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Timestamp: 2019-08-21 04:40:34+00:00

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Sovraindebitamento: il consenso dei creditori
16 Aprile 2017 | Autore: Edizioni Simone
Legge salva suicidi, procedura per la proposta ai creditori e la manifestazione del consenso al programma presentato dal debitore
1 Cosa prevede la legge: articolo 11
2 L’espressione del consenso
3 Sovraindebitamento: il raggiungimento della maggioranza
Cosa prevede la legge: articolo 11
I creditori fanno pervenire, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, all’organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, come eventualmente modificata almeno dieci giorni prima dell’udienza di cui all’articolo 10, comma 1. In mancanza, si ritiene che abbiano prestato consenso alla proposta nei termini in cui è stata loro comunicata.
Ai fini dell’omologazione di cui all’articolo 12, è necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti. I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca dei quali la proposta prevede l’integrale pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione. Non hanno diritto di esprimersi sulla proposta e non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta.
L’accordo cessa, di diritto, di produrre i propri effetti se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle amministrazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. L’accordo è altresì revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori. Il giudice provvede d’ufficio con decreto reclamabile, ai sensi dell’articolo 739 c.p.c., innanzi al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che lo ha pronunciato
L’espressione del consenso
Il primo comma dell’art. 11 si apre con l’espressione “I creditori fanno pervenire ….”. Ne consegue che il consenso alla proposta deve essere espresso in forma scritta.
Prima delle modifiche introdotte dal D.L. 179/2012 non era possibile far ricorso al meccanismo del silenzio assenso come per esempio nel caso del concordato fallimentare nel quale la mancata espressione del dissenso (voto contrario) equivale all’assenso (art. 128 L.F.) [1].
I creditori ricevuta, dall’organismo di composizione della crisi, la proposta ed il provvedimento emesso immediatamente dal giudice dopo l’esame preliminare della domanda, valutano la propria convenienza ed esprimono il voto, in forma scritta, trasmettendolo al medesimo organismo con le modalità previste: telegramma, lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, telefax, posta elettronica certificata.
Con la previsione introdotta dal D.L. 179/2012 la mancata manifestazione di accettazione scritta entro almeno dieci giorni prima della data dell’udienza fissata dal giudice dinanzi a se ai sensi del primo comma dell’art. 10, equivale all’espressione del consenso. È opportuno rilevare che anche nel concordato preventivo è stata introdotta la regola del silenzio assenso in quanto i creditori che non hanno partecipato al voto possono far pervenire il proprio dissenso, in forma scritta con le forme stabilite dalle norme, nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale dell’adunanza dei creditori, la mancata comunicazione scritta del dissenso equivale ad approvazione della proposta ai fini della determinazione della maggioranza [2].
Le modifiche introdotte hanno colmato anche la lacuna in precedenza rilevata della mancata previsione del termine entro cui i creditori dovevano far pervenire il loro consenso alla proposta a loro comunicata.
Nel silenzio della norma si riteneva di potrebbe far ricorso alle regole generali del diritto contrattuale secondo le quali in mancanza di un ter- mine espresso per la validità di una proposta la stessa può essere ritenuta tempestiva secondo criteri di ragionevolezza [3].
La soluzione più logica sembrava quella che tale lacuna fosse colmata dal giudice prevedendo il termine nel provvedimento di ammissione e fissazione dell’udienza che viene trasmesso ai creditori i quali sono così informati sul punto.
Non sembra vi siano impedimenti a che il consenso (o voto favorevole) alla proposta sia consegnato a mano all’organismo di composizione della crisi, organo deputato alla raccolta, o recapitato a mezzo corriere in quanto l’elencazione delle modalità di trasmissione sono precedute dall’avverbio “anche” e quindi prevede altre modalità oltre a quelle elencate.
Il primo comma dell’art. 11 sottolinea la rilevanza del consenso in quanto è questo che rileva al fine del raggiungimento del quorum ma è certo che il creditore che non valuti la proposta conveniente e, quindi, voglia esprimere il proprio dissenso (anche se irrilevante ai fini del conteggio) può farlo indirizzandolo all’organismo di composizione della crisi.
L’organismo di vigilanza non è tenuto a verificare l’autenticità della firma apposta sulla manifestazione di volontà ma, ove sussistano delle incertezze, è opportuno che il predetto organismo vi provveda al fine di evitare eventuali contestazioni ed in considerazione dell’obbligo di dover trasmettere al giudice una relazione sui consensi espressi e sul raggiungimento della maggioranza.
La norma nulla dice sui soggetti che possono aderire alla proposta.
È da ritenere che alla proposta possano aderire, indipendentemente dal loro rango, tutti i soggetti ai quali la stessa è rivolta e sono quindi interessati.
Sovraindebitamento: il raggiungimento della maggioranza
Ai fini dell’omologazione la proposta deve essere accettata da tanti creditori che rappresentano almeno il 60%5 dei crediti. La norma quindi prevede una soglia minima di consensi affinché il giudice possa omologare la proposta.
Il raggiungimento del quorum deve essere verificato dall’organismo di composizione della crisi che assiste obbligatoriamente il debitore nelle varie fasi della procedura.
La novella, inoltre, individua i creditori che possono esprimere il consenso ai fini del raggiungimento del quorum.
Non hanno diritto ad esprimersi sulla proposta, salvo che non rinunciano in tutto o in parte al diritto di prelazione i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca e, non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza. Non hanno, inoltre, diritto esprimersi sulla proposta e non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza il coniuge, i suoi parenti ed affini entro il quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta.
La previsione si riporta, di fatto, a quanto previsto dall’istituto del concordato preventivo [4].
[1] Art. 128 L.F. – Approvazione del concordato
La variazione del numero dei creditori ammessi o dell’ammontare dei singoli crediti, che avvenga per effetto di una sentenza emessa successivamente alla scadenza del termine fissato dal giudice delega- to per le votazioni, non influisce sul calcolo della maggioranza.
[2] Art. 178 L.F. – Adesioni alla proposta di concordato.
Nel processo verbale dell’adunanza dei creditori sono inseriti i voti favorevoli e contrari dei creditori con l’indicazione nominativa dei votanti e dell’ammontare dei rispettivi crediti. È altresì inserita l’indicazione nominativa dei creditori che non hanno esercitato il voto e dell’ammontare dei loro crediti.
Se nel giorno stabilito non è possibile compiere tutte le operazioni, la loro continuazione viene rimessa dal giudice ad un’udienza prossima, non oltre otto giorni, dandone comunicazione agli assenti.
I creditori che non hanno esercitato il voto possono far pervenire il proprio dissenso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale. In mancanza, si ritengono consenzienti e come tali sono considerati ai fini del computo della maggioranza dei crediti. Le manifestazioni di dissenso e gli assensi, anche presunti a norma del presente comma, sono annotati dal cancelliere in calce al verbale.
[3] IVONE G., Il raggiungimento dell’accordo tra debitore e creditori, in Composizione della crisi da sovraindebitamento (a cura di DI MARZIO F. – MACARIO F. – TERRANOVA G.), Giuffrè 2012, pag. 53
[4] Art. 177 L.F. – Maggioranza per l’approvazione del concordato
I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorchè la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.
I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede, ai sensi dell’articolo 160, la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito. Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato.

References: articolo 11
 articolo 11
 Art. 128
 sentenza 
 Art. 178
 Art. 177