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Timestamp: 2020-06-05 09:35:08+00:00

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Contenuto dei provvedimenti d’urgenza | Filodiritto
Contenuto dei provvedimenti d’urgenza
Estratto dal volume: Fabio Fiorucci, I provvedimenti d’urgenza ex art.700 c.p.c., Giuffrè, 2006
privato, Diritto processuale civile
5.1.1. Segue: I provvedimenti anticipatori.
L’oggetto dei provvedimenti d’urgenza, al pari del periculum in mora, è connotato da profili di atipicità, che si riflettono evidentemente sul contenuto stesso del provvedimento, che può assumere carattere conservativo o anticipatorio in base alla necessità di neutralizzare il pericolo di infruttuosità o tardività - ossia non concreta proficuità - della successiva sentenza di merito (in arg. v. supra § 1.4.):
Tale atipicità di contenuti del provvedimento d’urgenza è giustificata dalla necessità di lasciare al giudice ampia discrezionalità, nell’ambito dei poteri attribuitigli, nell’individuazione della misura cautelare più adatta - cioè più utile ed efficace - a salvaguardare la specifica situazione cautelanda (neutralizzando il pericolo imminente e irreparabile che minaccia il diritto soggettivo durante il tempo necessario per lo svolgimento di un giudizio a cognizione piena).
Nell’ambito degli ampi poteri cognitivi attribuitigli, il giudice dell’urgenza - che, giova ribadire, non può emanare misure che realizzino effetti maggiori di quelli ottenibili in via ordinaria - deve altresì operare un delicatissimo contemperamento dei contrapposti interessi coinvolti nel procedimento d’urgenza:
Siffatta esigenza di contemperamento dei contrapposti interessi delle parti si rende tanto più necessaria ove la misura cautelare sia emessa inaudita altera parte (quindi senza le garanzie del contraddittorio) e/o sia totalmente anticipatoria della prevedibile futura sentenza di merito. Soprattutto in tale ultima circostanza, infatti, il concreto pericolo connesso all’adozione di un provvedimento siffatto risiede nella possibile irreversibilità degli effetti cui il provvedimento medesimo può dare luogo; rischio - particolarmente avvertito nel caso in cui il giudizio di merito non confermi la misura cautelare - ancor più sentito se solo si considera che la provvisorietà (e reversibilità) degli effetti del provvedimento d’urgenza costituisce un essenziale contrappeso alla emanazione dello stesso, utile anche a sanare, all’esito del successivo giudizio di merito, eventuali inesattezze o imprecisioni in cui il giudice dell’urgenza possa essere incorso (giova rammentare che il procedimento d’urgenza ex art.700 c.p.c. è caratterizzato da una cognitio sommaria, con tutti i limiti che ciò può comportare).
In tale stato di cose, sembra ragionevole sostenere (in arg. v. Tommaseo 1983, 153; Arieta 1985, 74; Proto Pisani 1991, 15) che l’attuazione di provvedimenti d’urgenza con effetti irreversibili o comunque difficilmente eliminabili sia in linea di principio sempre da evitare - a non voler addirittura ritenere tale circostanza un limite invalicabile all’emanazione degli stessi - potendosi ammettere solamente quando - all’esito di accertamenti quanto più possibile approfonditi sul fumus boni iuris e il periculum in mora nonché di valutazioni comparative sulle conseguenze della misura cautelare - il giudice ravvisi nell’adozione di una misura urgente di questo tipo l’unico strumento idoneo e necessario a scongiurare un pregiudizio irreparabile al diritto soggettivo cautelando (riguardo alla funzione che in tali circostanze può svolgere la cauzione prevista dall’art.669-undecies c.p.c. v. infra § 10.3.).
Sul fronte opposto, ai suddetti rilievi è solitamente ribattuto che a) ogni decisione giudiziale sperimenta un relativo grado di certezza giuridica finché non passa in giudicato la sentenza, che assicura definitiva certezza alla situazione giuridica controversa; b) il provvedimento d’urgenza, per quanto incoercibile - al pari peraltro di ogni forma di tutela dichiarativa, anche in via ordinaria - ha comunque natura di atto giurisdizionale, in quanto tale idoneo a produrre effetti (secondari) fra cui il risarcimento dei danni conseguenti all’inosservanza della misura cautelare (cfr. Cass. 17.7.1979, 4217, FI, 1980, I, 25) e, nell’eventualità, sanzioni penali ex art.388, 2° co., c.p. (cfr. soprattutto Andrioli 1964, 262); c) è, infine, ravvisabile un apprezzabile, concreto interesse giuridicamente rilevante del ricorrente ad ottenere, nelle more del giudizio di merito, un provvedimento d’urgenza accertativo teso a rimuovere quella situazione di incertezza giuridica (su un rapporto o su un fatto) che si determina a seguito delle contestazioni altrui sulla titolarità o sull’esercizio del diritto cautelando: «la sentenza di mero accertamento, con l’eliminare una situazione d’incertezza obiettiva intorno ad un rapporto giuridico, realizza, compiutamente, quel bene della vita ch’è la certezza del diritto, della situazione sostanziale» (così Calvosa 1967, 456).
Concludendo, ancora una volta risulta evidente la centralità del ruolo del giudice della cautela, che è chiamato a valutare se, nella singola fattispecie, l’anticipato accertamento in via d’urgenza del diritto del ricorrente - che realizza una certezza giuridica ’provvisoria’ o ’attenuata’ che dir si voglia - sia necessario e idoneo ad evitare un pregiudizio imminente e irreparabile al diritto cautelando, altrimenti irrimediabilmente leso all’esito di una tardiva pronuncia dichiarativa. Per fare ciò, il giudice dell’urgenza potrà, nell’immediato, oltre che inibire la continuazione dell’azione dannosa o eliminare la situazione di pericolo imminente, «disciplinare il regime cui deve essere sottoposta la situazione controversa in attesa della decisione di merito» (Arieta 1985, 145).
Ma, a parte la considerazione che, anche rispetto alle azioni costitutive, può porsi un problema di tutela cautelare, sembra non possa contestarsi quanto autorevolmente affermato in dottrina secondo cui in tali fattispecie l’esigenza di una tutela cautelare emerge con maggiore intensità: infatti, «proprio il sorgere di situazioni sostanziali dalla sentenza pone in maggiore evidenza il pregiudizio che l’attore, il quale si ipotizza vittorioso, soffre in dipendenza della durata del processo». Codesto orientamento sembra trovi riscontro nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, laddove si è precisato - con riferimento all’ipotesi di costituzione di servitù - che se normalmente la cautela tende a conservare lo status quo ante, tuttavia essa può, a seconda dei casi, essere rivolta al mutamento di tale stato, quando dal perdurare di esso potrebbe conseguire la pratica inefficacia della decisione di merito (Cass. 18.2.1956, n.475) [GC, 1956, I, 1072 N.d.A.].
Analogamente si è dubitato della possibilità di tutelare in via d’urgenza i diritti potestativi (in arg. v. supra § 3.) - ossia quelle situazioni soggettive in cui esercizio e realizzazione del diritto coincidono, essendo il comportamento del soggetto passivo irrilevante - che di regola si coordinano alle sentenze costitutive; nonostante ciò, parte significativa della dottrina e della giurisprudenza riconoscono che anche tali situazioni giuridiche (dinamiche) possano essere concretamente minacciate dal pericolo di lesione nelle more della definizione del giudizio di merito attraverso il quale il diritto finisce per essere esercitato (così Calvosa 1967, 456; conf. Dini-Mammone 1997, 389; per la giurisprudenza v. Pret. Roma 31.5.1972, GC, 1972, I, 1337; Pret. Roma 30.11.1979, TR, 1979, 444; Trib. Ascoli Piceno 27.11.1984, GA, 1986, 44), in particolare quando dal mutamento giuridico già realizzatosi a seguito dell’esercizio del diritto derivino degli obblighi consequenziali in capo alla controparte:
L’assicurazione provvisoria degli effetti di sentenze di condanna risulta essere la vocazione ’naturale’ della tutela d’urgenza ex art.700 c.p.c. Al riguardo è opportuno operare una preliminare, rilevante distinzione tra sentenze di condanna aventi ad oggetto obblighi di fare e di non fare fungibili e sentenze di condanna relative ad obblighi di fare e di non fare infungibili.
«è ammissibile un provvedimento d’urgenza di condanna ad un facere infungibile poiché la pronuncia, per quanto impositiva di un obbligo incoercibile, costituisce, comunque, uno strumento di ’coazione indiretta’, ed implicando un accertamento dell’illecito, risulta, in caso di inosservanza, strettamente funzionale alla successiva richiesta di risarcimento dei danni»
(Trib. Ascoli Piceno, 6.5.2002, DLM, 2002, 218; conf. Pret. Roma 3.11.1975, TR, 1977, 738; Pret. Milano 21.4.1988, FP, 1990, I, 108; Trib. Roma 17.1.1996, FI, 1996, I, 2251; ulteriori, ampi riferimenti giurisprudenziali in Dini - Mammone 1997, 398).
Dini E. A. - Mammone G.

References: art.700
 sentenza 
 § 1
 sentenza 
 art.700
 § 10
 Cass. 
 art.388
 sentenza 
 sentenza 
 § 3
 art.700