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Timestamp: 2019-02-20 02:11:00+00:00

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1 N /2016 REG.PROV.COLL. N /2015 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA ex art. 60 cpa; sul ricorso numero di registro generale 2308 del 2015, proposto da: **, rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Migliorati, con domicilio eletto presso il medesimo legale in Brescia, via Solferino 59; contro QUESTURA DI BRESCIA, rappresentata e difesa per legge dall'avvocatura Distrettuale dello Stato, con domicilio in Brescia, via S. Caterina 6; per l'annullamento
2 - del decreto del Questore di Brescia del 4 febbraio 2011 (notificato il 12 agosto 2015), con il quale è stato negato il rilascio del permesso di soggiorno; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio della Questura di Brescia; Viste le memorie difensive; Visti gli atti della causa; Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 dicembre 2015 il dott. Mauro Pedron; Uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cpa; Considerato quanto segue: FATTO e DIRITTO 1. La Questura di Brescia, con decreto del 4 febbraio 2011 (notificato il 12 agosto 2015), ha negato al ricorrente il rilascio del permesso di soggiorno in seguito alla procedura di emersione dal lavoro irregolare ex art. 1-ter del DL 1 luglio 2009 n La decisione è stata adottata sulla base dell art. 4 comma 3 del Dlgs. 25 luglio 1998 n. 286, nonché dell art. 1-tercomma 13-c del DL 78/2009, in quanto il ricorrente è stato condannato a 3 mesi e 20 giorni di reclusione, essendo stato trovato in possesso di un permesso di soggiorno italiano contraffatto (Trib. Verbania-Domodossola 20 giugno 2008).
3 3. Contro il suddetto provvedimento il ricorrente ha presentato impugnazione con atto notificato il 6 novembre 2015 e depositato il 24 novembre La tesi del ricorso è che vi sarebbe, da un lato, violazione dell art. 1-tercomma 13-c del DL 78/2009, in quanto il reato non rientra tra quelli elencati nell art. 380 cpp e dunque non è automaticamente ostativo, e dall altro difetto di motivazione a proposito della pericolosità sociale, in quanto sono ormai trascorsi molti anni dal fatto. 4. L amministrazione si è costituita in giudizio chiedendo la reiezione del ricorso. 5. Sulle questioni rilevanti ai fini della decisione si possono svolgere le seguenti considerazioni: (a) la condotta del ricorrente è in realtà più grave di quanto emerga dalla misura della condanna, in quanto il giudice penale ha qualificato la fattispecie come uso di atto falso da parte del privato (art. 476 e 482 cp) solo per difetto di giurisdizione in relazione al reato effettivamente accertato, ossia contraffazione di permesso di soggiorno ai sensi dell art. 5 comma 8-bis del Dlgs. 286/1998. La sentenza ha infatti ritenuto verosimile che la contraffazione del permesso di soggiorno fosse avvenuta all estero. Il ricorrente è stato inoltre trovato in possesso di quattro passaporti del Ghana autentici, intestati a terzi; (b) da questa descrizione dei fatti risulta che il ricorrente ha programmato l ingresso e la permanenza in Italia (dopo un espulsione intervenuta il 15 settembre 2003), predisponendo documentazione contraffatta per creare l apparenza della condizione di soggiornante regolare;
4 (c) la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell Uomo ritiene giustificata anche a distanza di tempo la revoca di un titolo di soggiorno conseguito on the basis of incorrect and misleading information (v. CEDU Sez. I 14 febbraio 2012, Antwi, punto 104); (d) a maggior ragione si deve ritenere che la materiale falsificazione del titolo di soggiorno, accertata in sede penale, impedisca al responsabile di conseguire un utile radicamento nel territorio nazionale. Questo vale anche con riguardo alla regolarizzazione ex art. 1-ter del DL 78/2009, che sana la condizione di soggiornante irregolare ma non il tentativo di ottenere in anticipo, illecitamente, i benefici del soggiorno regolare; (e) per il periodo successivo all adozione del decreto impugnato, manca un provvedimento amministrativo che possa far sorgere un affidamento tutelabile ai sensi dell art. 5 comma 5 del Dlgs. 286/1998 e dell art. 21-nonies della legge 7 agosto 1990 n. 241; (f) nel ricorso non sono indicati specifici profili di inserimento sociale autonomamente tutelabili. 6. Il ricorso deve quindi essere respinto. 7. La particolarità delle questioni poste dalla disciplina dell immigrazione consente la compensazione delle spese di giudizio. P.Q.M.
5 Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) definitivamente pronunciando: (a) respinge il ricorso; (b) compensa le spese di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 9 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati: Giorgio Calderoni, Presidente Mauro Pedron, Consigliere, Estensore Mara Bertagnolli, Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 09/03/2016 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

References: SENTENZA 
 art. 60
 art. 1
 art. 4
 art. 1
 art. 1
 art. 380
 art. 5
 sentenza 
 art. 1
 art. 5
 art. 21
 sentenza