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Timestamp: 2018-05-26 02:39:39+00:00

Document:
Legge 15 luglio 1966, n. 604 “Norme sui licenziamenti individuali”
Legge 15-07-1966, n. 604
(G.U. 06-08-1966, n. 195 )
La Camera dei deputati ed ilSenato della Repubblica hanno approvato;
Nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, intercedente con datori di lavoro privati o con enti pubblici, ove la stabilità non sia assicurata da norme di legge, di regolamento e di contratto collettivo o individuale, il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per giusta causa ai sensi dell’ art. 2119 del Codice civile o per giustificato motivo [1].
1 Vedi l’ art. 2, comma 1, L. 11 maggio 1990, n. 108.
Art. 2 [1]
Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all’ articolo 9 si applicano anche ai dirigenti.
1 Articolo sostituito dall’ art. 2, comma 2, L. 11 maggio 1990, n. 108.
Il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dall’appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacali è nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata [1].
1 Vedi l’ art. 3, L. 11 maggio 1990, n. 108.
Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.
1 Per il tentativo obbligatorio di conciliazione, vedi l’ art. 5, L. 11 maggio 1990, n. 108.
In caso di esito negativo del tentativo di conciliazione di cui al primo comma le parti possono definire consensualmente la controversia mediante arbitrato irrituale.
Art. 8 [1]
Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell’impresa, all’anzianità di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.
1 Articolo sostituito dall’ art. 2, comma 3, L. 11 maggio 1990, n. 108.
Art. 10 [1]
Le norme della presente legge si applicano nei confronti dei prestatori di lavoro che rivestano la qualifica di impiegato e di operaio, ai sensi dell’ articolo 2095 del Codice civile e, per quelli assunti in prova, si applicano dal momento in cui l’assunzione diviene definitiva e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro.
1 La Corte costituzionale, con sentenza 4 febbraio 1970, n. 14, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non comprende gli apprendisti tra i beneficiari dell’indennità dovuta ai sensi dell’art. 9 della presente legge; con sentenza 28 novembre 1973, n. 169, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui esclude gli apprendisti dalla sfera di applicabilità degli artt. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 11, 12, 13 della presente legge; con sentenza 22 dicembre 1980, n. 189, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui esclude il diritto del prestatore di lavoro, che riveste la qualifica di impiegato o di operaio ai sensi dell’ art. 2095 cod. civ., a percepire l’indennità di cui all’ art. 9 della presente legge quando assunto in prova e licenziato durante il periodo di prova medesimo; con sentenza 3 aprile 1987, n. 96, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede l’applicabilità della presente legge al personale marittimo navigante delle imprese di navigazione; con sentenza 31 gennaio 1991, n. 41, la stessa Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede l’applicabilità della presente legge al personale navigante delle imprese di navigazione aerea.
La materia dei licenziamenti collettivi per riduzione di personale è esclusa dalle disposizioni della presente legge [2] [3].
1 Comma abrogato dall’ art. 6, comma 2, L. 11 maggio 1990, n. 108. Precedentemente la Corte costituzionale aveva dichiarato:a) con sentenza 27 giugno 1986, n. 176, l’illegittimità costituzionale dell’originario primo comma nella parte in cui esclude l’applicabilità degli artt. 1 e 3 della stessa legge nei riguardi di prestatori di lavoro che, senza essere pensionati o in possesso dei requisiti di legge per avere diritto alla pensione di vecchiaia, abbiano superato il sessantacinquesimo anno di età; b) con sentenza 18 giugno 1986, n. 137, l’illegittimità costituzionale dell’originario articolo nella parte in cui prevedeva il conseguimento della pensione di vecchiaia e, quindi, il licenziamento della donna lavoratrice per detto motivo, al compimento del cinquantacinquesimo anno di età anziché al compimento del sessantesimo anno come per l’uomo.
2 Per la disciplina da applicarsi per la riduzione del personale, vedi l’ art. 24, L. 23 luglio 1991, n. 223.
3 In materia previdenziale, vedi l’art. 6, D.L. 22 dicembre 1981, n. 791.

References: art. 2119
 art. 2

Art. 2
 articolo 9
 art. 2
 art. 3
 art. 5

Art. 8
 art. 2

Art. 10
 articolo 2095
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2095
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 art. 24