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Timestamp: 2018-09-23 17:59:17+00:00

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 ottobre 2013, n. 24024. Per il combinato disposto degli artt. 2113 cod. civ. e 410, 411 cod. proc. civ., le rinunzie e transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione sindacale, non sono impugnabili ex art. 2113, commi 2 e 3, cod.civ., solo a condizione che l'assistenza prestata dai rappresentati sindacali sia stata effettiva, consentendo al lavoratore di sapere a quale diritto rinunzia ed in che misura, e, nel caso di transazione, a condizione che dall'atto si evinca la “res dubia” oggetto della lite (in atto o potenziale) e le “reciproche concessioni” in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell'art. 1965 c.c. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 ottobre 2013, n. 24024. Per il combinato disposto degli artt. 2113 cod. civ. e 410, 411 cod. proc. civ., le rinunzie e transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione sindacale, non sono impugnabili ex art. 2113, commi 2 e 3, cod.civ., solo a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentati sindacali sia stata effettiva, consentendo al lavoratore di sapere a quale diritto rinunzia ed in che misura, e, nel caso di transazione, a condizione che dall’atto si evinca la “res dubia” oggetto della lite (in atto o potenziale) e le “reciproche concessioni” in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell’art. 1965 c.c.
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Sentenza 23 ottobre 2013, n. 24024
10. Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2113 c.c. e 411 c.p.c. Il quesito è il seguente: “se per potersi configurare una transazione sia necessaria la conoscenza ed il riferimento delle parti che sottoscrivono l’atto – e quindi del lavoratore – in ordine al rapporto di lavoro di cui si discute, ai diritti da dismettere, alla “res dubia” in contestazione tra le parti e necessiti altresì l’elemento della reciprocità delle concessioni, nonché se tali elementi debbano risultare espressamente nell’atto di transazione; quindi per l’effetto se debbano ritenersi sottratte al regime di non impugnabilità le conciliazioni sottoscritte in sede sindacale nel caso di specie, qualora prive di tali elementi”.
11. Con il secondo motivo si denunzia violazione dei medesimi articoli di legge in relazione alla mancata assistenza sindacale avuta nel caso concreto. Nel quesito si chiede se ai fini della legittimità della conciliazione “debba essere intervenuto alla stipulazione un rappresentante sindacale munito di specifico mandato a transigere la controversia debitamente sottoscritto dal lavoratore, ovvero se dall’atto di conciliazione debba comunque risultare che il rappresentante sindacale abbia esaurientemente illustrato tutti i necessari elementi al lavoratore affinché questi abbia consapevolmente ridisposto dei propri diritti e se in mancanza, come nel caso dei verbali sottoscritti dalle ricorrenti, debbano ritenersi sottratte al regime di non impugnabilità di cui all’art. 2113, quarto comma, c.c. le conciliazioni sottoscritte in sede sindacale che siano prive di tali requisiti”.
14. La Corte d’appello ha riformato la decisione favorevole alle tesi delle lavoratrici del Tribunale, ritenendo che la conciliazione sottoscritta dalle parti non fosse impugnabile. Nella brevissima motivazione la Corte sostiene questa tesi affermando: “con le conciliazioni le parti appellate hanno in definitiva esclusa la ricorrenza di ogni ipotesi di subordinazione “inter partes” e quindi hanno esclusa ogni pretesa economica a qualsiasi titolo risalente alla subordinazione”. La Corte aggiunge poi che “si trattò di una conciliazione effettiva, con assistenza delle lavoratrici curata dall’avv.sa Sonia Francese e anche con l’attività preventiva dei conciliatori, che hanno avvertito le parti circa gli effetti propri della conciliazione in sede sindacale”. La Corte afferma infine che la “sussistenza di una “res dubia” è fuori discussione, in relazione alla controversa sussistenza di un rapporto oneroso o non e, nel primo caso, di un rapporto di lavoro autonomo o subordinato”.
18.Tale valutazione si basa però su di una motivazione esigua da cui si desume che la Corte non ha verificato la effettività della assistenza sindacale (richiesta costantemente dalla giurisprudenza, cfr. in ‘particolare, Cass. 22 maggio 2008, n. 13217), limitandosi a due affermazioni, entrambe non decisive: la conciliazione in sede sindacale sarebbe avvenuta con l’assistenza di un avvocato e i conciliatori avrebbero avvertito le parti circa gli effetti propri della conciliazione ai sensi degli artt. 2113 c.c. e 411 c.p.c.. La prima considerazione è ultronea rispetto ai requisiti di una conciliazione in sede sindacale, la seconda è inadeguata e tautologica perché risolve l’assistenza nell’indicazione dell’effetto della non impugnabilità dell’atto transattivo, senza considerare che l’assistenza sindacale deve permettere al lavoratore di comprendere a quali diritti rinunzia e in che misura.
19.Una carenza ancora più netta concerne l’analisi dei contenuti della conciliazione. La Corte ha presente che nel caso in esame il negozio conciliativo ha il contenuto di una transazione e quindi di un negozio con il quale le parti, per espressa definizione codicistica, pongono fine ad una lite già cominciata o potenziale, facendosi reciproche concessioni. Nel caso in esame si è omesso di verificare se e in cosa consistono le reciproche concessioni e, quanto alla “res dubia”, la si è risolta nel carattere subordinato o autonomo del rapporto, mentre dalla stessa sentenza si coglie la ben più vasta articolazione delle questioni in discussione e dei diritti controversi.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2013-11-29T19:04:22+00:0028 novembre 2013|Cassazione civile 2013, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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