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Timestamp: 2020-08-08 03:34:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30090 del 21/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30090 del 21/11/2018
Cassazione civile sez. trib., 21/11/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 21/11/2018), n.30090
sul ricorso iscritto al numero 2354/2012 proposto da:
L.R.M. e C.A., in proprio e quali unici soci ed
amministratori della LAR.CO s.n.c. di L.R.M. e
C.A., elettivamente domiciliati in Roma, via L. Luciani n. 45,
presso lo studio dell’Avv. Massimo Romeo, rappresentati e difesi
dell’Avv. Luigi Marradi, come da nomina a margine del controricorso;
Lombardia, n. 226/28/10, depositata il 1^ dicembre 2010;
19 settembre 2018 dal consigliere Enrico Mengoni.
1. Con sentenza del 1^ dicembre 2010, la Commissione tributaria regionale della Lombardia confermava la pronuncia n. 276/44/2009 emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, così rigettando l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti della LAR.CO s.n.c. di L.R.M. e C.A.; a giudizio del Collegio, la richiesta di rimborso IVA proposta dalla società – fondata nel merito, in assenza di contestazione sul punto da parte dell’Ufficio doveva ritenersi soggetta al termine prescrizionale ordinario decennale, non a quello di decadenza biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, sì che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe dovuto negare il rimborso medesimo.
2. Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidato a due motivi. Hanno proposto controricorso L.R.M. ed C.A., in proprio e nella qualità, chiedendo il rigetto del ricorso; gli stessi controricorrenti hanno depositato una memoria ex art. 378 c.p.c..
Si chiede, pertanto, la cassazione della pronuncia.
3. Il ricorso deduce, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 30 e 38-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Contrariamente all’assunto di cui alla sentenza impugnata, si afferma che la richiesta di rimborso IVA dovrebbe esser proposta mediante apposito modello VR – nella vicenda in esame pacificamente non presentato – nel quale il contribuente dovrebbe barrare la casella corrispondente alla causale del rimborso; presentazione che, dunque, costituirebbe un adempimento indispensabile, anche nel caso di cessazione di attività, e non una mera irregolarità formale (surrogabile con una mera indicazione del credito in dichiarazione), come da giurisprudenza di questa Corte.
4. In particolare, l’art. 38-bis citato stabilisce che i rimborsi previsti nell’art. 30 – ossia quelli dovuti per versamento di imposta in eccedenza sono eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale, entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione e che sulle somme rimborsate si applicano gli interessi in ragione del 2 per cento annuo, con decorrenza dal novantesimo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, non computando il periodo intercorrente tra la data di notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna, quando superi quindici giorni. Tanto richiamato, questa Sezione ha ripetutamente sostenuto che per la domanda di rimborso dell’eccedenza d’imposta è sufficiente la manifestazione di una volontà diretta all’ottenimento del rimborso mediante la compilazione nella dichiarazione annuale del quadro “RX4”, anche se non accompagnata dalla presentazione del modello ministeriale “VR” (cfr. Cass. 9 ottobre 2015, n. 20255; Cass. 15 maggio 2015, n. 9941).
Il primo motivo di ricorso, pertanto, risulta infondato.
9. Alle medesime conclusioni, poi, perviene la Corte quanto al secondo, con il quale si contesta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. A giudizio della ricorrente, il mancato rispetto del modello legale, nei termini appena richiamati, comporterebbe l’attrazione della fattispecie nella norma di carattere residuale, quale l’art. 21, comma 2, cit.; con la conseguenza che – non realizzandosi, da parte del contribuente, alcuna “normale” istanza di rimborso – troverebbe applicazione la norma da ultimo citata e, dunque, il termine di decadenza biennale ivi previsto per la presentazione dell’istanza.
Orbene, come già sopra accennato, questa Sezione ha sostenuto – con indirizzo condiviso e qui da ribadire – che, in tema di IVA, la domanda di rimborso relativa all’eccedenza di imposta risultata alla cessazione dell’attività di impresa è regolata dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 30, comma 2, con la conseguenza che è esaustiva la manifestazione di una volontà diretta all’ottenimento del rimborso, ancorchè non accompagnata dalla presentazione del modello ministeriale “VR”, ed è soggetta al termine ordinario di prescrizione decennale, e non a quello di decadenza biennale, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ex art. 21, comma 2, applicabile solo in via sussidiaria e residuale (tra le altre, Sez. 5, n. 9941 del 15/5/2015, Rv. 635471).
10. Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato; le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00, per compensi, oltre 15% per spese forfettarie, IVA ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 art. 378
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 21
 art. 30
 art. 21