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Timestamp: 2018-03-19 08:42:08+00:00

Document:
Cassazione penale, 11/01/2017, (ud. 11/01/2017, dep.27/02/2017), n. 9486
RAPPORTI PER LA COOPERAZIONE PENALE FRA STATI - Estradizione all'estero - - in genere
RAPPORTI PER LA COOPERAZIONE PENALE FRA STATI - Estradizione dall'estero - - in genere
Dott. PETRUZZELLIS Anna   -  rel. Presidente   -
Dott. TRONCI       Andrea      -  Consigliere  -
Dott. RICCIARELLI  Massimo     -  Consigliere  -
Dott. CAPOZZI      Angelo      -  Consigliere  -
Dott. BASSI        Alessandra  -  Consigliere  -
D.M., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza del 14/07/2016 della Corte d'appello di Bologna;
udita la relazione svolta dal Componente Dr. Anna Petruzzellis;
generale Dr. Spinaci Sante, che ha concluso per il rigetto del
1. La Corte d'appello di Bologna, con sentenza del 14/07/2016, ha riconosciuto l'esistenza delle condizioni per la concessione dell'estradizione di D.M. richiesta dalla Repubblica di Macedonia per l'esecuzione della pena residua di anni tre, mesi sei e giorni venti di reclusione a lui inflitta in relazione al delitto di omicidio volontario, pena rimasta ineseguita in conseguenza della sua evasione dalle carceri di quello Stato.
La Corte territoriale ha disposto l'arresto dell'interessato nel corso del procedura.
2. Hanno proposto ricorso l'interessato personalmente e la difesa di
2.1. Nel ricorso personale l'interessato deduce di non essere stato adeguatamente difeso, per carenze del professionista di fiducia, oltre che per le condizioni di salute che gli avevano inibito la partecipazione personale al processo di estradizione, che richiede sia resa possibile con nuovo giudizio dinanzi alla Corte territoriale.
Segnala che, per effetto della non corretta difesa, è stata omessa l'assunzione di prove testimoniali a suo favore, inerente alla sua condizione di collaboratore dei servizi segreti, che ne pone in pericolo l'incolumità in caso di ritorno nel territorio di origine; richiama inoltre l'intervenuta prescrizione del reato secondo le disposizioni di legge in vigore all'atto della pronuncia della sentenza, risalente al 1989, periodo storico rispetto al quale è intervenuto un mutamento dell'assetto dello Stato richiedente che, in tesi difensiva, rende non applicabile la fattispecie.
2.2.1. Il difensore nel suo ricorso, richiamata la circostanza che la sentenza di condanna di cui si chiede esecuzione è stata emessa nel giugno 1989, in relazione ad una imputazione riconosciuta dalla repubblica Macedone, oltre che dalla disciplina prevista per gli Stati federali jugoslavi, poichè ai tempi era prevista la doppia giurisdizione, rileva con un primo motivo che le disposizioni di legge su cui è fondata la richiesta si riferiscono a norme e convenzioni entrate in vigore con la costituzione della nuova Repubblica, non applicabili retroattivamente; per l'effetto la Corte ha ritenuto non correttamente allegate all'istanza le disposizioni sulle quali essa si fonda.
2.2.2. Si segnala che nel procedimento dinanzi all'autorità straniera si dà conto dell'assenza dei difensori, pur ritualmente avvisati, ma non si specifica che siano stati nominati difensori di ufficio, circostanza che integra la violazione del diritto di difesa, che rende la sentenza non rispondente ai criteri legali riconosciuti nel nostro ordinamento. Si contesta inoltre l'opposta conclusione raggiunta dalla Corte territoriale in merito all'effettività della presenza di motivazione nel provvedimento di condanna dell'autorità straniera, che si contesta.
2.2.3. Richiamata la circostanza che l'interessato nel carcere aveva svolto la funzione di spia in favore del governo, al fine di comunicare con i detenuti di etnia mussulmana per poterne colpire le iniziative, si assume che la sentenza di condanna fosse stata pronunciata strumentalmente, proprio per ottenere tale collaborazione, in assenza delle condizioni legittimanti e si contrasta la conclusione raggiunta dalla sentenza sull'irrilevanza del dato sulla collaborazione, poichè solo per un errore interpretativo la Corte territoriale ha inteso riferirlo ad una fase successiva alla pronuncia di condanna; conseguentemente si sollecita lo svolgimento di approfondimenti istruttori, ai sensi dell'art. 704 c.p.p., comma 2, eventualmente con rinvio a tal fine alla Corte d'appello.
Si contesta inoltre la conclusione raggiunta dalla Corte con riguardo all'insussistenza di rischi per l'incolumità di D., ove consegnato allo Stato richiedente, alla luce della situazione politica di quel territorio negli anni a cui si riferiscono i fatti, e si richiamano al tal fine gli accertamenti svolti da Amnesty International, o dalla Corte EDU nel caso El Masri, a sostegno dell'elevata probabilità in quello stato di trattamenti inumani o degradanti, o persecutori per motivi etnici o religiosi.
2.2.4. Si richiama l'effetto ostativo alla consegna del procedimento penale pendente in Italia a carico dell'interessato.
Richiamati tutti gli elementi di fatto evidenziati e le condizioni che, in forza dei principi giuridici in argomento, legittimano l'accoglimento della richiesta, che si ritengono insussistenti, si insiste per il rigetto dell'istanza di estradizione.
1.Il ricorso è inammissibile per genericità e manifesta infondatezza.
2. Privi di specificità risultano i motivi proposti dall'interessato, che evidenziano i problemi pratici derivanti dalla sua mancata partecipazione al giudizio d'appello, che si assume connessa ad esigenze di salute, meramente evocata in ricorso e non prospettata in quella sede, al fine di sollecitare un rinvio dinanzi alla Corte territoriale.
Manifestamente infondati risultano i motivi riguardanti la mancata audizione dei testi sulla sua qualità di collaboratore, attualità che, per quanto si dirà anche in sede di confutazione del ricorso proposto dal difensore, risulta collocata nel corso del giudizio di merito in epoca successiva al reato, nel corso di esecuzione pena. La circostanza non assume pertanto alcuna incidenza sulla verifica della correttezza della decisione esecutiva e, conseguentemente, sulla possibilità di consegna del richiesto.
Si deve ricordare che, in caso di sentenza esecutiva, lo Stato richiesto non è tenuto, in forza dei principi della Convenzione di estradizione intercorrente tra l'Italia e la Repubblica di Macedonia (Convenzione di Parigi del 1957, entrata in vigore nello stato richiedente il 26 ottobre 1999), a valutare l'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, analisi che rimane circoscritta all'ipotesi di consegna funzionale all'esecuzione di misura cautelare. Per contro, proprio la natura esecutiva della richiesta, esclude che possa assumere rilievo causa estintiva del reato evocata dalla difesa.
Nè alcuna riserva è stata espressa alla firma dell'adesione alla convenzione da parte della Repubblica di Macedonia, intervenuta nel 1999, rispetto a fatti ed accertamenti pregressi, cosicchè la deduzione risulta sotto tale profilo generica.
E' bene sottolineare invero che gli accordi sottoscritti, e la richiesta formulata al riguardo, sottendono la volontà dello Stato richiedente di conferire forza cogente ai propri provvedimenti giurisdizionali, cosicchè la circostanza che questi siano stati emessi prima del nuovo assetto statuale, non preclude la valutazione di opportunità di esecuzione, mentre non è ostacolato dal principio di irretroattività della legge penale, come sembra adombrare l'eccezione difensiva, argomento che riguarda la necessaria conoscibilità da parte dell'agente della sanzione penale, e rimane estranea ad ogni valutazione attinente all'esecuzione della sanzione, applicata all'esito del giudizio.
3. Nello stesso senso della manifesta infondatezza deve concludersi con riferimento alle obiezioni difensive, che muovono preliminarmente dalla contestazione della ritualità del procedimento di accertamento di responsabilità nello Stato estero, ambito di cognizione estraneo al giudizio in sede di estradizione, che non può che verificare solo la sussistenza delle condizioni di cui all'art. 705 c.p.p., ove non si prescrive un esame autonomo della legalità processuale di quel procedimento.
Del resto, a fronte della riscontrata presenza dell'interessato nel procedimento dinanzi all'autorità giudiziaria macedone, e della convocazione per quel giudizio del difensore di fiducia, che ritenne di non comparire, risultano garantiti i diritti di cui all'art. 6 CEDU attinenti al diritto di difesa, che non richiede per la sua esplicazione la nomina di un difensore di ufficio, secondo le regole esistenti in Italia esclusivamente per il giudizio dibattimentale.
Risulta irrilevante anche la contestazione inerente al difetto di motivazione della sentenza, che il giudice richiesto non è tenuto a sindacare, se non al fine di accertare la presenza di specifiche violazioni dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico (in argomento Sez. 6, n. 12501 del 09/01/2008, Antonik, Rv. 239152), deduzione estranea a quella formulata in questa sede, ove si è lamentata esclusivamente una carenza formale.
Come si accennava nella confutazione dei motivi di ricorso proposti dall'interessato, del tutto estranea all'ambito di cognizione rimesso in sede di estradizione è la valutazione della rilevanza della qualità di collaboratore delle forze governative rivestita dal D., che in questa sede si assume aver influito sulla condanna, ritenuta ingiusta, laddove l'esame degli atti, consentito in questa fase alla Corte di legittimità in quanto giudice anche del merito sullo specifico oggetto, ha condotto a verificare che tale condizione è stata datata negli atti formulati dinanzi alla Corte territoriale, in epoca successiva, durante l'esecuzione della pena, circostanza che rende del tutto infondati i presupposti legittimanti dell'eccezione.
Non risultano per contro acquisiti elementi inerenti alla sistematica violazione dei diritti fondamentali dei detenuti nel paese richiedente, risultando le segnalazioni pervenute inerenti a specifiche e circoscritte condizioni locali, non derivanti da strutturali condizioni normative della situazione detentiva, secondo quanto già valutato con giurisprudenza univoca, (da ultimo Cass. n. 25267 del 29/04/2014, imp Mihailov; Cass. Sez. 6, n. 2657 del 20/12/2013, Cobelean, Rv. 257852; Cass. Sez. 6, n. 15626 del 05/02/2008, Usurelu Ion, Rv. 239672), rispetto alla cui analisi non risulta sopraggiunta alcuna difforme e più gravosa condizione storicamente accertata.
Da ultimo la parte non è legittimata a richiedere il rigetto della domanda di estradizione per effetto della presenza di procedimenti a carico dell'interessato in Italia, posto che, ai sensi dell'art. 709 c.p.p. tali condizioni conducono alla sospensione di efficacia della pronuncia, in forza di una valutazione di opportunità politica rimessa al Ministro di Giustizia, verifica estranea all'ambito di cognizione rimesso dell'autorità giudiziaria.
4. All'accertamento di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma indicata in dispositivo e ritenuta equa, in favore della Cassa delle ammende.
Ai sensi dell'art. 203 disp. att. c.p.p. la Cancelleria è tenuta ad eseguire le comunicazioni ivi previste.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di euro millecinquecento alla cassa delle ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 203 disp. att. c.p.p..

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 Cass. 
 Cass. Sez. 
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