Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-6508-del-22-03-2011
Timestamp: 2020-03-31 19:48:24+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 6508 del 22/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6508 del 22/03/2011
Cassazione civile sez. lav., 22/03/2011, (ud. 10/02/2011, dep. 22/03/2011), n.6508
sul ricorso 9014-2007 proposto da:
C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RENO 21,
presso lo studio dell’avvocato RIZZO ROBERTO, che lo rappresenta e
avverso la sentenza n. 1882/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 14/03/2006, r.g.n. 1002/04;
IANNELLI Domenico, che ha concluso per l’inammissibilità del
Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Roma, ritualmente notificato, C.L., assunto con contratto a tempo determinato dalla società Poste Italiane s.p.a. dal 17.2.1998 al 30.4.1998, ai sensi dell’art. 8, comma 2, del CCNL 26.11.1994, per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi ed in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane”; dal 22.6.1998 al 30.9.1998 per “necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno – settembre”; dal 7.11.1998 al 30.1.1999 per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi ed in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane”; rilevava la illegittimità dell’apposizione del termine ai contratti in questione di talchè, essendo stata l’assunzione illegittima, i contratti si erano convenuti in contratti a tempo indeterminato. Chiedeva pertanto che, previa dichiarazione di illegittimità del termine apposto ai predetti rapporti di lavoro, fosse dichiarata l’avvenuta trasformazione degli stessi in contratti a tempo indeterminato, con condanna della società al risarcimento del danno.
Con sentenza in data 11.2.2003 il Tribunale adito dichiarava la nullità del termine apposto al primo contratto stipulato per il periodo dal 17.2 al 30.4.1998 e dichiarava la natura a tempo indeterminato del rapporto in questione, condannando la società convenuta alla riammissione in servizio del ricorrente ed al pagamento in favore dello stesso della retribuzione dal 17.2.1998.
La Corte di Appello di Roma, con sentenza in data 28.2/14.3.2006, rigettava il gravame. In particolare la Corte territoriale rilevava che, anche nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi ai sensi della L. n. 56 del 1987, art. 23 era necessario che l’apposizione del termine fosse motivata da una esigenza temporanea, specifica e, comunque, da una esigenza predeterminata ed obiettiva, concreta, e concretamente riferibile alla singola assunzione.
Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione la Poste Italiane s.p.a. con tre motivi di impugnazione.
Resiste con controricorso il lavoratore intimato.
Col terzo motivo di ricorso lamenta violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3) in relazione agli artt. 1217 e 1233 c.c..
Nella memoria ex art. 378 c.p.c. il lavoratore ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per mancata formulazione del quesito di diritto ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. e per mancata ottemperanza all’onere, posto dalla stessa norma, di indicare chiaramente il fatto controverso ovvero le ragioni del vizio di motivazione.
In proposito questa Corte ha ripetutamente evidenziato che il quesito di diritto non può essere individuato attraverso una operazione di estrapolazione dal motivo del ricorso, affidata al lettore della esposizione e non direttamente rilevata dal ricorso stesso (Cass. sez, lav., 3.7.2009 n. 15687), dovendo il quesito di diritto essere formulato in modo rigoroso e preciso (Cass. sez. trib., 29.2.2008 n. 5471), di talchè deve ritenersi inammissibile la formulazione implicita di tale quesito nello stesso motivo del ricorso, atteso che una siffatta interpretazione dell’art. 366 bis c.p.c. si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma (Cass. sez. 3, 26.2.2008 n. 4968); ed invero il difensore deve formulare una apposita quaestio iuris da cui dipenderà la stessa ammissibilità del motivo.
E siffatta inammissibilità si ravvisa anche in relazione alle censure afferenti all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Ed invero la giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto che, allorchè nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto ovvero le ragioni del vizio di motivazione, imposto dall’art. 366 bis c.p.c., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche formulando, al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid pluris rispetto alla illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (Cass. sez. 3, 7.4.2008 n. 8897; Cass. SS.UU. 1.10.2007 n. 20603).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio di cassazione, che liquida in Euro 28,00, oltre Euro 2.500,00 (duemilacinquecento) per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA come per legge; autorizza la distrazione delle spese, come sopra liquidate, in favore dell’avv. Roberto Rizzo, dichiaratosi antistatario.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 23
 sentenza 
 art. 378
 Cass.