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165 Pratiche commerciali scorrette 21
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1 165 Pratiche commerciali scorrette 21 la salute fornite sui prodotti alimentari (c.d. reg. Health-Claims, da ultimo modificato ad opera del reg. UE 1169/2011 del ), vieta l impiego di indicazioni nutrizionali e sulla salute false, ambigue o fuorvianti, oppure che diano adito a dubbi sulla sicurezza e/o sull adeguatezza nutrizionale di altri alimenti. n Gli 9 elencati divieti non si pongono peraltro in contrasto con le norme di recepimento delle disposizioni della dir. 2005/29/CE, bensì recano ulteriori elementi da utilizzare in sede di interpretazione e concretizzazione delle fattispecie di cui agli artt. 21 e 22 c.cons. 21 Azioni ingannevoli. 1. È considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio riguardo ad uno o più dei seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso: a) l esistenza o la natura del prodotto; b) le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, l esecuzione, la composizione, gli accessori, l assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto; c) la portata degli impegni del professionista, i motivi della pratica commerciale e la natura del processo di vendita, qualsiasi dichiarazione o simbolo relativi alla sponsorizzazione o all approvazione dirette o indirette del professionista o del prodotto; d) il prezzo o il modo in cui questo è calcolato o l esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo; e) la necessità di una manutenzione, ricambio, sostituzione o riparazione; f) la natura, le qualifiche e i diritti del professionista o del suo agente, quali l identità, il patrimonio, le capacità, lo status, il riconoscimento, l affiliazione o i collegamenti e i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale o i premi e i riconoscimenti; g) i diritti del consumatore, incluso il diritto di sostituzione o di rimborso ai sensi dell articolo 130 del presente Codice. 2. È altresì considerata ingannevole una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, induce oè idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso e comporti: a) una qualsivoglia attività di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, ivi compresa la pubblicità comparativa illecita; b) il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta che il medesimo si è impegnato a rispettare, ove si tratti di un impegno fermo e verificabile, e il professionista indichi in una pratica commerciale che è vincolato dal codice. 3. È considerata scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omette di darne notizia in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza. 3-bis. È considerata scorretta la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito o di un intermediario finanziario che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o2 21 III - CODICE DEL CONSUMO intermediario ovvero all apertura di un conto corrente presso la medesima banca, istituto o intermediario. 4. È considerata, altresì, scorretta la pratica commerciale che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, può, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza. 4-bis. È considerata, altresì, scorretta la pratica commerciale che richieda un sovrapprezzo dei costi per il completamento di una transazione elettronica con un fornitore di beni o servizi. [art. 6 dir. 2005/29/CE] Sommario: I. La finalità del divieto di azioni ingannevoli. - II. Il giudizio di ingannevolezza. - III. Le pratiche commerciali ingannevoli consistenti in dichiarazioni esagerate. - IV. L abuso della veridicità.- V. La tipologia delle condotte ingannevoli. L art. 21, 1 o co., lett. a), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo all esistenza o alla natura del prodotto; - VI. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. b), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alle caratteristiche principali del prodotto; - VII. (segue) l art. 21, lett. c), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alla portata degli impegni del professionista; - VIII. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. d), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo al prezzo; - IX. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. f), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alla natura, alle qualifiche e ai diritti del professionista o del suo agente; - X. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. e) eg) c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alla necessità di una manutenzione, ricambio o sostituzione. - XI. L art. 21, 2 o co., lett. a), c.cons.: la confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente. - XII. L art. 21, 2 o co., lett. b), c.cons.: il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta. - XIII. L art. 21, 3 o,3 o bis, 4 o e4 o bis co., c.cons.: inquadramento sistematico e portata precettiva; - XIV. (segue) l art. 21, 3 o co., c.cons.: le pratiche commerciali che omettono informazioni in merito alla salute e alla sicurezza dei consumatori; - XV. (segue) l art. 21, 3 o bis co., c.cons.: stipulazione di mutui e obbligo di sottoscrizione di una polizza assicurativa o di un contratto di conto corrente; - XVI. (segue) l art. 21, 4 o co., c.cons.: le pratiche commerciali idonee a minacciare, anche indirettamente, la sicurezza di bambini e adolescenti; - XVII. (segue) l art. 21, 4 o bis co., c.cons.: la richiesta di un sovrapprezzo per il completamento di una transazione elettronica. - XVIII. I rimedi esperibili dal consumatore vittima delle azioni ingannevoli. I. La finalità del divieto di azioni ingannevoli. n L art. 20, 1 o co., c.cons. vieta le pratiche commerciali scorrette. Il 4 o co., lett. a) stabilisce che, in particolare, sono scorrette le pratiche commerciali ingannevoli di cui agli artt. 21, 22 e 23. Queste norme, unitamente all art. 22 bis c.cons., presentano una doppia anima: accanto all obiettivo di tutela del consumatore, esse mirano a tutelare i meccanismi della contrattazione tra imprese, al fine di ridurre il rischio che l uso della slealtà nel traffico commerciale e nell attività preordinata a catturare l interesse della clientela divenga un mezzo congegnato anche a scapito dei concorrenti. n L applicazione della disciplina delle pratiche commerciali ingannevoli prescinde dalla tipologia di beni, dalla specificità delle pratiche e dalla natura dei mezzi di comunicazione impiegati, nonché dal momento in cui la condotta è stata posta in essere (v. CS, sez. VI, , n. 5368; TAR Lazio-Roma, sez. I, , n. 7837), rafforzando così il principio di trasparenza nella contrattazione di massa per agevolare il consumatore a prendere decisioni consapevoli e quindi adatte a garantire la sua piena autodeterminazione, con il fine ultimo di contrastare il pericolo che la forza economica di cui dispone la parte favorita possa degenerare sino a trasformarsi in uno strumento di abuso delle posizioni private di supremazia (cfr. Calvo, I contr. del consumatore, Tr. Galgano, passim; cfr. C 09/14343, che ha riconosciuto il fondamento costituzionale ex art. 2 Cost. all autonomia negoziale e ha tratto da questa premessa importanti conseguenze applicative sul fronte dei contratti non negoziati). n Mediante la pratica commerciale ingannevole, l agente scorretto 3 si propone di ottenere la stipula di un contratto del cui contenuto il consumatore non è ben consapevole; mediante la pratica commerciale aggressiva, l agente si propone invece di condizionare la volontà del consumatore, facendogli concludere un contratto della cui convenienza non è convinto (CS, sez. VI, , n. 3763). n Al pari di tutta la disciplina sulle pratiche 4 commerciali scorrette, anche gli artt c.cons. delineano una fattispecie di pericolo, essendo preordinati a prevenire le possibili distorsioni delle iniziative commerciali nella fase pubblicitaria, prodromica a quella negoziale, sicché al fine di riscontrare la scorrettezza di una pratica non è richiesto verificare la sussistenza di un pregiudizio economico per i consumatori, essendo sufficiente la potenziale lesione della loro libera determinazione (TAR Lazio-Roma, sez. I, , n. 1177; TAR Lazio-Roma, sez. I, , n. 5390; TAR Lazio-Roma, sez. I, , nn e 3779). II. Il giudizio di ingannevolezza. n I presup- 13 167 Pratiche commerciali scorrette posti in presenza dei quali una pratica commerciale può e dev essere considerata «un azione ingannevole» sono due: uno è costante, ed è rappresentato dall attitudine della pratica «ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso»; l altro è invece variabile. n Se «induce o è idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso», costituisce un «azione ingannevole» la pratica commerciale che: 1) fornisca o divulghi informazioni non veritiere in merito ad uno degli elementi (tassativamente) elencati nelle lett. a)-g) del 1 o co. dell art. 21; 2) pur comunicando informazioni oggettivamente veritiere, per una qualsivoglia ragione (attinente ad es. alle modalità con cui tali informazioni vengono presentate o trasmesse) sia suscettibile di indurre il consumatore medio in errore in merito ad uno dei sopra citati elementi; 3) si sostanzi in un attività di commercializzazione di beni o servizi suscettibile di ingenerare confusione con i beni o i servizi offerti da professionisti concorrenti, ovvero con i marchi o i segni distintivi di questi ultimi; 4) contrasti con i precetti di codici di condotta che il professionista si sia impegnato a rispettare nella propria attività (purché si tratti di precetti puntuali e specifici la cui inosservanza si presti ad essere in concreto accertata), laddove il professionista medesimo abbia reso noto, nell ambito della pratica commerciale, di aver aderito a siffatti codici di condotta (su tale ultima ipotesi cfr. infra, sub art. 27 bis; Id., G. comm. 08, I, 725ss.; Taddei Elmi, Comm. Vettori Agg.). La valutazione volta a verificare la sussistenza di entrambi i presupposti (sia quello variabile che quello costante) cui è subordinata la possibilità di qualificare una pratica commerciale non suscettibile di essere ricondotta ad una delle previsioni della lista nera di cui all art. 23 come (azione o omissione) «ingannevole» va sempre condotta «in concreto», tenendo conto cioè di tutte le circostanze e le peculiari caratteristiche del caso specifico. Nel senso che le «pratiche ingannevoli» di cui agli artt. 6 e 7 della dir. 2005/29 (cui danno attuazione gli artt. 21 e 22 c.cons.) sono vietate se ed in quanto, tenuto conto delle caratteristiche e delle circostanze del caso, inducano o siano idonee ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, v. ad es. CG , in C-261/07 e C-299/07, Galatea, 55; CG , in C-304/08, Plus Warenhandelsgesellschaft, 44; CG , in C-206/11, Köck. n Una pratica commerciale è ingannevole non soltanto quando induce il consumatore all acquisto della merce pubblicizzata, ma anche, più in generale, allorché questi, per effetto di un falso convincimento, venga ad assumere qualsivoglia decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. La disciplina delle pratiche commerciali ingannevoli ha infatti inteso salvaguardare la libertà di autodeterminazione del consumatore da ogni erronea interferenza fin dal primo contatto pubblicitario, imponendo dunque all operatore commerciale un preciso onere di completezza e chiarezza nella redazione della propria comunicazione d impresa (TAR Lazio-Roma, , n. 1405). n La misura degli obblighi informativi e la completezza delle informazioni rile- 4 vanti deve essere riguardata in funzione dell obiettivo della maggiore chiarezza e trasparenza e assume peculiare pregnanza quando il veicolo di comunicazione sia caratterizzato da particolare articolazione e complessità, come nel caso dei mezzi di comunicazione elettronica, e attenga a prodotti che, come nell ambito della cosmesi, lambiscono il delicato settore della tutela della salute (CS, sez. VI, , n. 5070). n Inoltre, attraverso le previsioni di cui ai 5 3 o,3 o bis, 4 o e4 o bis co. dell art. 21 c.cons. (oltre che confinando l analisi al tessuto del c.cons. mediante il disposto dell art. 22 bis, c.cons.), il legislatore italiano ha, di sua spontanea iniziativa, arricchito il novero delle pratiche commerciali «considerate in ogni caso scorrette», affiancando alle fattispecie contemplate negli elenchi di cui agli artt. 23 e 26 c.cons., che corrispondono alle previsioni di cui all all. I alla dir. 2005/29/ CE, quattro fattispecie che nell allegato in questione non vengono affatto contemplate. III. Le pratiche commerciali ingannevoli consistenti in dichiarazioni esagerate. n Ai fini 1 del giudizio di scorrettezza della pratica, la rilevanza delle dichiarazioni esagerate o delle dichiarazioni che non sono destinate ad essere prese alla lettera viene esclusa dall art. 20, 3 o co., ult. proposizione, c.cons. (su cui v. supra, sub art. 20, IX; v. in proposito anche Wilhelmsson, Misleading Practices, 128; Ravazzoni, La compravendita, 212; Pennisi, G. comm. 12, 653ss.; Libertini, C. imp. 09, 73). Si è peraltro in proposito rilevato che la portata precettiva dell art. 20, 3 o co., ult. periodo, c.cons. risulterebbe fortemente limitata, dal momento che, alla luce dell assetto complessivo della disciplina delle pratiche commerciali scorrette, non si vede la necessità di precisare che un comportamento «legittimo» non deve considerarsi vietato (così Meli, ingenovese, I decreti legislativi sulle pratiche commerciali scorrette, 103; Pennisi, ivi, 653ss.). IV. L abuso della veridicità. n La dir. 2005/29/ 1 CE si è preoccupata di contrastare gli effetti che potrebbero scaturire da comportamenti riconducibili ad una sorta di abuso della veridicità o ad un sovradosaggio informativo:s intende alludere alla sensazione di disorientamento che può essere avvertita dal consumatore quando il rigore osservato dal professionista nella rappresen-4 21 III - CODICE DEL CONSUMO 168 tazione del vero rasenti l eccesso. Il malizioso parossismo nell indulgere alla pedagogia esplicativa, quantunque non contraddica il precetto vietante la diffusione di dati inveritieri, produce alla fine l effetto di confondere il neofita manipolandone la volizione. A ben guardare, peraltro, anche l esperto può essere tratto in errore dalla ridondanza informativa quando, a causa dei meccanismi necessariamente semplificati del negoziato di massa, ometta di prestare la dovuta attenzione alle fonti cognitive: l eccesso di dati cognitivi equivale, dunque, quoad effectum all assenza di chiarimenti (cfr. Febbrajo, L informazione ingannevole nei contratti del consumatore, 21s.; Gentili, R. d. priv. 04, 562s.). Questa è la ragione per cui l art. 21, 1 o co., c.cons. pone l accento sull idoneità ad ingannare dell informazione, sebbene la causa scatenante il vizio del consenso sia imputabile ad informazioni di fatto prive d inesattezze. V. La tipologia delle condotte ingannevoli. L art. 21, 1 o co., lett. a), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo all esistenza o alla natura 1 del prodotto; n L art. 21 elenca dunque una serie di circostanze la cui rappresentazione ingannevole perfeziona l illecito combattuto dalla direttiva. La tecnica normativa, che è stata imposta dalla direttiva, è di stampo eminentemente casistico: prova ne sia che la specificazione minuziosa delle condotte distorcenti la corretta formazione del consenso maturato dal consumatore sostituisce le fattispecie ancorate a formule ampie. L esigenza di ridurre la discrezionalità di legislatori e giudici nazionali spinge ad aprire le porte al principio dell enumerazione: di lì il conferimento alla fonte transnazionale della natura di statuto destinato a realizzare l armonizzazione completa (o massima), da cui consegue la progressiva erosione della distanza che dovrebbe separare la direttiva dal regolamento (cfr. De Cristofaro, inid., Pratiche commerciali scorrette e codice del consumo, 34). n Ai 2 sensi della lett. a) è ingannevole l informazione falsa o fallace qualora essa riguardi l esistenza o la natura del bene o servizio negoziato. Si tratta dell ipotesi tradizionalmente più importante di condotta scorretta in quanto preordinata ad alterare la volontà del consumatore di normale avvedutezza (in proposito v. ad es. CS, sez. VI, , n. 1259). VI. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. b), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alle caratteristiche principali del prodotto; n Nella medesima 1 direzione si muove l art. 21, 1 o co., lett. b), che dà rilevanza alle informazioni concernenti le caratteristiche principali dell oggetto, quali la sua disponibilità materiale e giuridica (cfr. CS, sez. VI, , n. 1259), i vantaggi, i rischi, la composizione, gli accessori, l assistenza postvendita e il trattamento dei reclami (v. CS, sez. VI, , n. 4085, anche in merito al rapporto con l art. 133 c.cons.), il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, lade- scrizione, l origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo impiego, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati. In particolare, il periodo di durata massima dell offerta pubblicitaria è elemento rilevante per valutare il carattere ingannevole del comportamento del professionista: la «disponibilità» del prodotto deve dunque intendersi anche come periodo entro il quale il prodotto reclamizzato è disponibile alle condizioni offerte (CS, sez. VI, , n. 3897). n Rappresenta una violazione 2 dell art. 21, lett. b) ed), c.cons. ad esempio la prospettazione delle categorie di veicoli offerti a noleggio che fornisca ai consumatori indicazioni non chiare circa le autovetture ad esse afferenti, dal momento che tale condotta può indurre il consumatore medio in errore con riguardo alle caratteristiche principali e all idoneità allo scopo del veicolo offerto a noleggio, e quindi anche al prezzo del servizio, portandolo dunque ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso (AGCM , provv. n ). n Quanto 3 ai nessi che intercorrono tra l art. 21, 1 o co., c.cons. lett. b) elanozione di difetto di conformità contenuta nell art. 129, c.cons., l evocato legame è ben percettibile quando la pratica commerciale ingannevole sia stata perpetrata attraverso una campagna pubblicitaria che divulghi informazioni non veritiere sulle caratteristiche (statiche o dinamiche) del bene mobile offerto alla generalità dei consumatori finali. È infatti indubitabile che la diffusione di elementi cognitivi falsati in merito alle qualità o caratteristiche strutturali o funzionali del prodotto commercializzato possa indurre in errore il consumatore mediamente diligente, stimolandolo a concludere un contratto che non avrebbe altrimenti stipulato ove avesse maturato la propria determinazione volitiva disponendo di dati corretti. n La descritta condotta integra dunque gli 4 estremi dell azione ingannevole ai sensi dell art. 21, c.cons. e, nello stesso tempo, contribuisce a formare l aspettativa di conformità maturata dal singolo consumatore in merito alla corrispondenza tra dato e dovuto. In altre parole, le dichiarazioni del produttore diffuse al pubblico nei modi appena descritti arricchiscono il contenuto della vendita al consumo isolatamente considerata, siccome l acquirente ha diritto di ottenere dalla controparte la totalità delle caratteristiche pubblicizzate ove esse non siano frutto di esagerazioni plateali (i.e.: iperbole). Ad es., l affermazione che la degustazione di una caramella fa levitare il consumatore è oggettivamente neutra perché prima facie inverosimile e quindi non scorretta; né essa, di conse-5 169 Pratiche commerciali scorrette 21 guenza, integra nei rapporti individuali che rilevano sul versante della disciplina ex artt. 128ss., c.cons. le qualità dell oggetto offerto al pubblico. In eventualità del genere il professionista cattura l attenzione dei consumatori senza correre il rischio di suscitare alcun prudente affidamento in merito alle immaginifiche caratteristiche del confetto. All opposto, la dichiarazione che tale alimento serve a lenire il mal di gola è sicuramente scorretta ove risulti non veritiera (cfr. AGCM , PS8493, provv. n , Boll. 32/2013); di riflesso, il singolo consumatore può, tra l altro, invocare il difetto di conformità ex art. 129, c.cons. proprio perché nei rapporti uti singuli l affermazione stessa si riverbera sulle caratteristiche che servono a misurare l adempimento dell obbligazione gravante il professionista di consegnare una cosa conforme al suo dover essere. Un altro caso emblematico è rappresentato dalla réclame concernente pane a lunga conservazione contraddistinta dal motto «il tuo pane fresco»: la decettività è qui palese perché tale proposizione riesce a confondere il consumatore normalmente avveduto intorno alle qualità essenziali del prodotto, facendogli credere che si tratti di un alimento fresco (C 93/2357). VII. (segue) l art. 21, lett. c), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alla portata degli impegni del professionista; n L art. 21, lett. c), 1 c.cons. attribuisce significato giuridico ad elementi alquanto eterogenei: per prima cosa la pratica ingannevole può riguardare fattori, tra i quali spiccano il contenuto el estensione degli obblighi assunti dal professionista, incidenti sulla giustizia commutativa dello scambio. Giova però segnalare che la disposizione estende i propri confini ai motivi della pratica commerciale e alla natura del sistema distributivo: ad es., propagandare un servizio affermando falsamente che i proventi, in tutto o in parte, andranno in beneficenza diventa condotta capace d influenzare la sensibilità del consumatore comune al punto da catturarne l attenzione e, quindi, il consenso all acquisto; allo stesso modo, la diffusione di ragguagli mentitori sull autonomia giuridica del distributore rispetto al produttore o importatore, così come l infedele affermazione in merito all inserimento del rivenditore finale nella filiera del c.d. commercio equo-solidale, assumono il significato di azioni che non solo distorcono la corretta competizione tra imprese, ma impediscono altresì che il consumatore disponga di elementi cognitivi idonei a maturare un consenso informato e consapevole. In termini ancor più generali, la medesima insidia può scaturire da ogni altro tipo di dichiarazioni o simboli volti a suscitare l infondata impressione che il professionista oppure i beni o servizi oggetto del contratto beneficino di sostegni reclamistici diretti o mediati. Il testo italiano della direttiva (oggetto di copy-out per opera del legislatore dell attuazione) parla di «approvazione» del professionista o del prodotto; la versione francese, che usa il termine appui, aiuta a capire che con la predetta parola il legislatore europeo ha inteso riferirsi ad ogni forma di sostegno pubblicitario. VIII. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. d), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo al prezzo; n L art lett. d) c.cons. concerne le informazioni intorno al prezzo, al metodo del suo computo e all esistenza di uno specifico vantaggio relativo al corrispettivo: attraverso il sistema che precede si vuole proteggere il consumatore dalla macchinazione perpetrata tramite l utilizzo di sistemi di calcolo della somma dovuta o per mezzo della concessione di sconti, premi di fedeltà e simili, i quali persuadono la parte vulnerabile a moltiplicare gli acquisti sull abbrivio della falsa aspettativa di beneficiare di vantaggi che, a ben guardare, sono frutto di mera illusione (in proposito v. ad es. CS, sez. VI, , n. 1259). L obiettivo è dunque quello di evitare l «effetto sorpresa» avuto di mira da chi alletta il consumatore con l avvincente speranza di fruire di condizioni particolarmente favorevoli ma che in realtà servono soltanto a mimetizzare il raggiro. n In sede di 2 applicazione, la giurisprudenza amministrativa ha in particolare precisato che non è l articolazione del prezzo o della tariffa, che è connaturata alla natura del bene o del servizio offerto e che obbedisce ad una autonoma scelta imprenditoriale, a rendere ingannevole il messaggio pubblicitario, bensì la scelta di enfatizzare un prezzo base che non corrisponde al prezzo finale ed effettivo, circostanza che può indurre in errore il consumatore quando non si accompagni a modalità di presentazione del messaggio complessivo che consentano una precisa e immediata percezione del prezzo finale ed effettivo (TAR Lazio-Roma, sez. I, , n. 1590). n 3 L art. 21, 1 o co., lett. d), c.cons. qualifica poi come ingannevole una pratica commerciale non solo quando si caratterizzi per assenza di veridicità, ma anche quando, nella sua presentazione globale, tenuto conto della pluralità di elementi indicati dalla disposizione de qua, comprensivi del costo e della modalità in cui questo è calcolato, sia atta ad indurre il consumatore ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. Ne consegue la scorrettezza della pratica commerciale che consista nella scomposizione del prezzo del servizio offerto, cui il consumatore deve pervenire per sommatoria in un quadro composito del regime tariffario di non immediata percezione. Sul professionista grava infatti l obbligo di mettere a disposizione del consumatore tutte le informazioni idonee a renderlo edotto delle caratteristiche principali del prodotto e del relativo corrispettivo, ma anche di osservare modalità di presentazione e di pubblicità che siano ispirate a6 21 III - CODICE DEL CONSUMO parametri di completezza, chiarezza ed univocità, così da consentire decisioni consapevoli sugli oneri da sostenere per l acquisto del prodotto o la fruizione del servizio (CS, sez. VI, , n. 5785). Peraltro, il precetto sul divieto di ingannevolezza impone soltanto che sia consentito al consumatore di avere una percezione precisa e sufficientemente immediata dell esborso finale: il messaggio non è quindi ingannevole se in una pubblicità non venga riportato il prezzo onnicomprensivo del prodotto o del servizio offerto, ma vi sia un chiaro riferimento alle voci variabili che lo compongono (CS, sez. VI, , n. 6204). n Sulla base dell art. 21, 1 o co., lett. d), c.cons. è stata ripetutamente sanzionata la condotta di numerose società di trasporto aereo che hanno praticato la scomposizione di voci di prezzo del servizio offerto, come ad es. i costi per il «web check in» oppure per il «credit card surcharge» o l imposta sul valore aggiunto (così, ad es., AGCM, , PS8426, provv. n ; AGCM , IP192, provv. n ; AGCM, , PS892, provv. n ; AGCM, , PS 3771, provv. n ; AGCM, , PS3773, provv. n ; AGCM, , PS5530, provv. n ). n Una ulteriore concretizzazione del precetto di cui all art. 21, 1 o co., lett. d), c.cons. è stata ravvisata nell art. 23, 1 o co., reg. CE 1008/ 2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, il quale prevede che: «Le tariffe aeree passeggeri e merci disponibili al pubblico comprendono le condizioni ad esse applicabili in qualsiasi forma offerte o pubblicate, anche su Internet, per i servizi aerei da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato. Il prezzo finale da pagare è sempre indicato e include tutte le tariffe aeree passeggeri o merci applicabili, nonché tutte le tasse, i diritti ed i supplementi inevitabili e prevedibili al momento della pubblicazione. Oltre all indicazione del prezzo finale, sono specificati almeno i seguenti elementi: a) tariffa aerea passeggeri o merci; b) tasse; c) diritti aeroportuali; ed) altri diritti, tasse o supplementi connessi ad esempio alla sicurezza o ai carburanti, dove le voci di cui alle lettere b), c)ed) sono state addizionate alle tariffe aeree passeggeri e merci. I supplementi di prezzo opzionali sono comunicati in modo chiaro, trasparente e non ambiguo all inizio di qualsiasi processo di prenotazione e la loro accettazione da parte del passeggero deve avvenire sulla base dell esplicito consenso dell interessato ( optin )» (cfr. CS, sez. VI, , n. 3897, n. 9.1, ove, con particolare riferimento al meccanismo di «opt-in», i giudici amministrativi hanno precisato che deve ravvisarsi una pratica commerciale ingannevole ogniqualvolta nel processo di prenotazione una voce accessoria venga preselezionata dal professionista, talché, qualora il consumatore non la desideri, esso è tenuto a deselezionare c.d. «opt out» la voce stessa). n 6 La stessa Corte di giustizia UE ha più di recente precisato che la nozione di «supplementi di prezzo opzionali», di cui all art. 23, par. 1, ultima frase, del reg. CE 1008/2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, dev essere interpretata nel senso che essa include i prezzi, connessi con il viaggio aereo, di prestazioni come l assicurazione sull annullamento del viaggio fornite da una parte diversa dal vettore aereo e fatturate al cliente dal venditore del viaggio unitamente alla tariffa del volo, nel contesto del prezzo complessivo (CG , in C-112/11, ebookers.com). n Al fine 7 di valutare la potenziale attitudine ingannevole di una indicazione parcellizzata del prezzo, potenzialità cui va tra l altro commisurata l entità della sanzione da infliggere, è necessario tener conto della normale percepibilità che il messaggio promozionale possa dimostrare nei confronti della platea dei potenziali clienti; infatti, se da un lato può affermarsi che particolari offerte, ove riguardanti categorie di beni e servizi connotate da elevato livello specialistico, vengono ad incidere su una cerchia di consumatori il cui livello di conoscenza del relativo settore merceologico può dimostrarsi particolarmente qualificato o avveduto, non può, per contro, escludersi che tali messaggi pubblicitari, pur rivolti verso un indifferenziata classe di potenziali utenti, non di meno si rivelino concretamente fruibili dalla generalità di essi, anche laddove sia necessario procedere ad una complessiva ricostruzione delle indicazioni ivi contenute al fine di pervenire ad una conclusiva individuazione della reale portata dell offerta reclamizzata (TAR Lazio-Roma, sez. I, , n. 7109). n 8 Inoltre, la non trasparenza di un messaggio circa l onerosità di un offerta non viene meno allorché tale onere informativo venga affidato ad avvertenze che per dimensioni e formulazione non possono rendere chiaramente edotto e consapevole il consumatore su tale aspetto (Giurì Codice Autodisciplina pubblicitaria, , n. 72, Dir. ind. 11, 394s.). IX. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. f), c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alla natura, alle qualifiche e ai diritti del professionista o del suo agente; n L interesse del consumatore alla 1 corretta informazione, ossia a fruire dell esatta rappresentazione di tutte le circostanze di diritto o di fatto capaci d influenzare la sua volontà, costituisce la linea mediana dell art. 21, 1 o co., lett. f). Tale disposizione prende in considerazione le notizie intorno alla natura, alle qualifiche eaidiritti del professionista o del suo ausiliario (il termine «agente» che compare nel testo italiano della direttiva è stato utilizzato in modo atecnico), quali l identità, il patrimonio, i titoli d abilitazione professionale (il testo italiano del-7 171 Pratiche commerciali scorrette 21 la dir. 2005/29/CE utilizza il vocabolo «capacità»: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un termine atecnico, il cui vero significato giuridico è utilmente ricavabile dal testo tedesco che impiega il vocabolo Befähigungen, con cui s intende far riferimento alle abilitazione concernenti l esercizio delle attività professionali), il suo stato giuridico (vengono qui in considerazione le informazioni sull iscrizione nel registro delle imprese o l iscrizione in albi professionali), il riconoscimento, i vincoli d affiliazione e simili, i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale nonché i premi e le onorificenze (a questo proposito v. da ultimo AGCM , 2 PS5100, provv. n ). n È egualmente ingannevole la pratica commerciale che, nel singolo caso e tenuto conto di tutte le circostanze, induca o sia idonea a indurre il consumatore «medio» a prendere una determinazione negoziale che non avrebbe diversamente assunto: la pratica in questione si sostanzia in una qualsivoglia attività di marketing della cosa negoziata, compresa la pubblicità comparativa, ingenerante confusione con i beni, i marchi, la ditta, ragione e denominazione sociale o con altri segni distintivi di un concorrente; in via alternativa, la frode può essere causata dal mancato rispetto per opera del professionista dei codici di condotta che esso si è impegnato ad osservare, sempre che la regola violata concerna una promessa inequivocabile (l art. 21, 2 o co., lett. b, c.cons. usa la seguente proposizione assai atecnica: «impegno fermo e verificabile») anziché mere dichiarazioni d intenti. X. (segue) l art. 21, 1 o co., lett. e) eg) c.cons.: le azioni ingannevoli riguardo alla necessità di 1 una manutenzione, ricambio o sostituzione. n La disciplina in tema di pratiche commerciali ingannevoli non è circoscritta alla fase costitutiva del contratto, ma viene estesa alla sua esecuzione o alle successive prestazioni riguardanti la 2 manutenzione della cosa scambiata (lett. e). n La prassi di sedurre l acquirente a stipulare contratti di garanzia con i quali il professionista fornisce prestazioni sostanzialmente simili a quelle già dovute ex lege è invece combattuta dall art. 133, 2 o co. (in proposito v. anche la lett. g alla luce dei sui legami con l art. 134, 1 o co.). n Una 3 pratica commerciale ingannevole è ad esempio ravvisabile nel comportamento del professionista che abbia fornito al consumatore informazioni ingannevoli o incomplete in merito ai rimedi da lui esperibili in caso di inadempimento delle obbligazioni scaturenti dal contratto (AGCM, , PS892, provv. n , in relazione alle modalità di rimborso del biglietto aereo non utilizzato per annullamento del volo). In particolare, per quanto concerne gli obblighi di informazione per il caso di negato imbarco o di cancellazione del volo, l art. 14, 1 o co., reg. CE 261/2004 in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, prevede che: «Il vettore aereo operativo provvede affinché nella zona di registrazione sia affisso, in modo chiaramente visibile e leggibile per i passeggeri, un avviso contenente il testo seguente: In caso di negato imbarco o di volo cancellato o ritardato di almeno due ore, rivolgersi al banco di accettazione o alla porta di imbarco per ottenere il testo che enumera i diritti del passeggero, in particolare in materia di compensazione pecuniaria e di assistenza. A questo proposito, i giudici amministrativi hanno precisato che, nell ipotesi di acquisto online del titolo di viaggio, il vettore aereo dovrà adempiere a tutti gli obblighi informativi incluso quello di cui alla disposizione testé menzionata già nel corso del procedimento di prenotazione online (CS, sez. VI, , n. 3897, n ss.). XI. L art. 21, 2 o co., lett. a), c.cons.: la confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente. n L art. 21, 2 o co., lett. a), c.cons. intende 1 colpire tutte le attività di commercializzazione di un prodotto che ingenerino confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, ivi compresa la pubblicità comparativa illecita, disposizione che riproduce il precetto dell art. 6, 2 o co., lett. a), dir. 2005/29/CE. Tale fattispecie si affianca a quella di cui all art. 23, lett. o), c.cons., che qualifica come «in ogni caso ingannevole» la pratica consistente nel «promuovere un prodotto simile a quello fabbricato da un altro produttore in modo tale da fuorviare deliberatamente il consumatore inducendolo a ritenere, contrariamente al vero, che il prodotto è fabbricato dallo stesso produttore» (in proposito v. infra, sub art. 23, XIV). Le due fattispecie testé richiamate riguardano appunto la pubblicità comparativa confusoria, mentre, per quanto riguarda la pubblicità comparativa denigratoria, deve farsi riferimento alla disciplina introdotta dal d.lgs , n. 145, che ha recepito nell ordinamento italiano la dir. 2006/113/CE sulla pubblicità ingannevole e comparativa (v. De Cristofaro, NLCC 08, 295ss.; Gambino, inbarucci - Rabitti Bedogni, 20 anni di Antitrust, II, 1235ss.). Si ritiene in proposito che la nozione di «attività di commercializzazione del prodotto» sia idonea a ricomprendere tutti gli strumenti utilizzati dal professionista al fine di immettere un prodotto sul mercato finale, realizzando così un estensione del giudizio di scorrettezza a cui, sotto il vigore della previgente disciplina, andava soggetta solo la pubblicità a tutti gli atti di concorrenza confusori che siano idonei a ledere in via diretta gli interessi economici dei consumatori (Perugini, Modif. Minervini - Rossi Carleo, 181). n La disposizione dell art. 21, 2 o co., lett. 28 21 III - CODICE DEL CONSUMO b), c.cons. (al pari di quella di cui all art. 23, lett. o, c.cons.) mira ad innalzare la fiducia dei consumatori nei marchi, nelle denominazioni sociali e negli altri segni distintivi che veicolino informazioni sulla provenienza commerciale di un prodotto, mentre trascura di considerare altre indicazioni ingannevoli relative al prodotto (Bornkamm, sub 5 UWG, inköhler - Bornkamm, UWG 31, Rn ). Il considerando n. 6, dir. 2005/29/CE precisa in proposito che la stessa direttiva lascia altresì impregiudicate pratiche pubblicitarie e di marketing generalmente ammesse, quali il product placement consentito, la differenziazione del marchio o l offerta di incentivi in grado di incidere legittimamente sulla percezione dei prodotti da parte dei consumatori e di influenzarne il comportamento senza però limitarne la capacità di prendere una decisione consapevole. L art. 21, 2 o co., lett. b), c.cons. mira pertanto a reprimere le pratiche scorrette i cui effetti non si limitino al rapporto tra le parti, bensì incidano anche sulle decisioni di natura commerciale del consumatore medio (in proposito ad es. Massa, Comm. CBB 3, 148). Alla luce di tali considerazioni è stata predicata (e criticata) una parziale sovrapposizione della disciplina recata in tale norma con quella della contraffazione dei segni distintivi d impresa (di cui al d.lgs , n. 30, recante il codice della proprietà industriale): con l introduzione dell art. 21, 2 o co., lett. a), c.cons. si sarebbe infatti prodotta una parziale sovrapposizione tra la disciplina della concorrenza sleale e quella della contraffazione del marchio, unitamente ad una contestuale estensione della legittimazione ad agire anche ai consumatori e alle loro associazioni (Vanzetti, R. d. ind. 11, 5ss.). n Con riguardo alle fattispecie di cui all art. 21, 2 o co., lett. a), c.cons., si pone dunque la questione del rapporto tra la nozione di confusione ivi accolta e quella che ha tradizionalmente trovato accoglimento nel diritto dei marchi (cfr. art. 12, 1 o co., lett. e), c.p.i.). Si è in proposito sottolineato che la fondamentale differenza tra il rischio di confusione proprio del diritto dei marchi e la confusione con i marchi del concorrente vietata dalla richiamata norma del c.cons. risiede nell impatto dell attività del professionista sul comportamento economico del consumatore (Ricolfi, G. comm. 11, 693; cfr. CG , in C-206/11, Arsenal, secondo cui il marchio deve costituire la garanzia che tutti i prodotti o servizi che ne sono contrassegnati siano stati fabbricati o forniti sotto il controllo di un unica impresa alla quale possa attribuirsi la responsabilità della loro qualità). La tutela del marchio non presuppone affatto il pregiudizio ad interessi diversi da quelli del suo titolare e in particolare non richiede la lesione dell aspettativa dei consumatori con riguardo alle caratteristiche qualitative del bene (Ricolfi, ivi, 697, il quale dà conto inoltre delle problematiche derivanti dalla sovrapposizione fra le azioni generali a tutela del marchio anteriore e quelle specificamente rivolte contro le pratiche ingannevoli che pur vertano sulla confusione con i marchi di un concorrente ma siano caratterizzate dalla delusione dell aspettativa del pubblico). Per un ampia analisi della fattispecie dell art. 6, 2 o co., lett. a), dir. 2005/29, cui corrisponde per larghi tratti l art. 21, 2 o co., lett. a), c.cons., v. per tutti Thress, Die irreführende Produktvermarktung, 29, 64ss.). XII. L art. 21, 2 o co., lett. b), c.cons.: il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta. n L art. 1 21, 2 o co., lett. b), c.cons. intende colpire tutte le pratiche commerciali in cui il professionista indichi di essere vincolato da un codice quando invece in realtà non rispetti gli impegni contenuti nel codice stesso, a patto che si tratti di impegni certi e verificabili. Si è in proposito sottolineato come tale norma non attribuisca al giudice amministrativo il potere di sindacare financo il contenuto dei codici di condotta, limitandosi invece a vietare che essi siano richiamati in modo ingannevole dal professionista (v. infra, art. 27, c.cons.; cfr. altresì Sebastio, D. comm. 07, 56; Fabbio, G. comm. 08, I, 706ss.). XIII. L art. 21, 3 o, 3 o bis, 4 o e 4 o bis co., c.cons.: inquadramento sistematico e portata precettiva; n Attraverso le previsioni di cui ai 1 3 o,3 o bis, 4 o e4 o bis co. dell art. 21 c.cons. (oltre che confinando l analisi al tessuto del c.cons. mediante il disposto dell art. 22-bis, c.cons.), il legislatore italiano, di sua spontanea iniziativa, ha arricchito il novero delle pratiche commerciali «considerate in ogni caso scorrette», affiancando alle fattispecie contemplate negli elenchi di cui agli artt. 23 e 26 c.cons., che corrispondono alle previsioni di cui all all. I alla dir. 2005/29/ CE, quattro fattispecie che nell allegato in questione non vengono affatto contemplate. n Tale 2 scelta appare tuttavia fortemente criticabile. La dir. 2005/29/CE preclude infatti ai legislatori nazionali la possibilità di vietare in modo assoluto pratiche commerciali non riconducibili ad alcuna delle previsioni della «lista nera»: pratiche commerciali siffatte possono infatti essere considerate illecite (in quanto «scorrette») soltanto se e nella misura in cui venga volta per volta accertato in concreto che, alla luce delle specifiche e peculiari caratteristiche che esse presentano, ricorrono gli estremi di una pratica ingannevole (ai sensi degli artt. 21 e 22 c.cons.) ovvero di una pratica (genericamente) scorretta (ai sensi della definizione generale di cui all art. 20 c.cons.) (così v. ad es. CG , in C-261/07 e C-299/07, Galatea, inngcc 09, 1061ss., nt. De Cristofaro; CG , in C-304/08, Plus Warenhandelsgesellschaft; da ultimo, v. CG , in C-206/11, Köck). n Per quanto in par- 39 173 Pratiche commerciali scorrette 21 ticolare concerne le previsioni di cui ai commi 3 e 4 dell art. 21 c.cons., deve poi sottolinearsi che è sistematicamente errata l inclusione, fra le pratiche commerciali «scorrette» (categoria che dovrebbe a rigore comprendere soltanto pratiche commerciali suscettibili di ledere interessi economici dei consumatori, in quanto atte a condizionarne con modalità riprovate dall ordinamento il comportamento economico), di pratiche commerciali che vengono vietate soltanto perché potenzialmente idonee ad esporre a rischi e pericoli la sicurezza dei consumatori in generale, e dei bambini e degli adolescenti in particolare; è evidente infatti che l interesse la cui tutela giustifica in questi casi il divieto (protezione della salute e della sicurezza) nulla ha a che fare con gli interessi economici dei consumatori la cui tutela costituisce la ratio el obiet- tivo della dir. 2005/29/CE e della disciplina che ad essa dà attuazione. Proprio tale considerazione sembra dunque consentire di escludere che l introduzione nell art. 21 dei 3 o e4 o co. sia incompatibile con il carattere «completo» dell armonizzazione delle legislazioni nazionali attuata dalla dir. 2005/29/CE: ai legislatori nazionali è infatti preclusa la possibilità di discostarsi dal dettato di quest ultima soltanto in sede di regolamentazione (ed eventualmente di divieto) di pratiche commerciali lesive di interessi economici dei consumatori, ferma restando invece la possibilità di mantenere ed introdurre regole ad hoc in funzione della protezione di interessi non economici dei consumatori (quali appunto l interesse alla prevenzione di rischi e pericoli per 4 la salute). n Nonostante la loro formulazione testuale, i3 o,3 o bis, 4 o e4 o bis co. dell art. 21, c.cons. devono in ogni caso essere interpretati nel senso che le condotte del professionista che essi qualificano come (sempre e comunque) ingannevoli possono in realtà considerarsi pratiche commerciali scorrette (ai fini dell applicazione delle sanzioni di cui all art. 27 c.cons.) soltanto se ed in quanto venga in concreto accertato che essi presentano tutti gli elementi costitutivi di una pratica ingannevole a norma degli artt. 21 o 22 c.cons. XIV. (segue) l art. 21, 3 o co., c.cons.: le pratiche commerciali che omettono informazioni in merito alla salute e alla sicurezza dei consumatori; n La dir. 2005/29/CE si è limitata, al 1 considerando n. 9, ad autorizzare gli Stati membri a mantenere o introdurre, in materia di pratiche commerciali sleali, limitazioni o divieti normativi giustificati dall esigenza di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori nel territorio in cui risiedono, a prescindere dal luogo di stabilimento dei professionisti. In proposito l art. 3, co. 3 della stessa direttiva ha precisato che essa non pregiudica l applicazione delle disposizioni comunitarie o nazionali relative agli 2 aspetti sanitari o di sicurezza dei prodotti. n Le disposizioni di cui ai 3 o e 4 o co. dell art. 21, c.cons. non trovano pertanto una diretta corrispondenza nella dir. 2005/29/CE, quanto piuttosto nell originaria formulazione (antecedente al recepimento in Italia della dir. 2005/29/CE mediante d.lgs. n. 146 del ) degli artt. 24 e 25 c.cons. Alla luce di ciò, allorché i giudici amministrativi sono stati in un occasione investiti di una richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE, essi hanno rilevato come l art. 21, 3 o co., c.cons. rappresenti il frutto dell esercizio dello spazio di libertà, concesso dal legislatore europeo a ciascun legislatore nazionale, alla conservazione o introduzione, in materia di pratiche commerciali, da parte degli Stati membri, di disposizioni rivolte alla tutela della salute e della sicurezza dei consumatori limitatamente al proprio territorio (TAR Lazio-Roma, sez. I, , n ). n L art. 21, 3 o co., c.cons. 3 qualifica come (in ogni caso) scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omette di darne notizia in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza. La descritta fattispecie si connota dunque per la presenza sia di elementi dell azione ingannevole e che di elementi dell omissione ingannevole. In considerazione di tali caratteristiche sarebbe stato più coerente inserire tale previsione all interno dell art. 22 c.cons., dedicato alle omissioni ingannevoli (così anche Mancini, inmodif. Minervini - Rossi Carleo, 190). In ogni caso, l art. 21, 3 o co., c.cons. non chiarisce il contenuto minimo dell informazione dovuta. Una pratica commerciale scorretta ai sensi dell art. 21, 3 o co., c.cons. è stata ad esempio ravvisata nell indicazione da parte del professionista delle controindicazioni di un prodotto solamente all interno delle FAQ al momento del primo contatto con il consumatore (AGCM, , PS 4016, provv ). n Per quanto concerne il profilo sanzionatorio,l art. 27, 9 o co., c.cons. precisa in propo- 4 sito che nel caso di pratiche commerciali scorrette di cui all art. 21, 3 o e4 o co., c.cons., la sanzione non può essere inferiore a ,00 euro, eciò proprio in ragione dei particolari rischi per la salute e più ampiamente per la sicurezza dei consumatori (v. amplius, sub art. 27, X). XV. (segue) l art. 21, 3 o bis co., c.cons.: stipulazione di mutui e obbligo di sottoscrizione di una polizza assicurativa o di un contratto di conto corrente; n L art. 36 bis, l , n , che ha convertito con modificazioni il d.l , n. 201, ha introdotto nel c.cons. l art. 21, 3 o bis co., c.cons., entrato in vigore il L art. 21, 3 o bis co., c.cons. dispone che «è considerata scorretta» la pratica commerciale di una banca, diunistituto di credito odiuninter- mediario finanziario che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sot-10 21 III - CODICE DEL CONSUMO toscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario ovvero all apertura di un conto corrente presso la medesima banca, istituto o intermediario. L art. 28, 3 o co., d.l , convertito con l , n. 27, ha successivamente inserito nell art. 21, 3 o bis co., c.cons., dopo le parole «alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario», l inciso «ovvero all apertura di un conto corrente presso la medesima banca, istituto o intermediario». Tale norma mira ad impedire l abuso della propria forza contrattuale ad opera di una particolare categoria di operatori finanziari e creditizi in danno dei mutuatari, al fine di evitare che le qualità di erogatore e beneficiario di una polizza si concentrino in capo ad un unico soggetto. Utile in proposito è l osservazione di quanto dispongono i primi due commi dell art. 28, d.l , n. 1 ove (contestualmente all integrazione apportata all art. 21, 3 o bis co., c.cons.) si precisa che, fermo restando quanto previsto dall art. 183 c.ass. e dalle relative disposizioni e delibere dell Isvap di attuazione in materia di interesse degli intermediari assicurativi, qualora le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari condizionino l erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita, essi sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi non riconducibili alle banche, agli istituti di credito e agli intermediari finanziari stessi; il cliente rimane comunque libero di scegliere sul mercato la polizza sulla vita più conveniente che la banca è obbligata ad accettare senza variare le condizioni offerte per l erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo». Il2 o co. del d.l. 1/2012 integra poi la previsione testé riportata prevedendo che, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione della l , n. 27, l Isvap è tenuta a definire i contenuti minimi del contratto di assicurazione di cui al 1 o co.; tale obbligo è stato adempiuto mediante l emanazione del reg. Isvap , n. 40, concernente la definizione dei contenuti minimi del contratto di assicurazione sulla vita, provvedimento che (ai sensi del suo art. 6) è entrato in vigore l n L art. 21, 3 o bis co., c.cons. circoscrive espressamente il proprio ambito di applicazione al contratto di mutuo, trascurando dunque di considerare tutte le ipotesi di polizze stipulate da soggetti diversi da colui che eroga il mutuo, ma che siano purtuttavia ad esso a qualsiasi titolo legati. n In proposito, deve considerarsi il provv. Isvap del , n. 2946, il cui art. 1 modifica l art. 48 (dedicato alla disciplina dei conflitti di interesse) del reg. Isvap n. 5 del , in particolare aggiungendo un 1 o bis co. nel testo dell art. 48 del reg. Isvap n. 5 del , in base al quale «gli intermediari comunque si astengono dall assumere, direttamente o indirettamente, anche attraverso uno dei rapporti di cui al co. 1, primo periodo [offerta e gestione di contratti di assicurazione], la contemporanea qualifica di beneficiario o di vincolatario delle prestazioni assicurative e quella di intermediario del relativo contratto in forma individuale o collettiva». Tale provvedimento è entrato in vigore il n Alla luce del 4 descritto assetto normativo, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari potranno anche in futuro proporre credito al consumo o mutui immobiliari ai propri clienti fissando come presupposto imprescindibile a tal fine la sottoscrizione di una polizza assicurativa sulla vita a loro favore. Rispetto all assetto previgente, si presentano tuttavia numerose differenze: 1) il soggetto che eroga il mutuo o il credito è anzitutto obbligato a sottoporre al cliente almeno due preventivi di polizze di due differenti gruppi assicurativi non riconducibili alle banche, agli istituti di credito e agli intermediari finanziari stessi, fermo restando che il cliente rimane comunque libero di scegliere la polizza a lui più conveniente e che tale scelta non deve avere alcuna ripercussione sulle condizioni praticate dalla banca nell erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo; 2) il contratto di assicurazione sulla vita di cui all art. 28, 1 o co., del d.l , n. 1, convertito con l , n. 27 dovrà soddisfare i contenuti minimi di cui all art. 1 del reg. Isvap , n. 40, concernente la definizione dei contenuti minimi del contratto di assicurazione sulla vita; 3) in forza dell art. 2, reg. Isvap , n. 40, qualora le banche e gli intermediari finanziari condizionino l erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita, essi sono tenuti a fornire al cliente, all avvio delle trattative per la concessione del mutuo immobiliare o del credito al consumo, un informativa scritta sui contenuti minimi del contratto di assicurazione sulla vita previsti all art. 1, informando il cliente che esso può ricercare sul mercato, entro un periodo non inferiore a 10 giorni lavorativi dalla consegna del preventivo di cui al 2 o co., un contratto di assicurazione sulla vita che soddisfi i predetti contenuti, ovvero preveda condizioni di maggiore favore per il cliente stesso, e che tale contratto sarà accettato dalla banca o dall intermediario finanziario senza variare le condizioni offerte per l erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo; 4) l art. 3, reg. Isvap , n. 40 stabilisce inoltre che le imprese di assicurazione che commercializzano i prodotti vita di cui al medesimo regolamento sono tenute a fornire sul proprio sito internet il servizio gratuito di rilascio del preventivo personalizzato sulla base dei parametri di cui all allegato 1 al reg. Isvap , n. 40 (ai sensi del-11 175 Pratiche commerciali scorrette 21 l art. 5, 2 o co. dello stesso reg., le imprese erano tenute ad adeguarsi alla disposizione testé menzionata entro l ). XVI. (segue) l art. 21, 4 o co., c.cons.: le pratiche commerciali idonee a minacciare, anche indirettamente, la sicurezza di bambini e adolescenti; n L art. 21, 4 o co., c.cons. qualifica co- 1 me scorretta la pratica che è in grado di minacciare direttamente o indirettamente la salute di bambini o adolescenti, in quanto suscettibile di raggiungere gli esponenti di tali categorie. Tale disposizione non rappresenta attuazione di uno specifico precetto della dir. 2005/29/CE, bensì trova ispirazione nei considerando nn. 18 e 19 della stessa direttiva (in proposito v. ad es. De Cristofaro, inpratiche commerciali scorrette e codice del consumo, 161ss.; Scherer, WRP 08, 569ss.). Il considerando n. 18, dir. 2005/29/CE pone infatti tra l altro in luce che, ove una pratica commerciale sia specificatamente diretta ad un determinato gruppo di consumatori, come ad esempio i bambini, è auspicabile che l impatto della pratica commerciale venga valutato nell ottica del membro medio di quel gruppo. Il successivo considerando n. 19 della stessa direttiva precisa che, qualora talune caratteristiche, quali età, infermità fisica o mentale o ingenuità, rendano un gruppo di consumatori particolarmente vulnerabile ad una pratica commerciale o al prodotto a cui essa si riferisce e il comportamento economico soltanto di siffatti consumatori sia suscettibile di essere distorto da tale pratica in un modo che il professionista può ragionevolmente prevedere, occorre far sì che essi siano adeguatamente tutelati: a tal fine, la condotta del professionista deve essere valutata nell ottica del membro medio di detto gruppo. Su tale base lo stesso legislatore europeo ha ritenuto comunque opportuno includere nell elenco di pratiche considerate in ogni caso scorrette una disposizione che qualifica come «in ogni caso aggressiva» (salvo quanto previsto dal d.lgs , n. 177, recante il t.u. della radiotelevisione) la condotta del professionista che includa in un messaggio pubblicitario un esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati (si tratta della fattispecie n. 28 dell all. I, dir. 2005/29/CE, trasposta in Italia 2 nell art. 26, 1 o co., lett. e, c.cons.). n Il precetto dell art. 21, 4 o co., c.cons. deve essere letto congiuntamente a quello contenuto nell art. 31 c.cons., dettato in seno alla disciplina volta al rafforzamento della tutela del consumatore in materia di televendite e che vieta le televendite che esortino i minorenni a stipulare contratti di compravendita o di locazione di prodotti e di servizi. Parimenti, tale norma dispone che la televendita non deve arrecare pregiudizio morale o fisico ai minorenni e deve rispettare una serie di criteri a loro tutela: non esortare i minorenni ad acquistare un prodotto o un servizio, sfruttandone l inesperienza o la credulità; non esortare i minorenni a persuadere genitori o altri ad acquistare tali prodotti o servizi; non sfruttare la particolare fiducia che i minorenni ripongono nei genitori, negli insegnanti o in altri; non mostrare minorenni in situazioni pericolose (in proposito v. infra, sub art. 31, c.cons.). n Sotto il 3 profilo della collocazione sistematica, mentre l art. 21, 3 o co., c.cons. qualifica come (in ogni caso) scorretta l omissione informativa riguardo la potenziale pericolosità di un prodotto per la salute e la sicurezza dei consumatori che sia idonea ad indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza, l art. 21, 4 o co., c.cons. qualifica come (in ogni caso) scorretta la pratica commerciale che, per il solo fatto di essere idonea raggiungere bambini ed adolescenti, possa anche indirettamente minacciare la loro sicurezza. Il rilievo conferito alla potenziale minaccia alla sicurezza dei consumatori sottolinea la natura di illecito di mero pericolo della fattispecie contenuta nell art. 21, 4 o co., c.cons., nonché l obiettivo di tutelare sia la sicurezza psichica che l incolumità fisica delle descritte fasce di consumatori; la maggiore severità della disposizione da ultimo menzionata troverebbe in particolare fondamento nella circostanza secondo cui i minori non sarebbero in grado di adottare le cautele necessarie per neutralizzare una pratica commerciale (anche indirettamente) idonea a minacciare la loro sicurezza, e ciò neppure nel caso in cui il professionista provveda a fornire tutte le indicazioni relative all utilizzo del prodotto (in proposito Massa, Comm. CBB 3, 160s.). In sede di applicazione dell art. 21, 4 o co., c.cons. si è in particolare sottolineato come ai fini della configurazione di tale fattispecie non sia necessario che tale pratica commerciale venga rivolta direttamente ai minori, essendo piuttosto sufficiente che la stessa sia suscettibile di raggiungere bambini e adolescenti, minacciandone anche indirettamente la salute e la sicurezza (così ad es. TAR Lazio-Roma, sez. I, , n ). Al fine di valutare le doti di penetrazione di una pratica nelle fasce di bambini e adolescenti, sarà necessario considerare, ad es., il mezzo utilizzato per raggiungere la relativa fascia di pubblico e/o gli orari del giorno in cui tali pratiche vengono poste in essere. n Per quanto concerne il profilo sanzionatorio, l art. 27, 9 o co., c.cons. precisa che nel caso 4 di pratiche commerciali scorrette di cui all art. 21, 3 o e4 o co., c.cons., la sanzione non può essere inferiore a ,00 euro, e ciò proprio in ragione dei particolari rischi per la salute e più ampiamente per la sicurezza dei consumatori (v. in proposito infra, sub art. 27, c.cons., X). XVII. (segue) l art. 21, 4 o bis co., c.cons.: la richiesta di un sovrapprezzo per il completamento di una transazione elettronica. n In sede di 112 22 III - CODICE DEL CONSUMO conversione del d.l , n. 179, l art. 15, 5 o quater co., l , n. 221 ha disposto l introduzione dell art. 21, 4 o bis co., c.cons., ai sensi del quale è considerata scorretta la pratica commerciale che richieda un sovrapprezzo dei costi per il completamento di una transazione elettronica con un fornitore di beni o servizi. Il legislatore italiano, ha così ulteriormente arricchito il novero delle pratiche commerciali «considerate in ogni caso scorrette», qualificando come tale una condotta che, sino all entrata in vigore della modifica testé menzionata, veniva fatta oggetto di valutazione prevalentemente sulla base dell art. 21, 1 o co., lett. d), c.cons. (su cui v. ad es. CS, sez. VI, , n. 1259). Ipotesi classica idonea a ricadere nell ambito di applicazione della fattispecie testé descritta è infatti quella del c.d. credit card surcharge, ovverosia di quella componente di costo aggiuntiva che numerosi professionisti usano esigere dal consumatore ai fini del completamento di una transazione elettronica. Un esempio ricorrente in proposito è rappresentato dalla richiesta da parte del fornitore di beni o servizi che, in prossimità del completamento dell acquisto online, pretende un supplemento di prezzo per il pagamento con carta di credito, adducendo voci di costo quali ad es. «costi amministrativi supplementari» o credit card surcharge (v. AGCM, , PS8426, provv. n ; AGCM , IP192, provv. n ; AGCM, , PS892, provv. n ; AGCM, , PS 3771, provv. n ; AGCM, , PS3773, provv. n ). n Utile si rivela in proposito l osservazione dell art. 23, 1 o co., reg. CE 1008/2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, il quale prevede che: «Le tariffe aeree passeggeri e merci disponibili al pubblico comprendono le condizioni ad esse applicabili in qualsiasi forma offerte o pubblicate, anche su Internet, per i servizi aerei da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato. Il prezzo finale da pagare è sempre indicato e include tutte le tariffe aeree passeggeri o merci applicabili, nonché tutte le tasse, i diritti ed i supplementi inevitabili e prevedibili al momento della pubblicazione. Oltre all indicazione del prezzo finale, sono specificati almeno i seguenti elementi: a) tariffa aerea passeggeri o merci; b) tasse; c) diritti aeroportuali; ed) altri diritti, tasse o supplementi connessi ad esempio alla sicurezza o ai carburanti, dove le voci di cui alle lettere b), c)ed) sono state addizionate alle tariffe aeree passeggeri e merci. I supplementi di prezzo opzionali sono comunicati in modo chiaro, trasparente e non ambiguo all inizio di qualsiasi processo di prenotazione elaloro accettazione da parte del passeggero deve avvenire sulla base dell esplicito consenso dell interessato («opt-in»)». Proprio con particolare riferimento al meccanismo di «opt-in», i giudici amministrativi hanno precisato che sussiste una pratica commerciale ingannevole ogniqualvolta nel processo di prenotazione una voce accessoria venga preselezionata dal professionista, talché, qualora il consumatore non la desideri, esso è tenuto a deselezionare c.d. «opt out» la voce stessa (CS, sez. VI, , n. 3897, n. 9.1). n La Corte di giustizia UE ha inoltre più di recente precisato che la nozione di «supplementi 3 di prezzo opzionali», di cui all art. 23, par. 1, ultima frase, del reg. CE n. 1008/2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, dev essere interpretata nel senso che essa include anche i prezzi, connessi con il viaggio aereo, di prestazioni come l assicurazione sull annullamento del viaggio fornite da una parte diversa dal vettore aereo e fatturate al cliente dal venditore del viaggio unitamente alla tariffa del volo, nel contesto del prezzo complessivo (CG , in C-112/11, ebookers.com). XVIII. I rimedi esperibili dal consumatore vittima delle azioni ingannevoli. n Tanto la dir /29/CE, quanto il legislatore italiano del recepimento non hanno inteso prendere espressamente posizione in merito alle conseguenze privatistiche della violazione del divieto di pratiche commerciali scorrette. In particolare, l art. 19, 2 o co., lett. a), c.cons. esclude esplicitamente che il Titolo III della Parte II del c.cons. possa pregiudicare l applicazione delle disposizioni in materia contrattuale (per tale ragione, si rinvia al commento all art. 19, c.cons., IV). 22 Omissioni ingannevoli. 1. È considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonché dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e induce o è idonea ad indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. 2. Una pratica commerciale è altresì considerata un omissione ingannevole quando un professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo le informazioni rilevanti di cui al comma 1, tenendo conto degli aspetti di cui al detto comma, Vedere altro
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