Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/05/13/bancarotta-fraudolenta-documentale-la-cassazione-annulla-la-sentenza-di-merito-che-denega-lattenuante-della-particolare-tenuita-del-fatto-senza-motivare-sul-danno-alla-massa-attiva-del-falli/
Timestamp: 2019-10-21 18:11:13+00:00

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Bancarotta fraudolenta documentale: la cassazione annulla la sentenza di merito che denega l’attenuante della particolare tenuità del fatto senza motivare sul danno alla massa attiva del fallimento – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Bancarotta fraudolenta documentale: la cassazione annulla la sentenza di merito che denega l’attenuante della particolare tenuità del fatto senza motivare sul danno alla massa attiva del fallimento.
In tema di reati fallimentari si segnala ai lettori del blog la sentenza n. 19981/2019, depositata il 09.05.2019, con la quale la Corte di cassazione ha annullato la sentenza della Corte territoriale per violazione di legge e vizio di motivazione relativamente al capo della sentenza impugnata che aveva negato il riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 219, terzo comma, r.d. n. 267 del 1942.
L’imputazione ed il processo di merito.
La Corte di appello di Milano confermava la condanna del Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Lodi che aveva affermato la penale responsabilità del prevenuto tratto a giudizio per il delitto di bancarotta fraudolenta impropria documentale, perché resosi responsabile della sottrazione o distruzione della massima parte dei libri e delle scritture contabili della società fallita, allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto o di recare danno ai creditori.
Contro la sentenza della Corte distrettuale interponeva ricorso per cassazione la difesa dell’imputato articolando diversi motivi di censura tra i quali l’assenza del dolo richiesto dalla norma incriminatrice, l’erroneo diniego dell’attenuante di cui all’art. 219, terzo comma, r.d. n. 267 del 1942 e la illegittimità della durata delle pene accessorie inflitte.
La Suprema corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando con rinvio la sentenza impugnata.
Sull’errato diniego dell’attenuante di cui all’art. 219, terzo comma, r.d. n. 267 del 1942.
“In tema di bancarotta fraudolenta, il giudizio relativo all’attenuante della particolare tenuità del danno patrimoniale, di cui all’art. 219, terzo comma, r.d. n. 267 del 1942, deve essere posto in relazione alla diminuzione globale che il comportamento del fallito ha provocato alla massa attiva che sarebbe stata disponibile per il riparto ove non si fossero verificati gli illeciti (Sez. 5, n. 12330 del 02/11/2017 – dep. 2018, Di Niso, Rv. 27266301).
In particolare, in tema di bancarotta fraudolenta documentale, la particolare tenuità del fatto di cui all’art. 219, comma terzo, legge fall., deve essere valutata in relazione al danno causato alla massa creditoria in seguito all’incidenza che le condotte integranti il reato hanno avuto sulla possibilità di esercitare le azioni revocatorie e le altre azioni poste a tutela degli interessi creditori (Sez. 5, n. 19304 del 18/01/2013, Tumminelli, Rv. 25543901).
In ogni caso occorre aver riguardo non già all’entità del passivo ed alla differenza fra attivo e passivo, bensì alla effettiva diminuzione patrimoniale cagionata ai creditori dai fatti di bancarotta dei quali l’imputato deve rispondere (Sez. 1, n. 9853 del 27/09/1993, Bianchi, Rv. 19533401).
La Corte di appello, per motivare la mancata applicazione dell’invocata attenuante, ha fatto riferimento all’ammontare del passivo fallimentare, cosicché essa non ha fatto corretta applicazione dei principi sopra esposti con conseguente violazione dell’art. 219, terzo comma, r.d. n. 267 del 1942. Ne consegue che la sentenza deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Milano per nuovo esame in ordine alla applicazione dell’attenuante speciale..”
Sulla durata delle pene accessorie dopo la decisione della Consulta.
“Deve pure essere rilevata l’illegalità delle pene accessorie la cui durata è stata determinata, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 216 r.d. n. 267 del 1942, nella misura fissa di anni dieci.
Difatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato, con la sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018, la illegittimità dell’art. 216, ultimo comma, r.d. n. 267 del 1942, nella parte in cui determina nella misura fissa di anni dieci la durata della pena accessoria da essa prevista.Per effetto di detta sentenza, la pena accessoria inflitta con la sentenza impugnata in questa sede è divenuta illegale, cosicché la sentenza deve, in tale parte, essere annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Milano. Peraltro, a seguito della citata sentenza della Corte Costituzionale, le Sezioni Unite hanno recentemente affermato, con sentenza adottata all’udienza del 28 febbraio 2019, in attesa di pubblicazione, che la durata delle pene accessorie deve essere determinata in concreto dal giudice in base ai criteri fissati dall’art. 133 cod. pen. e non in misura pari a quella della pena principale ai sensi dell’art. 37 cod. pen.. Ne consegue che anche per tale motivo la sentenza deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Milano per la determinazione della durata delle pene accessorie previste dall’ultimo comma dell’art. 216 r.d. n. 267 del 1942”.
Quadro giurisprudenziale di riferimento delle più recenti pronunce di legittimità in materia di bancarotta fraudolentadocumentale:
Cassazione penale , sez. V, 01/10/2018, n. 53193
Cassazione penale , sez. V, 13/02/2018, n. 16744
Responsabilità del medico ostetrico: la Cassazione torna a fare il punto sulla... MANCATO VERSAMENTO DELL’IMPOSTA DI SOGGIORNO RISCOSSA DAI CLIENTI: RISPONDE...

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