Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/09/21/bancarotta-fraudolenta-per-la-cassazione-la-sentenza-dichiarativa-di-fallimento-e-elemento-costitutivo-della-fattispecie-e-non-condizione-obiettiva-di-punibilita/
Timestamp: 2019-09-22 20:17:48+00:00

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Bancarotta fraudolenta: per la Cassazione la sentenza dichiarativa di fallimento è elemento costitutivo della fattispecie e non condizione obiettiva di punibilità – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Bancarotta fraudolenta: per la Cassazione la sentenza dichiarativa di fallimento è elemento costitutivo della fattispecie e non condizione obiettiva di punibilità.
Con la sentenza 40477/2018, depositata in data 11.09.2018, resa dalla V Sezione penale della Corte di Cassazione, la Suprema Corte è tornata ad affrontare la discussa questione, in materia penale fallimentare, della qualificazione giuridica della sentenza dichiarativa di fallimento nell’ambito della fattispecie del reato di bancarotta fraudolenta.
La pronuncia assume notevole rilievo in quanto il Collegio giudicante ritiene di non poter condividere la più recente impostazione giurisprudenziale (Sez. V, 30.01.2018, n. 4400, Cragnotti ed altri; Santoro; sez. V, 12.10.2017, n. 53184, Fontana; Sez. V, 08.02.2017, n. 13910), secondo la quale la sentenza dichiarativa di fallimento sarebbe elemento estraneo all’offesa tipica costituendo condizione obiettiva di punibilità, reputando invece, riallacciandosi così alla giurisprudenza antecedente, la suddetta sentenza quale elemento costitutivo della fattispecie di reato.
Di seguito il passaggio motivazionale di rilievo.
“In realtà, la nozione di condizione obiettiva di punibilità risulta del tutto sfuggente, sia perché l’art. 44 cod. pen. non ne fornisce una definizione, sia perché gli stessi lavori preparatori risultano assolutamente poco chiari in merito, il che ha consentito il proliferare, in dottrina, di contrastanti punti di vista, direttamente proporzionali all’elasticità del concetto, attraendo la categoria della condizione obiettiva di punibilità nell’alveo degli elementi funzionali all’integrazione del reato, come rilevato anche dalla giurisprudenza sin qui citata. Tuttavia, l’art. 44 cod. pen. si riferisce chiaramente alla “punibilità del reato”, per cui appare più coerente con il dettato normativo ritenere che la condizione obiettiva di punibilità sia richiesta al fine di rendere applicabile la pena, a fronte di un reato ontologicamente sussistente e perfetto nei suoi elementi essenziali; al contrario, se si volesse ritenere la condizione di punibilità essenziale per la sussistenza del reato, la disposizione normativa avrebbe parlato di “punibilità del fatto”. Ne discende che per detta ragione si ritiene di non condividere l’orientamento secondo cui la sentenza dichiarativa di fallimento sia una condizione obiettiva di punibilità, proprio in quanto il reato fallimentare, in assenza della sentenza dichiarativa di fallimento, non può essere considerato ontologicamente integrato in tutte le sue componenti essenziali. In tal senso, peraltro, si erano espresse anche le Sez. U, sentenza n. 2 del 1958, dep. 25/01/1958, Mezzo, Rv. 098004, secondo cui “La dichiarazione di fallimento, rispetto ai fatti di bancarotta che siano anteriori alla sua pronuncia, costituisce una condizione di esistenza del reato, oltre a determinare la punibilità. Pertanto si differenzia concettualmente dalla condizione obiettiva di punibilità, perché mentre queste presuppongono un reato già perfetto oggettivamente e soggettivamente, essa inerisce, invece, così intimamente alla struttura del reato da qualificare quei fatti, i quali, come fatti di bancarotta sarebbero penalmente irrilevanti fuori del fallimento”.
Quadro giurisprudenziale di riferimento in materia di bancarotta fraudolenta:
Cassazione penale, sez. V, 13/09/2017, n. 44901.
Cassazione penale, sez. V, 19/07/2017, n. 49507.
Corte Costituzionale, 17/07/2017, n. 205.
L’articolo 69, comma 4, del cod. pen., nella sua versione risultante dalle modifiche apportate dalla legge 251/2005, è incostituzionale laddove prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all’articolo 219, comma 3, della Legge fallimentare sulla recidiva di cui all’articolo 99, comma 4, del Cp. Così la Corte costituzionale ha nuovamente censurato l’articolo 69 del Cp riformato dalla legge Cirielli. Per la Consulta la tenuità del danno provocato nel reato di bancarotta vince sulla recidiva reiterata. L’effetto del divieto di prevalenza sancito nella norma, affermano i giudici delle leggi, infatti, è “in chiaro contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, perché condurrebbe, in determinati casi, ad applicare pene identiche per violazioni di rilievo penale enormemente diverso: il recidivo reiterato responsabile di bancarotte fraudolente ultramilionarie, al quale siano applicate le circostanze attenuanti generiche, verrebbe punito con la stessa pena prevista per il recidivo reiterato autore di episodi di modesta gravità, con limitati o nulli pregiudizi concreti ai creditori”.
Cassazione penale, sez. V, 23/06/2017, n. 38396.
Cassazione penale, sez. V, 20/06/2017, n. 35591.
Cassazione penale, sez. V, 19/06/2017, n. 44398.
Cassazione penale, sez. V, 31/05/2017, n. 40480.
Cassazione penale, sez. V, 16/05/2017, n. 42750.
Cassazione penale, sez. V, 11/04/2017, n. 30212.
Cassazione penale, sez. V, 04/04/2017, n. 31677.
Cassazione penale, sez. V, 14/03/2017, n. 16622.
Cassazione penale, sez. V, 02/03/2017, n. 16206.
Cassazione penale, sez. III, 24/02/2017, n. 18927.
Cassazione penale, sez. V, 08/02/2017, n. 13910.
Cassazione penale, sez. V, 08/02/2017, n. 13528.
Cassazione penale, sez. V, 19/01/2017, n. 10033.
Ai fini della completezza dell’imputazione, è sufficiente che il fatto sia contestato in modo da consentire la difesa in relazione ad ogni elemento di accusa, sicché è legittimo il ricorso al rinvio agli atti del fascicolo processuale, purché si tratti di atti intellegibili, non equivoci e conoscibili dall’imputato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto chiaramente contestato il fatto in relazione ad un’imputazione di bancarotta fraudolenta patrimoniale costruita mediante riferimento alle “immobilizzazioni” risultanti dal bilancio di una specifica annualità).
Cassazione penale, sez. un., 31/03/2016, n. 22474.
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