Source: https://www.vignaclarablog.it/2010062311040/il-futuro-dellolgiata-e-appeso-a-un-filo/
Timestamp: 2018-08-17 20:53:27+00:00

Document:
Il futuro dell'Olgiata è appeso a un filo - VignaClaraBlog.it
Home ATTUALITÀ Il futuro dell’Olgiata è appeso a un filo
Il futuro dell’Olgiata è appeso a un filo
Il futuro dell’Olgiata è appeso a un filo. A rischio speculazione sono 100 ettari di verde, oggi inedificabile, di proprieta’ della Sales Sud del costruttore Antonio Pulcini. Ma e’ anche la natura stessa di Consorzio privato tra residenti a essere in pericolo, quella di luogo tranquillo protetto dalla privacy e da un buon livello di sicurezza, grazie al servizio di vigilanza 24 ore su 24 e alle sbarre che vietano l’accesso agli estranei.
Lo ha annunciato ieri una nota di AdnKronos nella quale si spiega che l’oasi verde romana, scelta da tanti vip e di recente adocchiata anche dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che sarebbe intenzionato all’acquisto di una villa per una figlia (leggi qui), continuera’ a rimanere tale solo se sara’ rinnovata la convenzione con il Comune di Roma, stipulata 40 anni fa e scaduta nel dicembre del 2008. Una trattativa che da tre anni a questa parte viene condotta dal Consorzio, in quanto rappresentante giuridico dei residenti.
Ma e’ proprio questo il punto, secondo quanto dice AdnKronos: il Consorzio e’ stato delegittimato da una sentenza del Tribunale di Roma, depositata l’11 giugno scorso, in base a una causa promossa dal Golf Club e, tra gli altri, dal costruttore Antonio Pulcini, che possiede tutti quegli ettari di verde.
Sales Sud si e’ impegnata a cedere gratuitamente le aree al Consorzio ma la cancellazione della possibilita’ di eseguire operazioni immobiliari, come da sentenza, rendera’ molto difficile dare seguito all’impegno.
In un comunicato rivolto ai consorziati, il cda del Consorzio annuncia che la sentenza “certamente verra’ impugnata”, anche perche’, di fatto, paralizza il Consorzio, ne rende inutile l’esistenza” e finira’ per portare al licenziamento di una cinquantina di dipendenti (46), la maggior parte ”vigilantes” e all’apertura dei cancelli dell’Olgiata.
Il cda sottolinea ai residenti la ”gravissima situazione che mette a repentaglio l’esistenza stessa di questo comprensorio” e inoltre che ”le conseguenze economiche immediate possono essere impressionanti con una pesante ricaduta negativa sui valori immobiliari e la perdita dell’attuale livello di sicurezza”.
Sempre secondo AdnKronos, l’11 giugno scorso il Comune di Roma ha riacquisito le strade del comprensorio fino ad oggi in concessione al Consorzio, oltre alla rete fognaria, la rete di distribuzione dell’acqua irrigua e l’impianto di illuminazione. Qualche mese fa pero’ era stato proprio il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a rassicurare gli abitanti dell’Olgiata annunciando il rinnovo della convenzione entro il 2010.
Oggi, anche se il sospetto che qualcosa non stia marciando nella direzione auspicata dalla maggior parte dei residenti e’ sopraggiunto, la partita sembra ancora aperta.
Giorgio 23 giugno 2010 at 19:56
È finita la pacchia, la verità è venuta a galla. Il giudice ha annullato l’Assemblea del 2007 con cui il CdA ha tentato di cambiare lo Statuto attribuendosi superpoteri degni di Nembo Kid, ahimè incompatibili con la legge che regola i consorzi come il nostro. Dichiarata nulla, con tutto ciò che ne segue. Il Presidente e i suoi gerarchi che volevano tutto, ora nulla hanno, nemmeno la validità della loro nomina. Noi tutti in compenso dobbiamo pagare i danni per circa 20.000€ di spese legali. Non ci rappresentano più. Non possono trattare con il Comune. Compete loro, ma quella non gli piace farla, solo la manutenzione spicciola, come previsto dal vecchio Statuto, che è tornato in vigore. In squallida, miserabile scala, accade a Olgiata ciò che accade in Italia: per fare i suoi comodi, il governo tenta di cambiare la Costituzione, ma i giudici lo bloccano perché per farlo BISOGNA ESSERE TUTTI D’ACCORDO; non si cambia lo Statuto di un Consorzio a colpi di assemblea usando le deleghe di chi sa e non sa, fra le quali quella di me ignaro, al tempo occupato altrove, concessa solo per evitare che l’assemblea andasse deserta, con relative inutili spese di convocazione.
Gira un grottesco papello del CdA (non firmato da tutti i consiglieri!) che promette di dar battaglia legale, chiudere il Consorzio, licenziare tutti e aprire le sbarre. Sono solo parole, dettate, come scrive Bulgàkov, dalla più terribile di tutte le ire: l’ira dell’impotenza. Ricordo a chi non lo sa che il Consorzio durerà fino al 2050, che il posto di lavoro a rischio mi pare sia solo quello degli attuali consiglieri e che le sbarre resteranno lì dove sono almeno fino a quella data. Il terrorismo è una cosa seria, non si fa in un modo così casereccio, questo è solamente un quacquaracquà. E poi basta con questa Concessione! Ma chi l’ha vista mai questa fantomatica Concessione? Cosa ha da concederci il Comune di Roma? Nulla, è finita la Convenzione, ora abbiamo la nostra legittima collocazione nel Piano Regolatore di Roma, con le nostre guardie e il nostro Consorzio. Cambiano i concetti, non le cose.
Due consigli al CdA per correre nel frattempo ai ripari:
1) Lasciare accesa la luce degli uffici del Consorzio durante tutta la notte, per mostrare, con le finestre illuminate, come il Presidente lavori senza sosta per noi ingrati consorziati.
2) Imbottigliare a fine stagione l’acqua della piscina del Country Club. Dopo la recente, sovrannaturale trasformazione dei carati, sicuramente potrà essere commercializzata come miracolosa e farci recuperare qualche soldo.
http://www.olgiata.eu
Gianni 23 giugno 2010 at 20:01
Il comunicato del Consorzio datato 21.6.2010, firmato cda., deve preoccupare i consorziati, non perché il Consorzio sia “finito”, come si afferma senza alcun fondamento e meramente allo scopo di creare confusione, ma solo perché denota la volontà di tentare di rafforzare la posizione dell’attuale cda ormai delegittimato da una sentenza.
Infatti la durata del Consorzio servizi e manutenzione è stata già fissata fino al 2050, tutti i sui dipendenti potranno continuare ad esserlo fino a tale data, i soli che dovrebbero andarsene, secondo la sentenza, sono gli attuali consiglieri.
Facciamo il punto, con alcune considerazioni logiche, comprensibili e, pensiamo, condivisibili.
La domanda “incredibilmente posta” (così si esprime il volantino) da alcuni consorziati (posti alla “gogna” dal C.d.A. e che potrebbero tutelarsi anche in sede penale per le affermazioni dette) è stata accolta dal Tribunale di Roma, che ha accertato la nullità della delibera consortile del 14 luglio 2007 (approvativa del nuovo statuto). Se la domanda è stata “incredibilmente posta”, per il cda evidentemente anche la sentenza è “incredibile” o incredibilmente resa. Ebbene può il cda. fare tale tipo di considerazione? O invece il cda, dovrebbe fare un’analisi diversa della sentenza del Giudice?
Secondo i principi Costituzionali, la sentenza di un Tribunale, ripristina la legalità, ovvero con una sentenza viene applicata la legge. I vituperati consorziati che hanno agito in giudizio, hanno, a ben vedere, semplicemente ottenuto una sentenza di un Giudice – che già in sede cautelare, esprimendo gli stessi principi confermati nella sentenza definitiva, aveva sospeso in parte l’efficacia della delibera – in cui si afferma che la delibera è nulla, in base alla legge perché sono compromessi, in generale, i diritti dei singoli consorziati.
Non si tratta di una “bella vittoria giuridica” di chi è un nemico dell’Olgiata, come qualcun altro, solo per umano disappunto, ha commentato. In realtà, coloro che non hanno condiviso le operazioni del Presidente del consorzio sono i più grandi sostenitori e amanti dell’Olgiata (in cui vivono da decenni), ed i più accaniti assertori che il comprensorio va tutelato come il più bel comprensorio residenziale in Europa. Comprensorio che ha necessità di essere salvaguardato, ben mantenuto e rilanciato, cose che da anni non si fanno. Gli attori del giudizio sono persone che, non condividendo giuridicamente l’operato e le scelte del consorzio, lo hanno censurato dinanzi al Giudice per illegittimità, e che, dunque, hanno invocato la legalità che la sentenza ha sancito (avendo inutilmente sollecitato per anni trasparenza, collaborazione, condivisione e informazione che sono sempre state negate). La sentenza conferma (e questa volta non è una voce dell’opposizione) che l’operato del vecchio Consiglio non è stato conforme alla legge: le modifiche apportate allo statuto non sono state conformi alla legge.
Ebbene vogliono i consorziati essere “governati” in base a regolamenti non conformi alla legge? Ma soprattutto vogliono i Consorziati essere governati da chi ha creato questa situazione di non conformità alla legge? Vogliono i Consorziati che chi non è stato capace di fare un nuovo valido statuto continui a occuparsi dei nuovi rapporti instaurandi con il Comune?
Per ora sappiamo solo, dal volantino diffuso, che il cda manifesta disappunto perché non ha potuto continuare ad operare con norme….illegittime dichiarate nulle da un Tribunale !. Come può essere tollerato questo modo di ragionare e di porsi del cda, che voleva gestire in base ad un regolamento illegale? Nel corso dell’assemblea molti partecipanti risultavano giustamente disturbati da querelle di carattere giuridico, per i più (a ragione) incomprensibili. Ma oggi tutti devono prendere atto della sentenza del Giudice, che sancisce l’illegittimità dello statuto e relativamente ad esso dell’operato del vecchio Consiglio di Amministrazione. La sentenza c’è, e chi con il suo operato ha causato la pronuncia del Giudice, deve rendere il conto. Il Presidente e l’attuale Consiglio hanno il dovere (giuridico e morale) di “dimettersi”. Il dovere di dimettersi nel caso concreto è, a ben vedere, un effetto della sentenza del Giudice, che ha delegittimato l’operato del Consiglio e dello stesso nuovo consiglio, nominato in base al nuovo statuto e che sta operando sulla base di esso (e che è composto da molti consiglieri facenti parte del vecchio Consiglio). Non può essere pertanto apprezzato il comunicato del cda che contiene solo allarmismi che non rispondono a realtà. Si spera solo in atteggiamenti futuri che non consistano in arroccamenti o attaccamento alla carica.
Attendiamo la prossima mossa in tal senso. Il vero rischio é che tutto debba essere affidato non alla soluzione interna, alla soluzione trovata “in famiglia”, ma alla soluzione esterna di altro Giudice o di un Commissario. Siamo sicuri che tutti gli abitanti dell’Olgiata, insieme a noi, sono favorevoli ha una comunione di intenti caratterizzata da un vero dialogo e condivisione di ogni scelta.
Consociazione Proprietari Olgiata
Professor Paolo 25 giugno 2010 at 0:04
Niente male il parallelo di Giorgio e gran bell’intervento anche di Gianni. Molto chiaro. Ho l’impressione che Berlusconi non gliela comprerà più la casa alla povera figliola. Dovrebbe mettersi a delegittimare i giudici anche qui… E’ anziano, non si può affaticare oltremodo…
PS: si può fare ancora ironia o la Legge Bavaglio ci impedisce anche questo?
Enzo 26 giugno 2010 at 9:14
Concordo con quanto espresso nei commenti di Paolo e Gianni.
Ma vorrei sottolineare il fatto che il Consiglio di amministrazione del Consorzio ha dichiarato di voler fare appello alla sentenza.
Ritengo che tale atto, che non può essere deciso da consiglieri decaduti (grazie alla sentenza del giudice), debba essere eventualmente intrapreso dai singoli consiglieri a proprie spese e non a spese di noi consorziati.
Inoltre, credo che sia opportuno richiedere a talii amministratori incopetenti – a suo tempo diffidati personalmente – la restituzione ai consorziati delle somme da loro illecitamente spese anche per il giudizio appena conclusosi, intrapreso a proprie spese da alcuni consorziati.
I consiglieri possono eventualmente rifarsi nei confronti degli studi legali per le ingente somme pagate da noi consorziati per la realizzazione del nuovo statuto (apparso già a suo tempo palesemente illeggittimo) e per quanto ne è seguito.
Credo che sia giunto il momento di agire contro chi opera a nostro danno per far valere i nostri diritti di consorziati, ma soprattutto per recuperare i nostri soldi, e sarei grato agli avvocati e/o associazione di consorziati che prendessero l’iniziativa.
Mario 5 luglio 2010 at 15:10
Chi si è spesso chiesto a cosa fosse dovuta la fiducia, da me non condivisa, che gli olgiatini hanno in più riprese accordato al presidente Munno…trova qui la risposta: nel basso rapporto tra qualità di argomenti e cieca fiducia negli stessi che caratterizza i suoi oppositori.
Scrive Giorgio che “il terrorismo è una cosa seria”: mi permetto di aggiungere che dovrebbe esserlo anche l’opposizione, specie quella in nome di ciò che dichiariamo esserci caro.
Ebbene, Giorgio, la sua opposizione non appare seria.
Vorrei infatti sapere che cosa c’entra il Piano Regolatore cui lei fa riferimento con le sbarre ai nostri ingressi.
Lei ci propina tante certezze, ma temo che abbia una preoccupante confusione tra urbanistica e gestione. E temo lei non abbia idea di cosa sia una convenzione urbanistica, né un Piano Regolatore.
Leggo infatti dal suo scritto: “E poi basta con questa Concessione! Ma chi l’ha vista mai questa fantomatica Concessione? Cosa ha da concederci il Comune di Roma? Nulla, è finita la Convenzione, ora abbiamo la nostra legittima collocazione nel Piano Regolatore di Roma, con le nostre guardie e il nostro Consorzio. Cambiano i concetti, non le cose”.
Sarebbe bene ricordare che la sua “legittima collocazione nel Piano Regolatore di Roma” norma ESCLUSIVAMENTE i parametri urbanistici del nostro comprensorio, come destinazioni d’uso di terreni e vincoli di realizzazione. Nulla può dire, invece, riguardo allo status privato delle strade, a meno di non creare una mostruosità amministrativa che cadrebbe ben prima del tanto vituperato Nuovo Statuto del Consorzio.
Per mantenere le sue sbarre agli ingressi, ahimé, le occorrerà che il soggetto titolare della proprietà delle strade (che, da Convenzione, possono divenire pubbliche dal Dicembre 2008) le conceda di gestirle.
Qualora, come si legge, il Comune avesse intrapreso l’iter per diventare tale proprietario, solo una “Concessione di beni pubblici” (tali sarebbero infatti le strade di Convenzione) ad uso privato potrebbe lasciarle le sue sbarre al Nord, oltre, magari alla gestione di qualche altra infrastruttura.
E a nulla varrebbe che il Consorzio sia durevole, da Statuto, sino al 2050.
Per il Comune di Roma il valore del Consorzio sarebbe quello di un soprammobile di pregio.
In quanto di pregio, poi, molto costoso per noi: un ente magari destinato a gestire (a carico dei consorziati) strade ed infrastrutture di proprietà ed accesso pubblico.
Nessuno Tapiro d’Oro sarebbe sufficiente a gloriare il genio di chi avrebbe portato a questo, non trova?
E visto che ama essere informato, mi permetto di invitarla a verificare se le notizie date dal Consorzio circa l’avvio, da parte del Comune, dell’acquisizione di strade ed altro sia “terrorismo” o qualcosa di più concreto e formale. Mi auguro che lei abbia ragione, ma temo che, ancora una volta, lei confonda la realtà con le tavolette che ci ha propinato per corrispondenza. Se infatti quell’iter fosse partito, temo ci troveremmo al punto storico più vicino all’apertura delle strade.
O magari, qualora il Comune, bontà sua, si accollasse anche la gestione, oltre alla proprietà, noi potremmo certo avventurarci nella costituzione di un Consorzio di Vigilanza (e tremo al solo pensiero delle autorizzazioni amministrative) o in qualche altra amenità tesa a salvare qualche posto di lavoro…ma le sarei grato se immaginasse con me l’utilità di operai addetti all’asporto delle immondizie doppioni dell’AMA (passano dopo a pulire meglio?), di maestranze addette alla manutenzione di strade pubbliche gemelle delle ditte appaltatrici comunali, o di personale amministrativo che potrebbe al più preparare caffe per i dipendenti degli Uffici Patrimonio del Comune di Roma.
Così come sarei grato a Gianni Cantini, che ho più volte visto candidare sé stesso e la sua Consociazione alla gestione del Consorzio Olgiata, e ogni volta uscirne sconfitto, se avesse la cortesia di dettagliarci perché l’attuale Consiglio d’Amministrazione dovrebbe essere “moralmente delegittimato”.
Lei sa bene, presidente Cantini, che Munno ed i suoi sarebbero stati eletti col nuovo e col vecchio Statuto e che nulla ha cambiato il fatto che le elezioni si sono svolte con uno Statuto oggi (e non allora, come le potrà certificare il Notaio presente in Assemblea) decaduto.
Così come sa bene che la grande maggioranza dei residenti ha sempre approvato l’azione del Cda, specialmente in tema di Nuovo Statuto e Concessione col Comune di Roma. Dov’è la delegittimazione “morale”?
E le sarei infine grato se avesse la pazienza (magari assiema a quel Gioacchino Gambatesa che più volte tentò di modificare lo Satuto senza raggiungere il quorum prescritto) di spiegare ad un consorziato come lei quale scopo aveva chi, nel proprio ben legittimo ricorso contro l’Assemblea del 2007, ha mosso opposizione contro la facoltà del Consorzio di acquisire beni immobili.
Badi bene: sono convinto come lei che quella facoltà fosse giuridicamente zoppicante, ma mi sarei ben guardato dal sollevare tale questione in un tribunale, perché l’unico risultato sarebbe stato quello di impedire al Consorzio di far rispettare alla Sales Sud gli obblighi a cedere al Consorzio tanti ettari di verde.
E così è stato: il più lieto della sua vittoria, oggi, è il suo compagno di ricorso: quel Pulcini verso cui lei ha più volte reclamato azioni più incisive…a tutela della comunità!
Il piano morale e quello giuridico non sempre collimano.
Oggi lei ha vinto giuridicamente, ma se lei si richiama alla morale, sappia che – altrettanto moralmente – la giudico non titolato a dare lezioni.
Non lo è chi antepone all’ovvio interesse della collettività un grimaldello giuridico. Anche se di successo.
Da Enzo mi piacerebbe sapere, infine, quali “azioni di responsabilità” si sente di appoggiare verso amministratori che hanno agito, immagino, con dettagliati pareri legali a conforto, sostenuti da una valida maggioranza assembleare straordinaria di più del 95% in due distinte assemblee e con due successivi pronunciamenti completamente e sostanzialmente favorevoli da parte dei giudici chiamati a pronunciarsi sui ricorsi d’urgenza avverso il nuovo Statuto. Perché mi pare che anche qui si dimentichi quello che non piace: invito allora alla lettura delle sentenze relative ai ricorsi di urgenza presentati da Gianni Cantini & C, sentenze che sono entrate ben dentro il merito del fumus boni iuris, signori.
A queste domande mi piacerebbe avere risposta: in modo da affiancare qualcosa di concreto ai grotteschi trionfalismi che leggo qui.
Sarei il primo ad essere contento, nel trovare un’alternativa di progetto per l’Olgiata ala gestione Munno.
E se poi comunque il Comune di Roma intendesse oggi, come suo diritto, recedere dal trattare con noi una concessione di gestione…ci vedremo tutti a festeggiare, champagne alla mano, la cerimonia di rimozione delle sbarre agli ingressi.
In fondo, quando cade un muro, uno steccato o una sbarra…è sempre festa, no?
Paolo 12 settembre 2010 at 20:53
salve, che ne sarà dell’Olgiata Golf Club e dei possessori delle azioni immobiliare di tale club ?
Come sapete finora l’iscrizione ad un club di golf presupponeva e quindi imponeva l’acquisto di un’azione immobiliare alla quale seguiva poi l’iscrizione vera e propria.
Se si darà seguito allo svincolo dell’area immagino che come le abitazioni anche le azioni immobiliari crolleranno. Poichè il golf olgiata club è formato da facoltosi professionisti, difficilmente si darà seguito alla cosa.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza