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VAS. -Rapporto Ambientale- Parte I-II VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA. Art. 4 Legge Regionale 11 marzo 2005 n.12 - PDF
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3 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA Art. 4 Legge Regionale 11 marzo 2005 n.12 - Parte I-II Deliberazione di Giunta Regionale 10 novembre /761 (con il recepimento delle indicazioni contenute nel parere motivato e di quanto accolto a seguito delle consultazioni con le parti sociali ed economiche nel rispetto del Art.13 com.3 Legge Regionale 11 marzo e s.m.i n.12) Pagina 1 di 505
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5 Sommario SOMMARIO... 3 PREMESSA... 6 (PARTE I) RIFERIMENTI NORMATIVI E DEFINIZIONE DEL PROCESSO DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA () INTRODUZIONE ALLA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEFINIZIONE DEL PROCESSO DI E DI RAPPORTO AMBIENTALE IL PROCESSO DI E IL CONCETTO DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Contenuti della Direttiva CE 2001/ La Legge Regionale 12/ IL PROCESSO DI E IL PIANO IL PROCESSO DI E LA PARTECIPAZIONE IL PERCORSO METODOLOGICO PROCEDURALE IL INTEGRAZIONE DELLA DIMENSIONE AMBIENTALE NEL PIANO IL DOCUMENTO DI SCOPING NELLA LA PRIMA CONFERENZA DI VALUTAZIONE LA SECONDA CONFERENZA DI VALUTAZIONE FASE DI ELABORAZIONE E REDAZIONE FASE DI ADOZIONE, APPROVAZIONE E VERIFICA FASE DI ATTUAZIONE E GESTIONE DEFINIZIONE E CONTENUTI DEL RAPPORTO AMBIENTALE IL RAPPORTO AMBIENTALE, SUDDIVISIONE ED OBIETTIVI (PARTE II) QUADRO DI ANALISI RICOGNITIVA E CONOSCITIVA DIMENSIONE AMBIENTALE DEL PIANO ANALISI DELLO STATO DI FATTO, DELL AMBIENTE E DEL TERRITORIO METODOLOGIA DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA NEL PGT CRITERI QUADRO RICOGNITIVO E PROGRAMMATORIO DI RIFERIMENTO LA PIANIFICAZIONE SOVRAORDINATA IL PIANO TERRITORIALE REGIONALE - PTR Riconoscimento del territorio comunale nei sistemi territoriali del PTR e nel sistema della pianificazione e programmazione regionale e sovracomunale Riconoscimento dei punti di forza/debolezza e delle minacce/opportunità del PTR in relazione al contesto locale - Analisi Swot Riconoscimento alla scala comunale degli obiettivi generali, tematici e per sistemi territoriali IL PIANO DI COORDINAMENTO PROVINCIALE - PTCP Struttura di Piano Ambiente e rischi Atlante dei rischi idraulici e idrogeologici Tavola Paesistica Rete Ecologica Ambiti agricoli di interesse strategico adottati con D.C.P. n. 14 del 31/09/ IL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO DEL PARCO REGIONALE ALTO GARDA BRESCIANO PTC Struttura del Piano Territoriale di coordinamento del Parco dell Alto Garda Bresciano Il sistema ambientale Il sistema paesistico Il sistema infrastrutturale PIANO DEL TRAFFICO E DELLA VIABILITÀ EXTRAURBANA - PTVE Pagina 3 di 505
6 6.5. PIANO DI INDIRIZZO FORESTALE - PIF RICOGNIZIONE DEI PIANI DI SETTORE COMUNALI Piani di settore comunali VIC Valutazione di incidenza INQUADRAMENTO GENERALE DEL TERRITORIO COMUNALE CENNI STORICI INQUADRAMENTO CLIMATICO VINCOLI E TUTELE OPE LEGIS SISTEMA AMBIENTALE NATURALE ARIA CONSIDERAZIONI ACQUA Le acque superficiali: il reticolo idrografico Le acque sotterranee - pozzi e sorgenti Rete acquedotto Acque reflue (fognatura depurazione) SUOLO Tipologie di suolo Elementi dello studio geologico e geomorfologico FONTE:STUDIO DI GEOLOGIA APPLICATA DOTT. GEOL. MICHELE CONTI - DOTT. GEOL. ANTONIO CONTI Rischio sismico Carta di Fattibilità Cave SISTEMA PAESISTICO, NATURA E BENI CULTURALI SISTEMA PAESISTICO ELEMENTI ANTROPICI Natura SIC Corno della Marogna SIC Monte Cas Punta Corlor ZPS Alto Garda Bresciano Vegetazione Fauna SISTEMA INSEDIATIVO URBANO INQUADRAMENTO DEMOGRAFICO Dinamiche demografiche e caratteristiche della popolazione residente Il flusso turistico e le strutture ricettive Le attività produttive STATO DI ATTUAZIONE DELLA PIANIFICAZIONE VIGENTE E CONSUMO DI SUOLO Progetti in corso d opera IL SISTEMA DELLA MOBILITÀ E DEL TRASPORTO PUBBLICO La Mobilità Il trasporto pubblico RIFIUTI ENERGIA Elettrosmog L inquinamento luminoso RUMORE AZIENDE A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE (RIR) SISTEMA AGRICOLO CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO Pagina 4 di 505
7 11.2. USO DEL SUOLO CAPACITÀ DI UTILIZZO DEL SUOLO COMUNALE IL SISTEMA AGRICOLO DI La situazione strutturale L edilizia rurale La Val di Bondo e il progetto d istituzione dei consorzi irrigui IL SISTEMA NATURALISTICO AMBIENTALE IL SETTORE ZOOTECNICO BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA Pagina 5 di 505
8 PREMESSA Premesso che nell ambito della procedura di del PGT in data 17 dicembre 2007 si è tenuta la prima conferenza di valutazione ambientale strategica del PGT di tipo introduttivo volta ad illustrare il quadro ambientale, e che nel corso di questi ultimi anni la normativa in materia ha introdotto aggiornamenti normativi e sono state emanate numerose delibere di giunta regionale tese ad illustrare e disciplinare i procedimenti di nonché sentenze del TAR, relativamente alla nomina dell'autorità competente; il comune di Tremosine ha ritenuto necessario modificare ed integrare la delibera n.85 del 22 novembre 2007 relativa agli adempimenti connessi all'avvio del procedimento di, ai sensi della normativa sopravvenuta DGR del 10 novembre Poiché si è inteso riprendere la procedura di della proposta di Documento di Piano, è stata ravvisata l opportunità di riconvocare uno ulteriore conferenza di Scoping volta ad illustrare la ricognizione dello stato di fatto ambientale così come già avvenuto in occasione della conferenza del 17 dicembre 2007, al fine di acquisire pareri, contributi ed osservazioni nel merito. Il seguente Rapporto Ambientale include quanto emerso nella prima conferenza di valutazione tenutasi in data 24/10/2011, ritenuta di Scoping, ed è stato redatto ai sensi della normativa attualmente vigente in materia di, e pertanto dell articolo 4, Valutazione ambientale dei piani, della LR 12/05 e s.m.i., degli Indirizzi generali per la valutazione ambientale di piani e programmi, approvati con DCR n.8/351 del 13 marzo 2007, nonché della DGR n.9/761 del 10 novembre Nel seguente Rapporto ambientale si è provveduto a individuare, descrivere e valutare i potenziali impatti che il Piano proposto potrebbe generare sull ambiente e sul patrimonio storico-culturale. Inoltre il presente Rapporto Ambientale ai sensi della normativa vigente in materia di Valutazione Ambientale strategica è la risultante di quanto emerso durante il procedimento di, poi riassunto nel parere motivato da parte dell autorità competente la quale ha ritenuto opportuno subordinare la proposta di Documento di Piano e delle modifiche finalizzate a raggiungere un maggior livello di sostenibilità ambientale, non che di quanto accolto a seguito delle consultazioni con le parti sociali ed economiche nel rispetto del Art.13 com.3 Legge Regionale 11 marzo e s.m.i n.12) Il presente Rapporto Ambientale è stato diviso in tre parti -la Parte I : destinata all introduzione alla -la Parte II : costituita dall integrazione della dimensione ambientale nel Piano. -la Parte III : destinata alla valutazione dei potenziali impatti del Piano, analizzando le condizioni di fattibilità, individuando le azioni migliori, in termini di sostenibilità, tra le varie alternative individuate;vengono inoltre indicati gli indicatori sensibili, nonché la cadenza temporale del monitoraggio. Pagina 6 di 505
9 (PARTE I) RIFERIMENTI NORMATIVI E DEFINIZIONE DEL PROCESSO DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA () Questa prima parte del Rapporto Ambientale, è stata destinata all introduzione alla, con definizione del concetto di sostenibilità ambientale; inquadramento normativo nazionale e regionale; illustrazione della fasi e della metodologia adottata e gli atti della partecipazione.. 1. Introduzione alla 1.1.Definizione del processo di e di Rapporto Ambientale La è un processo sistematico e continuo che integra il ciclo vitale del piano con la componente ambientale e misura, analizza e valuta, durante il processo decisionale, la compatibilità ambientale di una o più azioni di un piano. In questo modo si vanno a definire le azioni migliori da attuare, per il conseguimento di una politica sostenibile ed un alta protezione dell ambiente. La, è così definibile come uno strumento di supporto alle decisioni, che innesca un processo progettuale ciclico dove le scelte vengono continuamente valutate e ricalibrate ogni qualvolta vengano individuate. Lo strumento di : deve essere inserita nei punti strategici del processo decisionale e dunque si applica durante la fase preparatoria del piano fino all approvazione e adozione; si integra nel processo di elaborazione del piano, andando a determinare nuovi passaggi metodologici; deve essere metodologicamente ripercorribile e semplice; deve basarsi su banche dati aggiornate e su supporti informativi; deve dotarsi di indicatori appropriati; continua il processo di valutazione attraverso il monitoraggio. La è per il piano uno strumento di supporto che vincola, nel momento di analisi del territorio, l inserimento della componente ambientale, e che nel tempo ne prevede i cambiamenti in base agli interventi determinati dal Documento di Piano. L obiettivo principale dell introduzione della è il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, ed un alta protezione dell ambiente. La pianificazione deve tenere conto della continua evoluzione delle esigenze del sistema territoriale e deve saper sfruttare le risorse locali in modo tale che queste non vengano sfruttate al di sopra della loro capacità di rigenerazione. In particolare la viene applicata, secondo la legge regionale 12/2005, al Documento di Piano, in quanto è in questo che si vengono a definire gli obiettivi di sviluppo, di miglioramento e conservazione della politica strategica del territorio comunale. Pagina 7 di 505
10 Prodotto del processo di è il RAPPORTO AMBIENTALE. Il Rapporto Ambientale, così come definito al punto 2 degli indirizzi generali per la Valutazione di Piani e Programmi (D.C.R n. VIII/351 del 2007), è un documento elaborato dal proponente in cui sono individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l attuazione del Piano potrebbe avere sull ambiente, nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell ambito Territoriale del Piano. Il Rapporto Ambientale, contiene i criteri presenti nell allegato I della direttiva CE 2001/42, deve: - accompagnare l intero processo di formazione del piano, dimostrando che i fattori ambientali sono stati integrati nel processo decisionale - individuare, descrivere e valutare gli obiettivi, le azioni e gli effetti significativi che l attuazione del piano potrebbe avere sull ambiente in base alle alternative e tutte le informazioni che vengono specificate nell allegato I. Le Informazioni da fornire ai sensi dell articolo 5 della Direttiva (allegato I) sono: a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del P/P e del rapporto con altri pertinenti P/P; b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell ambiente e sua evoluzione probabile senza l attuazione del P/P; c) caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente interessate; d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al P/P, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, quali le zone designate ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE; e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al P/P, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale; f) possibili effetti significativi sull ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l acqua, l aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l interrelazione tra i suddetti fattori; g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull ambiente dell attuazione del P/P; h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o mancanza di know-how) nella raccolta delle informazioni richieste; i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio; j) Sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti. Secondo la Delibera del Consiglio Regionale n. VIII/351 del 2007 il Rapporto Ambientale: - dimostra che i fattori ambientali sono stati integrati nel processo di piano con riferimento ai vigenti programmi per lo sviluppo sostenibile stabiliti dall ONU e dalla Unione Europea, dai trattati e protocolli internazionali, nonché da disposizioni normative e programmatiche nazionali e/o regionali Pagina 8 di 505
11 - individua, descrive e valuta gli obiettivi, le azioni e gli effetti significativi che l attuazione del Piano o Programma potrebbe avere sull ambiente nonché le ragionevoli alternative in funzione degli obiettivi e dell ambito territoriale del Piano o Programma - assolve una funzione propositiva nella definizione degli obiettivi e delle strategie da perseguire ed indica i criteri ambientali da utilizzare nelle diverse fasi, nonché gli indicatori ambientali di riferimento e le modalità di monitoraggio - contiene le informazioni di cui all Allegato I, meglio specificate in sede di Conferenza di valutazione, tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione disponibili, dei contenuti e del livello di dettaglio del Piano o Programma, della misura in cui taluni aspetti sono più adeguatamente valutati in altre fasi dell iter decisionale. 1.2.Il Processo di e il concetto di Sostenibilità ambientale La viene introdotta per far sì che la pianificazione urbanistica e territoriale abbia le sue fondamenta nei principi della sostenibilità, considerando anche la componente ambientale. Il termine sostenibilità ambientale è stato introdotto dalla Commissione Burtland nel 1987: lo sviluppo sostenibile, inteso come sviluppo sociale ed economico è quello che soddisfa i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Questa prima definizione è stata definita antropocentrica in quanto al centro della questione non è tanto l ecosistema quanto le generazioni umane. Nel 1991 è stata fornita, dalla World Conservation Union, UN Enviroment Programme and World Wide Fund for Nature, un altra definizione che identifica lo sviluppo sostenibile come un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende. In questa definizione viene introdotto un concetto di equilibrio tra uomo ed ecosistema. Successivamente nel 1994, l ICLEI ha fornito un ulteriore definizione di sviluppo sostenibile: Sviluppo che fornisce elementi ecologici, sociali e opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale che da queste opportunità dipendono. Un azione si può definire ambientalmente sostenibile se: l azione minimizza gli impatti ambientali negativi; gli impatti negativi ricadono nella sfera dell ammissibilità; compensa le eventuali perdite di naturalità in modo che il bilancio d impatto tra perdite e guadagni sia almeno a saldo nullo; assicuri il massimo dell equità nella distribuzione spaziale, temporale e sociale degli impatti. Anche a livello locale, la riduzione degli effetti negativi avviene se si prendono in considerazione metodi di raggiungimento degli obiettivi di piano che implichino un basso consumo di risorse naturali e con un minore inquinamento indotto. La pianificazione sostenibile è un processo lento e progressivo che dà effetti positivi nel medio lungo periodo, ma che consente di incidere in modo positivo nel processo globale di cambiamento ambientale. Pagina 9 di 505
12 Secondo tale logica le scelte di piano sono il risultato di una scelta tra alternative, l adozione di una scelta è rappresentata dall alternativa che minimizza gli impatti ambientali negativi. le scelte di piano e le relative alternative sono pertanto il risultato dell individuazione a monte di obiettivi di sostenibilità che il Piano intende raggiungere. Il Sesto programma di azione per l'ambiente ( ), il quale fissa gli obiettivi e le priorità ambientali che faranno parte integrante della strategia della Comunità europea per lo sviluppo sostenibile. Il programma fissa le principali priorità e i principali obiettivi della politica ambientale nell'arco dei prossimi cinque-dieci anni e illustra in dettaglio le misure da intraprendere. Le principali tematiche affrontate nel Sesto programma quadro sono: Cambiamento climatico Obiettivo: stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas di serra ad un livello che non generi variazioni innaturali del clima terrestre; attuazione del Protocollo di di Kyoto, abbattimento delle emissioni di gas di serra dell'8% rispetto ai livelli del 1990 entro il Questo deve essere considerato un primo passo verso l'obiettivo a lungo termine di un abbattimento del 70%. Natura e biodiversità Obiettivo: proteggere e ripristinare il funzionamento dei sistemi naturali ed arrestare la perdita di biodiversità nell'unione europea e nel mondo; proteggere il suolo dall'erosione e dall'inquinamento. La rete comunitaria Natura 2000 si prefigge di tutelare alcune aree importanti dal punto di vista ambientale e va realizzata nella sua interezza. Per estendere la tutela alle aree rurali in senso lato è necessario incorporare in modo più saldo ed efficace l'ambiente e la biodiversità nelle politiche agricole, territoriali e di silvicoltura. Ambiente e salute Obiettivo: ottenere una qualità dell'ambiente in virtù della quale il livello dei contaminanti di origine antropica, compresi i diversi tipi di radiazioni, non dia adito ad impatti o a rischi significativi per la salute umana. Vi è una crescente consapevolezza ed evidenza del fatto che la salute umana è colpita da problemi ambientali correlati all'inquinamento atmosferico ed idrico, alle sostanze chimiche pericolose e al rumore. È quindi necessario un approccio olistico ed esaustivo all'ambiente e alla salute, incentrato sulla precauzione e sulla prevenzione dei rischi e attento alle esigenze dei gruppi di popolazione particolarmente sensibili, come bambini e anziani. Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti Obiettivo: garantire che il consumo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili non superi la capacità di carico dell'ambiente; perseguire un significativo miglioramento dell'efficienza delle risorse e la prevenzione dei rifiuti. Pagina 10 di 505
13 Le risorse rinnovabili come il suolo, l'acqua, l'aria e le foreste, sono soggette a forti pressioni esercitate dalla società umana. Mediante strumenti fiscali ed incentivi occorre garantire un uso più sostenibile delle risorse. A livello nazionale, invece, lo strumento di riferimento per la pianificazione sostenibile è il documento Strategia d azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia, approvata dal CIPE il 2 agosto 2002 con Deliberazione n. 57 e Pubblicata nella GU n. 255 del 30 ottobre 2002, supplemento ordinario n Esso fissa gli obiettivi a livello italiano in tema di clima ed atmosfera, natura e biodiversità, qualità dell ambiente e qualità della vita negli ambienti urbani, prelievo delle risorse e produzione di rifiuti. Trattandosi di un Piano di Governo del Territorio, a dimensione locale, si ritiene utile approfondire soltanto gli obiettivi inerenti alla tematica Qualità dell ambiente e qualità della vita negli ambienti urbani in alcune sue componenti, ovvero: Obiettivi per l ambiente urbano: Riequilibrio territoriale: perseguire un assetto territoriale ed urbanistico equilibrato, che riduca il consumo di suolo e di aree naturali, promuova la gestione ottimale delle risorse fisiche e la qualità degli insediamenti urbani; Migliore qualità dell ambiente: tutelare e migliorare la qualità dell ambiente di vita (aria, rumore, acque, verde, paesaggio e qualità estetica), intervenendo sui principali fattori causali, garantendo standard sociosanitari adeguati, recuperando la qualità storica e naturalistica delle aree urbane e riqualificando il tessuto edilizio e gli spazi di interesse collettivo, ciò sia in senso ambientale che sociale, prevedendo interventi tesi a favorire l inclusione sociale e l autonomia dei soggetti deboli, bambini, adolescenti, anziani e disabili. Uso sostenibile delle risorse ambientali; promuovere un uso sostenibile delle risorse naturali (energia, acque, materiali,..) riducendo la pressione su di esse esercitata, anche con riferimento alle ricadute globali del loro utilizzo, introducendo soluzioni e comportamenti innovativi e garantendo l adeguamento dei servizi e delle infrastrutture necessarie allo scopo. Valorizzazione delle risorse socio-economiche locali e loro equa distribuzione: promuovere lo sviluppo socioeconomico sostenibile e l occupazione nelle città, rafforzando la programmazione integrata, valorizzando e facendo tra loro cooperare le economie locali, adeguatamente integrate da obiettivi di sostenibilità ambientale. Incentivare le imprese alle buone pratiche ed alla responsabilità ambientale. Garantire la permanenza nei quartieri delle attività artigianali con forte tipicità ed orientamento sociale. Garantire l equità nella distribuzione delle risorse e dei servizi, la coesione e l integrazione sociale, il senso di appartenenza, la convivenza e la vivibilità delle aree urbane. Miglioramento delle qualità sociali e della partecipazione democratica: migliorare, a livello locale, la capacità di gestione ambientale integrata e la partecipazione della comunità ai processi decisionali. Valorizzare lo sforzo di innovazione ambientale già in atto in alcune aree urbane e promuovere l attivazione delle aree urbane in maggiore ritardo. Pagina 11 di 505
14 Obiettivi per la qualità dell aria migliorare la conoscenza dei fenomeni e delle loro cause ed a monitorare le variazioni; ridurre le emissioni inquinanti nella generazione di energia elettrica (fonti alternative) e nei processi industriali attraverso l adozione delle migliori tecnologie disponibili; porre dei limiti o dei divieti alla emissione di determinati inquinanti; ridurre drasticamente il contributo del settore trasporti, e soprattutto del traffico urbano, al peggioramento della qualità dell aria attraverso la razionalizzazione della mobilità, la promozione delle modalità di trasporto meno inquinanti, l introduzione di combustibili, motori e veicoli a emissioni basse o nulle. Obiettivi rumore Affrontare il problema del rumore in ambiente urbano è molto complesso in quanto le sorgenti sono innumerevoli e di difficile caratterizzazione. Il processo di governo dell ambiente urbano dal punto di vista acustico ha le seguenti priorità: zonizzazione acustica, cioè la suddivisione del territorio in aree urbanisticamente omogenee e soggette a limiti acustici differenziati, sia diurni che notturni; mappatura acustica, consistente nell acquisizione di dati acustici correlati al territorio da confrontare con i limiti di zonizzazione acustica di cui al punto precedente; realizzazione di mappe del rischio, che consentano di valutare l effettivo impatto sanitario sulle popolazioni esposte; pianificazione degli interventi di risanamento, in particolare indirizzati alle infrastrutture come aeroporti, strade e ferrovie; valutazione di impatto acustico relativa alla realizzazione, modifica o potenziamento di opere rilevanti (aeroporti, strade, ferrovie) o di interventi che comunque incidono sul clima acustico urbano. L inquinamento elettromagnetico I campi elettromagnetici statici, a frequenze estremamente basse (ELF), a radiofrequenze (RF) e microonde (MW) di elevata intensità, possono costituire un rischio per la salute dell uomo a causa del riscaldamento dei tessuti, scariche e correnti indotte. Il problema dei rischi sanitari va affrontato promovendo la riduzione delle emissioni ed il risparmio energetico e mettendo in atto politiche di controllo ed approfondimento della conoscenza per conseguire: la riduzione dell esposizione nelle situazioni considerate più critiche; la diminuzione della conflittualità attraverso una informazione qualificata e l attivazione di strumenti di concertazione locale; il miglioramento dell efficienza delle sorgenti; progettazione di strumentazione innovativa; attivazione dei risanamenti in tutte le situazioni fuori norma e concertazione per l installazione di nuove sorgenti (UMTS); controllo delle sorgenti di emissione. Pagina 12 di 505
15 Obiettivi per la bonifica dei siti inquinati La contaminazione dei siti provoca l immissione di sostanze inquinanti nelle principali matrici ambientali, tipicamente suolo,acque superficiali e sotterranee. La bonifica di aree e siti inquinati da sostanze di rifiuto di origine urbana e industriale non riveste molta importanza. migliorare il grado di conoscenza e di monitoraggio delle aree inquinate, in particolare con la valutazione dei rischi sanitari ed ambientali in atto e connessi agli usi previsti; creare le condizioni per la rapida cantierabilità dei progetti, specialmente se ricadono negli spazi urbani; sviluppare la ricerca e la sperimentazione delle tecnologie basate sull utilizzo di processi biologici a basso impatto ambientale (bioremediation), che non richiedono complesse infrastrutture e possono essere utilizzate anche per aree aventi dimensioni modeste. Biodiversità Molte attività antropiche sono determinanti per il mantenimento degli habitat e del paesaggio. Vanno pertanto agevolate le opere di presidio del territorio e i progetti di miglioramento ambientale, soprattutto nelle aree protette e nei siti Natura 2000 (Sic e Zps) elaborare strumenti normativi e tecnici per le attività di corretta gestione dei Siti d Importanza Comunitaria (SIC) e delle Zone a Protezione Speciale (ZPS), coinvolgendo gli imprenditori agricoli, con la messa a punto di modelli per la valutazione di incidenza; inserire la conservazione della biodiversità tra gli ordinari presupposti della pianificazione territoriale ed economica, dell utilizzo dei fondi strutturali e della pianificazione di bacino; promuovere interventi di valorizzazione delle aree appartenenti alla Rete Natura 2000, al fine di renderle fruibili attraverso attività turistiche sostenibili e con le buone pratiche delle coltivazioni agricole. Dieci criteri di sostenibilità dal Manuale UE 1 Ridurre al minimo l impiego delle risorse energetiche non rinnovabili 2 Impiego delle risorse rinnovabili nei limiti della capacità di rigenerazione 3 Uso e gestione corretta, dal punto di vista ambientale, delle sostanze e dei rifiuti pericolosi/inquinanti 4 Conservare e migliorare la stato della fauna e della flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi 5 Conservare e migliorare la qualità dei suoli e delle risorse idriche 6 Conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche e culturali 7 Conservare e migliorare la qualità dell ambiente locale 8 Protezione dell atmosfera Sensibilizzare alle problematiche ambientali, sviluppare l istruzione e la formazione in campo 9 ambientale 10 Promuovere la partecipazione del pubblico alle decisioni che comportano uno sviluppo sostenibile Pagina 13 di 505
16 1.3.Il Quadro normativo di riferimento Già nel 1973, con il Primo Programma di Azione Ambientale si sottolineava la necessità di ricorrere ad una Valutazione Ambientale dei Piani per poter così prevenire i danni ambientali, ma è solo nel 2001 che il Parlamento Europeo emana la direttiva CE numero 42 concernente la Valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull ambiente. A livello nazionale la Direttiva CE non è mai stata recepita, ma è stata introdotta come prassi acquisita nel nuovo Codice per l ambiente, il Decreto Legislativo 152/2006. Le Regioni hanno avviato sperimentazioni, in particolare la regione Lombardia con la Legge 12/2005, articolo 4, ha introdotto la dei piani, definendo una procedura e una metodologia comune. La legge regionale 12/2005 Legge per il Governo del Territorio, che introduce il Piano del Governo del Territorio, rende obbligatoria la procedura di. In particolare è sottoposto a il Documento di Piano durante la fase preparatoria del piano o programma ed anteriormente alla sua adozione o all avvio della relativa procedura di approvazione. La evidenzia la congruità delle scelte rispetto agli obiettivi di sostenibilità del piano e le possibili sinergie con gli altri strumenti di pianificazione e programmazione; individua le alternative assunte nelle elaborazioni del piano o programma, gli impatti potenziali, nonché le misure di mitigazione o di compensazione, anche agroambientali, che devono essere recepite nel piano stesso. La ha come riferimento normativo la Direttiva CE 2001/42, la Legge Regionale 12/2005; il decreto Consiglio Regionale 13 marzo 2007 n. 8/351 e la Dgr_ _30 Dicembre Contenuti della Direttiva CE 2001/42 L obiettivo della è di mantenere un elevato livello di protezione dell ambiente e di contribuire all integrazione di considerazioni ambientali all atto dell elaborazione e dell adozione di piani e programmi, che possono avere effetti rilevanti sull ambiente, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile: la deve essere effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua adozione o all avvio della relativa procedura legislativa Per si intende l elaborazione di un rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del rapporto ambientale e dei risultati delle consultazioni nell iter decisionale e la messa a disposizione delle informazioni sulla decisione Nel rapporto ambientale sono individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell ambito territoriale del piano o del programma. Le informazioni che il Rapporto Ambientale deve contenere sono elencate nell Allegato I della Direttiva Durante il processo di il redattore della stessa deve coinvolgere il pubblico e le autorità con competenze ambientali specifiche che sono interessate agli effetti ambientali dovuti all applicazione di piani e programmi sia informandole dell avvio del procedimento sia facendole partecipare alle consultazioni, permettendo così che pubblico e autorità possano esprimere il proprio parere sulla proposta di piano o di programma Pagina 14 di 505
17 Nel caso in cui si ritenga che l attuazione di un piano o programma possa avere degli effetti significativi sull ambiente di un altro Stato membro, o qualora lo richieda uno Stato membro che potrebbe essere interessato in misura significativa, lo Stato membro sul cui territorio è in fase di elaborazione il piano o il programma trasmette, prima della sua adozione o dell avvio della relativa procedura legislativa, una copia della proposta di piano o di programma e del relativo rapporto ambientale all altro Stato membro. Questo ultimo decide se partecipare o meno alle consultazioni Prima dell adozione del piano o del programma, si prendono in considerazione il rapporto ambientale, i pareri espressi delle autorità e del pubblico, e nel caso i risultati delle consultazioni transfrontaliere Una volta presa la decisione in merito agli interventi del piano o del programma il redattore della deve mettere a disposizione delle autorità, del pubblico, e degli stati membri consultati, una Dichiarazione di Sintesi, nella quale si illustra in che modo le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o nel programma, e le ragioni per le quali è stato scelto il piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili che erano state individuate, e le misure adottate in merito al monitoraggio. Il monitoraggio deve essere effettuato per controllare che gli effetti ambientali significativi dall attuazione di piani e programmi, e per individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti ed essere in grado di adottare le misure correttive che si ritengono opportune. Possono essere impiegati i meccanismi di controllo già esistenti per evitare una duplicazione di monitoraggio La Legge Regionale 12/2005 L articolo 4 della legge regionale 12/2005 recepisce la Direttive CE 2001/42 e offre, attraverso la D.c.r. 13 marzo 2007 VIII/351 gli indirizzi generali per lo svolgimento della valutazione ambientale strategica. Tali indirizzi attuano l articolo 4 della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 e la direttiva 2001/42 del Parlamento Europeo del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull ambiente elaborati dalla Regione, dalle province e dagli altri enti cui è affidata tale funzione dalle vigenti disposizioni legislative. Inoltre la DGR n 6420 del 27/12/2007 e la successiva Dgr_ del 30 dicembre 2009 costituiscono una specificazione degli indirizzi generali per la Valutazione Ambientale di Piani e Programmi, fornendo un modello metodologico procedurale e organizzativo della valutazione ambientale strategica. Gli indirizzi forniscono la preminente indicazione di una stretta integrazione tra processo di piano e processo di valutazione ambientale e disciplinano in particolare: L ambito di applicazione Le fasi metodologiche-procedurali della valutazione ambientale Il processo di informazione e partecipazione Il raccordo con le altre norme in materia di valutazione, la VIA e la Valutazione di incidenza Il sistema informativo Pagina 15 di 505
18 I documenti citati dall allegato sono : - piani e programmi e loro proprie modifiche; elaborati, adottati o approvati o predisposti per essere approvati da una autorità locale, regionale o statale mediante apposita procedura, oppure previsti da disposizioni legislative o regolamenti. - rapporto ambientale; documento in cui sono individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l attuazione del piano o programma potrebbe avere sull ambiente. - dichiarazione di sintesi; dichiarazione in cui si illustra come le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o nel programma, come si è tenuto conto del rapporto ambientale e degli strumenti di consultazione in relazione alle scelte adottate. Gli attori del processo, che hanno accesso gli strumenti della partecipazione, sono identificabili in: - il proponente; la pubblica amministrazione o il soggetto provato che elabora il piano o il programma da sottoporre alla valutazione ambientale. - l autorità procedente: la Pubblica amministrazione che attiva la procedura e redazione del Piano di Valutazione Ambientale. Nel caso il proponente sia la Pubblica amministrazione, il proponente e autorità procedente coincidono. - autorità competente; è l autorità con compiti di tutela e valorizzazione ambientale, che collabora col proponente e l autorità procedente. - soggetti competenti in materia ambientale; strutture pubbliche competenti in materia ambientale e della salute per il livello istituzionale, o con specifiche competenze nei vari settori. - pubblico; una o più persone fisiche o giuridiche, secondo la normativa, e le loro associazioni, gruppi o comunque soddisfino le condizioni poste dalla Convenzione di Aarhus ratificata con la legge n. 108 del 16 marzo Gli strumenti di svolgimento del piano sono: - le conferenze pubbliche ( partecipazione/consultazione - decisione); ambiti istruttori convocati al fine di acquisire elementi informativi volti a costituire un quadro conoscitivo condiviso. - il monitoraggio; attività di controllo degli effetti ambientali significativi dovuti all attuazione di piani e programmi al fine di fornire le informazioni necessarie per valutare gli effetti sull ambiente delle azioni messe in campo, individuare tempestivamente le azioni negative e contrastarle. 1.4.Il Processo di e il Piano L introduzione della nel nostro ordinamento cambia radicalmente il modo di elaborare i piani poiché introduce nel Piano la componente ambientale e quella strategica. L introduzione della componente ambientale e strategica implica in un primo momento, durante la fase di analisi, la considerazione di variabili ambientali per fornire il quadro conoscitivo del territorio comunale, e in un secondo momento, quello della decisione degli interventi di piano e della loro valutazione sulla componente ambientale. La pianificazione deve essere in grado di valutare le trasformazioni, ed i relativi effetti, che si sono verificate nel passato per poter prevedere e controllare quelle future. Il processo di è un processo Pagina 16 di 505
19 complesso integrato che opera una valutazione preventiva del piano. La si sviluppa in parallelo alla stesura del piano e continua anche durante la sua applicazione. Il percorso delle scelte di piano viene in questo modo affiancato da una serie di verifiche ambientali il cui compito è quello di indirizzare le scelte definitive nelle alternative che produrranno il minore impatto negativo sul sistema ambientale, ma anche sugli altri due sistemi cardine del territorio: il sistema economico e quello sociale. Sono sottoposti a : il Piano Territoriale Regionale PTR; i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali PTCP; il Documento di Piano (PGT); le loro Varianti; 1.5.Il Processo di e la partecipazione La Direttiva 2001/42 CE prevede l estensione della partecipazione del pubblico a tutto il processo di pianificazione. Oggi si ritiene che la richiesta di pareri e contributi a soggetti esterni all Amministrazione, sia l elemento fondamentale e funzionale a rendere credibile il processo di che di fatto, vede la stessa Amministrazione valutare la sostenibilità ambientale delle proprie scelte di piano. La partecipazione dei cittadini e degli attori coinvolti permette di evidenziare gli interessi e i valori di tutti i soggetti interessati dalle ricadute delle scelte di piano e di richiamare l attenzione verso quei problemi che a volte sono difficili da individuare. La partecipazione avviene in due modi: coinvolgimento del pubblico: è l insieme di attività attraverso le quali i cittadini intervengono nella vita politica, nella gestione della cosa pubblica e della collettività. Tale tipo di partecipazione è finalizzata a far emergere interessi e valori di tutti i soggetti, potenzialmente interessati dalle ricadute delle decisioni; negoziazione e concertazione tra Enti, Associazioni, e Amministrazioni: è insieme di attività finalizzate ad attivare gli Enti territorialmente interessati a vario titolo da ricadute del processo decisionale, al fine di ricercare l intesa e far emergere potenziali conflitti in una fase ancora preliminare del processo, riducendo il rischio di vanificare scelte e decisioni a causa di opposizioni emerse tardivamente. Dal punto di vista tecnico, la partecipazione avviene attraverso comunicazioni, assemblee e consultazioni via internet sul sito Istituzionale. Perché i processi di partecipazione nell ambito della abbiano successo e producano risultati significativi, il pubblico, gli Enti, le Associazioni e le Amministrazioni, devono essere informate in corrispondenza dei diversi momenti del processo. Il processo partecipativo deve mettere in condizione di poter esprimere il proprio parere circa le diverse fasi, di conoscere tutte le opinioni e i pareri espressi e la relativa documentazione. Gli strumenti d informazione devono garantire trasparenza e accessibilità al processo. Pagina 17 di 505
20 Si possono individuare, in linea generale, otto momenti di partecipazione nel processo di : 1. pubblicazione sul sito SI (che sostituisce la pubblicazione sul BURL) e sul sito internet comunale dell Avvio del procedimento ; 2. nomina dell autorità responsabile della e delle autorità e degli Enti con specifiche competenze ambientali interessanti il comune; 3. Conferenza tra Amministrazione, pubblico, Autorità responsabile, autorità, Enti, ed estensore del Piano durante la fase di orientamento per identificare i dati e le informazioni disponibili sul territorio; 4. Conferenza tra Amministrazione, pubblico, Autorità responsabile, autorità, Enti, ed estensore del Piano durante la fase di redazione del piano per identificare le alternative con minore impatto ambientale; 5. Conferenza di valutazione finale del Rapporto Ambientale durante la quale l Autorità responsabile si esprime, in accordo con l Amministrazione e in modo coordinato con le Autorità e gli Enti consultati, valutando la sostenibilità del piano, in merito agli effetti ambientali individuati nel Rapporto Ambientale ed al loro contributo nella formazione del piano; 6. Pubblicazione della valutazione; 7. Pubblicazione del Piano e raccolta delle osservazioni; 8. Consultazione tra Amministrazione, autorità responsabile, Enti, e proponente del Piano per definire la Dichiarazione di Sintesi finale. Pagina 18 di 505
21 2. Il Percorso metodologico procedurale L autorità procedente in collaborazione con l autorità competente per la definiscono il percorso metodologico procedurale del Documento di Piano e della relativa, sulla base dello Schema generale Documento di Piano. I tempi e modi di applicazione della sono stati definiti dalla Regione Lombardia attraverso il documento Indirizzi generali per la Valutazione Ambientale di Piani e Programmi con DCR n. VIII/351 del 2007 e successiva Dgr_9/761 del 10 novembre 2010 in attuazione dell art. 4 della L.R. 12/2005; Tali documenti sintetizzano il risultato della sperimentazione condotta da alcune regioni italiane ed estere. Pertanto, il processo di accompagna il Piano in tutte le sue fasi di costituzione e in ognuna trova proprio ambito di interazione secondo il seguente schema generale: Di seguito si riporta lo Schema generale - Valutazione Ambientale (estratto del Modello metodologico procedurale e organizzativo della valutazione ambientale di piani e programmi (); DGR n. 9/761 del 10 novembre Pagina 19 di 505
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23 Fase di preparazione e orientamento Durante la fase preliminare di impostazione e orientamento l autorità competente per la, d intesa con l autorità procedente: Procede ad un analisi preliminare di sostenibilità degli orientamenti del Piano Svolge, quando necessario, o possibile da normativa, la verifica di esclusione del Piano dalla, ovvero la procedura che conduce alla decisione circa l assoggettabilità o meno del Piano all intero processo di. Il procedimento di, contestuale al processo di formazione del Piano e anteriormente alla sua adozione, è avviato, con atto formale reso pubblico dall autorità procedente, mediante pubblicazione di apposito avviso sul Sito SI e Sito comunale, d intesa con l autorità competente per la, provvede a: individuare gli Enti territorialmente interessati e i soggetti competenti in materia ambientale da invitare alla Conferenza di valutazione; indire le Conferenze di valutazione, articolate almeno in una seduta introduttiva e in una seduta finale di valutazione; individuare i singoli settori del pubblico interessati all iter decisionale; definire le modalità di informazione e di partecipazione del pubblico, di diffusione e pubblicizzazione delle informazioni, organizzando e coordinando le conseguenti iniziative; individuare la rilevanza dei possibili effetti transfrontalieri. Altra fase della è la verifica di assoggetabilità (screening). Essa si applica per i Piani) che determinano l uso di piccole aree a livello locale e le modifiche minori, e per i Piani non ricompresi nel paragrafo 2 dell articolo 3 della direttiva europea (punti 4.6 e 4.7 degli indirizzi della Regione Lombardia). La verifica di assoggettabilità non è prevista dalla normativa vigente per il Documento di Piano del PGT Fase di elaborazione e redazione Nella fase di elaborazione e redazione del Piano, l autorità competente per la collabora con l autorità procedente nello svolgimento delle seguenti attività: - individuazione di un percorso metodologico e procedurale, stabilendo le modalità della collaborazione, le forme di consultazione da attivare, i soggetti con specifiche competenze ambientali, ove necessario anche transfrontalieri, e il pubblico da consultare; - definizione dell ambito di influenza del piano e definizione delle caratteristiche delle informazioni che devono essere fornite nel rapporto ambientale; - articolazione degli obiettivi generali; - costruzione dello scenario di riferimento; Pagina 21 di 505
24 - coerenza esterna degli obiettivi generali; - individuazione delle alternative di piano attraverso l analisi ambientale di dettaglio, la definizione degli obiettivi specifici del piano e l individuazione delle azioni e delle misure necessarie a raggiungerli; - coerenza interna delle relazioni tra obiettivi e linee di azione del piano attraverso il sistema degli indicatori che lo rappresentano; - stima degli effetti ambientali delle alternative di piano, con confronto tra queste e con lo scenario di riferimento al fine di selezionare l alternativa di piano; - elaborazione del Rapporto Ambientale; - costruzione/progettazione del sistema di monitoraggio. Il Rapporto Ambientale, elaborato a cura dell autorità Procedente o del proponente, d intesa con l autorità competente per la : dimostra che i fattori ambientali sono stati integrati nel processo di Piano; individua, descrive e valuta gli obiettivi, le azioni e gli effetti significativi che l attuazione del piano potrebbe avere sull ambiente nonché le ragionevoli alternative in funzione degli obiettivi e dell ambito territoriale del piano; esso, inoltre, assolve una funzione propositiva nella definizione degli obiettivi e delle strategie da perseguire ed indica i criteri ambientali da utilizzare nelle diverse fasi, nonché gli indicatori ambientali di riferimento e le modalità di monitoraggio; contiene le informazioni di cui all allegato I, meglio specificate in sede di conferenza di valutazione, tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione disponibili, dei contenuti e del livello di dettaglio del piano, della misura in cui taluni aspetti sono più adeguatamente valutati in altre fasi dell iter decisionale. L autorità Procedente ai fini della convocazione della Conferenza di valutazione provvede a: mettere a disposizione del pubblico presso i propri uffici e sul proprio sito web la proposta di piano e il Rapporto Ambientale; inviare la proposta di piano e il Rapporto Ambientale ai soggetti competenti in materia ambientale, ove necessario anche transfrontalieri L autorità competente per la, d intesa con l autorità procedente, prima dell adozione, acquisito verbale della Conferenza di Valutazione, esaminati i contributi delle eventuali consultazioni transfrontaliere, nonché le osservazioni e gli apporti inviati da parte dei soggetti con competenze ambientali e del pubblico, esprime un parere motivato sulla proposta di Piano e sul Rapporto Ambientale. Il parere deve di massima contenere considerazioni qualitative e/o quantitative in merito: alla qualità e alla congruenza delle scelte di piano alla luce delle alternative possibili individuate e rispetto alle informazioni ed agli obiettivi del Rapporto ambientale; alla coerenza interna ed esterna del Piano; alla efficacia e congruenza del sistema di monitoraggio e degli indicatori selezionati. Pagina 22 di 505
25 L autorità competente per la nella fase di adozione e approvazione del Piano svolge i seguenti compiti: accompagna il processo di adozione/approvazione; collabora alla valutazione delle ricadute ambientali delle osservazioni formulate Fase di consultazione, adozione e approvazione L autorità procedente, d intesa con l autorità competente per la nella fase di adozione e approvazione provvede a: predisporre la Dichiarazione di Sintesi nella quale illustra gli obiettivi ambientali, gli effetti attesi, le ragioni della scelta dell alternativa di Piano approvata, il sistema di monitoraggio, in che modo il parere privato e le considerazioni ambientali sono stati integrati nel Piano, in che modo si è tenuto conto dei pareri espressi e dei risultati delle consultazioni; adottare e/o approvare il Piano tenendo conto del Parere motivato ; mettere a disposizione del pubblico il Piano adottato, corredato di Rapporto Ambientale e parere motivato, comprese le motivazioni dell eventuale esclusione della Valutazione Ambientale; depositare la Sintesi non Tecnica presso gli uffici tecnici degli Enti territoriali interessati dal piano o programma. Fase di attuazione e gestione Nella fase di attuazione e gestione del piano il monitoraggio è finalizzato a: - garantire, anche attraverso l individuazione di specifici indicatori, la verifica degli effetti sull ambiente in relazione agli obiettivi prefissati; - fornire le informazioni necessarie per valutare gli effetti sull ambiente delle azioni messe in campo dal piano, consentendo di verificare se esse sono effettivamente in grado di conseguire i traguardi di qualità ambientale che il piano si è posto; - permettere di individuare tempestivamente le misure correttive che eventualmente dovessero rendersi necessarie. Il sistema di monitoraggio del Piano comprende/esplicita: le modalità organizzative, anche avvalendosi del sistema delle Agenzie ambientali; le risorse necessarie per la realizzazione e gestione Nella fase di gestione e attuazione deve essere prevista anche la valutazione dei possibili effetti ambientali delle Varianti di Piano che dovessero rendersi necessarie sotto la spinta di fattori esterni. Da questo punto di vista, la gestione del Piano può essere considerata come una successione di procedure di screening delle eventuali modificazioni parziali del Piano, a seguito delle quali decidere se accompagnare o meno l elaborazione delle Varianti con il processo di. Pagina 23 di 505

References: Art. 4
 Art. 4
 Art. 4
 Art.13
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 articolo 5
 articolo 4
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 articolo 4
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 articolo 3