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Timestamp: 2020-06-01 09:23:26+00:00

Document:
Martedì 19 Giugno 2012 ore 15:00
Seduta di assemblea numero 652 della XVI legislatura
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Seduta di assemblea numero 652 della XVI legislatura del 19/06/2012
Relatore per l'VIII Commissione MARGIOTTA Salvatore
Relatore per la I Commissione DISTASO Antonio
LANZARIN Manuela (LNP)
Deputato CILLUFFO FRANCESCA (PARTITO DEMOCRATICO)
TERRANOVA Giacomo (Misto-G.Sud-PPA)
Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 59 del 2012: Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile (A.C. 5203-A) (Seguito della discussione)
Conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile. (C. 5203-A) (FAS)
Ripresa esame - A.C. 5203-A
Esame articolo unico - A.C. 5203-A
La seduta, sospesa alle 15,10, è ripresa alle 15,25
Ripresa discussione - A.C. 5203-A
Ripresa esame articolo unico - A.C. 5203-A
Parere del relatore e del Governo - A.C. 5203-A
Esame emendamenti - A.C. 5203-A
Votazione Emendamenti - A.C. 5203-A
Votazione Emendamento - A.C. 5203-A
Esame emendamento - A.C. 5203-A
Sull'ordine dei lavori - A.C. 5203-A
La seduta, sospesa alle 17,50, è ripresa alle 18,15
Esame ordini del giorno - A.C. 5203-A
La seduta, sospesa alle 18,40, è ripresa alle 18,50
. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Bongiorno, Brugger, Buonfiglio, Buttiglione, Cirielli, Commercio, Fiano, Gregorio Fontana, Guzzanti, Iannaccone, Lombardo, Lucà, Mazzocchi, Melchiorre, Migliavacca, Migliori, Misiti, Mura, Nucara, Pecorella, Pescante, Pisicchio, Stucchi e Valducci sono in missione a decorrere dalla seduta odierna. Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantacinque, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto della seduta odierna.
. L'ordine del gioco reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile. Ricordo che nella seduta del 18 giugno 2012 si è conclusa la discussione sulle linee generali e che i relatori e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione nel testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni . Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni . Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96-, comma 7, del Regolamento, le seguenti proposte emendative di contenuto analogo ad emendamenti già dichiarati inammissibili in sede referente: La Loggia 1-.0202, riguardante la stabilizzazione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco; Piffari 3.203, che disciplina l'istituzione del fascicolo del fabbricato. La Presidenza non ritiene altresì ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 96-, comma 7, del Regolamento, le seguenti ulteriori proposte emendative, non previamente presentate nelle Commissioni, in quanto non strettamente attinenti alla materia del decreto-legge: Lanzarin 1.0200, recante una norma di interpretazione autentica in materia di inquadramento del personale non dirigenziale del ruolo speciale della Protezione civile; Gioacchino Alfano 1-.0200 e 1-.0201, in materia di fabbricati destinati a civile abitazione realizzati in violazione della normativa urbanistica. Avverto, inoltre, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere sul testo del provvedimento e sugli emendamenti allo stesso riferiti . Tale parere è in distribuzione e reca 13 condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Avverto, altresì, che le Commissioni hanno presentato gli emendamenti 1.600, 1.601 e 3.600, che sono in distribuzione e con riferimento ai quali risulta alla Presidenza che i rappresentanti di tutti i gruppi abbiano rinunciato alla fissazione di un termine per la presentazione di subemendamenti. Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85- del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare. A tal fine, il gruppo Italia dei Valori è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione. Nessuno chiedendo di intervenire sul complesso degli emendamenti, sospendo l'esame del provvedimento per consentire il decorso del termine di preavviso.
. Signor Presidente, con il mio intervento limitiamo i tempi della sospensione e cerchiamo di essere utili, almeno in termini di denuncia. La ringrazio di avermi dato la possibilità di ricordare che in questi giorni abbiamo avuto notizia che è stato sospeso il concorso per accedere in qualità di procuratore, vale a dire di giovane avvocato, all'Avvocatura dello Stato. Insomma, questo concorso è stato annullato. L'annullamento sarebbe giunto al culmine di una giornata incredibile, quella del 12 giugno scorso, in cui, in contrasto con ogni buon principio di imparzialità, la commissione giudicatrice avrebbe ammesso partecipanti con al seguito codici commentati, vietati della legge. Questa commissione aveva anche accettato che i nomi dei candidati fossero incollati sui banchi, in barba al sacro principio dell'anonimato nelle prove scritte. Inoltre, aveva tollerato evidenti procedure di copiatura. Si è, pertanto, avuta la rivolta sacrosanta dei candidati. Secondo taluni, la Polizia sarebbe intervenuta per evitare danni all'incolumità dei membri della Commissione, che rischiava di essere travolta dalla giusta ira dei concorrenti. Secondo alcune testimonianze sembra, peraltro, che la Polizia, forse involontariamente, a causa del trambusto, abbia anche percosso un concorrente disabile. Ricordo che l'Avvocatura dello Stato è una delle istituzioni più preziose che abbiamo, che difende, o dovrebbe difendere, la collettività davanti alle autorità giudiziarie italiane e comunitarie, che rende pareri alle altre amministrazioni dello Stato, che esprime un'altissima professionalità. La questione che si pone è se, in questo tempio dell'autorevolezza giuridica, della sobria analisi delle questioni contenziose, del servizio alle istituzioni, si sia in grado di organizzare un concorso pulito, ordinato, trasparente e affidabile. Ricordo, signora Presidente, che, purtroppo, un episodio simile si è avuto anche per i notai e, prima ancora, per la magistratura ordinaria. Si tratta, insomma, di un fenomeno preoccupante. Vorrei ricordare che il principio del concorso pubblico è sacro e sancito dalla nostra Costituzione come mezzo per assicurare i migliori talenti, in condizioni di parità, affinché possano accedere ai pubblici incarichi. Abbandonare, in via di diritto e di fatto, questo principio sarebbe drammatico. Lei mi chiederà perché le sto dicendo questo. Perché proprio oggi la Camera dei deputati, tra l'altro, ha organizzato un bel convegno sulla meritocrazia, quindi è in quest'Aula che dobbiamo denunciare i concorsi truccati come lascito di un passato che ingrassa le clientele e gonfia la spesa pubblica. Pertanto, le preannuncio fin da ora la presentazione di una interrogazione specifica sul punto.
. Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,25.
. Avverto che gli emendamenti Lanzarin 1.238, Dionisi 1.213 e 3.206 sono stati ritirati dai presentatori. Invito i relatori ad esprimere il parere delle Commissioni.
, . Signor Presidente, le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Scilipoti 1.203, sul quale anche la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. L'emendamento Dionisi 1.213 mi risulta ritirato. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Scilipoti 1.204, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Mariani 1.208. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Narducci 1.209, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Le Commissioni esprimono parere favorevole sugli emendamenti Amici 1.210 e Piffari 1.206.
. Mi scusi, onorevole relatore, il parere sull'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento?
, . Signor Presidente, le Commissioni raccomandano l'approvazione di tutti gli emendamenti delle Commissioni.
. Si riferisce anche agli emendamenti da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento? Sono quelli che recepiscono le condizioni della Commissione bilancio.
, . Sì, signor Presidente, le Commissioni esprimono un parere favorevole su tutti gli emendamenti da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Piffari 1.23, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario.
. Mi scusi, onorevole Margiotta, ma l'emendamento Piffari 1.23 non è segnalato e così pure l'emendamento Piffari 1.205. Siamo all'emendamento Lanzarin 1.201.
, . Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Lanzarin 1.201. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sugli emendamenti Zamparutti 1.25 e 1.207 e Gibiino 1.33. Le Commissioni esprimono, invece, parere favorevole sugli emendamenti Piffari 1.34 e 1.41. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Compagnon 1.211, a condizione che sia riformulato, premettendo la parola «o» alle parole «che costituiscono minaccia per la pubblica e privata incolumità». Rileggo l'intera formulazione: Al comma 1, lettera numero 3), capoverso, ultimo periodo, dopo le parole: «gravemente danneggiati» aggiungere le seguenti: «, o che costituiscono minaccia per la pubblica e privata incolumità». Con questa riformulazione il parere è favorevole. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Lanzarin 1.202. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Compagnon 1.212, sul quale anche la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Contento 1.200. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sugli emendamenti Piffari 1.52, 1.59, 1.71. Le Commissioni formulano, altresì, un invito al ritiro sull'emendamento Piffari 1.67, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Lanzarin 1.73. Le Commissioni esprimono, invece, parere favorevole sull'emendamento Piffari 1.230. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Mura 1.75, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Piffari 1.234. Le Commissioni esprimono, invece, parere favorevole sugli identici emendamenti Burtone 1.74 e Lanzarin 1.76. Le Commissioni formulano un invito al ritiro sull'emendamento Lussana 1.79, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Piffari 1.83, a condizione che sia riformulato come segue: sostituendo le parole «è concessa» con le parole «può essere concessa» e inserendo le parole «per un periodo di tempo circoscritto» dopo le parole «la sospensione». Con queste correzioni, sull'emendamento così riformulato, il parere è favorevole. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Piffari 1.233, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Le Commissioni invitano al ritiro degli emendamenti Piffari 1.232 e Lanzarin 1.84, nonché al ritiro dell'emendamento Piffari 1.231, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Le Commissioni invitano al ritiro degli emendamenti Cilluffo 1.88. e 1.87 e Giovanelli 1.242. Le Commissioni invitano altresì al ritiro degli emendamenti Compagnon 1.89, Giovanelli 1.90, Piffari 1.240 e Compagnon 1.241, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Le Commissioni invitano al ritiro degli emendamenti Piffari 1.236 e Lanzarin 1.237. Le Commissioni invitano inoltre al ritiro degli identici emendamenti Compagnon 1.246 e Contento 1.249, nonché degli identici emendamenti Compagnon 1.244 e Contento 1.250. Le Commissioni esprimono parere favorevole sugli identici emendamenti Compagnon 1.245 e Contento 1.251 ed invitano al ritiro dell'emendamento Lanzarin 1.99. Ricordo che l'emendamento Lanzarin 1.238 è stato ritirato. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Lanzarin 1.100 e raccomandano l'approvazione dei propri emendamenti 1.600 e 1.601. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Piffari 1.239 ed invitano al ritiro dell'emendamento Rosato 1.243, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Lussana 1.114, nonché al ritiro dell'emendamento Compagnon 1.248, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Cilluffo 1.119, nonché dell'emendamento Mantini 1.247, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Ricordo che l'articolo aggiuntivo Lanzarin 1.0200 è stato dichiarato inammissibile. Le Commissioni invitano al ritiro degli emendamenti Dionisi 1-.202, Naccarato 1-.201, Gianni 1-.203 e Piffari 1-.200, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Ricordo che gli articoli aggiuntivi Gioacchino Alfano 1-.0200 e 1-.0201 e La Loggia 1-.0202 sono stati dichiarato inammissibili. Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Favia 3.2, a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: sostituire le parole «fermo restando» con le parole «fatto salvo». Le Commissioni raccomandano l'approvazione del proprio emendamento 3.600 ed invitano al ritiro degli identici emendamenti Piffari 3.202 e Rosato 3.204. Ricordo che l'emendamento Dionisi 3.206 è stato ritirato. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Calvisi 3.208, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario, ed invitano altresì al ritiro dell'emendamento Piffari 3.4. Le Commissioni invitano al ritiro degli emendamenti Lanzarin 3.5, Contento 3.200, nonché degli identici emendamenti Milanato 3.6 e Lanzarin 3.8, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Ricordo che gli emendamenti Carlucci 3.207 e Paolo Russo 3.210 sono stati ritirati. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Lusetti 3.209, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario, ed invitano al ritiro dell'emendamento Piffari 3.201. Le Commissioni invitano al ritiro dell'emendamento Mariani 3.205, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Ricordo, infine, che l'emendamento Piffari 3.203 è stato dichiarato inammissibile.
, . Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dai relatori, ad eccezione di un emendamento da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento riferito all'articolo 3, il cui è del seguente tenore: «Dopo il comma 3-, aggiungere i seguenti (...)». Su tale emendamento il Governo si rimette all'Assemblea, avendo in sede di V Commissione (Bilancio) espresso parere contrario.
. Si tratta dell'emendamento 3.501 delle Commissioni (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento), nel fascicolo a parte. Avverto che sono state ritirate dai presentatori le seguenti proposte emendative: Narducci 1.209, Giovanelli 1.242 e 1.90, Naccarato 1-.201, Rosato 3.204 e Mariani 3.205, oltre a Carlucci 3.207. Passiamo all'emendamento Scilipoti 1.203. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Scilipoti 1.203 insistono per la votazione. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, prendo la parola su questo emendamento e nello stesso tempo tengo presenti il giudizio e la valutazione della Commissione bilancio. Siamo nel campo e nell'ambito della tutela. Con l'emendamento dell'onorevole Scilipoti si fa riferimento alla tutela dei monumenti di interesse culturale, del patrimonio artistico e di altro. Io aggancerei questa valutazione anche ad un altro aspetto (credo che sia importante e significativo), quello del coordinamento per quanto riguarda le amministrazioni sia centrali, sia delle regioni, sia periferiche, in ordine ad un'azione di prevenzione e soprattutto di soccorso. Ritengo che per quanto riguarda i beni culturali certamente il concetto e la proposta dell'onorevole Scilipoti possano essere compresi quando si parla di beni. Lui va sulla specifica, non ho ben capito perché la Commissione bilancio abbia espresso parere negativo, non favorevole. Certamente, nell'ambito del coordinamento, c'è anche il Ministro per i beni culturali che ha un compito ben preciso e puntuale. Ma il discorso, signor Presidente, è un altro. Ho una forte riserva sul testo che stiamo esaminando, quando si parla del coordinamento del Presidente del Consiglio dei ministri (e va bene), e poi, su sua delega, di un Ministro con portafoglio, oppure ancora del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, segretario del Consiglio dei ministri. Noi avevamo già, nella modifica della legge n. 225, rivisto anche la figura del Ministro dell'interno, che era contenuta nel decreto-legge, e avevamo fatto una proposta che andava nella direzione di sostituire il Ministro dell'interno con un Ministro senza portafoglio. Se noi vogliamo un coordinamento non ci può essere il Ministro con portafoglio; deve essere un Ministro senza portafoglio perché in quel momento rappresenta il Presidente del Consiglio dei Ministri e deve raccordare e coordinare tutte le amministrazioni dello Stato e deve raccordare e coordinare tutte le amministrazioni anche periferiche (sia le regioni sia le autonomie locali). Un Ministro con portafoglio chi è? Il Ministro dell'ambiente? Il Ministro dello sviluppo economico? Entriamo in una fase certamente di grande confusione. Noi eravamo per un Ministro per la protezione civile. Questo è il dato. Fermo rimanendo il ruolo del Presidente del Consiglio dei ministri, c'è un ruolo di un suo delegato che non può essere che un Ministro senza portafoglio che per conto e nome del Presidente del Consiglio svolga ovviamente le funzione di coordinamento e soprattutto di raccordo con le amministrazioni centrali. Ma poi c'è un altro dato, signor Presidente. Quando si fa riferimento al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, può anche andar bene, però che sia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri vuol dire che non vogliamo far nulla, perché il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri (segretario del Consiglio dei ministri) ha mille incombenze e non è possibile prenderci in giro in questo modo, signor Presidente. Infatti, vuol dire che non vogliamo dare un coordinamento e non vogliamo dare forza e spazio a questo tipo di azione. Allora diciamo chiaramente che la Protezione civile sarà guidata dal capo dipartimento di turno e, certamente, verrà sottratta al coordinamento e al controllo dal punto di vista politico. Signor Presidente, concludo appellandomi ai due bravi relatori affinché rivedano questa posizione. Mi appello ai due relatori e al Governo perché questo è un passaggio delicato su cui si costruisce tutto l'impianto della rivisitazione della legge n. 225 del 1992 perché, se il testo passa così, certamente non avremo reso un buon servigio e svolto un buon lavoro rispetto anche ai traguardi e agli obiettivi che ci eravamo prefigurati.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, vorrei svolgere una riflessione e formulare un invito ai relatori. Quello in esame è un provvedimento che ha avuto tempi di esame anche molto stretti e le due Commissioni si sono assunte l'onere e la responsabilità di un decreto-legge che arrivasse nel più breve tempo possibile in Aula. Con riferimento a questa discussione, in particolare rispetto all'ultima affermazione del collega Tassone, concernente la catena di comando, ossia a chi affidare la Protezione civile, sono stati presentati emendamenti simili della maggior parte dei gruppi, relativi al fatto che la Protezione Civile ricadesse nell'ambito della Presidenza del Consiglio e ciò o attraverso un Ministro o, in particolare, un sottosegretario di Stato. La formulazione trovata, tramite una riformulazione dei relatori, credo che non renda chiaro esattamente il profilo della discussione politica che si era svolta intorno a questo tema, e sarebbe opportuno, proprio per la delicatezza delle argomentazioni, che almeno su questo vi fosse da parte dei relatori una possibilità di ripensamento, proprio alla luce delle posizioni che i gruppi avevano espresso in sede di discussione sulle linee generali.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moffa. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, essendo cofirmatario di questo emendamento, mi rendo conto che l'invito al ritiro è legato a valutazioni prettamente di bilancio, però credo che la discussione che si è sviluppata vada nel senso di mettere in chiaro effettivamente la funzione e il ruolo della Protezione civile nel nostro Paese. Infatti, ha ragione la collega Amici, si è sviluppato un dibattito all'interno delle Commissioni che ha avuto una sua oggettiva natura politica, e l'intendimento delle Commissioni nel suo insieme mi sembra andasse proprio nel senso di dare alla Protezione civile una caratura finalmente definita nell'ambito di quelle che sono le competenze della Presidenza del Consiglio, ma con una configurazione adeguata di ruolo e di funzioni. La strada scelta rischia ancora di dare un'immagine poco palpabile di quelle che sono le responsabilità che poi bisogna assumere nei momenti di emergenza. Per cui, se l'emendamento in quanto tale evidentemente non ha la sua copertura, noi lo ritiriamo, ma il problema politico rimane nella sua essenza sostanziale e su questo credo che i relatori debbano spendere qualche parola.
. Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Scilipoti 1.203 e 1.204 li ritirano. Passiamo alla votazione dell'emendamento Mariani 1.208. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mariani 1.208, accettato dalle Commissioni e dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, voglio richiamare l'attenzione dell'Aula sull'emendamento in esame, che propone di introdurre un passaggio e un momento di controllo parlamentare quanto meno sulla proroga delle dichiarazioni di stato di emergenza, fatto che, pur non intralciando minimamente la rapidità e l'efficacia degli interventi conseguenti a tale dichiarazione, comunque riconduce in una dinamica corretta del nostro ordinamento costituzionale l'intero assetto della protezione civile, che è un ambito che sappiamo benissimo come negli ultimi 15 anni sia sfuggito al controllo e al corretto assetto di Governo, attraverso una prassi - possiamo dire - di vero e proprio abuso delle dichiarazioni di emergenza e del conseguente potere di ordinanza. Io mi permetto di ricordare e di citare due articoli della nostra Costituzione, l'articolo 77 e l'articolo 78, che, nonostante stabiliscano diverse procedure per diversi tipi di emergenza, comunque attribuiscono al Parlamento un ruolo assolutamente centrale anche in situazioni di necessità e d'urgenza o comunque emergenziali. Ritengo sia importante prevedere un passaggio parlamentare, perché le ordinanze di necessità non vedono coinvolto il Parlamento nel momento in cui bisogna decidere quali norme sospendere o quali norme derogare e, anche se abbiamo introdotto nel lavoro nelle Commissioni alcuni correttivi in termini di trasparenza, rimane comunque il fatto che dal procedimento decisionale in materia di ordinanze di necessità il Presidente della Repubblica è escluso, poiché non emana atti straordinari e la stessa Corte costituzionale non può sindacarli. Quindi, se non dovesse essere approvato questo ordinamento - peraltro in altri Paesi è previsto un ruolo importante del Parlamento nelle dichiarazioni di emergenza e nelle proroghe legate a fenomeni di protezione civile - se così non dovesse essere, credo che sarebbe un fatto grave, perché si esclude appunto il Parlamento, al di fuori di alcuna previsione costituzionale, da un'attività che incide in modo molto significativo sulla forza della norma primaria, cioè della legge ordinaria.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zamparutti 1.207, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, prima ho tentato di ascoltare le parole del collega Margiotta, ma la confusione non mi ha permesso di capire la riformulazione proposta: chiedo se per cortesia l'onorevole Margiotta me la può rileggere.
. Onorevole relatore?
, . Signor Presidente, la riformulazione è molto semplice, basta aggiungere una «o» dopo la virgola: «, o che costituiscono»; ciò in modo da non sottrarre l'altra eventualità, ma aggiungere anche quella a cui lei fa riferimento, onorevole Compagnon.
. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione formulata dal relatore. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Compagnon 1.211, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, questo emendamento - che leggo velocemente: «alle misure urgenti tese a salvaguardare l'ambiente al fine di evitare l'aggravarsi delle situazioni di criticità nell'ambito dell'emergenza in corso» - sembrerebbe non dire niente, ma il commento che vogliamo fare noi della Lega Nord Padania è importante. Infatti, è importante che le ordinanze possano contenere deroghe in materia di ambiente (pensiamo ai rifiuti), altrimenti, laddove non vi è pericolo per la vita umana, non si potranno togliere fanghi e macerie. Quindi, se una calamità sarà grande, si potrà intervenire con un decreto apposito, ma dobbiamo pensare anche alle calamità minori, per le quali, però, senza questa aggiunta, si sarà impossibilitati a sgombrare per tempo macerie o rifiuti che non mettono in pericolo la vita umana. Quindi, chiedo al Governo di accettate e all'Aula di votare a favore di questo emendamento.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzarin 1.202, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, con questo emendamento chiediamo che tra i controlli sulle opere, rientrino quelli dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006. Con questo provvedimento, di fatto, l'Autorità di vigilanza in questione, esercita una funzione di verifica in materia di appalti, compreso il possesso dei certificati, l'assolvimento degli obblighi, i certificati antimafia, il pagamento dei contributi. Insomma, il rispetto della normativa vigente dovrebbe essere una regola al di là dell'emergenza. L'Autorità non ostacola quelle che sono le finalità sottese all'ordinanza, volte allo snellimento delle procedure di appalto, ma garantisce il rispetto dei principi generali dell'ordinamento, che non possono in alcun caso essere derogati. Io credo che sia una cosa che si può realizzare. Invito i relatori e il Governo a vedere e a valutare.
. Signor Presidente, per quanto riguarda questo emendamento mi rimetto al giudizio e alla valutazione fatta ovviamente dai relatori. Qui si parla e si fa riferimento all'Autorità, però non abbiamo risolto un problema principale che riguarda e che investe l'Autorità in termini complessivi, ossia quello della catena di comando. Io ho posto dei quesiti ai due relatori. Non credo che in un dibattito così civile, quello che abbiamo svolto nelle Commissioni congiunte e che stiamo svolgendo in Aula, ad alcune proposte e sollecitazioni non possa essere data una risposta su fatti molto importanti e significativi. Mi rivolgo ai relatori e al Governo; possono anche convincermi. Io dico che quando noi facciamo riferimento, per il coordinamento, ad un Ministro con portafoglio o al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che è il segretario del Consiglio dei Ministri stesso, non funziona il tutto, per cui viene meno quella che è una certezza e un dato di riferimento che noi, tutti quanti, avevamo auspicato e su cui si è costruita la rivisitazione della legge n. 225 del 1992. Possiamo avere, io e qualche altro collega che siamo intervenuti in Aula, la soddisfazione di avere qualche motivazione e qualche spiegazione? Infatti, possiamo pure convincerci del contrario. Mi rivolgo agli onorevoli Margiotta e a Distaso: possiamo avere una risposta, si o no, oppure dobbiamo aspettare così? Noi stiamo sostenendo il lavoro che svolgono le Commissioni e stiamo sostenendo il lavoro che svolge il Governo e credo che meritiamo anche una qualche valutazione e una qualche spiegazione.
, Signor Presidente, provo a esplicitare il punto di vista dei relatori e del Governo su una questione della quale si è molto dibattuto in Commissione e su cui si è trovato un punto di intesa e di mediazione. Intanto deve essere chiara una cosa: con questo provvedimento la Protezione civile rimane ancorata chiaramente e saldamente alla Presidenza del Consiglio. Non c'è alcuna ambiguità sotto questo profilo, né vi è ambiguità sulla catena del comando. Il testo originario del Governo prevedeva che alcune funzioni potessero essere demandate, sempre dal Presidente del Consiglio, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, oppure al Ministro dell'interno. Questa formulazione aveva trovato una serie di dissensi, perché si è ritenuto che si potesse privilegiare un Ministero rispetto ad altri. Ecco perché si è trovata la mediazione sul Ministro con portafoglio, ritenendo che non sia giusto fare intravedere la possibilità di introdurre un ulteriore Ministero, quale quello della Protezione civile. Quindi, sul Ministro con portafoglio credo che abbiamo dato una risposta giusta. Rimane un argomento molto presente in alcuni interventi, compreso quello della collega Amici, e, cioè, se il sottosegretario delegato dalla Presidenza del Consiglio debba essere necessariamente il segretario del Consiglio dei Ministri. Capisco che è opinabile e discutibile, ma questo è stato il punto di intesa trovato nella discussione tra relatori e Governo, nella Commissioni. Per questo riteniamo che il testo cui siamo giunti possa essere di soddisfazione per tutti.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, credo che i relatori abbiano fatto, su questo decreto-legge, un buon lavoro, cercando di mettere insieme cose che anche difficilmente, qualche volta, riescono a mettersi insieme. Su questo punto specifico, però, richiamerei l'attenzione dell'Assemblea, su un'osservazione. Credo che aver definito il Ministro con portafoglio sia una definizione utile. Il richiamo, invece, che è molto limitativo e che è assolutamente improduttivo, al sottosegretario con delega alla funzione di segretario del Consiglio dei Ministri è improduttivo, appunto, per una serie di motivi. Il primo motivo è che limita l'autonomia del Presidente del Consiglio, che su questa vicenda ha diritto ad avere un'autonomia nella scelta del sottosegretario cui affidare una delega così delicata. Il secondo motivo sta nella necessità di avere tempi a disposizione per seguire una delega così delicata. Infatti, in un territorio come il nostro vediamo che le emergenze si susseguono, anche in questo periodo. Quindi, penso che questa questione vada risolta ritornando al testo che era stato frutto di un accordo che, ricordo, c'era stato, in cui il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio non era specificatamente quello con funzione di segretario. Se il Presidente del Consiglio, poi, deciderà di affidare a tale sottosegretario le funzioni, allora sarà lui il sottosegretario indicato. Aggiungo un altro aspetto di dettaglio, che riguarda questa legislatura. Credo che il sottosegretario Catricalà non abbia bisogno che sia il Parlamento ad affidargli, per legge, la delega alla Protezione civile. Credo che, nel suo rapporto con il Presidente Monti, sia assolutamente in grado di farsela affidare, eventualmente, se il Presidente Monti riterrà che ciò vada fatto.
, . Signor Presidente, intervengo solo per chiarire, innanzitutto, che con l'argomento di cui stiamo parlando, cioè l'emendamento Piffari 1.52, la discussione emersa dagli interventi è di carattere assolutamente diverso. Se serve argomentare ulteriormente quella che è stata la sintesi che abbiamo trovato, come relatori insieme al Governo, sul perché delegare talune funzioni dalla Presidenza del Consiglio al Ministro con portafoglio, anziché al Ministro dell'interno e al sottosegretario di Stato, sono disponibile a fornire ulteriori argomentazioni. Tuttavia, non è questo l'oggetto dell'emendamento Piffari 1.52, di cui stiamo discutendo.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benamati. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, anch'io intervengo per puntualizzare che il tema rilevante, che è stato sollevato, della delega, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri al sottosegretario di Stato con funzioni di segretario del Consiglio o a un Ministro delegato, è stato frutto di un dibattito e di una discussione che, come ricordava un collega che mi ha preceduto, sul tema della funzione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio quale segretario del Consiglio non aveva una generale condivisione. Però, anch'io faccio riferimento al fatto che con questo emendamento stiamo puntualizzando altre questioni, stiamo puntualizzando ulteriori verifiche e controlli sul tema della gestione emergenziale. A tal proposito, pur comprendendo il mio gruppo la necessità di una doverosa forma di controllo, credo che il tema sia più ampio e per questo - rispetto a questa formulazione che potrebbe creare problemi - annuncio il voto contrario.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 1.52, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, colleghi, anche con questo emendamento, sempre nel filone della trasparenza e quindi di garantire i controlli nell'esecuzione delle opere di emergenza, sopprimiamo la possibilità per l'amministrazione subentrante dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, di poter derogare ancora per sei mesi alla normativa in materia di lavori e appalti pubblici. Quindi, proponiamo una modifica volta ad assicurare maggiore trasparenza nelle procedure di adozione delle ordinanze derogatorie. Con questo emendamento, introduciamo un passaggio inerente specificatamente ai contratti di lavoro, servizi e forniture stipulati in esecuzione di un'ordinanza, svolta attraverso il controllo degli atti da parte dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che, a sua volta, ove ravvisi ipotesi di danno erariale, effettui la segnalazione alla Corte dei conti. Ricordiamo che la deroga alla disciplina in materia di appalti pubblici significa nei fatti poter derogare a norme, quali ad esempio quelle relative alla figura del responsabile del procedimento, alla qualificazione necessaria per eseguire lavori, alle procedure di scelta del contraente, alle modalità di pubblicazione dei bandi e relativi termini, ai criteri di selezione dell'offerta ed alla progettazione ed alla garanzia in fase di gara ed in esecuzione anche dei subappalti. Quindi, una materia delicata quella trattata in questo emendamento, che - proprio in funzione anche delle dichiarazioni che i relatori hanno fatto durante i lavori nell'ambito del Comitato dei diciotto ed in Commissione, volte ad approvare tutti gli emendamenti che davano maggiore trasparenza ai lavori, con riferimento anche alle ordinanze della Protezione civile - credo si inquadri in questo filone.
. Prendo atto che l'onorevole Piffari non accede all'invito al ritiro dell'emendamento a sua prima firma 1.59. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 1.59, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, cambiamo capitolo: in questo caso, andiamo sui fondi che utilizziamo quando si interviene in materia di Protezione civile ed è lo stesso problema che abbiamo affrontato con tutti quei dinieghi sulle coperture, espressi in Commissione bilancio. Con questo emendamento chiariamo che con il passaggio venga utilizzato prioritariamente il Fondo nazionale di protezione civile, preferiamo quindi dare una priorità all'utilizzo di tale fondo in quanto, in caso di utilizzo del secondo fondo - previsto dal decreto-legge -, ossia il Fondo di riserva delle spese impreviste, quest'ultimo deve essere immediatamente e obbligatoriamente reintegrato con tagli a numerosissime voci di spesa relative ai Ministeri, nonché eventualmente con un aumento delle accise sui carburanti. Ricordo inoltre che quei capitoli sono relativi all'assistenza ai minori, ai disabili, al sociale, insomma si tagliano capitoli dichiarati anche da chi di competenza non tagliabili, dunque invito a riflettere.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 1.71, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, questo è un emendamento molto importante e particolare con cui chiediamo di incrementare i fondi per la Protezione civile facendo un piccolo sacrificio da parte dei partiti, ai quali chiediamo di ridurre di un ulteriore 50 per cento i finanziamenti dello Stato per attività politica affinché i fondi per la Protezione civile, per le calamità e per i nostri cittadini siano incrementati di una cifra importante in caso di vera necessità. Dunque noi chiediamo davanti a tutto lo Stato e a tutte le popolazioni colpite dai sismi e dalle alluvioni che i partiti rinuncino a un ulteriore 50 per cento dei fondi loro destinati per dare una mano a chi ne ha veramente bisogno. Invito pertanto i colleghi a mettere una mano sul portafoglio dei propri partiti e sulla coscienza per andare incontro ai cittadini che invece sono senza casa e senza lavoro e non sanno dove vivere. Dunque mi raccomando, dateci una mano e facciamo vedere che siamo generosi con i soldi pubblici, almeno con quelli !
, Signor Presidente, vorrei chiarire e ricordare anche al collega che nella discussione sulla riduzione del 50 per cento dei fondi relativi al finanziamento ai partiti abbiamo già ap provato un articolo che stabilisce che quei soldi vadano a favore delle popolazioni dell'Emilia Romagna, de L'Aquila e di un altro terremoto, quindi questo emendamento nulla aggiunge a quanto già stabilito qui alla Camera. Naturalmente il provvedimento è in fase di approvazione al Senato, ma sappiamo che andrà a buon fine, per cui questo emendamento è del tutto ulteriore rispetto a quanto già fatto.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lanzarin. Ne ha facoltà, per un minuto.
. Signor Presidente, sicuramente è già passata l'intenzione di dare il 50 per cento ai terremotati e quindi per le situazioni di emergenza, ma noi intendevamo anche che ci fosse una stabilizzazione per cui nel 2013 sappiamo che succede questo, ma negli anni successivi il Fondo per le calamità e il Fondo per la protezione civile, visto che la Protezione civile oltre a mezzi e oltre a un organigramma ha bisogno di risorse, riteniamo giusto che ci sia una stabilizzazione del 50 per cento del finanziamento ai partiti proprio per andare incontro alle esigenze che, vediamo, purtroppo di anno in anno si ripresentano.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzarin 1.73, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, su questo anche la Commissione bilancio ha dato un parere favorevole. L'emendamento è un po' più semplice rispetto al precedente, che magari coinvolgeva tantissimi capitoli. Chiede di eliminare dall'elenco di voci di spesa da tagliare linearmente i due capitoli di bilancio riguardanti le risorse dei fondi speciali che vengono utilizzati per la copertura finanziaria dei provvedimenti legislativi all'esame della Camera e che si ritiene possano essere approvati definitivamente. Lasciando questi due capitoli all'interno di questo elenco di voci di spesa, quindi consentendo che anche essi possano subire tagli più o meno consistenti, si rischia seriamente che provvedimenti che vengano approvati definitivamente dal Parlamento non abbiano più la necessaria copertura finanziaria. Quindi sarebbe opportuno almeno eliminare questi due capitoli.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 1.234, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, signor sottosegretario, questo emendamento, come l'emendamento, testé bocciato, Lanzarin 1.202, è un emendamento di buonsenso. Cosa si prevede? Si prevede, in poche parole, che «gli operatori economici dei settori dei carburanti rendono neutrale per i consumatori l'aumento dell'aliquota di accisa di cui al presente comma, attraverso riduzioni del prezzo finale degli stessi carburanti». Quindi, noi chiediamo alle compagnie di farsi carico dell'accisa che dovrebbe essere introdotta in occasione di queste calamità. Il mio collega e amico Dussin afferma che, per far passare un emendamento di buonsenso, non bisognerebbe intervenire. Io arrivo dalla Brianza, sono un po' un «crapone» e intervengo perché, se in questa settimana le compagnie hanno potuto diminuire il prezzo della benzina di 20 centesimi durante il - non parliamo solo dell'ENI, di cui oggi dice che ha fatto bene, ma parliamo anche di Esso, della Q8 - perché, in caso di calamità, non obblighiamo queste ultime a pagare 5 centesimi di accisa? È un emendamento di buonsenso! Mi rimetto all'Assemblea. Prima ho avuto 154 voti a favore; spero che, questa volta, vi sia la maggioranza .
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzarin 1.84, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, l'emendamento in oggetto, come anche il successivo, tende a riportare nell'alveo naturale alcune decisioni che un uso a volte distorto dell'ordinanza di Protezione civile ha sottratto alle sedi competenti. L'articolo 4, comma 2, del decreto-legge n. 90 del 2005, di cui si propone l'abrogazione con questo emendamento, attualmente, in caso di calamità all'estero, consente alla Protezione civile di intervenire, previa dichiarazione dello stato di emergenza, in coordinamento con il Ministero degli affari esteri. In tal modo, la Protezione civile potrebbe non soltanto attivarsi in missioni di soccorso, ma anche seguire dei propri indirizzi di politica estera. Cito ad esempio l'intervento fatto nel Sudan del sud o nelle regioni del Nord Africa per l'immigrazione clandestina. È opportuno, quindi, riportare nelle mani del Ministero degli affari esteri l'iniziativa e la conduzione degli interventi di emergenza all'estero, di intesa, naturalmente, con la Protezione civile, secondo quanto previsto, peraltro, già dalla legge n. 49 del 1987 sulla cooperazione italiana allo sviluppo.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cilluffo 1.88, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, anche qui la dell'emendamento è la medesima della precedente. In passato molte emergenze venivano affrontate dalla Protezione civile utilizzando i fondi iscritti nei bilanci dei singoli Ministeri, o delle regioni, o delle province, o dei comuni o di altri enti pubblici, come è successo anche con l'ANAS. Ricordiamo l'intervento nell'area archeologica di Pompei, finanziato con i fondi presenti nella contabilità della locale soprintendenza del Ministero per i beni e le attività culturali. Il decreto-legge in esame restringe sia i tempi dell'emergenza, sia l'attività demandata alla Protezione civile. Credo, quindi, che sia opportuno riportare il finanziamento delle emergenze nella sua sede naturale, costituita dal Fondo della protezione civile iscritto nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Qualora poi i fondi non fossero sufficienti, opera il meccanismo del rifinanziamento del Fondo previsto dallo stesso decreto-legge in esame e, in caso di ulteriore necessità, il Governo ricorrerà all'adozione di decreti-legge. Quindi, si riporta all'interno del Parlamento il potere di decidere su quali bilanci devono gravare i finanziamenti per l'emergenza della Protezione civile. Vorrei anche ricordare che questo uso è incostituzionale, perché l'articolo 119 della Costituzione prevede un'autonomia finanziaria degli enti locali. Quindi, consentire quindi che un'ordinanza della Protezione civile intervenga sui bilanci degli enti locali è, certamente, un comportamento anticostituzionale.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cilluffo 1.87, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, su alcuni altri emendamenti, precedentemente, ho accettato l'invito al ritiro e non sono intervenuto, però su questo mio emendamento una riflessione la devo fare. Infatti, questo provvedimento, che sta andando avanti anche così velocemente, opportuno per le sue finalità ed anche per l'impostazione generale, indubbiamente non ha approfondito abbastanza alcune situazioni relative alla Protezione civile che vi sono in Italia. Se è vero che serve una legge per creare le condizioni di interventi più immediati e più efficaci a fronte di calamità naturali in generale, è anche vero che esistono già nel nostro Paese - magari poche, ma esistono - situazioni, presenze capaci ed efficienti, che si rifanno alla Protezione civile e basta. Porto l'esempio della prima esperienza della Protezione civile, quella nel 1976 a seguito del sisma del Friuli, dove si è formata e si è creata una Protezione civile che in questo momento viene portata in giro per l'Italia, in tutte le difficoltà, laddove vi sono, per i primi interventi. Esiste un coordinamento che fa capo al presidente della giunta ed alla protezione civile regionale, che è nata in funzione di una visione globale, a trecentosessanta gradi, di quelle che sono le disgrazie o le calamità naturali. Ricondurre la gestione immediata dopo le emergenze alle prefetture, ancorché comprensibile, è riduttivo rispetto alle reali difficoltà che si vengono a creare nel momento. Le prefetture hanno dei confini: le calamità naturali purtroppo non le hanno. Dove c'è una Protezione civile che funziona, coordinata da un punto solo a livello regionale, i risultati sono immediati ed efficaci. Pertanto, signor Presidente, mi rivolgo soprattutto al Governo, che è un Governo tecnico che se è qui è certamente per colpa di mancanze politiche, ma che in questo momento, secondo me, manca di una minima attenzione e di una minima riflessione politica rispetto alle cose che funzionano. In questo Paese sono tante le cose da cambiare, ma quelle che funzionano vogliamo cambiare anche quelle o le vogliamo lasciare? Allora, va bene questo provvedimento, va bene questa impostazione, ma cerchiamo di salvare e salvaguardare quelle strutture e quelle impostazioni che esistono e che funzionano. Nella fattispecie non è una questione di campanile, perché si tratta della regione che io conosco meglio, non è nemmeno l'unica, ma laddove le cose funzionano cerchiamo di salvaguardarle e di farle funzionare. Pertanto non mi porrò contro questo decreto-legge e questa impostazione, ma credo che subito dopo si debbano prendere dei provvedimenti focalizzando e circoscrivendo le cose che funzionano e tirandole via da quella che potrebbe diventare un'altra catena di burocrazia infinita e che solitamente, quando è solo burocrazia non funziona. Questa è la riflessione che volevo fare e che volevo sottolineare per dare merito soprattutto a quella Protezione civile che in giro per l'Italia funziona e che non ha bisogno di altri coordinamenti. Le forze dello Stato sono diverse, è giusto che vengano coordinate dalle prefetture, ma la Protezione civile, se funziona, se è valida e se colpisce nel segno nell'immediato, è qualcosa di diverso. Comunque, io accetto l'invito a ritirare il mio emendamento, a malincuore .
. Chiedo all'onorevole Contento se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento Contento 1.249, formulato dai relatori.
. Signor Presidente, le anticipo che anche io aderirò all'invito a ritirare il mio emendamento, ma credo giusto che rimangono agli atti alcune brevi riflessioni che riguardano il Governo. Nella formulazione e nella scelta di indicare come autorità di coordinamento nelle emergenze le prefetture, si fa una scelta che finisce per individuare un livello di operatività che si identifica con quello provinciale. All'interno di molte regioni della nostra nazione ci sono precise legge regionali - del resto, la competenza in materia di Protezione civile è concorrente - che hanno già disciplinato questo ambito di intervento e, come accade nella regione di cui faccio parte, la legge regionale ha individuato nel Presidente della giunta l'autorità di riferimento che ha il compito di coordinare, attraverso i comuni, tutte le squadre di soccorso e di volontariato, secondo un sistema consolidato e che negli anni ha dato ottima prova di sé, come purtroppo è stato dimostrato in occasione di diverse calamità che sono state registrate in quel territorio. La scelta, quindi, del Governo è molto delicata, perché andando ad incidere in quegli ambiti, ciò significa che il coordinamento, che pure era stato inserito, attraverso un confronto in sede di Commissioni, non farà venir meno quel sistema organizzativo e quindi non ci sarà più una regia regionale che appunto opera sull'intero territorio di riferimento, coordinata nel sistema di soccorso e di protezione, ma ci sarà uno spezzettamento a livello provinciale sulla base delle competenze prefettizie. Credo che questo elemento sia un errore che il Governo dovrà considerare e lo dovrà fare - e mi avvio alla conclusione - anche alla luce di alcune anticipazioni che sono state avviate da chi rappresenta in questo momento il Ministero dell'interno. Quando, per ragioni di rivisitazione della spesa, si opera un ridimensionamento delle prefetture e dei livelli provinciali di riferimento, a questo non può essere sordo il Parlamento, perché quelle decisioni influiranno, conseguentemente a questo decreto-legge, sul sistema di Protezione civile e sul coordinamento territoriale di quelle emergenze. Noi vogliamo lasciare agli atti queste dichiarazioni ritirando l'emendamento, perché deve essere chiara una cosa, signor Presidente: che la responsabilità, in questo caso, se la assume completamente il Governo, con la scelta che ha fatto, lasciando fuori in questo caso, almeno per quanto ci riguarda, il Parlamento, che non la condivide in questa sede .
. Prendo atto che i presentatori degli identici emendamenti Compagnon 1.244 e Contento 1.250 li ritirano. Passiamo dunque alla votazione degli identici emendamenti Compagnon 1.245 e Contento 1.251. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Compagnon 1.245 e Contento 1.251, accettati dalle Commissioni e dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, sentivo prima il collega Compagnon che diceva: le cose che funzionano in questo Paese dovremmo cercare di mantenerle. Allora, nella mente di tanti, se non di tutti, c'è chiara una cosa: quando succede una tragedia, una catastrofe, colui che diventa il riferimento nel proprio territorio è il sindaco. Ora, con questo provvedimento stiamo cercando di dare ulteriori, diverse competenze anche alle prefetture, però secondo me bisogna partire dal sindaco perché la macchina della Protezione civile funzioni. Quindi, questo emendamento propone che per gli interventi sul territorio comunale e localmente sia sempre il sindaco che si attivi, salvo comunque richiedere al prefetto di attivarsi in sua vece. Questo perché può capitare, come purtroppo è successo, che anche fisicamente e materialmente crolli il municipio o comunque che la struttura che deve preoccuparsi della Protezione civile venga a mancare sul territorio (e quindi trovandosi lì pure il sindaco, che non ci sia la possibilità di gestire l'intervento). L'intervento del prefetto in questo caso dovrebbe essere sostitutivo di un intervento del sindaco che viene a mancare. Questo per 100 mila motivi. Il sottosegretario mi diceva che in ogni caso il prefetto è sempre titolato ad intervenire sul territorio. Certamente. È indifferente che la notizia del disastro la sappia prima il prefetto o il sindaco; l'importante è che sia il sindaco il primo ad attivarsi per dare una risposta ai cittadini. Se poi il suo modo di attivarsi, perché altro non può fare, è quello di rivolgersi al prefetto o ad un'altra struttura, questo è causato dagli eventi. Quindi, secondo me il mantenere in campo al sindaco il primo aspetto, il primo moto di intervento in questi casi è indispensabile ed è estremamente necessario, come si è visto recentemente. Intervenire come si è intervenuti con il decreto-legge n. 59 del 2012, modificando il decreto legislativo n. 112 del 1998 e la legge n. 225 del 1992, di fatto ha riesumato un vecchio articolo 14 del decreto legislativo n. 112 che - appunto - conferisce ulteriori competenze ai prefetti, ma allo stesso tempo col decreto-legge n. 59 del 2012 si cerca di dare ulteriori competenze ai sindaci attribuendo loro competenze territoriali, incrementando le loro attività sul territorio. Da una parte quindi, intervenendo su questo provvedimento si riesuma una vecchia norma decaduta, sorpassata con il decreto legislativo n. 112 del 1998, dall'altra si ritorna a dare mansioni maggiori ai prefetti. Non vorrei che questo aspetto di disarticolazione inducesse qualche sindaco poco avveduto, o molto distratto, a ritenere che il primo intervento non sia di competenza della Protezione civile, ma riguardi esclusivamente il prefetto (con l'effetto di fargli fare sonni tranquilli la notte, pensando che intervenga il prefetto). Dovremmo fare in modo che questo - anche se fosse un caso remoto - assolutamente non succeda. Quindi, ritengo che l'emendamento in questione debba meritare più considerazione di un invito al ritiro .
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzarin 1.99, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, l'intero provvedimento, per lo più l'articolo 1, è stato esaminato e non vuole scardinare un sistema che funziona, un sistema di protezione civile radicato nel territorio che è fatto da una filiera, da una catena. La catena parte da quelle che sono le competenze dei comuni, delle province e delle regioni, chiaramente con il coordinamento della Protezione civile nazionale sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri. È chiaro che voler dare un ruolo diverso ai prefetti in questo provvedimento non ci trova d'accordo. Ci chiediamo se vogliamo dare un ruolo ai prefetti perché bisogna trovare qualcosa da far fare alle prefetture, visto che per noi rappresentano da sempre un'istituzione che, probabilmente, accanto alle tante istituzioni di cui si sta parlando circa l'abolizione e l'accorpamento, dovrebbe essere coinvolta in una seria e forte riflessione. La catena, quindi, è stata impostata con i comuni, con i piani comunali da parte dei sindaci dei comuni stessi, con le province, con le regioni e via dicendo. Qui, però, apriamo un'altra parentesi: adesso, con l'abolizione delle province, anche tutte le competenze che sono in capo alla provincia per quanto riguarda la Protezione civile dovranno seguire un'altra via e, quindi, in questo caso ci dovrà essere un chiarimento. Sappiamo che il prefetto può avere un ruolo sostitutivo come rappresentante dello Stato, ma il prefetto non può certo intervenire e non può avere il potere di ordinanza. La stessa cosa vediamo che è successa anche adesso per quanto riguarda l'emergenza del terremoto dell'Emilia-Romagna, in cui non è stato delegato il prefetto, ma sono state delegate appunto altre persone delle regioni Emilia-Romagna e Lombardia. Quindi, a differenza dei miei colleghi che hanno voluto solo rimarcare di non scardinare questo sistema, e hanno rimarcato, quindi, l'inutilità di dare più poteri e più ruoli di coordinamento, ma anche sostitutivi, alle prefetture, noi, invece, vogliamo mettere al voto questo emendamento che va, appunto, nella direzione di non scardinare un sistema che attualmente funziona e dà dei risultati positivi, ma, soprattutto, non vogliamo dare dei poteri ai prefetti perché, sinceramente, non pensiamo sia il caso.
. Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzarin 1.100, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, naturalmente anticipo che ritirerò l'emendamento, perché mi sembra sia necessario trovare un'intesa tra i relatori ed il Governo. Voglio solo segnalare due questioni. Per quanto riguarda la prima, mi permetto di esprimere un'opinione sul parere della Commissione bilancio: si chiede di razionalizzare le spese e di ridurle. Mi sembra che una mancanza di copertura che rileva il Governo, non la Commissione, sia alquanto curiosa. Ma questo segnala qual è il vero problema: qui in sostanza e veramente brevemente si proponeva di razionalizzare la lotta agli incendi boschivi cercando di accorpare in un unico soggetto colui che se ne occupa. In questo devo rilevare - ma lo dico con grande rispetto - che i problemi sono tutti all'interno del Governo, ma non di questo Governo, bensì del Governo in quanto amministrazione dello Stato. Quando c'è un tentativo, che riguardi questa o che riguarda un'altra materia, di razionalizzare la spesa che mette insieme più Ministeri, non si è in grado di farlo. Allora, la non può essere solo verticale all'interno dei Ministeri, ma bisogna occuparsi delle duplicazioni di costi che avvengono tra Ministeri. Io credo che su questo ci sia stata una mancanza di un salto di qualità per andare a razionalizzare una spesa che è importante. La lotta agli incendi boschivi è una cosa che ogni estate colpisce il nostro territorio, ci sono costi che riguardano le regioni, gli enti locali, lo Stato e diversi Ministeri che intrecciano le loro competenze. Si chiedeva di razionalizzare la vicenda, di non avere una duplicazione di sale operative ma di intervenire in questa direzione. Io auspico che nelle prossime ore anche il Governo riesca a trovare una forma, anche se più limitata, per intervenire su questa materia, perché sarebbe un fatto dovuto rispetto all'utilizzo delle risorse pubbliche e anche rispetto alla qualità degli uomini che, siano vigili del fuoco, della forestale, della protezione civile, delle regioni, del volontariato, delle forze armate o delle forze di polizia, ogni anno sono impegnati su questo fronte, su cui una razionalizzazione dell'operatività per poter intervenire meglio avrebbe buon gioco ad essere approvata in questo Parlamento .
. Prendo atto pertanto che è ritirato. Passiamo all'emendamento Lussana 1.114. Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lussana 1.114, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, ritiro l'emendamento, non senza però sottolineare la necessità di introdurre comunque dei limiti temporali di efficacia ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, nei casi di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 245 del 4 novembre, poi convertito dalla legge n. 286 del 2002. L'opportunità dipende anche dal fatto che il decreto-legge in esame fissa dei limiti temporali - 60 giorni prorogabili di 40 - per i consueti stati di emergenza. Quindi non si capisce per quale ragione, per coerenza anche della legge, non si debbano porre dei limiti temporali alla più grave deroga del decreto presidenziale, nel caso che ho illustrato.
. Quindi, onorevole Cilluffo, l'emendamento è ritirato.
. Signor Presidente, lo sottoscrivo oppure lo faccio mio.
. Onorevole Pifferi, lo deve fare il gruppo. Onorevole Donadi, onorevole Evangelisti? Prendo atto che è stato fatto proprio a nome del gruppo Italia dei Valori. Mi dovete anche dire a quale emendamento rinunciate, trattandosi di emendamenti segnalati.
. Signor Presidente, certamente provvederemo a rinunciare ad uno dei successivi, adesso non sapremmo dire a quale.
. Va bene, facciamo sulla fiducia. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cilluffo 1.119, fatto proprio dal gruppo Italia dei Valori, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, non voglio certo contraddire la speditezza con cui stiamo votando questo provvedimento che, peraltro, è frutto di un buon lavoro, arricchito anche dalle Commissioni, tuttavia, qui, in effetti, su questo emendamento abbiamo avuto un parere favorevole delle Commissioni e uno contrario della Commissione bilancio e vorrei dire anch'io che non capisco ma mi adeguo. L'emendamento, che ci accingiamo a ritirare per la regola che abbiamo convenuto, segnala, in ogni caso, una questione sistematica di grande rilievo e che dovremo riaffrontare; infatti, con questo emendamento si tende a considerare gli interventi straordinari di ricostruzione e di messa in sicurezza derivanti da calamità naturali al pari di livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione. Questo aspetto è importante perché noi stiamo giustamente comprimendo la fase dell'intervento di emergenza della protezione civile a un termine ristretto ma non possiamo passare da un modello che si basa su ordinanze speciali, con capacità anche derogatoria delle leggi ordinarie, a un modello di competenza legislativa esclusivamente regionale. Accade, cioè, che negli interventi di ricostruzione - ciò vale per il sisma in Abruzzo, varrà per quello in Emilia Romagna, vale per i dissesti idrogeologici - ci sono attività di lungo periodo in cui l'intervento legislativo del Parlamento non può essere negato e non si deve limitare solo a norme di mero principio; può servire per orientare delle premialità urbanistiche in funzione della ricostruzione, per stabilire speciali programmi di opere pubbliche, e così per molti altri casi, ma non possiamo passare dal modello molto autocratico delle ordinanze speciali al mero rinvio al legislatore regionale. Dunque, sembrava e sembra opportuna una soluzione che veda questi interventi di ricostruzione nell'ambito del secondo comma, cioè dei livelli essenziali da garantire a tutte le popolazioni e a tutti cittadini colpiti dai terremoti e dalle situazioni di dissesto; d'altra parte prima della riforma del titolo V, era di competenza dello Stato e quindi anche del Parlamento l'intervento legislativo in favore delle aree particolarmente dissestate o svantaggiate. Mi auguro vivamente che questa lacuna di sistema possa essere colmata nella prima occasione utile. Detto ciò ritiriamo l'emendamento ma solo perché ha avuto un parere negativo, sebbene non del tutto chiaro, da parte della Commissione bilancio.
. Signor Presidente, vorrei ricordare al collega Mantini e ai colleghi tutti, che questo decreto-legge sulla Protezione civile prevede, naturalmente, interventi non solo quando vi sono l'alluvione, la frana o il terremoto, perché le decretazioni d'urgenza sono state usate anche quando è saltato per aria in Congo il deposito di esplosivi e quando sono arrivate sulle coste della Sicilia e della Calabria o su altre coste italiane i barconi con coloro che scappavano dal Nord Africa e così via. Quindi, o i diritti civili li abbiamo presenti nel loro complesso, come Stato italiano, oppure, se dobbiamo pensare di mettere qualcosa di particolare che si richiami alla Costituzione, quando vi è un terremoto, per quelle popolazioni, ci mancherebbe che questi non fossero rispettati.
. Onorevole Mantini, il suo emendamento 1.247 è ritirato, vero?
. Sì, signor Presidente.
. Sta bene. Passiamo all'emendamento Dionisi 1-.202. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Dionisi 1-.202 formulato dal relatore.
. Signor Presidente, intervengo rapidamente annunziando il ritiro dell'emendamento, ma una domanda me la pongo e la vorrei porre alla V Commissione (Bilancio), perché per questo emendamento, che prevede solo una formula un po' più stringente per chiedere alle regioni di approvare un piano regionale di Protezione civile, faccio fatica a capire come mai vi sia il parere negativo della Commissione bilancio, e quale sia l'aumento e l'aggravio di spesa che esso comporti. Comunque, lo ritiriamo, chiedendo al Governo di farsi carico di questa questione, e lo faremo presentando un ordine del giorno, perché le regioni devono partecipare anche provvedendo a regolamentare, con dei piani di attuazione, tutto quello che deve essere fatto nel settore della protezione civile.
. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1-.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, accettato dalle Commissioni e dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, capisco che i colleghi vorrebbero che lo ritirassimo, però questa questione è la parte che maggiormente, come gruppo di Italia dei Valori, ci sta a cuore. Infatti, il Governo aveva fatto bene, nel testo originario, ad accorciare i periodi straordinari di Governo dell'emergenza attraverso i commissari. Come ho ricordato anche in sede discussione sulle linee generali (e ve lo evito adesso), ci sono circa una settantina di situazioni di emergenza sul territorio italiano, alcune delle quali tra l'altro anche già scadute, e in cui i commissariamenti dovrebbero quindi terminare. Ci sono state però in Commissione diverse pressioni affinché - chissà perché - in alcune opere straordinarie e in alcuni casi, bisogna trovare il sistema per far andare avanti il commissario straordinario, in particolare sulla realizzazione delle opere infrastrutturali. Oggi in VIII Commissione (Ambiente), competente anche per i lavori pubblici, abbiamo ricevuto il Ministro Passera. Se vogliamo uscire da questa emergenza, bisogna avere il coraggio di lavorare quotidianamente nella normalità. Il compromesso che si è trovato, che è quello di prorogare ancora tutti questi decreti di emergenza fino al 31 dicembre 2012, ci vede contrari. Quindi, noi con questo emendamento riproponiamo semplicemente il testo originario così come ce l'aveva proposto il Governo con il proprio decreto. Vi prego: riflettiamo veramente su queste tentazioni di mantenere sempre qualche posizione di privilegio nei confronti della legge.
. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Piffari 3.202 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore e insistono per la votazione. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 3.202, non accettato dalla Commissione né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, spero sempre che i relatori e il Governo magari si ravvedano, anche se capisco che gli emendamenti erano anche tanti e, quindi, il lavoro è stato duro anche per loro. Tuttavia, con questo emendamento vorremmo aggiungere solo due parole che però cambiano un po' il senso. Infatti, questo comma regola la fase di subentro dell'amministrazione pubblica competente in via ordinaria (cioè quando dalla straordinarietà si passa all'ordinarietà), che può essere autorizzata dall'ordinanza che dispone tale subentro a derogare, per la durata massima dei sei mesi successivi, alla disciplina in materia di affidamento dei lavori pubblici e di acquisizione dei beni. Quindi, interviene escludendo che l'amministrazione pubblica, una volta subentrata, possa derogare ancora alla disciplina in materia di affidamenti. Pertanto, si tratta di dare un termine esatto e preciso alla fine dell'emergenza. Le amministrazioni pubbliche riprendono in mano l'ordinarietà. Se ci sono dei tempi, li decide ancora quello prima, quando fa le consegne.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 3.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, questo emendamento non voleva cercare, come è stato ripetuto dal mio collega precedentemente, di continuare con le gestioni commissariali, ma di salvaguardare quelle gestioni commissariali che sono legate alle infrastrutture. Ci sono quattro infrastrutture che con la soppressione, in base a questo provvedimento, dei commissari, rischiano, appunto, di venir meno nella continuità, ma soprattutto nello stato dell'arte. Pertanto, volevamo, con questo emendamento, salvaguardare queste quattro gestioni commissariali, in modo che potessero portare a termine queste quattro strade - perché stiamo parlando di quattro arterie importanti che vanno dal nord al sud del Paese e, quindi, non facevamo distinzioni di sorta in questo senso - che potessero quindi continuare i lavori e poi entrare a regime, perché sappiamo che il nostro Paese ha bisogno di infrastrutture, e che vi sono dei casi in cui i commissari funzionano e hanno, con una tempistica precisa, portato dei risultati; stanno operando anche nel caso, per esempio, della cosiddetta Pedemontana (ma su di essa vi sarà poi un emendamento successivo che entrerà di più nello specifico). Ritenevamo opportuno, dunque, che fosse data a queste gestioni commissariali la possibilità di poter continuare ad operare fino al completamento dell'opera. Ci sembrava che anche in un primo momento i relatori, il Governo stesso, e i rappresentanti delle infrastrutture fossero d'accordo, proprio perché si sta parlando e si continua a parlare - ne ha parlato anche oggi il Ministro Passera, in audizione - di rilancio dell'economia, di crescita, di infrastrutturazione. Pertanto non ci sembrava giusto bloccare delle infrastrutture che stanno seguendo il loro e che rischiano effettivamente, con l'abolizione, appunto, dei commissari, di subire dei rallentamenti, comportando quindi delle conseguenze per i territori e per gli enti locali che sono coinvolti da tutto quello che, appunto, vi ruota intorno. Abbiamo visto che la V Commissione (Bilancio) ha sollevato il problema della copertura finanziaria, ma abbiamo visto - e lo vedremo più tardi - che in alcuni casi le risorse si trovano (mi riferisco, appunto, ai fondi per il termovalorizzatore di Acerra) mentre per altre infrastrutture, invece, non si trovano. Mi sembra un doppio binario che sicuramente non fa bene se vogliamo, appunto, rilanciare il Paese nella sua totalità, anche perché parliamo di gestioni commissariali che costavano e che costano effettivamente molto poco. Quindi, chiedo al Governo di rivedere la propria posizione o, per lo più, di lasciare libertà all'Assemblea di esprimersi su questo emendamento.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Contento. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, intervengo per unirmi alla richiesta di una riflessione, rivolta sia ai relatori sia al Governo. Gli emendamenti che seguono - e mi riferisco, in particolare, oltre all'emendamento Lanzarin 3.5 che stiamo discutendo, al mio 3.200 e ai successivi emendamenti Milanato 3.6, Lanzarin 3.8 e, in parte, Carlucci 3.207 - seppure con ragioni diverse, pongono tutti una questione rilevante. Noi sappiamo che al Documento di economia e finanza è previsto un allegato, quello che fa riferimento alle opere infrastrutturali più rilevanti per il futuro e per la modernizzazione del Paese. Tra queste opere, sono richiamate infrastrutture strategiche - ne cito una perché la conosco quasi a memoria - come il Corridoio 5, cioè interventi che, addirittura a livello comunitario, sono stati individuati come destinatari di finanziamenti consistenti, per permettere all'Europa di riuscire a superare questo deficit di infrastrutture e per permettere il più rapido collegamento tra aree che vanno dall'est all'ovest dell'Europa intera. Ora noi abbiamo in alcuni di questi casi, attraverso delibere appositamente assunte, dichiarato lo stato di emergenza e consentito - parlo anche qui per la realtà che conosco meglio, come quella relativa sempre al Corridoio 5 ed all'ampliamento della terza corsia - un intervento attraverso il commissariamento che, sempre nel caso che conosco, è delegato alla regione Friuli Venezia Giulia, e non costa nulla, perché il commissario ha rinunciato ad ogni emolumento. Qual è il paradosso che con questa disposizione normativa si introduce? Una volta che la tagliola del termine opera, non è più possibile - se non attraverso salti mortali che sono il richiamo ai commi 4- e 4- dell'articolo 5 - procedere con la speditezza delle procedure. Vorrei ricordare che per realizzare infrastrutture come queste ci sono operazioni come gli espropri, ci sono operazioni come i rapporti tra le concessionarie, in questo caso Autovie servizi Spa e l'ANAS, ci sono rapporti tra amministrazioni diverse della regione e dello Stato, che sono stati superati in velocità senza venir meno ai principi di rispetto per quanto riguarda l'aggiudicazione delle opere e quindi la concorrenza, grazie al commissariamento. Trovo davvero singolare che ci possa essere un caso in cui questi interventi, fatti per accelerare, vengano posti nel nulla e che quest'Assemblea non si ponga il problema soltanto perché la V Commissione (Bilancio) ha ritenuto che questi emendamenti comportino aumenti di spesa. Mi rivolgo a lei, signora Presidente: la relazione tecnica che accompagna il decreto-legge non comporta e non rileva alcuna conseguenza di spesa per quanto concerne un emendamento che è stato assunto in Commissione. Il testo originario, adottato dal Governo, infatti, prevedeva la cessazione dei commissariamenti di questo tipo, entro un termine molto limitato e giustamente la Commissione di competenza ha consentito la proroga fino al 31 dicembre, senza che questo comportasse alcuna riflessione sotto i profili della spesa, né alcun rilievo da parte del Governo. Allora, signora Presidente, vorrei capire: o il parere della Commissione bilancio è un parere indotto dal Governo, perché la Commissione bilancio si era limitata a chiedere al Governo delucidazioni - e questo potrei capirlo sotto il profilo politico - oppure chiedo al Governo ed alle Commissioni competenti di fermarsi dieci minuti per evitare di fare una sciocchezza nei confronti di opere rilevantissime per il futuro del Paese ...
. Credo che perdere cinque o dieci minuti per vedere se c'è un'intesa tra la maggioranza e tra i gruppi parlamentari per affrontare un tema che riguarda poche, ma significative opere, sia un tempo ben speso, piuttosto che fare in fretta una sciocchezza che non potrà essere rimediata nell'altro ramo del Parlamento !
. Mi pare che l'onorevole Contento abbia chiesto una sospensione di dieci minuti. Presidente Bruno, lei che ne pensa?
, Signor Presidente, lei è arrivato adesso, ci sono dei colleghi che hanno chiesto di intervenire su questo argomento, le sarei grato se potessimo ascoltarli e poi eventualmente si può anche pensare di aderire alla richiesta del collega Contento. È però importante capire qual è l'opinione di coloro che hanno chiesto di intervenire.
. Sta bene. ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, non entro nel merito della richiesta del collega Contento di rivedere il parere della Commissione bilancio. La Commissione bilancio ha espresso dei pareri, ho già segnalato nel mio intervento precedente di non concordare con il parere espresso, ho preso atto - come spesso questo Parlamento fa - dei pareri che la Commissione esprime. Intervengo però nel merito del problema, perché non vorrei che si faccia confusione. Noi siamo per realizzare le opere infrastrutturali importanti programmate negli anni, ci abbiamo lavorato, molte di queste sono partite con il Governo Prodi. Abbiamo aderito alle richieste di commissariamento quando queste erano puntuali, precise e avevano una ben chiara, avevano da fare alcune cose. Adesso il principio che un'opera non può essere realizzata senza un commissario è per noi inaccettabile, le opere vanno realizzate con le procedure ordinarie, se ci sono problemi straordinari da risolvere questi vanno puntualizzati e va trovata una soluzione per questi problemi puntuali. Noi siamo contrari alle norme che vanno ad ampliare i poteri dei commissari in deroga alle normative vigenti. In merito poi in particolare alle A4, sappiamo benissimo in quest'Aula - i colleghi che se ne sono occupati - che il problema non riguarda la materia del commissario, i problemi stanno tutti in capo al finanziamento dell'opera. Quindi il voler giustificare con una materia che non ha nulla a che fare con il finanziamento dell'opera è un errore, la soluzione va trovata anche coinvolgendo il Governo. Noi abbiamo apprezzato la posizione del Governo su questa materia che ha espresso uno stop chiaro ai commissari e siamo convinti che non c'è bisogno di nessun ripensamento .
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Compagnon. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, qui non sono in discussione nuovi poteri dei commissari, qui si tratta di dare una proroga di un certo periodo - più o meno lunga - ai commissari che hanno ben chiare le loro competenze. Noi sappiamo quanto ritardo ha il nostro Paese rispetto alle infrastrutture e gli assi importanti nord-sud e ovest-est sono sempre stati quelli che hanno permesso un certo sviluppo, soprattutto per quanto riguarda il Corridoio 5 e la necessità impellente della terza corsia - anzi direi che la terza corsia in questo momento, come dimostra il tratto Venezia-Milano, è insufficiente, ci sarebbe bisogno già della quarta corsia. Quindi la necessità della terza corsia per lo sviluppo, per non essere ghettizzati, soprattutto per la parte est del Paese è necessaria. Il commissario non gestisce la parte economica, non va alla ricerca dei finanziamenti, ma affronta solo la parte normativa e burocratica e la può snellire. Quindi la necessità di uno snellimento dei tempi per la realizzazione di infrastrutture fondamentali non per una parte, ma per tutto il Paese. Allora, la proroga fino alla fine dell'anno, o meglio fino al compimento, o alla conclusione o finché non sarà necessario, di queste infrastrutture mi sembra un dovere, un senso di responsabilità. Bisogna mettere da parte le beghe politiche e le legittime aspettative o posizioni politiche. In questo caso si tratta tutti assieme di capire una cosa: se il commissariamento che è già stato dato da tutti era stato dato in questo senso - ed è stato dato in questo senso -, perché adesso non va più bene? Non va più bene probabilmente perché siamo vicini alle scadenze elettorali, sono convinto che questo Parlamento debba guardare soprattutto agli interessi del Paese e in questo momento snellire i tempi per realizzare le opere è la cosa più importante. Per queste ragioni mi associo alla possibilità di una sospensione per capire se c'è un po' di responsabilità e di buon senso da parte di tutti nel trovare un punto in comune, diversamente io chiedo alla Presidenza di apporre la mia firma agli emendamenti Lanzarin 3.5, Contento 3.200 e agli identici emendamenti Milanato 3.6 e Lanzarin 3.8. Ciò anche in difformità magari dalle indicazioni che possono o potranno venire dal mio gruppo, perché credo, conoscendo anche bene una parte delle quattro richieste di proroga, quanto sia necessario fare presto, fare in fretta e ovviamente fare bene.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Terranova. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, condividendo nel merito quanto contenuto nell'emendamento 3.5 a firma Lanzarin, a nome mio e della componente Grande Sud, intendo apporvi la firma, qualora questo sia anche utile per una valutazione che, tenendo conto della richiesta di una sospensione, possa in qualche modo dare un senso più completo al dibattito fin qui svolto.
. Signor Presidente, intervengo a titolo personale perché condivido alcune delle osservazioni svolte dai colleghi che mi hanno preceduto. Faccio riferimento, in particolare, al problema della terza corsia della A4, opera che vede la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, incaricata, quale commissario del Governo, per rendere spedita l'esecuzione di questo importante anello di congiunzione tra l'Est Europa e l'Ovest. È un'opera quindi che esula dagli interessi specifici e precipui della mia regione, ma che ha una valenza strategica negli assi viari del commercio e della trasportistica internazionale. Per questo motivo, ritengo che una riflessione vada fatta per un'opera - badate bene - che non trova opposizione da parte dei territori: per quest'opera non ci sono sindaci contrari, non ci sono comitati ambientalisti o dir si voglia che si siano messi di traverso; c'è una volontà comune, che ha visto la regione assumersi, anche in maniera forse azzardata, l'onere finanziario di avviare i cantieri. Noi auspichiamo che ci sia una maggiore corresponsabilità sotto questo profilo da parte dello Stato e dell'Europa, perché, come dicevo, è un'opera di valenza strategica che va ben oltre i confini regionali. Ma certo è che interrompere una gestione commissariale potrebbe significare un appesantimento procedurale che metterebbe a repentaglio anche la stessa fattibilità finanziaria. Ricordo che la Cassa depositi e prestiti ha condizionato il suo intervento all'estensione del commissariamento in atto. Pertanto ritengo che, nonostante le criticità che possono essere addotte e che noi stessi, come Italia dei Valori, abbiamo addotto rispetto al tema dei commissariamenti, si debba guardare anche caso per caso e considerare che per quest'opera strategica non ci sono i costi del commissariamento, perché ad essi i commissari - prima Tondo e poi Riccardi - hanno sistematicamente rinunciato. Penso che sia opportuna una riflessione in proposito e concordo con l'opinione dell'onorevole Contento sulla sospensione dei nostri lavori per arrivare ad un punto di mediazione.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Piffari. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, sono d'accordo con la sospensione, ma voglio solo ricordare, anche ai componenti del mio gruppo, che con il Ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro la normalità nelle opere si poteva avere, non era necessario avere commissari. Ma è grave se noi che rappresentiamo il popolo e la gente veniamo qui e diciamo: vi imponiamo i commissari perché è l'unico sistema per convincervi che si può fare una terza corsia su un'autostrada. Ma stiamo degenerando in tutti sensi? Credo che la normalità debba essere la questione fondamentale e di questo si deve far carico il Governo, non attraverso interventi straordinari, ma attraverso la regolarità, il confronto con gli enti locali, con le popolazioni, con le comunità. Poi ci si assume le proprie responsabilità, non ci si nasconde dietro un commissario che può fregarsene della legge.
. Signor Presidente, se non ho capito male, siamo in una fase nella quale mi pare che vi sia stata una proposta formale da parte di un collega di sospensione della seduta per alcuni minuti. Il presidente Bruno, interpellato, ha detto che voleva sentire quale era il parere dei gruppi. Mi pare che in questi casi intervenga un deputato per gruppo.
. Onorevole Giachetti, chiedo scusa....
. È solo per capire la procedura!
. Non è neanche una questione di procedura. Il presidente Bruno, se non ricordo male, ha detto che sapeva che vi erano altri iscritti a parlare e voleva sentire che cosa pensassero. Questo ha detto! Poi, non so se ha richiesto il parere dei gruppi in maniera informale, ma ufficialmente era questa la richiesta.
. Signor Presidente, ovviamente lei gestirà i lavori come meglio crede. Vi è una proposta di sospensione: penso che, prima che noi ci accaniamo in una discussione di merito, se lei lo ritiene, sia meglio votare in merito alla richiesta di sospensione. Dopo la sospensione vedremo cosa è successo e decideremo nel merito come intervenire. Forse vale la pena di capire se siamo tutti d'accordo nel sospendere la seduta, prima di entrare nel merito.
. Presidente Bruno, le può bastare quello che ha sentito o vuole sentire se sulla sospensione, come diceva il collega Giachetti, sono tutti d'accordo?
, . Signor Presidente, atteso le richieste che vi sono state e anche il dibattito che si sta creando qui al tavolo del Comitato dei diciotto, credo che un quarto d'ora o venti minuti di sospensione possano servire.
. Signor Presidente, noi non abbiamo un'opposizione sostanziale, però le chiedo, visto che ha esperienza come me - lo chiedo anche al presidente Bruno - atteso che le Commissioni hanno svolto il loro esame ed è intervenuta la Commissione bilancio, che ha espresso un parere, che, come noto, è vincolante, perché si traduce in un emendamento, e presumo che comunque condizioni il provvedimento, non capisco il fatto che noi sospendiamo la seduta. Si riunisce la Commissione affari costituzionali e cosa può fare di più che prendere atto che vi è un parere contrario della Commissione bilancio? Obiettivamente, non capisco quale sia l'utilità di una sospensione, a meno che non si riunisca la Commissione bilancio. Diversamente, signor Presidente - mi rivolgo a lei - siamo in una situazione per cui abbiamo un provvedimento, vi è una maggioranza che lo appoggia, le Commissioni e i relatori hanno avuto un mandato, vi è stato il parere delle Commissioni e del Governo. Se rimettiamo in discussione, su questo, il parere e i comportamenti della maggioranza, è chiaro che anche sulle questioni che vengono dopo rischiamo di trovarci in una situazione per la quale - penso ad Acerra e ad altre questioni - tutto si rimette in discussione e sospendiamo la seduta in continuazione. Per carità, se vi è una ragione strutturale in funzione della quale la Commissione bilancio si riunisce e cambia il parere, io capisco pure che vi sia una sospensione, ma la Commissione affari costituzionali, più di quello che ha fatto, cosa potrebbe fare?
. Onorevole Giachetti, potrebbe anche esserci una richiesta di riformulazione, qualcosa potrebbe venire fuori. Se vi è questa esigenza, accoglierei la richiesta del presidente Bruno. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 18,05.
. Ricordo che prima della sospensione della seduta è iniziato l'esame dell'emendamento Lanzarin 3.5. Chiedo al Presidente della Commissione affari costituzionali, onorevole Bruno, di riferire in ordine all'esito della riunione del Comitato dei diciotto.
, . Signor Presidente, il Comitato dei diciotto si è riunito. Il Governo ha ribadito la propria posizione. Ho ascoltato i gruppi e, ad eccezione di un gruppo e salvo qualche posizione isolata, tutti sono dell'avviso di riconfermare i pareri dati sia dai relatori, sia dal Governo. Eventualmente vi sarà l'accoglimento di un ordine del giorno. Il Governo si è infatti impegnato a rivedere, alla scadenza del 31 dicembre 2012, eventuali lavori che meritano un ulteriore commissariamento o approfondimento.
. Chiedo nuovamente ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Lanzarin 3.5 formulato dai relatori.
. Signor Presidente, riconfermo la nostra volontà di votare l'emendamento in esame con le motivazioni già espresse, ossia la necessità di salvaguardare quattro opere, quattro infrastrutture, strategiche per il nostro territorio. Quindi, insistiamo per la votazione del mio emendamento 3.5.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lanzarin 3.5, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, l'emendamento in questione entra più nello specifico dell'argomento che abbiamo appena trattato e votato ed individua due delle opere strategiche - parlavamo adesso di opere strategiche in generale ed infrastrutture - per cui si chiede appunto che non venga eliminato il commissariamento, ossia la Pedemontana veneta e la terza corsia della A4 da Quarto d'Altino a Villesse. Riteniamo che rappresentino due opere strategiche per il nord del Paese, non solo quindi per la regione Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, ma per tutto il nord, per i collegamenti europei e per le reti TEN-T. Ne abbiamo parlato anche oggi in Commissione con il Ministro Passera. Abbiamo visto anche i costi di questi due commissariamenti e le procedure. Io parlo per la Pedemontana dove il commissario sta in questo momento attuando le varie varianti urbanistiche con gli enti locali, che si occupano di compensazioni e che si occupano più nello specifico degli espropri. Chi sa, chi è amministratore locale, sa cosa vuol dire fare passare una strada nel proprio territorio, sa cosa vuol dire dialogare con i cittadini, sa cosa vuol dire anche riuscire in maniera dettagliata ed in maniera puntuale a trovare soluzioni a quelle famiglie, attività produttive ed imprese che si vedono così improvvisamente le proprie abitazioni ed i propri terreni demoliti per il passaggio di un'arteria di questo tipo. Proprio per queste ragioni credo che non pensare di prorogare i commissariamenti per queste due opere specifiche sia un'assurdità, anche perché ho sentito che, quasi sicuramente, poi, in altri provvedimenti verranno prorogati, perché si ritiene e comunque si evince anche la strategicità, la necessità e l'importanza di queste due opere. Ritorno a ripetere al Governo: questo Governo non ci può continuamente venire a parlare di crescita, di sviluppo, di rilancio delle infrastrutture, di una burocrazia, che appunto vada anche incontro alle esigenze del territorio e che vada incontro alle esigenze di chi vuole fare, di rilancio generalizzato, e poi non condividere un emendamento come questo.
, . Signor Presidente, su questi identici emendamenti Milanato 3.6 e Lanzarin 3.8 e anche su quelli poc'anzi votati intervengo, anche per ribadire quanto poco fa affermato nel Comitato dei diciotto. Ricordo all'Aula che si è trovata, a mio avviso, una prima efficace sintesi fra le esigenze del Governo, primariamente espresse nel decreto, di ridurre a trenta giorni il termine per le gestioni commissariali esistenti, già portato al 31 dicembre 2012. È poi emersa un'ulteriore necessità riguardo ad alcune opere infrastrutturali ritenute di particolare carattere e interesse strategico. Su questo punto i relatori non sono contrari, tant'è che si faranno promotori - posso anticiparlo - di un ordine del giorno, che io mi auguro venga accolto ed esaminato con favore da parte del Governo - perché entro la fine di quest'anno si individuino opere ritenute di carattere strategico, come quelle poc'anzi citate, per le quali il termine della gestione commissariale non dovrà essere al 31 dicembre 2012, bensì alla realizzazione ed al completamento delle opere stesse. Quindi, questo è l'auspicio dei relatori e in questo senso, per quanto abbiamo il parere nostro di invito al ritiro, volevo chiarire che non c'era una contrarietà nel merito.
. Prendo atto che i presentatori degli identici emendamenti Milanato 3.6 e Lanzarin 3.8 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore. Passiamo dunque ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Milanato 3.6 e Lanzarin 3.8, non accettati dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, colleghi questo a me parrebbe un emendamento saggio. Con questa proposta emendativa si intende abrogare il controllo preventivo di legittimità sugli atti commissariali rafforzando in qualche modo i poteri della Protezione civile. Se venisse approvato questo emendamento diventerebbero più efficaci e tempestivi gli interventi di emergenza che sono attualmente subordinati all'esito del controllo preventivo di legittimità sugli atti adottati dai commissari delegati. A questo punto, in questi mesi l'applicazione in qualche modo ha reso difficile anche gestire le emergenze. Qual è la sostanza del discorso? È che con la precedente Protezione civile si gestivano emergenze ordinarie con poteri straordinari; con questa Protezione civile si gestiscono emergenze straordinarie - come il terremoto in Emilia - con poteri ordinari, e questo non va bene. Tuttavia mi rendo conto dei problemi posti dalla Commissione bilancio, quindi ritiro l'emendamento, ma vorrei proporre un ordine del giorno, sempre che abbia il consenso del Governo, per affrontare l'efficienza della Protezione civile.
. Sta bene. Ricordo che l'emendamento Paolo Russo 3.210 è stato ritirato...
. Signor Presidente, questo emendamento consta di due parti. Una prima parte è stata superata, utilmente superata, dall'emendamento della Commissione che voteremo subito dopo, che recepisce la sollecitazione della Commissione bilancio. L'occasione ovviamente mi è gradita nel ringraziare i colleghi della Commissione bilancio e delle Commissioni ambiente e affari costituzionali per la sensibilità che hanno voluto esprimere raccogliendo questa importante opportunità. Ma questo emendamento constava anche di una seconda parte, che si riferisce al titolo di proprietà che viene trasferito in capo alla regione Campania per quanto riguarda il termovalorizzatore di Acerra; rimane il titolo di proprietà, ma si determina la singolare condizione per la quale in capo alla Protezione civile sarebbero collocati i poteri e le responsabilità nei rapporti contrattuali per la gestione dello stesso termovalorizzatore. Quindi, si determina la distonica condizione che la proprietà oggi è in capo alla regione Campania, e la titolarità dei rapporti contrattuali ai fini della gestione sono in capo alla Protezione civile. Mi pare evidente che sarebbe utile che in questo provvedimento, o comunque attraverso un ulteriore strumento, si definisse con certezza questo quadro. A tal fine, ritiro l'emendamento, presentando un ordine del giorno che spero il Governo possa utilmente accogliere per porre fine a questa incresciosa e imbarazzante situazione.
. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.503, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piffari. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, si tratta di un emendamento riferito all'inceneritore di Acerra. Noi ci asterremo su questa questione, non perché non era importante affrontarla, ma stavamo parlando della Protezione civile e del suo riordino e, quindi, l'inceneritore di Acerra c'entra poco con questo argomento.
. Signor Presidente, ripeto che noi avevamo chiesto il ritiro dell'emendamento e addirittura che questo argomento venisse trattato in un provvedimento a parte perché, in realtà, con il tema della conversione del decreto-legge sulla Protezione civile non c'entra assolutamente nulla, se non per il fatto che, purtroppo, in altri tempi e in altre situazioni è stato votato, con il parere nostro non positivo, l'acquisto per legge e la determinazione del prezzo per legge di un impianto importante come l'inceneritore di Acerra. Ripeto, è stato fissato per legge il prezzo. Allora, anche adesso, con l'acquisto dell'inceneritore di Acerra da parte della regione, si risolve probabilmente un problema di carattere economico-amministrativo, ma nei contenuti credo che, comunque, la questione debba essere ripresa in mano perché una regione che sia proprietaria diretta di un impianto di incenerimento è un'altra di quelle anomalie che si aggiunge a tutte le altre anomalie che ormai troviamo in Campania, come la riscossione della tassa dei rifiuti delle province. Insomma, tutta una serie di normative che, sotto l'egida dell'emergenza, oggi sono un grandissimo problema. Quindi, accettiamo la riformulazione della Commissione bilancio, però sia chiaro che su questa questione chiederemo con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione di ritornarci assolutamente sopra.
. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lanzarin. Ne ha facoltà.
. Signor Presidente, dobbiamo fare un po' di cronistoria, nel senso che la questione di Acerra era stata votata dalle Commissioni e, quindi, era stata eliminata proprio perché ci sembrava che nulla aveva a che fare con questo provvedimento. Fin troppo spesso ci siamo sentiti dire in quest'Aula che i decreti d'urgenza sono decreti che devono riguardare la materia. Quindi, ci sembra che il riordino della Protezione civile nulla abbia a che fare con il termovalorizzatore di Acerra. Prima ci siamo fermati sulle gestioni commissariali, non capiamo perché si debbano avere due binari completamente diversi. L'emendamento che è stato riproposto dalla Commissione bilancio, quindi, non può trovarci assolutamente concordi, anzi riteniamo che sia l'ennesima controprova che si va in soccorso della regione Campania, che sia l'ennesima controprova che ci sono delle e ci sono delle situazioni commissariali che non hanno funzionato e questa ne rappresenta sicuramente una. Soprattutto, in questo caso, si trovano i soldi, perché si trovano i soldi anche del fondo statale, per andare incontro a quello che è, appunto, il pagamento delle rate del termovalorizzatore. Allora, non si capisce come mai non si trovano i soldi, che sono effettivamente molto pochi, per mantenere i commissari di quattro infrastrutture strategiche e poi si trovano invece i soldi per pagare la regione Campania e, quindi, per pagare le rate del termovalorizzatore. Noi pensiamo che non possono continuare queste situazioni, non può la Campania essere trattata in maniera diversa, non può agire in regimi privilegiati, non può avere l'esonero dal Patto di stabilità perché qui poi ci confrontiamo e mettiamo tutto sullo stesso piano. Pensiamo che tutte le gestioni commissariali siano trattate allo stesso modo e, invece, non è vero. Cè una gestione commissariale che ha prodotto questi risultati e ha un nome e cognome: era quella legata alla regione Campania e alla questione dei rifiuti.
. Onorevole Lanzarin, stiamo esaminando l'emendamento 3.503, non l'emendamento 3.501. È la stessa cosa? Va bene. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.503, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, accettato dalle Commissioni e dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, è stato espresso un invito al ritiro. Avevamo chiesto la soppressione del comma 5- dell'articolo 3 perché si pretende e si chiede che la trasparenza sia su tutte le opere, non solo sui grandi eventi trattati nel passato con decreti di emergenza da Bertolaso e amici. Altrimenti ci viene il sospetto che forse è meglio costituire una commissione di indagine su tali questioni. Accedo comunque all'invito al ritiro.
. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, accettato dalle Commissioni e dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
. Signor Presidente, so che adesso dovremmo passare agli ordini del giorno, ma avendo molti di noi ritirato tanti emendamenti, chiedevo un tempo suppletivo per la presentazione degli ordini del giorno.
. Anche per la velocità con la quale siamo giunti al termine, sospendiamo per qualche minuto, in attesa di raccogliere...
. Possiamo sospendere oppure anche andare a domani mattina, è lo stesso.
. Sospendiamo per dieci minuti, per raccogliere gli ordini del giorno, a meno che non avete altre proposte da fare.
. Signor Presidente, anch'io sarei d'accordo nel rinviare a domani mattina, dando il tempo ai colleghi di presentare gli ordini del giorno.
. Signor Presidente, vorrei semplicemente comprendere: noi stiamo sospendendo dieci minuti per consentire ai colleghi di essere nei termini per poter presentare gli ordini del giorno, che poi deduco esamineremo domani insieme con le dichiarazioni di voto.
. Sono stati già sostanzialmente sottoscritti, stanno raccogliendo...
. Sì, nel senso che ci sia la materiale consegna degli ordini del giorno e poi, come mi pare eravamo d'accordo, andiamo a domani mattina con il seguito della discussione.
. La proposta è o di raccogliere gli ordini del giorno o di riprendere tra dieci minuti, esaminarli e concludere il provvedimento o comunque arrivare all'orario prestabilito.
. Le chiedo scusa, signor Presidente, ma vi era stato un accordo tra i gruppi, comunicato anche...
. Allora, poiché con dieci minuti o un quarto d'ora giungeremmo all'orario stabilito dai gruppi, ritengo che possiamo sostanzialmente, giusto il tempo di sospendere qui cinque minuti per raccogliere gli ordini del giorno. Sospendo la seduta per cinque minuti, per motivi tecnici.
. Secondo le intese intercorse, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 11.

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 articolo 14
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