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Timestamp: 2020-07-09 13:26:10+00:00

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Giulio Andreotti - Centro Studi Malfatti
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Nel 2004 la Cassazione ha confermato che Andreotti ha intrattenuto «una concreta collaborazione» con la mafia fino al 1980. Poiché la sentenza è arrivata con due anni di ritardo rispetto al termine del 20 dicembre 2002, il reato «commesso» si è estinto per decorrenza dei termini e quindi Andreotti, solo per tale motivo, ha evitato la condanna con una assoluzione per prescrizione.
La sua carriera politica iniziò presto, nel corso degli studi universitari, durante i quali allacciò contatti, poi mostratisi durevoli, con esponenti delle formazioni cattoliche fra i quali Aldo Moro. Durante la guerra scrisse per la Rivista del Lavoro, pubblicazione di propaganda fascista, assumendo posizioni da taluni definite compiacenti, se non proprio allineate al regime. Dopo la cessazione delle ostilità, divenne responsabile dei settori giovanili della DC e fu eletto all’Assemblea costituente e, nel 1948, alla Camera dei deputati per la circoscrizione di Roma-Latina-Viterbo-Frosinone.
Risale a questi anni l’inizio della sua collaborazione con Alcide De Gasperi, di cui è univocamente considerato l’erede; del loro rapporto, intenso e stretto nonostante le profonde differenze caratteriali e metodologiche, fu detto che “quando andavano in chiesa insieme, De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete”. Il motteggio (attribuito ad Indro Montanelli) efficacemente rendeva al meglio la peculiare inclinazione di Andreotti al pragmatismo, alla visione più marcatamente concreta della politica per la quale gli obiettivi si perseguono usando i mezzi che consentono di farli ottenere. Altrettanto noto è l’aneddoto dei carciofi (raccontato dall’interessato proprio per descrivere le ragioni di tale inclinazione): dovendo tenere un comizio elettorale in un paesino del suo collegio noto per i suoi carciofi, Andreotti esordì chiedendo se gli astanti preferissero parlare di civiltà cristiana o piuttosto di carciofi. Quasi ovviamente, di questi ultimi soltanto si parlò, ed Andreotti fu eletto con amplissimo successo.
Non è facile, effettivamente, immaginare De Gasperi in simili condizioni, purtuttavia il sodalizio fu lungo, profondo e duraturo.
Si incontrarono durante la guerra, almeno così vorrebbe una versione pur non priva di fragranza aneddotica, nella Biblioteca Vaticana, in cui De Gasperi era rifugiato (grazie alla extraterritorialità) ed Andreotti cercava testi sulla Marina Pontificia.
I primi incarichi di governo: il mediatore
Fu nel quarto governo De Gasperi che Andreotti esordì come uomo di governo, con la carica di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; a questa, innumerevoli altre cariche si sarebbero succedute, fra le quali resta degna di memoria quella di sottosegretario alla difesa nominato responsabile della distruzione dei famigerati 137.000 fascicoli Sifar (negli anni del c.d. piano Solo, il servizio segreto militare del tempo aveva sottoposto a schedatura – poi giudicata illegittima – tutti i politici italiani, dei quali aveva composto ritratti assai inquietanti data l’elencazione di tutti i loro vizi privati; ne fu ordinata la distruzione, coordinata appunto da Andreotti). Si è da taluni avanzato il sospetto che i fascicoli non siano stati distrutti (o che siano stati copiati prima della distruzione).
Le sue attività nel campo della politica estera evidenziarono una spiccata abilità a comporre, nel segno della mediazione, importanti relazioni orientate verso la distensione. Sempre coerente con la scelta atlantica nella divisione di schieramenti della guerra fredda (è stato lui a concedere alla Nato le servitù militari sul territorio italiano e ad autorizzare l’installazione degli euromissili), coltivò proficui rapporti anche con i paesi dell’Est, sostenendo le svolte di democratizzazione (sebbene si sia in seguito espresso decisamente contro l’abbattimento del muro di Berlino).
Nel 1978, nelle note vicende legate al compromesso storico ed al rapimento ed all’assassinio di Aldo Moro, riuscì ad ottenere la fiducia dal Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer senza assegnargli incarichi di Governo; il giorno del rapimento e dell’eccidio di via Fani, il suo governo avrebbe giurato.
È stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto per insufficienza di prove, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva “commesso” il “reato di partecipazione all’associazione per delinquere” (Cosa Nostra), “concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980”, che però è “estinto per prescrizione”. Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.
Sia l’accusa che la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l’una contro la parte assolutiva, e l’altra per cancellare l’infamante conclusione della sentenza di appello. Ma la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 confermò la sentenza di appello. Nella motivazione si legge (a pagina 211):
Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione) Andreotti sarebbe stato condannato in base all’articolo 416, cioè all’associazione “semplice”, perché quella aggravata di stampo mafioso (416 bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, con la legge Rognoni-La Torre.
Invece, per il coinvolgimento nell’omicidio Pecorelli, in primo grado ebbe l’assoluzione, mentre la Corte d’Assise d’Appello di Perugia il 17 novembre 2002 lo ha condannato a 24 anni di reclusione. Andreotti ha presentato ricorso in Cassazione, che lo ha assolto.
La figura di Andreotti è, come difficilmente potrebbe non essere data la sua storia personale e politica, oggetto di interpretazioni e polemiche di varia natura. Le numerose contestazioni che gli sono state volte, hanno riguardato praticamente tutti i campi della sua attività. Accuse e sospetti gli sono stati rivolti a proposito delle sue relazioni con la Chiesa cattolica e con alcuni individui legati ai più oscuri misteri della storia repubblicana (P2, presunti tentativi di golpe, stragismo di stato, mafia) e non sempre la sua immagine è riuscita a tenersi del tutto indenne da certi appannamenti. Bersaglio molto frequente di strali satirici, ha saputo accettare al modo delle persone intelligenti anche i non sempre condivisibili e mai opportuni lazzi sul difetto fisico (Andreotti, com’è noto, ha una pronunciata quanto innascondibile cifosi), mentre a più educati, ma non meno pungenti “attacchi” ha sempre risposto con una proverbiale ironia di scuola epigrammatica romana che nel tempo lo ha reso produttore di una nutrita provvista di commenti e battute di cui molte sono oggi di uso comune.
Governi presieduti:
1.17 febbraio 1972 – 26 febbraio 1972
2.26 giugno 1972 – 12 giugno 1973
3.29 luglio 1976 – 16 gennaio 1978
4.11 marzo 1978 – 31 gennaio 1979
5.20 marzo 1979 – 31 marzo 1979
6.22 luglio 1989 – 29 marzo 1991
7.12 aprile 1991 – 24 aprile 1992
Scritti (Elenco parziale, in ordine cronologico):
Concerto a sei voci (1946);
Pranzo di magro per il Cardinale (1954);
De Gasperi e il suo tempo (1965);
La sciarada di Papa Mastai (1967);
I minibigami (1971);
Ore 13: Il Ministero deve morire (1975);
A ogni morte di Papa (1980);
Diari 1976-1979 (1981);
Visti da vicino (1982);
Visti da vicino, seconda serie (1983);
Visti da vicino, terza serie (1986);
De Gaspari, visto da vicino (1986);
Onorevole stia zitto (1987);
L’URSS vista da vicino (1988);
Il potere logora, ma è meglio non perderlo (1990);
Governare con la crisi, dal 1944 ad oggi (1991);
Onorevole stia zitto, Atto secondo (1992);
Il Ministero dell’uomo in grigio (1993);
Cosa loro (1995);
De prima re publica (1996);
Operazione via Appia (1998);
A non domanda rispondo (1999);
I quattro del Gesù (1999);
Teneteli su e altri racconti (1999);
Piccola storia di Roma (2000);
Sotto il segno di Pio IX (2000);
Volti del mio tempo. Personaggi della storia, della politica, della Chiesa (2000);
Un gesuita in Cina. 1552-1610: Matteo Ricci dall’Italia a Pechino (2001);
I nonni della Repubblica (2002);
Altri cento nonni della Repubblica (2003);
La fuga di Pio IX e l’ospitalità dei Borbone (2003);
Concerto a sei voci (2006);
De Gasperi (2006).

References: sentenza 
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