Source: https://www.laleggepertutti.it/76807_mediazione-il-primo-incontro-non-si-paga-piu
Timestamp: 2018-06-22 17:19:23+00:00

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Lo sai che? Mediazione: il primo incontro non si paga più
Impossibile pretendere il rimborso anche solo delle spese per le raccomandate spedite alla controparte.
Secondo quanto riportato da “Il Sole 24 Ore” del 31 gennaio scorso, gli ultimi dati statistici forniti dal ministero della Giustizia confermano che la mediazione obbligatoria ha avuto esito positivo in un numero modestissimo di casi (pochissime migliaia). Ed è forse questa la ragione che ha portato il ministro della Giustizia, Orlando, a puntare tutto su nuovi strumenti deflattivi (come la negoziazione assistita, l’arbitrato affidato ad avvocati e la cosiddetta “translatio iudicii”).
In questo solco si inserisce l’importantissima sentenza emessa dal Tar Lazio [1] la scorsa settimana. La pronuncia ha avuto un effetto dirompente. In pratica – come già abbiamo anticipato nell’articolo “Ora mediazione gratis al 1° incontro” – è stata dichiarata l’illegittimità del DM del 2010 [2] in base al quale, per le spese di avvio della mediazione è dovuta, da ciascuna parte, già solo per lo svolgimento del primo incontro, un importo di 40 euro (per liti di valore fino a 250.000 euro) o di 80 euro (per quelle di valore superiore), oltre alle spese vive documentate. La conseguenza pratica è che, da oggi, gli organismi di mediazione non potranno più chiedere alcuna somma ai cittadini, neanche per rimborso spese (come, per esempio, l’invio della lettera), nel caso in cui la mediazione termini già al primo incontro in un “nulla di fatto”. Come peraltro suggerito dal quotidiano “Diritto&Giustizia” (Giuffré Ed.), potrebbero aprirsi anche le porte al rimborso delle somme versate sino ad oggi [3].
Facciamo un piccolo riepilogo, dunque, per chi non si è aggiornato nell’ultimo anno.
Materie e procedura
Allo stato attuale, le parti che vogliano iniziare una causa in tribunale, devono prima esperire un tentativo di mediazione (presso un organismo posto nel luogo del tribunale potenzialmente competente a decidere la domanda) nel caso in cui la controversia abbia ad oggetto:
– Affitto di aziende, Comodato, Condominio, Contratti assicurativi, Contratti bancari, Contratti finanziari, Diritti reali (proprietà, usufrutto, abitazione, ecc.), Divisione di beni in comunione, Locazione, Patti di famiglia, Risarcimento danno per diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità, Risarcimento danno per responsabilità medica e sanitaria, Successioni ereditarie.
Se le parti non trovano un accordo al primo incontro, non devono pagare alcunché all’organismo di mediazione, neanche a titolo di rimborso spese documentate. Sono quindi libere di decidere se far naufragare interamente i tentativi di bonario componimento e, quindi, proseguire la lite in tribunale oppure tentare un secondo incontro presso l’organismo di mediazione e, quindi, essere tenuti a pagare il rispettivo compenso al mediatore.
Nelle cause invece che hanno ad oggetto contratti di autotrasporto, sub-trasporto, pagamento a qualsiasi titolo di somme fino a 50 mila euro (salvo rientri in una delle materie di mediazione) e risarcimento danno per sinistri stradali e da circolazione di natanti, le parti sono tenute a effettuare la negoziazione assistita dal proprio avvocato: un procedimento che viene avviato direttamente dal legale con una lettera alla controparte in cui la invita a decidere, entro 30 giorni, se aderire o meno a un tentativo di bonario componimento. Se la controparte rifiuta o non risponde, allo scadere del trentesimo giorno la parte è libera di procedere in tribunale.
A differenza della mediazione, per la negoziazione assistita è sempre dovuto il compenso all’avvocato, salvo nel caso in cui la parte rientri nei requisiti del gratuito patrocinio. In questo caso, il legale non potrà pretendere il pagamento di alcunché, ma non potrà neanche rivalersi sullo Stato. In buona sostanza, l’avvocato è tenuto a svolgere la propria attività in modo assolutamente gratuito.
Nella sentenza richiamata in apertura, il Tar del Lazio ha anche dichiarato illegittimo il predetto decreto ministeriale [4], nella parte in cui stabilisce che anche gli avvocati iscritti agli albi debbano essere in possesso di una specifica formazione e di uno specifico aggiornamento almeno biennale, acquisiti presso gli enti di formazione, per contrasto con la legge [5] che prevede invece, all’opposto, che “gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori”.
[1] Tar Lazio sent. n. 1351 del 23.01.2015.
[2] Art. 16, co. 2, Dm 180/2010.
[3] “Organismi di mediazione a rischio chiusura per effetto della sentenza del Tar del Lazio sulle spese di avvio”, di Fabio Valerini.
[4] Art. 4, comma 3°, lettera b, del Dm 180/2010.
[5] Art. 16, comma 4° bis, del Dlgs 28/2010.
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References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 16
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 Art. 4
 Art. 16