Source: https://www.personaedanno.it/articolo/domande-ai-giuristi
Timestamp: 2018-10-18 20:45:31+00:00

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Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità - Maria Rita Mottola - 02/12/2017
Quest’estate sono rimasta immobilizzata a casa per problemi di salute. Ho letto qualche libro non appena il dolore diminuiva ma mi costringeva comunque a letto. Scrutavo anche i blog che normalmente visito e in uno di essi affiorava un forte provocazione. Si chiedeva che cosa facessero i giuristi di fronte all'evidente smantellamento della carta Costituzionale. Avevo iniziato a scrivere qualcosa, già non amo usare i blog perché non sempre riesco ad essere tempestiva nelle risposte come richiede la dinamica del mezzo, ma in questo caso, quando avevo terminato il mio piccolo contributo ormai la notizia era relegata in soffitta. La rileggo ora e ritengo sia più che mai attuale. La ripropongo qui.
Scrivo con un certo ritardo. Purtroppo lo stress accumulato negli anni affiora all'improvviso e mi genera sintomi dei più vari. Questa volta mi sta rovinando le vacanze e così sono a letto dal 4 agosto. Forse ha ragione, chi scrive su questo blog che i giuristi non risponderanno. Ma a quali giuristi ci stiamo riferendo? Chi non risponderà? Gli avvocati, i giuristi togati – magistrati e P.M – i professori di diritto e quindi giurisprudenza e dottrina? O gli altri operatori del diritto, cancellieri e forze dell’ordine che il diritto lo conoscono e sono chiamati ad applicarlo senza sé e senza ma, pur essendone spesso anche loro vittime?
I giuristi hanno molto da farsi perdonare, perché avevano gli strumenti per capire dove ci stavano portando. I giuristi, quelli che amano il diritto, non si fermano mai alla superficie delle regole, vanno oltre, perché il diritto è una scienza che abbraccia e integra tante altre discipline. Una legge non è solo un insieme di precetti è ben altro.
Un esempio? Nel primo processo penale che ho affrontato, difendevo due lavoratori accusati di omicidio colposo. Era morto un loro collega a seguito dello scoppio di una autoclave, con loro in giudizio il proprietario, la fabbrica tedesca che aveva costruito il marchingegno, l’ingegnere che lo aveva progettato. Tra l’altro era ancora vigente il vecchio codice, non quello all'americana tanto per intenderci. Che perfetta istruttoria era stata fatta dal P.M.! Ho trascorso un’intera domenica con un amico ingegnere meccanico per capire il funzionamento, per studiare le carte processuali. E questo è solo un esempio. Chi opera nel diritto deve conoscere tanto, a volte, almeno superficialmente. Devi sapere cosa differenzia un macchinario se devi proteggerne il brevetto, devi capire come vengono assegnate le mansioni in una azienda se devi promuovere una progressione di carriera, devi sapere come va eseguita un’operazione chirurgica se devi chiedere i danni per malpractice medica, devi sapere che cosa è il crodo se il tuo cliente è accusato di danni al rilascio di un campo coltivato a riso o come funziona il complesso sistema irriguo se difendi gli acquaioli in sciopero. Ma devi sapere anche di psicologia e scienze relazionali se ti occupi di diritto di famiglia e di psichiatria se ti affidano amministrazioni di sostegno o tutele.
Da molto tempo cerco di discutere dei problemi relativi all'andamento del nostro Stato di diritto con i miei colleghi, mi ascoltano e spesso mi approvano, sono sinceramente sconcertati da quello che vado dicendo. Il nostro lavoro è diventato impossibile - secondo me è la professione più bella del mondo riuscire ad affermare i diritti, non i tuoi diritti, quelli di altri, (non l’ho scelto io è lei che ha scelto me, io volevo fare il comandante di una nave – da 4 a 8 anni – l’archeologa – da 10 a 15 – poi la giornalista – da 16 a 24 -. Ma nel frattempo ho fatto il direttore del personale di una fabbrica di 215 dipendenti a 20 anni e appena laureata il direttore amministrativo mi ha consigliato di fare pratica dall'avvocato dell’azienda ed io ci sono cascata). Meno male che ora faccio anche altro perché altrimenti, altro che delirio. Ed è qui che nasce il vero problema. Non so se vi è stato un disegno (il male secondo mio marito non è intelligente è solo furbo) ma la professione forense è la più maltrattata tra le altre. Non so se ricordate ma Bersani chiamò un bel giorno tutti i rappresentanti di tutte le professioni anche le più strampalate, peccato che si dimenticò degli avvocati.
Non so, dicevo, se in disprezzo degli avvocati, oppure scientemente per limitarne l’azione e quindi l’esercizio dei diritti di tutti i cittadini, il processo penale e civile è cambiato più e più volte, con escamotage grotteschi, illegittimi, inverecondi. Anche se lo scopo è chiaro: aumentare i costi dei processi, disincentivare i cittadini dall’accedere alla giustizia, accorpare i tribunali per averne sempre meno così che si possano creare sezioni specializzate, riducendo il tutto a mera trasmissione di atti telematici, allontanando sempre di più la giustizia dalle persone e da quella scienza umanissima che dovrebbe essere. Non so chi scriva le leggi, certamente sono analfabeti del diritto, proiettati solo sul risultato mediatico della proposta di legge e non sulle sue conseguenze. Cerco talvolta di sollevare alcune questioni dalle pagine di una rivista di diritto online (mi riferivo a questa ovviamente nda) ma con scarsi risultati. Non riesco a capacitarmi dell’indifferenza dei più nei confronti delle leggi assurde che ci piovono tra capo e collo. Perché il diritto non sono solo norme che regolamentano la vita quotidiana, il diritto è molto, molto di più. Il diritto crea cultura delle relazioni e nasce da un substrato culturale e sociale.
Per rispondere alle due domande. Ovviamente sì secondo il nostro diritto, che è ancora quello costituzionale, (perché la Costituzione è il patto tra cittadini quello costitutivo, appunto, della nostra Nazione), sia la supremazia UE e, a dire il vero, tutti i trattati europei nel loro complesso (ma voi avete mai letto una legge europea? Vi prego provateci se ci riuscite) che le riforme costituzionali poste in essere, e non solo quella sulla Banca d’Italia, sono illegittime. Conosco le tesi del Consigliere Caracciolo di cui ho letto parecchio, assolutamente condivisibili. È sempre puntiglioso e complicato (ma è un difetto degli esperti di diritto amministrativo). Io cerco di approfondire, non so con quali risultati, una altra visione del diritto, per me è tutto molto più semplice. I principi fondamentali della Costituzione non sono inemendabili perché non possono essere modificati, sono inemendabili perché sono inamovibili. In altre parole sono il faro che deve sempre dirigere il legislatore e qualsiasi interprete del diritto. Sono i pilastri della nostra Terra. Solo così è possibile costruire quel mondo di diritti e di doveri contenuto nella seconda parte della Carta. Solo così è possibile realizzare una democrazia diffusa e partecipata.
Anni fa, ero ancora fiduciaria di un grande sindacato e seguivo cause di lavoro per un’intera provincia, mi affidarono alcune cause relative al personale scolastico tecnico (i bidelli tanto per capirci). Questo personale era alle dipendenze di enti locali (comuni e province) e venne trasferito allo Stato. Peccato che bloccarono loro i diritti acquisiti. Sembra strano ma la prova la fecero sui nostri bidelli. In primo grado persi tutte le cause, ma nel resto d’Italia qualche sporadica sentenza qua e là era favorevole e quindi proposi appello. Respinto. Inoltrai le pratiche a un pool di avvocati romani, costituito ad hoc, per il procedimento in Cassazione. Nel frattempo ebbi, per così dire, divergenze di opinione con il sindacato e quindi ruppi il rapporto (ero divenuta vicesindaco del comune capoluogo di provincia e mi dettero, tra le altre anche la delega al personale, provate a immaginare …). Ma i colleghi romani mi telefonarono preoccupati per l’esito delle cause e perché il Presidente di sezione aveva preannunciato, in caso di mancata rinuncia al ricorso, di condannare i poveri lavoratori alle spese processuali. In tutta fretta diedi disposizione di raccogliere gli atti di rinuncia (debbono essere firmati personalmente dagli interessati). Non ne seppi più nulla. Due anni orsono ricevetti una telefonata da Roma, mi si chiedeva conferma dell’indirizzo per restituzione dei fascicoli. Pensai alla necessità, comune a tutti noi, di smaltire la cartaccia. Nulla di più falso. La S.C. aveva cassato la sentenza di appello e aveva disposto la riassunzione presso altra Corte. Studiai le carte, parlai con gli interessati, scoprii che erano intervenute anche sentenze della Corte europea, preparai ricorsi e depositai. Per semplificare la Cassazione riconosceva il diritto a non veder modificata in pejus la precedente posizione lavorativa ma non potendolo fare direttamente (è organo di mera legittimità) la corte distrettuale avrebbe dovuto esaminare caso per caso la posizione del lavoratore per verificare, in concreto la lesione di tale diritto. Quando lessi la comparsa di costituzione dell’Avvocatura di Stato sbiancai. Si citava una recentissima sentenza della Corte d’appello competente che aveva respinto un ricorso identico ai nostri sic et simpliciter, senza minimamente ritenere necessario esaminare il caso e verificare se fosse vero che il povero bidello avesse perso del denaro nel passaggio, si fosse vista negata anzianità già acquisita e via così. La sera prima della discussione decisi di prepararmi e di sollevare una questione di incostituzionalità delle norme richiamate dall’avvocatura. Una questione di incostituzionalità anche ex art. 1 della Cost. Non è mai stato fatto prima ovviamente ma tanto valeva, visto che era tutto perduto e non mettevo a repentaglio i diritti dei miei assisti, perché non tentare? Il giorno seguente il Presidente dava per scontato che io non discutessi ma di buon grado acconsentì (non poteva rifiutarsi ovviamente ma questo era l’atteggiamento, era una donna più o meno della mia età, certamente molto preparata). Mi disse che aveva letto le mie considerazioni in punto prova e che le avrebbe esaminate (peraltro citavo me stessa, avendo commentato per Giuffrè proprio quell’articolo del codice di procedura, senza dirlo esplicitamente perché seguo l’insegnamento di un grande giurista del novecento: scrivi nell’atto una cosa stupida ai giudici piace credere che gli avvocati lo siano, scrivi una cosa intelligente prima o poi un giudice intelligente lo trovi, scrivi una cosa assurda quella ha senz’altro la più alta probabilità di essere accolta) ma quando precisai che volevo sollevare una questione di incostituzionalità trasecolò, mi impedì di parlare e volle allegare i miei appunti per la discussione, rigorosamente orale per il rito, al verbale d’udienza. Vi chiedete perché? Forse perché erano presenti altri due colleghi con cause identiche, forse. Forse perché sapeva che la norma prestava il fianco? Forse. Rinviò tutto. A dire il vero, così capite come lavoriamo, i ricorsi presentati tutti lo stesso giorno furono assegnati a giudici diversi e a collegi diversi. Dovetti così tornare altre volte. L’ultima, (nel frattempo erano arrivate le sentenze di rigetto) mi preparai ancora meglio e discussi con convinzione, con calma, con la certezza degli argomenti. Il presidente, anche lei una donna della mia età o giù di lì, mi fece i complimenti avevo portato una ventata nuova in quell’aula ove molto spesso le discussioni restano raso terra (più o meno questo il senso delle sue parole). Tornai in studio. Un’ora e un quarto di autostrada. Accesi il computer, ed era già lì la PEC che respingeva il ricorso e con esso la mia eccezione di incostituzionalità. Sarebbe stato impossibile pensare ad altro risultato ma per un momento ho sperato che il gigante dai piedi d’argilla che è divenuto il nostro ordinamento giudiziario e legislativo stesse per crollare, solo un attimo. Vi immaginate una Corte d’Appello del Nord che crea un problema al Governo che rischia di dover devolvere ai malcapitati il maltolto? Certo la motivazione della sentenza era giuridicamente corretta, aderendo alla tesi secondo cui non è possibile riproporre una questione di incostituzionalità su una norma già passata al vaglio della Consulta. Ma di tempo ne era passato dalla prima decisione, tutto l’assetto normativo, sociale ed economico era cambiato, le questioni erano differenti. Il margine se si fosse voluto c’era.
La verità tragica è che ormai molte parti della Costituzione sono state violentate e l’intero assetto della legislazione è ignara dei principi che l’avevano informata sino agli inizi degli anni novanta. Non so se sbaglio ma lo spartiacque è Tangentopoli. Da allora tutto è stato deformato. Non vi sono più tre poteri dello Stato ben distinti, con i controlli del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale (semplifico ovviamente il sistema è più complesso, ma fondato sempre sulla divisione dei poteri. Peraltro già nella mia tesi, di povera studente – lavoratrice, in una nota biasimavo il progressivo incremento dei d.l. in procedura d’urgenza da parte del Governo. E a dire il vero il mio relatore mi interrogò proprio su questo punto, che nulla centrava con la mia tesi in diritto del lavoro). Tutto è fluido e permeabile. Questa non è democrazia è qualcosa di vischioso, sembrano paludi, sabbie mobili, in questo sistema il diritto affonda inesorabilmente.
Nel tempo hanno creato una classe di giuristi che non sa nulla della Costituzione, che non studia filosofia del diritto, sociologia del diritto, storia del diritto romano, diritto romano, storia del diritto italiano, non studia le basi. A cena una quarantenne mi diceva di aver studiato all’università common law e che sapeva tutto sulle liti tra tassisti e clienti. Ma perché? Ditemi perché?
Così candidamente un magistrato molto noto nel nostro ambiente, in un testo giuridico di larga diffusione, scriveva che la legge sui figli naturali (tra l’altro all’apparenza nessuna utilità pratica – pensate quanto i figli naturali si sentono discriminati perché nel codice civile troviamo scritto “figlio naturale” e “figlio legittimo” avendo praticamente tutti gli stessi diritti? - se si esclude il fatto che apre alla possibilità di riconoscimento tout court dei figli incestuosi. E perché anche queste leggi assurde un motivo lo devono pure avere. Già perché con la famosa eterologa può succedere o certo che può succedere. Un donatore, anonimo, può essere il padre di Tizio e Caia, ma anche di Sempronia che potrebbe sposare, perché no, Tizio senza sapere di essere suo fratello. Vi piace? Un tempo solo i faraoni adesso tutti possono infrangere il tabu primordiale. Il diritto non è poi così noioso come sembra, nasconde molte sorprese) svuotava di significato l’art. 29 della Cost. Ecco un giurista che sostiene che una legge ordinaria (anche ordinaria nelle modalità di redazione, e un po’ raffazzonata a dire il vero) può modificare la Costituzione. Nessuno stupore quindi. Chi ha più di 50 – 60 anni si scandalizza, gli altri non comprendono neppure la gravità di quello che si va dicendo.
Un altro esempio? Nessuno, dicasi nessuno si è indignato quando il Ministero di Giustizia ha celebrato l’avvio di una commissione composta di magistrati che faranno proposte per cambiare il codice di procedura. Pensate la follia: il rito è scritto per il giudice, è il giudice che deve attenersi scrupolosamente al rito e accertare che le parti lo facciano. Non è mero formalismo è ben altro. Se il giudice rispetta e fa rispettare le regole del rito le parti possono serenamente presupporre che sia un giudice super partes. Non so se sono riuscita a spiegarne l’importanza. Ora come è possibile che chi deve rispettare le regole le scriva? E chi deve semplicemente attuare le leggi – perché questo il Governo è chiamato a fare, le leggi le deve invece scrivere e approvare il Parlamento (semplifico) – perché costituisce una commissione di concerto con la magistratura per fare le leggi che devono controllare l’operato della magistratura?
Potrei proseguire all’infinito. Ultimo cenno: la divisione delle carriere. Perché non obbediamo all’Europa che l’ha chiesta, seppur sommessamente? Del resto che senso ha (ed anche qui semplifico) un processo che vuole pubblico ministero e imputato sullo stesso piano, che combattono ad armi pari, per intenderci, quando il PM appartiene allo stesso ordine del Giudice? E la raccolta di firme proposta dalle Camere Penali, per le riforme chi di voi l’ha sottoscritta? Certo la stampa fa credere che le battaglie degli avvocati siano dirette a incentivare la prescrizione. Niente di più falso ovviamente. Secondo voi è lecito processare e condannare un cittadino dopo 12 – 15 anni dai fatti se non per reati gravissimi? È la stessa persona o la sua vita è cambiata? E come ha vissuto nel frattempo? Leggete le statistiche del Ministero di Giustizia secondo le quali il 75% dei processi si prescrive in fase istruttoria, certo non per colpa degli avvocati.
Per concludere gli avvocati e i magistrati reclutati recentemente (direi dal 2000 in avanti) hanno ricevuto i miei stessi insegnamenti? Hanno studiato lo stesso diritto? A volte mi sembra di no. E in effetti hanno studiato altro. Ho comprato, per non giudicare senza conoscere, il testo “La Costituzione in trenta lezioni” del prof. Gianfranco Pasquino. Il diritto al lavoro è relegato nel capitolo sul sindacato e la rappresentanza, non si parla di lavoro che è ben altra cosa. Dell’art. 1 nel testo neppure l’ombra. Sarà per questo che mi hanno respinto l’eccezione di incostituzionalità.
Perché il concetto di lavoro dell’articolo 1 non è solo economico, non pone solo il lavoro al disopra del capitale, si badi bene il lavoro non i lavoratori, intende altro. Questa accezione di lavoro ha radici antiche nella nostra cultura, direi almeno duemila anni. È quel lavoro che dà libertà, ma non solo dal bisogno, libertà per il tempo libero e il riposto e per la vecchiaia, ma non solo per l’ozio, meglio per quell’ozio operoso che crea relazioni, interessi, studio e ricerca, comunanza e amicizia, che ci consente di guardare ed ascoltare l’altro e l’Altro. Il lavoro a cui siamo chiamati per portare a termine l’opera della creazione, ognuno secondo i propri talenti. È il lavoro che da dignità e coraggio per il domani, per costruire famiglie e solidarietà. Su questo si fonda la nostra Costituzione è da questo tutto nasce, non è solo un principio economico o semplicemente il risultato di una lotta di classe, è l’inverarsi di millenni di storia e di ricerca filosofica e etica. Vi è mai capitato di leggere qualche testo sulla storia dei Templari? (non quelli assurdi e grotteschi che ne fanno delle figure losche. Quelli per esempio degli storici medievalisti francesi ma anche di qualche bravissimo storico italiano), o la regola o gli atti dei processi in stesura integrale? Si legge di un concetto economico delle aziende “le grange” e del lavoro, della giusta mercede, della dignità del sottoposto, del rispetto che gli si deve. Era il 14 secolo. Qualcosa è andato storto dopo …
Perché chi ama il diritto ama anche la storia che consente di comprendere le spinte alle riforme, il passato su cui si fonda il presente. A Napoli, nel famigerato regno borbonico, veniva fatta la raccolta differenziata porta a porta. Un provvedimento disponeva che i cittadini dovessero mettere in due mucchi separati i rifiuti e dall’altro i vetri che venivano riciclati. Certo la Storia insegna anche che un incaricato di Cavour per esaminare l’organizzazione amministrativa del regno più antico d’Italia e conquistato con la violenza e l’inganno ritornò entusiasta, proponendo di applicare le norme e le regole al resto dello stato sabaudo. Immaginate la risposta del Conte?
Mentre cercavo i momenti per scrivere, qua e là tra un riposino e un dolore insopportabile e l’altro, mi è venuto in mente un libro che nell’autunno del 2000 ero stata chiamata a presentare a una platea di lavoratori e sindacalisti. Era una giornata terrificante, il primo giorno di una alluvione. Ricordo che l’autore si stupì enormemente quando si accorse che io il libro l’avevo letto davvero. L’ho cercato e pur avendo avuto qualche problema (ho deciso di mettere ordine nei miei libri e quindi li ho accatastati per tema ma sono disseminati ovunque) ma infine l’ho trovato. “La privatizzazione della politica” di Ugo Intini (Mondo Operaio marzo 2000, Roma). Era già tutto scritto in quel libro con chiarezza e lucidità. Così per spiegarmi cito qualche titolo dei capitoli: GOBALIZZAZIONE 2000 l’anno dell’internazionale Capitalista, LAVORO L’età della diseguaglianza, SANITA’ Dallo Stato assistenziale alla morte assistita? CRIMINE Economia iperlibera, società meno libera, IMMIGRAZIONE Più diversità meno solidarietà e via di questo passo, c’è già tutto in questo libro. Manca solo l’ideologia gender ma quella è la ciliegina sulla torta. Perché la verità, come insegnava Padre Brown di Chesterton, è come un arazzo di cui si vede il retro. Occorre un po’ di immaginazione per vederla nella sua interezza. E cosa mancava per un dominio sempre più completo? Un uomo senza più identità, privato della propria natura, della propria evidenza naturale, direi. Uomini e donne che non si cercano più, che non percepiscono neppure la bellezza della differenza, che naufragano in un inumano e spaventoso deserto di desiderio. Uomini e donne indotti a degradare da persone a individui, isolati, fragili, soli e, quindi, più facilmente manipolabili.
Dall’aletta di copertina leggo: “Finalmente terminata la guerra tra Est ed Ovest con la sconfitta “dell’Internazionale comunista” guidata da Mosca avanza “l’Internazionale Capitalista” guidata dalle leggi del libero mercato. Questa internazionale non ha più bisogno di forti sistemi politici per combattere il comunismo. Ha bisogno, al contrario, di non aver ostacoli politici. I partiti e la politica appaiono sempre più delegittimati in tutto il mondo e vengono sostituiti dai tecnici dell’economia e del diritto, interpreti delle inviolabili leggi universali del mercato. E portatori, in nome di queste leggi, di un “moderno autoritarismo”, Il denaro, divenuto un valore assoluto, domina anche la politica. Anzi, alla privatizzazione dell’economia si accompagna silenziosamente la privatizzazione della politica a dirigenti che dicono e fanno tutti sostanzialmente le stesse cose, costruiti dai mass media e da costose macchine di potere fini a se stesse”.
Ma se rivoluzione ci sarà avremo tutti bisogno dei giuristi perché è necessario por mano a tutta la legislazione per poter riportare questa nostra povera nazione sui retti binari. E sarà necessario anche rimettere in sesto la nostra Costituzione per liberarla dalle sovrastrutture illegittime che le hanno apposto.
Guardavamo, mio marito ed io, una piccola opera scritta e musicata da un amico per i bambini e i ragazzi di un paesino delle nostre parti che possiede una bella scuola di musica, parlava di un burattino e ovviamente di una fata, di un omino, di una volpe. Il ritornello della canzone finale recita così: Sogno quindi sono e sono quel che sogno.
Ho pensato subito alla nostra Costituzione. Esiste perché è stata sognata ma esiste solo perché quel sogno sia vero.
Io ho fatto quello che potevo e continuo a farlo. Mi hanno preso a martellate la mia Fiat 500 blu, in Tribunale ho subito un vero e proprio mobbing per anni perché avevo casualmente scoperto la mala gestione del Palazzo. Dai banchi dell’opposizione avevo con un collega presentato un esposto e una mozione per dichiarare l’illegittimità di patti parasociali nella privatizzazione dell’azienda municipale (un vero fiore all’occhiello, dipendenti ben pagati, ottimo funzionamento, basse tariffe e utili per il Comune destinati ai servizi socioassistenziali. Ora allo sfascio …). Siamo stati denunciati dal sindaco per diffamazione e assolti con una bellissima sentenza. Peccato che il giudice ha indicato nel dispositivo ex art. 530 c.p.p. II comma, la vecchia formula dell’insufficienza di prove, impedendoci di chiedere i danni o almeno scuse pubbliche. In realtà la motivazione della sentenza è perfetta, discolpandoci da ogni accusa ma guarda caso quel piccolo neo. Perché?
Precisamente avrei voluto pubblicare lo scritto sul sito economico Goofynomics goofynomics.blogspot.com/

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 530
 sentenza