Source: http://maat.it/livello2/1849-repubblica-romana.htm
Timestamp: 2019-02-17 10:31:03+00:00

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1849 - Repubblica Romana
Mazzini ne fu l'anima politica.
Mentre l'invasore entrava in Roma per distruggere la nuova Repubblica Romana,
Un comportamento degno dell'antica Repubblica Romana.
"Fede in Dio, nel diritto e in noi.
W l'Italia"
LE FORZE MILITARI CONTRO LA REPUBBLICA ROMANA
LE FORZE MILITARI DELLA REPUBBLICA ROMANA
Nel 1846 lo Stato della Chiesa confina con:
- il Ducato di Modena
- il Regno Lombardo-Veneto
- il Regno delle Due Sicilie.
L'Austria controlla direttamente o indirettamente il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena e il Regno Lombardo-Veneto.
Il Regno delle Due Sicilie è governato dai Borboni.
Lo Stato della Chiesa comprende parte delle attuali regioni Lazio, Umbria, Marche, Emilia e Romagna.
Fanno parte dello Stato Pontificio:
- Roma, Rieti, Civitavecchia, Viterbo
- Orvieto, Perugia, Foligno, Spoleto, Terni, Narni
- Ancona, Urbino, Ascoli, Macerata, Pesaro
- Rimini, Cesena, Fano, Faenza, Forlì, Imola, Bologna, Ravenna, Ferrara.
I pontifici controllano la costa tirrenica tra Montalto di Castro e Terracina, e la costa adriatica tra la foce del Po e S. Benedetto del Tronto.
L'elezione di Pio IX
Il primo giugno 1846 muore papa Gregorio XVI.
Il conclave si apre il 14 giugno. Sono presenti 49 cardinali su 79.
Il 16 giugno, dopo solo quattro scrutini, viene eletto Giovanni Maria Mastai Ferretti, che assume il nome di Pio IX.
La procedura per l'elezione è stata accelerata per impedire che il cardinale austriaco Gaysruch arrivasse in tempo a Roma per imporre la volontà dell'imperatore.
Pio IX è nato a Senigallia. Appartiene alla piccola nobiltà di provincia. Ha 54 anni. Arcivescovo di Spoleto e poi di Imola, è diventato cardinale nel 1840. Ha fama di liberale moderato.
Nel 1831 ha accolto a Spoleto il carbonaro Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, futuro presidente della Repubblica Francese e futuro imperatore Napoleone III, ricercato per la sua adesione ai moti rivoluzionari nello Stato Pontificio.
I provvedimenti del 1846
Il 16 luglio 1846 Pio IX concede l'aministia ai condannati politici.
L'8 agosto nomina Segretario di Stato il cardinale Pasquale Gizzi, un liberale.
Il 22 agosto costituisce una commissione per la costruzione di quattro linee ferroviarie.
Gli eventi del 1847
Il 12 marzo Pio IX concede la libertà di stampa.
Il 19 aprile istituisce la Consulta di Stato, i cui membri verranno nominati il 30 luglio.
Il 14 giugno istituisce il Consiglio dei Ministri.
Nell'estate il cardinale Gizzi si dimette. Viene nominato Segretario di Stato il cardinale Gabriele Ferretti, cugino di Pio IX.
L'Austria occupa Ferrara. Le truppe pontificie reagiscono e gli austriaci sono costretti a ritirarsi.
Il primo ottobre viene istituito il Consiglio Comunale di Roma.
Gli eventi del 1848
All'inizio del 1848 Pio IX nomina Segretario di Stato il cardinale Antonelli.
Il 10 febbraio Pio IX pubblica un proclama con la famosa frase "Benedite gran Dio l'Italia" che provoca tanti entusiasmi.
"Oh, perciò benedite gran Dio l'Italia, e conservatele sempre questo dono preziosissimo di tutti, la Fede! Beneditela con la benedizione che umilmente vi domanda, posta la fronte per terra, il vostro Vicario".
Il cardinale Antonelli presiede il nuovo governo pontificio, a cui partecipano come ministri laici Marco Minghetti, Giuseppe Galletti, ministro di Polizia, e Giuseppe Pasolini.
Il 14 marzo Pio IX concede lo Statuto fondamentale pel governo temporale degli Stati della Chiesa, la Costituzione.
Viene istituito l'Alto Consiglio, nominato dal papa, e il Consiglio dei deputati, eletto su base censuaria. I Consigli preparano le leggi, che vengono emesse dal papa, previo parere del Collegio dei cardinali.
La censura governativa viene abolita. Rimane la censura ecclesiastica preventiva.
I diritti politici sono concessi solo ai cattolici.
Dal 17 al 22 marzo Venezia insorge contro l'Austria. Viene proclamata la repubblica.
Dal 18 al 22 marzo Milano insorge contro l'Austria.
Il 23 marzo Carlo Alberto di Savoia dichiara guerra all'Austria.
Pio IX concede ai volontari, comandati dal generale Andrea Ferrari, e ad alcune truppe regolari, comandate dal generale Durando, di affiancarsi all'esercito piemontese.
Giacomo Durando, nato a Mondovì, ha 41 anni.
Il 29 aprile in una famosa allocuzione Pio IX fa marcia indietro. Rifiuta ogni partecipazione alla guerra contro l'Austria.
"Ai nostri soldati, mandati ai confini del dominio pontificio, non volemmo che s'imponesse altro, sennonché difendessero l'integrità e la sicurezza dello Stato pontificio. Ma conciossiacosaché ora alcuni desiderino, che Noi altresì con altri popoli e principi d'Italia prendiamo guerra contro gli Austriaci, giudicammo conveniente di palesar chiaro... che ciò si dilunga del tutto dai nostri consigli, essendoché Noi...abbracciamo tutte le genti, popoli e nazioni con pari studio e paternale amore".
Viene costituito un nuovo governo diretto dal cardinale Soglia. Terenzio Mamiani, un liberale moderato. è ministro dell'Interno.
Terenzio Mamiani della Rovere, nato a Pesaro, ha 49 anni.
Il 23-25 luglio il Piemonte è sconfitto dagli austriaci a Custoza.
Il 2 agosto Mamiani si dimette.
Il 9 agosto con l'armistizio, firmato a Milano dal generale Carlo Canera di Salasco e dal generale H. von Hess, cessano temporaneamente le ostilità tra piemontesi ed austriaci (armistizio di Salasco).
A Roma viene costituito un altro governo diretto ancora dal cardinale Soglia. Il conte Odoardo Fabbri è ministro dell'Interno.
Il 16 settembre cade il governo Soglia. Viene costituito un nuovo governo diretto dal conte Pellegrino Rossi, che era stato ambasciatore a Roma per conto del re di Francia Luigi Filippo.
Pellegrino Rossi, nato a Carrara, ha 61 anni. Aveva seguito Gioacchino Murat nel 1815.
Il 15 novembre, mentre sale le scale del Palazzo della Cancelleria, sede del Consiglio dei deputati, Pellegrino Rossi viene ucciso probabilmente da Luigi Brunetti, figlio di Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio.
Pio IX si chiude nel palazzo del Quirinale, assediato dalla folla.
Il 17 novembre Pio IX convoca gli ambasciatori esteri e dichiara di essere costretto a cedere alla violenza, i suoi atti da quel momento devono essere considerati invalidi.
Il 20 novembre viene costituito un nuovo governo diretto da monsignor Carlo Emanuele Muzzarelli. Giuseppe Galletti è ministro dell'Interno, Terenzio Mamiani è ministro degli Esteri, Pietro Sterbini è ministro dei Lavori Pubblici.
Pio IX lascia Roma
Il 24 novembre Pio IX, travestito da semplice prete, fugge dal Quirinale e raggiunge Gaeta, dove lo aspetta il cardinale Antonelli. Il papa si pone sotto la protezione di Ferdinando II, re delle Due Sicilie.
Il papa richiede l'intervento delle potenze cattoliche per ristabilire l'ordine nello Stato Pontificio.
Il 27 novembre Pio IX scrive un breve con cui affida a una Commissione governativa la gestione temporanea degli affari pubblici.
Nessuno dei membri nominati dal papa prende iniziative per rendere operativa la Commissione. Il principe di Roviano e il principe Barberini rifiutano l'incarico e si allontanano da Roma. Monsignor Roberto Roberti rimane in città senza attivarsi. Il marchese Bevilacqua di Bologna e il marchese Ricci di Macerata non si recano a Roma. Il cardinale Castracane chiede istruzioni a Pio IX.
Intervento dei francesi
Il 10 dicembre in Francia si svolgeranno le elezioni per la presidenza della repubblica. Candidati sono il generale Cavaignac, Luigi Napoleone, il poeta Lamartine e Ledru-Rollin, espressione della sinistra.
Cavaignac guida l'esecutivo prima delle elezioni.
Il voto dei cattolici è molto importante.
Il 28 novembre Cavaignac comunica all'Assemblea di aver mandato tre navi con 3.500 uomini a incrociare al largo di Civitavecchia per "assicurare la persona del Santo Padre, la sua libertà ed il rispetto che gli si deve".
Anche Luigi Napoleone interviene e dichiara: "Il mantenimento della sovranità temporale del capo della Chiesa è intimamente legato alle sorti del cattolicesimo, così come alla libertà e all'indipendenza dell'Italia". La seconda parte della frase si riferisce agli austriaci.
Il breve di Pio IX, emesso il 27 novembre, viene conosciuto a Roma solo il 3 dicembre. Sturbinetti convoca per la sera del 3 il Consiglio dei deputati.
Il Consiglio rifiuta di cedere il potere alla Commissione governativa e decide di avviare delle trattative con il papa e convincerlo a tornare a Roma. Vengono inviati due membri del Consiglio dei deputati, due membri dell'Alto Consiglio e tre membri del municipio di Roma.
L'esercito borbonico blocca i delegati al confine ed impedisce ogni contatto diretto con il pontefice. Il principe Corsini, senatore di Roma, scrive al cardinale Antonelli, che risponde il 6 dicembre rifiutando ogni trattativa. I delegati rientrano a Roma.
L'11 dicembre il Consiglio dei deputati, per superare il vuoto di poteri, nomina una Giunta di Stato, costituita da tre membri: il principe Tommaso Corsini, senatore di Roma, il conte Gaetano Zucchini, senatore di Bologna, il conte Francesco Camerata, gonfaloniere di Ancona. Ma Zucchini rinuncia. Viene sostituito da Giuseppe Galletti.
Il 17 dicembre un motu proprio di Pio IX dichiara sacrilega la costituzione della Giunta.
Luigi Napoleone presidente della Repubblica Francese
Il 20 dicembre a Parigi vengono proclamati i risultati delle elezioni presidenziali. Luigi Napoleone è il nuovo Presidente della Repubblica Francese. Il nuovo governo è formato principalmente da monarchici e clericali. Uno dei primi atti consiste nell'invitare il papa a rifugiarsi in Francia.
Il 26 dicembre Sturbinetti si dimette da presidente del Consiglio dei deputati, di cui non si riesce ormai ad assicurare il numero legale.
Il 28 dicembre la Giunta scioglie il Consiglio dei deputati. L'Alto Consiglio aveva già cessato di riunirsi.
Il 29 dicembre si riuniscono la Giunta di Stato ed i membri del governo Muzzarelli. Non partecipa il principe Corsini.
Vengono indette le elezioni per l'Assemblea Costituente da tenersi il 21 gennaio del 1849. Il voto è a suffragio universale.
"È convocata in Roma un'Assemblea Nazionale, che con pieni poteri rappresenti lo Stato romano.
Il voto sarà diretto e universale.
Il 5 di febbraio destinato all'apertura dell'Assemblea".
I due membri della Giunta ed i sei ministri si costituiscono in Commissione provvisoria di Governo, presidente è monsignor Muzzarelli. Armellini è ministro dell'Interno, Sterbini ministro dei Lavori Pubblici.
Il primo gennaio Pio IX reagisce con un motu proprio diretto al popolo romano.
Coloro che prenderanno parte alle elezioni saranno scomunicati.
Le strutture ecclesiastiche vengono attivate per boicottare le elezioni.
Il 21 gennaio si svolgono le elezioni. E' la prima volta che si applica il suffragio universale negli Stati pontifici.
Hanno diritto di voto tutti i maschi che hanno compiuto 21 anni.
Non esistono elenchi civili degli aventi diritto al voto. Si deve ricorrere ai registri parrocchiali.
Ogni votante dispone di 4 preferenze.
In precedenza sono state svolte delle primarie per individuare i candidati. I risultati delle primarie tuttavia non sono vincolanti. Ognuno può essere candidato.
Non esistono liste di partito.
Votano in 250.000. Una partecipazione straordinaria. Si tratta di più di un terzo degli aventi diritto al voto.
I legittimisti e i clericali si astengono.
Il 28 gennaio vengono comunicati i risultati.
Sono eletti 179 deputati. Infatti a causa di rinunce ed elezioni multiple rimangono scoperti 21 seggi. Per questi seggi sono indette elezioni suppletive per il 18 febbraio.
172 deputati su 179 sono originari dello Stato Pontificio.
La divisione per regione pontificia è la seguente:
- 65 emiliani e romagnoli
- 50 marchigiani
- 25 umbri
- 32 laziali
Tra i 7 non pontifici è anche Giuseppe Garibaldi, eletto a Macerata.
I moderati ottengono la maggioranza.
Il 5 febbraio i membri della Assemblea Costituente si riuniscono in Campidoglio. Assistono alla messa in Ara Coeli e poi si dirigono verso il Palazzo della Cancelleria.
Il discorso inaugurale viene tenuto da Armellini.
Presidente provvisorio è monsignor Muzzarelli.
Il 7 febbraio Giuseppe Galletti viene eletto presidente della Assemblea. Galletti, nato a Bologna, ha 51 anni. Vice presidenti sono Saffi e Masi.
La nascita della Repubblica Romana del 1849
Il 9 febbraio, con 120 voti a favore, 10 contrari e 12 astenuti viene proclamata la Repubblica Romana.
Il Pontefice avrà tutte le guarentigie necessarie per l'indipendenza nell'esercizio della sua potestà spirituale.
La Repubblica Romana avrà col resto d'Italia le relazioni che esige la nazionalità comune”.
Pio IX chiede l'intervento armato delle potenze cattoliche
Il 12 febbraio il papa convoca gli ambasciatori di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie per chiedere il loro sostegno nel ristabilire il potere pontificio.
Il 16 febbraio la Costituente elegge un Comitato Esecutivo. Ne fanno parte Carlo Armellini, Aurelio Saliceti e Mattia Montecchi.
L'avvocato Carlo Armellini, nato a Roma, ha 72 anni.
Saliceti, nato a Teramo ha 44 anni, professore di diritto, è stato iscritto alla Giovine Italia.
Montecchi, nato a Roma, ha circa 30 anni, ex-carbonaro, è diventato un mazziniano.
Il Governo è presieduto da Carlo Emanuele Muzzarelli. Si dimetterà il 7 marzo.
Ministro dell'Interno: Aurelio Saffi.
Ministro degli Esteri: Carlo Rusconi.
Ministro delle Finanze: Ignazio Guiccioli. Dal 7 marzo Giacomo Manzoni.
Ministro della Guerra e della Marina: Pompeo Campello. Dal 7 marzo Alessandro Calandrelli. Dal 18 aprile Giuseppe Avezzana.
Ministro dei Lavori Pubblici: Pietro Sterbini. Dal 7 marzo Giacomo Manzoni.
Ministro della Giustizia: Giovita Lazzarini.
Ministro del Commercio: Pietro Sterbini. Dal 7 marzo Mattia Montecchi.
Ministro della Istruzione: Carlo Emanuele Muzzarelli. Dal 7 marzo Francesco Sturbinetti.
Provvedimenti della Repubblica
Il 21 febbraio vengono nazionalizzati i beni ecclesiastici, valutati a 120 milioni di scudi.
"Tutti i beni ecclesiastici dello Stato romano sono dichiarati proprietà della Repubblica.
La Repubblica romana doterà convenientemente i ministri del Culto".
Il 28 febbraio viene abolito il Tribunale del S. Offizio.
Viene abolita la giurisdizione dei vescovi sulle università e sulle altre scuole.
"La giurisdizione dei vescovi sopra le università e altre scuole qualunque della Repubblica, eccettuate quelle dei seminari vescovili, è abolita.
L'insegnamento dello Stato è posto sotto la dipendenza immediata del potere esecutivo mediante il Ministero della Istruzione Pubblica".
Viene deciso un prestito forzoso in tre rate in base al reddito:
- reddito annuo dopo le imposte inferiore a 2.000 scudi nessun prestito
- tra 2.000 e 4.000 scudi il 20%
- tra 4.000 e 6.000 scudi il 25%
- tra 6.000 e 8.000 scudi il 33%
- tra 8.000 e 12.000 scudi il 50%
- reddito superiore a 12.000 scudi il 66%
Il reddito annuo di un impiegato o di un piccolo artigiano era mediamente di 500 scudi.
Venne abolita la censura.
Venne istituito lo stato civile.
Venne istituito il matrimonio civile.
La maggiore età venne fissata per uomini e donne a 21 anni.
Nei procedimenti di successione venne abrogata la norma che prevedeva la esclusione delle donne e dei loro discendenti.
Mazzini a Roma
Il 18 febbraio Mazzini viene eletto alla Costituente nelle elezioni suppletive sia nel collegio di Ferrara che in quello di Roma.
Il 5 marzo giunge a Roma.
Mazzini, nato a Genova, ha 44 anni.
Fine della guerra di Carlo Alberto contro l'Austria
Il 23 marzo l'Austria sconfigge Carlo Alberto a Novara.
Il 24 marzo viene firmato l'armistizio di Vignale.
Gli austriaci decidono di restaurare l'ordine nel Granducato di Toscana e nello Stato Pontificio.
Il 29 marzo l'Assemblea Costituente viene a conoscenza della sconfitta di Novara.
Viene sciolto il Comitato Esecutivo ed eletto un triumvirato costituito da Giuseppe Mazzini (132 voti), Aurelio Saffi (125 voti) e Carlo Armellini (93 voti).
Saffi, nato a Forlì, ha 30 anni.
Armellini aveva fatto parte del Comitato Esecutivo.
I francesi decidono di intervenire in Italia
Il 29 marzo l'Assemblea Nazionale francese approva un ordine del giorno con cui si prevedeva l'occupazione di parte dell'Italia.
"L'Assemblea Nazionale dichiara che, se per meglio garantire l'integrità del territorio piemontese e meglio tutelare gli interessi e l'onore della Francia, il potere esecutivo credesse di dover appoggiare le sue trattative con l'occupazione parziale e temporanea di un punto qualsiasi dell'Italia, troverebbe nell'Assemblea Nazionale il concorso più sincero e più pieno".
La Conferenza di Gaeta
Il 30 marzo a Gaeta si riuniscono i rappresentanti di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie per discutere della questione romana. Presiede il cardinale Antonelli. Le quattro potenze, d'accordo sulla necessità di restaurare il potere temporale del papa, non raggiungono un accordo per un'azione comune.
Abolizione della tassa sul sale
Il 14 aprile Mazzini propone e l'Assemblea approva un importante provvedimento sul sale.
L'estrazione del sale era un monopolio di Stato.
La commercializzazione del sale era stata data in appalto al principe Alessandro Torlonia da Gregorio XVI.
Il principe tratteneva una percentuale sugli incassi derivanti dalla vendita. Tale percentuale era arrivata al 40%.
Mazzini abolisce il monopolio, annulla l'appalto e riduce il dazio ad un baiocco.
Il provvedimento contribuisce a ridurre i prezzi a beneficio delle classi più povere.
Riforma agraria, diritto alla casa, abolizione della tassa patenti
Il 15 aprile viene deciso di suddividere il patrimonio fondiario ecclesiastico in lotti da dare alle famiglie povere.
Art. 1. Ogni famiglia, composta di un numero di almeno tre individui, avrà da coltivare una quantità di terra capace ai lavori di un paio di buoi, corrispondente ad un buon rubbio romano, cioè due quadrati censuari, pari a metri quadrati ventimila.
Art. 2. I vigneti saranno dati a coltura all'individui senza che sia richiesta famiglia e verranno divisi in ragione della metà della misura indicata.
Viene anche deciso di utilizzare il patrimonio immobiliare ecclesiastico per dare una casa ai più poveri.
Il 25 aprile viene abolita la tassa patenti, che i commercianti e gli artigiani dovevano pagare per esercitare il loro mestiere.
I volontari del generale Avezzana
Il 9 aprile Genova, insorta dopo l'armistizio di Vignale, si arrende ai 25.000 uomini del generale piemontese La Marmora. La difesa era stata diretta dal generale Giuseppe Avezzana. Questi insieme a 400 volontari raggiunge Civitavecchia su di una nave da guerra americana.
Il 18 aprile Mazzini nomina Avezzana Ministro della guerra.
I francesi occupano Civitavecchia
Il 16 aprile l'Assemblea francese approva lo stanziamento di 1.200.000 franchi per le spese necessarie a mantenere un corpo di spedizione per tre mesi nel Mediterraneo.
Il 22 aprile una flotta francese salpa da Tolone, diretta a Civitavecchia. Sei fregate a vapore, due corvette, e due battelli con circa 15.000 uomini. La comanda il contrammiraglio Tréhouart. Il comandante della spedizione è il generale Nicolas-Charles-Victor Oudinot.
Oudinot, duca di Reggio, aveva fatto la sua carriera sotto Napoleone. Nel 1814 era passato ai Borbone. Era stato richiamato in servizio da Carlo Luigi Napoleone Bonaparte.
Oudinot aveva una difficile missione: doveva impadronirsi di Roma facendo finta di proteggerla. In Francia stavano per eleggere la nuova Assemblea e Luigi Napoleone non voleva scontentare i clericali che volevano il ritorno del papa a Roma, né attaccare apertamente la Repubblica Romana che godeva di ampia stima presso i democratici francesi.
Il 24 aprile la flotta è di fronte a Civitavecchia. Oudinot inizia la trattativa con le autorità locali per lo sbarco.
Da Roma arriva l'ordine di resistere. Ma le autorità locali hanno già dato l'autorizzazione. Lo sbarco del contingente francese ha già avuto inizio. Impossibile per il colonnello Mellara ed i suoi duecento bersaglieri fermare Oudinot.
Il 25 aprile i francesi occupano Civitavecchia senza sparare un colpo.
Il 26 aprile una delegazione francese richiede al triumvirato di accogliere amichevolmente le truppe. Mazzini rifiuta. Il suo atteggiamento è confermato dal voto dell'Assemblea che decide di rispondere con la forza alla forza.
Il generale Avezzana richiama a Roma Garibaldi e la sua legione. Fino ad allora i garibaldini erano rimasti acquartierati a Rieti.
Il 27 aprile con due battelli a vapore giunge a Porto d'Anzio Luciano Manara con seicento bersaglieri lombardi, i resti della Divisione Lombarda che aveva combattuto con Carlo Alberto contro gli austriaci e che, in base all'armistizio di Vignale, doveva essere congedata.
Oudinot aveva impedito lo sbarco dei bersaglieri lombardi a Civitavecchia e li aveva lasciati proseguire solo a condizione che non combattessero fino al 4 maggio. Evidentemente Oudinot pensava già di aver conquistato Roma per quella data.
il 27 aprile de Rayneval, il rappresentante del governo francese, rivela al cardinale Antonelli le vere istruzioni date ad Oudinot. Riportare il papa a Roma e abolire la Repubblica Romana.
Il 28 aprile il cardinale Antonelli comunica a de Rayneval che Ferdinando II, re delle Due Sicilie, sta per invadere lo Stato Pontificio per restituirlo al pontefice.
Il 28 aprile il generale Avezzana passa in rassegna a piazza S. Pietro i corpi dei volontari.
Il 28 aprile circa 8.000 francesi si mettono in marcia verso Roma. Oudinot stabilisce il quartier generale a Castel di Guido.
Il 30 è il giorno fissato dai francesi per l'attacco.
La difesa di Roma è organizzata dal generale Avezzana.
Vengono formate quattro brigate.
- La prima brigata, agli ordini di Giuseppe Garibaldi, deve difendere il settore tra Porta Portese e Porta San Pancrazio, nella zona del Gianicolo. La brigata è costituita dalla legione garibaldina, dal battaglione dei giovani reduci, dal battaglione universitario, dalla legione degli emigrati, dai finanzieri per un totale di 2.700 uomini.
Garibaldi, nato a Nizza, ha 42 anni.
- La seconda brigata, agli ordini del colonnello Luigi Masi, deve difendere la zona tra Porta Cavalleggeri e Porta Angelica.
Luigi Masi, nato a Petrignano d'Assisi, ha 35 anni.
- La terza brigata, agli ordini del colonnello S. Savini, deve difendere le mura sulla sinistra del Tevere. E' costituita da circa 400 uomini.
- La quarta brigata, agli ordini del colonnello Bartolomeo Galletti, costituisce la riserva, pronta ad intervenire dove potrebbe esserci bisogno. Fanno parte delle quarta brigata la legione romana, gli zappatori del genio, i carabinieri per un totale di 3.000 uomini.
Bartolomeo Galletti, nato a Roma, ha 37 anni.
La battaglia del 30 aprile
Alle ore 11 del 30 aprile i francesi attaccano su due direttrici: Porta Cavalleggeri e Porta Angelica.
Garibaldi si trova fuori le mura nei pressi di Villa Pamphili. Prende i francesi di fianco.
Il generale Galletti esce da Porta San Pancrazio.
Alle 16 l'ala destra francese cede sotto la pressione di Garibaldi e Galletti.
Anche Masi riesce a mettere in difficoltà i francesi a Porta Angelica.
Alle 17 i francesi si ritirano lungo la via Aurelia antica.
Garibaldi li insegue fino a Malagrotta.
Il primo maggio Garibaldi chiede rinforzi per attaccare e distruggere il contingente francese in fuga. Ma Mazzini lo ferma. Spera ancora di poter trattare con i francesi ed una strage od una umiliazione non farebbero che rendere più difficoltose le trattative. Garibaldi obbedisce malvolentieri.
Oudinot comprende di non poter vincere con le truppe a disposizione, si attesta vicino Roma e chiede rinforzi a Parigi.
Il 7 maggio Luigi Napoleone scrive ad Oudinot che avrà i rinforzi necessari.
Le trattative Lesseps-Mazzini
Il 9 maggio Ferdinand Lesseps, un diplomatico plenipotenziario, delegato da Luigi Napoleone, parte da Tolone per Civitavecchia. Gli è stato dato un mandato volutamente equivoco.
Le elezioni legislative francesi vengono effettuate il 13 maggio.
I risultati si conoscono il 15 maggio. I monarchici e i clericali ottengono la maggioranza (450 seggi su 750). I democratici sono al 35% dei voti.
Il 15 maggio Ferdinand Lesseps arriva a Roma.
In buona fede Lesseps inizia le trattative con Mazzini.
Il 16 maggio viene firmata una tregua di 20 giorni.
Il 29 maggio il Ministro degli Esteri francese scrive a Lesseps:
"Il governo della Repubblica francese ha posto fine alla vostra missione. Vogliate ripartire appena ricevuto questo dispaccio".
Il 29 maggio il Ministro della Guerra francese scrive a Oudinot che i rinforzi erano partiti da Tolone e che doveva affrettare le operazioni per la conquista di Roma. Oudinot avrà a sua disposizione 36.000 uomini.
Le due missive arrivano la sera del 31 maggio a Oudinot.
Il 31 maggio Lesseps e Mazzini raggiungono un accordo sul seguente testo.
"Art. 1. L'appoggio della Francia è assicurato alle popolazioni degli Stati romani. Esse considerano l'armata francese come un'armata amica che viene a concorrere alla difesa del loro territorio.
Art. 2. D'accordo col governo romano e senza immischiarsi affatto nell'amministrazione del paese, l'armata francese prenderà gli accantonamenti esterni, convenevoli per la difesa del paese che per la salubrità delle truppe. Le comunicazioni saranno libere.
Art. 5. In nessun caso gli effetti della presente convenzione potranno cessare che 15 giorni dopo la comunicazione ufficiale della non ratifica".
Il 31 maggio i triumviri e Lesseps firmano la convenzione.
Il primo giugno Oudinot respinge l'accordo. Lesseps si reca da Oudinot e viene a conoscenza del contenuto delle due missive del 29 maggio. Lesseps riparte per Parigi.
Il primo giugno Oudinot comunica ai suoi ufficiali la ripresa delle ostilità.
Gli austriaci invadono l'Emilia-Romagna e le Marche
Il 6 maggio gli austriaci occupano Ferrara.
Il 17 maggio, conquistata Bologna, gli austriaci vi insediano nuovamente un governatore nominato dal papa.
Cadono in mano austriaca anche Imola, Forlì, Cesena, Rimini.
In breve tutta l'Emilia-Romagna ritorna sotto il dominio papale.
Ancona viene assediata. Cadrà il 19 giugno.
I borbonici invadono il Lazio meridionale
Ai primi di maggio un esercito borbonico con 16.000 uomini, guidato da re Ferdinando II, entra nel territorio della Repubblica Romana.
Mazzini manda Garibaldi a fermarli. Con Garibaldi sono Manara, i fratelli Dandolo ed Emilio Morosini.
Il 9 maggio Garibaldi sconfigge 7.000 napoletani a Palestrina.
Il 13 maggio il generale Pietro Roselli è nominato capo delle forze armate e Carlo Pisacane capo di stato maggiore.
Pisacane, nato a Napoli, ex ufficiale borbonico, ha 31 anni.
Il 16 maggio Roselli con 11.000 uomini esce da Roma e si dirige su Albano dove si trova Ferdinando II con le sue truppe.
Ma re Ferdinando, saputo della tregua firmata dai romani con i francesi, decide di ritirarsi a Velletri.
Garibaldi con una marcia forzata raggiunge Valmontone per tagliare la strada ai napoletani.
Roselli ordina a Garibaldi di attendere il suo arrivo.
Garibaldi non obbedisce e il 19 maggio attacca e mette in fuga i napoletani che si ritirano a Velletri.
Roselli arriva la sera del 19 davanti a Velletri.
Il 20 maggio Roselli scopre di essere arrivato tardi. I borbonici sono a Cisterna e si stanno ritirando nei loro confini.
Garibaldi li insegue anche in territorio napoletano.
Il 29 maggio Garibaldi è ancora vittorioso sui borbonici a Rocca d'Arce.
Un ordine del triumvirato ferma Garibaldi che sta avanzando in territorio napoletano.
Gli austriaci hanno invaso l'Emilia-Romagna e le Marche. Occorre l'opera di Garibaldi contro di loro.
Il 31 maggio Garibaldi arriva a Roma, ma non potrà partire contro gli austriaci, perché i francesi il primo giugno riprendono le ostilità. Roma stessa è minacciata.
Gli spagnoli attaccano il Lazio meridionale
In maggio a Gaeta, in territorio napoletano, sbarca un corpo di spedizione spagnolo di 9.000 uomini, che prende ad avanzare sulla direttrice Terracina-Priverno.
I francesi attaccano proditoriamente Roma (3 giugno)
Il primo giugno Oudinot annuncia la ripresa del conflitto per il 4 giugno.
Ma alle ore 3 del 3 giugno i francesi, non rispettando la tregua, attaccano. Sono in 20.000. Hanno 36 cannoni da campagna e 40 da assedio.
Vengono occupate Villa Pamphili, Villa Corsini e il casino dei Quattro Venti.
Garibaldi alle ore 5, con pochi uomini, interviene per bloccare i francesi e riprendere le postazioni perdute fuori Porta San Pancrazio.
Daverio viene ucciso. Nino Bixio viene ferito al fianco. Masina è ferito al braccio.
Alle ore 9 arrivano i bersaglieri di Luciano Manara. Roselli li aveva bloccati a Piazza del Popolo tenendoli di riserva.
Alessandro Calandrelli comanda l'artiglieria.
Garibaldi si trova con circa 6.000 uomini contro 16.000. Deve difendere la zona compresa tra Porta Portese e Castel Sant'Angelo.
I francesi conducono un'azione diversiva su Ponte Milvio.
Cade Enrico Dandolo, nato a Varese. Aveva 22 anni.
Alle 18 si combatte ancora.
A sera Goffredo Mameli, già ferito il 30 aprile a Porta Cavalleggeri, viene ferito ad una gamba, che sarà amputata. Morirà il 6 luglio per le conseguenze.
Mameli, nato a Genova, ha 22 anni.
E' ormai notte quando interviene anche il reggimento Unione.
Ma il casino dei Quattro Venti resta in mano ai francesi. I romani controllano ancora il Vascello.
La battaglia era durata 16 ore.
Garibaldi aveva perso 500 uomini. Manara 200.
A Garibaldi erano rimasti solo 2 ufficiali di Stato Maggiore, tutti gli altri erano morti o feriti.
I francesi avevano perso 250 uomini e 14 ufficiali.
Il 4 giugno i francesi pongono l'assedio a Roma impegnando circa 30.000 uomini.
Iniziano i bombardamenti. Oudinot non si preoccupa delle opere d'arte.
All'interno della città la difesa è affidata a circa 16.000 soldati o volontari della Repubblica Romana, a 2.000 volontari di altre regioni italiane e a 300 volontari provenienti da altri Paesi europei.
Il 10 giugno i francesi interrompono l'acquedotto Paolo che rifornisce Trastevere e S. Pietro.
La notte del 10 giugno viene tentata una sortita con 8.000 uomini, ma fallisce.
Il 12 giugno avviene uno scontro tra militari del genio delle due parti che stanno gli uni rafforzando le mura e gli altri preparando delle trincee. Le perdite dei romani ammontano a 41 uomini.
Battaglie si svolgono nella zona della via Flaminia, ai Parioli, a villa Borghese.
Una battaglia ha luogo nella notte tra il 20 e il 21 giugno presso il Vascello difeso da Giacomo Medici.
Il 21 giugno tre batterie francesi iniziano a sparare da distanza ravvicinata contro i bastioni di San Pancrazio. La sera vengono aperte tre brecce. Poco prima di mezzanotte i francesi attaccano. Azioni diversive si hanno a San Paolo e a villa Borghese.
I francesi occupano le brecce.
Garibaldi organizza una seconda linea difensiva ritirandosi sulla vecchia cinta delle mura aureliane, arretrate rispetto a quelle di Urbano VIII.
La sera del 22 giugno i francesi intensificano i bombardamenti prendendo di mira i principali monumenti della città.
Il 24 giugno i rappresentanti consolari di Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Prussia, Danimarca, Svizzera, Paesi Bassi, Piemonte, San Salvador, Wurtenberg e Portogallo inviano una protesta ad Oudinot per impedire che il bombardamento distrugga tante opere d'arte.
Oudinot risponde che è obbligato a continuare nelle operazioni militari.
Nella notte tra il 29 e il 30 giugno Oudinot scatena l'attacco decisivo.
All'una di notte iniziano i bombardamenti. Alle tre il silenzio scende sulla città.
Le colonne francesi danno l'assalto alle mura presso Porta San Pancrazio.
Emilio Morosini, 17 anni, è tra i primi a essere ferito mortalmente.
Garibaldi organizza una terza linea difensiva: da villa Spada a villa Savorelli.
Luciano Manara si attesta a Villa Spada. Giacomo Medici a villa Savorelli.
Verso le 10 del 30 giugno Manara viene ucciso. Garibaldi lo sostituisce nel comando di villa Spada.
Manara, nato a Bergamo, aveva 25 anni.
A sera Garibaldi si reca all'Assemblea Costituente e propone di abbandonare Roma, ormai indifendibile, per continuare la lotta altrove. La stessa proposta era stata fatta da Mazzini.
L'Assemblea poco dopo la mezzanotte approva invece il seguente documento, datato primo luglio:
"L'Assemblea costituente romana cessa da una difesa ritenuta impossibile, e sta al suo posto. Il triumvirato è incaricato dell'esecuzione del presente decreto".
I triumviri, che non approvano la resa, si dimettono.
Viene eletto un nuovo Comitato Esecutivo con Aurelio Saliceti, Alessandro Calandrelli, Livio Mariani.
Il primo luglio le ostilità cessano, ma i francesi non entrano in città.
Il 2 luglio i nuovi triumviri approvano la resa.
Giuseppe Garibaldi la sera del 2 luglio esce da Porta San Giovanni con tutti coloro che vogliono continuare a lottare.
Il 3 luglio i francesi entrano a Roma.
Il 3 luglio viene approvata la costituzione. Giuseppe Galletti, presidente dell'Assemblea, dal balcone del Palazzo Senatorio in Campidoglio, la legge al popolo mentre i soldati francesi sono schierati sull'Ara Coeli. E' l'ultimo atto della Repubblica Romana.
Alle 19 del 4 luglio i francesi interrompono l'Assemblea Costituente fino ad allora in seduta permanente.
A presiedere l'Assemblea in quel momento è Carlo Luciano Bonaparte, cugino di Luigi Napoleone Bonaparte, Presidente della Repubblica Francese. Luciano aveva partecipato alla Repubblica Romana di cui era stato un fervido sostenitore.
Qurico Filopanti consegna agli ufficiali francesi il seguente documento redatto e approvato da tutti i presenti:
"In nome di Dio e del popolo degli Stati romani... in conformità all'art. V della Costituzione francese... l'Assemblea costituente romana protesta in faccia all'Italia, in faccia alla Francia, in faccia al mondo incivilito, contro la violenta invasione della sua sede, operata dalle armi francesi alle ore sei pomeridiane del giorno 4 di luglio 1849".
L'art. V del Préambule della Costituzione repubblicana francese del 4 novembre 1848 recita:
"... Essa (la Repubblica Francese) rispetta le nazionalità estere, come intende far rispettare la propria; non imprende alcuna guerra a fini di conquista, e non adopera mai le sue forze contro la libertà d'alcun popolo".
Presidente della Repubblica francese è Luigi Napoleone Bonaparte. Il governo francese è diretto dal liberale Barrot, al suo secondo ministero. Ministro degli Esteri, dopo le elezioni del maggio 1849, è il teorico del liberalismo Alexis-Charles-Henri Clérel de Tocqueville, autore de La democrazia in America, in cui sosteneva la democrazia come forma di governo delle società avanzate.
Il 4 luglio Oudinot emette il seguente proclama:
"Abitanti di Roma l'Armata inviata dalla Repubblica Francese sul vostro territorio ha per scopo di ristabilire l'ordine e la sicurezza. Una minorità faziosa, o traviata ci ha costretti di dare l'assalto alle vostre mura. Siamo padroni della piazza: adempiremo la nostra missione.
In mezzo alle prove di simpatia, che ci hanno accolti, alcune vociferazioni ostili si sono scoppiate, e ci hanno forzati ad una immeditata repressione. I Cittadini dabbene, ed i veri amici della libertà ripiglino fiducia. I nemici dell'ordine e della società siano bene informati, che se delle manifestazioni oppressive provocate da una fazione straniera si rinnovassero, sarebbero puniti con tutto rigore.
Per dare alla sicurezza pubblica delle positive garanzie prendo le seguenti disposizioni.
Provvisoriamente tutti i poteri sono concentrati nelle mani dell'autorità militare. Questa domanderà subito il concorso del municipio. L'Assemblea ed il Governo, il di cui regno violente ed oppressivo ha cominciato con l'ingratitudine, e finito con un grido all'armi contro una nazione amica delle popolazioni Romane NON ESISTONO PIU'.
I Circoli politici, ed associazioni politiche sono vietati. Ogni individuo non militare arrestato portatore di armi visibili o nascoste, sarà immediatamente tradotto davanti al consiglio di guerra. Sarà lo stesso per ogni individuo militare che facesse uso delle sue armi.
Ogni pubblicazione col mezzo della stampa, ogni affisso non permesso dall'Autorità Militare, sono provvisoriamente vietate. I delitti contro le persone e le proprietà, saranno giustiziabili dai Tribunali Militari ...".
Ai politici repubblicani viene consentito di rimanere o lasciare la città.
Mazzini rimane per alcuni giorni. I francesi non lo arrestano.
Il 13 luglio Mazzini lascia Roma. A Civitavecchia il console degli Stati Uniti gli consegna un passaporto intestato a George Moore.
Il 16 luglio Mazzini si imbarca su di una nave corsa diretta a Marsiglia, da dove prosegue per Ginevra. Non tornerà in Italia che rare volte. Nel 1872 morirà a Pisa sotto il nome di George Brown.
Il 30 luglio da Civitavecchia parte anche Carlo Pisacane, nuovamente in esilio. Morirà nel 1857 durante la disperata impresa di Sapri.
Il 15 luglio la bandiera pontificia sventola di nuovo su Castel Sant'Angelo.
Il 17 luglio un triumvirato di cardinali assume il potere.
Tutte le leggi successive al 16 novembre 1848 vengono cancellate.
Il 12 aprile 1850 Pio IX rientra a Roma.
Il dramma di Garibaldi e dei volontari
Garibaldi lascia Roma la sera del 2 luglio con circa 4.700 volontari. All'inseguimento partono 8.000 francesi. A sud sono schierati 9.000 spagnoli e ad est 8.000 napoletani.
La compagnia si scioglie per cercare di sfuggire agli austriaci. Saranno catturati e fucilati: Ugo Bassi, cappellano dei garibaldini, il capitano Giovanni Livraghi, Ciceruacchio con i figli Luigi e Lorenzo.
Il 4 agosto raggiungono Chiavica di Mezzo, sull'argine sinistro del Po. A sera, presso le Mandriole, Anita muore per gli stenti e le malattie. Garibaldi è costretto a lasciarla insepolta.
Il 5 agosto gli austriaci catturano Nino Bonnet che aveva aiutato Garibaldi nella fuga, ma il generale sfugge agli austriaci.
Il 6 agosto Garibaldi e Coliolo sono al Capanno del Pontaccio, nella pineta di Ravenna. Arrivano in soccorso alcuni repubblicani ravennati.
Il 15 agosto Garibaldi è a Forlì. L'unica possibilità di salvezza consiste nel passare nel Granducato di Toscana.
Garibaldi e Coliolo raggiungono Prato, dove altri repubblicani toscani li aiutano ad arrivare a Poggibonsi, a Colle Val d'Elsa, a Bagno al Morbo e infine a San Dalmazio in Maremma.
Il primo settembre i fuggiaschi sono sulla costa tirrenica nei pressi di Follonica. Garibaldi e Coliolo si imbarcano e il 5 settembre sono in salvo a Portovenere, territorio sabaudo.
Venezia era caduta in mano agli austriaci il 22 agosto.
Comandante del corpo di spedizione è il generale Oudinot.
Ai primi di giugno il contingente francese ammonta a 35.000 uomini.
L'assedio di Ancona viene iniziato con 16.000 uomini, sotto il comando del generale Wimpffen. Altri 5.000 uomini di rinforzo arrivano dalla Toscana.
Un altro corpo di spedizione viene impegnato in Emilia-Romagna.
Un corpo di spedizione di circa 9.000 uomini viene sbarcato a Gaeta.
A Velletri vengono schierati 16.000 uomini al diretto comando del re Ferdinando II di Borbone.
Comandante di tutte le forze militari viene nominato il generale Pietro Roselli.
Capo di stato maggiore è Carlo Pisacane.
L'esercito pontificio, ad eccezione dei mercenari e delle truppe straniere, passa agli ordini della Repubblica Romana.
Volontari accorrono da tutta Italia.
Complessivamente vengono schierati circa 20.000 uomini e 100 pezzi di artiglieria.
- Il primo reggimento di linea comandato dal colonnello de Pasqualis
- Il secondo reggimento di linea comandato dal colonnello Caucci-Molara
- Il terzo reggimento di linea comandato dal colonnello Marchetti
- Il primo reggimento leggero comandato da Luigi Masi
- Il secondo reggimento leggero comandato da Raffele Pasi
- La legione romana del tenente colonnello Morelli
- I bersaglieri comandati da Pietro Mellara
- I Reduci romani del maggiore Pinna
- Il battaglione Bignami
- Il reggimento dell'Unione del tenente colonnello Rossi
- I carabinieri del colonnello Calderari
- Due reggimenti di dragoni con i colonnelli Savini e Ruvinetti
- Gli zappatori del genio del colonnello Amadei
- La legione comandata da Garibaldi
- La legione comandata da Antonio Arcioni
- I bersaglieri lombardi di Luciano Manara
- La legione polacca del colonnello Milbitz
- La legione straniera del capitano Gérard
- La legione toscana del maggiore Medici
- La legione italiana del colonnello Sacchi
- La legione bolognese del tenente colonnello Berti-Pichat
- La legione universitaria del maggiore Roselli
- I finanzieri mobili o bersaglieri del Tebro del maggiore Zambianchi
- La civica mobile romana del colonnello Palazzi
- La civica mobile umbra del maggiore Franchi
- La squadra dei sette colli
- I carabinieri a cavallo del maggiore Tromba
- I lancieri della morte del colonnello Masina
- Il reggimento di artiglieria di Calandrelli e Lopez
- La batteria svizzera del colonnello De Seré
- La batteria bolognese
- L'artiglieria civica.
Breve pontificio scritto da Pio IX il 27 novembre 1849 a Gaeta e recapitato a Roma il 3 dicembre
Le violenze usate contro di noi negli scorsi giorni e le manifestate volontà di prorompere in altre (che Iddio tenga lontane, ispirando sensi d'umanità e moderazione negli animi) ci hanno costretti a separarci temporaneamente dai nostri sudditi e figli, che abbiamo sempre amato ed amiamo.
Fra le cause che ci hanno indotto a questo passo, Dio sa quanto doloroso al nostro cuore, ma di grandissima importanza è quella d'avere la piena libertà nell'esercizio della suprema potestà della Santa Sede, quale esercizio potrebbe con fondamento dubitare l'orbe cattolico che nelle attuali circostanze ci fosse impedito.
Che se una tale violenza è oggetto per noi di grande amarezza, questa si accresce a dismisura ripensando alla macchia d'ingratitudine contratta da una classe di uomini perversi al cospetto dell'Europa e del mondo, e molto più a quella che nelle anime loro ha impresso lo sdegno di Dio, che presto o tardi rende efficaci le pene stabilite dalla sua Chiesa.
Nella ingratitudine dei figli riconosciamo la mano del Signore che ci percuote, il quale vuole soddisfazione dei nostri peccati e di quelli dei popoli; ma senza tradire i nostri doveri, Noi non ci possiamo astenere dal protestare solennemente al cospetto di tutti (come nella stessa sera funesta del 16 novembre e nella mattina del 17 protestammo verbalmente avanti il corpo diplomatico che ci faceva onorevole corona, e tanto giovò a confortare il nostro cuore) che noi avevamo ricevuta una violenza inaudita e sacrilega.
La quale protesta intendiamo di ripetere solennemente in questa circostanza, di avere cioè soggiaciuto alla violenza, e perciò dichiariamo tutti gli atti, che sono da quella derivati di nessun vigore e di nessuna legalità.
Le dure verità e le proteste ora esposte ci sono state strappate dal labbro dalla malizia degli uomini e dalla nostra coscienza, la quale nelle circostanze presenti ci ha con forza stimolati all'esercizio dei nostri doveri.
Tuttavia noi confidiamo che non ci sarà vietato innanzi al cospetto di Dio, mentre lo invitiamo e supplichiamo a placare il suo sdegno, di incominciare la nostra preghiera con le parole di un santo re e profeta: "Memento, Domine, David et omnis mansuetudinis eius".
Intanto, avendo a cuore di non lasciare acefalo in Roma il governo del nostro Stato, nominiamo una Commissione Governativa composta dei seguenti soggetti: il cardinale Castracane, monsignor Roberto Roberti, il principe di Ruviano, il principe Barberini, il marchese Bevilacqua di Bologna, il marchese Ricci di Macerata, il tenente generale Zucchi.
Nell'affidare alla detta Commissione Governativa la direzione temporanea dei pubblici affari, raccomandiamo a tutti i nostri sudditi e figli, la quiete e la conservazione dell'ordine.
Finalmente vogliamo e comandiamo che a Dio si innalzino quotidiane e fervide preghiere per l'umile nostra persona e perché sia resa la pace al mondo e specialmente al nostro Stato di Roma, ove sarà sempre il cuor nostro, qualunque parte ci alberghi dell'ovile di Cristo.
E Noi, com'è debito del supremo sacerdozio, a tutti precedendo, devotissimamente invochiamo la Gran Madre di misericordia e Vergine Immacolata ed i Santi Apostoli Pietro e Paolo, affinché, come Noi ardentemente desideriamo, sia allontanata dalla città di Roma e da tutto lo Stato l'indignazione di Dio Onnipotente.
Provvedimenti presi dalla Camera il 3 dicembre in risposta al breve pontificio del 27 novembre 1849
1 - Il Consiglio dei Deputati, riconoscendo che l'atto che si dice firmato dal Pontefice in Gaeta il 27 novembre 1848 non ha alcun carattere d'autenticità e che, quand'anche l'avesse, non presentando sotto nessun rapporto i caratteri della costituzionalità, ai quali è soggetto non meno il sovrano che la nazione, non potrebbe essere accettato; e dovendo altronde obbedire alla legge della necessità ed al bisogno di avere un governo, dichiara che gli attuali ministri debbono continuare nell'esercizio di tutti gli atti governativi finché non si è altrimenti provveduto.
2 - Si mandi immediatamente una deputazione del Consiglio a Sua Santità per invitarlo a tornare a Roma ed a provvedere altrimenti alla mancanza del capo dell'esecutivo.
3 - S'invita l'Alto Consiglio a fare un'eguale dichiarazione e ad unire taluno dei suoi membri alla formazione della deputazione da mandarsi a Sua Santità.
4 - Un proclama sia fatto al popolo di Roma e dello Stato onde prevenirlo delle misure prese dal Consiglio dei Deputati, ed altro alle Guardie civiche onde raccomandar loro la tutela dell'ordine pubblico e la garanzia delle libertà e leggi fondamentali dello Stato.
Pio IX richiede l'intervento armato di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie contro la Repubblica Romana (12 febbraio 1849)
"Le cose dello Stato Pontificio sono in preda di un incendio devastatore per opera del partito sovvertitore di ogni sociale costituzione, che sotto speciosi pretesti di nazionalità e d'indipendenza nulla ha trascurato di porre in opera per giungere al colmo delle proprie nequizie.
Il decreto, detto fondamentale, emanato nel 9 corrente dall'assemblea costituente offre un atto che da ogni parte ribocca della più nera fellonia e della più abominevole empietà. Con esso si dichiara principalmente decaduto il papato di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano, si proclama una repubblica e con altro atto si decreta l'abbassamento degli stemmi del Santo Padre.
Sua Santità, nel vedere così vilipesa la suprema sua dignità di Pontefice e di sovrano, protesta in faccia ai potentati tutti, a tutte le nazioni ed a tutti i singoli cattolici del mondo universo contro quest'eccesso d'irreligione, contro sì violento attentato di spoglio degli imprescrittibili e sacrosanti suoi diritti; quindi laddove non occorresse con un pronto riparo, giungerebbe il soccorso allorquando gli Stati della Chiesa, ora intieramente in preda dei suoi acerrimi nemici, fossero ridotti in cenere.
Pertanto, avendo il Santo Padre esauriti tutti i mezzi che erano in suo potere, spinto dal dovere che ha al cospetto di tutto il mondo cattolico di conservare integro il patrimonio della Chiesa e la sovranità che vi è annessa, così indispensabile a mantenere, come Capo Supremo della Chiesa stessa, e mosso altresì dal gemito dei buoni che reclamano un aiuto, non potendo più oltre sopportare un giogo di ferro ed una mano tirannica, si rivolge di nuovo a quelle stesse potenze, e specialmente a quelle cattoliche, che con tanta generosità di animo ed in modo non dubbio hanno manifestato la loro decisa volontà di essere pronte a difendere la sua causa, nella certezza che vorranno con ogni sollecitudine concorrere col loro morale intervento affinché Egli sia restituito alla sua Sede, alla capitale di quei domini che furono appunto costituiti a mantenere la sua piena libertà ed indipendenza, garantita dai trattati che formano la base del diritto pubblico europeo.
E perché l'Austria, la Francia, la Spagna e il Regno delle Due Sicilie si trovano per la loro posizione geografica in situazione di poter sollecitamente accorrere con le loro armi a ristabilire nei domini della Santa Sede l'ordine manomesso da un'orda di settari, così il Santo Padre nel religioso interesse di queste potenze figlie della Chiesa, domanda con piena fiducia il loro intervento armato per liberare principalmente lo Stato della Santa Sede da quella fazione di tristi che con ogni sorta di cellerataggini vi esercita il più atroce dispotismo.
Solo in tal modo potrà essere ripristinato l'ordine negli Stati della Chiesa e restituito il Sommo Pontefice al libero esercizio della suprema sua autorità, siccome lo esigono imperiosamente il sacro ed augusto suo carattere, gl'interessi della Chiesa universale e la pace dei popoli, e così potrà Egli conservare quel patrimonio che ha ricevuto nell'assunzione del pontificato per trasmetterlo integro ai suoi successori.
ART. 4. - Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudice, né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna Corte o Commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsiasi titolo o nome. Nessuno può essere carcerato per debiti.
ART. 14. - La legge determina le spese della Repubblica, e il modo di contribuirvi. Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, nè percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.
ART. 23. - L'Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà. Nell'intervallo può essere convocata ad urgenza sull'invito del presidente co' segretari, di trenta membri, o del Consolato.
ART. 24. - Non è legale se non riunisce la metà, piú uno dei suoi rappresentanti. Il numero qualunque de' presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.
ART. 27. - Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato senza permesso dell'Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante. Nel caso di arresto in flagranza di delitto, l'Assemblea che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o cessazione del processo. Questa disposizione si applica al caso in cui un cittadino carcerato fosse eletto rappresentante.
ART. 34. - L'ufficio dei consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei consoli esce d'ufficio. Le due prime volte decide la sorte fra i tre primi eletti. Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscí di carica.
ART. 55. - Un tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i consoli ed i ministri messi in istato di accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici piú anziani della cassazione, e di giudici del fatto, tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia. L'Assemblea designa il magistrato che deve esercitare le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale supremo. È d'uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.
9 febbraio 1849 - 3 luglio 1849
La Storia - Risorgimento e rivoluzioni nazionali
Fracassi C.
La meravigliosa storia della repubblica dei briganti - Roma 1849
Giuseppe Mazzini - La politica come religione civile
Italia - Nascita di una nazione

References: Art. 1

Art. 2

Art. 2

Art. 5

ART. 4

ART. 14

ART. 23

ART. 24

ART. 27

ART. 34

ART. 55