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Timestamp: 2019-04-18 14:30:20+00:00

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Tribunale di Piacenza: la prova grava sulla pubblica amministrazione
Con la sentenza del 08.06.2013 il Tribunale di Piacenza accoglie l’appello e annulla la precedente sentenza emessa dal Giudice di Pace di Piacenza, con cui era stato rigettato il ricorso presentato dall’automobilista multato per eccesso di velocità. Partiamo dall’inizio. Come è noto, la presenza di un autovelox deve essere presegnalata e la cartellonistica di preavviso deve essere apposta nel rispetto di specifiche condizioni, secondo quanto prescritto dalla normativa di riferimento e dal decreto legge 117/2007 (così detto Decreto Bianchi), convertito in legge con la Legge 160/2007.
Ma a chi compete dimostrare che la presegnalazione sia stata correttamente disposta? È il tema da lungo dibattuto relativo all’onere della prova nel rapporto processuale che si instaura tra ricorrente e pubblica amministrazione. Da sempre nei nostri ricorsi insistiamo sull’inversione di tale onere, ritenendo che l’opposizione all’ordinanza-ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa può consistere anche nella semplice contestazione della pretesa della P.A. Nel susseguente rapporto processuale che si instaura, le parti di attore e convenuto sono, pertanto, formalmente invertite, gravando esclusivamente sull’amministrazione (parte attrice in senso sostanziale) l’onere di dimostrare il fondamento della propria pretesa di credito. Segue esattamente questo orientamento la recente sentenza del Tribunale di Piacenza, secondo cui, ove il verbale non rechi indicazione del corretto impiego della segnaletica di preavviso, la pubblica amministrazione non potrà supplire a tale omissione neanche avvalendosi di una prova testimoniale resa dall’agente accertatore nel corso del giudizio di opposizione. Sostiene il giudice di Piacenza che, così come la valenza e la fede privilegiata del verbale non possono essere superate da prove orali contrarie, allo stesso modo e a maggior ragione non può una prova testimoniale avere valenza integrativa di quanto, viceversa, dovrebbe essere attestato con atto pubblico per assumere valore fidefacente.
Tribunale di Piacenza Sentenza 8 giugno 2013
La presente sentenza viene redatta secondo le indicazioni dettate dagli art.li 132 cpc e 118 disp. att. c.p.c. 1. L’appellante impugna la sentenza n. 792/08 con cui il Giudice di Pace di Piacenza ha respinto il ricorso proposto dall’odierno appellante avverso il verbale n. 804A/2007 notificatogli dalla Polizia Municipale dell’ Unione dei Comuni Bassa Val Trebbia e Val Luretta con il quale gli si contestava la violazione dell’art. 142.8 C.d.S. asseritamente avvenuta in località Gragnano (PC) in data 13.09.2007.
L’appellante chiede conseguentemente, in riforma della pronuncia di primo grado, annullarsi con qualsiasi formula il verbale de quo. Resiste l’amministrazione appellata contestando tutto quanto ex adverso dedotto ed eccepito ed insistendo per il rigetto del gravame. 2. L’appello è fondato e merita accoglimento.
Per costante ed assolutamente consolidata giurisprudenza il verbale di accertamento, in quanto redatto dal pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, fa piena prova fino a querela di falso (cfr. da ultimo Cass. 15966/2012). Tanta e tale è l’ efficacia probatoria riconosciuta a tale documento da precludere al giudice ogni sindacato di merito su fatti e circostanze ivi riportate: il costante, se non ossessivo, riferimento della giurisprudenza in materia alla necessità di precludere al giudice ogni valutazione sulle modalità dell’accertamento (dispiegamento di uomini e mezzi, individuazione della sede stradale o della porzione di questa da sottoporre a controllo, individuazione del luogo ove posizionare l’apparecchiatura; in terminis da ultimo Sez. Un. 3936/2012) ben può ritenersi fondato, oltre che sul principio di salvaguardia della discrezionalità della pubblica amministrazione, anche sul rilievo, di ordine processuale e sostanziale, della impossibilità di spingere l’apprezzamento dei fatti di causa al di là di quanto risulti da un atto fidefaciente non ritualmente contestato. In altri termini, finché non sia proposta e definita la querela di falso, e non sia pertanto caducata, insieme con l’atto, la sua forza preclusiva di ogni contrarioaccertamento, non possono essere ammessi mezzi istruttori tesi a contrastare il contenuto dell’atto a fede privilegiata.
In assenza pertanto di risultanze formali contrarie – risultando quelle in atti irrituali e pertantotamquam non essent – doveva allora e deve tuttora concludersi per l’inosservanza, da parte della P.A., dell’ obbligo di cui all’articolo 142 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, così come successivamente modificato ed integrato; donde l’ illegittimità del verbale di contestazione impugnato.
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