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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 febbraio 2017, n. 2979 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 febbraio 2017, n. 2979
Il diritto del lavoratore al rimborso delle prestazioni richieste non deriva dall’essere egli iscritto tra la popolazione che usufruisce del Ssn quanto piuttosto dell’essere invalido sul lavoro e dunque non soggetto alle limitazioni del piano sanitario nazionale. Respinta, pertanto, la richiesta dell’Asl a non essere tenuta al versamento
sentenza 3 febbraio 2017, n. 2979
sul ricorso 16650-2011 proposto da:
AZIENDA SANITARIA LOCALE n. (OMISSIS) DI NUORO C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) (STUDIO (OMISSIS)), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;
AZIENDA SANITARIA LOCALE n. (OMISSIS) DI NUORO C.F. (OMISSIS), I.N.A.I.L. ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 708/2010 della CORTE D’APPELLO DI CAGLIARI SEZ. DIST. DI SASSARI, depositata il 01/12/2010 R.G.N. 176/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 09/11/2016 dal Consigliere Dott. DE FELICE ALFONSINA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SANLORENZO RITA che ha concluso per il rigetto.
Con ricorso del 10/10/2003 (OMISSIS) agiva nei confronti dell’Inail davanti al Tribunale di Nuoro – sez. Lavoro, chiedendo accertarsi il proprio diritto a percepire l’indennita’ temporanea e la rendita per postumi permanenti, a causa di un infortunio subito quale dipendente della Societa’ Condotte d’Acqua. Chiedeva inoltre di ricevere a cura e spese dell’INAIL o dell’Asl territorialmente competente le cure riabilitative e terapeutiche necessarie, nonche’ di accertare il suo diritto a ottenere il ristoro delle spese gia’ sostenute per la fruizione della terapia (consistente in cicli di tossina botulinica e di trattamenti fisioterapici di fisiokinesiterapia) per se’ e le spese di viaggio e di soggiorno per se’ e per un accompagnatore. Si costituivano le parti convenute contestando il fondamento della domanda attorea.
Il Tribunale di Nuoro, con sentenza in data 26/3/2010, accertava il diritto del ricorrente a percepire dall’Inail le prestazioni indennitarie e sanitarie, e condannava l’Asl n. (OMISSIS) di Nuoro a rimborsare le spese necessarie a coprire la terapia riabilitativa, oltre alle spese di viaggio e di soggiorno, sostenute e sostenende dal ricorrente e da un accompagnatore, quantificandole in Euro 34.095,69 oltre gli interessi legali al saldo, spese di giudizio e relative alla C.T.U..
Tale sentenza veniva impugnata dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari dall’Asl di Nuoro, che ne chiedeva l’integrale riforma sul presupposto che la terapia, di cui si riconosceva il diritto al rimborso, non rientrasse nei cd. LEA (Livelli essenziali d’assistenza) di cui alla L. 23 dicembre 1978, n. 833.
il (OMISSIS), che nel chiedere il rigetto dell’impugnazione proponeva altresi’ appello incidentale, al fine di ottenere il pagamento delle ulteriori spese sostenute dal momento della proposizione della domanda fino alla sentenza, nonche’ appello incidentale nei confronti dell’INAIL condizionato all’accoglimento dell’impugnazione proposta dall’Asl n. (OMISSIS) di Nuoro;
L’INAIL il quale chiedeva il rigetto dell’impugnazione.
Con sentenza in data 1/12/2010, la Corte d’Appello di Cagliari – sezione distaccata di Sassari, rigettava l’appello principale e dichiarava conseguentemente assorbito l’appello incidentale condizionato sostenendo: che, ancorche’ la terapia invocata (idromassoterapia) fosse esclusa dai LEA, e non fosse, dunque, a carico del SSN per i cittadini, la stessa dovesse essere rimborsata quando il richiedente e’ un invalido sul lavoro; che la L. n. 833 del 1978, all’articolo 75 pone a carico del SSN le prestazioni a favore degli invalidi sul lavoro, disponendo unicamente il mutamento del soggetto erogatore” (prima della riforma Inail, successivamente Asl); che la L. n. 833 del 1978, all’articolo 57 fa salve tutte quelle prestazioni in favore degli invalidi sul lavoro gia’ riconosciute dalle leggi vigenti; che il Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (t.u. sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali) devolve all’Inail le cure mediche e chirurgiche per tutta la durata dell’inabilita’, e anche dopo la guarigione clinica in quanto occorrenti al recupero della capacita’ lavorativa dell’invalido a causa di infortunio sul lavoro; che, quanto alla modalita’ di erogazione della prestazione, cosi’ come indicato dal giudice di prime cure si dovesse fare riferimento alla legge regionale della Sardegna, stante l’autonomia delle Regioni in materia sanitaria.
Rigettava poi l’appello incidentale, relativo all’accertamento del diritto al rimborso dei costi sostenuti in seguito alla proposizione della domanda principale, in assenza di una autorizzata modifica della domanda introduttiva.
Avverso la sentenza della Corte d’Appello di Lecce ricorre per Cassazione l’Asl affidandosi a un unico motivo.
Resiste con controricorso (OMISSIS) proponendo altresi’ ricorso incidentale condizionato.
Con l’unico motivo di ricorso parte ricorrente denunzia:
Violazione e falsa applicazione della L. 23 febbraio 1978, n. 833, in relazione al Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, articolo 86 e del D.P.C.M. 29/11/2001.
Evidenzia: che e’ pacifica la qualifica d’invalido sul lavoro del (OMISSIS) investito durante l’attivita’ lavorativa da un veicolo che gli procurava lesioni gravissime; che in seguito a tale infortunio lo stesso aveva dovuto risolvere il rapporto di lavoro con la societa’ Condotte d’Acqua e si era visto riconoscere dall’Inail un’invalidita’ permanente stabilizzata pari al 58%; che le prestazioni di assistenza e/o riabilitative erogate agli invalidi sul lavoro dai disciolti enti mutualistici, e poste a carico del SSN ai sensi della L. n. 833 del 1978, articolo 57, – che ha inteso unificare l’assistenza sanitaria – non risultano essere diverse o aggiuntive rispetto a quelle derivanti dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965; che il D.P.C.M. 29/11/2001 nel determinare i cd. LEA fa espresso divieto di accollare al SSN ben diciassette prestazioni di fisiochinesiterapia, fra cui anche la prestazione richiesta dall’appellato (idromassoterapia), volendo con cio’ porre un freno “…all’iperprescrizione di terapie di medicina fisica e riabilitativa” per esigenze di controllo della spesa pubblica sanitaria; che tale esigenza di controllo della spesa pubblica, espressione di un’amplissima discrezionalita’ tecnica, oltre che amministrativa, e’ stata confermata costantemente dalle fonti normative statuali (Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e succ. mod.); che, per esigenze di uniformita’ della tutela sanitaria la modifica delle esclusioni e dei limiti attuati dalle normative regionali (come nel caso de quo dal D.P.G.R. 29/11/2001, all. 1, 2, 3) e’ definita con D.P.C.M., d’intesa con la Conferenza permanente Stato – Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e, pertanto, essendo la materia “legificata” essa e’ insindacabile da parte del giudice e, ancor prima, dell’Amministrazione, non potendo quest’ultima, in particolare, esercitare alcun potere discrezionale, anche avuto riguardo alla chiarezza del dato normativo; che per essere ammesso al rimborso delle cure fisioterapiche di idromassoterapia (escluse dai LEA), parte ricorrente avrebbe potuto utilmente invocare l’applicazione delle norme sull’assistenza ai grandi invalidi del lavoro, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articolo 178 e ss., forma di tutela riservata agli invalidi piu’ gravi e non soppressa dalla L. n. 833 del 1978.
Il motivo e’ inammissibile perche’ non specifico.
Esso non propone precise argomentazioni, in base alle quali questa Corte possa orientarsi verso una censura della pronunzia impugnata, limitandosi a proporre, in maniera apodittica e non seguita’ da alcuna dimostrazione, la denunziata violazione e falsa applicazione delle norme di diritto, il cui vizio secondo una giurisprudenza consolidata di questa Corte deve essere dedotto non solo mediante la puntuale indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti, intese a dimostrare motivatamente in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse, fornita dalla giurisprudenza di legittimita’ o dalla prevalente dottrina (fra tutte Cass. Civ. 16/1/2007, n. 828; Cass. Civ, sez. 3, 9/6/2015, n. 11868).
L’Asl ricorrente sostiene che la restrizione del rimborso con riguardo alle prestazioni escluse dai Lea, si giustifichi sul piano generale con l’esigenza di porre un freno alla spesa pubblica in materia sanitaria. Cio’ porterebbe ad estendere detta esigenza anche agli invalidi sul lavoro, atteso che la L. n. 833 del 1978, unificando l’assistenza sanitaria al fine di garantire a tutti i cittadini un uguale trattamento, avrebbe voluto escludere l’attribuzione di privilegi particolari a vantaggio di qualsivoglia categoria.
Diversamente argomenta la Corte territoriale, la quale ritiene che la finalizzazione della tutela antinfortunistica al massimo recupero della capacita’ lavorativa, porti ad escludere che la stessa possa risentire dei vincoli e dei limiti di spesa del piano triennale sanitario, introdotti in ragione di congiunture macroeconomiche.
Il ragionamento logico della Corte si dimostra coerente e corretto, laddove fonda l’esigenza sottostante al meccanismo assicurativo antinfortunistico proprio sulla circostanza specifica in cui si e’ determinato l’evento che ha generato la situazione di bisogno (Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articolo 86). Da cio’ consegue che il diritto del lavoratore al rimborso delle prestazioni richieste non deriva “…dall’essere egli iscritto tra la popolazione che usufruisce del SSN ma piuttosto dall’essere invalido sul lavoro e dunque non soggetto alle limitazioni del piano sanitario nazionale”.
La Corte d’Appello ha limitato la portata innovatrice della L. n. 833 del 1978 riguardo alla tutela degli invalidi sul lavoro al solo mutamento del soggetto e del meccanismo di erogazione, escludendo sia che il loro diritto alle prestazioni sia stato compresso, sia che il soggetto erogatore debba essere individuato al di fuori degli enti appartenenti al SSN.
Su questo punto centrale della decisione impugnata parte ricorrente non ha svolto alcuna critica specifica; al contrario, in un passaggio del ricorso viene espressamente affermato che non sarebbe “…nel caso di cui trattasi in contestazione il diritto del Sig. (OMISSIS) di richiedere dal servizio sanitario nazionale tutte le cure, ivi comprese quelle riabilitative, necessarie per garantirgli una migliore qualita’ della vita”.
Quanto alla pretesa violazione dei Lea, dovuta al riconoscimento, da parte della decisione impugnata, del diritto al rimborso a carico dell’ASL ricorrente della prestazione di “idromassoterapia”, il Collegio ritiene che quest’ultima doglianza fondi su apprezzamenti di merito, in quanto tali insindacabili in sede di legittimita’.
A carico della ricorrente principale, in quanto soccombente, vengono poste le spese del giudizio di legittimita’, liquidate come in dispositivo.
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’ che liquida in Euro 100 per gli esborsi ed Euro 4000 per compensi professionali, oltre le spese generali al 15% e altri accessori di legge
Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 27 febbraio 2017, n....

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 articolo 86
 articolo 57
 articolo 178
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