Source: http://www.aessemodels.it/Catalogo%20DUGU.htm
Timestamp: 2018-01-17 00:43:02+00:00

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COLLEZIONARE DUGU...
La DUGU fu fondata da Bartolomeo Chiodo a Varallo Sesia, dove avviò, nel 1962, la produzione di modelli di auto storiche in scala 1:43 circa. "Dugu" nel dialetto locale é il gufo e per questo il logo della marca rappresenta, stilizzata, la testa del gufo.
Nelle intenzioni del fondatore non era certamente preponderante il desiderio di produrre giocattoli per bambini. Analizzando i primi modelli appare chiaro che il destinatario di quegli oggetti era il collezionista, in genere adulto e con la passione per le auto del passato.
I modelli Dugu erano in diretta concorrenza con quelli della RIO, altro produttore italiano che vide la luce non molto lontano, a Cernobbio, proprio nel 1962. In realtà le produzioni della RIO e della Dugu si sono incrociate proprio nei primi anni di vita dei due marchi. La Dugu, infatti, commissionava le fusioni delle scocche e i particolari per assemblare i suoi modelli proprio alla Fratelli Tatterletti (poi divenuta Stampoplastica) di Cernobbio, e furono proprio alcuni dei fratelli Tatterletti a fondare la RIO. Gli accordi portarono la Dugu a commercializzare inizialmente anche modelli RIO, probabilmente perché la RIO ancora non disponeva di una sua rete di vendita, inserendoli nelle sue caratteristiche scatolette (vedi la sezione "scatolette" qui a destra) con codice articolo seguito da una "r". L'accordo durò solo per poco tempo, finché la rete di vendita della RIO non fu ampia a sufficienza da poter sostenere agevolmente una commercializzazione autonoma. Questi modelli, poco più di una mezza dozzina, appaiono ogni tanto su eBay o nei mercatini.
I modelli Dugu e i modelli RIO sono comunque abbastanza simili. I RIO erano un po' meno rifiniti e sono un po' più smontabili dei Dugu. I Dugu, fragilissimi, avevano molte parti incollate e dovevano essere ammirati da lontano, senza toccarli. Entrambi i costruttori hanno inizialmente sofferto per i fenomeni di metal fatigue che sgretolava in pochi anni le carrozzerie in zamak. Con l'utilizzazione di leghe zamak prodotte con rame elettrolitico (e quindi privo di tracce di piombo) la situazione si é normalizzata e i modelli sono diventati molto più stabili.
Nelle immagini qui a sinistra, il metal fatigue intacca inesorabilmente il cofano e la carrozzeria di una FIAT tipo "4" del 1911 (art. 1 della Dugu) e sgretola definitivamente la carrozzeria di una rossa FIAT 501 Torpedo (art. 4 RIO). Conservare questi modelli insieme a quelli ancora sani può determinare fenomeni di "contagio" per contatto. E' bene, quindi, isolare i modelli che presentano questo difetto ponendoli in una quarantena definitiva ed evitando di procedere a restauro con stuccatura delle crepe e successiva verniciatura. In poco tempo, infatti, verrebbero fuori nuove crepe perché é la lega utilizzata ad essere "infetta" in modo inguaribile.
I modelli Dugu costavano un terzo in più rispetto ai RIO, circa 2000 lire l'uno. Il costo un po' eccessivo non facilitò di certo le vendite e mentre la RIO è riuscita a sopravvivere fino a pochi anni fa, quando é stata rilevata dalla M4, la Dugu ha chiuso presto i battenti, dopo essersi trasferita a Quarona Sesia, non senza alcuni tentativi di salvataggio. Ha avviato la produzione della serie economica, denominata serie "Museo", che specialmente nei primi modelli rivela un livello di finitura neanche paragonabile a quello della serie originale e non é bastato il riferimento al "Museo Carlo Biscaretti di Ruffia" a nobilitarla. In realtà alcuni modelli della serie Museo sono proprio belli (vedi, ad esempio, la Topolino, la Cisitalia, la Fiat 519S, la Lancia Theta...) e potrebbero reggere il confronto con la serie Miniautotoys. Inoltre proprio nella serie Miniatotoys sono realizzati modelli totalmente in plastica (ad esempio la Rolls Royce o la Balilla Coppa d'Oro) che tenendoli in mano non danno la stessa sensazione che si prova prendendo una Palombella o una Fiat 509. Quanto al Museo poi, tutti i modelli prodotti, dal primo all'ultimo, sono stati progettati dopo ampia frequentazione del Museo Carlo Biscaretti di Ruffia a Torino (Oggi divenuto, dopo il recente restauro, "Museo Giovanni Agnelli") e soprattutto del suo prezioso centro di documentazione.
La Dugu é quindi diventata SISPLA (con sede a Quarona), con catalogo e produzione identici, e poi ha chiuso i battenti dopo i primi anni settanta. Quanto restava é stato rilevato dalla Old Cars, che però non ha proseguito la produzione di autoveicoli del passato, preferendo dedicarsi ai veicoli commerciali e ai promozionali.
A sinistra, il comunicato della DUGU apparso su Topolino negli anni sessanta. Annunciava che il modellino del Triciclo Bernardi (in versione coperta) era stato prodotto in 2000 esemplari fuori commercio, destinati esclusivamente ai soci del "DUGU HIFI" Club. Oggi il triciclo Bernardi é abbastanza raro, anche nella sua versione scoperta.
LE SCATOLETTE...
Collezionare Dugu richiede pazienza, abilità e un po' di fortuna. I modelli sono quasi tutti facilmente reperibili in Italia o all'estero, ma le loro condizioni sono spesso insoddisfacenti sia per la mancanza di qualche accessorio (trombe, targhe, fari ecc.) sia per alcuni difetti caratteristici di questa marca. Tra questi il "metal fatigue" che sgretola le carrozzerie dei primi modelli in zamac, realizzati impiegando rame non elettrolitico facilmente contaminato da piombo, e il cattivo accoppiamento della gomma dei pneumatici con la plastica dei cerchi ruota e delle basi, che si fondono insieme rovinando inesorabilmente l'estetica dei modelli stessi.
Quando, scorrazzando su eBay, si trova un modello completo e privo di difetti e si riesce ad acquistarlo a buon prezzo si pensa di aver fatto un buon affare e ci si sente soddisfatti. Solo l'esperienza frena gli entusiami, rimandandoli all'arrivo del pacco. Troppo spesso, infatti, i modelli arrivano in cattive condizioni perché i venditori non adottano tutti gli accorgimenti indispensabili per assicurare al modello un viaggio, a volte molto lungo, sereno. I modelli Dugu arrivano integri solo se a spedirli sono collezionisti di Dugu. I semplici venditori o non li proteggono a sufficienza (e i modelli si rovinano sbatacchiando all'interno della confezione o della loro stessa scatoletta) o li proteggono troppo, rovinandoli irrimediabilmente con fasciature troppo strette realizzate con spugnette, plastica a bolle, nastri gommati ecc..
Nella foto sopra: così mi é arrivata, dagli Stati Uniti, una Itala 25/35 HP in partenza perfetta... Imballare una Dugu per la spedizione é materia da professionisti, da persone che lo fanno con il cuore.
Le scatolette del primo tipo erano in cartoncino termosaldato con due finestre circolari poste su lati opposti per poter vedere il colore del modello all'interno. La stessa termosaldatura forniva il materiale della finestra, che risultava pertanto fragile come sulle prime Politoys-M e sulle Mebetoys della seconda serie. Le scatolette erano personalizzate per singolo modello: il codice articolo era riportato in un cerchio colorato e il tipo di modello riprodotto era scritto in bianco su un rettangolo di colore giallo. L'esposizione alla luce solare sbiadiva il rettangolo giallo rendendo presto illeggibile il nome del modello. La macchinina era tenuta ferma da una sottile striscia di spugna morbida o da pezzetti dello stesso materiale.
Le scatolette del primo tipo erano di due misure diverse: grande, foto sopra (Itala Palombella), o piccole, foto sotto (Fiat 3,5 HP).
Con questo tipo di scatoletta sono stati inizialmente commercializzati dalla Dugu anche vari modelli RIO. In tal caso al codice articolo veniva aggiunta la lettera "R".
La scatoletta del secondo tipo é composta da una vetrinetta in plastica trasparente, con base in plastica colorata, contenuta in una scatoletta esterna caratterizzata da un lato aperto quasi al 100%. L'eccessiva dimensione dell'apertura rendeva fragile la scatoletta esterna. Per questo a volte é difficile reperirla in buone condizioni.
La scatoletta era di due misure diverse per poter contenere modelli grandi (Duesemberg, foto sopra) o piccoli (Fiat 509, Fiat 3,5 HP,...). Il modello era tenuto fermo da spugnette o elastici). Queste scatolette erano generiche: il nome del modello era riportato su un'etichetta applicata alla vetrina e visibile dalla finestra (foto sotto, Fiat 509 Scoperta).
SERIE MUSEO
Le scatolette della serie "Museo" sono in cartoncino giallo e blu, senza finestra. Si tratta di scatolette economiche, ma personalizzate per singolo modello. Sulle due facce più estese, di colore giallo, sono riportati, rispettivamente, il nome del modello e un disegno semplificato dello stesso.
RIPARARE UNA DUGU...
Riparare una Dugu sarà abbastanza facile per un esperto modellista. Sarà invece complicato per un semplice collezionista, abituato alle Politoys, alle Mebetoys e alle Mercury, composte da pochi pezzi avvitati o incastrati. Ogni modello Dugu, infatti, é composto da un numero considerevole di pezzi, alcuni in metallo, altri in plastica. Rovesciando il modello si vedono delle viti che lasciano intendere una certa smontabilità. Ma la maggior parte dei pezzi, anche se avvitati, sono anche incollati e per questo non si riesce a smontare quasi nulla.
Certi particolari presenti in alcuni modelli sono molto difficili da rimontare correttamente: ad esempio le catene di trasmissione a maglia metallica della FIAT F2 Grand Prix (art. 4) sono un vero rompicapo. Così anche le tubazioni del carburante in filo di rame, con serpentine, applicate al sebatoio ecc.
Il consiglio che sento di dare a chi si accinge a collezionare i Dugu é quello di acquistare modelli perfetti anche spendendo cifre un po' più elevate. Fatevi sempre inviare fotografie dettagliate dei modelli in modo che si possa valutare la completezza, l'originalità e l'integrità dei modelli. La tecnica di acquistare a poco prezzo due modelli da cui ricavarne uno buono porta spesso solo a grandi arrabbiature. A meno che non ci si limiti a sostituire le sole ruote, qualche accessorietto esterno o la scatoletta.
La serie "MiniautoToys"
Art. 1 (1962)
Art. 2 (1962)
Art. 3 (1963)
Art. 4 (1964)
Art. 5 (1964)
Art. 6 (1965)
FIAT 4 COPERTA
LANCIA LAMBDA TIPO 67
HARDTOP 1925
FIAT 4 SCOPERTA
FIAT F2 130 HP
GRAND PRIX 1907
TORPEDO 1925
Art. 7 (1965)
Art. 8 (1965)
Art. 9 (1966)
Art. 10 (1966)
Art. 11 (1966)
Art. 12 (1966)
ITALA 25/35 HP
COPERTA 1912
SCOPERTA 1912
BERNARDI 3½ HP
COPERTA 1896
SCOPERTA 1896
FIAT 3½ HP SCOPERTA
FIAT 3½ HP COPERTA
Art. 13 (1967)
Art. 14 (1967)
Art. 15 (1967)
Art. 16 (1968)
Art. 17 (1968)
Art. 18 (1968)
CHIUSA 1931
FIAT 509 CHIUSA
FIAT 508 SC BALILLA
"COPPA D'ORO" 1934
Art. 19 (1968)
Art. 20 (1968)
Art. 21 (1969)
Art. 22 (1969)
Art. 23 (1972)
Art. 24 (1971)
SCOPERTA 1931
SCOPERTA 1936
SILVER GHOST 1933
ROLLS ROYCE SCOPERTA
"MEFISTOFELE" 1924
FIAT S.76
La serie "Museo"
Art. M1 (1964)
Art. M2 (1964)
Art. M3 (1964)
Art. M4 (1964)
Art. M5 (1964)
Art. M6 (1965)
BENZ VICTORIA BREAK
PEUGEOT 2½ HP
BENZ 8 HP BREAK
DARRACQ 9½ HP
DE DION & BOUTON
POPULAIRE 1903
LEGNANO 6/8 HP
COPERTA 1908
Art. M7 (1965)
Art. M8 (1966)
Art. M9 (1967)
Art. M10 (1968)
Art. M11 (1968)
Art. M12 (1970)
SCOPERTA 1908
CHIUSA 1936
BRIXIA ZÜST 10 HP
PININFARINA 1948
ANSALDO 4A
Art. M13 (1969)
Art. M14 (1971)
FIAT 519 S

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24