Source: http://ejolt.cdca.it/conflitto/petrolchimico-di-porto-marghera-stoccaggio-e-trattamento-di-rifiuti-tossici
Timestamp: 2019-02-20 23:58:25+00:00

Document:
Petrolchimico di Porto Marghera | Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali
Petrolchimico di Porto Marghera
Stoccaggio e trattamento di rifiuti tossici, in una delle zone più inquinate del Nord Est
Marghera è una località nel comune di Venezia di circa 5.800 ettari e rappresenta l'appendice meridionale della conurbazione di Mestre. A partire dagli anni cinquanta Porto Marghera cominciò ad essere uno dei poli industriali più conosciuti del Paese. Dalla fine degli anni ’80 fino a oggi il polo ha conosciuto una fase calante nella quale si è assistito a una continua e costante contrazione in termini di produzione e di occupati [1]. In questa fase i fattori di convenienza strutturali (costo dell’energia, logistica) sono venuti meno.
Tra le altre a operare nel sito di Porto Marghera troviamo la Montedison S.p.A., colosso del settore petrolchimico. Il 13 marzo del 1998 è iniziato il processo mosso dalle inchieste del P.M. Felice Casson, ex magistrato e successivamente Consigliere del Comune di Venezia per due legislature dal 2005 al 2015, a carico dei dirigenti dell'azienda Montedison. L'accusa sostenuta è quella di strage, omicidio e lesioni plurime a titolo colposo. I morti riconducibili alle esposizioni prolungate durante la lavorazione del cloruro di vinile monomero (CVM), un gas usato per produrre PVC, sono stati 157 mentre i lavoratori che si sono ammalati a causa dell'assenza di adeguate protezioni 103. Gli operai sarebbero stati esposti a polveri ed esalazioni cancerogene a causa delle inadempienze nella tutela della salute e a una incresciosa sottovalutazione dei rischi. La comunità scientifica, infatti, già nel 1973 aveva riconosciuto come cancerogeno il CVM, pertanto i lavoratori dovevano essere messi nelle condizioni di lavorare senza correre rischi. Nel 2001 sono stati assolti tutti i 28 imputati, ma la sentenza d'appello in secondo grado del 2010 ha rovesciato quella di primo condannando cinque dirigenti. Questa sentenza è rimasta, però, solo simbolica infatti quando è sopraggiunta la condanna si era ben al di fuori dei tempi previsti ed è subentrata la prescrizione del reato. I condannati sono stati esonerati dalla reclusione per omicidio colposo.
A carico della Società è ricaduta anche l'accusa di disastro colposo per aver inquinato con scarichi di lavorazione aria, suolo, sottosuolo e acque lagunari avvelenando i pesci e i molluschi della laguna.
Nell'autunno del 2010 la società STE (Servizi Tecnologici per l’Ecologia) ha proposto un progetto per la realizzazione di un centro per lo stoccaggio e trattamento di rifiuti industriali nell'area industriale PA2 di Porto Marghera prevedendo l’utilizzo di un vecchio inceneritore di rifiuti industriali, SG31, utilizzato fino al 2004. Nello stesso anno la Società ALLES S.p.A. (Azienda Lavori Lagunari Escavo e Smaltimento) presentava una domanda di procedura alla Commissione regionale VIA (Valutazione Impatto Ambientale) al fine di ottenere l’approvazione del suo progetto che con la delibera 448/2013 veniva approvato [2]. A questo punto con maggioranza favorevole, la Commissione ha rilasciato un giudizio di compatibilità ambientale sul progetto di revamping dell' impianto di stoccaggio. Tale delibera conteneva un giudizio favorevole di compatibilità ambientale e approvazione del progetto della Società con rilascio di un AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la realizzazione del revamping dell’impianto di ricondizionamento dei rifiuti speciali, anche pericolosi, nel comune di Venezia. La struttura poteva in questo modo ricevere 180.000 tonnellate di rifiuti speciali all'anno raddoppiando la sua capacità di stoccaggio da 6.000 a 12.000 tonnellate.
La ALLES S.p.A., controllata dalla Mantovani, si occupa di trattamento dei fanghi di escavazione dei canali della laguna di Venezia, si tratta di fanghi industriali tossico - nocivi. Sempre attraverso la delibera è stato ampliato il numero dei codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti, in vigore dal 2002 che conferisce ad ogni rifiuto un codice per renderlo universalmente identificabile all'interno dell'Unione) trattabili all'interno della struttura, da 20 a 64. Tra i codici compresi troviamo molte tipologie di fanghi, rifiuti fangosi, ceneri pesanti e scarti di mescola. Di questi nuovi codici elencati nella tabella A del parere 371 della Regione Veneto [3], 50 sono contrassegnati (da *) come rifiuti pericolosi [4]. Oltre all'ampliamento che consente lo stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali nel sito di Marghera si è aperta la possibilità di trattare rifiuti provenienti da tutta Italia, infatti nel progetto di ammodernamento viene indicato come obiettivo la gestione di flussi di rifiuti provenienti da aree esterne alla laguna.
Anche per questa ragione contro il progetto si attiva da subito l’Assemblea Permanente contro il Rischio Chimico, gruppo auto - organizzato di cittadini di Mestre, Marghera e Venezia costituitosi nel 2002 a fronte dell’incidente occorso alla Dow Chemical, impianto di lavorazione del fosgene. Solo per casi fortuiti l’incidente non aveva creato vittime tra la popolazione.
I motivi di opposizione della popolazione ai progetti di ALLES e STE possono essere così riassunti:
1 - Altissimo impatto ambientale e sanitario derivante sia dagli enormi volumi dì rifiuti trattati (120.000 t/anno per STE, 300.000 t/anno per ALLES) sia per le tipologie includenti praticamente quasi tutti i tipi di rifiuti, esclusi i radioattivi e poco altro;
2 - Inadeguatezza degli impianti attuali obsoleti;
3 - Aumento delle polveri sottili conseguente al transito dì 30.000 autotreni all’anno;
4 - Modifica del piano regolatore del comune di Venezia che vieta l’insediamento dì impianti che non trattino rifiuti locali;
5 - Rischio di incentivazione del traffico illecito di rifiuti tossici essendo le aziende sotto il controllo di persone coinvolte in inchieste giudiziarie;
6 - Trasformazione di Marghera nella pattumiera d’Italia vanificando gli sforzi di un’intera comunità e delle istituzioni locali orientate e attive verso una riconversione ecocompatibile dei 2000 ettari del petrolchimico.
Inoltre, dopo l’abbandono della chimica pesante, negli anni tra il 2005 e il 2010, l’area di Porto Marghera deve necessariamente essere sottoposta alla preventiva bonifica dei 2000 ettari di superficie altamente inquinata, condizione imprescindibile per garantire l’introduzione dì nuove attività produttive. Questo sta avvenendo con grandi sforzi viste le difficoltà di reperire risorse ingentissime per la bonifica e per i lunghi tempi burocratici. Visti i continui incidenti e i risultati del processo Casson per i morti nell'impianto CVM-PVC, dal 2002 al 2008, l’Assemblea Permanente apre una vertenza su Porto Marghera chiedendo la chiusura del ciclo del cloro. Parte una mobilitazione amplissima che coinvolge tutti i settori sociali dagli studenti ai commercianti fatta di assemblee informative, manifestazioni di piazza e che si conclude con un referendum-consultazione popolare organizzato con l’appoggio del comune di Venezia che porterà al voto 80 mila persone dì cui oltre 83% si pronuncerà per la chiusura dell’impianto. Chiusura avvenuta 2 anni dopo. L’Assemblea Permanente contro il Rischio Chimico a Marghera era forte dei risultati di questa mobilitazione quando, nel 2010, si è attivata anche contro i due progetti ALLES e STE.
Alle assemblee informative alterna azioni di piazza come blocchi dell’impianto che coinvolgono centinaia di persone. Alla protesta partecipano i pediatri del Comune che organizzano insieme con l’Assemblea dei presidi informativi sui rischi per la salute sia nei loro ambulatori che nelle piazze cittadine. Importante è il supporto del Comune di Venezia che attiva un ricorso al TAR contro i progetti.
Il 12 0ttobre 2012 STE, per le pressioni esercitate dai cittadini, ritira il progetto [5].
Nell'agosto 2014, il Tribunale Amministrativo del Veneto dà ragione al Comune e blocca anche la ALLES, con la sentenza 1007/2014. Il suo potenziamento contrastava con il «Piano Direttore 2000» per il disinquinamento della laguna del 1979, costituendo un rischio concreto per il territorio. La Società fa, a sua volta ricorso, ma il Tribunale lo respinge con la sentenza 9688/2014 [6]. Attraverso questo atto si chiede alla Giunta di negare ogni autorizzazione al potenziamento.
Ottenuta questa vittoria, attualmente l’Assemblea permanente è impegnata nel sostenere tutti i progetti di riconversione di Porto Marghera, in primis, quello sul Vallone Moranzani, una delle più grandi opere di riqualificazione ambientale in Italia.
Nome Petrolchimico di Porto Marghera
Provincia o Comune Venezia
Località Marghera
Categoria Industria/Manifattura/Installazioni militari
Tipi Inceneritori
Materie Prime Rifiuti industriali
Con delibera della Giunta regionale di Zaia del 10 aprile 2013 [2], la Regione Veneto, nonostante il parere contrario del Comune di Venezia e anche della Provincia, ha dato il via libera al revamping dell’impianto ALLES per l’incenerimento di rifiuti speciali anche pericolosi. La delibera prevede la possibilità di trattare 180 mila tonnellate annue di rifiuti, significa quindi raddoppiare le capacità di stoccaggio (da 6 mila a 12 mila tonnellate), l’aumento dei codici CER accettati [3], che passano dagli attuali 20 a quasi 70, molti dei quali relativi a rifiuti pericolosi (fanghi, rifiuti fangosi, ceneri pesanti, scarti di mescole, terre e rocce contenenti sostanze pericolose, fanghi prodotti da trattamenti fisico - chimici con sostanze pericolose e molti altri). Soprattutto, l’autorizzazione prevede la possibilità di conferire all'impianto rifiuti provenienti anche dall'esterno del bacino lagunare. Il progetto di potenziamento dell’impianto ALLES (Azienda Lavori Lagunari Escavo e Smaltimento) è portato avanti dal gruppo Mantovani. La società, di proprietà dell’omonimo gruppo, ha presentato agli enti locali un progetto di revamping per l’impianto che tratta rifiuti tossico-nocivi provenienti dalla laguna e che vuole trattare anche altri tipi di scorie. I rifiuti tossici da smaltire nell’inceneritore Sg31 venduto da Spm alla Sifa, attraverso una nuova società (Sima), saranno conferiti in gran parte dalla STE di Jeroncich e Gavioli – in attesa della relativa autorizzazione (VIA) – che li farà arrivare da tutta Italia. La Giunta regionale ha deciso così di ritornare ad utilizzare l’inceneritore di fanghi tossici Sg31, attualmente chiuso per mancanza di materia prima da bruciare dovuta alla cessazione dell'attività di molte industrie chimiche che prima lo utilizzavano. Tant'è che i pochi scarichi reflui e i fanghi di risulta delle industrie ancora attive, vengono ora inviati in discariche e inceneritori tedeschi. Nella delibera approvata dalla Giunta è previsto l’acquisto di tutta la «piattaforma ambientale», attualmente di proprietà del consorzio Spm (il consorzio delle industrie del Petrolchimico) e che include l’inceneritore Sg31, attraverso la concessionaria Sifa (Sistema integrato Fusina ambiente), la società compartecipata da Veneto Acque S.p.A. (Regione), Veritas e Gruppo Mantovani (Impresa di costruzioni) che gestisce il Pif (Progetto integrato Fusina) per depurare, prima dello scarico a mare, le acque civili e industriali di tutta Mestre e Marghera. Il ruolo conferito allla Sifa è quello di salvaguardare l'ecosistema lagunare attraverso le operazioni di bonifica, trattamento e allocazione dei fanghi e terre inquinate, il trattamento dei reflui industriali derivati dall'attività degli stabilimenti produttivi. L’operazione prevede l’acquisto «di ramo d’azienda» attraverso la nuova società (la Sima costituita da Spm) della quale Sifa acquisirà il controllo totale. In questo modo Sifa potrà utilizzare la piattaforma ambientale dell’Sg31 non solo per smaltire i reflui del Petrolchimico ma anche quelli delle altre industrie (obbligate a trattare le loro acque di scarico nell’ambito del Pif - Progetto integrato Fusina) e, in più, le migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, liquidi e solidi provenienti da tutta Italia [7][8] – da
stoccare in un’area depositi che deve essere acquistata direttamente da Syndial - ENI – come prevede il progetto della Ste Srl di Jeroncich e Gavioli in attesa del VIA regionale.
Essendo un'area da sottoporre a bonifica, nell'aprile del 2012 viene sottoscritto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal Ministero delle infrastrutture, dalla Regione Veneto, dalla Provincia e dal Comune di Venezia e dall'Autorità portuale un Accordo di Programma per la bonifica e la riqualificazione del sito di interesse nazionale di Venezia-Porto Marghera [9]. I lavori di bonifica e miglioramento del petrolchimico vengono commissionati al consorzio Venezia Nuova. Quest'ultimo assegna a sua volta subappalti sulle opere di bonifica. I lavori dovevano essere supervisionati dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche che però non eserciterà la sua autorità con il risultato che attualmente l'opera di bonifica è stata compiuta per il 94% con un costo complessivo di 781 mln di spesa pubblica. Il restante 6%, che sembrerebbe rappresentare una porzione minima dei lavori, concerne però, il marginamento di 3,5 km di costa e rappresenta il passaggio più impegnativo di tutto il progetto nonché il più importante. Senza questo ultimo intervento, infatti, il lavoro già fatto e con esso i soldi spesi per poterlo sostenere andrebbero perduti. La Regione deve reperire i 250 mln di euro necessari a completare la bonifica per evitare lo spreco del lavoro già realizzato [10].
Area del Progetto 1 ha
Numero di persone direttamente colpite 28,622 abitanti della frazione di Marghera
Data di Inizio 01/09/2010
Imprese STE S.r.l. Gavioli e Jeroncich
ALLES S.p.A. Mantovani
Attori istituzionali Giunta Regionale
Organizzazioni Sociali Locali Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico (https://postaspecoric.wordpress.com/chi-siamo/)
Assemblea Permanente Contro il Pericolo Chimico (https://www.facebook.com/pages/Assemblea-Permanente-Contro-il-Pericolo-Chimico-a-Marghera/148619121815097?fref=ts)
Gruppi mobilitati Governi locali / partiti politici
Forme di mobilitazione I pediatri del Comune hanno organizzato insieme all’Assemblea permanente dei presidi informativi sui rischi per la salute sia nei loro ambulatori che nelle piazze cittadine.
Impatti ambientali Potential: Inquinamento atmosferico, Degradazione paesaggistica, Inquinamento acustico, Contaminazione dei suoli, Fuoriuscite di contaminanti, Contaminazione delle acque di superficie e peggioramento della qualità dell'acqua
Altri Inquinamento da polveri sottili, asma e bronchiti.
Potential: Aumento della corruzione/cooptazione dei diversi attori coinvolti
Altri Modifica della struttura socio - economica dell’intera area orientata verso attività a basso impatto ambientale e con alta ricaduta occupazionale.
Ritiro dell’impresa/investimento
Alternative Proposte L’alternativa proposta alla presenza di aziende che trattano rifiuti percolosi nazionali è stata di mantenere solo quelle strettamente necessarie alle operazioni di disinquinamento dell’area industriale di porto marghera e quindi per lo scavo e il trattamento dei fanghi provenienti dai canali industriali sotto il controllo pubblico escludendo l’utilizzo degli inceneritori.
Perché Solamente l’attivismo di tanti cittadini che hanno scelto di non delegare la difesa della propria salute e del proprio territorio e perciò di auto - organizzarsi ha permesso che questi progetti non venissero approvati. La spinta dal basso ha costretto gli organi pubblici, enti locali, TAR, ecc. a tenere conto del volere della popolazione.
[3] Allegato A alla Dgr n. 448 del 10 aprile 2013
[2] Delibera 448/2013
[9] Accordo di programma per le bonifiche di Porto Marghera
[6] Sentenza TAR Veneto 1007/2014
[5] La Ste rinuncia al suo progetto Rifiuti speciali, niente impianto
[8] Approvato il revamping di Alles. La Regione vuole fare di Marghera la pattumiera d’Italia.
Marghera dice No al Progetto Alles
[1] Regione Veneto articolo sull'individuazione di un'area di crisi industriale complessa
[4] Elenco Codici CER pericolosi
[7] Eco Magazine articolo:"No a Marghera pattumiera d'Italia"
[10] Il Fatto Quotidiano articolo sulla bonifica incompiuta di Porto Marghera
Altri Commenti Il materiale foto video articoli online raccolti e prodotti in questi anni sono numerosi. Per una consultazione completa fare riferimento al sito dell’Assemblea Permanente (margheraonline.wordpress.com) o contattare l’amnistratore Marchiori Claudio (clamarck@gmail.com).
Autore della Scheda Roberto Trevisan (Portavoce Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico)
Modificato il 04/10/2018

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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e contrario
 Sentenza