Source: https://www.comitatodifesasalutessg.com/2016/11/03/assemblea-del-comitato/
Timestamp: 2018-11-21 01:59:43+00:00

Document:
Sabato 5 novembre 2016 - ore 15,30 - ASSEMBLEA
al CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”
2) .Informazione sulle cause di lavoro/civili (sentenza vinta di Capelli contro Inail), quelle penali che stanno andando a sentenza (contro i dirigenti Breda, Pirelli) e quella iniziata contro il Comune di Milano.
3) informazione sul blocco delle pensioni del governo Renzi dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto incostituzionale il blocco delle perequazioni delle pensioni superiori a 1.443 euro lordi: come fare per richiedere il rimborso all’Inps delle somme dovute?
dal bollettino n. 78 del nostro Comitato
3) informazione sul blocco delle pensioni del governo Renzi dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto incostituzionale il blocco delle perequazioni delle pensioni superiori a 1.443 euro lordi:come fare per richiedere il rimborso all’Inps delle somme dovute?
Venerdì 23 settembre presso il Senato della Repubblica, a Palazzo Madama a Roma, si è tenuto un importante convegno dal titolo “I procedimenti penali per i tumori professionali: Giustizia o Ingiustizia? “
I lavori sono stati introdotti dal senatore Felice Casson (ex giudice che ha condotto in passato importanti processi) che ha ricordato che “chiunque si sia occupato di procedimenti giudiziari che abbiano come oggetto i tumori professionali conosce perfettamente l’estrema difficoltà che s’incontra nell’affrontare una problematica che è molto complessa, sia dal punto di vista tecnico che da quello legale”.
Quale relatore al convegno è stato invitato anche il nostro Comitato,che ha presentato una relazione dal titolo “Al lavoro, è peggio che in guerra”, portando le esperienze delle vittime dell’amianto nei processi ( alcuni ancora in corso, contro la Breda/Ansaldo e la Pirelli), evidenziando le difficoltà che incontrano le vittime nella lotta per ottenere giustizia, sia nei tribunali sia nei confronti dell’Inail.
Il nostro Comitato, nella sua relazione, ha ricordato che una delle parole d’ordine che hanno sempre sostenuto in fabbrica fin dagli anni ‘70 gli operai della Breda era: “La salute non si paga – la nocività si elimina”. Questo fu uno dei motivi per cui gli operai si scontrarono con il padrone (che dava la paga di posto più alta per i lavori nocivi e mezzo litro di latte), e anche con il sindacato che barattava salario e salute. Ma la lotta si faceva anche fra gli stessi lavoratori, con alcuni compagni di lavoro che vedevano nell’indennità di nocività la possibilità di arrotondare (anche se di poche lire) il salario, senza essere coscienti dei pericoli che correvano. Abbiamo anche ricordato che per il medico di fabbrica anche gli operai malati e quelli con problemi respiratori erano sempre “abili e arruolati” e costretti quindi a continuare a lavorare in reparti e ambienti nocivi, evidenziando che questa concezione è tuttora dominante, perché nei processi penali e civili si continua a monetizzare la salute e la vita umana.
Infine il Comitato ha chiamato tutti i partecipanti in particolare i senatori e deputati presenti a condividere due obiettivi:
1) “Costringere” il legislatore a varare una legge che sancisca che i disastri ambientali, gli infortuni, le morti sul lavoro e le malattie professionali non vadano mai in prescrizione e siano considerati crimini contro l’umanità.
2) Risolvere il conflitto d’interessi dell’INAIL (oggi questo ente è quello che deve certificare e riconoscere la malattia professionale e anche quello che deve indennizzarlo), intervenendo sul governo e sui ministri competenti, affinché INAIL riconosca i diritti dei lavoratori e delle vittime esposte a sostanze cancerogene e nocive senza costringerle a lunghe e costose cause, e perché sia un ente terzo e non l’INAIL a certificare la malattia (lasciando a questo ente solo il compito di indennizzarle come spetta all’assicurazione pubblica).
L’INAIL CONDANNATA IN TRIBUNALE A RICONOSCERE LA MALATTIA PROFESSIONALE DI SILVESTRO CAPELLI, OPERAIO EX ESPOSTO AMIANTO.
Il Tribunale di Monza – sez. Lavoro (giudice dott.ssa Francesca Capelli)- ha condannato il 21 aprile scorso l’Inail a riconoscere la malattia professionale al nostro compagno Silvestro, ex operaio della Breda Fucine di Sesto San Giovanni colpito da un tumore alla laringe nel 1996. L’Inail si è sempre rifiutata di riconoscere a Capelli (difeso dall’avv. Laura Mara) la malattia professionale, nonostante gli avesse riconosciuto nel 2006 l’esposizione all’amianto, costringendolo quindi ad andare in causa per far valere i suoi diritti. Il Tribunale ha riconosciuto il legame fra il tumore alla laringe che ha colpito Silvestro e la sua esposizione all’amianto, riconoscendogli un danno biologico del 60% e condannando quindi l’INAIL al risarcimento e alla costituzione di una rendita. La giustizia ha tempi lunghi, che purtroppo gli operai con patologie dovute all’esposizione all’amianto con attesa di vita limitata non possono aspettare.
Con questa sentenza il Tribunale ha riconosciuto ed applicato un principio importantissimo: la prescrizione della malattia professionale (3 anni e 150 giorni), comincia da quando il lavoratore viene a conoscenza del legame tra la sua malattia e le condizioni e le sostanze con cui ha lavorato.
Pirelli bis: verso la sentenza
Riportiamo alcuni stralci dell’articolo di Repubblica.it Milano di Franco Vanni sull'udienza del 17 ottobre per i morti d'amianto alla Pirelli di Milano, in cui il nostro Comitato è Parte civile.
Processo per i 28 morti di amianto: "Alla Pirelli di Milano non c'erano procedure contro i rischi". Il perito: "Non ho trovato né una scheda né un documento anche quando ormai i rischi per la salute erano chiari"
Non solo nei singoli stabilimenti, ma anche a livello di azienda "madre", non esisteva un protocollo per la sicurezza sul lavoro. In particolare, nella società Pirelli Cavi, come nella capogruppo Pirelli, non abbiamo trovato documenti che assegnassero deleghe di alcun tipo per quanto riguarda la tutela della salute dei lavoratori". Questo ha riferito in aula la commercialista Alessandra Ungaro, nominata perito dal giudice di Milano Annamaria Gatto nel processo a carico di nove ex dirigenti Pirelli, accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime in relazione a 28 casi di operai morti o che si sono ammalati di forme tumorali a causa dell'amianto, dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell'azienda tra gli anni '70 gli anni'80.……La perizia era stata disposta il 21 marzo dal giudice che, entrata in camera di consiglio, era uscita non con il verdetto, come atteso, ma con un'ordinanza di riapertura del processo. Aveva disposto la perizia per accertare chi avesse avuto davvero ruoli di responsabilità nei due rami di azienda presso i quali hanno lavorato gli operai.
Il perito ….. in conclusione ha affermato: "Nelle mie ricerche non ho trovato nulla che riguardasse l'amianto - ha riferito il perito, rispondendo alle domande delle parti -. Non una scheda, non un documento. Nemmeno nel periodo in cui ormai i rischi per la salute erano chiari". E ancora: "Negli stabilimenti di via Ripamonti, come in Sarca e in Bovisa, la situazione era la medesima. Dai componenti auto al settore cavi, la condizione era ovunque la medesima".
Il 15 luglio 2015 i nove imputati (assieme ad un ex manager poi morto e ad un altro imputato, la cui posizione in questo processo è stata stralciata per ragioni di salute) sono già stati tutti condannati da un'altra sezione del Tribunale milanese (nei giorni scorsi è iniziato il processo d'appello) a pene fino a 7 anni e 8 mesi di reclusione nell'ambito del primo filone dell'inchiesta e con al centro la morte di una ventina di operai che hanno lavorato negli stabilimenti di viale Sarca e viale Ripamonti tra gli anni '70 e gli anni '80.
In questo secondo filone, invece, il pm Maurizio Ascione, nelle scorse udienze, ha chiesto condanne a pene comprese tra i 4 anni e mezzo e i 9 anni per sei ex dirigenti Pirelli e l'assoluzione per altri tre imputati. Il giudice aveva però disposto la perizia dopo che i legali di Pirelli Tyre spa, responsabile civile nel procedimento, avevano prodotto una serie di documenti in relazione a cessioni di rami d'azienda tra fine anni '70 e inizi anni '80.
Ricordiamo che il nostro Comitato, parte civile in questo processo, non ha chiesto nessun risarcimento economico, lasciando al giudice di quantificare i danni patrimoniali e non patrimoniali in via equitativa, nella misura decisa dal Tribunale e con almeno il rimborso delle spese legali sostenute.
Il nostro Comitato, inoltre ha chiesto, quale risarcimento, che l’eventuale sentenza di condanna sia pubblicata per 2 volte sui quotidiani nazionali e 2 volte su quelli regionali.
Il giorno della sentenza, che vi comunicheremo, invitiamo tutti ad essere presenti in tribunale.
BredaTermomeccanica/Ansaldo: risarciti i famigliari dei lavoratori morti.
A marzo l’azienda ha raggiunto una transazione economica con gli eredi dei lavoratori morti cui ha già fatto un bonifico. Il nostro Comitato, anch’esso parte civile, non è in vendita e abbiamo fatto sapere agli avvocati dell’azienda che rifiutiamo a priori qualsiasi offerta economica.
Dopo le testimonianze dei lavoratori e dei nostri consulenti di parte civile (nel frattempo abbiamo avuto una grave perdita con la morte del dott. Luigi Mara, fondatore di Medicina Democratica, nostro consulente e amico che doveva testimoniare il 29 settembre, insieme all’altro nostro consulente ing. Bruno Thieme, a favore dei lavoratori), ora è il turno dei testi e consulenti della difesa.
Anche questo processo sta arrivando al termine e per fine anno è prevista la sentenza.
Comune di Milano: Inail e ATS contro i lavoratori
Recentemente un’ex lavoratrice - malata di mesotelioma – che ha lavorato in un palazzo del Comune di Milano chiuso da anni per amianto, dove è stata esposta dal 1985 al 2010 al minerale , si è vista respingere la richiesta di malattia professionale prima dall’ATS (ex ASL) e poi dal Pubblico Ministero. Il magistrato ha chiesto al GIP l’archiviazione dell’esposto-denuncia, sostenendo che la lavoratrice durante le ferie (meno di un mese l’anno) andava in una località in cui c’e una forte presenza di eternit. Secondo l’ATS e il p.m., la lavoratrice non si sarebbe quindi ammalata nei 25 anni in cui era esposta alla sostanza cancerogena, ma quando andava in ferie.
La richiesta di archiviazione è arrivata ad agosto, durante le ferie e con solo dieci giorni di tempo per fare opposizione. In ogni caso il nostro Comitato, insieme alla lavoratrice, a Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto che aveva fatto l’esposto-denuncia tramite la nostra avvocata Laura Mara. è riuscito a presentare l’opposizione entro i termini e vedremo come finirà, visto che nessuno di noi è disposto ad arrendersi.
Un nuovo libro del Comitato: Amianto, morti di “progresso”
Moni Ovadia, su il manifesto del 22 settembre 2016 nella recensione scrive: «Amianto: morti di Progresso» di Michele Michelino e di Daniela Trollio. Una rigorosa inchiesta che non riguarda solo il passato ma anche il presente. ….
(chi vuole leggerla interamente può andare sul sito web del comitato http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com)
La storia dell’amianto dimostra questo: il profitto dei capitalisti viene prima della vita e il sistema borghese in cui viviamo è strutturato per difendere questo “diritto” del capitale, che chiama “legalità”.
La grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata che in questi anni: decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza.
C’è un’istituzione dello Stato che difende la “legalità”: la magistratura. Per noi i tribunali sono stati un altro “luogo” dove dimostrare che alla barbarie del capitale ci si può, e si deve, ribellarsi. Abbiamo vinto, abbiamo perso, ma non ci siamo mai arresi e questo “altro luogo” c’è servito per arrivare alle coscienze di migliaia e migliaia di persone che dell’amianto sapevano poco o nulla. Troverete quindi una mole di atti processuali (ma non solo) in questo libro: vorremmo che tutto questo materiale servisse ad altri perché – se abbiamo fatto passi da gigante in questi anni - la battaglia è ben lontana dall’essere vinta. Questo libro raccoglie e racconta attraverso documenti, atti processuali e lotte, le storie di uomini e donne che da anni si battono – senza mai arrendersi, rifiutandosi di essere “merce” a perdere per il “mercato”.
Il libro, di 275 pagine, è in vendita a 19,50 euro (costo stabilito dalla casa editrice).
Per gli associati e gli amici del Comitato siamo riusciti ad averne diverse copie a 15 euro.
Il libro si può prenotare ai n. 02 26224099 o 3357850799.
Come abbiamo sempre sostenuto la solidarietà è una cosa concreta e un’arma potente. Questa volta ringraziamo Silvestro Capelli che, dopo aver vinto con l’aiuto del Comitato la causa contro l’INAIL per il riconoscimento della malattia professionale, ha fatto una generosa sottoscrizione per il Comitato stesso.
Via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni MI / tel+fax 0226224099 c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.

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