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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 21/06/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 21 giugno 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 21 giugno 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate:
Hackel v. Austria (no. 43463/09), Faur v. Romania (no. 11501/09), Ignat v. Romania (no. 58613/08), Loghin v. Romania (no. 1468/08), Kalugina v. Russia (no. 2686/06), Mamontov and Others v. Russia (nos. 46796/06, 13260/10 and 52082/10), Poddubnyy and Babkov v. Russia (no. 9994/06), Sheyman v. Russia (nos. 7873/09 and 8174/09)
Igoshin c. Russia 21062/07 3
Nikolay Nikolayevich Igoshin e' un cittadino russo che attualmente sta scontando una condanna a 23 anni di reclusione per omicidio e furto. Arrestato nel febbraio 2004 il ricorrente sostiene di essere stato picchiato dagli agenti di polizia mentre si trovava presso la stazione di Dzerzhinsky nel distretto di Orenburg; in particolare afferma di esser stato picchiato con una bottiglia piena d’acqua, asfissiato con una busta di plastica e torturato con la corrente elettrica. L’esame del primo medico, Dr. A. ha evidenziato solo ferite di vecchia data; il secondo esame medico svolto a due giorni di distanza da un altro medico ha evidenziato diverse ferite sul corpo del ricorrente. Alla luce di cio' il primo medico, il dr. A. e' stato condannato per falsa testimonianza. L’indagine avviata dopo la denuncia del ricorrente e' stata respinta dal pubblico ministero in quanto infondata. Condannato definitivamente nel 2006 il signor Igoshin invoca l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) e l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione sostenendo di essere stato duramente picchiato mentre era in custodia della polizia e che nessuna indagine e' stata efficacemente condotta al riguardo.
Oleynik c. Russia 23559/07 3
Aleksey Nikolayevich Oleynik e' un cittadino russo arrestato nel 2006 dalla polizia federale, perche' sospettato di estorcere di estorcere denaro al signor V. Il ricorrente lamenta di esser stato detenuto e picchiato dagli agenti di polizia per una notte senza che il suo arresto fosse stato registrato. La richiesta di apertura di una inchiesta penale per i maltrattamenti subiti e' stata rifiutata dal procuratore militare di Saratov. Nel 2006 il signor Oleynik e' stato condannato a due anni di reclusione sulla base delle registrazioni audio dell’incontro con il signor V. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il signor Oleynik lamenta di essere stato duramente picchiato da agenti di polizia dopo il ââsuo arresto. Ai sensi dell'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) lamenta anche di essere arrestato e detenuto presso la sede del FSB per 15 ore senza che la sua detenzione fosse registrata. Infine, basandosi sull'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) sostiene che la registrazione delle sue conversazioni con il signor V., svolte nel contesto di un'operazione di polizia, era in contrasto con il diritto interno.
Violazione dell' Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto)
Vasenin c. Russia 48023/06 3
Yevgeniy Vasenin e' un cittadino russo attualmente detenuto in un ospedale psichiatrico e il suo caso riguarda le denunce circa l’ingiustizia del procedimento penale avviato nei suoi confronti e l’inadeguatezza delle cure mediche ricevute durante la detenzione. Arrestato nel 2005 con l’accusa di aver dato fuoco un’auto, fatto esplodere un’altra auto e rapina, il signor Vasenin e' stato posto in un centro di detenzione temporanea. Accolta la sua domanda di ricovero presso un centro psichiatrico e' stato riconosciuto affetto da schizofrenia paranoide. Il processo si e' svolto senza la sua presenza come previsto dalle leggi nazionali ed e' stato condannato per i reati ascritti. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il signor Vasenin lamenta di essere stato infettato con la tubercolosi e l'epatite durante la detenzione e che le autorita' non gli hanno fornito cure mediche adeguate sia per quelle malattie che per la sua condizione mentale. Inoltre invocando l’articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) lamenta il ritardato nel ricovero presso un istituto mentale. Infine, fa una serie di denunce ai sensi dell'articolo 6 (diritto ad un equo processo e il diritto all'assistenza legale di propria scelta) circa l'ingiustizia del procedimento penale contro di lui.
Nessuna violazione dell' Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Nait-Liman c. Svizzera 51357/07 2
Abdennacer Nait-Liman e' un cittadino tunisino che attualmente vive a Versoix nel Cantone di Ginevra. Nel 1992 e' stato arrestato a Genova dalla polizia italiana con l’accusa di rappresentare una minaccia per lo stato; e' stato poi portato a Tunisi da due agenti tunisini dove e' rimasto in regime di detenzione dal 24 aprile 1 Â° giugno 1992 dove sostiene di esser stato torturato. Il ricorrente una volta fuggito nel 1993 in Svizzera ha richiesto asilo politico che gli e' stato riconosciuto nel 1995. Nel 2004 ha presentato una richiesta di risarcimento danni contro il ministro dell’interni tunisino A.K. ma questa e' stata dichiarata irricevibile dai tribunali svizzeri per incompetenza. I successivi ricorsi sono stati respinti per lo stesso motivo. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione, il signor Nait-Liman lamenta il fatto che i tribunali svizzeri hanno declinato la propria competenza rifiutandosi cosi' di esaminare la sostanza della sua richiesta di risarcimento danni nei confronti degli atti di tortura cui sarebbe stato sottoposto in Tunisia.
Ayboga e Altri c. Turchia 35302/08 3
Ali AyboÄa, Abdurrezzak AyboÄa, AbdÃ¼lcebbar AyboÄa, Salih AyboÄa, e Dergah Bitkin, sono cittadini turchi che al momento della domanda erano trattenuti nel carcere di Izmir (Turchia); posti in custodia cautelare il 27 luglio 2007 con l'accusa di essere membri di un'organizzazione criminale, i ricorrenti lamentano di non aver potuto partecipare alle udienze fissare per esaminare la loro richiesta di rilascio e alla luce di cio' invocano davanti la corte l’articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione.
Articolo 5 Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - controllo di legittimita' della detenzione)
Seki c. Turchia 44695/09 3
Deniz Seki e' un cittadino turco che e' stato posto in custodia cautelare il 24 febbraio 2009 e successivamente incriminato per uso di droga e spaccio di farmaci. Tutte le sue richieste per il rilascio sono state respinte senza aver avuto la possibilita' di partecipare alle varie udienze; invoca l’articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione.
Articolo 5 Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - Revisione del tribunale
Revisione di legalita' della detenzione)
Sahinkusu c. Turchia 38287/06 3
Fariz Sahinkusu e Medine Sahinkusu sono cittadini turchi e il loro caso riguarda la morte del figlio, Ferid Sahinkusu, durante il servizio militare obbligatorio. Secondo quanto emerge dai fatti, nel 2004, Ferid Sahinkusu sarebbe stato rimproverato dal sergente per non aver obbedito a degli ordini mentre erano impegnati a svolgere delle commissioni; il giorno dopo il giovane soldato si e' suicidato nel dormitorio con l’arma di un collega addetto alla manutenzione. Una indagine penale si e' conclusa con una decisione di non luogo a procedere da parte del procuratore militare di Sivas; mentre l'indagine amministrativa sul suicidio ed eventuale negligenza e' stato aperta contro il capitano e il sergente; da questa e' emerso che il soldato aveva insultato pubblicamente il sergente e che a seguito di cio' era stato sospeso per due giorni. Sahinkusu aveva confessato ai suoi commilitoni di temere ulteriori punizioni per quello che aveva fatto; in particolare temeva l’estensione della durata del servizio militare. L’indagine ha evidenziato la negligenza del sergente e del capitano che nonostante fossero a conoscenza di disturbi psicologici del soldato, non hanno provveduto a fornirgli le adeguate cure mediche. Nel 2005 l'ufficio del procuratore militare ha avviato un procedimento nei confronti del sergente con l'accusa di aver aggredito i suoi subordinati (Ferid Sahinkusu e il suo collega) che si e' concluso con la condanna a un mese e venti giorni di carcere. I ricorrenti e i fratelli del soldato sono stati risarciti dal Ministero della Difesa dopo aver presentato domanda alla corte Suprema Amministrativa nel 2007. Invocando l'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione, i coniugi Sahinkusu lamentano la morte del figlio durante il servizio militare obbligatorio, la mancanza di misure per prevenire il suicidio del giovane, l'insufficienza delle indagini sulla sua morte e la loro incapacita' di ottenere un risarcimento a causa della mancanza di sostegno dopo la morte del figlio.
Articolo 2 Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi
Articolo 2-1 - Life) (aspetto sostanziale)
Al-Dulimi and Montana Management Inc. c. Svizzera
5809/08 1
I ricorrenti sono il signor Khalaf M. Al-Dulimi, cittadino iracheno e Montana Management Inc., una societa' con base a Panama, di cui il primo ricorrente e' l'amministratore delegato. Secondo quanto affermato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il signor Al-Dulimi e' stato direttore finanziario per i servizi segreti iracheni sotto il regime di Saddam Hussein; dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990 il Consiglio di Sicurezza ONU tramite l’adozione di due risoluzioni ha invitato gli stati membri a imporre un embargo generale contro l’Iraq. Per mezzo di un'altra risoluzione del 2003 il Consiglio ONU ha imposto agli stati membri l'obbligo di "congelare senza indugio", tra gli altri fondi, le attivita' finanziarie o risorse economiche acquisite da alti funzionari dell'ex regime iracheno e le entita' a loro appartenenti ed i ricorrenti sono stati inseriti in questa lista. Nel 2006 i fondi dei ricorrenti sono stati confiscati e trasferiti a Ginevra; i successivi ricorsi dei ricorrenti sono stati respinti dai tribunali federali. I ricorrenti lamentano che la confisca dei loro beni e' stata ordinato in assenza di qualsiasi procedura compatibile con l'articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Articolo 6 eccezione preliminare respinta (articolo 35-3 - ratione materiae
ratione personae)
I diritti civili e gli obblighi)
Danni - reclamo respinto (Articolo 41 - Danno non patrimoniale
Lahteenmak c. Estonia 53172/10 3 La signora Lahteenmak all'ata' di 27 anni, coinvolta in un incidente stradale, tuttavia viene accusata di aver incenato l'incidente per fordare l'asicurazione. Nel 2008 il pubblico ministero decide di sospende il pocedimento penale non ravvisando nella condotta della giovane donna piena copevolezza; la stessa viene condannata al pagamento delle spese di giudizio ed obbligata a svlgere 80 ore setimanali di serviz scialmente utili. A fronte di tale decisione la signora Lahteenmak chiede al giudie civile, senza ottenrere successo, il risarciento dei danni citando proprio la compagnia assicurativa. Quest'ultima pero' durante il processo impernea la propria difesa sulla condana del giudice penale. Anche il tribunale della Corte d'Appello respinge la richeista della ricorrente, perche' non era riuscita a dimostrare nello specifico la propria versioe dei fatti. Oggi la signora Lahteenmak invoca in Corte Edu la violazione dll'articolo 6 Â§ 2 (presunzione di innocenza) in quanto considerata colpevole. Articolo 6 Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto a un equo processo (articolo 6-2 - Presunzione di innocenza)
Mugoaa c. Montenegro 76522/12 3 Il signor Mugosa viene arrestato il 21 febbraio del 2011 perche' sospettato di omicidio, tale misura cautelare viene pero' estesa ogni due mesi a piu' tappe da mazo a settembre; sicche' il 23 di settembre egli chiede di essere rilasciato ma riceve via fax un documento ufficiale che estendeva la sua detenzione per altri due mesi sino al dicembre dello stesso anno. Tuttavia tale documento non era ne' stato firmato ne' timbrato. Dopo aver presentato senza successo, vari riorsi alle autorita', egli decide di adire la Corte costituzionale del Montenegro. Il piu' alto organo giurisdizionale respinge il ricorso ed ha argomentando che il termine legale per prorogare la misura cautelare di due mesi, non era in realta' obbligatorio. Oggi il ricorrente invoca in Corte Edu la violazione dell'articolo 5 Â§ 1 (c) (diritto alla liberta' e alla sicurezza), dell'articolo 6 Â§ 1 (diritto ad un equo processo), e dell'articolo 6, Â§ 2 (presunzione di innocenza), ritenendo illegale la propria detenzione tra il 18 ed il 22 settembre.
Soares c. Portogallo 79972/12 3 Il signor Antonio Alberto Mota Soares caporalmaggiore della Guardia Nazionale Reubblicana portoghese comunica all'ispettorato inetrno all'arma. attraverso una mail, presunte irregolarita' circa la gestione del danaro pubblico da parte di un Comandante. Nonostante un anno intero di indagini, la Procura, la Guardia Nazionale Repubblicana, e l'ispettorato generale, non riescono a trovare un riscontro effettivo delle accuse mosse dal ricorrente. Sicche' nel 2011 la Pocura avvia un procedimento ai suoi danni per diffamazione aggravata, per aver messo in discussione l'oesta' e la reputazione del comandante; il tribunale ha poi riscontrato che il ricorrente non aveva agito in buona fede e per tali motivi lo condanna in primo grado; condanna poi confermata, per diffamazione aggravata, anche in apepello. Oggi invoca senza successo la violazione dell'articolo 10 CEDU (liberta' di espressione). Articolo 10 Nessuna violazione dell'Articolo 10 - Liberta' di espressione - {} generali (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Eze c. Romania 80529/13 3 Iwuchukwu Chinagolu Eze e' un cittadino nigeriano che sconta due anni per traffico di droga nel carcere di Rahova in Romania. Oggi lamenta, a ragione, le condizioni inumane e degradanti di detenzione, in particolare denuncia particolare sovraffollamento e le pessimi condizioni igieniche. Il Giudice di Strasburgo accorda la vilolazione dell'articlo 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani o degradanti) ed un risarcimento di 5000 euro per i danni non patrimoniali. Articolo 3 Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
G. c. Russia 42526/07 3 Il signor G. all'eta' di 51 anni viene arrestato per frode bancaria ed abuso di potere; le autorita' per scongiurare il pericolo di fuga e l'inquinamento delle prove, dispone la per il ricorrente la carcerazione preventiva e la prolunga per ben 15 mesi. Dunque il signor G. entra in carcere nel novembre del 2006 e viene rilasciato, dopo aver avviato la procedura, innanzi al Giudice di Strasburgo, ex art.39 de Regolamento. Le sue condizioni di salute erano gia' gravi al momento dell'aresto -egli infati soffriva di un cancro al colon- che a causa delle inadeguate cure mediche sono peggiorate sino a provoare l'estensione del tumore anche al retto. Tutti i medici hanno sempre consigliato vivamente un intervento chirurgico, tuttavia le autorita' non hanno preso in parola tali prescrizioni. Quest'oggi il ricorrente invoca la violazione dell'art.3 CEDU per le condiszini inumane e degradanti di detenzione; egli fa riferimento al sovraffollamento ed alla mancata fornitura di slip assorbenti adeguati alla sua sitazione; lamenta inoltre la violazione dell'articolo 5 Â§ 3 (diritto ad un processo entro un termine ragionevole o rilascio in attesa di giudizio) per l'estensione ingiustificata della sua detenzone.
Violazione dell' Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante
Violazione dell' Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza della custodia cautelare)
Ibragim Tsechoyev c. Russia 18011/12 3 Il fratello del ricorrente Ibragim Tsechoyev viene errestato dai militari russi il 22 marzo del 2012 durante un'irruzione sul luog di lavoro. Il malcapitato poi viene caricato privo di sens su una vetura e portato in Cecenia. a allora i familiari non hanno avuto nessna notizia. Viene avviata si' un'indagine ma poi viene archiviata nell'agosto del 2012, perche' la procura nel frattempo non aveva individuato alcun responsabile del sequestro. Oggi invoca il diritto alla vita cosi' come sancito dall'art.2 CEDU a causa delle indagini inefficaci condotte dalle autorita' russe. Articolo 2 Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Life) (aspetto sostanziale)
Mutayeva e Ismailova c. Russia 33539/12 3 Il signor Mutayev mentre era alla guida nel centro di Kizilyurt (Russia) vine affiancato il 2 maggio del 2012 da due vetture con i vetri oscrati e viene poi catturato da ben 8 uomini armati ed obbligato a seguirli in una macchina. Tale scena si e' compiuta alla presenza del filglio di Mutayev. Oggi la moglie e la sorella del malcapitato denunciano in Corte edu le indagini inefficaci avviate e sospese a piu' riprese dalle atorita' investigative russe. Per tali motivi denunciano la violazione dell'art.2 CEDU (diritto alla vita) Articolo 2 Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Life) (aspetto sostanziale)
Tato Marinho dos Santos Costa Alves dos Santos e Figueiredo v. Portogallo 9023/13, 78077/13 3 Sofia Tato Marinho Dos Santos Costa Alves dos Santos e Maria da Luz Figueiredo sono giudici portoghesi che nel 2011 a seguito di un procedimento disciplinare, ricevono una sanzione disciplinare su decisione del Consiglio superiore della magistratura a causa di ritardi nella convocazione delle udienze, la prima, e per aver agito in violazione del perseguimento dell'interesse generale e della diligenza, la seconda. La prima viene condannata alla decurtazione di 25 giorni di stipendio mentre Mria da Luz Figueiredo a ben 50. Entrambe ricorono in appello a tali decisioni ma l'esito non e'quello sperato. Oggi ricorono in Corte EDU invocando diritto ad un equo processo ex art 6 CEDU in quanto e' stato negato loro un riesame effettivo sui fatti. Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento disciplinare
Tchankotadze c. Georgia 15256/05 2 Il signor Tchankotadze presidente dell'Agenzia per l'aviazione civile della Georgia (CAA) viene accusato di abuo di potere nonche' di aver sottoscritto dei contratti con tre aziende del settore in forza dei quali queste si impegnavano a versare una quota mensile a titolo di tassa per le attivita' di trasporto. Cosi' facendo, secondo il pubblico ministero, egli avrebbe aggirato la pronuncia della Corte costituzionale che aveva diciarato incostituzionale la tassa annuale per le attivita' di trasporto. Il ricorrente viene dunque arrestato nel 2004, tale detenzione viene poi estesa inizialmente per tre mesi e poi sion al febbraio del 2005. Tuttavia il giudice ha giustificato ed esteso ulteriormente a misura per agevolare e non compromettere l'attivita' investigativa. Infine il signor Tchankotadze viee condannato in primo grado a cinque anni di reclusione e viene disposta anche l'interdizione dai pubblici uffici per i successivi due anni; in appello la pena detentiva e' stata poi ridotta a quattro anni. Oggi il ricorrente invoca l'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione europea a causa dell'illegalita' della sua detenzione; denuncia inoltre la violazione dell'art. 6 CEDU (diritto ad un processo equo) per le l'insufficienza delle prove a suo carico.
Resto irricevibile (articolo 35-1 - sei mesi
Articolo 35-3 - manifestamente infondato)
danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente (Articolo 41 danno- non patrimoniale
Ramos Nunes de Carvalho e Sa c. Portogallo
55391/13,57728/13,74041/13
2 Paula Cristina Ramos Nunes de Carvalho e Sa e' un magistrato portoghese viene condannata ad una multa e alla sospensione per aver dato del bugiardo ad un giudice, tuttavia il giudice F.M.J.incaricato del caso, trova la ricoorente responsabile. Paula Cristina Ramos Nunes de Carvalho e Sa chiede al CSM portoghese di essere giudicata da un altro magistrato in forza dei cattivi rapporti. In seguito a tale richiesta la ricorrente viene giudicata colpevole dal giudice A.V.N. e nonostante il ricorso in Cassazione, la Corte Suprema di Giustizia conferma all'unanimita' la decisione dl CSM. In un secondo momento la ricorrente viene sospesa per altri fatti per 100 giorni per aver agito in violazione dels uo dovere di onesta'. Questa infatti aveva dichiarato il falso per difenersi dalle accuse mosse nei suoi confronti. In conclusione il 30 settembre del 2014 il CSM decreta la sospensione della ricorrente per 240 giorni. Oggi Paula Cristina Ramos Nunes de Carvalho e Sa invoca la violazione dell'art.6 CEDU (diritto ad un equo processo) per non aver avuto accesso ad un tribunale imparziale, per non aver potuto beneficiare di un riesame del CSM sulla base un quadro dettagliato circa le accuse rivolte. Articolo 6 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo
Articolo 6-1 - tribunale imparziale
Ascolto pubblico)
Ramadan c. Malta
76136/12
2 Il signor Ramadan diviene cittadino maltese dopo aver contratto matrimonio con una cittadina maltese nel 1993, tuttavia tale unione, nonostante la nascita di due bambini, viene annullata cinque anni dopo per simulazione. Secondo le autorita' la simulazione aveva come unico obiettivo l'acquisto della cittadinanza. Egli ha dovuto, nel momento in cui ha contratto il matrimonio, rinunciare alla propria cittadinanza egiziana in quanto non era possibile, per le leggi in vigore a quel tempo, mantenere la doppia cittadinanza. Oggi il ricorrente ricorre in Cort edu invocando l'art.8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) perche' la privazione della cittadinanza maltese lo ha reso apolide. Articolo 8 resto irricevibili
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 Articolo 3

Articolo 5

Articolo 5

Articolo 2

Articolo 2

Articolo 6
 Articolo 6
 Articolo 10
 Articolo 3
 art.39
 Articolo 3
 Articolo 5
 Articolo 2
 Articolo 2
 Articolo 6

Articolo 35
 Articolo 6

Articolo 6
 Articolo 8