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Timestamp: 2017-09-25 04:05:40+00:00

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DANNO DA MASTOPLASTICA ADDITTIVA ,LA PAZIENTE MOSTRA COME VORREBBE IL SENO DOPO INTERVENTO | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
DANNO DA MASTOPLASTICA ADDITTIVA ,LA PAZIENTE MOSTRA COME VORREBBE IL SENO DOPO INTERVENTO
Alla luce delle argomentazioni sopra esposte, tenuto conto delle sofferenze patite in relazione all’intervento chirurgico e all’aspettativa delusa con conseguente stato d’ansia, stimasi equo liquidare il danno non patrimoniale complessivamente subito dall’attrice nella somma, già rivalutata di Euro 3.000,00.
Pertanto devono essere riconosciuti gli interessi compensativi del danno derivante dal mancato tempestivo godimento dell’equivalente pecuniario del bene perduto.
Pertanto, alla luce degli esposti criteri, il convenuto dev’essere condannato al pagamento, in favore dell’attrice, della ulteriore somma di Euro 3.398,00, liquidata in moneta attuale, oltre:
interessi compensativi, al tasso annuo medio ponderato del 2%, sulla somma di Euro 3.398,00, dalla data dell’intervento (07.05.2003)
Tribunale Milano, sez. V 28/05/2010 n. 7046
Con atto ritualmente notificato in data 09.12.2004, C.B. conveniva in giudizio M.F.B. per sentirlo condannare al pagamento, in suo favore, della somma di Euro 14.416,65, oltre rivalutazione monetaria e interessi, nonché al risarcimento dei danni dalla stessa patiti e patiendi, da accertarsi in corso di causa, per l’errata operazione eseguita sull’attrice.
Instauratosi il contraddittorio, si costituiva il convenuto, il quale concludeva per il rigetto delle domande.
Il G.I. disponeva consulenza tecnica d’ufficio.
All’esito dell’istruttoria, le parti precisavano le conclusioni come in epigrafe trascritte; disposto lo scambio delle sole comparse conclusionali, all’udienza di discussione del 03.03.2010, la causa veniva assegnata in decisione, ai sensi dell’art. 281 quinquies cpv. c.p.c..
Ritiene il Tribunale che le domande proposte in giudizio dall’attrice debbano essere parzialmente accolte.
Infatti, nell’Aprile 2003 la signora B. si rivolgeva al dottor Brambilla per un consulto in merito ad un intervento di mastoplastica additiva a scopo estetico cui la stessa desiderava sottoporsi.
Le parti concordavano che, durante l’intervento di mastoplastica, il convenuto avrebbe dovuto altresì procedere all’asportazione di noduli fibroadenomatosi, riscontrati in seguito a controlli mammografici eseguiti sulla paziente.
Inoltre l’attrice (che all’epoca aveva circa 38 anni) allegava che, in tale incontro, aveva illustrato al convenuto il risultato da ottenere con l’intervento, mostrando allo stesso una fotografia del proprio seno in epoca pre-gravidica (allorché aveva circa 25 anni) e chiedendo che quello rappresentato nell’immagine fosse il risultato da raggiungere con l’intervento.
L’attrice allegava, altresì che, in tale occasione, il convenuto avrebbe promesso alla paziente che l’intervento avrebbe prodotto il risultato desiderato.
Pertanto, in data 07.05.2003 l’attrice veniva sottoposta, presso la casa di cura “Villa Letizia” di Milano, all’intervento concordato ad opera del dottor Brambilla e dimessa dalla clinica il giorno stesso.
L’attrice versava al dottor Brambilla, per le visite effettuate e l’intervento chirurgico, la somma di Euro 7.300,00.
L’attrice assumeva che nell’agosto 2003, cioè a distanza di tre mesi dall’intervento effettuato dal convenuto, avrebbe constatato un abbassamento del seno, oltre ad avvertire dolori allo stesso. Per tali motivi aveva deciso di sottoporsi ad ulteriori visite mediche presso due diversi specialisti, il dottor L. e il dottor G.; entrambi avevano concluso per la necessità di un intervento di sostituzione protesi in posizione sottomuscolare ed eventuale mastopessi.
L’attrice, quindi, in data 07.11.2003 si sottoponeva ad un secondo intervento di sostituzione di protesi mammaria, presso la casa di cura “Villa Letizia” di Milano, ad opera del dottor L.; per tale intervento versava la somma di Euro 7.112,65.
Ebbene, l’attrice assumeva di aver subito danni a seguito della condotta colposa del convenuto.
In primo luogo, l’attrice allegava che l’intervento non era stato correttamente effettuato dal dottor B., non avendo prodotto gli effetti sperati e promessi. Anzi, a seguito del non corretto operato del convenuto, era stata necessaria una seconda operazione al seno, ad opera del dottor L., che invece aveva prodotto il risultato desiderato dalla paziente.
In secondo luogo, l’attrice contestava di non aver manifestato idoneo consenso all’intervento di cui è causa, in quanto il dottor B. si era limitato a far sottoscrivere il relativo modulo nell’immediatezza dell’intervento e dunque in maniera frettolosa, senza illustrarne il contenuto.
Infine, l’attrice allegava che la necessità di ricorrere ad un secondo intervento aveva determinato una serie di conseguenze negative sulla propria salute psico-fisica, tanto da cagionare anche l’interruzione di una gravidanza.
Al riguardo, occorre rilevare che l’attrice nella memoria di osservazioni critiche alla CTU in data 31.01.2008, espressamente rinunciava alla richiesta di risarcimento del danno derivante dall’interruzione della gravidanza.
Inoltre, dalla documentazione prodotta e dall’espletata consulenza tecnica d’ufficio, risulta provato:
che le caratteristiche fisiche dell’attrice, sia il grado iniziale di ptosi sia la qualità viscoelastica della cute, non mostrano una situazione clinica tale da far configurare la scelta della tecnica adottata dalla parte convenuta come comportamento sanitario imperito, imprudente o negligente;
che, infatti, come rilevato dai CTU, nel caso specifico l’intervento di impianto di protesi mammaria in un piano sopramuscolare eseguito dal dottor B. risulta progettato ed eseguito a regola d’arte, secondo una tecnica condivisa dalla gran parte dei chirurghi plastici, ed in modo tale da ottenere un risultato accettabile nella media dei pazienti;
che, inoltre, la circostanza che la paziente si sia dichiarata soddisfatta del risultato ottenuto con il secondo intervento chirurgico (del dottor L.) non comprova né mancanza di diligenza né erronea scelta chirurgica nell’intervento eseguito dal dottor B.;
che, come sottolineato dai CTU, entrambi gli interventi sono ben codificati, progettati ed eseguiti a regola d’arte che portano a risultati estetici differenti per alcuni aspetti (come ad esempio un maggior riempimento del polo superiore nell’intervento eseguito dal dottor L. e un aspetto più naturale delle mammelle in quello eseguito dal dottor B.);
che, per quanto attiene al processo di informazione e acquisizione di un valido consenso informato, incombe sul medico un preciso obbligo di ottenere il consenso del paziente, dopo averlo preventivamente informato (Cass. n. 7027/2001). L’informazione deve essere relativa alla “natura dell’intervento medico e chirurgico, alla sua portata ed estensione, ai rischi, ai risultati conseguibili, alle possibili conseguenze negative, alla possibilità di conseguire il medesimo risultato attraverso altri interventi e ai rischi di questi ultimi”; il paziente deve essere messo concretamente in condizione di valutare ogni rischio ed ogni alternativa (Cass. n 364/1997; Cass. n. 10014/1994, e da ultimo vedi Cass. Sez. 3 – Sentenza n. 2747/2010);
che, nel caso di specie, come anche sottolineato dai CTU, la modulistica allegata al fascicolo documentale e chiaramente controfirmata dalla paziente può considerarsi, sotto il profilo informativo, esaustiva, chiara, completa ed attinente alla tipologia dell’intervento prospettato, nonché proporzionato al grado culturale in materia sanitaria della paziente;
che, infatti, nella fattispecie, si ravvisa una chiara descrizione della tipologia dell’intervento (mastoplastica additiva), della tecnica chirurgica prospettata, delle sue indicazioni, complicanze ed alternative terapeutiche, nonché dei rischi statisticamente correlati alla procedura medesima;
che, inoltre, anche in sede di visita clinica pre-operatoria, il convenuto esplicitava alla cliente la tipologia dell’intervento in fieri (mastoplastica additiva), unitamente alle specifiche indicazioni estetiche ed alle caratteristiche dei risultati tecnicamente attendibili, nonché alle eventuali alternative terapeutiche ed ai rischi e complicanze ad esso correlate (come confermato anche dalla teste S.C.).
Ritiene dunque il Tribunale che risulta la prova dell’adempimento da parte del convenuto dell’obbligazione accessoria avente ad oggetto una corretta informazione circa l’intervento chirurgico effettuato.
Questo giudice condivide le argomentazioni e le conclusioni cui sono pervenuti i C.T.U., con metodo corretto ed immune da vizi logici o di altra natura e ritiene che non possano ravvisarsi nel caso di specie profili di colpa professionale in capo al convenuto.
Tuttavia, come già esposto, l’attrice assumeva che l’intervento effettuato dal convenuto non aveva prodotto il risultato concordato inter partes.
Occorre rilevare che se è pacifico che l’obbligazione assunta dal medico sia in generale di mezzi, nell’ambito della chirurgia estetica è altresì possibile che il sanitario assuma nei confronti del paziente un’obbligazione di risultato.
Ritiene, infatti, il Tribunale che sebbene le Sezioni Unite (sentenza n. 577 del 2008) abbiano recentemente statuito che la distinzione tra obbligazioni di mezzi e obbligazioni di risultato abbia una funzione prevalentemente descrittiva, tale distinzione ha ancora sua autonoma rilevanza in considerazione delle specifiche obbligazioni assunte dal debitore della prestazione.
Anche le citate Sez. Unite limitano il superamento della distinzione tra obbligazione di mezzi e di risultato “quantomeno in tema di riparto dell’onere probatorio” per le considerazioni già enunciate nella sentenza delle Sezioni Unite n. 13533/2001.
Infatti nella citata sentenza n. 577/2008 si afferma che “il meccanismo di ripartizione dell’onere della prova ai sensi dell’art. 2697 c.c. in materia di responsabilità contrattuale (in conformità a criteri di ragionevolezza per identità di situazioni probatorie, di riferibilità in concreto dell’onere probatorio alla sfera di azione dei singoli soggetti e di distinzione strutturale tra responsabilità contrattuale e da fatto illecito) è identico, sia che il creditore agisca per l’adempimento dell’obbligazione, ex art. 1453 c.c., sia che domandi il risarcimento per l’inadempimento contrattuale, ex art. 1218 c.c., senza richiamarsi in alcun modo alla distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato”.
In particolare si sottolinea che “l’allegazione del creditore non può attenere ad un inadempimento, qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato, e cioè astrattamente efficiente alla produzione del danno. Competerà al debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è proprio stato ovvero che, pur esistendo, non è stato nella fattispecie causa del danno”.
Pertanto, nell’ipotesi di asserita colpa medica, l’attore (paziente) dovrà allegare l’inadempimento qualificato e l’evento non desiderato (lesione del bene salute); spetterà invece al convenuto (sanitario o struttura ospedaliera) l’onere di provare o il corretto adempimento o la non imputabilità dell’evento non desiderato all’inadempimento.
Nel caso in cui il paziente assuma che il medico si sia obbligato al raggiungimento di uno specifico risultato, e questo venga contestato, incomberà sull’attore l’onere di provare l’intervenuto accordo inter partes; in ogni caso, spetterà al convenuto l’onere di provare o il raggiungimento del risultato o che il mancato raggiungimento dello stesso sia stato determinato da cause a lui non imputabili (art. 1218 cc.).
Nella fattispecie concreta l’attrice ha fornito la prova dell’accordo tra le parti circa il risultato da raggiungere con l’intervento.
Infatti la teste L.d.R. all’udienza del 21.12.2009 dichiarava: “Ricordo con esattezza che la B. mostrò al dottor B. la foto sub. doc. 1 scattata prima della maternità e il dottor B. disse che dopo l’intervento chirurgico la B. avrebbe avuto un seno come raffigurato in foto”.
Cosi anche dichiarava la testa G.P.: “..mia figlia mostrò la foto prodotta sub doc. 1 al dr. B. e questi disse che mia figlia avrebbe avuto lo stesso seno che aveva prima della maternità e come raffigurato nella foto”.
A fronte di ciò il convenuto non ha dimostrato invece di avere esattamente adempiuto all’obbligazione assunta con l’attrice.
Come anche rilevato dai CTU, “se il Chirurgo avesse assunto con la paziente un impegno preciso per un risultato estetico uguale a quello indicato nel capitolo 3 della memoria di parte attrice, tale esito, come si desume dalle foto post- operatorie allegate, non è stato raggiunto dal Dr. B., né poteva essere ottenuto con il tipo di interevento da lui eseguito”.
Per poter raggiungere il risultato promesso all’attrice il convenuto avrebbe quindi dovuto effettuare un altro tipo di operazione e non quella che, sia pure correttamente e senza margini di colpa, è stata dallo stesso consigliata ed eseguita.
Alla luce di tali considerazioni, pertanto, il convenuto deve essere condannato a corrispondere all’attrice la somma di Euro 7.300,00, equivalente a quella pagata dall’attrice per il primo intervento, rivelatosi quindi nella specie inutile. Su questa somma non spetta all’attrice il maggior danno da rivalutazione monetaria come statuito anche recentemente dalla Cassazione nella Sentenza n. 3073/2006.
Pertanto, il convenuto deve essere condannato al pagamento, in favore dell’attrice, della somma di Euro 7.300,00, oltre interessi legali dal 07.05.2003 al saldo.
Il convenuto dovrà corrispondere, sempre a titolo di danno patrimoniale, l’ulteriore somma di Euro 351,29, relativa alle spese sostenute dall’attrice per ulteriori esami e visite mediche, effettuate sino al 17.10.2003.
Rivalutata ad oggi detta somma, secondo gli indici ISTAT costo vita, la stessa è pari a complessivi Euro 398,00.
Questo giudice ritiene, inoltre, che deve essere accolta la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale proposta dall’attrice.
Recentemente la Cassazione a Sez. Unite (sentenza n. 26972/2008) ha ritenuto che, nell’ambito del danno non patrimoniale, il riferimento a determinati tipi di pregiudizi, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno. È compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione.
Nel caso di specie dalla ricostruzione di quanto occorso nonché dalle allegazioni fatte, si rileva che l’attrice ha certamente subito un pregiudizio al bene salute derivante dall’essere stata sottoposta ad un intervento chirurgico inutile, non foriero del risultato pattuito e non conseguito.
interessi compensativi, al tasso annuo medio ponderato del 2%, sulla somma di Euro 3.398,00, dalla data dell’intervento (07.05.2003) ad oggi;
interessi, al tasso legale, sempre sulla somma di Euro 3.398,00, dalla data della presente sentenza al saldo effettivo.
Deve essere invece rigettata la domanda dell’attrice avente ad oggetto la restituzione della somma di Euro 7.112,65 dalla stessa versata per il secondo intervento.
Infatti, ritiene il tribunale che non vi sia nesso di causalità tra l’inadempimento del convenuto e il secondo interevento chirurgico. In assenza di colpa medica e della lesione permanente al bene salute, l’attrice avrebbe comunque potuto evitare di sottoporsi al secondo intervento atteso che quello effettuato dal convenuto, sebbene non idoneo in relazione all’obbligazione di risultato assunta, era stato comunque eseguito in modo “congruo e a regola d’arte” (vedi supplemento relazione peritale).
Le spese della consulenze tecniche di ufficio vanno poste a carico del convenuto.
Consegue alla soccombenza la condanna del convenuto a rifondere all’attrice le spese processuali.
condanna il convenuto al pagamento, in favore dell’attrice, della somma di Euro 7.300,00, oltre interessi legali dal 07.05.2003 al saldo;
condanna il convenuto al pagamento, in favore dell’attrice, della somma di Euro 3.398,00, oltre interessi, come specificati in motivazione;
rigetta ogni altra domanda proposta dall’attrice;
pone le spese della consulenza tecnica d’ufficio a carico del convenuto;
condanna il convenuto a rifondere all’attrice le spese processuali, che liquida in Euro 442,00 per spese imponibili, Euro 325,00 per anticipazioni, Euro 2.034,00 per diritti, Euro 2.927,50 per onorario di avvocato, Euro 620,19 per spese generali, oltre I.V.A. e C.P.A.;
Milano, 28.05.2010
DOMANDA : COSA E’ IL DANNO DA INTERVENTO ESTETICO?
E’ IL DANNO PROVOCATO D AINTERVENTI O TRATTAMENTI ESTETICI CHE HANNO PEGGIORATO LA SITUAZIONE DELLA PAZIENTE
DOMANDA : E IL CENTRO ESTETICO PUO’ ESSERE RESPONSABILE?
E’ responsabile il centro estetico, laddove non verificando accuratamente lo stato di salute, con adeguata anamnesi del cliente non ha correttamente valutato o ha sottovalutato i rischi cui esponeva la detta effettuando indiscriminatamente terapie estetiche e non proprio tali
DOMANDA QUALI INTERVENTI DANNO I MAGGIORI PROBLEMI?
Naso – esiti di rinoplastica
Seno – esiti di mastoplastica
esiti di procedure di liposuzione
esiti di addominoplastica
esiti di lifting facciale
esiti di otoplastica
esiti di blefaroplastica
DOMANDA : COSA E’ LA LIPOSUZIONE ?
La liposuzione, conosciuta anche con i vari nomi di lipoplastica oppure di lipoaspirazione o di liposcultura e con altri appellativi che vanno a distinguerne numerose varierà tecniche snellisce e rimodella aree specifiche del corpo, rimuovendo definitivamente i depositi localizzati e diffusi di grasso in eccesso,
DOMANDA COSA E’ IL LIFTING FACCIALE QUALI DANNI PRODUCE?
Il lifting è un intervento di alta chirurgia il cui scopo è il miglioramento dell’aspetto del viso. Il miglioramento viene ottenuto mediante lo stiramento della cute e dei muscoli della faccia, dove necessario anche rimozione di grasso
Il lifting facciale puo’ portare a danni nervosi dei nervi del viso o a Altre complicanze del lifting del viso: Sanguinamento/ematoma, Infezione Necrosi cutaneaAlopecia post chirurgica Dermatite da contatto Irregolarità del contorno facciale
DOMANDA COSA DEVE FARE IL CHIRURGO ESTETICO IN CASO DI DANNO?
Nel caso mancato raggiungimento del risultato che configuri inadempimento, il chirurgo estetico è tenuto a:
Se è responsabile deve risarcire al paziente l’eventuale danno biologico (anche di natura psichica) causato con l’intervento non riuscito, specialmente se ha compromesso la fattibilità di un futuro nuovo intervento con il quale il paziente possa raggiungere il risultato estetico sperato;
Se è responsabile deve restituire al paziente il compenso ricevuto, in caso di proposizione ed accoglimento della domanda di risoluzione del contratto per inadempimento.
Domanda : quale informativa deve dare il chirurgo estetico al paziente?
quanto alle modalità ed ai caratteri del consenso alla prestazione medica, che – come messo in risalto da questa Corte (tra le altre, Cass., 23 maggio 2001, n. 7027; Cass., 16 ottobre 2007, n. 21748; Cass. 9 febbraio 2010, n. 2847; Cass., 27 novembre 2012, n. 20984; Cass., 28 luglio 2011, n. 16453; Cass., 20 agosto 2013, n. 19220) – esso, anzitutto, deve essere personale (salvo i casi di incapacità di intendere e volere del paziente), specifico e esplicito, nonchè reale ed effettivo, non essendo consentito il consenso presunto.
A tal riguardo, si è puntualizzato che non adempie all’obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato il medico il quale ritenga di sottoporre al paziente, perché lo sottoscriva, un modulo del tutto generico, da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente medesimo abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni (Cass., 8 ottobre 2008, n. 24791).
Inoltre, la qualità del paziente non rileva ai fini della completezza ed effettività del consenso, bensi sulle modalità con cui è veicolata l’informazione, ossia nel suo dispiegarsi in modo adeguato al livello culturale del paziente stesso, in forza di una comunicazione che adotti un linguaggio a lui comprensibile in ragione dello stato soggettivo e del grado delle conoscenze specifiche di cui dispone (cfr. Cass. n. 19220 del 2013, cit.).
DOMANDA : LA BLEFEROSPLASTICA COSA E’ E QUL IDANNI PRODUCE
La pleferoplastica è la correzione della palpebre cadenti.
I tipi più comuni di lesioni risarcibili causate da errori durante l’intervento di blefaroplastica/plastica alle palpebre sono:
Impossibilità di chiudere completamente gli occhi

References: Cass. 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1453
 art. 1218
 Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.