Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22388-del-06-09-2019
Timestamp: 2020-08-06 10:37:55+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 22388 del 06/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22388 del 06/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 06/09/2019, (ud. 28/05/2019, dep. 06/09/2019), n.22388
sul ricorso 26906-2018 proposto da:
I.B., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
avverso il decreto n. 1699/2018 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,
Il Tribunale di Campobasso, con decreto n. 1699/2018, ha respinto la richiesta di I.B., cittadino della Nigeria, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ed umanitaria.
In particolare, il Tribunale ha osservato che la vicenda personale narrata dal richiedente (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine per sfuggire alla setta degli Ogboni, la quale aveva provocato la morte del padre, che ne faceva parte, per un attacco cardiaco, e lo aveva successivamente aggredito e picchiato) era del tutto inverosimile, confusa e contraddittoria (il richiedente non aveva dimostrato neppure di avere un’effettiva conoscenza di tale setta); quanto alla protezione sussidiaria, la regione di provenienza del richiedente (il Delta State) non era interessata da conflitti armati interni (come riferito dall’ultimo rapporto di Amnesty International 2017-2018; infine, quanto alla protezione umanitaria, i timori di persecuzione politica personale risultavano del tutto astratti e congetturali ed il richiedente non aveva evidenziato nè legami familiari in Italia nè particolari patologie, oggetto di cure necessariamente da effettuarsi in Italia.
Avverso il suddetto decreto, I.B. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che non svolge attività difensiva).
1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, non avendo il giudice di merito attivato l’obbligo di cooperazione istruttoria in relazione alla richiesta di protezione sussidiaria ed alla verifica delle condizioni di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c); con il secondo motivo, si lamenta poi, in relazione alla richiesta di protezione umanitaria, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, nonchè della Circolare Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo n. 3716 del 2015, non avendo il Tribunale approfondito la situazione di insicurezza del paese d’origine.
Il Tribunale ha ritenuto che le dichiarazioni del ricorrente, in merito alle motivazioni che l’avrebbero costretto a lasciare il paese di origine, fossero inidonee a giustificare il riconoscimento di una misura di protezione, in quanto del tutto non credibili (per genericità e contraddittorietà del racconto).
In sostanza, il Tribunale ha ritenuto del tutto generico il rischio allegato di trattamenti inumani o degradanti, valutato anche il contesto attuale del paese d’origine.
Inoltre, come già rilevato da questa Corte (Cass. 19197/2015; conf. Cass. 7385/2017; Cass. 30679/2017), “il ricorso al tribunale costituisce atto introdutttvo di un giudizio civile, retto dal principio dispositivo: principio che, se nella materia della protezione internazionale viene derogato dalle speciali regole di cui al cit. D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e al D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, che prevedono particolari poteri-doveri istruttori (anche) del giudice, non trova però alcuna deroga quanto alla necessità che la domanda su cui il giudice deve pronunciarsi corrisponda a quella individuabile in base alle allegazioni dell’attore”, cosicchè “i fatti costitutivi del diritto alla protezione internazionale devono necessariamente essere indicati dal richiedente, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli in giudizio d’ufficio, secondo la regola generale”. Da ultimo si è ulteriormente chiarito (Cass. 27593/2018) che “in tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati”, cosicchè “la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate” (cfr. anche (Cass. 27503/2018 e Cass. 29358/2018).
In sostanza, l’attenuazione del principio dispositivo in cui la cooperazione istruttoria consiste si colloca non sul versante dell’allegazione, ma esclusivamente su quello della prova, dovendo, anzi, l’allegazione essere adeguatamente circostanziata, cosicchè solo quando colui che richieda il riconoscimento della protezione internazionale abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino i fenomeni tali da giustificare l’accoglimento della domanda (Cass. 17069/2018).
Inoltre, come chiarito da questa Corte (Cass. 29358/2018), una volta assolto l’onere di allegazione, il dovere del giudice di cooperazione istruttoria, e quindi di acquisizione officiosa degli elementi istruttori necessari, è circoscritto alla verifica della situazione oggettiva del paese di origine e non alle individuali condizioni del soggetto richiedente.
In ogni caso, la censura attinente alla mancata attivazione dei poteri officiosi del giudice investito della domanda di protezione risulta essere assolutamente generica e, per conseguenza, priva di decisività: non solo il ricorrente manca di indicare quali siano le informazioni che, in concreto, avrebbero potuto determinare l’accoglimento del proprio ricorso, ma fa riferimento, sempre generico, alla necessità di acquisire informazioni sullo stato e tutela dei diritti umani in Nigeria, senza spiegare neppure l’incidenza di tali fatti nella fattispecie in esame.
3. Il secondo motivo è del pari inammissibile.
Il ricorrente censura il rigetto della richiesta di protezione umanitaria, senza neppure spiegare quali sarebbero i presupposti fondanti la richiesta. Il ricorrente lamenta, sempre in relazione alla richiesta di protezione umanitaria, che la Corte territoriale non avrebbe vagliato la condizione di particolare vulnerabilità cui sarebbe esposto il richiedente, in caso di rientro nel Paese.
Ma il Tribunale ha ritenuto che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali, non potendo giustificare la concessione della protezione la mera aspirazione a condizioni di vita o lavorative migliori.
6. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso.

References: Sentenza 
 art. 360
 art. 8
 art. 14
 art. 360
 art. 32
 Cass. 
 Cass. 
 art. 3
 art. 8
 art. 3
 art. 3
 Cass.