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Timestamp: 2020-05-29 13:21:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25424 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25424 del 12/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 12/12/2016, (ud. 15/09/2016, dep.12/12/2016), n. 25424
sul ricorso 18986/2015 proposto da:
B.G., BA.GI., elettivamente domiciliati in ROMA
PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentati e difesi
dall’avvocato INNOCENZO D’ANGELO, giusta mandato a margine del
G.L., G.F., elettivamente domiciliati in
dall’avvocato CLAUDIO GHENO, giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 2845/2014 del TRABINALE di TRIVISO del
1. – B.G. e Ba.Gi. propongono ricorso avverso la sentenza del Tribunale di Treviso depositata il 10-12-2014 che ha rigettato l’appello da loro proposto avverso la sentenza del giudice di pace di rigetto della domanda di risarcimento danni a seguito di lavori compiuti da G.L. e F. nell’immobile di loro proprietà.
Resistono con controricorso G.L. e F..
2. – Il ricorso è soggetto alla disciplina dettata dagli artt. 360 bis, 375, 376 e 380 bis, come formulati dalla L. 18 giugno 2009, n. 69 e può essere trattato in Camera di consiglio.
3. Con l’unico motivo si denunzia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio indicato nell’omesso esame delle circostanze allegate idonee a dimostrare il nesso di causalità fra i lavori di ristrutturazione ed i danni subiti.
4. Il motivo è inammissibile,in quanto si richiede a questa Corte un riesame del merito della controversia.
5. La rivalutazione delle risultanze probatorie per giungere ad un accertamento del fatto diverso da quello motivatamente fatto proprio dai giudici di merito era inammissibile nella vigenza della precedente formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ed ancor più oggi, nella vigenza del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5.
Si ricorda che la sentenza impugnata è stata depositata il 10/12/2014 e di conseguenza alla stessa si applica la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie. La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014.
6. I ricorrenti nelle formulare la denunzia di vizio di motivazione non rispettano i requisiti richiesti per la formulazione del vizio, secondo quanto richiesto dall’art. 360 c.p.c., n. 5, vigente.
Si propone pertanto la inammissibilità del ricorso.
La relazione è stata comunicata alle parti. Il ricorrente ha presentato memoria.
Il Collegio riunito in camera di consiglio condivide la ragioni in fatto ed in diritto esposte nella relazione e rigetta il ricorso. Spese alla soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 2.400,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 54
 sentenza 
 art. 369
 sentenza 
 art. 54
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza