Source: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32006D1639:IT:NOT
Timestamp: 2013-12-08 00:45:08+00:00

Document:
EUR-Lex - 32006D1639 - IT
GU L 310 del 9.11.2006, pagg. 15–40 (ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, SK, SL, FI, SV)
edizione speciale in lingua bulgare: capitolo 13 tomo 54 pag. 224 - 249
edizione speciale in lingua romena: capitolo 13 tomo 54 pag. 224 - 249
HR.ES capitolo 13 tomo 053 pag. 123 - 148
di entrata in vigore: 29/11/2006; entrata in vigore data della pubblicazione + 20 vedi art. 51
proposta Commissione; Com ? (Com if it refers to doc. type, otherwise Com.) 2005/0121 Def
parere Comitato economico e sociale; GU C 65/2006 P 22
parere Comitato delle regioni; GU C 115/2006 P 17
procedura di codecisione parere Parlamento europeo; reso 01/06/2006
31996D0413 abrogazione 52005PC0121 approvazione Modificato da:
rettificato da 32006D1639R(01) modificato da 32012R0670 aggiunta allegato III BI dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 sostituzione articolo 26 .2 lettera B) dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 sostituzione articolo 31 .2 dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 aggiunta articolo 31 .2BI dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 aggiunta articolo 31 .2QQ dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 aggiunta articolo 31 .2QT dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 aggiunta articolo 31 .2SX dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 aggiunta articolo 31 .2TR dal 01/08/2012
modificato da 32012R0670 aggiunta articolo 8.5 BI dal 01/08/2012
modifica proposta da 52011PC0659 modifica proposta da 52011PC0834 abrogazione Atti citati:
32006R2256 Seleziona l'insieme dei documenti che citano il presente documento
(1) Il Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha fissato l’obiettivo di fare dell’Unione europea l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Esso ha sottolineato l’importanza di creare un clima favorevole alle piccole e medie imprese (PMI) e ha riconosciuto l’importanza di diffondere le migliori pratiche e garantire una maggiore convergenza tra gli Stati membri. Il Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001 ha definito la strategia dell'Unione per lo sviluppo sostenibile, al fine di garantire che la crescita economica, l’integrazione sociale e la tutela dell’ambiente procedano di pari passo. Le modalità produttive delle imprese rivestono un ruolo importante per lo sviluppo sostenibile.
(2) Per contribuire ad accrescere la competitività e la capacità innovativa della Comunità, il progresso della società della conoscenza e uno sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata, occorre varare un Programma quadro per la competitività e l’innovazione (qui di seguito denominato "il programma quadro").
(3) Ciò è in linea con la comunicazione della Commissione, del 2 febbraio 2005, al Consiglio europeo di primavera "Lavorare insieme per la crescita e l’occupazione — Il rilancio della strategia di Lisbona", in cui si auspicano azioni per ottenere crescita e competitività e rendere l’Europa un luogo più attraente per chi investe e lavora, e si ricorda che occorre stimolare l’iniziativa imprenditoriale, attrarre capitale di rischio sufficiente per dare vita a nuove imprese e sostenere una forte base industriale europea, promuovendo l’innovazione e in particolare l’eco-innovazione, l’assorbimento delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e l’uso sostenibile delle risorse. Mentre la competitività è in larga misura promossa da aziende molto dinamiche che operano in mercati aperti e concorrenziali e sono sostenute da un contesto adatto, in particolare da un quadro normativo che stimola l’innovazione, il finanziamento comunitario ha un ruolo di sostegno e di finanziamento complementare, per risolvere le carenze del mercato.
(4) La Carta europea per le piccole imprese (di seguito denominata "la Carta"), approvata dal Consiglio europeo di Santa Maria de Feira del 19 e 20 giugno 2000, descrive le piccole imprese come la spina dorsale dell'economia europea. Il carattere, i requisiti e le aspettative specifici delle piccole imprese e delle imprese artigianali dovrebbero essere tenuti presenti in modo più efficace nelle politiche nazionali ed europee. Le misure comunitarie per promuovere le PMI, quali la comunicazione della Commissione del 10 novembre 2005 dal titolo "Attuare il programma comunitario di Lisbona — Una politica moderna a favore delle PMI per la crescita e l'occupazione" dovrebbero tener conto degli obiettivi fissati nella Carta, e il programma quadro dovrebbe essere utilizzato come mezzo per progredire verso gli obiettivi fissati in quest'ultimo.
(5) Il programma quadro dovrebbe trattare particolarmente delle PMI, come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese [4]. Il programma dovrebbe prestare particolare attenzione alle caratteristiche e ai requisiti specifici delle "gazzelle" nonché delle microimprese e delle imprese artigianali nonchè di specifici gruppi destinatari, tra cui le donne imprenditrici.
(6) Il programma quadro dovrebbe riunire le misure comunitarie specifiche in materie di imprenditorialità, PMI, competitività industriale, innovazione, TIC, tecnologie ambientali ed energia intelligente che, finora, sono state disciplinate dalla decisione 96/413/CE del Consiglio, del 25 giugno 1996, relativa all’attuazione di un programma di azioni comunitarie a favore della competitività dell’industria europea [5], dalla decisione n. 1336/97/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 1997, in merito a una serie di orientamenti sulle reti di telecomunicazione transeuropee [6], dal regolamento (CE) n. 1655/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 luglio 2000, riguardante lo strumento finanziario per l’ambiente (LIFE) [7], dalla decisione 2000/819/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2000, relativa ad un programma pluriennale a favore dell’impresa e dell’imprenditorialità, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI) (2001-2005) [8], dalla decisione 2001/48/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2000, che adotta un programma comunitario pluriennale inteso a incentivare lo sviluppo e l’utilizzo dei contenuti digitali europei nelle reti globali e a promuovere la diversità linguistica nella società dell’informazione [9], dalla decisione n. 1230/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003, che adotta un programma pluriennale di azioni nel settore dell’energia: "Energia intelligente — Europa" (2003-2006) [10] per sostenere lo sviluppo sostenibile nel settore dell’energia e dalla decisione n. 2256/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, recante adozione di un programma pluriennale (2003-2005) per il monitoraggio del piano d’azione eEurope 2005, la diffusione delle buone prassi e il miglioramento della sicurezza delle reti e dell’informazione (MODINIS) [11].
(7) Il programma quadro dovrebbe stabilire una serie di obiettivi comuni, la dotazione finanziaria complessiva per il perseguimento di tali obiettivi, diversi tipi di misure di attuazione e i meccanismi per il monitoraggio e la valutazione, nonché per la protezione degli interessi finanziari della Comunità.
(8) In linea con la comunicazione della Commissione dell' 11 marzo 2003 dal titolo "Politica dell'innovazione: aggiornare l'approccio dell'Unione nel contesto della strategia di Lisbona" e facendo riferimento al manuale di Oslo dell'OCSE, si intende che l'innovazione comprenda il rinnovo e l'ampliamento della gamma dei prodotti e dei servizi, nonché dei mercati ad essi associati; l'attuazione di nuovi metodi di progettazione, produzione, approvvigionamento e distribuzione; l'introduzione di mutamenti nella gestione, nell'organizzazione e nelle condizioni di lavoro, nonché nelle competenze dei lavoratori e comprenda l'innovazione tecnologica, non tecnologica e organizzativa.
(9) Il programma quadro dovrebbe escludere le attività di ricerca e sviluppo tecnologico effettuate in conformità dell’articolo 166 del trattato. Dovrebbe essere complementare al settimo programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) [12] (di seguito denominato "il settimo programma quadro RST"), trattando dell'innovazione, sia non tecnologica che tecnologica, che ha superato la fase finale della dimostrazione ed è pronta per la prima applicazione commerciale (sperimentazione delle innovazioni per l'applicazione sui mercati). Occorre garantire che non vi siano gap finanziari fra ricerca, sviluppo e applicazione (attività di trasferimento tecnologico inclusa la fase di pre-avviamento). Pertanto il finanziamento del trasferimento dei risultati della ricerca alla commercializzazione è un compito da svolgere in stretto coordinamento con il settimo programma quadro RST e con altri pertinenti programmi di ricerca.
(10) Il programma quadro dovrebbe coprire altresì la prima applicazione commerciale di tecnologie esistenti che devono essere utilizzate in modo nuovo e innovativo. In alcune circostanze i progetti pilota per la dimostrazione tecnologica dovrebbero essere coperti da entrambi i programmi, vale a dire il programma quadro e il settimo programma quadro RST. Ciò dovrebbe accadere soltanto quando alcune soluzioni tecnologiche (per esempio gli standard tecnici nel settore delle TIC) devono essere convalidate durante la fase di prima applicazione commerciale di una tecnologia già dimostrata in altro modo.
(11) Il programma quadro dovrebbe essere complementare ai fondi strutturali e ad altri pertinenti programmi comunitari, pur riconoscendo che ciascuno strumento dovrebbe operare secondo le proprie specifiche procedure. Pertanto gli stessi costi ammissibili non dovrebbero essere finanziati due volte.
(12) Gli obiettivi comuni del programma quadro dovrebbero essere perseguiti mediante programmi specifici denominati "programma per l’innovazione e l’imprenditorialità", "programma di sostegno alla politica in materia di TIC" e "programma Energia intelligente — Europa".
(13) In tutti i programmi e le attività contemplati dal programma quadro bisognerebbe tener conto dei principi di trasparenza e di pari opportunità.
(14) La presente decisione istituisce, per tutta la durata del programma quadro, una dotazione finanziaria che costituisce per l’autorità di bilancio il riferimento privilegiato nel corso della procedura di bilancio annuale, a norma del punto 37 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria [13].
(15) Occorrerebbe riservare un bilancio specifico e indicativo per ciascun programma specifico.
(16) Per garantire che il finanziamento si limiti ad affrontare le inefficienze del mercato, e al fine di evitare distorsioni dello stesso, i finanziamenti del programma quadro dovrebbero essere conformi alle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato e agli strumenti di accompagnamento, nonché alla definizione comunitaria di PMI attualmente vigente.
(17) L’accordo sullo Spazio economico europeo (di seguito denominato "accordo SEE") e i protocolli degli accordi di associazione prevedono la partecipazione dei paesi interessati ai programmi comunitari. La partecipazione di paesi terzi dovrebbe essere resa possibile quando consentito da accordi e procedure.
(18) Il programma quadro e i programmi specifici dovrebbero essere monitorati e valutati regolarmente per consentirne eventuali modifiche. Ove possibile le relazioni di valutazione dovrebbero esaminare l'integrazione di genere nelle attività dei programmi.
(19) Occorre inoltre adottare misure appropriate per evitare irregolarità e frodi e compiere i passi necessari per recuperare i fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati secondo il regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità [14], il regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell’ 11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità [15] e il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, relativo alle indagini svolte dall’Ufficio per la lotta antifrode (OLAF) [16].
(20) La crescita e la competitività delle imprese nei settori dell’industria e dei servizi dipende dalla loro capacità di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti, di sfruttare il proprio potenziale innovativo e di sviluppare prodotti di alta qualità. Si tratta di una scommessa importante per le imprese di tutti i tipi, ma in particolare per quelle più piccole. È pertanto opportuno istituire il programma per l’innovazione e l’imprenditorialità.
(21) La Comunità può essere il catalizzatore e coordinatore degli sforzi degli Stati membri. Essa può contribuire alle loro attività e integrarle, in particolare promuovendo lo scambio di esperienze e prassi nazionali e regionali, individuando e divulgando le migliori pratiche e le idee innovatrici e contribuendo a rendere disponibile l’ampia gamma di servizi europei a sostegno delle imprese e dell’innovazione, in particolare per le PMI.
(22) La comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2004 dal titolo "Incentivare le tecnologie per lo sviluppo sostenibile: piano d’azione per le tecnologie ambientali nell’Unione europea" chiede che siano varati programmi comunitari di sostegno allo sviluppo e all’assorbimento delle tecnologie ambientali e invita a mobilitare strumenti finanziari di condivisione dei rischi connessi con gli investimenti in tali tecnologie.
(23) Al fine di sostenere l'instaurazione di un mercato europeo dei prodotti e servizi innovativi, occorre che gli Stati membri e la Commissione creino condizioni interessanti per tali prodotti e servizi, fra l'altro mediante un approccio proattivo ai pubblici appalti che consenta la costituzione di mercati guida, migliorando l'accesso per le PMI e la qualità dei servizi pubblici nonché adottando normative e standard più efficaci, basati sull'anticipazione dei bisogni. La Commissione dovrebbe prestare la sua opera di orientamento sul tema dei pubblici appalti generatrici di innovazione.
(24) Con riferimento all'innovazione tecnologica, le PMI dovrebbero essere stimolate ad entrare in settori ad alto contenuto tecnologico quali lo spazio e la sicurezza nonché a sviluppare le applicazioni offerte dal sistema di navigazione satellitare Galileo.
(25) L'ecoinnovazione è qualsiasi forma d'innovazione mirante a un progresso significativo e dimostrabile verso l'obiettivo dello sviluppo sostenibile, riducendo le incidenze negative sull'ambiente o conseguendo un uso più efficace e responsabile delle risorse naturali, compresa l'energia. L'ecoinnovazione è un concetto progressivo e il programma quadro deve, pertanto, continuare ad adattarsi ai mutamenti. La promozione dell'ecoinnovazione attraverso il programma quadro mira a contribuire all'attuazione del piano d'azione per le tecnologie ambientali.
(26) Tenuto conto delle attività del programma LIFE + per l'ambiente, il programma quadro dovrebbe incoraggiare l'introduzione di tecnologie ambientali attraverso progetti pilota e progetti di prima applicazione commerciale, colmando il divario esistente tra la dimostrazione riuscita di tecnologie innovative e la commercializzazione ed eliminando gli ostacoli alla penetrazione nel mercato, promuovendo iniziative volontarie in settori come la gestione ambientale e la messa in rete degli attori interessati. Dovrebbe sostenere l'eco-innovazione da parte delle imprese attraverso progetti e coinvestimenti in fondi di capitali di rischio, ma non dovrebbe finanziare due volte i costi finanziati a titolo del programma LIFE +.
(27) Gli strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI basati sul mercato integrano e sostengono i meccanismi finanziari a livello nazionale. Essi possono promuovere soprattutto gli investimenti privati per la creazione di nuove aziende innovative e sostenere le aziende con un elevato potenziale di crescita nella loro fase di espansione per ridurre un’evidente insufficienza in termini di capitali netti. Essi inoltre possono migliorare l’accesso delle PMI esistenti ai prestiti per attività che ne sostengono la competitività e il potenziale di crescita.
(28) Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) è il veicolo specializzato della Comunità per mettere a disposizione capitali di rischio e fornire strumenti alle PMI. Il suo sostegno riguarderà in particolare i microfinanziamenti e i finanziamenti in fase di avviamento, in base alla domanda del mercato e alle migliori prassi. Esso contribuisce al perseguimento degli obiettivi comunitari, compresi quelli riguardanti la società basata sulla conoscenza, l’innovazione, la crescita, l’occupazione e la promozione dello spirito imprenditoriale. Il FEI assicura la necessaria continuità nella gestione dei programmi comunitari e ha ormai accumulato un’ampia esperienza in merito. La gestione degli strumenti finanziari comunitari per le PMI da parte del FEI per conto della Commissione è pertanto stata ritenuta una buona prassi dalle valutazioni indipendenti. Il FEI ha anche l’esperienza necessaria per sostenere le azioni emergenti basate su cooperazioni pubblico-privato lanciate dagli Stati membri con lo scopo di attirare i flussi di investimenti ad alto rischio dai mercati finanziari, a beneficio delle piccole imprese innovative.
(29) Le imminenti mutazioni del contesto finanziario e le nuove norme contabili rendono le istituzioni finanziarie più sensibili al rischio portandole a una cultura del rating, e possono restringere l’accesso ai crediti per le PMI, almeno in una fase transitoria. Il programma per l’innovazione e l’imprenditorialità dovrebbe pertanto rispondere alle mutate esigenze finanziarie delle PMI, considerando anche la necessità di finanziamenti locali e di un adeguamento al nuovo contesto finanziario, evitando nel contempo le distorsioni del mercato. Inoltre, le attività dovrebbero contribuire ad accrescere la capacità degli istituti finanziari di valutare i rischi connessi con l'innovazione, al fine di sviluppare il rating tecnologico e di migliorare la capacità delle PMI di avvalersi più efficacemente degli strumenti di finanziamento forniti dai mercati.
(30) I servizi di sostegno alle imprese e all’innovazione di elevata qualità, sono molto importanti per garantire l’accesso delle PMI alle informazioni relative al funzionamento e alle opportunità del mercato interno dei beni e dei servizi, nonché per quanto riguarda il trasferimento transnazionale di innovazioni, conoscenze e tecnologie. Essi hanno anche un ruolo fondamentale da svolgere nel facilitare l’accesso delle PMI alle informazioni sulle normative comunitarie che le riguardano e sulle normative future, cui le PMI possono prepararsi e adeguarsi in modo efficace ed economicamente sostenibile. Notevoli esperienze e competenze sono state sviluppate attraverso le esistenti reti di sostegno europee per le imprese, quali gli eurosportelli e i centri di collegamento per l'innovazione. Le valutazioni esterne hanno sottolineato che la funzione orizzontale di fornitura di servizi europei di sostegno alle imprese dovrebbe essere rafforzata fra l'altro ottimizzando la cooperazione fra servizi esistenti e centri d'informazione (help desk) in modo da creare uno "sportello unico" sulla base dell'obbligo di inoltro all'ufficio competente. Ciò vale per la divulgazione delle informazioni sui programmi comunitari e la promozione della partecipazione delle PMI a tali programmi, in particolare al settimo programma quadro RST, sviluppo tecnologico e dimostrazione. Le valutazioni hanno anche sottolineato l’importanza di agevolare l’interazione tra la Commissione e le PMI.
(31) La Comunità dovrebbe dotarsi di una solida base analitica per sostenere la formulazione delle politiche in materia di PMI, imprenditorialità, innovazione e competitività nei settori industriali. Questa base dovrebbe conferire un valore aggiunto alle informazioni disponibili a livello nazionale in tali settori. La Comunità dovrebbe prevedere l’elaborazione comune di strategie in materia di competitività per i settori dell’industria e dei servizi e per la promozione delle migliori pratiche in relazione a un contesto e una cultura imprenditoriali, comprese la competenza professionale, la responsabilità sociale delle imprese e le pari opportunità, nonché promuovere l’emergere dei giovani imprenditori mediante, tra l'altro, l'istruzione e la formazione continua, dalla scuola fino all'insegnamento superiore.
(32) Il Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 marzo 2003 ha dato la priorità all’innovazione e all’imprenditorialità e sottolineato la necessità per l’Europa di fare di più al fine di trasformare le idee in un valore aggiunto reale. Esso ha sollecitato ulteriori azioni per creare condizioni in cui le imprese possano rinnovarsi. Il modello lineare secondo cui la ricerca porta direttamente all’innovazione si è rivelato insufficiente a spiegare i risultati dell’innovazione stessa e a elaborare risposte politiche adeguate in materia. Una volta riconosciuto che le imprese sono al cuore del processo d’innovazione, ne deriva che occorre inserire nel contesto del programma per l’innovazione e l’imprenditorialità i finanziamenti volti a stimolare le attività d’innovazione delle imprese e a preparare l’assorbimento dell’innovazione da parte del mercato, nonché la gestione e la cultura dell’innovazione. In tal modo si dovrebbe poter garantire che l’innovazione contribuisca a promuovere la competitività e si traduca in applicazioni pratiche a livello commerciale. Il Consiglio europeo di Bruxelles del 25 e 26 marzo 2004 ha aggiunto che le tecnologie pulite sono essenziali per sfruttare appieno le sinergie possibili tra imprese e ambiente. La promozione dell’ecoinnovazione, che comprende le tecnologie pulite innovative, può aiutare a sfruttare questo potenziale.
(33) Il mercato del trasferimento e assorbimento della conoscenza è spesso opaco, e la mancanza d’informazione e l’incapacità di creare connessioni sono causa di ostacoli al mercato. Le imprese incontrano difficoltà ad assorbire tecnologie che non rientrano nel loro tradizionale campo di attività, e ad accedere a nuovi tipi di competenze. I rischi finanziari possono essere alti con l’innovazione, il ritorno degli investimenti può essere ritardato da diversi intoppi e le imposte possono fare la differenza tra successo e insuccesso. Le qualifiche necessarie per cogliere certe opportunità possono scarseggiare. Gli ostacoli istituzionali o normativi possono ritardare o impedire l’emergere o l’aprirsi di nuovi mercati. Le leggi fallimentari possono creare forti disincentivi all'assunzione del rischio imprenditoriale, per la paura del fallimento. Inoltre, le circostanze economiche possono determinare il generarsi o meno di un’innovazione. Lo sviluppo di un contesto favorevole alle imprese capace di contribuire all'imprenditorialità, alla competitività e all'innovazione dovrebbe comprendere il miglioramento delle riforme economiche e amministrative a favore delle imprese e dell'innovazione, specialmente per aumentare la competitività, ridurre gli oneri amministrativi per le PMI e creare un contesto normativo migliore per l'imprenditorialità, la creazione e il trasferimento di aziende, la crescita e l'innovazione.
(34) Queste barriere alla penetrazione sul mercato delle tecnologie innovative sono particolarmente rilevanti nel caso delle tecnologie ambientali. I prezzi di mercato troppo spesso non riflettono completamente i costi ambientali dei prodotti e dei servizi. La parte dei costi che non si riflette in tali prezzi è sostenuta dalla società nel suo insieme anziché da chi causa l’inquinamento. Questa insufficienza del mercato, unitamente all’interesse comunitario rappresentato da un miglior rapporto costi/benefici nella conservazione delle risorse, nella lotta all’inquinamento e nella tutela dell’ambiente, giustifica un maggiore sostegno per l’ecoinnovazione.
(35) Le azioni comunitarie in materia di innovazione mirano a sostenere lo sviluppo di una politica dell’innovazione negli Stati membri e nelle loro regioni, e a facilitare lo sfruttamento degli effetti sinergici tra politica nazionale, regionale ed europea in materia d’innovazione, con le relative attività di sostegno. La Comunità è in grado di agevolare gli scambi transnazionali, l’apprendimento reciproco e le attività di rete, e può guidare la cooperazione sulla politica dell’innovazione. Le attività di rete fra le parti interessate sono fondamentali per favorire il flusso di competenze e idee necessario per l’innovazione.
(36) La risoluzione del Consiglio approvata dal Consiglio Telecomunicazioni di Bruxelles del 9 dicembre 2004 è la base per la proposta riguardante una nuova iniziativa in materia di società dell’informazione, al fine di rafforzare il contributo di quest’ultima ai risultati economici dell’Europa. Nella summenzionata comunicazione del 2 febbraio 2005, la Commissione propone di concentrare gli sforzi per "realizzare una crescita più stabile e duratura e creare nuovi e migliori posti di lavoro". Essa sottolinea che l’assorbimento delle TIC da parte del settore privato e pubblico è un elemento fondamentale per migliorare i risultati dell’innovazione e la competitività europee. Dovrebbe pertanto essere istituito il programma di sostegno alla politica in materia di TIC.
(37) Le azioni previste dal programma di sostegno alla politica in materia di TIC dovrebbero altresì contribuire al conseguimento degli obiettivi della strategia i2010, tenendo conto nello stesso tempo di altri programmi comunitari nel settore delle TIC per evitare una duplicazione degli sforzi.
(38) Le TIC sono la spina dorsale dell’economia della conoscenza, e rappresentano circa la metà della crescita produttiva delle economie moderne, oltre a fornire soluzioni straordinarie per risolvere le sfide fondamentali per la società. Il miglioramento dei servizi del settore pubblico e di interesse generale deve avvenire in stretta collaborazione con le politiche comunitarie pertinenti, ad esempio nel campo della sanità pubblica, dell’istruzione e formazione, dell’ambiente, dello sviluppo dei trasporti e del mercato interno, della concorrenza.
(39) Si dovrebbero stimolare il lancio e il miglior uso di soluzioni basate su TIC innovative, in particolare per i servizi in settori di pubblico interesse, provvedendo anche a migliorare la qualità della vita dei settori svantaggiati della popolazione, come i disabili o gli anziani. Il sostegno comunitario dovrebbe anche facilitare il coordinamento e l’attuazione delle azioni volte a sviluppare la società dell’informazione in tutti gli Stati membri.
(40) La valutazione intermedia del programma eTEN (Reti transeuropee per le telecomunicazioni) raccomanda di usare un approccio orientato alla domanda per gli interventi comunitari rispetto ai progetti che sostengono i servizi transeuropei nei settori d’interesse pubblico.
(41) Le comunicazioni della Commissione su eGovernment e eHealth e le relative conclusioni del Consiglio hanno sollecitato uno sforzo maggiore a favore di innovazione, scambio delle buone prassi e interoperabilità e rilevano la necessità di maggiori sinergie tra i programmi comunitari connessi. L'interoperabilità è di notevole importanza per lo sviluppo della società dell'informazione.
(42) Per rispondere alle sfide aperte dal contenuto digitale nella società dell’informazione la direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 11 marzo 1996, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati [17], la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione [18] e la direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico [19] hanno definito un quadro normativo.
(43) Prassi diverse tra uno Stato membro e l’altro continuano a creare ostacoli tecnici che impediscono un ampio accesso e un riutilizzo nell'Unione delle informazioni del settore pubblico.
(44) Le azioni comunitarie riguardanti il contenuto digitale dovrebbero tenere conto della specificità multilinguistica e multiculturale dell’Europa.
(45) Le risorse naturali, di cui l’articolo 174 del trattato prevede l’utilizzazione accorta e razionale, comprendono, oltre alle fonti energetiche rinnovabili, il petrolio, il gas naturale e i combustibili solidi, che sono fonti energetiche essenziali ma costituiscono anche le principali fonti di emissioni di biossido di carbonio.
(46) Il Libro verde della Commissione dal titolo "Verso una strategia europea di sicurezza dell’approvvigionamento energetico" rilevava che l’Unione sta diventando sempre più dipendente da fonti d’energia esterne, e che questa dipendenza potrebbe arrivare al 70 % in 20-30 anni. Esso pertanto sottolinea la necessità di equilibrare la politica in materia di approvvigionamento con un’azione chiara relativa a una politica della domanda, e auspicava che si arrivi a un consumo meglio gestito e più ecocompatibile, in particolare per quanto riguarda i settori dei trasporti e delle costruzioni. Il Libro verde inoltre chiedeva di elevare a priorità lo sviluppo delle fonti nuove e rinnovabili di approvvigionamento energetico, per rispondere al problema dell’effetto serra e raggiungere l’obiettivo, definito dai precedenti piani e risoluzioni, di un 12 % di energia rinnovabile nel consumo interno lordo entro il 2010.
(47) La direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità [20] chiede agli Stati membri di fissare obiettivi indicativi a livello nazionale coerenti con l’obiettivo indicativo globale per la Comunità consistente nell’arrivare al 12 % del consumo nazionale lordo entro il 2010 e in particolare con la quota indicativa del 22,1 % di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel consumo totale di elettricità nella Comunità entro il 2010. La comunicazione della Commissione, del 26 maggio 2004, dal titolo "La quota di fonti energetiche rinnovabili nell’UE" avvisava che l’obiettivo del 12 % in energia rinnovabile del consumo complessivo di energia nella Comunità entro il 2010 non sarà raggiunto se non si avvieranno significative azioni supplementari.
(48) La direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell’edilizia [21] chiede agli Stati membri di applicare norme minime di rendimento energetico agli edifici nuovi e a quelli esistenti ai fini di una certificazione energetica degli edifici, nonché per l’ispezione regolare delle caldaie e degli impianti di condizionamento nei fabbricati.
(49) La direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 8 maggio 2003, sulla promozione dell’uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti [22] chiede agli Stati membri di garantire l’immissione sul mercato di almeno una quota minima di biocarburanti e altri carburanti rinnovabili.
(50) La direttiva 2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 11 febbraio 2004, sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell’energia e che modifica la direttiva 92/42/CEE [23] chiede agli Stati membri di effettuare analisi del loro potenziale in termini di cogenerazione ad alto rendimento, e di istituire meccanismi di sostegno conformi ai potenziali nazionali rilevati.
(51) Per facilitare l’attuazione di tali misure comunitarie, ottenere una maggiore penetrazione sul mercato da parte delle fonti energetiche rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica occorrono programmi specifici di promozione a livello comunitario, che creino le condizioni per un progresso in direzione di sistemi energetici sostenibili, in particolare con un sostegno alla standardizzazione delle attrezzature che producono o consumano energia rinnovabile, per aumentare lo sviluppo delle tecnologie e diffondere le migliori pratiche nella gestione della domanda. Lo stesso vale per le misure comunitarie connesse all’etichettatura dell’efficienza energetica delle attrezzature elettriche, elettroniche, per ufficio e per le comunicazioni, e alla standardizzazione degli impianti d’illuminazione, riscaldamento e condizionamento dell’aria. Dovrebbe pertanto essere istituito il programma Energia intelligente — Europa.
(52) Il programma Energia intelligente — Europa dovrebbe contribuire al conseguimento degli obiettivi generali di migliorare la diversificazione energetica e la sicurezza dell'approvvigionamento e di accrescere la competitività delle imprese nell'Unione, in particolare delle PMI, assicurando nel contempo la protezione dell'ambiente e il mantenimento degli impegni internazionali in questo campo. Le misure per il miglioramento dell'efficienza energetica in tale programma specifico dovrebbero concentrarsi inoltre sui miglioramenti tecnologici nei processi produttivi e proporre miglioramenti dell'efficienza attraverso una migliore logistica dei trasporti.
(53) Per ottenere un successo pieno nella strategia relativa all’energia sostenibile occorre non soltanto la continuità con il sostegno comunitario nell’elaborazione delle politiche, nell’attuazione e nella rimozione delle barriere non tecnologiche mediante campagne di promozione più ampie, ma soprattutto un sostegno all’accelerazione degli investimenti e uno stimolo all’assorbimento da parte dei mercati delle tecnologie innovative in tutta la Comunità.
(54) Oltre a dare vantaggi ambientali, le fonti energetiche rinnovabili e l’efficienza energetica sono tra le industrie in più rapida crescita della Comunità, e creano posti di lavoro nuovi e innovativi. L’industria europea dell’energia rinnovabile è numero uno al mondo nello sviluppo di tecnologie per la generazione di elettricità mediante fonti rinnovabili, tecnologie che hanno effetti benefici sulla coesione economica e sociale ed evita lo spreco delle risorse.
(55) La decisione n. 1230/2003/CE giungerà a scadenza il 31 dicembre 2006.
(56) Tre dei quattro settori specifici del programma istituito dalla decisione n. 1230/2003/CE dovrebbero essere portati avanti dal presente programma quadro: i) la promozione dell’efficienza energetica e dell’uso razionale delle risorse energetiche ("SAVE"); ii) la promozione delle fonti d’energia nuove e rinnovabili ("ALTENER"); iii) la promozione dell’efficienza energetica e dell’uso delle fonti energetiche nuove e rinnovabili nel settore dei trasporti ("STEER").
(57) La dimensione internazionale ("COOPENER") del programma istituito dalla decisione n. 1230/2003/CE dovrebbe continuare nel quadro dei nuovi strumenti comunitari per l’assistenza esterna come componente di un programma tematico sull'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali, compresa l'energia. Tuttavia, ci dovrebbe essere una stretta relazione tra la parte pertinente del programma tematico e il programma specifico Energia intelligente — Europa al fine di aiutare le PMI a sfruttare i potenziali mercati dell'energia intelligente che esistono fuori dall'Europa.
(58) In conformità con i principi di buona gestione della cosa pubblica e per una migliore regolamentazione, la Commissione ha chiesto ad esperti indipendenti di effettuare la valutazione ex ante di un programma comunitario pluriennale rinnovato nel settore dell’energia, che dovrebbe succedere all’attuale programma Energia intelligente — Europa dopo il 31 dicembre 2006. Nella loro relazione, gli esperti hanno rilevato la necessità di garantire la continuità del programma Energia intelligente — Europa dopo il 2006 e di rinnovarlo facendone uno strumento più ampio e ambizioso. Un'altra finalità di tale programma dovrebbe essere l'ulteriore miglioramento della posizione di forza ed eccellenza dell'Europa nel campo delle tecnologie energetiche sostenibili e delle relative applicazioni.
(59) Si dovrebbe tener conto della necessità di raggiungere facilità d'uso e semplificazione amministrativa nell'attuazione del programma quadro. La Commissione dovrebbe pubblicare e diffondere ampiamente un manuale per gli utenti che descriva un quadro chiaro, semplice e trasparente dei principi generali di partecipazione ad uso dei beneficiari del programma quadro. Ciò dovrebbe in particolare agevolare la partecipazione delle PMI. Il manuale per gli utenti dovrebbe descrivere i diritti e gli obblighi dei beneficiari; le disposizioni finanziarie come i costi ammissibili e i tassi di sostegno; i principi che disciplinano le norme e le procedure amministrative, in particolare prevedendo procedure di candidatura di facile uso che applichino all'occorrenza un processo a due fasi, a condizione che tale procedura non si risolva nell'allungamento dei tempi intercorrenti fra l'esame e la firma del contratto; le norme per l'utilizzazione e la diffusione dei risultati dei progetti, nonché i principi per la valutazione, la selezione e l'aggiudicazione delle proposte.
(60) Per l'attuazione del programma quadro la Commissione può far ricorso, previa analisi costi-benefici, a un'agenzia esecutiva esistente o di nuova istituzione, secondo il disposto del regolamento (CE) n. 58/2003 del Consiglio, del 19 dicembre 2002, che definisce lo statuto delle agenzie esecutive incaricate dello svolgimento di alcuni compiti relativi alla gestione dei programmi comunitari [24].
(61) Il programma quadro dovrebbe fornire inoltre sostegno alla riflessione sulle future esigenze e strutture delle politiche europee in materia di innovazione.
(62) Poiché gli obiettivi della presente decisione relativi al potenziamento della competitività e dell'innovazione della Comunità non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri in quanto sono necessari partenariati multilaterali, una mobilità transnazionale e scambi di informazioni su scala comunitaria, e possono dunque, date le azioni e le misure necessarie, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà di cui all’articolo 5 del trattato. La presente decisione si limita a quanto necessario per il raggiungimento di tali obiettivi, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(63) Le misure necessarie per l’attuazione della presente decisione dovrebbero essere adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [25].
(64) Tenuto conto della natura dei problemi da affrontare nel quadro dei programmi specifici, la Commissione dovrebbe essere assistita da diversi comitati per l’attuazione di ciascun programma specifico. Tali comitati si riuniranno contemporaneamente su base periodica per consentire sessioni congiunte al fine di discutere questioni di natura orizzontale o d'interesse comune, identificate dal comitato di gestione PII d'intesa con la Commissione.
(65) Ai fini di una maggiore coerenza fra gli elementi del programma quadro e la sua efficace realizzazione, è opportuno che la Commissione sia assistita da un Consiglio consultivo strategico (Strategic Advisory Board) per la competitività e l'innovazione.
(66) La decisione n. 456/2005/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2005, che adotta un programma comunitario pluriennale inteso a rendere i contenuti digitali europei più accessibili, utilizzabili e sfruttabili [26] istituisce un programma pluriennale, noto come "eContentplus". Tale decisione giungerà a scadenza il 31 dicembre 2008. Pertanto, dopo tale data, le misure volte a rendere il contenuto digitale in Europa più accessibile, utilizzabile e sfruttabile dovrebbero essere portate avanti nel quadro del programma di sostegno alla politica in materia di TIC istituita dalla presente decisione.
(67) Le misure di cui alla decisione 96/413/CE dovrebbero essere inserite nel programma per l’innovazione e l’imprenditorialità. La decisione 96/413/CE dovrebbe pertanto essere abrogata,
1. Per il periodo dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2013 è istituito un programma quadro di azione comunitaria nel settore della competitività e dell’innovazione, che presta particolare attenzione alle esigenze delle PMI, di seguito denominato "il programma quadro".
b) promuovere tutte le forme di innovazione, compresa l’ecoinnovazione;
2. Gli obiettivi del programma quadro sono perseguiti mediante l’attuazione dei seguenti programmi specifici istituiti al titolo II, di seguito denominati "i programmi specifici":
b) il programma di sostegno alla politica in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
c) il programma Energia intelligente — Europa.
1. La dotazione finanziaria per l’attuazione del programma quadro è di 3621300000 EUR.
a) paesi dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) membri dello Spazio economico europeo (SEE), conformemente alle condizioni previste dall’accordo SEE;
b) paesi in via di adesione e paesi candidati nei cui confronti si applichi una strategia di preadesione, conformemente ai principi generali e alle condizioni generali per la partecipazione di tali paesi ai programmi comunitari stabiliti nei rispettivi accordi quadro e nelle rispettive decisioni dei consigli di associazione;
c) paesi dei Balcani occidentali, conformemente alle disposizioni da definire con detti paesi a seguito della conclusione di accordi quadro relativi alla loro partecipazione a programmi comunitari;
d) altri paesi terzi qualora consentito dagli accordi e dalle procedure.
Essa elabora una relazione annuale sull’attuazione del programma quadro e di ciascun programma specifico relativamente alle attività sostenute mediante indicatori riguardanti attuazione finanziaria, risultati e, laddove possibile, effetti. Inoltre, la relazione annnuale sul programma "Innovazione e imprenditorialità" identifica chiaramente le attività di ecoinnovazione.
- la prima, denominata "GIF 1", riguarda gli investimenti da effettuare nelle fasi iniziali (costituzione e avviamento dell’impresa). Si tratta di investimenti in fondi specializzati di capitale di rischio come i fondi di avviamento, i fondi che operano a livello regionale, i fondi che si concentrano su settori specifici, tecnologie o ricerca e sviluppo tecnologico ed i fondi legati agli incubatori di impresa, che a loro volta forniscono capitali alle PMI. Il GIF 1 può anche coinvestire in fondi e strumenti d’investimento promossi da investitori informali (business angel),
- la seconda sezione, denominata "GIF 2", riguarda gli investimenti, da effettuare nella fase di espansione delle imprese, in fondi specializzati di capitale di rischio che a loro volta forniscono capitale netto o quasi capitale netto a PMI innovative aventi un elevato potenziale di crescita nella fase d’espansione. Gli investimenti GIF 2 evitano operazioni di "buy-out" e di sostituzione destinati a operazioni di "asset-stripping".
- la prima, sezione a), denominata "Finanziamento mediante prestiti o leasing", riduce le particolari difficoltà che le PMI incontrano nell’ottenere crediti, dovute al fatto che gli investimenti in determinate attività legate alla conoscenza, quali lo sviluppo tecnologico, l’innovazione ed il trasferimento tecnologico, sono percepiti come più rischiosi o al fatto che queste imprese non dispongono di garanzie sufficienti;
- la seconda, sezione b), denominata "Microcredito", incoraggia le istituzioni finanziarie a svolgere un ruolo più attivo nell’offerta di prestiti di importo limitato, i quali solitamente comportano costi di gestione unitari proporzionalmente più elevati per i mutuatari che non dispongono di garanzie sufficienti. Oltre alle garanzie o controgaranzie, gli intermediari finanziari possono ricevere sovvenzioni volte a ridurre le elevate spese amministrative legate al microcredito;
- – la terza, sezione c), denominata "Garanzie per investimenti di capitale netto o di quasi capitale netto in PMI", riguarda gli investimenti che forniscono capitale per la creazione e/o l’avviamento di imprese, nonché finanziamento mezzanino, allo scopo di ridurre le particolari difficoltà che le PMI incontrano a causa della loro debole struttura finanziaria e le difficoltà legate al trasferimento di impresa;
- la quarta, sezione d), denominata "Cartolarizzazione di portafogli di crediti concessi a PMI", mobilita risorse supplementari per il finanziamento delle PMI mediante il prestito, nel quadro di adeguati accordi di condivisione del rischio con le istituzioni finanziarie creditrici. Per poter beneficiare dell’aiuto, queste ultime devono impegnarsi a destinare una parte significativa della liquidità derivante dai capitali smobilizzati alla concessione di nuovi prestiti a PMI entro un termine ragionevole. L'importo di questa nuova linea di finanziamento tramite cessione del credito è determinato in base al rischio del portafoglio garantito e viene negoziato singolarmente, assieme al periodo, con ciascuna istituzione finanziaria creditrice.
2. Il CBS è costituito da un'azione "Capitale d’avviamento" e da un'azione "Collaborazione".
L’azione "Capitale d’avviamento" accorda sovvenzioni destinate a stimolare l’offerta di capitale di rischio a PMI innovative e ad altre PMI aventi un potenziale di crescita, comprese quelle appartenenti all’economia tradizionale, tramite il sostegno offerto a fondi che investono nella costituzione e nell’avviamento di imprese o ad organismi simili. Possono essere concessi aiuti anche per l’assunzione a lungo termine di personale aggiuntivo dotato di competenze specifiche in materia di investimenti o tecnologia.
L’azione "Collaborazione" accorda sovvenzioni a intermediari finanziari per coprire il costo dell’assistenza tecnica necessaria per il miglioramento delle loro procedure di valutazione delle domande di credito delle PMI, allo scopo di stimolare l’offerta di finanziamenti alle PMI nei paesi in cui l’intermediazione bancaria è debole.
Ai fini dell’azione "Collaborazione", l’intermediazione bancaria in un determinato paese è considerata debole quando il credito interno espresso in percentuale del prodotto interno lordo del paese è nettamente inferiore alla media comunitaria, secondo i dati della Banca centrale europea o del Fondo monetario internazionale.
L’azione "Collaborazione" accompagna le linee di credito o la condivisione del rischio che le istituzioni finanziarie internazionali istituiscono a favore dei loro partner (banche o istituti finanziari) nei paesi ammessi a partecipare. Una parte significativa dell’azione è diretta a migliorare la capacità delle banche e degli altri istituti finanziari di valutare la fattibilità commerciale di progetti aventi una componente significativa di ecoinnovazione.
a) le misure necessarie per la sua attuazione;
b) le priorità;
c) gli obiettivi qualitativi e quantitavivi;
d) i criteri di valutazione e gli indicatori qualitativi e quantitativi atti ad analizzare l'efficacia della realizzazione di risultati che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi dei programmi specifici e del programma quadro globale;
e) i calendari operativi;
f) le norme sulla partecipazione;
g) i criteri di selezione e di valutazione delle misure.
c) gli obiettivi qualitativi e quantitativi;
g) i criteri di selezione e valutazione delle misure.
a) a migliorare l’efficienza energetica e l’uso razionale dell’energia, in particolare nei settori industriale ed edilizio, a eccezione delle azioni di cui all’articolo 41;
a) a promuovere le fonti d’energia nuove e rinnovabili per la produzione centralizzata e decentrata di elettricità, di calore e di freddo, e a sostenere così la diversificazione delle fonti d’energia, ad eccezione delle azioni di cui all’articolo 41;
a) il comitato del programma per l’innovazione e l’imprenditorialità, denominato "comitato di gestione PII (CPII)";
b) il comitato del programma di sostegno alla politica in materia di TIC, denominato "comitato di gestione TIC (CTIC)";
c) il comitato del programma Energia intelligente — Europa, denominato "comitato di gestione EIE (CEIE)".
[1] GU C 65 del 17.3.2006, pag. 22.
[2] GU C 115 del 16.5.2006, pag. 17.
[3] Parere del Parlamento europeo del 1o giugno 2006 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale) e decisione del Consiglio del 12 ottobre 2006.
[5] GU L 167 del 6.7.1996, pag. 55.
[6] GU L 183 dell’11.7.1997, pag. 12. Decisione modificata dalla decisione n. 1376/2002/CE (GU L 200 del 30.7.2002, pag. 1).
[7] GU L 192 del 28.7.2000, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1682/2004 (GU L 308 del 5.10.2004, pag. 1).
[8] GU L 333 del 29.12.2000, pag. 84. Decisione modificata da ultimo dalla decisione n. 1776/2005/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 289 del 3.11.2005, pag. 14).
[9] GU L 14 del 18.1.2001, pag. 32.
[10] GU L 176 del 15.7.2003, pag. 29. Decisione modificata dalla decisione n. 787/2004/CE (GU L 138 del 30.4.2004, pag. 12).
[11] GU L 336 del 23.12.2003, pag. 1. Decisione modificata da ultimo dalla decisione n. 2113/2005/CE (GU L 344 del 27.12.2005, pag. 34).
[17] GU L 77 del 27.3.1996, pag. 20.
[18] GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10.
[19] GU L 345 del 31.12.2003, pag. 90.
[20] GU L 283 del 27.10.2001, pag. 33. Direttiva modificata dall'atto di adesione del 2003.
[21] GU L 1 del 4.1.2003, pag. 65.
[22] GU L 123 del 17.5.2003, pag. 42.
[23] GU L 52 del 21.2.2004, pag. 50.
[24] GU L 11 del 16.1.2003, pag. 1.
[25] GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
[26] GU L 79 del 24.3.2005, pag. 1.
a) 60 % del bilancio complessivo per la realizzazione del programma per l’innovazione e l’imprenditorialità, di cui circa un quinto per la promozione dell’ecoinnovazione;
b) 20 % del bilancio complessivo per la realizzazione del programma di sostegno alla politica in materia di TIC;
c) 20 % del bilancio complessivo per la realizzazione del programma Energia intelligente — Europa.
- la durata totale dello strumento e gli obblighi di monitoraggio al di là del periodo d’impegno di bilancio,
- i paesi ammessi a partecipare,
- il grado di novità e di complessità dello strumento,
- il numero di attività associate, quali gli studi di mercato, l’individuazione degli intermediari e i negoziati con gli stessi, la strutturazione degli accordi, la chiusura, il monitoraggio e la presentazione di relazioni.
Il GIF 1 investe in fondi intermediari di capitale di rischio e altri strumenti di investimento che a loro volta investono in PMI esistenti da non oltre 10 anni, generalmente a partire dalle fasi pre-A (costituzione dell’impresa) e A (avviamento dell’impresa) e, eventualmente, in una fase successiva. L’investimento complessivo in un fondo intermediario di capitale di rischio non supera di solito il 25 % del capitale totale del fondo; l’investimento complessivo può arrivare sino al 50 % del capitale totale ove si tratti di fondi nuovi che probabilmente svolgeranno un ruolo di catalizzatore particolarmente importante nello sviluppo dei mercati dei capitali di rischio per una tecnologia specifica, in una regione determinata o per gli strumenti di investimento degli investitori informali. L’investimento complessivo in un fondo intermediario di capitale di rischio può arrivare sino al 50 % nei casi in cui gli investimenti del fondo si concentrano sulle PMI attive nel settore dell’eco-innovazione. Almeno il 50 % del capitale investito in un fondo proviene da investitori che operano in condizioni corrispondenti alle normali condizioni di mercato (secondo il "principio dell’investitore in economia di mercato"), senza che sia rilevante la loro natura giuridica o il loro assetto proprietario. L’impegno globale in uno stesso fondo non supera i 30 milioni di EUR. Il GIF 1 può coinvestire con risorse proprie del FEI, con risorse sotto mandato BEI o con altre risorse gestite dal FEI.
- fondi nuovi che probabilmente svolgeranno un ruolo di catalizzatore particolarmente importante nello sviluppo dei mercati dei capitali di rischio per una tecnologia specifica o in una regione determinata,
- fondi che investono principalmente nelle PMI attive nel settore dell’ecoinnovazione,
- fondi costituiti da gruppi di gestione nuovi.
In caso di coinvestimento di risorse del GIF 2 con risorse proprie del FEI, con risorse sotto mandato BEI o con altre risorse gestite dal FEI, il contributo massimo del GIF 2 è pari al 15 %. Almeno il 50 % del capitale investito in un fondo proviene da investitori che operano in condizioni corrispondenti alle normali condizioni di mercato (secondo il "principio dell’investitore in economia di mercato"), senza che sia rilevante la loro natura giuridica o il loro assetto proprietario. L’impegno globale in uno stesso fondo non supera i 30 milioni di EUR.
- sul volume del finanziamento messo a disposizione delle PMI (sotto forma di prestiti, capitale netto o quasi capitale netto), e/o
- sull’accesso delle PMI al finanziamento, e/o
- sui rischi in materia di finanziamento delle PMI assunti dall’intermediario interessato.
Nell’ambito della sezione quarta (d) dello SMEG, denominata "Cartolarizzazione di portafogli di crediti concessi a PMI", rientrano transazioni individuali, transazioni con più partner e transazioni multinazionali. L’ammissibilità è determinata in base alle migliori pratiche del mercato, in particolare per quanto riguarda la qualità del credito e la diversificazione dei rischi del portafoglio cartolarizzato.
Le garanzie accordate dal FEI per conto della Commissione nel quadro della sezione a) "Finanziamento mediante emissione di debiti", della sezione b) "Microcredito" e della sezione c) "Garanzie per investimenti di capitale netto o di quasi capitale netto in PMI" dello strumento SMEG, coprono una parte del rischio assunto dall’intermediario finanziario in un portafoglio di finanziamento di transazioni individuali. Nell’ambito della sezione quarta, d) "Cartolarizzazione di portafogli di crediti concessi a PMI", viene assunta una parte del rischio relativo ad alcune tranche cartolarizzate prioritarie rispetto alla tranche di primo rischio oppure il rischio relativo ad una parte rilevante della tranche di primo rischio viene interamente assunto dall’istituzione finanziaria creditrice e il rischio relativo alla parte restante viene condiviso.
Le garanzie accordate dal FEI nel quadro della sezione a) "Finanziamento mediante emissione di debiti", della sezione b) "Microcredito" e della sezione c) "Garanzie per investimenti di capitale netto o di quasi capitale netto in PMI" dello strumento SMEG sono generalmente dello stesso grado delle garanzie o, eventualmente, dei finanziamenti offerti dall’intermediario.
Il FEI può addebitare ad un intermediario finanziario una commissione calcolata sulla base degli importi impegnati ma non utilizzati conformemente ad una tabella convenuta ("commissioni d’impegno") e commissioni di garanzia. Esso può anche addebitare commissioni relative a transazioni di cartolarizzazione individuali.
Le modalità d’attuazione dell’azione "Capitale d’avviamento" e dell’azione "Collaborazione", compresi gli aspetti relativi al negozio fiduciario, alla gestione e al monitoraggio, sono oggetto di un accordo tra la Commissione ed il FEI o le istituzioni finanziarie internazionali interessate.
B. Azione "Capitale d’avviamento"
L’azione "Capitale d’avviamento" è gestita su base fiduciaria. La dotazione di bilancio copre l’intero costo dell’azione, comprese le commissioni di gestione e gli altri costi o spese rimborsabili. Gli aiuti, concessi a fondi che nel loro programma d’investimento globale comprendono investimenti in capitale d’avviamento, coprono parte delle relative spese di gestione.
C. Azione "Collaborazione"
L’azione "Collaborazione" è condotta tramite il FEI o le istituzioni finanziarie internazionali interessate. Essa copre l’assistenza tecnica, le commissioni di gestione e gli altri costi rimborsabili relativi al miglioramento delle capacità.
Le valutazioni esterne sono svolte da esperti indipendenti, considerando l’impatto dell’iniziativa a favore della crescita e dell’occupazione, prevista dalla decisione 98/347/CE del Consiglio, del 19 maggio 1998, recante misure di assistenza finanziaria a favore di piccole e medie imprese (PMI) innovatrici e creatrici di posti di lavoro — Iniziativa a favore della crescita e dell'occupazione [1], e del programma pluriennale a favore dell’impresa e dell’imprenditorialità, in particolare per le PMI. Le valutazioni esterne esaminano l’impatto degli strumenti finanziari comunitari a favore delle PMI e presentano un’analisi qualitativa e quantitativa dei risultati ottenuti, in particolare valutando l’effetto moltiplicatore e il rapporto costi/benefici di ciascuno strumento. Le relazioni di valutazione presentano dati statistici per l'Unione nel suo complesso e per i singoli Stati membri e gli altri paesi partecipanti, riguardanti tra l’altro:
- per quanto riguarda il GIF, il numero di PMI raggiunte ed il numero di posti di lavoro creati,
- il tasso di rendimento per gli investitori,
- per quanto riguarda lo strumento SMEG, il numero e il valore dei prestiti concessi dagli intermediari finanziari a PMI, il numero di PMI raggiunte e il numero e valore dei prestiti non rimborsati,
- per quanto riguarda l’azione "Capitale d’avviamento", il numero di organizzazioni sostenute ed il volume degli investimenti in capitale d’avviamento,
- – per quanto riguarda l’azione "Collaborazione", il numero di intermediari sostenuti e di PMI raggiunte,
- i risultati specifici in materia di ecoinnovazione.
[1] GU L 155 del 29.5.1998, pag. 43.
a) Servizi di informazione, feedback, cooperazione tra imprese e internazionalizzazione
- divulgare informazioni relative al funzionamento ed alle opportunità offerte dal mercato interno dei beni e dei servizi, compresa un'efficace pubblicità delle opportunità offerte dalle gare d'appalto,
- promuovere attivamente le iniziative, le politiche e i programmi della Comunità riguardanti le PMI e fornire a queste ultime informazioni sulle relative procedure di domanda,
- utilizzare strumenti che consentono di misurare l’impatto sulle PMI della normativa vigente,
- contribuire alla realizzazione di analisi d’impatto della Commissione,
- utilizzare altri mezzi appropriati per far partecipare le PMI al processo decisionale europeo,
- aiutare le PMI a sviluppare attività transfrontaliere e reti internazionali,
- aiutare le PMI a trovare idonei partner commerciali nel settore privato e in quello pubblico, tramite strumenti adeguati.
b) Servizi di trasferimento di innovazioni, tecnologie e conoscenze
- fare conoscere meglio le politiche, la legislazione ed i programmi di sostegno riguardanti l’innovazione,
- partecipare alla diffusione ed allo sfruttamento dei risultati della ricerca,
- prestare servizi di intermediazione diretti a promuovere il trasferimento di tecnologie e conoscenze e il partenariato tra tutti i protagonisti dell’innovazione,
- stimolare la capacità di innovazione delle imprese, in particolare delle PMI,
- facilitare il collegamento con altri servizi nel settore dell’innovazione, compresi i servizi attinenti alla proprietà intellettuale.
c) Servizi che incoraggiano la partecipazione delle PMI al settimo programma quadro RST
- far conoscere meglio alle PMI il settimo programma quadro RST,
- aiutare le PMI a identificare le loro esigenze in materia di ricerca e sviluppo tecnologico ed a trovare partner idonei,
- assistere le PMI nella preparazione e nel coordinamento delle proposte di progetti che intendono presentare in vista di una partecipazione al settimo programma quadro RST.

References: art. 51
 articolo 26
 articolo 31
 articolo 31
 articolo 31
 articolo 31
 articolo 31
 articolo 31
 articolo 8