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Timestamp: 2020-08-15 02:56:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23015 del 16/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23015 del 16/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 16/09/2019, (ud. 28/06/2019, dep. 16/09/2019), n.23015
sul ricorso 24757-2018 proposto da:
avverso il decreto n. 9959/17 del TRIBUNALE di LECCE, depositato il
1. Con decreto del 2 luglio 2018, il Tribunale di Lecce ha respinto la domanda di A.S., nativo della Nigeria, volta al riconoscimento della protezione internazionale o di quella umanitaria.
1.1. In estrema sintesi, quel tribunale, previa discussione delle parti presenti in aula all’udienza del 30 aprile 2018, ritenne che i motivi addotti dall’istante a sostegno delle sue richieste non ne consentivano l’accoglimento.
2. Avverso il descritto decreto, A.S., ricorre per cassazione affidandosi a tre motivi, mentre il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.
I) “mancata assunzione di mezzi di prova; violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 10, lett. c), in relazione all’art. 24 Cost., comma 2”. Si ascrive al tribunale leccese di non aver “accolto e disposto le richieste istruttorie formulate nel procedimento di primo grado, in particolare l’esame del ricorrente, non essendo sufficiente la motivazione che quest’ultimo “non abbia indicato alcun specifico aspetto meritevole di essere chiarito mediante ascolto diretto;… inoltre, non essendo disponibile la videoregistrazione dell’audizione, avrebbe dovuto usare i propri poteri ufficiosi e disporre l’assunzione dei mezzi di prova ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 10, lett. c),…. Ciò ha leso il diritto di difesa del ricorrente, atteso che non ha potuto avvalersi delle facoltà e dei diritti previsti dall’ordinamento a sostegno delle proprie ragioni e della propria difesa, in aperta violazione del dettato costituzionale” (cfr. pag. 2 del ricorso);
II) “violazione dell’art. 50-bis c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 738 c.p.c.: mancata composizione collegiale all’udienza del 16 maggio 2018”. Ci si duole del fatto che “l’udienza del 16.05.2018 si è tenuta in forma monocratica e non collegiale, in palese violazione dell’art. 50-bis c.p.c., comma 2”, (cfr. pag. 2 del ricorso);
III) “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 7; difetto di motivazione”. Si sostiene che il giudice a quo “…ha fondato la propria valutazione negativa su parametri differenti da quelli normativi, senza approfondire la narrazione della storia facendo ricorso ai propri poteri officiosi e, soprattutto, senza accogliere le richieste istruttorie del ricorrente. Nè è stato considerato il fermo orientamento della Corte di Giustizia secondo il quale maggiore è il grado di violenza diffuso ed indiscriminato minore è la necessità di provare la personalizzazione specifica di quel rischio…” (cfr. pag. 3 del ricorso).
2.2. Tanto premesso, rileva il Collegio che l’esposizione sommaria dei fatti prescritta, a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, essendo considerata dalla norma come uno specifico requisito di contenuto-forma del ricorso stesso, deve consistere in una esposizione che garantisca alla Suprema Corte di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa decisione impugnata (cfr. Cass., SU, n. 11653 del 2006; Cass. n. 5640 del 2018, in motivazione). La prescrizione del requisito risponde non ad un’esigenza di mero formalismo, ma a quella di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (cfr. Cass., SU., n. 2602 del 2003).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, giusto lo stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
 art. 35
 art. 35
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13