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Timestamp: 2020-04-02 21:24:56+00:00

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Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Civile: 128/12. C. cost. n. 272/12: incostituzionalità della mediazione obbligatoria per eccesso di delega legislativa (Osservatorio Mediazione Civile n. 128/2012)
128/12. C. cost. n. 272/12: incostituzionalità della mediazione obbligatoria per eccesso di delega legislativa (Osservatorio Mediazione Civile n. 128/2012)
=> C. Cost. 6/12/2012, n. 272
Come noto, all’esito dell’udienza del 23 ottobre scorso, la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Da quanto appreso dal comunicato stampa di Palazzo della Consulta del 24 ottobre 2012, il profilo di incostituzionalità rilevato dalla Consulta è legato all’eccesso di delega legislativa (1) (2).
La Corte ha reso note le motivazioni di tale decisione con la sentenza 6 dicembre 2012 n. 272.
Di seguito si propongono gli aspetti di maggiore interesse di tale pronuncia, soprattutto con riferimento ai futuri sviluppi dell’istituto della mediazione.
A. L’ambito della decisione.
Giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 5, comma 1, primo, secondo e terzo periodo, e 16, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 e dell’articolo 16 del decreto ministeriale 18 ottobre 2010, n. 180, come modificato dal decreto ministeriale 6 luglio 2011, n. 145, promossi dal:
- Giudice di pace di Parma con ordinanza del 1° agosto 2011;
- Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con ordinanza del 12 aprile 2011;
- Giudice di pace di Catanzaro con due ordinanze del 1° settembre e del 3 novembre 2011;
- Giudice di pace di Recco con ordinanza del 5 dicembre 2011;
- Giudice di pace di Salerno con ordinanza del 19 novembre 2011;
- Tribunale di Torino con ordinanza del 24 gennaio 2012;
- Tribunale di Genova con ordinanza del 18 novembre 2011 (3).
B. La decisione.
2) dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale:
a) dell’art. 4, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2010, limitatamente al secondo periodo («L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale») e al sesto periodo, limitatamente alla frase «se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1»;
o), dell’art. 24 del detto decreto legislativo.
Ciò in quanto il rimettente omette qualsiasi descrizione della fattispecie sottoposta al suo esame, trascurando di fornire elementi idonei a stabilire se la vertenza, nella quale è chiamato a pronunciare, rientri o meno nel catalogo delle cause per le quali l’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2010 impone il preliminare esperimento del procedimento di mediazione, così precludendo alla Corte il necessario controllo in punto di rilevanza.
C. Sull’eccesso di delega (artt. 76 e 77 Cost.)
Tali otto ordinanze di rimessione pongono questioni identiche, o tra loro strettamente connesse, in relazione alla normativa censurata. Pertanto, premette la Corte, i relativi giudizi devono essere riuniti, per essere definiti con unica sentenza, dovendosi in particolare esaminare con priorità, per ragioni di ordine logico, le questioni di legittimità costituzionale sollevate, in riferimento agli articoli 76 e 77 Cost., nei confronti dell’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2010, con particolare riguardo al carattere obbligatorio che detta norma, in asserita violazione della legge delega, attribuisce al preliminare esperimento della procedura di mediazione.
1. L’art. 5, comma 1, d.lgs. n, 28 del 2010.
In forza di tale norma, la parte che intende agire in giudizio per una delle azioni specificamente indicate, è tenuta, in via preliminare, ad esperire la procedura di conciliazione, disciplinata come condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Il carattere obbligatorio così attribuito a detta procedura è censurato, per eccesso o difetto di delega, da quasi tutte le ordinanze di rimessione sopra riassunte; e tali censure – illustra la Corte – sono fondate.
2. La normativa e giurisprudenza dell’Unione europea
Dato che sia la legge delega (art. 60, comma 2 e comma 3, lettera c, della legge n. 69 del 2009), sia il d.lgs. n. 28 del 2010 (preambolo) si richiamano al rispetto e alla coerenza con la normativa dell’Unione europea, la corte procede ad una concisa ricognizione degli elementi desumibili da tale normativa:
- direttiva 2008/52/CE;
- risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2011 (2011/2117-INI) sui metodi alternativi di soluzione delle controversie in materia civile, commerciale e familiare (ancorché priva di efficacia vincolante);
- risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2011 (2011/2026-INI), relativa all’attuazione della direttiva sulla mediazione negli Stati membri, impatto della stessa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali.
- sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea in data 18 marzo 2010, Sezione quarta, pronunciata nelle cause riunite C-317/08, C-318/08, C-319/08 e C-320/08.
La Corte osserva al riguardo che “dai richiamati atti dell’Unione europea non si desume alcuna esplicita o implicita opzione a favore del carattere obbligatorio dell’istituto della mediazione”.
Dunque, “la disciplina dell’UE si rivela neutrale in ordine alla scelta del modello di mediazione da adottare”, con la conseguenza che l’opzione a favore del modello di mediazione obbligatoria, operata dalla normativa censurata, non può trovare fondamento nella disciplina UE: infatti – conclude sul punto la Corte – “una volta raggiunta tale conclusione, si deve per conseguenza escludere che il contenuto della legge delega, richiamando la direttiva comunitaria, possa essere interpretato come scelta a favore del modello di mediazione obbligatoria”.
3. La legge delega (art. 60 della legge n. 69 del 2009).
La Corte passa poi a verificare il rispetto dei principi dettati dalla legge delega posti in sede di emanazione del d.lgs. n. 28 del 2010.
I Giudici osservano al riguardo che la legge delega non esplicita in alcun modo la previsione del carattere obbligatorio della mediazione, con la conseguenza che sussiste, in relazione al carattere obbligatorio dell’istituto di conciliazione, il denunciato eccesso di delega.
Sul punto la sentenza in parola precisa, tra l’altro, che:
- tale vizio non potrebbe essere superato considerando la norma introdotta dal legislatore delegato come un coerente sviluppo e completamento delle scelte espresse dal delegante, perché in realtà con il censurato art. 5, comma 1, si è posto in essere un istituto “che non soltanto è privo di riferimenti ai principi e criteri della delega ma, almeno in due punti, contrasta con la concezione della mediazione come imposta dalla normativa delegata”;
- il carattere dell’obbligatorietà per la mediazione non trova alcun ancoraggio nella legge delega;
- non “varrebbe addurre che l’ordinamento conosce varie procedure obbligatorie di conciliazione, trattandosi di procedimenti specifici, per singoli settori, in relazione ai quali nessun rapporto di derivazione è configurabile in riferimento all’istituto in esame”.
- “quanto alla finalità ispiratrice del detto istituto, consistente nell’esigenza di individuare misure alternative per la definizione delle controversie civili e commerciali, anche al fine di ridurre il contenzioso gravante sui giudici professionali, va rilevato che il carattere obbligatorio della mediazione non è intrinseco alla sua ratio, come agevolmente si desume dalla previsione di altri moduli procedimentali (facoltativi o disposti su invito del giudice), del pari ritenuti idonei a perseguire effetti deflattivi e quindi volti a semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia”.
4. La pronuncia di illegittimità costituzionale
In definitiva la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2010, per violazione degli artt. 76 e 77 Cost., declaratoria che deve essere estesa all’intero comma 1, perché gli ultimi tre periodi sono strettamente collegati a quelli precedenti (oggetto delle censure), sicché resterebbero privi di significato a seguito della caducazione di questi.
D. Sull’effettività del diritto di accesso alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.)
La Corte non analizza, nello specifico, le censure mosse al riguardo alla normativa sulla mediazione in quanto profilo assorbito dai precedenti rilievi.
(2) Si veda l’art. art. 5, comma III, d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 Decreto legislativo n. 28 del 2010 aggiornato alla c.d. manovra bis 2011, in Osservatorio Mediazione Civile n. 2/2011 (www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com).
(3) Ordinanze rispettivamente iscritte ai nn. 254 e 268 del registro ordinanze 2011 ed ai nn. 2, 19, 33, 51, 99 e 108 del registro ordinanze 2012 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 51 e 54, prima serie speciale, dell’anno 2011 e nn. 5, 8, 11, 15, 22 e 23, prima serie speciale, dell’anno 2012.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 128/2012
6 dicembre 2012 n. 272
Sentenza 24 ottobre - 6 dicembre 2012, n. 272
12.1.— Si deve premettere che, come questa Corte ha più volte affermato, «Il controllo della conformità della norma delegata alla norma delegante richiede un confronto tra gli esiti di due processi ermeneutici paralleli, l’uno relativo alla norma che determina l’oggetto, i principi e i criteri direttivi della delega; l’altro relativo alla norma delegata da interpretare nel significato compatibile con questi ultimi. Il contenuto della delega deve essere identificato tenendo conto del complessivo contesto normativo nel quale si inseriscono la legge delega e i relativi principi e criteri direttivi, nonché delle finalità che la ispirano, che costituiscono non solo base e limite delle norme delegate, ma anche strumenti per l’interpretazione della loro portata. La delega legislativa non esclude ogni discrezionalità del legislatore delegato, che può essere più o meno ampia, in relazione al grado di specificità dei criteri fissati nella legge delega: pertanto, per valutare se il legislatore abbia ecceduto tali margini di discrezionalità, occorre individuare la ratio della delega, per verificare se la norma delegata sia con questa coerente» (ex plurimis: sentenze n. 230 del 2010, n. 98 del 2008, nn. 340 e 170 del 2007).
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 art. 5
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