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Timestamp: 2018-09-21 17:31:22+00:00

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1183 Il tabernacolo, nelle chiese, deve essere situato �in luogo distintissimo, col massimo onore� [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei]. �La nobilt�, la disposizione e la sicurezza del tabernacolo eucaristico� [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 128] devono favorire l'adorazione del Signore realmente presente nel santissimo Sacramento dell'altare.
Il sacro Crisma (Myron), la cui unzione � il segno sacramentale del sigillo del dono dello Spirito Santo, � tradizionalmente conservato e venerato in un luogo sicuro della chiesa. Vi si pu� collocare anche l'olio dei catecumeni e quello degli infermi.
1322 La santa Eucaristia completa l'iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignit� del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati pi� profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta la comunit� allo stesso sacrificio del Signore.
1323 � Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istitu� il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare cos� alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di piet�, segno di unit�, vincolo di carit�, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura �.
1324 L'Eucaristia � � fonte e culmine di tutta la vita cristiana �. � Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia � racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cio� lo stesso Cristo, nostra Pasqua �.
1325 � La comunione della vita divina e l'unit� del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia. In essa abbiamo il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo �.
1326 Infine, mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo gi� alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sar� � tutto in tutti � (1 Cor 15,28).
1327 In breve, l'Eucaristia � il compendio e la somma della nostra fede: � Il nostro modo di pensare � conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare �.
Eucaristia, perch� � rendimento di grazie a Dio. I termini ,< (Lc 22,19; 1 Cor 11,24) e ,< (Mt 26,26; Mc 14,22) ricordano le benedizioni ebraiche che � soprattutto durante il pasto � proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.
1329 Cena del Signore, perch� si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
Frazione del pane, perch� questo rito, tipico della cena ebraica, � stato utilizzato da Ges� quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l'ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo.
1330 Memoriale della passione e della risurrezione del Signore. Santo sacrificio, perch� attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, � sacrificio di lode � (Eb 13,15), sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, poich� porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza. Santa e divina liturgia, perch� tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua pi� densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; � nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.
1331 Comunione, perch�, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato le cose sante (� J� �(4"; sancta �) � � il significato originale dell'espressione � comunione dei santi � di cui parla il Simbolo degli Apostoli �, pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d'immortalit�, viatico...
1332 Santa Messa, perch� la liturgia, nella quale si � compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli (� missio �) affinch� compiano la volont� di Dio nella loro vita quotidiana.
1333 Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ci� che egli ha fatto la vigilia della sua passione: � Prese il pane... �, � Prese il calice del vino... �. Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bont� della creazione. Cos�, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, � frutto del lavoro dell'uomo �, ma prima ancora � frutto della terra � e � della vite �, doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che � offr� pane e vino � (Gn 14,18) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta.
1334 Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamer� sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio. Il pane quotidiano, infine, � il frutto della Terra promessa, pegno della fedelt� di Dio alle sue promesse. Il � calice della benedizione � (1 Cor 10,16), al termine della cena pasquale degli Ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Ges� ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.
1335 I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorch� il Signore pronunci� la benedizione, spezz� i pani e li distribu� per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che � la sua Eucaristia. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana annunzia gi� l'Ora della glorificazione di Ges�. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo divenuto il Sangue di Cristo.
1336 Il primo annunzio dell'Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli, cos� come l'annunzio della passione li ha scandalizzati: � Questo linguaggio � duro; chi pu� intenderlo? � (Gv 6,60). L'Eucaristia e la croce sono pietre d'inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione di divisione: � Forse anche voi volete andarvene? � (Gv 6,67): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come invito del suo amore a scoprire che � lui solo ad avere � parole di vita eterna � (Gv 6,68) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia � accogliere lui stesso.
1337 Il Signore, avendo amato i suoi, li am� sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lav� loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore. Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua pasqua, istitu� l'Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comand� ai suoi Apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli � in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza �.
1338 I tre Vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Ges� nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l'istituzione dell'Eucaristia: Cristo si definisce come il pane di vita, disceso dal cielo.
1339 Ges� ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ci� che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue. � Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Ges� mand� Pietro e Giovanni dicendo: "Andate a preparare per noi la Pasqua, perch� possiamo mangiare". [...] Essi andarono [...] e prepararono la Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli Apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poich� vi dico: non la manger� pi�, finch� essa non si compia nel regno di Dio". [...] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezz� e lo diede loro dicendo: "Questo � il mio Corpo che � dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice � la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi" � (Lc 22,7-20).
1340 Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Ges� ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Ges� al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, � anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno.
1341 Quando Ges� comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole � finch� egli venga � (1 Cor 11,26), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ci� che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione e della sua intercessione presso il Padre.
1342 Fin dagli inizi la Chiesa � stata fedele al comando del Signore. Della Chiesa di Gerusalemme � detto:
� Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. [...] Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicit� di cuore � (At 2,42.46).
1343 Soprattutto � il primo giorno della settimana �, cio� la domenica, il giorno della risurrezione di Ges�, i cristiani si riunivano � per spezzare il pane � (At 20,7). Da quei tempi la celebrazione dell'Eucaristia si � perpetuata fino ai nostri giorni, cos� che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa.
1344 Cos�, di celebrazione in celebrazione, annunziando il mistero pasquale di Ges� � finch� egli venga � (1 Cor 11,26), il popolo di Dio avanza � camminando per l'angusta via della croce � verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.
IV. La celebrazione liturgica dell'Eucaristia La Messa lungo i secoli
1345 Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica. Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche. Ecco ci� che egli scrive, verso il 155, per spiegare all'imperatore pagano Antonino Pio (138-161) ci� che fanno i cristiani:
� Nel giorno chiamato del sole ci si raduna tutti insieme, abitanti delle citt� o delle campagne. Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei profeti, finch� il tempo consente. Poi quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere � � sia per noi stessi [...] sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinch�, appresa la verit�, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato. Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie , per essere stati fatti degni da lui di questi doni. Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: Amen. Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua "eucaristizzati" e ne portano agli assenti �.
1346 La liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si � conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unit� originaria:
� la convocazione, la liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;
� la liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la Comunione.
Liturgia della Parola e liturgia eucaristica costituiscono insieme � un solo atto di culto �; la mensa preparata per noi nell'Eucaristia � infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore.
1347 Non si � forse svolta in questo modo la Cena pasquale di Ges� risorto con i suoi discepoli? Lungo il cammino spieg� loro le Scritture, poi, messosi a tavola con loro, � prese il pane, disse la benedizione, lo spezz� e lo diede loro � (Lc 24,30).
1348 Tutti si riuniscono. I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l'assemblea eucaristica. Li precede Cristo stesso, che � il protagonista principale dell'Eucaristia. � il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. � lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in quanto lo rappresenta, il Vescovo o il presbitero (agendo in persona Christi Capitis � nella persona di Cristo Capo) presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l'Amen.
1349 La liturgia della Parola comprende � gli scritti dei profeti �, cio� l'Antico Testamento, e � le memorie degli Apostoli �, ossia le loro lettere e i Vangeli; all'omelia, che esorta ad accogliere questa parola come � veramente, quale Parola di Dio e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti gli uomini, secondo la parola dell'Apostolo: � Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere � (1 Tm 2,1-2).
1350 La presentazione dei doni (l'offertorio): vengono recati poi all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue. � il gesto stesso di Cristo nell'ultima Cena, � quando prese il pane e il calice �. � Soltanto la Chiesa pu� offrire al Creatore questa oblazione pura, offrendogli con rendimento di grazie ci� che proviene dalla sua creazione �. La presentazione dei doni all'altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. � lui che, nel proprio sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici.
1351 Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucaristia, presentano i loro doni perch� siano condivisi con coloro che si trovano in necessit�. Questa consuetudine della colletta, sempre attuale, trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si � fatto povero per arricchire noi: � I facoltosi e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ci� che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi � indigente per malattia o per qualche altra causa; e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno �.
1352 L'anafora. Con la preghiera eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione: Nel prefazio la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per tutte le sue opere, per la creazione, la redenzione e la santificazione. In questo modo l'intera comunit� si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano al Dio tre volte Santo.
1353 Nell'epiclesi essa prega il Padre di mandare il suo Santo Spirito (o la potenza della sua benedizione 183) sul pane e sul vino, affinch� diventino, per la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Ges� Cristo e perch� coloro che partecipano all'Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito (alcune tradizioni liturgiche situano l'epiclesi dopo l'anamnesi).
1354 Nell'anamnesi che segue, la Chiesa fa memoria della passione, della risurrezione e del ritorno glorioso di Ges� Cristo; essa presenta al Padre l'offerta di suo Figlio che ci riconcilia con lui. Nelle intercessioni, la Chiesa manifesta che l'Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti, e nella comunione con i Pastori della Chiesa, il Papa, il Vescovo della diocesi, il suo presbiterio e i suoi diaconi, e tutti i Vescovi del mondo con le loro Chiese.
1355 Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono � il pane del cielo � e � il calice della salvezza �, il Corpo e il Sangue di Cristo che si � dato � per la vita del mondo � (Gv 6,51). Poich� questo pane e questo vino sono stati � eucaristizzati �, come tradizionalmente si dice, � questo cibo � chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno � lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si � purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive cos� come Cristo ha insegnato �.
1356 Se i cristiani celebrano l'Eucaristia fin dalle origini e in una forma che, sostanzialmente, non � cambiata attraverso la grande diversit� dei tempi e delle liturgie, � perch� ci sappiamo vincolati dal comando del Signore, dato la vigilia della sua passione: � Fate questo in memoria di me � (1 Cor 11,24-25).
1357 A questo comando del Signore obbediamo celebrando il memoriale del suo sacrificio. Facendo questo, offriamo al Padre ci� che egli stesso ci ha dato: i doni della creazione, il pane e il vino, diventati, per la potenza dello Spirito Santo e per le parole di Cristo, il Corpo e il Sangue di Cristo: in questo modo Cristo � reso realmente e misteriosamente presente.
� come azione di grazie e lode al Padre,
� come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo,
� come presenza di Cristo in virt� della potenza della sua parola e del suo Spirito.
1359 L'Eucaristia, sacramento della nostra salvezza realizzata da Cristo sulla croce, � anche un sacrificio di lode in rendimento di grazie per l'opera della creazione. Nel sacrificio eucaristico, tutta la creazione amata da Dio � presentata al Padre attraverso la morte e la risurrezione di Cristo. Per mezzo di Cristo, la Chiesa pu� offrire il sacrificio di lode in rendimento di grazie per tutto ci� che Dio ha fatto di buono, di bello e di giusto nella creazione e nell'umanit�.
1360 L'Eucaristia � un sacrificio di ringraziamento al Padre, una benedizione con la quale la Chiesa esprime la propria riconoscenza a Dio per tutti i suoi benefici, per tutto ci� che ha operato mediante la creazione, la redenzione e la santificazione. Eucaristia significa prima di tutto: � azione di grazie �.
1361 L'Eucaristia � anche il sacrificio della lode, con il quale la Chiesa canta la gloria di Dio in nome di tutta la creazione. Tale sacrificio di lode � possibile unicamente attraverso Cristo: egli unisce i fedeli alla sua persona, alla sua lode e alla sua intercessione, in modo che il sacrificio di lode al Padre � offerto da Cristo e con lui per essere accettato in lui.
1362 L'Eucaristia � il memoriale della pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale del suo unico sacrificio, nella liturgia della Chiesa, che � il suo corpo. In tutte le preghiere eucaristiche, dopo le parole della istituzione, troviamo una preghiera chiamata anamnesi o memoriale.
1363 Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non � soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. Nella celebrazione liturgica di questi eventi, essi diventano in certo modo presenti e attuali. Proprio cos� Israele intende la sua liberazione dall'Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell'Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinch� conformino ad essi la propria vita.
1364 Nel Nuovo Testamento il memoriale riceve un significato nuovo. Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale: � Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale "Cristo, nostra Pasqua, � stato immolato" (1 Cor 5,7), viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione �.
1365 In quanto memoriale della pasqua di Cristo, l'Eucaristia � anche un sacrificio. Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: � Questo � il mio Corpo che � dato per voi � e: � Questo calice � la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi � (Lc 22,19-20). Nell'Eucaristia Cristo dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che egli ha � versato per molti, in remissione dei peccati � (Mt 26,28).
1366 L'Eucaristia � dunque un sacrificio perch� ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce, perch� ne � il memoriale e perch� ne applica il frutto: Cristo � Dio e Signore nostro, [...] si � immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull'altare della croce per compiere una redenzione eterna: poich�, tuttavia, il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte (Eb 7,24.27), nell'ultima Cena, "nella notte in cui veniva tradito" (1 Cor 11,23), [...] [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l'umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo, e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani �.
1367 Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico sacrificio: � Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Ges� la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offr� se stesso sulla croce: diverso � solo il modo di offrirsi �. 190 � E poich� in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, � contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che "si offr� una sola volta in modo cruento" sull'altare della croce, [...] questo sacrificio [�] veramente propiziatorio �.
1368 L'Eucaristia � anche il sacrificio della Chiesa. La Chiesa, che � il corpo di Cristo, partecipa all'offerta del suo Capo. Con lui, essa stessa viene offerta tutta intera. Essa si unisce alla sua intercessione presso il Padre a favore di tutti gli uomini. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo diviene pure il sacrificio delle membra del suo corpo. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano un valore nuovo. Il sacrificio di Cristo riattualizzato sull'altare offre a tutte le generazioni di cristiani la possibilit� di essere uniti alla sua offerta. Nelle catacombe la Chiesa � spesso raffigurata come una donna in preghiera, con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante. Come Cristo ha steso le braccia sulla croce, cos� per mezzo di lui, con lui e in lui essa si offre e intercede per tutti gli uomini.
1369 Tutta la Chiesa � unita all'offerta e all'intercessione di Cristo. Investito del ministero di Pietro nella Chiesa, il Papa � unito a ogni celebrazione dell'Eucaristia nella quale viene nominato come segno e servo dell'unit� della Chiesa universale. Il Vescovo del luogo � sempre responsabile dell'Eucaristia, anche quando viene presieduta da un presbitero; in essa � pronunziato il suo nome per significare che egli presiede la Chiesa particolare, in mezzo al suo presbiterio e con l'assistenza dei diaconi. La comunit� a sua volta intercede per tutti i ministri che, per lei e con lei, offrono il sacrificio eucaristico:
� Si ritenga legittima solo quell'Eucaristia che viene celebrata dal Vescovo, o da chi � stato da lui autorizzato �.
� � attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto perch� viene unito al sacrificio di Cristo, unico mediatore; questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri e in nome di tutta la Chiesa, viene offerto nell'Eucaristia in modo incruento e sacramentale, fino al giorno della venuta del Signore �.
1370 All'offerta di Cristo si uniscono non soltanto i membri che sono ancora sulla terra, ma anche quelli che si trovano gi� nella gloria del cielo. La Chiesa offre infatti il sacrificio eucaristico in comunione con la santissima Vergine Maria, facendo memoria di lei, come pure di tutti i santi e di tutte le sante. Nell'Eucaristia la Chiesa, con Maria, � come ai piedi della croce, unita all'offerta e all'intercessione di Cristo.
1371 Il sacrificio eucaristico � offerto anche per i fedeli defunti � che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati �, affinch� possano entrare nella luce e nella pace di Cristo: � Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all'altare del Signore �. � Poi [nell'anafora] preghiamo anche per i santi Padri e Vescovi e in generale per tutti quelli che si sono addormentati prima di noi, convinti che questo sia un grande vantaggio per le anime, per le quali viene offerta la supplica, mentre qui � presente la vittima santa e tremenda. [...] Presentando a Dio le preghiere per i defunti, anche se peccatori, [...] presentiamo il Cristo immolato per i nostri peccati, cercando di rendere clemente per loro e per noi il Dio amico degli uomini �.
1372 Sant'Agostino ha mirabilmente riassunto questa dottrina che ci sollecita ad una partecipazione sempre pi� piena al sacrificio del nostro Redentore che celebriamo nell'Eucaristia:
� Tutta quanta la citt� redenta, cio� l'assemblea e la societ� dei santi, offre un sacrificio universale [...] a Dio per opera di quel Sommo Sacerdote che nella passione ha offerto anche se stesso per noi, assumendo la forma di servo, e costituendoci come corpo di un Capo tanto importante. [...] Questo � il sacrificio dei cristiani: "Pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo" (Rm 12,5); e la Chiesa lo rinnova continuamente nel sacramento dell'altare, noto ai fedeli, dove si vede che, in ci� che offre, offre anche se stessa �.
1373 �Cristo Ges�, che � morto, anzi, che � risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi� ( Rm 8,34 ), � presente in molti modi alla sua Chiesa: [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48] nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, �l� dove sono due o tre riuniti� nel suo �nome� ( Mt 18,20 ), nei poveri, nei malati, nei prigionieri, [Cf Mt 25,31-46 ] nei sacramenti di cui egli � l'autore, nel sacrificio della messa e nella persona del ministro. Ma � soprattutto (presente) sotto le specie eucaristiche � [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].
1374 Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche � unico. Esso pone l'Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa �quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti� [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 73, 3]. Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia � �contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Ges� Cristo, con l'anima e la divinit� e, quindi, il Cristo tutto intero � [Concilio di Trento: Denz. -Sch�nm., 1651]. �Tale presenza si dice" reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia, perch� � sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente� [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].
Non � l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo e Sangue di Cristo, ma � Cristo stesso, che � stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virt� e la grazia sono di Dio. Questo � il mio Corpo, dice. Questa Parola trasforma le cose offerte [San Giovanni Crisostomo, De proditione Judae, 1, 6: PG 49, 380C].
Non si tratta dell'elemento formato da natura, ma della sostanza prodotta dalla formula della consacrazione, ed � maggiore l'efficacia della consacrazione di quella della natura, perch�, per l'effetto della consacrazione, la stessa natura viene trasformata... La Parola di Cristo, che pot� creare dal nulla ci� che non esisteva, non pu� trasformare in una sostanza diversa ci� che esiste? Non � minore impresa dare una nuova natura alle cose che trasformarla [Sant'Ambrogio, De mysteriis, 9, 50. 52: PL 16, 405-406].
1376 Il Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: �Poich� il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ci� che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato � chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione � [Concilio di Trento: Denz. -Sch�nm., 1642].
1377 La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finch� sussistono le specie eucaristiche. Cristo � tutto e integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perci� la frazione del pane non divide Cristo [Cf ibid., 1641].
1378 Il culto dell'Eucaristia. Nella Liturgia della Messa esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino, tra l'altro con la genuflessione, o con un profondo inchino in segno di adorazione verso il Signore. �La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana� [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].
1379 La santa riserva (tabernacolo) era inizialmente destinata a custodire in modo degno l'Eucaristia perch� potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell'adorazione silenziosa del Signore presente sotto le specie eucaristiche. Perci� il tabernacolo deve essere situato in un luogo particolarmente degno della chiesa, e deve essere costruito in modo da evidenziare e manifestare la verit� della presenza reale di Cristo nel santo sacramento.
1380 E' oltremodo conveniente che Cristo abbia voluto rimanere presente alla sua Chiesa in questa forma davvero unica. Poich� stava per lasciare i suoi sotto il suo aspetto visibile, ha voluto donarci la sua presenza sacramentale; poich� stava per offrirsi sulla croce per la nostra salvezza, ha voluto che noi avessimo il memoriale dell'amore con il quale ci ha amati �sino alla fine� ( Gv 13,1 ), fino al dono della propria vita. Nella sua presenza eucaristica, infatti, egli rimane misteriosamente in mezzo a noi come colui che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi, [Cf Gal 2,20 ] e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore:
La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Ges� ci aspetta in questo sacramento dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione [Giovanni Paolo II, Lett. Dominicae cenae, 3].
1381 �Che in questo sacramento sia presente il vero Corpo e il vero Sangue di Cristo "non si pu� apprendere coi sensi, dice san Tommaso, ma con la sola fede, la quale si appoggia all'autorit� di Dio". Per questo, commentando il passo di san Luca 22, 19: "Questo � il mio Corpo che viene dato per voi", san Cirillo dice: Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: perch� essendo egli la verit�, non mentisce� [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei, che cita San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 75, 1; cf San Cirillo d'Alessandria, Commentarius in Lucam, 22, 19: PG 72, 921B].
poich�, nel contemplarti, viene meno.
Credo tutto ci� che disse il Figlio di Dio:
nulla � pi� vero della sua parola di Verit�.
VI. Il banchetto pasqualeVI. Il banchetto pasqualeVI. Il banchetto pasquale
1382 La Messa � ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. Ma la celebrazione del sacrificio eucaristico � totalmente orientata all'unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi � ricevere Cristo stesso che si � offerto per noi.
1383 L'altare, attorno al quale la Chiesa � riunita nella celebrazione dell'Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto pi� in quanto l'altare cristiano � il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all'assemblea dei suoi fedeli sia come vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. � Che cosa � l'altare di Cristo se non l'immagine del Corpo di Cristo? �, dice sant'Ambrogio, e altrove: � L'altare � l'immagine del corpo, e il Corpo di Cristo sta sull'altare �. La liturgia esprime in molte preghiere questa unit� del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega cos� nella sua anafora:
� Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del cielo davanti alla tua maest� divina, perch� su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo �.
�Prendete e mangiatene tutti�: la Comunione
1384 Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell'Eucaristia: � In verit�, in verit� vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita � (Gv 6,53).
1385 Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento cos� grande e cos� santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: � Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sar� reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perch� chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna � (1 Cor 11,27-29). Chi � consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.
1386 Davanti alla grandezza di questo sacramento, il fedele non pu� che fare sua con umilt� e fede ardente la supplica del centurione: � Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea � � � O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di' soltanto una parola e io sar� salvato �. Nella divina liturgia di san Giovanni Crisostomo i fedeli pregano con lo stesso spirito:
� O Figlio di Dio, fammi oggi partecipe del tuo mistico convito. Non sveler� il mistero ai tuoi nemici, e neppure ti dar� il bacio di Giuda. Ma, come il ladrone, io ti dico: Ricordati di me, Signore, quando sarai nel tuo regno �.
1387 Per prepararsi in modo conveniente a ricevere questo sacramento, i fedeli osserveranno il digiuno prescritto nella loro Chiesa. L'atteggiamento del corpo (gesti, abiti) esprimer� il rispetto, la solennit�, la gioia di questo momento in cui Cristo diventa nostro ospite.
1388 � conforme al significato stesso dell'Eucaristia che i fedeli, se hanno le disposizioni richieste, si comunichino quando partecipano alla Messa: � Si raccomanda molto quella partecipazione pi� perfetta alla Messa, per la quale i fedeli, dopo la Comunione del sacerdote, ricevono il Corpo del Signore dal medesimo sacrificio �.
1389 La Chiesa fa obbligo ai fedeli di � partecipare alla divina liturgia la domenica e le feste � e di ricevere almeno una volta all'anno l'Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale, preparati dal sacramento della Riconciliazione. La Chiesa tuttavia raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora pi� spesso, anche tutti i giorni.
1390 In virt� della presenza sacramentale di Cristo sotto ciascuna specie, la Comunione con la sola specie del pane permette di ricevere tutto il frutto di grazia dell'Eucaristia. Per motivi pastorali questo modo di fare la Comunione si � legittimamente stabilito come il pi� abituale nel rito latino. Tuttavia � la santa Comunione esprime con maggior pienezza la sua forma di segno, se viene fatta sotto le due specie. In essa risulta infatti pi� evidente il segno del banchetto eucaristico �. Questa � la forma abituale di comunicarsi nei riti orientali.
1391 La Comunione accresce la nostra unione a Cristo. Ricevere l'Eucaristia nella Comunione reca come frutto principale l'unione intima con Cristo Ges�. Il Signore infatti dice: � Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui � (Gv 6,56). La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico: � Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cos� anche colui che mangia di me vivr� per me � (Gv 6,57): � Quando, nelle feste [del Signore], i fedeli ricevono il Corpo del Figlio, essi annunziano gli uni agli altri la Buona Notizia che � stata donata la caparra della vita, come quando l'angelo disse a Maria [di Magdala]: "Cristo � risorto!". Ecco infatti che gi� ora la vita e la risurrezione sono elargite a colui che riceve Cristo �.
1392 Ci� che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, la Comunione lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale. La Comunione alla Carne del Cristo risorto, � vivificata dallo Spirito Santo e vivificante �, conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo. La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sar� data come viatico.
1393 La Comunione ci separa dal peccato. Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione � � dato per noi �, e il Sangue che beviamo � � sparso per molti in remissione dei peccati �. Perci� l'Eucaristia non pu� unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri:
� Ogni volta che lo riceviamo, annunziamo la morte del Signore. Se annunziamo la morte, annunziamo la remissione dei peccati. Se, ogni volta che il suo sangue viene sparso, viene sparso per la remissione dei peccati, devo riceverlo sempre, perch� sempre mi rimetta i peccati. Io che pecco sempre, devo sempre disporre della medicina �.
1394 Come il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica la carit� che, nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carit� cos� vivificata cancella i peccati veniali. Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci in lui:
� Cristo � morto per noi per amore. Perci� quando facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore. La nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si � degnato di essere crocifisso per noi. Anche noi, mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi. [...] Avendo ricevuto il dono dell'amore, moriamo al peccato e viviamo per Dio �.
1395 Proprio per la carit� che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in futuro dai peccati mortali. Quanto pi� partecipiamo alla vita di Cristo e progrediamo nella sua amicizia, tanto pi� ci � difficile separarci da lui con il peccato mortale. L'Eucaristia non � ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo � proprio del sacramento della Riconciliazione. Il proprio dell'Eucaristia � invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa.
1396 L'unit� del corpo mistico: l'Eucaristia fa la Chiesa. Coloro che ricevono l'Eucaristia sono uniti pi� strettamente a Cristo. Per ci� stesso, Cristo li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo: la Chiesa. La Comunione rinnova, fortifica, approfondisce questa incorporazione alla Chiesa gi� realizzata mediante il Battesimo. Nel Battesimo siamo stati chiamati a formare un solo corpo. L'Eucaristia realizza questa chiamata: � Il calice della benedizione che noi benediciamo, non � forse comunione con il Sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non � forse comunione con il Corpo di Cristo? Poich� c'� un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane � (1 Cor 10,16-17):
� Se voi siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore � deposto il vostro mistero, ricevete il vostro mistero. A ci� che siete rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: Il Corpo di Cristo e tu rispondi: Amen. Sii membro del corpo di Cristo, perch� sia veritiero il tuo Amen �.
1397 L'Eucaristia impegna nei confronti dei poveri. Per ricevere nella verit� il Corpo e il Sangue di Cristo offerti per noi, dobbiamo riconoscere Cristo nei pi� poveri, suoi fratelli:
� Tu hai bevuto il Sangue del Signore e non riconosci tuo fratello. [...] Tu disonori questa stessa mensa, non giudicando degno che condivida il tuo cibo colui che � stato ritenuto degno di partecipare a questa mensa. [...] Dio ti ha liberato da tutti i tuoi peccati e ti ha invitato a questo banchetto. E tu, nemmeno per questo, sei divenuto pi� misericordioso �.
1398 L'Eucaristia e l'unit� dei cristiani. Davanti alla sublimit� di questo sacramento, sant'Agostino esclama: � O sacramentum pietatis! O signum unitatis! O vinculum caritatis! � O sacramento di piet�! O segno di unit�! O vincolo di carit�! �. Quanto pi� dolorosamente si fanno sentire le divisioni della Chiesa che impediscono la comune partecipazione alla mensa del Signore, tanto pi� pressanti sono le preghiere al Signore perch� ritornino i giorni della piena unit� di tutti coloro che credono in lui.
1399 Le Chiese Orientali che non sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica celebrano l'Eucaristia con grande amore. � Quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il sacerdozio e l'Eucaristia, per mezzo dei quali restano ancora unite a noi da strettissimi vincoli �. Quindi � una certa comunicazione nelle cose sacre, presentandosi opportune circostanze e con l'approvazione dell'autorit� ecclesiastica, non solo � possibile, ma anche consigliabile �.
1400 Le comunit� ecclesiali sorte dalla Riforma, separate dalla Chiesa cattolica, � specialmente per la mancanza del sacramento dell'Ordine, non hanno conservato la genuina ed integra sostanza del mistero eucaristico �. Per questo motivo, non � possibile, per la Chiesa cattolica, l'intercomunione eucaristica con queste comunit�. Tuttavia, queste comunit� ecclesiali, � mentre nella santa Cena fanno memoria della morte e della risurrezione del Signore, professano che nella Comunione di Cristo � significata la vita e aspettano la sua venuta gloriosa �.
1401 In presenza di una grave necessit�, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purch� li chiedano spontaneamente: � necessario in questi casi che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste.
VII. L'Eucaristia - �Pegno della gloria futura�
1402 In un'antica preghiera, la Chiesa acclama il mistero dell'Eucaristia: � O sacrum convivium in quo Christus sumitur: recolitur memoria passionis eius, mens impletur gratia et futurae gloriae nobis pignus datur � O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo: si fa memoria della sua passione, l'anima � ricolmata di grazia e ci � donato il pegno della gloria futura �. Se l'Eucaristia � il memoriale della pasqua del Signore, se mediante la nostra Comunione all'altare veniamo ricolmati � di ogni grazia e benedizione del cielo �, l'Eucaristia � pure anticipazione della gloria del cielo.
1403 Nell'ultima Cena il Signore stesso ha fatto volgere lo sguardo dei suoi discepoli verso il compimento della pasqua nel regno di Dio: � Io vi dico che da ora non berr� pi� di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berr� nuovo con voi nel regno del Padre mio � (Mt 26,29). 245 Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia, ricorda questa promessa e il suo sguardo si volge verso � Colui che viene � (Ap 1,4). Nella preghiera, essa invoca la sua venuta: � Marana tha � (1 Cor 16,22), � Vieni, Signore Ges� � (Ap 22,20), � Venga la tua grazia e passi questo mondo! �.
1404 La Chiesa sa che, fin d'ora, il Signore viene nella sua Eucaristia, e che egli � l�, in mezzo a noi. Tuttavia questa presenza � nascosta. � per questo che celebriamo l'Eucaristia � expectantes beatam spem et Adventum Salvatoris nostri Iesu Christi � nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Ges� Cristo �, chiedendo � di ritrovarci insieme a godere della tua gloria quando, asciugata ogni lacrima, i nostri occhi vedranno il tuo volto e noi saremo simili a te, e canteremo per sempre la tua lode, in Cristo, nostro Signore �.
1405 Di questa grande speranza, quella dei nuovi cieli e della terra nuova nei quali abiter� la giustizia, non abbiamo pegno pi� sicuro, n� segno pi� esplicito dell'Eucaristia. Ogni volta infatti che viene celebrato questo mistero, � si effettua l'opera della nostra redenzione � e noi spezziamo � l'unico pane, che � farmaco d'immortalit�, antidoto per non morire, ma per vivere in Ges� Cristo per sempre �.
1406 Ges� dice: �Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivr� in eterno... Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna. . . dimora in me e io in lui� ( Gv 6,51; 1406 Gv 6,54; Gv 6,56 ).
1407 L'Eucaristia � il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poich� in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo Corpo, che � la Chiesa.
1409 L'Eucaristia � il memoriale della Pasqua di Cristo, cio� dell'opera della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della Risurrezione di Cristo, opera che viene resa presente dall'azione liturgica.
1410 E' Cristo stesso, sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico. Ed � ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie del pane e del vino, l'offerta del sacrificio eucaristico.
1411 Soltanto i sacerdoti validamente ordinati possono presiedere l'Eucaristia e consacrare il pane e il vino perch� diventino il Corpo e il Sangue del Signore.
1412 I segni essenziali del sacramento eucaristico sono il pane di grano e il vino della vite, sui quali viene invocata la benedizione dello Spirito Santo e il sacerdote pronunzia le parole della consacrazione dette da Ges� durante l'ultima Cena: �Questo � il mio Corpo dato per voi. . . Questo � il calice del mio Sangue. . . �.
1413 Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, � presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua anima e la sua divinit� [Cf Concilio di Trento: Denz. -Sch�nm., 1640; 1651].
1415 Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia. Se uno � consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all'Eucaristia senza prima aver ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza.
1416 La santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo accresce in colui che si comunica l'unione con il Signore, gli rimette i peccati veniali e lo preserva dai peccati gravi. Poich� vengono rafforzati i vincoli di carit� tra colui che si comunica e Cristo, ricevere questo sacramento rafforza l'unit� della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.
1418 Poich� Cristo stesso � presente nel Sacramento dell'altare, bisogna onorarlo con un culto di adorazione. La visita al Santissimo Sacramento �� prova di gratitudine, segno di amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore� [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].
1419 Poich� Cristo � passato da questo mondo al Padre, nell'Eucaristia ci dona il pegno della gloria futura presso di lui: la partecipazione al Santo Sacrificio ci identifica con il suo Cuore, sostiene le nostre forze lungo il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e gi� ci unisce alla Chiesa del Cielo, alla Santa Vergine Maria e a tutti i Santi.
DIRETTORIO CATECHISTICO GENERALE
L�eucaristia, centro di tutta la vita sacramentale
58. Si comprende facilmente il primato dell�eucaristia su tutti i sacramenti e la sua eminente efficacia nell�edificare la chiesa. Nell�eucaristia infatti, dopo le parole della consacrazione, la realt� profonda (non fenomenica) del pane e del vino � trasformata nel corpo e sangue di Cristo. Questa meravigliosa trasformazione viene chiamata dalla chiesa "transustanziazione". Perci� sotto le apparenze (o realt� fenomenica) del pane e del vino � nascosta, in modo del tutto misterioso, la stessa umanit� di Cristo, non soltanto attraverso la sua virt� ma per se stessa (cio� sostanzialmente), congiunta con la sua divina Persona.
Questo sacrificio non � semplicemente un rito commemorativo di un sacrificio passato. Infatti in esso Cristo, per mezzo del ministero dei sacerdoti, perpetua nel corso dei secoli in modo incruento il sacrificio della Croce e nutre i fedeli di se stesso, pane di vita, affinch�, riempiti dell�amore di Dio e del prossimo, diventino un popolo sempre pi� accetto a Dio. Nutriti della vittima del sacrificio della croce, i fedeli col loro amore genuino e attivo superino i pregiudizi per i quali spesso sono accusati di praticare un culto sterile che li distoglie dall�impegno di collaborazione fraterna con gli uomini. Il convito eucaristico ha lo scopo di unire ogni giorno pi� i fedeli a Dio attraverso la preghiera frequente, spingendoli a riconoscere e amare gli altri uomini come fratelli in Cristo e figli di Dio.
Titolo III - LA SANTISSIMA EUCARESTIA (Cann. 897 � 958)
Can. 897 - Augustissimo sacramento � la santissima Eucaristia, nella quale lo stesso Cristo Signore � presente, viene offerto ed � preso come cibo, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa. Il Sacrificio eucaristico, memoriale della morte e della risurrezione del Signore, nel quale si perpetua nei secoli il Sacrificio della croce, � culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana, mediante il quale � significata e prodotta l'unit� del popolo di Dio e si compie l'edificazione del Corpo di Cristo. Gli altri sacramenti infatti e tutte le opere ecclesiastiche di apostolato sono strettamente uniti alla santissima Eucaristia e ad essa sono ordinati.
Can. 898 - I fedeli abbiano in sommo onore la santissima Eucaristia, partecipando attivamente nella celebrazione dell'augustissimo Sacrificio, ricevendo con frequenza e massima devozione questo sacramento e venerandolo con somma adorazione; i pastori d'anime che illustrano la dottrina di questo sacramento, istruiscano diligentemente i fedeli circa questo obbligo.
Capitolo I: LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
Can. 899 - �1. La celebrazione eucaristica � azione di Cristo stesso e della Chiesa; in essa Cristo Signore, mediante il ministero del sacerdote, offre a Dio Padre se stesso, sostanzialmente presente sotto le specie del pane e del vino, e si comunica in cibo spirituale ai fedeli associati nella sua offerta.
�2. Nella Sinassi eucaristica il popolo di Dio � chiamato a radunarsi in unit� sotto la presidenza del Vescovo o, in dipendenza dalla sua autorit�, del presbitero, che agiscono nella persona di Cristo, e tutti i fedeli che prendono parte, sia chierici sia laici, concorrono partecipandovi ciascuno a suo modo secondo il proprio ordine e la diversit� di compiti liturgici.
�3. La celebrazione eucaristica sia ordinata in modo che tutti coloro che vi partecipano traggano da essa abbondanza di frutti, per il conseguimento dei quali Cristo Signore ha istituito il Sacrificio eucaristico.
Articolo 1 - Il ministro della santissima Eucaristia
Can. 900 - �1. Ministro, in grado di celebrare nella persona di Cristo il sacramento dell'Eucaristia, � il solo sacerdote validamente ordinato.
�2. Celebra lecitamente l'Eucaristia il sacerdote che non sia impedito per legge canonica, osservando le disposizioni dei canoni che seguono.
Can. 901 - Il sacerdote ha diritto di applicare la Messa per chiunque, sia per i vivi sia per i defunti.
Can. 902 - - A meno che l'utilit� dei fedeli non richieda o non consigli diversamente, i sacerdoti possono concelebrare l'Eucaristia, rimanendo tuttavia intatta per i singoli la libert� di celebrarla in modo individuale, non per� nello stesso tempo nel quale nella medesima chiesa o oratorio si tiene la concelebrazione.
Can. 903 - Un sacerdote sia ammesso a celebrare anche se sconosciuto al rettore della Chiesa, purch� esibisca le lettere commendatizie del suo Ordinario o del suo Superiore, date almeno entro l'anno, oppure si possa prudentemente ritenere che non sia impedito di celebrare.
Can. 904 - Memori che nel mistero del Sacrificio eucaristico viene esercitata ininterrottamente l'opera della redenzione, i sacerdoti celebrino frequentemente; anzi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale, anche quando non si possa avere la presenza dei fedeli, � sempre un atto di Cristo e della Chiesa, nel quale i sacerdoti adempiono il loro principale compito.
Can. 905 - �1. Eccettuati i casi in cui, a norma del diritto, � lecito celebrare o concelebrare l'Eucaristia pi� volte nello stesso giorno, non � consentito al sacerdote celebrare pi� di una volta al giorno. �2. Nel caso vi sia scarsit� di sacerdoti, l'Ordinario del luogo pu� concedere che i sacerdoti, per giusta causa, celebrino due volte al giorno e anche, se lo richiede la necessit� pastorale, tre volte nelle domeniche e nelle feste di precetto.
Can. 906 - Il sacerdote non celebri il Sacrificio eucaristico senza la partecipazione di almeno qualche fedele, se non per giusta e ragionevole causa.
Can. 907 - Nella celebrazione eucaristica ai diaconi e ai laici non � consentito proferire le orazioni, in particolare la preghiera eucaristica, o eseguire le azioni che sono proprie del sacerdote celebrante.
Can. 908 - � vietato ai sacerdoti cattolici concelebrare l'Eucaristia con i sacerdoti o i ministri delle Chiese o delle comunit� ecclesiali, che non hanno la piena comunione con la Chiesa cattolica.
Can. 909 - Il sacerdote non ometta di prepararsi diligentemente con la preghiera alla celebrazione del sacrificio eucaristico, e, dopo averlo terminato, di renderne grazie a Dio.
Can. 910 - �1. Ministro ordinario della sacra comunione � il Vescovo, il presbitero e il diacono. �2. Ministro straordinario della sacra comunione � l'accolito o anche un altro fedele incaricato a norma del can. 230, �3.
Can. 911 - �1. Hanno il dovere e il diritto di portare l'Eucaristia sotto forma di Viatico agli infermi, il parroco e i vicari parrocchiali, i cappellani, come pure il Superiore della comunit� negli istituti religiosi clericali o nelle societ� di vita apostolica, nei riguardi di tutti coloro che si trovano nella casa. �2. Ci� deve fare qualsiasi sacerdote o un altro ministro della sacra comunione, in caso di necessit� o con la licenza almeno presunta del parroco, del cappellano o del Superiore, i quali debbono poi essere informati.
Articolo 2 - Partecipazione alla santissima Eucaristia
Can. 912 - Ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, pu� e deve essere ammesso alla sacra comunione.
Can. 913 - �1. Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, cos� da percepire, secondo la loro capacit�, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore. �2. Tuttavia ai fanciulli che si trovino in pericolo di morte la santissima Eucaristia pu� essere amministrata se possono distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la comunione.
Can. 914 - � dovere innanzitutto dei genitori e di coloro che ne hanno le veci, come pure dei parroci, provvedere affinch� i fanciulli che hanno raggiunto l'uso di ragione siano debitamente preparati e quanto prima, premessa la confessione sacramentale, alimentati di questo divino cibo; spetta anche al parroco vigilare che non si accostino alla sacra Sinassi fanciulli che non hanno raggiunto l'uso di ragione o avr� giudicati non sufficientemente disposti.
Can. 916 - Colui che � consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa n� comunichi al Corpo del Signore senza premettere la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l'opportunit� di confessarsi; nel qual caso si ricordi di porre un atto di contrizione perfetta, che include il proposito di confessarsi quanto prima.
Can. 917 - Chi ha gi� ricevuto la santissima Eucaristia, pu� riceverla di nuovo lo stesso giorno, soltanto entro la celebrazione eucaristica alla quale partecipa, salvo il disposto del can. 921, �2.
Can. 918 - Si raccomanda vivissimamente che i fedeli ricevano la sacra comunione nella stessa celebrazione eucaristica; tuttavia a coloro che la chiedono per una giusta causa fuori della Messa venga data, osservando i riti liturgici.
Can. 919 - �1. Chi sta per ricevere la santissima Eucaristia si astenga per lo spazio di almeno un'ora prima della sacra comunione da qualunque cibo o bevanda, fatta eccezione soltanto per l'acqua e le medicine. �2. Il sacerdote, che nello stesso giorno celebra due o tre volte la santissima Eucaristia, pu� prendere qualcosa prima della seconda o terza celebrazione, anche se non sar� intercorso lo spazio di un'ora. �3. Gli anziani, coloro che sono affetti da qualche infermit� e le persone addette alle loro cure, possono ricevere la santissima Eucaristia anche se hanno preso qualcosa entro l'ora antecedente.
Can. 920 - �1. Ogni fedele, dopo che � stato iniziato alla santissima Eucaristia, � tenuto all'obbligo di ricevere almeno una volta all'anno la sacra comunione. �2. Questo precetto deve essere adempiuto durante il tempo pasquale, a meno che per una giusta causa non venga compiuto in altro tempo entro l'anno.
Can. 921 - �1. I fedeli che si trovano in pericolo di morte derivante da una causa qualsiasi, ricevano il conforto della sacra comunione come Viatico. �2. Anche se avessero ricevuto nello stesso giorno la sacra comunione, tuttavia si suggerisce vivamente che quanti si trovano in pericolo di morte, si comunichino nuovamente. �3. Perdurando il pericolo di morte, si raccomanda che la sacra comunione venga amministrata pi� volte, in giorni distinti.
Can. 922 - Il santo Viatico per gli infermi non venga differito troppo; coloro che hanno la cura d'anime vigilino diligentemente affinch� gli infermi ne ricevano il conforto nel pieno possesso delle loro facolt�.
Can. 923 - I fedeli possono partecipare al Sacrificio eucaristico e ricevere la sacra comunione in qualunque rito cattolico, fermo restando il disposto del can. 844.
Articolo 3 - Riti e cerimonie della celebrazione eucaristica
Can. 924 - �1. Il sacrosanto Sacrificio eucaristico deve essere offerto con pane e vino, cui va aggiunta un p� d'acqua. �2. Il pane deve essere solo di frumento e confezionato di recente, in modo che non ci sia alcun pericolo di alterazione. �3. Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato.
Can. 925 - La sacra comunione venga data sotto la sola specie del pane o, a norma delle leggi liturgiche, sotto le due specie; per�, in caso di necessit�, anche sotto la sola specie del vino.
Can. 926 - Nella celebrazione eucaristica, secondo l'antica tradizione della Chiesa latina, il sacerdote usi pane azzimo, ovunque egli celebri.
Can. 927 - Non � assolutamente lecito, anche nel caso di urgente estrema necessit�, consacrare una materia senza l'altra o anche l'una e l'altra, fuori della celebrazione eucaristica.
Can. 928 - La celebrazione eucaristica venga compiuta in lingua latina o in altra lingua, purch� i testi liturgici siano stati legittimamente approvati.
Can. 929 - I sacerdoti e i diaconi, nel celebrare e nell'amministrare l'Eucaristia, indossino le vesti sacre prescritte dalle rubriche.
Can. 930 - �1. Il sacerdote infermo o avanzato in et�, se non pu� rimanere in piedi, pu� celebrare il Sacrificio eucaristico stando seduto, osservando le leggi liturgiche; non per� davanti al popolo, se non con licenza dell'Ordinario del luogo. �2. Il sacerdote cieco o affetto da qualche altra infermit� celebra lecitamente il Sacrificio eucaristico usando un testo, tra quelli approvati, di qualsiasi Messa, con l'assistenza, se il caso lo esige, di un altro sacerdote o di un diacono o anche di un laico debitamente istruito, che lo aiuti.
Articolo 4 - Tempo e luogo della celebrazione eucaristica
Can. 931 - La celebrazione e la distribuzione dell'Eucaristia pu� essere compiuta in qualsiasi giorno e ora, eccettuati quelli che sono esclusi dalle norme liturgiche.
Can. 932 - �1. La celebrazione eucaristica venga compiuta nel luogo sacro, a meno che in un caso particolare la necessit� non richieda altro; nel qual caso la celebrazione deve essere compiuta in un luogo decoroso.
�2. Il sacrificio eucaristico si deve compiere sopra un altare dedicato o benedetto; fuori del luogo sacro pu� essere usato un tavolo adatto, purch� sempre ricoperto di una tovaglia e del corporale.
Can. 933 - Per una giusta causa e con licenza espressa dell'Ordinario del luogo, � consentito al sacerdote celebrare l'Eucaristia nel tempio di qualche Chiesa o comunit� ecclesiale non aventi piena comunione con la Chiesa cattolica, allontanato il pericolo di scandalo.
Capitolo II: CONSERVAZIONE E VENERAZIONE DELLA SANTISSIMA EUCARISTIA
Can. 934 - �1. La santissima Eucaristia:
1) deve essere conservata nella chiesa cattedrale o a questa equiparata, in ogni chiesa parrocchiale e nella chiesa o oratorio annesso alla casa di un istituto religioso o di una societ� di vita apostolica; 2) pu� essere conservata nella cappella privata del Vescovo e, su licenza dell'Ordinario del luogo, nelle altre chiese, oratori o cappelle private.
�2. Nei luoghi sacri dove viene conservata la santissima Eucaristia, vi deve essere sempre chi ne abbia cura e, per quanto possibile, il sacerdote vi celebri la Messa almeno due volte al mese.
Can. 935 - Non � lecito ad alcuno conservare presso di s� la santissima Eucaristia o portarsela in viaggio, a meno che non vi sia una necessit� pastorale urgente e osservate le disposizioni del Vescovo diocesano.
Can. 936 - Nella casa di un istituto religioso o in un'altra pia casa, la santissima Eucaristia venga conservata soltanto nella chiesa o nell'oratorio principale annesso alla casa; l'Ordinario pu� tuttavia permettere per una giusta causa che venga conservata anche in un altro oratorio della medesima casa.
Can. 937 - Se non vi si oppone una grave ragione, la chiesa nella quale viene conservata la santissima Eucaristia, resti aperta ai fedeli almeno per qualche ora al giorno, affinch� possano trattenersi in preghiera dinanzi al santissimo Sacramento.
Can. 938 - �1. La santissima Eucaristia venga custodita abitualmente in un solo tabernacolo della chiesa o dell'oratorio.
�2. Il tabernacolo nel quale si custodisce la santissima Eucaristia sia collocato in una parte della chiesa o dell'oratorio che sia distinta, visibile, ornata decorosamente, adatta alla preghiera.
�3. Il tabernacolo nel quale si custodisce abitualmente la santissima Eucaristia sia inamovibile, costruito con materiale solido non trasparente e chiuso in modo tale che sia evitato il pi� possibile ogni pericolo di profanazione.
�4. Per causa grave � consentito conservare la santissima Eucaristia, soprattutto durante la notte, in altro luogo pi� sicuro e decoroso.
�5. Chi ha la cura della chiesa o dell'oratorio, provveda che la chiave del tabernacolo, nel quale � conservata la santissima Eucaristia, sia custodita con la massima diligenza.
Can. 939 - Le ostie consacrate vengano conservate nella pisside o in un piccolo vaso in quantit� sufficiente alle necessit� dei fedeli e, consumate nel debito modo le precedenti, siano rinnovate con frequenza.
Can. 940 - Davanti al tabernacolo nel quale si custodisce la santissima Eucaristia, brilli perennemente una speciale lampada, mediante la quale venga indicata e sia onorata la presenza di Cristo.
Can. 941 - �1. Nelle chiese e negli oratori a cui � concesso conservare la santissima Eucaristia, si possono compiere esposizioni sia con la pisside, sia con l'ostensorio, osservando le norme stabilite nei libri liturgici.
�2. Durante la celebrazione della Messa non vi sia nella stessa navata della chiesa o dell'oratorio l'esposizione del santissimo Sacramento.
Can. 942 - Si raccomanda che nelle stesse chiese e oratori ogni anno si compia l'esposizione solenne del santissimo Sacramento prolungata per un tempo conveniente, anche se non continuo, affinch� la comunit� locale mediti e adori con intensa devozione il mistero eucaristico; per� tale esposizione si faccia soltanto se si prevede una adeguata affluenza di fedeli e osservando le norme stabilite.
Can. 943 - Ministro dell'esposizione del santissimo Sacramento e della benedizione eucaristica � il sacerdote o il diacono; in speciali circostanze sono ministri della sola esposizione e riposizione, ma non della benedizione, l'accolito, il ministro straordinario della sacra comunione o altra persona designata dall'Ordinario del luogo, osservando le disposizioni del Vescovo diocesano.
Can. 944 - �1. Ove, a giudizio del Vescovo diocesano, � possibile, si svolga, quale pubblica testimonianza di venerazione verso la santissima Eucaristia e specialmente nella solennit� del Corpo e Sangue di Cristo, la processione condotta attraverso le pubbliche vie.
�2. Spetta al Vescovo diocesano dare delle direttive circa le processioni, con cui provvedere alla loro partecipazione e dignit�.
Capitolo III: L'OFFERTA DATA PER LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Can. 945 - �1. Secondo l'uso approvato della Chiesa, � lecito ad ogni sacerdote che celebra la Messa, ricevere l'offerta data affinch� applichi la Messa secondo una determinata intenzione.
�2. � vivamente raccomandato ai sacerdoti di celebrare la Messa per le intenzioni dei fedeli, soprattutto dei pi� poveri, anche senza ricevere alcuna offerta.
Can. 946 - I fedeli che danno l'offerta perch� la Messa venga celebrata secondo la loro intenzione, contribuiscono al bene della Chiesa, e mediante tale offerta partecipano della sua sollecitudine per il sostentamento dei ministri e delle opere.
Can. 948 - Devono essere applicate Messe distinte secondo le intenzioni di coloro per ciascuno dei quali l'offerta, anche se esigua, � stata data e accettata.
Can. 949 - Chi � onerato dall'obbligo di celebrare la Messa e di applicarla secondo l'intenzione di coloro che hanno dato l'offerta, vi � ugualmente obbligato anche se, senza sua colpa, le offerte percepite sono andate perdute.
Can. 951 - �1. Il sacerdote che celebra pi� Messe nello stesso giorno, pu� applicare ciascuna di esse secondo l'intenzione per la quale � stata data l'offerta, ma a condizione per� che, al di fuori del giorno di Natale, egli tenga per s� l'offerta di una sola Messa e consegni invece le altre per le finalit� stabilite dall'Ordinario, essendogli consentito di percepire una certa retribuzione a titolo estrinseco. �2. Il sacerdote che concelebra nello stesso giorno una seconda Messa, a nessun titolo pu� percepire l'offerta per questa.
Can. 952 - �1. Spetta al concilio provinciale o alla riunione dei Vescovi della provincia definire per tutta la provincia, mediante decreto, quale sia l'offerta da dare per la celebrazione e l'applicazione della Messa, n� � lecito al sacerdote chiedere una somma maggiore; gli � tuttavia consentito accettare una offerta data spontaneamente, maggiore e anche minore di quella stabilita per l'applicazione della Messa. �2. Ove manchi tale decreto si osservi la consuetudine vigente nella diocesi. �3. Anche i membri di tutti gli istituti religiosi debbono attenersi allo stesso decreto o alla consuetudine del luogo, di cui ai ��1 e 2.
Can. 953 - Non � lecito ad alcuno accettare tante offerte di Messe da applicare personalmente, alle quali non pu� soddisfare entro l'anno.
Can. 954 - Se in talune chiese o oratori vengono richieste celebrazioni di Messe in numero maggiore di quante ivi possono essere celebrate, � lecito farle celebrare altrove, eccetto che gli offerenti non abbiano manifestato espressamente una volont� contraria.
Can. 955 - �1. Chi intendesse affidare ad altri la celebrazione di Messe da applicare, le trasmetta quanto prima a sacerdoti a lui accetti, purch� a lui consti che sono al di sopra di ogni sospetto; deve trasmettere l'offerta ricevuta intatta, a meno che non consti con certezza che la parte eccedente l'offerta dovuta nella diocesi, fu data in considerazione della persona; � tenuto anche all'obbligo di provvedere alla celebrazione delle Messe, fino a che non avr� ricevuto la prova sia dell'accettazione dell'obbligo sia dell'offerta pervenuta. �2. Il tempo entro il quale debbono essere celebrate le Messe, ha inizio dal giorno in cui il sacerdote che le celebrer�, le riceve, se non consti altro. �3. Coloro che affidano ad altri Messe da celebrare, annotino senza indugio nel registro sia le Messe che hanno ricevuto sia quelle che hanno trasmesso ad altri, segnando anche le loro offerte. �4. Qualsiasi sacerdote deve annotare accuratamente le Messe che ha ricevuto da celebrare e quelle cui ha soddisfatto.
Can. 956 - Tutti e ciascun degli amministratori di cause pie o coloro che in qualunque modo sono obbligati a provvedere alla celebrazione di Messe, sia chierici sia laici, consegnino ai propri Ordinari, secondo modalit� che essi dovranno definire, gli oneri di Messe ai quali non si sia soddisfatto entro l'anno.
Can. 957 - Il dovere e il diritto di vigilare sull'adempimento degli oneri di Messe, competono, nelle chiese del clero secolare, all'Ordinario del luogo, nelle chiese degli istituti religiosi o delle societ� di vita apostolica, ai loro Superiori.
Can. 958 - �1. Il parroco come pure il rettore di una chiesa o di un altro luogo pio ove si � soliti ricevere offerte di Messe, abbiano un registro speciale, nel quale annotino accuratamente il numero delle Messe da celebrare, l'intenzione, l'offerta data e l'avvenuta celebrazione. �2. L'Ordinario � tenuto all'obbligo di prendere visione ogni anno di tali registri, personalmente o tramite altri.
Cat�chisme de l'�glise Catholique
1183 Le tabernacle doit �tre situ� " dans les �glises en un lieu des plus dignes, avec le plus grand honneur " (MF). La noblesse, la disposition et la s�curit� du tabernacle eucharistique (SC 128) doivent favoriser l�adoration du Seigneur r�ellement pr�sent dans le Saint Sacrement de l�autel . Le saint chr�me (myron), dont l�onction est le signe sacramentel du sceau du don de l�Esprit Saint est traditionnellement conserv� et v�n�r� dans un lieu s�r du sanctuaire. On peut y joindre l�huile des cat�chum�nes et celle des malades.
Article 3 Le sacrement de l�Eucharistie
1322 La Sainte Eucharistie ach�ve l�initiation chr�tienne. Ceux qui ont �t� �lev�s � la dignit� du sacerdoce royal par le bapt�me et configur�s plus profond�ment au Christ par la confirmation, ceux-l�, par le moyen de l�Eucharistie, participent avec toute la communaut� au sacrifice m�me du Seigneur.
1323 " Notre Sauveur, � la derni�re C�ne, la nuit o� il �tait livr�, institua le sacrifice eucharistique de son Corps et de son Sang pour perp�tuer le sacrifice de la croix au long des si�cles, jusqu�� ce qu�il vienne, et pour confier � l��glise, son �pouse bien-aim�e, le m�morial de sa mort et de sa r�surrection : sacrement de l�amour, signe de l�unit�, lien de la charit�, banquet pascal dans lequel le Christ est re�u en nourriture, l��me est combl�e de gr�ce et le gage de la gloire future nous est donn� " (SC 47).
I. L�Eucharistie � source et sommet de la vie eccl�siale
1324 L�Eucharistie est " source et sommet de toute la vie chr�tienne " (LG 11). " Les autres sacrements ainsi que tous les minist�res eccl�siaux et les t�ches apostoliques sont tous li�s � l�Eucharistie et ordonn�s � elle. Car la sainte Eucharistie contient tout le tr�sor spirituel de l��glise, c�est-�-dire le Christ lui-m�me, notre P�que " (PO 5).
1325 " La communion de vie avec Dieu et l�unit� du peuple de Dieu, par lesquelles l��glise est elle-m�me, l�Eucharistie les signifie et les r�alise. En elle se trouve le sommet � la fois de l�action par laquelle, dans le Christ, Dieu sanctifie le monde, et du culte qu�en l�Esprit Saint les hommes rendent au Christ et, par lui, au P�re " (CdR, instr. " Eucharisticum mysterium " 6).
1326 Enfin, par la c�l�bration eucharistique nous nous unissons d�j� � la liturgie du ciel et nous anticipons la vie �ternelle quand Dieu sera tout en tous (cf. 1 Co 15, 28).
1327 Bref, l�Eucharistie est le r�sum� et la somme de notre foi : " Notre mani�re de penser s�accorde avec l�Eucharistie, et l�Eucharistie en retour confirme notre mani�re de penser " (S. Ir�n�e, h�r. 4, 18, 5).
II. Comment est appel� ce sacrement ?
1328 La richesse in�puisable de ce sacrement s�exprime dans les diff�rents noms qu�on lui donne. Chacun de ces noms en �voque certains aspects. On l�appelle : Eucharistie parce qu�il est action de gr�ces � Dieu. Les mots eucharistein (Lc 22, 19 ; 1 Co 11, 24) et eulogein (Mt 26, 26 ; Mc 14, 22) rappellent les b�n�dictions juives qui proclament � surtout pendant le repas � les �uvres de Dieu : la cr�ation, la r�demption et la sanctification.
1329 Repas du Seigneur (cf. 1 Co 11, 20) parce qu�il s�agit de la C�ne que le Seigneur a pris avec ses disciples la veille de sa passion et de l�anticipation du repas des noces de l�Agneau (cf. Ap 19, 9) dans la J�rusalem c�leste. Fraction du Pain parce que ce rite, propre au repas juif, a �t� utilis� par J�sus lorsqu�il b�nissait et distribuait le pain en ma�tre de table (cf. Mt 14, 19 ; 15, 36 ; Mc 8, 6. 19), surtout lors de la derni�re C�ne (cf. Mt 26, 26 ; 1 Co 11, 24). C�est � ce geste que les disciples le reconna�tront apr�s sa r�surrection (cf. Lc 24, 13-35), et c�est de cette expression que les premiers chr�tiens d�signeront leurs assembl�es eucharistiques (cf. Ac 2, 42. 46 ; 20, 7. 11). Ils signifient par l� que tous ceux qui mangent � l�unique pain rompu, le Christ, entrent en communion avec Lui et ne forment plus qu�un seul corps en Lui (cf. 1 Co 10, 16-17). Assembl�e eucharistique (synaxis) parce que l�Eucharistie est c�l�br�e en l�assembl�e des fid�les, expression visible de l��glise (cf. 1 Co 11, 17-34).
1330 M�morial de la passion et de la r�surrection du Seigneur. Saint Sacrifice, parce qu�il actualise l�unique sacrifice du Christ Sauveur et qu�il inclut l�offrande de l��glise ; ou encore saint sacrifice de la messe, " sacrifice de louange " (He 13, 15 ; cf. Ps 116, 13. 17), sacrifice spirituel (cf. 1 P 2, 5), sacrifice pur (cf. Ml 1, 11) et saint, puisqu�il ach�ve et d�passe tous les sacrifices de l�Ancienne Alliance. Sainte et divine Liturgie, parce que toute la liturgie de l��glise trouve son centre et son expression la plus dense dans la c�l�bration de ce sacrement ; c�est dans le m�me sens qu�on l�appelle aussi c�l�bration des Saints Myst�res. On parle aussi du Tr�s Saint Sacrement parce qu�il est le sacrement des sacrements. On d�signe de ce nom les esp�ces eucharistiques gard�es dans le tabernacle.
1331 Communion, parce que c�est par ce sacrement que nous nous unissons au Christ qui nous rend participants de son Corps et de son Sang pour former un seul corps (cf. 1 Co 10, 16-17) ; on l�appelle encore les choses saintes : ta hagia ; sancta (Const. Ap. 8, 13, 12 ; Didach� 9, 5 ; 10, 6) � c�est le sens premier de la " communion des saints " dont parle le Symbole des Ap�tres -, pain des anges, pain du ciel, m�dicament d�immortalit� (S. Ignace d�Antioche, Eph. 20, 2), viatique...
1332 Sainte Messe parce que la liturgie dans laquelle s�est accompli le myst�re du salut, se termine par l�envoi des fid�les (" missio ") afin qu�ils accomplissent la volont� de Dieu dans leur vie quotidienne.
III. L�eucharistie dans l��conomie du salut
1333 Au c�ur de la c�l�bration de l�Eucharistie il y a le pain et le vin qui, par les paroles du Christ et par l�invocation de l�Esprit Saint, deviennent le Corps et le Sang du Christ. Fid�le � l�ordre du Seigneur l��glise continue de faire, en m�moire de Lui, jusqu�� son retour glorieux, ce qu�il a fait la veille de sa passion : " Il prit du pain... ", " Il prit la coupe remplie de vin... ". En devenant myst�rieusement le Corps et le Sang du Christ, les signes du pain et du vin continuent � signifier aussi la bont� de la cr�ation. Ainsi, dans l�Offertoire, nous rendons gr�ce au Cr�ateur pour le pain et le vin (cf. Ps 104, 13-15), fruit " du travail de l�homme ", mais d�abord " fruit de la terre " et " de la vigne ", dons du Cr�ateur. L��glise voit dans le geste de Melchis�dech, roi et pr�tre, qui " apporta du pain et du vin " (Gn 14, 18) une pr�figuration de sa propre offrande (cf. MR, Canon Romain 95 : " Supra qu� ").
1334 Dans l�Ancienne Alliance, le pain et le vin sont offerts en sacrifice parmi les pr�mices de la terre, en signe de reconnaissance au Cr�ateur. Mais ils re�oivent aussi une nouvelle signification dans le contexte de l�Exode : Les pains azymes qu�Isra�l mange chaque ann�e � la P�que, comm�morent la h�te du d�part lib�rateur d��gypte ; le souvenir de la manne du d�sert rappellera toujours � Isra�l qu�il vit du pain de la Parole de Dieu (cf. Dt 8, 3). Enfin, le pain de tous les jours est le fruit de la Terre promise, gage de la fid�lit� de Dieu � ses promesses. La " coupe de b�n�diction " (1 Co 10, 16), � la fin du repas pascal des juifs, ajoute � la joie festive du vin une dimension eschatologique, celle de l�attente messianique du r�tablissement de J�rusalem. J�sus a institu� son Eucharistie en donnant un sens nouveau et d�finitif � la b�n�diction du pain et de la coupe.
1335 Les miracles de la multiplication des pains, lorsque le Seigneur dit la b�n�diction, rompit et distribua les pains par ses disciples pour nourrir la multitude, pr�figurent la surabondance de cet unique pain de son Eucharistie (cf. Mt 14, 13-21 ; 15, 32-39). Le signe de l�eau chang� en vin � Cana (cf. Jn 2, 11) annonce d�j� l�Heure de la glorification de J�sus. Il manifeste l�accomplissement du repas des noces dans le Royaume du P�re, o� les fid�les boiront le vin nouveau (cf. Mc 14, 25) devenu le Sang du Christ.
1336 La premi�re annonce de l�Eucharistie a divis� les disciples, tout comme l�annonce de la Passion les a scandalis�s : " Ce langage-l� est trop fort ! Qui peut l��couter ? " (Jn 6, 60). L�Eucharistie et la croix sont des pierres d�achoppement. C�est le m�me myst�re, et il ne cesse d��tre occasion de division. " Voulez-vous partir, vous aussi ? " (Jn 6, 67) : Cette question du Seigneur retentit � travers les �ges, invitation de son amour � d�couvrir que c�est Lui seul qui a " les paroles de la vie �ternelle " (Jn 6, 68) et qu�accueillir dans la foi le don de son Eucharistie, c�est l�accueillir Lui-m�me.
L�institution de l�Eucharistie
1337 Le Seigneur, ayant aim� les siens, les aima jusqu�� la fin. Sachant que l�heure �tait venue de partir de ce monde pour retourner � son P�re, au cours d�un repas, il leur lava les pieds et leur donna le commandement de l�amour (cf. Jn 13, 1-17). Pour leur laisser un gage de cet amour, pour ne jamais s��loigner des siens et pour les rendre participants de sa P�que, il institua l�Eucharistie comme m�morial de sa mort et de sa r�surrection, et il ordonna � ses ap�tres de le c�l�brer jusqu�� son retour, " les �tablissant alors pr�tres du Nouveau Testament " (Cc. Trente : DS 1740).
1338 Les trois �vangiles synoptiques et S. Paul nous ont transmis le r�cit de l�institution de l�Eucharistie ; de son c�t�, S. Jean rapporte les paroles de J�sus dans la synagogue de Capharna�m, paroles qui pr�parent l�institution de l�Eucharistie : Le Christ se d�signe comme le pain de vie, descendu du ciel (cf. Jn 6).
1339 J�sus a choisi le temps de la P�que pour accomplir ce qu�il avait annonc� � Capharna�m : donner � ses disciples son Corps et son Sang :
Vint le jour des Azymes, o� l�on devait immoler la p�que. [J�sus] envoya alors Pierre et Jean : �Allez dit-il, nous pr�parer la P�que, que nous la mangions�... Ils s�en all�rent donc ... et pr�par�rent la P�que. L�heure venue, il se mit � table avec ses ap�tres et leur dit : �J�ai d�sir� avec ardeur manger cette p�que avec vous avant de souffrir ; car je vous le dis, je ne la mangerai jamais plus jusqu�� ce qu�elle s�accomplisse dans le Royaume de Dieu� ... Puis, prenant du pain et rendant gr�ces, il le rompit et le leur donna, en disant : �Ceci est mon Corps, qui va �tre donn� pour vous ; faites ceci en m�moire de moi�. Il fit de m�me pour la coupe apr�s le repas, disant : ��Cette coupe est la nouvelle Alliance en mon Sang, qui va �tre vers� pour vous� (Lc 22, 7-20 ; cf. Mt 26, 17-29 ; Mc 14, 12-25 ; 1 Co 11, 23-26).
1340 En c�l�brant la derni�re C�ne avec ses ap�tres au cours du repas pascal, J�sus a donn� son sens d�finitif � la p�que juive. En effet, le passage de J�sus � son P�re par sa mort et sa r�surrection, la P�que nouvelle, est anticip�e dans la C�ne et c�l�br�e dans l�Eucharistie qui accomplit la p�que juive et anticipe la p�que finale de l��glise dans la gloire du Royaume.
" Faites ceci en m�moire de moi "
1341 Le commandement de J�sus de r�p�ter ses gestes et ses paroles " jusqu�� ce qu�il vienne ", ne demande pas seulement de se souvenir de J�sus et de ce qu�il a fait. Il vise la c�l�bration liturgique, par les ap�tres et leurs successeurs, du m�morial du Christ,de sa vie, de sa mort, de sa r�surrection et de son intercession aupr�s du P�re.
1342 D�s le commencement l��glise a �t� fid�le � l�ordre du Seigneur. De l��glise de J�rusalem il est dit : Ils se montraient assidus � l�enseignement des ap�tres, fid�les � la communion fraternelle, � la fraction du pain et aux pri�res... Jour apr�s jour, d�un seul c�ur, ils fr�quentaient assid�ment le Temple et rompaient le pain dans leurs maisons, prenant leur nourriture avec joie et simplicit� de c�ur (Ac 2, 42. 46).
1343C��tait surtout " le premier jour de la semaine ", c�est-�-dire le jour du dimanche, le jour de la r�surrection de J�sus, que les chr�tiens se r�unissaient " pour rompre le pain " (Ac 20, 7). Depuis ces temps-l� jusqu�� nos jours la c�l�bration de l�Eucharistie s�est perp�tu�e, de sorte qu�aujourd�hui nous la rencontrons partout dans l��glise, avec la m�me structure fondamentale. Elle demeure le centre de la vie de l��glise.
1344 Ainsi, de c�l�bration en c�l�bration, annon�ant le myst�re pascal de J�sus " jusqu�� ce qu�Il vienne " (1 Co 11, 26), le peuple de Dieu en p�lerinage " s�avance par la porte �troite de la Croix " (AG 1) vers le banquet c�leste, quand tous les �lus s�assi�ront � la table du Royaume.
IV. La c�l�bration liturgique de l�eucharistie
La messe de tous les si�cles
1345 D�s le deuxi�me si�cle, nous avons le t�moignage de S. Justin le Martyr sur les grandes lignes du d�roulement de la c�l�bration eucharistique. Elles sont rest�es les m�mes jusqu�� nos jours pour toutes les grandes familles liturgiques. Voici ce qu�il �crit, vers 155, pour expliquer � l�empereur pa�en Antonin le Pieux (138-161) ce que font les chr�tiens : [Le jour qu�on appelle jour du soleil, a lieu le rassemblement en un m�me endroit de tous ceux qui habitent la ville ou la campagne. On lit les m�moires des Ap�tres et les �crits des Proph�tes, autant que le temps le permet. Quand le lecteur a fini, celui qui pr�side prend la parole pour inciter et exhorter � l�imitation de ces belles choses. Ensuite, nous nous levons tous ensemble et nous faisons des pri�res] pour nous-m�mes ... et pour tous les autres, o� qu�ils soient, afin que nous soyons trouv�s justes par notre vie et nos actions et fid�les aux commandements, pour obtenir ainsi le salut �ternel. Quand les pri�res sont termin�es, nous nous donnons un baiser les uns aux autres. Ensuite, on apporte � celui qui pr�side les fr�res du pain et une coupe d�eau et de vin m�lang�s. Il les prend et fait monter louange et gloire vers le P�re de l�univers, par le nom du Fils et du Saint-Esprit et il rend gr�ce (en grec : eucharistian) longuement de ce que nous avons �t� jug�s dignes de ces dons. Quand il a termin� les pri�res et les actions de gr�ce, tout le peuple pr�sent pousse une acclamation en disant : Amen. Lorsque celui qui pr�side a fait l�action de gr�ce et que le peuple a r�pondu, ceux que chez nous on appelle diacres distribuent � tous ceux qui sont pr�sents du pain, du vin et de l�eau " eucharisti�s " et ils en apportent aux absents (S. Justin, apol. 1, 65 [le texte entre crochets est du chapitre 67]).
1346 La liturgie de l�Eucharistie se d�roule selon une structure fondamentale qui s�est conserv�e � travers les si�cles jusqu�� nous. Elle se d�ploie en deux grands moments qui forment une unit� fonci�re :
� le rassemblement, la liturgie de la Parole, avec les lectures, l�hom�lie et la pri�re universelle ;
� la liturgie eucharistique, avec la pr�sentation du pain et du vin, l�action de gr�ce cons�cratoire et la communion.
Liturgie de la Parole et liturgie eucharistique constituent ensemble " un seul et m�me acte du culte " (SC 56) ; en effet, la table dress�e pour nous dans l�Eucharistie est � la fois celle de la Parole de Dieu et celle du Corps du Seigneur (cf. DV 21).
1347 N�est-ce pas l� le mouvement m�me du repas pascal de J�sus ressuscit� avec ses disciples : chemin faisant, il leur expliquait les �critures, puis, se mettant � table avec eux, " il prit le pain, dit la b�n�diction, le rompit et le leur donna " (cf. Lc 24, 13-35) ?
Le mouvement de la c�l�bration
1348 Tous se rassemblent. Les chr�tiens accourent dans un m�me lieu pour l�assembl�e eucharistique. A sa t�te le Christ lui-m�me qui est l�acteur principal de l�Eucharistie. Il est le grand pr�tre de la Nouvelle Alliance. C�est Lui-m�me qui pr�side invisiblement toute c�l�bration eucharistique. C�est en Le repr�sentant que l��v�que ou le pr�tre (agissant " in persona Christi capitis ") pr�side l�assembl�e, prend la parole apr�s les lectures, re�oit les offrandes et dit la pri�re eucharistique. Tous ont leur part active dans la c�l�bration, chacun � sa mani�re : les lecteurs, ceux qui apportent les offrandes, ceux qui donnent la communion, et le peuple tout entier dont l�Amen manifeste la participation.
1349 La liturgie de la Parole comporte " les �crits des proph�tes ", c�est-�-dire l�Ancien Testament, et " les m�moires des ap�tres ", c�est-�-dire leurs �p�tres et les �vangiles ; apr�s l�hom�lie qui exhorte � accueillir cette Parole comme ce qu�elle est vraiment, Parole de Dieu (cf. 1 Th 2, 13), et � la mettre en pratique, viennent les intercessions pour tous les hommes, selon la parole de l�Ap�tre : " Je recommande donc, avant tout, qu�on fasse des demandes, des pri�res, des supplications, des actions de gr�ces pour tous les hommes, pour les rois et tous les d�positaires de l�autorit� " (1 Tm 2, 1-2).
1350 La pr�sentation des oblats (l�offertoire) :on apporte alors, parfois en procession, le pain et le vin � l�autel qui seront offerts par le pr�tre au nom du Christ dans le sacrifice eucharistique o� ils deviendront le corps et le sang de Celui-ci. C�est le geste m�me du Christ � la Derni�re C�ne, " prenant du pain et une coupe ". " Cette oblation, l��glise seule l�offre, pure, au Cr�ateur, en lui offrant avec action de gr�ce ce qui provient de sa cr�ation " (S. Ir�n�e, h�r. 4, 18, 4 ; cf. Ml 1, 11). La pr�sentation des oblats � l�autel assume le geste de Melchis�dech et confie les dons du cr�ateur entre les mains du Christ. C�est Lui qui, dans Son sacrifice, m�ne � la perfection toutes les tentatives humaines d�offrir des sacrifices.
1351 D�s le d�but, les chr�tiens apportent, avec le pain et le vin pour l�Eucharistie, leurs dons pour le partage avec ceux qui sont dans le besoin. Cette coutume de la collecte (cf. 1 Co 16, 1), toujours actuelle, s�inspire de l�exemple du Christ qui s�est fait pauvre pour nous enrichir (cf. 2 Co 8, 9) : Ceux qui sont riches et qui veulent, donnent, chacun selon ce qu�il s�est lui-m�me impos� ; ce qui est recueilli est remis � celui qui pr�side et lui, il assiste les orphelins et les veuves, ceux que la maladie ou toute autre cause prive de ressources, les prisonniers, les immigr�s et, en un mot, il secourt tous ceux qui sont dans le besoin (S. Justin, apol. 1, 67, 6).
1352 L�anaphore : Avec la pri�re eucharistique, pri�re d�action de gr�ce et de cons�cration, nous arrivons au c�ur et au sommet de la c�l�bration : Dans la pr�face l��glise rend gr�ce au P�re, par le Christ, dans l�Esprit Saint, pour toutes ses �uvres, pour la cr�ation, la r�demption et la sanctification. Toute la communaut� rejoint alors cette louange incessante que l��glise c�leste, les anges et tous les saints, chantent au Dieu trois fois Saint.
1353 Dans l��picl�se elle demande au P�re d�envoyer son Esprit Saint (ou la puissance de sa b�n�diction : cf. MR, Canon Romain 90) sur le pain et le vin, afin qu�ils deviennent, par sa puissance, le Corps et le Sang de J�sus-Christ, et que ceux qui prennent part � l�Eucharistie soient un seul corps et un seul esprit (certaines traditions liturgiques placent l��picl�se apr�s l�anamn�se). Dans le r�cit de l�institution la force des paroles et de l�action du Christ, et la puissance de l�Esprit Saint, rendent sacramentellement pr�sents sous les esp�ces du pain et du vin son Corps et son Sang, son sacrifice offert sur la croix une fois pour toutes.
1354 Dans l�anamn�se qui suit, l��glise fait m�moire de la passion, de la r�surrection et du retour glorieux du Christ J�sus ; elle pr�sente au P�re l�offrande de son Fils qui nous r�concilie avec Lui. Dans les intercessions, l��glise exprime que l�Eucharistie est c�l�br�e en communion avec toute l��glise du ciel et de la terre, des vivants et des d�funts, et dans la communion avec les pasteurs de l��glise, le Pape, l��v�que du dioc�se, son presbyterium et ses diacres, et tous les �v�ques du monde entier avec leurs �glises.
1355 Dans la communion, pr�c�d�e de la pri�re du Seigneur et de la fraction du pain, les fid�les re�oivent " le pain du ciel " et " la coupe du salut ", le Corps et le Sang du Christ qui s�est livr� " pour la vie du monde " (Jn 6, 51) : Parce que ce pain et ce vin ont �t�, selon l�expression ancienne, " eucharisti�s ", " nous appelons cette nourriture Eucharistie et personne ne peut y prendre part s�il ne croit pas � la v�rit� de ce qu�on enseigne chez nous, s�il n�a re�u le bain pour la r�mission des p�ch�s et la nouvelle naissance et s�il ne vit selon les pr�ceptes du Christ " (S. Justin, apol. 1, 66, 1-2).
V. Le sacrifice sacramentel : action de gr�ce, m�morial, pr�sence
1356 Si les chr�tiens c�l�brent l�Eucharistie depuis les origines, et sous une forme qui, dans sa substance, n�a pas chang� � travers la grande diversit� des �ges et des liturgies, c�est parce que nous nous savons li�s par l�ordre du Seigneur, donn� la veille de sa passion : " faites ceci en m�moire de moi " (1 Co 11, 24-25).
1357 Cet ordre du Seigneur, nous l�accomplissons en c�l�brant le m�morial de son sacrifice. Ce faisant, nous offrons au P�re ce qu�il nous a Lui-m�me donn� : les dons de sa cr�ation, le pain et le vin, devenus, par la puissance de l�Esprit Saint et par les paroles du Christ, le Corps et le Sang du Christ : le Christ est ainsi rendu r�ellement et myst�rieusement pr�sent.
1358 Il nous faut donc consid�rer l�Eucharistie
� comme action de gr�ce et louange au P�re,
� comme m�morial sacrificiel du Christ et de son Corps,
� comme pr�sence du Christ par la puissance de sa Parole et de son Esprit.
L�action de gr�ce et la louange au P�re
1359 L�Eucharistie, sacrement de notre salut accompli par le Christ sur la croix, est aussi un sacrifice de louange en action de gr�ce pour l��uvre de la cr�ation. Dans le sacrifice eucharistique, toute la cr�ation aim�e par Dieu est pr�sent�e au P�re � travers la mort et la r�surrection du Christ. Par le Christ, l��glise peut offrir le sacrifice de louange en action de gr�ce pour tout ce que Dieu a fait de bon, de beau et de juste dans la cr�ation et dans l�humanit�.
1360 L�Eucharistie est un sacrifice d�action de gr�ce au P�re, une b�n�diction par laquelle l��glise exprime sa reconnaissance � Dieu pour tous ses bienfaits, pour tout ce qu�il a accompli par la cr�ation, la r�demption et la sanctification. Eucharistie signifie d�abord : action de gr�ce.
1361 L�Eucharistie est aussi le sacrifice de louange, par lequel l��glise chante la gloire de Dieu au nom de toute la cr�ation. Ce sacrifice de louange n�est possible qu�� travers le Christ : Il unit les fid�les � sa personne, � sa louange et � son intercession, en sorte que le sacrifice de louange au P�re est offert par le Christ et avec lui pour �tre accept� en lui.
Le m�morial sacrificiel du Christ et de son Corps, l��glise
1362 L�Eucharistie est le m�morial de la P�que du Christ, l�actualisation et l�offrande sacramentelle de son unique sacrifice, dans la liturgie de l��glise qui est son Corps. Dans toutes les pri�res eucharistiques nous trouvons, apr�s les paroles de l�institution, une pri�re appel�e anamn�se ou m�morial.
1363 Dans le sens de l��criture Sainte le m�morial n�est pas seulement le souvenir des �v�nements du pass�, mais la proclamation des merveilles que Dieu a accomplies pour les hommes (cf. Ex 13, 3). Dans la c�l�bration liturgique de ces �v�nements, ils deviennent d�une certaine fa�on pr�sents et actuels. C�est de cette mani�re qu�Isra�l comprend sa lib�ration d��gypte : chaque fois qu�est c�l�br�e la p�que, les �v�nements de l�Exode sont rendus pr�sents � la m�moire des croyants afin qu�ils y conforment leur vie.
1364 Le m�morial re�oit un sens nouveau dans le Nouveau Testament. Quand l��glise c�l�bre l�Eucharistie, elle fait m�moire de la P�que du Christ, et celle-ci devient pr�sente : le sacrifice que le Christ a offert une fois pour toutes sur la Croix demeure toujours actuel (cf. He 7, 25-27) : " Toutes les fois que le sacrifice de la croix par lequel le Christ notre p�que a �t� immol� se c�l�bre sur l�autel, l��uvre de notre r�demption s�op�re " (LG 3).
1365 Parce qu�elle est m�morial de la P�que du Christ, l�Eucharistie est aussi un sacrifice. Le caract�re sacrificiel de l�Eucharistie est manifest� dans les paroles m�mes de l�institution : " Ceci est mon Corps qui va �tre donn� pour vous " et " Cette coupe est la nouvelle Alliance en mon Sang, qui va �tre vers� pour vous " (Lc 22, 19-20). Dans l�Eucharistie le Christ donne ce corps m�me qu�il a livr� pour nous sur la croix, le sang m�me qu�il a " r�pandu pour une multitude en r�mission des p�ch�s " (Mt 26, 28).
1366L�Eucharistie est donc un sacrifice parce qu�elle repr�sente (rend pr�sent) le sacrifice de la croix, parce qu�elle en est le m�morial et parce qu�elle en applique le fruit : [Le Christ] notre Dieu et Seigneur, s�offrit lui-m�me � Dieu le P�re une fois pour toutes, mourant en intercesseur sur l�autel de la Croix, afin de r�aliser pour eux (les hommes) une r�demption �ternelle. Cependant, comme sa mort ne devait pas mettre fin � son sacerdoce (He 7, 24. 27), � la derni�re C�ne, " la nuit o� il fut livr� " (1 Co 11, 13), il voulait laisser � l��glise, son �pouse bien-aim�e, un sacrifice visible (comme le r�clame la nature humaine), o� serait repr�sent� le sacrifice sanglant qui allait s�accomplir une unique fois sur la croix, dont la m�moire se perp�tuerait jusqu�� la fin des si�cles (1 Co 11, 23) et dont la vertu salutaire s�appliquerait � la r�demption des p�ch�s que nous commettons chaque jour (Cc. Trente : DS 1740).
1367 Le sacrifice du Christ et le sacrifice de l�Eucharistie sont un unique sacrifice : " C�est une seule et m�me victime, c�est le m�me qui offre maintenant par le minist�re des pr�tres, qui s�est offert lui-m�me alors sur la Croix. Seule la mani�re d�offrir diff�re " (Cc. Trente, sess. 22a, Doctrina de ss. Missae sacrificio, c. 2 : DS 1743). " Et puisque dans ce divin sacrifice qui s�accomplit � la messe, ce m�me Christ, qui s�est offert lui-m�me une fois de mani�re sanglante sur l�autel de la Croix, est contenu et immol� de mani�re non sanglante, ce sacrifice est vraiment propitiatoire " (ibid.).
1368 L�Eucharistie est �galement le sacrifice de l��glise. L��glise, qui est le Corps du Christ, participe � l�offrande de son Chef. Avec Lui, elle est offerte elle-m�me tout enti�re. Elle s�unit � son intercession aupr�s du P�re pour tous les hommes. Dans l�Eucharistie, le sacrifice du Christ devient aussi le sacrifice des membres de son Corps. La vie des fid�les, leur louange, leur souffrance, leur pri�re, leur travail, sont unis � ceux du Christ et � sa totale offrande, et acqui�rent ainsi une valeur nouvelle. Le sacrifice du Christ pr�sent sur l�autel donne � toutes les g�n�rations de chr�tiens la possibilit� d��tre unis � son offrande. Dans les catacombes, l��glise est souvent repr�sent�e comme une femme en pri�re, les bras largement ouverts en attitude d�orante. Comme le Christ qui a �tendu les bras sur la croix, par lui, avec lui et en lui, elle s�offre et interc�de pour tous les hommes.
1369 Toute l��glise est unie � l�offrande et � l�intercession du Christ. Charg� du minist�re de Pierre dans l��glise, le Pape est associ� � toute c�l�bration de l�Eucharistie o� il est nomm� comme signe et serviteur de l�unit� de l��glise Universelle. L��v�que du lieu est toujours responsable de l�eucharistie, m�me lorsqu�elle est pr�sid�e par un pr�tre ; son nom y est prononc� pour signifier sa pr�sidence de l��glise particuli�re, au milieu du presbyterium et avec l�assistance des diacres. La communaut� interc�de aussi pour tous les ministres qui, pour elle et avec elle, offrent le sacrifice eucharistique : Que cette eucharistie seule soit regard�e comme l�gitime, qui se fait sous la pr�sidence de l��v�que ou de celui qu�il en a charg� (S. Ignace d�Antioche, Smyrn. 8, 1). C�est par le minist�re des pr�tres que se consomme le sacrifice spirituel des chr�tiens, en union avec le sacrifice du Christ, unique M�diateur, offert au nom de toute l��glise dans l�Eucharistie par les mains des pr�tres, de mani�re non sanglante et sacramentelle, jusqu�� ce que vienne le Seigneur lui-m�me (PO 2).
1370 A l�offrande du Christ s�unissent non seulement les membres qui sont encore ici-bas, mais aussi ceux qui sont d�j� dans la gloire du ciel : C�est en communion avec la tr�s Sainte Vierge Marie et en faisant m�moire d�elle, ainsi que de tous les saints et toutes les saintes, que l��glise offre le sacrifice eucharistique. Dans l�Eucharistie l��glise, avec Marie, est comme au pied de la Croix, unie � l�offrande et � l�intercession du Christ.
1371 Le sacrifice eucharistique est aussi offert pour les fid�les d�funts " qui sont morts dans le Christ et ne sont pas encore pleinement purifi�s " (Cc. Trente : DS 1743), pour qu�ils puissent entrer dans la lumi�re et la paix du Christ : Enterrez ce corps n�importe o� ! Ne vous troublez pas pour lui d�aucun souci ! Tout ce que je vous demande, c�est de vous souvenir de moi � l�autel du Seigneur o� que vous soyez " (S. Monique, avant sa mort, � S. Augustin et son fr�re ; conf. 9, 11, 27). Ensuite, nous prions [dans l�anaphore] pour les saints p�res et �v�ques endormis, et en g�n�ral pour tous ceux qui se sont endormis avant nous, en croyant qu�il y aura tr�s grand profit pour les �mes, en faveur desquelles la supplication est offerte, tandis que se trouve pr�sente la sainte et si redoutable victime... En pr�sentant � Dieu nos supplications pour ceux qui se sont endormis, fussent-ils p�cheurs, nous ... pr�sentons le Christ immol� pour nos p�ch�s, rendant propice, pour eux et pour nous, le Dieu ami des hommes (S. Cyrille de J�rusalem, catech. myst. 5, 9. 10 : PG 33, 1116B-1117A).
1372 S. Augustin a admirablement r�sum� cette doctrine qui nous incite � une participation de plus en plus compl�te au sacrifice de notre R�dempteur que nous c�l�brons dans l�Eucharistie : Cette cit� rachet�e tout enti�re, c�est-�-dire l�assembl�e et la soci�t� des saints, est offerte � Dieu comme un sacrifice universel par le Grand Pr�tre qui, sous la forme d�esclave, est all� jusqu�� s�offrir pour nous dans sa passion, pour faire de nous le corps d�un si grand Chef ... Tel est le sacrifice des chr�tiens : " � plusieurs, n��tre qu�un seul corps dans le Christ " (Rm 12, 5). Et ce sacrifice, l��glise ne cesse de le reproduire dans le Sacrement de l�autel bien connu des fid�les, o� il lui est montr� que dans ce qu�elle offre, elle est elle-m�me offerte (S. Augustin, civ. 10, 6).
La pr�sence du Christ par la puissance de sa Parole et de l�Esprit Saint
1373 " Le Christ J�sus qui est mort, qui est ressuscit�, qui est � la droite de Dieu, qui interc�de pour nous " (Rm 8, 34), est pr�sent de multiples mani�res � son �glise (cf. LG 48) : dans sa Parole, dans la pri�re de son �glise, " l� o� deux ou trois sont rassembl�s en mon nom " (Mt 18, 20), dans les pauvres, les malades, les prisonniers (Mt 25, 31-46), dans ses sacrements dont il est l�auteur, dans le sacrifice de la messe et en la personne du ministre. Mais " au plus haut point (il est pr�sent) sous les esp�ces eucharistiques " (SC 7).
1374 Le mode de pr�sence du Christ sous les esp�ces eucharistiques est unique. Il �l�ve l�Eucharistie au-dessus de tous les sacrements et en fait " comme la perfection de la vie spirituelle et la fin � laquelle tendent tous les sacrements " (S. Thomas d�A., s. th. 3, 73, 3). Dans le tr�s saint sacrement de l�Eucharistie sont " contenus vraiment, r�ellement et substantiellement le Corps et le Sang conjointement avec l��me et la divinit� de notre Seigneur J�sus-Christ, et, par cons�quent, le Christ tout entier " (Cc Trente : DS 1651). " Cette pr�sence, on la nomme �r�elle�, non � titre exclusif, comme si les autres pr�sences n��taient pas �r�elles�, mais par excellence parce qu�elle est substantielle, et que par elle le Christ, Dieu et homme, se rend pr�sent tout entier " (MF 39).
1375 C�est par la conversion du pain et du vin au le Corps et au Sang du Christ que le Christ devient pr�sent en ce sacrement. Les P�res de l��glise ont fermement affirm� la foi de l��glise en l�efficacit� de la Parole du Christ et de l�action de l�Esprit Saint pour op�rer cette conversion. Ainsi, S. Jean Chrysostome d�clare :
Ce n�est pas l�homme qui fait que les choses offertes deviennent Corps et Sang du Christ, mais le Christ lui-m�me qui a �t� crucifi� pour nous. Le pr�tre, figure du Christ, prononce ces paroles, mais leur efficacit� et la gr�ce sont de Dieu. Ceci est mon Corps, dit-il. Cette parole transforme les choses offertes (prod. Jud. 1, 6 : PG 49, 380C).
Soyons bien persuad�s que ceci n�est pas ce que la nature a form�, mais ce que la b�n�diction a consacr�, et que la force de la b�n�diction l�emporte sur celle de la nature, parce que par la b�n�diction la nature elle-m�me se trouve chang�e ... La parole du Christ, qui a pu faire de rien ce qui n�existait pas, ne pourrait donc changer les choses existantes en ce qu�elles n��taient pas encore ? Car ce n�est pas moins de donner aux choses leur nature premi�re que de la leur changer (myst. 9, 50. 52 : PL 16, 405-406).
1376 Le Concile de Trente r�sume la foi catholique en d�clarant : " Parce que le Christ, notre R�dempteur, a dit que ce qu�il offrait sous l�esp�ce du pain �tait vraiment son Corps, on a toujours eu dans l��glise cette conviction, que d�clare le saint Concile de nouveau : par la cons�cration du pain et du vin s�op�re le changement de toute la substance du pain en la substance du Corps du Christ notre Seigneur et de toute la substance du vin en la substance de son Sang ; ce changement, l��glise catholique l�a justement et exactement appel� transsubstantiation " (DS 1642).
1377 La pr�sence eucharistique du Christ commence au moment de la cons�cration et dure aussi longtemps que les esp�ces eucharistiques subsistent. Le Christ est tout entier pr�sent dans chacune des esp�ces et tout entier dans chacune de leurs parties, de sorte que la fraction du pain ne divise pas le Christ (cf. Cc. Trente : DS 1641).
1378 Le culte de l�Eucharistie. Dans la liturgie de la messe, nous exprimons notre foi en la pr�sence r�elle du Christ sous les esp�ces du pain et du vin, entre autres, en fl�chissant les genoux, ou en nous inclinant profond�ment en signe d�adoration du Seigneur. " L��glise catholique a rendu et continue de rendre ce culte d�adoration qui est d� au sacrement de l�Eucharistie non seulement durant la messe, mais aussi en dehors de sa c�l�bration : en conservant avec le plus grand soin les hosties consacr�es, en les pr�sentant aux fid�les pour qu�ils les v�n�rent avec solennit�, en les portant en procession " (MF 56).
1379 La sainte r�serve (tabernacle) �tait d�abord destin�e � garder dignement l�Eucharistie pour qu�elle puisse �tre port�e aux malades et aux absents en dehors de la messe. Par l�approfondissement de la foi en la pr�sence r�elle du Christ dans son Eucharistie, l��glise a pris conscience du sens de l�adoration silencieuse du Seigneur pr�sent sous les esp�ces eucharistiques. C�est pour cela que le tabernacle doit �tre plac� � un endroit particuli�rement digne de l��glise ; il doit �tre construit de telle fa�on qu�il souligne et manifeste la v�rit� de la pr�sence r�elle du Christ dans le saint sacrement.
1380 Il est hautement convenable que le Christ ait voulu rester pr�sent � son �glise de cette fa�on unique. Puisque le Christ allait quitter les siens sous sa forme visible, il voulait nous donner sa pr�sence sacramentelle ; puisqu�il allait s�offrir sur la Croix pour nous sauver, il voulait que nous ayons le m�morial de l�amour dont il nous a aim�s " jusqu�� la fin " (Jn 13, 1), jusqu�au don de sa vie. En effet, dans sa pr�sence eucharistique il reste myst�rieusement au milieu de nous comme celui qui nous a aim�s et qui s�est livr� pour nous (cf. Ga 2, 20), et il le reste sous les signes qui expriment et communiquent cet amour :
L��glise et le monde ont un grand besoin du culte eucharistique. J�sus nous attend dans ce sacrement de l�amour. Ne refusons pas le temps pour aller Le rencontrer dans l�adoration, dans la contemplation pleine de foi et ouverte � r�parer les fautes graves et les d�lits du monde. Que ne cesse jamais notre adoration (Jean Paul II, l. " Dominic� cen� " 3).
1381 " La pr�sence du v�ritable Corps du Christ et du v�ritable Sang du Christ dans ce sacrement, �on ne l�apprend point par les sens, dit S. Thomas, mais par la foi seule, laquelle s�appuie sur l�autorit� de Dieu�. C�est pourquoi, commentant le texte de S. Luc, 22, 19 : �Ceci est mon Corps qui sera livr� pour vous�, saint Cyrille d�Alexandrie (Lc. 22, 19 : PG 72, 921B) d�clare : �Ne va pas te demander si c�est vrai, mais accueille plut�t avec foi les paroles du Seigneur, parce que lui, qui est la V�rit�, ne ment pas� " (Thomas d�A., s. th. 3, 75, 1 cit� par Paul VI, MF 18) :
Qu� sub his figuris vere latitas :
Je T�adore profond�ment, divinit� cach�e,
vraiment pr�sente sous ces apparences ;
� Toi mon c�ur se soumet tout entier
parce qu�� Te contempler, tout entier il d�faille
La vue, le go�t, le toucher ne T�atteignent pas :
� ce qu�on entend dire seulement il faut se fier ;
je crois tout ce qu�a dit le Fils de Dieu ;
rien de plus vrai que cette parole de la V�rit�.
1382 La messe est � la fois et ins�parablement le m�morial sacrificiel dans lequel se perp�tue le sacrifice de la croix, et le banquet sacr� de la communion au Corps et au Sang du Seigneur. Mais la c�l�bration du sacrifice eucharistique est toute orient�e vers l�union intime des fid�les au Christ par la communion. Communier, c�est recevoir le Christ lui-m�me qui s�est offert pour nous.
1383 L�autel, autour duquel l��glise est rassembl�e dans la c�l�bration de l�Eucharistie, repr�sente les deux aspects d�un m�me myst�re : l�autel du sacrifice et la table du Seigneur, et ceci d�autant plus que l�autel chr�tien est le symbole du Christ lui-m�me, pr�sent au milieu de l�assembl�e de ses fid�les, � la fois comme la victime offerte pour notre r�conciliation et comme aliment c�leste qui se donne � nous. " Qu�est-ce en effet l�autel du Christ sinon l�image du Corps du Christ ? " � dit S. Ambroise (sacr. 5, 7 : PL 16, 447C), et ailleurs : " L�autel repr�sente le Corps [du Christ], et le Corps du Christ est sur l�autel " (sacr. 4, 7 : PL 16, 437D). La liturgie exprime cette unit� du sacrifice et de la communion dans de nombreuses pri�res. Ainsi, l��glise de Rome prie dans son anaphore :
Supplices te rogamus, omnipotens Deus, jube h�c perferri per manus sancti Angeli tui in sublime altare tuum, in conspectu divin� majestatis : ut quotquot ex hac altaris participatione sacrosanctum Filii tui Corpus et Sanguinem sumpserimus, omni benedictione c�lesti et gratia repleamur. Nous T�en supplions, Dieu Tout-Puissant : que [cette offrande] soit port�e par ton ange en pr�sence de ta gloire, sur ton autel c�leste, afin qu�en recevant ici, par notre communion � cet autel, le corps et le sang de ton Fils, nous soyons combl�s de ta gr�ce et de tes b�n�dictions.
1384 Le Seigneur nous adresse une invitation pressante � le recevoir dans le sacrement de l�Eucharistie : " En v�rit�, en v�rit�, je vous le dis, si vous ne mangez la Chair du Fils de l�homme et ne buvez son Sang, vous n�aurez pas la vie en vous " (Jn 6, 53).
1385 Pour r�pondre � cette invitation, nous devons nous pr�parer � ce moment si grand et si saint. S. Paul exhorte � un examen de conscience : " Quiconque mange ce pain ou boit cette coupe du Seigneur indignement aura � r�pondre du Corps et du Sang du Seigneur. Que chacun donc s��prouve soi-m�me et qu�il mange alors de ce pain et boive de cette coupe ; car celui qui mange et boit, mange et boit sa propre condamnation, s�il n�y discerne le Corps " (1 Co 11, 27-29). Celui qui est conscient d�un p�ch� grave doit recevoir le sacrement de la R�conciliation avant d�acc�der � la communion.
1386 Devant la grandeur de ce sacrement, le fid�le ne peut que reprendre humblement et avec une foi ardente la parole du Centurion (cf. Mt 8, 8) : " Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbum, et sanabitur anima mea " (" Seigneur, je ne suis pas digne de te recevoir, mais dis seulement une parole et je serai gu�ri "). Et dans la Divine Liturgie de S. Jean Chrysostome, les fid�les prient dans le m�me esprit : A ta c�ne mystique fais-moi communier aujourd�hui, � Fils de Dieu. Car je ne dirai pas le Secret � tes ennemis, ni ne te donnerai le baiser de Judas. Mais, comme le larron, je te crie : Souviens-toi de moi, Seigneur, dans ton royaume.
1387 Pour se pr�parer convenablement � recevoir ce sacrement, les fid�les observeront le je�ne prescrit dans leur �glise (cf. CIC, can. 919). L�attitude corporelle (gestes, v�tement) traduira le respect, la solennit�, la joie de ce moment o� le Christ devient notre h�te.
1388 Il est conforme au sens m�me de l�Eucharistie que les fid�les, s�ils ont les dispositions requises (cf. CIC 916), communient quand ils participent � la messe (Dans la m�me journ�e, les fid�les peuvent recevoir la tr�s Sainte Communion deux fois, et seulement deux fois [cf. Pontificia Commissio Codicis Iuris Canonici authentice interpretando, Responsa ad proposita dubia, 1 : AAS 76 (1984), p. 746]) : " Il est vivement recommand� aux fid�les de participer � la Messe de fa�on plus parfaite en recevant aussi, apr�s la communion du pr�tre, le corps du Seigneur du m�me sacrifice " (SC 55).
1389 L��glise fait obligation aux fid�les de participer les dimanches et les jours de f�te � la divine liturgie (cf. OE 15) et de recevoir au moins une fois par an l�Eucharistie, si possible au temps pascal (cf. CIC, can. 920), pr�par�s par le sacrement de la R�conciliation. Mais l��glise recommande vivement aux fid�les de recevoir la sainte Eucharistie les dimanches et les jours de f�te, ou plus souvent encore, m�me tous les jours.
1390 Gr�ce � la pr�sence sacramentelle du Christ sous chacune des esp�ces, la communion � la seule esp�ce du pain permet de recevoir tout le fruit de gr�ce de l�Eucharistie. Pour des raisons pastorales, cette mani�re de communier s�est l�gitimement �tablie comme la plus habituelle dans le rite latin. " La sainte communion r�alise plus pleinement sa forme de signe lorsqu�elle se fait sous les deux esp�ces. Car, sous cette forme, le signe du banquet eucharistique est mis plus pleinement en lumi�re " (IGMR 240). C�est la forme habituelle de communier dans les rites orientaux.
1391 La communion accro�t notre union au Christ. Recevoir l�Eucharistie dans la communion porte comme fruit principal l�union intime au Christ J�sus. Le Seigneur dit en effet : " Qui mange ma Chair et boit mon Sang demeure en moi et moi en lui " (Jn 6, 56). La vie en Christ trouve son fondement dans le banquet eucharistique : " De m�me qu�envoy� par le P�re, qui est vivant, moi, je vis par le P�re, de m�me, celui qui me mange, vivra, lui aussi, par moi " (Jn 6, 57) :
Lorsque dans les f�tes du Seigneur les fid�les re�oivent le Corps du Fils, ils proclament les uns aux autres la Bonne Nouvelle que les arrhes de la vie sont donn�s, comme lorsque l�ange dit � Marie de Magdala : " Le Christ est ressuscit� ! " Voici que maintenant aussi la vie et la r�surrection sont conf�r�es � celui qui re�oit le Christ (Fanq�th, Office syriaque d�Antioche, volume 1, Commun, 237a-b).
1392 Ce que l�aliment mat�riel produit dans notre vie corporelle, la communion le r�alise de fa�on admirable dans notre vie spirituelle. La communion � la Chair du Christ ressuscit�, " vivifi�e par l�Esprit Saint et vivifiante " (PO 5), conserve, accro�t et renouvelle la vie de gr�ce re�ue au Bapt�me. Cette croissance de la vie chr�tienne a besoin d��tre nourrie par la communion eucharistique, pain de notre p�lerinage, jusqu�au moment de la mort, o� il nous sera donn� comme viatique.
1393 La communion nous s�pare du p�ch�. Le Corps du Christ que nous recevons dans la communion est " livr� pour nous ", et le Sang que nous buvons, est " vers� pour la multitude en r�mission des p�ch�s ". C�est pourquoi l�Eucharistie ne peut pas nous unir au Christ sans nous purifier en m�me temps des p�ch�s commis et nous pr�server des p�ch�s futurs : " Chaque fois que nous le recevons, nous annon�ons la mort du Seigneur " (1 Co 11, 26). Si nous annon�ons la mort du Seigneur, nous annon�ons la r�mission des p�ch�s. Si, chaque fois que son Sang est r�pandu, il est r�pandu pour la r�mission des p�ch�s, je dois toujours le recevoir, pour que toujours il remette mes p�ch�s. Moi qui p�che toujours, je dois avoir toujours un rem�de (S. Ambroise, sacr. 4, 28 : PL 16, 446A).
1394 Comme la nourriture corporelle sert � restaurer la perte des forces, l�Eucharistie fortifie la charit� qui, dans la vie quotidienne, tend � s�affaiblir ; et cette charit� vivifi�e efface les p�ch�s v�niels (cf. Cc. Trente : DS 1638). En se donnant � nous, le Christ ravive notre amour et nous rend capables de rompre les attachements d�sordonn�s aux cr�atures et de nous enraciner en Lui : Puisque le Christ est mort pour nous par amour, lorsque nous faisons m�moire de sa mort au moment du sacrifice, nous demandons que l�amour nous soit accord� par la venue du Saint-Esprit ; nous prions humblement qu�en vertu de cet amour, par lequel le Christ a voulu mourir pour nous, nous aussi, en recevant la gr�ce du Saint-Esprit, nous puissions consid�rer le monde comme crucifi� pour nous, et �tre nous-m�mes crucifi�s pour le monde... Ayant re�u le don de l�amour, mourons au p�ch� et vivons pour Dieu (S. Fulgence de Ruspe, Fab. 28, 16-19 : CCL 19A, 813-814 : LH, sem. 28, lundi, off. lect.).
1395 Par la m�me charit� qu�elle allume en nous, l�Eucharistie nous pr�serve des p�ch�s mortels futurs. Plus nous participons � la vie du Christ et plus nous progressons dans son amiti�, plus il nous est difficile de rompre avec Lui par le p�ch� mortel. L�Eucharistie n�est pas ordonn�e au pardon des p�ch�s mortels. Ceci est propre au sacrement de la R�conciliation. Le propre de l�Eucharistie est d��tre le sacrement de ceux qui sont dans la pleine communion de l��glise.
1396 L�unit� du Corps mystique : l�Eucharistie fait l��glise. Ceux qui re�oivent l�Eucharistie sont unis plus �troitement au Christ. Par l� m�me, le Christ les unit � tous les fid�les en un seul corps : l��glise. La communion renouvelle, fortifie, approfondit cette incorporation � l��glise d�j� r�alis�e par le Bapt�me. Dans le Bapt�me nous avons �t� appel�s � ne faire qu�un seul corps (cf. 1 Co 12, 13). L�Eucharistie r�alise cet appel : " La coupe de b�n�diction que nous b�nissons n�est-elle pas communion au Sang du Christ ? Le pain que nous rompons, n�est-il pas communion au Corps du Christ ? Puisqu�il n�y a qu�un pain, � nous tous nous ne formons qu�un corps, car tous nous avons part � ce pain unique " (1 Co 10, 16-17) : Si vous �tes le corps du Christ et ses membres, c�est votre sacrement qui est plac� sur la table du Seigneur, vous recevez votre sacrement. Vous r�pondez " Amen " (" oui, c�est vrai ! ") � ce que vous recevez, et vous y souscrivez en r�pondant. Tu entends ce mot : " le Corps du Christ " et tu r�ponds : " Amen ". Sois donc un membre du Christ pour que soit vrai ton Amen (S. Augustin, serm. 272 : PL 38, 1247).
1397 L�Eucharistie engage envers les pauvres : Pour recevoir dans la v�rit� le Corps et le Sang du Christ livr�s pour nous, nous devons reconna�tre le Christ dans les plus pauvres, Ses fr�res (cf. Mt 25, 40) : Tu as go�t� au sang du Seigneur et tu ne reconnais pas m�me ton fr�re. Tu d�shonores cette table m�me, en ne jugeant pas digne de partager ta nourriture celui qui a �t� jug� digne de prendre part � cette table. Dieu t�a lib�r� de tous tes p�ch�s et t�y a invit�. Et toi, pas m�me alors, tu n�es devenu plus mis�ricordieux (S. Jean Chrysostome, hom. in 1 Cor. 27, 4 : PG 61, 229-230).
1398 L�Eucharistie et l�unit� des chr�tiens. Devant la grandeur de ce myst�re, S. Augustin s��crie : " O sacrement de la pi�t� ! O signe de l�unit� ! O lien de la charit� ! " (ev. Jo. 26, 6, 13 ; cf. SC 47). D�autant plus douloureuses se font ressentir les divisions de l��glise qui rompent la commune participation � la table du Seigneur, d�autant plus pressantes sont les pri�res au Seigneur pour que reviennent les jours de l�unit� compl�te de tous ceux qui croient en Lui.
1399 Les �glises orientales qui ne sont pas en pleine communion avec l��glise catholique c�l�brent l�Eucharistie avec un grand amour. " Ces �glises, bien que s�par�es, ont de vrais sacrements, � principalement, en vertu de la succession apostolique : le Sacerdoce et l�Eucharistie, � qui les unissent intimement � nous " (UR 15). Une certaine communion in sacris, donc dans l�Eucharistie, est " non seulement possible, mais m�me recommand�e, lors de circonstances favorables et avec l�approbation de l�autorit� eccl�siastique " (UR 15 ; cf. CIC, can. 844, � 3).
1400 Les communaut�s eccl�siales issues de la R�forme, s�par�es de l��glise catholique, " en raison surtout de l�absence du sacrement de l�Ordre, n�ont pas conserv� la substance propre et int�grale du myst�re eucharistique " (UR 22). C�est pour cette raison que, pour l��glise catholique, l�intercommunion eucharistique avec ces communaut�s n�est pas possible. Cependant, ces communaut�s eccl�siales, " lorsqu�elles font m�moire dans la sainte C�ne de la mort et de la r�surrection du Seigneur, professent que la vie consiste dans la communion au Christ et attendent son retour glorieux " (UR 22).
1401 Lorsqu�une n�cessit� grave se fait pressente, selon le jugement de l�ordinaire, les ministres catholiques peuvent donner les sacrements (Eucharistie, p�nitence, onction des malades) aux autres chr�tiens qui ne sont pas en pleine communion avec l��glise catholique, mais qui les demandent de leur plein gr� : il faut alors qu�ils manifestent la foi catholique concernant ces sacrements et qu�ils se trouvent dans les dispositions requises (cf. CIC, can. 844, � 4).
VII. L�eucharistie � " pignus futurae gloriae "
1402 Dans une antique pri�re, l��glise acclame le myst�re de l�Eucharistie : " O sacrum convivium in quo Christus sumitur. Recolitur memoria passionis eius ; mens impletur gratia et futur� glori� nobis pignus datur " (O banquet sacr� o� le Christ est notre aliment, o� est raviv� le souvenir de sa passion, o� la gr�ce emplit notre �me, o� nous est donn� le gage de la vie � venir). Si l�Eucharistie est le m�morial de la P�que du Seigneur, si par notre communion � l�autel, nous sommes combl�s " de toute b�n�diction c�leste et gr�ce " (MR, Canon Romain 96 : " Supplices te rogamus "), l�Eucharistie est aussi l�anticipation de la gloire c�leste.
1403 Lors de la derni�re c�ne, le Seigneur a lui-m�me tourn� le regard de ses disciples vers l�accomplissement de la P�que dans le royaume de Dieu : " Je vous le dis, je ne boirai plus d�sormais de ce produit de la vigne jusqu�au jour o� je boirai avec vous le vin nouveau dans le Royaume de mon P�re " (Mt 26, 29 ; cf. Lc 22, 18 ; Mc 14, 25). Chaque fois que l��glise c�l�bre l�Eucharistie, elle se souvient de cette promesse et son regard se tourne vers " Celui qui vient " (Ap 1, 4). Dans sa pri�re, elle appelle sa venue : " Marana tha " (1 Co 16, 22), " Viens, Seigneur J�sus " (Ap 22, 20), " Que ta gr�ce vienne et que ce monde passe ! " (Didach� 10, 6).
1404 L��glise sait que, d�s maintenant, le Seigneur vient dans son Eucharistie, et qu�il est l�, au milieu de nous. Cependant, cette pr�sence est voil�e. C�est pour cela que nous c�l�brons l�Eucharistie " expectantes beatam spem et adventum Salvatoris nostri Jesu Christi " (en attendant la bienheureuse esp�rance et l�av�nement de notre Sauveur J�sus-Christ � Embolisme apr�s le Notre P�re ; cf. Tt 2, 13), en demandant " d��tre combl�s de ta gloire, dans ton Royaume, tous ensemble et pour l��ternit�, quand Tu essuieras toute larme de nos yeux ; en Te voyant, Toi notre Dieu, tel que Tu es, nous Te serons semblables �ternellement, et sans fin nous chanterons ta louange, par le Christ, notre Seigneur " (MR, pri�re eucharistique III, 116 : pri�re pour les d�funts).
1405 De cette grande esp�rance, celle des cieux nouveaux et de la terre nouvelle en lesquels habitera la justice (cf. 2 P 3, 13), nous n�avons pas de gage plus s�r, de signe plus manifeste que l�Eucharistie. En effet, chaque fois qu�est c�l�br� ce myst�re, " l��uvre de notre r�demption s�op�re " (LG 3) et nous " rompons un m�me pain qui est rem�de d�immortalit�, antidote pour ne pas mourir, mais pour vivre en J�sus-Christ pour toujours " (S. Ignace d�Antioche, Eph. 20, 2).
1406 J�sus dit : " Je suis le pain vivant, descendu du ciel. Qui mangera ce pain vivra � jamais... Qui mange ma Chair et boit mon Sang a la vie �ternelle ... il demeure en moi et moi en lui " (Jn 6, 51. 54. 56).
1407 L�eucharistie est le c�ur et le sommet de la vie de l��glise car en elle le Christ associe son �glise et tous ses membres � son sacrifice de louange et d�action de gr�ces offert une fois pour toutes sur la Croix � son P�re ; par ce sacrifice il r�pand les gr�ces du salut sur son Corps, qui est l��glise.
1408 La c�l�bration eucharistique comporte toujours : la proclamation de la Parole de Dieu, l�action de gr�ce � Dieu le P�re pour tous ses bienfaits, surtout pour le don de son Fils, la cons�cration du pain et du vin et la participation au banquet liturgique par la r�ception du Corps et du Sang du Seigneur. Ces �l�ments constituent un seul et m�me acte de culte.
1409 L�Eucharistie est le m�morial de la P�que du Christ : c�est-�-dire de l��uvre du salut accomplie par la vie, la mort et la r�surrection du Christ, �uvre rendue pr�sente par l�action liturgique.
1410 C�est le Christ lui-m�me, grand pr�tre �ternel de la nouvelle Alliance, qui, agissant par le minist�re des pr�tres, offre le sacrifice eucharistique. Et c�est encore le m�me Christ, r�ellement pr�sent sous les esp�ces du pain et du vin, qui est l�offrande du sacrifice eucharistique.
1411 Seuls les pr�tres validement ordonn�s peuvent pr�sider l�Eucharistie et consacrer le pain et le vin pour qu�ils deviennent le Corps et le Sang du Seigneur.
1412 Les signes essentiels du sacrement eucharistique sont le pain de bl� et le vin du vignoble, sur lesquels est invoqu�e la b�n�diction de l�Esprit Saint et le pr�tre prononce les paroles de la cons�cration dites par J�sus pendant la derni�re c�ne : " Ceci est mon corps livr� pour vous ... Ceci est la coupe de mon sang ... "
1413 Par la cons�cration s�op�re la transsubstantiation du pain et du vin dans le Corps et le Sang du Christ. Sous les esp�ces consacr�es du pain et du vin, le Christ lui-m�me, vivant et glorieux, est pr�sent de mani�re vraie, r�elle et substantielle, son Corps et son Sang, avec son �me et sa divinit� (cf. Cc. Trente : DS 1640 ; 1651).
1414 En tant que sacrifice, l�Eucharistie est aussi offerte en r�paration des p�ch�s des vivants et des d�funts, et pour obtenir de Dieu des bienfaits spirituels ou temporels.
1415 Celui qui veut recevoir le Christ dans la Communion eucharistique doit se trouver en �tat de gr�ce. Si quelqu�un a conscience d�avoir p�ch� mortellement, il ne doit pas acc�der � l�Eucharistie sans avoir re�u pr�alablement l�absolution dans le sacrement de P�nitence.
1416 La sainte Communion au Corps et au Sang du Christ accro�t l�union du communiant avec le Seigneur, lui remet les p�ch�s v�niels et le pr�serve des p�ch�s graves. Puisque les liens de charit� entre le communiant et le Christ sont renforc�s, la r�ception de ce sacrement renforce l�unit� de l��glise, Corps mystique du Christ.
1417 L��glise recommande vivement aux fid�les de recevoir la sainte communion quand ils participent � la c�l�bration de l�Eucharistie ; elle leur en fait obligation au moins une fois par an.
1418 Puisque le Christ lui-m�me est pr�sent dans le Sacrement de l�Autel, il faut l�honorer d�un culte d�adoration. " La visite au Tr�s Saint Sacrement est une preuve de gratitude, un signe d�amour et un devoir d�adoration envers le Christ, notre Seigneur " (MF).
1419 Le Christ ayant pass� de ce monde au P�re, nous donne dans l�Eucharistie le gage de la gloire aupr�s de Lui : la participation au Saint Sacrifice nous identifie avec son C�ur, soutient nos forces au long du p�lerinage de cette vie, nous fait souhaiter la Vie �ternelle et nous unit d�j� � l��glise du Ciel, � la Sainte Vierge Marie et � tous les Saints.
CODEX IURIS CANONICIS (Roman Catholic Church--Code of Law)
Can. 897 - Le Sacrement le plus v�n�rable est la tr�s sainte Eucharistie dans laquelle le Christ Seigneur lui-m�me est contenu, offert et re�u, et par laquelle l'�glise vit et cro�t continuellement. Le Sacrifice eucharistique, m�morial de la mort et de la r�surrection du Seigneur, dans lequel le Sacrifice de la croix est perp�tu� au long des si�cles, est le sommet et la source de tout le culte et de toute la vie chr�tienne, par lequel est signifi�e et r�alis�e l'unit� du peuple de Dieu et s'ach�ve la construction du Corps du Christ. En effet, les autres sacrements et toutes les oeuvres d'apostolat de l'�glise sont �troitement li�s � la tr�s sainte Eucharistie et y sont ordonn�s.
Can. 898 - Les fid�les auront en tr�s grand honneur la tr�s sainte Eucharistie, en participant activement � la c�l�bration du tr�s auguste Sacrifice, en recevant ce sacrement avec d�votion et fr�quemment, et en lui rendant le culte �minent d'adoration; les pasteurs d'�mes instruiront soigneusement les fid�les de cette obligation, en mettant en valeur la doctrine sur ce sacrement.
LA C�L�BRATION EUCHARISTIQUE
Can. 899 - � 1. La c�l�bration eucharistique est action du Christ lui-m�me et de l'�glise, dans laquelle le Christ Seigneur, pr�sent substantiellement sous les esp�ces du pain et du vin, s'offre lui-m�me par le minist�re du pr�tre � Dieu le P�re, et se donne en nourriture spirituelle aux fid�les unis � son offrande.
� 2. Dans la Synaxe eucharistique, le peuple de Dieu est convoqu� en assembl�e sous la pr�sidence de l'�v�que ou du pr�tre sous l'autorit� de l'�v�que, agissant en la personne du Christ, et tous les fid�les qui y assistent, clercs ou la�cs, y concourent en prenant une part active, chacun selon son mode propre, suivant la diversit� des ordres et des fonctions liturgiques.
� 3. La c�l�bration eucharistique sera organis�e de telle sorte que tous ceux qui y participent en retirent des fruits abondants, pour l'obtention desquels le Christ Seigneur a institu� le Sacrifice eucharistique.
Le ministre de la tr�s sainte Eucharistie
Can. 900 - � 1. Seul le pr�tre validement ordonn� est le ministre qui, en la personne du Christ, peut r�aliser le sacrement de l'Eucharistie.
� 2. Le pr�tre non emp�ch� par la loi canonique c�l�bre licitement l'Eucharistie en observant les dispositions des canons qui suivent.
Can. 901 - Le pr�tre a la libert� d'appliquer la Messe tant pour les vivants que pour les d�funts.
Can. 902 - � moins que l'utilit� des fid�les ne requi�re ou ne conseille autre chose, les pr�tres peuvent conc�l�brer l'Eucharistie, �tant respect�e la libert� pour chacun de la c�l�brer individuellement, mais pas quand il y a une conc�l�bration dans la m�me �glise ou le m�me oratoire.
Can. 903 - Un pr�tre, m�me inconnu du recteur de l'�glise, sera admis par lui � c�l�brer pourvu qu'il lui pr�sente les lettres de recommandation de son Ordinaire ou de son Sup�rieur, d�livr�es au moins dans l'ann�e, ou que le recteur puisse juger prudemment que rien ne l'emp�che de c�l�brer.
Can. 904 - Que les pr�tres c�l�brent fr�quemment, ayant toujours pr�sent � l'esprit le fait que l'oeuvre de la r�demption se r�alise continuellement dans le myst�re du Sacrifice eucharistique; bien plus, leur est vivement recommand�e la c�l�bration quotidienne qui est vraiment, m�me s'il ne peut y avoir la pr�sence de fid�les, action du Christ et de l'�glise, dans la r�alisation de laquelle les pr�tres accomplissent leur principale fonction.
Can. 905 - � 1. Il n'est pas permis � un pr�tre de c�l�brer plus d'une fois par jour, sauf dans les cas o�, selon le droit, il est permis de c�l�brer ou de conc�l�brer plus d'une fois l'Eucharistie le m�me jour.
� 2. S'il y a p�nurie de pr�tres, l'Ordinaire du lieu peut permettre, pour une juste cause, que les pr�tres c�l�brent deux fois par jour, et m�me, lorsque la n�cessit� pastorale l'exige, trois fois les dimanches et les jours de f�tes d'obligation.
Can. 906 - Le pr�tre ne c�l�brera pas le Sacrifice eucharistique sans la participation d'un fid�le au moins, sauf pour une cause juste et raisonnable.
Can. 907 - Dans la c�l�bration eucharistique, il n'est permis ni aux diacres ni aux la�cs de r�citer les pri�res, surtout la pri�re eucharistique, ou de remplir les actes propres au pr�tre c�l�brant.
Can. 908 - Il est interdit aux pr�tres catholiques de conc�l�brer l'Eucharistie avec des pr�tres ou des ministres d'�glises ou de communaut�s eccl�siales qui n'ont pas la pleine communion avec l'�glise catholique.
Can. 909 - Que le pr�tre n'omette pas de se pr�parer d�ment par la pri�re � c�l�brer le Sacrifice eucharistique et de rendre gr�ces � Dieu apr�s la c�l�bration.
Can. 910 - � 1. Les ministres ordinaires de la sainte communion sont l'�v�que, le pr�tre et le diacre. � 2. Les ministres extraordinaires de la sainte communion sont l'acolyte et tout autre fid�le d�put� selon les dispositions du can. 230, � 3.
Can. 911 - � 1. Le devoir et le droit de porter la tr�s sainte Eucharistie en Viatique aux malades appartient au cur� et aux vicaires paroissiaux, aux chapelains ainsi qu'au Sup�rieur de la communaut� dans les instituts religieux cl�ricaux ou les soci�t�s de vie apostolique cl�ricales pour tous ceux qui se trouvent dans leur maison. � 2. En cas de n�cessit�, ou avec l'autorisation au moins pr�sum�e du cur�, du chapelain ou du Sup�rieur qu'il doit informer ensuite, tout pr�tre ou tout autre ministre de la sainte communion doit le faire.
La participation � la tr�s sainte Eucharistie
Can. 912 - Tout baptis� qui n'en est pas emp�ch� par le droit peut et doit �tre admis � la sainte communion.
Can. 913 - � 1. Pour que la tr�s sainte Eucharistie puisse �tre donn�e aux enfants, il est requis qu'ils aient une connaissance suffisante et qu'ils aient re�u une pr�paration soign�e, de sorte qu'ils comprennent le myst�re du Christ � la mesure de leur capacit�, et puissent recevoir le Corps du Seigneur avec foi et d�votion. � 2. La tr�s sainte Eucharistie peut n�anmoins �tre donn�e aux enfants qui sont en danger de mort, s'ils sont capables de distinguer le Corps du Christ de l'aliment ordinaire et de recevoir la communion avec respect.
Can. 914 - Les parents en premier, et ceux qui tiennent leur place, de m�me que le cur�, ont le devoir de veiller � ce que les enfants qui sont parvenus � l'�ge de raison soient pr�par�s comme il faut et soient nourris le plus t�t possible de cet aliment divin, apr�s avoir fait une confession sacramentelle; il revient aussi au cur� de veiller � ce que les enfants n'ayant pas encore atteint l'�ge de raison, ou ceux qu'il juge insuffisamment dispos�s, ne soient pas admis � la sainte Synaxe.
Can. 915 - Les excommuni�s et les interdits, apr�s l'infliction ou la d�claration de la peine et ceux qui persistent avec obstination dans un p�ch� grave et manifeste, ne seront pas admis � la sainte communion.
Can. 916 - Qui a conscience d'�tre en �tat de p�ch� grave ne c�l�brera pas la Messe ni ne communiera au Corps du Seigneur sans recourir auparavant � la confession sacramentelle, � moins d'un motif grave et qu'il ne soit dans l'impossibilit� de se confesser; en ce cas, il n'oubliera pas qu'il est tenu par l'obligation de faire un acte de contrition parfaite, qui inclut la r�solution de se confesser au plus t�t.
Can. 917 - Qui a d�j� re�u la tr�s sainte Eucharistie peut la recevoir � nouveau le m�me jour mais seulement lors d'une c�l�bration eucharistique � laquelle il participe, restant sauves les dispositions du can. 921, � 2.
Can. 918 - Il est vivement recommand� aux fid�les de recevoir la sainte communion au cours m�me de la c�l�bration eucharistique; n�anmoins, elle sera donn�e en dehors de la Messe, en observant les rites liturgiques, � ceux qui la demandent pour une juste cause.
Can. 919 - � 1. Qui va recevoir la tr�s sainte Eucharistie s'abstiendra, au moins une heure avant la sainte communion, de prendre tout aliment et boisson, � l'exception seulement de l'eau et des m�dicaments.
� 2. Le pr�tre qui c�l�bre la tr�s sainte Eucharistie deux ou trois fois le m�me jour peut prendre quelque chose avant la seconde ou la troisi�me c�l�bration, m�me s'il n'y a pas le d�lai d'une heure.
� 3. Les personnes �g�es et les malades, ainsi que celles qui s'en occupent, peuvent recevoir la tr�s sainte Eucharistie m�me si elles ont pris quelque chose moins d'une heure aupraravant.
Can. 920 - � 1. Tout fid�le, apr�s avoir �t� initi� � la tr�s sainte Eucharistie, est tenu par l'obligation de recevoir la sainte communion au moins une fois l'an.
� 2. Ce pr�cepte doit �tre rempli durant le temps pascal, � moins que pour une juste cause, il ne le soit � une autre �poque de l'ann�e.
Can. 921 - � 1. Les fid�les qui se trouvent en danger de mort, quelle qu'en soit la cause, seront nourris de la sainte communion sous forme du Viatique.
� 2. M�me s'ils ont d�j� re�u la sainte communion le jour m�me, il est hautement conseill� que ceux qui se trouvent en danger de mort communient � nouveau.
� 3. Tant que dure le danger de mort, il est conseill� que la sainte communion soit donn�e plusieurs fois, � des jours diff�rents.
Can. 922 - Le saint Viatique ne sera pas trop diff�r� aux malades; ceux qui ont charge d'�mes veilleront attentivement � ce que les malades le re�oivent quand ils ont encore le plein usage de leurs facult�s.
Can. 923 - Les fid�les peuvent participer au Sacrifice eucharistique et recevoir la sainte communion dans n'importe quel rite catholique, compte tenu des disposition du can. 844.
Art. 3 Rites et c�r�monies de la c�l�bration eucharistique
Can. 924 - � 1. Le tr�s saint Sacrifice eucharistique doit �tre offert avec du pain et du vin auquel un peu d'eau doit �tre ajout�.
� 2. Le pain doit �tre de pur froment et confectionn� r�cemment en sorte qu'il n'y ait aucun risque de corruption.
� 3. Le vin doit �tre du vin naturel de raisins et non corrompu.
Can. 925 - La sainte communion sera donn�e sous la seule esp�ce du pain ou, selon les lois liturgiques, sous les deux esp�ces; mais en cas de n�cessit�, ce pourra �tre aussi sous la seule esp�ce du vin.
Can. 926 - Dans la c�l�bration eucharistique, selon l'antique tradition de l'�glise latine, le pr�tre utilisera du pain azyme quel que soit le lieu o� il c�l�bre.
Can. 927 - Il est absolument interdit, m�me en cas d'urgente et extr�me n�cessit�, de consacrer une mati�re sans l'autre, ou m�me les deux en dehors de la c�l�bration eucharistique.
Can. 928 - La c�l�bration eucharistique se fera en latin ou dans une autre langue, pourvu que les textes liturgiques aient �t� l�gitimement approuv�s.
Can. 929 - Pour c�l�brer et administrer l'Eucharistie, les pr�tres et les diacres rev�tiront les v�tements sacr�s prescrits par les rubriques.
Can. 930 - � 1. Le pr�tre malade ou �g�, s'il ne peut rester debout, peut c�l�brer assis le Sacrifice eucharistique, en observant toujours les lois liturgiques, mais non cependant devant le peuple, � moins d'autorisation de l'Ordinaire du lieu.
� 2. Le pr�tre aveugle ou atteint d'une autre infirmit� peut licitement c�l�brer le Sacrifice eucharistique avec tout texte approuv� pour la Messe et, le cas �ch�ant, avec l'assistance d'un autre pr�tre ou d'un diacre, ou m�me d'un la�c d�ment instruit, qui l'aidera.
Art. 4 Temps et lieu de la c�l�bration de l'Eucharistie
Can. 931 - La c�l�bration et la distribution de l'Eucharistie peuvent avoir lieu tous les jours et � n'importe quelle heure, except� lorsque cela est interdit par les r�gles liturgiques.
Can. 932 - � 1. La c�l�bration eucharistique se fera en un lieu sacr� � moins que, dans un cas particulier, la n�cessit� n'exige autre chose; en ce cas, la c�l�bration doit se faire dans un endroit d�cent.
� 2. Le Sacrifice eucharistique doit �tre c�l�br� sur un autel consacr� ou b�ni; en dehors d'un lieu sacr�, peut �tre utilis�e une table convenable, en gardant toujours la nappe et le corporal.
Can. 933 - Pour une juste cause et avec l'autorisation expresse de l'Ordinaire du lieu, le pr�tre peut c�l�brer l'Eucharistie dans le temple d'une �glise ou d'une communaut� eccl�siale qui n'a pas la pleine communion avec l'�glise catholique, pourvu que tout danger de scandale soit �cart�.
LA R�SERVE ET LA V�N�RATION DE LA TR�S SAINTE EUCHARISTIE
Can. 934 - � 1. La tr�s sainte Eucharistie:
1 doit �tre conserv�e dans l'�glise cath�drale ou une �glise �quipar�e, dans toutes les �glises paroissiales et dans les �glises ou oratoires annex�s � la maison d'un institut religieux ou d'une soci�t� de vie apostolique;
2 peut �tre conserv�e dans la chapelle de l'�v�que et, avec l'autorisation de l'Ordinaire du lieu, en d'autres �glises, oratoires et chapelles.
� 2. Dans les lieux sacr�s o� la tr�s sainte Eucharistie est conserv�e, il faut qu'il y ait toujours quelqu'un qui en prenne soin et, dans la mesure du possible, un pr�tre y c�l�brera la Messe au moins deux fois par mois.
Can. 935 - Personne n'est autoris� � conserver la tr�s sainte Eucharistie chez soi ou � l'emporter avec lui en voyage, � moins qu'un besoin pastoral ne l'exige et � condition que toutes les dispositions de l'�v�que dioc�sain soient observ�es.
Can. 936 - Dans la maison d'un institut religieux ou dans toute autre maison pieuse, la tr�s sainte Eucharistie ne sera conserv�e que dans l'�glise ou dans l'oratoire principal annex� � la maison; mais, pour un juste motif, l'Ordinaire peut permettre qu'elle soit �galement conserv�e dans un autre oratoire de la m�me maison.
Can. 937 - Sauf si une raison grave s'y oppose, l'�glise dans laquelle la tr�s sainte Eucharistie est conserv�e restera ouverte aux fid�les au moins quelques heures par jour, afin qu'ils puissent prier devant le tr�s saint Sacrement.
Can. 938 - � 1. La tr�s sainte Eucharistie ne sera conserv�e habituellement que dans un tabernacle de l'�glise ou de l'oratoire.
� 2. Le tabernacle dans lequel la tr�s sainte Eucharistie est conserv�e sera plac� en un endroit de l'�glise ou de l'oratoire remarquable, visible, convenablement d�cor� et adapt� � la pri�re.
� 3. Le tabernacle dans lequel la tr�s sainte Eucharistie est habituellement conserv�e sera inamovible, fait d'un mat�riau solide non transparent et ferm� de telle sorte que soit �vit� au maximum tout risque de profanation.
� 4. Pour une cause grave, la tr�s sainte Eucharistie peut �tre conserv�e en un autre lieu s�r et d�cent, surtout la nuit.
� 5. La personne qui est charg�e de l'�glise ou de l'oratoire veillera � ce que la clef du tabernacle o� la tr�s sainte Eucharistie est conserv�e soit gard�e avec le plus grand soin.
Can. 939 - Les hosties consacr�es seront conserv�es en quantit� suffisante pour les besoins des fid�les dans un ciboire ou dans un vase et seront fr�quemment renouvel�es, les hosties anciennes �tant d�ment consomm�es.
Can. 940 - Devant le tabernacle o� la tr�s sainte Eucharistie est conserv�e, une lampe sp�ciale sera constamment allum�e pour indiquer et honorer la pr�sence du Christ.
Can. 941 - � 1. Dans les �glises ou oratoires o� peut �tre conserv�e la tr�s sainte Eucharistie, l'exposition peut �tre faite aussi bien avec le ciboire qu'avec l'ostensoir, en observant les r�gles prescrites dans les livres liturgiques.
� 2. Pendant la c�l�bration de la Messe, il n'y aura pas d'exposition du tr�s saint Sacrement dans le m�me endroit de l'�glise ou de l'oratoire.
Can. 942 - Il est recommand� que dans ces m�mes �glises et oratoires, il y ait tous les ans une exposition solennelle du saint Sacrement, pendant un temps convenable, m�me de fa�on non continue, afin que la communaut� locale m�dite plus profond�ment sur le myst�re eucharistique et l'adore; cependant, cette exposition n'aura lieu que si un concours suffisant de fid�les est pr�vu, et en observant les r�gles �tablies.
Can. 943 - Le ministre de l'exposition du tr�s saint Sacrement et de la b�n�diction eucharistique est le pr�tre ou le diacre; dans des circonstances particuli�res, pour la seule exposition et reposition, mais sans b�n�diction, ce peut �tre l'acolyte, le ministre extraordinaire de la sainte communion ou quelqu'un d'autre d�put� par l'Ordinaire du lieu, en observant les dispositions de l'�v�que dioc�sain.
Can. 944 - � 1. L� o� l'�v�que dioc�sain le juge possible, en t�moignage public de v�n�ration envers la tr�s sainte Eucharistie, une procession sera organis�e dans les rues, surtout au jour de la solennit� du Corps et du Sang du Christ.
� 2. Il revient � l'�v�que dioc�sain d'�tablir des r�gles pour la participation aux processions et pour la dignit� de leur d�roulement.
L'OFFRANDE POUR LA C�L�BRATION DE LA MESSE
Can. 945 - � 1. Selon l'usage approuv� de l'�glise, tout pr�tre c�l�brant ou conc�l�brant la Messe peut recevoir une offrande, pour qu'il applique la Messe � une intention d�termin�e.
� 2. Il est vivement recommand� aux pr�tres, m�me s'ils n'ont pas re�u d'offrande, de c�l�brer la Messe aux intentions des fid�les, surtout de ceux qui sont dans le besoin.
Can. 946 - Les fid�les qui donnent une offrande pour que la Messe soit appliqu�e � leur intention contribuent au bien de l'�glise et participent par cette offrande � son souci pour le soutien de ses ministres et de ses oeuvres.
Can. 947 - En mati�re d'offrande de Messes, on �cartera absolument jusqu'� l'apparence de commerce ou de trafic.
Can. 948 - Des Messes distinctes doivent �tre appliqu�es aux intentions de chacun de ceux pour lesquels une offrande, f�t-elle modique, a �t� donn�e et accept�e.
Can. 949 - Celui qui est oblig� de c�l�brer et d'appliquer la Messe � l'intention de ceux qui ont donn� l'offrande continue d'�tre tenu de le faire, m�me si les offrandes re�ues viennent � dispara�tre sans faute de sa part.
Can. 950 - Si une somme d'argent est offerte pour l'application de Messes, sans sp�cification du nombre de Messes � c�l�brer, ce nombre sera d�termin� selon le taux fix� dans le lieu o� le donateur r�side, � moins que son intention ne doive �tre l�gitimement pr�sum�e autre.
Can. 951 - � 1. Le pr�tre qui c�l�bre plusieurs Messes le m�me jour peut appliquer chacune d'elles � l'intention pour laquelle une offrande a �t� donn�e; n�anmoins, hormis le jour de No�l, il gardera l'offrande d'une seule Messe et destinera les autres aux fins fix�es par l'Ordinaire, une certaine r�tribution � un titre extrins�que �tant toutefois admise.
� 2. Le pr�tre qui conc�l�bre une deuxi�me Messe le m�me jour ne peut sous aucun pr�texte recevoir une offrande � ce titre.
Can. 952 - � 1. Il revient au concile provincial ou � l'assembl�e des �v�ques de la province de fixer par d�cret pour toute la province le montant de l'offrande � donner pour la c�l�bration et l'application de la Messe, et le pr�tre n'est pas autoris� � demander une somme plus �lev�e; il lui est cependant permis de recevoir pour l'application d'une Messe une offrande plus �lev�e que celle qui a �t� fix�e si elle lui est offerte spontan�ment, et m�me une offrande moins �lev�e.
� 2. � d�faut d'un tel d�cret, la coutume en vigueur dans le dioc�se sera observ�e.
� 3. Les membres de tous les instituts religieux doivent s'en tenir aussi � ce d�cret ou � la coutume du lieu dont il s'agit aux �� 1 et 2 du pr�sent canon.
Can. 953 - Il n'est permis � personne de recevoir un nombre tel d'offrandes de Messes � appliquer par lui-m�me qu'il ne puisse les acquitter dans l'ann�e.
Can. 954 - Si, dans certaines �glises ou oratoires, la demande de messes � c�l�brer d�passe le nombre de celles qui peuvent y �tre dites, celles qui sont en exc�dent peuvent �tre c�l�br�es ailleurs, � moins que les donateurs n'aient manifest� express�ment une volont� contraire.
Can. 955 - � 1. Celui qui d�sire confier � d'autres la c�l�bration de Messes � appliquer confiera leur c�l�bration le plus t�t possible aux pr�tres qu'il voudra, pourvu qu'il les sache au-dessus de tout soup�on; il doit transmettre int�gralement l'offrande re�ue � moins qu'il ne sache avec certitude que ce qui d�passe le taux fix� dans le dioc�se lui a �t� donn� � lui personnellement; et il est tenu par l'obligation de veiller � la c�l�bration de ces Messes jusqu'� ce qu'il ait re�u l'avis de l'acceptation de l'obligation et de la r�ception de l'offrande.
� 2. Le d�lai dans lequel les Messes doivent �tre c�l�br�es commence du jour o� le pr�tre qui doit les c�l�brer les a re�ues, sauf s'il s'av�re qu'il en va autrement.
� 3. Ceux qui confient � d'autres des Messes � c�l�brer inscriront sans tarder dans un registre tant les Messes qu'ils ont re�ues que celles qu'ils ont confi�es � d'autres, en notant aussi le montant des offrandes.
� 4. Tout pr�tre doit soigneusement noter les Messes qu'il a accept�es de c�l�brer et celles qu'il a acquitt�es.
Can. 956 - Tous et chacun des administrateurs des causes pies ou ceux qui sont oblig�s � un titre quelconque de veiller � la c�l�bration des Messes, clercs ou la�cs, remettront � leurs Ordinaires, selon les modalit�s � d�finir par ceux-ci, les charges des Messes qui n'auraient pas �t� c�l�br�es dans l'ann�e.
Can. 957 - Le devoir et le droit de veiller � l'accomplissement des charges de Messes reviennent � l'Ordinaire du lieu pour les �glises du clerg� s�culier, et � leurs Sup�rieurs pour les �glises des instituts religieux ou des soci�t�s de vie apostolique.
Can. 958 - � 1. Le cur� et le recteur d'une �glise ou d'un autre lieu de pi�t�, dans lesquels des offrandes de Messes sont ordinairement re�ues, tiendront un registre particulier dans lequel ils noteront soigneusement le nombre de Messes � c�l�brer, l'intention, l'offrande et la c�l�bration accomplie.
� 2. L'Ordinaire est tenu par l'obligation de contr�ler ces registres chaque ann�e, par lui-m�me ou par d'autres.

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Art. 3

Art. 4