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Timestamp: 2018-07-19 13:00:50+00:00

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Per le intercettazioni finalizzate a indagini su fatti di criminalità organizzata serve il semplice indizio e la necessità di proseguire (Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 23 marzo 2018, n. 13844). – Noi Radiomobile™
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Per le intercettazioni finalizzate a indagini su fatti di criminalità organizzata serve il semplice indizio e la necessità di proseguire (Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 23 marzo 2018, n. 13844).
Posted on 22 aprile 2018 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
L’avvocato (OMISSIS) del foro di PERUGIA difensore di fiducia di (OMISSIS) e (OMISSIS), dopo ampia discussione nel riportarsi ai motivi di ricorso insiste nel loro accoglimento.
L’avvocato (OMISSIS) del foro di PERUGIA difensore di fiducia di (OMISSIS) e (OMISSIS) dopo ampia discussione insiste nell’accoglimento dei motivi di ricorso.
2.3 Con il terzo motivo, i ricorrenti hanno lamentato vizi di omissione e manifesta illogicita’ della motivazione che aveva portato al riconoscimento di responsabilita’ del (OMISSIS) in riferimento al capo A della imputazione; la Corte aveva contraddittoriamente adoperato, per eseguire il computo della estensione temporale della fase investigativa, due regole di giudizio del tutto antinomiche tra loro e aveva tratto la prova della esistenza del reato associativo dalla ritenuta perpetrazione dei reati-fine, perpetrazione fondata, come reso esplicito nel motivo che precede, su atti di indagine in realta’ inutilizzabili, senza poi indicare specificamente gli atti residui effettivamente utilizzabili nella prospettiva di una effettiva dimostrazione della sussistenza del reato associativo.
8.1 Il ricorrente, in riferimento ai capi E/1, F/1, G/1 e H/1, ha sostenuto che la motivazione della Corte si caratterizzava per l’uso di proposizioni del tutto generiche e aveva trascurato di considerare che il ricorrente non aveva partecipato all’incontro di Villa (OMISSIS) che avrebbe dovuto orientare l’aggiudicazione delle gare “(OMISSIS)” e “(OMISSIS)” e non aveva poi tenuto alcun contatto con funzionari della Provincia mentre le imputazioni mosse non avevano neppure indicato la condotta che il (OMISSIS) avrebbe tenuto per turbare le gare di appalto; del resto, non era stato fatto alcun accertamento circa il contenuto della busta che il (OMISSIS) aveva consegnato al (OMISSIS), busta che conteneva in realta’ il preventivo relativo ad una gara che riguardava un altro lavoro da svolgere in (OMISSIS).
1. Va ricordato brevemente, prima di procedere all’esame specifico dei ricorsi, che la sentenza impugnata ha riconosciuto la responsabilita’ di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) in riferimento al delitto di associazione per delinquere indicato al capo A e ha poi dichiarato l’estinzione per prescrizione di tutti i reati fine di cui agli articoli 353, 319 e 319 bis, 321 c.p., e ancora articolo 479 cod. pen. (ascritto al solo (OMISSIS) al capo Z), a vario titolo addebitati agli imputati ricorrenti; in riferimento a tutti i reati, sia quello di associazione che i reati fine della stessa, gli imputati sono stati condannati al risarcimento del danno a favore delle Parti civili costituite Provincia di (OMISSIS) mentre il solo (OMISSIS), imputato del reato di cui all’articolo 318 cod. pen. (cosi’ modificata la qualificazione giuridica del fatto indicato al capo Y1) ugualmente dichiarato prescritto, e’ stato condannato al risarcimento del danno a favore della Parte civile (OMISSIS).
2. Va ancora premesso che la sentenza di appello, in accoglimento della impugnazione del Pubblico ministero, si e’ soffermata preliminarmente su alcune questioni processuali che hanno fatto oggetto anche di ricorso per Cassazione da parte di alcuni dei ricorrenti.
2.1 La prima questione sollevata anche con i motivi di ricorso riguarda l’impugnazione della ordinanza con la quale la Corte di Appello ha ritenuto ammissibile l’appello del Pubblico ministero in riferimento al tema, di cui piu’ sotto si trattera’, della utilizzabilita’ delle intercettazioni telefoniche; le Difese avevano eccepito la genericita’, ai sensi dell’articolo 581 c.p.p., lettera in allora vigente, dell’appello della parte pubblica, affermato come sfornito di quella necessaria specificita’ che lo stesso articolo 581 c.p.p., lettera c e l’articolo 591 c.p.p., comma 1, lettera c impone a pena di inammissibilita’ mentre la Corre, in sede di rigetto di dette osservazioni critiche, aveva osservato che l’impugnazione conteneva, come richiesto, la “chiara indicazione dei motivi e delle ragioni di diritto che la sorreggevano, tenuto conto degli elementi di fatto raccolti in relazione alle singole posizioni degli imputati…. che venivano partitamente esaminate”; specie sul tema sensibile delle intercettazioni telefoniche, la Parte pubblica aveva speso, secondo la Corte, una serie di argomentazioni finalizzate a rappresentare la erroneita’ della pronuncia di primo grado.
Alcuni dei ricorrenti, a loro volta, hanno criticamente e nuovamente osservato che il Pubblico ministero si era in realta’ limitato ad allegare il testo delle conversazioni intercettate, senza sviluppare alcuna reale argomentazione critica della decisione della Corte.
Il motivo di ricorso in trattazione e’ palesemente infondato; l’esame materiale stesso della impugnazione del Pubblico ministero dimostra la piena corrispondenza del relativo atto alle indicazioni di cui all’articolo 581 c.p.p., lettera c, che restano soddisfatte tutte le volte in cui siano identificabili, con accettabile precisione, i punti cui si riferiscono le doglianze e le ragioni essenziali delle medesime, in considerazione della natura dell’appello e del principio del “favor impugnationis” (cosi’, da ultimo, Cass. Sez. 6, 11/2015 n. 3721, Sanna, Rv. 265827).
2.2 La seconda questione processuale sollevata a vario titolo da alcuni dei ricorrenti riguarda ancora il tema della utilizzabilita’ delle intercettazioni, affermata come si e’ detto dalla Corte, e quello, in qualche modo derivato, delle modalita’ concrete con le quali tali intercettazioni sono state effettivamente utilizzate nella decisione della Corte, che aveva disposto la trascrizione delle conversazioni senza una esplicita, preliminare ordinanza che accogliesse l’appello del Pubblico ministero sul punto, senza contraddittorio con le Difesa e aveva infine riservato la pratica utilizzazione di quanto trascritto alla decisione, senza porre nemmeno in questo caso le Difese nelle condizioni di conoscere preventivamente se le conversazioni sarebbero state utilizzate e sviluppare quindi ogni possibile argomentazione critica.
Anche questo motivo di ricorso e’ infondato; sotto il primo profilo, va osservato che la Corte di Appello di PERUGIA, nell’affermare del tutto correttamente la piena utilizzabilita’ delle intercettazioni svolte, si e’ richiamata ad una decisione della Corte di Cassazione resa proprio nel procedimento in trattazione, decisione che, ricostruendo lo svolgersi degli eventi, aveva per un verso delimitato la inutilizzabilita’ delle fonti anonime, per l’altro affermato che il Pubblico ministero titolare dell’indagine aveva correttamente, sulla base di detto anonimo, iscritto una notizia di reato contro ignoti per calunnia e contemporaneamente aveva ricevuto una nota di Polizia giudiziaria relativa ai fatti denunciati dall’anonimo sulla base della quale erano state legittimamente disposte le dette intercettazioni; circa il secondo profilo di doglianza, si osservera’ che le Difese erano state poste, fin dalla pronuncia della prima ordinanza in data 2 febbraio 2012, quella che aveva disposto la trascrizione delle conversazioni intercettate, nella piena cognizione del fatto che di dette trascrizioni si sarebbe tenuto conto, indicazione questa sostanzialmente ripetuta dalla Corte il successivo 20 giugno 2012, cosi’ che quantomeno alla udienza di discussione in appello non solo era chiaro che di dette conversazioni si sarebbe fatto effettivo uso nella motivazione della sentenza ma le Difese, lo si ripete, avevano avuto tutto l’agio di contestare con tutte le argomentazioni a loro disposizione quello che appariva all’evidenza come un futuro impiego del testo del materiale captato, impiego che, per quanto si e’ detto, era stato sostanzialmente anticipato dalla Corte con entrambe le ordinanze sopra richiamate.
Ugualmente esente da critiche e’ anche la decisione della Corte che ha richiamato il noto principio giurisprudenziale espresso da Cass. Sez. Unite 21/6/2000 n. 17, Primavera, 21665, a mente del quale si ha mancanza della motivazione non solo quando l’apparato giustificativo manchi in senso fisico-testuale, ma anche quando la motivazione sia apparente, semplicemente ripetitiva della formula normativa, del tutto incongrua rispetto al provvedimento che dovrebbe giustificare mentre si ha difetto della motivazione – emendabile dal giudice cui la doglianza venga prospettata, sia esso il giudice del merito che deve utilizzare i risultati delle intercettazioni, sia esso quello dell’impugnazione nella fase di merito o in quella di legittimita’ – quando quest’ultima sia incompleta, insufficiente, non perfettamente adeguata, affetta da vizi che non negano, ne’ compromettono la giustificazione, ma la rendono non puntuale.
La Corte ha adeguatamente osservato, infatti, che tutti i provvedimenti pronunciati in tema di autorizzazione e proroga delle operazioni di intercettazione telefonica erano dotati di idoneo apparato argomentativo e aveva poi osservato che, trattandosi di reati di criminalita’ organizzata (articolo 416 cod. pen.) era richiesta la mera sufficienza indiziaria e la mera necessita’ per la prosecuzione delle indagini.
2.3 La terza questione processuale sollevata da alcuni ricorrenti riguarda il tema della iscrizione della notizia del reato permanente, nel caso in esame l’articolo 416 cod. pen., nel registro notizie di reato di cui all’articolo 335 cod. pen.; anche per questi profili, i ricorsi sono infondati.
La Corte ha rilevato che il tema critico proposto da alcuni imputati, quello specificamente riferito alla iscrizione ex articolo 335 cod. proc. pen. del reato di cui all’articolo 416 cod. pen. e al superamento dei termini di svolgimento delle indagini preliminari protratto di fatto fino alla cessazione della consumazione del reato che si collocava, lo si ripete, oltre il termine suddetto, era infondato posto che nel reato permanente “la perpetrazione si materializza ogni giorno fino alla data di cessazione della permanenza”, intervenuta nel caso in esame al 10 giugno 2008, con effettiva maturazione del termine semestrale delle indagini al gennaio 2009.
Il tema e’ affrontato in termini sostanzialmente corretti da parte della Corte di Appello e ha trovato sostanziale condivisione nella giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo la quale la natura permanente del reato autorizza lo svolgimento delle indagini preliminari per tutta la durata delle stesse (Cass. Sez. 6 del 7/10/2008 n. 38865, Magri’, Rv 241751); il timore rappresentato poi dai ricorrenti secondo i quali, adottando la tesi enunciata dalla Corte, non vi sarebbe sostanzialmente limite allo svolgimento di indagini preliminari in caso di reato permanente resta comunque manifestamente confutata da tutto il sistema processuale delle decorrenze e delle proroghe delle scadenze previste dall’articolo 405 c.p.p., comma 2, articoli 406 e 407 cod. proc. pen., cosi’ che, anche a tutto voler concedere, non resterebbe comunque mai superato il termine massimo biennale di cui all’articolo 407 c.p.p., comma 2.
3. Gli altri motivi di ricorso sono parzialmente fondati nei limiti di cui sotto si dira’, con la conseguenza che anche il reato di associazione per delinquere di cui al capo A contestato come commesso fino a giugno 2008, e’ estinto per prescrizione essendo trascorso il termine prescrizionale allungato di sette anni e sei mesi cui va aggiunto per periodo di sospensione di nove mesi e sette giorni, con decorrenza piena della prescrizione quindi alla data del 8 settembre 2016 e non ricorrendo ragioni per una assoluzione piena nel merito di cui all’articolo 129 cod. proc. pen. secondo i criteri della nota sentenza di Cass. Sez. Unite 28/5/2009 n. 35490, Tettamanti, Rv 244274; per questo capo, va quindi pronunciata sentenza di annullamento senza rinvio per estinzione del reato per prescrizione ex articolo 620 c.p.p., comma 1, lettera a.
Per quanto sotto si dira’, infatti, la prova sia della associazione che dei reati fine gia’ dichiarati prescritti in primo grado, e sulla quale occorre comunque pronunciarsi a seguito della contestuale condanna, per tutte le fattispecie contestate, al risarcimento del danno a favore delle parti civili costituite, appare in realta’ insufficiente e contraddittoria ai sensi dell’articolo 530 c.p.p., comma 2 con conseguente rigetto dei ricorsi di tutti gli imputati sia, in parte per quelli accusati del reato associativo sia, in toto, degli imputati (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), i quali ultimi vanno quindi condannati al pagamento delle spese processuali.
Le statuizioni civili della sentenza impugnata, in dipendenza di quanto sopra si e’ accennato, vanno annullate nei confronti di tutti i ricorrenti, con rinvio per nuova deliberazione al Giudice civile competente per valore in grado di Appello (come affermato da Cass. Sez. Unite 18/7/2013 n. 40109, Sciortino, Rv 256087, non realizzandosi poi le diverse condizioni di cui a Cass. Sez. 6 2/12/2016 n. 13844, Aracu, Rv 270371 indicative della competenza funzionale del Giudice penale), Giudice al quale va demandato il regolamento delle spese processuali sostenute dalle Parti civili costituite.
4. Pare opportuno procedere ad un esame complessivo ed unitario, e non singolarmente riferito, dei motivi di ricorso dei vari ricorrenti, dato che si tratta in gran parte di motivi di doglianza comuni e quindi decidibili in un unico contesto argomentativo, ad eccezione del ricorrente (OMISSIS) che merita una trattazione particolare e diversa; si procedera’ quindi elencando le ragioni di perplessita’ e di incertezza probatoria che qualificano il compendio delle prove enunciate dalla Corte di Appello come insufficiente e contraddittorio.
4.1 Il primo motivo di dubbio e perplessita’ e’ rappresentato dalla circostanza che le dichiarazioni di accusa che hanno sostanzialmente fondato tutto l’impianto accusatorio, quelle di (OMISSIS) e (OMISSIS), provengono da persone che sono decedute prima del dibattimento e le cui dichiarazioni, appunto, sono state acquisite, a quanto e’ dato dedurre, ex articolo 513 c.p.p., comma 2 e articolo 512 cod. proc. pen., in quanto rese da persone rientranti nelle previsioni di cui all’articolo 210 cod. proc. pen.; non e’ qui in discussione, naturalmente, la correttezza formale di tale acquisizione-lettura, del resto non contestata dai ricorrenti, quanto piuttosto i criteri di valutazione delle dichiarazioni stesse, mai sottoposte all’esame dibattimentale incrociato delle parti e, in particolare dei Difensori degli imputati.
Va infatti ricordato che, secondo l’autorevole insegnamento di Cass. Sez. Unite 25/11/2010 n. 27918, Rv 250199 condiviso anche dalla giurisprudenza successiva a Sezioni Semplici (Cass. Sez. F, 1/8/2013 n. 35729, Agrama, Rv 256576), la responsabilita’ dell’imputato, conformemente ai principi affermati dalla giurisprudenza Europea, in applicazione dell’articolo 6 della CEDU, non puo’ basarsi unicamente o in misura significativa su dichiarazioni rese in sede di indagini preliminari da un soggetto che l’imputato non sia stato in condizioni di interrogare o far interrogare nel corso del dibattimento, per l’evidente eccezione che la norma in questione introduce al principio della formazione della prova in dibattimento, nel contraddittorio delle parti.
Per quanto sotto si dira’, infatti, il riconoscimento di responsabilita’ di tutti gli imputati, ad eccezione del (OMISSIS), si fonda in maniera pressocche’ esclusiva sulle dichiarazioni delle due persone sopra indicate, dichiarazioni comunque marcatamente carenti sul tema della precisione e della concordanza tra loro e in ogni caso sostanzialmente mancanti di effettivi e risolutivi riscontri di carattere esterno.
4.2 Il secondo motivo di perplessita’ e di dubbio e’ costituito dalla osservazione che le dichiarazioni del (OMISSIS) e del (OMISSIS), sia valutate in se’ e per se’, sia considerate in rapporto tra loro, appaiono sensibilmente generiche e scarne di concrete indicazioni.
Per come sono state riportate, infatti, nella motivazione della sentenza di primo grado e poi di appello, le dichiarazioni del (OMISSIS), che menziona solo alcuni degli attuali imputati, dichiarando esplicitamente di non conoscere il (OMISSIS) e di sapere poco o nulla del (OMISSIS), ha indicato il (OMISSIS) come colui che ha iniziato a “gestire le manutenzioni” inserendolo nel suo sistema, ammettendo in via molto ipotetica di aver corrisposto denari, forse allo stesso (OMISSIS), e riconoscendo di aver pagato al (OMISSIS) 10.000 Euro “come ringraziamento per i lavori di (OMISSIS)”, pagamento di cui comunque non c’e’ traccia, in questi specifici termini, in alcuna delle imputazioni; nessuna indicazione di accusa, quindi, nelle dichiarazioni del (OMISSIS), nei confronti dei Pubblici ufficiali indicati nella imputazione, oggetto di semplice conoscenza personale, ne’ di specifiche e determinate condotte corruttive e alterative della regolarita’ delle gare copiosamente indicate nella imputazione, cosi’ che le indicazioni di quest’ultimo soffrono all’evidenza di profili di genericita’ e di scarsa determinatezza che indeboliscono sensibilmente la portata accusatoria delle stesse.
Considerazioni sostanzialmente identiche valgono poi per quanto riguarda le dichiarazioni del (OMISSIS) che, oltre ad avere prodotto un memoriale scritto, ha indicato il (OMISSIS) come anello di congiunzione tra i privati e i Pubblici Ufficiali, ha accusato la (OMISSIS) di avergli suggerito velatamente che se non si pagava non c’erano prospettive di lavoro e ha poi ammesso di aver corrisposto allo stesso (OMISSIS), dal quale non aveva mai avuto il nominativo del Pubblici Ufficiali corrotti o da corrompere, la somma di 4.000 Euro per l’aggiudicazione della gara n. (OMISSIS) di (OMISSIS); evidente, anche in questo caso, la sostanziale genericita’, al di la’ di un riconoscimento del ruolo di corruttore attivo appena ricordato, delle indicazioni di accusa fornite (solo per iscritto) dal (OMISSIS), che non indica, al pari del (OMISSIS), alcun Pubblico ufficiale direttamente coinvolto nelle vicende corruttive e alterative della regolarita’ delle gare indicate nella articolatissima imputazione, senza che sia mai stata indicata, poi, ne’ l’entita’ delle somme corrisposte dal corruttore e ricevute dal Pubblico ufficiale corrotto ne’ le concrete ed effettive modalita’ di alterazione della regolarita’ delle gare.
4.3 Le considerazioni sopra svolte, introducono poi il terzo tema di perplessita’ e di dubbio rappresentato dalla circostanza che, contrariamente a quanto affermato dalla Corte perugina, le dichiarazioni dei due coimputati sopra ricordati concordano solo genericamente e per linee molto generali sui temi di fondo rappresentati dalle stesse; infatti, il solo dato sostanzialmente ed effettivamente comune e’ la indicazione, peraltro nei termini generici ed imprecisi di cui sopra si e’ detto, di un “sistema” al quale i privati costruttori dovevano sottostare per poter vincere le gare di appalto, sistema caratterizzato dalla necessita’ di corrispondere somme di denaro ai Pubblici ufficiali volta a volta deputati alla decisione finale sulle relative assegnazioni, ma certo non vi e’ quella consonanza di dettaglio circa i dati fondamentali e caratterizzanti della vicenda quali, lo si ripete, la effettiva indicazione di tutti i Pubblici ufficiali che avrebbero ricevuto le somme non dovute, la entita’ delle stesse rapportate ad ogni singolo imprenditore e le modalita’ concrete ed effettive di alterazione di ogni singola gara indicata nella imputazione, elementi che soli avrebbero potuto realizzare quella completezza di dettaglio e quella consonanza di indicazioni di accusa che avrebbero permesso di riconoscere nelle due dichiarazioni il fondamento effettivo della affermazione di responsabilita’ degli imputati per tutti i reati loro ascritti, sia per quello di cui all’articolo 416 cod. pen. per il quale e’ stata pronunciata in appello sentenza di condanna, sia per quelli ormai prescritti ma che la Corte ha affermato come oggettivamente sussistenti ai fini della conferma delle disposizioni civili della sentenza di primo grado.
4.4 Anche il compendio probatorio dichiarativo indicato come riscontro oggettivo alle indicazioni di accusa del (OMISSIS) e del (OMISSIS) lascia adito a diversi dubbi ed accentuate perplessita’; la Corte ha sostanzialmente utilizzato, in termini effettivamente e concretamente confermativi delle dichiarazioni in esame, se non altro sotto il profilo della dimostrazione del sistema corruttivo generale di cui si e’ detto, prove di natura dichiarativa quali le affermazioni di uno dei Pubblici ufficiali, la (OMISSIS) e di alcuni dei privati imprenditori, (OMISSIS) e (OMISSIS), soggetti tutti che non avevano risposto all’esame dibattimentale e le cui dichiarazioni erano state conseguentemente acquisite ex articolo 513 c.p.p., comma 1, con la espressa esclusione di utilizzabilita’ nei confronti di altri, che avevano espressamente negato il relativo consenso, come previsto dall’ultima parte del comma 1 della norma ora citata.
Anche il criterio della “efficacia traslativa interna del riscontro individualizzante”, indicato dalla Corte come metodologia probatoria affidabile e giustificata lascia piuttosto a desiderare posto che lo stesso si sostanzia invece nella negazione della necessita’ di un riscontro effettivamente e realmente individualizzante per ciascuno degli imputati indicati nella imputazione, cosi’ come ordinariamente richiesto dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, cosi’ come non puo’ che suscitare perplessita’ e dubbi l’uso di espressioni apparentemente rispondenti a massime di ordinaria quotidianita’ quale quella per cui “nessuno fa niente per niente”, in riferimento al fatto che i Pubblici ufficiale che avrebbero ricevuto somme di denaro inevitabilmente avrebbero poi artefatto le relative gare di appalto, pur in assenza di specifiche e certe indicazioni in tal senso.
4.5 Da ultimo, anche i riscontri esterni di natura specificamente oggettiva non sono caratterizzati da quella tranquillante univocita’ probatoria che ne giustifichi appunto la natura di effettivo riscontro; cosi’ la riunione programmatica cui allude il (OMISSIS), quella del 8 agosto 2007 nella quale si sarebbero concordate le linee di alterazione delle gare, resta in realta’ una affermazione dello stesso (OMISSIS) cui non ha fatto seguito alcun accertamento della effettivita’ di quanto discusso dato che le dichiarazioni di altri partecipanti alla stessa, come si e’ detto, non possono essere utilizzate nei confronti di altri e il dato documentale di cui parla la Corte senza alcuna altra specificazione, e’ talmente generico e vago da non consentire di affermare che effettivamente in quella riunione, si sono trattati gli argomenti indicati dal (OMISSIS); ancora, sono prive di reale indicazione di accusa, se non all’interno di una logica del mero sospetto, gli incontri tra alcuni pubblici ufficiali ed alcuni imprenditori di cui non si conosce la ragione e lo scambio di buste tra gli stessi, di cui non si conosce il contenuto e che, in alcuni casi, sono state credibilmente giustificate dalle Difese con affermazioni che avrebbero ben potuto e dovuto essere confutate con maggiore accuratezza.
4.6 Una valutazione a parte va riservata al (OMISSIS), che risponde del solo reato di cui al capo Y1, inizialmente contestato come corruzione passiva per atto contrario ai doversi di ufficio ex articolo 319 e 319 bis cod. pen. e poi qualificato giuridicamente come corruzione susseguente per un atto di ufficio gia’ compiuto ex articolo 318 c.p., comma 2 nel testo in allora vigente; anche per il (OMISSIS), va affermata la sostanziale insufficienza e contraddittorieta’ della prova ex articolo 530 c.p.p., comma 2, con conseguente annullamento delle disposizioni civili e rinvio al Giudice civile competente per valore in grado di appello.
Va ricordato preliminarmente che l’atto compravenduto addebitato al (OMISSIS) in quanto Capo Compartimento (OMISSIS) dell'(OMISSIS) e’ rappresentato da generiche pressioni attuate per sollecitare la liquidazione delle c.d. riserve a favore di un imprenditore, il (OMISSIS) e che la contropartita sarebbe rappresentata, come si esprime l’imputazione, dal pagamento di un pranzo per ottanta persone oltre che da altri benefici materiali; e’ proprio in riferimento a queste due circostanze tipiche del reato di corruzione che gli elementi indicati nella motivazione lasciano in realta’ dubbi ed incertezze di valutazione che si risolvono, appunto, in un insieme probatorio in realta’ insufficiente e contraddittorio.
Sotto il primo profilo, infatti, la Corte di appello non e’ stata in grado di indicare, al di la’ di generici accenni e al di la’ di quanto dichiarato dallo stesso (OMISSIS), quali concreti atti di “pressione” siano stati effettivamente svolti dall’imputato al di la’ di un generico interessamento, nemmeno descritto nei suoi termini fattuali, per accelerare le pratiche di liquidazione delle riserve prima del suo trasferimento, atto che tra l’altro e’ stato qualificato in termini di contrarieta’ ai doveri di ufficio in termini sostanzialmente dubbiosi, se e’ vero che la stessa Corte ha riconosciuto che l’interessamento dell’imputato non trovava “piena legittimazione” nella L. n. 109 del 1994, articolo 31 bis e se e’ vero poi che detta attivita’ poteva essere giustificata, come sostenuto dal ricorrente, dall’intento, sia pure “collaterale”, di evitare all'(OMISSIS) maggiorazioni di oneri a titolo di interessi collegati ai ritardi della liquidazione delle riserve.
Sotto il secondo profilo, quello della individuazione della retribuzione non dovuta, certa la individuazione materiale della stessa nei termini fattuali descritti nella imputazione, resta tuttavia non chiaramente individuato lo specifico legame sinallagmatico con le pressioni esercitate dal (OMISSIS), dato che la stessa Corte riconosce che il pagamento della cena per 83 persone da parte dell'(OMISSIS), che costituisce il dato di fatto piu’ “eclatante” tra quelli indicati come retributivi della condotta affermatamente illecita del pubblico ufficiale, corrispondeva comunque ad una iniziativa collettiva di saluto e commiato offerta al (OMISSIS) dalla associazione dei costruttori, alla quale ultima spettava assai verosimilmente il saldo del relativo conto.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) in ordine al reato associativo loro ascritto perche’ lo stesso e’ estinto per prescrizione.
Rigetta nel resto i ricorsi dei predetti quattro imputati.
Rigetta i ricorsi di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), che condanna al pagamento delle spese processuali.
Annulla le statuizioni civili adottate nei confronti di tutti i ricorrenti e rinvia per nuova deliberazione al Giudice civile competente per valore in grado di appello, Giudice cui demanda anche il regolamento delle spese processuali sostenute dalle costituite parti civili nel procedimento penale.
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References: Sentenza 
 Sentenza 
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 sentenza 
 articolo 479
 sentenza 
 articolo 581
 Cass. Sez. 
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 Cass. Sez. 
 articolo 335
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 Cass. Sez. 
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 articolo 620
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 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 articolo 513
 articolo 512
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 513
 articolo 319
 articolo 318
 articolo 530
 articolo 31
 sentenza 
 articolo 10
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