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Timestamp: 2020-03-29 04:02:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13487 del 29/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13487 del 29/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.29/05/2017), n. 13487
sul ricorso 22875-2015 proposto da:
G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR 71,
presso lo studio dell’avvocato LILIANA BELLECCA, che lo rappresenta
SRL CONSULGEST ITALIA, in persona del legale rappresentante pro
VINCENZO EMILIO giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 539/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
che, con sentenza del 23 marzo 2015, la Corte di Appello di Napoli confermava la decisione del Tribunale in sede di rigetto della domanda proposta da G.S. nei confronti della Consulgest Italia s.r.l. ed intesa all’accertamento del rapporto di lavoro subordinato nel periodo dal 1.1.2002 al 31.3.2009 con inquadramento nel livello 1S del CCNL di settore con condanna della società al pagamento in suo favore delle differenze retributive e TFR (per complessivi Euro 193.546,50);
che per la cassazione di tale decisione propone ricorso il G. affidato ad un unico motivo cui la Consulgest Italia s.r.l. resiste con controricorso;
che con l’unico motivo di ricorso si deduce omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) per non avere la Corte di Appello adeguatamente valutato le risultanze istruttorie, ritenendo attendibili i testi indotti dalla società e giudicando “neutra” la documentazione prodotta dal G. dalla quale, invece, emergevano elementi tali da suffragarne gli assunti;
che il motivo è inammissibile in quanto il dedotto vizio di motivazione non presenta alcuno dei requisiti di ammissibilità richiesti dall’art. 360, comma 1, n. 5 – così come novellato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b) conv. con modifiche in L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile all’impugnata sentenza, pubblicata dopo 11 settembre 2012 (ai sensi dell’art. 54, comma 3 D.L. cit.) – nella interpretazione fornitane dalle Sezioni Unite di questa Corte (SU n. 8053 del 7 aprile 2014); ed infatti, la censura finisce con il lamentare una errata valutazione del materiale probatorio e sollecita una rivisitazione del merito non ammissibile in questa sede in quanto, come è stato in più occasioni affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, la valutazione delle emergenze probatorie, come la scelta, tra le varie risultanze, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive (cfr, e plurimis, Cass. n. 17097 del 21/07/2010; Cass. n. 12362 del 24/05/2006; Cass. n. 11933 del 07/08/2003);
che, peraltro, l’impugnata sentenza con una motivazione ampia ed esaustiva ha scrutinato le risultanze della espletata istruttoria (orale e documentale) evidenziando come non era emersa la prova degli elementi tipici della subordinazione quali lo stabile inserimento del G. nell’organizzazione di recupero dei crediti con il rispetto di un rigido e eterodeterminato orario di lavoro, la presenza di precise direttive e la sottoposizione del predetto alla potestà disciplinare della compagine sociale;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 200.00 per esborsi, Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 54
 Cass. 
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