Source: https://www.infotrans.it/it-schede-39-rettifica_genere_italia
Timestamp: 2020-07-05 20:40:15+00:00

Document:
In Italia la riassegnazione di sesso e genere è consentita dalla Legge 14 aprile 1982, n. 164: “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”.
La persona che intende cambiare sesso e genere o le persone transgender in generale, potranno richiedere un incontro a una delle strutture, delle Associazioni, dei presìdi che offrono servizi per il percorso di affermazione di genere e iniziare un percorso, la cui durata è completamente soggettiva, per giungere anche legalmente alla riattribuzione del sesso e del genere. Di fatti solo al termine del percorso di affermazione di genere si potrà avanzare domanda al Tribunale competente per ottenere l’autorizzazione alla riassegnazione del sesso e al cambiamento del nome. Infotrans.it offre un elenco di strutture, presenti sul territorio nazionale, in grado di fornire questo tipo di servizi nella sezione "Mappa dei servizi".
Il tribunale di competenza
La Legge 164 prevede che la persona che intende cambiare sesso e genere potrà presentare un'istanza al Tribunale della zona di residenza. Se la persona è cittadina italiana ma residente all’estero potrà rivolgersi al Tribunale relativo all’ultima residenza in Italia. Se la persona residente all’estero di cittadinanza italiana ha svolto tutto il percorso di affermazione di genere all’estero potrà presentare la documentazione estera attestante la propria transizione. Tale documentazione dovrà tuttavia essere tradotta e asseverata (ovvero munita del timbro che ne attesti la conformità presso un qualsiasi Tribunale italiano o presso il competente consolato italiano nel Paese estero di residenza).
Stabilita la competenza, attraverso un proprio legale di fiducia la persona potrà presentare domanda al fine di richiedere l’eventuale autorizzazione all’intervento chirurgico di adeguamento dei propri caratteri sessuali e contestualmente la rettificazione del nome e del sesso anagrafico.
È fondamentale ricordare che la legge 164/1982 nel 2011 è stata modificata (d.lgs. 150/2011) con un allungamento dei tempi e un possibile aggravio dei costi. Secondo questa modifica, infatti, le cause che riguardano la riassegnazione del sesso e del genere seguono un rito di tipo ordinario (ovvero come ogni altra causa di tipo civile) e al giudizio partecipa il pubblico ministero. Nel caso in cui la parte abbia figli oppure coniuge e figli l’atto che introduce il giudizio di mutamento del genere e del sesso va notificato al Pubblico Ministero e al coniuge e ai figli. In assenza di coniugi e figli l’atto di citazione va notificato solamente al Pubblico Ministero.
Cosa si può chiedere al Tribunale competente?
Nel giudizio è possibile chiedere l’autorizzazione per l’intervento chirurgico di riattribuzione di sesso e la rettificazione del nome e del sesso oppure solo quest’ultimo. È infatti possibile che la persona transgender non sia intenzionata a modificare i propri caratteri sessuali per via chirurgica e dunque, nel caso in cui la persona non voglia, non intenda o non possa operarsi, potrà richiedere il mutamento del nome e del sesso anagrafico cioè potrà richiedere il solo "cambio di nome e sesso”.
Di fatti, a seguito di alcune fondamentali sentenze di Corte di Cassazione e Corte Costituzionale è stato stabilito che per la riassegnazione del nome non è necessario o obbligatorio l’intervento chirurgico di riattribuzione di sesso. La legge 164 dice espressamente "quando" e "solo se" è necessario il Giudice dispone l’autorizzazione all’intervento chirurgico. Questo significa che, se la persona ha raggiunto il proprio benessere psico-fisico e dimostra la propria immedesimazione nel genere percepito e vissuto come “irreversibile” non è obbligatorio che effettui tutti gli interventi chirurgici e può ottenere il cambio del nome e del sesso anagrafico anche se non si è operata o decide di non operarsi.
In particolare, la Corte Costituzionale nella sentenza 221/2015 ha affermato che il giudice può rilevare il “completamento della transizione” laddove la persona interessata abbia già esercitato “in maniera definitiva il proprio diritto all'identità di genere (ad esempio, manifestando la propria condizione nella famiglia, nella rete degli affetti, nel luogo di lavoro, nelle formazioni di partecipazione politica e sociale), ancorché senza interventi farmacologici o chirurgici sui caratteri sessuali secondari”.
Il Tribunale, per autorizzare la riassegnazione del genere (con o senza richiesta di autorizzazione all’intervento chirurgico), non richiede una espressa lista di documenti, ciò che va provato, allegando documentazione specifica, è la disforia di genere della persona, nonché la irreversibile immedesimazione nel genere percepito e la eventuale trasformazione corporea avvenuta. Dunque non è possibile affermare che esista un elenco prestabilito di documenti da allegare alla domanda da presentare in Tribunale, tuttavia, la domanda dovrà essere corredata da una documentazione psico-diagnostica e da una documentazione medica che attestino il percorso di affermazione di genere, la volontà irreversibile di rettificare il proprio sesso anagrafico, la immedesimazione definitiva e irreversibile nel genere vissuto e percepito come il proprio ed eventualmente la volontà di sottoporsi ad intervento chirurgico di riassegnazione del sesso.
I tempi del procedimento giudiziario
I tempi del procedimento giudiziario variano in base a molti fattori: la grandezza del Tribunale, il carico di lavoro del Giudice investito della causa, la completezza dei documenti allegati, la eventuale nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio o CTU (vedi sezione specifica).
Nell’udienza di comparizione (la prima udienza) il Giudice potrebbe ritenere utile ascoltare direttamente la persona ponendo delle domande, ad esempio, circa il percorso di transizione, gli eventuali ostacoli incontrati, il rapporto con la famiglia e il mondo esterno, le esperienze di vita nel ruolo di genere congruente con la propria identità di genere. Il procedimento potrebbe richiedere una o più udienze e richiedere altresì la nomina di un CTU.
La nomina di un CTU è demandata alla necessità che il Giudice intraveda di confermare o approfondire la documentazione prodotta dalla persona oppure dalla necessità che il Giudice può avere di un ausilio nella lettura della documentazione allegata. In ogni caso, comportando un aggravio di tempi e costi, è bene ricordare che la nomina di un CTU è solo una eventualità e di norma anche una eccezione e che il Consulente nominato deve, a norma dell’articolo 61 del codice di procedura civile, essere una persona di “comprovata esperienza” nella materia.
Esiti del procedimento giudiziario
All’esito del procedimento sommariamente fin qui descritto, in relazione alla domanda presentata e precisamente:
l’autorizzazione all’intervento e contestuale richiesta di rettificazione del sesso e del nome
l’autorizzazione all’intervento chirurgico e successivamente la rettificazione
solo l’autorizzazione alla rettificazione
Il Tribunale potrà emanare una sentenza che:
autorizzi l’intervento chirurgico per la riassegnazione di sesso e contestualmente ordini all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di nascita la rettificazione di nome e sesso anagrafico (si specifica che tale sentenza “contestuale” non è attualmente adottata in ogni Tribunale d’Italia ma nella maggior parte di essi)
autorizzi con sentenza parziale l’intervento chirurgico per la riassegnazione del sesso e disponga che, una volta effettuato tale intervento, riprenda il giudizio per emettere sentenza definitiva con cui si autorizza la rettificazione del nome e del sesso anagrafico (si specifica che tale procedura è ormai utilizzata nella minoranza dei Tribunali)
autorizzi la rettificazione del nome e del sesso anagrafico (in questo caso la persona non intende operarsi e ha chiesto al Tribunale di poter ottenere il solo cambio del nome e del sesso anagrafico)
Quando la sentenza del tribunale diventa effettiva
La sentenza, prima di produrre i suoi effetti deve passare in giudicato, ovvero non essere impugnabile per tutte le parti in causa.
Il passaggio in giudicato avviene in due modi:
in sei mesi automaticamente se nessuna delle parti del processo impugna la sentenza
dopo 30 giorni dalla notifica a tutte le parti del giudizio se nessuna delle parti del processo impugna la sentenza
In alcuni Tribunali è poi consentita la possibilità di rilasciare la dichiarazione di rinuncia all'impugnazione.
La sentenza passata in giudicato verrà trasmessa dal Tribunale all’Ufficio dello Stato Civile del Comune di nascita della persona e, solo successivamente, ci si potrà rivolgere al Comune di residenza per richiedere l’emissione di una nuova carta di identità. Si specifica di prassi che il solo Tribunale può trasmettere la sentenza all’Ufficiale dello Stato Civile del proprio Comune di nascita.
Infine, se la sentenza ha autorizzato anche l’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, la persona interessata potrà rivolgersi alla struttura ospedaliera prescelta e mettersi in “lista” per gli interventi chirurgici. Infotrans.it offre un elenco di strutture, presenti sul territorio nazionale, in grado di fornire questo tipo di servizi nella sezione "Mappa dei servizi".
Ricordiamo che all’esito del giudizio potrà essere richiesto il pagamento della tassa di registrazione degli atti ad opera della Agenzia delle Entrare. L’imposta in questione è obbligatoria e si applica alla registrazione di ogni atto dello Stato. Se la persona beneficia del patrocinio a spese dello Stato tale tassa non sarà dovuta.
Il Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU)
Le Consulenze Tecniche vengono disposte dal Giudice all’interno di un procedimento giuridico ogni volta che un Giudice richieda l'acquisizione di informazioni o approfondimenti che esso ritiene necessari al fine di decidere una causa.
Le motivazioni che possono indurre il Giudice a nominare il CTU nelle cause di riassegnazione di sesso possono essere dovute:
alla prassi adottata da un determinato Tribunale
all’esigenza del Giudice incaricato di avere l’aiuto di un medico, o comunque di un esperto, per la lettura e la comprensione della documentazione allegata dal/dalla richiedente;
alla non completezza della documentazione prodotta (per questo motivo è molto importante verificare prima dell’introduzione del giudizio quali documenti e/o certificati vengono richiesti dal Tribunale territorialmente competente).
In ogni caso, il CTU nominato dovrà essere una persona di comprovata esperienza nella materia (identità di genere) e non potrà effettuare nessuna ispezione corporea sulla persona.
Le spese di nomina del CTU sono a carico della persona. Anche qualora la persona benefici del gratuito patrocino, il Giudice potrebbe decidere di porre a carico della persona le spese del CTU.
Il Gratuito Patrocinio consiste nel riconoscimento dell’assistenza legale gratuita, a carico dello Stato, a favore delle persone che intendano promuovere un giudizio o che debbano difendersi davanti al giudice e il cui reddito annuo lordo non superi i 11.493,82 euro (alla data di pubblicazione del presente documento).
Nelle cause di riassegnazione di sesso e genere il reddito che si calcola è solo quello personale, ovvero della persona che intende promuovere la causa. Questo significa che, trattandosi di diritti personalissimi non si cumula il reddito dei familiari o dei conviventi.
La legge del cambio di sesso per i cittadini stranieri
La giurisprudenza ha ritenuto applicabile la legge 164/82 ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e residenti in Italia. Grazie all’interpretazione di alcuni Tribunali che sono stati investiti della questione, possiamo affermare che, anche una persona in transizione con regolare permesso e residente in Italia può fare domanda per la riconversione del sesso e del nome e per l’autorizzazione all’intervento chirurgico in Italia. Può ovviamente anche beneficiare dell’eventuale intervento di riassegnazione del sesso a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

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