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Timestamp: 2019-03-27 02:22:44+00:00

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Man is what he does. Remarks on: Hegel, Phenomenology of Spirit, Chapter 5, A, b - Pólemos
Man is what he does. Remarks on: Hegel, Phenomenology of Spirit, Chapter 5, A, b
1/2006, February ISBN: 88-901301-0-5pp. 9	- 25
«L’uomo è quello che fa», «l’uomo non è altro che la serie delle sue azioni». Queste formule emblematiche si trovano nell’Aggiunta al § 140 dell’Enciclopedia1e risultano dalla tesi, immediatamente prima dimostrata, dell’identità, nei fenomeni, dell’interno e dell’esterno. Sia nella natura, sia nella vita spirituale, separare l’esteriorità di un fenomeno dalla sua essenza come si separerebbe un involucro esterno da un nocciolo, è un errore, perché scambia per realtà i prodotti di un’operazione astrattiva compiuta dall’intelletto. È il motivo più tipico di Hegel, che ritiene assiomatico il primato della relazione sui termini, e quindi il raffigurarsi della Verità come «sistema». Classiche dicotomie, come appunto interno ed esterno, e ancora tutto e parti, forza ed estrinsecazione, finito e infinito, vengono ricondotte all’intiero, da cui sono state enucleate. Nel lungo esame della ragione osservativa nel quinto capitolo della Fenomenologia Hegel analizza i modi di procedere dell’intelletto scientifico, in sostanza per mostrare una sorta di illusione realistica della ragione osservativa, che ritiene di considerare i suoi oggetti in quanto oggetti diversi da lei, e le sfugge che quegli oggetti sono da lei costituiti, sono, potremmo dire, oggetti culturali. In fondo è una tesi semplice e, crediamo, generalmente condivisa: l’anatomico che studia, poniamo, il braccio, si trova di fronte a un oggetto sicuramente diverso da lui, ma quando, avendolo studiato, lo definisce arto superiore o arto toracico, lo defattualizza, lo rende culturale, perché lo intende come risultato di una serie di rapporti anatomici. La ragione osservativa studia i fenomeni naturali e studia anche l’uomo e i suoi comportamenti. Come ha fatto per i fenomeni naturali, trova o crede di trovare anche in questi comportamenti delle leggi che dovrebbero renderli intelligibili, leggi del pensare e leggi del fare, i tradizionali princìpi logici e le leggi psicologiche, le quali concernono i modi di manifestarsi delle facoltà (intelletto, volontà) e il rapporto tra libertà e situazione. Noi ci soffermeremo su questi punti e vedremo che Hegel dà una diversa interpretazione di questi comportamenti e, come è proprio del suo modo di argomentare, non respinge le tesi che confuta come si respingerebbe qualcosa di falso, ma le considera come tentativi di avvicinarsi al vero. E il vero è per lui che la libertà è principio di spiegazione: i princìpi logici e le leggi psicologiche sono «posti» dalla libertà, ne sono dei derivati. E se la libertà è l’originario, è evidente che l’uomo, come tale, è un «posterius», non è un soggetto che «ha» la libertà, ma «è» la libertà. Da ciò le formule che abbiamo citate in principio, le opere che «costituiscono» l’uomo. Ma le opere non possono isolarsi, esse si staccano dall’agente e s’intrecciano con le altre opere e con le situazioni e con ciò possono dare risultati che l’agente stesso può non aver desiderato. Anche queste tesi di Hegel sono ben note (ci basti questo accenno), e il loro risultato è di un’ineludibile durezza per il singolo: gli viene tolto il conforto della morale della convinzione ed è richiamato alla morale della responsabilità.
G.W.F. Hegel, Enzyklopädie der philosophischen Wissenshaften im Grundrisse, in Werke, Bd. 8, Suhrkamp, Frankfurt a. M. 1970, pp. 277, 278; trad. it. di V. Verra, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, UTET, Torino 1981, vol. I, p. 350. Anche in Filosofia del diritto, § 124, si legge: «Il soggetto è la serie delle sue azioni («seiner Handlungen»; in Enciclopedia, «seiner Taten»). Se queste sono una serie di prodotti senza valore, la soggettività del volere è parimenti senza valore; se, invece, la serie dei suoi fatti («seiner Taten») è di natura sostanziale, è tale anche la volontà interna dell’individuo» (Id., Lineamenti di filosofia del diritto, trad. it. di F. Messineo, Laterza, Bari 1954, p. 114). ↩
Valentini, Francesco. "Man is what he does. Remarks on: Hegel, Phenomenology of Spirit, Chapter 5, A, b". Pólemos I. 1. (2006): 9-25 http://www.rivistapolemos.it/50/?lang=en
Valentini, F. (2006). "Man is what he does. Remarks on: Hegel, Phenomenology of Spirit, Chapter 5, A, b". Pólemos I. (1). 9-25 http://www.rivistapolemos.it/50/?lang=en
Valentini, Francesco. 2006. "Man is what he does. Remarks on: Hegel, Phenomenology of Spirit, Chapter 5, A, b". Pólemos I (1). Stamen: 9-25. http://www.rivistapolemos.it/50/?lang=en
A1 - Valentini, Francesco
TI - Man is what he does. Remarks on: Hegel, Phenomenology of Spirit, Chapter 5, A, b
AB - «L’uomo è quello che fa», «l’uomo non è altro che la serie delle sue azioni». Queste formule emblematiche si trovano nell’Aggiunta al § 140 dell’Enciclopedia[1. G.W.F. Hegel, Enzyklopädie der philosophischen Wissenshaften im Grundrisse, in Werke, Bd. 8, Suhrkamp, Frankfurt a. M. 1970, pp. 277, 278; trad. it. di V. Verra, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, UTET, Torino 1981, vol. I, p. 350. Anche in Filosofia del diritto, § 124, si legge: «Il soggetto è la serie delle sue azioni («seiner Handlungen»; in Enciclopedia, «seiner Taten»). Se queste sono una serie di prodotti senza valore, la soggettività del volere è parimenti senza valore; se, invece, la serie dei suoi fatti («seiner Taten») è di natura sostanziale, è tale anche la volontà interna dell’individuo» (Id., Lineamenti di filosofia del diritto, trad. it. di F. Messineo, Laterza, Bari 1954, p. 114).]e risultano dalla tesi, immediatamente prima dimostrata, dell’identità, nei fenomeni, dell’interno e dell’esterno. Sia nella natura, sia nella vita spirituale, separare l’esteriorità di un fenomeno dalla sua essenza come si separerebbe un involucro esterno da un nocciolo, è un errore, perché scambia per realtà i prodotti di un’operazione astrattiva compiuta dall’intelletto. È il motivo più tipico di Hegel, che ritiene assiomatico il primato della relazione sui termini, e quindi il raffigurarsi della Verità come «sistema». Classiche dicotomie, come appunto interno ed esterno, e ancora tutto e parti, forza ed estrinsecazione, finito e infinito, vengono ricondotte all’intiero, da cui sono state enucleate. Nel lungo esame della ragione osservativa nel quinto capitolo della Fenomenologia Hegel analizza i modi di procedere dell’intelletto scientifico, in sostanza per mostrare una sorta di illusione realistica della ragione osservativa, che ritiene di considerare i suoi oggetti in quanto oggetti diversi da lei, e le sfugge che quegli oggetti sono da lei costituiti, sono, potremmo dire, oggetti culturali. In fondo è una tesi semplice e, crediamo, generalmente condivisa: l’anatomico che studia, poniamo, il braccio, si trova di fronte a un oggetto sicuramente diverso da lui, ma quando, avendolo studiato, lo definisce arto superiore o arto toracico, lo defattualizza, lo rende culturale, perché lo intende come risultato di una serie di rapporti anatomici. La ragione osservativa studia i fenomeni naturali e studia anche l’uomo e i suoi comportamenti. Come ha fatto per i fenomeni naturali, trova o crede di trovare anche in questi comportamenti delle leggi che dovrebbero renderli intelligibili, leggi del pensare e leggi del fare, i tradizionali princìpi logici e le leggi psicologiche, le quali concernono i modi di manifestarsi delle facoltà (intelletto, volontà) e il rapporto tra libertà e situazione. Noi ci soffermeremo su questi punti e vedremo che Hegel dà una diversa interpretazione di questi comportamenti e, come è proprio del suo modo di argomentare, non respinge le tesi che confuta come si respingerebbe qualcosa di falso, ma le considera come tentativi di avvicinarsi al vero. E il vero è per lui che la libertà è principio di spiegazione: i princìpi logici e le leggi psicologiche sono «posti» dalla libertà, ne sono dei derivati. E se la libertà è l’originario, è evidente che l’uomo, come tale, è un «posterius», non è un soggetto che «ha» la libertà, ma «è» la libertà. Da ciò le formule che abbiamo citate in principio, le opere che «costituiscono» l’uomo. Ma le opere non possono isolarsi, esse si staccano dall’agente e s’intrecciano con le altre opere e con le situazioni e con ciò possono dare risultati che l’agente stesso può non aver desiderato. Anche queste tesi di Hegel sono ben note (ci basti questo accenno), e il loro risultato è di un’ineludibile durezza per il singolo: gli viene tolto il conforto della morale della convinzione ed è richiamato alla morale della responsabilità.
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Hegel filosofia pratica libertà
Jamila M. H. Mascat, Resonances of Eckhart by Hegel. Starting from Jarczyk and Labarrière’s «L’empreinte du désert »
[ Hegel	] [ libertà	]

References: § 140
 § 124
 § 140
 § 124
 § 140
 § 124