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Timestamp: 2020-02-18 20:24:40+00:00

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CORTE di CASSAZIONE ordinanza n. 22556 depositata il 27 settembre 2017 - La notifica della Cartella di pagamento può essere prodotta anche in appello poiché nel processo tributario non vige il divieto di produrre nuove prove - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE ordinanza n. 22556 depositata il 27 settembre 2017 – La notifica della Cartella di pagamento può essere prodotta anche in appello poiché nel processo tributario non vige il divieto di produrre nuove prove
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CORTE di CASSAZIONE ordinanza n. 22556 depositata il 27 settembre 2017
§ 1. Equitalia Sud spa propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 171/37/11 del 12 luglio 2011 con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, a conferma della prima decisione, ha ritenuto illegittima l’iscrizione ipotecaria eseguita il 24 aprile 2009, ex art.77 d.P.R.602/73, a carico di GF. Ciò perché, come già osservato dal primo giudice che aveva rilevato la tardiva costituzione in giudizio di Equitalia Sud, quest’ultima non aveva ritualmente provato la pregressa regolare notificazione delle cartelle di pagamento sulle quali l’iscrizione ipotecaria si basava; tale prova (fotocopia delle relate di notifica allegate all’estratto informatico della posizione del contribuente) doveva infatti ritenersi inammissibilmente prodotta solo in appello. Resiste con controricorso il GF.
§ 2.1 Con il primo motivo di ricorso Equitalia lamenta – ex art.360, 1^ co. n. 3 cod.proc.civ. – violazione o falsa applicazione degli articoli 58 e 32 d.lgs. 546/92; per non avere la commissione tributaria regionale considerato che, in base a tale disciplina, nel giudizio tributario (ed a differenza di quanto stabilito per il giudizio civile ordinario) era ammessa la produzione di nuovi documenti in appello.
Con il secondo motivo di ricorso Equitalia deduce – ex art.360, 1^ co. n. 5 cod.proc.civ. – contraddittorietà ed illogicità della motivazione; nella parte in cui la commissione tributaria regionale – da un lato – censurava i primi giudici per non aver preso in esame la documentazione di notifica da essa Equitalia (ancorché tardivamente) prodotta e – dall’altro – ometteva essa stessa di esaminare tale documentazione sull’erroneo presupposto giuridico di cui alla censura che precede.
§ 2.2 I due motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria per la loro intima connessione, sono fondati.
Questa produzione, se effettuata nel rispetto del termine perentorio di cui al primo comma dell’articolo 32 d.lgs. 546/92 (circostanza, quest’ultima, che peraltro non viene messa in discussione né dalla sentenza impugnata né dagli scritti difensivi di parte), doveva ritenersi ammissibile.
La commissione tributaria regionale ha effettivamente violato la disciplina di riferimento; in ordine alla quale si è ormai consolidato l’orientamento di legittimità secondo cui non opera, nel giudizio tributario, il divieto di produzione di nuove prove documentali; invece stabilito (salvo il requisito della impossibilità non imputabile e, prima della riforma del 2012, dell’indispensabilità decisoria) per l’appello nel giudizio civile ordinario ex art.345 u.c.cpc.
Si è affermato, in particolare, che nel contenzioso tributario è in facoltà delle parti (come del resto univocamente stabilito dal 2^ co. dell’art.58 cit.) di produrre nuovi documenti in appello (pur sempre, atteso il richiamo operato dall’art. 61 del d.lgs. n. 546 alle norme del giudizio tributario di primo grado, entro il termine perentorio sancito dall’art. 32, comma 1, dello stesso decreto) “anche al di fuori degli stretti limiti fissati dall’art. 345 cod. proc. civ.” (Cass. 20109/12); facoltà che deve ritenersi estesa a “qualsiasi documento, pur se già disponibile in precedenza” (Cass.ord. n. 22776/15).
Quanto, poi, all’ipotesi – qui ricorrente – di produzione in appello di documenti già tardivamente prodotti in primo grado, se ne è parimenti stabilita l’ammissibilità nel giudizio tributario; all’unica condizione che risulti anche in tal caso rispettato, come detto, il termine perentorio di cui all’articolo 32, primo comma, cit.. (Cass. 3661/15).

References: § 1
 sentenza 
 art.77

§ 2
 art.360
 art.360

§ 2
 sentenza 
 art.345