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Timestamp: 2019-09-19 06:27:09+00:00

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L’ultimo “schiaffo” di Antonio Conte
Per il tramite del suo legale di fiducia, l’avvocato Antonio Barbagallo, l’architetto e direttore tecnico dell’Amca chiede l’esecuzione di una sentenza del lontano 2015
Il direttore tecnico dell’AMCA srl, Antonio Conte, ha deciso – dopo aver rimediato insieme alla coalizione guidata da Arnaldo Ferrandino una batosta elettorale destinata ad essere tramandata ai posteri e consegnata così alla storia di Casamicciola – di consumare la sua vendetta mettendo in esecuzione una sentenza del tribunale di Napoli risalente al 2016 che stranamente fino a questo momento era rimasta in “naftalina”.
La sfogliatella, che per la verità non ha sorpreso nemmeno più di tanto i destinatari, è stata consegnata via pec per il tramite dell’avvocato Filippo Barbagallo. Il legale nella missiva rappresenta l’evolversi degli eventi con i quali si chiede l’assunzione a tempo indeterminato del professionista. Barbagallo riassume gli eventi: “Con sentenza n. 235/2016, pubblicata il 7 febbraio 2016, passata in giudicato per non essere stata impugnata da codesta società, in accoglimento della domanda proposta dal nostro rappresentante, il tribunale di Napoli così provvedeva”.
Il passaggio successivo è quello più significativo, perché facendo un salto indietro nel passato va a spiegare cosa decise il giudice all’epoca dell’emissione della sentenza: “In accoglimento del ricorso dichiara la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro indeterminato dal 17 luglio 2012 all’attualità con qualifica di ottavo livello professionale; condanna la società convenuta al pagamento in favore del ricorrente del complessivo importo di euro 43.318,58 oltre complessiva rivalutazione monetaria e interessi legali, questi ultimi calcolati sulle somme annualmente rivalutate dalla maturazione delle singole differenze al saldo; condanna la società convenuta al pagamento delle spese processuale liquidabili in euro 4.109, 17 oltre iva, cpa e rimborsi generali come per legge”.
L’avvocato Barbagallo, dopo la rievocazione della sentenza del 2012, riprende e aggiunge: “Nonostante l’impegno assunto dalla società di eseguire in via bonaria la richiamata sentenza per evitare ulteriori spese di contenzioso, a tanto non si provvedeva. Con la presente pertanto l’architetto Conte, nostro tramite, vi invita e diffida, in esecuzione della richiamata sentenza: a procedere alla sua assunzione con decorrenza dal 17 luglio 2012 con la qualifica di cui all’ottavo livello professionale del CCNL Federambiente; al pagamento delle differenze retributive maturate fino al 31 luglio 2015 fino alla data di effettivo pagamento; al pagamento delle ulteriori somme maturate e maturande allo stesso titolo per il periodo successivo al 31 marzo 2015 fino alla data di effettiva assunzione oltre quant’altro maturato e maturando per effetto della regolarizzazione del rapporto di lavoro subordinato; a provvedere alla regolarizzazione della posizione contributiva e assicurativa dell’architetto Conte; al pagamento delle spese di lite liquidate in sentenza.
Con la decisione maturata all’epoca dei fatti dal giudice, l’architetto ha diritto all’assunzione a tempo indeterminato: ma fino al tradimento e alla conseguente batosta elettorale, il beneficiario del provvedimento non ne aveva mai chiesto l’attuazione. E adesso…
Con espresso avvertimento che ove a tanto non provvediate nel termine di dieci giorni dalla ricezione della presente, si procederà ad agire in via esecutiva in forza del cennato titolo con espressa riserva di agire anche per il risarcimento dei danni non patrimoniali. Dunque Antonio Conte decide di mettere in esecuzione una sentenza e lo fa dopo ben quattro anni. Ovviamente ad elezioni perse e a questo punto un certo atteggiamento dell’attuale sindaco Giovan Battista Castagna trova anche un’ampia giustificazione. Il diritto all’assunzione a tempo indeterminato venne ottenuto dall’architetto nel lontano 2012, nel periodo in cui dapprima ad amministrare la società ci fu l’avvocato Giuseppe Di Meglio e poi si verificò una fase di vacatio. In quel periodo il Conte non svolse soltanto le funzioni di direttore tecnico ma anche quelle di responsabile del personale e lo fece per un periodo di tempo superiore a quello che di fatto consente di poter richiedere l’assunzione a tempo indeterminato. Ma a quanto sembra, contrariamente a quanto sostiene nella nota l’avvocato, non ci sarebbe mai stata in passato richiesta da parte dell’architetto di mettere in esecuzione la sentenza. Mai, assolutamente mai, prima di questo gesto perpetrato adesso. Dopo che, va detto, lo stesso Antonio Conte non aveva inteso rassegnare le dimissioni dopo essersi candidato con Arnaldo Ferrandino alle ultime elezioni amministrative, nonostante la sua nomina fosse di chiaro stampo politico. Un gesto che all’interno della maggioranza venne visto come una caduta di stile, quasi un guanto di sfida lanciato ad una compagine che in ogni caso gli aveva assicurato un ruolo di primo piano all’interno della partecipata. Consumato il tradimento, rimediata una scoppola indimenticabile alle elezioni, evidentemente ha ben pensato di giocarsi questa carta. L’ultima, a onor del vero. Vedremo se e quali sviluppi assumerà prossimamente questa vicenda.
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