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Timestamp: 2019-11-21 07:55:18+00:00

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Sequestro obbligatorio anche con rateazione del debito tributario | Studio+com
Studio+com Commercialisti Associati - Modena Vignola Spilamberto - Sequestro obbligatorio anche con rateazione del debito tributario
Per le omesse ritenute il profitto del reato consiste nelle disponibilità liquide giacenti sui conti alla data di scadenza del termine per pagare e non versate
La natura obbligatoria della confisca prevista per i reati tributari dall’art. 12-bis del DLgs. 74/2000 comporta che, ai fini dell’adozione del sequestro preventivo, il giudice sia tenuto esclusivamente ad accertare l’astratta confiscabilità del bene, senza che rilevi la volontà del contribuente di estinguere il debito o la fase di rateazione dello stesso. Rispetto alla decisione sul sequestro non rilevano nemmeno i riflessi che tale provvedimento potrebbe avere sull’economia dell’impresa, né la positiva prognosi di adempimento, non essendo l’organo giudicante dotato di alcuna discrezionalità sul punto.
Tale affermazione è contenuta nel testo della sentenza n. 22061 della Cassazione, depositata il 21/5/2019, inerente a un sequestro di circa 150.000 euro ordinato a fronte della contestazione per il reato di omesso versamento delle ritenute ex art. 10-bis del DLgs. 74/2000.
Un primo problema affrontato dai giudici di legittimità riguarda l’applicabilità o meno dell’art. 12-bis del DLgs. 74/2000 che è stato introdotto dalla riforma del DLgs. 158/2015. In proposito, la Cassazione ricorda che il reato di cui al citato art. 10-bis è di natura unisussistente e si consuma alla data di scadenza del c.d. “termine lungo” previsto dalla fattispecie penalmente sanzionata. La condotta penalmente rilevante non è, infatti, l’omesso versamento delle ritenute nel termine previsto dalla normativa tributaria, ma il mancato versamento delle ritenute certificate nel maggiore termine stabilito per la presentazione della dichiarazione annuale relativa al periodo di imposta dell’anno precedente (cfr. Cass. SS.UU. n. 37425/2013).
La sentenza in esame si sofferma sul dibattuto comma 2 di tale art. 12-bis, ove dispone che la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’Erario anche in presenza di sequestro. Viene negata ogni rilevanza alla tesi difensiva secondo cui l’impegno assunto dal contribuente possa inibire il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto ovvero dei beni corrispondenti, per valore, all’importo evaso, o comunque comporti la modifica dei presupposti del sequestro stesso.
Come si è detto, tale disposizione ha “sostituito” quella di cui all’art. 322-ter c.p. mantenendone la natura obbligatoria (“è sempre ordinata la confisca”). Né il fatto che il DLgs. 158/2015 abbia introdotto nuove cause di non punibilità per i reati di cui agli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater del DLgs. 74/2000, e rigide scansioni procedurali per il pagamento del debito tributario, muta la natura del sequestro o della confisca in funzione della quale esso viene disposto. Dirimente, al riguardo, è il meccanismo previsto dallo stesso art. 12-bis comma 2, che presuppone (e dà per scontata) la possibilità, per il contribuente che si sia impegnato nei confronti dell’Erario, di pagare il dovuto “anche in presenza del sequestro”.
In effetti, la giurisprudenza ha già avuto modo di affermare che questa previsione non preclude l’adozione del sequestro preventivo, relativamente agli importi non ancora corrisposti, poiché la funzione del vincolo cautelare è quella di garantire che la misura ablativa esplichi i propri effetti qualora il versamento “promesso” non si verifichi (Cass. n. 5728/2016).
La sentenza n. 22061/2019 si pronuncia, infine, su un ulteriore principio di diritto, relativo all’altrettanto dibattuta questione sulla distinzione tra confisca diretta e confisca per equivalente rispetto alle somme contenute sui conti corrente: in tema di omesso versamento di ritenute operate quale sostituto di imposta il profitto del reato consiste nel corrispondente risparmio di spesa e, in particolare, nelle disponibilità liquide giacenti sui conti del contribuente alla data di scadenza del termine per il pagamento e non versate.
Ne consegue che il sequestro, per essere qualificato come finalizzato alla confisca diretta del danaro costituente il profitto del reato omissivo, non può mai essere disposto, né essere eseguito, per importi comunque superiori ai saldi attivi giacenti sui conti bancari e/o postali di cui il contribuente disponeva alla scadenza del termine per il pagamento, né su somme di danaro acquisite successivamente alla consumazione del reato.

References: sentenza 
 art. 10
 art. 10
 Cass. 
 sentenza 
 art. 12
 art. 12
 sentenza