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Timestamp: 2014-09-03 04:33:35+00:00

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Approfondimenti > Il sistema sanzionatorio penale in materia di accise
della Scuola superiore dell'economia e delle finanze a cura del Ce.R.D.E.F - Centro Ricerche Documentazione Economica e Finanziaria cerca nella rivista Servizio di Documentazione Economica e Finanziaria Indici Interviste Bibliografie Schede librarie Definizioni Biblioteche Documenti ���storici Biografie Frase Tesi Stampa l'articolo Segnala l'articolo
> Approfondimenti > Il sistema sanzionatorio penale in materia di accise Il regime sanzionatorio; Art. 40: Sottrazione all�accertamento o al pagamento dell�accisa sugli oli minerali; Art.41: Fabbricazione clandestina di alcole e di bevande alcoliche; Art.42: Associazione costituita allo scopo di fabbricare clandestinamente alcole e sostanze alcoliche; Art.43: Sottrazione all�accertamento ed al pagamento dell�accisa sull�alcole e sulle bevande alcoliche; Art.45: Circostanze aggravanti; Art.46: Alterazione di congegni, impronte e contrassegni; Art. 47: Deficienze ed eccedenze nel deposito e nella circolazione dei prodotti soggetti ad accisa; Art. 49: Irregolarit� nella circolazione; Art.50 : Principio del cumulo delle sanzioni ; brevi considerazioni; Art. 44. La Confisca; Poteri e controlli; Principi delle legge delega n.80/2003; prospettive di riforma.
Il processo di razionalizzazione e di adeguamento dell�intero sistema impositivo relativo alle accise ha in particolar modo modificato il regime sanzionatorio[1], rendendo lo stesso pi� coerente ai principi comunitari. Il legislatore, quindi, ha operato un delicato bilanciamento tra due rilevanti e differenti interessi contrapposti: da un lato ha ispirato il nuovo sistema ad una sostanziale depenalizzazione delle condotte illecite aventi ad oggetto meri errori materiali e l� inosservanza di formalit� e di adempimenti non considerati come evasioni d�imposta; dall�altro ha incentrato l�attenzione sul contrasto di quei comportamenti illeciti pi� gravi in quanto collegati a fatti di effettiva evasione di imposta. In tal caso, infatti, la vis punitiva di natura penale � giustificata dalle esigenze di tutela di interessi erariali sottesi ad un comparto avente rilevanti porzioni di gettito[2]. In poche parole sono state eliminate tutta una serie di delitti inquadrabili nella categoria dei reati di pericolo o di mera condotta, fattispecie illecite perfezionabili con la commissione di comportamenti prodromici all�evasione e per la cui integrazione non � richiesto l�evento del danno conseguente all�indebita sottrazione al pagamento del tributo. Infatti hanno perso rilevanza penale alcune condotte contemplate dalla legge 474 del 1957 in merito agli oli minerali e dal testo unico del 1924 sugli spiriti e sulle altre sostanze alcoliche; basta pensare al reato di cui all�articolo 15 della legge sugli oli minerali, in cui veniva sanzionata la circolazione di tali prodotti liberi da imposta senza il prescritto documento di circolazione o con documento alterato, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non meno del doppio n� superiore al decuplo dell� imposta evasa. L�integrazione della fattispecie illecita, in tal caso, si verificava a prescindere dal fatto che il prodotto circolante fosse stato o meno sottratto al pagamento dell�imposta[3].
Le misure sanzionatorie introdotte dal Testo Unico, adottato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995 n. 504, disciplinate in seno al Capo IV del Titolo I [4], hanno assicurato, quindi, la tutela penale solo al fine di contrastare gli illeciti pi� gravi, consistenti in fattispecie illecite in relazione alle quali l�evento dell�evasione costituisce un elemento costitutivo, necessario all�integrazione del reato stesso. La norma in esame ha riproposto, con i dovuti correttivi e con un�attenta opera di coordinamento, alcune delle fattispecie contenute nelle norme giuridiche che hanno costituito, fino all�emanazione del nuovo testo unico, l�ossatura del sistema sanzionatorio in materia di imposte di fabbricazione : il R.D.L. n.334/1939 , la L. n. 474/1957 e il testo unico del 1924 in riferimento agli alcoli. � stato sostenuto che il Governo, nell�attuare la delega contenuta nell�articolo 1, comma 4, della legge 427 del 1993 , non avrebbe potuto introdurre nuove previsioni sanzionatorie o rimodellare la portata applicativa di alcune figure illecite vigenti; in realt� il legislatore, riformulando l�intera disciplina dell�imposizione indiretta sulla produzione e sui consumi, ha necessariamente apportato correttivi tesi alla creazione di un organico insieme di sanzioni a valenza penale, in ragione dell�ampiezza e della frammentariet� del panorama legislativo in materia. Dalla lettura del contenuto della delega, inoltre, si evince la legittimit� di interventi, relativi alle �sanzioni penali ed amministrative� , concretizzatisi in modifiche ed integrazioni ritenute necessarie per il loro coordinamento ed adeguamento ai principi comunitari.
Art. 40: Sottrazione all�accertamento o al pagamento dell�accisa sugli oli minerali
Ai sensi dell�art.40 , comma 1, � punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo dell�imposta evasa, non inferiore in ogni caso a euro 7.746, chiunque: fabbrica o raffina clandestinamente oli minerali;sottrae con qualsiasi mezzo gli oli minerali, compreso il gas metano, all�accertamento o al pagamento dell�accisa; destina ad usi soggetti ad imposta od a maggiore imposta prodotti esenti o ammessi ad aliquote agevolate; effettua operazioni di miscelazione non autorizzate dalle quali si ottengono prodotti soggetti ad una accisa superiore a quella assolta sui singoli componenti; rigenera prodotti denaturati per renderne pi� facile ed elusivo l�impiego in usi soggetti a maggiore imposta; detiene oli minerali denaturati in condizioni diverse da quelle prescritte per l�ammissione al trattamento agevolato; detiene o utilizza prodotti ottenuti da fabbricazioni clandestine o da miscelazioni non autorizzate. Ai commi 4,5 e 6 si dispone che la pena � della reclusione da uno a cinque anni, oltre la multa, nel caso in cui le condotte fraudolente hanno ad oggetto una quantit� di oli minerali superiore a 2.000 chilogrammi; se la quantit� di gas metano sottratto all�accertamento o al pagamento dell�accisa � inferiore a 5.000 metri cubi la pena � della sola multa dal doppio al decuplo dell�imposta evasa, non inferiore in ogni caso a euro 516; mentre nel caso della fattispecie di distrazione di prodotti esenti o ammessi ad aliquota agevolata ad usi tassati o maggiormente tassati, se la quantit� degli oli minerali � inferiore a 100 chilogrammi si applica esclusivamente la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro dal doppio al decuplo dell�imposta evasa. Dalla lettura della norma in esame emerge ictu oculi che il legislatore ha riunito in un�unica fattispecie tutte le condotte illecite aventi ad oggetto gli oli minerali, in precedenza contenuti in numerosi testi di legge (Artt. 9, 10, 11, 12 e 14 D.L. n. 271/1957 - Art. 20 legge 31 dicembre 1962, n. 1852 - Art. 6 D.L. n. 46/1976 - Artt. 22 e 23 R.D.L. n. 334/1939); l�articolo 40, dunque, contempla condotte logicamente diverse, ma che hanno nel fine di sottrarre il prodotto al pagamento o all�accertamento dell�accisa il loro �minimo comune denominatore�. Allo stesso mondo, si � proceduto ad unificare, non solo le condotte relative agli oli minerali, ma anche le condotte relative a tutte le categorie merceologiche di tale prodotto.[5] Infatti il relativo sistema sanzionatorio previgente era caratterizzato da una spiccata stratificazione dovuta al fatto che i prodotti petroliferi venivano assoggettati a tassazione in momenti storici diversi. Nel momento in cui fu emanata la prima legge organica sull�imposizione degli oli minerali (1939), non tutti i derivati del petrolio erano tassati, oltre che per ragioni di carattere sociale e politico, anche perch� mancavano le competenze tecniche ed industriali necessarie allo sfruttamento di determinati prodotti quali, ad esempio, il gpl e il gas metano. Quest�ultimo � stato assoggettato a tassazione solo con la legge n.249 del 1976; l�articolo 6 prevedeva due sole ipotesi di illecito penale e l�elemento costitutivo di tale fattispecie era riconnesso alla sottrazione del prodotto, puro o miscelato, all�accertamento o al pagamento dell�imposta. Vi erano pertanto dei vuoti di tutela penale, in quanto la norma non contemplava l�abusiva miscelazione con altri prodotti o l�illecita destinazione in usi maggiormente tassati. Allo stesso mondo i gpl furono sottoposti a tassazione con la legge n.405 del 1959 ; l� articolo 1 rinviava , per quanto riguarda la risposta sanzionatoria, alle disposizioni contenute nel regio decreto-legge n. 334 del 1939 all�articolo 23 bis. In realt� tale rinvio era solo parziale poich� non veniva richiamata la parte della norma che, nel vietare la destinazione dei prodotti petroliferi ad usi maggiormente tassati, si rifaceva a determinate tabelle nelle quali si individuavano gli usi agevolati. Alla luce di quanto appena detto si pu� ben capire che la stratificazione dell�impianto sanzionatorio in materia di oli minerali era causa dell�esistenza di indebiti vuoti di tutela penale e di una conseguente disparit� di trattamento. Il legislatore al fine di coordinare e razionalizzare tutto questo complesso di norme ha ricondotto nell�alveo applicativo dell�articolo 40 tutti i prodotti petroliferi ai quali l�attuale sistema ricollega l�applicazione del regime delle accise. I reati contemplati in questa norma devono essere intesi come reati comuni visto che il legislatore stesso non ha richiesto , ai fini dell�illiceit� della condotta, l�esistenza del presupposto soggettivo di una determinata qualifica in capo al reo, ma ha utilizzato il termine chiunque. Sembra, inoltre, che nell�attuale sistema, in linea con la legislazione del 1939, dal reato consegua comunque il pagamento dell�imposta. Nella vigente disciplina la responsabilit� penale costituiva un autonomo presupposto di imposta in quanto, distinguendo l�autore dell�illecito dal titolare del rapporto obbligatorio tributario in senso stretto, s�imponeva al colpevole di corrispondere comunque l�accisa evasa. Bench� vi siano stati nel tempo orientamenti giurisprudenziali tendenti a sottolineare l�incostituzionalit� di siffatte norme penali , si ritiene che l�amministrazione finanziaria, anche in ragione del novellato sistema sanzionatorio, possa pretendere il pagamento del tributo da parte del colpevole anche se questo sia diverso dal soggetto passivo del tributo. Infatti, da un�attenta analisi dell�articolato in esame, si evince che la sanzione penale pecuniaria della multa � rapportata all� imposta evasa, parametro di calcolo della risposta punitiva. Allo stesso mondo si sottolinea che nel corso dei lavori parlamentari per l�adozione del testo unico in esame si era introdotta una disposizione in ragione della quale alla commissione dei reati veniva affiancato l�obbligo di corrispondere l�imposta evasa; in seguito tale previsione � stata stralciata ma, a modesto parere dello scrivente, per soli motivi stilistici. Da ultimo la sentenza n. 3793 del 2 maggio 1997 della Corte di cassazione - sez. I civ. - ha dichiarato che, in tema di fraudolenta evasione dell'imposta di fabbricazione sugli oli minerali e loro derivati deve ritenersi assoggettato al tributo, oltre che alle sanzioni penali, non solo il fabbricante o produttore, ma chiunque sottragga o concorra a sottrarre i prodotti petroliferi all'accertamento e al pagamento dell'imposta. In linea con tale pronuncia si pongono le sentenze Cass. 29 novembre 1994, n. 10184 e Cass. luglio 1996, n. 6310. Per quanto riguarda la fabbricazione e la raffinazione clandestina di oli minerali soggetti all�accisa � importante definire il concetto di clandestinit�, in quanto quest�ultimo costituisce il presupposto legittimante la rilevanza penale della condotta. Infatti la clandestinit� si ha nel momento in cui la fabbricazione e la raffinazione sono posti in essere in impianti non regolarmente denunciati. Se il prodotto sottratto all�accertamento dell�accisa � stato ottenuto in impianti regolarmente denunciati , la condotta deve essere riportata nell�ambito applicativo della norma di cui all�articolo 40, comma 1, lettera b, inerente la sottrazione con qualsiasi mezzo all�accertamento o al pagamento dell�accisa, con evidenti conseguenze sul piano sanzionatorio. Per il reato di fabbricazione o raffinazione clandestina, infatti, la multa, ai sensi del comma 2, � commisurata oltre che ai prodotti complessivamente ultimati, anche a quelli che si sarebbero potuti ottenere dalle materie prime in corso o in attesa di lavorazione, o comunque esistenti nella fabbrica o nei locali in cui � commessa la violazione. L�utilizzo di due distinti termini (fabbricazione e raffinazione) � sintomatica della volont� del legislatore di riportare nella sfera di applicabilit� dello strumento penale ogni condotta legata al mancato pagamento dell�accisa nell�atto della produzione ( momento generativo, congiuntamente all�importazione dell�obbligazione tributaria ai sensi dell�art.2). Nel caso in cui la fabbricazione di prodotti sottoposte ad accise avvenga in tempi diversi da quelli dichiarati nella comunicazione di lavoro, quando prevista, non si realizza il reato di cui alla lettera a dell�articolo 40, ma si configura il tentativo di sottrarre il prodotto all�accertamento. A differenza del previgente sistema , nell�intento di evitare la penalizzazione di violazioni meramente formali per le ragioni evidenziate nel paragrafo precedente, � stata prevista la possibilit� di dimostrare, fornendo prova contraria, l�assenza di una volont� evasiva.
La seconda fattispecie illecita punisce chiunque sottrae con qualsiasi mezzo gli oli minerali all�accertamento o al pagamento dell�accisa. La generica formulazione utilizzata dal legislatore potrebbe far pensare ad un reato a forma libera , realizzabile con qualunque genere di attivit� che si riveli idonea a produrre l� evento dell�evasione; infatti potrebbe sembrare sufficiente ad assicurare una risposta penale per tutti quei comportamenti illeciti, nel campo degli oli minerali, ritenuti degni di rilevanza, in quanto la terminologia utilizzata (�sottrae con qualsiasi mezzo�) sarebbe idonea a ricomprendere una molteplicit� di condotte fraudolente indirizzate teleologicamente verso l�evasione dell�accisa. In realt� il legislatore ha previsto volutamente condotte sovrapponibili al fine di assicurare l�applicazione della fattispecie penale in presenza di un qualsiasi comportamento che postuli l�evasione del tributo e, quindi, la sottrazione del prodotto al pagamento o all� accertamento dell�accisa. La norma dispone la rilevanza penale anche della mera sottrazione alla fase dell�accertamento , situazione prodromica al pagamento dell�imposta, al fine di sussumere nell�area penale le violazioni commesse negli impianti in regime sospensivo ed evitando un�irrazionale vuoto di tutela rispetto ad un momento caratterizzato da un elevato rischio di frode. Come abbiamo gi� visto, l�attuale Testo Unico ricomprende nelle accise anche le previgenti sovraimposte di confine le quali non erano altro che imposte di fabbricazione riscosse al momento dell�importazione; l�art.40 , di conseguenza , viene applicato a tutti i casi di sottrazione del prodotto all�accisa, sia che il tributo sia riscosso all�atto dell�importazione sia quando viene immesso in consumo il prodotto nazionale o nazionalizzato. Alla luce di questo si pu� tranquillamente sostenere che sar� configurabile un concorso dei reati di cui all�art.40 e degli artt.292 ss. del D.P.R.23 gennaio 1973 n.43 (reati di contrabbando) quando, oltre all�accisa, vengono riscossi dazi di natura doganale. La distinzione tra il regime punitivo degli oli minerali ed il regime doganale, applicabile parallelamente al primo in riferimento ai tributi doganali[6], era gi� stata sottolineata dalla Corte di Cassazione nella vigenza del vecchio sistema sanzionatorio . La pronuncia 27 marzo 1973 n.679 afferma che il reato di contrabbando doganale consiste nell�evasione di diritti di confine che sono strutturalmente diversi dalle imposte di fabbricazione e dalle sovrimposte di confine di cui all�art.1 R.D.L.n.334/1939; di conseguenza l�autonomia strutturale dei due tributi rende configurabile , nel caso in cui si verifichi una temporanea importazione e la successiva illecita immissione in consumo, sia il reato di contrabbando sia quello in materia di accise.
Alla lettera c) dell�articolo 40 viene sanzionata penalmente la distrazione di prodotti ammessi ad aliquote agevolate verso usi maggiormente tassati o di prodotti esenti verso usi tassati. In pratica la condotta illecita si verifica nel momento in cui sussiste una discrasia tra l�utilizzo reale del prodotto e l�utilizzo per il quale era stata concessa l�esenzione o l�agevolazione. Tale norma, attraverso una formulazione di �esenzione� del tutto generica, pone rimedio ai problemi di cui � afflitta la previgente normativa contenuta nell�articolo 23 bis del R.D.L. 334/1939, poich� in tal caso si limitava l�operativit� della disposizione penalistica ai soli casi in cui l�esenzione fosse prevista dalle tabelle allegate al decreto stesso; da questo conseguiva un�evidente disparit� di trattamento poich� per la distrazione di prodotti il cui regime di agevolazione non era contenuto nelle tabelle di cui sopra erano previste semplici sanzioni amministrative. Tale fattispecie illecita si distingue da quella prevista alla lettera e (rigenerazione di prodotti denaturati) in quanto � finalizzata a mutare la condizione merceologica del prodotto stesso; mentre il caso della rigenerazione, cos� come sottolineato dalla sentenza della Corte di Cassazione, Sez. III penale, del 7 aprile 1979 n. 3662, presuppone la privazione all�olio minerale dei caratteri strutturali impressigli all�origine con la denaturazione, allo scopo diretto o indiretto di evasione fiscale. La denaturazione, infatti,� il procedimento attraverso il quale vengono attribuiti ai prodotti petroliferi destinati ad usi esenti, caratteristiche organolettiche particolari o colori particolari, per impedirne l�impiego in usi tassati o renderne evidente la caratteristica di prodotto esente. La condotta illecita della rigenerazione � in verit� di difficile realizzazione non soltanto per la complessit� tecnica del procedimento attraverso il quale poter privare il prodotto delle caratteristiche impresse con il procedimento di cui sopra, ma soprattutto per l�elevato costo necessario ad acquistare le sofisticate attrezzature. Nel caso previsto dalla lettera e), la multa � commisurata oltre che ai prodotti in corso di rigenerazione o complessivamente rigenerati, compresi quelli comunque esitati, anche ai prodotti denaturati rinvenuti sul luogo in cui � commessa la violazione. Prima di passare all�analisi delle condotte successive, � bene sottolineare che, per quanto riguarda l�elemento soggettivo, l�ultimo reato analizzato sembra essere caratterizzato dal dolo specifico, diversamente da tutte le altre fattispecie illecite per le quali � richiesto il dolo generico. Il legislatore , infatti, attribuisce rilevanza alla condotta di rigenerazione solo laddove essa sia finalizzata a �rendere pi� facile ed elusivo l�impiego in usi soggetti a maggior imposta�; se tale locuzione si riferisse all�idoneit� materiale della condotta �il legislatore avrebbe usato una diversa terminologia riferendosi, ad esempio, a condotte idonee a ..�. La lettera d) sanziona la miscelazione non autorizzata dalla quale si ottiene un prodotto soggetto ad una accisa superiore a quella assolta sui singoli componenti; la condotta assume rilevanza penale nel momento in cui la miscelazione avviene in difetto delle necessarie autorizzazioni, visto che il legislatore ha voluto precipuamente colpire procedimenti privi del consenso istituzionale.[7] Non ha rilevanza penale la miscelazione abusiva al termine della quale si sono tenuti prodotti per cui non � dovuto alcun supplemento d�imposta.[8] In merito a tale fattispecie il comma 2 dell�articolo 40 dispone che la multa � commisurata oltre che ai prodotti complessivamente ultimati, anche a quelli che si sarebbero potuti ottenere dalle materie prime in corso o in attesa di lavorazione, o comunque esistenti nella fabbrica o nei locali in cui � commessa la violazione.
Le ultime due fattispecie contemplate dall�articolo 40 riguardano la detenzione di prodotti denaturati in condizioni diverse da quelle prescritte per l�ammissione al trattamento agevolato e la detenzione o l� utilizzo di prodotti ottenuti da fabbricazioni clandestine o da miscelazioni non autorizzate. L�attuale regolamentazione della detenzione dei prodotti denaturati � stato oggetto di una profonda modifica[9] in conseguenza della quale la responsabilit� fiscale della conservazione e dell� utilizzo dei prodotti agevolati, oltre che dell�impiego e della custodia dei denaturanti, � totalmente a carico del detentore dei prodotti medesimi, in quanto l�amministrazione finanziaria interviene solo durante l�operazione di colorazione o di marcatura. Di conseguenza il rischio di frode � maggiore rispetto al passato visto che in precedenza la stessa amministrazione gestiva di persona il carico e lo scarico delle sostanze denaturanti, oltre a seguire tutti i passaggi connessi ai prodotti stessi. La norma di cui alla lettera g) rappresenta una tipica norma residuale e di chiusura, che punisce comunque anche chi, pur non partecipando alla fabbricazione/miscelazione irregolare, si trova nella materiale disponibilit� di tale prodotto �irregolare�. A differenza del vecchio dispositivo sanzionatorio assume rilevanza penale anche la mera detenzione di prodotti ottenuti da miscelazioni non autorizzate.
Il comma 3 dispone che il tentativo � punito con la stessa pena prevista per il reato consumato; questa scelta, a modesto avviso dello scrivente, sembra essere forse poco coerente con l�impostazione alla quale � ispirato il testo unico in esame. In precedenza � stato detto che la riformulazione dell�impianto sanzionatorio � stato il frutto di un bilanciamento tra due interessi contrapposti, in quanto da un lato si sono eliminate tutte le condotte prodromiche all�evasione, dall�altro si sono mantenute le fattispecie illecite comportanti un effettivo evento di evasione. In realt� si ritiene che questa equiparazione quoad poenam del tentativo al reato consumato rappresenti una sorta di aggiramento dei principi di offensivit� ed extrema ratio dello strumento penale. Sebbene , quindi, il sistema sembra apparentemente improntato, in ragione della terminologia adottata, su fattispecie delittuose di danno concreto, in realt� il legislatore ha inteso mantenere un atteggiamento estremamente imperniato sulla tutela di interessi strumentali alla effettiva percezione da parte dello Stato delle risorse finanziarie: l�equiparazione del tentativo al delitto consumato comporta l�inevitabile anticipazione della soglia di punibilit� ad un momento cronologico anteriore al verificarsi dell�evento. Per quanto riguarda il comparto delle imposte dirette e dell�imposta sul valore aggiunto, invece, il legislatore, attraverso il decreto legislativo n. 74 del 2000, ha posto a baricentro del sistema l�evento del danno effettivo da evasione; in tal modo si � voluto recuperare allo strumento penale la sua funzione di extrema ratio. Come vedremo in seguito, la legge n. 80 del 2003, delegando il Governo ad adottare uno o pi� decreti legislativi recanti la riforma del sistema fiscale statale, richiede che la sanzione fiscale penale sia applicata solo nei casi di frode e di effettivo e rilevante danno per l�erario; non si potr� evitare, quindi, di sottoporre a revisione l� impianto sanzionatorio delle accise per adeguare lo stesso ai principi ed ai criteri direttivi contenuti nella delega.
Art.41: Fabbricazione clandestina di alcole e di bevande alcoliche
L�art. 41 prevede , attraverso un�equiparazione quoad poenam all�analoga ipotesi di reato prevista in materia di oli minerali , la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa dal doppio al decuplo dell�imposta evasa, non inferiore in ogni caso a euro 7.746, per chiunque fabbrica clandestinamente[10] e , quindi, in locali o con apparecchi non previamente denunciati o verificati, ovvero costruiti od alterati in modo che il prodotto possa essere sottratto all�accertamento, alcole o bevande alcoliche; la multa � commisurata, oltre che ai prodotti complessivamente ultimati, anche a quelli che si sarebbero potuti ottenere dalle materie prime in corso o in attesa di lavorazione, o comunque esistenti nella fabbrica o nei locali in cui � commessa la violazione.
Il carico sanzionatorio della previgente disciplina (Artt. 37, 38 e 42 T.U. spiriti 1924 - Art. 17 T.U. birra 1924) prevedeva la reclusione da tre mesi a due anni o la semplice multa da due a dieci volte l�ammontare dell�imposta evasa in esclusivo riferimento rispettivamente agli spiriti ed alla birra. L�espressione utilizzata in merito al soggetto agente (�chiunque�) presuppone la commissibilit� della fattispecie in esame da parte di qualunque individuo, essendo punita la fabbricazione clandestina esercitata, non solo per ragioni commerciali e , quindi, su scala industriale, ma anche per sopperire ad esigenze del nucleo familiare, sempre che si eccedano i limiti previsti dalla normativa di settore. Accanto ad una fabbricazione clandestina effettiva viene configurata dal terzo comma dell�art.41 una fattispecie caratterizzata da una forte anticipazione della tutela penale, poich� si prevede la punibilit� in via presuntiva (visto il probabile nesso strumentale con la fabbricazione clandestina) della sola presenza in uno stesso locale od in locali attigui di alcune delle materie prime occorrenti per la preparazione dei prodotti e degli apparecchi necessari per tale preparazione o di parte di essi, prima che la fabbrica e gli apparecchi siano stati denunciati all�ufficio tecnico di finanza e da esso verificati. Tale presunzione , in linea con il precedente art.37 del D.M. 8 luglio 1924 in materia di spiriti, in quanto conseguenza di fatti accertati, non ammette prova contraria. L�utilizzo del termine �locali� evidenzia l�intenzione di sanzionare penalmente la fabbricazione clandestina, ovunque la stessa sia svolta, tanto in abitazioni, quanto nei luoghi annessi, idonei ad accogliere le attrezzature necessarie alla produzione dei prodotti in oggetto. In realt� la stessa giurisprudenza , in particolare la sentenza della Corte di Cassazione del 21 maggio 1951, formatasi in riferimento all�analoga disposizione normativa previgente , ha ritenuto la condizione richiesta, circa l�esistenza delle attrezzature di cui trattasi nei locali destinati alla fabbricazione clandestina, priva del carattere tassativo,ma solo indicativo. Di conseguenza � ammessa la configurabilit� del reato in esame a prescindere dalla presenza degli strumenti utilizzati per la fabbricazione in aree coperte: sarebbe sufficiente anche il rinvenimento dei predetti apparecchi in spazi aperti. Rappresentano , invece, violazioni di carattere amministrativo le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 . Infatti, nel caso in cui esistano i soli apparecchi o parte di essi non denunciati o verificati, senza la contemporanea presenza delle materie prime o di prodotti, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 258 a euro 1.549; se un soggetto costruisce, vende o comunque d� in uso un apparecchio di distillazione o parte di esso senza averlo preventivamente denunciato � punito con la sanzione amministrativa di cui al comma 4, salva qualsiasi ipotesi di concorso nelle violazioni costituenti reato ai sensi dell�art.110 c.p. Anche in riferimento a tale fattispecie illecita si deve sottolineare che alla commissione dei reati viene affiancato l�obbligo di corrispondere l�imposta evasa. A tal proposito si rinvia al disposto della gi� esaminata sentenza n. 3793 del 2 maggio 1997 della Corte di cassazione - sez. I civ. -, la quale ha dichiarato che, in tema di fraudolenta evasione dell'imposta di fabbricazione sugli oli minerali e loro derivati, deve ritenersi assoggettato al tributo, oltre che alle sanzioni penali, non solo il fabbricante o il produttore, ma chiunque sottragga o concorra a sottrarre i prodotti petroliferi all'accertamento e al pagamento dell'imposta.
Art.42: Associazione costituita allo scopo di fabbricare clandestinamente alcole e sostanze alcoliche
Ai sensi dell�art.42 quando tre o pi� persone si ass

References: Art. 40
 Art.41
 Art.42
 Art.43
 Art.45
 Art.46
 Art. 47
 Art. 49
 Art.50
 Art. 44

Art. 40
 Art. 20
 Art. 6
 articolo 1
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 

Art.41
 Art. 17
 art.37
 sentenza 
 sentenza 

Art.42