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Timestamp: 2020-05-28 00:58:58+00:00

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“Serve un patto di lealtà tra politica e dirigenza. Stop alle riorganizzazioni come strumento di nomine fiduciarie” | FEDIRETS – sezione DIRETS – area DIRER-SIDIRSS
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“Serve un patto di lealtà tra politica e dirigenza. Stop alle riorganizzazioni come strumento di nomine fiduciarie”
Comunicato stampa – Convengo DIRETS 17 dicembre 2018
“È evidente a tutti come certe riorganizzazioni altro non sono che lo strumento con il quale i vertici politici delle Amministrazioni, specie quelle locali, si “arrogano” il potere di modificare l’organizzazione dell’Ente governato, in assenza di reali ed esplicitate motivazioni di interessi generali da perseguire, senza indicare gli obiettivi da raggiungere, con il solo scopo trovare allocazione a dirigenti a tempo determinato “di fiducia”. Noi teniamo alla Pubblica amministrazione e al nostro Paese. Vogliamo migliorare la macchina pubblica e ci poniamo a disposizione del governo per questo. Però siamo convinti che serva prima di tutto un rapporto di lealtà tra parte politica e dirigenza, un rapporto di lealtà che deve essere reciproco”. Così il Segretario Generale Direts, Mario Sette, durante il convegno che si è tenuto il 17 dicembre 2018, nella sede romana dell’Enpam, durante il quale si è discusso su “Nuove regole di conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali e valutazione della performance, per una PA efficiente e imparziale”. Di grande rilevanza per Direts è stata la sentenza della Corte di Cassazione del 13 ottobre 2018 che, a proposito del conferimento degli incarichi dirigenziali ad esterni – accogliendo il ricorso del sindacato contro la Regione Lazio – ha dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo. La sentenza afferma che il sindacato non poteva che adire al giudice amministrativo su questo tema, in quanto latore di interessi collettivi, e quindi in posizione di interesse legittimo rispetto alla scelta dell’Amministrazione di affidare un cospicuo numero di incarichi dirigenziali “dotazionali”.
“Fino ad oggi la politica, specie quella delle amministrazioni locali – ha proseguito Sette – ha agito con la consapevolezza che, anche una eventuale sentenza di condanna del giudice ordinario, non avrebbe comunque comportato il reintegro del dirigente. Ma la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 13 novembre 2018, ribalta questo concetto e ci dà un ampio spazio d’azione”.
Sulla base della sentenza della Corte di Cassazione che introduce alcuni nuovi principi, il convegno ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sull’attuale stato della Pubblica amministrazione italiana e su quanto chi conosce la macchina possa fare per migliorare le cose. Per Mario Sette serve ristabilire un dialogo vero con la politica. “Da anni si assiste al fenomeno della dirigenza difensiva. Impantanati in norme e regolamenti la Pa va avanti per adempimenti ed anche la politica, quella politica che scarica ogni responsabilità sui suoi dirigenti, diventa una politica difensiva, incapace di studiare strategie e un linguaggio costruttivo con chi guida la macchina pubblica”.
“Nel conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali si deve fare prevalere il merito, con nomine meritocratiche e con procedure chiare, come suggerisce la Corte di Cassazione – ha affermato l’avvocato Domenico Tomassetti, autore del ricorso contro la Regione Lazio – e una dirigenza meritocratica non è certamente una dirigenza fiduciaria. La Corte di Cassazione ha dato un segnale che può segnare un passo importante: l’interesse collettivo”.
Hanno partecipato al dibattito anche il Segretario Generale Cosmed, Giorgio Cavallero, il professor Mario Collevecchio, il presidente dell’Associazione Art.97, Santo Fabiano, il Procuratore regionale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta, Massimiliano Atelli, Franco Socci per Sidirss e Roberta Bernardeschi, di Direr Lazio.

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 Art.97