Source: http://bernardinoalbertazzi.it/materie/scarichi/103-la-legge-36-2010-depenalizza-gli-scarichi-industriali-senza-sostanze-pericolose.html
Timestamp: 2018-04-24 06:53:53+00:00

Document:
La nuova legge dispone che sia punito con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da tremila euro a trentamila euro o chi superi i suddetti valori limite, ma solo in relazione alle sostanze (pericolose) indicate nella tabella 5 dell'allegato 5. Il superamento dei valori limite per gli scarichi industriali non contenenti sostanze pericolose sarà invece punito con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 30mila euro.
LA LEGGE 36/2010
Sulla G.U. n.59 del 12 marzo 2010 è stata pubblicata la legge 25 febbraio 2010, n. 36 “Disciplina sanzionatoria dello scarico di acque reflue”. Il suo unico articolo, entrato dunque in vigore il 27 marzo 2010, dispone:
“Il primo periodo del comma 5 dell'articolo 137 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente: "Chiunque, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell'allegato 5 alla Parte terza del presente decreto, nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell'allegato 5 alla parte terza del presente decreto, oppure i limiti più restrittivi fissati dalle Regioni o dalle Province autonome o dall'Autorità competente a norma dell'articolo 107, comma 1, è punito con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da tremila euro a trentamila euro".
Tale norma costituisce un cambiamento rilevante nel sistema sanzionatorio in materia di scarichi, a lungo richiesto da molti operatori del settore, primi fra tutti i gestori del servizio idrico integrato, in quanto il previgente regime normativo comminava la sanzione penale dell’arresto fino a due anni e dell’ l'ammenda da tremila euro a trentamila euro ai soggetti che non rispettavano i limiti di emissione per tutti gli scarichi industriali[1].
La nuova norma commina invece la medesima sanzione soltanto a coloro che, nell’ambito di uno scarico industriale, ma solo in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell'allegato 5 del medesimo decreto:
superino i valori limite fissati nella tabella 3 dell'allegato 5 alla parte terza del decreto 152, o
nel caso di scarico sul suolo, superino i valori limite fissati nella tabella 4 dell'allegato 5 alla parte terza del decreto 152.
Il superamento dei valori limite per gli scarichi industriali non contenenti sostanze pericolose sarà invece punito con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 30 mila euro.
Si ricorderà che la
Corte di Cassazione nella Sentenza n. 1518 del 12/6/2008 (ed in altre successive) aveva nuovamente preso posizione sull’applicabilità o meno della sanzione penale agli scarichi di acque reflue industriali che superano i valori limiti fissati nella Tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella Tabella 4 dell'Allegato 5 (ora del Dlgs 152/2006, allora dell’omologo Dlgs 152/99), affermando l’applicabilità della sanzione penale a tale fattispecie.
Corte di Cassazione n. 1518 del 12/6/2008
In tale Sentenza la
Corte di Cassazione, ricostruendo il previgente sistema normativo e confrontandolo con quello di cui al Dlgs 152/2006, ha affermato che:“L’art. 59, comma 5, del Dlgs 152/99 puniva con l'arresto fino a due anni e l'ammenda di lire cinque milioni a lire cinquanta milioni “Chiunque nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, ovvero da una immissione occasionale, supera i valori fissati nella Tabella 3 dell'Allegato 5 in relazione alle sostanze indicate nella Tabella 5 ovvero i limiti più restrittivi fissati dalle Regioni dalle province autonome.
In seguito però l’art. 23, comma 1, lett.a) del Dlgs 258/2000 ha significativamente modificato la disposizione, punendo con la stessa pena“Chiunque nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, supera i valori limiti fissati nella Tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella Tabella 4 dell'Allegato 5 ovvero i limiti più restrittivi fissati dalle Regioni o dalle Province Autonome o dall'Autorità competente a norma degli articoli 33, comma l, in relazione alle sostanze indicate nella Tabella 5 dell'Allegato 5”.
La innovazione normativa è stata confermata dal recente Testo Unico sull’Ambiente, approvato con il Dlgs 152/2006, il cui art. 137, comma 5, con formulazione ancora più chiara, punisce con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da tremila a trentamila Euro “Chiunque, nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, oppure superi i limiti più restrittivi fissati dalle regioni o dalle province autonome o dall'Autorità competente a norma dell'articolo 107, comma 1, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto”.
La sentenza del 2008 richiama espressamente la precedente Sentenza 29 ottobre 2003, n. 1758 della medesima Corte, che aveva affermato:
“In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, il nuovo testo dell’art. 59, comma 5, introdotto dal D. Lgs. n. 258/2000 (v. art. 23, comma 1, lett. c), individua due tipi di soggetti di riferimento:
quelli che nell’effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superano i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella Tabella 4 dell’allegato 5;
quelli che nell’effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superano i valori dei limiti più restrittivi fissati dalle Regioni o dalle province autonome o dall’autorità competente a norma degli articoli 33, comma 1, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell’Allegato 5.
Diversamente dalla iniziale versione contenuta nel D. Lgs. 152/99 originario, la sanzione penale è stabilita indifferentemente per il superamento di tutti i limiti previsti dalla tabella 3 e dalla Tabella 4 del D. lgs. 152/99. La sanzione penale rimane, invece, vincolata alle sostanze previste dalla tabella 5 solo nel in cui il superamento riguardi i limiti più restrittivi fissati dalle Regioni.”
La sentenza sopra richiamata aveva offerto una nuova e assai rigida interpretazione dell’art.59, comma quinto, del dlgs 152 del 1999 così come modificato e riformulato ad opera del dlgs n.258 del 18 agosto 2000[2].
La Corte di Cassazione giunge, a partire dal 2003, alle suesposte conclusioni affermando che “Diversamente dalla iniziale versione contenuta nel Dlgs 152/99 originario, la sanzione penale è stabilita indifferentemente per il superamento di tutti i limiti previsti dalla tabella 3 e dalla Tabella 4 del Dlgs 152/99”.
In realtà la giurisprudenza della Cassazione, prima dell’entrata in vigore del Dlgs 152/2006, non era affatto monolitica sulla questione in esame, in quanto sussisteva un solido filone giurisprudenziale all’interno della medesima Corte che continuava ad interpretare le norme penali del Dlgs 152/99 nel senso che la sanzione penale era applicabile solamente agli scarichi industriali che superavano i valori limite tabellari di cui all’allegato V in relazione alle sostanze pericolose elencate nella tabella V del medesimo allegato. Nell’ambito di tale diverso indirizzo giurisprudenziale la Sentenza n. 25752 del 9/6/2004, aveva affermato che:
“Affinché si possa ritenere configurabile il reato di cui all’articolo 59, V co., D. Lgs. 152/1999, occorre che nello scarico di acque reflue industriali ricorrano simultaneamente due condizioni: il superamento dei valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella Tabella 4 dell’Allegato 5, e la presenza di sostanze indicate nella Tabella 5 dell’Allegato 5 (ovvero che siano superati anche i valori limite fissati per le sostanze contenute nella Tabella 3A dell’Allegato 5). (SM). Qualora invece il superamento dei valori limite riguardi sostanze diverse da quelle indicate nella suddetta tabella 5 dell'allegato 5, esso costituisce soltanto violazione amministrativa sanzionata ai sensi dell'art. 54 del d. lgs. 11 maggio 1999, n. 152”.
[1] Disponeva infatti la norma previgente: “5. Chiunque, nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, oppure superi i limiti più restrittivi fissati dalle regioni o dalle province autonome o dall'Autorità competente a norma dell'articolo 107, comma 1, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell'allegato 5 alla parte terza del presente decreto, è punito con l'arresto fino a due anni e con l'ammenda da tremila euro a trentamila euro”.
[2] Per approfondimenti mi permetto di rinviare a B.Albertazzi, F.Trezzini “Gestione e tutela delle acque dall’inquinamento”, ed.CEL Bergamo, 2003.

References: Sentenza 
 Sentenza 
 art. 137
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 23
 sentenza 
 Sentenza