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Timestamp: 2019-03-27 00:21:11+00:00

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ITALIA - Cassazione n. 17528/2011 ("Aggrediti da un cane randagio? Il Comune deve risarcire i danni")
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Ago 29 ITALIA - Cassazione n. 17528/2011 ("Aggrediti da un cane randagio? Il Comune deve risarcire i danni")
(Sentenza n. 17528 del 23 agosto 2011 della C. di Cassazione, III° Sez. Civile)
COMMENTO ALLA SENTENZA La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Comune di Meta (NA), che nel 2010 era stato citato in causa nella richiesta di risarcimento danni da parte di una signora che, in ciclomotore, era stata aggredita da un randagio, cadendo, con conseguenti danni patrimoniali e non patrimoniali.
In precedenza il Tribunale di Torre Annunziata aveva respinto la richiesta della signora ed ella aveva fatto ricorso, ricorso poi respinto dalla Corte d'appello di Napoli. Ora invece la Cassazione da ragione alla signora e stabilisce che, in base alla L. 281/1991 ("Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo") e alla LR Campania n. 36/1993 (oggi L.R. 16/2001, "Tutela animali d'affezione e prevenzione randagismo"), il compito dei istituire l’anagrafe canina e di attuare la prevenzione e il controllo del randagismo è delegato alle Regioni e che esse, a loro volta, delegano tale prevenzione e controllo dei cani vaganti anche ai Comuni: il Sindaco, quindi, in qualità di rappresentante a tutti gli effetti del Comune, ha anche il compito di controllare che le ASL compiano quanto dovuto riguardo al randagismo, inclusi i provvedimenti atti ad evitare che gli animali randagi possano danneggiare i cittadini del proprio territorio.
Come questa Corte ha già avuto modo di porre in rilievo, la legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo legge_281_1991 demanda alle Regioni l’istituzione dell’anagrafe canina e l’adozione di programmi per la prevenzione ed il controllo del randagismo.
Al riguardo, la legge_regionale_campania_36_1993 (successivamente abrogata dalla L. n. 16 del 2001, ma nel caso ratione temporis applicabile) dispone in particolare che alla sua attuazione «provvedono, nei rispettivi ambiti di competenza, la Regione, i Comuni e le USL, con la collaborazione di enti ed associazioni protezionistiche, zoofile e animalistiche» (art. 1, comma
4). Prevede quindi l’istituzione dell’anagrafe canina (art. 3), la realizzazione di vaccinazioni e controlli sanitari ( art. 4 ), la costruzione di «rifugi municipali per cani» ( già canili municipali ) (art. 5), il controllo del randagismo ( art. 7 ), la promozione di iniziative di informazione e di educazione ( art. 10 nonché l’esplicazione di attività di vigilanza a mezzo (anche) di guardie zoofile comunali (art. 11 ).
Orbene, emerge già alla stregua di tali richiami evidente come compiti di organizzazione, prevenzione, e controllo ( anche ) dei cani vaganti ( siano essi «tatuati», e cioè scomparsi o smarriti dai proprietari, ovvero «non tatuati» ) spettano ( pure ) ai Comuni ( non può pertanto condividersi quanto affermato da Cass., 7/12/2005, n. 27001 ), tenuti anch’essi, in correlazione con gli altri soggetti pubblici (e non) indicati dalla legge, ad adottare concrete iniziative e assumere provvedimenti volti ad evitare che animali randagi possano arrecare danni alle persone nel territorio di competenza (cfr. Cass., 28/4/2010, n. 10190).
Atteso che risulta in effetti erronea ed apodittica la limitazione della disamina al mero profilo della
«funzione pubblica» svolta dalla P.A., atteso che la stessa corte di merito da atto in motivazione come l’oggetto della pretesa della odierna ricorrente sia costituito dal risarcimento dei danni lamentati in conseguenza del sinistro, dalla considerazione anche di tale ( aspetto della ) domanda non può dunque prescindersi, spettando ai giudici di merito dare la corretta qualificazione dell’ipotesi di responsabilità nel caso ricorrente, se quella generale ex art. 2043 c.c. ovvero un’ipotesi di responsabilità speciale aggravata ex art. 2051 c.c. o art. 2052 c.c., a tale stregua compiendo quella valutazione nella specie adombrata ma poi in effetti non compiuta, in ragione della -come detto- ravvisata relativa irrilevanza ai fini della decisione.
Alla fondatezza -nei suindicati termini- dei motivi consegue, assorbiti gli altri, con i quali la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2909 cc., 101, 190, 281 quater, 342, 343, 345 c.p.c.., in riferimento all’art. 360, 1° Co. n. 3, c.p.c., nullità del procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 4, c.p.c., nonché «fittizia, omessa, contraddittoria, erronea, insufficiente ed illogica motivazione» su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360, 1° co. 5, c.p.c. ( 2° motivo ); violazione e falsa applicazione degli artt. 75, 100, 101, 159, 82, 83, 85, 88, 167, 168, 180, 182 c.pc., in riferimento all’art. 360, 1° Co. n. 3, c.p.c., nullità dei procedimenti e delle sentenze di 1° e 2 grado, in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 4, c.p.c. 4° motivo); violazione e falsa applicazione degli artt. 88, 91, 92 c.p.c., in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 3, c.p.c., nullità del procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’art. 360, 1° Co. n. 4, c.p.c., nonché omessa motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360, 1° cc. n. 5, c.p.c. ( 5° motivo ), l’accoglimento in relazione del ricorso, con rinvio alla Corte d’Appello di Napoli che, in diversa composizione procederà a nuovo esame, facendo dei suesposti principi applicazione.
La Corte accoglie il 1° ed il 3° motivo di ricorso, assorbiti gli altri.
Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Napoli, in diversa composizione.

References: SENTENZA 
 art. 4
 art. 7
 art. 10
 art. 2043
 art. 2051
 art. 2052
 sentenza