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Timestamp: 2019-01-24 04:22:40+00:00

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Responsabilità professionale medica. Minore reso totalmente invalido. Criteri di liquidazione del relativo danno (biologico - morale - patrimoniale e ai genitori) | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
Responsabilità professionale medica. Minore reso totalmente invalido. Criteri di liquidazione del relativo danno (biologico – morale – patrimoniale e ai genitori)
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L’azienda convenuta va pertanto condannata al risarcimento dei danni subiti da parte attrice nella misura indicata.
Per quanto riguarda il minore, il danno biologico, inteso come danno all’integrità psico-fisica, in tutte le sue componenti, tenuto conto del grado di invalidità permanente riconosciuto dal c.t.u. vicino al 100% (per ritardo psicomotorio con scarsa reattività agli stimoli ambientali, strabismo convergente, amimia e tetraparesi distonica con assenza di movimenti spontanei), di tutte le ripercussioni che tale danno ha e potrà avere nei rapporti interpersonali (avendo necessità della presenza continuativa di assistenza per i bisogni e le necessità della vita quotidiana), appare congrua la somma di euro 760.000.
Spetta al minore anche il danno morale, poiché la responsabilità per tale pregiudizio deve estendersi anche in capo al soggetto gestore della struttura sanitaria allorché, come nella fattispecie, la menomazione dell’integrità psicofisica sia riconducibile ad un comportamento colposo dei sanitari, inseriti nella struttura medesima, che concreta oggettivamente gli estremi di un reato, come piu volte affermato dalla Suprema Corte (Cass. n. 9198/99). Poiché l’illecito civile di cui è causa integra gli estremi del reato di cui all’art. 590 c.p.c., il piccolo ha altresì diritto al risarcimento del danno morale sofferto: considerata la natura del fatto illecito, i gravissimi postumi derivati, il tipo di cure ricevute e che dovrà continuare a sostenere, appare equo liquidare tale danno nella misura di 400.000 euro attuali.
E’ inoltre evidente che il minore non sarà in grado di svolgere alcuna attività lavorativa e pertanto ha diritto al risarcimento anche del danno patrimoniale da lucro cessante; la gravità e la natura delle lesioni accertate rende presumibile il verificarsi del danno patrimoniale futuro: la difficoltà di procedere ad una liquidazione nei confronti di soggetti non percettori di reddito rende legittimo, come affermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, il ricorso ad una stima equitativa, che tenga conto di tutte le circostanze del caso concreto (Cass. n.3539/96; Cass. n. 2890/99).
Tale danno non può che essere liquidato dal giudice con equo apprezzamento tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto, quali le condizioni ambientali e sociali.
In questi casi si può liquidare il danno capitalizzando il reddito perduto in base a un coefficiente per la costituzione di una rendita secondo il metodo indicato dalla giurisprudenza della Suprema Corte:
considerato che il minore è affetto dalla nascita da grave ritardo psicomotorio occorre procedere alla capitalizzazione dei redditi futuri prevedibilmente conseguibili sulla base della vita futura a partire dall’età – presumibile – di anni 18 in cui avrebbe potuto iniziare una attività lavorativa; in assenza di altri elementi, può prendersi a base del calcolo un reddito figurativo pari al salario medio netto di un operaio, pari ad un reddito annuo di 12.000 euro: la somma spettante sarà assimilabile a una rendita pari a complessive euro 580.800 (12.000 x 48,40) ove il coefficiente di capitalizzazione è quello indicato nelle tabelle Gentile.
Il credito risarcitorio per gli attori, in qualità di genitori del minore ammonta a 1.740.800 euro in conto capitale: da detta somma va sottratta quella di euro 1.549.370,70 corrisposta nel febbraio 2005 dalla compagnia assicuratrice e trattenuta a titolo di acconto dagli attori; ne consegue un credito di 191.429,30 euro in conto capitale.
Agli attori va inoltre attribuita una ulteriore somma a titolo di risarcimento del danno da lucro cessante per il mancato godimento della somma liquidata a titolo di risarcimento, somma che – ove posseduta ex tunc – sarebbe stata presumibilmente investita per ricavarne un lucro finanziario.
Tale importo va determinato equitativamente ex. art. 2056 cod. civ. secondo il più recente orientamento giurisprudenziale (cfr. Cass. Sez. Un. 17.2.1995 n.1712) con il metodo seguente:
a base di calcolo va posta non la somma sopra liquidata (cioè rivalutata ad oggi) ma l’originario importo rivalutato anno per anno;
su tale importo va applicato un saggio di rendimento equitativamente prescelto, tenuto conto di quello inferiore tra la media ponderata di rendimento dei titoli di Stato e la media ponderata degli interessi legali (nella fattispecie in misura del 3.3%); tale saggio va computato sul predetto importo dalla data dell’evento dannoso ad oggi.
Sul complessivo credito liquidato per sorte capitale e lucro cessante decorrono gli interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza al saldo.
E’ stata poi domandata da ciascuno dei genitori in proprio una somma a titolo di danno morale, patrimoniale ed esistenziale.
Va premesso che, a prescindere dalla denominazione, la risarcibilità dei danni “non patrimoniali” da parte di soggetti diversi dal danneggiato è ammessa, secondo il principio affermato dalla Cass. a Sez. Unite nella nota sentenza n.9556/2002, a condizione che sussistano due condizioni: che essi abbiano con la vittima un particolare legame affettivo e che le lesioni siano di particolare gravità: “ai prossimi congiunti di persona che abbia subito, a causa di fatto illecito costituente reato, lesioni personali, spetta anche il risarcimento del danno morale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima, non essendo ostativo il disposto dell’art. 1223 c.c., in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso, con conseguente legittimazione del congiunto ad agire iure proprio contro il responsabile”.
Nella fattispecie, anche all’esito dell’istruttoria svolta e dell’interrogatorio libero della madre, è emerso che il fatto dannoso, oltre ad avere procurato un profondo turbamento e sofferenza per entrambe i genitori, ha avuto ripercussioni principalmente sulla vita della mamma, che a seguito dell’evento doloroso non ha potuto più lavorare e dopo la separazione dal marito, ha dedicato tutte le proprie energie nell’accudire quotidianamente il bambino, per sottoporlo a tutte le necessarie terapie di riabilitazione, oltre che accudirlo ogni giorno anche nelle più elementari esigenze.
A titolo di risarcimento del danno non patrimoniale morale, appare equo liquidare alla madre la somma complessiva di 150.000 euro.
A titolo di risarcimento del danno morale appare equo liquidare in favore del padre la somma di 50.000 euro.
A ciascun danneggiato va inoltre attribuita un’ulteriore somma a titolo di risarcimento del danno da lucro cessante calcolata secondo i criteri sopra esposti.
Nulla può essere liquidato a titolo di danno patrimoniale per le spese mediche sostenute, in assenza di documentazione relativa.
Tribunale di Roma, Sezione XIII, sentenza n. 1198 del 19/1/2006, Giudice Dr.ssa S. Di Matteo, inedita.
Soppressione del posto di lavoroIn tema di responsabilita’ dell’equipe medica

References: Cass. 
 art. 2056
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
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