Source: https://www.agorabrenna.it/chiesetta-cosi-non-va/
Timestamp: 2019-09-19 18:58:00+00:00

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Chiesetta: così non va! - AgoràBrenna
Posted on 16 Giugno 2018 16 Giugno 2018 by Fiorenzo Consonni
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Chiesetta: così dovrebbe essere. →
3 thoughts on “Chiesetta: così non va!”
Fabrizio Proserpio 16 Giugno 2018
Questi “disastri” che tu denunci quali sarebbero?
L’intervento, fatto dagli amici della Chiesetta, non ha interessato ne sfiorato la Chiesetta, monumento artistico vincolato, ma l’area circostante.
Avendo constatato che lo scarico dei canali finiva direttamente nel terreno vicino alle pareti della Chiesetta, si è deciso di intervenire, per spostare l’acqua piovana più lontano.Si è informata la proprietà (parrocchia), e si è chiesto al tecnico comunale quale richiesta andava fatta, la risposta: nessun permesso. Quindi si è intervenuti con l’aiuto di un muratore “competente” , e si è fatto un intervento che non va ad impattare negativamente in nessuna maniera, rispetto alla situazione precedente, (ovviamente i tubi arancioni in uscita dal terreno sono stati tinti del colore dei canali).
Riguardo le altre cose che denunci: mattoni che si sgretolano, intonaco che si stacca, quelli si che sono interventi che riguardano il monumento, quindi possono essere fatti con il benestare della sovrintendenza, ne abbiamo portato a conoscenza la proprietà, che ha invitato il Sig. Maggioni (autore dei restauri nella chiesa Parrocchiale) a vedere la situazione. Il Maggioni è venuto ed ha constatato le cose che hai detto, quindi farà un ulteriore sopralluogo per fare una relazione da presentare in sovrintendenza.
Riguardo la porta di ingresso non sono tutti del tuo parere riguardo le sue condizioni, comunque abbiamo chiesto di fare venire a vederla alla persona che ha realizzato il restauro del portone della Chiesa Parrocchiale, siamo in attesa del suo arrivo e del suo parere.
Ti ringrazio del tuo interesse e la tua disponibilità verso la Chiesetta, se c’è qualcosa che non và, come dici nel titolo del tuo intervento, vediamo di risolverlo insieme.
Proserpio Fabrizio
Presidente Associazione “Amici della Chiesetta di Sant’Adriano”
Fiorenzo Consonni 18 Giugno 2018
Ciao Fabrizio, ho letto la tua risposta sulla difensiva su Agorà. Mi ha fatto piacere sentirti e la tua disponibilita’ a chiarirci.
“Prima di tutto, prima di rispondere voglio esprimere la mia stima e la mia ammirazione per tutte la persone “disinteressate” che si impegnano e si danno da fare.” Mi sarei aspettato qualche dubbio, non tutta questa sicurezza.
Mi dispiace che avete cercato di giustificare un banale errore culturale, tecnico e normativo.
Secondo me la strada è questa: Per ogni problema, si sceglie la persona giusta e ogni problema lo si affronta con professionalita’.
Ci sono problemi di infiltrazione? Bene si studia l’umidita’ di risalita, da cosa è provocata, il grado di umidita’ che si è consolidato negli anni, i prodotti e le tecnologie per abbatterlo, si studiano i problemi di drenaggio, si verificano le pendenze e si fa una relazione. Si informa la proprieta’ e si chiede di intervenire. Si sollecita la Sovraintendenza e infine si procede.
Ma sempre ci vuole un documento di cui deve rimanere traccia.
A ma non importa se dopo un “impianto luci osceno” di qualche anno fa e “questo intervento insensato”,
volete in futuro continuare ad agire così, e magari ne siete orgogliosi, io personalmente che sulle procedure, sulle autorizzazioni sono puntiglioso sarebbe stato eticamente scorretto tacere.
In gioco non ci sono due pozzetti, (che in realta sono diventati una decina) ma la cultura, la salvaguardia, la tutela,
Una disciplina che da 50 anni si è consolidata nella cultura, nelle direttive, nelle prescrizioni e nella legislatura un modo inequivocabile di come salvaguardare il patrimonio artistico. (https://www.unirc.it/documentazione/materiale_didattico/597_2010_253_8833.pdf)
Tutela integrale senza nessun tipo di aggiunta e falsificazione, non solo del singolo edificio, ma di tutto l’intorno, di tutto il contesto per non perdere nessuna delle sue peculiarità
Purtroppo siamo invasi di una cultura tipicamente brianzola retrograda e disfattista, dal quale non riuscisamo a staccarci, (che ha partorito in passato molto spesso progetti invasivi o devastanti) che ha sempre visto la cultura come un imposizione per cui ad ogni vincolo bisognava mediare, che ad ogni ostacolo trovare la scappatoia, e cavalcare le eccezioni.
Si parlava già di girarci intorno alla chiesetta con una pavimentazione di allestire il prato davanti con un progetto articolato ecc.
Credimi sono solo devastazioni.
Il vero progetto che dobbiamo tutelare non è quello degli anni 80, che tanto bene ha fatto, con qualche eccezione, ma quello secolare di una chiesetta in mezzo al prato senza bisogno di aggiunte ne di raffazzonature, per secoli curata e preservata secondo il rispetto e il buon senso.
Prestarsi a questi giochi, fatti senza un tecnico abilitato ed esperto che si prende la responsabilità giuridica crea dei pericolosi precedenti, come una spirale la quale in futuro non sempre saprete gestire.
Se le opere fossero approvate e soprattutto a norma, ci si metterebbe al riparo da critiche e responsabilita’, che non ti appartengono.
La porta è compromessa. Ripeto e sottoscrivo: fino a qualche anno fa sarebbe bastato una mano di qualsiasi vernice impregnante. Il risultato sarebbe stato ottimale
Ora si dovra intervenire drasticamente incollando tutte le parti, sperando che si raddrizzino, stuccare, mettere i tasselli mancanti. Il risultato sara’ discreto, costoso, e non ottimale.
Rinnovo la mia stima a te e a tutti.
Io non voglio essere considerto un intruso, in realta’ speravo di aiutarvi , con entusiasmo e mettendoci tanto tempo e le mie modeste esperienze, contornato da persone simpatiche e volenterose. Di problemi come sai ne ho tirati fuori tanti, mi entusiasmava scoprire tante vicende storiche sepolte o dimenticate. Ma non voglio vivere in polemica e contrasto, non voglio di certo fare da maestro ne dare suggerimenti al vento. Mi piace l’orgoglio di proporre un progetto e l’umilta’ di raccogliere i suggerimenti di tutti. Cosi dovrebbe essere.
Art. 1 La nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica
isolata quanto l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà
particolare, di un’evoluzione significativa o di un avvenimento storico. (questa nozione si
applica non solo alle grandi opere ma anche alle opere modeste che, con il tempo,
abbiano acquistato un significato culturale. Art. 2 – La conservazione ed il restauro dei
monumenti costituiscono una disciplina che si vale di tutte le scienze e di tutte le tecniche
che possono contribuire allo studio ed alla salvaguardia del patrimonio monumentale.
Art. 3 La conservazione ed il restauro dei monumenti mirano a salvaguardare tanto l’opera
d’arte che la testimonianza storica.
Art. 5 La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in
funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile, ma non deve alterare la
distribuzione e l’aspetto dell’edificio. Gli adattamenti pretesi dalla evoluzione degli usi e dei
consumi devono dunque essere contenuti entro questi limiti.
Art. 6 La conservazione di un monumento implica quella della sua condizione ambientale.
Quando sussista un ambiente tradizionale, questo sarà conservato; verrà inoltre messa al
bando qualsiasi nuova costruzione, distruzione ed utilizzazione che possa alterare i
rapporti di volumi e colori.
Art. 7 Il monumento non può essere separato dalla storia della quale è testimone, né
dall’ambiente in cui si trova. Lo spostamento di una parte o di tutto il monumento non può
quindi essere accettato se non quando la sua salvaguardia lo esiga o quando ciò sia
significato da cause di eccezionale interesse nazionale o internazionale.
Art. 8 Gli elementi di scultura, di pittura o di decorazione che sono parte integrante del
monumento non possono essere separati da esso se non quando questo sia l’unico modo
atto ad assicurare la loro conservazione.
Art. 9 Il restauro è un processo che deve mantenere un carattere eccezionale. Il suo scopo
è di conservare e di rivelare i valori formali e storici del monumento e si fonda sul rispetto
della sostanza antica e delle documentazioni autentiche. Il restauro deve fermarsi dove ha
inizio l’ipotesi: sul piano della ricostruzione congetturale qualsiasi lavoro di completamento,
riconosciuto indispensabile per ragioni estetiche e tecniche, deve distinguersi dalla
progettazione architettonica e dovrà recare il segno della nostra epoca. Il restauro sarà
sempre preceduto e accompagnato da uno studio storico e archeologico del monumento.
Art. 10 Quando le tecniche tradizionali si rivelano inadeguate, il consolidamento di un
monumento può essere assicurato mediante l’ausilio di tutti i più moderni mezzi di struttura
e di conservazione, la cui efficienza sia stata dimostrata da dati scientifici e sia garantita
Art. 11 Nel restauro di un monumento sono da rispettare tutti i contributi che definiscono
l’attuale configurazione di un monumento, a qualunque epoca appartengano, in quanto
l’unità stilistica non è lo scopo di un restauro. Quando in un edificio si presentano
parecchie strutture sovrapposte, la liberazione di una struttura di epoca anteriore non si
giustifica che eccezionalmente, e a condizione che gli elementi rimossi siano di scarso
interesse, che la composizione architettonica rimessa in luce costituisca una
testimonianza di grande valore storico, archeologico o estetico, e che il suo stato di
conservazione sia ritenuto soddisfacente. Il giudizio sul valore degli elementi in questione
e la decisione circa le eliminazioni da eseguirsi non possono dipendere dal solo autore del
Art. 12 Gli elementi destinati a sostituire le parti mancanti devono integrarsi
armoniosamente nell’insieme, distinguendosi tuttavia dalle parti originali, affinché il
restauro non falsifichi il monumento, e risultino rispettate, sia l’istanza estetica che quella
Art. 13 Le aggiunte non possono essere tollerate se non rispettano tutte le parti
interessanti dell’edificio, il suo ambiente tradizionale, l’equilibrio del suo complesso ed i
rapporti con l’ambiente circostante.
Art. 14 Gli ambienti monumentali debbono essere l’oggetto di speciali cure, al fine di
salvaguardare la loro integrità ed assicurare il loro risanamento, la loro utilizzazione e
valorizzazione. 1 lavori di conservazione e di restauro che vi sono eseguiti devono ispirarsi
ai principi enunciati negli articoli precedenti.
Art. 15 I lavori di scavo sono da eseguire conformemente a norme scientifiche ed alla
“Raccomandazione che definisce i principi internazionali da applicare in materia di scavi
archeologici”, adottata dall’UNESCO nel 1956. Saranno assicurate l’utilizzazione delle
rovine e le misure necessarie alla conservazione ed alla stabile protezione delle opere
architettoniche e degli oggetti rinvenuti. Verranno inoltre prese tutte le iniziative che
possano facilitare la comprensione del monumento messo in luce, senza mai snaturare i
significati. È da escludersi “a priori” qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da
considerarsi accettabile solo l’anastilosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma
smembrate. Gli elementi di integrazione dovranno sempre essere riconoscibili, e limitati a
quel minimo che sarà necessario a garantire la conservazione del monumento e ristabilire
la continuità delle sue forme.
Art. 16 I lavori di conservazione, di restauro e di scavo saranno sempre accompagnati da
una rigorosa documentazione, con relazioni analitiche e critiche, illustrate da disegni e
fotografie. Tutte le fasi di lavoro di liberazione, come gli elementi tecnici e formali
identificati nel corso dei lavori, vi saranno inclusi. Tale documentazione sarà depositata in
pubblici archivi e verrà messa a disposizione degli studiosi. La sua pubblicazione è
vivamente raccomandabile.
Alcuni anni dopo, accompagnato da una circolare (n. 117 del 6 aprile 1972), veniva diffuso
il testo della Carta italiana del restauro, con una relazione introduttiva e quattro allegati
concernenti l’esecuzione di restauri archeologici, architettonici, pittorici e scultorei oltre che
la tutela dei centri storici. Nei dodici articoli della Carta, in cui si riconosce prevalente, pur
se non esclusiva, la mano di Cesare Brandi, sono dapprima definiti gli oggetti interessati
da azioni di salvaguardia e restauro: tali azioni si estendono dalle singole opere d’arte (art.
1) ai complessi di edifici d’interesse monumentale, storico o ambientale, ai centri storici,
alle collezioni artistiche, agli arredamenti, ai giardini, ai parchi (art. 2) e ai resti antichi
scoperti in ricerche terrestri e subacquee (art. 3). Con il termine “salvaguardia” viene
inteso l’insieme d’interventi conservativi attuabili non direttamente sull’opera; per “restauro”
s’intende invece “qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura
e a trasmettere al futuro le opere oggetto di tutela” (art. 4). Seguono, negli articoli 6 e 7,
indicazioni dettagliate sugli interventi “proibiti” per qualsiasi opera d’arte (completamenti in
stile, rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell’opera nel tempo, rimozioni o
ricollocazioni in luoghi diversi dagli originari, alterazioni delle condizioni accessorie,
alterazione o rimozione delle patine) e su quelli “ammessi” (aggiunte per ragioni statiche e
reintegrazione di piccole parti storicamente accertate, puliture, anastilosi, nuove
sistemazioni di opere, quando non esistano più o siano distrutti l’ambientamento o la
sistemazione tradizionale). A proposito di nuove tecniche e di materiali per il restauro, la
Carta ne ammette l’uso solo dietro autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione
(all’epoca ancora competente nel settore dei beni culturali), previo parere dell’Istituto
centrale del restauro (art. 9).

References: Art. 1
 Art. 2

Art. 3

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16