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Timestamp: 2018-03-22 15:34:46+00:00

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Art. 619 cod. proc. civile: Forma dell'opposizione
Codice proc. civile Art. 619 cod. proc. civile: Forma dell’opposizione
Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati può proporre opposizione (1) con ricorso al giudice dell’esecuzione, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni (2).
Se all’udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne dà atto con ordinanza, adottando ogni altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai sensi dell’articolo 616 tenuto conto della competenza per valore.
Ricorso: [v. 615]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]; Decreto: [v. 135]. Terzo: soggetto che risulta estraneo all’esecuzione e tuttavia viene coinvolto di fatto in essa, tanto da temere un ingiusto sacrificio dei suoi diritti. Anche se il c. 1 parla espressamente solo della proprietà o di altro diritto reale, è pacifica la possibilità di utilizzare detta opposizione anche in alcuni casi di diritti di credito. Ovviamente, il (—) non deve risultare né nel titolo esecutivo né nell’atto di precetto, altrimenti sarebbe legittimato a proporre l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 [v. →].
(1) L’opposizione si propone mediante ricorso [v. Formula n. 46], visto che l’esecuzione è già iniziata (in quanto è proprio con il pignoramento che il terzo subisce il sacrificio di un suo diritto); competente sarà quindi il giudice dell’esecuzione, [v. 484] che potrebbe anche disporre la sospensione dell’esecuzione. Parti in causa sono, oltre al terzo, sia il creditore procedente che il debitore (che potrebbe contestare l’esistenza del diritto del terzo), venendosi così a determinare un’ipotesi di litisconsorzio necessario [v. 102]. Se il giudice dell’esecuzione è anche competente per il giudizio, egli istruisce la causa che si concluderà con sentenza; altrimenti, tentato l’accordo tra le parti (a tal fine sono litisconsorti necessari anche gli eventuali creditori intervenuti), fissa un termine per la riassunzione innanzi al giudice competente, che valuterà l’esistenza o meno delle contestazioni mosse dal terzo.
(2) La norma, nel riferirsi ai beni pignorati, sembra delimitare l’area operativa di questa opposizione all’espropriazione. Può accadere, invero, che il pignoramento colpisca anche beni del terzo insieme a quelli del debitore. Soprattutto ciò accade col pignoramento mobiliare presso il debitore: i beni che si trovano, per esempio, in casa di quest’ultimo si presumono di sua proprietà e certo l’ufficiale giudiziario, che esegue il pignoramento, non potrà astenersi dal procedere ove il debitore gli dica semplicemente che i beni appartengono ad un terzo. Certamente l’errore sulla scelta dei beni si verifica più facilmente nell’espropriazione [v. Libro III, Titolo II], ma nulla vieta che si verifichi anche nelle altre forme dell’esecuzione coattiva. Il terzo opponente, non essendo parte del processo esecutivo, è legittimato a far valere il proprio diritto reale sul bene oggetto dell’esecuzione forzata, ma non ad eccepire i vizi della relativa procedura ovvero ad impugnare la validità del titolo posto a base di essa.
Giudizio; 1.1. Ammissibilità; 1.2. Natura; 1.3. Oggetto; 1.4. Competenza; 1.5. Legittimazione; 1.6. Litisconsorzio; 1.7. Prova della proprietà; 2. Sospensione feriale; 3. Fallimento; 4. Impugnazione.
1.1. Ammissibilità.
È ammissibile la proposizione di una opposizione di terzo nel corso dell’esecuzione che si svolga con le forme del pignoramento presso terzi, ed è parimenti ammissibile la proposizione della detta opposizione in epoca successiva alla emanazione di un’ordinanza di assegnazione da parte del giudice dell’esecuzione. Cass. 9 agosto 1997, n. 7413.
L’opposizione del terzo che pretende avere la proprietà sui beni pignorati è proponibile, a norma degli artt. 619 e 620 c.p.c., prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni e, se in seguito all’opposizione il giudice non sospende la vendita dei beni mobili o se l’opposizione è proposta dopo la vendita stessa, i diritti del terzo si fanno valere sulla somma ricavata; ne consegue che, ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione, deve aversi riguardo alla data della sua proposizione, restando irrilevante la circostanza che alla data di prima comparizione della causa la procedura esecutiva sia ormai estinta. Cass. 8 febbraio 2008, n. 3136.
La domanda di opposizione ex art. 619 c.p.c. dà vita ad un ordinario giudizio di cognizione, autonomo rispetto all’esecuzione nella quale si inserisce, in cui l’onere di provare la titolarità del diritto del terzo opponente di sottrarre il bene pignorato all’esecuzione attiene al fatto costitutivo della pretesa, ed è quindi a carico dell’attore. Cass. 13 ottobre 2003, n. 15278; conforme Cass. 16 febbraio 1998, n. 1627.
L’opposizione di terzo all’esecuzione, disciplinata dagli artt. 619 e ss. c.p.c. dà luogo ad un processo di cognizione diretto ad accertare la proprietà od altro diritto reale degli opponenti sui beni pignorati. Il terzo opponente, non essendo parte del processo esecutivo, è legittimato a far valere il proprio diritto reale sul bene oggetto dell’esecuzione forzata, ma non ad eccepire i vizi della relativa procedura ovvero ad impugnare la validità del titolo, posto a base di essa. Cass. 16 febbraio 1998, n. 1627.
Posto che oggetto dell’accertamento che consegue all’opposizione di terzo all’esecuzione è la direzione impressa all’azione esecutiva con un atto determinato, dal principio di autonomia dei pignoramenti (con i quali è promossa l’azione esecutiva contro lo stesso debitore sui medesimi beni di quest’ultimo) deriva che l’opposizione all’esecuzione di beni individuati con un determinato atto di pignoramento, poi diventato inefficace, non spiega effetto in relazione all’esecuzione promossa con un diverso atto di pignoramento sia pure riproduttivo del primo, perciò è onere del terzo, il quale pretende di avere la proprietà o altro diritto reale sui beni staggiti, contestare con una nuova opposizione. Cass. 6 marzo 2001, n. 3256.
L’opposizione di terzo all’esecuzione, ai sensi dell’art. 619 c.p.c., rappresenta un’azione di accertamento negativo, volta a vincere la presunzione iuris tantum di appartenenza al debitore dei beni staggiti nella casa di abitazione o nell’azienda dello stesso, attraverso la prova della proprietà dell’opponente e la correlativa negazione del diritto del creditore di procedere alla loro espropriazione. Trib. Campobasso, 9 febbraio 2012.
Oggetto dell’opposizione di terzo disciplinata dall’articolo 619 c.p.c. è l’accertamento della titolarità in capo al terzo opponente di un diritto reale o comunque prevalente su quello del creditore procedente relativamente al bene assoggettato a pignoramento, titolarità che rende illegittima l’esecuzione forzata che tale bene abbia colpito, posto che l’opposizione di terzo all’esecuzione costituisce un’azione di accertamento negativo della legittimità, in relazione al suo oggetto, dell’esecuzione forzata intrapresa su beni sui quali il terzo vanti un diritto reale o comunque prevalente rispetto a quello del creditore procedente. L’onere del terzo opponente di provare non soltanto l’affidamento dei beni al debitore per titolo diverso dalla proprietà di altro diritto reale, ma anche la titolarità del diritto reale vantato, non è soggetto ai rigorosi principi che disciplinano la distribuzione dell’onere della prova nell’azione di rivendicazione. In base alla disciplina dettata dagli articoli 619 e seguenti c.p.c., per l’opposizione di terzo nell’esecuzione forzata ordinaria, è necessario - per superare la presunzione di appartenenza al debitore dei beni pignorati nell’abitazione o in altri luoghi allo stesso pertinenti, posta dall’articolo 513 c.p.c. - che il terzo opponente fornisca la prova rigorosa, peraltro con i limiti indicati dall’articolo 621 c.p.c. - finalizzati ad evitare il pericolo di collusione fra terzo e debitore esecutato -, non soltanto dell’acquisto della titolarità del diritto vantato sul bene in epoca anteriore all’assoggettamento dello stesso al vincolo del pignoramento, ma anche, nel caso di espropriazione mobiliare presso il debitore, delle ragioni dell’affidamento del bene al debitore per un titolo diverso da quello di proprietà. Quanto alla prova dell’acquisto del bene pignorato da parte del terzo, perché la prova documentale dallo stesso fornita possa essere opponibile al creditore procedente è necessario che il documento prodotto sia costituito da un atto pubblico oppure, in caso di scrittura privata, che abbia data certa anteriore al pignoramento ai sensi dell’articolo 2704 primo comma c.c. secondo il quale la data della scrittura privata (della quale non sia autenticata la sottoscrizione) non è certa nei confronti dei terzi se non dal giorno in cui la scrittura è stata registrata oppure dal giorno di uno degli atti equipollenti. Trib. Potenza, 25 maggio 2011.
Elementi dell’opposizione di terzo all’esecuzione, ai sensi dell’art. 619 c.p.c. sono: la deduzione dell’opponente di essere proprietario dei beni sottoposti all’espropriazione; la volontà da lui dichiarata di volere sottrarre i beni alla esecuzione in corso; l’accertamento che all’opponente non si addice la qualifica di terzo assoggettato all’esecuzione, ai sensi dell’art. 602 c.p.c. Cass. 23 gennaio 2009, n. 1703.
1.4. Competenza.
In materia di procedimento civile esecutivo, nelle cause di opposizione all’esecuzione, di opposizione di terzo all’esecuzione e per le controversie distributive di cui all’art. 512 c.p.c. la competenza per valore e per territorio (già distribuita prima del 19 febbraio 1999 tra tribunale, pretore e giudice di pace, e successivamente a tale data tra tribunale e giudice di pace) è verticalmente ripartita, a partire dal 2 giugno 1999 (data di efficacia del D.Lgs. n. 51 del 1998), tra tribunale e giudice di pace, trovando con riferimento ad esse applicazione i criteri generali del valore e del territorio propri dell’ordinario giudizio di cognizione. Ne consegue che nei suddetti giudizi di opposizione la competenza per valore, la quale ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 615 e 17 c.p.c. risulta distribuita tra tribunale pretore e giudice di pace, o tra tribunale e giudice di pace, va determinata come segue: in ordine all’opposizione proposta dal debitore o dal terzo assoggettato all’esecuzione, facendo riferimento al valore del credito per cui si procede o della parte di credito in contestazione; quanto all’opposizione proposta dal terzo ex art. 619 c.p.c. facendo riferimento al valore di diritto affermato come causa della domanda; quanto all’opposizione in sede di distribuzione del ricavato ex art. 512 c.p.c. in base al valore del maggiore dei crediti contestati, essendo il cumulo delle domande proposte contro persone diverse escluso ai sensi dell’art. 10, primo comma, c.p.c. Cass. 20 settembre 2002, n. 13757.
Nel corso dell’esecuzione forzata promossa dal creditore di uno solo dei coniugi in regime di comunione legale sui beni rientranti in detta comunione, al coniuge non obbligato vanno riconosciuti i rimedi processuali tanto della opposizione di terzo (ove si faccia valere il carattere non familiare del credito azionato, ovvero la natura sussidiaria della responsabilità della comunione rispetto a quella personale dell’altro coniuge), quanto della opposizione agli atti esecutivi (ove si intenda denunciare che l’esecuzione interferisce processualmente sulla propria posizione, con conseguente privazione del potere di separazione della quota), così che, sul piano della corretta individuazione del giudice da adire, nel primo caso, la competenza sarà determinata secondo il criterio del valore, mentre, nel secondo, essa spetterà, comunque, al giudice dell’esecuzione, ex art. 617 c.p.c. Cass. 2 agosto 1997, n. 7169.
La questione se competente a revocare la precedente sospensione dell’esecuzione forzata sia il giudice dell’opposizione ex art. 619 c.p.c. o invece il giudice dell’esecuzione dello stesso Tribunale attiene alla distribuzione interna delle controversie nell’ambito dello stesso ufficio giudiziario con conseguente inammissibilità dell’istanza di regolamento di competenza. Cass. 29 settembre 2000, n. 12970.
Il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione, in sede di opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. ordina l’integrazione del contraddittorio nei confronti del debitore escusso e la successiva sentenza con la quale, atteso il mancato adempimento da parte dell’opponente, dichiara l’improponibilità dell’opposizione, non contengono alcuna statuizione sulla competenza, in quanto ineriscono ad una fase procedimentale anteriore a quella in cui detto giudice, constatato il mancato accordo fra le parti ex art. 619, comma secondo, c.p.c. deve procedere alla verifica della propria competenza. Detta sentenza non è, pertanto, impugnabile con il regolamento di competenza. Cass. 28 marzo 1995, n. 3661.
1.5. Legittimazione.
Nel giudizio di opposizione di terzo all’esecuzione, disciplinato dagli artt. 619 e ss. c.p.c., il terzo opponente non è legittimato ad eccepire i vizi della procedura esecutiva ovvero ad impugnare la validità del titolo posto a base di essa, essendo egli estraneo ai rapporti tra creditore procedente e debitore esecutato, a meno che detto titolo non consista in una garanzia reale che dà al creditore un diritto di sequela, posto che il terzo acquirente del bene vincolato ha un interesse concreto, attuale e suo proprio a contestarne la validità, anche a prescindere dalla pendenza del procedimento esecutivo. Cass. 7 aprile 2009, n. 8397.
Nel sistema tavolare l’efficacia costitutiva dell’iscrizione è limitata agli atti negoziali tra vivi (art. 2 del R.D. 28 marzo 1929, n. 499) e non si estende ai trasferimenti attuati per autorità del giudice, quale è quello che si realizza attraverso il decreto di trasferimento all’aggiudicatario del bene espropriato ai sensi dell’art. 586 c.p.c., cui consegue immediatamente l’effetto traslativo della proprietà. Sono, pertanto, inefficaci i pignoramenti immobiliari successivi al decreto di trasferimento, anche se annotati sui libri fondiari prima del decreto stesso, ed in tal caso gli aggiudicatari sono legittimati a proporre opposizione di terzo in virtù dell’art. 619 c.p.c., vantando un proprio ed autonomo titolo di proprietà che non ha bisogno dell’effetto costitutivo dell’intavolazione. Cass. 15 aprile 2008, n. 9881.
Nell’opposizione di terzo all’esecuzione, il terzo opponente, non essendo parte del processo esecutivo, è legittimato a far valere il proprio diritto reale sul bene oggetto dell’esecuzione forzata, ma non ad eccepire i vizi della relativa procedura ovvero ad impugnare la validità del titolo posto a base di essa. Cass. 12 agosto 2000, n. 10810.
Ai sensi dell’art. 619 c.p.c., può essere proposta opposizione soltanto dal terzo che pretenda di avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati, oppure che si presenti come titolare di alcuni particolari diritti di credito ad efficacia reale, suscettibili di soddisfarsi sulla cosa oggetto dell’esecuzione, e dunque prevalenti sulla pretesa del creditore procedente; ne consegue che non è legittimato all’opposizione di terzo all’esecuzione l’affittuario di un’azienda che comprenda i beni mobili oggetto della procedura espropriativa. Cass. 31 agosto 2011, n. 17876.
Conf.: In tema di opposizione di terzo ad esecuzione immobiliare, la norma dell’art. 619 c.p.c. legittima il terzo a far valere la proprietà o altro diritto reale sul bene pignorato senza esigere che tali situazioni siano state giudizialmente accertate, con la conseguenza che lo stesso terzo le può far ben valere rispetto ad un bene che assuma di aver già acquistato al momento dell’opposizione per effetto di usucapione, non incidendo, a sua volta, su tale acquisto l’esecuzione del pignoramento immobiliare e potendo, quindi, il termine ventennale utile a consolidarlo venire a maturazione anche successivamente al pignoramento medesimo. Cass. 30 dicembre 2009, n. 27668.
L’acquirente di un bene immobile che abbia trascritto il proprio titolo d’acquisto anteriormente alla trascrizione del pignoramento eseguito in danno del proprio dante causa, è legittimato a proporre opposizione ex art. 619 c.p.c., per far valere il suo diritto sul bene oggetto dell’esecuzione forzata, ma non anche (essendo egli parte del processo esecutivo) ad eccepire i vizi della relativa procedura, ovvero ad impugnare la validità del titolo posto a base di essa. Cass. 21 agosto 1992, n. 9740.
Nel caso di acquisto di un immobile successivamente alla trascrizione sullo stesso del pignoramento - quindi con atto in opponibile ai creditori pignoranti ed intervenuti - l’acquirente non può intervenire neppure in via adesiva nell’espropriazione forzata, né è legittimato a proporre opposizione agli atti esecutivi, ma è legittimato soltanto proporre opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. allo scopo di far valere l’eventuale inesistenza o nullità della trascrizione, per sottrarre il bene all’espropriazione, e, inoltre, può partecipare alla distribuzione del prezzo ricavato dalla vendita forzata, eventualmente residuato dopo che siano stati soddisfatti il creditore procedente e di creditori intervenuti nell’espropriazione. Cass. 26 luglio 2004, n. 14003; conforme Cass. 28 giugno 2010, n. 15400.
In tema di pignoramento di crediti presso terzi, quando il pignoramento cade sul credito alla restituzione di somma depositata su di un libretto bancario intestato a più persone e il creditore abbia assoggettato a pignoramento l’intero, anziché la quota di pertinenza del debitore, gli altri cointestatari del deposito sono legittimati a dedurre, sotto forma di opposizione di terzo, che il credito appartiene per una quota anche a loro. Peraltro, se l’opposizione di terzo non è stata proposta, l’intestatario non avvisato a norma dell’art. 180 disp. att. c.p.c. può ancora agire contro il creditore procedente e assegnatario del credito per ottenere la restituzione di quanto abbia incassato. Cass. 9 ottobre 1998, n. 10028.
Il rimedio dell’opposizione di terzo all’esecuzione ai sensi dell’art. 619 c.p.c. è azione concessa all’alienante del bene con patto di riservato dominio, e non al debitore esecutato che deduca che il bene debba essere sottratto all’esecuzione perché di proprietà di terzo, atteso che, in tal modo, egli propone un’eccezione de iure tertii, alla quale non è legittimato. Cass. 23 febbraio 2006, n. 4000.
Il debitore esecutato è privo di legittimazione ad agire ex art. 615 c.p.c. al fine di contestare il diritto di procedere ad esecuzione forzata, qualora il motivo di opposizione proposto sia diretto a far rilevare che è stato posto in vendita un bene che non è di sua proprietà. Tale vizio della procedura esecutiva, invero, può essere sollevato unicamente dal titolare del diritto sul bene pignorato, attraverso l’opposizione ex art. 619 c.p.c. Tale accertamento, in ogni caso, non può dar luogo ad una pronuncia di carenza di legittimazione attiva. La legittimazione ad agire ed a contraddire, infatti, si risolve nell’accertare se, secondo la prospettazione dell’attore, quest’ultimo ed il convenuto assumano la veste di (rispettivamente) soggetto che ha il potere di chiedere la pronunzia giurisdizionale e di soggetto tenuto a subirla; mentre attiene al merito della lite la questione relativa alla reale titolarità attiva o passiva del rapporto sostanziale dedotto in giudizio, che si risolve nell’accertamento di una situazione di fatto favorevole all’accoglimento o al rigetto della pretesa azionata. Trib. Cassino, 7 ottobre 2011; conforme Trib. Bari, 23 maggio 2006.
Tutte le questioni relative alla limitazione di responsabilità a carico dei beni in comunione, come pure quelle concernenti il difetto di notifica del pignoramento ex art. 599 c.p.c, o la richiesta di separazione ex art. 600 c.p.c della propria quota in casi di vendita o di assegnazione del bene, da parte del coniuge non obbligato, non possono che essere proposte nelle forme dell’opposizione agii atti esecutivi ex art. 617 c.p.c, o dell’opposizione di terzo ai sensi dell’art. 619 c.p.c, ove si faccia valere il carattere non familiare del credito azionato, ovvero la natura sussidiaria della responsabilità della comunione rispetto a quella personale dell’altro coniuge. Trib. Salerno, 12 novembre 2008.
1.6. Litisconsorzio.
Nel giudizio instaurato a seguito di opposizione di terzo all’esecuzione, il debitore riveste la qualità di parte necessaria, in quanto la relativa sentenza non tende solo all’accertamento dell’illegittimità dell’esecuzione in rapporto al suo oggetto, ma ha, per contenuto, l’accertamento, con efficacia di giudicato, della provenienza del diritto spettante all’opponente sul bene del quale il creditore procedente assume l’appartenenza esclusiva al debitore, con conseguente necessità di vocatio in ius di quest’ultimo, ex art. 102 c.p.c. (risultando, peraltro, all’uopo sufficiente che la sua partecipazione, se pretermessa all’inizio del procedimento, si spieghi successivamente, in modo che la decisione finale risulti emessa nei confronti di tutte le parti cosiddette «necessarie»). Cass. 9 agosto 1997, n. 7413.
L’opposizione di terzo è un giudizio di accertamento autonomo da quello di esecuzione nel quale è parte necessaria anche il debitore esecutato (ed eventualmente anche i suoi eredi), in confronto del quale deve essere svolto l’accertamento della estraneità del bene sottoposto a pignoramento. Cass. 28 marzo 2008, n. 8087.
Nel giudizio di opposizione all’esecuzione proposto ai sensi dell’art. 619 c.p.c. da un terzo che pretenda di avere diritti reali sui mobili pignorati, il debitore esecutato è da ritenere litisconsorte necessario, poiché l’accertamento della proprietà del bene oggetto dell’esecuzione deve stabilirsi anche nei suoi confronti. Ne consegue che, mentre egli non è legittimato a proporre le eccezioni de iure tertii, lo è, invece, e in via esclusiva, a far valere i vizi della procedura esecutiva, oltre che a negare il diritto del creditore a procedere all’esecuzione forzata, e così a proporre l’eccezione per contestare il valore presunto del bene mobile controverso, a termini e per gli effetti di cui all’art. 14 c.p.c. avendo interesse a che la pronuncia (sulla proprietà o altro diritto reale sul bene controverso) provenga da un giudice competente. Cass. 5 gennaio 1994, n. 68.
È nulla la sentenza emessa dal giudice dell’opposizione di terzo all’esecuzione se al giudizio non ha partecipato il debitore esecutato, litisconsorte necessario, e la nullità, rilevabile d’ufficio anche per la prima volta in sede di legittimità, determina la Cassazione con rinvio, ai sensi degli articoli 383, terzo comma, e 354, c.p.c. al giudice di primo grado, per provvedere all’integrazione del contraddittorio. Cass. 22 giugno 1999, n. 6333.
Nell’opposizione di terzo alla esecuzione, la nullità del giudizio di primo grado derivante dalla mancata partecipazione, ad esso, del debitore esecutato, litisconsorte necessario con il terzo opponente ed il creditore procedente, è sanata qualora il litisconsorte pretermesso, intervenendo nel giudizio di appello, dichiari di accettare senza riserve il contenuto della sentenza di primo grado. Cass. 25 giugno 1997, n. 5674.
Nel giudizio di opposizione all’esecuzione, promosso dal terzo che pretende di essere proprietario delle cose pignorate, è litisconsorte necessario il debitore esecutato, ma non lo è il comproprietario non esecutato dei beni pignorati, dato che tale azione mira soltanto all’accertamento negativo dell’appartenenza dei beni in questione al debitore stesso senza che il pignoramento possa incidere sulla quota di detto comproprietario. Cass. 1 aprile 1994, n. 3170.
1.7. Prova della proprietà.
Nel giudizio di opposizione di terzo all’esecuzione di cui all’art. 619 c.p.c. il terzo opponente deve dare la dimostrazione dei fatti costitutivi del diritto vantato sul bene pignorato. Nel caso di beni immobili valgono le regole sull’onere probatorio proprie del giudizio di rivendicazione o di accertamento della proprietà dei beni stessi. Nel caso di beni mobili non registrati, invece, è rilevante che il debitore sia proprietario dei beni pignorati ed è necessario dimostrarne l’appartenenza, la quale completa la valutazione sulla proprietà stante la presunzione in favore del creditore procedente che i beni mobili rinvenuti nella casa di abitazione o nell’azienda del debitore sono di proprietà del medesimo. Cass. 24 settembre 2010, n. 20173.
In tema di opposizione di terzo all’esecuzione ai sensi dell’art. 619 c.p.c., la dimostrazione della proprietà da parte del terzo rivendicante può essere fornita anche con le fatture relative all’acquisto dei beni successivamente pignorati, purché, a termini degli artt. 2702 e 2704 c.c., esse risultino sottoscritte dal venditore, accettate dall’acquirente, ed abbiano data certa anteriore al pignoramento. A tal fine è compito del giudice di merito stabilire a quali fatti possa legittimamente attribuirsi efficacia probatoria analoga a quella riservata, dalla norma di cui all’art. 2704, primo comma, c.c., ai fatti ivi espressamente elencati, la enunciazione dei quali non ha carattere tassativo, e il relativo accertamento, se adeguatamente motivato sotto il profilo della assenza di vizi logico-giuridici, si sottrae al controllo di legittimità della Corte di Cassazione. Cass. 23 febbraio 2006, n. 3999.
Il terzo che agisca in giudizio ai sensi dell’art. 619 c.p.c., avanzando opposizione all’esecuzione immobiliare, deve espressamente dedurre e dimostrare l’anteriorità della trascrizione della compravendita nei pubblici registri rispetto al precetto. Irrilevante, in tal senso, risulta essere l’eventuale dimostrazione della conoscenza, in capo al creditore procedente, dell’avvenuto trasferimento del diritto di proprietà sul bene colpito dal pignoramento posto che unico dato degno di pregio giuridico rimane quello relativo alla trascrizione del trasferimento. Tale onere probatorio può essere escluso solo nell’ipotesi in cui sia lo stesso creditore ad ammettere di essere incorso in errore nel trascrivere il pignoramento a carico di un immobile il cui atto di acquisto, da parte di un terzo, risultava anteriormente trascritto. Trib. Potenza, 18 agosto 2010.
In tema di opposizione di terzo all’esecuzione proposta dal proprietario dell’immobile in cui ha sede l’azienda dell’esecutato, il vincolo pertinenziale non è configurabile nei rapporti fra le componenti del complesso aziendale, globalmente concorrenti, con reciproca complementarietà, ad una funzione unitaria. Cass. 9 febbraio 2007, n. 2909.
La sospensione dei termini processuali in periodo feriale indicata dall’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 non si applica ai procedimenti di opposizione all’esecuzione, come stabilito dall’art. 92 del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 (ordinamento giudiziario), quelli di opposizione agli atti esecutivi e di opposizione di terzo all’esecuzione, di cui agli artt. 617, 617, 619 c.p.c. ed a quelli di accertamento di obbligo del terzo di cui all’art. 548 dello stesso codice. Cass. 20 febbraio 2003, n. 262; conforme Cass. 22 giugno 2007, n. 14591.
Poiché la dichiarazione di fallimento attua un pignoramento generale dei beni del fallito, le rivendiche dei beni inventariati proposte nei confronti del fallimento hanno la stessa natura e soggiacciono alla stessa disciplina delle opposizioni di terzo all’esecuzione, regolate per l’esecuzione individuale dagli artt. 619 e ss. c.p.c. Pertanto, il terzo che rivendichi la proprietà o altro diritto reale sui beni compresi nell’attivo fallimentare, deve dimostrare, con atto di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, di avere acquistato in passato la proprietà del bene ed altresì che il bene stesso non era di proprietà del debitore per essere stato a lui affidato per un titolo diverso dalla proprietà o altro diritto reale, trovando applicazione l’art. 621 c.p.c., che esclude che il terzo opponente possa provare con testimoni (e quindi anche per presunzioni) il proprio diritto sui beni pignorati nell’azienda o nella casa del debitore, consentendo di fornire la prova tramite testimoni (o presunzioni) nel solo caso in cui l’esercizio del diritto stesso sia reso verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore. Cass. 20 luglio 2007, n. 16158.
A seguito delle modifiche introdotte dalla legge 17 febbraio 2006, n. 52, la sentenza resa sull’opposizione di terzo all’esecuzione - attraverso il rinvio operato dall’art. 619, terzo comma, c.p.c. all’art. 616 del medesimo codice - è da ritenere inimpugnabile nei modi ordinari e, come tale, soggetta al solo ricorso straordinario per Cassazione ai sensi dell’art. 111, settimo comma, Cost. Cass. 22 settembre 2009, n. 20392.

References: Art. 619
 art. 615
 Cass. 
 Cass. 
 art. 619
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 art. 619
 art. 512
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 art. 617
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 art. 619
 sentenza 
 art. 619
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 art. 619
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 art. 619
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 art. 615
 art. 619
 art. 599
 art. 600
 art. 617
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 art. 102
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
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