Source: http://www.emiliaromagnaimmigrazione.it/giurisprudenza-t-a-r-emilia-romagna/
Timestamp: 2020-02-23 12:43:34+00:00

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Sentenza TAR 27 febbraio 2017 - SANATORIA
2.2.Nella fattispecie la ricorrente ha presentato presso gli Uffici della Prefettura di Bologna istanza ex L. 102/2009, intesa ad ottenere l’emersione dal lavoro di collaborazione domestica, che prestava presso la famiglia e l’abitazione dell’avv. Pier Paolo Zamboni, e solo a seguito dell’esito positivo della procedura di emersione ha inoltrato, a mezzo Poste Italiane, la istanza per il rilascio del permesso di soggiorno.
Inoltre è in atti l’Estratto conto previdenziale INPS che certifica il versamento dei dovuti contributi dall’1.4.2009 a l 31.12.2013 da parte del datore di lavoro Zamboni Pier Paolo su base di retribuzioni annue ampiamente superiori all’ammontare dell’assegno sociale per i rispettivi anni. Di poi la ricorrente e stata assunta quale “badante” da Manca
sentenza tar 27 febbraio 2017 sanatoria.[...]
RINNOVO PERMESSO SOGGIORNO LAVORO AUTONOMO - INSUFFICIENZA REDDITUALE - LIMITE DI REDDITO NON TASSATIVO - SITUAZIONI TRANSITORIE DI DIFFICOLTA' - RILIEVO - ACCOGLIMENTO RICORSO
SENTENZA 12 OTTOBRE 2015.pdf
Il Giudice Amministrativo ha, in primo luoogo, osservato che quello del possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero costituisce un requisito soggettivo non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, attenendo alla sostenibilità dell’ingresso e della permanenza dello straniero nella comunità nazionale in ragione del suo stabile inserimento nel contesto lavorativo e della sua capacità di contribuire allo sviluppo economico e sociale del paese ospitante (v., tra le altre, Cons. Stato, Sez. III, 31 dicembre 2014 n. 6464).
Tuttavia, quanto alla soglia al di sotto della quale il reddito percepito dal cittadino extracomunitario non possa considerarsi sufficiente al fine della sua permanenza nel territorio italiano, la stessa non è lasciata alla discrezionalità dell’Amministrazione ma è attualmente stabilita, ai fini del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, nella soglia ragguagliata al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, così come si ricava dall’art. 26, comma 3, del d.lgs. n. 286 del 1998 (v. Cons. Stato, Sez. III, 19 gennaio 2015 n. 117).
Nel caso di spiecie è emerso che nell’anno 2014 il reddito percepito dalla ricorrente – secondo la dichiarazione “Persone fisiche 2015” – si presenta pari a € 7.748,00, quindi inferiore alla prescritta soglia di € 8.263,31.
Tuttavia, poiché dalla normativa, complessivamente considerata, si evince che il
predetto livello di reddito non deve essere necessariamente posseduto in modo
assoluto e ininterrotto se, a fronte di transitorie situazioni di difficoltà,
sopravvengano fatti idonei a far presumere una prospettiva di continuità ed
autosufficienza economica (v., tra le altre, Cons. Stato, Sez. III, 29 maggio 2015 n.
2699), la circostanza che la ricorrente abbia da poco avviato una nuova attività
lavorativa e che questa abbia inizialmente reso in termini molto prossimi alla soglia
di legge rende plausibile la previsione di una futura capacità reddituale idonea allo
Pertanto il T.A.R. ha accolto il ricorso.
Nota a cura di Avv. Fabio Loscerbo - 15/10/2015
Il T.A.R. E.R. ha accolto il ricorso avverso il provvedimento di diniego alla domanda di rinnovo del titolo di soggiorno per lavoro subordinato emesso dalla Questura di Modena, per violazione dell'art. 10 bis l. 241/90. Il G.A. ha osservato che "Ritenuto che appare fondata, e assorbente delle altre censure, la doglianza incentrata
sulla violazione dell’art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, per essere illegittimo il
diniego di rinnovo del permesso di soggiorno non preceduto dal preavviso di rigetto,
allorquando risulti che tale comunicazione avrebbe consentito allo straniero di
comprovare la propria situazione e di introdurre nel procedimento elementi
astrattamente utili alla determinazione conclusiva".
Avv. Fabio Loscerbo
SENTENZA 04 AGOSTO 2015.pdf
Diniego permesso di soggiorno lavoro - condanna per stupefacenti - legittimità - la condotta tenuta dalla cittadina straniera de quo, appare
oggettivamente incompatibile con le finalità di integrazione sociale che sono a
fondamento della legislazione in materia di immigrazione soprattutto in relazione
alla gravità del comportamento mantenuto
Il rilascio del permesso di soggiorno per la durata di un anno da parte della
Questura non è in alcun modo in contrasto con la sentenza del Tribunale di
Minorenni di Bologna, in quanto la durata limitata della validità del titolo
rilasciato risulta strettamente connessa al pagamento del relativo contributo per il
rilascio del documento (corrisposto dall’interessata per un anno: €. 107,50 di cui
80,00 per il permesso ed €. 27,50 per il rilascio dello stesso in formato
stabilisce la non ammissibilità dello straniero “che sia
considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno
dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei
controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone o che risulti
condannato, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a
seguito di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., per
reati previsti dall’art.380, commi 1 e 2 c.p.p. ovvero per reati inerenti (..) la
libertà sessuale (..)”
Al riguardo deve ritenersi pacifico che tutti gli elementi di valutazione ai fini del
rilascio del permesso di soggiorno devono sussistere ed essere disponibili al
momento dell’adozione del provvedimento dell’Amministrazione, risultando del
tutto irrilevanti i dati e la documentazione esibiti successivamente, in quanto non
sottoposti a verifica dell’Autorità di Polizia e dunque estranei al procedimento
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Appare quindi fondato ed assorbente il dedotto vizio di difetto di motivazione e
di istruttoria, in quanto la Questura, nel valutare la sussistenza o meno di mezzi
sufficienti di sostentamento negli anni di validità del permesso avrebbe dovuto
tenere conto anche dei redditi maturati in precedenza al fine di valutarne la
parziale permanenza nel patrimonio e, quindi, la concreta idoneità ad integrare i
redditi afferenti al periodo di validità del permesso di soggiorno ai fini della
sussistenza di sufficienti mezzi di sostentamento.
Al riguardo deve considerarsi che la sistemazione alloggiativa costituisce un
requisito necessario ai fini del rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell’art.
6/8°c del D.lgs. n. 286/1998 in quanto elemento attinente a motivi di sicurezza e
di ordine pubblico, sicché non è sufficiente indicare la residenza dichiarata presso
l’Ufficio Anagrafe del Comune, ma occorre dimostrare il possesso con un titolo
valido (contratto di locazione, comodato o altro) dell’alloggio in cui il soggetto
ha eletto il proprio domicilio.
Considerato altresì che la valutazione di falsità del medesimo non è
accompagnata dalla indicazione degli elementi di giudizio che la assistono né è
seguita da segnalazione all’AGO, per cui la facoltà di interloquire e contraddire
sulla stessa e sulla valutazione dei redditi doveva essere necessariamente data in
sede procedimentale ex art. 10 bis della legge 241/90, non potendo considerarsi
vincolato il diniego ed a priori irrilevante qualsiasi contributo partecipativo;
Infine, quanto alle disponibilità economiche attuali, non risulta presso l’INPS
alcuna posizione in suo favore accesa dal presunto datore di lavoro che lo avrebbe
assunto come collaboratore familiare.
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a)l’impugnato decreto questorile di rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di
soggiorno per attesa occupazione risulta motivato con riferimento alla circostanza
palesemente ostativa “che da una verifica della documentazione riguardante la
disponibilità di un reddito da lavoro o da altra fonte legittima è emerso che il
predetto, durante il periodo di validità del titolo di soggiorno per lavoro
subordinato, non ha dimostrato di avere percepito un reddito tale da provvedere al
proprio sostentamento
Nella fattispecie, in effetti, è incontestata la circostanza che fin dal
31 maggio 2007 il ricorrente fosse sprovvisto di occupazione lavorativa e che
fosse pertanto ampiamente decorso il termine di sei mesi (secondo la disciplina
allora vigente) per l’iscrizione nelle liste di collocamento
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Non vi è alcun bisogno di verificare le ragioni della segnalazione di
inammissibilità, né può farsi valere la circostanza, peraltro meramente asserita nel
ricorso e non documentata, dell’avvenuta cancellazione della stessa.
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­rilevato che il ricorso è manifestamente inprocedibile per difetto sopravvenuto di
interesse a seguito della comunicazione della nota in data 11 giugno 2014 della
Questura di Modena secondo cui all’attuale ricorrente è stato rilasciato un
permesso di soggiorno per lavoro subordinato valido sino al 12 novembre 2014
“e ciò “sulla base di una differente ricostruzione dei rapporti"
che, pertanto, la circostanza che la condanna penale dello straniero fosse stata
irrogata ai sensi dell’art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990 e che l’art. 380
cod.proc.pen. includa nel proprio àmbito di applicazione i “…delitti concernenti
sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell’art. 73 del testo unico
approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che per i delitti di cui al
comma 5 del medesimo articolo …” [comma 2, lett. h)] fa sì che non operi nel
caso di specie la condizione automaticamente preclusiva di cui all’art. 5, comma
13, lett. c), del d.lgs. n. 109 del 2012 e che l’Amministrazione sia dunque tenuta a
riesaminare l’istanza, al fine di verificare l’eventuale sussistenza della
pericolosità dello straniero secondo la fattispecie
Risulta dunque confermato che, in pendenza della domanda, la ricorrente ha
effettivamente variato il domicilio dichiarato senza informarne la Questura,
mentre non è contestato che la domanda fosse documentalmente carente (cfr.
secondo e sesto capoverso atto impugnato) e quindi necessitasse di integrazioni,
impossibili da richiedere per quanto sopra.
P.S. CE SOGGIORNANTI LUNGO PERIODO
SENTENZA TAR 24 MARZO 2017
Il provvedimento impugnato è infatti adeguatamente motivato sulla base dell’accertata mancanza di un requisito essenziale per ottenere il titolo di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, rappresentato dall’accertamento (a seguito di appropriata istruttoria) che la richiedente non ha comprovato il “…possesso di redditi sufficienti secondo i parametri indicati nell’art. 29 comma 3 lett. b TULI (art. 9 comma 1 TULI e 16 D.P.R. n. 394/99).”. D’altra parte, non giova alla tesi della ricorrente affermare che il reddito insufficiente percepito dall’interessata, come accertato dalla Questura, sia mensilmente integrato dall’assegno versato dal coniuge separato in favore delle figlie, tale tipologia di entrata non rientrando ex lege nel computo del reddito minimo ex art.
Sito Istituzionale della Giustizia ammin[...]
Ma, anche a voler seguire la prospettazione del ricorrente circa la necessità di una
complessiva e discrezionale valutazione che tenga conto anche dell’inserimento
sociale, familiare e lavorativo dello straniero, nella fattispecie l’unico elemento
valutabile è proprio la sentenza di condanna, con le considerazioni ivi svolte sulla
“sistematicità e reiterazione delle percosse”e sulla prognosi di possibile
reiterazione ed aggravamento, che hanno indotto il giudice a disporre la cautela
del divieto di avvicinamento alla casa familiare
SENTENZA TAR 21 FEBBRAIO 2017
Il Collegio ritiene che il ricorso meriti accoglimento, risultando fondata la censura con la quale l'interessato rileva la violazione dell'art. 9 d.lgs. 286 del 1998 e carenza di motivazione, riguardo all'elemento fondante il gravato provvedimento costituito dal nono avere comprovato l'effettività disponibilità di un alloggio.
Il ricorrente ha comprovato di avere ottenuto la residenza nella suddetta unità immobiliare dal comune di Bologna, con conseguente accertata idoneità, secondo quanto richiesto dalla relativa normativa regionale - dell'alloggio abitato dal medesimo in virtù della stipula, quale conduttore, di regolare contratto di locazione
sentenza TAR 21 febbraio 2017 PS Ce Sogg[...]
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In ogni caso, rientrando la domanda nelle quote di ingresso programmate (ex
DPCM 30.10.07) per periodi di riferimento, occorre fare riferimento al tempo
della domanda stessa per valutare la capienza reddituale del datore, accertata
insufficiente dalla DPL in quanto in quell’anno il medesimo occupava già altro
collaboratore e in quanto non è ritenuto cumulabile il reddito dei parenti oltre il
grado primo, in conformità alle istruzioni ministeriali non gravate di censura
Sentenza TAR 27/02/2017 - PERMESSO SOGGIORNO - DINIEGO PER INSUFFICIENZA REDDITUALE - ACCOGLIMENTO RICORSO
Vi erano quindi i presupposti per il rilascio del rinnovo richiesto poiché al momento dell’emanazione del provvedimento impugnato, il ricorrente risultava aver lavorato ed essere iscritto al Centro per l’impiego di Bologna, come comunicato dal difensore con le giustificazioni illegittimamente non prese in considerazione nel Decreto questorile.
Di conseguenza il provvedimento di rigetto va annullato e l’Amministrazione dovrà procedere ad effettuare una nuova istruttoria per verificare la sussistenza delle condizioni che emergono dalla documentazione prodotta in giudizio.
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=EVMZMRYS6D77I46Z2X5ECWJU4Q&q=LOSCERBO
sentenza tar 27 febbraio 2017 insufficie[...]
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Nel caso di specie vi sono ragioni sufficienti per affermare che non vi è stato un
reale rapporto di lavoro: innanzitutto appare inverosimile che una piccola società
di persone potesse assumere 10 lavoratori extracomunitari non avendo le risorse
per sostenerne i costi; inoltre le informazioni provenienti dalla Questura circa le
pendenze penali del datore di lavoro, rendono probabile che la pluralità di
richieste rientri in un tentativo di regolarizzare con artifici gli extracomunitari.
La certificazione di un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale
non può considerarsi come proveniente da un organismo pubblico poiché è una
documentazione proveniente da un libero professionista, che ha in essere un
che nella fattispecie il ricorrente ha solo genericamente addotto l’assenza
temporanea del datore di lavoro dal domicilio cui era pervenuta la comunicazione
dell’Amministrazione, senza fornire elementi utili a comprovare tale circostanza
e l’effettiva impossibilità di conoscenza dell’avviso inviato – tanto più che per il
datore di lavoro sussisteva evidentemente un onere di approntare tutte le misure
utili a sorvegliare l’arrivo di informazioni provenienti dalla Prefettura di Modena
per il completamento delle formalità di legge –, e non ha neppure dato conto delle
ragioni per le quali egli stesso ha omesso di presentarsi alla convocazione;
Pertanto anche se, almeno in sede di ricorso, è stata offerta la prova di tutti i
contributi previdenziali per il 2012 non vi sono i presupposti per concedere la
sanatoria richiesta.
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Non vi sono, quindi, i presupposti per accogliere l’istanza di sanatoria ed il
provvedimento impugnato è legittimo.
l’impugnato rigetto della domanda di emersione da lavoro illegale ex art. 5
D.lgs n.109/2012 presentata dall’asserito datore di lavoro (cittadino
extracomunitario) a favore dell’asserito lavoratore illegale (anch’esso cittadino
extracomunitario) quale addetto all’attività domestica (colf) risulta motivato con
riferimento alla circostanza palesemente ostativa che “il richiedente risulta
titolare di permesso di soggiorno e, ad oggi, non ha inoltrato istanza al fine di
ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.
Non si concede il nulla osta
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In ogni caso in assenza di un reale rapporto di lavoro le omissioni del versamento
dei contributi previdenziali non consentirebbero comunque il rilascio di un
permesso per attesa occupazione, come previsto dalla circolare del Ministero
dell'Interno del 10.7.2013, poiché il caso regolato dalla circolare è quello di un
rapporto di lavoro regolarmente costituito che viene menomedio tempore per
circostanze sopravvenute e non imputabili al lavoratore.
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Questo Ufficio riteneva la suddetta documentazione non ammissibile quale prova
della presenza in Italia, non solo in quanto contraddittoria, ma anche in quanto la
medesima non era proveniente da un organismo pubblico istituzionalmente
deputato ad attestare il domicilio di un cittadino
Il decreto di rimpatrio del cittadino marocchino al Comune di residenza non spiega in alcun modo le ragioni sulla base delle quali il destinatario del provvedimento è stato considerato persona pericolosa per la sicurezza o la tranquillità pubblica.
Il ricorso deve pertanto essere accolto per carenza di motivazione, nella specie mancando un'effettiva valutazione di pericolosità per la sicurezza o la tranquillità pubblica del soggetto destinatario di rimpatrio con foglio di via obbligatorio...
sentenza TAR 21 febbraio 2017.pdf
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References: sentenza 

SENTENZA 

SENTENZA 
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 sentenza 
 art. 10

SENTENZA 
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 art. 5

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