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Timestamp: 2019-03-23 11:39:51+00:00

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Differenza tra remissione e rinuncia alla querela
31 Dicembre 2018 | Autore: Sabina Coppola
Cosa si intende per querela, cosa la differenzia da una denuncia ed in quali casi, ed in che modo, è possibile rimettere o rinunciare alla querela.
Capita, dopo un litigio serio con una persona o quando si pensa di aver subito un torto grave, di correre dai carabinieri a sporgere querela, quasi con la speranza di poter ottenere vendetta per il torto subito. Poi, però, succede anche che si faccia pace o di rendersi conto, a mente fredda, che non si trattava di un danno grave o certamente che non era stato volontario. Cosa fare in questi casi, se ormai hai presentato la querela ed il pubblico ministero a cui è stata assegnata ha iniziato la sua indagine? Puoi rimediare ed evitare il processo penale? Per alcuni tipi di reato, considerati dall’ordinamento meno pericolosi e meno gravi, la legge ti consente di rimettere la querela: si tratta dei reati perseguibili (per l’appunto) a querela di parte per i quali lo stato non ha un interesse proprio alla punizione del colpevole ma tutela unicamente gli interessi privati (nei reati perseguibili di ufficio lo stato, invece, persegue il colpevole a prescindere dall’interesse e dalla volontà della persona offesa). In caso di reati perseguibili a querela, se tu (che hai subito il reato) non hai più interesse alla condanna del colpevole, puoi rimettere la querela ed il reo eviterà di subire un processo penale e l’eventuale condanna. Ma se questo è il caso della remissione di querela, quando si può parlare di rinuncia alla querela? In questo articolo analizzeremo gli aspetti salienti di remissione e rinuncia alla querela: andiamo con ordine e rispondiamo alla domanda.
2 I reati perseguibili a querela
3 La differenza tra rinuncia e remissione di querela
La querela è l’atto mediante il quale la persona offesa dal reato (spesso la vittima) manifesta la volontà che il colpevole sia punito per aver commesso il reato che ha subito. La querela si compone di due elementi fondamenti e necessari: la notizia di reato (il fatto che si denuncia) e la manifestazione della volontà che si proceda penalmente in ordine al medesimo. Nella querela, infatti, devi affermare espressamente (a pena di improcedibilità) che vuoi ottenere la punizione del colpevole; senza questa dichiarazione la querela non è valida e non produce effetti. La querela può essere presentata solo dalla persona offesa dal reato e non anche da altri soggetti che non abbiano un interesse concreto e specifico ad ottenere la punizione del colpevole. Per capire meglio, immagina che un tuo amico subisca una minaccia di morte e non intenda sporgere querela: tu non potrai presentare una querela al suo posto perché il solo legittimato a farlo è il tuo amico. Diversamente, in caso di reato perseguibile di ufficio, chiunque (non solo la persona offesa) avrà diritto di presentare una denuncia (e la denuncia non dovrà contenere alcuna manifestazione di volontà che si proceda penalmente, in quanto lo stato procederà di propria iniziativa, a prescindere dalla richiesta punitiva della vittima). Il diritto di querela deve essere esercitato entro il termine di tre mesi dal giorno in cui la persona offesa ha subito il fatto che costituisce reato o ne ha avuto notizia. Il termine si allunga, e diventa di sei mesi, per i delitti contro la libertà sessuale (come la violenza sessuale o lo stalking). La querela (a differenza della denuncia) può anche essere rimessa oppure soggetta a rinuncia. Ma quali sono i reati perseguibili a querela?
I reati perseguibili a querela
I reati perseguibili a querela sono, spesso, i meno gravi, ovvero quelli che tutelano per lo più gli interessi privati e (proprio per tale ragione) sono perseguibili soltanto se vi è una manifestazione di volontà in tal senso da parte della persona offesa. Immaginiamo una minaccia, lieve, semplice: essa darà vita ad un procedimento penale solo se chi l’ha subita (e non soggetti diversi) presenti una querela. I reati perseguibili a querela sono, in generale, quelli contro la persona, puniti con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore a quattro anni, ad eccezione del delitto di violenza privata, nonché i reati contro il patrimonio contemplati dal codice penale. Facciamo qui, soltanto a titolo esemplificativo e non esaustivo, un elenco dei reati perseguibili a querela:
minaccia [1] ;
violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale [2];
falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche [3];
falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche [4];
violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persone addette al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni [5];
rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni 6];
truffa [7]
frode informatica [8];
appropriazione indebita [9].
Allora, come si rimette o come si rinuncia alla querela?
La differenza tra rinuncia e remissione di querela
La persona offesa dal reato, come dicevamo, può rinunciare alla querela. Ma che significa e qual è la differenza con la remissione? La remissione di querela prevede che la querela una volta presentata possa essere revocata [10]. In buona sostanza, come nel nostro esempio, se cambio idea (perchè trovo un accordo con il colpevole o perchè facciamo pace) posso ritirare la querela e decidere di non procedere con il processo penale. La rimessione di querela:
non produce effetto se il querelato non la accetta espressamente o tacitamente;
può essere processuale o extraprocessuale e, in questo ultimo caso, può essere sia espressa che tacita (nel caso in cui il querelante abbia compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela, per esempio non si sia mai presentato in udienza).
E, invece, cos’è la rinuncia alla querela? La. rinuncia alla querela [11] rappresenta un atto irrevocabile ed incondizionato con cui la persona offesa, prima di aver proposto querela, manifesta la volontà che non si proceda penalmente per il reato subito. La rinuncia:
può essere fatta con atto espresso o tacitamente ed è irrevocabile;
può essere fatta dinanzi alla polizia giudiziaria o anche davanti ad un notaio, i quali redigono un verbale che sarà sottoscritto dal rinunciante;
come la querela, può essere proposta entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.
Non è ammessa una rinuncia preventiva in quanto il suo presupposto è che sia stato commesso un fatto costituente reato. Con la rinuncia alla querela può essere fatta anche rinuncia all’azione civile per la restituzione ed il risarcimento del danno.
Farò la remissione di querela in caso di querela già sporta, mentre procederò con una rinuncia alla querela prima di averla sporta (e non potrò più sporgerla).
[2] Art. 615 cod. pen.
[3] Art. 617 ter cod. pen.
[4] Art. 617 sexies cod. pen.
[5] Art. 619 cod. pen.
[6] Art. 620 cod. pen.
[8] Art. 640 ter cod. pen.
[9] Art. 646 cod. pen.
[10] Art. 340 cod. proc. pen.
[11] Art. 339 cod. proc. pen.

References: Art. 615
 Art. 617
 Art. 617
 Art. 619
 Art. 620
 Art. 640
 Art. 646
 Art. 340
 Art. 339