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Timestamp: 2018-02-21 18:06:42+00:00

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Notiziario sulla Sicurezza | mag-giu 2016 by Vmr Editrice - issuu
Anno VIII | numero 3 Maggio | Giugno 2016 ISSN 2283-9356
| EmmeV Serv editrice
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Il Notiziario sulla Sicurezza è un bimestrale tecnico scientiﬁco che contribuisce alla formazione e all’aggiornamento dei professionisti della Sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita oltre che degli esperti sulle problematiche Ambientali. • Periodicità Bimestrale • Tiratura cartacea 4.000 • Tiratura Mailing list 30.000 • Materiale richiesto PDF o JPG ad alta risoluzione
veriﬁche impianti
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Paolo Varesi Esperto in contrattazione collettiva e mercato del lavoro e in discipline giuridico prevenzionali
Coordinatore Editoriale Domenica Maiorino (domenica.maiorino@vmreditrice.it) Redazione (redazione@vmreditrice.it ) Marco Reina, Noemi Olivo. Comitato Tecnico-Scientifico (rts@vmreditrice.it) Ing. Gaspare Vannicola, Ing. Mario Romeo, Ing. Adriano Andrea Bacchetta, Dott. Angelo Garbellano, Ing. Massimo Granchi, Dott. Paolo Varesi, Arch. Fernando Cordella, Dott. Piergiorgio Frasca, Dott. Paolo Peretti, Avv. Lorenzo Perino Progetto grafico e impaginazione grafica@vmreditrice.it Vmr Editrice Contatti Ufficio Marketing (segreteria@vmreditrice.it | marketing@vmreditrice.it) Sul nostro sito internet è disponibile il prospetto relativo alle inserzioni pubblicitarie Contatti Ufficio Formazione (formazione@vmreditrice.it) Sul nostro sito internet è disponibile la lista dei corsi erogati Editore Vmr Editrice Srls Tel. / Fax 02.36708805 e-mail: info@vmreditrice.it Proprietà Vmr Editrice Srls Sede Legale: Via Doberdò, 22 Milano Tel. / Fax 02.36708805 e-mail: info@emmev.it sito: www.emmev.it Registrazioni Camera di Commercio di Milano N.REA 2095877 P.IVA 09515180967 del 03/05/2016 N.ROC: 21011 del 06/04/2011 Registrazione del Tribunale n.390 del 18 settembre 2009
Fernando Cordella Membro Commissione Tecnica AIFES Medicina del Lavoro Giovanna Pirana Polo Chirurgico Confortini
Massimo Granchi Christian Trinastich MTM Consulting
Claudio Malaspina OCERT
6 uscite bimestrali € 60,00 Arretrati € 12,00 salvo esaurimento scorte Versamento su c/c IT94W0326801607052370339740 Intestato a Vmr Editrice Srls - Via Doberdò, 22 - 20126 Milano
2 | Il Notiziario sulla Sicurezza | maggio - giugno 2016
Sommario 50 Sporcarsi le mani,
l’importanza della formazione pratica
AIFES E A.N.P.P.E. una partnership che rafforza la prevenzione
56 Il piano banda ultralarga
Come ti formo i Poliziotti /RLS: innovativa intesa tra AIFES e UGL Polizia di Stato INAIL: nuove procedure per infortuni e malattie professionali
58 Assemblea Ordinaria ISI – 14.04.2016
La massima sicurezza tecnologica è sempre esigibile dal datore di lavoro? Sì, ma serve una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione
60 Giacomelli allo Smart
Building Roadshow: «Misure e accordi accelerano gli investimenti sulla fibra»
62 EXPOTunnel - Il luogo dove le tecnologie e le ingegnerie per il sottosuolo sono protagoniste
63 AMBIENTE LAVORO:
l’iniziativa dedicata alla salute e sicurezza sul lavoro della piattaforma SAIE
BICICLETTA, infortunio “in itinere”: è sempre indennizzabile 28 APRILE 2016: giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro
17 Antincendio | Fernando Cordella
28 Psicologia del Lavoro | Piergiorgio Frasca
34 Piattaforme PLE | IPAF Italia
38 Sicurezza Macchine | Massimo Granchi, Christian Trinastich
43 Formazione sulla Sicurezza sul Lavoro | Mario Romeo
54 Medicina del Lavoro | Giovanna Pirana
L’editoriale Buongiorno a tutti cari lettrici e lettori, L’editoriale che segue cita alcuni eventi avvenuti nel mese di aprile 2016 che ritengo importanti per gli operatori e professionisti nel settore della sicurezza sul lavoro,: Sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016 è stato pubblicato il comunicato che annunciava che sono state apportate alcune modifiche al bando per il finanziamento di progetti formativi specificatamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese. Le modifiche apportate sono: - Tra i soggetti formatori, rientrano le imprese, i Soggetti individuati ex art. 21 del decreto legislativo 81/08, gli iscritti agli Ordini e collegi professionali, gli RLST e gli RLS delegano alla presentazione della domanda di finanziamento i Soggetti attuatori, in forma singola o in aggregazione. Altro argomento di spessore da seguire: Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della UE il Regolamento UE 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale che abroga la Direttiva 89/686/CEE. La forma giuridica, i considerando, il campo di applicazione e gli obblighi degli operatori economici. Era uno dei Regolamenti dell’Unione Europea più attesi , soprattutto per i contenuti. L’atto della UE ha sempre l’obiettivo di stabilire requisiti per la progettazione e la fabbricazione dei DPI che devono essere messi a disposizione sul mercato, al fine di garantire la protezione della salute e della sicurezza degli utilizzatori, ma ora la forma giuridica è cambiata. Non più la “Direttiva”, ma il “Regolamento”, una forma che rende le “regole” obbligatorie per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea senza necessità di un recepimento. Il Regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in GUUE, ma si applica a decorrere dal 21 aprile 2018 (è a decorrere da questa data che è abrogata la Direttiva 89/686/CEE) con alcune eccezioni: - gli articoli da 20 a 36 e l’articolo 44 si applicano a decorrere dal 21 ottobre 2016; - l’articolo 45, paragrafo 1, si applica a decorrere dal 21 marzo 2018. Visto il target della nostra rivista, è importante focalizzare l’attenzione sui temi importanti che si susseguono, come del resto nonostante tutto continuano a ripetersi gli incidenti sul lavoro. Abbiamo letto nel mese di Aprile 2016 la notizia della morte di due operai durante il lavoro di estrazione del marmo a carrara. L’associazione Linea Vita che si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro nello specifico contro le cadute dall’alto era propensa ad organizzare un convegno sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, andando nello specifico a trattare: la sicurezza macchine, le linee vita temporanee, l’aspetto psicologico dei lavoratori che operano nei cantieri cosidetti “pericolosi”, purtroppo l’ente fiera di Carrara ha ritenuto di non voler accogliere l’organizzazione di questo evento in quanto nell’occasione viene organizzato un convegno sulla sicurezza in generale, lo stesso a loro dire avrebbe generato un conflitto. La domanda che mi son posto ma la sicurezza cos’è? E’ un qualcosa che deve essere ad appannaggio solo di alcuni professionisti oppure è di tutti? La risposta che mi son dato che la sicurezza è di tutti gli operatori che operano fattivamente nel settore, lavorando sul campo, dei professionisti capaci a dare indicazioni e interpretare le regole scritte e farle recepire, e delle aziende che tutelano la loro forza lavoro rispettando le regole. IN ALV ci sono tutti gli attori indicati sopra, perché ciò che ci lega è la passione, per questo ci crediamo al di là degli aspetti economici, non a caso la nostra associazione è no profit. Gaspare Vannicola Direttore Responsabile 4 | Il Notiziario sulla Sicurezza | maggio - giugno 2016
a cura di Arianna De Paolis - Presidente AIFES
i infittisce sempre di più la rete di partner, istituzionali e sindacali, che hanno scelto di collaborare con AIFES alla quale, evidentemente, riconoscono i requisiti di competenza, aﬃdabilità e serietà che sono i caratteri distintivi del nostro agire. È di questi giorni, infatti, la firma di un importante protocollo aﬃliativo con l’A.N.P.P.E. - Associazione Nazionale Professionisti per la Prevenzione e le Emergenze Vigili del Fuoco- che associa in maggioranza dirigenti e direttivi in servizio presso il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Si tratta di una collaborazione “dedicata”, che ci consentirà di rafforzare, ancora di più, la nostra mission di promozione culturale in materia giuridico prevenzionale con particolare riguardo a tutti gli adempimenti previsti dalla normativa vigente in materia di tutela della salute e preven-
zione degli infortuni nei luoghi di lavoro. AIFES, attraverso il proprio comitato scientifico, lo sportello giuridico e la Scuola di Alta Formazione ha offerto la più ampia disponibilità ai Vigili del Fuoco aderenti all’A.N.P.P.E., per valorizzare ulteriormente queste qualificate figure professionali operanti nel settore della prevenzione impegnati, tra l’altro, a fini di solidarietà civile, sociale e culturale per fornire interventi e consulenze qualificate nell’ambito delle competenze tecniche dei professionisti poste a servizio e a tutela della collettività, sia in fase di Prevenzione che nelle Emergenze. Non appare secondario, inoltre, il fatto che il “patto aﬃliativo” definisca una moderna intesa finalizzata a sviluppare da una parte, forme di crescente cooperazione tra A.I.F.E.S. e A.N.P.P.E. VVF per una migliore tutela dei diritti e delle aspettative dei vigili del fuoco aderenti e,
dall’altra, la crescita tecnico-scientifica dell’associazione. In tale ambito A.N.P.P.E. VVF, si legge nel protocollo d’intesa, ritiene utile predisporre le migliori prassi operative con A.I.F.E.S. su tutte le materie di carattere politico-sindacale in generale e su quelle specificatamente riferite alla formazione e informazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, comunque di interesse per la categoria rappresentata, per garantire al meglio i diritti, gli interessi le aspettative e le rivendicazioni dei propri associati. Il progetto in questione, tra l’altro, è funzionale alla costituzione di una partnership sindacale connotata dalla più ampia autonomia di A.N.P.P.E. VVF nella individuazione dei fini sindacali e delle modalità di conseguimento degli stessi, nonché di promozione delle proprie proposte e, in generale, di quant’altro sia riconducibile all’attività di proselitismo ritenuta più opportuna, nel solco dei principi di autonomia ai quali si richiama la stessa AIFES e con il sostegno ideale ed organizzativo di quest’ultima. In forza di questa importante intesa, AIFES si impegna a mettere a disposizione di A.N.P.P.E. VVF i servizi di cui essa dispone e le prerogative di cui godono i propri iscritti e a collaborare fattivamente per la realizzazione di una sempre più eﬃcace e [CONTINUA...]
Fernando Cordella e Arianna De Paolis
Un’associazione professionalesindacale per i vigili del fuoco:
A.N.P.P.E. VV.F.
a cura di Fernando Cordella - Presidente A.N.P.P.E. VV.F
o scorso 6 aprile con una comunicazioni a tutte le strutture territoriali del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è stata uﬃcializzata la costituzione di una organizzazione sindacale del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il nome di questa organizzazione è A.N.P.P.E. VV.F. (Associazione Nazionale Professionisti per la Prevenzione e le Emergenze Vigili del Fuoco) e, oltre ad essere una organizzazione di carattere sindacale, lo statuto prevede che persegua finalità scientifiche e di tutela legale in ambito della prevenzione e delle emergenze, intendendo per prevenzione l’attività “ex ante”, esercitata in particolare dal personale tecnico e per emergenza l’attività “ex post”, esercitata principalmente dal personale operativo. Un progetto ambizioso che partendo proprio da questi due termini, vuole far accrescere il peso politico ed organizzativo dei Professionisti Vigili del Fuoco nel panorama del Soccorso Italia. Per tale motivo l’A.N.P.P.E. VV.F. si impegnerà nel corso della sua durata aﬃnchè : • Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco si riorganizzi adeguatamente anche alla luce dei nuovi scenari emergenziali del Paese; • Lo Stato e le regioni adottino un nuovo modello organizzativo rivolto ad una sostanziale miglioramento dell’eﬃcacia operativa sia in fase di prevenzione che nel soccorso tecnico urgente nell’ambito di interventi di protezione civile sul territorio nazionale;
Per raggiungere questi obiettivi la “mission” dell’A.N.P.P.E. VV.F. è proprio quella di favorire un dialogo con tutti coloro che partecipano alla Prevenzione e le Emergenze puntando così su alcuni scopi statutari: • Fornire valutazioni, studi e pareri in materia di Protezione Civile; • Promuovere contributi per le politiche di pianificazione e sviluppo di sistemi rilevazione per la gestione del territorio; • Parlare di assetto del territorio, la difesa del suolo, riduzione del rischio
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ambientale e la qualità della vita, la tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema. Quindi un’associazione professionalesindacale che và oltre, punta sulla partecipazione, in modo da trasmettere il proprio background ad una platea di professionisti [CONTINUA...]
Come ti formo i Poliziotti /RLS innovativa intesa tra AIFES e UGL Polizia di Stato
a cura di Paolo Varesi - Esperto in contrattazione collettiva e mercato del lavoro Esperto in discipline giuridico prevenzionali Manager della Sicurezza
el solco dei principi e dei valori che ispirano la nostra associazione, abbiamo recentemente siglato una innovativa intesa con UGL Polizia di Stato: uno dei sindacati comparativamente più rappresentativi della Polizia di Stato. Fulcro dell’intesa è la formazione e-learning dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, eletti/designati da UGL Polizia di Stato. Appare evidente che ci troviamo ad operare in un ambito del tutto atipico, oltre che soggetto a procedure derogatorie rispetto al quadro normativo dise-
gnato dal decreto legislativo 81/08 che richiede, ovviamente, un approccio metodologico specifico. Questa volta la naturale propensione di AIFES a valorizzare e promuovere la cultura della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, ha incrociato un “fabbisogno formativo” da parte di una particolare categoria di lavoratori: i poliziotti. A tal fine la nostra associazione ha messo a disposizione di UGL Polizia di Stato il proprio bagaglio di conoscenze, gli strumenti di gestione e i sussidi didattici per l’ottimale formazione dei lavoratori/ poliziotti investiti delle delicate funzioni
di RLS, in ambiti lavorativi che risentono particolarmente dell’influenza delle nuove tecnologie sulle pratiche e i processi di lavoro. Situazioni in continuo divenire che comportano, tanto per i lavoratori che per i datori di lavoro, nuovi rischi e nuove sfide che, a loro volta, richiedono approcci organizzativi e tecnici che garantiscano elevati livelli di sicurezza e salute sul lavoro, attraverso modelli in grado di proporre uno studio accurato dell’organizzazione del lavoro, anche nell’ambito di amministrazioni pubbliche, in un’analisi sistemica ed interattiva [CONTINUA...]
La massima sicurezza tecnologica è sempre esigibile dal datore di lavoro?
Sì, ma serve una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione. a cura di Redazione AIFES
a Corte di Cassazione (con la sentenza n. 3616 del 27 gennaio 2016) ha ulteriormente precisato gli ambiti di applicazione del principio di massima sicurezza tecnologicamente fattibile sul lavoro e per la prevenzione di infortuni - così come rinvenibile dal combinato disposto del D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, art. 4, comma 5, lett. h), art. 3, comma 1, lett. b) e art. 89, comma 3, lett. a) - ed ha statuito che anche in presenza di innovazioni in grado di migliorare le condizioni di sicurezza in azienda, il datore di lavoro non deve obbligatoriamente sostituire le attrezzature presenti se ancora idonee e, comunque, non prima di una “…valutazione complessiva sui tempi, modalità e costi dell’innovazione.” Il collegio giudicante, nel dettaglio, “… ritiene che, se è vero che questa Corte ha anche affermato che, in materia di infortuni sul lavoro, è onere dell’im-
prenditore adottare nell’impresa (nella fattispecie: nel cantiere edile) tutti i più moderni strumenti che offre la tecnologia per garantire la sicurezza dei lavoratori (così questa sez. 4, n. 43095 del 26.9.2005, Merighi, rv. 232450 in un caso in cui il datore di lavoro è stato ritenuto responsabile della violazione del D.P.R. n. 547 del 1955, art. 374 (…..), il principio de quo vada letto alla luce di quello meglio precisato dalla già citata sentenza 41944/2006, Laguzzi, secondo cui, qualora la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze portino alla individuazione di tecnologie più idonee a garantire la sicurezza, non è possibile pretendere che l’imprenditore proceda ad un’immediata sostituzione delle tecniche precedentemente adottate con quelle più recenti e innovative, dovendosi pur sempre procedere ad una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione, purchè, ovviamente, i sistemi già adottati
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siano comunque idonei a garantire un livello elevato di sicurezza (così questa sez. 4, n. 41944 del 19.10.2006, Laguzzi, rv. 235538).” sicuRezzA: obblighi e ResponsAbilitÀ del dAtoRe di lAvoRo
La sentenza della Suprema Coorte di Cassazione consegue al ricorso presentato avverso la condanna per omicidio colposo, da parte del Tribunale di La Spezia, dell’amministratore unico di una Srl in seguito alla morte di un operaio dipendente, ravvisando responsabilità per omessa adozione di misure preventive essenziali e per non averle aggiornate in relazione al grado di evoluzione delle tecniche di prevenzione e protezione. La Cassazione, nel caso in esame, nel richiamare la sentenza n. 41944/2006, che cristallizza l’obbligo per l’imprenditore che disponga di più sistemi di prevenzione ad adottare (salvo impossibilità) quello più idoneo a garantire il maggior livello di sicurezza, senza deroghe, soprattutto se i beni da tutelare siano costituiti dalla vita e dalla integrità fisica delle persone, ha ulteriormente ribadito che tale obbligo si completa con la [CONTINUA...]
da inviare via email a segreteriasoci@lineavita.org oppure via PEC mail.alv@pec.lineavita.org Nome CogNome ............................................................................................................................................................................................................................ Cf ProfessioNe ............................................................................................................................................................................................................................ T............................................................................................................................................................................................................................ iTolo di sTudio iNdirizzo CiTTà Prov. ............................................................................................................................................................................................................................ Tel fax email ............................................................................................................................................................................................................................
Quote associative 2016 quota socio ordinario Professionista € 100,00 (cento euro) Servizi offerti: 1) ricezione tessera ALV con Username e Password per l’accesso al portale riservato ai soci 2) ricezione della rivista tecnico-scientifica “Il Notiziario sulla Sicurezza“, rivista bimestrale con parte riservata all’Associazione Linea Vita 3) partecipazione ai convegni gratuiti organizzati da ALV 4) partecipazione a due seminari tecnici con lo sconto del 20%
quota socio ordinario aziendale € 250,00 (duecentocinquanta euro) Servizi offerti: 1) ricezione tessera ALV con Username e Password per l’accesso al portale riservato ai soci 2) ricezione della rivista tecnico-scientifica “Il Notiziario sulla Sicurezza“, rivista bimestrale con parte riservata all’Associazione Linea Vita 3) partecipazione ai convegni gratuiti organizzati da ALV 4) partecipazione a due seminari tecnici con lo sconto del 20% 5) pubblicazione di nome e logo della società nella pagina soci
quota socio sostenitore azienda € 500,00 (cinquecento euro) Servizi offerti: 1) ricezione tessera ALV con Username e Password per l’accesso al portale riservato ai soci 2) ricezione della rivista tecnico-scientifica “Il Notiziario sulla Sicurezza“, rivista bimestrale con parte riservata all’Associazione Linea Vita 3) partecipazione ai convegni gratuiti organizzati da ALV 4) partecipazione a due seminari tecnici con lo sconto del 20% 5) pubblicazione dell’indirizzo della società nella pagina soci con indirizzo web 6) usufruire delle convenzioni stipulate con centri di formazione ALV con lo sconto del 15% sul costo del corso
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Informativa ai sensi D.Lgs 196/2003 I dati personali contenuti nella scheda verranno trattati in forma elettronica e cartacea. L’interessato può esercitare tutti i diritti previsti ai sensi della Legge 675/96 e D.Lgs. n. 196/2003, quali il diritto di aggiornare, rettificare od anche cancellare i dati.
Pubblicate le linee guida valutazione, in deroga, dei progetti di ediﬁci sottoposti a tutela a cura di Fernando Cordella - Presidente A.N.P.P.E. VV.F
l 15 marzo sono state emanate con la lettera circolare VVF 15 marzo 2016 n. 3181 a firma del Capo del Corpo dei Vigili del Fuoco le linee guida VVF per la valutazione in deroga dei progetti di edifici sottoposti a tutela aperti al pubblico, destinati a contenere attività soggette ai procedimenti di prevenzione incendi. Il D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151, ha definito l’assoggettabilità alla prevenzione incendi degli edifici tutelati dallo Sta-
to, comprendendoli nell’attività n. 72, categoria C, dell’allegato 1. Le attività ricadenti nel punto 72 sono quindi soggette ai procedimenti di prevenzione incendi e in particolare a: • esame dei progetti di nuovi impianti o costruzioni nonché dei progetti di modifiche da apportare a quelli esistenti, che comportino un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio; • segnalazione certificata di inizio
attività, corredata dalla documentazione prevista, prima dell’esercizio dell’attività; • controlli, attraverso visite tecniche, volti ad accertare il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione degli incendi, nonché la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio. Negli edifici sottoposti a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004, in relazione alle destinazioni d’uso, per le [CONTINUA...]
Il DPR 177/2011 e la sorveglianza sanitaria per i lavoratori addetti ad attività in ambienti confinati a cura di Adriano Paolo Bacchetta
iprendiamo l’articolo del numero precedente. Entrando nello specifico della ricerca, si è rilevato che a livello internazionale i punti di attenzione adottati per la valutazione dell’idoneità sanitaria e la definizione del protocollo per la sorveglianza sanitaria sanitario dei lavoratori addetti a operare nei “confined spaces”, per i quali è stata formulata una specifica proposta applicativa, sono: • Età anagrafica • Caratteristiche antropometriche e soggettive • Apparato cardiovascolare • Apparato respiratorio
Capacità visiva Capacità uditiva Capacità di linguaggio Modalità corporea Apparato neurologico e stato mentale • Assunzioni di farmici. In questo numero tratterò i seguenti punti nello specifico. etÀ AnAgRAFicA L’intervallo di età più idoneo all’attività in questi ambienti potrebbe indicativamente essere compreso tra 18 e 55 anni, intervallo da considerarsi solo quale riferimento indicativo senza nessun carat-
tere ostativo, con possibilità di deroga a giudizio del Medico competente alla presenza di condizioni psico-fisiche idonee. cARAtteRistiche AntRopoMetRiche e soggettive
Certamente l’altezza, la dimensione delle spalle /giro vita e il peso corporeo, sono punti di attenzione che, in funzione delle dimensioni delle aperture di accesso e in generale del volume interno agli ambienti confinati in cui si deve operare, devono essere attentamente valutati. Infatti, un soggetto eccessivamente alto potrebbe dover [CONTINUA...]
La percezione del rischio nelle situazioni di emergenza a cura del Dott. Piergiorgio Frasca
i è una sostanziale differenza nel modo di percepire e di valutare il rischio in una situazione ordinaria o in una situazione di emergenza. Assai diversi sono anche i comportamenti e le reazioni delle persone di fronte all’accadere di eventi che in una situazione di emergenza si evolvono in modo rapido ed imprevedibile. Mentre una situazione ordinaria si caratterizza per una sostanziale stabilità degli elementi che la compongono, l’emergenza si configura come un processo nel quale le usuali routine del sistema colpito, sia che si tratti di un sistema sociale o di un’organizzazione, sono sconvolte e sottoposte a rapidi cambiamenti, costringendo tutti i soggetti del sistema ad affrontare compiti non usuali. In relazione ai cambiamenti spesso repentini ed alle differenze sovente abnormi rispetto ad una situazione ordinaria introdotte dagli eventi emergenziali, l’emergenza non può essere intesa come il contrario della “normalità”. La normalità e l’emergenza costituiscono due stati qualitativamente diversi, ognuno dei quali necessita di essere affrontato con strategie specifiche, qualitativamente diverse. Sul piano normativo la legge n° 225 del 24 febbraio1992 “Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile”, individua tre tipologie di eventi emergenziali, classificandoli in base all’entità dell’evento e del tipo di intervento richiesto in: 1. Incidenti semplici: eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati
mediante interventi attuabili dai singoli enti, organizzazioni e amministrazioni competenti in via ordinaria; 2. Incidenti complessi,: eventi naturali o connessi con l’attività umana che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; 3. Disastri: calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, devono essere affrontati con mezzi e poteri straordinari. Una successiva legge ( legge n° 126 del 12 maggio 2001) ha fornito una ulteriore classificazione dei disastri, distinguendoli in base all’entità dell’evento, in: 1. “eventi catastrofici ad eﬀetto limitato”, nei quali sono compresi gli eventi straordinari che non comportano la distruzione di aree territoriali e che escludono il coinvolgimento delle strutture centrali di controllo e di comando, mantenendo integre le strutture sanitarie territoriali e con ridotto numero di vittime e gestibile in tempi limitati (entro le 12 ore); 2. “eventi catastrofici che travalicano le potenzialità di risposta delle strutture locali”, nei quali si fa riferimento agli eventi in cui sono coinvolte le strutture centrali, i sistemi di soccorso sono danneggiati e il numero di vittime è più elevato. Un elemento comune a tutte le emergenze è il repentino cambiamento che
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introducono nel naturale scenario ordinario, modificandolo in modo imprevedibile e spesso anche radicale. Mentre una situazione ordinaria si caratterizza per la relativa stabilità degli oggetti e dei fattori che la compongono, stabilità che consente di effettuare previsioni suﬃcientemente accurate del possibile evolvere delle situazioni, permettendo quindi di agire sull’evento mediante comportamenti appropriati a governarne le potenzialità dannose, la situazione di emergenza si caratterizza per la rapidità con cui le cose evolvono, modificando in breve tempo ed anche radicalmente gli scenari in cui gli attori operano e costringendoli a prendere rapidamente decisioni, spesso senza disporre di tutte le informazioni che sarebbero necessarie. La rapidità e l’imprevedibilità con cui evolvono gli scenari di una emergenza rende problematico, quando non impossibile organizzare preventivamente gli interventi atti a scongiurare i possibili danni. Questo non significa che non possano essere preordinati dei piani per gestire in modo appropriato una emergenza: significa semmai che potrebbe essere pericoloso limitarsi a disegnare un unico scenario emergenziale, ad esempio quello ritenuto più probabile. Sarebbe invece opportuno sforzarsi di disegnare preventivamente tutti i possibili scenari emergenziali, predisponendo per ognuno di essi uno specifico Piano generale d’azione, da adattare poi alle specificità poste dalla realtà emergenziale. Sotto l’aspetto psicologico nello scena-
rio disegnato da una specifica emergenza risalta con forza il bisogno dei soggetti coinvolti di costruire una mappa della realtà in cui si situa l’emergenza, allo scopo di potere ottenere le informazioni necessarie per potere effettuare una elaborazione cognitivamente equilibrata dell’evolversi della situazione, riducendo al minimo la dissonanza generatasi a causa dell’emergenza stessa, onde porre in essere comportamenti reattivi più eﬃcaci. La situazione di dissonanza che si genera nel corso di una emergenza si caratterizza con la presenza nei soggetti di una forma di disagio psicologico a causa del quale crescono l’incertezza per la propria sopravvivenza e su cosa fare per affrontare l’emergenza senza subire dei danni, dominando nel contempo l’ansia generata dall’incer-
tezza ed evitando che si trasformi in una paura eccessiva. E’ questo disagio che spinge l’individuo ad adottare un comportamento che consenta di ridurlo. Ma per ottenere questo risultato è indispensabile reperire informazioni che permettano di avere una visione più chiara del contesto emergenziale e dei pericoli che in esso si sviluppano. Queste informazioni non sono in genere presenti nello scenario emergenziale in cui è immerso l’individuo e devono provenire necessariamente dall’esterno, ossia da quei soggetti o enti impegnati nell’azione di soccorso o, comunque incaricati della gestione dell’emergenza. Associato allo stato di disagio provocato dall’emergenza vi è spesso l’insorgere della paura sulle sue conseguenze. La paura è un’esperienza soggettiva ca-
ratterizzata da una serie di stati emotivi che si distribuiscono lungo un continuum che si estende da una polarità rappresentata dalla preoccupazione, dal timore, dal disagio, ecc. in cui l’ansia e la paura generate dalla situazione emergenziale sono ancora ad un livello basso, ad una polarità opposta costituita da terrore, angoscia e panico, in cui l’ansia e la paura sono ad un livello elevato e non più controllabili. L’esperienza di paura è caratterizzata da comportamenti mossi dal desiderio di fuggire o, comunque di evitare la situazione o l’oggetto ritenuto pericoloso. Si tratta di reazioni caratterizzate da una forte tensione che può portare il soggetto ad attivare comportamenti di fuga o di attacco, ma anche all’immobilità ed al panico. La paura eccessiva provoca infatti l’[CONTINUA...]
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Il rinnovo della formazione IPAF è con i test e la prova pratica a cura di IPAF ITALIA
on la vita umana non si scherza, anche a costo di andare oltre a ciò che prevedono le norme. È questo lo spirito con cui IPAF, l’autorità mondiale del sollevamento aereo, ha deciso di disciplinare il rinnovo delle licenze rilasciate agli operatori che, alla scadenza della validità della loro Carta PAL, confermano la scelta di aﬃdarsi al più completo e aggiornato programma formativo disponibile per l’uso in sicurezza dei mezzi di sollevamento aereo. Chi rinnoverà la propria abilitazione IPAF in un Centro di formazione autorizzato continuerà quindi ad avere la garanzia di una formazione che tenga conto sia degli aggiornamenti teorici sia di una valutazione anche attraverso prove pratiche effettive di manovra sulle macchine. L’Accordo Stato-Regioni del 22/02/2012, che regola la formazione e l’abilitazione obbligatoria su queste fattispecie di mezzi aveva già previsto, nel caso di rinnovo, un corso di aggiornamento della durata minima di 4 ore di cui almeno 3 relative agli argomenti dei moduli pratici. IPAF ha naturalmente condiviso la sostanza di questo approccio, aggiungendo inoltre per entrambi i moduli, a differenza dell’Accordo che non ne prevede, l’effettuazione di un test. A complicare le cose, rischiando di rendere il momento del rinnovo un passaggio meramente burocratico e formale, privo di una reale eﬃcacia rispetto all’obiettivo ultimo di non mettere le persone in situazioni di rischio della propria sicurezza sui luoghi di lavoro, ci ha pensato in seguito la Circolare n. 12 del 11/03/2013 del Ministero del Lavoro, che permette
“(...) la possibilità che le 3 ore relative agli argomenti dei moduli pratici possano essere effettuate anche in aula con un numero massimo di partecipanti al corso non superiore a 24 unità”. Il fatto di sostituire la verifica con una prova pratica con ore passate in aula ha lasciato non poche perplessità in seno ai responsabili dell’autorità mondiale dell’accesso aereo. Preoccupata per i possibili scenari di scarsa attenzione ai contenuti e all’impossibilità di effettive verifiche pratiche sugli operatori, esposti così a gravi rischi nell’esercizio dei lavori in quota, IPAF ha quindi deciso di mantenere un approccio rigoroso, andando oltre le prescrizioni normative. La forma-
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zione IPAF dedicata ai rinnovi è oggi una delle poche sul mercato che preveda test finali per entrambi i moduli, compresa la prova effettiva di manovra sulle macchine, il cui superamento è imprescindibile per il rinnovo dell’abilitazione. Consapevole del proprio valore, IPAF si aﬃda alla coscienza dei datori di lavoro e degli operatori che lavorano sulle PLE per un pieno riscontro e un’ampia condivisione della scelta fatta. AndY Access, l’AMico dellA sicuRezzA in QuotA
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I controlli del Datore di Lavoro sulle attrezzature di sollevamento materiali a cura di Massimo Granchi e Christian Trinastich
l D.Lgs n.81/2008 e s.m.i. relativamente agli obblighi del Datore di Lavoro, richiede che le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori siano conformi ai requisiti di sicurezza di cui all’art. 70, sia per quanto attiene alle macchine con marcatura CE, sia per quelle prive di marcatura CE in quanto particolarmente datate. Inoltre, richiede che questo livello di sicurezza venga mantenuto nel tempo, per mezzo di idonea manutenzione. In questo articolo ci soﬀermeremo sulle attrezzature di sollevamento materiali, evidenziando gli specifici obblighi che vertono, a riguardo, sul Datore di Lavoro.
lA conFoRMitÀ Ai ReQuisiti di sicuRezzA 70 del d.lgs. 81/2008 L’art. 70 del D.Lgs. n.81/2008 e s.m.i. definisce quali sono i requisiti di sicurezza rispetto ai quali è necessario valutare la conformità delle attrezzature di lavoro che il Datore di lavoro mette a disposizione dei propri lavoratori. Nello specifico, per le macchine immesse sul mercato italiano dopo il 21/09/1996 (data di entrata in vigore della direttiva macchine 98/37/CE) esse devono essere conformi ai requisiti di sicurezza del D.Lgs. n.17/2010, recepimento italiano della Direttiva Macchine 2006/42/CE, e alle altre direttive applicabili alla data di immissione sul mercato. Le macchine immesse sul mercato prima del 21/09/1996, devono invece essere conformi ai requisiti tecnici definiti dall’Allegato V del D.Lgs. n.81/2008. Nel primo caso è responsabilità del Datore di Lavoro verificare che la macchidi cui All’ARt.
na non presenti palesi non conformità prima che essa venga messa in servizio presso il proprio luogo di lavoro. Infatti, tra gli obblighi del Datore di Lavoro, vi è quello (art. 71, comma 1) di mettere a disposizione dei lavoratori macchine conformi alle disposizioni legislative di recepimento delle Direttive comunitarie. In definitiva, l’obbligo è quello di mettere a disposizione attrezzature che siano conformi ai requisiti di sicurezza e non che siano semplicemente “marcate CE” senza alcuna garanzia di effettiva conformità alle direttive europee applicabili. A riguardo, dunque, è fondamentale un’analisi della macchina al fine di individuare non conformità palesi nel corso di un esame visivo o durante la fase di collaudo: la semplice “targhetta CE” non è indice di sicurezza assoluta della macchina.
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Nel caso di macchine immesse sul mercato italiano prima del 21/09/1996, l’obbligo della verifica della conformità della macchine alle indicazioni tecniche riportate in Allegato V – D.Lgs. n.81/2008 spetta solo al Datore di Lavoro. Questa attività rientra abitualmente nel documento di valutazione dei rischi aziendali, come richiesto dallo stesso D.Lgs. n.81/2008. il MAnteniMento dei ReQuisiti di sicuRezzA nel teMpo
L’art. 71, comma 4, del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. richiama alcuni degli obblighi del datore di lavoro relativamente alle attrezzature di lavoro; nello specifico esse: 1. devono essere installate e utilizzate in conformità alle istruzioni [CONTINUA...]
Dal rischio... Al rischiare
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Risposte dagli organi di controllo a cura di Mario Romeo
Un recente studio dell’OSHA ha cercato di stimare quanto pesano in termini economici un infortunio o malattia professionale accaduti in azienda. Sono stati suddivisi in costi diretti e indiretti. Tra i primi troviamo ad esempio: Costi diretti  Costi medici per l’infortunato (spese ospedaliere, consulti medici, riabilitazione, medicinali)  Danni subiti dai mezzi di produzione (macchinari, attrezzature, edifici, veicoli)  Valore della produzione per le interruzioni causate da incidenti  Mentre i costi diretti, a seconda del tipo di danno, sono facilmente misurabili e possono essere coperti del tutto o in parte da assicurazioni o forme preventive, i costi indiretti sono diﬃcili da dimostrare e pesano sempre esclusivamente sull’azienda. Tra i costi indiretti troviamo considerati Costi indiretti  Integrazione dei salari (variabile in base all’assicurazione aziendale)  Costi salariali relativi al tempo perso per interruzione del lavoro  Tempo amministrativo passato con autorità di vigilanza, personale addetto alla sicurezza e colleghi dopo un infortunio  Costi per formare un lavoratore in sostituzione  Perdita di produttività legato al la-
voro, alla riprogrammazione, alle curve di apprendimento dei dipendenti  Ricollocamento in diversa mansione (anche temporanea) di dipendenti feriti  Pulizia e costi di rimessa in ordine di materiale danneggiato, macchinari (non coperti da assicurazioni)  Nello studio dell’OHSA non sono stati conteggiati, nonostante possano incidere in maniera sensibile, eventuali altri costi indiretti come la perdita di reputazione pubblica, nel caso di infortuni pesanti. Conclusione Nonostante questo, i costi indiretti sono sempre percentualmente maggiori rispetto ai diretti, con un rapporto che varia da 1,1 a 4,5. Sorprendentemente, lo studio dimostra che meno grave è il danno, maggiore è il rapporto dei costi indiretti sui costi diretti, arrivando a pesare appunto quasi 5 volte tanto. Risulta quindi importante non solo investire nella gestione di tali emergenze, ma soprattutto nella prevenzione e nel monitoraggio, di tutti gli infortuni (non solo dei più rilevanti). Individuare le casistiche più ricorrenti, raccogliere le segnalazioni, stabilire gli indicatori e confrontare gli indici infortunistici permette all’azienda di orientare gli investimenti là dove portano più beneficio. MinisteRo lAvoRo, RAppoRto AnnuAle AttivitÀ di vigilAnzA 2015
Pubblicato dal Ministero del Lavoro il 3
marzo 2016 il Rapporto annuale attività di vigilanza in materia di legislazione sociale – anno 2015, il documento che, in attuazione dell’articolo 20 della Convenzione Ilo C81 del 1947 contiene dati e rappresentazioni analitiche dei risultati dell’attività di vigilanza svolta dallo stesso Ministero e dal personale di vigilanza Inps e Inail. Intelligence, contrasto al lavoro sommerso, irregolarità sostanziale, sicurezza sul lavoro, vigilanza straordinaria, quindi sanzioni, conciliazione monocratica, diffida accertativa, iniziative per la prevenzione e la promozione della regolarità dell’impiego. Alcuni dei principali dati del rapporto sono stati già diffusi dal Ministero del Lavoro con un post pubblicato lo scorso 12 febbraio 2016. Nel 2015 la DT Lavoro (compresi i Carabinieri Ispettorato Lavoro e Tutela del lavoro), Inps e Inail hanno ispezionato 206.080 aziende, di queste 136.028 sono risultate irregolari, ovvero il 66%, 182.523 i lavoratori irregolari, 64.775 i lavoratori totalmente in nero. Pari a 1.287.110.913 il recupero dei contributi e dei premi evasi. Il rapporto prosegue con l’analisi dei dati in merito a profili quantitativi, qualitativi, aree geografiche e quindi per tematiche: lavoro nero, caporalato, esternalizzazioni fittizie, qualificazione dei rapporti di lavoro, cooperative, lavoratori svantaggiati, orario di lavoro, vigilanze straordinarie (agroalimentare, spettacolo, night club, dati contraffazione del Made in italy in collaborazione con Guardia di Finanza, eventi culturali [CONTINUA...]
Tanti buoni motivi per cui l’istruzione pratica è spesso più importante di quella teorica a cura di Eugenio Valsoaney
l concetto di formazione permanente è quello per cui non si dovrebbe mai smettere di imparare. Il mondo del lavoro è in evoluzione, i contesti sono in rapido cambiamento, la tecnologia progredisce ed il campo della conoscenza è più grande della nostra capacità di immagazzinare e di gestire informazioni. Il vecchio adagio che “non si finisce mai di imparare” è quanto mai vero e nella realtà odierna abbiamo la necessità continua di apprendere. Il bisogno di formazione è attuale anche nel mondo del lavoro, nel quale la tecnologia avanza più velocemente delle nostre capacità di adattamento e di elaborare le nozioni. La formazione è quindi fondamentale e deve diventare patrimonio di chiunque per acquisire nuove conoscenze e per migliorare le proprie competenze. É l’unica chiave per arricchire il patrimonio culturale dell’individuo e, perché sia eﬃcace, deve essere sia teorica che pratica. La formazione pratica integra le conoscenze teoriche ed il saldo è sempre positivo, indipendentemente dalla età e dall’esperienza lavorativa. Alzi la mano chi – tra gli addetti ai lavori in ambito formazione - non si è mai imbattuto in affermazioni del tipo “sono 20 anni che guido l’escavatore, figuriamoci se devo fare un corso di formazione” oppure “ho imparato ad usare la piattaforma aerea da solo e non mi è mai capitato niente”, per fortuna – aggiungiamo noi. “Personalmente non sono un sosteni-
tore della pura formazione teorica e trovo gli insegnamenti pratici più interessanti e facili da apprendere – afferma Paolo Peretti, direttore del Centro Formazione e Ricerca Merlo - ma in realtà ci deve essere sempre un giusto equilibrio bilanciandone opportunamente i pesi in funzione degli argomenti, dei diversi contesti e delle finalità di apprendimento. Nella scuola, fin dalla prima infanzia, si privilegia l’apprendimento su modelli teorici. Man mano che si prosegue nel proprio percorso di studi aumentano le occasioni di confrontarsi con la pratica: dalle ore di laboratorio delle scuole professionali fino ai dottorati di ricerca universitari che sono la sintesi della teoria applicata al mondo delle cose reali, magari anche futuribili”. Alcuni pensano che la formazione pratica non stimoli l’immaginazione,
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come invece avviene nell’apprendimento teorico. Altri sono convinti che la formazione teorica non sviluppi le capacità di ragionamento evolutivo e dinamico se non sulla base di contesti e situazioni oggettivi e reali. In effetti hanno ragione entrambi, ma nessuno in modo esclusivo. L’istruzione basata sul trasferimento di nozioni anche elementari ha un impatto fondamentale sullo sviluppo della conoscenza generale e concettuale. È altrettanto vero però che verificare e sperimentare in pratica quanto appreso ha certamente un valore aggiunto duraturo perché lo si apprende “con mano”. Aristotele aveva già inquadrato la soluzione quando affermò che “se devo imparare a fare qualcosa, lo imparo facendolo”. L’importante è farlo conoscendo a fondo tutte le implicazioni soprattutto, nel mondo del lavoro, quelle
legate alla sicurezza. Conoscere fatti e teorie non ha dunque realmente una grande utilità se non si è a conoscenza delle loro applicazioni nelle reali situazioni operative. Ecco perché nei corsi di formazione all’uso di macchine ed attrezzature si dovrebbe dedicare molta più cura e tempo alle esercitazioni pratiche, piuttosto che limitarsi a tante astratte nozioni teoriche. Alcune persone hanno un talento innato per ricordare tutto ciò che leggo-
no o ascoltano, anche se lo hanno fatto per una sola volta. Ma non tutti siamo uguali ed altre persone invece fanno molta fatica a memorizzare nozioni ed informazioni. Si potrebbe spendere una intera giornata a descrivere dal punto di vista teorico la logica di stabilità di un carrello elevatore ma basterebbe una manciata di minuti spesi a bordo della macchina per comprendere il concetto in modo indelebile ed estremamente eﬃcace. L’apprendimento migliora dunque
quando – dopo avere avuto le informazioni di base – si vede e si prova di persona, vivendo ciò che succede in modo diretto e non solo come risultato di una descrizione teorica. L’addestramento – quello serio, non il semplice e classico “giro macchina” della maggior parte dei corsi di formazione sulle macchine operatrici – ha lo scopo di aﬃnare e migliorare le competenze aﬃdandosi ad innumerevoli esercizi sulle macchine, nei contesti più impegnativi e con l’esecuzione [CONTINUA...]
La chirurgia endoscopica per il trattamento delle patologie a carico dell’orecchio medio ed interno e del neurinoma dell’acustico a cura di Giovanna Pirana
n Italia 1 bambino ogni 1000 presenta alla nascita una ipoacusia, cioè una perdita uditiva, bilaterale profonda. Essa è quasi sempre riconducibile al mancato funzionamento della coclea, la struttura dell’orecchio deputata a convertire le onde sonore in impulsi elettrici. Assai più raramente essa è dovuta all’assenza del nervo cocleare che trasferisce tali impulsi al cervello. Un bambino che nasce con un deficit totale o subtotale dell’udito non è in grado di udire stimoli sonori di alcun tipo, anche di elevate intensità e quando la diagnosi non viene effettuata precocemente e non si mette in atto un programma adeguato che preveda un trattamento riabilitativo tempestivo, il piccolo non apprenderà il linguaggio parlato e sarà costretto ad utilizzare strategie comunicative alternative a quella verbale. Approssimativamente quasi il 20% delle
ipoacusie congenite sono legate a malformazioni ossee dell’orecchio interno, mentre il restante 80% è legato a deficit delle strutture ciliate contenute nella coclea. Si tratta di un blocco del normale sviluppo embriogenetico dell’orecchio interno, con la coclea che potra’ essere
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totalmente assente o appena abbozzata o con morfologia piu’ o meno alterata a seconda del momento in cui si manifesta la noxa patogena, che ne blocca lo sviluppo. Inoltre possono essere presenti anche anomalie della catena ossiculare o di altre strutture che corrono nell’orecchio medio come il nervo facciale. La sindrome di CHARGE è la più comune tra le cause di sordita’ congenita malformativa con una incidenza alla nascita pari a 1/8500 nascite. Le caratteristiche malformazioni dell’orecchio interno, medio e di un decorso aberrante del nervo facciale ne fanno una delle sfide più elevate della chirurgia otologica bionica con impianti cocleari . Introdotto nella pratica clinica più di 35 anni fa, l’impianto cocleare, comunemente detto “orecchio bionico” ha rappresentato una svolta decisiva nel trattamento della sordità [CONTINUA...]
AMBIENTE LAVORO:
l’iniziativa dedicata alla salute e sicurezza sul lavoro della piattaforma SAIE a cura di SAIE Dal oltre 25 anni Ambiente Lavoro è occasione di incontro per gli operatori della sicurezza e le aziende che producono per la safety. Con un programma formativo di oltre 200 iniziative e la partecipazione delle più rappresentative realtà del mercato, la manifestazione è un appuntamento imprescindibile per il mondo della salute e sicurezza lavorativa. L’edizione 2016, in programma a Bo-
logna dal 19 al 21 ottobre 2016, oltre a concentrarsi come di consueto sulla safety, quest’anno riserva particolare attenzione ai temi della sicurezza ambientale, intesa come approccio trasversale ai fattori di rischio per i lavoratori e per l’ambiente esterno, del benessere lavorativo con tutte le misure volte alla difesa della salute del lavoratore, ma anche a rendere il luogo di lavoro più piacevole e confortevole,
alla sicurezza stradale, primo ambito toccato da incidenti e morti sul lavoro. Resta fra i temi portanti della manifestazione anche la sicurezza nel mondo delle costruzioni, tema amplificato sul piano [CONTINUA...]
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Notiziario sulla Sicurezza | mag-giu 2016

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