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ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna Stampa. 4 settembre PDF
ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna Stampa. 4 settembre 2014
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1 Ufficio stampa Rassegna Stampa 4 settembre 2014 Responsabile: Claudio Rao (tel. 06/2 SOMMARIO Pag. 3 RIFORMA GIUSTIZIA: La negoziazione senza appeal (Italia Oggi) Pag. 4 RIFORMA GIUSTIZIA: Processo civile, l'ue promuove la riforma: "Va nella giusta direzione" (Adnkronos) Pag. 5 RIFORMA GIUSTIZIA: Giustizia, Orlando incassa l appoggio della Ue alla riforma (repubblica.it) Pag. 6 RIFORMA GIUSTIZIA: Giustizia civile, Orlando incassa un primo ok Ue (Il Sole 24 Ore) Pag. 7 RIFORMA GIUSTIZIA: L Ue dice sì alla nuova giustizia senza neanche vedere la riforma (Libero) Pag. 8 RIFORMA GIUSTIZIA: Berlusconi offe a Renzi il via libera sulla giustizia se cambia il falso in bilancio (La Repubblica) Pag. 9 RIFORMA GIUSTIZIA: Brevi (Italia Oggi) Pag.10 RIFORMA GIUSTIZIA: Autoriciclaggio nei reati fiscali (Italia Oggi) Pag.11 MEDIAZIONE: Banche e assicurazioni. E la mediazione riparte (Italia Oggi) Pag.12 CSM E CONSULTA: Csm e Consulta i gruppi si mobilitano (Il Messaggero) Pag.13 AVVOCATI: Pizzo a 5 penalisti i a Palermo, gli avvocati: Ci costituiremo parte civile (Il Giornale di Sicilia) Pag.14 L INTERVENTO/1: Come contrastare l ennesima cura inutile della giustizia civile di Maurizio de Tilla - Presidente dell ANAI, Associazione Nazionale Avvocati Italiani (Specchio Economico) Pag.17 L INTERVENTO/2: Csm, il balletto del Vicepresidente di Bruno Tinti (Il Fatto Quotidiano) Pag.18 L INTERVENTO/3: Sulla prescrizione scelta sbagliata di Salvatore Scuto - Presidente della Camera penale di Milano (Il Sole 24 Ore) Pag.20 L INTERVISTA: Antonello Soro: il garante per la privacy nella lotta tra spazio fisico e virtuale (Specchio Economico) Pag.25 FISCO: I controlli sull'iva «guidano» il Fisco (Il Sole 24 Ore) Pag.26 UNIVERSITA : Test, la carica dei trentenni (Il Secolo XIX) Pag.27 SPENDING REVIEW: Stretta sui ministeri, riecco i tagli lineari (Il Mattino) Pag.28 FECONDAZIONE ETEROLOGA: Eterologa, la linea delle Regioni «Pelle del colore dei genitori» (Il Corriere della Sera) Pag.29 FECONDAZIONE ETEROLOGA: Eterologa, lo strappo dei governatori (La Repubblica) Pag.30 CASSAZIONE: Alla confisca basta il sospetto (Italia Oggi) Pag.31 CASSAZIONE: Per la competenza non conta l'iscrizione (Il Sole 24 Ore) Pag.32 CASSAZIONE: Cartella nulla senza accertamento (Il Sole 24 Ore) Pag.33 CASSAZIONE: Patteggiare «condiziona» (Il Sole 24 Ore) Pag.34 CASSAZIONE: Abuso di potere esteso ai privati (Il Sole 24 Ore) Pag.35 CASSAZIONE: La domanda ai giudici di merito (Il Sole 24 Ore) 23 ITALIA OGGI AVVOCATI/ La bozza di dl sulla giustizia civile. Volontariato con il gratuito patrocinio La negoziazione senza appeal Niente incentivi fiscali. Al contrario della conciliazione Negoziazione degli avvocati senza appeal. Mancano gli incentivi fiscali, che invece sono espressamente previsti dalla media-conciliazione (dlgs 28/2010): credito d'imposta (fino a 500 euro) ed esenzione dei verbali di accordo dall'imposta di registro (fino a 50 mila euro). Inoltre l'attività di assistenza è gratuita per le persone che hanno diritto al gratuito patrocinio, cosicché la prestazione è di puro volontariato. Sono questi alcuni aspetti critici della procedura conciliativa disegnata dal decreto legge sulla giustizia civile, approvato dal consiglio dei ministri e in attesa di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, che, pur puntando molto sulle procedure alternative di risoluzione delle lite, dimentica alcune leve per il successo dell'istituto. Media-conciliazione. Il dlgs 28/2010 riconosce a chi paga l'indennità agli organismi di conciliazione, in caso di successo della mediazione, un credito d'imposta commisurato all'indennità, fino a un massimo di 500 euro; in caso di insuccesso, c'è sempre un credito d'imposta, ma è ridotto della metà. Il credito d'imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile in compensazione e, da parte delle persone fisiche non titolari di redditi d'impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. Inoltre i credito d'imposta non comporta rimborsi e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta. Sempre il dlgs 28/2010 (articolo 17) dispone che tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall'imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Inoltre il verbale di accordo è esente dall'imposta di registro entro il limite di valore di euro, altrimenti l'imposta è dovuta per la parte eccedente. Negoziazione assistita. Il testo descrive il procedimento, ma non fa cenno a sconti dell'erario sulle spese sostenute per la negoziazione, né per le imposte sui redditi né per l'imposta di registro sul verbale di accordo. Eppure si tratta di un procedimento del tutto equiparabile a quello degli organismi di conciliazione, i quali però possono spendere la leva del beneficio fiscale. Non pare, tuttavia, che ci sia ragione per discriminare un tipo di conciliazione rispetto all'altro. Tra l'altro sull'avvocato incombe l'obbligo di informare e di illustrare le caratteristiche della media-conciliazione, comprese le agevolazioni tributarie, e anche quelle della negoziazione assistita. D'altra parte per le ipotesi in cui sono attivabili sia la media-conciliazione sia la negoziazione assistita gli interessati, nella scelta, terranno conto delle spese cui vanno incontro. Gratuito patrocinio. Il compenso salta se la parte interessata (sia nella media-conciliazione sia nella negoziazione assistita) ha i requisiti per ottenere il patrocinio a spese dello stato (reddito non superiore a euro ,24). Il decreto legislativo 28/2010 prevede, per le mediazioni obbligatorie, che all'organismo di conciliazione non sia dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello stato. L'interessato deve però depositare una dichiarazione sostitutiva sul possesso dei requisiti e, se l'organismo lo chiede, deve depositare anche la documentazione giustificativa della dichiarazione. La disciplina è la stessa per le convenzioni assistite dagli avvocati in materie per cui sono obbligatorie (sinistri, recupero crediti fino a 50 mila euro): la dichiarazione sul possesso dei requisiti va resa all'avvocato, che può richiedere documentazione giustificativa. L'interessato non deve pagare alcun compenso e l'attività di assistenza sarà svolta senza alcuna remunerazione. In questo caso la conciliazione non è a spese dello stato, ma degli organismi di conciliazione e degli avvocati. Antonio Ciccia 34 ADNKRONOS Processo civile, l'ue promuove la riforma: "Va nella giusta direzione" (AdnKronos) - La Commissione europea 'promuove' la riforma del governo italiano sul processo civile. Al termine di un incontro con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, la commissaria Ue alla Giustizia, Martine Reicherts, ha definito la proposte per ridurre i tempi dei processi civili in Italia "coraggiose" e "che vanno nella giusta direzione". Per la commissaria Ue le proposte di riforma presentate dal governo nella giustizia civile vanno nella direzione della riduzione dei tempi dei processi. ''La proposta fatta dal governo italiano -ha spiegato Reicherts- va assolutamente nella direzione giusta''. Orlando, al termine dell'incontro a Bruxelles, ha spiegato che la promozione della riforma da parte della Commissione è ''molto importante per noi'' e ''il fatto che l'europa riconosca la fondatezza e la bontà degli sforzi che stiamo facendo è molto positivo''. Reicherts ha sottolineato che ''la politica europea della giustizia è una politica di crescita'' e la riforma potrebbe ''semplificare la vita dei cittadini e delle imprese''. La commissaria ha fatto gli auguri al governo italiano ''perché la riforma possa far avanzare rapidamente l'italia sulla via della crescita''. 45 REPUBBLICA.IT Giustizia, Orlando incassa l appoggio della Ue alla riforma Commissaria Reicherts: "Misure coraggiose e di buon senso" BRUXELLES - Il guardasigilli Andrea Orlando incassa l'appoggio della Commissione di Bruxelles alla riforma della giustizia civile, al termine dell'incontro con la commissaria Martine Reicherts. "Si tratta di una riforma - ha detto la commissaria lussemburghese - frutto del buon senso e molto coraggiosa, in grado di far avanzare l'italia sulla via della crescita e della semplificazione". Parole inequivocabili che offrono una forte sponda europea a una riforma, quella della giustizia civile, cruciale nell'ambito del processo di cambiamento avviato in queste settimane dall'esecutivo. "Rafforzare la procura europea". Orlando ha illustrato alla commissaria Reicherts i Piani di riforma del governo nel suo settore e le priorità della presidenza di turno italiana del consiglio Ue, in particolare il lavoro per far avanzare la legislazione europea su protezione dati personali e sul procuratore Ue. "Vogliamo sviluppare con determinazione il rafforzamento della procura europea, creando un organismo che sia efficiente e indipendente, perchè riteniamo che questo sia un presupposto fondamentale per il contrasto alla criminalità organizzata - ha detto Orlando - La giustizia penale è fronte importantissimo per la lotta alla criminalità, ma la giustizia civile ha un ruolo che è spesso sottovalutato per quello che riguarda la prevenzione dei crimini", e la presidenza italiana perciò focalizzerà i propri sforzi anche in materia civile. La protezione dei dati. "La posizione della Commissione sulla riforma - ha commentato ancora il guardasigilli Orlando - è molto importante per noi. Il fatto che l'unione Europea riconosca la fondatezza e la bontà dei nostri sforzi è un elemento molto positivo. Come è noto la riforma della giustizia rappresenta una grande opportunità di aumentare la capacità di attrarre investimenti, pertanto rappresenta parte integrante delle riforme strutturali che hanno per obiettivo la crescita". Alla Reicherts, che domani sarà a Roma, Orlando ha ribadito anche le linee guida della politica sulla giustizia al livello europeo che il governo italiano intende seguire durante il semestre di presidenza. "Volevo ringraziare - ha aggiunto Reicherts - il ministro per il suo impegno sui due temi cruciali come la Procura europea e la protezione dei dati". "Nell'incontro di oggi - ha replicato Orlando - abbiamo condiviso il fatto che questi due importanti dossier rappresentano priorità fondamentali se si vuole creare in Europa uno spazio di giustizia e di integrazione. Del resto - ha sottolineato il ministro - senza un successo su questi due fronti sarà difficile andare avanti su importanti programmi come Eurojust". Infine, salutando il ministro di ritorno a Roma, la commissaria ha ribadito come tutta la politica europea sul fronte della giustizia vada ormai considerata come uno strumento importantissimo ai fini della crescita nell'unione. 56 IL SOLE 24 ORE Giustizia civile, Orlando incassa un primo ok Ue L'annunciata riforma della giustizia uscita dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso ottiene un importante sdoganamento in Europa, almeno per la parte più immediatamente operativa, quella sulla giustizia civile inclusa nell'unico decreto legge previsto dal governo. Incontrando ieri a Bruxelles il ministro Andrea Orlando, la neo-commissaria Ue alla giustizia, Martine Reicherts, ha elogiato le proposte per la riforma della giustizia civile, definendo «coraggiose e nella buona direzione» le scelte del ministro Orlando in materia di procedimenti e di riduzione della durata dei processi. «La riforma del processo civile persegue obiettivi comuni all'italia e alla Commissione europea» ha detto la commissaria lussemburghese al termine dell'incontro. «La questione dei ritardi è una delle questioni chiave. In materia di processo civile e della durata dei processi, le proposte del governo sono coraggiose e vanno nella giusta direzione» ha ribadito la commissaria. «Seguo con interesse - ha detto ancora la Reicherts - i lavori del governo italiano sulla riforma del processo civile. Faccio a Orlando i miei auguri perché l'intervento possa far avanzare rapidamente l'italia sulla via della crescita economica e della semplificazione», ha concluso la commissaria, che oggi sarà a Roma per preparare il Consiglio Giustizia dell'ue di ottobre. «La posizione della Commissione sulla riforma - ha risposto il guardasigilli Orlando - è molto importante per noi. Il fatto che l'unione Europea riconosca la fondatezza e la bontà dei nostri sforzi è un elemento molto positivo. Come è noto la riforma della giustizia rappresenta una grande opportunità di aumentare la capacità di attrarre investimenti, pertanto rappresenta una parte integrante delle riforme strutturali che hanno per obiettivo la crescita». Il guardasigilli ha ringraziato poi la commissaria per il riconoscimento importante del fatto che la riforma della giustizia civile «è un tutt'uno con l'aspetto della crescita. Siamo felici che ci venga attestato che questa è una parte integrante delle riforme strutturali che il Paese mette in campo per far ripartire l'economia». «Per la nostra politica interna - ha proseguito il ministro - è già stato un successo importante focalizzare l'attenzione su questa riforma, e il fatto che ora l'ue riconosca la bontà dei nostri sforzi è positivo». La velocizzazione dei processi civili è considerata dalla Commissione, come del resto dal governo italiano, un elemento essenziale per ridare fiducia agli investitori, e dunque per ottenere la ripresa economica. Reazioni positive alle dichiarazioni di Bruxelles sono arrivate anche sul versante parlamentare. Quanto dichiarato dal commissario Martine Reicherts sulla riforma della giustizia civile «è più che incoraggiante, è il riconoscimento che stavolta governo e maggioranza intendono fare sul serio» ha detto Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio. «È la miglior conferma ha aggiunto la Ferranti che il pacchetto Orlando è una riforma vera, una riforma che contribuirà a rilanciare il nostro Paese sotto il profilo dell'economia e dei diritti dei cittadini». Alessandro Galimberti 67 78 89 ITALIA OGGI Brevi Per l'associazione nazionale avvocati italiani dimezzare il carico giudiziario ed accorciare ad un terzo la durata dei processi, come previsto dal pacchetto giustizia approvato dal governo, sono proposte meritevoli di attenzione. Per il presidente Anai Maurizio De Tilla «ben venga la previsione che il giudice dopo una prima trattazione della causa (che non merita un'adeguata istruttoria) sottoponga alle parti una ipotesi di accordo. Ma ciò comporta che il giudice si legga attentamente le carte del processo e sia preparato e disponibile a dialogare con gli avvocati. Il che spesso non succede». «Per quanto riguarda poi la negoziazione assistita, la stessa avrà ben poca incidenza sul piano pratico. Se veramente si vuol fare qualcosa di più efficace bisogna estendere l'istituto a tutte le materie oggi comprese nella mediaconciliazione obbligatoria con abrogazione della medesima o con alternativa alla stessa». 910 ITALIA OGGI La previsione contenuta nel disegno di legge approvato dal governo il 29 agosto Autoriciclaggio nei reati fiscali Il reimpiego dei proventi aggrava il quadro punitivo L'autoriciclaggio scatta anche per i reati tributari. L'introduzione dell'autoriciclaggio aggrava il quadro punitivo per gli autori di reati tributari che reimpiegano il provento delle evasioni fiscali in attività imprenditoriali o finanziarie. L'autoriciclaggio scatta infatti anche in caso di trasferimento di somme derivanti da illeciti fiscali penalmente rilevanti. La fattispecie di autoriciclaggio contenuta nel disegno di legge di modifica del codice penale approvato dal consiglio dei ministri il 29 agosto prevede l'autonoma punibilità del soggetto che sostituisce, trasferisce o impiega denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo. Si tratta di condotte oggi non autonomamente perseguibili in quanto l'attuale formulazione dell'art. 648-bis del codice penale punisce fatti di riciclaggio solo fuori dai casi di concorso nel reato presupposto, rendendo dunque la movimentazione del prodotto o profitto di un reato da parte del relativo autore un post factum non punibile. Anche nel ddl sulla Voluntary disclosure in discussione alla Camera è contenuta una norma che incrimina l'autoriciclaggio: a differenza di quella previsione, il testo di origine governativa introduce un delitto a dolo specifico che incrimina la condotta di quanti reimpiegano il profitto di delitti in attività imprenditoriali o finanziarie al fine di ottenere un ulteriore vantaggio, che consiste nell'alterare le regole del mercato e della concorrenza o nella realizzazione di speculazioni di tipo finanziario utilizzando risorse e fattori produttivi di provenienza illecita. Il trasferimento del profitto o del prodotto di reati tributari farà scattare l'autoriciclaggio nei limiti in cui le somme derivanti da reati fiscali sono reimpiegate in attività imprenditoriali o finanziarie. Il semplice bonifico realizzato dall'autore di reati tributari per spezzare la tracciabilità di somme costituenti il profitto di reati tributari integra una ipotesi di autoriciclaggio secondo il testo contenuto nel ddl sulla voluntary disclosure mentre è una condotta irrilevante dal punto di vista penale in quanto rappresenta un post factum non punibile secondo la previsione approvata dal consiglio dei ministri. I reati tributari sono per lo più reati dichiarativi, che si consumano nel momento in cui la dichiarazione dei redditi del contribuente è presentata (o è omessa). Per potersi avere riciclaggio o autoriciclaggio del provento di reati tributari è dunque necessaria la prioritaria consumazione del delitto presupposto. La vendita di prodotti in nero con incasso da parte dell'azienda del provento e contestuale impiego in attività aziendali, in una tale impostazione, non è immediatamente perseguibile, perché il reimpiego avverrebbe prima della consumazione del reato tributario presupposto, prima cioè che la dichiarazione fiscale infedele sia presentata. In sostanza i reati di infedele dichiarazione, omessa dichiarazione e frode fiscale sono consumati con la presentazione della dichiarazione dei redditi. Solo dopo il perfezionamento del reato si può parlare di operazioni di riciclaggio o autoriciclaggio del provento o del profitto di tali reati. Le sostituzioni di denaro od altre utilità, incluse il reimpiego in attività finanziarie o imprenditoriali, compiute prima della presentazione della dichiarazione medesima non potranno perciò essere considerate quali attività di riciclaggio e di autoriciclaggio. La norma recata nel ddl governativo mira, come affermato dalla relazione governativa, a tutelare il ne bis in idem sostanziale, non incriminando condotte di mero godimento del profitto del reato, ma incriminando solo quelle condotte finalizzate a sfruttare economicamente i proventi illeciti. La criminalizzazione dell'autoriciclaggio rappresenta dunque la nuova frontiera del contrasto all'evasione fiscale, anche se il mero godimento dei proventi di evasione fiscale sfugge, secondo la norma in commento, alla tutela penale. Vincenzo Josè Cavallaro 1011 ITALIA OGGI Banche e assicurazioni. E la mediazione riparte La mediazione civile è ripartita. Soprattutto per i contratti assicurativi e bancari. Più della metà dei procedimenti iscritti tra gennaio e marzo 2014, infatti, riguarda proprio queste due materie. Mentre, in totale, l'accordo tra le parti viene raggiunto solo in una mediazione su nove. È quanto emerge dalle ultime statistiche pubblicate dal ministero della giustizia (Dipartimento della organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, Direzione generale di statistica) sulla mediazione civile ex dl 28/2010, relative al primo trimestre In particolare, dopo l'attuazione del dl 69/2013, che ha reintrodotto l'obbligatorietà della mediazione dal 21 settembre 2013, si sono verificate, da gennaio a marzo, circa 20 mila iscrizioni al mese. Un picco raggiunto solo nel luglio 2012, nel periodo di massima diffusione del tentativo di conciliazione. Andando a vedere per materia, però, si nota che il 39,3% dei procedimenti iscritti riguarda contratti assicurativi, mentre il 15,9% i contratti bancari. Quanto all'esito delle mediazioni, l'effetto dell'introduzione del «primo incontro formativo» è stato, da un lato, l'aumento della partecipazione dell'aderente, dall'altro una contestuale diminuzione del tasso di successo. L'aderente è infatti comparso nel 40% dei casi, ma l'accordo è stato raggiunto solo nel 28,2% dei procedimenti. Questo significa che dei procedimenti iscritti nei primi tre mesi del 2014, la mediazione è andata in porto solo per L'analisi della Giustizia si concentra poi sull'assistenza legale nella mediazione volontaria, dato che dal 21 settembre 2013 è stata introdotta l'obbligatorietà per le materie obbligatorie. Per quanto riguarda il totale dei proponenti, gli assistiti da avvocato sono stati solo il 35,3%, mentre gli aderenti comparsi con il legale sono il 26,2%. Il tasso di definizione per tipologia di organismo, invece, vede gli «altri ordini professionali» con la percentuale più alta, pari al 51,8%, ma gli 86 organismi hanno definito 453 mediazioni. Gli ordini degli avvocati, invece, che vantano 114 organismi di mediazione, hanno definito liti, con un tasso di definizione con accordo raggiunto se l'aderente compare pari al 20,9%. Gabriele Ventura 1112 1213 IL GIORNALE DI SICILIA Pizzo a 5 penalisti i a Palermo, gli avvocati: Ci costituiremo parte civile PALERMO. "Contatteremo i colleghi che hanno denunciato di aver subito richieste estorsive, garantiremo loro la massima assistenza e soprattutto ci costituiremo parte civile nel procedimento che li riguarda come parti offese". Ad affermarlo è il presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Palermo, Francesco Greco, in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura a carico di Pietro Urso, accusato di aver chiesto il pizzo a cinque penalisti. "Non indietreggiamo di un passo - continua Greco - a sostegno dei colleghi e della legalità". Urso era stato arrestato a luglio perché avrebbe tentato di taglieggiare altri due noti legali palermitani. Ora la Procura ha chiuso anche un'indagine più vecchia e complessa, scaturita dalle denunce di cinque legali. Sandra Figliuolo 1314 SPECCHIO ECONOMICO Come contrastare l ennesima cura inutile della giustizia civile di Maurizio de Tilla - Presidente dell ANAI, Associazione Nazionale Avvocati Italiani Il Governo ha annunciato una riforma organica della giustizia partendo dal processo civile. Sarebbe l ennesima riforma che si aggiunge alle quindici precedenti che hanno prodotto un solo risultato: l allungamento dei processi. Questa la novità. Si è detto che il 30 giugno 2014 sarebbe partito il processo telematico. Ma non si è detto che gran parte degli uffici non erano e non sono pronti e che il sistema previsto è lacunoso (ed anche pericoloso). Si dice che saranno accorciati i tempi dei processi. Ma come? La media conciliazione obbligatoria è servita solo ad ostacolare e rimandare l inizio dell azione giudiziaria. Il filtro in appello è di oscura e scarsa applicazione. Mancano giudici e risorse economiche. Continuano gli sprechi nella giustizia. Il Tribunale delle imprese non è decollato. Sono stati chiusi uffici giudiziari funzionanti. E sono stati accorpati processi e sedi con ulteriore intasamento dei processi. Da molte parti si segnalano disfunzioni e assenze di personale e di giudici. Riguardo alla media conciliazione obbligatoria assistiamo al suo fallimento. Non comprendiamo l ostinazione del Governo e del Ministero della Giustizia nel volere dare ancora corso ad un istituto fallimentare. Forse fa comodo per far credere a Bruxelles che si sta facendo qualcosa per ridurre i tempi della giustizia? Ma vi è di più. Insieme a 9 mila giudici togati lavorano 15 mila giudici di pace e laici che vengono retribuiti a cottimo. Un terzo della giustizia viene amministrata dai giudici laici. E si pensa di incrementarne il numero per smaltire più celermente l arretrato e risparmiare sulle spese di giustizia. I giudici cosiddetti «onorari» sono sottovalutati e sottostimati. Non hanno previdenza ed assistenza. Il loro ruolo è di serie B. Da ogni nuova legge vengono sempre più marginalizzati. Il loro sciopero è più che giustificato. Sull utilizzazione di giudici laici per scrivere le sentenze, dobbiamo segnalare un ulteriore pericolo. Per smaltire l arretrato il Ministero della Giustizia sta riflettendo sull opportunità di prevedere una scissione, nelle sentenze, tra il dispositivo e la motivazione. Dopo anni di processo la causa si decide e, mentre la decisione viene adottata dal giudice che ha istruito la causa, la motivazione la scriverebbe un altro «su commissione». Al giudice farebbero sempre capo la titolarità e la responsabilità della stesura della decisione, con l indicazione dei punti di diritto e di fatto che conducono ad essa, mentre la messa a punto della motivazione verrebbe affidata ad un soggetto esterno, ossia ad un avvocato. Dopo la sentenza con la «motivazione a pagamento», siamo di fronte a un altra bizzarria del legislatore: «sentenze in appalto» agli avvocati. Siamo alla follia di un legislatore impazzito che non ha altro da proporre che interventi privi di consistenza giuridica. La decisione viene affidata non solo al dattilografo, ma anche all avvocato su commissione del giudice. Nel Ministero della Giustizia non c è più il dottor Luigi Birritteri, promosso a funzioni più alte. Un magistrato di valore che ha dato esempio di grande efficacia ed operatività, per alcuni positiva, ma per gli avvocati estremamente negativa. 1415 Il ministro Andrea Orlando può, quindi, agire in discontinuità ed affrontare per la prima volta seriamente il problema della revisione della geografia giudiziaria che non ha portato alcun risultato utile sul piano della riduzione delle spese e dell efficienza della giustizia. Il Parlamento ha già formulato fondate critiche e indicato soluzioni e riaperture di uffici giudiziari ingiustificatamente soppressi. Se vuole operare bene, il ministro Orlando dovrà solo leggere e valutare gli atti parlamentari. I disastri procurati dalla selvaggia revisione della geografia giudiziaria sono, infatti, enormi. Dopo le recenti conclusioni di una incompiuta Commissione monitoraggio, un quotidiano «filorevisione» ha titolato un articolo «Tribunalini, non servono marce indietro». Il titolo doveva essere il contrario: «Tribunalini, servono marce indietro». Infatti la stessa Commissione fa rilevare che permangono situazioni di forti difficoltà da approfondire «con un costante monitoraggio, affiancato da un attività ispettiva» in alcune sedi come Alessandria, Vicenza, Siena, Latina, Santa Maria Capua Vetere, Lagonegro, Bari, Ragusa ecc. L elenco si può tranquillamente allungare. La realtà è, infatti, ben diversa da quella rappresentata dalla Commissione di cosiddetto monitoraggio. In più del 50 per cento delle sedi la giustizia è stata allontanata inspiegabilmente dal territorio e vi sono insopportabili carenze strutturali e ritardi nell attività giudiziaria. Oltre che un deprecabile allontanamento della giustizia dal territorio, che rappresenta il danno maggiore procurato dall improvvida riforma, abbiamo assistito ad alcuni paradossi. Si è voluto sopprimere il Tribunale di Bassano del Grappa per trasferirlo a Vicenza. Ma l ufficio giudiziario di Vicenza è in fase di decozione, al punto che, con un istanza «provocatoria», il Consiglio dell Ordine degli avvocati, con altri enti e associazioni, ne ha chiesto «simbolicamente» il fallimento. Nell istanza si accusa il Tribunale di essere largamente venuto meno all adempimento di gran parte degli obblighi istituzionali dei quali è portatore. Rinvii delle cause a 5 anni, diminuzione di magistrati e di personale. Di qui l istanza di fallimento. Dopo la demolizione di più di 800 uffici giudiziari, anche in numerose altre sedi saranno presentate analoghe istanze. La revisione della geografia giudiziaria doveva attendere l attuazione puntuale del processo telematico. Abbiamo protestato, ma non siamo stati ascoltati. Lo spirito critico non è, infatti, quasi mai gradito a chi gestisce il potere. Certo è che talvolta l esercizio dello spirito critico può rallentare il processo decisionale. Ma al ritardo si unisce spesso la modifica del previsto provvedimento. Si opera meglio valutando le osservazioni esterne che formano spesso parte integrante della procedura che porta al provvedimento. Nel Governo, e poi nel Parlamento, lo spirito critico e comunque la discussione sono stati eliminati con l inflazione di decreti legge approvati e non discussi per avere la fiducia in sede di conversione. Quando non c è un maxi-emendamento che stravolge il decreto e che si avvale illegalmente di un procedimento legislativo di urgenza. Il ministro Orlando potrà finalmente ascoltare le istanze di cittadini, sindaci e avvocati per porre riparo alle improvvide e affrettate «rottamazioni». Intanto, dopo i Tribunali minori si passa all eliminazione dei piccoli ospedali. La motivazione è il risparmio dei costi. Ma il pericolo è l allontanamento dei presidi sanitari dal territorio. Il cosiddetto «Patto per la salute», che altro non è che un «accordo scellerato contro la salute», si traduce nel taglio dei piccoli ospedali e delle mini cliniche con meno di 60 posti letto. 1516 Sotto questa soglia gli ospedali dovranno essere riconvertiti in strutture per l assistenza nel territorio e per la riabilitazione, mentre le clinichette, salvo quelle mono-specialistiche, dovranno riaccorparsi fino a raggiungere la dotazione di almeno 100 letti o chiudere i battenti. Dopo quello che si è fatto nella giustizia si continua a sbagliare. Dopo aver pagato amaramente l eliminazione dei presidi giudiziari, i cittadini subiranno anche il danno per la rottamazione dei presidi sanitari. È stata attuata la digitalizzazione della giustizia? Lo diciamo da tempo: se si va avanti così, il processo telematico non potrà entrare in funzione se non a macchia di leopardo. Ed infatti dai dati acquisiti è emerso che i Tribunali attivati per la fase monitoria sono 86 su 140, per la fase esecutiva 47 su 140, per gli atti di merito endo-procedimentali 53 su 140. Inoltre i Tribunali che permettono non solo il deposito del ricorso per ingiunzione, ma anche il pagamento elettronico dalle spese e concludono la procedura con l emissione del decreto sono solo il 36 per cento del totale nazionale. Per quanto riguarda il merito e il deposito degli atti endo-processuali, la percentuale scende al 16 per cento. In ambito esecutivo, i Tribunali che effettivamente permettono il deposito telematico dell istanza di vendita e il pagamento del contributo unificato rappresentano il 13 per cento del totale. Il termine del 30 giugno 2014 è stato prorogato per i vecchi processi, il processo telematico entra in vigore, e parzialmente, solo per i decreti ingiuntivi e per gli atti endo-processuali delle nuove cause. Le cause pendenti dovranno attendere ulteriore tempo. Per accelerare i tempi dei processi da più parti si sostiene che si debba «rottamare» il giudizio per Cassazione. Troppe vertenze. Troppi avvocati, troppi giudici, troppi costi per la giustizia. Ma che fare? Qualcuno irresponsabilmente propone di introdurre filtri e surrettizie pronunce di inammissibilità affidate alla discrezionalità dei giudici e all inappellabilità dei loro giudizi, anche se errati. Qualcuno più responsabilmente propone, invece, di eliminare, con una norma di revisione costituzionale, la possibilità in taluni casi di ricorrere in Cassazione. Michele Ainis, su «L Espresso», così si esprime: «Ecco, la Cassazione, potrebbe diventare la prossima vittima di Matteo Renzi, e non è detto che sia un crimine». Sul filtro si è intervenuti anche nel giudizio in Appello con l introduzione di norme scriteriate ed incomprensibili. Il prof. Pietro Trimarchi, emerito di Diritto civile nell Università di Milano, ha tentato di dare soluzioni credibili per smaltire l arretrato. E ciò ha fatto in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera dal titolo «Processi e avvocati, il Paese degli eccessi». Ha, anzitutto, proposto che la parte soccombente, la quale abbia temerariamente abusato del processo agendo o resistendo in giudizio con malafede o colpa grave, sia condannata a pagare allo Stato una sanzione adeguata. Anche la Pubblica Amministrazione, spesso citata in giudizio, potrebbe essere più responsabile separando le posizioni da mantenere in giudizio da quelle da abbandonare. Altro rimedio è quello che riguarda il numero degli avvocati. Ma per fare ciò bisognerebbe fissare un numero programmato all Università o negli Albi. Il prof. Trimarchi è d accordo su questo punto. Non ci risulta che siano della stessa opinione gli attuali reggenti delle Facoltà di Giurisprudenza. In conclusione, possiamo tranquillamente affermare che non si rifiuta mai di sedersi a tavola con un ministro. L apertura del dialogo con l Avvocatura è una buona cosa che potrebbe portare a risultati utili e positivi. Dobbiamo solo osservare che le «pietanze» del tavolo sono limitate. Non si parla più di provvedimenti necessari per rimediare ai guasti della selvaggia revisione della geografia giudiziaria e dell assurdo di una «media conciliazione» obbligatoria che ha un esito fallimentare. 1617 1718 IL SOLE 24 ORE Sulla prescrizione scelta sbagliata di Salvatore Scuto - Presidente della Camera penale di Milano Sarà solo con la pubblicazione dei testi definitivi che la riforma del processo penale varata dal Governo il 29 agosto assumerà forme e contenuti che permetteranno di valutare se il confronto sulle preoccupanti criticità dei contenuti della stessa, sollecitato con determinazione dalle Camere Penali, sia stato effettivo. È questo il caso delle modifiche che si intendono apportare al regime della prescrizione. Si vuole, infatti, introdurre una generale sospensione del relativo termine per la durata di due anni, dalla sentenza di condanna di primo grado a quella conclusiva del procedimento d'appello, e di un anno da quest'ultima alla sentenza definitiva. Ed è proprio un clamoroso equivoco quello che si annida in una simile proposta di modifica. Un equivoco che è frutto della stessa poca logicità dei presupposti dell'intervento: se si vuol far guadagnare velocità ad un treno non si allunga di certo la lunghezza dei binari del percorso che deve compiere. La riforma, così, produrrà un indiscriminato aumento dei termini di prescrizione, i cui effetti negativi non troveranno alcun efficace contemperamento nella previsione di limiti massimi. L'istituto della prescrizione del reato non ha nulla a che vedere con la durata del processo, mentre il diritto alla ragionevole durata del processo riguarda, senza alcuna differenza, sia l'imputato che veda celebrarsi il processo in prossimità del fatto-reato a lui addebitato sia colui che subirà il processo in prossimità dello scadere del termine di prescrizione. Uno degli effetti di tale intervento riformatore, pertanto, sarà quello di disarticolare il sistema contraddicendo la regola cardine dell'istituto: la durata del termine va commisurata al disvalore del reato e non può essere condizionata dall'incedere del processo in corso. Si evita per tal verso di intervenire sulla causa reale del fenomeno: l'inerzia degli uffici del pubblico ministero. Le stesse statistiche ministeriali, infatti, ci dicono chiaramente non solo che il fenomeno della prescrizione è in graduale riduzione ma che la maggiore incidenza di esso si ha nella fase delle indagini preliminari ovvero nella fase in cui il pubblico ministero è il vero e proprio dominus, dove oscillano tra il 60 ed il 70 % del totale. È evidente che ciò è addebitabile all'inerzia del pubblico ministero non bilanciata, singolarmente, da alcun intervento volto ad introdurre un salutare controllo giurisdizionale sull'iscrizione della notizia di reato né, come si diceva, da alcuno strumento che ne sanzioni l'inattività. Evidente ancora che 1819 tutto questo non può che accendere un faro sul problema costituito dall'effettività del principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azionale penale di fatto tramutatosi in una sostanziale discrezionalità. Insomma, ancora una volta, viene scaricato sugli istituti di diritto sostanziale e processuale il peso di responsabilità di sistema che non dovrebbero certo costituire la posta del saldo negativo che registra il sistema delle garanzie. Stesse considerazioni vanno sinteticamente svolte a proposito degli interventi che riguardano l'introduzione dell'appello come strumento di impugnazione a critica vincolata, accompagnato dalla malcelata tendenza ad una declatoria di inammissibilità de plano, intervento che risponde ancora una volta ad esigenze di snellimento del carico di lavoro delle corti d'appello come se questo fosse la risultate di attività difensive a carattere defatigatorio, nonostante non vi sia alcuna deriva di questo tipo nell'esercizio di un diritto irrinunciabile quale è quello della devoluzione al giudice del controllo della decisione di primo grado della res iudicanda nella sua interezza. Preoccupa, poi, l'intervento relativo al giudizio abbreviato, a seguito della pedissequa ricezione di non condivisibili arresti giurisprudenziali, in relazione alla sanatoria delle nullità non assolute e della non rilevabilità di alcune categorie di inutilizzabilità a seguito della richiesta. Per nulla condivisibile l'ipotesi di congelare l'ordinanza dispositiva del giudizio quando la richiesta sia stata anticipata dal deposito dei risultati dell'indagine difensiva ed il pubblico ministero abbia richiesto un termine per lo svolgimento di indagini suppletive; proposta che non tiene conto della giurisprudenza costituzionale secondo la quale, in questa ipotesi, l'utilizzabilità degli atti delle indagini difensiva non è lesiva del principio di parità delle parti mentre la apparente disparità di trattamento risulta comunque giustificata dalla peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero e dalla funzione che gli è affidata. 1920 SPECCHIO ECONOMICO Antonello Soro: il garante per la privacy nella lotta tra spazio fisico e virtuale In una cornice di profondi mutamenti, in ragione anche degli effetti globali dei fenomeni e dei limiti geografici in cui opera l Autorità garante per la protezione dei dati personali, il presidente Antonello Soro per primo avverte quanto sia difficile rafforzare le garanzie per i cittadini, rendere più efficaci le tutele, imporre regole a soggetti economici di dimensioni planetarie. «Se è vero che l equilibrio tra tecnologie e tutela dei diritti fondamentali nello spazio digitale deve trovare un efficace risposta ultrastatuale, è altrettanto vero che quanti hanno responsabilità e poteri hanno anche il dovere di mettere in campo impegno e determinazione per contrastare le distorsioni del sistema. Per questo non si può tacere la delusione per la scarsa risolutezza manifestata dai Governi nell approvazione del nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati, occasione perduta per dotarsi di un solido quadro legislativo capace di rappresentare un ineludibile punto di riferimento globale». L Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Antonello Soro, Augusta Iannini, Giovanna Bianchi Clerici, Licia Califano, ha presentato la Relazione sul diciassettesimo anno di attività e sullo stato di attuazione della normativa sulla privacy, indicando tra gli interventi più rilevanti la sorveglianza globale e il Datagate; Internet e il ruolo dei grandi provider; la trasparenza della P.A. on line e le garanzie da assicurare ai cittadini; i social network e i problemi posti dal cyberbullismo; il fisco e la tutela della riservatezza dei contribuenti; i sistemi di pagamento mediante smartphone e tablet (mobile payment); l uso dei dati biometrici, anche sul posto di lavoro; la tutela dei minori nei media e nel web; la protezione dei dati usati a fini di giustizia; le telefonate promozionali indesiderate; i diritti dei consumatori; le semplificazioni per le imprese; le banche dati pubbliche e private; il mondo della scuola; i partiti e i movimenti politici; la conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico. E non solo. Affrontiamo, in questa intervista al presidente Soro in carica dal 2012, alcuni di questi temi, restando impossibile compiere un indagine più profonda sulle cause che mettono oggi in crisi la riservatezza e l intimità dell individuo, in una parola la privacy, che sono ben descritte nella Relazione annuale di recente pubblicata. Domanda. Sono moltissimi i problemi che affronta l Autorità garante per la protezione dei dati personali. Quale, oggi, il tema più rilevante? Risposta. L Autorità ha una proiezione molto orizzontale con un incrocio in tanti campi di interesse sia dei privati che delle amministrazioni pubbliche. La Relazione presentata quest anno pone come tema dominante il nuovo scenario di organizzazione digitale della vita dei cittadini, che è profondamente cambiato per effetto della progressiva diffusione dei dispositivi, in particolar modo mobili, che rendono facilissimo e poco costoso l accesso ai servizi internet da parte di tutti i cittadini di qualunque età. Questa autentica rivoluzione digitale ha cambiato molto le abitudini e gli stili di vita, l organizzazione del lavoro, le attività economiche e finanziarie, i giochi. Direi che non 20 Vedere altro
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 Articolo 55
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 Art. 1
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