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Timestamp: 2020-08-04 17:48:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 30314 del 22/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30314 del 22/11/2018
Cassazione civile sez. III, 22/11/2018, (ud. 13/04/2018, dep. 22/11/2018), n.30314
sul ricorso 17869/2016 proposto da:
e difeso dall’avvocato ANTONIO GUIDA giusta procura speciale in
GESTIONE LIQUIDATORIA in persona del suo Commissario Liquidatore e
legale rappresentante pro tempore Ing. S.G., elettivamente
dall’avvocato LUIGI ZINGARELLI giusta procura speciale in calce al
AZIENDA SANITARIA LOCALE ASL N. (OMISSIS) CENTRO MOLISE CAMPOBASSO
GESTIONE LIQUIDATORIA, ASSICURATORI DEI LLOYD’S RAPPRESENTANZA
GENERALE ITALIA, AZIENDA SANITARIA LOCALE N (OMISSIS) BASSO MOLISE
TERMOLI GESTIONE LIQUIDATORIA, AZIENDA SANITARIA LOCALE MOLISE
ASREM;
13/04/2018 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.
Nel 2005, V.L.S. convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Campobasso, le ASL di Larino e di Campobasso, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti in conseguenza dell’omessa diagnosi e cura di un ictus ischemico cerebrale, in occasione del ricovero prima, in data (OMISSIS), presso l’Ospedale di (OMISSIS) e poi, in data (OMISSIS), presso quello di (OMISSIS).
2. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Campobasso, con la sentenza n. 118 del 24 maggio 2016 e notificata il 25 giugno 2016.
La Corte d’appello ha preliminarmente rilevato il passaggio in giudicato della statuizione di primo grado nella parte in cui aveva accertato l’omessa diagnosi sia da parte dei sanitari dell’Ospedale di (OMISSIS), che da parte di quelli dell’Ospedale di (OMISSIS).
Il Tribunale, quindi, recependo le valutazioni del CTU, aveva escluso l’incidenza causale nella produzione dell’aggravamento dell’invalidità dell’errore diagnostico commesso nell’ospedale di (OMISSIS), sulla base del dato decisivo che il paziente era giunto in quel nosocomio dopo i due pregressi giorni di ricovero in quello di (OMISSIS), allorchè si era ormai esaurita la fase acuta della patologia e se ne erano stabilizzati i postumi.
Secondo la Corte, tale dato decisivo non era stato contestato in alcun modo dal danneggiato, il quale si era invece limitato a contestare la somministrazione, da parte dei sanitari di (OMISSIS), del farmaco Clexane (senza peraltro allegare quale sarebbe stato il corretto dosaggio di tale farmaco e la corretta durata della sua somministrazione e quali quelli in concreto attuati, onde consentire al giudicante di vagliare l’eventuale erroneità dell’operato dei medici) e la mancata adozione dell’accorgimento della mobilizzazione precoce del paziente (che invece era stata praticata).
Quanto alla determinazione della percentuale di responsabilità della ASL n. (OMISSIS), la Corte ha disatteso le critiche mosse alla sentenza di primo grado sotto il profilo motivazionale, evidenziando che il Tribunale aveva aderito sul punto alla valutazione effettuata dal CTU, secondo il quale un idoneo trattamento farmacologico riabilitativo attuato tempestivamente avrebbe consentito, nella generalità dei casi analoghi, di contenere i postumi invalidanti in misura apprezzabilmente inferiore, con un aggravamento direttamente correlato all’errore diagnostico stimabile, sulla base di un criterio probabilistico, nella misura del 20%. La Corte ha poi osservato che il Vassalli, nel censurare la parte della CTU relativa alla quantificazione della quota di responsabilità si contraddiceva e non sviluppava alcuna convincente argomentazione medico-legale, tale da accreditare la richiesta di porre a carico della struttura sanitaria il risarcimento integrale dell’invalidità subita dal V..
4.1. Con il primo motivo di ricorso, si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione degli artt. 1218,1223 e 2697 c.c., artt. 1176,1372 c.c. e artt. 115 e 116 c.p.c.”.
Di conseguenza, la Corte d’appello avrebbe erroneamente ritenuto incombere sul V. l’onere di dimostrare la responsabilità dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS) (e quindi della ASL n. (OMISSIS)) e la sussistenza di un danno biologico superiore alla percentuale del 20%.
4.2. Con il secondo motivo di ricorso, il V. si duole, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della “violazione degli artt. 1218,1223 e 2697 c.c., artt. 1176,1372 c.c. e artt. 115 e 116 c.p.c.” nella parte della sentenza che ha rigettato il motivo di appello relativo al danno patrimoniale.
4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione degli artt. 1218,1223 e 1224 c.c..
4.4. Con il quarto motivo, si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 4, commi 2 e 4”, nella parte della sentenza in cui è stata disposta la condanna del ricorrente alle spese, per lo stesso importo, in favore sia della compagnia assicuratrice sia dell’ASL n. (OMISSIS), nonostante tali parti fossero state difese dal medesimo professionista, il quale aveva redatto atti identici.
In base al comma 2 della norma richiamata, poichè entrambe le parti avevano la medesima posizione processuale, la Corte d’appello avrebbe dovuto liquidare per le stesse un unico onorario maggiorato del 20%. In subordine, doveva essere applicato il quarto comma del medesimo articolo.
5. La Corte rinvia la causa all’Udienza Pubblica in quanto sono state sollevate questioni di massima importanza in particolare in tema di danno differenziale.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 25 ottobre 2018.

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 art. 4
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