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Timestamp: 2020-07-14 16:45:06+00:00

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13 Dicembre 2013 | Autore: Maria Elena Casarano
La legge non consente a un minorenne di andar via da casa, salvo che sussistano motivi tanto gravi da giustificarne l’allontanamento dalla famiglia da parte del Tribunale.
Diciamo la verità: chi, da ragazzino non ha pensato, anche una sola volta, di andar via da casa, magari dopo un’aspra lite con i propri genitori, mentre poi, immaginandosi ricercato dalle Forze dell’ordine e senza denaro in tasca, ha scelto la strada (assai meno insidiosa) della propria cameretta?
È naturale che le ragioni alla base della decisione di fuggire da casa possono essere molte e legate non a semplici incomprensioni o alla mancanza di dialogo con la famiglia. A volte ci si trova, infatti, a vivere delle situazioni familiari difficili da sopportare e per le quali la scelta della fuga sembra essere l’unica alternativa possibile.
In ogni caso, però, si tratta di una decisione mai opportuna, e non solo perché da essa possono derivare situazioni più gravi di quelle dalle quali si intende allontanarsi, ma anche perché esistono delle precise norme di legge che la vietano.
1 Cosa prevede la legge
2 Rischi legati alla fuga da casa
3 Denuncia e conseguenze della fuga da casa
La legge non consente ai figli, almeno sino al raggiungimento della maggiore età, di andar via di casa, poiché essi, sino ad allora, sono soggetti alla potestà dei propri genitori [1].
In particolare, sul piano civile, ai minori non è consentito di abbandonare la casa dei genitori o del genitore che esercita la potestà su di loro; nel caso in cui lo facciano, senza permesso, i genitori potranno richiamarli, ricorrendo, se necessario, al giudice tutelare [2].
Esiste, inoltre, una norma del codice penale [3] che sanziona con l’ammenda tutti coloro che, avendo una persona sotto la propria custodia o vigilanza, omettano di dare avviso della fuga alle autorità: la norma, pertanto, si applica non solo ai genitori, ma anche alle famiglie o alle comunità e, in generale, a quei soggetti che abbiano la responsabilità di un minore.
Inoltre, una recente legge [4] ha disciplinato i casi di persone scomparse (e perciò non solo minori).
Fino all’emanazione di tale legge, l’autorità poteva prendere in carico una denuncia e intraprendere le ricerche del minore solo a seguito della segnalazione da parte dei genitori o di soggetti che avessero i minori sotto la propria potestà e vigilanza; ora, invece, la denuncia alle Autorità potrà essere presentata da chiunque (e perciò non solo i familiari) venga a conoscenza della scomparsa.
Una volta presentata la denuncia, ne verranno inseriti gli estremi nel Centro Elaborazione Dati Interforze (CEDI) e saranno immediatamente attivate le ricerche del soggetto in sinergia con vigili del fuoco, enti locali, protezione civile, associazioni di volontariato ed altri enti attivi sul territorio.
Della denuncia viene data tempestiva comunicazione anche al Prefetto che, sentita l’autorità giudiziaria e i familiari della persona scomparsa, potrà anche valutare il coinvolgimento degli organi di informazione, (televisivi e radiofonici), con consolidata esperienza nella ricerca di informazioni sulle persone scomparse.
Non va poi dimenticato che la scomparsa di un minore può essere dovuta anche alla collaborazione e alla compiacenza di altri soggetti che, in taluni casi e nelle migliori ipotesi, pensano di potergli essere di aiuto, allontanandolo da situazioni di disagio. Attenzione: anche una condotta di questo tipo (per così dire “a fin di bene”) è punita dalla legge penale che prevede la reclusione sia per il reato di sottrazione consensuale di minorenni [5] (da parte di chiunque sottragga un minore che abbia più di 14 anni, con o senza il suo consenso, al genitore che esercita su di lui la potestà), sia per il reato di sottrazione di persone incapaci nel caso in cui si tratti di minori di 14 anni [6].
Questo non significa che non vi siano delle alternative alla fuga, specie nei casi in cui essa sia dettata da ragioni gravi.
In effetti, i motivi che possono spingere un minorenne a volersi allontanare da casa possono essere molti: incomprensioni in famiglia (che a volte portano persino ad essere “cacciati” da casa), delusioni in ambito scolastico, eventuali episodi di violenza anche psicologica, molestie o violenze sessuali, gravidanze indesiderate.
Rischi legati alla fuga da casa
Non va dimenticato, però, che dietro ogni fuga da casa possono presentarsi numerosi rischi che possono condurre a una strada ancor più pericolosa di quella da cui ci si intende allontanare.
Infatti, il più delle volte ci si trova senza soldi e in cerca di un aiuto da parte di soggetti estranei che potrebbero, nonostante le prime apparenze, rivelarsi tutt’altro che amici.
Non è da escludersi che ci si trovi immessi in un giro di sfruttamento o di violenza sessuale, col serio rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili nonché di affrontare gravidanze, senza poter avere accesso alle cure necessarie (non dimentichiamo, infatti, che la mancanza di documenti o la volontà di tacere la propria identità non consente di poter usufruire delle cure sanitarie).
Non è raro, poi, il caso che ci si trovi a vivere in strada, privati delle condizioni igieniche basilari, senza poter mangiare regolarmente; tale scelta può essere gravemente dannosa per la salute non solo fisica, ma anche psicologica di chi decide di compierla.
Denuncia e conseguenze della fuga da casa
Per questo motivo, in particolare, la legge intende preservare il minore dal concreto rischio che una fuga, possa creare un pregiudizio ancor peggiore rispetto a quello vissuto nel contesto familiare.
Pertanto, nel caso in cui vengano perpetrati, nell’ambito del nucleo familiare dei comportamenti gravi (violenze, maltrattamenti, anche psicologici), è consigliabile informare o i servizi sociali di zona, o sporgere una denuncia alle autorità (carabinieri, polizia).
Esiste, poi, per determinate categorie di persone (operatori scolastici, sociali o sanitari) un preciso obbligo di segnalare [7] situazioni di maltrattamenti o disagi familiari relative a minori, qualora esse emergano (anche senza essere denunciate in modo espresso) nell’esercizio delle loro funzioni.
A seguito di tali segnalazioni, il Tribunale per i minorenni potrà decidere di allontanare temporaneamente [8] il minore dal luogo in cui ha vissuto un’esperienza traumatizzante e di affidarlo ad altri soggetti affinché se ne prendano cura. Infatti, nei casi in cui il minore, anche se solo in modo temporaneo, sia privo di un ambiente familiare in grado di assicurargli mantenimento, istruzione, educazione e adeguate relazioni affettive, egli potrà essere affidato, in ordine di preferenza, a una famiglia, a una singola persona, oppure a una comunità familiare.
Tale affidamento ha una durata massima di 2 anni ma può essere prorogato nei casi in cui le difficoltà della famiglia d’origine, pur se temporanee, permangano.
Assai più rara è, invece, l’ipotesi che il Tribunale dichiari lo stato di adottabilità [9] del minore. Per legge, infatti, egli ha diritto a rimanere nella propria famiglia e quella della adottabilità deve ritenersi una soluzione estrema, da prendersi solo nel caso in cui ogni altra soluzione si mostri inadeguata; ciò avviene quando la famiglia biologica del minore è ritenuto un ambiente talmente dannoso per il suo sviluppo da risultare indispensabile provvedere a una sua sostituzione.
Nel caso in cui, al contrario, i disagi non siano dovuti a fatti così gravi da giustificare l’intervento delle autorità o dei servizi sociali, di sicuro aiuto per il minore potrà essere parlare con un adulto di cui si ha fiducia, anche esterno al nucleo familiare (un amico, un educatore, un parente) che sappia ascoltare e cercare insieme delle soluzioni.
[2] Art. 318 cod. civ.
[3] Art. 716 comma 2 cod. pen.
[4] L. n. 203/12 recante “Disposizioni per la ricerca di persone scomparse”.
[5] Art. 573 cod. pen.
[6] Art. 574 cod. pen.
[7] I Servizi sociali, hanno il dovere di segnalare alla Procura presso il Tribunale per i minorenni ogni situazione di pregiudizio del minore (non affrontabile attraverso liberi e accettati interventi da parte della famiglia) in base all’ art. 13 del R.D. 2316/1934 (T.U. delle leggi O.N.M.I.), all’art. 23, lett. c. del D.P.R. 616/1977, che disciplina la collaborazione tra Servizi e Giustizia minorile a tutela del minore, all’art. 19 della L. 176/1991 (Convenzione ONU) e, per quanto attiene a situazioni che impongano un collocamento extra-familiare del minore,dall’art.1, comma 2 della L. 216/1991, che obbliga anche le istituzioni scolastiche alla segnalazione; i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico Servizio (nella cui categoria, oltre agli operatori psico-sociali del Comune e dell’Azienda Sanitaria Locale, rientrano anche Presidi, Insegnanti, Medici, Educatori delle Comunità Infantili, operatori del privato sociale convenzionato ecc.) hanno uno specifico obbligo di segnalare al Tribunale per i minorenni situazioni di abbandono (mancanza di assistenza morale e materiale da parte delle famiglie), ai sensi dell’ art. 9 della L.149/2001.
[8] L.184/83.
[9] L. 149/01.
barbara di massa ha detto:
27/08/2015 alle 09:18
buongiorno, può un minore di 16 anni, in accordo con i genitori, trasferirsi da solo in un’altra città per motivi di studio, in un appartamento in condivisione con un adulto non appartenente alla famiglia, ovviamente i genitori provvedono al mantenimento e a tutte le spese
Olga Chernikova ha detto:
22/07/2016 alle 15:30
Contro sottrazione illecita dei minori. Psicologo ha sottratto il bambino solo per vedere come lui sta senza la famiglia. Un caso senza precedenti. Ogni bambino in pericolo a causa della prepotenza degli psicologi, servizi sociali e giudici. Non possiamo più tollerarlo in una società democratica. È un grande progetto per la democrazia, i diritti umani e diritti dei bambini.
Camarasu Antoneta ha detto:
03/08/2016 alle 19:30
Ci sono casi quando assistenti sociali,comunita.,psicologo,,etc,distrugonno un minorrene con il motivo che lo aiutano…nel mio caso mia figlia(16 anni) voleva solo un po di pace i lo hanno messo con le prostitute!il giudice non a fretta di decidere qualcosa e mia figlia ogni giorno sta peggio.lei vuole tornare a casa pero non ha piu la liberta di scegliere i io nessun potere.Perche non si rispetta la legge che dice che ogni minore a il diritto di stare con la sua famiglia?non sta bene in famigila…hmm,sta meglio fra le ragazze sfruttate…
Robertino Donati ha detto:
16/08/2017 alle 16:52
Buongiorno; un minore che non voglia più vivere con i suoi genitori, per motivi di violenza psicologica e “sfruttamento”,e desideri trasferirsi presso altra famiglia, in un’altra città, che si occuperà del minore in tutti i sensi, mantenimento, spese scolastiche e tutto il resto, come vera e propria adozione, può farlo legalmente? Se si, qual’è la procedura e la documentazione necessaria?
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References: Art. 318
 Art. 716
 Art. 573
 Art. 574
 art. 13
 art. 9