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Timestamp: 2020-08-14 23:33:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10694 del 03/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10694 del 03/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 03/05/2017, (ud. 26/01/2017, dep.03/05/2017), n. 10694
sul ricorso 20238/2011 proposto da:
F.S., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CANDIA
N. 89, presso lo studio dell’avvocato DAVIS EROS CUTUGNO,
rappresentata e difesa dagli avvocati CONCETTA LEONE, GIUSEPPE
AGRESTA, giusta delega in atti;
REGIONE CALABRIA, C.F. (OMISSIS), in persona del Presidente della
Giunta pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIAN DI
SCO 68-A, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO ANTONIO PUCCIO,
che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCESCHINA
TALARICO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1390/2010 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 09/12/2010 r.g.n. 930/2008;
udito l’Avvocato ANTONIO FRANCESCO PUCCIO anche per conto
dell’Avvocato FRANCESCHINA TALARICO;
Con sentenza pubblicata il 9.12.2010 la Corte di appello di Catanzaro ha respinto l’appello proposto da F.S. nei confronti della Regione Calabria per il riconoscimento e la corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare, relativo agli anni 2000 e 2001, in qualità di lavoratore di pubblica utilità, confermando la sentenza del Tribunale di Catanzaro che aveva dichiarato inammissibile la domanda per mancata presentazione dell’istanza amministrativa.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso la F. sulla, base di tre motivi. Resiste con controricorso la Regione.
1. Con il primo motivo la ricorrente denunzia “falsa e/o errata indicazione di norme di diritto” da parte del giudice di primo grado, avendo – il Tribunale – fatto riferimento alla L. n. 68 del 1988, anzichè del D.Lgs. n. 468 del 1997, art. 8 e art. 11, comma 7, lett. a).
2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce “motivazione carente e/o contraddittoria” avendo – il Tribunale – dichiarato inammissibile la domanda per mancata presentazione dell’istanza amministrativa alla Regione Calabria nonostante deposito – 10 giorni prima dell’udienza di discussione – di istanza presentata presso il Comune di Catanzaro.
3. Con il terzo motivo la ricorrente deduce “errata e/o carente valutazione delle prove documentali esibite in giudizio” avendo, la Corte di merito, erroneamente interpretato la nota del 27/7/2000 proveniente non già dal Comune di Catanzaro (come indicato per la sentenza impugnata) bensì dalla regione Calabria. La Corte di merito non ha, inoltre, valutato altri documenti quali la nota “prot. 28718 Studio legale Avv” e l’ulteriore documentazione allegata a tale nota (di cui vengono riportati stralci).
4. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi, sono inammissibili sotto vari profili.
5. Innanzitutto, si tratta di censure rivolte direttamente contro la sentenza di primo grado e non contro la sentenza di appello (sulla inammissibilità di siffatte censure v. Cass. 15/3/2006 n. 5637, Cass. nn. 11026 e 15952/2007, Cass. 21/3/2014 n. 6733). Invero, con il ricorso per cassazione non possono essere proposte, e vanno, quindi, dichiarate inammissibili, le censure rivolte direttamente contro la sentenza di primo grado.
6. Trattasi, inoltre, di motivi di ricorso che tentano di ricondurre sotto l’archetipo della violazione di legge censure che, invece, attengono alla tipologia del difetto di motivazione ovvero al gravame contro la decisione di merito mediante una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertate e ricostruite dalla Corte territoriale. Nè può rinvenirsi un vizio di falsa applicazione di legge, non lamentando, il ricorrente, un errore di sussunzione del singolo caso in una norma che non gli si addice.
Invero, è principio più volte espresso da questa Corte (per tutte Cass. n. 16698/2010) quello secondo cui: “In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione. Il discrimine tra l’una e l’altra ipotesi – violazione di legge in senso proprio a causa dell’erronea ricognizione dell’astratta fattispecie normativa, ovvero erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta – è segnato dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa”.
7. In ordine alla lamentata incongruità della motivazione della sentenza impugnata, è stato più volte ribadito che la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle fra esse ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati in via esclusiva al giudice di merito, il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere peraltro tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale ovvero a confutare qualsiasi deduzione difensiva (cfr. Cass. SS.UU. n. 24148/2013, Cass. n. 8008/2014).
Nè è stata invocata la censura di canoni ermenutici con riguardo all’interpretazione dei documenti indicati.
8. La sentenza impugnata ha rilevato che “La domanda amministrativa originaria per la corresponsione degli assegni per il nucleo familiare, che la F. afferma essere stata regolarmente proposta, non si trova in atti”. Ha aggiunto, inoltre, che “La ricorrente non ha comprovato in altro modo la presentazione della domanda”. La Corte di merito ha, infine, esaminato la corrispondenza intercorsa tra il Comune di Catanzaro e la Regione Calabria (lettere del 27/7/2000 e del 10/4/2006) rilevando che dal tenore di tali documenti non potesse evincersi l’avvenuta presentazione della domanda amministrativa. Nessuna contraddizione emerge dallo sviluppo logico giuridico delle argomentazioni esposte dalla Corte di merito.
9. E’ inammissibile, inoltre, il ricorso per cassazione con cui si denunci l’errore del giudice di merito in relazione alla erronea percezione di documenti acquisiti agli atti del processo e menzionati dalle parti (cfr. secondo motivo di impugnazione), non corrispondendo tale errore ad alcuno dei motivi di ricorso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., risolvendosi, piuttosto, in una inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento in contrasto con le risultanze degli atti del processo, suscettibile di essere denunciata con il mezzo della revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4 (Cass. 9/10/2015 n. 20240).
10. Questa Corte ha già affermato che nelle controversie aventi ad oggetto prestazioni previdenziali o assistenziali il previo esperimento del procedimento amministrativo è condizione di proponibilità della domanda giudiziale (Cass. Sez. U. 23.8.1990 n. 8575 e Cass. Sez. U. 5.8.1994 n. 7269; Cass. nn. 6615/1996, 6670/1999). L’assegno per il nucleo familiare integra una prestazione previdenziale istituita a protezione della famiglia e richiede, pertanto, la previa presentazione dell’istanza amministrativa.
11. Il ricorso deve, pertanto, ritenersi inammissibile. Trattandosi di controversia previdenziale, le spese vanno dichiarate irripetibili ex art. 152 disp. att. c.p.c..
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e dichiara irripetibili le spese di giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 8
 art. 11
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 152