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Timestamp: 2019-07-19 07:26:25+00:00

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Art. 240 cod. proc. penale: Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali | La Legge per tutti
Art. 240 cod. proc. penale: Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali
2. Il pubblico ministero dispone l’immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni, relativi a traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del procedimento ed il loro contenuto non può essere utilizzato.
4. Il giudice per le indagini preliminari entro le successive quarantotto ore fissa l’udienza da tenersi entro dieci giorni, ai sensi dell’articolo 127, dando avviso a tutte le parti interessate, che potranno nominare un difensore di fiducia, almeno tre giorni prima della data dell’udienza.
6. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell’avvenuta intercettazione o detenzione o acquisizione illecita dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al comma 2 nonchè delle modalità e dei mezzi usati oltre che dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto degli stessi documenti, supporti e atti.
La Corte Costituzionale con sentenza 22 aprile -11 giugno 2009, n. 173 (in G.U. 1a s.s. 17/06/2009, n. 24) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 4 e 5 del presente articolo nella parte in cui non prevedono per la disciplina del contraddittorio, l’applicazione dell’art. 401, commi 1 e 2, dello stesso codice.
Ha dichiarato inoltre l’illegittimità costituzionale del comma 6 del presente articolo, nella parte in cui non esclude dal divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti, nella redazione del verbale previsto dalla stessa norma, le circostanze inerenti l’attività di formazione, acquisizione e raccolta degli stessi documenti, supporti e atti.
Al solo p.m. è riconosciuta la competenza esclusiva di chiedere al gip, ai sensi dei commi 2 e ss. dell'art. 240 c.p.p., la distruzione della documentazione formata attraverso la raccolta illegale di informazioni o attraverso intercettazioni illegali, trattandosi di competenza accessoria all'attività di raccolta delle prove. (In applicazione di tale principio è stata ritenuta inammissibile la richiesta di un indagato di procedere alla distruzione di documentazione contenente le informazioni bancarie di migliaia di correntisti, formata abusivamente da un ex dipendente infedele). Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Milano, 08/03/2012
Cassazione penale sez. III 17 aprile 2013 n. 29433
L'assoluta inutilizzabilità dei documenti anonimi, sancita dall'art. 240 c.p.p., si riferisce ai documenti rappresentativi di dichiarazioni, sicché la norma non trova applicazione in relazione a quelli fotografici.
Cassazione penale sez. I 13 luglio 2012 n. 42130
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, l'illecito previsto dall'art. 4, comma 1, lett. d, d.lg. 23 febbraio 2006 n. 109 può essere integrato dal compimento di atti persecutori, anche in caso di reciprocità di comportamenti molesti, poiché la reciprocità non esclude la configurabilità del reato; inoltre, l'attitudine della vicenda a ledere l'immagine del magistrato può essere desunta da uno scritto anonimo, essendo questo utilizzato per provare non la sussistenza del fatto penalmente rilevante, in violazione dell'art. 240 c.p.p., ma l'elemento, a questo esterno, della sua notorietà
Cassazione civile sez. un. 28 maggio 2012 n. 8407
Ai fini del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente di cui all'art. 322 ter cod. pen., non occorre la prova rigorosa del nesso di pertinenzialità del denaro rispetto al reato, essendo quest'ultima richiesta solo nel caso previsto dall'art. 240, comma primo, cod. pen. (Fattispecie in tema di frode fiscale mediante uso di fatture per operazioni inesistenti). Rigetta, Trib. Monza, 06/06/2011
Cassazione penale sez. III 24 gennaio 2012 n. 7081
In materia di reali tributari non sono soggette a distruzione ex art. 240 comma 3 c.p.p. le informazioni di rilevanza tributaria provenienti da Paesi esteri in quanto non comportano una vera e propria lesione del diritto alla riservatezza, riguardando dati finanziari e patrimoniali di per sé neutri e non sensibili, se non fosse per l'interesse ad occultare tali cespiti o redditi proprio alle Autorità fiscali italiane. Infatti, il pur fondamentale diritto alla riservatezza deve essere bilanciato con altri diritti ed interessi, "in primis" quello all'accertamento delle violazioni fiscali effettuate tramite allocazione di redditi e cespiti in Paesi "off-shore" o comunque a regime fiscale agevolato.
Ufficio Indagini preliminari Milano 15 dicembre 2011
La confisca - sia essa quella regolata dagli art. 236 e 240 c.p.p., quale misura di sicurezza, sia quella disciplinata come sanzione da alcune leggi speciali (soprattutto in materia fiscale), sia quella antimafia avente carattere preventivo e repressivo - dà luogo ad un acquisto derivativo in favore dello Stato, in relazione al solo bene confiscato. In ipotesi di confisca antimafia di un'attività commerciale, assumendo lo Stato non la veste di successore a titolo universale nei rapporti debitori del soggetto passivo della confisca, ma quella di mero successore a titolo particolare nello specifico rapporto relativo all'attività confiscata, deve pertanto escludersi che possano essere fatti valere nei confronti della competente Agenzia del Demanio, cui siano stati devoluti i beni confiscati, i crediti dei terzi verso il destinatario della misura, crediti che costituiscono non "poste passive" dell'impresa in cui subentra lo Stato, ma autonome ragioni di obbligazione sussistenti nei confronti dell'indiziato di mafia.
Tribunale Salerno sez. I 29 giugno 2010
Restituzione al rimettente degli atti relativi alle q.l.c. dell'art. 240, commi 3, 4, 5 e 6, c.p.p., come modificato dall'art. 1 d.l. 22 settembre 2006 n. 259, conv., con modificazioni, in l. 20 novembre 2006 n. 281, censurato, in riferimento agli art. 24, commi 1 e 2, 111, commi 1, 2 e 4, e 112 cost., nella parte in cui prescrive che i supporti recanti dati illegalmente acquisiti a proposito di comunicazioni telefoniche o telematiche, o informazioni illegalmente raccolte, vengano distrutti in esito ad una udienza camerale celebrata dal g.i.p., e che in proposito venga redatto un verbale ove si dia "atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione o acquisizione illecita dei documenti [...] nonché della modalità e dei mezzi usati oltre che dei soggetti interessati", e tuttavia venga omesso qualsiasi "riferimento al contenuto degli stessi documenti, supporti ed atti". Successivamente all'ordinanza di rimessione, è stata dichiarata la parziale illegittimità costituzionale della norma censurata, incidendo tanto sulle regole del procedimento incidentale, quanto sui contenuti del verbale "sostitutivo" destinato a provare il fatto contestato in luogo del materiale destinato alla distruzione, sicché si rende necessaria una nuova valutazione di rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate (sent. n. 173 del 2009).
Corte Costituzionale 15 gennaio 2010 n. 12
È costituzionalmente illegittimo l'art. 240, comma 6, c.p.p., nella parte in cui non esclude dal divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti, nella redazione del verbale previsto dalla stessa norma, le circostanze inerenti l'attività di formazione, acquisizione e raccolta degli stessi documenti, supporti e atti. Il verbale, così come configurato, non può infatti esplicare alcuna efficacia valutativa che non sia strettamente circoscritta alla decisione di distruggere il materiale, e, nella propria funzione concomitante di prova "sostitutiva" del corpo di reato, non può esercitare alcun condizionamento sulla decisione da assumere nell'ambito del procedimento principale; ne consegue che la necessaria natura descrittiva del verbale sostitutivo impone che lo stesso non si limiti a contenere i dati relativi alle "modalità e ai mezzi" usati ed ai soggetti interessati, ma debba altresì contenere tutte le indicazioni utili ad informare il giudice e le parti del successivo giudizio in merito alle circostanze da cui si possano trarre elementi di valutazione circa l'asserita illiceità dell'attività contestata agli imputati.
Corte Costituzionale 11 giugno 2009 n. 173
È costituzionalmente illegittimo l'art. 240, commi 4 e 5, c.p.p., nella parte in cui, disciplinando la procedura per la distruzione dei documenti, supporti o atti recanti dati illegalmente acquisiti inerenti a comunicazioni telefoniche o telematiche o informazioni illegalmente raccolte, attraverso un'udienza dinanzi al g.i.p., non prevede, per la disciplina del contraddittorio, l'applicazione dell'art. 401, commi 1 e 2, c.p.p. La normativa censurata è stata approvata per porre rimedio ad un dilagante e preoccupante fenomeno di violazione della riservatezza, che deriva dalla incontrollata diffusione mediatica di dati e informazioni personali, e tuttavia la finalità di assicurare il diritto inviolabile alla riservatezza della corrispondenza e di ogni altro mezzo di comunicazione, tutelato dagli art. 2 e 15 cost., cui deve aggiungersi uguale diritto fondamentale riguardante la vita privata dei cittadini nei suoi molteplici aspetti, non giustifica una eccessiva compressione dei diritti di difesa e di azione e del principio del giusto processo, quale quella che deriva dall'aver delineato il procedimento incidentale, volto alla distruzione del materiale sequestrato, secondo il modello processuale di cui all'art. 127 c.p.p., nella parte in cui configura un contraddittorio solo eventuale. Peraltro le modalità di bilanciamento tra i suddetti diritti fondamentali sono molteplici e non compete alla Corte costituzionale individuare le possibili soluzioni, dovendosi comunque escludere che la caducazione totale delle norme censurate sia idonea a restaurare l'equilibrio alterato dalle stesse, in quanto ad uno squilibrio si sostituirebbe un pericolo di divulgazione contrario alla misura minima di protezione della riservatezza, sicché il risultato si può ottenere recidendo il legame tra la procedura speciale e l'art. 127 c.p.p., nel rispetto dei principi del giusto processo, del diritto di difesa e di azione e dell'effettivo esercizio dell'azione penale, che si concretizzano in una rigorosa prescrizione del contraddittorio tra le parti, come quella contenuta nell'art. 401, commi 1 e 2, c.p.p., che disciplina l'udienza relativa all'incidente probatorio (sentt. n. 366 del 1991, 81 del 1993, 463 del 1994, 212 del 1997, 62 del 1998, 372 del 2006, 20 del 2009).

References: Art. 240
 sentenza 
 art. 240
 art. 236
 art. 24
 art. 2
e contrario