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Timestamp: 2018-04-26 17:39:18+00:00

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Le Guide Il pedone non ha sempre ragione
Le Guide Pubblicato il 5 dicembre 2011
> Le Guide Pubblicato il 5 dicembre 2011
In alcuni casi il pedone è responsabile dell’incidente in concorso con l’automobilista.
La diffusa dicitura che afferma che il pedone ha sempre ragione trova nella legge, nelle pronunce dei giudici alcune eccezioni.
La giurisprudenza ha sottolineato che il conducente non è responsabile dello scontro se ha osservato tutte le norme sulla circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza [1] e non ha avuto alcuna possibilità di prevenire l’evento.
In altre parole, quando il pedone ha tenuto una condotta imprevedibile e anormale, tanto che l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di osservarne tempestivamente i movimenti, quest’ultimo non potrà essere considerato responsabile[2].
In verità, questa costruzione è un caso limite, perché si verifica solo quando ci sia una condotta colposa/dolosa del pedone e, dall’altro lato, una condotta di massima prudenza/diligenza del conducente.
In altre situazioni “grigie”, il pedone ha una responsabilità concorrente con il conducente del veicolo, dando luogo a un concorso di colpa, con conseguente riduzione del risarcimento dei danni a scapito del pedone.
I casi nei quali si può parlare, secondo la giurisprudenza, di concorso di colpa sono:
1) attraversamento fuori dalle strisce.
Secondo i tribunali si può avere una responsabilità concorrente del pedone quando questi attraversa le strisce imprudentemente. Invece, secondo la Cassazione, l’attraversamento imprudente non può configurare concorso di colpa se non nei casi di condotta assolutamente imprevedibile e del tutto straordinaria da parte del pedone [3].
La giurisprudenza [4] ha attribuito una responsabilità concorrente a un’anziana che aveva attraversato la carreggiata al di fuori delle strisce perché, così facendo, avrebbe concorso al verificarsi dell’incidente.
2) attraversamento in prossimità del semaforo rosso.
La suprema Corte [5]ha affermato che la responsabilità è da attribuirsi solo al conducente, salvo che il pedone non abbia assunto un comportamento imprevedibile e anomalo.
3) attraversamento in un punto in cui è sconsigliato o vietato farlo.
In questo caso, il pedone determinerebbe una situazione di pericolo per i veicoli sopravvenienti, che dopo averlo avvistato non potrebbero più eseguire adeguate manovre per evitare o ridurre l’impatto [6]. Anche in tali ipotesi, quindi, si ha una responsabilità concorrente tra il pedone e il conducente.
In ogni caso, la prova del concorso di responsabilità del pedone deve essere fornita esclusivamente dal conducente del veicolo.
Il Codice della strada [7] obbliga il pedone ad assumere determinati comportamenti ben determinati. Eccoli.
I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli spazi per essi predisposti. Se questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, essi devono circolare sul margine della carreggiata opposta al senso di marcia dei veicoli.
Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulla carreggiata a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione.
I pedoni non possono sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità.
Forse non tutti sanno che i pedoni che intendono attraversare la carreggiata in zona sprovvista di strisce pedonali devono dare la precedenza ai conducenti.
Il pedone non può attraversare la strada passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.
avv. SALVATORE FRANCESCO PANZA
[1] C. Cass. 16/06/2003, n. 9620.
[2] C. Cass. 29/09/2006, n. 21249.
[3] C. Cass. 30/09/2009, n° 20949.
[4] Trib. Milano 22/07/2011.
[5] C. Cass. 03/05/2011, n. 9683.
[6] C. Cass. 24/11/2009, n° 24689.
[7] Art. 190 commi 1-10, codice della strada.
Pedone investito da un’auto: quando la responsabilità non è del conducente

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 190