessi reati contro la pubblica amministrazione, che certo non meritano sconti.”
di Alberto Mingarelli
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale pronunce d’interesse per le Regioni ordinarie depositate nel periodo gennaio – febbraio 2012
Nel periodo gennaio – febbraio 2012 sono 10 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario e rappresentano esattamente un quarto del totale dei provvedimenti depositati nel medesimo periodo dalla Corte costituzionale. Una sola sentenza è conseguente a ricorsi promossi dalle Regioni avverso normativa statale, in particolare nei confronti del c.d. “mille proroghe” del 2010, nel mentre i rimanenti 9 provvedimenti riguardano ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Abruzzo e Sardegna, entrambe con 3 sentenze ciascuna,, Calabria con 2 sentenze,Molise 1. Le materie interessate hanno riguardato: l’ambiente, l’ordinamento tributario, la disciplina per l’accesso al pubblico impiego, il commercio e la libera concorrenza, la protezione civile e l’organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali, l’ordine pubblico e sicurezza. Di particolare interessante la sentenza n. 22/2012, con la quale la Corte costituzionale dichiara l’illegittimità di una norma introdotta dal Parlamento in sede di conversione di un decreto-legge, afferente materie di competenza regionale, per violazione dell’art. 77, comma secondo, della Costituzione. La Corte rileva che le leggi di conversione di decreti legge, disciplinate dal citato art. 77, sono caratterizzate da un particolare procedimento di approvazione, diverso da quello previsto per le leggi ordinarie; e non è pertanto consentito al legislatore introdurre, in sede di conversione, disposizioni del tutto estranee al testo del decreto legge da convertire, senza violare le disposizioni costituzionali disciplinanti l’iter formativo delle leggi. Di altrettanto interesse la sentenza n. 20/2012, con la quale la Corte, nel sindacare della legittimità costituzionale di una legge della Regione Abruzzo, chiarisce che l’approvazione dei calendari venatori non può essere demandata alla legge regionale, ma la Regione vi deve provvedere, necessariamente, in via amministrativa, poiché così è stabilito dalla legge quadro statale, n. 157/1992, che disciplina la materia della caccia.
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale Pronunce d’interesse per le Regioni ordinarie depositate nel periodo marzo – aprile 2012
Su un totale di 68 provvedimenti depositati dalla Corte costituzionale nel periodo marzo – aprile 2012, 35 hanno riguardato le Regioni; tra questi 20 sono le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario. Come nel primo bimestre 2012, una sola sentenza è conseguente a ricorsi promossi dalle Regioni (nello specifico Toscana, Puglia, Umbria e Veneto), avverso normativa statale, in particolare nei confronti del c.d. “codice del turismo”, approvato con il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79. Due casi sono stati deciso a seguito di rimessione in via incidentale da parte dell’autorità giudiziaria, mentre le rimanenti 17 sentenze, sono state pronunciate a seguito di ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Toscana, Trentino alto Adige, Basilicata, Campania, Piemonte, Sardegna e, con 2 sentenze ciascuna, Umbria, Puglia, Liguria e Veneto. Sono state invece 3 le sentenze che hanno riguardato la Regione Molise. Le materie interessate dalle pronunce sono state: il sistema tributario statale, la tutela dell’ambiente, la concorrenza, la protezione civile, la tutela della salute, il turismo, il governo del territorio, l’agriturismo, la formazione professionale, il governo del territorio, il rispetto dell’ordinamento comunitario. In ben 5 casi le pronunce della Corte hanno riguardato la violazione delle norme concernenti la disciplina per l’accesso al pubblico impiego. Di particolare interesse la sentenza n. 63/2012, che ha avuto come oggetto di sindacato costituzionale il nuovo Statuto della Regione Molise, in particolare una disposizione che esonera i funzionari dell’amministrazione regionale dal segreto d’ufficio nel caso di audizioni in sede di commissioni consiliari di vigilanza. Sul punto la Corte, richiamando la propria giurisprudenza, ribadisce che seppure non è in discussione l’esclusiva competenza statale in materia penale, alle leggi regionali non è precluso concorrere a definire, secundum lege, elementi costitutivi delle fattispecie tipiche, nell’ambito delle materie residuali o concorrenti di propria competenza. Da segnalare anche la sentenza n. 86/2012, con la quale la Corte ricostruisce il quadro normativo di riferimento in base al quale i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario si ripercuotono direttamente nell’ordinamento interno e costituiscono parametro di riferimento per il vaglio di legittimità costituzionale, ai sensi del primo comma, dell’articolo 117, della Carta fondamentale.

References: sentenza 
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 art. 77
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