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Timestamp: 2020-05-28 16:17:52+00:00

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Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale. Processo penale - Appello - Modifiche normative - Appello della parte civile contro la sentenza di proscioglimento - Preclusione - Lamentata violazione dei principi di uguaglianza e di ragionevolezza, del principio di parita' tra le parti e del principio di affidamento - Omessa sperimen... - 25 Giugno 2008 - Gazzetta Ufficiale - Legislazione - VLEX 39088870
LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: Presidente: Franco BILE Giudici: Giovanni Maria FLICK, Francesco AMIRANTE, Ugo DE SIERVO,
Rita SAULLE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO ; ha pronunciato la seguente
Ordinanza nei giudizi di legittimita' costituzionale dell'art. 576 del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 6 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilita' delle sentenze di proscioglimento), e degli artt. 6 e 10 della medesima legge, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, con ordinanze del 22 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Napoli, del 14 giugno e del 5 luglio 2006 dalla Corte d'appello di Palermo, del 30 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Lecce, del 23 febbraio 2007 dalla Corte d'appello di Palermo e del 17 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Brescia, rispettivamente iscritte ai numeri 18, 159, 160, 231, 602 e 635 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 7, 14, 16, 35 e 37, 1ª serie speciale, dell'anno 2007.
Ritenuto che, con ordinanza del 22 maggio 2006 (r.o. n. 18 del 2007), la Corte d'appello di Napoli ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimita' costituzionale dell'art. 10 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilita' delle sentenze di proscioglimento), nella parte in cui "non prevede alcuna disposizione per gli appelli proposti dalla parte civile prima dell'entrata in vigore della legge suddetta avverso la sentenza di proscioglimento dell'imputato";
che la Corte rimettente riferisce di essere investita degli appelli proposti, avverso la sentenza di assoluzione pronunciata in primo grado, dal pubblico ministero, da un imputato prosciolto e, ai soli effetti della responsabilita' civile, dalle parti civili;
che, alla luce delle modifiche introdotte dall'art. 6 della legge n. 46 del 2006 all'art. 576 del codice di procedura penale che disciplina l'appello della parte civile, la Corte d'appello di Napoli ritiene che l'unico mezzo di impugnazione oggi consentito alla parte civile avverso la sentenza di proscioglimento sia il ricorso per cassazione;
che a tale conclusione condurrebbe, in primo luogo, l'"interpretazione sistematica" dell'art. 576 cod. proc. pen. e, in particolare, la circostanza che nel nuovo testo e' stato eliminato il riferimento al "mezzo di impugnazione previsto per il pubblico ministero"; con la "conseguenza che, non essendo previsto dagli artt. 593 e seg. c.p.p. un autonomo potere di appello della parte civile, il mezzo di cui dispone dopo la riforma tale soggetto processuale non puo' che essere il ricorso per cassazione";
che, in secondo luogo, sarebbe "del tutto incongruo" ritenere che la parte civile possa proporre autonomamente appello avverso la sentenza di proscioglimento in casi piu' ampi rispetto a quelli riservati, a seguito della novella del 2006, alla pubblica accusa (limitati alle ipotesi di cui all'art. 603, comma 2, cod. proc. pen.);
che, secondo la Corte rimettente, se l'eliminazione dell'appello della parte civile puo' ritenersi esente da vizi di incostituzionalita' "per i processi non ancora esauriti in primo grado", essa presenterebbe invece evidenti profili di contrasto con la Costituzione in relazione "ai procedimenti pendenti in appello" al momento dell'entrata in vigore della legge;
che, infatti, nei procedimenti in corso - non essendo consentito alla parte civile altro mezzo di impugnazione, a differenza di quanto stabilito dall'art. 10 della legge n. 46 del 2006 per l'imputato e il pubblico ministero che possono proporre ricorso per cassazione - la declaratoria di inammissibilita' dell'appello comporta che la parte civile e' costretta a subire gli effetti della sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 652 cod. proc. pen., pur avendo legittimamente esercitato un diritto che la legge le conferiva prima della riforma;
che sarebbe, pertanto, evidente la violazione degli artt. 3 e 24 Cost., per l'ingiustificata disparita' di trattamento riservata nella disciplina transitoria alla parte civile, rispetto all'imputato e al pubblico ministero;
che analoga questione e' sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., dalla Corte d'appello di Palermo, con due ordinanze del medesimo tenore del 14 giugno 2006 (r.o. n. 159 del 2007) e del 5 luglio 2006 (r.o. n. 160 del 2007), con le quali e' censurato l'art. 10 della legge 20 febbraio 2006, n. 46, nella parte in cui prevede - per l'imputato e per il pubblico ministero e non gia' per la parte civile costituita - la possibilita' di proporre ricorso per cassazione entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento di inammissibilita' dell'appello proposto, avverso una sentenza di proscioglimento, prima della data di entrata in vigore della legge;
che, con altra ordinanza del 23 febbraio 2007 (r.o. n. 602 del 2007), la Corte d'appello di Palermo ha sollevato, in riferimento agli stessi parametri, questione di costituzionalita' degli artt. 6, comma 1, lettera a), e 10 della citata legge n. 46 del 2006, dubitando della legittimita' costituzionale anche della inappellabilita' a regime delle sentenze di proscioglimento da parte della persona offesa costituita parte civile;
che, ai fini della rilevanza, i rimettenti precisano di essere investiti degli appelli proposti tra gli altri dalla parte civile avverso sentenze di assoluzione pronunciate rispettivamente dal Giudice per le indagini preliminari, in funzione di giudice dell'udienza preliminare, del Tribunale di Palermo per il...

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