Source: http://www.classicitaliani.it/Pilati/pilati01.htm
Timestamp: 2017-11-25 02:02:30+00:00

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pilati01 - Carlo Antonio Pilati - Plan d'une législation criminelle - Capitolo. I
CAPITOLO PRIMO [1]
La storia dell'umanità ci fa conoscere l'uso e l'abuso che un popolo può fare delle delazioni dei crimini, a seconda delle diverse consuetudini conseguenti alle differenti rivoluzioni per le quali via via è passato [2].
Nei primi tempi della repubblica di Roma non esistevano processi criminali senza accusatori. A quei tempi a Roma i costumi erano così onesti che non si pensava nemmeno che i cittadini, pieni di zelo com'erano, potessero permettere che un crimine restasse impunito o che cercassero di danneggiare un concittadino per mezzo di un'accusa ingiusta. In seguito la morale peggiorò e allora si cominciò ad avere meno orrore per i crimini e meno zelo nella denuncia dei criminali. Fu necessaria l'istituzione di apposite magistrature per la denuncia dei crimini dei quali si fosse venuti a conoscenza [3].
Inoltre si incaricarono gli edili curuli in particolare affinchè vegliassero sulla moralità delle donne e deferissero i criminali al popolo [4] - [5].
Ma poichè, nonostante queste istituzioni, tutti quanti erano liberi di accusare i criminali, anticipando i pubblici ufficiali, la moralità corrotta produsse ben presto dei calunniatori, quindi i Romani quasi contemporaneamente furono obbligati a stabilire severe pene contro la piaga nascente dei falsi accusatori [6].
Più si corrompeva il senso morale e più aumentava il numero degli accusatori e dei calunniatori. La corruzione fece proseliti persino tra gli stessi giudici, che non mettevano più in pratica le leggi promulgate contro i falsi accusatori. Quando furono istituite a Roma le "questioni permanenti" [7]. Tutti quanti erano generalmente così corrotti e malvagi, prodighi dei loro beni ed avidi di quelli degli altri, che i cittadini più considerati, i magistrati che ricoprivano cariche pubbliche, quelli più rispettati, spesso non traducevano i loro concittadini davanti al pretore che per farsi un nome, o per acquistare ricchezze, gli atti d'accusa essendo diventati una via sicura per accedere alla notorietà ed agli incarichi e per accumulare ricchezze. Questo malcostume dilagò senza limiti nel periodo imperiale. Sotto gli imperatori lo stato aveva bisogno di delatori per reprimere i crimini, il dispotismo ne aveva bisogno per sterminare i partigiani dell'antica libertà; ne aveva bisogno l'avidità del sovrano per far passare i beni dei ricchi nella cassa del principe. Si allettavano gli accusatori con forti ricompense, attribuendo loro una parte dei beni confiscati, ed elevandoli alle alte cariche dell'impero. A questo punto si metteva a fare il delatore di mestiere chiunque avesse un'anima meschina e fosse ambizioso e desideroso di ricchezza. Ma in seguito ci furono imperatori che, inorriditi di tali pratiche infami, fecero delle leggi per restaurare i diritti fondamentali dell'uomo: impedirono l'esercizio dell'accusa a certe categorie di persone e condannarono i falsi accusatori al risarcimento dei danni e delle offese. Infine si giunse a stabilire che chi avanzasse davanti al giudice un'accusa capitale, dovesse essere custodito in prigione come l'accusato fino alla fine del processo, affinchè gli si potesse applicare la pena del taglione in caso che ne fosse dimostrata la falsità o l'avventatezza [8] - [9].
Nelle nostre leggi e consuetudini tutto ciò è cambiato. Le leggi canoniche che nei secoli barbari sono state adottate in tutta l'Europa e delle quali resta ancora qualche traccia anche nei paesi dove sono state abolite, furono invenzione certo più perniciosa e più tirannica di quanto non fossero quelle dei tiranni di Roma, di Tiberio, di Nerone, di Caracalla. Andate nei paesi dove quest'obbrobrio è radicato [10] e ne sentirete tutto l'orrore |ma che dico? andate anche solo nelle città delle sue province e voi vedrete che generale sfiducia vi regna, come un sentimento un po' libero| [11] su qualsiasi argomento tranne le donne i vizi e la villania faccia tremare tutti quanti; come un uomo di maschia virtù e d'anima nobile sia evitato, a causa dei rischi cui si espone lui stesso e che può far correre agli altri; come tutti quanti si defilino e ognuno finchè è là nasconda i propri pensieri e non osi manifestare pubblicamente, nè ai suoi conoscenti e neppure ai suoi stessi amici, le sue vere convinzioni, se non su cose futili e volgari.
| È provato che il male peggiore è dove queste consuetudini abbominevoli sono state portate all'eccesso, cioè a Venezia e tra i Veneziani. Ma i disordini che la pratica delle denunce segrete causa laddove è radicata, non smette di essere intollerabile| [12]
Mi dilungherei troppo se volessi specificare tutto: perciò non farò menzione che di due inconvenienti che sono i più comuni: primo, questa pratica ha ovviamente introdotto l'abuso di attribuire al delatore due funzioni incompatibili, che la ragione, l'equità e tutte le leggi del mondo hanno separato; infatti il delatore ha la funzione di accusatore: e poichè gli è permesso di stare nascosto e di non dare il suo nome, il giudice, che ha bisogno di prove, gli fa assumere anche la funzione di testimone: Questo comportamento è talmente diffuso che i criminalisti prescrivono di non fare mai attenzione alla deposizione del primo tra i testimoni perchè è ritenuto essere il delatore. Il secondo inconveniente è che per questa istituzione ogni sciagurato può impunemente minacciare tutti quanti, e che anche le persone più virtuose non possono difendersi dai calunniatori, finchè costoro sono sottratti ad ogni ricerca e ad ogni punizione. Non parlerò qui delle vergognose irregolarità che questa pratica provoca nei tribunali dell'inquisizione È inutile perdere il tempo a riformare quest'infernale invenzione: non di una riforma c'è bisogno ma del suo totale annientamento. [13]
I nostri antenati [14] non furono affatto d'accordo di piegarsi a questa invenzione indegna delle denunce segrete ma piuttosto preferivano battersi [15] contro coloro dai quali avessero ricevuto qualche torto piuttosto che cercare di danneggiarli di nascosto. I loro costumi e la loro giurisprudenza li portava a definire le loro divergenze con onore, con franchezza e con coraggio, Invece le leggi canoniche e la nuova giurisprudenza non prescrivevano che bassezze. [16]
Ma il clero riuscì a guadagnarsi i principi, che stabilirono delle pene severe contro coloro che ingaggiavano combattimenti e contro i giudici che li permettevano. Da quel momento la maggior parte dei gentiluomini, abituati all'antico modo di pensare, preferirono digerire l'ingiuria e dimenticare il torto subito piuttosto che denunciare bassamente in segreto. Questa magnanimità e nobiltà d'animo dei privati portò finalmente i principi ad escogitare un'altra via per far giungere ai giudici la notizia dei delitti e per scoprirne gli autori. In tutti gli stati furono istituiti dei pubblici ufficiali che vennero chiamati procuratori generali, che dovevano vegliare sulla pubblica sicurezza, esercitare l'accusa davanti ai magistrati e perseguire i malfattori. [17]
Giacomo II, re di Maiorca, fu uno dei primi a istituire questa carica [18].
Il Signor di Montesquieu trova quest'ufficio ammirevole [19]. «Noi abbiamo oggi una legge ammirabile - egli dice - è quella che stabilisce che il principe, il quale ha il compito di fare eseguire le leggi, prepone a ciascun tribunale un magistrato, per perseguire a nome suo tutti i crimini; di modo che la funzione dei delatori da noi è sconosciuta e se questo pubblico vendicatore fosse sospettato di abusare del suo ufficio, sarebbe obbligato a dire il nome del suo accusatore". Ma se questo pubblico vendicatore abusa del suo ministero nascondendo i crimini |delle sue donne|, dei suoi amici, di coloro che egli teme, di quelli che lo corrompono, di quelli dai quali spera di ottenere qualcosa, di coloro che godono della sua protezione, di quelli che gli sono raccomandati da una donna o da una persona potente, chi potrà rimediare alla sua negligenza e alle sue prevaricazioni? Mi si può dire che lo si cambierà. Ma se egli è in buoni rapporti con i giudici, se se la intende col magistrato principale, se a corte ha potenti protettori e se questi protettori sono proprio coloro che più abusano del suo ufficio; se egli è sufficientemente ipocrita, mostrando al di fuori un grande zelo per scoprire certi criminali e in segreto facendo tutto il possibile per sottrarli al riconoscimento dei magistrati, che mai potrà fare per loro la “pubblica vendetta”? »
Pochi sono corrotti da pochi, dice benissimo il Machiavelli [20] - [21], ed uno solo ancora più facilmente ed impunemente è corrotto anche da una sola persona. Questa istituzione può essere buona in Francia ed in quelle fortunate contrade dove quella che è comunemente chiamata "gente onesta", i gentiluomini, è ancora generalmente onesta [22].
Ma io conosco molto bene altri paesi, dove questa gente non si incontra più. Là un giudice passerebbe addirittura per maleducato se non si piegasse alle preghiere delle persone importanti, delle signore della buona società, dei prelati, dei potenti, |o addolcendo i rigori della giustizia a favore di un colpevole, e anche nel caso che si esiga da lui che non faccia giustizia o che la faccia male|.
Senza dubbio è per queste considerazioni che i popoli meridionali dell'Europa stentano ad introdurre l'ufficio di procuratore del fisco o del principe. Presso questi popoli io preferirei lasciare ai giudici la ricerca e la punizione dei criminali, proprio perchè un giudice ha più interesse dei procuratori pubblici a perseguire e debellare i criminali, dal momento che è un suo diritto e anche per riguardo al suo onore.
Un procuratore pubblico si dà poca pena di istruire un processo, perchè pensa che tutti quanti ritengono essere questo un compito più del magistrato che suo: ma per il giudice è diverso: infatti se è costretto a dichiarare innocente un uomo che ha lungamente inquisito e trattato come un colpevole, sa bene che tutti l'accuseranno di leggerezza, di precipitazione, di imprudenza o di ignoranza per non dire di peggio, secondo la fantasia e le idee di ciascuno.
In altri paesi, come per esempio quelli della Casa d'Austria, si è icaricato di perseguire i crimini sia la parte pubblica che il giudice stesso, affinchè, se uno vien meno al suo dovere di denunciare o perseguire, l'altro lo supplisca [23].
Io approvo in pieno questa risoluzione. Ne deriva ancora un altro beneficio: se il giudice per arrivare al suo scopo mette in opera degli artifici illegali, il procuratore non può fare a meno di rilevarli, per non essere sospettato di negligenza nell'esercizio della sua funzione, se il giudic è il primo a nascondere dei crimini o delle prove che il procuratore avrebbe dovuto conoscere anche prima di lui in virtù del suo ufficio, per non essere accusato di connivenza se mai si giungesse a scoprire la disonestà del magistrato. Dopodichè che necessità ci potrà ancora essere di permettere ai privati di farsi accusatori di ogni genere di crimini e contro ogni sorta di delinquenti?
Il Sign. di Montesquieu sembra essere dell'avviso che un tale diritto risulti permesso negli stati repubblicani e proibito invece nelle monarchie. ”A Roma - egli afferma - era permesso ad un cittadino di accusarne un altro; e questo era stabilito, secondo lo spirito della repubblica, dove ogni cittadino deve avere per il bene pubblico uno zelo senza ostacoli. Ma le leggi della repubblica vennero conservate anche sotto gli imperatori e perciò si vide venir fuori un genere funesto di individui, un esercito di delatori.” [24]
Ma la folla dei delatori sarebbe stata così grande e si sarebbe così accanita contro gli altri cittadini se gli imperatori corrotti non l'avessero provocata con tutte le gran ricompense che andavano promettendo, e con quelle, anche maggiori, che effettivamente elargivano? Quando queste ricompense cessarono sotto gli imperatori migliori, la smania di accusare era già troppo estesa, troppo radicata e protetta nelle mani dei giudici corrotti per non dover durare ancora per lungo tempo. Il Codice Teresiano ha abolito completamente le accuse private, perchè vi si afferma [25] che l'esperienza ha mostrato che gli accusatori si comportano più con passione che con raziocinio, con più accanimento che onestà, oppure si lasciano corrompere dagli accusati sopprimendo le prove di un crimine la cui punizione è nell'interesse della società. Io credo che è bene permettere le accuse private, con certi limiti. Pochi sono i giudici così pienamente e costantemente onesti, che l'odio o il pregiudizio o una mala disposizione nei confronti dell'offeso oppure una raccomandazione, un attimo di compassione mal riposta, la speranza di ottenere qualcosa o mille altri motivi, non li spingano qualche volta a favorire un colpevole a svantaggio di chi abbia ricevuto il torto. Proprio per questa considerazione io permetterei di accusare sia civilmente, per il risarcimento del danno, che penalmente per l'inflizione della pena per ogni torto fatto: 1° all'accusatore, 2° ai parenti prossimi dell'offeso supposto che questo non sia in grado di accusare egli stesso o per problemi di sesso o di età o di capacità intellettiva o perchè non presente in tribunale o per altri motivi simili |ai parenti più prossimi di colui che accusa, supposto che costui non sia in stato di poter accusare di persona, per esempio se è un bambino, un minorato o una donna| Non sarà necessario a mio avviso che l'accusatore sostenga l'accusa fino alla fine perchè se il crimine è di interesse pubblico il giudice può continuare di sua iniziativa a perseguirlo, considerando l'accusatore come un semplice denunciatore: e quando al contrario il delitto non interessa che l'accusatore, come nel caso di semplice ingiuria, il magistrato non ha che da condannare al risarcimento del danno. Bisogna dunque che fin dall'inizio l'accusatore si obblighi alla riparazione delle spese e dei danni, con l'ipoteca dei suoi beni, se ne ha, o in mancanza di beni, sotto sufficiente cauzione presentata da un altro. È anche giusto che se l'accusa viene riconosciuta come calunniosa e destituita da ogni fondamento, l'accusatore sia punito nel modo che dirò a luogo opportuno.
I compilatori del Corpo delle Leggi di Giustiniano furono veramente degli insensati: da un lato inserirono in questa compilazione le leggi antiche che non permettevano l'accusa di furto o di rapina se non da parte del derubato [26]; d'altra parte vi hanno anche inserito le leggi recenti, le quali permettono praticamente a tutti di portare l'accusa per reati che sono nello stesso tempo di minor interesse pubblico ed anche meno importanti. Per esempio in queste leggi novelle è permesso ad ognuno di accusare colui che avrà violato la tomba di un privato cittadino [27], mentre che è proibito dal medesimo corpo di leggi di accusare di furto o di una rapina tra le più gravi, a meno che l'accusatore non sia la medesima persona che ha ricevuto il torto [28]
Da tutto ciò consegue che l'accusa formale deve essere permessa nei due casi che ho indicato sopra, e che negli altri casi deve essere permesso ad ognuno di denunciare quei crimini che direttamente o indirettamente interessano la società sia che nello stato esistano i procuratori generali, sia che questa carica non sia istituita. Vi sono solo due reati che debbono essere sottratti ai delatori e che non debbono giungere davanti al giudice se non per mezzo della voce dell'accusa: essi sono l'ingiuria verbale e l'adulterio, come spiegherò al luogo opportuno.
Il delatore avrà l'obbligo di presentarsi di persona al giudice o al procuratore del fisco: se ha delle ragioni valide per non venire personalmente, assenza o malattia, sarà comunque tenuto a scrivere al giudice o procuratore, firmando la sua lettera. Ma il nome del delatore dovrà essere tenuto nascosto per sempre, a meno che l' istruzione del processo non dimostri che la delazione era calunniosa [29].
In questo caso sarà necessario che il giudice o il procuratore rivelino il nome del delatore, affinchè possa essere condannato al risarcimento dei danni e punito.
Il rispettabile autore del trattato Dei Delitti e delle Pene, vuole al contrario che l'accusato possa sempre conoscere il suo delatore [30].
“Perchè mai nascondere - si domanda quest'autore - il nome del delatore all'imputato? Forse per la sua (del delatore) sicurezza? Le leggi - egli dice - non lo difendono dunque abbastanza. Vi sono allora dei soggetti più potenti del sovrano e delle leggi?” Certamente, le leggi non lo difendono sufficientemente, perchè non esistono leggi contro le persecuzioni nascoste, contro le insidie della calunnia, contro cabale ed intrighi: e certamente ci sono dei soggetti più potenti delle leggi, perchè ci sono soggetti che sanno eluderle con i loro artifici, e perchè i depositari delle leggi sono pur sempre degli uomini che hanno le loro debolezze e che quindi possono essere influenzati da chi li conosce bene. Senza dubbio le leggi dovrebbero essere più potenti dei cittadini: ma poichè servono uomini per giudicare i fatti secondo le leggi e poichè ancora servono uomini per applicare queste leggi, ci sono tanti di quei modi per i cittadini di sottrarsi al potere delle leggi quanti sono i capricci, le passioni, i vizi, le debolezze di coloro che hanno il potere di giudicare e di coloro che hanno il potere di eseguire [31].
Quando un delatore deve temere di essere lui stesso trascinato in giudizio, se denuncia falsamente un uomo, sia per calunnia, oppure anche solo per leggerezza e imprudenza, quando non può gettare un biglietto segreto in un tronco cavo [32], ma si deve presentare di persona e non gli è permesso di scrivere al magistrato se non firmando col suo nome, se buone ragioni lo dispensano dal venire di persona, quando il magistrato dimostra di tenere d'occhio allo stesso modo il delatore e l'imputato ed è pronto a rendere giustizia all'uno come all'altro, non si hanno più da temere i lugubri effetti prodotti dalle denunce segrete, quando tutto invita a denunciare: la comodità di nascondersi dietro un biglietto anonimo, quella di gettarlo nel tronco, la facilità di poter eseguire una vendetta, di dare soddisfazione all'odio, di rendere un rivale sospetto ai suoi superiori, se egli è innocente o di rovinarlo senza rischio se è già sospetto. Insomma è lo spionaggio, sono le lettere e i biglietti anonimi che divengono funesti per la società, non le delazioni di coloro che si nascondono solo allo spirito di vendetta mentre si rivelano a colui che può essere egualmente temibile al delatore ed all'accusato.
In molti paesi c'è un ottimo regolamento al riguardo: in tutti i centri abitati, anche i più piccoli villaggi si istituisce un ufficiale che è obbligato a deferire tutti i crimini ed i criminali del suo distretto che giungono alla sua conoscenza [33].
In questo modo il magistrato che ha sede solo nei centri principali, è subito informato dei reati commessi nei villaggi della sua giurisdizione anche di quelli dei quali nessun altro si fa delatore o accusatore. Resta solo da impedire a questi ufficiali di farsi carico di accuse controverse da parte di qualche individuo disonesto e proprio per questo bisogna obbligarlo a nominare le persone informatrici del delitto e ad indicare tutti i dettagli che sanno. Io trovo (chi lo potrebbe credere?) in un codice pubblicato per ordine della più umana delle sovrane, nel codice di Maria Teresa, una legge che è estremamente dura [34].
È quella che obbliga, sotto la minaccia di pene severe, tutti i sudditi a denunciare un crimine che merita una pena corporale o capitale del quale siano a conoscenza, non solo dopo che è stato commesso, ma persino prima che sia stato commesso. Essendo la legge così importante, le riflessioni si presentano in folla: mi limiterò ad alcune che riporto di seguito.
Si commettono frequentemente dei delitti sotto gli occhi di molte persone. Bisogna che tutti si vadano a presentare al giudice per fare rapporto dell'accaduto o è sufficiente che lo faccia uno solo? E se ciascuno dirà tra sè: ci sarà ben qualcun altro che lo farà per me; dovranno essere tutti puniti per aver pensato così? Si stabilisca piuttosto che se il delitto è stato commesso all'interno di una casa lo denunci il padrone o il locatario dell'appartamento o della camera, se è stato commesso per strada il vicino più prossimo, dopo aver raccolto informazioni presso gli altri vicini: questo sia dovere di tutti i presenti se il delitto è stato commesso in luogo disabitato, a meno che uno non si assuma l'incarico di fare il rapporto per gli altri.
Quanto all'altro paragrafo di questa legge che ordina di rivelare anche i crimini che si sa che verranno commessi, altri vi hanno fatto sopra, prima di me, delle riflessioni molto giudiziose [35].
Spesso chi è a conoscenza di queste cose ritiene in buona fede di poter impedirne l'esecuzione con i suoi consigli, le sue preghiere o le sue minacce e in questa speranza preferisce adoperarsi per prevenire un male ancora incerto, piuttosto che fare un male certo dando luogo, con una delazione che può smbrare troppo azzardata, alla rovina di uno o di molti altri. Se quest'uomo non riesce nel suo intento è forse per questo punibile? Spesso denunciare è tanto pericoloso che il delatore diviene a sua volta la vittima del deferito, perchè costui può prendere delle misure per annullare tutte le prove contro di lui facendo passare il denunciante per un calunniatore [36].
Si stabilisca dunque che chi sa che si sta tramando un crimine sia obbligato a denunciarlo purchè abbia delle prove sufficienti per giustificare la sua delazione e che venga punito se in seguito si dimostra che ha mantenuto il silenzio, nonostante le prove che poteva fornire, a meno che non dimostri di aver fatto tutto il possibile per distogliere il criminale dall'esecuzione del suo disegno.
Principi malvagi, ministri corrotti, criminalisti d'animo servile [37] avrebbero la pretesa di imporre un'eccezione a questa regola per il crimine di lesa maestà [38].
Se questa specie di individui ascoltasse la ragione, io li pregherei di considerare che mai è venuto in mente a un buon principe di fare leggi contrarie all'umanità, all'equità e alla ragione, riguardo al delitto di lesa maestà: un buon principe non ha nulla da temere dai suoi popoli ed è cosa naturale per i sudditi attribuire, per quanto possono, ai ministri i fatti propri del signore; si consideri inoltre che dei ministri corrotti possono fin troppo abusare di queste leggi per eliminare le persone virtuose, la gente illuminata, i sudditi più zelanti che sono contrari ai loro vizi. Esaminate dunque la storia di tutte le nazioni e di tutti i tempi, e vedrete che i sudditi non hanno mai intrapreso qualcosa contro i loro principi se non per disperazione o per superstizione. Che i principi smettano dunque di portare al limite la sopportazione dei loro sudditi, che pongano fine alle superstizioni e quelli potranno anche tollerare delle leggi tiranniche, che non fanno che dimostrare la bassezza dei loro autori: infatti tali leggi non produssero mai altro effetto che questo, poichè i cittadini onesti, quelli ai quali la moderazione del principe lascia l'uso della ragione, quelli non accecati dalla superstizione, rispetteranno sempre il loro principe, anche se la legge civile è difettosa, mentre al contrario coloro che sono fuori di senno per la disperazione sfideranno sempre anche le leggi più crudeli e la temerarietà di questi pazzi sarà sempre più intraprendente di quanto non sappia essere raccapricciante la crudeltà delle leggi. Queste leggi crudeli possono aver avuto qualche effetto nei tempi nei quali i principi erano così deboli e i loro generali o i loro primi ministri così potenti che gli ultimi potevano cospirare contro i primi con qualche speranza di successo. Ma ora tutte le circostanze sono cambiate poichè il sovrano ha ovunque tutta la forza possibile e i sudditi non hanno che il diritto, spesso anche molto pericoloso, di fare le loro umilissime rimostranze. Perciò ai principi non resta null'altro da temere che il fanatismo o la disperazione di un singolo che tutto solo osi intraprendere qualche azione orribile: ma contro un tale pazzo ogni legge, per crudele che sia, è inutile. Principi, distruggete il fanatismo, cercatevi dei ministri onesti, fate ai vostri popoli il minor male che potete e contate sull'amore dei vostri sudditi, che vi sarà di garanzia contro ogni iniziativa da parte di qualche fanatico meglio che tutte le leggi che saprete immaginare [39].
[1] - Il riferimento alla storia si trova sia nel Beccaria, Dei delitti e delle pene, cap. I, che in Montesquieu, Esprit des lois, a cura di R. Derathè T. II, Liv. XXXI, ch. II p. 358, Paris, 1973. "Il faut éclairer l'histoire par les lois, et les lois par l'histoire. " A proposito di questo metodo di dimostrazione delle proprie tesi J. J. Rousseau, Émile, liv. V (Oeuvres complètes, Bibliothèque de la Pléiade, T. IV, 1969, p. 836: "Le seul moderne en état de créer cette grande et inutile science (le droit positf) eut été l'illustre Montesquieu. Mais il n'eut garde de traiter les principes de droit politique; il se contenta de traiter du droit positif des governements établis; et rien au monde n'est plus different que ces deux études". (n.d.R.)
[2] - Heinecke Johann Gottlieb, Eisenberg 11 maggio 1681, Halle 31 agosto 1741, professore di filosofia e di diritto a Halle, Frankfurt a. O. e di nuovo a Halle dal 1733 alla morte. Seguace di Thomasius e Pufendorf cioè della linea tradizionale nella cultura e nella pratica giuridica tedesca. (G. Tarello, Storia della cultura giuridica moderna, Bologna, 1976, p. 130) Heinecke è nominato ne "L'esistenza del diritto naturale" nell'elenco degli autori che non possono mancare nella biblioteca del giurista. (p. 85) (n.d.R.)
[3] - cfr. Heineci Syntagma Antiquitatum Romanarum libro 4 c. 18 & 17 (n.d.A.)
[4] cfr. Beaufort, De la Républ. Rom. nel capitolo riguardante i giudizi (n.d.A.)
[5] - "La république Romaine "par M. de Beaufort à Paris, 1777, Tom. 6, f. 16" è citato anche più avanti come fonte delle notizie sulle leggi romane che aboliscono la pena di morte. L'opera è citata nell'elenco dei libri della biblioteca di Pilati-Conci de Brattia (1805) BCT Ms n. 2467. La data può servire per una collocazione temporale del "Plan" (n.d.R.)
[6] Oltre alle fonti citate il P. tiene presenti il. L. XI de L'esprit des lois, che sviluppa il tema della costituzione romana, e il L. XII cap. X X (edizione cit. vol I. p. 220), che tratta delle contromisure adottate contro i falsi accusatori. (n.d.R.)
[7] - L'origine e la storia dei tribunali permanenti (decemviri litibus judicandis o centumviri) sono trattati da Montesquieu, cit. XI. 18, Vol. I. pp. 193-194, che a sua volta cita come fonte Dionigi d'Alicarnasso, L. XI. ) (n.d.R.)
[8] Vedere i due titoli de accusat. et qui accusare non poss. (n.d.A.)
[9] - L. 17 C. "cod. accusationis ordinem, jam dudum legibus institutum servari jubemus, ut... quisquis ille est, qui crimen intendit, in judicium veniat, nomen rei indicet, vinculum inscriptionis accipiat, custodia similitudinem: (habita tamen existimationem dignitatis) patiatur, nec impunitam fore noverit licentiam mentiendi, cum calumniantes ad vindictam postulet similitudo supplicii; voy. aussi L. 2 § fin. C. de exhibendis reis. "Postquam ad judicem venerit, jus debebit explorare quaesitum ac tamdiu pari cum accusatore fortuna retineri donec repererit cognitio celebrata discrimen.(n.d.A.)
[10] - Nel manoscritto si legge: "Allez |à Venise et| ^dans les pais ou cette consuetude est etablie" dove la parola Venise è prudentemente cancellata. Della consuetudine veneziana delle denunce segrete il P. nel 1767 aveva avuto esperienza diretta, ma Venezia è citata anche da Montesquieu("Esprit" V, 8 p. 61 vol I ed cit) "Une bouche de pierre(nota f: les délateurs y jettent leurs billets) s'ouvre à tout délateur à Venise; vous direz que c'est celle de la tyrannie. "Il Montesquieu considera quest'istituzione necessaria in una repubblica aristocratica. (n.d.R.)
[11] - Anche questa parte, pur leggibile nel manoscritto, è cancellata dall'autore. (n.d.R.)
[12] - Idem (n.d.R.)
[13] - Questo giudizio costituisce uno degli argomenti principali sviluppati dal P. nell'opera "Di una riforma d'Italia" e riecheggia il Montesquieu di "Esprit XVI, 11 p. 178 vol II cit. "Ce tribunal est insupportable dans tous les gouvernements". (n.d.R.)
[14] - L'espressione "nos pères" (i nostri antenati ) è di Montesquieu L. XXVIII cap. 20 p. 238 II vol. cit. ("Disons donc que nos pères étaient extremement sensibles aux affronts") riferendosi ai popoli barbari presso i quali era in uso il "combat judiciaire": popoli che egli enumera nel cap 18 dello stesso libro (p. 239): Franchi, Borgognoni Ostrogoti e Lombardi che estesero la consuetudine all'Italia. E' probabile che proprio i Lombardi siano gli antenati citati dal P. (n.d.R.)
[15] - Tutti quanti conoscono la giurisprudenza dei barbari del medio evo che non conoscevano altro modo di iniziare un processo criminale se non l'accusa nè quasi altre prove se non il combattimento. (n.d.R.)
[16] - Il manoscritto porta esattamente: "Au lieu que |les loix canoniques ne demandoient| la nouvelle jurisprudence ne demandoit que la bassesse. Dalla parte cancellata si deduce che il P. identifica la nuova giurisprudenza con le leggi canoniche. Diversa la posizione di Montesquieu che in Esprit XXVIII, 19 vol. II, p 234 ed anche in altri luoghi (L. I c. 2 e 7, LII c. 10 e 11) ritorna sull'argomento, attribuendo la fine del combat judiciaire a "les Etablissements" e all'Ordonnance de S. Luis del 1260. (n.d.R.)
[17] - Procureur général è sinonimo di procureur du fisc o du roi o de partie publique. Il P. qui riassume il c. 26 L. XXVIII dell'Esprit des lois pp. 264-266, vol II, ed. cit. (n.d.R.)
[18] - Qui si trova una nota illeggibile dell'autore, ma il passo cui fa riferimento è L. XXXVIII, c. 36, p. 266, vol. II, cit. "Je touve dans les lois de Jacques II, roi de Majorque, une creation de l'emploi de procurateur du roi, avec les fonctions qu'ont aujourd'hui les notres. Il est visible qu'ils ne vinrent qu'après que la forme judiciaire eut changé parmi nous.". (n.d.R.)
[19] - Ésprit des Lois L. 6 c. 8 (n.d.A.)
[20] - Discours sur la I dec. de Tite-Live, L. I. ch. 7. (n.d.A.)
[21] - Montesquieu Ésprit L. VI, c. 5, p. 86, vol. I, ed. cit. "Machiavel attribue la perte de la liberté de Florence à ce que le peuple ne jugeat pas a corps, comme à Rome, des crimes de lése-majesté commis contre lui: Il y avait pour cela huit juges établis: "Mais, dit Machiavel, peu sont corrompus par peu. "J'adopterai bien la maxime de ce grand homme." L'originale è: "Pochi fanno sempre a modo de' pochi". Ma Montesquieu, come segnala R. Sackleton, Montesquieu and Machiavelli: A Reappraisa ("Comparative Literature Studies, Vol. I, 1964, pp. 1-13) si serve spesso di edizioni latine: "Ubi pauci judices sunt, facile a paucis corrumpi queant") o dell'edizione francese del Testard (Amsterdam, 1692) di cui egli possedeva un esemplare, che si allontana dall'originale: "Le petit nombre agit toujours comme font les petites compagnies". Sul problema è esauriente R: Derathé (Note all'Ésprit des lois ed. cit., Vol. I., p. 453) (n.d.R.)
[22] - Questo termine è usato da Montesquieu in "L'esprit des lois" L. V, cap. 2, ed. cit., per indicare l'aristocrazia in contrapposizione al popolo "Quand le peuple à une fois de bonnes maximes, il s'y tient plus longtemps, que ce qu'on appelle les honnetes gens". (n.d.R.)
[23] - Si tratta delle province di Moravia, Slesia, Austria inferiore e superiore, Stiria, Carinzia, Carniola, Gorizia, Gradisca, Trieste, Austria anteriore e Galizia, nelle quali nel 1781 andò in vigore la Civilgerichtsordnung. Proprio il codice procedurale giuseppino ha la caratteristica di demandare ai giudici in diversi casi e momenti dell'iter processuale, il potere di agire d'ufficio, senza domanda di parte, accordando al giudice quello che i vecchi trattatisti chiamavano"potere di spontaneità". A questo particolare potere sembra si riferisca il P. La data può servire per collocare temporalmente il Plan. (n.d.R.)
[24] - Ésprit des Loix, L. 8, ch. 8. (n.d.A.)
La citazione in realtà è da L. VI, c. 8, p. 90, Vol. I. ed. cit.: "A Rome, (voyez la loi 2, § 24, Dig. de Orig. jur. ) il ètait permis à un citoyen de n'accuser un autre. Cela était ètabli selon l'esprit de la republique, ou chaque citoyen doit avoir pour le bien publique un zéle sans bornes; ou cheque citoyen est censé tenir tout les droits de la partie dans ses mains. On suivit, sous les empereurs les maximes de la republique; et d'abord on vit parai^tre un genre d'hommes funestes, une troupe de délateurs. (n.d.R.)
[25] - L. I. art. 24 (n.d.A.)
[26] - C. D. ad leg. Jul. de cul. (n.d.A.)
Questo tipo di critica del Corpus Juris come compilazione disorganica di leggi di tempi diversi è un luogo comune del'700 e rappresenta uno dei temi principali nell'opera del P. "L'esistenza della legge naturale". Cfr. anche Montesquieu "Esprit" XXIX, 17 (n.d.R.)
[27] - Voy. le titre de Sepulch. violato dans les Pandectes (n.d.A.)
[28] - Voy. les titres de Furtis, et Vi bonor. rapt. dans les Pandectes. (n.d.A.)
[29] - Cfr Constitutio Theresiana, Art. 28, §15, che il P. tiene presente quasi alla lettera. "Einem jeden, der einen Uebelthaeter angiebt, stehet frey, sich oeffentlich fuer die Denuncianten auszugeben; wenn er aber dieses nicht thut, sondern seine Person verschwiegen zu halten begehrt, gebueret insgemein dem Richter nicht, auch auf Verlangen des Beschuldigten den Denubcianten zu offenbaren. Jedoch, jenen Falls, wo sich in der Folge die Denunciation falsch oder ganz ohne Grund befindet, ist der Richter schuldig den Denuncianten kundzumachen, damit der zur Ungebuehr Angegebene seine Entschaedig-und Genugthuung entgegen demselbenersuchen koenne. " (n.d.R.)
[30] - C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, ed. cit. p. 34: "Quali sono i motivi con cui si giustificano le accuse e le pene segrete? La salute pubblica, la sicurezza e il mantenimento della forma di governo? Ma quale strana costituzione è quella, in cui chi ha per sè la forza e l'opinione, più efficace di essa, teme di ogni cittadino! L'indennità dell'accusatore? le leggi dunque non lo difendono abbastanza, e vi saranno dei sudditi più forti del sovrano." (n.d.R.)
[31] - Des Delits et des Peines § 9.(n.d.A.)
[32] - Sistema di accusa anonima, equivalente della veneziana bocca di pietra, citata anche da Montesquieu Ésprit, L. V c. 8 Vol. I p. 61 ed. cit. "Une bouche de pierre s'ouvre à tout délateurs à Venise. Les délateurs y jettent leurs billets". (n.d.R.)
[33] - Cfr. Beccaria "Dei delitti e delle pene "cit. p. 34: "E' già stato detto dal Signor di Montesquieu che le pubbliche accuse sono più conformi alla repubblica, dove il pubblico bene formar dovrebbe le prima passione de'cittadini, che nelle monarchie, dove questo sentimento è debolissimo per la natura medesima del governo, e dove è ottimo stabilimento il destinare de'commissarii, che in nome del pubblico accusino gli infrattori delle leggi. Montesquieu Esprit VI, 8 (p. 91 vol. I cit.): "Nous avons aujourd'hui une loi admirable: cest celle qui veut que le prince, établi pour faire exécuter les lois, prépose un officier dans chaque tribunal pour porsuivre, en son nom, tous les crimes." (n.d.R.)
[34] -voy. Cod. Theres. L. I. art. 24 §4 et suiv. et 28 §4.(n.d.A.)
Il passo della Theresiana è il seguente: "Es wird aber andurch der Weg zu Entdeckung begangener Lastenthaten keinrdings abgeschnitten: immassen Jedermaenniglich, der eine geschehene Misshandlung in Erfahrung bringet, die Frejheit hat, und nach Gestalt der Sachen (wovon im 28mArtikel von der Denunciation die naehere Ausmessung beschiedet) bey sonst auf sich ladender Verantwortung verbunden ist, eine vorgegangene Uebelthat mit allem ihme bewussten Umstaenden absogleich bey der Gerichtsgehoerde anzuzeigen, und Behelffe and die Hand zu geben. Wo sodann der Richter, wenn genugsame Innzùchten gegen den ausgegebenen Thaeter vorkommen,, seinen aufhabenden Pflichten gemaess Sorge zu tragen hat, entweder mit der Inquisition rechtlicher ordnung nach von selbst fùrzugehen, oder bewandten Umstaenden nach das weiter-noetige vorzukehren, damit von jener Stelle, der es nach der Landesverfassung zustehet, der rechtliche Anklagungsprozess entgegen den Missethaeter veranlasset werde. In all-dessen Anbetracht nicht zu misskennen ist, dass die sich ergebende Malefizfaelle viel foerderlicher, Rechtsbestaendiger und gewissenhafter durch richterliche Amtshandlung, auch durch willkùrige Privat-Anklagen gerechtvertiget werden moegen.
Art 28 § 4. "Nothwendig ist selbe weiters, und zwar fùr allgemein in Absicht auf jene Missethaten, welche nach unseren Gesetzen eine Todes-oder schwerere Leibsstraffe auf such tragen, und eben von darumen als groessere, somit dem Staat um desto schaedlichere Misshandlungen nicht zuverschweigen, und andurch der Straffe zu entziehn sind. Wir wollen demnach durch diese Unser Gesetzgaebige Verordnung wovon bereits oben Art. 24 §4. einige vorlaufige Anerwehung beschehen, allen Unseren Untrtanern, und Landesinsassen, sonderheitlich aber den Grundobrigkeiten, Gemeindevorstehern, und obrigkeitlichen Beamten hiemit alles Ernstes auferlegt haben, dass selbe, sobald sie eine begangene Missethat von vorbemeldter Beschaffenheit in Erfahrung bringen, ei solche alsogleich, und ohne Verschub nebst dem etwann wissentlichen Thaeter, und allen Umstaenden bei den behoerigen Halsgericht, oder allenfalls, da dieses zuweit entfernet waere, bey ihrem ordentlichen Gerichtsstand zur weiteren Kundmachung an das betreffende Halsgericht anzugeben verbunden seyn sollen, damit solchergestalten die Inquisitionen desto verlaesslicher, gescwinder und wirksamer vollfùhret werden moegen. " (n.d.R.)
[35] - Per tutti Montesquieu, Esprit, L. XII, c. 11, vol. I, p. 212, ed. cit.: "Les lois ne se chargent de punir que les actions extérirures" "Il faut que la pensée soit jointe à quelque sorte d'action" (n.d.R.)
[36] - Quando si fece il processo a Cinqmars, che aveva cospirato contro lo stato, il cardinale di Richelieu volle che il figlio del famoso presidente de Thou fosse trattato come Cinqmars, perchè aveva visto la cospirazione e non l' aveva rivelata. " Ma se de Thou avesse allora denunciato i cospiratori-dice M. de Voltaire nei suoi commentari sul trattato dei delitti e delle pene- non avrebbe avuto prova alcuna contro di loro: sarebbe stato smentito dalla negazione dell'erede presuntivo della corona, da quella di un principe sovrano e di un favorito del re ed infine dalla pubblica esecrazione e si sarebbe esposto ad essere punito come un basso calunniatore. Il cancelliere Séguier stesso ne era convinto confrontando de Thou con il grande scudiero. Fu in questo confronto che de Thou disse a Cinqmars.
Ricordatevi Monsignore che non è passato giorno senza che io vi avessi parlato di questo trattato per dissuadervi. Cinqmars riconobbe questa verità. De Thou avrebbe quindi meritato una ricompensa piuttosto che la morte, davanti al tribunale dell'equità umana: avrebbe almeno meritato che il cardinale de Richelieu lo risparmiasse; ma l'umanità non era la sua virtù De Thou non era colpevole nè davanti a Dio nè davanti agli uomini. (n.d.A.)
L'episodio è tratto da Voltaire, Commentario sul libro "Dei delitti e delle pene" in "Scritti politici" (a cura di R. Fubini) Torino 1963 p 633. Si tratta di un complotto ordito dal fratello del re Luigi XIII, presunto erede al trono insieme con il grande scudiero d'Effiat Cinqmars e con il duca di Bouillon, principe sovrano di Sedan. La cosa fu riferita al consigliere di stato Agostino (François Auguste) de Thou il quale andò a trovare Cinqmars per dissuaderlo. Questo evento storico è usato da Voltaire per criticare la legge di Luigi XI che puniva con la morte chi era a conoscenza di una congiura, mentre il P. lo estende alla delazione in generale. L'episodio è citato anche da Montesquieu, Esprit, XII, 8, che cita come fonte i Mémoires di Montresor (Colonia, 1723, t. I, p. 238). (n.d.R.)
[37] - I criminalisti che andavano per la maggiore nel'700 erano Benedict Carpzov (1595-1660): Practica rerum criminalium e Prospero Farinacci (1544-1618): Praxis et Theorica criminalis. Su questi due repertori criminali vastissimi si basavano gli avvocati per i loro cavilli. Cfr. anche più avanti. (n.d.R.)
[38] - Argomento ampiamente trattato da Montesquieu, Esprit, XII, 8, p. 209, vol. I. ed. cit. In parte ispirandosi a Montesquieu, il P. scrive qui l'unico passo a carattere politico-costituzionalistico del Plan. Infatti egli dimostra che il crimine di lesa maestà dipende dal comportamento del principe, cogliendo l'occasione per tracciare il quadro del "bon prince" ispirato a ideali di umanità, equità e ragionevolezza e degli idillici rapporti di tale sovrano con i suoi sudditi: la rappresentazione è sostenuta dall'esperienza che fornisce la storia, secondo una concezione aristotelica che è adottata anche da Montesquieu: egli, rifacendosi a Domat, vede nel deposito di esperienza dei secoli un deposito di ragione. (n.d.R.)
[39] - Il quadro che il P. fa della monarchia assoluta del 700 presenta delle ombre critiche che lo distinguono dagli illuministi contemporanei, entusiasti sostenitori del dispotismo illuminato. (n.d.R.)

References: § 24
 art. 24
 Art. 28
 §15
 § 9
 art. 24
 §4
 §4
 § 4
 Art. 24
 §4