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Timestamp: 2020-08-14 20:52:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7493 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7493 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 23/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7493
sul ricorso 29697-2015 proposto da:
M.G., L.P., DIRER-DIRL LAZIO;
15047/2014 del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE del LAZIO;
La Regione Lazio propone regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al ricorso pendente davanti al TAR Lazio instaurato da M.G. contro la Regione Lazio avente ad oggetto l’annullamento della determinazione del direttore delle risorse umane della Regione Lazio del 24/10/2014 e di quella successiva del 4/11/2014.
La Regione Lazio espone che con decreto del presidente della Giunta Regionale del 5/8/2003 era stato nominato D.F.R. quale commissario liquidatore della Comunità Montana Gronde dei monti Ausoni con il compito di procedere alla definitiva liquidazione dell’ente; che il commissario liquidatore, con decreto n. 7 del 10 febbraio 2005, non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nè sul bollettino della Regione ma solo sull’albo della Comunità montana, aveva bandito un concorso riservato al personale in servizio presso l’ente montano e presso altri enti agenzie regionali e/o subregionali per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato area amministrativa; che al concorso avevano partecipato nove candidati tutti dichiarati idonei e tra questi il M.; che quest’ultimo, quale idoneo, era stato assunto come dirigente di ruolo a tempo indeterminato nei ruoli del personale degli Enti di Gestione dell’Aree protette e successivamente era stato inquadrato, al pari di tutto il personale delle aree protette, nel ruolo del personale della Regione Lazio con la qualifica di dirigente.
La Regione riferisce,inoltre, che il nuovo direttore delle risorse umane della Regione Lazio, insediatosi nel maggio 2013, con determinazione del 24 ottobre 2014 aveva accertato la nullità assoluta e insanabile della determinazione che aveva disposto l’inquadramento del M. nella qualifica dirigenziale a tempo indeterminato e del conseguente contratto di inquadramento in quanto adottati sul presupposto di una procedura concorsuale inficiata da nullità per violazione di norme imperative in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, dal D.P.R. n. 3 del 1957, art. 3, comma 6, e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies; che tale nullità determinava, per vizio insanabile degli atti presupposti, la nullità dell’inquadramento del dirigente nel ruolo del personale dirigente a tempo indeterminato della Regione Lazio e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali con applicazione, tuttavia, delle disposizioni dell’art. 2126 c.c.relativamente alle retribuzioni percepite e ai contributi versati.
Secondo la ricorrente la contestazione della legittimità della determinazione del 24 ottobre 2014 e di quella successiva del 4 novembre 2014, di reinquadramento del dirigente nel ruolo di provenienza, oggetto del ricorso davanti al Tar determinavano una controversia di lavoro con la pubblica amministrazione devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario sottolineando la natura privatistica delle due determinazioni aventi natura di atti di gestione della rapporto di lavoro; nè la giurisdizione amministrativa avrebbe potuto essere affermata sulla base della considerazione che la Delib. 24 ottobre 2014 conteneva la declaratoria della nullità della procedura concorsuale, costituendo questa esclusivamente presupposto della nullità del rapporto di lavoro dirigenziale e dunque non un atto autonomo, nè di natura imperativa rispetto alle determinazioni finali riguardanti la nullità del rapporto di lavoro.
La Regione Lazio conclude chiedendo la declaratoria della giurisdizione del G.O.. Il M. è rimasto intimato.
Sono stati acquisite le conclusioni del Procuratore Generale nonchè la memoria ex art. 378 c.p.c. depositata dalla Regione Lazio.
Il predetto atto di gestione dell’incarico dirigenziale mantiene la natura di determinazione assunta dall’amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, come, a norma del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2, tutti gli atti attinenti ai profili organizzativi e gestionali di rapporti di lavoro già costituiti(cfr. in tali termini: 3 Cass., Sez. Un., 7 luglio 2005 n. 14252 cui adde tra le altre, più di recente: Cass., Sez. Un., 27 febbraio 2008 n. 5078; Cass. 23 febbraio 2007 n. 4275).
7. Nè, al fine di affermare la giurisdizione amministrativa, è opponibile che il giudizio instaurato davanti al TAR ha per oggetto la determinazione dirigenziale nella parte in cui afferma la nullità della procedura concorsuale e non già gli atti di mera gestione del rapporto di lavoro non potendo pertanto che appartenere alla giurisdizione amministrativa atteso che ai sensi dell’art. 63, comma 4 D.Lgs. citato erano espressamente riservate al G.A. le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione di dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Deve ribadirsi, infatti, quanto più volte affermato da questa Corte secondo cui la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, a tal fine, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto “petitum sostanziale”, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (cfr Cass. 17461/2006, SSUU. n. 8374/2006). Nella fattispecie in esame il ricorrente fa valere, davanti al TAR, il suo diritto a mantenere la qualifica di dirigente della Regione Lazio venuta meno per l’assoluta ed insanabile nullità della procedura concorsuale bandita dal commissario liquidatore della comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni alla quale egli aveva partecipato risultando tra gli idonei divenendo, poi, dirigente di ruolo.
La nullità assoluta ed inderogabile del concorso viene in considerazione quale presupposto della gestione del rapporto giuridico e non già quale oggetto diretto ed immediato della pretesa non riguardando pertanto l’esercizio del potere amministrativo di assumere al lavoro mediante procedure concorsuali, cui corrisponde un interesse legittimo tutelabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4.
8. Deve dunque trovare applicazione il D.Lgs. n. 165 del 2001, art., 63, commi 1 e 2, che devolve al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonchè quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi.
Dichiara la giurisdizione del giudice ordinario davanti al quale rimette le parti anche per la liquidazione delle spese processuali. Così deciso in Roma, il 21 febbraio 2017.

References: Sentenza 
 art. 36
 art. 3
 art. 21
 art. 378
 art. 5
 Cass. 
 Cass. 
 art. 63