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Timestamp: 2019-12-14 05:34:25+00:00

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Siee Giuee Accaso — Estarnazioni 3.4
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Emergenza alluvioni in Pakistan
August 15th, 2010 — Informazione, Segnalazioni, Siee Giuee Accaso
Puntata eccezionale sulla emergenza alluvione in Pakistan. Questa catastrofe naturale e’ stata definita dalle Nazioni Unite come la peggiore catastrofe naturale con cui abbiamo avuto a che fare negli ultimi anni, peggiore dello Tsunami o del terremoto di Haiti. Eppure questo evento ha avuto pochissima risonanza sui media europei e al momento attuale la raccolta fondi per gli aiuti fatica a prendere quota. La nostra amica Marta Bolognani ci racconta di questa alluvione e ci suggerisce alcune ONG cui donare per salvare e aiutare le persone coinvolte (si parla di milioni di persone).
Lo sfincione: il consolante per Dell’Utri
July 30th, 2010 — Podcast, Siee Giuee Accaso
Rieccoci a voi con una cadenza che sta tendendo al semestrale con una puntata densa di argomenti. Mentre il Consolante Globale fa il suo meraviglioso ritorno, o per meglio dire ingresso, parleremo (poco) della sentenza della corte d’appello di Palermo che ha condannato il Senatore Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, in riforma della sentenza di primo grado; sentenza di cui ci stiamo occupando da qualche tempo. Parleremo anche di sfincioni, della consecutio temporum e del nesso causale.
La musica di questa puntata e’ del gruppo The Children of Lir, un gruppo di Koeln (DE) che fa musica vagamente irlandese e che ho conosciuto per affinita’ di tipo software: il missaggio del loro album e’ stato fatto con ecasound. La colonna sonora del Consolante Globale invece e’ di Stan-X.
Nella foto vediamo Mau, Edo e una loro interpretazione dello Sfincione.
L’audio della lettura della sentenza e’ disponibile presso Radio Radicale
L’intervista a Dell’Utri al tribunale di Palermo mentre il Procuratore Generale faceva la sua richiesta di 11 anni di pena e’ di Antonino Monteleone e si puo’ vedere per intero qui:
I link alla puntata (70 min) in ogg/vorbis o mp3 oppure ascoltatelo online
Processo Diaz - parte 4
March 21st, 2009 — Informazione, Processi G8, Siee Giuee Accaso
In questa puntata ci occupiamo della valutazione delle responsabilita’ rispetto all’irruzione nella scuola Diaz (di cui abbiamo parlato qui, qui e qui). Vi lascio inoltre delle note piuttosto lunghe e, spero, sufficientemente informative; purtoppo pero’ svelano molte delle cose di cui si parla nella puntata, quindi a voi la scelta!
La musica di sottofondo e’ un blues (in mi maggiore) suonato da Edo con la sua nuova Manne Ventura, e la canzone con cui chiudiamo e’ Io ci saro’ del nostro amico Alessandro Gherardi.
Rubriche e Segnalazioni:
Il podcast del mese: Sproloquiocast, l’ottimo podcast di Liartes.
Un fork di SieeGiueeAccaso: la lettura integrale di Edo e Silvia del Decamerone; a coloro che manderanno una email a sieegiueeaccaso @ gmail.com chiedendolo, saremo felici di inviare un bel CD con la nostra lettura integrale di tutta la prima giornata del Decamerone.
Il dispositivo, l’intestazione e le motivazioni della sentenza Diaz
Le promozioni degli imputati del processo Diaz.
I link alla puntata in ogg (22.9 Mb) o mp3 (23.6 Mb).
La sentenza si presenta a doppia velocita’: da una parte condanna tutti i poliziotti di cui e’ stato possibile dimostrare l’entrata nella scuola Diaz (ovvero i 13 appartenenti al VII nucleo sperimentale della I squadra mobile di Roma) , sebbene non vi sia prova che ognuno abbia materialmente compiuto le violenze sugli occupanti la scuola in base al seguente ragionamento.
“Gli imputati pertanto, che, entrati nell’edificio durante il periodo in cui le violenze vennero poste in essere, ebbero la possibilità di rendersi conto di quanto stava accadendo, vanno ritenuti responsabili in concorso tra loro del reato di lesioni in danno di tutte le vittime di tali violenze, senza alcuna distinzione tra i fatti cui avevano assistito direttamente e quelli avvenuti in altre parti della scuola, dato che sia l’accordo di cui si è detto sia il loro comportamento omissivo valsero certamente a rinforzare il proposito criminoso e ad agevolare il comportamento violento di tutti coloro che operavano all’interno della Diaz.
Non appare infine superfluo osservare che quanto sin qui esposto rende di scarso rilievo accertare se le violenze siano state poste in essere esclusivamente o principalmente dagli appartenenti al VII Nucleo ovvero ad altri reparti.”
Rincarando la dose, il giudice afferma che:
“Non appare superfluo sottolineare che anche i singoli agenti non in posizione di comando avevano lo stesso obbligo di impedire la commissione di reati e comunque di denunciarli, cosicché non intervenendo in alcun modo contribuivano anch’essi, sebbene certamente in misura assai inferiore, a rafforzare il proposito criminoso degli operatori che stavano ponendo in essere le violenze.
A maggior ragione dunque coloro che con responsabilità di comando avessero assistito anche solo ad alcune delle violenze poste in essere dagli agenti, avrebbero dovuto necessariamente essere ben consapevoli che il loro comportamento omissivo non solo consentiva la prosecuzione delle violenze, ma confermando la validità dell’accordo di non denunciare gli eccessi di violenza posti in essere dai loro sottoposti, ne rafforzava la convinzione dell’impunità e di conseguenza il proposito criminoso.”
“Non si dimentichi che l’obbligo generale di denuncia dei reati, gravante su tutti i pubblici ufficiali, non è limitato ai reati commessi da operatori sotto il loro comando.
Deve dunque ritenersi che proprio tale accordo e quindi la convinzione dell’impunità da parte degli agenti del VII Nucleo abbia determinato e comunque certamente contribuito al diffondersi delle violenze, sia da parte loro sia da parte degli altri operatori entrati nell’edificio, i quali, per il forte rancore sino allora represso, sospinti, come già osservato, da un effetto attrattivo e da suggestione e fidando che anche le loro azioni sarebbero rimaste impunite, davano così libero sfogo all’istinto, superando ogni remora morale e legale.
Il fatto che gli imputati appartenenti al VII Nucleo, per di più nelle loro posizioni di comando, fossero presenti ai vari piani della scuola, mentre gli operatori sia del loro sia di altri reparti ponevano in essere le violenze, e non intervenissero per impedirle, valeva certamente a riaffermare l’esistenza e la validità del citato accordo e a rafforzare quindi in tutti tali operatori la convinzione dell’impunità ed il proposito criminoso.”
Questo ragionamento, valido per tutti i “picchiatori” non e’ pero’ stato ritenuto valido dal giudice per condannare l’alta gerarchia della polizia, presente non nella scuola ma antistante la scuola. Nessuno di coloro che erano appena fuori dalla Diaz-Pertini s’e’ accorto di nulla? Perche’ nessuno delle alte gerarchie ha denunciato le violenze? D’altronde nella scuola saranno entrati a “messa in sicurezza” effettuata. Non e’ questo un comportamento che possa convincere, addirittura a posteriori e non a priori, che i superiori non avrebbero (e non hanno) denunciato gli eccessi di violenza posti in essere dai loro sottoposti, rafforzandone la convinzione dell’impunità?
L’unico alto in grado per cui si sia ritenuto valido questo ragionamento e’ il Dr. Vincenzo Canterini, autore del primo ridicolo rapporto al prefetto:
“L’omissione da parte del dr. Canterini, nella sua prima relazione di servizio, di qualsiasi accenno a tali violenze, delle quali, come meglio si dirà in seguito, non poteva non essersi reso conto, ed il fatto che il dr. Fournier a sua volta non abbia neppure pensato di denunciare quanto lo aveva successivamente portato a dire che la situazione richiamava alla mente una “macelleria messicana”, giustificando sostanzialmente tale suo comportamento con l’impossibilità nei servizi di ordine pubblico di denunciare gli operatori che ponevano in essere violenze e con la necessità di tutelare l’onore dell’istituzione di cui fa parte, costituiscono ulteriori precise conferme della sussistenza di una sorta di accordo, tacito o anche espresso, in proposito.”
Allora esiste questo accordo per coprirsi a vicenda, pare di capire; ma ecco che per la questione delle molotov e delle prove false, che servono a pieno titolo a coprire gli operatori che ponevano in essere violenze fornendo loro una parvenza di giustificazione, il giudice afferma:
“La prima ipotesi e cioè l’esistenza di un vero e proprio complotto organizzato in precedenza anche con la creazione di prove false è già stata più sopra esaminata e respinta [...] la seconda presupporrebbe che tutti i funzionari presenti al c.d. “colloquio” nel cortile, per di più come già si è osservato appartenenti a diversi servizi, si fossero immediatamente accordati in proposito, con tutti i rischi che ciò poteva comportare, anche tenuto conto del numero delle persone al corrente del fatto e della difficoltà di tenere nascosta la vera provenienza delle bottiglie in questione.“
Come a dire che tra carabinieri, polizia e quant’altro questa gente non parla la stessa lingua e non si capisce; questo e’ terreno fertile per battute e barzellette sui carabinieri, se solo in tutta questa vicenda ci fosse qualcosa su cui ridere.
Segue l’elenco completo degli imputati con relativa qualifica e condanna, se presente:
Luperi Giovanni dirigente e vicedirettore Ucigos responsabile DIGOS.
Gratteri Francesco dirigente superiore e direttore Servizio Centrale Operativo
Caldarozzi Gilberto primo dirigente, vice direttore del Servizio Centrale Operativo
Mortola Spartaco primo dirigente, dirigente della Digos della Questura di Genova,
Dominici Nando primo dirigente, dirigente della Squadra Mobile della Questura di Genova,
Ferri Filippo vice questore aggiunto, dirigente della Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova,
Ciccimarra Fabio, vice questore aggiunto, in servizio presso la Squadra Mobile di Napoli, aggregato alla Questura di Genova,
Di Bernardini Massimiliano, vice questore aggiunto in servizio presso la Squadra Mobile di Roma, aggregato alla Questura di Genova;
Di Sarro Carlo, vice Questore aggiunto in servizio presso la Digos della Questura di Genova
Mazzoni Massimo, ispettore capo in servizio presso il Servizio Centrale Operativo;
Di Novi Davide, ispettore superiore della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova
Cerchi Renzo, sovrintendente della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di La Spezia, aggregato alla Questura di Genova
Canterini Vincenzo comandante VII nucleo I reparto mobile di Roma 4 anni
FOURNIER Michelangelo 2 anni
BASILI Fabrizio 3 anni
TUCCI Ciro 3 anni
LUCARONI Carlo 3 anni
ZACCARIA Emiliano 3 anni
CENNI Angelo 3 anni
LEDOTI Fabrizio 3 anni
STRANIERI Pietro 3 anni
COMPAGNONE Vincenzo 3 anni
Panzieri Maurizio ispettore capo VII nucleo I reparto mobile
Troiani Pietro vice questore aggiunto 3 anni
Burgio Michele assistente polizia di stato 2 anni 6 mesi
Gava Salvatore Commissario capo della Polizia di Stato
Fabbrocini Alfredo Commissario della Polizia di Stato
Fazio Luigi Sovrintendente PS 1 mese
March 17th, 2009 — Informazione, Processi G8, Siee Giuee Accaso

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