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Timestamp: 2019-08-20 12:11:00+00:00

Document:
Nel procedimento C‑677/15 P,
1 Con la sua impugnazione, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 7 ottobre 2015, European Dynamics Luxembourg e a./UAMI (T‑299/11; in prosieguo: la «sentenza impugnata», EU:T:2015:757), con la quale quest’ultimo:
22 L’EUIPO sostiene che il Tribunale ha commesso un errore di diritto ritenendo che l’asserita introduzione di nuovi fattori di ponderazione per quanto riguarda il primo criterio di aggiudicazione abbia portato al mancato rispetto dei principi di pari opportunità e di trasparenza. Esso afferma che il Tribunale ha erroneamente dichiarato che la decisione controversa viola tali principi in quanto la valutazione dell’offerta di European Dynamics Luxembourg, per quanto riguarda il primo criterio di aggiudicazione, è stata effettuata alla luce di fattori di ponderazione di sottocriteri nell’ambito di detto criterio che non emergono dal capitolato d’oneri e che non sono stati comunicati agli offerenti. Ad avviso dell’EUIPO, la valutazione compiuta al punto 53 della sentenza impugnata, che individua un «nesso di causalità automatico» tra l’introduzione di tali fattori di ponderazione e la violazione dei suddetti principi si basa su un’interpretazione erronea della giurisprudenza della Corte e oltretutto non risulta essere sufficientemente motivata. In particolare, a tal riguardo, l’EUIPO fa riferimento alla sentenza del 24 novembre 2005, ATI EAC e Viaggi di Maio e a. (C‑331/04, EU:C:2005:718).
28 Orbene, con i suoi argomenti, di cui European Dynamics Luxembourg e a. deducono l’irricevibilità, l’EUIPO contesta, in diritto, la fondatezza della soluzione adottata dal Tribunale (v., in tal senso, sentenza del 29 novembre 2007, Stadtwerke Schwäbisch Hall e a./Commissione, C‑176/06 P, non pubblicata, EU:C:2007:730, punto 17).
31 Certamente, i principi di parità di trattamento e di trasparenza delle procedure di aggiudicazione implicano che l’amministrazione aggiudicatrice ha l’obbligo di attenersi alla stessa interpretazione dei criteri di aggiudicazione durante tutta la procedura (sentenze del 18 ottobre 2001, SIAC Construction, C‑19/00, EU:C:2001:553, punto 43, nonché del 18 novembre 2010, Commissione/Irlanda, C‑226/09, EU:C:2010:697, punto 59 e giurisprudenza ivi citata).
32 Così, un’amministrazione aggiudicatrice non può applicare regole di ponderazione o sottocriteri per i criteri di aggiudicazione che non abbia preventivamente portato a conoscenza degli offerenti (sentenza del 24 gennaio 2008, Lianakis e a., C‑532/06, EU:C:2008:40, punto 38).
33 Nondimeno, un’amministrazione aggiudicatrice può determinare, dopo la scadenza del termine di presentazione delle offerte, coefficienti di ponderazione dei sottocriteri corrispondenti sostanzialmente ai criteri previamente resi noti agli offerenti. Tale determinazione ex post deve tuttavia soddisfare tre condizioni, ossia, essa non deve, in primo luogo, modificare i criteri di aggiudicazione dell’appalto definiti nel capitolato d’oneri o nel bando di gara, in secondo luogo, contenere elementi che, se fossero stati noti al momento della preparazione delle offerte, avrebbero potuto influenzare tale preparazione e, in terzo luogo, essere stata adottata senza tener conto di elementi che possano avere un effetto discriminatorio nei confronti di uno degli offerenti (v., in tal senso, sentenze del 24 novembre 2005, ATI EAC e Viaggi di Maio e a., C‑331/04, EU:C:2005:718, punto 32; del 21 luglio 2011, Evropaïki Dynamiki/EMSA, C‑252/10 P, non pubblicata, EU:C:2011:512, punti 32 e 33, nonché del 14 luglio 2016, TNS Dimarso, C‑6/15, EU:C:2016:555, punto 26).
36 Poiché il motivo indicato al punto 53 della sentenza impugnata è viziato da un errore di diritto, si deve rilevare che, di conseguenza, come indicato dall’avvocato generale al paragrafo 49 delle sue conclusioni, la sentenza impugnata è altresì viziata da un altro errore di diritto, in quanto il Tribunale, nell’accogliere la nona censura della prima parte del terzo motivo di ricorso in primo grado, ha accertato un errore manifesto di valutazione rispetto al primo criterio di aggiudicazione di cui trattasi. Infatti, non potendosi fondare su tale motivo, i punti 91 e 96 di tale sentenza sono privi di motivazione. Orbene, una tale carenza di motivazione costituisce un motivo di ordine pubblico che occorre sollevare d’ufficio (v., in tal senso, sentenza dell’11 aprile 2013, Mindo/Commissione, C‑652/11 P, EU:C:2013:229, punto 30 e giurisprudenza ivi citata).
43 Da un lato, l’EUIPO deduce che, ove il Tribunale accerti una carenza di motivazione che inficia una decisione di aggiudicazione, tale decisione può essere annullata per detto motivo solo qualora gli altri elementi della decisione stessa, che non sono viziati da una simile irregolarità, non siano sufficienti a giustificarla (sentenza del 10 aprile 2014, Evropaïki Dynamiki/Commissione, T‑340/09, non pubblicata, EU:T:2014:208, punti 115 e 116). Ad avviso dell’EUIPO, l’impostazione accolta in tale sentenza dovrebbe essere applicata per analogia qualora il Tribunale accertasse un errore manifesto di valutazione che inficia una decisione di aggiudicazione.
44 Dall’altro, l’EUIPO afferma che qualora il punteggio assegnato a un’offerta in base a un determinato criterio di aggiudicazione sia fondato su vari commenti negativi, tra i quali uno o più sono viziati da un errore manifesto di valutazione, tale punteggio, nonché la valutazione soggiacente, non sono inficiati da un errore siffatto se il punteggio in parola si basa altresì su commenti scevri da errori manifesti di valutazione (sentenza del 26 settembre 2014, Evropaïki Dynamiki/Commissione, T‑498/11, non pubblicata, EU:T:2014:831, punti 196 e 197).
50 In un’ipotesi siffatta, i motivi basati su tali irregolarità sono inconferenti (v., per analogia, sentenze del 12 luglio 2001, Commissione e Francia/TF1, C‑302/99 P e C‑308/99 P, EU:C:2001:408, punto 27, nonché del 26 aprile 2007, Alcon/UAMI, C‑412/05 P, EU:C:2007:252, punto 41).
55 Con la prima parte di tale motivo l’EUIPO afferma che il Tribunale ha travisato la portata dell’obbligo di motivazione gravante sull’amministrazione aggiudicatrice ai sensi dell’articolo 100, paragrafo 2, del regolamento finanziario. Esaminando separatamente ciascuno dei commenti del comitato di valutazione e ignorando, nel contempo, il più ampio contesto della valutazione di cui fanno parte, il Tribunale avrebbe attribuito a tale obbligo un contenuto più rigoroso rispetto a quello enunciato dalla Corte al punto 21 della sentenza del 4 ottobre 2012, Evropaïki Dynamiki/Commissione (C‑629/11 P, non pubblicata, EU:C:2012:617), sentenza menzionata al punto 129 della sentenza impugnata. Secondo tale giurisprudenza, l’amministrazione aggiudicatrice non è tenuta a fornire all’offerente escluso una sintesi minuziosa del modo in cui è stato preso in considerazione ogni dettaglio della sua offerta, né un’analisi comparativa minuziosa dell’offerta di quest’ultimo e dell’offerta prescelta.
57 Per quanto riguarda la prima parte del terzo motivo d’impugnazione, si deve esaminare se, con i motivi indicati rispettivamente ai punti da 81 a 86, da 87 a 89 e da 90 a 95 della sentenza impugnata, il Tribunale non abbia applicato requisiti più rigorosi rispetto a quelli che discendono dalla sentenza del 4 ottobre 2012, Evropaïki Dynamiki/Commissione (C‑629/11 P, non pubblicata, EU:C:2012:617).
59 Inoltre, la motivazione richiesta dall’articolo 296, secondo comma, TFUE, deve essere valutata in funzione delle circostanze del caso di specie, in particolare del contenuto dell’atto e della natura dei motivi invocati. La motivazione non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto rilevanti, in quanto per accertare se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui all’articolo 296 TFUE occorre far riferimento non solo al tenore di tale atto, ma anche al suo contesto e al complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia interessata (v., in tal senso, sentenza del 12 settembre 2017, Anagnostakis/Commissione, C‑589/15 P, EU:C:2017:663, punto 29 e giurisprudenza ivi citata).
99 A tal riguardo, occorre rammentare che, in forza di una costante giurisprudenza della Corte, il sorgere della responsabilità extracontrattuale dell’EUIPO è subordinata alla compresenza di un insieme di condizioni, ossia l’illiceità del suo comportamento, la realtà del danno e la sussistenza di un nesso di causalità fra l’asserito comportamento e il danno lamentato (v., in tal senso, sentenza del 10 luglio 2014, Nikolaou/Corte dei conti, C‑220/13 P, EU:C:2014:2057, punto 52 e giurisprudenza ivi citata). Parimenti, dalla giurisprudenza della Corte emerge che, affinché possa sorgere la responsabilità extracontrattuale dell’Unione, il danno deve essere reale e certo e derivare in maniera sufficientemente diretta dal comportamento illegittimo delle istituzioni (sentenza del 30 maggio 2017, Safa Nicu Sepahan/Consiglio, C‑45/15 P, EU:C:2017:402, punto 61 e giurisprudenza ivi citata).
100 In ogni caso, secondo la giurisprudenza costante della Corte, spetta alla parte che adduce la responsabilità extracontrattuale dell’Unione fornire prove concludenti tanto dell’esistenza quanto dell’entità del danno da essa fatto valere nonché dell’esistenza di un nesso sufficientemente diretto di causa-effetto tra il comportamento dell’istituzione in questione e il danno dedotto (sentenza del 30 maggio 2017, Safa Nicu Sepahan/Consiglio, C‑45/15 P, EU:C:2017:402, punto 62 e giurisprudenza ivi citata).
1) La sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 7 ottobre 2015, European Dynamics Luxembourg e a./UAMI (T‑299/11, EU:T:2015:757), è annullata nella parte in cui,
3) La domanda di risarcimento presentata da European Dynamics Luxembourg SA, da Evropaïki Dynamiki – Proigmena Systimata Tilepikoinonion Pliroforikis kai Tilematikis AE e da European Dynamics Belgium SA nella causa T‑299/11 è respinta.

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