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Timestamp: 2016-07-24 18:33:22+00:00

Document:
TAR SICILIA, Catania, Sez. I - 30 giugno 2005, Ordinanza n. 1029 AmbienteDiritto.it Legislazione Giurisprudenza
(Segnalata da Salvatore Granata - Legambiente Nebrodi)
T.A.R. SICILIA - CATANIA SEZ I - 30 giugno 2005, Ordinanza n. 1029
Reg. Ord: 1029/05
Reg. gen.: 3247/2004
adunato in Camera di Consiglio con l�intervento dei Signori Magistrati:
sulla domanda di sospensione dell�esecuzione del provvedimento che � stato impugnato � in via giurisdizionale � col ricorso 3247/2004 proposto da: ECO SRL, rappresentato e difeso da RAIMONDI AVV. SALVATORE, STARVAGGI AVV. PAOLO e BONFIGLIO AVV. NATALE con domicilio eletto in CATANIA *** VIA UMBERTO, 303 presso CARRUBBA AVV. ALESSANDRO
COMUNE DI NASO (ME) rappresentato e difeso da TOMMASINI AVV. RAFFAELE
con domicilio eletto in MESSINA SEGRETERIA presso la sua sede
per l�annullamento del provv. Prot. N. 11162 del 29.9.204, che fa proprio il parere contrario della C.E.C., e di altri atti;
Visto il ricorso introduttivo del giudizio ed il ricorso per motivi aggiunti;
Visto l�atto di costituzione in giudizio edel COMUNE DI NASO (ME)
Udito nella Camera di Consiglio del 21 Giugno 2005 il relatore Ref. MARIA STELLA BOSCARINO
Visto l�art. 21 della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034 e successive modificazioni;
Ritenuto che pu� prescindersi dall�esame del primo motivo di ricorso per motivi aggiunti, relativo alla lamentata illegittimit� degli atti impugnati a causa della soppressione della commissione edilizia, in quanto risulta pacifico e non contestato tra le parti in causa che l�insediamento proposto non rispetta gli standards di cui al comma 2 dell�art. 22 L.R. 71/78 nel testo vigente; ci� che � idoneo a sorreggere l�atto impugnato, esimendo quindi il Collegio dall�approfondire gli altri motivi di ricorso, pur non senza precisare, per inciso (ed anche al fine di orientare la successiva attivit� amm.va in ipotesi di ripresentazione del progetto), che gli stesi appaiono non sforniti idi fondatezza, considerato che, da un canto, le mancanze documentali contestate alla ricorrente � incidendo non gi� sulla natura giuridica del progetto presentato, ma solo sulla sua completezza documentale, perfezionabile anche nel corso del procedimento di esame e approvazione della CE, su invito dell�amministrazione comunale nell�ottica del principio di collaborazione � potevano essere superate invitando la ricorrente ad integrare la pratica, cos� come, nella stessa ottica collaborativi, il comune avrebbe potuto interloquire con la ditta in merito alla asserita mancanza di opere di urbanizzazione, avendo la Giurisprudenza chiarito che �illegittimamente il comune nega la concessione edilizia sull�assunto della mancanza delle opere di urbanizzazione primaria senza preliminarmente verificare la disponibilit� del richiedente a realizzarle in proprio, a scomputo delgi oneri dovuti o gi� corrisposti: T.A.R. Lombardia Milano, sez. II, 15 aprile 1999, n. 1190�. Ci� posto, sulla questione centrale (mancato rispetto degli standards) ricorrente e Comune prospettano sue diverse interpretazioni della normativa in materia di impianti produttivi nel verde agricolo, sulle quali il Collegio � chiamato a decidere; in particolare, l�art. 22 della L.R. n. 17/94, stabilisce che:
�1. Nelle zone destinate a verde agricolo dai piani regolatori generali sono ammessi impianti o manufatti edilizi destinati alla lavorazione o trasformazione di prodotti agricoli o zootecnici locali ovvero allo sfruttamento a carattere artigianale di �risorse naturali locali� tassativamente individuate nello strumento urbanistico.
2. Le concessioni edilizie rilasciate ai sensi del comma 1 devono rispettare le seguenti condizioni:
a) rapporto di copertura non superiore a un decimo dell�area di propriet� proposta per l�insediamento;
b) distacchi tra fabbricati non inferiori a m.10;
c) distacchi dai cigli stradali non inferiori a quelli fissati dall�art. 26 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495;
d) parcheggi in misura non inferiore ad un decimo dell�area interessata;
e) rispetto delle distanze stabilite dall�articolo 15 della legge regionale 12 giugno 1976, n. 78, come interpretato dall�articolo 2 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 15;
f) distanza dalgi insedianti abitativi ed opere pubbliche previsti dagli strumenti urbanistici non inferiore a metri duecento, ad esclusione di quanto previsto dalla lettera c).
3. Previa autorizzazione delle amministrazioni competenti, nelle zone destinate a verde agricolo � consentito il mutamento di destinazione d�uso dei fabbricati realizzati con regolare concessione edilizia, da civile abitazione a destinazione ricettivo-alberghiera e di ristorazione ove sia verificata la compatibilit� ambientale della nuova destinazione ed il rispetto di tutte le prescrizioni igienico-sanitarie nonch� di sicurezza. Nelle zone agricole � ammessa l�autorizzazione all�esercizio stagionale, primaverile ed estivo, dell�attivit� di ristorazione anche in manufatti destinati a civile abitazione e loro pertinenze, nel rispetto della cubatura esistente e purch� la nuova destinazione, ancorch� temporanea, non sia in contrasto con interessi ambientali e con disposizioni sanitarie. la destinazione ricettivo-alberghiera e di ristorazione cessa automaticamente allorch� cessi la relativa attivit�.�
A sua volta, recita l�art. 35 della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30:
�1. Al fine di favorire il rapido avvio delle iniziative produttive previste dai patti territoriali e dei contratti d�area approvati dal CIPE sono ammessi insediamenti produttivi in verde agricolo, limitatamente ai singoli interventi previsti dai patti territoriali e dai contratti d�area gi� approvati dal CIPE alla data di entrata in vigore della presente legge, anche in deroga a quanto previsto dall�art. 22 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71 cos� come sostituito dall�articolo 6 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17, fermo restando il rispetto delle condizioni previste dal comma 2 dello stesso articolo 6.
La problematica attiene alla corretta interpretazione da dare all�inciso �anche in deroga a quanto previsto dall�art. 22 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71 cos� come sostituito dall�articolo 6 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17, fermo restando il rispetto delle condizioni previste dal comma 2 dello stesso articolo 6� in quanto secondo la lettera della disposizione parrebbe che la norma, non solo abbia consentito ogni sorta di insediamenti in zone destinate a verde agricolo, anche in deroga a quanto prevede il comma I dell�art. 22 l. 71/78, che ammette solo ben precise tipologie di insediamenti produttivi (impianti o manufatti edilizi destinati alla lavorazione o trasformazione di prodotti agricoli o zootecnici locali ovvero allo sfruttamento a carattere artigianale di �risorse naturali locali� tassativamente individuate nello strumento urbanistico), ma li abbia pure esentati dal rispetto di ogni standard.
Tale interpretazione, tuttavia, sarebbe talmente illogica, irrazionale, gravemente lesiva di valori preminenti, quali la tutela dell�ambiente e del paesaggio (art. 9 Cost.), della salute dei cittadini (Art. 32), il rispetto delle competenze pianificatorie degli enti locali nel mutato quadro costituzionale risultante dal nuovo Tit. V della Costituzione (Artt. 114 e 119) , da imporre all�interprete di ricercare una lettura della norma costituzionalmente orientata e compatibile con i superiori valori i quali, come detto, possiedono innegabilmente carattere preminente, specie se si consideri che la predetta deroga all�obbligo di rispettare le prescrizioni dello strumento urbanistico nelle zone destinate a verde agricolo, da eccezionale e limitata alle ipotese di interventi inseriti in patti territoriali e contratti d�area, � stata progressivamente dilatata al punto da consentire, oggi, l�allocazione in verde agricolo della pressocch� totalit� di iniziative imprenditoriali private.
E difatti, la L.R. 3-5-2001, n. 6 all�art. 89 c. 3 ha, in una prima versione, stabilito che:
�Le disposizioni previste dall�articolo 35 della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30, relativa agli insediamenti produttivi in verde agricolo si applicano a tutti gli interventi comunque previsti e finanziati nei patti territoriali, nei contratti d�area e negli altri strumenti di programmazione negoziata, statali e regionali. Le stesse disposizioni si applicano per le iniziative imprenditoriali che abbiano ottenuto il finanziamento pubblico per la realizzazione dei relativi investimenti qualora non siano disponibili aree per insediamenti produttivi previste dagli strumenti urbanistici comunali o nelle aree attrezzate artigianali ed industriali. L�approvazione da parte dei consigli comunali costituisce variante agli strumenti urbanistici�.
Come si vede, la disposizione, in tale originaria formulazione, aveva gi� ampliato notevolmente il raggio di azione della deroga.
Senonch�, per effetto di successive modificazioni legislative, la portata della deroga di cui alla citata disposizione � stata praticamente generalizzata, in quanto l�allocazione delle iniziative imprenditoriali private in zone diverse da quelle a ci� destinate per volont� della legge (urbanistica) e degli strumenti urbanistici non presuppone pi� neppure un finanziamento pubblico, requisito che evidentemente selezionava il novero delle iniziative autorizzabili e, presumibilmente, aveva costituito per il Legislatore Regionale elemento decisivo, in un equo contemperamento (che deve supporsi sotteso alle scelte del legislatore) della ragioni di tutela del privato imprenditore a realizzare iniziative (peraltro con fondi pubblici) meritevoli di alleviare la cronica mancanza di lavoro nel Meridione senza subire il pregiudizio dell�abnorme ritardo dei Comuni nella formazione ed aggiornamento dei necessari strumenti urbanistici, da una parte, e della moltitudine dei cittadini ad un ordinato assetto del territorio, deciso nella competente sede della pianificazione urbanistica comunale in osservanza di precise disposizioni di legge in merito (fra l�altro) ai presupposti per la zonizzazione.
Ebbene, per effetto delle modifiche introdotte sul testo originario dell�art. 89 della L.R. 3-5-2001 n. 6, dall�art. 30, comma 1, L.R. 26 marzo 2002, n. 2, a decorrere dal 1� gennaio 2002, come prevede l�art. 131, comma 2, della stessa legge (vedi anche il comma 3 del suddetto art. 30), poi modificato dall�art. 38, L.R. 19 maggio 2003, n. 7 come modificato dall�art. 76, comma 22, L.R. 3 dicembre 2003, n. 20, il testo vigente dell�art. 89 cos� recita:
�3. Le disposizioni previste dall�articolo 35 della legge regionale 7 agosto 197, n. 30, relative agli insediamenti produttivi in verde agricolo, si applicano a tutti gli interventi inseriti oltre che nei contratti d�area ed in altri analoghi strumenti di programmazione negoziata approvati dal CIPE o relativi ad interventi finanziati dallo Stato con la legge 19 dicembre 1992, n. 488, o concernenti interventi finanziati dall�Unione europea, anche a singole iniziative imprenditoriali private da realizzarsi con fondi propri, nell�ipotesi in cui non siano disponibili aree per insediamenti produttivi previste dagli strumenti urbanistici comunali n� aree attrezzate dagli strumenti urbanistici comunali n� aree attrezzate artigianali e industriali o su porzioni dell�area interessata insistano precedenti insediamenti produttivi�.
Come ben si comprende da un agevole confronto tra la originaria e l�attuale formulazione della norma, allo stato alla programmazione urbanistica comunale si pu� sovrapporre la scelta di investitori privati di allocare, nelle zone meno adatte del territorio comunale, e destinate per legge ad offrire (fra l�altro) un polmone verde alla popolazione, le pi� eterogenee iniziative economiche, tali da stravolgere qualunque assetto e pianificazione del territorio.
In tale contesto, gi� di per s� di dubbia resistenza ad un attento vaglio di costituzionalit� dell�assetto degli interessi che ne deriva, il Collegio � chiamato ad interpretare la disposizione di cui sopra, chiarendo se possa seguirsi la tesi del ricorrente, non senza tener conto del fatto che tale tesi, condotta alla sue estreme conseguenze logiche comporterebbe, in buona sostanza, per il combinato disposto delle norma fin qui richiamate, che non solo in verde agricolo potrebbe essere allocato qualunque (anche la pi� inadatta ed impropria sotto il profilo urbanistico e ambientale) iniziativa imprenditoriale, ma addirittura che la stesa non incontrerebbe alcun limite di cubatura, distacchi, distanze, altezze; aprendo la porta ad una inevitabile cementificazione selvaggia e ad uno scempio ambientale senza precedenti e senza rimedio, anche per le future generazioni.
Ebbene, ritiene il Collegio che, considerata la ratio della disposizione, risulti evidente come il Legislatore stesso non possa che essere incorso in un errore materiale nel riferire il rispetto delle condizioni al comma 2 dell�art. 6 L.R. 17/94 anzich� dell�art.22 della L.R. 71/78, errore presumibilmente ingenerato dal richiamo contestuale delle due norme.
D�altra parte, sarebbe assolutamente fuori da ogni logica, in contrasto con valori costituzionalmente preminenti oltre che senza alcun precedente legislativo nella disciplina del settore, che venga consentito di edificare insediamenti industriali in verde agricolo senza dover rispettare alcuno standard.
Ritiene il collegio che a tale interpretazione non potrebbe che seguire la rimessione al Giudice delle Leggi, stante l�evidente, macroscopica e ingiustificata lesione di valori costituzionalmente preminenti; ci� che impone prioritariamente al Collegio di ricercare una lettura costituzionalmente orientata, che non pu� essere diversa da quella proposta, secondo la quale, premesso che l�articolo 22 della legge regionale numero 71 del 1978 ha previsto la possibilit� di allocare impianti produttivi collegati allo sfruttamento di risorse naturali nel verde agricolo, nel rispetto per� di una serie di standards, e che l�articolo 35 della legge regionale numero 30 del 1997 ha ampliato tale possibilit� in favore di impianti produttivi anche in deroga a quanto previsto dall�articolo 22, in primo luogo il significato di questa deroga non possa essere riferito a tutte le limitazioni previste dall�articolo 22 della legge regionale numero 71 (consentendo quindi a chi costruisce in verde agricolo di essere esentato da ogni sorta di limiti), ma unicamente alle tipologie edilizie allocabili secondo il primo comma dell�art. 22 L.R. 71/78 , (che erano) in qualche modo legate alla natura e alla destinazione dei luoghi.
In secondo luogo, ritenere che i limiti il cui rispetto sia comunque necessario siano quelli di cui al secondo coma dell�art, 6 l.r. 17/94, anzich� quelli di cui al comma 2 dell�art.22 l.r. 71/78, priverebbe di senso logico l�operato del Legislatore.
Infatti, l�art. 6 comma 2 della L.R. 31-5-1994, n. 17 stabilisce che:
�2. Per gli immobili gi� ultimati alla data di entrata in vigore della presente legge, in base a regolare concessione edilizia rilasciata a norma del previdente testo dell�articolo 22 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, o comunque realizzati in zona agricola secondo le previsioni del piano regolatore generale e che non possono pi� essere utilmente destinati alle finalit� economiche originarie, � facolt� dei comuni consentire il cambio di destinazione d�uso con riferimento ad altre attivit�, ancorch� diversa da quella originaria, nel rispetto della cubatura esistente e purch� la nova destinazione non sia in contrasto con rilevanti interessi urbanistici o ambientali. E� in ogni caso esclusa l�autorizzazione per il cambio della destinazione in uso abitativo�
In poche parole, a seguire la tesi del ricorrente, il Legislatore avrebbe inteso consentire di edificare insediamenti produttivi in verde agricolo senza dover rispettare alcuno standard, qualora la costruzione sia nuova; dovendo invece attenersi alla cubatura preesistente, e per di pi� lasciando facolt� ai comuni di negare la concessione in presenza della incompatibilit� urbanistica ed ambientale dell�intervento proposto, qualora la costruzione sia preesistente.
E quindi si avrebbe una edificazione svincolata da ogni limite, se l�intervento � nuovo, e cio� pi� invasivo, mentre si incontrerebbero pesanti limitazioni quando l�intervento � di minore impatto, trattandosi di cambio di destinazione d�uso di edifici preesistenti.
L�assoluta irrazionalit� della soluzione prospettata contribuisce a convincere dell�erroneit� di tale tesi e, conseguentemente, della svista nella quale � incorso il Legislatore regionale nella formulazione della disposizione in questione.
A conforto di quanto fin qui ritenuto, va rilevato che il Consiglio di Giustizia Amministrativa pare appunto aver ritenuto, anche se incidentalmente, che vi sia un errore nella formulazione della norma, con il parere (n. 649/2002) riportato a supporto del diniego impugnato e depositato dal comune.
Il ricorso pertanto, alla luce dei superiori rilievi, non appare fondato.
Ritenuto che pertanto non va accolta la domanda di sospensione dell�esecuzione sopradescritta.
Il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia � sezione staccata di Catania PRIMA SEZIONE rigetta la domanda di sospensione dell�esecuzione del provvedimento impugnato con il ricorso descritto in epigrafe.
Alle spese anche per la presente fase cautelare si provveder� in sede di merito.
La presente ordinanza sar� eseguita dalla Amministrazione ed � depositata presso la Segreteria che provveder� a darne comunicazione alle parti.
CATANIA, l� 21 giugno 2005
Vincenzo Zingales
Depositata in Segreteria il 30giu 2005
Sentenza per esteso Urbanistica - Aree agricole - Insediamenti produttivi previsti dai patti territoriali - Art. 35 L.R. Sicilia n. 30/1997 - Deroga alle disposizioni di cui all'art. 22 L.R. 71/78 - Interpretazione costituzionalmente orientata - Errore materiale del legislatore nel riportare il comma 2 dell'art. 6 L.R. 17/94, piuttosto che il comma 2 dell'art. 22 L. 71/78. Con riferimento all'art. 35 della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30 (che ammette gli insediamenti produttivi - previsti dai patti territoriali - in aree a verde agricolo), deve escludersi che l'inciso "anche in deroga a quanto previsto dall�art. 22 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71 cos� come sostituito dall�articolo 6 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17, fermo restando il rispetto delle condizioni previste dal comma 2 dello stesso articolo 6", consenta ogni sorta di insediamento produttivo in zone destinate a verde agricolo, esentandoli dal rispetto di ogni standard. Siffatta interpretazione sarebbe infatti gravemente e ingiustificatamente lesiva di valori preminenti quali la tutela dell'ambiente e del paesaggio (art. 9 Cost.), della salute dei cittadini (Art. 32) e del rispetto delle competenze pianificatorie degli enti locali. Un'interpretazione costituzionalmente orientata impone piuttosto di ritenere che il Legislatore regionale sia incorso in un errore materiale nel riferire il rispetto delle condizioni al comma 2 dell'art. 6 L.R. 17/94 anzich� dell'art. 22 della L.R. 71/78: ne deriva che la deroga in questione attiene unicamente alle tipologie edilizie allocabili secondo il primo comma dell'art. 22 (impianti o manufatti edilizi destinati alla lavorazione o trasformazione di prodotti agricoli o zootecnici locali ovvero allo sfruttamento a carattere artigianale di risorse naturali locali), ferma restando l'applicabilit� degli standard di cui al comma 2. Pres. Zingales, Est. Boscarino - E. s.r.l. (Avv.ti Raimondi, Starvaggi e Bonfiglio) c. Comune di Naso (Avv. Tommasini) - T.A.R. SICILIA, Catania, Sez. I, ord. 30 giugno 2005, n. 1029

References: e contrario
 articolo 6
 articolo 6
 art. 30

Sentenza 
 Art. 35
 articolo 6