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Timestamp: 2017-10-17 09:45:14+00:00

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senato.it - Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 834 del 31/05/2017
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Discussione dei disegni di legge: (951 e 1082) - Comune di Sappada
TORRISI, relatore
BELLOT (Misto-Fare!)
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (2093) - Istituzione Commissione inchiesta Il Forteto
CAPACCHIONE, relatrice
CHIAVAROLI, sottosegretario
ALBERTINI (AP-CpE-NCD)
Inserimento all'ordine del giorno del documento XVI-bis, n. 11
Discussione del documento: (Doc. XVI-bis, n. 11) - Relazione Commissione questioni regionali su forme di raccordo tra Stato e autonomie territoriali e attuazione Statuti speciali
ORRU', relatrice
COTTI (M5S)
PIZZETTI, sottosegretario
PEGORER (Art.1-MDP)
LANIECE (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE)
MANCUSO (AP-CpE-NCD)
CERVELLINI (Misto-SI-SEL)
PELINO (FI-PdL XVII)
BORIOLI (PD)
Ordine del giorno per la seduta di giovedì 1° giugno 2017
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE 2093
ARTICOLI DA 1 A 3 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
ARTICOLI DA 4 A 7 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
ARTICOLI 8 E 9 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
DOCUMENTO Doc. XVI-bis, n. 11[...]
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2093
1-00793
3-03791
3-03792
3-03793
4-07606
4-07607
4-07608
4-07609
4-07610
4-07611
4-07612
Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 834 del 31/05/2017
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(2093) BOTTICI ed altri - Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità «Il Forteto» (Relazione orale)(ore 16,46)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2093.
La relatrice, senatrice Capacchione, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
CAPACCHIONE, relatrice. Signora Presidente, il disegno di legge n. 2093, di iniziativa della senatrice Bottici e di altri senatori, reca la proposta di istituzione di una Commissione bicamerale di inchiesta - per la durata di dodici mesi - sui fatti accaduti presso la comunità Il Forteto, centro di accoglienza per minori disagiati sottoposti alla vigilanza del tribunale, con annessa cooperativa agricola.
Prima di procedere all'esame del provvedimento è opportuno dare conto, seppure sinteticamente, dei fatti sottesi alla proposta di inchiesta, rinviando per ogni approfondimento alla dettagliata relazione del disegno di legge.
La cooperativa agricola Il Forteto, comunità di recupero per minori disagiati, sita nel Comune di Barberino di Mugello, in provincia di Firenze, è stata al centro di una lunga vicenda giudiziaria per abusi sessuali, maltrattamenti e pedofilia, iniziata già alla fine degli anni Settanta, culminata nel 1985 con una prima condanna definitiva dei cofondatori e conclusasi nel 2016 con un'ulteriore condanna (non ancora definitiva, ma confermata in sede di appello) a circa sedici anni di reclusione per gli stessi fondatori.
Nonostante i gravissimi capi di imputazione, nel 1997 uno dei cofondatori risultava ancora a capo della comunità e, come si precisa nella relazione di accompagnamento al disegno di legge, il tribunale dei minorenni avrebbe continuato ad affidare minori alla struttura.
Proprio per il trattamento subito da due bambini affidati dal tribunale alla comunità, l'Italia è stata condanna nel luglio 2000 dalla Corte europea dei diritti dell'uomo - adita dalle madri alle quali i minori erano stati tolti - a pagare una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali.
È necessario segnalare all'Assemblea che la situazione della cooperativa è stata già oggetto di attenzione da parte delle istituzioni: da un lato, da parte della Regione Toscana, attraverso l'istituzione di ben due Commissioni di inchiesta (che hanno depositato le proprie relazioni finali nel 2013 e nel 2016) e, dall'altro, da parte del Ministero dello sviluppo economico che, chiamato a valutare i profili amministrativo-gestionali della cooperativa agricola, nell'agosto 2013 ne ha chiesto il commissariamento (richiesta successivamente respinta dall'assemblea della cooperativa stessa).
Passando al merito del disegno di legge, il testo consta di nove articoli. L'articolo 1 prevede che sia istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sui predetti fatti accaduti presso la comunità Il Forteto. I compiti della Commissione, enunciati nello stesso articolo 1, sono poi puntualmente indicati nell'articolo 2. La Commissione è chiamata ad accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte perpetrate all'interno della comunità; nonché a verificare i presupposti per la nomina di un commissario per la parte produttiva della struttura Il Forteto inerente alla cooperativa agricola, ai fini di una gestione dissociata dalla comunità di recupero dei minori in affidamento.
Il disegno di legge attribuisce poi alla Commissione il compito di formulare proposte in ordine all'adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale; al potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze in capo ad essi, alle modalità con cui applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori.
Negli altri articoli è regolamentata la nomina dei componenti della Commissione bicamerale e vengono indicati i compiti istitutivi della stessa, così come previsto dal Regolamento della Camera e del Senato e dalla stessa legge.
È iscritta a parlare la senatrice Bottici. Ne ha facoltà.
BOTTICI (M5S). Signora Presidente, finalmente posso esprimere il mio ringraziamento a quest'Assemblea, perché dal 2013 ho cominciato a chiedere informazioni al Ministero, mi sono battuta e ho cercato veramente di capire e di far capire agli altri che in quella cooperativa qualcosa non aveva funzionato e che, nonostante il fondatore e il cofondatore fossero stati condannati, mancava ancora un pezzo per comprendere come mai si era impiegato così tanto per arrivare a una condanna. Chi abita in quel territorio, infatti, ha sempre saputo e detto in qualche modo che le cose non andavano.
Comprendo che la cooperativa agricola tiene un tessuto sociale grande: ha un altissimo fatturato, quindi non deve essere sprecata per alcuni fatti che vi sono avvenuti. Va salvaguardata e distaccata dai fatti, perché mantiene un tessuto sociale. Se ne è chiesto il commissariamento, alcune ispezioni sostenevano che andava commissariata, altre che non andava fatto. È vero che è stato anche un luogo in cui diversi personaggi andavano a fare campagna elettorale, perché era un bacino di voti.
La situazione è complessa e quindi una Commissione parlamentare d'inchiesta è proprio l'istituzione che può portare alla comprensione dei fatti, perché non sempre si parla di reati, ma occorre capire realmente cosa non ha funzionato nelle istituzioni e nello scambio delle informazioni.
Sappiamo benissimo che la legislazione sull'affidamento dei minori e tutto il controllo e la sorveglianza di come vengono gestite queste cooperative sono frammentarie. Mi auguro quindi che da un fatto brutto e veramente atroce si riesca a ristabilire quella verità che è propria di uno Stato che si occupa dei più deboli, dei più disagiati e bisognosi. Noi abbiamo avuto minori maltrattati per anni e che, appena usciti, non hanno retto al confronto con la vita esterna perché erano additati dal contesto sociale e si sono tolti la vita.
Ringrazio quindi l'Assemblea per aver appoggiato la richiesta di urgenza. È stato un percorso lungo, io vi ho stressato al massimo delle mie capacità per portare il provvedimento all'esame dell'Assemblea. Concludo il mio intervento con l'auspicio di fare presto, per passarlo il prima possibile all'esame della Camera per la seconda lettura, in modo di avere almeno la possibilità di cominciare a raccogliere documenti e testimonianze per portarle poi in questa Aula. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzoni. Ne ha facoltà.
MAZZONI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, credo che la vicenda della comunità Il Forteto, sulla quale sinceramente non esistono aggettivi adeguati per descriverne l'enormità, debba essere raccontata cronisticamente dal suo inizio per cercare di comprenderne a pieno le complicità politiche e i suoi rilevantissimi aspetti penali. (Brusìo).
PRESIDENTE. Prego i senatori Formigoni e D'Anna di abbassare il volume della voce, così da riuscire ad ascoltare l'oratore.
MAZZONI (ALA-SCCLP). Grazie, Presidente.
Come dicevo, la comunità del Forteto nasce nel 1977. Appena un anno dopo vengono denunciati i primi abusi che portano all'arresto del suo fondatore Roberto Fiesoli. Misura cautelare disposta dall'allora magistrato Carlo Casini. Nel giugno del 1979 Fiesoli torna in libertà. Il giorno stesso il tribunale dei minori assegna, incredibilmente, al Forteto un bambino affetto da sindrome di Down: una chiara sconfessione della misura cautelare disposta da Casini. Nel 1980 un consigliere regionale della Democrazia Cristiana presenta una interrogazione per chiedere informazioni sul Forteto, sollevando dubbi concreti sulle pratiche condotte nella comunità e ipotizzando alcune forme di plagio.
Ma gli affidi da parte del tribunale dei minori di Firenze proseguono senza sosta. Nel 1985 viene emessa una sentenza di condanna per maltrattamenti e atti di libidine nei confronti di Fiesoli e del suo vice Goffredi. Nonostante la sentenza, il rapporto di collaborazione tra tribunale dei minori e comunità del Forteto non si interrompono mai. Andiamo al 1999. «Il Mulino» pubblica il primo libro sul Forteto e ne seguiranno molti altri.
Nel 2000 la Corte europea dei diritti dell'uomo emette una sentenza di condanna a carica dello Stato dopo il ricorso di una madre che aveva visto affidare i propri figli proprio al Forteto. Vi si legge: «Questa situazione e i precedenti penali di Fiesoli e Goffredi avrebbero dovuto indurre il tribunale dei minori ad esercitare una maggiore sorveglianza riguardo al controllo dei bambini all'interno del Forteto, che non sembra sottoposto a un effettivo controllo da parte delle autorità competenti». Ma gli affidi continuano e, anzi, nel corso degli anni successivi numerosi sono stati gli attestati di stima, i riconoscimenti istituzionali, le iniziative a sostegno del Forteto e - soprattutto - fiumi di denaro di finanziamenti pubblici: dalle visite istituzionali e politiche di esponenti del centrosinistra a quelle di piacere (pranzi o spesa nella cooperativa) di alcuni magistrati, dalle presentazioni di libri di Fiesoli, alle ospitate pubbliche dello stesso Fiesoli (la più eclatante nel novembre 2011 a Palazzo Vecchio).
E fino al 2009 il tribunale dei minori ha continuato implacabilmente ad inviare ragazzi disagiati al Forteto. Nel dicembre del 2011 Fiesoli viene nuovamente arrestato con l'accusa di violenza sessuale, violenza privata e maltrattamenti contro minori. Per il gip le testimonianze rese sono credibili e coerenti: violenze, vessazioni, abusi, obbligo al lavoro sui campi prima di andare a scuola. Poi il rinvio a giudizio per Fiesoli, Goffredi e altre 22 persone. Nel giugno 2012 si aprono i lavori della Commissione d'inchiesta regionale, trasversale ma solo perché battezzata con un titolo abbastanza vago, altrimenti qualche consigliere di sinistra si sarebbe opposto.
Alla luce di questi fatti viene da domandarsi come sia e sia stato possibile che un tribunale dei minori - tramite gli uffici comunali - abbia continuato per anni (e con diversi presidenti) ad affidare minori in difficoltà ad una comunità guidata da due persone condannate in via definitiva per reati a sfondo sessuale.
Com'è possibile che un tribunale dei minori - un'istituzione dello Stato - abbia per anni affidato minori in difficoltà ad una comunità il cui guru teorizza pubblicamente, in libri e convegni, forme di famiglia contra legem (la cosiddetta famiglia funzionale)?
Com'è possibile che, nonostante la legge preveda la durata massima degli affidi in due anni più due, gran parte dei bambini del Forteto vi siano rimasti ben oltre i quattro anni?
Com'è possibile, inoltre, che nel corso quantomeno degli ultimi quindici anni non un assistente sociale si sia accorto delle anomalie - per usare un eufemismo - come, ad esempio, bambini affidati a coppie reali ma di fatto assegnati ad altre.
Com'è possibile che da parte degli enti preposti non ci siano stati controlli accurati a carico di una comunità che accoglieva decine di minori in difficoltà, quando una coppia che avvia l'iter per un'adozione o un affido deve seguire un iter lungo e complesso e, successivamente, controlli periodici?
Com'è possibile, infine, che le istituzioni abbiano continuato a sostenere economicamente e simbolicamente Il Forteto, nonostante le lunghe ombre che da anni gravavano su quella comunità?
Com'è possibile che le istituzioni abbiano concesso un finanziamento per un progetto di scolarizzazione, nonostante sia facilmente provabile che al Forteto la maggior parte dei bambini lasciava la scuola dopo le medie?
Domande la cui risposta non può che essere a dir poco inquietante. Certo è che alla base di questo scandalo c'è stata una rete di amicizie e relazioni che spesso si è trasformata in un reticolo di connivenze e di complicità politiche, sodalizi di matrice ideologica e culturale che hanno permesso il perpetuarsi di fatti come quello - sconcertante nella sua unicità - de Il Forteto: un presidente del tribunale dei minori che affida bambini e ragazzi disagiati a una comunità che incarna - seppur in maniera distorta - le sue convinzioni, tanto da spingerlo a proseguire gli affidi anche dopo una denuncia e la disposizione di una misura cautelare. Qui il garantismo non c'entra: in discussione non c'era e non c'è la decisione di scarcerare Fiesoli in attesa del giudizio, ma quella di continuare ad inviargli bambini in difficoltà, senza prendere nessuna cautela nei confronti dei minori. Che i fatti abbiano dimostrato che quella decisione era sbagliata è irrilevante: interrompere gli affidi sarebbe stato in ogni caso il provvedimento più giusto a tutela dei minori. Evidentemente lo spirito di appartenenza e la condivisione del medesimo apparato ideologico ha prevalso su tutto, perfino sulla tutela di bambini già costretti a vivere una situazione di disagio.
Giudici minorili, uffici comunali, assistenti sociali, esponenti politici e sindacali: in tanti hanno avuto contatti con Il Forteto nel corso di questi decenni, in tanti sarebbe potuto sorgere almeno un dubbio. Così non è stato. In tanti non hanno visto o non hanno voluto vedere, non hanno capito o non hanno voluto capire. Oltre agli affidi, i mancati controlli, con i servizi sociali comunali, che - per stessa ammissione degli assistenti sociali - in occasione delle verifiche periodiche conferivano deleghe talmente specifiche da impedire ispezioni approfondite: controlli che peraltro venivano preannunciati alla comunità, quasi a voler dare il tempo di mettere ordine, di nascondere i panni sporchi. Infine, esponenti politici che facevano spesso tappa al Forteto in quanto soggetto sociale ed economico rilevante, uscendone spesso - come hanno raccontato i ragazzi - con buste della spesa piene di prodotti della cooperativa.
Ricordo le istituzioni che hanno continuato a finanziare la comunità e sono state in partnership con Il Forteto: la Regione e la stessa università, con importi anche di 670.000 euro, o ancora il sindaco cui era giunta la richiesta di incontro da parte di una maestra che aveva riscontrato anomalie nei comportamenti di un bambino del Forteto, che ottenne un appuntamento ma vi trovò Fiesoli anziché un rappresentante del Comune.
Ritengo quindi sia un dovere del Parlamento attivarsi finalmente per fare piena luce su questa vicenda, figlia di un apparato ideologico tardo-sessantottino, basato sulle utopie comunitarie, sul rifiuto della società borghese e dei suoi legami, della famiglia, vista come gabbia oppressiva da cui fuggire, che ha ispirato la nascita del Forteto. Quello che preme qui è cercare di capire le ragioni di un silenzio durato quasi trent'anni e creare le condizioni e gli anticorpi perché nessuno in futuro rimanga più impigliato nella stessa ragnatela. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blundo. Ne ha facoltà.
BLUNDO (M5S). Signora Presidente, nei mesi scorsi la II sezione penale della corte d'appello di Firenze ha confermato la condanna per dieci imputati della comunità-setta Il Forteto, dove per quasi quarant'anni più di ottanta ragazzi hanno convissuto con violenze sessuali e maltrattamenti.
Nelle motivazioni della sentenza, rese pubbliche - cari colleghi - nel gennaio scorso, i giudici si soffermano soprattutto sulla figura di Rodolfo Fiesoli, fondatore de Il Forteto, al quale è stata confermata dalla Corte la condanna a quindici anni e dieci mesi, nonché sulla natura dei maltrattamenti e delle violenze consumatesi nella stessa comunità.
Su Fiesoli i giudizi utilizzano parole precise e crude: «Dai modi bruschi e scurrili, con uomini e donne, sempre pronto a usare le mani». Ma il passaggio che dovrebbe farci riflettere di più è quello sui maltrattamenti e le punizioni che venivano inflitte ai minori. I maltrattamenti - si legge nelle motivazioni - «non si compendiavano esclusivamente in aggressioni fisiche o offese, ma si applicavano vieppiù in condizioni umilianti, sminuenti, castranti tese a comprimere la psiche della vittima». Parole, quelle dei giudici, che hanno un significato ben preciso e non lasciano dubbi sulle violenze aberranti perpetrate nei confronti di bambini e ragazzi indifesi all'interno della comunità Il Forteto.
Molti sono però gli interrogativi su come si sia potuto verificare tutto questo e su come sia potuto continuare nel tempo. Nessuno in questi anni ha sentito mai il dovere e la necessità di intervenire mentre i maltrattamenti segnavano per sempre la vita di bambini e ragazzi? Sembra proprio che sia così, se facciamo riferimento al dossier prodotto dalla Commissione d'inchiesta della Regione Toscana, in cui si denunciavano compiacenze e coperture della politica regionale su questa vicenda.
Proprio questo è uno degli aspetti sui quali la Commissione d'inchiesta dovrà fare chiarezza: accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte poste in essere all'interno della comunità.
Anche in questa agghiacciante vicenda la volontà di nascondere la polvere sotto il tappeto ha avuto il sopravvento sulla volontà di fare chiarezza, che ha dimostrato al contrario la collega Bottici. Se non viene immediatamente adottata una strategia capace di garantire il costante monitoraggio delle strutture di accoglienza, è chiaro che questa terribile storia non ci avrà insegnato nulla. Se non mettiamo in campo una serie di iniziative volte a verificare il reale funzionamento di tutte le strutture presenti sul territorio nazionale, comprese quelle che ospitano gli immigrati, significa che non vogliamo individuare e risolvere eventuali situazioni simili a quelle del Forteto, che potrebbero essere presenti sul territorio nazionale.
Concludo: ben venga, quindi, la possibilità riconosciuta da questo disegno di legge alla Commissione d'inchiesta di formulare proposte circa l'adozione di nuovi strumenti di controllo sulle comunità d'alloggio presenti sul territorio nazionale.
Se non faremo questo, se non procederemo in questa direzione, a pagare un prezzo carissimo sono e saranno sempre i minori e le famiglie d'origine, che subiscono sempre di più l'allontanamento frettoloso e inopportuno dei propri figli. Lo scarso rispetto per la famiglia d'origine emerge anche nel caso del Forteto e sono gli stessi giudici d'appello a rilevarlo nelle pagine delle motivazioni della sentenza nei confronti di Fiesoli: «Rigide regole di separazione dalla famiglia d'origine» - si legge - «denigrata e calunniata». Parole sulle quali, colleghi, dovremo seriamente riflettere e che testimoniano ancora un volta quanto sia necessaria e urgente una riforma complessiva e sostanziale dell'istituto dell'affido e dell'articolo 403 del codice civile, volta alla tutela e al supporto della famiglia d'origine, all'incentivazione dell'affido familiare e al sensibile ridimensionamento delle strutture di accoglienza. (Applausi dal Gruppo M5S).
MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, la vicenda del Forteto è inquietante e purtroppo non è un caso isolato, o meglio, è il caso estremo di una situazione che purtroppo è nazionale e rivela carenze enormi nella gestione dei minori fuori famiglia.
È inquietante e orribile ciò che è accaduto all'interno del Forteto, con sistematici abusi sessuali compiuti da parte di coloro che avevano i ragazzi in custodia, al fine di tenerli lontano dalla famiglia d'origine, che si riteneva avesse un'influenza negativa - e in molti casi era vero - su questi giovani, ragazzi o bambini. Proprio lì tali abusi venivano perpetrati in modo sistematico e ideologico, in modo da condizionare pesantemente questi poveretti, giorno dopo giorno, in un clima di totale impunità. Questa è solo una parte di ciò che preoccupa della vicenda. La parte più preoccupante è che, nonostante le numerose denunce, nonostante addirittura gli arresti del protagonista, del guru, del santone che guidava questa comunità, a tale persona continuavano ad essere affidati dei minori fuori famiglia. Proprio il giorno in cui questo criminale è tornato a casa - e già questo non sarebbe dovuto accadere - dopo un arresto avvenuto a seguito delle denunce per abusi sessuali, un tribunale gli affidava un minore in più da violentare, da rovinare e da ridurre in stato di schiavitù.
Sono cose incredibili ed è incredibile che si debba arrivare ad uno degli ultimi atti della legislatura - seppure essa arrivasse al suo termine naturale, il tempo a disposizione sarebbe indubbiamente molto scarso - per avere chiarezza su questi fatti. La chiarezza si sarebbe già dovuta fare e questa vicenda dovrebbe essere all'attenzione dei mezzi di informazione, che sì, per carità, ne hanno parlato. Un breve servizio, per poter dire che ne hanno parlato, lo hanno fatto non dico tutti, ma parecchi grandi mezzi di informazioni, ma si tratta delle classiche finte. Si è fatto un piccolo servizio o un articoletto per poter dire che se ne è parlato, mentre i grandi mezzi di informazione dedicano grandi energie ad altre stupidaggini, su cui c'è un martellamento giornaliero, perché si ritiene che su tali stupidaggini si giochino le sorti della moralità del Paese. Quando i ragazzi vengono abusati sistematicamente, invece, viene fatto solo un articoletto e via! Questo vale naturalmente per tutti i mezzi di informazione: vale per la carta stampata - per le coraggiose testate della stampa - e vale per i programmi trasmessi via radio o in televisione, che, salvo rarissimi casi, quando è andata bene hanno proposto giusto un assaggino del rendiconto di questa situazione: questo è davvero preoccupante.
Aggiungo, perché è importante, che non è preoccupante solo quello che è avvenuto dentro Il Forteto, ma lo è ancora di più ciò che a è accaduto fuori, nei tribunali, che hanno completamente assecondato questa organizzazione. Ci sono tribunali che non hanno agito, magistrati di altissimo rango - dal punto di vista della carriera nella magistratura - che andavano in visita in questi posti, non si accorgevano di nulla e davano a questo signore uno spazio straordinario, come maestro di moralità e uomo di cui tutti avrebbero dovuto seguire l'esempio. Anche esponenti politici di grande rilievo, come l'ex Presidente del Consiglio, sono andati in visita nel famigerato Forteto, spendendo naturalmente tante parole in complimenti. Tutto ciò è particolarmente preoccupante, ma occorre capire che esiste uno spazio per cui queste cose possono avvenire, perché l'intero sistema della gestione dei minori fuori famiglia ha delle carenze enormi. Sia nei tribunali dei minori, sia nei servizi sociali, sia nelle comunità che ospitano i minori fuori famiglia, accanto a persone che svolgono con grande impegno, abnegazione e coscienza il proprio lavoro, ci sono tanti casi quantomeno di incuria e a volte di oggettiva sinergia con chi va contro l'interesse dei minori stessi.
Ci sono stati casi, che io ho denunciato con una serie di interrogazioni (ovviamente senza risposta) e con conferenze stampa, che, trattandosi di minori abusati fuori famiglia, non possono riscontrare l'interesse dei grandi media, che si occupano d'altro. Si interessano di ciò che loro ritengono fondamentale, cioè difendere, direttamente o indirettamente, gli interessi delle grandi forze finanziarie che stanno dietro questi mezzi di informazione. Ma la realtà resta.
La realtà, ad esempio, è che dal 2011 il Governo dell'epoca (ma il Governo ha una sua continuità) si era impegnato ad allestire una vera anagrafe, un vero registro dei minori fuori famiglia. Tutto ciò che abbiamo oggi non è l'anagrafe dei minori fuori famiglia, che vorrebbe dire che di ogni minore si sa dov'è, quanti sono in ogni struttura e quali sono i piani messi in atto dai tribunali e dai servizi sociali per dare una prospettiva a questi giovani, cioè il loro ritorno alle famiglie di origine, quando è possibile, oppure la loro adozione da parte di altre famiglie. Questo database e questa anagrafe non ci sono; tutto quello che c'è è una sorta di sondaggio fatto a campione dall'Istituto degli innocenti di Firenze, i cui dati sono completamente inattendibili in quanto contrastano con ciò che si può rilevare in alcuni casi andando sul posto. Faccio un esempio: quando dicono che in una provincia non c'è neanche un minore fuori famiglia e poi si scopre che ce ne sono, è evidente che questi dati sono inattendibili. Tutto quello che c'è è questo. Lì c'è lo spazio per cento strutture come Il Forteto.
Naturalmente, la speranza di tutti è che le persone che hanno tenuto i criminali e inaccettabili comportamenti del Forteto siano rare; ma possono esserci, e realtà come Il Forteto possono perseverare e prosperare in molti posti nel nostro Paese, perché non c'è questa banca dati, in molti casi c'è un'assenza di attenzione da parte dei tribunali e infine c'è una mancanza di attenzione da parte dei servizi sociali o addirittura una collaborazione, quanto meno oggettiva, con chi si comporta male.
Concludo facendo un accenno all'articolo 403 del codice civile; quella sì che sarebbe stata una legge da fare (ma purtroppo c'erano altre cose da fare). L'abbiamo sollecitata parecchie volte. L'articolo 403 del codice civile è una disposizione per cui, su decisione di una persona dei servizi sociali (non di un magistrato o di un collegio di persone, ma di una singola persona dei servizi sociali, magari supplente, magari neolaureata, magari assunta temporaneamente), un bambino può essere strappato alla sua famiglia. E sapete come funziona? Non è che si porta la vicenda in tribunale e si possono opporre le proprie ragioni. No, la tipica modalità è andare a scuola quando i genitori non ci sono. I genitori hanno portato i bambini a scuola, fiduciosi che fossero al sicuro: vengono i carabinieri in uniforme, prendono questi bambini e li portano lontano da dalla loro abitazione, perché non ci sia possibilità di interazione con i loro genitori, in condizioni paragonabili ai sequestri fatti dai regimi di certi Paesi del Sudamerica (spero del passato, ma temo anche del presente).
Questo è l'articolo 403 del codice civile. In alcuni casi è giusto applicarlo, perché ci sono certe famiglie che sono dei piccoli Forteto. Ma in molti casi così non è. Ci sono casi di bambini sottratti alle famiglie solo perché la casa non era abbastanza decorosa o abbastanza pulita; vengono portati lontano dai genitori e i genitori non possono sapere dove si trovano i loro bambini. Ci sono casi, testimoniati nelle mie interrogazioni, dove dei genitori, ai quali non è mai stato addebitato alcun comportamento scorretto, possono vedere i loro bambini solo mezz'ora al mese, sotto la sorveglianza dei servizi sociali, colpevoli di questo sequestro di persona.
Allora, ben venga la Commissione d'inchiesta, anche se avrà la possibilità di fare solo un atto simbolico. Ma questo problema va affrontato. Spesso i bambini vengono maltrattati, purtroppo, da singole persone, da singoli criminali, ma è un orrore che, a volte, sia lo Stato ad essere Il Forteto, la prigione, colui che priva dei diritti questi bambini, li toglie alle famiglie, li rovina e poi li cede alle famiglie magari quando questi bambini sono già tossicodipendenti e con reati a carico. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
La relatrice e la rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
CANDIANI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
LUMIA (PD). Domando di parlare.
LUMIA (PD). Signora Presidente, vorrei segnalare un malfunzionamento del dispositivo di votazione che mi ha impedito di esprimere il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ne prendo atto, senatore Lumia.
Prego gli assistenti di controllare la postazione del senatore Lumia.
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, su cui invito la rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, sull'emendamento 3.500 (testo corretto) presentato dalla relatrice esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.500 (testo corretto).
CANDIANI (LN-Aut). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.500 (testo corretto), presentato dalla relatrice.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, vorrei segnalare un malfunzionamento del dispositivo di votazione che mi ha impedito di esprimere il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ne prendo atto, senatore Caliendo.
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
Passiamo alla votazione dell'articolo 6.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale è stato presentato un emendamento che ottempera ad una condizione posta dalla Commissione bilancio e che si intende illustrato, su cui invito la rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.500.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.500, presentato dalla relatrice.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7, nel testo emendato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 8.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.
Passiamo alla votazione dell'articolo 9.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.
LO MORO (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
LO MORO (Art.1-MDP). Signora Presidente, il Gruppo Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista voterà a favore del provvedimento in esame. Mi sembra scontato; sicuramente ci sarà un'ampia convergenza su questo voto.
Vorrei anzitutto ringraziare la senatrice Bottici di questa proposta. Non è la prima volta che l'Assemblea se ne occupa; il problema è già stato posto quando ne è stata dichiarata l'urgenza, e devo dire con molta franchezza che il tema e anche la vicenda concreta posti alla nostra attenzione hanno dell'inverosimile. Ma tutto questo non basta. Bisogna andare oltre lo sdegno, oltre il giudizio, che sembrerebbe immediato, visto che ci sono anche condanne penali, e proprio a questo, per andare oltre, servono le Commissioni di inchiesta.
Voglio essere sincera fino in fondo: io credo nelle Commissioni d'inchiesta, credo nelle inchieste parlamentari, perché il singolo o più parlamentari, al di là degli atti di sindacato ispettivo che richiedono la collaborazione del Governo, hanno il potere di fare atti d'indagine, soprattutto quando i fatti hanno un loro rilievo e una loro importanza politica, sociale e anche in termini di diritto, al di là del singolo caso. Questo, del resto, mi sembra un caso emblematico.
Ho sentito gli interventi dei colleghi, tutti molto informati perché molti di coloro che hanno preso la parola in discussione generale sono anche della zona. Il fatto è conosciuto, è durato troppo tempo ed è veramente inquietante - lo hanno detto in tanti - che sia stato possibile mantenere in vita sul territorio l'operatività della cooperativa Il Forteto come comunità-alloggio dopo tutte le vicende che hanno riguardato il fondatore o comunque il suo rappresentante mediatico, il loro profeta. Ho guardato un po' su Internet e ho visto che viene chiamato in tanti modi. Quello che inquieta di più però è proprio il termine «profeta».
Ben venga, quindi, la Commissione d'inchiesta, perché questa ha l'obiettivo di andare al di là delle singole vicende giudiziarie che hanno trovato uno sbocco. Tuttavia occorre capire come sia stato possibile, nonostante le vicende giudiziarie abbiano trovato uno sbocco, mantenere un rapporto strano sia con l'autorità giudiziaria, che ha continuato a fare gli affidamenti, sia con le pubbliche amministrazioni, che hanno continuato a finanziare, a foraggiare cooperative che sicuramente hanno a loro disposizione soci e lavoratori degni di questo nome, ma che comunque non hanno reagito, non hanno avuto la forza di essere al di sopra di ogni sospetto. Infatti, fosse anche vero che ci sono operatori degni di questo nome, le vicende giudiziarie sono state acclarate proprio nell'ambito della vita e dell'attività di questa cooperativa.
Ringrazio quindi la senatrice Bottici, che ha avanzato la proposta, perché il vero obiettivo posto dall'istituzione della Commissione d'inchiesta va anche molto al di là della comunità e del caso singolo, che pure merita attenzione. Lo dico subito e senza infingimenti. Nel nostro Paese sono troppi i casi di questo genere. La senatrice Blundo parlava dell'affidamento degli immigrati, ma è di questi giorni un altro caso nazionale, quello della Misericordia di Isola Capo Rizzuto. Troppi sono i casi di organizzazioni intorno alle quali c'è un vociare - e qui c'era molto di più perché c'erano sentenze - ma che continuano a ingrossare i loro affari con i quali si auto accreditano. Esibire, infatti, un curriculum all'amministratore di turno in cui compaiono varie esperienze in quel settore e una specializzazione per i tanti affidamenti significa avere un curriculum apparentemente anche valido, che, quindi, consente di auto accreditarsi e di porsi come soggetti idonei a continuare l'attività e a ingrandirla. Allora, ben vengano i compiti affidati alla cooperativa di turno.
Mi sarebbe piaciuto molto lavorare su tale vicenda. Siamo fuori tempo massimo per fare qualsiasi cosa, ma ben venga che l'Assemblea si pronunci perché è un atto politico fondamentale, soprattutto se la vicenda sarà esaminata anche dalla Camera. Ben venga l'approvazione di questa inchiesta che riguarderà non solo questa comunità perché, attraverso la vita e l'analisi di quanto si è potuto verificare nel nostro Paese in una Regione apparentemente tranquilla e in cui addirittura la civiltà è un elemento qualificante, si potrà capire che tipo di controlli servono. Se, infatti, succedono queste cose, c'è qualcosa che non funziona nel sistema. Non si può fare sempre affidamento sul singolo amministratore che potrebbe non essere informato o colluso e complice. Dipende dai casi: ci sarà stato chi era informato e chi non lo era. Non siamo in grado ora di fare una valutazione finale su quanto successo. Ben vengano i controlli e un'inchiesta che faccia luce su ciò che non funziona nel nostro Paese perché non basta affidare. Quando si affidano non solo minori, ma soggetti deboli - richiamando l'altro caso cui si è riferita la collega Blundo ‑ si affidano persone e si stanziano somme da spendere. Questo evoca un altro problema che riguarda i controlli sulla gestione delle cooperative.
Credo che in questo mondo ci siano esempi positivi e credo che il terzo settore e queste cooperative abbiano fatto dell'Italia un Paese civile, ma sono assolutamente consapevole che dare questo giudizio in generale su questo mondo non significa sostenere che tutto vada bene. Anzi, per la mia diretta esperienza di amministratore locale e di osservatore delle vicende successe in Italia, penso che il sistema dei controlli serva soprattutto ad evitare gli abusi che si sono verificati e a fare in modo che la buona amministrazione e la buona pratica sia comune e diffusa in tutto il Paese e non affidata al singolo profeta di turno. Ringrazio quindi la collega.
Noi voteremo favorevolmente. Sicuramente saremo parte diligente anche nell'essere parte di questa Commissione, se avrà vita, e questo sarà un segnale per la futura legislatura e per chi tornerà in queste Aule. Infatti, l'avere lasciato questo segno di attenzione servirà anche nel futuro per riprendere il cammino da dove sarà stato interrotto per la fine di questa legislatura. (Applausi dal Gruppo PD e delle senatrici Bottici e Paglini).
MAZZONI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
MAZZONI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, come ho anticipato nel mio intervento in discussione generale, c'è assoluta necessità dell'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla comunità Il Forteto.
La ormai purtroppo nota comunità del Mugello nel corso degli anni si è sviluppata su tre direttrici - è utile saperlo -, la comunità propriamente detta, che si riconosce nell'associazione del Forteto e dove sempre si pratica l'accoglienza dei minori in affidamento presso le cosiddette famiglie funzionali, un concetto del tutto autoctono del Forteto, che indica individui spesso tra loro in relazioni appena superficiali, ma individuati quale nucleo per la sola funzione dell'affido. Poi la cooperativa agricola, un volano consistente con un fatturato che si aggira sui 16 milioni di euro, i cui soci sono componenti della comunità. Infine, la fondazione, che si dovrebbe occupare di diffondere la filosofia del Forteto con particolare riferimento all'attività educativa - lo dico ovviamente tra virgolette - dei minori nelle scuole e all'interno della comunità stessa.
Nel 2002 avvenne un fatto che credo sia utile ricordare a quest'Assemblea. Del caso del Forteto e delle sentenze che non avevano sortito effetti sulla catena di affidamenti di minori alla comunità si occupò Bruno Vespa in una puntata della trasmissione «Porta a Porta». Nel corso della trasmissione Vespa fece una denuncia molto esplicita, che riporto testualmente: «In sei anni di "Porta a Porta"» - ricordo che era il 2002 - «ci siamo occupati tante volte di minori, ma non abbiamo mai subito tante pressioni come quelle per non occuparci di questa vicenda del Forteto; pressioni quotidiane che sono avvenute con una sistematicità che francamente ci ha sconcertato. Noi ci siamo sempre occupati con grande prudenza dei minori, nessuno ha mai avuto nulla da obiettare e adesso si vorrebbe sostenere che il solo fatto di pronunciare questo nome proibito, Il Forteto, possa nuocere a questi bambini e, quindi, si vorrebbe sostenere che una trasmissione di informazione non possa dar conto di una vicenda per la quale lo Stato italiano è stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Questo francamente ci pare eccessivo». A me pare invece emblematico del clima che si respirava in quegli anni e che si è continuato purtroppo a respirare fino a poco tempo fa. Mi riferisco al clima di complicità che ha avvolto tutta la vicenda del Forteto.
Ma andiamo avanti. Nel giugno del 2012 il Consiglio regionale della Toscana istituì la prima Commissione di inchiesta per far luce sulla vicenda del Forteto. La Commissione concluse i lavori nel gennaio 2013, con una relazione, approvata all'unanimità, che, attraverso numerose testimonianze dai contenuti drammaticamente univoci e concordanti, ricostruì, al pari di quanto rilevato dai magistrati nella loro attività inquirente, un quadro raccapricciante. Nella relazione si legge che l'abuso era la prassi: le pratiche abusanti rilevate dai commissari vanno dall'abuso fisico a quello sessuale, dall'impiego del lavoro dei minori a varie pratiche di coercizione fisica e mentale, fino all'abuso psicoemotivo e affettivo, in particolare attraverso la rescissione totale dei legami con la famiglia di origine.
A seguito dei lavori della Commissione fu sollevata la necessità dell'invio al Forteto di ispettori del lavoro da parte del Ministero competente. Nell'aprile 2013 gli ispettori furono effettivamente inviati e nell'agosto successivo conclusero il loro lavoro con una relazione molto dettagliata in cui chiesero il commissariamento della cooperativa, purtroppo mai avvenuto.
Io presentai un'interrogazione al Ministro dello sviluppo economico per avere informazioni sulla richiesta di commissariamento del Forteto avanzata dagli ispettori ministeriali. L'8 ottobre 2013 il Ministero dello sviluppo economico fece sapere, attraverso una lettera ufficiale, di aver concluso che sussistevano le condizioni per accettare la proposta di commissariamento avanzata dagli ispettori e di aver inviato il fascicolo alla direzione competente per l'eventuale adozione del provvedimento. Il provvedimento è rimasto eventuale.
Una seconda Commissione di inchiesta regionale istituita nel settembre 2015 chiese di nuovo il commissariamento del Forteto, lo scioglimento dell'associazione e della fondazione e l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta. Vi cito alcuni passi. «È emersa chiara la responsabilità enorme del tribunale di Firenze. C'erano già state delle sentenze contro i capi del Forteto, ma il tribunale ha continuato ad affidare bambini prima all'associazione, poi a cosiddette famiglie interne a quella comunità». Ci sono state gravissime responsabilità individuali, con nomi e cognomi di magistrati che hanno fatto le assegnazioni o che non hanno controllato come avrebbero dovuto, e responsabilità anche ideologiche, soprattutto nei primi anni.
Responsabilità pesantissime, dunque, che coinvolgono anche i servizi sociosanitari che avevano l'obbligo di fare le verifiche e di riferire al tribunale, ma che spesso l'hanno fatto molto male. La Commissione regionale ha esplicitamente messo sotto accusa anche la politica locale, in particolare il centrosinistra, che - cito ancora testualmente - avrebbe agito «superficialmente, con molti passaggi al Forteto anche di personaggi importanti che hanno contribuito ad accreditare una immagine idilliaca di quella esperienza».
Ci sono, insomma, tutti gli estremi per approvare e mettere immediatamente al lavoro questa Commissione d'inchiesta parlamentare, anche se la legislatura è vicina al suo termine. Ogni giorno sarà utile per fare finalmente luce su questo che è, a mio parere, uno scandalo nazionale. Lo dobbiamo soprattutto ai bambini vittime del Forteto, ma lo dobbiamo anche alla nostra coscienza di parlamentari.
È chiaro che ci sono state immani complicità politiche in questa oscura vicenda; complicità di una vecchia sinistra ideologica, accecata dal comunitarismo anni Settanta, che vedeva nel rifiuto dell'istituto familiare e nella collettivizzazione di beni e lavoro l'affermazione di un nuovo modello di socialità. Sulla base di questo totem quella sinistra ideologica ha assecondato, magnificato, giustificato, accreditato e anche finanziato con fondi pubblici il delirio privato per il quale il capo carismatico del Forteto e i suoi complici accoglievano in affidamento minori in difficoltà per sottoporli a ogni tipo di vessazione e di abuso fisico, emotivo, sessuale, affettivo e psicologico.
E allora: anche noi, come la senatrice Bottici - che ringrazio per questa iniziativa e per la tenacia con cui l'ha portata avanti - vogliamo che sia fatta piena luce in Parlamento e si attivi una Commissione d'inchiesta sulla vicenda del Forteto e sul ruolo che la politica ha avuto in questa drammatica vicenda andata avanti per trent'anni. La giustizia dei magistrati farà il suo corso; per quella politica ci batteremo fino in fondo, affinché ciascuno si assuma le proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).
DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, arriva finalmente in approvazione il provvedimento sull'istituzione di una Commissione d'inchiesta sui fatti della comunità Il Forteto, che noi abbiamo sempre ritenuto urgente; si è, invece, troppo tergiversato, soprattutto alla luce della gravità dei fatti.
I massimi esponenti e fondatori della comunità, che accoglieva minorenni, sono stati in più occasioni condannati - condannati! - per abusi, maltrattamenti, condotte di plagio, violenze verso i minori affidati loro dal tribunale. I primi arresti sono datati fine anni Settanta e sono continuati sino ai giorni d'oggi, con i due padri fondatori, Fiesoli e Goffredi, condannati a più riprese a scontare sentenze sino a diciassette anni.
Nonostante le denunce, gli arresti, le condanne e nonostante, addirittura, una sentenza della Corte di Strasburgo, che ha condannato l'Italia a un risarcimento, all'epoca, di 200 milioni di lire, il tribunale dei minori di Firenze ha continuato per decenni ad affidare bambini e adolescenti alla comunità, allontanandoli dalle famiglie in modo irrecuperabile e contribuendo a sottoporli a violenze fisiche e psicologiche gravissime.
Resta da capire come mai nessuno degli attori coinvolti e responsabili (servizi sociali, Regione, servizio sanitario) sia stato in grado di tutelare i minori da un contesto che avrebbe quantomeno dovuto fare emergere seri dubbi, date le continue condanne di Fiesoli; autorità pubbliche, quindi, che sono venute meno ai loro compiti istituzionali, contribuendo ad affidare bambini e adolescenti a tale luogo degli orrori.
Le ricostruzioni ci raccontano di un crimine perpetuato sotto l'egida delle istituzioni, con una colpa diluita nella generalità del sistema, in modo che fosse quasi impossibile da individuare.
Vorrei ricordare che anche durante le indagini della Commissione di inchiesta della Regione Toscana vi è stato un continuo scaricare le responsabilità e barricarsi dietro le affermazioni: non mi competeva, era competenza di altri. È evidente, quindi, che uno degli scopi principali della Commissione di inchiesta parlamentare dovrà essere quello di venire a capo di tali processi, di come tutto questo sia potuto accadere, contribuendo alla definitiva emersione della verità su quanto successo al Forteto, al di là delle responsabilità individuali, che sono state e dovranno ancora essere ulteriormente accertate dalla magistratura. Ricordo infatti come gli affidamenti di minori al Forteto risultano essersi interrotti solo nel 2012 a causa di un nuovo, ulteriore, arresto di Fiesoli. Nel processo che ne è seguito il pubblico ministero Ornella Galeotti ha affermato che per alcuni decenni in Toscana si è verificato un fenomeno rispetto al quale le leggi dello Stato hanno subìto una sospensione. Addirittura si accampavano giudizi e valutazioni, quasi di stampo ideologico, per avallare l'interpretazione di una sentenza di condanna chiarissima come una pronuncia di tipo politico. Ci si è barricati in molti casi dietro a questo proprio per continuare a perpetuare gli affidamenti. In questo alone di consenso è subentrata una routine che ha determinato l'omissività nel monitoraggio e nei controlli, nei doveri istituzionali, nonché l'assenza di qualsiasi forma di approfondimento e l'abbandono anche di un rigore serio e scientifico che non avrebbe dovuto accreditare forme di affidamento praticamente fuori da ogni logica.
È quindi necessario che la Commissione accerti la verità e che sia preso ogni provvedimento affinché tutto ciò non capiti nuovamente, senza ovviamente cadere nella tentazione di accusare genericamente i servizi, o i servizi sociali in generale, ma individuandone i meccanismi sbagliati e le responsabilità, l'incapacità di comprendere e di discernere di tutti i sistemi di controllo.
Certamente la Commissione avrà questi compiti molto precisi. Ovviamente noi siamo molto preoccupati perché la sua istituzione arriva quasi alla fine della legislatura, quindi chiediamo a tutti uno sforzo perché le poche settimane o i pochi mesi che rimangono alla fine della legislatura possano essere resi produttivi per fare in modo che la Commissione sia subito operativa e possa svolgere il proprio lavoro.
Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole dei senatori di Sinistra Italiana all'istituzione della Commissione d'inchiesta. Lo dobbiamo a tutte le vittime della comunità Il Forteto, sperando che questa Commissione possa accertare finalmente la verità e le responsabilità per impedire che altri casi del genere possano verificarsi nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).
ALBERTINI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
ALBERTINI (AP-CpE-NCD). Signora Presidente, nell'ultima occasione in cui presi la parola in questa sede, cioè la settimana scorsa, nella circostanza delle dichiarazioni di voto a favore del provvedimento che inaspriva le pene e argomentava ulteriormente casi di illecito operati dai custodi della giustizia (siano essi magistrati, cancellieri, avvocati), la corruzione in atti giudiziari e fatti consimili, concludevo l'intervento di allora con una famosissima citazione tratta dalla VI Satira di Giovenale che oggi torna di estrema attualità e riparto da quella: «Quis custodiet ipsos custodes? Cauta est et ab illis incipit uxor». Chi sorveglierà i sorveglianti? La moglie astuta comincerà proprio da quelli. La satira riguardava un attacco feroce al malcostume delle donne romane di allora, siano esse ricche o povere, nobili o plebee, e ha in questo contesto un riferimento alla tragica attualità di questa vicenda. Cioè, gli stessi organi di sorveglianza, anche quelli della giurisdizione, in un percorso quasi quarantennale, hanno consentito, per compiacenze, ignoranza, indiligenza, forse connivenze di varia natura che avvenisse questo scempio del diritto e che questa tutela dei deboli, questa nobile missione di tutelare i minori minacciati da angherie, da abusi sessuali e quant'altro, invece che essere causa di salvazione, fosse circostanza nelle quali questi gravi fatti venivano reiterati e ripetuti.
Il primo episodio di arresto del responsabile di questa comunità risale nientemeno che al 1978, quando il giudice Carlo Casini (che io ebbi modo di conoscere come deputato europeo molti anni dopo) lo incriminò di reati sessuali. Egli viene incarcerato ma, dopo poco tempo dalla prima carcerazione, lascia il carcere per tornare alla comunità Il Forteto; lo stesso giorno gli viene affidato, dal tribunale per i minorenni, il primo bambino Down. E il Presidente del tribunale di allora, grande amico di Don Milani, afferma (e cito dalla relazione le frasi del provvedimento) di non credere nell'indagine del giudice Casini e di ritenere Il Forteto una comunità accogliente e idonea.
Nel 1982 questa comunità allarga i confini, anche patrimoniali, della propria realtà. Acquista una proprietà di 500 ettari intorno a Firenze, si trasferisce in questo luogo ameno, sviluppa, in tempi più recenti, un fatturato dai 18 ai 20 milioni di euro all'anno e occupa 130 dipendenti. Nel 1985 il responsabile della comunità viene condannato per la prima volta, con una sentenza poi passata in giudicato, per gravi reati. Nel 1997 il Fiesoli risulta, però, ancora capo della comunità nonostante questo increscioso precedente.
Nel 1998 abbiamo un caso che raccoglie l'attenzione della Corte di giustizia europea, che nel 2000 condanna lo Stato italiano al pagamento di 200 milioni di euro per danni morali. Ma l'attività continua ancora e arriviamo rapidamente ai nostri giorni, perché questo stato di cose non si interrompe. Nel frattempo, è stato riscontrato che è stato versato denaro pubblico per 1,2 milioni di euro, dal 1997 al 2010, per la realizzazione di queste attività illecite.
Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 17,54)
(Segue ALBERTINI). Insomma, è un caso veramente tragico, drammatico e per certi versi grottesco, in cui le istituzioni di vigilanza, quelle della giurisdizione, quelle dei territori, quelle dello Stato (sia la Regione Toscana che il Ministero dello sviluppo economico) hanno aperto delle azioni ispettive con esiti evidentemente non soddisfacenti.
Ebbene, in questi quasi quarant'anni si è lasciato che questo scempio si perpetrasse. Quindi, ben venga, finalmente, da parte dell'organo legislativo, il Parlamento italiano, una Commissione d'inchiesta bicamerale che possa, non solo fare luce su quanto successo relativamente ai reati commessi e sulle circostanze, quasi inspiegabili, per cui c'è stata questa connivenza e questa incapacità di riconoscere gli illeciti e di interrompere questo scempio, ma che possa soprattutto ricavare, da queste esperienze e dalla conoscenza di questi fatti, utili argomenti, tracce, aspetti di funzionale applicazione di condotte che possano in futuro impedire il ripetersi di fatti del genere.
Ci auguriamo davvero che la Commissione possa svolgere il suo compito e lasciare alle istituzioni della Repubblica dei segnali e degli indirizzi che possano consentirci di non dover ripercorrere questa incresciosa strada. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD).
BOTTICI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BOTTICI (M5S). Signor Presidente, era l'11 luglio del 2013 quando presentavamo la prima interrogazione in cui chiedevamo se i Ministri della giustizia, della salute, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno non intendessero adoperarsi presso le amministrazioni competenti affinché fossero motivate le ragioni per cui la comunità, anzi la cooperativa Il Forteto, anche a seguito della condanna di Fiesoli per abusi sessuali e maltrattamenti, continuasse a ricevere in affidamento dei minori, anche perché quello che stava accadendo al Forteto poteva verificarsi altrove. Ebbene, il disegno di legge è del 9 ottobre 2015 e oggi siamo a fine maggio 2017: finalmente, anche questo Parlamento si è svegliato. Poi ci meravigliamo che le istituzioni locali non si siano svegliate in tempo, quando anche il Parlamento ha dormito, perché potevamo intervenire prima.
Non voglio fare polemiche, perché voglio andare subito al sodo e voglio che questo provvedimento che istituisce la Commissione sia soggetto realmente ed immediatamente ad un doppio esame parlamentare. Vi invito quindi, come Capigruppo, a mettervi d'accordo con gli altri Capigruppo alla Camera per far sì che l'iter alla Camera dei deputati sia veloce, quindi convocando subito i componenti per stabilire l'ordine ed il calendario dei lavori.
Mi auguro anche, visto che oggi mi sembra che tutto il Parlamento si sia svegliato, che si riconosca a chi dal 2013 si occupa di questa vicenda e riporta costantemente in quest'Aula quello che stava accadendo ed il pericolo che potesse accadere anche in altre situazioni - quindi a me, alla senatrice Bottici, che ogni giorno vi ha stressati - il ruolo di Presidente della Commissione d'inchiesta. Alcune persone infatti capiscono solo oggi, perché siamo in Aula (come vi ho chiesto stressando voi e la Conferenza dei Capigruppo), che c'è un'urgenza.
Il nostro voto sarà favorevole. Come membro della Commissione, che mi auguro si istituisca presto, porterò questo fascicolo che in questi anni mi sono studiata, perché quando si parla bisogna leggere, bisogna comprendere quello che accade. Vi ricordo che nel 2005-2006 il Fiesoli ha fatto un percorso educativo con le scuole elementari, medie e superiori in accordo con l'Università di Firenze e alcuni soggetti coinvolti ancora operano nelle scuole e nelle università.
Credo quindi che, a seguito dell'avvio immediato della Commissione d'inchiesta, questi soggetti debbano abbandonare tali istituzioni lasciando libere queste persone. Vi ringrazio anche a nome delle vittime ed auspico che questa Commissione sia subito avviata. (Applausi dal Gruppo M5S).
RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia voterà a favore della istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità Il Forteto. Ringrazio la senatrice Bottici per aver insistito e per aver continuamente messo sotto i riflettori lo scandalo inaccettabile avvenuto nell'ambito di quella cooperativa.
Quello che è accaduto è un racconto da lager, da film degli orrori, ragion per cui si deve assolutamente far luce sul muro di omertà che da anni e anni è intorno a questo abominio di violenze su minori e bambini disabili, che ha rovinato la vita di molti ragazzi e portato alcuni di loro al suicidio.
Quella comunità ricevette un finanziamento, dal 1996 al 2010, di oltre 1,2 milioni di euro dalla Regione Toscana, nonché fondi dalla Comunità europea. Già trent'anni prima si sperimentava omosessualità, pedofilia e zoofilia: tutto quello che era la negazione della natura, come se regnasse un'anarchia morale.
Si sarebbe potuto fermare tutto questo un anno dopo l'apertura, quando un magistrato arrestò il fondatore Roberto Fiesoli per violenza sessuale. Ma non servì. Venne scarcerato e ci fu una presa di posizione politica e fortemente ideologica della comunità che lo sosteneva, con l'affermazione che le denunce di violenza erano solo frutto di malelingue.
Fiesoli si faceva chiamare «il profeta». Riuscì - non si sa bene come, vista la scarsa credibilità che avrebbe dovuto avere - a organizzare conferenze. Antonio Di Pietro tenne persino una conferenza contro la pedofilia al Forteto; lì passarono Livia Turco, Rosy Bindi e Fassino, ma nessuno si accorse di quanto succedeva e delle denunce sporte. Addirittura, nel febbraio 2010, il Gruppo del Partito Democratico presentò al Senato un libro scritto da Fiesoli.
Vorrei citare una parte della motivazione della sentenza della seconda sezione penale della corte d'appello di Firenze, quando ha condannato a quindici anni e dieci mesi questo mostro: «Dai modi bruschi e scurrili, con uomini e donne, sempre pronto a usare le mani e abbassarsi i pantaloni mostrando il proprio membro, non si sa bene per quale fine propedeutico o educativo». E ancora, sui maltrattamenti: «Non si compendiavano esclusivamente in aggressioni fisiche o offese, ma si applicavano vieppiù in condizioni umilianti, sminuenti, castranti tese a comprimere la psiche della vittima». Mi chiedo dunque come mai - ed è la domanda che molti ci poniamo in quest'Aula e fuori - i giudici minorili, gli assistenti sociali e i servizi sociali continuavano ad affidare i minori alla comunità Il Forteto, anche dopo la condanna di Fiesoli, arrestato per la prima volta - come è stato giustamente ricordato - nel 1978.
Spero che con questa Commissione si squarci il velo di omertà che da quarant'anni copre la comunità Il Forteto. Non è chiaro nemmeno come mai la Regione Toscana abbia voluto escludere dal Salone del libro di Torino, conclusosi pochi giorni fa, il libro inchiesta sulle vicende del Forteto, intitolato «Setta di Stato», come d'altronde si evince dagli atti del Consiglio regionale della Toscana, quando fu respinta la proposta di risoluzione, sottoscritta da vari Gruppi, con cui si sosteneva la presentazione di questo libro a tale Salone.
Fiesoli è stato condannato in primo grado per questi fatti gravissimi nel 1981 (ma già nel 1980 un consigliere regionale aveva denunciato la situazione di violenza), ma un giudice molto famoso fece poi dimenticare il verdetto e tutto rimase come prima.
Dal 1985 ci fu un dominio incontrastato di Fiesoli al Forteto. Fiesoli venne arrestato nuovamente per pedofilia nel 2011, appena un mese dopo che era stato invitato da Renzi a Palazzo Vecchio, al TEDxFirenze, come esperto di educazione minorile. Ma il tribunale per i minori continuò ugualmente ad affidare questi poveri ragazzi alla comunità Il Forteto.
Già la seconda commissione d'inchiesta della Regione Toscana ha formulato delle condanne e cominciato a riconoscere un minimo di giustizia alle vittime di violenza, ammettendo quello che era successo in tutti questi anni. Spero che emergano tutte le responsabilità, anche di alcuni dirigenti della cooperativa, che deve comunque continuare un'attività commerciale. Auspico per questo che il Governo emani un decreto ad hoc.
Sono molto rammaricata del ritardo con cui si dà il via libera alla Commissione d'inchiesta, nonostante le ripetute richieste in Consiglio di Presidenza. Spero veramente che ci sia un rapido esame del testo da parte della Camera dei deputati, per poter cominciare a lavorare al più presto, altrimenti questi ulteriori ritardi farebbero pensare maliziosamente, come diceva il nostro Andreotti. Voglio invece pensare che si intendano smentire questi dubbi, cominciando a lavorare al più presto. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
LUMIA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
LUMIA (PD). Signor Presidente, colleghi, il Partito Democratico non ha avuto dubbi a sostenere e a consentire oggi l'istituzione, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità Il Forteto.
In Commissione Giustizia abbiamo esaminato il testo con cura e lo abbiamo arricchito in alcune sue parti. I richiamati, già esposti dalla relatrice e via via supportati da diversi interventi sono gravissimi, per alcuni versi terribili: bambini allontanati dalle famiglie d'origine, bambini sottoposti ad abusi fisici, sessuali e psicologici. Come mai? Perché è successo? Quali responsabilità ci sono state? Quali controlli sono andati a vuoto? Perché non si è colta subito la drammaticità della situazione, dopo la prima condanna dei fondatori? Si tratta di responsabilità diverse e ripetute, ma che non possono più andare a vuoto. La magistratura penale ha agito, ci sono state due commissioni di inchiesta a livello della Regione Toscana. Si indaghi con i poteri tipici di una Commissione d'inchiesta, non si guardi in faccia a nessuno e si agisca con rigore e serietà, senza richiami strumentali alle culture politiche o alle nostre rispettive appartenenze.
La Commissione parlamentare d'inchiesta ha anche un altro compito importante, che riguarda la situazione generale delle comunità nel nostro Paese. Il disegno di legge in esame dice infatti che «la Commissione ha inoltre il compito di formulare proposte in ordine all'adozione di nuovi strumenti di controllo delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale e al potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze in capo ad essi, alle modalità con cui applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori». I minori meritano il meglio del Paese, soprattutto quando sono in difficoltà, sia di tipo sociale che familiare. Si vadano a verificare le varie responsabilità e si gettino le basi per sostenere le comunità oneste, che nei territori lavorano in silenzio, con professionalità e amore, tra mille difficoltà e ostacoli. Allo stesso tempo siamo chiamati a rimuovere tutte le collusioni e tutte le protezioni e complicità, che proteggono i vari Forteto ancora presenti in Italia.
Colleghi, daremo il nostro contributo con impegno e passione, insieme a tutti i parlamentari pronti a fare un lavoro d'inchiesta, come la nostra coscienza detta e la Costituzione comanda. Il Partito Democratico voterà a favore della costituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti della comunità Il Forteto.
MARTELLI (M5S). Domando di parlare.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di leggenel suo complesso, nel testo emendato.
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e FI-PdL XVII e dei senatori De Poli, Fucksia e Sangalli).

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