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Timestamp: 2020-02-25 02:49:28+00:00

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L'incarico a tempo determinato non preclude il diritto all'assunzione del docente disabile - Corte di cassazione civile - sentenza n. 26033/2014 del 10/12/2014
Pubblicata da: Avv. Salvatore Russo
sentenza 26033/2014 del 10/12/2014
Corte di Cassazione Sentenza n. 26033/2014 - Lo svolgimento di un incarico a tempo determinato, seppur di durata annuale, non fa venir meno il diritto all'assunzione “riservata” del docente disabile.
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 26033 del 10 dicembre 2014, ha precisato che, ai fini dell'adempimento degli obblighi di cui alla Legge n. 68 del 1999, articolo 3 sul diritto alla “riserva” del posto per gli invalidi, l'inserimento nelle graduatorie del personale docente disabile dà sempre diritto all'assunzione a tempo indeterminato anche nel caso in cui, all'atto dell'aggiornamento delle suddette graduatorie, l'invalido risultasse destinatario di contratto di lavoro a tempo determinato e, dunque, in stato di “precaria occupazione”.
Una docente precaria - riconosciuta disabile nella misura del 50% ed inclusa nella Graduatoria Permanente del personale docente della Provincia Autonoma di Trento valida per gli anni scolastici 2004/2005 e 2005/2006 – era stata correttamente inserita nell'elenco dei “riservisti” cioè degli invalidi beneficiari della “riserva” del posto in virtù della Legge n. 68/99. La docente proponeva ricorso presso la competente autorità in quanto, pur essendo stata convocata nell'agosto 2005 per la stipula di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, le era stata negata l'immissione in ruolo in ragione dello svolgimento di una supplenza annuale durante l'anno scolastico 2004/2005 che era in corso di validità alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande per l'aggiornamento delle stesse graduatorie.
La docente, dunque, adiva le vie legali rilevando che “ ai sensi della Legge n. 68 del 1999, articolo 16, comma 2, con il conseguimento dell'idoneità nei concorsi pubblici i disabili dovevano essere assunti ai fini dell'adempimento dell'obbligo di cui all'articolo 3 (assunzioni obbligatorie e quote di riserva), anche qualora non versassero in stato di disoccupazione ed oltre i limiti dei posti ad essi riservati nel concorso, e che, comunque, lo svolgimento di un incarico a tempo determinato sia annuale che infraannuale non era idoneo a far venir meno lo stato di disoccupazione ” e rivendicava il suo diritto alla stipula del contratto di lavoro a tempo indeterminato in virtù della sua corretta individuazione in posizione utile nelle graduatorie dei beneficiari di “riserva” dei posti ai sensi della Legge n. 68 del 1999, articolo 16, comma 2 con decorrenza proprio dall'anno scolastico 2005-2006.
Le argomentazioni della docente venivano recepite dal giudice di prime cure e confermate dalla Corte d'Appello di Trento. La Corte di Cassazione, presso cui aveva proposto ricorso la Provincia autonoma di Trento, rileva che la Corte territoriale “ con la sentenza impugnata, rimarcava come la ratio della Legge n. 68 del 1999 fosse ispirata all'esigenza di favorire l'inserimento stabile del soggetto disabile nel mondo del lavoro, mediante l'attribuzione di una quota di riserva in riferimento alle assunzioni a tempo indeterminato sicché, in tale prospettiva, non poteva ritenersi logicamente ostativo allo scopo, il conseguimento di uno stato transitorio di occupazione quale la stipula di un contratto di lavoro a tempo determinato, nella specie, peraltro, già esaurito al momento della possibile fruizione del beneficio ”. La Provincia Autonoma di Trento fondava, dunque, la sua pretesa di riforma delle sentenze impugnate principalmente deducendo la violazione del Decreto Legislativo n. 181/2000, articolo 4 nonché della Legge n. 68/1999, articolo 7, comma 2 ed articolo 8, comma 2. La tesi dell'ente territoriale basata, come si è detto, sul disposto del D. Lgs. n. 181/2000, articolo 4, è riassunta dalla Corte decidente ricordando il disposto del D.Lgs. citato nella parte in cui statuisce che “ lo stato di disoccupazione cessa nel caso di rapporti a termine di durata superiore ad otto mesi” ; la Provincia Autonoma di Trento, dunque, deduceva come “in materia di diritto alla riserva concorsuale per docenti disabili, l'espletamento di attività di supplenza di durata annuale sia elemento idoneo a far venir meno il necessario requisito della disoccupazione ”.
Nel ritenere infondate le censure prodotte da parte ricorrente, la Corte di Cassazione preliminarmente ricorda, ai fini di un ordinato iter motivazionale, di aver già in precedenti pronunce “ ben delineato la ratio informatrice del compendio legislativo di cui alla Legge 12 marzo 1998, n. 68 disciplinante la materia, (vedi: Cass. S.U. 11 settembre 2007, n. 19030; Cass. 9 settembre 2008, n. 23112; Cass. 12 marzo 2009, n. 6026, Cass. 6 aprile 2011 n. 7889) ” proprio riguardo alla situazione dei docenti precari. Successivamente la Corte, confermando le precedenti statuizioni, ribadisce che “ la Legge 12 marzo 1998, n. 68 determina nella tutela degli invalidi, un salto di qualità rispetto alla Legge 2 aprile 1968, n. 482 - in ragione del passaggio da un sistema - che, in qualche misura, risentiva della concezione volta a configurare l'inserimento degli invalidi nelle imprese come un peso da sopportare in chiave solidaristica - ad altro sistema volto, di contro, a coniugare la valorizzazione delle capacita' professionali del disabile con la funzionalità economica delle imprese stesse ” e rimarca, in tale ottica, come “ dalla citata Legge n. 68 del 1999, articolo 3, può evincersi con certezza che nell'impiego pubblico privatizzato ogni tipo di graduatoria vincola in modo assoluto il datore di lavoro ad individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti "riservati", essendosi in presenza di un principio generale che non può essere in alcun modo violato ”.
Il richiamo alla precedente e costante giurisprudenza e, nello specifico, anche alla sentenza n. 4110/2007 delle Sezioni Unite della Cassazione e alla sentenza n. 7889/2011 della Corte di Cassazione, conferma nuovamente che tale diritto risulta inderogabile in quanto la Pubblica Amministrazione è sempre tenuta, come i privati datori di lavoro, “ al rispetto del principio fissato dall'articolo 38 Cost., insuscettibile di essere disatteso ”. La Corte, infatti, rileva che detta disposizione, “ ad ulteriore dimostrazione dell'assoluta vincolatività dell'assegnazione dei posti riservati inderogabilmente ai disabili, riconosce (anche al fine di contribuire a rendere nella realtà fattuale l'articolo 38 Cost. una norma precettiva) la possibilità di assumere i disabili (che abbiano conseguito la idoneità dei pubblici concorsi) - anche se non versino in stato di disoccupazione - (quest'ultimo inciso soppresso dal Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 90, articolo 25, comma 9 bis convertito in legge con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 114) e oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso ”.
Ad ulteriore avallo delle già ampie ed esaustive argomentazioni finora esposte, la Corte di Cassazione considera, inoltre, che la tutela dei diritti dei disabili ha un ruolo fondamentale anche nelle statuizioni eurounitarie e nell'ordinamento internazionale. Per tale motivo, la Corte richiama la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea che, all'articolo 26 "Inserimento dei disabili", stabilisce che: " L'Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità ". A tali richiami, la Corte aggiunge quanto riportato nell'articolo 6 del Trattato di Lisbona che “ ha attributo il valore giuridico dei trattati ”, ma ricorda che, anche in precedenza ad esso, “ è stato riconosciuto "carattere espressivo di principi comuni agli ordinamenti europei" (Corte costituzionale, sentenze n. 135 del 2002, n. 393 e n. 394 del 2006) avente, quindi, come tale valore di ausilio interpretativo (Corte Cost. sentenze n. 349 del 2007 e n. 251 del 2008) ”. Non da ultimo, la recente Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva dall'Italia con Legge n. 18/2009, statuisce che " gli Stati Parti riconoscono il diritto al lavoro delle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri; segnatamente il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l'inclusione e l'accessibilità alle persone con disabilità ".
La Corte di Cassazione, nel suo lucido excursus logico-interpretativo, ribadisce che tale diritto “ deve essere garantito, anche attraverso l'adozione di "appropriate iniziative" volte, fra l'altro, a favorire l'assunzione delle persone con disabilità nel settore pubblico ovvero il loro impiego nel settore privato. Né va dimenticato che a tale ultima Convenzione la Corte costituzionale, nella sentenza n. 80 del 2010, ha attribuito valore cogente nel nostro ordinamento (vedi in motivazione, Cass. cit. n. 7889/11) ”. In conclusione, dunque, la Corte rileva pianamente in sentenza che “ nell'ottica descritta, la pronuncia impugnata, per essere coerente con i principi sinora enunciati, non risulta scalfita dalle censure che le sono state mosse ” e puntualizza che la normativa di riferimento deve ritenersi senza ombra di dubbio il disposto di cui alla Legge n. 68/1999, articolo 16, comma 2, rilevando come la disposizione riportata nel Decreto Legislativo n. 181/2000, articolo 4, “ appare eccentrica rispetto alla disciplina del collocamento obbligatorio degli insegnanti invalidi, da riguardarsi in un'ottica di specialità rispetto alla disciplina generale di avviamento e costituzione del rapporto di lavoro (vedi ex plurimis, in motivazione, Cass. 6 aprile 2011 n. 7889, Cass. 31 maggio 2010, n. 13285) ”.
La Corte tiene a precisare, infatti, che la Legge n.68/99 garantisce la possibilità di assumere i disabili anche se non versino in stato di disoccupazione, rilevando che l'art. 4, Legge n. 68/1999, “ nel disciplinare in generale i criteri di computo della quota di riserva del personale disabile da assumere, non prevede la computabilità tra i dipendenti, ai fini della copertura della quota di riserva, dei lavoratori assunti a tempo determinato, cosi' come dedotto dalla Corte territoriale nella pronuncia impugnata. Si tratta di un dato normativo di non trascurabile rilievo ai fini della esegesi del disposto di cui al citato articolo 16 che conforta l'assunto posto a fondamento del diritto azionato, secondo cui l'esercizio del diritto del disabile allo stabile inserimento nel mondo del lavoro, garantito con l'attribuzione della quota di riserva in riferimento alle assunzioni a tempo indeterminato, non può essere denegato per effetto di una circostanza del tutto transitoria quale la pendenza di un rapporto di lavoro a tempo determinato che, pur se tradotto in una supplenza di durata annuale, conserva, per la precarietà della condizione lavorativa in cui si traduce, la sua ontologica difformità rispetto ad una nozione di stabilità del rapporto ”.
La Corte, pertanto, conclude respingendo il ricorso della Provincia Autonoma di Trento rilevando che la docente, in adempimento dell'obbligo sancito dalla Legge n. 68 del 1999, articolo 3 doveva essere immessa in ruolo nell'anno scolastico 2005/2006 e ribadendo il principio che “ nell'impiego pubblico privatizzato ogni tipo di graduatoria vincola in modo assoluto il datore di lavoro ad individuare gli aventi diritto all'assegnazione dei posti "riservati", essendosi in presenza di un principio generale che non può essere in alcun modo violato e che l'inserimento nelle graduatorie del personale disabile che abbia conseguito l'idoneità nei concorsi pubblici (cosi' come nel caso di specie), ai fini dell'adempimento degli obblighi di cui alla Legge n. 68 del 1999, articolo 3 dà diritto all'assunzione anche a prescindere dallo stato di una precaria occupazione dell'invalido, considerata la pregnanza dell'obbligo solidaristico cui deve essere informato l'agire della Pubblica Amministrazione (al pari del datore di lavoro privato) ”.
La sentenza in commento, dunque, ha ribadito il suesteso principio rilevando, inoltre, che qualsiasi interpretazione che conferisse in qualche modo rilievo allo stato di occupazione a tempo determinato dell'invalido in data anteriore al momento della proposta di assunzione a tempo indeterminato “ tradirebbe la ratio che sorregge il compendio normativo di cui alla Legge n. 68 del 1999, dando adito ad una situazione di precarietà di vita gravemente incidente sul piano psicofisico dell'inabile, certamente non coerente con il dettato costituzionale di cui all'articolo 38 e con la tutela con esso apprestata in favore dei disabili in virtù dei principi solidaristici più volte enunciati ”.

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