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⭐L. U. E. S. S. BENI COMUNI GIÀ ALL OPERA nelle pratiche dell Economia Sociale e della Finanza Solidale
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Simona Genovese
1 L. U. E. S. S. LIBERA UNIVERSITÀ DELL ECONOMIA SOCIALE E DEGLI SCAMBI MASTER 2012 in PEDAGOGIA dell AUTOGESTIONE 1 a Edizione BENI COMUNI GIÀ ALL OPERA nelle pratiche dell Economia Sociale e della Finanza Solidale Microcredito e Autoimpiego: racconti di esperienze e differenze tra Nord e Sud del mondo Daniele Ciravegna - Economista, docente universitario- 29 febbraio2 Beni comuni già all opera L economia liberista imperante nell occidente lo sappiamo - ha quasi santificato le potenzialità del libero mercato fino a rendere merce oltre al lavoro e al denaro, beni di primaria necessità per gli esseri umani, quali la Terra, l Acqua, la Cultura ecc. Ma un nuovo inizio è in atto ed i referendum del giugno scorso in Italia ne sono una conferma. I beni comuni stanno ri-trovando spazio nella consapevolezza collettiva, e la loro gestione né pubblica, né privata ritorna ad essere una appassionante sfida culturale ed operativa del prossimo futuro. Come ci tramanda la storia, la gestione non privatistica e non statuale dei beni e servizi ha, nel mutualismo italiano fin dalla seconda metà dell 800, una lunga e variegata tradizione. Al presente ne sono aggiornamenti ed attualizzazioni l Economia Sociale e la Finanza Solidale di matrice Mag e non solo. Infine ci piace anche qui ricordare che il valore dei Beni Comuni è anche testimoniato a livello internazionale dal fatto che Elinor Ostrom, settantunenne studiosa dell Indiana, ha avuto con l assegnazione del premio Nobel per l Economia, l importante riconoscimento delle sue pluriennali ricerche sulla gestione dei Beni Collettivi ( Governare i beni collettivi. Istituzioni pubbliche e iniziative delle comunità., Marsilio 2006). A cura di Loredana Aldegheri - Coordinatrice dell iniziativa formativa ed editoriale -3 Microcredito e Autoimpiego: racconti di esperienze e differenze tra Nord e Sud del mondo Daniele Ciravegna 29 Febbraio 2012 a cura di Silvia Ceriani Loredana Aldegheri: L incontro odierno sarà guidato dal Professor Daniele Ciravegna, economista e voce autorevole nel settore del microcredito: presidente di Ritmi, una rete italiana di microfinanza nata quattro anni fa, e della Fondazione Don Mario Operti, un esperienza di Torino che eroga microcredito in tutto il Piemonte. Oggi ci illustrerà un bilancio politico del microcredito a partire dalla sua esperienza, approdando poi ad una proiezione a livello nazionale e mondiale. L argomento di cui ci occuperemo oggi nasce dal bisogno di nominare uno dei tanti aspetti dell autorganizzazione: l azione che ispira il microcredito non è la soddisfazione di interessi personali, ma è una proiezione di rapporti di reciprocità, di comunità, di buon vivere. Proprio queste relazioni rappresentano per noi veri e propri beni comuni, alla stregua dell acqua e dell aria. Specialmente in tempi di crisi come l attuale si avverte la necessità di portare alla luce pratiche di relazione, ascolto, concretezza a misura umana, facendo in modo che diventino ispiratori di nuovi modelli di vita e di economia. Lascio quindi la parola al Professore. Daniele Ciravegna: Buon pomeriggio a tutti. Oggi parleremo di microcredito e per prima cosa è bene fare un importante distinzione. Spesso infatti viene associato al credito di piccolo ammontare, ma se fosse solo questo sarebbe una cosa molto banale, normalmente erogata anche dalle banche. Noi oggi invece aggiungeremo un tassello dopo l altro per poter approdare ad un concetto di microcredito - 1 -4 completamente diverso: un tipo di attività economica fonte di relazioni e di situazioni di vita di comunità. Quella che vi porto non è altro che la visione mia e della mia associazione, essendo una cosa nuova della nostra cultura ognuno può intenderla a suo modo. Non sono qui per parlarvi di microcredito in generale, ma di come a mio avviso deve essere inteso affinché possa essere qualcosa di nuovo e socialmente utile. Il microcredito è un prestito di piccolo ammontare L Unione Europea definisce il limite di piccolo ammontare a euro, non entrando nel merito delle modalità di erogazione. Fornisce quindi un interpretazione puramente quantitativa, alquanto insoddisfacente. dato a persone che non hanno la possibilità di fornire garanzie reali alle banche Questo secondo tassello che abbiamo aggiunto restringe molto il campo di riferimento: le persone beneficiarie sono le stesse che vengono respinte dalle banche, quest ultime erogano prestiti (anche di piccolo ammontare) solo in virtù delle garanzie reali possedute. mirato ad un gruppo di persone escluse C è una finalità precisa: individui senza garanzie, ex-detenuti, immigrati, persone che non hanno una storia solida alle spalle. Con il microcredito si facilita l accesso al credito agli esclusi e quindi il loro inserimento nella comunità. ponendo l attenzione sulla persona. Il quarto tassello è la novità vera: il credito non viene concesso in base all aspetto finanziario/economico. Il parametro di riferimento non è il capitale, bensì la persona, quindi ciò che viene preso in considerazione è la relazione fra chi eroga e chi riceve il prestito. Molti ambienti, anche di tipo etico, sono estranei a questo ragionamento e quando si trovano ad affrontare questioni di tipo economico pensano che il capitale sia la cosa più importante da considerare. A nostro avviso il capitale è importante, ma non è il più importante. Questi quattro tasselli sono sufficienti ad elevare il microcredito al ruolo di un attività virtuosa, che lo contraddistingue da quello erogato dalle banche5 La persona che si rivolge a noi può essere accompagnata in due direzioni: il microcredito sociale, a favore di persone in difficoltà che non riescono a sostenere le spese di vita; il microcredito economico, finalizzato a creare un autonomia produttiva. Queste due diverse strade sono dettate da due distinte motivazioni: non avere risorse per soddisfare i propri bisogni e non avere risorse per poter creare un attività d impresa autonoma. Entrambe le motivazioni sono degne di essere prese in grande considerazione. A nostro avviso non appoggiamo la tesi che il microcredito sano sia solo quello per l economia, perché per noi vivere e produrre sono sullo stesso piano. Questi due tipologie di microcredito sono accomunate dal fatto che perseguono una stima attenta della capacità di chi riceve il fondo di poterlo rimborsare. Viene posta particolare attenzione all accompagnamento, visto come una valutazione congiunta. Fallire nella previsione del grado di restituzione equivale a rendere la nostra attività un esperienza destinata a chiudere nel breve termine, perché solo se i prestiti vengono resi possiamo erogarne ulteriori. Ora mi preme inquadrare dal punto di vista della dimensione economica il fenomeno del microcredito a livello mondiale. Esso ha già svolto una funzione rilevante di grandi dimensioni nei Paesi in via di sviluppo (Cina, Sudafrica, Messico, Brasile) e nei Paesi sottosviluppati (per esempio in Burkina Faso). Nelle economie avanzate potrebbe giocare un ruolo importante, sebbene di piccola taglia. Il fil rouge che accompagna il microcredito a livello mondiale è il posizionamento della persona al centro. Per quanto riguarda l Europa, il fenomeno del microcredito possiede tuttora una piccola dimensione, basti pensare che ogni anno i prestiti erogati nei 27 Paesi europei non superano le centomila unità. Possiamo definire il microcredito europeo come appena nato. L Italia si inserisce perfettamente nello standard, infatti i prestiti annui erogati oscillano fra i 10 e 50 milioni, quindi riconfermiamo la portata limitata. La Francia è il Paese europeo con il microcredito meglio organizzato e maggiormente diffuso grazie all istituzione Adie, che è riuscita ad ottenere finanziamenti statali. La loro forza peculiare non deriva da una molteplicità di realtà, bensì dall esistenza di un unico ente grandissimo. Se però vogliamo contestualizzare politicamente la situazione, ci accorgiamo che la dimensione ridotta del microcredito in zona euro è situata all interno di un fabbisogno - 3 -6 di carattere sociale rilevante. La nostra associazione Ritmi ha stimato che, per combattere l esclusione sociale e finanziaria, in Italia ci sarebbero bisogno di 50 miliardi di euro di prestiti all anno. A fronte di ciò le istituzioni di microfinanza hanno l obiettivo ambizioso di erogarne il 10%. In concreto i prestiti si aggirano attorno a quota 50 milioni di euro: un millesimo del fabbisogno stimato. Purtroppo, sebbene vi sia richiesta e anche la consapevolezza da parte nostra delle necessità delle persone, non siamo attrezzati a dare una risposta adeguata sia nel privato che nel pubblico. Un riferimento realistico è importante per approcciarsi e capire a che altezza stiamo volando. Prima di tutto cerchiamo di capire qual è il problema che dobbiamo risolvere. Per esempio l ottica della banca è dare un prestito ad una persona tutelandosi con garanzie reali: se va male c è una rete di protezione per la banca, che una volta si accontentava dell ipoteca sulla casa, mentre ora esige di vedere gli stipendi. Il nostro contesto è ben diverso, perché ci sentiamo di erogare alle persone un prestito sia di carattere economico sia di carattere sociale. L assenza di garanzie reali è l elemento che blocca le banche, mentre secondo noi non ha alcuna rilevanza. Nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi sottosviluppati questo problema è stato risolto sulla base della creazione di una garanzia solidale fra un gruppo di persone. Al contrario di quanto spesso si pensa, la Grameen Bank non è stata la prima istituzione di microcredito, sebbene ne sia l emblema grazie al premio Nobel vinto da Muhammad Yunus. Essa è un istituzione nata in Bangladesh nel 1976, è stata divulgata dal fondatore e molti credono che lui abbia inventato il microcredito. Il merito che invece attribuiamo a Yunus è la capacità di aver fatto della sua attività un messaggio a livello mondiale, in particolare sfruttando i buoni rapporti con gli Stati Uniti. La sua attività prende piede a partire dalle donne, cioè le persone più escluse nel contesto in cui si trovava. L ottica del suo approccio è dare aiuto alle persone escluse, non tramite l assistenza, bensì creando le condizioni affinché riescano ad autorealizzarsi. Secondo il metodo della Grameen Bank, il gruppo di persone che offre la garanzia solidale non deve superare le cinque unità (non so il motivo di questo numero specifico, forse influenzato dalla cabala). Queste persone sono tra loro coinvolte e formano un gruppo di solidarietà per affrontare un problema insieme. Il prestito viene erogato ad un solo elemento del gruppo, gli altri membri sono solidali: nel caso il beneficiario non fosse in grado di restituire il prestito, tutti gli altri sono ugualmente responsabili. Se il primo prestito elargito al gruppo viene restituito, si - 4 -7 aprono le porte per la concessione di altri. Si innesca un circolo virtuoso per cui se il gruppo funziona bene e non accumula insolvenze, la quantità di prestiti erogata può crescere di ammontare e di numero. Questo metodo risulta vincente nei villaggi, nei quali le persone si conoscono da quando sono nate. Per questo motivo, esso è difficilmente replicabile nella nostra realtà, soprattutto nelle città di grandi dimensioni non si instaurano relazioni durature e solide, quindi non si manifestano fenomeni di solidarietà. Il tessuto sociale di riferimento è importante perché crea una cointeressenza da parte dei soggetti che porta ad essere interessati. La risposta che è stata trovata a questo problema della carenza di conoscenza consiste nel dare prestito a persone che, pur non appartenendo a gruppi solidali, sono inserite in qualche associazione. È l associazione che fa da garante per la persona e per la bontà del suo progetto. Questa è chiamata garanzia ambientale: chi emette la lettera di garanzia non è finanziariamente responsabile, ma lo è moralmente. Fondazione Operti, che io presiedo, ragiona in un modo ancora più ambizioso. Per noi la persona ha valore di per sé, non in quanto inserita in un gruppo solidale o che fornisce garanzie morali. Il nostro unico punto di riferimento è la persona ed è l unica cosa che prendiamo in considerazione. Dall approfondimento dei contatti con la persona in questione può emergere che ha molte relazioni, ma non è un requisito. A nostro avviso la lettera che garantisce la moralità della persona è una forma di garanzia, quindi non è nostra intenzione perseguirla. La nostra idea è che la persona garantisce per se stessa, il progetto che garantisce per se stesso, a prescindere dalla vita passata e dal patrimonio. Questo è il modo in cui noi concretizziamo l accompagnamento. Veniamo ora all aspetto economico. È chiaro che l accompagnamento ha un costo, soprattutto in termini di ore di persone. Il nostro servizio si colloca in un centro di accoglienza, dove è possibile trovarci. Nel centro lavorano volontari e dipendenti che accolgono le persone, fanno loro un colloquio e le indirizzano alla linea operativa per la casa, alla formazione professionale disoccupati per il reinserimento, ai servizi specifici per i migranti, oppure allo sportello microcredito. Il nostro compito è seguire quest ultimo. Nella fase di orientamento emerge la motivazione della richiesta del prestito: spese per la famiglia o creazione di un impresa. In base a questo elemento vengono smistate le richieste8 Chi viene indirizzato al microcredito d impresa, sostiene un colloquio con due volontari specializzati (ex bancari o dirigenti industriali in pensione) molto competenti per dare un assistenza professionale e allo stesso tempo con una forte inclinazione etica. Da notare che sono persone che prima svolgevano un lavoro ponendo l attenzione sul capitale e adesso lo esercitano nell ottica di mettere al centro la persona. In seguito a questo colloquio può emergere che il progetto non sia sostenibile economicamente, in tal caso spesso si cerca di indirizzare la persona al microcredito per la famiglia. Se invece l iniziativa d impresa sembra solida, inizia una serie d incontri per valutare le dimensioni e le capacità dell azienda e per stilare un business plan. Alcune volte sorge la necessità di approfondire qualche aspetto tecnico, quindi vengono proposti corsi di formazione per colmare le eventuali lacune tecniche. Questo per noi è l accompagnamento: porre al centro la persona e tramutare in modo realistico la sua idea d impresa, se ha possibilità di essere concretizzata. Mediamente gli incontri sono quattro o cinque, al termine del percorso il comitato tecnico formato da alcuni dei nostri volontari specializzati emette il verdetto di fattibilità. Attualmente la legge bancaria ci impedisce, in quanto fondazione, di erogare prestiti, fino a quando non sarà implementata la nuova norma che estende anche alle Onlus questa possibilità. Quindi per arrivare alla concretizzazione del microcredito abbiamo stipulato una convenzione con una banca, che si impegna ad erogare il prestito a certe condizioni (migliori rispetto a quelle di mercato) se la persona arriva con il bollo di approvazione della nostra fondazione. Fatto salvo che il bollo della nostra fondazione non costituisce un obbligo di erogazione del prestito per la banca, quest ultima è poi a tutti gli effetti responsabile del finanziamento ed autonoma. Anche in questo caso si innesca un circolo virtuoso: se lavoriamo con diligenza, il rapporto tra la nostra fondazione e la banca è di fiducia, quindi quando la banca vede il nostro timbro di bontà non fa nessun problema. L accompagnamento non si limita alla fase iniziale, infatti anche chi è partito con un buon progetto può trovarsi ad affrontare delle difficoltà sorte in itinere. La procedura prevede che al primo ritardo nella restituzione della rata di ammortamento la banca ci avvisa, ma non interviene. Noi abbiamo così il tempo di capire cosa non va e se possiamo aiutare la persona. L accompagnamento continua anche dopo, perché ci siamo resi conto sul piano pratico che la persona accompagnata dall inizio alla fine diventa un creditore più affidabile. Interveniamo ogniqualvolta la banca ci segnala dei ritardi, ma anche senza solleciti bancari noi seguiamo la persona ogni due mesi circa9 Quello che vi ho appena descritto è il microcredito che viene erogato dalla nostra fondazione e che noi pensiamo sia la vera risposta alle esigenze delle persone finanziariamente escluse, in quanto fa della relazionalità il punto di riferimento del rapporto di credito. Credito vuol dire fiducia. Che fiducia può esserci tra persone che non si conoscono? Altrimenti si ricade nella trappola dei derivati: prestiti che arrivano da diverse parti del mondo da persone che non si sa chi siano. Invece la fiducia deriva dalla conoscenza, questo è il nostro leitmotiv. Adesso vi espongo l ambito nel quale svolgiamo la nostra attività. La Fondazione Operti inizia ad erogare microcredito nel 2004, quando la Compagnia di San Paolo di Torino, grande fondazione di origine bancaria che possiede il 10% del capitale di Intesa San Paolo (ne è la maggiore azionista), volle sperimentare il microcredito non solo a Torino, ma anche a Roma, Napoli e Genova. È proprio nel capoluogo piemontese che la loro sperimentazione si intreccia con il nostro progetto che stava prendendo piede come pastorale sociale sul microcredito. Questo è un caso positivo della vita. Inizia la collaborazione con l ottica dell accompagnamento, abbiamo sperimentato a partire dall idea senza fare troppi discorsi a tavolino. Siamo partiti dal desiderio di affrontare il problema del credito con l attenzione alla persona e via via abbiamo imparato come fare. Nel 2009 il Piemonte decide di costituire un fondo di garanzia per il microcredito per tutta la regione e chiede alle fondazioni bancarie di metterci un po di soldi, quindi si rivolge anche alla Compagnia di San Paolo, alla Fondazione CRT (Cassa di Risparmio di Torino). La prima accetta mentre la seconda non è interessata. La Compagnia di San Paolo ha già un progetto di questo tipo in cantiere e decide di sostenere il fondo mettendo la sua parte. La regione mette 4 milioni e la Compagnia ne mette uno, per un totale di 5 milioni di fondo di garanzia. La Compagnia teme la burocrazia della regione Piemonte e pone il vincolo che il microcredito venga erogato come da Fondazione Operti. Il microcredito poteva prendere tante strade e invece ha acquisito la nostra sfaccettatura peculiare. Loredana Aldegheri: La regione non ha agito emettendo un bando? Daniele Ciravegna: Non c è stato un bando. Nella deliberazione c è scritto che la regione vuole fare il microcredito in questo determinato modo ed ha individuato nella Fondazione Operti ed un interlocutore adatto per il perseguimento di un - 7 -10 accompagnamento attraverso la Onlus, perciò non enti con fini di lucro. L obiettivo principale era tagliare la strada a consulenti con scopo di profitto. La difficoltà che abbiamo dovuto affrontare è stata a livello dimensionale. Noi avevamo fin a quel momento una competenza ed una capacità operativa solo per il territorio della diocesi di Torino, quindi una parte di tutta la provincia (una parrocchia su quattro). Ora invece dovevamo coprire l intera regione. Abbiamo optato per una strategia rinnovata, lanciando l idea di creare una rete fra tutte le diocesi (16). In ogni diocesi è stato individuato un gruppo di Onlus, convenzionato con noi e sotto la nostra responsabilità, capace di ripetere il modello per tutta la regione con la nostra filosofia. Adesso siamo arrivati a 14, quindi copriamo quasi tutta la regione (resta scoperto il territorio ad est, più propenso verso Milano). Nella nostra area di competenza stretta, la diocesi di Torino, abbiamo implementato una serie di convenzioni con i comuni più lontani, i quali ci mettono a disposizione una sede per i nostri volontari. Quindi coloro che necessitano del servizio di microcredito non devono percorrere chilometri e chilometri per raggiungerci, ma si recano nel comune più vicino. Non è la persona che va dalla banca, ma la banca che va dalla persona. Tutto questo soggiace al principio dell inclusione. Loredana Aldegheri: Come avete arricchito la vostra formazione in seguito a questo passaggio da una territorialità limitata ad una decisamente più ampia? Daniele Ciravegna: Noi copriamo 14 diocesi con circa cento, centoventi persone volontarie. Non sono nostre dipendenti, ma sono convenzionate. I nostri collaboratori diretti sono 45. Noi ci occupiamo di fornire a tutti loro corsi di formazione. Come potete facilmente intuire, tutto questo ha un costo notevole. Ogni richiedente è seguito da due persone (una delle quali gli farà da tutor) con le quali avrà cinque incontri di un ora e poi la seguiranno per 3 o 5 anni. I volontari lavorano gratis, vengono rimborsate solo le spese documentate di viaggio. Invece coloro che coordinano il servizio percepiscono uno stipendio. La nostra colonna portante operativa ed economica sono i volontari. La Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ci forniscono un rimborso dell ordine di euro l anno, insufficiente per coprire lo stipendio di 2 persone. Per fare funzionare questa grande macchina, la Fondazione Operti ha nella linea - 8 -11 operativa 10 talenti due persone, Susanna ed Anna, che si occupano della formazione nelle varie sedi. Una parte del costo di queste due dipendenti richiediamo venga finanziato dalla regione Piemonte, in quanto questo lavoro viene effettuato grazie ai fondi della nostra fondazione a favore dell iniziativa regionale. Lo stesso metodo viene utilizzato anche per erogare il microcredito sociale. Gestiamo il Prestito della Speranza, di felice memoria della Cei, che in un primo tempo era stata assunto, a norma di programma dalla Caritas, la quale però ci ha passato la mano. Anche qui ci avvaliamo del lavoro di un gruppo di volontari. La problematica in questione è diversa, perché in questi casi si tratta di valutare se il nucleo familiare ha in sé le prospettive di superare il momento di difficoltà in quanto ha una proiezione di reddito futuro che gli permette il rimborso. Se questa possibilità non c è, si rivela inutile parlare di microcredito e diventa utile l indirizzamento alla Caritas, che ha funzione di assistenza senza la pretesa di mettere in piedi un meccanismo che si autoalimenta. Noi concediamo prestiti alle persone che pensiamo possano rimborsare. Possiamo sbagliare: il nostro tasso di insuccesso è basso, infatti solo il 15% dei fondi non viene restituito (le banche arrivano anche al 20%). Questo è il microcredito che abbiamo voluto costruire con grande forza di volontà. Il primo anno e mezzo non è stato molto buono. Il progetto era ancora in fase di sperimentazione ed evidentemente la valutazione dei progetti non era troppo rigorosa, quindi raramente andavano in porto. Adesso ci siamo attestati al 15% di non ritorno. Il fondo di garanzia si riduce. Il microcredito non è un fenomeno chiaramente codificato, perché ognuno lo intende a modo suo. In Italia il microcredito ha dei precedenti molto illustri, addirittura potremmo dire che nasce proprio in Italia. Esso è espressione della predicazione francescana del che poi ha portato alla creazione dei Monti di pietà a metà del 1400, periodo nel quale nasce il credito moderno. Nel 1800 nascono le Casse Rurali, che all inizio si occupavano di microcredito, poi si sono dedicate ad altre attività bancarie. Ai nostri giorni si sta assistendo alla terza nascita del microcredito, importandola nei Paesi in via di sviluppo. In questo momento diventa significativo riuscire a recuperare questa dimensione di credito basato sulla fiducia e sulla conoscenza piuttosto che il credito ancorato alle garanzie reali. Partecipante: Se non sbaglio, anche i Monti di pietà si basavano su garanzie12 Daniele Ciravegna: Si, in comune con il nostro microcredito hanno l attenzione alla persona, in comune con le banche hanno l utilizzo del pegno. Se andiamo ad osservare nel particolare, le garanzie che i Monti di pietà francescani richiedevano erano molto più basse di quelle richieste degli ebrei, erano dei pegni più simbolici che di sostanza. Possiamo definirlo un microcredito un po spurio, un punto di partenza. Partecipante: Il Monte di pietà aveva anche una funzione di selezione negativa: chi non riusciva a restituire al Monte, si vedeva rifiutato il prestito anche dalla banca. Partecipante: Da un punto di vista più pratico, quanti prestiti riusciti ad erogare in un anno? Daniele Ciravegna: Il servizio di microcredito con la regione Piemonte è partito formalmente nell ottobre del 2010, ma i prestiti effettivamente sono iniziati nel gennaio del Su 100 persone che si rivolgono a noi per ottenere un prestito d impresa, non più di 15 lo ottengono; gli altri si ritirano autonomamente o scompaiono. Coloro che arrivano sulla soglia della conclusione in quanto hanno un progetto effettivamente solido sono circa 50 su 100. In valori assoluti, in questo primo anno di vita si sono rivolte a noi circa 500 persone e ad 85 di loro abbiamo erogato il prestito. Non sono numeri eccezionali. Il prestito medio ha dimensioni di euro. Il lavoro che c è alle spalle è enorme e ce lo possiamo permettere perché ci costa poco, i costi d istruttoria non possiamo sostenerli a pagamento. La persona accompagnata è facilitata a creare rapporti riconosciuti come un bene, in altre parole una collettività in cui le relazioni sono forti è una comunità con un benessere maggiore rispetto ad una in cui le relazioni sono assenti. Siamo in presenza di ECONOMIE ESTERNE: io faccio attività buone le relazioni - sostenendo dei costi, a fronte di questi benefici per la collettività non ricevo nessun incasso perché l istruttoria è gratuita per il beneficiario. Ma se sostengo i costi e non ottengo benefici, la mia attività non può sopravvivere. La via d uscita è trovare un modo per internalizzare i benefici, far sì che l istituzione che li crea possa ricavare alcuni vantaggi per continuare a vivere e non per mera speculazione13 I modi individuati per internalizzare sono due. Il primo è già in atto: il lavoro gratuito svolto dai volontari. In questo caso l internalizzazione dei benefici consiste nell abbassamento dei costi. La società riconosce attraverso i volontari la bontà della mia attività e mi offre delle ore gratuite perché io possa lavorare bene. Oltretutto c è uno scambio intergenerazionale, in quanto i volontari generalmente hanno varcato la soglia dei 65 anni e i beneficiari sono in buona parte giovani, osserviamo gli anziani che permettono ai giovani di ottenere un prestito e li aiutano a sviluppare un idea di impresa. Possiamo fare un rapido calcolo: riferendoci unicamente ai 45 volontari della nostra fondazione, ognuno di loro lavora 8 ore circa alla settimana per 9 mesi all anno. Se dovessimo pagare un consulente esterno ci chiederebbe minimo 80 euro all ora. Il risparmio si aggira sui euro. La seconda modalità di internalizzazione dei benefici è l intervento del settore pubblico, il quale può costituire fondi o permettere esenzioni fiscali in quanto riconosce che l attività di microcredito è meritevole da un punto di vista del benessere sociale (quindi non si tratta di aumentare le spese, ma di razionalizzarle). È giusto soffermarsi un attimo sul tema del welfare italiano. Il problema non è che la Pubblica amministrazione spende troppo, bensì che non spende bene. Il welfare perseguito è di tipo passivo, aiuta senza tentare di cambiare lo stato delle cose (un esempio lampante è la cassa integrazione). Il welfare attivo invece aiuta cambiando, quindi chi riceve allo stesso tempo si qualifica e migliora la propria posizione. Il microcredito è uno dei modi più attivi attraverso il quale il welfare si può attuare. Il concetto di base riprende il motto francescano: fornire un aiuto affinché la persona possa vivere in modo autonomo, non affinché possa sopravvivere. La strada che abbiamo scelto di seguire per poter continuare a vivere come fondazione è l internalizzazione dei benefici, altrimenti avremmo dovuto applicare un tasso d interesse del 20 o del 30% sui prestiti. In Italia vi è inoltre una barriera ideologica da superare: le persone sono convinte che il microcredito si possa fare semplicemente con i fondi di garanzia, strumento peraltro che le banche stanno iniziando ad utilizzare, quando il vero problema consiste nel sostentamento dell attività, non tanto nel fondo o nella garanzia. L Ente nazionale per il microcredito ha una dotazione di un milione di euro all anno ma non è dato sapere in che modo vengano impiegati, noi continuiamo a sperare che14 prima o poi vengano spesi in modo più proficuo. Anche l Unione europea non è da meno, sebbene disponga di ampie risorse, non riesce a confluirle in progetti concreti. Loredana Aldegheri: Il nodo tecnico che reputo di grande interesse è che il microcredito relazionale per stare in piedi dovrebbe internalizzare i benefici che mette in campo per la società. Dire questo è completamente diverso che esibire il conto di euro annui sostenuti per svolgere l attività di microfinanza e chiedere che qualcuno lo paghi. Parlare d internalizzazione dei benefici presuppone di avere come obiettivo la rigenerazione, come soluzione allo svuotamento. Per autosostenerci dobbiamo trovare un alternativa agli interessi attivi che applicano le banche. Se il nostro intervento è riconosciuto come welfare attivo, allora probabilmente può attrarre risorse; se è letto solo imprenditorialmente, come l autofinanziamento di un servizio, non riusciamo ad autosostenerci perché non abbiamo un servizio da vendere. Daniele Ciravegna: Questo particolare problema non riguarda solo il microcredito, ma anche tutte le attività produttive che arrecano benefici a soggetti esterni e che non riescono a monetizzarli, quindi tutte le realtà che producono economie esterne. Anche il microcredito sociale possiamo considerarlo qualificante rispetto ad un erogazione fine a se stessa, in quanto il microcredito viene restituito e quindi messo a disposizione di altri che ne necessitano. Un meccanismo che si automantiene. Chiaramente nei vari passaggi qualcosa si perde, ma ogni passaggio comporta un attività in più e di conseguenza un arricchimento della società. Il microcredito può svolgere un ruolo importante nell economia di reciprocità. Partecipante: Nel medio periodo c è l intenzione di avere un riconoscimento nella funzione di sostituzione del non-profit alle attività statali. Quanto siete moltiplicatore di fondi? Avete a tal proposito dei dati, che sebbene siano crudi possano dimostrare le dimensioni del vostro operato. Daniele Ciravegna: Se il microcredito ambisse ad avere un riconoscimento come un soggetto utile per la vita economica e sociale, bisognerebbe avere la capacità di valutare i risultati, esattamente come un impresa. Lo scoglio da superare è dimostrare qual è il beneficio dell attività di microcredito nelle sue varie manifestazioni. Di sicuro riesce a creare occupazione, quindi apporta un beneficio fiscale (l occupazione paga le imposte) e riesce a fare risparmiare i costi di welfare passivo. Ci sono considerevoli ricadute positive sociali ma non abbiamo stime in termini economici; non basta dire Vedere altro
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 Art. 2
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 ART. 17
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