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Timestamp: 2017-07-25 08:38:22+00:00

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Brigate Nere - Milite - Uno sguardo nel passato per capire il presente
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Le Brigate Nere erano un corpo paramilitare
fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI), che fu operativo in Italia settentrionale dagli inizi di luglio del 1944 fino al termine della seconda guerra mondiale.
La formazione militare fu istituita il 30 giugno 1944 col decreto legislativo 446 XXII con il nome di "Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere" ed era costituita da militanti del Partito Fascista Repubblicano (PFR) arruolatisi in
maniera volontaria.
Furono costituite 41 brigate, una per provincia, intitolate ciascuna ad un caduto del
fascismo. Ad esse si affiancavano sette brigate autonome e otto brigate mobili.
Le federazioni provinciali del partito furono convertite in comandi di brigata, diretti dai vari federali, mentre la segreteria nazionale del PFR assumeva le funzioni di Ufficio di Stato Maggiore
del Corpo. Comandante generale del corpo fu, sin dall'inizio, il segretario del partito Alessandro Pavolini.
1.1 Decreto
3 Consistenza
4 Elenco delle
4.1 Piemonte
4.2 Lombardia
4.3 Veneto
4.4 Emilia-Romagna
4.5 Liguria
4.6 Toscana
4.7 Altri
9 Collegamenti
Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa passano in rassegna gli
squadristi della VIII Brigata Nera "Aldo Resega" (Milano), estate 1944
Dopo l'8 settembre 1943 e la costituzione della Repubblica
Sociale Italiana, furono costituiti i corpi delle Forze Armate sotto la guida del Generale Rodolfo Graziani comprendenti l'Esercito, la Guardia Nazionale Repubblicana e altre formazioni. Nella prima metà del 1944, a seguito dell'offensiva alleata e dello
sfondamento della Linea Gustav, si ebbe un incremento dell'attività della
Resistenza partigiana nei territori della RSI e un drastico
ridimensionamento della Guardia Nazionale
Repubblicana (GNR) da parte dei vertici tedeschi.
Alla fine di agosto del 1944 la consistenza totale della Guardia Nazionale si era ridotta da oltre 130 000 uomini a poco più di 50 000 unità, a causa delle operazioni di disarmo e
cattura da parte tedesca degli ex-appartenenti all'Arma dei
Carabinieri perché ritenuti inaffidabili dal regime fascista. L'operazione di cattura tedesca non ebbe grande successo perché molti ex-carabinieri riuscirono a darsi alla macchia o
unirsi ai partigiani prima dell'arresto, ma comportò lo scioglimento di numerosi presidi territoriali e gravi problemi di controllo del territorio da parte della RSI. La stessa situazione bellica
aveva spinto il segretario del partito fascista, Alessandro Pavolini, ad istituire una sorta di "milizia politica" che rispondesse alle esigenze di protezione dei membri del partito e da
affiancare alla Guardia Nazionale nei suoi compiti d'istituto, limitatamente ai servizi di ordine pubblico e di sorveglianza del territorio (il decreto istitutivo del corpo non comprendeva i
poteri investigativi).
Il Corpo ausiliario delle squadre d’azione delle Camicie Nere, le cosiddette "Brigate Nere", dovevano raccogliere le reclute su base volontaria. Lo scarso successo del reclutemento in tutti i
corpi portò alla emanazione di diversi bandi (i c.d.Bandi Graziani, il più famoso dei quali uscì il 18 febbraio 1944) che prevedevano l'arruolamento anche delle classi 1924 e 1925, pena la fucilazione, come espressamente previsto da un decreto del giugno 1944
Con l'assenso di Benito Mussolini, il 9 maggio 1944
venne creata la Segreteria Militare del PFR, alla guida del Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MSVN) Giovanni
Riggio[2].
Dapprima egli attese al compito di sovrintendere all'istituzione dei nuclei volontari di fascisti all'interno delle forze armate (Esercito Nazionale Repubblicano, Marina Nazionale Repubblicana, Aviazione Nazionale Repubblicana) e di polizia
(Guardia Nazionale Repubblicana e Corpo di Polizia
Repubblicana), ma già dalla fine di giugno del 1944 si decise per la trasformazione definitiva del Partito Fascista Repubblicano in un organismo militare.
Con il decreto istitutivo delle Brigate Nere tutti gli iscritti al Partito Fascista Repubblicano furono formalmente obbligati ad arruolarsi in questa formazione paramilitare, anche quando
avessero superato nettamente l'età della leva (come nel caso Vittorio Malosti)[3]. In queste condizioni moltissimi italiani si trovarono spinti a dover scegliere
forzatamente fra la renitenza (e quindi a darsi alla macchia alimentando di conseguenza la Resistenza) e l'arruolamento "volontario", ma di fatto reso obbligatorio, in uno dei corpi militari o
paramilitari [4]. Per molti di loro, l'unica terza opzione poteva essere quella della galera o della
fucilazione; per questi motivi le Brigate Nere divennero un corpo paramilitare formalmente a carattere esclusivamente volontario ma di fatto rimpolpato di elementi che - per vari moivi, non
sempre condivisibili a tutti - furono costretti o fortemente spinti dalle circostanze ad entrarvi [5].
Decreto istitutivo[modifica]
« D.Lgs. 446/44-XXII:
Art. 1 La struttura politico militare del Partito si trasforma in organismo di tipo militare e costituisce il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere.
Art. 2 Il Comando del Corpo è costituito dalla trasformazione dell'attuale Direzione del Partito in Ufficio di Stato Maggiore del Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle
Camicie Nere. Il Ministro Segretario del Partito assume la carica di Comandante del Corpo.
Art. 3 Le Federazioni assumono il nome di "Brigate Nere" del Corpo Ausiliario ed i Commissari Federali la carica di Comandante di Brigata.
Art. 4 Il Corpo sarà sottoposto alla Disciplina Militare e al Codice Penale Militare del tempo di guerra.
Art. 5 Gli iscritti al PFR, di età compresa fra i 18 e i 60 anni e non appartenenti alle altre Forze Armate della Repubblica, entreranno in seguito a domanda volontaria a far
parte del Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere che a secondo della loro idoneità fisica provvederà al loro impiego.
Art. 6 Gli appartenenti alle formazioni ausiliarie provenienti dalle Squadre d'Azione e passati alle FF.AA.RR., alla GNR e alla Polizia Repubblicana, iscritti regolarmente al PFR,
possono a domanda essere trasferiti nel Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere.
Art. 7 Compito del Corpo è quello del combattimento per la difesa dell'ordine della Repubblica Sociale Italiana, per la lotta contro i banditi e i fuori legge e per la
liquidazione di eventuali nuclei di paracadutisti nemici. Il corpo non sarà impiegato per compiti di requisizione, arresti od altri compiti di Polizia. L'impiego delle Brigate
Nere nell'ambito provinciale viene ordinato dai Capi delle province. Iniziative ed atti arbitrari compiuti da parte dei singoli e che comunque possano screditare il Partito
saranno puniti secondo il Codice Militare del tempo di Guerra.
Art. 8 Ciascuna Brigata Nera porterà il nome di un Caduto per la Causa del Fascismo Repubblicano.
Art. 9 Il servizio prestato nel Corpo è considerato a tutti gli effetti come servizio militare. Al personale del Corpo Ausiliario saranno estesi in diritto tutti i benefici in
vigore per il trattamento di quiescenza e le provvidenze per i feriti, i mutilati e i deceduti in combattimento o comunque in servizio.
Art. 10 Il Ministro delle Finanze è autorizzato ad apportare le variazioni di Bilancio necessarie per l'attuazione del presente Decreto.
Art. 11 Il Comandante del Corpo d'intesa con il Ministro delle Finanze e con gli altri Ministri interessati, con successivi decreti emanerà le norme di attuazione del presente
decreto fissando gli organici, i trattamenti e le disposizioni regolamentari ed esecutive per il funzionamento del Corpo.
Art. 12 Il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere si avvarrà per i servizi sussidiari del Servizio Ausiliario Femminile secondo le norme del Decreto 18 aprile 1944
XXII e del Regolamento esecutivo.
Art. 13 Il presente Decreto che entrerà in vigore dal 1º luglio 1944 XXII sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale D'Italia e, munito del sigillo dello Stato inserito nella raccolta
ufficiale delle leggi e dei Decreti. »
Equipaggiamento[modifica]
Sebbene il comandante generale Alessandro Pavolini avesse istruito i Federali del Partito affinché recuperassero ogni arma disponibile dai reparti (soprattutto di ex-Carabinieri) che davano
indicazioni di scarsa affidabilità, non fu possibile raggiungere un armamento adeguato alla forza costituenda. La cronica mancanza di armi fu dovuta soprattutto alla mancanza di fiducia da parte
tedesca, manifestatasi con il netto rifiuto alla cessione delle armi da parte di Kesselring (comandante delle forze tedesche in Italia) e dal limitato appoggio di Wolff (comandante delle SS e della polizia tedesca nell'Italia
settentrionale), che solo all'inizio di luglio autorizzò una cessione di 3 000 fucili italiani Carcano Mod. 91, ai quali in teoria avrebbero dovuto far seguito altre 7 000 armi da fuoco. A queste limitazioni si aggiungevano quelle sui tessuti per
confezionare uniformi, generi alimentari, locali adatti ad alloggiare un numero consistente di uomini nonché carburante per i mezzi.
Consistenza numerica[modifica]
A causa delle limitazioni in armi ed equipaggiamento, le Brigate Nere, che pure avevano avuto un consistente numero di domande di arruolamento sin dall'inizio della loro istituzione, dovettero
per forza di cose fortemente limitarsi negli arruolamenti e di conseguenza non potettero raggiungere velocemente la forza teorica prevista, nonostante il progetto prevedesse tre battaglioni per
brigata, per una forza totale teorica di 1 400 uomini.
Alla fine del luglio 1944 vi erano 34 Brigate in via di formazione, che schieravano soldati per 17 000 unità.[6] Due mesi dopo le Brigate Nere erano 36 (due in più di quelle previste) e contavano su
30 000 volontari, ma solo 12 000 di questi erano effettivamente mobilitabili a causa la scarsità di armamenti. I restanti 18 000 erano considerati riservisti in occasione della
mobilitazione generale, che avvenne nell'aprile 1945 quando affluirono alle Brigate Nere circa
30 000 uomini, nonostante la situazione oramai ampiamente irrecuperabile della RSI.
Elenco delle Brigate Nere[modifica]
Di seguito l'elenco delle Brigate Nere suddivise per regione.[7] Fra parentesi, la sede dell'unità militare.
Piemonte[modifica]
Ispettorato Regionale del Piemonte (successivamente Ispettorato Brigate Nere del Piemonte) da cui dipendevano:
I Brigata Nera "Ather Capelli" (Torino)
II Brigata Nera "Attilio Prato" (Alessandria)
III Brigata Nera "Emilio Picot" (Aosta)
IV Brigata Nera "Luigi Viale" (Asti)
V Brigata Nera "Carlo Lidonnici" (Cuneo)
VI Brigata Nera "Augusto Cristina" (Novara)
VII Brigata Nera "Bruno Ponzecchi" (Vercelli)
Ispettorato Regionale della Lombardia (successivamente Ispettorato Brigate Nere della Lombardia) da cui dipendevano:
VIII Brigata Nera "Aldo Resega" (Milano)
IX Brigata Nera "Giuseppe Cortesi" (Bergamo)
X Brigata Nera "Enrico Tognù" (Brescia)
XI Brigata Nera "Cesare Rodini" (Como)
XII Brigata Nera "Augusto Felisari" (Cremona)
XIII Brigata Nera "Marcello Turchetti" (Mantova)
XIV Brigata Nera "Alberto Alfieri" (Pavia)
XV Brigata Nera "Sergio Gatti" (Sondrio)
XVI Brigata Nera "Dante Gervasini" (Varese)
Veneto[modifica]
Ispettorato Regionale del Veneto (successivamente Ispettorato Brigate Nere del Veneto) da cui dipendevano:
XVII Brigata Nera "Bartolomeo Asara" (Venezia)
XVIII Brigata Nera "Luigi Begon" (Padova)
XIX Brigata Nera "Romolo Gori" (Rovigo)
XX Brigata Nera "Amerino Cavallin" (Treviso)
XXI Brigata Nera "Stefano Rizzardi" (Verona)
XXII Brigata Nera "Antonio Faggion" (Vicenza)
Emilia-Romagna[modifica]
Ispettorato Regionale dell'Emilia (successivamente Ispettorato Brigate Nere dell'Emilia) da cui dipendevano:
XXIII Brigata Nera "Eugenio Facchini" (Bologna)
XXIV Brigata Nera "Igino Ghisellini" (Ferrara)
XXV Brigata Nera "Arturo
Capanni" (Forlì)
XXVI Brigata Nera "Mirko Pistoni" (Modena)
XXVII Brigata Nera "Virginio Gavazzoli" (Parma)
XXVIII Brigata Nera "Pippo Astorri" (Piacenza)
XXIX Brigata Nera "Ettore Muti" (Ravenna)
XXX Brigata Nera "Umberto Rosi" (Reggio Emilia)
Liguria[modifica]
Ispettorato Regionale della Liguria (successivamente Ispettorato Brigate Nere della Liguria) da cui dipendevano:
XXXI Brigata Nera "Generale Silvio Parodi" (Genova)
XXXII Brigata Nera "Antonio Padoan" (Imperia)
XXXIII Brigata Nera "Tullio Bertoni" (La Spezia)
XXXIV Brigata Nera "Giovanni Briatore" (Savona)
Toscana[modifica]
XXXV Brigata Nera "Don Emilio Spinelli" (Arezzo)
XXXVI Brigata Nera Mussolini", poi "Piagentini" (Lucca)[8]
XXXVII Brigata Nera "Emilio Tanzi" (Pisa)
XXXVIII Brigata Nera "Ruy Blas Biagi" (Pistoia)
IXL Brigata Nera (Siena)
XL Brigata Nera "Vittorio Ricciarelli" (Apuania)
XLI Brigata Nera "Raffaele Manganiello" (Firenze)
Altri comandi[modifica]
Raggruppamento Brigate Nere Mobili:
I Brigata Nera Mobile "Vittorio Ricciarelli" (Milano)
II Brigata Nera Mobile "Danilo Mercuri" (Padova)
III Brigata Nera Mobile "Attilio Pappalardo" (Bologna)
IV Brigata Nera Mobile "Aldo Resega" (Dronero-Cuneo)
V Brigata Nera Mobile "Enrico Quagliata" (Val Camonica)
VI Brigata Nera Mobile "Dalmazia" (Milano)
VII Brigata Nera Mobile "Tevere" (Milano)
II Brigata Nera Mobile Arditi (Milano)
Brigate Nere Autonome:
Brigata Nera Autonoma "Giovanni Gentile (prima Cremona, poi Tirano in Valtellina)
Brigata Nera Autonoma Operativa "Giuseppe Garibaldi
Brigata Nera Autonoma Ministeriale Meatini (Brescia)
Brigata Nera Autonoma (Marche)
Brigata Nera Autonoma Venezia Giulia (Gorizia)
Brigata Nera Autonoma (Udine)
Brigata Nera Autonoma "Tullio Cividino" (Trieste)
Brigata nera femminile "Norma Cossetto" (Trieste)
Inquadrati nelle Brigate Nere e dipendenti direttamente dal comando generale erano anche i seguenti reparti:
Gruppi di azione giovanile (Milano)
Compagnia Giovani Fascisti ("Bir el Gobi") (Maderno)
Brigate Nere Autonome d'Oltremare:
Compagnia Complementare Fascisti (Rodi)
^ Giampaolo Pansa, 1967. Guerra Partigiana fra Genova ed il Po.
^ Le Forze Armate della RSI - Pier Paolo Battistelli, Andrea Molinari,
^ Claudio Pavone, 1991. Una guerra civile. Bollati Boringhieri
^ Pasquale Chessa, 2005. Guerra civile. Oscar Mondadori
^ Giampaolo Pansa, 1991. Il Gladio e l’Alloro. L’esercito di Salò.
^ http://www.brianzapopolare.it/sezioni/storia/brigate_nere_ss_italiane_2002ott13.htm
^ Mario Pellegrinetti.
Giugno 1944 - I
sabotaggi. La guerra civile in Garfagnana. URL consultato il 9-1-2008.
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