Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-92-codice-penale-ubriachezza-volontaria-o-colposa-ovvero-preordinata
Timestamp: 2018-11-19 22:59:25+00:00

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L’ubriachezza non derivata da caso fortuito o da forza maggiore non esclude nè diminuisce l’imputabilità (1).
Se l’ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di prepararsi una scusa, la pena è aumentata (2).
(1) La norma ha riguardo sia all’ipotesi di ubriachezza volontaria che ricorre quando il soggetto abbia ingerito volontariamente sostanze alcooliche al fine di ubriacarsi, sia a quella dell’ubriachezza colposa che rileva quando il soggetto si sia ubriacato per imprudenza o negligenza.
Quanto al titolo di responsabilità, è opinione prevalente in dottrina e giurisprudenza che nessun rilievo assume l’atteggiamento psichico del soggetto al momento della ingestione della sostanza alcoolica. Occorre, piuttosto, guardare al momento della realizzazione del reato, onde sarà ravvisabile il dolo se il soggetto ha voluto il fatto, la colpa se non l’ha voluto ma sia ascrivibile ad una sua condotta negligente o imprudente (actio libera in causa).
(2) L’ubriachezza preordinata costituisce applicazione del principio stabilito nell’art. 87, onde valgono per essa le stesse considerazioni ad esso riferite [v. 87]. Va però sottolineato il fatto che rispetto all’art. 87 l’ubriachezza preordinata assume il valore di circostanza aggravante [v. Libro I, Titolo III ].
L’ubriachezza volontaria o colposa è equiparata dal legislatore alla piena capacità d’intendere e di volere: si parla perciò di finzione giuridica di imputabilità.
Essa risponde all’esigenza di evitare che possa andare esente da pena il soggetto che si trova in uno stato di incapacità d’intendere o di volere per fatto a lui imputabile.
L’ubriachezza preordinata si fonda, invece, sul principio delle actiones liberae in causa [v. 87].
Ai sensi dell'art. 92, comma 1 c.p., l'ubriachezza volontaria non esclude ne' diminuisce la imputabilità; l'agente, quindi, risponde del fatto commesso in stato di ubriachezza a titolo di dolo o di colpa, a seconda che il fatto di reato sia stato concretamente commesso con dolo o colpa (riconosciuta, nella specie, la responsabilità dell'imputato per il reato di cui all'art. 186, comma 7, del codice della strada, atteso che non era stato provato che l'ubriachezza derivasse da caso fortuito o forza maggiore).
Cassazione penale sez. IV 25 giugno 2014 n. 1807
L'azione esercitata sulla psiche dall'alcool e dagli stupefacenti volontariamente assunti dal soggetto imputato, non impedisce di accertare il dolo diretto per la cui esistenza non è richiesta un'analisi lucida della realtà, essendo necessario soltanto che il soggetto sia stato in grado di attivarsi in modo razionalmente concatenato per realizzare l'evento ideato e voluto.
Cassazione penale sez. VI 17 giugno 2014 n. 27576
Non può escludersi né ritenersi diminuita l'imputabilità dell'imputato che ha commesso i fatti che gli sono stati contestati dopo avere assunto consapevolmente e volontariamente sostanze stupefacenti (confermata, nella specie,la condanna per i reati di violazione di domicilio, porto abusivo di due coltelli, ingiuria e minaccia, commessi ai danni di una coppia, nonostante la tesi difensiva della incapacità di intendere e di volere, poggiata sulla perizia compiuta su incarico del Giudice per le indagini preliminari, perizia che si era conclusa con la rilevazione di una condizione borderline, ossia una malattia psichica a cavallo tra la nevrosi e la psicosi e con la affermazione che la capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatti era verosimilmente abolita per gli effetti che le sostanze stupefacenti assunte avevano determinato.
Cassazione penale sez. V 30 gennaio 2013 n. 9847
La colpevolezza di una persona in stato di ubriachezza deve essere valutata secondo i normali criteri d'individuazione dell'elemento psicologico del reato e, poiché l'art. 92 c.p. nel disciplinarne l'imputabilità nulla dice in ordine alla di lui colpevolezza, questa deve essere apprezzata alla stregua delle regole dettate dagli art. 42 e 43 c.p.
Cassazione penale sez. VI 22 maggio 2008 n. 38513
Lo stato di tossicodipendenza (come quello di ubriachezza; cfr. art. 92 c.p.), ai sensi dell’art. 93 c.p. non esclude e/o diminuisce l'imputabilità “ed anzi l'art. 93 c.p., in relazione all'art. 92 c.p., stabilisce una presunzione assoluta della capacità di intendere e di volere, anche quando l'uso di tali sostanze abbia provocato una intossicazione acuta e patologica”. Talché, nel caso di reato commesso in stato di intossicazione acuta da sostanze stupefacenti, l’autore deve rispondere del fatto-reato commesso come se egli fosse rimasto capace di intendere e di volere nel momento in cui lo commise; ciò postula che si debba guardare all’atteggiamento da lui tenuto in quell’occasione, per identificare l’elemento psicologico che caratterizza la condotta, e non già a quello della messa in opera della situazione che ha determinato la perdita o la menomazione della imputabilità.
Ufficio Indagini preliminari Trani 31 gennaio 2008
Il rifiuto assoluto da parte del danneggiato da sinistro stradale dell'offerta di risarcimento del danno ex art. 3 d.l. 23 dicembre 1976 n. 857, conv., con modificazioni, nella l. 26 febbraio 1977 n. 39, dimostrando una volontà non conciliativa della parte attrice, contraria alla "ratio" di cui all'art. 3 legge cit., che impone all'assicuratore l'obbligo di formulare l'offerta risarcitoria al fine di scongiurare la lite giudiziaria o di dirimere la stessa, deve essere sanzionata ex art. 92, comma 2, c.p.c., compensando all'attore il 50 per cento delle spese di lite.
Tribunale Roma 07 marzo 2005
La circostanza aggravante del motivo futile può essere applicata anche nel caso in cui il colpevole abbia agito in stato di ubriachezza. Infatti, ai sensi dell'art. 92 c.p., l'ubriachezza volontaria o colposa non esclude l'imputabilità, di guisa che i motivi che hanno determinato l'ubriaco al delitto debbono essere valutati con criteri analoghi a quelli adottati per la persona normale.
Cassazione penale sez. I 20 novembre 1995 n. 2553
L'aggravante del motivo futile può essere applicata anche nel caso in cui il colpevole abbia agito in stato di ubriachezza. Invero, ai sensi dell'art. 92 c.p. l'ubriachezza volontaria o colposa non esclude nè attenua l'imputabilità, di guisa che i motivi che hanno determinato l'ubriaco al delitto non possono essere valutati con criteri diversi da quelli adottati per la persona normale.
Cassazione penale sez. I 11 novembre 1993
Le intossicazioni che alterano provvisoriamente i processi ideativi e volitivi e che non siano state determinate da fatto altrui o che non derivino da caso fortuito o forza maggiore, non escludono nè diminuiscono la imputabilità; anzi, aggravano la pena ove ricorrano le condizioni di cui agli art. 92, 93, 94 c.p.
Cassazione penale sez. I 01 giugno 1990
Nel caso di ubriachezza volontaria, colposa o preordinata, la presunzione legale d'imputabilità non è sufficiente a fondare un giudizio di responsabilità penale. Occorre, infatti, accertare la colpevolezza dell'ubriaco secondo i normali criteri d'individuazione dell'elemento psicologico del reato e, poiché l'art. 92 c.p. nel disciplinare l'imputabilità nulla dice in ordine alla di lui colpevolezza, questa va valutata alla stregua delle regole dettate dagli artt. 42 e 43 c.p. È, dunque, necessario prendere in considerazione la condotta dell'ubriaco, al momento della commissione del fatto, per stabilire se egli ha agito con dolo o colpa. Ciò perché, secondo il vigente sistema penale, l'ideazione e la volizione dell'ubriaco vanno indagate e valutate dal giudice, nonostante la perturbazione psichica e la riduzione del senso critico determinate dall'alcool.
Cassazione penale sez. I 30 aprile 1990
Mentre la mancata conoscenza della qualità di sostanza stupefacente, di una sostanza naturale o sintetica, di una preparazione o di un prodotto che rientri tra quelle indicate nelle prime quattro tabelle elencate nell'art. 12 l. 22 dicembre 1975 n. 685, per i quali la detenzione, il trasporto, l'acquisto, la vendita, la cessione sono penalmente perseguibili, non può essere utilmente invocata ai fini dell'esclusione dell'imputabilità per sussistenza del caso fortuito, in quanto tale allegata buona fede si rifletterebbe sulla erronea conoscenza della legge penale, lo stesso non può affermarsi per gli altri prodotti o preparazioni indicati nelle tabelle 5 e 6 i quali sono considerati per la sola sottoposizione al mero controllo e vigilanza del ministero della sanità e dei suoi organi periferici, non presentando la loro assunzione rischio di abuso o di grave farmaco-dipendenza. Ne consegue che qualora l'assuntore di uno di tali prodotti o preparazioni abbia in buona fede ignorato la qualità "stupefacente" agli effetti del principio attivo in esso contenuto, non è applicabile nei suoi confronti la "fictio iuris" di imputabilità di cui ai combinati disposti degli art. 93, 92 e 91 c.p. (Nella fattispecie è stata assolta per non imputabilità l'accusata del delitto di omicidio di persona consenziente).
Corte assise appello Venezia 17 giugno 1989
Non è giuridicamente illogica la individuazione dello stato di ebbrezza alcoolica quale causale del reato, poiché la piena imputabilità dell'agente sancita dall'art. 92 c.p. nonostante l'alterazione psichica conseguente alla ubriachezza volontaria o colposa, costituisce mera finzione giuridica imposta dalla necessità di difesa sociale, mentre permane sul piano naturalistico tale alterazione, che, soggiogando più o meno compiutamente le facoltà intellettive e volitive del soggetto, può essa stessa costituire causa efficiente del reato e la "ratio" della sua punizione. (Fattispecie in tema di tentato omicidio).
Cassazione penale sez. I 28 aprile 1989

References: art. 42
 art. 92
 art. 3
 art. 92
 art. 92
 art. 93