Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7771-del-20-03-2019
Timestamp: 2019-04-26 12:32:53+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 7771 del 20/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7771 del 20/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/03/2019, (ud. 15/11/2018, dep. 20/03/2019), n.7771
sul ricorso iscritto al n. 24617/2012 R.G. proposto da:
Toscana, sezione staccata di Livorno, n. 67/23/12, depositata il 13
Con sentenza n. 67/23/12, depositata il 13 marzo 2012 la Commissione tributaria regionale della Toscana, sezione staccata di Livorno, respingeva l’appello proposto dalla SGS Italia spa avverso la sentenza n. 43/06/10 della Commissione tributaria provinciale di Livorno che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di rettifica con il quale le si contestava, quale spedizioniere doganale coobbligato in solido con l’importatore PI-MA Fibre srl, la diversa origine della merce indicata nella relativa dichiarazione di importazione.
Orbene, risulta evidente che il giudice tributario di appello, pronunciandosi sul merito dell’avviso di rettifica impugnato, ha implicitamente rigettato la pregiudiziale eccezione procedimentale di violazione del contraddittorio endoprocedimentale, quale eccepito vizio dell’atto impositivo stesso; va altresì rilevato che la sussistenza del vizio medesimo, incontestato in fatto che il contraddittorio endoprocedimentale non vi sia stato, non può che formare oggetto di censure per violazione di legge, così come del resto la ricorrente deduce in alcune delle successive censure mosse alla sentenza impugnata e non ne può pertanto essere dedotto alcun vizio di motivazione ai sensi della previsione di cui al n. 5 dell’art. 360 c.p.c., comma 1 (nella versione applicabile ratione temporis).
Con il terzo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3-5 – in via gradata la ricorrente denuncia la violazione/falsa applicazione dell’art. 97 Cost., della L. n. 212 del 2000, art. 12, del D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11 ed il vizio motivazionale nonchè in via ulteriormente gradata profila questioni di compatibilità unionale e di legittimità costituzionale di dette norme ordinarie interne, poichè la CTR ha comunque ritenuto non avere effetto invalidante dell’atto impositivo impugnato il mancato rispetto del principio del contraddittorio endoprocedimentale.
Va anzitutto osservato che questa Corte (Cass. civ., Sez. VI, 23 maggio 2018, n. 12832) ha recentemente ribadito l’orientamento secondo cui, relativamente agli avvisi di rettifica in materia doganale – quale pacificamente quello in oggetto – precedenti alla entrata in vigore del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1 (art. 1, comma 1) convertito dalla L. 24 marzo 2012, n. 44, che ha introdotto al D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, il comma 4 – bis, non trova applicazione la L. 20 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, (Cass. n. 8399/13; Cass. nn. 10070/14,9799/14, 9800/14, 9801, 9802/14, 9803/14, 10070/14, 15032/14, 15033/14, 15034/14, 15035/14, 15036/14, 15037/14, 2592/14, 25973/14, 25074/14, 25975/14).
In particolare, va precisato che la norma dello Statuto del contribuente che si assume violata, ed in ordine alla quale viene richiesto il sindacato di legittimità, è invocata a torto, in quanto la disciplina procedimentale in essa contenuta non trova, comunque, applicazione al procedimento di revisione doganale in esame che è regolato da uno “jus speciale”.
Invero, il D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, nel testo vigente “ratione temporis”, prevede infatti che, quando dalla revisione eseguita d’ufficio dell’accertamento divenuto definitivo – ancorchè le merci che hanno formato l’oggetto siano state lasciate alla libera disponibilità dell’operatore o siano già uscite dal territorio doganale – emergono inesattezze, omissioni, o errori relativi agli elementi presi a base dell’accertamento, “l’ufficio procede alla relativa rettifica e ne da comunicazione all’operatore interessato notificando apposito avviso di rettifica motivato” (comma 1, 5 e 6). Entro trenta giorni dalla data della notifica dell’avviso, l’operatore può contestare la rettifica ed in tal caso viene redatto apposito verbale dall’Ufficio doganale “ai fini della eventuale instaurazione dei procedimenti amministrativi per la risoluzione delle controversie previsti dal TU delle disposizioni legislative in materia doganale approvato con D.P.R. n. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 66 e ss.”.
A tal proposito si osserva che i procedimenti amministrativi cui, rinvia la norma consentivano la instaurazione, in via preventiva, del pieno contraddittorio con il contribuente, atteso che: a) il TU n. 43 del 1973, art. 66, prevede che l’operatore presenti ricorso gerarchico avverso l’avviso di rettifica “producendo i documenti ed indicando i mezzi di prova ritenuti utili”; b) dal combinato disposto del TU n. 43 del 1973, art. 70, u.c. e art. 76, comma 1, emerge che solo all’esito dell’indicato procedimento amministrativo contenzioso – nel caso di decisione parzialmente o totalmente sfavorevole al ricorrente gerarchico – si determina la “definitività” dell’avviso di accertamento in rettifica ed il contribuente è legittimato ad esperire il ricorso giurisdizionale D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 21, avverso l’atto impositivo.
In definitiva quindi, deve rilevarsi che la Corte di giustizia UE ha affermato che il diritto di ogni persona di essere ascoltata prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa incidere in modo negativo sui suoi interessi deve essere interpretato nel senso che i diritti della difesa del destinatario di un avviso di rettifica dell’accertamento, adottato dall’autorità doganale in mancanza di una previa audizione dell’interessato, non sono violati se la normativa nazionale che consente all’interessato di contestare tale atto nell’ambito di un ricorso amministrativo si limita a prevedere la possibilità di chiedere la sospensione dell’esecuzione di tale atto fino alla sua eventuale riforma rinviando al Reg. (CEE) 12 ottobre 1992, n. 2913/92 del Consiglio, art. 244, che istituisce un codice doganale comunitario, come modificato dal Reg. (CE) 16 novembre 2000, n. 2700/2000 del Parlamento Europeo e del Consiglio, senza che la proposizione di un ricorso amministrativo sospenda automaticamente l’esecuzione dell’atto impugnato, dal momento che l’applicazione di detto regolamento, art. 244, comma 2, da parte dell’autorità doganale non limita la concessione della sospensione dell’esecuzione, qualora vi siano motivi di dubitare della conformità della decisione impugnata con la normativa doganale o vi sia da temere un danno irreparabile per l’interessato.
Con il quarto motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3-5 – la ricorrente lamenta la violazione/falsa applicazione dell’art. 220, par. 2, lett. b), CDC (Reg. CEE 2913/1992) ed in subordine vizio motivazionale, poichè la CTR ha affermato l’insussistenza della scriminante prevista da tale disposizione di diritto unionale derivato.
Risulta tuttavia che la Corte di giustizia, con la pronuncia n. 276/16 causa C-276/16 Preqù’ Italia, ha esaminato la questione della sospensione dell’esecutività degli atti impositivi doganali nell’ambito del procedimento amministrativo ed ha precisato che:

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 12
 art. 11
 art. 11
 art. 12
 Cass. 
 art. 11
 art. 66
 art. 66
 art. 70
 art. 76
 art. 21
 art. 244
 art. 244
 art. 360