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Timestamp: 2013-12-05 04:29:19+00:00

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MISTER FISCO: I versamenti e finanziamenti dei soci: aspetti civilistici, contabili e fiscali
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I versamenti e finanziamenti dei soci: aspetti civilistici, contabili e fiscali
A cura del dott. Pierluigi Capuano e della Dott.ssa Roberta Clemente
Saggio in formato pdf
Nella prassi societaria sta assumendo sempre maggiore rilevanza il fenomeno
del ricorso a finanziamenti, effettuati a vario titolo, dai soci a favore
delle società. Infatti, le società – siano esse di persone ovvero di
capitale – si trovano spesso ad operare in condizioni di scarsità di risorse
finanziarie e sopperiscono a tale carenza ricorrendo, tra l’altro, a
versamenti dei soci.
Il fenomeno indagato nella presente trattazione ha avuto, sostanzialmente,
origine negli anni Settanta, sostenuto dall’emanazione di una normativa
tributaria di particolare favore, dettata dal DPR 597/1973. Infatti, il
comma 2 dell’art. 43 del citato decreto presidenziale, nello statuire che
«per i capitali dati a mutuo si presume il diritto agli interessi», faceva
salve dalla predetta presunzione «le somme versate dai soci alla società in
conto capitale». Come avremo modo di approfondire nel seguito, il
legislatore fiscale ha profondamente innovato la normativa in argomento che,
per altro verso, ha subito significativi cambiamenti anche dal punto di
vista civilistico con l’introduzione, in occasione della riforma del diritto
societario del 2003, di apposite disposizioni contenute nell’art. 2467 c.c.
In dettaglio, il comma 1 del citato precetto normativo, rubricato appunto
“Finanziamenti dei soci”, prevede che «il rimborso dei finanziamenti dei
soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli
altri creditori [..]». Il comma 2 contiene, invece, la definizione dei
finanziamenti dei soci, con i quali si intendono «quelli, in qualsiasi forma
effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in
considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un
eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure
in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato
ragionevole un conferimento». Un fondamentale elemento di discrimine tra apporti effettuati a titolo di
finanziamento e conferimenti da imputare, invece, a patrimonio, è costituito
dal diritto del socio conferente alla restituzione delle somme versate.
Infatti, mentre nel primo caso la società non assume alcun obbligo immediato
di rimborso delle somme incassate [2] , nella seconda fattispecie in capo alla
società conferitaria sorge un vero e proprio obbligo di restituzione del
capitale nonché di eventuali interessi. Un terzo genus è, infine, rappresentato da una serie di situazioni “ibride”,
che si posizionano cioè tra i conferimenti e i prestiti, conosciuti in
dottrina con il termine, mutuato dalla disciplina tedesca, di
“quasi-capitale”, tra i quali è possibile annoverare i versamenti a fondo
perduto, i versamenti in conto capitale o a copertura di perdite, prestiti
postergati e irredimibili [3] .
Vincoli alla raccolta di fondi presso i soci
Ai fini di una migliore definizione del contesto di riferimento si
rappresenta che, con la deliberazione del 19 luglio 2005 “Raccolta del
risparmio da parte di soggetti diversi dalle banche”, il Comitato
interministeriale per il credito ed il risparmio (CICR) ha evidenziato che
le «società possono raccogliere risparmio presso i soci, con modalità
diverse dall’emissione di strumenti finanziari, purché tale facoltà sia
prevista nello statuto» (art. 6, comma 1).
Il comma 2 del citato articolo 6 prevede che la raccolta possa essere
effettuata «esclusivamente presso i soci che detengano almeno il 2 per cento
del capitale sociale risultante dall’ultimo bilancio approvato e siano
iscritti nel libro soci da almeno tre mesi [4] . Per le società di persone tali
condizioni non sono richieste» (ndr, sottolineature inserite dal redattore).
Per completezza si rammenta che le operazioni di finanziamento da parte di
soci che non rispettino le sopra menzionate prescrizioni normative sono
sanzionate a norma dell’art. 130 del Testo Unico Bancario con l’arresto da 1
a 3 anni nonché con l’ammenda da € 12.911 ad € 51.645. I versamenti a titolo di finanziamento
I versamenti effettuati dai soci con obbligo di restituzione risultano
inquadrabili tra le fattispecie cui si rende applicabile la disciplina del
contratto di mutuo dettata dagli artt. da 1813 a 1822 c.c..
In sostanza, tali finanziamenti rappresentano un debito della società verso
il socio e, in sede di bilancio, vanno pertanto rappresentati nel passivo
dello Stato Patrimoniale (ed in particolare alla voce D3 – debiti verso soci
per finanziamenti).
L’art. 1815 c.c. dispone che «salvo diversa volontà delle parti, il
mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante», in tal guisa
connotando il mutuo come un contratto presuntivamente – ma non
necessariamente – oneroso, pur rimanendo impregiudicata la facoltà per i
contraenti di concordarne la natura non onerosa (ovvero non fruttifera di
interessi in favore del socio mutuante).
Per quanto concerne gli interessi, dal combinato disposto degli artt. 1815 e
1284 c.c. risulta che:
- salvo diversa pattuizione, gli interessi sono dovuti dal mutuatario
nella misura legale (attualmente «fissata al 2,5% in ragione dell’anno, con
decorrenza dal 1° gennaio 2012» dal D.M. 12 dicembre 2011);
- ciò non di meno, le parti possono in via convenzionale pattuire una
misura superiore a quella legale, purché ciò avvenga per iscritto (pena
l’applicazione del saggio legale di interesse [5] ) e il tasso convenuto non sia
qualificabile come “tasso usurario” (pena la non debenza di interessi [6] ).
Dal punto di vista contabile, nel momento della concessione da parte di un
socio di una somma a titolo di finanziamento (in)fruttifero, la scrittura da
contabilizzare è:
Banca X c/c a Socio A c/finanziamento (in)fruttifero
Nel primo caso (finanziamento fruttifero), al momento del pagamento di
interessi a soci, la scrittura da fare è:
Interessi passivi a Banca X c/c Nel caso in cui gli interessi siano corrisposti ad un socio persona fisica
residente in Italia la scrittura sarà, invece:
Interessi passivi a Diversi
Infine, nel momento della restituzione (anche parziale) del finanziamento
ricevuto, la scrittura da realizzare sarà:
I versamenti in conto capitale
I versamenti effettuati dai soci senza obbligo di restituzione da parte
della società rappresentano per quest’ultima delle attribuzioni patrimoniali
a titolo definitivo e, in quanto tali, concorrono a formare il patrimonio
netto della medesima.
Da un punto di vista contabile i versamenti de quibus vanno allocati nel
passivo dello Stato Patrimoniale, nelle voci A.I “Capitale” oppure A.VII
“Altre riserve, distintamente indicate”. Qualora il versamento senza obbligo di restituzione venga effettuato senza
una specifica finalità, si è in presenza di un cd. “versamento a fondo
perduto” o “versamento in conto capitale”, fattispecie che si qualifica come
un’elargizione atipica poiché la stessa non ha causa di mutuo (stante
l’assenza dell’obbligo di restituzione) né causa donandi (mancando, invece,
due elementi essenziali del contratto di donazione, quali l’animus e la
forma). Tali versamenti sono definiti dal Consiglio Nazionale del Notariato [7] come «apporti patrimoniali effettuati dai soci nei confronti della società
al fine di dotarla di ulteriore capitale di rischio senza sottoporre le
somme relative al regime vincolistico proprio del capitale; è pacificamente
ammessa la utilizzabilità di tali somme per ripianare le perdite o per
aumentare gratuitamente il capitale».
Dal punto di vista delle scritture contabili, nel caso di versamenti a fondo
perduto la scritturazione da iscrivere in contabilità generale è :
Banca X c/c a Riserva per versamenti in conto capitale Nel caso in cui il versamento venga, invece, effettuato con un preciso
vincolo di destinazione, la dottrina ha tipizzato le seguenti situazioni:
• “versamenti in conto aumento di capitale”, cioè versamenti dei soci che
intervengono nel periodo compreso tra la delibera di aumento del capitale
sociale e l’iscrizione nel registro delle imprese dell’avvenuta
sottoscrizione delle azioni di nuova emissione;
Le scritture da contabilizzare nella fattispecie in esame sono le seguenti:
all’atto della sottoscrizione e del contestuale versamento da parte dei
Banca X c/c a Riserva per versamenti in conto aumento di capitale
All’atto, invece, dell’iscrizione dell’avvenuta sottoscrizione presso il
Riserva per versamenti in conto aumento di capitale a Capitale sociale • “versamenti in conto futuro aumento di capitale”, ossia «somme che
vengono corrisposte da uno o più soci alla società come anticipazione sulla
liberazione di un futuro aumento oneroso del capitale » [8] . Detti versamenti
sono inquadrabili come proposte unilaterali irrevocabili ex art. 1329 c.c.
di aumento del capitale fatta dal socio alla società, accompagnate dal
versamento della somma necessaria a liberare le azioni che spetteranno al
socio in sede di aumento del capitale. Essi possono essere eseguiti da tutti
i soci in proporzione alla rispettiva partecipazione ovvero soltanto da
alcuni di essi;
Dal punto di vista delle scritture contabili, nel momento del versamento dei
soci la scritturazione da effettuare è:
Banca X c/c a Riserva per versamenti in conto futuro aumento di capitale
Registro delle imprese, la scrittura da fare è:
Riserva per versamenti in conto futuro aumento di capitale a Capitale
sociale • “versamenti in conto copertura perdite”, vale a dire versamenti
che i soci effettuano in favore della società a titolo definitivo, a seguito
del palesarsi di perdite di esercizio, nell’ottica specifica della loro
utilizzazione ai fini della copertura delle perdite medesime.
In questo caso, la scrittura di contabilità generale sarà :
Banca X c/c a Riserva per versamenti in conto copertura perdite Disciplina fiscale
Nel presente paragrafo viene compendiato l’esame della disciplina fiscale
dei versamenti effettuati a diverso titolo dai soci, con specifico
riferimento ai seguenti ambiti impositivi:
1) imposizione diretta (sia in capo al socio che alla società);
2) IRAP;
3) IVA;
4) imposta di registro.
Come accennato in premessa, la prassi dei versamenti dei soci ha avuto
origine anche in conseguenza della normativa agevolativa contenuta nell’art.
43 del DPR 597/1973, che negava la presunzione di interesse per le somme
versate dai soci alla società in conto capitale.
Tale norma tributaria prevedeva, tra l’altro, che, i versamenti fossero
effettuati con il consenso di tutti i soci i quali provvedevano in
proporzione alle rispettive quote di partecipazione.
Tuttavia, con l’introduzione dell’art. 46 del DPR n. 917/1986 (“TUIR”), il
legislatore fiscale ha profondamente innovato la normativa in materia
eliminando, sostanzialmente, la necessità di una previa deliberazione
formale dell’assemblea nonché la proporzionalità tra i versamenti dei soci,
in tal modo facendo decadere la presunzione che le somme siano conferite a
titolo di prestito oneroso e, dunque, produttive di interessi.
In sintesi, in virtù della predetta normativa, «le somme versate alla
società commerciali […] dai loro soci […] si considerano date a mutuo se dai
bilanci […] di tali soggetti non risulta che il versamento è stato fatto ad
altro titolo».
Nel proseguio verranno affrontate le tematiche impositive con riferimento
agli ambiti sopra enumerati.
Imposizione diretta Ai fini dell’imposizione diretta (IRPEF ed IRES) occorre prioritariamente
differenziare la disciplina applicabile al socio finanziatore da quella
relativa alla società finanziata.
Disciplina fiscale per il socio finanziatore Gli elementi che assumono rilevanza ai fini della determinazione della
discilpina fiscale applicabile in capo al socio finanziatore sono (i) la
presunzione di fruttuosità dei finanziamenti concessi alla società e (ii) la
rinuncia del socio alla restituzione del finanziamento.
In particolare, gli interessi attivi corrisposti dalla società al socio
relativamente a finanziamenti fruttiferi vanno assoggettati a tassazione
come (i) redditi d’impresa, se i percipienti sono soggetti imprenditori
ovvero (ii) come redditi di capitale, se percepiti al di fuori
dell’esercizio dell’attività d’impresa (ai sensi dell’art. 44, comma 1,
lett. a), del TUIR). In tale ultimo caso, in capo al percepiente sorge
l’obbligo di dichiarazione annuale dei redditi nonché trova applicazione una
- a titolo di acconto nella misura del 20%, se il socio percipiente è
fiscalmente residente nel territorio nazionale;
- a titolo di imposta nella misura del 27% se, viceversa, il socio
risiede all’estero. Nel caso di rinuncia al credito da parte del socio in sostanza il socio
attribuisce a titolo definitivo
alla società una somma che quest’ultima era altrimenti tenuta a restituire
al socio medesimo.
Al fine di inquadare correttamente la fattispecie in discussione, si
premette che, dal punto di vista contabile, l’operazione comporta, nelle
scritture della società, un mero giroconto – dal passivo al patrimonio netto
– dell’importo che la società aveva originariamente contabilizzato come
debito verso il socio e che, per effetto della rinuncia del socio, si
trasforma in un’attribuzione definitiva del socio alla società, da iscrivere
nel patrimonio netto di quest’ultima. Dal punto di vista delle scritture contabili, nel caso di rinuncia al fine
di coprire eventuali perdite sofferte, la scrittura da fare è:
Diversi a Riserva per
versamenti in conto copertura perdite
Socio A c/finanziamento (in)fruttifero
Socio B c/finanziamento (in)fruttifero Dal punto di vista fiscale, la rinuncia da parte del socio può essere
assimilata ad un conferimento, ragione per cui, ai fini delle imposte
dirette, per il socio costituisce un incremento del costo fiscalmente
riconosciuto della partecipazione, senza peraltro dare luogo ad una
sopravvenienza passiva deducibile.
In dettaglio, nel caso in cui il socio finanziatore svolge attività
d’impresa, la disciplina che trova attuazione è quella dettata dagli artt.
101, comma 7, e 94, comma 6, del TUIR. In particolare, ai sensi del
combinato disposto delle citate disposizioni, in caso di rinuncia, le somme
versate non sono ammesse in deduzione dal reddito d’impresa, andando,
invece, ad incrementare il costo fiscale della partecipazione posseduta dal
socio medesimo.
Nel caso la rinuncia provenga da parte di un socio non imprenditore, trova
applicazione unicamente la disciplina di cui all’art. 94, comma 6, del TUIR,
sicché il finanziamento costituisce una posta incrementativa del costo della
partecipazione e, in caso di cessione della partecipazione, si verrebbe a
determinare una minore base imponibile da assoggettare a tassazione.
Disciplina fiscale per la società finanziata
I medesimi fattori sopra indicati – natura fruttifera e possibilità di
rinuncia da parte del finanziatore – assumono, altresì, rilevanza al fine di
delineare il trattamento fiscale dei finanziamenti in capo alla società
destinataria dei medesimi. Infatti, gli interessi passivi corrisposti al
socio sono deducibili dalla società percipiente nei limiti previsti
dall’art. 96 del DPR 917/1986, mentre la rinuncia del socio alla
restituzione di tali finanziamenti genera una sopravvenienza attiva.
Nel seguito vengono forniti taluni approfondimenti su ciascuna delle
predette situazioni.
Come anticipato in apertura, l’art. 46 del TUIR contiene, al comma 1, una
disposizione di natura presuntiva, secondo la quale, ai fini delle imposte
sui redditi, le somme versate dai soci alla società si considerano date a
mutuo, ergo fruttifere di interessi.
Affinché tale presunzione operi è necessario, però, che dai bilanci non
risulti che il versamento sia stato fatto ad altro titolo, per cui si
ritiene che possa ritenersi decisiva in favore della natura fruttifera
l’eventuale iscrizione dei finanziamenti nel Passivo di bilancio, alla voce
“Debiti verso soci per finanziamenti”.
Viceversa, l’eventuale appostazione in conti quali “Versamenti in conto
(futuro) aumento di capitale” o “Versamenti in conto capitale” impedisce che
operi la sopra citata presunzione, sicché le somme versate dai soci non
possono essere trattate alla stregua di denaro preso a mutuo.
Con riguardo alla misura degli interessi passivi che la società mutuataria
si trova a dover corrispondere ai soci mutuanti, l’art. 45, comma 2, del
TUIR, prevede che «per i capitali dati a mutuo gli interessi, salvo prova
contraria, si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuite per
iscritto» e che «se la misura non è determinata per iscritto gli interessi
si computano al saggio legale» di cui all’art. 1284 c.c. con il quale è,
inter alia, attribuita al Ministro dell’economia e delle finanze la
possibilità di modificare con cadenza annuale (entro il 15 dicembre), la
misura del tasso di interesse legale, tenendo conto (i) il rendimento medio
annuo lordo dei titoli di Stato di durata limitata ad un periodo massimo
pari a 12 mesi e (ii) il tasso di inflazione registrato nell’anno.
Al riguardo, si rappresenta che allo stato, il D.M. 12 dicembre 2011 ha
fissato il saggio legale di interesse al 2,5% e si fornisce, altresì, uno
schema riepoligativo dei tassi legali a far data dal 1990 [9] :
In ordine alla deducibilità degli interessi passivi su finanziamenti
fruttiferi, si rileva che l’art. 96 del TUIR ha introdotto per i soggetti
IRES un particolare meccanismo di deducibilità degli interessi passivi con
cui si prevede sostanzialmente che gli interessi passivi «sono deducibili in
ciascun periodo d’imposta fino a concorrenza degli interessi attivi e
proventi assimilati» e che «l’eccedenza è deducibile nel limite del 30 per
cento del risultato operativo lordo della gestione caratteristica» (“ROL”) [10] .
Il comma 2 del medesimo art. 96 del TUIR provvede a definire il ROL come «la
differenza tra il valore e i costi della produzione di cui alle lett. A) e
B) dell’art. 2425 del codice civile con esclusione delle voci di cui al n.
10, lett. a) e b) [rispettivamente, “ammortamento delle immobilizzazioni
immateriali” e “ammortamento delle immobilizzazioni materiali”], e dei
canoni di locazione finanziaria di beni strumentali». Con riferimento al secondo fattore che rileva ai fini del trattamento
fiscale della fattispecie in rassegna, si rammenta anzitutto che l’eventuale
rinuncia al credito relativo alla restituzione del capitale e/o alla
corresponsione degli interessi da parte dei soci mutuanti, ai sensi
dell’art. 88, comma 4, del TUIR, non costituisce sopravvenienza attiva. La
predetta norma sancisce, quindi, l’esclusione dal concorso alla formazione
del reddito della società del beneficio riveniente dalla remissione.
Per effetto del combinato disposto degli artt. 5 e 11 del D.Lgs. 446/1997,
l’IRAP si determina applicando la relativa aliquota proporzionale
(attualmente pari, nella misura canonica, al 3,9%) ad una base imponibile
costituita (fatte salve le specifiche esclusioni ivi indicate) dalla
differenza tra «il valore e i costi della produzione di cui alle lett. A) e
B) dell’art. 2425 del codice civile».
Da quanto sopra, discende che i finanziamenti dei soci, ed in particolare
gli interessi ai medesimi connessi, non influenzano la base imponibile IRAP,
in quanto classificabili nella voce C.17 – “Interessi ed altri oneri
finanzari, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e
collegate e di quelle controllanti” – del Conto economico.
I finanziamenti con obbligo di restituzione concessi alla società da parte
dei soci, riconducibili allo schema giuridico del contratto di mutuo, sono
operazioni non soggette all’imposta sul valore aggiunto.
Con specifico riferimento alla posizione del socio finanziatore che svolga
attività imprenditoriale si segnala, infatti, che, in linea di principio, la
prestazione di servizi resa in favore dell’impresa mutuataria da un mutuante
che agisce nell’esercizio di un’impresa costituirebbe un’operazione
rilevante ai fini del tributo, ai sensi dell’art. 3, comma 2, n. 3), del DPR
n. 633/1972, a mente del quale costituiscono, intar alia, «prestazioni di
servizi, se effettuate verso corrispettivo: […] i prestiti di denaro […]». L’imposta, tuttavia, non trova concreta applicazione, in quanto l’art. 10,
comma, n. 1), del sopra citato decreto IVA configura come esenti
dall’imposta «le prestazioni di servizi concernenti […] le operazioni di
finanziamento [..]».
Avuto, invece, riguardo, gli eventuali mutui concessi alla società da
soggetti non esercenti attività di impresa, l’operazione risulta al di fuori
dell’ambito di applicazione del tributo in esame, per carenza del
presupposto soggettivo richiesto dal combinato disposto dagli artt. 1 e 4
L’imposta in argomento entra in gioco nell’ipotesi in cui il versamento del
socio con obbligo di restituzione da parte della società avvenga mediante
stipulazione di un contratto di mutuo nel quale in veste di mutuataria
figuri una società commerciale. Nella predetta circostanza possono, infatti,
configurarsi due fattispecie, che si differenziano per il fatto che il
mutuante sia o meno un’impresa commerciale.
Nel primo caso (socio finanziatore imprenditore) la concessione del mutuo,
come visto in precedenza, rappresenta un’operazione soggetta all’IVA,
ancorché esente ai sensi del richiamato art. 10 del DPR 633/1972, sicché il
relativo contratto sconta l’imposta di registro, peraltro solo in caso
d’uso, nella misura fissa di € 168.
Nella seconda fattispecie (socio finanziatore non esercente attività di
impresa) il contratto di mutuo è soggetto a registrazione nel termine fisso
di venti giorni dalla stipula e sconta l’imposta proporzionale, nella misura
del 3%, in base al disposto dell’art. 9 della Tariffa, Parte I, allegata al
DPR 131/1986, concernente tutti gli «atti diversi da quelli altrove indicati
aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale». Il descritto
trattamento trova, però, un’eccezione, poiché nel caso in cui l’atto venisse
posto in essere sotto forma di corrispondenza commerciale, l’imposta sarebbe
dovuta solo in caso d’uso.
[1] La disciplina de qua
origina dal recepimento, con modifiche, dell'omologa
normativa contenuta nell'ordinamento tedesco relativo alle
società a responsabilità limitata, ed in
particolare dai punti 32a e 32b del GmbHG (Gesetz
betreffend die Gesellschaften mit beschrankter Haftung).
[2] I presupposti della restituzione si
verificano, infatti, solo al ricorrere di talune ipotesi, come ad
esempio, in caso di riduzione del capitale, di liquidazione della
società, di recesso di un socio, ecc..
[3] Cfr. ''I
prestiti dei soci. Rischi di postergazione e revocatoria''
di Raffaele Marcello, nella rivista ''Il fisco''
n. 9/2011 - ed. Ipsoa.
[4] Nel caso in cui il registro soci non
sia istituito è necessario verificare che il socio risulti
tale presso il Registro delle imprese.
[5] Cfr. art. 1284,
comma 3, c.c..
[6] Cfr. art. 1815,
comma 2, c.c..
[7] Cfr. lo studio
n. 3658 approvato dalla Commissione Studi Civilistici in data 11
[8] Cfr. studio
n.3658 del Consiglio Nazionale del Notariato.
[9] Tabella estratta da ''Finanziamenti
e versamenti dei soci a favore della società''
- ed. IPSOA.
[10] Come precisato
dall'Agenzia delle Entrate nella Circolare 19/E del 21 aprile
2009, rientra nell'ambito applicativo della disciplina
''qualunque interesse (od onere ad esso assimilato)
collegato alla messa a disposizione di una provvista di danaro, titoli
o altri beni fungibili per i quali sussiste l'obbligo di
restituzione e in relazione ai quali è prevista una
specifica remunerazione''.
Per consulenza, contatta la redazione alla pagina:
http://www.misterfisco.it/consulenza-fiscale-tributaria.asp
Articolo pubblicato in data 21 luglio 2012
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References: articolo 6
 art. 1329
 art. 96
 art. 10
 art. 1284
 art. 1815