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Timestamp: 2020-06-07 09:43:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23134 del 04/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23134 del 04/10/2017
Cassazione civile, sez. trib., 04/10/2017, (ud. 20/04/2017, dep.04/10/2017), n. 23134
sul ricorso 7112-2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 3/2010 della COMM. TRIB. REG. di BOLOGNA,
Rilevato che l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di un unico motivo con il quale si denuncia insufficiente motivazione circa un punto decisivo del giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, avverso la sentenza della C.T.R. della Emilia Romagna, depositata 1’1.2.2010, con la quale era stata confermata la decisione di primo grado che aveva annullato l’avviso di accertamento emesso nei confronti della Parco della Standiana s.r.l., relativo ad omesse ritenute per reddito da lavoro dipendente per l’anno di imposta 2001, riconoscendo la esistenza ed inerenza dei costi contestati dall’Ufficio;
che, invero, le Sezioni Unite di questa Corte hanno osservato che tale requisito è preordinato allo scopo di agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa, l’esito dei gradi precedenti con eliminazione delle questioni non più controverse ed il tenore della sentenza impugnata in immediato coordinamento con i motivi di censura (sent. n. 16628/2009). Si è inoltre rilevato (ord. n. 19255/2010) che l’assolvimento del requisito in questione è considerato dal legislatore come un’attività di narrazione del difensore che, in ragione dell’espressa qualificazione della sua modalità espositiva come sommaria, postula un’esposizione finalizzata a riassumere sia la vicenda sostanziale dedotta in giudizio che lo svolgimento del processo. Con sentenza n. 5698/2012 le Sezioni Unite hanno affermato che, ai fini del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 3, la pedissequa riproduzione dell’intero, letterale contenuto degli atti processuali è inidonea a soddisfare la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad affidare alla Corte di cassazione la scelta di quanto effettivamente rileva in ordine ai motivi di ricorso. E’ stato così ritenuto inammissibile il ricorso articolato con la tecnica dell’assemblaggio, mediante riproduzione integrale di una serie di atti processuali, nel quale mancava del tutto il momento di sintesi funzionale;
che, alla luce dei richiamati principi giurisprudenziali, la tecnica espositiva adottata dalla ricorrente appare inidonea ad integrare il requisito dell’art. 366 c.p.c., n. 3, poichè onera la Corte, per percepire il fatto sostanziale e lo svolgimento del fatto processuale, di procedere alla lettura degli atti riprodotti, similmente a quanto avviene in ipotesi di mero rinvio ad essi, difettando quella sintesi funzionale alla piena comprensione e valutazione delle censure mosse alla sentenza impugnata in cui si sostanzia il requisito di cui al citato art. 366 c.p.c., n. 3;
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.500,00 per compensi, oltre rimborso forfettario nella misura del 15 per cento ed accessori di legge.

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 art. 366