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Timestamp: 2020-08-15 14:43:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22237 del 25/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22237 del 25/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.25/09/2017), n. 22237
sul ricorso 14214-2014 proposto da:
B.M.G., + ALTRI OMESSI
BA.LU.;
partecipata del 19/7/2017 dal Consigliere Don. CATERINA MAROTTA.
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Brescia ha confermato la decisione del Tribunale di Cremona che aveva riconosciuto il diritto di Maria Fede e degli altri sopraindicati odierni controricorrenti, docenti ed appartenenti al personale ATA, assunti con ripetuti contratti a tempo determinato, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a corrispondere ai predetti le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità di servizio maturata, nei limiti della prescrizione quinquennale;
– la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo e, quindi, anche gli scatti di anzianità riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo” quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – opinare diversamente significherebbe vanificare le finalità della direttiva; – la violazione del principio di non discriminazione configura una condotta illecita del datore di lavoro che contravviene ad una disposizione imperativa di legge tanto in termini di responsabilità contrattuale quanto in termini di responsabilità extracontrattuale; – trattandosi di credito retributivo deve applicarsi la prescrizione quinquennale;
– Ba.Lu. è rimasto intimato mentre gli altri lavoratori hanno resistito con controricorso;
Ric. 2014 n. 14214 sez. ML – ud. 19-07-2017
– la rinuncia non è stata notificata alle controparti costituite (in realtà manca la prova dell’avvenuta notifica risultando incompleta la relata in calce all’atto di rinuncia – pag. 4 -);
– questa Corte ha ripetutamente affermato che in assenza dei requisiti di cui all’art. 390 c.p.c., u.c., (notifica alle parti costituite o comunicazione agli avvocati delle stesse per l’apposizione del visto), l’atto di rinunzia, sebbene non idoneo a detetininare l’estinzione del processo, denota il venire meno definitivo di ogni interesse alla decisione e, comporta, pertanto, l’inammissibilità del ricorso, salvo che la controparte manifesti la volontà di ottenere, comunque, la pronuncia sull’oggetto del contendere (cfr. Cass. n. 2259/2013, Cass. n. 11606/2011, Cass., Sez. Un., n. 3876/2010, Cass. n. 23685/2008, Cass. n. 3456/2007, Cass. n. 24514/2006, Cass. n. 15980/2006, Cass. n. 22806/2004).
– in considerazione della giurisprudenza richiamata, dalla quale non vi è ragione di discostarsi, la rinuncia è idonea a determinare l’estinzione del processo solo nei confronti di Ba.Lu. (rimasto intimato) mentre determina l’inammissibilità del ricorso nei confronti dei controricorrenti;
La Corte dichiara l’estinzione del processo nei confronti di Ba.Lu. e l’inammissibilità del ricorso nei confronti dei controricorrenti; compensa le spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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