Source: https://www.laleggepertutti.it/179977_casa-non-assicurata-amministratore-responsabile
Timestamp: 2018-09-21 20:30:44+00:00

Document:
Casa non assicurata: amministratore responsabile?
Se si scopre che il palazzo è privo di assicurazione e i condomini sono tenuti a risarcire i danni l’amministratore è salvo se dimostra che non ci sono i soldi.
Un condomino è caduto dalle scale su un gradino scivoloso e ora ha iniziato una causa contro il condominio per essere indennizzato. Nello stesso tempo, dal cornicione del palazzo è caduto un blocco di neve su una macchina parcheggiata di sotto e il proprietario vuole agire per ottenere i danni. Se il tuo condominio è aggredito dalle richieste di risarcimento, la polizza assicurativa è l’unico modo per non coinvolgere il portafogli dei singoli condomini, i quali altrimenti dovrebbero risponderne personalmente (ciascuno in base ai propri millesimi). Tuttavia, che succede se l’amministratore non ha pagato la rata dell’assicurazione lasciando così lo stabile privo di copertura? In altri termini, se la casa non è assicurata l’amministratore è responsabile? La risposta è stata fornita da una recente sentenza della Cassazione [1].
Compito dell’amministratore è quello di eseguire prontamente le delibere dell’assemblea. Per cui, se durante la riunione di condominio viene approvata la sottoscrizione di una polizza assicurativa e l’amministratore ritarda la firma del contratto con l’agenzia, è personalmente responsabile di tutti i danni a terzi che, nelle more, si verificano. In altri termini, il condominio si può rivalere nei confronti dell’amministratore ritardatario per le somme corrisposte ai danneggiati dai beni comuni.
Diverso è però il discorso se l’amministratore non può sottoscrivere la polizza o rinnovarla o ancora non può pagare la rata in scadenza perché, nelle casse, non ci sono soldi a causa degli immancabili morosi. In tal caso, l’amministratore è tenuto, per legge, ad agire entro 6 mesi dall’approvazione del bilancio consuntivo nei confronti dei proprietari inadempienti. Se rispetta tale obbligo non può certo essere responsabile della mancata copertura assicurativa dell’edificio. È proprio questo il chiarimento fornito dalla Suprema Corte: se il professionista ha più volte sollecitato per iscritto i ritardatari, rammentando loro il pagamento delle quote, non è certo tenuto ad anticipare, dal proprio conto corrente, le somme dovute per la gestione dello stabile. Per cui è esente da qualsiasi colpa per il mancato rinnovo della polizza. Risultato: i condomini che dovessero trovarsi a dover risarcire, con le proprie tasche, eventuali danneggiati non potrebbero rivalersi poi nei confronti dell’amministratore.
Cosa deve fare, più nello specifico, l’amministratore per evitare una responsabilità personale? La Suprema Corte chiarisce che è sufficiente l’intimazione di pagamento ai morosi, ossia una diffida scritta; non è invece necessario che proceda anche alla richiesta di un decreto ingiuntivo. Lo si comprende dal testo letterale delle disposizioni di attuazione al codice civile [2] le quali dicono che l’amministratore «può» – e non «deve» – ottenere un decreto ingiuntivo dal giudice. L’agire in tribunale nei confronti del condomini è, secondo i giudici, una mera facoltà e non un obbligo.
[1] Cass. ord. n. 24920/17 del 20.10.2017.
[2] Art. 63 disp. att. cod. civ.: «Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi».
4 Con unico motivo si deduce, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1710 c.c., “2795 c.c.”(così testualmente, ma trattasi di mero errore materiale essendo chiaro il riferimento all’art. 2725 cc, ndr), 63 disp. att. c.c. in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c. – omessa e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo della controversia. Richiamando il principio della diligenza del mandatario (che avrebbe imposto il ricorso alla procedura monitoria per il recupero dei contributi necessari alle spese condominiali), sostiene il ricorrente che la Corte d’Appello avrebbe motivato inadeguatamente sulla prova dell’esonero di responsabilità dell’A. e sulla ammissibilità della prova testimoniale in ordine ad un documento (la costituzione in mora dei condomini inadempienti nel versamento dei contributi) da provarsi per iscritto, salvo lo smarrimento dello stesso.
Questa Corte ha costantemente affermato che, qualora una determinata questione giuridica – che implichi un accertamento di fatto non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata né indicata nelle conclusioni ivi epigrafate, il ricorrente che riproponga la questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità, per novità della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale scritto difensivo o atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa (tra le varie, sez. 1, Sentenza n. 25546 del 30/11/2006 Rv. 593077; Sez. 3, Sentenza n. 15422 del 22/07/2005 Rv. 584872 Sez. 3, Sentenza n. 5070 del 03/03/2009 Rv. 606945).
La deduzione appare corretta perché l’art. 63 disp. att. cc. non prevede un obbligo, ma solo una facoltà di agire in via monitoria contro i condomini morosi (“può ottenere decreto di ingiunzione…”) e pertanto non merita censura la decisione impugnata laddove ha escluso la violazione dell’obbligo di diligenza da parte dell’A. per essersi comunque attivato nella raccolta dei fondi, avendo comunque messo in mora gli inadempienti (e l’indagine circa l’osservanza o meno da parte del mandatario degli obblighi di diligenza del buon padre di famiglia che lo stesso è tenuto ad osservare ex articoli 1708 e 1710 c.c. – anche in relazione agli atti preparatori, strumentali e successivi all’esecuzione del mandato – è affidata al giudice del merito, con riferimento al caso concreto ed alla stregua degli elementi forniti dalle parti, il cui risultato, fondato sulla valutazione dei fatti e delle prove, è insindacabile in sede di legittimità: v. tra le varie, Sez. 2, Sentenza n. 13513 del 16/09/2002 in motivazione).
Considerato che il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 per cui sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1 – quater all’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 – quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 -bis dello stesso art. 13.

References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 63
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 13