Source: http://www.cdec.it/dsca/Circolari_Novara/C221238.htm
Timestamp: 2019-08-25 16:41:45+00:00

Document:
C221238
Elenco dei provvedimenti antiebraici CIRCOLARI
RD-L 17 novembre 1938, n. 1728, Provvedimenti per la difesa della razza italiana (GU n. 264, 19 novembre 1938)
Roma, li 22 Dicembre 1938 -
Alle Direzioni Generali del Ministero dell'lnterno
A S. E. il Governatore di Roma
e per notizia:
All'On. Presidenza del Consiglio dei Ministri
A S. E. il Segretario del P. N. F. Ministro
N. 9270/ Demografia e Razza
OGGETTO: R.D.L. 17 novembre 1938 - XVII, n. 1728, recante provvedimenti per la difesa della razza italiana.
Il giorno 4 corrente è entrato in vigore il R.D.L. 11 novembre 1938 - XVII, n. 1728, recante provvedimenti per la difesa della razza italiana.
Allo scopo di dare direttive precise ed uniformi agli uffici, ai quali sono assegnati compiti per l'attuazione del provvedimento in parola, si ritiene opportuno, dopo le necessarie intese con gli altri Ministeri interessati, fornire qualche cenno illustrativo sulle varie parti del provvedimento stesso ed impartire norme provvisorie di esecuzione, in attesa del regolamento.
Tutte le disposizioni contenute nel capo I, concernente provvedimenti relativi al matrimonio, sono d'immediata attuazione:
Art. 1 - La sanzione della nullità stabilita dall'art. 1 - tenuto conto del divieto fatto all'Ufficiale dello Stato Civile di celebrare matrimoni in contrasto col divieto sancito dallo stesso articolo - può riferirsi unicamente a quei casi eccezionali in cui, non risultando, per difetto delle necessarie cautele da parte dell'Ufficiale di Stato Civile o anche senza sua colpa, l'appartenenza dei nubendi a razze diverse, l'Ufficiale predetto abbia proceduto alla celebrazione.
Ad eguale risultato di inefficacia civile del matrimonio si giunge anche nel caso che il matrimonio fra persone appartenenti a razze diverse sia celebrato da un Ministro del Culto cattolico, perché l'art. 6 della legge fa divieto di trascrivere tale matrimonio: e se, per avventura, la trascrizione avvenisse, essa dovrebbe essere annullata.
Art. 2 e 4 - L'obbligo del preventivo consenso del Ministero dell'Interno è stabilito per i matrimoni tra cittadini italiani (qualunque sia la razza alla quale appartengono) e persone di nazionalità straniera.
Non possono ritenersi di nazionalità straniera, avuto presente il disposto dell'articolo in esame e quello dell'art. 4, nonché le disposizioni della legge sulla cittadinanza italiana:
a) - gli italiani non regnicoli: quelli cioè che, pur non avendo la cittadinanza italiana, siano originari di territori etnicamente italiani, ma politicamente non facenti parte del Regno;
b) - gli italiani per nascita e i loro figli, anche se avessero acquistato una cittadinanza straniera.
Debbono, altresì, essere subordinati al consenso del Ministro dell'Interno i matrimoni di cittadini italiani con stranieri di origine, che abbiano successivamente acquistato, per concessione personale, la cittadinanza italiana.
La richiesta del consenso per la celebrazione del matrimonio tra un cittadino italiano ed una persona di nazionalità straniera deve essere fatta prima della richiesta delle pubblicazioni.
La richiesta deve essere fatta dal cittadino italiano, mediante istanza da presentarsi all'ufficio comunale, corredata delle copie degli atti di nascita degli interessati e di quei documenti che valgano a comprovare le dichiarazioni fatte.
Dalla istanza dovranno espressamente risultare, oltre le consuete indicazioni di generalità, la razza, lo stato di cittadinanza, la professione, il luogo di residenza e l'attuale recapito delle parti. Della presentazione della istanza dovrà essere rilasciata ricevuta con l'indicazione della data.
Il Podestà trasmetterà immediatamente l'istanza al Prefetto, il quale, premessa una rapida indagine circa l'attendibilità delle dichiarazioni rese e circa l'opportunità del chiesto consenso in base alle singole situazioni, trasmetterà di urgenza l'istanza stessa, con le proprie osservazioni, al Ministero dell'Interno - Direzione Generale per la Demografia e la Razza - in piego raccomandato.
Il Ministero comunicherà il provvedimento al Comune e, per notizia, al Prefetto.
Il Podestà che ha avuto comunicazione del provvedimento ministeriale, ne darà immediata notizia all'interessato.
Dovrà porsi ogni cura perché gli adempimenti di cui sopra non rechino pregiudizio al normale e sollecito svolgimento delle procedure matrimoniali e perché gli accertamenti da parte dei Prefetti siano precisi nei riguardi degli elementi suscettibili di diretto e rapido controllo, mentre là dove non sia possibile una rapida indagine dovrà farsene espressamente avvertito il Ministero.
E', poi, evidente che non dovranno essere inviate al Ministero quelle istanze dalle quali chiaramente risulti che il matrimonio dovrebbe avvenire in contrasto col divieto di cui all'art. 1 della legge e quelle dalle quali risulti in maniera indubbia la nazionalità italiana di entrambi i nubendi, a termini dell'art. 4 della legge. Nei casi dubbi, le istanze dovranno essere sempre inoltrate al Ministero.
Art. 3 - 11 divieto, per tutti i dipendenti di Enti Pubblici, di contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera importa - salvo che nei casi e per il periodo transitoriamente previsti dall'art. 18 della legge - la perdita dell'impiego e del grado.
Tale perdita ha luogo de iure , e non deve essere, pertanto, preceduta da un procedimento disciplinare né da una pronunzia del consiglio di amministrazione; deve essere, soltanto, dichiarata dal capo dell'amministrazione dalla quale dipende chi ha contravvenuto al divieto.
L'accertamento dell'infrazione prevista dall'art. 3 è facile, ove si consideri che essa può avvenire, di regola, solo nel caso in cui il matrimonio sia stato celebrato senza il preventivo consenso del Ministero dell'Interno; del qual caso - a termini dell'art. 7 - l'Ufficiale dello Stato Civile che ha proceduto alla trascrizione del matrimonio religioso è tenuto a fare denuncia.
Art. 5, 6, 7 - L'obbligo imposto all'Ufficiale di Stato Civile di accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni di parte, la razza e lo stato di cittadinanza di coloro nel cui riguardo si chiedono le pubblicazioni di matrimonio ha lo scopo di fornire, all'Ufficiale predetto, gli indispensabili elementi di giudizio per stabilire se, nel caso, ricorra l'applicabilità degli art. 1 e 2 della legge.
L'Ufficiale dello Stato Civile che abbia dubbi circa l'appartenenza di una persona ad una determinata razza deve prospettare il caso al Ministero dell'Interno (Direzione Generale per la Demografia e la Razza) trasmettendo ogni utile documento prodotto dalle parti.
E', poi, frequente il caso che le richieste di pubblicazioni riguardino cittadini italiani residenti all'estero e che siano fatte, perciò, per il tramite delle Autorità Consolari italiane: in tali circostanze le predette Autorità hanno l'obbligo di accertare la razza dei nubendi prima di trasmettere le richieste di pubblicazioni agli uffici dello Stato Civile competenti e di non dar corso alle richieste che risultino in contrasto con l'art. 1 della legge, inoltrando, invece, le altre, alle quali sarà unita l'eventuale richiesta di consenso, a termini dell'art. 2, corredata dal proprio motivato parere, se trattasi di italiani residenti temporaneamente all'estero. Per i cittadini residenti stabilmente (cioè da oltre tre anni) all'estero, è delegato a provvedere il Ministero degli Affari Esteri, per mezzo delle proprie Rappresentanze.
Nel caso di richieste pervenute per il tramite delle Autorità Consolari e dalle quali risultino già effettuate le indagini sulla razza, l'Ufficiale dello Stato Civile non è tenuto ad effettuare alcun ulteriore accertamento al riguardo.
Nell'accertamento dello stato di cittadinanza, deve aversi riguardo non solo alla situazione attuale, ma anche al modo di acquisto de]la cittadinanza, affinché si possa dedurre con esattezza la nazionalità delle parti.
Gli accertamenti da parte dell'Ufficiale dello Stato Civile devono essere preceduti dalle dichiarazioni, da parte di coloro che richiedono le pubblicazioni, circa la razza e la cittadinanza degli sposi: tali dichiarazioni debbono essere fatte a termini dell'art. 67, ultimo comma, del R. D. 15 novembre 1865, n. 2602, sull'ordinamento dello Stato Civile. L'Ufficiale dello Stato Civile potrà richiedere alle parti la produzione di documenti atti a comprovare le loro dichiarazioni e dovrà, inoltre, verificare le risultanze dei registri di popolazione. E' da tener presente, però, che la richiesta di documenti probatori (certificati di battesimo, ecc), può avvenire solo in casi di dubbio, e che nessun intralcio deve essere recato al sollecito corso delle pratiche.
Per i matrimoni non ancora celebrati, le richieste di pubblicazioni ricevute prima dell'entrata in vigore della legge dovranno essere completate nei sensi anzidetti.
Qualora, dalle dichiarazioni di coloro che richiedono le pubblicazioni o dagli accertamenti eseguiti, l'Ufficiale dello Stato Civile rilevi che il matrimonio debba essere preceduto dal consenso del Ministero dell'Interno, egli deve farne avvertire le parti, redigendo apposito verbale da sottoscriversi, oltre che da lui, dalle parti stesse e dai testimoni. Se, nonostante tale avvertimento, le parti insistessero nella richiesta di pubblicazioni, egli vi darà corso, avvertendo immediatamente il Prefetto della Provincia, il quale riferirà at Ministero dell'Interno.
Nel caso, infine, in cui l'Ufficiale dello Stato Civile fosse egli stesso richiesto della celebrazione del matrimonio senza il consenso o contro il provvedimento negativo del Ministro dell'Interno, egli non procederà alla celebrazione se prima non avrà fatto constare da apposito verbale, da firmarsi da tutti gli intervenuti, la consapevolezza degli sposi di unirsi in matrimonio contro il disposto dell'art. 2 della legge.
L'Ufficiale dello Stato Civile trasmetterà quest'ultimo verbale al Procuratore del Re, insieme con la denunzia prevista dall'art. 7, informando, della denunzia stessa, il Prefetto della Provincia.
Ai fini dell'applicazione dell'art. 6 della legge l'Ufficiate dello Stato Civile, il quale riceva per la trascrizione l'atto relativo ad un matrimonio religioso che non sia stato preceduto dalle pubblicazioni, deve, prima di procedere alla trascrizione, fare gli accertamenti di cui at primo comma dell'art. 5; e non procederà alla trascrizione nel caso di matrimonio che risulti celebrato in contrasto con l'art. 1, mentre procederà alla trascrizione, facendo la denunzia di cui all'art. 7 ed informando il Prefetto delta Provincia, nel caso di matrimonio che risulti celebrato senza l'osservanza dell'art. 2.
Sulle disposizioni recate dal capo II, relativo agli appartenenti alla razza ebraica, si fa rilevare quanto segue:
Art. 8 - I criteri contenuti in questo articolo per determinare l'appartenenza della razza ebraica hanno carattere fondamentale e, conseguentemente, sono di portata più ampia dell'attuale provvedimento; ad essi, pertanto, occorre fare riferimento nell'applicazione di qualsiasi disposizione di legge che presupponga la nozione dell'appartenenza alla razza ebraica.
Per la lett. a), chi discende da genitori entrambi ebrei è ebreo egli stesso, qualunque sia la religione professata: in questo caso, quindi, il fattore religioso non può modificare l'origine razziale.
Per la lett. b), il figlio di un genitore ebreo (italiano o straniero) è sempre considerato ebreo - anche in questo caso prescindendo dalla religione professata - se l'altro genitore, non ebreo, sia di nazionalità straniera. In questo caso, dunque, è necessario che l'indagine risalga a stabilire la nazionalità dei genitori, anche se questi avessero eventualmente conseguito - per concessione o per matrimonio - la cittadinanza italiana.
Per la lett. d), il nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo ebreo, è considerato ebreo se professi la religione ebraica, o risulti iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto manifestazioni di ebraismo. Per manifestazioni di ebraismo devesi intendere qualsiasi concreta attività che riveli sentimenti e tendenze nettamente ebraici.
Il nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo sia ebreo, non è considerato ebreo se, alla data del 1 ottobre XVI, apparteneva a religione diversa dall'ebraica: se, invece, alla data del 1 ottobre 1938 - XVI, non apparteneva ad alcuna religione, deve essere considerato ebreo.
Tutti i dubbi che dovessero presentarsi nell'applicazione dell'art. 8 - applicazione dalla quale, come è evidente, discendono notevoli conseguenze giuridiche - e tutte le controversie al riguardo, dovranno essere sottoposti, previa una diligente istruttoria da parte delle Prefetture, al Ministero dell'Interno (Direzione Generale per la Demografia e la Razza), a termini dell'art. 26 della legge.
Art. 9 - In attesa dell'emanazione di apposite norme, si segnala la necessità che, nella formazione di tutti i nuovi atti di Stato Civile ed in occasione di ogni nuova variazione nei registri di popolazione, sia richiesta l'indicazione della razza alla quale appartengono le persone cui gli atti si riferiscono. Qualora venga denunziata l'appartenenza alla razza ebraica, dovrà eseguirsi apposita annotazione nel contesto degli atti medesimi, in maniera che tutti gli estratti e le certificazioni ad esso relativi possano, poi, farne espressa menzione; nessuna annotazione, invece, dovrà, per ora, farsi per l'appartenenza ad altre razze.
Su questo articolo, la cui precisa attuazione costituisce presupposto indispensabile perché abbiano piena efficacia tutte le disposizioni di legge nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica, si chiama la speciale attenzione delle LL. EE. i Prefetti, con preghiera di far presente ai Podestà l'importanza e la delicatezza del compito loro affidato e di volere attentamente vigilare per l'esatto adempimento.
Si chiarisce, intanto, che l'ammenda prevista nell'art. 9, è comminata sia nei confronti del privato che faccia inesatte o false dichiarazioni circa la razza, sia nei confronti del pubblico funzionario (salvo, per questi, l'eventuale procedimento disciplinare) che ometta di richiedere tali dichiarazioni o di farne annotazione, nei casi in cui gli incomberebbe l'obbligo, negli atti che è incaricato di compilare.
Di tutte le denunzie relative agli appartenenti alla razza ebraica dovrà essere tenuto conto nella compilazione delle liste di leva, ai fini dell'applicazione dell'art. 10 lett. a) della legge.
Il 3 comma dell'articolo in esame prevede, inoltre, l'obbligo, da parte della pubblica autorità, di accertarsi e far constare, in tutti gli atti relativi a pubbliche concessioni o autorizzazioni, della eventuale appartenenza degli interessati alla razza ebraica. Tale accertamento si compie attraverso l'esame degli atti menzionati nel 2 comma dell'articolo di cui trattasi.
Art. 10 - Mentre, per l'immediata attuazione delle disposizioni recate dalle lett. a) e b), i Ministeri competenti adotteranno tempestivamente le opportune misure, l'entrata in vigore delle limitazioni giuridiche di cui alle lett. c), d) ed e), è rinviata sino a quando non saranno emanate le norme di attuazione.
Art. 11 - Il provvedimento che privi il genitore di razza ebraica della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica, nel caso previsto nell'art. 11 della legge, può essere provocato anche dall'autorità politica, la quale deve, in questo caso, prima di interessare il Pubblico Ministero, riferire al Ministero dell'Interno.
Art. 12 - Ai fini dell'applicazione di questo articolo deve aversi riguardo, per determinare quali persone rientrino nella categoria dei domestici, alla natura manuale dei servizi di fatto prestati dai dipendenti alla famiglia nel suo complesso, o ai singoli membri di essa, qualunque sia la denominazione loro attribuita. Un indizio della qualità di domestico è, evidentemente, costituito dal possesso del libretto di assicurazione obbligatoria per gli addetti ai servizi familiari; ma là dove questo indizio manchi, devesi vigilare perché la disposizione dell'art. 12 non sia frustrata mediante l'attribuzione, al personale di cui trattasi, di qualifiche non rispondenti alla natura delle mansioni effettivamente esercitate.
L'Autorità di Pubblica Sicurezza può, peraltro, discrezionalmente valutare speciali motivi di opportunità per consentire il mantenimento di domestici ariani al servizio di famiglie miste, composte, cioè, di un coniuge ariano e dell'altro ebreo: ciò soprattutto quando i figli siano da considerarsi ariani e sia, perciò, consigliabile che essi restino affidati a persone di servizio o di vigilanza ariane.
Per i bambini, inoltre, che a norma di legge debbano considerarsi non appartenenti alla razza ebraica pur essendo nati da matrimonio misto, è ammessa la prestazione di nutrici ariani.
I Prefetti delle Provincie, infine, per delega del Ministero dell'Interno, potranno autorizzare caso per caso, per comprovato bisogno di speciale assistenza a causa dell'età avanzata o di malferma salute, e quando non vi sia possibilità di assistenza familiare e sia impossibile ricorrere a prestazioni di infermiere professionali, il mantenimento di domestici già in servizio presso famiglie ebree.
Art. 13 - Questo articolo non ha bisogno di particolari illustrazioni. E' d'uopo, tuttavia, avvertire che, come le amministrazioni ivi elencate non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica, così le stesse amministrazioni non dovranno d'ora in poi affidare incarichi, appalti ecc. di alcuna specie a persone di tale razza: restano, pertanto, vietati anche i semplici rapporti di lavoro (nel senso che la più recente dottrina ha dato a questo termine) fra gli appartenenti alla razza ebraica e le amministrazioni di cui trattasi, nonché gli appalti di pubblici servizi o di singole opere o forniture a persone di tale razza.
Per ciò che concerne gli appalti già in corso, il Ministero dell'Interno si riserva di impartire disposizioni, previe intese con i Ministeri interessati.
Art. 14,15,16 - Il riconoscimento di eventuali titoli di discriminazione nei riguardi di appartenenti alla razza ebraica è rimesso alla discrezionalità del Ministro dell'Interno, che lo concederà (in base all'esame della documentazione trasmessa dagli interessati e, nel caso del numero 6 dell'articolo in esame, sentito il parere dell'apposita commissione) previa una istruttoria intesa ad accertare che non sussistano motivi di demerito. Tale istruttoria è affidata alle LL.EE. i Prefetti, i quali vorranno sentire anche l'avviso dei Segretari Federali, e deve, evidentemente, riguardare anche i componenti la famiglia a favore dei quali è richiesta l'estensione della discriminazione.
L'annotazione del provvedimento, da effettuarsi negli atti dello Stato Civile ed in quelli del Registro di popolazione su richiesta degli interessati, ha luogo mediante l'apposizione, accanto all'indicazione della razza, della dicitura: "discriminato: Decreto Ministro Interno. . . (data). . . ", seguita dalla firma dell'ufficiale che ha proceduto alla annotazione. Tale annotazione deve essere sempre riportata negli estratti e nei certificati richiesti dagli interessati
Art. 17, 24 - Se, a norma dell'art. 17, è vietato agli stranieri ebrei di fissare stabile dimora nel Regno, non è ad essi vietato di recarsi nel Regno e di fermarvisi temporaneamente per ragioni di turismo, diporto, cura o affari.
Il Ministero dell'Interno (Direzione Generale della Pubblica Sicurezza) ha già impartito, al riguardo, le necessarie disposizioni agli organi dipendenti, con circolare del 24 ottobre u.s., n. 443/79790.
Lo stesso Ministero ha, inoltre, con la citata circolare, impartito istruzioni circa le modalità per l'uscita dal Regno degli ebrei stranieri, o che abbiano perduto la cittadinanza italiana a norma dell'art. 23, ai quali sia inibito di continuare il loro soggiorno nel Regno oltre il 12 marzo 1939-XVIII.
Si deve avvertire, peraltro, che le disposizioni recate dalla predetta circolare - emanata in seguito al R. D. L. 7 settembre 1938, XVI, n. 1381, il cui contenuto è stato, successivamente, trasfuso con le necessarie modifiche nel R. D. L. 17 novembre 1938-XVII, n. 1728 - debbono intendersi modificate, in base a quest'ultimo provvedimento legislativo, nella parte che concerne la concessione di restare in Italia fatta agli ebrei che hanno superato il 65 anno di età (in quanto tale requisito dev'essere posseduto alla data del 1 ottobre 1938-XVI, e non al 12 marzo 1939-XVII) e nella parte relativa alla definizione degli appartenenti a]la razza ebraica.
Circa le disposizioni transitorie e finali, recate dal capo III si ritiene opportuno notare quanto segue:
Art. 18 - La dispensa, che il Ministro dell'Interno può transitoriamente concedere, in casi speciali, agli impiegati che sarebbero soggetti al divieto dell'art. 3 della legge, deve essere richiesta per il tramite dell'Amministrazione interessata, la quale, nell'inoltrare l'istanza al Ministero dell'Interno, esprimerà il suo avviso in merito, tenuto conto del valore dei motivi che giustificherebbero la deroga al decreto.
Il provvedimento del Ministro dell'Interno sarà comunicato agli interessati per il tramite delle amministrazioni da cui dipendono.
Art. 19 - L'obbligo della denunzia dell'appartenenza alla razza ebraica incombe a tutti coloro che si trovino nelle condizioni di cui all'art. 8 della legge. E' ovvio, però, che l'obbligo della predetta denunzia, nei riguardi di minori od incapaci, spetti a chi abbia di essi la legale rappresentanza. Inoltre, il capo famiglia può essere tenuto responsabile dell'omissione della denunzia nei confronti delle persone con lui conviventi ed a carico.
L'Ufficiale dello Stato Civile annoterà l'appartenenza alla razza ebraica a margine di ogni atto dello Stato Civile e trasmetterà copia del processo verbale agli uffici di Stato Civile di altro Comune in cui si trovassero atti riguardanti le stesse persone.
Curerà, inoltre, che della denunziata appartenenza alla razza ebraica sia presa nota nelle schede individuali e nei fogli di famiglia del Registro di popolazione.
Delle denunzie ricevute, gli uffici comunali dovranno dare immediata comunicazione ai distretti militari competenti, se esse si riferiscano a persone già soggette ad obblighi di leva; ne terranno conto nella formazione delle liste di leva, se le denunzie si riferiscano a persone che non sarebbero ancora soggette a tali obblighi.
Art. 20, 21, 22 - La dispensa del personale ebraico attualmente in servizio presso le amministrazioni di cui all'art. 13 della legge, discendendo direttamente dalla legge stessa, non deve essere subordinata ad alcun provvedimento preliminare: in particolare, non sono applicabili né la procedura di dispensa stabilita dall'art. 1 dal R. D. L. 6 gennaio 1927, n. 57, per il personale statale, ne le speciali procedure eventualmente previste per gli altri personali.
Non ricorre, infatti, nel caso, la necessità di un giudizio sulla capacità del dipendente o sulle esigenze del servizio: constatata, in base ad elementi assolutamente obbiettivi, l'appartenenza alla razza ebraica, la dispensa ne consegue immediatamente, ope legis , e non occorre, per pronunziarla, che una semplice declaratoria del capo dell'amministrazione.
Le disposizioni circa il trattamento di quiescenza, stabilite dall'art. 21, riguardano esclusivamente il personale di ruolo delle amministrazioni statali; al personale non di ruolo, saranno corrisposte le normali indennità di licenziamento previste dagli ordinamenti vigenti, salvo il diverso trattamento che fosse eventualmente per esso previsto da speciali disposizioni.
La disposizione recata dal 1 comma dell'art. 22 si riferisce a quelle Amministrazioni i cui ordinamenti prevedono per il proprio personale un trattamento di pensione, a carico dell'ente, simile a quello del personale statale.
A tutti i dipendenti ai quali non spetti alcun trattamento di quiescenza è applicabile il 2 comma dell'art. 22.
Art. 23 - Sulla materia dell'art. 23 sono state già diramate ai Prefetti precise istruzioni dal Ministero dell'Interno - Ufficio del Personale - con la circolare 26 novembre u.s., n. 8300 - 81/27057, alla quale si fa, pertanto, richiamo.
Art. 25 - La concessione, fatta agli ebrei di nazionalità straniera che abbiano compiuto il 65 anno di età, di poter continuare il loro soggiorno nel Regno, è personale; casi di eccezionali situazioni di famiglia meritevoli di particolare considerazione potranno, peraltro, essere segnalati al Ministero dell'Interno.
All'istanza con la quale si chiede la concessione di cui trattasi devono essere uniti tutti i documenti atti a comprovare il titolo del richiedente per godere di tale concessione.
Art. 26 - Questo articolo stabilisce la competenza del Ministro dell'Interno a risolvere le questioni relative all'applicazione del provvedimento.
Nessuna controversia, pertanto, nella quale sia in discussione l'applicabilità o meno, in singoli casi, dei principi razzistici affermati dal provvedimento può essere sottratta alla competenza del Ministro dell'Interno e risolta da autorità diverse dal Ministro stesso, il quale ha alle proprie dipendenze l'unico organo specializzato nella materia: la Direzione Generale per la Demografia e la Razza.
La disposizione, peraltro, non si riferisce a quelle questioni o controversie che, pur sorgendo dall'applicazione della legge di cui trattasi, siano deferite, dalle norme vigenti, ad altri organi e che non implichino, comunque, alcun giudizio su questioni razzistiche: tali sono, ad esempio, le controversie attinenti al trattamento di quiescenza o di licenziamento del personale dispensato a termini dell'art. 20 della legge.
Le Autorità alle quali la presente circolare è diretta vorranno prendere buona nota delle disposizioni impartite e diramare con la massima urgenza per la parte di rispettiva competenza - le occorrenti istruzioni agli organi dipendenti.
Pel Ministro, Buffarini
Archivio Centrale dello Stato - Roma, Ministero dell'Interno, Direzione Generale per la Demografia e la Razza (1938-1943), b. 4, f. 17 (circolare a stampa di 9 pagine).
La rassegna mensile di Israel, Roma, vol. LIV, n. 1-2 1988, pp. 174-183

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 5
 art. 1

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 23

Art. 25

Art. 26