Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_civile/1137
Timestamp: 2020-07-11 20:28:07+00:00

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Impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea (1)
I. Le deliberazioni prese dall'assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini.
II. Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto puo' adire l'autorita' giudiziaria chiedendone l'annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.
III. L'azione di annullamento non sospende l'esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorita' giudiziaria.
IV. L'istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell'inizio della causa di merito non sospende ne' interrompe il termine per la proposizione dell'impugnazione della deliberazione. Per quanto non espressamente previsto, la sospensione e' disciplinata dalle norme di cui al libro IV, titolo I, capo III, sezione I, con l'esclusione dell'articolo 669-octies, sesto comma, del codice di procedura civile.
(1) Articolo sostituito dall'art. 15 della legge 11 dicembre 2012, n. 220. La nuova disposizione entra in vigore il 18 giugno 2013. L'articolo sostituito disponeva:
"Art. 1137 (Impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea)
II. Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino dissenziente può fare ricorso all'autorità giudiziaria, ma il ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorità stessa.
III. Il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti. "
Condominio – Verbale di assemblea – Mancata sottoscrizione – Clausole negoziali – Conseguenze – Rinuncia al credito – Forma.
Non costituisce motivo di nullità la mancata sottoscrizione del verbale dell’assemblea condominiale, non potendo tuttavia, di conseguenza, farsi valere eventuali clausole negoziali in esso contenute. Al contempo non è possibile in sede di opposizione a decreto ingiuntivo rimettere in discussione una delibera condominiale nei cui confronti il termine per l’impugnativa sia ormai irrimediabilmente spirato.
La rinuncia al proprio credito (nella specie nei confronti di un condomino sottoposto a L.C.A.), pur non richiedendo formule sacramentali, deve risultare in modo non equivoco (nella specie contenuta nelle raccomandate di trasmissione delle delibera condominiale e di successiva comunicazione delle dimissioni). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Febbraio 2020. Segue...
Deliberazione avente ad oggetto l’installazione di un ascensore inidoneo al raggiungimento dell’ultimo piano - Incidenza sul diritto del condomino all’uso del bene comune - Sussistenza - Conseguenze - Nullità della delibera.
La deliberazione condominiale avente ad oggetto l'installazione di un ascensore inidoneo al raggiungimento dell'ultimo piano è affetta da nullità incidendo, da un lato, sul diritto del singolo (proprietario dell'ultimo piano) rispetto all'utilizzo di un bene comune (ascensore), impedendogli in tal modo un uso pieno del bene e, dall'altro, sul valore della proprietà esclusiva, per cui la relativa impugnazione non è soggetta al rispetto del termine di decadenza di trenta giorni di cui all'art. 1137 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Agosto 2019, n. 21909. Segue...
La forma dell’impugnazione di una delibera condominiale - Interpretazione dell’art. 1137 c.c. - Atto di citazione o ricorso - Ricorso ex art. 702-bis c.p.c. - Ammissibilità del ricorso - Nullità del provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo e dell’inammissibilità del ricorso ex art. 1137 c.c. - Rimessione della causa al primo giudice ex art. 354 c.p.c..
Nessuna disposizione di legge esclude che l’impugnazione della delibera condominiale possa essere proposta anche con ricorso ex art. 702-bis c.p.c., ove l’attore opti per il rito sommario di cognizione, trattandosi, tra l’altro, di cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica.
Trattandosi di processo contenzioso, il giudice adìto non avrebbe potuto dichiarare l’inammissibilità del ricorso (perché irrituale) e l’estinzione del procedimento, con provvedimento reso inaudita altera parte, senza cioè avere prima instaurato il contraddittorio nei confronti del condominio e fissato l’udienza di comparizione delle parti per la trattazione della causa. (Saverio Tucci) (riproduzione riservata) Appello Milano, 26 Marzo 2019. Segue...
Impugnazione di delibera assembleare - Legittimazione attiva - Soggetti diversi dal proprietario della singola unità immobiliare - Utilizzatore di un'unità immobiliare in leasing - Diritto personale derivante da un contratto ad effetti obbligatori - Esclusione.
In tema di condominio, il generale potere ex art. 1137 c.c. di impugnare le deliberazioni condominiali in relazione alle spese necessarie per le parti comuni dell'edificio compete al proprietario della singola unità immobiliare, mentre non spetta all'utilizzatore di un'unità immobiliare in leasing, essendo lo stesso titolare non di un diritto reale, ma di un diritto personale derivante da un contratto ad effetti obbligatori che rimette il perfezionamento dell'effetto traslativo ad una futura manifestazione unilaterale di volontà del conduttore. Né, ai fini della legittimazione dell'utilizzatore in leasing alla partecipazione all'assemblea ed alla correlata impugnativa, può rilevare il principio dell'apparenza del diritto, dando valore dirimente al fatto che quegli si comportasse abitualmente come fosse un condomino, non trovando motivo di applicazione i principi di affidamento e di tutela dell'apparentia iuris nei rapporti fra condominio e singoli partecipanti ad esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Ottobre 2018, n. 27162. Segue...
La delibera dell'assemblea di condominio, che privi un singolo partecipante dei propri diritti individuali su una parte comune dell'edificio, rendendola inservibile all'uso e al godimento dello stesso, integra un fatto potenzialmente idoneo ad arrecare danno al condomino medesimo; quest'ultimo, lamentando la nullità della suddetta delibera, ha perciò la facoltà di chiedere una pronuncia di condanna del condominio al risarcimento del danno, dovendosi imputare alla collettività condominiale gli atti compiuti e l'attività svolta in suo nome, nonché le relative conseguenze patrimoniali sfavorevoli, e rimanendo il singolo condomino danneggiato distinto dal gruppo ed equiparato a tali effetti ad un terzo. Essendo la nullità della delibera dell'assemblea fatto ostativo all'insorgere del potere - dovere dell'amministratore di eseguire la stessa, l'azione risarcitoria del singolo partecipante nei confronti del condominio è ravvisabile non soltanto come scelta subordinata alla tutela demolitoria ex art. 1137 c.c., ma anche come opzione del tutto autonoma. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 26 Settembre 2018, n. 23076. Segue...
La domanda di declaratoria dell'invalidità di una delibera dell'assemblea dei condomini per un determinato motivo non consente al giudice, nel rispetto del principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato, l'annullamento della medesima delibera per qualsiasi altra ragione attinente a quella questione né, tantomeno, l'annullamento, sia pure per la stessa ragione esplicitata con riferimento alla deliberazione specificamente impugnata, delle altre delibere adottate nella stessa adunanza ma non ritualmente opposte in quanto, ancorché sia redatto un unico processo verbale per l'intera adunanza, l'assemblea pone in essere tante deliberazioni ontologicamente distinte ed autonome fra loro, quante siano le diverse questioni e materie in discussione, con la conseguente astratta configurabilità di separate ragioni di invalidità attinenti all'una o all'altra. (Fattispecie in tema di vizi di vizi di annullabilità della delibera). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 Giugno 2018, n. 16675. Segue...
La domanda di declaratoria dell'invalidità di una delibera dell'assemblea dei condomini per un determinato motivo non consente al giudice, nel rispetto del principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato, l'annullamento della medesima delibera per qualsiasi altra ragione attinente a quella questione né, tantomeno, l'annullamento, sia pure per la stessa ragione esplicitata con riferimento alla deliberazione specificamente impugnata, delle altre delibere adottate nella stessa adunanza ma non ritualmente opposte in quanto, ancorché sia redatto un unico processo verbale per l'intera adunanza, l'assemblea pone in essere tante deliberazioni ontologicamente distinte ed autonome fra loro, quante siano le diverse questioni e materie in discussione, con la conseguente astratta configurabilità di separate ragioni di invalidità attinenti all'una o all'altra. (Fattispecie in tema di vizi di vizi di annullabilità della delibera). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 25 Giugno 2018, n. 16675. Segue...
Spese relative a giudizio vertente tra il condominio ed un singolo condomino - Imposizione delle stesse "pro quota" a carico di detto condomino - Invalidità della relativa deliberazione assembleare - Sussistenza - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, è nulla la deliberazione dell'assemblea condominiale che, all'esito di un giudizio che abbia visto contrapposti il condominio ed un singolo condomino, disponga anche a carico di quest'ultimo, "pro quota", il pagamento delle spese sostenute dallo stesso condominio per il compenso del difensore nominato in tale processo; in tal caso, infatti, non può farsi applicazione, neanche in via analogica, degli artt. 1132 e 1101 c.c., trattandosi di spese per prestazioni rese a tutela di un interesse comunque opposto alle specifiche ragioni personali del singolo condomino. Cassazione civile, sez. II, 23 Gennaio 2018, n. 1629. Segue...
Condominio - Appello avverso sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale - Caratteristiche dell'atto introduttivo - Citazione.
L’appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale, in assenza di previsioni di legge "ad hoc", va proposto - secondo la regola generale contenuta nell’art. 342 cod. proc. civ. - con citazione; cosicché la tempestività dell’appello va verificata in base alla data di notifica dell’atto e non alla data di deposito dell’atto di gravame nella cancelleria del giudice "ad quem". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 14 Dicembre 2017, n. 30044. Segue...
Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Interpretazione - Volontà negoziale - Criteri.
Le delibere dell’assemblea condominiale, ove esprimano una volontà negoziale, devono essere interpretate secondo i canoni ermeneutici stabiliti dagli artt.1362 e seguenti c.c., privilegiando, innanzitutto, l'elemento letterale, e quindi, nel caso in cui esso si appalesi insufficiente, gli altri criteri interpretativi sussidiari indicati dalla legge, tra cui quelli della valutazione del comportamento delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Novembre 2017, n. 28763. Segue...
Condominio - Annullamento di delibera assembleare - Ragioni - Violazione di una prescrizione del regolamento condominiale - Giudicato implicito sulla validità della disposizione regolamentare - Esclusione - Fondamento.
L'annullamento, con sentenza passata in giudicato, di una deliberazione dell'assemblea, impugnata da un condomino per violazione di una norma del regolamento condominiale, non determina, al di fuori dei casi e dei modi previsti dall'art. 34 c.p.c., il giudicato sulla validità della stessa disposizione regolamentare, la cui conformità, o meno, a norme imperative di legge può essere oggetto di un successivo giudizio tra le medesime parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Novembre 2017, n. 28620. Segue...
Condominio - Impugnazione di delibera condominiale - Motivo di nullità proposto per la prima volta in appello - Inammissibilità - Conversione in eccezione di nullità - Necessità - Esaminabilità - Rilievo officioso della questione - Ammissibilità.
In tema di impugnazione delle delibere condominiali trova applicazione il principio dettato in materia di contratti secondo cui la richiesta di accertamento, per la prima volta in appello, di un motivo di nullità diverso da quelli proposti in primo grado è inammissibile, a ciò ostando il divieto di "nova" ex art. 345, comma 1, c.p.c., salva la possibilità per il giudice del gravame - obbligato comunque a rilevare d'ufficio ogni possibile causa di nullità - di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall'appellante, ai sensi dell'art. 345, comma 2, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Settembre 2017, n. 22678. Segue...
Impugnazione di delibera assembleare – Declaratoria di nullità – Impugnazione per la riqualificazione in annullabilità – Inammissibilità per carenza di interesse – Limiti.
In tema di condominio negli edifici, ove il giudice abbia dichiarato nulla una deliberazione dell'assemblea, deve escludersi l'interesse della parte a impugnare la sentenza al solo fine di ottenere una modificazione della qualificazione del vizio in termini di annullabilità della delibera medesima, salvo che a quest'ultima sia ricollegabile una diversa statuizione contraria all'interesse della parte, quale, ad esempio, la non soggezione della relativa impugnazione al termine di decadenza di trenta giorni previsto dall'art. 1137 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Settembre 2017, n. 21339. Segue...
Condominio negli edifici - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - Impugnazione di delibera condominiale - Controversia sulla titolarità esclusiva dei beni su cui quella abbia inciso - Natura dell'accertamento - Carattere meramente incidentale - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, esula dai limiti della legittimazione passiva dell'amministratore una domanda volta ad ottenere l'accertamento, in capo ad un singolo, della proprietà esclusiva su di un bene altrimenti comune, ex art. 1117 c.c., giacché tale domanda impone il litisconsorzio necessario di tutti i condomini; ne consegue che, nel giudizio di impugnazione avverso una delibera assembleare, ex art. 1137 c.c., in cui la legittimazione passiva spetta all'amministratore, l'allegazione, ad opera del ricorrente, della proprietà esclusiva del bene su cui detta delibera abbia inciso (nella specie, l'area cortilizia antistante il fabbricato, oggetto di assegnazione assembleare quale spazio a parcheggio per le autovetture dei condomini), può formare oggetto di un accertamento meramente incidentale, funzionale alla decisione della sola causa sulla validità dell’atto collegiale ma privo di efficacia di giudicato in ordine all’estensione dei diritti reali dei singoli. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Agosto 2017, n. 20612. Segue...
Condominio negli edifici - Contributi e spese condominiali - Obbligazioni del condominio e del singolo condomino - Rimborso delle spese anticipate dal condomino - Spese sostenute da un condomino per la conservazione della cosa comune - Diritto al rimborso - Presupposto dell'urgenza - Necessità - Assenza - Esperibilità dell'azione ex art. 2041 c.c. - Esclusione - Fondamento.
Al condomino cui non sia riconosciuto il diritto al rimborso delle spese sostenute per la gestione delle parti comuni, per essere carente il presupposto dell’urgenza all'uopo richiesto dall'art. 1134 c.c., non spetta neppure il rimedio sussidiario dell’azione di arricchimento ex art. 2041 c.c. in quanto, per un verso, essa non può essere esperita in presenza di un divieto legale di esercitare azioni tipiche in assenza dei relativi presupposti e, per altro verso ed avuto riguardo al suo carattere sussidiario, esso difetta giacché, se la spesa non è urgente ma è necessaria, il condomino interessato può comunque agire perché sia sostenuta, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1133 c.c. (con ricorso all'assemblea) e 1137 e 1105 c.c. (con ricorso all’autorità giudiziaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Agosto 2017, n. 20528. Segue...
Condominio - Deliberazioni dell'assemblea - Impugnazione - Controllo dell'autorità giudiziaria - Limiti - Esame della sola legittimità, e non del merito - Fondamento - Conseguenze.
In tema di condominio negli edifici, il sindacato dell'autorità giudiziaria sulle delibere assembleari non può estendersi alla valutazione del merito e al controllo della discrezionalità di cui dispone l'assemblea, quale organo sovrano della volontà dei condomini, ma deve limitarsi ad un riscontro di legittimità che, oltre ad avere riguardo alle norme di legge o del regolamento condominiale, può abbracciare anche l'eccesso di potere, purché la causa della deliberazione risulti - sulla base di un apprezzamento di fatto del relativo contenuto, che spetta al giudice di merito - falsamente deviata dal suo modo di essere, in quanto anche in tal caso lo strumento di cui all'art. 1137 c.c. non è finalizzato a controllare l'opportunità o convenienza della soluzione adottata dall'impugnata delibera, ma solo a stabilire se la decisione collegiale sia, o meno, il risultato del legittimo esercizio del potere dell'assemblea. Ne consegue che esulano dall'ambito del sindacato giudiziale sulle deliberazioni condominiali le censure inerenti la vantaggiosità della scelta operata dall'assemblea sui costi da sostenere nella gestione delle spese relative alle cose e ai servizi comuni (quali, nella specie, l'erogazione del compenso all'amministratore, la stipulazione di un contratto di assicurazione, la predisposizione di un fondo cassa per le spese legali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Agosto 2017, n. 20135. Segue...
Condominio negli edifici - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - Delibera impugnata - Sostituzione con altra conforme alla legge - Applicabilità dell'art. 2377 c.c. - Sussistenza - Effetti - Cessazione della materia del contendere - Configurabilità - Sussistenza.
In tema di impugnazione delle delibere condominiali, ai sensi dell'art. 2377 c.c. - dettato in tema di società di capitali ma, per identità di "ratio", applicabile anche in materia di condominio - la sostituzione della delibera impugnata con altra adottata dall'assemblea in conformità della legge, facendo venir meno la specifica situazione di contrasto fra le parti, determina la cessazione della materia del contendere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Agosto 2017, n. 20071. Segue...
Condominio - Spese di manutenzione (ripartizione) - Soffitti, solai, volte, lastrici solari - Lastrico solare o terrazza a livello di uso esclusivo - Opere di manutenzione straordinaria degli stessi - Spese di riparazione o ricostruzione - Criteri di riparto - Concorso del condominio - Fondamento - Potere deliberativo dell'assemblea - Sussistenza - Sindacato in sede di impugnazione - Limiti.
In tema di condominio negli edifici, l'obbligo dei proprietari di unità abitative sottostanti il lastrico solare o la terrazza a livello in uso o di proprietà esclusivi di concorrere, nella misura dei due terzi, nelle relative spese di ricostruzione o manutenzione, ex art. 1126 c.c., trova fondamento nel principio per cui i condomini sono tenuti a contribuire alle spese in ragione dell'"utilitas" che la cosa da ricostruire o riparare fornisce ai singoli appartamenti; sicché, indipendentemente dal regime di uso o proprietà esclusivi, le decisioni circa la necessità di procedere alla riparazione, ricostruzione e sostituzione degli elementi strutturali del lastrico o della terrazza a livello, funzionali alla copertura dell'edificio (quali solaio, guaine impermeabilizzanti, etc.), spettano all'assemblea, cui è riservata una valutazione discrezionale di merito che, come tale, esula dal controllo di mera legittimità rimesso al giudice attraverso l’impugnativa di cui all’art. 1137 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Agosto 2017, n. 19779. Segue...
Delibera assembleare derogatoria dei criteri normativi o regolamentari di ripartizione delle spese di riscaldamento centralizzato - Adozione a maggioranza - Nullità - Fondamento
Azione volta alla determinazione giudiziale di una tabella millesimale per la distribuzione delle spese in applicazione dei criteri legali - Legittimazione passiva dell'amministratore - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze.
La delibera condominiale che, a maggioranza ed in deroga al criterio legale del consumo effettivamente registrato o del valore millesimale delle singole unità immobiliari servite, ripartisca in parti uguali tra queste ultime le spese di esercizio dell'impianto di riscaldamento centralizzato è, indipendentemente dal precedente criterio di riparto adottato nel condominio, nulla per impossibilità dell'oggetto, giacché tale statuizione, incidendo sulla misura degli obblighi dei singoli condomini fissata dalla legge o per contratto, eccede le attribuzioni dell'assemblea e pertanto richiede, per la propria approvazione, l'accordo unanime di tutti i condomini, quale espressione della loro autonomia negoziale. (massima ufficiale)
L'amministratore di condominio è passivamente legittimato, ex art. 1131, comma 2, c.c., rispetto ad ogni azione volta alla determinazione giudiziale di tabelle millesimali che ripartiscano le spese in applicazione aritmetica dei criteri legali giacché, rientrando l'approvazione di tali tabelle nella competenza gestoria dell'assemblea, si versa in presenza di controversia riconducibile alle attribuzioni riconosciute allo stesso amministratore dall'art. 1130 c.c. ed ai correlati poteri rappresentativi processuali, senza alcuna necessità di litisconsorzio di tutti i condomini. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Agosto 2017, n. 19651. Segue...
Condominio negli edifici - Parti comuni dell'edificio - Malfunzionamento degli impianti condominiali - Condanna del condominio alla riparazione o ripristino - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Il singolo condomino non è titolare, nei confronti del condominio, di un diritto di natura sinallagmatica relativo al buon funzionamento degli impianti condominiali (nella specie, l'impianto elettrico comune), che possa essere esercitato mediante un'azione di condanna della stessa gestione condominiale all'adempimento corretto della relativa prestazione contrattuale, trovando causa l'uso dell'impianto che ciascun partecipante vanta nel rapporto di comproprietà delineato negli artt. 1117 e ss. c.c. Ne consegue che il condomino non ha azione per richiedere la messa a norma dell'impianto medesimo, potendo al più avanzare, verso il condominio, una pretesa risarcitoria nel caso di colpevole omissione nella sua riparazione o adeguamento, ovvero sperimentare altri strumenti di reazione e di tutela, quali, ad esempio, le impugnazioni delle deliberazioni assembleari ex art. 1137 c.c., i ricorsi contro i provvedimenti dell'amministratore ex art. 1133 c.c., la domanda di revoca giudiziale dell'amministratore ex art. 1129, comma 11, c.c., o il ricorso all'autorità giudiziaria in caso di inerzia agli effetti dell'art. 1105, comma 4, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Luglio 2017, n. 16608. Segue...
Condominio - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Verbale - Condominio negli edifici - Verbale assembleare - Valore di prova presuntiva - Contestazione da parte del condomino della verità di quanto riferito nel verbale - Onere della prova - Querela di falso - Necessità - Esclusione - Fattispecie.
Il verbale di un'assemblea condominiale, munito di sottoscrizione del presidente e del segretario, ha natura di scrittura privata, sicché il valore di prova legale è limitato alla provenienza delle dichiarazioni dai sottoscrittori e non si estende al contenuto della scrittura medesima, per impugnare la cui veridicità non occorre la proposizione di querela di falso, potendosi far ricorso ad ogni mezzo di prova. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva negato legittimazione all'impugnazione ex art. 1137 c.c. ad un condomino che, pur avendo evidenziato di avere espresso, in sede assembleare, voto contrario alla delibera impugnata, non aveva tuttavia articolato alcuna deduzione istruttoria volta a sovvertire le risultanze del relativo verbale che, diversamente, ne riportava l'approvazione senza dissensi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Maggio 2017, n. 11375. Segue...
Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazione di delibera condominiale proposta, anteriormente alla l. n. 220 del 2012, con ricorso - Atto introduttivo del giudizio di gravame - Forma - Citazione - Necessità - Fondamento - Conseguenze.
In tema di condominio, l'appello avverso la sentenza che abbia deciso sull'impugnazione, avanzata nelle forme del ricorso (secondo la formulazione dell'art. 1137 c.c. antecedente alla l. n. 220 del 2012), di una delibera assembleare, va proposto, in assenza di specifiche previsioni di legge, mediante citazione, in conformità alla regola generale di cui all'art. 342 c.p.c., sicché la tempestività del gravame va verificata in base alla data di notifica dell'atto e non a quella di deposito dello stesso nella cancelleria del giudice "ad quem". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Aprile 2017, n. 8839. Segue...
Variazioni di consistenza delle singole unità immobiliari - Mancato adeguamento delle tabelle millesimali - Ripartizione delle spese in base alle tabelle vigenti
Tabelle millesimali - Funzione - Incidenza sui diritti reali dei singoli condomini - Esclusione.
In tema di condominio di edifici, qualora le tabelle millesimali allegate al regolamento condominiale contrattuale non abbiano formato oggetto di modifica con il consenso unanime di tutti i condomini, ovvero con sentenza del giudice ex art. 69 disp. att. c.c., nonostante le variazioni di consistenza o di destinazione delle singole unità immobiliari, la ripartizione delle spese condominiali va effettuata in conformità alle tabelle stesse, salva la facoltà del condomino, richiesto del pagamento della quota di pertinenza, di proporre domanda, anche riconvenzionale, di revisione o modifica delle tabelle ai sensi del citato art. 69 nei confronti di tutti i condomini. (massima ufficiale)
In tema di condominio, le tabelle millesimali hanno funzione accertativa e valutativa delle quote condominiali, al fine di ripartire le relative spese e stabilire la misura del diritto di partecipazione alla volontà assembleare, ma non incidono sui diritti reali spettanti a ciascun condomino. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Marzo 2017, n. 8520. Segue...
Condominio negli edifici – Azioni giudiziarie – Dissenso di condomini – Azioni giudiziarie – Legittimazione dell’amministratore – Controversie di impugnazione delle delibere condominiali – Necessità di autorizzazione dell’assemblea – Insussistenza – Possibilità di dissenso ex art. 1132, comma 1, c.c. – Insussistenza – Fondamento.
L'amministratore di condominio, tenuto conto delle attribuzioni demandategli dall'art. 1131 c.c., può resistere all'impugnazione della delibera assembleare ed impugnare la relativa decisione giudiziale senza necessità di autorizzazione o ratifica dell'assemblea, atteso che, in dette ipotesi, non è consentito al singolo condomino dissenziente separare la propria responsabilità da quella degli altri condomini in ordine alle conseguenze della lite, ai sensi dell’art. 1132 c.c., ma solo ricorrere all'assemblea avverso i provvedimenti dell'amministratore, ex art. 1133 c.c., ovvero al giudice contro il successivo deliberato dell'assemblea stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Marzo 2017, n. 7095. Segue...
Condominio - Erronea ripartizione delle spese di gestione - Interesse ad agire - Derivazione dalla deliberazione assembleare di un apprezzabile suo personale pregiudizio.
Il condomino, il quale intenda proporre l'impugnativa di una delibera dell'assemblea, per l'assunta erroneità della disposta ripartizione delle spese di gestione, deve allegare e dimostrare di avervi interesse, interesse che presuppone la derivazione dalla deliberazione assembleare di un apprezzabile suo personale pregiudizio, in termini di mutamento della rispettiva posizione patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Marzo 2017, n. 6128. Segue...
Pattuizioni comportanti limitazioni delle facoltà inerenti alla proprietà esclusiva o alle parti comuni dell'edificio - Formulazione espressa - Necessità - Conseguenze - Riserva generica di apportare modifiche alle parti comuni, ad opera dell'originario proprietario, con facoltà di trasmissione a terzi - Invalidità.
Le pattuizioni contenute nell'atto di acquisto di un'unità immobiliare compresa in un edificio condominiale, che comportino restrizioni delle facoltà inerenti alla proprietà esclusiva dei singoli condomini ovvero relative alle parti condominiali dell'edificio, devono essere espressamente e chiaramente enunziate, atteso che il diritto del condomino di usare, di godere e di disporre di tali beni può essere convenzionalmente limitato soltanto in virtù di negozi che pongano in essere servitù reciproche, oneri reali o, quanto meno, obbligazioni “propter rem”: ne consegue l'invalidità delle clausole che, con formulazione del tutto generica ed inidonea, peraltro, a superare la presunzione ex art. 1117 c.c., limitano il diritto dei condomini di usare, godere o disporre dei beni condominiali, riservando all'originario proprietario l'insindacabile diritto di apportare modifiche alle parti comuni, con conseguente intrasmissibilità di tale facoltà ai successivi acquirenti da quello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 02 Marzo 2017, n. 5336. Segue...
Condominio – Debito del singolo condomino per il pagamento degli oneri condominiali – Attualità – Validità della delibera – Esclusione – Impugnazione – Necessità.
Le censure avverso le delibere dell'assemblea del condominio possono essere proposte e sono esaminabili dal giudice soltanto nel giudizio che segue all'impugnativa della delibera stessa, ai sensi dell'art. 1137 cod. civ., e non anche in sede di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso ai sensi dell'art. 63 disp. att. cod. civ., in cui il controllo del giudice è limitato, sotto questo profilo, alla sola verifica della perdurante esistenza ed efficacia della relativa delibera. Un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità ha infatti chiarito che l'attualità del debito del singolo condomino per il pagamento dei relativi oneri non è subordinato alla validità della deliberazione di spesa, ma solo alla sua perdurante operatività, in quanto non sospesa nel giudizio riguardante la sua legittimità, con l'effetto che, nell'ipotesi in cui l'amministratore del condominio promuova il procedimento monitorio per la riscossione degli oneri condominiali, l'eventuale opposizione da parte del condomino ingiunto potrà riguardare la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell'ingiunzione, ovvero il verbale della delibera assembleare, non anche la validità della deliberazione avente ad oggetto l'approvazione delle spese condominiali, che può essere contestata unicamente con l'impugnazione di cui all'art. 1137 del codice civile (Cass. S.U. n. 26629 del 2009; Cass. n. 17014 del 2010; Cass. n. 17206 del 2005). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Gennaio 2017. Segue...
Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - In genere - Delibera assembleare - Comunicazione del verbale al condomino assente a mezzo servizio postale - Mancato reperimento del destinatario - Decorrenza del termine di impugnazione - Decorsi dieci giorni dalla data di rilascio dell’avviso di giacenza ovvero dal ritiro del piego, se anteriore - Fondamento.
Ai fini del decorso del termine di impugnazione, ex art. 1137 c.c., la comunicazione, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, del verbale assembleare al condomino assente all'adunanza si ha per eseguita, in caso di mancato reperimento del destinatario da parte dell’agente postale, decorsi dieci giorni dalla data di rilascio dell'avviso di giacenza ovvero, se anteriore, da quella di ritiro del piego, in applicazione analogica dell'art. 8, comma 4, della l. n. 890 del 1982, onde garantire il bilanciamento tra l'interesse del notificante e quello del destinatario in assenza di una disposizione espressa, non potendo la presunzione di cui all'art. 1335 c.c. operare relativamente ad un avviso - quale quello di giacenza - di tentativo di consegna, che non pone il destinatario nella condizione di conoscere il contenuto dell'atto indirizzatogli. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 14 Dicembre 2016, n. 25791. Segue...
Ricorso per ingiunzione nei confronti di un condomino - Conoscibilità delle delibere assembleari prodotte a fondamento dell'istanza monitoria rispetto a condominio assente al momento della loro assunzione - Esclusione.
La produzione delle delibere assembleari condominiali a corredo di una domanda monitoria avverso un condomino non è idonea a soddisfare l'onere di comunicazione agli assenti ex art. 1137 c.c., né comporta il sorgere della presunzione di conoscenza ex art. 1335 c.c., che postula il recapito all'indirizzo del condomino del verbale contenente le decisioni dell'assemblea, né, comunque, obbliga quest'ultimo ad attivarsi per acquisire e conoscere il testo delle deliberazioni stesse, la cui conoscibilità, pertanto, non è ancorata alla data di notificazione del decreto ingiuntivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 02 Agosto 2016, n. 16081. Segue...
Delibera di assegnazione di posti auto a singoli condomini nello spazio comune - Legittimità - Esclusione - Condizioni - Fondamento.
In tema di condominio, costituisce innovazione vietata ai sensi dell'art. 1120, comma 2, c.c., l'assegnazione, in via esclusiva e per un tempo indefinito, di posti auto all'interno di un'area condominale, in quanto determina una limitazione dell'uso e del godimento che gli altri condomini hanno diritto di esercitare sul bene comune, con conseguente nullità della relativa delibera. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Maggio 2016, n. 11034. Segue...
Deroga ai criteri stabiliti dall'art. 1126 c.c. da parte dell'assemblea - Esclusione - Conseguenze - Nullità della delibera - Legittimazione ad impugnare del condomino presente non dissenziente - Ammissibilità.
In tema di condominio, poiché le attribuzioni dell'assemblea sono limitate alla verifica ed all'applicazione dei criteri stabiliti dalla legge, è nulla, anche se assunta all'unanimità, la delibera che modifichi il criterio legale di ripartizione delle spese di riparazione del lastrico solare stabilito dall'art. 1126 c.c., ove i condomini non abbiano manifestato l'espressa volontà di stipulare un negozio dispositivo dei loro diritti in tal senso: tale nullità può essere fatta valere, ex art. 1421 c.c., da chiunque vi abbia un concreto interesse, compreso il condomino che abbia partecipato, con il suo voto favorevole, alla formazione di detta delibera. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Marzo 2016, n. 5814. Segue...
Deliberazione di assemblea condominiale – Domanda giudiziale di annullamento per mancata convocazione – Emendatio libelli e annullamento per intempestività – Consentita – Nuova assemblea con medesimo ordine del giorno della precedente non celebrata – Nuovo e tempestivo avviso di convocazione – Necessità .
Proposta la domanda di annullamento della deliberazione di assemblea condominiale per mancata convocazione, l’attore può emendarla, a fronte della produzione in giudizio dell’avviso di convocazione, protestando l’intempestività della convocazione stessa, poiché la prima e la seconda doglianza hanno il medesimo tema d’indagine, costituito dalla contestazione della regolare costituzione dell’assemblea.
Qualora non venga celebrata un’assemblea in prima e in seconda convocazione e si decida di riaggiornarla col medesimo ordine del giorno, l’amministratore è comunque tenuto a riconvocare tempestivamente i condomini, sotto pena di annullabilità della deliberazione, non essendo prevista dalla legge una convocazione successiva alla seconda e dovendosi considerare la stessa alla stregua di una nuova assemblea che, di conseguenza, non può deliberare se non consta che tutti i condomini siano stati tempestivamente avvisati. (Antonino Di Somma) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 04 Marzo 2016. Segue...
Decreto ingiuntivo per la riscossione di oneri condominiali - Opposizione - Oggetto del giudizio - Limiti.
L'ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di oneri condominiali, ex art. 63 disp. att. c.c., è limitato alla verifica dell'esistenza ed efficacia della sottostante delibera assembleare di approvazione e riparto della spesa e non si estende alle questioni concernenti la validità della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Febbraio 2016, n. 3354. Segue...
Condominio - Avviso di convocazione dell'assemblea - Mancata tempestiva comunicazione - Annullabilità - Conseguenze.
La mancata tempestiva comunicazione, a taluno dei condomini, dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale comporta, non la nullità, bensì l’annullabilità della delibera condominiale, la quale è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al condominio ove non impugnata nel termine di trenta giorni previsto dall’art. 1137, comma 3, c.c. (decorrente, per i condomini assenti, dalla comunicazione, e, per i condomini dissenzienti, dalla sua approvazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Aprile 2014. Segue...
Condominio - Delibera assembleare - Sostituzione della delibera impugnata ex articolo 2377 c.c. - Principio di carattere generale - Applicazione alle delibere condominiali - Cessazione della materia del contendere.
La disposizione dell’art. 2377, ult. comma, c.c., secondo cui l’annullamento della deliberazione assembleare non può avere luogo se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge o dell’atto costitutivo, benché dettata con riferimento alle società per azioni, esprime un principio di carattere generale ed è perciò applicabile anche alle assemblee dei condomini di edifici, con la conseguenza che nel giudizio di impugnazione di una deliberazione assembleare del condominio si verifica la “cessazione della materia del contendere” quando risulti che l’assemblea dei condomini, regolarmente riconvocata, abbia validamente deliberato sugli stessi argomenti della deliberazione impugnata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Aprile 2014. Segue...
Condominio - Manutenzione e sostituzione delle scale e degli ascensori - Disposizione di cui all'articolo 1124 c.c. - Applicazione alla installazione di un nuovo ascensore - Esclusione..
L’art. 1124 c.c., come modificato dalla Legge 11 dicembre 2012, n. 220, si riferisce unicamente alla manutenzione ed alla sostituzione delle scale e degli ascensori, e non anche all’installazione ex novo di un nuovo ascensore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Agosto 2013. Segue...
Condominio negli edifici - Delibera dell'assemblea dei condomini - Verbale - Validità - Presupposti - Indicazione dei nomi dei condomini assenti enti e di quelli dissenzienti - Necessità - Nullità..
Sono affette da nullità le delibere dell'assemblea dei condomini risultanti da verbale che non consenta la identificazione dei voti favorevoli e di quelli contrari. Ai fini della validità delle deliberazioni assembleari devono, infatti, essere individuati e riprodotti nel relativo verbale i nomi dei condomini assenzienti e dei dissenzienti nonché i valori delle rispettive quote millesimali. Nonostante l'assenza di una espressa disposizione che lo prescriva, tale individuazione è, infatti, indispensabile per la verifica della esistenza della maggioranza prescritta dall'articolo 1136, commi 2, 3 e 4 c.c. ai fini della validità dell'approvazione delle deliberazioni con riferimento all'elemento reale costituito dalla quota proporzionale dell'edificio espressa in millesimi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Ottobre 2012. Segue...
Condominio – Alienazione in proprietà esclusiva – Delibera di quantificazione successiva – Responsabilità del venditore per i debiti condominiali – Sussistenza.
Condominio – Rendicontazione e ripartizioni di costi – Approvazione dell’assemblea condominiale – Definitività..
In caso di alienazione del bene in proprietà esclusiva, il venditore risponderà dei debiti condominiali derivanti da attività gestoria espletata in costanza di tale titolarità dominicale, se la delibera assembleare che ne opera quantificazione e ripartizione interviene in una fase cronologicamente successiva al momento in cui il servizio comune ovvero l’intervento comune viene, rispettivamente, usufruito o realizzzato. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Dal combinato disposto degli artt. 1130 ult. comma, 1135 n. 3 e 1137 ult. comma, discende che, ove il rendiconto e la ripartizione delle spese predisposti dall'amministratore siano stati validamente approvati dall'assemblea, organo deliberativo del condominio, essi divengono operativi qualora non siano stati impugnati dal condomino dissenziente, il quale può contestare il conto per errore o per altri motivi, solo perseguendo l'annullamento della delibera di approvazione, che dovrà impugnare entro il termine di decadenza di trenta giorni previsto dall'ultimo comma dell'art. 1137 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 25 Luglio 2011. Segue...
Condominio negli edifici – Delibere nulle ed annullabili – Distinzione..
In tema di condominio negli edifici, debbono qualificarsi “nulle” le delibere dell’assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto; debbono, invece, qualificarsi “annullabili” le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto. (edc) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Aprile 2009, n. 0. Segue...
Condominio – Impugnazione di delibera assembleare ex art. 1137 cod. civ. – Istanza di sospensione – Natura cautelare della domanda – Sussistenza..
Ha natura cautelare la domanda di sospensione della delibera assembleare fatta oggetto di impugnazione ai sensi dell’art. 1137 cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 03 Ottobre 2008. Segue...
Condominio negli edifici – Impugnazione di delibera assembleare – Sostituzione della delibera impugnata con altra delibera – Applicazione della disciplina in tema di società per azioni – Natura generale del principio – Cessazione della materia del contendere..
La disposizione dell’art. 2377, ult. comma, c.c., secondo cui l’annullamento della deliberazione assembleare non può avere luogo se la deliberazione impugnata è sostituita con altra conforme alla legge o all’atto costitutivo, benché dettata con riferimento alle società per azioni, ha carattere generale ed è perciò applicabile anche alle assemblee dei condomini di edifici, con la conseguenza che nel giudizio di impugnazione di una deliberazione assembleare del condominio si verifica la “cessazione della materia del contendere” quando risulti che l’assemblea dei condomini, regolarmente riconvocata, abbia validamente deliberato sugli stessi argomenti della deliberazione impugnata. (Edoardo Di Capua) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 19 Giugno 2008. Segue...
Comunione dei diritti reali - Condominio negli edifici - In genere (nozione, distinzioni) - Condominio minimo - Disciplina prevista dal codice civile in materia di organizzazione e di posizioni soggettive dei partecipanti - Applicabilità - Fondamento - Impossibilità di far ricorso al criterio maggioritario - Rilevanza - Esclusione..
La disciplina dettata dal codice civile per il condominio di edifici trova applicazione anche in caso di condominio minimo, cioè di condominio composto da due soli partecipanti, tanto con riguardo alle disposizioni che regolamentano la sua organizzazione interna, non rappresentando un ostacolo l'impossibilità di applicare, in tema di funzionamento dell'assemblea, il principio maggioritario, atteso che nessuna norma vieta che le decisioni vengano assunte con un criterio diverso, nella specie all'unanimità, quanto, "a fortiori", con riferimento alle norme che regolamentano le situazioni soggettive dei partecipanti, tra cui quella che disciplina il diritto al rimborso delle spese fatte per la conservazione delle cose comuni. Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Gennaio 2006, n. 2046. Segue...

References: art. 702
 art. 1137
 art. 354
 art. 702
 art. 1137
 art. 1137
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 345
 sentenza 
 art. 1117
 art. 1137
 art. 2041
 art. 2041
 art. 1126
 art. 1131
 art. 1137
 art. 1133
 art. 1129
 art. 1137
 sentenza 
 sentenza 
 art. 69
 art. 69
 art. 1132
 art. 1133
 art. 1117
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1137
 art. 1137
 art. 1335
 art. 1421
 art. 63
 articolo 2377
 art. 1137