Source: http://canestrinilex.com/risorse/calcolo-del-danno-differenziale-cass-1740716/
Timestamp: 2017-11-20 15:12:25+00:00

Document:
Calcolo del danno differenziale (Cass. 17407/16) » CanestriniLex :: Studio Legale Canestrini
Taggato: danno differenziale, risarcimento del danno, infortunio sul lavoro, INAIL
Il calcolo del danno. cd. differenziale fra risarcimento del danno e indennizzo INAIL va effettuato sottraendo dal credito risanatorio civilistico l’importo pagato dall’Inail per la stessa voce: tuttavia, il risarcimento del danno biologico non può essere decurtato di quanto pagato alla vittima dannai, a titolo di danno patrimoniale.
In forza del principio c.d. di aredittualità del danno biologico deve desumersi che qualsiasi incremento del risarcimento dovuto dall’INAIL per il danno biologico patito dal lavoratore, che sia agganciato al reddito della vittima, abbia lo scopo di ristorare il pregiudizio patrimoniale da compromissione della capacità di lavoro e di guadagno, perché sarebbe altrimenti incompatibile con la natura areddituale del risarcimento del danno biologico.
Pertanto, quando ricorrano i presupposti di fatto di cui all’art. 13, comma 2, lettera (b), d.lgs. 38/2000, l’INAIL liquida all’avente diritto un indennizzo in forma di rendita che ha veste unitaria, ma duplice contenuto: con quell’indennizzo, infatti, l’INAIL compensa sia il danno biologico, sia il danno patrimoniale da perdita della capacità di lavoro e di guadagno.
Quando la vittima di un illecito aquiliano abbia percepito anche l’indennizzo da parte dell’INAIL, per calcolare il danno biologico permanente differenziale è necessario:
sez. VI Civile – 3, ordinanza 11 febbraio – 30 agosto 2016, n. 17407
"1. P.G. , rimasto vittima di un sinistro stradale, ha altresì percepito dall’Inail l’indennizzo dovutogli per legge.
Nel giudizio proposto da P.G. contro i responsabili del sinistro, è intervenuto l’assicuratore sociale formulando azione di surrogazione ex art. 1916 cc nei confronti dei convenuti.
2. La Code d’appello di Milano, decidendo tanto sulla domanda principale di risarcimento, quanto su quella di surrogazione, ha - per quanto qui rileva - calcolato il risarcimento dovuto alla vittima come segue:
- l’ha dimezzato ex art. 1227, comma 1, c.c., per tenere conto del concorso colposo della vittima;
- ha sottratto dall’importo così ottenuto il valore capitale della rendita e le altre somme pagate dall’Inail, eccezion fatta per gli importi sostenuti dall’assicuratore sociale a titolo di spese mediche.
3. La sentenza è impugnata con un solo motivo da P.G. .
(a) prospetta una violazione di legge, consistita nell’avere la Corte d’appello falsamente applicato l’art. 1916 c.c. ed i criteri che presiedono al calcolo del c.d. danno differenziale; ovvero al risarcimento spettante a persona che, in conseguenza dell’illecito, abbia percepito prima del risarcimento un indennizzo dall’assicuratore sociale contro gli infortuni sul lavoro (p. 18, 2 capoverso, e 22, 2 alinea);
La surrogazione dell’assicuratore di cui all’art. 1916 cc è una successione a titolo particolare nel diritto al risarcimento spettante all’assicurato. Essa ha la funzione di evitare l’arricchimento del responsabile, evitare un interesse dell’assicurato all’avverarsi del sinistro, e mantenere bassi i costi del servizio assicurativo e, di rimbalzo, i premi.
5.1. Applicando dunque i suddetti criteri per il calcolo del c.d. danno differenziale, ne discende che, per quanto riguarda il danno biologico permanente, non v’è dubbio che la nozione civilistica di tale pregiudizio (desumibile dall’art. 138 cod. ass., che secondo questa Corte è espressione d’un principio generale) coincida con la nozione assicurativa (art. 13 d.lgs. 23.2.2000 n. 38).
Il calcolo differenziale andrà dunque effettuato sottraendo dal credito risanatorio civilistico l’importo pagato dall’Inail per la stessa voce.
Ciò è stabilito dall’art. 13, comma 2, lettera (b), d. lgs. 38/2000, secondo cui: le, menomazioni di grado pari o superiore al 16 per cento danno diritto all’erogazione di un’ulteriore quota di rendita (..) commisurata (..) alla retribuzione dell’assicurato (A per l’indennizzo delle conseguenze patrimoniali.
L’ulteriore quota di rendita è calcolata moltiplicando la retribuzione del danneggiato per un cosciente stabilito dall’Allegato 6 al dm. 12.7.2000.
(b) dal principio c.d. di aredittualità del danno biologico. Quest’ultimo, infatti, consiste nella lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona", e deve essere indennizzato "in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato" (così l’art. 13, comma 1, d. 3812000, cit.). Da tali principi deve desumersi che qualsiasi incremento del risarcimento dovuto dall’INAIL per il danno biologico patito dal lavoratore, che sia agganciato al reddito della vittima, abbia lo scopo di ristorare il pregiudizio patrimoniale da compromissione della capacità di lavoro e di guadagno, perché sarebbe altrimenti incompatibile con la natura areddituale del risarcimento del danno biologico.
5.2. Per quanto riguarda il risarcimento del danno biologico temporaneo, esso in nessun caso potrà essere ridotto per Otto dell’intervento dell’assicuratore sociale, dal momento che l’Inail non indennizza questo tipo di pregiudizio, e se non v’è pagamento non può esservi - per quanto detto - surrogazione.
5.3. Per quanto riguarda il risarcimento del danno patrimoniale da riduzione permanente della capacità di guadagno, che l’Inail - per quanto detto - indennizza a prescindere da qualsiasi prova della sua sussistenza, sol che l’invalidità causata dall’infortunio superi il 16%, il relativo indennizzo assicurativo potrà essere detratto dal risarcimento aquiliano solo se la vittima abbia effettivamente patito un pregiudizio di questo tipo. Negli altri casi, l’indennizzo resta acquisito alla vittima, ma né potrà essere defalcato dal credito risarcitorio di quest’ultima per altre voci di danno, né potrà dar luogo a surrogazione: se infatti la vittima non ha patito alcuna riduzione della capacità di guadagno, non vanta il relativo credito verso il responsabile, e se quel diritto non esiste, non può nemmeno trasferirsi all’Inali.
5.4. Per quanto riguarda il danno patrimoniale da inabilità temporanea al lavoro e quello rappresentato dalle spese mediche, solitamente non si pongono problemi di calcolo del danno differenziale, essendo i suddetti pregiudizi di norma integralmente ristorati dall’Inali. È tuttavia ovvio, alla luce di quanto esposto, che l’indennizzo pagato dall’Inali a titolo di inabilità temporanea o spese mediche non può essere defalcato dal credito risarcitorio aquiliano spettante alla vittima per voci di danno diverse.
8. Si propone pertanto l’accoglimento del ricorso e la cassazione con rinvio della sentenza impugnata".
2. L’Inail ha depositato memoria ex art. 380 bit, comma 2, c.p.c., con la quale ha chiesto preliminarmente che il ricorso, per la rilevanza delle questioni da esso proposte, sia discusso e deciso con le forme ordinarie in pubblica udienza; nel merito ha insistito per il rigetto del ricorso.
Le questioni poste dal ricorso possono infatti agevolmente essere decise alla luce di due gruppi di principi ormai consolidati nella giurisprudenza di questa Corte: quelli concernenti la natura, il fondamento e gli effetti dell’istituto di cui all’art. 1916 c.c. (ex multis, Sez. U, Sentenza n. 8620 del 29/04/2015, Rv. 635402; Sez. 3, Sentenza n. 5594 del 20/03/2015, Rv. 634691; Sez. 3, Sentenza n. 4347 del 23/02/2009, Rv. 607061; Sez. 3, Sentenza n. 1336 del 20/01/2009, Rv. 606337; Sez. 3, Sentenza n. 1336 del 20/01/2009, Rv. 606338; Sez. 3, Sentenza n. 11457 del 17/05/2007, Rv. 596712); e quelli concernenti i criteri di determinazione del cd. "danno differenziale" e dunque, specularmente, quelli di calcolo dei limiti entro i quali l’assicuratore sociale può surrogarsi nei diritti dell’assistito verso il responsabile del danno (Sez. 3, Sentenza n. 13222 del 26 6 2015).
Infatti quel che consente la decisione in camera di consiglio del ricorso, con le forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., non è la complessità della questione, ma la sua manifesta fondatezza od infondatezza, giusta la chiara previsione di cui all’art. 375, numero 5, c.p.c.. E va da sé che il giudizio di manifesta fondatezza od infondatezza non necessariamente sottende quello di "complessità" della questione. Così, ad esempio, l’invocazione della responsabilità dello Stato per l’omessa attuazione di direttive comunitarie è domanda che pone certamente questioni complesse, ma essendo stata già tante volte esaminata, ed essendosi formato su essa un jus receptum, un ricorso che avesse ad oggetto una domanda di quel tipo ben potrebbe essere dichiarato manifestamente fondato od infondato ai sensi dell’art. 375 c.p.c..
La prima ragione è che la manifesta fondatezza od infondatezza di cui all’art. 375 c.p.c. possono in teoria anche prescindere dall’esistenza di precedenti. Un ricorso in cui si sostenesse che il testamento è un contratto sinallagmatico sarebbe manifestamente infondato, sebbene vanamente si cercherebbe un precedente specifico sul punto.
La seconda ragione è che questa Corte ha la funzione di nomofilachia assegnatale dall’art. 65 ord. giud., e la funzione di nomofilachia è assolta quando sulla questione oggetto del contendere esista anche solo un precedente. La giurisprudenza di legittimità non si misura "a peso", e non è consentito distinguere tra questioni su cui esistono precedenti numerosi, e questioni decise una volta soltanto. Le une come le altre sono questioni "decise dalla Corte", e sulle quali dunque non è consentito ridiscutere in iure, salva ovviamente l’istanza di rimessione alle Sezioni Unite nel caso di contrasti, da proporre nei dieci giorni di cui all’art. 376, comma 2, c.p.c..
- da un lato, decisioni di legittimità fondamentali ma isolate a causa della rarità della fattispecie concreta (si pensi alla nota vicenda della scelta di rifiutare l’accanimento terapeutico, manifestata dal tutore dell’incapace) finirebbero per perdere l’importanza di "precedente", con sostanziale svilimento del ruolo di questa Corte;
- dall’altro lato, diverrebbe impossibile stabilire oltre quale soglia numerica un orientamento di legittimità potrebbe dirsi "consolidato", sì da far scattare la procedura di cui all’art. 375 c.p.c. (due precedenti? dieci? venti? ad libitum?).
6. Con un secondo gruppo di rilievi l’Inail deduce che il principio di diritto proposto nella relazione del consigliere relatore "impo(rrebbe) vincoli eccessivamente severi al recupero di quanto erogato dall’assicuratore sociale per le conseguenze di natura patrimoniale, laddove afferma che l’indennità per inabilità temporanea assoluta e le pese mediche non si possano recuperare perché in ambito civilistico il lavoratore infortunato non avrebbe subito un danno” (così la memoria, p. 3).
-) la prima è il divieto posto dall’ultimo comma dell’art. 142 cod. ass., che sancisce il principio di intangibilità del diritto al risarcimento del danno biologico da parte dell’assicuratore sociale, salvo che quest’ultimo abbia indennizzato lo stesso tipo di pregiudizio;
-) la seconda è l’interpretazione dell’art. 1916 c.c. recepita dalla Corte costituzionale, con una sentenza additiva e dunque vincolante, secondo cui "è illegittimo l’art. 1916 c.c., nella parte in cui consente all’assicuratore di avvalersi, nell’esercizio del diritto di surrogazione nei confronti del tento responsabile, anche delle somme da questo dovute all’assicurato a titolo di risarcimento del danno biologico".
7. Con un secondo gruppo di rilievi (pp. 4-9 della memoria), l’Inail invoca - allegando numerosi precedenti di questa Corte - il principio secondo cui quanto pagato dall’Inail alla vittima, a titolo di indennizzo di danni patrimoniali, va rifuso all’Inail dal responsabile, "entro i limiti della somma liquidata in sede civile a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali".
(a) la vittima percepirebbe un risarcimento del danno biologico inferiore al dovuto, perché defalcato dell’indennizzo pagato dall’Inail per l’incapacità lavorativa;
La corretta interpretazione da dare al combinato disposto degli artt. 1916 cc. e 142 cod. ass., per contro, è la seguente:

References: art. 1916
 art. 1227
 sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza