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⭐AAA GIOVANE PRECARIO CERCA CASA RICERCA SULL EMERGENZA ABITATIVA A TORINO
AAA GIOVANE PRECARIO CERCA CASA RICERCA SULL EMERGENZA ABITATIVA A TORINO
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Massimiliano Graziano Renzi
1 AAA GIOVANE PRECARIO CERCA CASA RICERCA SULL EMERGENZA ABITATIVA A TORINO2 Ricerca realizzata da Paola Micheletti e Michela Faregna per il Sicet Torino. Si ringraziano per la collaborazione la Fondazione Vera Nocentini, l'associazione Cicsene, l'associazione GiOC, la Fondazione Operti, la cooperativa Tenda Servizi. Torino, febbraio 2011.3 There is no place like home (Nessun posto è come casa mia) Dorothy Gale Il mago di Oz4 INDICE INTRODUZIONE...pag. 1 PARTE PRIMA. L'ABITAZIONE IN ITALIA. SCENARIO GENERALE 1. IL DIRITTO ALLA CASA. QUADRO NORMATIVO...pag.2 2. ASPETTI DEMOGRAFICI...pag Anziani 2.2. Stranieri 2.3. Composizione familiare 2.4. Povertà 3. SPESA PER LA CASA E INCIDENZA SUL REDDITO FAMILIARE...pag I costi dei mutui 3.2. I costi degli affitti 3.3. Sfratti 4. I GIOVANI E LA CASA 4.1. Aspetti sociali 4.2. Disoccupazione e reddito 4.3. Indipendenza abitativa 4.4. Gli studenti universitari fuori sede 5. SITUAZIONE IMMOBILIARE E STOCK ABITATIVO...pag Abitazioni di proprietà 5.2. Abitazioni in affitto 5.3. Edilizia residenziale pubblica 5.4. Patrimonio immobiliare. Confronto con l'europa 6. CONSUMO DEL SUOLO...pag POLITICHE ABITATIVE NAZIONALI E REGIONALI...pag Il ruolo dello Stato 7.2. Il ruolo delle regioni 8. HOUSING SOCIALE...pag. 215 PARTE SECONDA. L'EMERGENZA ABITATIVA A TORINO 1. SCENARIO DEMOGRAFICO, ECONOMICO E ABITATIVO...pag Popolazione 1.2. Reddito e povertà 1.3. Grado di soddisfazione per la propria abitazione 1.4. Prezzi e spesa per la casa 1.5. Sfratti 2. STOCK IMMOBILIARE...pag Urbanizzazione e consumo del suolo 2.2. Patrimonio immobiliare 2.3. L'edilizia residenziale pubblica. Accesso alle case popolari e finanziamenti 3. POLITICHE ABITATIVE E GIOVANI...pag Case popolari 3.2. Edilizia agevolata e agevolata sperimentale 3.3. Le agenzie sociali per la locazione 3.4. Lo sportello Lo.ca.re del Comune di Torino 3.5. Il Fondo per il sostegno alla locazione 4. MODALITÀ ABITATIVE GIOVANI...pag La coabitazione 4.2. Studenti fuori sede e residenze universitarie 4.3. Il servizio StessoPiano 4.4. La Comunità dei Tessitori 4.5. La coabitazione solidale Biloba 4.6. Il portierato sociale di Via Nizza 4.7. Il Programma Giovani 4.8. Il progetto C.A.S.A Ciascuno A Suo Agio 5. HOUSING SOCIALE...pag Condomini e coabitazioni solidali - A Casa di Zia Jessy 5.2. L'albergo sociale La Casa Albergo Sociale di Via Ivrea Residenze temporanee del Programma Housing APPENDICE...pag. 44 Esperienze abitative in Europa Analisi dei questionari Articoli tratti dalla stampa italiana RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI...pag. 586 INTRODUZIONE La ricerca vuole portare all'attenzione il tema dell'emergenza casa, laddove il disagio deriva certamente da una crisi economica generalizzata, che tocca molti dei pilastri su cui si fonda la società, ma che è alimentata anche da una scarsa capacità delle politiche pubbliche e del mercato immobiliare di adeguarsi a cambiamenti demografici e sociali che stanno avvenendo molto rapidamente nelle città contemporanee. In Italia soprattutto, ma anche nel resto d'europa, sono in atto fenomeni di cui il settore immobiliare, i progettisti, gli architetti, gli enti pubblici, i governi, il settore bancario devono prendere atto per realizzare interventi abitativi efficaci. La popolazione invecchia a ritmo sostenuto e c'è sempre più bisogno di assistenza e di servizi paralleli e integrati alla casa; i giovani escono tardi da casa dei genitori; gli immigrati hanno difficoltà a accedere a un'abitazione e a integrarsi nella società, pur costituendo nuove famiglie e incidendo sensibilmente sull'indice di natalità; i tempi e gli spazi lavorativi cambiano, il mercato richiede una maggiore disponibilità a spostarsi e la casa diventa solo un punto d'appoggio per dormire. Nella prima parte della ricerca si cercherà di analizzare la situazione generale italiana per quanto riguarda i mutamenti demografici, il quadro normativo, lo stock abitativo, l'urbanizzazione, la spesa per l'abitazione e il ruolo di Stato e Regioni. Nella seconda parte il focus della ricerca sarà spostato alla nostra città, Torino (con accenni alla provincia e alla regione Piemonte) considerata da molti all'avanguardia per quanto riguarda l'housing sociale e le trasformazioni urbanistiche, ritenuta da altri ancora in cerca di un'identità alternativa a quella di vecchio insediamento industriale e con gravi problemi abitativi, non solo delle fasce tradizionalmente più deboli (immigrati, anziani, invalidi), ma anche di gruppi eterogenei di persone su cui si è abbattuta pesantemente la crisi economica (famiglie in cui almeno un componente è stato licenziato, coppie separate, giovani che non riescono a fare l'ingresso nel mercato del lavoro o a rimanerci per lungo tempo). Gli strumenti utilizzati sono dati sintetici sull'emergenza abitativa rintracciati su Internet o su altri supporti (che saranno citati nella bibliografia e sitografia); inoltre, per avvicinarci il più possibile alla realtà, abbiamo scelto di rifarci a altre ricerche di carattere sociale, a interviste e filmati. É stato anche elaborato e proposto a giovani di età compresa tra 18 e 35 anni un questionario, che non vuole avere fini statistici; i risultati saranno presentati nell'appendice che conterrà anche una sezione sull'abitare in Europa e una selezione di articoli tratti dalla stampa nazionale. 17 PARTE PRIMA. L'ABITAZIONE IN ITALIA. SCENARIO GENERALE 1. IL DIRITTO ALLA CASA. QUADRO NORMATIVO Vivere in una casa dignitosa è il primo requisito per poter affermare di avere un identità sociale e per essere a tutti gli effetti considerati persone con un ruolo e un posto nella società. Il concetto di casa negli ultimi anni si è allargato arrivando a includere anche un discorso di qualità della vita resa possibile da elementi non solo economici, ma soprattutto ecologici, sostenibili, sociali e relazionali. Molti paesi sostengono l opinione che il diritto a un alloggio adeguato debba essere uno tra quelli fondamentali dell'uomo; il fatto che sia fortemente condizionato dal settore finanziario e dalla logica del profitto fa sì che sia invece frequentemente violato soprattutto in mancanza di politiche sociali ben strutturate. La situazione che emerge in molti paesi europei ed in particolar modo in Italia è caratterizzata dalla carenza di alloggi che possano essere considerati dignitosi e accessibili, dalla scarsa sicurezza e tutela nei contratti di locazione, dall'aumento di sfratti che colpiscono i giovani, gli anziani, i disoccupati, i poveri, gli immigrati, ma anche le famiglie a reddito medio. Il problema casa si riduce spesso a un problema finanziario, più che sociale: gli enti locali mettono in atto programmi urbanistici mirati al rilancio dello sviluppo economico e della competitività che scarsamente si integrano con politiche sociali di coesione, integrazione delle fasce deboli nelle città, distribuzione delle risorse abitative. Come mette in evidenza una ricerca dell'anci 1 la questione abitativa, incidendo sulla coesione sociale e sulla competitività del paese ha un impatto complessivo sullo sviluppo e sulla crescita delle città. Questi gli effetti, che la ricerca elenca, provocati dalla carenza di abitazioni adeguate a rispondere alle esigenze della popolazione: ritardo nel processo di autonomizzazione dei giovani; difficoltà a creare nuove famiglie e basso tasso di nascite in Italia, tra i più bassi in Europa; limiti nella mobilità lavorativa; difficoltà da parte di Università e centri di ricerca di attirare intelligenze dall'italia e dall'estero; aumento del pendolarismo, abbandono delle zone centrali delle città e crescita dei quartieri dormitorio nelle prime cinture; sovraffollamento abitativo soprattutto per quanto riguarda gli stranieri; diffusione del mercato nero e illegalità crescente nel settore dei contratti di locazione; impoverimento delle famiglie a causa dei mutui o dei canoni d'affitto troppo alti. Riportiamo qui di seguito citazioni tratte da documenti internazionali e nazionali in cui è sancito il diritto ad un'abitazione, il che permette ad ogni individuo di partecipare pienamente alla 1 Anci, I Comuni e la questione abitativa. Le nuove domande sociali, gli attori e gli strumenti operativi. Seconda edizione. Febbraio8 società e di accedere ad altri diritti. 1. Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo del 1948, Art.25, comma 1: Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà ; 2. Dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966, ratificato da più di 133 nazioni il 10 Dicembre 1995, Art. 11, comma 1: Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la loro famiglia, che includa un alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad assicurare l attuazione di questo diritto, e riconoscono a tal fine l importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul libero consenso. Art.8, Diritto al rispetto della vita privata e familiare: Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza ; 3. Dalla Carta dei diritti fondamentali dell'unione Europea, Art. 34, Capo IV, (2000/c 364/01), Sicurezza sociale e assistenza sociale: Al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, l'unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali ; 4. Dalla Carta Sociale Europea, in vigore dal 1999, Art. 31: Per garantire l effettivo esercizio del diritto all abitazione, le Parti s impegnano a prendere misure destinate: 1. a favorire l accesso ad un abitazione di livello sufficiente; 2. a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente; 3. a rendere il costo dell abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti ; 5. Dall'Obiettivo di Sviluppo del Millennio 7-11: Ottenere un miglioramento significativo della vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli entro l'anno 2020"; 6. Nella Costituzione italiana non vi è un articolo dedicato specificamente al riconoscimento del diritto alla casa; l abitazione viene citata una sola volta, nell art. 47, comma 2, il quale a f f e r m a c h e la Repubblica [ ] favorisce l accesso del risparmio alla proprietà dell abitazione ; 7. La Regione Piemonte nel suo Statuto, Art. 10, Diritto all'abitazione e tutela del consumatore, riconosce e promuove il diritto all'abitazione. 39 2. ASPETTI DEMOGRAFICI Considerare alcuni dati statistici 2 sui cambiamenti demografici in atto nel paese è essenziale per analizzare l'emergenza abitativa in Italia da molteplici punti di vista; è necessario ad esempio tener conto delle categorie sociali emergenti e definire lo stock abitativo, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi Anziani Negli ultimi anni non accenna a diminuire la tendenza ad un invecchiamento della popolazione. Al 31 dicembre 2009, infatti, l indice di vecchiaia, ossia il rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni, si stima essere pari al 144%, con un costante aumento rispetto agli anni precedenti: nel 2008 era il 143,1%, nel 2007 era il 142,8%, nel 2006 era 141,7% e nel 2005 era 139,9% Stranieri Gli stranieri residenti in Italia al 31 dicembre 2009 sono equamente divisi tra maschi e femmine e costituiscono il 7% della popolazione residente complessiva; continua dunque il trend crescente degli anni precedenti (nel 2008 erano il 6,5%). La presenza straniera continua a essere più consistente nel Nord-ovest e nel Nord-est, rispettivamente il 35,0% e il 26,6% della popolazione Composizione familiare Nel 2009 la stima del numero medio di figli per donna è pari a 1,41 in leggera diminuzione rispetto al 2008 (1,42); si interrompe, quindi, il trend crescente che si è venuto a registrare dopo il 1995, anno in cui la fecondità italiana toccò il minimo, con un valore del tasso di fecondità totale di 1,19 figli per donna. I comportamenti riproduttivi sono differenti nelle diverse aree del paese. Per quanto riguarda la nuzialità continua nel 2009 il calo iniziato l anno precedente, dopo l aumento registratosi nel Il numero di matrimoni è infatti pari a , contro i del 2008, con un quoziente di nuzialità in forte diminuzione, che passa dal 4,1 al 3,8 per mille. Il fenomeno delle separazioni è invece in costante crescita; si è passati da 185,6 casi nel 1997 a 273,7 ogni mille matrimoni nel Il numero dei divorzi è cresciuto da 99,8 a 165,4 ogni 1000 matrimoni (+66%). Negli ultimi dieci anni il numero delle famiglie è comunque aumentato: si tratta tuttavia di famiglie sempre più piccole, con un numero medio di componenti che passa da 2,8 2 Istat, Annuario Statistico Italiano10 nel 1991 a 2,6. Le famiglie unipersonali non in coabitazione con altri, cioè le persone che vivono da sole, sono quasi una su quattro, in notevole aumento rispetto al decennio scorso (dal 19,8% al 24,3% del totale delle famiglie). Le coppie con figli, pur costituendo ancora la modalità prevalente (57,5% dei nuclei familiari) sono in lieve diminuzione rispetto al 1991 (61,6%), mentre risultano in aumento le coppie senza figli (29,6% del totale nuclei familiari nel 2001). Le coppie in cui i due partner non sono coniugati fra loro costituiscono il 3,6% del totale, in aumento rispetto all 1,6% del La loro distribuzione territoriale mostra forti differenziazioni tra il Nord con valori nettamente più elevati (5,1% nel Nord-ovest e 4,9%nel Nord-est) e il Sud (1,6%) e le isole (2,1%) con valori più bassi. Anche la distribuzione territoriale dei nuclei familiari ricostituiti, cioè di quei nuclei formati da coppie con figli (di un solo e/o entrambi i componenti della coppia) o senza figli, in cui almeno uno dei due partner proviene da un matrimonio che si è interrotto per vedovanza, separazione o divorzio, mostra un Italia divisa in due, con le percentuali più basse al Sud (3,2% delle coppie) e nelle isole (3,6 %) e quelle più elevate nel Nordovest (6,7%) e nel Nord-est (5,7%). Al censimento del 2001 il numero delle convivenze anagrafiche nelle quali è residente almeno una persona è pari a unità. La distribuzione delle convivenze per tipologia rivela la netta prevalenza degli istituti religiosi (quasi ) e degli ospizi e case di riposo per anziani (oltre 5 mila). Le convivenze sono dislocate soprattutto al Nord (46,0 % del totale delle convivenze). Il rapporto tra la popolazione che vive stabilmente nelle convivenze e il totale della popolazione residente è pressochè costante nel tempo (dall 8 per mille del 1991 al 7 per mille attuale) Povertà Sono tra le 70 mila e le 120 mila le persone che in Italia vivono in condizione di precarietà abitativa: 5 mila i senza tetto nella città di Milano, quasi a Torino quelli che, pur senza fissa dimora, sono iscritti agli uffici dell'anagrafe. Le famiglie che vivono una situazione di disagio abitativo sono state nel 2009 il 15,5% del totale di cui il 37,5% sono in affitto e il 9,5% sono proprietarie (famiglie che hanno difficoltà a sostenere il costo di un mutuo o dell'affitto). Al 15,5% delle famiglie che presenta un disagio abitativo (per motivi economici o di sovraffollamento) si aggiunge il 2,8% delle famiglie che si trova in una condizione di rischio 3 (circa 650mila famiglie). Nel 2009 in Italia le famiglie in condizione di povertà relativa 4 sono 2 milioni 657 mila e rappresentano il 10,8% delle famiglie residenti; si tratta di 7 milioni 810 mila persone 3 Dati CITTALIA. Fondazione Anci Ricerche. I Comuni e la questione abitativa. Le nuove domande sociali, gli attori e gli strumenti operativi. Febbraio La povertà relativa viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (detta linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di poverta' relativa per una famiglia di due componenti e' pari alla spesa media mensile per persona, che nel 2009 e' risultata di 983,01 euro (-1,7% rispetto al valore della soglia nel 2008). 511 povere, il 13,1% dell'intera popolazione. Nel 2009, in Italia, famiglie (il 4,7% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell intera popolazione). Il fenomeno risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2008, sia a livello nazionale sia a livello di singole ripartizioni 5. In Italia il valore dell indicatore noto come incidenza del rischio di povertà è superiore alla media dell'europa a 27, dove 80 milioni 6 sono le persone a rischio di povertà, ovvero che hanno un reddito inferiore al 60% della media nazionale della popolazione. Anche la percentuale di popolazione a rischio di povertà e esclusione sociale è decisamente alta (12,6%) se confrontata con i dati di alcuni paesi europei come Austria (1,3%), Belgio (1,8%), Danimarca (0,7%), Paesi Bassi (2%), ma allineata o inferiore ad altri come Germania (16,5%) e Francia (12,9%). 5 Dati Istat, La povertà in Italia nel Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Quaderni della ricerca sociale 3. Povertà ed esclusione sociale. L'Italia nel contesto comunitario. Anno12 3. SPESA PER LA CASA E INCIDENZA SUL REDDITO FAMILIARE All abitazione viene ormai destinato oltre un terzo della spesa totale mensile familiare (il 33,5% del 2009, contro il 32,1% del 2008, quota che sale al 36,7% tra le famiglie del centro) 7. Risultano essere aumentati non solo i costi relativi ai mutui o ai canoni d'affitto, ma anche le bollette per i servizi essenziali. Negli ultimi 10 anni le tariffe dei servizi pubblici, in cui rientrano alcune delle spese per la casa, sono aumentate più dell inflazione: nell ultimo decennio infatti la variazione dei prezzi è stata del +23,9%, mentre la tariffa dell acqua potabile è cresciuta del 55,3%, quella della raccolta rifiuti del 54%, +35,4% per quella del gas, + 24,3% per l energia elettrica; unica eccezione i servizi di telefonia le cui tariffe risultano essere diminuite dell'11,7% 8. Le politiche delle banche e dei costruttori, che spesso hanno regolato il mercato immobiliare al posto dell'ente pubblico, hanno poi causato l'aumento dei prezzi negli ultimi 10 anni del 50% per quanto riguarda l'acquisto e dell'80% per quanto riguarda l'affitto di abitazioni 9. La spesa media 10 per la casa varia in misura significativa in funzione del reddito disponibile delle famiglie, anche se in misura meno che proporzionale, a dimostrazione del fatto che l onere economico connesso all abitazione, bene primario per eccellenza, non è comprimibile oltre determinati livelli minimi: passando dal primo all ultimo quinto di reddito equivalente, mentre il reddito medio aumenta di 4,8 volte, la spesa media cresce di 1,3 volte. Inoltre, pur variando con il reddito, il livello della spesa si colloca su livelli differenti per le famiglie che vivono in affitto rispetto a quelle proprietarie. Mentre le famiglie proprietarie dell abitazione di residenza spendono mensilmente 286, quelle che vivono in affitto raggiungono i 520 (415 quando risulta un affitto a canone agevolato, 563 quando l affitto è ai prezzi di mercato). La spesa media delle famiglie si aggira intorno al 27,4% del reddito (22,4% se a canone agevolato, 29,4% se a prezzi di mercato). L incidenza delle spese per l abitazione sul reddito è pari all' 8,4 % per le famiglie più ricche e al 31,2% per quelle più povere (in particolare, le famiglie che vivono in affitto) I costi dei mutui Tra le famiglie che vivono in abitazione di proprietà (il 74% del totale della popolazione), nel 2009, secondo l'istat 11, il 15,9% ha pagato un mutuo (era il 16,3% nel 2008). Questa voce di bilancio, pur non essendo una spesa per consumi (configurandosi piuttosto come un investimento) rappresenta un uscita consistente che, per circa 2 milioni 902 mila famiglie, è pari, in media, a 510 al mese (erano 465 nel 2008). Il Nord, a seguito dell incremento più elevato, mostra il valore assoluto più alto di spesa, con valori medi mensili pari a Dati Istat. I consumi delle famiglie. Anno Elaborazione Centro Studi CGIA di Mestre su dati Istat 9 Agenzia del Territorio. Gli immobili in Italia Dati CITTALIA. Fondazione Anci Ricerche. I Comuni e la questione abitativa. Le nuove domande sociali, gli attori e gli strumenti operativi. Febbraio Istat. I consumi delle famiglie. Anno13 Nel primo trimestre del 2010, rispetto alla stesso periodo del 2008, i mutui erogati sono aumentati in termini reali del 10,1% salendo a un valore di oltre 252 miliardi di euro; rispetto al primo trimestre del 2006, l incremento reale è stato di oltre il 25%. In periodo di crisi, le famiglie si sono affidate ancora una volta all'investimento sicuro del mattone e per farlo hanno ripreso anche a indebitarsi. Secondo i dati della Banca d Italia 12, negli ultimi dieci anni l indebitamento complessivo delle famiglie italiane per acquistare un alloggio è cresciuto di ben cinque volte e oggi è giunto a rappresentare oltre il 15% del PIL, una vera e propria manna per il sistema bancario. Un ulteriore studio 13 evidenzia come il 37% dei 4,5 milioni di famiglie che nel 2009 sostenevano le spese per un mutuo dichiari di avere difficoltà a rimborsare la rata mensile I costi degli affitti La spesa per l'affitto ha inciso negli anni sempre di più sul reddito delle famiglie. Tra il 1991 e il 2009, se il budget familiare è cresciuto del 18% l'aumento del canone di locazione è aumentato del 105%. L'affitto per una casa di 70 mq, se nei primi anni '90 incideva per il 10,2% sul reddito, oggi influisce per il 17,6% (+74%). La spesa media effettiva per il canone locativo, nel 2009, è pari a 372 (era pari a 351 nel 2007 e 340 nel 2006) e varia tra i 447 delle regioni del Centro e i 295 del Mezzogiorno, dove, tuttavia, si osserva l incremento maggiore rispetto all anno precedente 14. Considerando la distribuzione per quinti di reddito familiare equivalente, si osserva come le famiglie in affitto, nel 2010, si siano concentrate (nel 58,1%) nelle due fasce più basse di reddito, mentre l incidenza degli affitti nella fascia più alta raggiunge solo l 8,2% Sfratti Il divario crescente tra il reddito medio familiare e canoni di affitto è ben rilevabile anche dal numero di sfratti per morosità. Nel 2008, dopo un periodo di flessione, il numero degli sfratti è infatti tornato a crescere: sono stati emessi oltre provvedimenti di sfratto (+ 18,6% rispetto al 2007), di cui il 78,8% per morosità. Anche le richieste di esecuzione sono aumentate e nel 2008 hanno superato quota 138mila (+ 26,49% rispetto al 2007). Gli sfratti eseguiti sono poco meno di 25mila e costituiscono il 18% del totale (anche se si registra una crescita superiore al 10% rispetto al 2007). A fronte di tali richieste ne sono però state eseguite meno di un quarto (24%) Dati Banca d'italia. Anno Ministero delle Infrastrutture e Nomisma. La condizione abitativa in Italia. Roma, settembre Istat. I consumi delle famiglie. Anno Ministero delle Infrastrutture e Nomisma. La condizione abitativa in Italia. Roma, settembre14 4. I GIOVANI E LA CASA 4.1. Aspetti sociali I giovani, nel nostro paese, rappresentano più un problema che una risorsa, soprattutto per la prolungata transizione verso l autonomia economica e affettiva. L'uscita dalla famiglia per i ventenni e i trentenni è fondamentalmente legata al lavoro e alla disponibilità di un abitazione, che a aspetti di tipo sociologico e psicologico. Il ritardo nella realizzazione dell'autonomia giovanile sta dando vita a nuove dinamiche tra le generazioni, prima di tutto la mancata inversione dei ruoli tra giovani e anziani: le nuove generazioni, arrivando molto tardi alla soglia della loro vita adulta non riescono a provvedere più al sostentamento dei loro genitori, come invece avveniva fino a pochi anni fa. I benefici di coloro i quali scelgono una lunga permanenza a casa con la famiglia, sono certamente di tipo economico, ma anche di tipo psicologico: questa scelta di vita consente ai giovani di non doversi far carico di impegni e responsabilità che l'autonomia abitativa implicherebbe. Spesso la vita prolungata in famiglia non avviene solo per necessità, ma sono tanti, anche tra gli occupati, che lo fanno per scelta e che i genitori accettano di buon grado. Una ricerca di Eugenia Scabini 16 definisce bene i due gruppi di attori in gioco e pone l'accento sulle responsabilità dei genitori che non sempre favoriscono l'uscita dal nido dei propri figli: I giovani adulti si caratterizzano per una condizione riflessiva. Ciò significa che essi riflettono su una loro condizione, cercano di esplorare la vita sia affettiva sia lavorativa e che allontanano il tempo delle scelte-decisioni cruciali. I genitori, da parte loro si caratterizzano per una condizione rappacificante...si rileva come i genitori non spingano affatto in avanti i loro figli, non facciano loro fretta nel compiere il passaggio alla condizione adulta, nè li richiamino agli obblighi tipici dello scambio generazionale (Scabini, 1997, pag. 33) Disoccupazione e reddito Come mette in evidenza il rapporto del Censis 17 sulla situazione sociale del paese la crisi sembra avere prodotto i suoi effetti su una sola componente del mercato del lavoro, proprio quella giovanile. Nel 2009, tra gli occupati di anni si sono persi circa posti di lavoro (-6,8%) e nei primi due trimestri del 2010 altri (-5,9%). Se si esclude la fascia immediatamente successiva, dei 35-44enni, dove pure si è registrato un decremento del livello di occupazione (-1,1% tra il 2008 e il 2009 e -0,7% nel 2010), in tutti gli altri segmenti generazionali, non solo l occupazione ha tenuto, ma è risultata addirittura in crescita: è aumentata di unità tra i 45-54enni (+1,4% tra il 2008 e il 2009) e di più di tra gli over 55 (+3,7%). Anche l'istat 18 sottolinea il fatto che la caduta dell occupazione (360 mila occupati in meno nel 16 Eugenia Scabini. Giovani in famiglia tra autonomia e nuove dipendenze. Vita e pensiero, Censis. 44 Rapporto sulla situazione sociale del Paese/ Istat. Condizioni di vita e distribuzione del reddito in Italia. Anno15 2009) ha riguardato soprattutto i giovani, figli celibi e nubili, che vivono nella famiglia di origine (tra i 15 e i 34 anni, -332 mila unità), mentre i genitori (-98 mila unità) hanno potuto contare su un ricorso massiccio alla cassa integrazione. Analizzando la distribuzione delle famiglie nei quinti di reddito equivalente netto, per caratteristiche del percettore principale notiamo che: la maggior parte dei minori di 35 anni sono posizionati nel primo quintile per il 24%, percentuale che scende al 20% circa mantenendosi costante nel secondo, terzo e quarto quintile, per precipitare al 15% nel 5 quintile; tra i 35 e i 44 anni la distribuzione nei quintili è simile: la percentuale è minore (il 22%), ma ancora la maggior parte del campione si colloca nel primo quintile. L'aliquota del 20% circa è costante per tutti gli altri quintili, compreso il 5 ; solo nella fascia tra i 55 e i 64 anni troviamo la massima percentuale di persone appartenenti al 5 quintile, il 30,4%; a livello di studi sembra che il possesso di una laurea porti a redditi più alti; il 52% dei laureati si collocano nel 5 quintile, solo il 6,1% nel primo; solo il 6,7% invece di coloro che sono in possesso della licenza elementare o di nessun titolo di studio arriva al 5 quintile Indipendenza abitativa Sono 7 milioni 139 mila i giovani celibi e nubili, con età compresa tra i 18 e i 34 anni, che nel 2008 vivono insieme ad almeno un genitore (pari al 59,9% dei giovani di questa età), numero che è leggermente cresciuto rispetto al 2007 quando la percentuale era del 51,9%. La percentuale di giovani in questa situazione è sostanzialmente stabile tra il 2001 e il Si tratta soprattutto di giovani occupati (44,3%), studenti (34,3%) e giovani in cerca di occupazione (18,7%). Rispetto al 2007, aumenta lievemente il peso degli studenti tra i giovani che vivono ancora in famiglia (dal 31,6% al 34,3%). In particolare, l aumento sembra riguardare soprattutto le studentesse, le quali passano dal 38,2% del 2007 al 42,2% del 2008, mentre la corrispondente quota di ragazzi passa dal 26,4% al 28,3%. Nel 2008 si confermano le diversità presenti sul territorio nazionale: i giovani del sud e delle isole rimangono più a lungo in famiglia rispetto ai coetanei del nord e del centro. Forti differenze di genere caratterizzano l uscita dalla famiglia d origine, che viene rimandata soprattutto dai figli maschi: il divario maggiore, dal punto di vista della presenza di figli in famiglia, si ha per la classe di età anni, quando il 68,3% dei maschi, contro il 50,6% delle femmine, vive ancora in famiglia. Tra i 30 e i 34 anni la differenza tra uomini e donne è ancora marcata, infatti la quota di maschi è quasi il doppio delle femmine: più di un terzo dei celibi (39,4%) vive in famiglia, contro il 22,6% delle nubili 19. La potenziale domanda abitativa costituita da giovani che hanno un'indipendenza economica e che potrebbero acquistare una casa sfiora i 4 milioni di persone, concentrati soprattutto al nord (30,1% del totale) e in particolare in Lombardia; su 100 giovani che lavorano e che potrebbero 19 Istat. La vita quotidiana nel16 acquistare un abitazione, la maggioranza (56,7%) vive con i genitori, il 33,9% vive in affitto e il 9,4% vive in coabitazione, come coppia (2,9%) o single (6,5%) 20. Purtroppo è aumentata anche la difficoltà di accedere al mercato della casa e al credito poiché i flessibili, i precari, gli atipici, il popolo delle partite IVA, i giovani tra i 20 e 34 anni costituiscono ben il 33,7% della forza occupazionale del paese, una forza in costante crescita, vale a dire quasi 7 milioni e mezzo di persone. Colpisce il rapporto tra i dati italiani e il resto dell Europa. Secondo un'indagine condotta nel 2003, la percentuale di giovani maschi tra i 18 e i 34 che viveva con i genitori in Italia raggiungeva il 61% (per le ragazze ci si attestava sul 57%), a fronte di percentuali degli altri paesi europei assolutamente più basse Gli studenti universitari fuori sede Un problema specifico di ricerca di alloggio a costi contenuti è quello vissuto dagli studenti universitari fuori sede. Si tratta di una problematica che rischia, in molti casi, di precludere la possibilità di seguire un corso di studi per quegli studenti che non hanno risorse economiche sufficienti. Va considerato poi, in particolare, il proliferare, in questo ambito, di un mercato degli affitti in nero, spesso oggetto di denuncia da parte delle associazioni studentesche e dai sindacati degli inquilini. L offerta pubblica o comunque regolata di alloggi per gli studenti è a tutt oggi estremamente ridotta. Secondo dati del Ministero dell'università e della Ricerca Scientifica, a fronte di un numero di studenti fuori sede di per l a.a , il totale di posti letto disponibili è di Da un'indagine della Fondazione RUI 21 emerge poi che: buona parte degli studenti abitano con i propri familiari durante i mesi di studio, soprattutto nelle città grandi, grazie a un offerta di formazione ampia e diversificata (spesso da parte di più atenei) che rende meno probabile un trasferimento: questa situazione si è accentuata negli anni post-riforma e contribuisce anche al recente aumento del pendolarismo. Nel dettaglio abitano con la famiglia il 72,6% degli studenti totali; il 35,3% degli studenti con 28 anni o più di età; il 77,1% degli studenti che vivono in città grandi (più di 500 mila abitanti); dividere un appartamento con altri studenti continua a essere il modo più comune adottato dagli studenti fuori sede. Il 21,6% degli studenti totali condivide un appartamento; il diritto allo studio appare capace di individuare i destinatari prioritari del sostegno cioè studenti provenienti da famiglie svantaggiate, tuttavia la disponibilità di alloggi è ancora poco efficace: solo un fuori sede ogni sedici abita in una residenza gestita dal diritto allo studio. La situazione appare migliore nelle città universitarie medio-piccole e nelle regioni dell Italia centrale. Abitano in un alloggio DSU l 1,5% del totale degli studenti. 20 Dati CITTALIA. Fondazione Anci Ricerche. I Comuni e la questione abitativa. Le nuove domande sociali, gli attori e gli strumenti operativi. Febbraio Fondazione Rui. Eurostudent. Quinta indagine sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani. Roma,17 23 Istat. L abitazione delle famiglie residenti in Italia. Febbraio SITUAZIONE IMMOBILIARE E STOCK ABITATIVO Seguendo gli ultimi dati dell Istat, contenenti stime approssimative, le abitazioni in Italia sono oltre 30 milioni, ampiamente sufficienti per soddisfare la domanda abitativa di 24,7 milioni di famiglie. Ogni anno, dal 2001 ad oggi, il numero delle famiglie italiane è aumentato di circa unità, in conseguenza sia della progressiva diminuzione dell ampiezza delle stesse, sia della crescita dell immigrazione. Ogni anno sono però entrate nel mercato immobiliare circa nuove abitazioni, creando teoricamente una situazione di perfetto equilibrio; in realtà, osservando la struttura del sistema edilizio e abitativo italiano, si può notare innanzitutto la presenza di una quota consistente, circa il 20%, di abitazioni non occupate, risultato di politiche territoriali sempre poco attente agli aspetti sociali ed ambientali dell industria e del mercato immobiliare, con la costruzione di seconde case nelle zone di maggior pregio naturalistico e con la diffusione di abitazioni non occupate nelle zone urbane Abitazioni di proprietà Anche oggi, come emerge dal Rapporto del Censis 22 sulla situazione sociale del paese il mattone è ancora uno dei pilastri, assieme a liquidità e polizze, su cui si basa l'economia familiare. La propensione degli italiani per l abitazione in proprietà, vista come investimento, non è il prodotto di cambiamenti recenti, ma il risultato di un lungo percorso storico che si intreccia profondamente con le trasformazione politiche, economiche e demografiche dell Italia dell ultimo secolo e con i caratteri specifici del suo processo di industrializzazione. Nel corso degli ultimi decenni la predilizione degli italiani per la casa di proprietà si è ancora più radicata: l'italia che negli anni '80 era allineata alla media europea si colloca oggi ben al di sopra di questa con cifre significative. L'Istat 23 rileva che nel 2008 vivono in case di proprietà circa il 68,5% dei residenti, ma a questo dato bisogna aggiungere anche il 12,6% composto da coloro che dispongono dell abitazione in usufrutto o a titolo gratuito. L'incremento vertiginoso del numero di compravendite di alloggi è stato determinato negli anni dal fenomeno del trading immobiliare (comprare una casa, tenerla ferma mesi e rivenderla guadagnando un plus valore) e dal meccanismo, esploso a fine anni '90, secondo cui le imprese e le banche avevano interesse a far sì che le famiglie italiane, che oggi si sono oggi indebitate per questo, comprassero casa, erogando prestiti facili anche a coloro che non avevano solide garanzie. Oggi l'accesso al credito è molto più difficile per quanto riguarda in particolare la fascia dei giovani. L'accesso alla proprietà immobiliare è infatti strettamente relazionata all'età anagrafica: i più giovani, a causa delle limitate risorse economiche e della difficoltà a accedere al credito, acquistano casa solo nel 3,6% del totale per quanto riguarda la monoproprietà, nel 22 Censis. 44 Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2010.18 2,8% per proprietà frazionate 24. Nonostante la percentuale di case di proprietà sia così alta i problemi abitativi non sembrano essere risolti anzi, la rigidità di un'offerta tutta basata sulla casa di proprietà risulta accrescere le situazioni di disagio abitativo e le disuguaglianze sociali in tutto il paese. Ci si presenta un Italia incapace di mantenere il riconoscimento dei diritti sociali acquisiti dalle generazioni passate, caratterizzata da minore equità e crescenti disparità sociali, anche tra territori e generazioni. 25. La casa è forse il più eclatante caso di fallimento del mercato capitalistico, un mercato che è riuscito nell'intento di produrre a costi decrescenti cibo e consumo, ma che non è stato in grado di realizzare case in abbondanza e a basso prezzo 26 (Guerzoni 2009, pag. 38) Abitazioni in affitto Mentre in altri stati un'alta percentuale di abitazioni in affitto viene considerata un segnale di rinnovamento del paese, in Italia, l'affitto è una scelta forzata per coloro che non dispongono di sufficiente reddito o che non hanno reali garanzie per comprare casa; altresì viene vista come situazione provvisoria, per affrontare magari un periodo di disagio e di emergenza, in attesa di fare il grande passo e di procedere all'acquisto. Il settore dell affitto è caratterizzato, oggi più che in passato, da una forte concentrazione di famiglie a basso reddito: sono i giovani, gli studenti fuori sede, le giovani coppie, gli stranieri, gli anziani, i lavoratori precari che cambiano città per inseguire il lavoro, i parenti dei degenti in ospedali delle grandi città. Se non grazie a un notevole incremento del proprio reddito queste persone sono quelle che in relazione spendono di più per l'abitare e che, non facendo un investimento come quelli che comprano casa, sono destinati a non veder mutata la loro condizione di affittuari nel lungo periodo. Sono le cosiddette fasce deboli, su cui pesano più di tutti i costi (non solo economici) del vivere in affitto; alcuni problemi indiretti, ma connessi all'affitto sono ad esempio: la scarsa disponibilità di abitazioni a un prezzo accessibile e in buono stato, di recente costruzione in zone urbane di prestigio, in aree residenziali o in piccoli comuni caratterizzati da una buona qualità di vita; le abitazioni più nuove infatti, quelle costruite dal 1990 al 2008, sono abitate dalle famiglie più ricche (il 21,1 % di quelle con un reddito equivalente superiore all ultimo quintile, contro il 12,4 di quelle che appartengono al primo quinto), così come le famiglie proprietarie (18,0 %, contro il 12,3 % delle famiglie in affitto e il 9,6 % di quelle in affitto a canone ridotto rispetto ai prezzi di mercato) 27 ; le ricadute sulla qualità di vita dovute alla presenza di problemi ambientali e/o dalla presenza di criminalità, violenza o vandalismo, fattori spesso presenti nelle aree dove più frequente è trovare un alloggio con un basso canone di locazione. 24 Agenzia del Territorio. Gli immobili in Italia Marco della Pina. Ricerca Proprietà della casa e disuguaglianze: il caso Italia 26 Marco Guerzoni. Dalla casa all'abitare. Storie di case e persone al tempo della crisi globale. Damiani Editore, ottobre Istat, Annuario Statistico Italiano19 Le cifre riportate dall'annuario Istat , con dati relativi al 2008 sulla condizione abitativa degli italiani, evidenziano che a vivere in affitto sono le persone con i redditi più bassi: per il 30,6% sono le persone sole con meno di 35 anni di età, nella fase iniziale della carriera lavorativa; per il 24,7% sono le giovani coppie senza figli (quando cioè la donna ha meno di 35 anni di età); per il 26,7% sono le famiglie monogenitore (il 36,7% in quelle con figli minori) per le quali il rapporto tra le spese per l abitazione e il reddito raggiunge il 23,4%; gli anziani che, con un reddito inferiore alla media nazionale, destinano alle spese per la casa il 21,3% delle proprie entrate Edilizia residenziale pubblica Le aziende casa pubbliche, nate per la promozione e la gestione degli alloggi sociali, nei fatti, rappresentano tuttora il riferimento per le politiche pubbliche di settore. Pur essendo relazionate a un patrimonio abitativo di proporzioni rilevanti hanno in parte perso il ruolo propulsivo e operativo avuto nel passato e sono state oggetto di attacco da parte della politica che ne ha ridotto l efficienza. Come conseguenza, ne è derivata nella percezione collettiva una visione semplicistica secondo la quale il patrimonio pubblico è ovunque mal gestito, non assolve alla sua funzione sociale e rappresenta per lo Stato più un peso che una risorsa. Tuttavia le aziende casa pubbliche sono in larghe zone del paese perfettamente in grado di svolgere oggi e in futuro questo ruolo. É compito delle regioni progettare il ruolo delle aziende casa pubbliche nel proprio territorio, senza perdere di vista la collaborazione tra pubblico e privato e senza privarsi di un patrimonio che rappresenta lo strumento di realizzazione di politiche concrete Patrimonio immobiliare. Confronto con l'europa La situazione immobiliare italiana con una grande disparità tra case di proprietà e case in affitto è decisamente sui generis nel panorama europeo e viene considerata tipica dei paesi meno all'avanguardia, a causa della scarsa mobilità dei suoi cittadini e della rigidità del mercato. Le abitazioni in affitto, che all inizio degli anni '70 del secolo scorso rappresentavano oltre il 45% del totale delle abitazioni, nel 2009 ne rappresentano soltanto il 18,9%: su un totale di 24,7 milioni di abitazioni occupate, quelle in affitto sono soltanto 4,7 milioni, mentre quelle di proprietà sono 16,9 milioni, delle quali un quinto con mutuo in corso, e 3,1 milioni in usufrutto o in uso gratuito. La percentuale di abitazioni in affitto si sta mantenendo piuttosto costante negli ultimi anni (il 17,7% nel 2008 come nel 2006 e il 17,2% nel 2007), ma è irregolare a livello territoriale: nel Nord la quota continua a scendere (dal 18,0% al 16,9%), mentre aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 16,0% e dal 17,6% al 18,2% rispettivamente) 29. La percentuale italiana delle case in affitto risulta considerevolmente più bassa se paragonata 28 Ibidem 29 Istat. Annuario Statistico Italiano20 31 Istat. L'abitazione delle famiglie residenti in Italia alla media dei paesi dell Unione Europea a 15 che è del 28,9%, del 24,3% nell'eu27; la quota sale vertiginosamente in Germania, dove l affitto rappresenta il 55% del totale delle abitazioni, ma anche in Francia (40%), in Olanda (47%), o in Gran Bretagna (32%) 30. In Italia l offerta di case in affitto a canone ridotto rispetto ai valori di mercato, generalmente riconducibile a misure di edilizia sociale, è piuttosto modesta. Infatti, riescono a giovarsene soltanto il 5,3% delle famiglie e il 5,2% degli individui, contro una media del 7,7% riferita all intera popolazione dell Unione Europea nel L affitto a canone ridotto, diffuso soprattutto nei centri di area metropolitana, dove interessa l 11,0% delle famiglie è ovviamente più frequente tra le tipologie familiari maggiormente vulnerabili sotto il profilo socio-economico. Si tratta, in particolare, delle famiglie con un solo genitore (9,1%), di quelle appartenenti al primo e al secondo quinto di reddito equivalente (con percentuali, rispettivamente, del 7,7% e del 6,9%) e di quelle più numerose, con incidenze del 6,9% tra le famiglie di 5 componenti e oltre e del 7,8% tra le famiglie di altra tipologia (comprendenti le famiglie plurinucleari e quelle a struttura particolarmente complessa). Accedono meno frequentemente a questo tipo di affitto le famiglie più giovani, come le persone sole con meno di 35 anni (4,2%) e le giovani coppie senza figli (3,1%). In Italia, nel 2007, risultano erogati circa 300 milioni di euro come contributo per coprire in tutto o in parte le spese di affitto delle famiglie con maggiori difficoltà economiche. Tali interventi, provenienti in modo particolare dal Fondo sociale per l affitto, riescono a raggiungere solo una piccola parte delle famiglie gravate dagli oneri abitativi più ingenti. Le famiglie che riescono a beneficiare di questi contributi sono infatti soltanto 255 mila, ovvero il 5,5% di quelle che vivono in affitto e il contributo che queste ricevono arriva a coprire, in media, il 25,1% del canone. Maggiormente interessate a questo tipo di interventi sono i monogenitori con figli minori (9,5%), le persone sole di 65 anni e oltre (8,3%), le famiglie nei primi due quinti di reddito equivalente (7,7%). Sotto il profilo territoriale sono le famiglie che risiedono al nord (6,5%), nei comuni periferici delle aree metropolitane (6,8%) e in quelli con meno di abitanti (6,3%) quelle che più frequentemente delle altre riescono a giovarsi di questi contributi. È interessante notare, inoltre, che la copertura di questi interventi non si sovrappone perfettamente alle situazioni in cui si rilevano costi connessi all abitazione particolarmente elevati rispetto al reddito. Non si osserva, infatti, una marcata differenza, nella frequenza dei destinatari dei contributi, tra le famiglie che destinano il 40% e oltre del proprio reddito alle spese per la casa (7,2%) e le altre famiglie in affitto (4,8%). Le prime, peraltro, godono di un minore contributo in rapporto all affitto (17,7%), poco più della metà di quello su cui possono contare le famiglie meno gravate dalle spese per la casa (29,9%) 31 Il patrimonio italiano di case sociali, di proprietà pubblica, è di circa un milione di alloggi e rappresenta soltanto il 4% del totale delle abitazioni occupate ed il 20% del mercato dell affitto. In Olanda, il patrimonio edilizio pubblico costituisce invece il 36% del totale, in Gran Bretagna il 22% ed il 68%. Mediamente, in Europa, il patrimonio di case sociali di proprietà 30 Istat. L abitazione delle famiglie residenti in Italia 2010. Vedere altro
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