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Timestamp: 2020-07-05 06:43:39+00:00

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Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti: le condotte integranti illeciti amministrativi, art. 75 del DPR 9/10/90 n. 309 - stupefacenti reati amministrativi tossicodipendenz
Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti: le condotte integranti illeciti amministrativi, art. 75 del DPR 9/10/90 n. 309
L’articolo 75 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, è di particolare rilevanza all’interno del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. Infatti, tale disposizione normativa è in grado di distinguere le condotte penalmente(1) rilevanti da tutte le altre che, invece, rilevano soltanto sul piano dell’illecito amministrativo. In relazione alle trasformazioni socio-culturali il legislatore, di recente, ha sostituito e novellato la predetta disposizione normativa con l'art. 4 ter del D.L. 30 dicembre 2005, n. 272, convertito, con modificazioni, nella L. 21 febbraio 2006, n. 49.
Pertanto, il primo comma dell’art. 75 D.P.R. n. 309/90 è il seguente: “Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all’articolo 73, comma 1 bis, o medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezioni B e C, fuori delle condizioni di cui all’articolo 72, comma 2, è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:
sospensione del passaporto o di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;
In sintesi, si deve affermare che le predette sanzioni amministrative sono in grado di incidere pesantemente sulla vita di una persona, limitandone la libertà di movimento e l’esercizio di alcuni diritti.
Quindi, i successivi altri commi del predetto articolo disciplinano e regolano le modalità di applicazione delle predette sanzioni amministrative.
Fatte queste brevi premesse, è necessario ed opportuno puntualizzare in quali casi la condotta di un soggetto diviene penalmente irrilevante e, di conseguenza, rientra nell’ipotesi di cui all’art. 75 del D.P.R. n. 309/90. Sul punto di estrema rilevanza, a mio avviso, è la sentenza della Cassazione penale, sezione VI, 8 ottobre 2007, n. 37078, che è stata in grado di enucleare con chiarezza un nuovo importante principio di civiltà giuridica: “In materia di stupefacenti non sono punibili, e rientrano pertanto nella sfera dell’illecito amministrativo previsto dall’art. 75 D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope), l’acquisto e la detenzione di droga destinata all’uso personale che avvengano sin dall’inizio per conto e nell’interesse anche di altri soggetti dei quali sia certa l’identità e manifesta la volontà di procurarsi le sostanze destinate al proprio consumo, giacché in tal caso l’omogeneità teleologica della condotta dell’agente rispetto allo scopo degli altri componenti del gruppo caratterizza la detenzione come codetenzione e impedisce che egli si ponga in rapporto di estraneità e diversità rispetto agli altri, con conseguente impossibilità di connotazione della sua condotta come cessione”.
Pertanto, si deve rilevare che tutte le condotte rientranti nell’ambito di applicazione di cui all’art. 75 D.P.R. n. 309/90 si caratterizzano per essere inoffensive, cioè inidonee a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato dalla norma penale. Solo per fare un esempio, ciò può verificarsi nel caso della coltivazione di una sola pianta da cui possa estrarsi un esiguo quantitativo di sostanza stupefacente che diviene del tutto insufficiente a provocare in un soggetto un apprezzabile e significativo stato stupefacente. Inoltre, secondo una parte della giurisprudenza, anche le forme cd. atipiche di coltivazione di cannabis ad uso domestico sono del tutto inidonee a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato che si identifica nella salute delle singole persone. Tutto ciò per la mancanza di una reale offensività tanto da ricondurre la condotta sopraccitata all’interno dell’area della non punibilità per la conclamata destinazione a proprio esclusivo uso personale della o delle sostanze stupefacenti o psicotrope prodotte. Tuttavia, quanto espresso in precedenza viene spesse volte smentito da alcune pronunce della Suprema Corte che di recente ha stabilito: “L’attività di coltivazione di piante da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti, in base al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1, come modificato dalla Legge 21 febbraio 2006, n. 49, art. 4 bis, comma 1, di conversione del Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 272, è vietata e sanzionata penalmente(2), anche qualora la finalità dell’agente sia di destinare il prodotto della coltivazione a consumo personale”. (Cassazione penale, sezione IV, sentenza 10 gennaio 2008, n. 871
In conclusione, sulla base di tutte le precedenti riflessioni ed in relazione alla condotta di coltivazione di sostanze stupefacenti, si deve affermare, a mio modesto avviso, che non sempre rileva il criterio dell’eventuale destinazione ad uso personale, ma piuttosto la cd. inidoneità della condotta a porre in pericolo, rischio il bene giuridico tutelato dalla fattispecie penale incriminatrice. Pertanto, tale condotta deve essere valutata ed interpretata dagli operatori del diritto in base a degli specifici criteri oggettivi e soggettivi.
Si riporta in allegato il testo integrale dell’art. 75 del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309
75. (1) (Condotte integranti illeciti amministrativi). 1. Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all'articolo 73, comma 1 bis, o medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezioni B e C, fuori delle condizioni di cui all'articolo 72, comma 2, è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:
3. Accertati i fatti di cui al comma 1, gli organi di polizia procedono alla contestazione immediata, se possibile, e riferiscono senza ritardo e comunque entro dieci giorni, con gli esiti degli esami tossicologici sulle sostanze sequestrate effettuati presso le strutture pubbliche di cui al comma 10, al prefetto competente ai sensi del comma 13. Ove, al momento dell'accertamento, l'interessato abbia la diretta e immediata disponibilità di veicoli a motore, gli organi di polizia procedono altresì all'immediato ritiro della patente di guida. Qualora la disponibilità sia riferita ad un ciclomotore, gli organi accertatori ritirano anche il certificato di idoneità tecnica, sottoponendo il veicolo a fermo amministrativo. Il ritiro della patente di guida, nonché del certificato di idoneità tecnica e il fermo amministrativo del ciclomotore hanno durata di trenta giorni e ad essi si estendono gli effetti di quanto previsto al comma 4. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 214 e 216 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni. La patente di guida e il certificato di idoneità tecnica sono trasmessi al prefetto competente ai sensi del comma 13. In caso di guida di un veicolo durante il periodo in cui la patente sia stata ritirata ovvero di circolazione con il veicolo sottoposto a fermo amministrativo, si applicano rispettivamente le sanzioni previste dagli articoli 216 e 214 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni.
4. Entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione della segnalazione, il prefetto, se ritiene fondato l'accertamento, adotta apposita ordinanza convocando, anche a mezzo degli organi di polizia, dinanzi a sé o a un suo delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonché, eventualmente, per formulare l'invito di cui al comma 2. In tale attività il prefetto è assistito dal personale del nucleo operativo costituito presso ogni prefettura-ufficio territoriale del governo. Nel caso in cui l'interessato si avvalga delle facoltà previste dall'articolo 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, e non venga emessa ordinanza motivata di archiviazione degli atti, da comunicare integralmente all'organo che ha effettuato la segnalazione, contestualmente all'ordinanza con cui viene ritenuto fondato l'accertamento, da adottare entro centocinquanta giorni dalla ricezione degli scritti difensivi ovvero dallo svolgimento dell'audizione ove richiesta, il prefetto convoca la persona segnalata ai fini e con le modalità indicate nel presente comma. La mancata presentazione al colloquio comporta l'irrogazione delle sanzioni di cui al comma 1. Avverso l'ordinanza con cui il prefetto ritiene fondato l'accertamento e convoca la persona segnalata può essere proposta opposizione al giudice di pace, entro il termine di dieci giorni dalla notifica all'interessato. Nel caso di minore l'opposizione viene proposta al tribunale per i minori. Valgono per la competenza territoriale in merito all'opposizione gli stessi criteri indicati al comma 13.
6. Degli accertamenti e degli atti di cui ai commi da 1 a 5 può essere fatto uso soltanto ai fini dell'applicazione delle misure e delle sanzioni previste nel presente articolo e nell'articolo 75 bis.
8. Qualora la condotta di cui al comma 1 sia stata posta in essere da straniero maggiorenne, gli organi di polizia ne riferiscono altresì al questore competente per territorio in relazione al luogo, come determinato al comma 13, per le valutazioni di competenza in sede di rinnovo del permesso di soggiorno.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dall'art. 4 ter del D.L. 30 dicembre 2005, n. 272, convertito, con modificazioni, nella L. 21 febbraio 2006, n. 49.
(1) In riferimento alla condotta di coltivazione di sostanze stupefacenti non rileva l’eventuale destinazione ad uso personale, dal momento che né in base alla ratio né in base alla lettera della norma incriminatrice è dato distinguere tra varie tipologie di coltivazione. Il reato sussiste anche se la coltivazione mira a soddisfare le esigenze di approvvigionamento personale, in ragione della idoneità della condotta ad accrescere i pericolo di circolazione e diffusione delle sostanze stupefacenti e ad attentare al bene della salute con incremento delle occasioni di spaccio. Cassazione penale, sezione IV, sentenza 10 giugno 2005, n. 22037
(2) In tema di stupefacenti, alla coltivazione di piante da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti non si applica l’art. 75 D.P.R. 9 ottobre 1990, bensì l’articolo 73 dello stesso D.P.R., essendo irrilevante, ai fini della declaratoria di responsabilità penale, la destinazione d uso personale della coltivazione, nonché la modesta estensione di quest’ultima. Solo l’assenza o insufficienza di effetto drogante della sostanza coltivata consente di escludere l’offensività della condotta, configurandosi così il reato impossibile previsto dall’articolo 49 c.p. (Nella specie, la Corte ha osservato che le modifiche introdotte con la legge 21 febbraio 2006 n. 49 non hanno inciso sulla disciplina relativa alla coltivazione di stupefacenti). Cassazione penale, sezione IV, sentenza 7 dicembre 2006, n. 40295

References: art. 75
 art. 75
 sentenza 
 art. 73
 art. 4
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza