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Timestamp: 2019-02-16 07:52:41+00:00

Document:
Consiglio di Stato: Regolarizzazione documenti errati
LAVORI PUBBLICI - 063
Consiglio di Stato, Sezione V, 2 aprile 2002, n. 1798
A fronte di una prescrizione del bando, non impugnata, secondo la quale “si fa luogo all’esclusione dalla gara nel caso che manchi o risulti incompleto od irregolare uno dei documenti richiesti” è legittima l'esclusione in caso di discordanza nei dati anagrafici sui certificati.
Non può procedersi alla rettifica del documento anche se l’errore sarebbe imputabile all’ufficio pubblico che ha rilasciato il documento erroneo posto che il privato che intende avvalersene ha l’onere di verificarne l’esattezza prima di produrlo.
Non è invocabile l’art. 18 della legge 241/1990 che consente alla P.A. di acquisire d’ufficio i documenti che l’interessato dichiari essere in possesso di altra P.A. se l'interessato non ha effettuato tale dichiarazione e l’obbligo del responsabile del procedimento all'accertamento d'ufficio non opera in presenza di deroghe disposte in bandi di gara non impugnati e non si estende, in ogni caso, alla verifica della esattezza dei certificati.
(contra, in parte, Consiglio di Stato, Sezione V, 13 maggio 2002, n. 2582)
1) Sul ricorso in appello 6354/1997 proposto dal Comune di Spilimbergo in persona del Sindaco pro tempore rappresentato e difeso dall’avv. F.L. e dall’avv. V.M. ed elettivamente domiciliato in ...
F. s.p.a. in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dall’avv. P.P. e dall’avv. L.M. ed elettivamente domiciliato in ...
2) sul ricorso in appello n. 9732/1997 proposto da Z.C. s.p.a. in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avv.ti F.B., A.P. e M.S. con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in ...
F. s.p.a. in persona del legale rappresentante rappresentato e difeso dagli avv.ti P.P. e L.M. ed elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in ...
Rimane ancora da puntualizzare che nel caso di specie l’errore nella documentazione esibita, come si è detto imputabile alla scarsa diligenza della concorrente nel presentare documenti non verificati nel loro contenuto, non era affatto ininfluente potendo determinare l’incertezza sulla identità dei responsabili dell’impresa partecipante, non essendo configurabile un obbligo dell’Amministrazione di procedere alla correzione previa indagine istruttoria degli elementi forniti dai partecipanti .In proposito è stata in effetti incongrua la scelta dell’Amministrazione nel richiedere - peraltro telefonicamente- chiarimenti all’impresa che li ha forniti dopo quattro giorni, tale comportamento non è però idoneo per inficiare la successiva esclusione che la Commissione di gara ha motivatamente disposto.
Si tratta di una trattativa privata stipulata alle stesse condizioni dell’offerta presentata in gara dall’attuale appellante con la conseguenza della autonomia di tale atto rispetto alle vicende della graduatoria della gara indetta per l’aggiudicazione dei lavori di cui trattasi. Del resto tale fase negoziale non discende direttamente dalla rinuncia della aggiudicataria N.C. s.p.a. - nei cui confronti ha effetto diretto la sentenza qui appellata - ma dalla scelta del Comune di stipulare un contratto per la esecuzione dei lavori con l’attuale appellante anziché ricorrere ad una nuova procedura contrattuale .Ciò posto non era necessaria l’integrazione del contraddittorio in primo grado perché la circostanza decisiva di cui si è detto è sopravvenuta nel corso del giudizio e, coerentemente l’efficacia della sentenza appellata non può riverberarsi nei confronti della Z.C s.p.a..
LAVORI PUBBLICI - 063-bis
Consiglio di Stato, Sezione V – Sentenza 13 maggio 2002, n. 2582
E' legittima la richiesta di integrazione documentale dopo l’apertura delle buste e in particolare l’acquisizione di un nuovo certificato del casellario giudiziale riportante gli esatti dati anagrafici, in presenza di una discordanza in ordine alla data di nascita del socio riportata sul certificato del casellario giudiziale rispetto a quella riportata sul certificato della camera di commercio.
sul ricorso in appello n. 7220/2001, proposto dalla N. s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappr. e dif. dagli avv.ti G.M.R. e R.V., elettivamente domiciliata presso la prima in ...
Consorzio cimiteriale dei comuni di Frattamaggiore, Grumo Nevano e Frattaminore, in persona del legale rappresentante p.t., rappr. e dif. dall’avv. R.C., elettivamente domiciliato in ...
della s.n.c. eredi B.C.M. di C., non costituitasi;
per la riforma della sentenza del T.A.R. Campania, sez. 2°, n.1665 del 16.2.2001, con la quale sono stati respinti i due ricorsi proposti dalla società N.;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Consorzio;
Alla pubblica udienza del 18.12.2001, relatore il consigliere Aniello Cerreto ed uditi, altresì l’avv. M.R. per l’appellante e l’avv. C. su delega dell’avv. C. per il Consorzio appellato;
Visto il dispositivo di decisione n. 728 del 21 dicembre 2001;
Con il ricorso in epigrafe, la società N. ha fatto presente che aveva impugnato presso il T.A.R. Campania prima il provvedimento del Consorzio cimiteriale dei comuni di Frattamaggiore, Grumo Nevano e Frattaminore in data 14.1.2000 di aggiudicazione provvisoria della gara di l’appalto per la fornitura e posa in opera di marmo a favore della s.n.c. eredi B.C.M. di C. e poi la deliberazione del 25.1.2000 con cui il consiglio di Amministrazione dello stesso Consorzio aveva approvato definitivamente il verbale di gara recante l’aggiudicazione dell’appalto a favore di detta società; che aveva dedotto che non poteva consentirsi l’integrazione documentale dopo l’apertura delle buste ed in particolare l’acquisizione di un nuovo certificato del casellario giudiziale riportante gli esatti dati anagrafici di uno dei soci della società poi divenuta aggiudicataria; che non era stata rilevata l’omessa allegazione all’offerta dell’aggiudicataria della indicazione del direttore tecnico come richiesto dall’art. 12 lett. D del bando di gara e dall’art. 14 D. L.vo n.358/92; che il T.A.R., riuniti i due ricorsi, li aveva respinti con sentenza depositata il 16.2.2001, non notificata.
Ha rilevato che detta sentenza era erronea ed ingiusta per le ragioni già dedotte in primo grado ed ora riproposte.
Ha poi precisato che la documentazione integrativa non era stata prodotta neppure nel corso del prosieguo della gara essendone stata prevista la consegna al momento della stipula del contratto di aggiudicazione, di cui peraltro ignorava se l’adempimento fosse stato effettivamente adempiuto; che il T.A.R. aveva omesso di pronunciarsi sulla seconda censura relativa alla mancata indicazione del responsabile tecnico, figura essenziale della struttura dell’impresa trattandosi di appalto d’opera e non di mera fornitura.
Costituitosi in giudizio il consorzio ha rilevato la tardività dell’appello, per essere stato notificato dopo 126 giorni dalla pubblicazione della sentenza di 1° grado e comunque ne ha chiesto il rigetto per infondatezza, precisando in particolare che nella specie trattavasi di appalto di fornitura e non di opere; che l’impresa aveva forniti elementi sufficienti per la valutazione della sua capacità tecnica e finanziaria, la quale non poteva essere esclusa sulla base di meri formalismi.
Con memoria conclusiva la società N. ha controdedotto all’eccezione di tardività dell’appello, sollevando questione di legittimità costituzionale dell’art. 23-bis L. n. 1034/71, come introdotto dall’art. 4 L. n. 205/2000, per violazione art. 24 e 111 Cost., insistendo per l’accoglimento dell’appello.
Alla pubblica udienza del 18.12.2001 il ricorso è passato in decisione.
1. Il T.A.R. Campania, sez. 2°, con sentenza n. 1665 del 16.2.2001, ha respinto i due ricorsi proposti dalla società N.. prima avverso il verbale di gara in data 14.1.2000 di aggiudicazione provvisoria a favore della s.n.c. eredi B.C.M. di C. della gara di l’appalto per la fornitura e posa in opera di marmo nella nuova area di ampliamento del cimitero del Consorzio cimiteriale dei comuni di Frattamaggiore, Grumo Nevano e Frattaminore e poi avverso la deliberazione del 25.1.2000 con cui il consiglio di Amministrazione dello stesso Consorzio ha approvato definitivamente il verbale di gara recante l’aggiudicazione dell’appalto a favore di detta società.
Avverso detta sentenza ha proposto appello la società N..
2. Si può prescindere dall’eccezione di tardività dell’appello avanzata dal Consorzio, essendo il gravame infondato nel merito.
2.1. Priva di pregio è la prima doglianza con la quale si deduce che non poteva consentirsi l’integrazione documentale dopo l’apertura delle buste ed in particolare l’acquisizione di un nuovo certificato del casellario giudiziale riportante gli esatti dati anagrafici di uno dei soci della società poi divenuta aggiudicataria.
Come risulta dal verbale in data 4.1.2000, la documentazione prodotta dalla società eredi B.C.M. recava una divergenza in ordine alla data di nascita del socio C.D., atteso che il casellario giudiziale riportava la data del 15.7.1963 mentre il certificato della camera di commercio e l’atto costitutivo della società indicavano la data del 15.7.1962, per cui la commissione di gara ha ritenuto che la data di nascita effettiva di detto socio dovesse essere quest’ultima e si potesse provvedere alla produzione del certificato giudiziale con la relativa correzione in caso di aggiudicazione.
Per cui correttamente la commissione di gara non ha escluso detta società dalla gara, consentendo la relativa normativa l’integrazione della documentazione (V. art. 15 D. L.vo 24.07.1992, n. 358, come modificato dal D.L.vo 20.10.1998 n.402), atteso che nel caso in esame il documento prescritto era stato regolarmente presentato e l’errore non era neppure imputabile all’interessato.
Successivamente, nel verbale del 14.1.2000, a seguito dell’esclusione della Ditta C.M. per non aver prodotto il certificato di iscrizione all’albo delle imprese artigiane, la società eredi B.C.M. è divenuta aggiudicataria provvisoria, con l’obbligo di esibire nuovo certificato del casellario giudiziale per C.D. prima della stipula del contratto.
Irrilevante nel presente giudizio è poi la circostanza che la società N. ignori se detto adempimento sia stato correttamente adempiuto, trattandosi di questione successiva all’aggiudicazione.
2.2. Non può condividersi neppure la seconda doglianza con la quale si assume che la Commissione di gara non avrebbe rilevato l’omessa allegazione all’offerta dell’aggiudicataria della indicazione del direttore tecnico e della mancata presentazione del relativo certificato giudiziale come richiesto dall’art. 12 lett. D del bando di gara e dall’art. 14 D. L.vo n. 358/92.
E’ pur vero che il bando di gara (punto 12 lett. D) richiedeva la presentazione del certificato giudiziale per il direttore tecnico e per tutti i soci in caso di società in nome collettivo (quale era la società eredi B.C.M.), ma tale prescrizione in tanto poteva valere in quanto fosse presente nella società aggiudicataria un direttore tecnico, il che non risulta.
Né d’altra parte l’invocato art. 14 richiede necessariamente la presenza del Direttore tecnico nella struttura delle imprese che partecipano alle gare per gli appalti pubblici di forniture (quale è quella in esame), in quanto detta disposizione si limita a prevedere che la capacità tecnica delle imprese possa essere fornita da una pluralità di elementi (elenco delle principali forniture effettuate negli ultimi tre anni, descrizione delle attrezzature tecniche, l’indicazione dei tecnici e degli organi tecnici che fanno parte dell’impresa, certificati sul controllo di qualità, controllo effettuato dall’amministrazione), prescrivendo che nel bando di gara o nella lettera di invito siano precisati quali di detti documenti e requisiti debbano essere presentati o dimostrati.
Ma il bando della gara in contestazione si limitava a richiedere al riguardo il generico possesso di quanto previsto dall’art. 14 del D.L.vo n. 358/92, come integrato dal D. L.vo n. 402/98, senza indicare lo specifico documento o requisito richiesto per la partecipazione alla gara.
Con la conseguenza che l’ esclusione di una Ditta poteva avvenire per mancanza di idoneità tecnica ma non certamente per non prevedere nella struttura della società un direttore tecnico.
2.3. Il Collegio deve dar atto che il giudice di primo grado non si è pronunciato sulla censura di cui al punto 2.2 e di conseguenza la motivazione della sentenza appellata va integrata con quanto ivi precisato.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sez. V), Respinge il ricorso in appello indicato in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 18.12.2001 con l’intervento dei Signori:

References: sentenza 
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 Sentenza 
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 art. 24
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 art. 15
 art. 14
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