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Timestamp: 2018-06-25 00:05:15+00:00

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Berlusconi | Hyde Park Gate News
Europee: campagna elettorale for dummies
Fra poco meno di un mese si vota per le elezioni europee e, se il buongiorno si vede dal mattino, questa campagna elettorale si appresta a diventare addirittura peggiore delle precedenti.
Ecco le parti che i tre maggiori attori, Berlusconi, Grillo e Renzi stanno – più o meno – recitando.
STRATEGIA – E’ il Presidente del Consiglio e, dei tre, è quello che può osare di meno. Forte della sua posizione, si presenta agli elettori come “l’uomo del fare” anche se, in questi due mesi, più che fare cose concrete (uno dei suoi slogan) ha fatto tanti annunci. Ha ottenuto la cancellazione (o, meglio, lo svuotamento) delle province e il bonus di 80 euro mensili ai lavoratori dipendenti con un reddito lordo compreso tra gli 8.000 e i 25.000 euro all’anno.
BERSAGLI – Usa la mano pesante contro Grillo, il suo principale competitor, anche se preferisce compatirlo per il suo fare da “uomo che abbaia alla luna” piuttosto che offenderlo o attaccarlo. Mira a evidenziare come, invece che voler abolire gli sprechi e tagliare i costi, faccia ostruzionismo su tutte le riforme. Con Berlusconi, invece, evita di affondare il colpo perchè sa che, in caso di un suo clamoroso tonfo elettorale (Forza Italia molto al di sotto del 20%), tutto l’impianto delle riforme (Italicum, Senato, Titolo V..) sarebbe in discussione e bisognerebbe ricominciare daccapo, con i soli voti di NCD e Scelta Civica.
PALCOSCENICO – Per la sua campagna elettorale userà la tv ma anche le piazze senza dimenticare che, da presidente del Consiglio, troverà maggior spazio nel TG anche grazie alle conferenze stampa sulle future leggi e riforme.
STRATEGIA – E’ partito in quarta sul blog con un articolo che, parafrasando Primo Levi, attacca Renzi e Napolitano. E’ sicuro non di vincere, ma di stravincere queste elezioni e ha dichiarato che, quando succederà, le prime due cose che farà saranno di andare da Napolitano a chiedere di dargli in mano il Governo e di andare dalla Merkel a stracciare il fiscal compact. Punta forte sul sentimento anti-europeista e ha proposto di indire un referendum sulla permanenza nell’Euro.
BERSAGLI – L’ebetino Renzi – come lo chiama lui – è il suo bersaglio preferito, anche se spesso sposta il mirino sul presidente Napolitano e sulla Germania. Condanna il patto per le riforme costituzionali che Renzi ha fatto con il pregiudicato Berlusconi e giudica gli 80 euro come un’elemosina una tantum che non cambia la vita a nessuno.
PALCOSCENICO – Come già sperimentato per le elezioni politiche 2013 con lo Tsunami Tour, Grillo girerà le piazze italiane: è già stato a Piombino, dove ha tenuto un comizio davanti all’acciaieria ex Lucchini, e all’assemblea degli azionisti Mps.
STRATEGIA – Poco prima dell’apertura della campagna elettorale è arrivata la sentenza di affidamento ai servizi sociali, dove Berlusconi lavorerà “almeno una volta alla settimana e per un tempo non inferiore a quattro ore consecutive” con i malati di Alzheimer nella struttura per anziani della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Berlusconi ha così una certa “agibilità politica” visto che non potrà uscire dalla Lombardia, ma potrà andare a Roma dal martedì al giovedì di ogni settimana a patto che sia in casa tra le 23 e le 6 del mattino. E’ partito subito all’attacco dei tedeschi – dicendo che, secondo loro, i lager non sono mai esistiti – e di Napolitano, reo di non avergli concesso la grazia motu proprio. Si sente vittima di un colpo di Stato e giudica come ridicola la sua condanna ai servizi sociali.
BERSAGLI – Con Renzi, per non compromettere la collaborazione sulle riforme, ha usato dei toni soft definendolo un “simpatico tassatore” e bollando come mancia elettorale gli 80 euro del bonus in busta paga. Ha paragonato poi Grillo a Hitler e a Stalin, ma è più impegnato a motivare il suo elettorato sfiduciato e a frenate l’emorragia di voti verso NCD, PD e M5S che ad attaccare gli altri partiti. Ha impostato la sua campagna contro Napolitano, i giudici e la Germania, eletta a nemico numero 1 di queste elezioni.
PALCOSCENICO – Per Berlusconi la tv e la sua seconda casa e quindi imposterà la sua campagna elettorale partecipando a quante più trasmissioni televisive possibili per far passare il suo messaggio e per mostrare al suo elettorato che la sua battaglia continua.
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Il meccanismo perverso – Seconda puntata
Chiacchierando in rete, sono emersi alcuni dettagli in più su alcune stranezze dell’Italicum, che sembrerebbero dei veri e propri bug.
Alcune perplessità, tra l’altro, le avevo già raccontate nella prima puntata di questo post.
C’è per esempio un’altra casistica che non ha molto senso: se tre partiti si alleano tra di loro e formano una coalizione che supera lo sbarramento del 12%, ma nessuno di questi supera la soglia del 4,5%, nessun rappresentante di quella coalizione sederà in Parlamento (vedi qui: http://www.ansa.it/documents/1…).
Uso, ancora una volta, un esempio pratico (i numeri sono probabilmente un po’ gonfiati, ma sono utili per capire):
Scelta Civica: 4%
UDC: 4%
NCD: 4,2%
Totale: 12,2%
Numero seggi in parlamento: ZERO
Facendo un po’ di calcoli, in questo caso si vanificherebbero i voti di più di 4 milioni di Italiani (i conti sono basati sull’affluenza delle elezioni Politiche 2013) che hanno creduto nel progetto neo-centrista.
Per dirla semplice, con questa legge elettorale vincono i contenitori a scapito dei contenuti.
Ma qual è l’effetto di questa legge elettorale? Uno degli obiettivi dell’accordo tra Renzi e Belusconi è quello di neutralizzare il potere ricattatorio dei piccoli partiti. Con una situazione del genere, chi teme di non raggiungere il 4,5%, è costretto a fare un accordo preventivo – non c’è nemmeno bisogno che sia sotto banco – dove in pratica il piccolo partito:
si mette in coalizione con uno o più partiti più grandi, offrendo i suoi voti per concorrere al raggiungimento del 37%
in cambio si assicura dei seggi in parlamento, probabilmente (se è bravo a contrattare) in un numero superiore a quelli a cui avrebbe diritto se non ci fosse lo sbarramento del 4,5%
Ci si troverebbe quindi di fronte a coalizioni molto affollate. I cosiddetti partitini, dopo le elezioni, si ritroverebbero “diluiti” all’interno dei parlamentari appartenenti al partito più grande, ma nulla impedirebbe loro di creare gruppi autonomi con l’obiettivo di influenzare le leggi o di richiedere poltrone.
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Berlusconi: ma adesso cosa succede?
Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado.
Titoli roboanti, festeggiamenti oppure indignazione. Quali sono i prossimi passi?
La condanna è arrivata, ed è stata prorompente: sette anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Si tratta di un anno in più di quanto chiesto dall’accusa poichè i giudici hanno rimodulato l’accusa in concussione per costrizione (articolo 317) invece che induzione (articolo 319 quater, introdotto dalla nuova legge sulla corruzione). E’ stata inoltre disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della condanna. I giudici hanno chiesto anche alla procura di indagare se i 32 testimoni a favore del Cavaliere abbiano reso falsa testimonianza.
I gradi di giudizio sono tre: primo grado, al quale si può far ricorso in appello per poi concludere, se si prosegue, in Corte di Cassazione.
C’è il primo grado di giudizio di merito, che si conclude con una sentenza di primo grado. Questa sentenza può essere impugnata sia dal pubblico ministero che dalla difesa dell’imputato che dalla parte civile mediante atto di appello. Si celebra quindi il secondo grado di giudizio, ossia il giudizio di appello presso la corte d’appello. Cambiano i giudici e il più delle volte cambia anche il pubblico ministero (dipende dell’anzianità di servizio). Nell’atto di appello si possono rilevare sia vizi di legittimità (relativi alla tempistica, per esempio) sia vizi di merito (i fatti si sono svolti diversamente).
Il secondo grado di giudizio in genere è molto più breve, perché salvo casi eccezionali la corte d’appello decide in base alle prove che sono state raccolte durante il primo grado (quindi ad esempio non si risentono i testimoni). Per Berlusconi, infatti, la sentenza è attesa in autunno.
All’esito del giudizio di secondo grado la corte d’appello emette sentenza, che può confermare quella di primo grado oppure stravolgerla, oppure modificarla parzialmente.
Anche la sentenza di appello è impugnabile, attraverso il ricorso alla Corte di Cassazione che è solo a Roma e accetta solo ricorsi per i vizi di legittimità, non per quelli di merito. I vizi classici di legittimità sono la violazione di legge oppure il difetto o la incompletezza o la non logicità della motivazione.
La Cassazione o rigetta il ricorso oppure, appunto, “cassa” (modifica oppure annulla e rimanda indietro) la sentenza di secondo grado
BERLUSCONI NELLE MANI DEL PARLAMENTO
Nel caso in cui la Cassazione dovesse confermare una delle condanne per le quali Berlusconi è indagato in via definitiva (per esempio si sta dibattendo anche il caso Mediaset – diritti tv) e nel caso in cui non si potessero applicare attenuanti generiche, né sconti di pena, siccome il Cavaliere è un Senatore, toccherebbe al Parlamento autorizzare un eventuale arresto o misura cautelare. Potrebbe chiedersene l’arresto immediato – sempre con il via libera del Parlamento – solo se i giudici ravvisassero pericolo di fuga o d’inquinamento delle prove. Ma non è questo il caso.
Lo stesso discorso vale per l’interdizione dai pubblici: è valida ma non è applicabile immediatamente.
Ma c’è di più: se nel 2014 si votasse, Berlusconi potrebbe tranquillamente candidarsi ed essere eletto, salvo perdere ogni carica in caso di condanna definitiva. L’interdizione, infatti, produrrebbe la perdita perpetua di tutti i diritti politici e d’ogni funzione pubblica, ma anche di titoli e decorazioni. Per esempio non sarebbe più Cavaliere del lavoro.
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A giudicare dai toni e dal repentino cambio di marcia della comunicazione dei partiti, siamo già in campagna elettorale.
Prima di arrivare però a questa conclusione, che è un po’ l’estrema ratio, bisogna aver scartato tutte le altre possibilità.
Con ogni probabilità il presidente della Repubblica conferirà l’incarico di formare il governo a Pierluigi Bersani, capo della coalizione che ha la maggioranza alla Camera (340 seggi su 630) e la maggioranza relativa al Senato (119 seggi su 315). La maggioranza a Palazzo Madama naturalmente non basta e Bersani deve per forza cercare un’alleanza programmatica con un’altra forza politica.
Durante il congresso del 6 Marzo il segretario del PD ha presentato una lista di 8 punti e ha già detto che cercherà di trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle sulla base di quelli. Nonostante i ripetuti rifiuti che Beppe Grillo ha veicolato tramite il suo blog, Bersani si ritiene moderatamente speranzoso di riuscire nel suo intento.
Bersani quindi accetterà l’incarico “con riserva” e sonderà il terreno per capire se è possibile una convergenza, oppure accetterà l’incarico (senza riserva) e si presenterà alle due camere per ottenere la fiducia.
Se non ci fossero i numeri necessari per far passare la fiducia, la situazione tornerebbe nelle mani del Presidente della Repubblica.
E qui cominciano gli scenari:
Governo PD-PDL: Bersani ha più volte negato di prendere in considerazione una simile possibilità, ma alcuni degli esponenti di spicco, per esempio Massimo D’Alema, non sarebbero contrari a patto che Silvio Berlusconi faccia un passo indietro.
Possibilità di realizzazione: MOLTO BASSE, perché il Pd avrebbe moltissimo da perdere.
Governo tecnico: si tratterebbe in sintesi di un governo Monti ma senza Monti, sostenuto dal Pd e dal Pdl ma anche probabilmente da Scelta Civica. Siccome il professore non è più percepito come super partes , bisognerebbe andare alla ricerca di qualcuno che lo sia e si fanno i nomi di Stefano Rodotà, giurista e politico, di Anna Maria Cancellieri, attuale ministro dell’interno. Ipotesi più fantasiose, ma presto smentite, parlavano di Matteo Renzi, sindaco di Firenze, o di Fabrizio Barca, ministro per la cooperazione internazionale.
Possibilità di realizzazione : BASSE, perché non c’è più un’emergenza come quella di un anno fa tale da giustificare questa scelta.
Nuove elezioni: qui si tratta di capire quali sono i tempi tecnici e come si presenteranno le forze in campo.
Possibilità di realizzazione: ALTE, per i motivi qui sopra.
Ci saranno ancora Bersani e Berlusconi? Si indiranno nuove primarie? Parteciperanno Matteo Renzi e Fabrizio Barca, come si dice?
Il prossimo appuntamento, per ora, è il 15 marzo quando si terrà la prima riunione delle nuove Camere. Entro il giorno successivo si dovrebbero eleggere a scrutinio segreto il presidente della Camera – che avrà bisogno della maggioranza qualificata (due terzi dei presenti, contando anche le schede bianche) per le prime due votazioni, mentre dalla terza in poi basta la semplice maggioranza – e del Senato – che avrà bisogno della maggioranza assoluta (che tiene conto del numero di senatori eletto) per le prime due votazioni e della maggioranza semplice (tiene conto dei votanti) dalla terza votazione in poi.
Il 21 marzo, infine, si darà il via alla consultazione per la nomina del presidente del Consiglio. Quel giorno, sicuramente, il quadro sarà molto meno confuso.
Come mi fa notare Enrico Sola, manca un’ipotesi ulteriore:
Governo monocolore in mano al MoVimento 5 Stelle con il Pd che, dall’esterno, appoggia di volta in volta le proposte di legge che condivide.
Possibilità di realizzazione: MOLTO BASSE, perchè il Pd non accetterebbe mai di arrivare primo alle elezioni (seppur di mezzo punto percentuale) e cedere la governance a Beppe Grillo
Categorie: Politica | Tag: beppe grillo, Berlusconi, Bersani, Camera, elezioni 2013, Fabrizio Barca, Grillo, Matteo Renzi, Napolitano, palazzo madama, Pierluigi Bersani, Senato, Silvio Berlusconi | Permalink.
Nel caos di questi giorni i protagonisti sulla scena politica sono tanti.
Come sul manto erboso di un campo di calcio, si sono disposti tutti seguendo i loro ruoli.
Là davanti c’è Pierluigi Bersani che, forte del numero dei parlamentari alla Camera, è chiamato a prendere l’iniziativa. E’ partito all’attacco con una strategia confusa e spesso inconcludente, infatti non ha segnato ancora nessun gol. Alle sue spalle, come trequartisti suggeritori ci sono Metteo Orfini e Alessandra Moretti. Invece che sfornare assist vincenti, regalano la palla per il contropiede dell’avversario.
A centrocampo ci sono forze fresche e giovani: sono i Grillini dai cento polmoni che, preparati atleticamente dai trainer Grillo e Casaleggio, sono votati all’interdizione. Mordono le caviglie, non lasciano passare neanche un giornalista italiano e, quando si parla di alleanze o voti di fiducia, spediscono la palla in tribuna senza andare troppo per il sottile. Accanto alla gioventù, c’è spazio per l’esperienza di Mario Monti, che è sceso (pardon, salito) in campo nonostante il vistoso calo di rendimento degli ultimi mesi. E’ il capitano della squadra, l’ha guidata nell’ultimo campionato tessendo trame complicate tra Berlusconi e Bersani, ma adesso sembra come sparito dal campo.
In difesa a fare il libero c’è Berlusconi, che aspetta di vedere come si sviluppa il gioco degli avversari ma è sempre pronto ad intervenire. E’ un giocatore dai piedi buoni e ogni tanto fa partire qualche assist per l’attacco ma Pierluigi Bersani lascia scorrere a fondo campo. Compagno di reparto è Roberto Maroni, che però adesso ha rescisso il contratto e gioca in un altro campionato di Lega, più a Nord.
I due terzini sono ormai bloccati sulla difensiva: Antonio Ingroia sulla sinistra e Oscar Giannino sulla destra se ne stanno sulla linea di porta a prendere pallonate dagli avversari.
In porta c’è un veterano, Giorgio Napolitano, che ha il compito di parare ogni critica e ogni malcontento degli avversari europei. Ha già salvato la porta dell’Italia varie volte ma in questa partita, che si gioca da ormai una settimana, la situazione è ancora più difficile.
Ci sono poi due giocatori, non convocati.
Uno è un attaccante molto dotato tecnicamente, in grado di cambiare la partita in corso. Si chiama Matteo Renzi e molti lo vorrebbero in campo al posto di Bersani, ma nelle partitelle di allenamento ha perso la sfida. L’altro è un jolly, capace di giocare in tutti i ruoli del campo: Corrado Passera per adesso non si allena ancora col gruppo, ma è pronto a rispondere in caso di bisogno.
Il mister, però, non è un tipo con le idee molto chiare. Alle urne, quando si trattava di fare la formazione, ha votato in maniera molto confusa e sono saltati tutti gli schemi.
La partita di andata sta quasi per finire, e all’orizzonte si profila un mesto pareggio.
Chissà se c’è spazio, negli ultimi minuti, per un guizzo vincente oppure se bisogna giocare un’altra partita. Daccapo.
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