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Timestamp: 2019-11-18 03:38:35+00:00

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Stante la connessione funzionale tra la concessione di un bene demaniale a fini alloggiativi e lo svolgimento del rapporto di servizio, la cessazione di quest'ultimo determina la decadenza della concessione demaniale, a nulla rilevando che l'assegnatario sia stato successivamente lasciato sine die nella disponibilità di fatto dell'alloggio.
Il canone per alloggi di servizio anche demaniali per finalità abitative va disciplinato mediante il rinvio ai prezzi di mercato o all'equo canone
Dal combinato disposto della L. n. 537 del 1993, art. 9, comma 3 e della L. n. 146 del 1998, art. 23 appare evidente la volontà del legislatore di estendere alle assegnazioni di alloggi di servizio, con chiare finalità abitative, ed anche aventi ad oggetto beni demaniali, la disciplina tipica delle locazioni di diritto privato, e ciò anche al fine di assicurare un'adeguata remunerazione, mediante il rinvio ai prezzi di mercato ovvero all'equo canone.
Il venire meno del titolo concessorio di alloggio di servizio rappresenta non un elemento di collegamento diretto al fine del riconoscimento di una legittima aspettativa di acquisto, ma solo uno dei criteri guida nella vendita del patrimonio immobiliare non più utile alle esigenze dell'amministrazione militare, unitamente a diversi altri, (segnatamente: il reddito del nucleo familiare, la presenza di portatori di handicap nel nucleo familiare, la permanenza negli alloggi di chi sia già conduttore dello stesso, la permanenza delle vedove) e, soprattutto, solo a seguito del mancato esercizio del diritto di prelazione riconosciuto ai legittimi conduttori.
Le controversie relative l'assegnazione di alloggi di servizi appartengono alla giurisdizione amministrativa
Sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo nelle controversie concernenti la fase della procedura di assegnazione in concessione di un alloggio di servizio.
Lo speciale canone ex art. 13 l. 497/1978 per la locazione di alloggi di servizio per il personale militare è subordinato alle condizioni ivi previste dall'art. 4, comma 12
Lo speciale canone previsto dall'art. 13 della l. n. 497 del 1978 per la locazione degli alloggi di servizio destinati al personale militare si applica, a far data dal 10 gennaio 1999, subordinatamente al verificarsi delle condizioni previste dall'art. 4, comma 12, della stessa legge, che ha previsto l'anticipazione degli effetti reali delle permute concluse per la realizzazione degli alloggi ad una data anteriore alla stipulazione definitiva purché, al 31 dicembre 1998, fossero state avviate le trattative tra Ministero della Difesa ed enti locali finalizzate alla conclusione dei contratti di permuta e, prima di questi, vi fosse stata la destinazione degli immobili ceduti dal Ministero al soddisfacimento degli interessi delle comunità residenti nel relativo ambito territoriale, nonché delle esigenze abitative del personale militare degli alloggi di servizio realizzati con le risorse finanziarie dell'ente locale, in base ad intese (non necessariamente scritte) fra gli enti stessi.
In tema di canoni dovuti dagli assegnatari di alloggi destinato ad uso abitativo dei dipendenti pubblici, il riferimento dell'art. 23 della l. n. 146 del 1998 alla l. n. 392 del 1978, nel richiamare una disciplina complessiva e le sue "successive modificazioni", opera un rinvio dinamico, sicché sono applicabili le successive modifiche intervenute, tra cui l'art. 14 della l. n. 431 del 1998, che ha sostanzialmente abrogato il cd. equo canone, determinando l'adeguamento dei canoni alla stregua dei criteri di cui alla l. n. 537 del 1993.
Gli interessi di mora su indennità per occupazione di alloggio di servizio sono dovuti solo dalla prima richiesta di pagamento dei canoni validamente emessa dalla p.a.
Gli interessi di mora su indennità per occupazione di alloggio di servizio non sono dovuti se non dalla prima richiesta di pagamento dei canoni validamente emessa, poiché è solo da quella data che il credito dell'amministrazione, con la concreta determinazione dell'importo dovuto dai debitori, è divenuto liquido ed esigibile.
Non può invocarsi nelle occupazioni sine titulo di alloggi di servizio la disciplina generale in tema di locazioni
Non può invocarsi nelle occupazioni sine titulo di alloggi di servizio la disciplina generale in tema di locazioni (d.lgs n. 78/2010) in ragione della diversa tipologia delle norme di legge e regolamentari in materia che tendono non solo a far pagare gli occupanti, ma a recuperare all'erario valori economici nel tempo non percepiti a causa del protrarsi negli anni delle suddette occupazioni. In altre parole, la procedura è standardizzata (cfr. art.2, comma 1, D.M. 16 marzo 2011) in ragione del particolare interesse pubblico e non può flettersi verso criteri diversi desumibili dal libero mercato.
Nella rideterminazione provvisoria del canone di alloggi di servizio occupati sine titulo, non esiste un obbligo giuridico dell'Amministrazione a procedere ad un sopralluogo, potendo la stessa desumere tutti gli elementi necessari dalla documentazione in suo possesso o da quella fornita dagli altri organismi che partecipano al procedimento (Agenzia del Territorio - OMI).
La norma di cui all'art. 320 del D.P.R. n. 90 del 2010 che consente di conservare l'uso di alloggio AST, per il periodo della missione di pace all'estero, non ha la funzione di assegnare alla parte istante la legittimazione alla detenzione dell'alloggio che già occupava sine titulo; semmai la lettera della disposizione regolamentare consente appunto soltanto l'uso (espressione che è riferita ad una mera situazione di fatto); né può avere la funzione di sanare per periodi temporanei una pregressa assenza di titolo alla concessione dell'alloggio AST in argomento.
Il canone per occupazione sine titulo di alloggio di servizio non dipende strettamente dal valore locativo di mercato dell’immobile: esso è solo un punto di partenza
L'amministrazione, nella determinazione del canone di occupazione sine titulo di alloggio di servizio, non è tenuta ad una precisa e stretta dipendenza dal valore locativo di mercato dell'immobile: esso costituisce un punto di partenza per una corretta, omogenea ed obiettiva determinazione della somma da corrispondere in ragione di una situazione di fatto tollerata pur in assenza di un titolo giuridico alla detenzione dell'alloggio.
Gli alloggi di proprietà delle poste sono equiparati a quelli di edilizia residenziale pubblica solo per la determinazione delle modalità di vendita degli stessi ai privati
Va esclusa una identificazione del regime degli alloggi delle Poste Italiane con quello proprio della edilizia residenziale pubblica (dal cui ambito già il D.P.R. n. 1035 del 1972, art. 1, escludeva espressamente gli alloggi destinati a dipendenti di Amministrazioni statali per esigenze di servizio), tenuto conto anche del fatto che dalla L. n. 560 del 1993, art. 1, si desume in modo sufficientemente univoco che gli alloggi di proprietà delle Poste, di cui alle L. n. 227 del 1975, e L. n. 39 del 1982, sono equiparati a quelli di edilizia residenziale pubblica solo ai fini della determinazione delle modalità di vendita degli stessi ai privati.
È costituzionalmente legittima la legislazione che ridetermina il canone degli alloggi di servizio occupati sine titulo tenendo conto innanzitutto della loro funzione istituzionale
Non contrasta con i principi sanciti dall'art. 3 e 97 Cost., anzi costituisce attuazione degli stessi, la legislazione che disciplina la rideterminazione del canone degli alloggi di servizio occupati sine titulo tenendo conto innanzitutto della funzione istituzionale cui questi sono destinati ed operando un contemperamento degli interessi di tutti i soggetti coinvolti, compresi i legittimi assegnatari in attesa di poter utilizzare gli alloggi ad essi altrimenti destinati.
Assegnazione di alloggi di servizio: obbligatorio lo scorrimento della graduatoria
A fronte della rinuncia dell'assegnatario di un alloggio di servizio, è illegittima la decisione di indire un nuovo bando se priva di qualsivoglia motivazione idonea a giustificare tale scelta, specie se non emerge dagli atti alcun elemento ostativo all'applicazione del favor riservato allo scorrimento di graduatorie ancor efficaci, come ormai delineato dall'insegnamento giurisprudenziale sia pur in relazione alla materia del pubblico impiego.
Nel rideterminare il canone per occupazione abusiva di alloggio di servizio, è legittima la scelta di commisurarne l'importo alla durata dell'inadempimento dell'obbligo di rilascio in quanto essa risulta coerente con la natura di indennità di carattere risarcitorio del canone in questione durante il quale gli occupanti hanno beneficiato dell'utilizzo di immobili, senza averne più titolo, impedendone l'assegnazione ad altri colleghi aventi titolo e fruendo di un'agevolazione a cui non avevano diritto. In tale prospettiva è legittimo commisurare l'importo del canone di occupazione alla durata della violazione dell'obbligo di rilascio e quindi alla gravità del danno prodotto all'ente proprietario.
Alloggi di servizio: il canone non va ricavato in via esclusiva né dal mercato né dalle condizioni oggettive dell'immobile
Ai sensi dell'art. 2, comma 1, D.M. 16 marzo 2011, va escluso sia che ci sia un vincolo a ricavare il canone di locazione da applicare agli alloggi di servizio esclusivamente “dal mercato”, ovvero dalle condizioni oggettive di essi (in particolare dallo stato conservativo dell'immobile), stante l'evidente natura pubblicistica del procedimento di determinazione.
Sapere invecchiare è il capolavoro della saggezza, e una delle cose più difficili nell'arte difficilissima della vita (Henri-Frédéric Amiel)

References: art. 9
 art. 23
 art. 13
 art.2
 art. 1
 art. 1