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Timestamp: 2020-08-03 23:49:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9053 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9053 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.07/04/2017), n. 9053
sul ricorso 22518-2012 proposto da:
C.T., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA NAZARIO SAURO 16, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA REHO,
rappresentata e difesa dall’avvocato MASSIMO PISTILLI, giusta delega
avverso la sentenza n. 4539/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 30/08/2012 R.G.N. 9875/2009.
che con sentenza in data 30.8.2012 la Corte di Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Viterbo, ha dichiarato l’illegittimità del termine apposto ai contratti a tempo determinato stipulati, in successione, tra C.T. (assistente tecnico, ATA) e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e, per l’effetto, ha condannato l’Amministrazione al risarcimento del danno pari a venti mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita.
che avverso tale sentenza il MIUR ha proposto ricorso affidato a due motivi, al quale ha opposto difese la C. con controricorso;
che sono state depositate memorie da entrambe le parti che hanno evidenziato l’immissione nei ruoli del MIUR della lavoratrice.
Che, con il primo motivo, il Ministero ricorrente ha denunciato violazione e falsa applicazione di plurime disposizioni di legge nonchè della direttiva 99/70/CE rilevando la specialità e la compatibilità del sistema italiano di reclutamento scolastico con la normativa comunitaria, con conseguente inapplicabilità della disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 368 citato nonchè insussistenza di abusi nella reiterazione di supplenze (sia annuali che temporanee) in considerazione della necessità di assicurare la continuità del servizio scolastico;
che con il secondo motivo, il Ministero ha denunciato violazione della L. n. 300 del 1970, art. 18 e L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5 considerata l’erroneità del ricorso alla disciplina dettata per i licenziamenti e la previsione di specifico regime risarcitorio per i casi di stipulazione illegittima di contratti a tempo determinato;
che ritiene il Collegio si debba accogliere il ricorso perchè, come recentemente statuito da questa Corte (ex multis, Cass. n. 27564/2016), l’immissione in ruolo, disposta in applicazione dei previgenti strumenti selettivi-concorsuali, rispetta i principi di equivalenza ed effettività poichè il soggetto leso dall’abusivo ricorso ai contratti a termine ha, comunque, ottenuto il medesimo “bene della vita” per il riconoscimento del quale ha agito in giudizio: ed in tal guisa l’abuso perpetrato e l’illecito commessi sono stati, rispettivamente, oggettivamente represso e tendenzialmente riparato.
che, infatti, nelle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, comma 1 realizzatesi dal 10.07.2001, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, debbono essere qualificate misure proporzionate, effettive, sufficientemente energiche ed idonee a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” sia la misura della stabilizzazione prevista nella citata L. n. 107 del 2015 (attraverso il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente, sia nel caso di concreta assegnazione del posto di ruolo sia in quello in cui vi sia certezza di fruire, in tempi certi e ravvicinati, di un accesso privilegiato al pubblico impiego) sia l’immissione in ruolo avvenuta tramite il pregresso sistema del c.d. doppio canale.
Che, pertanto, essendo pacifico che la lavoratrice è stata immessa nei ruoli del MIUR, così ottenendo il bene della vita per il quale ha agito in giudizio, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti stante l’assenza di ammissibile domanda risarcitoria coerente con il principio di cui al punto 123 di Cass. 22552/16, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, la domanda originaria va rigettata.
che le spese di lite vanno compensate integralmente, avuto riguardo alle modifiche del quadro normativo di riferimento ed alla questione della c.d. doppia pregiudiziale costituzionale e comunitaria, intervenute nel corso del giudizio.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda originaria. Spese compensate.

References: Sentenza 
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 art. 18
 art. 32
 Cass. 
 art. 4
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 Cass. 
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