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Timestamp: 2020-08-11 17:11:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 198 del 05/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 198 del 05/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 05/01/2011, (ud. 24/11/2010, dep. 05/01/2011), n.198
sul ricorso 1566-2006 proposto da:
M.A., nella qualità di tutrice della interdetta
giudiziale M.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
A. BAIAMONTI 2, presso lo studio dell’avvocato BLASI PAOLO, che la
avverso la sentenza n. 6906/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 14/01/2005 r.g.n. 7947/03;
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Roma, accogliendo, in riforma della decisione di primo grado, la domanda di M.A., ha dichiarato illegittima la richiesta di restituzione di somme rivoltale dall’INPS a titolo di prestazioni pensionistiche indebitamente percepite, sul rilievo che il provvedimento emesso dall’ente in via amministrativa non consentiva in alcun modo di individuare gli estremi dell’obbligazione restitutoria e che neppure in corso di giudizio l’INPS aveva fornito indicazioni idonee ad evidenziare gli elementi costitutivi della sua pretesa.
Per la cassazione di questa sentenza l’INPS ha proposto ricorso fondato su un unico motivo. Resiste l’assicurata con controricorso.
1. Nell’unico motivo, con deduzione di violazione ed errata applicazione dell’art. 2697 c.c. nonchè di vizio di motivazione, l’INPS censura la sentenza impugnata per aver ritenuto la genericità della richiesta restitutoria elemento idoneo a rovesciare il principio dell’onere della prova, erroneamente non considerando che, nelle azioni, come quella di specie, volte all’accertamento negativo della sussistenza del debito pensionistico, grava sul soggetto che tale azione ha promosso fornire la prova del possesso dei requisiti cui la legge riconnette il riconoscimento del diritto alla prestazione.
3. Premette la Corte che la questione relativa all’onere probatorio nel giudizio promosso dall’assicurato nei confronti dell’ente previdenziale per contrastare la pretesa di quest’ultimo alla restituzione di somme erogate a titolo pensionistico è stata recentemente decisa dalle Sezioni unite con la sentenza n. 18046 del 2010, che ha composto il contrasto di giurisprudenza sorto al riguardo nella Sezione lavoro, nei sensi di cui al seguente principio di diritto: “In tema di indebito, anche previdenziale, ove l’accipiens chieda l’accertamento negativo della sussistenza del suo obbligo di restituire quanto percepito, egli deduce necessariamente in giudizio il diritto alla prestazione già ricevuta, ossia un titolo che consenta di qualificare come adempimento quanto corrispostogli dal convenuto, sicchè egli ha l’onere di provare i fatti costitutivi di tale diritto”.
4. Ritiene, tuttavia, che in tanto il suddetto principio, pur condivisibile e, peraltro, condiviso anche dalla sentenza impugnata – trovi applicazione in quanto, come correttamente rileva la Corte d’appello, nel provvedimento di recupero emesso in via amministrativa dall’ente previdenziale siano richiamati i tratti essenziali della richiesta di restituzione, quali gli estremi del pagamento e l’indicazione, sia pure sintetica, delle ragioni che non legittimerebbero la corresponsione delle somme erogate. in modo da consentire al pensionato, presunto debitore, di effettuare il necessario controllo sulla sua correttezza.
5. Nella specie la sentenza impugnata ha accertato che del tutto incomprensibili erano le ragioni della pretesa restitutoria, non emergendo dalla richiesta dell’INPS indicazioni adeguate a porre in grado la pensionata di verificare se si trattasse di un trattamento attribuito sine titulo ovvero di una erogazione conseguente a un calcolo errato da parte dell’ente, stante, al riguardo, la mancanza di dati e parametri contabili chiari e inequivoci.
6. L’accertamento in parola, doveroso per il giudice rispondendo a imprescindibili esigenze di garanzia del destinatario dell’atto di soppressione (ovvero di riduzione) del trattamento pensionistico in godimento, non è contestato nel suo contenuto dall’Istituto ricorrente, che si limita in questa sede a sostenere la tesi per cui anche la (eventuale) assoluta genericità della contestazione di indebito non esonera il pensionato dall’onere di fornire la prova del diritto alla prestazione, de quale rivendica in giudizio la titolarità.
8. Si compensano tra le parti le spese del presente giudizio in ragione dell’esito complessivo della lite.
La Corte rigetta il ricorso; compensa fra le parti le spese del giudizio di cassazione.

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