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Timestamp: 2020-05-29 20:31:50+00:00

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â€œI nuovi poteri dellâ€™Agenzia delle entrate-Riscossioneâ€ . - Legali.com
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lunedì 29 gennaio 2018, di Maurizio Villani
3.	Difesa tecnica dellâ€™Agenzia delle Entrate-Riscossione.
3.2. La difesa davanti allâ€™autoritÃ giudiziaria ordinaria.
5.1. Pignoramenti sui conti correnti bancari piÃ¹ mirati.
5.3.Il servizio di riscossione Ã¨ tenuto per legge a conservare gli atti e a garantire lâ€™accesso ai privati (Tar Lazio , II sez. bis, n. 4890/2017).
L’Agenzia delle entrate â€“ Riscossione Ã¨ il nuovo agente della riscossione che, come previsto dal decreto legge n. 193/2016, dal 1Â° luglio 2017 Ã¨ subentrata nei compiti oggi ricoperti da Equitalia, la quale, invece, Ã¨ sparita dal nostro ordinamento lasciando il suo posto all’Agenzia delle Entrate â€“ Riscossione.
Da predetta data, le societÃ del gruppo Equitalia sono sciolte (tranne Equitalia Giustizia Spa, la quale continua a svolgere le funzioni diverse dalla riscossione) ed Ã¨ nato lâ€™ente pubblico economico, â€œAgenzia delle Entrate-Riscossioneâ€ .
Il nuovo ente assume la qualifica di agente della riscossione sul territorio nazionale (Sicilia esclusa) e, inoltre, puÃ² svolgere le attivitÃ di riscossione delle entrate tributarie o patrimoniali delle amministrazioni locali, come individuate dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), con esclusione delle societÃ di riscossione e delle societÃ da esse partecipate.
Lâ€™Agenzia delle entrate-Riscossione, ente strumentale dell’Agenzia delle Entrate, Ã¨ sottoposta all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’Economia e delle Finanze; la sua attivitÃ Ã¨ monitorata dall’Agenzia delle Entrate, secondo principi di trasparenza e pubblicitÃ
Il nuovo ente, altresÃ¬, Ã¨ sottoposto al controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria, ai sensi degli articoli 2 e 3 della L. 21.3.1958, n. 259.
Con DPCM 5.6.2017 Ã¨ stato approvato lo Statuto del nuovo ente.
Lâ€™Agenzia delle Entrate e Riscossione subentra a titolo universale nei rapporti giuridici attivi, anche processuali, a tutte le societÃ del gruppo Equitalia; ciÃ² ha causato una serie di problematiche, in particolare, alcune aventi a oggetto la difesa in giudizio, di cui si tratterÃ in seguito.
La prima conseguenza del passaggio di consegne tra i due agenti della riscossione Ã¨ strettamente connessa alla natura del nuovo ente, profondamente diversa da quella del precedente.
Equitalia, infatti, Ã¨ una societÃ di capitali e, quindi, ha una struttura privatistica. Sebbene l’Agenzia delle Entrate e l’Inps siano i suoi soci (rispettivamente al 51% e al 49%), essa Ã¨ formalmente terza rispetto al fisco. Lo stesso non puÃ² dirsi, invece, con riferimento all’Agenzia delle entrate â€“ Riscossione, che Ã¨ un ente pubblico economico, parte integrante dell’amministrazione finanziaria dello Stato.
Gli organi di detto ente non coincidono esattamente con quelli dellâ€™Agenzia delle Entrate, poichÃ©, oltre al comitato di gestione e al collegio dei revisori dei conti, che ne fanno parte, Ã¨ stato previsto che â€œil presidente Ã¨ scelto tra i magistrati della Corte dei Contiâ€ .
Secondo la dottrina piÃ¹ autorevole, la qualificazione quale ente strumentale dovrebbe comportare che lâ€™ente in esame, pur perseguendo fini propri ed esclusivi, Ã¨ strettamente collegato allâ€™Agenzia delle Entrate dai vincoli di soggezione, la quale, a sua volta, Ã¨ succeduta allo Stato nella gestione delle funzioni in precedenza esercitate dal dipartimento ministeriale delle entrate.
Il nuovo ente, pertanto, ha natura ibrida poichÃ©, da un lato, ha la finalitÃ di garantire la continuitÃ e la funzionalitÃ dellâ€™attivitÃ di riscossione per conto dello Stato e, dallâ€™altro, dovendo acquistare le azioni di Equitalia s.p.a. e di Equitalia Giustizia s.p.a., come previsto dal comma 11 del citato art.1 del D.L. n.193/2016 e dovendo stipulare un proprio atto aggiuntivo alla convenzione di cui allâ€™art. 59 del Dlgs n. 300/1999, come previsto al successivo comma 13, ha rilevanti caratteristiche di natura non pubblicistica.
Predetto ente ha , infatti, una disciplina molto simile allâ€™Agenzia del demanio che anchâ€™essa,con il dlgs n. 173/2003, Ã¨ stata trasformata in ente pubblico economico e, come tale, Ã¨ stato dotata di autonomia organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione.
Le ragioni di tale organizzazione si ritrovano nel fatto che , come previsto dal comma 9 del suddetto art. 1 del D.L. n.193/2016,a tale ente Ã¨ stato trasferito â€œil personale delle societÃ del Gruppo Equitalia, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto con contratto di lavoro a tempo indeterminato e determinato fino a scadenza, senza soluzione di continuitÃ e con la garanzia di conservazione della posizione giuridica, economica e previdenziale maturata alla data del trasferimento, ferma restando la ricognizione delle competenze possedute, ai fini di una collocazione organizzativa coerente e funzionale alle esigenze dello stesso enteâ€ ; da tale articolo si evince che il personale ha mantenuto lo stesso trattamento economico e di carriera notevolmente piÃ¹ favorevole di quello dei dipendenti dellâ€™Agenzia delle Entrate, proprio in virtÃ¹ della sua provenienza al settore bancario.
Ai fini della difesa in giudizio, il comma 8 del predetto articolo 1 prevede che il nuovo ente â€œ Ã¨ autorizzato ad avvalersi espressamente dellâ€™avvocatura dello Stato[â€¦]. Lo stesso ente puÃ² altresÃ¬ avvalersi â€¦ di avvocati del libero foro, nel rispetto delle previsioni di cui agli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n.50, ovvero puÃ² avvalersi di essere rappresentato , davanti al tribunale e al giudice di pace, da propri dipendenti delegati, che possono stare in giudizio personalmente; in ogni caso, ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici,lâ€™Avvocatura dello Stato, sentito lâ€™ente, puÃ² assumere direttamente la trattazione della causa[â€¦]â€ .
Tale formulazione Ã¨ differente e piÃ¹ articolata rispetto a quella riguardante lâ€™Agenzia delle Entrate, per la quale lâ€™art. 72 del dlgs n. 300/1999 aveva stabilito che le â€œagenzie fiscali possono avvalersi del patrocinio dellâ€™Avvocatura dello Stato, ai sensi dellâ€™art. 43 del testo unico approvato con regio decreto 30 ottobre 1933, n.1611, e successive modificazioniâ€ .
Dal confronto dei suddetti articoli emerge che il nuovo ente, subentrante a Equitalia, Ã¨ una sorta di ente strumentale dellâ€™Agenzia delle Entrate, senza perÃ² esserne parte o essere inserito e immedesimato nellâ€™Agenzia delle Entrate, questâ€™ultima istituita con Dlgs n.300/1999.
Ulteriore conferma della diversitÃ dei summenzionati enti, Ã¨ nellâ€™art. 1 succitato, al comma 3, che qualifica lâ€™Agenzia delle entrate-Riscossione, a differenza dellâ€™Agenzia delle entrate, come ente pubblico â€œeconomicoâ€ , anchâ€™esso sottoposto allâ€™indirizzo e alla vigilanza del Ministero delâ€™Economia e delle Finanze, munito di un proprio Statuto approvato con D.P.C.M. su proposta del Ministro stesso, ma sottoposto alle disposizioni del codice civile e delle altre leggi relative alle persone giuridicheâ€ privateâ€ .
3. Difesa tecnica dellâ€™ Agenzia delle entrate-Riscossione.
Per quanto riguarda la difesa davanti alle Commissioni tributarie, le conseguenze relative a predetto passaggio di consegne al nuovo ente non sono marginali; infatti, il nuovo ente â€œsubentra a titolo universale nei rapporti giuridici attivi e passivi , anche processuali, delle societÃ del gruppo Equitalia â€¦ e assume la qualifica di agente della riscossione con i poteri e secondo le disposizioni di cui al titolo I capo II e al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600â€ .
Pertanto, lâ€™Agenzia delle Entrate-Riscossione, avendo ereditato il personale del Gruppo Equitalia, ha lâ€™onere di esercitare anche il patrocinio relativamente alle attivitÃ di riscossione delle entrate tributarie e patrimoniali dello Stato con detto personale.
Qualora la pretesa abbia a oggetto il merito della pretesa tributaria, il suddetto personale dovrebbe evocare in giudizio, ai sensi dellâ€™art. 14, terzo comma del Dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, gli Uffici impositori, che sono difesi dal personale dellâ€™Agenzia delle Entrate; di conseguenza, in giudizio si fronteggeranno funzionari dellâ€™Agenzia delle Entrate, che sono a tutti gli effetti funzionari pubblici, con funzionari dellâ€™Agenzia delle Entrate-Riscossione che, grazie alla loro provenienza dal settore bancario e finanziario, hanno conservato un trattamento economico e di carriera piÃ¹ favorevole.
CiÃ² che accomuna le predette categorie di personale Ã¨ quanto sancito dal quinto comma del citato art. 1 del D.L. n. 193/2016, ovvero di â€œconformarsi ai principi dello statuto di diritti del contribuente di cui alla legge 27 luglio 2000 n.212, con particolare riferimento ai principi di trasparenza, leale collaborazione e tutela dellâ€™affidamento della buona fede, nonchÃ© agli obiettivi individuati dallâ€™art. 6 della legge 11 marzo 2014 n. 23, in materia di cooperazione rafforzata, riduzione degli adempimenti, assistenza e tutoraggio del contribuenteâ€ .
Ben piÃ¹ rilevanti sono le conseguenze della creazione del nuovo ente di riscossione per quanto riguarda le controversie davanti al giudice ordinario, ivi compresa la Corte di Cassazione.
Come anzidetto, infatti, lâ€™ottavo comma del ripetuto art. 1 del D.L. n. 193/2016 â€œ autorizzaâ€ lâ€™Agenzia delle entrate-Riscossione ad avvalersi del patrocinio dellâ€™Avvocatura dello Stato competente per territorio, ai sensi dellâ€™art. 43 del R.D. 30 ottobre 1933, n.1611, escluse le controversie dinanzi al Tribunale e al Giudice di Pace, per le quali puÃ² stare in giudizio avvalendosi direttamente dei propri dipendenti, specificatamente â€œ delegatiâ€ , â€œ salvo che â€¦ vengano in rilievo le questioni di massima o aventi notevoli rilievi economiciâ€ nel qual caso â€œlâ€™Avvocatura dello Stato, sentito lâ€™ente, puÃ² assumere direttamente la trattazione della causaâ€ .
Tale formula fa esplicito riferimento allâ€™art. 43 del R.D. n. 1611/1933, secondo cui â€œlâ€™Avvocatura dello Stato puÃ² assumere la rappresentanza e la difesa nei giudizi attivi e passivi avanti allâ€™autoritÃ giudiziaria, i collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali amministrazioni pubbliche non statali ed enti sovvenzionati, sottoposti a tutela o anche alla sola vigilanza dello Stato, sempre che sia stata autorizzata da disposizione di legge, di regolamento o di altro provvedimento con regio decretoâ€ .
Pertanto, tenendo conto dellâ€™evoluzione normativa sin qui intervenuta, si evince che il modello della difesa pubblica viene comunemente definita â€œfacoltativaâ€ , anzichÃ© obbligatoria come quella prevista per gli enti pubblici statali dallâ€™art. 9 del predetto R.D.
Inoltre, il succitato ottavo comma dellâ€™art. 1 del D.L. prevede la possibilitÃ per il nuovo ente di â€œavvalersi, sulla base di specifici criteri definiti negli atti di carattere deliberati ai sensi del comma 5 del presente articolo, di avvocati del libero foro, nel rispetto delle previsioni di cui agli articoli 4 e 17 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50â€ .
Appare evidente che, in tal modo, viene creata una disparitÃ di trattamento tra le controversie riguardanti il Ministero dellâ€™Economia e delle Finanze e,dopo di esso, lâ€™Agenzia che gli Ã¨ succeduta per legge, per i quali la difesa viene svolta dallâ€™Avvocatura generale dello Stato, e le controversie della nuova Agenzia delle entrate-Riscossione, che pure interviene nella stessa materia tributaria, per la quale la difesa del grado di legittimitÃ Ã¨ svolta dallâ€™Avvocatura dello Stato solo facoltativamente, in presenza di autorizzazione prevista â€œda disposizioni di legge, di regolamento di altro regio decretoâ€ .
Il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione, per le controversie davanti al Tribunale o al Giudice di Pace puÃ² anche essere rappresentato â€œda propri dipendenti delegati che possono stare in giudizio personalmenteâ€ .
Pertanto, non Ã¨ sufficiente che questi risultino dipendenti dellâ€™ente, come accade per i dipendenti dellâ€™Agenzia delle Entrate che partecipano alle udienze dinanzi alle Commissioni tributarie, ma Ã¨ per di piÃ¹ necessario che costoro siano espressamente â€œdelegatiâ€ , come condizione per â€œstare in giudizio personalmenteâ€ ; tale delega Ã¨ nominativa in quanto viene conferita caso per caso dallâ€™organo di vertice.
Quesito di diritto formulato dallâ€™ordinanza di rimessione.
Se lâ€™appello proposto senza lâ€™assistenza di un difensore, ma sottoscritto dalla parte in proprio, Ã¨ radicalmente inammissibile, o se il difetto di rappresentanza tecnica dellâ€™impugnante Ã¨ sanabile grazie al nuovo art. 182 c.p.c.
Una societÃ impugna un avviso di accertamento con ricorso sottoscritto solo dal suo legale rappresentante, non abilitato al patrocinio per controversie aventi valore superiore.
Lâ€™Amministrazione Finanziaria eccepisce lâ€™inammissibilitÃ del ricorso per difetto di ius postulandi.
A questo punto, la contribuente nomina un proprio difensore di fiducia e deposita la procura ad litem prima dellâ€™udienza di trattazione, esimendo la Commissione tributaria dal provvedere ai sensi dellâ€™art. 12 comma 10, Dlgs n. 546/1992.
La Commissione Regionale, rilevato il difetto di rappresentanza tecnica dellâ€™appellante, dichiara inammissibile lâ€™atto dâ€™appello, per essere stato sottoscritto solamente dal rappresentante legale della societÃ , priva di difensore, in violazione dellâ€™art. 18 comma 3, Dlgs n.,546/1992.
La Sezione Tributaria rimettente afferma che la soluzione al quesito proposto alle Sezioni Unite puÃ² giungere attraverso unâ€™interpretazione costituzionalmente orientata del novello art. 12, comma 10, Dlgs n. 546/1992.
La Commissione Regionale, investita da un appello sottoscritto personalmente solo dal contribuente, dovrÃ assegnare alla parte un termine perentorio per la nomina di un difensore in modo da sanare il difetto di rappresentanza tecnica; solo nel caso dâ€™inottemperanza della parte di tale termine, potrÃ essere dichiarata lâ€™estinzione del processo per inattivitÃ delle parti.
La Suprema Corte osserva che, nel caso di specie, si ripropone la questione della necessitÃ dellâ€™assistenza tecnica del contribuente nel giudizio tributario per le controversie superiori al limite indicato nel Dlgs n. 546 del 1992, art. 12 comma 5, e delle conseguenze derivanti dalla violazione di tale disposizione.
Il Supremo Consesso ricostruisce lâ€™excursus giurisprudenziale dei numerosi interventi della giurisprudenza di legittimitÃ e del giudice delle leggi.
Le prime pronunce non armonizzate della Suprema Corte in ordine alla necessitÃ dellâ€™emanazione dellâ€™ordine da impartire al contribuente per regolarizzare la propria posizione contrattuale, esclusa da Cass. n. 1781/1999 e Cass.n. 7966/2000, veniva ammessa da Cass. n. 7966/2000, a seguito della pronuncia della Corte Cost. n. 189/2000, ritenendo che lâ€™inammissibilitÃ puÃ² essere pronunciata solo successivamente allâ€™ordine del Presidente della Commissione o della Sezione di munirsi di assistenza tecnica tramite il conferimento della procura a un professionista abilitato, rimasto poi ineseguito.
Tale considerazione si basa su unâ€™interpretazione costituzionalmente orientata secondo la quale, poichÃ© la legge processuale tributaria prevede unâ€™assistenza e non una rappresentanza della parte privata e affinchÃ© vengano garantiti i principi di unâ€™adeguata difesa (art. 24 cost) e tutela contro gli atti dellâ€™Amministrazione (art. 113 cost), si deve adeguare la lettera della legge in modo da garantire lâ€™effettiva applicazione di tali principi (Cass. n. 29587/2011).
Tale orientamento Ã¨ stato successivamente confermato da Corte Cost. n. 520/2002 e n.158/2003,
riaffermato in sede di superamento di contrasto dalle Sezioni Unite con sentenza n.22601/2004, sottolineando che â€œ nel processo tributario il giudice chiamato a conoscere di una controversia di valore superiore a lire cinque milioni, Ã¨ tenuto a disporre che lâ€™attore parte privata che sta in giudizio senza assistenza tecnica si munisca di essa,conferendo incarico a difensore abilitato; con la conseguenza che lâ€™inammissibilitÃ del ricorso puÃ² essere dichiarata solo a seguito della mancata esecuzione di tale ordine. Lettura questa ritenuta lâ€™unica conforme a Costituzione per non rinvenirsi interpretazioni alternative che assicurino lâ€™effettivitÃ della tutela del diritto fondamentale di difesa nel processo e adeguata tutela contro gli atti della PAâ€ (Cass. n. 13208/2007).
La Suprema Corte ha da subito operato un distinguo nellâ€™applicazione del principio dâ€™ispirazione costituzionale suddetto.
Un filone giurisprudenziale ha sostenuto che lâ€™ordine del contribuente di munirsi di assistenza tecnica puÃ² essere impartito solo nel giudizio di primo grado e, pertanto, â€œquando la parte si sia munita di assistenza tecnica nel giudizio di primo grado a seguito di ottemperanza dellâ€™ordine emesso dal giudice e proponga appello personalmente, lâ€™impugnazione deve essere dichiarata inammissibile, non dovendo lâ€™ordine essere reiterato, e lâ€™appello va dichiarato immediatamente inammissibile, attesa la riferibilitÃ di quello impartito in prime cure dallâ€™intero giudizioâ€ (Cass. n. 21139/2010, v. anche Cass. n. 15448/2010; Cass. n. 20929/2013).
Unâ€™altra parte della giurisprudenza di legittimitÃ , in contrasto con il predetto filone, ha affermato che i principi affermati dalla Corte Costituzionale nel 2002, poi ripresi dalle Sezioni Unite del 2004, si applicano sia al giudizio di primo grado che allâ€™appello, affermando che â€œanzichÃ© dichiarare inammissibile lâ€™appello, avrebbero dovuto rilevare, anche dâ€™ufficio, la mancanza di difesa tecnica della societÃ concessionaria e, per assicurare lâ€™effettivitÃ della tutela giurisdizionale e garantire a regolaritÃ del contraddittorio, cui Ã¨ sotteso il fondamentale diritto di difesa, ordinare alla parte di nominare, in assegnando termine, un difensore abilitato; e, solo, allâ€™esito della mancata nomina, dichiarare inammissibile il ricorsoâ€ (Cass. n. 21459/2009, v. anche Cass. n. 110/2002).
Secondo la Sezione rimettente, Ã¨ evidente lâ€™esistenza di un contrasto tra i predetti orientamenti; la sentenza n. 21459/2009 non Ã¨ stata in grado di contrastare adeguatamente le ragioni dâ€™inapplicabilitÃ del dlgs n. 546/1992, art. 12 comma 5, ultima parte, al processo tributario dâ€™appello, sostenute in modo tralaticio dalle pronunce n. 8778/2008, n. 15448/2010, n. 21139/2010 e n. 20929/2013.
In predetta ordinanza di rimessione, la Suprema Corte, per completezza, sottolinea che il Dlgs n. 156 del 2015, art. 9 comma1, lett. e), ha interamente riscritto il Dlgs n. 546/1992, art. 12 e, dopo aver ribadito la regola generale dellâ€™obbligatorietÃ dellâ€™assistenza tecnica nelle controversie tributarie, salvo i casi di contenzioso di modico valore, con il comma 10 ha disciplinato le ipotesi di difetto di rappresentanza o di autorizzazione, rinviando alle disposizioni contenute nellâ€™art. 182 c.p.c., secondo alcune sentenze summenzionate applicabile in giudizio dâ€™appello, prevedendo che la predetta attivitÃ possa essere svolta dal Presidente della Commissione ovvero della Sezione e dal Collegio e ciÃ², come si legge nella Relazione illustrativa del Governo â€œal fine di evitare lâ€™inutile prolungamento dei tempi del giudizioâ€ .Sempre in tale Relazione Ã¨ stato specificato che â€œla declaratoria dâ€™inammissibilitÃ del ricorso potrÃ essere pronunciata dal giudice tributario soltanto allâ€™esito dellâ€™inottemperanza dellâ€™invito formulato alla parte a provvedereâ€ .
Lâ€™accorpamento delle funzioni di riscossione presso lâ€™Agenzia delle Entrate ha consentito dal 1Â° luglio 2017 di accedere in maniera immediata alle banche dati dellâ€™anagrafe tributaria e a quelle degli stessi enti previdenziali e assistenziali, quali lâ€™INPS e le Direzioni del Lavoro, garantendo la massima efficacia alle azioni di pignoramento presso terzi.
Il pignoramento del conto corrente bancario e postale, insieme al pignoramento dello stipendio, pensione, TFR, rientra nel cd. pignoramento presso terzi che si attiva ai sensi dellâ€™articolo 491 del codice civile, come misura di esecuzione per recuperare un credito vantato ne confronti di un debitore.
Prima del 1Â°luglio 2017.
Se unâ€™impresa o un comune cittadino, intendevano recuperare il credito, per procedere al pignoramento del conto corrente e vedere cosÃ¬ soddisfatta la richiesta, dovevano:
â€¢	notificare lâ€™atto esecutivo: es. la sentenza emessa dal giudice;
â€¢	notificare lâ€™atto di precetto: ossia, lâ€™atto che intima al debitore il pagamento del debito entro 10 giorni dalla notifica.
Passati 10 giorni, se il debitore non pagava, il creditore aveva diritto a notificare lâ€™atto di pignoramento sia alla persona debitrice che alla banca o alla Posta, presso cui ha il proprio conto il debitore, per un importo pari alla somma indicata nellâ€™atto + il 50%.
La banca o la Posta, ricevuto lâ€™atto di pignoramento, procedeva subito con:
il versamento delle somme pignorate al creditore, dopo lâ€™autorizzazione da parte del giudice.
Occorre mettere in evidenza che Equitalia, prima del 1Â°luglio 2017, a seguito della richiesta dâ€™informazioni circa i rapporti bancari intrattenuti da un contribuente, poteva conoscere solo chi fossero gli intermediari finanziari e quali fossero le tipologie del rapporto intrattenuto; pertanto, lâ€™ente di riscossione non poteva ricevere alcuna informazione sulle movimentazioni e sulle eventuali disponibilitÃ liquide intrattenute su tali conti.
Infatti, quando siamo di fronte ad una cartella esattoriale che Ã¨ stata emessa da Equitalia o dalla attuale Agenzia delle Entrate-Riscossione, la procedura Ã¨ differente in quanto non occorre lâ€™autorizzazione del giudice.
Lâ€™Agenzia delle Entrate-Riscossione, infatti, nel momento stesso in cui notifica la cartella esattoriale non deve rivolgersi al giudice per citare in giudizio il debitore ed attendere la sentenza, in quanto la cartella di pagamento Ã¨ in sÃ© giÃ un atto esecutivo al pari dellâ€™atto di precetto e, pertanto, puÃ² procedere al pignoramento del conto corrente se, passati 60 giorni dalla notifica, la cartella esattoriale non Ã¨ stata pagata.
Trascorso il suddetto termine, lâ€™Ente della riscossione puÃ² subito inviare alla banca lâ€™atto di pignoramento ancora prima di notificarlo allâ€™interessato, per poi invitare questâ€™ultimo al pagamento di quanto dovuto entro altri 60 giorni.
Se il debitore, poi, persevera e continua a non pagare quanto dovuto, il Fisco richiede alla banca di versare lâ€™importo pari al debito, senza necessitÃ di rifarsi ad un giudice per far emettere il relativo provvedimento.
Dal 1Â°luglio 2017.
A partire dal 1Â° luglio del 2017, le disposizioni introdotte dal decreto n. 193/2016, hanno prodotto effetti non favorevoli per i contribuenti, in quanto, in caso di pignoramento del conto corrente 2018, possono essere immediatamente privati delle somme sul loro conto e trasferite al Fisco per saldare il debito.
Sulla base di quanto sopra esposto, per i debiti fiscali non Ã¨ lâ€™assenza di un procedimento giudiziario che cambia il pignoramento del conto corrente, perchÃ© era giÃ cosÃ¬ previsto prima del D.L. n. 193/2016, ma il fatto che le somme sul conto possono essere subito bloccate e utilizzate a saldo dei debiti, visto che Ã¨ la stessa Agenzia delle entrate-Riscossione che verifica direttamente le informazioni ed attiva il procedimento, mentre Equitalia doveva prima richiedere le informazioni allâ€™Agenzia, attendere il riscontro e poi attivare la procedura.
Dal 1Â° luglio 2017, gli Uffici dellâ€™Agenzia delle entrate-Riscossione, sono in grado di verificare preventivamente la giacenza dei conti procedendo ad azioni mirate al pignoramento delle stesse.
Oggetto del giudizio della Suprema Corte Ã¨ una sentenza della CTR che, in riforma della pronuncia di primo grado, afferma la giurisdizione tributaria qualora la contestazione sottesa allâ€™atto di pignoramento impugnato riguardi unâ€™invalida notifica del titolo esecutivo.
La Suprema Corte con sentenza n. 13913/2017 ha statuito la competenza del giudice tributario in caso dâ€™impugnazione dellâ€™atto di pignoramento adottato dallâ€™esattore, qualora il ricorrente contesti lâ€™omessa o invalida notifica della cartella o dellâ€™intimazione di pagamento.
Secondo il Supremo Consesso, la contestazione Ã¨ ammessa al di lÃ del fatto che la cartella o gli altri atti che precedono il pignoramento siano stati regolarmente notificati; la Corte di Cassazione continua sottolineando che lâ€™opposizione agli atti esecutivi, pur non rientrando nellâ€™ambito della giurisdizione tributaria, sono contestabili innanzi alle commissioni tributarie se il debitore eccepisce â€œlâ€™omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento o degli altri presupposti dal pignoramentoâ€ , ossia lâ€™intimazione di pagamento o avviso di mora, che ai sensi dellâ€™art. 50 del D.P.R. n. 602/1973 va notificato allâ€™interessato decorso un anno dalla notifica della cartella. Tale questione Ã¨ stata oggetto di dibattito giurisprudenziale.
Il Supremo Consesso precisa, altresÃ¬, che lâ€™attribuzione della giurisdizione non puÃ² dipendere dal raggiungimento o meno della prova che la cartella sia stata effettivamente notificata, poichÃ© si tratta di una questione di merito sulla quale proprio il giudice tributario Ã¨ chiamato a pronunciarsi.
Questo Ã¨ lâ€™approdo delle Sezioni Unite che risolve il contrasto tra giurisdizione ordinaria e giurisdizione tributaria, a favore di questâ€™ultima.
Secondo un primo orientamento piÃ¹ recente della Suprema Corte, in tema di azioni esecutive la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Lâ€™art. 57 del D.P.R. n. 602/1973 prevede espressamente che non sono ammesse le opposizioni regolate dallâ€™art. 615 c.p.c., fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilitÃ dei beni, nonchÃ© le opposizioni di cui allâ€™art. 617 c.p.c. relative alla regolaritÃ formale e alla notificazione del titolo esecutivo.
In tale ultimo caso, il giudice ordinario â€œ..dovrÃ verificare solo la sussistenza o meno del difetto di notifica all’esclusivo fine di pronunciarsi sulla nullitÃ dell’atto consequenzialeâ€ ( Cassazione n. 9246 del 2015).
Appare di tutta evidenza come tale orientamento dÃ rilevanza ai seguenti aspetti: 1) il Giudice ordinario aveva giurisdizione ogni volta che lâ€™opposizione avesse a oggetto un atto dellâ€™esecuzione; 2) non era determinante che il vizio di notifica incidesse su un atto oggetto di giurisdizione tributaria (cartella di pagamento o avviso impo-esattivo), posto che tale vizio doveva essere valutato dal GO quasi incidentalmente, per arrivare ad invalidare il vero atto opposto: il pignoramento.
Il secondo orientamento, richiamato e condiviso dalle Sezioni Unite, ha affermato la giurisdizione del giudice tributario sostenendo che lâ€™opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento, che il contribuente ritiene viziato per mancata notifica della cartella di pagamento o di altro provvedimento presupposto, si risolve nellâ€™impugnazione del primo atto con il quale viene manifestata lâ€™intenzione di procedere alla riscossione coattiva di un credito tributario (S.U. n.14667/2011 e n. 15994/2012)
Per tale motivo, lâ€™opposizione Ã¨ ammissibile e deve essere proposta dinanzi al giudice tributario, indipendentemente che il pignoramento non sia contemplato tra gli atti impugnabili davanti alle Commissioni Tributarie, ai sensi dellâ€™art. 19 del dlgs n. 54671992; infatti, Ã¨ pacifico che tale elencazione contenuta nella predetta disposizione processuale Ã¨ meramente esemplificativa.
Il primo era la materia: lâ€™art. 2, primo comma, del d.lgs. n. 546 del 1992 prevede espressamente che, se la controversia ha ad oggetto tributi, la giurisdizione spetta agli organi tributari.
Il secondo mirava a superare la linea di demarcazione tracciata dal legislatore stesso, sempre nellâ€™art 2, primo comma, secondo capoverso, citato, che esclude lâ€™impugnabilitÃ degli atti esecutivi (compreso il pignoramento) dinnanzi al Giudice Tributario. Diveniva, dunque, necessario stabilire quale fosse il reale â€œoggetto della controversiaâ€ : se la contestazione riguardava non lâ€™atto dellâ€™esecuzione bensÃ¬ il titolo esecutivo ad esso sotteso, allora innegabile era la giurisdizione tributaria, posto che il titolo esecutivo Ã¨ atto impugnabile ai sensi dellâ€™art. 19, d.lgs. n. 546 del 1992.
Secondo lâ€™iter logico della Suprema Corte, in primo luogo, la norma violata (art. 57 del d.p.r. n. 602 del 1973 ) prevede espressamente come â€œnon sono ammesse: a) le opposizioni regolate dallâ€™art. 615 c.p.c., fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilitÃ dei beni; b) le opposizioni regolate dallâ€™art. 617 c.p.c. relative alla regolaritÃ formale e alla notificazione del titolo esecutivo.â€
La volontÃ del legislatore Ã¨ chiara nel ritenere inammissibili le opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolaritÃ formale e alla notificazione del titolo esecutivo.
Le Sezioni Unite, inoltre, superano anche il secondo aspetto relativo al vizio dellâ€™atto sotteso al pignoramento, non ritenendo convincente â€œripartire la giurisdizione in base al petitum formale contenuta nellâ€™impugnazione proposta dal contribuente (â€¦) il petitum sostanziale Ã¨ unico e una ricostruzione simile sarebbe totalmente artificiosaâ€ (â€¦) â€œrimane tuttavia aperto il problema dellâ€™individuazione del giudice davanti al quale proporre lâ€™opposizione agli atti esecutivi ove concerna la regolaritÃ formale e la notificazione del titolo esecutivoâ€ .
Sulla base di tali argomentazioni, il Supremo Consesso ritiene che â€œammettere davanti al giudice ordinario lâ€™impugnazione del pignoramento per omessa notifica della cartella appare in contrasto con il menzionato divieto di cui allâ€™art 57 (â€¦), divieto che per la sua collocazione sistematica e per la sua sopra ricordata formulazione deve ritenersi assoluto (e dunque diretto non esclusivamente al giudice tributario)â€ ; le Sezioni Unite, con tale pronuncia, hanno aperto la strada ad una opposizione agli atti esecutivi esperibile dinnanzi al Giudice Tributario.
Il Supremo Collegio sottolinea, infatti, che lâ€™art. 57 non deve essere considerato un limite per la giurisdizione tributaria: lâ€™inammissibilitÃ dellâ€™opposizione agli atti esecutivi, relativa alla regolaritÃ formale e alla notificazione del titolo, riguarda solo la giurisdizione ordinaria e non quella tributaria: â€œin materia di esecuzione forzata tributaria, lâ€™opposizione agli atti esecutivi riguardante lâ€™atto di pignoramento che si assume viziato per lâ€™omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento Ã¨ ammissibile e va proposta ai sensi dellâ€™art. 2, primo comma secondo periodo e 19 d.lgs. 546 del 1992, 57 d.p.r. 602 del 1973 e 617 c.p.c. davanti al giudice tributarioâ€ .
Con tale sentenza, le Sezioni Unite hanno fornito uno strumento in piÃ¹ al contribuente che vorrÃ difendersi davanti alla Commissione Tributaria, anche ad esecuzione avviata, senza i limiti dellâ€™art. 57.
5.3. Il servizio di riscossione Ã¨ tenuto per legge a conservare gli atti e a garantire lâ€™accesso ai privati (Tar Lazio , II sez. bis, n. 4890/2017).
Il Tar Lazio, con sentenza n. 4890/2017, ha affermato che chi svolge il servizio di riscossione dei tributi in concessione Ã¨ tenuto per legge a conservare gli atti e a garantire lâ€™accesso ai privati.
Il caso presentatosi dinanzi alla giurisprudenza di merito riguardava la richiesta di ostensione di alcuni documenti da parte di una societÃ che aveva fatto domanda di concordato preventivo.
Secondo il Tar Lazio, nulla rileva la contestazione di Equitalia riguardante il fatto che la contribuente fosse giÃ in possesso dellâ€™estratto di ruolo e delle copie degli avvisi di ricevimento delle notifiche effettuate.
Secondo il Collegio, le Amministrazioni hanno lâ€™onere di conservare copia degli atti inoltrati al privato, che potrebbe non averli in suo possesso perchÃ© persi per svariate cause (ad esempio in un trasloco o in un furto).
Pertanto, il contribuente non puÃ² essere â€œmutilatoâ€ nella difesa a causa di un evento a lui non riconducibile; ad ogni buon conto, non Ã¨ precluso al concessionario di stampare un duplicato della cartella generato dallo stesso ruolo con lâ€™attestazione della conformitÃ allâ€™originale; anzi, lo stesso ente di riscossione deve organizzare i suoi uffici per consentire ciÃ², incaricando ah hoc i suoi dipendenti.

References: art.1
 art. 1
 articolo 1
 art. 1
 art. 1
 art. 182
 art. 12
 art. 12
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 12
 art. 9
 art. 12
 sentenza 
 sentenza 
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