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Timestamp: 2018-12-11 10:09:12+00:00

Document:
Il processo tributario | Avvocato Salvatore Ferlisi
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Art. 1 – Gli organi della giurisdizione tributaria
Art. 3 – Difetto di giurisdizione
Art. 5 – Incompetenza
Art. 6 – Astensione e ricusazione dei componenti delle commissioni tributarie
Art. 8 – Errore sulla norma tributaria
Art. 9 – Organi di assistenza alle commissioni tributarie
Art. 10 – Le parti
Art. 11 – Capacità di stare in giudizio
Art. 12 – L’assistenza tecnica
Art. 13 – Assistenza tecnica gratuita
Art. 14 – Litisconsorzio ed intervento
Art. 15 – Spese del giudizio
Art. 16 – Comunicazioni e notificazioni
Art. 17 – Luogo delle comunicazioni e notificazioni
Art. 23 – Costituzione in giudizio della parte resistente
Art. 24 – Produzione di documenti e motivi aggiunti
Art. 25 – Iscrizione del ricorso nel registro generale fascicolo d’ufficio del processo e fascicoli di parte
Art. 26 – Assegnazione del ricorso
Art. 27 – Esame preliminare del ricorso
Art. 28 – Reclamo contro i provvedimenti presidenziali
Art. 29 – Riunione dei ricorsi
Art. 30 – Nomina del relatore e fissazione della data di trattazione
Art. 31 – Avviso di trattazione
Art. 33 – Trattazione in camera di consiglio
Art. 34 – Discussione in pubblica udienza
Art. 35 – Deliberazioni del collegio giudicante
Art. 36 – Contenuto della sentenza
Art. 37 – Pubblicazione e comunicazione della sentenza
Art. 38 – Richiesta di copie e notificazione della sentenza
Art. 39 – Sospensione del processo
Art. 40 – Interruzione del processo
Art. 41 – Provvedimenti sulla sospensione e sull’interruzione del processo
Art. 42 – Effetti della sospensione e dell’interruzione del processo
Art. 43 – Ripresa del processo sospeso o interrotto
Art. 44 – Estinzione del processo per rinuncia al ricorso
Art. 45 – Estinzione del processo per inattività delle parti
Art. 46 – Estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere
CAPO II – I procedimenti cautelare e preventivo
Art. 47 – Sospensione dell’atto impugnato
Art. 48 – Conciliazione giudiziale
Art. 49 – Disposizioni generali applicabili
Art. 50 – I mezzi d’impugnazione
Art. 51 – Termini d’impugnazione
Art. 52 – Giudice competente e legittimazione ad appellare
Art. 53 – Forma dell’appello
Art. 54 – Controdeduzioni dell’appellato e appello incidentale
Art. 55 – Provvedimenti presidenziali
Art. 56 – Questioni ed eccezioni non riproposte
Art. 57 – Domande ed eccezioni nuove
Art. 59 – Rimessione alla commissione provinciale
Art. 60 – Non riproponibilità dell’appello dichiarato inammissibile
Art. 62 – Norme applicabili
Art. 63 – Giudizio di rinvio
Art. 64 – Sentenze revocabili e motivi di revocazione
Art. 65 – Proposizione della impugnazione
Art. 66 – Procedimento
Art. 67 – Decisione
Art. 68 – Pagamento del tributo e delle sanzioni pecuniarie in pendenza del processo
Art. 69 – Condanna dell’ufficio al rimborso
Art. 70 – Giudizio di ottemperanza
Art. 71 – Norme abrogate
Art. 72 – Controversie pendenti davanti alle commissioni tributarie di primo e di secondo grado
Art. 73 – Istanza di trattazione ( Abrogato )
Art. 74 – Controversie pendenti davanti alla corte d’appello
Art. 75 – Controversie pendenti davanti alla commissione tributaria centrale
Art. 76 – Controversie in sede di rinvio
Art. 77 – Procedimento contenzioso amministrativo davanti all’intendenza di finanza o al ministero delle finanze
Art. 78 – Controversie già di competenza delle commissioni comunali per i tributi locali
Art. 79 – Norme transitorie
Art. 80 – Entrata in vigore
1. La giurisdizione tributaria é esercitata dalle commissioni tributarie provinciali e dalle commissioni tributarie regionali di cui all’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1992, n. 545.
B) l’imposta sul valore aggiunto, tranne i casi di cui all’art. 70 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ed i casi in cui l’imposta é riscossa unitamente all’imposta sugli spettacoli;
C) l’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili;
D) l’imposta di registro;
E) l’imposta sulle successioni e donazioni;
G) l’imposta sulle assicurazioni;
3. Appartengono altresì alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale.
1. Il difetto di giurisdizione delle commissioni tributarie é rilevato, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del processo.
2. É ammesso il regolamento preventivo di giurisdizione previsto dall’art. 41, primo comma, del codice di procedura civile.
1. Le commissioni tributarie provinciali sono competenti per le controversie proposte nei confronti degli uffici delle entrate o del territorio del ministero delle finanze ovvero degli enti locali ovvero dei concessionari del servizio di riscossione, che hanno sede nella loro circoscrizione; se la controversia é proposta nei confronti di un centro di servizio é competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale spettano le attribuzioni sul tributo controverso.
2. L’incompetenza della commissione tributaria é rilevabile, anche d’ufficio, soltanto nel grado al quale il vizio si riferisce.
1. La commissione tributaria dichiara non applicabili le sanzioni non penali previste dalle leggi tributarie quando la violazione é giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce.
1. Il personale dell’ufficio di segreteria assiste la commissione tributaria secondo le disposizioni del codice di procedura civile concernenti il cancelliere.
1. Sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l’ufficio del ministero delle finanze o l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto ovvero, se l’ufficio é un centro di servizio, l’ufficio delle entrate del ministero delle finanze al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.
2. L’ufficio del ministero delle finanze nei cui confronti é proposto il ricorso sta in giudizio direttamente o mediante l’ufficio del contenzioso della direzione regionale o compartimentale ad esso sovraordinata.
3. L’ente locale nei cui confronti é proposto il ricorso sta in giudizio mediante l’organo di rappresentanza previsto dal proprio ordinamento.
1. Le parti, diverse dall’ufficio del ministero delle finanze o dall’ente locale nei cui confronti é stato proposto il ricorso, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato.
2. Sono abilitati all’assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie, se iscritti nei relativi albi professionali, gli avvocati, i procuratori legali, i dottori commercialisti, i ragionieri e i periti commerciali. Sono altresì abilitati all’assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie, se iscritti nei relativi albi professionali, i consulenti del lavoro, per le materie concernenti le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente ed assimilati e gli obblighi di sostituto di imposta relativi alle ritenute medesime, gli ingegneri, gli architetti, i geometri, i periti edili, i dottori agronomi, gli agrotecnici e i periti agrari, per le materie concernenti l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale.
In attesa dell’adeguamento alle direttive comunitarie in materia di esercizio di attivita’ di consulenza tributaria e del conseguente riordino della materia, sono, altresi’, abilitati alla assistenza tecnica, se iscritti in appositi elenchi da tenersi presso le direzioni regionali delle entrate, i soggetti indicati nell’articolo 63, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioniere limitatamente alle materie concernenti le imposte di registro, di successione, i tributi locali, l’IVA, l’IRPEF, l’ILOR, e l’IRPEG nonche’ i dipendenti delle associazioni delle categorie rappresentate nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (C.N.E.L.) e i dipendenti delle imprese, o delle loro controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, primo comma, numero 1), limitatamente alle controversie nelle quali sono parti, rispettivamente, gli associati e le imprese o loro controllate, in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale; con decreto del Ministro delle finanze sono stabilite le modalita’ per l’attuazione delle disposizioni del presente periodo. Sono inoltre abilitati all’assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie i funzionari delle associazioni di categoria che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, risultavano iscritti nell’elenco tenuto dalla Intendenza di finanza competente per territorio, ai sensi dell’articolo 30, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636 .
3. Ai difensori di cui al comma 2 deve essere conferito l’incarico con atto pubblico o con scrittura privata autenticata od anche in calce o a margine di un atto del processo, nel qual caso la sottoscrizione autografa é certificata dallo stesso incaricato.
All’udienza pubblica l’incarico può essere conferito oralmente e se ne dà atto a verbale.
5. Le controversie di valore inferiore a 5.000.000 di lire, anche se concernenti atti impositivi dei comuni e degli altri enti locali, nonche’ i ricorsi di cui all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 1980, n. 787, possono essere proposti direttamente dalle parti interessate, che, nei procedimenti relativi, possono stare in giudizio anche senza assistenza tecnica. Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore e’ costituito dalla somma di queste.
Il presidente della commissione o della sezione o il collegio possono tuttavia ordinare alla parte di munirsi di assistenza tecnica fissando un termine entro il quale la stessa é tenuta, a pena di inammissibilità, a conferire l’incarico a un difensore abilitato.
1. É assicurata innanzi alle commissioni tributarie ai non abbienti l’assistenza tecnica gratuita, secondo le disposizioni del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3282, e successive modificazioni e integrazioni. L’attività gratuita di assistenza tecnica é obbligatoria per tutti i soggetti indicati nell’art. 12, comma 2.
2. É costituita presso ogni commissione tributaria la commissione per l’assistenza tecnica gratuita, composta da un presidente di sezione, che la presiede, da un giudice tributario designato dal presidente della commissione, nonché da tre iscritti negli albi o elenchi di cui all’art. 12, comma 2, designati al principio di ogni anno a turno da ciascun ordine professionale del capoluogo in cui ha sede la commissione e dalla direzione regionale delle entrate. Per ciascun componente é designato anche un membro supplente. Al presidente e ai componenti non spetta alcun compenso. Esercita le funzioni di segretario un funzionario dell’ufficio di segreteria della commissione tributaria.
4. La sorveglianza di cui all’art. 4, primo e secondo comma, del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3282, é esercitata dal presidente della commissione tributaria.
2. Se il ricorso non é stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati nel comma 1 é ordinata l’integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza.
6. Le parti chiamate in causa o intervenute volontariamente non possono impugnare autonomamente l’atto se per esse al momento della costituzione é già decorso il termine di decadenza.
1. La parte soccombente é condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza. La commissione tributaria può dichiarare compensate in tutto o in parte le spese, a norma dell’art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile.
2-bis Nella liquidazione delle spese a favore dell’ufficio del Ministero delle finanze, se assistito da funzionari dell’amministrazione, e a favore dell’ente locale, se assistito da propri dipendenti, si applica la tariffa vigente per gli avvocati e procuratori, con la riduzione del venti per cento degli onorari di avvocato ivi previsti. La riscossione avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
1. Le comunicazioni sono fatte mediante avviso della segreteria della commissione tributaria consegnato alle parti, che ne rilasciano immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio postale in plico senza busta raccomandata con avviso di ricevimento. Le comunicazioni all’ufficio del ministero delle finanze ed all’ente locale possono essere fatte mediante trasmissione di elenco in duplice esemplare, uno dei quali, immediatamente datato e sottoscritto per ricevuta, é restituito alla segreteria della commissione tributaria.
La segreteria può anche richiedere la notificazione dell’avviso da parte dell’ufficio giudiziario o del messo comunale nelle forme di cui al comma seguente.
3. Le notificazioni possono essere fatte anche direttamente a mezzo del servizio postale mediante spedizione dell’atto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento ovvero all’ufficio del ministero delle finanze ed all’ente locale mediante consegna dell’atto all’impiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla copia.
5. Qualunque comunicazione o notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione o dalla comunicazione decorrono dalla data in cui l’atto é ricevuto.
3. Se mancano l’elezione di domicilio o la dichiarazione della residenza o della sede nel territorio dello stato o se per la loro assoluta incertezza la notificazione o la comunicazione degli atti non é possibile, questi sono comunicati o notificati presso la segreteria della commissione.
C) dell’ufficio del ministero delle finanze o dell’ente locale o del concessionario del servizio di riscossione nei cui confronti il ricorso é proposto;
2. Il ricorso avverso il rifiuto tacito della restituzione di cui all’articolo 19, comma 1, lettera g), puo’ essere proposto dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione presentata entro i termini previsti da ciascuna legge d’imposta e fino a quando il diritto alla restituzione non e’ prescritto. La domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si é verificato il presupposto per la restituzione.
1. Il ricorrente, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, a pena d’inammissibilità deposita, nella segreteria della commissione tributaria adita, l’originale del ricorso notificato a norma degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile ovvero copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale.
2. L’inammissibilità del ricorso é rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce a norma dell’articolo seguente.
3. In caso di consegna o spedizione a mezzo di servizio postale la conformità dell’atto depositato a quello consegnato o spedito é attestata conforme dallo stesso ricorrente. Se l’atto depositato nella segreteria della commissione non é conforme a quello consegnato o spedito alla parte nei cui confronti il ricorso é proposto, il ricorso é inammissibile e si applica il comma precedente.
1. L’ufficio del ministero delle finanze, l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione nei cui confronti é stato proposto il ricorso si costituiscono in giudizio entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso é stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale.
2. L’integrazione dei motivi di ricorso, resa necessaria dal deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione, é ammessa entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data in cui l’interessato ha notizia di tale deposito.
3. Se é stata già fissata la trattazione della controversia, l’interessato, a pena di inammissibilità, deve dichiarare, non oltre la trattazione in camera di consiglio o la discussione in pubblica udienza, che intende proporre motivi aggiunti. In tal caso la trattazione o l’udienza debbono essere rinviate ad altra data per consentire gli adempimenti di cui al comma seguente.
Iscrizione del ricorso nel registro generale fascicolo d’ufficio del processo e fascicoli di parte
2. I fascicoli delle parti restano acquisiti al fascicolo d’ufficio e sono ad esse restituiti al termine del processo. Le parti possono ottenere copia autentica degli atti e documenti contenuti nei fascicoli di parte e d’ufficio. I richiedenti diversi dall’ufficio tributario devono corrispondere le spese del rilascio delle copie mediante applicazione e annullamento da parte della segreteria di marche da bollo nella misura stabilita con decreto del ministro delle finanze in base al costo del servizio.
1. Contro i provvedimenti del presidente é ammesso reclamo da notificare alle altre parti costituite nelle forme di cui all’art. 20, commi 1 e 2, entro il termine perentorio di giorni trenta dalla loro comunicazione da parte della segreteria.
2. Resta salvo quanto disposto dall’art. 5, comma 1, lettera a), del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90, convertito nella legge 26 giugno l990, n. 165.
1. La controversia é trattata in camera di consiglio salvo che almeno una delle parti non abbia chiesto la discussione in pubblica udienza, con apposita istanza da depositare nella segreteria e notificare alle altre parti costituite entro il termine di cui all’art. 32, comma 2.
2. Dell’udienza é redatto processo verbale dal segretario.
3. La commissione può disporre il differimento della discussione a udienza fissa, su istanza della parte interessata, quando la sua difesa tempestiva, scritta o orale, é resa particolarmente difficile a causa dei documenti prodotti o delle questioni sollevate dalle altre parti. Si applica l’art. 31, comma 2, salvo che il differimento sia disposto in udienza con tutte le parti costituite presenti.
1. Il collegio giudicante, subito dopo la discussione in pubblica udienza o, se questa non vi é stata, subito dopo l’esposizione del relatore, delibera la decisione in segreto nella camera di consiglio.
3. La sentenza deve inoltre contenere la data della deliberazione ed é sottoscritta dal presidente e dall’estensore.
1. La sentenza é resa pubblica, nel testo integrale originale, mediante deposito nella segreteria della commissione tributaria entro trenta giorni dalla data della deliberazione. Il segretario fa risultare l’avvenuto deposito apponendo sulla sentenza la propria firma e la data.
1. Ciascuna parte può richiedere alla segreteria copie autentiche della sentenza e la segreteria é tenuta a rilasciarle entro cinque giorni dalla richiesta, previa corresponsione delle spese a norma dell’art. 25, comma 2.
3. Se nessuna delle parti provvede alla notificazione della sentenza, si applica l’art. 327, comma 1, del codice di procedura civile. Tale disposizione non si applica se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione d’udienza.
2. L’interruzione si ha al momento dell’evento se la parte sta in giudizio personalmente e nei casi di cui al comma 1, lettera b). In ogni altro caso l’interruzione si ha al momento in cui l’evento é dichiarato o in pubblica udienza o per iscritto con apposita comunicazione del difensore della parte a cui l’evento si riferisce.
4. Se uno degli eventi di cui al comma 1, lettera a), si verifica durante il termine per la proposizione del ricorso il termine é prorogato di sei mesi a decorrere dalla data dell’evento. Si applica anche a questi termini la sospensione prevista dalla legge 7 ottobre 1969, numero 742.
1. La sospensione é disposta e l’interruzione é dichiarata dal presidente della sezione con decreto o dalla commissione con ordinanza.
2. Avverso il decreto del presidente é ammesso reclamo a sensi dell’art. 28.
1. Dopo che é cessata la causa che ne ha determinato la sospensione il processo continua se entro sei mesi da tale data viene presentata da una delle parti istanza di trattazione al presidente di sezione della commissione, che provvede a norma dell’art. 30.
2. Se entro sei mesi da quando é stata dichiarata l’interruzione del processo la parte colpita dall’evento o i suoi successori o qualsiasi altra parte presentano istanza di trattazione al presidente di sezione della commissione, quest’ultimo provvede a norma del comma precedente.
3. L’estinzione del processo per inattività delle parti é rilevata anche d’ufficio solo nel grado di giudizio in cui si verifica e rende inefficaci gli atti compiuti.
4. L’estinzione é dichiarata dal presidente della sezione con decreto o dalla commissione con sentenza. Avverso il decreto del presidente é ammesso reclamo alla commissione che provvede a norma dell’art. 28.
2. La cessazione della materia del contendere é dichiarata, salvo quanto diversamente disposto da singole norme di legge, con decreto del presidente o con sentenza della commissione. Il provvedimento presidenziale é reclamabile a norma dell’art. 28.
5. L’ufficio puo’, sino alla data di trattazione in camera di consiglio, ovvero fino alla discussione in pubblica udienza, depositare una proposta di conciliazione alla quale l’altra parte abbia previamente aderito. Se l’istanza e’ presentata prima della fissazione della data di trattazione, il presidente della commissione, se ravvisa la sussistenza dei presupposti e delle condizioni di ammissibilita’, dichiara con decreto l’estinzione del giudizio. La proposta di conciliazione ed il decreto tengono luogo del processo verbale di cui al comma 3.
Il decreto e’ comunicato alle parti ed il versamento dell’intero importo o della prima rata deve essere effettuato entro venti giorni dalla data della comunicazione.
Nell’ipotesi in cui la conciliazione non sia ritenuta ammissibile il presidente della commissione fissa la trattazione della controversia.
Il provvedimento del presidente e’ depositato in segreteria entro dieci giorni dalla data di presentazione della proposta.
1. I mezzi per impugnare le sentenze delle commissioni tributarie sono l’appello, il ricorso per cassazione e la revocazione (1).
(1) Articolo così modificato dall’art. 12, d.l. 8 agosto 1996, n.437, conv. in l. 24 ottobre 1996, n. 556.
1. Se la legge non dispone diversamente il termine per impugnare la sentenza della commissione tributaria é di sessanta giorni, decorrente dalla sua notificazione ad istanza di parte, salvo quanto disposto dall’art. 38, comma 3.
2. Nel caso di revocazione per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’art. 395 del codice di procedura civile il termine di sessanta giorni decorre dal giorno in cui é stato scoperto il dolo o sono state dichiarate false le prove o é stato recuperato il documento o é passata in giudicato la sentenza che accerta il dolo del giudice.
1. Il ricorso in appello contiene l’indicazione della commissione tributaria a cui é diretto, dell’appellante e delle altre parti nei cui confronti é proposto, gli estremi della sentenza impugnata, l’esposizione sommaria dei fatti, l’oggetto della domanda ed i motivi specifici dell’impugnazione. Il ricorso in appello é inammissibile se manca o é assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati o se non é sottoscritto a norma dell’art. 18, comma 3.
2. Il ricorso in appello é proposto nelle forme di cui all’art. 20, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dell’art. 22, commi 1, 2 e 3.
3. Dopo che la sentenza di rimessione della causa al primo grado é formalmente passata in giudicato, la segreteria della commissione tributaria regionale, nei successivi trenta giorni, trasmette d’ufficio il fascicolo del processo alla segreteria della commissione tributaria provinciale, senza necessità di riassunzione ad istanza di parte.
1. L’appello dichiarato inammissibile non può essere riproposto anche se non é decorso il termine stabilito dalla legge.
3. In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti alla commissione tributaria a cui il processo é stato rinviato. In ogni caso, a pena d’inammissibilità, deve essere prodotta copia autentica della sentenza di cassazione.
1. Contro le sentenze delle commissioni tributarie che involgono accertamenti di fatto e che sul punto non sono ulteriormente impugnabili o non sono state impugnate é ammessa la revocazione ai sensi dell’art. 395 del codice di procedura civile.
2. Le sentenze per le quali é scaduto il termine per l’appello possono essere impugnate per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’art. 395 del codice di procedura civile purché la scoperta del dolo o della falsità dichiarata o il recupero del documento o il passaggio in giudicato della sentenza di cui al numero 6 dell’art. 395 del codice di procedura civile siano posteriori alla scadenza del termine suddetto.
3. Se i fatti menzionati nel comma precedente avvengono durante il termine per l’appello il termine stesso é prorogato dal giorno dell’avvenimento in modo da raggiungere i sessanta giorni da esso.
2. A pena di inammissibilità il ricorso deve contenere gli elementi previsti dall’art. 53, comma 1, e la specifica indicazione del motivo di revocazione e della prova dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell’art. 395 del codice di procedura civile nonché del giorno della scoperta o della falsità dichiarata o del recupero del documento. La prova della sentenza passata in giudicato che accerta il dolo del giudice deve essere data mediante la sua produzione in copia autentica.
3. Il ricorso per revocazione é proposto e depositato a norma dell’art. 53, comma 2.
1. Anche in deroga a quanto previsto nelle singole leggi d’imposta, nei casi in cui é prevista la riscossione frazionata del tributo oggetto di giudizio davanti alle commissioni, il tributo, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere pagato:
3. Le imposte suppletive . . . debbono essere corrisposte dopo l’ultima sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione.
1. Salvo quanto previsto dalle norme del codice di procedura civile per l’esecuzione forzata della sentenza di condanna costituente titolo esecutivo, la parte che vi ha interesse può richiedere l’ottemperanza agli obblighi derivanti dalla sentenza della commissione tributaria passata in giudicato mediante ricorso da depositare in doppio originale alla segreteria della commissione tributaria provinciale, qualora la sentenza passata in giudicato sia stata da essa pronunciata, e in ogni altro caso alla segreteria della commissione tributaria regionale.
2. Il ricorso é proponibile solo dopo la scadenza del termine entro il quale é prescritto dalla legge l’adempimento dall’ufficio del ministero delle finanze o dall’ente locale dell’obbligo posto a carico della sentenza o, in mancanza di tale termine, dopo trenta giorni dalla loro messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario e fino a quando l’obbligo non sia estinto.
4. Uno dei due originali del ricorso é comunicato a cura della segreteria della commissione all’ufficio del ministero delle finanze o all’ente locale obbligato a provvedere.
7. Il collegio, sentite le parti in contraddittorio ed acquisita la documentazione necessaria, adotta con sentenza i provvedimenti indispensabili per l’ottemperanza in luogo dell’ufficio del ministero delle finanze o dell’ente locale che li ha omessi e nelle forme amministrative per essi prescritti dalla legge, attenendosi agli obblighi risultanti espressamente dal dispositivo della sentenza e tenuto conto della relativa motivazione. Il collegio, se lo ritiene opportuno, può delegare un proprio componente o nominare un commissario al quale fissa un termine congruo per i necessari provvedimenti attuativi e determina il compenso a lui spettante secondo le disposizioni della legge 8 luglio 1980, n. 319, e successive modificazioni e integrazioni.
Norme abrogate 1. Sono abrogati l’art. 288 del testo unico per la finanza locale 14 settembre 1931, n. 1175, l’articolo 1 e gli articoli da 15 a 45 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636 e successive modificazioni e integrazioni, l’art. 19, commi 4 e 5, e l’art. 20 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 638, l’art. 24 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 639, gli articoli 63, comma 5, e 68, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43, l’art. 4, comma 8, del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito nella legge 24 aprile 1989, n. 144 .
1. Le controversie pendenti dinanzi alle commissioni tributarie di primo e di secondo grado previste dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, alla data d’insediamento delle commissioni tributarie provinciali e regionali, sono ad esse rispettivamente attribuite, tenuto conto, quanto alla competenza territoriale, delle rispettive sedi.
2. Se alla data indicata al comma 1 pendono termini per la proposizione di ricorsi secondo le norme vigenti, detti ricorsi sono proposti alle commissioni provinciali o regionali competenti entro i termini previsti dal presente decreto, che decorrono dalla suddetta data, ferma restando per i termini d’impugnazione delle decisioni delle commissioni tributarie di primo e di secondo grado e, in ogni caso, per le controversie pendenti , l’inapplicabilita’ dell’art. 327, comma 1, del codice di procedura civile.
Controversie pendenti davanti alla corte d’appello
2. Relativamente alle controversie pendenti o per le quali, pende il termine alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il ricorrente e qualsiasi altra parte sono tenuti, entro sei mesi dalla predetta data, a proporre alla segreteria della commissione tributaria centrale apposita istanza di trattazione contenente gli estremi della controversia e del procedimento. L’istanza potra’ essere sottoscritta dalla parte o dal suo precedente difensore, se nominato, e deve essere notificata o spedita o consegnata alla segreteria della commissione tributaria centrale nei modi previsti dall’articolo 20; in difetto, il giudizio davanti alla commissione tributaria centrale si estingue. L’estinzione e’ dichiarata dal presidente della sezione, dopo aver verificato che non sia stata depositata in segreteria l’istanza di trasmissione del fascicolo alla cancelleria della corte di cassazione a seguito della richiesta di esame a norma del comma seguente. Contro il decreto del Presidente, di cui viene data comunicazione alle parti, e’ ammesso reclamo al collegio nei modi e nei termini previsti dall’articolo 28.
AGGIORNAMENTO – Il d.l. 26 novembre 1993, n. 477 convertito in legge 26 gennaio 1994, n. 55 ha stabilito che ” relativamente alle controversie che alla data del 15 gennaio 1993 erano pendenti davanti alla Commissione tributaria centrale o per le quali pendeva il termine per l’impugnativa davanti allo stesso organo, il ricorrente e qualsiasi altra parte, ai fini della prosecuzione del procedimento, possono presentare, entro il 28 febbraio 1994, istanza di trattazione dinanzi alla Commissione tributaria centrale a norma del presente articolo 75, comma 2, qualora non abbiano presentato l’anzidetta istanza entro il 15 luglio 1993. La presentazione dell’istanza di trattazione produce l’inefficacia del decreto, di cui al presente articolo 75, comma 2, dichiarativo dell’estinzione del giudizio.”
AGGIORNAMENTO – La Corte Costituzionale con sentenza 9-16 aprile 1998 (in G.U. 1a s.s. del 22/4/1998 n. 16) ha disposto “l’illegittimita’ costituzionale del presente articolo, comma 2, secondo periodo, nella parte in cui non prevede che il termine per l’istanza di trattazione decorra dalla data di ricezione dell’avviso dell’onere di proposizione dell’istanza stessa”.
1. Le controversie relative ai tributi comunali e locali indicati nell’art. 2, lettera h), per le quali era previsto il ricorso all’intendente di finanza o al ministro delle finanze, se non ancora definite alla data di insediamento delle nuove commissioni, continuano ad essere decise in sede amministrativa dai suddetti organi secondo le relative disposizioni, ancorché abrogate ai sensi dell’art. 71.
1. Le disposizioni di cui agli articoli 57, comma 2, e 58, comma 1, non si applicano ai giudizi già pendenti in grado d’appello davanti alla commissione tributaria di secondo grado e a quelli iniziati davanti alla commissione tributaria regionale se il primo grado si é svolto sotto la disciplina della legge anteriore.
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