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Timestamp: 2019-03-19 06:09:38+00:00

Document:
Mercoledì 24 Ottobre 2012 Ottobre ore 11:30
Seduta di assemblea numero 708 della XVI legislatura
Seduta N. 708
https://webtv.camera.it/evento/3959
Seduta di assemblea numero 708 della XVI legislatura del 24/10/2012
http://webtv.camera.it/evento/3959
Segretario LUSETTI RENZO
Sottosegretario per l'interno DE STEFANO Carlo
COMPAGNON Angelo (UdCpTP)
Sottosegretario per la giustizia MALINCONICO Sabato
Sottosegretario per l'istruzione, l'università e la ricerca ROSSI DORIA Marco
BINETTI Paola (UdCpTP)
LIBÈ Mauro (UdCpTP)
Sottosegretario per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare FANELLI Tullio
Ministro della salute BALDUZZI Renato
Deputato SBROLLINI DANIELA (PARTITO DEMOCRATICO)
Ministro della giustizia SEVERINO DI BENEDETTO Paola
Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti PASSERA Corrado
TOTO Daniele (FLpTP)
POLIDORI Catia (PT)
Deputato POLIDORI CATIA (POPOLO E TERRITORIO)
LUSETTI Renzo (UdCpTP)
Relatore COLOMBO Furio
Sottosegretario per gli affari esteri DE MISTURA Staffan
SCILIPOTI Domenico (PT)
GALLI Daniele (FLpTP)
Relatore CASSINELLI Roberto
Sottosegretario per la giustizia MAZZAMUTO Salvatore
MANTINI Pierluigi (UdCpTP)
Deputato CASSINELLI ROBERTO (POPOLO DELLA LIBERTA')
LUSSANA Carolina (LNP)
LO PRESTI Antonino (FLpTP)
MOLTENI Nicola (LNP)
SILIQUINI Maria Grazia (PT)
MERONI Fabio (LNP)
Interpellanze ed interrogazioni (Svolgimento)
Iniziative per la protezione delle navi italiane da atti di pirateria - n. 3-01996
Direttive in materia di gestione dell'ordine pubblico in occasione delle manifestazioni svoltesi a Bologna il 1o maggio 2012 - n. 3-02247
Interpellanza n. 2-00562
La seduta, sospesa alle 11,50, è ripresa alle 11,55
Ripresa svolgimento di interpellanze e di interrogazioni
Iniziative ispettive nei confronti della procura della Repubblica di Bologna in relazione ad una vicenda riguardante un consigliere del comune di Minerbio (Bologna) - n. 2-00562
Problematiche relative al regolamento per le abilitazioni nazionali ai ruoli di professore associato e ordinario, con riferimento ai requisiti concernenti la produzione scientifica dei commissari e dei candidati - n. 3-02458
Censimento dei siti territoriali inquinati ed avvio di un piano di bonifica e risanamento delle relative aree - n. 2-01364
La seduta, sospesa alle 12,40, è ripresa alle 15
Iniziative di competenza volte a tutelare gli utenti del Servizio sanitario nazionale, e in particolar modo i minori, in ordine alla vicenda relativa ad un'indagine giudiziaria avente ad oggetto prescrizioni di farmaci ormonali - n. 3-02550
Intendimenti del Governo in merito alla costituzione di parte civile dello Stato nell'udienza preliminare del procedimento relativo alla cosiddetta trattativa Stato-mafia - n. 3-02551
Iniziative volte ad assicurare la continuità territoriale da e per la Sardegna - n. 3-02552
Iniziative normative in materia di interferenze tra i servizi di telefonia mobile di nuova generazione e i canali televisivi del digitale terrestre - n. 3-02553
Interventi per il rilancio industriale del territorio del canavese, in provincia di Torino - n. 3-02554
Iniziative per garantire la piena operatività dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, con particolare riferimento al ruolo del Ministero dello sviluppo economico - n. 3-02555
Intendimenti del Governo in merito all'ipotesi di sopprimere i contributi statali alle imprese al fine di reperire risorse da destinare alla riduzione della pressione fiscale sulle aziende - n. 3-02556
Iniziative di competenza per la tutela degli utenti e dei livelli occupazionali a fronte del processo di delocalizzazione dei servizi di call center da parte di Telecom Italia - n. 3-02557
La seduta, sospesa alle 15,50, è ripresa alle 16
La seduta, sospesa alle 16,05, è ripresa alle 16,30
Proposta di legge di ratifica: Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti - (A.C. 5466) ed abbinata (A.C. 4765) (Discussione ed approvazione)
S. 3354 - D'iniziativa dei senatori: MARCENARO ed altri: Ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre 2002 (Approvata dal Senato) (ove conclusa dalla Commissione). (C. 5466) e dell'abbinata proposta di legge: MECACCI ed altri. (C. 4765)
Discussione sulle linee generali - A.C. 5466
Repliche del relatore e del Governo - A.C. 5466
Esame articoli- A.C. 5466
Votazione Articolo 1 - A.C. 5466
Votazione Articolo 2 - A.C. 5466
Votazione Articolo 3 - A.C. 5466
Votazione Articolo 4 - A.C. 5466
Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5466
Votazione finale ed approvazione - A.C. 5466
Esame di un ordine del giorno - A.C. 5466
Proposta di legge: Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense - (A.C. 3900-A) ed abbinate (A.C. 420-1004-1447-1494-1545-1837-2246-2419-2512-4505-4614) (Seguito della discussione)
S. 601-711-1171-1198 - D'iniziativa dei senatori: GIULIANO; CASSON ed altri; BIANCHI ed altri; MUGNAI: Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense (Approvata, in un testo unificato, dal Senato). (C. 3900-A) (FAS) e delle abbinate proposte di legge: CONTENTO; PECORELLA; CAVALLARO; CAPANO ed altri; BARBIERI; MANTINI ed altri; FRASSINETTI ed altri; CASSINELLI ed altri; MONAI; RAZZI ed altri; CAVALLARO ed altri. (C. 420-1004-1447-1494-1545-1837-2246-2419-2512-4505-4614)
Ripresa esame - A.C. 3900-A
Esame articolo 17 - A.C. 3900-A
Parere del relatore e del Governo - A.C. 3900-A
Votazione Emendamento - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 17 - A.C. 3900-A
Ripresa esame articolo 18 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 18 - A.C. 3900-A
Esame articolo 19 - A.C. 3900-A
Esame emendamento - A.C. 3900-A
Votazione Emendamenti - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 19 - A.C. 3900-A
Esame articolo 20 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 20 - A.C. 3900-A
Esame articolo 21 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 21 - A.C. 3900-A
Dichiarazione di voto articolo - A.C. 3900-A
Esame articolo 22 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 22 - A.C. 3900-A
Esame articolo 23 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 23 - A.C. 3900-A
Esame articolo 24 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 24 - A.C. 3900-A
Esame articolo 25 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 25 - A.C. 3900-A
Esame articolo 26 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 26 - A.C. 3900-A
Esame articolo 27 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 27 - A.C. 3900-A
Esame articolo 28 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 28 - A.C. 3900-A
Esame articolo 29 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 29 - A.C. 3900-A
Esame articolo 30 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 30 - A.C. 3900-A
Esame articolo 31 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 31 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 32 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 33 - A.C. 3900-A
Esame articolo 34 - A.C. 3900-A
Votazione Articolo 34 - A.C. 3900-A
Sull'ordine dei lavori - A.C. 3900-A
Proposta di legge (Proposta di trasferimento a Commissione in sede legislativa)
In morte dell'onorevole Antonio Caruso
, legge il processo verbale della seduta del 18 ottobre 2012.
. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Barbieri, Bongiorno, Capitanio Santolini, Cirielli, Ghizzoni, Goisis, Migliori, Mussolini, Picchi e Zazzera sono in missione a decorrere dalla seduta odierna. Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantacinque, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto della seduta odierna.
. Signora Presidente, le rubo soltanto un minuto per richiamare la sua attenzione su quanto è avvenuto ieri e per preannunciare sull'argomento stesso un'interrogazione. Parlo dell' Finmeccanica: ieri è stato arrestato un del gruppo, Paolo Pozzessere; è accusato di corruzione nell'ambito di una vendita di mezzi navali al Brasile e nella vicenda, purtroppo - sottolineo questo mio «purtroppo» -, pare siano coinvolti dei parlamentari: un senatore eletto all'estero e due nostri colleghi di Montecitorio. Si tratta di fatti gravissimi, che dilapidano il capitale morale e sociale di un Paese, quel senso di appartenenza e di fiducia che dovrebbe legare una comunità e che, purtroppo, molti anni - mi faccia dire: questo ultimo ventennio - hanno intaccato. Nella vicenda sguazza o pare sguazzare, come al solito, tal Valter Lavitola, con tutto il contorno di grottesche millanterie e ruberie. In tutto questo, l'ex presidente e amministratore delegato Guarguaglini ha già abbandonato la nave, senza gloria per la verità, ma con una buonuscita sontuosa a spese dei contribuenti. Invece, l'attuale presidente e amministratore delegato, Giuseppe Orsi, sembra resistere. Nel frattempo Finmeccanica perde molto denaro e così lo perdiamo tutti noi, perché la Finmeccanica è un gruppo pubblico. Io vengo dalla Toscana e Finmeccanica rappresenta Ansaldo Breda, Selex Elsag e tante altre realtà produttive importanti. Il danno per questi lavoratori e per questi dipendenti, un settore di eccellenza nel nostro Paese, è smisurato. Chiedo quindi, in questa interrogazione, perché il signor Presidente del Consiglio tace, perché tace il Ministro dell'economia e delle finanze, che cosa ci sta a fare ancora sulla sedia un presidente di Finmeccanica se non vede quello che gli accade intorno e se non sia il caso di azzerare tutto, far dimettere Orsi al più presto e trovare un più onesto e capace, ma soprattutto competente, serio e distaccato dalle logiche partitiche.
. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
. Il sottosegretario di Stato per l'interno, Carlo De Stefano, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Compagnon n. 3-01996, concernente iniziative per la protezione delle navi italiane da atti di pirateria .
, . Signor Presidente, con l'interrogazione all'ordine del giorno l'onorevole Compagnon chiede al Governo di adottare tempestivamente il decreto attuativo previsto dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, «al fine di garantire la libertà di navigazione del naviglio commerciale nazionale in transito negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria». Voglio innanzitutto premettere che il diffuso fenomeno della pirateria marittima determina condizioni di grave vulnerabilità per la sicurezza della navigazione dei vettori e delle persone che vi sono addette, generando un'inaccettabile instabilità dei traffici commerciali e una situazione di forte precarietà. È evidente come anche il naviglio italiano si trovi a doversi misurare con quello che possiamo considerare, per l'economia nazionale e per i nostri equipaggi, un fenomeno che ripropone in chiave drammaticamente moderna una delle più antiche e odiose forme di depredazione. Nel contesto della strategia di deterrenza del fenomeno, si collocano le previsioni contenute nell'articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito dalla legge 2 agosto 2011, n. 130. Si tratta di una disposizione che, come noto, affida alle nostre forze militari un ruolo centrale e primario nell'azione dispiegata a favore dell'armatoria italiana. Tale ruolo peraltro, in considerazione della natura e della qualità dei beni giuridici coinvolti, costituisce la prima essenziale forma di presidio degli interessi nazionali in questo specifico settore. La legge contempera le diverse esigenze in gioco, ponendo una possibile alternativa alla protezione militare che contempla l'impiego di guardie giurate cui può rivolgersi l'armatore nei casi in cui non sia possibile assicurare l'invio dei nuclei militari di protezione. La stessa norma prevede che le modalità di utilizzazione di operatori della sicurezza privata, con particolare riferimento all'impiego delle armi, siano determinate con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Informo che il provvedimento, la cui stesura ha presentato un notevole grado di complessità e ha richiesto una laboriosa fase istruttoria, ha già ottenuto il concerto delle amministrazioni interessate ed è stato inviato al Consiglio di Stato per il relativo parere. Naturalmente, il decreto attuativo si pone in fedele rapporto alla norma primaria, limitandosi a disciplinare gli aspetti di dettaglio. Particolare attenzione viene posta alle modalità di imbarco e sbarco delle armi in una prospettiva funzionale che tende ad assecondare, accanto a quelle di controllo, esigenze di semplificazione. Inoltre, il profilo della formazione delle guardie giurate viene ulteriormente precisato prevedendo, oltre ad un corso basico destinato agli addetti alla sicurezza sussidiaria, anche un secondo finalizzato allo specifico contesto d'impiego operativo. Dal completamento della specifica disciplina, non potranno che conseguire indubbi vantaggi, che andranno a beneficio comune dell'economia nazionale e della capacità competitiva degli operatori del settore.
. L'onorevole Compagnon ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, lei giustamente ha letto una serie di norme, che personalmente conoscevo già e che sono il motivo di questa interrogazione, che, peraltro, è stata presentata nel gennaio del 2012, quando c'era un susseguirsi di sequestri di navi italiane. Poi, sappiamo che la situazione è sfociata in maniera drammatica anche rispetto al problema dei due marò, che, ovviamente, non tocco in questa sede, perché non c'entra niente e perché, evidentemente, è meglio tenere un profilo basso rispetto a quella situazione. Tuttavia, il problema rimane, cioè il problema dei sequestri delle navi italiane, che tocca due elementi fondamentali: il primo riguarda la sicurezza e l'incolumità dei marittimi italiani e, quindi, delle navi; il secondo riguarda l'aspetto economico. Sono due questioni per le quali, in quest'Aula, tante volte, siamo intervenuti al fine di un'azione del Governo per creare le condizioni di una sicurezza maggiore. Diciamo che, in parte, con il citato decreto-legge del 12 luglio 2011, n. 107, che poi è stato convertito in legge, si era dato mandato al Governo di prendere alcune iniziative immediate al fine di una presenza militare, oppure di una presenza di guardie giurate, come ha detto lei, signor sottosegretario. In poche parole, oggi, lei mi dice che siamo ancora che non si sono prese decisioni precise, perché il provvedimento è stato trasmesso al Consiglio di Stato per il parere. Quindi, alla fine di tutto questo, noi siamo ancora nelle condizioni decreto-legge n. 107 e pare che, magari, anche se ultimamente non abbiamo notizie di sequestri, se dovessimo avere bisogno, non siamo stati capaci, in questo periodo, di creare le condizioni di attuazione di quanto previsto in quest'Aula. Dunque, il problema non è essere soddisfatti o insoddisfatti, il problema non è di essere prime donne o di apparire, attraverso i giornali, in difesa di situazioni particolari. Qui si tratta di definire in via ultimativa, signor rappresentante del Governo, quanto è già stato stabilito dal Governo, che ha fatto questo decreto-legge, dall'Aula e, quindi, della stragrande maggioranza che lo ha convertito in legge, per arrivare in fondo a questo - che è un - in modo tale da garantire i mezzi (le nostre navi), l'economia e l'incolumità dei nostri marittimi. Cosa le posso dire, signor sottosegretario? Posso dirle che avrei preferito che lei si fosse impegnato di più, in termini non personali ovviamente, per un accorciamento dei tempi. Credo che un'azione nei confronti del Consiglio di Stato vada fatta, perché non vorrei che, fra poco tempo, ci ritrovassimo in quest'Aula a chiederci come mai è stata sequestrata un'altra nave, come mai sono in pericolo altri marittimi e come mai, in una situazione di questo tipo, non c'era una presenza a tutela dell'incolumità di tutti questi soggetti. I militari li abbiamo chiesti noi. Io credo sia giusto che le nostre navi possano avere, con tutti i crismi di sicurezza e di rispetto di tutte le regole, una presenza a garanzia della loro sicurezza. Nella misura in cui i militari non possono essere mandati, le guardie giurate - come previsto, anche, peraltro, di una forza già in inglese, sulle zone più in difficoltà, già preparate - potrebbero in ogni caso sostituirle. L'importante è che si faccia tutto quello che è possibile - ed è stato previsto - per non tornare qui a chiederci come mai possono succedere, potranno succedere o sono successe vicende ripetitive. Alcuni dati mi sfuggono, ma, così, «a naso», mi pare che siano state una cinquantina le navi sequestrate e quasi 1.200 i marittimi...
. Onorevole Compagnon, la invito a concludere.
. Ho finito, signor Presidente. Sappiamo poi quali sono stati i trattamenti, non solo nei loro confronti, ma anche le difficoltà, le paure e l'ansia dei familiari a casa. Per cui, signor rappresentante del Governo, non mi interessa dirle se sono soddisfatto o insoddisfatto, però ci tengo a chiederle di fare un ulteriore sforzo per arrivare in fondo, immediatamente, all'attuazione di questo decreto-legge convertito in legge.
. Il sottosegretario di Stato per l'interno, Carlo De Stefano, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Garagnani n. 3-02247, concernente direttive in materia di gestione dell'ordine pubblico in occasione delle manifestazioni svoltesi a Bologna il 1o maggio 2012 .
, . Signor Presidente, con l'interrogazione iscritta all'ordine del giorno l'onorevole Garagnani chiede chiarimenti al Governo in ordine agli incidenti che si sono verificati a Bologna durante la manifestazione del 1o maggio scorso e alle modalità di intervento delle forze dell'ordine. In quell'occasione, una cinquantina di attivisti della rete TimeOut ha dato luogo, dalle ore 9 alle ore 10,30 circa, ad un presidio dinanzi ad un supermercato di via Marconi, manifestando contro l'apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi e, in particolare, contro la riforma del mercato del lavoro. Alcuni appartenenti ad organizzazioni sindacali di base, ad alcuni comitati, a collettivi universitari, a centri sociali e a movimenti anarchici - che avevano trasmesso il preavviso del corteo alla questura - si sono spostati da piazza XX Settembre verso via Indipendenza, dove sono stati raggiunti dai manifestanti che avevano organizzato il presidio innanzi al supermercato. Il corteo, formato da circa 600 persone, si è fermato all'altezza dello sbarramento dei reparti delle forze dell'ordine disposti a tutela della sede di Unindustria. L'iniziativa ha avuto termine verso le ore 13, dopo alcuni interventi di rappresentanti dei manifestanti sulle politiche del Governo, lo stato di crisi, il sistema bancario e la situazione del precariato. Nel corso della manifestazione, sono state lanciate uova all'indirizzo del consolato greco e vernice sulla vetrata di un'agenzia bancaria, nonché riprodotta la scritta «chiuso» sulle vetrine di alcuni esercizi commerciali aperti. Al riguardo, la Digos della questura ha prontamente denunciato all'autorità giudiziaria otto manifestanti per i reati di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, accensioni pericolose e uso di mezzi volti a rendere difficoltoso il riconoscimento. In merito alle strategie poste in essere per gestire, nella circostanza, l'ordine pubblico, voglio evidenziare che un immediato intervento coattivo da parte delle forze di polizia è stato ritenuto inopportuno sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica, poiché avrebbe potuto provocare scontri con i manifestanti in pieno centro, con possibile pregiudizio dell'incolumità delle numerose persone che affollavano la zona e provocare danni più gravi ai numerosi esercizi commerciali dell'area interessata dalla manifestazione. Al riguardo ricordo che il mantenimento dell'ordine e della sicurezza in occasione di pubbliche manifestazioni costituisce uno degli impegni più delicati per le forze dell'ordine, che operano attraverso sperimentati moduli operativi, costantemente ispirati a criteri di equilibrio e di prudenza, in modo da contemperare il diritto costituzionalmente garantito di libera manifestazione del pensiero con le esigenze, altrettanto insopprimibili, di tutela della sicurezza e della pubblica e privata incolumità. Per raggiungere tale obiettivo viene impiegata una razionale strategia di contenimento volta ad isolare i più violenti e a limitare l'uso della forza ai casi di effettiva necessità, curando, in particolar modo, di evitare l'eventuale coinvolgimento di manifestanti pacifici e di cittadini estranei alle iniziative. I fatti illeciti posti in essere nel corso di manifestazioni, attentamente monitorati da operatori di polizia specializzati, vengono sottoposti, al termine delle relative indagini, alle valutazioni dell'autorità giudiziaria, così come peraltro avvenuto per la manifestazione di Bologna. I risultati di tali iniziative confermano l'attenzione che le forze di polizia dedicano alle attività dei gruppi politici più estremisti anche attraverso un'azione di contrasto che si sviluppa sia con l'adozione di misure di carattere preventivo, sia con indagini di polizia giudiziaria.
. L'onorevole Garagnani ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la risposta abbastanza dettagliata, che però non mi convince, in quanto mi pare che, nella valutazione che ha letto e sulla quale si è soffermato, si siano sottovalutati in modo significativo gli eventi del 1o maggio del corrente anno accaduti a Bologna, dove ci sono state manifestazioni di violenza ben più esasperate e significative di quanto non sia stato detto attualmente, che sono sfociate in danni significativi a negozi e ad alcuni immobili e che di fatto hanno caratterizzato la città per un clima di estrema tensione. In questo contesto io capisco e mi rendo conto delle situazioni - non sono qua per invocare una strategia di attacco preventivo da parte delle forze dell'ordine -, però credo che, in nome della difesa della tranquillità urbana e della sicurezza dei cittadini, non si possano accettare atteggiamenti di delinquenza comune che mettono a repentaglio questa stessa sicurezza, cosa che si è verificata. Da qui scaturisce la richiesta formulata nell'interrogazione circa quali direttive il Ministero abbia emanato. Ho il sospetto che, come sempre accade a Bologna, nella mia città, o anche in altre realtà dell'Emilia-Romagna, le forze dell'ordine e i tutori delle forze dell'ordine, i responsabili, si muovano in sintonia con il sindaco e la giunta comunale, che, per esigenze particolari, politiche, hanno interesse a mantenere un clima di un certo tipo. Da qui la necessità, invece, che gli organi periferici dello Stato, prefettura e questura, si muovano - d'accordo - in sintonia con il potere locale, ma prescindendo da pressioni e condizionamenti di ordine politico e tutelando l'interesse dello Stato ad una pacifica convivenza e quello dei manifestanti alla possibilità di dimostrare, ma nel rispetto rigoroso della legge. In questo senso mi dichiaro insoddisfatto, perché non ritengo siano state chiarite nella risposta del Governo la gravità dei fatti accaduti e la strategia che è stata scelta, che, in quel momento, non è stata compresa da buona parte dell'opinione pubblica e i giornali di quei giorni ne sono testimonianza. In secondo luogo, in merito anche al ricorso all'autorità giudiziaria, vorrei sapere che cosa è stato fatto della denuncia della Digos e di quali valutazioni siano state ovviamente rese edotte la procura della Repubblica, la cittadinanza e le autorità di pubblica sicurezza. Infatti, qui si assiste molto spesso ad una politica dei «due pesi e due misure», a seconda che i dimostranti siano da una parte o siano dall'altra parte politica, per effetto anche della politicizzazione di una parte della magistratura bolognese, che da sempre si caratterizza per atteggiamenti contrastanti, ondivaghi e in alcuni casi settari e faziosi. Allora, il richiamo che faccio al Governo è di tutelare la legge e l'ordine, il principio essenziale del rispetto della persona, il diritto di dimostrare e il diritto di difendersi, il rispetto delle libere attività, a prescindere dai condizionamenti che vengono dalle realtà locali, che tengono conto di altre esigenze e non di quelle che lo Stato invece deve porsi.
. Colleghi, adesso dovremmo passare all'interpellanza degli onorevoli Garagnani e Carlucci n. 2-00562 per la quale è necessaria la presenza in Aula del sottosegretario Malinconico, il quale è impegnato nei lavori di Commissione, quindi mi vedo costretta a sospendere per alcuni minuti la nostra seduta in attesa che il sottosegretario raggiunga l'Aula.
. L'onorevole Garagnani ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00562, concernente iniziative ispettive nei confronti della procura della Repubblica di Bologna in relazione ad una vicenda riguardante un consigliere del comune di Minerbio (Bologna) .
. Signor Presidente, mi consenta brevemente una notazione di carattere generale che riguarda anche l'Ufficio di Presidenza della Camera. Questa interpellanza è stata presentata il 9 dicembre 2009. Se l'Ufficio di Presidenza, che già è presente nella vita del Parlamento, facendosi carico di esigenze e rispondendo anche ad istanze dell'opinione pubblica, si facesse carico di sollecitare il Governo, tutti i Governi, a rispondere con procedure direi di maggiore sollecitudine e rispetto verso il Parlamento alle interpellanze e interrogazioni, tenendo conto che le interpellanze e le interrogazioni sono tra le poche competenze rimaste ai parlamentari, sarebbe utile e opportuno, perché purtroppo questi fatti sono in parte superati e in parte no. Ecco, credo che la latitanza del Governo, di tutti i Governi, nel rispondere - io ho contestato anche i ritardi del precedente Governo - non giovi alla credibilità del Parlamento e dei parlamentari. Detto questo, il mio è un invito che ho rivolto a lei, come ho rivolto al Presidente Fini, come ai Presidenti di turno, perché purtroppo non si può avere la risposta ad un'interpellanza presentata tre anni fa. Per fortuna è ancora in buona parte attuale. Signor rappresentante del Governo, questa interpellanza fa riferimento ad un fatto di cronaca accaduto il 1o dicembre 2009, purtroppo ancora attuale per i risvolti che ha prodotto. Mi riferisco alla comunicazione in un consiglio comunale di un avviso di garanzia, da parte del sindaco, nei confronti di un consigliere di minoranza, prima che quel consigliere di minoranza, responsabile, a parere del sindaco, di diffamazione e altri reati, fosse stato informato dall'autorità giudiziaria. Questo è un fatto particolarmente grave, sul quale la stampa, anche in un contesto diverso, si sofferma, che credo debba essere denunciato. Il problema è proprio a dimostrazione di quanto viene asserito ossia l'esistenza, in certe realtà del Paese, del legame organico tra una parte politica, un'amministrazione locale e una parte della magistratura, che produce i suoi effetti. Questo è sommamente ingiusto e deve essere, a mio modo di vedere, giustamente contestato con i mezzi e gli strumenti a disposizione del Governo, ai fini proprio di un rispetto di una legalità democratica, soprattutto in presenza di situazioni, come quelle della «bassa» bolognese, dove esercitare il ruolo di minoranza, dal dopoguerra ad oggi, non è facile, dove i consiglieri comunali, stante anche i limitati poteri a disposizioni che ha il consiglio, ma soprattutto i consiglieri di minoranza, sono costretti molto spesso a fare dure battaglie di sopravvivenza nella difesa di spazi di libertà che sono conculcati da un potere economico e sociale pervasivo e onnicomprensivo. Detto questo, pongo proprio al Governo, partendo da questo fatto, il problema di un rapporto corretto che deve esistere tra le istituzioni e la magistratura. Aggiungo che, in altre fasi, in altri momenti, sono stati rinviati a giudizio o condannati consiglieri della provincia di Bologna, del comune, del capoluogo, per attacchi rivolti al sindaco Cofferati o per attacchi rivolti a un altro sindaco, sempre in presenza di minacce o, direi, affermazioni del sindaco, che dimostrava di sapere preventivamente che questi consiglieri sarebbero stati rinviati a giudizio. Ora, il problema che pongo, e in questo senso credo che sia un problema di ordine generale, non è l'assoluzione preventiva o una sorta di immunità per i consiglieri comunali o i consiglieri di minoranza quando denunciano determinati fatti che, a loro modo di vedere, ledono la convivenza civile. Ma rimane il problema di una tutela - che, sia ben chiaro, non si estenda alla diffamazione - di coloro che, nell'esercizio delle proprie funzioni, contestano l'operato della giunta o della maggioranza e che vivono perennemente sotto la spada di Damocle di una denuncia da parte dell'amministrazione comunale per diffamazione o di altre cose o di contestazione al limite anche provocando la decadenza dei consiglieri in alcuni casi. Ovviamente il tutto qualche volta avviene in un collegamento con settori della magistratura (non parlo mai di tutta la magistratura, ma di parte di essa). Allora, il problema di fondo che si pone è questo: qual è il rapporto che deve intercorrere tra chi esercita l'amministrazione locale, fra il sindaco, la giunta e i consiglieri di minoranza e la tutela legittima di uno spazio di libertà nel fare opposizione che ovviamente non può scadere nella licenza di offendere gratuitamente, ma che deve garantire coloro che fanno opposizione nella possibilità di dire ciò che pensano e di ribadire tutta una serie di valutazioni che possono non piacere a chi amministra, ma che rientrano nella dialettica democratica? Siccome l'esercizio abusivo, da un lato, della diffamazione è da condannare, ma anche l'esercizio continuo della querela per diffamazione anche quando non sussistono i presupposti (perché questo si è verificato ed è stato sancito poi da decisioni conseguenti), è chiaro che si crea una situazione anomala che credo debba essere sanata. Quindi, partendo da questo fatto, ho esteso la valutazione ad altri fatti, chiedendo al Governo un atteggiamento conseguente e soprattutto se sussistevano i presupposti, nel rispetto dell'autonomia della magistratura, alla luce di quel fatto e di altri fatti. Ho citato proprio la giunta allora presieduta dal sindaco Cofferati con riferimento alla polemica con il capogruppo del Popolo della Libertà che fu rinviato a giudizio. Vi sono anche altre vicende che credo chiamino in causa proprio un modo corretto di agire e di porsi delle istituzioni. In questo senso, ho svolto questa interpellanza che - lo ripeto - è in parte datata, ma ripropone oggi problemi che - nella mia realtà territoriale - sono più che mai presenti e direi all'ordine del giorno e sui quali mi attendo dal Governo una risposta chiara in presenza - e concludo - di fenomeni di politicizzazione della magistratura e di collegamento con le giunte locali che non possono essere accettati. Infatti, così si realizzerebbe una sorta di penalizzazione di una parte della popolazione e dei rappresentanti elettivi che vivono costantemente - come dicevo prima - sotto la spada di Damocle di possibili azioni giudiziarie e connivenze tra il sindaco del comune «A» o «B» e una parte della magistratura. Questo è chiaramente inaccettabile a mio modo di vedere e va denunziato con chiarezza. Da ciò l'origine di questa interpellanza.
. Onorevole Garagnani, prima di dare la parola al sottosegretario per la giustizia, mi preme sottolineare che la Presidenza della Camera dei deputati sollecita regolarmente e sistematicamente il Governo a rispondere agli atti di sindacato ispettivo dei parlamentari. Onorevole Garagnani, lo ha fatto anche per questa sua interpellanza e, tra l'altro, questo è assolutamente documentato. Non rientra però nelle facoltà e nei poteri della Presidenza della Camera costringere il Governo ad essere presente. Il nostro compito è sollecitare e questo è stato fatto regolarmente anche nei confronti della sua interpellanza. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, Sabato Malinconico, ha facoltà di rispondere.
, . Signor Presidente, con l'interpellanza in discussione l'onorevole Garagnani chiede di sapere se il Ministro della giustizia ritenga opportuno disporre urgentemente un'ispezione presso la Procura della Repubblica di Bologna, tenuto conto che il sindaco del comune di Minerbio, come riportato dal quotidiano nel dicembre 2009, avrebbe comunicato i contenuti esatti di un avviso di garanzia indirizzato al consigliere di minoranza Mirko Lazzari e da questi non ancora conosciuto. Dalle verifiche effettuate presso l'ufficio giudiziario menzionato risulta esclusa l'ipotesi della divulgazione illecita di atti processuali. Infatti, come riferito dal Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bologna, l'esistenza di un procedimento penale avviato a carico del Lazzari per il reato di cui all'articolo 656 del Codice Penale (pubblicazione o diffusione di notizie false esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico) era da ritenersi da tempo un fatto noto nel comune di Minerbio, al punto che il sindaco, che in precedenza aveva redatto il rapporto del 22 settembre 2009, indirizzato al locale comando dei carabinieri, in relazione agli accertamenti di polizia giudiziaria svolti sulle false notizie diffuse dal Lazzari medesimo, successivamente aveva presentato istanza per la costituzione del comune stesso, quale persona offesa dal reato, nell'ambito del medesimo procedimento. Inoltre, dagli elementi informativi acquisiti, risulta che tutte le notizie inerenti al procedimento penale in questione erano state oggetto di un comunicato stampa diffuso il 1o dicembre 2009 dal Partito Democratico di Minerbio e che il Lazzari era stato informato formalmente sin dal 23 settembre 2009 - con il processo verbale di identificazione redatto dagli stessi carabinieri - che nei suoi confronti - cito testualmente - «vengono svolte indagini per il reato di cui all'articolo 656 del codice penale». Gli accertamenti svolti hanno, quindi, dimostrato che le notizie processuali riferite dal sindaco e riportate dagli organi di stampa, al momento della diffusione stessa, non erano più coperte da segreto ed anzi erano state già divulgate in precedenza. Pertanto, proprio alla luce dell'esito degli accertamenti compiuti e dell'esaustività degli stessi, non appaiono sussistere profili disciplinari meritevoli di ulteriore approfondimento.
. Signor Presidente, mi aspettavo una risposta di questo tipo, signor sottosegretario. Non c'è nulla di personale, ma ovviamente la mia insoddisfazione è totale, in quanto le notizie potevano essere conosciute, ma il comunicato esatto dell'avviso di garanzia dato in consiglio comunale, senza che il diretto interessato avesse ricevuto l'avviso di garanzia, denota una complicità tra il sindaco ed un determinato magistrato. È chiaro che la magistratura tende ad autotutelarsi - ed ovviamente non aspettavo una risposta diversa - però questo è un problema di fondo, un problema di democrazia formale e sostanziale, nel senso che abbiamo un corpo dello Stato che in varie occasioni tende ad autoassolversi e ad escludere ogni forma di verifica da parte di altri organi dello Stato. E questo non è giusto. La mia insoddisfazione deriva soprattutto da questa considerazione - non ne faccio carico a lei in persona - ma mi rendo conto che ci sono dei limiti, stante l'attuale ordinamento, alla possibilità del Governo di intervenire sull'operato della magistratura, limiti in sé giusti se non fossimo in presenza di una componente particolarmente ideologizzata della magistratura, che va condannata perché fa politica e non amministra la giustizia. Ed io provengo da una regione nella quale spesso questo si è verificato e lo ribadisco con forza in questa sede. La mia insoddisfazione deriva anche dal fatto che, oltre alla mancata risposta a questa sostanziale assoluzione - credo che occorra, oltre che apparire, essere imparziali; occorre che la magistratura appaia imparziale e sia imparziale - credo che occorra stabilire un codice di comportamento, un modo di essere garantito anche dal punto di vista legislativo per il quale il consigliere comunale che si trova in determinate situazioni e che denuncia determinate situazioni possa contare, non sull'assoluzione previa una diffamazione, ma su alcune garanzie indispensabili che il suo operato di consigliere, che si fa carico di un'esigenza realmente sentita dalla popolazione e che denuncia, di conseguenza, il cattivo operato da parte della giunta, non sia (come dicevo prima nell'introduzione) sottoposto perennemente a minacce o a ricatti di ricorsi alla magistratura che, di fatto, ostacolano il suo operato. La democrazia vive in una dialettica tra chi governa e chi fa opposizione. Se questa dialettica è bloccata per forme indirette di coazione che, di fatto, limitano questa possibilità che gli elettori hanno consacrato e sancito, allora viene meno una delle regole fondamentali della democrazia. In questo senso, credo che, oltre ad un'azione sempre più significativa del Governo e del Parlamento, di riforma della giustizia che elimini, una volta per tutte, le correnti e certe forme di pressione ideologica, occorra anche una modifica dell'attuale ordinamento degli enti locali, che definisca lo statuto del consigliere comunale. Qui mi allargo un po', ma un po' è il problema. Occorre che stabilisca i limiti precisi entro i quali può muoversi ed anche diritti che gli competono come consigliere eletto, soprattutto perché oggi abbiamo, di fronte ad uno strapotere del sindaco che può addirittura nominare e revocare assessori non eletti, poteri limitatissimi dei consigli comunali che hanno semplicemente un potere di indirizzo e non riescono assolutamente a permeare la cosa pubblica delle istanze legittimamente sentite, essendo eletti dal popolo, ma questo è un problema che ci porterebbe lontano. Queste sono le ragioni per cui, pur ringraziandola per la risposta, io non mi considero soddisfatto.
. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, Marco Rossi Doria, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Binetti n. 3-02458, concernente problematiche relative al regolamento per le abilitazioni nazionali ai ruoli di professore associato e ordinario, con riferimento ai requisiti concernenti la produzione scientifica dei commissari e dei candidati .
, Signor Presidente, in risposta all'interrogazione parlamentare in discussione si chiarisce quanto segue. Il decreto ministeriale 7 giugno 2012, n. 76, definisce le modalità di selezione dei componenti delle commissioni per l'abilitazione scientifica nazionale prevedendo che la selezione medesima si basi su tre indicatori per i settori bibliometrici e tre per i settori non bibliometrici, le cui modalità di calcolo sono disciplinate dalla delibera 21 giugno 2012, n. 50, dell'ANVUR. Gli aspiranti candidati nei settori non bibliometrici devono possedere indicatori superiori alla mediana per almeno due di essi, mentre nei settori bibliometrici il superamento della mediana deve essere relativo ad almeno due indicatori. Gli indicatori si applicano, ai sensi del citato decreto ministeriale 7 giugno 2012, n. 76, ai singoli settori concorsuali a meno che non si identifichi la presenza di multimodalità, vale a dire la presenza di gruppi all'interno dello stesso settore concorsuale con comportamenti nella pubblicazione scientifica tra loro molto diversi, tali da rendere non adeguato il riferimento a un'unica mediana a livello di intero settore concorsuale. A titolo di esempio si segnala come possono esistere gruppi di studiosi che adottano pratiche di pubblicazione tipiche dei settori non bibliometrici (ad esempio monografie o articoli su riviste italiane non indicizzate) ma sono incardinati nei settori bibliometrici, per i quali le mediane sono basate su articoli pubblicati su riviste indicizzate. La citata delibera 21 giugno 2012, n. 50, per tener conto di questa possibilità, ha adottato un correttivo all'adozione della mediana: all'interno di un singolo settore concorsuale sono state pubblicate mediane separate per settore scientifico-disciplinare se risulta che meno del 25 per cento degli ordinari superino la mediana del settore. Questa misura è stata introdotta dall'ANVUR proprio per dar conto della specificità delle diverse discipline; tale criterio è stato adottato anche quando il settore scientifico-disciplinare ha dimensioni ridottissime (fino ad un minimo di quattro professori ordinari) ed è stata calcolata la multimodalità sui singoli indicatori, pubblicando mediane separate anche in presenza di un solo indicatore. La predetta delibera 21 giugno 2012, n. 50, ha altresì previsto la possibilità di separare gruppi omogenei anche all'interno di un solo settore scientifico-disciplinare, a condizione che esso abbia più di cento ordinari. Per quanto riguarda l'insegnamento di storia della medicina (MED/02), le specifiche mediane degli indicatori a livello di settore scientifico-disciplinare sono molto inferiori alle mediane del settore di appartenenza. Per i candidati a far parte delle commissioni il valore mediano per il numero di articoli è di 8, per il numero di citazioni è 31 e per l'h-index 3, contro valori, per l'intero settore concorsuale di appartenenza, pari, rispettivamente, a 32,5, 2.108,5 e 24. Potranno dunque essere ammessi al sorteggio per la composizione delle commissioni nazionali di abilitazione i docenti afferenti a MED/02 che superano i valori mediani calcolati sui soli appartenenti a quel settore scientifico disciplinare, notevolmente inferiori a quelli del relativo settore concorsuale. Per quanto attiene ai candidati all'abilitazione, le commissioni potranno adottare ulteriori correttivi, ad esempio prevedendo che il superamento dei valori mediani degli indicatori non sia tassativo in presenza di specifiche condizioni motivatamente argomentate. Ad esempio, sempre nel caso di MED/02, la commissione potrebbe stabilire che, in presenza di una produzione scientifica di elevata qualità in forma di monografie e articoli su riviste non indicizzate, il criterio del superamento della mediana possa essere reso non cogente. È compito delle commissioni stabilire se ricorrano le condizioni per l'adozione di tali criteri e in ogni caso per MED/02 anche qualora si richiedesse il rispetto puntuale del superamento del valore mediano per almeno due degli indicatori, a essi si applicherebbero i valori calcolati sugli afferenti al solo settore scientifico-disciplinare e non i valori del settore concorsuale, notevolmente maggiori.
. L'onorevole Binetti ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, sono soddisfatta della puntuale rivisitazione dei parametri che sono stati elencati e della dovizia di dati che sono presenti nella comunicazione del sottosegretario, che sarà mia premura far arrivare a tutti i docenti dell'area, ai quali faccio presente, però, che queste informazioni non sono note. Il punto fondamentale è che, anche immaginando il lavoro di correzione e quindi di rivisitazione dei criteri iniziali con cui l'ANVUR aveva stabilito questi parametri, la successiva azione di rimodulazione dei parametri stessi e quindi anche la capacità di fornire informazioni coerenti e concrete, adeguate allo della questione, non è arrivata ai diretti interessati. Può sembrare paradossale ma il punto è proprio questo. La cosa più originale di tutte - non lo è in realtà molto, però è una cosa abbastanza significativa - è che le precisazioni arrivano in un momento in cui sono scaduti i termini in cui i commissari avrebbero potuto presentarsi per far parte delle commissioni di merito. Questo rappresenta probabilmente un obiettivo di scarso interesse per alcune persone, ma è l'obiettivo vitale e sostanziale di chi svolge un'attività accademica. Per quale ragione? Perché è noto che chi sarà presente nelle commissioni e coloro che di fatto saranno membri delle prime commissioni che si formeranno saranno anche coloro che disegneranno l'indirizzo di quel settore. Saranno anche coloro che creeranno i punti di aggregazione per tutti i nuovi docenti che via via si andranno ad affiancare a quelli che sono già presenti nell'accademia. Questa insistenza puntuale sul settore scientifico e disciplinare MED/02, quello di storia della medicina, che è quello cui appartengo, a me è servito sostanzialmente da un punto di vista esemplare. Parlo delle cose che più conosco e che meglio conosco ed è vero che il settore di storia della medicina, essendo inserito all'interno del settore di patologia generale e disciplina di base con altissimo, risulta penalizzato. Ma sarebbe sciocco se io pensassi che questo quesito è stato posto esclusivamente per fare riferimento ai docenti di storia della medicina. Questo quesito è stato posto nella sua concretezza perché in situazioni analoghe versano anche molti altri docenti e molti altri settori scientifico-disciplinari. Penso per esempio ai docenti della medicina legale. Sicuramente il sottosegretario è perfettamente a conoscenza che è in atto un ricorso molto importante fatto dai medici di medicina legale, un ricorso in cui lo spessore del gruppo dei docenti di appartenenza è di gran lunga superiore a quello dei docenti di storia della medicina, soprattutto tenendo conto che, per esempio, sempre per rimanere in questo contesto, i docenti di medicina legale sono persone che svolgono un ruolo direi determinante anche ai fini veramente dello sviluppo del nostro sistema sanitario, posto che a loro tocca presidiare la famosa area della medicina difensiva, con tutto il contenzioso che si verifica. Eppure, i medici di medicina legale che sono nell'ambito della facoltà di medicina, quelli con la maggiore competenza in campo giuridico per la loro stessa natura - anzi addirittura c'è qualcuno di loro che proviene dall'area giuridica e che in qualche modo svolge compiti di medico legale, anche se la maggioranza sono medici che acquisiscono competenze di tipo giuridico - sono totalmente convinti che questo sistema abbia previsto norme senza prevedere quello che è fisiologico in ogni disegno di legge, le cosiddette norme transitorie. Io apprendo con molta soddisfazione dalle parole del sottosegretario, peraltro già anticipate in una comunicazione orale dallo stesso Ministro, qualcosa su cui nessuno scommetterebbe. Per me è fondamentale avere questa risposta scritta, per poterla trasmettere. Per esempio, apprendo il carattere puramente orientativo della mediana, e non il carattere tassativo, perché è vero che la commissione giudicherà che criteri ci sono e se la produzione scientifica del candidato è seria, ma il vincolo era posto se si poteva partecipare o meno.
. La prego di concludere, onorevole Binetti.
. Con tutto questo, cosa voglio dire al sottosegretario? Ovviamente, lo ringrazio, perché per me quella risposta è preziosa, ma non solo per me o per il settore scientifico-disciplinare di appartenenza, ma per tutti (penso anche alle facoltà di fisica, penso ai costituzionalisti: vi sono molte aree di questo genere). È fondamentale perché introduce l'elemento della flessibilità, che poteva essere stato enunciato a monte semplicemente come una norma transitoria. Questo avrebbe ridotto di gran lunga anche l'insoddisfazione, l'ansia e la preoccupazione in cui versano, dopo quattro anni che non si fanno concorsi, molti dei docenti del mondo universitario. Comunque, grazie infinite, signor sottosegretario.
. L'onorevole Libè ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01364, concernente il censimento dei siti territoriali inquinati ed avvio di un piano di bonifica e risanamento delle relative aree .
. Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo, che conosce già bene questa materia. Quello dell'amianto è un problema che investe tutto il Paese e che ha avuto una grande rilevanza, anche mediatica, con la sentenza sull'Eternit del tribunale di Torino. Dopo quelle vicende, è ovvio che in Italia sia nata una sensibilità molto più forte rispetto a un problema che investe tutte le regioni. Voglio solo ricordare la legge n. 257 del 1992, che prevedeva proprio il censimento dei siti da bonificare e il conseguente intervento. Ad oggi - vorrei ricordare che l'interpellanza è del 16 febbraio 2012 - ho l'impressione che la situazione sia ulteriormente peggiorata. Le inadempienze sono tantissime: si prevede che siano circa tremila gli ammalati all'anno per cause riconducibili agli effetti di questa sostanza e tantissimi sono i siti inquinati. Si parla di oltre 40 milioni di tonnellate di materiali altamente tossici e di quasi 83 mila chilometri di condotte interrate contaminate, con una concentrazione forte sulle Marche. Noi, ad oggi, signor rappresentante del Governo, sappiamo che le regioni sono ancora inadempienti o ampiamente inadempienti, da questo punto di vista. Crediamo che si debba intervenire rapidamente, non solo per la questione dell'amianto, perché di problemi ne abbiamo tanti. Come avrà visto, è di pochi minuti fa la richiesta della Commissione europea per una condanna a 56 milioni di multa dell'Italia per le discariche illegali. Dunque, ogni minuto vediamo che in questo campo dell'ambiente, anzi, della distruzione dell'ambiente, vi sono notizie nuove. Noi chiediamo quali siano le iniziative che il Governo intenda adottare nei confronti delle regioni che sono inadempienti. Infatti, tutti continuano a chiedere il federalismo, il decentramento, tanti poteri alle regioni. Le stesse regioni chiedono autonomia e poteri di intervento, ma, quando si tratta di agire, agiscono poco. Noi crediamo che un intervento in questo campo sia importante, perché questo Paese ha bisogno di sviluppo. Lo sviluppo comporta interventi, comporta realizzazioni di grandi infrastrutture, comporta realizzazioni di impianti tecnologici, impianti per la produzione di energia. Oggi il cittadino non si fida più di chi decide. Allora cosa serve? Serve - come Unione di Centro lo diciamo da tempo - un intervento veloce sulla bonifica del territorio, perché, se noi riusciamo a dare segnali importanti in questo campo, producendo anche effetti economici, perché si mette in moto un motore importante, se riusciamo a dare segnali importanti ai cittadini che lo Stato e le regioni si occupano della loro salute, i cittadini saranno meno restii nell'accettare impianti che servono allo sviluppo del Paese per dare un futuro migliore ai nostri giovani.
. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Tullio Fanelli, ha facoltà di rispondere.
, . Signor Presidente, in risposta all'interpellanza in oggetto presentata dall'onorevole Libè ed altri si rappresenta quanto segue. La normativa italiana, in tema di amianto, si colloca tra le più avanzate su scala europea ed internazionale. Infatti la direttiva 2009/148/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, entrata in vigore il 5 gennaio 2010, ricalca in diversi passaggi la precedente normativa italiana di settore ed il Testo unico sicurezza. Tuttavia, a distanza di circa venti anni dall'introduzione della legge n. 257 del 27 marzo 1992 - che stabiliva la cessazione dell'impiego dell'amianto e in particolare il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto - sono ancora presenti sul territorio nazionale non meno di trenta milioni di tonnellate di materiali compatti contenenti amianto, oltre a quantitativi non trascurabili di amianto friabile in numerosi siti contaminati, sia di tipo industriale che non, pubblici e privati. Pertanto, tenuto conto che con il passare degli anni lo stato di crescente degrado del materiale comporta un notevole rischio di incremento del rilascio di fibre pericolose nell'ambiente, al fine di evitare esposizioni indebite della popolazione e dei lavoratori, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è intervenuto sollecitando e finanziando attività di messa in sicurezza di emergenza, caratterizzazione e bonifica, a partire dai siti con maggiore contaminazione da amianto, i cosiddetti siti da bonificare di interesse nazionale (SIN). In particolare, con la legge n. 426 del 1998 e il decreto ministeriale n. 468 del 2001 e sue successive integrazioni sono stati individuati numerosi siti da bonificare in cui l'amianto è presente sia come fonte di contaminazione principale, sia come fonte secondaria. Detta normativa ha permesso di individuare una prima copertura finanziaria, per alcune decine di milioni di euro, agli interventi pubblici di messa in sicurezza di emergenza, caratterizzazione e bonifica necessari per le situazioni di inquinamento ritenute più pericolose ed acute tra cui Broni-Fibronit, Priolo-Eternit Siciliana, Casale Monferrato-Eternit, Balangero-Cava Monte S. Vittore, Napoli Bagnoli-Eternit, Bari-Fibronit, Cave Monte Calvario, Cave di Pietra. Nei siti sopra citati, le attività di messa in sicurezza di emergenza, caratterizzazione e bonifica sono attualmente in fase avanzata. Tuttavia, sono presenti sul territorio nazionale molte altre aree contaminate da amianto, sebbene non in maniera così massiccia. Pertanto, attraverso la legge n. 93 del 2001 ed il relativo decreto ministeriale n. 101 del 2003, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha previsto un ulteriore finanziamento, di importo complessivo pari a circa 9 milioni di euro, per la realizzazione di ulteriori interventi di bonifica urgente e di una mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale. Di conseguenza, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con la collaborazione scientifica dell'Ispesl (ora Inail), ha finanziato le attività di mappatura dell'amianto sul territorio nazionale avviando, tra l'altro, un continuo dialogo con le regioni che ha consentito di poter acquisire allo stato attuale una situazione aggiornata relativa a diciannove regioni, mentre Calabria e Sicilia, come notato dagli interpellanti, non hanno ancora consegnato nessun dato. Sono stati così censiti, ad oggi, circa 34 mila siti interessati dalla presenza di amianto. Va ricordato, inoltre, che l'Inail sta completando la mappatura sul territorio nazionale delle discariche e dei centri di stoccaggio dedicati all'amianto. Da un primo esame dei dati si conferma l'estrema insufficienza della volumetria utile residua di tali siti rispetto alle esigenze di bonifica. Alla luce della diffusione e della pervasività delle situazioni di rischio amianto, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha poi realizzato, negli anni 2006 e 2007, la Scuola di formazione permanente per la lotta all'amianto, rivolta a tutti i responsabili o funzionari pubblici afferenti a regioni, province, città metropolitane, comuni, ARPA, AUSL ed anche a rappresentanti delle forze dell'ordine, dei sindacati e delle associazioni ex-esposti amianto. In tal modo il Ministero ha inteso, da un lato, assicurare alla parte pubblica il possesso di competenze scientifiche, tecniche e amministrative adeguate a fronteggiare le situazioni più gravi, prevedendo i potenziali rischi; dall'altro, ha perseguito la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle conseguenze ambientali e sanitarie della presenza di amianto e il trasferimento delle conoscenze dei temi correlati al suo impiego. Si segnala, inoltre, che nell'ambito delle attività sui SIN sono state predisposte da INAIL, su richiesta del Ministero, le linee guida generali da adottare per la corretta gestione delle attività di bonifica da amianto, con particolare riferimento alla fase esecutiva. Con la collaborazione di INAIL, è stato anche predisposto un sistema informativo territoriale (SIT), per archiviare i dati di mappatura trasmessi annualmente dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano. Detto SIT consente la gestione di tutte le informazioni disponibili sulla presenza di amianto sul territorio, la loro interrogazione e la restituzione di di dettaglio, organizzati per regioni, categorie e classi di priorità, nonché la loro visualizzazione su base cartografica. Risulta possibile, pertanto, individuare i siti che rappresentano, a livello nazionale, un maggior rischio dal punto di vista sanitario ed ambientale. Attualmente il SIT raccoglie i dati di mappatura o censimento dell'amianto, ancorché in alcuni casi parziali, di diciannove regioni. Il Ministero ha fornito ai soggetti interessati indicazioni puntuali affinché le informazioni relative alla presenza di amianto siano strutturate in maniera omogenea per consentire l'implementazione del suddetto . La mappatura è stata applicata a quattro categorie: impianti industriali attivi o dismessi; edifici pubblici e privati; presenza naturale; altra presenza di amianto da attività antropica. Resta fermo in questo quadro l'impegno del Governo nel sollecitare continuamente le regioni per completare ed aggiornare, ove necessario, la predetta mappatura e, in particolare, le regioni totalmente inadempienti perché forniscano i dati richiesti. Il Ministero sta procedendo periodicamente, anche in questi giorni, a convocare tutte le regioni per ulteriori riunioni di coordinamento.
. L'onorevole Libè ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario Fanelli per la risposta, perché ci tranquillizza sulla sensibilità del Governo su questo tema. Lei, signor sottosegretario, ci ha dato delle risposte che ci rassicurano sull'intervento, sulle modalità dello stesso e su quanto abbiamo percepito questo tema stia a cuore al Governo. Lei ha parlato di normativa avanzata. Il problema è che in Italia in molti campi abbiamo normative avanzate che poi vengono scarsamente applicate. Invece, lei ci ha almeno rassicurato su questo, perché la volontà c'è. L'unico dubbio che resta - che non dipende naturalmente da voi - è proprio la compartecipazione, sempre senza generalizzare, a quest'attività da parte delle regioni. Lei ha confermato che quello che dicevamo ormai quasi un anno fa, a febbraio, resta tale ancora oggi: ci sono regioni che sono più attive nello sprecare risorse, anziché nel curarsi della tutela dei propri cittadini. Abbiamo bisogno tutti insieme di fare ancora di più. Il Governo ha messo delle risorse - lei ce lo ha segnalato - e noi, come UdC (ha visto che i firmatari sono tanti) lavoreremo e sosterremo il Governo in quest'azione, perché c'è bisogno naturalmente di tante risorse, molte più di quelle che avete recuperato, compatibilmente con i tempi - complimenti per questo -, però c'è anche bisogno di spenderle e di farlo bene. Aggiungo, signor sottosegretario, un appello, un suggerimento: bisogna anche comunicare. Infatti i cittadini hanno bisogno di capire che qualcosa in più si sta facendo per la tutela della loro salute. In un sistema dove l'informazione è solo informazione su quello che non funziona, abbiamo bisogno di dare un segnale in più alla gente, ai lavoratori e ai nostri giovani: il segnale che questo Stato nuovo, con questo Governo diverso, può impegnarsi per creare un'etica, che crei competitività, che crei lavoro e che dia valore al merito. Questo lo state dimostrando. Grazie.
. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.
. Signora deputato Presidente, intervengo per segnalare alla Camera dei deputati un davvero gravissimo che leggo in questi momenti. È un non di Barbato o di Italia dei Valori, ma di Eurostat. Eurostat certifica che l'Italia, nel secondo trimestre 2012, ha raggiunto un altro record negativo, il record di debito pubblico, che ha raggiunto niente meno che il 126,1 per cento del PIL, del prodotto interno lordo; supera anche l'altro record del primo trimestre del 2012, quando il debito pubblico era arrivato al 123,7 per cento. E così comincia questa e ricordo che nel 1995 il debito pubblico dell'Italia era del 120,9 per cento. Siamo secondi solo alla Grecia, che è al 150 per cento di debito pubblico, e per la verità anche la Spagna, che dicono che è un altro Paese della Eurozona in difficoltà, ha il debito al 76 per cento. Signor Presidente, poiché vedo che questa mattina anche il segretario del Partito Democratico Bersani dice che il Governo è saldo e che non ci sarà nessun problema per il Governo e poiché è in corso l'esame del disegno di legge di stabilità, che è la settima manovra con la quale si tartassano gli italiani (perché ci troviamo ad un totale di 130 miliardi ottenuti dalle precedenti manovre), lancio un appello, ma soprattutto un a questo Parlamento, perché così andando si stanno solo massacrando gli italiani e praticamente non si fa nulla per la finanza pubblica, che continua ad avere un 52 per cento di spesa pubblica. Ho imparato qui dal Presidente Casini che ci sono i professionisti della politica...
. La ringrazio, onorevole Barbato, ma le ricordo che questo spazio riservato agli interventi a fine seduta non ha lo scopo di consentire ai parlamentari di fare considerazioni politiche di carattere generale, perché a questo sono deputate le discussioni sulle linee generali, in particolare se ne discuterà quando verrà in Aula il disegno di legge di stabilità. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della salute, il Ministro della giustizia ed il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti.
. L'onorevole Sbrollini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02550, concernente iniziative di competenza volte a tutelare gli utenti del Servizio sanitario nazionale, e in particolar modo i minori, in ordine alla vicenda relativa ad un'indagine giudiziaria avente ad oggetto prescrizioni di farmaci ormonali .
. Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio. Qualche giorno fa la stampa ha parlato di questa delicata indagine giudiziaria che vedrebbe coinvolti 67 medici di strutture ospedaliere pubbliche e private di ben 15 regioni per aver prescritto farmaci ormonali con dosaggi al di sopra delle indicazioni terapeutiche in cambio di denaro e di viaggi all'estero dall'azienda farmaceutica Sandoz. Tra gli indagati risultano esserci diversi pediatri che avrebbero prescritto questi farmaci anche a minori, appunto a bambini. Noi, come Partito Democratico, ovviamente siamo molto preoccupati e, al di là dell'indagine giudiziaria che farà il suo corso, vogliamo però sapere subito come intende procedere il Governo, e in modo particolare il Ministro, su questa vicenda, ringraziandolo immediatamente per la tempestività con cui ha accolto la nostra interrogazione.
. Il Ministro della salute, Renato Balduzzi, ha facoltà di rispondere.
, . Signor Presidente, grazie agli onorevoli interroganti. È in corso naturalmente l'indagine penale e, quindi, una più articolata risposta potrà essere data solo a valle dell'inchiesta. Abbiamo avuto 67 decreti di perquisizioni locali, gli indagati sono 80, tra cui 6 dirigenti e 6 informatori scientifici della Sandoz Gruppo Novartis. I due farmaci sono omnitrope e binocrit. Si tratta di farmaci autorizzati con una procedura centralizzata e che sono classificati dall'AIFA come necessitanti una prescrizione non ordinaria, ma una prescrizione medica da parte di centri ospedalieri specializzati o centri di specialisti ai fini della rimborsabilità in fascia A con una nota limitativa, la numero 39, per cui la prescrizione è soggetta ad una diagnosi specialistica fatta da centri specializzati, da università, da aziende sanitarie che le regioni individuano appositamente. Questo ovviamente per assicurare l'appropriatezza dell'impiego del farmaco. Il nostro sistema ha da tempo individuato una serie di strumenti volti ad assicurare la tracciabilità del farmaco (banche dati centrali, banche dati finalizzate a verificare la distribuzione diretta o per conto, la numerazione del bollino e l'associazione alla numerazione del bollino di un lotto, di una scadenza, di un numero di identificazione univoco). Questo evidentemente non riesce a fare argine a comportamenti come quelli oggetto di questa indagine, comportamenti particolarmente squallidi e odiosi peraltro, anche perché si tratta di farmaci destinati a minori e, quindi, l'odiosità di questi fatti, ove confermati, si rappresenta da sé. Che cosa facciamo? L'indicazione di intensificare i controlli è stata data da tempo e, quindi, questa è un'indicazione generale, ma che va proprio anche in queste direzioni. È alle regioni e alle aziende sanitarie locali che spetta di andare a verificare l'appropriatezza prescrittiva. Chiaramente il sistema informativo consente di rilevare la presenza di anomalie, attraverso il giro Sogei-MEF-regioni, ma, in qualche caso, si ha bisogno di un'indagine più diretta, non emerge probabilmente semplicemente dai dati. Per il futuro, la ricetta sanitaria elettronica è auspicabile che possa ridurre queste situazioni che auspichiamo tutti che siano isolate, anche perché sarà più facile, attraverso la tracciabilità di tutto il percorso, verificare eventuali scostamenti.
. L'onorevole Sbrollini ha facoltà di replicare, per 2 minuti.
. Signor Ministro, io mi ritengo soddisfatta della sua risposta, a nome anche del gruppo del Partito Democratico, perché, come lei ha ben sottolineato, è un tema che riguarda la salute delle persone e in modo particolare dei minori, dei bambini, su cui ovviamente non si può perdere di vista in nessun momento il controllo. Quindi accettiamo certamente anche questa frase importante che lei ha detto di intensificare ancora di più i controlli, sapendo che poi ci dovranno essere controlli ancora più mirati a livello locale, visto che le aziende sanitarie poi sono le prime a dover intervenire nelle singole regioni e nelle singole città coinvolte, che purtroppo sappiamo essere tante. Questo mi permette anche di dire che possiamo in questo modo tranquillizzare le tante famiglie e le persone che anche ad ognuno di noi hanno segnalato in questi giorni ovviamente delle preoccupazioni. Poi io le vorrei chiedere questo: un ringraziamento certamente ai carabinieri e ai NAS di Bologna, che sono coloro che stanno indagando su questa brutta, delicata e squallida vicenda; ma, al di là appunto dell'indagine, che speriamo possa fare chiarezza al più presto, chiediamo se non sia il caso anche di pensare, come Ministro, ad un'indagine interna, con i mezzi ovviamente che ha proprio il Ministero, per potere effettuare parallelamente una verifica ancora più precisa, cercando di monitorare un territorio nazionale vasto come il nostro, sapendo che la nostra straordinaria Costituzione prevede tra i primi diritti di un cittadino il diritto alla salute. Io la ringrazio .
. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02551, concernente intendimenti del Governo in merito alla costituzione di parte civile dello Stato nell'udienza preliminare del procedimento relativo alla cosiddetta trattativa Stato-mafia .
. Signor Ministro della giustizia, il 29 ottobre prossimo si terrà l'udienza preliminare per stabilire se rinviare a giudizio i rappresentanti dello Stato che hanno colluso con i mafiosi, commettendo il reato di violenza o minaccia ad organi dello Stato. Il 26 settembre, in sede di esame di una mozione dell'Italia dei Valori, il Governo ha detto che non poteva sapere se costituirsi o meno all'udienza preliminare perché, pur avendo ricevuto gli atti, non aveva ancora avuto modo di leggerli e quindi non poteva prendere motivata decisione: parole sue, signor Ministro. La domanda che noi le poniamo è: dal 26 settembre ad oggi ha avuto modo di leggere gli atti? E ha avuto modo di prendere una motivata decisione? E quale motivata decisione ha avuto modo di prendere, tenuto anche conto che sempre il 26 settembre l'intero Parlamento le ha ordinato di costituirsi parte civile ai sensi dell'articolo 79 del codice di procedura penale ?
. Il Ministro della giustizia, Paola Severino Di Benedetto, ha facoltà di rispondere.
, Signor Presidente e illustri onorevoli, a me fa sempre piacere rispondere alle richieste del Parlamento e l'ho sempre fatto tempestivamente, ma ella e voi certamente non ignorate che le decisioni inerenti alla costituzione di parte civile fanno capo alla persona offesa dal reato, che nel caso di specie è stata individuata nel Consiglio dei ministri, in persona del suo Presidente tant'è vero che vedo che originariamente l'interrogazione era stata indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ma non vi preoccupate, rispondo, proprio perché ritengo mio dovere rispondere. Risponderò nel merito, non nella forma. Prima l'onorevole Di Pietro stava ripetendo mie affermazioni che vorrei puntualizzare: non ho detto di aver ricevuto la notifica di tutti gli atti, ma di aver ricevuto il 26 settembre - non io ovviamente, la Presidenza del Consiglio dei ministri, ma condivido con la Presidenza del Consiglio dei ministri questa conoscenza - la notifica dell'avviso di udienza preliminare. Vengo al merito, perché - lo ripeto - questa era solo una puntualizzazione : non è mio costume, né costume di questo Governo, sottrarsi alle richieste. Posso, quindi, riferire che l'Avvocatura dello Stato sta fornendo il suo supporto tecnico alla Presidenza del Consiglio, così come richiesto dall'articolo 1, comma 3, della legge n. 3 del 1991, che subordina la costituzione di parte civile dello Stato all'autorizzazione del Consiglio dei ministri e prevede che tale autorizzazione venga concessa previo parere dell'ufficio dell'Avvocatura competente la trattazione del procedimento. Vorrei anche rassicurare il Parlamento del fatto che la Presidenza del Consiglio dei ministri sta valutando con la massima attenzione ed approfondimento il tema, riservandosi nei prossimi giorni e, comunque, in tempo utile per l'eventuale costituzione di parte civile già nella fase dell'udienza preliminare, che si terrà, come è noto, il 29 ottobre, di assumere una decisione condivisa e collegiale in sede di Consiglio dei ministri, come l'importanza della questione richiede. Sottolineo l'espressione «in tempo utile» perché, nonostante i faldoni del processo consistano in 120 volumi, saremo in tempo utile per una decisione del Consiglio dei ministri, che mi sembra doverosa per una materia così importante e per un processo così importante, la cui importanza abbiamo sempre sottolineato.
, Credo e spero, quindi, che anche sotto il profilo soggettivo-oggettivo, sia chiaro il perché della mia risposta, nel senso che ci sarà un Consiglio dei ministri che, collegialmente, deciderà, in tempo utile.
. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, signor Ministro, prendo atto che in una questione del genere bisogna rivolgersi al Governo e non al Ministro della giustizia, ma a me pareva di sapere che il Ministro della giustizia fa parte del Governo e che, quindi, prima di venire a rispondere egli si confronta con gli altri membri del Governo. Prendo atto che, ad oggi, dite che non avete ancora avuto modo di leggere i 120 volumi che vi sono stati inviati, ma, in realtà, dovete averli letti per forza, perché è la stessa Avvocatura dello Stato ad aver sollevato il conflitto di attribuzione con la procura di Palermo in relazione alla questione richiesta dal Capo dello Stato. Poiché si tratta dello stesso processo, far finta di non averli letti, quando non conviene, mi sembra un comportamento molto da Ponzio Pilato. Prendo atto che, prima del 29 di ottobre - che, però, è fra cinque giorni -, dovete dirci se vi costituirete parte civile, o meno. Io dico che mercoledì prossimo ci rivedremo qui, perché tornerò a riproporre la questione, tornerò per sapere se vi siete costituiti e perché, eventualmente, non lo avrete fatto. Una cosa è certa: questa costituzione di parte civile la dobbiamo non fosse altro che alla memoria di una persona per bene, il dottor D'Ambrosio, consulente del Capo dello Stato il quale, il 18 giugno 2012 - come ha riferito lo stesso Capo dello Stato nelle lettere che ha reso pubbliche tra lui e lo stesso D'Ambrosio - ha scritto: «Lei sa, signor Presidente (...) che non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989-1993 (...) che ho il timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi».
. Voglio chiedere una cosa: quali sono stati questi indicibili accordi a cui il dottor D'Ambrosio ha dovuto fare da scudo? Voi avete il dovere di andare a verificarlo, costituendovi parte civile. Se non lo fate, diventate complici! Quanto tempo ci vuole per decidere una cosa del genere? Perché aspettare fino all'ultimo momento?
. Sono quattro volte che noi ve lo stiamo chiedendo: possibile che per costituirvi parte civile avete bisogno di chi vi dice cosa fare? Una cosa del genere dovreste sentirla nel cuore, prima che nella ragione .
. Grazie, onorevole Di Pietro. Solo per chiarezza regolamentare, poiché l'interrogazione era indirizzata al Presidente del Consiglio, vorrei dire che non essendo questo un in cui risponde il Premier, vi è la delega al Ministro la cui competenza più si avvicina - lo dico nel nostro interesse - a questo argomento, essendo stata presente il Ministro della giustizia, se non ricordo male, anche alla mozione che è stata discussa. Questo non era un « Premier »: la sua individuazione è stata fatta attraverso la delega da parte del Presidente del Consiglio, ritenendo che potesse essere in grado, rispetto ad altri componenti dell'Esecutivo, di dare la risposta.
. L'onorevole Pili ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02552, concernente iniziative volte ad assicurare la continuità territoriale da e per la Sardegna .
. Signor Presidente, il 27 ottobre scade la continuità territoriale da e per la Sardegna. Molto spesso si parla di continuità territoriale come uno sconto dato ai residenti o ai non residenti. In realtà la continuità territoriale è un diritto sacrosanto della Sardegna di poter essere collegata tra gli aeroporti, dando continuità territoriale a due territori, quello della Sardegna e del resto del Paese. Non è uno sconto, è un diritto. Il 27 ottobre terminerà questo diritto perché sia la regione che il Governo hanno perso sette mesi di tempo e quindi non hanno sostanzialmente dato continuità a questo servizio e hanno realizzato una condizione tale che vede le compagnie aeree continuare a lucrare e a speculare sulla Sardegna. La domanda è semplice, cosa intende fare il Governo dal 27 in poi per garantire anche quella che noi riteniamo fondamentale: una tariffa unica che metta insieme residenti e non residenti, per evitare che in Sardegna ci siano ancora muri che separano la Sardegna dall'Italia.
. Il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, Corrado Passera, ha facoltà di rispondere.
, . Signor Presidente, in merito alla problematica posta dall'onorevole interrogante ricordo che la legge n. 296 del 2006 ha previsto il passaggio delle funzioni in materia di continuità territoriale alla regione Sardegna e l'assunzione dei relativi oneri finanziari a carico della medesima. La legge n. 144 del 1999 prevede che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per conseguire l'obiettivo della continuità territoriale per la Sardegna e le isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali, con proprio decreto stabilisca gli oneri di servizio pubblico in conformità alle conclusioni della Conferenza dei servizi. La Conferenza ha il compito di precisare i contenuti dell'onere di servizio pubblico indicando, tra l'altro, le tipologie e i livelli tariffari, nonché i soggetti che usufruiscono di sconti particolari. Per quanto concerne in particolare la questione della tariffa unica, evidenzio che su tale tipologia di tariffa era stato previsto un decreto con l'obiettivo di imporre oneri di servizio pubblico sui collegamenti aerei tra gli aeroporti di Cagliari, Alghero, Olbia con gli aeroporti di Roma-Fiumicino e di Milano-Malpensa. Nessun vettore ha accettato di operare le rotte senza compensazione. Per cui, è stato necessario bandire una gara europea con una compensazione pari a 50 milioni di euro annui. Tale gara è andata deserta perché nessun vettore ha presentato l'offerta. Pertanto, al momento di impostare l'impianto di una nuova imposizione di oneri di servizio pubblico si è reso necessario decidere se prevedere una compensazione più elevata oppure rivedere il principio della tariffa unica. La Conferenza dei servizi che si è tenuta proprio ieri ha cercato di contemperare le due esigenze. Più precisamente, a partire dalla stagione invernale 2013, ovvero dal 27 ottobre 2013, la tariffa unica tra residenti e non residenti verrebbe assicurata per il periodo di nove mesi l'anno, in particolare dal 16 settembre al 14 giugno. In tale periodo le tariffe variano, a secondo della tratta, da 45 a 55 euro. Nel periodo cosiddetto di punta (15 giugno-15 settembre) la tariffa residenti rimarrebbe pari a quella sopra riportata, mentre la tariffa per non residenti potrebbe elevarsi fino a un massimo prestabilito pari a 167 euro per la tratta Alghero-Milano Linate. Tale scelta si è resa necessaria al fine di ridurre la compensazione da porre a base della prossima gara qualora nessun vettore si dichiarasse disponibile ad accettare gli oneri di servizio senza compensazione. In attesa della piena operatività del nuovo sistema, perché diventi operativo verrà ulteriormente prorogata la validità del decreto ministeriale n. 103 del 2008, al fine di evitare che si realizzi l'interruzione dei collegamenti onerati con la Sardegna. Mi accingo pertanto a firmare il relativo decreto. Si precisa, infine, che il vettore Alitalia ha sottoscritto la convenzione che regolamenta il servizio sui collegamenti onerati dalla Sardegna fino alla data del 27 ottobre 2012.
. L'onorevole Pili ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, sono non soltanto totalmente insoddisfatto, ma sono anche indignato della risposta del Ministro, che prende atto di una gara che è fallita per volontà politica di chi ha scritto il bando, di chi lo ha sostanzialmente confermato, come ha fatto il Ministro con il decreto. Era un bando scritto per le compagnie, che poi hanno condizionato e ricattato la Sardegna non partecipando a quella gara di appalto, e lo hanno fatto non soltanto per rivendicare nuovi denari assolutamente ingiustificati, illegittimi e illegali, ma soprattutto perché le compagnie aeree volevano arrivare a questa proroga. Una proroga che gli consente di fare quello che vogliono. In ordine all'affermazione che ha fatto il Ministro adesso, cercando di coprire ulteriormente l'Alitalia, il Ministro sa benissimo che c'è una comunicazione del direttore generale dell'ENAC che denuncia allo stesso Ministro Passera che per otto mesi l'Alitalia non ha firmato le convenzioni. Strano che, proprio in queste ore, con quella negoziazione avvenuta sottobanco, la modifica della gara d'appalto preveda tre mesi di alta stagione, così dimostrando che la Sardegna soltanto per 9 mesi è un'isola, mentre per gli altri tre è lasciata al libero arbitrio delle compagnie aeree. Scrive, come dicevo, il direttore dell'ENAC che l'Alitalia è fuorilegge. Ministro, con questa sua affermazione non soltanto copre quei mesi in cui l'Alitalia non ha firmato, lasciando appunto al libero arbitrio la continuità territoriale della Sardegna, ma dimostra ancora volta che avete perso sette mesi senza dare nessuna risposta. Quando il Ministro parla della delega passata alla regione, mi pare assolutamente una doppia lettura: da una parte per le entrate della regione parlate - su quella legge finanziaria del 2006 - delle norme di attuazione obbligatorie; stranamente, per quanto riguarda la continuità territoriale, invece, ci serve subito un passaggio automatico.
. In Sardegna bisogna arrivarci così come un cittadino di Milano arriva a Roma e da Roma a Milano, senza residenza. Tutto il resto è assolutamente un favore, un regalo alle compagnie che noi combatteremo in tutti i modi.
. L'onorevole Toto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02553, concernente iniziative normative in materia di interferenze tra i servizi di telefonia mobile di nuova generazione e i canali televisivi del digitale terrestre .
. Signor Presidente, la dell'interrogazione è presto detta: riguarda le interferenze tra i servizi di telefonia mobile di nuova generazione, i cosiddetti e i canali televisivi del digitale terrestre. Quindi, appare opportuna e necessaria, ad avviso dell'interrogante, una tempestiva disciplina normativa che sia volta ad evitare che ci siano queste interferenze attraverso un calcolo di intervento delle società operatrici. Si chiede, quindi, al Governo che tipo di provvedimenti intenda adottare su questo tema.
, Signor Presidente, la problematica sollevata dall'interrogante è nota al mio Ministero. Al fine di affrontare la questione relativa alle interferenze tra i servizi di telefonia mobile di nuova generazione, i citati (LTE), e i canali televisivi del digitale terrestre, è stato costituito presso il Dipartimento delle comunicazioni un tavolo tecnico con il compito di definire, attraverso incontri periodici tuttora in corso, le iniziative da porre in essere, anche in assenza di una disposizione normativa specifica, sulla scorta delle strategie seguite da parte di altri Paesi europei. Oggetto dell'attività del tavolo è stato sia l'approfondimento dell'entità e dell'impatto delle interferenze provocate dai servizi LTE, sia l'analisi dei possibili accorgimenti tecnici volti a mitigare tali inconvenienti, anche attraverso opportune sperimentazioni in laboratorio condotte dall'Istituto superiore delle comunicazioni, in collaborazione con la fondazione Ugo Bordoni. Il fenomeno interferenziale, sebbene dipenda da fattori diversi, ad esempio l'orientamento degli impianti d'antenna e la qualità del segnale televisivo e del segnale LTE, sarà apprezzabile in ogni caso nella sua incidenza effettiva al momento dell'accensione del segnale, ovvero a partire dal primo gennaio 2013. In previsione di tale scadenza, l'amministrazione, nell'ambito del tavolo tecnico, ha analizzato tutte le possibili soluzioni allo scopo di individuare, con il contributo degli operatori interessati, opportune misure di contrasto al fenomeno. A tale proposito è mio intendimento adottare soluzioni comunque rispondenti a criteri di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione, scongiurando oneri eccessivi e ingiustificati a carico dei singoli operatori. Sono inoltre allo studio di questo Ministero provvedimenti normativi, da proporre eventualmente nell'ambito dell'iter parlamentare di conversione del decreto-legge n. 179 del 2012, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, idonei a definire le modalità attraverso le quali gli operatori di telecomunicazioni dovranno intervenire sugli impianti per la ricezione televisiva domestica, ripartendo i relativi oneri sempre nel rispetto dei citati principi di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione.
. L'onorevole Toto ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, appare evidente che gli oneri relativi alla soluzione delle questioni interferenziali non possano che gravare su colui il quale le produce. Se dovessero invece gravare, contrariamente a quanto disciplinato in normativa, in maniera indiscriminata su tutti gli aggiudicatari della banda degli 800 megahertz, si determinerebbe una sensibile alterazione dell'equilibrio competitivo ed anche un travisamento delle condizioni soggettive di partecipazione all'asta, che si tradurrebbe in un ingiustificato vantaggio competitivo per una società a danno di altre. Naturalmente questo vuol dire che non è dubitabile e non è assolutamente ineludibile che ulteriori e diversificati fattori di interferenze residuali dovranno essere risolti dagli operatori che li determinano, così come era la della gara di aggiudicazione degli 800 megahertz e così come non può che prevedere il buonsenso, la normativa e la su una concorrenza che non può che essere immaginata in tal senso. In tal senso siamo sicuri che l'operato della commissione, o comunque l'attività che il Ministro ha testé esplicato, andrà in questa valutazione e in questa direzione. Noi saremo qui a verificare se ciò che è stato puntualmente risposto corrisponderà poi alla dell'interrogazione.
. L'onorevole Cambursano ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02554, concernente interventi per il rilancio industriale del territorio del canavese, in provincia di Torino .
. Signor Presidente, lei, Ministro Passera, conosce bene il canavese, oggetto della interrogazione, per le sue esperienze professionali. Se noi oggi estrapolassimo il canavese dal resto della provincia di Torino, come ha fatto la locale Confindustria, questa sarebbe l'ultima provincia del Piemonte in termini di capacità reddituale e la cinquantaquattresima in Italia. Se poi riducessimo quest'area e togliessimo il ciriacese, cioè uno dei quattro ambiti territoriali così come definiti dalla regione Piemonte, questo territorio rimanente sarebbe l'ultima «provincia» - lo dico tra virgolette - dell'intero nord Italia. Tutto ciò ha solo una ragione, che lei sicuramente conosce: la gravissima crisi industriale. La domanda ovvia è che cosa intenda fare il Governo per aiutare un'area a forte vocazione industriale, a forte tradizione industriale, ad uscire dalla crisi.
, . Signor Presidente, confermo all'onorevole interrogante il forte legame, anche personale, con la zona di cui stiamo parlando. La risposta all'interrogazione è la seguente. La crisi del canavese si innesta in una situazione di difficoltà che sta investendo molte aree a vocazione industriale del nostro Paese. L'azione del Ministero per il contrasto delle situazioni di crisi si articola secondo due modalità: interventi sulle singole aziende in difficoltà, finalizzati alla ricerca di soluzioni di salvaguardia del patrimonio industriale e dell'occupazione, e azioni di sostegno a processi di riqualificazione e riconversione industriale, finalizzati all'individuazione di percorsi sostenibili di sviluppo. Alcune delle situazioni indicate dall'interrogante sono state oggetto di attenzione da parte del nostro Ministero attraverso l'attivazione di procedure di amministrazione straordinaria, come nel caso di Agile, o di tavoli di crisi, come nel caso di Compuprint. In particolare, la procedura di amministrazione straordinaria di Agile ha consentito di rimettere sul mercato una parte delle attività e di ricollocare circa 350 lavoratori, di cui circa 40 appunto nell'area del canavese. Per far fronte alle esigenze complessive di rilancio produttivo, con il decreto-legge n. 83 del 2012 è stato introdotto un nuovo quadro normativo di sostegno al sistema produttivo, conformandolo alla Strategia Europa 2020. Con particolare riferimento alle crisi industriali complesse, l'intervento del Ministero è orientato in chiave sussidiaria rispetto alle funzioni svolte dalle regioni. Pertanto la nostra azione si focalizzerà sulle crisi più complesse, che hanno un impatto significativo sulla politica industriale nazionale, e i settori industriali con eccesso di capacità produttiva, che necessitano di un processo di riqualificazione o riconversione in linea con gli indirizzi comunitari in materia di politica industriale. L'attività del Ministero per il raggiungimento di questi obiettivi si traduce nella realizzazione di progetti di riconversione e riqualificazione industriale, qualificandoli come uno strumento sfidante per il sistema pubblico e privato, cercando di assicurare tempi certi e l'efficiente allocazione delle risorse. I progetti di riconversione industriale potranno essere finanziati attraverso l'utilizzo del Fondo per la crescita sostenibile, che abbiamo creato, e con il concorso di fondi regionali. È in via di definizione il decreto attuativo della riforma, che consentirà alle regioni di presentare istanze di riconoscimento delle aree di crisi complessa, in linea con gli indirizzi nazionali e l'area del canavese potrebbe essere, appunto, una di queste possibilità. In questo nuovo quadro legislativo sarà possibile valutare, con il concorso delle istituzioni locali, gli strumenti per contribuire al rilancio industriale di quel territorio.
. L'onorevole Cambursano ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, Ministro Passera la ringrazio. Dico subito che sono soddisfatto della sua risposta, anche se interlocutoria. È vero, il Ministero ha ruoli sussidiari rispetto al compito di avvio, da parte della regione Piemonte, per accedere al Fondo per la crescita sostenibile previsto, come lei ha ricordato, dal decreto-legge n. 83 di quest'anno, di cui all'articolo 23. Tra l'altro, lo ritroviamo anche nel secondo decreto sullo sviluppo, all'esame del Senato. Come ha ricordato bene lei, mancano ancora i decreti attuativi e sono quelli ai quali noi ci riferiamo e attendiamo. Così pure la definizione del canavese a «zona a burocrazia zero» è possibile, in quanto la legge di stabilità 2012 dello scorso anno ha, in via sperimentale e per tutto il 2013 anche, esteso al nord questa possibilità. I 130 comuni del canavese, ai quali ho inviato questa interrogazione a risposta immediata, sono mobilitati nei confronti, ovviamente, dell'interlocutore principale, che è la regione Piemonte insieme poi al Ministero, per individuare quali sono i percorsi. Cinque anni fa il suo predecessore, il Ministro Bersani, con un decreto aveva individuato un folto gruppo di comuni del canavese già come area svantaggiata, ai sensi dell'articolo 83 del Trattato sull'Unione europea, concedendo così la possibilità di avere aiuti di Stato che, per la verità, non sono mai arrivati. Comunque, credo che tutto quel che un territorio come quello del canavese ha dal punto di vista industriale, debba assolutamente essere valorizzato e rilanciato per il bene non solo della zona ma di tutto il Paese.
. L'onorevole Polidori ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02555, concernente iniziative per garantire la piena operatività dell'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, con particolare riferimento al ruolo del Ministero dello sviluppo economico .
. Signor Presidente, illustre Ministro, il quesito che le sottopongo riguarda l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane che da mesi non voglio dire che sia ingessata, perché non lo è grazie alla professionalità altamente qualificata delle persone che vi lavorano, ma indubbiamente è rallentata da una determinazione quanto meno complicata dei ruoli dei Ministeri. Sono quindi a chiederle, signor Ministro, lumi circa la discrasia dei ruoli dei tre Ministeri preposti al controllo e, soprattutto, se non intenda, in qualche maniera, intensificare il ruolo del suo Ministero attraverso la Direzione generale che riguarda le politiche di internazionalizzazione, che da sempre ha grande competenza per questo ruolo e se non intenda, in qualche modo, accelerare tutti gli adempimenti perché la costituzione sia finalmente definitiva.
, . Signor Presidente, con riferimento all'interrogazione a risposta immediata dell'onorevole Polidori devo precisare, innanzitutto, che le linee guida e di indirizzo strategico in materia di promozione e di internazionalizzazione delle imprese italiane sono assunte da una cabina di regia che è presieduta, insieme, dal Ministro degli affari esteri e dal Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e, per le materie di propria competenza, dal Ministro delegato al turismo. Di tale cabina di regia fanno parte anche altri organi istituzionali e rappresentanti dei settori interessati. Proprio la particolare natura e composizione di tale organismo consente di contemperare tutti i diversi interessi che sono di volta in volta coinvolti nella rilevante funzione dell'internazionalizzazione delle imprese, siano essi di natura pubblica o privata. Per quanto concerne l'esigenza, espressa dall'onorevole interrogante, di procedere al più presto all'adozione di tutti gli atti amministrativi necessari alla piena funzionalità dell'Agenzia, voglio assicurare che il Ministero dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, insieme agli altri Dicasteri interessati, si sta adoperando al massimo in questa direzione. È un processo molto lungo, molto complesso e le assicuro che ce ne occupiamo quasi quotidianamente. Difatti, con decreto interministeriale del 6 settembre 2012, è stato approvato lo statuto dell'Agenzia, che costituisce il fondamentale presupposto per l'operatività di tutti gli organi. Inoltre, il regolamento di organizzazione e la relativa dotazione organica, già deliberato dal consiglio di amministrazione, è in avanzata fase di approvazione e sarà varato entro pochi giorni. Anche la procedura di selezione del personale è stata completata ed è imminente la pubblicazione della graduatoria che consentirà l'emanazione dei decreti di trasferimento delle risorse umane alla nuova Agenzia. Il Ministero si sta impegnando, infine, a provvedere al trasferimento definitivo delle risorse finanziarie al nuovo ente, seppure sussistano alcune rigidità legate al passaggio dal precedente regime all'attuale. Ci stiamo comunque adoperando per risolvere tale ultima questione anche se, del caso, attraverso un'apposita previsione normativa.
. L'onorevole Polidori ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la puntuale risposta e apprendo con soddisfazione che, quindi, a breve, saremo in grado di recuperare il ritardo determinato proprio dalla costituzione dell'Agenzia. Dopo la chiusura, oltre un anno fa, ed un comprensibile disorientamento delle imprese orientate all', grazie agli stati generali del commercio con l'estero, che ho seguito personalmente, tutti gli imprenditori, indipendentemente dal settore, hanno sottolineato come quello strumento, seppure non perfetto, quindi ovviamente perfettibile, fosse l'unico, grazie soprattutto alle alte competenze degli impiegati dell'ex ICE, che permetteva loro di affacciarsi ai mercati esteri. Noi, signor Ministro, avevamo una macchina, obiettivamente una macchina vecchiotta e che, probabilmente, consumava molto, ma abbiamo lasciato gli imprenditori letteralmente a piedi, senza neanche una bicicletta. In un momento come questo - e lei sa meglio di me che è un momento particolarmente difficile - in cui l' rappresenta, nonostante una lieve flessione avuta adesso per la crisi cinese, l'unica voce positiva dell'economia italiana, ritengo che l'impegno - come lei peraltro mi ha confermato - debba e dovrà essere massimo per fare in modo di riuscire tutti insieme ad esportare ciò che il mondo ci invidia, cioè il nostro .
. L'onorevole Buonanno ha facoltà di illustrare l'interrogazione Dozzo n. 3-02556, concernente intendimenti del Governo in merito all'ipotesi di sopprimere i contributi statali alle imprese al fine di reperire risorse da destinare alla riduzione della pressione fiscale sulle aziende di cui è cofirmatario.
. Signor Presidente, buongiorno signor Ministro, ci rivediamo dopo gli stati generali di Torino, dove lei è stato nostro ospite gradito. Siamo qui per rifare la stessa domanda che abbiamo fatto a Torino. Oggi abbiamo avuto l'ultima notizia, non certo bella e invidiabile del rapporto deficit-PIL giunto al 126 per cento, che è solo secondo a quello della Grecia - e ciò è tutto dire di come siamo «aggiustati male» - e di un'industria, come sappiamo, che è in forte difficoltà. Questo Governo, circa un anno fa, si è insediato senza il voto popolare e in questi dodici mesi è riuscito nell'invidiabile impresa di fare dei record: disoccupazione al massimo, debito al massimo, tasse non parliamo. Noi chiediamo al Governo se vuole continuare ad erogare quei 30 miliardi di incentivi che mette a disposizione delle imprese; di questi 30 miliardi, lo ricordo, solo tre vanno alle imprese private, mentre 27 miliardi vanno alle imprese pubbliche, molte delle quali «decotte». Chiediamo al Ministro se vuole lasciare questi 30 miliardi a loro, o magari distribuirli a chi ne ha più bisogno.
, . Signor Presidente, premetto alcune brevissime considerazioni dirette a consentire una corretta valutazione del sistema statale di agevolazioni alle imprese, con particolare riguardo ai costi che esso comporta per la finanza pubblica e alle possibili modalità alternative di impiego delle relative risorse. L'ammontare riportato nel testo dell'interrogazione - poco più di 30 miliardi - è verosimilmente desunto dal generico universo dei trasferimenti alle imprese rilevato dai precedenti documenti di contabilità nazionale. I dati forniti da questi documenti, includono dunque una serie di trasferimenti non rientranti nella categoria specifica di incentivi alle imprese, ma inquadrabili come spesa sociale o trasferimenti per obblighi di servizio pubblico, per esempio i trasferimenti alle Ferrovie dello Stato, all'ANAS, alle Poste e l'onere per il trasporto pubblico locale. Per incentivi alle imprese si intendono invece forme di trasferimento alle imprese che si configurano in base alla disciplina comunitaria come aiuti di Stato consentiti, questi ultimi rappresentano dunque una sottovoce ben più circoscritta - mi lasci dire, purtroppo - rispetto ai numeri di cui parlavamo prima. Tali incentivi sono in gran parte ascrivibili alla tipologia interventi regionali, la gran parte sono a quel livello e non gestiti a livello centrale. Presso la Presidenza del Consiglio è in corso un approfondimento volto ad individuare ulteriori azioni di razionalizzazione del sistema e in modo tale da poter mettere a disposizione di tutti queste informazioni a completamento delle iniziative poste in essere dal Governo attraverso l'abrogazione formale di oltre 40 norme di incentivazione che gestivamo come Ministero dello sviluppo economico e che abbiamo interrotto, avendo come obiettivo prima di tutto quello di ridurre drasticamente queste leggi. Come lei accennava, ormai erano leggi che si sovrapponevano l'una all'altra sia per finalità, spesso erano scarsamente operative e comunque in molta parte non più efficaci per il sistema produttivo. In secondo luogo, abbiamo pensato utile concentrare nel Fondo per la crescita sostenibile gli stanziamenti iscritti in bilancio e non utilizzati nonché le somme restituite o non erogate a seguito di revoche. Attraverso queste 40 norme che sono venute meno recupereremo circa 600 milioni di euro entro la fine del 2012, più altri 200 milioni nel 2013. Il Fondo sarà rotativo, è un fondo quindi di finanziamento, e le modalità di erogazione dei contributi superano definitivamente il regime degli aiuti a fondo perduto. Il Fondo si pone come obiettivo prioritario il finanziamento di programmi e di interventi per la competitività dell'apparato produttivo sulla base di progetti di rilevante interesse nazionale articolati su 3 linee strategiche: la promozione di progetti di ricerca e innovazione, il rilancio di aree di crisi industriale complessa, la promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti all'estero. La riduzione della pressione fiscale sui produttori rimane comunque un obiettivo prioritario da perseguire, compatibilmente con i vincoli di equilibrio della finanza pubblica.
. L'onorevole Buonanno ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, la ringrazio Ministro, guardi io personalmente contro di lei non ho nulla, anzi, ma ovviamente la sua risposta mi lascia perplesso, anche come amministratore locale. Io sento sempre queste solite parole, abbastanza vuote perché poi alla fine di concreto non c'è praticamente mai nulla, con il risultato finale che i cittadini guardano, che gli imprenditori guardano e che c'è un Governo e uno Stato immobile, come se fosse un semaforo. Allora, io mi chiedo: se dobbiamo essere competitivi con la Germania, come facciamo ad essere competitivi quando la Germania ha una tassazione di 20 punti in meno rispetto all'Italia? Noi abbiamo il 57 e loro hanno il 37, come facciamo noi ad essere competitivi quando lo stesso Stato non è capace di pagare i lavori che le imprese fanno ai comuni, alle province, alle regioni e alla nazione perché lo Stato non li paga, perché c'è un Patto di stabilità demenziale dove lo Stato ti chiede di fare i lavori e poi invece di pagarti ti dice aspetta, così loro falliscono e noi siamo praticamente quelli che uccidono le aziende. Lei che è il responsabile dello sviluppo economico, faccia qualcosa, perché da un anno lei è qui ed io sento sempre le solite parole. Io le chiedo, signor Ministro, facciamo qualcosa di concreto? Lei è stato un banchiere, anche di successo, faccia in modo che le banche tirino fuori questi benedetti soldi e diano credito alle piccole, medie e micro imprese che abbiamo nel nostro Paese, non sempre dare i soldi alle grandi imprese che sono sempre lì, come il pozzo di San Patrizio, continuiamo a dargli soldi ma non combinano mai niente, sono decotte, mantengono un sacco di gente che non è motivata perché tanto loro lo stipendio alla fine del mese lo prendono comunque, perché nelle aziende statali è pieno di gente fannullona! Dobbiamo aiutare molto di più le aziende private, quelle che si tirano su le maniche, quelle che devono alzarsi ogni mattina per cercare di portare a casa il risultato, quei piccoli imprenditori che non hanno un santo in paradiso! Ecco, io le chiedo allora, caro Ministro, facciamo un passo vero, e le dico, come a me piace dire in giro, come amministratore...
. Onorevole Buonanno, la invito a concludere.
. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Usate in maniera virtuale il «lanciafiamme», per fare in modo che questa burocrazia che fa schifo sia combattuta...
. Grazie, onorevole Buonanno.
. L'onorevole Lusetti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02557, concernente iniziative di competenza per la tutela degli utenti e dei livelli occupazionali a fronte del processo di delocalizzazione dei servizi di da parte di Telecom Italia .
. Signor Presidente, signor Ministro, Telecom Italia, almeno così dicono i giornali, ha delocalizzato i servizi di in Albania, in Romania e in Turchia, con migliaia di lavoratori, mentre in Italia sono a rischio tantissimi posti di lavoro. Ora, il problema qual è? Da un lato, si indebolisce il sistema Paese per il trasferimento di quantità indefinite di dati personali sensibili di cittadini in altri Paesi senza le tutele adeguate; dall'altro, vi sono denunce, tantissime per la verità, migliaia, presenti sulla rete, in cui si dice che questi vestiti in qualche modo dalla patina di Telecom Italia, fanno proposte truffa agli utenti e ai consumatori. Allora, le chiedo, anche in qualità di autorità vigilante su questo tema, se questa procedura commerciale risponda a verità e cosa intenda fare il Governo in proposito, appunto perché l'obiettivo del sistema Italia è la crescita.
, Signor Presidente, con riferimento ai fatti segnalati dagli onorevoli interroganti, devo precisare, come è a tutti noto, ma lo stesso interrogante lo ha ripetuto, che il Ministero, in relazione alla natura giuridica che riveste Telecom Italia, non ha potere di vigilanza in senso proprio su tale società. In ogni caso sono stati acquisiti taluni elementi informativi da parte di Telecom Italia. Nel merito, la società ha reso noto di non aver proceduto ad alcuna delocalizzazione delle proprie attività di e che alcuni che lavoravano anche per Telecom Italia, in situazioni molto circoscritte, hanno ampliato la propria struttura ad alcune sedi minori al di fuori dell'Italia. Il fenomeno, secondo Telecom, è marginale e in via di contrazione e sarebbe effettuato nella più totale garanzia e tutela della qualità del servizio e delle esigenze della clientela. Per quanto specificatamente concerne le ipotesi di proposte truffa legate alla vendita telefonica di e cui espressamente si riferiscono gli onorevoli interroganti, l'Agcom, da informazioni ufficiose reperite nel brevissimo lasso di tempo a disposizione, riferisce che sembrerebbe trattarsi di condotta riguardante utenti di limitata entità, generata da subagenti esteri di un di Telecom Italia per la promozione della campagna «impresa semplice». La società Telecom Italia ha evidenziato che il canone mensile con cui viene concluso il contratto telefonico viene poi fatturato al cliente con cadenza bimestrale e, conseguentemente, con importo pari al doppio del canone mensile. Telecom Italia ha reso noto che per la gestione di tali casi è stata attivata una procedura cosiddetta di ripensamento cliente, che prevede la rescissione dal contratto senza alcun onere per il cliente stesso. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha comunicato che, attesa la specificità della condotta segnalata, provvederà immediatamente ad avviare una attività preistruttoria nei confronti dell'operatore per accertare l'eventuale violazione delle norme contenute in una delibera dell'Autorità che disciplina la conclusione dei contratti a distanza nel settore delle comunicazioni elettroniche.
. L'onorevole Lusetti ha facoltà di replicare.
. Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per le informazioni che lei ha riportato e in qualche modo ricevuto sia da Telecom Italia sia dall'Agcom. Il problema è noto: ci sono alcune proposte di oppure di - almeno così si legge sulla rete, perché sono tante le osservazioni su questo tema - che vengono fatte da Telecom a utenti Telecom e che vengono in qualche modo addebitate sulla bolletta, ma al momento della fatturazione ci sono prezzi doppi o tripli, come ha detto nella sua risposta, rispetto a quelli concordati con il . Prendo atto che si minimizza questo fenomeno. È importante però vigilare che si tratti veramente di subagenti esterni che in qualche modo hanno disatteso le regole di ingaggio nel rapporto con coloro che hanno avviato una procedura di questo tipo. Prendo atto anche che non è vero, tranne in alcuni casi. Io mi auguro che vi sia una forte vigilanza da parte dell'Agcom, perché è importantissimo tutelare e difendere i consumatori, è importantissimo tutelare e difendere gli utenti - non solo di Telecom Italia, ma anche delle altre compagnie telefoniche - ed è importante che da parte del Ministro, anche se non ha una presa diretta, come lei ha detto, rispetto a questo tema, vi sia un impegno perché sia garantita la crescita di questo nostro Paese in cui noi crediamo.
. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16 con la discussione della proposta di legge: Ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre 2002.
. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Buttiglione e Palumbo sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta. Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantasette, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto della seduta odierna.
. Signor Presidente, colgo l'occasione di questo momento per chiedere alla Presidenza della Camera di farsi portavoce presso i rappresentanti del Governo di farsi a loro volta portavoce nei confronti del Ministero dell'interno di una situazione molto preoccupante ed incresciosa che si sta verificando a Perugia, che è la città capoluogo della mia regione. Da qualche giorno sono affissi sui muri della città dei manifesti per un presunto convegno storico, che intende celebrare l'anniversario della «marcia su Roma». È un fatto di una gravità inaudita, si associa ad altre iniziative di questo tipo, che sono state previste ed annunciate in altre parti del Paese. La «marcia su Roma» rappresenta per tutti i democratici italiani e per tutti i cittadini di questo Paese un ricordo drammatico: aprì la strada al fascismo, con tutte le tragedie che ne conseguirono. L'apologia di fascismo è tuttora un reato nel nostro Paese. Noi pensiamo che si debba raccogliere il grido di allarme lanciato, non solo da molte associazioni antifasciste e partigiane, ma che si debba raccogliere la sollecitazione del sindaco di Perugia e della presidente della regione affinché si intervenga per impedire questo scempio. So che il collega Verini, a cui mi associo, ha scritto una lettera in questa direzione al Ministro Cancellieri. Credo sia giusto che anche da quest'Aula vada al Governo una sollecitazione a far sì che quest'iniziativa non si tenga, per rispetto alla memoria dei partigiani uccisi e dei tanti cittadini uccisi durante il fascismo e per difendere i valori della democrazia e dell'antifascismo della nostra Costituzione
. Onorevole Sereni, la ringrazio per l'intervento.
. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,30.
. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, d'iniziativa dei senatori Marcenaro ed altri: Ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre 2002, e dell'abbinata proposta di legge: Mecacci ed altri. Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 12 ottobre 2012.
. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali. Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente. Il relatore, onorevole Furio Colombo, ha facoltà di svolgere la relazione.
, . Signor Presidente, si tratta di ratificare un Protocollo, esattamente il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazione Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre 2002. È particolarmente importante, per noi, oggi, in questa Aula, in questo Parlamento, e dopo l'approvazione del Senato, la ratifica di questa Convenzione perché, come i colleghi ricorderanno, come i colleghi intensamente interessati all'argomento di cui stiamo parlando, come i colleghi impegnati in una serie di capannelli e di conversazioni personali, come i colleghi che non prestano alcuna attenzione e come il Presidente che non sta attento a tenere un minimo di ordine nell'Aula, tutti sanno dunque che essa è particolarmente importante perché il nostro Paese non ha una legge sulla tortura.
. Colleghi, per cortesia... Chiedo scusa, onorevole Colombo... Colleghi! Per cortesia, un po' di silenzio! La prego, onorevole Colombo.
, . Presidente, d'accordo, ma il problema che io vedo non è la mancanza di silenzio, che spesso è tipica del brusio di una Assemblea, ma è il fatto che ognuno ha un suo gruppo di lavoro, in questa Aula, in questo momento. Questo, lei, le chiedo scusa, ma non dovrebbe permetterlo.
. Onorevole Colombo, ho capito, ma non posso fare nulla se non richiamare i colleghi. Colleghi, per cortesia! Onorevole Ciccanti, per cortesia! Potete sgombrare l'emiciclo per cortesia? Per il resto non posso fare niente, onorevole Colombo. La prego.
, . Il tema è quello della ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Tutto ciò avviene qui in quest'Aula, dopo che il Senato ha approvato questa Convenzione, e prima che il Parlamento italiano abbia e si sia dato una legge sulla tortura. Sappiamo benissimo che il disegno di legge di ratifica alla quale ci stiamo accingendo non sostituisce quella legge sulla tortura che manca nell'ordinamento italiano e che dovrebbe diventare impegno di questa Assemblea al primo momento disponibile, perché si tratta di una materia di grande urgenza. Una ratifica come questa non può non ricordarci tutte le situazioni nelle quali in questo Paese non si è potuto non rimpiangere di non avere una legge sulla tortura nei casi in cui giovani vite sono state spezzate arbitrariamente mentre erano nel potere e nella disponibilità di una autorità statale che avrebbe potuto e dovuto garantirne la sopravvivenza. Noi sappiamo di episodi documentati e discussi ampiamente, noti nel mondo, nei quali nel nostro Paese, per opera di situazioni giuridiche e istituzionali del Paese stesso, sono avvenuti fatti che si possono certamente qualificare come torture. Tutto questo ci ricorda il vuoto, e tutto questo ci dice quanto importante sia che questa ratifica abbia effettivamente luogo, e che ciò avvenga al più presto in quest'Aula (come è avvenuto in Senato). La Convenzione delle Nazioni Unite evidentemente ha inteso, essendo avendo cioè una missione che copre tutti i Paesi del mondo, affrontare tutte le situazioni dei tanti Paesi che continuamente incorrono in problemi di violazioni gravi di diritti umani, senza avere un sistema di protezione e di garanzia nel corpo delle leggi di quei Paesi. Qui è bene ricordare che quando si parla di tortura - come dice l'intestazione della Convenzione - e di altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, non si intende la cattiveria di un essere umano su un altro essere umano e neppure la cattiveria di una di esseri umani cattivi contro un essere umano vittima, si intende parlare di istituzioni. Dunque questa Convenzione è una Convenzione fra istituzioni affinché si impegnino a fare in modo che in ciascuno dei Paesi firmatari non si possa verificare quella situazione negativa, terribile e caratteristica, di un fatto uguale dovunque, che avviene per mano del potere istituzionalizzato e giuridicamente garantito, chiamato Stato. Ecco in che senso stiamo parlando di tortura, ecco in che senso ne parlano le Nazioni Unite, ecco in che senso le Nazioni Unite oggi con questa Convenzione e con questa richiesta di ratifica ci propongono di entrare a far parte, pur non avendo una legge contro la tortura, dei Paesi che si impegnano a garantire che la tortura non avvenga e non possa essere ammessa.
, . C'è una serie di aspetti che questa Convenzione, con molta intelligenza, ed evidentemente con l'esperienza di coloro che l'hanno redatta, propone ai Paesi che la ratificheranno e che dunque entrano in questo cerchio di civiltà che la Convenzione propone.
, . Il primo - concludo rapidamente - è che vi siano ispezioni regolari, che cioè siano sistematiche e non sporadiche. Il secondo è che si attui dovunque, in tutti i Paesi firmatari, un sistema di prevenzione, perché è evidente che il punto essenziale è quello di fare in modo che non si creino le condizioni che possano portare a situazioni come quella del giovane Cucchi, quella del giovane Aldrovandi, o come quelle ricordate degli eventi della Diaz. Non devono poter avvenire prima ancora che i fatti si verifichino. Il terzo espediente che questa ratifica propone, è quello della verifica periodica che richiede...
. Grazie, onorevole Colombo.
, . La prego, signor Presidente, capita di rado di parlare di tortura in quest'Aula.
. Ha recuperato comunque tutto il tempo, più del tempo. Deve concludere assolutamente.
, . ...il meccanismo che garantisce che le carceri siano aperte per i visitatori, per i garanti, per coloro che vorranno verificare le situazioni. E lei ricorderà...
. Grazie, onorevole Colombo. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
, . Presidente, quante volte ha parlato di tortura in quest'Aula lei!
. Onorevole Colombo, ma che cosa sta dicendo? Ha sforato di tre minuti il suo tempo, la prego. Il Governo, per cortesia.
, . Vorrei pregare il Governo di chiedere che io possa terminare il mio intervento!
. Onorevole Colombo, la prego. Governo?
, . Signor Presidente, mi dispiace, onorevole Colombo, non avrei voluto interromperla. La mia posizione, e la posizione del Governo, è molto semplice: il Governo è fortemente a favore della ratifica di questa Convenzione.
. È iscritto a parlare l'onorevole Di Stanislao. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, semplicemente voglio ricordare all'Aula che era il 1987 quando l'Europa invitò gli Stati membri a ratificare la Convenzione contro la tortura e gli altri trattamenti crudeli e disumani, documento approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1984. Quest'anno devo dire che si festeggiano, per così dire, tra virgolette, i 25 lunghissimi anni dall'entrata in vigore di questa Convenzione ONU contro la tortura, che l'Italia ha ratificato con la legge n. 498 del 1988, ma che mai ha applicato in realtà. A tutti noi è noto che il codice penale italiano non prevede il reato di tortura nel nostro ordinamento e, infatti, per reprimere condotte riconducibili a maltrattamenti di questa natura, occorre fare riferimento ai delitti codificati come le lesioni, la violenza privata e le minacce. Comunque, nonostante i ripetuti tentativi del Parlamento, a partire dalle ultime due legislature, di approvare in tal senso una novella al codice penale, ancora oggi sono molte le resistenze per l'approvazione dell'attuale testo unificato che ne prevede l'introduzione da due anni, e che è fermo al Senato, più precisamente in II Commissione (Giustizia), dopo l'ennesimo balletto tra quest'ultima e l'Assemblea. In particolare, il testo unificato prevede che tale reato venga punito con la reclusione da tre a dieci anni ed è connotato dalla gravità delle sofferenze fisiche o psichiche inflitte alla vittima, privata della libertà, al fine di estorcerle informazioni o confessioni o di punirla per motivi etnici, razziali, religiosi o politici. Il testo prevede, inoltre: l'inutilizzabilità delle dichiarazioni ottenute mediante tortura se non contro le persone accusate di tale delitto; il divieto di respingimento o espulsione o estradizione di una persona presso uno Stato nel quale esistono seri motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura; l'esclusione dell'immunità diplomatica per i cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura in un altro Paese o da un tribunale internazionale. È facilmente immaginabile, Presidente e colleghi, da quale settore possano provenire queste resistenze, visto che prevedere il reato di tortura potrebbe apparire per qualcuno un po' come accusare le Forze dell'ordine, mentre si tratta di una forma di tutela nei confronti della gran parte di coloro che non commettono abusi. Eppure, di abusi si muore e si va anche in galera, come hanno dimostrato le conclusioni del processo per quanto accaduto nella scuola «Diaz» di Genova e nella caserma del reparto mobile della Polizia di Stato di Bolzaneto, trasformata nel centro di prima detenzione del G8. Nel 1999 l'Italia era già stata messa sotto esame dal Comitato contro la tortura per un'evidente inerzia nel campo dei diritti umani. Ebbene, in questi anni associazioni attive su questo fronte, Amnesty International, hanno sollecitato un serio intervento in questo senso, auspicando la rapida approvazione di una legge dovuta per il rispetto dei diritti umani. Secondo i dati di Amnesty International, la tortura viene praticata ancora in 102 Paesi e un rifugiato su quattro, di quelli che arrivano in Italia, è stato vittima di tortura. Credo che oggi sia arrivata l'ora di concretizzare questo impegno, prevedendo sia l'esplicita autorizzazione alla ratifica di questo Protocollo opzionale, sia l'approvazione, nelle prossime settimane, del citato testo unificato sull'introduzione del reato di tortura nel nostro codice. La tortura, colleghi, è un crimine contro l'umanità perseguito anche a livello di Corte penale internazionale e l'obiettivo del Protocollo è proprio quello di istituire un sistema di ispezioni regolari nei luoghi di detenzione, per prevenire questa e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Ora, senza voler tediare i colleghi con la descrizione del Protocollo al nostro esame, già efficacemente esperita dal relatore, mi limito a ribadire, nell'interesse generale, il convinto «sì» dell'Italia dei Valori a provvedimenti fondamentali come questo, che devono fungere da deterrente assoluto nei confronti di chi, anche in tempi recenti, ha posto in essere azioni vergognose come la tortura, anche in democrazie completamente realizzate.
. È iscritta a parlare l'onorevole Boniver. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, credo che dobbiamo assolutamente riconoscere l'importanza della ratifica di questo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione dell'ONU contro la tortura e altri trattamenti inumani e degradanti, perché fa compiere un passo in avanti in quella che è la sfera della tutela delle persone private della loro libertà personale, che possono essere considerate, proprio per questa loro condizione, dei soggetti deboli. Stiamo parlando dell'introduzione di un meccanismo ispettivo che può avvenire - e mi auguro anche - a sorpresa, senza previa comunicazione, nelle carceri, nei luoghi di detenzione, come per esempio le stazioni di polizia, ma anche negli istituti dove vengono tenuti i detenuti condannati per motivi psichiatrici, nonché nei luoghi dove sono trattenuti gli immigrati irregolari. È un meccanismo questo che, se funziona davvero, fa compiere un passo in avanti qualitativo di grande importanza per tutti i Paesi che firmano questo protocollo. Va ricordato evidentemente che gli abusi esistono sotto qualsiasi latitudine e sotto qualsiasi regime, anche fra i più democratici e che questi abusi purtroppo avvengono non soltanto nel nostro Paese, ma anche in tutto il territorio europeo. Basta ricordare il terribile filmato fatto nella prigione della capitale georgiana Tbilisi, che ha avuto un ruolo così importante anche nelle elezioni presidenziali in quel Paese. I meccanismi istitutivi sono da un lato dei meccanismi nazionali, che prevedono appunto la possibilità di visite regolari in questi luoghi di detenzione e poi anche l'istituzione di una nuova commissione, un sottocomitato che dovrà appunto vedere e controllare l'implementazione di questo Protocollo aggiuntivo. Credo che l'importanza stessa di questo disegno di legge di ratifica si illustri da sola, perché credo che non vi sia una persona, un deputato qui presente, che possa considerare al contrario che questo meccanismo non sia un meccanismo assolutamente essenziale .
. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
. Onorevole Colombo, può replicare se vuole e ha due minuti di tempo.
, . Signor Presidente, replico solo per dire che ringrazio i colleghi di aver sostenuto questo disegno di legge di ratifica e ringrazio il Governo per aver dato il suo parere favorevole. Rimpiango che lei, signor Presidente, abbia colto l'occasione per essere così incredibilmente distratto da permettere, prima, una vera e propria situazione caotica nella sua Aula e, dopo, un minuto di confusione. Lo rimpiango, perché l'occasione era buona per dire alcune cose importanti.
. Le regole sono le regole. Prendo atto che il rappresentante del Governo rinunzia alla replica. Prima di passare all'esame degli articoli, l'Assemblea vorrebbe fare gli auguri al collega Rocco Girlanda che è diventato nonno di un nipotino, Pietro. Gli auguri anche a Marco ed Elisa, il papà e la mamma. È un nonno giovanissimo .
. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Passiamo all'esame dell'articolo 1 al quale non sono state presentate proposte emendative. Passiamo dunque ai voti. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1. Dichiaro aperta la votazione.
. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato . Prendo atto che l'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5466/1 è stato ritirato dal presentatore.
. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il provvedimento che andiamo oggi ad approvare rivesta un'importanza giuridica internazionale e rappresenta una corretta e coerente conclusione di un iter che vede impegnata l'Italia nel mondo per far prevalere diritti, Stato di diritto, tutelare libertà negate. Quindi, naturalmente e correntemente in linea con quella che è una tradizione di impegno nella politica estera italiana della tutela dei diritti fondamentali, ratificare questa convenzione rappresenta un naturale completamento e adeguamento anche del nostro sistema giuridico. Quindi, con convinzione esprimiamo un voto favorevole.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Stanislao. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, intervengo semplicemente per ribadire che con questo provvedimento, che arriva con 25 anni di ritardo, finalmente siamo in linea con le democrazie mature ed emancipate, e abbiamo la possibilità di mettere in pratica una serie di disciplinari che fino ad oggi ci vedevano in qualche modo fermi in un' di tipo culturale, istituzionale e soprattutto di natura provvedimentale. Ho la convinzione che stiamo colmando un e l'intero Parlamento - non so se ne abbia cognizione - sta approvando qualcosa che finalmente ci ridà dignità e ci rimette sulla giusta linea rispetto ai Paesi a democrazia matura.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scilipoti. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, io avevo presentato un ordine del giorno che ora ho ritirato. Ritenevo fosse importante cercare di trovare una soluzione nell'interesse anche di coloro i quali vivono un momento di grande difficoltà. Io spero che questo mio ordine del giorno, che ho ritirato, venga preso almeno come «lettura» e conseguenzialmente se ne possa fare non dico tesoro, ma possa essere ricordato in momenti particolari, quando si legifererà in tale settore.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galli. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, la ratifica che ci apprestiamo ad approvare è un atto ineludibile per un Paese che vuole riconoscersi in una democrazia matura, in uno Stato di diritto che si fonda sul rispetto dell'individuo in ogni circostanza. La tortura non è una pratica disumana che basta solo condannare, è una barbarie che va sradicata in ogni sua forma, comprese quelle più subdole e nascoste. La storia di questo provvedimento è nota all'Aula: è stata brillantemente riassunta nei lavori di Commissione, per cui credo non vi siano dubbi. Essa è stata anche, come ampiamente illustrato dal relatore Colombo nei propri articolati, spiegata, e ciò è sicuramente apprezzabile. Anzi, purtroppo, come spesso capita, siamo anche in ritardo di diversi anni dall'assolvere tale dovere, e questo al sistema Italia capita molte volte su ogni convenzione internazionale. Nello spirito di tale approvazione lo Stato italiano, tramite il Governo, deve chiaramente esercitare, nella propria linea di politica estera, un'azione tesa alla costante garanzia dei diritti della persona. Come riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite, tale atteggiamento deve rimarcarsi come punto qualificante e non puramente accessorio in tutti quei trattati di cooperazione e di aiuto economico che ci accingiamo costantemente a ratificare. Inoltre, esso deve indurre alla rivisitazione di quanto già approvato ove non vi sia la condizione di una chiara rinuncia, se non presente nell'ordinazione della nazione alle norme che contemplano i trattamenti di pene crudeli, inumani e degradanti. Quello che più mi preme sottolineare è la sua importanza e l'impatto che tale ratifica potrà avere sull'impianto normativo del Paese. Non vanno dimenticati o rinviati, e vanno approvati in questo caso, i provvedimenti atti ad operare un profondo cambiamento, non solo legislativo, ma della nostra cultura, specie quella relativa alla cultura della pena stessa. Vanno quindi elaborati percorsi più dignitosi nell'amministrazione della pena, vanno create nuove architetture nel percorso riabilitativo, vanno - come giustamente messo in luce dal Ministro Severino - individuate misure alternative alla mera carcerazione che tengano conto di una dimensione dove si possano coniugare gli interessi delle vittime e della società

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