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Timestamp: 2020-08-07 10:39:50+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12678 del 20/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12678 del 20/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 20/06/2016, (ud. 16/03/2016, dep. 20/06/2016), n.12678
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO-DIPARTIMENTO DELLE COMUNICAZIONI,
C.F. (OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore,
F.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato GAETANINO
LONGOBARDI, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;
MINISTERO DETTO SVILUPPO ECONOMICO-DIPARTIMENTO DELLE COMUNICAZIONI
avverso la sentenza n. 5022/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 24/02/2010 r.g.n. 5980/2006;
16/03/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;
quanto di ragione ricorso principale, rigetto del ricorso
6. La Corte territoriale ha ritenuto che l’entità del danno risarcibile andava commisurato al 25% della retribuzione percepita nel periodo di completa inattività.
8. La fondatezza della domanda relativa alla negativa valutazione del F., in relazione all’attività svolta nell’anno 2002, è stata affermata perchè era stato provato: che questi aveva risposto tempestivamente alla richiesta del Direttore dell’ISCTI di redigere un progetto di riorganizzazione di un Ufficio Studio e Ricerca fondato sul Telelavoro; che, a fronte dell’obiettivo, fissato da quest’ultimo, in data 16.7.2002, di realizzazione del 50%, il F. aveva, via via, comunicato il raggiungimento delle percentuali del compito affidatogli (dapprima del 30%, poi del 40% e da ultimo del 55%), superiore al targhet assegnato; che il giudizio era, comunque, inficiato dalla tardiva assegnazione dell’obiettivo e dalla impropria ponderazione dei risultati sul 100% dell’obiettivo assegnato, anzichè sul 50% indicato ex ante come obiettivo minimo da realizzare; che la valutazione negativa non trovava alcuna giustificazione della corrispondenza allegata dal Ministero, risalendo questa ad epoca precedente l’anno di riferimento (2002).
10. Avverso detta sentenza il Ministero dello Sviluppo Economico-
Dipartimento delle Comunicazioni (già Ministero delle Comunicazioni) ha proposto ricorso affidato a tre motivi.
12. Il F. ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
13. I motivi del ricorso principale 14. Con il primo motivo il Ministero denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 19, del D.P.R. n. 150 del 1999, art. 5 e dell’art. 13 del CCNL. 15. Sostiene che la Corte territoriale avrebbe disatteso i principi in tema conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito del pubblico impiego, affermati da questa Corte nelle sentenze 27889/2009 e 18857/2010.
28. Deduce l’incongruità del parametro del 25% della retribuzione percepita durante il periodo di inattività perchè nella vicenda dedotta in giudizio erano configurabili elementi di mobbing e sostiene che avrebbe dovuto farsi ricorso al parametro retributivo senza l’applicazione di alcuna percentuale di decurtazione.
36. Questa Corte ha ripetutamente affermato che anche agli atti di conferimento di incarichi dirigenziali va riconosciuta la natura di determinazioni negoziali, assunte dall’amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, e, inoltre, che le norme contenute nel D.Lgs n. 165 del 2001, art. 19 (che ha sostanzialmente riprodotto il testo del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 19) obbligano l’amministrazione datrice di lavoro al rispetto dei criteri di massima in esse indicati, anche per il tramite delle clausole generali di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’art. 97 Cost.. (Cass. SSUU, nn. 21671/2013; 10370/1998; Cass., nn. 7495/2015, 13867/2014; 21700/2013;
18836/2013; 21088/2010; 18857/2010; 20979/2009; 5025/2009;
28274/2008; 9814/2008; 4275/2007; 14624/2007; 23760/2004, 20979/2009).
38. Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, gli artt. 1175 e 1375 c.c., applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento, di cui all’art. 97 Cost., obbligano la P.A. a valutazioni anche comparative, all’adozione di adeguate forme di partecipazione ai processi decisionali e ad esternare le ragioni giustificatrici delle scelte, sicchè, ove l’amministrazione non abbia fornito nessun elemento circa i criteri e le motivazioni seguiti nella scelta dei dirigenti ritenuti maggiormente idonei agli incarichi da conferire, è configurabile inadempimento contrattuale, suscettibile di produrre danno risarcibile (Cass. 7495/2015, 21700/2013, 9814/ 2008, 21088/2010).
40. Le suddette posizioni soggettive di interesse legittimo di diritto privato sono state ritenute, pertanto, suscettibili di tutela giurisdizionale anche in forma risarcitoria, a condizione che l’interessato alleghi e provi la lesione dell’interesse legittimo suddetto nonchè il danno subito, in dipendenza dell’inadempimento di obblighi gravanti sull’amministrazione (Cass.21700/2013, 4275/2007).
41. Pur non essendo configurabile, nella nuova disciplina della dirigenza pubblica, un diritto soggettivo a conservare, ovvero ad ottenere, un determinato incarico di funzione dirigenziale, è stato affermato che, tuttavia, in sede giudiziale va controllato che il mancato rinnovo, o il mancato conferimento, dell’incarico stesso sia avvenuto nel rispetto delle garanzie procedimentali previste, nonchè con l’osservanza delle regole di correttezza e buona fede (Cass. 7495/2015, 21700/2013, 5025/2009).
47. Previsione di contenuto analogo è contenuta nell’art. 13 del CCNL normativo 1998 2001 del personale dirigente comparto Ministeri, il quale dispone che tutti i dirigenti hanno diritto ad un incarico, che le Amministrazioni sono tenute, qualora non intendano confermare l’incarico precedentemente ricoperto, e manchi una valutazione negativa, ad assicurare un incarico almeno equivalente (tale quello al quale corrisponda una retribuzione complessiva di pari fascia ovvero una retribuzione di posizione il cui importo non sia inferiore al 10%, rispetto a quello precedentemente attribuito).
49. La ricostruzione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 19, e delle fonti regolamentari secondarie, in termini di esclusione della assoluta discrezionalità della P.A. nell’affidare o non affidare incarichi dirigenziali (in prima battuta ovvero una volta che siano venuti a scadenza), trova fondamento, in primo luogo, nel dovere della P.A., che nella qualità di datore di lavoro agisce con le capacità e i poteri del privato datore di lavoro, di rispettare la persona del lavoratore dipendente pubblico, che la Repubblica italiana tutela, al pari di ogni lavoratore, nella sua dimensione lavorativa (art. 2 Cost.).
50. Il lavoro è, infatti, considerato valore fondativo della Repubblica (art. 1 Cost.), nonchè status attraverso il quale si realizza la partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 Cost., comma 2).
51. La Costituzione riconosce nel lavoro un “diritto”, che impegna la Repubblica a promuovere le condizioni di effettività di siffatto diritto, (art. 4 Cost., comma 1), e al contempo, ne tutela la formazione e l’elevazione professionale, per tal via anche garantendo a ciascun cittadino di concorrere al progresso materiale e spirituale della società secondo le proprie possibilità (art. 4 Cost., comma 2).
53. Essa, infatti, deve essere finalizzata all’attuazione dell’art. 97 della Costituzione, oggetto di espresso richiamo e specificazione nel D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 1.
58. Va ricordato che la Corte Costituzionale ha più volte richiamato, a fini interpretativi, le disposizioni della Carta di Nizza in questioni non “di diritto Europeo” ai sensi dell’art. 51 della Carta stessa, da ultimo nella sentenza n. 178 del 2015(ex multis Cass. 2219/2016).
65. In tema di presunzioni, qualora il giudice di merito sussuma sotto i tre caratteri individuatori della presunzione (gravità, precisione e concordanza) fatti concreti che siano ritenuti non rispondenti a quei requisiti, il relativo ragionamento è censurabile in base all’art. 360 c.p.c., n. 3, (e non già alla stregua del n. 5 dello stesso art. 360), competendo alla Corte di cassazione, nell’esercizio della funzione di nomofilachia, controllare se la norma dell’art. 2729 c.c., oltre ad essere applicata esattamente a livello di proclamazione astratta, lo sia stata anche sotto il profilo dell’applicazione a fattispecie concrete che effettivamente risultino ascrivibili alla fattispecie astratta (ex multis Cass. 17535/2008).
66. Questa Corte ha ripetutamente affermato che in “tema di prova per presunzioni”, è compito del giudice del merito valutare in concreto l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, non solo analiticamente ma anche nella loro convergenza globale, accertandone la pregnanza conclusiva e che il suo apprezzamento non è sindacabile in sede di legittimità se sostenuto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico (Cass., 3281/2012, 24134/2009, 12980/2002.
78. La Corte territoriale ha bene spiegato, con argomentazioni puntuali, esaustive e lineari, prive dei vizi di incoerenza addebitati nel ricorso, anche nei termini ribaditi nella memoria ex art. 378 c.p.c., che le circostanze di fatto allegate dal F., non consentivano di desumere, anche attraverso il ricorso al ragionamento presuntivo, l’avvenuto depauperamento del suo patrimonio di conoscenze di abilità e di esperienze ovvero la mortificazione delle aspettative di progressione in carriera.
2. E’ giuridicamente infondata la tesi secondo cui dal solo mero decorso del tempo di forzata inattività possa desumersi la sussistenza del danno alla professionalità, in quanto secondo il consolidato orientamento di questa Corte il danno alla professionalità deve essere oggetto di specifiche allegazioni da parte del lavoratore (Cass. SSUU 6572/2006,29832/2008, 19785/2010).
83. Il potere del giudice di procedere, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ., a liquidazione equitativa del danno, inevitabilmente caratterizzata da un certo grado di approssimazione, avendo ad oggetto un apprezzamento di fatto, è suscettibile di rilievi in sede di legittimità, sotto il profilo del vizio della motivazione, solo se difetti totalmente la giustificazione che quella statuizione sorregge, o macroscopicamente si discosti dai dati di comune esperienza, o sia radicalmente contraddittoria (Cass.12253/2015, 9138/2011, 2352/2010, 10864/2009, 5333/2003, 10268/2002, 18599/2001, 104/1999).
84. Questa Corte ha affermato, con numerose pronunzie, non privo di concretezza il ricorso in via parametrica alla retribuzione per la determinazione in termini quantitativi del danno da impoverimento professionale, in fattispecie in cui veniva in rilievo l’annientamento delle prestazioni proprie della qualifica (Cass. 12253/2015, 7967/2002,9228/2001,835/2001).
85. Detto parametro è stato correttamente utilizzato nella fattispecie dedotta in giudizio, nella quale, pur non venendo in rilievo la violazione dell’art. 2103 c.c. (D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 19, comma 1), si pone questione di risarcimento del danno non patrimoniale alla professionalità conseguente alla inattività nella quale il F. è stato costretto dalla illegittima condotta delle Amministrazioni.
87. La sentenza impugnata non merita, dunque, le censure deducibili in questa sede – sotto il profilo del vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5), nel senso precisato -, nella parte in cui ha liquidato il danno in via equitativa, prendendo a riferimento la retribuzione mensile percepita dal F. e spiegando le ragioni per le quali è stato apportato il correttivo della percentuale del 25%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 19
 art. 5
 art. 19
 art. 19
 art. 19
 art. 1
 sentenza 
 Cass. 
 art. 360
 Cass. 
 art. 378
 art. 19
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