Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/07/24/annullata-la-sentenza-assolutoria-se-il-giudice-del-merito-non-ha-valutato-la-colpa-dellanestesista-tra-decreto-balduzzi-e-legge-gelli-bianco/
Timestamp: 2019-09-22 20:59:03+00:00

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Annullata la sentenza assolutoria se il giudice del merito non ha valutato la colpa dell’anestesista tra decreto Balduzzi e legge Gelli-Bianco. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Annullata la sentenza assolutoria se il giudice del merito non ha valutato la colpa dell’anestesista tra decreto Balduzzi e legge Gelli-Bianco.
Con la sentenza n.33405/2018, depositata il 18 luglio 2018, la IV Sezione Penale della Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi in materia di responsabilità penale dei professionisti sanitari ed ha fornito interessanti spunti di riflessione in tema di colpa medica, segnatamente con riferimento all’incidenza della intervenuta successione delle leggi sulla regiudicanda.
Il caso clinico e lo svolgimento del processo.
All’imputato è stato contestato il reato di cui all’art. 589 c.p. perché, in qualità di medico anestesista, in cooperazione con altri medici di un ospedale pediatrico, nel cercare ripetutamente di incannulare le vene del collo del paziente, perforava la cupola pleurica, così provocando un sanguinamento che determinava il decesso del bambino sottoposto all’operazione.
Il giudice di primo grado condannava il prevenuto per il reato lui ascritto; viceversa, la Corte di Appello di Bari ha riformato tale pronuncia di condanna, ritenendo non sussistente il fatto di rteato addebitato al sanitario.
Avverso quest’ultima sentenza hanno interposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte distrettuale e le parti civili, lamentando violazione di legge e vizio di motivazione, in riferimento agli esiti della consulenza autoptica ed alle altre prove assunte nel giudizio di primo grado.
La Suprema Corte ha giudicato fondati i ricorsi e le relative censure denuncianti vizio dell’apparato logico-giuridico riscontrabile nella trama della sentenza resa in grado di appello.
La Corte di legittimità, in via di mera premessa in fatto, ha ripercorso il ragionamento del giudice del gravame, il quale ha ritenuto di dover escludere la colpa professionale sulla base delle risultanze delle relazioni peritali che hanno evidenziato come l’emotorace, causa della morte, possa verificarsi occasionalmente per cause non sempre attribuibili ad errori tecnici verificatisi nel corso della procedura di cannulamento venoso centrale e che non sussistono linee-guida che indichino il numero massimo di tentativi di cannulazione percutanea della vena giugulare, nel caso di specie tentato per sette volte.
La Corte, per lo scrutinio che gli compete, ha stigmatizzato l’evidente vizio di motivazione della sentenza impugnata dal PG e dalle parti civili, costituito dall’omesso esame del tema di diritto intertemporale afferente l’individuazione della normativa più favorevole da applicare alla fattispecie in esame, essendosi nel corso del processo ed a far data dal 2007 (epoca di consumazione del reato) ben due interventi legislativi (legge Balduzzi e legge Gelli-Bianco).
La individuazione della normativa più favorevole doveva costituire il primo passaggio dell’iter logico – giuridico che avrebbe dovuto seguire la Corte territoriale per poi sussumere la condotta concreta nel relativo paradigma per trarne un giudizio in ordine alla responsabilità penale.
Premesso quanto sopra, osserva la Corte, che entrambe le normative menzionate risultano essere più favorevoli rispetto alla disciplina ordinaria della responsabilità penale colposa in vigore nel 2007, in quanto sia il decreto Balduzzi che la legge Gelli-Bianco prevedono delle limitazioni di responsabilità del medico, mentre nell’originario impianto normativo precedente al 2012 la imputazione soggettiva dell’evento seguiva i criteri di individuazione della colpa ai sensi e per gli effetti dell’art. 43 cod. pen.
La S.C. proseguendo nell’analisi dei rapporti tra i mutati assetti normativi osserva che l’operatività dell’art. 590 sexies c.p. e la relativa esenzione di responsabilità penale del medico introdotta dalla Gelli-Bianco è subordinata, dato il tenore letterale della disposizione, all’emanazione di linee-guida nelle forme previste dall’art. 5 della l. 24/2017 e che, seguendo l’impostazione dettata dalle Sezioni Unite (sentenza Mariotti, n. 29 del 21.12.2017), la normativa fissata dal decreto Balduzzi è da ritenere più favorevole rispetto a quella introdotta con la Gelli-Bianco, sia in relazione a quelle condotte connotate da negligenza o imprudenza per colpa lieve non più scriminate dalla successiva legge, sia per l’ipotesi di imperizia nella scelta delle linee-guida dovuta anche a colpa lieve, mentre le due normative si equivalgono (fissando entrambe l’esenzione di responsabilità) nel caso di errore determinato da colpa lieve nella fase attuativa e di esecuzione dei precetti dettati dalle linee-guida, se correttamente selezionate.
Il tema dei profili di diritto intertemporale è stato ritenuto totalmente pretermesso nella motivazione della sentenza di primo grado che avrebbe dovuto esaminare i profili di analisi critica della condotta del sanitario secondo il percorso tracciato dalla Corte di legittimità: “La regiudicanda in esame richiede dunque che si stabilisca: se l’atto medico sub iudice costituisse, all’epoca in cui è stata posta in essere la condotta, oggetto di linee-guida; cosa queste ultime prescrivessero, con particolare riguardo ai pazienti dell’età e delle condizioni fisiche della vittima; in mancanza, se vi fossero, al riguardo, buone pratiche clinico assistenziali; se l’imputata si sia determinata sulla base di linee guida o di buone pratiche clinico-assistenziali adeguate al caso concreto; nell’affermativa, se la (omissis) si sia attenuta ad esse o meno; se sia configurabile, nel suo operato una colpa; se quest’ultima sia da considerare lieve o grave”.
A parere della Suprema corte regolatrice, quindi, la mancata risposta da parte della Corte di Appello di Bari ai suddetti quesiti si è riflessa in un vizio di palese carenza di motivazione che, come tale, ha giustificato il giudizio rescindente conseguente l’annullamento.
Inoltre la Suprema corte ha ritenuto di dover annullare la sentenza anche per l’ulteriore vizio di motivazione insito nella contraddizione logico-giuridica intrinseca nel percorso argomentativo seguito dal giudice dell’appello che è pervenuto ad una decisione ampiamente liberatoria, malgrado quanto riportato in motivazione, di seguito riportato:
“È poi contraddittorio affermare, da un lato, che non è certo possano ravvisarsi profili di colpa, a titolo di imperizia, a carico della (omissis) e, dall’altro, che la lesione delle cupole pleuriche che ha cagionato l’emotorace rientra statisticamente fra le complicanze fatali più frequenti: proprio per questa ragione, infatti, la possibilità di produrre la predetta lesione avrebbe dovuto essere ben nota al medico, il quale avrebbe, quindi, dovuto prevederla ed utilizzare ogni cautela per evitarla”.
La Corte di cassazione per le ragioni sopra riportate, rilevando la intervenuta prescrizione del reato, ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio agli effetti penali, annullandola anche agli effetti civili con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello per il proseguo del giudizio sull’azione civile fatta salva dall’annullamento della pronuncia assolutoria.
Quadro giurisprudenziale di riferimento in materia di responsabilità penale del medico anestesista:
Per la Cassazione il pagamento rateale del debito tributario impone al giudice... Incidente mortale in cantiere: maggiori obblighi formativi – informativi...

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