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Timestamp: 2019-08-17 17:03:21+00:00

Document:
Di Loredana Morandi (del 28/11/2011 @ 12:03:40, in Magistratura, linkato 1363 volte)
Di Loredana Morandi (del 26/11/2011 @ 08:55:03, in Magistratura, linkato 1969 volte)
Yara un anno dopo. Diecimila Dna non svelano il killer
Di Loredana Morandi (del 26/11/2011 @ 08:35:32, in Osservatorio Famiglia, linkato 1618 volte)
Il caso di Yara Gambirasio presenta alcune analogie con quello altrettanto famoso di Elisa Claps. Purtroppo forse occorrerà altro sangue, oppure un decennio di polvere e nuove tecnologie, per ottenere che le Autorità possano perseguire il titolare del cantiere di Mapello, il marocchino che sapeva e il proprietario del centro commerciale. I cani non hanno mai mentito... L.M.
Caso Yara, mistero un anno dopo
Diecimila Dna non svelano il killer
ultimo aggiornamento: 26 novembre, ore 08:07
Milano - (Adnkronos) - A un anno dalla scomparsa ci si interroga ancora su chi, il 26 novembre 2010, ha rapito e ucciso la giovane promessa della ginnastica ritmica di Brembate di Sopra. Pm: fatti tantissimi passi avanti ma presto per dire che siamo vicini a una svolta. La 13enne era era viva quando il suo assassino l'ha abbandonata in un campo a meno di 10 chilometri da casa. Le piste battute finora non hanno portato a nessuna svolta.
Milano, 24 nov. - (Adnkronos) - La morte di Yara Gambirasio e' ancora un mistero. Un anno dopo la scomparsa della 13enne ci si interroga su chi, il 26 novembre 2010, ha rapito e ucciso la giovane promessa della ginnastica ritmica. A Brembate di Sopra, paesino di 9mila anime in provincia di Bergamo, la speranza di dare un volto al suo assassino non svanisce, cosi' come le manifestazioni di vicinanza alla famiglia. Sabato verra' officiata una messa nella chiesa parrocchiale e per ricordarla le sara' intitolata la palestra della scuola delle suore Orsoline a Bergamo che lei frequentava. Non sara' pubblicato, invece, il volumetto con centinaia di messaggi raccolti dal parroco don Corinno, 'bocciata' perche' ritenuta prematura l'idea di dedicarle la palestra dove si allenava e dove e' stata vista l'ultima volta, prima di essere inghiottita dal buio. Prima degli omaggi la famiglia chiede di conoscere la verita' su chi ha ucciso e abbandonato Yara in un campo a Chignolo d'Isola, dove e' stata trovata il 26 febbraio. In via Rampinelli, mamma Maura e papa' Fulvio, restano lontani da telecamere e fotografi per proteggere i figli Keba, Gioele e Natan. Qui, da sempre, si preferisce silenzio e preghiera. Brembate e' l'anti-Avetrana: pochi sono disposti a parlare, nessuno lancia appelli o cerca le luci della ribalta. Nessuna voglia di sensazionalismo per un dolore privato dove la diretta tv non e' contemplata. Domani, come oggi, gli inquirenti continueranno a lavorare per dare un volto a chi, da un anno, sfugge alle indagini. "Siamo speranzosi" dice all'Adnkronos il pm Letizia Ruggeri. I numeri dell'inchiesta forniscono, piu' delle dichiarazioni, la cifra degli sforzi di inquirenti e forze dell'ordine. "Sono 10mila circa i Dna prelevati dagli investigatori -spiega- e 8mila quelli gia' confrontati" con le tracce trovate sui leggings e gli slip che indossava Yara. Comparazioni che, al momento, non hanno fornito la svolta tanto attesa. "Circa 12mila le telefonate intercettate" con il sistema di analisi investigativa Sfera, "centinaia le persone ascoltate" per verificare alibi, cercare presunti testimoni o spunti investigativi.
Nelle ultime settimane l'attenzione si e' concentrata su un ragazzo che frequenta la discoteca vicino a dove e' stato scoperto il corpo di Yara. Il suo profilo genetico presenta alcuni punti di contatto con la traccia isolata sugli indumenti della vittima. Somiglianze, ma non compatibilita' o corrispondenze piene. Il profilo genetico isolato, su cui lavora anche l'Fbi, appartiene probabilmente a un uomo riconducibile al ceppo lombardo, ma l'assassino per ora non ha ancora un nome. "Il campione di Dna che abbiamo e' molto ampio e non ci consente -sottolinea il pm Ruggeri- di circoscrivere i sospetti. Se statisticamente potrebbe essere un uomo italiano il killer, non possiamo escludere che sia una persona dell'Est Europa". Il magistrato e' fiducioso: "sono stati fatti tantissimi passi avanti, ma non possiamo dire che siamo vicini alla svolta. Prosegue la raccolta di campioni di Dna, speriamo di trovare domani l'assassino ma potrebbe volerci ancora tempo". Cosi' tra tabulati, audizioni, ricostruzioni del giorno della scomparsa si cerca di trovare la 'chiave' per risolvere un giallo che rischia di trasformarsi in un 'cold case'. E si riparte da quel venerdi' 26 novembre. Sono le 18.30 quando Yara esce dal centro sportivo dove e' andata a portare uno stereo per una gara prevista la domenica successiva. L'ultima a vederla e' una sua insegnante di ginnastica ritmica. Dei 700 metri che separano il centro sportivo da casa Gambirasio, Yara percorre solo pochi passi. Alle 18.49 il suo cellulare Lg nero viene spento per sempre. L'ultima cella che aggancia e' quella vicino al cantiere di Mapello dove oggi sorge un centro commerciale e dove lavorava Fikri. Un cantiere a cui porta anche il fiuto dei cani usati per le ricerche, mentre l'autopsia rivela che nei polmoni della giovane studentessa ci sono tracce di polvere tipica dei cantieri.
E' l'autopsia a fornire le prime risposte ai tanti dubbi degli inquirenti, mentre il ritrovamento della 13enne a non piu' di 300 metri dal comando dei vigili e sede del comando interforze per cercare di riportarla a casa suona quasi come una beffa. Per tre mesi l'hanno cercata ovunque, Yara e' rimasta sepolta dalle sterpaglie e dalla neve fino a quando un appassionato di aeromodellismo l'ha vista e ha dato l'allarme. La giovane era viva ma incosciente quando il suo assassino l'ha abbandonata in un campo in via Bedeschi a Chignolo d'Isola, a meno di dieci chilometri da casa. A ucciderla, secondo quanto contenuto nella relazione firmata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, un insieme di concause: la ferita alla testa provocata forse con un sasso, le coltellate (i quattro tagli alla schiena, quelli al collo e ai polsi) e l'insufficienza respiratoria dovuta a un probabile tentativo di strangolamento. Nessuna delle ferite e' stata mortale: l'assassino ha lasciato la 13enne in mezzo al campo incolto credendola morta, il decesso invece e' avvenuto in seguito, quando alle ferite si e' aggiunto il freddo. Yara era agonizzante, priva di sensi, incapace di spostarsi e chiedere aiuto, ma quando chi l'ha colpito le ha voltato le spalle lei era ancora viva. Sulla base dell'angolazione e della profondita' delle ferite, chi ha infierito e' alto piu' o meno un metro e settantacinque. Un'aggressione a scopo sessuale, l'ipotesi piu' accreditata, mentre l'idea che maggiormente serpeggia e' che la giovane promessa della ginnastica conosceva chi l'ha uccisa. Potrebbe essersi fidata dal suo aguzzino e aver accettato un passaggio in auto per arrivare a casa prima. Da spiegare resta perche' non indossasse i suoi guanti neri, trovati in una tasca del giubbotto, e perche', sempre in tasca, avesse la sim e il cellulare. Qualcuno l'ha costretta a disfarsi della batteria (mai trovata) del cellulare? Perche' non disfarsi anche del resto? Yara era una vittima casuale o prescelta? Dubbi che insieme ad altri affollano la mente di chi indaga.
"Dall'inizio dell'inchiesta abbiamo fatto tantissimi passi in avanti e spero -aggiunge il pm Ruggeri- che tutto questo lavoro non sia vano. Le forze dell'ordine continuano a raccogliere campioni di Dna, continuiamo ad ascoltare persone, verifichiamo segnalazioni 'strampalate', indicazioni fornite da alcuni sensitivi e riceviamo ancora lettere con informazioni destituite da ogni fondamento". Indagini, dunque, che non tralasciano nulla. Il tutto senza dimenticare la prudenza, dopo il passo falso dell'arresto di Fikri. Le testimonianze di un ragazzo, l'ipotesi di un furgone bianco, il racconto di una donna che dice di aver visto due auto, non hanno portato a nulla. La pista di un operaio polacco, allontanatosi da Brembate subito dopo la morte di Yara, e' stata presto scartata: il telefonino dell'uomo 'catturava' altre celle rispetto al telefonino della 13enne. Un buco nell'acqua anche la ricerca negli affari della famiglia Gambirasio: dalla criminalita' organizzata alla vendetta nei confronti del padre, tutte le ipotesi sono state scartate. Inutile scavare nella vita della vittima: nessun fidanzatino, ne' doppia vita in chat. Per lei che sognava di diventare una ginnasta c'era solo la scuola e la palestra dove, il 28 maggio scorso, sono stati celebrati i suoi funerali. A pochi passi da quella palestra, non lontano da casa, anche oggi la foto sorridente di Yara continua a dare forza a mamma Maura che sulla sua tomba non smette di pregare e di chiedere chi ha portato via la sua bambina.
Caso Yara, mistero un anno dopo Diecimila Dna non svelano il killer
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YARA,DON SCOTTI: ASSASSINO CONFESSI.Parroco Brembate: dovrebbe ...
21:46 - "L'assassino di Yara si costituisca". E' l'appello che don Corinno Scotti, parroco di Brembate, lancia in un'intervista a "Quarto Grado". "Spero - ha detto don Scotti - che abbia una coscienza, che si renda conto di quello che ha fatto e della ...
Un anno fa la scomparsa di Yara il parroco: l'assassino si consegni
della palestra e fu trovata uccisa tre mesi dopo. I dna sui suoi abiti al vaglio dell'Fbi E' trascorso un anno esatto dalla scomparsa di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra sparita nel nulla il 26 novembre 2010 mentre tornava a casa dal ...
Appello del parroco di Brembate ad assassino di Yara: si consegni
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Dedicata a Yara Gambirasio la palestra della sua scuola
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BREMBATE DI SOPRA COMMEMORATES YARA GAMBIRASIO'S LOSS
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YARA: DOMANI INTITOLAZIONE PALESTRA E MESSA SUFFRAGIO
(AGI) Bergamo - Due iniziative sono state scelte per ricordare Yara Gambirasio a un anno dal suo rapimento: intitolarle la palestra della scuola che frequentava e una messa di suffragio. Domattina alla scuola di Yara, quella delle Suore Orsoline di ...
YARA: IL SINDACO, L'HO CERCATA TUTTI I GIORNI POI L'ORRORE...
(AGI) - Bergamo, 25 nov. - Ha cominciato a cercare Yara Gambirasio due giorni dopo la sua scomparsa e ha smesso solo quando il corpo e' stato ritrovato tra le sterpaglie di un campo. "Io l'avrei cercata gia' il giorno dopo, ma mi hanno spiegato che per ...
YARA: INDAGINI CONCENTRATE SU DNA, 10 MILA QUELLI 'MAPPATI'
(AGI) - Bergamo, 25 nov. - Le indagini per trovare l'assassino di Yara Gambirasio stanno da sempre seguendo un'unica pista: quella del Dna. Cioe' la comparazione delle due tracce genetiche attribuite all'assassino e rilevate sulle mutandine e sui ...
YARA: UN ANNO FA IL SEQUESTRO A 200 METRI DA CASA
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Di Loredana Morandi (del 26/11/2011 @ 08:18:15, in Estero, linkato 2628 volte)
Di Loredana Morandi (del 26/11/2011 @ 08:09:29, in Estero, linkato 2414 volte)
.. o dell'inutilità reale delle corti superiori o sovranazionali. La corte Ue è in possesso della sola legge sul commercio elettronico, frutto di lobbismi e mafioserie varie, così appare dimentica della sovranità della legislatura nazionale e del fatto di essere essa stessa carente in origine perché nulla nel web è stato regolamentato. L.M.
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La sentenza vieta ai giudici dei singoli stati dell'Unione di imporre l'introduzione a carico dei provider Internet di qualsiasi filtro per prevenire il download di determinati contenuti attraverso la rete Internet, compreso materiale soggetto a ...
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PMI.it - ‎15 ore fa‎
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Roma – Non si può imporre ai provider Internet di attuare meccanismi di filtraggio, qualunque essi siano, nemmeno di fronte a ordini emanati dalle autorità sulla base della constatazione di pirateria. Questa la recente decisione (PDF) dell'Unione ...
Bruxelles, 24 nov. (TMNews) - La Corte di Giustizia dell'Ue ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che i fornitori di accesso ad Internet non possono filtrare o bloccare le comunicazioni elettroniche fra gli utenti, neanche quando ..
La Moglie del Calciatore scrive alla Stampa
Di Loredana Morandi (del 25/11/2011 @ 18:45:45, in Osservatorio, linkato 2219 volte)
E noi, francamente, le crediamo perché la PAS è l'invenzione di un pedofilo. Le crediamo soprattutto perché la cosa è pervenuta immediatamente nelle mani di Timperi, un ennesimo giornalista di Rai 1 che usa il serviizio pubblico per gli affari propri, primo trombettiere del regime di Nambla - Italia (il nome vero è quello latino del "capelvenere", un nome un programma: mettere le donne sotto i piedi anche ad integrale beneficio dei pedofili italiani), cioé le dodici associazioni sorelle di Falsi Abusi, promosse inoltre dall'abusante per fondazione Chiesa di Scientology. L.M.
La moglie del calciatore scrive ai giornali:
"Sono una madre disperata"
(AGI) - Genova, 24 nov. - “Sono una madre disperata…”. Inizia con queste parole la lettera che la moglie del calciatore trentaseienne indagato per presunti abusi sulla figlia ha inviato oggi agli organi di stampa. “A luglio del 2009 ho denunciato al tribunale civile - prosegue la missiva - in fase di udienza presidenziale che mia figlia mi aveva rivelato confidenze circa condotte di natura sessuale abusante del padre nei suoi confronti. Il tribunale civile su richiesta del Presidente, ha istruito una perizia per rilevarne lo stato di fondatezza”. Secondo i difensori del calciatore, Massimo Boggio e Gianni Trombetta, la consulenza avrebbe dato esito negativo, dunque totalmente a discarico del loro cliente.
Scrive invece la donna (assistita dagli avvocati Stefano Corsini e Maurizio Tonnarelli): “La perizia civile ha rilevato degli elementi abusanti, tanto e’ vero che la giudice del civile ne ha chiesto un approfondimento in sede penale, adita dalla sottoscritta - si legge - La conflittualita’ di cui mi si accusa e’ inesistente, sebbene i maggiori studiosi in materia, dicano che i contatti padre-figli debbano essere sospesi fino ad accertamento dell’abuso, io quelle visite protette, previste precauzionalmente a tutela dei minori, che (omissis, omettiamo il nome del marito della donna) rivendica come suo diritto attraverso i mass-media, affermando che la sottoscritta gliele negherebbe ed indicandole come motivo di conflittulita’, io le ho sempre permesse senza che mi si possa accusare del contrario”. (AGI) Ge1/Sep (Segue)
Una sentenza del Tribunale di Belluno
Di Loredana Morandi (del 25/11/2011 @ 18:28:28, in Osservatorio Famiglia, linkato 1282 volte)
Non è horror ma una sentenza del Tribunale
Il 13 luglio 2011 il Tribunale di Belluno ha pronunciato la seguente sentenza, depositata l’11/10/2011.
Il Tribunale ha condannato un uomo perché “per motivi abbietti, costringeva.. gravemente minacciandola con un’ascia che teneva sul letto durante lo stupro al fine di eseguire il delitto di violenza sessuale, con violenza consistita nel tenerla ferma, a subire atti sessuali consistiti in un rapporto vaginale completo con eiaculazione”.
Si legge nella sentenza che l’imputato “sotto minaccia di una accetta, ebbe a costringere.. ad avere con lui ben due rapporti sessuali completi; e ciò nonostante la donna continuasse a piangere mentre il.. esaudiva i suoi istinti sessuali, incurante dello stato d’animo della stessa (tanto da leccarle le lacrime)”.
Si legge inoltre che la parte offesa “..pur essendo stata talvolta contraddetta e smentita in alcune parti della propria deposizione dibattimentale dalle risultanze investigative compiute, è da ritenersi del tutto attendibile e credibile in relazione a quello che è il nucleo essenziale delle proprie dichiarazioni, ossia il racconto reso dalla stessa in merito alla violenza subita”. Questa in sintesi la vicenda: la donna, che svolge un’attività di commercio e vendita di automobili, un giorno, mentre serve al tavolo di un locale, conosce l’uomo, che successivamente la contatta più volte e le “fa la corte”, riferendole anche della sua intenzione di acquistare un’auto. Le propone quindi di andare a pranzo con lui e altri signori per discutere di un nuovo lavoro( in tale occasione la donna inoltre spera di vendergli un’auto). Giunta all’appuntamento , poiché le altre persone ritardano, viene invitata a salire a casa sua a prendere un thè: dopo aver atteso chiacchierando alcune ore, l’uomo la minaccia con l’accetta e la stupra.
Il PM chiede una condanna a 7 anni, il Tribunale lo condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena, riconoscendogli l’attenuante ”di cui all’ultimo comma dell’art.609 bis c.p. ritenuta prevalente sulla contestata aggravante di cui all’art. 609 ter n.2 c.p.” perché: “La donna, del resto, era consapevole del debole che il.. nutriva per lei; è la stessa ad aver riferito in aula che il. già da tempo, si era mostrato “galante” nei suoi confronti telefonandole anche con insistenza pur sempre con la scusa di trovarle dei clienti per la vendita delle auto; inoltre, era stato generoso negli apprezzamenti personali nei suoi confronti quando l’aveva conosciuta la prima volta.Pertanto , sotto il profilo della concreta offesa arrecata, si deve desumere che verosimilmente vi fu all’inizio dell’incontro una accettazione da parte della donna della possibilità che la situazione con il.. potesse andare oltre.
La.. per quanto dalla stessa riferito, non ebbe alcuna remora ad entrare in casa del., che ben sapeva avere un debole per lei avendola corteggiata per tutto il tempo in cui era stata in..” (viene riportato il luogo in cui la donna aveva temporaneamente lavorato come cameriera)” ed anche successivamente né a rimanere in cucina a chiacchierare con lui per molto tempo (circa 2 ore), senza pranzare. D’altro canto la.. non poteva nemmeno dirsi una donna sprovveduta in merito alle relazioni uomo-donna, e ciò sia per il ruolo familiare ricoperto, quale madre di famiglia, sia per il lavoro che svolgeva nell’ambito del commercio e che la portava ad avere necessariamente maggiori contatti con il genere maschile (vendeva autovetture)”.
http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2011/11/21/non-e-horror-ma-una-sentenza-del-tribunale/
17/08/2019 @ 19.03.20

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