Source: https://www.archiviando.org/forum/viewtopic.php?p=9045
Timestamp: 2018-08-18 20:35:57+00:00

Document:
da Sergio P. Del Bello » 04/02/2018, 19:33
Nuove indicazioni della Commissione Europea sulle nuove norme in materia di protezione dei dati
A poco più di 100 giorni dalla data di applicazione della nuova normativa, il documento illustra quali sono i provvedimenti che la Commissione europea, le autorità nazionali di protezione dei dati e le amministrazioni nazionali devono ancora adottare per essere pronti all’entrata in vigore delle nuove norme in vigore a partire dal 25 maggio.
Gli orientamenti ricordano gli elementi principali delle nuove norme in materia di protezione dei dati:
un'unica serie di norme in tutto il continente, per garantire la certezza giuridica per le imprese e lo stesso livello di protezione dei dati in tutta l'UE per i cittadini;
applicazione delle stesse norme a tutte le imprese che offrono servizi nell'UE, anche se aventi la propria sede al di fuori dell'UE;
norme rigorose e multe dissuasive: tutte le autorità di protezione dei dati avranno il potere di infliggere multe fino a un massimo di 20 milioni di euro o, nel caso di un'impresa, fino al 4% del fatturato annuo a livello mondiale.
da Sergio P. Del Bello » 18/01/2018, 11:28
Introdotto dalla finanziaria 2018
NUOVA DISCIPLINA IN MATERIA DI PRIVACY
In sede di approvazione è previsto che il Garante per la protezione dei dati personali al fine
di adeguare la normativa nazionale al Regolamento UE n. 2016/679 in materia di Privacy, c.d.
“Regolamento RGPD”, deve:
 disciplinare le modalità per il monitoraggio dell’applicazione del citato Regolamento;
 disciplinare le modalità di verifica, anche attraverso l’acquisizione di informazioni dai Titolari
dei dati personali trattati per via automatizzata o tramite tecnologie digitali, della presenza
di adeguate infrastrutture per l’interoperabilità dei formati con cui i dati sono messi a disposizione
dei soggetti interessati;
 predisporre un modello di Informativa da compilare a cura dei Titolari dei dati personali che
effettuano un trattamento fondato sull’interesse legittimo che prevede l’uso di nuove tecnologie /
strumenti automatizzati;
 definire le linee-guida / buone prassi in materia di trattamento dei dati personali fondato
sull’interesse legittimo del Titolare.
Il Titolare dei dati personali che effettua un trattamento fondato sull’interesse legittimo che prevede
l’uso di nuove tecnologie / strumenti automatizzati deve darne tempestiva comunicazione al
Garante tramite un’informativa relativa all’oggetto / finalità / contesto del trattamento, utilizzando
il predetto modello. Trascorsi 15 giorni lavorativi dall’invio dell’informativa, in assenza di risposta del
Garante, il Titolare può procedere al trattamento.
da Sergio P. Del Bello » 11/01/2018, 14:24
key4biz.it, 10/01/2017
6 cose da fare in azienda per la privacy dei Big Data nel 2018
Non è mai troppo presto per mettersi in regola con la stringente normativa del GDPR che entra in vigore a maggio 2018.
Non è mai troppo presto per mettersi in linea con le nuove norme sulla Data protection che entreranno in vigore a partire da maggio 2018 con la piena operatività del GDPR. I Big Data sono in cima alla lista delle preoccupazioni IT sul fronte privacy, perché gran parte di essi entra negli archivi aziendali da una miriade di fonti diverse. Dati di diverse dimensioni e forme depositati in archivio. Dati che vanno protetti. Ma quali sono le pratiche da adottare in azienda per garantire che i Big Data vengano trattati nella maniera più adeguata?
imago98.JPG (25.14 KiB) Osservato 1175 volte
Controlla sempre la privacy dei dati dei fornitori di soluzioni cloud-based
Utilizza servizi cloud privati
Rendi i dati anonimi
Fate un censimento di tutti i Big Data in azienda e analizzateli col filtro privacy
Fai attenzione al GDPR
Organizza dei social engineering audits
da Sergio P. Del Bello » 24/12/2017, 2:25
Parer, 19/12/2017
Un vademecum sul Regolamento privacy
Su Agenda Digitale è stato pubblicato il vademecum “GDPR, tutto ciò che c’è da sapere per essere in regola”, a firma di Raffaella Natale. Nell’articolo l’autrice spazia tra varie tematiche e aspetti di cruciale importanza nel nuovo Regolamemto comunitario in materia di dati personali fornendo indicazioni sintetiche e rimandando ad altre fonti e risorse per ulteriori approfondimenti.
Di seguito il passaggio dell’articolo dedicato ai principali cambiamenti introdotti con l’emanazione del Regolamento:
imago62.JPG (17.63 KiB) Osservato 1201 volte
da Sergio P. Del Bello » 24/12/2017, 2:21
In aggiunta alle linee guida in materia pubblicate negli scorsi mesi dal Gruppo di lavoro dei Garanti europei, il Garante per la protezione dei dati personali ha divulgato nuove FAQ (Frequently Asked Questions) sul Responsabile della Protezione dei dati (RPD) in ambito pubblico (Data Protection Officer in inglese).
La figura professionale è stata introdotta dal nuovo Regolamento comunitario in materia di protezione dei dati personali, che dovrà essere pienamente recepito dagli Stati membri entro maggio 2018. Le FAQ sono l’ultimo di una serie di documenti di indirizzo e approfondimenti raccolti dal Garante Privacy su un’apposita pagina del proprio sito istituzionale.
da Sergio P. Del Bello » 07/12/2017, 2:30
Agenda digitale, 05/12/2017, Andrea Lisi, avvocato – presidente di ANORC Professioni
L’Italia avanza lentamente e in modo scoordinato nell’armonizzazione della disciplina nazionale con il GDPR. Ancora poca chiarezza sul Responsabile del trattamento e troppo generiche le norme sul riutilizzo dei dati sanitari, in forma anonima, per scopi statistici e di ricerca. Futuro inquietante all’orizzonte
Sinceramente, leggendo i contenuti delle modifiche appena introdotte, non si riescono a comprendere le ragioni di tale urgenza e si avverte la spiacevole sensazione che il legislatore italiano si muova con una mano senza sapere cosa faccia l’altra. E del resto a volte – anzi troppo spesso – la fretta è cattiva consigliera,soprattutto quando si deve intervenire su materie delicate regolamentate in un apparato normativo sistematico (quale il Codice è) e occorrerebbe procedere invece con la pazienza, la consapevolezza e la lucidità dei chirurghi quando utilizzano il loro bisturi per intervenire in un’operazione a cuore aperto…tutte caratteristiche che, purtroppo, sembrano recentemente mancare al nostro legislatore!
In ogni caso, la novità a mio avviso più rilevante, nell’ottica di armonizzazione con le disposizioni del “Regolamento privacy” europeo, va ad impattare sulla nomina a Responsabile del trattamento dei dati ex art. 29 del Codice[5]. Come ho avuto modo recentemente di spiegare, tale figura da tempo presente nell’ordinamento italiano differisce sostanzialmente dal Responsabile del trattamento previsto in modo piuttosto dettagliato nell’art. 28 del GDPR [6].
Come già accennato, invece, l’art. 28 del GDPR disciplina con maggiore puntualità il ruolo e le attribuzioni del Responsabile del trattamento dei dati rispetto a quanto attualmente contemplato nel D.Lgs. 196/2003 e tale figura, per i compiti a essa attribuiti e nella descrizione delle sue funzioni, può essere ricondotto – a mio avviso – alla sola figura giuridica del Responsabile esterno del trattamento. Alla luce di ciò, e in attesa del completo coordinamento normativo tra Codice e GDPR, considerata l’attuale non incompatibilità formale tra la figura del Responsabile interno come disciplinata in Italia e quella del Responsabile (esterno) del trattamento prevista in Europa, non si poteva escludere che questa facoltà di nomina in capo al Titolare prevista nel Codice potesse permanere nella nostra disciplina nazionale. Le modifiche caoticamente appena introdotte sembrano andare proprio in questa direzione, anche se il coordinamento tra Codice e GDPR resta a mio avviso insufficiente sotto questo specifico punto di vista.
In ogni caso la Legge 167/2017, con il suo art. 28, ha modificato l’art. 29 del Codice, introducendo un nuovo comma (il comma 4 bis) e sostituendo il comma 5 dello stesso articolo. Il nuovo art. 29 del Codice, quindi, avrà questa nuova formulazione:
“Art. 29. Responsabile del trattamento
da Sergio P. Del Bello » 15/11/2017, 23:55
Ernesto Belisario‏ - @diritto2punto0
Cosa significa il GDPR per le amministrazioni?
Entro il 25 maggio 2018, tutte le amministrazioni - al pari dei soggetti privati - dovranno adeguarsi nuovo Regolamento Europeo UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (meglio noto come “GDPR - General Data Protection Regulation”).
Questo episodio contiene una semplice introduzione alle principali novità del Regolamento Privacy, guardate dalla visuale delle pubbliche amministrazioni.
Nel nuovo episodio del #podcast: una panoramica sul Regolamento #privacy per le pubbliche amministrazioni (digitali).
Il conto alla rovescia per il 25 maggio 2018 è ormai iniziato.
da Sergio P. Del Bello » 05/11/2017, 19:32
Adottate dalle Autorità di protezione dati europee riunite nel Gruppo di lavoro ex art.29 le
che aiuteranno amministrazioni pubbliche e imprese nella valutazione di impatto sulla protezione dei dati
(DPIA, Data Protection Impact Assessment)
Il gruppo di lavoro dei Garanti privacy degli Stati europei ha adottato le linee guida a supporto delle amministrazioni pubbliche e delle imprese che dovranno effettuare la valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA, Data Protection Impact Assessment), introdotta dal nuovo Regolamento comunitario in materia di dati personali.
La DPIA, introdotta dal Regolamento europeo 2016/679, consiste in una procedura finalizzata a descrivere il trattamento dei dati, valutarne necessità e proporzionalità e facilitare la gestione dei rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche. La DPIA è uno strumento importante: aiuta il titolare non soltanto a rispettare le prescrizioni del Regolamento europeo, ma anche a dimostrare l'adozione di misure idonee a garantirne il rispetto. In altri termini, la DPIA è una procedura che permette al titolare di realizzare e dimostrare la conformità del trattamento alle norme. Non è obbligatorio condurre una DPIA per ogni singolo trattamento. Essa è però necessaria se il trattamento "può presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche". È possibile utilizzare un'unica DPIA per valutare più trattamenti che presentino delle analogie (ad es. un gruppo di autorità locali che decidano di installare ciascuna un analogo sistema di videosorveglianza). E una analisi di impatto privacy può essere utile anche per valutare l'effetto di un nuovo dispositivo tecnologico. In ogni caso, a prescindere dalla sua obbligatorietà, la DPIA rappresenta sempre una buona prassi per Pa e imprese.
Per assicurare un'interpretazione uniforme dei casi in cui la DPIA è obbligatoria, i Garanti Ue hanno fornito anche alcuni criteri in vista dell'elaborazione degli elenchi dei trattamenti più rischiosi che le Autorità di controllo sono tenute ad adottare (ad es., trattamenti valutativi, compresi lo scoring e la profilazione; decisioni automatizzate dalle quali possono derivare discriminazioni per gli interessati; monitoraggio sistematico; trattamenti su larga scala, in particolare di dati sensibili).
L'inosservanza degli obblighi concernenti la DPIA può comportare l'imposizione di sanzioni pecuniarie da parte delle Autorità garanti. Il mancato svolgimento dell'analisi (quando il trattamento è soggetto a tale valutazione), lo svolgimento non corretto o la mancata consultazione dell'Autorità di controllo competente ove ciò sia necessario, possono comportare l'applicazione di una sanzione amministrativa fino a un massimo di 10 milioni di euro e, se si tratta di un'impresa, fino al 2% del fatturato globale annuo.
imago16.JPG (30.18 KiB) Osservato 1169 volte
da Sergio P. Del Bello » 29/10/2017, 18:33
Wired, 24/10/2017, 24/10/2017
Diritto all’oblio, per la Corte europea dei diritti non si deve cancellare nulla dal web
Per la Corte dei diritti dell’uomo non bisogna cancellare contenuti indicizzati, mentre il senato italiano in merito
al diritto all’oblio chiede l’intervento del Garante della privacy
imago11.JPG (18.03 KiB) Osservato 1170 volte
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) di Strasburgo è dell’opinione che, per principio almeno, non bisogna cancellare nulla dal web, opinione condivisa anche dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). La commissione Giustizia del Senato in merito al diritto all’oblio invece viaggia in direzione opposta.
Il tema è ritornato di attualità con la sentenza 71233/13 emessa da Strasburgo, relativa alla causa Fuchsmann contro la Germania, con cui Fuchsmann stesso, associato dal New York Times a un giro di criminalità, si è visto negare il diritto all’oblio dai giudici di Strasburgo, incassando lo stesso diniego che gli era stato riservato dalle istanze tedesche.
Secondo la Cedu, tra la libertà di stampa e il diritto alla reputazione deve prevalere la prima per diversi motivi, primo dei quali la necessità di proteggere gli archivi dei giornali e conservarli per i posteri. Il segretario Fnsi Raffaele Lorusso approva questa linea.
Nel frattempo la commissione Giustizia del Senato italiano, che si sta occupando del disegno di legge sulla diffamazione, dovrà affrontare anche l’emendamento con cui la senatrice Rosanna Filippin chiede che sia il garante per la Privacy, l’ente preposto a decidere quali notizie rimuovere dal web, anche in assenza di condanne per diffamazione.
Da questa possibilità si dissocia il vicepresidente della commissione Felice Casson, incline a sposare la filosofia della sentenza Cedu e più orientato a procedere con eventuali cancellazioni solo in caso di condanne definitive che attestano la non veridicità delle notizie che i singoli ricorrenti ritengono discriminanti.
imago10.JPG (14.82 KiB) Osservato 1170 volte
da Sergio P. Del Bello » 18/09/2017, 14:04
Newsletter del 15/09/2017, Garante della privacy
imago.JPG (27.85 KiB) Osservato 1366 volte

References: art. 29
 art. 28
 art. 29
 art.29
 sentenza 
 sentenza