Source: http://www.studiocarugnoecimarelli.it/news/category/circolazione-stradale
Timestamp: 2019-12-08 10:29:48+00:00

Document:
Category: Circolazione Stradale - Studio Legale Associato Carugno & Cimarelli
Quando la colpa e' del pedone.
La Cassazione, con la sentenza n. 25027/2019 rigetta il ricorso degli eredi, quali parti civili, di un pedone deceduto perchè investito mentre attraversava la strada. Corretto per gli Ermellini il percorso logico giuridico e le motivazioni della Corte D'Appello che nella sentenza, con la quale aveva respinto i ricorso degli eredi, ha fatto corretta applicazione del seguente principio giuridico: "in materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest'ultimo, alcuna possibilità di prevenire l'evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l'automobilista si sia trovato nell'oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti; in particolare si è osservato che "la prova liberatoria di cui all'art. 2054 cod. civ., nel caso di danni prodotti a persone o cose dalla circolazione di un veicolo, non deve essere necessariamente data in modo diretto, cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del CdS , ma può risultare anche dall'accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell'evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche idonea manovra di emergenza. Pertanto il pedone, il quale attraversi la strada di corsa sia pure sulle apposite strisce pedonali immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo, ove il conducente, sul quale grava la presunzione di responsabilità di cui alla prima parte dell'art. 2054 cod. civ., dimostri che l'improvvisa ed imprevedibile comparsa del pedone sulla propria traiettoria di marcia ha reso inevitabile l'evento dannoso, tenuto conto della breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare un'idonea manovra di emergenza" (Cass. 14064/2010); v. anche Cass. 4551/2017."
(Cit. ww.studiocataldi.it )
CASSAZIONE. COLPO DI FRUSTA ANCHE SENZA RADIOGRAFIA.
Cassazione. Senza radiografie il colpo di frusta.
In una sentenza recentemente depositata (la 18773 del 2016) la III Sezione Civile ha affermato che l'accertamento del colpo di frusta non deve essere per forza effettuato a mezzo di analisi srumentali essendo sufficiente l'aprezzamento anche oggettivo del medico legale.
La decisione della Suprema Corte reinterpreta gli articoli 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni a patto che, ovviamente, si tratti lesioni temporanee e con postumi micropermanenti.
Sulla scorta di tale principio è stata cassata la decisione dei giudici di merito i quali avevano "escluso la risarcibilita' del danno biologico temporaneo (quale unica pretesa azionata dall'attrice) nonostante che detto referto medico avesse diagnosticato "contusioni alla spalla, al torace e alla regione cervicale guaribili in 7 giorni", le quali lesioni, dunque, non potevano essere ritenute, di per se', "affezioni asintomatiche di modesta intensita' non suscettibili di apprezzamento obiettivo clinico" alla stregua del Decreto Legge n. 1 del 2012, articolo 32, comma 3 quater."
Di sotto il link per scaricare la sentenza nel testo integrale.
Incidenti stradali. La Cassazione introduce il danno "tanatologico".
La Cassazione, con una interessante ordinanza, ritiene che vada ribaltato il corrente orientamento che esclude il risarcimento del danno agli eredi allorquando, negli incidenti stradale, la morte di una persona e' immediata o quasi immediata.
Viene quindi riconosciuto il danno cosidetto "Tanatologico" ovvero il danno derivante da quelle sofferenze che la vittima patisce in fase di agonia e che, secondo quest'ultimo provvedimento, sono suscettibili di risarcimemto alla stregua di un danno biologico.
Di qui quindi la richiesta al Presidente della Cassazione di interessarne le Sezioni Unite per una nuova univoca interpretazione giurisprudenziale.
Segue il testo della ordinanza.
- che M.F. , M. e G. , con A.A. , nel convenire in giudizio dinanzi al tribunale di Cuneo D.L. e la compagnia assicurativa Unipol, avevano chiesto il risarcimento del danno conseguente alla morte del proprio congiunto, M.A. , deceduto a seguito di un incidente stradale;
- che il decesso (avvenuto a distanza di tre ore) doveva ritenersi pressoché contemporaneo alla collisione dei veicoli condotti, rispettivamente, dal M. e dal D. ;
- che l'adito tribunale, ascritta la responsabilità del sinistro ad entrambi i conducenti (nella misura del 30% al M. e del 70% al D. ), aveva, tra l'altro, negato il risarcimento per la voce di danno biologico c.d. iure haereditario;
- che la Corte di appello di Torino, investita dell'impugnazione degli attori in prime cure, aveva confermato in parte qua la sentenza, uniformandosi al principio di diritto, più volte affermato da questo giudice di legittimità, secondo il quale non è risarcibile a titolo ereditario il danno biologico in caso di morte sopraggiunta nell'immediatezza come conseguenza del fatto illecito;
- che, con il quinto motivo dell'odierno ricorso, gli eredi M. chiedono a questa Corte la cassazione del capo di sentenza che ha rigettato la domanda di risarcimento di tale voce di danno.
1. Il quinto motivo del ricorso - che lamenta violazione e/o falsa e in ogni caso erronea applicazione del combinato disposto di cui agli artt. 2043 c.c. e 32 della Costituzione - si conclude con il seguente quesito di diritto: dica la Corte se sia legittimo o non negare il risarcimento del danno biologico richiesto iure haereditario dagli stretti congiunti della vittima allorquando la vittima stessa sia immediatamente deceduta a seguito delle gravi lesioni riportate in un incidente stradale.
3.2. Il principio, come è noto, era stato espressamente posto a fondamento della decisione n. 372 del 1994 della Corte Costituzionale, che aveva escluso profili di illegittimità costituzionale dell'art. 2043 codice civile, in relazione al c.d. "danno biologico da morte", in dipendenza del "limite strutturale della responsabilità civile, nella quale sia l'oggetto del risarcimento che la liquidazione del danno devono riferirsi non alla lesione per se stessa, ma alle conseguenti perdite a carico della persona offesa".
4. La giurisprudenza di questa sezione si è poi spinta, in tempi più recenti, ad affermare la trasmissibilità agli eredi del diritto al risarcimento del danno non patrimoniale consistito nella sofferenza morale provata tra l'infortunio e la morte solo se, in tale periodo di tempo, la persona sia rimasta lucida e cosciente;
5. La questione venne esaminata funditus nella decisione n. 26972 del 2008, con la quale le Sezioni unite, chiamate a dare risposta a un coacervo di quesiti - posti dall'ordinanza di rimessione n. 4712 del 2008 - inerenti alla complessa materia della liquidazione del danno non patrimoniale, ebbero modo di affermare che la costante giurisprudenza di legittimità, da una parte, nega, nel caso di morte immediata o intervenuta a breve distanza dall'evento lesivo, il risarcimento del danno biologico per le perdita della vita (sent. n. 1704/1997, n. 491/1999, n. 13336/1999, n. 887/2002, n. 517/2006), e d'altra parte lo ammette per la perdita della salute solo se il soggetto sia rimasto in vita per un tempo apprezzabile (sent. n. 6404/1998, n. 9620/2003, n. 4754/2004, n. 15404/2004), ed a questo lo commisura, osservando poi come venga in considerazione il tema della risarcibilità della sofferenza psichica, di massima intensità anche se di durata contenuta, nel caso di morte che segua le lesioni dopo breve tempo: sofferenza che, non essendo suscettibile di degenerare in danno biologico, in ragione del limitato intervallo di tempo tra lesioni e morte, non può che essere risarcita come danno morale, nella sua nuova più ampia accezione, e concludendo che, d'altra parte, non può in questa sede essere rimeditato il richiamato indirizzo giurisprudenziale, non essendosi manifestato in questa Corte un argomentato dissenso;
6. Sul tema del danno da morte immediata (il tema, cioè, in relazione al quale le sezioni unite avevano escluso la possibilità di rimeditare il costante indirizzo giurisprudenziale della Corte in assenza di un argomentato dissenso), una recente sentenza di questa sezione (la n. 19133/2011) ha affermato il principio che quando all'estrema gravità delle lesioni segua, dopo un intervallo di tempo brevissimo [....], la morte, non può essere risarcito il danno biologico "terminale" connesso alla perdita della vita come massima espressione del bene salute, ma esclusivamente il danno morale, dal primo ontologicamente distinto, fondato sull'intensa sofferenza d'animo conseguente alla consapevolezza delle condizioni cliniche seguito al sinistro;
7. Con ampia e articolata motivazione, la pronuncia n. 1361/2014, dopo un lungo excursus sul panorama dottrinario e sui dieta di parte della giurisprudenza di merito, è pervenuta, dunque, ad una diversa conclusione, sulla premessa secondo la quale "la perdita della vita non può lasciarsi, invero, priva di tutela (anche) civilistica", poiché "il diritto alla vita è altro e diverso dal diritto alla salute", così che la sua risarcibilità "costituisce realtà ontologica ed imprescindibile eccezione al principio della risarcibilità dei soli danni conseguenza";
8. Tale decisione, facendo proprie talune indicazioni provenienti da quella parte della dottrina che, a vario titolo e con disparate argomentazioni, ritiene risarcibile il danno c.d. tanatologico, ha così inteso superare il criterio della individuazione di un adeguato periodo di lucidità e di coscienza nella vittima del sinistro ai fini dell'acquisizione al suo patrimonio di un diritto trasmissibile iure successionis;
4. Il contrasto di giurisprudenza così generatosi, e la concorrente particolare importanza della questione induce, pertanto, il collegio a rimettere gli atti del procedimento al Primo Presidente perché valuti l'esigenza di investire le Sezioni unite di questa Corte, al fine di definire e precisare per imprescindibili ragioni di certezza del diritto il quadro della risarcibilità del danno non patrimoniale già delineato nel 2008, alla stregua degli ulteriori contributi di riflessione, tra loro discordanti, offerti dalla sezione semplice sul tema del diritto della risarcibilità iure haereditario del danno da morte immediata.
Rimette gli atti al Primo Presidente perché valuti l'opportunità di assegnare il ricorso alle Sezioni Unite.
Sosta oltre l'orario pagato ? Niente multa ma solo pagamento della differenza.
Nessuna multa per chi prolunga la sosta dell'auto sulle strisce blu oltre l'orario per il quale ha regolarmente pagato. E' quanto precisa il ministero dei trasporti e infrastrutture attraverso la risposta a una interrogazione parlamentare da parte del sottosegretario Umberto Del Basso De Caro facendo chiarezza sui dubbi interpretativi sollevati da molti Comuni e su una presunta, ma inesistente, divergenza tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministero dell'Interno. ''Il ministero dei Trasporti ha ripetutamente espresso nel tempo il parere che, nel caso di sosta illimitata tariffata, il pagamento in misura insufficiente non costituisca violazione di una norma di comportamento, ma configuri unicamente una ''inadempienza contrattuale''. Pertanto, nei casi di pagamenti in misura insufficiente, l'inadempienza implica il saldo della tariffa non corrisposta. Niente multa, insomma, perche' ''in materia di sosta, gli unici obblighi previsti dal Codice sono quelli indicati dall'articolo 157, comma 6, e precisamente l'obbligo di segnalare in modo chiaramente visibile l'orario di inizio della sosta, qualora questa sia permessa per un tempo limitato, e l'obbligo di mettere in funzione il dispositivo di controllo della durata della sosta, ove questo esista; la violazione di tali obblighi comporta la sanzione prevista dal medesimo﻿ ﻿articolo 157, comma 8﻿﻿, del Codice medesimo''.
Ma, obiettano alcuni Comuni, un parere del ministero dell'Interno del 2003 dice il contrario. Risponde il Ministero dei Trasporti: ''Non risulta alcuna situazione di conflitto interpretativo con il ministero dell'Interno: quest'ultimo, infatti, in seguito a un riesame della propria posizione espressa nel 2003, ha successivamente (nel 2007) condiviso la disamina della tematica svolta dal Mit ed emesso (nel 2010) una serie di pareri in tal senso'', pareri condivisi dal Servizio della Polizia Stradale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Come recuperare i mancati pagamenti? Le amministrazioni locali possono affidare al gestore del servizio le azioni necessarie al recupero delle evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti, ivi compresi il rimborso delle spese e le penali, da stabilire con apposito regolamento comunale, secondo le indicazioni e le limitazioni fornite dal Codice Civile e dal Codice di clic qui per effettuare modifiche.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 articolo 32
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza