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Timestamp: 2017-01-23 20:53:03+00:00

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CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 10 luglio 2012, n.4057
LUNEDÌ 23 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 21:53	Sezioni
REGIONIATTO AMMINISTRATIVO REVOCA DELL’ASSESSORE REGIONALE CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 10 luglio 2012, n.4057MASSIMA1. Fermo restando il principio ormai consolidato che gli atti di nomina e revoca degli assessori degli enti territoriali non hanno natura politica, in quanto sottoposti alle eventuali specifiche prescrizioni dettate dalle leggi e eventualmente dagli statuti e dai regolamenti, la valutazione degli interessi coinvolti nel procedimento di revoca di un assessore è rimessa in via esclusiva al Sindaco, cui compete in autonomia la scelta delle persone di cui avvalersi per l’amministrazione dell’ente e che possono essere anche esterne al Consiglio Comunale (c.d. assessori tecnici).
2. L’art. 46, co 4, del d.lgs. n. 267 del 2000 (ove prevede che nell’ordinamento generale degli enti locali “Il sindaco e presidente della provincia possono revocare uno o più assessori, dandone motivata comunicazione al consiglio”) non consente una interpretazione della norma che limiti il potere del sindaco di revocare i membri della giunta, perché non sarebbe coerente con il sistema dell’elezione e delle attribuzioni del Sindaco. Se, infatti, spetta al Sindaco la scelta dei componenti (di tutti i componenti) della Giunta, non vi è alcuna ragione per escludere che il Sindaco possa procedere con contrarius actus alla revoca ed alla conseguente sostituzione di alcuno o di tutti gli assessori precedentemente nominati.
3. Il procedimento di revoca dell’incarico assessorile, necessariamente improntato alla semplificazione, per evitare l’insorgere o il prolungarsi di una crisi politica nell’ambito dell’amministrazione comunale, non richiede che l’avvio di tale procedimento debba essere comunicato all’interessato, ai sensi dell’art. 7, l. n. 241 del 1990, atteso che per le considerazioni fatte egli non può opporvisi e quindi la sua partecipazione diventa recessiva in un quadro normativo in cui ogni valutazione è rimessa in modo esclusivo al Sindaco.
PRECEDENTIConformeDifformeEx multis, Cons. Stato, sez. V, 25 agosto 2011, n. 4905; Id., 27 aprile 2010, n. 2357; Id., 12 ottobre 2009, n. 6253; Id., 23 gennaio 2007 n. 209.TESTO DELLA SENTENZACONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 10 luglio 2012, n.4057 - Pres. ff. Branca – est. Schilardi SENTENZA
registro generale 1031 del 2012, proposto da: Comune di Grottaferrata, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e
difeso dagli avv. Piero Sandulli e Alessandro Diotallevi, con domicilio eletto
presso Piero Sandulli in Roma, via F. Paulucci de' Calboli n. 9; contro
Filippo Mevi, rappresentato
e difeso dall'avv. Riccardo Barberis, con domicilio eletto presso Riccardo
Barberis in Roma, via A. Pollaiolo n. 3; per la riforma
T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE II TER n. 00642/2012, resa tra le parti,
concernente revoca della carica di assessore della giunta comunale
costituzione in giudizio di Filippo Mevi;
pubblica del giorno 5 giugno 2012 il Cons. Carlo Schilardi e uditi per le parti
gli avvocati Alessandro Diotallevi e Riccardo Barberis;
1. Il dott. Filippo Mevi
ha impugnato, davanti al T.A.R. per il Lazio, il decreto del Sindaco del Comune
di Grottaferrata, datato 8.9.2011 recante la sua revoca, ai sensi dell’art. 46,
co. 4, T.U.E.L., dall’ufficio di assessore formulando il seguente complesso
motivo: eccesso di potere per carenza assoluta di motivazione, difetto di
istruttoria e mancata comunicazione di avvio del procedimento, violazione degli
artt. 46, T.U.E.L. e 7, l. n. 241 del 1990.
Il T.A.R. del Lazio,
Roma, Sezione II ter, con sentenza n. 642 del 18 gennaio 2012, dopo aver
ritenuto priva di adeguata motivazione la revoca, ha accolto il ricorso
disponendo l’annullamento del provvedimento.
Grottaferrata ha interposto appello avverso la menzionata sentenza
contestandone tutte le statuizioni e argomentazioni.
Si è costituito il sig.
Filippo Mevi deducendo l’infondatezza del gravame in fatto e diritto.
Con ordinanza cautelare
di questa Sezione – n. 1131 del 20 marzo 2012 – è stata accolta la domanda di
sospensione degli effetti dell’impugnata sentenza, con la motivazione “che ad
un primo sommario esame proprio della fase cautelare l’appello, alla luce della
giurisprudenza di questo Consiglio di Stato è apparso assistito da adeguato
fumus boni iuris. Sul piano procedurale infatti, il provvedimento del Sindaco
di revoca di un assessore, che così come quello di nomina ha carattere
discrezionale e fiduciario, a termini dell’art. 46 del T.U.E.L.. n. 267/2000
deve essere oggetto di obbligatoria comunicazione al Consiglio (come nel caso
di specie è avvenuto) e il Consesso è chiamato a prenderne atto nella sua veste
di organo di indirizzo e di controllo dell’attività politico – amministrativa
dell’ente locale”.
L’appello è fondato e
deve essere accolto.
2. La questione di
diritto all’esame attiene alla natura e all’ambito del potere di revoca degli
assessori da parte del Sindaco e le garanzie proprie dei revocandi, nonché i
limiti del sindacato esercitabile su tali atti da parte del giudice
non vi sono motivi per discostarsi dalla costante giurisprudenza di questo
Consiglio (cfr. ex plurimis Cons. Stato, Sez. V 25 agosto 2011, n. 4905; Sez.
V, 27 aprile 2010, n. 2357; Sez. V, 12 ottobre 2009, n. 6253).
principio ormai consolidato che gli atti di nomina e revoca degli assessori
degli enti territoriali non hanno natura politica, in quanto sottoposti alle
eventuali specifiche prescrizioni dettate dalle leggi e eventualmente dagli
statuti e dai regolamenti, la valutazione degli interessi coinvolti nel
procedimento di revoca di un assessore è rimessa in via esclusiva al Sindaco,
cui compete in autonomia la scelta delle persone di cui avvalersi per
l’amministrazione dell’ente e che possono essere anche esterne al Consiglio
Comunale (c.d. assessori tecnici).
delle scelte operate dal Sindaco è poi rimessa alla esclusiva valutazione del
Consiglio comunale quale organo di indirizzo e di controllo dell’Ente.
che regola la fattispecie è l’art. 46, co 4, del D.Lgs. 18.8.2000, n. 267, che
prevede che nell’ordinamento generale degli enti locali “Il sindaco e
presidente della provincia possono revocare uno o più assessori, dandone
motivata comunicazione al consiglio”.
disposizione non consente una interpretazione della norma che limiti il suo potere
di revoca dei membri della giunta, perché non sarebbe coerente con il sistema
dell’elezione e delle attribuzioni del Sindaco.
Se, infatti, spetta al
Sindaco la scelta dei componenti (di tutti i componenti) della Giunta, non vi è
alcuna ragione per escludere che il Sindaco possa procedere con contrarius
actus alla revoca ed alla conseguente sostituzione di alcuno o di tutti gli
assessori precedentemente nominati.
introdotto, infatti, uno stretto rapporto tra il Sindaco, che trae direttamente
la propria investitura dalla base elettorale e i membri della Giunta, che si
presentano come suoi collaboratori e che da lui stesso trovano la loro fonte di
Questo rapporto trova
poi naturale svolgimento nel principio “simul stabunt simul cadent”, secondo
cui una eventuale mozione di sfiducia rivolta al Sindaco, anche per vicende che
dovessero riguardare la Giunta o singoli assessori, se approvata dal Consiglio
comunale potrebbe avere conseguenze sulla permanenza del Consiglio stesso.
Se il potere di nominare
e revocare i membri della Giunta fonda, come si è detto, sul presupposto che
egli, essendo eletto direttamente dai cittadini, è il responsabile del governo
locale, sarà a lui che verranno imputati i risultati dell’amministrazione e da
ciò consegue la rilevanza del permanere del rapporto di fiducia tra il Sindaco
e la Giunta nella sua interezza nei confronti del Consiglio comunale che può a
sua volta revocare la fiducia all’esecutivo.
3. La natura ampiamente
discrezionale del provvedimento di revoca dell’incarico di assessore comporta
che la relativa motivazione può basarsi sulle più ampie valutazioni di
opportunità politico – amministrativa da parte del Sindaco, fermo restando
l’obbligo di comunicare al Consiglio comunale la decisione di revocare
l’assessore ex art. 46 cit.
revoca dell’incarico assessorile, necessariamente improntato alla
semplificazione, per evitare l’insorgere o il prolungarsi di una crisi politica
nell’ambito dell’amministrazione comunale, non richiede che l’avvio di tale
procedimento debba essere comunicato all’interessato, ai sensi dell’art. 7, l.
n. 241 del 1990, atteso che per le considerazioni fatte egli non può opporvisi
e quindi la sua partecipazione diventa recessiva in un quadro normativo in cui
ogni valutazione è rimessa in modo esclusivo al Sindaco (Consiglio di Stato,
Sez. V, 23.1.2007 n. 209).
4. Nella materia de quo,
infine, il giudice amministrativo è sfornito del sindacato di merito, non
ricorrendo alcuna delle ipotesi di cui all’art. 134 c.p.a., per il carattere
latamente politico della scelta non sindacabile in sede di legittimità se non
per profili formali, quali la violazione di specifiche disposizioni normative,
la evidente abnormità del provvedimento sindacale o il suo carattere
discriminatorio, circostanze che non ricorrono nel caso di specie.
Le spese di ambedue i
gradi di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
sede giurisdizionale (Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sul ricorso
meglio specificato in epigrafe :
a) accoglie l’appello e
per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, respinge il ricorso di primo
b) condanna il sig.
Filippo Mevi a rifondere in favore del comune di Grottaferrata le spese, le
competenze e gli onorari del doppio grado di giudizio che liquida in
complessivi euro 5.000,00 (cinquemila/00).

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 SENTENZA

 sentenza 
 sentenza

 art. 46