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Timestamp: 2017-07-27 18:54:38+00:00

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Italy 1 February 1999 Corte di Cassazione [Supreme Court] (Mantovani & Serrazzi S.p.A. v. Eurosab S.a.r.l.) Go to Database Directory || Go to CISG Table of Contents || Go to Case Search Form || Go to Bibliography CISG CASE PRESENTATION
Italy 1 February 1999 Corte di Cassazione [Supreme Court] (Mantovani & Serrazzi S.p.A. v. Eurosab S.a.r.l.)
[Cite as: http://cisgw3.law.pace.edu/cases/990201i3.html] Primary source(s) of information for case presentation: UNCITRAL
DATE OF DECISION: 19990201 (1 February 1999) JURISDICTION: Italy TRIBUNAL: Corte di Cassazione, Sezione Unite JUDGE(S): Dotts. Vittorio Sgroi, Antonio Iannotta, Michele Cantillo, Francesco Amirante, Giuseppe Ianniruberto, Rafael Corona, Giovanni Olla, Alfio Finocchiaro; Giovanni Paolini CASE NUMBER/DOCKET NUMBER: n. 6/1999 CASE NAME: Mantovani & Serrazzi S.p.A. v. Eurosab S.a.r.l. CASE HISTORY: Unavailable
SELLER'S COUNTRY: Italy (plaintiff) BUYER'S COUNTRY: France (defendant) GOODS INVOLVED: [-] Case abstract
ITALY: Corte di Cassazione 1 February 1999
Case law on UNCITRAL texts (CLOUT) abstract no. 725
Abstract prepared by Maria Chiara Malaguti, National Correspondent, and Giacomo Viva
The plaintiff, an Italian company, sued the French buyer demanding payment of the purchase price, plus interest, for goods sold and delivered to the defendant. Since the defendant alleged lack of jurisdiction of the Italian judge, the seller, according to the Italian rules on jurisdiction, asked the Italian Supreme Court to state the Italian jurisdiction on the case. The sole relevant obligation at stake was that relating to the payment of the purchase price, which was due via wire transfer at the plaintiff's bank account in Italy. The buyer counterclaimed that the parties had submitted the contract to French law, according to which, the place where a money obligation must be performed is the place where the debtor has his domicile, i.e. in this case, France.
In assessing the question of jurisdiction, the Supreme Court first applied article 5(1) of the 1968 Brussels Convention on Jurisdiction and the Enforcement of Foreign Judgements in Civil an Commercial Matters, pursuant to which a person domiciled in a Contracting State (i.e. the buyer) may be sued in the Court for the place of performance of the obligation in question (i.e. the place where the payment of the price was to be made). It then turned to the issue of place of performance: this must be determined pursuant to the substantive law applicable to the case according to domestic private international law. With regard to the obligation of payment of the purchase price, the Italian legislation refers to the 1980 Rome Convention on the Law applicable to Contractual Obligations. Article 4 of the Rome Convention establishes that when the law applicable to the contract has not been chosen by the parties, the contract shall be governed by the law of the country to which it is most closely connected; it shall be presumed that the contract is most closely connected with the country where the party that has to perform the obligation that is characteristic of the contract, has - at the time of conclusion of the contract - his habitual residence. In this case Italy was the seller's principal place of business and, therefore, Italian substantive law had to be applied.
According to the Court, this was also the conclusion to be reached according to other international conventions to which Italy is a party, including the Vienna Convention on Contracts for the Sale of Goods: pursuant to article 57 CISG, lacking any agreement to the contrary, the buyer must pay the price at seller's place of business. As a consequence, the Supreme Court concluded that also according to CISG Italian Courts had jurisdiction on the case.
CITATIONS TO TEXT OF DECISION Original language (Italian): Text presented below; see also ItalGiure Web (database)
Sez. U, Sentenza n. 6 del 1999 REPUBBLICA ITALIANA
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Vittorio SGROI - Primo Presidente -
Dott. Antonio IANNOTTA - Presidente di Sezione -
Dott. Michele CANTILLO - Presidente di Sezione -
Dott. Francesco AMIRANTE - Consigliere -
Dott. Rafaele CORONA - Rel. Consigliere -
Dott. Alfio FINOCCHIARO - Consigliere -
Dott. Giovanni PAOLINI - Consigliere -
MANTOVANI & SERAZZI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DELLA MERCEDE 52, presso lo studio dell'avvocato MARIO MENGHINI, che la
rappresenta e difende unitamente all'avvocato MARCELLO OTTIMO, giusta delega a margine del ricorso;
EUROSAB S.A.R.L., in persona del legale rappresentante, pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell'avvocato MARIO CONTALDI, che la
rappresenta e, difende unitamente all'avvocato FABRIZIO GAIDIANO, giusta procura speciale del Notaio
dott. Anna DELLA SCIUCCA, in atti;
per regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al giudizio pendente del Tribunale di TORINO;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/05/98 dal Consigliere Dott. Rafaele CORONA;
udito l'Avvocato Mario MENGHINI, per la ricorrente;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Giovanni LO CASCIO che ha concluso per
l'accoglimento del ricorso e declatoria di giurisdizione del giudice italiano.
Con citazione 15 dicembre 1995, la Mantovani e Serrazzi s.p.a. convenne, davanti al Tribunale di Torino, la
società Eurosab, di nazionalità francese, con sede in Parigi. Domandò la condanna al pagamento di
587.083,63 franchi francesi - oltre gli interessi e la rivalutazione monetaria - a titolo di prezzo per le merci,
che le aveva venduto. La società convenuta si costituì, eccepì il difetto di giurisdizione del giudice italiano e,
nel merito, contestò la domanda; in via riconvenzionale chiese che fosse pronunziata la risoluzione del
contratto per vizi e difformità.
La Mantovani e Serrazzi s.p.a., con ricorso 20 giugno 1996, ha proposto istanza di regolamento preventivo di
giurisdizione, chiedendo che venga affermata la giurisdizione del giudice italiano ed osservando che
l'obbligazione dedotta in giudizio, alla quale unicamente occorre fare riferimento, riguarda il pagamento del
prezzo della merce venduta: obbligazione che avrebbe dovuto essere adempiuta in Italia, nella sua sede di
Druento, mediante lo strumento del bonifico bancario, come del resto era avvenuto prima per altre forniture.
Con controricorso 30 luglio 1996, la società Eusolab ha risposto che, per volontà delle parti, il rapporto era
stato sottoposto al diritto sostanziale francese, il quale prevede che il pagamento di una somma determinata
di danaro debba essere eseguito al domicilio del debitore, per cui il luogo di adempimento dell'obbligazione
era la sua sede in Francia; d'altra parte, il documento attestante l'avvenuto bonifico bancario, invocato dalla
attrice a sostegno della sua tesi, era inconferente, sia perché si riferiva ad un rapporto diverso., sia perché dal
suo contenuto si desumeva che l'accredito era avvenuto in Francia.
Con ordinanza 3 ottobre 1997, la Suprema Corte ha disposto rimettersi la causa a nuovo ruolo: poiché la
causa poneva all'attenzione del Collegio una questione nuova e di particolare delicatezza e rilevanza
sollevata, anche in altri ricorsi - vale a dire, la proponibilità del regolamento preventivo di giurisdizione per
rilevare il difetto di giurisdizione nei confronti dello straniero, in seguito alla abrogazione del comma 2
dell'art. 37 cod. proc. civ., disposta dall'art. 73 della L. 31 maggio 1995, n. 218 - sussisteva l'opportunità di
trattare congiuntamente i relativi processi, per addivenire ad una decisione uniforme.
I 1.- La genesi del regolamento di giurisdizione, di solito si fa risalire alla legge 31 marzo 1877, n. 3761, che
istituì un mezzo straordinario per promuovere la decisione circa "la incompetenza dell'autorità giudiziaria",
quando fosse parte del giudizio o avesse diritto di intervenirvi la Pubblica Amministrazione. Alle sezioni
della Corte di Cassazione di Roma, da poco istituite, la legge attribuì il potere di "giudicare dei conflitti di
giurisdizione, positivi e negativi, tra i tribunali ordinari ed altre giurisdizioni speciali, nonché della nullità
delle sentenze di queste giurisdizioni per incompetenza ed eccesso di potere", oltre che "di regolare la
competenza tra l'autorità giudiziaria o l'autorità amministrativa, quando l'una o l'altra siansi dichiarate
incompetenti". Il mezzo straordinario traeva origine dalla legislazione del regno di Sardegna (L. 20
novembre 1859, n. 3780) ed era stato recepito nell'ordinamento unitario (L. 20 marzo 1865, n. 2248), che al
Consiglio di Stato aveva riconosciuto la "competenza" a decidere i conflitti di attribuzione tra l'autorità
amministrativa e quella giudiziaria.
Il legislatore del 1942, consapevole della utilità che la decisione immediata intorno alla giurisdizione avrebbe
prodotto sul piano della economia processuale, estese il regolamento preventivo alla decisione circa la
sussistenza della giurisdizione rispetto ai giudici speciali ed alla definizione dell'ambito della giurisdizione
italiana nei confronti del cittadino straniero.
Nella relazione al Re del Ministro Guardasigilli (n. 11) si legge che la recezione nel Codice di rito delle
disposizioni della legge 31 marzo 1877, n. 3761, si inseriva nel disegno secondo cui, nel nuovo processo, alla
Corte di cassazione venivano conferiti i poteri adeguati per essere, al vertice del sistema, il supremo organo
regolatore delle competenze. La estensione del regolamento preventivo di giurisdizione, cioè, rispondeva
allo stesso criterio, per cui contro ogni sentenza di primo grado, che avesse risolto una questione di
competenza, era previsto il ricorso per saltum alla Corte di Cassazione, affinché statuisse definitivamente
con un procedimento particolarmente semplice e rapido. "In questo modo, la sua funzione regolatrice delle
competenze, non più limitata alle ipotesi dei conflitti o del ricorso ordinario, potrà avere un'azione assai più
estesa e più immediata che nel passato".
2.- Secondo l'art. 37 cod. proc. civ., nella sua formulazione originaria, il difetto di giurisdizione del giudice
ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali veniva rilevato, anche d'ufficio,
in qualunque stato e grado del processo (comma 1). Il difetto di giurisdizione del giudice italiano nei
confronti dello straniero era rilevato dal giudice d'ufficio in qualunque stato e grado del processo
relativamente alle cause, che avevano per oggetto beni immobili situati all'estero; in ogni altro caso, era
rilevato egualmente d'ufficio dal giudice, se il convenuto era contumace; poteva essere rilevato dal
convenuto costituito, che non avesse accettato espressamente o tacitamente la giurisdizione italiana (comma 2).
L'art. 37 è stato modificato dall'art. 73 della L. 31 maggio 1995, n. 218, che ha abrogato il secondo comma, per
cui il testo dell'articolo oggi risulta come segue: "il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti
della pubblica amministrazione o dei giudici speciali è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado
del processo".
Per l'art. 41 comma 1 dello stesso codice, che è rimasto immutato, finché la causa non sia decisa nel merito in
primo grado, ciascuna parte può chiedere alle sezioni unite della corte di cassazione che risolvano le
questioni di giurisdizione di cui all'art. 37. (L'istanza si propone con ricorso a norma degli artt. 364 e
seguenti e produce gli effetti di cui all'art. 367). Come conseguenza dell'abrogazione dell'art. 37 comma 2, si
pone la questione della possibilità di sollevare il regolamento preventivo ex art. 41 cod. proc. civ.
relativamente al difetto di giurisdizione nei confronti dello straniero. Allo stesso tempo, si pone la questione
del coordinamento delle disposizioni ricordate sopra con il testo dell'art. 11 L. 31 maggio 1995, n. 218, che in
materia di giurisdizione nei confronti del cittadino straniero statuisce: "il difetto di giurisdizione può essere
rilevato, in qualunque stato e grado del processo, soltanto dal convenuto costituito che non abbia
espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana. È rilevato dal giudice d'ufficio, sempre in
qualunque stato e grado del processo, se il convenuto è contumace, se ricorre l'ipotesi di cui all'art. 5 (vale a
dire, l'azione riguarda beni immobili situati all'estero), ovvero se la giurisdizione italiana è esclusa per effetto
di una norma internazionale."
3.- Prima facie, sulla base del combinato disposto degli artt. 37 (nuovo testo) e 41 comma 1 cod. proc. civ.,
sembra doversi escludere il regolamento preventivo, per denunziare il difetto di giurisdizione nei confronti
Siffatta interpretazione comporterebbe la limitazione del regolamento preventivo alle due sole ipotesi
specificamente previste dall'art. 37 nuovo testo cit., peraltro in contrasto con la funzione, che l'istituto ha
assunto in pratica, in seguito alla elaborazione compiuta dalla dottrina dominante e dalla giurisprudenza. 4.-
Contro il perdurare nel sistema del regolamento preventivo di giurisdizione sussiste, essenzialmente,
l'argomento (forte) configurato dalla lettera della legge.
Per la verità, non appare insuperabile l'altro argomento fondato sul presunto carattere tassativo, talora
affermato in giurisprudenza, secondo cui il regolamento preventivo di giurisdizione è istituto straordinario
ed eccezionale e, come tale, ammissibile soltanto nei casi, in cui siano configurabili questioni di giurisdizione
riconducibili a quelle contemplate dall'art. 37 cit. (Cass., Sez. Un., ord. 13 giugno 1995, n. 443; Cass., Sez. Un.,
23 gennaio 1995, n. 763; Cass., Sez. Un., 15 giugno 1987, n. 3107). La stessa Cassazione, invero, non considera
decisivo il principio di tassatività.
In passato, con un indirizzo che successivamente è stato abbandonato, la Suprema Corte aveva affermato
che, se non erano contestati i fatti e le norme, delle quali si chiedeva l'applicazione, la Corte adita in sede di
regolamento preventivo di giurisdizione potesse dichiarare l'improponibilità assoluta della domanda per
mancanza di posizione soggettiva rilevante per il diritto (Cass., Sez. Un. , 8 ottobre 1957, n. 3670; Cass. , Sez.
Un. , 29 maggio 1951, n. 1330) precisando che la situazione di improponibilità assoluta si verificava allorché
non fosse reperibile nessuna norma o nessun principio dell'ordinamento, in base ai quali le pretese allegate
rientrassero in una delle categorie di posizioni soggettive suscettibili di tutela diretta o indiretta (Cass., Sez.
un., 6 giugno 1960, n. 1484; Cass., Sez. un., 27 gennaio 1959, n. 221). Recentemente, ha asserito essere
deducibile, con istanza di regolamento preventivo ai sensi degli artt. 41 e 37 cod. proc. civ., la questione della
sussistenza o meno della giurisdizione del giudice italiano con riguardo alla controversia fra coniugi
cittadini italiani in tema di nullità del matrimonio contratto secondo il rito canonico, perché l'art. 37, ove
contempla il difetto di giurisdizione nei confronti dello straniero, include le ipotesi in cui il difetto stesso
derivi, nonostante la cittadinanza italiana del convenuto, dalla sua estraneità all'ordinamento italiano in
riferimento allo specifico rapporto fatto valere in giudizio (Cass., Sez. Un., 13 febbraio 1993, n. 1824).
D'altra parte, non sembra insuperabile neppure l'ulteriore considerazione a fondamento della tassatività,
consistente nella asserita irrazionalità del regolamento, secondo cui non sarebbe coerente configurare nel
processo strumenti preventivi, in quanto gli errori del giudice non vanno prevenuti, ma eliminati con le
impugnazioni, risolvendosi ogni tentativo di prevenirli in una menomazione dei poteri del giudice ed in una
rinnegazione del processo. In effetti, poiché la giurisdizione costituisce il presupposto stesso del rapporto
processuale, non sembra irrazionale decidere, fin dal primo momento, intorno alla sussistenza o no del
potere del giudice di giudicare, per evitare che questo insormontabile difetto venga accertato soltanto con il
ricorso ordinario, a conclusione di un processo che si è protratto a vuoto per i tre gradi del giudizio.
Resta, dunque , l'argomento importante costituito dalla abrogazione del disposto di cui al comma 2 dell'art.
37 cit. Posto che l'art. 41 cit. fa espresso riferimento alle ipotesi previste dall'art. 37, venuta meno la
previsione del difetto di giurisdizione nei confronti dello straniero, la possibilità del regolamento preventivo
in questa ipotesi sembrerebbe preclusa. 5.- Per contro, il perdurare nel sistema del regolamento preventivo
di giurisdizione nei confronti dello straniero, nonostante l'abrogazione del comma 2 dell'art. 37 cod. proc.
civ., si riconduce al carattere recettizio del rinvio operato dall'art. 41 dello stesso codice.
Nell'ambito di uno stesso testo di legge, il rinvio compiuto da una disposizione ad un'altra, di solito,
raffigura un rinvio meramente recettizio, in quanto soddisfa l'esigenza di inserire nella norma "rinviante" le
disposizioni contenute nella norma, cui rinvia, per evitare fastidiose ripetizioni. La conseguenza ovvia
dell'impiego di questo strumento tecnico è che, una volta recepito nella norma che rinvia il precetto
contenuto nella disposizione, cui rinvia, la modifica o la abrogazione di quest'ultima diventa del tutto
irrilevante rispetto al significato ed al valore della disposizione rinviante.
Lo strumento del rinvio recettizio è largamente impiegato dall'ordinamento. Due esempi per tutti. Le norme
del T.U. 11 dicembre 1933, n. 1775 delle leggi sulle acque e sugli impianti elettrici rinviano al codice di rito
vigente al tempo della loro emanazione (si vedano gli artt. 177 comma 3 e 192). È incontroverso che, davanti
ai Tribunali regionali e superiore delle acque pubbliche, nonostante la abrogazione, continui ad applicarsi il
codice di rito del 1865. Il R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511, concernente le guarentigie della Magistratura,
richiama le disposizioni del codice di procedura penale (in particolare, l'art. 28). È del pari incontroverso che,
nonostante la abrogazione, si applichino tuttora le disposizioni del codice del 1930, vigente al tempo della
promulgazione del regio decreto legislativo.
Posto che l'art. 41 cit. non contiene un rinvio formale alla norma di cui all'art. 37 cit., in quanto non fa
riferimento ad un tipo di fonte, ma contempla un rinvio ricettizio, perché richiama una disposizione
determinata, il testo originario dell'art. 37, che è stato recepito, deve considerarsi tuttora parte integrante
dell'art. 41.
Con l'argomento decisivo del rinvio ricettizio, il discorso può considerarsi chiuso.
6.- Per delineare il sistema risultante dal coordinamento con l'art. 11 della L. 218 del 1995, conviene
aggiungere che l'art. 37 cit. nel testo originario non contemplava soltanto i casi di difetto di giurisdizione, ma
anche il modo in cui il suddetto difetto doveva essere rilevato, statuendo una diversa disciplina della
rilevabilità d'ufficio, secondo che riguardasse, da una parte, la pubblica amministrazione e i giudici speciali
o, dall'altra, lo straniero. Come s'è anticipato prima, nei confronti della pubblica amministrazione e dei
giudici speciali, il difetto di giurisdizione era rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del
processo; nei confronti dello straniero, il difetto poteva essere rilevato dal giudice in qualunque stato e grado
del processo relativamente alle cause aventi ad oggetto beni immobili situati all'estero o se il convenuto era
contumace: altrimenti, poteva essere rilevato soltanto dal convenuto costituito, che non avesse
espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana. Mentre la disciplina della rilevabilità d'ufficio
del difetto di giurisdizione nei confronti della pubblica amministrazione e dei giudici speciali è rimasta
immutata, nei confronti dello straniero ha subito uno spostamento meramente topografico. Il disposto
dell'art. 11 L. 31 maggio 1995, n. 218, invero, continua a disciplinare le modalità del rilievo del difetto di
giurisdizione, senza apportare innovazioni significative e, soprattutto, senza ridurre l'ambito delle materie,
alle quali l'art. 41 cit. si applica. 7.- Riepilogando, nel testo originario dell'art. 37 cit., nei confronti della P.A. e
dei giudici speciali il riferimento era oggettivo e funzionale; nei confronti dello straniero il riferimento
soggettivo serviva per definire il limite della giurisdizione italiana nei confronti delle autorità giudiziarie
straniere. Nel corso degli anni, per una sorta di eterogenesi dei fini, il regolamento preventivo di
giurisdizione ha maturato un esito sociale ulteriore rispetto alle finalità previste al tempo della sua
emanazione. Proponendosi il ricorso per cassazione ex art. 362 cod. proc. civ. per ogni motivo attenente alla
giurisdizione, non solo per evidenti ragioni di simmetria nel corso degli anni dalla dottrina e dalla
giurisprudenza si è tentato di costruire un sistema omogeneo, in cui il regolamento preventivo si
avvicinasse, per quanto possibile, alla impugnativa ordinaria. Configurando la giurisdizione uno dei
presupposti necessari per l'emanazione della sentenza valida ed efficace, poiché era evidente l'esigenza di
decidere immediatamente della giurisdizione, è sembrato coerente interpretare non restrittivamente le
ipotesi, nelle quali si poteva sollevare il difetto di giurisdizione in via preventiva.
Considerato il carattere recettizio del rinvio operato dall'art. 41 cit.; tenuto conto del perdurare nel sistema
del diritto internazionale privato della rilevabilità d'ufficio del difetto di giurisdizione nei confronti dello
straniero, è corretto ritenere che il difetto di giurisdizione nei confronti dello straniero possa essere rilevato
con il regolamento preventivo, senza la necessità di fare ricorso al sistema di cui all'art. 362 cod. proc. civ. Il
difetto di giurisdizione nei confronti dello straniero, dunque, può sollevarsi con il regolamento preventivo. II 1.- Per quanto attiene alla questione specifica sollevata con il ricorso, in ordine al profilo processuale della
individuazione del giudice, secondo la convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, ratificata con L. 21
giugno 1971, n. 804, art. 5, n^ 1, le persone aventi domicilio nel territorio di uno Stato contraente possono
essere convenute "davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione è stata o deve essere eseguita". La
medesima regola è stabilita dalla convenzione di Lugano 16 settembre 1988, ratificata con L. 10 febbraio
1992, n. 198, art. 5, n^ 1, che parimenti stabilisce che il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato
contraente può essere citato "davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o
deve essere eseguita".
2.- Quanto al profilo sostanziale della determinazione del luogo, in cui l'obbligazione deve eseguirsi, l'ipotesi
della obbligazione di pagamento di una somma di danaro, a titolo di pagamento per la compravendita di
merci, è disciplinata dall'art. 57 della L. 31 maggio 1995, n. 218, secondo cui le obbligazioni contrattuali sono
regolate dalla convenzione di Roma 19 giugno 1980, resa esecutiva con la legge 18 dicembre 1984, n. 975.
Secondo l'art. 4 della convenzione suddetta, in caso di mancanza di scelta operata dalle parti, il contratto è
regolato dalla legge del paese, con il quale presenta il collegamento più stretto; si presume che il contratto
presenti il collegamento più stretto con il paese, in cui la parte, che deve fornire la prestazione caratteristica,
ha la propria residenza abituale o la propria amministrazione se il contratto è concluso nell'esercizio di
attività economica, il paese è quello in cui è situata la sede principale dell'attività economica.
Ciò posto, è l'Italia la sede della parte venditrice e, del pari, è l'Italia il luogo in cui deve essere eseguita,
secondo le norme del diritto internazionale privato italiano, l'obbligazione dedotta in giudizio,
corrispondente al diritto azionato. Trattandosi di vendita mobiliare, il luogo del pagamento va individuato
nel domicilio del venditore. Per l'adempimento delle obbligazioni aventi come oggetto una somma di
danaro, l'art. 1182 comma 3 cod. civ. fissa come luogo di adempimento il domicilio del creditore; allo stesso
modo, per il pagamento del prezzo della vendita, l'art. 1498 cod. civ., se il luogo non è fissato dal contratto il
pagamento non deve effettuarsi nel luogo in cui si esegue la consegna, il luogo del pagamento corrisponde
al domicilio del creditore.
3.- Del resto, siffatta individuazione del giudice competente per le obbligazioni contrattuali raffigura
l'approdo univoco della evoluzione delle convenzioni internazionali in materia Stando alla convenzione
dell'Aja 1 luglio 1964, ratificata con L. 21 giugno 1971, n. 816, art. 59, il pagamento va effettuato nel luogo di
domicilio effettivo o di residenza abituale del venditore. Secondo il diritto uniforme della vendita, stabilito
dalla convenzione di Vienna 11 aprile 1980, ratificata con L. 11 dicembre 1985, n. 765, art. 57, in difetto di
diverse specifiche statuizioni il compratore deve pagare presso la sede d'affari del venditore. III Determinata la giurisdizione del giudice italiano, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le
La Corte: pronunziando sul ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice italiano; compensa le spese.
Così deciso in Roma, il 29 maggio 1998.
Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 1999 Go to Case Table of Contents Pace Law School

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 41
 Cass. 
 art. 362
 sentenza 
 art. 5
 art. 5
 art. 59
 art. 57