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Timestamp: 2019-03-26 03:56:18+00:00

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E', comunque, una prima splendida vittoria! Pubblicato il dlgs La Loggia
E', comunque, una prima splendida vittoria!
Pubblicato il dlgs La Loggia
PROFESSIONI – Colto un primo successo significativo, ma rimane “torbido e pesante” il clima attorno alla nuova disciplina regolamentare dell’esame di Stato di 21 Ordini e Collegi. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
approvazione (da parte del Consiglio
di Stato in adunanza generale) del
“dpr Siliquini” sul nuovo esame di Stato.
intervento di Franco Abruzzo/ presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e docente a contratto di Diritto dell’Informazione presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e presso l’Università Iulm di Milano
1. Premessa. Clima “torbido e pesante” attorno al “dlgs La Loggia” e al “Dpr Siliquini” sulle professioni. Frattanto è scattato l’obbligo della laurea triennale per enologi ed infermieri della prevenzione.
3. Il comma 18 dell’articolo 1 della legge 4/1999 fissa un nuovo principio nell’ordinamento giuridico, recuperando la direttiva comunitaria 89/48/Ce (dlgs 115/1992: laurea almeno triennale per i professionisti delle professioni regolamentate).
In coda gli indirizzi elettronici dei pareri 2228/2002 e 50/2006 del Consiglio di Stato; dei dlgs 115/1992; 319/1994 e 277/2003; della direttiva 2005/36/Ce; del saggio “L’inserimento delle professioni nel Titolo V della Costituzione” del prof. Vincenzo Caianiello; del Dlgs 30/2006 (“La Loggia”).
1. Premessa. Clima “torbido e pesante” attorno al “dlgs La Loggia” e al “decreto Siliquini” sulle professioni. Frattanto è scattato l’obbligo della laurea triennale per enologi ed infermieri della prevenzione.
E’ stato pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” dell’8 febbraio 2006 il Dlgs 2 febbraio 2006 (“La Loggia”) n. 30, varato il 2 dicembre 2005 dal Consiglio dei Ministri. Esattamente due mesi dopo, il presidente della Repubblica aveva firmato il provvedimento. Il “dlgs La Loggia”, che è una “ricognizione dei principi fondamentali in tema di professioni”, attua l’articolo 1 della legge 131/2003 e fa chiarezza sulle competenze di Stato e Regioni in tema di professioni intellettuali nel senso che spetta allo Stato disciplinare le professioni intellettuali di cui parla l’articolo 33 (V comma) della Costituzione. Questo dlgs rompe in maniera definitiva l’assedio di alcune forze economiche e politiche (Confindustria, Fieg, potentati editoriali rappresentati da Repubblica e Corriere della Sera, una certa sinistra liberista impersonata da Amato, D’Alema e Bersani) alle professioni intellettuali. Il clima nelle settimane precedenti era apparso “torbido e pesante”. Era in atto un nuovo scontro tra Governo Berlusconi e opposizioni. Le opposizioni volevano bloccare il “dlgs la Loggia” (che, rispettando 5 sentenze della Consulta, assegna allo Stato la competenza sulle professioni) per tagliare la strada al “dpr Siliquini”, che disciplina l’esame di Stato di 21 professioni intellettuali (tre le quali quella di giornalista) così come impone l’articolo 1 (comma 18) della legge 4/1999 (varata dal Governo D’Alema). Il “decreto Siliquini” in sostanza è un regolamento (figlio di una legge) che “disciplina i requisiti per l’ammissione all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio professionale, le prove relative e il loro svolgimento”.
Il Consiglio di Stato ha discusso il 23 gennaio la richiesta del Ministero dell’Università/Istruzione di pronunciarsi con parere sul nuovo regolamento. Poi non ha atteso la firma di Ciampi sul “dlgs la Loggia” e il 3 febbraio ha notificato il parere interlocutorio, che ha questa conclusione: “La Sezione ritiene pertanto opportuno che il Ministero riferente, di intesa con il Ministero della giustizia, riesamini il testo proposto alla luce delle considerazioni svolte ed anche sulla base della eventuale emanazione del decreto legislativo che individua i principi fondamentali in materia di professioni, sospendendo nel frattempo l’espressione del parere, che si riserva di formulare in termini definitivi e compiuti sul testo che sarà trasmesso all’esito del suddetto riesame”. Il dlgs ora c’è, non è più “eventuale”. Nelle stesse ore la “Gazzetta Ufficiale” ha pubblicato il testo della legge 3 febbraio 2006 n. 27, che, all’articolo 1-undecies (Accesso alla professione di enologo), afferma: “1. Il «1. Il titolo di enologo spetta a coloro che abbiano conseguito un diploma universitario di 1° livello, previsto dalla legge 19 novembre 1990, n. 341, relativo al settore vitivinicolo. La laurea triennale di primo livello relativa al settore vitivinicolo, rilasciata ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, è equipollente a tutti gli effetti di legge al diploma universitario di 1° livello previsto dalla legge 19 novembre 1990, n. 341, relativo al medesimo settore»”. L’articolo 4-quater (Disposizioni urgenti in materia di accesso alle professioni sanitarie) della stessa legge, invece, afferma: “1. Ai sensi dell'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, la formazione per l'accesso alle professioni sanitarie infermieristiche e tecniche della riabilitazione e della prevenzione è esclusivamente di livello universitario”. Che dire? Vogliamo prevedere per i giornalisti professionisti almeno lo stesso livello di studi universitari degli enologi e degli infermieri?
In sostanza il “dlgs La Loggia” afferma che il Governo ha mantenuto, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, i poteri di disciplinare le professioni, come riconosciuto ripetutamente, dopo l’entrata in vigore nel 2001 del nuovo Titolo V della Costituzione, dalla Corte costituzionale con le sentenze 353/2003, 319/2005, 355/2005, 405/2005 e 424/2005). Va detto che l’articolo 33 (quinto comma) della Costituzione conferisce il potere esclusivo allo Stato di legiferare in tema di “esame di Stato” per l’accesso alle professioni intellettuali: “....Innanzitutto dobbiamo leggere la Costituzione nel suo complesso, dove c'è ancora la norma che dice che per l'esercizio dell'attività professionale occorre l'esame di Stato (art. 33 Cost.): "E' prescritto un esame di Stato... per l'abilitazione all'esercizio professionale". Quindi tutto ciò che attiene allo status del professionista e delle libere professioni è riconducibile all’articolo 33 della Costituzione, il quale parla di esame di Stato... una volta recuperato l'art. 33 che in effetti vuol dire che lo status delle professioni continua a rimanere nelle mani dello Stato, la devoluzione della materia "professione" alle Regioni può avere il significato di affidare alle Regioni la disciplina delle specificità delle professioni nelle realtà locali” (intervento conclusivo del prof. Vincenzo Caianiello-presidente emerito della Corte costituzionale, ”L’inserimento delle professioni nel titolo V della Costituzione”, in Atti del Convegno nazionale “Quale federalismo per le professioni” del 18 marzo 2002 in Codroipo-Ud, promosso dal Cup del Friuli Venezia Giulia).
Il Consiglio di Stato non può oggi ignorare le clausole del “dlgs la Loggia”. E per quanto riguarda i giornalisti non potrà non rispettare il parere 2228/2002 della II sezione consultiva, che richiama la direttiva 89/48/Cee (dlgs 115/1992). Sono in ballo la sua coerenza e anche la sua credibilità. La Sezione Atti Normativi ha mostrato limiti culturali, comunitari e costituzionali; e attaccando soltanto i giornalisti ha mostrato di essere in (strana) sintonia soprattutto con Massimo D’Alema (che nel dicembre 2005 ha attaccato l’Ordine dei Giornalisti), con Eugenio Scalfari e Francesco Giavazzi (Repubblica e Corriere della Sera), mentre la Fieg cerca di distruggere il Contratto di lavoro giornalistico costruito dalla categoria dal 1911 in poi. Un’alleanza di ferro (oggettiva) tra taluni consiglieri di Stato (con un passato di collaborazione strettissima con personaggi istituzionalmente potentissimi e schierati a sinistra) e potentati economici con l’obiettivo possibile di limitare fortemente la libertà, l’autorevolezza, la crescita culturale e l’autonomia di una categoria essenziale nella connotazione democratica della Repubblica.
Il Consiglio di Stato, chiamato a dare il parere di legge sul “decreto Siliquini” (approvato dal Governo il 22 dicembre 2005), come già riferito, ha, concludendo, ritenuto “pertanto opportuno che il Ministero riferente (Università/Istruzione, ndr), di intesa con il Ministero della Giustizia, riesamini il testo proposto alla luce delle considerazioni svolte ed anche sulla base della eventuale emanazione del decreto legislativo che individua i principi fondamentali in materia di professioni, sospendendo nel frattempo l’espressione del parere, che si riserva di formulare in termini definitivi e compiuti sul testo che sarà trasmesso all’esito del suddetto riesame”. Il “dlgs la Loggia” non è più “eventuale”, ma norma che troverà la sua consacrazione con la pubblicazione imminente nella “Gazzetta Ufficiale”.
La legge 4/99, non opera distinzioni tra professioni con laurea e senza laurea. La sezione Atti Normativi del CdS non ha tenuto in nessun conto: a) il parere 2228/2002 dei colleghi della II sezione consultiva, incorrendo in una omissione molto grave; b) la direttiva 89/48/Ce (dlgs 115/1992) che impone ai professionisti regolamentati (come i giornalisti) l’obbligo di munirsi di una laurea almeno “triennale”. Non è vero, come si legge nel parere interlocutorio, che per la professione di giornalista non sia previsto il titolo di laurea, anzi quel titolo è richiesto da una direttiva comunitaria che prevale sulla legge interna (n. 69/12963). La professione di giornalista è stata “aggiunta” nel novero delle professioni italiane (di cui al dlgs n. 115/1992) dal Dlgs 319/1994 così come modificato dal dlgs 277/2003 (Allegato II, già allegato C).
La sezione consultiva per gli atti normativi del Cds conosce perfettamente la portata del Dlgs n. 277/2003 in quanto, nel parere interlocutorio 16 maggio 2005 (n. 2284/05) scrive testualmente: “Il dlgs n. 277 del 2003, successivo all’entrata in vigore della legge costituzionale 18.10.2001, n. 3, ha peraltro continuato a riconoscere al Ministero della giustizia il potere regolamentare nella materia anzidetta, sicché, allo stato, l’esercizio del relativo potere sembrerebbe trovare fondamento in una apposita norma primaria”. Quel parere interlocutorio riguarda la richiesta 26 aprile 2005 del Ministero della Giustizia di emettere un parere su uno “Schema di decreto ministeriale recante ‘Regolamento di cui all’art. 11 del decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 19, in materia di misure compensative per l’esercizio della professione di giornalista professionista’”. Quante dimenticanze!
Le decisioni radicalmente difformi tra la II sezione consultiva (parere 2228/2002) e la Sezione Atti normativi (atto interlocutorio 50/2006) sulla professione di giornalista dovrebbero spingere il presidente del Consiglio di Stato a sottoporre l’intero “decreto Siliquini” all’adunanza generale del Consiglio di Stato. La questione è “di massima di particolare importanza”. Anche i ministri Moratti e Castelli possono chiedere che il Consiglio di Stato esprima il parere in adunanza generale (art. 23 del Rd 1054/1924). I ministri, il sottosegretario di Stato Maria Grazia Siliquini e i loro stretti collaboratori in queste ore stanno riflettendo sull'iniziativa prevista dalla legge che regola l'attività del Consiglio di Stato.
Gli attacchi al “Dpr Siliquini” non sono venuti soltanto dalla Fieg (struttura di Confindustria) e da Massino D’Alema. La Conferenza delle Regioni il 20 dicembre 2005 ha scritto al Consiglio di Stato “forte” di un presunto diritto di intervento in tema di professioni. Le due manovre a tenaglia (Fieg e Regioni) sono state contrastate dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, che ha trasmesso alla suprema magistratura amministrativa e anche al Quirinale una memoria documentata con la quale, come ha scritto la Corte costituzionale in 5 sentenze tra il 2003 e il 2005, ha rivendicato allo Stato il diritto di disciplinare l’esame di Stato e l’aggancio dell’esame alle lauree della riforma universitaria.
Un capitolo a parte merita la posizione del dott. Paolo De Joanna e del dott. Donato Marra, consiglieri relatori ed estensori del parere interlocutorio 50/2006 sul “regolamento governativo recante disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio professionale, delle prove relative e del loro svolgimento”. Paolo De Joanna ha svolto le funzioni altissime di segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri all’epoca del Governo D’Alema (ottobre 1998-aprile 2000), mentre Donato Marra ha svolto le funzioni altissime di segretario generale della Camera dei deputati i Montecitorio (a fianco del presidente Nilde Jotti) e poi quelle di sottosegretario alla Giustizia nel Governo Dini.
In data 6 febbraio, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha indirizzato una istanza motivata al Presidente del Conasiglio di Satto, che qui viene ruiportata integralmente:
Nessuno mette in dubbio le qualità tecniche e professionali dei consiglieri De Joanna e Marra. I giudici devono essere e anche apparire indipendenti. Gli stessi, però, sono stati contaminati dalla politica e possono anche apparire avversari del Governo Berlusconi, che attribuisce grande valore e valuta un successo la riforma dell’esame di Stato delle professioni intellettuale varato il 22 dicembre 2005 dal Consiglio dei Ministri. Creare difficoltà al Governo nell’imminenza del voto non è una ipotesi peregrina.
Decreto Legislativo 2 febbraio 2006 n. 30. Ricognizione dei principi fondamentali in materia di professioni a norma dell'articolo 1 della legge 5 giugno 2003 n. 131. (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2006 n. 32)
Art. 1. Ambito d'applicazione
1. Il presente decreto legislativo individua i principi fondamentali in materia di professioni, di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, che si desumono dalle leggi vigenti ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, e successive modificazioni.
4. Nell'ambito di applicazione del presente decreto non rientrano: la formazione professionale universitaria; la disciplina dell'esame di stato previsto per l'esercizio delle professioni intellettuali, nonché i titoli, compreso il tirocinio, e le abilitazioni richiesti per l'esercizio professionale; l'ordinamento e l'organizzazione degli ordini e dei collegi professionali; gli albi, i registri; gli elenchi o i ruoli nazionali previsti a tutela dell'affidamento del pubblico; la rilevanza civile e penale dei titoli professionali e il riconoscimento e l'equipollenza, ai fini dell'accesso alle professioni, di quelli conseguiti all'estero.
Capo II. Principi fondamentali
Art. 2. Libertà professionale
1. L'esercizio della professione, quale espressione del principio della libertà di iniziativa economica, è tutelato in tutte le sue forme e applicazioni, purché non contrarie a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume. Le regioni non possono adottare provvedimenti che ostacolino l'esercizio della professione.
2. Nell'esercizio dell'attività professionale è vietata qualsiasi discriminazione, che sia motivata da ragioni sessuali, razziali, religiose, politiche o da ogni altra condizione personale o sociale, secondo quanto stabilito dalla disciplina statale e comunitaria in materia di occupazione e condizioni di lavoro.
3. L'esercizio dell'attività professionale in forma di lavoro dipendente si svolge secondo specifiche disposizioni normative che assicurino l'autonomia del professionista.
4. Le associazioni rappresentative di professionisti, che non esercitano attività regolamentate o tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell'articolo 2229 del Codice civile, se in possesso dei requisiti e nel rispetto delle condizioni prescritte dalla legge per il conseguimento della personalità giuridica, possono essere riconosciute dalla regione nel cui ambito territoriale si esauriscono le relative finalità statutarie.
Art. 3. Tutela della concorrenza e del mercato
1. L'esercizio della professione si svolge nel rispetto della disciplina statale della tutela della concorrenza, ivi compresa quella delle deroghe consentite dal diritto comunitario a tutela di interessi pubblici costituzionalmente garantiti o per ragioni imperative di interesse generale, della riserva di attività professionale, delle tariffe e dei corrispettivi professionali, nonché della pubblicità professionale.
2. L'attività professionale esercitata in forma di lavoro autonomo è equiparata all'attività di impresa ai fini della concorrenza di cui agli articoli 81, 82 e 86 (ex artt. 85, 86 e 90) del Trattato Ce, salvo quanto previsto dalla normativa in materia di professioni intellettuali.
Art. 4. Accesso alle professioni
1. L'accesso all'esercizio delle professioni è libero, nel rispetto delle specifiche disposizioni di legge.
2. La legge statale definisce i requisiti tecnico-professionali e i titoli professionali necessari per l'esercizio delle attività professionali che richiedono una specifica preparazione a garanzia di interessi pubblici generali la cui tutela compete allo Stato.
3. I titoli professionali rilasciati dalla regione nel rispetto dei livelli minimi uniformi di preparazione stabiliti dalle leggi statali consentono l'esercizio dell'attività professionale anche fuori dei limiti territoriali regionali.
Art. 5. Regolazione delle attività professionali
1. L'esercizio delle attività professionali si svolge nel rispetto dei principi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, della tutela degli interessi pubblici, dell'ampliamento e della specializzazione dell'offerta dei servizi, dell'autonomia e responsabilità del professionista.
Art. 6. Regioni a statuto speciale
1. Per le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano resta fermo quanto previsto dall'articolo 11 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
Art. 7. Norma di rinvio
1. I principi fondamentali di cui al presente decreto legislativo si applicano a tutte le professioni. Restano fermi quelli riguardanti specificamente le singole professioni. Il presente decreto, munito del sigillo dello stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7