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Timestamp: 2020-08-15 04:58:37+00:00

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Polizia Locale Bergamo e Lecco – SOMMINISTRAZIONE DI CIBI E BEVANDE – SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
SOMMINISTRAZIONE DI CIBI E BEVANDE – SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
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La Corte Costituzionale ha espresso con sentenza n. 98/2013 un parere sulla costituzionalità della legge regionale n. 3 del 27 febbraio 2012, cosiddetta “Legge Harlem”, relativa alla vendita di prodotti alimentari per il consumo sul posto e alla somministrazione di alimenti e bevande.
In particolare la Corte ha dichiarato:
– la legittimità costituzionale dell’articolo 2, comma 2 e dell’articolo 19 che prevedono l’obbligo, per chi esercita l’attività di vendita di prodotti alimentari per il consumo sul posto e di somministrazione di alimenti e bevande, di presentare attestati di conoscenza della lingua italiana o di frequenza di corsi professionali per il commercio relativi al settore merceologico alimentare
– l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 relativo agli adempimenti contributivi necessari ai fini del riconoscimento del requisito professionale per l’esercizio dell’attività ambulante e di somministrazione di alimenti e bevande. Sulla base della sentenza della Corte sarà sufficiente verificare l’avvenuta iscrizione all’INPS e non più l’assolvimento degli adempimenti contributivi minimi previsti dalla previdenza sociale nazionale.
Nell’allegato una sintesi della sentenza e delle relative motivazioni.
sintesi sentenza Corte legge harlem
GIUDIZIO DI PARZIALE INCOSTITUZIONALITA’ DELLA L.R. 27 FEBBRAIO 2012, N. 3, RECANTE «DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ARTIGIANATO E COMMERCIO E ATTUAZIONI DELLA DIRETTIVA 2006/123/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 12 DICEMBRE 2006 RELATIVA AI SERVIZI NEL MERCATO INTERNO. MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 30 APRILE 2009, N. 8 (DISCIPLINA DELLA VENDITA DA PARTE DELLE IMPRESE ARTIGIANE DI PRODOTTI ALIMENTARI DI PROPRIA PRODUZIONE PER IL CONSUMO IMMEDIATO NEI LOCALI DELL’AZIENDA) E ALLA LEGGE REGIONALE 2 FEBBRAIO 2010, N. 6 (TESTO UNICO DELLE LEGGI REGIONALI IN MATERIA DI COMMERCIO E FIERE)»
Si comunica che, a seguito del ricorso promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri notificato il 27 aprile 2012, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 98/2013, con riferimento alle attività commerciali:
– ha dichiarato la legittimità costituzionale degli articoli 2, comma 2 e 19 che prevedono di richiedere ai cittadini europei ed extracomunitari, che intendono vendere prodotti alimentari di propria produzione per il consumo sul posto, nonché somministrare alimenti e bevande, l’attestazione del possesso di un certificato di conoscenza della lingua italiana, ovvero un attestato che dimostri di aver conseguito un titolo di studio presso una scuola italiana legalmente riconosciuta, o di aver svolto un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare o per la somministrazione di alimenti e bevande istituito dalla Regione Lombardia o dalle altre Regioni, disponendo che in caso di mancata attestazione il cittadino extracomunitario o comunitario è tenuto a superare positivamente un corso di lingua italiana presso la Camera di Commercio territorialmente competente (o altro riconosciuto dalla Regione o dalle altre Regioni).
La Corte, infatti, evidenzia che la conoscenza della lingua italiana non è dal legislatore regionale prevista quale unico imprescindibile requisito richiesto per avviare l’attività commerciale, potendo in alternativa essere attestati anche la frequenza e il superamento del corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle regioni o dalle Province Autonome di Trento e Bolzano.
– ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 relativo alla disposizione sugli adempimenti contributivi ai fini del riconoscimento del requisito professionale in quanto, per dimostrare la sussistenza di un requisito che consente all’interessato l’accesso all’attività lavorativa commerciale, il legislatore regionale ha del tutto impropriamente richiamato ed utilizzato istituti tipici di previdenza sociale, congegnati dallo Stato, nell’esercizio della sua competenza esclusiva, per soddisfare altre finalità.
Pertanto, ai fini del riconoscimento della pratica professionale quale requisito per l’esercizio dell’attività ambulante e di somministrazione di alimenti e bevande, sarà sufficiente verificare l’avvenuta iscrizione all’INPS e non più l’assolvimento degli

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