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Timestamp: 2017-07-24 12:35:54+00:00

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Spese per il familiare ricoverato, la deducibilità ha i suoi limiti FiscoOggi.it
Spese per il familiare ricoverato,la deducibilità ha i suoi limiti Il figlio non ha diritto a scalare i costi sanitari per il genitore, se questo ha presentato autonoma dichiarazione dei redditi e le fatture sono a lui intestate
Va esclusa la deducibilità delle spese mediche necessarie nei casi di grave e permanente invalidità dei familiari a carico, se gli stessi sono a loro volta titolari di reddito e, quindi, di un’autonoma posizione impositiva.
In questi termini si è pronunciata la Corte di cassazione, con la sentenza n. 201 del 9 gennaio 2014.
Con cartella di pagamento emessa in rettifica della dichiarazione dei redditi presentata per l’anno di imposta 1998, venivano ridotti gli oneri deducibili della somma corrispondente alle spese di ricovero sostenute per il proprio padre, curato presso una clinica per persone non autosufficienti, sul presupposto che fossero oneri deducibili solo le spese mediche e di assistenza specifica.
Il contribuente ha proposto ricorso avverso la cartella, rigettato dalla Commissione tributaria provinciale con la motivazione che, agli atti, non era stato provato che le spese relative al ricovero del padre fossero state sostenute proprio dal figlio.
Di diverso avviso i giudici di appello, che hanno riformato integralmente la sentenza di primo grado. In particolare, la Ctr Piemonte ha ritenuto che proprio dall’estratto del conto corrente bancario intestato al contribuente emergeva la prova che fosse stato questi a pagare le spese relative al ricovero del padre.
L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione, lamentando:
in relazione all’articolo 360, n. 3, cpc, la violazione dell’articolo 10, comma 1, lettera b), Dpr 917/1986, poiché tale norma dispone la deducibilità solo delle spese mediche e quelle di assistenza specifica nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione sostenute dai soggetti indicati nell’articolo 3 della legge 104/1992 e, non prevedendo nulla per le rette di ricovero presso case di cura e di riposo, non ne può essere ipotizzata un’estensione analogica
con riferimento all’articolo 360, n. 5, cpc, l’omessa motivazione in ordine alle eccezioni sollevate dall’ufficio e relative all’indeducibilità di tali spese, non solo perché non comprese nell’articolo 10, ma anche perché il familiare assistito non risultava a carico del contribuente, avendo presentato una propria dichiarazione dei redditi.
La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che “L’art. 10, comma 1, lett. b) del d.p.r. 22.12.1986 n. 917 prevede la deducibilità dal reddito complessivo delle spese mediche e di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione sostenute dai soggetti indicati nell’art. 3 della l. 5 febbraio 1992 n. 104…”.
Prima di tutto, la Corte censura la motivazione adottata dalla Commissione tributaria piemontese perché, alla luce del chiaro dettato normativo, si limita all’accertamento dell’avvenuta corresponsione, da parte del contribuente, delle somme indicate nelle fatture emesse dalla clinica presso la quale era ricoverato il padre (laddove, nella sentenza, si afferma che ciò emerge dall’esame degli estratti del conto corrente bancario intestato al contribuente), senza compiere alcun accertamento in fatto relativo alla effettiva riconducibilità delle spese a “spese mediche e di assistenza specifica”.
In particolare, i giudici non avevano tenuto conto di fatti decisivi (che, ove valutati, avrebbero potuto condurre a una diversa soluzione della controversia), quali la circostanza che il padre, che aveva presentato autonoma dichiarazione dei redditi e al quale risultavano intestate le fatture aventi a oggetto le rette, non era a carico del contribuente.
Neppure la Corte, tuttavia, si pronuncia sulla natura delle spese di ricovero.
I giudici di piazza Cavour hanno avuto occasione di precisare che se le rette per il ricovero sono corrisposte a strutture sanitarie ospitanti pazienti in regime di lungodegenza, affetti da gravissime infermità invalidanti e che necessitano di cure e assistenza continua, allora tali somme rientrano tra le spese mediche e di assistenza specifiche previste dall’articolo 10, comma 1, lettera b), e sono quindi deducibili (Cassazione, sentenza 12192/2010).
Come lo sono anche le spese di assistenza corrisposte a persone in possesso di un diploma di abilitazione o di specializzazione professionale, sanitaria o parasanitaria (Cassazione, sentenza 18584/2004), a prescindere dalla circostanza che la persona in situazione di grave handicap necessiti anche dell’aiuto di un semplice collaboratore, non potendone fare a meno nello svolgimento delle funzioni più elementari di deambulazione, alimentazione, igiene e propria cura.
Probabilmente nulla dice la Cassazione sul punto perché, con riferimento alla fattispecie sottoposta al suo esame, ritiene determinante la circostanza che il genitore assistito sia titolare di reddito.
Le spese previste dal comma 1, lettera b), articolo 10 citato (e quelle di ricovero, se vi rientrano) sono deducibili, infatti, sia se sono sostenute per se stessi, sia se sono sopportate nell’interesse delle persone indicate nell’articolo 433 cc (come previsto dal comma 2 dell’articolo 10, Dpr 917/1986, applicabile ratione temporis) a condizione che queste ultime (tra le quali, sono compresi anche i genitori) non siano titolari di autonoma posizione fiscale (ad esempio, la Corte ha ritenuto deducibili per intero le spese mediche per una figlia minore, fiscalmente a carico di entrambi i genitori, tutti e due percettori di redditi, a favore del solo genitore che ha dichiarato, nell’apposito quadro della dichiarazione dei redditi, di averle interamente sostenute – Cassazione, sentenza 14021/2006).
Diversamente, le spese mediche necessarie per grave e permanente invalidità dei soggetti a carico del contribuente non sono deducibili se gli stessi sono titolari a loro volta di reddito.
A tale principio di diritto la Corte aderisce e dà seguito (nel precedente richiamato, i giudici di legittimità avevano statuito che la disposizione dell’articolo 10 “… non consente di portare in deduzione, sia pure ‘pro quota’, le spese mediche sostenute dal coniuge … titolare di un’autonoma posizione impositiva”, a prescindere dall’eventuale regime patrimoniale di comunione legale e tenuto conto che i coniugi, quali autonomi soggetti d’imposta, ben potevano presentare distinte dichiarazioni dei redditi - Cassazione, sentenza 22789/2006).
Sarà compito del giudice di rinvio applicare il principio di diritto richiamato dalla Corte.	Romina Morrone pubblicato Lunedì 27 Gennaio 2014 I più letti
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