Source: http://www.allusa.it/stati_uniti/pena_morte_stati_uniti/rai.htm
Timestamp: 2019-02-18 09:44:44+00:00

Document:
Capo di Stato e del governo: George W. Bush
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: firmata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato
Oltre 600 cittadini stranieri sono trattenuti a tempo indeterminato senza accuse né processo presso la base navale di Guantánamo, a Cuba, a causa di possibili legami con al-Qaeda, senza possibilità di accedere ai propri familiari o avvocati. Altri sono trattenuti in località sconosciute. Sono pervenute denunce di torture e maltrattamenti ai danni dei detenuti di una base statunitense in Afghanistan e di altri nelle mani delle forze armate statunitensi di stanza in Iraq a seguito dell’invasione e occupazione del paese. Tre persone sono trattenute in incommunicado senza accusa né processo all’interno degli Stati Uniti in quanto "combattenti nemici". Sono state comminate ed eseguite diverse condanne a morte in tutto il paese per violazioni sia delle leggi federali sia di quelle statali. Sono stati segnalati casi di brutalità da parte della polizia, decessi in custodia e maltrattamenti ai danni di carcerati.
Migliaia di persone sono state arrestate nel corso della guerra di invasione dell’Iraq e durante la conseguente occupazione del paese da parte della Coalizione dell’autorità provvisoria guidata dagli Stati Uniti (vedi Iraq). Altre si trovano rinchiuse nelle basi statunitensi in Afghanistan, a Cuba e in altri paesi, nel contesto della continua "guerra al terrorismo". Pur continuando a chiedere che i responsabili degli attacchi dell’11 settembre 2001 al World Trade Center e di altri gravi crimini fossero assicurati alla giustizia, AI ha condannato la negazione dei diritti fondamentali perpetrata dagli Stati Uniti nei confronti di molti dei detenuti.
A luglio gli Stati Uniti hanno annunciato che avrebbero tagliato gli aiuti militari a 35 paesi colpevoli di aver rifiutato di sottoscrivere un accordo di impunità volto a impedire di consegnare cittadini statunitensi alla Corte penale internazionale. Questo tipo di accordi contravvengono agli obblighi degli Stati in base al diritto internazionale.
Detenzioni al di fuori degli Stati Uniti
Centinaia di detenuti provenienti da circa 40 paesi continuano a essere lasciati in un limbo legale nella base navale di Guantánamo Bay. Ad aprile, le autorità statunitensi hanno rivelato la presenza nelle celle della base di alcuni minorenni, anche di 13 anni d’età. A fine anno, nessuno dei prigionieri era stato incriminato, processato, aveva potuto parlare con un avvocato o con i familiari, o era comparso di fronte a un giudice. A ottobre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annunciato che avrebbe deliberato in merito alla possibilità per i tribunali della nazione di esaminare ricorsi contro la legittimità delle detenzioni a Guantánamo, giurisdizione negata in precedenza da sentenze di corti federali inferiori. Il pronunciamento della Corte Suprema è atteso per il 2004. Nel frattempo, a dicembre, la Corte d’Appello del Nono Circuito ha emesso una sentenza secondo cui i "combattenti nemici" di Guantánamo Bay avrebbero il diritto di comparire di fronte a una corte per appellarsi contro la loro detenzione. I giudici d’appello hanno concluso che la posizione del governo risulta "in contrasto con i principi fondamentali della giurisprudenza americana ed è motivo di grave preoccupazione in base al diritto internazionale". Questa sentenza potrebbe influire sulla decisione della Corte Suprema.
Durante l’anno, sono accresciute le preoccupazioni riguardo alle conseguenze psicologiche sui detenuti provocate dal regime di reclusione indefinito e dall’isolamento a Guantánamo. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC), l’unica organizzazione non governativa internazionale che ha avuto la possibilità di accedere ai prigionieri, si è espresso in modo inusuale rispetto alla sua linea abituale, criticando pubblicamente la mancanza di garanzie legali e ha denunciato il deterioramento della salute mentale di un gran numero di reclusi così come osservato durante la sua visita alla base. Nel corso dell’anno diversi detenuti hanno tentato di togliersi la vita.
La base aeronautica statunitense di Bagram, in Afghanistan, continua a essere usata come struttura detentiva. Anche qui ai prigionieri è stato negato qualsiasi tipo di diritto legale. L’ICRC non si è potuta sincerare delle condizioni delle persone rinchiuse. Nel corso dell’anno, sono giunte denunce di torture e maltrattamenti ai danni dei detenuti. Alcuni ex prigionieri ascoltati da AI in Afghanistan hanno raccontato di essere stati costretti a rimanere in piedi o inginocchiati, di aver subito la privazione del sonno e hanno lamentato l’uso crudele dei ferri. A fine anno, le autorità statunitensi non avevano reso noto alcun risultato dell’inchiesta militare relativa alla morte di due afghani deceduti all’interno della base nel dicembre 2002. In entrambi i casi, l’autopsia aveva riscontrato "ferite da forza bruta" attribuendo la causa dei decessi a "omicidio". Nel mese di giugno, un altro uomo è morto in custodia all’interno di una struttura gestita dagli Stati Uniti ad Asadabad, provincia di Kunar, in Afghanistan.
Sono giunte notizie di torture e maltrattamenti perpetrati dalle forze statunitensi in Iraq (vedi Iraq). A fine anno erano dodici i soldati statunitensi in attesa di comparire di fronte alla corte marziale con l’accusa di aver maltrattato prigionieri iracheni.
Un numero imprecisato di persone continuano a essere detenute in incommunicado presso località segrete senza la possibilità di accedere alla ICRC o a qualsiasi procedimento legale.
Sono proseguite le preoccupazioni per possibili trasferimenti di prigionieri verso paesi dove si teme possano subire torture durante gli interrogatori.
Il 3 luglio, il Pentagono ha annunciato che il presidente Bush aveva selezionato sei detenuti stranieri cui applicare le misure contemplate dal Military Order, firmato nel novembre 2001. Il Military Order prevede che i cittadini stranieri sospettati di essere coinvolti nel "terrorismo internazionale" possano essere imprigionati indefinitamente senza processo o possano essere giudicati da commissioni militari. I nomi dei sei prigionieri non sono stati resi noti dalle autorità statunitensi, ma in seguito è emerso che tra di loro c’erano due cittadini britannici, Moazzam Begg e Feroz Abbasi, e un australiano, David Hicks. Le autorità britanniche e australiane hanno intrapreso una serie di colloqui con le loro controparti statunitensi riguardo al futuro di questi prigionieri. A dicembre, il Pentagono ha rivelato che anche Salim Ahmed Samdan, un cittadino yemenita rinchiuso a Guantánamo, faceva parte dei sei. A fine anno, nessun detenuto era comparso di fronte alle commissioni militari.
Detenzioni negli Stati Uniti in seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001
Nel mese di giugno, un rapporto stilato da un’agenzia governativa ha ammesso che si erano registrati "significativi problemi" nel trattamento delle centinaia di cittadini stranieri arrestati subito dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 contro il Pentagono e il World Trade Center di New York. L’indagine, condotta dall’Ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento di giustizia (OIG), ha confermato molte delle preoccupazioni sollevate da AI e da altre organizzazioni riguardo alle violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti. Gli abusi comprendevano la negazione del diritto ad accedere in modo tempestivo ai legali difensori e ai propri familiari e i ritardi nella notifica dei capi d’imputazione o nelle procedure di rilascio o di espulsione, tanto che molti sono rimasti a languire per mesi nei centri di detenzione nonostante non avessero nulla a che fare con gli attentati. Il rapporto sottolinea come alcune guardie carcerarie si siano rese colpevoli di "continui abusi fisici e verbali" nei confronti di alcuni reclusi a seguito dell’11 settembre.
Sebbene al momento della pubblicazione del rapporto la maggioranza degli arrestati – molti dei quali per infrazioni minori relative alle leggi sull’immigrazione – fosse ormai stata rilasciata o espulsa, l’OIG ha inoltrato al governo 21 raccomandazioni allo scopo di migliorare le procedure in casi analoghi, riguardanti tra l’altro una più rapida revisione degli arresti e criteri maggiormente obiettivi per decidere motivazioni e durata dei fermi.
I cittadini statunitensi Yaser Esam Hamdi e José Padilla hanno continuato a rimanere sotto custodia militare senza accusa né processo in quanto "combattenti nemici", nonostante il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie avesse criticato questa situazione, definendola "arbitraria". A gennaio, tre giudici della Corte d’Appello del Quarto Circuito hanno confermato la prerogativa del governo di trattenere Yaser Esam Hamdi senza processo e senza accesso ad un legale. Tuttavia nel mese di dicembre, il Pentagono ha annunciato che avrebbe permesso a Yaser Esam Hamdi di incontrare il proprio avvocato, pur sottolineando che questa concessione "non era richiesta dal diritto interno o internazionale e non era da considerarsi un precedente". L’annuncio è avvenuto il giorno prima del previsto inoltro della risposta del governo a un appello presentato alla Corte Suprema relativo al caso.
A dicembre, la Corte d’Appello del Secondo Circuito ha stabilito che il presidente non aveva il potere, senza l’autorizzazione del Congresso, di "detenere quale combattenti nemici cittadini americani catturati sul suolo americano fuori da zone di combattimento" e ha ordinato che José Padilla fosse rilasciato dalle autorità militari entro trenta giorni. I giudici hanno affermato che il governo avrebbe potuto incriminarlo davanti a un tribunale civile o cercare di trattenerlo come testimone materiale, stabilendo però che "in qualsiasi situazione" Padilla avrebbe dovuto godere dei propri diritti costituzionali. Tuttavia, a fine anno, José Padilla rimaneva nelle mani dei militari in incommunicado in attesa dell’esito di un appello presentato dal governo contro la decisione della corte. Un altro appello del governo stava nel frattempo bloccando una sentenza federale del 2002 che garantiva a Padilla l’accesso a un avvocato.
A luglio, Ali-Saleh Kahlah Al-Marri, un cittadino del Qatar che avrebbe dovuto essere processato per reati penali, è stato estromesso dal sistema giudiziario per ordine del presidente Bush e definito "combattente nemico" per presunti legami con al-Qaeda. A fine anno l’uomo si trovava sotto custodia militare in incommunicado.
Alcune persone fermate perché sospettate di essere collegate ad al-Qaeda sono state deportate in paesi dove rischiavano di subire torture. A ottobre, AI ha chiesto al governo degli Stati Uniti di aprire un’inchiesta esauriente sul trattamento riservato a Maher Arar, un cittadino canadese espulso dagli Stati Uniti in Siria, suo paese di origine, nell’ottobre 2002, dove sarebbe stato torturato e tenuto per mesi in condizioni crudeli prima di essere rimandato in Canada senza accuse.
A dicembre, ha avuto termine il programma di "registrazione speciale" introdotto alla fine del 2002 che prevedeva l’obbligo per tutti i maschi di età maggiore di 16 anni provenienti da 25 paesi, soprattutto mediorientali, di registrarsi ogni anno, di essere interrogati, fotografati e subire il controllo delle impronte digitali. Questa misura era stata criticata dalle associazioni di difesa dei diritti umani in quanto discriminatoria. Molte persone che si erano presentate per registrarsi sono state arrestate, spesso per piccole irregolarità nei loro visti, e molti hanno continuato a rischiare l’espulsione nonostante avessero in corso procedure per regolarizzare il proprio status.
Rifugiati, migranti e richiedenti asilo
Ad aprile il procuratore generale ha stabilito che tutti i richiedenti asilo provenienti da Haiti dovessero essere tenuti in custodia adducendo che tale misura era necessaria come deterrente e per motivi di sicurezza nazionale. Tale decisione è stata presa in relazione al caso di David Joseph, 18 anni, il cui rilascio su cauzione era stato ordinato da un giudice competente in materia di immigrazione, sentenza confermata anche dalla Commissione d’Appello sull’immigrazione. David Joseph faceva parte di un gruppo di circa 200 richiedenti asilo haitiani approdati con un’imbarcazione in Florida nell’ottobre 2002. In linea con gli standard internazionali sui diritti umani e sui rifugiati, AI ha chiesto al governo di annullare questa decisione, che il procuratore generale ha giudicato applicabile ad altri gruppi in situazioni analoghe.
Continua a destare preoccupazione la situazione di circa 5.000-6.000 migranti minorenni che ogni anno arrivano negli Stati Uniti senza essere accompagnati e che, contrariamente alle stesse linee guida interne e agli standard internazionali, vengono imprigionati talvolta per mesi. Molti di loro sono tenuti in condizioni punitive assieme ai detenuti delle strutture minorili e soggetti a trattamenti umilianti come incatenamento con i ferri e perquisizioni corporali.
Maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine
Sono stati segnalati maltrattamenti, uso eccessivo della forza da parte della polizia e delle guardie carcerarie e decessi in custodia. Tali episodi hanno visto anche casi di uso improprio di dispositivi a scossa elettrica e di spray chimici. Nove persone sono morte dopo essere state colpite dai poliziotti con taser. Nonostante la causa della morte sia stata attribuita ad altri fattori o l’esito delle autopsie non sia ancora definitivo, permangono dubbi sui rischi alla salute provocati da tali dispositivi. Sono stati registrati casi di condizioni crudeli nelle sezioni d’isolamento delle carceri.
*A settembre, un agente di polizia di Bayton, Texas, è stato incriminato per uso non necessario della forza ai danni di una donna disabile di 59 anni di origine latinoamericana. Il poliziotto aveva colpito Naomi Autin per tre volte con un taser mentre lei stava bussando alla porta del fratello con un mattone dopo non aver ricevuto risposta. A fine anno, il processo doveva essere ancora celebrato.
*Ad agosto, John Allen Muhammad ha subito due scosse da cintura elettrica mentre era in ospedale sotto la custodia di agenti del Dipartimento dello sceriffo della contea di Prince William in Virginia. La cintura che era stretta attorno al suo braccio è stata azionata quando l’uomo, che si rifiutava di farsi fare una radiografia, ha mosso il capo cercando di mettersi seduto mentre si trovava legato su una barella. In seguito alle scosse da 50.000 a 70.000 volt, Muhammad ha riportato bruciature sul braccio.
*A ottobre, lo Stato della Virginia ha riconosciuto un risarcimento, il cui importo non è stato reso noto, ai familiari di Larry Frazier, morto in carcere nel luglio 2000 dopo aver subito diverse scosse tramite una pistola a scarica elettrica. Il Dipartimento delle carceri aveva sospeso l’utilizzo delle pistole a scarica elettrica modello Ultron 11 subito dopo l’episodio, quando l’autopsia aveva messo in luce che tale strumento poteva aver contribuito alla morte di Frazier.
*Il dipartimento di polizia di Fort Lauderdale, in Florida, ha rivisto le proprie procedure dopo che un esame medico aveva dimostrato che l’utilizzo di spray al pepe aveva contribuito in aprile alla morte di Raymond Sterling, 21 anni, che soffriva di una forma di anemia falciforme. Il nuovo regolamento prevede che chiunque sia ferito o colpito con spray al pepe dalla polizia debba essere portato subito in ospedale invece che in prigione.
*Una causa è stata intentata contro le autorità carcerarie della Florida per l’utilizzo di spray al pepe e di lacrimogeni ai danni di detenuti rinchiusi nelle celle, una pratica che provocherebbe alle vittime difficoltà respiratorie, ustioni e vesciche sulla pelle. Secondo l’istanza presentata, gli agenti chimici rappresenterebbero il mezzo coercitivo più usato nelle prigioni della Florida.
Le condizioni di detenzione nelle sezioni d’isolamento delle carceri, comprese le strutture di "supermassima sicurezza", rimangono estremamente dure in molti Stati.
*Quasi un migliaio di detenuti, molti dei quali affetti da gravi malattie mentali, della Sezione 32 della Parchman Prison, nello Stato del Mississippi, sarebbero rimasti rinchiusi in celle malsane infestate da insetti per 23-24 ore al giorno, prive di ventilatori e senza acqua a sufficienza nonostante le estremamente alte temperature dei mesi estivi. A fine anno era in corso una causa allo scopo di ottenere un miglioramento delle condizioni all’interno del braccio della morte presente nella Sezione 32.
Nel corso dell’anno sono giunte numerose denunce relative a brutalità e uso eccessivo della forza da parte della polizia in occasione delle manifestazioni contro la guerra tenutesi in diverse città statunitensi come Chicago, in Illinois e Oakland, in California. A novembre la polizia di Miami avrebbe usato proiettili di gomma, spray al pepe, taser, lacrimogeni e granate stordenti contro la folla che stava dimostrando in occasione della Conferenza sul libero commercio nelle Americhe. A seguito dell’azione della polizia, diverse persone sono state ricoverate in ospedale, decine delle quali contuse o ferite.
Nel mese di ottobre AI ha chiesto alle autorità carcerarie della California di vietare agli agenti di custodia di sesso maschile le perquisizioni del tipo pat down delle detenute (perquisizione vestita), procedura che può anche prevedere di toccare le parti intime della reclusa. Contrariamente a quanto previsto dagli standard internazionali, la California e altri Stati americani continuano a permettere che i secondini possano avere accesso senza limitazioni alle donne prigioniere. In diversi Stati, compreso quello di New York, molte detenute hanno denunciato di aver subito molestie sessuali da parte delle guardie carcerarie.
La Corte Suprema abroga le leggi contro la sodomia
A giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegale una legge dello Stato del Texas contro la sodomia in quanto i cittadini adulti avrebbero il diritto costituzionale di condurre la propria vita sessuale in modo riservato (caso Lawrence contro Texas). La sentenza ha invalidato di fatto le leggi del Texas e di altri tre Stati – Kansas, Oklahoma e Missouri – che criminalizzavano la sodomia tra partner dello stesso sesso così come quelle vigenti in altri nove Stati – Alabama, Florida, Idaho, Louisiana, Mississippi, North Carolina, South Carolina, Utah e Virginia – dove la sodomia era considerata reato in tutti i casi.
Nel corso dell’anno sono state "giustiziate" 65 persone, portando a 885 il numero totale di prigionieri messi a morte da quando, nel 1976, una sentenza della Corte Suprema pose fine alla moratoria sulle esecuzioni. Gli Stati Uniti hanno continuato a violare gli standard internazionali riguardanti il ricorso alla pena capitale, soprattutto per quanto riguarda l’esecuzione di persone minorenni al momento del reato. Il governo degli Stati Uniti ha effettuato la terza esecuzione federale dal 1963, anche le due precedenti erano state ordinate dall’attuale amministrazione. Lo Stato del Texas ha eseguito la trecentesima condanna capitale dal 1976 e ben 24 di un totale di 65 eseguite nel corso dell’anno in tutti gli Stati Uniti.
A gennaio, il Messico si è rivolto alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) per perorare la causa di oltre 50 propri cittadini rinchiusi nei bracci della morte negli Stati Uniti. L’istanza riguarda la presunta violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari che richiede che uno Stato, in caso di fermo di un cittadino straniero, informi l’arrestato del diritto di chiedere assistenza alle autorità consolari del paese di origine. A fine anno, erano detenuti nei bracci della morte statunitensi oltre un centinaio di cittadini stranieri, alla maggioranza dei quali era stato negato tale diritto. La sentenza dell’ICJ è attesa nel corso del 2004.
*L’11 gennaio, il governatore uscente dell’Illinois, George Ryan ha svuotato il braccio della morte dello Stato. Ryan ha graziato 4 prigionieri perché riteneva che le loro confessioni fossero state estorte con la tortura e ha commutato la condanna a morte di altri 167 prigionieri, nella convinzione che il sistema giudiziario che li aveva condannati fosse tutt’altro che impeccabile.
*A luglio, Joseph Amrine è stato rilasciato dopo aver trascorso 16 anni nel braccio della morte del Missouri per l’omicidio di un altro detenuto. L’uomo era stato condannato in base alle testimonianze rese da altri detenuti e in seguito ritrattate. Joseph Amrine è diventato così il centoundicesimo prigioniero dal 1973 uscito dal braccio della morte dopo essere stato riconosciuto innocente. Il centododicesimo è stato rilasciato a dicembre, quando il pubblico ministero della Pennsylvania aveva rinunciato a processare nuovamente Nicholas Yarris, in attesa dell’esecuzione da vent’anni. Un giudice federale aveva ordinato un nuovo processo dopo che un test del DNA aveva suffragato la dichiarazione d’innocenza di Yarris.
*Il 3 aprile, Scott Hain è stato messo a morte in Oklahoma per un crimine commesso quando aveva 17 anni. L’8 dicembre, il governatore uscente del Kentucky, Paul Patton, ha commutato la sentenza di morte di Kevin Stanford, anch’egli condannato per un crimine perpetrato nel 1981 all’età di 17 anni. Il governatore Patton aveva descritto tale condanna "un’ingiustizia" proprio a causa della giovane età di Stanford all’epoca del reato.
*James Colburn è stato "giustiziato" in Texas il 26 marzo e James Willie Brown è stato messo a morte in Georgia il 4 novembre. Entrambi avevano alle spalle una lunga storia di patologie mentali, comprese diagnosi di schizofrenia.
*A ottobre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di prendere in esame la richiesta d’appello presentata dal condannato a morte dell’Arkansas, Charles Singleton, contro una sentenza di una corte federale che consentiva alle autorità di sottoporlo a trattamento medico coatto allo scopo di curare la sua malattia mentale, rendendolo così passibile di esecuzione.
*A novembre, due anni dopo essere arrivato a pochi giorni dall’iniezione letale, il cittadino messicano Gerardo Valdez è stato condannato all’ergastolo da una giuria dell’Oklahoma. Nel 2001, la commissione statale sulla libertà sulla parola aveva richiesto la clemenza poiché a Valdez erano stati negati i diritti consolari. Il governatore dello Stato aveva respinto la richiesta nonostante il parere della commissione e un appello personale del presidente messicano Vicente Fox. Una corte statale aveva in seguito accordato una nuova udienza per ridiscutere l’entità della pena da comminare a Valdez.
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