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Timestamp: 2020-08-12 03:41:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26301 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26301 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 13/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26301
sul ricorso 11150/2012 proposto da:
MOSER, giusta procura a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 17/01/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA DI II
GRADO di TRENTO del 20/12/2010, depositata il 21/03/2011;
13/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA CRUCIITI.
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di M.M., commercialista, del silenzio rifiuto opposto ad istanza di rimborso dell’IRAP negli anni dal 2003 al 2007, la Commissione Tributaria di secondo grado di Trento, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettando l’appello proposto dal contribuente, confermava integralmente la decisione di primo grado, di rigetto del ricorso introduttivo, ribadendo che, nella specie, la situazione reddituale illustrata dall’Ufficio e pacifica in causa, nei vari anni che interessano, porta a ritenere che i beni strumentali impiegati eccedano quel minimo comunemente ritenuto indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, attesa la mole di costi, di spese e di quote di ammortamento contenute nelle dichiarazioni. A ciò si aggiunga come dato inconfutabile che il ricorrente fa parte di una società di professionisti, nella quale risulta essere il legale rappresentante, con quota del 40% e che lo stesso è anche socio e rappresentante legale della società MULTIPROGRAM s.r.l., avente la medesima sede della società di professionisti.
Avverso la sentenza il contribuente ha proposto ricorso su due motivi.
1. Le due censure, afferenti specificamente a violazione di legge il primo motivo, ed omessa o insufficiente motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nel testo applicabile ratione temporis), il secondo, sono fondate.
2. Questa Corte ha affermato che l’IRAP coinvolge una capacità produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante da una struttura organizzativa “esterna”, cioè da “un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista (lavoro dei collaboratori e dipendenti, dal numero e grado di sofisticazione dei supporti tecnici e logistici, dalle prestazioni di terzi, da forme di finanziamento diretto ed indiretto etc.).”, cosicchè è “il surplus di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il professionista … ad essere interessato dall’imposizione che colpisce l’incremento potenziale, o quid pluris, realizzabile rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale” (Cass. n. 15754/2008). Si è, inoltre, rilevato che, in assenza di esborsi per personale dipendente, l’esistenza di spese non ingenti non è idonea a determinare l’esistenza di una struttura organizzata che possa cagionare un significativo maggior reddito del contribuente (cfr. Cass. n. 832/2013).
Tali principi sono stati ribaditi e, per taluni versi, puntualizzati, di recente, dalle Sezioni Unite di questa Corte le quali con la sentenza n. 9451/16, hanno statuito, con riguardo al presupposto dell’IRAP, il seguente principio di diritto: il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque acidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
3. La sentenza impugnata – la quale ha dato rilievo ai fini della sussistenza del presupposto impositivo alle mere indicazioni quantitative dei costi ed all’essere il contribuente associato in uno studio professionale e socio di una società di capitali, omettendo di esaminare e valutare i fatti (decisivi nell’accezione di cui dell’art. 360 c.p.c., n. 5) offerti dal contribuente (riproposti in ricorso, quali, tra gli altri il tipo specifico di attività svolta e la qualità dei beni strumentali utilizzati)- , si è anche discostata da tali principi.
4. Ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio al Giudice di merito affiche proceda al riesame della vicenda processuale, adeguandosi ai superiori principi, ed al regolamento delle spese di lite.
La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione Tributaria di 2^ grado di Trento, in diversa composizione.

References: Sentenza 
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 Cass. 
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 art. 2
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