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Timestamp: 2020-04-07 20:37:58+00:00

Document:
Risarcimento danni · vacanza rovinata
Il vettore risponde del danno per il ritardo per l’inadempimento nell’esecuzione del trasporto, nonché per i sinistri che colpiscono la persona del passeggero, dall’inizio delle operazioni di imbarco al compimento di quelle di sbarco, a meno che provi che egli o i suoi dipendenti e preposti hanno preso tutte le misure necessarie e possibili, secondo la normale diligenza, per evitare il danno.
nella causa iscritta al n° 3141/07 R.G. - Affari Contenziosi Civili - avente ad oggetto:
(…) Antonino, nato a (…) il (…) e res.te in (…) alla Via (…) n.(…) – c.f. (…) - elett.te dom.to in (…) alla Via (…) n.(…) presso lo studio dell’avv. Fabiana (…) che lo rapp.ta e difende giusta mandato a margine dell’atto di citazione;	ATTORE
S.p.A. (ZETA), in persona del legale rapp.te pro-tempore, con sede legale in (…) alla Via (…) n.(…) – P.Iva (…) - elett.te dom.ta in (…) alla Via (…) n.(…) presso lo studio dell’avv. Claudia (…) che la rapp.ta e difende congiuntamente all’avv. Fabio (…), giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; CONVENUTA
Per l’attore: accogliere la domanda; dichiarare l’esclusiva responsabilità della Spa (Zeta), in persona del legale rapp.te pro-tempore, in ordine alla causazione dell’inconveniente occorsogli e, per l’effetto, condannarla al risarcimento di tutti i danni subiti e subendi, sia patrimoniali in misura non inferiore ad € 434,23 (€ 184,23 costo del biglietto ed € 250,00 rimborso ex art. 7 Reg. CE 261/04), sia non patrimoniali (danno morale, esistenziale e da vacanza rovinata) da liquidarsi in via equitativa, oltre interessi dalla domanda sino al soddisfo, nonché spese, diritti ed onorari di giudizio con attribuzione al procuratore anticipatario.
(…) Antonino, con atto di citazione ritualmente notificato il 21/3/07 alla S.p.A. (ZETA) la conveniva innanzi a questo Giudice affinché fosse dichiarata la sua esclusiva responsabilità in ordine alla causazione dell’inconveniente occorsogli e, per l’effetto, condannata al risarcimento di tutti i danni subiti e subendi, sia patrimoniali in misura non inferiore ad € 434,23, sia non patrimoniali (danno morale, esistenziale e da vacanza rovinata) da liquidarsi in via equitativa.
- che, in data 3/4/06 acquistava un biglietto aereo A/R della linea aerea (Zeta) per la tratta Napoli-Milano – voli AZ7926 del 14/4/06 e AZ1293 del 17/4/06, del costo di € 184,23;
- che, recatosi all’aeroporto di Napoli-Capodichino onde imbarcarsi sul volo AZ7926 del 14/4/06 in partenza alle ore 08.55, effettuava regolarmente il check-in;
- che, annunciata la partenza del volo, si recava al cancello d’imbarco dove veniva trattenuto da innumerevoli e lunghi controlli di routine;
- che, sollecitato anche tramite altoparlante, arrivava al cancello d’imbarco non appena superati i controlli;
- che, l’imbarco gli veniva negato in quanto non c’erano mezzi a disposizione per trasportarlo all’aereo parcheggiato a pochissima distanza dal “gate”;
- che, nonostante fosse in possesso del titolo di imbarco e, nonostante si fosse presentato in tempo al “gate”, restava a terra per la cattiva organizzazione del personale della Società aeroportuale;
- che, il mancato imbarco comporta un grave inadempimento contrattuale da parte della Spa (Zeta) che gli ha ingenerato, oltre al danno economico, anche un notevole stress psicologico per non aver potuto usufruire del week-end vacanza, organizzata per rimettersi da un periodo di lavoro particolarmente stressante;
- che, a nulla è valsa la richiesta di risarcimento danni avanzata a mezzo racc.ta a.r. n.12516874643-2 del 19/4/06 alla Spa (Zeta), la quale offriva la somma di € 72,00 a titolo di rimborso delle sole tasse aeroportuali che, non veniva accettata;
Instauratosi il procedimento, si costituiva la Spa (Zeta) che contestava la domanda e ne chiedeva il rigetto.
Esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, veniva articolata, ammessa ed espletata prova per testi.
Preliminarmente va disattesa la richiesta di sospensione del giudizio per essere la Spa (Zeta) nella fase della procedura fallimentare. La convenuta, l’ha solo enunciata come fatto notorio ma, non l’ha dimostrato documentalmente.
Il fatto notorio, derogando al principio dispositivo ed a quello del contraddittorio e dando luogo a prove non fornite dalle parti e relative a fatti da esse non vagliati e controllati, dev’essere inteso in senso rigoroso, cioè come fatto acquisito alla conoscenza della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile.
Infatti, l’art. 115, comma 1, c.p.c. – secondo cui il giudice deve decidere iuxta alligata et probata e, quindi, porre base della decisione unicamente le allegazioni delle parti, cioè le circostanze di fatto dedotte a fondamento della domanda o dell’eccezione, e le prove offerte dalla parti medesime – è inteso ad assicurare il rispetto dei principi fondamentali della difesa e del contraddittorio, con l’impedire che una parte possa subire una decisione basata su fatti ad essa sconosciuti ed in relazione ai quali non si sia potuta difendere.
E’ provato documentalmente e dalla deposizione del teste oculare e, la convenuta Società si è solo limitata ad eccepire l’assenza di qualsivoglia responsabilità in ordine alla causazione dei fatti di causa, che l’attore si è recato in tempo utile all’aeroporto di Napoli - Capodichino per effettuare tutte le operazioni d’imbarco sull’aereo della Spa (Zeta) – volo AZ7926 – che l’avrebbe dovuto portate a Milano - Linate.
Il teste oculare ha riferito che ha accompagnato, con la sua auto, l’istante all’aeroporto e l’ha riportato a casa dopo il mancato imbarco. Essi sono arrivati all’aeroporto alle ore 7.20 del 14/4/06 e subito si sono recati al check-in dove l’istante ha effettuato tutta la procedura in tempo utile per l’imbarco previsto per le ore 8.35 (Cfr. carta d’imbarco in atti). Il teste ha riferito, inoltre, che l’attore si è recato in tempo utile al cancello d’imbarco, dove è stato trattenuto da innumerevoli e lunghi controlli che, gli hanno impedito di salire sull’automezzo che l’avrebbe trasportato sul velivolo.
E’ pacifico in causa che tra attore e convenuta sia stato stipulato un contratto di trasporto di persona ex art. 1678 c.c. Tale tipo di contratto è configurato come un negozio giuridico a prestazioni corrispettive: le obbligazioni tra cui intercorre il nesso sinallagmatico hanno per oggetto, da una parte la prestazione di una somma di denaro (il passeggero che acquista il biglietto di viaggio e lo paga) e dall’altra la prestazione del trasferimento di persona da un luogo ad un altro (il vettore che si obbliga ad un facere nei termini descritti nel biglietto di viaggio).
Dispone l’art. 1681, comma 1, c.c.: «Salva la responsabilità per il ritardo e per l’inadempimento nell’esecuzione del trasporto, il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio… se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno».
Dello stesso tenore l’art. 942 bis del Cod. Nav.: «Il vettore risponde del danno per il ritardo per l’inadempimento nell’esecuzione del trasporto, nonché per i sinistri che colpiscono la persona del passeggero, dall’inizio delle operazioni di imbarco al compimento di quelle di sbarco, a meno che provi che egli o i suoi dipendenti e preposti hanno preso tutte le misure necessarie e possibili, secondo la normale diligenza, per evitare il danno».
Negli articoli appena menzionati si ravvisa l’ipotesi di responsabilità contrattuale, cumulabile per espresso disposto normativo con quella per ritardo ed inadempimento nell’esecuzione del trasporto da cui deriva un obbligo di vigilanza e protezione dell’incolumità del passeggero in capo al vettore. A norma dell’art. 1681 c.c. il vettore è responsabile di tutti gli eventi dannosi riferibili non solo all’attività di trasporto in quanto tale, ma altresì alla complessiva attività organizzativo - funzionale allo stesso, e perciò riferibile, di volta in volta, alla azione ed omissione di lui e dei suoi ausiliari che, pertanto, assumono rilievo civilistico.
Il non aver prestata la dovuta assistenza e/o informazione, l’aver impedito all’attore di raggiungere la meta, integra gli estremi dell’inadempimento contrattuale ai sensi della disciplina generale dettata in materia dal Codice Civile, art. 1218 (responsabilità del debitore) ed in particolare dell’art. 949 bis del Cod. Nav. e, pertanto, a tale inadempimento consegue la condanna della convenuta al risarcimento dei danni sofferti secondo i criteri dettati dall’art. 1223 c.c. che, a questo Giudice sembra equo liquidare nella somma di € 200,00, ex art. 1226 c.c., oltre al rimborso del costo del biglietto di € 184,23.
Il credito di (…) Antonino nei confronti della Spa (Zeta) ammonta, quindi, ad € 384,23, oltre interessi legali dalla domanda sino al soddisfo.
Per quanto concerne la richiesta di liquidazione del danno morale ed esistenziale, questo Giudice si è già espresso, in merito, in altre sue sentenze nel senso che, il “fatto” accaduto all’attore rientra nel novero degli “inconvenienti” che possono verificarsi nella normale “vita quotidiana” e che, il risarcimento del danno non può trovare ingresso nel c.d. “danno esistenziale”, così come definito dalla dottrina e dalla giurisprudenza:
La mancata partenza non può avere comportato all’attore una “lesione” tale da essere risarcita nel c.d. “danno esistenziale”.
Infine, c’è da rilevare che, il danno esistenziale non è “in re ipsa”. Colui che lamenti un danno esistenziale deve darne prova, a mezzo di documenti, testimonianze, presunzioni. Dal lamentato pregiudizio non deriva automaticamente l’esistenza del danno, ossia questo non è, immancabilmente, ravvisabile a causa della potenzialità lesiva dell’atto illegittimo (Cassazione, S.U. civili, sentenza 24/3/06 n° 6572.
Il Giudice di Pace del Mandamento di Pozzuoli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da (…) Antonino nei confronti della S.p.A. (ZETA), in persona del legale rapp.te pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, EQUITATIVAMENTE, così provvede:
2) condanna, altresì, la suddetta convenuta al pagamento delle spese processuali che liquida nella complessiva somma di € 550,00, di cui € 50,00 per spese, € 200,00 per diritti
ed € 300,00 per onorari, oltre 12,50% ex art. 14 L.P., IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità, oltre successive occorrende;
Così decisa in Pozzuoli e depositata in originale il giorno 29 settembre 2008 al n. 2443 del Mod. 16.

References: art. 7
 art. 1678
 art. 1218
 art. 1226
 sentenza 
 art. 14