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Timestamp: 2020-03-29 07:58:16+00:00

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Il fronte laico contro le nozze gay »
Tra gli slogan che ho visto della manifestazione di ieri a Parigi (”Manif pour tous”, Manifestazione per tutti), quello che mi è piaciuto di più è “Un père, une mère, c’est élémentaire”.
Semplice ed efficace, perchè esprime il problema di oggi, cioè la difficoltà di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, ossia la imprescindibilità del padre e della madre per fare figli e per crescerli all’interno di una famiglia. Quello che si pensava essere una evidenza naturale, che non aveva bisogno di riflessione e spiegazione, oggi non è più così e diventa necessaria la lente critica del grande detective di Baker Street, n. 221B.
Questo articolo è stato pubblicato Monday, 14 January 2013 alle 20:48	e classificato in Matrimonio, Bioetica, Educazione, Omosessualità, Figli. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.
7 Commenti a “Elementare Watson!”
14 January 2013 alle 22:41
“la difficoltà di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti”. Vorrei rispondere con un’affermazione di Goethe: “Dico ego, tu dicis, sed denique dixit ille: dictaque post toties, nil nisi dicta vides.” (Io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello: dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto.) Credo che quest’affermazione basti a chiudere questo primo punto, sebbene solo momentaneamente. E Continua su questo filone asserendo: ” la imprescindibilità del padre e della madre per fare figli e per crescerli all’interno di una famiglia”, in base a cosa? La cassazione di recente ha dichiarato che non vi sono prove scientifiche a dimostrazione di questa asserzione. Per quanto riguarda quella che diremmo “morale”, non vedo prove concrete che dimostrino come un figlio cresciuto da due genitori dello stesso sesso possa venirne traviato o danneggiato, o almeno, non dispongo di documentazione a riguardo, lei sì? Poi continua “Quello che si pensava essere una evidenza naturale” sottolineo quel “pensava” perché molto rilevante secondo la mia opinione. Vogliamo forse dire che se si è sempre pensato a qualcosa, pur non disponendo di prove a sostegno di questa idea, si debba continuare ostinatamente a difenderla? Comprendo perfettamente come sia difficile cambiare marca di cereali dopo che per una vita se ne sono gustati degli altri, ma a proposito di questo vorrei citare George Eliot: “La vita si misura dalla rapidità del cambiamento, dalla successione delle influenze che modificano l’essere.” Non è forse vero? E poi ancora William Edwards Deming: “Le due principali regole che stanno alla base della vita stessa sono: 1) il cambiamento è inevitabile 2) tutti cercano di resistere al cambiamento.” Mi sembra che calzi perfettamente. Poi ancora, riferendosi all’abitudine, dice: “che non aveva bisogno di riflessione e spiegazione”; a maggior ragione sarà bene analizzare con l’intelletto una situazione o un’idea, se a questa non è mai stata data una reale spiegazione. Per fortuna conclude l’articolo con un divertente riferimento a Sherlock Holmes, incitando ad una sua ricerca sul caso. Ma non deleghi la ricerca solo a un personaggio dei romanzi, si ponga lei per primo in dubbio.
15 January 2013 alle 01:42
Provo ad ordinare e a replicare alle tue osservazioni.
1) Se ho capito bene la frase di Goethe, con lui vorresti sostenere che solo ciò che è detto è anche visto. E forse che ciò che è taciuto è invisibile. Ciò non toglie che vista oppure no, una cosa possa esistere lo stesso. Nel qual caso bisognerà tornare a dirla, per ritornare a vederla: l’umanità è costituita in maschio e femmina.
2) Sulla “imprescindibilità”. Avrai notato che la frase è divisibile in due parti, anche se preferisci interessarti solo alla seconda. La prima parte è cruciale: ogni nuovo nato è figlio di padre e madre. Almeno per ora. Ritengo che il volere un figlio a tutti i costi sia per un omosessuale la sconfitta della propria pretesa di sufficienza di una relazione affettiva che prevede, strutturalmente, alterità senza differenza. Chiedo poi perché mai, essendo imprescindibile (o neanche questo?) la differenza sessuale per la generazione, non lo debba essere per l’educazione (che non è solo fornire delle buone maniere) e la crescita. Affermarlo è svalutare in una famiglia l’apporto del coniuge. Se una donna, ad es., può fare le mie veci di padre, allora io non sono indispensabile. Ma non è difficile vedere che la supplenza reclama una titolarità.
L’adozione è dare una famiglia a un bambino non un bambino a una coppia (etero od omo che sia). Fornirgli pertanto quelle condizioni di stabilità, equilibrio, complementarietà che si ritrovano in una famiglia naturale, è cercare il suo bene. L’adozione non serve a dare un contentino a chi non può avere figli, in questo caso il figlio da soggetto titolare primario di diritti, da fine, diventa oggetto da usare per necessità e bisogni esterni a lui.
3) La sentenza della Cassazione, stando ad autorevoli commenti, era molto più semplice di quello che le si vuol fare dire. Tra un padre violento e una madre che nel frattempo si era accompagnata con un’altra donna è stato preferito, come ritengo giusto, di darla alla madre. Si è badato appunto al bene del figlio nella concreta situazione. La sentenza è generalizzabile perché riferita a un caso specifico e il parere della relatrice è una affermazione non di Dio in terra (ci vorrebbe un po’ più di laicità) ma di un giudice umano come me e te. Poiché la sentenza ci sarebbe stata anche senza quella opinione (essendo tra l’altro la conferma di una sentenza preesistente della Corte d’Appello), significa che è una pura opinione ininfluente.
Vedi: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/coppie_gay_cassazione_depotenzia_sentenza.aspx
4) Sulla positività del cambiamento. Bene, accettalo e cambia idea.
15 January 2013 alle 13:57
1) La sua affermazione è tautologica e utilizza uno stratagemma retorico già noto ad Aristotele, ovvero trae da una premessa di un certo tipo una conclusione di tutt’altro genere. Dice “una cosa possa esistere lo stesso” lasciando intendere una possibilità, ma non una certezza, dopo però utilizza la sua ipotesi come fondante concludendo: “nel qual caso bisognerà tornare a dirla”; logicamente niente di scorretto non mi fraintenda, ma a che pro tornare a dire qualcosa del quale non possiamo dimostrarne l’assoluta certezza? Ma di cosa si stata parlando? Dell’imprescindibilità del padre e della madre per crescere un figlio, cosa sulla quale, ne converrà, si può dibattere. Tuttavia conclude il primo punto con “l’umanità e costituita in maschio e femmina”, generalizzando il concetto o più propriamente spostando il baricentro della discussione, così da ottenere ragione. Ma non si sta parlando dell’esistenza di uomini e di donne, ma dell’importanza o meno di una coppia nella quale il sesso dei due individui coinvolti non sia il medesimo: tutt’altra faccenda.
2) Ho letto attentamente il testo e non credo di aver tralasciato nulla. Biologicamente due individui di sesso opposto possono procreare (purtroppo, non sempre) e due individui dello stesso sesso no. Benissimo, questo è chiaramente un vantaggio per le coppie “naturali” (tra virgolette perché non vorrei usasse questa parola contro il mio pensiero o per fini che non vuole sottintendere), e sono spinto di conseguenza a pensare che possa essere uno svantaggio per le coppie omosessuali. Appurato che l’adozione è concessa a coppie etero che non possono avere figli (e non sempre, talvolta è possibile adottare anche per chi teoricamente potrebbe procreare), e che si trovano dunque in una situazione di svantaggio, se consideriamo il mero accidente del “non poter procreare” ritengo che una coppia omosessuale debba godere degli stessi diritti. Si dovrà dunque dibattere se questo sia morale o no, se possa o no essere una cosa dannosa, etc. In questo ambito credo si tratti soprattutto di opinioni, e tuttavia suppongo (rimane una mia supposizione infondata per il momento) che una persona convinta dell’impossibilità di una coppia omosessuale di crescere un figlio ne esca sconfitta, poiché priva di reali argomentazioni. Non esistono forse cattivi ragazzi generati e cresciuti da coppie etero? E non esistono forse ottimi ragazzi cresciuti da un solo genitore, da uno zio, o addirittura da un nonno? I casi peculiari si possono trovare in ogni ambito. In seguito, dice: “Affermarlo è svalutare in una famiglia l’apporto del coniuge”, le chiedo, un coniuge non può essere anche dello stesso sesso? E allora, con questa premessa, mi sento di dire che certamente due persone sono meglio di una, come in ogni cosa, probabilmente anche nell’educazione. Ecco che poi afferma: “Se una donna, ad es., può fare le mie veci di padre, allora io non sono indispensabile”, ma cosa significa “fare le veci di padre”? Certo, se pensassimo al ruolo del pater familias romano o al padrone di casa borghese del 1800, forse me la sentirei di darle ragione, ma qui stiamo parlando semplicemente di due persone che si amano e vogliono convogliare il loro amore in un figlio, da crescere e inserire nel mondo. Onestamente non vedo cosa un padre possa dare in più a un figlio che la madre non possa dare, e vice versa. L’educazione sessuale? Come in tutte le cose ci sono estremismi: ci sono genitori etero che insegnano ai figli che gli omosessuali sono il male assoluto, e genitori omosessuali che possono insegnare ai figli il contrario, oppure no? Dopo, parlando dell’adozione, parla di stabilità, collegandola alla famiglia tradizionale. Forse sono io che non riesco a comprendere, come le due cosa debbano necessariamente stare insieme? Tradizionale non è sinonimo di giusto, né di equilibrio. In seguito, fa un’affermazione pericolosa:
“L’adozione non serve a dare un contentino a chi non può avere figli”, ora, chiunque potrebbe rendersi conto di quanto questa affermazione sia fuorviante. Sta forse dicendo che anche coppie etero che tuttavia non possono avere figli non dovrebbero godere di questo diritto? Io so che non lo pensa affatto, e se non lo pensa, dovrebbe specificare che secondo lei gli omosessuali vorrebbero un figlio solo come contentino, affermazione basata sul nulla e faziosa, basta tornare al discorso sull’educazione, parentesi da me aperta poc’anzi, per rendersene conto. A un ragazzo serve una buona famiglia, non una famiglia etero, che lo salvi da una vita di solitudine e gli doni dei valori, valori che acquistano più peso se donati da persone di sesso diverso.
3) Non sono al corrente degli “autorevoli commenti” ai quali lei si riferisce: l’avvenire? Giornale altamente fazioso e apertamente contro gli omosessuali. Ad ogni modo, non vorrei soffermarmi eccessivamente su questo, anche perché ancora una volta lei generalizza. Io ho scritto, cito: “non vi sono prove scientifiche”, ed è tutto ciò che volevo dire e intendere, ovvero che le affermazioni in merito all’educazione sono, ad oggi, mere supposizioni soggettive. Inoltre, vorrei aggiungere che nella sentenza 4184 si legge: “l’intrascrivibilità delle unioni omosessuali dipende non più dalla loro “inesistenza”, e neppure dalla loro invalidità, ma dalla loro inidoneità a produrre quali atti di matrimonio, appunto, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano”. Dunque, queste persone non esistono, o non abbastanza, dal punto di vista giuridico e non si può concedere loro l’adozione per questa semplice ragione. C’è ancora bisogno di chiedersi come mai le coppie omosessuali vogliano il matrimonio? Un’unione che li designi come famiglia sicuramente migliorerebbe il loro status sociale. Intanto il Parlamento Europeo si esprimeva a proposito di quei governi che “mettono in atto definizioni restrittive della definizione di ‘famiglia’ allo scopo di negare la protezione legale alle coppie dello stesso sesso e ai loro bambini”, articolo che il suo fazioso giornale: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/famiglia-in-olanda.aspx definisce con presuzione come “Spot”, connotandolo negativamente.
4) Io non sto imponendo nessuna idea, mi limito a chiedere infatti, con l’atteggiamento tipico di chi è pronto a mettersi in discussione, evidenze per le quali si dovrebbe appoggiare una “crociata” contro i matrimoni e le adozioni per le coppie omosessuali. Fino ad oggi sono solo incappato in opinioni facilmente contestabili e sterili discussioni, spero in futuro di ottenere ragione o perderla del tutto.
16 January 2013 alle 01:06
1) Tautologia? Ho semplicemente tentato di commentare la frase di Goethe da te riportata e che non so da dove presa e di cosa stesse discutendo. Messa così come l’hai riferita: “dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto”, sembra essere scritta da un guru del marketing. Ma le cose esistono anche senza la réclame. Sono infatti realista. Non è la nostra mente a creare la realtà e tantomeno il “si dice” sociale. Vero che il parlare di una cosa concorre a metterla in rilievo ma non a crearla. E vero anche, ed è il nostro caso, che la retorica può nascondere le cose dall’attenzione ma non le fa sparire. Si chiama neolingua il tentativo di deformare la realtà mediante deformazione del linguaggio. Nei paesi dove è stato introdotto il matrimonio gay si è passati subito a deformare il linguaggio: non più padre e madre ma genitore 1 o genitore 2 (Non temere, non è Avvenire: http://27esimaora.corriere.it/articolo/mamma-e-papa-no-genitore-1-e-2/). Operazione ideologica che veste la realtà con le parole, come si cercava di vestire il re nudo con le lenti dell’ideologia. Servono un padre e una madre per fare figli e sono il padre e la madre che in situazione normale lo crescono. Roba da bambini accorgersene e denunciarlo: il re è nudo.
2) Il non potere procreare per le coppie omosessuali non è semplicemente uno “svantaggio” ma una impossibilità strutturale. Questa è la maggiore confutazione della presunta sufficienza di alterità (personale) senza differenza (sessuale).
Dici di avere letto il mio testo ma sei stato troppo sbrigativo affermando di averlo fatto “attentamente”. Sostenendo ripetutamente che esiste un “diritto di adozione” riferito alla coppia, mostri di avere glissato su quanto ho scritto. Non c’è il diritto di adottare un bambino. Se ci fosse, potrei convenire con te che qualunque coppia o persona singola potrebbero reclamare l’attuazione di tale diritto senza distinzioni di sorta. Ma così non è. Il figlio non è una merce che serve a soddisfare i bisogni degli adulti. Dal Tribunale dei minori che spiega la legislazione in vigore: “L’adozione ha lo scopo di assicurare ad ogni bambino una famiglia: adottare non è, quindi, un diritto degli adulti, che semplicemente possono dichiararsi disponibili ad adottare un bambino e chiedono che ne sia accertata l’idoneità. L’istituto dell’adozione risponde, piuttosto, al diritto di ogni bambino di avere una famiglia” (http://www.tribunaledeiminori.it/adozione.php).
A questo riguardo è utile una precisazione. Nessuno sostiene che gli omosessuali non siano in grado di amare e di aiutare a crescere altre persone. Chiunque, come loro, lo puó fare: un padre vedovo, due zie, i nonni, una ragazza madre. Ci sono poi condizioni ancora più estreme che la letteratura (ispirata al sociale) racconta, per es. Tom Sawyer, Gavroche e il piccolo Greistoke che sono cresciuti in ambienti sfavorevoli come la strada e la giungla. Nel caso dell’adozione è giusto offrire al bambino in stato di abbandono non le situazioni di eccezioni, valide forse per tempi estremi, ma una famiglia la più naturale possibile.
Non sapere più riconoscere il ruolo paterno e materno in una famiglia, tanto da arrivare a dire che “Onestamente non vedo cosa un padre possa dare in più a un figlio che la madre non possa dare, e vice versa”, rivela pienamente il problema che il nostro tempo ha con il corpo, la natura e la differenza. Si sta entrando nell’era del “niente fatti ma solo interpretazioni” di Nietzsche (per questo è per me così pertinente il riferimento a Scherlock Holmes nel mio articolo, lui che grida: “Fatti, fatti, fatti. Come potrò fare mattoni senza l’argilla?”), faccenda che mostra quanto sia importante ragionare a partire dalla questione dell’omosessualità, che va quindi ben oltre la diatriba sui loro diritti negati o acquisiti. C’è ben altro in gioco. E se solo si avesse un pizzico di coraggio per vedere dove conduce questo nuovo idealismo ci si soffermerebbe a ragionare un pò di più. Intanto noto alcune incoerenze di questa diffusa mentalità: davanti si sbandiera il valore delle differenze e dietro ci si compiace della totale indistinzione; in superficie si esalta il corpo quando sotto sotto non conta nulla per l’identità personale; tutto un gran parlare di natura e filosofia naturale e poi la si riduce a gioco mentale, aprendo così la porta alle più radicali manipolazioni.
3) Avvenire fazioso… Io preferisco fare come mi hanno insegnato alle medie, leggere giornali di diversa tendenza per farmi un’idea più completa. I “liberi pensatori” che non perdono occasione di criticare la chiesa e il Papa quanto conoscono, per frequentazione diretta, i loro discorsi e la dottrina che sfottono?
In Europa è in atto una grande battaglia culturale che ha per oggetto quello che dicevo sopra. Con la risoluzione del parlamento europeo che citi al punto 3 si richiedono tra l’altro “quote rosa nei Cda”. Che confusione! Da una parte per legittimare il matrimonio omosessuale si rinchiude il mondo umano nell’indistinzione, dove essere maschio ed essere femmina sono indifferenti per il matrimonio e per l’adozione, dall’altro si reclama per il mondo femminile una salvaguardia non meritocratica ma burocratica. Cosa vuol dire? Che la donna esiste e che è diversa dall’uomo. E che questa differenza è importante per la vita politica e le rappresentanze decisionali. Ora, chiedo e sarebbe bello ricevere una risposta, perchè la contemporanea e complementare presenza delle donne e dei maschi è importante nei parlamenti e non nelle famiglie? Perchè nei parlamenti e nei Cda la differenza dei sessi non è surrogabile dall’altro sesso mentre nelle case sì? Perchè non ci si chiede anche qui: “non vedo cosa una donna parlamentare possa dare in più al Cda (o a qualsiasi altro Istituto) che un uomo parlamentare non possa dare, e vice versa”?
4) Il cambiamento. Tu con tante citazioni osannavi la positività del cambiamento e io ti ho perciò proposto di cambiare le tue idee. Perchè mai dovrei essere io a cambiarle e non proprio tu che tanto sai apprezzare il cambiamento? Non è poi vero che “non stai imponendo nessuna idea”. Il mondo culturale che stai convintamente appoggiando vorrebbe imporre alla società un modello alternativo di concezione dell’uomo della famiglia e dei figli. Imporlo inoltre offendendo e tacciando di omofobia ogni dissenso. Hai visto le Femen a San Pietro? “Shut up”, gridavano al Papa e alla chiesa, alla faccia del libero pensiero.
5) I dati. Reclami dati scientifici (quanto Ottocento positivista c’è in questa enfasi). Ma che dati vuoi? Se ti citassi studi saresti soddisfatto oppure li snobberesti con sufficienza? Io voglio far capire che è a priori comprensibile che la famiglia naturale è di un padre e di una madre e che scapoli od omosessuali possono diventare famiglia in questo senso pieno solo mediante escamotage. È a priori comprensibile che un padre e una madre, nella loro differenza psicologica, fisica, spirituale, portano ognuno alla famiglia qualcosa che l’altro sesso non può dare. Le quote rosa lo testimoniano. Ed è a priori comprensibile che se a chiedere in adozione dei figli sono migliaia di coppie sposate secondo legge e come Costituzione richiede, che sono in fila da tempo e che a volte sono costrette a rivolgersi all’estero, è il buon senso a dare a loro la priorità per l’adozione, invece che ad altre forme di convivenza o scapolaggio che, a diverso titolo, sono forme lontane dalla situazione di normalità con cui si concepisce un figlio: un padre e una madre.
I dati sono facilmente stiracchiabili a piacere. Leggo ad esempio che “i legislatori dell’Iowa utilizzarono uno studio che comprendeva solo cinque casi” per procedere all’Ok al matrimonio omosessuale. Cinque casi, ti sembra un report scientifico? Su internet qualcosa si trova, ma, ripeto, per me è una questione innanzitutto di “logica fenomenologica”, cioè di ragionamento che parte dall’osservazione della differenza sessuale.
- http://www.tempi.it/uno-studio-sui-figli-dei-gay-mette-in-crisi-lamerica-della-dellindifferenza-sessuale#axzz206bPleVH
- http://www.tempi.it/i-dati-sui-figli-dei-gay-sono-veri-non-dirlo-e-andare-contro-levidenza#.UPWiXYat3YW
- http://www.tempi.it/un-bimbo-cosa-rischia-se-affidato-a-una-coppia-gay-suicidio-e-malattie#.UPWiVoat3YV
6) Infine rilevo che ci sono omosessuali che con logica ineccepibile rifiutano e criticano la richiesta di matrimonio e adozione portate avanti dalle lobby Glbt o Lgbt (a seconda che si metta per primo la donna o l’uomo):
- http://www.tempi.it/sono-gay-francese-e-contro-le-lobby-non-voglio-ne-matrimonio-ne-ladozione-e-ora-provate-a-dire-che-sono-omofobo#.UPWvj4at3YU
- http://www.uccronline.it/2012/06/18/richard-waghorne-un-gay-contro-le-nozze-gay/
16 January 2013 alle 18:44
1) Ancora, affermando di essere realista, mette in relazione un dato di fatto, quello della differenza sessuale, con conseguenze e tesi assolutamente soggettive. Quella di “genitore 1″ e “genitore 2″ è una modifica a documenti civili e amministrativi, non credo che si voglia o verrà imposto l’obbligo forzato di chiamare i genitori “1″ e “2″, tra l’altro, se un paese accetta le unioni di fatto con conseguente cessioni di diritti, sarebbe scorretto anche linguisticamente scrivere “padre” e “madre”, laddove si parla di persone dello stesso sesso. Onestamente, credo che sia solo un polverone alzato per nulla dai media. Cosa c’entra vestire il re nudo? Qui non c’è niente di nudo, si tratta di buon senso, è vero, anche un bambino se ne accorgerebbe, si accorgerebbe che chiamare due uomini o due donne “mamma e papà” è sbagliato, e discriminatorio. Se diamo dei diritti a delle persone (volenti o nolenti) dobbiamo assumercene le conseguenze, e non credo che questa sia una conseguenza che vada a intaccare qualcosa di più di meri documenti, non credo che per strada un bambino spagnolo che dica “mamma” a sua madre venga arrestato o picchiato.
2) Quanto ho detto “diritto di adozione”, volevo utilizzare l’accezione per la quale una coppia etero può godere potenzialmente della possibilità (la vogliamo chiamare così?) di adottare. Poi dice: “Nel caso dell’adozione è giusto offrire al bambino in stato di abbandono non le situazioni di eccezioni, valide forse per tempi estremi, ma una famiglia la più naturale possibile.”
Che è ovviamente in contrasto con ciò che dice prima: “diritto di ogni bambino di avere una famiglia”. Se i bambini hanno diritto ad avere una famiglia, significa che lo scopo dell’adozione è mutare lo status di un bambino privo di spunti educativi e di riferimenti genitoriali, impegnandosi per donarglieli. Ora, se proprio lei dice che gli omosessuali non sono incapaci di amare, perché dovrebbero essere incapaci di fare i genitori? E chi lo dice che un bambino dato in adozione a una coppia omosessuale abbia qualcosa “in meno” di una famiglia “naturale”? Ancora una volta, mi chiedo se non sia troppo arduo per me comprenderlo. Dopo di che, e non vorrei offenderla, vaneggia appoggiandosi a Nietzche, affermando che tutto è relativo e non ci si basa sui fatti. Lancio una piccola provocazione, fuori luogo e facilmente confutabile, al solo scopo di aggiungere un pizzico di ironia a questa complessa diatriba: quando mai la religione si è basata sui fatti? Ma tornando a noi, lei dice
“Non sapere più riconoscere il ruolo paterno e materno in una famiglia”, ma mi chiedo, non è proprio l’assoluto connubio e parità all’interno di una coppia che crea la famiglia? Io credo che sia la perfetta armonia di due genitori a creare la famiglia ideale, e non una mera questione fisica, allora, se le cose stanno così (e non credo che voglia confutare anche questa affermazione), ne converrà che non v’è nessun male nella famiglia omosessuale. Poi, e le faccio un regalo dal punto di vista retorico con l’affermazione che sto per fare, dice: “E se solo si avesse un pizzico di coraggio per vedere dove conduce questo nuovo idealismo ci si soffermerebbe a ragionare un pò di più”, ma non dice a quale pericoloso baratro conduca questo atteggiamento che lei chiama, forse con un termine inappropriato, “idealismo”. Va da sé, che ogni questione va analizzata singolarmente, quindi la pregherei di non portare esempi estremamente nichilisti, banali, paradossali o fuoriluogo in questa sede. Ciò che segue è un florilegio di stupri dialettici e forzature logiche, che non vorrei dibattere hic et nunc, ma che mi vedo costretto a fare, per non dar l’impressione al lettore di aver tralasciato volutamente qualche cosa. Dice: “Intanto noto alcune incoerenze di questa diffusa mentalità”, quando non ha dichiarato apertamente a quale tipo di mentalità esattamente lei si riferisca. Segue: “davanti si sbandiera il valore delle differenze e dietro ci si compiace della totale indistinzione”. Innanzi tutto, non si “sbandiera il valore delle differenze”, ma si cerca di “Reddite quae sunt Caesaris Caesari”, per usare le parole di Gesù, “Date a Cesare ciò che é di Cesare”, in modo ironico (dico “ironico”, prevedendo che vorrà completare questa frase con la rimanente parte del detto); ovvero dare diritti a chi li merita, e accettare una situazione sociale, questo non significa esaltarla o sbandierarne il valore. Infine: “e dietro ci si compiace della totale indistinzione” non mi è chiaro cosa voglia dire esattamente in questo punto, se ciò che intende dire è che vogliamo parità di un qualcosa che qui chiamiamo diritti, per tutti, non la chiamerei “indistinzione”, ma “uguaglianza”. Certo, si tratta di un uguaglianza civile e non fisica, ma perché dovremmo confondere le due cose? Poi, afferma: “in superficie si esalta il corpo” e segue con: “quando sotto sotto non conta nulla per l’identità personale”. E sono felice che sia così, onestamente! Non vedo come estetica ed etica (alla fine, si tratta di identità personale) debbano seguire l’uno all’altro, se una velina è bella e carina, può anche essere maleducata. Non siamo più nella Grecia antica (forse è un male per certi versi) e non predichiamo più la kalokagathia. Infine, asserisce: “tutto un gran parlare di natura e filosofia naturale e poi la si riduce a gioco mentale, aprendo così la porta alle più radicali manipolazioni.” L’ipotesi è infaustamente errata, solo poche persone parlano di natura e filosofia, molti si basano proprio su quei fatti che lei tanto osanna, e nei fatti, le coppie omosessuali non credo possano nuocere a una comunità, né ai suoi “valori”. Quando parla di “radicali manipolazioni”, utilizza il suo espediente retorico preferito, e generalizza. Mi ripeto, anche se odio farlo: ogni caso va analizzato per se stesso, non si può paragonare un problema concreto a un’ipotesi con una reductio ad absurdum.
3) A tutti piace leggere più giornali, personalmente leggo “Il Corriere della Sera”, “Repubblica”, “Il Resto del Carlino”, e seguo Adnkronos. Rispetto ciò che non conosco, e infatti spero non si riferisse al sottoscritto dicendo “la dottrina che sfottono”. Tuttavia, pur rispettando qualcosa, bisognerà ammettere i meriti di chi li possiede. Si può dire che il più grande matematico del mondo abbia scoperto 900 formule nuove, ma se su una formula ha torto, è giusto riconoscerlo. Ancora una volta si rifugia dietro le parole, dicendo: “si rinchiude il mondo umano nell’indistinzione”, sarebbe opportuna dire: “si libera il mondo umano da vincoli sociali obsoleti” e infatti è proprio lei che dice che il re è nudo. Se il re è nudo, ci sono due possibilità: lasciare che vada in giro mendicando vestiti o donargliene come a tutti gli altri uomini. Io sono per la seconda opzione, non si può evitare o saltare a piè pari una situazione che va risolta. Il fatto che si reclamino maggiori diritti per le donne è una questione quasi essenzialmente storica (cosa dice la Bibbia dello status sociale delle donne?, d’accordo, sgradevole ad personam che si poteva evitare), questo non rientra affatto in una differenza fisica o simile. Lei chiede: “perchè la contemporanea e complementare presenza delle donne e dei maschi è importante nei parlamenti e non nelle famiglie?” Innanzi tutto il principio è proprio lo stesso: donne che vogliono più diritti, omosessuali che vogliono più diritti (per quanto credo che le donne nei paesi occidentali abbiamo ormai parità di diritto con gli uomini e la maggiore presenza di uomini all’interno delle istituzioni sia da imputare unicamente ai lasciti di un processo storico casualmente o volutamente sessista); in secondo luogo, non si tratta di svalutare la presenza di genitori di sesso opposto nella famiglia tradizionale, credo che lei abbia preso come un attacco personale quella che è solo la richiesta lecita di un gruppo di persone. Nessuno verrà alla sua porta a dire: “siete pessimi genitori in quanto etero”…
4) No, io non voglio imporre un’idea che, come lei erroneamente crede, muterebbe la concezione di famiglia, io con famiglia intendo un nucleo di persone costituito da genitori e figli, dove il ruolo dei primi è educare e inserire nel mondo i secondi, e il ruolo dei secondi rispettare e farsi guidare dai primi. Non vedo cosa cambierebbe. Tra l’altro, non credo di averla mai tacciata di omofobia, semmai è lei che taccia chi la pensa diversamente di superficialità. Cita le Femen, ma non esistono estremismi in tutti gli ambiti? E’ come dire: “quell’ebreo ha rubato un tozzo di pane, allora tutti meritano di morire di fame”, non credo abbia senso.
5) Vuole i dati e gli studi? Purtroppo non vi sono mai dati certi, ma posso dire:
- Abbie Goldberg, docente della facoltà di psicologia alla Clark University, scrive: “Lesbian and gay parents and their children”, dove afferma che in questo tipo di rapporto vi è molta più fluidità di quanta non ve ne sia in un rapporto etero, e dove asserisce che i figli non accennano ad avere problemi di genere (ad esempio, meglio etero o gay?)
- Mark Regnerus (citato anche in uno degli articoli da lei postati), in seguito a recenti indagini, ammette una lievissima superiorità nell’educazione da parte di genitori etero (forse si dispone di una maggiore quantità di dati?) ma negli stessi studi asserisce come non sia ancora dimostrato da nessuno uno svantaggio effettivo nell’avere genitori dello stesso sesso.
- Charlotte J. Patterson trae le sue conclusioni a sostegno della famiglia gay, ma ovviamente ha pochi dati, e viene tacciata di essere di parte.
- Victoria Clarke, un’altra docente, ancora a favore.
Non esistono abbastanza dati da ambe le parti, ma alla lettura della sezione di questa pagina wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/LGBT_parenting#Misrepresentation_of_research_by_opponents_of_LGBT_rights troverà smentite alcune delle tesi da lei sotenute o dei fraintendimenti commessi nell’analisi delle coppie omosessuali. Dice di partire dall’osservazione della differenza sessuale, e ancora una volta non comprendo perché un bambino cresciuto da due genitori di sesso opposto debba essere migliore.
6) Come in tutte le cose, c’è chi può non essere d’accordo. Qui espongo il mio punto di vista. Il fatto che un gay dica è sbagliato lo rende sbagliato? Se lei da cristiano cattolico mettesse in discussione un precetto della Bibbia, allora renderebbe questo precetto automaticamente errato?
P.S: non me ne abbia per questo dibattito, io lo trovo stimolante e interessante!
16 January 2013 alle 21:46
Se lei, come ho capito, è contrario al matrimonio gay in quanto questo garantisce, a due persone che non possono procreare, diritti civili dati da una società che non avrebbe una “continuazione” data da quelle due persone, allora, nemmeno alle persone sterili, o ancora più semplicemente, alle persone anziane, biologicamente non più in grado di avere figli, si dovrebbe concedere la possibilità di sposarsi, se si volesse essere completamente coerenti. Ammettendo che il matrimonio sia invece la formalizzazione di una relazione stabile tra due persone, dovrà essere per forza concesso anche alle coppie omosessuali. Per una questione di non-discriminazione (in parte) e comunque per una richiesta di una parte della “comunità” omosessuale (non avrei voluto definirla ‘comunità’ perché sa di settario, ma non ho trovato nulla di meglio), si è passati alla richiesta del diritto all’adozione. In questo caso la contestazione mossa viene dalla necessità di una figura di ‘padre’ e una di ‘madre’, ognuna delle quali porta un suo contributo all’educazione di un figlio. Personalmente vedo, innanzitutto, la richiesta come una richiesta di “diritto a un dovere”, che, se mossa consapevolmente, è comunque una presa di coscienza a proposito della posizione che assume nella società una coppia sposata. Che le due figure genitoriali diano un diverso apporto indispensabile è piuttosto in discussione, ma comunque si hanno delle situazioni di genitori single (a volte nemmeno genitori) che riescono a crescere i figli anche senza il contributo di una persona dell’altro sesso, come ha detto lei “una madre single, due zie, un nonno”. È un rapporto più instabile, quello tra un bambino e una delle figure educative prima citate, rispetto a quello con un padre e una madre? Non necessariamente. Quindi, se le condizioni imposte dal tribunale per un’adozione fossero soddisfatte da una coppia gay dovrebbe essere possibile affidare loro un bambino che, altrimenti, verrebbe probabilmente costretto a vivere fino alla maggiore età in un una casa-famiglia (visto che dal 2006, almeno in Italia, gli orfanotrofi non esistono più), non proprio senza figure di riferimento, ma comunque in una condizione sfavorevole. E non solo dal punto di vista educativo-familiare, ma anche rispetto alle possibilità di istruzione e, successivamente, la possibilità di crearsi una vita indipendente. Per quanto riguarda la critica alla richiesta delle quote rosa nei CdA nel decreto UE riguardante l’argomento, personalmente ritengo non sia contraddittorio. Vuole solo garantire una uguaglianza dal punto di vista civile, che permetta di non essere discriminati per il proprio “essere fisico”. Ad ogni modo la vedo come un ribadire ulteriormente un concetto che dovrebbe essere già assodato. Se fossero stati gli uomini ad essere storicamente e culturalmente discriminati, in passato, ora probabilmente avremmo le “quote blu”. La scientificità, in queste questioni, è inapplicabile. E anche se fosse applicabile ci vorrebbero decenni per far cambiare idea a chi non fosse convinto di ciò che è stato scientificamente provato. È qui piuttosto una questione di “convenzioni”. La gente non vuole un cambiamento delle condizioni, è troppo pigra per adattarvisi, anche se questo adattamento, in realtà, non comporta nulla. Fino a pochi decenni fa una madre single, ad esempio, era inconcepibile. Oggi è diventata una figura che fa parte della società, e non viene arbitrariamente ignorata, come se non esistesse. Si sta prendendo coscienza di un elemento della società che prima veniva ignorato ed è naturale che per diventare un elemento riconosciuto della società ci voglia un’evoluzione delle convenzioni sociali. Comunque mi sembra un po’ paradossale criticare il positivismo e continuare a citare Sherlock Holmes, che è l’incarnazione letteraria del positivismo.
17 January 2013 alle 20:03
Rispondo ad entrambi, Davide e Mirko, riassumendo le posizioni comuni e ringraziando per la pazienza (reciproca per la verità) con cui ci sciroppiamo queste paginone di pensieri a voce alta.
Su Sherlock Holmes, cerco di non ragionare per compartimenti stagni. Dove trovo qualcosa di buono lo prendo.
Riguardo alla pressante richiesta di matrimonio da parte delle coppie omo, mi chiedo se davvero pensano di raggiungere quello che cercano, ovvero una legittimazione sociale. In Francia con i Pacs e in GB con il Civil Partnership Acti, i tanto desiderati diritti, come per es. quello di andare a trovare all’ospedale il partner e decidere le cure o di potere ereditare e succedere alla locazione li hanno già, tuttavia questo non basta. Pensano che avendo il foglio del matrimonio, un istituto che nella società vale sempre meno, saranno finalmente accettati senza alcuna remora. Non ne sono convinto. Questa politica egualitarista, livellatrice, inasprirà le posizioni, oltre a creare ingiustizia. È infatti ingiusto trattare in modo diverso situazioni uguali, ma anche trattare in modo uguale situazioni diverse. Su questo tema è la seconda che ho detto.
Per evitare che siano situazioni diverse, e quindi rendere equiparabili le coppie omo con quelle etero, tocca ridurre, svuotare e cancellare la peculiarità di ciascun polo sessuato della specie homo, quello maschile e quello femminile. Questo sia in campo amoroso che in quello educativo. In amore e in famiglia non c’è nulla di ciò che un uomo possa rappresentare e fare che non possa essere rappresentato e realizzato dalla donna, e viceversa. Questa operazione di livellamento lessicale e psicologico è ideologico, una sovrastruttura che riveste la realtà, cercando di cambiarla. Poi arriva un bambino che dice che il re è nudo, che in realtà i vestiti che la folla deve vedere per esaltare il re sono sovrastrutture ideologiche, finzioni della volontà di potenza che manipola la realtà. L’idealismo che costruisce castelli in aria nella propria testa e il volontarismo che li vuole imporre alla realtà si uniscono in matrimonio. Queste sì che sono nozze senza divorzio. Ma la mia esperienza di vita mi ha fatto vedere lo sbriciolamento di alcuni idoli ideologici che si credevano immortali. Le sovrastrutture totalitarie del Novecento sono evaporate come brina al sole e ci si stupisce di quanta gente avesse abboccato. L’altro ieri ho visto lo splendido “La Rosa bianca” sui giovani resistenti al Moloch nazista. È un film educativo.
Il matrimonio in Italia è costituzionalmente garantito per le coppie formate da un maschio e una femmina. Articolo 29. Dovreste farle alla Costituzione, la più bella del mondo, queste osservazioni che fate a me. Non sono io duro d’orecchi, ma siete voi dei cattivi interpreti della Legge fondamentale. O anche la Costituzione è omofoba visto che non prevede il matrimonio per omosessuali?
Vi invito a seguire e a leggere le posizioni di homovox.com degli omosessuali contro il matrimonio per omo e contro l’adozione dei figli, in quanto bisognosi di un padre e una madre. Loro sostengono che “Ce projet de loi est un projet homophobe”. Pensa un pò. Perchè omofobo? Perchè appiattisce e annulla la loro specificità. Interessante. Faccio un esempio. Se io che ho i pantaloni dicessi a una donna con la gonna, ti do lo stesso mio stipendio e gli stessi diritti sindacali se ti metti i pantaloni, lei la potrebbe giustamente ritenere una condizione maschilista perchè la obbliga a uniformarsi ad altra cosa. Loro pertanto non chiedono una cosa costruita dall’alba dei tempi per l’uomo e la donna ma chiedoo qualcosa di specifico. Forse i Pacs, solo per loro però, sono sufficienti.
Che queste differenze tra uomo e donna esistono e vanno ben oltre una semplice differenza fisica, ho cercato di mostrarono nell’esempio (non capito) delle “quote rosa nei Cda”. Richiesta, tra l’altro, fatta proprio da chi ha necessità di ridurre e livellare la specificità uomo/donna per rendere possibile l’applicazione della massima di diritto che ritiene ingiusto “trattare in modo diverso situazioni uguali”. La richiesta delle quote rosa non ė finalizzata a “non essere discriminati per il proprio essere fisico”. Se così fosse, se cioè si volesse evitare una discriminazione legata a fattori corporei, allora si dovrebbero fare quote nano per quelli sotto m 1,40 o quote spilung per quelli come me sopra 1,90. Le quote rosa reclamano la presenza in politica dell’universo femminile, portatore di costumi, sensibilità e valori particolari che arricchiscono la politica. Ciò che vale per la società vale tantopiù per la famiglia, cellula della società. La donna e l’uomo sono diversi e portano beni propri e specifici, surrogabili solo in caso di necessità.
L’adozione non è un diritto. Non lo dico io. Leggiamo la legge sull’adozione e le righe del tribunale per i minori (cit. sopra) che la interpreta e che forse è chiamato a gestire. Pensare che chiunque possa pretendere un’adozione è continuare a sostenere che sia una diritto, mentre non lo è. Il bene da tutelare è il bambino. Offrirgli una situazione che surroghi il più vicino possibile quella famiglia che non ha avuto è il dovere della società. Trovare per chi è abbandonato delle soluzioni che non siano già in partenza limitate e carenti (single, omo, vecchi…), come può succedere nelle traversie della storia, è semplice buon senso.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 Articolo 29