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Timestamp: 2020-06-02 02:28:44+00:00

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Novità fiscali del 27 novembre 2009: controlli su presunte residenze fiscali in paradisi fiscali: il contribuente deve poter partecipare nella fase delle contestazioni mosse dal Fisco altrimenti l’accertamento è nullo; professionisti: controllo formale per il visto Iva; riqualificazione energetica: come ottenere la detrazione del 55%; sottoscrizione “Commercialilisti per l’Abruzzo” | Commercialista Telematico
1) Controlli su presunte residenze fiscali in paradisi fiscali: Il contribuente deve potere partecipare nella fase delle contestazioni mosse dal fisco altrimenti l’accertamento è nullo
2) Professionisti: Controllo formale per il visto Iva
3) Riqualificazione energetica: come ottenere la detrazione del 55%
4) Sottoscrizione “Commercialilisti per l’Abruzzo”
E’ nullo l’avviso di accertamento basato sulla presunzione di effettiva residenza in Italia della persona fisica che ha formalmente trasferito la propria residenza in un paradiso fiscale se tale presunzione non sia stata contestata nel processo verbale di constatazione.
E’ quanto ha stabilito <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Commissione Tributaria Regionale di Firenze con la sentenza 68/8/09 del 23.10.2009, che si inserisce nel solco del principio sancito dalla Cassazione nella sentenza 21153/2008, secondo cui la mancata partecipazione del contribuente all’attività di controllo travolge la legittimità dell’avviso di accertamento che recepisce le risultanze del controllo stesso.
La nozione di residenza assume per i contribuenti un particolare rilevo ai fini fiscali soprattutto riguardo ai criteri di tassazione.
Infatti se un contribuente non è residente nel territorio dello Stato é soggetto a tassazione soltanto in base ai redditi effettivamente prodotti nel territorio stesso.
Dal concetto di residenza non solo dipende la tassazione del contribuente, ma anche la sussistenza degli obblighi in materia di monitoraggio fiscale riguardanti la compilazione del quadro RW.
Tale obbligo viene, infatti, previsto ai fini della segnalazione dei flussi di denaro da e verso l’estero, e, per quanto riguarda la detenzione di denaro, attività finanziarie ed altri investimenti all’estero da parte di soggetti residenti in Italia. Alla violazione di tale obbligo si collega la possibilità di beneficiare del c.d. scudo fiscale di cui al D.L. n. 78/2009.
Secondo l’art. 2, comma 2 del D.P.R. n. 917/1986, “ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile”.
Per verificare la sussistenza del requisito della residenza in Italia è necessaria la realizzazione, per la maggior parte del periodo d’imposta, di almeno una delle suddette situazioni.
A parere del fisco (C.M. n. 304/1997)“Dal dato testuale della norma emerge chiaramente che i predetti requisiti sono tra loro alternativi e non concorrenti: sarà pertanto sufficiente il verificarsi di uno solo di essi affinché un soggetto sia considerato residente in Italia”.
Il legislatore ha, quindi, individuato tre diversi criteri relativi alla soggettività passiva ai fini delle imposte sui redditi.
In sostanza, il contribuente si considera residente in Italia in presenza di uno dei seguenti elementi:
– Iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente per la maggior parte del periodo d’imposta;
– domicilio nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta;
– residenza ai sensi nel codice civile nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta.
È, quindi, sufficiente il verificarsi di una sola condizione affinché la soggettività ai fini dell’imposizione si possa considerare realizzata.
Ai fini fiscali rileva, in linea di principio, il dato formale rappresentato dalla residenza anagrafica ancorché non accompagnato dall’elemento di fatto, cioè la dimora abituale della persona fisica in un Comune italiano.
Pertanto ai fini fiscali, prevale la forma sulla sostanza, diversamente dai fini civilistici dove si é concordi nel ritenere che le risultanze anagrafiche diano luogo a presunzioni relative, cioè superabili con prova contraria.
I cittadini italiani residenti all’estero
La situazione muta radicalmente per i cittadini italiani residenti all’estero (iscritti all’AIRE) giacché il legislatore ha voluto ostacolare il fenomeno delle cosiddette “residenze fittizie”.
Infatti, il Legislatore non tollera che i cittadini italiani trasferiscano la residenza all’estero solo sotto il profilo formale per poi continuare di fatto a dimorare in Italia.
Tale trasferimento solo di natura formale potrebbe avere come unico fine quello di non assoggettare ad imposizione in Italia i redditi prodotti all’estero.
Pertanto, è stato previsto che per i cittadini Italiani residenti all’estero la nozione di residenza non è legata al dato formale, ma assume rilievo decisivo la situazione effettiva (sostanziale).
Questi di seguito sono taluni elementi che possono indurre a ritenere che la residenza trasferita all’estero sia fittizia:
– Possesso di immobili in Italia;
– presenza in Italia del nucleo familiare;
– titolarità e movimentazioni di conti correnti bancari e postali in Italia;
– titolarità e movimentazioni di valori mobiliari, nell’ambito di rapporti finanziari in Italia;
– attività di partecipazioni commerciali in Italia;
– partecipazioni ad assemblee, incontri pubblici, conferenze che si svolgono in Italia;
– dichiarazioni rese ad organi di informazione;
– iscrizioni a circoli sportivi in Italia;
– e cosi via.
In base alla suddetta sentenza della CTR di Firenze, il contribuente non deve, quindi, mancare a partecipare durante l’attività di controllo, altrimenti si corre il rischio che sia dichiarata la illegittimità dell’avviso di accertamento che, peraltro, ha recepito le risultanze dei verificatori sulla base di detto controllo.
I professionisti chiamati a rilasciare dal prossimo anno il visto di conformità ai fini Iva dovranno effettuare solo controlli formali.
L’abilitazione al rilascio del visto avviene con l’inserimento nell’elenco centralizzato dei soggetti legittimati al suo rilascio, previo invio con raccomandata A/R di una richiesta in carta semplice alla competente direzione regionale delle Entrate.
I controlli che devono essere effettuati riguardano la corrispondenza tra dichiarazione e documenti e in particolare:
a) la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie ai fini Iva;
b) la corrispondenza dei dati esposte nella dichiarazione alle risultanze della relativa documentazione;
c) la corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione.
I controlli di cui ai punti b) e c) non riguardano valutazioni di merito, non si dovrà, quindi, entrare nel merito dell’inerenza delle spese ma solo effettuare un riscontro formale della corrispondenza dei dati.
Non si dovrà, quindi, entrare nel merito dell’inerenza della spesa per i beni e i servizi acquistati, rispetto all’attività esercitata dall’impresa (art. 19, D.P.R. n. 633/72).
Non deve neppure essere effettuata la verifica dell’esistenza della spesa effettuata dal proprio cliente.
Invece, si dovranno controllare, per esempio, i calcoli del prorata per le operazioni esenti o gli importi dei crediti dagli anni precedenti, prestando attenzione alle compensazioni in F24 effettuate direttamente dai clienti.
Visto di conformità, prime indicazioni dalle Entrate
Per l’abilitazione a rilasciare il visto di conformità, necessario a partire dalle dichiarazioni Iva riferite al 2009 per permettere al contribuente di utilizzare in compensazione orizzontale i crediti Iva che superano i 15mila euro, sono arrivate dalle Entrate regionali le prime istruzioni operative.
Per coloro che ancora si devono assicurare, al fine di apporre il visto di conformità, il massimale della polizza deve essere adeguato al numero di clienti assistiti e dei visti di conformità rilasciati.
L’assicurazione non può contenere franchigie o scoperti a meno che la società assicuratrice non si impegni espressamente a risarcire il terzo danneggiato, con facoltà di rivalersi sull’assicurato.
La polizza deve garantire il risarcimento del danno denunciato nei cinque anni successivi alla scadenza del contratto.
Gli assicurati possono apporre il visto di conformità su tutte le dichiarazioni fiscali: la polizza non può indicare un modello di dichiarazione specifico.
Le direzioni regionali hanno altresì chiarito la procedura da seguire per ottenere l’inserimento del soggetto qualificato nell’elenco centralizzato dei legittimati ad apporre il visto.
Il plico contenente l’istanza va inviato per raccomandata A/R alla direzione regionale competente per territorio.
Polizza di responsabilità civile compensazione credito IVA in convenzione con il CNDCEC
Polizza assicurativa a costo (annuo) contenuto per gli iscritti all’Ordine dei Commercialisti, infatti, il premio annuo lordo è solo di € 150,00.
In considerazione dell’obbligo assicurativo (il D.L. 01.07.2009, n. 78, convertito dalla legge 03.08.2009, n. 102, l’utilizzo in compensazione dei crediti Iva per importi superiori a 15.000 euro annui è subordinata all’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni dalle quali emerge il credito IVA. I professionisti che rilasciano il visto di conformità, sono tenuti, nel rispetto dell’art. 22 del D.M. 31.05.1999, n. 164, a stipulare una polizza assicurativa della responsabilità civile per la copertura dei danni nell’esercizio di tale attività) e delle diverse richieste pervenute dai propri iscritti, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (nota informativa n. 75/09 del 18.11.2009) ha, infatti, stipulato con il proprio broker una convenzione, riservata agli iscritti, avente ad oggetto la polizza per la copertura della responsabilità civile derivante dall’apposizione del visto di conformità per le compensazioni dei crediti IVA.
Questi di seguito sono i dati salienti della polizza:
Soggetti Contraenti/Assicurati
Responsabilità Civile derivante all’Assicurato dall’apposizione del visto leggero per le COMPENSAZIONI CREDITI IVA come riportato dal DL. 78/09 e Legge di conversione 102/09 — DM. 164/99, D.Lgs. 241/97 e successive modifiche ed integrazioni di Legge
Limite di risarcimento/massimale
Franchigia per sinistro
– Verso terzi; nessuna e comunque non opponibile
– A carico del professionista: € 300,00
Periodo di estensione del termine per la denuncia di sinistro
estensione del Termine per la denuncia del sinistro (garanzia POSTUMA) pari a 5 anni dalla scadenza della polizza
Prendo annuo lordo
La Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate dell’Emilia Romagna ha predisposto il seguente approfondimento, del 12.10.2009, sul tema della riqualificazione energetica: come ottenere la detrazione del 55%
Le agevolazioni per il risparmio energetico non richiedono adempimenti preventivi nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.
Prima di iniziare i lavori occorre, comunque, verificare se:
– l’intervento rientra nell’attività edilizia libera oppure è necessario presentare la DIA
– è obbligatorio inviare la Comunicazione all’Asl competente per territorio
Nelle fatture deve essere indicato il costo della manodopera per la realizzazione degli interventi
Contribuenti senza partita iva – Tutte le spese devono essere pagate con bonifico bancario o postale
Contribuenti con partita iva – L’attestazione di pagamento può risultare da altra documentazione
COMUNICAZIONE ALL’AGENZIA
Dal 2009 per i lavori che proseguono l’anno successivo, occorre inviare, esclusivamente in via telematica, apposita comunicazione all’Agenzia entro 90 giorni dalla fine del periodo d’imposta.
Il certificato di asseverazione – Rilasciato da un tecnico abilitato alla progettazione di edifici ed impianti, deve attestare la rispondenza dell’intervento ai requisiti richiesti dalla legge.
Questo documento può essere sostituito da una certificazione dei produttori in caso di:
– sostituzione di finestre e infissi
– impianti di climatizzazione invernale con potenza nominale del focolare, o potenza elettrica nominale, non superiore a 100 kW
Attenzione: Dall’11 ottobre 2009, l’asseverazione del tecnico può essere sostituita da quella resa dal direttore dei lavori o esplicitata nella relazione sul contenimento dei consumi di energia da depositare in Comune unitamente alla denuncia di inizio lavori.
L’attestato di certificazione energetica non è obbligatorio in caso di:
– sostituzione di finestre e infissi, in singole unità immobiliari
– installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in qualsiasi struttura pubblica o privata
– sostituzione di impianti termici con caldaie a condensazione (Novità introdotta a decorrere dal 15 agosto 2009)
DA TRASMETTERE
Entro 90 giorni dalla fine dei lavori (giorno del collaudo o, in mancanza di quest’ultimo, dell’avvenuta posa a regola d’arte degli elementi a cura dell’installatore o del tecnico abilitato), occorre trasmettere all’ENEA esclusivamente in via telematica , questi documenti:
– scheda informativa relativa agli interventi realizzati, redatta secondo lo schema riportato nell’ allegato E del decreto attuativo o allegato F se l’intervento riguarda la sostituzione di finestre comprensive di infissi in singole unità immobiliari o l’installazione di pannelli solari
– i dati contenuti nell’attestato di certificazione energetica (nei casi previsti) secondo lo schema riportato nell’allegato A
Quando la complessità dei lavori non si adatta agli schemi resi disponibili dall’ENEA, è possibile inviare la documentazione a mezzo raccomandata con ricevuta semplice, al seguente indirizzo:
ENEA – Dipartimento ambiente, cambiamenti globali e sviluppo sostenibile Via Anguillarese 301 – 00123 Santa Maria di Galeria (Roma)
Indicando il riferimento: Detrazioni fiscali – riqualificazione energetica
Per poter fruire del beneficio è necessario conservare ed esibire all’amministrazione finanziaria, ove ne faccia richiesta, i seguenti documenti:
– certificato di asseverazione o certificazione del produttore
– ricevuta di invio tramite internet o ricevuta della raccomandata all’ENEA
– fatture o ricevute fiscali comprovanti le spese sostenute
– ricevuta del bonifico bancario o postale attestante il pagamento.
Nel caso di interventi effettuati su parti comuni di edifici devono essere conservate anche la copia della delibera assembleare e quella della tabella millesimale di ripartizione delle spese. Se i lavori sono effettuati dal detentore dell’immobile, deve essere conservata ed esibita la dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, con la nota informativa n. 77/09, prot. 9775 del 26.11.2009, ha reso noto che si è chiusa la sottoscrizione “Commercialisti per l’Abruzzo”, lanciata dal Consiglio Nazionale nei giorni immediatamente successivi al sisma del 6 aprile 2009.
I fondi, raccolti grazie al contributo di centinaia di sottoscrittori, italiani e stranieri, ammontano a 430.898,28 euro.
Di questi, 426.000 euro sono stati assegnati a 142 iscritti all’Ordine dell’Aquila che hanno subito danni consistenti, secondo le proposte formulate dalla apposita task force istituita dal Consiglio Nazionale.
Sul sito del Consiglio Nazionale è contenuto l’elenco completo dei sottoscrittori, nonché dei destinatari del contributo.
– Emilia-Romagna: il redditometro scopre 22 milioni di euro evasi
In apparenza, normali contribuenti: nella realtà, agiati proprietari di immobili di
prestigio, auto di lusso e yacht. Sono quasi 1.500 gli accertamenti sintetici realizzati dall’Agenzia delle Entrate in Emilia-Romagna nei primi dieci mesi del 2009, utilizzando lo strumento del “redditometro”.
I controlli, aumentati del 191% rispetto allo stesso periodo del 2008 (1.490 contro i 512 dell’anno scorso), hanno portato alla luce una maggiore imposta accertata di 22 milioni di euro.
Attraverso questa attività di controllo, basata sul confronto tra i redditi dichiarati e l’effettiva capacità di spesa (consumi e incrementi patrimoniali manifestati), è stata accertata una maggiore imposta media di 15mila euro: nel 78% dei casi, l’accertamento è stato eseguito su contribuenti che avevano presentato la dichiarazione dei redditi, mentre il restante 22% aveva completamente aggirato l’obbligo di dichiarazione, nonostante un tenore di vita molto elevato.
(Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale Emilia-Romagna, comunicato stampa del 17.11.2009)
– Made in Italy: circolare con prime istruzioni operative per la tutela del marchio
Il ministero per lo Sviluppo economico, con la circolare n. 124899 del 09.11.2009, ha fornito le prime istruzioni sull’obbligo di indicazione dell’origine del prodotto a marchio italiano prodotta in un altro Paese.
Tale documento esamina il contenuto del nuovo art. 4, comma 49-bis, della legge n. 350 del 24.12.2003, introdotto dall’art. 16, comma 6, del D.L. n. 135 del 2009, che considera fallace indicazione (e stabilisce l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da 10mila a 250mila euro) l’uso del marchio, da parte del titolare o di chi ha acquistato mediante contratto di licenza il diritto di sfruttarlo commercialmente, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana.
– L’accettazione del contraddittorio non salva i motivi aggiunti: L’inammissibilità è rilevabile d’ufficio
Nel processo tributario il divieto di proporre nuove domande nel corso del giudizio di primo grado, essendo rivolto a preservare la celerità del processo, non è rimesso alla volontà delle parti processuali e, pertanto, non può essere derogato dall’accettazione del contraddittorio ad opera della controparte.
(Corte di Cassazione, ordinanza n. 23123 del 30.10.2009).
– Marche e foglietti bollati per cambiali: Solo fino al 05.12.2009 si possono utilizzare i vecchi tagli.
Poi restano solo i contrassegni telematici. Ancora pochi giorni per adoperare le vecchie marche da bollo e i foglietti di carta bollata per le cambiali.
Pertanto, dal 06.12.2009 non saranno più utilizzabili né rimborsabili.
Lo ha, infatti, previsto il Decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 26.05.2009, pubblicato nella G.U. del 09.06.2009.
– Il furto di scritture contabili non libera il contribuente
In caso di furto, o distruzione, delle scritture contabili, il contribuente deve comunque ricostruire il contenuto delle scritture contabili.
Verificandosi tale fatto straordinario non è comunque libero anche nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.
“la circostanza che la ricorrente sia rimasta vittima del furto delle scritture contabili non la esimeva dall’obbligo di procedere alla ricostruzione delle stesse. Costituisce infatti giurisprudenza pacifica e consolidata che l’onere della prova dell’esistenza del diritto alla detrazione ricade sul contribuente, il quale deve dimostrare le circostanze addotte a sua difesa circa l’esistenza degli acquisiti di beni, a cui fanno riferimento le fatture non reperite. Ne consegue che il furto delle fatture, anche se tempestivamente denunciato, non libera il contribuente dall’onere di ricostruirne il contenuto, acquisendo presso i fornitori copia delle fatture stesse”.
(Commissione Tributaria Provinciale di Milano, sentenza depositata il 17.11.2009)
– Pubblicato nella G.U. della UE il principio contabile IFRS 1 ristrutturato
Primo bilancio redatto in conformità agli IFRS: le novità
L’Ifrs 1, che regola la prima applicazione dei principi contabili internazionali in bilancio, è stato recentemente aggiornato dallo Iasb con modifiche al regolamento (CE) n. 1126/2008 pubblicate il 26.11.2009 nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.
(Regolamento Commissione UE 25.11.2009, n. 1136, pubblicato sulla G.U. della UE, L311/6, del 26.11.2009)
– Esenzione ICI prima casa, nuovo intervento della Consulta
Legittima la sospensione del potere impositivo regionale. Secondo la Corte Costituzionale, è legittima la norma del D.L. n. 93/2008 che dispone l’esenzione ICI per la prima casa e la correlata sospensione del potere delle Regioni di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, fino alla definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilità interno in funzione della attuazione del federalismo fiscale.
(Corte Costituzionale, sentenza n. 298 del 20.11.2009)
– Lo scudo fiscale non preclude i normali accertamenti IVA
Le modalità di determinazione dell’imposta straordinaria – sulla base dei rendimenti (in genere di natura finanziaria) presunti delle attività oggetto di rimpatrio o di regolarizzazione – non sostituisce pu

References: sentenza 
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 art. 4
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