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Timestamp: 2018-06-18 23:16:37+00:00

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Lavoro, licenziamento, mansioni inferiori, mancata offerta, illegittimità Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 09/11/2016 n° 22798 | Sindacato FSI
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Lavoro, licenziamento, mansioni inferiori, mancata offerta, illegittimità Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 09/11/2016 n° 22798
Sentenza 9 novembre 2016, n. 22798
sul ricorso 7493/2014 proposto da:
VARVARITO LAVORI S.R.L., P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa anche disgiuntamente dagli avvocati TOMMASO ROLFO e GABRIELE PALOSCIA, giusta delega in atti;
M.S., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 103, presso lo studio dell’avvocato EMILIA RECCHI, rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA STRAMACCIA giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1021/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 01/10/2013 R.G. N. 1234/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/07/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;
udito l’Avvocato LORENZO CALVANI per delega orale ANDREA STRAMACCIA;
2.- Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la Varvarito Lavori Sri con due motivi. Ha resistito con controricorso M.S.. Parte ricorrente ha altresì depositato memoria ex art. 378 c.p.c. pervenuta però in cancelleria fuori termine.
Si sostiene che l’obbligo di repechage gravante sul datore di lavoro “non si estenda anche alle mansioni inferiori a quelle del lavoratore licenziato”. In correlazione si ravvisa una contraddittorietà della motivazione laddove si riferisce a nuove assunzioni, pacificamente riguardanti la mansione di manovale e quindi sicuramente mansione inferiore rispetto a quelle dell’inquadramento contrattuale di appartenenza del M.
Come noto, condizione di legittimità di un licenziamento disposto per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa, a mente della L. n. 604 del 1966, art. 3 è anche l’impossibilità di utilizzazione del lavoratore destinatario della risoluzione del rapporto in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte.
Più controverso se tale verifica debba investire anche la possibilità di adibizione a mansioni inferiori, frapponendosi ad essa l’ostacolo dell’inderogabilità della norma contenuta nell’art. 2103 c.c., comma 2 – nel testo pro tempore vigente, antecedente alla riformulazione introdotta dal D.Lgs. n. 81 del 2015, art. 3 – che comminava la nullità di ogni patto contrario a quanto stabilito dal comma 1 disposizione codicistica citata.
Nel corso del tempo, al cospetto del divieto inderogabile di assegnare il lavoratore a mansioni inferiori, si sono configurate eccezioni non solo da parte della legge (ad L. n. 223 del 1991 , ex. art. 4, comma 11; L. n. 68 del 1999, art. 4, comma 4; L. n. 151 del 2001, art. 7, comma 5) ma anche ad opera della giurisprudenza, sull’assunto razionale che le deroghe all’espressa previsione di nullità sono giustificate nelle sole ipotesi in cui vi è una oggettiva prevalenza dell’interesse del dipendente al mantenimento del posto di lavoro, rispetto alla salvaguardia di una professionalità che sarebbe comunque compromessa dall’estinzione del rapporto.
Ancor più di recente si è ribadito che le ragioni poste a fondamento della ricordata pronuncia delle Sezioni Unite n. 7755 del 1998 conservano piena validità anche nell’ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo conseguente a soppressione del posto di lavoro in conseguenza di riorganizzazione aziendale; anche in questa ultima ipotesi è infatti ravvisabile una nuova situazione di fatto (inerente al nuovo assetto dell’impresa anziché alla sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore) legittimante il consequenziale adeguamento del contratto, così come identiche sono le esigenze di tutela del diritto alla conservazione del posto di lavoro (prevalenti su quelle di salvaguardia della professionalità del lavoratore); al contempo analoghi devono ritenersi i limiti alla rilevanza della utilizzabilità del lavoratore in mansioni inferiori, da individuarsi nel rispetto dell’assetto organizzativo dell’impresa insindacabilmente stabilito dall’imprenditore e nel consenso del lavoratore all’adibizione a tali mansioni (in termini Cass. n. 4509 del 2016, conf. a Cass. n. 21579/2008 cit.).
4.- Con il secondo motivo si denuncia violazione degli artt. 2697 e 1362 c.c. nonchè omessa, contraddittoria e insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia per avere la sentenza impugnata “ritenuto provato il fatto che la retribuzione globale di fatto del lavoratore fosse pari ad Euro 2.525,96”.
Esso sollecita un non consentito sindacato di questa Corte su di un accertamento di fatto compiuto dal giudice del merito nel regime del novellato art. 360, comma 1, n. 5, come interpretato da Cass. SS.UU. n. 8054 del 2014, per di più censurando la sentenza con la formula della “omessa, contraddittoria e insufficiente motivazione” non più in vigore.
Poiché il ricorso per cassazione risulta nella specie proposto in data 14 febbraio 2014 occorre dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 3
 art. 3
 art. 4
 art. 4
 art. 7
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 360
 Cass. 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1