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Timestamp: 2020-04-04 06:43:03+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13675 del 30/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13675 del 30/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/05/2017, (ud. 20/04/2017, dep.30/05/2017), n. 13675
sul ricorso 4921/2016 proposto da:
N.M., N.G., elettivamente domiciliati in
CIRO SINDONA, che li rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 5550/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
N.G. e M. ricorrono, affidandosi a tre motivi, per la cassazione della sentenza (n. 5550 del 07/10/2015) con cui la corte di appello di Roma ha, accogliendo l’appello di Mu.St., accolto la domanda da costei dispiegata nei confronti loro e di Mu.St. per il pagamento della somma di Euro 51.650,00 (oltre interessi e spese), a titolo di corrispettivo per la vendita di quota della società Imm.re Verte srl, essendone stata la quantificazione condizionata al non superamento di una certa entità (Euro 36.150,00) delle somme necessarie per la definizione del contenzioso tributario in atto per l’acquisto di un terreno del 1991;
il ricorso è notificato sia a M.S. che agli eredi di Mu.St., collettivamente ed impersonalmente al suo ultimo domicilio;
è stata formulata proposta – di declaratoria di inammissibilità di definizione in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, come modificato del D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;
i ricorrenti depositano memoria ai sensi del medesimo art. 380-bis, comma 2, u.p..
i ricorrenti si dolgono di: “violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 643 del 1972, artt. 4-27 e dell’art. 345 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, con riferimento alla presunta cessione a titolo oneroso del tributo e relativa pronuncia di nullità” (primo motivo); di “violazione o falsa applicazione, ovvero contraddittoria applicazione del D.P.R. n. 643 del 1972, art. 27 e dell’art. 1419 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento al principio della coerenza e dell’assorbenza del giudicato” (secondo motivo); ed infine di “omesso esame delle prove testimoniali ammesse ex art. 245 c.p.c., omessa e comunque erronea valutazione delle prove testimoniali e del riconoscimento della scrittura privata prodotta in giudizio ex art. 215 c.p.c., in relazione all’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5” (terzo motivo);
la corte di appello ha però fondato la sua decisione su due distinte rationes decidendi: la prima, di nullità dell’accordo che avesse limitato il diritto al corrispettivo in caso avesse compreso l’INVIM come spettante all’acquirente anzichè al venditore (perchè in violazione appunto del D.P.R. n. 643 del 1972, art. 27); la seconda (v. pag. 5 della qui gravata sentenza, secondo capoverso), di interpretazione dell’accordo come incarico di compiere l’atto materiale del pagamento dell’imposta, tanto da lasciare estraneo all’ambito del “contenzioso tributario” in corso, alla cui entità parametrare il diritto della cedente al corrispettivo pattuito, appunto quanto necessario pure alla definizione del contenzioso relativo all’INVIM stessa;
questa seconda ratio decidendi è censurata con il terzo motivo, ma in modo incongruo o inammissibile, neppure potendo sopperirvi i ricorrenti con la memoria, la quale – analogamente a quella prevista dall’art. 378 c.p.c. – non può colmare le lacune del ricorso: visto che si tratta di un’interpretazione del contenuto del contratto, essa andava contrastata con idoneo riferimento alle categorie dell’ermeneutica di cui agli artt. 1362 c.c. e segg., mentre l’erronea valutazione delle risultanze istruttorie non integra giammai più un vizio motivazionale deducibile in Cassazione, a maggior ragione dopo la riforma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, secondo l’interpretazione della relativa novella data a partire da Cass. Sez. U. nn. 8053 e 8054 del 2014;
l’inammissibilità della censura alla seconda delle due autonome rationes decidendi rende irrilevante la disamina di quelle mosse alla prima e, nel suo complesso, inammissibile il ricorso (Cass. 10/02/2017, n. 3633; in precedenza, con principio affermato ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c.: Cass. ord. 03/11/2011, n. 22753; successivamente ribadito, e plurimis, da Cass. Sez. U. 29 marzo 2013 n. 7931; Cass. 29/05/2015, n. 11169; Cass. 04/03/2016, n. 4293);
non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, non avendovi svolto attività difensiva gli intimati, ma va dato atto – mancando la possibilità di valutazioni discrezionali (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 380
 art. 27
 art. 245
 art. 215
 art. 27
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 art. 13
 art. 1