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Timestamp: 2018-07-15 19:10:07+00:00

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Rifiuti: come avere lo sconto sulla tassa
Lo sai che? Rifiuti: come avere lo sconto sulla tassa
Emergenza rifiuti: possibile ottenere un taglio dell’imposta sulla spazzatura e pagare solo il 20% del dovuto se non c’è stato il servizio di raccolta.
In generale le tasse vanno pagate a prescindere dalla qualità del servizio reso dallo Stato o dagli enti locali. Si pagano le tasse che finiscono alla sanità anche se ci sono le liste d’attesa al pronto soccorso; si paga l’imposta sugli immobili anche se le strade per arrivare a casa non sono illuminate e sono piene di buche; si deve versare il canone Rai anche se la televisione non fa più i programmi di una volta. Questo principio però non vale però per l’imposta sui rifiuti, quella che oggi si chiama Tari. Quando infatti il servizio è inefficiente e l’ambiente attorno ai cassonetti è tutt’altro che pulito e igienico, o ci sono ostacoli ad una agevole fruizione del servizio di raccolta della spazzatura, la legge riconosce la possibilità di avere dei benefici fiscali. In altre parole è possibile avere lo sconto sulla tassa rifiuti. A ricordarlo sono diverse sentenze e, da ultimo, una pronuncia della Cassazione di questa mattina [1].
Oltre alle esenzioni sulla tassa rifiuti (di cui a breve parleremo) due sono, essenzialmente, i casi in cui si può godere di una riduzione sulla Tari:
in caso di cassonetto lontano dalla propria abitazione;
in caso di disservizi nel servizio di raccolta della spazzatura: la cosiddetta emergenza rifiuti, che ha spesso coinvolto molte città d’Italia, è una delle principali cause per ottenere uno sconto sulla Tari.
Vediamo singolarmente tutti i casi di esenzione e riduzione.
1 Riduzione della imposta sui rifiuti
1.1 Cassonetto della spazzatura distante da casa
1.2 Mancata raccolta della spazzatura
1.3 Grave violazione della disciplina
1.4 Sciopero
1.5 Sconto per compostaggio
1.6 Tessera a punti
1.7 Altri sconti sull’imposta rifiuti
1.8 Come ottenere lo sconto sull’imposta rifiuti
2 Esenzione dall’imposta sui rifiuti
2.1 Immobile non abitato
Riduzione della imposta sui rifiuti
Cassonetto della spazzatura distante da casa
A tutti piacerebbe avere il cassonetto della spazzatura sotto casa. Ma questo non è sempre possibile, specie nei quartieri particolarmente popolati dove, spesso, il punto di raccolta per diversi palazzi è unico e collocato in un posto centrale a tutti. Se però la propria zona non è servita da un cassonetto e questo dista diverse centinaia di metri, è possibile ottenere uno sconto. In base alla legge, infatti, quando il servizio di smaltimento dei rifiuti risulta inadeguato o carente, il contribuente ha diritto a una riduzione dell’importo da pagare fino al 60% (in pratica l’importo da pagare non può essere superiore al 40%). È proprio il caso di chi vive in un immobile distante dal servizio di raccolta di rifiuti. Sarà il regolamento del Comune a stabilire quale sia la distanza oltre la quale scatta la riduzione della Tari; quindi sarà bene leggerne il contenuto.
Mancata raccolta della spazzatura
Si ha invece diritto a una riduzione fino all’80% dell’imposta sui rifiuti (con pagamento del 20%) in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti: si pensi al caso di un Comune che sia in ritardo nel conferimento del mandato alla società di gestione di raccolta dei rifiuti o alle varie disfunzioni interne organizzative che abbiano procurato l’emergenza rifiuti.
Secondo la Cassazione, il grave e perdurante disservizio, anche se il Comune non ha alcuna colpa per il caos nella raccolta, consente di ottenere lo sconto in questione. Ciò che conta è infatti la disfunzione protratta nel tempo.
L’omissione nella raccolta dei rifiuti deve però aver generato una situazione di emergenza ambientale o un pericolo alla salute delle persone certificata dall’Asl.
Si tratta di un’evenienza tutt’altro che rara nelle nostre città, dove spesso si assiste a un vero e proprio collasso del sistema raccolta e gestione dei rifiuti, con accumulo di tonnellate di immondizia ai margini della strada, accanto ai cassonetti o vicino alle abitazioni dei contribuenti o, ancora, nelle zone verdi, provocando il proliferare di insetti, topi, esalazioni di cattivi odori e intollerabilità dell’aria, ecc.
Lo sconto sulla tassa rifiuti, in questo caso, non è un risarcimento né una sanzione nei confronti del Comune, ma serve solo a riequilibrare il rapporto fra la somma da pagare e i costi del servizio.
Per ottenere lo sconto sulla tassa rifiuti non è necessario provare di aver subito un effettivo danno alla salute o di essere rimasto con le finestre di casa chiuse per via della puzza; né bisogna munirsi di fotografie che ritraggono i topi presenti in strada o attorno all’edificio. Basta come detto una certificazione dell’Asl o di altre autorità sanitarie da cui si evince lo stato di pericolo – anche solo potenziale – per la salute pubblico. Insomma è sufficiente che servizio di raccolta della spazzatura non rispetti i basilari elementi che dovrebbero caratterizzarlo, anche per cause per le quali il Comune non ha alcuna colpa.
Grave violazione della disciplina
Stesso discorso per grave violazione della disciplina in materia di raccolta rifiuti. Si può ottenere anche qui una riduzione dell’80% con pagamento del residuo 20% dell’imposta sui rifiuti. Si pensi al caso in cui il servizio, benché effettuato, è stato svolto in modo non corretto (si pensi alla violazione della disciplina sulla raccolta differenziata) o non completo (come nel caso in cui la raccolta avvenga a singhiozzo). Anche questa ipotesi è tutt’altro che rara. Sono infatti assai frequenti sono i casi di violazione delle regole sulla raccolta differenziata da parte degli incaricati al servizio di raccolta dei sacchetti dell’immondizia, prima ancora che da parte dei cittadini.
L’ultimo caso in cui è possibile ottenere una riduzione dell’80% della Tari è l’interruzione del servizio di raccolta per scioperi o altri imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano causato una situazione dannosa o pericolosa per l’ambiente e le persone, riconosciuta – anche in questo caso – dall’autorità sanitaria.
Sconto per compostaggio
In alcuni Comuni è previsto uno sconto sull’imposta rifiuti fino a un massimo del 10& per chi ricicla gli scarti organici, facendo uso dei contenitori per la creazione del compost.
Altri Comuni rilasciano una tessera magnetica per la raccolta punti. Al raggiungimento di un determinato punteggio si può ottenere uno sconto sulla Tari. L’accredito dei punti avviene sulla base del comportamento virtuoso dell’utente nel momento in cui porta i propri rifiuti nei luoghi di riciclo comunali: i rifiuti vengono visionati e, a seconda del peso e del materiale conferito, viene assegnato un punteggio, caricato sulla tessera.
Altri sconti sull’imposta rifiuti
I regolamenti comunali possono prevedere ulteriori sconti e agevolazioni come nei seguenti casi:
Come ottenere lo sconto sull’imposta rifiuti
Non ci sono termini massimi per richiedere lo sconto sul pagamento della Tari. La domanda, che va inoltrata al Comune in carta libera, può essere presentata in qualsiasi momento a mani, con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata. È molto importante motivare adeguatamente la richiesta. Di solito è possibile scaricare sul sito del Comune l’apposito modulo.
Esenzione dall’imposta sui rifiuti
Dopo aver visto i casi di riduzione del pagamento, vediamo invece i casi di totale esenzione. L’imposta sui rifiuti non è dovuta nelle seguenti ipotesi:
parti del condominio non utilizzate in via esclusiva (come l’androne e le scale di un palazzo);
spazi scoperti, che sono pertinenza di un immobile soggetto all’imposta o viceversa a questo accessori, fatta eccezione per gli spazi scoperti operativi. Al contrario il posteggio coperto, posto sotto le fondamenta del palazzo, è soggetto a imposta.
Immobile non abitato
Spesso i contribuenti rivendicano il diritto a non pagare la spazzatura quando l’appartamento non è abitato, è sfitto o si tratta di casa vacanze che, durante il corso dell’anno, non viene utilizzata. Secondo però la Cassazione [2], per non pagare l’imposta sulla spazzatura non basta il semplice fatto che nell’immobile non vi siano occupanti o che non siano state attivate le utenze; bisogna, al contrario, che la non utilizzazione della casa sia indicata dal contribuente nella denuncia originaria o di variazione. «In base all’attuale normativa [3], la Tari è dovuta per il solo fatto della detenzione immobiliare, sicché le deroghe ammesse non operano per la mera situazione di fatto, ma soltanto ove questa sia indicata dal contribuente nella denuncia originaria o di variazione [4]». Del resto, la legge parla chiaro: la tassa sui rifiuti non è dovuta per le abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo a condizione che tale destinazione sia specificata nella denuncia originaria o di variazione indicando l’abitazione di residenza e l’abitazione principale e dichiarando espressamente di non voler cedere l’alloggio in locazione o in comodato. Risultato: la Tari è dovuta per il semplice fatto di essere proprietari dell’immobile a prescindere dall’uso che uno ne fa, a meno che – come detto – si informi il Comune del mancato utilizzo con una variazione adeguata che possa consentire l’esonero in presenza di unità immobiliari che non producono spazzatura.
[1] Cass. sent. n. 22531/17 del 27.09.17.
[2] Cass. ord. n. 15044/2017 del 16.06.2017.
[3] Art. 62, co. 2, dlgs n.507/1993.
[4] Cass. sent. n. 3772/2013.
Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 11 luglio – 27 settembre 2017, n. 22531
§ 1. La Hotel Britannique srl propone due articolati motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 246/52/12 dell’11 dicembre 2012 con la quale la commissione tributaria regionale della Campania, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di pagamento Tarsu 2008 notificatole, per conto del Comune di Napoli, dall’agente per la riscossione Equitalia Polis spa.
La commissione tributaria regionale, per quanto qui ancora rileva, ha ritenuto che: – l’applicazione regolamentare da parte del Comune di una tariffa Tarsu diversificata tra stabili alberghieri e case di civile abitazione fosse legittima ex articolo 65 D.Lgs. 507/93, stante la maggior produttività di rifiuti dei primi rispetto alle seconde; – non sussistesse il presupposto ex articolo 59 D.Lgs. 507/93 per la riduzione dell’imposta a causa delle note disfunzioni del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti nella città di Napoli, dovendosi in proposito escludere ogni responsabilità del Comune.
§ 2.1 Con il primo motivo di ricorso la società contribuente lamenta – ex art.360, 1 co. nn. 3 e 5 cod.proc.civ. – violazione e falsa applicazione degli articoli 65-68 d.lgs. 507/93, e 7 legge 212/00; nonché omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Per avere la commissione tributaria regionale erroneamente affermato la legittimità della previsione regolamentare di diversificazione tariffaria tra locali ad uso alberghiero e locali ad uso abitativo, in realtà accomunati dalla legge (art.68, 2 co. lett.c) D.Lgs. 507/93 cit). E, inoltre, per non aver rilevato che tale diversificazione non era assistita da adeguata motivazione, comportando inoltre l’applicazione agli alberghi di una tariffa superiore in misura di molto eccedente la maggior produzione di rifiuti asseritamente ad essi ascrivibile. Il che concretava altresì violazione del principio UE del “chi inquina paga’.
§ 2.2 Il motivo è infondato sotto tutti gli aspetti nei quali si articola.
Ricorre, in proposito, l’orientamento già manifestato da questa corte (Cass. 2202/11), secondo cui: “in tema di TARSU, la disciplina contenuta nel D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 sulla individuazione dei presupposti della tassa e sui criteri per la sua quantificazione non contrasta con il principio comunitario “chi inquina paga”, sia perché è consentita la quantificazione del costo di smaltimento sulla base della superficie dell’immobile posseduto, sia perché la detta disciplina non fa applicazione di regimi presuntivi che non consentano un’ampia prova contraria, ma contiene previsioni (v. art. 65 e 66) che commisurano la tassa ad una serie di presupposti variabili o a particolari condizioni”.
Tale pronuncia ha preso in esame, ritenendoli dirimenti in ordine all’esclusione della violazione del principio eurounitario del “chi inquina paga’, le sentenze CGUE 24.6.08 in causa C-188/07 e 16.7.09 in causa C-254/08 (quest’ultima, avente ad oggetto un rinvio pregiudiziale in una causa pendente dinanzi al TAR Campania, nella quale veniva contestata proprio la legittimità, per affermato contrasto con l’art. 15 della direttiva 2006/12/CE, della disciplina legislativa sulla Ta.r.s.u., nonché di norme di un regolamento comunale in base alle quali le imprese alberghiere sarebbero state tenute al versamento della tassa sui rifiuti in misura superiore ai privati).
Ebbene, nella valutazione di conformità della disciplina nazionale in materia rispetto al principio evincibile dall’art.15 lett. a), della direttiva 2006/12 (già desumibile dall’art.11 della direttiva 75/442), la CG ebbe ad affermare (come recepito da Cass. cit.), che: – “- è spesso difficile, persino oneroso, determinare il volume esatto di rifiuti urbani conferito da ciascun detentore; – in tali circostanze, ricorrere a criteri basati sulla capacità produttiva dei detentori, calcolata in funzione della superficie dei beni immobili che occupano, nonché della loro destinazione e/o sulla natura dei rifiuti prodotti può consentire di calcolare i costi dello smaltimento e ripartirli tra i vari detentori; – sotto tale profilo, la normativa nazionale che preveda, ai fini del finanziamento, una tassa calcolata in base ad una stima del volume dei rifiuti generato e non sulla base del quantitativo effettivamente prodotto non può essere considerata in contrasto con l’art. 15, lett. a), della direttiva 2006/12; – nella materia le autorità nazionali dispongono di un’ampia discrezionalità per quanto riguarda le modalità di calcolo della tassa; – per quanto riguarda la differenziazione tra categorie di detentori, la stessa deve ritenersi ammessa, purché non venga fatto carico ad alcuni di costi manifestamente non commisurati ai volumi o alla natura dei rifiuti da essi producibili”.
Sicché, in definitiva, “il metodo di calcolo basato sulla superficie di immobile posseduto non è, di per sé, contrario al principio ‘chi inquina paga’ recepito dall’art. 11 della direttiva 75/442. Il limite posto dalla Corte di Giustizia alla discrezionalità delle autorità nazionali costituisce attuazione del principio di proporzionalità, largamente applicato dalla giurisprudenza comunitaria in materia fiscale, secondo il quale non sono ammessi regimi d’imposizione i cui fatti costitutivi si fondano su presunzioni legali che non ammettono prova contraria. La Corte richiama, a titolo esemplificativo, la sentenza della Corte di Giustizia 17 luglio 1997 in causa C – 28/95, Leur Bloemr punti da 41 a 45”.
Questo indirizzo ha poi ottenuto ulteriori, ed anche recenti, conferme di legittimità, nel senso che: “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), l’art. 62, comma 1, del d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, pone a carico dei possessori di immobili una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti, sicché, ai fini dell’esenzione dalla tassazione prevista dal comma 2 del citato art. 62 per le aree inidonee alla produzione di rifiuti per loro natura o per il particolare uso, è onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o in quella di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità e provarle in giudizio in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione” (Cass. ord.19469/14; in termini, Cass. 3772/13); e che: “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare dell’esenzione prevista dall’art. 62, comma 3, del d.lgs. n. 507 del 1993, per quelle aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione, atteso che il principio, secondo il quale è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, non può operare con riferimento al diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile, costituendo l’esenzione, anche parziale, un’eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale” (Cass. ord.17622/16).
Su tale presupposto, va qui ribadito quanto già affermato anche in ordine allo specifico aspetto della legittimità della differenziazione tariffaria tra alberghi e case di civile abitazione; secondo cui, in tema di TARSU, “è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime. Infatti, la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal d.lgs. 5 febbraio 1997, n 22. Senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore” (Cass.nn.4797/14, 8336/15, 913/16 ord., ed altre).
Si tratta di principio in ordine al quale si è altresì aggiunto che gli “elementi di riscontro della legittimità della delibera non vanno, d’altronde, riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica” (Cass. ord. 11655/09; così Cass. ord.15861/11).
Rileva infine, a disattendere quanto affermato sul punto dalla società ricorrente, che: “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa di cui all’art. 65 del d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, poiché la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile ‘ex post’, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili” (Cass. n. 7044/14; così Cass. 22804/06).
§ 3.1 Con il secondo motivo di ricorso la società contribuente deduce – ex art.360, 1 co. nn. 3 e 5 cod.proc.civ. – violazione e falsa applicazione dell’articolo 59 d.lgs. 507/93, nonché omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Per non avere la commissione tributaria regionale riconosciuto il diritto alla riduzione del tributo (dovuto in misura non superiore al 40% della tariffa) in conseguenza delle notorie e protratte disfunzioni nella prestazione del servizio di raccolta dei rifiuti nella città di Napoli. Disfunzioni non derivanti da ‘imprevedibili impedimenti organizzativi’, né giustificabili alla luce del regolamento comunale per l’applicazione della Tarsu; secondo cui il diritto alla riduzione non potrebbe trovare riconoscimento qualora il disservizio fosse determinato “da situazioni emergenziali legate alla saturazione degli impianti terminali di conferimento dei rifiuti solidi urbani”. Disposizione, quest’ultima, suscettibile di disapplicazione, in quanto illegittima per contrasto con la disciplina statuale.
§ 3.2 II motivo è fondato nei limiti che seguono.
Il quarto comma dell’articolo 59 d.lgs. 507/93 stabilisce che: “se il servizio di raccolta, sebbene istituito e attivato, non si è svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione ovvero di esercizio dell’attività dell’utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento di cui al primo comma, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, da stabilire in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio di raccolta, il tributo è dovuto nella misura ridotta di cui al secondo periodo del comma 2” (cioè in misura non superiore al 40% della tariffa).
La riduzione tariffaria non opera, infatti, quale risarcimento del danno da mancata raccolta dei rifiuti né, men che meno, quale ‘sanzione’ per l’amministrazione comunale inadempiente; bensì al diverso fine di ripristinare – in costanza di una situazione patologica di grave disfunzione per difformità dalla disciplina regolamentare – un tendenziale equilibrio impositivo (entro la percentuale massima discrezionalmente individuata dal legislatore) tra l’ammontare della tassa comunque pretendibiie ed i costi generali del servizio nell’area municipale, ancorché significativamente alterato. Correlazione sulla quale si basa la Tarsu, senza con ciò contraddirne il carattere prettamente tributario (SSUU 14903/10; Cass.4283/10 ed altre), e non privatistico-sinallagmatico.
Obietta il Comune di Napoli, nel controricorso, che il requisito di imprevedibilità sarebbe nella specie evidente, posto che “l’intera materia e le connesse competenze decisionali erano in capo al commissario straordinario, articolazione della presidenza del Consiglio dei Ministri, e che il Comune di Napoli certamente non avrebbe potuto prevedere che gli impianti di raccolta RSU, di competenza del commissario straordinario, si sarebbero saturati a causa del mancato completamento del ciclo di lavorazione dei rifiuti alla termovalorizzazione”. Si tratta però, per le esposte considerazioni, di tesi difensiva non convincente; proprio perché a sua volta incentrata su un requisito – quello di ‘non-prevedibilità’ e ‘non-prevenibilità’ dell’evento costituito dalla protratta disfunzione – estraneo alla fattispecie che dà titolo alla riduzione della tassa. Tanto più considerato che quest’ultima viene introitata, pur in regime di commissariamento del servizio, dall’amministrazione comunale; e sul presupposto che il servizio venga effettivamente da questa erogato, salvo temporanee ed imprevedibili sospensioni, in conformità alle ordinarie modalità dettate dal regolamento di emanazione comunale. Sicché non si ritiene che il dato obiettivo della grave e protratta disfunzione possa impedire il diritto del contribuente alla riduzione della tassa sol perché, in ipotesi, ascrivibile ad un evento esterno all’ambito di organizzazione e controllo del Comune, ed invece rientrante nel governo di un’Autorità diversa; comunque del tutto estranea al rapporto giuridico tributario dedotto in giudizio.
La soluzione qui accolta non viene meno neanche alla luce dell’art.9 del Regolamento Tarsu del Comune di Napoli applicabile ratione temporis, secondo cui il diritto alla riduzione al 40 % della tariffa in ipotesi di grave violazione del Regolamento di Nettezza Urbana – tra le quali è espressamente previsto sia il ””mancato rispetto del limite minimo della capacità dei contenitori di oltre il 25%”; sia il “mancato rispetto della frequenza della raccolta, ove comporti l’impossibilità per gli utenti di usufruire dei contenitori per esaurimento della loro capacità ricettiva” – non sussiste allorquando la violazione sia determinata “da situazioni emergenziali legate alla saturazione degli impianti terminali di conferimento dei rifiuti solidi urbani”.
Essa introduce, infatti, una esimente incentrata sul carattere emergenziale della crisi di saturazione concernente la fase finale del ciclo di conferimento; e, con ciò, una causa di impossibilità oggettiva che renderebbe il disservizio non imputabile all’amministrazione comunale.
Così facendo, essa restringe le ipotesi di riduzione tariffaria così come disciplinate dalla legge nel cit.art.59 D.Lgs. 507/93; introducendo ex novo una causa di giustificazione della mancata prestazione del servizio pubblico, ovvero della grave violazione regolamentare, estranea tanto alla lettera quanto alla ratio della legge istitutiva del tributo, la quale – come detto -non ricollega affatto la riduzione di tariffa al perfezionarsi di una fattispecie di responsabilità in ordine alla quale possa in qualche modo rilevare l’esigibilità del comportamento omesso.
Ancorché la società ricorrente invochi la notorietà dell’ ’emergenza-rifiuti’ che ha colpito la città di Napoli, si ritiene che l’accoglimento dell’opposizione – vista la complessità e non uniforme manifestazione del fenomeno sul territorio – presupponga invece l’accertamento specifico (mirato sul periodo, sulla zona di ubicazione dell’hotel, sulla tipologia dei rifiuti conferiti e, in generale, su ogni altro elemento utile a verificare la ricorrenza in concreto della richiesta riduzione) della effettiva erogazione del servizio di raccolta rifiuti in grave difformità, come detto, dalle previsioni legislative e regolamentari. Accertamento che dovrà essere svolto – con onere probatorio a carico della società contribuente che invoca la riduzione – dal giudice di rinvio.
Al quale è dunque demandato di attenersi ai seguenti principi: a. il presupposto della riduzione della Tarsu ai sensi dell’art.59, co.4, D.Lgs. 507/93 non richiede che il grave e non temporaneo disservizio sia imputabile a responsabilità dell’amministrazione comunale o comunque a causa che, rientrando nella sua sfera di controllo ed organizzazione, sia da questa prevedibile o prevenibile; tale presupposto si identifica invece nel fatto obiettivo che il servizio di raccolta, istituito ed attivato: – non sia svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione o di esercizio dell’attività dell’utente; – ovvero, vi sia svolto in grave violazione delle prescrizioni del regolamento del servizio di nettezza urbana, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio stesso; b. va disapplicato, per contrasto con la disciplina primaria di cui al d.lgs. 507/93, il regolamento comunale che escluda o limiti il diritto alla riduzione Tarsu, subordinandone il riconoscimento ad elementi – quale quello della responsabilità dell’amministrazione comunale ovvero della prevedibilità o prevenibilità delle cause del disservizio – diversi ed ulteriori da quelli prescritti dall’art.59 cit.; c. pur nella notorietà del grave e perdurante disservizio nella raccolta e conferimento dei rifiuti che ha colpito la città di Napoli, la sussistenza del diritto alla riduzione Tarsu deve essere accertato dal giudice di merito – con onere della prova a carico del contribuente che tale diritto deduca – con riguardo alla specifica situazione del contribuente stesso; così quanto al periodo di imposizione; alla ubicazione della residenza o esercizio di attività; alla tipologia dei rifiuti e, più in generale, ad ogni altro elemento fattuale utile a verificare la ricorrenza, in concreto, di un disservizio del tipo previsto dall’art.59, co.4 cit..
– rigetta il primo motivo di ricorso;
– accoglie il secondo motivo di ricorso;
– cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione.

References: Cass. 
 Cass. 
 Art. 62
 Cass. 

§ 1
 sentenza 
 articolo 65
 articolo 59

§ 2
 art.360

§ 2
 art. 65
 CGUE 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 62
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

§ 3
 art.360

§ 3
 sentenza