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1 NOTIZIARIO ISCALE CAF UIL Anno 18 Aprile numero 4 F DEL PERIODICO A CURA DEL CAF UIL S.P.A PAG. 7 Equitalia deve attenersialle circolari del Fisco PAG. 8 L Ocse contro l elusione fiscaledelle multinazionali PAG. 11 Accordo Ue per salvare Ciprodal collasso - Timori dei mercati PAG. 5 Intervista a Carlo Fiordaliso SEGRETARIO CONFEDERALE UIL PAG. 14 Ue, un percorso più snello per gli scambi Intra PAG. 17 Emergenza lavoro, in aumento gli addetti nelle Coop PAG. 19 Parte la nuova previdenzacon l aumento dell età pensionabile PAG. 21 Dichiarazione di successione: quali documenti allegare PAG. 23 La dichiarazionepuò essere sempre rettificata PAG. 24 Le Entrate rispondonoalla stampa specializzata Mettere le persone al centro delle scelte non è un utopia
3 Luglio 2012 Sommario NOTIZIARIO FISCALE 3 PAG. 7 PAG. 8 PAG. 11 PAG. 5 Intervista a Carlo Fiordaliso Segretario Confederale Uil INTERVISTA DI CLAUDIO ABBATE Equitalia deve attenersi alle circolari del Fisco PAG. 14 L Ocse contro l elusione fiscale delle multinazionali PAG. 17 Accordo Ue per salvare Cipro dal collasso. Timori dei mercati PAG. 19 N F DEL OTIZIARIO ISCALE Mensile d informazione fiscale CAF UIL Notiziario Fiscale Caf Uil on line Direttore Responsabile Sergio Scibetta Redazione a cura del CAF UIL s.p.a Via San Crescenzano, Roma Direzione, Amministrazione e Pubblicità Via San Crescenzano, Roma Tel: 06/ Editore Caf Uil s.p.a Via San Crescenzano, Roma Tel: 06/ Fax: 06/ Impaginazione: ACTIVEMKT Milano Stampa: CSR S.R.L Via Pietralata, 157, Roma Iscrizione al Tribunaledi Roma sez.stampa n Poste Italiane s.p.a spedizionein abbonamento postale70%-dcb Roma Si ringrazia Claudio Abbate per la gentile collaborazione Ue, un percorso più snello per gli scambi Intra PAG. 21 Dichiarazione di successione: quali documenti allegare Emergenza lavoro, in aumento gli addetti nelle Coop PAG. 23 La dichiarazione può essere sempre rettificata Parte la nuova previdenza con l aumento dell età pensionabile PAG. 24 Le Entrate rispondono alla stampa specializzata
5 L intervista NOTIZIARIO FISCALE 5 INTERVISTA A CARLO FIORDALISO, SEGRETARIO CONFEDERALE UIL Rimettere la persona al centro delle scelte economico-sociali non deve essere un utopia D al 1969 al 1977 è Segretario Provinciale Responsabile UIL Ospedalieri di Torino, dal 1977 al 2000 è Segretario Generale Nazionale UIL Federazione Sanità, fino al 2009 è Segretario Generale Nazionale UIL Federazione Poteri Locali e dal 2009 è Segretario Confederale UIL. È stato relatore ai seminari di studio sulsistema sanitario italiano riferitoall applicazione della legge 833 presso la Stanford University della California, docente presso i corsi di ECM per infermieri organizzati dall OPES e relatore in seminari di studio sulla legislazione sanitaria presso la facoltà di Giurisprudenza dell Università di Siena. Si occupa di politiche di cittadinanza e nuovo welfare, della salute, di volontariato sociale e dei rapporti con il Terzo Settore e con l Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) INTERVISTA DI CLAUDIO ABBATE Secondo il Rapporto sulla non autosufficienza, in Italia sono le persone in condizioni di disabilità che vivono in famiglia, il 4,8% della popolazione; l indagine non tiene conto, però, dei minori di 6 anni, stimati in quasi Circa di disabili sono persone anziane e la ricaduta molto spesso è sulle famiglie, che rappresentano una risorsa fondamentale per affrontare le limitazioni derivanti dalla mancanza di servizi di assistenza. Secondo l Istat, in circa il 10,3% delle famiglie c è almeno una persona con problemi di disabilità. A tuo avviso, quali dovrebbero essere, in un futuro prossimo, le relative scelte di politica sanitaria? Indubbiamente, partirei dalla necessità di istituire un Fondo regionale per la non autosufficienza, che abbia vari requisiti e finalità. Penso, ad esempio, che esso possa dare l abbrivio allo sviluppo e alla qualificazione di una rete integrata di servizi flessibili, distribuiti in modo omogeneo nei vari territori; il servizio, naturalmente, deve essere calibrato non solo sulle esigenze dei diretti destinatari non autosufficienti, ma anche sui bisogni di chi si prende cura di loro da vicino. Inoltre, occorre specificare e chiarire che il programma per l utilizzo del Fondo regionale per la non autosufficienza deve essere concordato mediante giornamento progressivo e reciproco sulla materia, anche sotto il profilo dell evoluzione della normativa e dello sviluppo della contrattazione su tali temi e l attivazione di un processo di monitoraggio dei risultati conseguiti nella contrattazione; infine, l affidamento alla Ital Uil del compito di informare i malati di sclerosi multipla sui loro diritti ed adempimenti, a partire dalla presentazione della domanda di invalidità civile e della domanda di riconoscimento dell handicap. Parliamo di un altra triste realtà, quella dei malati oncologici e del loro sacrosanto diritto di continuare a vivere dignitosamente. Qual è la situazione attuale e come si muove la UIL rispetto alle loro esigenze e tutele, che oltre ad essere di tipo terapeutico sono anche di tipo giuridico ed economico, in particolare nell ambito lavorativo? È assolutamente un tema molto delicato e importante. In tale direzione il protocollo di intesa in materia di azioni per la tutela del lavoro delle persone affette da malattie oncologiche prevede ambiti e forme di c o l l a b o r a - zione sovrapponibili a quelle dell Aism/Uil, comp r e s a l i n f o r m a - zione dei malati di cancro di poter usufruire dei servizi offerti dall Ital Uil in materia di assistenza e consulenza per la gestione delle pratiche di invalidità, di handicap e per la gestione del contenzioso giuslavoristico. A tal proposito, infatti, è stato elaborato un opuscolo informativo I diritti del malato di cancro - in collaborazione con AIMAC, Ital UIL, UIL Pensionati e ADA, che rappresenta uno strumento d informazione e tutela per i malati di cancro. Lo scorso 19 dicembre, a seguito della richiesta inoltrata da CGIL, CISL e UIL confederali ai componenti la Conferenza
6 Aprile L intervista Unificata Stato-Regioni-Autonomie Locali e Ministri competenti, la Coordinatrice della Commissione Istruzione ha convocato un incontro per discutere della forte preoccupazione per la situazione dei servizi socio-educativi rivolti ai bambini fino a 3 anni nel nostro Paese. Il recente Rapporto di Monitoraggio del Piano di Sviluppo dei Servizi Socio-educativi per la prima infanzia ha fotografato la difficile situazione, aggravata dal fatto che gli investimenti straordinari del Piano stanno terminando la propria azione in un ambito che vede l aumento delle difficoltà della finanza locale. Qual è stato l esito dell incontro? Durante l incontro del 19 dicembre abbiamo presentato alcune richieste fondamentali: - attenzione politica al settore dei servizi socio-educativi rivolti alla fascia da 0 a 3 anni, in un ottica integrata tra ambito sociale/formativo e istruzione; - assunzione da parte delle Regioni del ruolo di governance del sistema, secondo il dettato della riforma costituzionale del Titolo V, a partire dalla promozione di azioni e interventi finanziari per diminuire le disparità presenti nell offerta formativa nella fascia 0-3; - valorizzazione del Gruppo Paritetico Nazionale ( cabina di regia ) per le attività di supporto allo sviluppo e alla qualificazione delle Sezioni primavera; - sollecito alle Regioni inadempienti per la sottoscrizione di intese regionali per il funzionamento delle Sezioni, in considerazione degli Accordi 2012 sottoscritti in Conferenza Unificata con il Dipartimento della famiglia, che prevedono la possibilità di utilizzare quei finanziamenti (in totale 70 milioni) anche a questo scopo; - ripristino delle risorse sul capitolo del MIUR che dovrà avviare la sigla del nuovo Accordo nazionale in sede di Conferenza Unificata, al fine di consentire le iscrizioni alle Sezioni primavera per l anno 2013/2014 in tempi certi, come già previsto dalla circolare sulle iscrizioni per il percorso scolastico-educativo; - utilizzo degli importanti stanziamenti relativi al PAC per il potenziamento della rete dei servizi educativi, tra i quali le Sezioni primavera e i servizi socioeducativi aziendali, promuovendo luoghi di concertazione con le parti sociali. Sempre unitariamente abbiamo inoltre auspicato una sempre più attiva partecipazione delle Regioni ai lavori dell Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza, che a breve andrà ricostituito, e hanno offerto la piena disponibilità a partecipare a un tavolo di lavoro stabile con la Conferenza delle Regioni per proseguire il confronto sui temi oggetto dell incontro. L assessore Targetti (Coordinatrice della Commissione Istruzione) si è dichiarata interessata a trovare forme opportune per proseguire il lavoro di approfondimento delle questioni discusse; condividendo le considerazioni sulla strategicità del segmento si è detta consapevole delle difficoltà presenti, impegnandosi a riportare alle Regioni della Conferenza quanto rappresentato, con particolare attenzione alla tematica della progettazione relativa ai Fondi del PAC, in un ottica complessiva di servizi rivolti alle fasce 0-3 e 3-6 anni. C è grande apprensione per le Sezioni primavera, che accolgono bambini in età compresa fra i 24 e i 36 mesi, che per l anno scolastico in corso non hanno goduto dello stanziamento previsto di 12 milioni di euro e che sono in attesa nel 2013 di un nuovo Accordo in Conferenza Unificata che ne disciplini le modalità di funzionamento e i relativi finanziamenti. Quali sono le prospettive? Le Sezioni primavera, pur essendo ancora all interno della sperimentazione disciplinata dall intesa del 10 ottobre 2010 a valenza triennale, non hanno ricevuto i 12 milioni già stanziati dal MIUR per l anno 2012/2013. A tal proposito abbiamo chiesto unitariamente alla Conferenza Unificata Stato Regioni Autonomie Locali di governare questa grave situazione cercando di individuare le forme idonee, affinché tutti gli attori responsabili di questo servizio agiscano politicamente e concorrano a mettere a disposizione le risorse necessarie al fine di assicurare nell immediato la continuazione di questo importante servizio. A ottobre si è tenuta a L Aquila la VI Conferenza Nazionale del Volontariato. Qual è il suo ruolo nel contesto nazionale, europeo e internazionale e quali sono i temi prioritari sui quali agire? È un utopia o è realmente possibile rispondere a una delle tante richieste dei volontari, quella di mettere la persona al centro delle scelte politiche, economiche, culturali e amministrative? La Conferenza è stata un momento importante di riflessione, condivisione e confronto sul ruolo che assume oggi il volontariato nel contesto nazionale, europeo e internazionale e su come questo possa apportare un fattivo contributo all uscita dall attuale crisi e concorrere a un generale ripensamento del modello di società e sviluppo. A tal proposito, durante la Conferenza sono stati individuati alcuni temi prioritari sui quali agire, come: l inserimento di programmi specifici nella scuola; l applicazione dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale; l approvazione di una legge contro la corruzione che preveda il riutilizzo nel sociale delle risorse liberate e dei beni confiscati; la semplificazione delle pratiche burocratiche e amministrative; la stabilizzazione del 5 per mille; l istituzione di un Registro delle Reti nazionali di volontariato, senza tralasciare l importanza strategica di una comunicazione sociale più articolata ed efficace sui territori. Rimettere la persona al centro delle scelte economico-sociali non deve essere solo un utopia, ma con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati allo sviluppo del Paese, deve rappresentare un leitmotiv generale.
7 Leggi e sentenze NOTIZIARIO FISCALE 7 VALORE DA ATTRIBUIRE ALLE CIRCOLARI MINISTERIALI Equitalia deve attenersi alle circolari del Fisco C on una inversione di marcia sul valore da attribuire alle circolari ministeriali che sono atti destinati agli uffici - la Cassazione afferma che l attività di Equitalia è vincolata dai documenti di prassi ministeriali. Le circolari, dunque, sono vincolanti per i concessionari della riscossione, che non possono non tenerne conto. Nel caso in questione, il contenuto di una sentenza della Cassazione Civile del 2012 è paradossalmente tornato utile a Equitalia, che per un rimborso IVA si è uniformata a una procedura ed ai termini enunciati in una circolare del 1999, vincendo la causa proprio contro l Amministrazione finanziaria. Il caso La società Equitalia ricorreva contro l Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui una Commissione Tributaria Regionale aveva negato il suo diritto al rimborso dell'iva versata sugli aggi esattoriali percepiti per la riscossione dei contributi consortili negli anni dal 1990 al 1998: riteneva infatti l IVA non dovuta sostenendo la natura tributaria dei contributi consortili, così come affermato dal Ministero delle Finanze con la circolare n. 52/E del 26/2/1999. La Commissione Tributaria Regionale aveva motivato la propria decisione sulla base della tardività della domanda di rimborso, alla luce del termine di decadenza fissato in due anni dalla data del pagamento (art. 21, D.Lgs. n. 546/1992). L esito boccia l Agenza delle Entrate Secondo la Sezione tributaria, che prende atto in modo esplicito delle altre posizioni emerse in materia nel corso degli anni dalla stessa Suprema Corte, la tesi della Commissione Tributaria Regionale secondo cui la decorrenza del termine (previsto dal D.Lgs. n. 546/1992) non può essere legata alla data di emanazione di risoluzioni dell Amministrazione finanziaria interpretative della normativa, poiché tali risoluzioni non sono idonee a costituire un diritto prima insussistente, è certamente corretta in linea generale e ha trovato plurime conferme nella giurisprudenza. Tuttavia, aggiunge il Collegio, questo principio, pur astrattamente condivisibile, va dimensionato sulle singole fattispecie di rimborso, in relazione alle modalità di formazione dei titoli abilitanti a far valere i relativi diritti e ai soggetti che ne sono destinatari. In particolare, esso non può essere applicato trascurando la peculiarità della posizione di soggezione del concessionario, che in quanto vincolato al rispetto delle direttive impartite dall Amministrazione finanziaria, non può discostarsi dalle circolari amministrative. Appare quindi applicabile nel caso in questione quanto fissato da una sentenza della Suprema Corte del 2009 (non contraddetta da altre successive, peraltro) secondo la quale, ai fini del rimborso dell IVA indebitamente versata sugli aggi corrisposti agli istituti di credito concessionari del servizio di riscossione dei contributi di bonifica, in assenza di una disciplina specifica si applica il termine biennale di decadenza previsto dal D.Lgs. n. 546/1992 all art. 21, comma 2, che decorre però non dalla data del versamento dell imposta, ma dall'emanazione della circolare n. 52/E del 1999, con cui l'amministrazione finanziaria, prendendo atto dell orientamento consolidatosi in giurisprudenza, ha riconosciuto la natura tributaria dei contributi consortili. In definitiva, il valore meramente ricognitorio di diritti e obblighi, normalmente ricollegabile all interpretazione ministeriale, non esclude infatti la possibilità di attribuire, nella specie, valore determinante alla circolare, tenuto conto della posizione di soggezione del concessionario che, in quanto vincolato al rispetto delle direttive e istruzioni impartite dall Amministrazione, non poteva discostarsi dalle circolari amministrative che fino a quel momento avevano negato il diritto al rimborso. Già nel 2011 una sentenza rafforzava un orientamento già affermato in base al quale le circolari del Ministero delle Finanze non sono vincolanti. Infatti, il contribuente che viola le norme tributarie allineandosi alle indicazioni dell Amministrazione viene salvato solo dalle sanzioni e non dall accertamento. Inoltre, solo di recente la stessa Cassazione aveva ridimensionato ancora il valore delle circolari affermando (in una sentenza del 2012) che l Amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte dovute e, di fronte alle norme tributarie, il fisco e il contribuente si trovano su di un piano di parità, per cui la c.d. interpretazione ministeriale contenuta in circolari o risoluzioni non vincola né i contribuenti né i giudici e non costituisce fonte di diritto, con la conseguenza che la violazione e falsa applicazione di una circolare ministeriale non può essere adottata per censurare una sentenza ai sensi del n. 3 dell art. 360 cpc.
8 8 Globalizzazione Aprile 2013 nazionali riescono a cavarsela pagando una quota di imposte di appena il 5%. Per questo l Ocse ha deciso di varare un piano d azione che vede coinvolte in prima linea anche le responsabilità degli Stati, cominciando con l aggiornamento delle regole per combattere il fenomeno dell erosione delle basi imponibili facendo ricorso all utilizzo delle lacune presenti nelle norme di fiscalità internazionale e negli spazi che queste la- ELUSIONE, UNA PRATICA GIURIDICAMENTE LECITA PERCHÈ CONSISTE NELL AGIRE ATTRAVERSO L USO STRUMENTALE DI UNA O PIÙ NORME L Ocse contro l elusione fiscale delle multinazionali L elusione fiscale è la pratica, da parte di un contribuente, di realizzare un negozio giuridico al solo fine di pagare meno tasse. A differenza dell evasione fiscale, l elusione è una pratica giuridicamente lecita perché consiste nell agire attraverso l uso strumentale di una o più norme sfruttando, pur nell ambito della legalità, le possibilità concesse senza violare specificamente nessuna prescrizione legislativa. Ad esempio, se l aliquota impositiva sulla vendita di un immobile è del 30% e quella sulla vendita di azioni è del 18%, il proprietario dell immobile può conferirlo in una società per azioni al solo scopo di vendere poi le azioni della società proprietaria dell immobile, con un consistente risparmio fiscale. In questo caso l elusione si realizza nell utilizzare la società per azioni non per svolgere l attività d impresa ma solo per trasferire la proprietà dell immobile: il soggetto che ha acquistato le azioni, infatti, in realtà ha acquistato l immobile, ma in questo modo il venditore ha potuto beneficiare di un aliquota fiscale notevolmente più bassa. Sempre nel rispetto - più volte affermato anche dalla Corte di Cassazione di tutelare la facoltà del contribuente di scegliere legittimamente, tra quelle propostegli dall ordinamento, la soluzione fiscalmente meno onerosa, resta fermo, però, il divieto di utilizzare in modo distorto e artificioso norme o complessi di norme allo scopo di ottenere un indebito risparmio d imposta. In Italia esiste una norma antielusiva - art. 37-bis del DPR n. 600/ secondo la quale Sono inopponibili all'amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall'ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti. La casistica prevista da questa norma, quindi, fa riferimento a un operazione che deve necessariamente e contestualmente contenere le seguenti tre componenti: - l assenza di valide ragioni economiche; - l aggiramento di obblighi e divieti previsti dall ordinamento; - il conseguimento di un risparmio fiscale altrimenti indebito. Al verificarsi di queste precise condizioni, l Amministrazione finanziaria può rigettare l effetto fiscale derivante da tali operazioni e richiedere al contribuente le maggiori imposte che avrebbe pagato effettuando l operazione direttamente senza l aggiramento elusivo. La situazione attuale Le imprese multinazionali hanno molte occasioni per abbassare il reddito imponibile da assoggettare a imposizione, ma secondo l Ocse il problema non può essere risolto addossando loro l intera responsabilità: in definitiva, il loro obiettivo fondamentale è di portare a casa un utile il più consistente possibile e, non dimentichiamolo, farlo con l elusione fiscale non è comunque contro la legge. I cosiddetti paradisi fiscali e leggi di fatto superate garantiscono uno spropositato accumulo di utili e un minimo esborso per la tassazione. Il rapporto Ocse punta l indice soprattutto verso quei piccoli Stati che ricevono investimenti dall estero giganteschi rispetto alla consistenza della propria economia, dopo di che investono PASCAL SAINT-AMANS Direttore del centro politiche fiscali dell Ocse cifre altrettanto enormi nei Paesi avanzati ed emergenti, e che con il loro operato costituiscono veri e propri spazi aperti per il fenomeno dell elusione. Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) citati dall Ocse, solo le società statunitensi detengono capitali offshore per miliardi di euro e siamo in presenza di casi clamorosi: nel 2010 piccole nazioni come Bermuda, Isole Vergini britanniche e Barbados hanno ricevuto cumulativamente investimenti esteri diretti per il 5,11% del totale globale, più alti di quelli ottenuti da Paesi come la Germania (4,77%) o il Giappone (3,76 ). Il piano dell Ocse In un documento diffuso dall Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) - Addressing Base Erosion and Profit Shifting (Aff r o n t a r e l erosione della base fiscale e lo sviamento dei profitti) si afferma (e non è certo una novità) che il grosso del carico fiscale grava sulle spalle dei semplici contribuenti e delle piccole imprese, mentre le multi-
9 Globalizzazione NOTIZIARIO FISCALE 9 sciano all arbitraggio. L azione prevede una convenzione fiscale multilaterale, che sarà operativa entro due anni e che andrà a sostituire le oltre intese bilaterali attualmente presenti a livello mondiale. Risultano emblematiche quanto esplicative, a tale proposito, due situazioni europee. Nelle scorse settimane in Francia, nonostante una recentissima intesa tra Google e gli editori, il ministro della cultura Aurelie Filippetti ha ribadito con decisione che l intesa non esonera l azienda americana dai suoi doveri fiscali, confermando in questo modo la volontà di Parigi di trovare una soluzione alla questione tributaria. Il governo britannico, invece, ha da poco aperto un inchiesta volta ad analizzare il sistema utilizzato da colossi di internet del calibro di Google, Amazon e Apple per abbattere il livello delle tasse pagate nel Regno Unito e trovare dunque un rimedio. Nel documento redatto dagli esperti dell Ocse, presentato di recente ai rappresentanti del G20, si legge che Dobbiamo rendere inefficaci quei canali attraverso i quali le aziende spostano i profitti dove sono tassati a un tasso inferiore, e dove le spese sono esonerate a un tasso superiore, creando ad esempio scatole vuote in Paesi a minore imposizione o sottocapitalizzando le filiali più redditizie, obbligandole a contrarre prestiti con quelle in sedi fiscali più favorevoli. Per contrastare questa situazione l Organizzazione scende in campo con una strategia diretta a mettere al bando l elusione legalizzata attuata da grandi imprese multinazionali - tra le più conosciute troviamo Amazon, Google, Starbucks e Apple - che si insinuano tra le pieghe di un sistema tributario antiquato per ridurre al minimo le imposte da versare. Il nuovo Direttore del centro politiche fiscali dell Ocse, Pascal Saint-Amans, ha dichiarato a Il Sole 24 Ore che L Ocse è impegnata a preparare un piano d azione complessivo, basato su approfondite analisi delle aree di pressione individuate e a fornire concrete soluzioni per riallineare gli standard internazionali con l'attuale situazione economica. Questo richiederà qualche soluzione fuori dagli schemi, come l ambizione e il pragmatismo per superare le difficoltà di realizzazione e soprattutto un forte impegno a livello politico. L organizzazione dei 20 Paesi più influenti del mondo ancora una volta, quindi, sarà lo strumento operativo dell Ocse per mettere in atto il piano elaborato contro gli evasori, come è già avvenuto nell aprile del 2009 con la campagna di contrasto ai paradisi fiscali e l istituzione delle liste nere di Paesi non collaborativi. Gli esperti dell organizzazione hanno poi precisato che l obiettivo non è quello della riduzione delle imposte introitate da uno Stato per farle passare a un altro, ma dell aumento della base imponibile su cui le aziende pagano le tasse.nello specifico, l Ocse si è proposta di assumere le vesti di intermediario tra le esigenze dei singoli Paesi e quella più generale di arrivare in tempi quanto più brevi possibili a una soluzione di quello che costituisce un problema comune al quale i governi stanno cercando risposte diversificate, in ordine sparso, che proprio per questo risultano sterili. Saint Amans, ha dichiarato che Se vogliamo trovare una soluzione e non siamo disposti ad aspettare almeno 10 anni, allora c è bisogno di uno strumento multilaterale che consenta di mettere da parte le intese fiscali attualmente in vigore. Se si riuscisse a trovare supporto politico in questa direzione, allora mi attendo di arrivare a una soluzione del problema nell arco di due anni al massimo. La palla passa ora ai governi del G20, che dovranno scegliere fra due opzioni: valutare la possibilità di cedere una parte della propria sovranità fiscale in cambio di un aumento delle entrate oppure mantenere invariata la situazione, continuando ad agire ognuno per proprio conto applicando soluzioni tampone ma inefficaci al proprio sistema tributario, in pratica rimandando soltanto il fatto che, comunque, i megaconsulenti fiscali delle multinazionali prima o poi il sistema per aggirarle lo troveranno. Le aree critiche Un caso esemplare e di stringente attualità è offerto dal commercio di beni e servizi via Internet, come dimostrano i casi recenti che in molti Stati (tra questi anche l Italia) hanno visto coinvolti i colossi internet, perché il web permette di vendere prodotti in Paesi nei quali un azienda non ha bisogno di avere una presenza fisica, come era invece stato stabilito quando sono state sottoscritte le convenzioni internazionali. Al riguardo l esponente Ocse Raffaele Russo sostiene che se le regole non verranno ag-
10 10 Globalizzazione Aprile 2013 giornate le imprese che operano a livello multinazionale possono approfittare delle opportunità che si creano e avere indebiti vantaggi competitivi, in confronto alle imprese che operano a livello nazionale. Questo può portare a una inefficiente allocazione delle risorse e a distorsioni nelle decisioni di investimento. Una situazione, questa, che nel caso della nostra economia, contraddistinta da un tessuto produttivo più frammentato, può produrre effetti molto seri. Un altra area critica è quella delle politiche di contrasto all elusione, che spesso vengono neutralizzate dalle pressioni che le grandi imprese esercitano sui governi sostenendo la necessità di restare competitive rispetto a quelle estere e paventando una delocalizzazione delle proprie attività. Un altro caso è quello dei finanziamenti infragruppo, utilizzati dalle imprese di Stati con elevata fiscalità cariche di debiti (con una diminuzione dell imponibile) e delle politiche dei prezzi di trasferimento. Un altra zona pericolosa segnalata è quella dei regimi preferenziali, che solitamente danno origine ad aree grigie nelle quali si possono inserire azioni elusive. Altra area a rischio è rappresentata dai prodotti ibridi (Hybrid Mismatch Arrangements, per i quali l Ocse si è impegnata con particolare attenzione nel 2012), che operano a livello nazionale e generano opportunità di arbitraggi fiscali. Per quanto riguarda il nostro Paese, fonti dell Ocse attestano che l Agenzia delle Entrate in Italia ha registrato importanti successi nel contrasto delle pratiche elusive internazionali, come dimostra il gettito extra di 1,8 miliardi nel L Europa In occasione del Consiglio europeo del marzo 2012 gli Stati membri hanno invitato la Commissione a elaborare rapidamente soluzioni concrete per combattere meglio frode ed evasione fiscali, anche in relazione ai paesi terzi. In materia di rigore per contrastare l evasione e l elusione fiscali, la Commissione europea nello scorso mese di dicembre ha presentato un piano d azione che costituisce il contributo concreto dell Unione al dibattito internazionale in materia di evasione ed elusione fiscali, in particolare in ambito Ocse e G20. Il piano ha stabilito misure specifiche per convincere i Paesi terzi ad applicare le norme di governance dell Unione e adottato due raccomandazioni, che esortano gli Stati membri a i n t r a p r e n d e r e azioni immediate e coordinate su specifici problemi urgenti. La prima prevede una decisa presa di posizione dell Unione contro i paradisi fiscali, che superi le misure internazionali attualmente in vigore sollecitando i Pesi membri, attraverso l utilizzo di parametri comuni, a identificare i paradisi fiscali e a inserirli in black list nazionali. Il Commissario per la Fiscalità e l Unione Doganale, l Audit e la Lotta antifrode, Algirdas Šemeta, ha affermato che Ogni anno nell UE si perdono mille miliardi di euro a causa dell evasione e dell elusione fiscali. Non si tratta soltanto di una scandalosa perdita di entrate estremamente necessarie, ma di una minaccia per la giustizia fiscale. Sebbene gli Stati membri debbano potenziare le misure nazionali per la lotta all evasione fiscale, le soluzioni unilaterali non saranno sufficienti. In un mercato unico, nel contesto di un economia globalizzata, le incoerenze e le lacune nazionali diventano il terreno di gioco per chi cerca di eludere la tassazione. Una posizione forte e coesa dell Unione nei confronti degli evasori fiscali, e di coloro che li agevolano, è quindi fondamentale. La seconda raccomandazione riguarda la pianificazione fiscale definita aggressiva, che indica come affrontare i tecnicismi e le lacune giuridiche che alcune aziende sfruttano per evitare di pagare le imposte dovute, incoraggiando gli Stati a irrobustire le proprie convenzioni contro le doppie imposizioni per evitare che alla fine vadano a costituire un assenza totale di imposizione. È opportuno adottare una norma generale antiabuso condivisa, che permetterebbe di ignorare gli accorgimenti architettati per eludere. Inoltre, nel piano d azione sono state inserite altre misure che prevedono: un codice di ALGIRDAS SEMETA Commissario europeo per la fiscalità identificazione fiscale europeo, un riesame delle disposizioni antiabuso contenute nelle principali direttive dell Unione e gli orientamenti comuni per la tracciabilità dei flussi di denaro, un codice dei contribuenti e la raccomandazione di estendere l ambito di applicazione del codice di condotta ai regimi fiscali speciali per i soggetti privati facoltosi. Viene poi raccomandato agli Stati membri, per migliorare ancora l azione in materia di concorrenza fiscale dannosa, di potenziare l azione del codice di condotta dell Unione sulla tassazione delle imprese: se le soluzioni elaborate per eliminare alcune incoerenze non saranno adottate e attuate in tempi brevi e in maniera efficace, la Commissione presenterà proposte legislative d azione. Accanto all azione a livello di Unione europea, la Commissione ha evidenziato la necessità che gli Stati membri rendano migliore il rispetto degli obblighi fiscali e la lotta all evasione fiscale a livello nazionale. È in tale contesto che dieci Stati membri hanno ricevuto raccomandazioni specifiche nell ambito del semestre europeo 2012, in occasione del quale la Commissione ha raccomandato all Italia di proseguire la lotta contro l evasione fiscale ed il lavoro nero.
11 Europa NOTIZIARIO FISCALE 11 UN PIANO DI SALVATAGGIO DA 10 MILIARDI DI EURO PER SOSTENERE IL SISTEMA BANCARIO CIPRIOTA Accordo Ue per salvare Cipro dal collasso Timori dei mercati Questa storia ha inizio intorno alla metà di marzo e si è trascinata per una decina di giorni, fra i timori e le paure dei correntisti ciprioti con depositi in banca di pochi spiccioli e i soliti rischi di stabilità economica (e non solo) per tutta l area euro. Il set si trova a Cipro, una piccola isola del Mediterraneo: la trama vede protagonisti i ministri economici dell Eurozona, che d accordo con il Fondo Monetario Internazionale hanno elaborato un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro per sostenere il sistema bancario cipriota, da mesi sull orlo del fallimento dopo aver accumulato un esposizione molto pesante nei confronti della Grecia, e i correntisti, chiamati (loro malgrado) a pagare una buona parte del conto. Il primo tempo Il 16 marzo molti giornali titolano In arrivo un prelievo forzoso sui depositi, con previsione dell aumento della tassazione dal 10 al 12,5%, una serie di privatizzazioni e per la prima volta, nella storia dell Unione Europea, si pensa di prelevare i fondi destinati al salvataggio di un Paese dai conti correnti bancari, che a Cipro sono anche e soprattutto di società russe, oltre che dei cittadini. Ed è la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo: è stata definita una scorciatoia rapida quanto efficace, ma potenzialmente pericolosa perché colpisce in modo indiscriminato e che può rendere instabile la fiducia. A noi Italiani non può non tornare in mente che nel luglio del 1992 il governo guidato da Giuliano Amato, per sventare l attacco alla lira, realizzò un colpo di mano con il tristemente noto prelievo forzoso del 6 per sulle somme depositate nei c/c. Ma torniamo a Cipro. È facile immaginare la rabbia e la conseguente corsa ai depositi da parte dei ciprioti quando hanno sentito dalle radio l annuncio dell accordo, nonostante le promesse che i risparmi non sarebbero mai stati toccati fatte sia dal vecchio che dal nuovo governo. Abbiamo visto tutti, in tv, le lunghe file di cittadini che già dalle prime ore del mattino si sono precipitate a piedi e in auto presso le succursali delle banche dotate di uno sportelo automatico per prelevare d e n a r o contante. Il governo di Cipro, alla fine di una lunga riunione notturna dell Eurogruppo, ottiene il via libera per un piano di aiuti di 10 miliardi di euro (circa 6 dei quali pagati dai correntisti attraverso un prelievo sui depositi bancari), finalizzati a sostenere il sistema bancario dell isola messo a dura prova, negli ultimi tre anni, dalla crisi greca e dalla ristrutturazione del debito di Atene, verso il quale le banche cipriote erano molto esposte. Non è una grossa cifra, se si rapporta agli oltre 200 miliardi erogati alla Grecia in due salvataggi, anche se l importo è inferiore ai 17,5 miliardi di euro chiesti inizialmente da Nicosia. Per i depositi bancari il piano prevede una tassa straordinaria del 6,75% per le giacenze al di sotto di euro e del 9,9% per quelle al di sopra, così da assicurare complessivamente 5,8 miliardi di euro, secondo la stima fatta dal neo presidente dell Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che ha definito il settore creditizio di Cipro ipertrofico, ed è per questo che abbiamo ritenuto giustificato il tassare i depositi e che ha poi affermato: L assistenza si é resa necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria di Cipro e dell Eurozona nel suo insieme. E non si tratta affatto di un esager a z i o n e, perché una volta saltata Nicosia, l effetto contagio sulle economie instabili - e tra queste c è anche l Italia - non sarebbe cosa di poco conto. Un sistema bancario troppo estero La fotografia scattata dal Fondo monetario internazionale nel 2011 è quella di un sistema bancario basato sull estero, visto che sul fronte dei depositi, su un totale di quasi 94 miliardi, quasi 34 provenivano dall'estero e oltre 17 erano stati raccolti in Grecia. E sono stati proprio i rapporti con l estero e l esposizione nei confronti della Grecia (nel 2011, il 160% del prodotto interno lordo) che hanno prima attirato le critiche alla finanza cipriota e poi l hanno messa in crisi. La stranezza del sistema bancario cipriota è stata proprio la smisurata presenza di filiali e succursali di banche estere, in prevalenza greche e russe, pur senza avere interazioni concrete con l economia reale:
12 12 Europa Aprile 2013 in proposito, lo stesso Fmi affermava che le banche erano attratte da Cipro quasi esclusivamente per motivi fiscali e il loro rapporto con il tessuto economico è limitato. E in questo contesto si inserisce il rapporto privilegiato con la Russia, segnalato da Bruxelles come uno dei grovigli da sciogliere. L interesse della Russia per Cipro è scoppiato negli anni 90, quando molti furono attratti dal tax rate sulle imprese al 4%. Dal 2008, anno d ingresso dell isola nell euro, le compagnie russe hanno raddoppiato la loro presenza nel settore dei servizi finanziari, fino ad arrivare a circa il 40% del prodotto totale dell economia isolana: nel 2010 sono partiti da Cipro verso Mosca quasi 180 miliardi di dollari, mentre il viaggio inverso è stato fatto da 154 miliardi, con depositi russi nelle banche cipriote che ammontano a oltre 25 miliardi di euro. Alla fine del 2011 il flusso degli investimenti diretti da Cipro alla Russia è stato di 12,3 miliardi (secondo molti osservatori si tratta di capitali ripuliti di ritorno), con i depositi russi pari a 18 miliardi, il 20% del totale, un importo più alto dell intero Pil cipriota. Oggi i russi residenti sull isola sono e il Paese è al secondo posto in termini di presenza turistica. L intervallo E così i mercati tornano a tremare: preoccupazione in Russia, listini europei che chiudono in calo spaventati dal salvataggio di Cipro (Londra a -0,49%, Francoforte -0,40%, Parigi -0,48%, Milano -0,85%), ondata di vendite sulle banche, che temono una corsa a ritirare i depositi. L Abi, l associazione che riunisce le banche italiane, esclude un rischio contagio per le banche italiane, ricordando come gli istituti di credito hanno una posizione di grande solidità e risultano esposte verso Cipro in misura minima, meno di un miliardo di euro. Questi gli effetti dei timori creati dalla situazione finanziaria di Cipro, sull orlo del fallimento. Slitta il voto del Parlamento cipriota sulle condizioni poste dall Europa, per fare in modo che i parlamentari, molti dei quali contrari all accordo, trovino un intesa per l approvazione del piano. Europa, Russia e America Secondo il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, L accordo sul salvataggio delle banche di Cipro deve essere socialmente accettabile e non penalizzare i piccoli risparmiatori locali. La decisione dell Eurogruppo rappresenta un cambiamento fondamentale nella gestione della crisi, e credo che un dibattito democratico e trasparente a livello europeo su questo tipo di decisioni sia necessario. Ogni decisione su un paese della zona euro ha implicazioni su tutti noi. Lo svolgersi degli eventi è seguito con attenzione oltreoceano, con il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, che dichiara: Monitoriamo la situazione a Cipro: un Europa forte è nell interesse degli Stati Uniti, che sostengono e appoggiano un area euro stabile. Riteniamo che sia molto importante per l Europa assumere iniziative per la crescita e la soluzione dei problemi del debito. Da parte sua, il Ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, afferma che La Russia è preoccupata non solo per chi ha depositi nelle banche cipriote, perché questo potrebbe scatenare conseguenze negative per i depositi in altre banche di Paesi Eurozona dove la stabilità del sistema bancario solleva interrogativi (Spagna, Grecia, Portogallo). La modifica al prelievo forzoso E nonostante il forte disappunto della Russia, la tassa sulle giacenze bancarie viene rimodulata per tutelare i depositi più bassi. Le preoccupazioni sorte nei mercati europei (e le reazioni in loco) fanno sì che qualche giorno dopo l Eurogruppo concede a Cipro una maggiore flessibilità sull applicazione del prelievo forzoso sui conti correnti. Dopo febbrili consultazioni telefoniche dei Ministri delle finanze della zona euro e l andare avanti dei negoziati, a Bruxelles vengono riviste le modalità del prelievo sui depositi bancari. I partiti ciprioti discutono una nuova proposta da presentare all Eurogruppo, che elimina o riduce la tassa sui depositi con meno di euro, fermo restando l importo di 5,8 miliardi che deve essere assicurato proprio dal prelievo sui conti correnti. A Bruxelles vengono quindi accolte le indicazioni degli analisti, dei politici e degli addetti ai lavori, che chiedono di esentare dal salasso i depositi con meno di euro (avrebbero dovuto scontare il 6,75%, mentre al di sopra il 9,9%), proponendo, anche se con la forte opposizione della Russia, di arrivare ad aliquote superiori al 15% per i grandi patrimoni. Indicazione, questa, sostenuta non solo dai Ministri delle Finanze dell Eurozona ma anche da Fmi, Unione Europea e Banca Centrale Europea. Tanto che qualcuno, a questo punto, si chiede chi ha partorito la versione originaria. Contemporaneamente, a Cipro per i prelievi al bancomat ai clienti della Bank of Cyprus (la più grande dell isola) è stato imposto un limite di 120 euro al giorno e a quelli della Laiki (la banca popolare) di 100 euro; la rabbia e le proteste dei cittadini continuano a salire, le banche restano chiuse diversi giorni per provare ad arginare la corsa al ritiro dei soldi, il Parlamento è in attesa di votare i nuovi contenuti della misura. E che il problema abbia una dimensione ben più ampia di quella isolana, lo dimostra l intervento ufficiale di Washington, che chiede una soluzione equa e responsabile della vicenda. La tensione continua a premere sull euro, che perde ancora terreno sui mercati internazionali, mentre in Europa le principali Borse aprono in negativo: Londra perde lo 0,2%, Parigi lo 0,4%, Francoforte lo 0,5%. Il secondo tempo E arriviamo all epilogo: nel giro di pochi giorni, una decina, con l ennesima decisione presa in piena notte, l Eurogruppo dà l ok al salvataggio - questa volta - dei conti con un saldo inferiore a euro, per i quali non ci saranno tasse né
13 Europa NOTIZIARIO FISCALE 13 prelievi, mentre sarà trattenuto il 30% dai depositi al di sopra di tale limite. Via libero definitivo, dunque, al piano di aiuti di 10 miliardi per salvare Cipro dalla bancarotta. Dopo quasi 12 ore di trattativa l accordo riguarda non tutte le banche ma soltanto le due più problematiche: la Laiki e la Bank of Cyprus. La Laiki sarà risolta subito, i suoi asset saranno dirottati in una good bank e in una bad bank, e quindi scomparirà, con gli asset buoni che finiranno nella Bank of Cyprus. Tutte le altre banche non saranno toccate. Nel testo pubblicato dall Eurogruppo si legge, infatti, che Laiki verrà divisa in una buona e in una cattiva banca: la parte sana della banca confluirà nella Banca di Cipro, il primo istituto di credito del paese. Nella banca buona confluiranno i depositi sotto i euro, mentre quelli al di sopra di questa soglia resteranno congelati finché non sarà effettuata la ricapitalizzazione della banca. Questi depositi potrebbero successivamente essere soggetti a misure appropriate. A sua volta, la Banca di Cipro sarà soggetta a ricapitalizzazione, anche in questo caso con un pieno contributo dei titolari di azioni e di obbligazioni e con una conversione dei depositi non garantiti in azioni. I depositi sotto i euro della Laiki saranno garantiti, quelli al di sopra subiranno delle perdite che saranno decise durante il processo di liquidazione. Anche la Bank of Cyprus subirà delle perdite che saranno stabilite dall Eurogruppo insieme alle autorità cipriote. I 10 miliardi di aiuti dall Unione non saranno utilizzati per la ricapitalizzazione delle banche cipriote: le regole Ue prevedono, per l appunto, la garanzia assoluta sui depositi al di sotto dei euro. A questi fondi, inoltre, potrebbe aggiungersi un ulteriore finanziamento da parte del Fondo monetario internazionale, come l Eurogruppo ha auspicato nella nota conclusiva. Il Ministro delle finanze cipriota, Michael Sarris, al termine dell Eurogruppo ha dichiarato: Abbiamo evitato una disastrosa uscita dall euro e la bancarotta, andiamo incontro a tempi duri per Cipro, ma è il miglior accordo che potessimo fare. Commentando il piano di salvataggio europeo contro la crisi finanziaria di Cipro, in un incontro di governo il premier russo Dmitri Medvedev esprime grande irritazione: A mio giudizio continuano a rubare ciò che è già stato rubato. Dobbiamo valutare le conseguenze che per questa faccenda si avranno nel lungo periodo per il sistema finanziario e monetario internazionale. E questo anche nel nostro interesse. Alla reazione negativa della Russia si è aggiunta quella di Moody's: Cipro rimane a rischio default e di uscire dall area euro per un periodo prolungato. Dalla Germania, invece, Angela Merkel ha definito il piano come sostenibile e adeguato e ha garantito l appoggio dei partner europei a Cipro. Il Presidente dell Eurogruppo, Dijsselbloem, spiega che L accordo mette fine alle incertezze su Cipro e sulla zona euro. L intesa evita la tassa e ristruttura profondamente il settore bancario, con un programma che contiene un approccio deciso per affrontare gli squilibri del settore finanziario. Ci sarà un appropriata riduzione, con il settore bancario che raggiungerà la media europea nel Inoltre, Cipro si impegna a un programma di consolidamento dei conti, riforme e privatizzazioni. Il Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha detto che raccomanderà al Fmi di partecipare al piano di salvataggio di Cipro, definendo l intesa buona perché protegge i depositi sotto i euro, limita le misure alle due banche maggiormente problematiche e divide il peso tra Ue e Cipro in modo equo. Per il Presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, se l accordo raggiunto sarà applicato correttamente, la stabilità dell economia cipriota sarà garantita, anche se si tratta di uno sforzo immenso. Buona la reazione della Borse.
14 14 Europa Aprile 2013 ADEGUAMENTO ALLA NORMATIVA EUROPEA IN MATERIA DI OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE Ue, un percorso più snello per gli scambi Intra Da due recenti sentenze della Corte di giustizia dell Unione europea (la C- 273/11 e la C-587/10), scaturisce l esigenza di ripensare il regime autorizzatorio sulle operazioni intracomunitarie, gli scambi di beni e servizi intra Ue. Nei due documenti si chiarisce che il requisito basilare per l applicazione delle regole sulla tassazione nel paese di destinazione degli scambi B2B è lo status di soggetto passivo del destinatario, dimostrabile indipendentemente dal possesso di un numero di partita IVA: ciò manda in crisi il complicato meccanismo antifrode introdotto in Italia, basato sul rilascio di un autorizzazione a effettuare operazioni intra Ue, che prevede la validazione del numero di partita IVA nell archivio Vies ( VAT Information Exchange System, la banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie), implicando un duplice livello di soggettività passiva difficilmente ammissibile e comunque incoerente con i principi che regolano il luogo dell imposizione. In sintesi Il meccanismo è questo: l art. 27 del decreto legge n. 78/2010 ha introdotto l onere, per i soggetti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie, di rendere nota preventivamente questa intenzione all Agenzia delle Entrate, che entro 30 giorni potrà emettere un atto di rifiuto dell autorizzazione a effettuare tali operazioni. Con i provvedimenti emanati il 29/12/2010, l Agenzia ha fissato le modalità di diniego o di revoca dell autorizzazione e anche i criteri e le modalità di inclusione delle partite IVA nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie (l archivio Vies) precisando, tra l altro, che se non viene notificato il diniego, al trentunesimo giorno dalla manifestazione della volontà la posizione del contribuente è inserita nell archivio Vies (silenzio-assenso). In relazione agli effetti dell autorizzazione, nella relazione illustrativa del citato DL 78/20010 viene spiegato che finché non sono trascorsi i 30 giorni resta sospesa la soggettività attiva e passiva delle operazioni intracomunitarie anche attraverso la loro esclusione dall archivio interrogabile Vies; nei 30 giorni suddetti il soggetto potrà operare in piena legittimità per le operazioni interne, con gli adempimenti previsti. Ed è proprio in riferimento a questo pass a g g i o della relazione che l Agenzia delle Entrate, nella circolare n. 39/2011, ha chiarito che la mancata iscrizione nel Vies determina il venir meno della possibilità di effettuare operazioni intracomunitarie e di applicare il regime fiscale loro proprio, in quanto il soggetto non può essere considerato come soggetto passivo IVA italiano ai fini dell effettuazione di operazioni intracomunitarie. Secondo la circolare, quindi, eventuali operazioni intracomunitarie effettuate in assenza dell autorizzazione non sono da considerare comprese nel regime fiscale degli scambi intracomunitari, ma in quello ordinario. Ma vediamo quindi cosa dice il documento di prassi. La circolare 39/E Adeguamento alla normativa europea in materia di operazioni intracomunitarie ai fini del contrasto delle frodi. Inclusione nell archivio dei soggetti autorizzati a
15 Europa Diritti sociali NOTIZIARIO FISCALE 15 porre in essere operazioni intracomunitarie e connessa attività di controllo. Questo è l oggetto della circolare n. 39/E del 2011, che nella premessa spiega che ai fini di un adeguamento alla normativa europea in materia di operazioni intracomunitarie e di contrasto delle frodi sono state introdotte specifiche misure volte a garantire un più stretto monitoraggio dei contribuenti che effettuano operazioni intracomunitarie e l affidabilità dei dati relativi alle controparti negli scambi commerciali (art. 27, DL 31/5/2010, n. 78, convertito dalla legge 30/7/2010, n. 122). Si tratta, in particolare, di alcune modifiche all art. 35 del decreto IVA (DPR n. 633/72), relativo alle dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione delle attività. In particolare: - i soggetti che intrap r e n d o n o l esercizio di un impresa, arte o professione nel territorio dello Stato devono indicare nella dichiarazione di inizio attività anche l eventuale intenzione di effettuare operazioni intracomunitarie; - l Agenzia delle Entrate può negare o revocare l autorizzazione ad effettuare le operazioni intracomunitarie, con modalità stabilite con Provvedimento direttoriale emesso il 29/12/2010); - è affidata a un ulteriore provvedimento del Direttore dell Agenzia la fissazione dei criteri e delle modalità di inclusione delle partite IVA nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni in- tracomunitarie. Il Provvedimento n del 2010 ha chiarito che l intenzione di effettuare operazioni intracomunitarie, oltre che da parte dei soggetti passivi che intraprendono l attività (nella dichiarazione di inizio attività, appunto), deve essere manifestata anche da parte dei soggetti passivi già in attività, mediante un apposita istanza. In entrambi i casi, dunque, la manifestazione di volontà è volta a ottenere, da parte dell Agenzia delle Entrate, l inclusione nell Archivio Vies, che costituisce il presupposto indispensabile per essere identificati dalle controparti comunitarie come soggetti passivi IVA e, quindi, per qualificare correttamente le cessioni o prestazioni come effettuate o ricevute da contribuente italiano con lo status di soggetto passivo IVA ai fini degli scambi intracomunitari. Il citato Provvedimento n stabilisce, inoltre, che per i contribuenti che manifestano la volontà, la loro inclusione è una conseguenza della stessa, ad eccezione di un diniego motivato entro 30 giorni: successivamente, può essere disposta la revoca dell inclusione, sempre con un atto motivato. Con la circolare 39 l Amministrazione finanziaria fornisce indicazioni sulle modalità di applicazione dei provvedimenti attuativi citati e, in particolare, sulle conseguenti attività di controllo. I soggetti interessati e l ambito oggettivo A partire dal 31/5/2010, tutti i soggetti che intraprendono l esercizio di una impresa, arte o professione nel territorio dello Stato o vi istituiscono una stabile organizzazione, per poter essere i n c l u s i nell archivio Vies devono manifestare, al momento della presentazione della d i c h i a r a - zione di inizio attività, la volontà di e ff e t t u a r e tali operazioni e poiché tale e s i g e n z a può sorgere nel corso dello svolgimento dell attività, la manifestazione di volontà può e s s e r e espressa anche dopo l avvio dell attività da parte di soggetti già titolari di partita IVA. Considerato che la stessa esigenza può successivamente venir meno, i contribuenti in qualsiasi momento possono comunicare la volontà di desistere dall opzione, evitando di essere sottoposti agli specifici controlli derivanti dall inserimento nell archivio Vies. In merito all inclusione nell Archivio Vies, è necessaria anche per quei soggetti che effettuano prestazioni di servizi intracomunitarie soggette ad IVA nel paese di destinazione e, inoltre, per i soggetti che
16 16 Europa Aprile 2013 ricevono prestazioni di servizi intracomunitarie. Manifestazione della volontà Nella dichiarazione di inizio attività ai fini IVA, l eventuale volontà di realizzare operazioni intracomunitarie deve essere espressa compilando il campo Operazioni Intracomunitarie. I soggetti già titolari di partita Iva non inclusi nell archivio Vies devono manifestare la loro volontà mediante apposita istanza, che può essere redatta secondo un apposito schema, da presentare ad un qualsiasi ufficio dell Agenzia delle Entrate, riportando i dati relativi ai volumi presunti degli acquisti e delle cessioni intracomunitarie. I soggetti con volume d affari, ricavi o compensi non inferiore a 100 milioni di euro possono presentare l istanza anche alla struttura della Direzione Regionale competente per il controllo. L istanza può essere presentata direttamente, mediante raccomandata o tramite posta elettronica certificata (PEC). I soggetti già inclusi nell archivio Vies che decidono di fare marcia indietro devono presentare un apposita istanza a un qualsiasi ufficio dell Agenzia delle Entrate. Archivio Vies: controlli, diniego e revoca Entro i 30 giorni successivi alla data dell attribuzione della partita IVA (se la manifestazione della volontà di effettuare operazioni intracomunitarie è inserita nella dichiarazione di inizio attività) o alla data di ricezione dell istanza, gli uffici competenti per le attività di controllo ai fini IVA effettuano l analisi preliminare all inserimento della posizione nell archivio Vies e se da tale analisi emergono elementi di rischio di finalità evasive o di frode, il motivato provvedimento di diniego emesso dall ufficio preclude l inserimento nella banca dati. In assenza di diniego, invece, il soggetto viene automaticamente incluso nell archivio il trentunesimo giorno successivo a quello dell attribuzione della partita IVA o della ricezione dell istanza. Il soggetto interessato può appurare l avvenuta inclusione della propria posizione nell archivio Vies verificando nei sistemi di interrogazione telematica delle partite IVA comunitarie la validità del numero di identificazione IVA attribuitogli. Come previsto dal Provvedimento n , dopo l inserimento ed entro 6 mesi dalla ricezione della dichiarazione di inizio attività o dell istanza, gli uffici territorialmente competenti eseguono ulteriori e specifici approfondimenti a completamento dell analisi svolta nei primi 30 giorni, considerando in modo più approfondito le posizioni che il primo esame non ha potuto qualificare immediatamente come particolarmente rischiose, ma che tuttavia presentano caratteristiche che richiedono un analisi più attenta ai fini della eventuale realizzazione di operazioni irregolari, evasive o fraudolente. Nell ipotesi in cui individui specifici profili di rischio, l ufficio emette un motivato provvedimento di revoca della inclusione del contribuente. Lo stesso Provvedimento prevede inoltre che la posizione dei contribuenti inclusi nell archivio Vies debba essere costantemente monitorata nel tempo. Diniego e revoca: contenuto, effetti, impugnazione I provvedimenti di diniego o revoca devono contenere alcuni elementi essenziali: l indicazione dell ufficio che ha emanato l atto, le norme di legge e i provvedimenti in base ai quali l atto è stato adottato, la motivazione, il dispositivo, il luogo, la data, la firma del responsabile della struttura che ha emanato l atto (o del suo delegato), l organo presso il quale il provvedimento può essere impugnato e l indicazione del responsabile del procedimento. Nella motivazione del provvedimento deve essere presente una chiara ed esauriente esposizione degli elementi che permettano all interessato di capire la causa del diniego o della revoca, così da garantire l eventuale tutela giurisdizionale. Si è detto che la relazione illustrativa dell art. 27, DL n. 78, chiarisce che, a decorrere dalla manifestazione della volontà di effettuare operazioni intracomunitarie, sarà sospesa la soggettività attiva e passiva ad effettuare operazioni intracomunitarie fino al trentesimo giorno successivo alla data di attribuzione della partita IVA. L intento della norma è chiaro: l assenza dalla banca dati comporta il venir meno della possibilità di effettuare operazioni intracomunitarie e di applicare il relativo regime fiscale, in quanto il soggetto non può essere considerato come soggetto passivo IVA italiano ai fini dell effettuazione di operazioni intracomunitarie. Ciò conferma la circostanza che solo a seguito dell inclusione nell archivio Vies il contribuente è legittimato a effettuare operazioni intracomunitarie applicando il particolare regime fiscale caratteristico di questo tipo di operazioni. Di conseguenza, eventuali operazioni intracomunitarie effettuate nei 30 giorni in questione, come dopo il diniego o la revoca, non sono da considerare comprese nel regime fiscale degli scambi intracomunitari ma in quello ordinario. In questi casi, d altra parte, è la stessa controparte comunitaria che, non avendo modo di riscontrare la soggettività passiva IVA del cedente/prestatore o del cessionario/committente italiano nell archivio Vies, dovrebbe evitare di qualificare l operazione come soggetta al regime fiscale degli scambi intracomunitari. Per questo motivo eventuali cessioni o prestazioni intracomunitarie effettuate da un soggetto passivo non ancora incluso nella banca dati (o escluso per diniego o revoca) devono ritenersi assoggettate a imposizione in Italia con i conseguenti riflessi anche di natura sanzionatoria, se l operazione economica è stata invece assoggettata al regime fiscale IVA della cessione/prestazione intracomunitaria effettuata da un soggetto passivo. In caso di revoca la sospensione vige dalla data di emissione del provvedimento. Sia nel caso del diniego che in quello della revoca, gli uffici devono provvedere alla tempestiva notifica del provvedimento emanato. I provvedimenti di diniego e revoca sono impugnabili dinanzi alle Commissioni tributarie territorialmente competenti entro 60 giorni dalla data di notifica al contribuente.
17 Cooperazione NOTIZIARIO FISCALE 17 UNA REALTÀ COMPOSTA DA AZIENDE E 1,3 MILIONI DI LAVORATORI Emergenza lavoro, in aumento gli addetti nelle Coop Nella difficile fase che il Paese vive, in un momento in cui la disoccupazione raggiunge livelli record con il picco fra i giovani, trattiamo di un settore che, invece, registra una controtendenza. Protagonista è la cooperazione italiana, che sta mostrando una capacità di reazione del tutto particolare e per molti aspetti inaspettata, confermando in questo modo l andamento positivo e l andamento anticiclico del settore. I positivi risultati conseguiti sul fronte occupazionale dimostra la compattezza e l attualità di un modello che nei meccanismi di mutualità e partecipazione esalta i propri principi caratteristici. Una realtà composta da aziende e 1,3 milioni di lavoratori, che sono aumentati dell 8% negli anni della crisi, mentre l occupazione complessiva diminuiva dell 1,2%: una straordinaria crescita occupazionale, un modo diverso di fare impresa per rilanciare lo sviluppo. È questo il segnale più marcato che viene a galla dal 1 Rapporto sulla cooperazione in Italia, realizzato dal Censis per conto dell Alleanza delle Cooperative Italiane. La presentazione dello studio ha offerto l opportunità di mettere in risalto le prospettive di sviluppo della cooperazione in Italia e, nello stesso tempo, le sfide e le criticità alle quali oggi è chiamata a far fronte. La cooperazione può costituire un modello innovativo per la ripresa e ora può rappresentare per il Paese un valido modello di riferimento per la ripresa. Di questo i cooperatori sono convinti: per il 30,3% di loro il contributo più importante che la cooperazione può dare è il ruolo in termini di tenuta occupazionale; per il 26,1% la promozione di un modo di fare impresa diverso da quello tradizionale, più attento al valore della persona e della comunità; per il 19,1% lo sviluppo di modelli di gestione dei servizi più orientati alla partecipazione e alla responsabilizzazione degli utenti finali; per il 12% la tendenza a intervenire in settori nuovi in cui si concentrano maggiori possibilità di sviluppo; per il 10,6% la capacità di garantire i settori in cui il ruolo pubblico tende a venire meno. Dati confortanti Nonostante la grave crisi che attanaglia da tempo il settore, nelle cooperative l occupazione ha continuato a crescere anche nei primi nove mesi 2012, registrando un +2,8% che si traduce in posti di lavoro in più, per un numero complessivo degli addetti che arriva a quota Dallo studio del Censis emerge che tra il 2007 e il 2011, rispetto a un calo dell 1,2% dell occupazione complessiva e del 2,3% nelle imprese, gli occupati nelle cooperative sono aumentati dell 8%. Le circa im- prese cooperative contribuiscono per il 7,2% dell occupazione generata dal sistema imprenditoriale in Italia. L indagine del Censis presentato dall Alleanza delle cooperative italiane segnala che gli apporti più significativi provengono dal terziario sociale, dove il 23,6% dei dipendenti lavorano in cooperative: in particolare, il comparto sanità e assistenza sociale con il 49,7%, i trasporti e la logistica con il 24% e i servizi di supporto alle imprese con il 15,7%. Il sistema delle cooperative ha risposto con una buona capacità di tenuta rispetto alla crisi, anche se in cima alle problematiche che hanno pesantemente condizionato le attività negli ultimi anni si manifestano ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, che influiscono nel 34,4% dei casi; poi c è la diminuzione della domanda (32,3%), i ritardi nei pagamenti da parte della clientela privata (26%) e il costo eccessivo di energia e carburanti (24,9%). Le prospettive per il 2013 Come evidenzia il rapporto del Censis, il mondo della cooperazione è stato in grado di reagire positivamente alla crisi, preservando l occupazione e tentando di trovare nuovi sbocchi di mercato. I numeri dicono che il 40,2% delle cooperative (la maggioranza) vive una fase considerata stazionaria, il 24,6% sta attraversando un periodo di consolidamento, il 17,4% registra una crescita mentre soltanto il 17,7% si trova in gravi difficoltà: fra queste le piccole cooperative, meno attrezzate per rispondere alla difficile congiuntura, risultano le più tartassate dalla recessione. Il 31% delle cooperative con meno di 10 addetti (contro il 14,6% di quelle con addetti, il 10,5% di quelle con addetti e l 8% di quelle con più di 50 addetti) si trova in uno stadio di ridimensionamento. In prospettiva, la maggioranza delle imprese cooperative non crede a una effettiva ripresa nel 2013, per la quale si dovrà aspettare ancora. Per il futuro più immediato gli obiettivi prioritari delle coop sono la diminuzione dei costi (41,2%) e l ingresso in nuovi mercati (35,3%), anche se tradizionalmente l orientamento a operare all estero risulta poco praticato: solo il 7,4% è attivo nell export e il 2,2% è impegnato in joint venture con stranieri. La supremazia delle esportazioni spetta al Dallo studio del Censis emerge che tra il 2007 e il 2011, rispetto a un calo dell 1,2% dell occupazione complessiva e del 2,3% nelle imprese, gli occupati nelle cooperative sono aumentati dell 8%.
18 18 Cooperazione Aprile 2013 settore agroalimentare (26,3%). Il mercato comunitario resta il principale mercato di riferimento per chi si muove all estero, ma si segnala anche una importante presenza nei mercati extra Ue, in particolare Stati Uniti e Canada (il 19,4% delle cooperative presenti all estero), Russia e Paesi dell Est (15,7%), Corea e Giappone (12,2%), Cina (10,4%), Medio Oriente e Paesi del Golfo (10,4%), Nord Africa (10,3%). Fra le cooperative che attualmente non operano fuori dai confini nazionali, il 12,9% intende intraprendere nei prossimi anni iniziative all estero. L exploit del sociale Le cooperative presentano una struttura dimensionale più ampia rispetto alle imprese tradizionali, come si ricava dal fatto che a fronte di una media di 3,5 addetti per impresa, le cooperative ne contano 17,3. Dati positivi per le cooperative sociali, in affanno l edilizia. In riferimento all incremento dell occupazione, l elemento di spicco sono state le cooperative sociali, che hanno registrato un vero e proprio boom di lavoratori nel periodo (+17,3%), trend proseguito con un +4,3% anche nel Anche la vasta area del terziario, con servizi alle imprese, commercio e distribuzione, credito, logistica e trasporti, ha registrato un +9,4% di occupati nel quadriennio della crisi e un +3,4% nell ultimo anno.è rimasto praticamente fermo nel quadriennio, invece, il comparto agricolo (+0,5%), che mostra segni di grande difficoltà nel 2012 (-3,8%). Quella che sembra non fermarsi è la crisi del settore edile: gli occupati sono stati il -9,3% nel periodo e -1,6% nel Una grande presenza femminile Quello delle coop è un settore a grande vocazione femminile. Le donne costituiscono il 52,2% dell occupazione e ricoprono il 29,1% dei posti nei Consigli di amministrazione; nel 17,9% delle cooperative oltre la metà degli addetti e dei consiglieri di amministrazione è costituita da donne. Le cooperative a prevalenza femminile sono presenti soprattutto nel sociale (51,2%) e nei servizi (30,9%). La persona al centro del modello In pole position tra i fattori di competitività indicati dalle cooperative c è il rapporto di fiducia con utenti e consumatori (64%): seguono il forte radicamento nel territorio (48,5%), la qualità dei prodotti e dei servizi offerti (35,5%), il coinvolgimento delle risorse umane (32,8%). È molto sentita la rivendicazione di una cultura e una pratica aziendali diverse da quelle che orientano l azione delle imprese tradizionali, con più attenzione al valore della persona e alle relazioni umane. Nelle cooperative la persona è al centro del modello d impresa, con il riconoscimento del valore delle proprie risorse umane come elemento basilare della propria identità, come dimostrano le diverse pratiche adottate per venire incontro alle esigenze dei lavoratori e per promuovere la loro crescita professionale. La maggioranza delle cooperative (il 56%) è impegnata nel garantire un organizzazione del lavoro flessibile che permette una certa autonomia e che incentiva la responsabilizzazione; il 37% porta avanti programmi di promozione della crescita professionale dei giovani soci attraverso corsi di aggiornamento e avanzamenti di carriera; il 16,2% ha adottato misure per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le donne con asili nido in azienda e banche delle ore; il 7,9% ha creato fondi pensionistici e sanità complementare come strumenti di welfare integrativo per i propri dipendenti, il 7,4% meccanismi di supporto per gli immigrati che lavorano nella cooperativa. È forte anche l impegno per far crescere la cultura cooperativa: il 33,6% ha adottato misure per favorire una maggiore partecipazione dei soci alle assemblee (dislocazione in più sedi, orari favorevoli alle donne) e il 30,5% strumenti di formazione dedicati a questa tematica destinati ai soci.
19 Inps Diritti sociali NOTIZIARIO FISCALE 19 DA GENNAIO GLI UOMINI VANNO IN PENSIONE A 66 ANNI E 3 MESI E LE DONE A 62 ANNI E 3 MESI Parte la nuova previdenza con l aumento dell età pensionabile C on il primo dell anno è entrato in vigore un provvedimento che segnerà fortemente la vita degli italiani. Da gennaio è partita la nuova previdenza targata Fornero, con l aumento dell età per andare in pensione: 66 anni e 3 mesi per gli uomini, 62 anni e 3 mesi per le donne. In sostanza, si è passati al sistema contributivo puro, con la definitiva sparizione delle pensioni di anzianità e delle finestre. Come ha ricordato il presidente dell Inps, Antonio Mastrapasqua, l età pensionabile è stata agganciata all aspettativa di vita perché per fortuna si vive di più, quindi si lavorerà di più e si percepirà una pensione per più tempo. In realtà la riforma è cominciata vent'anni fa con Amato, poi con Dini e con tutti i governi che si sono susseguiti. Di fatto, la riforma Monti-Fornero chiude un ciclo di transizione molto lungo. Il numero uno dell istituto previdenziale ha poi aggiunto che per la sostenibilità del sistema serve la seconda gamba ANTONIO MASTRAPASQUA Presidente Inps della pensione complementare, che in Europa è molto diffusa ma che in Italia stenta ancora a partire e sulla quale tutti, Inps, assicurazioni e banche, devono la- vorare sodo. Al riguardo Mastrapasqua ha sottolineato un dato assai indicativo: mentre in Europa la media di coloro che hanno la pensione complementare si aggira intorno al 91%, in Italia è del 23%. Il presidente ha anche affrontato il problema della lotta all evasione contributiva, rispetto al quale nel 2012 l Inps ha recuperato oltre 6,5 miliardi di euro, eguagliando in pratica il risultato dell anno precedente: grazie ai maggiori controlli il tasso di evasione si è ridotto in maniera significativa e nel 2012 sono state denunciate 615 persone. Inoltre, sempre per quanto riguarda il tema degli abusi in materia previdenziale, Mastrapasqua ha dichiarato che Stiamo scoprendo praticamente tutti e nel 2013 completeremo il monitoraggio dei cittadini che percepiscono in maniera illegittima la pensione di un parente ormai deceduto. La maggior parte delle persone scoperte ha già aderito al piano di rateizzazione, perché pretendiamo la restituzione di quanto versato. I due percorsi Le modalità di accesso alla pensione (sempre più agognata quanto lontana) prevedono due percorsi differenti: il primo riguarda l allungamento del periodo di lavoro, il secondo il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Se alla fine del 2012 sono usciti dal lavoro i lavoratori dipendenti che hanno maturato i requisiti a fine 2011 ma hanno dovuto aspettare i 12 mesi previsti dalla finestra mobile, a partire dal 2013 i dipendenti potranno lasciare il lavoro solo con le regole previste dalla riforma: fino a giugno continueranno a seguire le vecchie regole gli autonomi che hanno dovuto attendere 18 mesi per la finestra mobile. Nel 2013, comunque, le donne potranno accedere alla pensione di vecchiaia ancora con almeno 62 anni e tre mesi (63 anni e 9 mesi se lavoratrici autonome) e gli uomini con 66 anni e 3 mesi. Si potrà andare in pensione anticipata solo in presenza delle seguenti condizioni: almeno 42 anni e 5 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne. I nuovi limiti di età Per le donne l incremento dell età salirà gradualmente fino al 2018, quando sarà equiparato a quella degli uomini. Fino a tutto il 2012 sono andate in pensione lavoratrici dipendenti con 61 anni (60 più uno di finestra mobile) e lavoratrici autonome con 61 anni e mezzo (60 anni più 18 mesi di finestra mobile). Da quest anno, le dipendenti dovranno raggiungere 62 anni e 3 mesi, le autonome 63 anni e 9 mesi; le dipendenti che compiono 60 anni entro il 31 dicembre 2012 potranno andare in pensione a 64 anni e 7 mesi. Dal 2014 serviranno 63 anni e 9 mesi per le dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome. Per quanto riguarda gli uomini, la riforma colpisce soprattutto la pensione anticipata, che sostituisce quella di anzianità. L abolizione delle quote e l incremento di un anno per gli anni di contributi occorrenti per l uscita tratterrà in ufficio e in fabbrica lavoratori che si sentivano ormai in vista del traguardo. Se per la pensione di vecchiaia nel 2013 saranno sufficienti 66 anni e 3 mesi (rispetto ai 66 anni con cui si è usciti fino alla fine del 2012), per la pensione anticipata ci vorranno 42 anni e 5 mesi di contributi. Da più parti si segnala che la conseguenza sarà un aumento incredibile dell età ne-
20 20 Inps Aprile 2013 cessaria per lasciare il lavoro, con effetti finora trascurati ma che potrebbero creare serie ripercussioni alle aziende e ai giovani in cerca di un lavoro. Perché è vero che un aumento dell età pensionabile, per certi versi, era necessario, ma è altrettanto vero che se questo accade in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, le conseguenze sui giovani possono essere pesantemente negative. Uomini (nonni?) al lavoro fino a 75 anni L età pensionabile è dunque destinata a salire seguendo la regola dell adeguamento alla speranza di vita. Il provvedimento firmato dall ormai ex Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero, ha stabilito che dal 2009 si applichi un aumento ogni due anni invece che ogni tre. L insieme della riforma e degli adeguamenti alla speranza di vita fa sì che dal 2013 il lavoratore può scegliere se restare al lavoro fino a 70 anni e 3 mesi, cioè 4 anni in più del limite normale di accesso alla pensione di vecchiaia (prima della riforma, invece, si poteva restare fino a 65 anni). Per effetto degli adeguamenti automatici nel 2065 questa soglia salirà fino a 75 anni e 3 mesi, applicando le stime contenute nell'ultimo rapporto della Ragioneria Generale dello Stato sugli scatti in relazione alle previsioni di allungamento della vita elaborate dall Istat. I settantenni che decideranno di continuare a lavorare avranno però un beneficio in termini economici, perché è previsto un coefficiente di calcolo della pensione più alto, al quale si aggiungono i maggiori contributi accumulati, visto che dal 2012 per tutti è scattato il contributivo pro-rata. Andrà meglio per i giovani, perché chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1995 potrà accedere alla pensione tre anni prima: a 63 anni e tre mesi da gennaio 2013, che diventeranno 68 anni e 3 mesi nel Si tratta di una fascia flessibile di pensionamento a scelta tra i 63 e 70 anni, con l assegno che varia in base ai contributi versati. Diminuiti gli assegni previdenziali Nei primi undici mesi del 2012 l Inps ha liquidato assegni,, compresi quelli dell'ex Inpdap, con una diminuzione del 18,5% rispetto ai dello stesso periodo del Il dato deriva dagli effetti della finestra mobile e dello scalino scattati nel 2011, mentre la riforma Fornero ha effetti dal Inoltre, dal primo gennaio le pensioni registrano un aumento del 3% per l adeguamento al costo della vita, ma il blocco della rivalutazione, secondo una stima dello Spi-Cgil, penalizzerà 6 milioni di pensionati nel biennio : la mancata rivalutazione della pensione si somma infatti a quella dell anno precedente. Il sindacato ricorda che con l adeguamento al costo della vita una pensione minima passerà da 481 euro a 495,43 mentre una da euro arriverà a quota euro. Nel 2013, infatti sarà ancora in vigore il blocco della rivalutazione annuale introdotto con la riforma Fornero e valido per le pensioni che superano di tre volte la soglia minima. Sei milioni di pensionati, quindi, si ritroveranno con il valore della propria pensione invariato per il secondo anno di fila. Il blocco riguarda soprattutto pensionati che hanno un reddito mensile di euro netti (1.486 lordi). Un pensionato con questo reddito nel 2012 ha già perso 363 euro e ne perderà 776 nell anno in corso. Invece, un pensionato con un reddito mensile di euro netti (2.000 lordi) nel 2012 ha perso 478 euro e nel 2013 ne perderà Secondo il Segretario Generale dello Spi-Cgil, Carla Cantone, in questo anno abbiamo assistito a un accanimento senza precedenti sui pensionati, che più di tutti hanno dovuto pagare sulla propria pelle il conto della crisi. L aumento annuale delle pensioni non garantisce il pieno recupero del loro potere d'acquisto. Oltretutto, da questo meccanismo automatico sono stati estromessi per decreto sei milioni di pensionati, la maggior parte dei quali non possono di certo essere considerati dei ricchi o dei privilegiati.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 37
 art. 27
 art. 35
 art. 27