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Timestamp: 2020-08-05 11:27:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14895 del 20/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14895 del 20/07/2016
Cassazione civile sez. trib., 20/07/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 20/07/2016), n.14895
sul ricorso 24677/2010 proposto da:
GIEFFE SRL;
avverso la sentenza n. 513/2009 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
1. Con sentenza 51 3/39/2009 depositata il 10/06/2009, la CTR di Roma sezione distaccata di Latina – ha accolto l’appello proposto dalla Gieffe s.r.l., soggetta a procedura concorsuale di fallimento con dichiarazione del 27/09/1999, avverso la decisione della CTP di Latina, che aveva respinto il ricorso della predetta società con sentenza n. 226/02/2006.
La Gieffe s.r.l., in particolare, aveva ricevuto la notifica di un avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 1997, con cui, sulla scorta delle risultanze del p.v. redatto dalla G. di F. in data 15/07/1998, allorchè la società era ancora in bonis, era stato accertato un maggior reddito imponibile ai fini Ilor ed, Irpeg, Irap. 2.La CTP rigettava il ricorso della società in quanto il p.v.c. della G. di F. era stato notificato all’amministratore unico della società e, quindi, detto atto era conosciuto o conoscibile dal curatore fallimentare entrato in possesso della documentazione relativa alla fallita società, essendo quindi del tutto legittimo il rinvio per relationem contenuto nell’avviso di accertamento, peraltro adeguatamente motivato.
2. La CTR, adita su appello della società: a) ha rilevato che l’amministratore unico della fallita società era stato condannato per non aver tenuto aggiornate le scritture contabili, tanto che la curatela non aveva potuto effettuare riscontri contabili per mancanza di gran parte della documentazione fiscale; b) ha ritenuto fondata la censura concernente la mancata allegazione del p.v.c. all’avviso di accertamento, neanche esibito in sede di giudizio, ritenendo che l’avviso di accertamento debba essere correttamente motivato, il che implica la conoscenza e non la mera conoscibilità degli atti su cui esso si fonda, che devono essere pertanto allegati e notificati.
3. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo.
1. Con il motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, in relazione art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto non avendo la curatela fatto oggetto di specifica censura la circostanza che il p.v.c. fosse conosciuto dall’amministratore della società allorchè questa era ancora in bonis, in quanto ritualmente notificatogli, sul punto si era formata acquiescenza ex art. 329 c.p.c.; tanto premesso, osserva che per consolidata giurisprudenza di legittimità, con il fallimento non viene meno la società, bensì i suoi organi perdono la legittimazione sostanziale e processuale che viene assunta dalla curatela, che subentra nella posizione della fallita, per cui alla curatela sono opponibili gli atti formati nei confronti della fallita, mentre dopo la dichiarazione di fallimento gli ulteriori atti del procedimento tributario devono indicare quale destinataria l’impresa in procedura e quale legale rappresentante il curatore fallimentare, come verificatosi nel caso in esame, in cui il curatore aveva ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento; parimenti legittima, alla luce della giurisprudenza di legittimità, è, in tal caso, la motivazione per relationem dell’avviso di accertamento notificato al curatore.
Con sentenza della Sezione 5, n. 11784 del 14/05/2010, Min. Economia Finanze ed altro contro Fall. C., Rv. 613070, è stata affermata la legittimità dell’avviso di accertamento notificato al curatore del fallito, motivato per relationem, mediante rinvio al pubblico verbale di constatazione precedentemente notificato al contribuente ancora in bonis, non comportando la dichiarazione di fallimento il venir meno dell’impresa, ma solo la perdita della legittimazione sostanziale e processuale da parte del suo titolare ed il subentro del curatore fallimentare nella sua posizione, con la conseguenza che gli atti del procedimento tributario formati in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento del contribuente, ancorchè a lui intestati, sono opponibili alla curatela.
Con sentenza della Sez. 5, n. 24254 del 27/11/2015, Agenzia delle Entrate contro Fallimento C.G., Rv. 637592, è stato poi ritenuto che in tema di adempimento dell’obbligo di motivazione dell’atto di accertamento, l’obbligo di consegna al curatore della documentazione amministrativa dell’impresa fallita lascia ritenere, con presunzione iuris tantum, che anche il verbale di constatazione, notificato al fallito quando era in bonis, sia pervenuto nella disponibilità del curatore e sia stato dallo stesso conosciuto, sicchè in tal caso non è necessario che l’atto impositivo riporti in allegato il processo verbale richiamato.
A ciò va aggiunta la considerazione che la circostanza che il legale rappresentante della società fosse stato condannato per bancarotta documentale, non dimostra automaticamente che al curatore non fosse stato consegnato il p.v.c., altra cosa essendo le scritture contabili da un atto della G. di F..
La sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio alla CTR Lazio in diversa composizione, che riesaminerà la questione alla luce del principio di diritto in precedenza esposto, provvedendo anche alla liquidazione delle spese del giudizio per cassazione.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Lazio in diversa composizione, anche perchè provveda sulle spese del giudizio per cassazione.

References: Sentenza 
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 art. 42
 art. 360
 art. 329
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