Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-29-gennaio-2016-n-1748-a-norma-dellart-10-c-c-nonche-degli-artt-96-e-97-della-l-n-633-del-1941-sul-diritto-dautore-la-divulgazione-dellimmagine/
Timestamp: 2019-02-16 01:16:38+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 29 gennaio 2016, n. 1748. A norma dell'art. 10 c.c., nonché degli artt. 96 e 97 della l. n. 633 del 1941 sul diritto d'autore, la divulgazione dell'immagine senza il consenso dell'interessato è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione, non anche, pertanto, ove sia rivolta a fini pubblicitari; il consenso alla pubblicazione della propria immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto, personalissimo ed inalienabile, all'immagine, ma soltanto l'esercizio di tale diritto e, pertanto, sebbene possa essere occasionalmente inserito in un contratto, tale consenso resta distinto ed autonomo dalla pattuizione che lo contiene, con la conseguenza che esso è sempre revocabile, quale che sia il termine eventualmente indicato per la pubblicazione consentita, ed a prescindere dalla pattuizione del compenso, che non costituisce un elemento del negozio autorizzativo in questione; la trasmissione del diritto all'utilizzazione dell'immagine altrui va provata per iscritto, ai sensi dell'art. 110 della l. n. 633 del 1941 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 29 gennaio 2016, n. 1748. A...
sentenza 29 gennaio 2016, n. 1748
1. Con atto di citazione notificato il 30.5.2008, V.M. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Bologna, la Segafredo Zanetti s.p.a., chiedendo accertarsi che detta società aveva utilizzato, ed utilizzava, l’immagine dell’attrice, senza o contro il consenso della medesima. La V. chiedeva, quindi, condannarsi la convenuta al risarcimento dei danni subiti, oltre alla rimozione ed alla distruzione di tutti i ritratti e le fotografie illecitamente utilizzati, ed alla pubblicazione dell’emananda sentenza su uno o più giornali a diffusione nazionale e locale.
1.2. Il Tribunale riteneva, infatti, che l’uso delle immagini della V. , effettuato dalla Segafredo Zanetti s.p.a. in Italia e all’estero, non fosse abusivo, per avere la medesima acconsentito espressamente alla divulgazione delle fotografie e dei ritratti con il contratto stipulato, in data 5.6.2000, con la società austriaca Rock & Partner, la quale – secondo il giudice di primo grado – avrebbe avuto, altresì, “la possibilità di cedere l’immagine anche a terzi”. La domanda di risarcimento danni sarebbe stata, dipoi, infondata – a giudizio del Tribunale – per difetto di prova del pregiudizio subito da parte dell’attrice.
2.1. Si duole la ricorrente del fatto che il Tribunale – avverso la cui sentenza ha proposto ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 348 ter, co. 3, c.p.c., essendo stato l’appello dichiarato inammissibile ex art. 348 bis c.p.c. – abbia erroneamente ritenuto che l’uso delle immagini della ricorrente, effettuato dalla Segafredo Zanetti s.p.a. in Italia ed all’estero, non fosse abusivo, per avere la medesima acconsentito espressamente alla divulgazione delle fotografie e dei ritratti che la raffiguravano con il contratto stipulato, in data 5.6.2000, con la società austriaca Rock & Partner, la quale – stando all’impugnata sentenza – avrebbe avuto, altresì, “la possibilità di cedere l’immagine anche a terzi”. Senonché, rileva la V. che, in data 13.11.2007, la medesima aveva revocato il proprio consenso alla diffusione della propria immagine, recedendo dal contratto suindicato – stipulato, peraltro, senza l’indicazione di un termine di scadenza -, e diffidando la predetta società austriaca e la Segafredo Zanetti s.p.a. – la quale aveva intanto diffuso a scopo pubblicitario, pur senza averne titolo, le foto ed i ritratti della V. – a non utilizzare in alcun modo l’immagine dell’odierna ricorrente.
2.4. In tal senso si è espressa, peraltro, anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) la quale, con riferimento all’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, ha osservato che la nozione di “vita privata” – enunciata nella norma succitata – è una nozione ampia, non soggetta a una definizione esaustiva, che comprende l’integrità fisica e morale della persona e può, quindi, includere numerosi aspetti dell’identità di un individuo, come il nome o elementi che si riferiscono al diritto all’immagine. Tale nozione ricomprende, dunque, tutte le informazioni personali che un individuo può legittimamente aspettarsi non vengano pubblicate senza il suo consenso (CEDU, 6.4.2010, n. 184/06, Saaristo e altri c. Finlandia). La pubblicazione di una o più foto, pertanto, in quanto invade la vita privata di una determinata persona, anche se si tratta di un soggetto pubblico, non può essere effettuata senza il consenso della persona medesima (cfr. CEDU, 21.2.2002, n. 42409/98, Schussel c. Austria; CEDU, 24.6.2004, n. 59320/00, Von Hannover c. Germania; CEDU, 19.9.2013, n. 8772/10, Von Hannover c. Germania).
2.5. Ebbene, va osservato, al riguardo, che il consenso alla pubblicazione della propria immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto, personalissimo ed inalienabile, all’immagine, che in quanto tale non può costituire oggetto di negoziazione, ma soltanto l’esercizio di tale diritto. Il consenso in parola, pertanto, sebbene possa essere occasionalmente inserito in un contratto, resta tuttavia distinto ed autonomo dalla pattuizione che lo contiene, con la conseguenza che esso è sempre revocabile, quale che sia il termine eventualmente indicato per la pubblicazione consentita, ed a prescindere dalla pattuizione del compenso, che non costituisce un elemento del negozio autorizzativo in questione, stante la natura di diritto inalienabile e, quindi, non suscettibile di valutazione in termini economici rivestita dal diritto in discussione (Cass. 3014/2004).
2.6. Da tali premesse di principio discende che deve ritenersi errata, nel caso concreto, la decisione del Tribunale, laddove ha ritenuto che la divulgazione delle immagini della V. fosse da reputarsi lecita, stante il consenso manifestato dalla medesima con il contratto del 5.6.2000. Per intanto, va difatti rilevato che – essendo stato detto consenso alla diffusione della propria immagine revocato dalla V. in data 13.11.2007 – il contratto autorizzativo in questione è da ritenersi del tutto privo di effetti, stante la rilevata prevalenza che, rispetto al vincolo contrattuale, assume la revoca del negozio unilaterale di concessione del diritto all’utilizzo dell’immagine altrui. Né coglie nel segno l’ulteriore assunto del giudice di merito, laddove ha aggiunto che, in ogni caso, dopo il 13.1.2007, l’utilizzo delle fotografie in questione, da parte della Segafredo Zanetti s.p.a. sarebbe avvenuta “per un periodo temporale limitato”, avendo la società provveduto a rimuovere le immagini della V. subito dopo l’introduzione del giudizio di primo grado. La stessa sentenza del Tribunale di Bologna evidenzia, infatti, che la società convenuta aveva effettivamente rimosso le foto esposte nel (OMISSIS) e nell’aeroporto (OMISSIS) , ma che a tanto non aveva ancora provveduto – ancorché si fosse impegnata a farlo – “anche con riguardo alle foto esposte negli aeroporti e Caffè internazionali”.
2.7.1. Orbene, con riferimento al caso di specie, va rilevato che il menzionato contratto del 5.6.2000 non è affatto intercorso tra la V. e la Segafredo Zanetti s.p.a., bensì tra la prima e la società austriaca Rock & Partner. Sicché è del tutto evidente che l’atto autorizzativo alla diffusione dell’immagine della ricorrente, quand’anche – in via di mera ipotesi – fosse da considerarsi ancora valido ed efficace, non potrebbe comunque legittimare l’utilizzazione del ritratto e delle fotografie della V. da parte della Segafredo Zanetti s.p.a., essendo quest’ultima terza rispetto a tale pattuizione, costituente per detta società niente altro che una res inter alios acta, della quale la medesima non può, pertanto, in alcun modo giovarsi, atteso il disposto dell’art. 1372, co. 2, c.c..
4. L’accoglimento del primo, secondo e quinto motivo di ricorso comporta la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio al Tribunale di Bologna in diversa composizione, per nuovo esame della controversia. A tal fine, il giudice di rinvio si atterrà ai seguenti principi di diritto: “a norma dell’art. 10 c.c., nonché degli artt. 96 e 97 della l. n. 633 del 1941 sul diritto d’autore, la divulgazione dell’immagine senza il consenso dell’interessato è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione, non anche, pertanto, ove sia rivolta a fini pubblicitari; il consenso alla pubblicazione della propria immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto, personalissimo ed inalienabile, all’immagine, ma soltanto l’esercizio di tale diritto e, pertanto, sebbene possa essere occasionalmente inserito in un contratto, tale consenso resta distinto ed autonomo dalla pattuizione che lo contiene, con la conseguenza che esso è sempre revocabile, quale che sia il termine eventualmente indicato per la pubblicazione consentita, ed a prescindere dalla pattuizione del compenso, che non costituisce un elemento del negozio autorizzativo in questione; la trasmissione del diritto all’utilizzazione dell’immagine altrui va provata per iscritto, ai sensi dell’art. 110 della l. n. 633 del 1941”.
5. L’accoglimento delle suddette censure determina l’assorbimento del quarto motivo, con il quale la V. si duole del mancato accoglimento della domanda di risarcimento dei danni subiti, per mancata prova degli stessi. La liquidazione di tali danni va demandata, invero, al Tribunale di Bologna in sede di rinvio, il quale provvederà in merito tenendo conto di quanto affermato da questa Corte circa la possibilità per la parte lesa di far valere, in ordine ai danni patrimoniali (conformemente ad un principio recepito dall’art. 128 della l. n. 633 del 1941, novellato dal d.lgs. n. 140 del 2006, applicabile alla specie “ratione temporis”), il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione, determinandosi tale importo in via equitativa. La stessa norma prevede, peraltro, anche il diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali. (Cass. 12433/2008; 11353/2010).
dichiara inammissibile il ricorso proposto avverso l’ordinanza n. 1922/2014 della Corte di Appello di Bologna; accoglie il primo, secondo, e quinto motivo del ricorso proposto avverso la sentenza n. 508/2013 del Tribunale di Bologna, rigettato il terzo ed assorbito il quarto; cassa l’impugnata sentenza con rinvio al Tribunale di Bologna in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio. Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, da atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del co. 1 bis dello stesso art. 13.
Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 3 novembre 2016, n....

References: sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 sentenza