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Timestamp: 2019-06-27 00:55:09+00:00

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Newsletter n. 2 dell’8 febbraio 2017, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Newsletter n. 2 dell’8 febbraio 2017
Rivalutazione ISTAT dell’indennizzo ex L. 210/92: ancora una sentenza positiva che riconosce al danneggiato la somma di oltre 60.000,00 € per la rivalutazione dell’indennizzo.
La Corte europea si pronuncia nuovamente in materia di maternità surrogata.
Commissione Jo Cox: audizione dell’Avv. Prof. Anton Giulio Lana.
L’Avv. Sangiorgi partecipa al seminario TRALIM a Dublino su migranti e rifugiati.
Lo Studio Lana Lagostena Bassi ha il piacere di segnalare l’ennesima sentenza positiva ottenuta in materia di rivalutazione dell’indennizzo previsto dalla L. 210/92 a favore di emofilici e trasfusi occasionali contagiati da sangue infetto.
Il Tribunale Ordinario di Napoli, Sez. Lavoro, con la sentenza n. 114 dell’11 gennaio 2017, ha condannato il Ministero della Salute al pagamento in favore del ricorrente di oltre sessantamila euro a titolo di rivalutazione ISTAT sulla somma corrispondente all’indennità integrativa speciale relativa all’assegno bimestrale ai sensi della L. n. 210/1992, per il periodo decorrente dal febbraio 2005 sino alla data di presentazione del ricorso introduttivo.
Ricordiamo che, a seguito della sentenza n. 293/2011 della Corte Costituzionale, i commi 13 e 14 dell’art. 11 del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, sono stati ritenuti illegittimi in quanto contrastanti con il principio di uguaglianza stabilito dalla Costituzione: un risultato storico ottenuto a suo tempo dallo Studio Lana Lagostena Bassi, che – attraverso gli avvocati Anton Giulio Lana e Mario Melillo – ha portato il caso all’attenzione della Corte e lo ha perorato in udienza.
L’importo, però, è ben lontano dalla somma effettiva che i danneggiati dovrebbero percepire. Infatti, il Ministero, lungi dal conformarsi all’orientamento espresso dalla sentenza in oggetto, applica il tasso di inflazione programmato (TIP) e non già l’indice dei prezzi al consumo (ISTAT).
Con sentenza del 24 gennaio 2017, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, nel caso Paradiso e Campanelli c. Italia, ha concluso per la non violazione dell’art. 8 CEDU, che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare, ribaltando l’esito della sentenza resa dalla Camera nel gennaio 2015.
Il ricorso era stato presentatonel 2012 da due coniugi italiani con difficoltà a procreare, i quali si erano rivolti ad un’agenzia russa per stipulare un contratto di maternità surrogata. Al momento della nascita del bambino, conformemente alle leggi russe ed ai termini del contratto da loro stipulato, i Sig.ri Campanelli erano stati registrati come genitori dello stesso. Tuttavia, una volta rientrati in Italia i coniugi si erano visti negare la trascrizione del certificato di nascita del bambino poiché il consolato italiano di Mosca aveva informato il Tribunale dei minori locale che non vi era alcun legame biologico tra loro ed il bambino. I Sig.ri Campanelli subivano dunque un procedimento penale e, allo stesso tempo, il Tribunale dei minori di Campobasso apriva un procedimento per la dichiarazione di adottabilità del bambino, sottraendolo ai ricorrenti e dandolo in affidamento ad un’altra famiglia.
I giudici della Camera, con la sentenza del 27 gennaio 2015, avevano dato ragione alla coppia affermando che le misure adottate dallo Stato italiano nel caso di specie avevano in effetti arrecato un grave vulnus alla vita familiare dei ricorrenti, ribadendo altresì che l’allontanamento di un bambino dall’ambiente familiare è una misura estrema, che può essere giustificata solo in caso di immediato pericolo per il minore.
La Grande Camera ha invece mutato orientamento dichiarando la non violazione dell’art. 8 CEDU: anzitutto non sussiste la violazione del diritto al rispetto della vita familiare in considerazione delle specifiche circostanze del caso, ed in particolare dell’assenza di un legame biologico tra la coppia e il minore, nonché della breve durata della relazione con il bambino e l’incertezza del quadro giuridico applicabile. Non è stata nemmeno rilevata la violazione del diritto al rispetto della vita privata, per via dell’illegittimità della condotta dei ricorrenti nell’ambito del diritto italiano (in ragione del divieto della maternità surrogata previsto dalla L. n. 40/2004), tenuto conto dell’ampio margine di apprezzamento lasciato agli Stati nel valutare il bilanciamento tra interessi pubblici e interessi dei ricorrenti.
Negli ultimi anni, i discorsi d’odio hanno assunto una preoccupante rilevanza sia a livello politico che nel dibattito pubblico, soprattutto sulle piattaforme virtuali di media e social network, molte delle quali sono caratterizzate dall’assenza di qualsiasi controllo preventivo nella pubblicazione di commenti da parte degli utenti, che spesso agiscono anche in forma anonima.
In ragione dell’allarmante diffusione di tali fenomeni, il 10 maggio 2016, è stata istituita una Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, presieduta dalla Presidente della Camera e composta da un deputato per ogni gruppo politico, rappresentanti di organizzazioni sopranazionali, di istituti di ricerca e di associazioni nonché esperti.
Tale Commissione ha il compito di condurre attività di studio e ricerca, anche attraverso lo svolgimento di audizioni di rappresentanti della società civile, di associazioni attive sui temi di interesse, di media e social network e di esponenti del Governo.
Nel corso dell’ultima audizione, svoltasi il 2 febbraio 2017, il Presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani, Avv. Prof. Anton Giulio Lana, ha svolto un intervento, soffermandosi in particolare sulle problematiche – di natura giuridica, oltre che tecnica – fisiologicamente connesse alla diffusione delle espressioni di odio su media online e social network, evidenziando la necessità di predisporre un’oculata strategia che agisca non solo ex post, ma anche in via preventiva.
Il video dell’audizione dell’Avv. Prof. Lana è disponibile qui.
Il 2 e 3 febbraio 2017, l’Avv. Alessio Sangiorgi ha tenuto una relazione al terzo seminario del progetto TRALIM (Training of Lawyers on European Law relating to Asylum and Immigration), dedicato alla formazione degli avvocati sulla legislazione europea in tema di asilo e immigrazione e che si è tenuto a Dublino, presso la Law Society of Ireland. Il progetto è organizzato dal Consiglio Nazionale Forense, in partenariato con il Consejo General de la Abogacía Española (Spagna), la Law Society of Ireland (Irlanda), la Athens Bar Association (Grecia) e la Krajowa Rada Radcow Prawnych (Polonia) e ha l’obiettivo di dar seguito alle numerose richieste degli organi europei in materia di formazione degli avvocati.
Il ricco programma del convegno, costituito sia da lezioni frontali che da workshop, permette a 50 giovani avvocati dei Paesi partner di approfondire temi di grande attualità, come quelli dell’immigrazione e del diritto di asilo, nella doppia prospettiva del diritto UE e del quadro giuridico risultante dalla lettera della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla giurisprudenza della Corte EDU. Tali tematiche sono state analizzate, inoltre, attraverso la lente dell’esperienza maturata dagli studi legali come il nostro che affrontano quotidianamente casi giuridici ad esse inerenti.
A partire dal 3 marzo 2017, presso la Sala Seminari della Cassa Nazionale Forense, si terrà la terza edizione del “Corso di specializzazione sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, organizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani (UFTDU) con il patrocinio del Consiglio Nazionale Forense, che si articolerà in sei distinti moduli tematici della durata di sei ore ciascuno.
Il corso è volto all’approfondimento tematico della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), la quale è venuta assumendo negli anni un ruolo sempre più significativo nel contesto di 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa, soprattutto in ragione dell’effettività della tutela dei diritti fondamentali apprestata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, organo giurisdizionale permanente con sede a Strasburgo, che vigila sul rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi previsti dalla CEDU. È destinato ad avvocati, magistrati, praticanti avvocati, laureandi in giurisprudenza, operatori del diritto, rappresentanti delle ONG specializzate nel settore dei diritti umani, funzionari della pubblica amministrazione e, in generale, a tutti coloro che intendano conseguire una specializzazione nelle materie della CEDU. Le lezioni successive si terranno nei successivi venerdì sino al 4 aprile 2017, con la partecipazione di un massimo di 80 partecipanti.

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