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Timestamp: 2019-07-17 20:45:23+00:00

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Anatocismo: la prescrizione
Dopo aver visto le origini storiche e lo sviluppo dell’anatocismo in Italia, l’adeguamento legislativo e le più importanti pronunce di merito tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del 2000, in questo articolo affrontiamo il tema della prescrizione.
Come risaputo, la prassi bancaria è sempre stata quella di invitare i loro clienti a verificare la correttezza degli estratti conto inviati, entro 60 giorni dalla loro contabilizzazione, ai fini di eventuali reclami. Questa consuetudine era diventata di fatto una regola legittimata dall’uso, in mancanza di norme specifiche.
Per fortuna, anche in questo caso, nel 2010 è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, con una sentenza, la 24418/2010, in cui si stabilisce, per i correntisti, il diritto a ottenere il rimborso delle somme addebitate sui conti correnti come capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e, soprattutto, il termine della prescrizione di tale diritto che, a norma di legge, deve essere decennale.
La sentenza inoltre risolve il successivo interrogativo, e cioè da quando questo termine deve decorrere. Secondo la Suprema Corte, la prescrizione non decorre da ogni singola annotazione in conto corrente bensì dalla data di estinzione del conto corrente stesso e riguarda tutte le operazioni effettuate sul conto corrente, dal momento dell’apertura alla sua chiusura.
Si tratta evidentemente di una pronuncia che va a favore dei correntisti, che hanno di fronte un lungo termine prima della caduta in prescrizione del loro diritto.
Nella pratica, si possono configurare diversi scenari per l’accertamento delle somme indebitamente pagate, a seconda se si è in possesso della documentazione o meno.
Ad esempio, nel caso in cui un cliente abbia un conto corrente affidato, aperto nel 1980 ed ancora in essere, e sia in possesso di tutta la documentazione bancaria (estratti conto mensili/trimestrali, estratti scalari e riepilogo trimestrale delle competenze), può contestare eventuali anomalie presenti in tutta la durata del rapporto, fino alla data di apertura dello stesso. Da notare che si può andare a ritroso fino al 1952, anno in cui è iniziata la prassi anatocistica da parte delle banche.
Se il conto di cui sopra fosse stato chiuso nel 2007, il cliente potrebbe ancora far analizzare il rapporto, in quanto non sono passati dieci anni dalla sua chiusura. Se il conto invece fosse stato chiuso prima del 2005, non potrebbe più rivendicare nulla, essendo passato in prescrizione.
Nel caso in cui il cliente non abbia conservato la documentazione le cose si complicano non poco. La banca infatti, attenendosi alle disposizioni del TUB, è tenuta a consegnare al cliente, dietro apposita richiesta, la documentazione relativa solo agli ultimi dieci anni. Da notare che può produrla entro 90 giorni e a fronte di un contributo economico (a volte anche esoso).
Prendendo quindi l’esempio di prima, nel caso in cui il conto sia ancora attivo e il cliente oggi presentasse la richiesta, otterrebbe la documentazione del periodo 2005-2015, negandosi in questo modo la possibilità di contestare eventuali anomalie presenti negli anni precedenti, dal 2004 fino al 1980.
Infine, nel peggiore dei casi in cui, la chiusura del conto fosse avvenuta nel 2007, il cliente otterrebbe solo tre anni (dal 2005 al 2007), visto che la banca è tenuta a consegnare gli ultimi dieci anni, ma a partire dalla data di richiesta.
In attesa dell’articolo successivo, potete consultare tutti gli articoli fin qui pubblicati all’interno del Blog GMedia:
Articolo 1: Anatocismo: le origini – Articolo 2: Anatocismo: primi fermenti
Articolo 3: Anatocismo: la Legge 108/96 – Articolo 4: Anatocismo: anni ’90
Articolo 5: Anatocismo: il nuovo millennio – Articolo 6: Anatocismo: l’avvento dell’euro
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