Source: https://www.laleggepertutti.it/274082_assoluzione-con-formula-piena-cosa-significa
Timestamp: 2019-03-19 17:50:16+00:00

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Assoluzione con formula piena: cosa significa?
Imputato: quando viene assolto con formula piena? Quali sono le formule con cui il giudice può dichiarare l’assoluzione? Quali sono le differenze?
Il procedimento penale è un lungo percorso che comincia con le indagini preliminari e termina con la sentenza emessa dal giudice; quest’ultima può essere favorevole all’imputato, nel caso in cui egli venga riconosciuto innocente, oppure contraria, nell’ipotesi di condanna. Ebbene, devi sapere che non ogni tipo di assoluzione è uguale: ed infatti, la legge prevede che il giudice possa pronunciare l’assoluzione al ricorrere di circostanze diverse, una diversa dall’altra. Ciò significa che, se una persona sottoposta a procedimento penale viene assolta, può essere sfuggita alla condanna per ragioni diverse, accomunate comunque dal fatto che nessuna pena verrà comminata all’imputato. In altre parole, l’imputato mandato assolto può stare tranquillo che non andrà in carcere, anche nel caso in cui non sia stato assolto con formula piena. Cosa significa tutto questo? Se hai cinque minuti di tempo e l’argomento ti interessa, ti consiglio di proseguire nella lettura: ti spiegherò cosa significa assoluzione con formula piena.
1 Assoluzione: cos’è?
2 Quando il giudice pronuncia assoluzione?
3 Assoluzione con formula piena: cos’è?
4 Assoluzione con formula piena: quali conseguenze?
Assoluzione: cos’è?
L’assoluzione è la sentenza con cui il giudice ritiene non fondata la responsabilità dell’imputato: in pratica, una persona assolta è una persona riconosciuta come innocente. Una sentenza che assolvesse l’imputato senza specificarne le ragioni sarebbe, però, insufficiente: è vero che ogni provvedimento giurisdizionale va motivato, ma, al di là della motivazione del giudice, la stessa assoluzione è nozione che va specificata. La legge prevede diversi ipotesi di assoluzione: in altre parole, non tutte le assoluzioni sono uguali. Vediamo perché.
Quando il giudice pronuncia assoluzione?
Secondo il codice di procedura penale [1], il giudice pronuncia sentenza di assoluzione quando:
il fatto non sussiste, cioè la condotta criminosa ascritta all’imputato non è mai esistita, cioè non è mai stata compiuta da alcuno (ad esempio, Tizio è imputato per il furto di uno smeraldo, ma in realtà si scopre che la pietra preziosa è in realtà andata smarrita; a Mevio si contesta di aver commesso un omicidio e poi dal dibattimento risulta che la presunta vittima è morta per cause naturali);
l’imputato non ha commesso il fatto per il quale si procede; ciò significa che, a differenza dell’ipotesi di prima, il crimine è avvenuto, solo che l’imputato non ne è l’autore (ad esempio, il furto dello smeraldo non è stato compiuto dall’imputato, ma da altra persona);
il fatto non costituisce reato; significa che il crimine è avvenuto ed è attribuibile all’imputato, solamente che manca uno degli elementi essenziali perché si possa parlare di fatto penalmente perseguibile. Classico esempio è l’assenza dell’elemento psicologico o la presenza di una causa di giustificazione: nel primo caso, Tizio ha sì portato via con sé un oggetto altrui, ma lo ha fatto inavvertitamente (manca il dolo); nella seconda ipotesi, Tizio ha davvero sparato a Caio, ma lo ha fatto per legittima difesa;
il fatto non è previsto dalla legge come reato: pensa ad un crimine nel frattempo abrogato o depenalizzato;
il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione: è il caso del reato commesso da un minore di quattordici anni o da persona affetta da vizio totale di mente.
Il giudice pronuncia altresì sentenza di assoluzione quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile. In altre parole, il giudice manda assolto l’imputato, sempre secondo una delle formule sopra viste, anche quando vi siano fondati sospetti di colpevolezza, ma le prove raccolte sono insufficienti a fugare ogni ragionevole dubbio. In questa ipotesi, si dice che l’assoluzione avviene con formula dubitativa.
Assoluzione con formula piena: cos’è?
Posso ora spiegarti cos’è l’assoluzione con formula piena. Come avrai senz’altro compreso, non ogni assoluzione è uguale: una cosa è dire che Tizio è stato assolto perché il fatto non sussiste, altro è dire che è stato assolto perché non era imputabile: nel primo caso, infatti, l’imputato è assolutamente estraneo ad un fatto che non è nemmeno avvenuto, mentre nel secondo il crimine gli è correttamente attribuibile, solo che il giudice non può punirlo perché per la legge, trovandosi ad esempio nella totale incapacità di intendere e di volere, non è sanzionabile.
Ebbene, l’assoluzione con formula piena corrisponde alle prime due forme di assoluzione che abbiamo esaminato, cioè a quella pronunciata dal giudice perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non l’ha commesso. In realtà la legge non fa questa distinzione, nel senso che non troverai scritto da nessuna parte cos’è l’assoluzione con formula piena e a quale tipo di assoluzione corrisponde: la prassi giuridica, però, ricollega questa locuzione ai due tipi di assoluzione che ti ho appena indicato. Perché? La risposta è semplice: l’assoluzione perché il fatto non sussiste e quella perché l’imputato non ha commesso il fatto sono le più liberatorie in assoluto, nel senso che questi due tipi di sentenze riconoscono all’imputato la sua totale e completa estraneità al crimine per cui si procede. In tutti gli altri casi, il reato è comunque riconducibile alla persona sottoposta a procedimento.
Assoluzione con formula piena: quali conseguenze?
L’assoluzione con formula piena, sancendo l’assoluta innocenza dell’imputato, fa sì che alla persona sottoposta a procedimento non si applichi alcuna pena; a differenza dell’assoluzione con formule meno liberatorie, inoltre, l’assoluzione con formula piena comporta la condanna del querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato. Infine, la medesima assoluzione condanna il querelante alla rifusione delle spese sostenute dall’imputato e, se il querelante si è costituito parte civile, anche quelle sostenute dal responsabile civile [2].
[1] Art. 530 cod. proc. pen.
[2] Artt. 541 e 542 cod. proc. pen.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 530