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Timestamp: 2018-02-20 12:18:39+00:00

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1 Il Modello di Organizzazione e Gestione Ex D.Lgs. 8 Giugno 2001 N.231 PARTE GENERALE Adottato dal Consiglio di Amministrazione in data 13 gennaio 2014
2 Sommario 1. FINALITÀ E PRINCIPI DI LEGGE Il Decreto Legislativo n. 231 dell 8 giugno Le sanzioni I Modelli di organizzazione, gestione e controllo ai fini dell esonero dalla responsabilità Requisiti dei Modelli di Organizzazione e Gestione IL MODELLO DI GOVERNANCE ED IL SISTEMA ORGANIZZATIVO DI APSS La Società Cenni storici Il Sistema di governance di APSS IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI APSS Funzione del Modello di Organizzazione e Gestione di APSS I destinatari del Modello Struttura del Modello di Organizzazione e Gestione e i documenti connessi Attività propedeutiche alla definizione del Modello La mappatura delle aree a rischio e l identificazione dei principali fattori di rischio Il Sistema di Controllo Interno Codice Etico e Modello L ORGANISMO DI VIGILANZA Composizione dell Organismo di Vigilanza e nomina Il Regolamento dell Organismo di Vigilanza Cessazione dalla carica Requisiti dell Organismo di Vigilanza Funzioni, attività e poteri dell Organismo di Vigilanza FORMAZIONE, INFORMAZIONE E DIFFUSIONE DEL MODELLO La comunicazione e il coinvolgimento sul Modello e sui Protocolli connessi La formazione e l addestramento sul Modello SISTEMA DISCIPLINARE Sistema sanzionatorio nei confronti dei lavoratori subordinati Sanzioni nei confronti del personale dirigente Misure nei confronti degli Amministratori e dei Sindaci Pagina 2 di 38
3 6.4 Misure nei confronti di altri destinatari Ulteriori misure Pagina 3 di 38
4 PARTE GENERALE 1. FINALITÀ E PRINCIPI DI LEGGE 1.1 Il Decreto Legislativo n. 231 dell 8 giugno 2001 Il Decreto Legislativo dell 8 giugno 2001 n. 231, recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito, in breve, anche Decreto 231 ), ha dato immediata attuazione alla delega legislativa contenuta nell art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300 in cui il Parlamento aveva stabilito principi e criteri direttivi per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica per reati commessi dai soggetti operanti all interno dell Ente, nell interesse o a vantaggio dell Ente medesimo. Tale soluzione è scaturita da una serie di Convenzioni Internazionali di cui l Italia è stata firmataria negli ultimi anni. Si tratta, in particolare: della Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, sottoscritta a Bruxelles il 26 luglio 1995 e del suo primo protocollo ratificato a Dublino il 27 settembre 1996; del protocollo concernente l interpretazione in via pregiudiziale da parte della Corte di giustizia delle Comunità europee di detta Convenzione, sottoscritto a Bruxelles il 29 novembre 1996; della Convenzione relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee, ratificata a Bruxelles il 26 maggio 1997; della Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, con annesso, ratificata a Parigi il 17 dicembre Il Decreto 231 ha inserito nell ordinamento italiano il principio di responsabilità amministrativa da reato come conseguenza degli illeciti commessi da coloro che agiscono in nome e per conto dell Ente rappresentato, vale a dire: persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell Ente (c.d. soggetti in posizione apicale ); persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a (c.d. soggetti in posizione subordinata o soggetti sottoposti ). Pagina 4 di 38
5 Per le fattispecie espressamente contemplate dalla norma, alla responsabilità personale per il reato commesso (responsabilità penale personale che non può che riferirsi alle persone fisiche in virtù del principio racchiuso nell art. 27 commi 1 e 3 della Costituzione) ed alle altre forme di responsabilità derivanti da reato, si affianca la responsabilità dell Ente, che riconduce al medesimo fatto conseguenze sanzionatorie diverse a seconda del soggetto chiamato a risponderne. Il fatto costituente reato, ove ricorrano i presupposti indicati nella normativa, opera su un doppio livello, in quanto integra sia il reato ascrivibile all individuo che lo ha commesso (fatto reato punito con sanzione penale), sia l illecito amministrativo (illecito punito con sanzione amministrativa) per l Ente. Quanto alla natura della responsabilità del Decreto 231, nonostante la qualifica di responsabilità amministrativa che compare nel titolo del Decreto, diverse sono le disposizioni che, tuttavia, evidenziano un impianto sostanzialmente penalistico dell intero corpus legislativo. Il Decreto 231, in primo luogo, ha introdotto la configurazione della responsabilità dell Ente in dipendenza della commissione di un reato di cui l Ente risponde in via autonoma, se posto in essere nel suo interesse o a suo vantaggio da parte di soggetti appartenenti alla struttura dell Ente (art. 5), i quali si sono resi responsabili di tali condotte a causa di una colpevole disorganizzazione sostanziatasi nell inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza (art. 7). Significativa di un accezione penalistica della responsabilità è anche l attribuzione della competenza a giudicare al magistrato penale, chiamato ad attenersi alle regole del processo penale laddove non derogate espressamente dal Decreto 231. Sempre nell alveo dei principi che presiedono all ordinamento penale è da sottolineare il richiamo al principio di legalità (art. 2) ed alla successione di leggi penali nel tempo (art. 3). Inoltre, ulteriormente indicativo della matrice penalistica della normativa, è il tentativo di personalizzazione della sanzione, non solo con sanzioni pecuniarie, ma anche, tra le altre, con sanzioni interdittive che possono condurre fino alla chiusura definitiva dell Ente. E comunque prevista per l Ente la possibilità di essere esonerato da responsabilità o di ottenere una riduzione degli interventi afflittivo-sanzionatori attuando comportamenti, sia risarcitori, sia dimostrativi di una volontà di riorganizzazione della struttura d impresa con l adozione di Modelli di organizzazione e di gestione (art. 6) idonei a prevenire condotte penalmente rilevanti dei soggetti nella appartenenti alla struttura dell Ente. Il Decreto 231 si occupa di delimitare l ambito dei Soggetti Destinatari della disciplina normativa, vale a dire: enti forniti di personalità giuridica, società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Si tratta, pertanto, di: soggetti che hanno acquisito la personalità giuridica secondo gli schemi civilistici, quali associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privatistico che abbiano ottenuto il riconoscimento dello Stato; società che hanno acquisito personalità giuridica tramite l iscrizione nel registro delle imprese; Pagina 5 di 38
6 enti non personificati, privi di autonomia patrimoniale, ma comunque considerabili soggetti di diritto. Sono invece esclusi dal novero dei soggetti destinatari del codice dell illecito amministrativo dipendente da reato: lo Stato, gli enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni e Comunità montane), gli enti pubblici non economici e, in generale, tutti gli enti che svolgano funzioni di rilievo costituzionale (Camera dei deputati, Senato della Repubblica, Corte costituzionale, Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, C.S.M., CNEL, ecc). L art. 5 del Decreto 231 individua i criteri oggettivi di imputazione della responsabilità amministrativa da reato. Il reato deve essere stato commesso nell interesse o a vantaggio dell Ente da: persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (art. 5 comma 1 lett. a) - soggetti in posizione apicale); persone sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti di cui sopra (art. 5 comma 1 lett. b) soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza). L ente non risponde se i soggetti sopra indicati hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi. Gli artt. 6 e 7 individuano i criteri soggettivi di imputazione, in quanto, ai fini della configurabilità della responsabilità amministrativa da reato, non è sufficiente la sola riconduzione, sul piano oggettivo, del reato all Ente, ma occorre potere formulare un giudizio di rimproverabilità in capo all Ente medesimo. I parametri di responsabilità dell Ente sono diversi a seconda che il reato presupposto sia stato commesso da persone allocate in posizione apicale o subordinata. L art. 6 traccia i profili di responsabilità dell Ente nel caso di fatti di reato posti in essere dai soggetti apicali, così come individuati nell art. 5 comma 1 lett. a). L Ente, tuttavia, non risponde se prova che: sono stati adottati ed efficacemente attuati dall organo dirigente, prima della commissione del fatto di reato, Modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire condotte penalmente rilevanti della stessa specie di quelle contestate; è stato affidato a un organismo dell Ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo il compito di vigilare sul funzionamento, sull osservanza e sull aggiornamento di tali Modelli (anche definito Organismo di Vigilanza ); Pagina 6 di 38
7 le persone fisiche hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i Modelli di Organizzazione e Gestione; non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell Organismo di Vigilanza interno all Ente. Quanto alle condizioni che debbono ricorrere affinché l Ente possa essere ritenuto responsabile per i reati commessi dai soggetti sottoposti (art. 5 comma 1 lett. b)), l art. 7 stabilisce in modo generico che la responsabilità dell Ente nasce dal mancato adempimento degli obblighi di direzione o vigilanza che fanno carico all Ente medesimo. In ogni caso, l Ente è esonerato se, prima della commissione del reato, aveva adottato Modelli organizzativi idonei a prevenire reati della stessa specie di quello commesso dal sottoposto. Diversamente da quanto previsto per il reato commesso dal soggetto in posizione apicale, in questo caso, è onere dell accusa provare la mancata adozione e l inefficace attuazione dei Modelli organizzativi. La Sezione III del Capo I del Decreto 231 delinea in modo tassativo il catalogo dei reati presupposto dalla cui commissione può derivare la responsabilità amministrativa dell Ente, se commessi da un soggetto posto in posizione apicale o sottoposto all altrui direzione. Negli anni si è assistito ad una progressiva espansione di tale catalogo (originariamente limitato dal disposto degli artt. 24 e 25) e ciò per lo più in occasione del recepimento del contenuto di Convenzioni internazionali a cui l Italia ha aderito e che prevedevano anche forme di responsabilizzazione degli enti collettivi. In base al disposto del D.Lgs. 231/01 e successive integrazioni, la responsabilità amministrativa dell'ente si configura con riferimento alle seguenti fattispecie di reato: i. Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione ex articoli 24 e 25 del Decreto ed in particolare: o malversazione a danno dello Stato o di altro Ente pubblico (art. 316-bis c.p.); o indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte dello Stato o di altro Ente pubblico (art. 316-ter c.p.); o truffa aggravata in danno dello Stato o di altro Ente pubblico (art. 640, 2 comma, n. 1 c.p.); o truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.); o frode informatica in danno dello Stato o di altro Ente pubblico (art. 640-ter c.p.); o concussione (art. 317 c.p.); o corruzione per l esercizio delle funzioni (art. 318 e 321 c.p.); o corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (art. 319 c.p.); o corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.); o induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.) introdotto dalla L. 190/2012; o istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.); Pagina 7 di 38
8 o corruzione di persone incaricate di un pubblico servizio (art. 320 e 321 c.p.); o peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità Europee e di funzionari delle Comunità Europee e di Stati Esteri (art. 322-bis c.p.). ii. Delitti informatici e trattamento illecito dei dati, introdotti dall articolo 7 della Legge 18 marzo 2008 n. 48, recante la ratifica e l esecuzione della Convenzione del Consiglio d Europa di Budapest sulla criminalità informatica, così come previsti dall articolo 24-bis del Decreto, ed in particolare: o accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.); o detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.); o diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.); o intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.); o installazione di apparecchiature atte a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.); o danneggiamento d informazioni, dati e programmi informatici (art. 635 bis c.p.); o danneggiamento d informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro Ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.); o danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-quater c.p.); o danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art quinquies c.p.); o documenti informatici (art. 491-bis c.p.); o frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (640-quinquies c.p.). iii. Delitti di criminalità organizzata, introdotti dall articolo 2, comma 29, della Legge 15 luglio 2009, n. 94, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 24-ter, ed in particolare: o associazione per delinquere finalizzata a commettere i delitti di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.), tratta di persone (art. 601 c.p.), acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.) ed ai reati concernenti le violazioni delle disposizioni sull immigrazione clandestina e norme sulla condizione dello straniero di cui all art. 12, D.Lgs. 286/1998 (art. 416, 6 comma, c.p.); o associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.); o delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall art. 416-bis c.p. per le associazioni di tipo mafioso ovvero al fine di agevolare l attività di tali associazioni; o scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.); Pagina 8 di 38
9 o associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309); o sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.); o illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo (art. 407, 2 comma, lett. a), n. 5, c.p.p.). iv. Reati in tema di falsità in monete, carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti dall articolo 6 D.L. 350/01, convertito con modificazioni nella Legge 23 novembre 2001 n. 409, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-bis, testo modificato dall articolo 15, comma 7, lett. a), della Legge 23 luglio 2009, n. 99, ed in particolare: o falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); o alterazione di monete (art. 454 c.p.); o spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); o spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); o falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valore di bollo falsificati (art. 459 c.p.); o contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.); o fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.); o uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.); o contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli o disegni (art. 473 c.p.); o introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). v. Delitti contro l industria e il commercio, introdotti dall articolo 15, comma 7, lett. b), della Legge 23 luglio 2009, n. 99, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-bis.1., ed in particolare: o turbata libertà dell industria o del commercio (art. 513 c.p.); o illecita concorrenza con minaccia violenza (art. 513-bis c.p.); o frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.); o frode nell esercizio del commercio (art. 515 c.p.); o vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.); o vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.); o fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.); Pagina 9 di 38
10 o contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.). vi. vii. Reati in materia societaria, introdotti dal Decreto Legislativo 11 aprile 2002 n. 61, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-ter ed in particolare: o false comunicazioni sociali (art c.c.); o false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art c.c.); o impedito controllo (art c.c.); o indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.); o illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.); o illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.); o operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.); o omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.); o formazione fittizia del capitale (art c.c.); o indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.); o corruzione tra privati (art III comma c.c.) introdotto dalla L. 190/2012; o illecita influenza sull assemblea (art c.c.); o aggiotaggio (art c.c.); o ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art c.c.). Delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, introdotti dalla Legge 14 gennaio 2003 n. 7, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-quater, ed in particolare: o associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell ordine democratico (art. 270-bis c.p.); o assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.); o arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270-quater c.p.); o addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art quinquies c.p.); o condotte con finalità di terrorismo (art. 270-sexies c.p.); o attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.); o atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280-bis c.p.); o sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289-bis c.p.); o istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai capi primo e secondo (art. 302 c.p.); o finanziamento al terrorismo (art. 2 Convenzione di New York); o misure urgenti per la tutela dell ordine democratico e della sicurezza pubblica (art. 1 D.L. 625/79 convertito nella L. 15/80). Pagina 10 di 38
11 viii. Delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, introdotti dalla Legge 9 gennaio 2006, n. 7 che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-quater.1, ed in particolare: o pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis c.p.). ix. Delitti contro la personalità individuale, introdotti dalla Legge 11 agosto 2003, n. 228 che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-quinquies, ed in particolare: o riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.); o prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.); o pornografia minorile (art. 600-ter c.p.); o detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.); o pornografia virtuale (art. 600-quater 1 c.p.); o iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art quinquies c.p.); o tratta e commercio di schiavi (art. 601 c.p.); o alienazione e acquisto di schiavi (art. 602 c.p.). x. Reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del Mercato, previsti dalla Legge 18 aprile 2005 n. 62, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-sexies, ed in particolare: o abuso di informazioni privilegiate, art. 184 TUF c. 1, lett. a (c.d. insider trading ); o abuso di informazioni privilegiate, art. 184 TUF c. 1, lett. b (c.d. tipping ); o abuso di informazioni privilegiate, art. 184 TUF c. 1, lett. c (c.d. tuyautage ); o manipolazione del mercato (art. 185 TUF). xi. xii. Reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, introdotti dall articolo 300 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, così come previsti dall articolo 25-septies del Decreto, ed in particolare: o omicidio colposo (art. 589 c.p.); o lesioni personali colpose (art. 590 c.p.). Reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, introdotti dal Decreto Legislativo 21 novembre 2007 n. 231, che ha inserito nel D.Lgs. 231/01 l articolo 25-octies ed, in particolare: o ricettazione (art. 648 c.p.); o riciclaggio (art. 648 bis c.p.); o impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.). Pagina 11 di 38
12 xiii. Delitti in materia di violazione del diritto d autore, introdotti dall articolo 15, comma 7, lett. c), della Legge 23 luglio 2009, n. 99, che ha inserito nel D.Lgs. n. 231/01 l articolo 25- novies, ed in particolare i reati previsti nelle seguenti disposizioni di legge: o art. 171, 1 comma, lett. a-bis), e 3 comma, Legge n. 633/1941; o art. 171-bis, 1 e 2 comma, L. n. 633/1941; o art. 171-ter, 1 comma, lett. a), b), c), d), e), f), f-bis), h), L. n. 633/1941; o art. 171-ter, 2 comma, lett. a), a-bis), b), c), L. n. 633/1941; o art. 171-septies, L. n. 633/1941; o art. 171-octies, L. n. 633/1941. xiv. Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria, introdotto dall art. 4 della Legge 3 agosto 2009 n. 116, che ha inserito nel D.Lgs. n. 231/01 l articolo 25-novies: o induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.). xv. Reati transnazionali, introdotti dalla Legge 16 marzo 2006 n. 146, Legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, che vengono di seguito elencati : o associazione a delinquere (articolo 416 c.p.); o associazione di tipo mafioso (articolo 416-bis c.p.); o associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (articolo 291-quater D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43); o associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (articolo 74 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309); o disposizioni contro le immigrazioni clandestine (articolo 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286); o induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.); o favoreggiamento personale (articolo 378 c.p.). L articolo 3 della Legge 146/2006 definisce reato transnazionale il reato punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché: a) sia commesso in più di uno Stato; b) ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato; c) ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; d) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato. Pagina 12 di 38
13 xvi. xvii. Reati Ambientali, introdotti dall articolo 2 del D.lgs. 7 luglio 2011, n. 121 che ha inserito l articolo 25-undecies del D.Lgs. 231/01, ed in particolare i reati previsti nelle seguenti disposizioni di legge: o uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727-bis c.p.); o danneggiamento di habitat (art. 733-bis c.p.); o art. 137 della Legge 152 del 3 aprile 2006, in materia di scarichi di acque reflue; o art. 256 della Legge 152 del 3 aprile 2006, relativi ad attività di gestione di rifiuti non autorizzata; o art. 257 della Legge 152 del 3 aprile 2006, in materia di bonifica di siti; o art. 258 della Legge 152 del 3 aprile 2006, correlati alla violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari; o artt. 259 e 260 della Legge 152 del 3 aprile 2006, correlati al traffico illecito di rifiuti; o art. 260-bis della Legge 152 del 3 aprile 2006, in materia di tracciabilità dei rifiuti; o art. 279 della Legge 152 del 3 aprile 2006, in materia di autorizzazioni ambientali; o artt. 1, 2, 3-bis e 6 della Legge 150 del 7 febbraio 1992, correlati al commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, nonché alla commercializzazione e detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili che possono costituire pericolo per la salute e l'incolumità pubblica; o art. 3 della Legge 549 del 23 dicembre 1993, correlati alla produzione, al consumo, all'importazione, all'esportazione, alla detenzione e alla commercializzazione di sostanze lesive dell ozono; o artt. 8 e 9 della Legge 202 del 6 novembre 2007, correlati all inquinamento provocato dalle navi. Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, introdotto dal D.Lgs. 109/2012 in attuazione della Direttiva Comunitaria 2009/52/CE, che ha inserito nel D.Lgs. 231/2001 l articolo 25-duodecies che prevede la responsabilità dell Ente per il delitto di cui all articolo 22 comma 12-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n Le sanzioni Le sanzioni derivanti dalla responsabilità amministrativa, a seguito della commissione del reato (i reati presupposto sono riportati specificatamente al paragrafo 1.1.), disciplinate dagli artt. 9 a 23 del Decreto 231, sono le seguenti: Sanzioni Pecuniarie (artt ): si applicano sempre per ogni illecito amministrativo e hanno natura afflittiva e non risarcitoria. Dell obbligazione per il pagamento della sanzione Pagina 13 di 38
14 pecuniaria ne risponde solo l Ente con il suo patrimonio o con il fondo comune. Le sanzioni sono calcolate in base ad un sistema per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille. La commisurazione della sanzione viene determinata dal giudice sulla base della gravità del fatto e del grado di responsabilità dell Ente, nonché dall attività svolta dall Ente per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto illecito e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti; ogni singola quota va da un minimo di Euro 258,23 ad un massimo di Euro 1.549,37. L importo di ogni quota viene determinato dal giudice tenendo in considerazione le condizioni economiche e patrimoniali dell Ente; l ammontare della sanzione pecuniaria, pertanto, viene determinata per effetto della moltiplicazione del primo fattore (numero di quote) per il secondo (importo della quota). L articolo 12 elenca le circostanze che determinano la riduzione della sanzione pecuniaria: a) l'autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l'ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo; b) il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità; c) l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si e' comunque efficacemente adoperato in tal senso; d) è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Sanzioni Interdittive (artt ): si applicano solo nei casi in cui sono espressamente previste quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti. Le sanzioni interdittive sono (art. 9, comma 2): o l interdizione dall esercizio dell attività; o la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; o il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per l ottenimento di un servizio pubblico; tale divieto può essere limitato anche a determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni; o l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli concessi; o il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Le sanzioni interdittive hanno la caratteristica di limitare o condizionare l attività sociale, e nei casi più gravi arrivano a paralizzare l Ente (interdizione dall esercizio dell attività); esse hanno altresì la finalità di prevenire comportamenti connessi alla commissione di reati. Pagina 14 di 38
15 L art. 45 del Decreto 231, infatti, prevede l applicazione delle sanzioni interdittive indicate nell art. 9, comma 2 in via cautelare quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della responsabilità dell Ente per un illecito amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per il quale si procede. Il procedimento applicativo delle misure cautelari è modellato su quello delineato dal codice di procedura penale, seppure con alcune deroghe. Il Giudice competente a disporre la misura, su richiesta del Pubblico Ministero, è il Giudice procedente, ovvero, nella fase delle indagini preliminari, il Giudice per le Indagini Preliminari. L ordinanza applicativa è quella prevista dall art. 292 c.p.p., norma espressamente richiamata nell art. 45 del Decreto 231. Il Giudice, ricevuta la richiesta del Pubblico Ministero, fissa una udienza camerale ad hoc per discutere dell applicazione della misura; a tale udienza partecipano, oltre al Pubblico Ministero, l Ente e il suo difensore, i quali, prima dell udienza, possono accedere alla richiesta del Pubblico Ministero e visionare gli elementi sui quali la stessa si fonda. Le sanzioni interdittive hanno una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni; in deroga alla temporalità è possibile l applicazione in via definitiva delle sanzioni interdittive, nelle situazioni più gravi descritte nell art. 16 del Decreto 231; Confisca (art. 19): è una sanzione autonoma e obbligatoria che si applica sempre in caso di condanna nei confronti dell Ente, e ha per oggetto il prezzo o il profitto del reato (salvo per la parte che può essere restituita al danneggiato), ovvero, se ciò non è possibile, somme di denaro o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato; sono fatti salvi i diritti acquisiti dal terzo in buona fede. Lo scopo è quello di impedire che l Ente sfrutti comportamenti illeciti ai fini di lucro ; in merito al significato di profitto, considerata l importante incidenza che la confisca può avere sul patrimonio dell Ente, la dottrina e la giurisprudenza hanno espresso orientamenti diversi e oscillanti per la novità del tema con riferimento alla confisca-sanzione prevista dal Decreto 231. L art. 53 del Decreto 231 prevede la possibilità di disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni dell Ente che costituiscono il prezzo o il profitto del reato in presenza delle condizioni di legge; si applica la procedura prevista dagli artt. 321 e seguenti del codice di procedura penale in tema di sequestro preventivo; Pubblicazione della sentenza di condanna (art. 18): può essere disposta quando all Ente viene applicata una sanzione interdittiva; la sentenza è pubblicata per una sola volta, per estratto o per intero, in uno o più giornali scelti dal giudice, e mediante affissione all albo del comune dove l Ente ha sede. La pubblicazione è a spese dell Ente, ed è eseguita dalla cancelleria del giudice; lo scopo è di portare a conoscenza del pubblico la sentenza di condanna. Pagina 15 di 38
16 1.3 I Modelli di organizzazione, gestione e controllo ai fini dell esonero dalla responsabilità Il D.Lgs. 231/01, nell introdurre il regime di responsabilità amministrativa dell Ente, prevede, tuttavia, una forma specifica di esonero da detta responsabilità per i reati commessi nell interesse o a vantaggio dello stesso sia da Soggetti Apicali (Art. 6) sia da Soggetti Sottoposti (Art. 7). In particolare, nel caso di reati commessi da Soggetti Apicali, il Decreto 231 prevede l esonero qualora l Ente stesso dimostri che: l Organo Dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati della specie di quello verificatosi; il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei Modelli, nonché di curarne l aggiornamento è stato affidato ad un organismo dell Ente (Organismo di Vigilanza di seguito in breve anche OdV ) dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; le persone che hanno commesso il reato hanno agito eludendo fraudolentemente i Modelli di organizzazione, gestione e controllo adottati dall Ente; non vi è stata omessa od insufficiente vigilanza da parte dell Organismo di Vigilanza. Per i reati commessi da Soggetti Sottoposti, invece, l Ente può essere chiamato a rispondere solo qualora si accerti che la commissione del reato è stata resa possibile dall inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. In tale ipotesi, il Decreto 231 riconduce la responsabilità ad un inadempimento dei doveri di direzione e di vigilanza, che gravano tipicamente sul Vertice aziendale (o sui soggetti da questi delegati). Occorre, tuttavia, osservare che l inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza non ricorre se l Ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Secondo quanto disposto dal legislatore, dunque, l adozione e l attuazione effettiva ed efficace di un Modello di Organizzazione e Gestione idoneo costituisce, in linea generale, l adempimento dei doveri di direzione e controllo e opera da esimente della responsabilità dell Ente, unitamente alla previsione di un Organismo di Vigilanza autonomo. 1.4 Requisiti dei Modelli di Organizzazione e Gestione Il Decreto 231 indica, inoltre, le caratteristiche essenziali per la costruzione di un Modello di Organizzazione e Gestione. In particolare, per la prevenzione dei reati il Modello deve: Pagina 16 di 38
17 individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei Modelli; introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello. Il Decreto 231, inoltre, stabilisce che: il Modello, tenendo in considerazione il tipo di attività svolta nonché la natura e la dimensione dell organizzazione, deve prevedere misure idonee a garantire lo svolgimento dell attività nel rispetto della legge e a scoprire tempestivamente situazioni di rischio; l efficace attuazione del Modello richiede una verifica periodica e la modifica dello stesso qualora siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni di legge o qualora intervengano significativi mutamenti nell organizzazione; assume rilevanza, altresì, l esistenza di un idoneo sistema disciplinare. Il Decreto 231 prevede, infine, che i Modelli di Organizzazione e Gestione possano essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative di categoria, comunicati al Ministero della Giustizia ai sensi dell art. 6, comma 3, del Decreto 231. Si prevede altresì che per gli enti di piccole dimensioni, il compito di vigilanza possa essere svolto direttamente dall organo dirigente. Con particolare riferimento ai reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro contemplati dall art.25-septies del Decreto 231, l art. 30 del D.Lgs. 81/01 (c.d. Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro) stabilisce che il Modello di Organizzazione e Gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi. Pagina 17 di 38
18 2. IL MODELLO DI GOVERNANCE ED IL SISTEMA ORGANIZZATIVO DI APSS 2.1 La Società Automation Plant System Service Srl (di seguito anche la Società o, in breve, APSS ) svolge, come da oggetto sociale, principalmente le seguenti macro attività: progettazione, riparazione, produzione, vendita e consulenza relativamente ad impianti meccanici, elettrici e di automazione; studio, progettazione e realizzazione di modifiche di impianti gia' esistenti; progettazione e gestione di programmi per impianti di automazione con calcolatori e relative modifiche; assistenza tecnica per gli impianti suddetti. 2.2 Cenni storici Fondata nel 1986 come società fornitrice di servizi - ingegneria e manutenzione tecnica per sistemi di automazione navale, nel 1990 APSS si trasforma da società di persone a società a responsabilità limitata; vengono così gettate le basi della struttura necessaria per consolidare ed espandere la propria attività. Nei successivi anni 90, APSS acquisisce forza e raggiunge una posizione rilevante nel campo dell automazione navale e diventa agente Lyngso e Valmarine in Italia, Società leader nella gestione di pacchetti chiavi in mano e punto di riferimento per il cliente. Un ulteriore passo di fondamentale importanza avviene nell anno 2000 con la realizzazione di due nuovi e significativi obiettivi: la creazione di un settore di ricerca e sviluppo e la produzione di propri prodotti complementari ai sistemi di automazione. Nel settembre 2007, APSS è stata acquisita da SAM-Electronics GmbH, una Società del gruppo L-3 Communications, rafforzando ulteriormente la stretta collaborazione che ha contribuito al raggiungimento degli attuali successi. L Azienda si occupa di curare tutti i passaggi relativi alla realizzazione pratica degli impianti, ovvero la progettazione ed il caricamento del software di controllo degli impianti di automazione, nonché la realizzazione dello stesso a bordo nave. Pagina 18 di 38
19 Tecnici altamente specializzati forniscono tutta la assistenza necessaria per la definizione delle specifiche dell impianto, effettuano lo studio di fattibilità e collaborano con le strutture tecniche del cantiere per la definizione dei dettagli di ingegneria. Una parte consistente delle attività svolte consiste nel montaggio e nel test degli impianti presso la nostra sede e la successiva installazione a bordo, fino alla consegna della nave alla Società Armatrice. APSS offre inoltre l assistenza tecnica alle navi in esercizio, potendo disporre di una struttura operativa molto flessibile, in grado di intervenire in tempi brevissimi in qualunque porto italiano ed europeo. 2.3 Il Sistema di governance di APSS Alla luce della peculiarità della propria struttura organizzativa e delle attività svolte, il sistema adottato prevede la presenza di un Consiglio di Amministrazione con funzioni amministrative e di un Collegio Sindacale con funzioni di controllo sull amministrazione, entrambi di nomina assembleare. Il sistema di corporate governance risulta, pertanto, attualmente così articolato: Assemblea dei Soci: è competenza dell Assemblea dei Soci deliberare, in sede ordinaria e straordinaria, sulle materie riservate alla stessa dalla Legge. Consiglio di Amministrazione: la gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli Amministratori, i quali hanno tutti i poteri per la gestione ordinaria e straordinaria della Società, essendogli deferito tutto ciò che la legge e lo Statuto non riservano inderogabilmente ai Soci. Possono essere adottate dal Consiglio di Amministrazione stesso e con metodo collegiale, alternativamente rispetto all'assemblea dei Soci, le decisioni relative a: o o le ipotesi di fusione nei casi ed alle condizioni di cui agli articoli 2505 e 2505-bis del codice civile; la riduzione del capitale sociale per perdite, ai sensi dell'articolo 2482-bis, ultimo comma, del codice civile. Il Consiglio di Amministrazione, nei limiti previsti dall'articolo 2381 del codice civile, puo' delegare ad uno o più dei suoi membri (in qualità di Amministratori Delegati) parte delle proprie attribuzioni di gestione ordinaria della Società, compresa la rappresentanza della Società, fissandone le attribuzioni ed eventualmente le remunerazioni. l'organo amministrativo può inoltre nominare direttori, anche generali, e procuratori per singoli determinati atti o per categorie di atti. Pagina 19 di 38
20 La rappresentanza della Società nei confronti dei terzi e in giudizio spetta al presidente del consiglio di amministrazione e, se nominati, ai singoli amministratori delegati, nell'ambito e nei limiti delle rispettive deleghe, con firma congiunta o disgiunta, secondo quanto determinato all'atto della nomina. La rappresentanza della societa' spetta anche ai direttori, anche generali, e ai procuratori, nei limiti dei poteri loro conferiti nell'atto di nomina, con firma congiunta o disgiunta, secondo quanto determinato nell'atto di nomina stesso. Collegio Sindacale è composto da 3 sindaci effettivi e da 2 sindaci supplenti. Al Collegio Sindacale è affidato, secondo quanto previsto dalla Legge, il compito di vigilanza sull osservanza della legge e dell atto costitutivo, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, sull'adeguatezza della struttura organizzativa della Società per gli aspetti di competenza, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo-contabile nonché sull'affidabilità di quest'ultimo nel rappresentare correttamente i fatti di gestione. Società di Revisione il controllo contabile è esercitato da un revisore contabile o da una Società di revisione iscritti nel registro istituito presso il Ministero della giustizia, i quali svolgono le funzioni ad essi attribuite dalla legge. Pagina 20 di 38
21 3. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI APSS 3.1 Funzione del Modello di Organizzazione e Gestione di APSS Il Modello di Organizzazione e Gestione di APSS (di seguito, in breve, anche Modello ) è stato definito e predisposto tenendo in particolare considerazione l interazione tra il Sistema di Controllo Interno e i processi aziendali esistenti all interno della Società con la disciplina e le previsioni proprie del Decreto 231. Il presente Modello è stato sviluppato sulla base di: aree a rischio reato e delle attività sensibili individuate; un sistema organico e strutturato di procedure; il Sistema di Controllo Interno definito e strutturato all interno della Società con previsione di modalità di gestione delle risorse e obblighi di informazione dell Organismo di Vigilanza; sistema disciplinare. Il Modello di APSS si prefigge di: rendere consapevoli tutti coloro che operano in nome e per conto di APSS che la commissione di un reato (o anche il tentativo) - anche se effettuata a vantaggio o nell interesse della Società - rappresenta una violazione del Modello e dei principi e disposizioni ivi espressi e costituisce un illecito passibile di sanzioni, sul piano penale e amministrativo, non solo nei confronti dell autore del reato, ma anche nei confronti di APSS; individuare i comportamenti che sono condannati da APSS, in quanto contrari, oltre che alle disposizioni di legge, alle norme e regole di condotta cui la Società intende ispirarsi e attenersi nella conduzione della propria attività aziendale; monitorare le aree a rischio e le attività sensibili in cui si potrebbero realizzare i reati previsti dal Decreto 231, definendo l intervento tempestivo per prevenire e impedire la commissione dei reati stessi, anche attraverso una verifica periodica e l eventuale aggiornamento del Modello quando si scoprono violazioni delle prescrizioni o mutamenti di organizzazione o di attività. Al fine di definire il Modello e prevenire la commissione dei reati contemplati dal Decreto 231 sono state poste in essere le seguenti attività: valutazione dei reati la cui applicabilità ha, per la tipologia di attività gestita dalla Società, una possibile rilevanza per APSS; Pagina 21 di 38
22 identificazione, per i reati valutati rilevanti, delle aree a rischio di commissione di reati ai sensi del Decreto 231, attraverso un analisi delle attività svolte, delle procedure e controlli esistenti, della prassi e dei livelli autorizzativi; identificazione e aggiornamento del Sistema di Controllo Interno in modo da garantire: o la coerenza tra l esercizio delle funzioni e dei poteri e le responsabilità assegnate; o l attuazione e l osservanza del principio di separazione delle funzioni; o la verificabilità, la trasparenza e la congruenza dei comportamenti aziendali e della documentazione relativa a ciascuna operazione/attività/transazione; identificazione dell Organismo di Vigilanza (OdV), al quale sono stati attribuiti i compiti di vigilanza sull efficace e corretto funzionamento del Modello e conferiti poteri tali da garantirne la piena ed efficace operatività, sia in termini di autonomia che di mezzi a disposizione, oltreché di obblighi di informazione e di indipendenza; definizione e adozione, in ossequio alle prescrizioni del Decreto 231, di uno specifico sistema disciplinare da applicarsi in caso di violazione del Modello. 3.2 I destinatari del Modello Sono destinatari del Modello e si impegnano al rispetto del contenuto dello stesso i seguenti soggetti: gli amministratori e i dirigenti della società (cosiddetti soggetti apicali); i dipendenti della società (cosiddetti soggetti interni sottoposti ad altrui direzione); i collaboratori, i consulenti e in generale i soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo nella misura in cui essi operino nell ambito delle aree di attività cosiddette sensibili per conto o nell interesse della Società; i fornitori, i partner e tutti i terzi che operano in maniera rilevante e/o continuativa nell ambito delle aree di attività cosiddette sensibili per conto o nell interesse della Società. Più in generale, inoltre, sono destinatari del Modello tutti coloro che, a qualunque titolo, operano nell ambito delle aree cosiddette sensibili per conto e nell interesse della Società. 3.3 Struttura del Modello di Organizzazione e Gestione e i documenti connessi Il Modello è integrato, oltre che dai principi e disposizioni contenuti nel Codice Etico, dall insieme dei processi, regole, procedure e sistemi già applicati all interno dalla Società. Pagina 22 di 38
23 In particolare, ai fini del presente Modello, si richiamano espressamente e integralmente tutti gli strumenti già operanti in APSS, ivi incluse tutte le procedure e norme di comportamento. Tali strumenti costituiscono parte integrante e sostanziale del presente Modello. Il Modello di APSS è costituito da: la presente Parte Generale; che illustra la funzione e i principi del Modello, individua e disciplina le sue componenti essenziali, nonché l analisi e l identificazione dei rischi (per i processi e le attività aziendali) e la definizione e l implementazione di un sistema di gestione e prevenzione del rischio. Parti Speciali, che illustrano ed approfondiscono l analisi delle attività operative della Società per alcune categorie di reato previste dal Decreto laddove siano stati individuati profili di rischio reato applicabili e rilevanti, a seguito dell identificazione delle aree sensibili con indicazione dei presidi (sistema di deleghe e protocolli) atti a contenere il rischio stesso. In particolare: o Parte Speciale A: Reati contro la Pubblica Amministrazione (Artt. 24 e 25 del D.Lgs. 231/01); o Parte Speciale B: Delitti informatici e trattamento illecito di dati (Art. 24-bis del D.Lgs. 231/01); o Parte Speciale C: Reati Societari (Art. 25-ter del D.Lgs. 231/01); o Parte Speciale D: Reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro (Art. 25-septies del D.Lgs. 231/01); o Parte Speciale E: Reato di corruzione tra privati (Art. 25 ter comma I lettera s-bis del D.Lgs. 231/01). Obiettivo primario di ciascuna Parte Speciale è richiamare l obbligo per i destinatari individuati di adottare appropriate regole di condotta al fine di prevenire la commissione dei reati contemplati dal Decreto 231 e individuati come astrattamente rilevanti sulla base della struttura organizzativa e delle attività aziendali svolte. Il Modello di Organizzazione e Gestione è stato adottato dal Consiglio di Amministrazione di APSS, nella cui competenza rientrano le modifiche e integrazioni del presente, anche sulla base di osservazioni e rilievi dell Organismo di Vigilanza. Il Consiglio di Amministrazione potrà, previa deliberazione e in qualunque momento, modificare in tutto od in parte il presente Modello per adeguarlo a nuove disposizioni di legge o in seguito ad un processo di riorganizzazione della struttura aziendale. 3.4 Attività propedeutiche alla definizione del Modello Pagina 23 di 38

References: art. 11
 art. 27
 art. 5
 art. 6
 art. 5
 art. 7
 articolo 7
 articolo 24
 articolo 2
 articolo 24
 art. 12
 art. 416
 articolo 6
 articolo 25
 articolo 15
 articolo 15
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 25
 art. 184
 art. 184
 art. 184
 articolo 300
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 15
 articolo 25
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 171
 art. 4
 articolo 25
 articolo 3
 articolo 2
 articolo 25
 art. 137
 art. 256
 art. 257
 art. 258
 art. 260
 art. 279
 art. 3
 articolo 25
 articolo 22
 articolo 12
 art. 45
 art. 9
 art. 292
 art. 45
 art. 16
 art. 53
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art.25
 art. 30