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Timestamp: 2019-05-20 21:09:36+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 15 dicembre 2014, n. 26295. La delibera condominiale che prevede l'allargamento dell'area destinata a parcheggio va approvata con maggioranza qualificata. E ciò anche se non sono necessarie nuove opere edilizie. Si tratta di un cambio di destinazione, che rientrando nella categoria delle innovazioni richiede di essere approvato con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell'edificio - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 15 dicembre 2014, n. 26295. La delibera condominiale che prevede l'allargamento dell'area destinata a parcheggio va approvata con maggioranza qualificata. E ciò anche se non sono necessarie nuove opere edilizie. Si tratta di un cambio di destinazione, che rientrando nella categoria delle innovazioni richiede di essere approvato con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell'edificio
sentenza 15 dicembre 2014, n. 26295
CONDOMINIO (OMISSIS) IN PERSONA DELL’AMM.RE P.T.;
avverso l’ordinanza n. 30297/2011 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di ROMA, depositata il 30/12/2011;
Con ricorso ex articolo 1137 c.c., u.c., depositato in data 31 ottobre 2001, (OMISSIS) e (OMISSIS), condomini del Condominio (OMISSIS) impugnavano la delibera assunta dall’assemblea in data 5 ottobre 2001 con la quale si era deciso di destinare a parcheggio un’area condominiale.
All’udienza del 1 aprile 2003 la difesa degli attori, attuali ricorrenti, chiedeva che venisse dichiarata la cessazione delle materia del contendere, in quanto gli attori in data 30 gennaio 2003 avevano venduto l’appartamento di loro proprieta’.
– non era contestata l’allegazione del condominio appellato secondo la quale l’area oggetto della delibera era stata adibita a parcheggio sin dall’insorgenza del condominio;
– anzi, gli stessi appellanti avevano affermato che l’area era stata gia’ in precedenza adibita a parcheggio e con precedenti delibere ne era stato disciplinato l’utilizzo “segnando gli spazi non utilizzabili a parcheggio”; infine, con delibera del 20 marzo 2001 (antecedente a quella impugnata), l’area era stata destinata a parcheggio;
– la delibera impugnata, avente ad oggetto “segnalazione posti auto nel parcheggio condominiale e regolamentazione per l’uso del parcheggio”, che non implicava l’esecuzione di alcuna opera edilizia, era semplicemente attuativa di pregresse delibere (mai impugnate) e pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dagli appellanti, non aveva ad oggetto una innovazione e non era necessaria una maggioranza qualificata.
(OMISSIS) e (OMISSIS) proponevano ricorso per cassazione, deducendo, tra l’altro che le precedenti delibere richiamate dal giudice di appello non avevano destinato a parcheggio le aree oggetto della delibera impugnata e che la destinazione a parcheggio era intervenuta solo con la delibera impugnata.
Il ricorso veniva dichiarato inammissibile con ordinanza n. 30297 in data 30 dicembre 2011, in base alla seguente motivazione: si deve rilevare che la censura e’ inammissibile perche’ completamente priva di autosufficienza, non essendo riportato integralmente l’oggetto delle delibere che si assume essere difforme rispetto a quanto ritenuto dal giudice di appello.
I ricorrenti denunciano un errore percettivo, consistito nell’avere ritenuto privo di autosufficienza il ricorso per mancata riproduzione delle risultanze istruttorie da cui sarebbe emersa la destinazione a parcheggio delle aree oggetto della delibera impugnata – come sostenuto dai (OMISSIS) – (OMISSIS), delibazione che erroneamente la corte territoriale aveva riferito a precedenti delibere.
Il consigliere relatore all’esito dell’esame preliminare ex articolo 380 bis c.p.c., ha proposto la reiezione del ricorso, la difesa dei ricorrenti ha contro dedotto con memoria, ribadendo con memoria illustrativa la tesi. La Corte, all’esito di piu’ accurato esame degli atti del pregresso giudizio di legittimita’, in particolare dell’originale del ricorso, ha rilevato che, diversamente da quanto ritenuto dal precedente collegio e dal relatore, risulta di difficile riproduzione il contenuto delle asserite altre delibere, ai fini e per gli effetti di cui all’articolo 366 c.p.c., n. 6, soprattutto tenendo conto che si tratta di documenti sui quali e’ stato fondato il convincimento dei giudici del merito.
Non resta, pertanto, nella presente fase, che dare atto della sussistenza dell’evidente errore revocatorio e, pertanto, dichiarare ammissibile il ricorso ex articolo 395 c.p.c., n. 4, e rinviare la decisione in ordine a quello alla pubblica udienza.
Con il ricorso si contesta l’esattezza della affermazione della Corte di appello di Venezia secondo la quale la destinazione a parcheggio delle aree di cui si discute doveva considerarsi definitivamente stabilita a seguito delle precedenti delibere in data 14 luglio 1999, 30 maggio 2000, 20 marzo 2001, senza, tra l’altro, che tale circostanza decisiva fosse stata mai invocata dal condominio.
Come dedotto dai ricorrenti, infatti, dall’esame degli atti di causa risulta che:
a) la delibera in data 14 luglio 1999 aveva avuto un oggetto del tutto diverso e cioe’ quello di segnare gli spazi non utilizzabili a parcheggio, tra cui quelli per cui e’ causa;
c) che l’illegittima destinazione parcheggio, in contrasto con la previsione del regolamento contrattuale, delle aree di cui si discute era avvenuta solo con la delibera in data 5 ottobre 2001, impugnata dagli attuali ricorrenti.
Cio’ chiarito, la questione della virtuale soccombenza, ai fini della liquidazione delle spese di giudizio, avrebbe dovuto essere decisa in relazione alle posizioni in concreto assunte dalle parti.
Sotto tale profilo gli attuali ricorrenti sostenevano che la delibera impugnata era illegittima, in quanto, anche volendo ammettere che essa mutando la destinazione di un’area condominiale rispetto alle previsioni del regolamento di condominio, aveva attuato una innovazione conforme alla legge, avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza prevista dall’articolo 1136 c.c., comma 5, nella specie non raggiunta.
Il condominio aveva tentato di sostenere la tesi secondo la quale la delibera impugnata, non comportando opere di carattere edilizio, non aveva ad oggetto una innovazione e quindi non avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza qualificata di cui all’articolo 1136 c.c., comma 5.
Dalla piu’ recente giurisprudenza di questa S.C. in tema di condominio negli edifici e’ desumibile implicitamente che le deliberazioni assembleari di mutamento di destinazione una parte comune non danno luogo ad una innovazione vietata dall’articolo 1120 c.c., ma costituiscono pure sempre innovazioni, da approvarsi con la maggioranza qualificata (cfr., in tal senso, sent.: 12 luglio 2011 n. 15319; 5 marzo 2008 n. 5997).
Poiche’ nella specie non era contestato che, con riferimento ai millesimi, non era stata raggiunta la maggioranza qualificata prevista per l’approvazione delle innovazioni, la delibera in questione era da considerare invalida, con le inevitabili conseguenze in ordine alla soccombenza virtuale ai fini della liquidazione delle spese di giudizio.
In definitiva, quindi, vanno accolti sia il ricorso per revocazione, che il ricorso contro la sentenza la sentenza della Corte di appello di Venezia in data 19 novembre 2009, con rinvio alla Corte di appello di Brescia, che provvedera’ anche in ordine alle spese della presente fase di giudizio.
la Corte accoglie il ricorso per revocazione e il ricorso contro la sentenza la sentenza della Corte di appello di Venezia in data 19 novembre 2009, con rinvio alla Corte di appello di Brescia, che provvedera’ anche in ordine alle spese della presente fase di giudizio.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 15 settembre 2014, n. 19408....

References: sentenza 
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 articolo 1137
 articolo 380
 articolo 395
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