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Timestamp: 2020-04-01 21:15:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12988 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12988 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 24/05/2017, (ud. 14/03/2017, dep.24/05/2017), n. 12988
sul ricorso 30088/2011 proposto da:
n. 21, presso l’avvocato Ceccarelli Americo, che la rappresenta e
S.G., elettivamente domiciliato in Roma, Via Monte
Asolone n. 8, presso l’avvocato Verticchio Carmine, che lo
avverso la sentenza n. 3908/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Suprema Corte voglia dichiarare inammissibile il ricorso.
In un procedimento tra S.G. e Comune di Roma (oggi Roma Capitale), avente ad oggetto opposizione avverso l’invito al pagamento del canone di concessione per il posteggio in un mercato romano, il Tribunale di Roma, con sentenza in data 27/2/2007, accoglieva l’opposizione.
La Corte d’appello di Roma, con sentenza in data 26/09/2011, rigettava l’appello proposto dal Comune di Roma.
Ricorre per cassazione lo S..
Resiste con controricorso Roma Capitale, successore.
Il primo motivo, argomentato sotto il profilo dell’omessa motivazione su un punto decisivo della controversia (coinvolgimento di un dirigente comunale, preposto al controllo dei pagamenti e conseguente impossibilità di accertamento di una frode, ciò che avrebbe giustificato la sospensione della prescrizione del credito, ai sensi dell’art. 2941, n. 8), è palesemente inammissibile, per non autosufficienza, non essendo dato comprendere se la predetta circostanza di fatto dedotta, della quale non si tratta nella sentenza impugnata, sia stata portata a conoscenza dei giudici di merito, ed in quale atto o documento del processo ciò sia avvenuto (al riguardo, tra le altre Cass. N. 8106 del 2016).
Parimenti inammissibile il secondo motivo di ricorso, nel quale si lamenta che il Giudice a quo non abbia considerato due documenti (bollettino di pagamento contraffatto ed estratto del conto corrente postale utilizzato per il versamento del canone), dal cui confronto emergerebbe la prova del dolo del resistente, che dunque non potrebbe far valere la prescrizione del credito del Comune, operando, come si diceva, la sospensione. Il motivo non coglie la ratio della sentenza impugnata, per la quale profilo decisivo non è la prova del dolo dello S., ma la persistenza della possibilità per il comune creditore, nonostante la frode perpetrata, di accertare la persistenza del credito.
Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 1.200,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

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