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Timestamp: 2017-09-20 16:37:13+00:00

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DECRETO 10 marzo 2014 , n. 55 - Ordine degli Avvocati di Catania
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DECRETO 10 marzo 2014, n. 55. Regolamento recante la pdf1 645 KB
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TABELLE PARAMETRI FORENSI 1. GIUDICE DI PACE pdf969 KB
TABELLE ALLEGATE AL D.M. 55/2014 pdf243 KB
Cassazione civile, sez. II, sentenza 16.10.2014 n pdf235 KB
Serie generale - n. 77
DECRETO 10 marzo 2014, n. 55.
per la liquidazione dei compensi per la professione forense,
ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre
2012, n. 247.
Visti gli articoli 1, comma 3, e 13 comma 6, della legge
31 dicembre 2012, n. 247;
2. Oltre al compenso e al rimborso delle spese documentate in relazione alle singole prestazioni, all’avvocato
è dovuta — in ogni caso ed anche in caso di determinazione contrattuale — una somma per rimborso spese forfettarie di regola nella misura del 15 per cento del compenso
totale per la prestazione, fermo restando quanto previsto
dai successivi articoli 5, 11 e 27 in materia di rimborso
spese per trasferta.
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla
Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza
del 24 ottobre 2013;
Vista la trasmissione dello schema di regolamento alle
competenti Commissioni della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica;
1. Nell’ambito dell’applicazione dei precedenti articoli
1 e 2, per i compensi ed i rimborsi non regolati da specifica previsione si ha riguardo alle disposizioni del presente
decreto che regolano fattispecie analoghe.
DISPOSIZIONI CONCERNENTI L’ATTIVITÀ GIUDIZIALE
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
Vista la nota del 10 marzo 2014, con la quale lo schema
di regolamento è stato comunicato al Presidente del Consiglio dei ministri;
1. Il presente regolamento disciplina per le prestazioni professionali i parametri dei compensi all’avvocato
quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni
caso di mancata determinazione consensuale degli stessi,
comprese le ipotesi di liquidazione nonché di prestazione
nell’interesse di terzi o prestazioni officiose previste dalla
legge, ferma restando — anche in caso di determinazione
contrattuale del compenso — la disciplina del rimborso
spese di cui al successivo articolo 2.
Parametri generali per la determinazione
dei compensi in sede giudiziale
1. Ai fini della liquidazione del compenso si tiene conto
delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della difficoltà
e del valore dell’affare, delle condizioni soggettive del
cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate. In
ordine alla difficoltà dell’affare si tiene particolare conto dei contrasti giurisprudenziali, e della quantità e del
contenuto della corrispondenza che risulta essere stato
necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti.
Il giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle
allegate, che, in applicazione dei parametri generali, possono essere aumentati, di regola, fino all’80 per cento, o
diminuiti fino al 50 per cento. Per la fase istruttoria l’aumento è di regola fino al 100 per cento e la diminuzione
di regola fino al 70 per cento.
2. Quando in una causa l’avvocato assiste più soggetti
aventi la stessa posizione processuale, il compenso unico
può di regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il
primo nella misura del 20 per cento, fino a un massimo
di dieci soggetti, e del 5 per cento per ogni soggetto oltre
i primi dieci, fino a un massimo di venti. La disposizione
di cui al periodo precedente si applica quando più cause
vengono riunite, dal momento dell’avvenuta riunione e
nel caso in cui l’avvocato assiste un solo soggetto contro
più soggetti.
3. Quando l’avvocato assiste ambedue i coniugi nel
procedimento per separazione consensuale e nel divorzio
a istanza congiunta, il compenso è liquidato di regola con
una maggiorazione del 20 per cento su quello altrimenti
liquidabile per l’assistenza di un solo soggetto.
4. Nell’ipotesi in cui, ferma l’identità di posizione processuale dei vari soggetti, la prestazione professionale nei
confronti di questi non comporta l’esame di specifiche e
distinte questioni di fatto e di diritto, il compenso altrimenti liquidabile per l’assistenza di un solo soggetto è di
regola ridotto del 30 per cento.
5. Il compenso è liquidato per fasi. Con riferimento alle
diverse fasi del giudizio si intende esemplificativamente:
a) per fase di studio della controversia: l’esame e
lo studio degli atti a seguito della consultazione con il
cliente, le ispezioni dei luoghi, la ricerca dei documenti e
la conseguente relazione o parere, scritti oppure orali, al
cliente, precedenti la costituzione in giudizio;
b) per fase introduttiva del giudizio: gli atti introduttivi del giudizio e di costituzione in giudizio, e il relativo esame incluso quello degli allegati, quali ricorsi,
controricorsi, citazioni, comparse, chiamate di terzo ed
esame delle relative autorizzazioni giudiziali, l’esame di
provvedimenti giudiziali di fissazione della prima udienza, memorie iniziali, interventi, istanze, impugnazioni,
le relative notificazioni, l’esame delle corrispondenti
relate, l’iscrizione a ruolo, il versamento del contributo
unificato, le rinnovazioni o riassunzioni della domanda,
le autentiche di firma o l’esame della procura notarile, la
formazione del fascicolo e della posizione della pratica in
studio, le ulteriori consultazioni con il cliente;
c) per fase istruttoria: le richieste di prova, le memorie illustrative o di precisazione o integrazione delle
domande o dei motivi d’impugnazione, eccezioni e conclusioni, l’esame degli scritti o documenti delle altre parti
o dei provvedimenti giudiziali pronunciati nel corso e in
funzione dell’istruzione, gli adempimenti o le prestazioni
connesse ai suddetti provvedimenti giudiziali, le partecipazioni e assistenze relative ad attività istruttorie, gli atti
necessari per la formazione della prova o del mezzo istruttorio anche quando disposto d’ufficio, la designazione di
consulenti di parte, l’esame delle corrispondenti attività
e designazioni delle altre parti, l’esame delle deduzioni
dei consulenti d’ufficio o delle altre parti, la notificazione
delle domande nuove o di altri atti nel corso del giudizio
compresi quelli al contumace, le relative richieste di copie al cancelliere, le istanze al giudice in qualsiasi forma,
le dichiarazioni rese nei casi previsti dalla legge, le deduzioni a verbale, le intimazioni dei testimoni, comprese
le notificazioni e l’esame delle relative relate, i procedimenti comunque incidentali comprese le querele di falso
e quelli inerenti alla verificazione delle scritture private.
Al fine di valutare il grado di complessità della fase rilevano, in particolare, le plurime memorie per parte, necessarie o autorizzate dal giudice, comunque denominate ma
non meramente illustrative, ovvero le plurime richieste
istruttorie ammesse per ciascuna parte e le plurime prove
assunte per ciascuna parte. La fase rileva ai fini della liquidazione del compenso quando effettivamente svolta;
d) per fase decisionale: le precisazioni delle conclusioni e l’esame di quelle delle altre parti, le memorie,
illustrative o conclusionali anche in replica, compreso il
loro deposito ed esame, la discussione orale, sia in camera di consiglio che in udienza pubblica, le note illustrative
accessorie a quest’ultima, la redazione e il deposito delle note spese, l’esame e la registrazione o pubblicazione del provvedimento conclusivo del giudizio, comprese
le richieste di copie al cancelliere, il ritiro del fascicolo,
l’iscrizione di ipoteca giudiziale del provvedimento conclusivo stesso; il giudice, nella liquidazione della fase,
tiene conto, in ogni caso, di tutte le attività successive alla
decisione e che non rientrano, in particolare, nella fase di
cui alla lettera e);
e) per fase di studio e introduttiva del procedimento
esecutivo: la disamina del titolo esecutivo, la notificazione
dello stesso unitamente al precetto, l’esame delle relative
relate, il pignoramento e l’esame del relativo verbale, le
iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, gli atti d’intervento,
le ispezioni ipotecarie, catastali, l’esame dei relativi atti;
f) per fase istruttoria e di trattazione del procedimento esecutivo: ogni attività del procedimento stesso non
compresa nella lettera e), quali le assistenze all’udienza o
agli atti esecutivi di qualsiasi tipo.
6. Nell’ipotesi di conciliazione giudiziale o transazione della controversia, la liquidazione del compenso è di
regola aumentato fino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale fermo quanto
maturato per l’attività precedentemente svolta.
7. Costituisce elemento di valutazione negativa, in
sede di liquidazione giudiziale del compenso, l’adozione
di condotte abusive tali da ostacolare la definizione dei
procedimenti in tempi ragionevoli.
8. Il compenso da liquidare giudizialmente a carico del
soccombente costituito può essere aumentato fino a un
terzo rispetto a quello altrimenti liquidabile quando le difese della parte vittoriosa sono risultate manifestamente
fondate.
9. Nel caso di responsabilità processuale ai sensi
dell’articolo 96 del codice di procedura civile, ovvero,
comunque, nei casi d’inammissibilità o improponibilità
o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto
all’avvocato del soccombente è ridotto, ove concorrano
gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella
motivazione, del 50 per cento rispetto a quello altrimenti
liquidabile.
10. Nel caso di controversie a norma dell’articolo 140bis del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, il
compenso può essere aumentato fino al triplo rispetto a
quello altrimenti liquidabile.
Qualora la causa di valore indeterminabile risulti di particolare importanza per lo specifico oggetto, il numero e
la complessità delle questioni giuridiche trattate, e la rilevanza degli effetti ovvero dei risultati utili, anche di carattere non patrimoniale, il suo valore si considera di regola
e a questi fini entro lo scaglione fino a euro 520.000,00.
1. Nella liquidazione dei compensi a carico del soccombente, il valore della causa — salvo quanto diversamente disposto dal presente comma — è determinato
a norma del codice di procedura civile. Nei giudizi per
azioni surrogatorie e revocatorie, si ha riguardo all’entità
economica della ragione di credito alla cui tutela l’azione
è diretta, nei giudizi di divisione alla quota o ai supplementi di quota o all’entità dei conguagli in contestazione.
Quando nei giudizi di divisione la controversia interessa
anche la massa da dividere, si ha riguardo a quest’ultima.
Nei giudizi per pagamento di somme o liquidazione di
danni, si ha riguardo di norma alla somma attribuita alla
parte vincitrice piuttosto che a quella domandata. In ogni
caso si ha riguardo al valore effettivo della controversia,
anche in relazione agli interessi perseguiti dalle parti,
quando risulta manifestamente diverso da quello presunto
a norma del codice di procedura civile o alla legislazione
2. Nella liquidazione dei compensi a carico del cliente si ha riguardo al valore corrispondente all’entità della
domanda. Si ha riguardo al valore effettivo della controversia quando risulta manifestamente diverso da quello
presunto anche in relazione agli interessi perseguiti dalle
3. Nelle cause davanti agli organi di giustizia, nella liquidazione a carico del cliente si ha riguardo all’entità
economica dell’interesse sostanziale che il cliente intende
perseguire; nella liquidazione a carico del soccombente si
ha riguardo all’entità economica dell’interesse sostanziale che riceve tutela attraverso la decisione. In relazione
alle controversie in materia di pubblici contratti, l’interesse sostanziale perseguito dal cliente privato è rapportato
all’utile effettivo o ai profitti attesi dal soggetto aggiudicatario o dal soggetto escluso.
4. Nelle cause davanti agli organi di giustizia tributaria
il valore della controversia è determinato in conformità
all’importo delle imposte, tasse, contributi e relativi accessori oggetto di contestazione, con il limite di un quinquennio in caso di oneri poliennali.
5. Qualora il valore effettivo della controversia non
risulti determinabile mediante l’applicazione dei criteri sopra enunciati, la stessa si considererà di valore
indeterminabile.
6. Le cause di valore indeterminabile si considerano
di regola e a questi fini di valore non inferiore a euro
26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto conto dell’oggetto e della complessità della controversia.
1. Alla liquidazione dei compensi per le controversie di
valore superiore a euro 520.000,00 si applica di regola il
seguente incremento percentuale: per le controversie da
euro 520.000,00 ad euro 1.000.000,00 fino al 30 per cento
in più dei parametri numerici previsti per le controversie di
valore fino a euro 520.000,00; per le controversie da euro
1.000.000,01 ad euro 2.000.000,00 fino al 30 per cento
in più dei parametri numerici previsti per le controversie
di valore sino ad euro 1.000.000,00; per le controversie
da euro 2.000.000,01 ad euro 4.000.000,00 fino al 30 per
cento in più dei parametri numerici previsti per le controversie di valore sino ad euro 2.000.000,00; per le controversie da euro 4.000.000,01 ad euro 8.000.000,00 fino
al 30 per cento in più dei parametri numerici previsti per
le controversie di valore sino ad euro 4.000.000,00; per
le controversie di valore superiore ad euro 8.000.000,00
fino al 30 per cento in più dei parametri numerici previsti per le cause di valore sino ad euro 8.000.000,00; tale
ultimo criterio può essere utilizzato per ogni successivo
raddoppio del valore della controversia.
1. Per l’attività prestata dall’avvocato nei giudizi iniziati ma non compiuti, si liquidano i compensi maturati
per l’opera svolta fino alla cessazione, per qualsiasi causa, del rapporto professionale.
1. Quando incaricati della difesa sono più avvocati,
ciascuno di essi ha diritto nei confronti del cliente ai compensi per l’opera prestata, ma nella liquidazione a carico
del soccombente sono computati i compensi per un solo
2. All’avvocato incaricato di svolgere funzioni di domiciliatario, spetta di regola un compenso non inferiore
al 20 per cento dell’importo previsto dai parametri di cui
alle tabelle allegate per le fasi processuali che lo stesso
domiciliatario ha effettivamente seguito e, comunque,
rapportato alle prestazioni concretamente svolte.
3. Se l’incarico professionale è conferito a una società
di avvocati si applica il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione è svolta da più soci.
1. Ai praticanti avvocati abilitati al patrocinio è liquidata di regola la metà dei compensi spettanti all’avvocato.
1. Per i procedimenti arbitrali rituali ed irrituali, agli
arbitri sono di regola dovuti i compensi previsti sulla base
dei parametri numerici di cui alla tabella allegata.
2. Agli avvocati chiamati a difendere in arbitrati, rituali
o irrituali, sono di regola liquidati i compensi previsti dai
parametri di cui alla tabella n. 2.
1. Per gli affari e le cause fuori dal luogo ove svolge la
professione in modo prevalente, all’avvocato incaricato
della difesa è di regola liquidata l’indennità di trasferta
e il rimborso delle spese a norma dell’articolo 27 della
materia stragiudiziale.
DISPOSIZIONI CONCERNENTI L’ATTIVITÀ PENALE
1. Ai fini della liquidazione del compenso spettante
per l’attività penale si tiene conto delle caratteristiche,
dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della complessità del procedimento, della gravità e del numero delle imputazioni, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di
fatto trattate, dei contrasti giurisprudenziali, dell’autorità
giudiziaria dinanzi cui si svolge la prestazione, della rilevanza patrimoniale, del numero dei documenti da esaminare, della continuità dell’impegno anche in relazione
alla frequenza di trasferimenti fuori dal luogo ove svolge
la professione in modo prevalente, nonché dell’esito ottenuto avuto anche riguardo alle conseguenze civili e alle
condizioni finanziarie del cliente. Si tiene altresì conto del
numero di udienze, pubbliche o camerali, diverse da quelle di mero rinvio, e del tempo necessario all’espletamento
delle attività medesime. Il giudice tiene conto dei valori
medi di cui alle tabelle allegate, che, in applicazione dei
parametri generali, possono, di regola, essere aumentati
fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento.
2. Quando l’avvocato assiste più soggetti aventi la
stessa posizione processuale, il compenso unico può di
regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo
nella misura del 20 per cento, fino a un massimo di dieci
soggetti, e del 5 per cento per ogni soggetto oltre i primi
dieci, fino a un massimo di venti. La disposizione del periodo precedente si applica anche quando il numero delle
parti ovvero delle imputazioni è incrementato per effetto
di riunione di più procedimenti, dal momento della disposta riunione, e anche quando il professionista difende una parte contro più parti, sempre che la prestazione
non comporti l’esame di medesime situazioni di fatto o di
diritto. Quando, ferma l’identità di posizione processuale, la prestazione professionale non comporta l’esame di
specifiche e distinte situazioni di fatto o di diritto in relazione ai diversi imputati e in rapporto alle contestazioni,
il compenso altrimenti liquidabile per l’assistenza di un
solo soggetto è di regola ridotto del 30 per cento. Per le
liquidazioni delle prestazioni svolte in favore di soggetti
ammessi al patrocinio a spese dello Stato a norma del testo unico delle spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, si tiene
specifico conto della concreta incidenza degli atti assunti
rispetto alla posizione processuale della persona difesa.
3. Il compenso si liquida per fasi. Con riferimento alle
a) per fase di studio, ivi compresa l’attività investigativa: l’esame e studio degli atti, le ispezioni dei luoghi,
la iniziale ricerca di documenti, le consultazioni con il
cliente, i colleghi o i consulenti, le relazioni o i pareri,
scritti o orali, che esauriscano l’attività e sono resi in momento antecedente alla fase introduttiva;
b) per fase introduttiva del giudizio: gli atti introduttivi quali esposti, denunce querele, istanze richieste
dichiarazioni, opposizioni, ricorsi, impugnazioni, memorie, intervento del responsabile civile e la citazione del
responsabile civile;
c) per fase istruttoria o dibattimentale: le richieste,
gli scritti, le partecipazioni o assistenze relative ad atti
ed attività istruttorie procedimentali o processuali anche
preliminari, rese anche in udienze pubbliche o in camera
di consiglio, che sono funzionali alla ricerca di mezzi di
prova, alla formazione della prova, comprese liste, citazioni e le relative notificazioni, l’esame dei consulenti, testimoni, indagati o imputati di reato connesso o collegato;
d) per fase decisionale: le difese orali o scritte, le
repliche, l’assistenza alla discussione delle altre parti processuali sia in camera di consiglio che in udienza
1. Se il procedimento o il processo non sono portati a
termine per qualsiasi causa o sopravvengono cause estintive del reato, ovvero il cliente o l’avvocato recedono dal
mandato, sono liquidati i compensi maturati per l’opera
svolta fino alla data di cessazione dell’incarico ovvero a
quella di pronunzia della causa estintiva.
1. Se l’incarico professionale è conferito a una società
professione in modo prevalente, all’avvocato è liquidata
un’indennità di trasferta e un rimborso delle spese, a norma dell’articolo 27 della materia stragiudiziale.
1. All’avvocato della persona offesa, della parte civile,
del responsabile civile e del civilmente obbligato si applicano i parametri numerici previsti dalle tabelle allegate.
DISPOSIZIONI CONCERNENTI L’ATTIVITÀ STRAGIUDIZIALE
1. I compensi liquidati per prestazioni stragiudiziali
sono onnicomprensivi in relazione ad ogni attività inerente l’affare.
delle caratteristiche, dell’urgenza, del pregio dell’attività
prestata, dell’importanza dell’opera, della natura, della
difficoltà e del valore dell’affare, della quantità e qualità delle attività compiute, delle condizioni soggettive del
cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e in fatto trattate. In ordine alla difficoltà dell’affare si tiene particolare conto di
contrasti giurisprudenziali rilevanti, della quantità e del
Il giudice tiene conto dei valori medi di cui alla tabella
allegata, che, in applicazione dei parametri generali, possono, di regola, essere aumentati fino all’80 per cento, o
diminuiti fino al 50 per cento.
Prestazioni stragiudiziali svolte precedentemente o in
concomitanza con attività giudiziali
1. L’attività stragiudiziale svolta prima o in concomitanza con l’attività giudiziale, che riveste una autonoma
rilevanza rispetto a quest’ultima, è di regola liquidata in
base ai parametri numerici di cui alla allegata tabella.
1. Nella liquidazione dei compensi il valore dell’affare
è determinato — salvo quanto diversamente disposto dal
presente comma — a norma del codice di procedura civile. In ogni caso si ha riguardo al valore effettivo dell’affare, anche in relazione agli interessi perseguiti dalla parte,
a norma del codice di procedura civile o della legislazione speciale.
2. Per l’assistenza in procedure concorsuali giudiziali e
stragiudiziali si ha riguardo al valore del credito del cliente creditore o all’entità del passivo del cliente debitore.
3. Per l’assistenza in affari di successioni, divisioni e
liquidazioni si ha riguardo al valore della quota attribuita
4. Per l’assistenza in affari amministrativi il compenso
si determina secondo i criteri previsti nelle norme dettate
per le prestazioni giudiziali, tenendo presente l’interesse
sostanziale del cliente.
5. Per l’assistenza in affari in materia tributaria si ha
riguardo al valore delle imposte, tasse, contributi e relativi accessori oggetto di contestazione, con il limite di un
quinquennio in caso di oneri poliennali.
6. Qualora il valore effettivo dell’affare non risulti
determinabile mediante l’applicazione dei criteri sopra
enunciati lo stesso si considera di valore indeterminabile.
7. Gli affari di valore indeterminabile si considerano
26.000,00 e non superiore a euro 260.000,00, tenuto
conto dell’oggetto e della complessità dell’affare stesso.
Qualora il valore effettivo dell’affare risulti di particolare
importanza per l’oggetto, per il numero e la complessità
delle questioni giuridiche trattate, per la rilevanza degli
effetti e dei risultati utili di qualsiasi natura, anche non
patrimoniale, il suo valore si considera di regola e a questi
fini entro lo scaglione fino a euro 520.000,00.
1. Alla liquidazione dei compensi per gli affari di valore superiore a euro 520.000,00 si applica di regola il
seguente incremento percentuale: per gli affari da euro
520.000,00 ad euro 1.000.000,00 fino al 30 per cento dei
parametri numerici previsti per le controversie di valore
fino a euro 520.000,00; per gli affari da euro 1.000.000,01
ad euro 2.000.000,00 fino al 30 per cento dei parametri
numerici previsti per le controversie di valore sino ad
euro 1.000.000,00; per gli affari da euro 2.000.000,01
ad euro 4.000.000,00 fino al 30 per cento dei parametri
euro 2.000.000,00; per gli affari da euro 4.000.000,01 ad
euro 8.000.000,00 fino al 30 per cento dei parametri numerici previsti per le controversie di valore sino ad euro
4.000.000,00; per gli affari di valore superiore ad euro
8.000.000,00, fino al 30 per cento dei parametri numerici
previsti per gli affari di valore sino ad euro 8.000.000,00;
tale ultimo criterio può essere utilizzato per ogni successivo raddoppio del valore dell’affare.
1. Per le prestazioni in adempimento di un incarico di
gestione amministrativa, giudiziaria o convenzionale, il
compenso è di regola liquidato sulla base di una percentuale, fino a un massimo del 5 per cento, computata sul
valore dei beni amministrati, tenendo altresì conto della
durata dell’incarico, della sua complessità e dell’impegno
1. All’avvocato, che per l’esecuzione dell’incarico
deve trasferirsi fuori dal luogo ove svolge la professione
in modo prevalente, è liquidato il rimborso delle spese
sostenute e un’indennità di trasferta. Si tiene conto del
costo del soggiorno documentato dal professionista, con
il limite di un albergo quattro stelle, unitamente, di regola, a una maggiorazione del 10 per cento quale rimborso
delle spese accessorie; per le spese di viaggio, in caso di
utilizzo di autoveicolo proprio, è riconosciuta un’indennità chilometrica pari di regola a un quinto del costo del
carburante al litro, oltre alle spese documentate di pedaggio autostradale e parcheggio.
1. Se più avvocati sono stati incaricati di prestare la
loro opera nel medesimo affare, a ciascuno di essi si liquidano i compensi per l’opera prestata.
2. Se l’incarico professionale è conferito a una società
di avvocati si liquida il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione sarà svolta da più soci.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà
Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di
1. Per l’attività prestata dall’avvocato negli incarichi
iniziati ma non compiuti, si liquidano i compensi maturati
Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2014, n. 928
1. Fase di studio della
2. Fase introduttiva del
3. Fase istruttoria e/o
di trattazione
da € 1.100,01 da € 5.200,01 da € 26.000,01
a € 26.000,00 a € 52.000,00
da € 52.000,01
a € 260.000,00
da € 260.000,01
a € 520.000,00
1. Fase di
istruttoria e/o
da € 1.100,01 da € 5.200,01 da € 26.000,01 da € 52.000,01
a € 1.100,00 a € 5.200,00
da € 1.100,01 da € 5.200,01 da€ 26.000,01 da€ 52.000,01
a € 5.200,00 a € 26.000,00 a € 52.000,00 a € 260.000,00
€ 260.000,01
da € 26.000,01 da € 52.000,01 da € 260.000,01
a € 52.000,00 a € 260.000,00 a € 520.000,00
da € 26.000,01
a € 52,000,00
Fase di studio,
istruttoria,
introduttiva del
da € 1.100,01 da € 5.200,01 da € 26.000,01 da € 52.000,01 € 260.000,01
a € 26.000,00 a € 52.000,00 a € 260.000,00 a € 520.000,00
da € 1.100,01 da € 5.200,01
da € 26.000,01 da € 52.000,01
a € 52.000,00 a € 260.000,00
da € 52.000,01 da € 260.000,01
a € 260.000,00 a € 520.000,00
13. GIUDIZI INNANZI ALLA CORTE DI CASSAZIONE E ALLE GIURISDIZIONI
14. GIUDIZI INNANZI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, ALLA CORTE EUROPEA,
ALLA CORTE DI GIUSTIZIA UE
a € 26.000,00 a € 52.000,00 a € 260.000,00
del Giudice Indagini
di Pace prelimina gini
Caute Caute GIP e
perso reali
Tribuna Corte
collegi Assise
Sorveg
Cass. e
1. studio della
360, 810,00 810 360, 360, 810, 450, 450, 720, 450, 450, 720, 900,0
,00 00
2.fase
450, 630,00
720, 990,00 1.3
4. decisionale 630, 1.170,
1.17 1.17 720, 540, 720, 1.35 900, 900, 1.89 2.520
0,00 0,00 00
0,00 00
0,00 ,00
990, 1.08 1.35 2.25 1.35 1.35 2.16
1.35 1.35 1.35 1.35 1.35 2.70 1.35 1.35 2.22 2.610
0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 5,00 ,00
da € 1.100,01 da € 5.200,01 da € 26.000,01 da € 52.000,01 da € 260.000,01
17. PROCEDURE ESECUTIVE PRESSO TERZI, PER CONSEGNA E RILASCIO, IN
2. Fase di
da € 0,01 a
Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo
unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,
n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti
legislativi qui trascritti.
Si riporta il testo degli articoli 1 e 13 della legge 31 dicembre 2012,
n. 247 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense):
“Art. 1. Disciplina dell’ordinamento forense
1. La presente legge, nel rispetto dei principi costituzionali, della
normativa comunitaria e dei trattati internazionali, disciplina la professione di avvocato.
2. L’ordinamento forense, stante la specificità della funzione difensiva e in considerazione della primaria rilevanza giuridica e sociale dei
diritti alla cui tutela essa è preposta:
a) regolamenta l’organizzazione e l’esercizio della professione
di avvocato e, nell’interesse pubblico, assicura la idoneità professionale
degli iscritti onde garantire la tutela degli interessi individuali e collettivi sui quali essa incide;
c) tutela l’affidamento della collettività e della clientela, prescrivendo l’obbligo della correttezza dei comportamenti e la cura della
d) favorisce l’ingresso alla professione di avvocato e l’accesso
alla stessa, in particolare alle giovani generazioni, con criteri di valorizzazione del merito.
3. All’attuazione della presente legge si provvede mediante regolamenti adottati con decreto del Ministro della giustizia, ai sensi
dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro due
anni dalla data della sua entrata in vigore, previo parere del Consiglio
nazionale forense (CNF) e, per le sole materie di interesse di questa,
della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense. Il CNF esprime i suddetti pareri entro novanta giorni dalla richiesta, sentiti i consigli
dell’ordine territoriali e le associazioni forensi che siano costituite da
almeno cinque anni e che siano state individuate come maggiormente
rappresentative dal CNF. Gli schemi dei regolamenti sono trasmessi alle
Camere, ciascuno corredato di relazione tecnica, che evidenzi gli effetti
delle disposizioni recate, e dei pareri di cui al primo periodo, ove gli
stessi risultino essere stati tempestivamente comunicati, perché su di
essi sia espresso, nel termine di sessanta giorni dalla richiesta, il parere
delle Commissioni parlamentari competenti.
5. Dall’attuazione dei regolamenti di cui al comma 3 non devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
6. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore dell’ultimo dei
regolamenti di cui al comma 3 possono essere adottate, con la medesima
procedura di cui ai commi 3 e 4, le necessarie disposizioni integrative
e correttive.”
“Art. 13. Conferimento dell’incarico e compenso
2. Il compenso spettante al professionista è pattuito di regola per
iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale.
3. La pattuizione dei compensi è libera: è ammessa la pattuizione a
tempo, in misura forfetaria, per convenzione avente ad oggetto uno o più
affari, in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione, per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività, a percentuale sul
valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto
a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione.
4. Sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o
della ragione litigiosa.
5. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal
momento del conferimento alla conclusione dell’incarico; a richiesta è
altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale.
6. I parametri indicati nel decreto emanato dal Ministro della giustizia, su proposta del CNF, ogni due anni, ai sensi dell’art. 1, comma 3,
si applicano quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata
determinazione consensuale, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi e nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse
di terzi o per prestazioni officiose previste dalla legge.
7. I parametri sono formulati in modo da favorire la trasparenza
nella determinazione dei compensi dovuti per le prestazioni professionali e l’unitarietà e la semplicità nella determinazione dei compensi.
8. Quando una controversia oggetto di procedimento giudiziale o
arbitrale viene definita mediante accordi presi in qualsiasi forma, le parti
sono solidalmente tenute al pagamento dei compensi e dei rimborsi delle spese a tutti gli avvocati costituiti che hanno prestato la loro attività
professionale negli ultimi tre anni e che risultino ancora creditori, salvo
espressa rinuncia al beneficio della solidarietà.
9. In mancanza di accordo tra avvocato e cliente, ciascuno di
essi può rivolgersi al consiglio dell’ordine affinché esperisca un tentativo di conciliazione. In mancanza di accordo il consiglio, su richiesta dell’iscritto, può rilasciare un parere sulla congruità della pretesa
dell’avvocato in relazione all’opera prestata.
10. Oltre al compenso per la prestazione professionale, all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in
sede di liquidazione giudiziale, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati
nell’interesse del cliente, una somma per il rimborso delle spese forfetarie, la cui misura massima è determinata dal decreto di cui al comma 6,
unitamente ai criteri di determinazione e documentazione delle spese
vive.”.
Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 17, della legge 23 agosto
1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri):
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorità sottordinate
al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali
regolamenti, per materie di competenza di più ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di
apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali
ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei
regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al
Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.
4. – 4ter. (Omissis).”.
Si riporta il testo dell’art. 96 del codice di procedura civile:
“Art. 96. Responsabilità aggravata.
Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio
con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la
condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida,
anche d’ufficio, nella sentenza.
Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale, o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l’esecuzione forzata,
su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni
l’attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente.
In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91, il
giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al
pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente
determinata.”.
Si riporta il testo dell’art. 140-bis del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a norma dell’art. 7 della legge
29 luglio 2003, n. 229):
“Art. 140-bis. Azione di classe
1. I diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti di
cui al comma 2 nonché gli interessi collettivi sono tutelabili anche attraverso l’azione di classe, secondo le previsioni del presente articolo.
A tal fine ciascun componente della classe, anche mediante associazioni
cui dà mandato o comitati cui partecipa, può agire per l’accertamento
della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle
2. L’azione di classe ha per oggetto l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni in
favore degli utenti consumatori. L’azione tutela:
a) i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti
che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione omogenea,
inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai sensi degli articoli 1341 e
1342 del codice civile;
b) i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a
prescindere da un diretto rapporto contrattuale;
c) i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.
3. I consumatori e utenti che intendono avvalersi della tutela di cui
al presente articolo aderiscono all’azione di classe, senza ministero di
difensore anche tramite posta elettronica certificata e fax. L’adesione
comporta rinuncia a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale
fondata sul medesimo titolo, salvo quanto previsto dal comma 15. L’atto di adesione, contenente, oltre all’elezione di domicilio, l’indicazione
degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la relativa documentazione probatoria, è depositato in cancelleria, anche tramite l’attore,
nel termine di cui al comma 9, lettera b). Gli effetti sulla prescrizione ai
sensi degli articoli 2943 e 2945 del codice civile decorrono dalla notificazione della domanda e, per coloro che hanno aderito successivamente,
dal deposito dell’atto di adesione.
4. La domanda è proposta al tribunale ordinario avente sede nel
capoluogo della regione in cui ha sede l’impresa, ma per la Valle d’Aosta è competente il tribunale di Torino, per il Trentino-Alto Adige e il
Friuli-Venezia Giulia è competente il tribunale di Venezia, per le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise è competente il tribunale di Roma
e per la Basilicata e la Calabria è competente il tribunale di Napoli. Il
tribunale tratta la causa in composizione collegiale.
all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adìto, il quale può
intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità.
6. All’esito della prima udienza il tribunale decide con ordinanza
sull’ammissibilità della domanda, ma può sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corso un’istruttoria davanti
a un’autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al giudice amministrativo. La domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente infondata, quando sussiste un conflitto di interessi ovvero quando
il giudice non ravvisa l’omogeneità dei diritti individuali tutelabili ai
sensi del comma 2, nonché quando il proponente non appare in grado di
curare adeguatamente l’interesse della classe.
7. L’ordinanza che decide sulla ammissibilità è reclamabile davanti
alla corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione se anteriore. Sul reclamo la corte d’appello
decide con ordinanza in camera di consiglio non oltre quaranta giorni
dal deposito del ricorso. Il reclamo dell’ordinanza ammissiva non sospende il procedimento davanti al tribunale.
8. Con l’ordinanza di inammissibilità, il giudice regola le spese,
anche ai sensi dell’art. 96 del codice di procedura civile, e ordina la più
opportuna pubblicità a cura e spese del soccombente.
9. Con l’ordinanza con cui ammette l’azione il tribunale fissa termini e modalità della più opportuna pubblicità, ai fini della tempestiva
adesione degli appartenenti alla classe. L’esecuzione della pubblicità è
condizione di procedibilità della domanda. Con la stessa ordinanza il
a) definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio,
specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire
sono inclusi nella classe o devono ritenersi esclusi dall’azione;
dalla scadenza di quello per l’esecuzione della pubblicità, entro il quale
gli atti di adesione, anche a mezzo dell’attore, sono depositati in cancelleria. Copia dell’ordinanza è trasmessa, a cura della cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico che ne cura ulteriori forme di pubblicità,
anche mediante la pubblicazione sul relativo sito internet.
10. E’ escluso l’intervento di terzi ai sensi dell’art. 105 del codice
di procedura civile.
11. Con l’ordinanza con cui ammette l’azione il tribunale determina altresì il corso della procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l’equa, efficace e sollecita gestione del processo. Con la
stessa o con successiva ordinanza, modificabile o revocabile in ogni
tempo, il tribunale prescrive le misure atte a evitare indebite ripetizioni o complicazioni nella presentazione di prove o argomenti; onera le
parti della pubblicità ritenuta necessaria a tutela degli aderenti; regola
nel modo che ritiene più opportuno l’istruzione probatoria e disciplina ogni altra questione di rito, omessa ogni formalità non essenziale al
contraddittorio.
12. Se accoglie la domanda, il tribunale pronuncia sentenza di condanna con cui liquida, ai sensi dell’art. 1226 del codice civile, le somme
definitive dovute a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di dette somme. In questo
ultimo caso il giudice assegna alle parti un termine, non superiore a novanta giorni, per addivenire ad un accordo sulla liquidazione del danno.
Il processo verbale dell’accordo, sottoscritto dalle parti e dal giudice,
costituisce titolo esecutivo. Scaduto il termine senza che l’accordo sia
stato raggiunto, il giudice, su istanza di almeno una delle parti, liquida le
somme dovute ai singoli aderenti. In caso di accoglimento di un’azione
di classe proposta nei confronti di gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, il tribunale tiene conto di quanto riconosciuto in favore degli
utenti e dei consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi eventualmente emanate. La sentenza diviene esecutiva decorsi centottanta
giorni dalla pubblicazione. I pagamenti delle somme dovute effettuati
durante tale periodo sono esenti da ogni diritto e incremento, anche per
gli accessori di legge maturati dopo la pubblicazione della sentenza.
13. La corte d’appello, richiesta dei provvedimenti di cui
all’art. 283 del codice di procedura civile, tiene altresì conto dell’entità
complessiva della somma gravante sul debitore, del numero dei creditori, nonché delle connesse difficoltà di ripetizione in caso di accoglimento del gravame. La corte può comunque disporre che, fino al passaggio
in giudicato della sentenza, la somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e resti vincolata nelle forme ritenute più opportune.
14. La sentenza che definisce il giudizio fà stato anche nei confronti degli aderenti. E’ fatta salva l’azione individuale dei soggetti che non
aderiscono all’azione collettiva. Non sono proponibili ulteriori azioni di
classe per i medesimi fatti e nei confronti della stessa impresa dopo la
scadenza del termine per l’adesione assegnato dal giudice ai sensi del
comma 9. Quelle proposte entro detto termine sono riunite d’ufficio se
pendenti davanti allo stesso tribunale; altrimenti il giudice successivamente adìto ordina la cancellazione della causa dal ruolo, assegnando
un termine perentorio non superiore a sessanta giorni per la riassunzione
davanti al primo giudice.
15. Le rinunce e le transazioni intervenute tra le parti non pregiudicano i diritti degli aderenti che non vi hanno espressamente consentito.
Gli stessi diritti sono fatti salvi anche nei casi di estinzione del giudizio
o di chiusura anticipata del processo.”.
Il decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115
reca: “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A)”.
14G00067
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References: sentenza 
 articolo 2

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza