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Timestamp: 2020-07-09 11:56:37+00:00

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BGE-75-II-15 - 1949-01-01 - BGE - Zivilrecht - L'art. 335 cp. 1 CC non autorizza ad erigere una fondazione di famiglia allo scopo preponderante di...
S. 15 / Nr. 3 Familienrecht (i)
BGE 75 II 15
3. Sentenza del 3 marzo 1949 nella causa Comune di Vico Morcote contro
Fondazione Polari.
cp. 1 CC non autorizza ad erigere una fondazione di famiglia allo
scopo preponderante di garantire ai fondatori il godimento e l'usufrutto
regolari e non subordinati a nessuna condizione o riserva dei beni della
fondazione: Una siffatta fondazione di godimento o di sostentamento dev'essere
dichiarata nulla a «in toto»; fin dall'inizio essa non ha conseguito la
Eine Familienstiftung darf nach Art. 335 1 ZGB nicht vornehmlich dazu
errichtet werden, den Stiftern bedingungs- und vorbehaltlos den regelmässigen
Genuss und Ertrag der Stiftungswerte zu verschaffen. Eine solche Genuss- oder
Unterhaltsstiftung ist in toto nichtig zu erklären; sie hat von Anfang an
nicht die juristische Persönlichkeit erlangt.
L'art. 335 al. 1
CC ne permet pas de constituer une fondation de famille dont
le but principal serait de garantir aux fondateurs d'une façon régulière et
sans conditions, la jouissance et l'usufruit des biens de la fondation. Une
fondation de ce genre doit être déclarée nulle en entier; elle n'a jamais
acquis la personnalité juridique.
A. ­ Il defunto Giuseppe Polari, di Vico-Morcote, lasciava quattro figli, uno
solo dei quali, Caterina, nata nel 1873, si sposò in Italia, ed ebbe
discendenza. Gli altri tre Pietro, Rocco e Carolina continuarono a vivere
nella casa paterna a Vico-Morcote.
A1 decesso di Pietro Polari, avvenuto il 10 agosto 1939, il funzionario
incaricato dell'allestimento dell'inventario fiscale scoprì (secondo quanto è
esposto nelle decisioni in atti delle diverse commissioni di ricorso in
materia d'imposta), in un cassettone della casa Polari, elenchi di titoli e
libretti di risparmio intestati al defunto per un ammontare di circa 130.000
franchi e accertò pure l'esistenza d'elenchi di valori per una somma press'a
poco uguale e intestati ai nomi di Rocco e di Carolina Polari. Tutti questi
valori non erano stati fino allora annunciati ai fini dell'imposta.
Il fratello e le sorelle coeredi pagarono le tasse successorie (che
dichiararono essere state ingenti) sulla sostanza del defunto Pietro Polari.
Basandosi sulle scoperte fatte, il fisco ticinese tassò
per il 1940 e per gli anni seguenti Rocco e Carolina Polari su una sostanza
totale di 260 500 fr. (di cui 250 000 fr. rappresentano dei capitali e
crediti) e una rendita del lavoro di 1000 fr.
Secondo le distinte in atti, i prefati Rocco e Carolina devono al Comune di
Vico-Morcote 11193 fr. d'imposte rimaste insolute nella loro totalità per il
periodo dal 1940 al 1947 e 8004 fr. al Cantone, somme cui vanno aggiunte le
Con instrumento notarile 18 dicembre 1939 nei rogiti del notaio Mario Rusca,
Rocco Polari, Carolina Polari e Caterina Polari maritata Pedoia constituivano
sotto la denominazione « Fondazione fu Giuseppe Polari » una fondazione di
famiglia ai sensi degli art. 80 e
seg. CC con sede in Vico-Morcote, cui
attribuivano in proprietà tutti gli stabili (stimati per l'imposta a più di
11000 fr.) appartenenti loro in territorio di Vico-Morcote con l'«
attrezzatura inerente alla lavorazione agreste nonché il bestiame relativo
constituito da una bovina ».
I costituenti si riservavano però vita lor natural durante l'usufrutto e il
godimento dei beni della fondazione, il cui scopo era d'« istituire coi
redditi una o più borse di studio a favore di membri della famiglia fu
Giuseppe Polari. Beneficiari possono essere anche discendenti della famiglia
stessa che non portino il nome di Polari ».
Il Consiglio della fondazione era composto dei tre fondatori e doveva
completarsi mediante cooptazione in caso di vacanza (art. 5). Il Consiglio era
inoltre autorizzato a vendere gli immobili col consenso di tutti i suoi
Dal testo d'una decisione della Commissione cantonale di ricorso in materia
d'imposta, relativa ad un ricorso di Rocco e Carolina Polari, risulta che
durante un'udienza della Commissione di tassazione del I circondario il 25
novembre 1942 la signora Carolina Polari (fondatrice e membro del Consiglio
direttivo della fondazione) ammise verbalmente che lo scopo di detta
fondazione « è quello di sottrarre la sostanza stabile dei ricorrenti ad
atti esecutivi per l'incasso dell'imposta prevista sui capitali che i signori
Rocco e Carolina Polari contestano di possedere ».
Il Comune di Vico-Morcote invocò nell'attuale causa questa dichiarazione di
Carolina Polari. Nella loro risposta i convenuti osservarono a questo
proposito (cifra 9): « Si contesta che la confessione o pretesa tale possa
essere interpretata in tale senso: La signora ha voluto esprimere chiaramente
il suo pensiero nel senso che il patrimonio della fondazione dev'essere ben
separato e tassato per sè stante, indipendente dalla tassazione della sostanza
personale dei singoli fondatori. Lo scopo della fondazione è quello che
risulta dall'atto e non poteva essere modificato. »
Nella prima causa l'attrice aveva voluto far sentire come testi circa le
dichiarazioni di Carolina Polari due membri della Commissione d'imposta, ma
non vi riuscì perchè la parte convenuta rifiutò con successo di svincolarli
dal segreto fiscale.
Comunque, dal 1940 in poi, Rocco e Carolina Polari non pagarono più le imposte
nè comunali nè cantonali nè federali. Le esecuzioni in loro odio per il
pagamento delle imposte terminarono col rilascio d'attestati di carenza di
beni, non essendo stato possibile rintracciare dei beni di loro proprietà. Le
sole imposte pagate furono quelle sulla proprietà immobiliare della
fondazione. n tentativo del Comune di far pignorare come appartenenti ai
debitori i fondi iscritti nel registro fondiario sotto il nome della
Fondazione Polari urtò contro il rifiuto opposto dall'Ufficio d'esecuzione in
virtù dell'art. 10 del regolamento del Tribunale federale sulla realizzazione
forzata dei fondi, secondo il quale i fondi iscritti nel registro fondiario
sotto altro nome che quello del debitore non possono essere pignorati se non
ove il creditore procedente renda verosimile che il debitore ne ha acquistato
la proprietà senz'iscrizione, ovvero che, in virtù del regime matrimoniale, il
fondo risponde per gli obblighi del
debitore escusso, o, infine, che l'iscrizione nel registro fondiario è
Questo rifiuto fu confermato in ultima istanza dalla Camera d'esecuzione e dei
fallimenti del Tribunale federale con sentenza 10 agosto 1945 nei cui
considerandi è detto tra l'altro: « È da ritenere che la legge fornisca al
creditore procedente i mezzi sufficienti per impugnare un atto di disposizione
compiuto dal debitore allo scopo di sottrarsi ai propri obblighi. »
L'usufrutto degli stabili della fondazione fu dichiarato impignorabile perchè
«appena sufficiente al sostentamento dei debitori ».
Con petizione 17 ottobre 1945 il Comune di Vico-Morcote conveniva in giudizio
la Fondazione Giuseppe Polari e i fratelli Rocco, Carolina e Caterina Polari
maritata Pedoia, domandando che l'atto di costituzione della fondazione fosse
« dichiarato nullo nei confronti del Comune di Vico-Morcote, in quanto tende
ad impedirgli l'incasso e il prelevamento delle imposte dovute dai fratelli
Polari, rispettivamente dei suoi fondatori e membri effettivi, mediante la
realizzazione degli stabili da essi conferiti al nuovo ente ».
A sostegno dell'azione l'attore invocava l'art. 288
LEF e l'art. 18
Con sentenza 27 novembre 1946 il Pretore di Lugano-campagna respingeva la
domanda, ritenendo prescritta l'azione revocatoria perchè erano trascorsi
cinque anni dalla data dell'atto revocabile.
Il Pretore dichiarava nei motivi: « Se il giudice avesse potuto esaminare il
merito, avrebbe senza esitanza accolto la revocatoria, poichè... si è fatto il
netto convincimento che la Fondazione Polari, divenuta per volontà dei
fondatori proprietaria di tutta la sostanza immobiliare dei signori fratelli
Polari, è stata creata con l'intenzione di recare pregiudizio ai creditori dei
signori fratelli Rocco e Carolina Polari. Il giudice non avrebbe avuto nessuna
difficoltà e nessun imbarazzo ad esporre i motivi di questo
suo sicuro convincimento, tanto sono chiare le emergenze processuali. »
Il Pretore esaminava inoltre l'applicabilità dell'art. 18
CO, giungendo alla
conclusione che non si poteva parlare di simulazione e dichiarava che la
fondazione non poteva ritenersi costituita « in fraudem legis », poichè il suo
statuto era stato approvato « dalle competenti autorità amministrative che
esercitano la vigilanza sulle fondazioni. »
Questa sentenza fu confermata dal Tribunale d'appello che dichiarava
prescritta l'azione revocatoria e non fondata la domanda in quanto poggiava
sugli art. 18 e
Con sentenza 8 ottobre 1947 la II Corte civile del Tribunale federale
confermava questo giudizio. Nei considerandi è detto segnatamente quanto
« Quanto all'applicazione degli art. 18 e
20 CO, devesi osservare che l'attore
si è limitato a domandare che la fondazione sia dichiarata nulla 'nei
confronti del Comune di Vico-Morcote in quanto tende ad impedirgli l'incasso
ed il prelevamento delle imposte dovute dai Fratelli Polari'.
Una siffatta domanda, che mira a far dichiarare la nullità della fondazione
soltanto relativamente ai rapporti fiscali tra il Comune di Vico-Morcote e i
Fratelli Polari, non può essere proposta al giudice. Gli effetti della
dichiarazione di nullità debbono esplicarsi infatti «erga omnes», ossia anche
nei confronti di chi non è parte in causa, a differenza di quanto avviene in
caso di accoglimento d'un'azione rivocatoria. Ne segué che il Tribunale
federale non può esaminare se gli art. 18 e
20 CO siano applicabili in
concreto. »
B. ­ Con una nuova petizione del 20 dicembre 1947 il Comune di Vico-Morcote
conveniva in giudizio avanti il Tribunale d'appello del Cantone Ticino la
Fondazione fu Giuseppe Polari e le fondatrici Carolina Polari e Caterina
Pedoia-Polari (il fratello Rocco era morto nel frattempo), domandando che la
fondazione fosse dichiarata radicalmente nulla e giuridicamente inefficace con
le conseguenze di logge circa la retrocessione e l'intestazione dei beni
ceduti alla partita delle sorelle Carolina Polari e Caterina in Pedoia.
A sostegno della domanda l'attore adduceva i fatti suesposti, allegando che lo
scopo unico e reale della
fondazione era stato quello della creazione di un rapporto giuridico destinato
a modificare formalmente la situazione finanziaria e fiscale dei fondatori,
per sottrarre la sostanza immobiliare alla possibilità del suo pignoramento da
parte dello Stato e del Comune per il prelevamento dei tributi loro dovuti
sulla stessa e su quella mobiliare, che, nel frattempo, avevano occultata. La
fondazione era un atto simulato perchè i fondatori s'erano riservati, oltre
l'usufrutto e l'amministrazione dei beni della fondazione, anche il diritto di
vendere detti beni.
Il reddito di detti beni (500 fr. lordi all'anno secondo i fondatori) era
insufficiente per la costituzione di borse di studio e non esistevano dei
discendenti del fu Giuseppe Polari in grado di fruire di siffatte borse.
Pendente causa, con atto pubblico 24 gennaio 1948 il Consiglio direttivo della
Fondazione Polari decideva:
1. di nominare al posto del defunto sig. Rocco Polari la signorina Carolina
Pedoia (figlia della cofondatrice Caterina Polari maritata Pedoia) quale terzo
membro del Consiglio e di conferirle la procura per rappresentare la
fondazione di fronte ai terzi;
2. di modificare con effetto immediato lo scopo della fondazione nel senso che
la stessa aveva per iscopo «la celebrazione in perpetuo di messe in suffragio
delle anime dei componenti la famiglia Polari Pedoia e Cerrini e loro
discendenti, non meno che per una decorosa manutenzione delle tombe e cappella
delle famiglie stesse in Cuasso al Piano ed in Vico-Morcote, da costruire.
All'uopo saranno utilizzati tuttavia solo i frutti del capitale di pertinenza
della fondazione stessa».
Pel resto, venivano confermate le disposizioni dell'atto 18 dicembre 1939 «in
modo particolare per quanto riguarda l'usufrutto a favore dei fondatori vita
loro natural durante, l'amministrazione a favore del Consiglio di fondazione e
la facoltà di vendere con incasso del prezzo».
Per spiegare la modificazione dello scopo della fondazione, il Consiglio
direttivo dichiarava quanto segue:
« Premesso come il figlio Carlo Cerrini Polari, già studente al Politecnico di
Milano, sia mancato ai vivi in epoca imprecisata, ad Innsbruck durante i moti
provocati dalla guerra e come il suo decesso sia stato officialmente
constatato nello scorso mese di Giugno. ­ Premesso come non vi sieno
attualmente altri discendenti diretti ed indiretti che possano in avvenire
fruire di quelle borse di studio per cui la fondazione verrebbe a perdere la
sua precisa finalità. ­ Dovendosi pertanto provvedere alla modificazione dello
scopo di cui a quella fondazione che viene per conseguenza trasformata in
fondazione ecclesiastica... »
Nella risposta 16 marzo 1948 alla petizione le convenute adducono
sostanzialmente: In seguito al decesso di Carlo Cerrini, l'unico discendente
della famiglia, non v'era più nessun membro di questa che fosse in grado di
fruire delle borse di studio previste dalla fondazione primitiva, la quale era
perciò stata trasformata in fondazione ecclesiastica destinata alla
celebrazione di messe ed alla manutenzione delle tombe di famiglia.
L'eccezione di simulazione della fondazione non poteva più essere sollevata,
essendo stata scartata nella causa precedente. Ad ogni modo, essa non reggeva.
Lo scopo della fondazione era stato di creare delle borse di studio e non di
frodare il fisco, al quale del resto la fondazione aveva pagato le imposte
dovute sugli stabili.
Con sentenza 23 settembre 1948 la Camera civile del Tribunale d'appello
respingeva la petizione pel motivo che le stesse domande, appoggiate sugli
stessi fatti, erano già state definitivamente giudicate tra le stesse parti
nella causa precedente, in cui le sentenze del Pretore e del Tribunale
d'appello erano cresciute in giudicato. Il giudice di seconde cure dichiarava
espressamente non potersi escludere che l'intenzione delle parti fosse stata
quella di creare una fondazione destinata ad istituire delle borse di studio a
favore dei membri della famiglia Polari e che tale scopo non era nè
impossibile nè contrario alle leggi ed ai buoni costumi.
Il Comune di Vino-Morcote ha interposto ricorso per
riforma al Tribunale federale domandando la conferma delle conclusioni della
petizione 20 dicembre 1947 e l'annullamento dell'atto 24 gennaio 1948
pubblicato in corso di procedura.
La Fondazione fu Giuseppe Polari, Caterina Pedoia Polari, a Cuasso al Monte
(Italia), e Carolina Polari, a Vico-Morcote, propongono la reiezione del
Le convenute spiegano d'aver trasformato coll'istrumento del 24 gennaio 1948
la fondazione di famiglia originaria in una fondazione che dicono
ecclesiastica perchè lo scopo originario non poteva più essere raggiunto in
seguito al decesso di colui a favore del quale era stata costituita. Data
questa circostanza, i fondatori avevano il diritto d'intervenire e di
modificare in tal modo il fine della fondazione di famiglia costituendo coi
suoi beni una nuova fondazione. Qualora del resto la fondazione dovesse essere
soppressa, dicono le convenute, non era detto che il suo attivo dovesse
rientrare automaticamente nel patrimonio dei fondatori, come domandava la
controparte. Anzitutto dovevasi procedere alla liquidazione della fondazione.
Il patrimonio rimanente doveva essere impiegato ai sensi degli art. 57
cioè applicato ad uno scopo affine a quello precedentemente conseguito e non
retrocesso ai fondatori. Le convenute negano infine d'aver voluto frodare il
fisco con la creazione della fondazione.
1. ­ Il valore litigioso desunto dall'ammontare dei beni della fondazione
supera i 10 000 fr.
2. ­ Il Tribunale d'appello ha respinto l'azione per il motivo che sarebbe
identica alla precedente domanda che fu pendente tra le stesse parti e fondata
sugli stessi fatti, giudicata in ultima istanza dalla II Corte civile del
Tribunale federale con sentenza 8 ottobre 1947. Quest'opinione non regge: la
causa d'allora mirava infatti a far dichiarare la nullità relativa « inter
partes »,ossia
solo in confronto del Comune di Vico-Morcote, dell'atto di costituzione della
Fondazione Giuseppe Polari. Questa domanda era in armonia col fondamento
giuridico dato allora all'azione dell'attore, ch'era quello dell'azione
rivocatoria la cui ammissione avrebbe avuto appunto per conseguenza la nullità
relativa, e limitata alle parti in causa, dell'atto impugnato. Con l'attuale
petizione l'attore domanda invece che sia riconosciuta la nullità radicale e
assoluta « erga omnes » della fondazione per dei motivi tratti dal diritto
civile. È vero che alcune di queste norme di diritto privato (art. 19 e
20 CO)
furono invocate già nella prima causa e scartate allora dal Tribunale
d'appello con motivazione sommaria. Ma, per decidere se vi è « res judicata »,
si deve riportarsi alla sentenza del Tribunale federale che, secondo la
giurisprudenza costante, sostituisce quella cantonale anche quando la conferma
nel merito. Nella fattispecie il Tribunale federale ha espressamente
dichiarato, nel suo giudizio dell'otto ottobre 1947, di non poter esaminare
gli argomenti tratti dagli art. 18 e
20 CO perchè non erano proponibili
nell'azione sottopostagli allora, la quale tendeva solo a far pronunciare la
nullità relativa della fondazione. È quindi evidente che, per quanto riguarda
i prefati art. 18
CO e in genere i motivi di nullità della fondazione che
sono tratti dal diritto civile, la suddetta sentenza dell'otto ottobre 1947
non costituisce la cosa giudicata; anzi il Tribunale federale ha dichiarato
espressamente di non potersi pronunciare in quella procedura su siffatte
3. ­ Esclusa, perchè giudicata, l'azione rivocatoria e non invocata
l'esistenza d'altri motivi d'impugnazione della fondazione desunti dall'art.
ZGB Art. 82 A. Errichtung / III. Anfechtung - III. Anfechtung Eine Stiftung kann von den Erben oder den Gläubigern des Stifters gleich einer Schenkung angefochten werden.
CC, l'attuale domanda può trovare il suo fondamento solo negli art. 88 e
Sorge pertanto la questione se il Comune, in cui la fondazione ha la sua sede,
abbia senz'altro la veste per proporre l'azione prevista da questi articoli,
la quale, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
(RU 73 II 81 e seg.) è proponibile anche nei casi in cui la fondazione era
illecita o immorale già « ab initio ».
In concreto detta questione può tuttavia restare indecisa. Il Comune di
Vico-Morcote è creditore titolare d'attestati di carenza di beni verso almeno
due dei tre fondatori della Fondazione Polari. Secondo il Comune, essa è una
creazione fittizia ed illecita; in realtà i beni che le sono stati attribuiti
dai fondatori non hanno mai cessato di appartenere a costoro. Donde
l'interesse del Comune a far costatare la nullità della fondazione, nullità
che avrebbe come corollario il ritorno dei beni ai fondatori (suoi debitori) o
eventualmente la devoluzione degli stessi ad un ente pubblico (art. 57
CC). Un
siffatto interesse di natura pecuniaria entra indubbiamente nel novero di
quelli contemplati dall'art. 89
cp. 1 CC.
4. ­ Il Comune ricorrente ha invocato la simulazione e la nullità derivante
dall'atto contrario alle leggi (art. 20
CO) che sarebbe la fondazione.
Lo scopo della fondazione quale è definito dagli atti del 1939 e 1948 è
a) uno scopo remoto (le borse di studio a favore dei discendenti del fu
Giuseppe Polari giusta l'atto del 1939, la celebrazione di messe di suffragio
per i membri della famiglia e la manutenzione delle tombe e cappelle di
famiglia secondo l'atto del 1948);
b) uno scopo immediato e transitorio (ma, durante questo periodo, esclusivo
del primo scopo) che è la costituzione in favore dei tre fondatori d'un
diritto d'usufrutto e di godimento dei beni da loro trasferiti in proprietà
Non v'è nessun indizio che autorizzi a ritenere che questi diversi scopi non
fossero voluti sul serio, e l'eccezione di simulazione non è perciò fondata.
Lo scopo remoto della fondazione (che si consideri come scopo quello indicato
dall'atto del 1939 o quello del 1948) non è contrario alla legge ai sensi
dell'art. 20
CO. Lo scopo immediato esorbita invece dai limiti ristretti
che l'art. 335
CC fissa tassativamente alle fondazioni di famiglia (cfr. la
sentenza RU 73 II 81 e seg.) e deve quindi essere dichiarato vietato dalla
legge. L'art. 335 aa non autorizza ad erigere una fondazione di famiglia allo
scopo di garantire ai fondatori il godimento e l'usufrutto regolari e non
subordinati a nessuna condizione o riserva dei beni della fondazione di
famiglia. Questo fine non rientra nè direttamente nè per analogia tra quelli
per i quali l'erezione di fondazioni di famiglia è autorizzata dall'art. 335
aa. In concreto si è in presenza d'una cosiddetta fondazione di godimento o di
sostentamento, la quale non è valida in base all'art. 335 cp. 1 aa l'usufrutto
a favore dei fondatori è lo scopo preponderante della fondazione. Da tutte le
circonstanze emerse in causa devesi concludere che i fondatori avrebbero
rinunciato al loro progetto, se non avessero potuto costituirsi usufruttuari.
Così stando le cose, la fondazione dev'essere dichiarata nulla « in toto »;
fin dall'inizio essa non ha conseguito la personalità giuridica.
5. ­ Si deve pertanto esaminare quali siano le conseguenze di questa nullità
Per i motivi che sono svolti nel considerando 10 della sentenza RU 73 II 89
/90, ai quali si fa riferimento, si deve ordinare la liquidazione dei beni che
furono intestati alla fondazione riconosciuta inesistente, per coprirne
l'eventuale passivo. L'interesse dei terzi e la circostanza che, fino alla
dichiarazione giudiziaria di nullità, la fondazione ha avuto un'esistenza
esteriore apparentemente regolare (manifestatasi fra l'altro col diritto
riconosciutole dalla giurisprudenza di difendersi davanti ai tribunali),
esigono questa soluzione. Ciò tanto più nel caso concreto in cui la fondazione
di famiglia è stata iscritta nel registro di commercio.
Siccome i poteri del Consiglio della fondazione devono ritenersi decaduti con
la dichiarazione di nullità, l'Autorità tutoria di Vico-Morcote dovrà, giusta
conferitile dall'art. 393
CC, prendere i provvedimenti opportuni per far
nominare un liquidatore.
Terminata la liquidazione, i beni rimanenti dovranno essere restituiti ai
fondatori o ai loro eredi eventuali. Con le riserve risultanti da quanto
precede circa la necessità di una liquidazione separata dei beni iscritti al
nome della fondazione, detti beni sono infatti rimasti la proprietà dei
fondatori a cui devono far ritorno Giusta quanto dichiarato nella già citata
sentenza (RU 73 II 89 consid. 8), la devoluzione del patrimonio ad un ente
pubblico non entra in linea di conto, trattandosi d'una fondazione di famiglia
che è dichiarata nulla solo perchè uno dei suoi scopi non resta entro i limiti
fissati alla fondazione di famiglia dall'art. 335
cp. 1 CC. La devoluzione
allo Stato o al Comune potrebbe tutt'al più aver luogo in linea sussidiaria,
nei casi in cui la restituzione al fondatore od ai suoi eredi non fosse più
possibile. Ma così non è in concreto.
6. -- Dato che la fondazione dev'essere dichiarata nulla in virtù dei motivi
suesposti, non occorre indagare se essa debba essere soppressa in applicazione
dell'art. 88
cp. 1 CC perchè il suo fine originario, che è l'istituzione di
borse di studio a favore dei discendenti del fu Giuseppe Polari, non può
Il ricorso è accolto nel senso che la fondazione convenuta è dichiarata nulla.
Di conseguenza, la querelata sentenza 23 settembre 1948 della Camera civile
del Tribunale d'appello del Cantone Ticino è annullata.
Decisione : 75 II 15
Data : 01. Januar 1949
Pubblicato : 03. März 1949
Stato : 75 II 15
Regesto : L'art. 335 cp. 1 CC non autorizza ad erigere una fondazione di famiglia allo scopo preponderante di...
CC Art. 58 E. Cessazione della personalità / II. Liquidazione - II. Liquidazione La procedura di liquidazione del patrimonio di una persona giuridica avviene con le norme stabilite per le società cooperative.
80e 82
CC Art. 82 A. Costituzione / III. Contestazione - III. Contestazione La fondazione può essere contestata dagli eredi o creditori del fondatore al pari di una donazione.
CC Art. 88 F. Soppressione e cancellazione dal registro / I. Soppressione da parte dell'autorità competente - F. Soppressione e cancellazione dal registro I. Soppressione da parte dell'autorità competente
1 L'autorità federale o cantonale competente pronuncia la soppressione della fondazione, su richiesta o d'ufficio, se:
1 il fine non può più essere conseguito e la fondazione non può essere mantenuta mediante una modifica dell'atto di fondazione; o
2 il fine è diventato illecito o immorale.
2 La soppressione delle fondazioni di famiglia e delle fondazioni ecclesiastiche è pronunciata dal giudice.
88e 89
CC Art. 89 F. Soppressione e cancellazione dal registro / II. Legittimazione attiva, cancellazione dal registro - II. Legittimazione attiva, cancellazione dal registro
1 La richiesta o azione di soppressione della fondazione può essere proposta da chiunque vi abbia un interesse.
2 La soppressione è notificata all'ufficiale del registro di commercio affinché proceda alla cancellazione dell'iscrizione.
CC Art. 335 A. Fondazioni di famiglia
1 Possono essere erette delle fondazioni di famiglia secondo le norme del diritto delle persone o del diritto successorio, nel senso che si possono dedicare dei beni a beneficio di una famiglia per le spese di educazione, dotazione od assistenza dei suoi membri o per altro simile fine.
2 L'erezione di fedecommessi di famiglia non è più permessa.
CC Art. 393 A. Amministrazione di sostegno
1 Se la persona bisognosa di aiuto necessita di un sostegno per provvedere a determinati affari, con il suo consenso è istituita un'amministrazione di sostegno.
CO Art. 18 D. Interpretazione dei contratti, simulazione
18e 19e 20
LEF: 288
LEF Art. 288 B. Atti revocabili / 3. Dolo - 3. Dolo
73-II-81 • 75-II-15
questio • fondazione di famiglia • tribunale federale • convenuto • usufrutto • borsa di studio • decesso • esaminatore • incasso • circo • ripartizione dei compiti • decisione • nullità relativa • registro fondiario • tomba • membro della famiglia • ricorrente • autorizzazione o approvazione • diritto civile • atto di costituzione

References: Sentenza 
 Art. 335
 art. 80
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 sentenza 
 art. 18
 art. 18
 sentenza 
 art. 57
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 18
 sentenza 
 Art. 82
 art. 88

sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 Art. 58
 Art. 82
 Art. 88
 Art. 89
 Art. 335
 Art. 393
 Art. 18
 Art. 288