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Timestamp: 2017-10-20 04:56:53+00:00

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T.A.R. Lazio Roma, Sezione III Ter, 25 ottobre 2012
L’azione di risarcimento dei danni è ammissibile in sede di ottemperanza ove i danni patiti siano connessi all''impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o della sua violazione o elusione
SENTENZA N. 8811
Ai sensi dell’art. 112, comma 3, del c.p.a., come riformulato a seguito del d. lgs. 195/2011, l’azione di risarcimento dei danni è ammissibile in sede di ottemperanza ove i danni patiti siano connessi all'impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o della sua violazione o elusione; è stato, invece, soppresso il quarto comma del medesimo art. 112, che prevedeva che lo scrutinio del ricorso per ottemperanza unitamente alla domanda di risarcimento del danno avvenisse con il rito della pubblica udienza. Ritiene il Collegio, in proposito, che il legislatore delegato abbia privilegiato, in ossequio al principio della concentrazione delle domande in un unico rito, la trattazione in camera di consiglio di tutte le domande introdotte con il giudizio di ottemperanza, non venendo più in rilievo, in tali ipotesi, quanto sancito dall’art. 87, del c.p.a., che non contempla tra le azioni da trattare in camera di consiglio quelle di condanna al risarcimento del danno.
Sulla vicenda contenziosa oggetto del ricorso in epigrafe, la Sezione si è già pronunciata con la sentenza parziale n. 9393 del 30 novembre 2011, cui, pertanto, si fa integrale rinvio, sia per la ricostruzione in fatto, che per le statuizioni in essa contenute; in questa sede è utile, peraltro, ricordare che, quanto alle specifiche eccezioni sollevate dalle controparti, è stata ritenuta l’ammissibilità dell’azione introdotta in quanto “nel caso di specie le sentenze di primo e secondo grado contengono ulteriori statuizioni, sotto il profilo della ritenuta compatibilità del progetto di ampliamento del porto turistico di Santa Marinella con il tessuto ambientale ed urbanistico locale che si rivolgono direttamente all’Amministrazione comunale, che invece riteneva di non potere procedere, per la parte di competenza, al rilascio dei titoli autorizzatori necessari a porre in essere le opere infrastrutturali involgenti lo stesso piano.”; la Sezione ha ritenuto, dunque, che le regole giuridiche enucleabili dalle sentenze della cui esecuzione si tratta in merito alla realizzazione degli interventi relativi al porto turistico di Santa Marinella, “non possono che atteggiarsi quale regola del caso concreto per la residuale attività, non solo giuridica, ma anche materiale, che ancora compete all’Autorità comunale, dalla cui perfetta e coerente esplicazione potrà derivare all’odierna parte ricorrente l'utilità effettiva che il rigetto del ricorso avverso la concessione demaniale ha inteso preservare.”
Peraltro, il giudice adito, avendo preso atto della esistenza di un nuovo e diverso progetto di ampliamento del porto turistico – peschereccio rispetto a quello oggetto delle sentenze di cui è reclamata l’ottemperanza, (giusta quanto rappresentato dal resistente Comune di Santa Marinella che ha dichiarato di avere introitato nel 2009 direttamente dalla società Porto Romano i nuovi elaborati progettuali relativi all’ampliamento del porto, sulla cui base ha ritenuto di procedere secondo le modalità dell’Accordo di Programma di cui all’art. 34, d. lgs. n. 267/2000) ha ritenuto necessaria l’acquisizione di documentati chiarimenti in ordine a quanto dallo stesso Ente fatto presente.
In data 30 dicembre 2011, il Comune resistente ha, dunque, depositato una relazione ed alcuni atti e planimetrie da cui è stato possibile desumere che:
- la parte ricorrente ha avviato in data 24.12.2010 la procedura di valutazione di impatto ambientale sul nuovo progetto presentato che, nella sua configurazione finale, richiede di essere approvata anche come variante al PRG comunale;
- il progetto sottoposto alla VIA è innovativo rispetto a quello originario e risalente all’ottobre del 1998, prevedendo una diversa previsione viaria al di fuori dell’area demaniale e una maggiore cubatura per la realizzazione di edifici su suolo demaniale da destinare ad attività commerciali e turistiche;
Anche la parte ricorrente ha depositato in data 2 febbraio 2012 copiosa documentazione e memoria illustrativa da cui si è desunto, per altrettanto, che:
- il progetto presentato al Comune di Santa Marinella e sottoposto alla Conferenza di servizi per l’approvazione dell’Accordo di Programma è costituito: a) dal progetto definitivo del porto già approvato ed allegato alla concessione demaniale (progetto approvato); b) dal progetto di variante urbanistica (progetto nuovo);
- come evidenziato nella relazione tecnica a firma del progettista, il progetto nuovo ha lo scopo di attribuire una nuova disciplina alle aree ove ricadono sia la strada di accesso al porto lato sud (dall’Aurelia al Porto lungo il Fosso di Valle Semplice) sia la strada di accesso al porto lato nord;
- in sostanza, il progetto nuovo è la risultante del progetto allegato all’atto di concessione demaniale, arricchito dal progetto di variante urbanistica.
La sezione ha, pertanto, ritenuto che la pendenza della Conferenza di Servizi relativamente all’intero progetto di cui è pacifico l’ampliamento, impedisse di valutare l’effettiva sussistenza e consistenza della lamentata inottemperanza, ed ha disposto, con ordinanza n. 1812/2012 del 22 febbraio 2012, che la definizione della Conferenza dei Servizi avente ad oggetto l’attuazione delle delibere comunali relative al progetto del nuovo Porto di Santa Marinella e relativo procedimento di VIA, avvenisse entro il termine ritenuto congruo, anche alla stregua di quanto stabilisce l’art. 26, del d. lgs. n. 152/2006, di novanta giorni, attesa la prodromicità della adozione del provvedimento finale in merito ad ogni decisione sulle introdotte azioni, differendo la trattazione del ricorso a successiva camera di consiglio; con ordinanza n. 6342/2012 del 12 luglio 2012 il termine di cui sopra è stato poi prorogato fino al 31 luglio 2012.
In ottemperanza a quanto sopra disposto, il Comune di Santa Marinella ha depositato in data 29 agosto 2012, tra l’altro, la dichiarazione della società Porto Romano dell’11 luglio 2012, con la quale ha comunicato formalmente a tutte le amministrazioni interessate di rinunciare al progetto presentato nel 2009 sottoposto all’esame della Conferenza di Servizi, ed il verbale della Conferenza di Servizi del 31 luglio 2012, con cui viene aggiornata la riunione a data successiva al fine di adottare un provvedimento di adeguamento della convenzione inter partes, nella parte in cui deve tenere conto dei diversi parametri stabiliti dal progetto originario allegato all’atto di concessione.
Con motivi aggiunti depositati il 25 settembre 2012, la società Porto Romano ha impugnato le determinazioni di cui al verbale del 31 luglio 2012, ribadendo la richiesta di esatta esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del Tar Lazio, Sezione III Ter, 1 febbraio 2007, n. 728, confermata con sentenza della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, 22 gennaio 2008, n. 126, deducendo, al riguardo la violazione degli artt. 1, legge n. 241/1990 e 26, d. lgs. 152/2006; delle ordinanze del Tar Lazio n. 1812/2012 e 6342/2012; violazione del giudicato formatosi ed eccesso di potere sotto forma di sviamento, errore sui presupposti di fatto e di diritto, difetto assoluto di istruttoria.
Lamenta la ricorrente che la decisione di non concludere il procedimento e di rinviare sine die i lavori della Conferenza di Servizi violi le statuizioni di cui alle sopra richiamate ordinanze; assume, inoltre, l’infondatezza delle ragioni addotte a sostegno della decisione impugnata, in quanto, il progetto definitivo oggetto della Concessione demaniale e quello oggetto di variante al PRG di cui alla approvazione della Conferenza di servizi, coincidono per la parte di opere relative all’ampliamento del porto, in quanto il progetto presentato dalla società nel 2009 è costituito dalla somma di due progetti: il progetto definitivo del porto già approvato ed allegato alla concessione demaniale ed il progetto della variante urbanistica, necessario al Comune per conformare la normativa urbanistica allo stato dei luoghi; pertanto, al ritiro del nuovo progetto consegue la piena riviviscenza del progetto allegato alla concessione demaniale rilasciata nel 2003, in merito a cui il giudice amministrativo si è già pronunciato circa le intervenute autorizzazioni di legge.
Conclude la società ricorrente chiedendo, previa eventuale dichiarazione di nullità e/o annullamento degli atti e provvedimenti impugnati, l’accertamento dell’obbligo delle Amministrazioni intimate, ciascuna per la parte di competenza, di ottemperare alle sentenze del T.a.r. Lazio, n. 728/2007, e del Consiglio di Stato, n. 126/2008, e, sulla base di quanto con le stesse sancito, il conseguente ordine di rilasciare, nel termine di trenta giorni, tutti i permessi necessari per la effettiva realizzazione del progetto di ampliamento del porto di Santa Marinella, oggetto della concessione demaniale in data 5 novembre 2003, nonché, la nomina di un commissario ad acta in caso di infruttuoso decorso del termine.
La società Porto Romano ribadisce, altresì, la già introdotta istanza di risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nell’avvio delle attività connesse alla realizzazione e gestione del porto turistico di Santa Marinella, dal ritardo della remunerazione degli investimenti effettuati, dal mancato guadagno e dai costi inutilmente sostenuti, tra cui i canoni demaniali pagati e non goduti, le spese per le fidejussioni e le spese per i progetti di adeguamento di volta in volta richiesti e non esaminati, e chiede, per altrettanto, la condanna delle stesse Amministrazioni intimate al pagamento della relativa somma, con interessi e rivalutazione, come quantificati con perizia di parte.
Il Comune resistente ha, da parte sua, eccepito l’inammissibilità del nuovo mezzo interposto, in quanto rivolto alla impugnazione di atto infraprocedimentale, quale è il verbale della conferenza di Servizi del 31 luglio 2012, e, comunque, l’infondatezza dello stesso nel merito.
Evidenzia, in proposito, che mentre il Comune di Santa Marinella si è sempre adoperato, nel tempo, o su propria attivazione diretta o provvedendo a riscontrare tempestivamente quanto richiesto dalle altre amministrazioni coinvolte, o, infine, su sollecitazione della stessa parte ricorrente, è proprio il comportamento di quest’ultima, che ha comunicato solo venti giorni prima della seduta della Conferenza di Servizi già fissata la rinuncia al progetto del 2009, ad avere determinato lo slittamento della tempistica di adozione dei relativi provvedimenti di competenza. Precisa, poi, come anche il progetto originario necessiti del preventivo rilascio di nulla osta paesaggistico, di un Piano Antincendio e di una rivisitazione al fine di renderlo compatibile con il nuovo P.T.P.R. adottato dalla Regione Lazio nel 2007.
In vista della discussione della causa, le parti hanno presentato memorie finali; alla camera di consiglio dell’11 ottobre 2012 la causa è stata trattenuta per la decisione.
I. Giunge a definizione il ricorso in epigrafe, come integrato da motivi aggiunti, con cui la società Porto Romano S.p.a., titolare della concessione cinquantennale di una zona di demanio marittimo (in parte di fascia costiera ed in parte di specchio acqueo e fondo marino), situata nel porticciolo del Comune di Santa Marinella, ha introdotto azione di ottemperanza, ai sensi dell’art. 112, c.p.a., per ottenere l’esecuzione della sentenza del T.a.r. Lazio, Sezione III ter, n. 728/2007, confermata dal Consiglio di Stato, Sez. VI, decisione n. 126/2008, con cui è stato respinto il ricorso intrapreso dal Comune di Santa Marinella per ottenere l’annullamento della predetta concessione demaniale.
I.1 Come esposto in fatto, la vicenda è già stata in parte affrontata e risolta con la sentenza parziale n. 9393 del 2011; giova ricordare, ancora in questa sede, che le questioni giuridiche trattate con le sentenze della cui esecuzione si tratta attenevano alla legittimità della concessione demaniale assentita alla società ricorrente al fine della realizzazione di un progetto per la ristrutturazione, l’ampliamento e la gestione del porto turistico di Santa Marinella, in merito a cui il giudice amministrativo ha sancito la pronta realizzabilità, previo rilascio delle autorizzazioni di competenza dell’autorità comunale, con la precisazione, peraltro, che lo stesso progetto di ampliamento del porto non necessitava della VIA, era corredato delle prescritte autorizzazioni ambientali ed era coerente con il Piano di coordinamento dei Porti della Regione Lazio.
Ancorché l’azione intrapresa mirasse ad ottenere l’esecuzione di una pronuncia di rigetto, la Sezione, con la sentenza parziale sopra richiamata, ha ritenuto l’ammissibilità del giudizio introdotto con il ricorso iniziale attraverso cui la parte ricorrente lamentava, in sostanza, come l’attività procedimentale avviata nell’ambito di una Conferenza di Servizi per l’approvazione del progetto si ponesse in elusione del giudicato di cui alle ridette sentenze n. 728 del 2007 e n. 126 del 2008.
La Sezione, ha, quindi, ricordato che l’oggetto proprio del giudizio per l'esecuzione del giudicato è costituito dalla verifica se l’amministrazione abbia adempiuto all'obbligo nascente dal giudicato, cioè, se abbia attribuito all’interessato, in sostanza, quella utilità concreta che la sentenza ha riconosciuto come dovuta, e ciò a prescindere dal fatto che residuino in materia in capo alla P.A. poteri discrezionali in ordine alle modalità da seguire al riguardo.
E’ stato, dunque, dato atto che, con le richiamate decisioni n. 728 del 2007 e n. 126 del 2008, è stato sviscerato in modo approfondito il rapporto sottostante all’atto di concessione demaniale, attenendo tale atto al conferimento di una porzione di demanio marittimo per il raggiungimento di un preciso scopo, quale la realizzazione di un progetto di ristrutturazione, ampliamento, gestione e mantenimento del porto turistico e peschereccio di Santa Marinella; si è dato, pure, atto che l’art. 2 dell’atto formale di cui si tratta attribuisce al concessionario l’obbligo di realizzare entro la zona oggetto di concessione le opere necessarie relative al progetto di ristrutturazione ed ampliamento del locale porto turistico, mentre l’art. 3 dello stesso atto subordina l’esecuzione di tali opere al rilascio da parte di altre Amministrazioni delle concessioni, licenze, autorizzazioni e permessi ai predetti fini occorrenti.
Si è dato, infine, atto che i giudici chiamati a pronunciarsi sulla legittimità dell’atto concessorio hanno affrontato, in relazione alle censure dedotte, la questione della conformità del progetto in itinere con le pertinenti normative urbanistiche, non senza rilevare come il Comune di Santa Marinella abbia tentato la frapposizione di ostacoli procedimentali in luogo di una solerte attivazione per risolvere le problematiche relative all’intervento di sviluppo ed ampliamento portuale di cui si tratta (cfr. sent. Cons. di Stato, n. 126/2008).
I.2 Peraltro, come emerso pacificamente dagli atti del giudizio e tra le parti, successivamente alle pronunce di cui sopra è stato elaborato un nuovo progetto di ampliamento del porto turistico – peschereccio rispetto a quello oggetto della sentenze di cui è reclamata l’ottemperanza, avendo introitato il Comune di Santa Marinella nel 2009 direttamente dalla società Porto Romano i nuovi elaborati progettuali relativi all’ampliamento del porto, sulla cui base ha ritenuto di procedere secondo le modalità dell’Accordo di Programma come indicato dall’art. 34, d. lgs. n. 267/2000.
Il giudice ha ritenuto, dunque, necessario accertare se effettivamente l’indizione di una Conferenza di Servizi costituisse, come asserito dalla parte ricorrente, in realtà, una mera “frapposizione di ostacoli”, in quanto lo stesso Comune e le altre autorità amministrative coinvolte ne impedivano, sostanzialmente la conclusione, disponendo dapprima una istruttoria, dalla quale è emerso che il progetto sottoposto alla Conferenza di Servizi è la risultante del progetto allegato all’atto di concessione demaniale, arricchito dal progetto di variante urbanistica; in secondo luogo, attribuendo un termine ultimo per la conclusione della pendente procedura attesa la prodromicità della adozione del provvedimento finale in merito ad ogni decisione sulle introdotte azioni.
II. Sulla vicenda così come inizialmente prospettata, si è innestata, peraltro, una sopravvenienza, in fatto, riconducibile, in sostanza, alla scelta volontaria della società Porto Romano, di rinuncia, in pendenza del termine fissato dalla Sezione con le ordinanze n. 1812/2012 e n. 6342/2012 per la conclusione dell’iter di approvazione del nuovo progetto, al nuovo e più ampio progetto del 2009, intendendo, invece, realizzare il solo progetto allegato alla concessione demaniale.
I lavori della Conferenza di Servizi del 31 luglio 2012 avrebbero dovuto essere influenzati da tale sopravvenienza, ma, come può desumersi testualmente dal relativo verbale, il Presidente della Conferenza di Servizi ha ritenuto opportuno di non recepite in toto la richiesta di conclusione della procedura per sopravvenuta mancanza del suo oggetto, proponendo di riconvocare una nuova Conferenza di Servizi, senza, peraltro, fissare una nuova data, al fine di approvare il progetto allegato all’atto della concessione demaniale come arricchito dal progetto di variante urbanistica, attesa la inscindibilità delle due componenti del progetto medesimo.
II.1 Se, dunque, poteva dubitarsi della sussistenza di un intento dilatorio in capo al resistente Comune riveniente dalla convocazione di una Conferenza di Servizi al fine di giungere alla approvazione del progetto definitivo di ampliamento del Porto turistico-peschereccio di Santa Marinella, non pienamente coincidente con quello che aveva costituito l’oggetto del giudicato amministrativo, la scelta di procedere, comunque, all’approvazione di tale nuovo progetto, ancorché la società concessionaria abbia espressamente rinunciato alla realizzazione delle opere aggiuntive, e solo sulle quali è necessaria la acquisizione dei pareri ancora mancanti, depone per la fondatezza delle censure introdotte ora con i motivi aggiunti.
II.2 Innanzitutto, sono da respingere le eccezioni di inammissibilità sollevate anche avverso tale mezzo, per essere impugnati con lo stesso atti aventi natura infraprocedimentale.
Come più volte ribadito da questo giudice, l’oggetto del giudizio di ottemperanza non è volto ad accertare se l’attività posta in essere dall’amministrazione, ancorché in una fase meramente procedimentale, risulti avere finalità dilatorie o, addirittura, essere approntata in sostanziale elusione del giudicato formatosi sul rapporto giuridico sottostante.
Può porsi, peraltro, un problema di verifica della elusività, o meno, degli atti adottati in applicazione del giudicato, ed, in proposito, il sistema normativo vigente, stabilisce la nullità del provvedimento violativo o elusivo del giudicato, come è agevole ricavare dall’art. 21 septies della legge n. 241 del 1990, riprodotto ora nel Codice del Processo Amministrativo, all’art. 114, comma 4, lett. b, d.lgs. n. 104/2010; il precipitato logico delle disposizioni ora richiamate è che, sul piano processuale, contro l’atto violativo o elusivo non va attivato un nuovo giudizio di cognizione, ma il giudizio di ottemperanza nel termine di prescrizione dell'"actio iudicati".
Tanto precisato e venendo al caso che ne occupa, la Sezione aveva imposto un termine ultimo entro cui i lavori della Conferenza di Servizi avrebbero dovuto essere conclusi; la Conferenza di Servizi, invece, risulta aggiornata ad altra (incerta) data, non a causa della mancanza di tutti i pareri che necessariamente dovevano confluire nel procedimento di approvazione del nuovo progetto relativo al porto turistico di Santa Marinella, ma per la non ritenuta praticabilità della scelta di parte ricorrente di rinunciare a tale nuovo progetto.
E’ evidente che la decisione di non concludere la Conferenza di Servizi, ancorché espressiva di una attività endoprocedimentale, se non pone un problema di impugnazione, al fine della rimozione dal mondo giuridico, di un provvedimento che sarebbe nullo, costituisce, sotto altro versante, il sintomo della attività elusiva del giudicato che la parte ricorrente denuncia essersi perpetrato in suo danno, essendo utilizzato uno strumento previsto nell’ambito di un diverso procedimento, per rinviare, sine die, l’esecuzione del giudicato formatosi in ordine alla realizzabilità del progetto originario di ampliamento del porto turistico di Santa Marinella.
Non può, pertanto, dubitarsi della ammissibilità del mezzo introdotto con motivi aggiunti in relazione all’oggetto del giudizio che, si ribadisce, attiene alla pretesa introdotta dalla società Porto Romano di esecuzione del giudicato formatosi a seguito della sentenza del T.a.r. Lazio, Sezione III ter, n. 728/2007, confermata dal Consiglio di Stato, Sez. VI, decisione n. 126/2008.
II.3 Nemmeno è apprezzabile l’assunto difensivo del Comune resistente che sostiene di avere ottemperato alle sentenze di cui sopra, ritenendo che la mera attività procedimentale posta in essere, ivi compreso il rinvio ad altra sessione della Conferenza di Servizi, sia di per sé significativo di un approccio adempitivo del dictum giudiziale.
Come sopra rammentato, non ogni attività posta in essere successivamente al giudicato può ritenersi significativa della reale volontà di adempiere a quanto statuito dal giudice, ben potendo l’Amministrazione, piuttosto che riesercitare la propria potestà discrezionale in conclamato contrasto con il contenuto precettivo del giudicato amministrativo, cercare di realizzare il medesimo risultato con un'azione connotata da un manifesto sviamento di potere, mediante l'esercizio di una potestà pubblica formalmente diversa, in palese carenza dei presupposti che la giustificano.
Come già rilevato dalla Sezione, con le sentenze in esame il giudice ha statuito le regole giuridiche in merito alla realizzazione degli interventi relativi al porto turistico di Santa Marinella, e solo queste costituiscono la regola del caso concreto per la residuale attività, non solo giuridica, ma anche materiale, che ancora compete all’Autorità comunale, dalla cui perfetta e coerente esplicazione potrà derivare all’odierna parte ricorrente l'utilità effettiva che il rigetto del ricorso avverso la concessione demaniale ha inteso preservare.
Pertanto, preso atto che la società ricorrente, rinunciando alla esecuzione di un progetto più ampio, intende ora realizzare solo il progetto originario allegato alla concessione demaniale, che ha costituito puntuale esame da parte del giudice amministrativo, e che ha una sua autonomia funzionale rispetto alle necessità che hanno indotto la competente Autorità marittima ad assentire l’uso del demanio marittimo, l’attività che compete in merito al Comune di Santa Marinella deve essere finalizzata unicamente a consentire la realizzazione delle opere di cui si tratta, provvedendo a rilasciare i permessi necessari perché sia realizzato il progetto strettamente connesso alla concessione demaniale, i cui effetti espansivi sono stati fatti salvi dall’evocato giudice, ma non solo, avendo chiarito, altresì, con le sentenza di cui sopra, che non possono essere più opposti ostacoli in merito relativamente ai profili dal medesimo vagliati.
Non possono, pertanto, avere positiva considerazione le osservazioni mosse in proposito dal Comune di Santa Marinella, che ritiene come la Conferenza di Servizi debba necessariamente pronunciarsi anche sul progetto originario, atteso che la convocazione di una Conferenza di Servizi è stata motivata, per stessa ammissione di parte resistente, al solo fine di acquisire i pareri necessari alla approvazione della variante urbanistica che avrebbe comportato la realizzazione del nuovo e più esteso progetto del 2009.
Ancora, risulta dalla documentazione versata in atti dalla ricorrente, che il piano antincendio risulta depositato presso il Comune sin dal 28 aprile 2010, mentre, con riguardo al parere dell’Ufficio del Genio Civile OO.MM. di Roma in ordine alla validità della nuova soluzione di viabilità di accesso al porto, lo stesso è stato rilasciato sin dal 6 aprile 2001 a seguito dell’integrazione del progetto da parte della Porto Romano.
Non possono, poi, non richiamarsi, ancora una volta le dettagliate statuizioni (espressamente richiamate nella sentenza parziale n. 9393 del 2011) circa la conformità alla normativa in materia del progetto originario su cui, pertanto, non può essere più opposta alcuna irregolarità o mancanza.
II.4 In conclusione, il capo di domanda relativo alla richiesta di accertamento dell’obbligo delle resistenti Amministrazioni, ciascuna per la parte di propria competenza, di ottemperare al giudicato scaturente dalla sentenza del Tar Lazio, Sez. III Ter, n. 728/2007, confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 126/2008, deve essere accolto.
Pertanto, di quanto sopra dato atto e ribadita l’attuale mancata esecuzione della predette decisioni da parte dell’ intimata Amministrazione, dispone il Collegio, in accoglimento del presente gravame:
- che il Comune di Santa Marinella, in persona del legale rappresentante, provveda a dare piena ed integrale esecuzione alle statuizioni contenute nelle anzidette decisioni, entro il termine di giorni 90 (novanta) dalla notificazione o comunicazione della presente decisione, con ogni effetto in ordine all’obbligo della stessa Amministrazione di rilasciare i permessi di competenza necessari alla realizzazione dell’originario progetto di ampliamento del porto turistico di Santa Marinella oggetto della concessione demaniale;
- che, nel caso di ulteriore inottemperanza, a tanto provveda, in qualità di Commissario ad acta, il Vice Prefetto Vicario di Roma p.t., o altro funzionario appartenente alla carriera prefettizia dal medesimo delegato, entro l’ulteriore termine di giorni 90 (novanta).
III. Come precisato in fatto, con separato capo di domanda la società ricorrente chiede, altresì, il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nell’avvio delle attività connesse alla realizzazione e gestione del porto turistico di Santa Marinella, dal ritardo della remunerazione degli investimenti effettuati, dal mancato guadagno e dai costi inutilmente sostenuti, tra cui i canoni demaniali pagati e non goduti, le spese per le fidejussioni e le spese per i progetti di adeguamento di volta in volta richiesti e non esaminati, e chiede, per altrettanto, la condanna delle Amministrazioni intimate al pagamento della relativa somma, con interessi e rivalutazione, come quantificati con perizia di parte.
III.1 Sul punto occorre precisare che, ai sensi dell’art. 112, comma 3, del c.p.a., come riformulato a seguito del d. lgs. 195/2011, l’azione di risarcimento dei danni è ammissibile in sede di ottemperanza ove i danni patiti siano connessi all'impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o della sua violazione o elusione; è stato, invece, soppresso il quarto comma del medesimo art. 112, che prevedeva che lo scrutinio del ricorso per ottemperanza unitamente alla domanda di risarcimento del danno avvenisse con il rito della pubblica udienza.
Ritiene il Collegio, in proposito, che il legislatore delegato abbia privilegiato, in ossequio al principio della concentrazione delle domande in un unico rito, la trattazione in camera di consiglio di tutte le domande introdotte con il giudizio di ottemperanza, non venendo più in rilievo, in tali ipotesi, quanto sancito dall’art. 87, del c.p.a., che non contempla tra le azioni da trattare in camera di consiglio quelle di condanna al risarcimento del danno.
III.2 Venendo all’esame della specifica questione, osserva il Collegio che non sorgono problemi di impossibilità di esecuzione in forma specifica delle sentenza più volte citate, in quanto le stesse potranno essere eseguite integralmente, ora per allora, come richiesto dalla parte ricorrente, attraverso l’esercizio della residua attività amministrativa, giusta quanto sopra indicato.
Quanto invece, al lamentato danno di natura economica, per effetto del ritardo con cui l’amministrazione si accinge ad ottemperare, ritiene il Collegio che questo non abbia, quantomeno, il carattere dell’attualità.
Come si è già dato ampiamente conto, la Conferenza di Servizi era stata indetta dal Comune di Santa Marinella a seguito della presentazione da parte della società ricorrente di un nuovo e più ampio progetto su cui si rendeva necessaria l’ulteriore istruttoria avviata; pertanto, non si evince dal complessivo comportamento osservato dal Comune resistente il presupposto giuridico e fattuale che è richiesto ai fini del risarcimento da ritardo, cioè, il ritardo o la mancata conclusione colposa del procedimento; nel caso di specie, invero, non si è proceduto alla approvazione del nuovo progetto in quanto la parte ricorrente vi ha rinunciato formalmente solo in data 11 luglio 2012.
Se dunque, come sopra già rilevato, a partire dal 31 luglio 2012, data in cui la Conferenza di Servizi avrebbe dovuto essere conclusa tenuto anche conto di tale sopravvenienza, il comportamento osservato dal Comune può ritenersi elusivo, non si rinvengono, ancora, i presupposti necessari per individuare gli eventuali danni patiti successivamente a tale data.
Invero, la società con l’istanza risarcitoria ha ricondotto alle voci di danno che avrebbe patito oneri e spese che, invece, attenevano direttamente alla scelta di ampliare il progetto originario, e su cui, come più volte ribadito, si è reso, inevitabilmente necessario un supplemento istruttorio.
E’ solo dal momento in cui la società ha rinunciato a tale ampliamento che può essere apprezzato se sussista in concreto un danno da ritardo nell’esecuzione delle sentenze, ovvero, nella attribuzione del bene della vita cui la società aspira, su cui, però, parte ricorrente non ha fornito alcuna prova, né poteva produrre, in ragione del legittimo sviluppo procedimentale delineatosi nel corso del tempo, quantomeno fino al 31 luglio 2012.
Non avrebbe avuto, infatti, alcun senso che l’Amministrazione provvedesse a portare ad esecuzione le sentenze sopra richiamate, e riguardanti un progetto ritenuto dalle parti interessate non più attuale, onde non incorrere in un eventuale risarcimento del danno da ritardo; il comportamento complessivamente osservato fino alla rinuncia del nuovo progetto non depone, pertanto, per la sussistenza di una responsabilità riveniente da carenze nell’azione amministrativa deputata a soddisfare l'interesse della ricorrente medesima.
III.3 In ragione di quanto sopra osservato, non può, allo stato, trovare ingresso nel presente giudizio la domanda, formulata ai sensi del richiamato art. 112 comma 3 c.p.a., con cui la società ricorrente chiede il risarcimento per il ritardo nell’esecuzione del giudicato.
Attesa la complessità della vicenda contenziosa, sussistono ragioni per compensare le spese del giudizio tra le parti.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Terza Ter, definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti,
- accoglie la domanda di esecuzione come specificato in parte motiva e, per l’effetto, così dispone:
- ordina al Comune di Santa Marinella e alla Regione Lazio, in persona dei rispettivi legali rappresentanti, di provvedere a dare piena ed integrale esecuzione alle statuizioni contenute nelle anzidette decisioni, entro il termine di giorni 90 (novanta) dalla notificazione o comunicazione della presente decisione, con ogni effetto in ordine all’obbligo delle stesse Amministrazioni di rilasciare i permessi di rispettiva competenza necessari alla realizzazione dell’originario progetto di ampliamento del porto turistico di Santa Marinella oggetto della concessione demaniale.
- che, nel caso di ulteriore inottemperanza, a tanto provveda, in qualità di Commissario ad acta, il Vice Prefetto Vicario di Roma p.t. o altro funzionario appartenente alla carriera prefettizia dal medesimo delegato, entro l’ulteriore termine di giorni 90 (novanta).
- respinge l’istanza di risarcimento del danno.

References: SENTENZA 
 art. 112
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