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Timestamp: 2020-05-30 17:38:43+00:00

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Danno esistenziale e danno morale da reato
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 30 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 19:38
RIFLESSIONI SUL DANNO ESISTENZIALE E SUL DANNO MORALE SOGGETTIVO DA REATO
RIFLESSIONI SUL DANNO ESISTENZIALE <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Sommario 1. Premessa. 2. Il danno morale da reato. 3. Il danno esistenziale e il danno ai valori costituzionale
(il lavoro è una rielaborazione della relazione tenuta dall’autore al convegno “Il danno alla persona”, Lucera, 12 giugno 2008)
L’idea dei giudici di legittimità di aprire le porte del danno non patrimoniale ai valori e principi costituzionali è risultata vincente e non è più stata messa in discussione. Invece la richiesta dell’estensore di non moltiplicare i nomi delle categorie del danno non patrimoniale, è stata palesemente ignorata. Già <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Corte Costituzionale con la sentenza n. 233/2003 sentiva l’esigenza di indicare il danno ai valori costituzionali come danno esistenziale.
Personalmente ritengo che la tripartizione classica dei danni non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale) deve essere integrata da altre 2 figure di danno non patrimoniale; sono infatti cinque le poste di danno non patrimoniali risarcibili:
3. -� DANNO NON PATRIMONIALE TASSATIVAMENTE DESCRITTO
-� art. 29, comma 9, 24 della legge 31.12.1996 n. 675: impiego di modalità illecite nella raccolta di dati personali;
Le riflessioni che seguono sono dedicate al danno morale da reato e al danno esistenziale.
Analizzando il rapporto tra l’art. 2059 cc e l’art. 185 cp mi sembra corretta l’impostazione, ad oggi minoritaria, secondo cui il danno morale soggettivo abbia una funzione anche (per me essenzialmente e prevalentemente) sanzionatoria: è l’unica ipotesi civilistica di una pena privata che il legislatore prevede tutte le volte in cui si realizza un reato.
Nell’ipotesi del sinistro stradale in cui il danneggiato subisce una lesione si dovrà chiedere al giudice civile di accertare se è astrattamente configurabile il reato di lesioni colpose ex art. 582 Cp; infatti agendo solo in via civilistica l’art. 2054 Cc, prevede una presunzione di colpa o secondo alcuni una forma di responsabilità oggettiva. Se ci fermiamo a questa analisi accertata la responsabilità civile ex art. 2054 cc non potrebbe aversi il risarcimento del danno morale da reato in quanto manca la prova della colpa del danneggiato per il fatto-reato; non sono ammesse presunzioni di colpa in sede penale, e se parliamo di responsabilità oggettiva ex art. 2054 cc, ci scontriamo con l’indirizzo costituzionalmente orientato secondo cui ogni reato deve essere caratterizzata almeno da colpa (Corte cost. 364/88).
Quindi se in sede civile la responsabilità del danneggiate è affermata ex art. 2054 cc, al fine di ottenere il danno morale da reato dovrà accertarsi che c’è colpa: l’accertamento colposo, così, non richiesto per il risarcimento patrimoniale, si avrà (astrattamente) per il danno non patrimoniale (Cass., sez III, nn. 7281, 7282, 7283 del 2003).
Proprio perché vi è una parentesi penalistica in un giudizio civilistico ritengo che nella richiesta di risarcimento del danno dobbiamo chiedere al giudice di parametrare il quantum debeatur agli indici per la dosometria della pena ex art. 133 Cp: se infatti trattasi di pena privatistica a fronte di un reato e si chiede al giudice civile di verificare in astratto se sussistono gli estremi del crimine, allora sembra giusto chiedere al giudice (civile) che quella pena privata sia giustificata da parametri normativi ben determinati.
La tesi può apparire estremista per tutti coloro che dividono il mondo del diritto in diritto civile o diritto penale; ma nessuno si è mai scandalizzato se chiediamo al giudice civile di accertare il nesso causale sulla base della condicio sine qua non e con i parametri degli artt. 40 – 41 Cp; nelle stesso tempo non mi sembra che il codice civile dia una definizione di cosa sia il dolo o la colpa e gli interpreti si devono rifare ai parametri indicati nell’art. 43 Cp.
La richiesta di “risarcimento” del danno morale da reato se parametrata secondo gli artt. 2059 cc e 185-133 cp, permette agli interpreti del giudizio di specificare meglio la lesione e di avere un dato� normativo cui far riferimento per l’indicazione della pena.
Allo stesso tempo si può differenziare il quantum debeatur nel caso di sinistro stradale (con lesioni o morte) per superamento del limite di velocità di 20-30 Km/h, dal caso di sinistro stradale con evento letale causato da elevata velocità oltre 40-60 Km/h per guida in stato di ebbrezza (oltre l’1,5 % di tasso alcolico) o per alterazione da stupefacenti.

References: sentenza 
 art. 29
 art. 582
 art. 2054
 art. 2054
 art. 2054
 art. 133