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Timestamp: 2019-11-14 06:32:38+00:00

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Art. 674 codice di procedura penale - Revoca di altri provvedimenti - Brocardi.it
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Articolo 674 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 674 Codice di procedura penale
1. La revoca della sospensione condizionale della pena (1), della grazia o dell'amnistia o dell'indulto condizionati e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale è disposta dal giudice dell'esecuzione, qualora non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato.
1-bis. Il giudice dell'esecuzione provvede altresì alla revoca della sospensione condizionale della pena quando rileva l'esistenza delle condizioni di cui al terzo comma dell'articolo 168 del codice penale (2).
(1) La revoca della sospensione condizionale della pena è possibile solo nei casi di revoca di diritto ex art. 168, comma 1, n. 1 e 2 c.p., e di revoca della concessione avvenuta in presenza di cause ostative ex art. 168, comma 3 c.p., ma non nell'ipotesi facoltativa prevista al comma 2 della stessa disposizione, che invece presuppone una valutazione discrezionale riservata al giudice della cognizione.
(2) Tale comma è stato inserito dall'art. 1, comma 2, della l. 26 marzo 2001, n. 128.
Al giudice dell'esecuzione spetta anche il compito di revocare la sospensione condizionale della pena, la grazia o l'amnistia o l'indulto condizionati e la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, che essendo un'attività di natura giurisdizionale non può essere demandata alla competenza del P.M.
Massime relative all'art. 674 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 49757/2017
Non può essere revocata la sospensione condizionale della pena per effetto di sentenza straniera non riconosciuta secondo lo specifico procedimento disciplinato dal d.lgs. 7 ottobre 2010, n. 161, né, in difetto, il giudice dell'esecuzione cui sia avanzata una richiesta in tal senso ai sensi degli artt. 674 cod. proc. pen. e 168 cod. pen. può compiere attività valutative e pervenire ad accertamenti incidentali rimessi in via esclusiva alla competente sede cognitoria.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 49757 del 30 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 6320/2010
L'indulto concesso dal giudice della cognizione può essere revocato dal giudice dell'esecuzione solo per la sopravvenienza di una causa prevista dalla legge e non per un mero ripensamento, sia pur fondato, sulla correttezza della sua applicazione, ostandovi l'intangibilità del giudicato. (Fattispecie relativa all'applicazione dell'indulto a delitto per il quale il beneficio non si sarebbe potuto concedere).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6320 del 16 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 13584/2009
L'indulto applicato dal giudice della cognizione non può essere revocato da quello dell'esecuzione se non in presenza di una delle cause previste dalla legge e non per una diversa valutazione in ordine all'incidenza delle circostanze attenuanti concesse e del relativo giudizio di bilanciamento. (Nella specie, concernente l'applicazione dell'indulto concesso con D.P.R. n. 394 del 1990 a pena inflitta per i reati di cui agli artt. 71 e 74 della L. n. 685 del 1975 previa concessione di attenuanti generiche prevalenti, si è ritenuta corretta la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva rigettato istanza di revoca dell'indulto proposta dal P.M.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13584 del 27 marzo 2009)
Cass. pen. n. 46289/2008
Ai fini della revoca dell'indulto elargito con legge 31 luglio 2006 n. 241 nei confronti di chi commetta un delitto doloso nel quinquennio dall'entrata in vigore di essa, ricorre tale condizione se il reato sia commesso il giorno stesso di entrata in vigore della legge, e cioè il 1° agosto 2006, dovendosi ritenere che la legge sia entrata in vigore all'inizio di quel giorno, e cioè prima della commissione del reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46289 del 16 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 10534/2008
In tema di impugnazioni, poiché la revoca «di diritto» del beneficio della sospensione condizionale della pena consegue automaticamente all'avvenuto accertamento delle condizioni previste dalla legge, ove il giudice di merito non vi provveda, la revoca può essere disposta d'ufficio dalla Corte di cassazione previo annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato, in quanto la relativa statuizione ha natura meramente dichiarativa. (Fattispecie nella quale il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta del P.M. di revocare il beneficio della sospensione condizionale della pena, in un caso in cui il condannato non aveva ottemperato all'obbligo di demolizione delle opere abusive, cui il predetto beneficio era subordinato).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10534 del 7 marzo 2008)
Cass. pen. n. 47706/2004
La revoca, da parte del giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 674, comma 1 bis, c.p.p., della sospensione condizionale, quando venga riscontrata la sussistenza delle condizioni di cui all'art. 168, comma terzo, c.p., ha carattere di obbligatorietà (anche per il caso in cui il beneficio sia stato concesso con la sentenza di applicazione della pena su richiesta), e non è limitata alla sola ipotesi che l'erronea concessione del beneficio in sede di cognizione sia dipesa da mancato aggiornamento delle risultanze del casellario giudiziale, fermo restando, peraltro, che la disposizione di cui al citato comma 1 bis dell'art. 674 c.p.p., introdotto dall'art. 1, comma 2, della legge 26 marzo 2001 n. 128, non può trovare applicazione, trattandosi di norma a contenuto sostanziale comportante un trattamento deteriore per il condannato, relativamente ai fatti commessi e, comunque, alle sentenze passate in giudicato anteriormente all'entrata in vigore della novella.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 47706 del 9 dicembre 2004)
Cass. pen. n. 10607/2003
In tema di revoca della sospensione condizionale della pena, le disposizioni introdotte dalla legge 26 marzo 2001, n. 128, modificative degli artt. 168 c.p. e 674 c.p.p. non si applicano retroattivamente alle sentenze passate in giudicato prima dell'entrata in vigore della novella, trattandosi di norme di natura sostanziale soggette al divieto di applicazione in malam partem di cui all'art. 2 c.p.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10607 del 6 marzo 2003)
Cass. pen. n. 43477/2002
Il disposto di cui al comma 1 bis dell'art. 674 c.p.p., introdotto dall'art. 1, comma 2, della legge 26 marzo 2001 n. 128 (secondo cui «il giudice dell'esecuzione provvede altresì alla revoca della sospensione condizionale della pena quando rileva l'esistenza delle condizioni di cui al terzo comma dell'art. 168 del codice penale», tra le quali è ora compresa anche l'eventualità che la sospensione sia stata indebitamente concessa con la sentenza di patteggiamento), trova applicazione, trattandosi di norma processuale soggetta al principio tempus regit actum, anche con riguardo all'ipotesi in cui la concessione del beneficio da revocare abbia avuto luogo con sentenza passata in giudicato prima dell'entrata in vigore della citata legge n. 128/2001.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 43477 del 20 dicembre 2002)
Cass. pen. n. 25531/2002
La revoca della sospensione condizionale della pena prevista dall'art. 168, comma 3, c.p. (aggiunto dall'art. 1 della legge 26 marzo 2001, n. 128) anche per il caso in cui il beneficio sia stato concesso in violazione dell'art. 164, comma 4, stesso codice, non può operare per i benefici concessi con sentenze divenute definitive prima dell'entrata in vigore della citata legge.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 25531 del 3 luglio 2002)
Cass. pen. n. 7338/2002
In tema di esecuzione, quando la revoca di benefici sia prevista come obbligatoria ed automatica, la pur necessaria pronuncia formale adottata ai sensi dell'art. 674 c.p.p. dal giudice dell'esecuzione ha un carattere meramente dichiarativo e ricognitivo di un effetto già prodottosi ex lege. Ne consegue, quindi, che in detta ipotesi il pubblico ministero, quale organo dell'esecuzione, è legittimato a porre direttamente in esecuzione la pena già coperta dal beneficio caducato, sempre che, nel contempo, chieda al competente giudice dell'esecuzione di pronunciare, nelle forme previste, la declaratoria di cui al summenzionato art. 674. (Fattispecie relativa ad ordine di carcerazione esecutivo di pena scaturente da revoca ex lege di sospensione condizionale non ancora deliberata dal giudice).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7338 del 25 febbraio 2002)
Cass. pen. n. 2650/1999
La procedura di revoca della sospensione condizionale della pena, prevista dall'art. 674 c.p.p. si riferisce unicamente alle ipotesi di decadenza tassativamente previste dall'art. 168 c.p., e non anche ai casi di violazione dell'art. 164 dello stesso codice. Poiché le cause che determinano la revoca obbligatoria del provvedimento sono specificamente indicate dalla legge, non è possibile, per la preclusione nascente dal principio dell'intangibilità del giudicato, togliere in sede esecutiva il beneficio concesso con sentenza divenuta irrevocabile a colui al quale non lo si sarebbe potuto accordare per averlo già ottenuto due volte, nemmeno nel caso in cui dal certificato penale acquisito nel procedimento di cognizione non risulti ancora la pregressa doppia applicazione del beneficio.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2650 del 22 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 823/1999
In tema di sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento di somma liquidata a titolo di provvisionale o di integrale risarcimento del danno a favore della parte civile, non può essere riconosciuta a questa ultima una legittimazione alla domanda al giudice della esecuzione ex art. 674 c.p.p. di revoca del beneficio concorrente o alternativa a quella proponibile dal pubblico ministero, atteso che non sussiste un interesse in senso proprio della parte civile a vedere realizzata la pretesa punitiva dello Stato, la cui attuazione comporta anche il venir meno della funzione strumentale indiretta del rafforzamento dell'obbligo risarcitorio, connessa alla situazione di persistente operatività — e non di cessazione per revoca — della sospensione condizionale della pena.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 823 del 14 aprile 1999)
Cass. pen. n. 2454/1997
In sede di esecuzione non è possibile procedere alla revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena erroneamente concesso sulla base di un certificato del casellario non attestante fedelmente i precedenti penali dell'imputato. Alla revoca del beneficio può procedersi infatti solo nell'ipotesi in cui si realizzino le condizioni che comportano automaticamente la decadenza ex art. 168 comma 1 c.p., mentre i principi generali in tema di giudicato impediscono di far valere qualsiasi questione, anche se relativa a nullità assolute o a provvedimenti illegittimi per errato esercizio del potere discrezionale o illegali perché oggettivamente contra legem.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2454 del 27 settembre 1997)
Cass. pen. n. 9071/1997
In materia di esecuzione il pubblico ministero non può disporre l'esecuzione di una pena sospesa, in mancanza di un espresso provvedimento del giudice in tal senso, anche quando esistano tutti i presupposti per la revoca obbligatoria della sospensione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9071 del 27 agosto 1997)
Cass. pen. n. 375/1996
Al giudice dell'esecuzione è consentita dall'art. 674 c.p.p. soltanto la revoca dell'indulto condizionato in base alla condizione risolutiva prevista dal decreto di clemenza. Fuori di tale ipotesi, il contenuto del giudicato non è modificabile, neanche nel caso in cui il giudice della cognizione abbia erroneamente applicato l'indulto per inosservanza delle disposizioni sull'esclusione oggettiva o soggettiva del beneficio. (Fattispecie relativa ad applicazione di indulto a norma del D.P.R. n. 865 del 1986, disposta con la sentenza di condanna, poi confermata in appello, ma erronea in quanto relativa a pena per reato escluso oggettivamente dal beneficio. Nell'enunciare il principio di cui in massima, la Suprema Corte ha precisato che, in una siffatta evenienza, l'indulto poteva essere revocato solo in fase di cognizione, a seguito di impugnazione del P.M.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 375 del 19 aprile 1996)
In tema di revoca dei benefici, quando la stessa sia prevista come obbligatoria ed automatica, in conseguenza dell'intervenuta condanna per i reati commessi entro un certo termine, la pur necessaria pronuncia formale adottata ai sensi dell'art. 674 c.p.p. dal giudice dell'esecuzione ha un carattere meramente dichiarativo e ricognitivo di un effetto già prodottosi ex lege. In detta ipotesi, quindi, il pubblico ministero, quale organo dell'esecuzione, è legittimato a porre direttamente in esecuzione la pena già coperta dal beneficio caducato, sempre che, nel contempo, chieda al competente giudice dell'esecuzione di pronunciare, nelle forme previste, la declaratoria di cui al summenzionato art. 674.
relative all'articolo 674 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 674 Codice proc. penale - Revoca di altri provvedimenti | Quesito Q201820518
martedì 13/02/2018 - Lombardia
“Nel 1999 diveniva esecutiva una Sentenza di condanna a mesi 8 e giorni 15 di reclusione, con pena sospesa ex art 168 C.P.
Sucessivamente, in data 03.04.2015 diveniva esecutiva altra Sentenza (pena interamente indultata), relativa ad un reato commesso in data 29.05.2000.
Oggi, a distanza di 19 anni dalla data della Sentenza di condanna, soggetta a sospensione condizionale, - piuttosto che a distanza di 28 anni dalla data di commissione del reato - sono chiamato avanti il Giudice dell'esecuzione penale per veder revocato il beneficio della sospensione condizionale della pena.
A prescindere dalle possibili violazioni degli arti. 5 e 6 della CEDU e atteso che la pena si prescrive a far data dalla seconda Sentenza, sarebbe sostenibile, a Vs. parere, la tesi che nei 5 anni successivi la sentenza del 1999 non è intervenuta nessun'altra Sentenza di condanna, talchè sarebbe soddisfatta la condizione risolutiva della sospensione condizionale della pena ?
Nel caso di specie vi sono diversi istituti giuridici da considerare.
Il primo è quello della sospensione condizionale della pena, i suoi effetti e la sua revoca, il tutto regolato dagli artt. 163 – 168 del codice penale; l’indulto previsto dall’art. 174 del codice penale insieme alla grazia e le norme sulla prescrizione della pena di cui all’art. 172 c.p.
L’art. 163 del codice penale stabilisce che «nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all’arresto per un tempo non superiore a due anni, ovvero a pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell’art. 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni, il giudice può ordinare che l’esecuzione della pena rimanga sospesa per il termine di cinque anni se la condanna è per delitto e di due anni se la condanna è per contravvenzione».
L’art. 168, dal canto suo, prevede dei casi specifici di revoca della sospensione. In particolare, secondo il co. 1, punto 1) la sospensione è revocata di diritto «qualora, nei termini stabiliti, il condannato: 1) commetta un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole per cui venga inflitta una pena detentiva o non adempia agli obblighi impostigli».
Nel caso che ci occupa, dunque, sembra verosimile ritenere che il giudice dell’esecuzione, in assonanza alla disposizione dell’art. 674 c.p.p. voglia revocare la sospensione essendo stato commesso nel periodo della sospensione condizionale della pena un delitto della stessa indole.
Sul punto, va subito detto che non ha alcuna incidenza il fatto che la pena del secondo delitto commesso sia stata indultata: l’art. 174 afferma infatti che l’indulto non estingue gli altri effetti penali della condanna e, dunque, non impedisce la revoca della sospensione condizionale.
Quanto invece alla prescrizione della pena, l’art. 172 è chiaro nell’affermare che «l’estinzione delle pene non ha luogo…se il condannato, durante il tempo necessario per l’estinzione della pena, riporta una condanna alla reclusione per un delitto della stessa indole».
In conclusione, nel caso di specie sembra possibile affermare che nel periodo in cui era vigente la sospensione condizionale della pena è intervenuta una ulteriore condanna che, dunque, ha fatto scattare il presupposto per la revoca del beneficio essendo impossibile ritenere che la pena fosse prescritta e non avendo alcun rilievo il fatto che la pena fosse indultata.
La "chiamata" dinanzi al giudice dell'esecuzione sembra essere dunque corretta, essendo espressamente disciplinato il suo intervento dall'art. 674 c.p.p. che impone la revoca della sospensione al verificarsi di talune condizioni, tra le quali rientrano quelle esposte prima.
L’unica via utilmente percorribile per evitare la revoca della sospensione sarebbe quella di chiedere al giudice la concessione di una nuova sospensione qualora la pena comminata per il reato commesso il 29 maggio 2010, cumulata a quella precedente di mesi 8 e giorni 15 di reclusione, non superi i 2 anni (come previsto dall’art. 164 ultimo comma). Si tratta tuttavia di una richiesta che difficilmente potrebbe incontrare il favore del giudicante in quanto l’aver commesso un ulteriore reato nel periodo di vigenza della prima sospensione rende l’imputato, come affermato da plurima giurisprudenza, immeritevole della fiducia in lui risposta e rende quindi impossibile la rinnovazione di una prognosi favorevole circa la sua condotta futura, che è uno degli elementi sui quali si basa il giudice per la concessione della sospensione condizionale.

References: Articolo 674

Articolo 674
 sentenza 
 art. 168
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