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Timestamp: 2020-01-24 02:32:57+00:00

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Trib. Roma, 24 settembre 2012. (rapporto di lavoro subordinato - procedimento disciplinare - omessa audizione del lavoratore incolpato - art. 7, commi 2 e 3, L. 300/1970 - illegittimità del licenziamento.) - Giustizia del lavoro a Roma e nel Lazio
Trib. Roma, 24 settembre 2012. (rapporto di lavoro subordinato - procedimento disciplinare - omessa audizione del lavoratore incolpato - art. 7, commi 2 e 3, L. 300/1970 - illegittimità del licenziamento.)
Il datore di lavoro ha l’obbligo, ai sensi dell’art. 7, commi 2 e 3 L. 300/70, di sentire il lavoratore incolpato che ne abbia fatto esplicita richiesta, con l’assistenza (se richiesta) del rappresentante dell’organizzazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato. Tale obbligo a carico del datore di lavoro non può ritenersi assolto da meri colloqui informali intercorsi tra il lavoratore ed il capo del personale, se l’audizione personale viene richiesta specificamente nella lettera di giustificazione.
L’obbligo per il datore di lavoro di concedere l’audizione personale al lavoratore incolpato non viene meno per il fatto che la lettera di giustificazione sia stata preceduta da colloqui informali tra il lavoratore ed il capo del personale.
Nel caso in esame il ricorrente impugna il licenziamento deducendo la violazione, da parte della resistente, dell’art. 7 L. 300/70, che impone al datore di lavoro di concedere al lavoratore incolpato che ne faccia richiesta l’audizione personale, eventualmente con l’assistenza del rappresentante dell’organizzazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato.
Lamenta il ricorrente che l’audizione, sebbene richiesta nella lettera di giustificazione, non sia stata concessa, con ciò determinandosi l’illegittimità del licenziamento impugnato.
La società resistente si difende deducendo che il lavoratore era stato ascoltato, su sua richiesta, in occasione di un colloquio informale avuto con il capo del personale, poche ore dopo la consegna della lettera di contestazione.
Il Giudice adito, con la sentenza in commento, aderendo alla prospettazione del ricorrente, ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento, ritenendo che l’art. 7 St. lav. imponga al datore di lavoro l’obbligo di concedere l’audizione personale al lavoratore che ne faccia espressa richiesta nella lettera di giustificazione, eventualmente con l’assistenza di un rappresentante sindacale. Tale obbligo, a carico del datore di lavoro, non può ritenersi assolto da meri colloqui informali avvenuti, a poche ore di distanza dalla consegna della lettera di contestazione degli addebiti, tra il lavoratore incolpato ed il capo del personale.
L’orientamento del Giudice di merito può considerarsi ormai, alla luce delle più recenti pronunce della Suprema Corte, consolidato[1].
Tuttavia la Corte di Cassazione, in pronunce più datate, ha prospettato un orientamento diverso, affermando che il colloquio tra il lavoratore ed il soggetto abilitato a rappresentare il datore di lavoro, anche se avvenuto in modo “informale”, perfezioni ed esaurisca il diritto di difesa del lavoratore[2].
Appare utile aggiungere una considerazione di carattere generale in merito alle conseguenze del licenziamento intimato in violazione delle disposizioni di legge e del contratto collettivo a garanzia del lavoratore incolpato.
La giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, è ormai consolidata nel ritenere che il licenziamento disciplinare intimato in spregio delle garanzie previste dall’art. 7 St. lav. è da considerarsi non viziato da nullità ma ingiustificato e, come tale, illegittimo, con la conseguenza che il comportamento del lavoratore, quand’anche esistente e rispondente alla nozione di giusta causa o giustificato motivo soggettivo, non può essere utilmente invocato dal datore di lavoro per sottrarsi alla tutela apprestata dall’ordinamento al rapporto di lavoro in esame. Conseguentemente, l’inosservanza della norma violata rende l’atto di recesso inidoneo a realizzare la causa risolutiva del rapporto soltanto nell’area di operatività della tutela reale.[3]
[1]In questo senso Cass. Civ., sez. lav., 9 ottobre 2007, n. 21066 e Cass. Civ., sez. lav., 6 luglio 1999, n. 7006 e da ultimo Cass. Civ., sez. lav., 26 aprile 2010, n. 9888.
[2]Cass. Civ., sez. lav., 20 gennaio 1998, n. 476 che ha affermato che non determina la violazione delle garanzie procedimentali prescritte dall’art. 7 Stat.lav., la circostanza che l’audizione del lavoratore sia avvenuta nel corso di un colloquio informale che sia stato accordato, da soggetto abilitato a rappresentare ai fini in esame il datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia avuto la possibilità di esporre a voce le proprie ragioni e di formulare le proprie controdeduzioni.
[3]Tatarelli, Il licenziamento individuale e collettivo, Cedam, Quarta edizione, pag. 258; Cass. SS.UU., 26 aprile 1994, n. 3965; Cass. Civ., sez. lav., 5 ottobre 2006, n. 21412
Trib. Roma, 24 settembre 2012

References: art. 7
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