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Timestamp: 2019-06-27 13:24:59+00:00

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La Convenzione europea dei diritti dell`uomo (CEDU) e la sua
Download La Convenzione europea dei diritti dell`uomo (CEDU) e la sua
dei diritti dell’uomo (CEDU)
e la sua importanza per
Introduzione per i giovani
1 IN UNA FREDDA GIORNATA D’INVERNO
Questo opuscolo è destinato a tutte le persone interessate e in
particolare per studenti e insegnanti delle scuole di livello secondario
II (liceo, scuole specializzate, scuole professionali, ecc.).
Sul sito internet www.zmrb.phlu.ch si possono trovare delle proposte
sotto forma di approcci d'azione e indicazioni sul materiale per le
Accadde in una fredda giornata d’inverno, alla ﬁne di gennaio del
. Come al solito, Irina Viktorovna K. stava insegnando alla sua
classe in un liceo di Mosca. Ma quel giorno, come avrebbe raccontato
in seguito l’insegnante, un’allieva sedicenne disturbava la classe con
tale insistenza e petulanza che le consigliò di andare a bere un té
alla caﬀetteria per calmarsi un po’. Risentita, l’allieva lasciò l’ediﬁcio
scolastico e, secondo quanto riferito dalla madre, vagò per ore al
freddo senza cappotto, prendendosi un forte raﬀreddore. L’indomani,
la madre denunciò l’accaduto al rettore, sostenendo che l’insegnante
avrebbe oﬀeso gravemente sua ﬁglia cacciandola dalla scuola. Il 
febbraio  il rettore licenziò l’insegnante, signora K., per aver
utilizato dei metodi disciplinari inaccettabili. L’insegnante contestò
il licenziamento dinnanzi al competente tribunale di Mosca, che però
non fece che confermare la sanzione adottata dal liceo. Presentò poi
ricorso presso le massime autorità giudiziarie del Paese, ma invano.
Nel  l’insegnante si rivolse inﬁne alla Corte europea dei diritti
dell’uomo (Corte EDU), che diede al caso una svolta inattesa. Ma ne
riparleremo più avanti (vedi n. ..).
UNO SQUARDO AL PASSATO
LA CEDU E LA SVIZZERA
L'IMPORTANZA DELLA CEDU NEL
Una cinquantina d’anni prima che accadesse la vicenda al liceo della signora K.,
i rappresentanti di tredici Paesi membri del Consiglio d’Europa, riunitisi a Roma, apposero la propria ﬁrma alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e
delle libertà fondamentali (CEDU), dando così inizio alla storia di successi della CEDU.
1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da
un tribunale, nei casi in cui il delitto sia punito dalla legge con tale pena.
2. La morte non è considerata inﬂitta in violazione di questo articolo quando derivasse da un
ricorso alla forza reso assolutamente necessario:
b) per eﬀettuare un regolare arresto o per impedire l’evasione di una persona legalmente
detenuta;
2 UNO SGUARDO AL PASSATO
2.1. L’Europa distrutta del dopoguerra invoca i diritti
Al termine della Seconda guerra mondiale, l’Europa era ridotta in macerie. Il regime
del terrore nazionalsocialista aveva seminato guerra e distruzione e sterminato in
massa milioni di Ebrei, Rom, omosessuali e altre minoranze nei campi di concentramento e nelle camere a gas del Terzo Reich. Già durante il conﬂitto, gli Alleati
avevano capito che, per evitare il ripetersi dell’orrore della guerra, la protezione
dell’individuo contro l’arbitrio e la violenza degli Stati e, di riﬂesso, la garanzia dei
diritti dell’uomo dovevano diventare uno dei pilastri dell’assetto postbellico.
Partendo da questo presupposto, nell’Europa occidentale sorse un movimento civile denominato «Comitato internazionale del Movimento europeo», il cui obiettivo era l’uniﬁcazione europea. Nel 1948 il Comitato organizzò all’Aia (Paesi Bassi)
il Congresso d’Europa sotto l’egida dell’allora primo ministro britannico Winston
Churchill. Oltre a politici inﬂuenti, come il primo cancelliere federale tedesco Konrad Adenauer e il ministro francese Pierre-Henri Teitgen, vi parteciparono oltre
800 delegati, tra cui intellettuali, dirigenti dell’economia, politici e diplomatici.
Questo congresso diede il primo impulso alla creazione di un’organizzazione
per la protezione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti dell’uomo.
Nel 1949 dieci Paesi dell’Europa occidentale istituirono il Consiglio d’Europa. La
nuova Organizzazione ritenne fondamentale creare uno strumento vincolante
per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, e questo per due ragioni: innanzitutto
perché le atrocità commesse dal Terzo Reich avevano dimostrato che non basta
salvaguardare i diritti dell’uomo su un piano soltanto nazionale, ma che i diritti
fondamentali sanciti dalla Costituzione vanno completati da garanzie internazionali e meccanismi di protezione aﬃnché possano resistere qualora falliscano
i meccanismi statali di tutela dei diritti fondamentali. In secondo luogo perché
l’elaborazione di uno accordo di salvaguardia dei diritti dell’uomo vincolante sul
piano giuridico apparve ai Paesi europei democratici, forti di un patrimonio comune di ogni Stato di diritto, un metodo appropriato per manifestare la propria
volontà politica di autoaﬀermarsi contro l’espansione del comunismo totalitario
dell’Unione sovietica.
2.2. La nascita della CEDU
Poco dopo la sua istituzione, il Consiglio d’Europa iniziò a occuparsi
della stesura della CEDU,
basandosi sulla Dichiarazione universale dei diritti umani (DUDU) delle
Nazioni Unite del 1948.
Dopo mesi di negoziati, la
CEDU fu ﬁrmata a Roma il
4 novembre 1950 ed entrò
in vigore il 3 settembre
1953, dopo essere stata
ratiﬁcata da dieci Stati. Divenne così una delle prime
dei diritti dell’uomo giuridicamente vincolanti.
I PRINCIPALI DIRITTI SANCITI DALLA CEDU
– il diritto alla vita e il divieto della pena di morte,
– il diritto alla protezione dalla tortura e da pene o trattamenti
inumani o degradanti,
– il diritto alla protezione dalla schiavitù e dai lavori forzati,
– il diritto alla protezione dall’arbitrio e dalla privazione illegale della
– il diritto a un processo equo in procedimenti civili e penali,
– il diritto a un indennizzo in caso di errore giudiziario,
– il diritto al rispetto della vita privata e familiare e alla protezione
dei dati personali,
– la libertà di espressione,
– la libertà di pensiero, di coscienza e di religione,
– la protezione contro la discriminazione nel caso di limitazioni autorizzate dei diritti garantiti dalla CEDU.
I protocolli aggiuntivi che la Svizzera non ha ratiﬁcato, prevedono tra l’altro:
– il diritto alla protezione della proprietà
– il diritto all’educazione.
La CEDU fu redatta rapidamente anche grazie alla ristretta cerchia di Stati (14)
che componevano allora il Consiglio d’Europa. Il loro numero sarà tuttavia destinato ad aumentare. Infatti, negli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino,
il numero degli Stati membri passò dai 23 del 1989 agli attuali 47. La CEDU, vincolante nel 2014 in tutti questi Paesi, salvaguarda i diritti dell’uomo e le libertà
fondamentali di oltre 800 milioni di persone.
E per garantire la salvaguardia dei diritti anche nella pratica, la CEDU prevede
che ogni persona, la quale ritenga di essere stata lesa nei propri diritti, possa presentare ricorso eﬀettivo dinnanzi a un tribunale nazionale (articolo 13). Di principio è possibile appellarsi alla CEDU anche davanti ai tribunali del proprio Paese.
La CEDU viene infatti applicata quotidianamente da giudici dell’intero continente,
dal Portogallo alla Russia, passando per l’Azerbaigian e Malta ﬁno all’Islanda.
I padri fondatori della CEDU erano tuttavia consapevoli che a volte i tribunali
nazionali falliscono e che occorreva creare un meccanismo di protezione europeo,
che completasse i sistemi di salvaguarda dei diritti dell’uomo dei singoli Stati. Fu
così che istituirono una Commissione europea dei diritti dell’uomo e successivamente una Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) attiva a tempo parziale. Questo sistema si rivelo però inadeguato per far fronte a una crescente mole
di lavoro, per cui nel 1998 la Commissione venne abolita e la Corte EDU divenne
organo permanente con 47 giudici.
2.3. La CEDU evolve
Nel corso degli anni la CEDU ha continuato a evolvere. Per esempio è emerso che
alcuni diritti dell’uomo, la cui esistenza non è mai stata messa in discussione, non
sono contemplati nella CEDU, per cui sono stati integrati in una serie di protocolli
aggiuntivi che gli Stati membri sono liberi di ratiﬁcare. Tra questi la Svizzera ha
ratiﬁcato, i protocolli aggiuntivi n. 6 (abolizione della pena di morte in tempo di
pace e in tempo di guerra) e n. 7 (protezione in caso di espulsione, diritto al riesame della condanna o della pena da una giurisdizione superiore; diritto a un indennizzo in caso di errore giudiziario e uguaglianza dei diritti e delle responsabilità
degli sposi). Altri protocolli aggiuntivi concernenti il funzionamento della Corte
europea europea dei diritti dell’uomo o le procedure dinnanzi a questo organo
giudiziario (si vedano gli esempi al n. 3.2).
Convenzione salvaguarda per esempio il diritto alla vita (art. 2), ma non precisa
se la vita inizi con il concepimento, con la nascita o tra questi due momenti. Vieta le pene o i trattamenti inumani (art. 3) senza però deﬁnire questo concetto;
garantisce che ogni persona arrestata sia informata «al più presto» dei motivi
dell’arresto (art. 5) senza però ﬁssare un lasso di tempo. Sancisce il rispetto alla
vita privata (art. 8), ma non indica cosa implichi questo concetto. I diritti dell’uomo, siano essi garantiti dalla CEDU o da una costituzione nazionale, non possono
essere formulati come principi a sé stanti e strutturati secondo il modello atto/
conseguenza giuridica (chi fa X viene punito con Y). Essi rappresentano principi
aperti, ovvero direttive generiche, il cui contenuto concreto dev’essere deﬁnito da
un tribunale. La Corte euLA NATURA GIURIDICA DELLA CEDU
ropea dei diritti dell’uomo
La CEDU è un trattato internazionale.
è quindi tenuta, così come
La CEDU obbliga i Paesi membri del Consiglio d’Europa a garanil Tribunale federale, a
tire ai propri cittadini e a tutte le persone soggette alla loro giurisdecidere nel singolo caso
dizione i diritti civili e politici fondamentali.
quale sia il senso concreto
La CEDU autorizza queste persone a rivolgersi a un tribunale
sovranazionale (la Corte EDU) qualora un Paese membro violi i
di ogni diritto.
La CEDU comprende  articoli e ﬁnora () è stata ampliata
I diritti sanciti dalla CEDU
e completata con  protocolli aggiuntivi ( dei quali sono in
sono strutturati in modo
vigore).
da consentire alla Corte
EDU di interpretare la Convenzione come uno «strumento dinamico», il quale,
come sottolineato regolarmente dalla stessa Corte EDU, va adeguato ai mutati
contesti sociali ed economici per poter garantire la protezione delle cittadine e
dei cittadini da nuove minacce. Infatti, nel 1950 problematiche come la sorveglianza di Internet, il cambiamento di sesso, la protezione dei dati e la rilevanza dei
diritti dell’uomo nella protezione dell’ambiente non esistevano o si presentavano
diversamente rispetto a oggi.
Un’importante fonte di sviluppo della CEDU è data dall’estrema vastità della giurisprudenza prodotta dalla Corte EDU. Il motivo di questa ricchezza va attribuito
alla formulazione piuttosto generica e astratta dei diritti sanciti dalla CEDU. La
2.4. La storia della CEDU in breve
istituzione del Consiglio d’Europa
al «Congress of Europe»
prende forma l’idea che darà
l’impulso alla creazione del
ﬁne della
l’Assemblea generale dell’ONU
adotta la Dichiarazione
universale dei diritti dell’uomo
con la ratiﬁca del decimo Paese membro,
la CEDU entra in vigore
la Svizzera ratiﬁca la CEDU
Inizio dei lavori della Commissione
europea dei diritti dell’uomo del Consiglio
il Consiglio passa da 21 a 47 Paesi membri
(tutti hanno ratiﬁcato la CEDU)
la Svizzera aderisce
riforma della Corte EDU che diventa
organo permanente e riprende i compiti
della Commissione europea dei diritti
ﬁrma della CEDU
Inizio dei lavori della Corte
EDU, dapprima come organo
attivo a tempo parziale
la Svizzera ﬁrma la CEDU
3 L’ULTIMA SPIAGGIA
3.1. La Corte europea dei diritti dell’uomo
Alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo può rivolgersi chiunque ritenga di non essere stato tutelato dai tribunali nazionali contro la violazione dei
propri diritti. La Corte tratta tuttavia i ricorsi unicamente se gli interessati hanno
portato avanti le loro richieste ﬁno alla massima autorità giudiziaria nazionale,
che le ha respinte, e illustrano dettagliatamente nel formulario di ricorso il motivo
per cui ritengono che la CEDU sia stata violata.
Questa possibilità di ricorso viene sfruttata intensamente da molte persone. Alla
ﬁne del 2013 la Corte EDU aveva emesso circa 17 000 sentenze, la maggior parte
delle quali (15 889) tra l’inizio del 2000 e la ﬁne del 2013. Il 31 dicembre 2013, 99
900 ricorsi provenienti da tutta Europa, di cui 445 casi dalla Svizzera, attendevano di essere trattati. Anche se molti casi non avevano alcuna possibilità di essere
accolti, queste cifre dimostrano che per molte persone la Corte EDU rappresenta
3. Non è considerato «lavoro forzato o obbligatorio» nel senso di questo articolo:
a) ogni lavoro normalmente richiesto ad una persona detenuta alle condizioni previste
dall’articolo 5 della presente Convenzione o nel periodo di libertà condizionata;
b) ogni servizio di carattere militare o, nel caso di obiettori di coscienza nei paesi nei quali
l’obiezione di coscienza è riconosciuta legittima, un altro servizio sostitutivo di quello
militare obbligatorio;
c) ogni servizio richiesto in caso di crisi o di calamità che minacciano la vita o il benessere
della comunità;
Anche l’insegnante K., menzionata nell’introduzione, faceva parte di queste persone. Dopo aver ottenuto conferma del suo licenziamento da parte di tutte le istanze
nazionali, si è rivolta alla Corte EDU. Quest’ultima ha appurato che i tribunali di
Mosca si erano pronunciati senza prima sentire gli allievi e le allieve della classe
della signora K. e che avevano autorizzato a esprimersi unicamente testimoni che
si erano schierati contro l’insegnante, pur non avendo assistito ai fatti, violando
così il diritto della signora K. a un processo equo (art. 6 CEDU). La Corte EDU ha
quindi intimato alla Russia il versamento di una riparazione alla signora K.
LIBERTÀ E ALLA
1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della
libertà salvo che nei casi seguenti e nei modi previsti dalla legge:
b) se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento
legittimamente adottato da un tribunale ovvero per garantire l’esecuzione di un obbligo
imposto dalla legge;
Questo esempio dimostra che la Corte EDU non disdegna i problemi quotidiani
risultanti dal fallimento dei meccanismi di protezione giuridica nazionali, anche
se parallelamente si occupa delle peggiori violazioni dei diritti dell’uomo come la
tortura o l’uccisione da parte di organi dello Stato.
Le sentenze della Corte EDU sono giuridicamente vincolanti. La Corte può tuttavia
solo constatare le violazioni della CEDU e riconoscere un indennizzo alle vittime.
Non è tuttavia autorizzata a intervenire direttamente, per esempio abrogando
leggi nazionali irrispettose dei diritti dell’uomo o liberare persone incarcerate.
L’attuazione delle sentenze spetta alle autorità del rispettivo Paese membro.
Qualora esso disattenda i propri obblighi, spetta al Comitato dei Ministri, il massimo organo politico del Consiglio d’Europa nel quale sono rappresentati tutti i
Paesi membri, di fare pressione a livello politico sullo Stato negligente.
Le sentenze della Corte EDU hanno un eﬀetto che spesso travalica il singolo caso
e producono cambiamenti in altri Stati membri. Le autorità adattano le prassi
e i tribunali nazionali si appellano alle sentenze di Strasburgo. Per esempio il
tribunale costituzionale turco nell’aprile 2014 ha stabilito che il blocco di Twitter
nell’intero Paese costituiva una violazione della giurisprudenza della Corte EDU e
ha intimato alle autorità di telecomunicazione di ripristinarne l’accesso.
c) se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all’autorità giudiziaria
competente quando vi sono ragioni plausibili per sospettare che egli abbia commesso
un reato o ci sono motivi fondati per ritenere necessario di impedirgli di commettere un
reato o di fuggire dopo averlo commesso;
d) se si tratta della detenzione regolare di un minore, decisa per sorvegliare la sua educazione, o di sua legale detenzione al ﬁne di tradurlo dinanzi all’autorità competente;
e) se si tratta della detenzione regolare di una persona per prevenire la propagazione di
una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcoolizzato, di un tossicomane o di un
f) se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di penetrare irregolarmente nel territorio, o contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione.
2. Ogni persona che venga arrestata deve essere informata al più presto e in una lingua a lei
comprensibile dei motivi dell’arresto e di ogni accusa elevata a suo carico.
3. Ogni persona arrestata o detenuta nelle condizioni previste dal paragrafo  c) del presente
articolo, deve essere tradotta al più presto dinanzi a un giudice o a un altro magistrato
autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere giudicata
entro un termine ragionevole o di essere posta in libertà durante l’istruttoria. La scarcerazione può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona
all’udienza.
4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha diritto di indirizzare
un ricorso ad un tribunale aﬃnché esso decida, entro brevi termini, sulla legalità della sua
detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegale.
5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione a una delle disposizioni di
questo articolo ha diritto ad una riparazione.
3.2. Il futuro della Corte EDU
In considerazione del proﬁcuo contributo fornito dalla Corte EDU all’applicazione
della CEDU e in seguito all’allargamento del Consiglio d’Europa ai Paesi dell’Europa dell’Est a partire dal 1989, il numero dei ricorsi presentati è aumentato in
modo esponenziale, allungando sensibilmente il lasso di tempo che intercorre
dalla presentazione di una denuncia all’emissione della sentenza. Per contrastare
questo fenomeno sono state attuate diverse riforme. Come già menzionato, nel
1998 la Corte EDU è diventata un organo permanente. Nel 2004 il Comitato dei
Ministri ha adottato il 14° protocollo aggiuntivo alla CEDU che dalla sua entrata
in vigore, nel 2010, snellisce la trattazione dei ricorsi infondati. Questa riforma ha
permesso di ridurre notevolmente il numero dei ricorsi pendenti dai 151 600 del
2011 agli attuali 89 550.
La Svizzera, in quanto membro del Consiglio d’Europa, ha partecipato con un
grande impegno nell’ambito dei processi di riforma. Approﬁttando del suo anno di
presidenza del Comitato dei Ministri, il 18 e il 19 febbraio 2010 ha organizzato a
Interlaken una Conferenza dei ministri sul futuro della Corte EDU. In quell’occasione, gli Stati ﬁrmatari della CEDU hanno adottato un piano d’azione concretizzato
nell’ambito di due conferenze tenutesi successivamente a Smirne (26 e 27 aprile
2011) e a Brighton (19 e 20 aprile 2012). Ne sono scaturiti due nuovi protocolli
aggiuntivi (n. 15 e n. 16) che prevedono diverse misure tese a sgravare la Corte
EDU e a snellirne le procedure.
Consiglio d’Europa e Unione europea
Pur perseguendo in parte gli stessi obiettivi di tutela della pace in Europa (dal
 condividono anche la bandiera utilizzata dal Consiglio d’Europa ﬁn dal
), il Consiglio d’Europa e l’Unione europea sono due organizzazioni totalmente diverse.
è un’organizzazione internazionale indipendente;
dal  comprende  Paesi membri di tutta Europa (ad eccezione della Bielorussia), tra cui anche Stati che non siedono nell’UE;
si occupa prevalentemente della salvaguardia dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello Stato di diritto in Europa;
i suoi organi principali, oltre alla Corte EDU, sono il Comitato dei Ministri,
l’Assemblea parlamentare e il Segretariato.
La Svizzera fa parte del Consiglio d’Europa dal ; è rappresentata nel Comitato dei Ministri dal capo del Dipartimento degli aﬀari esteri, nell’Assemblea
parlamentare da membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati e nel
Congresso dei poteri locali e regionali da esponenti degli esecutivi cantonali e
4 LA CEDU E LA SVIZZERA
4.1. La ratiﬁca della CEDU
Solo gli Stati membri del Consiglio d’Europa possono ratiﬁcare la CEDU. Al momento della fondazione del Consiglio d’Europa, avvenuta nel 1949, la Svizzera
decise di non aderirvi. Il Consiglio federale temeva infatti che la neutralità della
Svizzera potesse uscire indebolita da un suo ingresso nel Consiglio d’Europa, dato
che i Paesi fondatori occidentali lo consideravano uno strumento per ostacolare
l’espansione del comunismo in Europa. La Svizzera dubitava inoltre dell’utilità di
tale organo per i propri interessi di politica economica ed europea.
Le critiche nei confronti del Consiglio d’Europa si aﬃevolirono solo verso la ﬁne
degli anni 1950. La Svizzera valutò positivamente ﬁn dalla sua creazione l’attività del Consiglio d’Europa e, stando a un rapporto del Consiglio federale sull’argomento, nulla più si opponeva all’adesione. Dopo un dibattito politico interno,
piuttosto breve rispetto ai parametri svizzeri, il 6 maggio 1963 la Svizzera entrò
a far parte del Consiglio d’Europa.
Già durante la discussione sull’adesione della Svizzera emerse la questione della
ratiﬁca della CEDU da parte della Confederazione. Il Consiglio federale si oppose
però a un’adesione congiunta al Consiglio d’Europa e alla CEDU a causa del mancato diritto di voto e di eleggibilità delle donne e degli articoli d’eccezione della
Costituzione federale in materia confessionale (si veda il glossario).
è un’organizzazione sovranazionale e una comunità di Stati che dal  comprende  Paesi membri dell’Europa occidentale e centrale;
è stata istituita allo scopo di promuovere la coesione e garantire la pace in Europa
attraverso gli scambi economici;
persegue inoltre la cooperazione tra gli Stati membri nelle questioni di ordine
politico e monetario;
comprende le istituzioni seguenti: il Consiglio europeo, l’organo decisionale centrale; la Commissione europea, l’organo esecutivo; il Parlamento europeo, caratterizzato da ampi diritti di codecisione e un proprio tribunale, la Corte di giustizia
dell’Unione europea (CGUE).
La Svizzera non é membro dell'UE.
1. Ogni persona ha diritto ad un,equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti
a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge, al ﬁne della determinazione sia
dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale
che gli venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma laccesso alla sala
d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o una parte del processo
nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società
democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la tutela della vita privata delle
parti nel processo, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale quando, in
speciali circostanze, la pubblicità potrebbe pregiudicare gli interessi della giustizia.
2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza
non sia stata legalmente accertata.
a) essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in un
modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico;
b) disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie per preparare la sua difesa;
c) difendersi da sé o avere l’assistenza di un difensore di propria scelta e, se non ha i mezzi
per ricompensare un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato
d’uﬃcio quando lo esigano gli interessi della giustizia;
d) interrogare o far interrogare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l’interrogazione dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;
e) farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua
impiegata nell’udienza.
Il Consiglio federale cambiò idea solo nel 1966. In un rapporto, l’allora Dipartimento politico, predecessore del Dipartimento degli aﬀari esteri (DFAE), lodava le
consequenze positive che una ratiﬁca della CEDU avrebbe avuto sul diritto svizzero e in particolare sul raﬀorzamento dei diritti fondamentali di tutte le persone
residenti in Svizzera.
Questo elogio della Convenzione non bastò tuttavia a convincere il Consiglio degli
Stati a ratiﬁcare la CEDU e bisognò attendere altri tre anni perché la ratiﬁca della
CEDU tornasse al centro dell’attenzione della politica nazionale. Nel 1971 il popolo svizzero accolse il diritto di voto e di eleggibilità per le donne, eliminando un
importante argomento contrario alla ratiﬁca della CEDU da parte della Svizzera e
quando nel 1973 approvò la soppressione degli articoli d’eccezione confessionale
cadde anche l’ultimo ostacolo. Il 28 novembre 1974 la Svizzera depositò a Parigi
lo strumento di ratiﬁca della CEDU. Questo atto sancì l’entrata in vigore della
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo in Svizzera il 28
novembre 1974, 24 anni dopo la sua istituzione.
4.2. Gli eﬀetti della ratiﬁca
Con la ratiﬁca della CEDU, la Svizzera ha aggiunto un nuovo capitolo al proprio
sistema giuridico. Da allora è tenuta ad attuare la CEDU sul proprio territorio nazionale ed a riconoscere la Corte EDU e le sue sentenze, come avviene del resto
per gli altri 46 Paesi membri.
La Svizzera adempie all’obbligo di attuare la CEDU sul proprio territorio in particolare riconoscendo la forza vincolante dei principi garantiti dalla Convenzione
per le autorità e i tribunali e la possibilità dei privati di appellarvisi direttamente.
Concretamente signiﬁca per esempio che tutti i rappresentanti dello Stato, come
ad esempio polizia, operatori degli uﬃci dell’aiuto sociale, funzionari cantonali
del ﬁsco, medici di ospedali pubblici, giudici distrettuali, impiegati comunali, consiglieri nazionali e agli Stati così come tutti gli altri organi e gli altri impiegati della
Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni, sono tenuti a rispettare, salvaguardare
e promuovere le garanzie sancite dalla CEDU nello svolgimento delle loro attività.
Particolarmente importante e ormai scontata è l’applicazione della CEDU da parte
dei tribunali. Per i legali appellarsi alla CEDU è diventata una routine. Specialmente il Tribunale federale di Losanna, massimo organo giudiziario svizzero, cerca di
1. Nessuno può essere condannato per un’azione o una omissione che al momento in cui fu
commessa non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non può del pari essere inﬂitta alcuna pena superiore a quella che era applicabile al
momento in cui il reato è stato commesso.
allineare le disposizioni della Costituzione federale con quelle della CEDU, alla
quale fa spesso riferimento nelle sue sentenze. Nella maggior parte dei ricorsi
riguardanti i diritti sanciti dalla CEDU, sono i tribunali svizzeri, in particolare il
Tribunale federale a emettere una decisione deﬁnitiva, il che permette di aﬀermare che i diritti garantiti dalla CEDU sono ormai una componente ﬁssa della prassi
4.3. Sentenze della Corte EDU quale motore dello sviluppo
giuridico in Svizzera
Nella sua risposta a un’interpellanza parlamentare del 15 maggio 2013, il Consiglio federale aﬀermava di essere «convinto che la Convenzione e la relativa giurisprudenza della Corte EDU (…) abbiano raﬀorzato lo Stato di diritto e la protezione dei diritti individuali e delle libertà fondamentali delle persone in Svizzera.»
Questa aﬀermazione trova vari riscontri. La CEDU ha permesso non solo a singoli individui di aﬀermare i propri diritti, ma ha determinato anche cambiamenti positivi nel sistema giuridico svizzero. Grazie alla CEDU e alle sentenze che il
Tribunale federale e la Corte EDU hanno emesso in virtù della Convenzione, le
autorità federali, cantonali e comunali hanno adeguato le proprie prassi, i giudici
hanno modiﬁcato la propria giurisprudenza e il legislatore federale come anche
parlamenti cantonali hanno adottato nuove leggi.
Per esempio diverse sentenze pronunciate dalla Corte EDU e dal Tribunale federale in materia di diritto a un processo equo (art. 6 CEDU) hanno raﬀorzato
notevolmente i diritti degli accusati nei procedimenti penali. Di conseguenza, vari
Cantoni hanno dovuto aggiornare i propri Codici penali, risalenti in alcuni casi al
19° secolo, in base a criteri uniformi. Questi sforzi di armonizzazione inﬂuenzati
anche dalla CEDU hanno facilitato notevolmente il passaggio verso un Codice di
diritto processuale penale svizzero (2007) unitario e incentrato sui diritti dell’uomo, valido in tutti i Cantoni.
Le sentenze della Corte EDU hanno anche ripercussioni in altri ambiti giuridici.
La cosiddetta sentenza sull’amianto (2014) riguarda il caso del signor Moor, uno
svizzero entrato in contatto con l’amianto negli anni tra il 1965 e il 1978 mentre
lavorava come fabbro per una fabbrica di macchine. Nel 2004 gli è stata diagnosticata una forma di cancro probabilmente scatenata dall’amianto. Ha querelato
Diritti nel procedimento penale ()
Perché devo sostenere le spese del procedimento penale se non sono stato condannato? La Corte EDU si è occupata di questa domanda nel  in relazione con il caso Minelli contro la Svizzera. Un processo per delitto d’onore contro
un certo signor Minelli è stato archiviato per prescrizione. Tuttavia, con la
motivazione che sarebbe stato certamente condannato qualora fosse stato possibile svolgere il processo, il tribunale gli ha inﬂitto il pagamento di una parte
delle spese procedurali. La Corte EDU ha accolto il ricorso del signor Minelli,
aﬀermando che la procedura adottata violava la presunzione di innocenza
(art.  CEDU), applicabile ﬁno al passaggio in giudicato della sentenza. Da
allora, in Svizzera può essere chiesto all’imputato il rimborso delle spese del
procedimento penale unicamente se quest’ultimo è stato condannato.
il suo ex datore di lavoro e chiesto un indennizzo, ma è deceduto prima della ﬁne
del processo. La vedova ha chiesto i danni per torto morale. Il Tribunale federale ha sostenuto che simili richieste, secondo le disposizioni inequivocabili della
legge, soggiacciono a un termine di prescrizione di dieci anni a decorrere dal
giorno dell’evento dannoso. In base a tale regola, il signor Moor avrebbe dovuto
quindi far valere i suoi diritti entro il 1988, ovvero 16 anni prima di ammalarsi.
Ritenendo assurda questa disposizione, la signora Moor si è rivolta alla Corte
EDU. I giudici di Strasburgo sono giunti alla conclusione secondo cui, l’impossibilità di sottoporre a giudizio le conseguenze tardive di un evento dannoso che
emergono regolarmente dopo la scadenza del termine ordinario di prescrizione
era contraria al diritto a un processo equo. In seguito a questa sentenza, il Consiglio federale ha proposto al Parlamento di prolungare a 30 anni il termine di
prescrizione per simili casi.
Diritti nel procedimento penale ()
Cosa devo fare se sono accusata di un reato che non ho commesso e nessun tribunale può veriﬁcare se ero presente sul luogo al momento dei fatti? Questa è
la domanda che la studentessa Marlène Belilos ha sottoposto alla Corte europea
dei diritti dell’uomo dopo essere stata multata nel  perché accusata di aver
partecipato a una manifestazione non autorizzata a favore di un centro autonomo a Losanna. Benché un testimone abbia assicurato che al momento dei fatti la
Belilos si trovava con lui in un bar, la multa è stata confermata dalla competente
autorità di polizia vodese. A quel punto Marlène Belilos ha interposto ricorso dinnanzi al Tribunale federale che le ha comunicato di non poter veriﬁcare se la polizia losannese avesse accertato correttamente i fatti. Nonostante la studentessa
aﬀermasse di non aver partecipato a quella manifestazione, il tribunale non è più
stato in grado di condurre i necessari accertamenti. Solo la Corte EDU, nel ,
ha accolto il ricorso della signora Belilos, sottolineando il diritto dell’accusata di
essere giudicata da un tribunale indipendente (art.  CEDU) e decretando che la
procedura seguita dal Tribunale federale non rispondeva ai requisiti della CEDU,
secondo cui anche le questioni riguardanti i fatti devono poter essere impugnate
davanti al giudice. In seguito la signora Belilos è stata esonerata dal pagamento
della multa.
Questa sentenza spiega perché numerose modiﬁche di legge permettono oggi agli
imputati in un procedimento penale di sottoporre senza eccezione il proprio caso
a un tribunale, qualora non intendano accettare una pena. Questa evoluzione ha
raggiunto il suo apice con l’introduzione della cosiddetta garanzia della via giudiziaria nella Costituzione federale (art. a: «Nelle controversie giuridiche ognuno
ha diritto al giudizio da parte di un’autorità giudiziaria»).
I casi svizzeri che giungoSONO STATE RISCONTRATE VIOLAZIONI
no alla Corte EDU, oltre
SOLO NELL’, PER CENTO DEI CASI
alle questioni procedurali,
Dal  alla ﬁne del  la Corte di Strasburgo ha pronunciato
circa   sentenze, di cui soltanto  (meno dell’ %) riguarriguardano anche il didavano la Svizzera.
ritto al rispetto della vita
Negli anni dal  al  la Corte EDU ha pronunciato 
privata e familiare (art.
sentenze deﬁnitive su ricorsi contro la Svizzera. In dodici casi sono
8 CEDU). Recentemente
state accertate violazioni della CEDU. Le sentenze emesse nel
 riguardavano prevalentemente il diritto a un processo equo
hanno sollevato un acceso
(art. ) e il dritto al rispetto della vita privata e familiare (art.
dibattito in seno all’opini). Nella prima metà del  la Corte EDU ha pronunciato 
one pubblica svizzera le
sentenze deﬁnitive su ricorsi contro la Svizzera,  delle quali per
inosservanza della CEDU.
conclusioni a cui era giQueste cifre sono da considerare nel contesto generale dei ricorsi
unta la Corte EDU in rifeinterposti contro la Svizzera. Tra il  e il  la Corte EDU
rimento ai casi di stranieri
ha registrato complessivamente  ricorsi interposti contro la
che avevano commesso
Svizzera,  dei quali (l’, % di tutti i ricorsi) per violazione della
CEDU. Si può pertanto aﬀermare che la Svizzera si posiziona molto
reato. Secondo i giudici
bene nel contesto internazionale.
di Strasburgo infatti, gli
Soltanto una minoranza dei ricorsi presentati contro la Svizzera
autori dei reati non poteviene trattata materialmente dalla Corte europea. Più del  per
vano venir espulsi dalla
cento dei ricorsi viene dichiarato irricevibile dopo un esame sommario, in genere per mancanza di violazione manifesta della CEDU.
Svizzera, perché questo
avrebbe disgregato le loro
famiglie e, in considerazione dell’entità relativamente lieve del reato o della buona condotta, dopo che avevano scontato la pena doveva prevalere l’interesse dei
ﬁgli a mantenere i contatti con il padre sull’interesse pubblico all’esecuzione di
un’espulsione.
DIRITTO AL
Per la prima volta nella storia della CEDU, nel 2010, in un caso di sottrazione di
minore, la Grande Camera, massimo organo della Corte EDU, ha fatto prevalere
i diritti del fanciullo su tutti gli altri fattori rilevanti: sposatasi in Israele, dopo
la conversione del marito al fanatismo religioso e ai costumi ultraortodossi, la
signora Neulinger si è separata ed è tornata in Svizzera con suo ﬁglio. Dato che
suo marito aveva diritto di visita e il tribunale aveva stabilito che il bambino non
poteva lasciare Israele, la signora Neulinger è stata ricercata dall’Interpol per rapimento di minore e rintracciata a Losanna. L’autorità parentale riconosciutale
dal tribunale distrettuale di Losanna e dal tribunale cantonale vodese le è stata
revocata nel 2007 dal Tribunale federale con l’ordine di rimandare il ragazzo nel
suo Paese d’origine. A quel punto i suoi avvocati si sono rivolti alla Corte EDU,
perdendo tuttavia la causa secondo la procedura normale. In ultima istanza hanno chiesto il rinvio alla Grande Camera, che ha assegnato la custodia del ﬁglio
alla signora Neulinger, ritenendo che dopo il lungo periodo trascorso insieme da
madre e ﬁglio e in considerazione del comportamento del padre, la separazione
avrebbe leso gravemente il bene del ﬁglio.
Nell’ambito della cosiddetta sentenza in materia di ﬁliazione, la Corte EDU ha deplorato, in virtù del rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU), la decisione delle autorità svizzere di impedire a un ﬁglio adottivo di richiedere un test del
DNA sulle spoglie mortali del suo presunto padre biologico. Grazie alla sentenza
della Corte EDU il diretto interessato ha potuto scoprire l’identità del suo genitore
naturale e fare quindi luce sulle sue origini.
Un’altra sentenza signiﬁcativa è quella pronunciata dalla Corte EDU nel 1994 e
che ha inﬂuenzato la revisione del diritto al nome del coniuge nel Codice civile
svizzero, facendo sì che oggigiorno le coppie sposate possano scegliere liberamente quale cognome portare.
1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e
della sua corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza della pubblica autorità nell’esercizio di tale diritto se non in
quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in
una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale,
o la protezione dei diritti e delle libertà altrui.
PENSIERO, DI
COSCIENZA E
5 L’IMPORTANZA DELLA CEDU NEL CONTESTO
La CEDU è stata concepita per salvaguardare i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali in Europa. Ma la sua importanza va ben oltre. È uno strumento fondamentale per garantire la pace, la democrazia e lo Stato di diritto in Europa. Le
consequenze della CEDU in questi settori sono molteplici ed è possibile illustrarle
con due semplici esempi.
5.1. Il divieto della pena di morte
Il divieto di applicare la pena di morte in tutta l’Europa è una delle maggiori conquiste della CEDU. Fino agli anni 1990 la pena di morte era ancora autorizzata
dalle legislazioni di molti Paesi europei, anche se pochi di essi la praticavano
ancora. Negli anni 1980, si aprì un dibattito in seno al Consiglio d’Europa per
l’abolizione deﬁnitiva della pena di morte che portò all’adozione, nel 1983, del
protocollo aggiuntivo n. 6 alla CEDU che vietava la pena di morte in tempo di
pace (ma non ancora in tempo di guerra). Questo protocollo venne ratiﬁcato dalla maggior parte degli Stati membri dell’Europa occidentale di allora, prima del
crollo dell’Unione sovietica.
1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto
include la libertà di cambiare di religione o di credo e la libertà di manifestare la propria religione o credo individualmente o collettivamente, sia in pubblico che in privato,
mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.
2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere oggetto di
quelle sole restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una
società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale
pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.
Dopo la caduta del Muro di Berlino, vari Paesi dell’Europa dell’Est entrarono a
far parte del Consiglio d’Europa, che si trovò così confrontato con realtà in cui la
1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna
da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Il presente articolo
noti impedisce che gli Stati sottopongano a un regime di autorizzazione le imprese di
radiodiﬀusione, di cinema o di televisione.
2. L’esercizio di queste libertà, comportando doveri e responsabilità, può essere sottoposto
a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge e costituenti misure necessarie in una società democratica, per la sicurezza nazionale, l’integrità
territoriale o l’ordine pubblico, la prevenzione dei reati, la protezione della salute e della
morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, o per impedire la divulgazione
di informazioni conﬁdenziali o per garantire l’autorità e la imparzialità del potere giudiziario.
pena di morte era prevista dalle legislazioni nazionali e applicata. Iniziarono così
gli forzi tesi non solo a evitare che i nuovi Paesi membri applicassero la sentenza
capitale, ma volti anche a estenderne il divieto in tempo di guerra. Questo obiettivo venne conseguito nel 2002 con l’adozione del protocollo aggiuntivo n. 13
alla CEDU sull’abolizione della pena di morte in qualsiasi circostanza, ratiﬁcato
nel frattempo da quasi tutti gli Stati membri, tranne Azerbaigian, Armenia e Russia. Grazie alla CEDU è stato così possibile ottenere l’abolizione completa della
pena di morte in Europa (non viene più applicata nemmeno nei tre Paesi che non
hanno ancora ratiﬁcato il protocollo aggiuntivo n. 13). In questo modo, la società
europea ha sottolineato che il rispetto della vita umana rientra nei suoi valori
5.2. La CEDU, come strumento contro le dittature e i totalitarismi
Fin dalla sua istituzione, la CEDU è servita anche per ristabilire la democrazia e lo
Stato di diritto nei Paesi che si erano lasciati alle spalle regimi dittatoriali e totalitari e per integrarli nella comunità di Stati europei con i loro diritti fondamentali.
Per esempio, la Spagna (ﬁno al 1977) e il Portogallo (ﬁno al 1976) non facevano
parte del Consiglio d’Europa né avevano ratiﬁcato la CEDU perché governati da
dittature. Dopo la caduta dei rispettivi regimi, l’adesione al Consiglio d’Europa e
alla CEDU hanno consentito loro di trasformare rapidamente (soprattutto grazie
alla CEDU) le leggi dittatoriali in costituzioni democratiche che garantivano il rispetto dei diritti dell’uomo.
La maggiore sﬁda per la CEDU si è manifestata nel 1989 con il crollo dell’Unione
sovietica e l’ammissione degli Stati dell’Europa orientale nel Consiglio d’Europa e l’adesione alla CEDU. L’ingresso nel Consiglio d’Europa e la ratiﬁca della
CEDU da parte dei Paesi dell’ex blocco comunista, divisi dal resto d’Europa per
quarant’anni a causa della cortina di ferro, sono stati un chiaro riconoscimento
della democrazia e dello Stato di diritto, anche se la loro attuazione concreta si è
rivelata tutt’altro che facile. Le direttive della CEDU e la ricca giurisprudenza della
Corte EDU sono state e sono tutt’ora d’aiuto per migliorare la situazione dei diritti
dell’uomo in questi Paesi.
ED ASSOCIAZIONE
6 SFIDE ATTUALI
Sebbene, o proprio perché, la CEDU è da tempo uno strumento vincolante per la
tutela dei diritti dell’uomo nei Paesi membri del Consiglio d’Europa, le critiche nei
suoi confronti crescono.
6.1. La CEDU al centro delle critiche
La CEDU è vincolante per la Svizzera. Il diritto al ricorso individuale consente a
persone residenti in Svizzera di utilizzare le vie legali contro la supposta violazione dei diritti garantiti dalla CEDU da parte dello Stato e di rivolgersi in ultima
istanza alla Corte EDU. Le sentenze della Corte EDU sono vincolanti e devono
essere applicate dalla Svizzera.
Proprio questo aspetto ha sollevato negli ultimi anni crescenti critiche nei confronti della CEDU e delle sentenze della Corte di Strasburgo. Queste critiche non
si limitano peraltro alla Svizzera, ma si fanno sentire anche in altri Paesi membri
del Consiglio d’Europa.
6.2. La paura dei «giudici stranieri»
Mentre la maggior parte delle sentenze di Strasburgo passa praticamente inosservata agli occhi del vasto pubblico, alcune di esse destano feroci critiche contro i «giudici stranieri» di Strasburgo accusati di impicciarsi nella sovranità della
1. Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione paciﬁca e alla libertà d’associazione, ivi
compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la
difesa dei propri interessi.
2. L’esercizio di questi diritti non può costituire oggetto di altre restrizioni oltre quelle che,
stabilite per legge, costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la
sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, la prevenzione dei reati, la protezione della salute
e della morale o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non
vieta che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di questi diritti da parte dei
membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato.
Ma non va dimenticato che la CEDU ha assunto nel tempo un posto ﬁsso nella
vita giuridica svizzera, inﬂuenzando notevolmente la giurisprudenza dei nostri
tribunali. Non di rado infatti le sentenze della Corte EDU che hanno indotto modiﬁche della legislazione federale e cantonale o reso necessari mutamenti della
prassi giudiziaria sono state inizialmente molto criticate. Molte di esse, attuate
attraverso leggi sottostanti al referendum, si sono poi rivelate una soluzione convincente e sono ormai considerate conquiste indiscusse del nostro Stato di diritto.
Un esempio è quello costituito dal citato caso Belilos (si veda il punto 4.3.): nel
1988 una richiesta di denuncia della CEDU presentata in reazione alla sentenza
di Strasburgo è stata respinta di misura nel Consiglio degli Stati. Oggi il principio
secondo cui nelle controversie giuridiche ognuno ha diritto all’esame da parte
di un’autorità giudiziaria è incontestato e addirittura sancito dalla Costituzione
federale (art. 29 Cost.)
Benché queste critiche non siano una novità, devono essere prese in considerazione seriamente. Già in occasione del dibattito sulla ratiﬁca della CEDU in Parlamento era emersa la paura dei giudici stranieri. Spesso si dimentica però che
anche la Svizzera, come tutti gli altri Paesi membri del Consiglio d’Europa, è rappresentata da un giudice in seno alla Corte di Strasburgo e ha scelto di ratiﬁcare
la CEDU accettando liberamente la Corte, divenuta organo permanente solo nel
1998 con l’entrata in vigore del protocollo aggiuntivo n. 11.
Uomini e donne in età adatta hanno diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le
leggi nazionali regolanti l’esercizio di tale diritto.
6.3. Diritti dell’uomo e democrazia
Il dibattito sui giudici stranieri si è inasprito in occasione delle iniziative popolari che contrastavano con la CEDU o che per lo meno apparivano problematiche
nella prospettiva dei diritti dell’uomo (p. es. iniziativa sull’internamento a vita,
iniziativa sui minareti e iniziativa sulle espulsioni). Dopo l’approvazione di queste
iniziative, la Svizzera si è trovata confrontata con un dilemma, poiché esse implicano l’adozione nella nostra Costituzione di disposizioni che, a seconda della loro
attuazione e applicazione nel singolo caso, possono risultare contraddittorie con
la CEDU o, concretamente, essere condannate dalla Corte EDU.
Non sorprende quindi che la CEDU e il suo meccanismo di controllo siano sempre
di più oggetto di discussioni politiche, spintesi ﬁno al punto di chiedere la denuncia della Convenzione, che sarebbe possibile dal proﬁlo giuridico, ma diﬃcilmente
immaginabile sul piano politico in quanto implicherebbe l’uscita della Svizzera
dal Consiglio d’Europa, di cui riconosce i valori fondamentali a tutela della democrazia e dei diritti dell’uomo. Un simile passo avrebbe conseguenze nefaste
per la credibilità della Svizzera sul piano politico e per il suo impegno a favore dei
diritti dell’uomo. Pertanto, al Consiglio federale e al Parlamento spetta il compito
di trovare nuove vie per evitare che sorgano attriti tra il diritto costituzionale e i
La possibilità di rivendicare il rispetto dei diritti fondamentali dinnanzi a un’autorità neutrale è una caratteristica essenziale di una democrazia che funziona. La
CEDU oﬀre questa possibilità di ricorso a livello nazionale o internazionale (Corte
EDU) a qualsiasi cittadino residente in Svizzera che ritenga che le autorità federali abbiano leso i suoi diritti. La CEDU è uno strumento importante e fondamentale
per la funzione e la legittimazione della Svizzera in qualità di Paese democratico
e Stato di diritto riconosciuto e citato a modello nel mondo intero per questi suoi
Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati
violati, ha diritto a un ricorso eﬀettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone agenti nell’esercizio delle loro funzioni uﬃciali.
6.4. Sﬁde per la Corte EDU
Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo deve aﬀrontare delle sﬁde; è un fatto
riconosciuto anche dagli Stati membri del Consiglio d’Europa.
Oltre alle misure adottate per ridurre l’enorme mole di lavoro (vedi n. 3.2), sono
fondamentali i passi che verranno intrapresi con l’adozione del protocollo aggiuntivo n. 15 (nel 2014 non ancora in vigore) al ﬁne di stemperare gli attriti tra la
giurisprudenza di Strasburgo e le sovranità nazionali. Il protocollo stabilisce chiaramente che gli Stati dispongono di un certo margine di manovra nella questione
dei diritti dell’uomo e che la Corte CEDU, in virtù del cosiddetto principio di sussidiarietà, è autorizzata a intervenire e ad accertare una violazione della CEDU,
unicamente se i tribunali nazionali superano il margine loro conferito.
Quest’obbligo della discrezione dei giudici nelle questioni che andrebbero chiarite nel processo democratico potrebbe contribuire ad eliminare queste tensioni
attuali tra la Corte e gli Stati, senza che i giudici di Strasburgo debbano rinunciare
alla propria funzione di monitorare con coerenza il rispetto degli standard della
CEDU in tutta Europa.
Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere
assicurato, senza distinzione di alcuna specie, come di sesso, di razza, di colore, di lingua, di
religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza
a una minoranza nazionale di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
La CEDU assicura uno «standard minimo» europeo dei diritti fondamentali e dei
diritti dell’uomo, garantendo in prima linea i diritti dell’uomo classici e proteggendo con lo strumento del ricorso individuale i diritti fondamentali dell’individuo.
Queste norme non sono ﬁssate solo sulla carta, ma sono anche trasposte nella
pratica grazie alla Corte EDU e al carattere vincolante delle sue sentenze. È proprio questo suo ruolo che è valso alla Corte EDU l’appellativo di coscienza giuridica
dell’Europa, la cui storia ci insegna l’importanza di una simile istituzione proprio
alla luce delle attuali sﬁde che aﬄiggono i diritti dell’uomo.
Il riconoscimento della dignità dell’essere umano e delle libertà indispensabili alla
sua realizzazione, come sancito dalla CEDU e concretizzato nel singolo caso nella
prassi della Corte EDU, coincide con i valori e i principi che reggono da sempre la
tradizione costituzionale della Svizzera. Essi caratterizzano le società moderne di
oggi e sono imprescindibili per la convivenza paciﬁca delle persone provenienti
da contesti diversi. La CEDU ﬁssa agli Stati dei limiti per la tutela di ogni singolo
individuo nei Paesi membri del Consiglio d’Europa: dall’insegnante di liceo licenziata, all’operaio malato ﬁno alla madre che lotta per tenere con sé il proprio
ﬁglio.
8.1. Glossario/Deﬁnizioni
Articolo d’eccezione confessionale
Gli articoli  e  della Costituzione federale (articoli d’eccezione confessionale) vietavano ﬁno al  ai gesuiti ogni azione o partecipazione nella
scuola e nella chiesa (art. ) e proibivano la creazione di nuovi conventi o
ordini religiosi o il ripristino di quelli soppressi (art. ). Questi due articoli
violavano il diritto alla libertà religiosa sancito dalla CEDU, ﬁnché vennero
abrogati nel .
L’Assemblea federale comprende il Consiglio nazionale e il Consiglio degli
Stati che insieme costituiscono l’Assemblea federale a camere riunite e quindi il Parlamento svizzero.
È un testo adottato nel  dall’Unione europea (UE) sui diritti dell’uomo
e le libertà fondamentali.
Commissione europea dei diritti dell’uomo
Fondata nel , la Commissione europea dei diritti dell’uomo aveva lo
scopo di sorvegliare il rispetto e l’applicazione della CEDU. Si occupava di
due tipologie di procedure: nel caso dei ricorsi interstatali, esaminava i reclami degli Stati membri e, se ricevibili, li trasmetteva alla Corte EDU. I ricorsi interstatali avevano carattere obbligatorio e vincolante per tutti gli Stati
membri del Consiglio d’Europa. La procedura di ricorso individuale aveva
invece validità unicamente negli Stati che avevano riconosciuto la giurisdizione della Commissione (dal  e dalla ratiﬁca del protocollo aggiuntivo
n.  alla CEDU il ricorso individuale è obbligatorio per tutti gli Stati del
Consiglio d’Europa).
Questo sistema è stato riformato nell’ambito del protocollo aggiuntivo n. ,
in considerazione del forte aumento del numero dei ricorsi: la Commissione
europea dei diritti dell’uomo è stata abolita e i suoi compiti sono stati assunti dalla Corte EDU che è diventata organismo permanente.
Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale interstatale i cui
scopi principali sono la salvaguardia e la promozione dei diritti dell’uomo,
dello Stato di diritto e della democrazia pluralista. Attualmente conta 
Paesi membri. Il Consiglio d’Europa non va confuso con l’Unione europea
(UE): si tratta di due organizzazioni diverse, anche se gli attuali  Stati
membri dell’UE fanno tutti parte del Consiglio d’Europa.
Il Consiglio degli Stati è composto da  rappresentanti dei Cantoni svizzeri:
i Semicantoni di Obvaldo, Nidvaldo, Basilea Città, Basilea Campagna, Appenzello esterno e Appenzello interno eleggono un rappresentante mentre
gli altri Cantoni ne eleggono due. Zurigo, con la sua popolazione superiore al
milione, conta due rappresentanti proprio come Uri, che registra solo  
Il Consiglio nazionale conta  deputati in rappresentanza del popolo svizzero, ciò che su una popolazione complessiva di circa , milioni di abitanti
equivale a un seggio ogni   abitanti (popolazione residente divisa per
). Ogni Cantone costituisce un circondario elettorale che elegge almeno
un rappresentante, anche se la sua popolazione è inferiore a   abitantii.
Una convenzione è un trattato internazionale che concretizza una volontà
comune esplicita retta dal diritto internazionale o derivante da un’azione
tacita tra due o più Stati o altri soggetti di diritto internazionale pubblico
(soprattutto organizzazioni internazionali), i quali s’impegnano ad adottare
un determinato comportamento (fare, omettere, tollerare).
La Corte di giustizia dell’Unione europea, con sede a Lussemburgo assicura
il rispetto del diritto unionale. Spesso viene confusa con la Corte EDU, ma la
CGUE non è competente né per la CEDU né per la Svizzera.
Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU)
La Corte EDU si pronuncia sulle violazioni della CEDU. Le sue sentenze
sono giuridicamente vincolanti per i Paesi membri. Conta  giudici, uno
per ogni Stato membro del Consiglio d’Europa, che lavorano a Strasburgo,
in Francia, dove hanno sede anche le altre istituzioni del Consiglio d’Europa.
Iniziativa sull’internamento
L’iniziativa popolare «Internamento a vita per criminali sessuomani o
violenti estremamente pericolosi e refrattari alla terapia» è stata accolta nel
 in votazione popolare. Essa permette di prendere in considerazione
la liberazione soltanto se nuove conoscenze scientiﬁche consentono di dimostrare che il criminale può essere curato e non rappresenta quindi più un
pericolo per la collettività. Questa procedura collide con l’articolo  CEDU.
Oﬀre ai parlamentari la possibilità di chiedere informazioni su avvenimenti
importanti concernenti la politica interna o estera e su aﬀari della Confederazione. Sulla risposta del Consiglio federale può essere chiesta una discussione.
Corte internazionale di giustizia (CIG)
La Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite (ONU), con sede
all’Aia, si occupa delle controversie di diritto internazionale tra gli Stati.
La democrazia diretta consente alle elettrici e agli elettori di esprimere la
propria opinione politica a tutti i livelli dello Stato (comunale, cantonale,
federale) nelle elezioni e nelle decisioni di fondo.
La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è una risoluzione adottata
nel  dalle Nazioni Unite allo scopo di raﬀorzare la salvaguardia dei diritti dell’uomo a livello internazionale. È considerata il fondamento vero e
proprio della salvaguardia dei diritti dell’uomo sul piano globale.
I diritti dell’uomo sono le rivendicazioni delle persone nei confronti dello
Stato o di enti statali, garantite dal diritto internazionale, il cui scopo è quello di tutelare aspetti fondamentali dell’essere umano e della sua dignità in
tempo di pace e in tempo di guerra.
Giudici svizzeri presso la Corte EDU
Ogni Stato contraente nomina un proprio giudice alla Corte EDU. I seguenti
giudici hanno rappresentato ﬁnora la Svizzera in seno alla Corte EDU.
Antoine FAVRE (–)
Denise BINDSCHEDLER-ROBERT (–)
Luzius WILDHABER (–, primo presidente della Corte permanente)
Giorgio MALINVERNI (–),
Helen KELLER (–).
Iniziativa espulsione
L’iniziativa popolare «per l’espulsione degli stranieri che commettono reati
(Iniziativa espulsione)», approvata nel , chiede l’espulsione automatica
dei cittadini stranieri che sono stati condannati per delitti particolarmente
gravi, come crimini violenti, traﬃco di droga, abuso dell’aiuto sociale o furto
con scasso. L’iniziativa contrasta in parte con la CEDU (soprattutto con l’art.
 sul diritto al rispetto della vita privata e familiare). Nel  non è ancora
chiaro se e come verrà attuata.
Gli aventi diritto di voto possono chiedere di sottoporre a scrutinio popolare una loro proposta di modiﬁca della Costituzione federale. Per la riuscita
formale di un’iniziativa sono necessarie le ﬁrme di   aventi diritto di
voto, raccolte entro il termine di  mesi.
Iniziativa sui minareti
L’iniziativa sui minareti, accolta nel , vieta l’ediﬁcazione di minareti in
L’ONU e un’organizzazione internazionale intergovernativa alla quale aderiscono quasi tutti gli Stati del mondo (attualmente 193 Paesi membri). Con
i suoi numerosi programmi, commissioni e istituzioni, l’ONU costituisce un
forum universale per la discussione di numerose tematiche di interesse internazionale molto diverse tra loro. L’ONU persegue la promozione della sicurezza e della pace, si impegna per il rispetto dei diritti dell’uomo, l’eliminazione delle disparita sociali e la salvaguardia delle risorse naturali e fornische
inoltre aituo umanitario.
Principio di sussidiarietà Il principio di sussidiarietà è una pietra miliare della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo. La sussidiarietà si fonda sul fatto che la salvaguardia
dei diritti dell’uomo, in virtù del dovere primario degli Stati, debba avvenire in primo luogo a livello nazionale. La Corte EDU assume tuttavia una
funzione di sorveglianza che le consente di stabilire condizioni per gli Stati,
richiamandosi all’eﬀettività e all’attualità della salvaguardia dei diritti fondamentali. Il principio della sussidiarietà ha quindi lo scopo di creare un
equilibrio tra la salvaguardia dei diritti fondamentali a livello nazionale e
Procedura di ricorso individuale
Il diritto al ricorso individuale costituisce il nocciolo del sistema europeo dei
diritti dell’uomo. Dopo aver esaurito tutti i rimedi giurisdizionali nazionali,
qualsiasi persona ha diritto a interporre ricorso dinnanzi alla Corte europea
dei diritti dell’uomo (Corte EDU) per supposta violazione dei diritti garantiti dalla CEDU da parte di un Paese membro. Le decisioni della Corte EDU
sono vincolanti, diversamente dalle Convenzioni ONU dei diritti dell’uomo
malgrado che prevedano una procedura di controllo analoga.
Un protocollo aggiuntivo alla CEDU è un testo che completa la Convenzione
originaria mediante l’aggiunta di uno o più diritti o che modiﬁca singole disposizioni. I protocolli che completano la Convenzione con diritti aggiuntivi
sono tuttavia vincolanti unicamente per gli Stati che li hanno ﬁrmati e ratiﬁcati.
Ratiﬁca
La ratiﬁca è la dichiarazione vincolante sotto il proﬁlo del diritto internazionale con cui uno Stato s’impegna a osservare il trattato.
Universalità dei diritti dell’uomo
I diritti dell’uomo sono applicabili indistintamente a tutti gli esseri umani.
Questo principio è ormai acquisito. A livello internazionale si tende però
spesso a relativizzare l’universalità dei diritti dell’uomo e a mettere in discussione alcuni principi (come la parità tra donna e uomo, la libertà di espressione o la partecipazione democratica), in nome di diﬀerenze culturali
o di altra natura.
8.2. Ulteriori informazioni
Documenti del Consiglio d’Europa e della Corte europea dei diritti dell’uomo (selezione):
— Corte europea dei diritti dell’uomo (ed). La CEDU in 50 domande, 2012
— Corte europea dei diritti dell’uomo (ed). Domande e risposte
Per maggiori informazioni, documenti e video sulla CEDU e sulla Corte EDU, in
particolare per il Regolamento della Corte europea dei diritti dell’uomo si rimanda all’indirizzo: www.echr.coe.int
– Panoramica dell’organizzazione svizzera per i diritti dell’uomo humanrights.ch sulla CEDU
(in tedesco):
www.humanrights.ch/fr/droits-humains-internationaux/conseil-europe/cedh
– Panoramica dell’organizzazione svizzera per i diritti dell’uomo humanrights.ch sulla Corte
EDU (in tedesco):
www.humanrights.ch/de/internationale-menschenrechte/europarat-abkommen/emrk
– Amnesty International Svizzera Rivista del giugno 2014 sulla CEDU (in tedesco):
www.amnesty.ch/de/aktuell/magazin/2014-2
– Blog di Antoine Buyse dell’Istituto dei Paesi Bassi per i diritti dell’uomo fornisce informazioni
su importanti sviluppi legati alla CEDU, contiene analisi sulla giurisprudenza della Corte
EDU e presenta nuove pubblicazioni relative alla CEDU e alla Corte EDU (in inglese):
echrblog.blogspot.ch
8.3. Riferimenti bibliograﬁci
Il presente opuscolo è stato redatto in base ai testi seguenti, che oﬀrono inoltre
spunti di approfondimento sulle diverse tematiche trattate.
– Fanzun, J. A. : Die Grenzen der Solidarität. Schweizerische Menschenrechtspolitik im Kalten Krieg. Zurigo 2005.
– Foraus (ed.) : Die Schweiz braucht die EMRK – die EMRK braucht die Schweiz.
Zurigo 2011.
– Häﬂiger, A. : Die Europäische Menschenrechtskonvention und die Schweiz.
Berna 2008.
– Centro svizzero di competenza per i diritti umani (CSDU) (ed.): Schweizer
Recht bricht Völkerrecht? Szenarien eines Konﬂiktes mit dem Europarat im
Falle eines beanspruchten Vorranges des Landesrechts vor der EMRK. Berna 2014.
– Sito Internet della Corte EDU (in inglese):
www.echr.coe.int.
– Portale di ricerca sulla giurisprudenza della Corte EDU (in inglese):
– Arbeitsgruppe «Dialog EMRK» (in tedesco):
www.humanrights.ch/de/menschenrechte-schweiz/akteure/ngo-plattform/
dialog-emrk
– Uﬃcio federale di giustizia e la CEDU:
www.bj.admin.ch/bj/it/home/staat/menschenrechte/emrk.html
– Il Dipartimento federale degli aﬀari esteri (DFAE) e la CEDU:
www.eda.admin.ch/eda/it/home/aussenpolitik/internationale_organisationen/europarat/europaeische_menschenrechtskonvention.html
– Centro svizzero di competenza per i diritti umani (CSDU)
– Centro d’Educazione ai diritti umani (Zentrum für Menschenrechtsbildung, ZMRB) dell’Alta scuola pedagogica di Lucerna
(PH Luzern) / il compito transversale del CSDU «Educazione ai
diritti umani»
– Gosteli-Stiftung – Archiv zur Geschichte der schweizerischen
Frauenbewegung, C / 8
Modello e graﬁca
buﬀoni: schrey< graﬁk-agentur gmbh, Weggis
LABORATORIO DI TUTELA EUROPEA DEI DIRITTI UMANI

References: sentenza 
 sentenza 
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