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Timestamp: 2020-08-10 08:46:04+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30588 del 26/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30588 del 26/11/2018
Cassazione civile sez. VI, 26/11/2018, (ud. 07/11/2018, dep. 26/11/2018), n.30588
sul ricorso 3156-2018 proposto da:
LUCA N.10, presso lo studio dell’avvocato TULLIO ELEFANTE, che la
avverso la sentenza n. 3105/2017 del TRIBUNALE di SALERNO, depositata
1 Il Tribunale di Salerno con sentenza 20.6.2017, in accoglimento dell’appello proposto dalla ENGIE ITALIA spa contro la sentenza di primo grado (Giudice di Pace di Cava dè Tirreni n. 966/2011), ha rigettato l’opposizione dell’avv. M.M. contro cinque decreti ingiuntivi (n. 293,304,308,284,282 dell’anno 2010) ottenuti dalla società per recuperare nei confronti del predetto difensore-distrattario le spese di lite di precedenti giudizi svoltisi con esito ad essa sfavorevole sempre davanti al Giudice di Pace di Cava dè Tirreni e sovvertiti in sede di gravame dal Tribunale con una serie di sentenze emesse nel 2009.
– che l’eccezione di improponibilità della domanda per abusivo frazionamento del credito (sollevata dall’appellato avvocato) doveva ritenersi infondata perchè nel caso in esame, pur non contestandosi la proposizione, da parte della società, di cinque ricorsi monitori per chiedere la restituzione delle somme versate all’appellato con unico assegno, sussisteva diversità di titoli e pluralità di crediti sorti con la riforma di diverse e plurime sentenze;
– che il Giudice di Pace aveva errato a rilevare l’esistenza di un giudicato esterno sulla domanda di restituzione delle spese proposta dalla società appellante contro il difensore perchè con le sentenze di appello del 2009, che in riforma di quelle di primo grado avevano rigettato la domanda principale della società, il Tribunale aveva affermato che in relazione a questa domanda unico legittimato passivo era il difensore-distrattario, titolare di un autonomo rapporto, che però non era stato parte del giudizio di impugnazione.
2 Col secondo motivo il ricorrente deduce ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 violazione del principio dell’infrazionabilità del credito, dolendosi del rigetto, da parte dl Tribunale, della relativa eccezione. Evidenzia che la società aveva scelto di effettuare un unico pagamento (con un solo assegno) in virtù di titoli diversi (le sentenze del giudice di pace) e quindi il rapporto obbligatorio restava unico, così come il credito, con la conseguenza che unica doveva essere la richiesta giudiziale di restituzione da parte della società, che invece aveva proceduto a richiedere ben 93 decreti ingiuntivi abusando del processo attraverso la creazione di molteplici contenziosi ed aggravando la posizione debitoria dell’appellato. Sottolinea inoltre che la società ha locupletato sulla liquidazione delle spese soprattutto in considerazione dei decreti monitori depositati tutti lo stesso giorno e aventi tutti identità di soggetti, causa petendi e petitum e richiama la giurisprudenza in materia.
Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benchè relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono
RICORSO N. 3156/2018
essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, – sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell’identica vicenda sostanziale – le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e, laddove ne manchi la corrispondente deduzione, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ex art. 183, c.p.c., riservando, se del caso, la decisione con termine alle parti per il deposito di memorie ex art. 101 c.p.c., comma 2, (Sez. U -, Sentenza n. 4090 del 16/02/2017 Rv. 643111).
Inoltre, come evidenziato dalla controricorrente – senza alcuna confutazione in memoria da parte del ricorrente – in sede di opposizione a decreto ingiuntivo il Giudice di Pace aveva provveduto a riunire il giudizio ad altre procedure di opposizione ad analoghi decreti ingiuntivi (v. pag. 3 controricorso) ed è evidente che con lo strumento della riunione sono stati eliminati eventuali effetti distorsivi della iniziativa giudiziaria della società e che il ricorrente denunzia. Del richiamo “al pregiudizio arrecato al ricorrente” per la maggiorazione delle spese dei decreti ingiuntivi (v. pag. 4 memoria) non è traccia alcuna nel ricorso per cassazione e certamente non è possibile colmare il difetto di specificità dei motivi con la memoria di cui all’art. 380 bis c.p.c. che, come è noto, ha solo una funzione illustrativa, ma di quanto già esplicitato in ricorso.
Considerato infine che il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è stato respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, all’art. 13, il comma 1 – quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, a carico dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in E. 2.200,00 di cui E. 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15%.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito della L. n. 228 del 2012, art. l, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 183
 art. 101
 Sentenza 
 art. 1
 art. 13