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Timestamp: 2019-12-10 11:54:42+00:00

Document:
(Esame dell'articolo 8 - A.C. 2161-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 8 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2161 sezione 8).
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. La Commissione invita i presentatori al ritiro dell'emendamento Cota 8.70, in quanto verrà proposta la riformulazione dell'emendamento Cota 8.71. La Commissione esprime, invece, parere contrario sugli emendamenti Boscetto 8.1 e 8.72.
Inoltre, la Commissione intende proporre una riformulazione dell'emendamento Costantini 8.74. La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 8.101, mentre come ho già ricordato, proporrà una riformulazione dell'emendamento Cota 8.71. Ricordo inoltre che l'emendamento Di Gioia 8.73 è stato dichiarato inammissibile.
PRESIDENTE. Onorevole Giovanelli, può dirci anche quali siano le riformulazioni che vengono proposte?
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Per quanto riguarda l'emendamento Costantini 8.74, la riformulazione consiste solo nella soppressione della parola «grave». Invece, per quanto riguarda l'emendamento Cota 8.71 la riformulazione - che, di conseguenza, incide anche sull'emendamento Cota 8.70 - che si propone è la seguente: «Al comma 1, dopo il capoverso 1-bis, aggiungere il seguente: 1-ter. Le disposizioni di cui al comma 1-bis si applicano, in quanto compatibili, anche ai titolari diPag. 49posizioni organizzative, ove istituite, con riferimento alle indennità specificamente riconosciute per lo svolgimento delle relative funzioni».
PRESIDENTE. Onorevole, mi scusi, per quanto riguarda l'emendamento Costantini 8.74, così come è proposta la riformulazione, tale emendamento dovrebbe leggersi, sia alla lettera b) sia alla lettera c): «sopprimere le parole 'e ripetuta'»?
ORIANO GIOVANELLI. Relatore. Signor Presidente, in base alla riformulazione che ho letto, il termine «ripetuta» rimane, mentre il termine «grave» viene eliminato.
PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Cota 8.70 formulato dal relatore.
ROBERTO COTA. Signor Presidente, l'emendamento in discussione è stato proposto perché intendiamo estendere - sempre a tutela dei cittadini - la responsabilità del dirigente anche al titolare di posizione organizzativa. Chi occupa una posizione organizzativa all'interno della pubblica amministrazione riveste anche delle responsabilità. Pertanto, poiché con questo provvedimento - almeno a parole - si vuole introdurre una responsabilità maggiormente chiara da parte della pubblica amministrazione e dei suoi funzionari, riteniamo che la logica imponga di comprendervi anche il titolare di posizioni organizzative.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, in primo luogo vorrei far presente che intendiamo apporre la nostra firma all'emendamento Cota 8.70, in quanto è evidente che vi sono uffici che possiedono una propria responsabilità anche nell'ipotesi in cui a dirigerli non sia un dirigente. In secondo luogo, vorrei sottoscrivere anche gli emendamenti Boscetto 8.1 e 8.72, sui quali interverremo successivamente.
PRESIDENTE. Onorevole Cota, a che titolo? È appena intervenuto sullo stesso emendamento.
ROBERTO COTA. Le spiego, signor Presidente, se ho capito bene il relatore - anche se in maniera un po' veloce - ne ha chiesto il ritiro in quanto intende accoglierlo sostanzialmente nella formulazione di cui all'emendamento 8.71...
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Ho letto la mia proposta di riformulazione, quindi dovreste accettare la riformulazione dell'emendamento.
ROBERTO COTA. Signor Presidente, sembra che la riformulazione proposta sia sostanzialmente identica e dunque «Si applicano ai titolari di posizioni organizzative, ove istituite, con riferimento all'indennità (...)». Pertanto, direi che...
PRESIDENTE. Onorevole Cota, quindi ritira il suo emendamento 8.70?
ROBERTO COTA. Sì signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'emendamento Boscetto 8.1.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente intendo ritirare il mio emendamento 8.1.
Passiamo all'emendamento Boscetto 8.72. Ricordo che tale emendamento non è stato accettato dalla Commissione né dal Governo e la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che l'emendamento al nostro esame debba essere meglio considerato dal relatore e dal Governo. Tale proposta emendativa, infatti, chiede la soppressione di una parte dell' articolo 1-bis che riguarda la responsabilità dirigenziale.
Tale articolo recita: «Ferme restando le disposizioni contrattuali relative al trattamento economico accessorio, al dirigente non può essere attribuito, in tutto o in parte, in relazione al grado di responsabilità e tenuto conto degli eventuali inadempimenti (...) nonché della gravità dei casi (...) il trattamento economico (...)» in ragione del verificarsi di «(...) grave e ripetuta inosservanza dell'obbligo di provvedere entro i termini (...) dell'obbligo di predisporre l'elenco e di grave e ripetuta inosservanza del divieto (...)» ed altro. Gli obblighi e il divieto cui mi riferisco sono specificati e non mi soffermerò certamente a leggere l'intero articolo.
Quando, tuttavia, si stabilisce che al dirigente non può essere attribuito il trattamento economico accessorio in casi in cui, per i procedimenti amministrativi che rientrano nella competenza dell'ufficio da lui diretto, si verifichino le ricordate gravi manchevolezze, aggiungere le parole «in tutto o in parte, in relazione al grado di responsabilità e tenuto conto degli eventuali inadempimenti del responsabile del procedimento, nonché della gravità dei casi valutata con il sistema delle garanzie (...)» significa indebolire la norma all'estremo. Infatti, il passaggio articolato attraverso tutte queste forche caudine e questi paletti rischia di far sì che un dirigente che si trovi in una situazione rientrante nelle fattispecie previste dalle lettere a), b) o c) possa discutere all'infinito sul fatto che non gli possa essere attribuito il trattamento economico accessorio. Se esistono tali gravi manchevolezze si proceda a non corrispondergli il trattamento accessorio, senza tale reticolo di valutazioni che finisce per privare la norma della sua efficacia. Mi permetto, pertanto di insistere per l'approvazione di questo emendamento e chiedo al relatore ed al Governo di riconsiderare il parere espresso.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente voteremo a favore dell'emendamento del collega Boscetto. Avremmo votato anche a favore dell'emendamento precedente, se colleghi di Forza Italia non lo avessero ritirato, per una ragione molto semplice che è stata già enunciata. Con l'articolo 8 si inizia - per la verità, si prosegue - l'esame di una serie di norme manifesto ossia di norme che manifestano buone intenzioni che, però, nel concreto, non vengono portate a compimento. Lo abbiamo verificato in precedenza per le norme sull'ambito di applicazione delle disposizioni, lo abbiamo constatato con riferimento alla responsabilità dei funzionari e con riferimento a tutti quegli aspetti contenuti in alcuni emendamenti accantonati o respinti che avrebbero, di fatto, reso efficaci le previsioni di questo provvedimento. In questo caso il problema è che, poiché viviamo un eccesso di contrattualizzazione della pubblica amministrazione, l'idea che comunque i sistemi di valutazione siano oggetto della contrattazione collettiva e che sia affidata ai sistemi della contrattazione collettiva l'applicazione diPag. 51una norma che, secondo noi, deve avere una sua immediata precettività, vanifica di fatto lo scopo per il quale noi la introduciamo.
Se noi diciamo che il dirigente non può essere destinatario del trattamento accessorio, a prescindere da ciò che il contratto prevede (con la proposta emendativa presentata dai colleghi dell'Italia dei Valori correggeremo il testo riguardo alle ipotesi), non possiamo poi dire che tutto ciò è affidato ai meccanismi e alle procedure di cui al decreto legislativo n. 286 del 1999 perché in tal modo si renderebbe di fatto inapplicabile questa disposizione.
Credo, allora, opportuna la proposta formulata dai colleghi di Forza Italia, che mi sembra anche ispirata da buonsenso. Non capisco, pertanto, la ragione per la quale essa non debba essere accolta.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vogliamo dare un contributo costruttivo alla chiarificazione di questo articolo, che presenta, al di là delle velleità del testo, che ho più volte denunziato, un'importanza pratica notevole.
A nostro parere l'emendamento Boscetto 8.72 va visto in connessione con il successivo, l'emendamento Costantini 8.74. In altre parole, ci sembra inopportuno, come diceva il collega Boscetto, prevedere un grande appesantimento, con una griglia di concetti, in questo comma 1, capoverso 1-bis, alinea, laddove si prevede che al dirigente (ma diamo per scontato per un istante che sia anche il responsabile di un settore organizzativo o comunque al soggetto responsabile) non possa essere attribuito, in tutto o in parte, in relazione al grado di responsabilità e tenuto conto degli eventuali inadempimenti del responsabile del procedimento, nonché della gravità dei casi, valutata con i sistemi e le garanzie di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 286 del 1999 quel trattamento economico accessorio. E prevedere poi, invece, nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) e c), che sono quelle che in concreto responsabilizzano la persona, una grave e ripetuta inosservanza dell'obbligo di provvedere entro i termini, una grave e ripetuta inosservanza dell'obbligo di predisporre e così via.
L'emendamento successivo 8.74 del collega Costantini vorrebbe sopprimere le parole «grave e ripetuta», riferite alle inosservanze o alle violazioni. Ciò detto, o scegliamo una strada o scegliamo l'altra. O alleggeriamo, come propone Boscetto di fare, la prima parte di questo articolo, in cui diamo atto che quando il soggetto «si rende responsabile di...», e allora resta la casistica quale essa è nel testo, senza togliere «grave e ripetuta», ed eliminiamo tutte quelle griglie che appesantiscono e forse rendono non operativo il capoverso 1-bis, oppure non accogliamo l'emendamento Boscetto o lo preghiamo di ritirarlo, ma allora, a questo punto, devono restare le «gravi e ripetute inosservanze» e quindi dovremmo pregare il collega Costantini di ritirare il suo emendamento.
Francamente, lasciare l'uno e l'altro appesantimento mi sembra crei una griglia mal applicabile. Di conseguenza, se rimane l'emendamento Boscetto 8.72, noi lo votiamo, però ci permettiamo di suggerire un'alternativa fra l'emendamento del collega Boscetto e quello del collega Costantini.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, ritengo che dopo gli interventi svolti dai colleghi e dopo alcune consultazioni informali si possa, modificando il precedente avviso, esprimere parere favorevole sull'emendamento Boscetto 8.72.
PRESIDENTE. Onorevole Giovanelli, le faccio presente che su questo emendamento vi è anche il parere contrario dellaPag. 52Commissione bilancio. Questa decisione è frutto di una scelta del Comitato dei nove?
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Sì.
MARCO BOATO. Presidente, è sicuro che vi è il parere contrario della Commissione bilancio?
PRESIDENTE. Sì, sono sicurissima.
Chiedo al rappresentante del Governo di chiarire se il parere sull'emendamento Boscetto 8.72 rimane contrario o è conforme a quello espresso dal relatore.
GIAN PIERO SCANU, Sottosegretario di Stato per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boscetto 8.72, accettato dalla Commissione, sul quale il Governo si rimette all'Assemblea e la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Hanno votato no 17).
Prendo atto che il deputato Zaccaria ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrrio mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Costantini 8.74.
Chiedo ai presentatori se accettino la proposta di riformulazione formulata dal relatore.
CARLO COSTANTINI. Signor Presidente, condivido gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto.
Con l'articolo 8 in esame si vuole in qualche misura responsabilizzare il dirigente e precludergli la possibilità di percepire il trattamento accessorio nel caso in cui si determinino una serie situazioni previste dal presente provvedimento.
Devo dire che l'articolo così com'è formulato sarebbe stato assolutamente inapplicabile, perché l'accertamento della responsabilità avrebbe dovuto superare tanti e tali passaggi che avrebbero, di fatto, precluso l'accertamento nel nostro Paese anche di un solo caso di responsabilità.
Condivido la valutazione di chi ha suggerito, nel caso in cui fosse stato approvato l'emendamento Boscetto 8.72, di ritirare il mio. In precedenza, sono state apportate alcune modifiche al testo, ora lasciamo la formula «grave e ripetuta». Pertanto, accolgo il suggerimento e ritiro l'emendamento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.101 della Commissione.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, prendo la parola per svolgere una rapida osservazione. Con l'emendamento in esame la Commissione propone di sostituire la parola «consente» con la seguente: «prevede».
Non si tratta soltanto di una correzione formale, ma di casi nei quali invece di presentare i documenti si è abilitati a presentare una dichiarazione sostitutiva. Questo è consentito. Se approviamo questo emendamento stabiliremmo che la dichiarazione sostitutiva è obbligatoria, mentre essa è sempre in alternativa alla documentazione. Non si tratta di una questione capitale, però ritengo più appropriato il testo originario del provvedimento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.101 della Commissione, accettato dal Governo.
Hanno votato sì 384
Passiamo all'emendamento Cota 8.71, rispetto al quale il relatore ha proposto una riformulazione.
Prendo atto che i presentatori accettano la proposta di riformulazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cota 8.71, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Hanno votato sì 463).
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione relativamente agli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 8.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutti gli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 8.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07.
SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, l'articolo aggiuntivo al nostro esame riguarda il divieto per i dirigenti competenti in materia di gestione del personale di iscriversi alle organizzazioni sindacali.
Sarebbe forse necessario svolgere in proposito un ragionamento più ampio circa la dirigenza. Noi riteniamo infatti - credo in maniera fondata - che la dirigenza non sia, come qualcuno ritiene, uno dei problemi della pubblica amministrazione (anche rispetto alla questione, ben nota alle cronache, del fannullismo), ma una delle soluzioni a tali problemi. Naturalmente, perché sia così, è chiaro che essa va responsabilizzata: anzi, crediamo quella di una maggiore responsabilizzazione della dirigenza, specie in ordine al conferimento ad essa dei cosiddetti poteri «datoriali», rappresenti una delle vie maestre per rendere più efficiente il sistema delle pubbliche amministrazioni.
Ciò detto, è evidente che i dirigenti che si occupano di settori strategici come la gestione del personale si trovano in una situazione di conflitto di interessi quando abbiano in tasca le tessere delle organizzazioniPag. 54sindacali. È infatti chiaro che chi si occupa della gestione del personale rappresenta tout court i poteri «datoriali» e pertanto l'appartenenza ad un sindacato ingenera evidentemente un'incompatibilità funzionale rispetto alla tutela degli interessi datoriali della pubblica amministrazione.
Potremmo discutere assai più largamente circa coloro che hanno il compito di tutelare gli interessi della pubblica amministrazione. In proposito, anzi, sarebbe interessante svolgere un tale ragionamento anche in merito alla questione delle relazioni sindacali nel pubblico impiego. Quante volte, infatti, quando ci si trova in prossimità di un rinnovo contrattuale nazionale, osserviamo la funzione pubblica trovarsi di fronte all'esigenza di tenere buoni i propri sindacati interni! Ma il sindacato fa l'interesse dei lavoratori; e così, sul tavolo della contrattazione, risulta mortificato l'interesse del cittadino ad avere un'offerta di servizi più ampia.
Non desideriamo allargare troppo il discorso, così come non lo abbiamo allargato in sede di discussione degli articoli precedenti, come pure sarebbe stato facile fare: ad esempio, quando si parlava di trasparenza amministrativa, di siti web e di protocollo informatico, avremmo potuto chiedere conto al Governo e ai vari Ministeri dove siano le liste delle consulenze che la legge finanziaria, approvata lo scorso anno, imponeva di pubblicare sui loro siti Internet. Invece, abbiamo cercato di attenerci il più possibile alla materia, poiché crediamo che questo provvedimento vada affrontato con interventi specifici e di merito.
In quest'ottica crediamo sia singolare che il relatore abbia espresso un parere contrario su questo articolo aggiuntivo. A noi, infatti, pare giusto che un dirigente che si occupi di gestione del personale non possa essere iscritto ad un sindacato. Allo stesso modo, temiamo un eccessivo espandersi dell'influenza del sindacato nella pubblica amministrazione e, in particolare, nell'ambito statale.
Crediamo che sia stata un errore - e lo abbiamo fatto presente in diverse occasioni anche al Ministro Nicolais - la sottoscrizione dell'intesa sulle pubbliche amministrazioni (il protocollo sulle pubbliche amministrazioni sottoscritto dal ministro Nicolais con i sindacati), perché riteniamo che si sia consegnato scientificamente - mani e piedi - nella sua complessità tutto il sistema delle pubbliche amministrazioni al sindacato.
In questo senso, crediamo che una norma di questo genere, la quale prevede un'incompatibilità ed un divieto esteso non solo al periodo in cui si ricopre l'incarico ma anche ai due anni successivi alla scadenza dell'incarico, rappresenti una disposizione di buon senso volta a separare la funzione sindacale di rappresentanza dei lavoratori, da un lato, e di rappresentanza dei poteri datoriali, dall'altro.
MARCO BOATO. Signor Presidente, se mi permette desidero far rimarcare che il Regolamento della Camera dei deputati prescrive che si parli in piedi e rivolti al Presidente.
Mi rivolgo con garbo, e quindi senza polemica, al collega Boscetto, primo firmatario dell'articolo aggiuntivo 8.07; faccio ciò con la tranquillità di coscienza di chi, pochi minuti fa, si è impegnato presso il Comitato dei nove per tramutare un parere contrario espresso ad un suo emendamento in uno favorevole, che ne ha consentito l'approvazione unanime da parte dell'Assemblea.
Adesso suggerirei, se posso, al collega Boscetto di ritirare l'articolo aggiuntivo 8.07 (già 10.07), perché a rifletterci più attentamente - e parlo con un esperto di diritto - si tratta di un articolo aggiuntivo palesemente incostituzionale: esso violerebbe, se fosse accolto, l'articolo 3 e, a mio parere, il primo comma dell'articolo 39 della Costituzione.
Desidero ricordare garbatamente al collega Boscetto che, quando in casi del tutto eccezionali si limitano diritti costituzionalmente garantiti, è la stessa CostituzionePag. 55a prevederlo. Mi richiamo all'articolo 98 della Costituzione, terzo comma, il quale recita che non «si deve», ma «si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all'estero»: dunque, «si possono», ma è la Costituzione a prevederlo.
Credo che sarebbe palesemente incostituzionale una norma che, invece, vietasse con legge ordinaria l'iscrizione all'organizzazione sindacale, che, ai sensi dell'articolo 39 della Costituzione, è libera, e addirittura prevedesse un divieto per i due anni precedenti all'incarico e per i due successivi. Se facessimo un discorso di opportunità, ciò potremmo comprenderlo tutti.
Peraltro, ci si può non iscrivere ai partiti ed essere legatissimi ad un partito senza avere la tessera in tasca, così come ci si può non iscrivere ad un sindacato ed eventualmente svolgere un'attività parasindacale addirittura più negativa - se è di distorsione - che non avendo la tessera sindacale in tasca. Ma l'unica cosa che, a mio parere, non si può fare - ed ho concluso, ma chiedo veramente al collega Boscetto di rifletterci - è stabilire con norma ordinaria che un diritto costituzionalmente previsto possa essere limitato in questo modo e, addirittura, soppresso. Qualora si volesse fare ciò, bisognerebbe operare con norma costituzionale (mi richiamo, ancora una volta, all'articolo 98 della Costituzione) o, comunque, con legge di rango costituzionale, ma sicuramente non si può violare la Costituzione con norma ordinaria.
Mi permetto, dunque, di suggerire al collega Boscetto - se lo ritiene, avendo ascoltato il dibattito - di ritirare l'articolo aggiuntivo 8.07: in ogni caso, il nostro voto non potrebbe che essere contrario, ma per ragioni veramente di rigore costituzionale, al di là dei giudizi di opportunità che ho già citato.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, mi permetto di dissentire dal collega Boato, perché l'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07 non prefigura alcuna limitazione al diritto costituzionale di esercizio dell'attività sindacale o quant'altro. Con esso si cerca, piuttosto, in primo luogo di dare attuazione al principio contenuto nell'articolo 97 della Costituzione, cioè quello dell'imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione.
In secondo luogo, esso garantisce anche l'autonomia della funzione sindacale all'interno della pubblica amministrazione perché, qualora vi fossero dirigenti che hanno responsabilità esclusive in materia di gestione del personale iscritti ad una delle tante organizzazioni sindacali, ciò altererebbe il principio di libera e legittima concorrenza all'interno della pubblica amministrazione e di libero accesso a questa o a quella struttura sindacale da parte dei dirigenti del settore del comparto del pubblico impiego.
La proposta del collega Boscetto - che sottoscrivo - mi sembra anch'essa di buonsenso e non in contrasto con alcuna norma costituzionale, anzi cerca di ridare dignità e vigore ad una norma, purtroppo desueta, che è l'articolo 97 della Costituzione.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, l'argomento che è stato evocato dall'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07 è di straordinario rilievo ed è inutile nasconderlo. Su tale punto insistono due principi, entrambi costituzionalmente tutelati: il diritto ad iscriversi e militare in un'organizzazione sindacale che è certamente non limitabile, se non in casi determinati, e quello alla parità di trattamento, all'imparzialità della pubblica amministrazione, ora richiamato dall'egregioPag. 56collega, che è ugualmente importante, di pari dignità costituzionale ed avvertito in massimo grado dall'opinione pubblica, oltre che dagli stessi pubblici dipendenti. Ci troviamo in un'epoca di «caste» condannate, censurate e stigmatizzate, ma ciò che accade nei settori della pubblica amministrazione, laddove per cordate di carattere sindacale avvengono, ogni giorno, trattamenti diseguali, soprusi, fino a sconfinare spesso in quello che è - definito con un inglesismo ormai alla moda - il mobbing, è all'ordine del giorno e crea grandi ribellioni e malesseri nella pubblica amministrazione. È necessario far fronte a tali principi e l'emendamento in esame ha senz'altro il merito di mettere in evidenza questo delicatissimo tema.
Mi permetterei di dire al collega, che ha certamente centrato un problema attualissimo, che forse la proposta emendativa si presenterebbe meglio se formulata al contrario. Non stabilire, infatti, che sia fatto divieto a chi ricopre certe cariche di essere iscritto ad un'organizzazione sindacale, e stabilire invece che chi è iscritto ad un sindacato si trovi in una situazione di incompatibilità con la possibilità di essere collocato in certi ruoli di preposizione alla gestione del personale; è di tutta evidenza che il rapporto con i dipendenti, il potere di comandarli presso altri ambiti, adibirli ad altro, promuoverli nelle funzioni, arricchirne le competenze e così via dicendo, ebbene, è chiaro che la cordata sindacale può influire, per ragioni umane e in modo inevitabile - anche se non giustificabile astrattamente - e ciò in concreto si verifica quotidianamente.
Pertanto, si tratta di stabilire, forse invertendo l'ordine in cui è stata scritta la disposizione, un'eventuale incompatibilità. Vi sono dei casi, onorevoli colleghi, nei quali l'iscrizione, ad esempio, ad un partito politico, e pur a fronte di diritti costituzionali assolutamente importanti, è, però, inibita dalla funzione pubblica che il soggetto è chiamato a svolgere. Perché vi è tale limitazione della libertà individuale o di una facoltà? Perché il cittadino si attende quella imparzialità, dal tutore dell'ordine o dal magistrato o da altro esercente una pubblica funzione, che è lecito aspettarsi da chi svolge tali compiti. Dunque, si può notare che la facoltà di iscriversi ad un organismo di parte non è illimitata, anche sotto la benefica ombra delle garanzie costituzionali.
Pertanto, la norma che Boscetto propone non è aberrante, anzi è concepibile. Tuttavia, bisognerebbe riscriverla, a mio modesto avviso, attraverso un'opportuna riformulazione nel senso di indicare un'incompatibilità ad essere preposto al settore della gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni per chi sia già evidentemente schierato dal punto di vista sindacale. È inutile dire che tale argomento rimanda all'appassionante dibattito sul riconoscimento giuridico e sulla disciplina della vita dei sindacati, ma questa è altra, più ampia e più affascinante questione, che tuttavia, come vedete, è un grande nodo attuale che viene al pettine. Pertanto, occorre combattere le caste anche da tale punto di vista e recepire, quanto meno, lo spirito della proposta emendativa in esame e se possibile riformularla nel senso di stabilire un'incompatibilità.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, a nome della componente La Destra, vorrei svolgere alcune osservazioni che scaturiscono da questa proposta emendativa. Non vi è dubbio che vi sia anche una casta sindacale, costituita da privilegi, da inserimenti nei consigli di amministrazione, da stipendi che giungono a casa per anni senza conoscere come sia fatto il posto di lavoro. Tuttavia, scambiare le degenerazioni della casta sindacale con il ruolo dei sindacati, a mio avviso, è molto grave.
La mia giornata è iniziata all'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati dove mi è parso - e al riguardo ho espresso il mio dissenso - di rilevare una vera e propria intolleranza anche verso i sindacati della Camera dei deputati: sarebberoPag. 57troppi, difenderebbero interessi corporativi e quant'altro.
Dunque, attenzione, in quanto, a mio avviso, sta partendo un'offensiva per delegittimare i sindacati. La delegittimazione dei sindacati... (Commenti). ..Se c'è qualcuno che «abbaia» da qualche parte si metta qui davanti a me. La delegittimazione dei sindacati, dicevo, è un'operazione partita da mesi.
Allora, non possiamo consentire che i sindacalisti possano sedere nei consigli di amministrazione dove dovrebbero stare i tecnici e stabilire, invece, che un dirigente dell'ente locale non possa essere iscritto al sindacato. Mi chiedo cosa c'entri l'autonomia del ruolo dell'organo amministrativo con l'iscrizione al sindacato! Una persona può essere non iscritta ad alcun sindacato ed essere faziosa, al servizio di una lobby affaristica! Cosa c'entra l'autonomia dell'amministrazione con l'iscrizione al sindacato?
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI CASTAGNETTI (ore 18,02)
TEODORO BUONTEMPO. Se dovesse «passare» tale principio, non si potrebbero iscrivere al sindacato l'agente di pubblica sicurezza, i carabinieri e i magistrati. Dunque, vorremmo vietare l'iscrizione al sindacato a tutti coloro che svolgono un ruolo nella società e che devono rappresentare l'interesse comune e non un interesse particolare?
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, concludo. Ciò emerge anche dalla mancata attuazione di quanto previsto dall'articolo 39 della Costituzione. È una riflessione rivolta alle forze politiche e ai sindacati: acceleriamo l'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione, in quanto, tra poco, i sindacalisti che scenderanno in piazza verranno considerati alla stregua di sovversivi dell'ordine costituito.
Quindi, esprimerò un voto decisamente contrario sulla proposta emendativa in esame, per non aprire neppure uno spiraglio a chi vorrebbe sopprimere persino il diritto di iscrizione al sindacato previsto dalla Costituzione.
AUGUSTO ROCCHI. Signor Presidente, colleghi, penso, in verità, che la proposta emendativa in esame riveli la cultura che è sottostante la logica della riforma per la modernizzazione e l'efficienza della pubblica amministrazione. Alla fine si disvela l'ipotesi secondo la quale il cattivo funzionamento e le difficoltà di funzionamento della pubblica amministrazione sarebbero, al fondo, responsabilità dei lavoratori, delle lavoratrici e delle organizzazioni sindacali. Si tace, guarda caso, su una lunga storia relativa anche al modo di concepire il ruolo delle strutture pubbliche. Magari si muove contro i lavoratori e le lavoratrici che si sono battuti anche con le loro organizzazioni sindacali in tutti questi anni, affinché assieme ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici si tutelasse l'efficienza e l'efficacia di un servizio da fornire a tanti altri cittadini lavoratori e lavoratrici anch'essi.
Dunque, ciò che si propone con la proposta emendativa in esame, oltre a negare un diritto costituzionale, è semplicemente fuorviante, oltre che sbagliato da tutti i punti di vista. Infatti, si cerca di spiegare che la cattiva efficienza della pubblica amministrazione deriva dal fatto che i lavoratori e lavoratrici, ad ogni livello, possono iscriversi a un sindacato, avere delle organizzazioni collettive ed essere capaci di essere portatori, non solo del loro interesse di lavoratori, ma anche dell'efficienza e dell'efficacia di un servizio pubblico rivolto a tante altre persone, che necessitano del funzionamento corretto della pubblica amministrazione, oltre che dell'economia generale del Paese.
Si tratta, pertanto, di una proposta emendativa sulla quale si deve esprimere un voto nettamente contrario e che - ripeto - disvela uno scontro di culture: èPag. 58bene che sappiano il Paese e i lavoratori del pubblico impiego, avvolti da alcune forze politiche che in questa sede sostengono queste proposte emendative, che vi è chi spesso, in passato, dopo averli molte volte per così dire solleticati a una difesa corporativa (e non alla difesa delle loro condizioni all'interno di un interesse generale) ed avere furbescamente lisciato loro il pelo per molti anni, oggi pensa che, se la pubblica amministrazione va male, è tutta colpa di chi vi lavora (Applausi dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).
ROBERTO COTA. Signor Presidente, indubbiamente la degenerazione dei sindacati e del sindacalismo è un problema: lo abbiamo visto in questi anni e lo vediamo in questi giorni. Alcuni sindacati sono stampelle per i Governi amici e feroci oppositori per i Governi nemici. In tutto ciò, gli interessi dei lavoratori sono completamente dimenticati.
La proposta emendativa in esame ha il pregio di sollevare il problema e di evitare che chi ricopre determinate posizioni all'interno della pubblica amministrazione - collega Buontempo, non stiamo parlando dei dirigenti dell'ente locale, ma di quei pochi casi di dirigenti preposti alla gestione del personale - le utilizzi per svolgere reclutamento politico.
Abbiamo visto fino a che punto si sia arrivati, oggi, con una pubblica amministrazione i cui posti sono sempre stati spartiti in base alle tessere di partito e alla presenza degli amici degli amici. Ciò ha portato, nella pubblica amministrazione, inefficienza e arretratezza. È proprio per questo motivo che alcune amministrazioni, soprattutto in determinate zone, hanno dimostrato di essere così inefficienti.
LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, mi rivolgo all'attenzione dei colleghi che hanno presentato la proposta emendativa in esame e agli altri, per chiarirne la portata e gli effetti. Nel testo della proposta è scritto che chi sia stato iscritto al sindacato non può, nei due anni successivi, ricoprire un certo tipo di incarichi nella pubblica amministrazione. Siccome a mio avviso tutti i dipendenti legittimamente aspirano ad assumere incarichi di questo tipo, è chiaro che tale divieto finisce con l'essere un divieto di iscrizione, perché l'iscrizione stessa provoca un blocco alla possibilità di accesso ad alcuni livelli. Il collega Boato lo ha già affermato prima e lo ripeto sinteticamente: la Costituzione pone un limite all'iscrizione ad associazioni, con riferimento ai partiti, solo per alcune categorie specifiche di persone (ossia i magistrati, i diplomatici, la polizia, ed altre), ma non pone alcun limite all'iscrizione alle organizzazioni sindacali. Sostanzialmente, questo diventa un limite implicito: se si vuole far carriera, come è legittimo, all'interno della pubblica amministrazione, non bisogna iscriversi a un sindacato.
Quanto all'imparzialità - ne hanno parlato tanto, con chiarezza, il collega D'Alia e altri - la persona alla quale è sostanzialmente inibito di iscriversi a un sindacato, può iscriversi a qualsiasi partito politico: la Costituzione, in questo caso, non pone alcun divieto di iscrizione ad un partito. Sostanzialmente, quindi, si vieta ad una persona l'iscrizione a un sindacato, laddove quella stessa persona, se vuole essere così imparziale, può invece iscriversi ad un partito. Mi rivolgo agli amici D'Alia e Benedetti Valentini: quelli che sono più parziali non si iscrivono a nulla...
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Questo è anche vero.
LUCIANO VIOLANTE, Presidente della I Commissione. ...così hanno il segno della neutralità e fanno quello che vogliono con il segno della neutralità.
Credo, pertanto, che sia opportuno votare contro la proposta emendativa inPag. 59esame, a meno che il collega Boscetto non intenda ritirarla. Francamente, non mi sembra che, nel nostro sistema costituzionale, abbia cittadinanza un divieto implicito di iscrizione ai sindacati.
FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, affrontando la proposta in esame, trattiamo una materia delicata.
Ancora oggi ho in tasca la tessera di un sindacato confederale, la CISL, però so anche che, talvolta, nelle figure responsabili del personale si collocano persone prelevate dai sindacati per ragioni non sempre nobili.
Non vi è dubbio che la delicatezza della questione esiste. Non vedo un impedimento di natura costituzionale, perché la Costituzione demanda la disciplina della materia alla legge. Si badi bene che io non mi levo contro il sindacato, ma ritengo che proprio per salvaguardare il ruolo e l'imparzialità del sindacato ed evitare situazioni di conflitto di interesse questa norma sia assolutamente opportuna.
MARIA FORTUNA INCOSTANTE. Siccome altri hanno usato argomentazioni più complesse, vorrei richiamare un attimo l'attenzione dei colleghi; guai, infatti, se una tale proposta «passasse» in una legge della Repubblica italiana! In primo luogo, la Costituzione - la Costituzione, non una legge! - prevede solo alcuni casi in cui i diritti politici sono limitati. In secondo luogo, non possiamo pensare che un dirigente che tratti le questioni del personale possa essere privato di un diritto politico, come quello di iscriversi a un partito o a un sindacato. Ho sentito qui qualcuno dire di vietargli anche l'iscrizione a un partito. Non so se abbiamo idea di cosa stiamo cercando di fare.
Infine (e concludo), possiamo mettere tutti i paletti che vogliamo - in questo caso, non lo possiamo fare! - per eliminare una cattiva politica, ma, se una classe dirigente nel suo insieme non capisce che la cattiva politica si riforma solo con la sua buona politica, si rischia di approvare leggi demenziali contro i diritti delle persone e contro i diritti previsti dalla nostra Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e La Rosa nel Pugno).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buffo. Ne ha facoltà.
GLORIA BUFFO. Signor Presidente, condivido gli argomenti e anche il tono serio e appassionato, perché questa è una proposta emendativa importante e molto negativa, che dobbiamo respingere con un voto contrario. Essa afferma un principio ingiusto, inaccettabile, inefficace e - credo - inammissibile.
È ingiusto perché è evidente l'effetto distorsivo cui si riferiva il presidente Violante, ove si stabilisse l'incompatibilità con l'iscrizione al sindacato ai fini della carriera nella pubblica amministrazione. Si tratterebbe di un modo subdolo e perverso per dissuadere chi lavora nella pubblica amministrazione dall'iscriversi al sindacato.
Non è possibile, perché lede la libertà di chi lavora, una libertà che non credo sia nella nostra disponibilità. Non è efficace, perché, comunque, l'imparzialità di chi prende decisioni nella pubblica amministrazione non passa da qui. L'imparzialità è data dal considerare eguali tutti i cittadini e non dal pensare che non si debba essere iscritti a un sindacato. Infine, non è ammissibile, perché, come hanno detto prima di me gli onorevoli Rocchi e Incostante, è in gioco una libertà fondamentale.
Stiamo attenti a non produrre, con una proposta in ipotesi considerata minore, un disastro dal punto di vista delle libertà, che davvero non ci possiamo permettere (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo).
LANFRANCO TURCI. Signor Presidente, intendo esprimere la nostra contrarietà a questa proposta, che lederebbe un diritto inalienabile dei cittadini e, in quanto tali, anche dei dirigenti della pubblica amministrazione.
Poiché è stato sollevato da alcuni interventi il problema più generale delle responsabilità per il cattivo funzionamento della pubblica amministrazione, vorrei sottolineare che non vedo un pericolo particolare nell'eventuale vicinanza di militanza sindacale fra un dirigente e i dipendenti dello stesso ufficio. Non mi pare, francamente, che questo sia un caso che possa determinare particolari rischi per le responsabilità e l'autonomia dei dirigenti.
Vi è comunque un problema nel nostro Paese e nella nostra pubblica amministrazione: spingere i dirigenti ad assumersi fino in fondo le loro responsabilità. Oggi ciò è ostacolato, nei fatti, da una sorta di tenaglia a monte e a valle del dirigente: da un lato vi è la responsabilità di coloro che possiamo chiamare genericamente i politici (siano gli amministratori locali, siano i Ministri, siano i parlamentari: coloro, in sostanza, che stanno a monte della dirigenza pubblica); dall'altro lato, non nascondiamolo, vi è una diffusa pratica di cogestione sindacale, che spesso limita l'autonomia di responsabilità dei dirigenti. Ciò non dipende da una tessera comune, ma dal fatto che abbiamo ancora normative, o meglio prassi, che impediscono l'assunzione di responsabilità serie da parte dei dirigenti e che assistiamo anche - diciamolo pure - da parte di molti dirigenti ad un accomodamento alla situazione, ad un prendere atto che è meglio non assumersi responsabilità e lasciare che la macchina vada alla deriva.
Con il disegno di legge in esame vorremmo dare un contributo per migliorare la situazione - mi riferisco soprattutto all'articolo aggiuntivo 10.0100 della Commissione - ma non è certo attraverso una proibizione di iscrizione al sindacato che offriamo un contributo nella direzione giusta (Applausi dei deputati del gruppo La Rosa nel Pugno).
MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per precisare che non necessariamente colui che nutre aspirazioni di carriera deve percorrerla occupando posti in cui si gestiscono risorse umane. Sicuramente vi sono due interessi contrapposti: il primo è l'interesse ad esercitare la propria libertà di associazione, di pensiero e via dicendo; il secondo è l'interesse all'imparzialità all'interno della pubblica amministrazione.
Credo che non sia sufficiente che la giustizia sia giusta, ma deve anche apparire tale. Pertanto, ritengo che un soggetto che ha in mano le carriere altrui e la possibilità di gestirle non possa essere collocato in quella posizione, perché potrebbe rovinarle (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord-Padania).
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, personalmente non condivido la proposta del collega, anche se tocca un problema serio e reale, ma in questo caso la soluzione proposta non è coerente con il problema reale. La questione è concreta, e occorre rendersi conto che attualmente i dirigenti del personale, in seguito a un'applicazione distorta della legge Bassanini, si autoaumentano lo stipendio, decidono assunzioni, approvano progetti e incentivi: di fatto, abbiamo registrato una grossa esplosione della spesa pubblica per tale motivo, perché non vi è un controllo.
Pertanto, il problema reale è di rivedere, ad esempio, la separazione dei poteri tra pubblica amministrazione e organi di governo, perché questo meccanismo può funzionare per i grandi comuni e per iPag. 61grandi enti; nei piccoli comuni ha portato solo all'incremento della spesa pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord-Padania).
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, anch'io intervengo per ribadire che, al di là della motivazione dell'articolo aggiuntivo in esame, il problema che esso affronta è reale: chiunque di noi ha lavorato nella pubblica amministrazione come consigliere comunale o regionale e ne ha vissuto le vicende, non può nascondersi il fatto che molto spesso la militanza sindacale è servita a dirigenti degli enti locali o della pubblica amministrazione più che per difendere o sostenere le cause del lavoro e dei lavoratori, per sostenere se medesimi o alcuni affiliati alle proprie organizzazione sindacali, molto spesso promossi senza motivazione, in altri casi retrocessi. Si è creata, di fatto, un'incrostazione di potere. Si tratta di un corporativismo che è trasversale, sia ben chiaro, a tutte le forze politiche e a tutti i sindacati, ma che costituisce il male della pubblica amministrazione, e spesso ne ha paralizzato l'azione per effetto di veti reciproci, di interessi sovrapposti e via dicendo.
Invito l'Assemblea a considerare, al di là della formulazione dell'articolo aggiuntivo, il problema che vi è sotteso, che non ci può lasciare indifferenti: non si tratta di limitare le tutele sindacali, ma di farsi carico di una realtà viva nella pubblica amministrazione.
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, ho sempre in grande considerazione le valutazioni del presidente Violante e del collega Lanfranco Turci, però vorrei sottolineare al presidente Violante che non è in discussione il diritto all'iscrizione al sindacato. Stiamo parlando di un problema di opportunità, ovvero della questione se sia opportuno che un dirigente con un passato nel sindacato si occupi della gestione del personale: si tratta di incompatibilità evidente (lei è molto interessato al conflitto di interessi, e qui ve ne è uno evidente). I dirigenti hanno un proprio sindacato, ma provenire dal sistema e dall'ambiente del sindacato e andare a gestire il personale significherebbe riconoscere implicitamente che il sindacato in sé riassume tutte le funzioni che riguardano la pubblica amministrazione. La dirigenza, e comunque gli interessi della pubblica amministrazione, sono a volte confliggenti con quelli del sindacato, perché il sindacato fa un lavoro e la pubblica amministrazione ne dovrebbe fare un altro.
Pur considerando che forse la proposta emendativa è un po' debordante, non andrebbe comunque messa in discussione la possibilità di verificare se vi è la possibilità di un'incompatibilità tra il passaggio di funzione di un dirigente chiamato ad occuparsi del personale e dei servizi collegati e gli incarichi assunti precedentemente. Invito il relatore a ripensare il suo giudizio sull'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07, magari accantonandolo, approfondendolo e modificandolo in questa direzione.
MAURO DEL BUE. Signor Presidente, voterò contro l'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07, che propone sostanzialmente un concetto di questo tipo: un dirigente di prima o di seconda fascia se iscritto ad un'organizzazione sindacale può compiere atti di preferenza nei confronti del personale iscritto alla sua stessa organizzazione. Un problema di questo tipo non si risolve con la mancata iscrizione dei dirigenti al sindacato, perché dovremmo a questo punto anche abolire la possibilità di iscriversi ad un partito politico, ad un'organizzazionePag. 62culturale, ad un'associazione ovvero a qualsiasi ente comunitario che preveda l'iscrizione contestuale sua e dei suoi dipendenti. Mi chiedo se così non si vada a ledere un principio costituzionale elementare, ovvero quello che riguarda la possibilità per chiunque di appartenere ad un'associazione sindacale, politica o culturale.
In questo senso, mi risulta piuttosto difficile ottemperare alle richieste che sono state formulate dall'oratore che mi ha proceduto, come quella volta ad impedire - si tratta di un altro problema ancora - ad un sindacalista di ricoprire un ruolo di primo piano nel governo del personale all'interno della pubblica amministrazione. Anche in questo caso dovremmo introdurre una discriminazione nell'accesso, e siccome questi incarichi si raggiungono tramite concorsi pubblici bisognerebbe evitare che ai concorsi partecipino dirigenti del movimento sindacale, il che mi pare francamente impossibile. Comunque la si consideri, la questione, che può anche esistere, dato che nel mondo della pubblica amministrazione vi possono essere preferenze e forse addirittura abusi, non si risolve in questo modo.
Per tali motivazioni, voterò contro l'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Costantini. Ne ha facoltà.
CARLO COSTANTINI. Signor Presidente, anche l'Italia dei Valori voterà contro l'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07. Il ragionamento svolto da chi lo ha presentato evidenzia un vizio di fondo, poiché parte dal presupposto che l'esercizio dell'attività di chi è tenuto a valutare il personale dipendente sia totalmente discrezionale. La preoccupazione nasce nella misura in cui si afferma il principio che chi valuta lo fa secondo quelli che sono i propri parametri di giudizio, ma in realtà non è così, o meglio, la realtà dovrebbe essere diversa. L'esercizio della valutazione dovrebbe rispondere a parametri oggettivi e dovrebbe essere inserito all'interno di procedimenti certi, con regole certe e con sanzioni per chi sbaglia.
Il problema che viene posto è giusto: è vero che nella pubblica amministrazione molto spesso le valutazioni delle progressioni di carriera del personale dipendente sono legate a rapporti di amicizia o di inimicizia, di appartenenza o di non appartenenza, ma la soluzione proposta è sbagliata, perché nega un diritto ed afferma un principio per il quale è sufficiente non essere iscritti ad un sindacato o ad un partito per esercitare fino in fondo il proprio dovere.
Le regole e le procedure ci sono e la discrezionalità non è assoluta. Si può semmai intervenire sul fronte delle regole e sui vincoli procedimentali che devono essere rispettati dal soggetto tenuto alla valutazione del personale, ma certamente non possiamo accogliere un articolo aggiuntivo che - come ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto - introdurrebbe una palese violazione di principi di libertà garantiti dalla nostra Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benedetti Valentini, che è già intervenuto e quindi non può intervenire nel merito della materia. Intende intervenire sull'ordine dei lavori?
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, stiamo parlando di questo, sto cercando di offrire una soluzione...
PRESIDENTE. Lei non può intervenire di nuovo sul merito della materia.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Ho capito.
PRESIDENTE. Se ha capito, qual è la questione sull'ordine dei lavori che lei solleva?
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. La questione sull'ordine dei lavori è che ritengo che sul tema in esame noi consumeremo l'intera serata (si tratta dell'ordine dei lavori!), dunque, affinché l'ordine dei lavori non diventi disordine...
PRESIDENTE. La ringrazio. Capisca la mia funzione, non posso consentire di intervenire sullo stesso articolo aggiuntivo due volte.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Ma se ho iniziato appena a parlare...
PRESIDENTE. Il presidente Leone lo sa, perché mi insegna il Regolamento...
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Va bene... allora lei vaticina anche il mio pensiero, e mi affido a quello che lei pensa.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, ho ascoltato con estrema attenzione il dibattito, e ho sentito ragioni valide nell'ambito delle diverse logiche. Intendo dunque chiedere al relatore e al rappresentante del Governo se accettano di accantonare l'articolo aggiuntivo in esame, considerata anche la mia intenzione di riformularlo.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore di esprimere il parere sulla proposta di accantonamento, affinché la Commissione formuli un nuovo testo. Ricordo, infatti, che a questo punto è la Commissione a poter esercitare tale facoltà.
ORIANO GIOVANELLI, Relatore. Signor Presidente, vi è tutta una serie di proposte emendative, compresa quella in esame, che in verità non hanno niente a che vedere con il provvedimento che stiamo discutendo. Quindi credo che non sia assolutamente accettabile la proposta di accantonamento, perché sono contrario nel merito, nonché al fatto che si sia tentato di introdurre questa materia nel provvedimento in esame. La questione potrà essere affrontata quando discuteremo a proposito della dirigenza, e credo che ciò accadrà quanto prima. Pertanto, sono contrario alla proposta di accantonamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Hanno votato sì 134
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo La Russa 8.036.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo in esame, molto sommariamente devo dire - e non per puntigliosamente ribattere su quelle che sono le sue determinazioni, sulle quali non posso tornare - che votando la precedente proposta emendativa abbiamo liquidato anche un principio. A fronte di un eventuale invito al collega Boschetto, sia dai banchi della maggioranza sia da quelli dell'opposizione, a ritirare l'articolo aggiuntivo, per evitare il rischio di veder travolgere un principio buono insieme ad un'articolazione discutibile, procuriamo un danno e non diamo i segnali giusti né alla pubblica amministrazione né alla pubblica opinione (che è quella che più mi interessa).
A questo punto, in modo «monografico», abbiamo ritenuto anche di introdurrePag. 64il tema della permeabilità fra pubblico e privato, in vista di uno sforzo poderoso per una modernizzazione della pubblica amministrazione che ci sembra ancora lontana dall'essere conseguita.
La lettura del nostro articolo aggiuntivo 8.036 si commenta da sola, nel senso che vorrebbe costituire un «allungo», pur con tutte le garanzie di assoluta trasparenza, in questa direzione. Il parere contrario, naturalmente, mi fa presagire una mancata approvazione. Tuttavia, riteniamo, con questa e con la successiva proposta emendativa, di dare un segnale preciso su un tema che è ormai all'attenzione di tutti gli studiosi della pubblica amministrazione, e anche di coloro che vogliono procedere sulla strada di una reale modernizzazione.
Quindi, insisteremo nel chiedere il voto favorevole sia sull'articolo aggiuntivo La Russa 8.036 sia sul successivo articolo aggiuntivo La Russa 8.039, che vanno esattamente in questa direzione.
SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, in primo luogo intendo spendere una parola in favore della possibilità di osmosi tra sistema pubblico e sistema privato, che caldeggiava il collega Benedetti Valentini e che è prevista, in parte, anche nell'articolo aggiuntivo in esame.
Intervengo, inoltre, per rispondere ad alcune valutazioni espresse in ordine al precedente articolo aggiuntivo, e che considero fuori luogo. Quanto alla presunta incostituzionalità della previsione dell'incompatibilità tra l'iscrizione sindacale e un qualsivoglia incarico direttivo, ricordo che proprio il decreto legislativo 165 del 2001 prevede l'impossibilità per i vertici dell'Aran di essere iscritti al sindacato. È una norma di Bassanini, non una norma che proviene dal centrodestra. Si sarebbe potuti venire incontro anche ad alcune obiezioni in qualche modo fondate, riformulando l'articolo aggiuntivo Boscetto 8.07 nel senso di prevedere l'incompatibilità non con l'iscrizione al sindacato ma con gli incarichi sindacali, così come in questo stesso testo è previsto proprio per i componenti della cosiddetta «authority antifannulloni»: si trattava di adottare un criterio che la stessa Commissione aveva già previsto, nella disciplina di un organo.
Dunque, la mancata disponibilità del relatore a una riformulazione, così com'era stata proposta dal collega Boscetto, lascia l'amaro in bocca: forse è più comodo per qualcuno accusare strumentalmente l'altra parte di voler mettere in campo un'incompatibilità e la violazione di un diritto costituzionale, piuttosto che lavorare ad una convergenza per stabilire quello che doveva essere un principio sacrosanto, vale a dire la separazione netta tra i poteri datoriali all'interno della pubblica amministrazione e i poteri di rappresentanza dei lavoratori.
In questo senso, ritengo non solo che siano state appropriate le osservazioni formulate dal collega D'Alia e dal collega Benedetti Valentini, ma anche che l'indisponibilità del relatore a valutare una riformulazione, così come aveva proposto il collega Boscetto, sia stata un'occasione persa, perché evidentemente c'era la possibilità di riformulare la proposta emendativa e di inserire un principio di buona normazione all'interno del testo in esame.
GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, partendo dalla considerazione che se l'emendamento del collega Boscetto fosse stato in contrasto con la Costituzione, presidente Violante, la Presidenza della Camera lo avrebbe dichiarato inammissibile, e partendo dalla considerazione della profonda amarezza di un testo che può essere esaminato a sovranità limitata perché ci sono alcuni tabù - con buona pace del Partito democratico - che non siete ancora in condizione di affrontare, neanche su una richiesta di riformulazione del collega Boschetto, credo che, con lo stesso spirito di confronto parlamentare,Pag. 65ci asterremo sulle proposte emendative di Alleanza Nazionale.
Infatti, condividiamo l'idea che vi possa essere mobilità tra pubblico e privato. Poiché, però, oggi ci troviamo nella condizione di dover limitare il ricorso a prestazioni professionali esterne, di ogni genere e tipo, di cui si è fatta inflazione a livello statale, regionale e degli enti locali, e poiché riteniamo che questo articolo aggiuntivo, ancorché non abbia questo scopo, può prestarsi a tale processo inflattivo di incarichi, prebende, consulenze che hanno appesantito la pubblica amministrazione senza arrecare alcun vantaggio, credo che sarebbe opportuno sulla proposta in esame soprassedere, e per questa ragione siamo ad essa contrari. Per tale motivo voteremo contro, ma, ovviamente, solo per queste ragioni, e non perché ve ne siano altre.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo La Russa 8.036, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Prendo atto che il deputato Belisario ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo La Russa 8.039, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Boscetto 8.014, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Boscetto 8.015, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Ognuno voti per sé (Commenti). È un'esortazione dovuta, il ruolo me lo impone.

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