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Timestamp: 2018-02-22 05:18:33+00:00

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Quando scatta il possesso per l'usucapione?
Lo sai che? Quando scatta il possesso per l’usucapione?
Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2015
> Lo sai che? Pubblicato il 5 febbraio 2015
Necessario un comportamento continuo, e non interrotto, rivolto in modo plateale a esercitare sulla cosa, per tutto il tempo previsto dalla legge, il tipico potere che spetterebbe al proprietario.
Cosa è necessario per far scattare l’usucapione? Innanzitutto il decorso del tempo: così, per esempio, per acquisire la proprietà di un immobile sono necessari 20 anni.
È necessario che, durante tale arco di tempo, l’interessato abbia avuto il “possesso” del bene. Ed è proprio su questo concetto che ruotano le principali controversie che poi sfociano in cause. Perché non si deve trattare di un possesso qualsiasi, secondo la nozione più “volgare” del termine (come potrebbe pensarsi che sia, per esempio, quello dell’inquilino all’interno dell’appartamento preso in affitto). No! Si deve trattare di “qualcosa in più”. E i chiarimenti arrivano da due ordinanze della Cassazione depositate ieri [1].
Secondo la Suprema Corte, per l’usucapione è necessario aver tenuto un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello tipico del proprietario, un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto. In pratica, ciò si manifesta con il compimento di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa (si pensi alla ristrutturazione di un appartamento, alla recinzione di un terreno, all’apposizione di una sbarra o di un lucchetto su uno spiazzo, allo spianamento di un campo e alla modifica della sua destinazione d’uso, ecc.).
Nello stesso tempo vi deve essere la più totale inerzia del titolare del diritto.
Detto in parole ancora più semplici, è necessario che il possessore si comporti come se fosse il proprietario e, nello stesso tempo, il proprietario come se, pur a conoscenza di tale circostanza, non gliene interessasse alcunché, senza perciò preoccuparsi di recuperare il proprio bene, per esempio con una azione giudiziaria.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 11 dicembre 2014 – 4 febbraio 2015, n. 2044
Presidente Bianchini – Relatore Correnti
La causa è stata rimessa alla camera di consiglio sulla scorta della seguente relazione:
5451/2014 C./C.
11 consigliere delegato osserva:
La corte di appello di Genova ha rigettato l’appello di Pietro C. rigettando la sua domanda di usucapione di cui alla legge 346/76 su opposizione del fratello Luigi.
L’odierno ricorso si articola in due motivi: 1) omesso esame di punto decisivo: 2) violazione degli artt. 1144 cc, 228 epc, 2733 ce ma le censura sono infondate. Per la configurabilità de’possesso “ad usucapionem”, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge. un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno “ius in re aliena” ( “ex plurimis” Cass. 9 agosto 2001 n.11000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).
Nè è denunciabile, in sede di legittimità, l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alla validità degli eventi dedotti dalla parte, al fine di accertare se. nella concreta fattispecie, ricorrano o meno gli estremi di un possesso legittimo. idoneo a condurre all’usucapione (Cass. 1 agosto 1980 n. 4903, Cass. 5 ottobre 1978 n. 4454), ove, come nel caso, sia congruamente logica e giuridicamente corretta.
Il ricorso tenta una rilettura delle emergenze processuali senza intaccare la ratio decidendi della decisione impugnata, tanto più che nel rapporto tra fratelli la prova deve essere più rigorosa.
11 Collegio condivide e fa propria la relazione richiamando la giurisprudenza sulla presunzione di tolleranza tra persone legate da vincoli di parentela, sulla quale in generale cfr. Cass. 8.5.2013 n. 10894, Cass. 1.8.2008 n. 21016, Cass. 20.2.2008 n. 4327, Cass. 20.9.2007 n. 19478.
[1] Cass. ord. nn. 2044/15 e 2043/15 del 4.02.2015.
Ada Miele ha detto:
06/02/2015 alle 09:05
Mio marito ha residenza a casa della convivente noi due siamo solo separati in caso di morte di mio marito posso vantare usucapione per lui?

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