Source: http://www.vocidipace.it/2009/01/
Timestamp: 2019-04-26 08:31:08+00:00

Document:
Voci di Pace: 2009-01
Gentile Signor Direttore de " Voci di Pace"
la "Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità" ha lo scopo di promuovere e proteggere i diritti e la dignità degli esseri umani colpiti da infermità, quali presupposti per la pace, la giustizia, la libertà e la piena partecipazione dei disabili senza discriminazione.Purtroppo non sono riconosciuti gli handicappati mentali che hanno il diritto del più alto standard conseguibile di salute subendo la discriminazione, tanto conclamata dal Trattato di cui sopra.
Abbiamo richiesto al Presidente del Consiglio dei Ministri On.Silvio Berlusconi, che non ci ha ancora risposto, un intervento atto a tutelare la salute di questi cittadini, per le loro famiglie e per la sicurezza di tutti.
Il Governo con il disegno di legge n.1279 si appresta a ratificare la "Convenzione" dando "piena ed intera esecuzione" alla stessa sanzionadola nell'art.2.
Non possiamo non rilevare i punti negativi, specie là dove gli Stati Parte, compreso l'Italia, si impegnano ad adottare tutte le misure legislative, amministrative e di altra natura che si rendono necessarie per realizzare quei diritti come recita l'art.4 della "Convenzione", che per quanto riguarda il comparto sanitario di salute mentale è carente da oltre 30 anni, cioè dalla chiusura dei "manicomi".
Ma allora ci domandiamo, quali benefici otterrano i destinatari diretti ( i disabili fisici e gli handicappati mentali ) e quelli indiretti ( la collettività) e quando verranno risolti i problemi della malattia mentale? e come verrano risolti gravi ed urgenti altri problemi ?.
Non certamente con la istituzione di un Osservatorio, o di altri burocratici impedimenti !
Attendiamo, con altre anomalie segnalate, una chiara risposta ai molti interrogativi evidenziati dalle n/s Petizioni giacenti in Parlamento che auspichiamo, come altre volte, siano abbinate nell'esame del disegno di legge n,1279.
Il Presidente “Associazione “Cristiani per servire”.
Osservazioni sul Disegno di legge n.1279 sulla ratifica della “Convenzione sui Diritti delle Persone Disabili” dell’ONU, in esame presso la 3° Commissione Affari Esteri del Senato.
L’articolo 1 considera che “Il fine della presente Convenzione è quello di promuovere, protegge a assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani” includendo “coloro i quali presentano menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali di lunga durata che, nell’interazione con varie barriere, possono impedire la loro piena partecipazione nella società”.
Un Testo di valenza internazionale, molto importante per il miglioramento della qualità della vita di tutti i disabili che condividiamo, di riporto storico che l’Italia ha firmato il 30 marzo 2007 non solo limitandosi all’accettazione di una “Cart” di principi generali, ma nell’osservanza di un vero e proprio vincolo giuridico impegnandosi ad uniformare la propria legislazione a quelle norme di diritto internazionale per la protezione e la difesa della dignità umana.
Bisogna dare atto al Governo Berlusconi, dopo innumerevoli sollecitazioni, l’inizio dell’iter parlamentare per la ratifica della “Convenzione”.
Ma non possiamo non rilevare nel disegno di legge n.1279 la mancanza di una norma legislativa utile a dirimere il riconoscimento di malato mentale, “problema” del tutto trascurato dalla “Convenzione”.
Il disegno di legge :
1.) non incide su leggi e regolamenti vigenti, né comunitari;
2.) non introduce nuove definizioni normative;
3.) non abroga esplicitamente né implicitamente nessuna norma.
4.) si “preoccupa” di istituire un “Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.
All’art.2 il disegno di legge da “Piena ed intera esecuzione alla “Convenzione”, preoccupandosi di istituire l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità il cui onere finanziario è di 500.000 euro annui dal 2009 al 2014 per 40 persone.
La n/s Associazione non ritiene condivisibile questa “posizione”, perché dalla “Convenzione” non sono emerse attenzioni specifiche verso i malati psichici che come tali non possono partecipare alle attività sociali, continuando a trovare ostacoli, soffrendo delle violazioni dei loro diritti, come avviene nella legislazione italiana che da ben oltre 30 anni si disinteressa di questo grave ed urgente disagio sociale.
Resta necessario il riconoscimento dell’handicappato mentale ai sensi dell’art.47 della “Convenzione”.
Non è condivisibile :
a.) il voler associare il disabile fisico,( es. con precaria deambulazione, difficoltà motorie negli arti) con l’handicappato mentale ( sofferente dalla depressione-primo disordine funzionale della persona - alla schizofrenia o dissociazione mentale )in quanto per il primo sussistono possibilità d’inserimento lavorativo, per il secondo si possono attuare cure specifiche, ma non si possono prevedere né tempi di recupero né proposizioni lavorative, come recita l’art.27, che richiedono coesione d’intelletto e responsabilità. Non vogliamo negare questo diritto, ma è difficile credere che un qualsiasi datore di lavoro assuma con molta disinvoltura un soggetto sulla cui affidabilità rimane sempre il tarlo del dubbio. Quindi la disabilità fisica che lo stesso Preambolo considera “un concetto in evoluzione” (lettera e - i) deve essere distinta in handicap mentale qualora intervengono menomazioni mentali per la sua natura specificatamente e particolarmente psichica.
Ora come può un handicappato mentale :
1.) compiere “proprie scelte” (art.3 ), che richiedono coesione d’intelletto e responsabilità;
2.) avere “capacità giuridica” ( art.12) ;
3.) possibilità di “ controllare i propri affari finanziari ed avere uguale accesso a prestiti bancari, mutui ipotecari (art.12);
4.) esercitare “la veste di testimoni” art.13 ,
4.) “vivere in maniera indipendente” art.19
5.) “la piena capacità mentale” art.26;
6.) “il diritto a mantenersi attraverso il lavoro comprensivo ed accessibile” art.27
Ed altro!.
b.) per quanto si riferisce la materia riproduzione e pianificazione familiare (artt.23 e 25) siamo in sintonia con quanti non approvano le decisioni assunte dal Consiglio Mondiale DPI, perché pur considerando ottima ed importante la “Convenzione”, questi articoli autorizzando l’accesso ai servizi riproduttivi favoriscono le limitazioni delle nascite, travisano il concetto responsabile dei rapporti sessuali che aumentano l’espandersi dell’epidemia dellHIV/AIDS, non promuovono la procreazione responsabile, adottano metodologie di sterilizzazione, favoriscono l’aborto. Inoltre in contrasto con l’art.10 per “ l’inalienabile diritto alla vita”, con l’art. 15 dove “ nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici” e con l’art.16 dove si è contro” ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”.
Per quanto si riferisce “il diritto in età di matrimonio”, l’handicappato mentale può essere in condizione di valutare questo “atto”( “consenso e volontà” di stretto valore giuridico) di livello intellettivo e volitivo consapevole e responsabile ? L’eventuale prole non ricade sulla famiglia e sulla società?
Viene da domandarsi : vi è “diritto al rispetto per la propria integrità mentale in condizione di eguaglianza con gli altri? (art.17).
Se una certa metodologia “proclamata” ( “Convenzione” ONU), dando “piena ed intera esecuzione” (come recita il Disegno di legge n.1279), venisse applicata potrebbero correre il rischio tutti i disabili, specie gli handicappati psichici di essere sterilizzati o subire forme di eutanasia. applicazione dell’aborto selettivo, limitazione delle nascite, “misure” che offendono la dignità della persona e che negano il diritto alla vita.
Ancora una volta ci permettiamo chiedere :
1.) nella ratifica precise riserve e tali da escludere ogni possibile riferimento all’aborto, ad ogni metodo o modalità della salute riproduttiva, ( emendamento art.47);
2.) emendamento( art.47) per riconoscere il termine di handicappato mentale, adottando norme migliorative, come recita l’art.4, e nella rideterminazione delle leggi 180 e 833 del 1978;
3.) richiesta all’ONU di indizione di una “Giornata Mondiale sulla salute mentale”.
Lettera aperta al Presidente del Parlamento Europeo da parte del dr. Previte
Gentile Signor Direttore dr. Gasperoni
in merito a quanto è successo in Belgio, e per lo specifico problema, invio in allegato la risposta della "Corte Europea per i Diritti dell'Uomo" presentata nel dicembre 2006..
La sentenza ( se la vogliamo così chiamare) è deludente e nel contempo grave.
Spetta al Parlamento Europeo prendere dei provvedimenti legislativi comunitari e per tutti i 27 Stati UE, che da tempo ho richiesto al Parlamento Europeo per avere una Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa valenza ed efficacaia per questo grave ed urgente disagio sociale costituito dalla malattia mentale
Ecco la motivazione per cui invio la mia lettera al Presidente del Parlamento Europeo e rinnovo la richiesta di una Direttiva Comunitaria.
Certo di un Suo cortese interessamento porgo un cordiale saluto.
Dr.Hans-Gert Pottering
Oggetto : Sul Ricorso n.44330/06 di “Cristiani per servire” c.Italia e c.Stati membri dell’Unione Europea.
V/prot. N.316456 del 1 ottobre 2008.
apprendo, oggi 3 gennaio 2009, che in data 27 novembre 2008, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ( CEDH-LIT 1.OR [CD%] PC/ENI/ahu) ha dichiarato irricevibile il mio Ricorso rubricato al n.44330/06 del 2 novembre 2006, inoltrato contro la decisione della “Commissione Europea per le Petizioni”, inerente la “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica compresa l’ambito della infermità mentale”( lettera prot.PS/rq [02COM.PETI (2005)D/1087] del 10 gennaio 2005 Commissione per le Petizioni UE)
Praticamente si invocava una serie di misure precise volte a rimediare ai gravi disagi consequenziali prodotti dalla malattia mentale, nel pieno rispetto dei diritti e della dignità degli handicappati mentali, specie quelli affetti da gravi psicosi ed a aiutare le famiglie.
L’argomentazione indotta, per la quale non rileviamo alcunché, ci induce a citare e riportare letteralmente quanto afferma la Corte “di un diritto invocato”, ma ci appare inusuale la motivazione che quanto abbiamo rilevato “non figura tra i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione. Ne consegue che il ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione ai sensi dell’articolo 35/3.”.
La decisione, adotta dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” è definitiva
La motivazione di fondo è costituita dalla carenza della Costituzione Europea, da noi rilevata, che non ha specificatamente riconosciuta, quale persona, quella relativa ai portatori di handicap psichici, che in Italia come in Europa, sono in continua evoluzione e costituiscono un peso sociale e sanitario non indifferente e richiedente una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria uguale per tutti gli Stati membri della UE. Mi permetto allegare copia del Ricorso inoltrato a suo tempo alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo”.
Mi permetto riproporre, “anche se nel settore della sanità pubblica ed in particolare quella inerente la salute mentale, l’azione comunitaria può essere solo complementare alle politiche nazionali” come Lei mi comunica il 1 ottobre 2008 con prot. n.316456, tuttavia è necessario ed impellente migliorare la salute mentale della popolazione UE, soprattutto costituire una strategia comunitaria che rileviamo carente nell’applicazione, malgrado la Risoluzione /2006/2058 (INI) ) del Parlamento Europeo.
I timori giustificati della gente richiedono coraggio e risposte concrete dai politici, sia a livello nazionale che europeo, soprattutto, quando è in gioco la salute e la sicurezza dei cittadini, messa in disanima dalle conseguenze prodotte dalla malattia mentale, perché l’autentico progresso si persegue, mi permetta Signor Presidente, attraverso l’assoluto rispetto del bene della persona e di ogni persona in qualsiasi situazione si trova.
Questo principio in cui deve credere il genere umano deve far riflettere che non è una semplice affermazione che può far riferimento ad una dottrina, ad un principio dottrinale, o ad una valutazione giuridica, ma un concetto di diritto alla salute, anche psichica, un valore intrinseco della vita umana.
Il diritto alla tutela alla salute, quindi, ha una sua priorità e come tale esige sia in Italia che nella Unione Europea l’intervento di tutela in modo coordinato, coerente e di validità in tutti i 27 Stati.
Per questo le persone svantaggiate, “compresi i più deboli e più bisognosi” come si afferma nel Preambolo del Trattato che adotta la Costituzione Europea, hanno diritto a non vedere negati provvedimenti legislativi che il Consesso deve assumere nello svolgere un ruolo attivo nel settore della sanità pubblica in uguale validità in tutti gli Stati membri della UE, anche se in separata organizzazione.
per il conseguimento del bene comune, è auspicabile che si possa realizzare omogeneità mirata a concetti di solidarietà, perché il malato psichico è anche un cittadino europeo.
Ancora una volta faccio appello alla Sua solidarietà nonché di tutto l’Europarlamento, affinché il Consesso possa approvare una normativa d’adeguamento comunitario, ritenuta necessaria, urgente e di uguale validità in tutti, ripeto, Stati membri della UE e soprattutto attesa dall’opinione pubblica.

References: art.12
 art.13
 art.19
 art.26
 art.27
 art.47
 art.47
 sentenza