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Timestamp: 2018-08-16 10:14:59+00:00

Document:
Staff, Autore a Renata Polverini
Decreto “dignità”: la posizione di Forza Italia illustrata ala Camera
da Staff | lug 30, 2018 | News
On. Polverini
Il provvedimento in esame è volto a convertire in legge il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.
Si ravvisa in primo luogo che il decreto è stato pubblicato in gazzetta ufficiale con ben 11 giorni di ritardo rispetto alla sua adozione in consiglio dei ministri, nella seduta del 2 luglio. Nel corso delle settimane intercorse tra quest’ultima data e quella del primo annuncio da parte del Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali sono circolate numerose versioni differenti, molte delle quali recavano disposizioni via via escluse dal testo man mano che ci si avvicinava alla fatidica data della pubblicazione.
Il decreto rappresenta di fatto il primo provvedimento complesso adottato dal nuovo Governo c.d. giallo-verde e consta all’origine di 14 articoli, compresi gli ultimi due riguardanti le coperture finanziarie e l’entrata in vigore. Ai dodici articoli iniziali recanti le disposizioni ordinamentali se ne sono aggiunti in sede di esame nelle commissioni riunite VI e XI ben altri dieci molti dei quali volti a riequilibrare, anche se con scarso o nessun successo, l’estremo sbilanciamento verso un approccio esclusivamente sanzionatorio, repressivo, punitivo e illiberale che rappresenta il core di questo provvedimento.
Dal punto di vista formale, come già sollevato nella questione pregiudiziale di costituzionalità, si rilevano numerose e differenti materie trattate: dalle misure che modificano la disciplina dei contratti di lavoro a termine, di somministrazione di lavoro e in materia di licenziamento illegittimo e contribuzione addizionale per i contratti a termine, a quelle che impongono condizioni e limiti alla delocalizzazione delle imprese, arrivando alle misure che vietano la pubblicità su giochi e scommesse e innalzano la misura del prelievo erariale unico sulle vincite da apparecchi da gioco, fino a quelle finalizzate a garantire la continuità didattica e quelle che ridefiniscono il regime giuridico e fiscale dello sport dilettantistico, ridisegnano il perimetro e i termini di alcuni adempimenti posti a carico dei contribuenti (redditometro, spesometro, split payment).
Insomma, a guardare il testo originario e ancor più quello licenziato dalle commissioni che reca inoltre disposizioni riguardanti modifiche alla disciplina delle prestazioni occasionali, misure volte a compensare le cartelle esattoriali in favore di imprese aventi crediti nei confronti delle PA, nonché misure di proroga termini, dall’elenco dei temi affrontati è evidente come il contenuto del decreto-legge si presenti disorganico ed eterogeneo, caratterizzandosi altresì per l’assenza dei presupposti di necessità ed urgenza chiaramente sanciti dall’articolo 77 della Costituzione.
Si tratta di uno, l’ennesimo, decreto omnibus e non necessario con il quale di fatto questa Camera è stata e resterà bloccata per circa due settimane.
Ciononostante come rileva lo stesso Comitato per la legislazione, chiamato ad esprimersi ai sensi dell’articolo 96-bis comma 1 del Regolamento, le “materie appaiono riconducibili alla finalità unitaria di tutelare soggetti caratterizzati da situazioni di fragilità lavorativa ed esistenziale” eppure come sottolinea la stessa relazione tecnica che accompagna il decreto-legge, questi stessi soggetti in virtù delle disposizioni contenute dal provvedimento rischiano di diventare ancora più fragili, più precisamente 8000 di loro all’anno non avranno un posto di lavoro.
Vale la pena, inoltre sottolineare come nel preambolo del provvedimento non sia presente alcun riferimento all’articolo 13 relativo alle società sportive dilettantistiche. In considerazione del fatto che l’estensore e promotore principale del decreto, il Ministro Di Maio, pare essere particolarmente convinto all’esistenza di “manine” che nottetempo aggiungono, spuntano, modificano i testi da egli stesso vagliati, la presenza di un articolo che non viene minimamente considerato nel preambolo potrebbe far pensare che persino in questo caso vi sia stata una aggiunta in extremis scappata di mano, a dimostrazione della completa incertezza politico-istituzionale e procedurale in cui versa l’attuale compagine governativa.
L’importanza della lotta al precariato e della promozione di politiche volte a tutelar i lavoratori e gli imprenditori è talmente rilevante che non riteniamo possa essere affrontata con lo strumento della decretazione d’urgenza. Servono misure organiche, complessive, che non debbano sottostare alla tirannia della decretazione governativa, che non possono essere esaminate e discusse assoggettate alla minaccia del ricorso all’apposizione della questione di fiducia, alle tagliole e agli accordi sull’ordine e sui tempi dei lavori – continuamente traditi e disattesi dalla maggioranza.
Con riferimento alle osservazioni pervenute dalle diverse commissioni si rileva quanto segue:
Al Capo I, contrasto al precariato, l’osservazione espressa dalla XIII Commissione in merito alla semplificazione del ricorso alle prestazioni occasionali di cui all’articolo 54-bis del decreto-legge 50/2017 si è tradotto nel mero allungamento della durata delle prestazioni, da 3 a 10 giorni, e nell’introduzione di una serie di obblighi in capo al prestatore e non più all’utilizzatore, fermo restando l’ampliamento alla categoria delle strutture ricettive e alberghiere del settore turismo. Intervento quest’ultimo che ha sostanzialmente lasciato fuori le imprese di ristorazione, ivi compresi i bar, che non rientrano in strutture ricettive, autorizzando di fatto la concorrenza sleale tra vicini di struttura anche nel medesimo litorale o lungo il medesimo percorso turistico montano;
All’articolo 5, al fine di rispettare il principio di chiarezza e semplicità della formulazione normativa, non è stata considerata la proposta di abrogazione esplicita dell’articolo 1 commi 60 e 61 della legge 147/2013 (stabilità 2014), come proposto dal Comitato per la legislazione.
Al medesimo articolo inoltre è stata disattesa l’osservazione espressa dalla X Commissione in merito alla definizione troppo generica di “aiuti di stato” che sarebbe stato più opportuno definire al fine di evitare la pinea incertezza da parte delle imprese;
All’articolo 9 comma 3 non è stato considerato l’invito espresso dalla I Commissione per il coordinamento della previsione che individua l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) quale soggetto competente a irrogare sanzioni ai sensi delle nuove disposizioni, con le norme vigenti che vedono l’Agenzia delle dogane e dei monopoli quale autorità competente a irrogare sanzioni per la pubblicità del gioco d’azzardo rivolta ai minori;
All’articolo 13 comma 5 non è stato considerato l’invito espresso dalla I Commissione per l’introduzione di disposizioni che prevedano il coinvolgimento delle regioni nella ripartizione del neoistituito fondo in favore delle società sportive dilettantistiche atteso che si tratta di una materia di legislazione concorrente, ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, Costituzione;
Con riferimento alle disposizioni recate dal provvedimento:
Le disposizioni dell’articolo 1, così come quelle degli articoli 2 e 3, sebbene secondo i promotori sarebbero volte al contrasto al precariato appaiono – come la stessa relazione tecnica di accompagnamento al decreto sostiene e come confermato dal presidente INPS, Tito Boeri, in audizione presso le commissioni riunite – comportano evidenti effetti restrittivi sull’occupazione tanto che secondo lo stesso Boeri le stime di 8000 posti di lavoro in meno annui sarebbe addirittura “ottimistico”.
Mi è fatto obbligo in questa sede ricordare che in risposta alle richieste di chiarimento sollevate in sede consultiva in Commissione Bilancio il Governo ha provveduto a depositare una nota che conferma e anzi esplicita ancor più chiaramente i calcoli e le stime recate dalla richiamata relazione tecnica. Eppure, come accennato in precedenza l’urgenza e la necessità di cui all’articolo 77 Costituzione sarebbero giustificate dalla finalità di tutelare soggetti fragili. Il Ministro Di Maio è tanto attento alla loro fragilità da volerli espellere dal mondo del lavoro in forza di decreto!
Tempo determinato, somministrazione, indennità di licenziamento illegittimo: tutte misure modificate e introdotte dal c.d. Jobs Act al quale Lega e Movimento 5 Stelle avevano dichiarato guerra e contro il quale hanno solo deciso di introdurre qualche modifica peggiorativa per i lavoratori e per le imprese.
Il cambiamento è ancora di là da venire.
Articolo 1 modifiche alla disciplina del contratto a tempo determinato di cui al decreto legislativo 81/2015.
Brevemente, l’articolo 1 riduce da 36 a 12 mesi la durata del tempo determinato acausale, prevedendo la possibilità di estenderlo a 24 mesi in presenza di causali che appaiono estremamente generiche e foriere nella pratica di ricorsi e impugnazioni a cascata. Non solo, le medesime causali chiudono di fatto ogni possibilità in taluni settori produttivi e per talune realtà imprenditoriali di ricorrere a contratti a termine di durata superiore a 12 mesi. Fortunatamente, ma anche limitatamente, le causali relative al tempo determinato non si applicano alle attività stagionali i cui contratti a termine possono quindi essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle causali.
Rispetto alla versione esaminata dalle commissioni riunite VI e XI all’articolo 1 sono state apportate modifiche ulteriormente peggiorative e lesive a danno delle imprese fatti salvi il dovuto e condiviso intervento volto a salvaguardare le collaborazioni del personale del Corpo del soccorso alpino e speleologico di cui alla nuova lettera d-ter) dell’articolo 2, comma 2 del richiamato decreto legislativo; e la posticipazione dell’entrata in vigore delle disposizioni sul rinnovo e sulla proroga dei contratti già stipulati inizialmente prevista alla data di entrata in vigore del decreto stesso mentre ora spostata al 31 ottobre 2018 (comma 2).
Vale la pena ricordare che in merito a tale intervento la maggioranza e il governo si sono dimostrati completamente sordi alle proposte di buon senso rivolte da Forza Italia, nonché dalle altre forze di opposizione, affinché il termine venisse indicato con decorrenza dal 1° gennaio 2019, al fine di salvaguardare i posti di lavoro già in essere e evitare il ricorso eccessivo e strumentale all’impugnazione di contratti stipulati o in via di rinnovo o proroga a partire dal mese di luglio 2018.
L’articolo 1, quindi, fatte salve le disposizioni di cui sopra, definisce un quadro ancora più fosco di quello iniziale con l’introduzione all’articolo 19 del decreto legislativo 81 del 2015 un nuovo comma 1-bis volto a trasformare automaticamente i contratti di durata superiore ai 12 mesi in assenza delle causali.
Nuovo articolo 1-bis: decontribuzione under 35 anni 2019-2020
È stato aggiunto, in sede d’esame in commissioni riunite, l’articolo 1-bis che prevede un esonero contributivo per le assunzioni di persone che non hanno compiuto i 35 anni di età negli anni 2019 e 2020. L’esonero è parziale, pari al 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, e comunque nel limite massimo annuo di 3.000 euro per la durata di 36 mensilità.
Vale la pena ricordare che tale misura è già prevista per la medesima platea per l’anno 2018 dalla legge di Bilancio 2018, si tratta quindi della mera proroga di una disposizione già vigente.
La chiusura e l’estrema mortificazione del confronto parlamentare e politico, ma anche civile a questo punto, è da rinvenirsi in via esemplare proprio nella genesi di questa disposizione.
In sede referente Forza Italia in primis ha proposto una serie di interventi volti a garantire e promuovere /l’occupazione per controbilanciare le misure meramente punitive del decreto legge. È stato proposto un intervento di decontribuzione per i giovani volto a aumentare lo sgravio contributivo già previsto passando da 3.000 a 6.000 euro annui, abbiamo previsto norme di decontribuzione in favore del datore di lavoro ma anche del lavoratore e soprattutto norme volte a ridurre il cuneo fiscale per permettere allo stesso lavoratore stabilizzato di avere più denaro in busta paga e al suo datore di lavoro meno costi aziendali. Oltre che ai giovani Forza Italia si è rivolta anche agli adulti con età superiore ai 50 anni che sempre meno riescono a ricollocarsi in attesa dell’esasperata pensione. Ebbene tutte queste proposte sono state umiliate da un parere contrario di governo e relatori, non sono state prese in considerazione nemmeno per l’eventuale riformulazione, un danno ai lavoratori e agli imprenditori voluto solo perché queste proposte di buon senso e volte a instaurare un clima positivo e propositivo, sono firmate Forza Italia.
Tornando all’articolo 1-bis, appare inoltre ancora più scioccante che agli oneri della stessa misura si provveda attraverso il prelievo unico sul gioco d’azzardo, lo stesso gioco d’azzardo che il decreto-legge intende colpire e ridurre attraverso le norme di cui ai successivi articoli 9, 9-bis, 9-ter e 9-quater.
Qui verrebbe da dire che per il ministro Di Maio e per l’intera compagine governativa la dignità è per gioco!
Articolo 2: modifica alla disciplina della somministrazione di lavoro di cui al dlgs 81/2015
Anche questo articolo è stato stravolto, in peggio. Al numero di lavoratori assunti a tempo determinato o in somministrazione a tempo determinato ora si applica un limite percentuale pari al 30% del numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato.
Nella norma previgente invece tale limite non era previsto. Era previsto un unico limite numerico, pari al 20% dei lavoratori a tempo indeterminato, con riguardo ai lavoratori somministrati a tempo indeterminato.
Come da copione, e come se non fossero già abbastanza le norme capestro del decreto nella sua formulazione originaria, il governo ha introdotto un nuovo articolo 38-bis al decreto legislativo 81/2015 che disciplina i casi di “somministrazione fraudolenta” cioè un altro intervento normativo sanzionatorio e punitivo.
I tempi in cui il Legislatore doveva legiferare sulla fisiologia e non sulla patologia sembrano ormai tristemente finiti.
Nuovo articolo 2-bis modifiche alla disciplina delle prestazioni occasionali
Il nuovo articolo 2-bis, parimenti al nuovo 1-bis, giunge fuori tempo massimo e malamente assortito.
Servivano norme che rendessero meno complesso il ricorso al lavoro occasionale e che rendessero meno conveniente il lavoro nero e invece è stato fatto il contrario e anche di peggio.
In agricoltura, checché ne dica una certa associazione di categoria – Coldiretti la sola che ha salutato favorevolmente l’articolo 2-bis – non c’è stato alcun ritorno ai voucher né il miglioramento sperato: deve essere chiaro, restiamo nell’ambito delle prestazioni occasionali cioè di un sistema che prevede un contratto in formato digitale. L’unica vera modifica è l’ampliamento della durata dell’attività da 3 a 10 giorni e lo sgravio di talune incombenze burocratiche per le imprese agricole che però ora gravano sui prestatori agricoli. Insomma, non c’è più semplificazione ma solo un giro di obblighi burocratici.
Sul turismo invece la pezza è stata peggiore del buco.
Sono state introdotte le strutture alberghiere e ricettive tra le imprese che possono ricorrere alle prestazioni occasionali, non ai voucher veri e propri come previsti ad esempio dal Libretto Famiglia, ma escludendo le imprese della ristorazione e più in generale quelle attività commerciali legate al settore del turismo. Ciò significa, come accennato in precedenza che il Governo Di Maio-Salvini ha autorizzato la concorrenza sleale dentro i nostri stessi confini tra chi fa ristorazione dentro gli hotel e chi invece svolge la medesima attività all’esterno.
Anche in questo caso la chiusura da parte del governo e della maggioranza a confrontarsi è stata plateale.
Forza Italia ha proposto una serie di modifiche e una riforma organica del lavoro accessorio volta a tutelare il diritto dei lavoratori e al tempo stesso a soddisfare le esigenze, oggettive che pure debbono essere considerate, degli imprenditori. A titolo di esempio delle varie proposte di buon senso, si è presentato un intervento sul medesimo articolo 54-bis del decreto-legge 50/2017 che intendeva prevedere l’accesso ai buoni lavoro in maniera analoga tra persone fisiche e imprese pur mantenendo il sistema della piattaforma digitale INPS al fine di tracciare e monitorare l’impiego dei nuovi voucher escludendoli da taluni settori, quali l’edilizia ad esempio, senza contratti di sorta e permettendo al settore agricolo e a quello turistico che vivono effettivamente di attività iper stagionali, ma con numero di giorni di lavorazione più ridotti e più saltuari, l’accesso a un sistema di prestazioni più flessibile ma per un importo complessivo ridotto rispetto a quello offerto alle persone fisiche.
Anche tali proposte che non avevano alcun fine ostruzionistico sono state escluse da ogni considerazione da parte del governo e della maggioranza.
Articolo 3 indennità di licenziamento illegittimo e contribuzione addizionale al TD
Forse tra tutti l’articolo peggiore in senso di responsabilità istituzionale nei confronti dei lavoratori. Si tratta di un intervento evidentemente populistico e privo di qualsivoglia ricaduta positiva.
La norma in origine prevede l’innalzamento da 24 a 36 mensilità come massimo importo di indennità di licenziamento illegittimo (articolo 3 comma 1 dlgs 23/2015). Una misura che potrebbe trovare d’accordo chiunque se fosse stata accompagnata in combinato disposto a misure agevolative, incentivanti, costruttive. Invece siamo al terzo stadio sanzionatorio.
Come se non bastasse diventa più costoso rinnovare i contratti a termine, già oberati dalle causali di cui all’articolo 1, con l’incremento di 0,5% del contributo addizionale già previsto a norma vigente pari all’1,4% (articolo 2 comma 28 legge 92/2012). Accade così che da un lato è più difficile rinnova e prorogare i contratti a termine, dall’altro diventa anche più costoso e infine, laddove un datore di lavoro decidesse di stabilizzare, in caso di licenziamento si troverebbe a pagare ancora di più.
Nel corso dell’esame, peraltro, la condizione datoriale è ulteriormente peggiorata con l’incremento a 27 mensilità dell’indennità di licenziamento in caso di conciliazione prevista a norma vigente, oggi pari a massimo 18 mensilità (articolo 6 comma 1 dlgs 23/2015).
Unica magra consolazione è stato l’accoglimento della proposta emendativa volta a salvaguardare i lavoratori domestici.
Nuovo articolo 3-bis facoltà assunzionali delle regioni per l’operatività dei centri per l’impiego
È stato approvato un emendamento presentato dal gruppo M5S con cui si dispone che, per il triennio 2019-2021, le Regioni possano destinare una quota da definire in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano delle proprie facoltà assunzionali al rafforzamento degli organici dei Centri per l’impiego.
Nuovo articolo 3-ter relazione alle camere
Questo nuovo articolo è un grande classico. Si introduce la presentazione di una relazione annuale sugli effetti delle disposizioni contenute nel Capo I sul contrasto al precariato.
Vale la pena in questa sede ricordare che all’articolo 54-bis comma 21 del decreto-legge 50/2017 recante i nuovi istituti del Libretto Famiglia e del contratto Prest.O. è previsto che entro il 31 marzo di ogni anno il Ministro del lavoro e delle politiche sociali trasmette alle camere una relazione sviluppo delle attività lavorative disciplinate dal richiamato articolo. Ovviamente all’avvio della XVIII legislatura il governo uscente non ha relazionato alcunché e quello entrante non ha proprio considerato il da farsi.
Ecco, sarebbe stato utile forse che, per quanto ancora giovane in termini di vigenza, vi fosse stata la prevista relazione per meglio comprendere non solo l’aspetto meramente numerico del numero di nuovi voucher e prestazioni occasionali attivati ma anche e soprattutto l’evolversi delle dinamiche lavorative interessate.
Articolo 4 continuità didattica
Con due emendamenti approvati dei Relatori, prima dell’articolo 4, è stato inserito un nuovo Capo (Capo I-bis) recante misure finalizzate alla continuità didattica e viene modificato l’articolo 4 nel senso di introdurre misure legislative volte a risolvere il contenzioso tra MIUR e alcuni docenti delle scuole dell’infanzia e della scuola primaria abilitati con diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.
I diplomati magistrali (c.d. DM) erano stati inseriti con riserva nelle graduatorie utili all’immissione in ruolo o per le supplenze proprio in attesa della risoluzione del contenzioso legato al riconoscimento del valore abilitante del diploma.
L’emendamento dei Relatori 4.24 amplia totalmente il senso dell’articolo:
– trasforma i contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato stipulati con i DM, in attesa della pubblicazione della sentenza di merito, in contratti a tempo determinato con scadenza 30/6/2019;
– prevede, per i maestri con diploma magistrale, immessi in ruolo con riserva o già collocati nelle GaE e con due anni di servizio o di supplenze alle spalle, la possibilità di partecipare a un concorso straordinario non selettivo per il quale è prevista una riserva di posti;
Entro il 30/6/2019 il concorso riservato sarà presumibilmente concluso e le graduatorie di merito conseguenti formate
Nuovo Articolo 4-bis contratti a termine nel settore dell’insegnamento scolastico
E’ stato, inoltre, approvato un emendamento aggiuntivo all’articolo 4 presentato da M5S con cui si consente di superare la durata complessiva di 36 mesi per i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili.
Articolo 5 delocalizzazioni
In relazione alle disposizioni relative ai limiti alla delocalizzazione delle imprese è stato approvato un emendamento M5S riformulato con cui si dispone che le somme derivanti dalle sanzioni applicate alle imprese che hanno delocalizzato siano utilizzate per finanziare contratti di sviluppo ai fini della riconversione del sito produttivo in disuso a causa della delocalizzazione dell’attività economica eventualmente anche sostenendo iniziative di acquisizione da parte di ex dipendenti, Inoltre, è stato approvato un emendamento PD riformulato con cui si integra la definizione di delocalizzazione quale il trasferimento dell’attività economica specificatamente incentivata.
Articolo 6 tutela occupazione in caso di delocalizzazioni
Nella disposizione sulla salvaguardia dei livelli occupazionali delle imprese beneficiarie di aiuti di Stato è stato approvato un emendamento dei Relatori con cui si prevede la decadenza dal beneficio in caso di riduzione dei predetti livelli in misura superiore al 50 per cento e la decurtazione del medesimo beneficio in misura proporzionale alla riduzione dei predetti livelli che intervenga in misura compresa tra il 10 ed il 50%.
Articolo 7 Iperammortamento
E’ stato approvato un emendamento dei Relatori con cui si chiarisce il campo di applicazione della norma relativamente alla spettanza del beneficio dell’iperammortamento stabilendo che i beni che fruiscono dell’iperammortamento devono essere destinati esclusivamente a unità produttive stabilite nel territorio nazionale, e non anche a imprese site al di fuori dei confini dello Stato Italiano.
Articolo 8 Credito di imposta beni immateriali
L’articolo 8 esclude dal credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo previsto dal decreto-legge n. 145 del 2013 taluni costi di acquisto – anche in licenza d’uso – di beni immateriali connessi ad operazioni infragruppo. Si tratta, in particolare, di spese relative a competenze tecniche e privative industriali. La disposizione trova applicazione a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 14 luglio 2018.
L’articolo 9, originario, introduce il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, che riguardi giochi o scommesse con vincite di denaro, in qualsiasi modo effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali e artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet.
Questo divieto, a carattere generale, si accosta alle restrizioni già introdotte dal legislatore alla pubblicità di giochi e scommesse, che vengono espressamente fatte salve. A partire 1° gennaio dal 2019, inoltre, il divieto si estende anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche, e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti. Sono esclusi dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita, le manifestazioni di sorte locali, lotterie, tombole e pesche o banchi di beneficenza e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Per i contratti di pubblicità in corso al 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del decreto-legge in esame), continua ad applicarsi la normativa previgente (c.d. decreto Balduzzi e legge di stabilità 2016) fino alla loro scadenza, e comunque per non oltre un anno dalla medesima data, procrastinando dunque l’efficacia del divieto fino a tale data.
Ai soggetti che violino questi divieti si applica la sanzione pecuniaria del pagamento di una somma pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e, in ogni caso, non inferiore, per ogni violazione, a 50 mila euro. Anche nella previsione di sanzioni amministrative, il decreto-legge fa salva la normativa vigente con conseguente cumulo giuridico di sanzioni. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è individuata come l’autorità competente alla contestazione e alla irrogazione delle predette sanzioni amministrative, ai sensi della legge n. 689 del 1981. Le risorse provenienti derivanti dalle sanzioni amministrative vengono finalizzate ad incrementare il Fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico.
La norma di copertura finanziaria consiste in un innalzamento della misura del prelievo erariale unico (PREU) sugli apparecchi idonei per il gioco lecito vale a dire quelli dotati di attestato di conformità rilasciato dal Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e obbligatoriamente collegati alla rete telematica, slot machine, e quelli facenti parte della rete telematica che si attivano esclusivamente in presenza di un collegamento ad un sistema di elaborazione della rete stessa, videolottery, è fissata rispettivamente nel 19,25 per cento e nel 6,25 per cento dell’ammontare delle somme giocate a decorrere dal 1 ° settembre 2018, e nel 19,5 per cento e nel 6,5 per cento a decorrere dal 1 ° maggio 2019. Gli oneri derivanti dai divieti sul gioco sono infatti pari a 147 milioni di euro per l’anno 2019 e 198 milioni a decorrere dall’anno 2020.
Modifiche Articolo 9 contrasto al gioco d’azzardo
E’ stato approvato un emendamento dei Relatori con cui si sostituisce il riferimento ai commi da 937 a 940 dell’art. 1 con l’esplicito riferimento ai divieti ivi indicati, nonché un emendamento aggiuntivo recante disposizioni sul monitoraggio dell’offerta di gioco ed un con cui si prevede che al fine di assicurare un costante monitoraggio dell’offerta di gioco con particolare riferimento alle aree del territorio a maggior rischio di concentrazione di giocatori affetti da disturbo da gioco d’azzardo, anche attraverso una banca dati sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio, il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Ministro della salute, riferisce annualmente al Parlamento sui risultati del monitoraggio.
Inoltre, è stato approvato un emendamento M5S (9.12) con cui si prevede di sostituire il termine “ludopatia” con la dicitura “gioco d’azzardo patologico”. La modifica è finalizzata ad individuare i tipi di giochi precisando che si riferiscono sia a quelli esercitati nei luoghi fisici, che telematici. Inoltre, in riferimento ai luoghi telematici, si è ampliata la nozione al fine di includervi qualsiasi canale digitale o telematico, compresi i social media. Si prevede inoltre che nelle leggi e negli altri atti normativi, nonché negli atti e nelle comunicazioni comunque effettuate e su qualunque mezzo, i disturbi correlati a giochi o scommesse con vincite in denaro sono definiti “disturbi da gioco d’azzardo”. Infine, viene novellato l’articolo 7, comma 4-bis del decreto legge n.158 del 2012 al fine di prevedere che la pubblicità dei giochi che prevedono vincite in denaro deve riportare in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco pubblicizzato; per le lotterie istantanee indette dal 1 gennaio 2019 o ristampate da tale data, i premi uguali o inferiori al costo della giocata, non sono ricompresi nella indicazione della probabilità di vincita.
Articolo 9-bis Misure a tutela dei minori
E’ stato inoltre approvato un emendamento del PD con cui si prevede che l’accesso agli apparecchi da gioco con vincita in denaro sia consentito esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria al fine di impedire l’accesso ai giochi da parte dei minori. Dal 1° gennaio 2020 detti apparecchi se privi di meccanismi idonei ad impedire l’accesso al gioco ai minori di età devono essere rimossi dagli esercizi. La violazione di tale prescrizione è punita con la sanzione amministrativa di euro diecimila per ciascun apparecchio.
Articolo 9-ter Logo No Slot
E’ stato approvato un emendamento aggiuntivo proposto dal PD con cui si istituisce il logo identificativo “No Slot”. Si demanda ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto su proposta dell’Osservatorio GAP (Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave) la definizione delle modalità per il rilascio e la regolamentazione del suddetto logo “no slot”. I Comuni possono rilasciare il logo identificativo «No Slot» ai titolari di pubblici esercizi o di circoli privati che eliminano o si impegnano a non installare gli apparecchi da intrattenimento
Articolo 10 Redditometro
L’articolo 10 reca disposizioni in materia di redditometro. In buona sostanza si modifica l’istituto dell’accertamento sintetico del reddito complessivo (cd. redditometro), introducendo il parere dell’Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Contestualmente viene abrogato il decreto ministeriale contenente gli elementi indicativi necessari per effettuare l’accertamento.
Si tratta di una norma a dir poco imbarazzante. Dopo mesi di tambureggianti promesse il redditometro non viene abolito ma viene inserito solo un aggiornamento tecnico del decreto di attuazione, sentita l’Istar e le associazioni dei consumatori, per gli accertamenti relativi ai periodi di imposta dal 2016 in avanti, ferma restando per tutto il resto la disciplina attuale.
Articolo 11 Spesometro
L’articolo 11 reca disposizioni in materia di invio dei dati delle fatture emesse e ricevute (c.d. spesometro) da parte dei soggetti passivi IVA. Si prevede, in particolare, che la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018 non debba essere effettuata entro il mese di novembre 2018 ma entro il 28 febbraio 2019. Qualora si opti per la trasmissione con cadenza semestrale, i termini temporali sono fissati al 30 settembre per il primo semestre, al 28 febbraio dell’anno successivo per il secondo semestre.
Nuovo articolo 11-bis Proroga termini fatturazione carburante
E’ stato approvato un emendamento del Governo che fa confluire integramente all’interno del decreto dignità il contenuto del decreto legge recante proroga del termine di entrata in vigore degli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante già approvato dal Senato e recentemente trasmesso alla Camera per la seconda lettura (ddl n. 542di conversione in legge del decreto-legge 28 giugno 2018, n.79): provvedimento con cui si posticipa al 1°gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante, introdotto dalla legge di bilancio 2018. L riguardo si evidenzia che durante l’esame al Senato, il Gruppo Forza Italia si è astenuta e sono stati respinti tutti gli emendamenti riferiti all’articolo 1, volti a prevedere la possibilità di utilizzare il bollettario cartaceo fino al 31 dicembre 2019 e a sopprimere le sanzioni per i subappaltatori su cui insistono alcuni nostri sub-emendamenti presentati all’emendamento del Governo approvato in Commissione.
Articolo 12 Split Payment
L’articolo 12 reca disposizioni in materia di Split Paymant. Si prevede l’abrogazione del meccanismo della scissione dei pagamenti, split payment, per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte ovverosia i compensi dei professionisti.
Quest’intervento è da considerarsi condivisibile. La curiosità sta nella tipologia di copertura utilizzata per compensare gli effetti finanziari della norma pari a 35 milioni di euro nel 2018, 70 milioni di euro nel 2019, 35 milioni di euro nel 2020:
– quanto a 35 milioni per il 2018, a 6 milioni per il 2019 e 34 milioni per il 2020, mediante quota parte delle maggiori entrate derivanti dall’aumento del Prelievo Erariale Unico – PREU disposto dalla norma sulla ludopatia!
Nuovo articolo 12-bis Compensazione delle cartelle esattoriali in favore di imprese e professionisti titolari di crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione
Con una ovazione generale dei deputati di maggioranza e opposizione è stato approvato in sede referente un emendamento presentato dal Gruppo Forza Italia, a prima firma dell’On. Simone Baldelli, sottoscritto da Lega, M5S e le altre opposizioni (em.8.02 nuova formulazione) con cui si estende l’applicazione anche per l’anno 2018 l’istituto della compensazione delle cartelle esattoriali per le imprese e i professionisti titolari di crediti di fornitura nei confronti della pubblica amministrazione. La norma originariamente inserita nel decreto n.145 del 2013 per l’anno 2014, era stata, infatti, prorogata di anno in anno fino a tutto il 2017. L’emendamento è particolarmente rilevante in quanto non è più necessario emanare un decreto applicativo, che di fatto aveva impedito, sino alla data della sua emanazione, di compensare le cartelle con i crediti.
E’ stato approvato un emendamento M5S con cui si dispone l’esonero dalla tenuta dei registri per i soggetti obbligati alla fatturazione elettronica.
Articolo 13 Società sportive dilettantistiche
L’articolo 13 reca disposizioni in materia di società sportive dilettantistiche. In particolare vengono abrogate tutta una serie di disposizioni introdotte dalla legge di bilancio 2018 in forza delle quali le attività sportive dilettantistiche potevano essere esercitate anche da società sportive dilettantistiche con scopo di lucro e abroga le agevolazioni fiscali a favore delle stesse introdotte dalla legge di bilancio 2018. Inoltre, istituisce un nuovo fondo destinato a interventi in favore delle società sportive dilettantistiche, in cui confluiscono le risorse rinvenienti da tali abrogazioni. Infine, ripristina la normativa in materia di uso e gestione di impianti sportivi vigente prima delle novità introdotte dalla stessa legge di bilancio 2018.
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References: Articolo 1
 articolo 1
e contrario

Articolo 2
 articolo 38
 articolo 2
 articolo 2
 articolo 54

Articolo 3
 articolo 3
 articolo 3

Articolo 4
 sentenza 
 Articolo 4

Articolo 5

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Articolo 7

Articolo 8
 Articolo 9

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Articolo 10

Articolo 11
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Articolo 12
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Articolo 13