Source: https://www.laleggepertutti.it/116124_fondo-di-garanzia-vittime-della-strada-per-veicolo-sconosciuto-la-prova
Timestamp: 2018-12-17 06:22:49+00:00

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Fondo di garanzia vittime della strada per veicolo sconosciuto: la prova
Incidente stradale per colpa di un pirata: la richiesta di risarcimento al Fondo di Garanzia va accompagnata dalle prove.
Nel caso di auto pirata, che dopo l’incidente sia scappata via, il danneggiato può sì ottenere il risarcimento rivolgendosi al Fondo di Garanzia Vittime della strada ma resta pur sempre necessaria, da parte sua, la prova delle modalità del sinistro. Tale prova può essere data anche mediante indizi, che comunque dovranno essere valutati complessivamente dall’assicurazione e, in caso di contenzioso, dal giudice. Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [1].
Il risarcimento dal Fondo di Garanzia, in caso di sinistro provocato da auto sconosciuta, non spetta in via automatica, ossia a semplice richiesta, ma è indispensabile un preliminare vaglio delle prove addotte dal conducente. La semplice querela sporta contro “ignoti” così come non è strettamente necessaria per ottenere l’indennizzo, non è neanche sufficiente a dare la dimostrazione dell’esistenza del sinistro. Ciò che rileva è la complessiva valutazione dei fatti.
La giurisprudenza, in passato, ha anche precisato che al danneggiato si richiede un minimo di diligenza affinché identifichi, per quanto possibile, il pirata: per esempio, potrebbe essere richiesto di annotare il numero della targa se l’automobile si è avvicinata o, addirittura, fermata in un primo momento per poi ripartire subito; o ancora potrebbe essere sufficiente ricordare il modello dell’auto, la casa costruttrice e il colore. Il tutto salvo che, ovviamente, le condizioni del danneggiato, immediatamente dopo l’incidente, non ne abbiano determinato un disorientamento e/o uno stato di turbamento tale da non poter procedere, con i propri mezzi di fortuna, a memorizzare gli estremi del veicolo responsabile. Così, le prove potrebbero provenire anche da terzi testimoni che abbiano assistito al fatto, dalle strisciate delle ruote sulla strada, ecc.
ci sono danni alle persone
in caso di danni al mezzo, solo dopo una franchigia di 500 euro.
La richiesta di risarcimento deve essere corredata di prova. In particolare, il danneggiato deve provare:
le modalità del sinistro e l’attribuibilità dello stesso alla condotta dolosa o colposa (esclusiva o concorrente) del conducente di altro veicolo;
che tale veicolo è rimasto sconosciuto.
È necessario comunque contemperare i contrapposti interessi della vittima, a cui, in considerazione della difficoltà del momento, non si può chiedere “un comportamento di complessa e onerosa attuazione avuto riguardo alle sue condizioni psicofisiche e alle circostanze del caso concreto”, e la necessità di evitare frodi assicurative.
Ecco perché la prova può consistere anche in mere “tracce ambientali” (le frenate) o “dichiarazioni orali” (i testimoni). Ciò che, insomma, non può mancare sono gli elementi che consentano al giudice di convincersi circa l’effettivo verificarsi del sinistro come descritto dal presunto danneggiato.
La denunzia può, rappresentare la prova che il danneggiato è tenuto a fornire. Ma essa non è un adempimento necessario. Per cui è possibile ottenere il risarcimento anche in assenza di querela contro ignoti. Allo stesso modo, l’assicurazione e il giudice possono ritenere la sola querela insufficiente qualora il quadro complessivo dimostri la scarsa attendibilità delle affermazioni del danneggiato.
[1] Cass. sent. n. 5892/16 del 24.03.2016.
Il giudizio trae origine da un sinistro stradale avvenuto in provincia di Napoli, sulla S.S. n. 268 del Vesuvio, il 12 novembre 2002, in conseguenza del quale N.S. riportò danni personali e materiali.
La danneggiata ha agito nei confronti delle Assicurazioni Generali S.p.A., quale Impresa Designata per la Regione Campania alla ge­stione del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, per ottene­re il risarcimento, assumendo che fosse rimasto sconosciuto il vei­colo responsabile dei sinistro, benché si trattasse di una autovettura recante apparenti insegne della Polizia che procedeva a sirene spie­gate.
La domanda è stata rigettata dal Tribunale di Napoli, con sentenza che la locale Corte di Appello ha confermato con integrazione della motivazione.
Ricorre la S., sulla base di unico articolato motivo. Resistono con controricorso le Assicurazioni Generali S.p.A..
I.- Con l’unico motivo di ricorso si denunzia «violazione e falsa ap­plicazione degli arti. 111 della Costituzione, dell’art. 132 – comma secondo n. 4 – c.p. c. ai sensi dell’art. 360 – comma primo, n. 5 – c c. – Art. 19 primo comma lettera “a” della Legge 24.12.1969 N. 990 – Art. 116 c. p. c. ».
La ricorrente deduce di avere fornito nei gradi di merito la prova della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 19, co. 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1969 n. 990 (ovvero la responsabilità per il sinistro del conducente di veicolo rimasto sconosciuto).
Lamenta che la corte di appello, nel ritenere il contrario, avrebbe erroneamente conferito determinante rilievo alla mancata documen­tazione dell’esito della denunzia-querela presentata in data 11 gen­naio 2003 ed alla mancata indicazione delle persone informate sui fatti in tale querela, ed avrebbe comunque valutato in modo non corretto le risultanze delle prove orali e documentali acquisite nel corso dei giudizio.
Tali assunti sono però smentiti dall’esame della pronunzia impugna­ta.
Deve ribadirsi in proposito, in primo luogo, con riguardo al contenu­to dell’onere probatorio gravante sull’attore che agisca nei confronti dei Fondo di Garanzia, che «l’intervento del Fondo di garanzia per le vittime della strada previsto dall’art. 19 della legge n. 990 del 1969 al fine di consentire il risarcimento dei danni causati dalla circola­zione dei veicoli per i quali vi è obbligo di assicurazione, nei casi di sinistro cagionati da veicolo non identificato, veicolo non coperto da assicurazione o veicolo assicurato presso compagnia in stato di li­quidazione coatta, non incide sulla regola generale per cui il dan­neggiato deve provare il fatto generatore del danno; ne consegue che il danneggiato il quale promuova richiesta di risarcimento nei confronti dei Fondo di garanzia, sul presupposto che il sinistro sia stato cagionato da veicolo non identificato, deve, in primo luogo, provare le modalità del sinistro e l’attribuibilità dello stesso alla
condotta dolosa o colposa (esclusiva o concorrente) del conducente di altro veicolo e, in secondo luogo, provare anche che tale veicolo è rimasto sconosciuto» (Cass. 19 settembre 1992 n. 10762; conf. Cass. 25 luglio 1995 n. 8086; 1° agosto 2001 n. 10484; 10 giugno 2005 n. 12304).
In ordine alle modalità con cui l’attore può adempiere all’onere pro­batorio su di lui gravante, va richiamato il principio per cui «la pro­va può essere fornita dal danneggiato anche sulla base di mere “tracce ambientali” o di “dichiarazioni orali”, non essendo alla vitti­ma richiesto di mantenere un comportamento di non comune dili­genza ovvero di complessa ed onerosa attuazione, avuto riguardo alle sue condizioni psicofisiche e alle circostanze del caso concreto», ma, in tale ottica, «al fine di evitare frodi assicurative, viene richie­sta anche la verifica delle condizioni psicofisiche del danneggiato e la prova della compatibilità tra le lesioni e la dinamica dell’incidente, senza che risulti tuttavia consentito pervenire a configurare a carico del danneggiato medesimo un obbligo di collaborazione “eccessivo” rispetto alle sue “risorse”; che finisca con il trasformarlo “in un investigatore privato o necessariamente in un querelante”» (Cass. 18 novembre 2005 n. 24449).
Va ulteriormente precisato che «la prova che il danneggiato è tenu­to a fornire, che il danno sia stato effettivamente causato da veicolo non identificato, può essere offerta mediante la denuncia o querela presentata contro ignoti alle competenti autorità, ma senza auto­matismi, sicché il giudice di merito può sia escludere la riconducibi­lità della fattispecie concreta a quella del danno cagionato da veico­lo non identificato, pur in presenza di tale denuncia o querela, sia affermarla, in mancanza della stessa» (Cass. 3 settembre 2007 n. 18532; conf.: Cass. 24 febbraio 2011 n. 4480). Nello stesso ordine di idee, va poi considerato che «l’omessa de­nuncia dell’accaduto all’autorità di polizia od inquirente non è suffi­ciente, in sé, a rigettare la domanda di risarcimento e allo stesso modo, la presentazione di denuncia o querela contro ignoti non va­le, in sé stessa, a dimostrare che il sinistro sia senz’altro accaduto; entrambe le suddette circostanze possono, al più, costituire meri indizi dell’effettivo avveramento del sinistro» (Cass. 2 settembre 2013 n. 20066) e, ancor più specificamente, che «la presentazione di una denuncia o di una querela contro ignoti non è condizione di proponibilità dell’azione di risarcimento, né il danneggiato è tenuto ad attivarsi per identificare il veicolo in quanto l’accertamento giudi­ziale, nel cui contesto la presentazione o meno della denuncia o del­la querela costituisce un mero indizio, non riguarda la diligenza del­la vittima nel consentire l’individuazione del responsabile, ma la cir­costanza che il sinistro stesso sia stato effettivamente provocato da un veicolo non identificato» (Cass. 4 novembre 2014 n. 23434). Del pari, quindi, «la circostanza che la vittima, nell’immediatezza del sinistro, abbia presentato una denuncia penale priva dell’indicazione di testimoni, mentre tali testimoni abbia poi intima­to nel giudizio civile di risarcimento del danno, non costituisce di per sé motivo di rigetto della domanda, mentre può essere liberamente valutata dal giudice di merito quale indice sintomatico della inatten­dibilità dei testimoni stessi» (Cass. 1.8 giugno 2012 n. 9939). Infine, per quanto riguarda la prova che il veicolo investitore sia ri­masto sconosciuto, «è sufficiente dimostrare che, dopo la denuncia dell’incidente alle competenti autorità di polizia, le indagini compiu­te o quelle disposte dall’autorità giudiziaria, per l’identificazione del veicolo o natante investitore, abbiano avuto esito negativo, senza che possa addebitarsi al danneggiato l’onere di ulteriori indagini ar­ticolate o complesse, purché egli abbia tenuto una condotta diligen­te mediante formale denuncia dei fatti ed esaustiva esposizione de­gli stessi» (Cass. 13 luglio 2011 n. 15367).
La corte di merito si è pienamente conformata ai suddetti principi, valutando la tardività della denunzia querela presentata dalla S. e l’omessa indicazione in essa dei testimoni del sinistro come indizi utili a rafforzare il giudizio di mancata prova dei fatto, già cor­rettamente desunto dalle insufficienti e contraddittorie emergenze delle prove testimoniali e documentali.
Essa ha infatti espressamente preso in considerazione la deposizio­ne testimoniale assunta nel corso dei giudizio e la documentazione fotografica versata in atti, che ha ritenuto non compatibile con la prospettazione della dinamica dei sinistro contenuta nell’atto intro­duttivo e con quella riferita dal teste, e ha ritenuto tali elementi i­struttori non idonei ad integrare l’adempimento dell’onere probato­rio gravante sulla parte attrice.
La mancata documentazione dell’esito della denuncia querela, spor­ta solo circa due mesi dopo l’accaduto e senza l’indicazione dei testi oculari poi puntualmente indicati nell’atto di citazione – circostanze particolarmente significative in considerazione dei fatto che il pre­sunto veicolo responsabile del sinistro recava le insegne della Polizia e procedeva a sirene spiegate (il che ne avrebbe potuto consentire l’identificazione da parte degli organi di polizia, se tempestivamente e dettagliatamente informati) – costituiscono, nell’economia della decisione, elementi di conferma e rafforzamento delle predette con­clusioni in ordine alla insufficienza delle prove e ai dubbi sulla veri­dicità dell’evento posto a base della pretesa.
I giudici di merito, in tal modo, hanno statuito in modo pienamente conforme ai principi espressi in materia dalla costante giurispruden­za di questa Corte, e sopra richiamati.
La motivazione sul punto risulta adeguata, priva dì vizi logici e dei tutto esaustiva, e come tale essa non è censurabile nella presente sede.
Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo. Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dall’art. 1, co. 18, della legge n. 228 del 2012, de­ve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13, co. 1-quater, dei D.P.R. n. 115 dei 2002, introdotto dall’art. 1, co. 17, della citata legge n. 228 del 2012.
– condanna la ricorrente S. a pagare le spese del pre­sente giudizio in favore della società controricorrente, liqui­dandole in complessivi € 7.200,00, di cui € 200,00 per esbor­si, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contri­buto unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 Art. 19
 Art. 116
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13