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Timestamp: 2020-06-01 06:43:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13337 del 28/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13337 del 28/06/2016
Cassazione civile sez. trib., 28/06/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 28/06/2016), n.13337
sul ricorso 3855-2012 proposto da:
B.A., P.R. in proprio, elettivamente
domiciliati in ROMA VIA B. BUOZZI 82, presso lo studio
dell’avvocato LUCA VINCENZO ORSINI, rappresentati e difesi
dall’avvocato RENATO PULCINI giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 343/2010 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
BRESCIA, depositata il 14/12/2010;
09/06/2016 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA DOSO;
udito per il controricorrente l’Avvocato ORSINI per delega
dell’Avvocato PULCINI che ha chiesto il rigetto;
DECISIONE 1. La Commissione Tributaria regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia, con sentenza depositata il 14.12.2010, previa riunione di due ricorsi proposti da B.A. e P. R. avverso due distinte sentenze della CTP di Brescia, accoglieva i ricorsi originari proposti dai contribuenti avverso due avvisi di liquidazione per il recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale e della maggiore imposta sostitutiva relativa al contratto di acquisto e di mutuo con garanzia ipotecaria stipulati il giorno 11.4.2005, emessi sul presupposto che i contribuenti non avevano trasferito la residenza anagrafica nel comune ove era sito l’immobile entro 18 mesi dall’acquisto. Rilevava la CTR che i ricorrenti avevano provato di aver trasferito la residenza di fatto nell’immobile entro 18 mesi e non rilevava il fatto che la residenza anagrafica fosse stata trasferita in seguito poichè essa non era costitutiva ma certificava solamente l’esistenza della residenza.
2. L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza formulando un unico motivo con cui deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 1, nota 2^ bis, della Tariffa Parte Prima allegata al D.P.R. n. 131 del 1986.
3. Osserva il Collegio che il ricorso è fondato. Invero, come già osservato dalla Corte di legittimità, i benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, previsti dal D.L. 22 maggio 1993, n. 155, art. 16 (conv. in L. 19 luglio 1993, n. 243), spettano unicamente a chi possa dimostrare in base ai dati anagrafici di risiedere o lavorare nel comune dove ha acquistato l’immobile senza che, a tal fine, possano rilevare la residenza di fatto o altre situazioni contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile. (Cass. 1530/12; Cass. 2266/14). Va, dunque, esclusa la rilevanza giuridica di realtà di fatto che contrastino con il dato anagrafico, dovendosi escludere la possibilità di estendere il beneficio di che trattasi ad altre fattispecie non contemplate. Nè effetti giuridici possono essere ricondotti all’eventuale successivo ottenimento della residenza, trattandosi di presupposto per la concessione del beneficio che deve sussistere alla data dell’acquisto. Tale principio di diritto è dettato in chiara funzione antielusiva, per la considerazione che un beneficio fiscale deve essere ancorato a un dato certo, certificativo della situazione di fatto enunciata nell’atto di acquisto.
La sentenza impugnata, che ha ritenuto di attribuire rilevanza giuridica ai fini del riconoscimento del beneficio ai soli dati fattuali non dando, per contro, il giusto rilievo alla certificazione anagrafica del Comune di residenza deve, perciò, considerarsi affetta dai denunciato vizio.
Il ricorso va pertanto accolto, con cassazione della sentenza impugnata e, decidendo nel merito, stante la non necessità di ulteriori accertamenti in fatto, va rigettato il ricorso introduttivo della contribuente.
Il ricorso va dunque accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario della contribuente va rigettato. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti per la particolarità della questione trattata e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della contribuente. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna la ricorrente a rifondere all’Agenzia delle Entrate le spese processuali di questo giudizio, spese che liquida in complessivi Euro 3.000,00, oltre alle spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 16
 Cass. 
 sentenza 
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