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Timestamp: 2020-08-14 11:26:21+00:00

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NPL - CARTOLARIZZAZIONI E CONTENZIOSO CONCERNENTE I CREDITI OGGETTO DI CESSIONE | Filodiritto
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Ai sensi del III comma poi “in ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo e, se le altre parti vi consentono, l'alienante o il successore universale può esserne estromesso”.
Quindi mentre l’intervento o la chiamata in causa del successore a titolo particolare è facoltativa, l’estromissione del cedente non è automatica in quanto condizionata al consenso delle controparti. Pertanto se detto consenso non fosse prestato la società cedente resterebbe come parte necessaria del processo fino al giudicato.
In ogni caso la cedente, sostituto processuale del diritto ceduto, sarebbe munita di pieni poteri, cioè potrebbe compiere e contro di essa potrebbero essere compiuti tutti gli atti che si potrebbero fare se essa fosse rimasta l’effettiva titolare del diritto.
Alla luce di questa norma si possono adottare i seguenti comportamenti processuali:
a. Cause attive, nelle quali la cedente riveste la posizione processuale di attrice, appellante o opponente.
la cessionaria dovrà intervenire:
-inserendo nelle premesse di fatto della comparsa le dichiarazioni relative al contratto di cessione;
-richiamando e facendo proprie le precedenti difese e domande della cedente e inserendo le nuove deduzioni e richieste del caso;
-richiedendo l’estromissione del cedente e che la pronuncia della sentenza sia direttamente a favore della cessionaria e questo a prescindere dall’assenza del consenso delle controparti all’estromissione della cedente. La titolarità del diritto sostanziale controverso infatti può mutare in corso di causa e il Giudice non può non tenerne conto al momento della decisione. Ovviamente occorrerà produrre copia dell’estratto della Gazzette Ufficiale riportante la pubblicazione dell’avviso della cessione.
b. Cause passive, nelle quali la cedente riveste la posizione processuale di convenuta, appellata o opposta
-richiedendo l’estromissione del cedente. Ovviamente occorrerà produrre copia dell’estratto della Gazzette Ufficiale riportante la pubblicazione dell’avviso della cessione.
Se dovesse mancare l’assenso all’estromissione del cedente la sentenza pronunciata contro l'originaria parte processuale spiega i suoi effetti anche nei confronti del successore a titolo particolare che abbia partecipato al processo.
c. Tempo dell’intervento
l’intervento del cessionario potrà avvenire;
in primo grado non oltre l’udienza di precisazione delle conclusioni e questo perchè, secondo l'opinione prevalente in dottrina, l'intervento del successore a titolo particolare non appare riconducibile alle ipotesi di intervento volontario (articolo 105), trattandosi di fattispecie “sui generis” dal momento che il terzo interviene in un giudizio in cui è titolare del diritto sostanziale controverso e al fine di condizionare una decisione che produrrà tutti i suoi effetti nei suoi confronti;
in appello e in sede di mero rinvio, non essendo equiparato all’intervento ex articolo 105 codice di procedura civile.
Secondo giurisprudenza anche delle Sezioni unite (Sez. Unite, Sentenza 29/04/2005 n. 8882) tale intervento non può avvenire in Cassazione, in quanto mero giudizio di legittimità. Si segnala però la recente decisione della terza sezione civile della Suprema Corte del 22/6/2017 n.15622 di senso opposto che ha statuito:“il cessionario ha la facoltà di intervenire, ai sensi dell'articolo 111, quarto comma, cod. proc. civ., nel giudizio di cassazione pur non avendo spiegato intervento in primo grado, e pur essendo subentrato nella titolarità del diritto controverso prima che l'opposizione fosse proposta”.
d. Sentenza in tutto o in parte sfavorevole nei confronti del successore e impugnazione della stessa
Ai sensi dell’articolo 111 codice di procedura civile la sentenza pronunciata contro il cedente spiega sempre i suoi effetti anche contro il successore a titolo particolare ed è impugnabile anche da lui, quantunque non intervenuto. La legittimazione ad impugnare la sentenza, quindi, prescinde dall'intervento in giudizio del successore a titolo particolare che, anzi, gode di un termine autonomo di impugnativa, non subendo la decadenza conseguente alla notifica della sentenza al suo dante causa.
Nel giudizio di appello il cedente dovrà chiedere:
-che, in riforma della sentenza, tutte le domande del primo grado siano accolte, in suo favore;
-l’estromissione del cedente.
Con l’impugnazione il cedente dovrà ovviamente produrre tutti i documenti comprovanti la sua qualità e quindi:
-estratto della Gazzetta Ufficiale contenente la notizia della cessione;
-atto di cessione;
-certificazione notarile attestante che il credito in esame è compreso tra quelli oggetto della cessione.
e. Sentenza pronunciata a favore della cedente
E’ pacifico che ai sensi dell’articolo 111 codice di procedura civile 4° comma anche la sentenza emessa a favore del cedente è efficace nei confronti del successore a titolo particolare anche se non intervenuto nel processo (l’espressione “contro” non deve essere intesa in senso letterale, come cioè se solo la sentenza sfavorevole abbia effetti per il successore). Infatti il cessionario di un credito, il cui diritto sia stato riconosciuto con sentenza nei confronti del cedente, e che sia rimasto estraneo al processo relativo a tale accertamento, può utilizzare come titolo esecutivo la sentenza favorevole al suo dante causa (Cass. n. 3998 23/2/2006 che richiama e conferma Cass. 17 ottobre 1994 n. 8459), ma non potrà avvalersi dello stesso titolo nella parte in cui il provvedimento reca condanna alle spese della controparte rimasta soccombente che spetteranno, invece, solo al suo dante causa che le ha effettivamente sostenute (Cass. 31 ottobre 2005 n. 21107).
a. Espropriazione in corso
in diritto è orientamento giurisprudenziale risalente nel tempo, mai smentito dalla Cassazione, quello secondo cui in pendenza del processo esecutivo la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente non ha effetto sul rapporto processuale che, in virtù del principio stabilito dall’articolo 111 codice di procedura civile, dettato per il giudizio contenzioso ma applicabile anche al processo esecutivo, continua tra le parti originarie con la conseguenza che l’alienante mantiene la sua legittimazione attiva (Cass. 9727/95; Cass. 4985/04; Cass. 140096/05 e da ultimo Cass. 15622/2017). Ne consegue che il processo esecutivo non si interrompe per l’avvenuta cessione ed il successore può intervenire in qualsiasi momento senza particolari formalità chiedendo che l’esecuzione prosegua a suo favore con l’estromissione del cedente.
b. Espropriazione da avviare in forza di sentenza favorevole
se il cessionario è intervenuto nel processo ed ha chiesto ed ottenuto che la pronuncia della sentenza sia a suo favore, potrà notificare il precetto direttamente a suo nome e ciò a prescindere dall’assenza del consenso delle controparti all’estromissione della cedente.
Se invece non vi è stato intervento e la sentenza è stata pronunciata in favore della cedente si hanno due ipotesi:
sentenza non ancora munita della formula esecutiva
il cessionario dovrà chiederne la spedizione in forma esecutiva in suo favore in forza del combinato disposto degli artt. 475 II comma codice di procedura civile, 111 ultimo comma codice di procedura civile e articolo 58 tub esibendo al cancelliere fotocopia dell’estratto della Gazzetta Ufficiale riportante la pubblicazione dell’avviso della cessione e, se del caso, fotocopia dell’atto di cessione e la certificazione notarile attestante che il credito è compreso tra quelli oggetto di cessione.
sentenza già spedita in forma esecutiva in favore della cedente
il cessionario potrà comunque utilizzare, come titolo esecutivo contro il soccombente, la sentenza favorevole al suo dante causa (Cass. n. 3998 23/2/2006 che richiama e conferma Cass. 17 ottobre 1994 n. 8459). In tale ultimo caso sarà bene ricordare nelle premesse del precetto che la sentenza spiega effetto anche nei confronti del successore a titolo particolare ai sensi dell’articolo 111 ultimo comma codice di procedura civile.
a. Cessione prima del fallimento del debitore ceduto
la domanda di insinuazione al passivo può essere proposta dal cessionario che dovrà allegare alla stessa i documenti comprovanti la sua qualità e quindi:
e se richiesto dal curatore
-copia atto di cessione;
b. Cessione successiva al fallimento del debitore ceduto e credito già insinuato dalla cedente
Prima della riforma della legge fallimentare del 2006 la Suprema Corte, nel silenzio della legge, riteneva che il cessionario di un credito già ammesso al passivo fallimentare potesse “far valere il suo credito nei confronti del fallimento stesso solo attraverso una insinuazione tardiva, ai sensi dell'articolo 101 l.f.”, non essendo sufficiente la mera notificazione e dovendosi provvedere al controllo, da parte del giudice fallimentare, dell'effettività della cessione e dell'insussistenza di cause preclusive del credito in relazione al suo nuovo titolare.”
Con la riforma del 2006 è stato aggiunto il seguente periodo all’articolo 115 l.f.: “se prima della ripartizione i crediti ammessi sono stati ceduti, il curatore attribuisce le quote di riparto ai cessionari, qualora la cessione sia stata tempestivamente comunicata, unitamente alla documentazione che attesti, con atto recante le sottoscrizioni autenticate di cedente e cessionario, l'intervenuta cessione. In questo caso, il curatore provvede alla rettifica formale dello stato passivo.”
Ora quindi è sufficiente l’invio di una lettera al Curatore, accompagnata da documentazione che attesti l’avvenuta cessione (nel caso che ci occupa estratto della Gazzetta Ufficiale contenente la notizia della cessione) con sottoscrizioni autenticate di cedente e cessionario, senza alcun intervento né vaglio da parte del Giudice Delegato, con un notevole risparmio a accorciamento dei tempi della procedura.

References: sentenza 
 sentenza 
sui generis
 articolo 105
 Sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 sentenza 
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sentenza 
 articolo 58

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 Cass. 
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