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Timestamp: 2018-06-20 20:56:26+00:00

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Novità fiscali del 7 gennaio 2009: tantissime notizie dal periodo natalizio ad oggi | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 7 gennaio 2009: tantissime notizie dal periodo natalizio ad oggi
1) Controlli “serrati” sui benefici fiscali anche per le associazioni di volontariato
2) Residenze estere fittizie ai raggi X
3) Corte UE: Detrazioni Iva con diversi pro-rata
4) Va provata la notifica della cartella di pagamento: E’ stato accolto il ricorso del contribuente contro l’intimidazione del suo pagamento
5) Le percentuali di ricarico non sono in grado di legittimare l’accertamento fiscale
6) Fondi immobiliari: Scadenza “elastica” per le comunicazioni per le difficoltà riscontrate
7) Pace fiscale sconti a tutto campo
8) Intrastat anche per i professionisti
9) Trattamento tributario delle somme erogate dal datore di lavoro come incentivo all’esodo
10) Istituiti i codici tributo per il versamento con mod. F24, delle somme dovute a seguito di adesione agli inviti al contraddittorio
11) Modello per il credito di imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo
12) Riprendono gli adempimenti tributari nei territori umbri e marchigiani colpiti dal sisma del 1997
13) Imposte sulle Società: Detenzione di quote in usufrutto
14) Locazioni: Indice ISTAT novembre 2008
15) Dichiarazioni relative ai fabbricati catastali iscritti nel gruppo catastale “D”
16) In arrivo rimborsi Irpef per 300 milioni
L’art. 30 del D.L. n. 185/2008 (decreto anticrisi) ha condizionato la spettanza delle agevolazioni fiscali previste per gli enti associativi senza scopo di lucro all’invio telematico di una serie di dati e notizie fiscalmente rilevanti, che costituiranno la base per la valutazione dell’opportunità o meno della concessione.
Tali informazioni andranno indicate su un apposito modello, predisposto e approvato con provvedimento direttoriale dall’Agenzia delle Entrate entro il 31.1.2009, da trasmettere in via telematica alla stessa Agenzia delle Entrate.
Obbligo dell’invio telematico
L’obbligo dell’invio telematico interessa, quindi, tutti gli enti non commerciali di tipo associativo, sia le “vecchie” sia quelle di nuova costituzione, comprese le società sportive dilettantistiche.
Queste ultime, una volta riconosciute dal Coni ai fini sportivi, rientravano nella disciplina agevolativa.
Con l’entrata in vigore del decreto anticrisi, infatti, il Coni non è più tenuto alla trasmissione annuale dell’elenco delle società e associazioni sportive dilettantistiche, documento che certificava l’effettivo svolgimento dell’attività sportiva e apriva la strada ai benefici.
La neo normativa, nel sopprimere l’adempimento del Coni, lo esclude di fatto dal riconoscimento fiscale delle descritte attività ed ha affidato esclusivamente all’Agenzia delle Entrate il compito di verificare il diritto agli sconti.
Sono, inoltre, entrate a fare parte degli enti obbligati all’invio dei suddetti dati anche alcune “Onlus di diritto” che prima del cd. decreto anticrisi non erano tenute ad alcuna comunicazione e, pertanto, fuori dall’Anagrafe delle Onlus.
In particolare, i benefici fiscali sotto “stretto controllo” da parte delle Entrate sono quelli contenuti nell’art. 148 del D.P.R. n. 917/1986 (T.U.I.R.) e nell’art. 4 del D.P.R. n. 633/1972.
Per cui, si ritiene, a parere di chi scrive, che l’eventuale mancato invio del modello faccia decadere i benefici fiscali previsti solo da tale normativa (ad es. l’esenzione fiscale degli introiti derivanti dai cd. “corrispettivi specifici”) e non quelli generali previsti per gli enti non commerciali (ad es. incasso della semplice quota sociale dai soci o di contributi concessi con spirito di liberalità).
Le “Onlus di diritto”
La nuova disposizione prevede che possano essere ancora considerati “Onlus di diritto” (art. 10, comma 8, Dlgs 460/1997) le associazioni e le altre organizzazioni di volontariato di cui alla legge n. 266/1991, a condizione che non svolgano attività commerciali diverse da quelle marginali e trasmettano i propri dati all’Amministrazione finanziaria.
Le attività marginali consentite sono individuate dal D.M. 25.5.1995:
– Attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato;
– attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
– cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempre che la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
– attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale
– attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nell’ambito applicativo dell’ex art. 111 comma 3 del Tuir, verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione.
Si tratta in ogni caso di attività tese alla realizzazione degli obiettivi della Onlus senza utilizzo degli strumenti tipici della concorrenza sul mercato (ad esempio, la pubblicità).
“Non rientrano, comunque, tra i proventi delle attività commerciali e produttive marginali quelli derivanti da convenzioni”.
2) Residenze estere fittizie ai raggi X: Recuperati 140milioni di euro d’imposta a fronte di 100 controlli
E’ aumentata nel 2008 l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria sulle residenze estere fittizie dei contribuenti.
Questa specifica attività di controllo, rilanciata dalla manovra estiva (D.L. n. 112/2008) nei confronti delle persone fisiche e non soltanto delle società, ha già assicurato risultati utili per tracciare le linee d’un primo bilancio dell’operazione sull’anno in corso.
Anche gli affetti familiari contano
La lunga permanenza in località italiane, dimostrata dai viaggi aerei di rientro dall’estero, la partecipazione a concerti, sfilate di moda, eventi mondani tenuti in diverse città italiane, la frequente apparizione in trasmissioni televisive nazionali, oltre che vari contratti stipulati con case discografiche e compagnie assicurative italiane hanno contribuito a dimostrare la fittizietà delle residenze estere, confermata per alcuni anche dalla presenza in Italia degli affetti familiari, circostanze che hanno evidenziato “la volontà” dei personaggi in questione di conservare in Italia i propri interessi economici, professionali e sociali e che, come l’Agenzia delle Entrate ha più volte ribadito, rappresentano indicatori significativi per l’identificazione della effettiva residenza fiscale.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 23.12.2008)
3) Corte UE: Detrazioni Iva con diversi prorata
E’ quanto ha deciso la Corte di Giustizia europea con la sentenza del 18.12.2008, resa nel procedimento C-488/07, con la quale ha stabilito, in materia di Iva, che gli Stati membri non sono tenuti ad applicare la regola di arrotondamento prevista all’art. 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva del Consiglio 17.5.1977, 77/388/Cee, dettata ai fini dell’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, allorché il prorata del diritto a detrazione dell’imposta a monte venga calcolato secondo uno dei metodi speciali di cui all’articolo 17, n. 5, terzo comma, lett. a), b), c) o d), di tale direttiva.
Calcolo del prorata di detrazione
Secondo la direttiva il calcolo del pro-rata di deduzione deve essere effettuato in modo analogo in tutti gli Stati membri, a tal fine si prevede che, per i beni e i servizi utilizzati da un soggetto passivo sia per operazioni che danno diritto a deduzione sia per operazioni che non conferiscono tale diritto, la deduzione è ammessa soltanto per il prorata dell’IVA relativo alla prima categoria di operazioni.
Gli Stati membri possono comunque:
– Autorizzare il soggetto passivo a determinare un prorata per ogni settore della propria attività, se vengono tenute contabilità distinte per ciascun settore;
– obbligare il soggetto passivo a determinare un prorata per ogni settore della propria attività ed a tenere contabilità distinte per ciascuno di questi settori;
– autorizzare od obbligare il soggetto passivo ad operare la deduzione in base all’utilizzazione della totalità o di una parte dei beni e servizi;
– autorizzare od obbligare il soggetto passivo ad operare la deduzione relativamente a tutti i beni e servizi utilizzati per tutte le operazioni ivi contemplate.
La conclusione delle sentenza
Pertanto, l’art. 17, n. 5, consente di derogare la regola del calcolo del prorata autorizzando gli Stati membri a prevedere uno degli altri metodi di determinazione del diritto a detrazione, ossia la determinazione di un prorata diverso per ogni settore di attività o la detrazione a seconda della destinazione della totalità o di una parte dei beni e servizi ad un’attività precisa, o anche a prevedere l’esclusione del diritto a detrazione a talune condizioni.
La Commissione Tributaria Provinciale di Roma (C.T.P. di Roma sez. 3, sentenza n 382/03/08 del 21.11.08 dep. il 24.11.08), a seguito di ricorso presentato da un contribuente ha prima osservato che secondo quanto riferito dal ricorrente è venuto a conoscenza per la prima volta dell’avvenuta notifica della cartella di pagamento tramite la ricezione della intimazione di pagamento di cui ha, infatti, presentato ricorso.
Sotto questo profilo il ricorso stesso appare legittimato dal diritto del contribuente ad insorgere nei confronti della cartella che sarebbe stata notificata.
Il procedimento è, quindi, apparso correttamente instaurato.
A ciò, la C.T.P. ha aggiunto che il titolo notificato come intimazione di pagamento può ritenersi di per sé autonomamente impugnabile poiché contiene tutti gli elementi della cartella di pagamento.
La Commissione è poi entrate nel merito della questione osservando che non vi è stata la prova che la cartella di pagamento sia stata notificata, e pertanto, è apparsa irrilevante la questione relativa alla sua decadenza per decorrenza del termine.
Infine, riguardo l’esame del ricorso avverso l’intimazione di pagamento, la C.T.P. ha rilevato come sia fondata l’eccezione di decadenza per decorrenza del termine così come previsto dalla legge 156/2005 poiché la notifica dell’intimazione è avvenuta in data 9.10.2007 quando i cinque anni riferiti alle dichiarazioni reddituali presentate fino al 31.12.2001, erano già trascorsi.
Alla luce di tutto ciò il ricorso presentato dal contribuente è stato accolto.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22938 del 30.10.2007 ha stabilito che le percentuali di ricarico non sono sufficienti ad invertire l’onere della prova
In particolare, che l’uso delle percentuali di ricarico risultanti dalle medie del settore da sola non è sufficiente a fornire materia presuntiva idonea all’inversione dell’onere probatorio per il contribuente.
La Suprema Corte è, quindi, intervenuta in tema di ricostruzione presuntiva del reddito stabilendo che l’accertamento fiscale non può basarsi unicamente su una variabile “sospetta”, con conseguente onere della prova a carico del contribuente; tale variabile deve essere accompagnata da ulteriori altri elementi di segno uguale.
L’attendibilità di una dichiarazione dei redditi non può dunque essere minata da un singolo scostamento dalla media di settore, ma deve essere ulteriormente assistita da altri elementi, di segno convergente, idonei ad escludere la natura marginale dell’impresa in rapporto alle condizioni relative all’area geografica, all’area urbana, all’area periferica, alla tipologia dell’esercizio, alle condizioni personali del titolare ecc..
Il solo scostamento dalla media di settore ha un debole significato indiziario, ove non avvalorato da altri elementi significativi e convergenti.
Infatti, l’accertamento analitico-induttivo può essere fatto per “presunzioni semplici“, soltanto quando queste siano gravi, precise e concordanti.
Non si applicano sanzioni per le comunicazioni inviate dai sottoscrittori delle quote dopo il 31.12.2008 ma entro il 15.1.2009.
E’ stato, infatti, pubblicato il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che ha rinviato al 30.6.2009 il termine per le segnalazioni da parte dei gestori dei fondi di investimento immobiliari chiusi (per i quali non è prevista la quotazione dei certificati in un mercato regolamentato e con patrimonio inferiore ai 400 milioni di euro), e al 15.1.2009 le comunicazioni dei dati da parte dei partecipanti.
Il medesimo Provvedimento ha, inoltre, indicato quali dati e quali notizie i possessori di quote dovranno comunicare alle società di gestione affinché possa essere accertata l’applicabilità dell’imposta patrimoniale.
Si tratta, ad esempio, di informazioni relative alle quote possedute, all’esistenza di vincoli di parentela con altri partecipanti o al tipo di fondo che può essere riservato oppure speculativo.
La nuova scadenza è stata dovuta per le difficoltà riscontrate, da parte dei sottoscrittori delle quote di partecipazione, ad assolvere, entro la scadenza del 31.12.2008, l’adempimento della comunicazione annuale dei dati e delle notizie alle Società di gestione del risparmio.
Il provvedimento ha perciò fissato al 15.1.2009 il precedente termine.
Pertanto, gli uffici finanziari non applicheranno sanzioni per le eventuali comunicazioni effettuate dopo il 31.12.2008, a condizione che siano effettate entro il 15.1.2009.
Segnalazioni per omessa comunicazione
E’, invece, passato al 30.6.2009 il termine che le società di gestione devono rispettare per segnalare l’omessa comunicazione delle informazioni relative ai partecipanti ai fondi immobiliari a ristretta base partecipativa e familiari.
La proroga ha riguardato solo le segnalazioni relative all’anno 2008, infatti, in via ordinaria l’adempimento dovrà essere effettuato entro il 30 aprile.
Tra i tanti sconti sulle sanzioni tributarie, evidenziati in Il Sole 24 Ore del 27.12.2008, si hanno le seguenti possibilità:
Invito dell’ufficio al contradditorio
L’art. 5, comma 1-bis del D.Lgs. n. 218/1997 prevede la possibilità di definizione dello stesso contradditorio con l’accettazione delle maggiori imposte indicate. In tale ipotesi, la sanzione si riduce ad 1/8 del minimo
L’art. 5 bis del D.Lgs. del D.Lgs. n. 218/1997 prevede che il contribuente, se il verbale determina l’emanazione di un accertamento parziale, possa prestare istanza di adesione integrale allo stesso entro 30 giorni dalla consegna.
In tale ipotesi, la sanzione si riduce ad 1/8 del minimo.
Può derivare da un processo verbale di constatazione (art. 6, comma 1 del D.Lgs. n. 218/1997). Il contribuente ha la possibilità di chiedere all’ufficio fiscale una eventuale definizione dell’accertamento.
In caso di convocazione e di successivo accordo la sanzione si riduce ad ¼ del minimo.
Stessa cosa per l’ipotesi della notifica dell’accertamento successivo (art. 6, comma 2 del D.Lgs. n. 218/1997) .
Acquiescenza e definizione delle sanzioni
Se il contribuente rinuncia ad impugnare l’atto di accertamento la sanzione si riduce ad ¼ del minimo (art. 17 del D.Lgs. n. 472/1997).
Definizione prima di iscrizione a ruolo
Prima dell’iscrizione a ruolo viene consentita (artt. 2 e 3 del D.Lgs. n. 462/1997) il pagamento delle somme dovute, (in base agli artt. 36 bis e 36 ter del DPR n. 600/73) per i controlli formali e documentali, entro 30 giorni dalla comunicazione bonaria. In tale ipotesi, le sanzioni vengono ridotte ad 1/3 (art. 36 bis) o a 2/3 (art. 36 ter).
Le sanzioni si applicano in misura di 1/3 delle somme irrogabili in rapporto all’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione.
All’interno del quotidiano Il Sole 24 Ore, Benedetto Santacroce e Matteo Mantovani, hanno messo in risalto, come dal 1 gennaio 2010 anche i professionisti dovranno presentare il modello intrastat per le prestazioni di servizio per le quali all’assolvimento dell’imposta è tenuto il committente mediante il meccanismo del reverse charge.
Ciò a seguito della direttiva 2008/8/ce approvata dal consiglio Ue il 16.12.2008.
A seguito di quanto statuito dalla Corte di giustizia, nei rapporti non ancora esauriti va applicata anche agli uomini (categoria sfavorita) la disciplina relativa al trattamento tributario delle somme erogate dal datore di lavoro come incentivo all’esodo che era prevista per le donne (categoria favorita), non risultando più sostenibile sul punto la diversa tesi di cui alla risoluzione n. 112/E del 13 ottobre 2006.
Pertanto, gli Uffici delle Entrate devono riesaminare caso per caso, secondo i criteri esposti nella presente circolare, il contenzioso pendente nella materia in esame e, se ne ricorrono i presupposti, a provvedere – se del caso previa esecuzione del rimborso richiesto – al relativo abbandono secondo le modalità di rito.
L’Ufficio, nel chiedere che venga dichiarata la cessazione della materia del contendere, prende motivata posizione anche sulle spese di giudizio e fornisce al Giudice elementi che possano giustificare la compensazione delle spese.
La disciplina relativa al trattamento tributario delle somme erogate dal datore di lavoro come incentivo all’esodo
Il comma 4-bis dell’art. 19 del TUIR (DPR 22.12.1986, n. 917), nel testo vigente fino al 3 luglio 2006, prevedeva l’applicazione di un’aliquota agevolata sulle somme percepite come incentivo all’esodo volontario pari alla metà di quella ordinariamente applicabile per le indennità di trattamento di fine rapporto e per tutte le altre indennità equipollenti, individuando l’età come elemento caratterizzante.
In particolare, la norma era applicabile agli uomini che al momento dell’esodo avessero compiuto 55 anni e alle donne che ne avessero compiuti 50.
(Agenzia delle Entrate, circolare n. 62/E del 29.12.2008)
Per consentire il versamento della somme dovute (neo art. 5 D.Lgs. n. 218/1997 come modificato dal D.L. n. 185/2008) risultanti dall’invito a comparire emessi dagli uffici delle entrate, mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione, sono stati istituiti i seguenti codici tributo da utilizzare con il modello F24:
IRPEF E RELATIVI INTERESSI – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
ART. 5, c. 1 bis – D.lgs 218/97
IRPEG/IRES E RELATIVI INTERESSI – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
ALTRE IMPOSTE DIRETTE E SOSTITUTIVE E RELATIVI INTERESSI – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
RITENUTE ALLA FONTE E RELATIVI INTERESSI – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
IVA E RELATIVI INTERESSI – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
SANZIONE E ALTRE SOMME DOVUTE RELATIVE AI TRIBUTI ERARIALI –
ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
ADDIZIONALE REGIONALE ALL’IRPEF E RELATIVI INTERESSI – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
SANZIONE E ALTRE SOMME DOVUTE RELATIVE A ADDIZIONALE REGIONALE ALL’IRPEF – ADESIONE ALL’INVITO A COMPARIRE
IRAP E RELATIVI INTERESSI –
SANZIONE E ALTRE SOMME RELATIVE ALL’IRAP –
ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF E RELATIVI INTERESSI-

References: art. 111
 sentenza 
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 art. 5

ART. 5