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Timestamp: 2020-04-06 13:21:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3474 del 09/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3474 del 09/02/2017
Cassazione civile, sez. lav., 09/02/2017, (ud. 22/11/2016, dep.09/02/2017), n. 3474
sul ricorso 12310/2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 6020/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 27/01/2011 R.G.N. 2813/2008;
Con ricorso al Tribunale di Bari, C.D., dipendente di Poste Italiane spa con qualifica e mansioni di autista, premesso di aver svolto negli anni novanta mansioni di “agente unico”, consistenti nella guida dell’automezzo e nella consegna della messaggeria e pacchi, in coincidenza con la soppressione della seconda unità a bordo dell’automezzo (cd. messaggero), chiedeva accertarsi il proprio diritto, ai sensi dell’art. 2099 c.c. e dell’art. 36 Cost., al pagamento della relativa indennità prevista nella nota 7.10.97 a firma del direttore della filiale di (OMISSIS), anche dopo il 31.12.1997.
Il Tribunale – con sentenza del 22.1.2008 – accoglieva la domanda.
La Corte d’appello di Bari – con sentenza depositata il 27.1.2011 – in accoglimento dell’appello di Poste Italiane ed in riforma della sentenza di primo grado, respingeva il ricorso.
3.- Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 1362 c.c. e segg.; artt. 2086, 2104, 2067, 2077, 2094, 2099 e 2103 c.c., artt. 36 e 39 Cost. e art. 116 c.p.c., oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
4.- Con il quarto motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dei contratti ed accordi collettivi vigenti per il personale di Poste Italiane, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e segg., 2099 e 2103 c.c. e art. 36 Cost., oltre ad insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Deve infatti considerarsi che il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione. Il discrimine tra l’una e l’altra ipotesi – violazione di legge in senso proprio a causa dell’erronea ricognizione dell’astratta fattispecie normativa, ovvero erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta – è segnato dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa, Cass. 16 luglio 2010 n. 16698; Cass. 26 marzo 2010 n. 7394.
Deve allora evidenziarsi che il controllo di logicità del giudizio di fatto, ivi compreso quello inerente l’interpretazione degli atti negoziali e quello denunciato sub violazione dell’art. 115 e/o 116 c.p.c. (cfr. Cass. n. 15205/14, Cass. n. 12227/13), consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non equivale alla revisione del “ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione, in realtà, non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe sostanzialmente in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità; ne consegue che risulta del tutto estranea all’ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di Cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa. Nè, ugualmente, la stessa Corte realizzerebbe il controllo sulla motivazione che le è demandato, ma inevitabilmente compirebbe un (non consentito) giudizio di merito, se – confrontando la sentenza con le risultanze istruttorie – prendesse d’ufficio in considerazione un fatto probatorio diverso o ulteriore rispetto a quelli assunti dal giudice del merito a fondamento della sua decisione, accogliendo il ricorso “sub specie” di omesso esame di un punto decisivo. Del resto, il citato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non conferisce alla Corte di cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione operata dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, in proposito, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliendo, tra le varie risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 6 marzo 2006 n. 4766; Cass. 25 maggio 2006 n. 12445; Cass. 8 settembre 2006 n. 19274; Cass. 19 dicembre 2006 n. 27168; Cass. 27 febbraio 2007 n. 4500; Cass. 26 marzo 2010 n. 7394; Cass. 5 maggio 2010 n. 10833, Cass. n. 15205/14).
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 100 per spese ed Euro 3.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 116
 art. 36
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 360
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass.