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Timestamp: 2020-02-22 11:07:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 485 del 14/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 485 del 14/01/2020
Cassazione civile sez. VI, 14/01/2020, (ud. 27/09/2019, dep. 14/01/2020), n.485
sui ricorso 657-2018 proposto da:
G.F.P.M., G.A.L.M., quali
eredi legittimi della Sig.ra D.C.G., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIALE MAZZINI 41, presso lo studio
dell’avvocato FABRIZIO SEPIACCI, rappresentati e difesi
dall’avvocato ANTONINO TURTURICI;
COMUNE di MENFI, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO 12, presso lo studio
dell’avvocato SALVATORE TRAINA, rappresentato e difeso dall’avvocato
LEONARDO GAGLIANO;
D.C.C.T., D.C.G., GI.AN.,
GI.FR., GI.GA., V.F.G.,
D.T.M.;
avverso la sentenza n. 2110/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
partecipata del 27/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARULLI
1. Con il ricorso in atti i consorti G. impugnano l’epigrafata sentenza della Corte d’Appello di Palermo – che ha confermato il rigetto della domanda a suo tempo proposta dal loro dante causa D.C.G. onde conseguire la retrocessione di taluni fondi oggetto di esproprio da parte del Comune di Menfi – e ne chiedono la cassazione con tre motivi.
2. Con il primo allegano la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo sotto il profilo della contraddittorietà della motivazione ovvero della motivazione apparente e/o perplessa di cui è stata fatta oggetto la pregressa sentenza pronunciata tra le parti dal Tribunale di Sciacca 24/1980.
3. Con il secondo deducono la violazione e falsa applicazione della L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 63, poichè, posto che i beni in questione erano stati irreversibilmente trasfonnati, l’espressione “fatta l’espropriazione”, figurante nella norma rubricata quale presupposto per far luogo alla retrocessione, non andava interpretata in senso stretto con riferimento al solo decreto di espropriazione, ma come acquisizione delle aree da espropriare al patrimonio pubblico.
4. Con il terzo motivo reiterano la censura afferente alla L. n. 2359 del 1865, art. 63, posto che la chiesta retrocessione, considerato che espropriazione ed accessione invertita siano equivalenti ai fini della retrocessione, andava disposta non solo se l’opera pubblica non fosse stata realizzata ma anche se fosse stata destinata ad una diversa finalità.
5. Al proposto ricorso resiste l’amministrazione intimata con controricorso.
2. Ritenuta l’opportunità di rimettere l’esame del ricorso alla pubblica udienza a mente dell’art. 380-bis c.p.c., comma 3.
Rimette la causa all’udienza pubblica avanti alla I Sezione civile.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 27 settembre 2019.

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 sentenza 
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 art. 63
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