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Timestamp: 2020-08-11 23:00:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17290 del 27/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17290 del 27/06/2019
Cassazione civile sez. I, 27/06/2019, (ud. 09/04/2019, dep. 27/06/2019), n.17290
Sul ricorso 23343/2018 proposto da:
J.O.O.E., elettivamente domiciliato a Forlì, viale
Giacomo Matteotti n. 115, presso l’avvocato Rosaria Tassinari, che
lo rappresenta e difende in virtù di procura speciale apposta in
avverso la sentenza della Corte d’appello di Bologna del 28 marzo
2018 n. 891;
1. Nel 2015 J.O.O.E., cittadino (OMISSIS), chiese alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:
2. A fondamento dell’istanza dedusse di essere stato costretto a fuggire dal suo Paese, per timore di essere ucciso da alcune persone che avevano già ucciso il padre e lo zio.
La Commissione Territoriale rigettò l’istanza con provvedimento notificato il 9.7.2015.
Avverso tale provvedimento J.O.O.E. propose opposizione dinanzi al Tribunale di Bologna, che la rigettò con ordinanza 15.10.2016.
3. La Corte d’appello di Bologna, con sentenza 28.3.2018, rigettò il gravame.
La Corte d’appello ritenne il racconto del ricorrente non attendibile per la sua intrinseca contraddittorietà ed inverosimiglianza; reputò che di conseguenza era superfluo accertare la sussistenza dei presupposti per la concessione dello status di rifugiato; che in ogni caso non sussistevano le condizioni richieste dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 per la concessione della protezione sussidiaria; e non vi era prova nemmeno dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
4. La sentenza è stata impugnata per cassazione da J.O.O.E. con ricorso fondato su tre motivi.
1.1. Il ricorso è inammissibile per totale carenza dell’esposizione dei fatti di causa, in violazione dell’onere imposto, a pena di inammissibilità, dall’art. 366 c.p.c., n. 3.
L’atto di impugnazione, infatti, nella parte dedicata allo svolgimento dei fatti processuali, si limita a riferire che l’odierno ricorrente ha impugnato una ordinanza del Tribunale di Bologna “in ordine a richiesta di protezione internazionale”; a trascrivere le conclusioni rassegnate nell’atto d’appello, ed a riferire che l’appello venne rigettato.
Nè tale menda può dirsi sanata (come pure ritenuto possibile da questa Corte: cfr. Sez. 3 -, Sentenza n. 17036 del 28/06/2018, Rv. 649425 – 01) dal contenuto della illustrazione dei motivi, dal momento che nel caso di specie anche la parte del ricorso dedicata alla illustrazione dei motivi non dà affatto conto in modo chiaro di quali fossero le originarie domande; con quali argomenti vennero sostenute; e con quali ragioni venne impugnata la sentenza di primo grado.
1.2. In ogni caso e ad abundantiam, fermo quanto precede, non sarà superfluo rilevare come il ricorrente, con tutti e tre i motivi, lamenta che la Corte d’appello avrebbe errato nell’escludere la sussistenza dei presupposti per tutti e tre i tipi di protezione (asilo, protezione sussidiaria e protezione umanitaria).
Sostiene che la Corte d’appello avrebbe dovuto compiere d’ufficio approfondimenti istruttori; che in ogni caso in (OMISSIS) esiste una situazione di violenza diffusa e generalizzata; che comunque il rientro in patria lo avrebbe esposto a rischi per la propria incolumità.
Tutti e tre i suddetti motivi, se li si fosse potuti esaminare, sarebbero stati inammissibili, in quanto censurano altrettanti apprezzamenti di fatto: vale a dire se il richiedente sia attendibile, e se nel suo Stato di provenienza vi fosse o no una situazione di violenza indiscriminata.
Con riferimento, poi, al mancato approfondimento istruttorio officioso da parte della Corte d’appello, le censure sarebbero state comunque infondate, in virtù del principio secondo cui in materia di protezione internazionale l’accertamento del giudice di merito deve innanzi tutto avere ad oggetto la credibilità soggettiva della versione del richiedente circa l’esposizione a rischio grave alla vita o alla persona. Pertanto, qualora le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 16925 del 27/06/2018, Rv. 649697 – 01).
(-) condanna J.O.O.E. alla rifusione in favore del Ministero dell’interno delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 2.100, oltre rifusione delle spese prenotate a debito, I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione civile della Corte di cassazione, il 9 aprile 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 art. 14
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 2