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Timestamp: 2018-12-17 18:56:18+00:00

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"bussola" per ricorrere a Strasburgo	- 6 CEDU
La quarta sezione del Consiglio di Stato, con sentenza n. 5657 del 18 novembre 2014, approfondisce la tematica dell'autodichia della Presidenza della Repubblica. L'occasione è statal'idizione, da parte del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, di una gara informale (ai sensi dell’art. 30, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, c.d. codice degli appalti) per l’affidamento del “servizio di cassa ed annesso sportello interno al Segretariato”.
Scrive, al riguardo il Consiglio di Stato: " Si può anche prescindere, allo stato, da una considerazione preliminare, e cioè che la stessa Corte costituzionale sembra orientata verso una possibile rimeditazione della prerogativa dell’autodichia – cioè del potere di giudicare in via esclusiva e definitiva i ricorsi avverso gli atti e i provvedimenti adottati dall’amministrazione -, valutata al metro di giudizio del rispetto dei diritti fondamentali e del principio di legalità (la sentenza 9 maggio 2014, n. 120, osserva ora di non poter esaminare la questione nel merito per non essere stata la Corte investita nel solo modo che le consentirebbe di pronunciare, vale a dire la proposizione del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato).
Come è ben noto, la competenza “giustiziale” della Presidenza della Repubblica è stata confermata anche di recente, sia dal giudice ordinario sia da quello amministrativo, ma rispetto alle controversie in materia di rapporto di lavoro e di impiego con il Segretariato Generale, alle quali sono assimilate quelle da ultimo previste dall’art. 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2008, n. 34/N (cfr., rispettivamente, Cass. civ., ss. uu., ord. 17 marzo 2010, n. 6529; Cons. Stato, sez. IV, 15 dicembre 2011, n. 6617).
Si tratterebbe ora di riconoscere l’autodichia anche in settore diverso e ulteriore, quale quello delle gare e dei contratti.
Questo non è possibile per una serie di ragioni.
In primo luogo, appare condivisibile l’affermazione che le prerogative costituzionali, e in concreto l’autodichia in questione, rappresentando deroghe a principi cardine del diritto comune, non possono essere interpretate estensivamente (cfr. Cons. Stato, sez. IV, sentenza n. 6617 del 2011, cit.).
Ma soprattutto la tesi sembra per certi versi non rispettosa delle stesse prerogative della Presidenza della Repubblica.
E’ indiscutibile che, nell’attuale assetto costituzionale, l’autodichia non sia momento essenziale per assicurare effettività alla posizione di autonomia e indipendenza degli organi costituzionali (cfr. Cass. civ., ss. uu, n. 6529 del 2010, cit.). Essa dunque esiste se e nella misura in cui l’organo, sul necessario fondamento costituzionale (esplicito o, come anche si sostiene, implicito), abbia deciso di farne uso.
Ora, anche ad ammettere che il potere di auto-organizzazione della Presidenza possa spingersi sino a derogare alla normativa comune, attribuendo a organi domestici la cognizione delle controversie tra il Segretariato generale e soggetti terzi anche al di là dell’ambito del rapporto di impiego, occorre anche rilevare che, in concreto, la Presidenza non ha comunque ritenuto di esercitare il potere in questione, diversamente da quanto hanno disposto, con specifici regolamenti, Camera e Senato, ampiamente ricordati negli atti di causa.
D’altronde, negare la giurisdizione del giudice amministrativo nella presente controversia, come quella di ogni altro giudice dell’ordinamento generale, significherebbe negare al privato qualsiasi specie di tutela giurisdizionale o para-giurisdizionale, posto che gli organi del contenzioso della Presidenza della Repubblica sono stati istituiti espressamente per le controversie di pubblico impiego e non potrebbero certo autonomamente estendere le proprie competenze in ambiti che le fonti istitutive non contemplano.
Infine, il primo a non essere convinto del supposto difetto assoluto di giurisdizione sembra essere lo stesso Segretariato Generale, poiché – come bene osserva la B.N.L. – il bando e il disciplinare di gara, provenienti dal Segretariato, attribuiscono le eventuali controversie alla cognizione esclusiva del Foro di Roma, con ciò evidentemente escludendo qualunque riserva di giurisdizione interna.
Il motivo è dunque infondato e deve essere respinto."
V'E' ABBONDANTE MATERIA PER RIPRENDERE IL DISCORSO SULLA GIURISDIZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE, GIUDICE SPECIALE DELLA DISCIPLINA DEGLI AVVOCATI (E FORSE -VISTO CHE LA L. 247/2012 NON MI PARE LA CONFERMI- ANCORA GIUDICE SPECIALE DELLA TENUTA DEGLI ALBI FORENSI).
LEGGI DI SEGUITO L'INTERA SENTENZA 5657/2014 DEL CONSIGLIO DI STATO ...
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