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Timestamp: 2017-12-17 10:04:39+00:00

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L’azione di risarcimento danni da reato va esercitata entro il termine di prescrizione del reato contestato. Le attenuanti non hanno nessuna influenza sul termine. – Noi Radiomobile™
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L’azione di risarcimento danni da reato va esercitata entro il termine di prescrizione del reato contestato. Le attenuanti non hanno nessuna influenza sul termine.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 13 marzo – 18 giugno 2015, n. 12621)
In tema di risarcimento dei danni derivanti da reato, agli effetti della prescrizione, il giudice deve avere riguardo al reato contestato e non a quello ritenuto in sentenza, ove siano state ritenute applicabili circostanze attenuanti.
Nei casi analoghi a quello di specie, in cui il danneggiato non si sia costituito nel processo penale ma abbia fatto valere il suo diritto al risarcimento dei danni esclusivamente in sede civile, vanno applicati i principi enunciati dalla giurisprudenza di questa Corte per i casi in cui il giudizio penale non sia stato affatto promosso, in forza dei quali spetta al giudice civile investito della controversia il compito di accertare incidentalmente – sulla base dei principi del diritto civile sostanziale e con gli strumenti probatori propri del procedimento civile – se sia ravvisabile la fattispecie del fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi, e quale sia il termine di prescrizione ad esso applicabile, ai sensi dell’art. 2947, 3 comma, cod. proc. civ. (Cass. civ. S.U. 18 novembre 2008 n. 27337; Cass. civ. Sez. 3, 25 novembre 2014 n. 24988).
Dalla disciplina del nuovo codice di procedura penale si ricava infatti che il nostro ordinamento non è più ispirato, come il codice del 1930, al principio dell’unitarietà della giurisdizione, ma a quello dell’autonomia di ciascun processo e della piena cognizione, da parte di ogni Giudice, delle questioni di diritto e di fatto rilevanti ai fini della propria decisione, ivi incluse quelle attinenti alla gravità dell’illecito, alla sua rilevanza penale e conseguentemente al termine di prescrizione applicabile (Cass. civ. S.U. n. 27337/2008, cit., p.9.2 ss.).
2.- Il secondo motivo denuncia violazione degli art. 112 e 346 cod. proc. civ., 651 cod. proc. pen., e contraddittorietà della motivazione, per il fatto che la Corte di appello, respinta l’eccezione di prescrizione, ha deciso la causa nel merito senza procedere alla relativa istruzione, sebbene gli stessi appellanti ne avessero chiesto la rimessione sul ruolo per dare corso alle prove dedotte in primo grado.
Assume il ricorrente che la Corte di merito ha erroneamente interpretato le sentenze emesse in sede penale dalle quali ha desunto la responsabilità del F. e non ha tenuto conto del fatto che la Corte di cassazione ha annullato con rinvio la sentenza penale di appello, nei capi contenenti la condanna del D. e del C. , mentre la Corte di rinvio nulla ha accertato in ordine alle responsabilità, avendo applicato la prescrizione.
Nella specie la decisione positiva risulta congruamente e logicamente motivata sulla base dell’analitica ricostruzione dei fatti, così come accertati nel processo penale.
Ha rilevato la Corte di merito che i dirigenti dell’impresa avevano ostruito la strada sottostante alla linea elettrica tramite una doppia fila di blocchi di cemento, ognuno del peso di due tonnellate, allo scopo di impedire il passaggio di automezzi; che fu il F. ad impartire agli operai, fra cui il Ci. , l’ordine di rimuovere i blocchi di cemento con l’autogrù, per rendere percorribile quella strada, al fine di raggiungere più agevolmente il luogo ove doveva essere eseguito il lavoro di sgombero degli scarti di lavorazione (luogo raggiungibile anche per altra via, più breve, ma più ripida e meno agevole da percorrere con mezzi pesanti); che la condanna per omicidio colposo emessa a carico del F. in sede penale è passata in giudicato, poiché il ricorso per cassazione da lui proposto contro la condanna è stato dichiarato inammissibile; che pertanto l’accertamento della responsabilità penale dell’odierno ricorrente è da ritenere vincolante nel giudizio civile, ai sensi dell’art. 651 cod. proc. pen..
6.- L’eccezione è fondata, pur se il principio enunciato dal ricorrente deve essere parzialmente rettificato. L’impugnazione incidentale tardiva è ammissibile sia quando rivesta la forma della contro-impugnazione rispetto a quella principale, sia quando sia meramente adesiva a quest’ultima, sia anche quando sia diretta contro un soggetto diverso dall’impugnante principale, pur se si tratti di cause scindibili, ogniqualvolta l’impugnazione principale, se accolta, comporterebbe una sostanziale modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche che l’impugnante incidentale aveva originariamente accettato, sì da giustificare la sopravvenienza dell’interesse a chiedere la modificazione della sentenza impugnata, pur se inizialmente un tale interesse non era stato manifestato (Cass. civ. Sez. U. 27 novembre 2007 n. 24627; Cass. civ. S.U. 4 agosto 2010 n. 18049;. Cass. civ. Sez. 3, 30 aprile 2009 n. 10125; Cass. civ. Sez. Lav. 29 marzo 2012 n. 5086).
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References: sentenza 
 Cass. 
 art. 112
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2059