Source: http://www.paceperilcongo.it/2017/05/congo-attualita-n-320/
Timestamp: 2017-10-19 11:03:11+00:00

Document:
Congo attualità n. 320 – Rete Pace per il Congo
EDITORIALE: FIRMATO L’ANNESSO AL TESTO DELL’ACCORDO DEL 31 DICEMBRE 2016, MA NON DA TUTTI
IL MESSAGGIO DI FÉLIX TSHISEKEDI IN OCCASIONE DEL 24 APRILE
LA FIRMA DELL’ANNESSO AL TESTO DELL’ACCORDO DEL 31 DICEMBRE 2016
L’invito di convocazione
L’atto della firma
Il testo dell’annesso (estratti)
Qualche reazione
IL RAPPORTO DEI VESCOVI SUL CASO MOÏSE KATUMBI
1. IL MESSAGGIO DI FÉLIX TSHISEKEDI IN OCCASIONE DEL 24 APRILE
Il 24 aprile, giornata commemorativa del sistema multipartitico in RDC, Félix Tshisekedi, presidente del Raggruppamento / ala Limete, ha affermato che «la democrazia ottenuta il 24 aprile 1990 è stata una conquista accompagnata dal sangue dei nostri martiri. È nostra responsabilità preservare ciò che abbiamo raggiunto. Ciascuno di noi deve rimanere mobilitato, impegnato e vigilante. Tutti dobbiamo sapere che, senza l’attuazione dell’accordo del 31 dicembre, tutte le istituzioni a mandato elettivo sono illegittime. È per questo che il Raggruppamento chiede ai Congolesi di tenersi pronti a seguire la parola d’ordine, che sarà data in tempo opportuno, per non riconoscere più queste istituzioni illegittime». Il Raggruppamento / ala Limete ha condannato la nomina del Tshibala a capo dell’esecutivo congolese e ha accusato Kabila di manipolare l’accordo, per cercare di organizzare un referendum costituzionale.
Félix Tshisekedi ha dichiarato che «il Raggruppamento condanna con veemenza la nomina unilaterale di Bruno Tshibala alla funzione di primo ministro, quando era già stato formalmente espulso dall’UDPS e dal Raggruppamento dell’Opposizione. Questo atto fa parte della strategia di Joseph Kabila per far fallire l’accordo del 31 dicembre, per distrarre l’opinione pubblica e per guadagnare tempo, in attesa di organizzare un referendum costituzionale che gli permetta di rimanere al potere a tempo indeterminato. Ecco perché, dopo che la CENCO abbia riportato il dibattito sui punti dell’annesso all’accordo rimasti ancora irrisolti, il Raggruppamento chiede all’altra parte di implicarsi nella finalizzazione di questo strumento, in vista della sua firma mediante la consulenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Questo è il motivo per cui il Raggruppamento rimane disposto a incontrare Joseph Kabila, per discutere le questioni rimaste in sospeso durante i lavori relativi alle disposizioni di applicazione dell’accordo del 31 dicembre 2016: la nomina del Primo Ministro, la presidenza del CNSA e le misure di rasserenamento del clima politico». Félix Tshisekedi ha concluso il suo intervento affermando che «qualsiasi approccio che tenda a discostarsi dall’accordo del 31 dicembre non farà che precipitare la RDCongo nel caos e impedire l’organizzazione delle elezioni entro la fine di quest’anno. Nessun altro schema che non rispetti l’applicazione rigorosa e scrupolosa dell’Accordo potrà permettere di instaurare un clima politico pacifico che possa garantire lo svolgimento delle elezioni».[1]
Il 25 aprile, in un comunicato stampa, Moïse Katumbi, membro dell’opposizione, ha chiesto ai firmatari dell’accordo del 31 dicembre di riprendere e di concludere le discussioni politiche relative all’attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016. Moïse Katumbi ha assicurato che il Raggruppamento, la coalizione di opposizione cui egli appartiene e che ha negoziato con la maggioranza presidenziale, è disposto a «continuare le discussioni e a concludere i negoziati sotto l’egida della CENCO e delle Nazioni Unite». Secondo lui, queste discussioni dovrebbero concentrarsi sui punti di divergenza che non hanno permesso la conclusione dei negoziati tra la maggioranza e l’opposizione, tra cui: la nomina del Primo Ministro proveniente dal Raggruppamento, la nomina del Presidente del CNSA e le misure di rasserenamento del clima politico. Nella sua dichiarazione, Moïse Katumbi ha affermato che, «nel caso in cui l’accordo non fosse rapidamente applicato, il potere non sarà più riconosciuto come tale e il paese sprofonderà in una crisi ancora più grave e profonda dell’attuale e di cui nessuno può prevedere l’ampiezza».[2]
2. LA FIRMA DELL’ANNESSO AL TESTO DELL’ACCORDO DEL 31 DICEMBRE 2016
a. L’invito di convocazione
Il 26 aprile, i presidenti delle due Camere del Parlamento, Léon Kengo e Aubain Minaku, hanno annunciato per il giorno seguente, 27 aprile, alle ore 10, nella sala convegni di Palazzo del Popolo, sede del Parlamento, l’atto relativo alla firma del documento annesso al testo dell’Accordo del 31 dicembre 2016, da parte dei partecipanti al dialogo politico nazionale svoltosi presso il Centro interdiocesano e che ha condotto a tale accordo. Tutti i deputati e senatori sono invitati a prendere parte a questa cerimonia.[3]
Secondo Steve Mbikayi, è del tutto comprensibile che i Presidenti delle due Camere del Parlamento abbiano convocato questa cerimonia per la firma dell’annesso al testo dell’accordo del 31 dicembre, perché «i Vescovi della Cenco avevano messo fine ai lavori del dialogo del Centro interdiocesano e avevano già consegnato il loro rapporto finale al Capo dello Stato che avrebbe dovuto sbloccare la situazione. Spettava quindi al Capo dello Stato decidere quale procedura seguire per arrivare alla firma dell’annesso all’accordo in questione. Se egli ha ritenuto opportuno affidare questa missione ai Presidenti delle due Camere del Parlamento, non vi vedo alcun problema».[4]
Anche Lumeya Dumaleghi, vice presidente di Dinamica per la Democrazia in Congo (DDC) e membro del Raggruppamento / ala Kasavubu, ha affermato che «l’accordo del 31 dicembre aveva previsto la firma di un annesso relativo alle disposizioni per la sua applicazione. Tuttavia, i vescovi della Cenco avevano messo fine alla loro missione di mediazione nei lavori del dialogo del Centro interdiocesano, senza tuttavia arrivare ad un consenso sull’annesso. Il Presidente della Repubblica ha quindi incaricato i presidenti delle due Camere del Parlamento di portare a termine la missione. Quindi è logico che i presidenti del Senato e dell’Assemblea dei deputati abbiano convocato la cerimonia per la firma dell’annesso all’accordo». Secondo Lumeya Dumaleghi, come il Presidente della Repubblica aveva affidato ai vescovi della Cenco il mandato di mediare il dialogo del Centro Inter-Diocesano, nello stesso modo egli ha affidato ai presidenti delle due camere il mandato di portare a termine l’ultima fase del dialogo.[5]
Deputato e delegato ai negoziati della CENCO per conto del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Felix Tshisekedi, Christophe Lutundula ha dichiarato che «è necessario firmare l’annesso all’accordo, ma senza violare la costituzione» e ha precisato che «il Parlamento non può interferire in un processo di negoziati politici extra istituzionali». Secondo lui, la convocazione di questa cerimonia è «una violazione della Costituzione». Egli ha affermato che, anche se è stato il Presidente della Repubblica a chiederglielo, «ciò non è possibile, perché le prerogative delle istituzioni sono in realtà dei poteri conferiti. Il presidente non è un costituente che assegna delle competenze alle istituzioni della Repubblica».[6]
Il gruppo parlamentare UDPS e Alleati ha respinto in maniera categorica l’iniziativa intrapresa per la firma dell’annesso all’Accordo del 31 dicembre e annunciata dai due presidenti del parlamento e ne ha declinato l’invito a parteciparvi. Questo gruppo parlamentare ritiene che questa iniziativa, caratterizzata tra l’altro da “obiettivi poco chiari”, non tenga in alcun conto le condizioni richieste per la firma di tale documento, tra cui la cessazione “formale” di ogni forma di ostruzionismo intrapreso dalla maggioranza sulla nomina del Primo Ministro e sulla questione della presidenza del CNSA, conformemente all’accordo del 31 dicembre 2016. Esso sostiene, inoltre, che la firma dovrebbe aver luogo su iniziativa della CENCO.
Il gruppo parlamentare UDPS e Alleati ha accusato la Maggioranza Presidenziale di volere, attraverso questa iniziativa, «strumentalizzare il Parlamento, esso stesso a fine mandato e oggetto dell’Accordo, per convalidare, a posteriori, la nomina illegale di Bruno Tshibala, un disertore del Raggruppamento, come Primo Ministro».
Infine, il gruppo parlamentare UDPS e Alleati «invita l’autorità morale della Maggioranza Presidenziale, parte dell’accordo del 31 dicembre 2016, a ricontattare il Raggruppamento dell’Opposizione, attraverso il suo Presidente e capo della sua delegazione al dialogo del Centro Interdiocesano, Félix Tshisekedi, e tutte le altre parti implicate, al fine di concludere i negoziati diretti, cessando ogni forma di ostruzionismo».[7]
Il Raggruppamento dell’opposizione / ala Félix Tshisekedi – Pierre Lumbi ha respinto l’invito rivolto dai due presidenti del Parlamento alle diverse parti implicate nel dialogo del Centro interdiocesano per partecipare alla cerimonia della firma dell’annesso all’accordo del 31 dicembre.
In un comunicato stampa pubblicato a tarda notte del 26 aprile 2017, Félix Tshisekedi, presidente del Raggruppamento dell’Opposizione, ha affermato che «il Raggruppamento constata, senza alcuna sorpresa, che il Presidente Joseph Kabila continua nella sua ostinazione di voler liquidare l’accordo politico della notte di San Silvestro, violando sia la lettera e lo spirito dell’accordo stesso che la risoluzione 2348 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 31 marzo 2017».
Secondo il comunicato del Raggruppamento, «né Joseph Kabila, né Aubin Minabu, né Léon Kengo hanno il potere di convocare un incontro delle parti implicate nell’accordo e tanto meno di far firmare l’annesso all’accordo. Pertanto, il Raggruppamento non si sente implicato da questo invito e non delega nessuno per rappresentarlo». Infine, il presidente del Raggruppamento invita il popolo congolese a «farsi carico di se stesso, secondo l’articolo 64 della Costituzione».[8]
Il 27 aprile, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha confermato che è il Capo dello Stato che ha affidato ai presidenti dei due rami del Parlamento l’incarico di procedere alla firma dell’annesso al testo dell’accordo del 31 dicembre. Lambert Mende ha affermato che non c’è più alcuna questione irrisolta, perché le consultazioni tra le diverse parti e il Presidente Joseph Kabila hanno contribuito a risolvere le questioni finora pendenti. Egli ha dichiarato che «il presidente Joseph Kabila ha consultato tutte le componenti che hanno accettato di partecipare alle sue consultazioni, in seguito alle quali ha dedotto una serie di conclusioni che ha poi integrato nel testo dell’annesso. Ora si tratta di rendere ufficiale tutto questo, in modo che si possa arrivare all’applicazione dell’Accordo».[9]
Il segretario generale della CENCO, P. Donatien Nshole, ha affermato che la Cenco ha ricevuto l’invito a partecipare alla cerimonia della firma dell’annesso dell’accordo solo a “tarda notte” e che i Vescovi non avrebbero potuto essere presenti, avendo già fissato altri impegni “importanti”, tra cui il simposio sul 60° anniversario della fondazione dell’Università cattolica di Kinshasa e un incontro con i rappresentanti della Commissione Giustizia e Pace. Tuttavia, P. Donatien Nshole ha dichiarato che la CENCO non è contraria all’iniziativa del Parlamento congolese, anche se desidera che sia inclusiva. Secondo lui, «la presenza fisica della CENCO non è essenziale. La cosa più importante è che tutte le parti implicate si incontrino e accettino il testo da firmare. In caso contrario, si ritornerebbe al punto di partenza».[10]
Il portavoce della maggioranza presidenziale, André Alain Atundu, ha affermato che, «la presenza dei vescovi della CENCO come testimoni nell’atto della firma non è necessaria, dato che essi hanno presentato il loro rapporto finale al Presidente della Repubblica e che la loro missione è già terminata. Il Presidente della Repubblica ha ripreso in mano la situazione e lui stesso concluderà questa iniziativa che aveva intrapreso per riportare alla normalità la vita politica del Paese».[11]
b. L’atto della firma
Il documento è stato firmato dalla Maggioranza Presidenziale, dall’Opposizione Repubblicana, dall’Opposizione politica e dalla Società civile firmatarie dell’accordo del 18 ottobre 2016 e dal Raggruppamento dell’Opposizione / ali di Joseph Olenghankoy e di Lisanga Bonganga. Il documento è stato firmato anche dai presidenti dell’Assemblea nazionale e del Senato, in rappresentanza del Capo di Stato.
Il Raggruppamento dell’Opposizione / ala Félix Tshisekedi-Pierre Lumbi non ha partecipato all’atto della firma di questo documento. Il delegato del Fronte per il Rispetto della Costituzione, Fidèle Babala, ha chiesto un “giorno di riflessione” prima di firmare il testo.
L’atto della firma è iniziato con il saluto di benvenuto da parte del Presidente del Senato, Léon Kengo wa Dondo, che ha fatto notare che tale atto non rientra nelle competenze tradizionali del Parlamento. È poi intervenuto il presidente dell’Assemblea nazionale, Aubin Minaku, come rappresentante del Capo dello Stato. Egli ha sottolineato il fatto che il testo che definisce le regole per l’attuazione dell’accordo di 31 dicembre 2016 potrà essere firmato anche in seguito da quei delegati che non si sono presentati a Palazzo del Popolo.
Jean Lucien Bussa, uno dei firmatari dell’accordo del 18 ottobre 2016, ha letto il testo completo dell’annesso che dovrebbe entrare in vigore alla data della firma.[12]
Valentin Mubake, ex consigliere di Etienne Tshisekedi, escluso dall’UDPS e dal Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete, non ha firmato il testo dell’annesso all’accordo. Egli ha ritenuto opportuno di dover dapprima leggere personalmente il documento, per apportarvi eventuali modifiche. Egli si è così espresso: «Occorre dapprima conoscere il contenuto del documento da firmare. Per questo motivo, questa mattina avevamo proposto che chi ci ha invitato a firmare questo documento ce lo rendesse disponibile, ci concedesse un certo tempo per esaminarlo, ci si ritrovasse poi in seguito per apportare eventuali emendamenti prima di firmarlo. Sarebbe questa la procedura normale».
Valentin Mubake è stato uno dei delegati del Raggruppamento che ha partecipato al dialogo che, con la mediazione della CENCO, ha permesso di arrivare all’accordo al 31 dicembre. Secondo lui, la procedura normale avrebbe dovuto essere quella di iniziare con un incontro che permettesse di conciliare i punti di divergenza e di procedere, solo in un secondo momento, alla firma dell’annesso all’accordo. Secondo l’ex consigliere di Etienne Tshisekedi, «l’invito avrebbe dovuto riguardare solo la finalizzazione della redazione dell’annesso, dato che restavano ancora tre punti di divergenza: la modalità della designazione e nomina del Primo Ministro, la questione della presidente del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo (CNSA) e il cronogramma per l’organizzazione delle elezioni previste entro la fine di quest’anno».
Valentin Mubake ha fatto osservare che la presenza dei Vescovi della CENCO non era più necessaria per la firma dell’annesso, perché essi avevano già concluso la loro missione: «La CENCO ha messo fine alla sua missione di mediazione e ne ha fatto rapporto al Capo dello Stato, dicendogli di aver fatto ciò che poteva fare. I vescovi hanno fatto il loro lavoro e spetta ad altri continuare da dove loro si sono fermati».[13]
Il 28 aprile, il Fronte per il Rispetto della Costituzione (FRC) ha finalmente firmato l’annesso all’accordo del 31 dicembre, 24 ore dopo aver chiesto un breve tempo di riflessione.[14]
c. Il testo dell’annesso (estratti)
«CAPITOLO 1: IL GOVERNO
Articolo 1: Missioni.
Le missioni prioritarie del Governo sono:
l’organizzazione di elezioni trasparenti, credibili e pacifiche secondo le scadenze concordate nell’accordo del 31 dicembre 2016;
l’impegno per la sicurezza delle persone e dei loro beni;
l’arresto del deterioramento della situazione economica e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Articolo 2: Formato.
Fatte salve le conclusioni delle consultazioni finali tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro, il governo sarà composto di 54 membri, tra cui il Primo Ministro e i quattro ministeri detti di sovranità, conformemente all’allegato A del presente annesso sul formato del governo.
Articolo 4: Il Primo Ministro.
La designazione del Primo Ministro deve obbedire ai seguenti principi:
a) Il Primo Ministro è presentato dall’opposizione politica non firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016 / Raggruppamento;
b) La scelta del Primo Ministro deve rispettare i criteri definiti nel seguente articolo 5 relativo al profilo del Primo Ministro e deve essere fatta sulla base della pluralità delle candidature presentate dal Raggruppamento;
c) La nomina del Primo Ministro spetta al Presidente della Repubblica, secondo la discrezionalità e in conformità con le sue prerogative previste nell’articolo 78 della Costituzione;
d) A causa della gravità della situazione socio-economica e dell’insicurezza del paese, il Primo Ministro è nominato dal Presidente della Repubblica sotto il beneficio della diligenza.
Articolo 6: Nomina del Primo Ministro.
Secondo i punti III.3.3 e III.3.4 dell’accordo del 31 dicembre 2016, il Primo Ministro è nominato conformemente al precedente articolo 4.
Articolo 9: Consultazioni per la formazione del governo.
Il Primo Ministro consulta le diverse parti implicate per proporre al Capo dello Stato la nomina dei membri del Governo.
A questo proposito, ciascuna componente presenta al Primo Ministro la lista dei membri del governo che le spettano conformemente all’allegato B relativo alla nomenclatura dei ministeri.
La lista dei ministeri assegnati sarà determinata dal Primo Ministro in dialogo con le componenti, prima della sua presentazione al Presidente della Repubblica.
CAPITOLO II: IL CONSIGLIO NAZIONALE DI SUPERVISIONE DELL’ACCORDO (CNSA)
Articolo 13: Designazione dei membri del CNSA.
Il Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo (CNSA) e del processo elettorale è composto da ventotto (28) membri provenienti dalle parti interessate.
Ciascuna parte firmataria designa i suoi rappresentanti presso il CNSA secondo la ripartizione prevista nell’allegato C di questo annesso, tenendo conto, per quanto possibile, della rappresentazione di ciascuna provincia.
In attesa dell’entrata in funzione del Presidente del CNSA, le liste dei membri designati sono trasmesse al Presidente della Repubblica.
Entro 15 giorni a partire dalla data della consegna delle liste dei membri designati, il Presidente della Repubblica convoca i membri del CNSA per:
Convalidare i mandati dei membri;
Discutere sulla designazione, per consenso, del Presidente del CNSA;
Istituire il Comitato di presidenza definitivo del CNSA.
Articolo 14: Organizzazione e funzionamento del CNSA.
L’organizzazione e il funzionamento del CNSA sono determinati dalla Legge Organica sulla base dell’articolo 222 della Costituzione e del suo regolamento interno.
Il CNSA è dotato di due organi: L’Assemblea plenaria e il Comitato di presidenza. Quest’ultimo comprende un Presidente, tre Vicepresidenti, un relatore, un questore.
I membri del CNSA sono designati dalle parti interessate in conformità con la ripartizione concordata nell’allegato C al presente annesso.
In attesa della promulgazione della legge, il CNSA funziona sulla base dell’accordo politico globale e inclusivo, del presente annesso e di un regolamento interno provvisorio.
Articolo 15: Comitato di presidenza del CNSA.
Il CNSA è presieduto dal Presidente.
Il presidente del CNSA entra in funzione immediatamente dopo la creazione del Comitato di presidenza definitivo.
Per mantenere lo spirito dell’equilibrio istituzionale evocato nell’Accordo, occorre rispettare i seguenti principi:
Il presidente del CNSA coordina tutte le attività del Consiglio e sarà assistito da tre (3) vicepresidenti;
Le vicepresidenze sono assegnate rispettivamente alla Maggioranza Presidenziale, all’Opposizione politica firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016 e al Fronte per il Rispetto della Costituzione;
Ogni Vice Presidente dirige un determinato settore delle attività del CNSA nell’ambito dell’attuazione dell’accordo effettuata attraverso le commissioni di lavoro istituite in seno all’assemblea plenaria:
Il vicepresidente proveniente dalla Maggioranza Presidenziale è incaricato per le relazioni con le istituzioni;
Il vicepresidente proveniente dal Fronte per il Rispetto della Costituzione è responsabile del monitoraggio del processo elettorale;
Il vicepresidente proveniente dall’Opposizione firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016 è responsabile dell’attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016.
Nel caso di impedimento del Presidente, sotto riserva emessa dal Fronte per il Rispetto della Costituzione, l’interim è assicurato, a turno rotativo, dai tre vicepresidenti, secondo l’ordine decrescente di età, a partire dal membro più anziano fino al più giovane, per un periodo non superiore a un mese.
Il regolamento interno potrebbe prevedere l’istituzione di un segretariato generale del CNSA.
Il relatore è designato dalla Società civile firmataria dell’accordo del 18 ottobre 2016, mentre il Questore è designato dal Raggruppamento.
Articolo 16: Partecipazione della CENCO al CNSA.
La CENCO designa un rappresentante per far parte del CNSA in qualità di osservatore».[15]
d. Qualche reazione
Georges Kapiamba, membro della Società civile, ha affermato che il testo dell’annesso all’Accordo del 31 dicembre sottoposto alla firma non era quello concordato durante le discussioni svoltesi con la mediazione della CENCO. Secondo lui, questo testo ha subito grandi cambiamenti sia nella forma che nella sostanza. A questo proposito, Pierre Lumbi, presidente del Comitato dei Saggi dell’Opposizione / ala Limete, ha aggiunto che «l’annesso è un insieme di modalità pratiche per l’attuazione dell’accordo e non può, quindi, rimettere in discussione l’accordo stesso». Pierre Lumbi ha aggiunto che il presidente dell’Assemblea Nazionale, Aubin Minaku, e il suo collega del Senato, Léon Kengo wa Dondo, non avrebbero potuto presiedere l’atto della firma poiché, essendo il primo segretario generale della maggioranza presidenziale e il secondo autorità morale dell’Opposizione Repubblicana, entrambi sono parti implicate nei negoziati.[16]
Il 28 aprile, il portavoce del governo, Lambert Mende, ha affermato che il posto di presidente del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre (CNSA) rimane aperto a tutte le forze dell’opposizione congolese: «La Maggioranza Presidenziale (MP) non è interessata alla presidenza del CNSA. (…) Spetta all’opposizione trovare una figura di consenso. Parlo dell’opposizione in generale. Avevamo raggiunto un consenso sulla persona di Etienne Tshisekedi per ciò che ha rappresentato per la vita del Paese. Purtroppo è deceduto prima dell’attuazione dell’accordo. Ora è necessario costruire un nuovo consenso su qualcun altro, che può essere membro sia del Raggruppamento che di ogni altro movimento di opposizione. Ma ci deve essere qualcuno che sia altrettanto consensuale come il defunto Etienne Tshisekedi».
Tuttavia, secondo il testo dell’accordo del 31 dicembre, la funzione di Presidente del CNSA spetterebbe al Presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione, anche se
il Fronte per il Rispetto della Costituzione e l’Opposizione firmataria dell’accordo del 18 ottobre continuano a reclamare questo posto, in concorrenza con Pierre Lumbi, presidente del Consiglio dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Limete e con Joseph Olenga Nkoy, presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione / ala Kasavubu.[17]
Il 2 maggio, in un’intervista, uno dei vice segretari generali del MLC, Jacques Lungwana, ha dichiarato il Fronte per il Rispetto della Costituzione (FRC), che non parteciperà al prossimo governo, continua a rivendicare la presidenza del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 (CNSA). Secondo lui, il FRC sta ancora chiedendo la presidenza del CNSA perché, se il presidente di questo organismo fosse un membro di una componente parte del governo, sarebbe contemporaneamente giudice e parte implicata, mentre il FRC, che non parteciperà al governo, potrà garantirne la neutralità. Jacques Lungwana ha aggiunto che, se fosse il FRC ad occupare la presidenza del CNSA, questo fatto non rappresenterebbe una violazione dell’accordo, perché «essa era stata affidata al Raggruppamento dell’Opposizione per onorare Etienne Tshisekedi, che era ancora vivo. Così avevamo deciso di assumere la vicepresidenza. Ma ora che Etienne Tshisekedi ci ha lasciati, dobbiamo rimettere le cose in ordine».[18]
Il 2 maggio, presso la sede dell’UDPS, il segretario generale Jean-Marc Kabund ha qualificato di “fatto deplorevole” la firma dell’annesso all’accordo del 31 dicembre 2016. «Si tratta di un fatto semplicemente deplorevole. Con la firma dell’annesso, in violazione dell’accordo del 31 dicembre, Kabila ha firmato la sua fine», ha egli dichiarato. «Il problema oggi è Kabila stesso. È lui che non ha voluto organizzare le elezioni, è stato lui che ha creato questa crisi, è lui che ha violato la Costituzione, è lui che ora rompe l’accordo del 31 dicembre» ha egli aggiunto annunciando, nello stesso tempo, l’operazione “faccia a faccia con J. Kabila”, che si propone di mandare da casa il Presidente Joseph Kabila diventato illegittimo dopo il 19 dicembre 2016.[19]
L’ex consigliere politico del defunto Etienne Tshisekedi, Valentin Mubake, si è detto preoccupato per il contenuto dell’annesso all’accordo firmato il 27 aprile.
«L’ultima riga di questo progetto (l’accordo del 31 dicembre) richiede che la Commissione elettorale pubblichi il calendario elettorale globale. Ebbene, nel documento che è stato recentemente firmato, non si menziona alcuna data entro la quale la Commissione elettorale debba pubblicare il calendario generale e ciò è molto preoccupante», ha egli affermato. Valentin Mubake è ritornato anche sulla questione del Primo Ministro che, secondo l’accordo, deve essere presentato dal Raggruppamento dell’Opposizione. Egli ha ricordato che «ciò era già stato fatto quando Etienne Tshisekedi era ancora in vita. È risaputo che, ancora in vita, Etienne Tshisekedi aveva presentato questo vostro umile servitore per quel posto. Era quello il suo testamento politico che, purtroppo, non è stato rispettato». Circa la questione del Presidente del CNSA, successore di Étienne Tshisekedi, egli ha affermato che «deve necessariamente provenire dal Raggruppamento dell’Opposizione, ma dovrebbe godere di un consenso». Valentin Mubake ha infine concluso: «Se questi aspetti fondamentali sono rispettati, non c’è nessun problema. Ma se non lo sono, mi pongo la questione se l’Accordo del 31 dicembre 2016 esiste ancora».[20]
3. IL RAPPORTO DEI VESCOVI SUL CASO MOÏSE KATUMBI
Il 3 maggio, alcune agenzie di stampa, tra cui AFP e Jeune Afrique, hanno annunciato di essere venute a conoscenza del rapporto che la Commissione Episcopale per il rasserenamento del clima politico (CEDP) aveva presentato al presidente Kabila già il 29 marzo scorso.
Questo rapporto è stato redatto in seguito a un’inchiesta condotta dalla CENCO, durante la sua missione di mediazione nel dialogo tra maggioranza e opposizione, dialogo che ha portato alla firma dell’accordo del 31 dicembre 2016.
I firmatari di questo accordo, eccetto i delegati della maggioranza, avevano chiesto ai vescovi di “raccogliere” informazioni sulle procedure giudiziarie in corso contro due membri dell’opposizione, Moïse Katumbi e Jean-Claude Muyambo.
Ex alleato del presidente Kabila ma passato all’opposizione, candidato dichiarato alle prossime elezioni presidenziali ma attualmente in esilio, Moïse Katumbi è stato citato in giudizio dal Procuratore della Repubblica per “reclutamento di mercenari”, un dossier che non è stato ancora chiuso. In questo caso, egli era stato accusato di attentato contro la sicurezza dello Stato. In seguito, egli è stato condannato a tre anni di carcere per “impossessamento di un immobile” ai danni di un cittadino greco. Jean-Claude Muyambo è stato recentemente condannato a cinque anni di prigione in un caso di frode che riguarderebbe lo stesso edificio. Secondo il rapporto, «i due processi non sono che una mascherata».
In questo rapporto, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) chiede “l’immediata rimessa in libertà” di Jean-Claude Muyambo, “il ritiro” della decisione di arresto immediato di Moïse Katumbi e “il suo ritorno da uomo libero”, in modo che possa esercire i suoi diritti civili e politici “come candidato dichiarato alle prossime elezioni presidenziali nella RDC”.
Il rapporto rileva che il mandato di comparizione inviato a Moïse Katumbi era stato consegnato presso il suo luogo di residenza, senza tener conto che egli aveva ottenuto dal Procuratore un’autorizzazione legale per uscire dal paese per cure mediche all’estero.
La Commissione istituita dall’episcopato ritiene che “gli atti e i documenti di accusa contro Moïse Katumbi sono stati prodotti per il solo scopo di convocarlo in processo e condannarlo”.
Mentre Moïse Katumbi è stato condannato a tre anni di carcere per uso di falso nel contenzioso immobiliare in questione, i membri della CEDP hanno scoperto una contraddizione nella cronologia dei fatti che gli sono imputati. Essi hanno fatto notare che «Moïse Katumbi partì in esilio nel 1997 (…), quasi un anno prima della data della firma del rogito in questione, ed è rientrato nel 2003 (…), diversi mesi dopo il 25 aprile 2002, data in cui il conservatore [dei titoli immobiliari] afferma di aver ricevuto il venditore e l’acquirente, a Lubumbashi». Essi hanno aggiunto che «le questioni di merito sollevate in questo dossier dovrebbero, in linea di principio, riguardare lo stato congolese e Raphaël Katebe Katoto [fratello maggiore di Moïse Katumbi], fino a quel momento titolare del vero titolo non annullato e debitamente riconosciuto dallo stato».
Di conseguenza, la Commissione ritiene che «il processo intentato contro Moïse Katumbi è piuttosto un regolamento di conti puramente politico». Pertanto, sempre secondo la commissione, «la tesi dell’accanimento contro Moïse Katumbi, con l’unico scopo di impedirgli di essere eletto, non può essere esclusa». La commissione cita come prove “le influenze politiche, in particolare del capo dei servizi di intelligence, esercitate sui giudici”, ma anche “le ingiunzioni e minacce di pesanti sanzioni disciplinari” proferite nei confronti delle autorità giudiziarie di Lubumbashi.
Inoltre, il rapporto della CEDP rivela gravi carenze nella procedura di condanna di Moïse Katumbi nel dossier immobiliare che lo oppone al greco Alexandros Stoupis. In particolare, il rapporto rivela che il tribunale di pace di Lubumbashi / Kamalondo non era più legalmente autorizzato a proseguire il processo, perché la causa era stata trasferita al Tribunale di Grande Istanza, in seguito a una sentenza di “presa d’atto” della richiesta di Moïse Katumbi, che dubitava dell’integrità dei giudici.
Infine, sulla base delle informazioni e degli elementi raccolti sul posto, la Commissione sostiene che la condanna di Katumbi per appropriazione immobiliare non è che una “maldestra sostituzione del dossier relativo al reclutamento di mercenari” rimasto senza risposta.[21]
Secondo Aubin Minaku, segretario generale della Maggioranza Presidenziale e Presidente dell’Assemblea Nazionale del Deputati, i vescovi della Cenco hanno violato la riservatezza del rapporto effettivamente presentato al presidente Kabila: «Si tratta di un rapporto che doveva rimanere riservato al Presidente della Repubblica, ma che è stato divulgato. Quindi si può pensare che l’obiettivo a monte era quello di redigere un rapporto da pubblicare per screditare qualcuno. Riteniamo che non sia il metodo giusto»[22]
Il 5 maggio, sospettata da una parte della Maggioranza Presidenziale di aver reso pubblico il documento sul caso Katumbi, la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) smentisce tale accusa.
In una nota, la Cenco afferma: «È grave e inaccettabile! La CENCO respinge categoricamente le accuse mosse contro di essa e sfida tutti coloro che sostengono il contrario».
I Vescovi deplorano la fuga di questo documento che, peraltro, non era destinato ad essere pubblicato e che potrebbe mettere a rischio il processo di rasserenamento del clima politico auspicato nell’accordo di San Silvestro. Tuttavia la CENCO ricorda che, conformemente all’Accordo del 31 dicembre 2016, essa era stata incaricata di esaminare alcuni casi emblematici e di redigerne un rapporto. Ma per mancanza di tempo, i vescovi non sono riusciti a sottoporre tale rapporto all’assemblea plenaria del dialogo e, dunque, l’hanno presentato direttamente al Presidente della Repubblica e, a sua richiesta, l’hanno rimesso anche a Moïse Katumbi, come parte interessata.
Se la fuga di questo rapporto non è opera dei vescovi, probabilmente non è nemmeno opera del Presidente Kabila o della Maggioranza, visto che i contenuti di tale documento non vanno certo a loro favore. In questo caso, i sospetti si concentrano sullo stesso Moïse Katumbi. Secondo un esperto, la divulgazione di questo rapporto potrebbe servirgli per ottenere l’appoggio dell’amministrazione Trump, con l’aiuto della Chiesa cattolica degli Stati Uniti.[23]
[1] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 24.04.’17
[2] Cf Radio Okapi, 26.04.’17
[3] Cf Radio Okapi, 26.04.’17
[4] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 26.04.’17
[5] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 26.04.’17
[6] Cf Radio Okapi, 27.04.’17
[7] Cf Jacques Kini – Actualité.cd, 27.04.’17
[8] Cf Christine Tshibuyi – Actualité.cd, 27.04.’17; Jeff Kaleb Hobiang – 7sur7.cd, 27.04.’17
[9] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 27.04.’17
[10] Cf Politico.cd, 27.04.’17
[11] Cf Politico.cd, 27.04.’17
[12] Cf Radio Okapi, 27.04.’17
[13] Cf Radio Okapi, 27.04.’17
[14] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 28.04.’17
[15] Cf http://www.mediacongo.net/article-actualite-26020.html
[16] Cf RFI, 29.04.’17
[17] Cf Stanys Bujakera – Actualité. cd, 28.04.’17
[18] Cf Stanys Bujakera – Actualité.cd, 02.05.’17
[19] Cf Jeff Kaleb – 7sur7.cd, 02.05.’17
[20] Cf Politico.cd, 03.05.’17
[21] Cf AFP – Radio Okapi, 03.05.’17; Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 03.05.’17; Testo integrale: https://www.rdc-news.com/single-post/2017/05/04/Voici-le-rapport-de-la-commission-ad-hoc-des-%C3%A9v%C3%AAques-sur-la-d%C3%A9crispation-politique—rapport-fuit%C3%A9-par-la-pr%C3%A9sidence-de-la-R%C3%A9publique
[22] Cf RFI, 05.05.’17
[23] Cf Élysée Odia – 7sur7.cd, 05.05.’17; Jacques Kini – Actualité.cd, 05.05.’17 https://actualite.cd/2017/05/05/accusee-davoir-publie-rapport-de-cedp-cenco-mise-point/

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 4
 articolo 5

Articolo 6
 articolo 4

Articolo 9

Articolo 13

Articolo 14

Articolo 15

Articolo 16
 sentenza