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Timestamp: 2017-02-21 00:44:45+00:00

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Capitolo III – DIRITTI CIVILI E LIBERTÀ
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DIRITTI CIVILI E LIBERT&Agrave;
1. DIRITTO REGISTRAZIONE
28. Il Comitato ONU &egrave; preoccupato per le restrizioni
legali e pratiche al diritto dei minorenni di origine
straniera di essere registrati alla nascita. In particolare, il Comitato esprime preoccupazione per come
la L. 94/2009 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i non cittadini mostrare il permesso di
soggiorno per gli atti inerenti il registro civile.
29. Il Comitato, richiamando l’accettazione da parte
dello Stato Italiano della Raccomandazione n. 40
durante l’Universal Periodic Review, al fine di attuare la L. 91/1992 sulla cittadinanza italiana, in modo
da preservare i diritti di tutti i minorenni che vivono
in Italia, raccomanda all’Italia:
a) di assicurare che l’impegno sia onorato tramite
la legge e facilitarlo nella pratica in relazione alla
registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e
cresciuti in Italia;
b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione
sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei
CRC/C/ITA/CO/3-4, punti 28 e 29
Come gi&agrave; riportato nel 6&deg; Rapporto CRC1, l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale
nel territorio dello Stato, con Legge n. 94/2009, in
combinato disposto con gli ex artt. 361-362 c.p.,
obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarit&agrave; di un migrante.
Tale obbligo rappresenta un deterrente per quei
genitori che, trovandosi in situazione irregolare,
non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio per paura di essere identificati ed eventualmente espulsi. La legge stabilisce
infatti, anche per gli atti di stato civile, quali la
dichiarazione di nascita e il riconoscimento del
figlio naturale, l’obbligo di presentare il permesso
di soggiorno2.
1 Vd. I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 6&deg; Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 2012-2013, p. 41.
2 Legge n. 94/2009, art. 1, comma 22, lett. g.
A questo riguardo si ricorda, come del resto gi&agrave;
fatto nel precedente Rapporto, che sebbene la
Circolare del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno specifichi che non &egrave; necessario esibire documenti inerenti il soggiorno per attivit&agrave; riguardanti
le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di
filiazione (registro di nascita e dello stato civile),
tale disposizione &egrave; rimasta pressoch&eacute; disattesa,
a causa della sua scarsa pubblicizzazione, cos&igrave;
com’&egrave; rimasto disatteso il sollecito rivolto all’Italia dal Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e
dell’Adolescenza di intraprendere una campagna
di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a
essere registrati alla nascita, indipendentemente
dallo status giuridico dei genitori3.
Rispetto al reato di ingresso e soggiorno illegale una novit&agrave; importante da segnalare &egrave; l’approvazione definitiva, da parte prima del Senato e
poi della Camera, del DDL S.925, poi divenuto
proposta di legge C 331-927-B “Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie
e di riforma dei sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli
irreperibili”4, che delega il Governo ad “abrogare,
trasformandolo in illecito amministrativo, il reato
previsto dall’articolo 10 bis del Testo Unico delle
disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero
di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, conservando rilievo penale alle condotte di violazione dei
provvedimenti amministrativi adottati in materia”.
Dall’approvazione del provvedimento discende
che l’irregolarit&agrave; del soggiorno non avr&agrave; di per
s&eacute; alcun rilievo penale, a meno che, non sia stata preceduta da un provvedimento di allontanamento. Nei casi in cui invece sia stato adottato
un previo provvedimento di allontanamento, permangono i reati attualmente previsti: violazione
di una delle misure adottate dal Questore (con
3 Osservazioni conclusive rivolte all’Italia dal Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia a conclusione della sua 58&deg; Sessione, 19 settembre - 7 ottobre 2011,
CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29. Traduzione italiana non ufficiale a cura del Comitato Italiano per l’UNICEF Onlus: http://www.unicef.it/Allegati/OsservazioniConclusive2011.pdf.
4 Testo reperibile al seguente link, http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/
Ddliter/41545.htm. Legge n. 67/14 del 28 aprile 2014, GU n. 100 del 2 maggio
sanzione pecuniaria e/o nuova espulsione) o
divieto di reingresso (punito con la reclusione).
Le pi&ugrave; recenti stime sulla presenza di immigrati
in situazione irregolare mostrano come, seppur
in diminuzione, questa condizione continui a
essere una componente “fisiologica” rispetto
alla totalit&agrave; dei migranti soggiornanti sul territorio. La Fondazione Ismu ha stimato che al
1&deg; gennaio 2013 non avevano un titolo valido
di soggiorno 294.000 stranieri, pari al 6% del
totale delle presenze5. Da queste stime si pu&ograve;
supporre che tra gli immigrati in situazione di
irregolarit&agrave; vi possa essere anche un numero
pi&ugrave; o meno significativo di gestanti che, per
paura di essere identificate, potrebbero non
richiedere le cure ospedaliere cui avrebbero
diritto, n&eacute; provvedere alla registrazione anagrafica del figlio.
Per quanto riguarda l’accesso alla cittadinanza
per i minorenni di origine straniera nati in Italia
o arrivati sul territorio nazionale da bambini, &egrave;
disciplinato dalla Legge n. 91/1992. Il principio
ispiratore dell’attuale legge sulla cittadinanza
&egrave; lo ius sanguinis, ovvero il diritto di acquisire
la cittadinanza italiana se almeno uno dei genitori &egrave; italiano. Relativamente al minorenne
nato in Italia da cittadini stranieri, la norma
prevede che possa divenire cittadino italiano a
condizione che ivi abbia risieduto legalmente e
ininterrottamente fino al raggiungimento della
maggiore et&agrave; e dichiari, entro un anno da quel
momento, di voler acquisire la cittadinanza italiana (art. 4, comma 2).
Sul tema della residenza legale e ininterrotta
si sottolinea come il legislatore abbia recentemente recepito con il c.d. “Decreto del Fare”6
l’orientamento, gi&agrave; indicato dalle Circolari Ministeriali del 2002 e del 20077 e confermato
5 Fondazione ISMU, Diciannovesimo rapporto sulle Migrazioni 2013, Franco Angeli, Milano 2014.
6 Le misure di semplificazione contenute nel D.L. 69 del 21 giugno 2013
(c.d. “Decreto del Fare”) sono state convertite in legge (Legge n. 98 del
9 agosto 2013).
7 La circolare n. 22/07 (K.64.2/13) del Ministero dell’Interno, del 7 novembre del 2002, precisa che l’iscrizione anagrafica tardiva del minore
non &egrave; pregiudizievole ai fini dell’acquisto della cittadinanza, ove vi sia
una documentazione che dimostri la sua effettiva presenza nel nostro
Paese. La circolare K.60.1 del Ministero dell’Interno, del 5 gennaio 2007,
precisa che brevi viaggi per motivi familiari, di studio o di lavoro, qualora
opportunamente documentati e sempre che l’aspirante cittadino abbia
mantenuto in Italia la propria residenza legale, nonch&eacute; il centro delle
proprie relazioni familiari e sociali, non devono essere pregiudizievoli per
l’acquisizione della cittadinanza da parte del minore.
dalla dottrina8, della residenza effettiva a discapito di quella anagrafica.
L’articolo 33 del provvedimento prevede infatti
che allo straniero o all’apolide nato in Italia,
che voglia acquisire la cittadinanza italiana,
non siano imputabili le eventuali inadempienze riconducibili ai genitori o agli uffici della
Pubblica Amministrazione. L’interessato pu&ograve;
dimostrare, infatti, il possesso dei requisiti con
ogni altra documentazione idonea: ad esempio, con certificazioni scolastiche o mediche
attestanti la presenza del soggetto in Italia sin
dalla nascita e l’inserimento dello stesso nel
tessuto socio-culturale.
Inoltre, il comma 2 del medesimo articolo stabilisce che gli Ufficiali di stato civile, nei sei
mesi precedenti il compimento del diciottesimo
anno, devono comunicare all’interessato che,
entro il termine di un anno, ha la possibilit&agrave; di
presentare la dichiarazione di voler acquisire la
cittadinanza. In mancanza di tale comunicazione, il diritto pu&ograve; essere esercitato anche dopo
lo scadere del termine di un anno9.
Nonostante i cambiamenti adottati, restano
ancora molti i punti di criticit&agrave;, peraltro gi&agrave;
indicati nel precedente Rapporto. Tra questi,
in primis, la mancanza di disposizioni in merito all’acquisto della cittadinanza da parte di
minorenni, figli di genitori stranieri, arrivati
in Italia da piccoli. Per loro non &egrave; prevista la
possibilit&agrave; di acquisizione della cittadinanza,
se non attraverso i canali gi&agrave; previsti per gli
adulti (10 anni di residenza o matrimonio), a
meno che i genitori non divengano a loro volta
cittadini italiani: in questo caso anche il figlio
minorenne con essi convivente acquisisce la
A questo proposito, tuttavia, emergono altre
criticit&agrave; come la possibilit&agrave; per il minorenne
straniero di “seguire” la cittadinanza del ge8 Sentenza n. 1486 della Corte d’Appello di Napoli, del 26/04/2012 (in
Diritto, immigrazione e cittadinanza, n. 2/2012, p. 119 e sgg.); Corte d’Appello di Firenze, decreto del 15/07/2011 (in Diritto, immigrazione e cittadinanza, n. 3/2011, p. 118 e sgg.); Tribunale di Reggio Emilia, procedimento
n. 6448/2012 r.g., pronuncia del 31/01/2013 (in www.asgi.it, notizie del
9 Tale semplificazione si ispira e mette a sistema l’iniziativa “18 anni in
Comune!”, portata avanti a partire dal 2011 da Anci insieme a Save the
Children e Rete G2; l’iniziativa invitava i Comuni a informare, con lettere
inviate a casa dei ragazzi di origine straniera nati in Italia e aventi diritto, sulle procedure per richiedere la cittadinanza al raggiungimento della
maggiore et&agrave;.
10 Il riferimento &egrave; ad alcuni casi balzati all’onore delle cronache, che
hanno coinvolto ragazzi di origine straniera affetti da Sindrome di Down
e per questo ritenuti non idonei a manifestare autonomamente la propria volont&agrave; e dunque a effettuare il giuramento richiesto per accedere
alla cittadinanza italiana. L’interessamento del Terzo Settore, che aveva
sottolineato come queste considerazioni rappresentassero una violazione
della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilit&agrave;, aveva portato l’allora Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri a intervenire sul
caso, permettendo ai ragazzi in questione di giurare e diventare cittadini
11 Cfr. ISTAT, La popolazione straniera residente in Italia al 1 Gennaio
2013. Si noti l’infografica “Stranieri e nuovi cittadini”: http://www.istat.it/
storage/infographics/infografica-stranieri.pdf.
ese, le cosiddette seconde generazioni, sono
ormai pi&ugrave; di 500.000, poco meno del 60% del
totale di minori stranieri residenti.
Di fronte ai cambiamenti sociali e culturali,
indotti dalla presenza di comunit&agrave; immigrate
stanziali nella societ&agrave; italiana, la normativa
sull’accesso alla cittadinanza &egrave; rimasta dunque
ancorata a un modello anacronistico12.
Negli ultimi anni sono state promosse dalla societ&agrave; civile varie iniziative13 per sensibilizzare
l’opinione pubblica e promuovere una riforma
che da troppi anni attende di essere attuata
e, in questi ultimi mesi, anche il dibattito politico, sulla spinta dei molteplici richiami del
Presidente della Repubblica e della creazione
di un Ministero appositamente dedicato all’Integrazione, ha sub&igrave;to un nuovo slancio, ponendo il tema della riforma della Legge n. 91/1992
al centro dell’agenda politica14.
12 L’emergere del riconoscimento del diritto di cittadinanza alle cosiddette
seconde generazioni, come una priorit&agrave; all’interno della societ&agrave; civile italiana, sembra trovare conferma in una recente indagine dell’ISTAT, secondo
cui il 72,1% degli intervistati &egrave; favorevole al riconoscimento alla nascita
della cittadinanza italiana ai figli nati in Italia di genitori non cittadini. Cfr.
ISTAT, I migranti visti dai cittadini residenti in Italia, luglio 2012.
13 Si possono citare a titolo esemplificativo: la campagna “L’Italia sono
anch’io”, promossa da varie ONG italiane e patrocinata dal Comune di
Reggio Emilia, nell’ambito della quale sono state presentate due proposte di legge di iniziativa popolare (una sull’estensione del diritto di voto
agli stranieri nelle elezioni amministrative e l’altra sulla riforma della Legge n. 91/1992); e la campagna “Io come Tu” promossa dal Comitato italiano per l’UNICEF, per l’affermazione del principio di non discriminazione
nei confronti dei diritti di tutti i minorenni e del diritto alla cittadinanza,
quale premessa per l’esercizio dei diritti fondamentali.
14 Presso la Camera dei Deputati del Parlamento (XVII Legislatura) sono
depositati 14 progetti di legge, di cui 13 di iniziativa parlamentare. Sono
proposte di legge presentate da quasi tutti i gruppi parlamentari. I progetti di legge sono cos&igrave; suddivisi: la proposta di iniziativa popolare A.C.
9 (presentata dalla Campagna “L’Italia sono anch’io), Di Lello (ex Partito
Democratico) A.C. 200, Vendola (Sinistra Ecologia e Libert&agrave;) A.C. 250,
Bressa (Partito Democratico) A.C. 273, Gozi (Partito Democratico) A.C.
707 introducono una riforma ampia della disciplina della cittadinanza;
la proposta Bressa (Partito Democratico) A.C. 274, Pes (Partito Democratico) A.C. 349, Zampa (Partito Democratico) A.C. 369, Bersani (Partito
Democratico) A.C. 463, Vaccaro (Partito Democratico) A.C. 494, Marazziti
(Scelta Civica) A.C. 525 e Polverini (Forza Italia) A.C. 945 hanno lo scopo
di ampliare le possibilit&agrave; di accesso alla cittadinanza per i minori stranieri
nati o entrati da piccoli in Italia o che comunque hanno compiuto un
percorso scolastico o di formazione professionale in Italia; la proposta
Vaccaro (Partito Democratico) A.C. 494 e Marazziti (Scelta Civica) A.C. 525
intervengono anche in materia di attribuzione e concessione della cittadinanza per i maggiorenni; la proposta Caparini (Lega Nord) A.C. 404
introduce la revoca della cittadinanza, in caso di condanna definitiva per
gravi delitti, per coloro che l’hanno acquisita per matrimonio; la proposta
Bueno (Eletta all’Estero – prima Gruppo Misto, adesso Alleanza per l’Italia)
A.C. 794 prevede un’ipotesi di riacquisto della cittadinanza per le donne
che l’hanno perduta per matrimonio prima dell’entrata in vigore della
Costituzione e per i loro figli.
nitore straniero che diventi cittadino italiano,
solo se convivente con il genitore che ha acquistato lo status civitatis italiano. E la convivenza &egrave; comprovata, secondo gli uffici comunali, solo con la residenza anagrafica. In tal
modo, quindi, non si tiene conto dell’effettivo
legame del genitore con il figlio, il quale pu&ograve;,
ad esempio, essere da questi separato, magari
perch&eacute; costretto a vivere lontano per motivi
di lavoro, ma avere ugualmente un rapporto
stretto con il proprio figlio.
Un’altra criticit&agrave; sollevata in passato, su cui
poi, grazie all’interessamento del Terzo Settore, sono intervenute le Istituzioni, ha riguardato l’ostacolo derivante dall’impossibilit&agrave; di
effettuare il giuramento richiesto per l’attribuzione della cittadinanza da parte di persone di
minore et&agrave; affette da qualsiasi tipo di patologia che ne limitasse la capacit&agrave; di intendere e
di volere10.
Dalla lettura dei dati statistici forniti dall’ISTAT
sulla popolazione italiana e immigrata nel nostro paese, appare evidente la trasformazione
che la societ&agrave; italiana ha attraversato e sta
tuttora attraversando, con una popolazione
immigrata sempre pi&ugrave; presente e radicata nel
territorio. Secondo i pi&ugrave; recenti dati ISTAT11, gli
stranieri residenti in Italia al 1&deg; gennaio 2013
sono 4.387.721, 334.000 in pi&ugrave; rispetto all’anno precedente (+8,2%). Il calcolo effettuato
dopo l’ultimo censimento registra un aumento
della quota di cittadini stranieri, sul totale dei
residenti (italiani e stranieri), dal 6,8% del 1&deg;
gennaio 2012 al 7,4% del 1&deg; gennaio 2013. I
neonati stranieri nel 2012 costituiscono il 15%
del totale dei neonati in Italia. Rispetto al 2011,
l’incremento delle nascite di bimbi stranieri &egrave;
dell’1%, mentre nel 2010 era dell’1,3%.
I minori di origine straniera nati nel nostro Pa-
Alla luce di tali considerazioni il Gruppo
CRC raccomanda:
1. Al Parlamento una riforma legislativa
che garantisca il diritto alla registrazione
per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori;
2. Al Parlamento una riforma delle Legge
n. 91/1992 che garantisca percorsi agevolati di acquisizione della cittadinanza italiana per i minorenni stranieri nati in Italia
e per i minorenni stranieri arrivati nel nostro Paese in tenera et&agrave;.
Il paragrafo dello scorso anno si concludeva
raccomandando al Parlamento l’approvazione
di una legge che prevedesse la realizzazione,
da parte delle Regioni, di almeno uno o pi&ugrave;
servizi specializzati in grado di fornire alle gestanti, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica e cittadinanza, le prestazioni e i
supporti necessari affinch&eacute; potessero assumere consapevolmente e liberamente le decisioni
circa il riconoscimento o il non riconoscimento
dei loro nati15. Questa prima raccomandazione &egrave; stata recepita nella proposta di legge n.
1010, “Norme riguardanti interventi in favore
delle gestanti e delle madri volti a garantire
il segreto del parto alle donne che non intendono riconoscere i loro nati”, presentata il 20
maggio 2013, attualmente assegnata alla Commissione Affari sociali della Camera16. L’urgenza
di una normativa a livello nazionale &egrave; determinata dal fatto che, come scritto nella relazione
“vi sono regioni che hanno approvato proprie
leggi senza tenere conto dell’esigenza delle
gestanti che si trovano in gravi difficolt&agrave; psico-sociali di essere adeguatamente supportate
per quanto riguarda la delicatissima decisione
di riconoscere o di non riconoscere il loro nato
e di poter partorire in assoluto segreto […] Occorre che le istituzioni, in ottemperanza alla
normativa vigente, garantiscano il sostegno
di personale preparato (psicologo, assistenti
sociali, educatori ecc.) che aiuti la gestante
prima, durante e dopo il parto, l’accompagni
a decidere responsabilmente se riconoscere o
meno il bambino e la sostenga fino a quando
&egrave; in grado di provvedere autonomamente a
se stessa e, se ha riconosciuto il bambino, al
proprio figlio”17.
Sul piano normativo va segnalata la modifica introdotta dall’art. 100, comma 1, lettera i)
del Decreto Legislativo n. 154 del 28 dicembre 2013 (attuativo della Legge n. 219/2012),
in base al quale &egrave; stato cambiato l’articolo 11
della Legge n. 184 del 1983 come segue, “il
genitore autorizzato al riconoscimento prima
del compimento del sedicesimo anno […] pu&ograve;
chiedere un’ulteriore sospensione per altri due
mesi dopo l’autorizzazione”.
A livello operativo &egrave; significativa la messa in
rete, nel novembre 2013, del “Piano per la
Tutela della Nascita a rischio psico-sociale”
della Provincia di Roma, finalizzato a “realizzare una sinergica integrazione delle risorse
istituzionali e del privato sociale per offrire
una risposta in grado di contrastare quei fenomeni di disagio, spesso sommersi, che poi
si manifestano con episodi di grave incuria,
maltrattamento in epoca neonatale, sino alle
forme estreme dell’infanticidio” e per “garantire a tutti i bambini che nascono, protezione
e tutela dei diritti, indipendentemente dalle
condizioni nelle quali si manifesta il loro ingresso nella vita”.
Per quanto riguarda il diritto alla segretezza del parto, a seguito della sentenza della
Corte Europea dei Diritti dell’Uomo18, che si &egrave;
pronunciata in favore della richiesta di accesso all’identit&agrave; della madre biologica da parte di una donna, non riconosciuta alla nascita
e successivamente affiliata, &egrave; stata sollevata
15 Vd. I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 6&deg; Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia
e dell’adolescenza in Italia. 2012-2013, op. cit., p. 43-45.
16 Presentata dall’On. Rossomando e altri. Disponibile sul sito della Camera dei Deputati.
17 Il testo &egrave; simile a quello delle proposte di legge n. 1266 del Consiglio
Regionale del Piemonte e n. 3303 dell’On. Luc&agrave; e altri, entrambe presentate nella XVI Legislatura.
18 Cfr. Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sentenza del 25 settembre
2012, ricorso n. 33783/09 Godelli c. Italia.
2. IL DIRITTO DELLA PARTORIENTE
A DECIDERE IN MERITO
AL RICONOSCIMENTO DEL PROPRIO
NATO E IL DIRITTO DEL MINORENNE
ALL’IDENTIT&Agrave;
19 Testo della sentenza disponibile sul sito Anfaa: http://www.anfaa.it/wpcontent/uploads/2013/11/Corte-Cost-sentenza-278_2013.pdf. Sulla sentenza l’Anfaa ha rilevato anche che “la stringata motivazione della sentenza,
nel contrapporre espressamente la ‘genitorialit&agrave; naturale’ della donna
che ha partorito nel segreto alla ‘genitorialit&agrave; giuridica’ del rapporto
adottivo, dimostra di aderire a una concezione della famiglia – che con il
progresso della civilt&agrave; si riteneva definitivamente superata – imperniata
sulla rilevanza del legame di sangue, cos&igrave; snaturando l’essenza della
filiazione, la quale &egrave; invece costituita dai rapporti affettivi reciprocamente formativi che si instaurano e si consolidano tra i genitori (biologici o
adottivi che siano) e i loro figli (biologici o adottivi che siano)”.
20 Il testo &egrave; il seguente: “La dichiarazione di nascita &egrave; resa da uno dei
genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica
o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volont&agrave; della madre di non essere nominata”.
dei Deputati diverse proposte di legge, attualmente in discussione presso la Commissione
Giustizia21, che prospettano percorsi differenti.
Secondo alcune22, pi&ugrave; rispondenti al dettame
della Corte Costituzionale, la legge dovrebbe
anzitutto rispettare il diritto alla segretezza
garantito alla partoriente che ha dichiarato di
non voler essere nominata. A essa dovrebbe
per&ograve; essere consentito, in qualsiasi momento,
di revocare il diritto all’anonimato acquisito a
suo tempo, segnalando la propria disponibilit&agrave;, a incontrare il suo nato, al Garante per la
protezione dei dati personali (A.C. n. 1989) o
al Tribunale per i Minorenni (A.C. n. 1343). Inoltre, se l’adottato, non riconosciuto alla nascita,
dovesse chiedere di accedere all’identit&agrave; della
madre biologica, secondo la procedura prevista all’art. 28 della L. 184/1983 e s.m.i., il Tribunale per i Minorenni potrebbe accogliere la sua
istanza solo nel caso in cui la madre biologica
avesse, in forma spontanea, precedentemente deciso di tornare sulla propria decisione.
Secondo altre proposte di legge23, invece, il
percorso dovrebbe essere inverso: dovrebbero
essere gli adottati ad avviare il procedimento presso il Tribunale per i Minorenni, che si
attiverebbe quindi nei confronti delle diverse
istituzioni coinvolte per identificare e interpellare le madri biologiche sulla loro eventuale
intenzione di revocare il diritto alla segretezza,
con evidente lesione per&ograve; del diritto acquisito
a suo tempo. Si deve considerare infatti che il
percorso necessario per risalire all’identit&agrave; della partoriente comporta numerosi “passaggi”
(attraverso diversi uffici di diverse istituzioni)
e compromette pertanto la salvaguardia del diritto alla segretezza ripetutamente riaffermato
dalla Corte Costituzionale. Inoltre, ricercare a
distanza di decenni queste donne metterebbe
in pericolo l’esistenza che si sono costruite nel
corso degli anni, con gravi conseguenze sulla
loro vita e dei loro familiari, spesso ignari di
quanto avvenuto. Finora, la possibilit&agrave; di partorire in anonimato in ospedale ha tutelato sia
le partorienti – assicurando loro un’assisten21 Si tratta dei seguenti A.C. n. 784 Bossa; n. 1343 Campana; n. 1874
Marzano; n. 1901 Sarro; n. 1983 Cesaro e n. 1989 Rossomando.
22 A.C. 1989 Rossomando e A.C. 1343 Campana.
23 A.C. 784 Bossa-Murer, A.C. 1874 Marzano, A.C. 1983 Cesaro e A.C. 1901
nuovamente eccezione di costituzionalit&agrave; del
comma 7 dell’art. 28 della Legge n. 184/1983,
davanti alla Corte Costituzionale dal Tribunale per i Minorenni di Catanzaro. Con sentenza
n. 278/2013, depositata il 22 novembre 2013,
la Corte Costituzionale ha dichiarato “l’illegittimit&agrave; costituzionale dell’articolo 28, comma
7, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto
del minore ad una famiglia), come sostituito
dall’art. 177, comma 2, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di
protezione dei dati personali), nella parte in
cui non prevede – attraverso un procedimento,
stabilito dalla legge, che assicuri la massima
riservatezza – la possibilit&agrave; per il giudice di
interpellare la madre – che abbia dichiarato
di non voler essere nominata ai sensi dell’art.
30, comma 1, del D.P.R. 3 novembre 2000, n.
396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile,
a norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127) – su richiesta del
figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale
dichiarazione”19. La suddetta pronuncia non ha
pertanto censurato quanto disposto all’articolo
30, comma 1 del D.P.R. n. 396 del 3 novembre
2000, sulla tutela del parto anonimo20, ma anzi
ha fatto esplicito riferimento a tale norma nel
precisare che, nel dar corso alle domande di
accesso presentate dagli adottati non riconosciuti alla nascita, si dovr&agrave; comunque rispettare scrupolosamente la riservatezza della donna
che si &egrave; avvalsa del diritto alla segretezza. La
trattazione di tali domande dovrebbe quindi essere rinviata a dopo l’emanazione di una legge
che disciplini questa delicata e complessa materia. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, sono state presentate alla Camera
za adeguata durante la gestazione, il parto e
dopo il parto – sia i neonati (337 nel 201224),
prevenendo abbandoni e infanticidi, che potrebbero invece aumentare se venisse cambiata la normativa. Va comunque precisato che
la segretezza del parto in anonimato prevista
dal legislatore italiano non impedisce l’accesso
alle notizie sanitarie riguardanti l’adottato non
riconosciuto alla nascita, purch&eacute; non vengano
rivelati i dati identificativi della partoriente25.
1. Al Parlamento l’approvazione di una legge che preveda la realizzazione, da parte
delle Regioni, di almeno uno o pi&ugrave; servizi
specializzati, realizzati dagli enti gestori delle prestazioni socio-assistenziali, in
grado di fornire alle gestanti, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica
e cittadinanza, le prestazioni e i supporti
necessari affinch&eacute; possano assumere consapevolmente e libere da condizionamenti
sociali e/o familiari le decisioni circa il riconoscimento o il non riconoscimento dei
loro nati;
2. Alla Conferenza Stato-Regioni che assuma le necessarie iniziative per la piena attuazione della normativa vigente in
materia di riconoscimento e non riconoscimento dei neonati e di tutela del diritto
alla segretezza del parto, per la promozione di campagne informative al riguardo
e l’attivazione di tavoli di lavoro multidisciplinari per la realizzazione di percorsi
3. Al Parlamento, l’approvazione di una
legge che, in ottemperanza con quanto
sancito dalla Corte Costituzionale, consenta alla donna che ha partorito nell’anonimato di poter revocare, in qualsiasi
24 Fonte: Dipartimento Giustizia Minorile, Ufficio I del Capo Dipartimento,
Servizio Statistica, riguardante i minori dichiarati adottabili con genitori
25 Recentemente il Garante per la protezione dei dati personali ha accolto la richiesta di una donna, che potr&agrave; avere accesso ai dati clinici della
figlia non riconosciuta al momento della nascita e deceduta pochi giorni
dopo il parto per gravi malformazioni. La madre ha cos&igrave; potuto conoscere
la patologia genetica da cui era affetta la neonata e valutarne il possibile
rischio di trasmissione in caso di nuova gravidanza. Provvedimento del 5
dicembre 2013 (Registro dei provvedimenti n. 556 del 5 dicembre 2013
- http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/
export/2865660).
momento, il proprio diritto alla segretezza della sua identit&agrave;, consentendo cos&igrave; al
proprio nato, a suo tempo non riconosciuto, adottato e ormai adulto, di poter accedere secondo l’iter gi&agrave; previsto dall’art. 28
della Legge n. 184/1983 e s.m.i. all’identit&agrave;
della madre biologica e quindi decidere se
attivare o meno con lei un contatto.
3. IL DIRITTO DEL MINORE
ALLA LIBERT&Agrave; DI PENSIERO,
31. Intensificare gli sforzi per garantire nella pratica l’effettivo carattere facoltativo dell’istruzione religiosa e:
a) garantire che tutti i genitori degli allievi che
frequentano le scuole pubbliche siano pienamente consapevoli della natura facoltativa dell’istruzione religiosa, rendendo disponibili le informazioni nelle lingue straniere pi&ugrave; diffuse;
b) studiare, identificare e documentare le prassi
ottimali riguardanti le alternative all’istruzione
della religiosa cattolica e, in base ai risultati ottenuti, esaminare le alternative didattiche da offrire nell’ambito dei curricula nazionali.
CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 31
Quest’anno le iscrizioni al primo anno di scuola di ogni ordine e grado, per l’anno scolastico 2014-2015, sono state effettuate tramite
un modulo da compilare esclusivamente online26. La possibilit&agrave; di non avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) era
espressa nel modulo alla voce “Insegnamento
della religione cattolica”, insieme con la citazione dell’art. 9.2 dell’Accordo n. 121 tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede27, firmato nel
1984 e ratificato nel 1985. Nel modulo viene
precisato che “Premesso che lo Stato assicura
l’insegnamento della religione cattolica nelle
scuole di ogni ordine e grado in conformit&agrave;
all’Accordo che apporta modifiche al Concor26 La Legge n. 135 del 7 agosto 2012 stabilisce che le iscrizioni al primo
anno delle scuole statali di ogni ordine e grado avvengano esclusivamente in modalit&agrave; online.
27 Accordo con protocollo addizionale firmato a Roma il 18 febbraio 1984,
che apporta modifiche al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929
tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, art. 9.2 (http://www.governo.
it/Presidenza/USRI/confessioni/accordo_indice.html). Pubblicato in Suppl.
ord. Gazz. Uff. n. 85 del 10 aprile 1985.
28 Si segnala che vi sono associazioni che pubblicano ogni anno vademecum IRC. In particolare, l’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti (www.
uaar.it), Scuola e Costituzione (www.scuolaecostituzione.it), Retescuole
(www.retescuole.net), Associazione 31 Ottobre (www.associazione 31ottobre.it), Consulta per la Laicit&agrave; delle Istituzioni (www.torinolaica.it e www.
milanolaica.it).
29 http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/0490af1d-30e6-4219-b4f2-ab7bd394a5d7/cm18_13.pdf.
30 Nota concordata fra il MIUR e il Ministero dell’Economia e delle Finanze
n. 26482/2011, del 7 marzo 2011.
parte relativa alla materia contrattuale e retributiva”. Molto pi&ugrave; chiara ed esplicita &egrave; per&ograve;
la circolare emanata dall’Ufficio Scolastico Regionale (USR) del Piemonte in data 7 ottobre
201331, che ha fornito ai Dirigenti scolastici degli istituti e scuole di ogni ordine e grado della
Regione, nonch&eacute; alle segreterie regionali degli
organismi sindacali (OO.SS.) e ai Dirigenti e
Reggenti degli ambiti territoriali, informazioni
precise e particolareggiate relative ai docenti
incaricabili delle ore alternative, alle modalit&agrave; della scelta se avvalersi o non avvalersi, ai
contenuti delle attivit&agrave; didattiche. Ha precisato
inoltre che “coloro che hanno chiesto di frequentare attivit&agrave; didattiche alternative possono presentare specifiche richieste in ordine ai
contenuti da svolgere”32.
Si segnala che i docenti che svolgono attivit&agrave;
alternativa alla religione cattolica, come i docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica, partecipano a pieno titolo ai lavori di tutti gli organi collegiali della scuola, ivi
comprese le operazioni relative alla valutazione periodica e finale dei rispettivi studenti che
si avvalgono di detti insegnamenti33. Quanto
alle statistiche in merito a chi si avvale e chi
non si avvale dell’IRC, sono state elaborate
soltanto dalla Conferenza Episcopale Italiana
(CEI), tramite l’Osservatorio Socio-Religioso Triveneto (OSReT34). Le diocesi che partecipano
31 Prot. n. 9406. Per il download della circolare vd. http://www.istruzionepiemonte.it/wp-content/uploads/2013/10/nota-USR-prot_9406.doc.
32 In particolare, si segnala che in Piemonte al Collegio dei Docenti delle
singole scuole &egrave; richiesto di programmare una specifica attivit&agrave; didattica
alternativa (che rientra nel Piano dell’Offerta Formativa), anche valutando
le richieste dell’utenza, di fissarne i contenuti e gli obiettivi nel rispetto
dei vincoli posti dalla normativa relativamente alla necessit&agrave; che i predetti
contenuti non appartengano a discipline curricolari. In tale sede saranno
individuate le competenze richieste per l’insegnamento delle ore alternative e fissati i criteri per l’individuazione del docente. Il Dirigente scolastico deve sottoporre all’esame e alle deliberazioni degli Organi collegiali
la necessit&agrave; di attrezzare spazi, ove possibile, nonch&eacute; organizzare servizi,
assicurando idonea assistenza agli alunni. L’assistenza pu&ograve; configurarsi
come attivit&agrave; volta ad offrire contributi formativi e opportunit&agrave; di riflessione, anche di natura applicativa, agli interessati che siano eventualmente
rappresentati dagli studenti.
33 Cfr. Capo IV della C.M. 316 del 28.10.1987 (http://www.flcgil.it/leggi-normative/documenti/circolari-ministeriali/circolare-ministeriale-316-del-28-ottobre-1987-attivita-alternative-insegnamento-religione-cattolica.flc).
34 Tutti i dati citati sono stati estrapolati dal Rapporto Insegnamento
della Religione Cattolica nelle scuole statali. Annuario 2013, a cura di
Antonio G. Battistella, Dario Olivieri, Monica Chilese, OSReT Osservatorio Socio-Religioso Triveneto Vicenza, agosto 2013. Disponibile a questo
link: http://www.chiesacattolica.it/irc/siti_di_uffici_e_servizi/servizio_nazionale_per_l_insegnamento_della_religione_cattolica/00017565_Annuario_IRC_2013.html.
dato Lateranense (art. 9.2), il presente modulo costituisce richiesta dell’autorit&agrave; scolastica
in ordine all’esercizio del diritto di scegliere
se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. La scelta operata
all’atto dell’iscrizione ha effetto per l’intero
anno scolastico cui si riferisce e per i successivi anni di corso in cui sia prevista l’iscrizione
d’ufficio, compresi quindi gli istituti comprensivi, fermo restando, anche nelle modalit&agrave; di
applicazione, il diritto di scegliere ogni anno
se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento
della religione cattolica”.
A garanzia che la nota informativa fosse stata
letta, occorreva barrare una casella in cui si
dichiarava di aver preso visione della suddetta
precisazione. Si pu&ograve; quindi ipotizzare che chi
ha iscritto i figli al primo anno di una scuola
sia venuto a conoscenza della facolt&agrave; di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica28. &Egrave; rimasta
invece insoddisfatta la richiesta di conoscere
al momento dell’iscrizione le attivit&agrave; alternative all’IRC, in quanto nel modulo di iscrizione
si precisa che le “attivit&agrave; alternative saranno
comunicate dalla scuola all’avvio dell’anno
scolastico”. Il modulo con la richiesta dell’attivit&agrave; alternativa viene consegnato solo all’inizio del nuovo anno scolastico e ci&ograve; comporta
conseguenze negative sia per l’organizzazione
dell’attivit&agrave; stessa, sia per la reale possibilit&agrave;
di scelta degli studenti.
Tuttavia, la Circolare Ministeriale n. 18 del 4
luglio 201329 segna un indiscutibile progresso per quanto riguarda le attivit&agrave; alternative
all’IRC, giacch&eacute; ricorda “che deve essere assicurato l’insegnamento dell’ora alternativa alla
religione cattolica agli alunni interessati, rammentando che &egrave; stata diramata una nota (n.
26482 del 7 marzo 201130) che chiarisce i vari
aspetti della materia e detta istruzioni per la
alla rilevazioni sono aumentate notevolmente
nel corso degli anni, passando da 147 a 201
su 223. Il trend &egrave; costante ed evidenzia un
continuo decremento degli avvalentisi, passati
in vent’anni su base nazionale dal 93,5% al
88,9%, con un calo pi&ugrave; evidente nell’ultimo
periodo. Ovviamente le percentuali riguardano
soltanto le scuole statali e non le scuole paritarie, che sono per i due terzi cattoliche (oltre
9.000) e perci&ograve; non interessate alla questione.
Nel 2012-2013 &egrave; stata confermata la percentuale pi&ugrave; alta di non avvalentisi nelle grandi citt&agrave;
e nelle scuole secondarie di secondo grado,
soprattutto delle regioni settentrionali. In tali
scuole si arriva a una percentuale di avvalentisi del 72,8% al Nord e dell’82,1% sulla media nazionale. Il commento degli esperti CEI a
questi dati &egrave; che le variazioni sono imputabili
all’aumento della presenza di alunni stranieri35, in quanto &egrave; verosimile che la decisione sia
condizionata dalla fede di appartenenza della
famiglia. L’analisi condotta dalla CEI nel 20112012 ha tuttavia rilevato che circa il 50% degli
alunni stranieri si avvale dell’IRC. Un grande
mutamento si &egrave; invece registrato nella tipologia di docenti di IRC: i laici, cio&egrave; i non sacerdoti, sono passati dal 63,4% del 1993-94,
all’89,4 del 2012-13. Sono per il 38% docenti
a tempo pieno. Occorre tuttavia ricordare che
l’insegnamento di IRC nelle classi viene mantenuto anche se il numero di alunni avvalentisi
&egrave; meno della met&agrave; e che, in tal caso, le classi
non vengono comunque accorpate con altre.
Le attivit&agrave; didattiche sono organizzate in pochissime scuole. Chi non si avvale dell’IRC ha a
disposizione altre tre opzioni: uscita da scuola,
studio assistito e studio non assistito. Si rileva
nell’ultimo anno un aumento della percentuale di chi svolge attivit&agrave; didattiche (dal 13,1%
al 14,2%) e in corrispondenza una diminuzione dal 47% al 46,3% di coloro che escono da
scuola. &Egrave; aumentata dello 0,3% la percentuale
dello studio assistito e in corrispondenza &egrave; diminuita dello 0,7% la percentuale dello studio non assistito. Quanto alle uscite da scuola,
permane una sensibile differenza fra le diverse
regioni e fra i diversi tipi di scuola: il 55% de35 www.ircvenezia.it/cicatelli%200gennaio%202014.pd –Venti anni di statistiche sull’IRC, pag.10.
gli studenti della secondaria di secondo grado
delle citt&agrave; del Nord esce da scuola; rimangono
invece a scuola, eventualmente per studio non
assistito, gli studenti della secondaria di primo
grado, in particolare quelli delle regioni meridionali36. In conclusione, si pu&ograve; dire che si riscontrano progressi rispetto a quanto richiesto
dalle Raccomandazioni ONU, ma si riscontrano
ancora delle lacune nelle attivit&agrave; alternative,
sia per quanto riguarda la scelta degli studenti
al momento dell’iscrizione, sia per la disponibilit&agrave; delle scuole a organizzare attivit&agrave; alternative di effettivo valore didattico.
1. Al Ministero dell’Istruzione, dell’Universit&agrave; e della Ricerca (MIUR) e agli Uffici
scolastici Regionali (USR) di promuovere
e monitorare la realizzazione di attivit&agrave;
alternative didattiche che contribuiscano
alla formazione culturale;
2. Agli Uffici Scolastici sia locali che nazionali di effettuare un costante monitoraggio
sulle attivit&agrave; alternative all’IRC organizzate
nelle scuole di ogni ordine e grado e sulla partecipazione degli studenti sia all’IRC
sia a tali attivit&agrave;;
3. Al MIUR e agli Uffici Scolastici Regionali (USR) di garantire che tutti i genitori
e gli alunni siano messi a conoscenza, al
momento dell’iscrizione scolastica, della
facolt&agrave; di non avvalersi dell’IRC, nonch&eacute;
delle attivit&agrave; alternative all’IRC che saranno organizzate nella scuola, mediante
informazioni scritte nelle lingue straniere
pi&ugrave; diffuse tra i genitori e gli studenti frequentanti la scuola.
4. IL DIRITTO DI ASSOCIAZIONE
Come gi&agrave; sottolineato dal Gruppo CRC nei precedenti Rapporti37, l’art. 18 della Costituzione
Italiana “riconosce la libert&agrave; di associazione a
tutti i cittadini”, anche se per le persone di
36 Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole statali. Annuario
2013, op. cit., p. 11.
37 2&deg; Rapporto Supplementare su “Diritti civili e Libert&agrave;”, p. 52 (www.
gruppocrc.net/IMG/pdf/4_DIRITTI_CIVILI_LIBERTA_DI_ASSOCIAZIONE.pdf).
38 Art. 1 c.c.: “La capacit&agrave; giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati
all’evento della nascita”.
39 Art. 2 c.c.: “La maggiore et&agrave; &egrave; fissata al compimento del diciottesimo
anno. Con la maggiore et&agrave; si acquista la capacit&agrave; di compiere tutti gli atti
per i quali non sia stabilita una et&agrave; diversa. Sono salve le leggi speciali
che stabiliscono un’et&agrave; inferiore in materia di capacit&agrave; a prestare il proprio lavoro. In tal caso il minore &egrave; abilitato all’esercizio dei diritti e delle
azioni che dipendono dal contratto di lavoro”.
40 Art. 1425 c.c.: “Il contratto &egrave; annullabile se una delle parti era legalmente incapace di contrattare”.
41 Art. 36 c.c. - Ordinamento e amministrazione delle associazioni non
riconosciute: “L’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli
accordi degli associati. Le dette associazioni possono stare in giudizio
nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, &egrave; conferita la
presidenza o la direzione”.
42 Art. 38 c.c. - Obbligazioni: “Per le obbligazioni assunte dalle persone
che rappresentano l’associazione, i terzi possono far valere i loro diritti
sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto
in esse disciplinati, pena l’invalidit&agrave; di tali atti.
Nonostante in astratto sia possibile – ma non
verosimile – aderire e “gestire” un’associazione
senza assunzione di alcuna obbligazione di carattere patrimoniale, rimane il problema della
validit&agrave; del contratto associativo (Statuto), sia
verso gli associati, sia verso i soggetti terzi,
quando entrano in campo i minorenni. Inoltre,
dagli obblighi previsti dalle due leggi di settore che regolano l’associazionismo di volontariato (L. 266/199143) e l’associazionismo di promozione sociale (L. 383/200044), per esempio
per ci&ograve; che concerne la redazione di bilanci,
statuti, azioni verso terzi, si evince quanto la
capacit&agrave; di agire sia centrale per creare un’associazione e/o parteciparvi.
Quanto sopra ostacola formalmente la costituzione di associazioni di minorenni – le Child
Led Organisation (CLO)45 – di cui infatti non si
ha traccia in Italia, al di fuori del caso specifico
Negli ultimi anni non vi sono state variazioni in
merito a questa situazione, anche rispetto alle
raccomandazioni del Gruppo CRC.
Si riportano di seguito i dati ISTAT sulla partecipazione sociale nel decennio 1993/201346,
che riguardano la fascia 14-17 anni.
Si fa infine breve cenno alle azioni di promozione del volontariato giovanile da parte dei
CSV47 e di alcuni progetti integrati con EELL48,
che prevedono anche la promozione della partecipazione di minorenni ad associazioni costituite.
43 Vd. www.volontariato.org/leggequadro.htm.
44 Vd. www.parlamento.it/leggi/00383l.htm.
45 Si ricordano in questo caso il Commento Generale n. 12 (partecipazione), il Commento Generale n. 17 sul diritto al gioco che richiama anche
il diritto ad associarsi (www2.ohchr.org/english/bodies/crc/docs/GC/CRC-CGC-17_en.doc) e le Raccomandazioni emerse dai lavori dell’incontro internazionale promosso dal Comitato ONU sui Diritti del 2009 in occasione
del 20&deg; anniversario della CRC, in cui si chiede “riconoscimento legale”
per le CLO (www2.ohchr.org/english/bodies/crc/docs/20th/RecommendationsCRC20.doc).
46 Vd. http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_PARTECIPSOCIALE.
47 Vd. www.csvnet.it; e, a titolo di esempio, le esperienze milanesi su
www.ciessevi.org.
48 A titolo di esempio, vd. il progetto milanese “Action!” fra Comune e
CSV: www.officinebuone.it.
minore et&agrave; intervengono purtroppo altre norme civilistiche del nostro ordinamento che ne
ostacolano l’attuazione. Si riconosce infatti il
diritto di bambini e adolescenti a prendere
parte ad associazioni, ma si riscontra la concreta difficolt&agrave; nel dare vita e “governare” associazioni formalmente costituite. Nel nostro
ordinamento la capacit&agrave; giuridica38 (idoneit&agrave; di
un soggetto alla titolarit&agrave; di diritti e doveri)
si acquista con la nascita e la capacit&agrave; di agire39 (idoneit&agrave; di un soggetto a compiere validamente da s&eacute; atti giuridici che consentano di
esercitare o acquisire diritti o di assumere obblighi giuridici) si acquista in via generale con
il compimento della maggiore et&agrave;; da ci&ograve; deriva il limite, per i soggetti di minore et&agrave;, a compiere tutti gli atti inerenti la valida costituzione
di un’associazione (si porta ad esempio la partecipazione alla redazione dell’Atto Costitutivo
di un’associazione). Per la precisione, questi
atti, se compiuti da un minore d’et&agrave;, non sono
nulli, ma annullabili in sede giudiziaria; cos&igrave;
come, a norma dell’art. 142540 del Codice Civile, sarebbe annullabile qualsiasi obbligazione
contratta in nome e per conto dell’associazione, quale ad esempio la sottoscrizione di contratti, anche di locazione e per le utenze delle
sedi. A tal proposito, si citano, tra gli altri, gli
artt. 3641 e 3842 del Codice Civile, che regolano la materia delle associazioni non riconosciute. Anche se non esplicitamente, le norme
presuppongono la capacit&agrave; di agire in capo a
coloro che pongono in essere gli atti giuridici
TIPOLOGIA DI AZIONE DI PARTECIPAZIONE SOCIALE PER L’ISTAT – 14/17 ANNI
Riunioni in associazioni ecologiche, per i diritti civili, per la pace
Riunioni in associazioni culturali, ricreative o di altro tipo
Attivit&agrave; gratuita per associazioni di volontariato
Attivit&agrave; gratuita per associazioni non di volontariato
Soldi versati per un’associazione
Attivit&agrave; gratuita per un sindacato
Da una prima raccolta informativa interna alle
associazioni del Gruppo CRC49, emerge un’evidente differenza di status tra i soci maggiorenni
e i soci minorenni, non essendo a questi riconosciuto – tranne in un caso50 – il diritto di elettorato attivo e/o passivo51. Si rilevano per&ograve; buone
prassi per l’accesso dei minorenni alla vita associativa: coinvolgimento nella programmazione/gestione delle attivit&agrave;; momenti strutturati
in cui i minorenni sono ascoltati e prendono
parte alle decisioni ecc. Inoltre &egrave; generalmente
riconosciuto e facilitato il diritto ad aggregarsi,
attraverso setting che consentono di sviluppare
reti amicali, confrontarsi, decidere in gruppo. Si
rileva, infine, la realizzazione da parte di alcune
associazioni di focus formativi, per gli adulti,
sull’ascolto attivo dei minorenni52. Oltre a ci&ograve;, ci
sono associazioni che definiscono le strategie di
partecipazione dei bambini e dei ragazzi come
elementi centrali della loro azione educativa53.
Si ritiene che questo monitoraggio debba essere
approfondito a livello nazionale, per evidenziare
le strategie esistenti di promozione del diritto di
49 La rilevazione &egrave; stata effettuata tramite questionario per individuare le
prassi di associazione dei minorenni ovvero il loro coinvolgimento nelle
iniziative; il monitoraggio ha valore di testimonianza e non statistico e
vi hanno risposto 15 organizzazioni, delle quali solo in 8 sono previsti
processi di associazione/coinvolgimento dei minorenni.
50 Lo Statuto Arciragazzi garantisce l’elettorato attivo e passivo dei minorenni; in questo secondo caso, i soci adulti possono svolgere azioni
di tutoraggio formale, laddove le norme impediscano una responsabilit&agrave;
diretta dei minorenni alla vita associativa.
51 Si precisa che in Agesci la distinzione, anche ai fini dell’elettorato, non
&egrave; tra soci maggiorenni e minorenni, ma tra “soci adulti” (che svolgono il
servizio educativo) e “soci giovani” che sono i bambini, ragazzi e giovani
8-21 anni che stanno vivendo l’esperienza di crescita nello scautismo (cfr.
artt. 4, 5 e 6 dello Statuto su www.agesci.org).
52 Agesci, Arciragazzi, Csi, Uisp inseriscono moduli sul diritto all’ascolto
e alla partecipazione, all’interno dei percorsi formativi rivolti ai loro operatori.
53 Agesci e Arciragazzi fanno esplicito riferimento nei loro documenti di
programmazione educativa alle metodologie per attivare la partecipazione di bambini e ragazzi all’interno del gruppo (Agesci), o dell’intera
associazione, fino ad arrivare alla comunit&agrave; territoriale e non solo (Arciragazzi).
associazione dei minorenni, sottovalutato in Italia nonostante ricerche e dati dimostrino il suo
valore nell’ambito della formazione non formale
e nell’acquisizione di life-skills54.
1. All’Autorit&agrave; Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, in coordinamento con i Garanti Regionali per l’Infanzia e l’Adolescenza, di realizzare un monitoraggio ad hoc
sull’esercizio del diritto di associazione,
individuando quelle buone prassi che lo
rendono applicabile, anche in collaborazione con le reti e organizzazioni di Terzo
Settore e giovanili;
2. Alla Presidenza del Consiglio, di considerare nei Livelli Essenziali per i minorenni il loro diritto di associazione, al fine di
consentire la nascita delle Child Led Organisation;
3. All’Osservatorio nazionale per l’infanzia
e l’adolescenza, di prevedere per il prossimo Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza azioni normative e di promozione del
5. IL DIRITTO DEL FANCIULLO
DI NON ESSERE SOTTOPOSTO
A TORTURA O A PENE
O TRATTAMENTI CRUDELI,
a. Le punizioni fisiche e umilianti
34. Il Comitato raccomanda che lo Stato parte
riformi la legislazione nazionale in modo da ga54 Vd. la ricerca del 2011 “FTP: Forme in Trasformazione della Partecipazione giovanile” (http://www.cevas.it/partecipazione-giovani-cittadinanza.
La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e
dell’Adolescenza all’art. 19 disciplina la tutela
dei bambini e degli adolescenti da qualsiasi
forma di violenza fisica e mentale, ivi comprese le punizioni fisiche e umilianti55 o qualunque
altra forma di punizione crudele o degradante.
Il ricorso alle punizioni fisiche e umilianti in tutti
i contesti, compreso quello familiare, sebbene
sia un fenomeno contrario ai principi e ai diritti
sanciti dalla CRC, &egrave; ancora ampiamente diffuso
e tollerato, sia a livello globale, sia nel nostro
Paese. Basti pensare che il 95,5% dei bambini, delle bambine e degli adolescenti di tutto il
mondo vive in Paesi in cui nessuna legge vieta
la punizione fisica in ambito domestico56. L’iniziativa Globale End All Corporal Punishment
of Children fotografa una realt&agrave; allarmante: nel
mondo attualmente sono solo 37 i Paesi la cui
normativa vieta il ricorso alle punizioni fisiche
in ogni contesto, 25 dei quali in Europa57. Il pri55 Il Comitato ONU nel Commento Generale n. 8 (2008) definisce le
punizioni fisiche e umilianti come “qualsiasi punizione per la quale viene utilizzata la forza fisica, allo scopo di infliggere un certo livello di
dolore o di afflizione, non importa quanto lieve. Nella maggior parte
dei casi consiste nel ‘colpire’, ‘picchiare’, ’schiaffeggiare’, ’sculacciare’
[…]. La punizione fisica &egrave; in ogni caso degradante. Inoltre ci sono altre
forme di punizioni non fisiche che sono altrettanto crudeli e pertanto
incompatibili con le disposizioni della Convenzione. Tra queste figurano,
per esempio, le punizioni che mirano a denigrare il bambino, umiliarlo,
sminuirlo, disprezzarlo, farlo diventare un capro espiatorio, minacciarlo,
spaventarlo o schernirlo”.
56 Cfr. Save the Children, Position Paper on the prohibition and elimination of corporal/physical punishment and all other cruel or degrading
punishment of children, maggio 2011.
57 Austria (1986), Bulgaria (2000), Croazia (1998), Cipro (1994), Danimarca (1997), Finlandia (1983), Germania (2000), Grecia (2006), Ungheria
(2004), Islanda (2003), Lettonia (1998), Liechtenstein (2008), Lussemburgo (2008), Olanda (2007), Norvegia (2010), Polonia (2007), Portogallo
(2007), Repubblica di Moldavia (2008), Romania (2004), Spagna (2007),
Svezia (1979), Ucraina (2003), Ungheria (2013).
mo Paese a introdurre il divieto nel 1979 fu la
Svezia, il pi&ugrave; recente Malta, che ha introdotto il
divieto nel febbraio 201458.
La richiesta di introdurre un chiaro divieto normativo &egrave; stata esplicitata da diversi organismi
internazionali, fra i quali il Comitato ONU sui
Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Osservazioni Conclusive del 2003 e 2011), l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite59 e l’Universal
Periodic Review60. In particolare, il Consiglio
d’Europa61 nel 2008 ha lanciato una campagna
per ottenere l’abolizione delle punizioni fisiche
e umilianti e promuovere la genitorialit&agrave; positiva nei 47 Stati membri. Di recente, il Comitato europeo dei diritti sociali ha dichiarato ammissibile il ricorso contro l’Italia per violazione
dell’art. 17, parte I, II, lettera i, della “Carta
Sociale Europea” e del relativo “Protocollo addizionale”, contestando il fatto che la “legge
italiana non proibisce espressamente ed effettivamente i maltrattamenti nei confronti dei
bambini”62. Analizzando, quindi, la situazione
normativa italiana si evince che il nostro stato
di diritto tutela i bambini e gli adolescenti da
abuso, maltrattamenti e violenza fisica e psicologica, mentre le punizioni fisiche e umilianti
sono de facto e de diritto tollerate.
Il nostro ordinamento prevede un divieto esplicito dell’uso delle punizioni fisiche soltanto
nell’ambito scolastico63 e nell’ordinamento penitenziario64.
L’articolo 571 c.p. “abuso dei mezzi di correzione” nella sua interpretazione letterale sembrerebbe ammettere un uso della forza giustificabile in nome del diritto/dovere di educare.
58 Cfr. http://www.endcorporalpunishment.org/pages/frame.html.
59 Studio ONU sulla violenza contro i bambini (2006).
60 Report of the working group, A/HRC/14/4, del 18 marzo 2010, par.
84(38); Report of the working group: Addendum, A/HRC/14/4/Add.1, del
61 http://www.coe.int/aboutCoe/index.asp?page=nosActions&amp;l=en.
62 Il 2 luglio 2013 il Comitato europeo dei diritti sociali, istituito presso
il Consiglio d’Europa, ha dichiarato ammissibile la denuncia presentata
nei confronti dello Stato Italiano dalla “Associazione per la protezione
di tutti i bambini (APPROACH). Cfr. http://www.coe.int/T/DGHL/Monitoring/
SocialCharter/Activities/Complaints2013_en.asp.
63 Regolamento Scolastico 1928; Cass. Sez. I, ord. 2876 del 29/03/1971:
“…gli ordinamenti scolastici escludono in maniera assoluta le punizioni
consistenti in atti di violenza fisica”.
64 Legge n. 354/1975 - Norme sull’ordinamento Penitenziario, “non consente l’impiego della forza fisica nei confronti dei detenuti”.
rantire la proibizione esplicita di tutte le forme
di punizione fisica in tutti gli ambiti, anche domestici, sulla scorta del Commento Generale n. 8
(2006) del Comitato sul diritto dei minorenni alla
protezione dalle punizioni fisiche e da altre forme
di punizione crudeli o degradanti e del Commento Generale n. 13 (2011) sul diritto dei minorenni
di non subire violenza sotto qualsiasi forma.
35. Il Comitato raccomanda inoltre che lo Stato
parte diffonda la consapevolezza tra i genitori,
e il pubblico in generale, sull’impatto delle punizioni fisiche sul benessere dei minorenni e sui
validi metodi di disciplina alternativi, conformi
ai diritti delle persone di minore et&agrave;.
CRC/C/ITA/CO/3-4, punti 34 e 35
La Corte di Cassazione65 ha per&ograve; affermato che
“non pu&ograve; ritenersi lecito l’uso della violenza
fisica o psichica, sia pure distortamente finalizzato a scopi ritenuti educativi”. La violenza,
infatti, &egrave; intrinsecamente “incompatibile sia con
la tutela della dignit&agrave; del soggetto minorenne,
che con l’esigenza di un equilibrato sviluppo
della personalit&agrave; dello stesso”66. L’art. 572 c.p.
“maltrattamenti in famiglia”, invece, essendo un
reato abituale, esclude la tutela dalle singole
punizioni corporali67.
&Egrave; necessario dunque intervenire con maggior
chiarezza sulla normativa nazionale introducendo un esplicito divieto delle punizioni corporali.
Ci&ograve; non solo al fine di adeguare il testo legislativo all’indirizzo giurisprudenziale e ai principi costituzionali e di diritto da esso richiamati,
ma anche perch&eacute; fino a quando la pratica delle
punizioni corporali si confonder&agrave; con il ricorso all’impiego di mezzi di correzione e disciplina rester&agrave; aperta la possibilit&agrave; che violazioni dell’integrit&agrave; fisica dei minori siano nei fatti
tollerate o, comunque, non attivamente contrastate sul piano giudiziario, culturale, sociale e
familiare. La modifica della normativa, infatti,
avrebbe l’effetto di un forte deterrente su tali
comportamenti68, ma si deve accompagnare ad
attivit&agrave; di sensibilizzazione atte a ottenere quel
cambiamento culturale necessario per proteggere bambini e adolescenti da qualsiasi forma di
violenza. Perch&eacute; avvenga un reale cambiamento
culturale, dunque, occorre promuovere modelli
di genitorialit&agrave; positiva. Come gi&agrave; ricordato nei
precedenti Rapporti CRC, secondo una ricerca
65 La sentenza della Cassazione n. 4904 del 18/03/1996 (Cambria, sez.
VI, Rv. 205033) ha evidenziato l’inaccettabilit&agrave; d’interpretazione dell’art.
571 c.p. (abuso dei mezzi di correzione) e dell’art. 572 c.p. (maltrattamenti verso i fanciulli) secondo canoni e contesti socio-culturali propri del
1930. Nella sentenza si ribadisce che nell’ordinamento italiano, incentrato
sulla Costituzione della Repubblica e qualificato dalle norme in materia
di diritto di famiglia (introdotte dalla Legge n. 151/1975 e dalla CRC), il
termine correzione, utilizzato dall’art. 571 c.p., va assunto come sinonimo
di educazione, con riferimento ai connotati intrinsecamente conformativi
di ogni processo educativo.
66 Sentenza della Cassazione n. 45859 del 23 novembre 2012, sez. V.
67 La sentenza n. 8396/1996 ribadisce che nella fattispecie di reato
dell’art. 572 c.p. &egrave; compresa anche la tutela dal ricorso abituale a punizioni corporali perch&eacute; “non rientrano tra i maltrattamenti in famiglia solo
le percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni ma anche
atti di disprezzo e di offesa alla dignit&agrave; della persona”.
68 Per esempio, in Svezia il 14,1% dei genitori dichiara di aver schiaffeggiato i propri figli; mentre in Francia, dove le punizioni fisiche non sono
vietate, il 71,5% dei genitori le utilizza ancora. Dati elaborati nell’ambito
della ricerca: The Effect of Banning Corporal Punishment in Europe: A
Five-Nation Comparison, ottobre 2009.
svolta nel 201269, oltre un quarto dei genitori
italiani (il 27%) ricorre pi&ugrave; o meno di frequente
allo schiaffo con i propri figli; e un quarto di
loro ritiene che lo schiaffo sia un metodo educativo efficace. Ciononostante, il 52% dei genitori
intervistati dichiara che “lo schiaffo &egrave; solo uno
sfogo per i genitori” e che dopo aver dato uno
schiaffo si sente amareggiato. Tra le principali
motivazioni che spingono allo schiaffo vengono citate: “l’esasperazione, lo spavento, la reazione di un momento” e “il voler segnalare in
modo inequivocabile che si &egrave; superato un limite
estremo”. Per questo motivo la riforma normativa deve muoversi di pari passo con campagne
pubbliche di supporto alla genitorialit&agrave;70 e di
sensibilizzazione al dialogo e all’utilizzo di metodi educativi non violenti.
Il Gruppo CRC reitera quanto gi&agrave; raccomandato nel precedente Rapporto:
1. Al Parlamento di intraprendere una riforma normativa che introduca il divieto
esplicito di punizioni fisiche e altri comportamenti umilianti e degradanti nei confronti delle persone di minore et&agrave; anche in
2. Alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Pari Opportunit&agrave; di intraprendere
una campagna di sensibilizzazione a supporto della genitorialit&agrave; positiva e contro
l’uso delle punizioni fisiche come metodo
3. Al Ministero della Sanit&agrave;, Ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero
per l’Istruzione, l’Universit&agrave; e la Ricerca
di elaborare programmi e materiali per la
formazione degli operatori del settore (pediatri, insegnanti, assistenti sociali, educatori) per supportare i genitori e incentivarli
all’uso di modelli educativi positivi.
69 I metodi educativi e il ricorso a punizioni fisiche, ricerca di Save the
Children Italia condotta da IPSOS, marzo 2012, disponibile al link: http://
images.savethechildren.it/f/download/ri/ricercaipsosamaniferme.pdf.
70 Si segnala che nel 2011 Save the Children Italia ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “A MANI FERME. Per dire NO alle punizioni fisiche
contro i bambini”, nell’ambito della quale sono stati realizzati materiali informativi tra cui la Guida pratica alla genitorialit&agrave; positiva. Come costruire
un buon rapporto genitori-figli e leaflet per genitori. Tutti i materiali sono
disponibili al link www.savethechildren.it/amaniferme. La campagna &egrave; stata realizzata nell’ambito del Progetto “Educate, do not punish”, finanziato
dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma Daphne III.
b. Mutilazioni genitali femminili
71 World Health Organisation, Fact sheet n. 241, on “Female genital mutilation”, aggiornamento febbraio 2014: http://www.who.int/mediacentre/
factsheets/fs241/en/.
72 Comunicazione della Commissione Europea del 25/11/2013 dal titolo:
“Verso l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili”, COM(2013) 833
final (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2013:083
3:FIN:IT:PDF).
73 Commissione sullo Status delle Donne, 4-15 Marzo 2013: http://www.
un.org/womenwatch/daw/csw/csw57/CSW57_agreed_conclusions_advance_unedited_version_18_March_2013.pdf.
74 Vd. https://www.unicef.it/doc/371/mutilazioni-genitali-femminili.htm.
75 Vd. http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs241/en/.
76 Amnesty International, Ending Female Genital Mutilation. A Strategy
for the European Union Institutions, Executive Summary, 2010.
77 Dati Ministero della Salute (2008): 3944 bambine a rischio. Dati Dipartimento per le Pari Opportunit&agrave; (2009): 1100 minori a rischio.
78 Vd. http://www.gruppocrc.net/IMG/pdf/5o_Rapporto_di_aggiornamento__Gruppo_CRC.pdf, p. 45.
79 La stima &egrave; stata prodotta dalla Fondazione “L’Albero della Vita” nella
pubblicazione Il diritto di essere bambine, dicembre 2011, curata con Associazione Nosotras e Fondazione Patrizio Paoletti. Il dossier &egrave; scaricabile
qui: www.alberodellavita.org/pubblicazioni.html.
80 Al dato originario fornito dal MIUR di 25.203 bambine e ragazze, provenienti da paesi a rischio MGF, iscritte nelle scuole italiane di ogni ordine
e grado nell’anno scolastico 2010-2011, &egrave; stato applicato lo stesso tasso
di diffusione delle pratiche MGF che si riscontra in patria (11.038 minori) e
poi sottratto lo scarto generazionale medio del 30%, giungendo cos&igrave; alla
stima di 7.727 bambine a rischio.
81 Il dato non include bambine sotto i 3 anni e ragazze che non hanno
proseguito gli studi al termine della scuola dell’obbligo.
82 Intesa per la promozione di interventi contro le mutilazioni genitali
femminili: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/component/content/article/87-attivita/2257-intesa-per-la-promozione-di-interventi-contro-le-mutilazioni-genitali-femminili. Il dato sembra lontano dalla stima
del 2011 de L’Albero della Vita, ma se sottoposto all’applicazione del
tasso di diffusione delle pratiche MGF che si riscontra in patria e allo
scarto generazionale medio, le stime si sintonizzano.
83 Risoluzione PE del 06/02/2014 (http://www.europarl.europa.eu/sides/
getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2014-0105+0+DOC+XML+V0//IT)
sulla Comunicazione della Commissione COM(2013) citata in precedenza.
84 Risoluzione PE del 14/06/2012 (http://www.europarl.europa.
eu/sides/getDoc.do?type=TA&amp;reference=P7-TA-2012-0261&amp;language=IT&amp;ring=P7-RC-2012-0304).
85 Press Conference on Adoption of General Assembly Resolution on
Global Efforts to Eliminate Female Genital Mutilation: http://www.un.org/
News/briefings/docs/2012/121220_FGM.doc.htm.
86 Il Ministero degli Affari Esteri, nell’ultima visita del Ministro Emma
Bonino in Gibuti, &egrave; impegnato da anni nella lotta alle MGF, anche con
l’Associazione “Non c’&egrave; Pace Senza Giustizia” (http://www.esteri.it/MAE/
IT/Sala_stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2014/02/20140204_bonlibgibut.htm).
Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la
rimozione intenzionale, parziale o totale, dei
genitali femminili esterni o altra lesione ai genitali femminili dovuta a ragioni non mediche71.
Ogni anno milioni di donne in tutto il mondo,
tra cui bambine e adolescenti, subiscono MGF
che ne compromettono irreversibilmente la
qualit&agrave; della vita72.
Le MGF sono riconosciute come una grave violazione dei diritti fondamentali della persona73,
negando il diritto delle bambine alla salute,
alle pari opportunit&agrave;, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani,
come prevedono i principali strumenti del diritto internazionale. Le vittime di mutilazioni
genitali sono private anche della possibilit&agrave;
di decidere della propria salute riproduttiva74.
Trattandosi di una pratica che sopravvive in
ragione di radicati retaggi culturali, solo un
cambiamento sociale basato sulla presa di coscienza dell’inutilit&agrave; e dei danni che tale intervento provoca pu&ograve; sradicarla.
Le stime pi&ugrave; recenti riportano oltre 125 milioni
tra donne e bambine sottoposte a MGF in 29
Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, dove la
pratica &egrave; pi&ugrave; frequente75. In Europa, le stime
parlano di circa 500.000 tra donne e bambine/
ragazze che hanno subito tale pratica o sono a
rischio di subirla76.
In Italia oltre alle previsioni statistiche (Ministero della Salute, 2008 e Dipartimento per
le Pari Opportunit&agrave;, 2009)77, gi&agrave; descritte in
modo approfondito nel 5&deg; Rapporto CRC78, &egrave;
stato possibile avere una nuova stima aggiornata delle minorenni a rischio grazie a un’associazione del Gruppo CRC79. La situazione
al 2011 &egrave; di 7.727 bambine a rischio80, di cui
quasi il 70% iscritte alle scuole d’infanzia e
primarie e di et&agrave; compresa fra i tre e i dieci
anni81. Un dato di poco successivo &egrave; fornito dal
Governo nel Documento d’Intesa Stato-Regioni
del 6 dicembre 201282: vi si riferisce di una
popolazione femminile di 48.915 persone (et&agrave;
0-17), proveniente dai Paesi in cui si eseguono
MGF e soggiornante in Italia al 1&deg; gennaio 2012
Nel 2014 in Europa, &egrave; stata emanata una nuova
risoluzione a favore della lotta alle MGF83, a
integrazione di quella esistente del 201284. A
livello internazionale, si ricorda la Risoluzione ONU di messa al bando universale delle
MGF (dicembre 2012)85. L’Italia &egrave; molto impegnata nel dibattito europeo e internazionale
sulle MGF. Inoltre, la Cooperazione italiana allo
sviluppo finanzia circa 40 programmi di lotta
alle mutilazioni genitali femminili86. Negli ultimi
anni, la partecipazione dei Ministri con delega
alle Pari Opportunit&agrave; ai lavori della Commissio-
ne ONU sulla condizione della donna &egrave; stata
continua e decisa87.
Sul fronte giuridico, l’impegno delle istituzioni italiane ha visto l’adozione della legge
specifica n. 7/200688 e, nel 2012, la ratifica
della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza
nei confronti delle donne (c.d. “Convenzione
di Istanbul”)89, oltre alla ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione
dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso
sessuale (c.d. “Convenzione di Lanzarote”)90.
Dal 2013 la Legge n. 11991 contro il femminicidio prevede l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato della persona offesa dal reato
(art. 2) e la concessione del permesso di soggiorno per consentire alla vittima di sottrarsi
alla violenza (art. 4). Dal punto di vista degli
interventi istituzionali sul territorio italiano si
ricorda l’Intesa per lo sviluppo di un sistema
di prevenzione e contrasto delle MGF92 siglata tra Stato e Regioni (dicembre 2012)93. Il
Dipartimento per le Pari Opportunit&agrave; ha garantito il coordinamento inter-istituzionale attraverso un Comitato Tecnico istituito a luglio
2013, ragione per cui la Commissione per la
prevenzione e il contrasto delle mutilazioni
genitali femminili non &egrave; stata rinominata94. Le
Regioni che hanno aderito alle opportunit&agrave; di
finanziamento e di implementazione di attivi87 Soprattutto nel 2012, 2013 e 2014 con il neo-Sottosegretario al Lavoro
e alle Politiche Sociali Teresa Bellanova. Vd. http://www.lavocedinewyork.
com/Teresa-Bellanova-e-il-ruolo-dell-Italia-all-ONU-per-le-donne/d/5199/.
88 Legge di condizione necessaria a un migliore intervento n. 7 del 9 gennaio 2006 (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il
18 gennaio 2006): “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto
delle pratiche di mutilazione genitale femminile”.
89 La Convenzione di Istanbul all’art. 38 impone l’introduzione di misure
penali per punire le pratiche di MGF; all’art. 57 prevede il diritto all’assistenza legale e al patrocinio a spese dello Stato anche per le vittime
di MGF.
90 Vd. http://www.camera.it/Camera/browse/561?appro=517&amp;Legge+
172%2F2012+-+Ratifica+della+Convenzione+di+Lanzarote.
91 Vd. http://www.camera.it/leg17/465?area=16&amp;tema=921&amp;Decreto-legge+93%2F2013%3A+violenza+di+genere%2C+province+e+ordine+pubblico.
92 Legge n. 7 del 9 gennaio 2006, art. 3, comma 1.
93 Intesa per la promozione di interventi contro le mutilazioni genitali
femminili. Il testo dell’Intesa &egrave; scaricabile dal portale del Dipartimento
per le Pari Opportunit&agrave;: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/component/content/article/87-attivita/2257-intesa-per-la-promozione-di-interventi-contro-le-mutilazioni-genitali-femminili. Le finalit&agrave; sono state approfondite, inoltre, nello scorso Rapporto: http://www.gruppocrc.net/IMG/
pdf/5o_Rapporto_di_aggiornamento__Gruppo_CRC.pdf, p. 45.
94 Documento di aggiornamento inviato dal Dipartimento per le Pari Opportunit&agrave; al Gruppo CRC nel marzo 2014.
t&agrave;95 sono state: Campania, Emilia Romagna,
Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Molise,
Piemonte, Toscana, Umbria, Basilicata, Lombardia, Puglia, Veneto. Il Comitato Tecnico si
&egrave; riunito il 6 settembre 2013 per valutare le
proposte progettuali presentate dalle Regioni.
Come da indicazioni dell’Intesa, che al di sotto di finanziamenti di 50.000 Euro prevedeva
la progettazione di azioni rispondenti ad almeno una delle tre finalit&agrave; dell’Intesa stessa,
diverse Regioni hanno dato maggior risalto
alla finalit&agrave; di formazione e aggiornamento
degli operatori del settore, per ottimizzare le
risorse disponibili e rendere pi&ugrave; efficaci le iniziative progettuali96.
Come evidenziato nel precedente Rapporto,
nell’attuazione di questa Intesa va letto l’orientamento d’azione del Governo Italiano e delle
Regioni in materia di MGF97, che sembrerebbe
indirizzarsi alla prevenzione e trattazione del
fenomeno da un punto di vista della tutela dei
diritti fondamentali delle bambine.
Il presente lavoro di monitoraggio intende
rimarcare che legiferare e investire nella formazione degli operatori del settore &egrave; da considerarsi un primo livello di lavoro verso la
creazione di condizioni favorevoli alla prevenzione delle minorenni a rischio. In parallelo,
come anche evidenziato nelle precedenti raccomandazioni dal Gruppo CRC, devono essere
avviati programmi di educazione ai diritti fondamentali delle bambine e di sensibilizzazione
e mobilitazione delle comunit&agrave; interessate. Infatti, solo attraverso un pieno coinvolgimento
di tutte le persone a diretto contatto con le
ragazze, come i genitori (in particolare promuovendo l’empowerment della donna), le famiglie e le comunit&agrave; di appartenenza, gli sforzi
messi in atto per eliminare la pratica MGF e gli
atteggiamenti che la generano avranno possi95 Tre milioni di Euro complessivi. Vd. il testo di Intesa di cui si riferisce
96 Documento di aggiornamento inviato dal Dipartimento per le Pari Opportunit&agrave; al Gruppo CRC nel marzo 2014.
97 Ibidem: “I contenuti dell’Intesa traggono spunto dal secondo Piano
Programmatico redatto nel 2011 che contiene le priorit&agrave; di intervento
nazionali di prevenzione e contrasto delle MGF, e le istanze emerse nel
corso dell’audizione con le rappresentanze pi&ugrave; significative dell’associazionismo di settore e degli enti locali, oltre alle esperienze emerse nella
realizzazione delle azioni finanziate a seguito del primo avviso pubblico
1. Alle Regioni di realizzare, accanto alla
formazione degli operatori prevista dai
progetti in avvio finanziati dall’Intesa, attivit&agrave; di educazione ai diritti fondamentali
delle bambine e delle ragazze, considerando la scuola come contesto privilegiato;
programmi di sensibilizzazione al tema e
ai diritti delle minorenni con le loro famiglie, le comunit&agrave; migranti e chiunque
abbia in carico una minorenne. Sono altres&igrave; importanti, all’interno degli interventi,
i protocolli operativi di prevenzione, nei
quali si deve svolgere un lavoro coordinato tra tutte le parti coinvolte e la verifica
e il monitoraggio dei risultati attesi dai
2. Al Dipartimento per le Pari Opportunit&agrave;
di creare le condizioni necessarie alla realizzazione di una successiva e tempestiva
Intesa Stato-Regioni, finalizzata alla prosecuzione e ulteriore ottimizzazione delle
attivit&agrave; regionali in materia di prevenzione
e contrasto alle MGF;
3. Al Ministero della Salute e alle Regioni
di prevedere un meccanismo sistematico
di raccolta dati delle minori/donne a rischio o mutilate, per una pi&ugrave; approfondita
conoscenza del fenomeno, condizione necessaria a un migliore intervento.
bilit&agrave; di successo. Costruire un contatto stretto
con le comunit&agrave; e prevedere un approccio multidisciplinare in rete &egrave; dunque la via corretta
da seguire nella prevenzione per le situazioni
a rischio, come indicano anche i pi&ugrave; recenti
interventi delle istituzioni europee.
L’effettiva attenzione alla tutela delle minorenni a rischio prevista dai progetti regionali la si
potr&agrave; verificare nel corso di quest’anno, cos&igrave;
come se essi abbiano previsto protocolli operativi di prevenzione e attivit&agrave; di monitoraggio
Si evidenzia, infine, che al momento non esiste
ancora un meccanismo sistematico e puntuale
di raccolta dati in materia di MGF a livello regionale/nazionale.

References: art. 1
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza

 sentenza 
 art. 9
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 1425
 Art. 36
 Art. 38
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 3