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Tango bond, una chance per evitare la prescrizione - tangobond.it
Messaggio da rolieg » gio dic 01, 2011 9:08 am
[size=18]Tango bond, una chance per evitare la prescrizione
Poter riavere ancora tutto o parte di quei soldi persi per aver investito (più esattamente essere stato sollecitato nel farlo) nei bond Argentina.
Una speranza, questa, che molti piccoli investitori hanno avuto fino allo scorso dicembre. Secondo una tesi prevalente, infatti, per interrompere la prescrizione decennale per responsabilità contrattuale della banca che aveva venduto i bond, si poteva agire entro il 23 dicembre 2011 in quanto esattamente dieci anni prima (la prescrizione contrattuale è appunto decennale), il 23 dicembre del 2001, veniva dichiarato il default dell'Argentina.
In realtà, questo orientamento giurisprudenziale non sembra l'unico. «Intanto sulla prescrizione è bene fare una precisazione – spiega David Apolloni, avvocato del Foro di Perugia che segue molti casi in tutta Italia –: in presenza di nullità, quale ad esempio la mancanza del contratto quadro, siamo di fronte a un diritto che non si prescrive. Ma va segnalato un orientamento giurisprudenziale che sta trovando consenso secondo il quale il termine di prescrizione non può essere legato a una generale dichiarazione di insolvenza, quindi nel caso dei bond argentini dicembre 2001, ma all'indicazione da parte della repubblica argentina della messa fuori mercato dei titoli, gennaio 2005». Questa tesi fatta propria dal tribunale di Novara, nella sentenza del 15 novembre 2010 numero 1.062, e ribadita nuovamente nel 2011, con la sentenza del 3 giugno 2011 numero 457/2011, parte dal presupposto che il cliente raggiunge una sufficiente certezza della verificazione del danno soltanto con l'offerta pubblica di scambio Infatti, da quella data viene reso noto: «Che l'Argentina ha annunciato che non intende riprendere i pagamenti per nessuna serie di obbligazioni esistenti in circolazione dopo la conclusione dell'offerta di scambio e dell'invito globale (prospetto informativo dell'Ops)». Pertanto solo da quel momento, gennaio 2005, può ritenersi acquisita nei risparmiatori la conoscenza del danno patito e quindi la non rimborsabilità dei titoli.
«È un cambiamento di orientamento molto importante – gli fa eco il collega Michele Funi, avvocato coinvolto in molte cause legate ai Tango Bond in Friuli – prima dell'Ops del 2005, il default era noto solo ufficiosamente. Per cui, secondo il tribunale, la prescrizione del diritto decorre solamente da quando il danneggiato ha piena consapevolezza dell'evento. Si tratta di un contenzioso avviato nei confronti della Consob quale organo di vigilanza, ed è questo il motivo per cui si fa riferimento a responsabilità extracontrattuale (ex art. 2.043), con termine di prescrizione quinquennale; le azioni contro le banche, invece, per oramai pacifica giurisprudenza, si prescrivono in 10 anni, essendo fondate su responsabilità contrattuale. Comunque, il principio di diritto relativo alla decorrenza del termine di prescrizione dal 2005 mi sembra interessante, resta da vedere se l'orientamento sarà confermato dalla Cassazione». «E, nello stesso senso – aggiunge ancora Apolloni – si è espresso anche il tribunale di Lucca». Dunque, la prescrizione decennale si compirebbe nel 2015; ecco perché è opportuno invitare i risparmiatori che non l'avessero ancora fatto a inviare la lettera alla banca che ha venduto i titoli per interrompere la prescrizione.
Ma non è solo questa la novità che interessa i possessori di Tango bond. Dopo 10 anni in molti tribunali si sono formati uffici specializzati e la materia ha oggi una base molto ampia di sentenze sulle quali ragionare. «Si sta formando un consolidato orientamento giurisprudenziale, (tribunale di Roma e Napoli) – aggiunge ancora Apolloni –, secondo il quale le cedole percepite dai clienti non debbono essere restituite alla banca e computate nel calcolo del risarcimento del danno, poiché il cliente era in buona fede nel momento in cui aveva percepito le cedole. E molte banche evitano le cause e sono disposte a transare quando l'investimento non supera i 15mila euro». Quindi, gli esperti consigliano a chi ha investito importi di piccola entità di inviare la lettera alla propria banca
di Lucilla Incorvati - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/CrfcS
Ultima modifica di rolieg il sab gen 28, 2012 4:49 pm, modificato 1 volta in totale.
Messaggio da rolieg » gio gen 05, 2012 10:32 am
Plus, l’inserto del sabato del quotidiano Il Sole24Ore, ha segnalato alcune importanti novità in merito ai bond della Repubblica Argentina. Secondo il settimanale, alcuni tribunali riterrebbero che la data per calcolare la prescrizione non sarebbe il 23 dicembre del 2001, giorno in cui è stato dichiarato il default dello stato sudamericano, ma il mese di gennaio del 2005, quando partì l’offerta di scambio sui bond argentini. Di conseguenza, la prescrizione decennale scatterebbe nel 2015, lasciando tempo a chi non lo avesse fatto, di inviare alla banca che ha venduto i bond la lettera per interrompere la prescrizione. Infine, Plus ha riportato le dichiarazioni dell’avvocato David Apolloni, secondo cui molte banche sono disposte a transare con gli obbligazionisti quando l’investimento non supera i 15mila euro.
Argentina e i 60mila in attesa
Messaggio da rolieg » mer feb 01, 2012 10:33 am
di Lucilla IncorvatiCronologia articolo9 aprile 2011
In questo articoloArgomenti: Risparmio personale | Amado Boudou | Italia | Task Force Argentina | Nicola Stock | Tfa
..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2012 alle ore 16:52.
Per molti piccoli risparmiatori i tango bond sono ancora un vicolo cieco dal quale a distanza di oltre dieci anni non si riesce a uscire. Molti hanno intentato cause individuali alle quali via via i tribunali di mezza Italia stanno dando risposte sempre più favorevoli (l'ultima rilevante è arrivata a dicembre dal Tribunale di Vigevano) e che condannano il collocatore (le banche) ha risarcire non solo il valore delle obbligazioni e gli interessi, ma anche il maggior danno subito. Molti istituti hanno venduto i bond, a partire dal 1999, anche se era ben nota, quindi prima del default avvenuto nel 2001, la situazione difficile nella quale versava la Repubblica Argentina. Insomma, certe obbligazioni, per quanto allettanti sotto il profilo dei rendimenti, in realtà erano titoli molto rischiosi e non in linea con il profilo di tanti piccoli investitori. Nella vicenda dei Tango bond molti hanno perso i risparmi di una vita, le liquidazioni incassate dopo anni.
Dei 440mila piccoli risparmiatori coinvolti, difficile stimare quanti abbiamo a oggi fatto causa e quanti siano ancora in attesa di giudizio. Anche perché, è bene ricordarlo, se è stata interrotta la prescrizione (bastava o basta inviare una lettera raccomandata alla banca) si può ancora agire. Dopo un iter abbastanza tortuoso, solo a fine anno molti risparmiatori hanno potuto aderire concretamente al secondo swap (cambio dei vecchi titoli con nuovi per un valore equivalente rispetto al valore di quelli andati in default, più un conguaglio in contanti) proposto dalla Repubblica Argentina nel giugno scorso. Arrivata a distanza di cinque anni dalla prima proposta di concambio del 2005, ritenuta svantaggiosa da oltre la metà dei sottoscrittori, a questa seconda occasione, secondo quanto ha comunicato il ministro dell'Economia Amado Boudou, avrebbero aderito circa il 75% degli investitori italiani in possesso di bond in default, per un importo pari a 18,3 miliardi di dollari. Sommando l'accettazione dell'ultimo concambio a quella della stessa operazione del 2005, l'Argentina ha ristrutturato il 92,4% dell'intero debito dichiarato in default nel 2001. E se sarebbero circa 20mila gli italiani che avevano mantenuto autonomamente aperto il contenzioso con l'Argentina, è ancora aperto l'arbitrato condotto dall'associazione Task Force Argentina che al momento rappresenta gli interessi di circa 60mila risparmiatori italiani e che punta a regolare la situazione di bond per 1,3 miliardi di dollari. Dunque, il default sul debito del paese sudamericano non può considerarsi concluso.
In realtà all'arbitrato internazionale in ambito Icsid (International Centre for Settlement of Investment Disputes), avviato dalla Task Force Argentina, nel 2004 avevano aderito inizialmente 180 mila investitori. Molti dei quali poi hanno aderito allo Swap oppure si sono ritirati. «A giorni siamo in attesa di una sentenza sulla fase giurisdizionale, vale a dire l'accettazione dell'arbitrato da parte dei tre membri nominati – spiega il presidente della Tfa Nicola Stock – a quel punto si apre la fase di merito che ci auguriamo si risolva al massimo nei primi mesi del 2012».
Va detto che chi ha aderito alla Tfa può considerare interrotti i termini di prescrizione (è decennale) per agire contro la Repubblica Argentina ma non contro le banche che gli hanno venduto i bond. Poiché a oggi l'esito del lodo è incerto e potrebbe essere incerta anche la capacità di rimborso dell'Argentina (anche se poco probabile visto che si tratta di un arbitrato condiviso da 154 paesi) se non si vuole perdere l'occasione di ricorrere presso un giudice italiano, è bene inviare una raccomandata alla banca con la quale si interrompono i termini di prescrizione (è decennale).
Nella lettera si chiede ai sensi delle norme del testo unico bancario di poter prendere visione di alcuni documenti. In particolare: il contratto quadro, il contratto di deposito titoli, il documento generale sui rischi di investimento, la rilevazione della propensione al rischio, l'ordine firmato per l'acquisto del titolo o la registrazione telefonica, l'offering circular del titolo. Tutti questi documenti, tranne l'offering, devono essere firmati dalla banca e dal cliente in data antecedente all'investimento. La banca deve rispondere entro 90 giorni. Se non risponde (caso raro) o più comunemente non si trovano i documenti (in particolare il contratto quadro), il rapporto è nullo e quindi l'investitore ha diritto a riavere indietro i suoi soldi.
L'azione di risarcimento del danno può essere richiesta anche in caso di vendita del titolo e lo stesso diritto è mantenuto anche dagli eredi.
Tango bond, pressing in banca
Messaggio da rolieg » mer feb 01, 2012 10:49 am
Finanza e Mercati > Plus24
di Lucilla IncorvatiCronologia articolo20 novembre 2010
In questo articoloArgomenti: Obbligazioni | Agenzia Entrate | Romina Guglielmetti | Abi | Debora Spinelli | Argentina
Accedi a My La brutta notizia è che la beffa continua. A distanza di una settimana (si veda «Plus24» del 13 novembre) ancora non si è sciolto il nodo dei titolari di bond argentini. Si tratta dei clienti di alcune grandi banche italiane (UniCredit, IntesaSanpaolo e Mps) che non hanno ancora potuto ricevere i nuovi titoli (frutto di un accordo di swap con l'Argentina firmato da mesi) e il denaro con il quale il governo di Buenos Aires si è impegnato a pagare gli interessi non percepiti dal 2003 al 2010. Ad oggi solo alcune piccole banche (diverse Bcc), la Banca delle Marche e Deutsche Bank hanno dato seguito all'operazione di concambio che nella maggioranza dei casi (opzione par) prevede cambio dei vecchi titoli con nuovi per valore equivalente rispetto al quello dei bond andati in default, più un conguaglio in contanti. Per esempio Banca Marche ha aderito allo swap per un valore di poco più di un milione di euro. Sono stati circa 2mila i clienti che hanno aderito allo swap per un valore di circa 40 milioni di euro. Ma ad oggi la banca non ha venduto i titoli "swappati" vale a dire quelli che ha nel suo portafoglio. Il ritardo delle principali banche viene motivato dalla necessità di attendere una chiarimento sul trattamento fiscale da applicare all'operazione e di adeguare le procedure informatiche. Chi ha effettuato la contabilizzazione delle operazioni di concambio e la tassazione dei proventi da esse derivanti si è attenuto alle linee indicate dall'Abi (circolare del 19 ottobre 2010) che in alcuni punti fanno riferimento alla risoluzione dell'Agenzia delle entrate numero 99 del 25 luglio 2005 che già in passato aveva chiarito alcuni aspetti relativi al trattamento fiscale. Quindi, anche le grandi banche avevano indicazioni su come muoversi. In ogni caso questo comportamento potrebbe aver già danneggiato molti investitori. Non essendo avvenuto il concambio, i possessori non hanno potuto vendere i titoli il cui valore nel frattempo si sarebbe deprezzato. «C'è da chiedersi – dice un esperto – se le stesse banche non abbiano provveduto al concambio ma invece hanno già venduto i titoli presenti nei loro portafogli». Difficile rispondere. Però molti risparmiatori (qui di sotto alcune delle tante lettere arrivate in redazione) pongono quesiti ai quali è doveroso rispondere.
«Nel momento in cui avviene la consegna del titolo – spiega l'avvocato Debora Spinelli – se l'investitore riscontrerà una diminuzione del valore (calcolata per esempio dalla data in cui un'altra banca ha avviato il concambio oppure al prezzo più alto raggiunto dal titolo) potrà chiedere i danni».
Vita del dossier titoli
Le banche richiedono di tener aperto il dossier titoli e sostenere i costi. Ma è bene trattare e chiedere di non sostenere le spese anche perché si può optare per trasferire i titoli presso un altro istituto. Il trasferimento non fa venir meno il diritto di fare causa alla banca che ha venduto i bond e/o a quella che non procede con lo swap. Un principio, questo, valido per chiunque ha titoli in default in un dossier. Va anche detto che i titoli in default non è vero che non valgono nulla: c'è un mercato secondario dove vengono acquistati e hanno un valore, seppur molto inferiore a quello di partenza
Tempi della tutela
Tra chi ha acquistato bond argentini, ma anche obbligazioni Cirio e azioni Parmalat, solo l'1,5% ha fatto causa (non c'era la possibilità dell'azione collettiva di rivalsa e molti hanno avuto paura di intraprendere quella individuale). Sono stati ottenuti decine di risarcimenti, non migliaia. La recente insolvenza della Lehman Brothers (circa 200mila investitori coinvolti e circa 100mila ancora esposti per un miliardo) ha aperto un capitolo nuovo anche nei tribunali.
Chi ha acquistato bond Argentina può ancora interrompere la prescrizione che è decennale per responsabilità contrattuale «mentre è imprescrittibile – aggiunge Spinelli – la nullità del contratto (quando manca il contratto quadro o la firma della banca). Inoltre, molte cause hanno chiarito che la prescrizione non decorre dal momento dell'acquisto del titolo ma dal momento in cui il default è stato dichiarato». In tutti i casi di bond andati in default, l'azione di risarcimento del danno può essere richiesta anche in caso di vendita del titolo e lo stesso diritto è mantenuto anche dagli eredi. Basta inviare una raccomandata alla banca con la quale si interrompono i termini di prescrizione e con la quale si chiede ai sensi delle norme del Testo unico bancario di poter prendere visione di alcuni documenti. In particolare: il contratto quadro, il contratto di deposito titoli, il documento generale sui rischi di investimento, la rilevazione della propensione al rischio, l'ordine firmato per l'acquisto del titolo o la registrazione telefonica, l'offering circular del titolo. Tutti questi documenti, tranne l'offering, devono essere firmati dalla banca e del cliente in data antecedente all'investimento. La banca dovrà rispondere entro 90 giorni. Se non risponde (caso raro) o più comunemente non si trovano i documenti (in particolare il contratto quadro), il rapporto è nullo e quindi l'investitore ha dirFinanza e Mercati > Plus24
Chi ha acquistato bond Argentina può ancora interrompere la prescrizione che è decennale per responsabilità contrattuale «mentre è imprescrittibile – aggiunge Spinelli – la nullità del contratto (quando manca il contratto quadro o la firma della banca). Inoltre, molte cause hanno chiarito che la prescrizione non decorre dal momento dell'acquisto del titolo ma dal momento in cui il default è stato dichiarato». In tutti i casi di bond andati in default, l'azione di risarcimento del danno può essere richiesta anche in caso di vendita del titolo e lo stesso diritto è mantenuto anche dagli eredi. Basta inviare una raccomandata alla banca con la quale si interrompono i termini di prescrizione e con la quale si chiede ai sensi delle norme del Testo unico bancario di poter prendere visione di alcuni documenti. In particolare: il contratto quadro, il contratto di deposito titoli, il documento generale sui rischi di investimento, la rilevazione della propensione al rischio, l'ordine firmato per l'acquisto del titolo o la registrazione telefonica, l'offering circular del titolo. Tutti questi documenti, tranne l'offering, devono essere firmati dalla banca e del cliente in data antecedente all'investimento. La banca dovrà rispondere entro 90 giorni. Se non risponde (caso raro) o più comunemente non si trovano i documenti (in particolare il contratto quadro), il rapporto è nullo e quindi l'investitore ha diritto a riavere indietro i suoi soldi.
Chi ha aderito allo swap del 2005 non sembra esente dall'imposta del 12,5 per cento. «Se dal 2005 a oggi il titolo ha avuto un apprezzamento – spiega il legale Romina Guglielmetti – non è ipotizzabile lo sgravio perché questo riguarda i mancati interessi dei vecchi titoli e non l'apprezzamento del nuovo».
itto a riavere indietro i suoi soldi.
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