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Timestamp: 2019-08-20 07:59:55+00:00

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Venerdì 15 Maggio 2015 05:38	Francesco Annunziata
L'attore-avvocato ha convenuto in giudizio la compagnia di assicurazione in quanto quest'ultima, agendo con negligenza e colpa grave, erroneamente aveva comunicato alla assistita che il professionista, a seguito dell'intercorsa transazione, avrebbe dovuto percepire una somma inferiore a quella effettivamente concordata. Con la sentenza che segue il Tribunale ha affermato che "il danno è serio in quanto in un contesto lavorativo fortemente concorrenziale, quale è quello dei professionisti operanti nel mondo forense, la credibilità acquisita può essere rapidamente minata dai diffondersi di notizie non vere. Inoltre, sussiste, nella specie, anche l'estremo della gravità, poiché il contenuto della missiva predisposta da Assicurazioni s.p.a., induce a generare dubbi sulla correttezza professionale dell'attore e, quindi, sulla qualità fondamentale (accanto a quella della preparazione) che spinge solitamente un soggetto a rivolgersi all'assistenza di un dato professionista" (Tribunale di Nola - sentenza 01.05.2015).
(Sentenza inviata dall'avv. Luigi Carbone)
Il Tribunale di Nola, Il Sezione Civile, nella persona della dott.ssa Rosa Paduano, in funzione di Giudice unico, ha emesso la seguente
nella causa civile iscritta al n. 3304 del Ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2011, avente ad oggetto "risarcimento danni", riservata per la decisione all'udienza del 13.01.2015, con assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c., e vertente
LLL CCC (CF: <…>), con studio in Terzigno, alla Via <…>, quale procuratore di se stesso
ASSICURAZIONE S.P.A. , in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in <…>, alla Via <…>, presso lo studio dell'avv. EEE GGG, dalla quale è rappresentata e difesa in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta
Per l'attore: accogliere la domanda.
Per la convenuta: in via preliminare, dichiarare la carenza di legittimazione passiva con estromissione dal giudizio; nel merito rigettare la domanda.
I. La presente sentenza viene redatta tenendo conto del disposto di cui al n. 4) dell'art. 132, 2° comma c,p.c. (è stato soppresso il riferimento allo "svolgimento del processo" stabilendosi che la sentenza deve contenere solo "la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione"), come sostituito ex ari. 45, 17° comma L. 18 giugno 2009, n. 69, in vigore dal 4 luglio 2009 ma applicabile, ex art. 58, 2° comma L. n. 69/09 cit., anche ai giudizi pendenti in primo grado a tale data.
2. Con atto di citazione ritualmente notificato, l'Avv, Lll Ccc conveniva in giudizio innanzi a questo Tribunale, la Assicurazioni s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., per sentir così provvedere: a) accertare e dichiarare che la convenuta, agendo con negligenza e colpa grave, ha erroneamente comunicato alla sig.ra Bbb Aaa che l'istante, a seguito dell'intercorsa transazione, avrebbe dovuto percepire inferiore a quello effettivamente concordato, causandogli danni all'immagine e al decoro, nonché danni da lucro cessante, derivante dalla revoca di tutti gli incarichi professionali b) per l'effetto, condannare la convenuta al pagamento della somma di curo 25.000,00 o, in via subordinata, della somma della somma ritenuta satisfattiva e/o equa, entro il limite di curo 25.000, per tutti i danni subiti, oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla domanda al soddisfo, con vittoria di spese. In particolare, l'Avv. Lll Ccc domanda accertarsi la responsabilità della convenuta, per avere questa diffuso, per il tramite di una lettera inviata alla sig.ra Bbb Aaa, da esso difesa in una controversia giudiziaria instaurata contro la suddetta società, notizie false e lesive dell'immagine e del decoro: l'attore lamenta l'invio in data 05.11.2010, da parte della compagnia Assicurazioni s.p.a. a Bbb Aaa di una missiva nella quale veniva comunicato alla cliente che il sinistro, per il quale era stato incardinato dall'odierno attore giudizio dinnanzi al Giudice di Pace, nell'interesse della sig.ra Beneduce, era stato transatto per la somma di curo 1.500.00. di cui curo 585.00 per compensi professionali, lasciando intendere, dunque, che la somma liquidata in favore della danneggiata fosse pari ad curo 915,00 e non ad euro 800,00, cifra quest'ultima dall'attore comunicata alla propria cliente; il tenore della missiva, in definitiva, induceva la cliente a ritenere che, dunque, l'Avv. Carbone avesse trattenuto indebitamente cifre superiori a quelle a lui spettanti.
Si costituiva la Assicurazione s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., eccependo la propria carenza di legittimazione passiva e, nel merito, l'infondatezza della domanda.
Espletata l'istruttoria, la causa, rinviata dal precedente Giudicante per esigenze di ruolo per due volte in prosieguo di precisazione delle conclusioni, veniva riservata in decisione all'udienza del 13.01.2015, con concessione dei termini di cui all'art. 190 c.p.c..
3. Tanto premesso, in via pregiudiziale deve rigettarsi l'eccezione di nullità della citazione atteso che l'atto introduttivo contiene, tutti gli elementi richiesti dall'art. 163, nn. 3) e 4) c.p.c., sia quanto ai fatti rilevanti ai tini dell'individuazione delle ragioni della domanda sia in riferimento al contenuto della pretesa fatta valere in giudizio, siccità in alcun modo può dirsi violato il diritto di difesa della parte convenuta.
4 In via preliminare, pacifica essendo la legittimazione attiva, si ritiene priva di pregio l'eccezione di parte convenuta di carenza di legittimazione passiva, con conseguenze richiesta di estromissione del giudizio: invero, nonostante la scarsa chiarezza che questo Tribunale deve rilevare in relazione alle ragioni sottese all'indicata eccezione, nessun dubbio sussiste circa la legittimazione passiva di parte convenuta, emergendo con evidenza dalla prospettazione dei fatti nonché dalle conclusioni precisate dall'attore che la richiesta di risarcimento danni è proposta per le conseguenze pregiudizievoli asseritamente conseguite ad una missiva inviata dalla medesima compagnia assicurativa ad una cliente dell'attore.
Sempre in via preliminare, infondata è l'eccezione di incapacità a testimoniare del teste escusso, collaboratore di studio dell'attore, tempestivamente eccepita da parte convenuta al momento dell'espletamento della prova testimoniale e ribadita nelle successive difese: posto, infatti, che secondo l'orientamento ormai concorde della giurisprudenza l'interesse che determina l'incapacità a testimoniare è solo quello giuridico, personale, concreto e attuale che, alla stregua dell'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c.. comporta o una legittimazione principale a proporre l'azione o a contraddirvi o una legittimazione secondaria ad intervenire in un giudizio proposto da altri (cfr. Cass..n.8239/12; Cass., 9353/12; Cass., 10382/02; Cass., 14963/02), nel caso di specie non è dato ravvisare l'interesse in questione, in quanto, alla stregua della situazione giuridica dedotta in lite, deve escludersi che il teste abbia un interesse nel senso indicato, in relazione all'esito del giudizio.
Infine, si ritiene che non sussistono le condizioni, ex art. 89 c.p.c., per disporre la cancellazione delle espressioni segnalate da parte convenuta nella il memoria istruttoria depositata in cancellaria l'11 .01.2012, atteso che la cancellazione delle espressioni offensive o sconvenienti contenute negli scritti difensivi va esclusa quando le espressioni in parola non siano dettate da un passionale e scomposto intento dispregiativo e non rivelino perciò un intento offensivo nei confronti della controparte (o dell'ufficio), ma conservando pur sempre un rapporto, anche indiretto, con la materia controversa, senza eccedere dalle esigenze difensive, siano preordinate a sostenere la tesi prospettata (cfr.. tra le altre, Cass. Civ., Sez.III, 5 maggio 2009. n. 10288), come appare avvenuto nel caso di specie.
5. Nel merito, la domanda è fondata nei limiti di seguito indicati.
Invero, nella prospettazione dell'attore, la missiva del 05.11.2010, di cui si discorre, avrebbe un contenuto lesivo della reputazione e del prestigio professionale dell'Avv. Ccc, in quanto idonea ad ingenerare nella destinataria l'errato convincimento che l'avvocato avesse trattenuto somme ad esso non spettanti.
In particolare, nella lettera del 05.11.2010, inviata alla cliente dell'attore sig.ra Bbb, la compagnia assicurativa, facendo riferimento al sinistro del 31.10.2009, oggetto della causa dinnanzi al Giudice di Pace per la quale l'attore prestava il proprio patrocinio, comunicava alla parte danneggiata, Bbb Aaaa, di avere dato disposizione al proprio istituto di credito, a seguito dell'avvenuta transazione del sinistro, di inviare un assegno di curo 1.500,00, precisando che tale importo era comprensivo dei compensi professionali, concordati in curo 585,00 e spettanti al legale che aveva assistito la danneggiata (cfr. copia missiva allegata alla produzione attorea).
Invero, il contenuto della lettera si rivela effettivamente non rispondente al vero, ove si consideri che:
1) con fax del 27.10.2009, l'avv. Ccc, dichiarava di accettare la proposta transattiva di curo 800,00 per sorta capitale ed euro 700,00 per spese e compensi professionali come da accordo transattivo concluso dall'attore con il fiduciario perito della compagnia assicurativa Mmm;
2) con successiva lettera del 10.12.2010, l'attore chiedeva alla compagnia assicurativa di rettificare la lettera del 05.11.2010, mediante comunicazione, direttamente alla signora Bbb, di quali fossero gli importi effettivamente concordati per sorta e competenze professionali (euro 800 per sorta ed euro 700 per spese e competenze professionali);
3) che con lettera del 20.12.2010 la UGF Assicurazioni s.p.a. ammetteva di aver erroneamente quantificato gli onorari in curo 585,00, anziché in curo 800, facendo, peraltro, presente che il perito aveva comunicato alla compagnia unicamente l'importo complessivo della transazione, senza specificazione dell'importo concordato per l'onorario. Ne consegue che la lettera del 05.11.2010. con la quale la compagnia assicurativa ha comunicato alla cliente che, della somma liquidata, solo il minore importo di curo 585,00 spettava all'avvocato Ccc, riportava chiaramente una notizia non vera.
Del resto, a conferma di quanto da ultimo osservato, multa la missiva citata del 20.12.2010, nella quale la società ammetteva l'errore nel quale era incorsa nella lettera inviata alla Bbb.
Così facendo, dunque, la compagnia assicurativa ha ingenerato nella cliente il convincimento erroneo, ma giustificato ampiamente dal tenore della missiva, che l'Avv. Ccc non avesse titolo per trattenere la parte della somma liquidata dalla società nella misura da lui indicata alla cliente, mentre, come innanzi osservato, all'incirca euro 700/800 - somma, invero, sulla quale non vi è chiarezza, ma certamente superiore a quella di euro 585,00 riportata nella missiva - risultano, certamente, da imputare alla prestazione resa dal citato professionista.
Vi è poi la prova che il contenuto della citate lettere abbia screditato, di fronte alla cliente, il prestigio e la reputazione professionale dell'Avv. Ccc.
Infatti, sulla scorta della deposizione resa dal teste escusso in corso di causa Nnn Ccc, può ritenersi senz'altro provato che, a seguito della ricezione della missiva dei 05.11.2010, la sig.ra Bbb, fino ad allora cliente dello studio Ccc, interrompeva ogni rapporto con Io stesso, ritenendo di essere stata ingannata dall'Avv. Ccc, per avere questi comunicato, un importo di liquidazione del sinistro meno favorevole rispetto a quello effettivamente liquidato; in definitiva, la lettera inviata dalla compagnia assicurativa convinceva la cliente del fatto che l'Avv. Ccc avesse posto in essere una condotta scorretta e che, in ragione di tanto, essa, non nutrendo più fiducia nell'operato del legale, dichiarava che avrebbe comunicato ai suoi conoscenti l'accaduto e che, per il futuro, avrebbe interrotto ogni rapporto professionale.
Le esposte risultanze inducono a ritenere integrata la lesione della reputazione professionale dell'Avv. Ccc.
Infatti, a seguito dell'invio della lettera innanzi esaminata, la cliente dello studio era indotta a dubitare della serietà e correttezza del legale, al punto di decidere di non fare più ritorno allo studio e di non avvalersi dell'opera dell'attore. Inoltre, e soprattutto, in essa si radicava il convincimento che quest' ultimo avesse tenuto un comportamento eticamente e professionalmente scorretto.
Del resto, la reazione avuta dalla cliente si ritiene costituisca una conseguenza diretta ed immediata della non corretta formulazione della lettera di cui sopra da parte della convenuta. Infatti, se quest'ultima, nel predisporre la missiva, avesse precisato correttamente gli importi dovuti per sorta capitale e competenze professionali, la cliente non avrebbe dubitato della correttezza del suo avvocato.
Sussistono, del resto, i presupposti richiesti dalla giurisprudenza per ammettere il risarcimento del pregiudizio non patrimoniale.
In proposito giova premettere che, secondo l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., quale recepita dalla più recente giurisprudenza, ove sia configurabile la lesione di diritti della persona costituzionalmente protetti e tale lesione abbia determinato un danno non patrimoniale, vi e' l'obbligo di risarcire tale danno, quale che sia la fonte della responsabilità, contrattuale od extracontrattuale (cfr. Cass. civ. n. 24143/10). Come noto, infatti, fuori dei casi determinati dalla legge, è data tutela risarcitoria al danno non patrimoniale solo se sia accertata la lesione di un diritto inviolabile della persona. La gravità dell'offesa e la serietà del pregiudizio costituiscono requisiti ulteriori per l'ammissione a risarcimento dei danni non patrimoniali alla persona conseguenti alla lesione di diritti costituzionali inviolabili. Il filtro della gravità della lesione e della serietà del danno attua il bilanciamento tra il principio di solidarietà verso la vittima, e quello di tolleranza, con la conseguenza che il risarcimento del danno non patrimoniale è dovuto solo nei caso in cui sia superato il livello di tollerabilità ed il pregiudizio non sia futile (cfr. Cass. civ. sez. un. n. 26972/08).
Nel caso in esame viene in rilievo la lesione dì un interesse di rango costituzionale, quale è appunto il diritto, tutelato dall'art. 2 Cost., all'integrità della reputazione professionale, da intendersi come la considerazione di cui l'esercente la professione di avvocato (ovvero altra attività caratterizzata dall'impiego di energie e facoltà prevalentemente intellettuali) gode nel contesto sociale e lavorativo nel quale esplica la propria azione.
Infatti, come innanzi detto, la missiva invocata dall'attore, ha determinato la perdita, da parte dell'Avv. Ccc, della cliente e la lesione dell'immagine professionale dello stesso di fronte al soggetto coinvolto nella descritta vicenda.
Il danno è serio in quanto in un contesto lavorativo fortemente concorrenziale, quale è quello dei professionisti operanti nel mondo forense, la credibilità acquisita può essere rapidamente minata dai diffondersi di notizie non vere. Inoltre, sussiste, nella specie, anche l'estremo della gravità, poiché il contenuto della missiva predisposta da Assicurazioni s.p.a., induce a generare dubbi sulla correttezza professionale dell'attore e, quindi, sulla qualità fondamentale (accanto a quella della preparazione) che spinge solitamente un soggetto a rivolgersi all'assistenza di un dato professionista.
Va, tuttavia, tenuto in considerazione che la compagnia assicurativa ha ritenuto di modificare il tenore della lettera invitata alla danneggiata, successivamente alla formale diffida ad essa inoltrata dall'Avv. Ccc,
6. Passando alla quantificazione dei danni, quest'ultima non può che avvenire, ex art. 1226 e 2056 c.c., in via equitativa, tenendo conto della natura non patrimoniale del danno di cui si discorre.
Pertanto, considerato che la condotta contestata dall' attore alla convenuta non si è ripetuta nel tempo ed ha coinvolto un solo cliente e. benchè il contenuto delle missive abbia certamente leso la dignità professionale dell'istante, la compagnia assicurativa ha provveduto alla rettifica, il pregiudizio dall'istante patito può stimarsi, in via equitativa e all'attualità, in complessivi curo 1.500,00, tenuto, peraltro, conto dell'assenza delle condizioni per ravvisare un pregiudizio di ordine "esistenziale" alla luce della pronuncia delle Sez. Un. della S.C. (sentenza n. 26972 del 24 giugno/11 novembre 2008), secondo cui non sono meritevoli di tutela risarcitoria i pregiudizi consistenti in meri disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale, occorrendo inoltre pur sempre che, in riferimento al danno dedotto, la parte istante alleghi specifiche circostanze e fornisca adeguata prova, entrambe nella specie assenti considerata la genericità di quanto dedotto e valutato il fatto nel suo complesso.
Vertendosi in materia di illecito extracontrattuale e, quindi, di debito di valore, all'importo di curo 1.500,00, all'attualità, occorre poi aggiungere il lucro cessante, consistente nel pregiudizio subito dal danneggiato per la ritardata corresponsione di quanto ad esso dovuto a titolo risarcitorio: la quantificazione del danno anzidetto può essere operata, alla stregua dell'autorevole insegnamento delle sezioni unite della Suprema Corte (cfr. diffusamente, sent. 17 febbraio 1995 n.1712). mediante l'attribuzione degli interessi al tasso legale calcolati, con decorrenza dal fatto, non già sulla somma valutata all'attualità, bensì su quella originaria, rivalutata anno per anno (v. Cass. Sez. Un. 17/2/95, n. 1712; cfr. Cass. 8/5/98, n. 4677). Nella specie, l'importo di € 1.500,00 va "devalutato" alla data del verificarsi del danno, collocabile temporalmente al 05.11.2010, data cui risale l'invio della lettera, e poi su detto importo, rivalutato anno per anno secondo le variazioni ISTAT relative al costo della vita, vanno calcolati gli interessi legali, fino alla data di deposito della presente sentenza.
Dalla pronuncia della sentenza, con la trasformazione dell'obbligazione di valore in debito di valuta, sono dovuti, ex art. 1282 c.c., sulla somma complessivamente liquidata gli ulteriori interessi al saggio legale fino saldo effettivo (cfr. in tal senso, Cass. civ. sentenze n. 13470/99, 4030/98).
7. Viceversa, non adeguatamente provata si rivela la domanda di risarcimento del danno patrimoniale.
Al riguardo, invero, non vi è la prova che, dopo la ricezione della missiva, la cliente dello studio di cui sopra abbia revocato il mandato già conferito all'attore per la trattazione di altre questioni legali.
Manca, invero, ogni riferimento all'entità dei pregiudizi sofferti dal soggetto in questione, e. quindi, alla misura del compenso che l'attore avrebbe potuto percepire dall'affidamento degli incarichi.
Del resto, come affermato in giurisprudenza, l'accoglimento della domanda di risarcimento del danno da lucro cessante o da perdita di chance esige la prova, anche presuntiva, dell'esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità e non di mera potenzialità, l'esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile (cfr. Cass. Civ. n. 11353/10).
Pertanto, la convenuta Assicurazioni s.p.a., va condannata al pagamento, in favore dell'attore Lll Ccc, della somma di curo 1500,00 all'attualità oltre interessi legali: su tale ultima somma dalla presente pronuncia al saldo effettivo e sulla somma di curo 1500,00, devalulata all'epoca del fatto (05.11.2010) e poi progressivamente rivalutata, di anno in anno, secondo gli indici I.S.T.A.T. dal giorno del fatto (05.11.2010) fino alla presente pronuncia.
8. Le spese di giudizio seguono la soccombenza della convenuta e si liquidano come in dispositivo.
Il Tribunale di Nola, II Sezione Civile, nella persona della dott.ssa Rosa Paduano in funzione di Giudice unico, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Lll Ccc nei confronti della Assicurazioni s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., con atto di citazione notificato ritualmente così provvede:
1) condanna la convenuta Assicurazione s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento, in favore dell'attore Lll Ccc, della somma di curo 1500,00 all'attualità, oltre interessi legali: su tale ultima somma dalla presente pronuncia al saldo effettivo e sulla somma di curo 1500,00, devalutata all'epoca del fatto ( 05. 11.2010) e poi progressivamente rivalutata, di anno in anno, secondo gli indici I.S.T.A.T. dal giorno del fatto (05.11.2010) fino alla presente pronuncia;
2) condanna la convenuta Assicurazione s.p.a, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento in favore dell'attore Lll Ccc delle spese di giudizio, che liquida in complessivi curo 1445,00, di cui curo 230,00 per spese, curo 1.215,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15 %, I.V.A. e C.P.A. come per legge.
Così deciso in Nola, 01.05.2015

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 190
 sentenza 
 sentenza 
 art. 58
 art. 100
 art. 89
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1226
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 art. 1282
 Cass. 
 Cass.