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Timestamp: 2020-03-28 18:47:34+00:00

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Puglia/ SCHEMA DEL DISEGNO DI LEGGE SULLA BELLEZZA - Rete Gargano
SCHEMA DEL DISEGNO DI LEGGE SULLA BELLEZZA
TITOLO I - PRINCÌPI, OGGETTO E FINALITÀ, OBIETTIVI
TITOLO II - COMPETENZE E PROCEDIMENTI
ART. 5 - PROCEDIMENTI
ART. 6 - PARTENARIATO TRA SOGGETTI PUBBLICI E PRIVATI PER LA GESTIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DEL GOVERNO DEL TERRITORIO
TITOLO III – IDENTITÀ DEI TERRITORI PUGLIESI
ART. 7 - SIGNIFICATO E DIMENSIONE IDENTITARIA DEI LUOGHI
ART. 8 - VALORIZZAZIONE DELLE IDENTITÀ DEI TERRITORI PUGLIESI
TITOLO IV – QUALITÀ DELLE TRASFORMAZIONI – CRITERI
ART. 9 - INDIVIDUAZIONE DEGLI AMBITI D’INTERVENTO
ART. 10 - PIANIFICAZIONE DELLE TRASFORMAZIONI
ART. 11 - RIVITALIZZAZIONE A MISURA D’UOMO DEI LUOGHI URBANI
ART. 12 - RIMOZIONE DEI DETRATTORI
ART. 13 - RECUPERO AMBIENTALE, RIPERMEABILIZZAZIONE E RIGENERAZIONE DELLE AREE DEGRADATE
ART. 14 - RIUSO E SOSTITUZIONE URBANA
ART. 15 - CARTA DELLA QUALITÀ URBANA
ART. 16 - DISCIPLINA DEGLI INTERVENTI
ART. 17 - CONCORSI DI PROGETTAZIONE E OPERE D’ARTE
TITOLO V – MISURE PREMIALI
ART. 18 - INCENTIVI FISCALI – RIDUZIONE DEL CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE
ART. 19 - INCENTIVI EDILIZI – LIMITI ALLA RICLASSIFICAZIONE DELLE AREE
ART. 20 - INCENTIVI ALLA QUALITÀ DEL PROGETTO
ART. 21 - RISORSE
ART. 22 - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PROGRAMMAZIONE REGIONALE TRIENNALE PER IL GOVERNO, LO SVILUPPO E LA TUTELA DEL TERRITORIO
ART. 23 – OSSERVATORIO DELLA BELLEZZA
PRINCÌPI, OGGETTO E FINALITÀ, OBIETTIVI
1 - La Regione Puglia tutela, valorizza e promuove la bellezza del territorio, del paesaggio e dell’ambiente in tutte le sue espressioni, allo scopo di consentirne la fruizione generale e libera, in funzione del pieno sviluppo della persona anche nelle formazioni sociali nelle quali si svolge la personalità, e per la tutela dei valori e dell’identità culturale delle comunità pugliesi.
2 - La Regione Puglia riconosce il pubblico interesse nel salvaguardare i valori e l’identità del paesaggio, tutelare gli equilibri naturali del territorio, assicurare la qualità dell’ambiente urbano e rurale, interpretare le aspirazioni delle popolazioni in rapporto al loro ambiente di vita, conservare e valorizzare il patrimonio storico del costruito e degli insediamenti umani e preservare gli ambiti di pregio naturalistico.
1 - In attuazione dei princìpi generali dell'ordinamento, dell’Unione europea e dei vincoli derivanti dalla normativa statale in materia di sicurezza, ambientale, paesaggistico-culturale, sanità, salute, igiene e dagli obblighi internazionali, la Regione Puglia disciplina:
a) la valorizzazione e la protezione delle identità culturali del Mosaico pugliese, muovendo dalla loro costituzione antropologica e memoriale;
b) la qualità degli interventi di riqualificazione, recupero e rigenerazione del patrimonio edilizio esistente e delle aree degradate, anche con la partecipazione delle comunità locali;
c) la qualità delle trasformazioni territoriali in ambito urbano e rurale e la tutela delle aree naturali caratterizzanti il Mosaico pugliese;
d) l’individuazione dei detrattori del paesaggio ai fini dell’applicazione della presente legge;
e) l’organizzazione integrata delle infrastrutture e l’elaborazione del sistema della mobilità lenta che garantisca l’accessibilità all’intero Mosaico identitario del territorio pugliese;
f) la valorizzazione e la protezione dei centri storici nonché di edifici, di insediamenti e contesti, anche non vincolati, costituenti patrimonio edilizio-architettonico ottocentesco e della prima metà del novecento, qualificanti il tessuto culturale e insediativo delle città, quali componenti storiche, artistiche, paesaggistiche e sociali identitarie dell’intera collettività nel suo contesto urbano;
g) la valorizzazione e la protezione dei contenitori culturali, teatri, cinema storici anche non specificamente vincolati e centri permanenti di mostre;
h) i procedimenti informati alla garanzia di interventi sul territorio che, salvaguardando le sue componenti naturali, paesaggistiche, storiche, culturali e socio-economiche e nel rispetto del minor consumo del suolo, siano proporzionati, equi e sostenibili.
2 - Nell’esercizio delle funzioni e delle attività di cui al comma 1, la Regioni, i Comuni e le loro Unioni e Associazioni, le Province e la Città Metropolitana di Bari si informano ai seguenti criteri:
a) trasparenza delle scelte, garantendo la più ampia partecipazione e il coinvolgimento attivo dei singoli e di tutte le formazioni sociali;
b) sussidiarietà verticale e orizzontale, efficacia dell'azione amministrativa, semplificazione dei procedimenti e ricorso a moduli collaborativi.
3 - In particolare la Regione Puglia riconosce, insieme alle identità di un articolato mosaico di territori di valenza paesaggistica, ambientale e di qualità insediativa e culturale, ambiti ed episodi di particolare degrado ed incompatibilità con i luoghi ed i contesti di appartenenza, che ne sviliscono e compromettono le peculiarità incidendo negativamente sulla qualità della vita delle popolazioni insediate. La Regione Puglia attua una adeguata strategia di intervento per ovviare all’incalzante abbandono, recuperare e valorizzare tradizioni, riti ed abitudini popolari che, nel passato, hanno prodotto segni ed identità culturali, storiche e sociali nel territorio regionale.
1 - La legge persegue gli obiettivi di valorizzazione e protezione della bellezza del territorio pugliese attraverso:
a) la riduzione progressiva di consumo del suolo;
b) lo sviluppo del verde anche in sistema unitario di aree naturali, semi-naturali e agricole, con continuità territoriale in ambito urbano e periurbano;
c) la conservazione ed il potenziamento dei servizi eco-sistemici;
d) l’incentivazione di edilizia residenziale anche di carattere sociale, se collegata a progetti di riqualificazione degli edifici e di rigenerazione urbana che incidano significativamente sulla qualità dello spazio pubblico;
e) l’incentivazione alla riqualificazione di insediamenti produttivi strategici nel rispetto della normativa ambientale, demaniale e paesaggistico-culturale;
f) la valorizzazione della qualità della progettazione;
g) il risanamento e il recupero di aree degradate e la sostituzione dei tessuti esistenti ovvero la loro riorganizzazione e riqualificazione per migliorarne la qualità e la sostenibilità.
In attuazione di quanto previsto dagli articoli 1 e 2, la Regione Puglia provvede a dotarsi di strumenti, regole e modalità operative che garantiscano la qualità degli interventi di trasformazione del territorio intesi come operazioni fondamentali per restituire valore e bellezza al paesaggio, alle sue identità storiche e culturali, sicurezza e sostenibilità agli insediamenti umani e benessere alle comunità di appartenenza.
COMPETENZE E PROCEDIMENTI
La Regione, la Città metropolitana di Bari, le Province, i Comuni e loro Unioni esercitano le funzioni di governo del territorio assicurando il perseguimento dell’interesse pubblico, nell’osservanza dei principi fondamentali di legalità, di buon andamento, imparzialità, trasparenza e partecipazione e secondo criteri di responsabilità, economicità, efficacia e semplificazione dell’azione amministrativa.
La Regione, la Città metropolitana di Bari, le Province, i Comuni e le loro Unioni possono promuovere patti per lo sviluppo locale mediante la condivisione degli obiettivi e delle scelte strategiche dei propri piani ed attraverso la coordinazione delle relative previsioni. Il coordinamento delle relative azioni amministrative, che si esplica anche nel ricorso a tecniche di perequazione territoriale e nella costituzione di fondi finanziari comuni, avviene mediante la stipulazione degli accordi tra pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 15 della L. 7 agosto 1990, n. 241, e degli accordi di programma di cui all’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Nel rispetto della legislazione vigente e senza pregiudizio dei diritti dei terzi, i Comuni possono concludere con i soggetti privati accordi integrativi del piano ovvero sostitutivi del medesimo con cui dare esecuzione alle prescrizioni conformative dello strumento urbanistico generale. A detti accordi si applica la disciplina di cui all’articolo 11 della L. 7 agosto 1990, n. 241.
(Partenariato tra soggetti pubblici e privati per la gestione del sistema integrato del governo del territorio)
La Regione opera congiuntamente con gli enti locali, promuove e favorisce intese con lo Stato e con soggetti pubblici e privati, ivi comprese le istituzioni universitarie, di ricerca, di cultura nonché con gli ordini professionali e con le associazioni delle varie categorie produttive e del terzo settore, nel rispetto dei principi di leale collaborazione, di partecipazione e di sussidiarietà orizzontale, al fine di rendere effettivo il funzionamento del sistema regionale integrato del governo e dello sviluppo del territorio in attuazione della presente legge.
La Regione utilizza l’accordo di partenariato per lo sviluppo territoriale e l’accordo di programma territoriale, per stabilire, rispettivamente, la proficua sinergia collaborativa sia con soggetti pubblici e privati che esclusivamente tra soggetti pubblici, necessaria per la realizzazione di obiettivi di sviluppo economico e sociale sostenibili che comportino la trasformazione del territorio, anche in deroga o in variante alla sua disciplina vigente. Qualora la deroga o la variante coinvolga beni culturali e paesaggistici è necessario l’assenso del Ministero dei beni e delle attività culturali o delle sue articolazioni regionali, nel rispetto dei principi e della disciplina nazionale in materia di conferenza di servizi. L’accordo di partenariato per lo sviluppo territoriale e l’accordo di programma territoriale, in questo caso, sostituiscono o modificano la disciplina di uso del territorio contenuta nel PPTR.
L’accordo di partenariato per lo sviluppo territoriale nasce da un percorso partenariale, d’iniziativa pubblica o privata, fondato su un’azione sinergica condivisa tra soggetti appartenenti all’amministrazione, al settore privato, al terzo settore e alla società civile, coinvolti a diversi livelli nella preparazione e attuazione di uno o più programmi specifici per lo sviluppo sostenibile, la tutela o la riqualificazione di uno o più territori regionali. Esso presuppone sempre l’indicazione e la programmazione delle risorse finanziarie pubbliche e private che ne consentano la realizzazione, incluse quelle disponibili per la sua attivazione, l’indicazione puntuale degli obiettivi e delle finalità economiche e sociali di sviluppo territoriale che con esso s’intendono perseguire, le modalità di gestione del programma incluse quelle di innovazione sociale, il cronoprogramma di massima delle diverse attività, la indicazione delle invarianti strutturali coinvolte e le trasformazioni fisiche e territoriali che esso comporta, con particolare attenzione a quelle programmate in variante o in deroga ai vigenti strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica. Sullo studio di fattibilità dell’accordo di partenariato si esprimono tutti gli enti pubblici e soggetti privati a vario titolo coinvolti nell’ambito di una conferenza di servizi preliminare, entro e non oltre 90 giorni dalla sua presentazione da parte del soggetto proponente. Soltanto una volta raggiunta la volontà prevalente, sentito il Ministero dei beni e delle attività culturali o le articolazioni regionali all’uopo delegate, si procede con l’implementazione del programma attraverso la convocazione della conferenza di servizi istruttoria e la definizione dell’ulteriore cronoprogramma delle attività. Per quanto non previsto dal presente comma si applicano le disposizioni di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2016, n. 127.
L’accordo di programma territoriale ha come finalità precipua quella di realizzare la collaborazione istituzionale tra diverse pubbliche amministrazioni attraverso la definizione consensuale, tra le pubbliche amministrazioni portatrici d’interessi nella materia, dell'attività, dei programmi e, più in particolare, dell'esecuzione di interventi pubblici nella materia del governo, della trasformazione e della tutela del territorio. Esso è disciplinato dagli articoli 15 della legge 241 del 1990 e 34 del D.Lgs. n. 267/2000.
IDENTITÀ DEI TERRITORI PUGLIESI
(Significato e dimensione identitaria dei luoghi)
Elementi identitari di valenza culturale, storica e sociale del territorio pugliese sono:
a) gli ecomusei, così come definiti dall’articolo 22 comma 1 dell’Elaborato 2 allegato alla Deliberazione G.R. 16-02-2015, n. 176 di approvazione del Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, ridefiniti nei nuovi perimetri territoriali secondo il mosaico delle identità culturali pugliesi; i nuovi ecomusei realizzano una strutturazione della narrazione della storia e della antropologia, finalizzata all’individuazione di un unico soggetto gestionale che rende spendibile il Territorio rispetto ai grandi flussi del turismo culturale.
b) le costruzioni tipiche e a volta del territorio pugliese tutelate tramite la valorizzazione delle tecniche costruttive tradizionali, riconosciute quali elementi caratterizzanti della storia, della tradizione e della cultura della popolazione pugliese.
c) gli istituti e luoghi della cultura: musei, biblioteche e archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, così come definiti dall’articolo 101 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e gli istituti documentari.
d) i borghi storici, definiti come gli agglomerati insediativi che hanno ottenuto il riconoscimento dal club “I borghi più belli d’Italia” o delle Bandiere Arancioni o delle Città Slow o dell’UNESCO o dei Borghi Autentici e che conservano nell’organizzazione territoriale, nell’assetto urbanistico o nelle strutture edilizie i segni di una formazione remota e di proprie originarie funzioni economiche, politiche, sociali e culturali connesse alle caratteristiche del territorio e riconosciuti con provvedimento della Giunta regionale;
e) il patrimonio di archeologia industriale inteso quale complesso di beni immateriali e materiali, non più utilizzati per il processo produttivo, che costituiscono testimonianza storica del lavoro e della cultura industriale presenti sul territorio regionale, quali: i complessi industriali, le fabbriche e le relative strutture di servizio e di pertinenza, le macchine e le attrezzature, i prodotti originali dei processi industriali, gli archivi, le raccolte librarie e documentarie, ivi comprese quelle relative a disegni, fotografie e filmati, le collezioni e le serie di oggetti riguardanti l’industria, nonché i siti estrattivi dismessi di cui alla L.R. 1/2015 - Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale.
(Valorizzazione delle identità dei territori pugliesi)
La Regione Puglia si impegna ad accrescere e a diffondere la bellezza del territorio e la sua dimensione umana presso la società civile, il terzo settore, le istituzioni pubbliche e le organizzazioni private, tramite iniziative ed interventi volti a:
a) valorizzare il patrimonio identitario culturale-insediativo;
b) contenere il consumo di nuovo territorio;
c) salvaguardare le risorse idriche;
d) promuovere e incentivare la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico sia nelle trasformazioni territoriali e urbane sia nella realizzazione delle opere edilizie, pubbliche e private, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dalla normativa vigente;
e) conservare, recuperare e valorizzare i borghi storici presenti nel territorio regionale e riconosciuti ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera d), per tutelare il patrimonio storico, artistico, paesaggistico e culturale dei piccoli comuni pugliesi, nonché per promuovere l’immagine del territorio regionale nell’ambito del segmento del turismo di qualità;
f) favorire i borghi storici di cui alla lettera e) che siano impegnati in programmi di tutela del patrimonio culturale e ambientale, in armonia con gli obiettivi del Piano regionale di sviluppo, dei programmi di sviluppo locale e delle politiche di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico;
g) promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale in attuazione degli articoli 9, 117 e 118 della Costituzione, nonché nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali e della disciplina di cui al decreto legislativo n. 42/2004, mediante le azioni indicate all’articolo 4, comma 1, della L.R. 25 giugno 2013, n. 17;
h) contribuire alla conoscenza, alla conservazione e fruizione del patrimonio culturale, al rafforzamento dell’identità storica e culturale, allo sviluppo del territorio e alla promozione dell’inclusione sociale e culturale delle popolazioni;
i) tutelare e valorizzare le tecniche costruttive tradizionali, riconoscendole come elementi caratterizzanti della storia, della tradizione e della cultura della popolazione pugliese;
j) tutelare e valorizzare il patrimonio architettonico regionale, con particolare riguardo agli esempi significativi di architettura moderna e contemporanea, che non ricadono nelle competenze statali;
k) favorire la valorizzazione e la promozione del patrimonio di archeologia industriale presente sul proprio territorio, riconoscendone l’importanza per la cultura e per lo sviluppo economico regionale, anche mediante realizzazione di itinerari culturali e percorsi tematici, nonché attraverso le attività di comunicazione e promozione turistico-culturale di cui all’articolo 2 della L.R. 1/2015
l) promuovere ed incentivare attività agrituristiche per favorire lo sviluppo ed il riequilibrio del territorio, valorizzare le tradizioni locali, creare un armonico rapporto tra città e campagna;
m) favorire la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico-rurale attraverso il recupero e la fruizione dei beni situati in aree rurali.
La Regione Puglia promuove l’istituzione di programmi di formazione multidisciplinari finalizzati alla trasmissione dei saperi.
a) corsi di formazione, concorsi di idee e progetti pilota, finalizzati alla diffusione della conoscenza dei principi di sostenibilità delle costruzioni edilizie di cui alla L.R. n. 13/2008 – Norme per l’abitare sostenibile;
b) progetti formativi, anche in collaborazione con le Università, gli enti territoriali preposti e le associazioni di categoria, per la trasmissione e la conservazione delle conoscenze tecniche e applicative necessarie alla realizzazione delle coperture a volta;
c) progetti culturali rivolti alla formazione e all’aggiornamento di operatori tecnici e professionali, per garantire la trasmissione delle conoscenze e delle esperienze necessarie alla realizzazione delle strutture a volta;
d) la Regione, in armonia con gli obiettivi del Piano regionale di sviluppo, nei programmi di sviluppo locale e nelle politiche di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, promuove interventi a favore dei borghi storici previsti alla lettera d), comma 1 dell’art. 6.
La Regione favorisce:
a) intese con ordini professionali, università e istituti e organi di ricerca, pubblici e privati, per realizzare programmi di formazione permanente post-laurea volti ad accrescere la consapevolezza della responsabilità culturale in tutti i soggetti che operano nel settore delle costruzioni e delle trasformazioni dell’ambiente urbano e rurale;
b) la conoscenza del patrimonio architettonico e urbanistico mediante iniziative culturali e formative;
c) la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale mediante iniziative volte alla divulgazione e alla didattica, anche attraverso l’organizzazione di laboratori, nelle materie oggetto della L.R. 1/2015.
La Regione promuove ai sensi della L.R. n. 17/2013 – < Disposizioni in materia di beni culturali >, la progettualità locale in forme integrate, multisettoriali e multiattoriali, che richiedono il coordinamento tra soggetti pubblici e privati mediante piani integrati di valorizzazione e gestione. I piani integrati di valorizzazione e gestione sono finalizzati ad attuare interventi di valorizzazione del patrimonio culturale, considerato in relazione al contesto territoriale. Tali interventi favoriscono, altresì, lo sviluppo del sistema produttivo e l’individuazione di forme evolute di gestione delle risorse ambientali e culturali a livello territoriale. ai sensi della L.R. 17/2013 .
In conformità con quanto previsto dagli articoli 5, 102 e 112 del Codice e in coerenza con gli obiettivi e i criteri di cui sopra, la Regione promuove accordi di valorizzazione con il Ministero per i beni e le attività culturali, con altre amministrazioni statali e altri enti pubblici territoriali. Gli accordi di valorizzazione garantiscono forme di cooperazione fra gli enti per la definizione condivisa di strategie e obiettivi, la valorizzazione integrata dei beni localizzati sul territorio pugliese di appartenenza dello Stato, della Regione e degli enti locali, il rafforzamento delle relazioni con il paesaggio e con i beni ambientali nonché con il sistema infrastrutturale e produttivo di riferimento. I Piani strategici favoriscono la partecipazione dei soggetti privati, con o senza scopo di lucro, e in particolare di quelli proprietari o gestori dei beni. A questi soggetti possono essere affidate anche la promozione e l’elaborazione della proposta strategica, oltre che la sua attuazione.
QUALITÀ DELLE TRASFORMAZIONI – CRITERI
(Individuazione ambiti d’intervento)
Si possono definire e riconoscere, quali ambiti d’intervento, le identità territoriali e paesaggistiche in rapporto al vissuto delle popolazioni di cui all’art. 2, comma 3, della presente legge.
Gli interventi sui beni o sulle aree individuate dalla Carta della qualità urbana, ai sensi dell’articolo 15 della presente legge, avvengono di regola con accordi di programma tra i Comuni interessati ed i proprietari delle aree o degli immobili.
I Comuni, mediante variante allo strumento urbanistico, provvedono alla perimetrazione del territorio urbanizzato e ad individuare per ciascuna sua parte omogenea gli obiettivi generali per il miglioramento della qualità urbana e ambientale, nonché le dotazioni, infrastrutture e servizi ritenuti necessari. All’interno del perimetro del territorio urbanizzato vanno compresi:
a) i nuclei e centri storici, le aree edificate, attrezzature, impianti tecnologici, servizi, parchi urbani, lotti e spazi inedificati interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria;
b) le aree individuate dal P.R.G vigente quali zone A, nonché le aree di completamento previste dal P.R.G. vigente ed inserite all’interno del perimetro del territorio urbanizzato;
c) gli ambiti di intervento interessati dal degrado di cui all’articolo seguente e collocati all’interno dei territori urbani;
d) le aree per le quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano già stati rilasciati i titoli abilitativi edilizi per interventi di nuove costruzioni o ristrutturazione edilizia oppure siano state stipulate le convenzioni urbanistiche attuative;
e) i lotti residui non edificati, dotati di infrastrutture per l’urbanizzazione degli insediamenti in quanto facenti parte di piano urbanistico attuativo o di altro piano particolareggiato comunque denominato, attuato o in corso di completamento alla data di entrata in vigore della presente legge.
I Comuni individuano, con le modalità di cui all'art. 27 della legge 5 agosto 1978, n. 457 l'ambito territoriale di degrado urbano da riqualificare mediante il piano articolato delle trasformazioni (PAT).
I comuni definiscono gli ambiti territoriali che, per le loro caratteristiche di contesti urbani periferici e marginali interessati, rendono necessari interventi di trasformazione urbana (TU). A tal fine predispongono una strategia delle trasformazioni urbane (STU), da mettere a punto con la partecipazione degli abitanti, tenendo conto anche delle proposte di intervento avanzate da altri soggetti pubblici e da soggetti privati, e da approvarsi con apposito atto deliberativo del consiglio comunale applicando le procedure previste dai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 11 della l.r. 20/2001. In sede di prima applicazione, l’approvazione deve essere effettuata entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti norme. La mancata approvazione entro i termini non impedisce la presentazione di proposte di piani articolati delle trasformazioni (PAT) da parte di soggetti pubblici o privati, sulle quali il consiglio comunale deve pronunciarsi entro novanta giorni.
La definizione degli ambiti territoriali da assoggettare al piano articolato delle trasformazioni (PAT) può avvenire anche nell’ambito del documento programmatico preliminare del piano urbanistico generale previsto dalla l.r. 20/2001.
La strategia delle trasformazioni urbane (STU), redatta secondo le linee guida da approvarsi dalla Giunta regionale, individua parti significative di città o sistemi urbani in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati, che richiedono interventi prioritari di trasformazione urbana.
a) gli obiettivi di trasformazione urbana, inclusione sociale e sostenibilità ambientale da perseguire a livello comunale o intercomunale;
b) gli ambiti territoriali da sottoporre a piani articolati delle trasformazioni (PAT);
e) i criteri per valutare la fattibilità dei piani articolati delle trasformazioni (PAT);
f) i soggetti pubblici che si ritiene utile coinvolgere nella elaborazione, attuazione e gestione dei piani articolati delle trasformazioni (PAT) e le modalità di selezione dei soggetti privati.
(Pianificazione delle trasformazioni)
Negli ambiti d’intervento interessati da condizioni di degrado fisico, sociale, culturale, ambientale e paesaggistico, è necessaria una pianificazione delle trasformazioni ed adeguate modalità d’intervento, capaci di promuovere la valorizzazione, il ripristino e la riqualificazione dei territori urbani ed extraurbani attraverso piani e programmi volti alla:
a) rigenerazione urbana e valorizzazione dei centri storici;
b) riqualificazione delle periferie e delle aree agricole periurbane;
c) riqualificazione paesaggistica e ambientale delle infrastrutture e degli spazi pubblici;
d) manutenzione e riuso dell’edilizia e dei beni rurali;
e) riqualificazione di aree produttive degradate;
f) tutela e valorizzazione delle aree di attrazione naturale e delle biodiversità.
Gli ambiti di intervento interessati dal degrado possono essere individuati dai Comuni mediante deliberazione del Consiglio Comunale. In tali ambiti all’interno del territorio urbanizzato gli interventi di addensamento e sostituzione urbana, di cui all’articolo 16, comma 1, lett. c) della presente legge e presentati dai proprietari interessati, sono attuati mediante accordi di programma qualora non siano conformi alle previsioni dello strumento urbanistico vigente.
I Comuni possono altresì provvedere, mediante variante allo strumento urbanistico generale, alla perimetrazione degli ambiti di intervento dettandone contestualmente la disciplina e le destinazioni d’uso ammesse. In tali ipotesi all’interno del territorio urbanizzato gli interventi di addensamento e sostituzione urbana conformi a detta variante ovvero, in ogni caso, alla pianificazione vigente sono attuati mediante gli accordi urbanistici di cui all’articolo 5, comma 2, della presente legge.
All’interno degli ambiti di intervento di cui al secondo e terzo comma si può procedere mediante il piano articolato delle trasformazioni (PAT).
Il piano articolato delle trasformazioni (PAT) può essere proposto al Comune da imprese di costruzione e loro consorzi, da associazioni temporanee di imprese, da cooperative edilizie e loro consorzi, dalle A.R.C.A. Puglia. A tal fine, i proponenti presentano al Sindaco del Comune la domanda corredata da un piano di fattibilità, da una relazione tecnico-amministrativa e finanziaria e da uno schema di convenzione.
I piani articolati delle trasformazioni (PAT) sono strumenti volti a promuovere la riqualificazione il riuso e la rifunzionalizzazione di parti significative di città e sistemi urbani mediante interventi organici di interesse pubblico. I programmi si fondano su un’idea-guida di rigenerazione legata ai caratteri ambientali e storico-culturali dell’ambito territoriale interessato, alla sua identità e ai bisogni e alle istanze degli abitanti. Essi comportano un insieme coordinato d’interventi in grado di affrontare in modo integrato problemi di degrado fisico e disagio socio-economico che, in relazione alle specificità del contesto interessato, includono il contrasto dell'esclusione sociale degli abitanti attraverso la previsione di una molteplicità di funzioni e tipi di utenti e interventi materiali e immateriali nel campo abitativo, socio-sanitario, dell’educazione, della formazione, del lavoro e dello sviluppo.
I piani articolati delle trasformazioni (PAT) sono predisposti dai comuni singoli o associati o sono proposti ai comuni da altri soggetti pubblici o privati, anche fra loro associati. I piani articolati delle trasformazioni (PAT) assumono gli effetti di strumenti urbanistici esecutivi.
A quelli di iniziativa privata si applica la previsione di cui alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 16 della legge regionale 27 luglio 2001, n. 20.
I piani articolati delle trasformazioni (PAT) devono interessare ambiti territoriali totalmente o prevalentemente edificati e non possono comportare varianti urbanistiche per trasformare in aree edificabili di aree a destinazione agricola, comunque definite negli strumenti urbanistici comunali, fatta eccezione per quelle contigue necessarie alla realizzazione di verde e servizi pubblici nella misura massima del 5 per cento della superficie complessiva dell’area d’intervento. Tale variante deve comunque essere compensata prevedendo una superficie doppia rispetto a quella interessata dal mutamento della destinazione agricola, destinata a ripermeabilizzare e attrezzare a verde aree edificate esistenti.
Il piano articolato delle trasformazioni (PAT) comprende interventi di recupero e riuso di edilizia residenziale, pubblica e privata di cui alle lettere b), c), d) ed e) dell'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457 e, ove ammesse, di nuova edificazione, nonché la realizzazione di infrastrutture, di urbanizzazioni primarie e secondarie e di opere di sostegno delle attività produttive fisicamente e funzionalmente connesse alla residenza, con esclusione di quelle che producono rumori e/o esalazioni nocive e moleste.
Il programma integrato contiene altresì previsioni tecniche e finanziarie in ordine a:
- interventi di cui alla lett. a) dell'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457, mirati al miglioramento architettonico del contesto urbano;
- interventi sul colore urbano nell'ambito di uno studio effettuato su un ampio contesto (piano del colore);
- acquisto di edifici da recuperare con priorità di quelli con accertata vulnerabilità e loro destinazione alle attività di cui all'art. 5 della L.R. 5 giugno 1985, n. 56 o al patrimonio pubblico residenziale indisponibile;
- acquisto di aree ed edifici necessari all'attuazione di interventi di edilizia residenziale sovvenzionata;
- rimozione di vincoli e servitù ostativi alla realizzazione del piano articolato delle trasformazioni (PAT);
- trasferimento e sistemazione temporanea delle famiglie nonché quanto altro disposto dal 2° comma dell'art. 29 della legge 5 agosto 1978, n. 457.
Il sindaco, dopo l’adozione del piano articolato delle trasformazioni (PAT), convoca una conferenza di servizi, ai sensi del comma 3 dell’articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni competenti per l'acquisizione dei necessari atti di consenso, comunque denominati, per verificare la possibilità di concordare il successivo accordo di programma.
In sede di conferenza di servizi le amministrazioni partecipanti, nel rispetto del principio di copianificazione, devono indicare le ragioni ostative o, ove possibile, le modifiche necessarie ai fini della conclusione positiva dell’iter del piano mediante l’approvazione dell’accordo di programma.
In caso di approvazione da parte della conferenza, lo schema di accordo di programma, sottoscritto dai soggetti intervenuti alla conferenza di servizi e corredato della documentazione tecnica e grafica prescritta, ivi compresa quella prevista dalle vigenti norme urbanistiche, è depositato per trenta giorni consecutivi presso la segreteria del comune interessato, durante i quali chiunque può prenderne visione.
Il deposito è tempestivamente reso noto al pubblico mediante la pubblicazione sul BURP e su almeno due quotidiani a diffusione provinciale, nonché mediante l’affissione di un avviso all'albo pretorio con l’annotazione degli estremi di pubblicazione nel BURP.
Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione nel BURP gli interessati possono presentare al comune le proprie osservazioni.
Entro i quindici giorni successivi alla scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni, il soggetto proponente presenta le proprie deduzioni sulle osservazioni pervenute.
Entro i trenta giorni successivi alla scadenza del termine di cui alla lettera e), il sindaco del comune interessato chiede al Presidente della Giunta regionale la convocazione dei soggetti invitati alla conferenza di cui al comma 10 per la valutazione delle osservazioni pervenute e la conclusione dell’accordo.
L’accordo, approvato con decreto del Presidente della Giunta regionale entro i trenta giorni successivi, produce effetto di variante allo strumento urbanistico comunale con l’adozione della deliberazione consiliare di ratifica dell'adesione del sindaco all'accordo. Tale ratifica deve intervenire, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla stipula dell’accordo.
(Rivitalizzazione a misura d’uomo dei luoghi urbani)
L’impatto degli interventi di trasformazione e riqualificazione urbana è soggetto a valutazione da correlarsi al monitoraggio del benessere della comunità al fine di garantire un’organizzazione insediativa coerente e corrispondente ai comportamenti usuali dell’utenza.
Finalità delle opere di trasformazione del territorio sono:
Gli immobili acquisiti al patrimonio comunale e risanati dovranno essere destinati ad attività culturali o ricreative quali musei, mostre, biblioteche, sale per riunioni o dibattiti per rappresentazioni teatrali oppure ad attività sociale quali asili-nido o scuole dell'obbligo, centri sociali, consigli di quartiere, ambulatori di quartiere, essendo comunque vietata la destinazione ad uffici, abitazioni, attività commerciali o altre attività di lavoro.
Gli interventi di riqualificazione consistono, in particolare, in opere rivolte al recupero delle caratteristiche tipologiche, morfologiche, architettoniche e ambientali degli ambiti spaziali interessati in coerenza con le destinazioni, prescrizioni e norme urbanistico-edilizie comunali.
(Rimozione dei detrattori)
In attuazione dei princìpi della presente legge, sono promossi gli interventi di trasformazione dei detrattori della bellezza, ovverosia degli edifici da rimuovere in quanto contrastanti, per dimensione, tipologia o localizzazione, con il contesto paesaggistico, urbanistico e architettonico circostante.
A tal fine, i Comuni eseguono il censimento degli edifici e delle esistenti aree dismesse, non utilizzate o abbandonate verificando se le previsioni urbanistiche che comportano consumo di suolo possano essere soddisfatte attraverso interventi di sostituzione e rigenerazione urbana.
I comuni possono individuare edifici, anche con destinazione non residenziale, legittimamente realizzati o per i quali sia stata rilasciata sanatoria edilizia, da rimuovere in quanto contrastanti, per dimensione, tipologia o localizzazione, con il contesto paesaggistico, urbanistico e architettonico circostante. A tal fine inseriscono detti immobili nel piano articolato delle trasformazioni (PAT), prevedendo la delocalizzazione delle relative volumetrie mediante interventi di demolizione e ricostruzione in area o aree diverse, individuate anche attraverso meccanismi perequativi.
Per favorire interventi di trasformazione di aree urbane degradate, i comuni possono individuare ambiti del territorio comunale ove è consentita la sostituzione, attraverso interventi di demolizione e ricostruzione nella medesima area o la rimozione con delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse, di singoli edifici destinati alla residenza o a usi strettamente connessi, legittimamente realizzati o per i quali sia stata rilasciata sanatoria edilizia, secondo criteri rispondenti all’esigenza di migliorare la qualità ambientale e architettonica degli insediamenti, di assicurare il risparmio delle risorse energetiche e idriche, di ridurre il consumo del suolo agricolo e della mobilità individuale su gomma.
Gli interventi di trasformazione di cui al comma 1 consistono, in particolare, in opere finalizzate alla rimozione di elementi contrastanti con le regole e i principi generatori della struttura morfotipologica di lungo periodo sotto il profilo delle modalità d’uso, funzionalità ambientali, sapienze e tecniche costruttive.
(Recupero ambientale, ripermeabilizzazione e rigenerazione delle aree degradate)
Per eventuali interventi di nuova costruzione a seguito di rimozione dei detrattori della bellezza, devono essere attuate misure dirette a recuperare, ripristinare o migliorare, in maniera proporzionale all’entità dell’intervento stesso, le funzioni del suolo già impermeabilizzato attraverso la sua de-impermeabilizzazione e a ripristinare le condizioni naturali del suolo e ogni ulteriore intervento preordinato a mantenere o migliorare le funzioni ecosistemiche del suolo, a minimizzare gli effetti di frammentazione delle superfici agricole, naturali o seminaturali, nonché a ridurre gli effetti negativi diretti o indiretti sull’ambiente e sul benessere umano.
Nelle ipotesi di cui al primo comma si applicano le disposizioni di cui all’art. 10.
(Riuso e sostituzione urbana)
1 - La Regione Puglia promuove una disciplina favorevole al riuso urbano in particolari contesti dei territori comunali urbanizzati che presentino un grado di obsolescenza e di degrado costruttivo strutturale e ambientale tali da richiedere interventi organici di riqualificazione o sostituzione migliorando le dotazioni territoriali o ricucendo la frantumazione dell’edificato esistente. Tale disciplina d’intervento contribuisce alla riduzione del consumo di suolo ed alla localizzazione in tali contesti di edilizia residenziale sociale.
2 - Tali forme d’intervento sono, pertanto, volte alla rigenerazione delle aree urbanizzate degradate attraverso progetti organici relativi a edifici e spazi pubblici e privati, basati sul riuso del suolo, sulla riqualificazione, sulla demolizione, sulla ricostruzione degli edifici esistenti, sulla realizzazione di aree verdi, aree pedonalizzate e piste ciclabili e ogni altro intervento volto al miglioramento della qualità della vita dei residenti.
La Regione promuove e incentiva la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico nelle trasformazioni territoriali e urbane, nella realizzazione delle opere edilizie, pubbliche e private, nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dalla normativa vigente in attuazione della direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa al rendimento energetico nell'edilizia e in linea con la direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76 CEE del Consiglio, privilegiando la tutela e valorizzazione delle proprie peculiarità storiche, ambientali, culturali e sociali.
La presente legge costituisce attuazione dell'intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), tra Stato, regioni ed enti locali, sottoscritta il 1° aprile 2009 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, serie generale, n. 98 del 29 aprile 2009, finalizzata al rilancio dell'economia mediante il sostegno all'attività edilizia e al miglioramento della qualità architettonica, energetica e ambientale del patrimonio edilizio esistente, in coerenza con le norme di tutela del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico della regione nonché di difesa del suolo, prevenzione del rischio sismico e accessibilità degli edifici.
(Carta della Qualità Urbana)
La Carta della qualità urbana è strumento di gestione del territorio ed indica immobili ed aree urbane sottoposti ad uno speciale regime di tutela in relazione ai fini perseguiti dalla presente legge.
La Carta è approvata dalla Regione con apposita delibera di Giunta regionale e viene aggiornata con cadenza quinquennale, anche sulla base delle informazioni fornite dai Comuni.
La Carta della qualità individua, anche su indicazione dei Comuni, tre tipologie di peculiari regimi normativi di uso e di intervento, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi della presente legge:
a) regimi normativi areali, riguardanti porzioni di abitati o di zone non abitate;
b) regimi normativi immobiliari, riguardanti singoli edifici o gruppi ristretti di edifici accomunati da caratteristiche similari;
c) regimi normativi locali, relativi a beni materiali o immateriali diversi da quelli di cui ai punti che precedono.
Ai fini della redazione ed approvazione della Carta, i Comuni individuano nello strumento urbanistico generale con apposita variante i beni suscettibili di tutela e/o di valorizzazione ai sensi della presente legge.
L’individuazione che riguardi più immobili o aree di notevole superficie è effettuata mediante perimetrazione dell’intera maglia al cui interno i beni ricadano, ai sensi degli articoli 9 e 10.
Nel caso in cui le aree ricadano nel territorio di più Comuni contermini l’individuazione o la perimetrazione sono effettuate sulla base di intese tra i Comuni stessi.
I Comuni provvedono a trasmettere alla Regione entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge e previo dibattito pubblico, la delibera di ricognizione, individuazione e perimetrazione degli immobili e delle aree da sottoporre ai regimi normativi di cui ai commi 1 e 3; entro i successivi sessanta giorni dalla pubblicazione della delibera regionale di approvazione della Carta, trasmettono la variante allo strumento urbanistico al fine della collocazione nella Carta.
Ai fini della presente legge, gli interventi di riuso e sostituzione urbana di cui all’articolo 14 sono dichiarati d’interesse pubblico e per essi si intendono:
a) gli interventi di qualificazione edilizia, preordinati alla demolizione e ricostruzione di uno o più fabbricati in assenza dei requisiti minimi di efficienza energetica, sicurezza sismica, abbattimento delle barriere architettoniche, igienico-sanitari e di sicurezza degli impianti previsti dalla normativa vigente; detti interventi, nel rispetto della pianificazione vigente e dei parametri fissati dall’articolo 3, comma 1, lett. d) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, sono ammessi sull’intero territorio comunale ed oggetto d’intervento mediante titolo abilitativo semplificato e, in caso di più fabbricati con opere di urbanizzazione primaria carenti, mediante il permesso di costruire convenzionato di cui all’art. 28-bis del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380;
b) interventi conservativi che, senza demolire l’edificio originario, consentono il miglioramento dell’efficienza energetica, della sicurezza sismica e degli altri requisiti tecnici richiesti dalla normativa vigente ai fini dell’agibilità; detti interventi sono ammessi sull’intero territorio comunale e si attuano direttamente mediante richiesta del pertinente titolo abilitativo edilizio salve diverse previsioni della pianificazione e della disciplina di tutela del centro storico e degli edifici di valore storico, artistico o monumentale e di quelli di muratura;
c) interventi di addensamento e sostituzione urbana, consistenti nei processi di riqualificazione comprensivi della demolizione e ricostruzione, anche con aumento della volumetria e modifica della destinazione d’uso, che portino ad una significativa trasformazione tale da modificare il disegno di lotti, isolati, sparti aperti e della rete stradale, inserire nuove funzioni, attuare interventi di edilizia residenziale sociale, nonchè realizzare o adeguare dotazioni, infrastrutture e servizi pubblici; detti interventi vanno localizzati negli ambiti di intervento interessati da degrado all’interno del territorio urbanizzato e sono subordinati a pianificazione attuativa privata attraverso i procedimenti di cui all’articolo 5 e secondo le modalità disciplinate all’articolo 9 della presente legge.
Per gli interventi di addensamento e sostituzione urbana, in assenza della individuazione degli ambiti di intervento interessati dal degrado da parte dello strumento urbanistico, i proprietari interessati propongono all’amministrazione comunale una proposta di piano attuativo assistita da previsioni planivolumetriche con l’indicazione degli interventi da realizzare e la previsione della garanzia degli standard urbanistici per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, da inserire nel piano articolato delle trasformazioni (PAT).
I piani articolati delle trasformazioni (PAT) conformi ai piani regolatori generali, ai programmi di fabbricazione o ai piani urbanistici generali comunali vigenti sono adottati con atto deliberativo del consiglio comunale tenendo conto delle proposte avanzate dalle forze sociali, economiche, culturali e dagli abitanti che risiedono o operano nel contesto da riqualificare e negli ambiti ad esso contigui.
I piani articolati delle trasformazioni (PAT) non conformi ai piani regolatori generali, ai programmi di fabbricazione o alle previsioni strutturali dei piani urbanistici generali comunali vigenti sono adottati con atto deliberativo del consiglio comunale sulla base di quanto stabilito dalla strategia delle trasformazioni urbane (STU) e tenendo conto delle proposte avanzate dalle forze sociali, economiche e culturali e dagli abitanti che risiedono o operano nel contesto da riqualificare e negli ambiti ad esso contigui.
(Concorsi di progettazione e opere d’arte)
La Regione Puglia riconosce il pubblico interesse dell'ideazione e della realizzazione delle opere di architettura e delle trasformazioni del territorio quali strumenti fondamentali per assicurare la qualità dell'ambiente urbano e rurale, in ossequio alle direttive comunitarie e alla legislazione nazionale e regionale in materia.
La Regione Puglia riconosce la qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio quale elemento irrinunciabile dello sviluppo sostenibile volto ad assicurare eguali potenzialità di crescita del benessere tra i cittadini e a salvaguardare i diritti delle generazioni presenti e future a fruire delle risorse del territorio.
La Regione individua nel concorso di progettazione lo strumento fondamentale per garantire la qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio, nonché per ritrovare regole virtuose nell’edificazione ordinaria del territorio. A tal fine viene promosso il sistematico ricorso al concorso di progettazione di cui agli articoli 152 e seguenti del D. Lgs 18 aprile 2016, n. 50.
La Regione riconosce che la competizione sul piano del confronto delle idee è la principale garanzia per conseguire le finalità di qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio di cui all'articolo 1 e individua pertanto nel concorso di idee e nel concorso di progettazione gli strumenti fondamentali per perseguire tale fine.
I concorsi di idee e quelli di progettazione sono, rispettivamente, strumenti per l’acquisizione di una proposta ideativa e procedure intese a fornire all’amministrazione aggiudicatrice un piano o un progetto, soprattutto nel settore della pianificazione territoriale, dell’urbanistica, dell’architettura e dell’ingegneria civile.
E’ istituito presso la Regione un fondo per il finanziamento parziale delle spese da sostenere per l’espletamento dei concorsi d’idee e di progettazione banditi da soggetti tenuti al rispetto della legislazione statale in materia di contratti pubblici di lavori e servizi, da inserire nella programmazione regionale di cui all’art. 22.
E’ fatto obbligo per i comuni, unioni di comuni, province e città metropolitana di Bari, di espletare le procedure concorsuali per l’attuazione della pianificazione delle trasformazioni di cui all’articolo 10 della presente legge
In linea con le previsioni della legge n. 717/49 e ss.mm.ii., la cui applicazione è stata specificata con Decreto Ministeriale 15 maggio 2017 che ha aggiornato le Linee guida “Arte negli edifici pubblici”, approvate con D.M. 23.3.2006 del M.I.T., si stabilisce che le trasformazioni urbane di cui all’articolo 10 devono prevedere l’interazione tra spazio urbano-architettonico e opere artistiche, intese quest’ultime quali significative rappresentazioni del mosaico delle identità culturali pugliesi, finalizzate al miglioramento della qualità dell’ambiente urbano.
I piani articolati delle trasformazioni (PAT) devono prevedere una quota minima del 2% della spesa totale prevista di cui al comma 5 dell’art. 10 da destinare alla realizzazione di opere d'arte da inserire nell'ambito d’intervento.
Nella fase progettuale di livello definitivo deve essere esplicitata l’interazione tra l'opera d'arte e lo spazio urbanistico-architettonico nel quale si dovrà inserire. Nella relazione tecnica progettuale devono essere indicate le motivazioni riguardo la scelta progettuale, tenendo conto della destinazione degli edifici pubblici/privati e quindi dei possibili utenti; particolare riguardo dovrà essere prestato alle tipologie di opera d'arte con riferimento alle collocazioni rispetto alla gerarchia degli spazi previsti e all'accostamento dei materiali.
La procedura per l'individuazione dell'artista deve avvenire prima dell'elaborazione del progetto definitivo. Nella relazione descrittiva e nei disegni del progetto definitivo saranno concretizzate le scelte, indicate nel piano articolato delle trasformazioni (PAT), con le specifiche tecniche-funzionali dell'inserimento dell'opera nel contesto d’intervento e i rapporti formali e linguistici. Saranno definiti quindi i principali parametri dimensionali e tipologici dell'opera d'arte e dai grafici risulteranno gli spazi (siano essi esterni o interni) a questa dedicati e le opere necessarie per il suo corretto inserimento. Le scelte effettuate risulteranno anche dal computo metrico estimativo.
L'artista, la cui opera verrà scelta per essere inserita nel contesto di nuova progettazione, oltre a fornire l'opera stessa, dovrà allegare una scheda tecnica del manufatto, con le specifiche inerenti il piano di manutenzione e conservazione, ai fini dell'ordinaria e straordinaria manutenzione.
(Incentivi fiscali – Riduzione del contributo di costruzione)
I comuni possono determinare le percentuali di riduzione del contributo di costruzione di cui all’art. n. 16 del D.P.R. n. 380/2001 ed all’articolo 2 della L.R. n. 1/2007, nonché alla L.R. n. 6/79 per interventi finalizzati alla riconversione, sostituzione, riqualificazione o riuso di aree o immobili;
Per le opere da realizzarsi in esito a concorsi di progettazione, gli oneri di urbanizzazione, ove dovuti, sono ridotti di una percentuale compresa fra un minimo del 10 per cento e un massimo del 20 per cento secondo quanto sarà determinato da ogni singolo comune. Nelle more delle determinazioni comunali la riduzione si applica nella misura minima.
Per gli interventi finalizzati alla valorizzazione delle tecniche costruttive tradizionali, riconosciute quali elementi caratterizzanti della storia, della tradizione e della cultura della popolazione pugliese quali le costruzioni tipiche e a volta del territorio pugliese, i Comuni applicano al costo base per l’ edilizia agevolata un coefficiente massimo di correzione pari a 0,60 per il rilascio di permesso di costruire, ai sensi dell’articolo 16 del D.P.R. n. 380/2001, qualora il progetto preveda le coperture a volta per almeno il 60 per cento della copertura totale assentita.
I Comuni possono prevedere in favore di coloro che effettuano interventi di edilizia sostenibile secondo i requisiti fissati dal disciplinare tecnico di cui all’articolo 10 della L.R. n. 13/2008, riduzioni delle imposte comunali sugli immobili, degli oneri di urbanizzazione secondaria o del costo di costruzione di cui agli articoli 16 e 17 del d.p.r. 380/2001, con particolare riferimento all’edilizia residenziale sociale, e in misura crescente a seconda dei livelli di risparmio energetico, di qualità ecocompatibile dei materiali e delle tecnologie costruttive utilizzate, di risparmio idrico e di altri requisiti di sostenibilità energetico-ambientale di cui alla presente legge.
I comuni, in base ai criteri stabiliti dalla Giunta regionale entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti norme, possono prevedere in favore di coloro che effettuano gli interventi di cui alla presente legge riduzioni delle imposte comunali sugli immobili e degli oneri di urbanizzazione secondaria e del costo di costruzione di cui agli articoli 16 e 17 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), graduando gli stessi allo scopo di favorire la realizzazione di edilizia residenziale sociale e insediamenti sostenibili sotto il profilo energetico-ambientale.
(Incentivi edilizi – Limiti alla riclassificazione delle aree)
I comuni nell’ambito degli interventi di cui all’art. 16, disciplinano il trasferimento e la contestuale ricollocazione delle quantità edificatorie trasformabili da attuarsi esclusivamente tramite accordi urbanistici e su aree collocate esclusivamente all’interno del territorio urbanizzato.
I Comuni possono prevedere in favore di coloro che effettuano interventi di edilizia sostenibile secondo i requisiti fissati dal disciplinare tecnico di cui all’articolo 10 della L.R. n. 13/2008, incrementi fino al 10 per cento del volume consentito dagli strumenti urbanistici vigenti, al netto delle murature, per gli interventi di nuova edificazione e di ampliamento, di sostituzione e di ristrutturazione degli edifici esistenti, compatibilmente con i caratteri culturali e ambientali degli edifici e dei luoghi e nel rispetto dei limiti di densità edilizia e distanza fra i fabbricati fissati dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 e delle quantità complessive minime fissate dall’articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modifiche e integrazioni. Tali incrementi non costituiscono variante agli strumenti urbanistici generali.
Gli incentivi previsti sono graduati dai comuni in modo tale da favorire la sostituzione di edifici e la riqualificazione di quartieri caratterizzati da elevati livelli di inefficienza energetica e incompatibilità ambientale opportunamente diagnosticati, escludendo edifici e contesti urbani storici di valenza ambientale, culturale e architettonica.
In aggiunta agli incentivi di cui al comma 2 e nel rispetto delle condizioni fissate dal medesimo, per favorire la realizzazione di edilizia residenziale sociale nell’ambito di programmi complessi in ambito urbano finalizzati alla valorizzazione e protezione della bellezza del territorio pugliese, i comuni possono prevedere senza che ciò configuri variante urbanistica:
Per le finalità di cui alla presente legge, i Comuni possono riconoscere, come misura premiale, una volumetria supplementare nella misura massima del 10 per cento della volumetria edificata preesistente, purché sussistano le seguenti condizioni:
a) gli edifici da sostituire o rimuovere devono essere ubicati all’interno dei centri abitati;
b) la demolizione non può interessare comunque immobili:
ubicati all’interno delle zone territoriali omogenee A) di cui all’articolo 2 del d.m. 1444/1968 o ad esse assimilabili, così come definite dagli strumenti urbanistici generali o dagli atti di governo del territorio comunali;
definiti di valore storico, culturale e architettonico dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali;
inclusi nell’elenco, redatto obbligatoriamente dai comuni, degli edifici o manufatti che costituiscono testimonianza significativa dell’architettura moderna e contemporanea, realizzati nel territorio comunale negli ultimi cinquant’anni;
di interesse storico, vincolati ai sensi della parte II del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).
c) la ricostruzione, fermo restando il rispetto delle altezze massime e le distanze minime previste dagli strumenti urbanistici generali vigenti, deve essere coerente dal punto di vista funzionale, morfologico e architettonico con il tessuto insediativo in cui si inserisce, curando particolarmente le relazioni con la natura, forma, dimensione e funzione di tutti gli spazi costruiti e spazi aperti che hanno rilevanza ai fini della migliore fruizione dello spazio pubblico e di uso pubblico;
d) la ricostruzione non può avvenire nella stessa area oggetto di demolizione qualora l’edificio sia ubicato in una delle seguenti zone:
area sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi degli articoli 136 e 142 del d.lgs. 42/2004;
beni paesaggistici e ulteriori contesti come definiti al Titolo VI del Piano paesaggistico territoriale regionale (PPTR), approvato con deliberazione della Giunta regionale del 16 febbraio 2015, n. 176;
zone A delle aree protette nazionali istituite ai sensi della legge 6 dicembre 1991 n. 394 (Legge quadro sulle aree protette) e delle aree protette regionali istituite ai sensi della L.R. n. 19/2017 (Norme per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette nella regione Puglia);
oasi istituite ai sensi della L.R. n. 27/1998 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma, per la tutela e la programmazione delle risorse faunistico-ambientali e per la regolamentazione dell’attività venatoria);
zone umide tutelate a livello internazionale dalla Convenzione relativa alle zone umide d’importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971 e resa esecutiva dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448;
negli ambiti dichiarati ad alta pericolosità idraulica e ad elevata o molto elevata pericolosità geomorfologica (o ad essi assimilabili) dai piani stralcio di bacino di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) o dalle indagini geologiche allegate agli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica.
e) ove si proceda alla delocalizzazione delle volumetrie, le aree di sedime e di pertinenza dell’edificio demolito devono rimanere libere da edificazione; a tal fine, l’interessato si deve impegnare, previa stipula di apposita convenzione con il Comune, alla demolizione dell’edificio e al ripristino ambientale di dette aree;
f) ove si proceda alla delocalizzazione, la ricostruzione deve avvenire, successivamente alla demolizione e al ripristino ambientale di cui alla lettera e), in area o aree ubicate al di fuori delle zone di cui alle precedenti lettere b) e d), che devono essere puntualmente indicate nella convenzione stipulata tra il Comune e l’interessato;
g) la destinazione d’uso dell’immobile ricostruito deve essere omogenea o strettamente connessa a quella dell’edificio demolito;
h) la ricostruzione deve essere realizzata secondo i criteri di edilizia sostenibile indicati dalla L.R. n. 13/2008. A tal fine, l’edificio ricostruito deve acquisire almeno il punteggio 3 nello strumento di valutazione previsto dalla L.r. n. 13/2008 e dotarsi della certificazione di cui all’articolo 9 della stessa legge prima del rilascio del certificato di agibilità.
Ferme restando le condizioni di cui al comma 2, il valore massimo della misura premiale è elevato, comunque nei limiti del 35 per cento della volumetria dell’edificio esistente:
a) di un ulteriore 10 per cento della volumetria preesistente qualora l’intervento di demolizione o di ricostruzione sia contemplato in un piano articolato delle trasformazioni (PAT);
b) di un ulteriore 5 per cento qualora l’edificio ricostruito sia destinato a edilizia residenziale sociale per una quota minima pari al 20 per cento della sua volumetria, previa stipula di apposita convenzione con il Comune;
c) di un ulteriore 5 per cento qualora l’edificio ricostruito acquisisca almeno il punteggio 4 nello strumento di valutazione previsto dalla L.r. n. 13/2008 e si doti della certificazione di cui all’articolo 9 della stessa legge prima della presentazione della segnalazione certificata di agibilità di cui all’articolo 24 del t.u. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (TUE), emanato con d.p.r. 380/2001;
d) di un ulteriore 5 per cento della volumetria preesistente qualora l’edificio ricostruito sia realizzato ad esito di concorsi di idee o di progettazione di cui all’art. 17 della presente legge.
e) di un ulteriore 5 per cento qualora l’edificio ricostruito sia in grado di ridurre il fabbisogno annuo di energia primaria per metro quadrato di superficie utile almeno del 25 per cento rispetto ai limiti stabiliti dalla vigente normativa, applicando criteri progettuali e tecniche di tipo passivo e bioclimatico.
I comuni, in attuazione dell’articolo 1, commi 258 e 259, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2008), possono definire ambiti la cui trasformazione è subordinata alla cessione gratuita da parte dei proprietari, singoli o riuniti in consorzio, di aree o immobili da destinare a edilizia residenziale sociale, in aggiunta alla dotazione minima inderogabile di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi di cui al decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.
Per il soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale sociale i comuni possono prevedere, previa valutazione della sostenibilità del maggiore carico insediativo e della compatibilità con i caratteri culturali, ambientali e paesaggistici dei luoghi nonché nel rispetto delle quantità complessive minime fissate dall’articolo 41 quinquies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modifiche e integrazioni, l’utilizzazione di:
a) ambiti destinati a servizi che siano in esubero rispetto alla dotazione minima inderogabile di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi di cui al decreto interministeriale 1444/1968, assegnando a essi una previsione edificatoria secondo il metodo della perequazione urbanistica;
b) ambiti a prevalente destinazione residenziale consentendo un surplus di capacità edificatoria.
Per promuovere la realizzazione degli interventi di edilizia residenziale sociale, quale concorso per la realizzazione dei medesimi interventi, i Comuni possono assegnare le aree ai proprietari e agli operatori pubblici e privati secondo criteri di concorrenzialità e trasparenza.
L’approvazione delle varianti agli strumenti urbanistici generali vigenti segue il procedimento semplificato previsto dall’articolo 11, commi da 4 a 14, della legge regionale 27 luglio 2001, n. 20 (Norme generali di governo e uso del territorio).
I proprietari e i soggetti ai quali sia affidata la realizzazione degli interventi di edilizia residenziale sociale devono, sulla base di apposita convenzione, impegnarsi a:
cedere gratuitamente al comune una quota minima del 10 per cento degli alloggi realizzati grazie al surplus di capacità edificatoria previsto;
garantire preferibilmente l’affitto o l'affitto con patto di futura vendita dei restanti alloggi di edilizia residenziale sociale a soggetti in possesso dei requisiti per l’accesso a tale tipo di alloggi selezionati da una graduatoria comunale;
in alternativa a ristrutturare e adeguare, mantenendone la proprietà, immobili ubicati nei centri storici, in condizioni di degrado, aventi a lavori conclusi lo stesso valore del 10 per cento degli alloggi realizzati di cui al punto 1), da destinare all’affitto o all'affitto con patto di futura vendita di edilizia residenziale sociale a soggetti in possesso dei requisiti per l’accesso a tale tipo di alloggi selezionati da una graduatoria comunale.
(Incentivi alla qualità del progetto)
La Regione Puglia incentiva i Comuni, singoli e associati, a promuovere strategie di trasformazione urbana anche mediante l’individuazione, negli strumenti di pianificazione, degli ambiti urbanistici e delle aree a destinazione produttiva dismesse da sottoporre prioritariamente a interventi di ristrutturazione urbanistica e di rinnovo edilizio, prevedendo il perseguimento di elevate prestazioni in termini di efficienza energetica e di integrazione di fonti energetiche rinnovabili, accessibilità ciclabile e accesso ai servizi di trasporto collettivo. A tal fine è promossa l’applicazione di strumenti di perequazione, compensazione e incentivazione urbanistica, purché non determinino ulteriore consumo di suolo e siano attuati esclusivamente all’interno del territorio urbanizzato.
Negli interventi finalizzati alla valorizzazione delle tecniche costruttive tradizionali, riconosciute quali elementi caratterizzanti della storia, della tradizione e della cultura della popolazione pugliese quali le costruzioni tipiche e a volta del territorio, anche in deroga rispetto a quanto disposto dalle norme tecniche di attuazione e dai regolamenti edilizi comunali della strumentazione urbanistica vigente, ai sensi della presente legge, è possibile:
a) per le nuove costruzioni, nel computo per la determinazione dei volumi, è considerata come “altezza” quella che scaturisce dalla somma dell’altezza dell’imposta di volta maggiorata di un terzo dell’altezza compresa tra l’imposta di volta stessa e il suo estradosso solare strutturale.
b) per le sopraelevazioni, qualora questa sia consentita dalla strumentazione urbanistica vigente, si stabilisce che, per il calcolo del volume delle strutture voltate preesistenti, sia computabile un’altezza massima pari a mt. 3,50.
c) in caso di avvenuta demolizione di strutture voltate, oppure nel caso in cui la demolizione, comunque sia consentita dalla strumentazione urbanistica vigente o risulti dovuta per irrinunciabili esigenze compositivo - distributive (collegamenti in verticale da piano a piano e similari), è ammissibile la ricostruzione con strutture voltate della superficie voltata demolita, anche in deroga della cubatura insediabile. In tal caso si applica solo ed esclusivamente nell’ipotesi che la superficie voltata demolita venga riprogettata e ricostruita sempre con strutture murarie a volta.
Possono essere ampliati per una sola volta, nel limite del 20 per cento della volumetria complessiva, e comunque per non oltre 300 mc, gli edifici residenziali, nonché gli edifici non residenziali o misti limitatamente a quelli di volumetria massima pari a 1000 mc, da destinare per la complessiva volumetria risultante a seguito dell’intervento, a residenza e /o a usi strettamente connessi con le residenze, ai sensi del terzo comma dell’articolo 3 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, [con esclusione degli edifici non residenziali ubicati nelle zone territoriali omogenee D) di cui all'articolo 2 del decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 1444/1968] possono essere altresì ampliati, sempre nel limite del 20 per cento della volumetria complessiva e comunque per non oltre 300 mc, gli edifici non residenziali anche di volumetria superiore a 1000 mc. Negli usi strettamente connessi con le residenze sono ricompresi gli esercizi di vicinato di cui all’articolo 16, comma 5, lettera a), della legge regionale 10 aprile 2015, n. 24 (Codice del commercio), nonché i laboratori per arti e mestieri e locali per imprese artigiane di cui all’articolo 3 della legge 8 agosto 1985, n. 443 (Legge quadro per l’artigianato), dirette alla prestazione di servizi connessi alla cura della persona, alla manutenzione dei beni di consumo durevoli o degli edifici, o alla produzione di beni di natura artistica, con l’esclusione delle attività rumorose, inquinanti o comunque moleste. Gli ampliamenti sono possibili alle condizioni e con le modalità seguenti:
a) sono computabili solo i volumi legittimamente realizzati. Le volumetrie per le quali sia stata rilasciata la sanatoria edilizia straordinaria di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico - edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), alla legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) e al decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono computate ai fini della determinazione della volumetria complessiva esistente (9) ;
b) l'ampliamento deve essere realizzato in contiguità fisica anche a mezzo di elementi strutturali di collegamento rispetto al fabbricato esistente, anche in sopraelevazione, rimanendo salva la possibilità di avvalersi dell’aumento volumetrico spettante ad altra unità immobiliare, purchè ricompresa nel medesimo edificio, nel rispetto delle altezze massime e delle distanze minime previste dagli strumenti urbanistici. In mancanza di specifica previsione in detti strumenti, si applicano altezze massime e distanze minime previste dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 del Ministro per i lavori pubblici, di concerto con il Ministro per l'interno (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765); ove l’ampliamento in contiguità fisica non risulti tecnicamente o fisicamente realizzabile oppure comprometta le caratteristiche tipologiche e architettoniche del fabbricato esistente, può essere autorizzata la costruzione di un corpo edilizio separato, di carattere accessorio e pertinenziale, da collocarsi sullo stesso lotto dell’edificio esistente e ad una distanza non superiore a dieci metri da quest’ultimo. Il nuovo corpo edilizio deve rispettare le caratteristiche tipologiche, morfologiche e costruttive del fabbricato esistente;
c) l'ampliamento deve essere realizzato conformemente alle norme riportate al seguente comma 4 lettera d), estese queste ultime a tutti gli interventi di cui all'articolo 3, comma 2, lettera c), numero 1, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia), del regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59, in attuazione dell'articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del D.Lgs. n. 192/2005 e successive modificazioni. In ogni caso, l'unità abitativa esistente interessata dall'ampliamento deve essere munita di finestre con vetrature con intercapedini di aria o di gas.
d) L’incremento volumetrico previsto al comma 1 può raggiungere i 400 mc a condizione che l’intero edificio, a seguito dell’intervento di ampliamento, raggiunga almeno il punteggio 2 nello strumento di valutazione previsto dalla legge regionale 10 giugno 2008, n. 13 (Norme per l’abitare sostenibile), e si doti della certificazione di cui all’articolo 9 della stessa legge prima della presentazione della segnalazione certificata di agibilità di cui all’articolo 24 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (TUE), emanato con d.p.r. 380/2001.
Al fine di migliorare la qualità del patrimonio edilizio esistente, sono ammessi interventi di demolizione e ricostruzione, qualora previsti in un piano articolato delle trasformazioni (PAT), di edifici residenziali e non residenziali o misti con realizzazione di un aumento di volumetria sino al 35 per cento di quella legittimamente esistente alla data di entrata in vigore della presente legge da destinare, per la complessiva volumetria risultante a seguito dell’intervento, ai medesimi usi preesistenti legittimi o legittimati, ovvero residenziali, e/o a usi strettamente connessi con le residenze, ovvero ad altri usi consentiti dallo strumento urbanistico. A seguito degli interventi previsti dal presente articolo, gli edifici non residenziali non possono essere destinati a uso residenziale qualora ricadano all’interno delle zone territoriali omogenee E) di cui all’articolo 2 del decreto Ministero dei lavori pubblici n. 1444/1968.
a) Sono computabili i volumi legittimamente realizzati e le volumetrie per le quali sia stata rilasciata la sanatoria edilizia straordinaria di cui alla legge n. 47/1985, alla legge n. 724/1994 e alla legge n. 326/2003.
b) Gli interventi di ricostruzione devono essere realizzati nel rispetto delle altezze massime e delle distanze minime previste dagli strumenti urbanistici. E’ consentito il mantenimento dei distacchi, degli arretramenti e degli allineamenti dei manufatti preesistenti limitatamente alla sagoma preesistente. In mancanza di specifica previsione in detti strumenti, e nel caso di ricostruzione di edifici all’interno della sagoma planimetrica dell’esistente, le volumetrie complessive ricostruite sono consentite nel rispetto delle altezze massime della strumentazione urbanistica comunale vigente e delle distanze minime previste dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765).
c) Al fine di assicurare un più adeguato livellamento e uniformità delle altezze, per gli interventi di ricostruzione di cui alla lett. b), da realizzare su aree per le quali lo strumento urbanistico prescrive una altezza massima inferiore a quelle ammesse per le aree confinanti aventi diversa destinazione urbanistica è consentito utilizzare il maggiore valore delle altezze massime tra quelle previste per le aree contermini a quella di pertinenza dell’edificio da demolire e ricostruire.
d) L’incremento volumetrico previsto dal presente articolo si applica a condizione che la ricostruzione venga realizzata secondo i criteri di edilizia sostenibile indicati dalla legge regionale 10 giugno 2008, n. 13 (Norme per l'abitare sostenibile). A tal fine, l'edificio ricostruito deve acquisire almeno il punteggio 2 nello strumento di valutazione previsto dalla R. n. 13/2008e dotarsi della certificazione di cui all'articolo 9 della stessa legge prima della presentazione della segnalazione certificata di agibilità dì cui all’articolo 24 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (TUE), emanato con d.p.r. 380/2001.
e) Agli interventi di ricostruzione si applicano le norme previste dal D.M. 14 giugno 1989, n. 236 del Ministro per i lavori pubblici (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche).
f) Al fine di ripristinare la conformità degli edifici esistenti con le disposizioni del codice della strada, la ricostruzione può avvenire su diverso sedime all'interno dell'area di pertinenza, fermo restando il rispetto delle distanze di cui al decreto ministeriale 1 aprile 1968, n. 1404 (Distanze minime a protezione del nastro stradale da osservarsi nella edificazione fuori del perimetro dei centri abitati, di cui all'art. 19 della legge n. 765 del 1967).
g) Gli interventi edilizi di ricostruzione previsti dal comma 4, da effettuare a seguito della demolizione di uno o più edifici a destinazione residenziale o non residenziale, possono essere realizzati anche con una diversa sistemazione plano-volumetrica, ovvero con diverse dislocazioni del volume massimo consentito all’interno dell’area di pertinenza, alle seguenti condizioni:
alla corresponsione del contributo di costruzione di cui all'articolo 16 del t.u. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia emanato con D.P.R. n. 380/2001, come modificato dall'articolo 1 del D.Lgs. n. 301/2002 e dall'articolo 40, comma 9, della legge 1° agosto 2002, n. 166;
alla cessione delle aree a standard in misura corrispondente all'aumento volumetrico previsto. Il comune può prevedere che l'interessato, qualora sia impossibile reperire in tutto o in parte dette aree, in alternativa alla cessione (totale o parziale), provveda alla monetizzazione degli standard mediante pagamento di una somma commisurata al costo di acquisizione di altre aree, equivalenti per estensione e comparabili per ubicazione e destinazione a quelle che dovrebbero essere cedute. Gli introiti derivanti dalla monetizzazione degli standard devono essere vincolati all'acquisizione, da parte del comune, di aree destinate alle attrezzature e opere di urbanizzazione secondaria di interesse generale o destinate a servizi di quartiere, nonchè alla realizzazione o riqualificazione di dette opere e servizi e all'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici;
al reperimento di spazi per parcheggi pertinenziali nella misura minima di 1 metro quadrato (mq) ogni 10 mc della volumetria realizzata, nel caso degli interventi di cui al precedente comma 3 della volumetria realizzata con l'ampliamento e, nel caso degli interventi di cui al precedente comma 4, della volumetria complessiva, volume preesistente e aumento volumetrico, realizzata con la ricostruzione. Nel caso in cui il reperimento di spazi per parcheggi pertinenziali avvenga in aree diverse da quella oggetto dell'intervento previsto al precedente comma 3, il rapporto di pertinenza, garantito da un atto unilaterale d’obbligo, è impegnativo per sé e per i propri successori o aventi causa a qualsiasi titolo;
all'acquisizione di tutti gli assensi ordinariamente prescritti;
al rispetto delle normative tecniche per le costruzioni con particolare riferimento a quelle antisismiche;
al rispetto delle norme che disciplinano il condominio negli edifici;
qualora insistano in zona dotate delle urbanizzazioni primarie previste dalle vigenti disposizioni normative, statali e regionali.
La Regione Puglia in applicazione della presente legge incentiva i Comuni, singoli e associati, con risorse economiche all’uopo individuate, contemplate dalla legislazione vigente.
Allo scopo di agevolare la redazione di programmi complessi in ambito urbano finalizzati alla valorizzazione e protezione della bellezza del territorio pugliese, interviene a favore dei Comuni e loro Consorzi con contributi diretti.
I contributi sono concessi con provvedimenti della Giunta regionale, nella misura del 100% delle spese ritenute ammissibili se le procedure di affidamento sono state espletate secondo le disposizioni di cui al Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e ss.mm.ii..
Al fine di favorire l’utilizzo di materiali e manufatti tradizionali e delle tecniche tipiche locali di costruzione, incentiva l’inclusione degli interventi di manutenzione, restauro e ripristino delle costruzioni tipiche a volta nei programmi complessi in ambito urbano di cui all’articolo 10 e in ogni altro strumento di pianificazione e programmazione orientato al recupero edilizio e alla riqualificazione urbana. Tale inclusione rappresenta criterio di valutazione nell’erogazione dei finanziamenti destinati alle trasformazioni urbane (TU).
Gli interventi e le provvidenze per la tutela, la conservazione e la valorizzazione degli immobili situati nei centri storici, di proprietà degli enti locali nonché per l'acquisto, da parte dei predetti Enti, di immobili ubicati negli stessi centri storici, sono disposti ai sensi della L.r. n. 56/85 – “Provvedimenti per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei centri storici”.
La Regione, in armonia con gli obiettivi della presente legge e nello specifico con le finalità di cui all’articolo 7 ammette a contributo regionale gli interventi, proposti anche da soggetti privati, finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, alla riqualificazione urbana, alla conservazione e al restauro del patrimonio edilizio e degli spazi liberi. Nell’assegnazione dei contributi è data priorità agli interventi finalizzati alla conservazione, al recupero, al restauro delle aree e degli immobili pubblici, a infrastrutture atte a migliorare la connettività alla rete internet e alla rimozione di elementi architettonici e di arredo urbano in contrasto con la peculiarità dei luoghi, nonché alla incentivazione di reti intercomunali finalizzate alla valorizzazione dei centri e borghi storici.
Per beneficiare dei finanziamenti il Comune presenta alla Giunta regionale la strategia delle trasformazioni urbane (STU) per il centro o borgo storico, approvato dal Comune stesso, che deve essere conforme alle finalità della presente legge.
La strategia delle trasformazioni urbane (STU) deve essere corredata della seguente documentazione:
a) relazione illustrativa delle caratteristiche e qualità del centro storico, del borgo e del territorio e delle reti intercomunali di appartenenza;
b) descrizione e valutazione qualitativa degli interventi inclusi nel programma;
c) valutazione degli effetti indotti dal programma nei servizi pubblici e nell’economia locale;
Al comune è affidato il ruolo di promotore e coordinatore di tutte le iniziative e la gestione della rendicontazione degli interventi; a tal fine il comune raccoglie le richieste di contributi dei privati corredate di schede descrittive e del quadro finanziario delle opere da realizzare.
Le domande dirette ad ottenere la concessione dei contributi devono essere presentate alla Giunta regionale dal Sindaco del comune, corredate della seguente documentazione:
La Regione finanzia il piano articolato delle trasformazioni (PAT) mirato alla riqualificazione dei tessuti urbanistico-edilizi mediante il coordinamento degli interventi pubblici e privati.
(Disposizioni in materia di programmazione regionale triennale per il governo, lo sviluppo e la tutela del territorio)
La Regione utilizza il metodo della programmazione al fine di conferire organicità e unitarietà agli interventi di governo, di sviluppo e di tutela del territorio.
La Giunta regionale, ogni tre anni ed entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio pluriennale, adotta il programma triennale per il governo, lo sviluppo e la tutela del territorio coerentemente con le finalità e i principi della presente legge, nonché con gli obiettivi previsti dagli strumenti di programmazione e di pianificazione regionale.
A tal fine il programma regionale triennale contiene:
a) l’indicazione puntuale delle risorse finanziarie da destinare per il raggiungimento prioritario degli obiettivi della presente legge, con particolare riguardo a quelle da destinare:
- in favore degli enti locali che abbiano programmato l’aggiornamento dei rispettivi strumenti di pianificazione urbanistica nonché l’adeguamento dei medesimi al PPTR;
- alla costituzione e funzionamento di un apposito elenco dei Commissari ad Acta e dei tecnici pianificatori abilitati secondo la vigente legislazione – da disciplinare con apposito regolamento regionale da emanare entro e non oltre 3 mesi dalla entrata in vigore della presente legge – i quali, anche con la eventuale collaborazione delle istituzioni universitarie e di ricerca, siano nominati affinché affianchino e/o si sostituiscano ai comuni inadempienti o inerti nella predisposizione e formazione del PUG/s nei tempi previsti dalla presente legge;
- alle azioni nel campo della repressione delle violazioni e degli abusi edilizi e urbanistici, anche in collaborazione con le forze dell’ordine;
- alle azioni volte alla sensibilizzazione ed educazione della popolazione, soprattutto in età scolastica, sui temi della conoscenza, della tutela e del corretto uso del patrimonio territoriale regionale, inteso come bene comune;
- all’implementazione e ottimizzazione dei sistemi informatici per la migliore diffusione della conoscenza del patrimonio territoriale regionale;
b) l’indicazione degli obiettivi prioritari che il Governo regionale si propone di realizzare nel triennio, con particolare riferimento alla tutela e alla messa in sicurezza del territorio, al contenimento progressivo del consumo del suolo, alla politica alloggiativa in favore delle fasce più deboli della popolazione, all’ammodernamento ed efficientamento anche energetico del patrimonio edilizio esistente e da realizzare, alla sperimentazione di nuove forme di gestione territoriale integrata, alla repressione delle violazione e degli abusi edilizi e urbanistici, alla riqualificazione, rigenerazione, riuso urbanistico ed edilizio;
c) un adeguato progetto di formazione, da realizzare con la collaborazione delle istituzioni pubbliche e private universitarie, di ricerca, culturali e scolastiche, nonché con gli ordini professionali e con le associazioni ambientaliste maggiormente rappresentative nonché delle categorie produttive e del terzo settore, che abbia come finalità quella di creare figure professionali - anche multidisciplinari - in grado di agire efficacemente e coerentemente nell’ambito del sistema integrato di governo e di sviluppo del territorio, nonché di diffondere nelle istituzioni scolastiche di ogni livello una appropriata cultura della tutela e dello sviluppo sostenibile del patrimonio territoriale inteso come bene comune.
E’ istituito l’Osservatorio regionale della Bellezza dei territori pugliesi con lo scopo di monitorare gli effetti della presente legge.
I procedimenti e le attività avviati precedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge sono conclusi ai sensi delle norme vigenti al momento del loro avvio.
- L.R. n. 26/1990 (Programmi integrati di interventi per la riqualificazione urbana)
- L.R. n. 12/2008 (Norme urbanistiche finalizzate ad aumentare l’offerta di edilizia residenziale sociale)
- L.R. n. 14/2008 (Norme a sostegno della qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio)
- L.R. n. 21/2008 (Rigenerazione urbana)
- L.R. n. 14/2009 (Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell'attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale)
- L.R. n. 26/2009 (Tutela e valorizzazione del sistema costruttivo a volta)
- L.R. n. 44/2013 (Disposizioni per il recupero, la tutela e la valorizzazione dei borghi più belli d’Italia in Puglia)
- L.R. n. 48/2017 (modifica alle leggi 33/2007 – 21/2008 – 14/2009 art. 3)
- L.R. n. 18/2019 (Norme in materia di perequazione, compensazione urbanistica e contributo straordinario per la riduzione del consumo di suolo e disposizioni diverse - artt. 4 e 10)
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References: ART. 5

ART. 6

ART. 7

ART. 8

ART. 9

ART. 10

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ART. 12

ART. 13

ART. 14

ART. 15

ART. 16

ART. 17

ART. 18

ART. 19

ART. 20

ART. 21

ART. 22

ART. 23
 art. 3