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Timestamp: 2018-12-15 13:45:19+00:00

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Determinazione dell’altezza degli ambulatori medici | aDomandaRisponde.it
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Gio, 01/07/2010 - 12:18 — Anonimo
Parere di carattere Tecnico
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Un medico vorrebbe esercitare l’attività ambulatoriale in un locale che ha una altezza di 2,70m (pavimento intradosso solaio). Per quanto concerne specificamente la regione Campania, qual è la norma che reca informazioni circa l’altezza minima per gli ambulatori medici?
Per affrontare al meglio il tema, vengono affrontati separatamente gli aspetti centrali.
1) Normativa di riferimento. La normativa di riferimento per la questione di cui si sta per trattare è la seguente:
– r.d. 1265/1934, t.u. leggi sanitarie;
– d.m. del 5 luglio 1975: modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all’altezza minima e ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali d’abitazione;
– l. 833/1978: istituzione del servizio sanitario nazionale;
– d.lgs. 229/1999: norme per la razionalizzazione del servizio sanitario nazionale, a norma dell’art. 1 della l. 419/1998;
– d.P.R. del 14 gennaio 1997: approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private.
2) Risposta. Per quanto riguarda l’altezza che devono avere gli ambulatori medici, si può fare riferimento al d.m. del 5 luglio 1975, recante “Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all’altezza minima e ai requisiti
igienico-sanitari principali dei locali d’abitazione”, che fornisce indicazioni su come deve essere effettuato il dimensionamento degli spazi. Se si accetta un’altezza minore di quella indicata nella suddetta norma, si deve sicuramente compensare
la perdita di spazio con una maggiore superficie, per garantire una cubatura più adeguata alle necessità del numero medio dei frequentatori dell’ambulatorio. Di seguito si riporta il testo completo del d.m. del 5 luglio 1975.
3) Decreto ministeriale del 5 luglio 1975. Viste le istruzioni ministeriali del 20 giugno 1896, concernenti la compilazione dei regolamenti locali sull’igiene del suolo e dell’abitato, considerata la necessità di apportare d’urgenza modifiche alle
predette istruzioni ministeriali per la parte riguardante l’altezza minima e i requisiti igienico-sanitari principali dei locali d’abitazione, in attesa di procedere all’aggiornamento della restante parte delle istruzioni ministeriali stesse, si decreta come
Art. 1, comma 1: “L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in 2,70 m, riducibili a 2,40 m per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti e i ripostigli”. Così il comma 2: “Nei comuni montani al di sopra dei 1000
m sopra il livello del mare può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a 2,55 m”. Così, infine, il comma 3: “Le altezze minime previste
nel primo e secondo comma possono essere derogate entro i limiti già esistenti e documentati per i locali di abitazione di edifici situati in ambito di comunità montane sottoposti a interventi di recupero edilizio e di miglioramento delle caratteristiche igienico-sanitarie quando l’edificio presenti caratteristiche tipologiche specifiche del luogo meritevoli di conservazione e a condizione che la richiesta di deroga sia accompagnata da un progetto di ristrutturazione con soluzioni alternative atte
a garantire, comunque, in relazione al numero degli occupanti, idonee condizioni igienico-sanitarie dell’alloggio, ottenibili prevedendo una maggiore superficie dell’alloggio e dei vani abitabili ovvero la possibilità di una adeguata ventilazione naturale favorita dalla dimensione delle finestre, dai riscontri d’aria trasversali e dall’impiego di mezzi di ventilazione naturale ausiliaria”.
Art. 2, comma 1: “Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a 14 m2, per i primi 4 abitanti, e a 10 m2, per ciascuno dei successivi”. Così il comma 2: “Le stanze da letto devono avere una superficie minima di 9 m2, se per una persona, e di 14 m2, se per due persone”. Il comma 3: “Ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno 14 m2”. Così, da ultimo, il comma 4: “Le stanze da letto, il soggiorno e la cucina debbono essere provvisti di finestra apribile”.
Art. 3: “Ferma restando l’altezza minima interna di 2,70 m, salvo che per i comuni situati al di sopra dei 1000 m sopra il livello del mare per i quali valgono le
misure ridotte già indicate all’art. 1, l’alloggio monostanza, per una persona, deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a 28 m2, e non inferiore a 38 m2, se per due persone”.
Art. 4, comma 1: “Gli alloggi devono essere dotati d’impianti di riscaldamento ove le condizioni climatiche lo richiedano”. Comma 2: “La temperatura di progetto dell’aria interna deve essere compresa tra i 18 °C e i 20 °C; deve essere,
in effetti, rispondente a tali valori e deve essere uguale in tutti gli ambienti abitati e nei servizi, esclusi i ripostigli”. Comma 3: “Nelle condizioni di occupazione e di uso degli alloggi, le superfici interne delle parti opache delle pareti non debbono
presentare tracce di condensazione permanente”.
Art. 5, comma 1: “Tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi, vani-scala e ripostigli devono fruire d’illuminazione naturale diretta, adeguata alla destinazione d’uso”. Comma 2: “Per ciascun locale
d’abitazione, l’ampiezza della finestra deve essere proporzionata in modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio non inferiore al 2%, e comunque la superficie finestrata apribile non dovrà essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento”. Comma 3: “Per gli edifici compresi nell’edilizia pubblica residenziale occorre assicurare, sulla base di quanto sopra disposto e dei risultati e sperimentazioni razionali, l’adozione di dimensioni unificate di finestre e, quindi, dei relativi
infissi”.
Art. 6, comma 1: “Quando le caratteristiche tipologiche degli alloggi diano luogo a condizioni che non consentano di fruire di ventilazione naturale, si dovrà ricorrere alla ventilazione meccanica centralizzata immettendo aria opportunamen-
te captata e con requisiti igienici confacenti”. Comma 2: “È comunque da assicurare, in ogni caso, l’aspirazione di fumi, vapori ed esalazioni nei punti di produzione (cucine, gabinetti ecc.) prima che si diffondano”. Comma 3: “Il posto di cottura,
eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve comunicare ampiamente con quest’ultimo e deve essere adeguatamente munito di impianto di aspirazione forzata sui fornelli”.
Art. 7, comma 1: “La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all’esterno per il ricambio dell’aria o dotata di impianto di aspirazione meccanica”. Così il comma 2: “Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all’esterno è proibita l’installazione di apparecchi a fiamma libera”. Così, infine, il comma 3: “Per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo”.
Art. 8, comma 1: “I materiali utilizzati per le costruzioni di alloggi e la loro messa in opera devono garantire un’adeguata protezione acustica agli ambienti per quanto concerne i rumori da calpestio, rumori da traffico, rumori da impianti o apparecchi comunque installati nel fabbricato, rumori o suoni aerei provenienti da alloggi contigui e da locali o spazi destinati a servizi comuni”. Comma 2: “All’uopo per una completa osservanza di quanto sopra disposto occorre far riferimento ai lavori e agli standard consigliati dal ministero dei Lavori Pubblici o da altri qualificati organi pubblici”.
Art. 9: “Tutta la parte delle istruzioni ministeriali del 20 giugno 1896 incompatibile o, comunque, in contrasto con le presenti disposizioni deve ritenersi abrogata”.
4) Requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi per le strutture di assistenza specialistica in regime ambulatoriale. Tali requisiti minimi sono riportati nel d.P.R. del 14 gennaio 1997 (Gazz. Uff., 20 febbraio 1997, 42, supplemento ordinario). Si
riporta la parte relativa ai requisiti strutturali che devono avere gli ambulatori.
I locali e gli spazi devono essere correlati alla tipologia e al volume delle prestazioni erogate. Le attività ambulatoriali possono essere svolte in studi professionali con alcune caratteristiche. L’ambulatorio deve consentire un facile accesso ai pazienti e ai mezzi di soccorso per eventuali complicanze. La dotazione minima di ambienti è la seguente:
– area di attesa con un numero adeguato di posti a sedere;
– spazio per attività amministrative, di accettazione e di archivio;
– servizio igienico per utenti dotato di antibagno: in caso di presenza di un unico servizio igienico, deve essere garantito che l’accesso sia indipendente dalla sala per l’esecuzione delle prestazioni;
– area spogliatoio per il personale sanitario: separato dal locale chirurgico;
– sala a uso esclusivo per l’esecuzione delle prestazioni: le superfici del locale chirurgico devono essere ignifughe, resistenti al lavaggio e alla disinfezione, lisce e con raccordo arrotondato al pavimento, con divieto assoluto di sovrapposizione di moquettes; il pavimento deve essere resistente ad agenti chimici e fisici, levigato e antisdrucciolo; le dimensioni del locale e degli ambienti circostanti devono consentire un agevole accesso e la circolazione intorno al letto operatorio.
I locali del centro estetico devono avere altezza minima di 3 m. Potrà essere consentito lo svolgimento dell’attività in locali di altezza non inferiore ai 2,70 m previo riconoscimento dell’idoneità degli stessi da parte della competente unità operativa della USL. Qualora i locali siano divisi in cabine, le stesse devono avere una superficie tale da garantire lo svolgimento dei trattamenti con funzionalità anche in rapporto alle apparecchiature eventualmente ivi collocate, comunque con superficie non inferiore a 4 m2.
Vi devono essere:
– un locale o uno spazio per la preparazione del paziente, che garantisca il rispetto della privacy dell’utente;
– uno spazio per la preparazione del personale sanitario all’atto chirurgico (anche all’interno del locale chirurgico);
– un locale per visita, medicazione e controllo dei pazienti trattati;
– uno spazio di sosta per i pazienti che hanno subito l’intervento (anche all’interno del locale per visita);
– un deposito materiali sterili e strumentario chirurgico: può essere situato all’interno dello spazio riservato alla sterilizzazione e alla preparazione del personale e deve essere costituito da un armadio lavabile per la rimessa dei ferri chirurgici e per la conservazione del materiale sterilizzato, mantenuto in adatte confezioni o cesti metallici;
– un armadio lavabile per la rimessa dei farmaci e dei materiali monouso;
– un armadio/deposito per materiale pulito;
– un armadio/deposito per materiale sporco;
– uno spazio per il lavaggio e la sterilizzazione del materiale chirurgico.
Un ambulatorio medico o un locale adibito ad ambulatorio medico deve possedere precisi requisiti legati anche alle caratteristiche e la tipologia di impianti presenti. Gli impianti elettrici nei locali medici o a essi assimilati sono particolari in quanto particolari sono le condizioni di coloro che ne fanno uso o ne subiscono l’applicazione, rispetto alle condizioni ordinarie delle persone. La norma CEI 64-8/7, V2 sezione 710, effettua una classificazione dei locali medici.
– Locali medici di gruppo 0: locali medici nei quali non si utilizzano apparecchi
elettromedicali con parti applicate al paziente.
– Locali medici di gruppo 1: locali a uso medico nel quale le parti applicate sono destinate a essere utilizzate esternamente o invasivamente nel corpo, a eccezione della zona cardiaca.
– Locali medici di gruppo 2: locale a uso medico nel quale le parti applicate sono destinate a essere utilizzate in applicazioni quali interventi intracardiaci, operazioni chirurgiche, o il paziente è sottoposto a trattamenti vitali dove la mancanza dell’alimentazione elettrica può comportare pericolo per la vita.
In particolare i locali di gruppo 1, ovvero ambulatorio medico nel quale le parti applicate sono destinate a essere usate esternamente o anche invasivamente entro qualsiasi parte del corpo a eccezione della zona cardiaca (per esempio, gabinetti odontoiatrici, locali di radiologia e locali per terapia fisica). In tal caso, l’impianto deve essere protetto mediante dispositivo differenziale da 30 mA, tipo A o B. I conduttori di protezione degli apparecchi elettrici, medicali e non medicali situati nella “zona paziente” e di tutte le prese del locale, devono essere collegate al nodo equipotenziale (non è più consentito l’uso dell’anello equipotenziale). Per “zona paziente” s’intende la parte del locale posta in pianta a 1,5 m dalla posizione in cui il paziente è sottoposto a una parte applicata (per esempio, riunito dentistico) e fino a 2,5 m in altezza sopra il paziente. Si rimanda alla consultazione del regolamento edilizio in vigore nell’area dove è sito l’ambulatorio medico oggetto del presente quesito. Il regolamento edilizio di Napoli, fornisce le disposizioni generali relative alle dimensioni che devono avere gli spazi interni degli edifici. Un utile e pratico esempio può essere tratto dal Manuale dell’architetto (Grandmelò, Reprint, 1997), che nella prima parte tratta i caratteri distributivi degli edifici. Per gli ospedali sono fornite cifre di largo orientamento (valevoli per costruzioni medie di decorosa economia) delle superfici e delle
cubature dei vani interni. Di seguito si riportano le altezze tra il piano di calpestio
e l’intradosso del soffitto:
– altezze = cubature (m3/p.l.) / superfici (m2/p.l.);
– nelle stanze di degenza: 3,2-3,4 m;
– sezione di degenza: 3,2-3,3 m;
– divisione di degenza: 3,3 m;
– reparto di degenza di tipo chirurgico: 3,3 m;
– ospedale intero, da grande a piccolo: 3,2 m.
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Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9