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Timestamp: 2018-11-16 05:14:16+00:00

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In tema di trasporto aereo internazionale di persone, regolato dalla Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 e dal Regolamento CE n. 261 del 2004 - Avvocato Renato D'Isa
In tema di trasporto aereo internazionale di persone, regolato dalla Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 e dal Regolamento CE n. 261 del 2004
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Corte di Cassazione, sezione terza civile, Sentenza 5 ottobre 2018, n. 24547.
Sentenza 5 ottobre 2018, n. 24547
In tema di trasporto aereo internazionale di persone, regolato dalla Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 e dal Regolamento CE n. 261 del 2004, il passeggero che agisce per il risarcimento del danno cagionato dal negato imbarco, dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova dell’esistenza del contratto di trasporto (ossia produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente) ed unicamente allegare l’inadempimento del vettore, spettando a quest’ultimo dimostrare l’esatto adempimento della prestazione ovvero l’imputabilità dell’inadempimento a caso fortuito o forza maggiore ovvero ancora il contenimento del ritardo entro le soglie di rilevanza fissate dall’art. 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261 del 2004
sul ricorso 17563/2016 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi da se medesimi;
avverso la sentenza n. 246/2016 del TRIBUNALE di CAGLIARI, depositata il 27/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15/06/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha concluso per l’accoglimento del 1 e 3 motivo sull’assistenza, rigetto del 4 motivo;
1. Gli avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS) convennero in giudizio l’ (OMISSIS) s.p.a. davanti al Giudice di pace di Cagliari, chiedendo che fosse condannata a risarcire il danno loro derivato nel corso di un viaggio in aereo svoltosi da (OMISSIS) a (OMISSIS) con tappa a (OMISSIS) in data (OMISSIS).
A sostegno della domanda esposero che il volo da (OMISSIS) a (OMISSIS) era partito con tre ore di ritardo e che in conseguenza di cio’ essi erano stati costretti a rientrare a (OMISSIS) col volo delle ore 21,20 anziche’ con quello (fissato) delle ore 16. Anche il secondo volo, pero’, era partito con circa due ore di ritardo, per cui essi erano riusciti a tornare a casa solo a notte fonda, con un ritardo complessivo di circa dodici ore. Sostennero che tale situazione aveva determinato per loro un danno all’immagine professionale, poiche’ erano stati costretti ad annullare gli appuntamenti presi per il pomeriggio della data del ritorno, nonche’ una grave forma di disagio, perche’ la Compagnia aerea non aveva garantito loro alcuna forma di assistenza.
Si costitui’ in giudizio la societa’ (OMISSIS), eccependo in rito l’incompetenza funzionale del Giudice di pace ai sensi dell’articolo 33 della Convenzione di Montreal e chiedendo, nel merito, il rigetto della domanda.
Il Giudice di pace dichiaro’ la propria incompetenza cosi’ come eccepito e ordino’ la riassunzione davanti al Tribunale di Cagliari, condannando gli attori al pagamento delle spese processuali.
2. La pronuncia e’ stata impugnata dai due professionisti e il Tribunale di Cagliari, con sentenza del 27 gennaio 2016, ha rigettato la domanda risarcitoria ed ha condannato gli appellanti alla rifusione delle ulteriori spese del grado.
Ha premesso il Tribunale territoriale che la decisione del Giudice di pace non poteva essere condivisa, perche’ l’articolo 28 della Convenzione di Varsavia del 1929, ripreso dalla successiva Convenzione di Montreal, si limitava ad identificare lo Stato le cui autorita’ erano da ritenere munite della giurisdizione, senza nulla disporre in ordine alla competenza. Peraltro, una volta dichiarata la nullita’ della sentenza di primo grado, il Tribunale ha ritenuto di dover comunque decidere la controversia senza rimettere le parti davanti al Giudice di pace.
Nel merito, il Tribunale ha affermato che la domanda risarcitoria doveva essere respinta, perche’ gli attori non avevano in alcun modo provato l’esistenza del danno lamentato. Essi si erano limitati, infatti, ad affermare di aver subito dei danni in conseguenza del ritardo nel rientro, senza pero’ allegare alcun elemento concreto al fine della determinazione di tale danno; ed anche gli impegni professionali cancellati erano stati indicati in modo molto generico, per cui la prova non poteva dirsi raggiunta. E comunque, ha concluso il Tribunale, anche ammettendo l’esistenza dei danni invocati, essi “non potrebbero essere oggetto di risarcimento, poiche’ riferibili a diritti non costituzionalmente tutelati”.
3. Contro la sentenza del Tribunale di Cagliari propongono ricorso (OMISSIS) e (OMISSIS) con unico atto affidato a quattro motivi.
L’ (OMISSIS) s.p.a. non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.
1. Con il primo motivo si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697 c.c., in riferimento all’articolo 1681 c.c., articolo 942 c.n., articolo 19 della Convenzione di Montreal e agli articoli 6, 7 e 9 del Regolamento CE n. 261 del 2004.
Osservano i ricorrenti che la sentenza avrebbe applicato in modo errato i principi sull’onere della prova, senza considerare la particolarita’ della fattispecie. Gli articoli 7 e 9 del Regolamento cit. prevedono, in materia, due diverse prestazioni, cioe’ la compensazione pecuniaria e il diritto di assistenza; la prima implica il diritto ad una somma di denaro, l’altro il diritto a pasti, bevande e sistemazione in albergo, con relativi trasporti da e per l’aeroporto. Il diritto all’assistenza e’ richiamato anche dall’articolo 6, che regola il ritardo, mentre la compensazione pecuniaria e’ richiamata solo dall’articolo 5, che regola la cancellazione del volo. Tuttavia la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea – in considerazione delle finalita’ del Regolamento cit., che ha l’obiettivo di garantire la massima tutela ai passeggeri del traffico aereo – ha stabilito l’equiparazione tra volo cancellato e volo ritardato ai fini del riconoscimento del diritto alla suddetta compensazione, purche’ il ritardo sia pari o superiore alle tre ore; e cio’ sempre che il vettore aereo non dimostri che il ritardo e’ dovuto a cause eccezionali. La Commissione Europea ha dimostrato di recepire simile orientamento nel documento del 15 giugno 2016 recante “Orientamenti interpretativi” sul Regolamento n. 261 del 2004. Il sistema cosi’ delineato verrebbe percio’ a determinare, in favore del viaggiatore, una presunzione di danno, collegata al dato puro e semplice del ritardo (che nella specie non e’ in discussione), per cui il Tribunale avrebbe compiuto un’applicazione meccanica ed errata delle regole sull’onere della prova.
2. Con il terzo motivo si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4), violazione dell’articolo 112 c.p.c., per omessa pronuncia su un motivo di appello.
Ad avviso dei ricorrenti il Tribunale avrebbe omesso ogni pronuncia sulla domanda risarcitoria conseguente al mancato riconoscimento del diritto all’assistenza di cui agli articoli 6 e 9 del Regolamento cit., domanda che era stata proposta in primo grado e ribadita in sede di appello e sulla quale il Tribunale non avrebbe risposto in alcun modo.
3. Ragioni di economia processuale consigliano di trattare insieme i motivi primo e terzo, che sono tra loro strettamente connessi.
3.1. La questione che i ricorrenti pongono riguarda il riparto dell’onere della prova, in caso di ritardo nel volo superiore alle tre ore, ai fini del riconoscimento delle prestazioni previste dal Regolamento CE 11 febbraio 2004, n. 261. Mentre il Tribunale di Cagliari ha respinto la domanda risarcitoria sul rilievo che gli odierni ricorrenti non avevano dimostrato l’esistenza del danno, il primo motivo qui in esame sostiene l’opposto, e cioe’ che sulla base del citato Regolamento e della Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 doveva essere il vettore aereo a dimostrare che il ritardo (o la cancellazione del volo) erano dipesi da fatti indipendenti dalla sua volonta’. Per cui, tenendo conto della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea che ha equiparato la posizione dei passeggeri di un volo concluso con un ritardo superiore alle tre ore a quella dei passeggeri di un volo cancellato, le prestazioni di cui agli articoli 7 e 9 del Regolamento (compensazione pecuniaria ed assistenza) avrebbero dovuto essere loro riconosciute. Sul mancato riconoscimento del diritto all’assistenza insiste il terzo motivo.
3.2. Osserva il Collegio che i motivi sono entrambi fondati.
Questa Corte ha avuto occasione di pronunciarsi sulla questione con la recente ordinanza 23 gennaio 2018, n. 1584, nella quale e’ stato enunciato il seguente principio di diritto: “In tema di trasporto aereo internazionale di persone, regolato dalla Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 e dal Regolamento CE n. 261 del 2004, il passeggero che agisce per il risarcimento del danno cagionato dal negato imbarco, dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova dell’esistenza del contratto di trasporto (ossia produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente) ed unicamente allegare l’inadempimento del vettore, spettando a quest’ultimo dimostrare l’esatto adempimento della prestazione ovvero l’imputabilita’ dell’inadempimento a caso fortuito o forza maggiore ovvero ancora il contenimento del ritardo entro le soglie di rilevanza fissate dall’articolo 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261 del 2004”. Nella citata ordinanza, attraverso la lettura coordinata della Convenzione di Montreal e del Regolamento CE cit., questa Corte ha chiarito che entrambe le normative “si basano sull’affermazione del principio di presunzione di responsabilita’ del vettore aereo”; per cui, “una volta provato l’inadempimento – o, piu’ esattamente, l’inesatto adempimento – l’imputabilita’ dello stesso al vettore aereo costituisce oggetto di una presunzione superabile, tanto che si faccia riferimento alla Convenzione di Montreal quanto che si applichi il Regolamento CE, solamente attraverso la prova liberatoria del caso fortuito o della forza maggiore”.
L’ordinanza qui richiamata ha anche chiarito che si tratta di una presunzione di imputabilita’ dell’inadempimento; d’altra parte, fatta eccezione per l’articolo 5, comma 4, del Regolamento cit., che detta una regola sull’onere della prova (a carico del vettore aereo) in ordine all’avvertimento al passeggero dell’avvenuta cancellazione del volo, le norme in esame non dettano ulteriori specifiche previsioni sull’onere della prova, per cui occorre fare riferimento alle regole generali di diritto interno. Da tanto consegue che al creditore e’ sufficiente allegare l’esistenza del contratto e l’inadempimento, mentre sara’ il debitore a dover dimostrare l’avvenuto esatto adempimento; regola che l’ordinanza n. 1584 cit. ha ritenuto pienamente rispettosa del principio di “vicinanza della prova”, perche’ nel contratto di trasporto aereo e’ chiaramente il vettore ad avere a disposizione l’orario ufficiale e tutti i dati concernenti il volo e gli eventuali problemi incontrati, mentre tale possibilita’ e’ preclusa al passeggero.
Il Tribunale di Cagliari non ha fatto buon governo del principio qui richiamato. Ne’ puo’ invocarsi, a titolo giustificativo, la circostanza per cui l’ordinanza ora citata e’ successiva alla sentenza qui impugnata, poiche’ questa Corte aveva enunciato un principio affatto simile gia’ con la risalente sentenza 27 ottobre 2004, n. 20787, in armonia, del resto, con la regola generale dell’articolo 1681 c.c..
Da tanto consegue che il primo ed il terzo motivo sono fondati e meritano accoglimento.
4. Con il secondo motivo si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione dell’articolo 2059 c.c., articoli 1, 4, 35 e 36 Cost. e dell’articolo 15 della Carta di Nizza.
Il motivo censura il mancato riconoscimento del diritto al risarcimento del danno in rapporto alla mancata esplicazione dell’attivita’ professionale. I ricorrenti, dopo aver ricordato la centralita’ del diritto al lavoro, sostengono che un ritardo di dodici ore durante una giornata lavorativa sarebbe, per due avvocati, fonte di danno sia economico (necessita’ di disdire gli appuntamenti) che all’immagine.
4.1. Il motivo e’ inammissibile, in quanto dimostra di non cogliere la ratio decidendi della sentenza impugnata.
Il Tribunale, come si e’ detto, non ha negato l’importanza e la centralita’ del diritto al lavoro, ne’ ha escluso che un ritardo grave nel trasporto aereo possa determinare, per due professionisti come gli odierni ricorrenti, un danno da perdita di occasioni di lavoro o da lesione del diritto all’immagine. Il Tribunale ha semplicemente osservato che di tale danno gli appellanti non avevano fornito alcuna prova specifica, limitandosi a generiche indicazioni; per cui, pur essendo scorretta l’argomentazione del giudicante circa l’impossibilita’ di risarcire simile danno perche’ non riferibile a diritti “costituzionalmente tutelati”, l’argomentazione di fondo della sentenza cagliaritana resiste alla censura di cui al motivo in esame. D’altra parte, trattandosi di un danno conseguenza, e’ evidentemente il danneggiato che e’ chiamato a dimostrarne l’esistenza e a provare la concretezza del pregiudizio subito.
5. Con il quarto motivo si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione dell’articolo 91 c.p.c., sul rilievo che, essendo stato comunque accolto il motivo di appello sulla competenza, il Tribunale non ne aveva tratto le dovute conclusioni in ordine alle spese, che avrebbero dovuto essere compensate.
5.1. Il motivo resta evidentemente assorbito dall’accoglimento dei precedenti motivi primo e terzo.
6. In conclusione, sono accolti il primo ed il terzo motivo di ricorso, con assorbimento del quarto, mentre il secondo e’ dichiarato inammissibile.
La sentenza impugnata e’ cassata in relazione e il giudizio e’ rinviato al Tribunale di Cagliari, in persona di un diverso Magistrato, il quale decidera’ attenendosi ai principi di diritto sopra enunciati e stabilira’, in concreto, a quale tipo di prestazione pecuniaria abbiano diritto i ricorrenti.
Al giudice di rinvio e’ demandato anche il compito di liquidare le spese del presente giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso, con assorbimento del quarto, dichiara inammissibile il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione e rinvia al Tribunale di Cagliari, in persona di un diverso Magistrato, anche per le spese del giudizio di cassazione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-10-30T12:02:02+00:0030 ottobre 2018|Cassazione civile 2018, Contratti - Obbligazioni, Contratti tipici, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto, Trasporto|0 Commenti

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