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Timestamp: 2020-07-06 00:18:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26521 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26521 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. I, 17/10/2019, (ud. 24/06/2019, dep. 17/10/2019), n.26521
sul ricorso 11393/2014 proposto da:
Cartiera Logudoro S.r.l., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Orazio n. 31, presso
lo studio dell’avvocato Di Meo Stefano, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Murgia Costantino, giusta procura a margine
Anas S.p.a., in persona del direttore pro tempore, domiciliata in
Stato che la rappresenta e difende ope legis;
avverso la sentenza n. 414/2013 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,
La società Cartiera Logudoro srl proprietaria di un fondo sito nel Comune di (OMISSIS) sottoposto a occupazione d’urgenza ed espropriazione da parte di Anas spa e della società Aleandri srl per la realizzazione di un tratto autostradale propose opposizione alla stima dell’indennità di espropriazione. A seguito dell’opposizione la Corte di Appello di Cagliari ritenne infondata la opposizione in considerazione della già espletata consulenza tecnica e della congrua ed adeguata determinazione della stima già effettuata e versata.
Avverso la sentenza della Corte di Appello di Cagliari, ha proposto ricorso per cassazione la società Cartiera Logudoro srl affidato a tre motivi. Anas spa non ha spiegato difese.
Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, art. 53, commi 1 e 2; D.Lgs 31 marzo 1998, n. 80, art. 34 e art. 35, comma 4; D.Lgs. n. 104 del 2010, artt. 3 e 7; L. 2359 del 1865, art. 37; D.L. n. 98 del 2011, art. 34; L. n. 205 del 2000, art. 7, comma 1 e comma 3, lett. B) in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di Appello ha ritenuto di decidere mentre la controversia rientra invece nella giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo: infatti secondo la ricorrente spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulle sole controversie in cui ab origine manchi la dichiarazione di pubblica utilità mentre nel caso in esame le opere sono iniziate in condizioni di occupazione legittima non conclusa con il necessario atto finale espropriativo entro il termine di 1000 giorni previsto nel decreto di occupazione legittima e pertanto la giurisdizione spetta al Giudice Amministrativo.
Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, artt. 37,38 e 39; L. n. 2359 del 1865, artt. 39 e 40; L. 22 ottobre 1971, n. 865, artt. 15,16,19 e 20 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., nonchè omessa ed illogica motivazione in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto la Corte di Appello ha valutato il valore della pertinenza espropriata nonchè il valore della capacità di reddito normalizzato annuale in modo inadeguato.
Con il terzo motivo di ricorso, erroneamente indicato quarto, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 46 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in quanto la Corte di Appello non ha valutato e liquidato i danni subiti dalla ricorrente per la menomazione permanente delle facoltà di pieno utilizzo del bene.
Il primo motivo di ricorso non è pertinente.
Infatti la Corte di Appello di Cagliari ha ritenuto di non provvedere sulla indennità di esproprio in quanto l’opera era stata attuata in esecuzione di una perizia di variante approvata con disposizione del Commissario Straordinario del Governo pronunciata in data 16 novembre 1998 la quale prevedeva un termine di 1000 giorni per il compimento delle espropriazioni. Trascorso tale termine senza la pronuncia del Decreto la Corte di Appello ha ritenuto che la domanda fosse improcedibile per mancanza del decreto.
Il secondo e terzo motivo sono infondati essendo ambedue relativi ad un accertamento di fatto del giudice di merito non censurabile in questa sede in quanto congruamente motivato.
Infatti in ordine al secondo motivo di ricorso occorre considerare che l’area è stata valutata a mezzo di incarico peritale e che il CTU ha determinato la giusta indennità di espropriazione tenendo conto della pur modesta capacità edificatoria con destinazione industriale, del valore venale della superficie espropriata, del deprezzamento delle aree rimaste intercluse secondo il metodo di stima sintetico-comparativo, cioè quello che più di ogni altro risponde ai criteri di legge, a norma dei quali occorre accertare quale sarebbe stato presumibilmente il prezzo del bene espropriato alla data di riferimento, in base al punto di incontro della domanda e dell’offerta di beni similari, quale che ne fossero le ragioni.
Per quanto sopra il ricorso proposto deve essere respinto con condanna alle spese del ricorrente soccombente.
Rigetta il ricorso proposto. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità a favore dei controricorrenti che si liquidano in Euro 6.000,00 per compensi oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
 art. 34
 art. 35
 art. 37
 art. 34
 art. 7
 art. 46