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Timestamp: 2020-08-15 01:02:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25150 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25150 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep. 07/12/2016), n.25150
sul ricorso 666-2011 proposto da:
C.R., S.G., S.R.,
S.P., S.O., SP.RO., S.C.,
S.S., S.P., S.C., S.G.,
C.R., SP.RO., S.R.,
S.O., elettivamente domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la
dall’Avvocato GIANFILIPPO CECCIO con studio in MESSINA VIA G. BRUNO
avverso la sentenza n. 155/2010 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
MESSINA, depositata il 04/08/2010;
udito per i controricorrenti l’Avvocato CECCIO che si riporta agli
atti, l’Avv. CECCIO deposita in udienza l’originale della revoca del
precedente difensore e nuova nomina e la richiesta di riunione dei
Giacalone Giovanni che si rimette alla Corte per l’eventuale rinvio
per trattazione congiunta, nel merito l’accoglimento del ricorso
1. C.R., S.G., S.R., S.P., S.O., Sp.Ro., S.C. e S.S., nella qualità di eredi di S.A., proponevano ricorso avverso la cartella di pagamento loro notificata relativa all’imposta di successione assumendo di non aver mai avuto notifica del prodromico avviso di liquidazione, di essere eredi con beneficio d’inventario e che l’imposta di successione non era, in ogni caso, dovuta data l’insussistenza di attivo ereditario.
La commissione tributaria provinciale di Messina accoglieva il ricorso e la sentenza era confermata dalla commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione staccata di Messina, sul rilievo che l’ufficio avrebbe potuto procedere alla liquidazione dell’imposta di successione solo dopo il completamento della procedura di formazione dell’inventario e nei limiti della sussistenza di un residuo attivo sufficiente all’assolvimento del debito d’imposta. Osservavano, poi, i giudici d’appello che non vi era prova in atti dell’asserita notifica dell’avviso di liquidazione dell’imposta di successione.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato a quattro motivi. Resistono con controricorso i contribuenti, i quali hanno svolto ricorso incidentale condizionato affidato a due motivi.
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 31 e artt. 485 e 487 c.c.. Sostiene che gli eredi erano decaduti dal beneficio d’inventario perchè la formazione dell’inventario aveva avuto luogo oltre il termine di tre mesi dalla dichiarazione di accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario sicchè i chiamati dovevano essere considerati eredi puri e semplici.
4. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 346 del 1990, artt. 31 e 50. Sostiene la ricorrente che erano dovute le sanzioni conseguenti all’omessa presentazione nei termini della dichiarazione di successione, essendo essa stata presentata oltre il semestre dalla scadenza del termine per la formazione dell’inventario.
5. Con il terzo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 490 c.c..
Sostiene la ricorrente che l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario non determina di per sè sola il venir meno della responsabilità patrimoniale dell’erede per i debiti, anche tributari, ma fa sorgere il diritto di questo a non rispondere ultra vires hereditatis, con la conseguenza che è legittima l’emissione della cartella nei confronti degli eredi, salvo il diritto di costoro di procedere al pagamento solo nei limiti dell’attivo ereditario.
6. Con il quarto motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 23, comma 4, posto che la norma citata prevede che l’esistenza di debiti deducibili, ancorchè non indicati nella dichiarazione di successione, può essere dimostrata entro il termine di tre anni dalla data di apertura della successione e tale termine, nel caso di specie, non era stato rispettato.
7. Con il primo motivo di ricorso incidentale i contribuenti si deducono omessa motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in ordine alla eccezione, da loro svolta, di inammissibilità della domanda proposta dall’appellante nel solo giudizio di appello relativa alla decadenza dal beneficio di inventario ed alla tardività della presentazione della successione per essere stata essa presentata oltre il termine di sei mesi dalla decorrenza del termine per la formazione dell’inventario.
8. Con il secondo motivo di ricorso incidentale i contribuenti deducono nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto i giudici di appello, preso atto della mancata prova della notifica dell’avviso di liquidazione, che costituiva atto prodromico all’emissione della cartella di pagamento, avrebbero dovuto dichiarare la nullità della cartella di pagamento.
10. Quanto ai motivi di ricorso, osserva la Corte che va esaminato per primo il secondo motivo di ricorso incidentale in quanto involgente questione pregiudiziale. Sostengono i controricorrenti che, avendo la CTR accertato che l’avviso di liquidazione non era stato notificato, avrebbero dovuto per ciò solo dichiarare la nullità della cartella esattoriale. Il motivo è infondato, posto che i contribuenti hanno impugnato la cartella anche per vizi propri, assumendo che essa non avrebbe potuto essere notificata agli eredi beneficiati stante la procedura di liquidazione concorsuale intrapresa, ed hanno inteso impugnare, contestualmente alla cartella, anche l’avviso di liquidazione ad essi asseritamente non notificato, esercitando, così, la facoltà prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, ultimo periodo. Ne consegue che legittimamente la CTR non ha ritenuto dovesse essere dichiarata la nullità della cartella sulla base della mera mancata notifica dell’atto prodromico.
Sennonchè prima di affermare un tanto la CTR avrebbe dovuto accertare se l’erede avesse potuto giovarsi della procedura beneficiata poichè, qualora ne fosse decaduto, come sostenuto dall’Ufficio, si sarebbe verificata la confusione tra il patrimonio del de cuius e quello dell’erede, il quale non avrebbe più potuto opporre la limitazione intra vires hereditatis. E l’accertamento in ordine alla decadenza dal beneficio d’inventario avrebbe potuto essere effettuato solo nel caso in cui il motivo di appello fosse stato ritenuto ammissibile. Invero la questione introdotta con il motivo di appello, in quanto riguardava una eccezione in senso stretto, avrebbe dovuto essere stata già opposta nel giudizio di primo grado e non fatta valere per la prima volta con il motivo di appello.
La Corte accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso principale ed il primo motivo di ricorso incidentale, rigetta il secondo motivo di ricorso incidentale, dichiara assorbiti il secondo ed il quarto motivo di ricorso principale, cassa l’impugnata decisione e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, sezione staccata di Messina, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 31
 art. 23
 art. 19