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Timestamp: 2020-01-24 17:25:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17032 del 10/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17032 del 10/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/07/2017, (ud. 16/03/2017, dep.10/07/2017), n. 17032
sul ricorso 6602/2016 proposto da:
VI.SA. APPALTI SRL, UNIPERSONALE in persona dell’Amministratore Unico
ROMA, VIA TARANTO 44, presso lo studio dell’avvocato FELICE DAZIO,
avverso la sentenza n. 4605/1/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 31/08/2015;
Con sentenza in data 10 luglio 2015 la Commissione tributaria regionale del Lazio accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 9570/20/14 della Commissione tributaria provinciale di Roma che aveva accolto il ricorso della VI.SA. Appalti srl unipersonale contro l’avviso di accertamento IRAP, IRES ed altro 2007. La CTR osservava in particolare che il primo giudice aveva errato nella valutazione delle prove addotte dalla società contribuente ritenendole adeguate ad inficiare la fondatezza della pretesa fiscale portata dall’atto impositivo impugnato.
Con l’unico mezzo dedotto – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la ricorrente denunzia la nullità della sentenza impugnata, poichè la CTR non ha pronunciato sulla sua preliminare eccezione di inammissibilità del primo motivo di gravame, in quanto contestante un “vizio revocatorio” della sentenza appellata non proponibile quale motivo di appello, con conseguente inammissibilità degli ulteriori due motivi di gravame.
Va infatti ribadito che “Non è configurabile il vizio di omesso esame di una questione (connessa ad una prospettata tesi difensiva) o di un’eccezione di nullità (ritualmente sollevata o sollevabile d’ufficio), quando debba ritenersi che tali questioni od eccezioni siano state esaminate e decise implicitamente; peraltro, il mancato esame da parte del giudice, sollecitatone dalla parte, di una questione puramente processuale non può dar luogo al vizio di omessa pronunzia, il quale è configurabile con riferimento alle sole domande di merito, e non può assurgere quindi a causa autonoma di nullità della sentenza, potendo profilarsi al riguardo una nullità (propria o derivata) della decisione, per la violazione di norme diverse dall’art. 112 c.p.c., in quanto sia errata la soluzione implicitamente data dal giudice alla questione sollevata dalla parte” (Sez. 1, Sentenza n. 7406 del 28/03/2014, Rv. 630315-01).
Il che è esattamente ciò che è avvenuto nel caso di specie, poichè il giudice di appello decidendo il merito del gravame posto al suo esame ha con tutta evidenza escluso implicitamente la fondatezza dell’eccezione preliminare processuale de qua.
Tale eccezione è peraltro manifestamente infondata, dato che il rimedio revocatorio evocato ex art. 394 c.p.c., n. 4 (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 64, comma 1) è proponibile soltanto avverso le sentenze (delle Commissioni tributarie) pronunciate in grado di appello ovvero in unico grado, quale sicuramente non era quella della CTP di Roma, dunque aggredibile esclusivamente con il rimedio dell’appello.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 394
 art. 64