Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2015-0133_IT.html
Timestamp: 2020-02-22 20:58:53+00:00

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sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali
(COM(2013)0821 – C8‑0427/2013 – 2013/0407(COD))
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0821),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 82, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0427/2013),
– visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione giuridica (A8-0133/2015),
(-1) A norma dell'articolo 82, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), "la cooperazione giudiziaria in materia penale nell'Unione è fondata sul principio di riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie", e il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia penale presuppone la reciproca fiducia fra gli Stati membri nei rispettivi sistemi di giustizia penale.
(-1 bis) L'articolo 11, paragrafo 1, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948 stabilisce che "ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa". L'articolo 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) stabilisce che "ogni individuo accusato di un reato ha il diritto di essere presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente" e "ad essere presente al processo ed a difendersi personalmente o mediante un difensore di sua scelta". L'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) tutela il diritto a un giusto processo, il che implica che ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata e ha il diritto di difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta. Gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la Carta) stabilisce che ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata e che il rispetto dei diritti della difesa è garantito a ogni imputato.
(1) La presente direttiva intende rafforzare il diritto a un equo processo nei procedimenti penali, stabilendo norme minime relative ad alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo, nonché garantire che l'indagato o imputato in procedimenti penali negli Stati membri possa godere, nell'intera Unione, di un livello comune ed elevato di tutela nel pieno rispetto delle garanzie procedurali, fatte salve le norme di protezione più elevate eventualmente in uso in un determinato Stato membro.
(2) Stabilendo norme minime sulla protezione dei diritti procedurali di indagati o imputati, la presente direttiva dovrebbe rafforzare la fiducia di ogni Stato membro nei sistemi di giustizia penale degli altri Stati membri, e può quindi contribuire a facilitare il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia penale.
Sebbene la direttiva in esame possa avere un impatto indiretto sulla libera circolazione delle persone, non vi è alcun elemento della proposta che miri specificamente a tale obiettivo.
(2 bis) Sebbene gli Stati membri siano firmatari della CEDU e dell’ICCPR, l’esperienza ha dimostrato che questa circostanza in sé non sempre assicura che ciascuno di essi abbia un grado sufficiente di fiducia nei sistemi di giustizia penale degli altri Stati membri.
(6) È opportuno che la presente direttiva si applichi ai procedimenti penali così come a procedimenti analoghi di natura penale che conducono a sanzioni comparabili di tipo punitivo e dissuasivo, come la privazione della libertà personale, a prescindere dalla qualificazione penale del procedimento. Alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo, le garanzie di un processo equo si applicano quando il procedimento rientra nell'"ambito penale" quale definito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Pertanto, per stabilire se un procedimento rientri nell'ambito penale non sempre è sufficiente tenere conto soltanto della sua qualifica formale nel diritto nazionale, ma occorre considerare anche la natura dell'illecito e il grado di severità della sanzione in cui l'interessato rischia di incorrere. Le garanzie previste dalla presente direttiva dovrebbero quindi applicarsi a tutti i procedimenti di natura penale che potrebbero comportare misure restrittive, tra cui la privazione della libertà, inflitte a titolo punitivo, ad eccezione di quelle che per natura, durata o modalità di esecuzione non possono arrecare considerevole pregiudizio, nonché ai procedimenti che potrebbero dar luogo a menzioni nel casellario giudiziale.
(7) È auspicabile che, al fine di garantire il diritto a un processo equo, nel rispetto del principio del contraddittorio e dell'equilibrio fra i diritti delle parti, la presente direttiva faciliti l'applicazione pratica del diritto alla presunzione di innocenza e di tutti gli aspetti ad esso connessi, nonché del diritto di presenziare al proprio processo.
(8) È opportuno che la presente direttiva si applichi alle persone fisiche e, ove del caso, alle persone giuridiche indagate o imputate per un reato e che ciò avvenga in ogni fase del procedimento, dal momento in cui dette persone sono sospettate o accusate di avere commesso un reato fino alla conclusione del procedimento, ossia fino alla decisione definitiva che stabilisce se l'indagato o imputato ha commesso il reato.
(8 bis) L'ordinamento giuridico di numerosi Stati membri contempla già la nozione di responsabilità penale delle persone giuridiche. La presente direttiva dovrebbe applicarsi in tali casi, ma non richiede l'introduzione della responsabilità penale delle persone giuridiche negli Stati membri che non prevedono questa nozione.
(11) Se una persona diversa da un indagato o imputato, ad esempio un testimone, diventa indagata o imputata, è opportuno tutelarne il diritto alla presunzione di innocenza e il diritto a non incriminarsi e detta persona dovrebbe avere il diritto di rimanere in silenzio, come confermato dalla giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell'uomo. La presente direttiva fa pertanto espresso riferimento al caso pratico in cui tale persona diventi un indagato o imputato durante un interrogatorio condotto dalla polizia o da un’altra autorità di contrasto nell’ambito di un procedimento penale.
(11 bis) La presente direttiva dovrebbe applicarsi anche ai procedimenti avviati dalla Procura europea di cui all'articolo 86, paragrafo 1, TFUE.
(12 bis) Il diritto a un ricorso effettivo potrebbe includere, ad esempio, l'imposizione di sanzioni, il diritto a un nuovo processo o misure di compensazione.
(13) La presunzione di innocenza è violata se, in mancanza di una prova legale antecedente della colpevolezza, le autorità giudiziarie o altre autorità pubbliche presentano, in una decisione giudiziaria o una dichiarazione pubblica, l'indagato o imputato come se la sua colpevolezza fosse già stata dimostrata con certezza.
(13 bis) Ai fini della presente direttiva, per "dichiarazione pubblica" si dovrebbe intendere qualsiasi dichiarazione ufficiale, ufficiosa o informale o atto di altri tipo da parte di un'autorità giudiziaria o pubblica che contenga informazioni relative a procedimenti penali in corso e che riguardi un reato. Ciò include le dichiarazioni in merito ai successivi procedimenti correlati, conclusisi con un'assoluzione definitiva della persona imputata o indagata, e dichiarazioni in tribunale durante il periodo predibattimentale.
(13 ter) Ai fini della presente direttiva, per "autorità pubbliche" si dovrebbero intendere le persone che ricoprono una carica pubblica, sia essa giudiziaria, amministrativa o politica, e qualsiasi dipendente o funzionario delle autorità pubbliche.
(13 quater) Fatta salva la libertà di stampa e il diritto all'informazione, la presunzione di innocenza potrebbe altresì essere violata ogniqualvolta gli organi di stampa facciano riferimento all'indagato o imputato come se fosse già stato condannato. È opportuno che gli Stati membri adottino misure intese a vietare alle autorità pubbliche di divulgare ai media informazioni concernenti procedimenti penali in corso che potrebbero andare contro il principio di presunzione di innocenza, ivi inclusi i colloqui e le comunicazioni pubblicate attraverso o in concomitanza con i mezzi di comunicazione nonché le fughe di informazioni alla stampa che possano creare pregiudizio o preconcetti contro l'indagato o imputato prima della condanna definitiva in tribunale. Gli Stati membri dovrebbero inoltre adottare le misure necessarie che tutelino da dichiarazioni pubbliche di colpevolezza prima della condanna e dovrebbero promuovere l'adozione di codici deontologici in cooperazione con i mezzi di comunicazione. Gli Stati membri dovrebbero inoltre condurre indagini indipendenti in merito a qualsiasi divulgazione al pubblico di notizie connesse a procedimenti penali.
(13 quinquies) Al fine di tutelare adeguatamente l'imputato o indagato da pronunce pubbliche di colpevolezza prima della condanna definitiva, gli Stati membri dovrebbero garantire che la comparsa o la presentazione dell'imputato o indagato nell'aula di un tribunale prima e durante il processo sia appropriata, poiché la presentazione nei mezzi di comunicazione di imputati o indagati in gabbie di vetro, separate da paratie o in manette, ferri alle gambe o uniformi carcerarie tende a creare un'impressione di colpevolezza a priori.
L'inversione dell'onere della prova nei procedimenti penali è inaccettabile. Il principio secondo cui l'onere della prova incombe alla pubblica accusa deve essere mantenuto tale.
(15 bis) L’onere della prova della colpevolezza dell’indagato o imputato incombe alla pubblica accusa e qualsiasi dubbio vale in favore dell’indagato o imputato. Ciò non pregiudica l'eventuale obbligo per il giudice o il tribunale competente di ricercare le prove a carico e a discarico.
(16) Il diritto di non incriminarsi e di non cooperare e il diritto al silenzio sono aspetti importanti del principio della presunzione di innocenza. Detti diritti implicano che le autorità competenti non possono in alcun modo costringere o forzare l'indagato o imputato, se invitato a rilasciare dichiarazioni o a rispondere a domande, a produrre prove o documenti o a fornire informazioni che possono portarlo a incriminarsi.
(16 bis) Senza violare il diritto al silenzio e il privilegio contro l'autoincriminazione, si potrebbe ottenere dall'indagato o imputato, facendo uso di poteri legittimi, materiale probatorio che esiste indipendentemente dalla volontà dell'indagato o imputato, come quello ottenuto sulla base di un mandato giudiziario o per il quale sussista l'obbligo per legge di conservazione o presentazione, o campioni di aria alveolare espirata, sangue, urine e tessuti corporei.
L'idea che le autorità possano ricorre alla coercizione per ottenere informazioni da un indagato o un imputato è semplicemente inaccettabile. La direttiva deve affermare chiaramente che il ricorso alla violenza fisica e psicologica o alle minacce nei confronti dell'indagato o imputato è vietato in quanto costituisce una violazione della dignità umana e del diritto a un giusto processo.
(19) Il diritto al silenzio è un aspetto importante del principio della presunzione di innocenza che dovrebbe fungere da protezione contro l'auto incriminazione. Il diritto a rimanere in silenzio non può in nessun caso essere utilizzato contro l'imputato o indagato né essere considerato come conferma dei capi di imputazione.
(19 bis) L'esercizio del diritto di rimanere in silenzio non può mai essere considerato come una conferma dei fatti. L'esercizio del diritto al silenzio non può essere utilizzato contro l'indagato o imputato in nessuna fase del procedimento. Non può inoltre essere comminata alcuna sanzione a un indagato o imputato che rifiuti di cooperare o di autoincriminarsi o che faccia valere il suo diritto al silenzio.
L'emendamento mira a precisare le implicazioni pratiche dell'esercizio del diritto di rimanere in silenzio e il fatto che l'esercizio di tale diritto non può essere considerato come una conferma dei fatti.
(19 ter) È opportuno che eventuali violazioni del diritto al silenzio o del diritto di non incriminarsi siano valutate con riferimento a tutti i fattori pertinenti, tra cui l'uso di costrizione fisica, il rispetto degli obblighi di notifica di cui alla direttiva 2012/13/UE e la menzione da parte delle autorità della possibile custodia cautelare per scoraggiare l'esercizio del diritto al silenzio.
(20 bis) Qualsiasi elemento di prova ottenuto in violazione del diritto di non autoincriminarsi e di non cooperare o in violazione del diritto di rimanere in silenzio sanciti dalla presente direttiva dovrebbe essere dichiarato inammissibile. Qualsiasi elemento di prova ottenuto in violazione dell'articolo 3 della CEDU relativo al divieto di tortura è inammissibile. L'utilizzo in un procedimento penale di dichiarazioni o elementi di prova ottenuti in violazione di tali diritti priva automaticamente di equità il procedimento nel suo complesso. Tali principi valgono non solo quando la vittima di un trattamento contrario all'articolo 3 della CEDU è l'imputato stesso, ma anche quando si tratta di un terzo.
(20 ter) L'inammissibilità delle prove ottenute in violazione del diritto di non incriminarsi e di non cooperare e del diritto al silenzio dovrebbe estendersi anche alle prove raccolte nell'ambito di procedimenti che non sono formalmente procedimenti penali ma che potrebbero condurre all'irrogazione di una sanzione penale.
(21) Il diritto a un equo processo è uno dei principi fondamentali di una società democratica, come sancito dall'articolo 47 della Carta e dall'articolo 6 della CEDU. Il diritto dell'imputato di presenziare al processo si basa su tale diritto e dovrebbe essere garantito in tutto il territorio dell'Unione.
(21 bis) Il diritto di presenziare al proprio processo è un diritto fondamentale. Di conseguenza, è possibile condurre un procedimento in assenza dell'indagato o imputato solo se l'indagato o imputato ha, espressamente e inequivocabilmente, dopo essere stato debitamente informato, rinunciato al diritto di presenziare al processo e nella misura in cui egli è rappresentato durante il procedimento che lo concerne. Un procedimento in assenza dell'indagato o imputato è possibile solo se il reato oggetto di tale procedimento è passibile di un'ammenda, mentre non può in alcun caso avvenire quando il reato è passibile di una pena detentiva.
Un procedimento penale condotto in assenza dell'imputato è di per sé una violazione dei diritti procedurali di quest'ultimo. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza Sejdovic c. Italia del 1° marzo 2006; sentenza Stoichkov c. Bulgaria del 24 marzo 2005) stabilisce chiaramente che la presenza dell'imputato durante un procedimento è un diritto fondamentale sancito dall'articolo 6, paragrafi 1 e 3, CEDU. È quindi necessario limitare al minimo strettamente necessario i casi in cui una sentenza può essere emessa in contumacia.
(22) Tuttavia, il diritto dell'imputato di presenziare al processo non è assoluto: a determinate condizioni l'imputato può, esplicitamente e in modo inequivocabile, rinunciarvi.
Non si può rinunciare in modo tacito al proprio processo.
(23 bis) In casi di impedimento a presenziare al processo per ragioni indipendenti dal suo controllo o in casi di forza maggiore, l'indagato o imputato dovrebbe sempre avere diritto a un nuovo processo.
La direttiva dovrebbe prevedere il diritto di richiedere un nuovo processo nei casi in cui l'indagato o imputato non possa presenziare con breve preavviso per ragioni indipendenti dal suo controllo, ad esempio a causa di malattia o di gravi perturbazioni dei trasporti.
(25) Nell'esaminare se il modo in cui sono state fornite le informazioni sia sufficiente per assicurare che l'interessato sia a conoscenza del processo, si dovrebbe, se del caso, prestare particolare attenzione anche, da un lato, alla diligenza di cui hanno dato prova le autorità pubbliche nell'informare la persona interessata e, dall'altro, alla diligenza impiegata dall'interessato al fine di ricevere le informazioni a lui destinate.
(26) Conformemente al principio dell'efficacia del diritto dell'Unione, gli Stati membri dovrebbero istituire mezzi di ricorso adeguati ed efficaci in caso di violazione dei diritti conferiti ai singoli dal diritto dell'Unione, ivi incluso il diritto di ricorso in appello. Un mezzo di ricorso efficace in caso di violazione dei principi sanciti dalla presente direttiva dovrebbe consistere in un appropriato meccanismo di risarcimento dei danni nonché avere l'effetto di porre l'indagato o imputato nella posizione in cui questi si sarebbe trovato se la violazione non si fosse verificata.
(27 bis) Ai soggetti vulnerabili dovrebbe essere accordato uno speciale grado di tutela e pertanto, per quanto riguarda alcuni dei diritti previsti dalla presente direttiva, è opportuno che siano applicabili ulteriori garanzie procedurali.. I minori, che sono i più vulnerabili, dovrebbero beneficiare di uno specifico livello di protezione, per cui, in ordine ad alcuni dei diritti previsti dalla presente direttiva, è opportuno che siano applicabili ulteriori garanzie procedurali stabilite dalla direttiva sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati in procedimenti penali.
(29) La presente direttiva stabilisce norme minime. Gli Stati membri possono ampliare i diritti da essa previsti al fine di assicurare un livello di tutela più elevato. Il livello di tutela non dovrebbe mai essere inferiore alle norme della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea o della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, come interpretate dalla giurisprudenza della Corte di giustizia e della Corte europea dei diritti dell'uomo.
(29 bis) Il recepimento della presente direttiva dovrebbe contribuire alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione avente come valore generale sovraordinato il rispetto dei diritti fondamentali. Di conseguenza, se sussistono valide ragioni di ritenere che la presente direttiva possa avere l'effetto di modificare l'obbligo che incombe alle autorità pubbliche di rispettare i diritti fondamentali e i principi giuridici sanciti all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, compresi i diritti delle persone sottoposte a procedimento penale, tali obblighi dovrebbero rimanere impregiudicati.
La presente direttiva si applica ai procedimenti penali e a procedimenti analoghi di natura penale che conducono a sanzioni comparabili di tipo punitivo e dissuasivo a carico di persone fisiche e, ove del caso, di persone giuridiche indagate o imputate in tali procedimenti, a prescindere dalla loro nazionalità, luogo di residenza o luogo di registrazione o costituzione, in ogni fase, dal momento in cui divengono indagate o imputate sino alla conclusione definitiva di tali procedimenti con pronuncia di sentenza definitiva.
Gli Stati membri assicurano che all'indagato o imputato sia riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia accertata la colpevolezza con sentenza definitiva, pronunciata conformemente alla legge in un processo nel quale egli abbia avuto tutte le salvaguardie necessarie per la sua difesa.
Riferimenti in pubblico alla colpevolezza prima della condanna
Riferimenti in pubblico alla colpevolezza prima che questa sia stata accertata
1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché, prima della condanna definitiva oppure precedentemente o successivamente all’assoluzione definitiva, le autorità pubbliche non possano presentare in dichiarazioni pubbliche, decisioni ufficiali, anche riguardanti la custodia cautelare, o altri atti l'indagato o imputato come se fosse già colpevole.
In particolare, le dichiarazioni non devono riflettere la sensazione che la persona sia colpevole né essere di natura tale da incoraggiare potenzialmente il pubblico a credere che la persona sia colpevole e/o da pregiudicare la valutazione dei fatti da parte dell'autorità giudiziaria competente.
2. Gli Stati membri adottano misure appropriate intese a vietare alle autorità pubbliche di fornire o divulgare ai media informazioni concernenti procedimenti penali in corso che possano andare contro il principio di presunzione di innocenza.
3. In caso di violazione di tali obblighi, gli Stati membri provvedono affinché siano adottate le misure necessarie e siano condotte indagini indipendenti relativamente a tale violazione e assicurano che l'indagato o imputato il cui diritto alla presunzione di innocenza è stato violato possa avere accesso a un ricorso effettivo, come garantito all'articolo 10.
Presentazione dell'indagato o imputato
1. Gli Stati membri provvedono affinché l'indagato o imputato non venga presentato in tribunale o in pubblico in modi che ne suggeriscano la colpevolezza prima della condanna definitiva.
2. Ciò non osta a che uno Stato membro applichi misure che sono realmente necessarie per motivi di sicurezza propri del caso, sulla base dell'individuazione di rischi specifici posti da un particolare indagato o imputato.
Onere e grado della prova
1. Gli Stati membri assicurano che l'onere di provare la colpevolezza dell'indagato o imputato incomba alla pubblica accusa, fatti salvi eventuali poteri di accertamento dei fatti esercitati d'ufficio dal giudice del processo e il diritto della difesa di produrre prove in conformità alle norme nazionali applicabili.
2 bis. Gli Stati membri assicurano che il dubbio valga sempre a favore dell'indagato o imputato nel quadro di un procedimento penale.
3. Gli Stati membri assicurano che, quando il giudice esamina la colpevolezza dell'indagato o imputato e sussiste un dubbio circa la sua colpevolezza, questi sia assolto.
Diritto di non incriminarsi e di non cooperare
1 bis. Gli Stati membri informano tempestivamente l'indagato o imputato del suo diritto di non incriminarsi e di non cooperare e spiegano il contenuto di tale diritto e le conseguenze del suo esercizio o della rinuncia ad esso. Ciò deve avvenire prima di qualsiasi interrogatorio da parte delle autorità pubbliche, prima che l'indagato o imputato deponga in giudizio nonché al momento dell'arresto.
2. Il diritto di cui al paragrafo 1 non si estende all'utilizzo in un procedimento penale del materiale probatorio che può essere legittimamente ottenuto dall'indagato o imputato ricorrendo a poteri conferiti dalla legge, ma che esiste indipendentemente dalla volontà di quest'ultimo.
2 bis. L'esercizio del diritto di non incriminarsi o del diritto di non cooperare non può mai essere considerato come una conferma dei fatti o come un motivo a sé stante per adottare o mantenere misure limitative delle libertà prima della decisione definitiva sulla colpevolezza.
2 ter. Gli Stati membri possono tuttavia tenere conto dell'eventuale comportamento cooperativo dell'indagato o imputato nel momento in cui viene decisa la pena effettiva da comminare.
3. L'esercizio del diritto di non incriminarsi o del diritto di non cooperare non può essere utilizzato contro l'indagato o imputato in nessuna fase del procedimento.
2. Gli Stati membri informano tempestivamente l'indagato o imputato del suo diritto al silenzio e spiegano il contenuto di tale diritto e le conseguenze giuridiche del suo esercizio e della rinuncia ad esso. Tali informazioni devono essere fornite immediatamente all'indagato o imputato, prima di ogni interrogatorio da parte delle autorità pubbliche, in tribunale nonché al momento dell'arresto.
2 bis. L'esercizio del diritto al silenzio non può mai essere considerato come una conferma dei fatti, né in alcun modo essere valutato ai fini dell'accertamento della responsabilità penale, né essere considerato un motivo a sé stante per adottare o mantenere misure limitative delle libertà prima della decisione definitiva sulla colpevolezza.
3. L'esercizio del diritto al silenzio non può essere utilizzato contro l'indagato o imputato in una fase successiva del procedimento.
(a) a tempo debito:
(i) sia stato citato personalmente e sia quindi stato informato della data e del luogo fissati per il processo, o sia stato di fatto informato ufficialmente con altri mezzi della data e del luogo fissati per il processo, in modo tale che sia stabilito inequivocabilmente che era al corrente del processo fissato;
(i) sia stato citato personalmente e sia quindi stato informato in modo chiaro e inequivocabile della data e del luogo fissati per il processo; e
(ii) sia stato informato del fatto che una decisione poteva essere emessa in caso di mancata comparizione in giudizio, oppure
(ii) sia stato informato del fatto che una decisione poteva essere emessa in caso di mancata comparizione in giudizio e delle conseguenze di una mancata comparizione ingiustificata,
(b) essendo al corrente della data fissata per il processo, abbia conferito un mandato a un difensore, nominato personalmente o dallo Stato, per patrocinarlo in giudizio, e sia stato in effetti patrocinato in giudizio da tale difensore.
2 bis. Gli Stati membri possono riconoscere al giudice competente la facoltà di decidere della colpevolezza in assenza dell'indagato o imputato soltanto se il reato oggetto del procedimento è passibile di un'ammenda, ma in nessun caso se detto reato è passibile di una pena detentiva.
(a) ha dichiarato espressamente di non opporsi alla decisione;
(b) non richiede un nuovo processo né presenta ricorso in appello entro il termine stabilito.
Gli Stati membri assicurano che, in caso di assenza dell'indagato o imputato al processo di cui all'articolo 8, paragrafo 1, e laddove non ricorrano le condizioni di cui all'articolo 8, paragrafi 2 e 3, l'interessato abbia il diritto a un nuovo processo in cui possa esercitare il diritto di presenziare e che consenta di riesaminare il merito della causa – con la possibilità di acquisire nuove prove e all'occorrenza rimettere in discussione attraverso il contraddittorio quelle precedenti – e possa condurre alla riforma della decisione originaria.
La possibilità non solo di acquisire nuove prove ma anche di riaprire la discussione su prove (ad esempio testimoniali) che siano state precedentemente assunte senza la partecipazione dell'imputato rappresenta una condizione essenziale affinché siano rispettati i principi del giusto processo.
Gli Stati membri si assicurano che, nell'applicare la presente direttiva, le esigenze specifiche delle persone vulnerabili, quando esse diventano indagate o imputate, siano prese in considerazione.
Tale disposizione, volta a proteggere le persone vulnerabili nell'applicazione della direttiva in esame, è necessaria. Essa figura inoltre in molte altre direttive nel quadro della tabella di marcia sui diritti procedurali.
2. Tale ricorso effettivo consiste in un appropriato meccanismo di risarcimento dei danni e ha l'effetto di porre l'indagato o imputato nella stessa posizione in cui si sarebbe trovato se non ne fossero stati violati i diritti, così da salvaguardare il diritto a un equo processo e il diritto alla difesa.
3. Non sono ammissibili le prove ottenute in violazione degli articoli 6 e 7.
La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio, al più tardi [2 anni dopo il termine di recepimento], una relazione intesa a determinare in che misura gli Stati membri abbiano adottato le disposizioni necessarie per conformarsi alla presente direttiva.
Tale obbligo della Commissione europea di presentare una relazione figura nelle altre direttive nel quadro della tabella di marcia sui diritti procedurali.
La presente direttiva non può avere l'effetto di modificare l'obbligo di rispettare i diritti fondamentali e i principi giuridici sanciti all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, compresi i diritti delle persone sottoposte a procedimento penale, e lascia impregiudicati gli obblighi che incombono al riguardo alle autorità pubbliche.
Il relatore accoglie con favore la presentazione da parte della Commissione del pacchetto definitivo sui diritti procedurali, che contiene tre proposte di direttiva in seguito all'adozione dei primi tre strumenti della tabella di marcia dell'Unione europea per il rafforzamento dei diritti procedurali(1). Queste tre direttive consentiranno di completare il corpus giuridico europeo esistente in materia di diritti della difesa degli indagati o imputati in procedimenti penali nell'ambito dell'Unione europea: si tratta di strumenti chiave per garantire un processo equo in tutta l'Unione e il rispetto assoluto dei diritti della difesa quali sanciti dai trattati europei, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Il relatore plaude quindi alla proposta di direttiva della Commissione europea sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali. La presunzione di innocenza è un diritto fondamentale e un principio essenziale per evitare qualsivoglia arbitrarietà e qualsiasi abuso nei procedimenti penali nonché un principio che è alla base della protezione del diritto a un processo equo, a norma dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dell'articolo 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nonché del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Tale proposta di direttiva appare ancora più importante alla luce del fatto che attualmente è dato constatare in numerosi Stati membri dell'Unione europea una riduzione dei diritti degli indagati e imputati nonché un indebolimento del principio di presunzione di innocenza.
Il relatore è tuttavia del parere che la Commissione abbia adottato un approccio troppo minimo e si interroga sulla mancanza di ambizione di questa proposta iniziale che rischia di armonizzare le disposizioni nazionali "verso il basso". Inoltre alcune disposizioni della proposta iniziale sono discutibili se non persino inaccettabili, come il considerando 17 che fa riferimento alla possibilità del ricorso alla coercizione da parte delle autorità pubbliche. Il relatore intende quindi proporre diverse modifiche alla proposta iniziale, che mirano tutte a conseguire un obiettivo generale di maggiore protezione degli indagati e imputati in Europa.
Il primo emendamento sottolinea innanzitutto la necessità di rafforzare il riferimento alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, al Patto internazionale sui diritti civili e politici ed alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Una seconda serie di emendamenti è volta a precisare l'ambito di applicazione della direttiva: l'ambito di applicazione soggettivo (la direttiva deve applicarsi alle persone giuridiche poiché le azioni penali a carico di persone giuridiche devono essere trattate con la stessa integrità che nel caso delle persone fisiche; nonché alle persone convocate o interrogate come testimoni, che diventano o potrebbero diventare indagate nel corso dell'interrogatorio), il suo ambito di applicazione temporale (la direttiva deve applicarsi fin dal momento in cui una persona è indagata o imputata, in tutte le fasi del procedimento e fino al termine definitivo di detto procedimento) e il suo ambito di applicazione materiale (la direttiva deve applicarsi quando la controversia rientra nell'"ambito penale" quale definito dalla CEDU).
Inoltre l'articolo 4 della proposta di direttiva costituisce una disposizione fondamentale per proteggere gli indagati o imputati da dichiarazioni di colpevolezza premature. Tuttavia la formulazione minima di tale articolo non fornisce indicazioni sufficienti concernenti l'applicazione di tale protezione. Gli emendamenti proposti dal relatore sono intesi a precisare il contenuto di tale articolo nonché le persone e autorità a cui si applica tale divieto di accuse pubbliche prima della condanna. Inoltre la presunzione di innocenza è regolarmente violata dai media e dalla stampa. Occorre garantire che gli Stati membri si dotino di una legislazione adeguata per prevenire tali violazioni.
Il principio secondo cui l'onere della prova incombe all'accusa e secondo cui ogni eventuale dubbio sulla colpevolezza dovrebbe valere a favore dell'imputato, in base al principio in dubio pro reo, sancito dall'articolo 5, è fondamentale per garantire il diritto a un processo equo. Il relatore ritiene pertanto che l'inserimento all'articolo 5, paragrafo 2, di un vero principio di inversione dell'onere della prova nella parte operativa di un testo legislativo sia pericoloso.
Il diritto al silenzio, il diritto di non autoincriminarsi e di non cooperare, di cui agli articoli 6 e 7 della proposta di direttiva, sono altresì elementi centrali della presunzione di innocenza. È importante precisare che il diritto al silenzio non consiste nell'affermare che il rifiuto di parlare non sia un atto criminoso, bensì consiste nel fatto che il giudice durante l'udienza non può trarre alcuna conseguenza dal silenzio al momento di decidere in merito alla colpevolezza di una persona. Il relatore accoglie con favore gli articoli 6, paragrafo 4, e 7, paragrafo 4, che stabiliscono la regola dell'inammissibilità delle prove ottenute in violazione di tali articoli. Il principio deve essere mantenuto e rafforzato. Qualsiasi elemento di prova ottenuto in violazione del diritto di non autoincriminarsi e di non cooperare, sancito dall'articolo 6, o in violazione del diritto al silenzio, sancito dall'articolo 7 della presente direttiva deve infatti essere irricevibile, poiché l'utilizzo, nel quadro di un procedimento penale, di dichiarazioni o elementi di prova ottenuti per mezzo di una violazione di tali diritti pregiudica automaticamente l'equità del procedimento nel suo insieme.
Infine il diritto di assistere al processo è un elemento fondamentale della presunzione di innocenza, che attualmente è protetto solo dalla legislazione europea nel quadro del mandato di arresto europeo e dalla decisione quadro sul riconoscimento dell'esecuzione delle sentenze penali rese in contumacia. La proposta di direttiva offre l'opportunità di migliorare le tutele previste da tale strumento e di garantire che tutte le persone imputate o indagate coinvolte in un procedimento penale ne beneficino. L'articolo 8, paragrafo 2, relativo al caso in cui un procedimento in contumacia è autorizzato deve essere limitato il più possibile.
Risoluzione del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativa a una tabella di marcia per il rafforzamento dei diritti procedurali di indagati o imputati in procedimenti penali (2009/C 295/01).
PARERE della commissione giuridica (25.3.2015)
La proposta della Commissione è basata sull'articolo 82, paragrafo 2, lettera d), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e mira in particolare a garantire in tutti gli Stati membri un livello minimo di tutela del principio della presunzione di innocenza, nonché a rafforzare il diritto degli imputati di presenziare al processo a loro carico.
I principali elementi della proposta riguardano il principio della presunzione di innocenza, l'onere della prova, il diritto di non incriminarsi e di non cooperare, il diritto al silenzio (facoltà di non rispondere), il diritto di presenziare al proprio processo e il diritto a un nuovo processo.
La commissione giuridica aveva già esaminato la proposta alla fine della settima legislatura ed erano già stati approvati all'unanimità diversi emendamenti. In termini generali il nuovo relatore accoglie con favore l'impostazione seguita in passato e si compiace di poter confermare quasi tutti gli emendamenti, in particolare per quanto riguarda l'impossibilità di invertire l'onere della prova a danno dell'indagato o imputato e l'inammissibilità delle prove raccolte in violazione del principio di presunzione di innocenza. Propone inoltre alcuni emendamenti supplementari, segnatamente per quanto riguarda la presunzione di innocenza, in particolare riguardo alle accuse in pubblico prima della condanna (cfr. articolo 4 della proposta) e alle garanzie che gli indagati o gli imputati beneficino di un livello di tutela adeguatamente elevato in tutta l'Unione.
(-1) L'articolo 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite del 1948 afferma che ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa. Gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e l'articolo 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici sanciscono il principio della presunzione di innocenza e il diritto a un processo equo.
(1) La presente direttiva intende rafforzare il diritto a un equo processo nei procedimenti penali, stabilendo norme minime relative ad alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo, nonché garantire che gli indagati o gli imputati godano, nell'intera Unione, di un livello comune ed elevato di tutela nonché di garanzie procedurali e connesse, fatte salve le norme di protezione più elevate eventualmente in uso in un determinato Stato membro.
Dato che la direttiva ha lo scopo di istituire una piattaforma comune per norme minime, eventuali livelli di tutela più elevati o garanzie procedurali maggiori applicati in taluni Stati membri devono sempre prevalere.
(2) A norma dell'articolo 82, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), "la cooperazione giudiziaria in materia penale nell'Unione è fondata sul principio di riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie ...", e il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia penale presuppone la fiducia nel sistema di giustizia penale di ciascun altro Stato membro. Il principio del riconoscimento reciproco delle sentenze e delle altre decisioni delle autorità giudiziarie rappresenta il fondamento della cooperazione giudiziaria in materia civile e penale all'interno dell'Unione. Stabilendo norme minime sulla protezione dei diritti procedurali di indagati o imputati, la presente direttiva mira a rafforzare la fiducia di ogni Stato membro nei sistemi di giustizia penale degli altri Stati membri, e può quindi contribuire a facilitare il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia penale. Tali norme minime comuni potrebbero incidere sulla rimozione degli ostacoli alla libera circolazione dei cittadini nel territorio degli Stati membri.
(4) Nel programma di Stoccolma il Consiglio europeo invita la Commissione a esaminare ulteriori elementi dei diritti procedurali minimi di indagati e imputati e a valutare se sia necessario affrontare altre questioni, ad esempio la presunzione di innocenza, per promuovere una migliore cooperazione nel settore tra le autorità competenti degli Stati membri.
(6) È opportuno che la presente direttiva si applichi solo ai procedimenti penali e ai procedimenti amministrativi che possono comportare delle sanzioni, in particolare la privazione della libertà personale, e a prescindere dalla qualificazione penale del procedimento.
(7) È auspicabile che, al fine di garantire il diritto a un equo processo, nel rispetto del principio del contraddittorio e dell'equilibrio fra i diritti delle parti, la presente direttiva faciliti l'applicazione pratica del diritto alla presunzione di innocenza e di tutti gli aspetti ad esso connessi, nonché del diritto di presenziare al proprio processo.
(8) È opportuno che la presente direttiva si applichi alle persone fisiche indagate o imputate per un reato e che ciò avvenga in ogni fase del procedimento, anche prima che dette persone siano messe a conoscenza dalle autorità competenti di uno Stato membro, mediante notifica ufficiale o in altro modo, di essere indagate o imputate per un reato, fino alla conclusione del procedimento con sentenza passata in giudicato.
(13) La presunzione di innocenza è violata se, in mancanza di una prova legale antecedente della colpevolezza, persone che ricoprono una carica pubblica, sia essa giudiziaria, amministrativa o politica, pronunciano dichiarazioni o riferimenti o compiono atti suscettibili di presentare l'indagato o imputato come colpevole. Ai fini della presente direttiva per "dichiarazioni pubbliche" si intende qualsiasi dichiarazione il cui contenuto è riconducibile a un reato e che provenga dall'autorità giudiziaria, di polizia e ogni altra autorità pubblica quali ministri e altri funzionari pubblici. Fatta salva la libertà di stampa e il diritto all'informazione, la presunzione di innocenza è altresì violata ogni qualvolta gli organi di stampa facciano riferimento all'indagato o imputato come se fosse già stato giudicato colpevole.
(14) L'onere della prova incombe alla pubblica accusa. L'indagato ha il diritto di effettuare, dando mandato al proprio avvocato, delle indagini difensive. L'imputato ha sempre il diritto di presentare prove a discarico, in modo che la prova si formi nel rispetto del principio del contraddittorio tra le parti. Qualora dal dibattimento non emergano elementi di prova tali da superare ogni ragionevole dubbio, vige il principio "in dubio pro reo". Sono fatti salvi eventuali poteri di accertamento dei fatti esercitati d'ufficio dal giudice e la sua indipendenza nel valutare la responsabilità penale dell'indagato o imputato.
(Si veda l'emendamento all'articolo 5, paragrafo 2)
L'inversione dell'onere della prova nei procedimenti penali che esigono un elemento intenzionale è difficilmente accettabile e la questione non può essere trattata in modo generico istituendo il principio di una possibilità di invertire l'onere della prova a beneficio dell'accusa.
(16) Il diritto di non incriminarsi e il diritto al silenzio sono aspetti fondamentali del principio della presunzione di innocenza. L'indagato o imputato, se invitato a rilasciare dichiarazioni o a rispondere a domande, non può in alcun modo essere costretto a produrre prove o documenti o a fornire informazioni che possono portarlo a incriminarsi.
L'idea dell'uso della coercizione per ottenere informazioni da un indagato o un imputato è semplicemente inaccettabile, in particolare se per "aiutare" l'accusa.
(18) Il ricorso a mezzi di ricerca della prova più invasivi della sfera della libertà personale deve essere circoscritto ai soli casi di comprovata necessità previsti dalla legge. Se l'indagato o imputato si rifiuta di dare il proprio consenso, l'utilizzo in un procedimento penale del materiale probatorio che può essere ottenuto dall'indagato o imputato ricorrendo a poteri coercitivi ma che esiste indipendentemente dalla volontà di quest'ultimo può essere autorizzato su ordine dell'autorità giudiziaria solo a seguito di espresso consenso del magistrato incaricato della pubblica accusa, da convalidarsi, anche successivamente, per iscritto. Ciò dovrebbe applicarsi al materiale ottenuto sulla base di un mandato, o per il quale sussista l'obbligo per legge di conservarlo e fornirlo su richiesta, o l'analisi dell'aria alveolare espirata, o del sangue e delle urine, o dei tessuti corporei per la prova del DNA, considerando, tuttavia, che tali metodi potrebbero essere illegali se, per acquisire prove che potrebbero essere utilizzate contro l'indagato o imputato, venissero impiegate pratiche mediche invasive inammissibili.
(Si veda l'emendamento all'articolo 6, paragrafo 2)
Per ragioni di certezza del diritto – elemento sostanziale in diritto penale – la non estensione del principio della presunzione di innocenza ad altri elementi potenzialmente autoincriminanti deve essere limitata a casi rigorosamente identificati.
(19) Il diritto al silenzio è un aspetto importante del principio della presunzione di innocenza che dovrebbe fungere da protezione contro l'auto incriminazione. Il diritto a rimanere in silenzio non può in nessun caso essere utilizzato contro la persona imputata o indagata né essere considerato come conferma dei capi di imputazione.
(20) Il diritto di non incriminarsi e di non cooperare, così come il diritto al silenzio, dovrebbero applicarsi a domande pertinenti rispetto al reato di cui la persona è indagata o imputata.
Per definizione una rinuncia tacita non può essere inequivocabile, dato che non esprime nulla.
(26) Conformemente al principio dell'efficacia del diritto dell'Unione, gli Stati membri dovrebbero istituire mezzi di ricorso adeguati ed efficaci in caso di violazione dei diritti conferiti ai singoli dal diritto dell'Unione. I mezzi di ricorso dovrebbero essere inseriti nella legislazione nazionale di ciascuno Stato membro e dovrebbero preferibilmente applicarsi in modo uniforme in tutta l'Unione. Un mezzo di ricorso efficace in caso di violazione dei principi sanciti dalla presente direttiva dovrebbe consistere in un appropriato meccanismo di risarcimento dei danni e avere l'effetto di porre l'indagato o imputato nella posizione in cui questi si sarebbe trovato se la violazione non si fosse verificata, come la ripresa del processo dalle fasi iniziali, ove necessario, o la ripresa del processo dalla fase in cui le norme e i diritti previsti dalla presente direttiva sono stati violati.
(27 bis) Ai soggetti vulnerabili dovrebbe quindi essere accordato uno speciale grado di tutela per quanto riguarda alcuni dei diritti previsti dalla presente direttiva, e dovrebbero essere applicabili garanzie procedurali supplementari. In relazione ai minori si applicheranno le garanzie procedurali supplementari stabilite nella direttiva sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati in procedimenti penali.
(29 bis) Il recepimento della presente direttiva dovrebbe contribuire alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione. Pertanto l'applicazione della presente direttiva non dovrebbe avere l'effetto di pregiudicare l'obbligo che incombe alle autorità pubbliche di rispettare i diritti e i principi giuridici fondamentali sanciti all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, compresi i diritti delle persone sottoposte a procedimento penale.
(Cfr. emendamenti all'articolo 12, titolo e comma 1 bis (nuovo)).
Il rispetto dei diritti fondamentali è la garanzia ultima di un livello sufficientemente elevato di tutela dei diritti e delle garanzie procedurali riconosciuti a indagati e imputati nell'UE. I diritti fondamentali non possono essere messi in pericolo dall'applicazione indiscriminata della direttiva in esame.
(a) alcuni aspetti del diritto alla presunzione di innocenza nei procedimenti penali;
(a) alcuni aspetti del diritto alla presunzione di innocenza nei procedimenti penali, quali il diritto di non essere presentato come colpevole dalle autorità prima della sentenza definitiva, il fatto che l'onere della prova incombe alla pubblica accusa e che qualsiasi ragionevole dubbio in merito alla colpevolezza deve valere in favore dell'imputato, il diritto di essere informato dei capi d'accusa nel procedimento penale, nonché altri diritti correlati, quali il diritto dell'interessato di non autoincriminarsi, il diritto di non cooperare, il diritto al silenzio, il diritto di non ammettere la propria colpevolezza, il diritto di non essere obbligato a testimoniare contro di sé, il diritto alla libertà e il diritto di non essere sottoposto a custodia cautelare, essendo tali diritti l'essenza di ciò che costituisce un processo equo ai sensi dell'articolo 6 CEDU;
La presente direttiva si applica alle persone fisiche indagate o imputate in ogni fase del procedimento penale, indipendentemente dalla loro nazionalità o luogo di residenza, anche prima che esse siano informate dalle autorità di uno Stato membro, mediante notifica ufficiale o in qualsiasi altro modo, del fatto di essere indagate o imputate per un reato, e sino alla conclusione di detto procedimento, sia in via definitiva da parte delle autorità inquirenti o con l'emissione di un accertamento giudiziario inappellabile di innocenza o colpevolezza. La presente direttiva si applica ai procedimenti avviati dalla Procura europea di cui all'articolo 86, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
L'emendamento mira a sottolineare che la direttiva non è a beneficio dei soli cittadini dell'UE e a chiarire il campo d'applicazione della proposta anche per quanto riguarda la futura istituzione della Procura europea.
Gli Stati membri assicurano che all'indagato o imputato sia riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia accertata la responsabilità penale con sentenza definitiva pronunciata in un procedimento penale conformemente alla legge in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le salvaguardia necessarie per la sua difesa.
Gli Stati membri prendono le misure necessarie per assicurare che, prima della condanna definitiva, le persone che ricoprono una carica pubblica, sia essa giudiziaria, amministrativa o politica, si astengano da atti, riferimenti o dichiarazioni suscettibili di presentare l'indagato o imputato come se fosse già condannato o giudicato colpevole.
Gli Stati membri provvedono affinché siano previste e adottate le misure necessarie, quali sanzioni e concessione di indennizzi, in caso di violazione dell'obbligo di cui al presente articolo e assicurano che l'indagato o imputato il cui diritto alla presunzione di innocenza è stato violato possa avere accesso a un ricorso effettivo, quale, ove del caso, un nuovo processo.
Gli Stati membri provvedono affinché la presunzione di innocenza non sia violata dagli organi di stampa qualora questi presentino l'indagato o imputato come se fosse già stato condannato.
(Si veda l'emendamento all'articolo 4, paragrafo 1)
1. Gli Stati membri assicurano che l'onere di provare la colpevolezza dell'indagato o imputato incomba alla pubblica accusa, fatti salvi eventuali poteri di accertamento dei fatti esercitati d'ufficio dal giudice del processo e il diritto della difesa di produrre prove in conformità alle norme nazionali applicabili, ivi inclusa la possibilità di presentare prove a discarico o di effettuare indagini difensive. Gli Stati membri assicurano inoltre che ogni dubbio circa la colpevolezza sia a beneficio della persona indagata o imputata.
(Cfr. l'emendamento al considerando 15)
L'inversione dell'onere della prova nei procedimenti penali è difficilmente accettabile e meriterebbe una riflessione approfondita.
1. Gli Stati membri assicurano che all'indagato o imputato, in qualunque procedimento penale, sia riconosciuto il diritto di non incriminarsi.
2. Il diritto di cui al paragrafo 1 non si estende all'utilizzo in un procedimento penale del seguente materiale probatorio, a condizione che esso sia ottenuto dall'indagato o imputato per vie legittime, senza il ricorso a pratiche mediche invasive inammissibili:
a) il materiale ottenuto sulla base di un mandato;
b) il materiale per il quale sussiste l'obbligo per legge di conservazione e presentazione su richiesta;
c) i prelievi di campioni dell'aria alveolare espirata, o del sangue e delle urine, o dei tessuti corporei per la prova del DNA.
(Cfr. l'emendamento al considerando 18)
Per ragioni di certezza del diritto – la quale è essenziale in diritto penale – la non estensione del principio della presunzione di innocenza ad altri elementi potenzialmente autoincriminanti deve essere limitata a casi rigorosamente identificati.
3. L'esercizio del diritto di non incriminarsi non può essere utilizzato contro l'indagato o imputato in nessuna fase del procedimento né può essere considerato come una conferma dei fatti.
4. Le prove ottenute in violazione del presente articolo non sono ammissibili in nessuna fase del procedimento e sono rimosse dal fascicolo della causa.
Le prove ottenute illegalmente non possono essere ammissibili in alcuna forma. Inoltre, esse non devono essere conservate nel fascicolo perché potrebbero influenzare il giudice, anche senza che se ne renda conto.
4 bis. Al fine di mantenere il giusto equilibrio tra il principio della presunzione di innocenza e la libertà di stampa, gli Stati membri assicurano che i giornalisti godano sempre del diritto di proteggere la riservatezza delle loro fonti.
1. Gli Stati membri garantiscono che l'indagato o imputato che sia sottoposto ad interrogatorio dalla polizia o altre autorità di contrasto o giudiziarie in merito al reato che gli viene contestato abbia il diritto, per tutta la durata del procedimento penale, di restare in silenzio.
2. Gli Stati membri informano tempestivamente l'indagato o imputato, attraverso gli organi competenti e in una lingua a lui comprensibile, del suo diritto al silenzio e spiegano il contenuto di tale diritto e le conseguenze del suo esercizio e della rinuncia ad esso.
3. L'esercizio del diritto al silenzio non può essere utilizzato contro l'indagato o imputato in nessuna fase del procedimento e non può essere considerato come una conferma dei fatti, né può in alcun modo essere preso in considerazione ai fini dell'accertamento della responsabilità penale o utilizzato per determinare la sentenza, neanche in modo implicito.
4. Non sono ammissibili le prove ottenute in violazione del presente articolo.
L'eccezione prevista dalla proposta potrebbe contraddire l'obiettivo generale di rafforzare la presunzione di innocenza e i diritti connessi.
4 bis. Gli Stati membri assicurano che l'indagato o imputato non abbia la responsabilità penale per aver fornito, in qualsiasi fase del procedimento penale, spiegazioni non veritiere.
Diritto di presenziare al processo e decisioni pronunciate in contumacia
Poiché l'articolo 8 della proposta riguarda anche le decisioni pronunciate in contumacia, il titolo va modificato di conseguenza.
2. Gli Stati membri possono riconoscere al giudice la facoltà di decidere della responsabilità penale in assenza dell'indagato o sospettato, purché quest'ultimo:
i) sia stato citato personalmente e sia quindi stato informato, a mezzo notifica, della data e del luogo fissati per ogni udienza del processo, o sia stato di fatto informato ufficialmente con altri mezzi della data e del luogo fissati per ogni udienza del processo, in modo tale che sia stabilito inequivocabilmente che era al corrente del processo in corso a suo carico;
ii) sia stato informato del fatto che una decisione poteva essere emessa in caso di mancata comparizione in giudizio,
b) essendo al corrente della data fissata per il processo, abbia conferito un mandato a un difensore, nominato personalmente, per patrocinarlo in giudizio, e sia stato in effetti patrocinato in giudizio da tale difensore, ovvero, in caso di mancata nomina di un difensore di fiducia, alla nomina di un difensore d'ufficio, che ne garantisca a tutti gli effetti il patrocinio in giudizio.
Gli Stati membri garantiscono che nessuna decisione sia pronunciata in contumacia qualora, in casi debitamente giustificati, l'indagato o imputato fornisca una valida motivazione della sua impossibilità di partecipare al proprio processo.
3. Uno Stato membro può procedere all'esecuzione della decisione sulla responsabilità penale dell'imputato se quest'ultimo, dopo averne ricevuto notifica ed essere stato espressamente informato del diritto a un nuovo processo o ad un ricorso in appello cui ha il diritto di partecipare e che consente di riesaminare il merito della causa, comprese le nuove prove, e può condurre alla riforma della decisione originaria:
Articolo 8 – paragrafo 3 – lettera b
(b) non richiede un nuovo processo né presenta ricorso in appello entro il termine stabilito dalla legge per ricorrere in appello.
Il ricorso in appello deve essere presentato entro il termine stabilito dalla legge.
3 bis. Purché siano rispettate le condizioni stabilite nel presente articolo, gli Stati membri hanno la facoltà di ricorrere a procedure semplificate nei procedimenti penali per reati minori. Gli Stati membri comunicano alla Commissione le eccezioni previste a tal riguardo nella propria legislazione nazionale.
Fatto salvo il principio della presunzione d'innocenza, la durata e la complessità dei procedimenti penali dovrebbero essere proporzionate alla gravità del reato. Occorre tuttavia prevedere misure per evitare abusi nelle procedure semplificate.
Articolo 8 – paragrafo 3 ter (nuovo)
3 ter. Per "reato minore" ai sensi del paragrafo 3 bis, si intende un reato previsto dalla legislazione nazionale punibile con una pena più lieve di una pena detentiva secondo la legislazione dello Stato membro in cui è celebrato il procedimento penale.
Gli Stati membri assicurano che, in caso di assenza dell'indagato o imputato al processo di cui all'articolo 8, paragrafo 1, e laddove non ricorrano le condizioni di cui all'articolo 8, paragrafi 2 e 3, l'interessato abbia il diritto a un nuovo processo o a un processo d'appello in cui possa esercitare il diritto di presenziare e che consenta di riesaminare il merito della causa, comprese le nuove prove, e possa condurre alla riforma della decisione originaria. Il nuovo processo si svolge in conformità con il principio della presunzione di innocenza fino a quando non sia stata pronunciata una sentenza definitiva e irrevocabile.
Gli Stati membri assicurano il diritto alla revisione della decisione che accerta la responsabilità penale dell'imputato nel caso in cui sopravvengano nuove prove, in forza delle quali la decisione sarebbe stata più favorevole all'interessato, ovvero nel caso in cui sia dimostrato che la condanna sia conseguenza di un errore giudiziario.
Gli Stati membri provvedono affinché, ai fini della tutela del diritto a un processo equo, l'indagato o imputato i cui diritti previsti dalla presente direttiva siano stati violati benefici di mezzi di ricorso, che possono comprendere:
a) la ripresa del processo dalla fase iniziale, ove necessario, nel rispetto delle norme minime e di tutti i diritti previsti dalla presente direttiva: il diritto di non essere presentato come colpevole dalle autorità pubbliche prima della sentenza definitiva e irrevocabile, il fatto che l'onere della prova incombe alla pubblica accusa e che qualsiasi ragionevole dubbio in merito alla colpevolezza deve valere in favore dell'imputato, il diritto di non autoincriminarsi, il diritto di non cooperare e il diritto al silenzio, e il diritto di presenziare al proprio processo;
b) la ripresa del processo dalla fase in cui le norme e i diritti previsti dalla presente direttiva sono stati violati.
Conformemente all'approccio graduale dell'intervento legislativo dell'Unione, in caso di procedimenti penali condotti dalla Procura europea le future iniziative in questo campo possono essere esaminate anche in un secondo momento, a seconda dell'evoluzione della legislazione e della giurisprudenza nazionali, che in alcuni Stati membri possono essere molto più restrittive rispetto alle norme minime stabilite dalla presente direttiva.
(Cfr. emendamenti relativi al considerando 29 bis e all'articolo 12, comma 1 bis (nuovo))
Poiché il titolo di questo articolo potrebbe risultare oscuro e lontano dal riflettere il contenuto della disposizione, l'emendamento si ispira al titolo dell'articolo 53 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che introduce un principio simile.
Articolo 12 – comma 1 bis (nuovo)
La presente direttiva non ha l'effetto di modificare l'obbligo di tutelare i diritti fondamentali e i principi giuridici sanciti dall'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, compresi i diritti delle persone sottoposte a procedimento penale. Ogni altro obbligo nazionale, regionale o internazionale che incombe alle autorità pubbliche a tale riguardo rimane impregiudicato.
Il rispetto dei diritti fondamentali è la garanzia ultima di un livello sufficientemente elevato di tutela dei diritti e delle garanzie procedurali riconosciuti a indagati e imputati nell'UE. I diritti fondamentali non possono essere messi in pericolo dall'applicazione indiscriminata di questa direttiva.

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Articolo 8

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