Source: http://www.studiograziotto.com/gp/ShowNews.aspx?id=216
Timestamp: 2018-02-24 23:50:02+00:00

Document:
Nei danni da cose in custodia, la colpa del danneggiato e il fatto del terzo che abbia avuto efficacia causale esclusiva nella produzione del danno escludono la responsabilità del custode.
Decisione: Sentenza n. 13005/2016 Cassazione Civile - Sezione III
Parole chiave: cose in custodia - danni - caso fortuito - fatto imputabile esclusivamente al terzo - nesso di causalità - responsabilità del custode - esclusione
Il proprietario di una vettura, che risultava danneggiata a seguito di un incendio partito da un cassonetto dei rifiuti vicino all'auto parcheggiata in prossimità, citava in giudizio la società che gestiva il servizio di raccolta, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni.
Il Tribunale accoglieva la domanda dell'attore, fondata sulla responsabilità da cosa in custodia ai sensi dell'art. 2051 del codice civile.
La Corte di Appello, a seguito dell'impugnazione della sentenza di primo grado, accoglieva l'impugnazione della società, riformando interamente la sentenza, con condanna dell'appellato alla rifusione delle spese dei due gradi di giudizio.
Il proprietario del veicolo danneggiato ricorreva per cassazione affidandosi a due motivi, ma la Suprema Corte rigetta il ricorso.
Dapprima la Cassazione riassume le lamentele del ricorrente in ordine al primo motivo di ricorso: «Col primo motivo il ricorrente deduce «violazione e falsa ed erronea applicazione della legge, omessa applicazione di specifica norma, con conseguente nullità della sentenza e del procedimento; violazione, erronea e falsa applicazione dell'art. 2051 c.c. con riferimento all'art. 112 c.p.c., con conseguente violazione dell'art. 360 n. 3 c.p.c. Il ricorrente critica la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di Appello ha ritenuto la sussistenza del caso fortuito, costituito dalla "condotta dolosa di ignoti, che in ora notturna avevano dato fuoco al cassonetto". Secondo il ricorrente, la Corte sarebbe incorsa nel vizio di ultrapetizione, in quanto ha riconosciuto il caso fortuito, previsto come esimente della responsabilità del custode, a norma dell'art. 2051 c.c., senza che la società convenuta ne avesse dedotto tempestivamente e ritualmente la sussistenza. Il ricorrente lamenta che, rilevando d'ufficio l'esimente del caso fortuito, non solo la Corte d'appello avrebbe violato l'art. 112 c.p.c., ma avrebbe anche disatteso senza alcuna motivazione quanto affermato dal Tribunale di Imperia sul fatto che, nel caso di specie, la convenuta P. s.r.l. non avrebbe sollevato l'eccezione né in comparsa di costituzione né nei successivi atti difensivi, sicché sarebbe stata tardiva l'eccezione proposta per la prima volta in comparsa conclusionale».
Quindi riassume la lagnanza del ricorrente circa la qualificazione del caso fortuito quale eccezione in senso stretto, cioè eccezione di parte non rilevabile d'ufficio, e soggetta a preclusioni: «Col secondo motivo il ricorrente deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio, «con riferimento all'art. 2051 c.c., 112 c.p.c., con conseguente violazione dell'art. 360 n.5 c.p.c.>>, riproponendo, ai sensi di quest'ultima disposizione, la censura, già accennata nel primo motivo, concernente l'omessa motivazione sull'asserita tardività dell'eccezione di caso fortuito, malgrado questa fosse stata rilevata dal Tribunale di Imperia».
Per la Cassazione, «Il giudice del gravame ha ritenuto che la condotta dolosa di ignoti, causando l'incendio al cassonetto in ora notturna, abbia provocato il danno lamentato e determinato l'interruzione del nesso causale».
Nel ritenere conforme a diritto la decisione della Corte di Appello, il Collegio precisa che «va ribadito che il caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. può rinvenirsi anche nella condotta del terzo, o dello stesso danneggiato, quando essa, rivelandosi come autonoma, eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, risulti dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell'evento lesivo (così, da ultimo Cass. n. 18317/15)».
Infatti, nella fattispecie in esame, «il giudice di merito ha accertato che il fuoco è stato appiccato di nascosto ed in ora notturna ed ha di conseguenza ritenuto che soltanto una vigilanza ininterrotta avrebbe evitato l'evento, in sé non usuale né connaturato all'utilizzo del cassonetto. Corretta è la riconduzione del fatto del terzo, così accertato, alla nozione giuridica del caso fortuito, come sopra delineato quale fatto idoneo ad escludere la responsabilità del custode, in quanto dotato di efficacia causale determinante rispetto alla . produzione dell'evento e non evitabile, tenuto conto delle modalità che in concreto caratterizzano l'attività del custode (nella specie, di raccolta dei rifiuti ; non potendosi esigere da chi, allo scopo, utilizza il cassonetto, una vigilanza ininterrotta, al punto da evitarne il danneggiamento repentino e non prevedibile, dovuto all'atto vandalico del terzo: cfr. Cass. n.8157/09) . Tanto più che, per come accertato dal giudice di merito, un intervento, anche tempestivo, non avrebbe comunque evitato il danno causato all'autovettura parcheggiata dal vicino cassonetto incendiato nottetempo (cfr. anche Cass. n 15720/2011 e n.4476/2011)».
Per la Suprema Corte, «prive di pregio sono le censure del ricorrente basate sull'assunto che il caso fortuito sarebbe oggetto di un'eccezione in senso stretto. Come già ritenuto da questa Corte, il limite alla responsabilità da cose in custodia rappresentato dal caso fortuito non costituisce materia per eccezioni in senso proprio, sottratte al rilievo d'ufficio. L'art.2051 c.c. non contempla un'eccezione, ma riconduce il caso fortuito al profilo meramente probatorio (Cfr. Cass. n.11015/2011). Va in proposito affermato che la prova relativa alla sussistenza del caso fortuito idoneo ad interrompere il nesso causale grava sul custode, chiamato a rispondere ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., e perciò questi soggiace alle preclusioni istruttorie; tuttavia, la sussistenza del caso fortuito non costituisce oggetto di un'eccezione in senso stretto, sicché la relativa deduzione non incorre nella preclusione fissata, per il primo grado, dal secondo comma dell'art. 167 cod. proc. civ.».
A conferma di ciò, il Collegio ricorda che la convenuta «ha assunto sin dal primo grado di giudizio, già con la comparsa di risposta, una linea difensiva basata, oltre che sul concorso di colpa del danneggiato, anche sul dato incontroverso della derivazione del danno dalla condotta dolosa di ignoti; il che è più che sufficiente ad integrare la deduzione difensiva della sussistenza del caso fortuito».
Il ricorso viene quindi rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese di giudizio.
Mentre la responsabilità del custode è esclusa quando ricorre la colpa del danneggiato o il fatto del terzo che abbia avuto efficacia causale esclusiva nella produzione del danno, rimane a carico del custode il fatto ignoto, proprio perché non è idoneo a eliminare il dubbio sulle cause dell'accadimento e dei relativi danni.
Art. 2051- Danno cagionato da cosa in custodia

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2051
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Art. 2051