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L’equa retribuzione di Articolo 36 e gli invisibili senza cittadinanza mediatica | La nuvola del lavoro
L’equa retribuzione di Articolo 36 e gli invisibili senza cittadinanza mediatica
2 MAGGIO 2013 | di Maurizio Di Lucchio
Senza un’equa retribuzione non c’è dignità per chi lavora. Il principio è sacrosanto e scritto a chiare lettere nella Costituzione. Eppure la miriade di lavoratori non retribuiti o sottopagati ci ricorda ogni giorno che in Italia il concetto non va più di moda da un bel pezzo. Allo stesso tempo, sembra che la questione non sia più vissuta come un’emergenza da chi prende le decisioni e possa tranquillamente passare nella lista delle “non priorità” del Paese.
Per rimettere i temi del giusto compenso e della dignità del lavoro in cima all’agenda è appena nata una testata giornalistica online dal nome emblematico, Articolo36.it. L’articolo a cui si fa riferimento è quello della carta costituzionale che sancisce il diritto del lavoratore «ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».
Il sito mira a essere uno spazio di informazione di qualità che propone storie, inchieste, denunce e proposte riguardo ai temi del lavoro e dell’occupazione. Il progetto è della Ventidue, la stessa società editrice che pubblica Repubblica degli Stagisti, la testata online che racconta la realtà degli stage e della transizione tra studio e lavoro.
A ideare e dirigere entrambe le testate è Eleonora Voltolina, giornalista di 34 anni che all’argomento della sottoretribuzione ha già dedicato, nel 2012, il libro inchiesta Se potessi avere mille euro al mese (Laterza).
«Di retribuzione si parla ben poco», spiega alla Nuvola il direttore di Articolo36.it.
«Eppure questo aspetto, nel nuovo mercato del lavoro, diventa cruciale soprattutto per due categorie: gli autonomi (freelance, partite Iva, cocopro e cococo) e i lavoratori a termine. Per entrambi, il reddito non è sicuro 12 mesi all’anno: dunque diventa ancora più fondamentale che le retribuzioni siano dignitose e tali da garantire non solo la sopravvivenza ma anche la possibilità di accantonare qualcosa».
Secondo Voltolina, la discussione va indirizzata su questo argomento perché riguarda un numero enorme di lavoratori. «Invece il 99% del dibattito si fa su altre cose», osserva. «Basti pensare alla riforma Fornero: mesi passati a discutere dell’articolo 18, una tutela che riguarda in concreto ogni anno poche migliaia di persone. Quando c’erano da affrontare punti, passati in secondo o terzo piano, che invece interessano centinaia di migliaia di persone».
Alcuni dati che ritraggono la gravità dei fenomeni della sottoretribuzione e del lavoro gratuito li fornisce la stessa ideatrice della testate: «Nel campo dei media, ci sono migliaia di giornalisti precari pagati 10, 5, addirittura 3 euro a pezzo. Poi ci sono molti altri esempi: gli archeologi costretti ad aprire la partita Iva e a lavorare nei cantieri per meno di 5 euro all’ora. E ancora i pubblicitari: qui addirittura sono numerose le proposte di lavoro totalmente gratuito, con la “contropartita” di far circolare la propria firma e farla conoscere nell’ambiente».
La sfida più ambiziosa di Articolo36.it è nel modello economico alla base del progetto: gli introiti proverranno dal micropagamento “a consumo” e non dalla pubblicità online. Il sistema prevede che ogni articolo “costi” circa 2 crediti e che ogni nuovo utente registrato riceva in regalo 10 crediti per poter leggere gratuitamente alcuni contenuti in maniera completa e farsi un’idea.
A quel punto, appurata la qualità, il lettore può scegliere se comprare altri articoli con ricariche di 3, 5, o 10 euro (che corrispondono rispettivamente a 30, 60 e 150 crediti) attraverso Paypal. Chi condivide un pezzo su un social network riceve un credito bonus: dei due crediti spesi, uno gli torna indietro come premio per aver contribuito alla diffusione del giornale.
Voltolina parla del business model come una scelta di coerenza con la linea editoriale: «I lettori non possono lavarsene le mani: devono essere consapevoli che ciò che leggono è frutto del lavoro di un giornalista che ha dedicato tempo ed energia alla stesura di un pezzo, ha verificato le fonti, ha approfondito, ha intervistato. Tutto questo lavoro ha un prezzo, e bisogna che i fruitori – cioè i lettori – diano il loro piccolo contributo».
Tag: articolo 36, compenso, crisi, equa retribuzione, giornalisti, giovani, lavoro, precari, repubblica degli stagisti
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