Source: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0179&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2020-08-07 23:59:04+00:00

Document:
il Ministero dell'economia e delle finanze l'8 maggio 2019 ha diffuso i dati aggiornati sul pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, rilevando un miglioramento sistematico dei tempi di pagamento, con in media un anticipo di un giorno rispetto ai termini previsti dalla legge;
in particolare, anche tenendo conto delle code dei pagamenti delle fatture del 2018 non ancora effettuati nel momento della rilevazione, si è registrato un significativo miglioramento rispetto ai tempi medi di ritardo relativi alle fatture del 2017 (10 giorni) e del 2016 (16 giorni);
la tendenza alla riduzione dei tempi di pagamento risulta generalizzata per i diversi comparti delle pubbliche amministrazioni e tali tempi sono mediamente inferiori di 8 giorni al Nord, con un valore medio leggermente superiore al Centro ed al Sud;
il sistema informativo della Piattaforma per i crediti commerciali (PCC) ha registrato il pagamento di 20,3 milioni di fatture, su un totale di 28 milioni di fatture emesse nel 2018 e, dal 1° gennaio 2019, con l'avvio del sistema SIOPE Plus, per la maggior parte degli enti è partita l'acquisizione automatica dei dati di pagamento;
il sistema Siope Plus, infatti, consente di acquisire informazioni dagli enti «in automatico», liberando gli stessi dall'obbligo di provvedere alla trasmissione elettronica alla piattaforma elettronica PCC di dati riguardanti il pagamento delle fatture, che ha costituito la principale criticità del precedente sistema di monitoraggio dei debiti commerciali e dei relativi tempi di pagamento;
l'attuale collegamento tra il sistema di contabilità Sicoge e PCC, affiancato dal Siope Plus, consentirà di ricevere in automatico in PCC tutte le informazioni sui pagamenti, garantendo una quasi totale copertura dell'universo delle pubbliche amministrazioni; la parte residuale di pubbliche amministrazioni che rimarrà scoperta è previsto venga gestita con interventi mirati;
tali dati e il trend positivo di riduzione dei tempi di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione consentiranno all'Italia di eliminare il contenzioso con l'Unione europea con riguardo al rispetto della direttiva 2011/7/UE, recepita in Italia con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, che ha stabilito il termine massimo di pagamento a 30 giorni, pena l'applicazione di interessi di mora;
lo stock di debito residuo scaduto e non pagato alle imprese al 31 dicembre 2018 era pari a circa 26,9 miliardi sul complesso dei 28 milioni di fatture, ma tale debito con le imprese è destinato a ridursi sensibilmente allorquando emergeranno i nuovi dati sui pagamenti che tutte le amministrazioni hanno dovuto inviare entro il 30 aprile;
la legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018), infatti, all'articolo 1, comma 867, ha stabilito che, solo per il 2019, le amministrazioni dovevano comunicare lo stock di debiti commerciali residui scaduti e non pagati entro il 30 aprile 2019 mentre a regime, ovvero a decorrere dal 2020, il termine sarà anticipato al 31 gennaio di ogni anno;
la stessa legge di bilancio ha, inoltre, previsto un meccanismo di anticipazione di tesoreria per gli enti locali e le regioni, con il coinvolgimento di banche, intermediari finanziari, Cassa depositi e prestiti S.p.a. e le istituzioni finanziarie dell'Unione europea, volto proprio all'ulteriore smaltimento dei debiti maturati alla data del 31 dicembre 2018, con la contestuale previsione di una serie di incentivi e di penalità per gli enti pubblici che garantiscano o meno il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali, nonché è stata prevista la pubblicazione dei dati relativi all'ammontare dello stock di debiti commerciali residui scaduti e non pagati alla fine dell'esercizio precedente di ogni singola amministrazione sul sito istituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri,
1) a dare ulteriore seguito al processo di accelerazione del pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni, come evidenziato in premessa, anche valutando di assumere iniziative per l'ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre che la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio, implementando l'applicazione di tutte le misure adottate nella legge di bilancio 2019, relative anche alle anticipazioni di tesoreria, per garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ed uscire, così, dalla procedura d'infrazione che la Commissione europea ha avviato contro l'Italia sull'attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento.
(1-00189) «Molinari, D'Uva».
è del 23 maggio 2019 la sentenza del tribunale di Milano che ha dichiarato il fallimento della Shernon spa, l'azienda che aveva acquisito lo scorso anno dalla ditta Mercatone Uno in Amministrazione Straordinaria, ben 55 punti vendita con l'obbligo assuntivo di oltre 2000 lavoratori. Di fatto, invece, la stessa era subentrata solo in 47 punti vendita con l'impiego di oltre 1800 persone;
la dichiarazione di fallimento è stata assunta alla luce delle richieste dei fornitori e per preservare l'azienda da un dissesto maggiore: in meno di otto mesi, sotto la nuova gestione, l'azienda ha infatti accumulato 90 milioni di perdite e il rischio era che l'emorragia finanziaria continuasse irrimediabilmente;
solo il 25 maggio 2019, i 1.800 lavoratori dell'ex Mercatone Uno hanno appreso, di notte e attraverso il social media Facebook, di essere rimasti senza lavoro a causa del fallimento e della chiusura dei punti vendita in Italia;
a riguardo, non si comprende come sia possibile che la situazione sia degenerata senza un intervento preventivo del Ministero dello sviluppo economico, che avrebbe dovuto vigilare sull'andamento della gestione della Shernon;
tra l'altro, già da mesi i sindacati, Filcams, Fisascat e Uiltucs, avevano evidenziato le loro preoccupazioni poiché, nel tempo, era emersa la mancanza di finanziamenti e di liquidità dell'azienda tanto che, negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciava ad essere insufficiente, tanto da non essere consegnata, neanche se già venduta e pagata dagli acquirenti;
a marzo 2019, in occasione di un incontro fra Filcams, Fisascat, Uiltucs e l'amministratore delegato di Shernon spa, quest'ultimo ha preannunciato un imminente capitalizzazione della società e ha informato le rappresentanze sindacali in merito ad una possibile trattativa con potenziali investitori. La ricapitalizzazione annunciata doveva essere effettuata entro la fine di marzo e presupponeva un investimento pari a circa 20 milioni di euro, cifra che le organizzazioni di categoria hanno ritenuto da subito assolutamente insufficiente a garantire la ripresa dell'azienda. A metà aprile, la Shernon ha poi presentato istanza di concordato preventivo presso il tribunale di Milano;
l'evolversi della vicenda ha dimostrato, quindi, che le preoccupazioni dei sindacati erano del tutto fondate e che a parere dei presentatori del presente atto non è stata adeguata la vigilanza del Ministero dello sviluppo economico sull'attuazione del piano industriale concordato con la Shernon;
adesso la mala gestione dell'azienda, perpetrata in questi mesi, ha causato danni ed accumulato perdite con ripercussioni gravi sull'intera filiera occupazionale, fino a determinare un vero e proprio dramma sociale: oltre i 1.800 lavoratori ex Mercatone Uno, vanno considerati più di 500 fornitori e un totale di oltre 10000 famiglie coinvolte;
acquisita la notizia del fallimento, è stato anticipato al 27 maggio 2019 un tavolo ministeriale presso il Ministero dello sviluppo economico per individuare le iniziative necessarie per fronteggiare la crisi industriale in questione;
è chiaro che vanno assunti urgenti provvedimenti a tutela dei lavoratori che versano adesso in una situazione di disperazione per l'improvvisa perdita del posto di lavoro,
ad adottare ogni utile iniziativa per tutelare i diritti dei lavoratori coinvolti nella crisi di Mercatone Uno, salvaguardando i posti di lavoro e la continuità reddituale;
ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, affinché il sistema di vigilanza sulla gestione delle crisi aziendali e sulla attuazione dei piani industriali sia efficace e tempestivo.
(7-00251) «Rizzetto, Zucconi».
la questura di Caserta in una comunicazione dell'ufficio di gabinetto del 9 maggio 2019, dall'oggetto «Intensificazione dei servizi di controllo nel comune di Parete e nei comprensori contigui (...)», scrive: «Si è appreso che nella mattinata di domani, venerdì 10 maggio 2019, il campo nomadi sito nel territorio del Comune di Giugliano in Campania sarà oggetto di sgombero»;
400 persone erano insediate nel campo rom allestito nell'area dell'ex fabbrica di fuochi «Schiattarella» dall'estate del 2016, quando avevano lasciato le baracche precedentemente costruite nel campo di Masseria del Pozzo, in zona Tre Ponti, sempre a Giugliano;
il sito Fanpage.it del 10 maggio 2019 scrive: «Questa mattina, venerdì 10 maggio, le forze dell'ordine hanno sgomberato il campo rom di Giugliano in Campania – nella provincia di Napoli – che sorge nell'area dell'ex fabbrica di fuochi Schiattarella. Gli uomini delle forze dell'ordine hanno dato esecuzione a un'ordinanza del sindaco di Giugliano Antonio Poziello emanata a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie in cui versa il campo nomadi. (...) Circa 400 persone, tra cui ci sono molte donne e minori, si trovano adesso per strada. Gli abitanti del campo rom, durante lo sgombero, si sono spostati in un'area vicina e adesso sono in attesa di sistemazione»;
il Corriere del Mezzogiorno del 16 maggio 2019 riporta la notizia di una conferenza stampa tenutasi a Roma presso la Camera dei deputati sulla vicenda dello sgombero del campo rom di Giugliano; in particolare, riporta la circostanza che l'allontanamento dei rom sarebbe avvenuto sotto le minacce sia della cancellazione della residenza anagrafica da parte del comune e sia della sottrazione dei minori;
nel documento «Rapporto sullo stato della Comunità Rom residente in località Masseria del Pozzo nel Comune di Giugliano in Campania (Napoli)», consegnato nel febbraio 2014 alla Commissione diritti umani del Senato della Repubblica è scritto «Il campo Rom di Masseria del Pozzo è sorto nella primavera del 2013 nel comune di Giugliano in Campania in base alla deliberazione del Commissario prefettizio – insediatosi in luogo dell'amministrazione comunale – n. 10 del 6 dicembre 2012. Le persone Rom che vi abitano, 384 di cui 218 minori, sono assegnatarie di piazzole ove hanno sistemato roulotte di loro proprietà. Il campo è anche dotato di alcuni container adibiti a toilette. I fondi per la sua predisposizione derivano da un finanziamento del Ministero dell'interno erogato in base ad un progetto presentato dal Commissariò stesso»;
un altro documento pubblico richiamato nel rapporto sullo stato della comunità rom residente in località Masseria del Pozzo nel comune di Giugliano in Campania (Napoli) e ossia il «Rapporto» stilato dal geologo toscano Giovanni Balestri ha come oggetto l'Area Vasta di Giugliano e nel presentare le risultanze delle indagini scientifiche condotte su incarico della magistratura relativa all'area di Masseria del Pozzo, conclude: «(...) lo scenario che se ne ricava dalla gestione dell'Area di Masseria del Pozzo è di disastro ambientale, unitamente all'avvelenamento delle acque»;
la strategia di inclusione/integrazione dei Rom, Sinti e dei Caminanti 2012/2020 in attuazione alla comunicazione della Commissione europea n. 173/2011 e depositata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri prevede 10 princìpi fondamentali che sono: politiche costruttive, pragmatiche e non discriminatorie; approccio mirato, esplicito, ma non esclusivo; approccio interculturale; integrazione generale; consapevolezza della dimensione di genere; divulgazione di politiche basate su dati comprovati; uso di strumenti comunitari; coinvolgimento degli Enti regionali e locali; coinvolgimento della società civile; partecipazione attiva dei RSC (Rom, Sinti e Caminanti);
la Strategia di inclusione/integrazione dei Rom, Sinti e dei Caminanti 2012/2020 prevede, inoltre, che le esperienze dei territori dimostrano la necessità di una politica nazionale costruita sulla base di strategie locali integrate e che risponda agli specifici bisogni dei territori, una politica quindi non emergenziale e adeguata alle diverse condizioni di Rom, Sinti e Caminanti (RSC);
il sito dell'associazione 21 luglio riporta la notizia che la Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, avrebbe imposto al Governo italiano di fornire un alloggio adeguato alle famiglie rom che, dopo lo sgombero forzato avvenuto a Giugliano, nei giorni scorsi, supportati da Associazione 21 luglio e da European Roma Rights Centre, avevano presentato ricorso;
il decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018 stabilisce le norme del codice della protezione civile –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo, in sinergia con il comune di Giugliano, per assicurare una sistemazione definitiva ai 400 Rom che sono per strada dopo lo sgombero del campo Rom sito nell'area dell'ex fabbrica di fuochi Schiattarella del comune di Giugliano, anche tenuto conto delle misure previste nella Strategia di inclusione/integrazione dei Rom, Sinti e dei Caminanti 2012/2020 in attuazione alla comunicazione della Commissione europea n. 173 del 2011;
se sia a conoscenza dell'ammontare di eventuali fondi utilizzati negli ultimi anni per la comunità Rom di Giugliano, nell'ambito della Strategia di inclusione/integrazione dei Rom, Sinti e dei Caminanti e se vi siano ulteriori risorse destinate a tale scopo e attualmente inutilizzate;
se sia a conoscenza di eventuali comportamenti impropri da parte del personale del comune di Giugliano verso i Rom, posto che, in particolare, secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbe stata addirittura minacciata la cancellazione della residenza anagrafica e la sottrazione dei minori;
di quali elementi disponga, per quanto di competenza, circa qualche progetto del comune di Giugliano riguardante la sistemazione abitativa dei Rom e i percorsi di inclusione e integrazione;
se trovi conferma la notizia riguardante una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo che inviterebbe il Governo italiano a fornire un alloggio adeguato alle famiglie Rom del campo di Giugliano;
se non ritenga di valutare un intervento della Protezione civile finalizzato ad assicurare i bisogni primari (acqua, elettricità, servizi igienici) della comunità Rom di Giugliano.
(2-00395) «Sarli, Sportiello, D'Arrando, Papiro, Parentela, Parisse, Paxia, Penna, Perantoni, Perconti, Pignatone, Raduzzi, Raffa, Rizzo, Romaniello, Paolo Nicolò Romano, Roberto Rossini, Ruggiero, Ruocco, Giovanni Russo, Saitta, Salafia, Scagliusi, Scanu, Scerra, Scutellà, Segneri, Serritella, Francesco Silvestri, Siragusa, Sodano, Spadoni, Spessotto, Sut».
UBALDO PAGANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
in data 28 luglio 2012 è stato sottoscritto il protocollo d'intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, per un importo complessivo di 336.668.320 euro;
per l'attuazione degli interventi previsti dal protocollo, con decreto-legge n. 129 del 7 agosto 2012, è stata disposta la nomina di un commissario straordinario per le bonifiche, ambientalizzazione e riqualificazione dell'area di Taranto; in data 3 agosto 2012, con deliberazione n. 87/2012, il C.i.p.e. ha previsto la realizzazione di diversi interventi tra cui la messa in sicurezza di emergenza per la rimozione dei sedimenti contaminati da Pcb nel seno del Mar Piccolo in corrispondenza delle aree di mitilicoltura per un importo di euro 21.000.000;
la regione Puglia, con atto dirigenziale n. 113 del 25 giugno 2013, ha impegnato e liquidato (all'85 per cento) tutte le risorse finanziarie complessive erogate in suo favore dal C.i.p.e. (delibere n. 87/2012 e n. 92/2012) e dal Ministero dell'ambiente (decreti del segretario generale del 17 dicembre 2012 e dell'8 aprile 2016) sulla contabilità speciale del commissario straordinario, per la realizzazione degli interventi urgenti previsti dal protocollo del 2012;
nel 2018 l'avanzamento della spesa degli interventi previsti dalla richiamata delibera del C.i.p.e. era pari al solo 17,89 per cento in relazione agli interventi di bonifica del Mar Piccolo;
in particolare, il 24 giugno 2016, dopo un lungo periodo di verifiche e sopralluoghi, il Commissario straordinario, la regione Puglia e il comune di Taranto hanno sottoscritto lo specifico progetto di «Bonifica e riqualificazione ambientale delle sponde e delle aree contermini»;
il 13 settembre 2018, completate le procedure di selezione del personale, sono stati sottoscritti 145 contratti di lavoro degli operatori del cosiddetto «Progetto Verde Amico»;
il 12 novembre 2018, dopo 28 mesi dalla firma del primo accordo, è stata data notizia dell'inizio delle attività di manutenzione e bonifica leggera previste dal progetto della durata complessiva di 15 mesi in un'area adiacente al Parco Cimino;
il 23 maggio 2019 diversi organi di stampa e alcune associazioni ambientaliste hanno diffuso, nell'ambito dell'indagine «Beach Litter 2019» di Legambiente, i risultati del monitoraggio delle sponde del Mar Piccolo, in corrispondenza del Parco Cimino, contando ben 1525 rifiuti in cento metri lineari di spiaggia, pari a 15 rifiuti al metro, più del doppio rispetto ai 761 dello scorso anno;
tra quelli rinvenuti, il 93,5 per cento dei rifiuti è costituito da plastiche e tra i rifiuti in plastica, il 49,5 per cento lei totale risulta essere costituito da reti utilizzate in mitilicoltura, intere o in pezzi;
constatato che nel Mar Piccolo sussistono condizioni critiche di contaminazione ambientale, non si comprende ancora il percorso seguito e il modello tecnico-scientifico, amministrativo e gestionale attuato per la bonifica l'ambientalizzazione e la rigenerazione dell'area –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare il Governo al fine di richiedere al commissario straordinario la pubblicazione degli atti riguardanti lo stato di avanzamento degli interventi previsti per la bonifica dell'area di Taranto, nonché quelli relativi ai dati delle analisi, degli studi e delle consulenze commissionate e finanziate con fondi pubblici;
se e quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda intraprendere affinché il Commissario straordinario adotti iniziative volte a sostenere i pescatori e i mitilicoltori ad affrontare l'emergenza della plastica in mare e a prevenire la azione di rifiuti in plastica.
i Regi Lagni sono un reticolo di canali rettilinei, per lo più artificiali, il cui bacino si estende in un'area di 1.095 chilometri quadrati in 99 comuni della città metropolitana di Napoli e delle province di Caserta, Avellino e Benevento;
il comune di Nola, facente parte della Città metropolitana di Napoli, nella frazione Piazzolla (al confine col comune di Palma Campania) è attraversato da un tratto dei Regi Lagni posizionato sul tracciato che fa parte del bacino del Lagno di Quindici. Da molti anni i residenti dei comuni di quella area soffrono del fenomeno delle esondazioni, in particolare in occasione di piogge copiose a causa della assenza di manutenzione agli alvei i quali risultano ostruiti da detriti e rifiuti vari trascinati dalle acque;
per arginare tali problematiche il piano di gestione di bacino della Autorità di distretto Appennino meridionale ha previsto degli interventi di sistemazione idraulica dei Regi Lagni necessari per la prevenzione dalle alluvioni: regimazione con creazione di vasche di laminazione, interventi straordinari di pulizia dell'alveo, interventi di ripristino della regolare funzionalità idraulica dei canali con eliminazione, ad esempio, delle tombature degli stessi, che, tuttavia, determinano la loro ostruzione e conseguente alluvionamento in condizioni di piena;
la regione Campania, sulla base del piano di gestione di bacino, redatto dalla Autorità di distretto idrografico, ha adottato le conseguenti misure, da applicare con il «piano regionale di tutela delle acque». In tale piano è previsto il finanziamento del progetto pilota per la sistemazione idraulica dei Regi Lagni per 2 milioni di euro. Da fonti di stampa si è appreso che, per l'attuazione degli interventi previsti dal suddetto progetto pilota, è stato stipulato nei mesi scorsi un protocollo di intesa tra i comuni interessati (Marigliano, Nola, San Paolo Belsito, Tufino, Cicciano, Camposano, Scisciano, San Vitaliano, Casamarciano) e la regione Campania. I suddetti comuni hanno anche affidato la progettazione dell'opera all'Agenzia locale di Sviluppo, che però, pare, si sia limitata solo ad un programma di fattibilità complessivo. Soltanto il comune di Casamarciano è riuscito ad ottenere 600.000 euro di finanziamenti a seguito della presentazione dei progetti esecutivi per la manutenzione del tratto degli alvei di sua competenza;
il neonato «Tavolo tecnico permanente sui Regi Lagni» aperto a tutti i Comuni della città metropolitana di Napoli e della provincia di Caserta, istituito presso il Ministero dell'ambiente, evidenzia la volontà di creare le condizioni per un'azione di sistema che permetta di agire nell'immediato e al contempo di individuare una filiera d'azione che possa procedere nel medio e lungo termine, realizzando una pianificazione territoriale partendo da un territorio in difficoltà;
ad oggi con la delibera di giunta regionale n. 582 del 18 settembre 2018 avente ad oggetto: «Patto per lo sviluppo della regione Campania» sono stati stipulati degli accordi fra regione e Invitalia per l'attuazione dell'intervento strategico del «Piano regionale di Bonifica» compreso nell'asse tematico «Ambiente». All'interno del piano circa 30 milioni di euro sono stati previsti per l'esecuzione del piano di caratterizzazione elaborato da ARPAC per le aree fluviali e demaniali dei Regi Lagni –:
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare possa fornire chiarimenti sulle attività del neonato «Tavolo tecnico permanente sui Regi Lagni», istituito presso il Ministero dell'ambiente e quali siano i tempi d'intervento per far fronte alla sopradescritta situazione ambientale;
quale sia la situazione delle bonifiche delle aree fluviali e demaniali dei Regi Lagni.
(2-00396) «Iovino, Ilaria Fontana, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Licatini, Alberto Manca, Maraia, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Varrica, Vianello, Vignaroli, Zolezzi, D'Uva».
GEMMATO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nel territorio di Lucera (Foggia) opera da circa dieci anni la società ex Bio Ecoagrim s.r.l., ora Maia Rigenera, esercente attività di compostaggio;
secondo fonti di stampa, pare che la società, nel 2011, si sia resa protagonista di smaltimento illecito di rifiuti nonché di creazione di una discarica abusiva in un'area immediatamente adiacente all'impianto di compostaggio (di proprietà della stessa ditta) causando anche danni alle condotte dell'acqua sottostanti;
in quel periodo l'impianto della società fu sottoposto a sequestro dall'autorità giudiziaria per ipotesi di reato di tipo ambientale, così come affermato dal comandante del Nucleo operativo ecologico gli organi di stampa;
in particolare, secondo fonti di stampa, «... nella discarica i rifiuti si ammassavano andando a creare anche danni alle tubature dell'impianto idrico dell'AQP s.p.a. che rifornisce la città di Lucera che si trova proprio sotto la discarica stessa...»;
a dimostrazione della pericolosità e della capacità di inquinamento dei rifiuti stoccati in questa zona, sembra rilevante evidenziare che, secondo quanto si evince dalla sentenza della Corte di Cassazione, n. 35792 – Anno 2017, il tribunale del riesame di Foggia confermò il decreto di sequestro preventivo emesso il 19 settembre 2016 dal giudice per le indagini preliminari relativo ad altro stock di rifiuti ovvero di ammendanti prodotti dalla ex Bio Ecoagrim compostati con valori superiori al consentito (quanto a plastica, vetro e cromo esavalente);
alcuni recenti rilievi dell'Arpa evidenziano che, attualmente, nell'area di proprietà dell'azienda sussisterebbe da anni lo stoccaggio di materiale organico che potrebbe determinare infiltrazioni di percolato nel sottosuolo, inquinando le falde acquifere;
infatti, da quanto si evince dalla relazione elaborata dalla ex Bio Ecoagrim a marzo 2019 in riscontro ad una diffida della provincia di Foggia, pare che l'Arpa abbia così affermato: «Atteso che nel corso degli anni è stata effettuata una ingente attività di deposito di materiale organico all'esterno e che potrebbe aver contaminato le acque di falda per infiltrazioni del percolato attraverso gli strati superficiali di terreno (...) si ritiene opportuno che l'Autorità competente prescriva ... specifici controlli per le acque sotterranee...»;
dai fatti citati in premessa, dunque, sembrerebbe che, dal 2011 ad oggi, l'attività di stoccaggio di rifiuti e di materiale organico in queste aree, abbia determinato in un primo momento danni alle condotte dell'acqua con la conseguente e diffusa preoccupazione per la cittadinanza, e attualmente, così come affermato dall'Arpa potrebbe determinare un pericolo per l'ambiente, per le falde acquifere sottostanti e dunque per la consente probabilità di inquinamento delle acque che giungono nelle case dei cittadini;
a seguito dei predetti rilievi dell'Arpa e a conferma del pericoloso stoccaggio del citato materiale organico, la provincia di Foggia, così come si evince da determinazione dirigenziale n. 388 del 5 marzo 2019, ha accertato che «nel corso degli anni è stata effettuata una ingente attività di deposito di materiale organico all'esterno la quale potrebbe aver contaminato le acque di falda per infiltrazioni del percolato attraverso gli strati superficiali di terreno» e che «nel corso dei sopralluoghi sono stati riscontrati fenomeni di abbandono di rifiuti sul terreno confinante al sito produttivo la cui proprietà risulta attribuibile alla stessa società MAIA Rigenera s.r.l.» (ex Bioecoagrim s.r.l);
se i fatti esposti in premessa corrispondono al vero e, in caso affermativo, se intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, anche per il tramite del Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, per verificare lo stato delle acque sotterranee, al fine di accertare se sussista la necessità di rimozione del materiale organico stoccato che potrebbe determinare ulteriore contaminazione delle acque di falda per il tramite del percolato, nonché il pericolo di danneggiamento della stessa condotta di approvvigionamento idrico della città di Lucera, come già accaduto in passato.
(5-02167)
i Paesi industrializzati producono e consumano molta più plastica di quanta ne riescano a riciclare e a smaltire. E non sapendo come gestirla, hanno pensato di esportarla altrove. Fino alla fine del 2017 era stata la Cina la destinazione principale degli scarti plastici di tutto il mondo. Una discarica ideale, lontana dagli occhi e quindi anche dal cuore. Poi dal 2018 il Governo di Pechino ha chiuso le proprie frontiere a 24 diversi tipi di rifiuti, tra cui appunto la plastica, con il risultato che le nazioni con un surplus di scarto hanno dovuto trovare nuovi canali e nuove destinazioni;
prima si è trattato di altri Paesi del Sud Est asiatico, ovvero Vietnam, Malesia e Thailandia. Poi, anche in questi Stati, oggi al vertice della classifica degli importatori, sono state applicate delle restrizioni ed è stato necessario reperire altre destinazioni per non interrompere i flussi attuali e futuri. Indonesia e Turchia oggi sono tra i principali importatori emergenti a livello globale, ma spuntano sempre nuovi canali;
l’export dei rifiuti non è di quelli che fanno bene alla bilancia commerciale. Anzi. È un costo piuttosto pesante che tante nazioni, a partire dagli Stati Uniti e dal Giappone, che sono i principali esportatori di materie plastiche di scarto (i primi sono responsabili del 16,5 per cento del totale, i secondi del 15,3 per cento) accettano di pagare pur di risolvere un problema che sta via via assumendo proporzioni ingovernabili. Nel 2016, a livello globale, erano state delocalizzate 12 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti in plastica; circa 10 milioni nel 2017; e quasi 6 milioni tra il gennaio e il novembre del 2018;
anche l'Italia, come molti altri Paesi dell'Unione europea, ricorre a questa pratica: in un anno manda a smaltire oltre confine circa 197 mila tonnellate di plastica, questo il dato del 2018; nei due anni precedenti era anche di più, trattandosi di un quantitativo di rifiuti che corrispondono al 2,25 per cento della quantità esportata globalmente. Una quota che posiziona l'Italia all'11 esimo posto della classifica mondiale. Sono numeri che emergono dal report sulle nuove rotte dei rifiuti plastici che Greenpeace ha diffuso a fine aprile;
lo Sri Lanka, che risulta tra le mete preferite per l’export della plastica, nelle scorse settimane risulterebbe che abbia chiuso alle importazioni di rifiuti afferenti a matrici plastiche, quindi prevalentemente quelli con codici 19.12 e soprattutto bottiglie in plastica;
questa decisione avrebbe comportato a quanto consta all'interrogante il respingimento di 400.000 tonnellate di materiale verso i Paesi di provenienza, cioè Spagna ed Italia in prevalenza;
i suddetti materiali risulterebbero regolarmente spediti da molte società, tutte in ambito dell'Unione europea;
a quanto consta all'interrogante Legambiente Lombardia sarebbe venuta a conoscenza in via confidenziale di questa vicenda, che ad oggi non è stata ne riportata dai media o divulgata sui social, solo grazie ai suoi rapporti con ambienti legati a società di import/export, operatori di settore e rappresentanza industriale che hanno contatti con India e Paesi limitrofi;
sempre da questi rapporti sembrerebbe emergere che Paesi come lo Sri Lanka, e successivamente in triangolazione con l'India, usino gli ex combustibili derivati di rifiuti, tipo il codice 19.12.04, e le bottiglie di plastica in vari cementifici o simili, essendo questa una pratica comune nei suddetti Paesi e che varie società, in prevalenza indiane, operino in questa attività di import –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e nel caso la vicenda rappresentata risultasse vera quali iniziative il Governo per quanto di competenza, intenda assumere affinché questi rifiuti afferenti a matrici plastiche vengano smaltiti correttamente in Italia.
(5-02176)
MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, FANTUZ, FERRARI, FOGLIANI, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GASTALDI, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LATINI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LO MONTE, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MARCHETTI, MATURI, MORELLI, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RIBOLLA, SALTAMARTINI, SASSO, STEFANI, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, ZICCHIERI, ZIELLO, ZÓFFILI e ZORDAN. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
l'ultima selezione pubblica internazionale per la nomina del nuovo direttore generale della Reggia di Caserta sarebbe stata viziata da un clamoroso errore matematico che avrebbe escluso dalla terna dei 77 candidati quello che aveva il punteggio più alto;
uno dei candidati, Antonio Tarasco, dirigente di seconda fascia della direzione generali musei del Ministero per i beni e le attività culturali e professore ordinario di diritto amministrativo, ha chiesto l'annullamento del concorso presentando istanza in autotutela indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro interrogato;
secondo il ricorrente, la selezione dei candidati da parte della commissione si è svolta in due fasi, la prima con la valutazione su una scala da zero a cento dei titoli contenuti nei curricula. Superato il punteggio minimo, i candidati sono stati valutati con un colloquio valutato con un punteggio da zero a venti;
la commissione di valutazione il 5 aprile del 2019, tra tutti i 77 candidati, ha selezionato una terna di «migliori» da sottoporre poi alla scelta discrezionale del Ministro interrogato;
il Ministro interrogato ha reso noto successivamente di intendere proporre al Presidente del Consiglio dei ministri, per la nomina a direttore generale della Reggia di Caserta, l'architetto Tiziana Maffei, libero professionista iscritta all'ordine degli architetti, pianificatori, paesaggistici e conservatori di Ascoli Piceno;
Epifani Mario, Maffei Tiziana e Palumbo Francesco sono stati i tre candidati «finalisti», rispettivamente con il punteggio nella valutazione dei titoli di: 57, 58, 59, secondo quanto risulta dal verbale n. 9 del 5 aprile 2019;
questi candidati risultano aver conseguito un punteggio inferiore al candidato Tarasco che, invece, nella sola valutazione dei titoli, risulta aver conseguito un punteggio – per la Reggia di Caserta – di 62;
dunque, il mancato inserimento del candidato Tarasco all'interno della terna da proporre al Ministro interrogato, in particolare per quanto concerne la terna per la Reggia di Caserta, appare evidentemente il frutto di un errore di calcolo della stessa commissione esaminatrice. Diversamente, si tratterebbe di una deliberata ed ingiustificata esclusione –:
se il Ministro interrogato, alla luce di quanto emerso, non ritenga opportuno annullare il procedimento di selezione, prima ancora che la nomina della Maffei venga ufficializzata dal Consiglio dei ministri.
(3-00746)
FREGOLENT, PICCOLI NARDELLI, CIAMPI, GARIGLIO e ASCANI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
l'ente autonomo Teatro regio di Torino è amministrato da una apposita fondazione; l'unico organo di gestione è rappresentato dal sovrintendente, nominato dal Ministro dei beni e delle attività culturali su proposta del consiglio d'indirizzo;
nel 2018 il consiglio d'indirizzo ha proposto di nominare un nuovo sovrintendente nella figura di William Graziosi nonostante su tale nominativo fossero sorte gravi perplessità legate soprattutto alle sue qualifiche e competenze professionali inappropriate per ricoprire il prestigioso incarico; criticità già rilevate anche nella interrogazione a risposta scritta numero 4-00146;
il Ministero dei beni e delle attività culturali ha comunque approvato la nomina di William Graziosi e, rispondendo alla interrogazione a risposta scritta sopracitata (risposta scritta pubblicata sabato 29 dicembre 2018 nell'allegato B della seduta n. 105) ha dichiarato testualmente che il candidato aveva un curriculum adeguato e una «specifica e comprovata esperienza nel settore»;
nei giorni scorsi sulla stampa è stata pubblicata una lettera, non firmata ma rappresentativa di circa la metà dei dipendenti del teatro regio, che denunciava atteggiamenti autoritari e scorretti di Graziosi nei confronti del personale ed una gestione dell'ente senza prospettive che ha prodotto un piano industriale incapace di attrarre finanziamenti, di promuovere l'alta formazione ed insufficiente per le attività comunicazione e di marketing;
le reazioni a tale lettera sono state immediate: i sindacati hanno dichiarato che con la gestione Graziosi (definendolo «Sovrintendete inadeguato») sono a rischio 50 lavoratori a causa della difficile situazione finanziaria della Fondazione attualmente in carenza di liquidità;
a quanto si apprende dalla stampa il direttore artistico del teatro regio, Alessandro Galoppini, avrebbe annunciato le sue possibili dimissioni dopo che l'assessore comunale alla cultura ha confermato la volontà da parte della giunta di mantenere l'attuale sovrintendente –:
se il Ministro interrogato continui a ritenere che Walter Graziosi abbia le competenze e le capacità per ricoprire il ruolo di sovrintendente della Fondazione del teatro di Torino e, in caso contrario, quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere affinché sia revocato dall'incarico.
(5-02169)
EMANUELA ROSSINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la Corte di cassazione – terza sezione civile – da ultimo con la sentenza n. 3709 del 2019, ha ritenuto che siano efficaci solo le notifiche via pec provenienti dagli indirizzi di posta elettronica del registro generale degli indirizzi elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della giustizia;
l'articolo 16-sexies del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, e successive modificazioni e integrazioni, ha introdotto il domicilio digitale;
ogni avvocato ha, quindi, indicato un indirizzo pec al consiglio dell'ordine di appartenenza che ha poi fatto le comunicazioni al Ministero ai fini della compilazione del registro generale degli indirizzi elettronici e, secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, solo questo indirizzo è valido ai fini processuali anche per l'efficacia delle notifiche degli atti giudiziari e la decorrenza dei termini;
a seguito di tale pronuncia della Corte di cassazione risulterebbe, quindi, precluso l'utilizzo degli indirizzi Ini-pec e Registro imprese, come bacini da cui attingere gli indirizzi pec validi per le notifiche degli atti giudiziari;
tutto ciò sembra agli interroganti in contrasto con la normativa vigente che, invece, indica anche gli indirizzi Ini-pec e Registro imprese come elenchi validi;
la sentenza renderebbe nulle tutte le notifiche fatte negli anni via pec e ha prodotto l'effetto di indurre tanti professionisti a notificare nuovamente gli atti giudiziari in via cartacea per avere la certezza di validità delle notifiche –:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare iniziative normative per chiarire che, ai fini processuali, compresa l'efficacia delle notifiche degli atti giudiziari e la decorrenza dei termini, sono validi anche gli indirizzi Ini-pec e Registro imprese.
(3-00743)
FORNARO e CONTE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'ufficio del giudice di pace, istituito con la legge n. 374 del 1991, è sorto come ufficio autonomo con un proprio coordinatore, con competenza di primo grado, concorrente, in alcune materie, esclusiva in altre;
i giudici di pace assegnati all'ufficio non hanno funzione vicaria e sostitutiva del magistrato ordinario, ma sono titolari di ruolo e funzione ex articolo 1 dell'ordinamento giudiziario; sono stati nominati con rapporti a termine, prorogati nel tempo, oltre il periodo inizialmente previsto, per sopperire a esigenze dello Stato e, attualmente, sono di fatto già permanentemente incardinati nel proprio ufficio;
sono circa un migliaio e amministrano il 70 per cento del contenzioso;
la legge n. 57 del 2016 interviene sulla loro condizione, unificando tale figura con quella della magistratura onoraria; la legge elimina la figura del coordinatore, abbassa il limite di età del rapporto di servizio a 68 anni, trasformando il rapporto da full time in part time e diminuendo i compensi, conservando il sistema di pagamento a cottimo e procedendo all'immissione in servizio di nuovi giudici; elimina le garanzie del procedimento disciplinare e lascia i giudici di pace privi di previdenza e assistenza; istituisce l'ufficio del processo in cui saranno destinati unitamente a cancellieri e tirocinanti anche i giudici di pace;
i sindacati hanno ripetutamente suggerito modifiche normative per ovviare alle criticità della legge che, tra i suoi diversi aspetti, accentua i caratteri di subordinazione e la disparità di trattamento con i cosiddetti togati; infatti, nonostante svolgano il medesimo lavoro, restano vincolati all'osservanza di tutti i doveri propri dei togati ma privi delle più elementari tutele;
negli ultimi 15 mesi, i giudici di pace hanno scioperato 11 volte per 115 giorni con slittamento di milioni di cause; un nuovo sciopero si è svolto dal 6 al 17 maggio 2019;
l'Italia è fanalino di coda in Europa nella risoluzione delle cause civili (occorrono mediamente 532 giorni per una sentenza di primo grado in campo civile e commerciale, contro una media europea di 237 giorni) e penali (386 giorni per una sentenza di primo grado, contro la media europea di 133 giorni) –:
quali iniziative intenda adottare sulle condizioni dei giudici di pace, tenendo conto delle richieste sindacali, anche tramite la revisione della legge n. 57 del 2010, ripristinandone l'autonomia e riconoscendo dignità e valore alla loro funzione in considerazione del ruolo fondamentale che svolgono nel sistema giudiziario italiano.
(3-00744)
BAZOLI, VERINI, MORANI, BORDO, MICELI, FERRI, ANNIBALI, VAZIO, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI e FIANO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
(3-00745)
il sempre maggiore ricorso alla pratica delle «multe a strascico» attraverso l'impiego massivo dei dispositivi elettronici di rilevazione a distanza per l'accertamento delle violazioni del codice della strada, in particolar modo nel caso dei divieti di sosta, sta ridimensionando drasticamente la virtuosa consuetudine a rilasciare comunicazioni immediate ai trasgressori per mezzo dei preavvisi apposti direttamente sul mezzo;
tale situazione ha tre effetti negativi interrelati: a) si fa venir meno una chiara e diretta forma di avviso e comunicazione ai cittadini; b) si esclude un valido strumento di prevenzione utile a evitare la reiterazione della violazione, poiché l'utente nei tempi della notifica può comunque ripetere il medesimo errore, ed essere avvisato della irregolarità solo dopo diverse violazioni; c) il trasgressore non ha più la possibilità di evitare la spesa di notifica, con un evidente aggravio economico, che, in caso di mancato pagamento, ricade in capo all'amministrazione –:
se il Ministro interpellato non intenda assumere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per imporre l'obbligo del preavviso di notifica almeno per l'accertamento della violazione del divieto di sosta, dando così rilievo al fattore di prevenzione e di deterrenza della sanzione, e riducendo l'aggravio dei costi di notifica per cittadini e amministrazioni.
(2-00394) «Baldelli, Gelmini, Bergamini, Mulè, Germanà, Zanella, Sozzani, Rosso, Pentangelo, Bond, Caon, Della Frera, Fiorini, Fitzgerald Nissoli, Gregorio Fontana, Gagliardi, Giacometto, Mandelli, Mazzetti, Mugnai, Musella, Napoli, Nevi, Novelli, Orsini, Palmieri, Pedrazzini, Perego Di Cremnago, Pettarin, Porchietto, Ravetto, Ripani, Rossello, Rotondi, Ruffino, Saccani Jotti, Sarro, Sandra Savino, Zangrillo».
BERGAMINI, GELMINI e OCCHIUTO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il Governo ha sottoposto le grandi opere nel nostro Paese ad una analisi costi/benefìci basata su criteri sociali e ambientali, calcolati a partire dai risultati dell'analisi finanziaria delle stesse opere. La commissione è guidata dal professore Ponti;
sulla composizione e sugli incarichi dei membri della commissione valutatrice sono emerse numerose problematicità, conflitti di interesse e incompatibilità, come rilevate dai vari organi di informazione e confermati dallo stesso Ministro interrogato;
con riguardo alla linea ad alta velocità Torino-Lione, già a dicembre 2018 vari media riportavano che l'analisi sarebbe stata negativa, come da posizioni personali del professor Ponti ormai note da tempo. L'analisi già consegnata al Ministro interrogato ad inizio 2019 non è stata resa nota ai cittadini, alle imprese e al Parlamento italiani prima del 12 febbraio 2019;
dall'analisi e dall'audizione dei professori Ponti e Ramella del 13 febbraio 2019 presso la IX Commissione emergeva che le risultanze sono state negative in considerazione di alcuni elementi che, a detta dello stesso Ponti, non avrebbero alcuna relazione con l'analisi finanziaria, a differenza di quanto annunciato in precedenza dal Ministro interrogato;
dopo la pubblicazione dell'analisi, il professor Coppola, componente della commissione di valutazione, rendeva pubblica una contro-analisi che ne contraddiceva le risultanze, dimostrando come in realtà le valutazioni iniziali non fossero completamente scevre da un'impostazione, ad avviso degli interroganti, ideologica e pretestuosa;
successivamente fonti della Presidenza del Consiglio dei ministri davano notizie sulla volontà del Presidente Conte di far svolgere un supplemento di analisi al fine di limare talune «spigolosità» della prima valutazione e permettere in tal modo l'eventuale sblocco dell'opera nell'imminenza della data dell'11 marzo 2019, termine entro cui il consiglio di amministrazione di Telt – Tunnel euralpin Lyon Turin, avrebbe dovuto pubblicare i bandi di gara per l'avvio dei lavori;
ciononostante il 7 marzo 2019 lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri dichiarava che, alla luce del predetto supplemento, il Governo non avrebbe sbloccato l'opera e avrebbe preso altro tempo per decidere in merito in via definitiva;
a seguito delle elezioni europee del 26 maggio 2019 il Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, annunciava in svariate occasioni che le grandi opere e in particolare la tav Torino-Lione saranno sicuramente realizzate, secondo un'indicazione che risulta chiaramente confermata dal recente voto espresso dai cittadini –:
se il Ministro interrogato possa confermare in via definitiva la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione di cui in premessa.
(3-00748)
in data 18 maggio 2019, si è tenuta in piazza Duomo a Milano la manifestazione nazionale indetta dalla Lega, in vista delle prossime elezioni europee;
durante la manifestazione, diverse persone si sono presentate in piazza per manifestare in forma pacifica la loro contrarietà alle politiche della Lega e del Ministro interrogato, suo capo politico, ma sarebbero state allontanate dalle forze dell'ordine;
in particolare, si apprende attraverso la pagina Facebook di una persona residente a Trieste e che si è recata in piazza a Milano insieme alla figlia quindicenne, che un uomo anziano sarebbe stato portato via dalla Digos solo per aver urlato «Salvini sei un fascista», e allo stesso modo altre due ragazze sarebbero state portate via nel furgoncino della polizia, perché in possesso di uno striscione;
inoltre, la signora e sua figlia sarebbero state colpite alla nuca e schiaffeggiate da persone ignote, per mandarle via dalla piazza –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di questi fatti;
se sia a conoscenza di ordini di sgombero dei manifestanti impartiti alle forze di polizia nel caso di proteste;
se abbia impartito precise indicazioni di sgombero nei casi di proteste.
(5-02165)
si ritiene che il controllo delle entrate di migranti in Italia sia gravemente carente per quanto concerne quelle provenienti dalla cosiddetta rotta balcanica;
come testimonia un componente del Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia, quotidianamente, gruppi di migranti si vedono arrivare lungo il tragitto nella Val Rosandra, la riserva naturale sul Carso, al confine tra Slovenia e Italia, a poca distanza da Trieste. Tra l'altro, tale paesaggio risulta evidente poiché lungo il predetto tratto vengono rinvenuti, in grossa quantità, effetti personali abbandonati dagli stessi (si veda al proposito l'articolo de Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2019: «Porti chiusi e rotta balcanica aperta: il viaggio sui sentieri dei migranti»);
il confine ad est, dunque, è sempre un luogo di ingresso per i migranti – soprattutto del Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, Iraq – poiché nel Carso ci sono decine di sentieri facilmente accessibili, che dalla Slovenia portano in Italia;
l'emergenza della rotta Balcanica si concluse ufficialmente nel 2016 con l'accordo con la Turchia, tuttavia, le frontiere non sono mai state invalicabili e con la diminuzione degli arrivi via mare, già dal 2018, sono aumentati quelli dal confine est;
è del 10 maggio 2019 il servizio del Tgr del Friuli Venezia Giulia, durante il quale si evidenzia che sugli ingressi in aumento provenienti dalla rotta balcanica, il Ministero dell'interno non fornisce dati pubblici mentre sono aggiornati, quasi quotidianamente, solo i dati relativi alle entrate via mare già da tempo in forte calo. Il prefetto di Trieste conferma in un'intervista l'aumento dei flussi di migranti che raggiungono Trieste, soprattutto a partire dalla fine della stagione invernale, come fisiologicamente avviene ogni anno. In particolare, ad aprile 2019, ci sono stati ingressi superiori alla metà dei primi tre mesi dell'anno. Di fatto, nei primi quattro mesi del 2019, sono stati registrati più arrivi rispetto agli sbarchi nel meridione (fonte: https://www.rainews.it);
è evidente, a parere dell'interrogante, che le problematiche conseguenti all'immigrazione irregolare non sono state affrontate validamente su tutto il territorio nazionale, soprattutto in riferimento agli ingressi in Friuli Venezia Giulia di migranti provenienti dalla Slovenia, che, come predetto sono in forte crescita;
inoltre, non si comprende per quali motivi non vengano pubblicati dal Ministero dell'interno i dati che concernono le entrate di migranti al confine del Friuli Venezia Giulia, provenienti dalla rotta balcanica –:
se e quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per garantire un concreto controllo dei flussi di migranti al confine del Friuli Venezia Giulia, per limitare adeguatamente l'ingresso sul territorio nazionale di presenze irregolari;
quali siano i dati relativi all'andamento degli ingressi di migranti in Italia, a partire dall'anno 2018 ad oggi, provenienti dalla cosiddetta rotta balcanica.
(5-02166)
SERRACCHIANI, GRIBAUDO, CARLA CANTONE, LACARRA, LEPRI, MURA, VISCOMI e ZAN. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
1.800 lavoratori della rete dei 55 punti vendita, in tutta Italia, del marchio «Mercatone Uno» hanno ricevuto via WhatsApp o Facebook la comunicazione di licenziamento, a seguito della sentenza di fallimento della Shernon Holding;
la scelta di affidarsi alla Shernon Holding è maturata al termine dell'amministrazione straordinaria e dopo tre bandi di vendita andati deserti, con cassa integrazione per circa 3 mila dipendenti;
come ricostruito dal commissario giudiziale, la Shernon Holding avrebbe omesso il pagamento degli oneri previdenziali per oltre 8,7 milioni, non avrebbe rimborsato i creditori per 60 milioni e non avrebbe onorato neanche le pendenze con l'amministrazione straordinaria dopo aver corrisposto solo 10 dei 25 milioni di euro pattuiti, a seguito della vendita del magazzino ad una società americana per 18 milioni di euro; un prezzo che si ritiene sottostimato rispetto al suo reale valore. Comportamenti che potrebbero configurare gli estremi per l'ipotesi di bancarotta fraudolenta per gli amministratori della suddetta società;
nel giugno 2018 i fornitori, che hanno costituito un'apposita associazione, avevano già presentato, senza riscontri, un esposto al Ministero dello sviluppo economico e un reclamo al tribunale di Bologna nei quali erano state ampiamente anticipate le preoccupazioni e le criticità del caso;
l'insieme delle suddette circostanze gettano un'ombra sull'efficacia dell'azione di tutti coloro che, a cominciare dal Ministero dello sviluppo economico avrebbero dovuto, a vario titolo, vigilare sulla gestione e sugli adempimenti conseguenti all'affidamento della rete commerciale alla Shernon Holding;
lo sforzo di tutti gli interlocutori, istituzionali, economici e sindacali dovrà essere ora indirizzato per l'avvio di tutte le procedure finalizzate a garantire la continuità occupazionale e reddituale dei lavoratori della rete commerciale Mercatone Uno –:
quali siano stati gli interventi di monitoraggio messi in atto dal Ministero dello sviluppo economico sulla situazione gestionale e finanziaria della Shernon Holding e come si giustifichi la circostanza che l'epilogo sia stato appreso solo a mezzo stampa o social;
quali iniziative si intendano adottare, con il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e delle amministrazioni regionali e locali interessate, finalizzate a garantire la continuità occupazionale e reddituale dei lavoratori della rete commerciale Mercatone Uno.
(5-02170)
CALABRIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il mercato Valmelaina, sito a Roma, in Via Giovanni Conti, 360, versa in una situazione di grave disagio e precarietà;
i titolari di posteggio all'interno del mercato sono costretti quotidianamente ad operare in situazioni di emergenza;
i più gravi e pressanti problemi all'interno del mercato sono rappresentati dall'insufficienza della rete fognaria, causa di continui allagamenti, dalla mancanza di un'adeguata illuminazione pomeridiana e serale e, infine, dall'obsoleta struttura dei banchi;
l'area dove insiste il mercato è di proprietà dell'Inps, già Inpdap, e non è mai stata acquisita definitivamente dal Comune di Roma Capitale;
l'area in questione non è mai stata acquisita dal Comune di Roma neanche dopo la delibera del consiglio comunale n. 7 del 2005 che sanciva quella come la sede definitiva del mercato Valmelaina;
nonostante le sollecitazioni da parte dell'Inps a una definizione bonaria, a tutt'oggi la questione inerente alla regolarizzazione dell'occupazione dell'intera area del mercato e delle aree ad esso adiacenti adibite a parcheggio, non è stata risolta;
nonostante gli operatori del mercato Valmelaina abbiano sempre versato nelle casse del comune di Roma quanto richiesto per la concessione di occupazione di suolo, il comune non ha mai provveduto a remunerare l'ente proprietario;
l'Inps ha chiesto «l'immediata restituzione in pristino dello stato dei luoghi, la riconsegna dell'area alle condizioni originarie», nonché «il dato dell'ammontare delle somme introitate dal Comune per la concessione degli spazi mercatali a partire dal 1999 ad oggi»;
il mercato Valmelaina rappresenta una realtà consolidata per i cittadini di Roma, essendo tra l'altro il secondo mercato più grande della Capitale –:
se il Governo intenda intraprendere le iniziative di competenza per risolvere definitivamente il contenzioso tra il Comune di Roma e l'Inps, attuale proprietaria dell'area mercatale e delle aree di pertinenza, assicurando l'operatività del mercato, la salvaguardia delle attività mercatili e il decoro dell'area complessiva.
(4-02969)
il 10 maggio 2019 alcune note testate giornalistiche nazionali lanciavano l'allarme per il probabile rischio di contaminazione degli agrumi italiani da parte di un agente patogeno conosciuto con il nome di «fungo macchia nera»;
tale patogeno, che attacca la buccia degli agrumi provocandone appunto delle vistose macchie nere che ne impediscono la vendita, è stato individuato dalle competenti autorità fitosanitarie in alcune partite di arance provenienti da Paesi africani, in particolare dalla Tunisia;
un primo allarme era stato lanciato dalle associazioni dei produttori agrumicoli spagnoli i quali, a ragione, paventavano il rischio che il pericolosissimo «fungo» potesse raggiungere gli Stati europei affacciati sul Mediterraneo specie a seguito della constatazione che le rassicurazioni offerte da alcuni Paesi africani circa la non adattabilità del suddetto fungo alle aree mediterranee si sono rivelate infondate;
successivamente alle segnalazioni delle associazioni di categoria ed al ritrovamento di lotti di prodotto infetto dal fungo in parola, diversi Stati come il Sudafrica, l'Argentina, l'Uruguay ed il Brasile hanno adottato il blocco delle importazioni delle arance tunisine;
le associazioni di categoria italiane hanno chiesto lo stop immediato alle importazioni di prodotto dalla Tunisia anche alla luce delle criticità del sistema agricolo nazionale dopo l'emergenza Xylella fastidiosa, il virus «tristeza», il moscerino killer e il cinipide del castagno per cui un nuovo contagio sarebbe insostenibile per le aziende agricole –:
quali iniziative di competenza intenda attivare con urgenza al fine di contenere la diffusione del fungo «macchia nera» anche attraverso la limitazione delle importazioni di arance tunisine, posto che l'Italia nell'ultimo anno ne ha importate oltre 162 mila chilogrammi.
(2-00393) «Cillis, Cadeddu, Cassese, Cimino, Del Sesto, Gagnarli, Gallinella, L'Abbate, Lombardo, Maglione, Alberto Manca, Marzana, Parentela, Pignatone, D'Uva».
BENEDETTI e CUNIAL. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
sulla base di un'analisi di oltre 700 studi su imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, l'Efsa ha confermato che tali sostanze comportano rischi elevati per le api e che le restrizioni imposte dall'Unione europea nel 2013 non sono sufficienti a controllare tali rischi;
la Commissione europea ha proposto un bando permanente ai tre insetticidi neonicotinoidi: l'imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta;
i neonicotinoidi sono responsabili dell'alterazione dell'ecosistema, bloccano il ciclo dell'impollinazione e provocano la morte di specie animali oltre il raggio delle semine. Le api di un singolo alveare si muovono in un'area di circa 30 chilometri quadrati, diffondendo così le sostanze inquinanti;
nell'aprile 2019, nel territorio tra i fiumi Piave e Sile, gli apicoltori hanno denunciato l'utilizzo di diserbanti velenosi che stanno causando una moria di insetti;
nel marzo 2019 la procura di Udine ha disposto il sequestro di 236 terreni per un'anomala moria di api. Per 152 persone si ipotizza il reato di inquinamento ambientale per abuso di insetticidi. Il Corpo forestale e l'Arpa regionale, a seguito di analisi sulle sementi, ha confermato la presenza di Mesurol, un potente additivo per la concia industriale di sementi di mais a base di methiocarb, usato anche su piante da frutto e ornamentali;
in provincia di Udine, gli uomini del Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia hanno scoperto che, nel periodo della semina del mais, su un campione di 400 alveari, le api sono calate da 60 mila per arnia ad appena 10-20 mila. È la prima volta, in un'inchiesta penale per disastro ambientale, che il reato viene attribuito all'attività umana, per cui viene contestata la violazione dell'articolo 452-bis, ossia aver «cagionato abusivamente una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema e della biodiversità della fauna in generale»;
queste inchieste dimostrano la correlazione tra l'uso di fitofarmaci in un fondo agricolo e la diminuzione del numero di api negli alveari che si trovano nella stessa zona, anche a causa della propagazione delle particelle inquinanti favorita dalla «guttazione» fogliare –:
se il Governo non ritenga urgente e necessario assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché sia vietato nel nostro Paese l'uso dei citati fitofarmaci, dannosi per le api e per gli altri insetti impollinatori, promuovendo lo sviluppo di pratiche agricole ecologiche, a tutela del settore apistico e di quello biologico.
(5-02171)
LOMBARDO, BELLA, CADEDDU, CASSESE, CILLIS, CIMINO, DEL SESTO, GAGNARLI, GALLINELLA, L'ABBATE, MAGLIONE, ALBERTO MANCA, MARZANA, PARENTELA e PIGNATONE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
come noto, la viticoltura siciliana attraversa da tempo una crisi di mercato dovuta alla scarsa richiesta di vino e mosto concentrato e al basso costo del vino non confezionato, compreso tra 0,15 e 0,20 euro al litro, che registra pertanto un netto ribasso rispetto agli anni precedenti;
alle notizie positive sui trend del vino imbottigliato, emersi durante l'ultima edizione del Vinitaly, non corrisponde una ripresa della filiera della produzione che vede i giovani viticoltori, già gravemente penalizzati dalla vendita dei diritti di reimpianto agli imprenditori del nord Italia, battersi quotidianamente per scongiurare l'abbandono dei vigneti siciliani;
la crisi della produzione siciliana ha origine nella grande quantità di giacenze immesse sul mercato nell'ultima annata agraria dalle cantine di diverse regioni italiane che hanno dichiarato una raccolta con alte rese per ettaro;
la legge n. 238 del 2016 consente alle cantine di presentare dichiarazioni di raccolta relative al vino bianco comune per un valore massimo di 500 quintali per ettaro di vigneto; è auspicabile un intervento di modifica di tale normativa nel senso di prevedere per il vino bianco comune il limite massimo, nelle dichiarazioni di raccolta, di 250 quintali per ettaro;
posto che per conoscere la somma complessiva delle denunce aziendali di raccolta è necessario confrontare i dati relativi alla resa dei vigneti con i dati delle dichiarazioni di produzione delle singole aziende, sarebbe utile un duplice intervento da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo che da un lato verifichi la corretta corrispondenza fra i dati di raccolta e quelli di produzione, dall'altro avvii l’iter per richiedere la distillazione degli esuberi per quelle realtà che abbiano superato mediamente i 200 quintali per ettaro nelle denunce di raccolta, per le uve destinate a vino bianco comune; sarebbe altresì utile svolgere una serie di controlli volti ad individuare eventuali soggetti responsabili del cosiddetto «Zuccheraggio», pratica vietata in Italia;
la crisi del mercato vitivinicolo non consente a molte cantine sociali siciliane di onorare i prestiti relativi alla cosiddetta anticipazione bancaria su merci, con il rischio di incorrere in gravi sofferenze bancarie e, nei casi più gravi, nel fallimento aziendale, con ripercussioni sociali devastanti e migliaia di famiglie senza lavoro;
quali iniziative urgenti intenda adottare il Ministro interrogato al fine di sostenere e rilanciare il comparto vitivinicolo siciliano e tutelare i viticoltori che operano in questo territorio.
(5-02172)
CAON, NEVI e BRUNETTA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
le varietà di vitigni presenti in Italia si stima siano circa 1.500, di cui solo circa 370 sono ammesse alla coltivazione;
di queste ultime, le 28 più diffuse coprono circa il 66 per cento della superficie vitata nazionale;
i vitigni sono classificati in «raccomandati», destinati alla produzione dei vini a denominazione d'origine controllata, e «autorizzati» per la produzione degli altri vini (a indicazione geografica tipica e vini da tavola) e gli elenchi sono formati su base provinciale;
i vitigni minori molto spesso coincidono con i vitigni più antichi presenti sul territorio nazionale;
l'interesse per i vitigni minori, nato dal movimento ecologista, oggi ne ha travalicato i confini, nel senso che tale interesse si è proficuamente coniugato con interessi di natura economica, dato che i mercati, pur globalizzati a favore di un numero ristrettissimo di vitigni, mostrano una spiccata tendenza a premiare anche prodotti di nicchia, purché di qualità molto elevata e certificata in modo trasparente;
la rigidità dei disciplinari relativi alle denominazioni di origine, coniugata ai controlli che vengono effettuati con notevole severità, può provocare l'esclusione di interi vigneti dalla denominazione qualora venga riscontrata la presenza nel vigneto di un numero pur molto ridotto di vitigni minori non autorizzati dal disciplinare;
per evitare tale rischio il viticoltore è spesso indotto a espiantare il vitigno minore, con conseguente perdita di biodiversità e di patrimonio culturale;
a tali pratiche è connesso il rischio di perdere varietà minori piantate dai nostri antenati, che costituivano allora e continuano a costituire oggi ottimi elementi coadiutori utili a compensare eventuali problemi nelle sempre più frequenti annate estreme –:
se il Ministro non ritenga opportuno e indispensabile, assumere iniziative, anche in sede di adozione dei decreti applicativi della legge sul vino (n. 238 del 2016), per salvaguardare questo fondamentale patrimonio genetico, promuovendo una più precisa conoscenza del fenomeno e introducendo una clausola generale di eccezione alla rigidità dei disciplinari di denominazione, che consenta di mantenere le piante appartenenti ad un vitigno minore ed aventi un'età superiore ai trent'anni, eventualmente entro quote prefissate per ciascuna zona colturale e ciascun vitigno.
(5-02173)
il particolare andamento climatico della primavera sta creando rilevanti problemi agli alveari perché sono state compromesse molte fioriture e le api non hanno la possibilità di raccogliere il nettare;
il poco miele che sono riuscite a produrre lo mangiano per sopravvivere;
la Fai-Federazione apicoltori italiani valuta le perdite di produzione del miele di acacia e di tutti gli altri mieli primaverili (tarassaco, ciliegio, arancio, millefiori) tra il 50 e il 70 per cento;
criticità si segnalano in quasi tutte le regioni dal Nord Italia con Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia particolarmente colpite;
in Trentino Alto-Adige sono andati perduti i raccolti di miele di melo, mentre in Emilia-Romagna sono andati perduti i raccolti primaverili di fruttiferi, di tarassaco, di acacia;
l'intero versante adriatico delle regioni centrali è stato colpito dalle avversità climatiche, con raccolte scarse in Puglia, Basilicata e Abruzzo è venuta a mancare la sulla, una pianta foraggera;
la sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto e rischia di colpire un comparto di qualità della nostra filiera agroalimentare;
la regione Toscana, in considerazione della portata del fenomeno che coinvolge l'intero territorio nazionale, intende investire del problema la conferenza Stato-regioni al fine anche di valutare possibili interventi normativi in materia, a partire dalla legislazione vigente sulle calamità naturali –:
se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative intenda assumere al fine di affrontare suddette criticità, supportando il settore a fronte del particolare andamento climatico che persiste in queste settimane.
(5-02174)
VIVIANI, BUBISUTTI, COIN, GASTALDI, GOLINELLI, LIUNI, LOLINI e LO MONTE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
l'Agenzia europea di controllo della pesca (Efca) garantisce la corretta applicazione della politica comune della pesca dell'Unione europea;
compito dell'Efca è promuovere i più elevati standard di controllo, ispezione e sorveglianza nell'ambito della politica comune della pesca (Pcp). L'Efca svolge tale compito coordinando la cooperazione tra le attività nazionali di controllo e ispezione;
l'Efca assiste inoltre la Commissione europea e gli Stati membri dell'Unione europea mediante azioni di formazione per gli ispettori e i formatori degli Stati membri al fine di garantire la corretta applicazione delle norme della Pcp;
l'Efca, in collaborazione con l'Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera e l'Agenzia europea per la sicurezza marittima, coadiuva le autorità nazionali che svolgono funzioni di guardia costiera;
l'Efca fa sì che le norme europee siano rispettate da tutti e che tutti gli operatori del settore della pesca siano trattati allo stesso modo, indipendentemente dal luogo in cui operano;
l'Efca nel 2018 ha effettuato 26.922 ispezioni coordinate, un aumento del 28 per cento rispetto al 2017. Sono state rilevate 714 sospette violazioni, il 15 per cento in meno rispetto al 2017, principalmente per quanto riguarda l'inosservanza degli obblighi di registrazione e delle misure tecniche;
risulta agli interroganti che il 23 maggio 2019 un peschereccio italiano è stato controllato dall'Efca, rilevando delle irregolarità a bordo dello stesso. Sempre a quanto consta agli interroganti sembra che il suddetto peschereccio sia stato controllato in acque territoriali in assenza di un ispettore dell'autorità italiana di controllo della pesca; non è chiaro agli interroganti il modus operandi attuato dall'Efca e se sia stata rispettata la procedura in materia di controlli sui pescherecci italiani –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare nei confronti dell'Efca affinché sia garantita l'applicazione delle disposizioni della Pcp e siano assicurati controlli uguali per tutti i pescherecci dell'Unione europea, al fine di non penalizzare i pescatori italiani con controlli che potrebbero risultare inappropriati e che possono andare a ledere le attività.
(5-02175)
BARBUTO, PARENTELA, ORRICO, D'IPPOLITO, SCUTELLÀ, DIENI, NESCI, SAPIA, SCAGLIUSI, SERRITELLA, BARZOTTI, RAFFA, LUCIANO CANTONE, CARINELLI, PAOLO NICOLÒ ROMANO, LIUZZI, GRIPPA, TERMINI, FICARA, DE GIROLAMO e SPESSOTTO. — Al Ministro per il sud. — Per sapere – premesso che:
in data 25 novembre 2018 la città di Crotone è stata colpita da una tromba d'aria che ha provocato ingenti danni ad alcune imprese, tra le più operative e produttive di un territorio già sprovvisto di infrastrutture adeguate e penalizzato nei collegamenti con il resto della Calabria e d'Italia;
il Ministro interrogato si è immediatamente attivato recandosi a Crotone, per constatare i danni subiti e rassicurare gli imprenditori riguardo alle future iniziative che il Governo avrebbe adottato;
gli imprenditori, dopo un periodo di sospensione, hanno ripreso a lavorare per ripristinare le loro strutture, senza licenziare alcun dipendente. Non disponendo di adeguate risorse per riparare i danni e far ripartire le aziende, la loro prima istanza è stata quella di ottenere una sospensione del pagamento dei tributi fiscali, almeno per il tempo necessario a riprendere l'attività in modo regolare;
molti di loro, infatti, già dai successivi mesi di dicembre 2018/gennaio 2019 non sono stati in grado di onorare le scadenze fiscali e contributive e oggi temono un recupero coatto gravato da sanzioni e interessi da parte dell'Agenzia delle entrate e degli enti previdenziali. In mancanza dell'auspicato provvedimento di sospensione, le imprese potrebbero vedersi aprire una procedura fallimentare, che si aggiunge alle innumerevoli procedure concorsuali iscritte presso il tribunale di Crotone;
in data 21 dicembre 2018, la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo si è attivata al fine di sollecitare un intervento immediato in favore di tutte le attività danneggiate, in attesa della declaratoria dello stato di calamità;
ad avviso degli interroganti, l'ulteriore danno provocato alle aziende suddette è dovuto alla pessima gestione della regione Calabria, responsabile in sostanza del rigetto della richiesta di stato di calamità nazionale da parte della Protezione civile, con conseguente impossibilità per le stesse imprese di accedere ai finanziamenti stanziati all'uopo con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2019, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 3 aprile 2019 –:
se e quali iniziative intenda intraprendere per tutelare gli imprenditori di Crotone e sostenere le iniziative necessarie al ripristino degli stabilimenti e degli impianti danneggiati dagli eventi atmosferici del 25 novembre 2018, anche mediante la sospensione dei tributi, quantomeno per il tempo necessario alla ripresa delle attività produttive.
(3-00747)
LOLLOBRIGIDA, MELONI, ACQUAROLI, BELLUCCI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FIDANZA, FOTI, FRASSINETTI, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
venerdì 24 maggio 2019 il tribunale fallimentare di Milano ha respinto la richiesta di concordato preventivo, con ciò dichiarandone il fallimento, avanzata dalla Shernon holding srl, la società che nell'agosto 2018 aveva acquistato la catena italiana della grande distribuzione di mobili Mercatone Uno, dopo il dissesto della stessa azienda, per il quale sono ancora sotto inchiesta gli ex amministratori e soci con l'accusa di bancarotta fraudolenta e distrazione di fondi;
il fallimento di Mercatone Uno causerà la perdita del posto di lavoro per oltre milleottocento lavoratori ai quali, stando alle notizie fornite dai sindacati di categoria, non sarebbe arrivata alcuna lettera di licenziamento o avviso ufficiale, ma già dal giorno successivo alla pronuncia del tribunale la Shernon holding srl ha lasciato chiusi i cinquantacinque punti vendita distribuiti in tutta Italia;
un danno enorme si configura anche per le oltre cinquecento aziende fornitrici, che vantano crediti non riscossi per circa 250 milioni di euro;
l'acquisto dei negozi da parte della Shernon holding srl doveva garantire la ripresa economica di Mercatone Uno e, infatti, l'azienda aveva annunciato un imponente piano di rilancio per ottenere già ampi ricavi a partire dal 2022;
tale piano è stato evidentemente disatteso, come anche è stato disatteso l'impegno, assunto da parte della Shernon holding srl al momento dell'acquisizione, di tutelare i lavoratori;
la situazione determinata dal fallimento di Mercatone Uno si ripercuoterà in maniera particolarmente grave nelle regioni meridionali, nelle quali erano siti numerosi punti vendita, posto il fragile tessuto imprenditoriale della zona e le poche possibilità di reimpiego dei lavoratori in un contesto già pesantemente afflitto dalla disoccupazione –:
quali iniziative intenda assumere per favorire la ripresa economica e produttiva e contrastare la disoccupazione nelle regioni meridionali d'Italia.
(3-00742)
BENAMATI, DE MARIA, CRITELLI, CARLA CANTONE, RIZZO NERVO e MARCO DI MAIO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la Shernon Holding, la società che nell'agosto del 2018 ha rilevato e ha gestito finora i 55 punti vendita di Mercatone Uno, storico marchio emiliano, è stata dichiarata fallita venerdì scorso dal tribunale di Milano;
la crisi aziendale di Mercatone Uno è iniziata nel 2015, e, dopo tre anni di amministrazione straordinaria, il 18 maggio 2018 i commissari straordinari Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari hanno individuato come acquirenti Shernon Holding e Cosmo;
gli acquirenti, nel presentare il piano industriale, avevano promesso un rilancio dell'azienda con investimenti milionari: il 21 maggio 2018 durante un incontro al Ministero dello sviluppo economico, con presenza delle rappresentanze sindacali, la proprietà aveva comunicato i dettagli del piano che prevedeva l'acquisto da parte della Shernon Holding di 55 punti vendita oltre al marchio, alla logistica e alla sede mentre Cosmo, attivo con il marchio Globo, avrebbe acquisito altri 13 punti vendita;
Mercatone Uno rappresenta una delle maggiori catene italiane di ipermercati per la grande distribuzione non alimentare, specializzata nella grande distribuzione di mobili in tutta Italia, con 1.800 lavoratori alle sue dipendenze in tutta Italia e altri 10.000 delle oltre 500 aziende fornitrici coinvolte che vantano crediti non riscossi per circa 250 milioni di euro;
il tribunale di Milano avrebbe riscontrato, per la Shernon Holding, un indebitamento complessivo di 90 milioni di euro maturato in nove mesi, con perdite gestionali fisse di cinque-sei milioni di euro al mese e la totale assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori, motivo per cui non sarebbe stata ravvisata la possibilità di continuare l'attività imprenditoriale del Mercatone Uno;
ormai da venerdì 24 maggio 2019 sono in corso presidi e sit-in dei lavoratori davanti ai numerosi negozi chiusi, che chiedono la salvaguardia del posto di lavoro e stigmatizzano il fatto di essere venuti a conoscenza del fallimento dell'azienda attraverso Facebook e Whatsapp, senza che ci sia stata la minima comunicazione ufficiale né prima né dopo da parte dell'azienda;
dall'accordo siglato nel giugno 2019 per la cessione del plesso aziendale sono passati nove mesi e in questi nove mesi un comitato di sorveglianza del Ministero dello sviluppo economico avrebbe dovuto vigilare sul rilancio promesso dagli acquirenti e sui 25 milioni di euro di investimenti che avrebbero dovuto assicurare la continuità aziendale e la salvaguardia di oltre 2 mila posti di lavoro;
nell'incontro tenutosi il 27 maggio 2019 al Ministero dello sviluppo economico a cui hanno partecipato gli amministratori straordinari, il commissario giudiziario, i rappresentanti delle regioni e i sindacati, si sarebbe deciso di chiedere al tribunale l'autorizzazione immediata per l'esercizio provvisorio e il ricorso agli ammortizzatori sociali, con il fine di procedere nel medio termine alla cessione dell'attività aziendale con un bando che contempli varie possibilità;
è evidente che la mancata vigilanza e la tardiva attivazione da parte del Ministero dello sviluppo economico hanno creato una situazione particolarmente complessa e drammatica che coinvolge l'azienda, i lavoratori, i creditori e i clienti, con negozi chiusi, magazzini vuoti, ordini che non possono essere onorati e creditori che aspettano di venire pagati –:
quali siano le iniziative che il Ministro interrogato intenda porre in essere per salvaguardare l'operatività aziendale, assicurare la piena occupazione dei lavoratori coinvolti, evitare uno spacchettamento dell'azienda e favorirne la reindustrializzazione.
(5-02168)
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: Mozione Molinari n. 1-00189 del 28 maggio 2019.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interpellanza Baldelli n. 2-00391 del 27 maggio 2019.
Pubblicazione di un testo ulteriormente riformulato.
Si pubblica il testo riformulato della mozione Baldelli n. 1-00013, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 25 del 12 luglio 2018.
il ritardo con il quale le amministrazioni pubbliche pagano le imprese che forniscono beni e servizi al settore pubblico costituisce un elemento di debolezza dell'economia del Paese, poiché la massa di risorse sottratte alle imprese ne rende difficile sia la gestione ordinaria che i piani di investimento, oltre a generare costi connessi alla ricerca di fonti alternative di finanziamento. Una situazione che colpisce principalmente le piccole e medie imprese, che sono le più esposte alle crisi di liquidità e per le quali è più difficile e oneroso l'accesso al credito. Tale ritardo genera ulteriori costi a carico delle amministrazioni ritardatarie, sia in relazione alla gestione del debito, sia in forza dell'obbligo del pagamento di more ed interessi che ne deriva. In sede di approvazione della direttiva del Parlamento e del Consiglio dell'Unione europea 2011/7/EU del 16 febbraio 2011 sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (sia della pubblica amministrazione che tra imprese) la Commissione europea ha rilevato che tali ritardi, nell'Unione, sono all'origine di un fallimento d'impresa su quattro e della perdita di 450.000 posti di lavoro all'anno;
il rispetto dei tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni ha anche un effetto diretto sul prodotto interno lordo e un effetto positivo per le casse dello Stato, attraverso, da un lato, il versamento dell'iva da parte di chi riceve i pagamenti, dall'altro, attraverso il gettito dei tributi diretti e dei contributi sociali derivanti dalla ripresa produttiva generata dai pagamenti. Il Governo italiano, nel 2013, aveva stimato che grazie al pagamento di 30 miliardi di euro dei debiti della pubblica amministrazione, il prodotto interno lordo sarebbe aumentato, nel medesimo anno, dello 0,2 per cento. A questo si sarebbe aggiunto un maggior gettito dell'iva pari a circa il 20 per cento della somma erogata, ma anche, per via della ripresa occupazionale, un incremento dei tributi diretti e contributi sociali quantificabili, ipotizzando prudenzialmente un'elasticità unitaria del gettito, rispetto al prodotto interno lordo, in altri 2 miliardi di euro;
l'Italia ha recepito la direttiva 2011/7/EU con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, e la normativa è entrata in vigore il 1° gennaio 2013. Essa prevede l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di pagare le imprese creditrici entro il termine massimo di 30 giorni, pena interessi di mora dell'8 per cento al di sopra di quello di riferimento della Banca centrale europea (Euribor). Sono previste possibilità di deroga con estensione del termine a 60 giorni, solo per alcuni casi specifici, come nel caso del settore sanitario. Deroghe che devono in ogni caso essere giustificate e approvate dalla Commissione europea;
il decreto-legge «destinazione Italia» (n. 143 del 2013) ha inoltre ampliato a tutte le pubbliche amministrazioni, rispetto all'assieme limitato già previsto dal decreto-legge n. 35 del 2013, l'istituto della compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari, consentendo alle imprese e agli altri contribuenti che vantano tali crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche, e nel contempo hanno debiti tributari, di poter compensare le due voci. Tale misura è stata più volte prorogata, da ultimo a tutto il 2018 dall'articolo 12-bis del decreto-legge n. 87 del 2018, con riferimento ai carichi affidati agli agenti della riscossione entro il 31 dicembre 2017, ma dal 2019 non è più operativa. La delega fiscale (legge n. 23 del 2014), riprendendo quanto stabilito dall'articolo 8, comma 1, dello statuto del contribuente (legge n. 212 del 2000), prevedeva che i meccanismi di compensazione, ivi comprese le partite di debito-credito nei confronti della pubblica amministrazione, diventassero strutturali;
il 7 dicembre 2017 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea, definendo «sistematico» il ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali;
inoltre, il 7 giugno 2018 la Commissione europea ha deciso di inviare un ulteriore parere motivato all'Italia in quanto il suo diritto nazionale non è conforme alla direttiva sui ritardi di pagamento (direttiva 2011/7/UE). Per la Commissione le modifiche al codice dei contratti pubblici dell'aprile 2017, che hanno esteso sistematicamente di ulteriori 30 giorni i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici, si configurano come una violazione della direttiva sui ritardi di pagamento. Tale normativa non è stata a tutt'oggi modificata, nonostante le richieste di modifica presentate in più sedi (legge di bilancio per il 2019, decreto-legge n. 32 del 2019 cosiddetto «sblocca cantieri»);
dopo una fase sperimentale, dal 1° gennaio 2018 è in corso di implementazione Siope Plus, una nuova infrastruttura digitale avente l'obiettivo di migliorare la qualità dei dati per il monitoraggio della spesa pubblica e destinata anche a rilevare i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese fornitrici. Siope Plus fa parte del sistema di controlli della spesa pubblica inserito nella nuova legge di contabilità;
tramite Siope Plus è possibile quantificare quale sia lo stock del debito commerciale della pubblica amministrazione: a inizio maggio 2019 il debito generato nel 2018 e ancora da onorare è pari a circa 27 miliardi di euro (la differenza tra 148,6 miliardi di euro di fatture emesse e 120,7 miliardi di euro di fatture pagate). Alla stessa data, lo stock complessivo del debito (scaduto e non) è pari a circa 57 miliardi di euro;
si registra negli ultimi mesi un miglioramento dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, che risultano prossimi a quelli previsti dalla normativa dell'Unione europea. Si tratta, però, di dati medi, in cui convivono quelli riferiti ad amministrazioni da sempre virtuose, con quelli riferiti ad altre che continuano ad arrancare. In particolare, le amministrazioni del Nord pagano mediamente 18 giorni prima di quelle dei Sud. Restano ancora di rilievo i problemi del debito verso i fornitori dei grandi comuni: Roma ha un debito di 1,5 miliardi di euro, Napoli di 433 milioni di euro, Milano di 338 milioni di euro e Torino di 299 milioni di euro;
c) una modifica al codice degli appalti volta a chiudere la procedura di infrazione avviata contro l'Italia dall'Unione europea nel dicembre 2017, tramite riduzione dei termini di pagamento (legge europea 2018);
d) misure contenute nel decreto-legge n. 135 del 2018 «semplificazione» (articoli 1 e 4) volte a costituire un fondo a garanzia delle piccole e medie imprese che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari e sono titolari di crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, nonché a modificare il codice di procedura civile in materia di esecuzione forzata per rendere più agevole al debitore l'accesso all'istituto della conversione del pignoramento;
il 2 agosto 2018 il Vice Presidente del Consiglio dei ministri Luigi Di Maio, sollecitato dall'azione parlamentare, ha affermato che «(...) la misura della compensazione tra crediti e debiti (con la pubblica amministrazione) è una sensibilità del Governo e c'è tutta la volontà di stabilizzarla (...)». Nel corso dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 135 del 2019 è stato accolto l'ordine del giorno 9/1550/48 a prima firma Baldelli, volto ad impegnare il Governo a valutare l'opportunità di adottare un provvedimento che attui organicamente l'articolo 8, comma 1, dello statuto del contribuente (legge n. 212 del 2000), nel quale si prevede che «l'obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione»,
e) l'accelerazione del processo di adesione di tutte le amministrazioni pubbliche all'infrastruttura digitale Siope Plus al fine provvedere in tempi certi alla completa gestione informatica della fatturazione e dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, prevedendo specifiche misure per il monitoraggio del pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e assicurando che i dati già disponibili sulla piattaforma elettronica per i crediti commerciali siano utilizzabili senza soluzione di continuità.
(1-00013) (Ulteriore nuova formulazione) «Baldelli, Faro, Claudio Borghi, Fregolent, Rizzetto, Fassina, Lupi».

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