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Timestamp: 2019-09-17 20:00:11+00:00

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Art. 697 codice penale - Detenzione abusiva di armi - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 697 Codice penale
Chiunque detiene (1) armi o caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, [704] o munizioni senza averne fatto denuncia all'Autorità (2), quando la denuncia è richiesta, è punito con l'arresto da tre a dodici mesi o con l'ammenda fino a trecentosettantuno euro.
Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia alle autorità, è punito con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda fino a duecentocinquantotto euro.
(1) Rileva il potere di fatto esercitato con caratteri di continuità e stabilità, quindi non la detenzione occasionale non accompagnata dall'animus detinendi.
(2) Viene considerato presupposto del reato in esame l'obbligo di denuncia alla P.S. di ogni armata ex art. 38 del T.u.l.p.s., il quale tuttavia considera da questo esenti i corpi armati, le società di tiro a segno e le altre istituzioni autorizzate per gli oggetti detenuti nei luoghi espressamente destinati allo scopo, i possessori di raccolte autorizzate di armi artistiche, rare o antiche e le persone che per la loro qualità permanente hanno diritto di andare armate, limitatamente però al numero e alla specie delle armi loro consentite.
Spiegazione dell'art. 697 Codice penale
Viene punita sia la la detenzione abusiva di armi, sia l'omessa denuncia da parte di chi, conscio che nella propria abitazione si trovino armi, non ne dà avviso alle autorità.
I reati di detenzione e porto abusivo di armi non implicano necessariamente un rapporto di fatto con le armi, essendo sufficiente che l'arma appartenga o, comunque, sia nella normale disponibilità del soggetto. Il concetto giuridico di detenzione, che si identifica in una generica disponibilità della cosa, prescinde inoltre da qualsiasi considerazione temporale e dalla possibilità di utilizzo immediato.
La finalità in vista della quale è imposto l'obbligo di denuncia della detenzione di armi e di munizioni, è quella di porre l'autorità di pubblica sicurezza in grado non solo di conoscere quali e quante armi e munizioni si trovino nel territorio di propria competenza, ma anche di sapere chi ne abbia la disponibilità, in modo tale da rendere possibili i più opportuni controlli ovvero l'ordine di immediata consegna, in vista del pericolo che tali armi siano utilizzate per fini illeciti.
Trattasi di reato permanente, caratterizzato da una situazione antigiuridica che ha inizio con la detenzione e che perdura per tutto il tempo in cui il soggetto ne mantiene la disponibilità.
Massime relative all'art. 697 Codice penale
Cass. pen. n. 45217/2013
Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 697 cod. pen., non è indispensabile disporre perizia per accertare l'efficienza delle munizioni, potendo il giudice trarre anche da altri elementi il suo convincimento, purché adeguatamente motivato. (Fattispecie in cui l'efficienza delle cartucce, detenute dall'imputato all'interno di un armadio blindato, era stata affermata in base alle dichiarazioni di un teste qualificato ed alle particolari modalità di custodia).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 45217 del 8 novembre 2013)
Cass. pen. n. 29956/2013
La detenzione di arma costruita artigianalmente non è punibile ai sensi dell'art. 697 c.p. perché, se essa è idonea allo sparo, rientra nell'ambito di applicabilità della L. n. 895 del 1967; in caso contrario, il suo possesso è libero e non richiede nemmeno la denuncia all'autorità di pubblica sicurezza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 29956 del 12 luglio 2013)
Cass. pen. n. 4757/2012
La detenzione abusiva di proiettili integra la contravvenzione prevista dall'art. 697 c.p., con conseguente esclusione di quella prevista dall'art. 650 c.p., posto che quest'ultima norma, essendo di natura sussidiaria, trova applicazione solo quando la violazione dell'obbligo o del divieto imposto dal provvedimento amministrativo non sia altrimenti sanzionato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4757 del 7 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 46622/2011
In materia di reati concernenti le armi, il concetto giuridico di detenzione, che si identifica in una generica disponibilità della cosa, prescinde da qualunque considerazione temporale e dalla possibilità di un utilizzo immediato. (Fattispecie di collocazione dell'arma all'interno di una scatola custodita in un garage cui l'imputato aveva liberamente accesso).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 46622 del 15 dicembre 2011)
Ai fini della configurabilità della contravvenzione di omessa denuncia dell'esistenza di munizioni, l'obbligo di denunciare la presenza di munizioni incombe anche su chi dimori temporaneamente nel luogo in cui si ha notizia della presenza delle stesse.
Cass. pen. n. 44626/2007
Sono munizioni da guerra i bossoli per armi da guerra di cui sia accertata concretamente l'idoneità al reimpiego per cartucce da utilizzare in arma da guerra, né tale qualificazione è esclusa con riferimento ai bossoli già esplosi perché, data la possibilità di sostituzione delle capsule di accensione, dalla precedente esplosione non deriva sempre e necessariamente la loro inutilizzabilità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 44626 del 29 novembre 2007)
Cass. pen. n. 39539/2004
Integra gli estremi del reato di cui all'art. 697 c.p. (detenzione abusiva di armi), la detenzione di cartucce cal. 6,35 e cartucce a pallini cal. 12 marca Winchester, senza averne fatto denunzia all'Autorità; non ricorre, infatti, in tale ipotesi, l'esenzione di cui all'art. 26 della Legge n. 110 del 1975 — per la quale è soggetto all'obbligo di denuncia chi, in possesso di armi regolarmente denunziate, detiene munizioni per armi comuni da sparo eccedenti la dotazione di 1000 cartucce a pallini per fucili da caccia —, in quanto tale esenzione non riguarda il possesso di qualsiasi cartuccia ma solo di quelle a pallini, nè si riferisce alla detenzione di qualsiasi tipo di munizioni, relative a fucili da caccia, ma esclusivamente allo specifico modello per il quale è intervenuta la denunzia, condizioni insussistenti nella fattispecie.
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 39539 del 8 ottobre 2004)
Cass. pen. n. 47483/2003
Ricorre l'ipotesi di reato di cui all'art. 697 c.p. (“detenzione abusiva di armi”) e non quella di cui all'art. 698 stesso codice (“omessa consegna delle armi”), nel caso di soggetto appartenente alle forze di polizia il quale, essendo già nel legittimo possesso di munizioni di pertinenza dell'arma in dotazione, ometta, in difformità di quanto previsto da apposita circolare ministeriale, di provvedere alla loro restituzione all'autorità, a seguito della sostituzione del tipo di armamento costituito da dette munizioni con altro diverso, atteso che, in siffatta ipotesi, la mancata restituzione viene in rilievo non come inosservanza della circolare (fatto meramente interno ed organizzativo non previsto dalla norma incriminatrice di cui all'art. 698 c.p.), ma come inosservanza del provvedimento che, modificando le dotazioni delle forze di polizia, rende illecita la detenzione di munizioni diverse da quelle previste dalla nuova disciplina.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 47483 del 11 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 46197/2003
In materia di armi bianche, un coltello a serramanico non a scatto, con lama pieghevole azionabile con manovra manuale, non rientra nella categoria delle armi proprie, la cui detenzione è punita ai sensi dell'art. 697 c.p., ma è qualificabile come arma impropria — la cui destinazione naturale non è l'offesa alla persona —, il cui porto fuori della propria abitazione non sorretto da giustificato motivo è comunque punito con la sanzione prevista dall'art. 4 terzo comma L. 18 aprile 1975, n. 110.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 46197 del 2 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 29719/2003
La detenzione contemporanea di un'arma da sparo e delle relative munizioni concreta un'unica ipotesi di reato, in quanto resta assorbito nel reato di detenzione illegale dell'arma quello di cui all'art. 697 c.p. relativo alle munizioni, purché le stesse non eccedano il quantitativo che ordinariamente si conserva e non siano di calibro diverso oppure non siano di numero superiore a quello che può essere contenuto in un caricatore.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29719 del 16 luglio 2003)
Cass. pen. n. 33453/2001
In tema di armi antiche, non possono essere considerate tali quelle che, per quanto fabbricate anteriormente al 1890, risultino successivamente modificate così da assumere i requisiti che per l'art. 2 della legge 18 aprile 1975, n. 110, definiscono l'appartenenza alla categoria delle armi comuni da sparo; ne consegue che, in caso di mancata denuncia all'autorità, sussiste la violazione prevista dall'art. 7 della legge 2 ottobre 1967, n. 895 (come modificato dall'art. 14 della legge n. 497 del 1974), e non quella prevista dall'art. 697 del c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 33453 del 7 settembre 2001)
Cass. pen. n. 17275/2001
La detenzione di bossoli di cartucce per armi comuni da sparo non costituisce reato né ai sensi dell'art. 697 c.p., riferendosi questo alle sole «munizioni» e non anche a «parti di esse», né ai sensi dell'art. 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, il quale si riferisce alle sole munizioni da guerra, quali definite dall'art. 1, comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17275 del 28 aprile 2001)
Cass. pen. n. 4506/1997
La detenzione abusiva di munizioni per arma comune da sparo (nella specie cal. 38 e cal. 38 S.W.) non integra gli estremi del delitto di cui agli artt. 10 e 14 della legge n. 497/1974, bensì la fattispecie contravvenzionale sanzionata dall'art. 697, comma primo, c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4506 del 15 maggio 1997)
Cass. pen. n. 2374/1997
Il comma secondo dell'art. 1 della legge 18 aprile 1975, n. 110 qualifica come tipo guerra quelle armi che, pur non avendo le caratteristiche indicate nel primo comma, possono essere usate con lo stesso munizionamento delle armi da guerra. La presenza di tale caratteristica, dunque, importa per l'arma comune da sparo la qualifica di arma tipo guerra; con la conseguenza che la possibilità di armamento di una pistola con munizioni recanti impresso il simbolo «NATO» fa qualificare l'arma tipo guerra, in quanto dette munizioni risultano essere destinate all'attuale armamento delle truppe dei Paesi aderenti all'Alleanza Atlantica, non rilevando che di dette munizioni possa farsi un uso alternativo mediante armamento di un'arma comune da sparo. (Nella fattispecie, la Suprema Corte ha ritenuto la configurabilità, in relazione alla detenzione di munizioni recanti impresso il simbolo «NATO», del delitto di cui all'art. 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, e non della contravvenzione di cui all'art. 697 c.p.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2374 del 12 marzo 1997)
Cass. pen. n. 9871/1996
In tema di detenzione di munizioni, le cartucce caricate a palla non possono essere detenute senza farne denunzia alla autorità di pubblica sicurezza; il possesso del porto d'armi per fucile da caccia autorizza invero a detenere cartucce caricate a pallini, non anche cartucce caricate a palla per le quali è sempre obbligatoria la denunzia, anche se il cacciatore le detenga per la caccia.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9871 del 20 novembre 1996)
Cass. pen. n. 3377/1995
In tema di reati concernenti le armi, per arma in senso proprio deve intendersi quella la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona; rientrano in tale categoria, secondo l'art. 30 T.U. di P.S. e l'art. 45, comma 1, del relativo regolamento, sia le armi da sparo che quelle cosiddette bianche. Sono invece armi improprie quelle che, pur avendo una specifica diversa destinazione, possono tuttavia servire all'offesa personale, secondo le indicazioni date dall'art. 4, L. 18 aprile 1975, n. 110. Delle armi proprie in genere è vietata la detenzione non previamente denunciata all'autorità di pubblica sicurezza; delle armi improprie è vietato solo il porto, non anche la detenzione. (Nella concreta fattispecie si trattava di detenzione di una sciabola e di un machete; affermando il principio di cui in massima, la Suprema Corte ha ritenuto che la detenzione del machete, la cui naturale destinazione non è l'offesa alla persona, non costituisce reato, mentre la detenzione della sciabola integra gli estremi della contravvenzione disciplinata dall'art. 697 c.p.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3377 del 28 marzo 1995)
Cass. pen. n. 1279/1994
Non è inquadrabile nell'ambito delle previsioni di cui all'art. 697 c.p. la detenzione di una pistola «scacciacani» giacché o tale oggetto è da considerare arma in senso tecnico-giuridico, ai sensi, in particolare, dell'art. 2, terzo comma, prima parte, della L. 18 aprile 1975, 110, e allora il fatto rientra nelle previsioni della L. 2 ottobre 1967, n. 895 e successive modificazioni, ovvero non è da considerare arma nel senso anzidetto, trattandosi di strumento destinato a produrre soltanto effetti sonori, sparando a salve, e allora, esclusa l'applicabilità della citata legge, non può trovare applicazione neppure l'art. 697 c.p., riguardando questo soltanto la detenzione delle armi proprie non da sparo e delle munizioni per armi comuni da sparo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1279 del 12 aprile 1994)
In relazione al fatto criminoso della detenzione di munizioni per armi comuni da sparo — che, se commesso da persona fornita di licenza di collezionista, è punito più gravemente, ai sensi dell'art. 10 nono comma della L. 18 aprile 1975, n. 110, mentre, in ogni altro caso, la sanzione è data dalla norma dell'art. 697 c.p., prevedente ipotesi contravvenzionale — la disposizione dell'art. 4 L. 21 febbraio 1990, n. 36, che ha elevato a tre il numero massimo di armi che si possono legittimamente detenere, senza necessità di conseguire licenza di collezionista, si pone come norma più favorevole per coloro che, possedendo soltanto tre armi, erano stati costretti a munirsi della speciale licenza, per mantenere il legittimo possesso di tali armi. (Nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 2, secondo comma, c.p., la disposizione citata andava applicata al ricorrente; che non rivestendo più questi la qualifica di collezionista, la detenzione abusiva delle munizioni sequestrate integrava la contravvenzione di cui all'art. 697 c.p., estinta poiché compresa tra i reati amnistiati ex D.P.R. n. 75 del 1990).
Cass. pen. n. 11060/1993
Le munizioni per pistola calibro 9, mod. 34, alla stregua dell'aggiornamento del catalogo delle armi presso il Ministero dell'interno, vanno considerate munizioni per armi comuni da sparo e non da guerra, sicché la relativa detenzione integra la contravvenzione di cui all'art. 697 c.p. e non il delitto di cui agli artt. 10 e 14 della L. 14 ottobre 1974, n. 497.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11060 del 2 dicembre 1993)
Cass. pen. n. 3601/1992
L'ignoranza dovuta ad errore nell'interpretazione della norma penale non può essere considerata inevitabile quando tale interpretazione sia tutt'altro che confusa e caotica, non sia oggetto di particolari difficoltà e l'errore circa l'esistenza e la portata della disposizione incriminatrice possa essere evitato con la normale diligenza. (Applicazione in tema di inadempimento dell'obbligo di denuncia di un'arma comune da sparo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3601 del 10 novembre 1992)
Cass. pen. n. 9711/1992
In tema di detenzione abusiva di munizioni, poiché le pistole Beretta cal. 9, mod. 84F e mod. 34 sono state iscritte nel catalogo ufficiale delle armi comuni da sparo mentre altre armi corte dello stesso calibro non sono state iscritte in detto catalogo perché non classificabili tra le armi comuni, deve concludersi che le munizioni cal. 9 possono essere ritenute per arma comune da sparo o per arma da guerra a seconda che siano a servizio e da impiegare in uno dei due tipi di arma. Nel caso in cui, poi, taluno sia trovato in possesso abusivo di munizioni del suddetto calibro, ma non di armi, mancando il necessario referente per il giudizio di fatto — sempreché non si tratti di munizioni impiegabili solo in arma da guerra o che non risulti aliunde la loro destinazione a tale tipo di arma — va ritenuta, per il noto principio in dubio pro reo, la configurabilità del reato di detenzione abusiva di munizioni per arma comune da sparo, punito dall'art. 697 c.p., e non quella dell'ipotesi delittuosa di cui all'art. 2 L. n. 895 del 1967.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9711 del 8 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 6914/1992
La deroga apportata dalla normativa speciale in materia di armi alle violazioni previste dal codice penale non investe anche la detenzione delle munizioni per armi comuni da sparo che continua a rientrare nella previsione dell'art. 697 c.p., la cui sanzione risulta peraltro inasprita dall'art. 7 della legge n. 895 del 1967. (Nella specie la Cassazione ha ritenuto che costituisse la contravvenzione de qua la detenzione di munizioni cal. 9 corto, delle quali ha escluso la natura di munizioni da guerra sul rilievo che quasi tutte le pistole semiautomatiche cal. 9 sono state inserite nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6914 del 11 giugno 1992)
L'introduzione clandestina di armi nel territorio dello Stato non assorbe la contravvenzione di cui all'art. 697 c.p., non potendosi quest'ultima considerare, ai fini del reato complesso, come elemento costitutivo o circostanza aggravante del delitto, ma individuando, invece, un'azione autonoma e non necessariamente connessa con la condotta tipica della fattispecie delittuosa.
Cass. pen. n. 2548/1990
In tema di armi da guerra, sia dal contesto letterale dell'art. 1 della L. 18 aprile 1975, n. 110 sia dalla ratio legis mirante alla salvaguardia delle libertà primarie pubbliche e private e alla difesa delle istituzioni democratiche, si desume un rapporto di interdipendenza e complementarietà strumentale tra armi da guerra e munizioni ad esse destinate. Di conseguenza l'asserita possibile utilizzazione di munizioni per armi da guerra anche per il caricamento di armi comuni da sparo è irrilevante ai fini della qualificazione giuridica, giacché si deve avere esclusivo riguardo alla destinazione normale delle munizioni e non anche al loro possibile eccezionale uso alternativo. (Fattispecie relativa a detenzione abusiva di cartucce calibro 7,62 Nato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2548 del 22 febbraio 1990)
Cass. pen. n. 3432/1989
La deroga apportata dalla normativa speciale alle violazioni previste dal codice penale non investe anche la detenzione delle munizioni per armi comuni da sparo, che continua a rientrare nella previsione dell'art. 697 c.p. per la quale la sola modifica apportata riguarda l'inasprimento della sanzione, giusto quanto dispone l'art. 14, L. 14 ottobre 1974, n. 497 con riferimento all'art. 7, L. 2 ottobre 1967, n. 895, relativamente alle pene stabilite nel codice penale per le contravvenzioni concernenti le armi non contemplate nella stessa legge n. 895/1967.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3432 del 4 marzo 1989)
Cass. pen. n. 3159/1989
L'unico criterio valido per stabilire se munizioni, utilizzabili indifferentemente sia per armi da guerra che per armi catalogate armi comuni da sparo possano o meno qualificarsi munizioni da guerra occorre far riferimento, non esistendo alcun tipo di munizioni legislativamente riservato per calibro od altro, (blindatura del proiettile), alle sole armi da guerra, integrandole fra loro, alla definizione che di munizioni da guerra dà l'art. 2 della L. n. 110/1975 e la disposizione di cui al quarto comma del successivo art. 2 per il quale «le munizioni a palla destinate alle armi comuni non possono comunque essere costituite con pallottole a nucleo perforante, traccianti, incendiarie, a carica esplosiva, autopropellenti...». Se, pertanto, le munizioni hanno caratteristiche vietate per il munizionamento civile resta provato che esse sono destinate all'armamento bellico. (Fattispecie di annullamento di sentenza che aveva ritenuto munizione per arma comune la cartuccia calibro 9 parabellum, sol perché utilizzabile sia per armi da guerra che per armi comuni, mentre è stato ritenuto ininfluente ai fini della differenza tra munizioni da guerra e per arma comune la circostanza che la pallottola fosse blindata e recasse l'indicazione della data di fabbricazione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3159 del 25 febbraio 1989)
Cass. pen. n. 7702/1988
In materia di abusiva detenzione di armi e munizioni, la contravvenzione per illegale possesso di cartucce non resta assorbita nel delitto di detenzione di arma allorché la prima non attenga alla normale dotazione dell'arma stessa, ma riguardi un quantitativo maggiore.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7702 del 30 giugno 1988)
Cass. pen. n. 13271/1986
In tema di detenzione di munizioni per armi comuni da sparo l'esonero dall'obbligo della denuncia previsto dall'art. 22 L. 18 aprile 1975, n. 110 non opera per le cartucce caricate a palla unica, per cui nel caso di omessa denuncia si configurano gli estremi della contravvenzione prevista e punita dall'art. 697 c.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13271 del 25 novembre 1986)
Cass. pen. n. 11490/1986
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11490 del 23 ottobre 1986)
Cass. pen. n. 10805/1986
La ratio delle norme vigenti in tema di denuncia delle armi all'autorità risponde ad una duplice esigenza e, cioè: a) rendere agevole all'autorità di polizia di conoscere in qualsiasi momento da quali persone ed in quali luoghi siano detenute armi o munizioni al fine degli opportuni controlli ed, eventualmente, impartire l'ordine di consegna immediata delle stesse per ragioni di ordine pubblico; b) rendere edotta ciascuna autorità di P.S. della quantità e della qualità delle armi e munizioni che si trovino nella propria giurisdizione.
Le norme in materia di detenzione abusiva di armi non richiedono alcun dolo specifico, bensì quello generico ad integrare il quale è sufficiente la consapevolezza, da parte dell'imputato, di avere la disponibilità delle armi, unitamente alla cosciente volontà di detenerle in contrasto con le prescrizioni normative. Nè può assumere fondato rilievo, ai fini del reato, l'asserita buona fede in merito alle prescrizioni normative vigenti in materia di armi, in quanto, trattandosi di ignoranza di legge penale, essa non ha, in base all'art. 5 c.p., efficacia scusante.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10805 del 13 ottobre 1986)
Cass. pen. n. 7949/1986
La detenzione ed il porto di coltello a serramanico a scatto, che è un'arma propria, essendo la sua destinazione naturale l'offesa alla persona, configurano i reati di cui agli artt. 697 e 699, comma secondo, c.p. e non già l'ipotesi di cui all'art. 4 della L. 18 aprile 1975, n. 110, che fa riferimento agli strumenti da punta e taglio la cui destinazione precipua non sia l'offesa alla persona.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7949 del 8 agosto 1986)
Cass. pen. n. 6875/1986
L'obbligo della denuncia delle munizioni previsto espressamente dall'art. 38 del R.D. n. 773 del 1931 è autonomo rispetto all'obbligo della denuncia dell'arma corta da fuoco posseduta e la sua inosservanza è punita dall'art. 697 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6875 del 3 luglio 1986)
Cass. pen. n. 5045/1986
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5045 del 5 giugno 1986)
Cass. pen. n. 4165/1986
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4165 del 24 maggio 1986)
Cass. pen. n. 3257/1986
La baionetta è un'arma propria da punta e da taglio, sicché la detenzione e il porto abusivo di essa integrano le contravvenzioni previste, rispettivamente, dagli artt. 697 e 699 c.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3257 del 28 aprile 1986)
Cass. pen. n. 2902/1986
Deve ritenersi la detenzione abusiva di un'arma ogni volta che tra l'agente e l'arma stessa risulti sussistere una relazione di fatto che consenta la disponibilità dell'arma e ciò indipendente da un rapporto materiale o spaziale tra l'agente e l'arma abusivamente detenuta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2902 del 12 aprile 1986)
Cass. pen. n. 2549/1986
Nel concorso di persone nel reato, al fine dell'affermazione di responsabilità, le singole azioni perdono la loro individualità e, costituendo un fatto, materialmente e psicologicamente unitario, appartengono a tutti e a ciascuno dei partecipanti. Ne consegue che, in tema di concorso di detenzione illegale di pistola clandestina, la volontà comune degli imputati di portare l'arma suddetta non può essere esclusa ritenendo «ambigui», senza alcuna adeguata motivazione, elementi di obiettivo rilievo probatorio quali il possesso da parte degli imputati di documenti di identità falsi, la presenza della pistola con matricola abrasa, completa di cartucce e di un congruo numero di passamontagna.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2549 del 28 marzo 1986)
Cass. pen. n. 2360/1986
Le cartucce calibro 9 incamiciate o blindate sono considerate munizioni da guerra.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2360 del 22 marzo 1986)
Cass. pen. n. 3651/1984
La contravvenzione prevista dall'art. 697 del codice penale può essere estinta mediante l'oblazione processuale regolata all'art. 162 bis del codice penale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3651 del 20 aprile 1984)
relative all'articolo 697 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 697 Codice penale - Detenzione abusiva di armi | Quesito Q201615381
domenica 31/01/2016 - Campania
Credo di essere stato vittima di un guzzabuglio burocratico e, rischio di compromettere la mia fedina penale, che all'attuale età di 47 anni risulta con nessun carico. Le spiego quanto segue.
Sono detentore, o almeno lo ero prima di questo incidente di un regolare porto d'armi per uso sportivo, e detenevo legalmente alcune armi corte e lunghe al solo scopo hobbystico che coltivavo presso la sede di tiro a segno nazionale di X da ben 7 anni.
Sovente mi recavo in questura per sporgere denuncia di ogni arma acquistata come prevede la legge, e cioè entro le 72 ore dall'acquisto.
Oltre al porto d'armi mi fu rilasciata a suo tempo dal questore la licenza di collezionista di armi avendo tutti i requisiti previsti dalla legge. Questo iter rutinario improvvisamente si interrompe perchè l'impiegato addetto alle pratiche dell'ufficio porto d'armi mi telefona dicendomi di recarmi in questura perchè dall'ultima denuncia fatta per l'ultima arma acquistata, a recto dove sistematicamente deve essere riportato ogni volta tutto l'elenco delle armi già detenute precedentemente al nuovo acquisto (modulo scaricabile su internet nel sito polizia di stato), risulta che io detengo una TANFOGLIO 9mm (pistola) e non risulta nessuna denuncia di acquisto fatta precedentemente per detta arma.(arma per di più che io detenevo già da 4 mesi)
Vi è da dire che l'impiegato segnala questa inottemperanza all'ispettore di polizia che sovrintende all'ufficio porto d'armi, dietro mia stessa ingenua "autodenuncia fatta come ho detto sopra da me il giorno prima.
L'ispettore se ne lava le mani, pur non essendoci il fumus detinendi, e procede al sequestro dell'arma anche perchè io gli presento la copia della denuncia di acquisto fatta precedentemente della Tanfoglio, sprovvista di timbro per ricevuta. Inutile vale la mia giustificazione ove espleto chiaramente che non è prassi rigida del loro ufficio al piano di sotto, e tutti con un minimo di cultura civica sanno che dovrebbe essere di legge così anche per il più insignificante degli sportelli, rilasciare automaticamente, e senza ripetuti solleciti da parte dell'utente, copia conforme con timbro.
Mi contestano così il 697 del c.p. come si evince dal verbale di sequestro.
Dopo due giorni, e fra poco verrò alla mia domanda, mi arriva la convalida del sequestro, dove il P.M. dice che non sussiste il porto abusivo di arma, ma bisogna comunque procedere perchè si evince comunque l'inottemperanza dell' 895/67 testo unico, e non più come c'è scritto nel verbale di sequestro del 697.(detenzione abusiva di arma).
La mia domanda è:< dal momento che questi sono articoli che prevedono sanzioni diverse, ove addirittura l'895/67 non prevede oblazione, quale devo tenere in considerazione?”
Con il presente quesito viene richiesto quale sia la contestazione rilevata dal pubblico ministeropubblico ministero[/def], alla luce del fatto che nel verbale di sequestro dell'arma viene richiamato l'art. 697 del c.p. e in sede di convalida di sequestro viene sostenuta la violazione della Legge n. 895/1967.
L'art. 697 del c.p. punisce chiunque detenga abusivamente armi, cioè senza averne fatto denuncia all'Autorità per i casi in cui la denuncia sia richiesta. La pena prevista è quella dell'arresto da tre a dodici mesi o l'ammenda fino a 371 euro.
In sede di convalida di sequestro si assume la mancata ottemperanza della Legge 2 ottobre 1967, n. 895 (Disposizioni per il controllo delle armi).
In primo luogo, si può rilevare, una genericità e indeterminatezza della contestazione formulata, che determina necessariamente una violazione del diritto di difesa a causa della impossibilità, allo stato, di individuare con precisione la violazione dalla quale bisogna difendersi.
Presumibilmente potrebbe trattarsi dell'art. 2 della Legge n. 895/1967, secondo il quale: "Chiunque illegalmente detiene a qualsiasi titolo le armi o parti di esse, le munizioni, gli esplosivi, gli aggressivi chimici e i congegni indicati nell'articolo precedente è punito con la reclusione da uno a otto anni e con la multa da 3.000 euro a 20.000 euro".
In realtà, agli artt. 5 e 7 della medesima legge sono previste delle ipotesi di diminuzione della pena, che, in astratto, potrebbero essere applicate al caso di specie.
Con riferimento alla domanda formulata, si ritiene che, seppure la contestazione della detenzione abusiva delle armi (art. 697 c.p.) sembri superata dalla seconda contestazione (violazione della Legge sul controllo delle armi), si ritiene opportuno, anche in questa fase, ricostruire con precisione i fatti e contestare la mancata ascrivibilità in capo al detentore delle armi, oltre che della violazione della Legge n. 895/1967, anche dell'art. 697 del c.p., "scomponendo" pertanto le singole previsioni al fine di evidenziare che nessuna delle due condotte è stata posta in essere.
La negazione del verificarsi di entrambe le fattispecie, oltre ad essere opportuna in tale fase, è altresì lungimirante alla luce del fatto che nel corso del giudizio il pubblico ministero potrebbe modificare l'imputazione stessa e procedere ad una diversa contestazione, ai sensi dell'art. 516 del c.p.p., comma 1: "Se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa contestazione".
Inoltre, ai sensi dell'art. 521 del c.c.p.: "nella sentenza il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione, purché il reato non ecceda la sua competenza né risulti attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica".

References: Articolo 697
 art. 38

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