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Timestamp: 2017-10-21 23:02:38+00:00

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D. Min. LL.PP. 02/04/1968, n. 1444 | Bollettino di Legislazione Tecnica
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Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765.
G.U. 16/04/1968, n. 97
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Le disposizioni che seguono si applicano ai nuovi piani regolatori generali e relativ
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Art. 2. - Zone territoriali omogenee
Sono considerate zone territoriali omogenee, ai sensi e per gli effetti dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765R .
A) le parti del territorio interessate da a
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Art. 3. - Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi
Per gli insediamenti residenziali, i rapporti massimi di cui all’art. 17--penultimo comma--della legge n. 765,R sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante --insediato o da insediare--la dotazione minima, inderogabile, di mq. 18 per spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi vi
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Art. 4. - Quantità minime di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali nelle singole zone territoriali omogenee
La quantità minima di spazi--definita al precedente articolo in via generale--é soggetta, per le diverse zone territoriali omogenee, alle articolazioni e variazioni come appresso stabilite in rapporto alla diversità di situazioni obiettive.
l) Zone A): l’amministrazione comunale, qualora dimostri l’impossibilita-- per mancata disponibilità di aree idonee, ovvero per ragioni di rispetto ambientale e di salvaguardia delle caratteristiche, della conformazione e delle funzioni della zona stessa--di raggiungere le quantità minime di cui al precedente art. 3, deve precisare come siano altrimenti soddisfatti i fabbisogni dei relativi servizi ed attrezzature.
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Art. 5. - Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti produttivi e gli spazi pubblici destinati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi
I rapporti massimi di cui all’art. 17 della legge n. 765,R per gli insediamenti produttivi, sono definiti come appresso:
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Art. 6. - Mancanza di aree disponibili
I comuni che si trovano nell’impossibilità, per mancanza di aree disponi
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Art. 7--Limiti di densità edilizia
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Art. 8. - Limiti di altezza degli edifici
per le operazioni di risanamento conservativo n
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Art. 9. - Limiti di distanza tra i fabbricati
1) Zone A): per le operazioni di risanamento conservativo e per le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti computati
Circ. Pres.R. Veneto 11/02/2016, n. 1
Legge regionale 16 marzo 2015, n. 4 "Modifiche di leggi regionali e disposizioni in materia di governo del territorio e di aree naturali protette regionali". Chiarimenti in merito all'articolo 7.
Circ. Ass.R. Sicilia 23/07/2012, n. 5
Comunicato relativo alla circolare 23 luglio 2012, n. 5, concernente interventi edilizi in zona territoriale omogenea E - Indice di densità fondiaria per abitazioni.
Circ. Ass.R. Sicilia 17/05/2012, n. 15
Quesiti in merito alle modifiche introdotte dall’articolo 45, comma 1 del D.L. n. 201 del 06/12/2011, così come convertito con la legge 22 dicembre 2011, n. 214, alla disciplina delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione.
A seguito delle modifiche, introdotte dall’art. 45, comma 1, del D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, alla disciplina della realizzazione delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione, qualora l’importo dei lavori afferenti le opere di urbanizzazione primaria sia inferiore alla soglia comunitaria, i lavori stessi possono essere eseguiti direttamente dai soggetti attuatori di piani urbanistici e dai titolari di un permesso di costruire, essendo esclusa, dalla norma in questione l’applicazione, del Codice dei contratti. Ai fini del calcolo per la determinazione della predetta soglia di riferimento occorre, quindi, valutare separatamente l’importo complessivo delle opere di urbanizzazione primaria da quello relativo alle opere di urbanizzazione secondaria. Ove invece l’importo delle opere di urbanizzazione primaria sia superiore alla soglia comunitaria, rimane fermo, ai fini del calcolo dell’importo dell’affidamento, il criterio indicato nella determinazione AVCP n. 7 del 2009, vale a dire la valutazione cumulativa di tutti i lavori di urbanizzazione primaria e secondaria che sono da affidare nel rispetto delle procedure di evidenza pubblica di cui all’art. 55 del Codice.
Circ. P.G.R. Veneto 08/11/2011, n. 1
Legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 "Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l’utilizzo dell’edilizia sostenibile e modifiche alla legge regionale 12 luglio 2007, n. 16” in materia di barriere architettoniche”; legge regionale 8 luglio 2011, n. 13 “Modifiche alla legge regionale 8 luglio 2009, n. 14 ‘Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l’utilizzo dell’edilizia sostenibile e modifiche alla legge regionale 12 luglio 2007, n. 16 in materia di barriere architettoniche’ e successive modificazioni, alla legge regionale 23 aprile 2011, n. 11 ‘Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio’ e successive modificazioni e disposizioni in materia di autorizzazioni di impianti solari e fotovoltaici". Note esplicative.
Approvata con Delib. G.R. 08/11/2011, n. 1782.
La circolare reca note esplicative sull'attuazione della L.R. 08/07/2009, n. 14 inerente il Piano Casa, con riferimento alle recenti modifiche apportate dalla L.R. 08/07/2011, n. 13.
Prima di analizzare comma per comma i singoli articoli della L.R. 14/2009, la circolare premette che non sono soggette ad alcun limite temporale le disposizioni di cui agli artt. 5 - Interventi per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici, 10 - Ristrutturazione edilizia (che si applicherà sino all’approvazione della nuova legge regionale sull’edilizia), e 12, di modifica di altre disposizioni regionali in materia di barriere architettoniche, mentre sono di natura straordinaria le restanti disposizioni, ricordando che il termine per la presentazione delle istanze è stato prorogato al 30/11/2013 dalla L.R. 13/2011.
In particolare, in merito all'ambito di applicazione, di cui all'art. 9 della L.R. 14/2009, vengono forniti i seguenti chiarimenti.
In relazione al concetto di centro storico, sono considerati tali quelle porzioni di territorio che risultino propriamente classificate «centro storico» o «Z.T.O. A» dagli atti di pianificazione comunale. Nell’ipotesi in cui da tali atti di pianificazione non risultino individuati il centro storico o la ZTO A, si ritiene che i Comuni, con la deliberazione da assumere entro il 30/11/2011, potranno precisarne i limiti riconducendoli alla definizione di cui al D. Min. LL.PP. 1444/1968. Non ricadono nella definizione di centro storico quegli ambiti o aree che, all’interno della zona agricola, siano stati classificati come «corti rurali» o denominazione analoga ai sensi della L.R. 24/1985 e quindi risultino privi delle caratteristiche proprie del centro storico.
Per gli edifici assoggettati a vincolo monumentale l’esclusione non riguarda i beni paesaggistici di cui alla terza parte del D. Leg.vo 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), per i quali comunque occorre acquisire la necessaria autorizzazione paesaggistica.
In merito all'esclusione degli edifici anche parzialmente abusivi soggetti all’obbligo di demolizione, rientrano in tale fattispecie gli immobili soggetti all’obbligo di demolizione e rimessa in pristino a prescindere dal fatto che gli stessi vengano materialmente demoliti. In tali casi viene escluso dai benefici di legge l’intero edificio anche laddove la parte abusiva da demolire sia ben distinguibile e scorporabile dalla restante legittima parte del fabbricato.
Possono invece beneficiare delle disposizioni del Piano Casa gli edifici interessati da abusi sanzionabili esclusivamente in via pecuniaria, ai sensi delle specifiche disposizione contenute nel Titolo IV, Capo II, del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 (T.U. Edilizia), sempreché la sanzione sia stata pagata prima della presentazione della richiesta di titolo abilitativo.
Circ. Ass.R. Emilia Romagna 18/12/2009, n. 290000
Ulteriori indicazioni applicative del Titolo III (Norme per la qualificazione del patrimonio edilizio abitativo) della L.R. 6 luglio 2009, n. 6.
La circolare detta ulteriori chiarimenti inerenti l'applicazione del Titolo III (Norme per la qualificazione del patrimonio edilizio abitativo) della L.R. 06/07/2009, n. 6 integrative rispetto a quanto chiarito con la circolare 24/07/2009, n. 168408 (prima circolare).
L'obiettivo è quello di facilitare ed uniformare l’attività dei cittadini, delle pubbliche amministrazioni e dei professionisti.
Circ.P.G.R. Veneto 29/09/2009, n. 4
L.R. 8 luglio 2009, n. 14 "Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l'utilizzo dell'edilizia sostenibile" e modifiche alla L.R. 12 luglio 2007, n. 16 "in materia di barriere architettoniche". Note esplicative.
Circ. Ass.R. Emilia Romagna 24/07/2009, n. 168408
Prime indicazioni applicative del Titolo III (Norme per la qualificazione del patrimonio edilizio abitativo) della L.R. 6 luglio 2009, n. 6.
La circolare fornisce le prime indicazioni applicative del Titolo III della L.R. 06/07/2009, n. 6, di attuazione del «Piano Casa», e speficificatamente degli articoli:
art. 52 - Definizioni;
art. 53 - Interventi di ampliamento;
art. 54 - Interventi di demolizione e ricostruzione;
art. 55 - Limiti e condizioni;
art. 56 - Titoli abilitativi, procedimenti edilizi e sanzioni.
Circ. ANCE 23/01/2006, n. 6
Finanziaria 2006 - Rivalutazione dei beni d’impresa e delle aree edificabili.
Con la presente circolare l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) fornisce chiarimenti in merito alle recenti disposizioni che consentono la rivalutazione ai fini fiscali dei terreni edificabili e con destinazione agricola di proprietà di persone fisiche, e delle aree fabbricabili non ancora edificate di proprietà di società ed imprenditori.
Si tratta in particolare dei commi da 469 a 476 dell’art. 1 della L. 23.12.2005, n. 266, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)», che hanno esteso anche alle aree fabbricabili non ancora edificate, o risultanti tali a seguito della demolizione degli edifici esistenti, l’applicazione delle disposizioni sull’aggiornamento del valore di bilancio dei beni d’impresa e delle partecipazioni, di cui agli artt. da 10 a 15 della L. 21.11.2000, n. 342.
Articolo 32 del decreto-legge n. 269/2003, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 relativo a «Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l’incentivazione dell’attività di repressione dell’abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali». Circolare esplicativa.
Il documento approfondisce tutti gli aspetti della sanatoria degli abusi edilizi introdotta dall'art. 32 della L. 326/2003. Va peraltro segnalato che sotto alcuni profilo la circolare, redatta diversi mesi fa, risulta superata dalla stretta attualità, in particolare per quel che riguarda l'emanazione delle leggi regionali e le pronunce in merito della Corte Costituzionale.
Circ. Dip.R. Liguria 16/11/2005, n. 2
Integrazione ed aggiornamento delle indicazioni fornite con la circolare esplicativa della L.R. 6 agosto 2001, n. 24 sul recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti.
Circ.Ass.R. Emilia Romagna 06/12/2004, n. 24185
Chiarimenti in merito all’applicazione del condono edilizio, ai sensi della L.R. n. 23 del 2004.
Circ.Dip.R. Calabria 07/03/2003, n. 770
Note esplicative per l’applicazione della legge urbanistica regionale 16.4.2002, n. 19.
Circ.Ass.R. Sicilia 23/09/1998, n. 1
Istruzioni sul procedimento formativo per la realizzazione di progetti di opere publiche - L. 3.1.78, n. 1 - L.R. 10.8.78, n. 35.
Circ.Ass.R. Lombardia 21/02/1997, n. 1
Criteri e indirizzi urbanistico-edilizi per l'applicazione della L.R. 15/96.
Sent. C. Stato 14/09/2017, n. 4337
Edilizia e urbanistica - Distanze tra costruzioni - Art. 9, n. 2, D.M. 1444/1968 - Nozione di nuovo edificio - Edificio costruito per la prima volta - Demolizione totale e ricostruzione di edificio esistente - Inapplicabilità.
Articolo 9, n. 2
In tema di distanze tra costruzioni, ai fini dell'applicabilità del limite inderogabile di dieci metri previsto dall'art. 9, n. 2 del D.M. 02/04/1968, n. 1444 per "nuovi edifici" devono intendersi gli edifici (o parti e/o sopraelevazioni di essi) “costruiti per la prima volta” e non gli edifici preesistenti anche in caso di demolizione totale e ricostruzione con cambio di destinazione d'uso. (Nel caso di specie è stato accolto l'appello contro la sentenza del TAR che aveva annullato il permesso di costruire in cui veniva autorizzata la demolizione di un fabbricato esistente, adibito a deposito, e la ricostruzione di un immobile plurifamiliare per civili abitazioni, aventi pareti finestrate a distanza di soli tre metri da una palazzina).
Sent. C. Stato 23/06/2017, n. 3093
Edilizia e urbanistica - Distanze legali tra le costruzioni - Distanza tra pareti finestrate ex art. 9 del D.M. 1444/1968 - Condizioni per l’applicazione - Norma imperativa - Inderogabilità.
La condizione per potersi applicare il regime garantistico della distanza minima dei dieci metri tra edifici di cui all’art. 9 del D.M. 1444/1968 volta alla salvaguardia delle imprescindibili esigenze igienico-sanitarie, è data dal fatto che esistano due pareti che si contrappongono di cui almeno una è finestrata, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiatesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente. La disposizione contenuta nell’art. 9 del menzionato D.M. 1444/1968, che prescrive la distanza di dieci metri che deve sussistere tra edifici antistanti, ha carattere inderogabile. Si tratta, infatti, di norma imperativa, la quale predetermina in via generale ed astratta le distanze tra le costruzioni, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell'applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.
Sent. C. Cass. 15/06/2017, n. 14916
Urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Tutela della privacy - Le norme sulle distanze prevalgono sulla riservatezza.
Non si può costruire un manufatto in violazione delle disposizioni sulle distanze in edilizia, ex D. Min. LL.PP. 02/04/1968, n. 1444, con il pretesto di tutelare la propria riservatezza. Non si può invocare maggiore spazio per la privacy rispetto a quella già considerata, anche implicitamente, nelle regole sulle distanze. (Per la Cassazione il rispetto delle distanze legali viene prima di tutto e la sentenza pone un limite alla privacy. Il nodo del contendere nei rapporti di vicinato nel caso concreto è stato una tettoia in legno su un terrazzo che una signora aveva installato per garantire meglio la sua riservatezza).
Sent. C. Stato 08/05/2017, n. 2086
Edilizia e urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Inderogabilità - Finalità e presupposti.
Le disposizioni sui limiti di distanza tra i fabbricati, di cui all’art. dall’art. 9, comma 1 n. 2 del D. Min. LL.PP. 02/04/1968, n. 1444, si impongono inderogabilmente e sostituiscono per inserzione automatica eventuali disposizioni contrastanti; le disposizioni sono tassative e operano al momento del rilascio del titolo edilizio con riferimento alla situazione concreta, a prescindere dalla distanza delle abitazioni già esistenti, dalla loro eventuale abusività o da altre disposizioni in senso contrario contenute negli strumenti urbanistici. La finalità delle norme è quella di garantire sia l'interesse pubblico ad un ordinato sviluppo dell'edilizia, sia l'interesse pubblico alla salute dei cittadini, evitando il prodursi di intercapedini malsane e lesive della salute degli abitanti degli immobili. Il limite di 10 m. di distanza, di cui all'art. 9 del D. Min. LL.PP. cit., va computato con riferimento ad ogni punto dei fabbricati, e non anche alle sole parti che si fronteggiano, e presuppone la presenza di due "pareti" che si fronteggiano, delle quali almeno una finestrata; più precisamente il limite predetto presuppone "pareti munite di finestre qualificabili come vedute".
Sent. TAR. Abruzzo 23/02/2017, n. 109
Edilizia e immobili - Distanze tra costruzioni - Art. 9, D.M. 1444/1968 - Necessità che almeno una parete sia finestrata - Fattispecie.
Per poter applicare la regola della distanza minima di dieci metri posta dall'art. 9 del D.M. 02/04/1968, n. 1444 è necessaria l'esistenza di due pareti che si contrappongono, di cui almeno una deve essere finestrata. E ciò si desume inequivocabilmente dal disposto normativo che si riferisce testualmente alla distanza minima assoluta “tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti”. (Nella fattispecie è stato ritenuto che, nel caso di costruzione di un chiosco con una piattaforma sporgente rispetto alla parete finestrata, non potendo configurare il basamento come una “parete finestrata”, il rispetto della distanza minima tra costruzioni andava verificato non con riferimento alla suddetta piattaforma, ma con riferimento alla parete del chiosco, rispetto alla quale, era rispettata la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate).
Sent. C. Cass. 14/11/2016, n. 23136
Edilizia e urbanistica - Distanze tra costruzioni - Edifici non inclusi nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione - Distanze - Disciplina relativa - Art. 9, ultimo comma, del D.M. 1444/1968 - Inapplicabilità - Art. 9, comma 1, dello stesso D.M. - Applicabilità.
In tema di distanze tra edifici, ove le costruzioni non siano incluse nel medesimo piano particolareggiato o nella stessa lottizzazione, la disciplina sulle relative distanze non è recata dall'ultimo comma dell'art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968, che consente ai comuni di prescrivere distanze inferiori a quelle previste dalla normativa statale, bensì dal comma 1 dello stesso art. 9, quale disposizione di immediata ed inderogabile efficacia precettiva.
Sent. TAR. Piemonte 05/10/2016, n. 1224
Edilizia e urbanistica - D.M. 02/04/1968, n. 1444 - Inderogabilità - Effetti - Prevalenza su strumenti urbanistici successivi.
Le norme del D.M. 02/04/1968, n. 1444 in tema di "Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della legge n. 765 del 1967", hanno valore di legge e come tali sostituiscono automaticamente le previsioni difformi contenute negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi comunali. Ne consegue che il giudice può procedere ad una sostanziale disapplicazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, nella misura in cui esse deroghino alle previsioni contenute nel citato D.M. n. 1444/1968.
Sent. C. Stato 04/08/2016, n. 3522
Edilizia e urbanistica - Distanze tra costruzioni - D.M. 1444/1968 - Norma inderogabile - Strumenti urbanistici contrastanti - Illegittimità.
Il D.M. n. 1444 del 1968, essendo stato emanato su delega dell’art. 41-quinquies della L. 17 agosto 1942, n. 1150, ha efficacia di legge, sicché le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati non possono essere derogate dagli strumenti urbanistici comunali. Di conseguenza, le suddette disposizioni, essendo rivolte alla salvaguardia di imprescindibili esigenze igienico-sanitarie, sono tassative e inderogabili, e vincolano i Comuni in sede di formazione o revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima e deve essere annullata se è oggetto di impugnazione, o comunque disapplicata stante la sua automatica sostituzione con la clausola legale dettata dalla fonte sovraordinata.
Sent. C. Stato 20/07/2016, n. 3293
Edilizia e urbanistica - Lotto intercluso - Definizione - Presenza di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria - Necessità.
In materia urbanistica non si può qualificare come lotto intercluso un lotto confinante con un’altra area più vasta inedificata. Tale nozione assume peraltro una sua valenza quando non si rinviene spazio giuridico per un’ulteriore pianificazione, stante la presenza di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria e quindi non risulta applicabile nei casi in cui, al contrario, non sia possibile ravvisare la sussistenza di un’adeguata dotazione degli standard urbanistici prescritti dal D.M. 1444/1968 e vi sia spazio per l’approvazione di uno strumento attuativo.
Edilizia e urbanistica - Mutamento destinazione d'uso - Senza opere edilizie - Variazione essenziale sanzionabile - Quando si configura.
In conformità all’art. 32, comma 1, lettera a) del D.P.R. n. 380/2001, il mutamento di destinazione d’uso non autorizzato, attuato senza opere, comporta una cd. “variazione essenziale” sanzionabile se ed in quanto comportante una variazione degli standard urbanistici previsti dal D.M. 02/04/1968, ossia dei carichi urbanistici relativi a ciascuna delle categorie urbanistiche individuate nella fonte normativa statale in cui si ripartisce la zonizzazione del territorio. In caso contrario, non essendo stata realizzata alcuna opera edilizia né alcuna trasformazione rilevante, il mutamento d’uso costituisce espressione della facoltà di godimento, quale concreta proiezione dello ius utenti, spettante al proprietario
Sent. TAR. Molise 15/01/2016, n. 19
Urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Deroga sulla base alle disposizioni del Piano Casa - Illegittimità.
Le disposizioni previste dalla legge regionale sul cosiddetto “Piano Casa” non possono derogare le norme sulle distanze minime tra pareti finestrate previste nei regolamenti edilizi e piani regolatori dei Comuni. Le norme sulle distanze minime, contenute nei regolamenti edilizi e le NTA dei piani regolatori, riproducono norme statali di principio della materia urbanistica, quali l’art. 9 del D.M. n. 1444/1968; esse, pertanto, non solo non possono essere derogate neppure dalla legge regionale, ma quest’ultima deve essere interpretata in senso conforme a Costituzione, pena la illegittimità delle relative disposizioni per contrasto con la norma statale di principio, qual è, appunto, quella sulla distanza minima tra pareti finestrate. (Nel caso in esame la proprietaria di una villetta a schiera, dopo aver presentato una D.I.A., esegue lavori di ampliamento della propria unità immobiliare, consistenti nella chiusura del portico esistente, ai sensi della legge Regione Molise n. 30/2009 (c.d. Piano Casa). Per il Comune le opere realizzate sono illegittime e dispone l'ordine di demolizione delle stesse perché non rispettano le distanze dai confini e modificano il prospetto senza il consenso degli altri comproprietari. La proprietaria si oppone alle determinazioni del Comune ma il TAR respinge il ricorso, in linea con l’orientamento sulla materia del Consiglio di Stato).
Sent. C. Stato 05/10/2015, n. 4628
Urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Art. 9, D.M. n. 1444 del 1968 - Non ricomprende pareti sulle quali si aprono lucernari di tipo velux.
L’art. 9 del D.M. 02/04/1968, n. 1444 fissa la distanza minima che deve intercorrere tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti. L'articolo fa espresso ed esclusivo riferimento alle pareti finestrate, per tali dovendosi intendere unicamente le pareti munite di finestre qualificabili come vedute, senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono semplici luci. (Il Collegio rileva che nella specie l'art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968 non può trovare applicazione in quanto non vengono in evidenza le distanze tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, e ciò perché non può considerarsi parete finestrata il tetto dell'abitazione del ricorrente solo perché caratterizzato da sette finestre di tipo velux).
Sent. C. Stato 31/03/2015, n. 1670
Urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Art. 9, D.M. n. 1444 del 1968 - Carattere tassativo - Esigenze igienico-sanitarie - Presupposto - Esistenza di due pareti contrapposte di cui almeno una finestrata - Fattispecie.
La distanza minima fissata dall’art. 9 del D.M. 02/04/1968, n.1444 di dieci metri dalle pareti finestrate è volta alla salvaguardia delle imprescindibili esigenze igienico-sanitarie, al fine di evitare malsane intercapedini tra edifici tali da compromettere i profili di salubrità degli stessi, quanto ad areazione luminosità ed altro e trattasi certamente di una norma che in ragione delle prevalenti esigenze di interesse pubblico ha carattere cogente e tassativo, prevalendo anche sulle disposizioni regolamentari degli enti locali che dispongano in maniera riduttiva.
La condizione indispensabile per potersi applicare il regime garantistico della distanza minima dei dieci metri tra edifici di cui all’art. 9 del D.M. n.1444 del 1968 è data dal fatto che esistano due pareti che si contrappongono di cui almeno una è finestrata. [Anche se i balconi delle abitazioni sia pure per un lato limitato, quello minore, offrono la possibilità di affacciarsi sullo spazio che intercorre col fabbricato erigendo e la distanza (minore di 10 mt) dell’erigendo edificio provocherebbe, violazione della regola della distanza minima posta dal citato art. 9, nella fattispecie si è di fronte ad un posizionamento dei due fabbricati tale da non influire sulle finalità igienico–sanitarie, dacchè, in concreto le due pareti fronteggianti in realtà sono costituiti da muri ciechi, privi di aperture finestrate].
Edilizia e immobili - Attività edilizia e appalti privati - Abusi edilizi - In centro storico - Non sempre c’è la demolizione.
È illegittimo il provvedimento con il quale si ingiunge la demolizione di opere di ristrutturazione edilizia realizzate in zona «A» in assenza di permesso di costruire o in totale difformità senza alcuna motivazione in ordine alle ragioni della scelta della sanzione demolitoria rispetto a quella pecuniaria. L’autore dell’abuso ha sempre diritto ad una scelta motivata che tenga conto sia del peso dell'abuso che della specifica situazione oggetto di tutela. (Nella fattispecie il preesistente edificio (ristorante) era stato modificato con l’apertura di tre bocche di lupo disposte sul piano di calpestio della piazza ottenute mediante scavo della stessa, la realizzazione di una scala a tre rampe tra piano interrato e piano terra, in luogo dell’unica preesistente, la realizzazione di una nuova finestra su strada, nonché con la realizzazione di un tratto di canna fumaria in rame e di una tenda. Invece della riduzione in pristino il Consiglio di Stato ha ipotizzato a favore dell’autore dell’abuso una via di uscita di carattere generale affermando che è sempre necessario scegliere tra sanzione demolitoria e quella pecuniaria, anche se la demolizione è usuale).
Sent. C. Stato 22/11/2013, n. 5557
Urbanistica - Distanze tra le costruzioni - Normativa ex D.M. 1444/68 - Balconi aggettanti - Computabili.
La distanza di 10 metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, prevista dall’art. 9 del D.M. 02/04/1968, n. 1444, va calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate e non solo a quella principale. Tale principio vale a prescindere che le pareti siano o meno in posizione parallela. (La sentenza ha annullato un permesso di costruire rilasciato dal Comune e dato ragione al privato che ha fatto ricorso contro l’impresa edile impegnata nella costruzione di una palazzina).
Sent. Corte Cost. 23/01/2013, n. 6
Giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 1, secondo comma, della legge della Regione Marche 4 settembre 1979, n. 31 (Interventi edificatori nelle zone di completamento previste dagli strumenti urbanistici generali comunali).
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, secondo comma, della legge della Regione Marche 4 settembre 1979, n. 31 (Interventi edificatori nelle zone di completamento previste dagli strumenti urbanistici generali comunali).
Sent. C. Cass. 05/10/2011, n. 36104
Edilizia e urbanistica - Reati edilizi od urbanistici - Carico urbanistico - Alterazione - Rilevabilità - Condizioni.
L'incidenza di un intervento edilizio sul carico urbanistico dev'essere considerata con riferimento all'aspetto strutturale e funzionale dell'opera, ed è rilevabile anche nel caso di una concreta alterazione dell'originaria consistenza sostanziale di un manufatto in relazione alla volumetria, alla destinazione o all'effettiva utilizzazione, tale da determinare un mutamento dell'insieme delle esigenze urbanistiche valutate in sede di pianificazione, con particolare riferimento agli standard fissati dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.
Sent. TAR. Lombardia 07/06/2011, n. 1419
Edilizia ed urbanistica - Distanze - D.M. n. 1444/68 - Forza vincolante - Integrazione del regime delle distanze di cui all’art. 872 c.c. - Previsioni di P.R.G. difformi - Illegittimità - Disapplicazione.
Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 - emanato in virtù dell’art. 41 quinquies L. n. 1150 del 1942 introdotto a sua volta dall’art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765 (c.d. L. Ponte) - ripete dal rango di fonte primaria della norma delegante la forza di legge, suscettibile di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze dalle costruzioni di cui all’art. 872 c.c.: la regola della distanza di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima e va disapplicata, essendo consentita alle amministrazioni locali solo la fissazione di distanze superiori.
Sent. C. Cass. 07/01/2010, n. 56
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Deroga - Ammissibilità - Condizioni
1. In tema di distanze nelle costruzioni, stante la sostanziale identità tra piano regolatore e programma di fabbricazione, già affermata dalla C. Cost. con sentenza n. 23 del 1978, anche nei Comuni dotati di regolamento edilizio con annesso programma di fabbricazione è legittimo adottare, in attuazione di quest’ultimo, strumenti più dettagliati volti a disciplinare l’attività urbanistico-edilizia in particolari zone del territorio comunale, secondo uniformi criteri planovolumetrici, organici e funzionali, adeguati alla specificità di singoli settori urbani. In tali casi, siffatti strumenti attuativi possono legittimamente derogare alle prescrizioni generali sulle distanze contenute nell’art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n.1444 (nella specie, quella sulla distanza di m. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti).
Sent. C. Cass. 20/05/2008, n. 12767
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra pareti finestrate di edifici frontisti – Normativa ex D.M. 68/1444
1. L’art. 9 c.1, n.2) del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, in base al quale la distanza tra pareti finestrate di edifici frontisti non deve essere inferiore a dieci metri, si riferisce alle sole nuove edificazioni consentite in zone diverse dal centro storico (zona A), posto che in questo ultimo, dove vige il generale divieto di costruzioni ex novo, la norma si limita a prescrivere che la distanza non sia inferiore a quella intercorrente tra i volumi edificati preesistenti.
Sent. C. Cass. 03/03/2008, n. 5741
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Distanza minima di 10 m. ex art. 9, D.M. 68/1444 - Obbligo di osservanza assoluto - Indipendentemente da altezza edifici antistanti e da andamento parallelo delle pareti 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Nuova costruzione - Nozione ex art. 41 sexies L. 42/1150 - Vi rientra la ristrutturazione di opera diversa dalla precedente
1. La distanza minima di dieci metri tra le costruzioni stabilita dall’art. 9, n. 2, D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, traente la sua efficacia precettiva inderogabile dall’art. 41 quinquies, L. 17 agosto 1942 n. 1150 (come modificato dall’art. 17, L. 6 agosto 1967 n. 765) - ratione temporis applicabile - deve osservarsi in modo assoluto, essendo ratio della norma non la tutela della riservatezza, bensì quella della salubrità e sicurezza. Tale norma va pertanto applicata indipendentemente dall’altezza degli edifici antistanti e dall’andamento parallelo delle pareti di questi, purché sussista almeno un segmento di esse tale che l’avanzamento di una o di entrambe le facciate medesime porti al loro incontro, sia pure per quel limitato segmento. 2. Rientrano nella nozione di nuova costruzione, di cui all’art. 41 sexies, L. 17 agosto 1942 n. 1150, anche ai fini dell’applicabilità dell’art. 9, D.M. 2 aprile 1968 n 1444 per il computo delle distanze legali dagli altri edifici, non solo l’edificazione di un manufatto su un’area libera, ma anche gli interventi di ristrutturazione che, in ragione dell’entità delle modifiche apportate al volume ed alla collocazione del fabbricato, rendano l’opera realizzata nel suo complesso oggettivamente diversa da quella preesistente (nella fattispecie si è ritenuta legittima l’applicazione delle distanze dettata dalla suddetta disposizione ministeriale per i nuovi edifici, perchè il confinante fabbricato era stato oggetto oltre che di concessione di ristrutturazione, anche di ampliamento, e ricostruito in posizione diversa da quella preesistente).
Sent. C. Cass. 26/10/2007, n. 22495
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Normativa ex D.M. 68/1444, art. 9, n. 2 - Inderogabilità
1. Sulle distanze tra le costruzioni, l’art. 9, n. 2, D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 prescrive, con disposizione tassativa ed inderogabile, la distanza minima assoluta di 10 metri tra i fabbricati anche nel caso in cui una sola delle pareti antistanti risulti finestrata e non entrambe.
Sent. C. Cass. 28/09/2007, n. 20574
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Nelle costruzioni - Tra edifici con pareti finestrate ed edifici con pareti cieche - Normativa ex D.M. 68/1444 - Obbligo di osservanza con rispetto della distanza di 10 metri 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Nelle costruzioni - Nozione di costruzione
1. Ai fini dell’osservanza delle distanze legali, ove sia applicabile il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 in quanto recepito negli strumenti urbanistici, l’obbligo del rispetto della distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, deve essere applicato anche nel caso in cui una sola della pareti che si fronteggiano sia finestrata, mentre l’altra risulti parzialmente composta da un avancorpo cieco di altezza inferiore all’edificio finestrato, atteso che la norma in esame è finalizzata alla salvaguardia dell’interesse pubblico-sanitario a mantenere una determinata intercapedine tra gli edifici che si fronteggiano quando uno dei due abbia una parete finestrata. (Nella fattispecie gli edifici antistanti avevano entrambi pareti finestrate ma quello precedentemente costruito per una parte fronteggiava con un avancorpo privo di apertura la parete finestrata dell’edificio successivamente costruito). 2. Ai fini dell’osservanza delle norme sulle distanze legali di origine codicistica o prescritte dagli strumenti urbanistici in funzione integrativa della disciplina privatistica, è qualificabile come costruzione qualsiasi manufatto non completamente interrato che abbia i caratteri della solidità, stabilità, ed immobilizzazione al suolo, anche mediante appoggio, incorporazione o collegamento fisso ad un corpo di fabbrica preesistente o contestualmente realizzato, indipendentemente dal livello di posa e di elevazione dell’opera, dai caratteri del suo sviluppo volumetrico esterno, dall’uniformità e continuità della massa, dal materiale impiegato per la sua realizzazione purché determini un incremento del volume, della superficie e della funzionalità dell’immobile e non abbia una funzione meramente decorativa. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto corretta la qualificazione come costruzione di un corpo avanzato, privo di aperture, incorporato in uno degli edifici antistanti).
Sent. C. Stato 11/04/2007, n. 1672
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Normativa ex D.M. 68/1444, art. 9 - Prescrizione comunali più restrittive - Ammissibilità.
1. I Comuni, nella formazione dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi, possono prescrivere condizioni più restrittive di quelle previste dall’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, stabilendo distanze maggiori fra edifici o distanze minime inderogabili o distanze minime dal confine.
Sent. C. Stato 26/10/2006, n. 6399
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Ex art. 9, D.M. 68/1444 - Distanza minima inderogabile - Consentita solo fissazione di distanze superiori.
1. L’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 trae dall’art. 41 quinquies della legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150 (come modificato dall’art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765, c.d. legge ponte) la forza di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni, sicchè la distanza di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, predeterminata con carattere cogente in via generale ed astratta in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima, essendo consentita alla pubblica Amministrazione solo la fissazione di distanze superiori.
Sent. C. Stato 19/06/2006, n. 3586
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Denuncia inizio attività - Natura giuridica - Atto privato. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Mutamento destinazione d’uso - Denuncia inizio attività o permesso di costruire - Rispettive condizioni.
1. La dichiarazione di inizio attività si configura come un atto di iniziativa privata e la legittimazione all’esercizio dell’attività non è fondata su un atto di consenso della P.A., ma trova la propria fonte direttamente nella legge. (Secondo un altro orientamento, invece, la D.I.A. costituirebbe una fattispecie complessa o a formazione successiva, che vede un atto amministrativo tacito formarsi in presenza di alcuni presupposti formali e sostanziali e per effetto del decorso del tempo assegnato all’amministrazione per l’esercizio del potere inibitorio.
2. Le trasformazioni d’uso cc.dd. funzionali - vale a dire senza opere - sono assoggettate al regime autorizzatorio del silenzio-assenso a seguito di denuncia di inizio attività (D.I.A.), mentre abbisognano di permesso di costruire quelle che danno luogo a modifiche essenziali comportanti variazioni degli standard urbanistici, con riferimento alle categorie edilizie introdotte dal D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.R
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanze tra costruzioni - Limitazioni ex art. 41 quinquies L. 42/1150 - Obbligo di rispetto - D.M. 68/1444 - Obbligo di osservanza.
1. In tema di distanze legali, le limitazioni previste dall’art. 41 quinquies della legge urbanistica n. 1150 del 1942, introdotto dall’art. 17 della legge n. 765 del 1967, si estendono anche ai Comuni dotati di regolamento edilizio, se esso è privo di norme disciplinanti i distacchi tra costruzioni; viceversa, nel caso in cui il regolamento contenga tali disposizioni, esse prevalgono, fermo restando, per i regolamenti approvati dopo l’entrata in vigore della legge n. 765, l’obbligo di rispettare la norma sul distacco minimo di dieci metri tra pareti finestrate, stabilito dal D.M. n. 1444 del 1968, potendo detti regolamenti solo prevedere un distacco maggiore.
Sent. C. Cass. 29/05/2006, n. 12741
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanza tra edifici - Criterio di calcolo. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanza tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Normativa ex D.M. 68/1444 - Validità.
1. Poichè l’altezza costituisce l’indice di riferimento in base al quale va calcolata la distanza minima inderogabile fra edifici prescritta dall’art. 9 D.M. n. 1444 del 1968, la misurazione deve essere compiuta tenendo conto dell’indice massimo in altezza e larghezza degli edifici, attesa la ratio dell’art. 41 quinquies, comma 1, lett. c), che vieta intercapedini di larghezza inferiore all’altezza del più alto degli edifici fronteggiantisi. (Nella specie, è stato ritenuto corretto il criterio di misurazione adottato dalla decisione impugnata che aveva calcolato l’altezza dell’edificio fino all’estradosso del parapetto del terrazzo, cioè alla parte più alta del fabbricato). 2. Poichè l’art. 136, T.U. 6 giugno 2001 n. 380, nell’abrogare (con effetto ex nunc) l’art. 17, comma 1, lett. c) della L. n. 765 del 1967, ha lasciato in vigore i commi 6, 8, 9, dell’art. 41 quinquies della L. n. 1150 del 1942, gli strumenti urbanistici locali devono osservare la prescrizione di cui all’art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968, che prevede la distanza minima inderogabile di mt. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti; pertanto, nel caso di norme contrastanti, il giudice è tenuto ad applicare la disposizione di cui al citato art. 9, in quanto automaticamente inserita nello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanza minima assoluta fra pareti di edifici frontistanti - Ex D.M. 1968/1444 - Interpretazione e finalità.
1. In tema di distanze nelle costruzioni, l'art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, che regola le distanze tra le pareti che si fronteggiano degli edifici antistanti, ha la limitata finalità di evitare che tra gli edifici frontistanti si formino intercapedini nocive per coloro che vi soggiornano e pertanto non assorbe o esaurisce l'interesse dei Comuni a tutelare anche l'assetto urbanistico delle zone del territorio e la densità in queste degli edifici in relazione all'ambiente. Di conseguenza, l'obbligo imposto dall'art. 17 della L. 6 agosto 1967 n. 765 di adeguare alle sue disposizioni gli strumenti urbanistici, non impedisce ai Comuni, nella formazione dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi locali, in virtù dell'autonomia ad essi riconosciuta dall'art. 128 della Costituzione ed in base all'art. 33 della L. 17 agosto 1942 n. 1150 ed agli artt. 871 e 872 Cod. civ. di dettare ulteriori regole che, con la stessa efficacia delle fonti primarie del diritto, rendano più gravosa l'attività costruttiva e, in particolare, di prescrivere un distacco, fra gli edifici che si fronteggino, maggiore di quello minimo fissato nell'art. 873 Cod. civ. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva accertato la violazione della distanza inferiore a quella di 10 metri prevista dal locale regolamento edilizio, affermando conclusivamente che non poteva giustificarsi, in virtù del richiamo all'art. 9 del D.M. 1968/1444 compiuto dal medesimo regolamento edilizio locale, una diversa disciplina che, in ragione della presenza o meno di finestre in una o in entrambe delle pareti frontistanti, consentisse una deroga al distacco minimo previsto dalle norme del regolamento edilizio locale).
Sent. C. Cass. 10/01/2006, n. 145
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanze tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Normativa ex D.M. 68/1444 - Inderogabilità. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Muro di contenimento di scarpata o di terrapieno naturale - Non è costruzione - Parte del muro che si innalza oltre il piano del fondo sovrastante - Costruzione - Configurabilità.
1. Ai sensi dell’art. 9, c. 1, n. 2 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 - che in applicazione dell’art. 41 quinquies della cd. legge urbanistica (come modificato dall’art. 17 legge ponte), detta i limiti di densità, di altezza, distanza tra i fabbricati - negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A è prescritta in tutti i casi, con disposizione tassativa ed inderogabile, la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti. Tale prescrizione, stante la sua assolutezza ed inderogabilità, risultante da fonte normativa statuale, sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali, comporta che, nel caso di esistenza, sul confine tra due fondi, di un fabbricato avente il muro perimetrale finestrato, il proprietario dell’area confinante che voglia, a sua volta, realizzare una costruzione sul suo terreno deve mantenere il proprio edificio ad almeno dieci metri dal muro altrui, con esclusione, nel caso considerato, di possibilità di esercizio della facoltà di costruire in aderenza (esercitabile soltanto nell’ipotesi di inesistenza sul confine di finestre altrui) e senza alcuna deroga, neppure per il caso in cui la nuova costruzione realizzata nel mancato rispetto di essa sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella delle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell’art. 907, c. 3, Cod. civ. e così pure dal confine. 2. In tema di distanze legali, il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi «costruzione» agli effetti della disciplina di cui all’art. 873 Cod. civ. per la parte che adempie alla sua specifica funzione, e, quindi, dalle fondamenta al livello del fondo superiore, qualunque sia l’altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento; la parte del muro che si innalza oltre il piano del fondo sovrastante, invece, in quanto priva della sua funzione di conservazione dello stato dei luoghi, è soggetta alla disciplina giuridica propria delle sue oggettive caratteristiche di costruzione in senso tecnico giuridico, ed alla medesima disciplina devono ritenersi soggetti, perchè costruzioni nel senso sopra specificato, il terrapieno ed il relativo muro di contenimento elevati ad opera dell’uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente.
Sent. C. Cass. 19/11/2004, n. 21899
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Normativa ex D.M. 68/1444 - Contrastanti strumenti urbanistici - Conseguenze.
1. In tema di distanze tra costruzioni, il principio secondo il quale la norma di cui all'art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti), imponendo limiti edilizi ai Comuni nella formazione di strumenti urbanistici, non è immediatamente operante nei rapporti tra privati, va interpretato nel senso che l'adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Autorimessa in legno - Concessione necessaria. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tettoia destinata a parcheggio - Applicabilità art. 873 C.c.. 3. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Pareti finestrate fronteggianti - Art. 9 D.M. 1968 n. 1444 - Interpretazione.
1. È necessaria la concessione edilizia, ai sensi dell'art. 17, c. 90 della L. 15 maggio 1997 n. 127, per la costruzione di una autorimessa consistente in un manufatto in legno delimitato da pareti laterali a graticcio. 2. Una tettoia di dimensioni tali da permettere il parcheggio di un'auto, anche se munita di pareti laterali a graticcio, deve essere considerata come una costruzione e per essa quindi vanno osservate le distanze legali ex art. 873 C.c. 3. La distanza stabilita dall'art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 deve essere osservata anche se la finestra si apre soltanto solo su una delle pareti che si fronteggiano, poiché la norma suddetta è finalizzata non a salvaguardare l'interesse privato alla riservatezza ma a fissare una idonea intercapedine fra edifici, nell'interesse pubblico.
Sent. C. Cass. 22/09/2004, n. 19009
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Art. 9 D.M. 68 n. 1444 - Non immediatamente applicabile fra privati.
1. In tema di distanze legali fra costruzioni le prescrizioni dettate dall'art. 9 del D.M. 1968 n. 1444, essendo dirette ai Comuni ai fini della formazione degli strumenti urbanistici, non sono immediatamente applicabili nei rapporti fra privati.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Art. 9 D.M. 1968 n. 1444 - Imposizione di limiti ai Comuni nella formazione degli strumenti urbanistici - Operatività immediata tra i privati - Esclusione.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in esecuzione della norma sussidiaria dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150, introdotto dalla L. 6 agosto 1967 n. 765) che all'art. 9 prescrive in tutti i casi la distanza minima assoluta di metri dieci tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, impone determinati limiti edilizi ai Comuni nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici ma non è immediatamente operante anche nei rapporti fra i privati.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate - Normativa per i Comuni ed anche per i proprietari frontisti.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 emanato in base all'art. 41 «quinquies» della legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150 nel testo modificato dall'art. 17 della «legge ponte» 6 agosto 1967 n. 765, con lo stabilire all'art. 9, 1° comma n. 2 il distacco di metri 10 tra fabbricati con pareti finestrate, vincola non solo i Comuni tenuti ad adeguarsi a tale norma nell'approvazione dei nuovi strumenti urbanistici o nella revisione di quelli esistenti, ma è immediatamente operante nei confronti dei proprietari frontisti.
Sent. C. Cass. 26/01/2004, n. 1321
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Da pareti finestrate - Ex D.M. 68/1444 - Riferibilità alle sole vedute - Finestre lucifere - Esclusione.
1. In considerazione del fatto che nella disciplina legale dei rapporti di vicinato l'obbligo di osservare nelle costruzioni determinate distanze sussiste solo in relazione alle vedute, e non anche alle luci, la dizione «pareti finestrate» contenuta in un regolamento edilizio che si ispiri all'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 - che prescrive nelle sopraelevazioni la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - non potrebbe che riferirsi esclusivamente alle pareti munite di finestre qualificabili come vedute, senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono finestre cosiddette lucifere.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Sopraelevazione - Va considerata nuova costruzione.
1. La sopraelevazione anche se di ridotte dimensioni comporta sempre un aumento della volumetria e della superficie di ingombro e va, pertanto, considerata a tutti gli effetti e quindi anche per la disciplina delle distanze come nuova costruzione.
Sent. C. Cass. 07/03/2002, n. 3340
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Pareti finestrate - Distanza minima dal confine - Osservanza secondo principio della prevenzione. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Violazione di prescrizioni urbanistiche - Responsabilità per danni. 3. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Violazione di prescrizioni urbanistiche - Diminuzione di luce ed aria per il vicino - Risarcimento danni dovuto.
1. L'art. 9, n. 2 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 non impone di rispettare in ogni caso una distanza minima dal confine e, in applicazione del principio di prevenzione, va interpretato nel senso che tra una parete finestrata e l'edificio antistante va rispettata la distanza di metri 10, con obbligo del prevenuto di arretrare la propria costruzione fino ad una distanza di metri 5 dal confine, se il preveniente, nel realizzare tale parete finestrata, ha rispettato una distanza di almeno metri 5 dal confine; ove il preveniente abbia realizzato una parete finestrata ad una distanza dal confine inferiore a metri 5, il vicino non sarà tenuto ad arretrare la propria costruzione fino a rispettare la distanza di metri 10 da tale parete, ma potrà imporre al preveniente di chiudere le aperture e costruire (con parete non finestrata) rispettando la metà della distanza legale dal confine ed eventualmente procedere all'interpello di cui all'art. 875, comma 2, Cod.civ., ove ne ricorrano le condizioni. 2. Ai fini della configurabilità della responsabilità per danni ai sensi dell'art. 872 Cod.civ., è sufficiente la violazione delle prescrizioni urbanistiche in tema di altezza e volumetria degli edifici, a prescindere dall'abitabilità o dalla abitazione effettiva della maggior volumetria realizzata. 3. La realizzazione di un edificio di altezza e volumetria superiori a quelle consentite, in violazione di norme in tema di urbanistica, può comportare per il vicino una diminuzione di luce ed aria (ed una connessa diminuzione del valore del proprio edificio) superiori a quelle altrimenti legittime; dando così luogo alla configurabilità di una responsabilità per danni.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Volumetria - Indici secondo legge - Sono limiti massimi - Indice minore fissato da atto costitutivo di servitù - Ammissibilità.
1. Per il disposto dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150 introdotto dall'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765 e dell'art. 7 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, gli indici volumetrici fissati direttamente dalla legge oppure dai piani regolatori o dai programmi di fabbricazione non rappresentano misure assolute, bensì limiti massimi che non possono essere superati; ne consegue che l'atto costitutivo di una servitù che fissi un indice minore, non si pone in contrasto con alcuna prescrizione urbanistica, ne incide sull'interesse pubblico ad un corretto sviluppo degli agglomerati urbani, essendo sufficiente che, per la salvaguardia dei suddetti interessi, le cubature realizzate non oltrepassino quelle permesse, essendo indifferente che siano inferiori.
Sent. C. Cass. 30/03/2001, n. 4715
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Obbligo - Art. 9 D.M. 68/1444 - Riferimento a tutte le pareti finestrate.
1. L'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, il quale impone la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, per il carattere di assolutezza ed inderogabilità della norma, in relazione alla natura degli interessi generali perseguiti, si riferisce a tutte le pareti finestrate e non soltanto a quella principale, prescindendo altresì dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela. (Nella specie, la Corte suprema ha ritenuto applicabile l'art. 7 del P.R.G. di Viterbo, con formulazione identica all'art. 9 D.M. n. 1444 del 1968, laddove gli edifici per cui è causa si fronteggiavano con una parete finestrata ed uno spigolo di muro).
Sent. C. Cass. 24/03/2001, n. 4313
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Da pareti finestrate - Ex art. 9 D.M. 1968 n. 1444 - Obbligo di osservanza - Strumenti urbanistici difformi - Inapplicabilità.
1. In tema di distanze legali tra costruzioni, la cui disciplina è applicabile anche alle sopraelevazioni, l'adozione, da parte dei Comuni, di strumenti urbanistici contenenti disposizioni illegittime perché contrastanti con la norma di superiore livello dell'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 - che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - comporta, per il giudice del merito, l'obbligo di applicare, in sostituzione delle disposizioni illegittime, quelle dello stesso strumento urbanistico, nella formulazione derivante dall'inserzione in esso della regola sulla distanza fissata nel decreto ministeriale.
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Norme regolatrici - Successione nel tempo - Criterio di applicazione. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Art. 9 D.M. 68/1444 - Da fabbricati con pareti finestrate - Previsione di una distanza minima di 10 m - Operatività non immediata fra privati.
1. In tema di edilizia, quando nel tempo si succedono una pluralità di norme regolatrici, la legittimità o meno di ciascuna attività edificatoria e le relative conseguenze vanno accertate con riferimento alla normativa vigente all'epoca della realizzazione dell'attività stessa. 2. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in esecuzione della norma sussidiaria dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150, introdotto dalla L. 6 agosto 1967 n. 765) che all'art. 9 prescrive la distanza minima inderogabile di metri dieci tra pareti finestrate o pareti di edifici antistanti, impone determinati limiti edilizi ai Comuni nella formazione o nella revisione degli strumenti urbanistici, ma non è immediatamente operante nei rapporti tra privati; pertanto, l'eventuale previsione, negli strumenti urbanistici locali, di distanze inferiori a quelle prescritte dall'art. 9 D.M. citato sono da considerarsi illegittime e vanno, quindi, disapplicate e sostituite ex lege con quelle di detta normativa statuale, mentre queste ultime non sono immediatamente applicabili nei rapporti tra privati finché non siano state inserite negli stessi strumenti adottati o modificati, a differenza dalle prescrizioni del comma 1 dell'art. 17 legge n. 765 del 1967 immediatamente applicabili nei Comuni sprovvisti di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione.
Sent. C. Cass. 26/01/2001, n. 1108
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Pareti finestrate fronteggianti - Normativa ex art. 9 D.M. 1968 n. 1444.
1. Le norme di un piano urbanistico regionale che prescrivono l'obbligo di osservare la distanza di metri dieci tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, poiché ripetono la formulazione dell'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, devono essere interpretate nel senso che l'obbligo di rispettare tale distanza sussiste anche se la finestra si apre su una soltanto delle pareti fronteggiantesi, essendo la norma finalizzata a stabilire un'idonea intercapedine tra edifici nell'interesse pubblico, e non a salvaguardare l'interesse privato del frontista alla riservatezza.
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Vincoli di inedificabilità - Caducazione - Conseguenze. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Art. 9 D.M. 68/1444 - Da fabbricati con pareti finestrate - Previsione di una distanza minima di 10 m - Operatività non immediata fra privati.
1. Nell'ipotesi di caducazione di vincoli urbanistici di inedificabilità alle aree rimaste prive di destinazione si applica la disciplina dettata dalla legge per i Comuni sprovvisti di strumenti urbanistici generali (art. 4, u.c., L. 28 gennaio 1977 n. 10). 2. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in esecuzione della norma sussidiaria dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150 introdotto dalla L. 6 agosto 1967 n. 765), che all'art. 9 prescrive in tutti i casi la distanza minima assoluta di metri dieci tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, impone determinati limiti edilizi ai Comuni nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici, ma non è immediatamente operante anche nei rapporti tra privati.
Sent. C. Cass. 24/05/2000, n. 6812
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Da fabbricati con pareti finestrate - Operatività non immediata fra privati.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, che all'art. 9 prescrive in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, impone determinati limiti edilizi ai comuni nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici, ma non è immediatamente operante anche nei rapporti tra i privati.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - D.M. 68/1444 - Applicazione - Criterio.
1. I limiti in materia di distanze tra fabbricati previsti dall'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 - emanato ai sensi dell'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765 - obbligano i Comuni solo ai fini della formazione di nuovi strumenti urbanistici e, pertanto, non si applicano in presenza di diverse previsioni contenute in strumenti urbanistici preesistenti, anche quando questi siano stati solo adottati alla data di emanazione del suddetto decreto, ma non ancora approvati.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Presupposti - Piano di lottizzazione - Eventuale - Secondo valutazione della congruità del grado di urbanizzazione.
1. In forza del combinato disposto dagli artt. 31 e 41 quinquies, ultimo comma della L. 17 agosto 1942 n. 1150, l'espressione "esistenza" delle opere di urbanizzazione che vi si legge come rilevante al fine di stabilire se per il rilascio della concessione edilizia occorra o no la previa redazione di un piano di lottizzazione (o di altro strumento urbanistico di attuazione) deve essere interpretata nel senso di "adeguatezza delle opere ai bisogni della collettività"; pertanto la valutazione (discrezionale della pubblica Amministrazione) circa la congruità del grado di urbanizzazione dell'area è da effettuarsi in base alla normativa sugli standards urbanistici di cui al combinato disposto del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 e dell'art. 17 della L. 6 agosto 1967 n. 765 onde verificare l'esistenza almeno nelle quantità minime prescritte di opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Limitazioni urbanistiche ex art. 17 L. 1967 n. 765 - Applicabilità - Limiti - Progetto urbanistico restituito al Comune senza approvazione - Periodo successivo - Reviviscenza delle limitazioni e conseguenze della loro violazione.
1. Ai sensi dell'art. 4 L. 1° giugno 1971 n. 291, le limitazioni urbanistiche dettate dai primi tre commi dell'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765 sono rese inapplicabili, per i Comuni non inclusi negli appositi elenchi approvati dal Ministero dei lavori pubblici di concerto col Ministero dell'interno, solo nel periodo compreso tra la presentazione dello strumento urbanistico all'Autorità competente e l'approvazione o la restituzione, senza approvazione, per la sua rielaborazione; pertanto, nel caso di restituzione del progetto di strumento urbanistico senza approvazione, le predette limitazioni (che, per distanze delle costruzioni, sono in concreto specificate dal D.M. 2 aprile 1968), essendo integrative dell'art. 873 Cod. civ., riprendono vigore fino alla data in cui il progetto non sia presentato, con la conseguenza che la loro violazione attribuisce al proprietario del fondo contiguo un vero e proprio diritto soggettivo alla riduzione in pristino azionabile dinnanzi al giudice ordinario.
Sent. C. Stato 02/03/2000, n. 1088
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Contributi di urbanizzazione - Costo dei lavori per parcheggi centri commerciali non deducibile.
1. Il costo dei lavori eseguiti per realizzare parcheggi di pertinenza di centri commerciali in zona residenziale - in superfici prescritte dal piano regolatore in più rispetto agli standards indicati nel D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 - non è deducibile dai relativi contributi di urbanizzazione.
Sent. CGAR. Sicilia 03/02/2000, n. 28
1. Edilizia ed urbanistica - Piano regolatore - Limiti di densità edilizia, altezza e distanza - D.M. 2 aprile 1968 - Edifici scolastici - Applicabilità.
1. É legittimo il provvedimento di un Comune col quale viene applicato anche per la costruzione di un edificio scolastico il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 che fissa limiti inderogabili di densità edilizia, altezza e distanze tra i fabbricati.
Sent. C. Cass. 23/11/1999, n. 12975
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fabbricato esistente in zona regolamentata dal D.M. 1968 n. 1444 - Successiva costituzione sul suo lastrico di un manufatto finestrato distante meno di 10 m. dal contiguo edificio - Illegittimità.
1. Il proprietario di un fabbricato esistente in zona di P.r.g. in cui è applicabile la disciplina prevista dall'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 che prescrive la distanza non inferiore a dieci metri tra pareti finestrate ed edifici antistanti - costruisce illegittimamente un manufatto finestrato, posto a distanza di meno di dieci metri dal muro divisorio con il contiguo fabbricato perché in tal modo costringe il vicino a non costruire né in aderenza o appoggio al nuovo manufatto, stante il predetto divieto posto dall'art. 9, né a distanza minore di dieci metri, se volesse a sua volta realizzare una parete finestrata.
Sent. C. Cass. 09/11/1999, n. 12443
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Criterio della prevenzione - Distanze minime tra pareti finestrate o dal confine - Inapplicabilità.
1. In tema di distanze nelle costruzioni, qualora le disposizioni regolamentari (programma di fabbricazione) impongano una distanza minima (non inferiore a 10 metri in applicazione dell'art. 9 D.M. n. 1444 del 1968) tra pareti finestrate e pareti degli edifici antistanti ovvero una determinata distanza (5 metri) dal confine, prevista per soddisfare esigenze pubblicistiche che sovrastino gli interessi dei singoli e soddisfino gli interessi generali, rendono inapplicabile il criterio della prevenzione, con conseguente esclusione - salve le eccezioni previste nello stesso strumento urbanistico - della possibilità di costruire sul confine.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Obbligo di osservanza - Anche in caso di sopraelevazione.
1. Le disposizioni dell'art. 9, 2° comma, del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (sull'obbligo di mantenere - per i nuovi edifici ricadenti in zone diverse dalla zona A - una distanza minima di 10 m. fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti) sono applicabili anche alle sopraelevazioni giacché tendono ad evitare la creazione di intercapedini che impediscano la libera circolazione dell'aria con effetti produttivi di insalubrità e riduttiva di luminosità e che non siano quindi autorizzabili.
Sent. CGAR. Sicilia 13/10/1999, n. 450
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Da pareti finestrate - Ex D.M. 1968 n. 1444. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Costruzione in aderenza - Possibilità implicita nel Regolamento edilizio.
1. La norma dell'art. 9, comma 1, n. 2, del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, secondo la quale per gli edifici di nuova costruzione deve osservarsi la distanza minima di 10 metri dalle pareti finestrate degli edifici antistanti, non si applica per analogia quando di fronte all'edificio in costruzione si trova un portico aperto. 2. Qualora il regolamento edilizio imponga espressamente l'obbligo del rispetto di determinate distanze dal confine si può configurare la implicita possibilità di edificare in aderenza.
Sent. C. Stato 06/09/1999, n. 1402
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Densità territoriale e fondiaria - Rispettive nozioni. 2. Edilizia ed urbanistica - Piano regolatore - Limiti di edificabilità su area già edificata - Riferimento alla complessiva edificazione ammessa. 3. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Volumetria disponibile - Calcolo - Per area già considerata per precedente concessione - Criterio. 4. Edilizia ed urbanistica - Piano regolatore - Volumetria - Computo anche delle preesistenti costruzioni.
1. Gli standards di edificabilità delle aree fabbricabili sono stabiliti dal D.M. 2 aprile 1968, secondo il quale la densità edilizia si distingue in territoriale e fondiaria. La densità edilizia territoriale è riferita a ciascuna zona omogenea e definisce il carico complessivo di edificazione che può gravare sull'intera zona. La densità edilizia fondiaria è riferita alla singola area e definisce il volume massimo su di essa edificabile; ed il relativo cd. indice di fabbricabilità va applicato all'intera superficie sulla quale è ammessa l'edificazione. 2. La parte del piano regolatore generale in cui sono stabiliti i limiti di edificabilità di un'area già in parte edificata si riferisce alla edificazione complessivamente ammessa sull'area e non già alla ulteriore edificazione rispetto a quella che già esisteva alla data dell'approvazione del piano regolatore. 3. Un'area edificabile già interamente considerata in occasione del rilascio di una concessione edilizia, non può considerarsi libera, agli effetti della volumetria realizzabile, ai fini del rilascio di una seconda concessione mentre ancora esista il primo edificio. 4. Per la determinazione della volumetria ammissibile in ciascuna zona del piano regolatore devono essere computati anche i preesistenti edifici.
Sent. C. Cass. 03/08/1999, n. 8383
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Nelle costruzioni - Art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1404 - Previsione di una distanza minima di dieci metri - Carattere tassativo e inderogabile.
1. Il D.M. n. 1444 del 1968, che, in applicazione dell'art. 41 quinquies della legge urbanistica, come modificato dall'art. 17 della cosiddetta legge ponte, detta i limiti di densità, altezza, distanza tra i fabbricati, pone all'art. 9, comma 2, una prescrizione tassativa ed inderogabile, e cioè che negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona "A" debba essere rispettata in tutti i casi una distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell'edificio preesistente, o che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all'altra.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Regolamenti locali - Carattere integrativo del codice civile - Conseguenze.
1. In tema di distanze tra costruzioni, le norme regolamentari locali hanno carattere integrativo di quelle contenute nel codice civile, sì che la loro violazione è sanzionata non soltanto con il risarcimento dei danni, ma anche con la riduzione in pristino.
Sent. C. Cass. 13/04/1999, n. 3624
1. Edilizia ed urbanistica Distanze Tra pareti finestrate Per i Comuni ed anche per i proprietari frontisti.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 emanato in base all'art. 41 «quinquies» della legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150 nel testo modificato dall'art. 17 della «legge ponte» 6 agosto 1967 n. 765, con lo stabilire all'art. 9 comma primo n. 2 il distacco di metri 10 tra fabbricati con pareti finestrate, vincola non solo i Comuni tenuti ad adeguarsi a tale norma nell'approvazione dei nuovi strumenti urbanistici o nella revisione di quelli esistenti, ma è immediatamente operante nei confronti dei proprietari frontisti.
Sent. C. Cass. 09/03/1999, n. 1984
1. Edilizia ed urbanistica Distanze Tra fabbricati con pareti finestrate Ex art. 9 D.M. 1968 n. 1444 Anche nel caso di finestre solo su una parete.
1. La norma di un piano regolatore generale che, in attuazione dell'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, prescrive la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate di fabbricati fronteggiantisi, deve esser osservata anche se soltanto su uno di essi sono aperte le finestre, mentre quello di fronte ha una parete cieca, perché detta norma è volta a stabilire, nell'interesse pubblico, un'idonea intercapedine tra edifici, e non a salvaguardare l'interesse privato del frontista alla riservatezza.
Sent. C. Cass. 04/02/1999, n. 982
1. Edilizia ed urbanistica Distanze Da pareti finestrate Ex D.M. 1968 n. 1444 Riferibilità alle sole vedute Finestre lucifere Esclusione.
Sent. C. Cass. 03/02/1999, n. 879
1. Edilizia ed urbanistica Distanze Da pareti finestrate Ex D.M. 1968 n. 1444 Inapplicabilità ai centri storici.
1. La distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate dei fabbricati che i Comuni devono osservare, ai sensi dell'art. 9 punto 1 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, nella formazione degli strumenti urbanistici, non riguarda il centro storico (zona A), nel quale pertanto i distacchi possono essere diversi e minori. 1a. Ved. Cass. 29 gennaio 1999 n. 811 e 14 gennaio 1999 n. 314 e relativa nota 1a., i.q.f..
Sent. C. Cass. 14/01/1999, n. 314
1. Edilizia ed urbanistica Distanze Da pareti finestrate Art. 9 D.M. 1968 n. 1444 Operatività non immediata tra privati Conseguenze.
1. In tema di distanze tra costruzioni, il principio secondo il quale la norma di cui all'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti), imponendo limiti edilizi ai Comuni nella formazione di strumenti urbanistici, non è immediatamente operante nei rapporti tra privati, va interpretato nel senso che l'adozione, da parte degli Enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma citata comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione dell'art. 9 cit., divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Criterio della prevenzione - Comune sprovvisto di strumenti urbanistici - Artt. 17 L. 1967 n. 765 e 9 D.M. 1968 n. 1444 - Inapplicabilità.
1. Conformemente al principio della prevenzione temporale, stabilito dall'art. 875 Cod. civ., colui che costituisce per primo, se il suo fondo è situato in un Comune sprovvisto di strumenti urbanistici, sceglie la distanza alla quale il vicino che costruirà dopo deve adeguarsi, perché si applica l'art. 873 Cod. civ. e non gli artt. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765 e 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, norme programmatiche, vincolanti per i Comuni nella formazione degli strumenti urbanistici che devono adottare, ma non per i privati.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Prescrizione ex art. 9 D.M. 1968 n. 1444 - Potere dei Comuni di imporre distanze maggiori o prescrizioni più restrittive.
1. L'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, non preclude ai Comuni, nella formazione dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi, la possibilità di rendere più gravosa l'attività costruttiva, in base alle proprie valutazioni degli interessi pubblici da tutelare, prescrivendo un distacco fra edifici che si fronteggino, maggiore di quello minimo imposto dal legislatore od imponendo l'obbligo di osservare sia il distacco minimo inderogabile che una distanza minima dal confine.
Sent. C. Stato 13/08/1996, n. 918
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Densità territoriale e fondiaria ex D.M. 1968 - Nozione. 2. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Asservimento aree - Densità fondiaria - Limite al diritto di cubatura.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 che fissa gli standard di edificabilità delle aree distingue la densità edilizia in densità territoriale e densità fondiaria: la densità territoriale è riferita a ciascuna zona omogenea e definisce il complessivo carico di edificazione che può gravare sull'intera zona e, pertanto, il relativo indice è rapportato all'intera superficie della zona, ivi compresi gli spazi pubblici, quelli destinati alla viabilità e simili; la densità fondiaria è invece riferita alla singola area e definisce il volume massimo consentito su di essa, ed il relativo indice (c.d. indice di fabbricabilità) va applicato all'effettiva superficie suscettibile di edificazione, con esclusione delle aree destinate aduso pubblico. 2. L'indice di densità fondiaria rappresenta il limite invalicabile per lo sfruttamento edilizio della singola area, anche quando vi sia un accordo tra due o più proprietari per asservire nella medesima zona, quanto al diritto di cubatura, un fondo a favore di altro dove l'intervento edilizio deve essere eseguito.
Demolizione, ricostruzione e limite di distanza tra fabbricati (C. Stato 4337/2017)
Il Consiglio di Stato con la sentenza 14/09/2017, n. 4337 si è pronunciato sul tema dei limiti di distanza tra fabbricati di cui all'articolo 9 del D.M. 02/04/1968, n. 1444, affermando che il limite inderogabile di dieci metri di cui al numero 2 del predetto articolo riguarda esclusivamente gli edifici “costruiti per la prima volta” e che di conseguenza non si applica agli interventi di ricostruzione di edifici preesistenti anche se totalmente demoliti. A tal fine risulta irrilevante il fatto che l’immobile ricostruito sia stato qualificato come “nuova costruzione” ai sensi del D.P.R. 380/2001 e che la ricostruzione abbia comportato il cambio di destinazione d’uso dell’immobile.
Mutamento destinazione d’uso senza opere: non consentito se incrementa il carico urbanistico
Costituisce variazione essenziale, come tale sanzionabile, ai sensi dell’art. 32, comma 1, del D.P.R. 380/2001 il cambio di destinazione d’uso attuato senza opere che comporti in modo concreto ed oggettivo un incremento del carico urbanistico rispetto a quanto pianificato nella zona, sotto forma di incremento del traffico o di maggiore necessità di parcheggi o servizi accessori. Consiglio di Stato 03/05/2016, n. 1684.
Politiche territoriali e trasformazioni urbane: quale futuro?
A fine luglio il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha presentato il progetto di legge «Princìpi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana». La prima settimana di agosto il Senato della Repubblica ha approvato, in prima lettura, il disegno di legge che modifica la Costituzione in vari punti, compresa la ripartizione delle competenze tra lo Stato e le Regioni nelle varie materie che concorrono a definire le politiche territoriali. Nello stesso periodo è stato annunciato il provvedimento “Sblocca Italia”, che comprende anche interventi per accelerare la realizzazione delle infrastrutture e per semplificare (ancora una volta) le autorizzazioni edilizie. C’è da chiedersi se, per conseguire effettivamente gli obiettivi dichiarati, il coordinamento dei provvedimenti lo debbano fare i cittadini e/o i professionisti.
Abuso edilizio in centro storico: non sempre c’è la demolizione
Non sempre gli abusi edilizi in zona storica («A») vanno demoliti. L’ente può irrogare sanzioni pecuniarie e deve motivare la scelta. Lo ha deciso il Consiglio di Stato.
Edilizia, solo 5 regioni a norma da Italia Oggi
Definizioni edilizie uniformi in tutte le Regioni ordinarie da Il Sole 24 Ore
Regolamento edilizio tipo: è ufficiale da Italia Oggi
Una lingua comune in edilizia da Italia Oggi
Intesa sul regolamento edilizio unico da Il Sole 24 Ore

References: Art. 2

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Art. 4
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Art. 5

Art. 6

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art. 52

art. 53

art. 54

art. 55

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 art. 873
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 art. 17
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