Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2004/10/gli-accertamenti-bancari.html
Timestamp: 2017-11-23 13:29:07+00:00

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Quando sono utilizzabili i conti correnti bancari sei soci di società di persone
Per lo stretto rapporto intercorrente tra soci e società di persone non può ritenersi precluso agli uffici Iva, nell’assolvimento dei loro compiti, di accertare, sulla base dei conti del socio, l’esistenza di operazioni imponibili non dichiarate concernenti la società, salvo prova contraria.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 15523/2002).
Onere della prova su conti correnti intestati al terzo
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, legittimamente l’amministrazione finanziaria, nel procedere alla ricostruzione del reddito del contribuente, utilizza dati derivanti da movimenti bancari relativi a conti intestati a terzi (senza necessità di contestare tali dati al contribuente o al terzo), purché fornisca in giudizio la prova, anche presuntiva, che detti movimenti bancari, formalmente intestati al terzo, siano in realtà attribuibili al contribuente. D’altra parte, va riconosciuta la possibilità per quest’ultimo, in un sistema processuale fondato sulla parità delle parti, di introdurre in giudizio eventuali dichiarazioni extraprocessuali del terzo a suo favore, ancorché rilasciate al contribuente o a chi lo assiste.
Se è vero che nel processo tributario non sono ammesse le testimonianze è però vero che la giurisprudenza ammette pacificamente che possano essere introdotte nel giudizio dichiarazioni extraprocessuali….Certo la verbalizzazione ad opera di un ufficio garantisce la provenienza della dichiarazione, il che non si può dire di lettere prodotte dal privato. Ma questa difficoltà è superabile attraverso l’esercizio da parte della Commissione dei poteri conferitile dell’articolo 7 del D.Lgs. 546/1992, al limite incaricando la Guardia di Finanza di prendere e raccogliere le dichiarazioni di terzi.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 4423/2003).
Legittima l’indagine sui conti correnti intestati esclusivamente al coniuge
Ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi, gli uffici finanziari, previa autorizzazione della direzione regionale delle entrate, possono acquisire, a norma dell’art. 32, n. 7), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, copia dei conti bancari intrattenuti con il contribuente, con la specificazione di tutti i rapporti inerenti o connessi a tali conti, comprese le garanzie prestate da terzi, nonché ulteriori dati, notizie e documenti di carattere specifico relativi a tali conti (facendo applicazione di tale principio, in ragione della connessione e della inerenza al contribuente, è stata ritenuta legittima l’indagine e l’acquisizione dei dati relativi ai conti correnti intestati esclusivamente al coniuge del contribuente stesso).
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 8683/2002).
Applicazione anche retroattiva della norma in tema di ispezioni bancarie
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina in materia di accesso ai dati bancari introdotta dall’articolo 18 della legge 30 dicembre 1991 n. 413 – il quale ha, fra l’altro, modificato l’articolo 32 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 – non interferisce sul rapporto tributario, non introduce infrazioni o sanzioni prima non previste, né tocca l’onere dell’amministrazione finanziaria di provare la pretesa impositiva, ma ha natura meramente procedimentale e si occupa soltanto dell’attività d’indagine e accertamento. Ne consegue che tale disciplina deve ritenersi pienamente applicabile anche alle iniziative ispettive che, posteriori alla sua entrata in vigore, siano tuttavia relative a periodi d’imposta anteriori.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 10598/2002).
Trasmissibili i dati dalla G.d.F. purchè non in violazione del segreto istruttorio
Ai fini dell’accertamento delle imposte dirette, i dati di provenienza bancaria raccolti dalla Guardia di Finanza nel corso di indagini svolte nell’esercizio dell’attività di polizia giudiziaria potevano essere utilizzati, secondo la disciplina dettata dal testo originario dell’articolo 33 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, e quindi anche prima delle modifiche a esso recate dal D.P.R. 15 luglio 1982 n. 463, dagli uffici finanziari cui fossero stati trasmessi senza violazione del segreto istruttorio, il quale costituisce per la polizia giudiziaria l’unico limite alla piena possibilità della loro trasmissione agli uffici tributari.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 7613/2002).
Conti bancari ispezionabili anche senza richiesta al contribuente
In tema di accertamento dell’Iva, l’invito al contribuente previsto dall’articolo 51, comma 1, n. 1, del DPR 26 ottobre 1972 n. 633, a fornire dati, notizie e chiarimenti in ordine alle operazioni annotate nei conti bancari, costituisce per l’ufficio finanziario una mera facoltà, da esercitarsi in piena discrezionalità, e non un obbligo. Dal mancato esercizio di tale facoltà non deriva dunque alcuna illegittimità della rettifica operata in base ai relativi accertamenti, né scade a presunzione semplice la presunzione legale posta dalla norma, che consente di riferire i movimenti bancari all’attività svolta dal contribuente, gravando su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria. Ciò non compromette affatto, tuttavia, il diritto di difesa del contribuente, potendo esso far valere le sue ragioni in sede contenziosa a norma dell’articolo 32 del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, depositando documenti e memorie fino alla data di trattazione del ricorso in primo grado.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 8422/2002).
La richiesta di chiarimenti al contribuente non è un obbligo per il Fisco
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 39 del DPR 600/1973, qualora l’amministrazione finanziaria abbia raccolto dati e notizie relative ai conti correnti bancari di una società commerciale, ai sensi dell’art. 32 del suddetto DPR n. 600, la validità dell’accertamento non è subordinata alla preventiva comunicazione di specifiche contestazioni alla contribuente, riguardo a singoli elementi dei detti conti, atteso che tali richieste costituiscono una facoltà e non un onere per l’ufficio.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 7267/2002).
Anche i professionisti nel mirino dei controlli bancari
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, ai sensi degli articoli 32 e 39 del DPR 29 settembre 1973 n. 600, i dati raccolti dall’ufficio in sede di accesso ai conti correnti bancari di un professionista consentono, in virtù della presunzione contenuta nella detta normativa, di imputare gli elementi da essi risultanti direttamente a ricavi dell’attività di lavoro autonomo svolta dal medesimo, salva la possibilità per il contribuente di provare che determinati accrediti non costituiscono proventi della detta attività. Né la legittimità dell’utilizzazione, da parte dell’amministrazione finanziaria, dei movimenti dei conti correnti bancari è condizionata alla previa instaurazione del contraddittorio con il contribuente sin dalla fase dell’accertamento, atteso che il citato articolo 32 prevede il contraddittorio come oggetto di una mera facoltà dell’amministrazione tributaria, non di un obbligo.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 4601/2002).
Prova contraria per gli agenti di commercio o rappresentanti
In tema di accertamento dell’Iva, la presunzione, stabilita dall’articolo 51, comma 2, n. 2, del DPR 26 ottobre 1972 n. 633, secondo la quale i singoli dati ed elementi risultanti dai conti bancari sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dal successivo art. 54, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili, ha un contenuto complesso, consentendo di riferire i movimenti bancari all’attività svolta in regime Iva, eventualmente dalla persona fisica, e di qualificare gli accrediti come ricavi e gli addebiti come corrispettivi degli acquisti; essa può essere vinta dal contribuente che offra la prova liberatoria che dei movimenti egli ha tenuto conto nelle dichiarazioni, o che questi non si riferiscono a operazioni imponibili. A maggior ragione, nel caso di svolgimento di più attività soggette a Iva, di intermediazione (nella specie di preziosi e di antiquariato) e di commercio al minuto, grava sul contribuente l’onere di provare che quei movimenti si riferiscono a operazioni rientranti nell’attività (di agente che riscuote per conto del preponente, cui riversa il prezzo al netto della commissione) che esclude di qualificare per la loro interezza gli accrediti come ricavi e gli addebiti come corrispettivi di acquisti, invece che nell’altra (compravendita al minuto), che tale qualificazione giustifica.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 3929/2002).
Il Fisco non è obbligato ad instaurare un contraddittorio prima del contenzioso
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, è legittima, in virtù della presunzione di cui all’articolo 32 del DPR 29 settembre 1973 n. 600, l’imputazione dei versamenti operati sui conti correnti bancari a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività d’impresa, e spetta al contribuente medesimo fornire, in sede amministrativa o contenziosa, la prova contraria, senza necessità per l’amministrazione di instaurare un contraddittorio precontenzioso.
(Cassazione, Sez. trib., Sentenza n. 2814/2002).

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 articolo 32
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 art. 54
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