Source: https://www.scalemacchinariindustriali.it/normative-e-collaudi.php
Timestamp: 2019-12-08 05:35:16+00:00

Document:
Normative e Collaudi | Scale & Macchinari Industriali
Realizzazione di prodotti in conformità a normative richieste dal cliente
Realizzazione di prodotti con caratteristiche tecniche dimensionali e di portata e garanzia richieste dal cliente
Certificazioni e collaudi su richiesta dal cliente da parte degli enti specifici
Il Diritto dell'Unione Europea, pertanto, è costituito da:
atti direttamente vincolanti:
regolamenti: Un regolamento è un atto legislativo vincolante. Deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell'intera Unione europea.
atti che devono essere recepiti dagli Stati Membri:
direttive: Una direttiva è un atto legislativo che stabilisce un obiettivo che tutti i paesi dell'UE devono realizzare. Ciascun paese può però decidere come procedere.
altri atti, quali:
una decisione è vincolante per i suoi destinatari (ad esempio un paese dell'UE o una singola impresa) ed è direttamente applicabile.
una raccomandazione non è vincolante. Una raccomandazione consente alle istituzioni europee di rendere note le loro posizioni e di suggerire linee di azione senza imporre obblighi giuridici a carico dei destinatari.
un parere è uno strumento che permette alle istituzioni europee di esprimere la loro posizione senza imporre obblighi giuridici ai destinatari. Un parere non è vincolante. Può essere emesso dalle principali istituzioni dell'UE (Commissione, Consiglio, Parlamento), dal Comitato delle regioni e dal Comitato economico e sociale europeo. Durante il processo legislativo, i comitati emettono pareri che riflettono il loro specifico punto di vista, regionale o economico e sociale.
Oltre agli "atti" costituenti la legislazione europea, il diritto dell'UE è determinato anche dalla giurisprudenza dell'UE composta dalle sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, la quale interpreta la legislazione dell'UE.
In materia di sicurezza, l'Unione Europea è intervenuta ed interviene con due tipi di provvedimenti:
Sociali (direttive)
Prodotti (direttive e regolamenti)
Le normative (direttive) sociali di interesse sono:
Direttiva generale: 89/391/CEE concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
Direttive particolari ad essa correlate, ovvero:
Direttiva 89/654/CEE del Consiglio, del 30 novembre 1989, relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro (prima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE);
Direttiva 89/655/CEE del Consiglio, del 30 novembre 1989, relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (seconda direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE) â€“ modificata dalla Direttiva 2001/45/CE del 27-06-2001 poi sostituita dalla direttiva 2009/104/CE del 16 settembre 2009;
Direttiva 89/656/CEE del Consiglio, del 30 novembre 1989, relativa alle prescrizioni minime in materia di sicurezza e salute per l'uso da parte dei lavoratori di attrezzature di protezione individuale durante il lavoro (terza direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE);
Direttiva 90/269/CEE del Consiglio, del 29 maggio 1990, relativa alle prescrizioni minime di sicurezza e di salute concernenti la movimentazione manuale di carichi che comporta tra l'altro rischi dorso-lombari per i lavoratori (quarta direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE);
Direttiva 90/270/CEE del Consiglio, del 29 maggio 1990, relativa alle prescrizioni minime in materia di sicurezza e di salute per le attività lavorative svolte su attrezzature munite di videoterminali (quinta direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE);
Direttiva 97/42/CE del Consiglio del 27 giugno 1997 che modifica per la prima volta la direttiva 90/394/CEE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro (sesta direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE);
Direttiva 90/679/CEE relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti biologici durante il lavoro (settima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 92/57/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1992, riguardante le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili (ottava direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (decima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 92/91/CEE del Consiglio, del 3 novembre 1992, relativa a prescrizioni minime intese al miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione (undicesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 92/104/CEE del Consiglio, del 3 dicembre 1992, relativa a prescrizioni minime intese al miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori delle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee (dodicesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 93/103/CE del Consiglio, del 23 novembre 1993, riguardante le prescrizioni minime di sicurezza e di salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca (tredicesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 98/24/CE del Consiglio del 7 aprile 1998 sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro (quattordicesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 1999/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1999, relativa alle prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive (quindicesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 2003/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 febbraio 2003, sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (rumore) (diciassettesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 2004/40/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004 , sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (diciottesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) â€“ rettificata/abrogata
Direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006 , sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche artificiali) (diciannovesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE)
Direttiva 2013/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 , sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) (ventesima direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE) e che abroga la direttiva 2004/40/CE.
Le normative (direttive e regolamenti) di prodotto, per quanto di interesse in questa sede, sono:
Direttiva 89/686/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative ai dispositivi di protezione individuale;
Direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 maggio 2006 relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE (rifusione);
Regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011 , che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE;
Negli anni '50 l'Italia è intervenuta in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro con un proprio "corpus" normativo sistematico (cfr. DPR 547/55; DPR 164/56; DPR 303/56), il quale ha convissuto con gli atti normativi nazionali di recepimento delle normative Europee (cfr. d.lgs. 626/94; d.lgs. 494/96, ecc.).
Dal maggio 2008, l'Italia ha risistemato il recepimento delle direttive europee di tipo sociale in materia di sicurezza nel testo unico di cui al d.lgs. 81/2008 avente ad oggetto tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per quanto riguarda la normativa europea di prodotto, l'Italia ha recepito le direttive comunitarie di interesse con i seguenti provvedimenti normativi:
D.lgs. n. 475/92 in attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale;
D.lgs. n. 17/2010 in Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori;
In materia di sicurezza occorre fare riferimento all'ulteriore normativa secondaria (regolamentare) approvata in attuazione ai precetti legislativi, tra cui si ritiene dare evidenza a:
D.P.R. n. 177/2011, regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti, a norma dell'articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Accordi in sede di Conferenza Permanente Stato-Regioni e Province autonome, quali:
accordo formazione RSPP/ASPP art. 32 dlgs. 81/08 - anno 2006
accordo formazione lavoratori art. 37 d.lgs. 81/08 - anno 2011
accordo formazione datore di lavoro RSPP art. 34 d.lgs. 81/08 - anno 2011
accordo formazione attrezzature particolari art. 73, co. 5, d.lgs. 81/08 - anno 2012
La tutela e scirezza del lavoro è, per la Costituzione Italiana, materia di legislazione concorrente, per cui spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
La legislazione di principio è costituita dal d.lgs. 81/08 il quale, però, costituisce anche legislazione di dettaglio per la necessaria unitarietà applicativa sull'intero territorio nazionale.
Tuttavia, alcune regioni e una provincia autonoma sono intervenute a disciplinare le misure tecniche obbligatorie da prevedere per l'esecuzione dei lavori di manutenzione in quota in sede di titolo abilitativo edilizio (permesso di costruire, DIA, SCIA), condizionandone addirittura l'efficacia e la validità.
Le regioni che sono intervenute con leggi specifiche sono:
Le province autonome che sono intervenute con legge sono:
Le regioni che sono intervenute con altri tipologie di provvedimenti normativi (leggi, delibere assessorili o dirigenziali, linee guida, ecc.) sono:
Tecnici Progettisti CSP e CSE
Il CSP
E’ il coordinatore della sicurezza in fase di progettazione quindi è un tecnico incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti di cui all’articolo 91 comma 1 lettera a del D. Lgs. 81/08.
La nomina del C.S.P. è obbligatoria per tutti i lavori di Committenza Privata in cui è prevista, in fase progettuale, la presenza di due o più imprese coesistenti nello stesso cantiere anche non contemporaneamente, e in cui è richiesto il Permesso a Costruire.
Redige il PSC (piano di sicurezza e di coordinamento)
Il PSC contiene l’individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi, l’utilizzazione e la scelta degli impianti comuni (infrastrutture, logistica e mezzi di protezione collettiva), le conseguenti procedure, gli apprestamenti e le attrezzature atti a garantire, per tutta la durata dei lavori, il rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni e la tutela della salute dei lavoratori,
Predisposizione del Fascicolo Tecnico dell’Opera.
Specifiche e norme di buona tecnica adatte all’opera
Coordina committente e progettista al momento delle scelte architettoniche, tecniche, organizzative, durata lavori
Il CSE
E’ il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione quindi un tecnico incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione dei compiti e ha l’obbligo di coordinare i lavori nel corso della fase realizzativa, con attività di coordinamento di vario genere che si possono suddividere in:
- attività preliminari, cioè quelle che precedono la consegna dei lavori;
- attività di sistematico coordinamento e sopralluoghi di sicurezza;
- aggiornamento e integrazione del Piano di Sicurezza (PSC);
- attività straordinarie, ovvero contestazioni scritte e/o segnalazioni al Committente;
- verifica delle parti generali del PSC e verifica POS;
- aggiornamento del Fascicolo Informativo.
Attività preliminari: sono le attività del CSE temporalmente comprese tra l’aggiudicazione e la consegna dei lavori. Sono finalizzate all’illustrazione del PSC, procedure e ruoli, alla conoscenza reciproca con l’organizzazione dell’Appaltatore, alle procedure di verifica del POS consegnato dall’appaltatore redatto secondo i contenuti minimi definiti dal PSC.
Verifica l'applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento
Verifica l'idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento assicurandone la coerenza con quest'ultimo;
Verifica che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi piani operativi di sicurezza e l'attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere;
Adegua il PSC e fascicolo in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere
Organizza tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonchè la loro reciproca informazione
Segnala al committente o al responsabile dei lavori le inosservanze delle imprese e dei lavoratori autonomi dei loro obblighi e delle prescrizioni del piano
Contesta per iscritto, alle imprese e ai lavoratori autonomi le inosservanze dei loro obblighi e delle prescrizioni del piano
Propone al committente la sospensione dei lavori o l'allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto;
Comunica l'inadempienza alla azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro territorialmente competenti
Sospende in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate
Committenti o Amministratori Immobili
Designano il CSP contestualmente all'affidamento dell'incarico di progettazione nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, anche nei casi di coincidenza con l'impresa esecutrice.
Designano il CSE prima dell'affidamento dei lavori nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea.
Comunicano alle imprese affidatarie, alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi il nominativo del coordinatore per la progettazione e quello del coordinatore per l'esecuzione dei lavori. Tali nominativi sono indicati nel cartello di cantiere.
Verificano l'idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all'allegato XVII.
Chiedono alle imprese esecutrici una dichiarazione dell'organico medio annuo, distinto per qualifica, corredata dagli estremi delle denunce dei lavoratori effettuate all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), all'Istituto nazionale assicurazione infortuni nonchè una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori.
all'amministrazione concedente, prima dell'inizio dei lavori oggetto del PdC e DIA/SCIA
- copia della notifica preliminare
- il documento unico di regolarità contributiva delle imprese e dei lavoratori autonomi
- una dichiarazione attestante l'avvenuta verifica della ulteriore documentazione di cui alle lettere a) e b)
All'azienda sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro,
prima dell'inizio lavori la notifica preliminare:
- a) cantieri di cui all'articolo 90, comma 3;
- b) cantieri che, inizialmente non soggetti all'obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d'opera;
- c) cantieri in cui opera un'unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a 200 uomini
A tutte le imprese invitate a presentare offerte per l'esecuzione dei lavori - Il PSC completo
Con riferimento all'articolo 96
I datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, anche nel caso in cui nel cantiere operi una unica impresa, anche familiare o con meno di dieci addetti:
a. adottano le misure conformi alle prescrizioni di cui all'allegato XIII;
b. predispongono l'accesso e la recinzione del cantiere con modalità chiaramente visibili e individuabili;
c. curano la disposizione o l'accatastamento di materiali o attrezzature in modo da evitarne il crollo o il ribaltamento;
d. curano la protezione dei lavoratori contro le influenze atmosferiche che possono compromettere la loro sicurezza e la loro salute;
e. curano le condizioni di rimozione dei materiali pericolosi, previo, se del caso, coordinamento con il committente o il responsabile dei lavori;
f. curano che lo stoccaggio e l'evacuazione dei detriti e delle macerie avvengano
Con riferimento all'articolo 97
Gli obblighi derivanti dall'articolo 26, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 96, comma 2
• Art. 26: DUVRI
• Art. 96, co. 2:
o L'accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all'articolo 100, nonchÃ© la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento alle disposizioni di cui all'articolo 17 comma 1, lettera a), all'articolo 26, commi 1, lettera b), 2, 3, e 5, e all'articolo 29, comma 3.
• In relazione ai lavori affidati in subappalto, ove gli apprestamenti, gli impianti e le altre attività di cui al punto 4 dell'allegato XV siano effettuati dalle imprese esecutrici, l'impresa affidataria corrisponde ad esse senza alcun ribasso i relativi oneri della sicurezza.
• Per lo svolgimento delle attività di cui al presente articolo, il datore di lavoro dell'impresa affidataria, i dirigenti e i preposti devono essere in possesso di adeguata formazione
Con riferimento all'articolo 101
• Prima dell'inizio dei lavori l'impresa affidataria trasmette il piano di cui al comma 1 (PSC) alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi
• Ricevuto il loro POS
• previa verifica della congruenza rispetto al proprio, lo trasmette al coordinatore per l'esecuzione CSE
Con riferimento all'articolo 95
durante l'esecuzione dell'opera osservano le misure generali di tutela di cui all'articolo 15 e curano in particolare:
a. il mantenimento del cantiere in condizioni ordinate e di soddisfacente salubrità;
b. la scelta dell'ubicazione di posti di lavoro tenendo conto delle condizioni di accesso a tali posti, definendo vie o zone di spostamento o di circolazione;
c. le condizioni di movimentazione dei vari materiali;
d. la manutenzione, il controllo prima dell'entrata in servizio e il controllo periodico degli apprestamenti, delle attrezzature di lavoro, degli impianti e dei dispositivi al fine di eliminare i difetti che possono pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori;
e. la delimitazione e l'allestimento delle zone di stoccaggio e di deposito dei vari materiali, in particolare quando si tratta di materie e di sostanze pericolose;
f. l'adeguamento, in funzione dell'evoluzione del cantiere, della durata effettiva da attribuire ai vari tipi di lavoro o fasi di lavoro;
g. la cooperazione e il coordinamento tra datori di lavoro e lavoratori autonomi;
h. le interazioni con le attività che avvengono sul luogo, all'interno o in prossimità del cantiere
Dispositivi di protezione dei bordi normative e prescrizioni
I sistemi di protezione dei bordi sono suddivisi in due categorie in funzione del tipo di installazione: permanente, provvisoria.
Le normative di riferimento per tali sistemi dettano prescrizioni geometriche e requisiti prestazionali diversi per ciascuna categoria.
La normativa italiana sui luoghi di lavoro, D.Lgs. 81/2001, indica che qualsiasi spazio al quale accedono operatori per interventi di costruzione, pulizia e manutenzione è classificabile come luogo di lavoro; come tale tutti coloro che vi accedono devono operare in condizioni di sicurezza.
La stessa normativa indica la predisposizione dei sistemi di protezione collettiva quale metodologia più idonea per la protezione contro le cadute dall’alto laddove esista rischio di caduta da una altezza superiore a 2.00 m.
Le principali normative e linee guida di riferimento sono:
Decreto Legislativo 09.04.2008 n.81 “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (G.U. n. 101 del 30 aprile 2008)” e s.m.i.
Norma UNI EN 13374 del novembre 2004 “Sistemi temporanei di protezione dei bordi”.
Norma UNI EN ISO 14122-3 “Mezzi di accesso permanenti al macchinario. Parte 3: scale, scale a castello, parapetti“.
DECRETO Ministero Infrastrutture del 14.01.2008 “Nuove norme tecniche per le costruzioni” e relativa Circolare applicativa n.617 del 02.02.2009. Ambienti ed edifici di categoria senza presenza di pubblico.
Norma UNI 8088 “Lavori inerenti le coperture dei fabbricati – criteri per la sicurezza”
PRESCRIZIONI GEOMETRICHE
Ogni normativa di riferimento indica o prescrive dei requisiti geometrici da rispettare.
I principali risultano:
Altezza della protezione dal piano di camminamento;
Vuoto tra i correnti orizzontali;
Passo dei montanti verticali.
Nella tabella si riportano sinteticamente tali requisiti.
Il sistema P-STOP consente il rispetto di tutti i requisiti normativi di tipo geometrico indicati nelle diverse norme di riferimento. Il sistema può essere assemblato con qualsiasi geometria nel rispetto di una o più delle normative di riferimento, rispettando l’altezza massima e l’interasse massimo dei montanti indicati dal produttore.
Numero minimo correnti
Distanza massima tra i correnti
Presenza/Altezza fascia fermapiede
Distanza tra i montanti (passo)
Parapetto normale
con arresto al piede
50 cm(vuoto)
1.50 m(consigliata)
UNI EN 13374Classe A
1.00 m*
47 cm(vuoto)
15 cm(massimo scostamento da terra 20mm)
* Misurato perpendicolarmente al piano di camminamento
PRESCRIZIONI DI RESISTENZA
Le norme generali e specifi che, forniscono indicazioni e prescrizioni per la resistenza ed i limiti deformativi del sistema.
Forza orizzontalesul montante F1
Forza orizzontalesul corrente F2
Carico parallelo sul corrente F3
Carico verticale sul corrente F4
Forza orizzontale sul fermapiede F5
Carichi esercizio
Carico distribuito sul corrimano q1
Sia costruituito con materiali rigido e resistente.
Possa resistere al massimo sforzo cui può essere assoggettato tenuto conto delle condizioni ambientali e della specifi cafunzione
Verifi caspecifica
a quelli di tabella
Sia costruito con materiali rigido e resistente.
Possa resistere al massimo sforzo cui può essere assoggettato tenuto conto delle condizioni ambientali e della
specifica funzione
300 N/m x P montanti(f < 30mm)
300 N/m x Pmontanti nei punti più sfavorevoli del corrimano(f < 30mm)
0,3 KN resistenza e(f < 55mm)
0,2 KN (resistenza)
1,25 KN (resistenza)
0,2 KN(f < 55 mmresistenza)
NTC 2008 D.M. 14.01.2008
100 daN/m(categ. H1)
Dispositivi di Protezione Individuale D.P.I. e Dispositivi di Protezione Collettiva D.P.C
Scelta della protezione, requisiti necessari e marcatura CE
Un approccio rigoroso riguardo alla tutela di salute e sicurezza dei lavoratori è quello di considerare l’adozione dei dispositivi di protezione collettiva (DPC) come prioritaria rispetto all’adozione dei dispositivi di protezione individuale (DPI),
Il D.Lgs. 81/08 stabilisce che le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono: in primo luogo la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale confermato dagli articoli:
• Art. 75. - Obbligo di uso
• Art. 111. - Obblighi del datore di lavoro nell'uso di attrezzature per lavori in quota
Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri: a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; (…)
A differenza dei DPI, “per i DPC non esiste una direttiva di prodotto alla quale far riferimento e quindi non è possibile apporre su di essi la marcatura CE; si applica quindi il DLgs 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo) parte IV, titolo I - Sicurezza dei prodotti”.
Ma quali requisiti debbono possedere i DPC? Essi “debbono essere idonei”:
- “per un parapetto provvisorio o una rete di sicurezza idoneo significa che deve possedere i requisiti dimensionali e le caratteristiche di resistenza adeguate per tener conto delle particolarità della superficie di lavoro e delle azioni trasmesse dai lavoratori in caso di appoggio, caduta, scivolamento, rotolamento o urto contro di essi”.
Sistemi di protezione a confronto con UNI EN 14122
Parapetti per accesso al pubblico e parapetti per personale specializzato
In Italia I parapetti fissi devono avere caratteristiche conformi alle NTC (DM. 14 GENNAIO 2008).
Secondo il D.M. 14 gennaio 2008 i parapetti con corrimani delle scale e soprattutto dei balconi DEVONO essere certificati per una spinta applicata alla sommità dello stesso di:
• 3KN metro lineare per categorie C3 (luoghi pubblici)
• 2KN metro lineare per categorie C2 (luoghi con affluenza limitata)
• 1Kn metro lineare per categorie H1 (coperture e sottotetti accessibili per la sola manutenzione).
La norma UNI EN ISO 14122 può essere applicata anche alle scale, alle scale a castello e ai parapetti di quella parte dell'edificio in cui è installata la macchina, ma è rivolta principalmente a individuare i requisiti generali per un accesso sicuro ai macchinari ed è articolata in quattro parti:
1. UNI EN ISO 14122-1 "Mezzi di accesso permanenti al macchinario - Parte 1: Scelta di un mezzo di accesso fisso tra due livelli
2. UNI EN ISO 14122-2 " Mezzi di accesso permanenti al macchinario - Parte 2: Piattaforme di lavoro e corridoi di passaggio"
3. UNI EN ISO 14122-3 " Mezzi di accesso permanenti al macchinario - Parte 3: Scale, scale a castello e parapetti"
4. UNI EN ISO 14122-4 " Mezzi di accesso permanenti al macchinario - Parte 4: Scale fisse"
Il parapetto della norma UNI EN ISO 14122-3 deve sostenere, senza alcuna deformazione permanente percepibile, un carico puntuale applicato orizzontalmente in un punto, uguale al carico di servizio, applicato alla sommità del montante e successivamente nei punti meno favorevoli lungo il corrimano.
In entrambi i casi la deflessione massima caricata non deve essere maggiore di 30 mm.
Il carico di servizio minimo è dato da una forza minima (Fmin) pari a 0,3 KN/m per la distanza massima, in metri, tra gli assi dei due montanti successivi.
La forza indicata dalla norma è quella minima e la stessa norma prevede che in base alle condizioni d'uso aggravanti tale forza minima dovrebbe essere aumentata.
La norma ammette la possibilità di poter essere utilizzata anche per i mezzi di accesso che non rientrano nel suo campo di applicazione purchè si osservino i pertinenti regolamenti nazionali.
Nel caso specifico il ricorso a parapetti fissi UNI EN ISO 14122-3 è corretta qualora ne sia attestata anche la loro rispondenza alle caratteristiche previste dal D.M. 14 gennaio 2008 essendo i requisiti dimensionali e morfologici contemplati più restrittivi rispetto alle indicazioni generali sui parapetti riportate nella normativa nazionale quale l'altezza di 110 cm.
I requisiti fissati dalla legislazione tecnica nazionale prevalgono sempre sulla normativa tecnica pocanzi citata che è di supporto e volontaristica.
Le condizioni d'uso sono fissate dal D.M. 14 gennaio 2008 in base alle categorie di edifici in cui il parapetto è collocato.
Nel caso specifico il ricorso a parapetti UNI EN ISO 14122-3 può essere corretto a patto che questi risultino verificati anche alle sollecitazioni d'uso previste dal D.M. 14 gennaio 2008, per esempio per installazioni su coperture accessibili per sola manutenzione andrà verificata una spinta di 1Kn metro lineare applicata al corrimano.

References: art. 32
 art. 37
 art. 34
 art. 73
 Art. 26
 Art. 96
 Art. 75
 Art. 111