Source: http://www.robertobrunelli.com/index.html
Timestamp: 2019-01-20 15:14:25+00:00

Document:
Roberto Brunelli: Storia di una sottrazione internazionale
Storia di una sottrazione internazionale
Roberto Brunelli nasce a Verona il 26 Novembre 2003 da padre italiano (Filippo Brunelli) e madre ucraina (Ganna Levadna).
Il 29 Giugno 2007, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana Ganna si reca, come tutti gli anni, in Ucraina a Dnipropetrovsk, per trascorrere le vacanze estive con i suoi genitori e da allora non ha più fatto ritorno in Italia.
Il padre diverse volte ha cercato di trovare una soluzione pacifica e poco traumatica per il ricongiungimento con la madre o avere la possibilità di stare con il figlio, almeno qualche mese.
Ganna Levadna ha sempre rifiutato ogni tentativo di accordo con il marito e, anzi, in questi anni ha cercato in tutti i modi di mettere Roberto contro il padre, denigrando il padre, decendo al figlio che il padre lo vuole portare via dalla mamma per sempre e arrivando anche a dire a Roberto che se un bambino si allontana dalla madre il bambino si ammala e poi muore.
Dopo un'estenuante lotta presso il tribunale Ucraino Filippo ottiene che il bambino deve rientrare in Italia, ma a quel punto la madre sparisce portando con se il minore.
Il presidente del tribunale di Verona con la sentenza n.° 1724/2008, per la separazione tra i coniugi Brunelli, sentenzia in via d'urgenza che il piccolo Roberto deve rientrare in Italia presso la sua residenza e che deve trascorrere 15 giorni durante il periodo di Natale e le vacanze estive con la madre.
In base agli accordi dell'Aja che l'Ucraina ha firmato e ratificato la sentenza viene comunicata la ministero competente Ucraino che ha tempo sei settimane per dare una risposta.
A ottobre viene comunicato che l'8 Dicembre si terrà il processo per il rimpatrio del minore.
Filippo riceve la comunicazione che In Ucraina si è tenuto un processo riguardo il caso di Roberto Brunelli. Il processo avrebbe dovuto tenersi in data 8 dicembre 2008. Solamente il data 25 Novembre il ministero giustizia Ucraino ha comunicato alla controparte italiana che il processo era stato anticipato al 21 di novembre e che una seconda udienza sarebbe stata fatta in data 28 Novembre....
Filippo riceve una raccomanda dal tribunale rionale di Amur-Nyzhiodniprovovoskyi della città di Dnipropetrovsk, dove si comunica che in data 09 Novembre 2009 alle ore 10.00 è invitato in qualità di citato per la causa de divorzio e della determinazione del domicilio del minore.
Com'è possibile che un tribunale Ucraino decida di un matrimonio tra 2 cittadini Italiani, che hanno contratto regolare matrimonio in Italia?
Inoltre in base alla convenzione dell' Aja essendo già in corso una procedura nel luogo di residenza del minore il tribunale non può esprimersi riguardo l'affidamento del minore.
A seguito delle lamentele presentate dall' avvocato italiano del signor Brunelli, il 30 dicembre Filippo riceve un'altro fax dal Ministero della Giustizia Ucraino nel quale si comunica che il 15 di gennaio 2009 alle ore 8.45 si terrà un' altro processo sempre presso il tribunale rionale di Amur-Nyzhiodniprovovoskyi della città di Dnipropetrovsk, per l'affidamento del minore e che Filippo verrà rappresentato da "un rappresentante locale" e che il ministero di giustizia ucraino è impossibilitato a fornirgli un interprete.
Filippo si reca in Ucraina per presenziare al processo; l'arrivo in Ucraina coincide con il Natale ortodosso e non fu possibile a Filippo procurarsi ne un avvocato ne un'interprete quel giorno. Solamente il giorno seguente Filippo riuscì a rintracciare un'interprete che lo aiuterà nel processo e per tutta la permanenza in Ucraina.
Questo è il racconto di quel giorno di Filippo Brunelli come lo ha inviato al suo avvocato in Italia:
"Buon giorno avvocato,
Le invio questa e-mail con un resoconto di quello che è successo ed alcune idee che mi sono venute: arrivato in Ucraina non ho mai contattato mia moglie e non l'ho incontrata prima del processo in modo che non sapesse che sarei stato presente.
Il primo giorno che sono arrivato c'erano -25 gradi, un vento freddo ed ho perso molto tempo a sbrigare le pratiche burocratiche alla frontiera e a trovare un hotel, ma quella dell'hotel è un'altra storia che le racconterò per farci 4 risate. Il giorno che sono arrivato era il giorno del Natale ortodosso e non sono riuscito a trovare ne l'interprete ne nulla che potesse essermi utile.
Il giorno successivo sono riuscito e mettermi in contatto con un interprete che ci ha raggiunti all' hotel. Ho spiegato la situazione e la signora Ludmilla mi ha detto che solitamente fа l' interprete tecnico per l'azienda dove lavora, ma che mi avrebbe aiutato. Parlando ho scoperto alcune cose sulla legge ucraina in fatto di separazione:
1) se dopo 3 convocazioni una delle tue parti non si presenta il giudice decide in favore della parte che si è sempre presentata anche per quel che riguarda l'affidamento del minore. A questo punto ho capito perchè le altre due volte ci è stata comunicata l'udienza una volta due giorni dopo che l'udienza si era svolta, e la seconda solo il giorno prima. La lettere che Lei avvocato ha inviato al ministero di giustizia Ucraino evidentemente è servita per farmi avere la convocazione per questa udienza.
2) Il giudice viene scelto dalla persona che richiede la causa, e l'altra persona può eventualmente rifiutare il giudice. Le dico questo punto perchè più avanti nella trattazione dei fatti risulterà molto utile per capire cosa sta succedendo.
Il giorno 9 Gennaio mi sono presentato come previsto presso il tribunale rionale ( quando torno le racconto la fatiscenza e lo stato in cui versano i tribunali rionali ucraini, sono sicuro che non mi crederа ma è la verità, volevo scattarle delle foto ma avevo paura che mi mettessero in prigione come spia...)
Nel corridoio di fronte all'aula ho trovato ad aspettarmi il rappresentante dell' ambasciata italiana con un'interprete che però, come mi ha spiegato, era solo per rappresentare i diritti del minore, e non poteva aiutarmi ne il traduttore ucraino dell'ambasciata poteva tradurre per me, ma mi ha assicurato che avrebbe aiutato il mio traduttore se fosse stato necessario.
Erano oramai 10 minuti che aspettavamo quando dalle scale ho sentito i passi decisi della mia ex-moglie ( mi spiace ma non riesco a considerarla più mia moglie).
Quando è entrata e mi ha visto è rimasta come una statua di marmo:
"Ciao Anna", le ho detto con il mio miglior sorriso, " ho provato a chiamarti ieri per dirti che ero a Dnipropetrovsk, ma non mi hai mai risposto al telefono".
Dopo un secondo mi ha detto "Ciao" ed è sparita nelle scale.
Alle dieci doveva iniziare il processo ma una signora tutta trafelata che non avevo mai visto prima è entrata nella stanza dove c'era il giudice ed è uscita dopo qualche minuto.
Il mio interprete, la signora Ludmilla ha chiesto quando sarebbe iniziata l'udienza e la risposta è stata che bisognava aspettare qualche minuto perchè l'avvocato di Anna era in ritardo bloccato nel traffico.
Mentre aspettavamo ho parlato con i rappresentanti dell'ambasciata e mi hanno detto che anche loro hanno molti problemi perchè i casi analoghi ai miei sono molti e che purtroppo loro sono in pochi e lui stesso aveva saputo che doveva presentarsi a rappresentare il bambino solamente il pomeriggio prima ed è riuscito a prendere l'aereo appena in tempo, inoltre essendo in ambasciata solo da un paio di mesi non sapeva quasi nulla del mio caso.
Mi hanno inoltre informato che non è stato possibile fare la visita consolare per verificare la situazione psico-fisica e le condizioni di vita del minore perchè la signora non risponde al telefono oppure dice che la sua casa non è un circo e che quindi rifiuta di fare la visita consolare.
Riguardo la casa dove vive Roberto ed il quartiere dove vive, che è lo stesso della sede del tribunale rionale,quando siamo arrivati prima di entrare mi sono acceso una sigaretta.
Una signora, vestita male e sporca mi si è avvicinata chiedendomi di farle accendere una sigaretta.
Io le ho acceso la sigaretta e lei quindi si è allontanata.
Il mio interprete che è di Dnipropetrovsk mi ha detto "Quella è una zingara"
"Anche voi avete gli zingari rom? o sono di un'altra etnia?"
"No", mi ha risposto, "Sono zingari Ucraini, vivono qua tra queste case in questo quartiere. Non è un quartiere molto bello della città e tanti hanno paura a venirci di notte."
Mentre aspettavamo ( saranno passati 20 minuti circa) parlavo con il rappresentante dell'ambasciata ed anche secondo lui in questo caso che il matrimonio è tra due cittadini che hanno cittadinanza italiana e che è stato fatto in Italia non ha senso che si faccia il divorzio in Ucraina.
Alla fine comunque è arrivata Anna con il suo avvocato ed un'altra signora che non so chi fosse ne avevo mai visto.
Siamo quindi entrati ed è iniziata l'udienza. Ci siamo accomodati su una fila di sedie lungo un muro con il giudice davanti, tutti in fila uno affianco all'altro io avevo chiesto al mio interprete di sedersi alla mia destra ed a quello dell'ambasciata alla mia sinistra
Per prima cosa il giudice ci ha fatto alzare tutti uno ad uno dicendo i nostri nome, cognomi, data di nascita e professione; a quel punto questa signora è uscita dall'aula per poi rientrare dopo e non ho potuto sapere chi fosse, e quale parte avesse in quella commedia, perchè di commedia si sarebbe trattato, con tanto di parti giа scritte e finale scontato, se non mi fossi presentato.
Durante la presentazione dei presenti ho scoperto che Anna lavora come consulente in un ministero, ma non ha specificato che tipo di consulenze faccia ( a me aveva detto che lavorava come economista per un' ufficio).
Il giudice ha poi chiesto se accettiamo lui come giudice. Io ho risposto di sм perchè non sapevo cosa dire e non volevo che magari spostassero l'udienza per il mio no a una data lontanissima.
A poi chiesto se prima di iniziare avevamo qualcosa da dichiarare.
Io a quel punto ho detto che avevo qualcosa da dichiarare.
"Signor giudice", ho iniziato, " non capisco perchè un matrimonio tra due cittadini italiani che hanno contratto matrimonio in Italia debba essere giudicato da una corte Ucraina. Mi risulta infatti, e questo me lo ha confermato l' ambasciata Ucraina a Roma, che nella costituzione Ucraina non si accetta la doppia cittadinanza, mia moglie che ha ottenuto quella italiana ha perso quindi quella Ucraina" ( Anna aveva presentato come documento di riconoscimento il passaporto ucraino e non quello italiano).
Ho tirato fuori dai miei documenti la copia della carta d'identità di Anna dove era scritto che era cittadina italiana e l'ho presentata al giudice.
"Inoltre in base alla convenzione dell'Aja del 1980 articolo 16, che l'Ucraina ha firmato e ratificato", ho proseguito, " Essendo giа in corso un processo in Italia non si può fare un'altro procedimento in Ucraina."
Il giudice mi ha prima contestato che la copia della carta di identità poteva non essere originale e poi mi ha chiesto di dimostrare che c'era un procedimento in Italia. Gli ho consegnato la copia della sentenza che era stata fatta in Italia e lui mi ha detto che la voleva in Ucraino e legalizzata.
Gli ho comunicato che giа da parecchi mesi la sentenza era stata inviata ed era pervenuta all'autorità centrale Ucraina e che lui avrebbe giа dovuto averla. "Crede che la legge italiana valga più di quella Ucraina e che deve decidere l'Italia?" mi ha chiesto.
"Chiedo scusa," Ho risposto," forse mi sono spiegato male, ma non si tratta di legge italiana o ucraina, ma di una convenzione internazionale e gli stati che firmano le convenzioni non lo fanno come fossero linee guida ma per rispettare precisi impegni, quindi non si tratta di legge italiana o ucraina, ma accordi internazionali che vanno rispettati. se il bambino avesse avuto la residenza in Ucraina e fosse stato portato in Italia, in quel caso in base alla convenzione doveva essere il tribunale Ucraino a decidere ma visto che il minore ha ancora la residenza in Italia deve essere il tribunale italiano a decidere."
L'avvocato di Anna mi ha detto che aveva delle domande da farmi
"Va bene" ho risposto tranquillo
"Dove è stata notificato ad Anna che ci sarebbe stato il processo in Italia"
"Dove ha la residenza, in via Santa Giuliana n.7"
"Ma lei sа che Anna è in Ucraina"
"Io lo so ma Anna non ha mai comunicato all'ambasciata italiana che si era trasferita in Ucraina e doveva essere iscritta all'anagrafe degli italiani all'estero. Io ho notificato al comune di Verona che Anna non abita più presso il mio domicilio ma ci vuole un anno perchè la pratica abbia luogo, se invece Anna lo comunica all'ambasciata ci vuole meno. Ci sono qui i rappresentanti dell'ambasciata che possono confermarlo"; il rappresentante dell'ambasciata mi guarda poi guarda il giudice e conferma.
"Lei come fа a dire che L'ucraina non accetta la doppia cittadinanza?"
"Ho chiamato l'ambasciata Ucraina e me lo hanno detto loro che la costituzione non lo accetta"
"Quale articolo della costituzione?"
"Non sono io che devo sapere la costituzione Ucraina, è lei l'avvocato che deve sapere le leggi"
Il giudice mi ha detto a quel punto che dovevo produrre tutti i documenti legalizzati e tradotti dove risulta che Anna è cittadina italiana e della sentenza del tribunale italiano e che la prossima udienza sarebbe stata spostata al 1 Aprile e quindi anche quella del 15 doveva essere spostata.
"NO!" ho detto io, "L'udienza del 15 riguarda non il divorzio ma l'affidamento quindi deve essere fatta"
"Ma non ci sono i documenti legalizzati"
"Cercherò di procurarli".
Alla fine siamo usciti e mia moglie è andata via senza parlarmi e senza nemmeno salutarmi.
Ho chiesto al suo avvocato se potevo vedere mio figlio e mi ha risposto"Parlerò con la madre e vedremo"
Da allora Anna non risponde più al telefono e non ho modo di fissare un'incontro per vedere il bambino.
E' stato a quel punto che l'ho chiamata, avvocato per sapere se aveva una copia dei documenti in ucraino legalizzati.
Su consiglio dei rappresentanti dell'ambasciata sono andato a cercare un' avvocato e grazie all'interprete che si è dimostrata molto disponibile sono andato da un' avvocato che mi dicono sia molto valido.
Ho spiegato a questo avvocato la situazione e mi ha chiesto di vedere il il biglietto con la convocazione. Quando ha visto il nome del giudice ha detto "Ho capito tutto"
Io l'ho guardato e lui ha proseguito," tra un po questo giudice vа in pensione e stà cercando di prendere più soldi possibile"
Mi scusi ma a me la risposta è venuta spontanea come a chiunque" diamogliene di più noi!"
"Non è così facile", mi ha detto " bisogna vedere da chi li prende e se io conosco qualcuno che vale di più"
Praticamente non è solo una questione di bustarelle ma anche di chi da le bustarelle...
Comunque adesso ho anche un' avvocato qua in Ucraina.
Ha gia richiesto tutti i documenti al tribunale anche quelli delle udienze precedenti così che comunque vada a finire alla fine avremo le idee più chiare. Inoltre aveva chiamato l'autorità centrale per farsi inviare immediatamente copia della sentenza ( che avevamo inviato e che era autentificata) ma sembra che, probabilmente, sia stata persa!!!!
Alla notte ero preoccupato perchè sebbene dovrei riuscire ad avere tutti i documenti per mercoledì quello tradotto e apostillato non sarebbe arrivato e mi sono riletto tutta la convenzione un'altra volta e ho visto un' articolo 23 che dice che nessuna legalizzazione o analoga formalità potrà essere richiesta in base alla convenzione.
1) Il processo del 15 riguarda Roberto.
2) Roberto è un cittadino Italiano/Ucraino che è stato sottratto dalla madre dal territorio italiano dove ha la residenza.
3) Il processo del 15 quindi tratta non un' affidamento Ucraino o Italiano ma internazionale
4) In questo caso dovrebbe avere valore la convenzione che hanno firmato gli stati.
5) Questa convenzione è quella dell' Aja che al capitolo 23 dice che non serve la legalizzazione
6) Bisogna far applicare la convenzione.
Martedì mi incontro nuovamente con l'avvocato qua in Ucraina spero che non pensi come tutti (compresi quelli dell'ambasciata che consideravano la cosa dal punto di vista Ucraino e non internazionale)
Lei cosa pensa avvocato, il mio ragionamento funziona?
Io qua sto cercando di fare tutto quello che posso se ha suggerimenti, idee e consigli mi chiami a qualunque ora a questo numero ( ho comperato una scheda telefonica Ucraina) +380939014XXX
La ringrazio ancora per tutto l'aiuto che mi stа dando e la Sua disponibilità.
Sono a 1 km da dove abita mio figlio, ho la valigia mezza piena di regali e vestiti, non posso vederlo o parlare con lui: mi hanno consigliato infatti, visto l'atteggiamento che Anna ha tenuto nel nostro precedente incontro, di non farmi vedere o andare a casa sua che poi non dica che l'ho minacciata o che magari chiami a polizia e finisco pure in prigione... questo è un paese strano.
Filippo Brunelli"
Nei giorni seguenti Filippo tentò di contattare la moglie per riuscire a vedere il figlio Roberto che da molti mesi non vedeva, ma la moglie sempre si negava al telefono, fino a quando un giorno rispose, dicendo che Roberto non era in città ma era andato in vacanza in un sanatorio nei Carpazi, senza dire quando sarebbe tornato e riattaccando immediatamente il ricevitore in faccia a Filippo e non rispondendo più al telefono. Per tre giorni il padre rimase con l'angoscia che la madre avesse fatto sparire il figlio.
Filippo si reca nuovamente al tribunale rionale, questa volta accompagnato anche dai suoi legali ucraini,per presenziare al processo che avrebbe dovuto far rimpatriare il minore in Italia. Purtroppo questo non è avvenuto in quanto il giudice ha spostato l'udienza per il 10 di febbraio chiedendo che vengano prodotti dei documenti che nulla hanno a che fare con la convenzione dell'Aja. Filippo si è visto costretto quindi ad accettare e tornare in Italia per procurarsi i documenti necessari. Nei tre giorni rimasti prima della partenza Filippo, grazie all'intervento dei suoi legali, è riuscito a stare con il bambino solamente per 1 ora e mezza, dato che Anna non ha permesso altri incontri tra il padre ed il figlio. Ecco il racconto di quei giorni e del processo fatto dal padre:
Le invio un rapporto di quello che è successo ieri, mi dispiace non averLa contattata prima ma è stata una giornata molto piena e cercherò di riassumerla al meglio possibile.
L'udienza si è tenuta come previsto alle 8.45 al tribunale rionale. Nuovamente il processo è sembrata una storia di Kafka che è durata 3 ore, dove l'imputato sono diventato io.
Dopo 10 minuti che la causa è iniziata il cellulare del rappresentante del ministero della giustizia Ucraina è suonato e lei ha detto che doveva andare ad un'altra udienza. Il giudice le ha detto a quel punto che doveva fermarsi per tutto il processo, poi ha fatto uscire un "cancelliere" dall'ufficio e dire che tutte le altre udienze della mattina sarebbero state spostate. Durante il processo sembrava che fossi io il colpevole e non Anna e sono stato interrogato per più di un'ora.
Poi è toccato ad Anna che ha detto che in Italia io non avevo voglia di lavorare, che non le davo mai soldi e che non l'ho aiutata a trovare un lavoro, ed il bambino chiamava la nonna "mamma" e tante altre cose che non sono vere, come che le ho inviato il pacco una sola volta con poche cose.
Alla fine l'avvocato di Anna (che non era quello che aveva prima) ha chiesto che io portassi dei documenti: il mio reddito annuo, un certificato di proprietà della casa o di affitto e un certificato dove risulta che non ho carichi pendenti con la legge ( non mi sembra che siano documenti necessari per applicare la convenzione dell'Aja del 1980), così il processo è stato spostato al 10 di febbraio. Questo è il primo processo del genere in Ucraina e nessuno sa come comportarsi"
Filippo ritorna in Italia.
Nei 12 giorni che è stato in Ucraina è riuscito a vedere il bambino per solamente 1h e 30 minuti, sempre a casa di Anna e sempre alla presenza di testimoni ucraini da parte di Anna.
Il bambino è apparso denutrito, e triste. Filippo è tornato a Verona con la tristezza nel cuore.
Filippo ritorna in Ucraina per presenziare nuovamente al processo.
Una farsa! Il tribunale che avrebbe dovuto trattare se fosse avvenuto o meno una sottrazione tutto a fatto tranne quello, malgrado sia stato informato il giudice più e più volte sul motivo del processo.
Sempre il 10 Filippo è riuscito ad avere una copia dei biglietti aerei di Anna e Roberto dove risultava che dovessero rientrare a settembre. Durante il processo il giudice ha voluto ascoltare testimoni da parte di Anna che raccontavano la vita di Anna in Italia, senza mai essere stati questi ultimi in Italia; l’amica della signora Anna, la signora Ilona, che dichiarava di conoscere bene Filippo, quando si erano incontrati una sola volta per un periodo di appena 2 minuti.
Alla fine delle audizioni i legali di Filippo, hanno chiesto che il padre potesse vedere il bambino ogni qualvolta si recava in Ucraina. Il giudice accogli la richiesta con delle precise condizioni: che il padre possa vederlo per non più di 2 ore al giorno ( dalle 18.00 alle 20.00) e sempre in presenza della madre, come se il padre potesse fare qualcosa di male o fosse un pericolo per il minore.
Durante il processo Filippo è stato trattato non con i diritti di cui avrebbe dovuto avere garanzia ma bensì come un paria, quand’anche il giudice durante il dibattimento più e più volte si è permesso di deriderlo e deridere le sue dichiarazioni.
Inoltre il giudice ha letto le dichiarazioni ufficiali del console italiano, come fossero la pagina degli spettacoli del giornale per poi depositarla in maniera irrispettosa sul tavolo dimostrando disprezzo per la missiva. Il giudice al termine del dibattimento decide di prendersi dei giorni prima di prendere una decisione.
Tkach Nikolay Yasonovich, il giudice del tribunale rionale dove si sono svolte le udienze fino ad ora ha deciso di non far rientrare il minore in Italia.
Il giudice si prende fino al 27 febbraio per depositare le motivazioni.
Il giudice deposita le motivazioni.
A leggerle si rimane basiti in quanto non vi sono riferimenti alla convenzione dell' Aja e si evince che le uniche dichiarazioni e motivazioni ascoltate dal giudice sono state quelle della signora Ganna, senza tener presente delle prove e delle dichiarazioni del padre e del ministero di Giustizia Ucraino che dichiarava che in questo caso il minore doveva rientrare in Italia.
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