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Timestamp: 2018-06-19 20:18:57+00:00

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Tribunale di Milano, Settima Sezione Civile, giudice Vasile, sentenza 4 settembre 2017 n. 8948
Pubblicato il 11 settembre 2017 da uxs04548
Il mutamento soggettivo dell’appaltatore esecutore dopo la stipulazione del contratto d’appalto a seguito di un affitto di azienda, regolata dall’art.116 d.lgs.163/2016, applicabile ratione temporis, pone in capo alla stazione appaltante l’obbligo di valutare in concreto la sussistenza in capo alla cessionaria (o affittuaria del ramo aziendale) dei requisiti di qualificazione per l’esecuzione delle opere e servizi appaltati, il cui difetto determina la risoluzione dell’appalto. Allo scopo di assicurare l’interesse pubblico all’esatto adempimento, l’esigenza è di evitare che le prestazioni oggetto del contratto siano eseguite da soggetti non scrutinati in sede di gara e che potrebbero non superare le verifiche circa i requisiti soggettivi e oggettivi.Ove il contratto di affitto di ramo d’azienda non abbia previsto né un trasferimento di qualifiche e requisiti (in particolare, quello economico-finanziario) da parte della concedente all’affittuaria, né che l’affittuaria si avvale di quelli dell’azienda cedente in forza di un contestuale accordo di avvalimento tra le parti avente ad oggetto il fatturato maturato negli anni precedenti, tali requisiti rimangono nella sfera esclusiva del cedente e non possono ritenersi trasferiti al cessionario alla pari delle altre componenti oggettive dell’azienda. Pur intendendo l’avvalimento istituto di applicazione generale anziché circoscritto alla fase di gara, le esigenze di garanzia della stazione appaltante non risultano assolte né dal contenuto del contratto di affitto, né dalle dichiarazioni che dovrebbero costituire accordo di avvalimento, per omessa indicazione puntuale del fatturato, che escludono la natura vincolativa dell’impegno finanziario assunto dal subentrante.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato accordo, adempimento, affitto, affittuaria, anni, appaltante, appaltatore, appalto, applicazione, art.116 d.lgs.163/2016, assicurare, assunto, avvalimento, azienda, cedente, cessionaria, componenti, contratto, contratto di affitto, dichiarazioni, difetto, economico-finanziario, esatto, esclude, esclusiva, esecuzione, esigenza, evitare, fatturato, finanziario, gara, garanzia, generale, impegno, indicazione, interesse pubblico, istituto, maturato, mutamento, natura, obbligo, oggettive, oggettivi, oggetto, omessa, opere, precedenti, prestazioni, qualificazione, qualifiche, ramo aziendale, ramo d'azienda, requisiti, risoluzione, sdanganelli, servizi, sfera, soggetti, soggettivi, soggettivo, stazione, stazione appaltante, stipulazione, subentrante, sussistenza, trasferimento, valutare, verifiche, vincolativa
Tribunale Amministrativo Regionale Piemonte, Sezione Prima, sentenza 9 giugno 2017 n.717
Pubblicato il 12 giugno 2017 da uxs04548
E’ giustificata da un pericolo concreto per l’incolumità pubblica l’ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco che obbliga il responsabile dell’inquinamento di un’area di sua proprietà per omessa vigilanza e custodia colpevole, di predisporre un piano di monitoraggio del metano e gas interstiziali nocivi prodotti da rifiuti idonei a contaminare aria e falda acquifera in quantità non necessariamente preventivabili, ma tali da determinare in modo repentino danni gravissimi se non la morte delle persone, e di procedere alla bonifica ambientale ai sensi dell’art. 244 D. L.vo 152/2006. La responsabilità per l’inquinamento da metalli pesanti nel suolo e nelle acque non dipende dalla mera titolarità dell’area adibita a discarica abusiva negli anni in cui essa è stata oggetto di conferimento di rifiuti, sibbene dal fatto che, nella migliore delle ipotesi, colpevolmente è stata omessa una attività di vigilanza e custodia del sito, e con ciò facendo ha concretamente agevolato la condotta di coloro che, per circa 15 anni, hanno depositato nella ex-cava un ingentissimo volume di rifiuti. Gli obblighi di bonifica ambientale non richiedono che sia ravvisabile in capo al responsabile dell’inquinamento un coefficiente soggettivo di colpevolezza, che è invece richiesto dall’art. 192 del D.L.vo 152/2006 al fine di ordinare al proprietario del sito interessato dall’abbandono incontrollato di rifiuti la rimozione degli stessi. La differenza sussistente tra tale situazione e quella divisata dagli articoli 242 e 244 del D. L.vo 152/2006 è che in questo secondo caso si è in presenza di una contaminazione ambientale (con o senza presenza di rifiuti da asportare), la quale giustifica l’inasprimento della responsabilità, che scatta in presenza del mero riscontro di una condotta attiva od omissiva causativa del danno ambientale, a prescindere dal riscontro di un coefficiente di colpevolezza. Venendo in considerazione la tutela dell’ambiente nonché la tutela della salute umana, in applicazione del principio di precauzione non si può pensare di bloccare l’inizio di una bonifica solo perché non è ancora chiaro quali opere sia necessario eseguire per dare corso ad una bonifica. E’ sufficiente che si proceda nei confronti dei responsabili già identificati, e che questi siano obbligati a fare tutto quanto in concreto ritenuto necessario dagli organi tecnici per bonificare un sito.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato abbandono, abusiva, acque, acquifera, adibita, agevolato, ambientale, ambiente, area, aria, art. 192 del D.L.vo 152/2006, art. 244 D. L.vo 152/2006, artt.242 e 244 del D. L.vo 152/2006, asportare, attiva, bonifica, causativa, coefficiente, colpevole, colpevolezza, Comune, concreto, condotta, conferimento, considerazione, contaminare, contaminazione, contingibile, custodia, danni, danno, depositato, deposito, discarica, ex-cava, falda, gas, giustifica, gravissimi, inasprimento, incolumità, incontrollato, inquinamento, interstiziali, mera, metalli, metano, moncalieri, monitoraggio, morte, necessario, nocivi, non dipende, non ravvisabile, obbliga, obblighi, omessa, omissiva, omisssione, ordinanza, organi, pericolo, persone, pesanti, piano, precauzione tutto quanto, presenza, principio, prodotti, proprietà, pubblica, responsabile, responsabilità, richiesto, rifiuti, rimozione, salute umana, sdanganelli, sindaco, sito, soggettivo, suolo, Tar Piemonte, tecnici, titolarità, tutela, urgente, vigilanza, volume
Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 25 maggio 2017 n. 2458
Pubblicato il 25 maggio 2017 da uxs04548
Non opera il dovere del giudice amministrativo di accertare l’illegittimità degli atti impugnati ai fini risarcitori (art. 34, comma 3, c.p.a.), ove il ricorso contro il provvedimento di esclusione dalla gara o contro quello di aggiudicazione provvisoria sia divenuto improcedibile nel caso di omessa impugnazione dell’aggiudicazione definitiva successivamente intervenuta, perché solo con questa si conclude il procedimento concorsuale. La norma invocata dall’appellante opera, infatti, a patto che sussistano le condizioni per poter esaminare nel merito la domanda, ancorché al più limitato scopo dell’accertamento dell’illegittimità dell’atto impugnato ai fini dell’azione risarcitoria; condizioni che non sussistono stante l’acclarata improcedibilità del ricorso di primo grado, preclusiva della delibazione della fondatezza delle censure prospettate
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato accertamento, aggiudicazione definitiva, aggiudicazione provvisoria, art. 34 comma 3 c.p.a., atti impugnati, atto, azione, censure, conclude, conclusiva, concorsuale, condizioni, delibazione, domanda, dovere, esame, esaminare, esclusione, fini, fondatezza, gara, giudice amministrativo, illegittimità, improcedibile, improcedibilità, impugnato, impugnazione, intervenuta, merito, non caducante, omessa, preclude, preclusiva, primo grado, procedimento, prospettate, provvedimento, ricorso, risarcitori, risarcitoria, successivamente
Pubblicato il 24 maggio 2017 da uxs04548
Nell’ipotesi di responsabilità del Ministero della Salute nella causazione del contagio da epatite cronica HCV, correlato ad epatopatia cronica, contratta a seguito di trattamento di trasfusione subito presso una struttura sanitaria pubblica, è da escludere la configurabilità del reato di epidemia colposa (artt. 438 e 452 c.p.), i n quanto quest’ultima fattispecie, presupponente la volontaria diffusione di germi patogeni, sia pure per negligenza, imprudenza o imperizia, con conseguente incontrollabilità dell’eventuale patologia in un dato territorio e su un numero indeterminabile di soggetti, non appare conciliarsi con l’addebito di responsabilità a carico del Ministero, prospettato in termini di omessa sorveglianza sulla distribuzione del sangue e dei suoi derivati: in ogni caso, la posizione del Ministero è quella di un soggetto non a diretto contatto con la fonte del rischio. Rimane, quindi, solo la configurabilità del reato di lesioni, anche gravissime, non potendosi negare, che per le ragioni sopra dette, il comportamento colposamente omissivo da parte degli organi del Ministero preposti alla farmacosorveglianza sia stata una causa, quanto meno concorrente, nella produzione dell’evento dannoso. In tal senso, la prescrizione della pretesa aquiliana è pari a cinque anni decorrente dal giorno in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato 452 c.p., addebito, aquiliana, artt. 438 c.p., causa, causazione, cinque anni, colpa, comportamento, contagio, contatto, corte d'appello Potenza, cronica, dannoso, decorrente, derivati, diffusione, diretto, distribuzione, epatite, epatopatia, epidemia colposa, escludere, escluso, evento, farmacosorveglianza, fonte, germi, giorno, HCV, imperizia, imprudenza, incontrollabilità, indeterminabile, lesioni, malattia, ministero, Ministero della Salute, negligenza, omessa, organi, patogeni, patologia, percepita, prescrizione, pretesa, produzione, pubblica, può essere, quinquennale, reato, responsabilità, risarcitoria, rischio, sangue, sanitaria, sdanganelli, soggetti, sorveglianza, struttura, territorio, trasfusione, trattamento, volontaria
Tribunale di Bari, Prima Sezione Civile, sentenza 21 aprile 2017 n. 2105
Pubblicato il 24 aprile 2017 da uxs04548
Il giudice ordinario potrebbe rilevare anche d’ufficio il difetto di giurisdizione ma ciò solo se (o fino a quando) sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito. Essendo stata emessa una pronuncia in tema di giurisdizione ad opera del giudice amministrativo su cui si è formato il giudicato esplicito, ogni questione in tema di giurisdizione, a causa dell’omessa impugnazione della sentenza, deve ritenersi preclusa, benchè le posizioni soggettive controverse nel giudizio civile abbiano natura di interesse legittimo. In un procedimento amministrativo volto alla concessione di contributi a fondo perduto per la sostituzione della flotta da pesca, il provvedimento di approvazione della graduatoria (atto precedente e prodromico ma non indefettibilmente preordinato alla concessione del beneficio) legittimamente revocato in quanto divenuto inopportuno, preclude al privato collocato utilmente in graduatoria di ottenere il risarcimento del danno. La tutela risarcitoria è ravvisabile, invece, nella diversa situazione in cui il ritiro avesse colpito il provvedimento di concessione del contributo, discendendo da esso il diritto soggettivo ad ottenere il beneficio.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato AGO, approvazione, atto, Bari, beneficio, collocato, concessione, contributi, contributo, controverse, controversia, d'ufficio, danno, difetto di giurisdizione, diritto soggettivo, fondo perduto, giudicato esplicito, giudice amministrativo, giudice ordinario, giurisdizione, graduatoria, implicito, impugnazione, inopportuno, interesse legittimo, legittima, natura, omessa, ottenere, Pescherecci, posizioni, precedente, preclude, preclusa, privato, procedimento amministrativo, prodromico, pronuncia, provvedimento, provvedimentp, questione, ravvisabile, revoca, risarcimento, risarcitoria, ritiro, rottamazione, sdanganelli, sentenza, soggettive, tema, Tribunale, tutela, utilmente
Pubblicato il 2 agosto 2016 da uxs04548
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato alloggi, Amministrazione comunale, arretrati, assegnazione, canoni, canoni dovuti, casse, colposo, Commissario Prefettizio, comunali, Comune, condotta, consapevole, contratto, convenuto, corte dei conti, danno erariale, deliberazione, dirigente, disprezzo, dolo, erario pubblico, esecuzione, funzionari, giudizio, Giunta Comunale, gravemente, indegnità., indennità, infedeltà, inquilini sfratto, integrità, legge regionale, locazione, mancata, manifesto, occupanti, occupazione, omessa, omissiva, pagamento, pretesa, proprietà, pubblico ufficio, regolarizzazione, responsabilità amministrativa, ricoprire, riscossione, ritardo, sanatoria, sindaco, stipula, stipulazione, titolo
Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Lecce – Sezione Prima, sentenza 1 giugno 2018 n.931
Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 30 maggio 2018 n. 3246
affidamento amministrazione attività comunale Comune condotta consiglio di stato contratto controllo correttezza corte dei conti criteri danni danno diritto erariale esclusione esecuzione esercizio gara gestione giudice giudizio illegittimità interesse motivazione natura obbligo onere personale potere principio procedimento prova provvedimento responsabilità risarcimento sdanganelli servizi servizio stazione appaltante territorio tutela valutazione violazione
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References: sentenza 
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 sentenza 
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