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Timestamp: 2019-02-22 04:34:12+00:00

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 13 gennaio 2014, n. 487. Colui che è indicato come padre naturale - e per lui i suoi eredi - non è legittimato a proporre opposizione di terzo contro la sentenza di disconoscimento di paternità - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 13 gennaio 2014, n. 487. Colui che è indicato come padre naturale – e per lui i suoi eredi – non è legittimato a proporre opposizione di terzo contro la sentenza di disconoscimento di paternità
sentenza 13 gennaio 2014, n. 487
1 – Con separati atti (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), nonche’ (OMISSIS) proponevano opposizione di terzo avverso la sentenza n. 1880 del 2006 con la quale il Tribunale di Roma aveva accolto la domanda di disconoscimento della paternita’ proposta da (OMISSIS) nei confronti del presunto padre (OMISSIS).
1.1 – Con sentenze emesse in data 16 gennaio 2009 il Tribunale adito dichiarava inammissibili le opposizioni, rilevando che i predetti erano carenti di legittimazione, in quanto non titolari di un diritto autonomo e incompatibile con quello oggetto della sentenza di disconoscimento della paternita’.
Come costantemente affermato da questa Corte, la paternita’ legittima non puo’ essere messa in discussione e neppure difesa da colui che e’ indicato come padre naturale, il quale, allorche’ deduca che l’esito (positivo) dell’azione di disconoscimento di paternita’ si riverbera sull’azione di riconoscimento della paternita’ intentata nei suoi confronti, si limita in realta’ a far valere un pregiudizio di mero fatto, laddove il rimedio contemplato dall’articolo 404 c.p.c. presuppone in capo all’opponente un diritto autonomo la cui tutela sia pero’ incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza impugnata” (ex multis, Cass., n. 12211 del 2012; Cass., n. 12167 del 2005. Cfr. anche Cass., n. 14315/2001, secondo cui il padre naturale non e’ legittimato neppure ad intervenire in appello in un giudizio di disconoscimento della paternita’, essendo tale legittimazione riconosciuta a chi potrebbe proporre opposizione ai sensi dell’articolo 404 c.p.c., rimedio esperibile solo da chi faccia valere un diritto autonomo e incompatibile col rapporto giuridico accertato o costituito dalla sentenza opposta, e quindi solo a favore di chi sia pregiudicato in un suo diritto).
E’ stato gia’ rilevato che tra il procedimento di disconoscimento della paternita’ legittima e quello instaurato per il riconoscimento della paternita’ naturale non sussiste un nesso di pregiudizialita’, dal momento che il solo oggetto di quest’ultimo giudizio e’ costituito per il dedotto padre biologico dal suo diritto ad escludere la paternita’ naturale “ex adverso” pretesa, non anche da quello a vedere affermata la paternita’ disconosciuta nell’altro procedimento (Sez. 1, Sentenza n. 12167/2005). D’altra parte, ne’ colui che sia indicato come padre naturale, ne’ i suoi eredi, sono legittimati passivi nel giudizio di disconoscimento della paternita’ e la sentenza che accoglie la domanda di disconoscimento e’ opponibile nei confronti di tali soggetti, anche se non hanno partecipato al relativo giudizio (Sez. 1, Sentenza n. 430/2012). Inoltre, neppure e’ ammissibile, nel giudizio per il disconoscimento della paternita’, “l’intervento di colui che e’ indicato come padre naturale, non potendo la controversia sul relativo riconoscimento avere ingresso sino a quando la presunzione legale di legittimita’ della filiazione non sia venuta meno con il vittorioso esperimento dell’azione di disconoscimento” (Cass., n. 1784/2012).
Non essendo colui che e’ indicato come padre naturale (e per lui i suoi eredi) legittimato a proporre opposizione di terzo contro la sentenza di disconoscimento di paternita’, il primo e il secondo motivo sono infondati.
Del pari infondato e’ il terzo motivo, in quanto, a prescindere dal rilievo della Corte d’appello circa l’assenza di comportamenti dolosi o colposi nel giudizio relativo al disconoscimento di paternita’, l’evidenziata assenza di pregiudizialita’ della relativa pronuncia rispetto all’esito del giudizio di riconoscimento della paternita’ non consente di ravvisare nel danno lamentato alcun profilo di concretezza e attualita’. Se, invero, la sentenza che accoglie l’azione di disconoscimento fa stato erga omnes, essa non puo’ produrre alcuna lesione, se non in una misura che non e’ giuridicamente apprezzabile, nei confronti di singoli soggetti, estranei al rapporto in questione, i quali non possono dolersi del fatto che un presunto figlio abbia fatto valere in giudizio il proprio diritto all’accertamento della verita’ biologica circa la propria origine.
Rimangono assorbiti;, stante l’inammissibilita’ dell’atto di impugnazione con il quale venivano dedotte, le censure attinenti alla pretesa nullita’ della decisione con la quale era stata accolta la domanda di disconoscimento della paternita’ del (OMISSIS), osservandosi, quanto alla questione di legittimita’ costituzionale introdotta con il settimo motivo, che la stessa appare all’evidenza manifestamente infondata, essendo ad essa sottesa una inammissibile confusione fra la carenza di legittimazione a proporre opposizione di terzo e diritto di difesa, che riguarda, secondo la stessa prospettazione dei proponenti, non l’accoglimento della domanda di disconoscimento proposta da un terzo, bensi’ la successiva azione di riconoscimento di paternita’ nei confronti del loro dante causa, nell’ambito di un autonomo giudizio nel quale il diritto di difesa potra’ essere esercitato senza alcun limite, se non quello derivante dall’efficacia “erga omnes” della pronuncia in tema di disconoscimento di paternita’. Come gia’ rilevato, “la determinazione dei soggetti legittimati a proporre l’azione di disconoscimento della paternita’ e’ una scelta insindacabile del legislatore che ha ritenuto di riservare ai soli soggetti direttamente interessati, e cioe’ ai membri della famiglia legittima, il potere di decidere circa la prevalenza della verita’ “biologica” o della verita’ “legale”: una innovazione, che attribuisse direttamente la legittimazione ad agire a soggetti privati estranei alla famiglia legittima, quale e’ il presunto padre naturale, rappresenterebbe la scelta di un criterio diverso, legato ad una ulteriore evoluzione della coscienza collettiva, che solo il legislatore puo’ compiere. Ne’ vale opporre che l’equilibrio tra verita’ legale, che tutela l’unita’ della famiglia legittima (articolo 29 Cost.), e verita’ biologica (articolo 30 Cost.) e’ stato gia’ modificato dalla Legge n. 184 del 1983, con l’ammettere la promozione dell’azione di disconoscimento della paternita’ su iniziativa del P.M., fino a quando il figlio non abbia compiuto sedici anni, giacche’ la nuova norma, prevedendo che l’azione sia poi esercitata non dal pubblico ministero, ma, in nome e nell’interesse del figlio, da un curatore speciale, e’ rimasta formalmente nei limiti del criterio di determinazione dei soggetti titolari dell’azione assunto dalla Legge n. 151 del 1975″ (Corte cost., sent. n. 429 del 1991, con la quale e’ stata ritenuta l’inammissibilita’ della questione di legittimita’ costituzionale dell’articolo 244 c.c., u.c., in parte qua, sollevata in riferimento agli articoli 3 e 30 Cost.).

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