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Timestamp: 2019-07-18 20:08:33+00:00

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Art. 101 codice di procedura civile - Principio del contraddittorio - Brocardi.it
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Articolo 101 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 101 Codice di procedura civile
Il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti (1), non può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata (2) e non è comparsa.
Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione(3).
(1) Il principio del contraddittorio esprime un'elementare esigenza di giustizia, per la quale nessuno può essere costretto a subire gli effetti di una sentenza senza avere avuto la possibilità di partecipare al processo per far valere le proprie ragioni di fronte al giudice ed influire sul suo convincimento.
La violazione del principio del contraddittorio comporta la nullità di tutti i provvedimenti successivi a quello che ha comportato la violazione stessa e può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, fatta salva sempre la possibilità della rinnovazione degli atti nulli [v. 162].
(2) Tra le parti il contraddittorio viene instaurato con la notifica al convenuto della domanda che segna l'inizio del processo. Infatti, la citazione è l'atto introduttivo del giudizio ordinario di cognizione, è regolarmente proposta quando vengono rispettate le norme ad essa relative (v. 163) e quelle che disciplinano la forma delle notificazioni (v. 137), la loro nullità (v. 160) e le conseguenze di essa (v. 291). È opportuno sottolineare che non sempre la domanda si propone con atto di citazione: le domande riconvenzionali (v. 167), ad esempio, e le domande d'intervento (v. 267) si propongono per mezzo di deposito in cancelleria d'una comparsa; altre volte la domanda è proposta mediante ricorso, che viene depositato prima in cancelleria e poi notificato al convenuto (v. 415[/link) e (link ref=3965]442[/link), (processo del lavoro e della previdenza sociale); v. [link ref=4117]615, 618 e 619 (opposizioni nel processo esecutivo); v. 669bis (procedimenti cautelari); v. 703 (possesso); v. 706 (separazione personale); v. 713 (interdizione e inabilitazione).
(3) Tale comma è stato introdotto dalla l. 69/2009 e va riferito all'ipotesi in cui la questione sia rilevata d'ufficio in fase di decisione, poichè solo in questo momento il giudice ha l'obbligo di concedere un termine per le memorie sospendendo la decisione sulla questione.
La norma in analisi enuncia un principio in forza del quale le parti devono poter interloquire nel processo in posizione di parità ai sensi degli artt. 3 24 con la possibilità di influire concretamente sullo svolgimento e sull'esito del processo, contribuendo alla formazione del convincimento del giudice.
Pertanto la norma in esame mira a garantire l'uguaglianza delle parti e la possibilità di difendersi in contraddittorio davanti al giudice.
“ Audiatur et altera pars ”
Sia ascoltata anche la controparte
Massime relative all'art. 101 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 17847/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 17847 del 19 luglio 2017)
Cass. civ. n. 19372/2015
In tema di contraddittorio, le questioni di esclusiva rilevanza processuale, siccome inidonee a modificare il quadro fattuale ed a determinare nuovi sviluppi della lite non presi in considerazione dalle parti, non rientrano tra quelle che, ai sensi dell'art. 101, comma 2, c.p.c. (nel testo introdotto dall'art. 45, comma 13, della l. n. 69 del 2009), se rilevate d'ufficio, vanno sottoposte alle parti, le quali, per altro verso, devono avere autonoma consapevolezza degli incombenti cui la norma di rito subordina l'esercizio delle domande giudiziali.
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 19372 del 29 settembre 2015)
Cass. civ. n. 11453/2014
L'omessa indicazione alle parti, ad opera del giudice, di una questione di fatto, ovvero mista di fatto e di diritto, rilevata d'ufficio, sulla quale si fondi la decisione, comporta la nullità della sentenza (cosiddette "della terza via" o "a sorpresa") per violazione del diritto di difesa delle parti, private dell'esercizio del contraddittorio e delle connesse facoltà di modificare domande ed eccezioni, allegare fatti nuovi e formulare richieste istruttorie sulla questione decisiva ai fini della deliberazione, allorchè quella di esse che se ne dolga prospetti in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere qualora il contraddittorio sulla predetta questione fosse stato tempestivamente attivato. (Nella specie il giudice d'appello aveva deciso la controversia sulla base della questione, rilevata di ufficio ma non sottoposta al contraddittorio delle parti, benché caratterizzata da profili anche di fatto, dell'applicabilità, del Regolamento n. 1998/2006/CE del 15 dicembre 2006, che aveva stabilito l'utilizzabilità della disciplina degli aiuti "de minimis" anche per il settore dei trasporti, consentendola, altresì, per quelli concessi anteriormente alla sua entrata in vigore).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 11453 del 23 maggio 2014)
Cass. civ. n. 15194/2008
Il giudice non può decidere la lite in base ad una questione rilevata d'ufficio senza averla previamente sottoposta alle parti, al fine di provocare sulla stessa il contraddittorio e consentire lo svolgimento delle rispettive difese in relazione al mutato quadro della materia del contendere, dovendo invece procedere alla segnalazione della questione medesima e riaprire su di essa il dibattito, dando spazio alle conseguenziali attività delle parti. Infatti, ove lo stesso giudice decida in base a questione rilevata d'ufficio e non segnalata alle parti, si avrebbe violazione del diritto di difesa per mancato esercizio del contraddittorio, con conseguente nullità della emessa pronuncia. (Nella specie, la S.C. ha evocato, a conforto dell'enunciato principio di diritto, anche la nuova formulazione dell'art. 384, comma terzo, c.p.c., sostituito dall'art. 12 del D.L.vo n. 40 del 2006, sul rilievo ufficioso di questioni nel giudizio di cassazione ).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15194 del 9 giugno 2008)
Cass. civ. n. 14848/2007
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14848 del 27 giugno 2007)
Si ha litisconsorzio necessario, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, allorquando la decisione richiesta, indipendentemente dalla sua natura (di condanna, di accertamento o costitutiva), è di per sé inidonea a spiegare i propri effetti, cioè a produrre un risultato utile e pratico, anche nei riguardi delle sole parti presenti, stante la natura plurisoggettiva e concettualmente unica e inscindibile sia in senso sostanziale, sia, alle volte, in senso solo processuale, del rapporto dedotto in giudizio, nel quale i nessi fra i diversi soggetti, e tra questi e l'oggetto comune, costituiscono un insieme unitario, con conseguente immutabilità del rapporto medesimo ove non vi sia la partecipazione di tutti i suoi titolari.
Cass. civ. n. 18245/2003
Il principio del contraddittorio stabilito dall'art. 101 c.p.c., correlato con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, esige che il contraddittorio si realizzi durante tutto lo svolgimento del processo, e ciò anche anteriormente alla modifica del secondo comma dell'art. 111 Cost. recata dalla legge costituzionale 24 marzo 2001, n. 89 (nella specie, dinanzi al giudice di pace, dopo la precisazione delle conclusioni e la spedizione della causa a sentenza, era stata autorizzata la riapertura del verbale di udienza in assenza delle altre parti ed a richiesta di una parte prima assente, la quale depositava il proprio fascicolo, contenente la comparsa conclusionale, e precisava le conclusioni; quindi il giudice confermava il precedente provvedimento, introitando la causa per la decisione. Affermando il principio che precede, la S.C. ha ritenuto la nullità dell'attività compiuta in quell'udienza dal difensore della parte dapprima assente, nonché della sentenza che anche sugli atti e sulle difese risultanti dal fascicolo di detta parte si era fondata).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18245 del 28 novembre 2003)
Cass. civ. n. 12286/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12286 del 20 agosto 2002)
Cass. civ. n. 3632/1998
Il principio del contraddittorio di cui all'art. 101 c.p.c. si correla sul piano costituzionale sia con la regola dell'uguaglianza affermata dall'art. 3 Cost., sia con il diritto di difesa, che, dichiarato dall'art. 24, secondo comma, Cost. «inviolabile in ogni stato e grado del giudizio», involge gli aspetti tecnici della difesa e garantisce a ciascuno dei destinatari del provvedimento del giudice di poter influire sul contenuto del medesimo; detto principio, quindi, non è riferibile solo all'atto introduttivo del giudizio, ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo. (Nella specie la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza impugnata in quanto il giudice a quo non aveva ammesso alla discussione della causa il difensore di una delle parti, che aveva richiesto il rinvio della discussione in adesione ad uno sciopero degli avvocati, ma poi, a seguito dell'opposizione della controparte, si era dichiarato disposto a spiegare la propria attività difensiva).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3632 del 8 aprile 1998)
Cass. civ. n. 12296/1997
La mancata comunicazione al procuratore costituito dell'ordinanza pronunziata fuori udienza con la quale si fissa la data dell'udienza di precisazione delle conclusioni determina una nullità insanabile, per violazione del principio del contraddittorio, che si estende alla sentenza che definisce il giudizio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12296 del 4 dicembre 1997)
Cass. civ. n. 3061/1996
Le nullità conseguenti alla violazione del contraddittorio sono rilevabili d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, salve le preclusioni derivanti dal giudicato esplicito o implicito formatosi sulla questione, con la conseguenza che la pronuncia su di esse non è censurabile sotto il profilo del vizio di ultrapetizione, né sotto il profilo della violazione delle norme che in relazione ai giudizi di impugnazione applicano il principio generale della coincidenza tra il chiesto e il pronunciato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3061 del 2 aprile 1996)
Cass. civ. n. 3258/1991
Il difetto della procura conferita dal convenuto al proprio difensore non incide sulla regolarità del contraddittorio, che è validamente instaurato con la rituale notificazione dell'atto introduttivo del giudizio, ma vizia soltanto la costituzione del convenuto medesimo, senza che l'eventuale mancanza della dichiarazione di contumacia di quest'ultimo invalidi la successiva pronuncia della sentenza, atteso che una declaratoria siffatta non ha altro scopo che quello di fornire la prova dell'avvenuto accertamento della notifica dell'atto suddetto alla parte non comparsa o irregolarmente costituita.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3258 del 26 marzo 1991)
Cass. civ. n. 7663/1990
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7663 del 1 agosto 1990)
relative all'articolo 101 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 101 Codice proc. civile - Principio del contraddittorio | Quesito Q201821103
PIERCESARE C. chiede
giovedì 29/03/2018 - Emilia-Romagna
“In udienza per 702 bis su parcella avvocato. L'ordine degli avvocati, dopo 40 gg, non ha ancora risposto a richiesta di Gratuito Patrocinio per il convenuto, che entro i 10 gg prima dell'udienza, non avendo ancora ricevuto nulla dall'Ordine, presenta istanza al giudice ai sensi di artt. 78, 79 e 126, co. 3 del d.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002 per gratuito patrocinio, e allega memoria dei fatti. Per poi non essere dichiarato assente si presenta da solo in aula, dichiarando che non ha potuto cmq designare un avvocato, in attesa della autorizzazione, in quanto, per ragioni di conflitto di interesse,deve essere di altro tribunale, e quindi può essere designato SOLO dopo aver ricevuto l'approvazione, il Giudice concorda, si configura quindi chiaramente violazione Art.24 e 111 della Costituzione, inoltre il giudice impedisce di parlare allo stesso, nonostante legge 150/2011 Art. 14 c.3 e chiude l'udienza riservandosi la decisione. Dopo 9 giorni emette sentenza di condanna con spese al convenuto.
Possibile actio nullitatis, prevalgono i contenuti di 702 bis e s.s o quelli di 150/2011 Art. 14 c.3 ?
Consulenza legale i 31/03/2018
In materia di controversie relative alla liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato, la procedura prevista dagli artt. 702 bis e seguenti del codice di rito va applicata tenendo conto di quanto previsto dall’art. 14 del D.Lgs n.150/2011.
Infatti nella predetta norma, al comma 1, il legislatore ha espressamente previsto che tali controversie “sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo.” Pertanto, la facoltà prevista al comma 3 dell’art. 14 del D.Lgs 150/2011 di stare in giudizio personalmente trova piena applicazione.
Sul punto, citiamo una massima della Suprema Corte secondo cui: “Le controversie previste dallaL. 13 giugno 1942, n. 794, art. 28 come modificato dal D.Lgs.n. 150 del 2011, art. 34 ed a seguito dell'abrogazione della L. n. 794 del 1942, artt. 29 e 30, per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente da parte dell'avvocato devono essere trattate con la procedura prevista dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 14 anche in ipotesi che la domanda riguardi l'an della pretesa, senza possibilità per il giudice adito di trasformare il rito sommario in rito ordinario o di dichiarare l'inammissibilità della domanda.” (Cass.4002/2016).
Nel caso in esame, basandoci soltanto su quanto è riportato nel quesito (non avendo a disposizione gli atti di parte né il provvedimento del giudice) si potrebbe ipotizzare una violazione del diritto di difesa non tanto per l’assenza dell’avvocato ma in quanto il giudice non avrebbe consentito alla parte in giudizio personalmente di difendersi compiutamente (nel quesito leggiamo infatti che il magistrato avrebbe impedito al convenuto di parlare il quale, tuttavia, aveva comunque allegato “memoria dei fatti”).
Nel momento in cui il convenuto ha deciso (anche se “costretto” dall’inerzia dell’Ordine degli avvocati in merito alla richiesta di gratuito patrocinio) di stare in giudizio personalmente ha implicitamente manifestato la volontà di avvalersi della facoltà espressamente prevista dal legislatore dal sopra citato comma 3 dell’art. 14 del D.Lgs 150/2011 (se il giudice gli ha impedito di parlare, deduciamo che fosse intenzione del convenuto difendersi comunque anche senza avvocato).
In tal senso, rispondendo alla domanda contenuta nel quesito, tale norma “prevale” sull’art. 702 bis c.p.c. essendo in rapporto di specialità (come espressamente previsto dal legislatore al sopra citato comma 1).
Tale tesi trova conforto anche nella interpretazione della Suprema Corte che con la recentissima sentenza a Sezioni Unite (n. 4485/2018) ha enunciato il principio di diritto secondo cui: “A seguito dell'introduzione del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, la controversia di cui alla L. n. 794 del 1942, art. 28, come sostituito dal citato D.Lgs., può essere introdotta: a) o con un ricorso ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., che dà luogo ad un procedimento sommario "speciale", disciplinato dal combinato disposto dell'art. 14 e degli artt. 3 e 4 del citato D.Lgs. e dunque dalle norme degli artt. 702-bis c.p.c. e segg., salve le deroghe previste dalle dette disposizioni del D.Lgs.”.
Pertanto, solo laddove la circostanza che al convenuto non sia stato consentito di difendersi esponendo -personalmente - le sue ragioni risulti dai verbali di causa e dalla sentenza emessa dal giudice, si potrà ipotizzare una eventuale actio nullitatis per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c.
Norma di riferimento: Articolo 101 Codice proc. civile - Principio del contraddittorio | Quesito Q201615193
mercoledì 06/01/2016 - Toscana
“Durante le due udienze per l'escussione di testi, tutti della controparte, il mio avvocato si è rifiutato di intervenire nonostante i quesiti già predisposti per tempo. Di recente ho scoperto che non aveva depositato la Memoria n. 2. A parte l'errore, il giudice (GOT) ha in pratica deciso ( a mio danno ) in assenza di contraddittorio.
E' ravvisabile la violazione del nostro C.P.C. ? Grazie
Consulenza legale i 12/01/2016
Il principio del contraddittorio è disciplinato dall'art.[101 c.p.c.], il quale stabilisce al comma 1 che "il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti, non può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata e non è comparsa".
Tale principio "intimamente connesso al diritto di azione costituzionalmente garantito, si correla, sul piano costituzionale, sia con la regola dell'uguaglianza affermata dall'art.(3 Cost.), sia con il diritto di difesa, che, dichiarato dall'art. (24 Cost.) "inviolabile in ogni stato e grado del giudizio", involge gli aspetti tecnici della difesa e garantisce a ciascuno dei destinatari del provvedimento del giudice di poter influire sul contenuto del medesimo. Detto principio, perciò, non è riferibile solo all'atto introduttivo del giudizio, ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante lo svolgimento del processo " (cfr. Cassazione Civile, sez. III, 29 novembre 2005, n. 26040).
Pertanto, tale principio, è volto a tutelare ciascuna parte del giudizio, consentendogli di esercitare il proprio diritto di difesa in condizioni di parità.
Nel caso di specie, su richiesta delle parti, il giudice ha concesso i termini ai sensi dell'art.[183 c.p.c.], il quale prevede che "se richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti termini perentori: 1) un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte; 2) un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall'altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali; 3) un termine di ulteriori venti giorni per le sole indicazioni di prova contraria".
Alla luce di quanto precisato in relazione al principio del contraddittorio, ed in considerazione del fatto che entrambe le parti ben avrebbero potuto replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall'altra parte, proporre le eccezioni che fossero conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime, indicare i propri mezzi di prova e le produzioni documentali (cfr. art. 183, comma 6, n. 2, del c.p.c.) e indicare le eventuali prove contrarie rispetto a quelle indicate dalla controparte nella memoria di cui all'art. 183, comma 6, n. 2 del c.p.c. (cfr. art. 183, comma 6, n. 3 del c.p.c.), a nulla rileva che una delle parti, eventualmente, non abbia provveduto a depositare tali memorie.
Pertanto, nel caso di specie, non si può sostenere che via sia stata violazione del principio del contraddittorio di cui all'art. 101 del c.p.c.

References: Articolo 101

Articolo 101
 sentenza 

Cass. 

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 Articolo 101
 Art.24
 Art. 14
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 Art. 14
 art. 28
 art. 34
 art. 14
 sentenza 
 art. 14
 art. 28
 sentenza 
 Articolo 101
 art. 183
 art. 183