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Timestamp: 2020-07-15 12:58:37+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11614 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11614 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 11/01/2017, dep.11/05/2017), n. 11614
Dott. DE MAS Oronzo – Consigliere –
sul ricorso 25067-2011 proposto da:
M.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA DARDANELLI
13, presso lo studio dell’avvocato MERSIA ALFIERI, rappresentato e
difeso dall’avvocato ANTONELLA FERRARIS giusta delega in calce;
EQUITALIA SESTRI SPA in persona del legale rappresentante pro
avverso la sentenza n. 36/2011 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,
11/01/2017 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA;
udito per il ricorrente l’Avvocato RIBALTONE per delega dell’Avvocato
FERRARIS che insiste per l’accoglimento e dei motivi di ricorso;
dell’Avvocato FRONTICELLI BALDELLI che deposita duplicato avviso di
ricevimento mod. 234 e nel merito chiede il rigetto;
Con due separati ricorsi M.G. impugnava innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Verbania n. 22 avvisi di mora, con relative cartelle, e n. 22 intimazioni di pagamento, sostenendo, tra gli altri motivi di impugnazione, anche l’omessa notifica degli atti presupposti e, quindi, la prescrizione dei crediti azionati. La CTP di Verbania, previa riunione, accoglieva i ricorsi, condannando Equitalia Sestri S.p.A. al pagamento delle spese di lite. Avverso tale sentenza Equitalia proponeva appello, e la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, in parziale riforma della sentenza di primo grado, rigettava il ricorso del contribuente in relazione alle intimazioni di pagamento. Propone ricorso per cassazione M.G. svolgendo un unico motivo. Equitalia Nord S.p.A., società incorporante Equitalia Sestri S.p.a., ha presentato controricorso.
Con l’unico motivo di ricorso si denuncia la sentenza impugnata per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, (Statuto del contribuente) correlato con la L. n. 241 del 1990, art. 3, in quanto la CTR avrebbe imposto erroneamente un supposto obbligo di diligenza a carico del contribuente nella comprensione degli atti impositivi, stabilendo che lo stesso era tenuto a richiedere all’Amministrazione chiarimenti, essendo invece obbligo della stessa redigere le intimazioni di pagamento in modo intellegibile, al fine di escludere qualsiasi pregiudizio del diritto di difesa. In quanto atti impositivi, le intimazioni di pagamento debbono possedere tutti i requisiti di chiarezza sanciti in via generale dell’art. 7 dello Statuto del contribuente.
2.1.Secondo l’orientamento espresso da questa Corte, è inammissibile il motivo di ricorso in cui sia denunciata puramente e semplicemente la violazione di norme di diritto (nella specie la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, correlato con la L. n. 241 del 1990, art. 3), senza alcun riferimento alle conseguenze che l’errore (sulla legge) processuale comporta, vale a dire la nullità della sentenza o del procedimento, essendosi il ricorrente limitato ad argomentare solo sulla violazione delle norme indicate in rubrica (Cass. Sez. 6 – 3, ord. n. 19134 del 2015). L’inammissibilità involge anche l’esposizione della censura, in quanto le argomentazioni sono formulate in guisa tale da non consentire di riferirle specificamente ad uno dei motivi di cui all’art. 360 c.p.c..
2.2. Il motivo, inoltre, è carente sotto il profilo dell’ autosufficienza, atteso che il ricorrente ha omesso di indicare compiutamente gli atti rilevanti a sostegno delle doglianze, (Cass. 23 settembre 2002, n. 13822; 19 marzo 2007, n. 6361), specificando in quale fase del giudizio di merito le tesi difensive argomentate in ricorso sono state illustrate, indicando l’atto o il verbale di udienza ove sono state formulate, ciò al fine di consentire un apprezzamento preliminare della decisività della questione da parte del collegio (Cass., 16 aprile 2003, n. 6055; 29 settembre 2005, n. 19165), oltre che la ritualità e la tempestività delle relative domande ed eccezioni.
L’esposizione del ricorso, è carente della indicazione del contenuto degli atti impugnati, di cui si sarebbero dovuti riportare almeno i dati salienti a sostegno della tesi difensiva che lamenta il difetto di motivazione e l’illegibilità.
2.4. Il motivo è, infine, inammissibile perchè parte ricorrente nello sviluppo illustrativo domanda nella sostanza una rinnovazione del giudizio in ordine alla valutazione della comprensione degli atti censurati (intimazioni di pagamento, avvisi di mora), già adeguatamente espletato dal giudice di appello. Con il ricorso si induce piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali, così come accertate e ricostruite dal giudice del merito, con conseguente inammissibile richiesta di sovrapposizione del giudizio di questa Corte ai poteri propri ed esclusivi della CTR.
3. Nessuna censura può essere espressa alla sentenza impugnata, ravvisandosi l’esistenza di una motivazione articolata e completa da parte del giudice del merito il quale ha escluso, con accertamento in fatto incensurabile in sede di legittimità (Cass. n. 6382 del 2017; Cass. n. 15161 del 2015), l’illeggibilità delle intimazioni di pagamento.
4. Per le ragioni espresse, il ricorso va rigettato. Il ricorrente è tenuto, per il principio della soccombenza, alla rifusione delle spese di lite del presente giudizio di legittimità a favore della parte controricorrente liquidate come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al rimborso delle spese di lite in favore della parte controricorrente, liquidate in Euro 5000,00 per compensi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 7
 art. 3
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 Cass.