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Timestamp: 2018-05-24 19:10:30+00:00

Document:
Il diritto penale: Corso esame avvocato: PRIMA DISPENSA DI CIVILE!!
La dispensa, prendendo come base la figura del contratto preliminare, affronta numerose tematiche del diritto civile suscettibili di essere scelte per la prova scritta dell'esame avvocato 2012.
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Traccia: Contratto preliminare e contratto definitivo…………………………………..pag. 3
Soluzione traccia 1…………………………………………………………………………pag. 4
Brevi cenni: il Contratto preliminare…………………………………………………… pag. 7
Traccia: Contratto preliminare e caparra confirmatoria……………………………..pag. 10
Soluzione traccia 2………………………………………………………………………..pag. 11
Brevi cenni: la Caparra confirmatoria………………………………………………….pag. 16
Traccia: Contratto preliminare e condizione sospensiva o risolutiva………………...pag. 18
Soluzione traccia 3 ……………………………………………………………………….pag. 20
Brevi cenni: la condizione sospensiva o risolutiva……………………………………...pag. 23
Traccia: Contratto preliminare e determinabilità dell’oggetto……………………….pag. 27
Soluzione traccia 4………………………………………………………………………..pag. 28
Traccia: Contratto preliminare di vendita e garanzia per l’evizione…………………pag. 31
Soluzione traccia 5………………………………………………………………………..pag. 32
Brevi cenni: il pericolo di rivendica……………………………………………………..pag. 34
Traccia: Contratto preliminare e clausole vessatorie………………………………….pag. 35
Soluzione traccia 6………………………………………………………………………..pag. 37
Traccia: Contratto con obbligazioni del solo proponente e patto di prelazione……...pag. 42
Soluzione traccia 7………………………………………………………………………..pag. 44
Brevi cenni: il contratto con obbligazioni del solo proponente………………………..pag. 48
Traccia: Contratto preliminare e clausola compromissoria…………………………..pag. 49
Soluzione traccia 8………………………………………………………………………..pag. 50
Traccia: Contratto preliminare e clausola penale……………………………………...pag. 52
Soluzione traccia 9………………………………………………………………………..pag. 53
Tracce da svolgere a casa……………………………………………………………….. pag.56
1) CONTRATTO PRELIMINARE E CONTRATTO DEFINITIVO
Traccia compito.
Con atto di citazione ritualmente notificato Tizia e Caia convenivano i coniugi Rossi, affermando che Sempronio, deceduto il 1-3-1996 e del quale le attrici erano uniche eredi, con scrittura privata priva di data, ma sicuramente anteriore al 18-5-1989, aveva promesso di vendere ai coniugi Rossi, che avevano promesso di comprare, un appezzamento di terreno agricolo con sovrastante fabbricato rurale sito nel Comune di Terni, distinto in catasto al foglio 142, particelle 26, 27, 28, 29, 56, 57, 97/A, 100, 101, 121, 168, 169, 170, 311, 376, 99/B. Le attrici deducevano che nel successivo atto notarile di compravendita non era stata indicata la particella 170, e che tale omissione era stata involontaria, come si ricavava, in particolare, dal fatto che la predetta particella era ricompresa nell'area evidenziata dal contorno in colore giallo nella planimetria allegata al contratto, il quale, peraltro, non conteneva alcuna clausola che facesse pensare ad una modifica della volontà delle parti. Le istanti chiedevano, pertanto, in via principale che venisse dichiarato che la particella 170 era di proprietà dei coniugi Rossi, con conseguente correzione materiale nell'atto pubblico e, in via subordinata, che venisse pronunciata sentenza che, tenendo luogo del contratto non concluso, trasferisse ai promittenti acquirenti la particella in questione.
Nel costituirsi, i coniugi Rossi chiedevano il rigetto delle domande attoree, deducendo che la mancata indicazione della particella 170 nell'atto di compravendita del 3-12-1990 corrispondeva alla effettiva volontà delle parti in quella sede, come si ricavava dal fatto che l'indicazione della superficie complessiva del terreno venduto corrispondeva esattamente al terreno compravenduto, con esclusione, cioè, della particella in questione. Sostenevano che la volontà delle parti era mutata rispetto al preliminare, in quanto il promittente venditore non aveva consegnato la promessa polizza assicurativa che avrebbe dovuto garantire gli acquirenti dalla eventuale responsabilità per danni a terzi derivanti da detta particella, trattandosi di un dirupo dal quale potevano cadere dei massi. Rilevavano, pertanto, che non poteva parlarsi di inadempimento del preliminare, ben potendo le parti, in sede di stipula del definitivo, modificare l'oggetto del contratto rispetto agli impegni assunti col preliminare.
Con sentenza del 5-3-2001 il Tribunale di Terni rigettava la domanda principale, accogliendo invece la domanda subordinata.
I coniugi Rossi si rivolgono al vostro studio legale per proporre appello avverso la predetta sentenza.
SOLUZIONE TRACCIA 1
La corte d’appello accoglie l’appello dei coniugi Rossi.
Tizia e Caia propongono ricorso in Cassazione.
”Con il secondo motivo le ricorrenti denunciano la violazione degli artt. 2697, 2722 e 2729 c.c. e l'omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia. Sostengono che la Corte di Appello non poteva far ricorso alla prova per presunzioni per fondare il proprio convincimento circa la positiva volontà delle parti di eliminare, in sede di stipula, la compravendita della particella 170, in quanto, ai sensi degli artt. 2722 e 2729 c.c., un simile patto non può costituire oggetto di prova presuntiva. Deducono che, qualora si volesse ravvisare, nella specie, un patto intervenuto tra le parti successivamente alla stipula del preliminare, rientrante nel paradigma dell'art. 2723 c.c., i giudici del gravame sarebbero comunque incorsi nella violazione dei criteri che presiedono alla prova per presunzioni. Rilevano, infatti, che gli elementi indiziari presi in considerazione quali fatti noti dalla Corte di merito non erano univoci, in quanto da essi ben si sarebbe potuta trarre la diversa conseguenza che le parti, considerata la mancanza della polizza, si erano accordate per rinviare ad un momento successivo ed all'esito dell'adempimento la stipula relativa all'area in questione. Con il terzo motivo le ricorrenti si dolgono della violazione degli artt. 1321 e 1372 c.c. e della contraddittoria e insufficiente motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia. Deducono che la premessa da cui è partita la Corte di Appello, secondo cui le pattuizioni contenute nel definitivo non assorbono quelle del preliminare (che può rimanere parzialmente attuato), contrasta con la conclusione cui la stessa Corte è pervenuta, secondo cui un contratto definitivo di contenuto parziale rispetto ad un precedente preliminare implica comunque la volontà delle parti di regolamentare nel definitivo stesso tutti i loro rapporti. Sostengono che la parte parzialmente inadempiente agli obblighi assunti con il preliminare è tenuta a fornire la prova positiva che, in sede di definitivo, sia intervenuta, nella estrinsecazione dell'autonomia negoziale delle parti, una manifestazione di volontà diretta a modificare i patti già raggiunti e convenzionalmente predefiniti. Nella specie, pertanto, in assenza di prova di una diversa volontà delle parti contraenti, i giudici di merito non potevano ritenere caducato, in base alla mera difformità riscontrata tra il contratto preliminare ed il contratto definitivo, l'obbligo di acquistare anche l'appezzamento di terreno in questione, che, al pari degli altri lotti, costituiva oggetto degli obblighi assunti dalle parti con il preliminare.
4) I due motivi, che per ragioni di connessione possono essere trattati congiuntamente, sono infondati.
Secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza, dal quale non vi è motivo di dissentire, nel caso in cui le parti, dopo avere stipulato un contratto preliminare, abbiano stipulato il contratto definitivo, quest'ultimo costituisce l'unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al negozio voluto, in quanto il contratto preliminare, determinando soltanto l'obbligo reciproco della stipulazione del contratto definitivo, resta superato da questo, la cui disciplina può anche non conformarsi a quella del preliminare, salvo che le parti non abbiano espressamente previsto che essa sopravviva (Cass. 11-7-2007 n. 15585; Cass. 18-7-2003 n. 11262; Cass. 25-2-2003 n. 2824; Cass. 18-4-2002 n. 5635; Cass. 29-4-1998 n. 4354). È stato ulteriormente puntualizzato che la presunzione di conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova - che deve risultare da atto scritto, ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili - di un accordo posto in essere dalle stesse parti contemporaneamente alla stipula del definitivo, dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenuti nel preliminare, sopravvivono al contratto definitivo; e che tale prova, secondo le regole generali del processo, va data dall'attore, trattandosi di fatto costitutivo della domanda con la quale egli chiede l'adempimento di un obbligo che, pur riportato nel contratto preliminare, egli può far valere in forza del distinto accordo intervenuto fra le parti all'atto della stipula del contratto definitivo (Cass. 10-1-2007 n. 233).
Non appare condivisibile, invero, il diverso indirizzo giurisprudenziale invocato dalle ricorrenti e richiamato nella sentenza impugnata (Cass. 18-11-1987 n. 8486), secondo cui la stipula del contratto definitivo costituirebbe soltanto l'adempimento delle obbligazioni assunte con il preliminare; dal che conseguirebbe che questo e non il contratto definitivo sarebbe l'unica fonte dei diritti e degli obblighi delle parti, con l'ulteriore corollario che l'eventuale modifica degli accordi stabiliti col preliminare dovrebbe essere accertata in concreto e non sarebbe deducibile, in caso di preliminare di vendita di una pluralità di beni, dalla sola circostanza che il contratto definitivo abbia avuto ad oggetto soltanto alcuni di essi.
Così argomentando, infatti, da un lato verrebbe a negarsi il valore di "nuovo" accordo alla manifestazione di volontà delle parti consacrata nel definitivo, che assurgerebbe, quindi, a mera ripetizione del preliminare, ponendosi in tal modo un limite ingiustificato all'autonomia privata; e, dall'altro, si attribuirebbe in natura negoziale all'adempimento, in contrasto con la concezione, ormai dominante, che vede in esso il "fatto" dell'attuazione del contenuto dell'obbligazione e non un atto di volontà (Cass. 10-1- 2007 n. 233).
Ciò posto, si osserva che, nella specie, non vi è prova (la circostanza non è stata nemmeno dedotta dalle ricorrenti) che le parti, pur avendo escluso da contratto definitivo di vendita la particella 170, in occasione della stipula di tale atto abbiano manifestato per iscritto la volontà di rimanere vincolate all'obbligo di trasferimento assunto con il preliminare in relazione al predetto mappale.
Tanto è sufficiente - in applicazione dei principi di diritto innanzi enunciati -, a giustificare il rigetto della domanda attrice di esecuzione specifica ex art. 2932 c.c. in relazione alla particella in questione; sicché in tali termini deve correggersi la motivazione della sentenza impugnata.
In ogni caso, si osserva che la Corte di Appello, nell'interpretare il contratto definitivo di vendita, ha accertato, in concreto, sulla base di elementi presuntivi (quali le caratteristiche di dirupo della particella in questione, che forniscono una spiegazione al rifiuto degli appellanti di acquistarla, altrimenti incomprensibile; il fatto che la superficie complessiva dei terreni oggetto della compravendita si ottiene non considerando la particella per cui è causa), che con esso le parti hanno inteso derogare al contratto preliminare precedentemente stipulato, escludendo il trasferimento della particella 170.
L'apprezzamento espresso al riguardo si sottrae al sindacato di questa Corte, essendo supportato da argomentazioni plausibili sotto il profilo logico e corrette sul piano giuridico. Secondo il costante orientamento della giurisprudenza, infatti, l'accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una indagine di fatto affidata al giudice di merito, incensurabile in cassazione se sorretta, come nel caso in esame, da una motivazione immune da vizi logici e rispettosa dei canoni legali di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg. (tra le tante v. Cass. 31-5-2010 n. 13242; Cass. 29-8-2004 n. 15381; Cass. 25-2-2004 n. 3772).
Allo stesso modo, l'apprezzamento del giudice di merito circa la ricorrenza dei requisiti di precisione, gravita e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare gli elementi di fatto come fonti di presunzione, costituisce accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione adottata al riguardo risulti congrua dal punto di vista logico e immune da errori di diritto (Cass. 1-5-2005 n. 10135; Cass. 16-7-2004 n. 13169; Cass. 10-11-2003 n. 16831; Cass. 4-11-2002 n. 15399).
Contrariamente a quanto dedotto dalle ricorrenti, d'altro canto, nel far ricorso alla prova presuntiva, il giudice di appello non è incorso nella violazione degli artt. 2722 e 2729 c.c. in quanto tale prova non era diretta a dimostrare patti aggiunti al contratto preliminare, bensì, come esattamente rilevato nella sentenza impugnata, ad interpretare la volontà manifestata dalle parti in occasione della stipula del contratto definitivo. Si richiama, al riguardo, il principio (estensibile anche alla prova per presunzioni a norma dell'art. 2729 c.c., comma 2), più volte affermato da questa Corte, secondo cui il divieto di prova testimoniale, sancito dall'art. 2722 c.c., si riferisce soltanto ai patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento e riguarda, quindi, quei soli accordi di volontà diretti a modificare, ampliandolo o restringendolo, il contenuto di un negozio consacrato nell'atto scritto. Tale divieto, pertanto, non opera, e la prova testimoniale è ammissibile, allorché la stessa non miri ad ampliare, modificare o alterare la disciplina obiettiva prevista nel contratto stipulato per iscritto, ma abbia ad oggetto elementi di mera integrazione e chiarificazione del contenuto della volontà negoziale (Cass. 5-3- 2007 n. 5071; Cass. 30-6-2005 n. 14024; Cass. 16-7-2003 n. 11141;
5) Per le ragioni esposte il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese sostenute dai resistenti nel presente grado di giudizio, liquidate come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna le ricorrenti al pagamento delle spese, che liquida in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 maggio 2012. Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2012”
Brevi cenni: il Contratto preliminare.
Il contratto preliminare è quel contratto mediante il quale le parti si obbligano alla conclusione di un successivo contratto detto definitivo.
Si badi bene, però, che esso non è più visto come un semplice pactum de contraendo, ma con negozio destinato già a realizzare un assetto di interessi prodromico a quello che sarà compiutamente attuato con il definitivo.
Il suo oggetto, dunque, è non solo e non tanto un facere, consistente nel manifestare successivamente una volontà rigidamente predeterminata quanto alle parti e al contenuto, ma anche e soprattutto un (sia pur futuro) dare, insito nella trasmissione del diritto (dominicale o di altro genere), che costituisce il risultato pratico avuto di mira dai contraenti.
Ove alla stipula di un contratto preliminare segua ad opera delle stesse parti la conclusione del contratto definitivo, quest’ultimo costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto.
Il contratto preliminare infatti, determinando soltanto l’obbligo reciproco della stipulazione del contratto definitivo, resta superato da quest’ultimo, la cui disciplina, con riguardo alle modalità e condizioni, anche se diversa da quella pattuita con il preliminare, configura un nuovo accordo intervenuto tra le parti e si presume sia l’unica regolamentazione del rapporto da essa voluta.
Nel valutare se le parti abbiano concluso un contratto definitivo o un semplice preliminare è necessario ricercare l’effettiva volontà delle stesse aldilà della qualificazione da esse attribuita al contratto stesso.
Non sono decisive le espressioni usate (come, ad esempio, “preliminare” nell’intestazione del contratto ovvero “vende” nel testo).
Non rilevano, altresì, né la riserva di nomina del contraente, ai sensi dell’art. 1401 c.c., che può operare indifferentemente sia in un negozio definitivo che preparatorio, né l’aver posto come condizione l’ottenimento di una autorizzazione alla vendita da parte del giudice tutelare ai sensi dell’art. 320 c.c. (sul punto si veda Cass., sez. 2, 14 agosto 2007 n. 17682).
Ai fini della validità del contratto preliminare non è indispensabile la completa e dettagliata indicazione di tutti gli elementi del futuro contratto , risultando per converso sufficiente l’accordo delle parti sugli elementi essenziali.
In un contratto preliminare ad effetti anticipati in cui il promissario acquirente di un bene immobile, da un lato, anticipi in tutto o in parte il pagamento del prezzo e, dall’altro ottenga l’immediata immissione nel godimento del bene per effetto dell’esecuzione anticipata della consegna della res da parte del promittente venditore, non può essere qualificato come possessore in grado di acquisirne la proprietà a titolo di usucapione, non avendo egli l’animus possidenti che, essendo uno stato di fatto, non può essere trasferito.
Secondo Cass., sezioni unite, 27 marzo 2008, n. 7930, la disponibilità conseguita dal promissario acquirente, si fonda sull’esistenza di un contratto di comodato funzionalmente collegato al contratto preliminare, produttivo di effetti veramente obbligatori.
Da ultimo, occorre ricordare che il preliminare deve prevedere il termine entro il quale procedere alla stipula del contratto definitivo. Si tratta di un termine di adempimento, in difetto di fissazione del quale è possibile rivolgersi al giudice affinchè provveda ex art. 1183 c.c..
Il contratto preliminare è nullo se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per il definitivo (art. 1351 c.c.).
Il contratto preliminare unilaterale (con obbligazioni di una sola parte), è un cotratto in sé perfetto e autonomo ancorchè con obbligazioni a carico di una sola parte, rispetto al contratto definitivo, mentre l’opzione non è che uno degli elementi di una fattispecie a formazione successiva, costituita inizialmente da un accordo avente ad oggetto l’irrevocabilità della proposta è successivamente dall’accettazione definitiva del promissario che, saldandosi con la proposta, perfeziona il contratto; accordo questo la cui identificabilità è rimessa al giudice di merito, che deve far riferimento al comune intento negoziale.
Ne consegue che il nesso strumentale esistente tra contratto preliminare e contratto definitivo non ha nulla in comune con il legame strutturale che intercorre tra il momento iniziale (proposta resa vincolante per accordo tra le parti) e il momento finale (accettazione) nel fenomeno della formazione progressiva del contratto, in quanto nell’ipotesi del contratto preliminare unilaterale gli effetti definitivi si producono solo a seguito di un successivo incontro di dichiarazioni tra le parti contraenti, mentre nel caso dell’opzione che contenga una proposta irrevocabile gli effetti finali del contratto definitivo si producono in virtù della semplice dichiarazione unilaterale di accettazione della parte non obbligata.
Contratto normativo è l’accordo con il quale si predispone, in tutto o in parte, il contenuto di eventuali futuri contratti definitivi, cosicchè, se e quando questi verranno stipulati, le parti sono obbligate a inserirli e ad osservare quel contenuto predeterminato, frutto di reciproca precedente elaborazione.
Pertanto l’accordo normativo, se obbliga le parti a darvi esecuzione nel modo dianzi cennato ogni qual volta ricorra la situazione in esso prevista e disciplinata, non le obbliga senz’altro, a differenza del contratto preliminare, a concludere i contratti definitivi ivi menzionati.
Ne deriva che soltanto dai futuri contratti definitivi nasceranno per i contraenti concreti rapporti giuridici patrimoniali e, quindi, diritti soggettivi e obblighi correlativi (i quali troveranno, però, in tutto o in parte il loro contenuto predisposto nell’accordo normativo.
L’ulteriore conseguenza sarà che le parti, non potendo venir meno ad un obbligo a contrarre, che non esiste, non possono incorrere in una risoluzione unilaterale dell’accordo normativo, qualora omettano o sospendano di concludere quei contratti definitivi.
Spetta poi al giudice del merito accertare se congiuntamente all’accordo normativo le parti abbiano anche assunto l’obbligo di contrattare i previsiti contratti definitivi.
A differenza del contratto preliminare unilaterale, che comporta l’immediata e definitiva assunzione dell’obbligazione di prestare il consenso per il contratto definitivo, il patto di prelazione relativo alla vendita di un bene genera, a carico del promittente un immediata obbligazione negativa di non venderlo ad altri prima che il prelazionario dichiari di non voler esercitare il suo diritto di prelazione o lasci decorrere il termine all’uopo concessoli, ed un obbligazione positiva avente ad oggetto la denuntiatio al medesimo della sua proposta a venderlo, nel caso si decide in tal senso.
In altre parole il patto dio prelazione, comportando solo l’obbligo di preferire, a parita di condizioni, l’altra parte nella conclusione di un eventuale contratto di alienazione del bene che ne è oggetto, limita solo le modalità di esercizio del potere di alienazione del soggetto vincolato (senza alcun pregiudizio per la sua libertà di decidere l’alienazione o meno del bene) e non anche le facoltà dello stesso godimento della cosa, che può essere pertanto, liberamente trasformata omodificata dal proprietario.
Ai fini della configurabilità di un definitivo vincolo contrattuale è necessario che tra le parti sia raggiunta l’intesa su tutti gli elementi dell’accordo, non potendosene ravvisare pertanto la sussistenza là dove, raggiunta l’intesa solamente su quelli essenziali ed ancorchè riportati in apposito documento (cosiddetto “minuta” o “puntuazione”) risulti rimessa ad un tempo successivo la determinazione degli elementi accessori.
Peraltro, anche in presenza del completo ordinamento di un determinato assetto negoziale può risultare integrato un atto meramente preparatorio di un futuro contratto, come tale non vincolante tra le parti in difetto dell’attuale effettiva volontà delle medesime di considerare concluso il contratto.
La Cassazione ( sez. terza, 18 gennaio 2005, n.910) ha cassato l’impugnata sentenza rilevando che, nel ritenere perfezionato un accordo transattivo tra le parti di un giudizio per effetto di una duplice missiva inviata dal legale di una delle parti e considerata accettata dal difensore di controparte, il giudice di merito avesse peraltro nel caso del tutto omesso di valutare il comportamento complessivo delle parti, in particolare quello mantenuto successivamente alla supposta conclusione dell’accordo transattivo, non considerando che dopo lo scambio delle suindicate lettere il difensore di una delle parti aveva dichiarato in udienza avanti al giudice istruttore essere ancora pendenti trattative tra le parti per la formalizzazione di un accordo al cui esito si riservava di chiedere la revoca della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto e che nel prosequio del giudizio le parti avevano in entrambi i gradi di merito formulato opposte conclusioni.
In tema di perfezionamento dell’accordo negoziale, il documento contenente la puntazione ancorchè completa e bilaterale dell’assetto dell’interessi che le parti intendono adottare, è inidoneo a fornire la prova del perfezionamento del contratto, costituendo mera presunzione semplice, superabile mediante la prova contraria, fornita con ogni mezzo, non escluso la prova testimoniale, ammissibile anche quando l’accertamento dell’attuale vincolatività dell’accordo riguardi un contratto preliminare di compravendita immobiliare.
Pubblicato da Giulio Forleo a 18:26
Stefy Giò 9 settembre 2012 14:56
Buongiorno avvocato, ho provveduto ad effettuare la donazione e quindi sono regolarmente iscritta al Suo corso. Ho già ricevuto la dispensa di penale e quella per le tecniche di redazione. Quando riceverò per email quella di civile? Ogni volta che usciranno dispense saranno automaticamente inviate alla mia email? La ringrazio in anticipo...
Giulio Forleo 11 settembre 2012 08:37
Dispensa inviata, buono studio!!
gigi 11 settembre 2012 13:28
quindi, se dopo aver donato per la dispensa di penale, dono altri 10 cent per quella di civile mi verrà inviata?
Giulio Forleo 11 settembre 2012 19:35
Antonella Z. 11 settembre 2012 16:51
Salve Avv. Forleo, ho provveduto ad effettuare la donazione, quando posso ricevere il materiale? La ringrazio anticipatamente!
Giulio Forleo 11 settembre 2012 19:36
non mi fa effettuare la donazione con post pay..
Non puoi utilizzare un indirizzo email o un numero di carta appartenente a un conto PayPal esistente. Se sei titolare di un conto PayPal, accedi. In caso contrario, modifica l'indirizzo email o il numero di carta e riprova. mi scrive questo
Giulio Forleo 14 settembre 2012 00:02
Usi il link che vedrà in basso a sinistra dove dice "se non sei titolare di un conto paypal"
Anonimo 14 settembre 2012 10:56
Genile avvocato,ho appena provveduto ad effettuare la donazione vorrei sapere quando riceverò il materiale.Premetto che ho già ricevuto la dispensa di penale spero che a breve riceverò anche tutto ciò che riguarda il diritto civile compresa la redazione pareri.La ringrazio anticipatamente.
Giulio Forleo 14 settembre 2012 10:59

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2932
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1183
 sentenza