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Timestamp: 2020-04-06 12:38:46+00:00

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Pordenone sentenza 12-05-17 n.333
L'attrice percorreva la pista ciclopedonale allorquando, a causa dell’attraversamento di un cane libero dal guinzaglio, cadeva e riportava lesioni.
Soluzione normativa e giurisprudenziale.
L'art. 2052 c.c. prevede una responsabilità oggettiva, a carico del proprietario o di chi ha l’uso dell'animale che abbia cagionato danni a terzi, e ciò sulla base del mero rapporto intercorrente con lo stesso, nonché del nesso causale tra il comportamento di questo e l'evento dannoso. Si tratta di una responsabilità presunta che non è fondata sulla colpa, ma sul rapporto di fatto con l'animale.
In tema di danno cagionato da animali, dunque, quella del proprietario o dell’utilizzatore dell’animale è una responsabilità presunta fondata non sulla colpa, ma sul rapporto di fatto con l’animale (cfr. Cass. civ. 19 marzo 2007 n. 6454) costituendo, pertanto, il suo titolo di imputazione non già in un comportamento o in un’attività del soggetto, ma nella semplice relazione non solo di proprietà, ma anche di uso intercorrente fra questo e l’animale, oltre al nesso di causalità sussistente fra il comportamento di quest’ultimo e l’evento dannoso (cfr. Cass. 23 gennaio 2006 n. 1210).
Da qui, la legittimazione passiva in capo all’utilizzatore del cane poiché rappresenta l’unico soggetto che, al momento del sinistro, era in grado di esercitare l’effettiva vigilanza di fatto sull’animale in questione.
Giustificazione della responsabilità è, infatti, il rischio connesso alla proprietà e all’utilizzazione dell’animale: un rischio che risulta addossato, alternativamente, in capo al proprietario dell'animale o in capo a chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso ( cfr. Cass. n. 2414/2014).
L’alternatività del rapporto tra i due soggetti indicati nella norma è pacifico, e ciò in primis per un’interpretazione letterale dell’articolo in commento, basti pensare all'uso della congiunzione disgiuntiva "o", e poi sia per il fatto che i due soggetti possono avvicendarsi tra di loro e, quindi, la presenza di uno dei soggetti non esclude quella dell'altro, sia per il fatto che la concreta responsabilità dell'uno si contrappone a quella dell'altro (Cass. civ. sez. III, 9 dicembre 1992, n. 13016).
La presunzione di responsabilità per i danni causati dagli animali può essere superata, esclusivamente quando il proprietario o colui che si serve dell'animale fornisca la prova del caso fortuito, inteso quale fattore esterno alla sfera soggettiva del proprietario dell'animale idoneo a interrompere il nesso causale tra l'animale e l'evento lesivo.
Deve trattarsi, tuttavia, di un evento imponderabile e imprevedibile tale da superare ogni possibilità di resistenza o contrasto da parte dell'uomo (Cass. civ. sez. III, 15 aprile 2010, n. 9037).

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