Source: https://www.leggioggi.it/2012/02/27/la-prescrizione-e-una-sostanziale-condanna/
Timestamp: 2018-04-27 03:11:48+00:00

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Home GoogleNewsDallaRedazione La prescrizione è una sostanziale condanna!
Parlare di assoluzione o di proscioglimento per prescrizione – menzionando addirittura la parola innocenza – è una clamorosa falsità.
O forse ancora, un ingenuo tentativo di manipolazione mediatica.
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guida gianvito 30 dicembre 2016 at 13:02
se una persona viene dichiarata per l’appunto non a procedere dal magistrato con i reati ascritti,potrebbe a distanza di due anni dalla sentenza penale un avvocato chiedere denaro per la persona che sarebbe stata aggredita?
antonio corpina 24 settembre 2016 at 13:50
nel 1992 alcuni magistrati e forze de’ordine hanno impiantato il famoso processo penale denominato ” Mare Nostrum ” circa 500 arresti e 1000 a piede libero.
io sono stato arrestato e rilasciato dopo ricorso al tribunale della libertà – accusato di associazione di stampo mafioso art. 416 bis ( coniato ad oc ) ed 1 estorsione ove gli unici accusatori sono stati due pentiti che non mi conoscevano ne io conoscevo loro. Nel marzo del 2012 dopo 20 anni la Cassazione prescrive il reato di estorsione – essendo stato già stato assolto anni prima dalla corte di appello per il reato di cui al 416 BIs.
Questo non è degno di una Nazione civile – sono stato 20 anni senza poter lavorare – avere il passaporto – vivere una vita normale – mi sono ammalato per via del forte stress ecc.
Come detto dopo 20 anni la Cassazione si guarda bene dall’assolvermi – prescrivendo il reato !!
non voglio dire che i magistrati del processo vanno messi in una cava a spaccare pietre – ma di certo mi hanno fatto un danno enorme giocando con la mia vita per 20 anni – se chiedo il risarcimento danni per eccessiva durata del processo mi daranno circa 10/15 mila euro — che se li mangino a medicinali !!
la via vita vale tanto ?? non è possibile accettare una tale situazione dopo 20 anni di pene e sofferenze atroci –
questa non si può chiamare giustizia !!
Nik 26 maggio 2016 at 15:35
Egr. Avvocato, sono stato indagato nell’anno 2008, per abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da P.U., favoreggiamento e concorso art.110. (non imputato). le indagini sono state concluse nell’anno 2012, non si è tenuta nessuna udienza, cosa posso fare?
Giusy 1 novembre 2015 at 18:58
Buongiorno,mio figlio
nel 2010 è stato condannato a svolgere servizi sociali per 6 mesi che non ha mai svolto per motivi di lavoro, ora le chiedo se esiste una prescrizione di questa condanna visto che sono passati 5 anni.grazie
Andrea.89 30 ottobre 2015 at 23:50
Innanzitutto complimento per l’articolo;
Dato che c’è un sacco di confusione riguardo all’uso della terminologia vorrei porvi un quesito:
Nel caso di un giudizio in cui vi sia un individuo indagato per il reato di cui all’art 651 cp (rifiuto di generalità), se il giudice successivamente accolga la richiesta di oblazione discrezionale ex art 162 bis cp, e la non menzione, che effetti avrebbe nel caso fosse disposta ? Dato che ci sarebbe una sentenza di non luogo a procedere a seguito del pagamento della somma fissata dal giudice, il reato sarà estinto e quindi non sarà visibile dall’interessato che in ipotesi vada a richiedere il casellario giudiziario penale o generale, e fin qui ci siamo; ma non sarà neanche visibile alle forze dell’ordine e alla p.a.?
Se non erro la sentenza di non luogo a procedere non è di condanna, ma dichiarativa; quindi in ipotesi di un concorso pubblico si potrà dichiarare di non aver riportato condanne penali? E si sarà in possesso della condotta “illibata e specchiatissima” richiesta per l’iscrizione all’ordine degli avvocati?
christian 1 settembre 2014 at 12:06
Scusate io ho un processo penale credo,io sono stato aggredito sul posto di lavoro da un soggetto un po strano,con 5 testimoni a mio favore che hanno visto lui che mi colpiva con una testata senza mitivo,almeno lunica spiegazione e che mi abbia scambiato per un altra persona.Quanto mi puo durare il processo?premetto che il tizzio è un extracomunitario senegalese (io non sono mai stato razzista e mai lo sarò) il tipo a un mandato di cattura nazionale,7 permassi di visto rifiutati,e stato in carcere,ed altri reati.SE mi potete aiutare a capire qualcosa.Il fatto e successo nel 2010. GRAZIE
Manca Raffaele 2 giugno 2014 at 19:21
Io la penso così , da parte lesa , da una impressionante azione di ostacolo alla giustizia
operata da un collaudatissimo sistema tra avvocati, medici , assicurazioni …istituzioni .
Io credo che si dovrebbe prima di tutto salvaguardare il diritto del leso a veder inflitta
una sentenza di condanna al reo comunque in tutti i casi , unitamente alla dichiarazione
della prescrizione . Per gli assetati della giustizia , dopo l’umiliazione subita , i danni ,
tale condanna , anche se prescritta , sarebbe un risarcimento morale …….
Quindi io parlerei di ” prescrizione della condanna ” e non del reato ..
Giulio Sorrentino 17 maggio 2014 at 15:49
Diciamolo subito: la prescrizione non equivale automaticamente e sempre a condanna implicita. Lo sarebbe se il codice di procedura penale non prevedesse la mutazione della regola di giudizio, ad intervenuta prescrizione, dopo la celebrazione di un intero processo od anche solo di un grado di giudizio. Mi spiego meglio. La prescrizione non è uguale a condanna, salvo il giudice ce lo dica nel dispositivo (vedi caso Andreotti- mafia, sentenza d’Appello confermata in Cassazione) o lo lasci capire nella motivazione. Ma a prescindere da tutto ciò, la verità è che, intervenuta la prescrizione, il giudice assolve nel merito solo se è evidente l’innocenza dell’imputato (129 comma 2, cpp, applicabile dibattimento concluso: vedi 531cpp), invece, se non interviene la prescrizione, basta il dubbio di cui all’art 533 cpp. Ora, anche un bambino capisce che il dubbio è qualcosa di più semplice da provare rispetto all’evidenza.
er effetto della prescrizione (o di altra causa di estinzione del reato) il dubbio “muta” in evidenza dell’innocenza: ecco la falla del sistema che tanti problemi di comprensione genera. Le motivazioni risultano quindi fondamentali per capire se la prescrizione colpisce fatti commessi o meno.
Vogliamo fare un esempio così ci capiamo meglio? Mettiamo il caso che in un processo ci siano Tizio e Caio nella medesima situazione probatoria, per una serie di motivi, per uno è maturata la prescrizione per un altro no: ma perché uno lo assolviamo nel merito se c’è l’evidenza e l’altro il dubbio? Tutto ciò avrebbe un senso nelle fasi preliminari, prima della celebrazione del dibattimento primo grado, e comunque fino al momento che intercorre tra il decreto che dispone il giudizio e la celebrazione dell’udienza della fase dell’Udienza Preliminare: in questi casi l’intervento dell’articolo 129, comma 2, cpp ha una logica deflattiva e acceleratoria. Quale sarebbe, invece, la logica deflattiva dell’art 129, comma 2, cpp, che interviene a fine dibattimento? La deflazione e ce la siamo giocata, e non ha senso dunque l’accelerazione.
Non manca, però, Autorevole dottrina che individua una funzione deflattiva, anche a dibattimento concluso, collegata all’onere di motivazione del giudice che, con la prescrizione, diminuirebbe. In altri termini: intervenuta la prescrizione non ha senso motivare come se dovessi assolvere o condannare nel merito. Desta qualche perplessità questa interpretazione considerando la rilevanza sociale della prescrizione: una cosa è essere prescritti, un’altra è essere assolti nel merito.
E allora come dovrebbe funzionare un processo nel momento in cui matura la prescrizione (o altra causa di estinzione) a fine dibattimento? Così: ti assolvo, sempre, prescrizione o non, se c’è il dubbio (questo implica un maggior onere di motivazione, di indagine conoscitiva dei fatti e delle prove: in pratica più lavoro per i giudici anche quando interviene la prescrizione); intervenuta la prescrizione, così, abbiamo una condanna implicita dato che non c’è dubbio sulla colpevolezza perché altrimenti ti avrei assolto. Se le cose stessero così, quindi, varrebbe la conclusione “se non fosse perché è passato troppo tempo allora ti avrei condannato”.
Risultato ottenibile eliminando il riferimento al 129 nel 531: di fronte ad una causa di estinzione del reato, dovremmo assolvere anche se c’è il solo dubbio circa la colpevolezza, e in alternativa dichiarare l’estinzione. Ne conseguirebbe una “condanna implicita” tutte le volte che dichiareremmo l’estinzione
Attualmente, ripeto, non è così automatico. È vero, però, che quando si prescrive, un minimo di elementi a carico, oggi, ci devono essere per forza. Tuttavia se vogliamo continuare ad essere un paese civile non possiamo adottare due pesi e due misure per un prescritto e per un non prescritto.
Fonte: La prescrizione è un condanna implicita?
diana 2 maggio 2014 at 15:09
vorrei porle una domanda.:
Nel caso in cui ad una persona sia stato prescritto un reato, costui ha ancora il diritto al voto?
Godar Stalli 26 aprile 2014 at 18:44
Leggendo l’articolo mi sovviene un grande dubbio.
Immagino una situazione teorica di un imputato che venga ASSOLTO in primo grado, ASSOLTO in appello e per il quel il reato venga dichiarato prescritto dalla Corte di Cassazione. Anche in questo caso l’imputato è da ritenersi COLPEVOLE?
carella stefano 14 novembre 2013 at 17:17
avv. to bilardo, mi complimento con lei x la chiarezza con cui ha trattato l’argomento della prescrizione! ero,dico ero percè ieri il processo che mi vedeva imputato x il reato di calunnia , è stato prescritto per decorrenza dei termini, pero’ ad onor del vero,io adesso x la legge cosa sarei ? colpevole,innocente ? da quanto ho’ capito la risposta è scritta in calce…
Viene lasciata ai privati, nell’ambito della giurisdizione squisitamente civile, la possibilità di fare valere le eventuali ragioni risarcitorie.
GIUSEPPE 8 aprile 2013 at 16:32
Gentile avv: Franzina Bilardo da tutto ciò che ho letto traggo la considerazione che grazie alla prescrizione, indulti ed amnistie, ecc nessuno in Italia viene punito penalmente con la reclusione ,per reati di aggressione, percosse,furto , millantato credito,minacce, appropriazione indebita, violenza sessuale ,violenza privata ecc ecc. Chi va in galera in Italia oggi? NESSUNO, Solo gli assassini ed i grandi evasori fiscali! Tutto ciò è assurdo!! L’Italia è risaputo, è una nazione con il più alto numero di leggi, leggine, e cavilli burocratici al mondo e grazie a queste i delinquenti riescono quasi sempre a farla franca. Questo è paradossale! Spesso, con l’aiuto dei suoi stessi colleghi avvocati, giudici e imputati non presentandosi alle udienze, riescono a fare slittare le date per allungare e gestire oltremodo i tempi della lenta MACCHINA DELLA GIUSTIZIA giungendo spessissimo alla agognata PRESCRIZIONE che non rende per niente merito agli onesti Italiani che hanno ancora il coraggio di denunciare le vessazioni e le ingiustizie provocategli dalla dilagante delinquenza ma bensì a quest’ultimi, premiandoli perfino. No No così non va proprio!! Lo STATO ha invece l’obbligo ed il dovere di premiare gli onesti, chi ricerca la giustizia , punendo i colpevoli in tempi brevi, e con pene certe.
La consapevolezza dell’applicazione di una pena sicura è il miglior deterrente a non compiere reati! Ricordiamoci che “LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI, FORSE”
Marianna 10 ottobre 2012 at 21:34
Un articolo chiaro, comprensibile da chi non è un tecnico del diritto.
roberto betti 12 marzo 2012 at 19:03
Scusate il ritardo, ma non “sta scritto” che l’incolpato e’ considerato innocente fino alla sentenza irrevocabile di condanna? E quindi, come si puo’ sostenere che “La dichiarazione di estinzione del reato all’esito di un dibattimento penale (art. 531 c.p.p.) …presuppone, in modo oggettivo, la non innocenza dell’imputato”? Non e’ un’assurdo logico giuridico dettato da viscerale anti-Berlusconismo?
Manlio Tummolo 28 febbraio 2012 at 22:28
Già, la prescrizione è norma cogente sì, per tutti, ma non per l’imputato che, volendo, può rinunciarvi, per ottenere una sentenza che chiarisca in modo assoluto cio che il Giudice, singolo o collegiale, stabilisce su un certo evento in questione.
Francesco Chiaia 27 febbraio 2012 at 23:25
A scanso di equivoci: ls prescrizione è norma cogente prevista nel codice penale.
I giudici hanno quindi applicato la legge. Legge alla quale i magistrati del pubblico ministero e del giudicante sono sottoposti.
Manlio Tummolo 27 febbraio 2012 at 22:08
Si giustifica l’istituto della prescrizione nel nome di una pretesa “certezza del Diritto”, mentre al massimo se ne dovrebbe parlare come certezza dell’impunità del delitto. Forse è da qui, prescindendo dall’attualità troppo condizionante e, anch’essa, “ad personam”, che si dovrebbe ripartire. Per il resto concordo in larga misura con quanto osservato dall’Autrice e da vari intervenuti.
Francesco Chiaia 27 febbraio 2012 at 20:30
il Suo articolo è preciso.
chi come me è ogni giorno in trincea davanti agli organi imparziali del processo penale ( che diverse volte per usare un’icastica rappresentazione indossano la stessa maglia dell’avversario – tale nomato solo per il tipo di processo dibattimentale adversary-) rarissime volte ha visto applicare effettivamente il criterio ex art. 129 c.p.p. dal giudicante prefendo questi la comodità della prescrizione, seppur con la formula di stile della mancanza di elementi per la pronunzia più favorevole.
Queste scarne osservazioni non attengono al processo Berlusconi( caso Mills) di sabato scorso ma al più generale tema della cultura della giurisdizione, e non basta che via sia un codice, come sa, di rito troppe volte lo si vede interpretato in senso inquisitorio.
Complimenti anche per la sua chiarezza espositiva.
Domenico Corradini H. Broussard 27 febbraio 2012 at 19:01
dal luogo in cui mi trovo, sono costretto a dettare pochi righini che mi pare stiano in mezzo tra la linguistica e la logica e in specie la logica deontica.
[1.] Finché il codice parla di «estinzione della pena», va bene. Non va bene quando il codice parla di «estinzione del reato». Il reato, se c’è, è un «fatto» o un «eventum» che appartengono alla storia. E i «fatti» o gli «eventa» nella storia durano, senza bisogno di una qualche Biblioteca d’Alessandria che li registri nei suoi archivi. «Sie bleiben», con Hegel. Non dunque il reato si prescrive. Si prescrivono i diritti e le azioni e le situazioni giuridiche soggettive. Si prescrive, nel caso del cd. «reato prescritto», la potestà punitiva dello Stato.
[2.] L’art. 150 cp: «La morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato». Ma come si fa a chiamare «reo» uno che non è stato ancora «condannato»?
[3.] L’art. 171 cp: «La morte del reo, avvenuta dopo la condanna, estingue la pena». Il tempo dei processi ai cadaveri e delle pene inflitte ai cadaveri è finito con l’Illuminismo giuridico. Quale pena ancora per un «condannato» che è «morto»?
Che altro dirti, se non complimentarmi per la tua chiara spiegazione?
Forse solo due ultime cosucce: (a) che ogni anno in Italia circa 170.000 processi si prescrivono, e mi sembrano troppi, e mi sembrano sintomi preoccupanti di un mal funzionamento della giustizia; (b) che pure la Bongiorno, ascoltato il dispositivo della sentenza che «prescrisse» Andreotti, sbagliando gridò: «Assolto, assolto».
Stefano Guardando 27 febbraio 2012 at 18:53
Mi consenta: perché un titolo così duro?
Vabbuo’, il signor B. non è stato formalmente condannato. E allora, se in qualche modo se l’è cavata, lasciate che il povero Silvio esegua i suoi giochi di prestigio con il vocabolario. Non lo sapete che molti sono disposti a credergli sulla parola?
E se fosse stato condannato, cosa sarebbe successo?
Nulla. Conoscendo come va a finire di solito con certi personaggi, il titolo dell’articolo sarebbe stato questo: “La condanna è una sostanziale prescrizione”.
Lo vede che, per la proprietà commutativa, anche cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia?
L’unica esecuzione di pena, anche se la condanna non è stata pronunciata, ce l’assicura la televisione. Ai ferri del carnefice, di questi tempi, c’è Schettino. Tutti i pomeriggi, su tutti i salotti del digitale terrestre, una milionata di forcaioli assiste a bocca aperta ai 40 colpi meno uno assestati su di un disgraziato, probabilmente colpevole almeno al 99 per cento (ma non ancora al 100 per cento).
Fra alcuni anni, quando la condanna arriverà – se arriverà – il reo potrà dire, alzando la testa:
“signor giudice, per quanto severa questa pena è ben lieve. Se potessi compensare questa con parte di quella, stasera dormirei nel mio letto”.
Bartolo da Sassoferrato 27 febbraio 2012 at 17:44
Ciò che si è affermato nell’articolo è cosa ovvia e risaputa.Ovviamente non si può dire altrettanto del popolo italiano che per ignoranza nelle materie giuridiche credo sia giunto ad un livello elevatissimo (e qui ribadisco la mia contrarietà alla giuria che emette verdetti immotivati).Più semplicemente per i meno dotti si può spiegare cosi….la prescrizione è una causa di estinzinoe del reato.Mutuando dal linguaggio della biologia una cosa per essere dichiarata estinta bisogna prima che sia prima esistita,ovvero per dichiarare il reato prescritto bisogna che il fatto proprio previsto dalla norma sia stato commesso, ma siccome è passato tatno tempo non ti puniamo più.
andylex 27 febbraio 2012 at 17:25
Ottimo articolo, peccato che a mio parere prenda le mosse da un processo sbagliato.
Il diritto è uno strumento che viene maneggiato da esseri umani con tutto quanto ne consegue.
Vi sono molti modi per dirigere un processo verso un risultato più che un altro.
I giudici – e i PM in ordine d’importanza – hanno, in questo, gli strumenti più decisivi.
La maggiore o minore valorizzazione DISCREZIONALE di uno o più elementi di fatto o diritto, di prove o indizi, può portare a verdetti diametralmente opposti.
La “sostanziale condanna” in articolo, viene da un contesto giudiziario che non appare – storicamente – nè del tutto “sereno” nè del tutto “obiettivo” in questa rappresentazione di una muta di cani da caccia al costante inseguimento della volpe.
Avrei preferito che la pronuncia fosse stata adottata da un altro contesto giudiziario.
In quel caso avrei completamente assentito con la Collega. Ma così no.
Il problema non è quanto Berlusconi possa esser vittima innocente o furbo colpevole. Ma quanto l’istituzione della locale magistratura possa risultare autorevole, affidabile e non faziosa quando lo “insegue” e persegue.
Nel caso, come questo, in cui non lo appaia, anche le “distorsioni” politiche che hanno dato spunto all’articolo hanno valide ragioni d’essere.
Con buona pace del Diritto.
Josse 27 febbraio 2012 at 16:02
E’ straordinario constatare come in Italia si possa sostanzialmente prendere un rinoceronte, vestirlo a festa e venderlo per un cigno!
Il processo penale italiano “meravigliosamente razionale”? Una “affascinante macro architettura in cui tutto è previsto”??
La verita’, gentilissima Sig.ra Bilardo, e’ che la giustizia italiana, dal punto di vista jurisprudenziale, normativo e procedurale, e’ stata classificata dalla Banca Mondiale come la peggiore in Europa. L’Italia si posiziona alle spalle di Mongolia, Bahamas e Zambia, e cinque grandini più in basso dell’Albania per la facilita’ normativa di condurre una attività di impresa (un peggioramento dallo scorso anno), al 158o posto su 183 sulle procedure volte ad ottenere l’attuazione dei contratti e con uno dei piu lunghi e inflessibili processi penali al mondo con una durata media di 9 anni, e Lei ci vuol far credere che tutto questo ammonta a un’affascinante macro architettura in cui tutto è previsto?
Con tutto il rispetto che posso nutrire nei Sui confronti, io le consiglierei di mettere temporaneamente i codici italiani nel cassetto e di spendere qualche anno all’estero in un paese veramente civilizzato (non solo per la staginatura del Parmigiano o la tiratura al bronzo degli spaghetti) e le garantisco (per esperienza personale) che Le dara’ un’ottica molto piu realistica di quella di cui sopra.
Beatrice 27 febbraio 2012 at 13:55
Che meraviglia! Finalmente comincio a capire qualcosa di questioni giuridiche. E’ proprio vero che la semplicità è la ricchezza dei Grandi!
Gianluigi 27 febbraio 2012 at 13:22
Come al solito un articolo che fa chiarezza oltre ogni dubbio anche per i non adepti.
Forse esco un po’ dal merito specifico dell’articolo, ma mi chiedo se la prescrizione per decorrenza dei termini previsti per un certo reato non sia una sconfitta del P.M. e del sistema giudiziario per non essere riuscito a concludere il processo entro i tempi previsti.

References: sentenza 
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 art. 129
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