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1 esempi di architettura 192 Direttore Olimpia Niglio Kyoto University, Japan Comitato scientifico Taisuke Kuroda Kanto Gakuin University, Yokohama, Japan Rubén Hernández Molina Universidad Jorge Tadeo Lozano, Bogotá, Colombia Alberto Parducci Università degli Studi di Perugia Enzo Siviero Università Iuav di Venezia, Venezia Alberto Sposito Università degli Studi di Palermo Comitato di redazione Sara Cacciola Università degli Studi ecampus Giuseppe De Giovanni Università degli Studi di Palermo Marzia Marandola Università degli Studi di Roma Tor Vergata Alessio Pipinato Università degli Studi di Padova Bruno Pelucca Università degli Studi di Firenze Chiara Visentin Università degli Studi di Pisa3 esempi di architettura La collana editoriale Esempi di Architettura nasce per divulgare pubblicazioni scientifiche edite dal mondo universitario e dai centri di ricerca, che focalizzino l attenzione sulla lettura critica dei proget ti. Si vuole così creare un luogo per un dibattito culturale su argomenti interdisciplinari con la finalità di approfondire tematiche attinenti a differenti ambiti di studio che vadano dalla storia, al restauro, alla progettazione architettonica e strutturale, all analisi tecnologica, al paesaggio e alla città. Le finalità scientifiche e culturali del progetto EDA trovano le ragioni nel pensiero di Werner Heisenberg Premio Nobel per la Fisica nel È probabilmente vero, in linea di massima, che nella storia del pensiero umano gli sviluppi più fruttuosi si verificano spesso nei punti d interferenza tra diverse linee di pensiero. Queste linee possono avere le loro radici in parti assolutamente diverse della cultura umana, in diversi tempi ed in ambienti culturali diversi o di diverse tradizioni religiose; perciò, se esse veramente si incontrano, cioè, se vengono a trovarsi in rapporti sufficientemente stretti da dare origine ad un effettiva interazione, si può allora sperare che possano seguire nuovi ed interessanti sviluppi.4 5 Donato Carlea Guida alla progettazione del restauro: dall università alla professione Laboratorio di progettazione integrata di restauro e conservazione A cura di Eleonora Portacci6 Copyright MMXIII ARACNE editrice S.r.l. via Raffaele Garofalo, 133/A B Roma (06) ISBN I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell Editore. L Editore è a disposizione di eventuali proprietari di diritti sulle immagini riprodotte in questo volume, nel caso in cui non sia stata presentata richiesta di liberatoria o di autorizzazione. I edizione: luglio 20137 SOMMARIO XI XIII PREMESSA PREFAZIONE 1 CAPITOLO 1 Principi Generali 1.1 Breve storia del restauro, 1.2 Concetto di restauro e risanamento conservativo 7 CAPITOLO 2 Aspetti normativi 2.1 Cenni di urbanistica, 2.2 La tutela del paesaggio, 2.3 Il vincolo idrogeologico ed il vincolo, Paesaggistico, 2.4 La normativa in materia di beni culturali e paesaggistici: presupposti ed attualità, 2.5 La normativa in materia di edilizia, 2.6 L attività edilizia 37 CAPITOLO 3 La conoscenza dell edificio 3.1 Sovraccarichi variabili, 3.2 I vincoli, 3.3 La forza, 3.4 Il momento, 3.5 Sollecitazioni nei materiali, 3.6 La compressione, 3.7 La trazione, 3.8 La flessione, 3.9 Il taglio, 3.10 La torsione, 3.11 La pressoflessione, 3.12 Materiali da costruzione, 3.13 Tipologie costruttive 87 CAPITOLO 4 Il percorso del giovane professionista 4.1 Prove sul terreno, 4.2 Le fondazioni, 4.3 Le fondazioni dirette continue, 4.4 Le fondazioni dirette discontinue, 4.5 Le fondazioni profonde-indirette, 4.6 Linee isostatiche e curva delle pressioni, 4.7 Le lesioni, 4.8 I dissesti delle fondazioni, 4.9 Metodi di consolidamento delle fondazioni, 4.10 Prove diagnostiche su opere murarie ed in c.a., 4.11 Le strutture verticali, 4.12 Metodi di consolidamento delle murature, 4.13 Strutture orizzontali, 4.14 Il consolidamento di archi e volte, 4.15 I solai, 4.16 I dissesti delle strutture orizzontali, 4.17 Consolidamento delle strutture orizzontali, 4.18 Interventi di adeguamento sismico, 4.19 I collegamenti verticali: le scale, 4.20 Le coperture VII8 VIII sommario 243 CAPITOLO 5 L umidità nelle strutture 5.1 Misurazione dei parametri di umidità, 5.2 Cause principali della presenza di umidità nelle murature, 5.3 Azione dell umidità sulle murature, 5.4 Comportamento dei materiali nel caso di umidità ascendente dal sottosuolo, 5.5 Alterazioni causate o indotte dall umidità, 5.6 Tecniche di intervento 259 CAPITOLO 6 Il cemento armato: caratteristiche, degrado e consolidamento 6.1 Cemento armato, 6.2 Il degrado delle strutture in cemento armato: il fenomeno della carbonatazione, 6.3 Altre forme di degrado, 6.4 Il consolidamento delle strutture in cemento armato 273 CAPITOLO 7 Moderni sistemi di consolidamento: i materiali compositi, il sistema C.A.M 7.1 I materiali compositi: classificazione e proprietà, 7.2 I compositi con rinforzo in fibra di carbonio, 7.3 I compositi con rinforzo in fibra di acciaio, 7.4 I compositi con rinforzo in fibra di vetro, 7.5 I compositi con rinforzo in fibra di aramide, 7.6 I compositi con rinforzo in fibra di basalto, 7.7 I compositi con rinforzo in fibra di canapa o lino, 7.8 Il sistema C.A.M : la post-compressione delle murature, 7.9 Prove sperimentali ed esempi applicativi, 7.10 Il sistema reticolatus: una cucitura più rispettosa 317 CAPITOLO 8 La progettazione di un opera pubblica: il percorso normativo 8.1 La progettazione, 8.2 Il progetto preliminare, 8.3 Il progetto definitivo, 8.4 Il progetto esecutivo, 8.5 Caratteristiche ed elaborati non grafici delle fasi di progetto, 8.6 Organizzazione del cantiere, 8.7 Affidamento servizi di ingegneria ed architettura appalto lavori (cenni) 351 CAPITOLO 9 Il progetto di restauro 9.1 Il progetto preliminare per lavori riguardanti il patrimonio culturale, 9.2 Il progetto definitivo per lavori riguardanti il patrimonio culturale, 9.3 Il progetto esecutivo per lavori riguardanti il patrimonio culturale, 9.4 La conoscenza dell opera, 9.5 Rappresentare il progetto di restauro: le tavole tematiche9 sommario IX 375 CAPITOLO 10 Nuove norme tecniche sulle costruzioni 10.1 Principali novità introdotte, 10.2 Metodo semiprobabilistico agli stati limite, 10.3 Definizione dei carichi, 10.4 Il carico della neve, 10.5 Il carico del vento, 10.6 L azione sismica, 10.7 L analisi statica lineare, 10.8 L analisi statica non lineare, 10.9 L analisi dinamica lineare, L analisi dinamica non lineare, Metodo semiprobabilistico degli stati limite: caratteristiche e combinazioni 397 CAPITOLO 11 Edifici in zona sismica 11.1 Cos è il terremoto?, 11.2 La situazione sismica in italia, 11.3 Il rischio sismico, 11.4 Riferimenti normativi, 11.5 Si possono prevedere i terremoti?, 11.6 L impiego dell isolamento sismico nelle costruzioni civili, 11.7 L importanza della forma della struttura, 11.8 Interventi su edifici esistenti, 11.9 Come si legge un terremoto?, 11.9 Conclusioni 433 CAPITOLO 12 La sicurezza antincendio e l eliminazione delle barriere architettoniche 12.1 Riferimenti normativi, 12.2 Prevenzione incendi, 12.3 Eliminazione delle barriere architettoniche 443 CAPITOLO 13 Il contenimento energetico degli edifici 13.1 Quadro storico normativo, 13.2 La certificazione energetica o certificato energetico 447 BIBLIOGRAFIA10 11 PREMESSA Questo volume nasce dalla volontà di redigere uno strumento indirizzato a tutti i giovani professionisti che si confronteranno con i temi inerenti all architettura e principalmente al recupero e alla conservazione del patrimonio edilizio storico. Il testo ha lo scopo di conferire agli studenti una consapevolezza salda dell oggetto del loro intervento, ma anche una buona prima competenza tecnica e legislativa che potrà costituire per loro il primo passo verso il mondo del lavoro fatto di applicazioni pratiche ed implicanze particolari. Il corso in se si prefigge di fornire strumenti teorici e applicativi che consentano di conoscere normative, procedure e regole inerenti all inizio, allo svolgimento dei lavori e alla chiusura di un cantiere, con particolare riguardo al restauro degli edifici pubblici e privati di particolare interesse architettonico e monumentale. A tal fine saranno illustrati i criteri e metodi teorici e pratici per individuare le cause del degrado dell edificio, anche di carattere strutturale, attraverso la lettura del quadro fessurativo affinché, dopo la fase diagnostica, si possa procedere all elaborazione del progetto di restauro e risanamento conservativo in conformità alle leggi vigenti. Parallelamente alla redazione del progetto si provvederà all elaborazione di computi metrici estimativi atti a determinare l importo presunto per la realizzazione dell intervento, simulando di dover attivare una procedura di appalto, di conduzione ed esecuzione dei lavori fino al loro collaudo. Il testo vuole indicare un percorso da seguire, simulando di dover svolgere un incarico per un committente pubblico o privato che richieda ad un giovane professionista di redigere un progetto di restauro e risanamento conservativo di un edificio di interesse storico monumentale, vincolato ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio D.M. 42/2004 e s.m.i. oppure non vincolato ma già avente interesse storico monumentale. Individuato in quale zona del Piano Regolatore Generale l edificio oggetto di interesse è collocato, avendo chiare sia le tipologie di intervento ammesse, sia quali autorizzazioni o permessi si debbano richiedere, si pone attenzione al progetto e lo si completa dei computi metrici estimativi, del capitolato speciale d appalto e di tutto quanto altro occorra affinché questo possa essere posto a base di gara ed i lavori possano essere affidati, eseguiti e collaudati. Prof. Ing. Donato Carlea XI12 13 PREFAZIONE Investire in terremoti Il 23 novembre 2012 ho partecipato, a Venezia, in qualità di relatore, a un convegno organizzato, in particolare, da un gruppo di valenti e bravi giovani ingegneri e architetti, il cui titolo era Costruzioni in zona sismica. Il mio intervento, l ultimo, ha avuto inizio qualche minuto più tardi delle 19. Quando sei l ultimo spesso accade, come è successo anche in questo caso, che il tuo intervento sul quale tanto hai lavorato, venga, in buona parte, bruciato da quelli precedenti e quindi finisca con l essere, di questi, la sintesi o la ripetizione. In quest occasione però tale circostanza è stata per me un occasione propizia per mettere in risalto quanta poca memoria c è in noi quando parliamo di terremoti. Nessuno dei relatori, tutti bravissimi, aveva fatto cenno ad una ricorrenza che cadeva proprio nel giorno del convegno e cioè il trentaduesimo anniversario di uno dei terremoti più violenti che abbia colpito l Italia, il terremoto dell Irpinia, tremila morti: erano le 19 di una domenica ed era il 23 novembre del Ed io, che sono di quelle parti, comincio l intervento proprio intorno a quell ora. Non può non ritornarmi, impetuoso nella mente, il fatto che trentadue anni prima, a quell ora, un terremoto, durato circa un minuto e mezzo, una eternità, aveva fatto versare lacrime di paura a me e alla gente, tra cui mia madre, che era a me vicino. E quindi il mio intervento, completamente diverso da quello preparato, volutamente ed in maniera determinata doveva ed ha sviluppato il tema della poca memoria, dell incapacità che abbiamo nel programmare a lungo termine e poi dimenticare, come se i terremoti, dopo l ultimo, non ci siano più. Tuttora, dopo altri terremoti che ci sono stati, non abbiamo ancora definito, vedi L Aquila, uno schema preciso, non rigido ma elastico, per affrontare il dopo terremoto, ma soprattutto non abbiamo dato corso a un programma di investimenti, costante, anno per anno, per la prevenzione dal rischio sismico, da sviluppare in un arco di tempo almeno di trenta anni, volto quanto meno a migliorare ed adeguare sismicamente, ove è possibile, il patrimonio edilizio italiano e in particolare quello dei centri storici. Questo significa INVESTIRE IN TERREMOTI. Si, perché oltre a salvare tante vite umane, aspetto fondamentale, potrebbe essere un volano enorme per l economia italiana dando lavoro a tante imprese italiane, in particolare quelle piccole e medie, che tanto incidono nella nostra economia e, aspetto non di secondo piano, sarebbe la salvezza dello stupendo patrimonio storico e culturale che abbiamo. XIII14 XIV prefazione Investire in terremoti Nel giro di pochi anni, perché trent anni passano presto, potremmo fare quello che nello stesso periodo è stato fatto per la messa a norma degli edifici e dei locali pubblici ai fini della prevenzione incendi. Anche di tale necessità ci accorgemmo solo dopo il tragico incendio del cinema Statuto a Torino, dove ci furono più di trecento morti. Sarebbe stato da illusi pensare di riuscirci in tre o quattro anni; ne sono passati più di trenta ma possiamo dire, a giusta ragione: ci siamo riusciti. E allora non dimentichiamo e non parliamo più di Costruzioni in zona sismica ma di Costruzioni in Italia, prendendo finalmente atto che il territorio italiano è tutto sismico anche se con zone a diverso grado di sismicità. Per tali ragioni e tali obiettivi, in questo testo, ho inserito i primi approcci, pochi, ma a parer mio importanti, relativi alla sismica, in maniera tale che i giovani studenti di Architettura, possano cominciare ad averne i primi elementi di conoscenza e cominciare ad acquisire quel cambio di mentalità e culturale di cui non siamo stati ancora capaci E non dimenticare. Prof. Ing. Donato Carlea15 Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 1 CAPITOLO 1 Principi Generali «Il testo universitario che qui ha inizio è rivolto al giovane professionista, al giovane tecnico ricco di conoscenza teorica e povero di esperienza pratica, all architetto che ha la fortuna ed anche il difficile compito di occuparsi del restauro di edifici a carattere storico-artistico. Prima di iniziare una trattazione tecnica si vuole proporre un compendio ragionato della storia del restauro, dove per storia si intende l insieme delle teorie, delle tecniche, delle metodologie che si sono susseguite nel tempo in riferimento ad una materia così complessa come quella del restauro di un opera appartenente al passato.» 1.1 BREVE STORIA DEL RESTAURO Il restauro è un attività legata alla manutenzione, ripristino ed alla conservazione di manufatti storici. Il termine ha acquisito nel corso del tempo vari significati in relazione alla cultura del periodo e al rapporto di questa con la storia, così da rendere molto difficile una definizione univoca. Il significato attribuito ai termini "restauro" e "conservazione" varia notevolmente a seconda delle personalità che ne hanno trattato, tanto che, a volte, i due termini arrivano ad essere quasi sinonimi, a volte sono posti in antitesi. Nell'antichità l'attività di restauro era considerata una semplice manutenzione o, meglio, quasi un aggiornamento dell'opera, spesso derivante dal gusto del periodo. A partire dalla seconda metà del Seicento si diffusero dei manuali riguardanti la pulitura dei dipinti che contenevano anche il consolidamento degli intonaci di importanti proprietà private. Tra i più celebri interventi su affreschi è certamente da ricordare il restauro a Palazzo Farnese avvenuto nel 1693 che si concentrò soprattutto nel rifacimento degli intonaci e delle nuove tinteggiature al fine di recuperare l aspetto originale. Nel Settecento, la scoperta delle città di Pompei ed Ercolano e la campagna d Egitto di Napoleone Bonaparte determinarono una riscoperta della civiltà greca, egizia ed in generale dell antico. Gli eventi sopra descritti costituiscono un passaggio fondamentale nella 116 2 Guida alla progettazione del restauro: dall università alla professione Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 2 conoscenza dell'arte antica e contribuiscono alla nascita di un nuovo rapporto con le opere del passato ed al formarsi del concetto di restauro modernamente inteso. A questo proposito, quando Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc ( ) scrive il suo Dizionario ragionato dell'architettura francese dal sec. XI al XVI alla voce Restauro afferma che la parola e la cosa sono moderne 1. Le tendenze principali riscontrabili nel corso del Settecento sono essenzialmente tre: una scuola di pensiero che tende a privilegiare la distinguibilità dell'intervento integrativo rispetto alla parte preesistente, intervenendo sulle porzioni mancanti o lacune in maniera riconoscibile mediante l uso di materiali differenti la semplificazione delle forme. Possiamo certamente citare come esempi i restauri del Colosseo ( ) e dell'arco di Tito ( ) a Roma eseguiti da Raffaele Stern e Giuseppe Valadier 2. una scuola di pensiero secondo cui colui che agisce sull opera deve immedesimarsi nel progettista originario e completarne l opera nelle sue parti mancanti, perché mai realizzate, perché successivamente distrutte o degradate, perché alterate da elementi nuovi. Sostiene Viollet-le-Duc che Restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di completezza che può non essere mai esistito in un dato po 3. Questa posizione è abitualmente definita restauro stilistico. l'antirestoration movement nato nel medesimo secolo in Inghilterra dall idea di William Morris, si pone come reazione alle due tendenze sopra descritte e ripercorre fedelmente le teorie conservatrici di John Ruskin ( ); egli amava sostenere che il restauro è la più totale distruzione che un edificio possa subire: una distruzione alla fine della quale non resta neppure un resto autentico da raccogliere, una distruzione 1 E.E.Viollet-le-Duc, L'architettura ragionata. Estratti dal dizionario, Jaca Book, Milano, 1982, p S. Casiello, Problemi di conservazione e restauro nei primi decenni dell'ottocento a Roma, in Id. (a cura di), Restauro tra metamorfosi e teorie, Electa Napoli, Napoli, 1992, pp (Colosseo) e pp (Arco di Tito) 3 E.E.Viollet-le-Duc, L'architettura ragionata. Estratti dal dizionario, Jaca Book, Milano, 1982, p. 24717 Capitolo 1 - Principi Generali 3 Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 3 accompagnata dalla falsa descrizione della cosa che abbiamo distrutto. 4 In Italia verso la fine dell'ottocento, si consolidano due modalità di intendere il restauro architettonico: Il Restauro storico, il quale sostiene che sia necessario fondare qualsiasi intervento di integrazione di un opera d arte su documenti storici di provenienza certa. A questa scuola appartengono personalità come Luca Beltrami che si occupò del restauro della Torre del Castello Sforzesco di Milano tra il 1891 e il Il Restauro filologico, che trova in Camillo Boito ( ) il suo vero portavoce, riafferma fortemente il concetto di riconoscibilità dell'intervento, prevede il rispetto per le aggiunte aventi valore artistico e tutela i segni del tempo come la patina 5. Nel Novecento la materia del restauro riceve i contributi di Max Dvořák ( ) e di Alois Riegl ( ). Tra i due autori è Riegl che, nella sua opera il Der Moderne Denkmalkultus (1903) 6, propone la cosiddetta Teoria dei Valori, in base alla quale l opera storica possiede più di un valore: quello storico, quello artistico, quello testimoniale e così via. Di questi valori si deve certamente tenere conto nell atto di un intervento di restauro. La materia del restauro trova nel Novecento anche un contributo italiano molto importante e non facilmente trascurabile: quello di Gustavo Giovannoni ( ) il quale, promotore di una sistematizzazione della teoria del restauro che va sotto il nome di Restauro scientifico, 7 rivalutò la figura dell architetto. Egli riteneva che il progetto di restauro dovesse essere il risultato di un attività compartecipata di molti specialisti diversi (chimici, geologi ecc.) in grado di apportare utili contributi alla conoscenza del manufatto e delle tecniche 4 J. Ruskin, The Seven Lamps of Architecture, 1880 (trad. italiana, Le sette lampade dell'architettura, Jaca Book, Milano, 1982, pp ). 5 C. Boito, Questioni pratiche di belle arti. Restauri, concorsi, legislazione, professione, insegnamento, Hoepli, Milano, Trad. italiana a cura di S. Scarrocchia Il culto moderno dei monumenti. Il suo carattere e i suoi inizi, Nuova Alfa Editoriale, Bologna, G. Giovannoni, Il restauro dei monumenti, Cremonese, Roma, s.d. (ma 1946).18 4 Guida alla progettazione del restauro: dall università alla professione Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 4 di intervento; tutta l operazione doveva però essere diretta dalla competenza dell architetto. La teoria del restauro di Giovannoni contribuì ad un inquadramento preciso delle tipologie di intervento sul monumento che, pur con le dovute differenze, rientrano all interno della grande famiglia del restauro. Restauro di consolidamento che si configura come quell'insieme di opere utili a ristabilire un adeguato livello di sicurezza statica. Restauro di ricomposizione, detto anche anastilosi, che non è altro che l atto del ricomporre un monumento frammentario del quale possono essere recuperate parti originali. Restauro di liberazione, ovvero rimozione di superfetazioni ritenute di scarso valore storico ed artistico. Restauro di completamento che si traduce nell aggiungere parti realizzate seguendo il criterio della riconoscibilità. Restauro di innovazione che aggiunge parti rilevanti di nuova concezione. Contemporaneamente a Giovannoni troviamo la teoria di Ambrogio Annoni per il quale non esistono categorie generali del restauro ma ogni manufatto è visto come un caso a se stante (teoria del caso per caso) in favore dell'analisi attenta dei documenti storici e dell opera stessa oggetto dell'intervento e ritenuta documento principale. 8 Nel secondo dopoguerra in Italia la teoria del restauro inizia un distacco dalle posizioni filologico-scientifiche e si evolve verso il cosiddetto Restauro critico. Questa corrente presenta al suo interno molte posizioni spesso in antitesi. Fra i principali teorici di questo periodo possiamo ricordare Roberto Pane, Renato Bonelli ed ovviamente Cesare Brandi che definirà il restauro come un momento, Il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro. 9 8 A. Annoni, Scienza ed arte del restauro architettonico. Idee ed esempi, Edizioni Artistiche Framar, Milano, Cesare Brandi, Teoria del restauro, Piccola biblioteca Einaudi, Torino 1977, pg 6.19 Capitolo 1 - Principi Generali 5 Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 5 Lo sviluppo dell interesse per i beni oggetto di tutela contribuì ad aumentare l'interesse per la loro conservazione materiale oltre che formale; Piero Sanpaolesi ben rappresenta questa posizione avendo elaborato metodi per il consolidamento dei materiali lapidei. Il 1970 e gli anni seguenti vedono l affermarsi della teoria della conservazione che non accetta alcuna integrazione stilistica in favore della commistione tra ciò che è effettivamente esistente e ciò che viene definito aggiunta moderna. In questo modo l opera è conservata in maniera integrale. Tra i massimi esponenti di questa corrente ricordiamo Amedeo Bellini e Marco Dezzi Bardeschi. Negli ultimi due decenni il contrasto fra teoria della conservazione e restauro critico si è attenuato trovando una convergenza verso una posizione di compromesso che si può definire criticoconservativa. Alcune voci isolate, come Paolo Marconi, propongono teorie radicalmente differenti partendo dal presupposto che in architettura non esista il concetto di autenticità materiale in quanto la concezione e l'esecuzione dell'opera appartengono a persone differenti. Marconi arriva a posizioni che riprendono in parte le teorie ottocentesche del restauro stilistico - storico e, opponendosi a principi di riconoscibilità dell'intervento e di limitazione delle aggiunte, favorisce la riproposizione a l'identique delle parti mancanti o degradate. 1.2 CONCETTO DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO Una breve storia del restauro può aiutarci ad entrare nel difficile problema dell attività dell intervento su manufatti di grande valore storico-artistico, attività che ha creato e crea contrasti tra numerose scuole di pensiero. Ciò che si può universalmente sostenere è che il restauro non possa prescindere dallo studio dell opera e dalla conoscenza profonda di essa. l Restauro è atto vero, non soltanto potenziale, è azione sull arte, è strumento per tramandare l arte. Ma da dove nasce il restauro? Perché questo termine non ha una sola definizione, ma rimanda ad una serie di concetti che sembrano non avere conclusione? Il Restauro non porta con sé una definizione univoca, probabilmente non può essere definito semplicemente da un solo concetto e questo dice molto sulla complessità dell attività che in esso è contenuta.20 6 Guida alla progettazione del restauro: dall università alla professione Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 6 L azione del Restauro nasce da un esigenza profonda, quella di mantenere in vita un opera che rappresenta qualcosa di importante per la comunità umana; nasce da un amore, quello per le opere del passato; nasce dalla consapevolezza della fragilità delle opere su cui deve intervenire; nasce dalla conoscenza della storia e dei valori attribuiti all arte. Il Restauro, perciò, ha un compito difficile che per molti aspetti è modernamente assimilato al concetto di risanamento conservativo o, meglio, a quello di conservazione. Un Restauro, teso alla conservazione, ha insito in se il concetto brandiano del tramandare al futuro ; in ultima analisi, infatti, comunque venga interpretato, è proprio questo che fa: permette all immenso bagaglio contenuto nelle opere d arte e fatto di convinzioni, speranze, tecnica, bellezza, utilità, onorificenza, storia, di continuare a parlare, a vivere, ad esistere. L architetto, nel momento in cui si occupa di restauro, smette di essere tale e diventa medico, un medico dell architettura che dapprima la riconosce come tale nella sua consistenza fisico-materica, nella sua consistenza estetica e nel suo valore storico ed in seguito tenta di farla vivere ancora a lungo, medicandola e trasmettendola al futuro. Donato Carlea ed Eleonora Portacci21 Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione 7 CAPITOLO 2 Aspetti normativi «La finalità prima di questo testo è certamente quella di conferire ai giovani tecnici, che si affacciano alla professione, gli strumenti teorici ed applicativi che consentano loro di conoscere normative, procedure e regole inerenti alla materia trattata, con particolare riguardo al restauro degli edifici pubblici e privati di particolare interesse architettonico e monumentale. Una consapevolezza nuova e salda in merito alla materia trattata, ma anche una buona prima competenza tecnica e legislativa che potrà costituire per loro il primo passo verso il mondo del lavoro fatto di applicazioni pratiche e implicanze particolari. La trattazione si occupa, quindi, inizialmente dell urbanistica e delle normative ad essa relative anche in riferimento ai beni culturali e paesaggistici ed infine scende a livello dell edilizia esaminando i titoli abilitativi.» 2.1 CENNI DI URBANISTICA Il nostro percorso di studio si traduce nella simulazione di un incarico che vede come protagonisti un committente pubblico o privato che richiede ad un giovane professionista di redigere un progetto di restauro e risanamento conservativo di un edificio di interesse storico monumentale, vincolato ai sensi della legge 1089/39 e secondo quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004 ai sensi dell art.10 della legge 137/2002) oppure non vincolato, ma già avente interesse storico monumentale. Occorre, in prima analisi, conoscere gli strumenti urbanistici, i criteri con i quali si attua la pianificazione territoriale ed i vari livelli di influenza ad essa correlati che iniziano dal generale su larga scala fino ad arrivare al particolare ed al dettaglio. La visione unitaria sia delle strutture urbane nel contesto delle reti stradali, sia dei sistemi produttivi e/o abitativi sia dei valori ambientali distribuiti al loro esterno, determina l'approccio analitico tipico della pianificazione territoriale. 722 8 Guida alla progettazione del restauro: dall università alla professione Guida alla progettazione del restauro: dalluniversità alla professione Piani di inquadramento o Piani quadro Questi strumenti fissano gli obiettivi e le linee programmatiche dell'assetto che potrà assumere un ambito territoriale definito, normalmente di vaste dimensioni (es. a livello di singola regione). All interno del Piano quadro sono, quindi, stabilite ipotesi su: gli sviluppi degli assi della mobilità; i criteri per individuare la destinazione d'uso del territorio; la localizzazione di impianti di particolare interesse generale; la distribuzione topografica dei vincoli e delle limitazioni da imporre all'uso del territorio; il livello di dimensione e proporzione dei piani di livello inferiore. È opportuno sottolineare il fatto che questo tipo di Piani non costituisce uno studio statico del territorio, ma ne segue le evoluzioni economiche e con esse interagisce in modo armonico. I Piani di inquadramento sono oggi definiti anche come programmi economicourbanistici di sviluppo. Si considerano Piani di inquadramento o Piani quadro: Piano territoriale di coordinamento; Piano territoriale paesistico Piano territoriale comprensoriale; Piano di comunità montana. Il Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) Il Piano di coordinamento è il piano più ampio e complesso perché coinvolge vasti territori. Raccoglie, raccorda e dispone i programmi nei diversi settori sia di iniziativa pubblica sia di iniziativa privata. Il contenuto di un P.T.C. si può suddividere in settori di analisi e progettazione che divengono progetti grafici con funzione di norma regolamentare per: la rete delle comunicazioni e dei trasporti; gli insediamenti urbani e rurali; le zone di produzione: il Piano di coordinamento, infatti, regola le condizioni urbanistiche più favorevoli per gli insediamenti industriali, agricoli, turistici, commerciali; Vedere altro
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 articolo 9
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 Art. 4
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