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Timestamp: 2018-01-19 17:13:14+00:00

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Migration Online. Legge regionale n. 127 del 14.07.2005 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Legge regionale n. 127 del 14.07.2005 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Normen zur Beruflichen Bildung in Italien, Friaul Julisch-Venetien
LEGGE REGIONALE (n. 127)
approvata dal Consiglio regionale nella seduta pomeridiana del 14 luglio 2005
Norme regionali per l'occupazione, la tutela e la qualità del lavoro
Art. 1 - (Principi e finalità)
Art. 3 - (Programma triennale regionale di politica del lavoro)
Art. 4 - (Clausola valutativa)
Art. 5 - (Commissione regionale per il lavoro)
Art. 6 - (Comitato di coordinamento interistituzionale)
Art. 7 - (Funzioni delle Province)
Art. 8 - (Commissioni provinciali per il lavoro)
Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale
Art. 9 - (Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale)
Art. 10 - (Organi)
Art. 11 - (Direttore)
Art. 12 - (Collegio dei revisori dei conti)
Art. 13 - (Personale)
Art. 14 - (Dotazioni finanziarie e patrimoniali)
Art. 15 - (Controllo e vigilanza)
Consigliere regionale e consiglieri provinciali di parità
Art. 16 - (Consigliere regionale di parità)
Art. 17 - (Sede, dotazione organica e assegnazione di personale)
Art. 18 - (Consiglieri provinciali di parità)
Art. 19 - (Fondo regionale per l'attività dei consiglieri di parità e rete regionale dei consiglieri di parità)
Art. 20 - (Rinvio)
SISTEMA REGIONALE DEI SERVIZI PER L’IMPIEGO
Art. 21 - (Centri per l'impiego e gestione del lavoro locale)
Art. 22 - (Avviamento a selezione presso le pubbliche amministrazioni)
Art. 23 - (Autorizzazione allo svolgimento delle attività di intermediazione, di ricerca e selezione e supporto alla ricollocazione)
Art. 24 - (Accreditamento per la fornitura di servizi al lavoro)
Art. 25 - (Criteri di cooperazione tra servizi pubblici e privati)
Art. 26 - (Criteri e modalità di gestione del sistema regionale dei servizi per l'impiego)
Art. 27 - (Orientamento)
Art. 28 - (Sistema informativo regionale lavoro)
Art. 29 - (Finalità e destinatari)
Art. 30 - (Promozione dell'occupazione)
Art. 31 - (Promozione di nuove attività imprenditoriali)
Art. 32 - (Lavoro in cooperativa)
Art. 33 (Promozione della stabilità occupazionale)
Art. 34 - (Politiche per il prolungamento della vita attiva)
Art. 35 - (Interventi ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 276/2003)
Art. 36 - (Promozione dell'integrazione lavorativa delle persone disabili)
Art. 37 - (Compiti della Regione)
Art. 38 - (Compiti delle Province)
Art. 39 - (Fondo provinciale per l'occupazione dei disabili)
Art. 40 - (Validazione delle convenzioni per l'inserimento lavorativo dei disabili)
Art. 41 - (Modifica all'articolo 5 della legge regionale 41/1996)
Art. 42 - (Modifiche all'articolo 6 della legge regionale 41/1996)
Art. 43 - (Integrazioni alla legge regionale 41/1996)
Art. 44 - (Commissione regionale per l'esame di abilitazione dei centralinisti telefonici privi della vista)
Art. 45 - (Azioni per prevenire e fronteggiare le gravi difficoltà occupazionali)
Art. 46 - (Procedure di concertazione e dichiarazione dello stato di grave difficoltà occupazionale)
Art. 47 - (Piano di gestione della situazione di grave difficoltà occupazionale)
Art. 48 - (Interventi)
Art. 49 - (Parità di genere)
Art. 50 (Conciliazione dei tempi di famiglia, di vita e di lavoro)
Art. 51 - (Responsabilità sociale dell'impresa)
Art. 52 - (Finalità e interventi)
Art. 53 - (Contrasto al lavoro sommerso e irregolare)
Art. 54 - (Sicurezza sul lavoro)
Art. 55 - (Criteri e modalità per la concessione degli incentivi)
Art. 56 - (Comitato regionale di coordinamento per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro)
Art. 57 - (Internazionalizzazione del mercato del lavoro)
Art. 58 - (Apposizione del visto e approvazione dei progetti formativi)
Art. 59 - (Inserimento lavorativo e gestione dei flussi di ingresso di lavoratori stranieri)
Art. 60 - (Formazione e politiche del lavoro)
Art. 61 - (Aspetti formativi del contratto di apprendistato)
Art. 62 - (Principi comuni in materia di apprendistato)
Art. 63 - (Tirocini formativi)
Art. 64 - (Forme di sostegno al credito dei lavoratori)
Art. 65 - (Interventi per il sostegno al reddito)
Art. 66 - (Modifiche all’articolo 3 della legge regionale 7/2005)
Art. 67 - (Modifiche all’articolo 4 della legge regionale 7/2005)
Art. 68 - (Sostituzione dell’articolo 5 della legge regionale 7/2005)
Art. 69 - (Modifica all’articolo 6 della legge regionale 7/2005)
Art. 70 - (Modifica all’articolo 7 della legge regionale 7/2005)
Art. 71 - (Modifiche all’articolo 8 della legge regionale 7/2005)
Art. 72 - (Potere sostitutivo)
Art. 73 - (Beni mobili e immobili)
Art. 74 - (Personale)
Art. 75 - (Trattamento dei dati personali)
Art. 76 - (Indennità ai volontari del Club Alpino Italiano)
Art. 77 - (Norme comuni per la concessione degli incentivi)
Art. 78 - (Abrogazioni)
Art. 79 - (Norme transitorie)
Art. 80 - (Norme finanziarie)
a) le funzioni di programmazione, indirizzo, regolamentazione, coordinamento, monitoraggio, controllo e vigilanza;
c) ogni altra funzione che richiede l'esercizio unitario a livello regionale.
2. Rientrano, in particolare, nell'ambito delle funzioni di cui al comma 1, lettera c), i seguenti compiti:
a) la programmazione, progettazione e gestione relativamente ad assegnazioni statali e comunitarie;
b) la gestione dell'Osservatorio del mercato regionale del lavoro;
c) la progettazione, realizzazione e gestione del Sistema informativo regionale lavoro (SIRL) e del nodo regionale della Borsa nazionale continua del lavoro;
d) l'esame congiunto delle domande di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) e la formulazione del relativo parere;
e) la composizione delle vertenze collettive di lavoro a livello regionale, anche nell'ambito delle procedure di mobilità, ove prevista dalla normativa vigente o richiesta dalle parti interessate;
f) l'indagine sulla consistenza associativa delle organizzazioni e associazioni sindacali a livello regionale per la valutazione della rappresentatività;
g) l'avviamento a selezione, interprovinciale o regionale, presso le pubbliche amministrazioni;
h) la concessione dei nulla osta per l'avviamento dei lavoratori italiani all'estero e l’iscrizione nella relativa lista;
i) le autorizzazioni ai soggetti formativi privati, che promuovono tirocini formativi e di orientamento, di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto ministeriale 25 marzo 1998, n. 142 (Regolamento recante norme di attuazione dei principi e dei criteri di cui all'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, sui tirocini formativi e di orientamento);
j) gli adempimenti di propria competenza relativi all’attuazione del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione;
k) l'iscrizione nella sezione regionale dell'albo professionale dei centralinisti telefonici privi della vista di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 29 marzo 1985, n. 113 (Aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti), e dell'albo professionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 11 gennaio 1994, n. 29 (Norme in favore dei terapisti della riabilitazione non vedenti);
l) l'accreditamento di soggetti pubblici e privati per lo svolgimento dei servizi al lavoro e la tenuta del relativo elenco regionale;
m) l'autorizzazione a soggetti pubblici e privati per lo svolgimento dei servizi di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale;
n) la gestione dei flussi di ingresso di lavoratori stranieri assegnati dallo Stato;
o) gli adempimenti connessi alla realizzazione degli interventi di ricollocazione lavorativa dei dirigenti previsti dall'articolo 20 della legge 7 agosto 1997, n. 266 (Interventi urgenti per l'economia), nonché ogni altro adempimento connesso all'erogazione di incentivi previsti dalla normativa nazionale, la cui disciplina sia attribuita alle Regioni;
p) gli adempimenti in materia di lavoro previsti dalla legge regionale 4 marzo 2005, n. 5 (Norme per l’accoglienza e l’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati).
b) definisce, nel rispetto della regolamentazione dell'Unione europea, l'entità e la durata degli incentivi;
c) definisce gli indirizzi per le attività dell'Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale;
e) costituisce riferimento per la definizione dell'azione delle Province.
2. Il Programma triennale è predisposto e aggiornato in armonia con la programmazione regionale dalla Direzione centrale competente in materia di lavoro, sulla base delle analisi e delle rilevazioni delle dinamiche del mercato del lavoro regionale effettuate dall'osservatorio regionale del mercato del lavoro. Il Programma triennale è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di lavoro, di concerto con gli altri Assessori regionali interessati relativamente alle materie di rispettiva competenza, al fine di favorire la coerenza e l’integrazione dei diversi ambiti di programmazione, previa concertazione con le parti sociali e sentita la Commissione regionale per il lavoro di cui all'articolo 5.
3. Il Programma triennale e i suoi aggiornamenti sono approvati entro il 30 settembre e sono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione.
4. Prima dell’approvazione da parte della Giunta regionale, l’Assessore competente in materia di lavoro trasmette il Programma triennale al Consiglio regionale per un parere che deve essere espresso entro quarantacinque giorni dalla presentazione del Programma stesso.
5. Gli interventi previsti dal Programma triennale che prevedono la concessione di incentivi economici sono accompagnati da appositi regolamenti contenenti criteri e modalità di concessione.
6. I regolamenti di cui al comma 5 sono approvati previo parere obbligatorio della competente Commissione consiliare.
7. La competente Commissione consiliare, nel rendere il parere di cui al comma 6, si esprime entro trenta giorni dalla data di ricezione della relativa richiesta. Decorso inutilmente tale termine si prescinde dal relativo parere.
b) gli Assessori competenti in materia di lavoro di ciascuna Provincia;
7. Le riunioni della Commissione regionale sono valide con la presenza della maggioranza dei suoi componenti. Le decisioni sono adottate con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale il voto del Presidente.
8. Alle sedute della Commissione regionale partecipano, senza diritto di voto, il Direttore centrale della Direzione centrale competente in materia di lavoro, o un suo delegato, e il Direttore dell'Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale. Su invito del Presidente, possono partecipare alle riunioni, senza diritto di voto, altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile.
9. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente regionale di categoria non inferiore a C, nominato dal Direttore centrale competente. Con deliberazione della Giunta regionale sono determinate le indennità destinate ai componenti della Commissione.
(Comitato di coordinamento interistituzionale)
1. Al fine di garantire l'efficace coordinamento tra Regione e Province in tema di politica del lavoro, orientamento, formazione e monitoraggio del mercato del lavoro è istituito il Comitato di coordinamento interistituzionale, di seguito denominato Comitato.
2. In particolare il Comitato costituisce la sede in cui si definiscono le intese rispetto alle competenze attribuite alle Province ed esprime parere obbligatorio rispetto alle funzioni di regolamentazione nelle materie attribuite alle Province ai sensi dell'articolo 7.
3. Il Comitato è composto dall'Assessore regionale competente in materia di lavoro, che lo presiede, e dagli Assessori provinciali competenti in materia di lavoro.
4. Il Comitato si riunisce almeno quattro volte all'anno, ogni volta che il Presidente lo ritenga necessario o su richiesta di almeno due Assessori provinciali.
5. Alle riunioni del Comitato, su invito del Presidente, possono partecipare gli Assessori regionali competenti in materia di istruzione, attività produttive, salute e protezione sociale, al fine di favorire l'integrazione tra i rispettivi indirizzi di politica regionale, nonché altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile.
6. Il Comitato è costituito con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, ha sede presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro e rimane in carica per la durata della legislatura regionale.
7. Il Comitato può istituire gruppi di lavoro tecnici di coordinamento tra uffici della Regione e delle Province ed eventuali altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile, sia per assicurare l'attuazione di quanto stabilito dal Comitato stesso sia per esigenze di raccordo tra gli uffici su temi specifici, con obbligo periodico di relazione al Comitato medesimo.
8. Il coordinamento dei gruppi di lavoro è svolto dal rappresentante della Regione e le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente regionale di categoria non inferiore a C, nominato dal Direttore centrale competente.
1. Le Province, in conformità al Programma triennale e agli indirizzi della Regione, esercitano funzioni e compiti in materia di:
a) politica attiva del lavoro;
b) collocamento, avviamento al lavoro e servizi all'impiego;
c) conciliazione delle controversie di lavoro;
d) rilascio dei provvedimenti relativi ai procedimenti di ingresso dei lavoratori stranieri previsti dagli articoli 22, 24 e 27 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione giuridica dello straniero), e successive modifiche;
e) attuazione, per quanto di competenza, del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione;
f) osservazione e monitoraggio del mercato del lavoro locale.
2. Nell'ambito degli indirizzi regionali per l'attuazione delle politiche del lavoro, le Province adottano programmi annuali integrati con gli altri strumenti di programmazione territoriale in materia sociale, educativa e formativa.
3. Le Province promuovono la costruzione di reti di servizio con i soggetti pubblici e privati che operano nel loro territorio.
4. Sulla base degli indirizzi contenuti nel Programma triennale, la Regione individua con regolamento forme e modalità di sostegno all’esercizio da parte delle Province delle funzioni e dei compiti nelle materie di cui al comma 1, ivi compreso il potenziamento degli uffici preposti ai medesimi compiti e funzioni.
(Commissioni provinciali per il lavoro)
1. Presso le Province sono istituite le Commissioni provinciali per il lavoro, di seguito denominate Commissioni provinciali.
2. Le Commissioni provinciali sono costituite dalle Province, che ne determinano le funzioni, la composizione e le modalità di funzionamento.
3. La composizione delle Commissioni provinciali deve comunque prevedere:
a) una rappresentanza paritetica delle associazioni dei datori di lavoro e delle organizzazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello provinciale, firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro;
b) il consigliere provinciale di parità di cui all'articolo 18;
c) rappresentanti di categorie e di associazioni di tutela dei disabili.
(Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale)
1. E' istituita l'Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale, di seguito denominata Agenzia, con sede in Trieste.
2. L'Agenzia è un ente funzionale della Regione, è dotata di personalità giuridica di diritto pubblico, di autonomia organizzativa, amministrativa, contabile e patrimoniale e svolge le seguenti funzioni:
a) assistenza tecnica all'Assessore e alla Direzione centrale competente in materia di lavoro e formazione a supporto dello svolgimento delle funzioni e compiti in materia di programmazione regionale e gestione delle politiche regionali del lavoro e della formazione e dell'esercizio delle funzioni e compiti di cui alla presente legge;
b) monitoraggio e supporto alla valutazione dell'efficacia delle politiche in materia di lavoro e formazione, promuovendo l'innovazione nei due settori;
c) osservazione del mercato del lavoro, con funzione di analisi del medesimo, monitoraggio delle attività svolte dalla Regione e dalle Province e predisposizione del rapporto annuale sull'occupazione nel territorio regionale;
d) progettazione e gestione del Sistema informativo regionale lavoro e del relativo collegamento con la Borsa nazionale continua del lavoro;
e) assistenza tecnica alle Province, nell'ambito delle materie di propria competenza, nel campo delle politiche del lavoro;
f) attività di supporto nella realizzazione e gestione di progetti complessi a livello regionale e interprovinciale, in attuazione della presente legge, da realizzarsi anche in collaborazione con altre Regioni o Stati;
g) ogni altra funzione attribuita dalla legge o delegata dalla Giunta regionale.
3. Per l'espletamento di particolari attività progettuali di ricerca e di studio connesse allo svolgimento delle proprie funzioni l'Agenzia può stipulare convenzioni con Università degli studi, istituti di ricerca specializzati ed enti pubblici qualificati. Per la medesima finalità l'Agenzia può stipulare contratti di diritto privato con esperti.
4. L'Agenzia può avvalersi di un Comitato scientifico, composto da non più di cinque esperti in materia di politica del lavoro e formazione professionale, designati con decreto del Direttore dell’Agenzia su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, per lo svolgimento delle attività di osservazione del mercato del lavoro, di monitoraggio e valutazione degli interventi di politica del lavoro e formazione professionale, nonché per la predisposizione del rapporto annuale sull'occupazione nel territorio regionale.
5. Con il decreto di cui al comma 4 è stabilito l’ammontare del gettone di presenza, tenuto conto dell’importanza dei lavori e della qualificazione professionale dei componenti del Comitato scientifico.
1. Il Direttore è nominato dal Presidente della Regione, previa conforme deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di lavoro, tra persone di elevata professionalità e comprovata esperienza, in possesso di diploma di laurea, che abbiano svolto attività dirigenziale per almeno cinque anni in settori attinenti l'ambito operativo dell'Agenzia. All'atto della nomina del Direttore la Giunta regionale individua altresì tra i dirigenti in forza all’Amministrazione regionale il sostituto in caso di assenza o impedimento.
2. Il Direttore ha la rappresentanza legale dell'Agenzia ed è responsabile della realizzazione dei compiti istituzionali della stessa e del raggiungimento degli obiettivi per la stessa previsti dal Programma triennale, nonché della gestione dell'Agenzia.
3. Il Direttore provvede alla gestione dell'Agenzia e in particolare:
a) all'adozione dei bilanci di previsione pluriennale e annuale e del conto consuntivo;
b) all'adozione del regolamento di organizzazione;
c) alla definizione e adozione dei programmi di intervento;
d) alla gestione del personale, compresa la definizione e adozione della pianta organica e la stipula dei relativi contratti;
e) alla redazione di una relazione annuale sulle attività svolte e sui risultati conseguiti;
f) alla stipulazione e all’approvazione di contratti e convenzioni;
g) allo svolgimento di ogni altro incarico ad esso attribuito dalla Giunta regionale.
4. Il rapporto di lavoro del Direttore dell’Agenzia è regolato dal contratto di diritto privato, come disciplinato dal regolamento di organizzazione dell’Amministrazione regionale e degli enti regionali, approvato con decreto del Presidente della Regione 27 agosto 2004, n. 0277/Pres.
1. Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e due supplenti, iscritti nel registro dei revisori contabili previsto dall'articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88 (Attuazione della direttiva n. 84/253/CEE, relativa all'abilitazione delle persone incaricate del controllo di legge dei documenti contabili), e nominati con decreto del Presidente della Regione.
2. Il Collegio resta in carica per tre anni. I membri del Collegio possono essere revocati per giusta causa e possono rinunciare all'incarico; in tal caso la rinuncia è comunicata al Presidente della Regione.
3. Il Collegio si riunisce, su convocazione del suo Presidente, almeno una volta ogni tre mesi e comunque ogni qualvolta il Presidente ne ravvisi la necessità.
4. Per l'espletamento della propria attività al Presidente e ai componenti effettivi del Collegio è dovuta un'indennità annuale da determinarsi con deliberazione della Giunta regionale.
5. Il Collegio dei revisori dei conti vigila sull'osservanza delle leggi, verifica la regolare tenuta della contabilità e la corrispondenza del rendiconto generale alle risultanze delle scritture contabili, esamina il bilancio di previsione e le relative variazioni e assestamento. I revisori possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo.
1. Il personale dell'Agenzia appartiene al ruolo unico regionale.
2. L'Agenzia si avvale altresì di personale proprio assunto con contratto di diritto privato a tempo determinato, rinnovabile, per figure di elevata professionalità e con competenze specifiche.
(Dotazioni finanziarie e patrimoniali)
a) il fondo di dotazione, la cui misura viene stabilita, per ogni anno finanziario, in apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale;
b) contributi e sovvenzioni della Regione, di enti pubblici, associazioni e privati;
c) qualunque altro introito concernente la gestione e la finalità dell'Agenzia.
2. L'Amministrazione regionale mette a disposizione dell'Agenzia i beni immobili e mobili necessari per il funzionamento degli uffici.
1. Sono soggetti al controllo preventivo della Giunta regionale i seguenti atti:
a) il bilancio di previsione annuale e pluriennale e il conto consuntivo;
b) il regolamento di organizzazione e la pianta organica, e le loro modifiche;
c) i programmi di intervento.
2. Ai fini del controllo gli atti di cui al comma 1 sono inviati entro dieci giorni dalla loro adozione alla Giunta regionale, per il tramite della Direzione centrale competente in materia di lavoro, che ne cura l'istruttoria anche avvalendosi di altri uffici regionali competenti per materia.
3. La Giunta regionale approva gli atti di cui al comma 1 entro sessanta giorni dal ricevimento. Trascorso tale termine, senza che sia intervenuta l'approvazione o il diniego, gli atti diventano esecutivi.
4. Il termine di cui al comma 3 è interrotto per una sola volta se prima della sua scadenza sono richiesti chiarimenti o elementi integrativi di giudizio. In tal caso il termine per l'esercizio del controllo decorre dal momento della ricezione degli atti richiesti.
5. Con provvedimento motivato la Giunta regionale può disporre ispezioni e verifiche nei confronti dell'Agenzia.
1. In attuazione del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196 (Disciplina dell’attività delle consigliere e dei consiglieri di parità e disposizioni in materia di azioni positive, a norma dell'articolo 47 della legge 17 maggio 1999, n. 144), è nominato il consigliere regionale di parità, con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di lavoro.
4. Il consigliere regionale di parità svolge funzioni di promozione e controllo dell'attuazione dei principi di uguaglianza, di opportunità e di non discriminazione per donne e uomini nel lavoro. Svolge altresì le funzioni di pubblico ufficiale ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 196/2000, nonché i compiti e le funzioni previsti dall'articolo 3, commi 1, 4 e 5, del medesimo decreto legislativo 196/2000.
4. Al consigliere regionale di parità viene riconosciuta un’indennità mensile di carica determinata con il provvedimento di nomina, su proposta dell'Assessore competente. Per le missioni svolte nell'esercizio delle proprie funzioni al consigliere regionale di parità spetta il trattamento di missione nella misura prevista per il personale regionale di area dirigenziale.
(Consiglieri provinciali di parità)
1. Le Province nominano il consigliere provinciale di parità, dandone comunicazione al consigliere regionale di parità.
2. Il consigliere provinciale di parità è componente della Commissione provinciale per il lavoro e dell'organismo di pari opportunità provinciale.
3. Il consigliere provinciale di parità ha sede presso la Provincia, la quale fornisce il personale e le attrezzature necessarie per l'espletamento delle funzioni. Ad esso si applicano altresì le disposizioni di cui all’articolo 16, commi 2, 3 e 4.
(Fondo regionale per l'attività dei consiglieri di parità e rete regionale dei consiglieri di parità)
1. Il Fondo regionale per l'attività dei consiglieri di parità è costituito dalle quote di riparto annuale del Fondo nazionale di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 196/2000.
2. La Giunta regionale, sentito il consigliere di parità, provvede a fissare i criteri e le modalità di ripartizione delle somme attribuite dallo Stato agli uffici dei consiglieri di parità della Regione medesima e delle Province. Con regolamento regionale, adottato previo parere della competente Commissione consiliare, sono definiti altresì termini e modalità per la gestione delle risorse assegnate al consigliere regionale di parità.
4. La rete regionale si riunisce almeno tre volte all'anno, secondo le modalità stabilite con regolamento regionale, in conformità al decreto legislativo 196/2000.
1. Per tutto quanto non previsto dal presente capo trova applicazione, ove compatibile, il decreto legislativo 196/2000.
1. Le Province, nell'ambito delle competenze attribuite dall'articolo 7, svolgono attraverso proprie strutture denominate "Centri per l'impiego" le seguenti funzioni:
h) adempimenti di propria competenza relativi all’attuazione del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione;
i) erogazione di servizi di mediazione culturale per lavoratori stranieri, ai sensi dell'articolo 26, comma 8, della legge regionale 5/2005;
k) funzioni amministrative connesse al collocamento e funzioni previste dal decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 (Disposizioni per agevolare l'incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144), e successive modifiche;
l) certificazione dello stato di disoccupazione;
o) tenuta delle liste di mobilità di cui alla legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), e al decreto legge 20 maggio 1993, n. 148 (Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione), convertito, con modifiche, dall’articolo 1, comma 1, della legge 19 luglio 1993, n. 236, e successive modifiche;
2. Le Province svolgono altresì, nell'ambito delle competenze attribuite dall'articolo 7, le seguenti funzioni per la gestione del mercato del lavoro locale:
a) la composizione delle vertenze collettive di lavoro e nell'ambito delle procedure di mobilità, a livello provinciale, quando richiesto dalla normativa o dalle parti interessate;
b) l'indagine sulla consistenza associativa delle organizzazioni sindacali a livello provinciale per la valutazione della rappresentatività ai fini della costituzione di organi collegiali a livello provinciale;
c) la tenuta del registro di deposito delle firme dei rappresentanti sindacali;
d) la ricezione in deposito dei contratti collettivi aziendali di secondo livello;
e) la ricezione in deposito dei verbali di conciliazione in sede sindacale ai sensi dell'articolo 411 del codice di procedura civile, l'attestazione della loro autenticità e il deposito;
f) la ricezione delle comunicazioni di avvio delle procedure di mobilità ai sensi dell'articolo 4 della legge 223/1991, ai fini dell'eventuale convocazione d'ufficio delle parti in caso di mancato accordo nella prima fase della procedura medesima;
g) la ricezione di ricorsi avverso le decisioni delle commissioni elettorali nell'ambito delle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU);
h) la ricezione delle richieste di costituzione dei collegi di conciliazione e arbitrato ai sensi dell'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento);
i) la ricezione delle richieste di convocazione di vertenze in ambito provinciale e cura delle vertenze;
j) il rilascio dei provvedimenti relativi ai procedimenti di ingresso dei lavoratori stranieri previsti dagli articoli 22, 24 e 27 del decreto legislativo 286/1998, e successive modifiche.
3. I servizi erogati ai sensi dei commi 1 e 2 sono resi gratuitamente in favore dei lavoratori e dei datori di lavoro.
2. Le pubbliche amministrazioni, come individuate dall'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), escluse quelle di cui all’articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell’articolo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59), per le assunzioni da effettuare ai sensi dell'articolo 35, comma 1, lettera b), del medesimo decreto legislativo 165/2001, formulano richiesta di avviamento a selezione al Centro per l'impiego competente per territorio.
3. In caso di assunzioni a tempo indeterminato, qualora l'ambito territoriale del soggetto richiedente comprenda un territorio sul quale insistono più Centri per l'impiego della stessa Provincia o di Province diverse, la richiesta di cui al comma 2 è rivolta, rispettivamente, alla Provincia interessata o alla Regione, per la redazione della graduatoria unica integrata.
5. Al comma 1 dell’articolo 27 della legge regionale 5/2005 dopo le parole: <<a concorsi>> sono aggiunte le seguenti: <<e a selezioni>>.
1. E' istituito presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro l'elenco regionale dei soggetti accreditati per lo svolgimento dei servizi al lavoro, come individuati dal comma 3.
2. L'iscrizione nell'elenco di cui al comma 1 costituisce requisito preliminare per poter ottenere l'affidamento, con atto successivo e distinto, da parte della Regione o delle Province, del compito di svolgere servizi al lavoro, come definiti dal comma 3.
1. La Regione e le Province possono affidare ai soggetti accreditati lo svolgimento di servizi al lavoro, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) ricorso al soggetto privato in base ai principi di efficacia, efficienza ed economicità, unitamente a criteri di cooperazione, integrazione e qualità, valutati oggettivamente anche sulla base del rapporto tra i costi e i benefici del servizio fornito;
b) motivata impossibilità del servizio pubblico a svolgere il servizio da affidare;
c) obbligo per i soggetti affidatari di comunicare alla Regione e alle Province le buone pratiche realizzate, nonché le informazioni e i dati relativi all'attività svolta e ai risultati conseguiti;
1. Le Province e i soggetti pubblici e privati accreditati che erogano servizi nell’ambito del sistema regionale dei servizi per l’impiego devono fornire le proprie prestazioni a tutti gli utenti, persone e imprese, che ad essi si rivolgono, nel rispetto dei principi di non discriminazione e di pari opportunità, con particolare attenzione alle categorie più deboli e a quelle con maggiore difficoltà nell'inserimento lavorativo.
2. La Giunta regionale, al fine di garantire la qualità e l'efficacia delle prestazioni erogate, disciplina, sentite le Province e la Commissione regionale per il lavoro e nel rispetto di quanto previsto nel Programma triennale, gli standard essenziali di servizio cui devono attenersi i Centri per l'impiego.
3. Con regolamento regionale sono definiti criteri e procedure uniformi per l'accertamento, la verifica e la certificazione dello stato di disoccupazione, nonché gli obiettivi e gli indirizzi operativi delle azioni che i servizi competenti effettuano al fine di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e contrastare la disoccupazione di lunga durata.
4. La Regione cura azioni di monitoraggio dei servizi erogati dal sistema regionale dei servizi per l’impiego al fine di qualificarne l'azione, di valorizzarne l'efficacia e l'efficienza e di verificare il rispetto dei principi previsti dalla presente legge.
1. La Regione promuove l'orientamento delle persone come strumento di valorizzazione e di sviluppo delle competenze, delle potenzialità e delle aspirazioni individuali, in relazione alla ricerca occupazionale, al reinserimento lavorativo e ai processi di transizione e crescita professionale, nonché all’autoimprenditorialità e all’avvio di imprese come strumenti di occupazione.
2. La Regione, per le finalità di cui al comma 1, per il tramite delle strutture regionali di orientamento di cui alla legge regionale 26 maggio 1980, n. 10 (Norme regionali in materia di diritto allo studio), e successive modifiche, persegue l'integrazione dei servizi di orientamento erogati dai soggetti pubblici e privati che operano nell'ambito dell'istruzione, della formazione e del lavoro.
3. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di lavoro, disciplina gli standard essenziali dei servizi per l'orientamento al lavoro erogati dalle Province attraverso i Centri per l'impiego.
4. Nell'ambito del Programma triennale la Regione definisce interventi di sostegno per il potenziamento della rete pubblica dei servizi di orientamento al lavoro.
2. Il Sistema informativo regionale lavoro costituisce per le Province lo strumento per l'esercizio delle funzioni di organizzazione e coordinamento dei Centri per l'impiego del proprio territorio.
3. L'Agenzia:
b) dispone le necessarie connessioni con la rete regionale dei servizi per l’impiego;
4. Per garantire l'efficace funzionamento dei collegamenti di cui al comma 3, l'Agenzia:
a) organizza, in collaborazione con le Province, il monitoraggio e la verifica della qualità delle informazioni immesse, dei sistemi di classificazione delle stesse e propone le semplificazioni amministrative utili per elevare la qualità delle informazioni gestite e distribuite;
b) organizza, in collaborazione con le Province, la formazione continua del personale dei Centri per l'impiego, al fine di consentire la corretta imputazione dei dati, l'omogeneità delle definizioni e delle classificazioni e il loro aggiornamento continuo.
1. La Regione, nell’ambito del Programma triennale, sostiene l’assunzione, la stabilizzazione occupazionale, lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e l’inserimento in qualità di soci-lavoratori di cooperative di:
a) donne, con l’obiettivo di promuovere le pari opportunità;
b) soggetti in condizione di svantaggio occupazionale.
2. La Regione sostiene le imprese che promuovono la crescita e la stabilizzazione dell’occupazione.
3. Ai fini della presente legge, per soggetti in condizione di svantaggio occupazionale si intendono le persone di età superiore a quarantacinque anni, gli altri soggetti individuati dall'articolo 2, lettera f), del regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 5 dicembre 2002, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell’occupazione, i soggetti di cui all'articolo 4, comma 1, della legge 8 novembre 1991, n. 381 (Disciplina delle cooperative sociali), nonché le altre categorie di soggetti eventualmente individuate dal Programma triennale.
1. In attuazione delle disposizioni del presente capo, sono concessi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela della concorrenza, incentivi alle imprese e ai loro consorzi, alle associazioni, alle fondazioni e ai soggetti esercenti le libere professioni in forma individuale o associata che realizzino sul territorio regionale iniziative volte a favorire l'assunzione o la stabilizzazione dei soggetti di cui all’articolo 29, comma 1, lettere a) e b).
1. In attuazione delle disposizioni del presente capo, sono concessi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela della concorrenza, incentivi finalizzati alla costituzione o all'acquisizione di una partecipazione prevalente da parte dei soggetti di cui all’articolo 29, comma 1, lettere a) e b), in nuove imprese aventi sede operativa nel territorio della regione, con particolare riferimento alle spese di investimento, all'acquisizione di beni e servizi di consulenza e alla partecipazione a corsi di formazione imprenditoriale.
1. In attuazione delle disposizioni del presente capo, sono concessi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela della concorrenza, incentivi per favorire l'inserimento dei soggetti di cui all’articolo 29, comma 1, lettere a) e b), in qualità di soci-lavoratori di cooperative iscritte nel Registro regionale delle cooperative, purchè l'inserimento avvenga nel rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
1. La Regione, in attuazione delle disposizioni del presente capo, al fine di favorire la stabilità dei rapporti di lavoro, promuove e sostiene programmi di intervento realizzati dall'Agenzia e dalle Province, che prevedono, in particolare:
a) la realizzazione da parte dei Centri per l'impiego di servizi di consulenza mirata per collaboratori coordinati e continuativi a progetto e con altre forme di lavoro parasubordinato, in modo da agevolare lo sviluppo di percorsi professionali, l’informazione sulle forme di tutela e sulle occasioni di lavoro;
1. Le Agenzie per il lavoro autorizzate, che intendono operare ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 276/2003 mediante l'utilizzo di risorse pubbliche regionali o mediante forme di raccordo e sostegno della Regione o delle Province, sono tenute a rispettare le seguenti condizioni:
b) stipula di una convenzione con le Province, sulla base di un modello approvato con deliberazione della Giunta regionale;
2. La Giunta regionale, sentite le Province e le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano regionale, individua:
2. Per le finalità di cui al comma 1 la Regione sostiene l'utilizzo di percorsi personalizzati di integrazione lavorativa, in funzione dei bisogni delle persone disabili.
1. Al fine di garantire omogeneità e assicurare pari opportunità sul territorio regionale nella fruizione dei servizi di collocamento mirato da parte delle persone disabili, la Giunta regionale definisce con propria deliberazione:
a) i criteri generali e i requisiti delle convenzioni per l'inserimento lavorativo delle persone disabili di cui all'articolo 11 della legge 68/1999;
b) gli indirizzi per l'utilizzo delle risorse a valere sui Fondi provinciali di cui all'articolo 39, con particolare riferimento ai finanziamenti degli interventi e degli strumenti per l'integrazione lavorativa;
c) le tipologie dei percorsi personalizzati di inserimento lavorativo di cui all'articolo 36, comma 2, nonché le relative spese ammissibili ai finanziamenti;
d) i requisiti professionali degli operatori per l'inserimento lavorativo e i relativi percorsi formativi;
e) le modalità di ripartizione tra le Province delle disponibilità del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili di cui all'articolo 13 della legge 68/1999 e delle somme stanziate dalla Regione per l'integrazione dei Fondi provinciali di cui all’articolo 39, comma 2, lettera d).
a) i criteri di valutazione degli elementi che concorrono alla formazione delle graduatorie di cui all'articolo 8, comma 2, della legge 68/1999;
b) i criteri e le modalità per la concessione dei benefici di cui all'articolo 13 della legge 68/1999;
c) le procedure relative al rilascio di autorizzazione agli esoneri parziali di cui all'articolo 5, comma 7, della legge 68/1999.
(Compiti delle Province)
1. Le Province, nel rispetto della programmazione e degli indirizzi della Regione, e in raccordo con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, provvedono all'attuazione di tutti gli interventi volti a favorire l'inserimento lavorativo delle persone disabili, e in particolare provvedono:
a) alla pianificazione, all'attuazione e alla verifica degli interventi volti a favorire l'inserimento delle persone disabili;
b) all'avviamento lavorativo, alla tenuta dell'elenco e alla predisposizione e aggiornamento della graduatoria;
c) al rilascio delle autorizzazioni agli esoneri e alle compensazioni territoriali;
d) alla stipulazione delle convenzioni finalizzate al collocamento mirato, anche avvalendosi della sottoscrizione di appositi protocolli d'intesa con i servizi di integrazione lavorativa;
e) all'attuazione degli interventi finanziabili con risorse dei Fondi provinciali;
f) alla concessione dei benefici di cui all'articolo 13 della legge 68/1999.
2. Le Province istituiscono comitati tecnici per il diritto al lavoro dei disabili con compiti relativi alla valutazione delle residue capacità lavorative, alla definizione degli strumenti delle prestazioni atti all'inserimento e alla predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità. Le predette funzioni sono svolte in raccordo con la commissione sanitaria di accertamento della disabilità.
3. Il comitato tecnico concorre altresì alla progettazione delle linee di intervento provinciali per l'attuazione del diritto al lavoro dei disabili.
(Fondo provinciale per l'occupazione dei disabili)
1. Ciascuna Provincia istituisce il Fondo provinciale per l'occupazione dei disabili, di seguito denominato Fondo provinciale.
2. Il Fondo provinciale è alimentato:
a) dagli importi derivanti dall'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui all'articolo 15 della legge 68/1999;
b) dai contributi esonerativi di cui all'articolo 5, comma 3, della legge 68/1999;
c) dai conferimenti di fondazioni, enti di natura privata e soggetti comunque interessati con riferimento ai rispettivi territori provinciali;
d) dalle somme stanziate dalla Regione.
1. Le convenzioni stipulate in via sperimentale ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 276/2003, previo parere positivo degli uffici competenti per il collocamento mirato dei disabili, sono validate dalla Regione sulla base dei criteri definiti ai sensi del comma 2.
2. La Giunta regionale, sentita la Commissione regionale per il lavoro, definisce con propria deliberazione i criteri per la validazione delle convenzioni di cui al comma 1, disciplinando in particolare:
b) i limiti quantitativi massimi di copertura della quota d'obbligo da coprire che può essere realizzata con le convenzioni e che in ogni caso non può eccedere un quinto del totale;
(Modifica all'articolo 5 della legge regionale 41/1996)
1. Al comma 1 dell'articolo 5 della legge regionale 41/1996 le parole: <<con riguardo, fra l'altro, alla promozione delle iniziative previste dall'articolo 3 della legge regionale 27 ottobre 1994, n. 17>> sono soppresse.
2. Il comma 7 dell'articolo 6 della legge regionale 41/1996 è sostituito dal seguente:
<<7. Le attività di cui al comma 1, lettera i), sono disciplinate dagli articoli 14 bis, 14 ter e 14 quater della presente legge e dalla legge regionale (n. 127). La Regione finanzia gli enti gestori del Servizio di integrazione lavorativa, individuati secondo le modalità di cui all’articolo 14 bis, comma 3.>>.
1. Dopo l'articolo 13 della legge regionale 41/1996 è inserito il seguente:
5. In relazione alle funzioni svolte ai sensi del presente articolo, l’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere alla Consulta un contributo annuo nella misura massima di 25.000 euro per le spese di funzionamento.
6. Ai fini della concessione ed erogazione del contributo di cui al comma 5, la Consulta presenta alla Direzione centrale della salute e protezione sociale entro il 31 marzo di ogni anno apposita istanza corredata di una relazione sull'attività prevista nell'anno di riferimento e del relativo preventivo di spesa.
2. Dopo l'articolo 14 della legge regionale 41/1996 sono inseriti i seguenti:
a) il Direttore centrale della Direzione competente in materia di lavoro, o un dirigente suo delegato, con funzioni di presidente;
1. La Regione, con il concorso delle Province, degli altri Enti locali interessati e delle parti sociali, realizza e sostiene azioni volte a raggiungere i seguenti obiettivi:
b) svolge, attraverso l'Agenzia e con la collaborazione delle Province, attività di monitoraggio continuo del mercato del lavoro regionale, delle sue dinamiche evolutive e delle situazioni di grave difficoltà occupazionale.
3. A seguito delle valutazioni di cui al comma 2, ove in tale sede sia stata individuata la sussistenza di una situazione di grave difficoltà occupazionale di notevole rilievo, l’Assessore regionale competente in materia di lavoro dichiara formalmente lo stato di grave difficoltà occupazionale e promuove, attraverso l’Agenzia e con il concorso delle parti sociali, delle Province, di altri enti pubblici e delle imprese interessate, la redazione di un Piano di gestione della situazione di grave difficoltà occupazionale e la sua realizzazione secondo quanto stabilito dall’articolo 47.
2. L'Agenzia, nell'ambito della predisposizione e coordinamento dell'attuazione del Piano, può avvalersi di un gruppo di lavoro formato da esperti nell'orientamento, nelle azioni di ricollocazione e di riqualificazione dei lavoratori adulti e nella animazione economica, il quale può svolgere, altresì, attività di supporto all'attività dei Centri per l'impiego nella realizzazione delle azioni previste nel Piano.
4. Sulla base di indirizzi emanati dalla Giunta regionale il Piano può essere predisposto anche da una Provincia qualora la situazione di grave crisi riguardi esclusivamente il suo territorio. La Provincia trasmette il Piano all'Assessore regionale competente in materia di lavoro che lo presenta alla Giunta regionale per la sua approvazione. La Provincia attua il Piano approvato dalla Giunta regionale anche avvalendosi dell'Agenzia.
2. Gli interventi di cui al comma 1 sono attuati dalle Province in conformità al regolamento regionale.
1. La Regione, d'intesa con gli Enti locali e le parti sociali, sostiene secondo gli indirizzi indicati nel Programma triennale la realizzazione di azioni di sistema finalizzate a favorire l'ingresso, la permanenza e il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro, nonché il superamento di ogni forma di discriminazione per le lavoratrici.
2. A tal fine la Regione promuove azioni positive per la parità di genere, per il superamento di ogni disparità nell'accesso al lavoro, alla formazione e alla progressione in carriera.
(Conciliazione dei tempi di famiglia, di vita e di lavoro)
1. La Regione, per gli obiettivi di cui all’articolo 49, d'intesa con gli Enti locali e le parti sociali, sostiene secondo gli indirizzi indicati nel Programma triennale la realizzazione di azioni di sistema finalizzate a favorire la conciliazione dei tempi di famiglia, di vita e di lavoro, mediante il concorso delle seguenti azioni:
1. La Regione e le Province promuovono l'adozione del bilancio sociale, la certificazione etica e la diffusione dei principi della responsabilità sociale dell'impresa, quali strumenti utili a garantire la qualità, la sicurezza e la regolarità delle condizioni di lavoro.
a) promuove forme di collaborazione e azione sinergica con gli organi periferici competenti dell’Amministrazione centrale dello Stato;
1. L'Assessore regionale competente in materia di lavoro e l'Assessore regionale competente in materia di protezione sociale, in accordo con il Comitato di cui all'articolo 6, promuovono protocolli d'intesa con i Comitati per il Lavoro e l'Emersione del Sommerso (CLES), istituiti ai sensi dell’articolo 1 bis della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell’economia), come inserito dall’articolo 3 del decreto legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modifiche, dall’articolo 1, comma 1, della legge 23 aprile 2002, n.73, e successive modifiche, con le articolazioni regionali dell'INPS e dell'INAIL e con ogni altro soggetto competente, al fine di scambiare ogni informazione utile a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, concordare linee di intervento e diffondere la cultura del lavoro regolare, sentite le parti sociali e il Comitato di coordinamento di cui all'articolo 56.
1. La Giunta regionale approva annualmente, su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, di concerto con l’Assessore regionale competente in materia di salute e protezione sociale, il programma degli interventi dei servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle Aziende per i servizi sanitari, tenendo conto delle indicazioni emerse nell’ambito della concertazione di cui all’articolo 52, comma 2, e del parere del Comitato di coordinamento di cui all’articolo 56. Il programma individua gli obiettivi e le priorità degli interventi nel campo della sicurezza; promuove, inoltre, il rispetto e la tutela dei diritti del lavoratore all’interno dei luoghi di lavoro; indica i risultati attesi e, di anno in anno, ne segnala il grado di attuazione.
1. E' istituito presso la Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale il Comitato regionale di coordinamento per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997 (Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l’individuazione degli organi operanti nella materia della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1998, il quale svolge, in particolare, i seguenti compiti:
a) coordina le iniziative rivolte all’informazione, alla formazione, all'assistenza e alla vigilanza dei fenomeni connessi alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e alla emersione del lavoro sommerso e irregolare;
(Apposizione del visto e approvazione dei progetti formativi)
1. Dopo il comma 5 dell'articolo 25 della legge regionale 5/2005 è inserito il seguente:
<<5 bis. La Regione provvede all’apposizione del visto e all’approvazione dei progetti formativi relativi ai periodi temporanei di addestramento previsti dall'articolo 27, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 286/1998 e successive modifiche, secondo le modalità stabilite con regolamento regionale.>>.
(Inserimento lavorativo e gestione dei flussi di ingresso di lavoratori stranieri)
1. All'articolo 26 della legge regionale 5/2005 sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 2 le parole <<ai sensi dell'articolo 2 bis della legge regionale 14 gennaio 1998, n. 1 (Norme in materia di politiche attive del lavoro, collocamento e servizi all'impiego nonché norme in materia di formazione professionale e personale regionale), e successive modifiche>> sono sostitutite dalle seguenti: <<ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale (n. 127)>>;
b) al comma 4 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: <<Le procedure per la ripartizione tra le Province delle quote di ingresso di cittadini stranieri assegnate dallo Stato e per la presentazione delle domande di autorizzazione sono definite con regolamento regionale.>>.
1. La Regione, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, disciplina con proprio regolamento gli aspetti formativi del contratto di apprendistato e in particolare:
a) i profili formativi del contratto di apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative e d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca secondo quanto stabilito dall’articolo 48, comma 4, del decreto legislativo 276/2003;
b) i profili formativi del contratto di apprendistato professionalizzante e le modalità di riconoscimento e certificazione delle competenze, in accordo con le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano regionale secondo quanto stabilito dall’articolo 49, comma 5, del decreto legislativo 276/2003;
c) i profili formativi e la durata del contratto di apprendistato per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, in accordo con le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano regionale, le Università e le altre istituzioni formative;
d) i criteri e le modalità di finanziamento delle attività formative rivolte agli apprendisti, anche attraverso forme di cofinanziamento pubblico e privato.
2. La Regione comunica agli enti pubblici competenti i risultati delle verifiche e dei controlli relativi all'effettiva erogazione della formazione.
(Principi comuni in materia di apprendistato)
1. L'organizzazione delle attività formative per gli apprendisti tiene conto dei seguenti principi:
a) la formazione formale deve essere realizzata in un contesto formativo organizzato e deve essere documentabile e verificabile; la formazione formale è finalizzata all’acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali e non alla produzione di beni e servizi e si svolge in un ambiente distinto da quello finalizzato prioritariamente alla produzione di beni o servizi;
b) la formazione formale deve essere effettuata con il supporto di figure professionali competenti presso strutture formative accreditate dalla Regione ovvero all'interno dell'impresa, qualora questa sia in possesso dei requisiti minimi in termini di capacità formativa individuati dalla Regione, secondo l'articolazione definita, in concorso con le parti sociali, in coerenza con i fabbisogni e le caratteristiche dei diversi settori produttivi;
c) il piano formativo individuale definisce il percorso di formazione formale e le attività di affiancamento nella formazione non formale dell'apprendista e indica gli obiettivi formativi in termini di competenze richieste;
d) nelle aziende artigiane e nelle piccole imprese fino a quindici dipendenti il ruolo del tutor aziendale può essere svolto dal datore di lavoro;
e) il piano formativo individuale deve essere elaborato in coerenza con i profili formativi stabiliti dalla Regione, tenendo conto delle competenze possedute dall'apprendista;
f) il tutor aziendale supporta l'apprendista nell'intero percorso di formazione identificato nel piano formativo individuale e viene formato a tale ruolo attraverso percorsi formativi di durata non inferiore a quella prevista dalla Regione e a quella eventualmente aggiuntiva prevista dalla contrattazione collettiva, finalizzati allo sviluppo di alcune competenze minime, quali:
1) la conoscenza del contesto normativo relativo ai dispositivi di alternanza;
2) la comprensione delle funzioni del tutor e degli elementi di contrattualistica di settore o aziendale in materia di formazione;
3) la gestione dell'accoglienza e dell'inserimento degli apprendisti in azienda, nonché delle relazioni con i soggetti esterni all'azienda;
4) la capacità di contribuire alla definizione del piano formativo individuale, di pianificare e accompagnare i percorsi di apprendimento e di valutarne i progressi e i risultati.
(Tirocini formativi)
1. La Regione, al fine di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, promuove e incentiva i tirocini formativi e di orientamento presso i datori di lavoro pubblici e privati nel rispetto della normativa vigente.
1. La Regione interviene a supporto di piani realizzati dagli enti bilaterali per il sostegno al reddito dei lavoratori che siano privi dei requisiti per la percezione dei trattamenti di integrazione salariale.
2. L'intervento della Regione può avere carattere esclusivamente integrativo, secondo le condizioni definite con regolamento, ed è finalizzato all'erogazione di borse di studio a quei lavoratori che nell'ambito dei piani suddetti partecipano ad attività formative o a sostenere accordi aziendali per la riduzione dei tempi di sospensione tramite l'utilizzo di orari di lavoro flessibile.
3. La Regione sostiene la sperimentazione di iniziative, realizzate con la partecipazione delle forze sociali e il concorso di imprese e di lavoratori, tese a garantire forme di sostegno al reddito a lavoratori in difficoltà con particolare riguardo a quelli svantaggiati e a rischio di esclusione sociale.
(Modifiche all’articolo 3 della legge regionale 7/2005)
1. All’articolo 3 della legge regionale 8 aprile 2005, n. 7 (Interventi regionali per l’informazione, la prevenzione e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dalle molestie morali e psico-fisiche nell’ambiente di lavoro), sono apportate le seguenti modifiche:
b) al comma 2, lettera c), le parole: <<all’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, di cui all'articolo 3 della legge regionale 11 dicembre 2003, n. 20 (Interventi di politica attiva del lavoro in situazioni di grave difficoltà occupazionale)>> sono sostituite dalle seguenti: <<all’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale di cui all'articolo 9 della legge regionale (n. 127) (Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro)>>.
(Modifiche all’articolo 4 della legge regionale 7/2005)
1. All’articolo 4 della legge regionale 7/2005 sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1 le parole: <<La Commissione regionale per le politiche attive del lavoro, di cui all'articolo 2 quater della legge regionale 14 gennaio 1998, n. 1 (Norme in materia di politica attiva del lavoro, collocamento e servizi all'impiego nonché norme in materia di formazione professionale e personale regionale)>> sono sostituite dalla seguenti: <<La Commissione regionale per il lavoro, di cui all'articolo 5 della legge regionale (n. 127)>>;
(Sostituzione dell’articolo 5 della legge regionale 7/2005)
1. L’articolo 5 della legge regionale 7/2005 è sostituito dal seguente:
(Funzioni dell’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale)
1. L’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale di cui all'articolo 9 della legge regionale (n. 127) svolge, in base agli indirizzi forniti dalla Commissione regionale del lavoro integrata ai sensi dell’articolo 4, comma 2, attività dirette a migliorare la conoscenza delle problematiche che concorrono a determinare il fenomeno delle molestie morali e psico-fisiche sul luogo di lavoro e a definire idonee misure di prevenzione del medesimo.
2. L’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale, altresì:
(Modifica all’articolo 6 della legge regionale 7/2005)
1. Al comma 2 dell’articolo 6 della legge regionale 7/2005 le parole: <<al direttore>> è sostituita dalle seguenti:<<alla Direzione>>.
(Modifica all’articolo 7 della legge regionale 7/2005)
1. Al comma 1 dell’articolo 7 della legge regionale 7/2005 le parole: <<Osservatorio regionale sul mercato del lavoro>> sono sostituite dalle seguenti: <<Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale>>.
(Modifiche all’articolo 8 della legge regionale 7/2005)
1. All’articolo 8 della legge regionale 7/2005 sono apportate le seguenti modifiche:
b) al comma 4 le parole: <<dell’articolo 3 della legge regionale 20/2003, come integrato dall’articolo 5,>> sono sostituite dalle seguenti: <<dell’articolo 5>>.
(Beni mobili e immobili)
1. Al fine di garantire lo svolgimento delle attività delle Province, l'Amministrazione regionale mette a disposizione gratuitamente delle Province stesse:
a) i beni immobili di proprietà della Regione in uso alle strutture inferiori al servizio poste alle dipendenze del Servizio lavoro della Direzione centrale lavoro, formazione, università e ricerca, in base ad apposite convenzioni tra la Regione stessa e le Province;
b) i beni immobili messi a disposizione dai Comuni in base ad apposite convenzioni tra la Regione, i Comuni stessi e le Province;
c) i beni mobili di proprietà della Regione, in base ad apposite convenzioni tra la Regione stessa e le Province.
2. L'Amministrazione regionale è autorizzata a contribuire alle spese a carico delle Province per il funzionamento e il mantenimento degli uffici di cui al comma 1.
3. Con deliberazione della Giunta regionale sono definiti i criteri di riparto e le modalità di assegnazione alle Province delle risorse annualmente stanziate a bilancio per le finalità di cui al comma 2.
1. Nelle more della completa attuazione del comparto unico Regione - Enti locali, le Province, per lo svolgimento delle proprie funzioni, si avvalgono del personale regionale assegnato alle strutture inferiori al servizio poste alle dipendenze del Servizio lavoro della Direzione centrale lavoro, formazione, università e ricerca alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Completata l'attuazione contrattuale del comparto unico, la Regione adotta gli atti necessari al trasferimento del personale di cui al comma 1 alle dipendenze delle Province con le modalità previste dal contratto collettivo di lavoro del comparto unico Regione-Enti locali.
1. La Regione, l'Agenzia e le Province, secondo i rispettivi ordinamenti, sono titolari del trattamento dei dati personali ciascuna nell'ambito delle funzioni da esse esercitate ai sensi della presente legge.
4. La Regione, l'Agenzia e le Province sono autorizzate a comunicare ad altri soggetti pubblici competenti in materia di lavoro e formazione professionale dati diversi da quelli sensibili e giudiziari per il perseguimento delle finalità di rilevante interesse pubblico di cui al comma 3.
5. I Comuni sono autorizzati a comunicare alla Regione e all'Agenzia i dati anagrafici necessari per la finalità di cui all'articolo 28, comma 6.
6. La Regione, l'Agenzia e le Province sono autorizzate a trattare i dati di cui al comma 5 e, in particolare, a metterli a disposizione della rete dei servizi per l'impiego e del sistema scolastico e della formazione professionale
1. Ai lavoratori autonomi volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club Alpino Italiano (CAI) è concessa l'indennità prevista dall’articolo 1, comma 3, della legge 18 febbraio 1992, n. 162 (Provvedimenti per i volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico e per l’agevolazione delle relative operazioni di soccorso), e dal relativo regolamento di attuazione emanato con decreto ministeriale 24 marzo 1994, n. 379 (Regolamento recante norme sui volontari del soccorso alpino e speleologico).
2. Le domande di concessione delle indennità di cui al comma 1 sono presentate alle Province. Le indennità sono concesse secondo le modalità e i criteri di cui all’articolo 3, commi 2, 3 e 5 del decreto ministeriale 379/1994.
1. Gli incentivi previsti dalla presente legge sono erogati dalle Province, salvo che la legge o il Programma triennale dispongano diversamente.
6. Gli incentivi previsti dalla presente legge sono concessi nel rispetto della normativa comunitaria in materia, e, in particolare, dei limiti di importo e di durata previsti dal regolamento (CE) n. 2204/2002, oppure in regime "de minimis" ai sensi del regolamento (CE) n. 69/2001, della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all'applicazione degli articolo 87 e 88 del trattato CE agli aiuti d’importanza minore (“de minimis”).
7. Gli interventi finalizzati all’attuazione di programmi comunitari sono realizzati secondo le modalità e le procedure stabilite dagli atti ad essi connessi.
k) il comma 8 dell’articolo 2 e i commi da 1 a 4 e 7 dell'articolo 11 della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2002);
q) i commi 36, 36 bis e 37 dell'articolo 2 della legge regionale 26 gennaio 2004, n.1 (Legge finanziaria 2004);
s) l'articolo 2 della legge regionale 21 luglio 2004, n. 20 (Riordino normativo dell'anno 2004 per il settore dei servizi sociali).
2. A far data dall’1 gennaio 2006, è abrogata la legge regionale 27 ottobre 1994, n. 17 (Interventi per l’integrazione lavorativa delle persone handicappate).
2. Fino all’effettiva costituzione dell'Agenzia di cui all'articolo 9, le funzioni ad essa attribuite dalla presente legge sono esercitate dalla Direzione centrale competente in materia di lavoro.
3. Fino all’effettiva costituzione dell’Agenzia, la Direzione centrale competente continua a svolgere le funzioni di osservazione del mercato del lavoro previste dall’articolo 3 della legge regionale 20/2003.
6. Il consigliere regionale di parità in carica al momento dell’entrata in vigore della presente legge continua il suo mandato fino alla scadenza prevista dalla normativa previgente.
12. Le disposizioni di cui agli articoli 36, comma 2, 37, comma 1, lettere c) e d), 38, comma 1, lettera e), 41, 42 e 43 entrano in vigore l’1 gennaio 2006.
14. L’uso, nella presente legge, del genere maschile per indicare i soggetti titolari di diritti e di incarichi pubblici è da intendersi riferito ad entrambi i generi e risponde solo ad esigenze di semplicità del testo.
1. Per le finalità previste dall’articolo 2 è autorizzata la spesa di 25.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 che si istituisce nello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l'anno 2005, alla funzione obiettivo 9 - programma 9.2 - rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - spese correnti - con la denominazione “Interventi per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro” con riferimento al capitolo 8486 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Spese per l’esercizio delle funzioni della Regione in materia di occupazione, tutela e qualità del lavoro” con lo stanziamento di 25.000 euro.
2. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 5, comma 9, e dell’articolo 44 fanno carico all’unità previsionale di base 52.2.320.1.2969 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 5012 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
3. Per le finalità previste dall’articolo 7, comma 4, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l'anno 2005, con riferimento al capitolo 8491 (2.1.153.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Trasferimenti alle Province per l’esercizio delle funzioni ad esse trasferite in materia di lavoro, ivi compreso il potenziamento degli uffici preposti alle medesime” con lo stanziamento di 1 milione di euro.
4. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 11 e 13, comma 1, fanno carico alle unità previsionali di base dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 di seguito elencate, con riferimento ai capitoli del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi a fianco di ciascuna indicati:
5. Per le finalità previste dall’articolo 14, comma 1, lettera a), con riferimento agli interventi previsti all’articolo 9 è autorizzata la spesa di 200.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8490 (2.1.155.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Fondo di dotazione dell’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale” con lo stanziamento di 200.000 euro.
6. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 16, 17, 18 e 19 fanno carico all’unità previsionale di base 9.2.320.1.2972 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8549 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi la cui denominazione è sostituita con la seguente <<Fondo regionale per l’attività dei consiglieri di parità>>.
7. Per le finalità previste dall’articolo 27 è autorizzata la spesa di 190.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8494 (2.1.141.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione “Interventi per il potenziamento dell’orientamento al lavoro” con lo stanziamento di 190.000 euro.
8. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 29, 30, 31, 32, 33 e 34 fanno carico all’unità previsionale di base 1.3.320.1.1899 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8550 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
9. Per le finalità previste dagli articoli 29, 30, 31, 32, 33 e 34 è autorizzata la spesa di 500.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 1.3.320.1.1899 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l'anno 2005 con riferimento al capitolo 8550 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi il cui stanziamento è elevato di pari importo per l’anno 2005.
10. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 36, comma 1, fanno carico all’unità previsionale di base 1.3.320.2.1908 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8532 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
11. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 39, comma 2, lettera d), fanno carico all’unità previsionale di base 1.3.320.2.1908 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8488 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
12. Gli eventuali oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 6, comma 7, della legge regionale 41/1996, come sostituito dall’articolo 42, comma 2, fanno carico all’unità previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 4784 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
13. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 13 bis della legge regionale 41/1996, come inserito dall’articolo 43, comma 1, fanno carico all’unità previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 4764 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
14. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 14 bis e 14 ter della legge regionale 41/1996, come inseriti dall’articolo 43, comma 2, fanno carico all’unità previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 4789 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
15. Per le finalità previste dall’articolo 48, comma 4, è autorizzata la spesa di 300.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8493 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Interventi per l’attuazione del Piano di gestione della situazione di grave difficoltà occupazionale” con lo stanziamento di 300.000 euro per l’anno 2005.
16. Per le finalità previste dagli articoli 49, 50 e 51 è autorizzata la spesa di 175.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8495 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Interventi per il miglioramento della qualità del lavoro” con lo stanziamento di 175.000 euro per l’anno 2005.
17. Per le finalità previste dagli articoli 52 e 53 è autorizzata la spesa di 150.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8496 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Interventi per la promozione della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e per sviluppare un efficace contrasto delle forme di lavoro sommerso e irregolare” con lo stanziamento di 150.000 euro per l’anno 2005.
18. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 57, comma 2, relativamente alle spese per l’attuazione dei programmi previsti nell’ambito della rete europea di servizi all’impiego EURES fanno carico all’unità previsionale di base 15.5.320.1.2971 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8548 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi nella cui denominazione le parole <<-EURALP>> sono soppresse.
19. Per le finalità previste dagli articoli 64 e 65 è autorizzata la spesa di 600.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8499 (2.1.161.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Interventi per il sostegno al credito e al reddito dei lavoratori” con lo stanziamento di 600.000 euro per l’anno 2005.
20. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 73, comma 2, fanno carico all’unità previsionale di base 1.1.370.1.6 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 1645 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
21. Per le finalità previste dall’articolo 76 è autorizzata la spesa di 10.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unità previsionale di base 1.3.320.1.1899 con riferimento al capitolo 8500 (2.1.153.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 - Servizio n. 208 - Lavoro - con la denominazione “Trasferimenti alle Province per la concessione dell’indennità di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 162/1992, ai lavoratori autonomi volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club Alpino Italiano (CAI)” con lo stanziamento di 10.000 euro per l’anno 2005.
22. Gli eventuali oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 4 della legge regionale 7/2005, come modificato dall’articolo 67, comma 1, lettere a) e b), fanno carico all’unità previsionale di base 52.2.320.1.2969 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 5012 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
23. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 79, comma 3, fanno carico all’unità previsionale di base 9.2.320.1.2972 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8007 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.
24. All’onere complessivo di 3.150.000 euro per l’anno 2005, derivante dalle autorizzazioni di spesa previste dai commi 1, 3, 5, 7, 9, 15, 16, 17, 19 e 21, si provvede mediante storno ovvero mediante prelevamento dei rispettivi stanziamenti dalle unità previsionali di base dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l'anno 2005 di seguito elencate, con riferimento ai capitoli del documento tecnico allegato al bilancio medesimo, a fianco di ciascuna indicati:
a) storno dall'unità previsionale di base 9.2.320.1.2972 - capitolo 8008 di 1.350.000 euro per l’anno 2005 intendendosi corrispondentemente ridotte le relative autorizzazioni di spesa per l’anno 2005;
b) storno dall'unità previsionale di base 9.2.320.2.345 - capitolo 8009 di 300.000 euro per l’anno 2005 intendendosi corrispondentemente ridotte le relative autorizzazioni di spesa per l’anno 2005;
c) prelevamento di 1.500.000 euro per l’anno 2005, dall’apposito fondo globale iscritto sull'unità previsionale di base 53.6.250.1.920 - capitolo 9700 (partita n. 926 del prospetto D/1 allegato al documento tecnico), il cui stanziamento è conseguentemente ridotto di pari importo.

References: Art. 1

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

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Art. 18

Art. 19

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Art. 21

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Art. 69

Art. 70

Art. 71

Art. 72

Art. 73

Art. 74

Art. 75

Art. 76

Art. 77

Art. 78

Art. 79

Art. 80
in fine
 articolo 87