Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_fallimentare/7
Timestamp: 2018-12-10 17:19:17+00:00

Document:
Iniziativa del pubblico ministero (1)
I. Il pubblico ministero presenta la richiesta di cui al primo comma dell’articolo 6:
(1) Articolo sostituito dall’art. 5 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica  è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
Fallimento – Procedimento – Richiesta di fallimento del pubblico ministero – Notizia dell'insolvenza appresa nello svolgimento di indagini estranee all'ambito del processo penale – Legittimazione – Esclusione.
Fallimento - Procedimento - Istanza del pubblico ministero - Onere di allegazione - Proposizione sulla base di procedimento archiviato - Legittimazione - Insussistenza.
Fallimento - Procedimento - Istanza del pubblico ministero - Legittimazione ex art. 7 l.f. - Allegazione e prova - Necessità.
Nel caso di specie, è accaduto che il P.M. istante, fatto salvo l'inserimento nell'intestazione del ricorso introduttivo del mero numero di un non meglio qualificato procedimento e il riferimento ad "annotazioni" della Guardia di Finanza, ha omesso qualunque allegazione specifica concernente il collegamento tra la chiesta declaratoria di fallimento e una delle situazioni tipizzate dall'art. 7 l.fall., così mancando di illustrare ante omnia, com'era onerato di fare, la propria legittimazione ad agire: ciò che il Tribunale ha il potere di rilevare officiosamente, trattandosi della necessaria verifica delle condizioni dell'azione, che devono riscontrarsi, al più tardi, al momento della decisione (giurisprudenza pacifica). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 12 Dicembre 2017. Segue...
Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Nomina del gestore della crisi – Competenza esclusiva – Sussistenza
Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività
Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività.
In presenza dell’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) regolarmente istituito nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma L. 3/2012 ed iscritto al relativo Registro, il debitore che intenda accedere alla procedura di Sovraindebitamento deve avvalersi di esso a pena di inammissibilità della domanda. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
A norma dell’art. 7 primo comma l. 27 gennaio 2012 n.3, l’organismo di composizione della crisi di cui all’art. 15 è quello che ha sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma l. 3/2012, con ciò espressamente indicando il legislatore un unico e specifico criterio di collegamento ai fini dell’individuazione della competenza territoriale di detto organismo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Va condiviso l’orientamento giurisprudenziale di merito - non constando precedenti di legittimità - in base al quale la sede dell’O.C.C. come quella del debitore deve essere quella principale ed effettiva, non potendosi ammettere una competenza diffusa dell’O.C.C. soggetto privato, che si estenda potenzialmente a tutto il territorio nazionale (anche per evitare il fenomeno del forum shopping), laddove invece l’O.C.C. soggetto pubblico, trattandosi normalmente di enti pubblici a base territoriale, ha inequivocabilmente competenza limitata ad un solo circondario del tribunale (in tal senso, Tribunale di Vicenza in composizione collegiale 29 aprile 2014).
(Fattispecie in cui è stata ritenuta inammissibile - per difetto di valida attestazione - la domanda di accesso alla procedura di Sovraindebitamento presentata al Tribunale di Rimini e corredata da attestazione del professionista nominato dall’O.C.C. Romagna, sul presupposto che l’O.C.C. Romagna, con sede effettiva in Forlì e sedi secondarie in Rimini, Ravenna, Ferrara, “integra una struttura con unica base decisionale, situata appunto in Forlì e dunque ricadente nell’ambito territoriale del Tribunale di Forlì, e non già un’associazione di più sedi territoriali circondariali, aventi ciascuna una propria autonomia e collegate, in forma consorziata, solo a determinati fini di tipo meramente gestionale e amministrativo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 19 Ottobre 2017. Segue...
Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 l.f. - Istanza di fallimento del PM - Rinuncia alla domanda di concordato - Irrilevanza.
Concordato preventivo – Richiesta di fallimento del pubblico ministero – Applicazione dell’art. 7 l.f. – Esclusione.
Dichiarazione di fallimento – Iniziativa – Legittimazione del pubblico ministero – Ampliamento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis.
Fallimento – Dichiarazione – Istanza del pubblico ministero – Legittimazione – Notizia appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore – Approfondimento sul piano investigativo dopo che il pubblico ministero abbia formulato le proprie richieste in sede penale.
Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore, ai sensi dell’art. 7, n. 1, legge fall. anche se la notitia decoctionis, da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore medesimo, sia stata approfondita, sul piano investigativo, dopo che siano già state formulate le proprie richieste in sede penale, ove quegli approfondimenti non costituiscano una nuova e arbitraria iniziativa d'indagine, ma si caratterizzino come uno sviluppo di essa, collegato strettamente alle sue risultanze, per quanto non complete, già acquisite nel corso dell'indagine penale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 22 Marzo 2017, n. 739. Segue...
Fallimento - Iniziativa - Istanza del pubblico ministero - Interpretazione - Fondamento - Fattispecie.
Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore anche se la "notitia decoctionis" sia stata da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi dall'imprenditore medesimo. Invero, la volontà legislativa che emerge dalla lettura delle ipotesi alternative previste dall'art. 7, comma 1, n. 1, l.fall., una volta venuta meno la possibilità di dichiarare il fallimento d'ufficio, è chiaramente nel senso di ampliare la legittimazione del P.M. alla presentazione della richiesta per dichiarazione di fallimento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la "notitia decoctionis"; e tale soluzione interpretativa trova conforto sia nella previsione dell'art. 7, comma 1, n. 2, l.fall., che si riferisce al procedimento civile senza limitazioni di sorta, sia nella Relazione allo schema di decreto legislativo di riforma delle procedure concorsuali, che fa riferimento a qualsiasi "notitia decoctionis" emersa nel corso di un procedimento penale. (Nella specie, la S.C., confermando la sentenza di merito, ha ritenuto la legittimazione del P.M. a richiedere il fallimento di una società della cui insolvenza aveva appreso nel corso di un procedimento penale pendente a carico di un terzo privo di cariche sociali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Novembre 2016, n. 23391. Segue...
Legittimazione del PM alla domanda di fallimento ex art. 7 n. 1 l.f. - Rinuncia alla domanda di concordato preventivo.
Fallimento - Dichiarazione - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, n. 1, l.fall. - Interpretazione - Acquisizione della "notitia decoctionis" - Modalità - Fattispecie.
Il P.M. è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore, ai sensi dell'art. 7, n. 1, l.fall., anche se la "notitia decoctionis", da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore medesimo, sia stata approfondita, sul piano investigativo, dopo che siano già state formulate le proprie richieste in sede penale, ove quegli approfondimenti non costituiscano una nuova e arbitraria iniziativa d'indagine, ma si caratterizzino come uno sviluppo di essa, collegato strettamente alle sue risultanze, per quanto non complete, già acquisite nel corso dell'indagine penale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto legittima l'iniziativa del P.M., intrapresa a seguito di indagini della Guardia di finanza sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società ricorrente ed espletate, in epoca successiva all'esercizio dell'azione penale, sulla base della documentazione acquisita e delle indicazioni ricevute dal proprio consulente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Maggio 2016, n. 8977. Segue...
Concordato preventivo - Convocazione del pubblico ministero all'udienza ex articolo 162 l.f. - Legittimazione alla richiesta di fallimento - Notizia dell'insolvenza nell'ambito del procedimento penale.
Concordato preventivo - Procedimento di revoca - Comunicazione al pubblico ministero - Legittimazione alla presentazione dell'istanza di fallimento - Esclusione.
Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione d'ufficio - Questione di costituzionalità .
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Istanza di fallimento presentata dal pubblico ministero - Mancata comparizione all'udienza - Desistenza.
Dichiarazione di fallimento - Istanza del pubblico ministero - Notizia dell'insolvenza appresa nel corso di indagini - Ampliamento della legittimazione del pubblico ministero.
Concordato preventivo - Legittimazione del pubblico ministero all'istanza di fallimento - Presupposti.
Concordato preventivo - Legittimazione del pubblico ministero alla richiesta di fallimento - Ipotesi previste dall'articolo 173 L.F. - Distinzione rispetto alla legittimazione di cui all'articolo 7 L.F..
Istanza di fallimento - Legittimazione del pubblico ministero - Insolvenza risultante dagli atti di procedimento penale pendente nei confronti degli amministratori..
Il pubblico ministero è legittimato, ai sensi dell'articolo 7 L.F., a proporre istanza di fallimento di una società qualora la situazione di dissesto della medesima emerga nel corso di un procedimento penale pendente avente ad oggetto anche la condotta distrattiva addebitata agli amministratori pro tempore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Luglio 2013. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Segnalazione al pubblico ministero proveniente nel corso di un procedimento prefallimentare - Significato letterale della disposizione - Previsioni di limiti alla segnalazione proveniente dal giudice della istruttoria prefallimentare - Esclusione..
La formulazione di carattere generale della norma di cui all'articolo 7, L.F., nella parte in cui prevede il potere di iniziativa del pubblico ministero per la dichiarazione di fallimento anche nell'ipotesi in cui l'insolvenza risulti dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, riconduce il potere di iniziativa del pubblico ministero alla detta segnalazione senza la previsione di eccezioni nè limiti di sorta e non consente dunque di escludere dalla relativa previsione le eventuali segnalazioni effettuate nell'ambito di procedure prefallimentari, le quali certamente rientrano nel novero dei procedimenti civili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Trasmissione degli atti al pubblico ministero da parte del giudice prefallimentare - Contenuto decisorio - Esclusione - Violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice - Esclusione..
La trasmissione degli atti al pubblico ministero della "notitia decoctionis" effettuata dal giudice fallimentare non ha alcun contenuto decisorio, nemmeno come esito di una deliberazione sommaria, il che esclude qualsiasi coincidenza tra il contenuto della segnalazione al pubblico ministero e l'oggetto della successiva istruttoria conseguente all'iniziativa di quest'ultimo. In tale ipotesi, non è, quindi, neppure astrattamente configurabile una violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice, intesi come sua equidistanza dall'oggetto del giudizio e dalle parti, anche perché l'iniziativa del pubblico ministero è del tutto autonoma ed è conseguente alla sua libera determinazione ed altrettanto libero ed autonomo risulta il successivo giudizio del tribunale immesso in un nuovo e diverso procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Potere di iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del giudice di un procedimento civile - Intento di favorire un ampio flusso informativo alla procura della Repubblica - Interesse pubblico alla tempestiva instaurazione di una procedura concorsuale - Sussistenza..
La ratio della disposizione di cui all'articolo 7, n. 2 L.F., la quale prevede il potere del pubblico ministero di proporre istanza di fallimento quando l'insolvenza risulti dalla segnalazione del giudice che l'abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, deve essere individuata nell'intento di favorire quanto più possibile un ampio flusso informativo alla Procura della Repubblica in ragione dell'interesse pubblico alla tempestiva instaurazione di una procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Natura di procedimento civile - Dovere del tribunale fallimentare di segnalare al pubblico ministero l'insolvenza dell'imprenditore.
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Trasmissione al pubblico ministero della notizia decoctionis - Natura decisoria dell'atto - Esclusione - Interesse pubblico alla eliminazione dei focolai di insolvenza - Valutazione estemporanea del tribunale fallimentare - Pregiudizio della valutazione decisoria - Esclusione..
Il tribunale fallimentare che abbia rilevato l'insolvenza nel corso di un procedimento per dichiarazione di fallimento ex articolo 15, legge fallimentare - anche se definito per desistenza del creditore istante - deve essere considerato, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 7, legge fallimentare, giudice civile e, come tale, ove rilevi l'insolvenza dell'imprenditore, deve farne segnalazione al pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La trasmissione al pubblico ministero delle notizia decoctionis emersa nel corso del procedimento per dichiarazione di fallimento non è un atto avente contenuto decisorio, neppure come precipitato di una cognizione di tipo sommario e non incide né direttamente, né indirettamente sui diritti di alcuno, mentre il giudice che a ciò provvede non fa altro che esercitare il potere-dovere di denuncia di fatti che prima facie gli appaiono potenzialmente lesivi dell'interesse pubblico ad eliminare dal sistema economico i focolai di insolvenza. La segnalazione della notizia decoctionis in questione è, quindi, un atto "neutro", privo di specifica valenza procedimentale o decisoria, il cui impulso riposa su una valutazione estemporanea, che non vincola nessuno, e la valutazione decisoria del tribunale non è tecnicamente pregiudicata dall'avvenuta segnalazione, perché il tribunale, all'esito dell'istruttoria prefallimentare, può rigettare con decreto la richiesta del pubblico ministero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2012, n. 9781. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Natura di procedimento civile..
Non può in alcun modo equipararsi la dichiarazione d'ufficio di fallimento alla segnalazione di circostanze da cui emerge lo stato di insolvenza effettuata dal tribunale fallimentare a seguito di un procedimento per dichiarazione di fallimento estinto per desistenza dei creditori; in tale circostanza, infatti, il tribunale si mantiene in posizione di terzietà in quanto non pone in essere alcun accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, ma si limita a segnalare l'emersione di circostanze indicative dello stato di insolvenza affinché il pubblico ministero, in via del tutto autonoma, possa valutare la sussistenza dei presupposti per richiedere il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nessuna norma consente di escludere il procedimento per dichiarazione di fallimento dal novero dei "procedimenti civili" di cui all'articolo 7, comma 1 n. 2, legge fallimentare, mentre nella relazione illustrativa allo schema del decreto legislativo di riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali è espressamente detto che la soppressione della dichiarazione di fallimento d'ufficio risulta bilanciata dall'iniziativa del pubblico ministero su segnalazione qualificata proveniente dal giudice al quale risulti l'insolvenza nel corso di un qualsiasi procedimento civile e ciò anche nei casi di rinuncia al ricorso per dichiarazione di fallimento da parte dei creditori istanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 10 Aprile 2012. Segue...
Concordato preventivo - Partecipazione del pubblico ministero - Legittimazione alla presentazione di istanza di fallimento - Sussistenza..
Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, il pubblico ministero che si opponga all'ammissione al concordato è legittimato a presentare istanza di fallimento ai sensi dell'articolo 7 della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 16 Febbraio 2012. Segue...
Concordato preventivo - Partecipazione del pubblico ministero - Legittimazione a contraddire sulla domanda - Sussistenza..
Il pubblico ministero, in quanto parte del procedimento concordatario ai sensi dell'articolo 161, ultimo comma, legge fallimentare, ha piena facoltà di contraddire sulla domanda di concordato preventivo, soprattutto nel caso in cui detto organo si sia fatto promotore, ai sensi dell'articolo 7, legge fallimentare, della richiesta di fallimento o della dichiarazione di insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Competenza - Sede principale dell'impresa - Identificazione - Luogo in cui è svolta l'attività amministrativa e direttiva - Coincidenza con la sede legale - Presunzione semplice.
Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Iniziativa del pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare - Iniziativa ufficiosa - Esclusione - Autonomia del pubblico ministero - Sussistenza - Violazione dei principi di terzietà e di imparzialità - Esclusione..
Ai sensi dell'articolo 9, legge fallimentare la competenza a dichiarare lo stato di insolvenza spetta al giudice del luogo in cui l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa, la quale si identifica con quello in cui si svolge prevalentemente l'attività amministrativa e direttiva, luogo che coincide, di regola, con la sede legale, a meno che non emergano prove univoche tali da smentire la suddetta presunzione; è, quindi, irrilevante il trasferimento della sede legale della società quando ad essa non corrisponda un reale trasferimento del centro direzionale dell'attività dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La segnalazione dell'insolvenza di cui al n. 2 dell'articolo 7, legge fallimentare può provenire anche dal tribunale fallimentare che l'abbia rilevata nel corso del procedimento aperto per la dichiarazione di fallimento e che si sia chiuso prima della sentenza dichiarativa per desistenza degli istanti. La procedura che porta alla dichiarazione di fallimento costituisce "procedimento civile" a tutti gli effetti e va escluso che l'iniziativa del pubblico ministero assunta a seguito di segnalazione del giudice fallimentare comporti una sorta di iniziativa ufficiosa. Il pubblico ministero, infatti, valuta in completa autonomia la portata della segnalazione ed autonomamente decide se prendere o meno l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento; egli potrà quindi decidere di non intraprendere alcuna iniziativa o di intraprenderla sottoponendo al tribunale fallimentare fatti diversi ed ulteriori rispetto a quelli acquisiti nell'ambito del procedimento estinto. E’ quindi sbagliato sostenere che il giudice fallimentare che dichiara il fallimento dopo aver segnalato al PM l'insolvenza viene meno ai propri doveri di terzietà ed imparzialità poiché esso non si è affatto auto investito del procedimento, posto che la relativa istanza promana da un organo ad esso esterno del tutto svincolato da detta iniziativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 02 Maggio 2011. Segue...
Fallimento - Dichiarazione - Presenza nel collegio giudicante del giudice che ha segnalato al p.m. l'insolvenza - Ammissibilità.
Procedimento per dichiarazione di fallimento - Dimidiazione d'ufficio dei termini ex art. 15, comma 5, l.f. - Ammissibilità..
Le recenti modifiche alla legge fallimentare non prevedono che il giudice che ha segnalato al pubblico ministero l'insolvenza non possa far parte del collegio investito della dichiarazione di fallimento, né tale divieto può ritenersi introdotto in considerazione delle incompatibilità - dettate in ambiti diversi - previste dall'art. 25, comma 2, legge fallimentare, nella novellata formulazione e dall'art. 111 della Costituzione nella sua attuale formulazione. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Segnalazione del tribunale fallimentare - Legittimità..
Deve ritenersi legittimo che l’iniziativa del P.M., ai fini della dichiarazione di fallimento, possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, ben potendo ritenersi che il procedimento civile di cui all’art. 7, n. 2, l.fall. possa consistere anche nel procedimento rivolto alla dichiarazione di fallimento chiusosi con decreto d’improcedibilità. Ed infatti: a) non pare possibile parificare “l’iniziativa d’ufficio” alla “segnalazione” al P.M., dal momento che, una volta effettuata la segnalazione, è solo quest’ultimo che valuta la notizia pervenuta e decide autonomamente se sussistono i presupposti per dar corso alla presentazione dell’istanza di fallimento; b) non sussistono elementi testuali o sistematici per affermare che il procedimento fallimentare non è un procedimento civile, come tale rientrante nella previsione dell’art. 7, n. 2, l.fall.; c) la legittimazione alla segnalazione da parte del giudice civile non può dipendere “dall’oggetto o dall’attività” dallo stesso svolta nel procedimento giudiziario, cosicché non può distinguersi il caso in cui lo stato d’insolvenza riguardi “il debitore” e quello in cui riguardi invece “soggetto diverso da quello destinatario dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento”. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 08 Febbraio 2011. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Istanza del pubblico ministero a seguito di segnalazione del giudice del procedimento per dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Natura di procedimento civile del procedimento per dichiarazione di fallimento - Sussistenza - Autonomia del pubblico ministero - Perché sta del giudice - Sussistenza..
La soppressione dell'iniziativa d'ufficio in capo al giudice non impedisce che la procedura per dichiarazione di fallimento possa essere promossa dal pubblico ministero su segnalazione del tribunale fallimentare. Il procedimento per dichiarazione di fallimento deve, infatti, essere considerato un “procedimento civile” ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 7, legge fallimentare, posto che il rito camerale che lo caratterizza assicura il rispetto del contraddittorio, lo svolgimento di un'adeguata attività probatoria, la possibilità di avvalersi della difesa tecnica e la facoltà di impugnare la decisione, senza considerare che il provvedimento che conclude il procedimento è idoneo ad acquisire stabilità di giudicato. Depone, poi, a favore di questa impostazione la Relazione Illustrativa dello schema di decreto legislativo di riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali, nel quale è scritto che "la soppressione della dichiarazione di fallimento d'ufficio risulta bilanciata dall'affidamento al pubblico ministero del potere di dare corso all'istanza di fallimento su segnalazione qualificata proveniente dal giudice al quale, nel corso di un qualsiasi procedimento civile, risulti l’insolvenza di un imprenditore; quindi anche nei casi di rinuncia (cd desistenza) al ricorso per dichiarazione di fallimento da parte dei creditori istanti". Va, inoltre, rilevato che il potere di segnalare l'insolvenza al pubblico ministero non determina la carenza di terzietà del giudice, posto che vi è una ontologica diversità tra la segnalazione da parte del giudice fallimentare al pubblico ministero, atto, questo, privo di per sé di alcuna efficacia, e la valutazione del tutto libera ed autonoma del pubblico ministero, il quale ha pur sempre il potere di verificare se sussistono o meno i presupposti per proporre l'istanza di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 18 Gennaio 2011. Segue...
Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Iniziativa del pubblico ministero – Segnalazione del giudice del procedimento per dichiarazione di fallimento – Ammissibilità..
Il venir meno della possibilità per il tribunale fallimentare di dichiarare d’ufficio il fallimento non esclude che il medesimo tribunale segnali al pubblico ministero l’eventuale sussistenza delle condizioni per la dichiarazione di fallimento, costituendo detta attività, in presenza di un quadro indiziario di decozione, un vero e proprio potere-dovere del giudice e ciò anche nel caso di intervenuta desistenza dell’unico creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 07 Ottobre 2009. Segue...
Concordato preventivo – Inammissibilità – Dichiarazione di fallimento su istanza del pubblico ministero – Legittimazione – Sussistenza..
Poiché nell’ambito della procedura di concordato preventivo il pubblico ministero è parte necessaria ai sensi dell’art. 162 legge fall., sussiste la sua legittimazione a richiedere la declaratoria di fallimento del soggetto proponente il concordato, essendo tale iniziativa del tutto svincolata dai limiti imposti dal non richiamato art. 7 legge fall.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 01 Giugno 2009, n. 0. Segue...
Fallimento e procedure concorsuali – Istanza di fallimento – Desistenza del creditore ricorrente – Segnalazione dell’insolvenza al pubblico ministero da parte del tribunale – Ammissibilità – Violazione del divieto di iniziativa d’ufficio – Esclusione..
Il Tribunale fallimentare è legittimato alla segnalazione di cui all'art. 7 n. 2 legge fall. in esito all'estinzione per desistenza di una precedente istanza di fallimento, non potendo accomunarsi l’iniziativa d’ufficio alla mera segnalazione al Pubblico Ministero di una situazione da cui potrebbe risultare la sussistenza dell’insolvenza di un imprenditore, atteso che in questo secondo caso è il Pubblico Ministero che autonomamente vaglia la notizia pervenuta e valuta se proporre o meno l’istanza. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Marzo 2009. Segue...
Dichiarazione di fallimento – Iniziativa del Pubblico Ministero – Segnalazione del tribunale fallimentare a seguito di desistenza del creditore istante – Nullità – Sussistenza..
E’ affetta da nullità assoluta la sentenza dichiarativa di fallimento emessa su istanza del Pubblico Ministero cui la segnalazione di insolvenza sia stata effettuata dal tribunale fallimentare che sia venuto a trovarsi nell’impossibilità di procedere in ragione della desistenza dell’unico creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Novembre 2007. Segue...

References: art. 7
 art. 9
 art. 9
 art. 173
 sentenza 
 art. 7
 Art. 7
 articolo 162
 articolo 15
 sentenza 
 art. 15
 art. 7
 sentenza