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Timestamp: 2020-06-06 23:51:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19462 del 03/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19462 del 03/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/08/2017, (ud. 23/02/2017, dep.03/08/2017), n. 19462
sul ricorso 10543/2016 proposto da:
disgiuntamente dagli avvocati EDORE CAMPAGNOLI e JURI MONDUCCI;
negozia, P.I. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
dall’avvocato JADER RITROVATO;
D.D., TECNOLINEA S.R.L. IN LIQUIDAZIONE;
avverso la sentenza n. 439/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
1. S.F. convenne in giudizio D.D., la s.r.l. Tecnolinea e la Unopolsai Ass.ni, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro stradale. Espose che, mentre stava camminando, veniva investito dalla macchina del convenuto che effettuava una manovra di retromarcia.
Il Tribunale di Bologna con sentenza n. 21683/2011 rigettò la domanda attorea in quanto non provata.
2. La Corte d’Appello di Bologna con sentenza n. 439 del 3 marzo 2015 ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da S. per difetto di interesse.
3. Avverso tale pronunzia S.F. propone ricorso in Cassazione con un motivo.
3.1. Resiste con controricorso la UnipolSai s.p.a..
4. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso. Non sono state depositate memorie.
5. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, reputa il Collegio che il ricorso sia inammissibile per una ragione diversa da quella indicata dalla proposta.
6. Con il primo ed unico motivo si duole il ricorrente che il giudice del merito abbia ritenuto che in sede di gravame l’appellante avrebbe dovuto censurare la sentenza di primo grado anche nella parte in cui aveva attribuito alla sua stessa imprudente condotta (per aver percorso a piedi la strada in corrispondenza di una fila di auto parcheggiate) un’incidenza causale determinante nella produzione del sinistro ed ha escluso il diritto al risarcimento dei danni che egli avrebbe potuto evitare con l’ordinaria diligenza ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 2. Ha ritenuto poi che essendosi formato il giudicato sul punto, la pretesa risarcitoria non poteva essere accolta neppure se fosse stato fondato l’unico motivo di gravame proposto. Pertanto ha giudicato inammissibile l’appello per difetto di interesse.
La sua illustrazione non rispetta l’art. 366 c.p.c., n. 6, là dove non indica se e dove la sentenza di primo grado sarebbe esaminabile in questo giudizio. La sua considerazione e, quindi, il suo esame sarebbe stato essenziale per valutare se effettivamente la medesima aveva avuto una doppia ratio decidendi, come ha detto la sentenza impugnata e se il motivo di appello, come sostiene parte ricorrente era idoneo, per quello che egli dice “carattere pregiudiziale”; ad attaccarle entrambe.
In ogni caso, il motivo non contiene alcuna attività assertiva idonea – secondo il criterio della specificità del motivo di ricorso – a dimostrare, sebbene a livello di mera allegazione, la prospettazione sostenuta circa la pregiudizialità fra le rationes decidendi che sarebbero state enunciate dal primo giudice. Pregiudizialità che, secondo parte ricorrente, avrebbe implicato che l’esercizio dell’impugnazione con l’appello contro la ratio pregiudicante avrebbe implicato la contestazione di quella pregiudicata.
Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., la Corte dichiara inammissibile il ricorso. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.
la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

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