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Timestamp: 2019-11-19 01:53:04+00:00

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Porto d'armi difesa personale | Sentenze
Porto d’armi difesa personale
Scritto il Ottobre 28, 2016 da sentenze
Porto d’armi difesa personale: recentissima pronuncia del Consiglio di Stato.
In relazione all’esercizio dei relativi poteri discrezionali, l’art. 39 attribuisce alla Prefettura il potere di vietare la detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti a chi chieda il rilascio di una autorizzazione di polizia o ne sia titolare, quando sia riscontrabile una capacità «di abusarne», mentre l’art. 43 consente alla competente autorità – in sede di rilascio o di ritiro dei titoli abilitativi – di valutare non solo tale capacità di abuso, ma anche – in alternativa – l’assenza di una buona condotta, per la commissione di fatti, pure se estranei alla gestione delle armi, munizioni e materie esplodenti, ma che comunque non rendano meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia, non occorrendo al riguardo un giudizio di pericolosità sociale dell’interessato.
Il giudizio di non affidabilità è giustificabile anche in situazioni che non hanno dato luogo a condanne penali o misure di p.s., ma a situazioni genericamente non ascrivibili a buona condotta, ovvero il provvedimento di autorizzazione alla detenzione ed al porto delle armi può essere rilasciato solo a persone assolutamente ineccepibili, in modo da scongiurare ogni perplessità su possibili abusi a tutela dell’ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, in altri termini, l’autorizzazione alla detenzione ed al porto d’armi postula che il beneficiario osservi una condotta di vita improntata alla piena osservanza delle norme penali e di quelle poste a tutela dell’ordine pubblico, nonché delle regole di civile convivenza.
Tuttavia, la riaffermazione di detti condivisibili principi non fa venir meno l’esigenza che il doveroso rigore nella valutazione dei presupposti di affidabilità in relazione alle autorizzazioni di p.s. trovi riscontro in una motivazione che, pur sulla base di un giudizio basato su considerazioni probabilistiche, dia conto della valutazione effettuata in ordine alle informazioni esistenti riguardo alla condotta ed alle condizioni di vita del soggetto interessato al fine di pervenire ad un giudizio di non idoneità o non affidabilità o di pericolo di abuso.
…Nel caso in esame, per quanto esposto, questa valutazione non è stata esternata, né può altrimenti ritenersi – se si considera che nessuno dei procedimenti penali ha avuto esiti di condanna e che non sono state confutate le esigenze di difesa personale e familiare argomentate e documentate dall’appellante – che i fatti potenzialmente rilevanti emergano dagli atti procedimentali in modo così eloquente da evidenziarne l’esito, rendendo superflua una specifica motivazione….
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2. La mancanza dei requisiti di affidabilità richiesti dall’art. 43 del TULPS è affermata richiamando la nota dei Carabinieri di -OMISSIS-in data 28 ottobre 2013, nella quale si dà notizia dell’esistenza, nei confronti dell’appellante, di un avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura della Repubblica di Brescia per il reato di truffa (procedimento n. -OMISSIS-RGNR), si sottolinea che l’appellante non svolgerebbe più l’attività di promotore finanziario e pertanto non ha più il compito di gestire o portare con sé grosse cifre di denaro, e si propone la revoca o sospensione delle autorizzazioni di p.s. di cui è titolare, fino alla definizione dei procedimenti penali pendenti.
3. Il TAR Brescia, con la sentenza appellata (I, n. 565/2015), ha respinto il ricorso avverso detto divieto, affermando, in estrema sintesi, che il ricorrente ha potuto conoscere gli addebiti, ed “è stato destinatario di diversi procedimenti penali. Di talchè una conclusione di non affidabilità – potendosi tralasciare in questa sede i relativi esiti – è ragionevolmente condivisibile”.
4. Nell’appello, dopo aver precisato che la licenza di porto d’arma gli è necessaria perché ha ricevuto ripetutamente minacce e rapine e vive con la famiglia in una zona isolata ed a rischio, lamenta in sostanza che:
5. L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio con memoria di stile.
6. Questa sezione, dopo aver sospeso l’esecutività della sentenza con ordinanza n. 5725/2015, con ordinanza n. 2717/2016 ha disposto istruttoria per acquisire dalla Questura di Brescia chiarimenti in ordine alle valutazioni operate dall’Amministrazione nei confronti dell’appellante in occasione dei precedenti rilasci e rinnovi dei titoli di p.s.
7. L’incombente istruttorio non è stato eseguito.
8. Con provvedimento in data 1 agosto 2016, la Questura di Brescia, evidentemente equivocando sul tenore di detta ordinanza, attribuendola al TAR Brescia e soprattutto ritenendo che con essa “si annullava il provvedimento n. -OMISSIS-I bis” (che, peraltro, non è quello impugnato, avendo esso altro protocollo – P.P.), al dichiarato fine di evitare “possibili future istanze risarcitorie da parte dell’istante”, ha revocato il divieto di detenzione armi del 7 gennaio 2014.
9. A ben vedere, tuttavia, detta ordinanza si limitava a sospendere il provvedimento impugnato, “nella prospettiva della comparazione dei contrapposti interessi e tenuto conto che resta intatto il potere della Prefettura di adottare ulteriori motivati provvedimenti, che occorre dare prevalenza alle esigenze di difesa personale e familiare prospettate dall’appellante e non confutate dall’Amministrazione”.
10. Nel merito, il Collegio è consapevole dell’orientamento espresso dalla giurisprudenza di questa Sezione, secondo il quale:
11. Tuttavia, la riaffermazione di detti condivisibili principi non fa venir meno l’esigenza che il doveroso rigore nella valutazione dei presupposti di affidabilità in relazione alle autorizzazioni di p.s. trovi riscontro in una motivazione che, pur sulla base di un giudizio basato su considerazioni probabilistiche, dia conto della valutazione effettuata in ordine alle informazioni esistenti riguardo alla condotta ed alle condizioni di vita del soggetto interessato al fine di pervenire ad un giudizio di non idoneità o non affidabilità o di pericolo di abuso.
12. Nel caso in esame, per quanto esposto, questa valutazione non è stata esternata, né può altrimenti ritenersi – se si considera che nessuno dei procedimenti penali ha avuto esiti di condanna e che non sono state confutate le esigenze di difesa personale e familiare argomentate e documentate dall’appellante – che i fatti potenzialmente rilevanti emergano dagli atti procedimentali in modo così eloquente da evidenziarne l’esito, rendendo superflua una specifica motivazione.
13. Né, infine, l’Amministrazione ha ritenuto di fornire in giudizio elementi utili in tal senso.
14. In conclusione, le censure di difetto di istruttoria e di motivazione appaiono fondate e conducono all’accoglimento dell’appello, alla riforma della sentenza appellata ed all’accoglimento del ricorso proposto in primo grado, con annullamento del provvedimento impugnato.
15. In ragione della peculiarità della vicenda, le spese del doppio grado di giudizio possono essere compensate.
difesa personale, sentenza n. 4518 27 ottobre 2016
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