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Timestamp: 2018-02-20 06:00:22+00:00

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Sì alla sentenza motivata per "relationem", purché emerga il percorso argomentativo seguito dal giudice.
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Sì alla sentenza motivata per "relationem", purchè emerga il percorso argomentativo seguito dal giudice.
Con l'Ordinanza n. 14599 dello scorso 12 giugno, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul perimetro entro cui una sentenza di seconde cure motivata "per relationem" alla pronuncia di primo grado e/o ad un altro atto processuale, possa ritenersi legittima.
Nelle specie la ricorrente Agenzia delle Entrate lamentava la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 n. 4 c.p.c., degli artt. 36 - D.Lgs. n. 546/92, 132 co. 2, n. 4 e 112 c.p.c., stante la motivazione del tutto apparente della decisione impugnata.
Di fatto, i giudici di seconde cure, nel confermare la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso del contribuente per difetto di motivazione dell'atto impugnato, hanno statuito che "sussiste il difetto di motivazione dell'atto impositivo proposto dalla Società in prime cure e ribadito nel presente grado (con implicito ma ovvio riferimento all'art. 346 c.p.c.), giusta la comparsa trascritta".
In altre parole, la C.T.R. ha condiviso la doglianza del "difetto di motivazione" lamentata dal ricorrente in primo grado e nelle controdeduzioni in appello, facendo tuttavia rimando, in toto, proprio a queste ultime.
I giudici di legittimità investiti della questione, richiamando consolidata giurisprudenza, accolgono il ricorso dell'Ufficio poichè la sentenza in oggetto risulta completamente priva del thema decidendum e delle ragioni poste a fondamento della decisione.
In particolare, si legge: «...in tema di processo tributario, è nulla, per violazione degli artt. 36 e 61 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nonché dell'art. 118 disp. att. cod. proc. civ., la sentenza della commissione tributaria regionale completamente carente dell'illustrazione delle critiche mosse dall'appellante alla statuizione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle e che si sia limitata a motivare "per relationem" alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, atteso che, in tal modo, resta impossibile l'individuazione del "thema decidendum" e delle ragioni poste a fondamento del dispositivo e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell'infondatezza dei motivi di gravame».
Tuttavia, i Supremi giudici ribadiscono l'ammissibilità della motivazione "per relationem", «purché il rinvio venga operato in modo tale da rendere possibile ed agevole il controllo della motivazione, essendo necessario che si dia conto delle argomentazioni delle parti e dell'identità di tali argomentazioni con quelle esaminate nella pronuncia oggetto del rinvio» e, richiamando la pronuncia delle Sezioni Unite n. 642 del 2015, hanno chiarito che « .... nel processo civile ed in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), senza niente aggiungervi, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all'organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che, in base alle disposizioni costituzionali e processuali, tale tecnica di redazione non può ritenersi, di per sé, sintomatica di un difetto d'imparzialità del giudice, al quale non è imposta l'originalità né dei contenuti né delle modalità espositive, tanto più che la validità degli atti processuali si pone su un piano diverso rispetto alla valutazione professionale o disciplinare del magistrato».
In conclusione, sebbene sia ammessa una pronuncia motivata per "relationem", tuttavia, il richiamo agli elementi essenziali della motivazione della sentenza di primo grado o di un atto di parte, non si deve limitare tout court a farli propri, ma deve confutare le censure contro di essi formulate con i motivi di gravame, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti chiaro e corretto.

References: sentenza 
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 art. 360
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