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Timestamp: 2020-05-28 04:06:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21688 del 26/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21688 del 26/08/2019
Cassazione civile sez. un., 26/08/2019, (ud. 12/03/2019, dep. 26/08/2019), n.21688
sul ricorso 26001-2017 proposto da:
COMUNE DI SOGLIANO AL RUBICONE, in persona del Sindaco pro tempore,
DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato GIORGIO
ANDREUCCI;
D.T., B.P., M.A.,
BR.MA., M.S., elettivamente domiciliati in ROMA, presso
dagli avvocati LUCREZIA PASOLINI e ROMINA MAGNANI;
V.A., MA.AD.PA., MA.AG.;
avverso la decisione n. 2057/2017 del CONSIGLIO DI STATO, depositata
12/03/2019 dal Consigliere Dott. MILENA FALASCHI.
Con sentenza n. 2057 del 2017 il Consiglio di Stato confermava la decisione n. 1153 del 2015 con la quale il TAR per l’Emilia Romagna aveva accolto il ricorso promosso da V.A. e MA.Ad.Pa. volto ad ottenere l’annullamento del permesso di costruire n. 22/2008, rilasciato dal Comune di Sogliano al Rubicone ad M.A., BR.Ma., MA.Ag., D.T., M.S. e B.P., che consentiva l’ampliamento della casa di abitazione rurale dell’azienda da loro condotta in agro di Sogliano, nella resistenza sia del Comune sia degli altri controricorrenti, in quanto l’intervento oggetto del permesso non sarebbe stato da realizzare all’interno della stessa corte aziendale, ma in violazione dell’art. 17 delle NTA del PRG che, nel disciplinare l’attività edificatoria nelle zone E1 “agricole normali” e nel consentire l’ampliamento degli edifici esistenti a fini abitativi, prescriveva che “qualora l’intervento riguardi edifici di interesse storico testimoniale, le quote di ampliamento dovranno essere realizzate in corpi separati dell’edificio oggetto di tutela” e poste all’interno della stessa corte aziendale. Sull’interpretazione di siffatta disposizione veniva fondata la decisione impugnata, riguardando l’operazione compiuta dall’amministrazione in sede di rilascio del permesso di costruire un normale esempio di “interpretazione amministrativa” delle norme al fine del successivo esercizio del potere provvedimentale e non già un esercizio di discrezionalità tecnica. Aggiungeva il Consiglio di Stato che la previsione dell’ampiamento all’interno della stessa corte aziendale non poteva certo coincidere con l’intero complesso dei terreni dell’azienda, trattandosi comunque di sviluppo in cubatura del medesimo immobile, per cui doveva ritenersi illegittimo nel caso di specie perchè sarebbe intervenuto ad una distanza di oltre 100 metri dal complesso esistente.
Avverso tale sentenza il Comune di Sogliano al Rubicone propone ricorso, notificato il 6 novembre 2017, articolato in un unico motivo, cui i M., D., BR. e B. hanno aderito con memoria di costituzione.
Sono rimasti intimati i V. – MA..
Con l’unico motivo il Comune denuncia la “violazione dei limiti della giurisdizione amministrativa-invasione della sfera di competenza della discrezionalità amministrativa”.
Ad avviso del ricorrente la determinazione del perimetro della corte aziendale si fonderebbe su una valutazione discrezionale tecnica che deve essere condotta dall’amministrazione pubblica alla stregua di una approfondita analisi tecnica dell’organizzazione aziendale che, oltre all’insieme delle costruzioni rurali e agli annessi, individui le aree scoperte necessarie all’attività della specifica azienda agricola. In altro senso, viene contestata la ricostruzione in termini di “interpretazione amministrativa” dell’operazione compiuta dal Comune nell’esercitare il potere provvedimentale in relazione all’assunto di cui all’art. 17, comma 4 delle NTA del PRG di Sogliano.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile denunciando, nella sostanza, un error in iudicando.
Le Sezioni Unite della Corte di cassazione, dinanzi alle quali siano impugnate decisioni di un giudice speciale per motivi attinenti alla giurisdizione, possono rilevare unicamente l’eventuale superamento dei limiti esterni della giurisdizione medesima, non essendo loro consentito di estendere il proprio sindacato anche al modo in cui la giurisdizione è stata esercitata, in rapporto a quanto denunciato dalle parti; sicchè rientrano nei limiti interni della giurisdizione e restano perciò estranei al sindacato di questa corte eventuali errori in iudicando o in procedendo che il ricorrente imputi al giudice amministrativo o al giudice contabile (cfr. di recente, ex multis, Cass., Sez. Un., n. 9687 del 2013; Cass., Sez. Un., n. 24149 del 2013; Cass., Sez. Un., n. 1518 del 2014; Cass., Sez. Un., n. 8993 del 2014).
Le censure che nel caso in esame il ricorrente formula nei confronti dell’impugnata sentenza del Consiglio di Stato, condivise anche dai controricorrenti – indipendentemente da ogni valutazione in ordine alla fondatezza o infondatezza delle argomentazioni su cui riposano non attengono in realtà al superamento dei limiti esterni della giurisdizione di detto giudice.
Quella giurisdizione si è esplicata nella pronuncia di accoglimento della domanda di annullamento dell’atto amministrativo di rilascio di concessione ad edificare in ordine alla legittimità del quale il sindacato giurisdizionale incontestabilmente competeva al giudice amministrativo, che lo ha in concreto esercitato.
Va ribadito, invero, che l’eccesso di potere giurisdizionale, denunziabile ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 3, sotto il profilo dello sconfinamento nella sfera del merito, è configurabile solo quando l’indagine svolta non sia rimasta nei limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato, ma sia stata strumentale ad una diretta e concreta valutazione dell’opportunità e convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale, pur nel rispetto della formula dell’annullamento, esprima una volontà dell’organo giudicante che si sostituisce a quella dell’amministrazione. Il che vuol dire che il giudice, procedendo ad un sindacato di merito, emette un pronunzia autoesecutiva, intendendosi come tale quella che abbia il contenuto sostanziale e l’esecutorietà stessa del provvedimento sostituito, senza salvezza degli ulteriori provvedimenti dell’autorità amministrativa (v. per tutte, Cass., Sez. Un., n. 774 del 2014).
Il ricorrente contesta la legittimità del concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali attribuite al giudice amministrativo, e quindi finisce in realtà per sollecitare, al di là della prospettazione formale, un sindacato per violazione di legge.
Le censure scambiano per eccesso di giurisdizione quello che invece è stato, con tutta evidenza, un esercizio della giurisdizione, sebbene in modo non conforme alle aspettative ed alle attese dell’ente locale e ai controricorrenti, titolari della concessione rilasciata dal primo, come ad esempio, la diversa interpretazione dell’art. 17, comma 4 del NTA del PRG, in relazione alla concreta applicazione delle norme edilizie in sede operativa.
L’evoluzione del concetto di giurisdizione nel senso di strumento per la tutela effettiva delle parti non giustifica il ricorso avverso la sentenza del Consiglio di Stato, ai sensi dell’art. 111 Cost., u.c., quando, come nella specie, non si verta in ipotesi di aprioristico diniego di giurisdizione, ma la tutela la si assuma negata dal giudice speciale in conseguenza di errori di giudizio che si prospettino dal medesimo commessi in relazione allo specifico caso sottoposto al suo esame (v. Cass., Sez. Un., n. 771 del 2014).
La conclusione non può mutare per il fatto che la soluzione accolta dal Consiglio di Stato si discosti dalla applicazione della normativa regionale in materia urbanistica seguita nel Comune di Sogliano ed avallata con l’adozione del provvedimento annullato. Siffatta considerazione, infatti, non incide sul rilievo che il TAR dell’Emilia Romagna ed il Consiglio di Stato hanno svolto un’attività di interpretazione e che tale attività non può considerarsi di produzione normativa per il solo fatto che il risultato cui sono pervenuti i predetti giudici amministrativi non coincide con la prassi seguita dall’ente locale.
E’ costante orientamento di queste Sezioni unite che l’eccesso di potere giurisdizionale per invasione della sfera di attribuzioni riservata alla pubblica amministrazione è configurabile solo qualora il giudice speciale abbia applicato non le norme esistenti a disciplina del potere esercitato, ma una norma da lui creata, esercitando un’attività amministrativa che non gli compete. L’ipotesi non ricorre quando il Consiglio di Stato – come nella specie – si sia attenuto al compito interpretativo che gli è proprio, ricercando la “voluntas legis” applicabile nel caso concreto, anche se questa abbia desunto non dal tenore letterale delle singole disposizioni, ma dalla “ratio” che il loro coordinamento sistematico disvela, tale operazione ermeneutica potendo dare luogo, tutt’al più, ad un “error in iudicando”, non alla violazione dei limiti esterni della giurisdizione speciale (Cass., Sez. Un., n. 22784 del 2012).
Deve pertanto pronunciarsi la declaratoria d’inammissibilità del ricorso.
Non vi è luogo ad alcuna pronuncia sulle spese processuali per avere i controricorrenti aderito alle difese del Comune ricorrente, non svolte difese dai controinteressati, rimasti intimati.
Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 1
 art. 13