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Timestamp: 2017-10-21 06:32:43+00:00

Document:
Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese| Normativa
Regolamento del Tribunale EcclesiasticoRegionale Pugliese
§1. I tribunali ecclesiastici regionali italiani, costituiti da Papa Pio XI con il M.P. Qua cura dell’8 dicembre 1938, hanno come soggetto di imputazione delle posizioni e dei rapporti attinenti l’attività amministrativa e la gestione economica la Regione ecclesiastica di appartenenza, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.
- entro il mese di febbraio un acconto pari al 75% delle uscite dell’anno precedente;
- entro il mese di giugno il saldo del contributo, determinato ai sensi del § 1.
§ 4. Nel caso in cui il conto consuntivo, di cui al § 2, evidenzi un passivo, il ripianamento dello stesso - dopo verifica da parte della C.E.I. - viene operato dalla Conferenza Episcopale regionale e dalla C.E.I. in parti uguali.
§ 5. Spetta alla Regione ecclesiastica reperire e mettere a disposizione del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese regionale a titolo gratuito una sede idonea.
§ 1. § 1. I costi di una causa sono determinati da una duplice voce:
§ 2. La parte attrice, che invoca il ministero del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, è tenuta a versare al momento della presentazione del libello un contributo di concorso ai costi della causa.
§ 6. § 6. Gli avvocati e i procuratori iscritti all’Elenco di un Tribunale regionale sono tenuti, a turno, a richiesta del Vicario giudiziale e a meno di gravi ragioni la cui valutazione spetta al medesimo Vicario giudiziale, a prestare il proprio gratuito patrocinio alle parti che abbiano ottenuto la completa esenzione dal contributo obbligatorio ai costi di causa e dalle spese di patrocinio e alle quali il Preside del Collegio giudicante abbia ritenuto doversi assegnare un patrono d’ufficio.
+ ENNIO ANTONELLI
(11 febbraio 1998)
La Conferenza Episcopale Italiana, dando attuazione alle disposizioni degli articoli 57 e 58 del Decreto generale sul matrimonio canonico promulgato il 5 novembre 1990, nel corso della XLI Assemblea Generale del 6-10 maggio 1996, ha approvato le "Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici regionali italiani e l'attività di patrocinio svolta presso gli stessi", promulgate, dopo la "recognitio" della Santa Sede, con Decreto dell'Eminentissimo Cardinale Presidente in data 18 marzo 1997.
Il paragrafo 3 dell'articolo 1 di dette Norme demanda alla Conferenza Episcopale Regionale l'approvazione di un "Regolamento del Tribunale" di cui è responsabile. Il Regolamento stabilisce le disposizioni amministrative, disciplinari e procedurali necessarie per l'ordinario funzionamento del Tribunale, con speciale riferimento all 'esecuzione" delle Norme stesse.
Con Lettera del 19 dicembre 1997, la Segreteria Generale della C.E.I. ha fatto pervenire a ciascun Vescovo uno Schema di Regolamento, approntato dalla Commissione Episcopale per i problemi giuridici, coadiuvata dall'Ufficio Giuridico della Segreteria Generale e dopo aver ascoltato il parere dei Vicari Giudiziali dei 19 Tribunali regionali italiani.
La Conferenza Episcopale Pugliese, nel corso dell 'adunanza svoltasi a Martina Franca dal 3 al 5 febbraio 1998, presente il Vicario Giudiziale del Tribunale, ha esaminato lo schema proposto e, dopo attenta discussione, ha approvato a maggioranza qualificata l'allegato Regolamento del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese.
Con il presente Decreto, nella mia qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, per mandato della stessa e a norma dello Statuto, dispongo che venga promulgato il predetto Regolamento come di seguito riportato.
Ad esso devono attenersi i Giudici e gli altri ministri del Tribunale e quanti intendono avvalersi del suo servizio per le cause matrimoniali.
Molfetta, dalla sede della C.E.P., 11 febbraio 1998.
+ BENIGNO PAPA
Segretario C.E.P.
(Cfr. Norme emanate dalla C.E.I. il 26 marzo 1997, art. I § 3)
I — LA CONFERENZA EPISCOPALE REGIONALE
Il Moderatore del Tribunale è il Vescovo della diocesi ove ha sede il Tribunale medesimo o un Vescovo appartenente alla Conferenza episcopale della Regione ecclesiastica di pertinenza del Tribunale, eletto dalla stessa Conferenza.
Il Moderatore eletto rimane in carica per un quinquennio e può essere rieletto. Oltre ai compiti attribuitigli dal diritto comune ai sensi dei canoni 1423 e 1439, spetta al Moderatore vigilare sul corretto ed efficace funzionamento del Tribunale e presentare alla Conferenza Episcopale Regionale una relazione annuale sulla situazione del Tribunale, corredata eventualmente da osservazioni e proposte.
Il Moderatore può ricevere una procura speciale dal legale rappresentante della Regione ecclesiastica, qualora i due uffici non si identifichino nella stessa persona, per il compimento di Atti di straordinaria amministrazione concernenti il Tribunale. Spetta a lui anche l'approvazione dell'elenco degli uditori giudiziari (cf can. 1428), e la nomina dei difensori del vincolo sostituti, del Cancelliere e del Notaio o Attuario stabile del Tribunale.
I II. - I GIUDICI E GLI ALTRI MINISTRI DEL TRIBUNALE
Oltre ai compiti attribuitigli dal diritto comune e particolare, spetta al
Vicario Giudiziale, in stretta intesa con il Moderatore, dirigere l'Attività del Tribunale, curando che il funzionamento dello stesso sia corretto ed efficace. In particolare, egli:
a) costituisce i turni giudicanti, per quanto possibile secondo le indicazioni del can. 1425, § 3;
b) designa l'eventuale Difensore del Vincolo sostituto; c) presiede, nella misura del possibile, i collegi giudicanti e designa il Vicario Giudiziale aggiunto che presiede il Collegio (cf can. 1426, § 2); in caso di necessità, nomina il Preside del Collegio;
f) cura l'amministrazione ordinaria del Tribunale secondo gli indirizzi e i mandati del Moderatore;
h) presenta alla Conferenza Episcopale Regionale una relazione annuale sull'Attività del Tribunale;
i) nomina i notai o attuari sostituti;
l) collabora con la Conferenza Episcopale Regionale nell'individuare persone idonee da inserire nell'organico del Tribunale.
I Vicari Giudiziali aggiunti
Cooperano con il Vicario Giudiziale nell'organizzazione del lavoro del Tribunale e nella Presidenza dei collegi giudicanti.
In caso di assenza o impedimento del Vicario Giudiziale lo sostituisce il Vicario Giudiziale aggiunto più anziano per nomina.
Il Difensore del Vincolo titolare e i suoi eventuali sostituti
Per la difesa del vincolo nelle singole cause può essere coadiuvato da sostituti, che vengono nominati per un quinquennio dal Moderatore e possono essere confermati. La difesa del vincolo è compito del titolare dell'ufficio; l'eventuale assegnazione di singole cause a un sostituto è operata dal Vicario Giudiziale al momento della costituzione del Collegio giudicante.
Il Difensore del Vincolo titolare cura l'uniformità dell'Attività di difesa del vincolo nel Tribunale e vigila sullo svolgimento della stessa da parte dei sostituti. Egli ha altresì la facoltà di avocare a sé la suddetta attività in singole cause, informando di ciò il Vicario Giudiziale e il Preside del Collegio giudicante.
Il Promotore di Giustizia è nominato dalla Conferenza Episcopale
Regionale, rimane in carica per un quinquennio e può essere confermato.
Al suo ufficio spetta l'accusa della nullità del matrimonio a norma del can. 1674, 2° e la tutela della legge processuale.
a) coordina l'attività della Cancelleria e collabora con il Vicario Giudiziale nell'organizzazione generale del funzionamento del Tribunale;
b) organizza e cura l'archivio del Tribunale;
b) su mandato del Vicario Giudiziale autorizza la consultazione dell'archivio del Tribunale e rilascia Atti o documenti relativi al Tribunale, facendo fede con la sua firma dell'autenticità degli stessi.
Il Notaio Attuario stabile e i suoi sostituti
Il Notaio o Attuario stabile è nominato dal Moderatore del Tribunale. Il Notaio:
a) redige il verbale di udienza, sotto la moderazione del Difensore del Vincolo;
b) con la propria firma fa fede dei verbali di udienza e degli altri Atti e documenti rilasciati dal Tribunale su mandato del Giudice responsabile dei procedimenti in corso. -Per singoli Atti processuali o anche per singoli procedimenti il Vicario Giudiziale può incaricare Notai sostituti, i quali svolgono le medesime funzioni del Notaio stabile.
I Patroni stabili sono nominati dalla Conferenza Episcopale Regionale, rimangono in carica per un quinquennio e possono essere confermati. Prima di assumere l'incarico prestano il giuramento de munere fideliter adimplendo.
Il Patrono stabile svolge la propria attività di consulenza e di contatto con le parti, di cui assume la difesa, in una propria sede ecclesiastica, possibilmente distinta da quella del Tribunale. E' cura del Tribunale il reperimento e la dotazione di tale sede in modo da consentire al Patrono stabile un efficace svolgimento del proprio servizio. Si impegna ad assicurare la presenza, almeno una volta al mese e secondo le indicazioni del Vicario Giudiziale, nelle sedi delle Diocesi capoluogo di Provincia in un apposito ufficio delle rispettive Curie.
Il Patrono stabile di un Tribunale regionale italiano non può assumere la difesa dei propri assistiti in cause pendenti o da introdurre presso il foro civile e penale dello Stato italiano, fatto salvo l'eventuale procedimento di delibazione.
Lo stato giuridico del Patrono stabile e la tipologia d'inquadramento professionale sono determinate in apposita nota, allegata al presente Regolamento (cf art. 6, § 1 delle Norme emanate dalla C.E.I.).
Spetta al Moderatore, su proposta del Vicario Giudiziale, nominare i Periti del Tribunale, inserendoli in un apposito elenco, suddiviso secondo le specifiche competenze. In vista dell'eventuale inserimento nell'elenco del Tribunale, gli aspiranti Periti sono tenuti:
b)a indicare referenze ecclesiastiche a richiesta del Vicario Giudiziale;
d) a prestare giuramento de munere fideliter adimplendo, prima di assumere l'incarico.
Chi fosse intervenuto in una causa quale Perito di parte non può essere nominato, nel medesimo procedimento, quale Perito di ufficio. Può essere tuttavia ascoltato - d'ufficio o su richiesta di parte - quale teste tecnico ed il suo parere può essere tenuto presente dal Giudice quale elemento ex adiunctis per la valutazione di cui al can. 1680.
I Patroni di fiducia sono tenuti all'osservanza della normativa canonica comune, di quella particolare italiana e del regolamento del Tribunale. All'elenco previsto dall'art. 5, § 1 delle Norme emanate dalla C.E.I. possono essere iscritti i Patroni di fiducia che:
a) in possesso del diploma di Avvocato Rotale o del diploma di dottorato in diritto canonico oppure sono stati approvati in quanto "vere periti" (cf can. 1483) dal Moderatore, sentito il Vicario Giudiziale;
b)hanno effettivo domicilio nel territorio della Regione ecclesiastica. I Patroni non effettivamente domiciliati nel territorio della Regione ecclesiastica debbono nominare, nelle singole cause da loro difese, un Procuratore in loco scegliendolo fra quelli iscritti nell'elenco del Tribunale, salvo il caso in cui, in appello, la parte chieda l'assistenza del Patrono di fiducia scelto in primo grado.
Qualora costituiscano associazioni su base regionale, i Patroni di fiducia, comunque ammessi a patrocinare presso il Tribunale, devono chiedere ed ottenere dalla Conferenza Episcopale Regionale l'approvazione dei relativi statuti per conseguire una rappresentanza accreditata in vista della trattazione e risoluzione di questioni di interesse generale. In caso di inadempienze nell'esercizio del mandato, si procede a norma dei cann. 1488 - 1489 e del § 5 dell'art. 5 delle Norme emanate dalla C.E.I.
M. - L'ATTIVITA' PRELIMINARE AL PROCESSO
I fedeli che intendono assumere informazioni circa l'eventuale introduzione di una causa per la dichiarazione di nullità matrimoniale, possono prendere contatto con la Cancelleria dei Tribunale, che provvederà a indirizzarli ai Patroni stabili o ad altri servizi di consulenza operanti.
La richiesta di iniziare una causa
La richiesta di iniziare una causa matrimoniale deve essere presentata dalla parte interessata al Vicario Giudiziale, il quale chiarisce, con le modalità più opportune, l'onere economico della causa nella forma del contributo obbligatorio, da versare al Tribunale, e della contribuzione volontaria al costo finale della causa, da versare alla C.E.I.
La richiesta di un Patrono stabile
Il Vicario Giudiziale, o il Vicario Giudiziale aggiunto, ai quali di regola spetta la Presidenza dei turni giudicanti, assegnano ai fedeli che ne fanno richiesta un Patrono stabile che li assista in giudizio, tenendo conto delle ragioni addotte, avvalorate dalla documentazione e valutata alla luce della particolare sensibilità della parte, nonché della effettiva disponibilità del servizio.
I Patroni stabili sono tenuti ad assicurare il servizio di consulenza nelle modalità determinate dal Vicario Giudiziale e ad introdurre la causa, una volta esperita la consulenza, rispettando l'ordine cronologico.
IV. - LO SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
II libello
b) la copia integrale dell'atto di matrimonio;
c) l'elenco dei testi con indirizzi completi e indicazione della parrocchia di domicilio;
Il libello va presentato al Vicario Giudiziale di persona dalla parte attrice o dal Patrono che l'assiste, depositandolo in Cancelleria; al momento della ammissione del libello viene versato il contributo di concorso ai costi della causa , previsto dal § 2 dell'art. 4 delle Norme emanate dalla C.E.I. Della presentazione del libello e del versamento del contributo viene rilasciata ricevuta dalla Cancelleria del Tribunale, ai fini di cui al can. 1506.
La presentazione di documenti
a) deve constare di un originale, o copia autentica, corredato di quattro copie fotostatiche, salva eccezione stabilita dal Giudice;
c) se, per ragioni di celerità, viene inviato via fax, l'esibizione dev'essere in tempi brevi seguita dall'integrazione della documentazione secondo quanto stabilito alle lettere a) e b).
Ogni notifica alle parti va fatta in busta con prova dell'avvenuto ricevimento.
La concordanza del dubbio, adempiuto a quanto disposto dal can. 1676, avviene per decreto, come previsto per le cause matrimoniali dal can. 1677. Integrazioni eventuali del dubbio di causa, ai sensi del can. 1514, avvengono per decreto del Preside del Collegio.
b) in Atti deve sussistere documentazione di ogni ammissione (o rigetto) di prova di parte o della disposizione di prova d'ufficio, nonché della sua notifica agli aventi diritto, in particolare per quanto concerne i testi ai sensi dei cc. 1554-1555;
c) nel condurre gli interrogatori il Giudice deve osservare con particolare accuratezza quanto previsto dai carni. 1562-1564, sia nell'ammettere domande proposte dalle parti, sia nel porre questioni d'ufficio. In particolare, deve astenersi dal recepire opinioni espresse dai deponenti ed evidenziare accuratamente la fonte della loro conoscenza e/o gli elementi di riscontro delle loro affermazioni;
e) se ad udienze istruttorie partecipano il Difensore del Vincolo ovvero Patroni, sia stabili che di fiducia, essi debbono rivolgere eventuali domande per l'interrogato tramite il Giudice;
g) il Giudice che chiede ad altro Tribunale l'esecuzione di una rogatoria deve allegare alla richiesta il libello, la deposizione delle parti già interrogate, quesiti specifici da sottoporsi agli interrogandi, nonché tutta la documentazione che può essere utile per un proficuo adempimento della commissione rogatoriale;
Il decreto di pubblicazione degli Atti, sentito il Giudice istruttore, è firmato dal Preside, che fissa anche il termine assegnato alle parti per proporre
eventuali nuove richieste istruttorie. Gli Atti debbono essere consultabili per le parti presso la Cancelleria del Tribunale, in modo che esse possano leggerli integralmente e di persona. Alle parti non può essere consegnata copia degli Atti; i Patroni che ne ricevono copia sono tenuti a non rilasciarla ai loro assistiti, garantendone la consultabilità presso la propria sede.
Se il Preside decide di porre un atto sotto segreto a norma del can. 1598 § 1 deve inserire nel fascicolo di causa un suo provvedimento (pure sotto segreto) da cui risulta quali sono i gravissimi pericoli che lo hanno condotto a quella decisione e in che modo ha ravvisato di poter garantire la integrità del diritto di difesa per tutti i partecipanti al processo. Ai sensi del canone sopra citato, la segretazione di un atto vale per tutti, esclusi solo i Giudici: parti private, loro Patroni e parte pubblica non hanno titolo a conoscere l'atto posto sotto segreto.
I supplementi istruttori
La conclusione in causa
La conclusione in causa è firmata dal Preside, il quale fissa anche il termine per la presentazione delle difese, tenuto conto della complessità della causa stessa. Se le parti in causa non presentano le difese nei termini prescritti, spetta al Preside decidere l'archiviazione della causa, trascorso il termine di cui al can. 1520, ovvero la discussione della causa per la Sentenza, a norma del can. 1606, notificando il fatto alle parti.
La Sentenza e le impugnative
Salvo quanto stabilito all'articolo precedente, le parti vengono informate della data della discussione della causa solo su loro richiesta.
La Sentenza od ogni altro decreto avente valore di Sentenza definitiva devono essere motivati in diritto e in fatto in modo strettamente pertinente alla giustificazione del dispositivo, con argomenti e linguaggio veramente consoni a un pronunciamento giurisdizionale. I cofirmatari della motivazione possono chiedere la variazione di quelle espressioni che a loro giudizio non corrispondono a tale criterio, e la questione va risolta all'interno del Collegio.
In caso di impugnativa, gli Atti di causa sono trasmessi al Tribunale di secondo grado solo dopo che la parte ha fornito prova di aver effettivamente radicato in quella sede l'impugnazione della Sentenza.
La procedura di appello secondo il can. 1682 § 2
In sede di giudizio di secondo grado a norma del can. 1682 § 2 il Tribunale appellato richiede alle parti la presentazione di eventuali osservazioni entro un termine prefissato. L'ammissione di nuove prove è consentita solo dopo che il Collegio ha deciso la trattazione della causa con esame ordinario in secondo grado di giudizio.
II contributo delle parti ai costi della causa
Dopo la pronuncia conclusiva del secondo grado di giudizio, il Preside del Collegio giudicante del Tribunale di secondo grado trasmette al Tribunale di primo grado la copia autentica del decreto di ratifica o la Sentenza di appello (c£ carni. 1615 e 1509) e comunica il costo della causa in tale grado di giudizio.
Il Preside del Collegio giudicante del Tribunale di primo grado convoca le parti per notificare formalmente la decisione e illustrare alle stesse la possibilità di contribuire ai costi della causa. Egli spiega al contempo che tale contribuzione può essere fatta o per l'intero importo o per parte di esso, è del tutto libera e va pertanto decisa dagli interessati tenendo conto delle loro possibilità finanziarie.
La forma del conto corrente e il versamento diretto alla C.E.I. garantiscono la segretezza nei confronti del Tribunale e quindi la libertà del versamento in questione. Qualora risultasse impossibile o difficile la convocazione delle parti, la comunicazione sopra descritta può avvenire anche con lettera.
Le disposizioni relative alla libera contribuzione ai costi della causa non si applicano nei processi introdotti a norma del can. 1675, § 1 e nelle cause incidentali: i costi relativi sono a totale carico rispettivamente della parte attrice e della parte proponente.
Il costo effettivo di una causa
Il costo di una causa è determinato, ai fini di cui all'art. 4, § 1 delle Norme emanate dalla C.E.I., dagli oneri ordinari del Tribunale (cf. Norme emanate dalla C.E.I., art. 2, § 2) e dai costi aggiuntivi (per trasferte, acquisizione di particolare materiale documentale, perizie d'ufficio, ed altro).
a) si calcolano gli oneri del Tribunale relativi all'anno precedente;
b) si considera il numero delle cause decise o perente nell'anno precedente e di quelle pendenti al 31 dicembre;
c) si divide la somma di cui alla lettera a) per il numero di cause di cui alla lettera b).
I costi aggiuntivi sono documentati e vengono quindi puntualmente calcolati. Il costo effettivo di una causa risulta dalla somma degli oneri ordinari e dei costi aggiuntivi del Tribunale di primo e secondo grado.
V. - ADEMPIMENTI SUCCESSIVI ALLA CONCLUSIONE DEL PROCESSO
Il divieto di passare a nuove nozze
La rimozione del divieto spetta all'Ordinario del luogo dove viene istruita la pratica per la celebrazione del matrimonio, a norma dell'art. 59 del Decreto generale dul matrimonio canonico.
Su richiesta dell'Ordinario interessato il Tribunale regionale presta gratuitamente la propria assistenza ai fini della rimozione del divieto, iscrivendo in bilancio eventuali spese sostenute.
L'assistenza alle parti per la deliberazione della Sentenza canonica
Il Tribunale di appello, che conclude con provvedimento esecutivo pro nullitate una causa in secondo grado di giudizio, su domanda delle parti interessate alla deliberatione della Sentenza ecclesiastica con decisione della Corte d'Appello competente, richiede al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il decreto di esecutività, previsto dall'art. 8, n. 2 dell'Accordo di revisione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984. Tale decreto deve essere consegnato personalmente alla parte che l'ha richiesto.
+BENIGNO PAPA
Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese Largo S.Sabino, 1 - 70122 BARI - Tel: 080 521 33 69 - 080 573 02 04
| Fax: 080 523 20 75

References: §1
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§ 4
 § 2

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§ 6
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 § 3
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 art. 6
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