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Timestamp: 2017-08-17 21:32:09+00:00

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Vicenda Lageder-Villa Fulvia: la Cassazione ha accolto il riscorso del Comune
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SENTENZA CASSAZIONE - Dovrà essere ricalcolata indennità di esproprio
07-12-2016 / Giorno per giorno
La vicenda risale agli anni '80 ed ha visto annose vicende giudiziarie, esplose nel 2012 in seguito ad una sentenza della Corte d'Appello di Bologna che accoglieva il ricorso di Alois Lageder (imprenditore vitivinicolo dell'Alto Adige) contro la determinazione di un'indennità di esproprio di un'area destinata ad edilizia popolare nella zona di Villa Fulvia.
Il caso provocò polemiche politiche ed ebbe risonanza sulla stampa, in consiglio comunale ed anche in seguito ad esposti di esponenti dell'opposizione alla Corte dei Conti.
Il Sindaco Tagliani, comunque, con il patrocinio della avvocatura civica del Comune, propose ricorso avanti la Corte di Cassazione che in questi giorni ha depositato la sentenza.
Ora - con soddisfazione del Sindaco - la Cassazione ha accolto il ricorso del Comune annullando la sentenza di merito rinviando alla Corte d'Apello perchè pronunci una diversa sentenza conforme ai principi indicati dalla Cassazione stessa.
In sostanza dovrà essere ricalcolata l'indennità di esproprio secondo i principi proposti dal Comune accolti dalla Cassazione. Più in particolare la Corte d'Appello aveva ritenuto ingiustamente che, con l'esproprio di una porzione dell'area di Lageder e la realizzazione del piano di edilizia popolare, il comune avesse assorbito anche la capacità edificatoria dell'area residua, così determinando un valore venale dell'area espropriata assai superiore a quello ritenuto equo dal Comune ai fini della determinazione dell'indennità in base al valore venale del bene. L'avvocatura civica ha rilevato, nel ricorso alla Corte di Cassazione, che in base alla normativa in materia, il Peep non aveva sottratto capacità edificatoria all'area residuata in proprietà a Lageder, che l'aveva quindi mantenuta con tutto il suo valore e che, di conseguenza, la supervalutazione del valore venale dell'area espropriata compiuta dalla Corte d'Appello era errata. La Corte di Cassazione ha accolto questa censura proposta dal Comune e la Corte d'Appello dovrà effettuare un nuovo calcolo. Altra importante critica sollevata in Cassazione dal Comune attiene al fatto che, la sentenza impugnata, aveva non solo determinato in quel modo eccessivo il valore venale dell'area acquisita dal Comune ma lo aveva aumentato di un ulteriore 50% applicando l'atto di cessione senza considerare che le norme su cui si fondava (che non applicavano l'aumento al valore venale ma a valori assai inferiori) erano state dichiarate incostituzionali e senza considerare che, quindi, non era più possibile applicare quella maggiorazione. La sentenza impugnata, cioè, provocava l'abnorme risultato di far pagare al comune un'indennità pari al 150% del valore di mercato dell'area, valore peraltro calcolato erroneamente in modo eccessivo. La Cassazione ha accolto anche questa censura proposta dal Comune. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, dovrà ricalcolare l'indennità secondo i principio proposti dal Comune che la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto di accogliere.

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