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Timestamp: 2017-07-24 18:28:38+00:00

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Ottaviano Gastone Palmisano
1 CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO Studio n /I Le cooperative edilizie tra leggi speciali e codice civile Approvato dal Gruppo di studio sulla riforma delle società cooperative il 20 luglio Premessa La disciplina delle cooperative edilizie ha sempre vissuto tra, da un lato, una legislazione speciale prevalentemente incentrata sul testo unico per l edilizia economica e popolare, solo in parte ritoccato da una successiva legislazione non organica, più tesa a risolvere singoli problemi che a creare un armonica composizione normativa e, da un altro lato, i tentativi sporadici di una sparuta dottrina che tentava, sia di forzare i vincoli pubblicistici che caratterizzavano la materia, per ricondurre la stessa, almeno nei suoi aspetti più qualificati (il procedimento di acquisizione degli alloggi da parte dei soci) in ambito prettamente giusprivatistico. Trattasi di argomento cui la dottrina non ha dedicato particolare attenzione. Infatti la dottrina che si è occupata di cooperative lo ha fatto o privilegiando la disciplina codicistica, con scarsi riferimenti alla normativa speciale (1) ; o includendo le cooperative edilizie in un segmento di un più ampio discorso sull edilizia economica e popolare (2) ; o ponendosi in una riflessione più proietta ad evidenziare gli aspetti costituzionali (3), o pubblicistici (4) della cooperazione; oppure prevalentemente proiettati nel tentativo di dare significati civilistici al procedimento di acquisizione dell alloggio da parte del socio, nell intento di attribuire alle attese di quest ultimo sicurezze che avessero il connotato di un diritto reale, anziché di una semplice aspettativa come accade nel dilemma diritto soggettivo-interesse legittimo sul quale tutta la giurisprudenza sia ordinaria che amministrativa ha basato le sue riflessioni in questa materia (5) ; o infine si è adagiata in una trattazione di tipo operativo, nella quale i problemi di fondo sono stati soltanto sfiorati o semplicemente enunciati (6).2 L Autrice che invece ha dimostrato una particolare attenzione al problema delle cooperative edilizie è stata Giuliana Colantonio, la quale ha tentato di scandagliare tutti gli aspetti sia di carattere strutturale che operativo facenti capo a questa materia (7). Mentre sotto il profilo dei riflessi che la tematica delle cooperative edilizie può avere sull attività notarile occorre dare conto di un Autore che si è cimentato su questa tematica (8). Le presenti riflessioni intendono perseguire i seguenti obiettivi: 1) individuazione della normativa speciale che disciplina le cooperative edilizie; 2) partendo dal testo unico del 1938 sull edilizia economica e popolare, individuazione del lento processo di allontanamento che si è verificato da esso nel tempo, tenendo conto di alcuni settori particolarmente significativi: a) sistema di finanziamento delle cooperative edilizie; b) distinzione tra cooperativa a proprietà indivisa e cooperativa a proprietà individuale; c) sostituzione del socio defunto sia in seno alla cooperativa che nel processo acquisitivo del bene casa; d) evidenziazione dei tentativi dottrinali di qualificare il processo acquisitivo delle unità abitative ricorrendo ad istituti giusprivatistici. Alla fine di queste puntualizzazioni potrà essere tracciato un programma ricostruttivo atto ad individuare quali norme del testo unico del 1938 siano rimaste ancora in vigore e per qual tipo di cooperative esse continuino a trovare applicazione. 2. Codice civile e normativa speciale La giurisprudenza della Cassazione qualifica la disciplina prevista per le società cooperative edilizie dal testo unico del 1938 e successive disposizioni come disciplina speciale, senza altre particolari specificazioni (9). La dottrina, invece, richiamandosi al disposto ora dell art del codice civile riformato dall art. 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6, ma in precedenza con riferimento all art codice civile, articoli che facevano entrambi richiamo alle leggi speciali, puntualizza che le leggi speciali richiamate per le cooperative dal codice civile possono essere qualificate alcune come leggi speciali generali e altre come leggi propriamente speciali. La dottrina più accreditata infatti effettua un importante e significativa distinzione in seno alla legislazione speciale comparata con la disciplina del codice civile: essa distingue una legislazione speciale a carattere generale e una legislazione speciale a carattere speciale (10). Della prima categoria di specialità (specialità a carattere generale) farebbero parte la legge Basevi (D.L.C.P.S. 14 dicembre 1947, n ); la legge 17 febbraio 1971, n. 127; la legge 19 marzo 1983, n. 72; la legge 31 gennaio 1992, n. 59; il3 D.Lgs. 2 agosto 2002, n Caratteristica di queste leggi appare quella di trovare applicazione per più categorie di cooperative, finendo per segnare, nell ambito della normativa generale del codice civile, un ambito di differenziazione che peraltro trova applicazione in via generalizzata (in tutto o in parte) per la gran parte delle cooperative. Della seconda categoria di specialità (specialità a carattere effettivamente speciale) farebbe parte, fra le altre leggi, il testo unico del 1938 sull edilizia economica e popolare, che varrebbe esclusivamente per le cooperative edilizie a contributo erariale (11). Tuttavia non si disconosce al codice civile il compito di avere disegnato per tutti i tipi di cooperative il modello organizzativo generale, valevole in quasi tutti i casi, salvo minime eccezioni (12). Infatti, come la dottrina ha sottolineato (13), per tutti i tipi di cooperative previste dalle leggi speciali la costituzione e il funzionamento della società (organi sociali, loro competenza, funzionamento, controlli generalizzati, iscrizione nel registro delle imprese) restano disciplinati dal codice civile, poiché le leggi speciali solitamente non recano disposizioni in materia ma governano singoli aspetti operativi delle differenziate tipologie di cooperative. E si badi che tutta la legislazione speciale che concerne le cooperative edilizie non sfiora quasi per nulla l assetto societario e la sua operatività (organi societari e loro funzionamento), che resta quasi esclusivamente relegato nella normativa codicistica. Ed altrettanto accade per la riforma societaria del 2003, che ha interessato anche le cooperative, senza peraltro ritoccare in nulla la normativa speciale. Ed infatti l art del codice civile riformato dall art. 8 decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6 stabilisce che le cooperative regolate dalle leggi speciali sono soggette alle disposizioni codicistiche che disciplinano le società cooperative in quanto compatibili. Analogamente al vecchio art codice civile, la norma citata sembra dare la prevalenza alla normativa specialistica e soltanto valore residuale alla normativa codicistica. Prevalenza che peraltro appare del tutto illusoria, quando una dottrina attenta sottolinea che il legislatore non ha offerto alcuna sponda favorevole per la crescita del fenomeno della cooperazione, che invece ha avuto un certo successo quantitativo più che altro per spinte di mercato, in stretto collegamento con la riduzione dei costi che lo caratterizza (14). 3. Natura e qualificazioni4 La normativa speciale concernente le cooperative edilizie pone non pochi problemi, sia per la frammentarietà che la caratterizza, sia per le diverse tipologie di cooperative edilizie che essa racchiude. In primo luogo va precisato che le cooperative edilizie, pur essendo, se a contributo erariale, assoggettate a determinate norme pubblicistiche (competenza del giudice amministrativo per determinate fasi, controllo ripartito tra il Ministero dei lavori pubblici e il Ministero del lavoro a seconda delle fasi di approccio all acquisto dell unità immobiliare), tuttavia non possono essere qualificate come enti pubblici, bensì vanno ritenute persone giuridiche private, in quanto si tratta di società mutualistiche intese a realizzare determinati vantaggi per i soci, utilizzando l assetto organizzativo proprio delle società commerciali, con specifiche caratteristiche (15). Anche se non è mancato chi ha ritenuto le cooperative edilizie come società che perseguono finalità di pubblico interesse (16) ; oppure come concessionarie di un pubblico servizio (17) ; o ancora come organismi di diritto privato cui vanno ricondotti comportamenti che hanno una stretta analogia con gli organismi di diritto pubblico (18) ; o più correttamente come strumenti privati che perseguono finalità pubbliche secondo la dottrina più condivisa. In secondo luogo non può disconoscersi che gli atti di queste cooperative, pur non costituenti atti amministrativi, non mancano per certi aspetti di determinati profili di pubblicità, trattandosi di atti talvolta sottoposti ad un regime che si avvicina a quello proprio degli atti amministrativi (19). Occorre poi tener conto di una molteplicità di situazioni che possono essere così riassunte: a) cooperative edilizie a proprietà indivisa e cooperative edilizie a proprietà individuale; b) cooperative edilizie a contributo erariale in conto capitale e cooperative edilizie a contributo erariale in conto interessi; c) cooperative edilizie che costruiscono case economiche e popolari e cooperative edilizie che costruiscono case comuni; d) cooperative edilizie formate da determinate categorie di persone (in particolare: dipendenti pubblici) e cooperative edilizie formate da soci indifferenziati; e) cooperative edilizie che godono di finanziamenti pubblici e cooperative edilizie che non godono di alcun finanziamento pubblico (c.d. cooperative edilizie libere); f) cooperative edilizie disciplinate dal testo unico del 1938 e cooperative edilizie disciplinate dal codice civile; g) cooperative edilizie del tutto svincolate dal testo unico del 1938 e cooperative edilizie che, pur non fruenti di contributo pubblico, richiamano il testo unico del 1938 nei propri statuti. La stessa espressione cooperativa edilizia è stata sottoposta a critica, perché essa più propriamente è stata da taluno definita come cooperativa di abitazione, destinata a costruire alloggi per i propri soci, per distinguerla dalle cooperative che5 hanno come precipuo compito di costruire alloggi da cedere a terzi (20). Questa incertezza definitoria la si ritrova anche nella formulazione legislativa: infatti l espressione cooperativa di abitazione" è stata talvolta recepita dal legislatore (cfr. art. 6 legge 30 aprile 1999, n. 136), mentre altra volta la legge parla di cooperative edilizie (cfr. art. 1 D.L. 6 settembre 1965, n. 1022); il più delle volte invece il legislatore si limita ad indicare le cooperative a proprietà indivisa e quelle a proprietà individuale, senza ulteriori specificazioni. Non vi è alcun dubbio che il legislatore, in tal modo, ha preso atto della complessità della materia. Ad ogni modo le qualificazioni che meritano maggiore attenzione, perché su di esse si concentra il problema della corretta individuazione delle norme applicabili, sono le seguenti: a) cooperative a contributo erariale o sovvenzionate, che possono essere a proprietà indivisa oppure a proprietà individuale; b) cooperative non a contributo erariale o libere. Ognuna di queste categorie va esaminata sulla base della legislazione esistente in materia. 4. Cooperative a contributo erariale (meglio qualificabili a contributo pubblico ) o sovvenzionate. Sistema di finanziamento Le cooperative a contributo erariale, definite anche cooperative edilizie sovvenzionate, sono quelle che fruiscono di finanziamento pubblico; esse, in quanto sostenute da pubblico danaro, sono sottoposte a controlli rigidi sia nella fase organizzativa della società cooperativa, sia nella fase realizzativa dell'alloggio, ed altresì nella fase acquisitiva dell'alloggio da parte dei soci, beneficiari finali degli alloggi stessi. Per queste cooperative trova integrale applicazione il testo unico del 1938 e pertanto appare opportuno circoscriverne la portata. La giurisprudenza ha precisato che una cooperativa edilizia è qualificabile come sovvenzionata dallo Stato solo quando abbia costruito con il contributo dello Stato, ossia abbia in concreto conseguito il contributo medesimo, restando irrilevante la semplice previsione statutaria della possibilità di ricorso al finanziamento pubblico, come anche la stipulazione di un mutuo agevolato contratto con un istituto bancario a condizioni più favorevoli, ma senza contributo statale (21). In definitiva, occorre che la cooperativa abbia effettivamente utilizzato per la costruzione degli alloggi ai soci un contributo pubblico espressamente richiesto. Si ha cooperativa a contributo erariale anche in caso di sovvenzione di fonte regionale (22), anziché statale, e anche quando il contributo pubblico si esprima sotto forma di agevolazione nel pagamento degli interessi sui mutui (23) ; ed altresì nel caso di sovvenzionamento della Provincia di Trento e di Bolzano (24). Mentre6 altra volta si è stabilito che allorquando la cooperativa fruisca di mutuo garantito dallo Stato in ordine al rimborso del capitale ed al pagamento degli interessi, non opera la competenza prevista dal testo unico del 1938, che presuppone il concorso o contributo diretto dello Stato (25). E stato anche deciso che allorquando una cooperativa edilizia abbia costruito, nell'ambito dello stesso edificio, alcuni alloggi con il contributo dello Stato ed altri alloggi senza detto contributo, ed insorga controversia fra la cooperativa medesima ed i rispettivi assegnatari, la circostanza che le relative cause abbiano una domanda comune (nel caso di specie, denuncia dell'invalidità di delibera assembleare modificativa dello statuto) ne impone la complessiva devoluzione alla giurisdizione (esclusiva) del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 131 del r.d. 28 aprile 1938 n. 1165, restando preclusa la possibilità di separare le pretese degli assegnatari di alloggi realizzati senza contributo dello Stato (26). Il testo unico del 1938 prevede il finanziamento dello Stato, in via generalizzata per la realizzazione di alloggi economici e popolari, nelle forme seguenti: - concorso diretto dello Stato (caratterizzato dal fatto che i finanziamenti possono essere fatti soltanto ai Comuni e agli IACP, con intervento dello Stato in conto capitale ragguagliato al 20 per cento del costo dell'area e della costruzione): artt. 38 e segg. del T.U. del 1938; la dottrina ha chiarito che caratteristica del "concorso" sia soprattutto la presenza di un periodo rateale brevissimo (27) ; - finanziamento da parte della Cassa Depositi e prestiti (anche a favore di cooperative), caratterizzato da due elementi: ampiezza del termine di rateazione (fino a 50 anni, ma solitamente 35 anni) e saggio d'interesse di favore stabilito dal Ministero delle finanze (art. 4 T.U. del 1938); - finanziamento concesso da istituti di credito (anche a favore di cooperative), cui lo Stato contribuisce nel pagamento degli interessi. Per quanto attiene alle cooperative edilizie, può affermarsi che il T.U. del 1938 focalizzi due categorie di cooperative a contributo erariale: 1. cooperative a contributo erariale finanziate dalla Cassa depositi e prestiti; 2. cooperative a contributo erariale finanziate da altri istituti. Nel primo caso lo Stato corrisponde interamente, per il tramite della Cassa depositi e prestiti (che utilizza esclusivamente fondi statali) il finanziamento, e da ciò consegue, ripetesi, un maggior termine per la restituzione del finanziamento, interessi particolarmente di favore, sicurezza nell'erogazione, perché si tratta pur sempre di denaro destinato all'edilizia.7 Nel secondo caso lo Stato contribuisce nel pagamento degli interessi, il che comporta: incertezza nel finanziamento, legato al libero mercato dei flussi di finanziamento; termini di restituzione più brevi (anche se molti istituti consentivano la restituzione nei 35 anni, analogamente a quanto avveniva per la Cassa depositi e prestiti). In sintesi poteva affermarsi che nel primo caso lo Stato contribuiva "in conto capitale", nel secondo caso "in conto interessi". Si comprende agevolmente come la contribuzione nel primo caso fosse molto più intensa. Con il D.L. 6 settembre 1965, n. 1022, entrato in vigore il 6 settembre 1965 e convertito con legge 1 novembre 1965, n. 1179, il sistema di finanziamento da parte dello Stato viene trasformato da contributo in conto capitale in contributo in conto interessi. L art. 4 del predetto decreto legge dispone che i mutui per la costruzione di case popolari ed economiche sono concessi dagli istituti di credito e che lo Stato garantisce il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi nella misura del 44 per cento dell importo del mutuo. In questo modo lo Stato non interviene direttamente, ma garantisce il suo intervento indiretto nell eventualità dell insolvenza del mutuatario. Questo provvedimento, come è stato acutamente osservato da un Autore (28), segna la fine delle cooperative a contributo erariale semplicemente ridisegnando la logica dell erogazione del contributo pubblico che, da allora, è stato accordato quasi esclusivamente in conto interessi, secondo la formula del credito agevolato. In base all art. 72 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 le cooperative che avevano costruito in diritto di superficie su area PEEP venivano ulteriormente agevolate, perché l esposizione agevolativa dello Stato, oltre che a titolo di garanzia per l eventuale azione esecutiva contro il socio moroso, veniva ad essere estesa anche in ordine all interesse sul finanziamento bancario ottenuto. Infatti il primo comma del predetto art. 72 parla di contributo nel pagamento degli interessi dei mutui ottenuti dalla cooperativa. E ciò era da leggere in aggiunta al vecchio contributo a titolo di garanzia, che dalla norma predetta veniva non solo mantenuto, ma anche espressamente reiterato: i mutui stessi sono garantiti da ipoteca di primo grado e usufruiscono della garanzia integrativa dello Stato per il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi. Successivamente abbiamo il D.L. 2 maggio 1974, n. 115 (convertito in legge 27 giugno 1974, n. 247), il quale raccorda la norma di maggior favore prevista dall art. 72 della legge 865 del 1971 ai mutui concessi sulla base della legge 1179 del 1965, mentre viene mantenuto e garantito un vantaggio anche maggiore alle cooperative che avevano costruito su area PEEP in diritto di superficie.8 Con la legge 5 agosto 1978, n. 457 la situazione cambia ancora: - vengono conservati il contributo sugli interessi e la garanzia dello Stato; - vengono modificati, e sostanzialmente ridotti al reddito, i criteri soggettivi per l attribuzione delle agevolazioni previste e viene previsto anche il vantaggio da parte delle cooperative a proprietà indivisa (art. 18, 3 comma) con differente calcolo dell interesse e dell importo del contributo concedibile. Ma la norma che ha recato, si può dire, un punto fermo in questo lento processo di svuotamento del testo unico del 1938, è rappresentata dall art. 16 della legge 30 aprile 1999, n. 136, norma che così espressamente dispone, con la sua rubrica che qualifica la norma di Interpretazione autentica : L art. 13 del decretolegge 6 settembre 1965, n. 1022, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 novembre 1965, n. 1179, deve intendersi nel senso che gli interventi realizzati dalle cooperative edilizie di abitazione ammessi a beneficiare delle agevolazioni previste dal Titolo II dello stesso decreto-legge e dalle successive leggi di rifinanziamento, nonché delle agevolazioni previste per i programmi di edilizia residenziale pubblica di cui alla legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive leggi di rifinanziamento, alla legge 17 febbraio 1992, n. 179 e successive modificazioni e alla presente legge, non si applicano le disposizioni del testo unico delle disposizioni sull edilizia popolare ed economica, approvato con regio decreto 28 aprile 1938, n e successive modificazioni, relative alle cooperative a contributo erariale. Per la verità il richiamato art. 13 del decreto-legge 6 settembre 1965, n aveva una portata ben diversa da quella desumibile dalla norma interpretativa testé riprodotta: esso infatti stabiliva che per l esecuzione dei lavori previsti dal presente titolo (che faceva riferimento alla tipologia di case qualificate come popolari ed economiche) non si applicano le norme vigenti per i lavori di conto dello Stato. Presumibilmente la norma originaria intendeva fare riferimento alle norme concernenti gli appalti e tutte le procedure costruttive che interessavano i lavori ordinati dallo Stato. Invece la norma interpretativa n. 136 del 1999 ha coinvolto nell interpretazione autentica anche tutta la normativa del testo unico del 1938, coinvolgendo pertanto anche le cooperative edilizie e il loro funzionamento. Ma il testo legislativo recato dall art. 16 della legge n. 136 del 1999 è chiaro e pertanto il 6 settembre 1965 segna una data precisa, perché da quel momento alle cooperative finanziate in modo agevolato dallo stesso provvedimento normativo non si applicano le norme del testo unico per l edilizia economica e popolare del Pertanto, sulla base di questa norma, dovrebbe concludersi nel modo seguente: a) le norme del testo unico del 1938 trovano applicazione per tutti gli insediamenti abitativi posti in essere dalle cooperative edilizie (a proprietà indivisa o a proprietà individuale) con contributo statale (sia in conto capitale9 che in conto interessi) prima del 6 settembre 1965, data di entrata in vigore del D.L. 6 settembre 1965, n. 1022; b) a partire da questa data, tutte le cooperative a contributo pubblico sorte successivamente, ma anche le vecchie cooperative a contributo pubblico che abbiano realizzato interventi edilizi successivamente, restano disciplinate dalla varia normativa successiva e quindi è da ritenersi, ove non sia disposto diversamente, che trovino integrale applicazione le norme del codice civile (29). c) in ogni caso non trovano applicazione né le norme del testo unico del 1938 né le norme successive per le cooperative c.d. libere, cioè che hanno costruito gli alloggi senza alcun contributo pubblico, ma ricorrendo eventualmente a finanziamenti di mercato del credito. Per queste cooperative si applicheranno interamente le norme previste dal codice civile (30), integrate dalle norme speciali di carattere generale previste per tutte le cooperative (per ottenere agevolazioni tributarie ed eventuali agevolazioni di altro genere generalizzate per tutte le cooperative). A meno che esse cooperative non abbiano richiesto espressamente nello statuto l applicazione della normativa prevista dal testo unico del 1938 (31). Ma va da sé che in tal caso non tutte le norme del testo unico potranno trovare applicazione: non certamente le norme sulla vigilanza ivi previste e meno che mai la normativa sulla competenza giudiziaria (32). Questa conclusione era stata del resto già ventilata in dottrina (33), la quale aveva evidenziato come, successivamente al testo unico del 1938, le cooperative edilizie avevano mutato in modo significativo la propria operatività sotto diversi profili: a) il tipo di contributo statale che non consisteva più in contributo in conto capitale, bensì si era tradotto con la legge n del 1965 in contributo in conto interessi; b) il vantaggio ulteriore consistente nel porre a disposizione delle cooperative edilizie l area fabbricabile esistente in piano di zona, e quindi a prezzo calmierato e comunque area già predisposta dal Comune per la fabbricazione; c) la concessione del mutuo agevolato che finiva per porre in primo piano il singolo socio, anziché la cooperativa nel suo insieme, perché i mutui nascevano già frazionati e ripartiti per singoli alloggi, allo scopo di consentire allo Stato di finalizzare il suo intervento soltanto nei confronti dei soci morosi. Questo percorso dottrinale si è mosso privilegiando come punto di riferimento la cooperativa nella sua entità di organismo unitario finalizzato alla realizzazione di alloggi a vantaggio dei propri soci e percorrendo la normativa che, successivamente al testo unico del 1938, ne aveva contrassegnato le modifiche, all insegna di una continua e costante modificazione strutturale della società cooperativa.10 5. Cooperative a proprietà indivisa La cooperativa edilizia a proprietà indivisa sinora non ha costituito in dottrina oggetto di particolare attenzione, essendo stata essa trattata prevalentemente in modo congiunto con la cooperativa edilizia a proprietà individuale (34). L espressione a proprietà indivisa è stata criticata in primo luogo per la poco felice significazione della formula, considerato che la proprietà indivisa presuppone una comproprietà, cioè una proprietà in comunione, mentre in concreto i soci della cooperativa non acquisiscono mai la proprietà degli alloggi per tutto il periodo in cui la cooperativa continua ad operare a proprietà indivisa e salva la sua trasformazione in cooperativa a proprietà individuale (35). La cooperativa edilizia a proprietà indivisa è prevalentemente impostata su area PEEP (è eccezionale che essa sia proprietaria del suolo sul quale sorge il fabbricato che la caratterizza) e, sempre in via prevalente, ha realizzato la costruzione utilizzando i contributi dello Stato in conto capitale, non i finanziamenti elargiti dagli istituti di credito con il contributo pubblico sugli interessi (36). Ma se ciò accade nella realtà, il legislatore non ha disegnato questo modello di cooperativa prevedendo come unica ipotesi queste caratteristiche (37), per cui appare possibile che una cooperativa edilizia a proprietà indivisa sia realizzata su area non PEEP (e talvolta anche su area propria) e che essa si finanzi con contributi soltanto in conto interessi, anziché con contributi in conto capitale (38). E stato anche precisato che le cooperative a proprietà indivisa sono sorte prevalentemente allo scopo di porre in evidenza gli aspetti pubblicistici che governano tutta questa materia, caratterizzata dall esistenza di soggetti di diritto privato, che peraltro svolgono funzioni le quali, per essere state sovvenzionate con denaro pubblico, ma altresì perché il loro precipuo oggetto sociale è quello di costruire alloggi destinati ai ceti meno abbienti (prova ne sia che si parla di edilizia popolare ed economica), possono qualificarsi come interessi pubblicistici. Le cooperative edilizie a proprietà indivisa sono caratterizzate dal fatto che gli alloggi costruiti non potranno essere assegnati in proprietà ai singoli soci, ma dovranno appartenere sempre alla società cooperativa e, nel caso di scioglimento di questa, passare in proprietà agli istituti per case popolari. Infatti si afferma che nella proprietà indivisa l oggetto sociale della cooperativa non si concretizza nell attribuzione dell alloggio in proprietà ai soci, bensì nella realizzazione dell alloggio (che rimane di proprietà della cooperativa) e pertanto nella gestione del patrimonio costruttivo realizzato. Nel disegno iniziale tracciato dagli artt. 90 e segg. del testo unico del 1938 in materia di edilizia economica e popolare la regola era costituita dalla cooperativa a proprietà indivisa, essendo riservate le cooperative a proprietà individuale a11 determinate categorie di persone: soltanto i pubblici dipendenti potevano fare parte di cooperative edilizie a proprietà individuale. La regola era costituita dall art. 90 del testo unico predetto, il quale stabiliva, peraltro con espressione in negativo, la regola comune della proprietà indivisa, così riassumibile: le cooperative non costituite esclusivamente fra i soci appartenenti alle categorie di cui all art. 91 (che elencava: i dipendenti delle Camere legislative, gli impiegati di ruolo dello Stato, i militari, i pensionati statali, il personale delle Ferrovie dello Stato) e che avessero ottenuto il contributo erariale, potevano costruire ed acquistare case popolari ed economiche soltanto a proprietà indivisa ed inalienabile. Il Consiglio di Stato aveva infatti affermato che ai sensi dell art. 90 del testo unico del 1938 le cooperative edilizie che avessero ottenuto il contributo erariale non potevano acquistare o costruire case popolari o economiche se non a proprietà indivisa ed inalienabile (39). Le condizioni perché operasse l acquisto in proprietà indivisa erano pertanto le seguenti: a) doveva trattarsi di costruzione di case popolari ed economiche; b) nella costruzione doveva concorrere il contributo pubblico; c) i soci non erano esclusivamente impiegati statali. Queste le premesse, che comportavano la costruzione e l acquisizione degli alloggi da parte delle cooperative edilizie, che ne divenivano uniche proprietarie fino al loro scioglimento, mentre i soci potevano godere degli alloggi soltanto ricorrendo ad un loro uso paragonabile per assimilazione al rapporto di locazione, e certamente mai qualificabile come diritto reale, o al limite solo come diritto di abitazione. La caratteristica di queste cooperative edilizie a proprietà indivisa era nel senso che per esse non valeva il procedimento acquisitivo dell alloggio previsto per le cooperative a proprietà individuale (prenotazione, assegnazione, mutuo individuale), perché quest ultimo procedimento doveva ritenersi razionalmente limitato all esigenza di attribuire al socio la proprietà dell alloggio (40). La norma iniziale precisava che si trattava di proprietà indivisa ed inalienabile, a dimostrazione dell incedibilità dell alloggio in linea di principio. L unica possibilità era la trasformabilità della cooperativa da cooperativa a proprietà indivisa in cooperativa a proprietà individuale, ma in tal caso occorreva il consenso dell istituto finanziatore e l autorizzazione del Ministero dei lavori pubblici. La disciplina della cooperativa a proprietà indivisa poteva così riassumersi: a) divieto di cessione degli alloggi ai soci; b) obbligo di trasferire gli alloggi agli IACP in caso di liquidazione o scioglimento della società, c) un elenco rigido delle qualità soggettive che dovevano caratterizzare i soci (cittadinanza italiana, residenza nel Comune di ubicazione dell alloggio, impossidenza di altri alloggi, divieto di cessione12 a soci che avessero avuto attribuzione di altro alloggio finanziato dallo Stato, requisiti di reddito) (41). Qualche Autore (42), soffermandosi più sotto il profilo sostanziale che su quello formale, afferma che sia la cooperativa a proprietà indivisa che quella a proprietà individuale danno entrambe luogo al fenomeno della proprietà cooperativa, con una distinzione di fondo: nel caso della divisa il regime è transitorio, perché destinato a trasformarsi nella proprietà individuale degli alloggi; nell indivisa il regime è invece tendenzialmente permanente, caratterizzato dal socio in permanente regime di godimento dell alloggio attribuitogli. Questo il motivo di fondo per cui è stato affermato che nella cooperativa a proprietà indivisa si ha una gestione comune di tutti i soci con l ente proprietario delle abitazioni, mentre gli obblighi dei singoli soci, una volta estinto il mutuo con il quale si è realizzata la costruzione, si sostanziano nelle spese di manutenzione degli alloggi. Nell impostazione del testo unico del 1938 già si prevedeva che la cooperativa edilizia a proprietà indivisa potesse trasformarsi in cooperativa a proprietà individuale. Con l art. 23 del D.P.R. 17 gennaio 1959, n. 2 si stabilì una norma che prevedeva la trasformazione delle cooperative a proprietà indivisa in cooperative a proprietà individuale. La norma era congegnata in modo tale da creare un certo automatismo in questa trasformazione ( sono trasformate disponeva la norma), la quale peraltro si limitava alle cooperative a contributo erariale. Contemporaneamente in questa norma si fissava un termine rigido per la stipula del contratto di mutuo individuale (tre anni dalla data del nulla osta ministeriale) e si prevedeva la possibilità di stipula del contratto di mutuo individuale anche a favore degli eredi del primo assegnatario purché anch essi fossero possessori dell alloggio. Successivamente è intervenuto l art. 13 della legge 27 aprile 1962, n. 231, il quale ha modificato la norma del DPR n. 2 del 1959, mutando la trasformazione automatica in trasformazione possibile e demandando all assemblea della cooperativa il compito di deliberarla. E, ad un tempo, la norma equiparava il prezzo di riscatto degli alloggi al prezzo di acquisto degli alloggi costruiti dall IACP. La legge 17 febbraio 1992, n. 179 reca un Capo VI (intitolato Disposizioni per le cooperative a proprietà indivisa ) e regolamenta in tre articoli: a) la disciplina applicabile in caso di decesso del socio assegnatario (art. 17); b) la disciplina in caso di trasformazione della cooperativa a proprietà indivisa in cooperativa a proprietà individuale (art. 18); c) la disciplina dell acquisizione, da parte degli13 istituti autonomi case popolari, del patrimonio immobiliare della cooperativa posta in liquidazione coatta amministrativa (art. 19). Particolarmente interessante il disposto dell art. 18 di questa legge, che per la prima volta si dilunga nello stabilire cosa occorre perché si passi dalla proprietà indivisa alla proprietà individuale. La norma esordisce affermando che la disciplina ivi prevista trova applicazione esclusivamente per le cooperative a proprietà indivisa con contributo erariale concesso prima della data di entrata in vigore della legge in discorso, sia statale che regionale, e si sofferma su un duplice problema: a) come deve agire la cooperativa allo scopo di trasformare la propria organizzazione da proprietà indivisa in proprietà individuale (modifica dello statuto e dell atto costitutivo, se essi non prevedono la struttura della cooperativa a proprietà individuale; deliberazione dell assemblea, quorum costitutivo e deliberativo, impegno della cooperativa in ordine agli appartamenti che non vengono ceduti in proprietà individuale); b) disciplina particolareggiata sulla richiesta di autorizzazione (deve trattarsi di almeno il 60 per cento degli alloggi della cooperativa; occorre modifica della convenzione con il Comune, oppure la creazione di apposita convenzione, in linea con le convenzioni previste dalla legge Bucalossi (legge n. 10 del 1977), occorre la ripartizione del mutuo con accollo da parte dei soci cessionari dei singoli alloggi). E intuibile affermare che questa normativa così particolareggiata sia stata introdotta dal legislatore allo scopo di risolvere i numerosi problemi sorti nella pratica, nella fase operativa intesa a dare attuazione alle precedenti leggi che consentivano la trasformazione della cooperativa a proprietà indivisa in cooperativa a proprietà individuale. E rientrano in questa logica le norme che stabiliscono, con minuzia di particolari, come vadano calcolati i prezzi di cessione degli alloggi. Si intuisce in questo modo come, mentre il testo unico del 1938 aveva creato una distinzione rigida tra cooperative a proprietà indivisa e cooperative a proprietà individuale, tenuto conto soprattutto della qualità dei soci che potevano accedere all una o all altra categoria di ente, ma aveva del tutto taciuto sui meccanismi di trasformazione dell indivisa in cooperativa a proprietà individuale, la successiva normativa ha sostanzialmente privilegiato questa trasformazione e indirettamente ha statuito che la scelta del sistema non dipende più dalle categorie di soggetti (dipendenti pubblici o meno), né dal sistema dei finanziamenti pubblici (a partire dal decreto-legge 6 settembre 1965, n reso sostanzialmente fungibile sia per le cooperative edilizie a proprietà indivisa che per quelle a proprietà individuale), ma resti, nella sostanza, lasciato alla discrezione pattizia dei soci. In verità il quadro può essere più complesso in ragione della natura privatistica di queste cooperative come si desume sia dal ricordato art. 16 della14 legge n. 136 del 1999 (che ha posto un preciso limite all applicazione del T.U. del 1938), sia dalla riforma del diritto societario. In virtù di questo diverso orizzonte normativo il punto di riferimento principale nella regolamentazione di queste cooperative è ora rappresentato dal regime pattizio intercorrente fra i soci risultante dallo statuto e dagli eventuali regolamenti. In questa logica nulla vieta che una cooperativa a proprietà indivisa che non limiti la sua attività alla gestione di un singolo immobile, ma preveda un programma di realizzazione nel tempo di svariate costruzioni ed abbia una base sociale particolarmente ampia possa statuire il permanere dell obbligo del socio al pagamento integrale del canone iniziale (eventualmente soggetto a revisione) proprio in ragione di un attività che prosegue nel tempo e che ha sullo sfondo una nozione mutualistica intergenerazionale. 6. Morte del socio Il problema della sorte dell alloggio realizzato dalla cooperativa edilizia in caso di morte del socio si trovava regolato, in modo piuttosto frammentario, sia nel testo unico del 1938 che nella legislazione successiva. Il testo unico prevedeva una sostituzione del socio defunto con altri soggetti iure hereditatis soltanto per le cooperative a proprietà individuale, a patto che si trattasse di cooperative a contributo erariale e purché il socio defunto risultasse assegnatario dell appartamento (art. 116). Anche da questa specificazione si intuisce che la norma non poteva trovare applicazione in caso di morte del socio di cooperativa libera, giacché in tal caso si rendevano applicabili le norme ordinarie sulla trasmissione dei beni mortis causa. Prevedeva invece una sostituzione iure proprio sia nel caso di socio defunto prenotatario dell alloggio e purché si trattasse di cooperativa edilizia a proprietà individuale a contributo erariale; sia nel caso di cooperativa a proprietà indivisa anche non fruente di contributo erariale (art. 114): nel primo caso (socio defunto prenotatario) si avvantaggiavano i figli, con diritto all alloggio da parte del coniuge; nel secondo caso (cooperativa a proprietà indivisa), il coniuge superstite vita natural durante e il coniuge del separato non per sua colpa, nonché i figli minori finché non raggiungono la maggiore età. Questo sistema muta in parte per le cooperative a proprietà indivisa, per effetto dell art. 17 della legge 17 febbraio 1992, n. 179, il quale stabilì, con maggiore precisione del testo unico del 1938 (che parlava di attribuzione dell alloggio in capo al socio defunto), la sostituzione del socio defunto dopo l assegnazione dell alloggio, ma, pur mantenendo la successione iure proprio, modificò radicalmente il campo dei beneficiari, prevedendo in primo luogo il coniuge superstite e, in sua mancanza, i figli minorenni o il coniuge separato che avesse15 ricevuto dal tribunale l attribuzione dell alloggio; in loro ulteriore mancanza, i conviventi more uxorio e gli altri componenti del nucleo familiare, purché conviventi alla data del decesso. E evidente, nel silenzio della norma, che in caso di cooperativa edilizia a proprietà individuale non a contributo erariale, debbano trovare applicazione le norme codicistiche, in particolar modo l art c.c. riformato, il quale in linea di principio stabilisce che gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota o al rimborso delle azioni e che, soltanto se esista una norma statutaria che lo consenta, gli eredi, se in possesso dei requisiti di legge, possono subentrare nella partecipazione sociale del socio defunto (43). Si intuisce la differenza che emerge tra la norma codicistica e la normativa speciale: la prima si preoccupa dell assetto societario, non prevede un subentro iure proprio ma soltanto iure hereditario, e distingue nettamente tra diritto di acquisire la misura economica della partecipazione del socio defunto e diritto di subentro nella compagine sociale; sottoponendo quest ultimo alla volontà di tutti i soci, eventualmente inserita in una clausola statutaria. Invece la normativa speciale supera i problemi della partecipazione societaria e si preoccupa soltanto dell esistenza degli alloggi e del rapporto in cui si trovava il socio defunto con gli alloggi a lui destinati e, quanto ai requisiti soggettivi, senza tener conto di quelli necessari per l ingresso in società, ma soltanto di quelli necessari per l acquisizione degli alloggi (ex art. 31 testo unico del 1938). Allorquando il socio defunto risulti assegnatario dell alloggio, i soggetti che gli subentrano (ex art. 116 testo unico del 1938) realizzano una successione iure hereditatis (44). Peraltro in capo al socio defunto assegnatario dell alloggio non si è ancora verificato il trasferimento dell alloggio a titolo di proprietà, per cui l assegnatario defunto lascia in eredità un diritto che ancora non si può qualificare come diritto di proprietà; ed anzi non è neppure classificabile tra i diritti soggettivi che danno luogo alla competenza dell autorità giudiziaria. Infatti la giurisprudenza afferma che per effetto della norma in discorso lo stabilire a chi spetti la qualità di erede appartiene ancora al giudice amministrativo, perché non siamo pervenuti al momento in cui il socio defunto acquisterà la proprietà dell alloggio (con il contratto di mutuo individuale, appunto) (45). Anche per questa strada si intuisce la diversità di prospettiva nella quale si pongono da un lato il codice civile (tutto imperniato sul contratto associativo e sulle sue varie articolazioni), da un altro lato la normativa speciale sulle cooperative edilizie, prevalentemente incentrata sul procedimento acquisitivo dell alloggio da parte del socio (46).16 7. Procedura acquisitiva dell alloggio Gli artt. 59 e segg. del testo unico del 1938 prevedevano una procedura di acquisizione della proprietà degli alloggi, che passava attraverso una serie di fasi che potevano essere così individuate: a) acquisto della qualità di aspirante socio, fase peraltro solo eventuale; b) acquisto della qualità di socio, c) fase della prenotazione dell alloggio; d) fase dell assegnazione dell alloggio; e) stipulazione del contratto di mutuo edilizio individuale; f) riscatto, con il quale si acquisiva la piena disponibilità dell alloggio (47). E evidente che tutte queste fasi valevano sul presupposto che si trattasse di cooperativa a proprietà individuale, che avesse costruito con il contributo dello Stato: di qui l esistenza di una serie di controlli delle fasi stesse, che attenevano alle finalità pubblicistiche di questo settore: commissione di vigilanza sull edilizia popolare ed economica, Ministero dei lavori pubblici, eventualmente Cassa depositi e prestiti se istituto mutuante. Ed è altresì evidente come ognuna di queste fasi rappresentasse un rallentamento nel processo di avvicinamento del singolo socio alla proprietà dell alloggio, per cui si era detto che il socio diventava proprietario soltanto con la stipula del contratto di mutuo edilizio individuale (48). Nella qualificazione di queste fasi del processo acquisito degli alloggi da parte dei soci si notava una profonda divaricazione interpretativa tra la giurisprudenza ed una parte della dottrina più sensibile a questi problemi, la quale si era mossa prevalentemente nell intento di salvaguardare al meglio l interesse del socio di addivenire in tempi brevi all acquisizione della titolarità del bene, che costituiva il sostanziale oggetto dello strumento cooperativo. a) Opinione dottrinale La dottrina aveva tentato di approfondire il rapporto di scambio esistente tra cooperativa e socio destinatario dell alloggio, assimilando ad istituti privatistici i vari momenti acquisitivi del bene-alloggio da parte del socio. Si tentava, in questo modo, di scalfire il connotato pubblicistico che contrassegnava i singoli momenti del procedimento acquisitivo dell alloggio da parte del socio. In questa posizione si inseriva colui che, in contrasto con l opinione comunemente accolta (per la quale l acquisto della proprietà dell alloggio avviene in capo al socio con la formalizzazione del contratto di mutuo individuale opportunamente autorizzato), riteneva invece che la prenotazione dell alloggio era paragonabile alla vendita con riserva della proprietà (49), dove, come è stato da altri significativamente riassunto il pensiero di questo Autore (50), l attribuzione della proprietà deve ritenersi risolutivamente caratterizzata da una serie di eventi:17 ad esempio l accertamento da parte degli amministratori della società cooperativa della mancanza dei requisiti soggettivi prevista dalla legge o dallo statuto, l avverarsi di cause di decadenza; il mancato versamento dei soci assegnatari delle quote mensili di ammortamento dei mutui. Secondo Tatarano, infatti, già con l acquisto dell area si crea tra i soci una sorta di comunione sull area di sedime, paragonabile al diritto che si crea nel condominio degli edifici in ordine ai beni comuni indicati dall art c.c. E, ad evitare che nella fase costruttiva dell edificio si abbia un acquisto per accessione in comune da parte dei soci sull intero fabbricato, per effetto del patto costitutivo della cooperativa si effettua un titolo che blocca l acquisizione in comunione per accessione ed indirizza ogni socio in ordine ad un acquisto personalizzato del singolo appartamento man mano che la costruzione si realizza (51). Tanto è vero che questa teoria ammette la trascrizione della prenotazione, nonché la possibilità di azioni petitorie, possessorie, cautelari del socio nei confronti sia della cooperativa che degli altri soci e dei terzi, ed infine la possibilità di avvalersi della garanzia per evizione e per i vizi della cosa (52). Non vi è alcun dubbio che il vero intento di questa opinione dottrinale è stato quello di attribuire al socio, in questa fase di attesa per l acquisto dell alloggio, una garanzia di sicurezza ed una tutela effettive, ben diverse da quella garantita dall interesse legittimo che gli veniva solitamente riconosciuto per tutta la fase antecedente al contratto di mutuo individuale. Nella sostanza, si voleva, trasferendo l interesse del socio dal campo del diritto pubblico al campo del diritto privato, riconoscergli un più penetrante diritto di tutela della sua posizione nell ambito della società cooperativa. In questo quadro di interventi interpretativi atti ad attribuire una maggiore tutela al socio e pertanto a qualificare i vari momenti del procedimento acquisitivo dell alloggio sulla base di valutazioni di natura privatistica, va collocata l altra opinione, manifestata in giurisprudenza (53), per la quale la prenotazione dell alloggio sarebbe equiparabile alla tipologia negoziale della vendita di cosa futura, caratterizzata dal fatto che il passaggio in proprietà dell alloggio si verificherebbe nel momento della sua venuta ad esistenza come costruzione finita ed abitabile, e con l ulteriore considerazione che il prezzo a suo tempo stabilito non potrebbe subire variazioni in prosieguo di tempo (54). Infine esiste una terza opinione, più fondata sulla realtà operativa delle cooperative edilizie che sull esigenza di tutelare i soci (esigenza che, secondo questa opinione, verrebbe meglio soddisfatta dalla corretta esplicazione del proprio compito da parte degli amministratori della società cooperativa), la quale afferma che tra la cooperativa e il socio si crea un duplice rapporto: di mutuo e di mandato:18 il mutuo nasce dal finanziamento della cooperativa da parte dei soci e il mandato impegna la cooperativa ad organizzare, per conto dei soci, la realizzazione degli alloggi (55). Questi tentativi dottrinali si muovono certamente all insegna di ottenere una privatizzazione della normativa dell edilizia economica e popolare, privatizzazione cui sembra essere pervenuto anche il legislatore con un ridimensionamento della portata del testo unico del 1938, peraltro dopo un lungo e articolato cammino normativo caratterizzato da provvedimenti sporadici e frammentari. b) Opinione giurisprudenziale La giurisprudenza, prevalentemente fondata sul contenuto letterale della norma, non accoglie le conclusioni della dottrina. Infatti per la giurisprudenza l'acquisto della proprietà dell'alloggio sociale da parte del socio di cooperativa edilizia fruente del contributo erariale non si verifica per effetto di un contratto, bensì in virtù ed al termine di un complesso procedimento, plurifasico, che, improntato al perseguimento di finalità pubblicistiche ed inidoneo ad essere modellato secondo schemi civilistici, importa che i diritti e gli obblighi delle parti non derivino dal contratto ma, direttamente, dalla legge (56). La giurisprudenza della Cassazione, infatti, si è sempre mossa sulla base delle seguenti puntualizzazioni: a) la proprietà di alloggio di cooperativa a contributo erariale non si trasferisce al socio per effetto di verbale di consegna; b) non si trasferisce neppure per effetto di atto di assegnazione, stipulato in qualsiasi forma; c) non si trasferisce neppure per effetto del pagamento pro quota del mutuo prima del frazionamento di questo; d) si trasferisce soltanto con il frazionamento del mutuo, frazionamento che può verificarsi solo a seguito di nulla osta del Ministero del tesoro (57). Nella giurisprudenza della Cassazione questo modo di argomentare è ricorrente (58). In effetti la Cassazione, così disponendo, si avvale della lettera della legge (l art. 229 del testo unico del 1938) che recita testualmente: con la stipulazione del contratto di mutuo individuale, il socio acquista irrevocabilmente la proprietà dell alloggio, dalla quale non può essere dichiarato decaduto se non nei soli casi di morosità disciplinati dagli artt. 66 e 103, comma 3. Trattasi di norma che ha una sua ragion d essere (il passaggio dalla proprietà indivisa alla proprietà individuale) e che tiene conto del fatto che, avendo lo Stato contribuito fortemente al finanziamento della cooperativa, che viene nella sostanza19 garantito dal patrimonio di questa inteso in senso integrale, per addivenire al mutamento della proprietà dell appartamento a favore di soggetto diverso dalla cooperativa stessa occorre procedere per atti certi, che non diano luogo a dubbi interpretativi, ma soprattutto che non infrangano la garanzia sulla quale poggia il finanziamento predetto. Si può fondatamente affermare che questo forte aggancio della giurisprudenza al processo acquisitivo dell alloggio che si conclude con l acquisto della proprietà soltanto nel momento terminale del contratto di mutuo edilizio individuale, aveva anche uno scopo ben preciso: quello disegnare limiti certi per differenziare l applicazione della giurisdizione amministrativa (che vale per tutta la fase antecedente al contratto di mutuo edilizio individuale) e la giurisdizione ordinaria (che vale per tutta la fase successiva al contratto di mutuo individuale), tenuto conto della disciplina recata dal testo unico del Di qui l esigenza di attribuire all interesse del socio per tutta la fase antecedente al contratto di mutuo edilizio individuale il connotato di interesse legittimo, e a riconoscere ad esso invece il connotato di diritto soggettivo a partire dal contratto di mutuo. c) Fasi procedimentali Riassumendo in sintesi i momenti essenziali del passaggio del bene dalla cooperativa edilizia al socio, si avevano, tenendo conto esclusivamente della disciplina contenuta nel testo unico del 1938: a) un primo stadio, caratterizzato dalla prenotazione, la quale si aveva allorquando si fosse concretizzata l aspettativa del socio all utilità derivante dalla gestione di servizio con riguardo ad un determinato alloggio (59) ; b) un secondo stadio, caratterizzato dalla destinazione concreta dell alloggio ad un socio individuale, che si verificava sostanzialmente con il verbale di consegna, per effetto del quale il socio veniva immesso nella detenzione dell alloggio, ancorché si trattasse di detenzione privilegiata, cioè di momento destinato a svilupparsi dando luogo prima al possesso e poi alla titolarità del bene; c) un terzo stadio caratterizzato dall assegnazione, che, nelle cooperative libere e nelle cooperative finanziate in conto interessi o comunque da enti finanziatori diversi dalla Cassa depositi e prestiti, rappresenta l atto traslativo della proprietà dell alloggio; d) un quarto stadio, caratterizzato dal frazionamento del mutuo, che nelle cooperative a contributo erariale in conto capitale costituiva il momento del trapasso della proprietà, mentre in tutte le altre cooperative determina20 soltanto il frazionamento del mutuo ed il frazionamento dell ipoteca sui singoli alloggi. Gli stadi cui si è fatto sopra riferimento sono chiaramente evidenziati dalla giurisprudenza della Cassazione quando afferma che il socio di una cooperativa edilizia a contributo statale, ancorché prenotatario o assegnatario dell'alloggio, sino a quando non sia stipulato il contratto di mutuo individuale, è titolare soltanto di interessi legittimi, i quali possono essere fatti valere dinanzi alla commissione di vigilanza per l'edilizia popolare ed economica, alla cui cognizione sono devolute tutte le controversie relative alla qualità di socio, alla prenotazione ed assegnazione di alloggi e, comunque, relative al rapporto sociale, salvo il successivo ricorso al Consiglio di stato in sede giurisdizionale (60). Particolarmente rilevante, da ultimo, anche Cass. 4 settembre 1999, n. 9395, per la quale attraverso l'assegnazione, che costituisce uno dei passaggi del procedimento per l'attribuzione della proprietà di un alloggio al singolo socio della cooperativa che usufruisce di concorsi o contributi dello Stato, si perviene alla concreta individuazione dell'alloggio sulla scorta della prenotazione del socio, ed anche se essa sia qualificata come provvisoria, sia per la non ancora effettuata consegna, sia per il carattere unilaterale dell'attribuzione da parte della cooperativa, che non può avere carattere rigorosamente definitivo dal punto di vista sostanziale, in quanto destinata a trasformarsi e dar vita ad altra situazione (di regola al diritto di proprietà si perviene con il contratto di mutuo edilizio individuale), ciò non toglie che stabilendo la correlazione tra soggetto e oggetto del diritto di proprietà in divenire, è di per sé elemento sufficiente ad integrare la ratio della disciplina di incedibilità relativa (ovvero della cedibilità subordinata ad autorizzazioni) dello status di assegnatario (conseguire il fine della destinazione degli alloggi al soddisfacimento dell'interesse all'abitazione degli appartenenti a determinate categorie sociali, e, in connessione al divieto temporale di alienazione, a scongiurare l'intento speculativo di chi, profittando della propria appartenenza a tali categorie, si avvalga della facoltà di prenotare l'alloggio per rivenderlo ai valori di mercato), ed a rendere operante il relativo regime, che comporta la nullità dell'alienazione in assenza delle previste autorizzazioni. Va dato conto di ognuna di queste fasi, ribadendo comunque che si tratta di fasi disciplinate dal testo unico del 1938 e che ormai hanno perso ogni validità, dopo il mutamento del sistema di finanziamento pubblico da contributo in conto capitale in contributo i n conto interessi. 8. Acquisto della qualità di aspirante socio Vedere altro
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 art. 8
 art. 6
 art. 1
 art. 4
 art. 72
 art. 72
 art. 72
 art. 16
 art. 13
 art. 13
 art. 16
 art. 90
 art. 91
 art. 90
 art. 23
 art. 13
 art. 18
 art. 16
 art. 17
 art. 31
 art. 116
 art. 229
 Cass. 
 Articolo 96
 art. 18
 Art. 67
 articolo 8
 art. 41
 Art. 33
 sentenza 
 ART. 11
 Articolo 11
 art. 15
 art. 50
 art. 50
 Art. 1
 Art. 2
 articolo 11
 Articolo 8
 Art. 1
 articolo 28
 sentenza 
 art. 51
 articolo 109
 Articolo 11
 articolo 8
 articolo 8
 art. 98
 art. 114
 Articolo 7
 Articolo 8
 Articolo 11
 art. 32
 art. 32
 ART. 11
 art. 15