Source: http://guglielmovaccaro.it/newscommento.php?nid=273
Timestamp: 2017-06-27 07:08:20+00:00

Document:
Interrogazione a risposta scritta sul Consorzio di Bonifica27/06/2007 - I sottoscritti Consiglieri, Premesso che :
- alcuni cittadini di Pagani, hanno impugnato, anche con ricorsi collettivi, le cartelle esattoriali di pagamento dell’E.TR. SPA, concessionario del servizio nazionale di riscossione per la Provincia di Salerno, con le quali in relazione a “proprietà immobiliari site nel Comune di Pagani, alcune ricadenti nel centro urbano, altre nella zona periferica” era stato loro richiesto per le quote consortili dovute al Consorzio di Bonifica dell’Agro Sarnese Nocerino il pagamento del contributo per gli anni 1997, 1998, 1999, 2000, 2001 e 2002; 2005;
la Commissione Tributaria Provinciale di Salerno, con le sentenze, ex plurimis, n. 162/2006 (Sez. n. 1), n. 325/2005 (Sez. n. 12), n. 123/2006 (Sez. n. 1), n. 20/2006 (Sez. n. 13), n. 157/06 (Sez. n. 1), n. 373/06 (Sez. n. 1) ha deciso di annullare le cartelle esattoriali per inesistenza di un reale e specifico vantaggio al singolo immobile in contestazione, non ritenuto dimostrato dal collegio giudicante ad onta di deposito in giudizio di perizie consortili, valutate inidonee a provare i requisiti dell’imposizione del caso;
- la Commissione Tributaria si rifà alle numerose pronunce della Corte di Cassazione che legittima la richiesta di contributo solo con “..l’accertamento del concreto beneficio per singolo immobile” . Infatti, è principio ormai pacificamente acquisito che non sia sufficiente la mera inclusione dell’immobile nel territorio appartenente al Comprensorio perché si possa presumere il beneficio in favore del contribuente, richiesto dagli articoli 860 del codice civile e 10 del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215.
Per poter assoggettare a contribuzione detti beni è, invece, necessario che gli stessi, oltre ad essere ricompresi nel perimetro di contribuenza, abbiano o possano potenzialmente conseguire un beneficio particolare dall’esecuzione delle opere di bonifica. Maggiori precisazioni ci vengono offerte dalla Cassazione a Sezioni Unite che, con la sentenza n 9857 del 14 ottobre 1996, sancisce che, ai fini della contribuenza, gli immobili devono conseguire un incremento di valore direttamente riconducibile alle opere di bonifica e alla loro manutenzione. Il beneficio derivante dalla bonifica non è provato dalla pura e semplice inclusione del bene nel comprensorio, pur potendo essere potenziale o futuro perché non attiene al territorio nel suo complesso, ma al bene specifico di cui si tratta. Il vantaggio può essere generale, e cioè riguardante un insieme rilevante di immobili che tutti ricavano il beneficio, ma non può essere generico, in quanto altrimenti sarebbe perduta l’inerenza al fondo beneficiato, la quale è assicurata soltanto dal carattere particolare (anche se ripetuto per una pluralità di fondi) del vantaggio stesso.
Non rileva il beneficio complessivo che deriva dall’esecuzione di tutte le opere di bonifica, come erroneamente replica l’ente consortile, destinate a fine di interesse generale; non rileva il beneficio complessivo che deriva dall’esecuzione di tutte le opere di bonifica destinate a fine di interesse generale.
Non rileva il miglioramento complessivo dell’igiene e della salubrità dell’aria; occorre un incremento di valore dell’immobile soggetto a contributo, in rapporto causale con le opere di bonifica (e con la loro manutenzione).
Concludendo il beneficio deve essere diretto e specifico, conseguito o conseguibile a causa della bonifica, e cioè tradursi in una “qualità” del fondo”.
Illuminante è anche la sentenza n. 4144 del 4 maggio 1996 che ha introdotto il concetto di vantaggio di tipo fondiario, cioè strettamente incidente sull’immobile stesso (mentre è ininfluente la destinazione agricola o extra agricola del bene). Sul punto si è espressa la Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria – Sezione I, che con sentenza del 24 marzo 2005 n. 12, afferma che il beneficio di carattere fondiario che deve interessare gli immobili soggetti al contributo obbligatorio non può essere generico perché, diversamente, andrebbe perduta l’inerenza al fondo bonificato e quindi verrebbe meno il carattere di onere reale che l’assoggettamento a contribuzione obbligatoria riveste.
Come messo in rilievo in incipit questo principio è stato sposato anche dalla Commissione Tributaria Provinciale di Salerno in accoglimento di ricorsi promossi da alcuni cittadini del Comune di Pagani, a conferma ulteriore della verità di fatti: il Consorzio di Bonifica Agro Nocerino Sarnese non compie nessun tipo di servizio per gli immobili dei Comuni dell’Agro Nocerino Sarnese, siano essi ubicati in centro urbano o in zona periferica, siano essi a destinazione agricola o extra agricola del bene (cfr. supra).
In tali procedimenti azionati da cittadini del Comune di Pagani, l’ente consortile ha avuto la presunzione di vincere la prova del beneficio al consorziato con una perizia ritenuta insufficiente perché non dava dimostrazione dell’esistenza del beneficio specifico e diretto all’immobile per cui era giudizio. La Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza, in un caso analogo a quelli in questione, con sentenza del 26.10.2004, n. 1166/2004, ha confermato questo importante principio, rilevando che: ”la condizione sine qua non per legittimare il contributo di bonifica sta nel presunto vantaggio derivato ai proprietari di immobili, delle opere di bonifica ivi svolte (Cass. 8/7/93, n. 7511). Ebbene, spetta al consorzio (ente impositore) l’onere di dimostrare l’esistenza di un vantaggio per il proprietario del bene, poiché è l’ente pubblico che fa valere la pretesa esecutoria. Nel caso oggetto del ricorso, non vi è alcuna prova che gli immobili del ricorrente traggono o abbiano tratto beneficio diretto o indiretto dalle opere di bonifica realizzate dall’ente impositore; manca la prova della relazione diretta tra l’attività eseguita dal consorzio e il vantaggio per gli immobili sul quale si chiede il contributo”.
Coerentemente con la precedente interpretazione, recente è la sentenza della Corte di Cassazione – Sezione V del 29 settembre 2004 n. 19509 secondo cui il Consorzio, in mancanza della perimetrazione, visto che un piano di classifica del lontano 1996 non può essere ritenuto vigente per violazione del R.D. n. 215/1933, è gravato dall’onere di allegare, e quindi provare, l’esistenza dei concreti benefici derivanti dalle opere eseguite, non desumibili dalla semplice inclusione degli immobili nel comprensori, ed aventi dunque, il requisito della specificità necessario per l’esazione del contributo. Sulla stessa scia di pensiero si pone la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio Sezione n. X del 19 aprile 2005 in base alla quale l’assoggettamento impositivo di un Consorzio di Bonifica, in seguito alle opere eseguite nel perimetro consortile, richiede che il terreno tragga diretto e specifico vantaggio da tali opere, mentre deve essere esclusa la ripartizione spalmata delle spese su tutti i Consorziati.
La prova delle spese, dei lavori svolti, della loro incidenza sul terreno soggetto al contributo, della ripartizione è a carico del Consorzio di Bonifica;
- nel caso dei ricorrenti, in base al principio generale ex art. 2967 C.C., in caso di contestazione, incombe all’Ente impositore l’onere di provare l’esistenza del concreto, singolo beneficio per ciascun immobile, e, attraverso il piano di riparto annuale, di dimostrare la corrispondenza tra il beneficio e l’onere contributivo.
- a riguardo il Consorzio non ha fornito mai prova alcuna, né nella fase iniziale decorrente dall’invio della cartella esattoriale né in sede processuale;
le cartelle esattoriali impositive del tributo di bonifica e di miglioramento fondiario sono tutte accomunate da un vizio insanabile di nullità per carenza di motivazione perché difettano degli elementi previsti dall’art. 19, comma 3, del D. Lgs. 596/92, essenziali per consentire ai contribuenti di conoscere esattamente i motivi ed i calcoli effettuati dall’Ufficio.
Inoltre tutte le cartelle esattoriali in parola violano la Legge 27 luglio 2000 n. 212 (c.d. Statuto del Contribuente).
In particolare, il disposto dell’art. 7 (Chiarezza e Motivazione degli atti) stabilisce che gli atti dell’amministrazione finanziara sono motivati secondo quanto prescritto dall’art. 3 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione.
Ciò significa che, per poter considerare assolto da parte del Consorzio l’onere della prova circa il vantaggio diretto e specifico conseguito dal contribuente in relazione all’opera di bonifica svolta, così come riconosciuto dalla giurisprudenza della Suprema Corte, l’iscrizione a ruolo dovrebbe essere preceduta da un provvedimento di accertamento o di liquidazione contenente una esaustiva motivazione ai sensi dell’art. 3 della legge n. 241/90 e la medesima motivazione dovrebbe recare il titolo esecutivo, vale a dire la cartella esattoriale.
Inoltre deve essere indicato:
- quale beneficio concreto deriverebbe all’immobile dei contribuenti;
- con quale modalità e mediante quali parametri è stato calcolato l’ammontare del contributo.
Nessuno di tali elementi risulta provato nelle numerosissime cartelle esattoriali inviate ai consorziati dell’Agro Nocerino – Sarnese . Pertanto, tutte le cartelle devono essere annullate per un’illegittimità “originaria”.
A rafforzamento di tale principio si pone la sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria, n. 42 del 22 giugno 2005, che ha escluso che la legittimità del tributo possa essere accertata in un momento successivo alla richiesta, attraverso una consulenza tecnica disposta dal giudice o una perizia depositata dall’ente consortile al momento della costituzione in giudizio.
Secondo il recente orientamento giurisprudenziale in merito, deve essere data la prova dal consorzio, in via preventiva, che i beni sottoposti a contribuzione godono di benefici fondiari concreti. In mancanza di questa prova, conditio sine qua non per legittimare l’imposizione, il contributo consortile non è dovuto.
Né vale a scriminare quest’obbligo la difesa consortile, in ogni caso bocciata dal collegio tributario salernitano, che esisterebbe un piano di classifica, per i motivi svolti nel merito della questione. Considerato che:
- l’articolo 35 della L.R. n° 1/2007 (legge finanziaria) al comma 3 recita: “L’articolo 13 della legge regionale 25 febbraio 2003, n. 4, così come modificato dall’articolo 11, comma 1, della legge regionale 29 dicembre 2005, n. 24 (legge finanziaria), è autenticamente interpretato nel senso che restano esclusi dal tributo anche tutti gli immobili o suoli agricoli che non sono direttamente serviti da opere di bonifica realizzate dagli enti consortili. E’ dato mandato alla Giunta regionale di formulare una proposta di riordino generale della materia”;
- gli utenti dell’Agro Nocerino-Sarnese, visto le sentenze positive della Commissione Tributaria non hanno più l’obbligo di restituire tali somme;
- la tutela idrogeologica è interamente finanziata dalla fiscalità generale;
- a nessun titolo può essere richiesto un ulteriore contributo neanche al fine di mantenere in essere soggetti chiamati ad intervenire operativamente su questa materia, tant’è che nella nostra Regione vi sono moltissimi cittadini, che mai hanno pagato e mai pagheranno una "tassa aggiuntiva" riferita alla tutela idrogeologica oltre la fiscalità generale;
- la Campania per le dimensioni e per il numero degli abitanti non è più in grado di sostenere un pesante assetto burocratico ancor meno sostenibile anche in considerazione delle minori risorse che dall’Amministrazione centrale vengono trasferite verso gli enti locali;
- questi Enti appesantiscono l’assetto burocratico e finanziario della macchina pubblica regionale, e ai cittadini non si può più chiedere di sostenere una miriade di Enti, a volte inutili, spesso con competenze sovrapposte;
- nel nostro territorio non si è mai percepita una presenza operativa del Consorzio riferita alla tutela idrogeologica e che i pochissimi interventi realizzati sono stati finanziati totalmente da altri Enti pubblici;
si interrogano le SS.LL in indirizzo
- alla luce di queste ulteriori sentenze, quali provvedimenti definitivi si intendono prendere per eliminare il problema della “doppia contribuzione”, evitando che per il medesimo servizio, in particolare per l’allontanamento delle acque, alcuni immobili paghino sia con la cartella del Consorzio di bonifica che con la bolletta del servizio idrico integrato;
- se non si ritiene prioritario l’avvio di una riorganizzazione e semplificazione di questi Enti, nel numero e nelle funzioni , per superare sovrapposizioni di ruoli e di competenze e per evitare sperperi di risorse che pesano direttamente ed indirettamente sulle tasche dei cittadini;
- quali iniziative si vogliono finalizzare all’annullamento degli avvisi di pagamento impropriamente inviati ai cittadini, che sono stati legittimamente impugnati e, quindi, incideranno notevolmente sui già tanto onerosi costi di gestione dei Consorzi, e quindi dell’Ente Regionale.
Antonio Scala Guglielmo Vaccaro Scarica Allegato Tutte le news suddivise per anno
CATERINA BORZACCHIELLO come ricorrere contro avviso di pagamento di una società di Imperia incaricata di riscuotere un balzello iniquo per un servizio mai avuto? Anna Pepe sono interessata e coinvolta nella problematica. ho proposto ricorso alla commisione tributatia di Salerno per cartelle di pagamento e in questi giorni è stata depositata sentenza di rigetto del ricorso. sto valutando di proporre appelo anche confortata da Vs iniziative nonchè contestazione dell'amministrazione comunale di cava de tirreni come letto recentemente su giornali locali. mi interessa sapere se ci sono stati sviluppi sull'interrogazione a risposta scritta e tutto quanto riguarda il problema "Consorzi bonifica.." anche perchè sono vittima di due consorzi in quanto sono anche nell'anagrafica del consorzio bonifica destra sele di capaccio. Grazie MARIO LAMBIASE DAL SITO DI CITTATTIVA all’indirizzo http://WWW.CITTATTIVA.NET/?=132
caro Alfonsoho letto con ritardo la tua missiva, ti rigrazio per la fiducia e ti confermo che sono decisa a portare avanti la lotta, in tutte le sedi competenti, affinche sia fatta chiarezza sulla gestione commissariale del consorzio;le notizie dettagliate che ci ai dato sul rapporto con il parco del Sarno confermano quanto immagginavamo dopo aver letto la delibera di conto consuntivo 2008 del Parco.
Infatti vi è specificato l’impegno del Consorzio a supportare le attività del Ente con proprio personale senza aggravio di spesa, quindi non sorprende che il direttore generale,il responsabile amministrativo e tecnici del consorzio rivestano pari cariche ad interim nell’Ente Parco e, visto che l’arroganza di questo commissario non conosce limiti penso sia stato naturale concedere l’autista, il telefonino e qualche progetto già avviato come ad esempio l’ecomuseo del fiume sarno, ovviamente il tutto a spese dei cosidetti consorziati.
In quanto alle assunzioni, oggetto di alcune interrogazioni sia al consiglio regionale che in parlamento per il metodo usato, sono in contraddizione con la situazione finanziaria del consorzio :ricordiamo che la vendita di parte della centrale ortofrutticola è stata giustificata anche dalla necessità di garantire lo stipendio al personale allora in servizio.
Caro Alfonso bisogna fermarli ora!
Prima che si concluda la farsa delle elezioni consortili che, cosi come sono gestite, certamente non servono al buon governo del territorio ne tantomeno a garantire i diritti dei dipendenti, sopratutto quelli che non si sono adeguati al sistema.
Queste elezioni servono soltanto a rafforzare il potere degli attuali padroni dandogli una parvenza di leggittimità, il direttore generale che le ha indette insieme al commissario è lo stesso ing.Daniele che le aveva programmate nel 2005 e quindi responsabile in prima persona degli errori che le avevano fatte rinviare ,eppure è stato premiato con un accentramento di potere clamoroso quanto ignobile;
il rag. Marotta, in questi cinque anni ha deliberatamente ignorato le motivazioni per cui gli era stato affidato l’incarico di commissario,ossia di sovrintendere a quelle elezioni, ha gestito in modo discutibile l’Ente creando un grave conflitto con la popolazione e al suo interno,anche lui è stato premiato infatti, nel febbraio 2010 è stato nominato presidente del Parco dei Monti Lattari ,scelta strana, sarebbe stato più logico designarlo a dirigere il parco del Cilento ,la sua terra, che conosce bene per esserne stato nel passato presidente.
Inoltre, appare incomprensibile la nomina fatta nell’ultima Giunta Regionale, tre giorni prima delle elezioni amministrative, di un cittadino di Mercato San Severino quale rappresentante della Regione nella futura assemlea consortile ,ben tre mesi prima che si tengano le elezioni consortili e tra l’altro una figura non indispensabile nella fase iniziale della nuova amministrazione. chi rappresenta costui?
infine è bene non dimenticare che lo stesso presidente On Antonio Bassolino nel gennaio 2008 aveva firmato il decreto per lo svolgimento del referendum, chiesto da undici amministrazoini dell’Agro Sarnese per la soppressione del Consorzio, a cui si oppose presso il TAR di Salerno il Commissario da Lui nominato, ovviamente la Regione si costituì nel giudizio, e il legale che la rappresentava ne eccepì la incompetenza territoriale, ottenendo il trasferimento della questione al TAR di Napoli, dove è ferma dal 7 maggio 2008 presso la
I sezione civile e ad oggi non è stata fissata alcuna udienza.Chissa se quel legale ha mai provveduto a sollecitarne la discussione? oppure il suo compito si concludeva li !
Caro Alfonso, ti esprimo la mia ammirazione e gratitudine per la tua testimonianza e per il contributo che vorrai dare per porre fine a questa vergognosa vicenda, indegna di un Paese libero e se lo riterrai opportuno spero di poterti incontrare
abbracci Santacarissima santa,
sono un consigliere comunale di nocera inferiore che ha invano chiesto al presidente del consiglio e al sindaco un consiglio comunale sulla gestione del consorzio dal 16 gennaio 2010 senza risposta. sono comunque con te. spero che prima ho poi marotta e la politica che rappresenta paghino salatamente il loro modo arrogante di trattare la cowsa pubblica come cosa privata,
saluti alfonso schiavoPer chi ha letto e in passato non ha seguito la vicenda,si farà un’opinione abbastanza confusa della situazione. Posso affermare con piena onestà che a me è capitato di seguire da vicino la vicenda.Ci sono tante verità e tante bugie nei commenti postati;le verità sono tutte da una parte,le bugie dall’altra.Personalmente ho assistito a consigli regionali dove all’odg c’era il quesito ‘bonifica dell’agronocerino sarnese’,e sistematicamente ogni qualvolta il presidente della regione campania,o chi per esso,doveva delle risposte,c’era qualcuno che per procura leggeva qualcosa che qualcun’altro aveva scritto.Insomma era una vera e propria presa in giro,i problema intanto rimanevano.Chi ha gridato che qualcuno deve vergognarsi,abbia il coraggio di guardarsi allo specchio,da sola,e fare il mea culpa,se ci riesce!La protagonista di questa immane battaglia,Santa Cascone,non deve vergognarsi di nulla,i fatti sono noti.L’ amministrazione di questo ente ha avuto la capacità di dilapidare un consistente patrimonio acquisito con sapienza e progettualità dalla precedenza amministrazione e questo risulta dagli atti.Queste persone non dovrebbero dimenticare che chi paga,sono utenti che lavorano,che non lavorano,precari,cassintegrati e…disoccupati e che hanno diritto a contestare eventuali storture o errori di compilazione delle cartelle esattoriali.Ne ho viste di tutti i colori,utenti perseguitati come evasori tradizionali,fermi amministrativi,consistenti ipoteche su immobili,come se quest’ultimi fossero ultra milionari.Io la chiamerei persecuzione…una domanda però si pone:il fiume Sarno e i corrispettivi ‘canali’ sono sotto gli occhi di tutti,è mai possibile che chi lavora alle dipendenze di questo ente non si sia mai posto la domanda :ma per che cosa percepisco il mio stipendio?Un bacino analogo,stesse dimensioni,al nord,viene amministrato attraverso 30(e dico trenta) amministrativi e 20(dico venti)operatori che si guadagnano la pagnotta manutenzionando il dovuto con efficienza.Il nocciolo della questione è proprio questo;se ci fossero risultati ‘visibili’,si pagherebbe il dovuto con sacrificio è vero,ma ci sarebbe anche tanta soddisfazione.Se il fiume Sarno con i suoi annessi e connessi è ancora denominato ‘la fogna d’Italia’,il merito è sicuramente di qualcuno.Cordiali saluti e forza Santa,siamo tutti con te! agenda

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2967
 sentenza 
 sentenza