Source: http://www.iacoviello.it/previdenza-inps/2018/la-proposta-di-legge-sul-taglio-delle-pensioni-superiori-a-4000-euro/
Timestamp: 2018-08-16 16:29:54+00:00

Document:
La proposta di legge sul taglio delle pensioni superiori a 4000 euro - Studio Iacoviello
E’ stata presentata il 6 agosto alla Camera la proposta di legge n. 1071 sul taglio alle c.d. pensioni d’oro, ovvero quelle di importo superiore ad Euro 4.000 mensili, o meglio a Euro 80.000 annue lorde.
Il testo integrale della proposta può essere scaricato cliccando qui
L’iter parlamentare può essere seguito cliccando qui.
Si tratta di una proposta che, obiettivamente, ricalca le posizioni espresse il 12 giugno 2013 dal Ministro Fornero nella sua lettera al Corriere della Sera dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 116 del 2013 che aveva dichiarato incostituzionale il contributo di solidarietà sulle c.d “pensioni d’oro” degli anni 2011 / 2013.
Anzi, questa proposta di legge aggrava la stessa Legge Fornero, poichè il contributo di solidarietà durerà per tutta la vita del pensionato e del suo coniuge superstite, e non solo per tre anni (come prevedeva la Legge Fornero).
Per completezza vogliamo segnalare che in Senato è stata presentata altra proposta di legge a firma di senatori del gruppo Fratelli d’Italia presentata in data 8 maggio 2018 (Atto Senato n. 345), che prevede il ricalcolo con il metodo contributivo di tutte le pensioni, anche complementari, superiori a dieci volte la minima.
Sulla complessa problematica del contributo di solidarietà sulle pensioni abbiamo già scritto in passato numerose pagine e articoli sul nostro sito, consultabili cliccando qui.
Gli aspetti di politica economica
La relazione alla proposta di legge afferma testualmente che “le risorse che verranno liberate in esito a questo ricalcolo saranno destinate all’integrazione delle pensioni minime e delle pensioni sociali, elevando i trattamenti che oggi si attestano intorno ai 450 euro mensili fino alla soglia dei 780 euro”.
Si tratta, osserviamo noi, di un obiettivo sacrosanto, ma non è certo questo il modo di raggiungerlo.
Infatti secondo le statistiche ufficiali dell’ INPS per l’ anno 2017, le pensioni minime sono complessivamente 3.038.113, per un importo medio di euro 497,87.
La spesa complessiva annua nel 2017 ammontava quindi ad oltre un miliardo e mezzo di euro (e precisamente euro 1.512.585.319,31).
Per elevare queste pensioni da euro 497,87 a euro 780, occorrerebbe una spesa complessiva di euro 2.369.728.140,00, con una differenza da reperire di ulteriori euro 857.142.820,69.
Il precedente contributo di solidarietà della Legge Fornero, aveva reso complessivamente allo Stato in ben tre anni solo 84 milioni.
Scrisse infatti Il Sole 24 Ore, in data 6 giugno 2013, dopo la sentenza di incostituzionalità del prelievo: “Un risultato che alla finanza pubblica costa 84 milioni, cioè i risparmi netti (in termini lordi la cifra è di 150 milioni di euro, ma il contributo di solidarietà lima l’imponibile fiscale)”.
D’altra parte gli interessati erano esattamente 37.454, che non potevano certo da soli supportare tutte le pensioni minime di 3.038.113 pensionati, in un rapporto di 1 a 81.
Per un’analisi della problematica vedi anche su Repubblica del 23 giugno 2018: “I pensionati d’oro sono troppo pochi per la promessa di Di Maio“.
Secondo invece le stime di Tabula, la società di consulenza previdenziale di Stefano Patriarca (Sole24Ore del 27 luglio) il ricalcolo potrebbe toccare tra i 75mila assegni e i 100mila soggetti, e produrre tra i 300 e i 600 milioni di risparmi.
Il contenuto e l’ ambito applicativo della proposta
La proposta di legge, al momento, è redatta tecnicamente piuttosto male, lasciando parecchi punti oscuri.
L’ ambito applicativo
La proposta all’ art. 1 si riferisce testualmente ai trattamenti “a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria”.
Sembra chiaro che la proposta si riferisca alle pensioni dei lavoratori dipendenti, nonchè a quelle erogate dall’ INPS per commercianti ed artigiani.
Sembra anche chiaro che non si applica alle pensioni integrative o complementari erogate dai Fondi Pensione privati.
– alle forme sostitutive (essenzialmente il Fondo INPGI dei Giornalisti)
– alle forme esclusive (essenzialmente lo Stato, anche se peraltro l’ INPDAP è ormai passato all’ INPS)
– alle forme esonerative, che peraltro non esistono più dal 1990.
Non è chiaro se si applichi alle Casse Privatizzate dei liberi professionisti: in questo senso il Sole 24Ore.
La tipologia delle pensioni
La proposta di legge si applica a (quasi) tutti i tipi di pensione, sia anteriori che successive al 1° gennaio 2019:
– Pensione diretta
Non si applica invece alle pensioni di invalidità, e a quelle a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche.
Infatti l’ art. 5 così stabilisce: “Sono esclusi dall’applicazione delle disposizioni di cui all’art 1 le pensioni di invalidità, i trattamenti pensionistici di invalidità di cui alla legge 12 giugno 1984 n. 222, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti e i trattamenti riconosciuti a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche, di cui alla Legge n° 466/1980 e successive modificazioni e integrazioni”.
L’ importo lordo e netto
La proposta si riferisce dapprima ad euro 4.000 mensili (nette), poi indicate come euro 80.000 annue lorde. Si tratta di una indicazione approssimativa.
Prendendo comunque come criterio attendibile la somma annuale di euro 80.000 annue, che divise per 13 mensilità portano a euro 6. 153,85 lorde, si ottiene una somma al netto di irpef ( 2.078,91) di euro 4.074,94, che diventano 3.811,24 sottraendo le addizionali regionali e comunali.
La fonte di questo calcolo è il sito www.pensionioggi.it all’ apposita pagina di calcolo.
Il cumulo di più pensioni
Cosa avviene nel caso di una persona vedova che sia titolare sia della propria pensione diretta che di quella di reversibilità ?
Le due pensioni andranno sommate ai fini del calcolo.
Infatti la proposta stabilisce testualmente (art. 1, n. 5) che: “In caso di titolarità di più pensioni, il ricalcolo di cui al presente articolo va applicato alle quote retributive del reddito pensionistico complessivo lordo superiore a 80 mila euro”.
Cosa succede per le pensioni eccedenti gli 80.000 euro annui ?
Non verranno tagliate automaticamente, ma verranno “ricalcolate” con il metodo contributivo, che è stato introdotto in Italia dalla Riforma Dini del 1995 e poi generalizzato per tutti i lavoratori dalla Legge Fornero a decorrere dalle anzianità successive dal 2012.
Così si legge nell’ art. 1 della proposta di legge:
2. La rideterminazione si applica anche ai trattamenti pensionistici diretti aventi decorrenza anteriore alla data del 1° gennaio 2019. In tali casi le quote retributive sono ridotte alla risultante del rapporto tra il coefficiente di trasformazione vigente al momento del pensionamento relativo all’età dell’assicurato alla medesima data e il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età riportata nella tabella A allegata alla presente legge per ciascun anno di decorrenza della pensione.
Si tratta di una problematica contabile assai complessa, su cui mi riservo di tornare in un separato articolo.
In ogni caso vi è una clausola di salvaguardia: il ricalcolo non potrà ridurre pensioni o vitalizi al di sotto della soglia degli 80mila euro lordi annui, perequazioni comprese.
La destinazione delle somme trattenute ai pensionati
La proposta di legge stablisce che le somme trattenute dall’ INPS non debbano restare nelle sue casse, ma invece debbano essere versate ad un apposito fondo presso il Ministero del Lavoro.
Così stabilisce l’ art. 3:
Art. 3 – (Istituzione del “Fondo Risparmio”)
1. Presso il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, è istituito un “Fondo risparmio” nel quale confluisce il risparmio ottenuto dal ricalcolo di cui agli articoli 1, 2 e 3.
2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche sociali , di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, da emanarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di attuazione e gestione del Fondo di cui al comma 1, nonché la destinazione degli aumenti riguardanti le pensioni minime e le pensioni sociali fino alla capienza dei risparmi ottenuti.
La incostituzionalità della proposta di legge
La proposta di legge nella sua Relazione mostra una grande preoccupazione per i futuri ricorsi alla Corte Costituzionale (e, aggiungiamo noi, alla Corte Europea di Strasburgo).
Secondo noi questa proposta di legge è chiaramente incostituzionale, alla luce delle precedenti sentenze della Corte Costituzionale sul contributo di solidarietà.
In particolare vanno richiamate la sentenza n. 116 del 5 giugno 2013 e la sentenza n. 173 del 13 luglio 2016.
I profili sono essenzialmente due.
– Sono violati gli artt. 3, 36 e 38 della Costituzione, perchè non solo viene decurtata la pensione in maniera grave, ma soprattutto questo avverrà per tutta la vita del pensionato, mentre la Corte aveva già considerato “al limite” un blocco di soli tre anni.
– Le somme prelevate non resterano nelle casse dell’ INPS, ma verranno incamerate dal Ministero (sia pure in un fondo separato) assumendo così la natura di prelievo tributario applicato alla sola categoria dei pensionati, in violazione degli artt. 3 e 53 Cost.
Esaminiamo questi due profili alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale.
La sentenza n. 173 del 13 luglio 2016.
Si veda in particolare questo passo della sentenza n. 173 del 13 luglio 2016:
“11.1. – In linea di principio, il contributo di solidarietà sulle pensioni può ritenersi misura consentita al legislatore ove la stessa non ecceda i limiti entro i quali è necessariamente costretta in forza del combinato operare dei principi, appunto, di ragionevolezza, di affidamento e della tutela previdenziale (artt. 3 e 38 Cost.) […] in modo da conferire all’intervento quella incontestabile ragionevolezza, a fronte della quale soltanto può consentirsi di derogare (in termini accettabili) al principio di affidamento in ordine al mantenimento del trattamento pensionistico già maturato (sentenze n. 69 del 2014, n. 166 del 2012, n. 302 del 2010, n. 446 del 2002, ex plurimis).
un contributo sulle pensioni costituisce, però, una misura del tutto eccezionale, nel senso che non può essere ripetitivo e tradursi in un meccanismo di alimentazione del sistema di previdenza.
11.2. – Tali condizioni appaiono, sia pur al limite, rispettate nel caso dell’intervento legislativo in esame.”
La proposta di legge, nella sua Relazione, si mostra preoccupata di questa sentenza e ne parla diffusamente, dimenticando però le sue fondamentali affermazioni, secondo cui il prelievo:
– “non può essere ripetitivo e tradursi in un meccanismo di alimentazione del sistema di previdenza”
– deve “essere comunque utilizzato come misura una tantum”.
Invece la Relazione trascura di confrontarsi con queste affermazioni e afferma solo che:
A tale proposito sembra evidente il carattere di non arbitrarietà, ragionevolezza e proporzionalità delle misure di ricalcolo applicate alle cc. dd. pensioni d’oro, in ragione dell’intento teleologico che risponde pienamente al principio di solidarietà sociale cui è improntato il testo costituzionale. Esse possono essere considerate – come si è espressa la Corte costituzionale nella recente sentenza n° 173 del 2016 – una misura di solidarietà “forte”, mirata a puntellare il sistema pensionistico e di sostegno previdenziale ai più deboli (…), imposta da una situazione di grave crisi del sistema stesso, valutazione atta a conferire all’intervento quella incontestabile ragionevolezza, a fronte della quale soltanto può consentirsi di derogare (in termini accettabili) al principio di affidamento in ordine al mantenimento del trattamento pensionistico già maturato (sentenze n° 69 del 2014, n° 166 del 2012, n° 302 del 2010, n° 446 del 2002, ex plurimis).
La sentenza n. 116 del 5 giugno 2013
La sentenza n. 116 del 5 giugno 2013 aveva dichiarato incostituzionale il contributo di solidarietà degli anni 2011 / 13 perchè le somme prelevate andavano al bilancio generale dello Stato e quindi assumevano natura tributaria per i soli pensionati.
Così scrisse la Corte nella sua sentenza:
Il contrasto con l’ art. 1 del Protocollo aggiuntivo
alla Convenzione Europea dei Diritti dell’ Uomo
Si possono aggiungere ulteriori rilievi alla luce del Protocollo aggiuntivo alla CEDU, il cui art. 1 così dispone:
La Corte di Strasburgo ha già ritenuto che il credito relativo a una pensione può costituire un bene ai sensi del protocollo qualora abbia un sufficiente fondamento nel diritto interno.
Si veda fra le tante la sentenza Stefanetti contro Italia del 2014, a pag. 49
Questo argomento, però, è assai complesso e richiede una specifica trattazione che faremo in un altro articolo.
Primi commenti alla proposta di legge
Michele Carugi (Il Fatto Quotidiano del 9 agosto 2018): Pensioni d’oro, ora il taglio non si basa più sui contributi versati
Davide Colombo (Il Sole 24Ore del 9 agosto): M5S-Lega, pensioni d’oro tagliate di 500 milioni per alzare le minime
Valentina Conte (Repubblica): Pensioni oltre 4000 euro: un taglio tra il 10 e il 20%. Le donne più penalizzate, che può essere letto per esteso anche in www.francoabruzzo.it
Pensioni, Perini: «Se le tagliano ricorro alla Consulta. Saremo in migliaia»
Taglio delle pensioni, chi riguarderà la misura Lega-M5s – Repubblica del 13 agosto 2018
Taglio pensioni d’oro, i gialloverdi: “Non temiamo ricorsi alla Corte Costituzionale” – Fatto Quotidiano 13 agosto 2018
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 art. 5
 art. 1
 art. 3

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