Source: http://www.jus.unitn.it/cardozo/Review/Europeanlaw/Regaldo-1996/regal1.htm
Timestamp: 2017-11-21 02:20:14+00:00

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Nella Causa Faccini Dori1 é stata nuovamente discussa la controversa questione dell'efficacia, all'interno dell'ordinamento degli Stati membri, delle direttive comunitarie non trasposte: qui, la questione intorno ai possibili effetti orizzontali diretti di alcune disposizioni di una direttiva veniva sollevata dal Giudice Conciliatore di Firenze, con rinvio pregiudiziale, in riferimento all'interpretazione dell'Articolo 5 della Direttiva del Consiglio 85/577/CEE del 20 dicembre 1985.
Tale articolo conferisce al consumatore comunitario il diritto di annullare un contratto, concluso al di fuori dei locali commerciali del venditore, entro 7 giorni dalla sua stipulazione, perciò il Giudice Conciliatore di Firenze domandava se la Sig.na Faccini Dori potesse basarsi sull'Articolo 5 della direttiva summenzionata, sebbene all'epoca essa non fosse ancora stata trasposta nell'ordinamento italiano, per opporre alla società commerciale cessionaria del contratto di vendita di un corso di lingue, la Recreb S.r.l., l'avvenuto esercizio del diritto di recesso.
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha escluso che la Sig.na Faccini Dori potesse opporre alla Recreb S.r.l. l'avvenuto esercizio del diritto di recesso perché le direttive comunitarie non possono imporre obblighi ai singoli, ma soltanto allo Stato od ai suoi organi.
La sentenza in esame va così ad aggiungersi ad una costruzione giurisprudenziale troppo complessa e contorta, non solo incomprensibile per i cittadini comunitari, ma anche imprevedibile per gli operatori del diritto, taluni dei quali hanno paragonato l'azione della Corte di Giustizia ad un "judicial snakes and ladders"2 o addirittura ad un "bateau ivre"3.
Invero, con la decisione della Causa Faccini Dori, la Corte ha deluso le aspettative di autorevoli giuristi4 e di alcuni dei suoi stessi componenti5, i quali avevano ripetutamente auspicato una presa di posizione decisa, coerente e definitiva su di un tema che resta tra i più dibattuti nel Diritto comunitario.
La soluzione data al Caso Faccini Dori, non condivisibile né giustificabile sotto il profilo giuridico, é stata resa in un periodo di profondo travaglio dello stesso concetto di "Unione Europea", in cui la Corte non ha più potuto o non ha più voluto, giocare il ruolo evolutivo che, seppure con alcune marcate oscillazioni, l'aveva sinora contraddistinta.
La sentenza Faccini Dori é sostenuta da motivazioni meramente politiche, spiegabili anche con le ferme prese di posizione contenute nelle Osservazioni scritte presentate dagli Stati membri e con la natura sostanziale della controversia; a questo riguardo, parrebbe che i consumatori, pur essendo dei soggetti deboli nella nostra società, non siano degni della protezione che é stata viceversa conferita ad altre categorie di cittadini6.
Prima di analizzare la sentenza nei dettagli, ci soffermeremo sulla costruzione giurisprudenziale edificata dalla Corte nel corso degli ultimi ventiquattro anni: essa é emblematica delle incertezze e contraddizioni che affliggono la recente pronuncia in esame.
V'é da dire, in proposito, che i dubbi nell'interpretazione della terminologia impiegata dalla Corte investono la stessa dottrina la quale é generalmente critica nei confronti delle nozioni utilizzate: le discussioni si erano di già accese con la pronuncia della sentenza Grad7 e in concomitanza dell'uso disordinato di termini come "applicabilità diretta", "effetti diretti" ed "efficacia immediata"8 e si sono ulteriormente acuite con il tentativo di differenziare l' "invocabilità" dall' "effetto diretto".
Occorre segnalare, con riferimento all'ultima questione, il recente intervento di D. Simon9, il quale ritiene che "(...) les ambïguités de la doctrine quant à la portée de l'effet direct des directives proviennent de la confusion entre effet direct et invocabilité: l'effet direct implique évidemment l'invocabilité, mais il peut exister une invocabilité en dehors de l'effet direct, c'est-à-dire qu'il y a place pour une application judiciaire des directives indépendamment de leur éventuel effet direct"10.
Tuttavia, é palese che se un singolo "invoca", cioè fa valere, una direttiva dinanzi ad un organo giurisdizionale, mira a trarre da essa una qualche situazione giuridica soggettiva favorevole ovverosia, nella terminologia comunitaria, un "effetto"; che poi questo si produca come conseguenza diretta della pronuncia della Corte oppure venga determinato indirettamente, attraverso l'interpretazione o la disapplicazione del diritto nazionale da parte dei giudici degli Stati membri, nulla cambia nella sostanza.
Per questa ragione, é assolutamente inutile, a nostro avviso, distinguere tra "invocabilità" ed "effetto diretto" per spiegare le incongruenze di una giurisprudenza che ritiene il singolo vincolato dalle direttive una volta sì11 e una volta no12.
Ciò senza considerare che, come ha perspicacemente notato il Giudice Schockweiler, dalla giurisprudenza della Corte non si può inferire una distinzione siffatta: infatti, "(..) dans un arrêt récent du 31 janvier 1991, Kziber13(...), la Cour parle tantôt d'applicabilité directe, tantôt d'invocabilité en justice, ce qui devrait faire apparaître qu'elle considère que ces expressions, de même que la notion d'«effet direct» ont la même signification et qu'il est peut-être osé de vouloir déduire trop de conséquences du choix des termes employés"14.
Nell'analizzare la casistica della Corte si adotterà, quindi, una classificazione che é, in linea di principio, largamente condivisa in dottrina15 e che enuclea tre periodi, corrispondenti rispettivamente all'affermarsi del principio degli effetti diretti, avvenuto principalmente durante gli anni '70, a quello dell'interpretazione conforme, iniziato negli anni '80 e a quello del risarcimento del danno da omessa o inadeguata trasposizione, incentrato sul Caso Francovich16 del 1991.
Infine, é opportuno avvertire che la trattazione della materia sarà sviluppata dal punto di vista di un giurista europeo, ponendo al centro del sistema il Trattato sull'Unione Europea, non già la Costituzione della Repubblica Italiana o degli altri Stati membri.
Così, si auspicherà, ad esempio, che le direttive sufficientemente chiare precise ed incondizionate vincolino anche i cittadini, ma ciò non per il fatto che "o si esclude che la direttiva penetri nell'ordinamento statale, ed allora non sarà in alcun caso invocabile; o la penetrazione viene ammessa, ed allora non si vede perché non sia invocabile da tutti e contro tutti"17.
Le conclusioni che si trarranno, invece, dipenderanno esclusivamente da argomentazioni di carattere giuridico basate sul Diritto comunitario; del resto, dopo sentenze come Van Gend en Loos18, Costa v ENEL19 e Simmenthal20, non si può negare che esso costituisca una disciplina autonoma, integrata negli ordinamenti nazionali, ma dotata di effettività e supremazia rispetto a questi.
Perciò, l'analisi che segue situa al sommo grado, nella gerarchia delle fonti, gli atti di Diritto comunitario, di quel "droit communautaire dont - il faut le rappeler - toutes les dispositions à caractère contraignant sont supérieures à n'importe quelle source de droit national, fût-ce la Constitution"21.
1 Causa C-91/92 Paola Faccini Dori v Recreb S.r.l. (1994) RACCOLTA p. I - 3325. 2 V. D. CURTIN, "The Decentralised Enforcement of Community Law Rights. Judicial Snakes and Ladders", (1992) in Constitutional Adjudication in European Community and National Law - Essays for the Hon. Mr. Justice T. F. O'Higgins p. 33. 3 V. F. EMMERT e M. PEREIRA DE AZEVEDO, "L'effet horizontal des directives. La jurisprudence de la CJCE: un bateau ivre?", (1993) RTDE n° 3 p. 510. 4 V. in particolare A. J. EASSON, "Can Directives Impose Obligations on Individuals?", (1979) ELR p. 67; A. ARNULL, "The Direct Effect of Directives: Grasping the Nettle", (1986) 35 ICLQ p. 939; P. MANIN, "L'invocabilité des directives: Quelques interrogations", (1990) RTDE p. 669; F. EMMERT, "Horizontale Drittwirkung von Richtlinien? Lieber ein Ende mit Schrecken als ein Schrecken ohne Ende!" (1992) EWS p. 56; R. SCARBOROUGH "Directives and the Doctrine of Direct Effect: A Critique of Marshall v Southampton Area Health Authority", (1992) in The University of Chicago Legal Forum p. 315; F. EMMERT e M. PEREIRA DE AZEVEDO, (1993) Op. cit. in nota 3. 5 V. le Conclusioni dell'Avvocato Generale W. VAN GERVEN sulla Causa C-271/91 Marshall II (1993) RACCOLTA p. II - 4367 al § 12; le Conclusioni dell'Avvocato Generale F. G. JACOBS sulla Causa C-316/93 Vaneetveld (1994) RACCOLTA p. I - 765 ai §§ 15 ss.; le Conclusioni dell'Avvocato Generale C.O. LENZ sulla Causa Faccini Dori, cit., ai §§ 43 ss.; il saggio del Giudice F. SCHOCKWEILER, "Effets des directives non transposées en droit national à l'égard des particuliers", (1993) in Hacia un nuevo orden internacional y europeo - estudios en homenaje al Profesor Don Manuel Diez de Velasco p. 1201. 6 Basti considerare che sia la motivazione (§ 25) che il dispositivo (§ 2) della sentenza Faccini Dori cit. statuiscono che non i singoli in generale, bensì "i consumatori non possono fondare sulla direttiva (...) un diritto (...) né possono far valere tale diritto dinanzi a un giudice nazionale" (il grassetto é nostro). Invece, ben diverso é stato il risultato a cui la Corte é pervenuta nella decisione della Causa C-177/88, Elisabeth Johanna Pacifica Dekker v Stichting Vormingscentrum voor Jong Volwassenen (VJV - Centrum) Plus (1990) RACCOLTA p. I - 3941, in cui, sia pure surrettiziamente, essa ha ammesso che la direttiva 76/207 potesse produrre effetti orizzontali diretti contro un datore di lavoro privato. Se la Sig.na Faccini Dori fosse stata una lavoratrice discriminata anziché una consumatrice incauta, la Corte avrebbe dunque statuito diversamente? 7 Causa 9/70 Franz Grad v Finanzamt Traunstein (1970) RACCOLTA p. 825. 8 A noi pare che l'impostazione più convincente sia quella suggerita da T. A. WINTER in "Direct Applicability and Direct Effects", (1972) 9 CMLR p. 425 ed accolta, tra gli altri innumerevoli autori, anche da J. STEINER nel suo "Textbook on EEC Law", Third Edition, London (1992), che, prescindendo dalle altre nozioni, confina l'impiego della definizione di "applicabilità diretta" alle misure che, per esplicita previsione del Trattato, non richiedono atti di incorporazione, ossia ai regolamenti, mentre utilizza l'espressione "effetti diretti" in presenza degli atti che conferiscono diritti invocabili dagli individui dinanzi alle corti nazionali. Si comprende, allora, come i due concetti siano situati su due piani differenti: quello formale, della non necessarietà di ulteriori misure di incorporazione, in riferimento alle disposizioni "direttamente applicabili" e quello contenutistico, della creazione di situazioni giuridiche soggettive, in riferimento alle disposizioni "direttamente efficaci". Ecco che atti direttamente applicabili, come i regolamenti, possono contenere disposizioni che non spiegano effetti diretti, così come qualsiasi legge, se non creano diritti in favore degli individui, mentre atti normalmente non direttamente applicabili, come le direttive, possono produrre effetti diretti, se sufficientemente chiari precisi e incondizionati. 9 "L'application des directives par les tribunaux nationaux", (1993) Bulletin des arrêts de la Cour de Cassation n° 374 p. 1. Una critica approfondita all'impostazione adottata da D. SIMON é contenuta nell'Op. di P. MANIN, "De l'utilisation des directives communautaires par les personnes physiques ou morales", (1994) 4 AJDA alla p. 261. 10 "L'application des directives par les tribunaux nationaux", Op. cit. alla nota precedente, p.6. 11 É il caso del VJV - Centrum che, in conseguenza della sentenza Dekker, cit. in nota 6, ha dovuto sottostare alle prescrizioni di una direttiva, cioè subire un "effetto diretto", anche se la Corte non ne ha discusso in questi termini. 12 É il caso della Recreb S.r.l. che, in conseguenza della sentenza Faccini Dori, cit. in nota 1, ha potuto ignorare la prescrizione di una direttiva sebbene sufficientemente chiara, precisa e incondizionata. 13 Causa C-18/90 Office nationale de l'emploi (Onem) v Bahia Kziber (1991) RACCOLTA p. I - 199. 14 Op. cit. in nota 5, p. 1205. 15 Si vedano, tra gli altri il Manuale di J. STEINER, cit. in nota 8 e l'Op. di P. MANIN, cit. in nota 9. 16 Cause riunite C-6/90 e C-9/90 Andrea Francovich e altri v Repubblica Italiana (1991) RACCOLTA p. I - 5357. 17 L'osservazione é di B. CONFORTI, "Diritto Internazionale", Napoli (1987), p. 313. 18 Causa 26/62 NV Algemene Transport en Expeditie Onderneming Van Gend en Loos v Nederlandse Administratie der Belastingen (1963) RACCOLTA p. 1. 19 Causa 6/64 Costa v ENEL (1964) RACCOLTA p. 1141. 20 Causa 92/78 Simmenthal S.p.a. v Commissione (1979) RACCOLTA p. 777. 21 P. MANIN, Op. cit. in nota 9, p. 266.

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