Source: http://tuttoprof.blogspot.it/2010_06_29_archive.html
Timestamp: 2018-01-19 09:46:35+00:00

Document:
TUTTOPROF.: 29/06/10
Una sentenza della Corte di Cassazione ha di fatto dichiarato il ministero dell’Istruzione responsabile di tutti quei casi in cui uno studente subisce delle lesioni a seguito di un esercizio attuato senza le adeguate precauzioni: per la scuola c’è l'obbligo “di vigilare sulla sicurezza e sull'incolumità” degli allievi nel tempo in cui fruiscono “della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni”.
"Tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell'ambito del quale il primo assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'alunno si procuri da solo un danno alla persona": a sostenerlo è la Corte di Cassazione, che con la sentenza 9325 del 20 aprile ha di fatto dichiarato il ministero dell’Istruzione responsabile di tutti quei casi in cui uno studente subisce delle lesioni a seguito di un esercizio di educazione fisica attuato senza le adeguate precauzioni.
Visita Tuttoprof Shop@
Con la sentenza n. 9906 la Cassazione ha stabilito che una maestra non può accompagnare i piccoli e tornare subito in classe: se sopravviene un incidente, come quello accaduto alla bimba di 3 anni di una scuola materna di Sava, in provincia di Lecce, feritasi gravemente all’occhio per la rottura della catenella del water, la scuola (e di conseguenza il Miur che dovrà risarcire la famiglia) è sempre responsabile.
Una sentenza sulle responsabilità scolastiche che farà tremare più di un docente. In particolare quelli della scuola dell’infanzia, dove la gestione dei bimbi da tre e sei anni può a volte risultare davvero complicata. Come nel caso di una scuola materna di Sava, in provincia di Lecce, dove una bimba di 3 anni si era procurata un danno all’occhio mentre si trovava in bagno: a provocare l’incidente era stato il gancio delle catenella del water, evidentemente non del tutto assicurato.
Secondo gli ermellini usando certe parole si sconfina “nell'area della denigrazione” perché si imputa alla docente “un comportamento gravemente inosservante dei suoi obblighi”: con la sentenza n. 21264 hanno così confermato la condanna. E determinato un precedente importante. Ma solo in rari casi gi insegnanti ricorrono al Tribunale.
Nel bocciare mio figlio ha "sapientemente" dimenticato di tenere conto dei "progressi del ragazzo: lei non è degna di avere un alunno come Federico". Non è andata per il sottile una mamma di Formia, rivolgendosi per iscritto all’insegnante del figlio, dopo aver appreso della bocciatura di quest’ultimo. La docente non l’ha presa bene. E rivolgendosi al Tribunale delle Repubblica, di Latina, ha avuto giustizia poiché quel gesto è stato ritenuto denigratorio. La mamma ha fatto ricorso, sostenendo che nella lettera non erano contenute offese alla persona, ma solo critiche costruttive nei confronti del suo operato. La Cassazione, qualche giorno fa con la sentenza n. 21264, ha ribadito l’orientamento dei giudici di primo grado confermando la condanna per ingiuria: secondo gli ermellini la lettera non si sarebbe infatti limitata ad una libera espressine civile, ma è sconfinata “nell'area della denigrazione e dell'attribuzione alla docente di un comportamento gravemente inosservante dei suoi obblighi”. Per la Cassazione l’uso di quelle parole “esprime dispregio e offesa alla dignità personale e professionale dell'insegnante, trattata come persona di spessore umano e culturale inferiore a quello dell'allievo”. In poche parole si sarebbe superato il lecito "esercizio del diritto di critica".
Anche questo secondo argomento toccato dal ministro merita qualche riflessione. La prima è meramente numerica: essendo i docenti della scuola italiana circa 800.000, la quota indicata (120-150.000) appare dimezzata rispetto al 30-40 per cento, che infatti corrisponde ad una quota che varia tra i 240.000 ed i 300.000 insegnanti. La seconda riflessione è relativa al fatto che sono passati quasi 20 mesi da quando il ministro Gelmini, durante la trasmissione “Porta a Porta”, rese nota l’intenzione di voler introdurre il modello premiante: un modello che avrebbe dovuto auto-finanziarsi trattenendo nella scuola circa un terzo dei risparmi ottenuti dalle Finanziarie tagli-posti e che avrebbe portato nelle tasche dei docenti più bravi e qualificati tra i 5 e i 7 mila euro lordi. I premi, aveva assicurato nell’occasione Gelmini, scatteranno gradualmente "già a partire dal 2010-2011”. Ora, se la promesse deve essere mantenuta, sarà importante che la macchina organizzativa dell’amministrazione si muova in fretta: a meno che non si vogliano introdurre le modalità di premio ad anno scolastico già avviato (cambiando così in corsa le regole del “gioco”), i tempi per l’introduzione degli incentivi appaiono davvero stretti.
Via libera dal Consiglio del Ministri del 24 giugno. Adesso si aspetta la registrazione alla Corte dei Conti. I nuovi stipendi arriveranno a ottobre: 350 euro di aumenti e 11mila di arretrati.
Via libera del Governo al contratto di lavoro dei dirigenti scolastici: lo ha deciso il Consiglio dei Ministri nel corso della seduta del 24 giugno autorizzando il ministro Renato a Brunetta ad esprimere il parere favorevole sulla ipotesi di accordo sottoscritta un mese fa da Aran e sindacati.
Appena ricevuto l’ok del Governo l’Aran ha provveduto a trasmettere contratto e relativa relazione tecnica alla Corte dei conti che avrà adesso tempo 15 giorni per pronunciarsi.
Subito dopo la pronuncia della magistratura contabile il contratto dovrà essere definitivamente firmato dalle parti: si prevede che questo ultimo adempimento possa arrivare entro la fine di luglio.
Le Direzioni provinciali del Tesoro, che provvedono alla liquidazione degli stipendi, dovranno poi adeguare le retribuzioni entro i successivi 30 giorni.
In concreto i 10mila dirigenti scolastici italiani avranno il nuovo stipendio a partire dal mese di ottobre.
Gli aumenti si aggirano sui 350 euro lordi mensili (la somma comprende però qualche decina di euro di indennità vacanza contrattuale già erogata in precedenza).
Con lo stipendio di ottobre verranno liquidati anche gli arretrati contrattuali (11mila euro circa che - detratti oneri sociali e fiscali - diventeranno 6mila netti).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza