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Timestamp: 2019-02-21 03:15:39+00:00

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Inserito da Dott. Roberto Carisi in dicembre 1, 2014
Roberto Carisi, Il procedimento di accertamento del passivo concorsuale: opponibilità del decreto ingiuntivo – la dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., in www.lexenia.it
Introduzione: esame e approfondimento ai recenti casi pratici.
L’efficacia del decreto ex art. 647 c.p.c., in caso di successivo fallimento del debitore ingiunto.
Introduzione: esame e approfondimento ai recenti casi pratici
Il tema che si vuole affrontare con questo approfondimento, è legato alle questioni che tradizionalmente il curatore fallimentare si trova ad affrontare quando, nel procedimento di verifica del passivo concorsuale ex artt. 92 e ss. l.f., deve esaminare le domande di ammissione al passivo, fondate su atti giudiziari, sulle quali, rivolgendosi al Giudice Delegato, deve esprimere il suo parere di ammissibilità (o di esclusione, parziale o totale).
Gli Organi della procedura, nei casi di decreto ingiuntivo, ancorchè emesso provvisoriamente esecutivo, ma sprovvisto di visto ex art. 647 c.p.c., o apposto successivamente alla dichiarazione di fallimento, pertato non opponibile alla procedura fallimentare, quid iuris? Applicheranno in questo caso le regole speciali previste dalla concorsualità tra i creditori nella valutazione del credito, o viceversa, potranno ritenere che l’apposizione del visto di esecutorietà (o esecutività) ex art. 647 c.p.c., successiva alla dichiarazione di fallimento sia sufficiente a ritenere opponibile il decreto ingiuntivo ?
Concludendo questa introduzione, si può affermare riassumendo quanto segue:
Il decreto ingiuntivo, noto come procedimento d’ingiunzione, è un tipo particolare di procedimento di cognizione, e più precisamente di condanna; è un procedimento che appartiene alla categoria degli accertamenti, che secondo la terminologia processulcivilistica di autorevole dottrina, è definito come “accertamenti con prevalente funzione esecutiva”, caratterizzato dal punto strutturale dalla sommarietà della cognizione e viene emesso inaudita altera parte.
È disciplinato dagli artt. 633 e ss. del c.p.c., e proprio per le sue caratteristiche di procedimento sommario, il contraddittorio tra le parti è solo eventuale e successivo, lasciato all’iniziativa del debitore-intimato (o ingiunto), al quale è posto l’onere di proporre opposizione ex art. 645 c.p.c., nel termine perentorio di quaranta giorni dalla notifica del decreto.
In mancanza di opposizione tempestiva, ovvero in caso di mancata costituzione dell’opponente, tralasciando per brevità di esposizione le diverse ipotesi di opposizione tardiva ex art. 645 c.p.c., come più volte ripetuto, l’art. 647 c.p.c. prevede che lo stesso giudice che ha pronunciato il decreto, lo dichiari esecutivo, su istanza del creditore ricorrente e previa verifica della regolarità della notifica del decreto medesimo.
Ove, invece, l’opposizione venga tempestivamente proposta ma successivamente si estingua, oppure venga rigettata con sentenza passata in giudicato, gli artt. 653 e 654 c.p.c. prevedono che il decreto ingiuntivo venga dichiarato esecutivo, ancor dallo stesso giudice che lo ha pronunciato, con provvedimento reso in calce al decreto medesimo.
Completata questa breve sintesi del quadro normativo di riferimento, nei successivi paragrafi, verranno trattate gli effetti del decreto ingiuntivo nei confronti del debitore ingiunto che successivamente è stato dichiarato fallito.
L’efficacia del decreto ex art. 647 c.p.c., in caso di successivo fallimento del debitore ingiunto
Al solo scopo esaustivo e di completezza, si segnala un ulteriore orientamento meno rigoroso, ma assolutamente minoritario, assunto soprattutto dalla dottrina e da parte della giurisprudenza di merito, che ritiene la pronuncia di esecutività (per intervenuta definitività) del decreto ingiuntivo prevista dall’articolo 647 c.p.c., abbia natura dichiarativa di un giudicato già verificatosi per la mancata proposizione dell’opposizione nei termini di legge.
In buona sostanza, sulla scia di tale orientamento può ritenersi sufficiente, ai fini dell’ammissione al passivo (considerando verificatasi la definitività sostanziale del provvedimento monitorio ritualmente notificato a seguito della mancata opposizione) la produzione del decreto ingiuntivo completo della relata di notificazione e di attestazione della cancelleria (del Giudice che ha emesso il decreto) ex art. 124 disp. att. c.p.c., in ordine alla mancata opposizione, assumendo in questo modo il visto ex art. 647 c.p.c., apposto successivamente alla dichiarazione di fallimento, un rilievo meramente formale.
Inoltre, la Suprema Corte con la Sentenza in commento, (Cass. 1650/2014) chiarisce che nel procedimento monitorio è demandata al giudice un’attività giurisdizionale di verifica che il contraddittorio si sia correttamente instaurato attraverso la correttezza della notifica, “tale controllo rappresenta un momento irrinunciabile a garanzia del diritto di difesa dell’intimato”. A tale riguardo, il medesimo art. 647 c.p.c. prevede che “il giudice deve ordinare che sia rinnovata la notificazione quando risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza del decreto”.
Tale Sentenza conclude nel rilevare che “la funzione devoluta al giudice dall’art. 647 c.p.c. è molto diversa da quella della verifica affidata al cancelliere dall’art. 124 disp. att. c.p.c. sulla mancata proposizione di una impugnazione ordinaria nei termini di legge e dall’art. 153 disp. att. c.p.c. sulla verifica che la sentenza o il provvedimento del giudice è formalmente perfetto. Se ne differenzia, infatti, per il compimento di una attività giurisdizionale avente ad oggetto la verifica del contraddittorio, che, come già detto, nel processo a cognizione ordinaria ha luogo come primo atto del giudice e nel processo d’ingiunzione, ove non sia stata proposta opposizione, ha luogo come ultimo atto del giudice”.
Le Sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, oggetto del presente commento, sembra abbiano confermato e rafforzato l’orientamento già consolidato, per cui con estremo vigore, hanno escluso ogni possibile equipollenza con prassi ammesse da parte di alcuni Tribunali.
Per cui, si può sostenere, in termini di diritto sostanziale, che se il decreto ingiuntivo non è stato dichiarato esecutivo ex art. 647 c.p.c., con provvedimento antecedente alla dichiarazione di fallimento del debitore ingiunto, non si forma giudicato.
Gli effetti di questa circostanza, sono la conseguenza che in sede procedimento di accertamento del passivo concorsuale, il decreto ingiuntivo non sarà utilizzabile per provare il credito, che dovrà essere documentato e provato aliunde, come non costituirà titolo per il riconoscimento delle spese.
Ulteriore conseguenza rilevante, è l’inefficacia delle eventuali iscrizioni ipotecarie, che per le ragioni fino ad ora esposte, diventano inopponibili alla procedura fallimentare.
art. 647 c.p.c. decreto ingiuntivo dichiarazione di esecutorietà giudicato formale e sostanziale opponibilità fallimento
Autore: Dott. Roberto Carisi

References: art. 647
 art. 647
 art. 647
 art. 647
 art. 647
 art. 645
 art. 645
 sentenza 
 art. 647
 art. 124
 art. 647
 Sentenza 
 art. 647
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 647

art. 647