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16 gennaio 2002 Sentenza n.394 del T.A.R. Lazio, Sez. - Aeranti
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16 gennaio 2002 Sentenza n.394 del T.A.R. Lazio, Sez.
SENTENZA N.394 DEL T.A.R. LAZIO, SEZ.I
sul ricorso n. 15821 del 1999, proposto dalla RAI Radiotelevisione Italiana s.p.a., rappresentata e difesa dall’avv. Alessandro Pace e dall’avv. Ottavio Grandinetti ed elettivamente domiciliata presso i medesimi in Roma, Piazza delle Muse 8, e sul ricorso n. 18522 del 1999, proposto dall’Associazione Politica Nazionale Lista Pannella, rappresentata e difesa dagli avv.ti Annalisa Lauteri, Gìuseppe Rossodivita, Gianfranco Palermo e Luigi Madugno, ed elettivamente domiciliata nello studio della prima in Roma via Panama 12
l’Autorità Garante per le Garanzie nelle Comunicazioni, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato
in parte qua della deliberazione della Predetta Autorità n. 245 del 6 ottobre 1999, concernente l’esposto in data 22 luglio 1999 della Lista Pannella.
Visti gli atti di costituzione dell’Amministrazione intimata in entrambi i giudizi;
Vista la sentenza interlocutoria n. 3064\2000, la documentazione trasmessa in sua esecuzione ed i motivi aggiunti di ricorso proposti da entrambi i ricorrenti;
Uditi alla pubblica udienza del 21\l1\2001 il relatore ed altresì gli avv.ti A. Oddi su delega di Grandinetti, A. Lauteri, G. Rossodívíta., L. Medugno e l’avvocato dello Stato Polizzi;
A seguito di un esposto presentato dalla Lista Pannella in data 22 luglio 1999, con il quale si segnalavano talune violazioni da parte della RAI Radiotelevisione italiana degli indirizzi impartiti dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi in tema di rispetto del pluralismo nell’informazìone, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adottava la deliberazione in epigrafe, recante due determinazioni conclusive.
Al punto pruno sì affermava che “Non ricorrono gli estremi di quella mancata osservanza da parte della Concessionaria pubblica degli indirizzi della Commissione di vigilanza che impone all’Autorità dì richiedere alla stessa Concessionaria l’attivazione dei conseguenti provvedimenti disciplinari ex art,l,comma 6,lettera c),punto 10,della legge 31 luglio 1997 n. 249”.
Il punto successivo restava: “Considerata, peraltro, la incompleta osservanza delle direttive della Commissione di vigilanza, si richiama la RAI ad una. puntale attuazione delle norme in materia di informazione politica, richiesta dalla natura pubblica del servizio, svolto, nonché delle norme in materia di equità dì trattamento e di parità di accesso nelle trasmissioni relative alle campagne referendarie promosse dalla Lista Pannella, anche per quanto riguarda gli aspetti organizzativi dell’iter referendario, come richiesto dall’Esponente in base all’art. 1, comma 6, lettera b), punto 9, della legge 31 luglio 1997, n. 249”.
Per l’annullamento del primo punto della deliberazione, e per l’accertamento del diritto ad ottenere una completa tutela da parte dell’Autorità, l’Associazione politica nazionale lista Pannella ha proposto il ricorso indicato in epigrafe con il n.18522/99.
La RAI, dal canto suo, con l’altro ricorso menzionato in epigrafe ha impugnato la determinazione dell’Autorità recante un richiamo nei suoi confronti ad una puntuale attuazione delle norme e dei principi in materia di parità di trattamento e di accesso.
Le doglianze dedotte dalla Lista Pannella consistono sostanzialmente, nella denuncia della violazione dell’art.1, comma 6. lett.c). punto 10 della legge n.249 del 1997, e dell’eccesso di potere per motivazione contraddittoria e sviamento, assumendosi in particolare che il “richiamo” rivolto alla RAI non sarebbe compatibile con la mancata richiesta di procedimenti disciplinari.
Il ricorso della RAI, per converso, fa rilevare che l’ordinamento sarebbe stato sprovvisto dì norme sul pluralismo nell’informazione che potessero imporsi all’osservanza della concessionaria del servizio pubblico, dettate soltanto con la successiva legge 22 febbraio 2000 n.28.
Si osserva , infine, da parte di entrambe le ricorrenti, che sarebbe contraddittorio escludere l’esistenza di una violazione sanzionabile ed emettere nel contempo un richiamo a carico di una concessionaria riconosciuta non colpevole.
L’Autorità garante si è costituita nei due giudizi per sostenere l’inammissbìlità e l’infondatezza di entrambi ì ricorsi; analoghe deduzioni sono state svolte dalle ricorrenti, nelle rìspettive memorie, in resistenza alle reciproche impugnative.
Con la sentenza interlocutoria n, 3064 del 2000, riuniti i ricorsi, sono stati disposti incombenti istruttori, riservando al definitivo ogni determinazione sull’ammissibilità e sul merito delle impugnative.
Adempiuta l’istruttoria, entrambi i ricorrenti hanno proposto motivi aggiunti dì ricorso.
Alla pubblica udienza del 21\11/2001, infine, le due cause riunite venivano nuovamente trattenute in decisione.
I ricorsi sono entrambi inammissibili per carenza di interesse all’impugnativa.
1 Avendo riguardo al gravame della RAI si deve rilevare,invero la fondatezza dell’eccezione di insussistenza dell’interesse a ricorrere opposta dalla difesa erariale la quale ha fatto notare quanto segue.
La deliberazione impugnata, nella parte in cui ha accertato l’inesistenza dei presupposti per richiedere alla concessionaria l’attivazione di procedimenti disciplinari ai sensi dell’articolo 1, comma 6°, lett. c, n. 10), della legge 31 luglio 1997 n.249 (“Non ricorrono gli estremi di quella “mancata osservanza” da parte della concessionaria pubblica … che impone all’Autorità di richiedere alla stessa concessionaria l’attivazione dei conseguenti procedimenti disciplinari…..”) non è causa di alcuna lesione per gli interessi morali e patrimoniali, della RAI la quale, di conseguenza non potrebbe trarre alcun preciso vantaggio dall’annullamento del provvedimento in parte qua.
La stessa conclusione vale con riferimento alla seconda parte della deliberazione sub judice (“…..si richiama la RAI ad una puntuale attuazione delle norme in materia di informazione politica, richiesta dalla natura pubblica del servizio svolto, nonché delle norme in materia di equità di trattamento e di parità di accesso….), contenente un richiamo ad una puntuale attuazione, per il futuro, delle norme in materia di informazione politica. Neppure sotto questo profilo il provvedimento ha attitudine a ledere gli interessi della RAI, sostanziandosi in una semplice esortazione a prestare una maggiore attenzione alle tematiche sollevate dalla esponente, e quindi in un mero stimolo, privo di effetti giuridici, diretto soltanto a sensibilizzare la destinataria.
Né vale Obiezione della difesa della RAI secondo la quale “non reagire tempestivamente ad un siffatto richiamo renderebbe inoppugnabili gli eventuali successivi provvedimenti dell’A.G.Com. che si basassero sulle stesse inesatte interpretazioni della normativa vigente”. A parte la constatazione che non si ha notizia, a distanza dì ben due anni dall’adozione dell’atto impugnato, dell’avvento di ulteriori provvedimenti in qualsiasi modo connessi all’oggetto della controversia, è agevole osservare che contro di essi la ricorrente avrebbe comunque potuto avvalersi di una piena facoltà di critica in sede di gravame giurisdizionale. La mera circostanza infatti, che in un atto sia prospettata una interpretazione normativa non gradita al suo destinatario, non onera di per sé necessariamente il medesimo di una reazione giurisdizionale, la quale non avrebbe ragione d’essere ove l’atto non contenga concrete statuizioni lesive. In tale eventualità, dunque, così come nella presente vicenda, il destinatario potrà insorgere avverso l’interpretazione sgradita non appena questa avrà a materializzarsi in un provvedimento effettivamente lesivo della sua sfera giuridica.
2 Parimenti inammissibile, e sempre per carenza di interesse all’impugnativa, é il ricorso proposto dall’associazione politica nazionale lista Pannella.
Si deve porre in risalto, difatti, che la resistente Autorità, condotti gli accertamenti del caso, si è fatta carico dell’assunto di fondo della lista esponente circa l’asserita “presenza inadeguata” che le era stata concessa, nel periodo esaminato, “nel panorama informativo offerto dalle reti televisive RAI con riferimento ai temi delle campagne referendarie proposte dalla suddetta lista” (pag. 4 del provvedimento).
Orbene, l’invito, coerente con tale sensibilizzazione e ad essa conseguente, rivolto alla RAI, deve ritenersi di per se stesso idoneo a soddisfare l’interesse sostanziale che aveva spinto la lista a presentare il suo esposto. Né può rilevare in contrario il fatto che nella valutazione dell’Autorità, le risultanze da essa raccolte non siano state ritenute tali da imporre di richiedere alla concessionaria del servizio pubblico l’attivazione dei procedimenti disciplinari previsti dai contratti di lavoro nei confronti dei dirigenti responsabili secondo quanto dispone l’articolo 1 comma 6° legge n. 249\1997. E questo sia perché l’opposta opinione finisce per sconfinare nella valutazione dì merito dalla situazione fatta dalla competente Autorità sia -comunque- perché da una eventuale iniziativa disciplinare nei riguardi della dirigenza della RAI la ricorrente non avrebbe tratto alcuna specifica ed ulteriore utilità.
3 Per le ragioni esposte, in conclusione, entrambi i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili.
Sussistono ragioni tali da giustificare la compensazione delle spese processuali tra tutte le partì in causa.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione I, dichiara inammissibili i ricorsi in epigrafe.
Cosi deciso in Roma, Camere di Consiglio del 21 e 27\11\2001.

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