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Timestamp: 2019-08-20 01:30:55+00:00

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Archivi per ottobre 2017 | Pensionati Italiani - Pagina 2
ottobre 11, 2017, Riccardo Ferrari,
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. . . . a presto
ottobre 10, 2017, OSSERVATORIO: CHI CRITICA - CHI CONSIGLIA - CHI FA . . . Riccardo Ferrari,
NEL SOCIALE – NEL POLITICO
ottobre 9, 2017, Posta,
Volentieri rispondo su incarico della direzione di Convergenza Cristiana 3.0 al prezioso contributo inviato a noi ed a tutte le associazioni cattoliche impegnate nel sociale e nel politico dal professor Antonino Giannone ( CLICCA QUA ).
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Il Vaticano emette un francobollo per celebrare i cinquecento anni della Riforma luterana – di Vittorio Messori 16 gennaio, 2017
ottobre 7, 2017, Riccardo Ferrari,
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ottobre 6, 2017, Riccardo Ferrari,
Ci mancava soltanto il turismo previdenziale per mungere il sistema pensionistico pubblico italiano.
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COMPRENDERE LE PENSIONI
ottobre 3, 2017, Comprendere le Pensioni,
Per parlare di previdenza, e specialmente di pensioni, si deve perciò innanzitutto parlare di contribuzione, perché esiste uno stretto legame tra la prestazione previdenziale e il versamento dei contributi. I contributi previdenziali sono quelle quote della retribuzione < nel caso di rapporti di lavoro subordinato > o del reddito di lavoro < nel caso di lavoro autonomo, di rapporto di collaborazione o di lavoro associato > destinate al funzionamento delle prestazioni previdenziali previste dalla legge. essi sono, di norma, obbligatori perché il loro versamento è previsto dalla legge e la volontà delle parti < datore di lavoro e prestatore di lavoro > non può derogare a quest’ obbligo, che sorge generalmente all’ avvio di una qualunque attività lavorativa e al verificarsi di ulteriori condizioni previste dalla legge. Una parte dei guadagni, quindi, viene versata quale contributo ai fini della pensione. La variegata galassia della previdenza prevede che la contribuzione e le relative prestazioni pensionistiche che non siano gestite tutte da un unico ente, ma da istituti previdenziali diversi, a seconda della tipologia di attività lavorativa svolta. In questo quadro l’ ente previdenziale che fa la parte del leone è l’ Istituto Nazionale della Previdenza Sociale < INPS > che, secondo i dati diffusi dallo stesso istituto, ha 37 milioni di utenti; gestisce i conti assicurativi di 25 milioni di lavoratori, paga mensilmente 18 milioni di pensioni ed eroga prestazioni a sostegno del reddito < disoccupazione, malattia, mobilità, maternità, etc. > a oltre 2 milioni di persone.
Sono infatti, iscritti presso l’ INPS:
I lavoratori dipendenti del settore privato iscritti al cosiddetto Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti;
Gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti iscritti alle gestioni speciali lavoratori autonomi;
i lavoratori “ parasubordinati ” < co.co.pro, co.co.co. e lavoratori occasionale > e i professionisti titolari di partita IVA privi d una cassa professionale e, perciò, iscritti alla cosiddetta Gestione Separata;
I lavoratori iscritti a fondi speciali di previdenza sostitutivi del regime generale < fondo telefonici, fondo elettrici e fondo addetti alle imposte di consumoo >;
i dirigenti di azienda industriale iscritti fino al 2002 al disciolto istituto nazionale di previdenza dei dirigenti industriali < INPDAI >.
I lavoratori iscritti ai fondi speciali di previdenza integrativi del regime generale INPS < fondo Previdenza Marinara, fondo degli addetti ai pubblici servizi del gas, fondo degli addetti ai pubblici servizi di trasporto, fondo dipendenti degli istituti di credito >.
Sono, invece, assicurarti da altri Enti o Gestioni:
I dipendenti dello Stato e degli enti locali, iscritti alla Gestione ex INPDAP dell’ INPS;
I lavoratori dello spettacolo iscritti alla Gestione ex ENPALS dell’ INPS;
I Dipendenti di Poste Italiane S. p. A. iscritti alla Gestione ex IPOST dell’ INPS;
I giornalisti professionisti e i pubblicisti iscritti all’ INPGI;
I liberi professionisti per i quali è prevista un’ apposita Cassa professionale.
I CONTRIBUTI DEI LAVORATORI DIPENDENTI
Il sistema di previdenza dei lavoratori dipendenti iscritti nel regime generale dell’ INPS è finanziato attranverso un prelievo contributivo rapportato, per la quasi totalità delle categorie, alla retribuzione effettiva corrisposta ai lavoratori e, per alcune specifiche categorie < Per esempio, i lavoratori domestici > su retribuzioni convenzionali. Il contributo è, per defnizione, obbligatorio in quanto dovuto per legge indipendentemente da eventuali accordi tra le parti.
L’ INPS riscuote dai datori di lavoro i contributo ovuti per i seguenti tipi di assicurazioni:
1 – IVS < Trattamenti di invalidità – Vecchiaia – Superstiti >;
2 – DS < Trattamenti di disoccupazione >;
3 – CUAF < Cassa Unica assegni famigliari >;
5 – CIGS < Cassa integrazione guadagni straordinaria >;
6 – mobilità;
7 – malattia e maternità.
I contributi previdenziali dovuti all’ INPS si calcolano di solito in percentuale sulla retribuzione lorda. La misura percentuale di questi contributi non è uguale per tutti, perchè è condizionata dalla natura dell’ attività esercitata dall’ azienda, dalla poszione dei lavoratori in azienda e dalla retribuzione imponibile. L’ aliquota media a carico del datore di lavoro < Al lordo di ulteriori sgravi e agevolazioni > è pari, per i lvoratori dipendenti e per la sola assicurazione Invalidità – Vecchiaia e Superstiti < La cosidetta IVS >, al 33% della retribuzione lorda, di cui il 23,81% a carico dll’ azienda e il 9,19% a carico del dipendente.
Se gli importi di retribuzione sono superiori al cosidetto ” Tetto pensionabile “, che per il 2014 è di 46,076 €, l’ aliquota cresce di 1% in più sulla parte eccedente. cos’, per esempio, per un lavoratore ch ha una retribuzione lorda imponibile di 60 mila euro, il prelievo contributvo sarà del 33% fino al tetto di 46, 076 euro e del 34% sui restanti 13.924 euro.
CHE COSE’ LA RETRIBUZIONE?
Ai fini del calcolo dei contibuti si considera retribuzione tutto ciò che il lavoratore percepisce dal datore di lavoto in denaro in natur, in dioendenza del rapporto di lavoro, al lordo di quasiasi trattenuta.
per qusto motivo compongono la retribuzione imponibile: o stipendio, le graifiche, il copenso per il lavoro strardinato, i cosidett fringe benefit supeiori a un determinao impirto.
Dal 1998 vi è una totale coincidenza tra la base impobibile valida ai fini dell’ imposta sul reddito delle persone fisiche < L’ IRPF > e quella da utilizzare ai fini previdenzali. Vi sono, però, alcune voci che restano escluse dalla retribuzione imponibile. Tra le più importanti vi sono il trattameto di fine rapporto < Il cosidetto TFR >, gli incentivi all’ esodo, i trattameti di famiglia, le forme pensionistiche complementari. Anche i rimborsi e le diarie per le trasferte, entro determinati limiti, non fanno parte della retribuzione imponibile.
CHI E’ OBBLIGATO A PAGARE I CONTRIBUTI
Anche se l’ onere contributivo è ripartito tra il datore di lavoro e il lavoratore, l’ obbligo di versare i contributi previdenziali e di assolvere agli altri adempimenti previsti dalla legge è a carico del datore di lavoro. Egli versa agli enti previdenziali anche la quota a carico del lavoratore, dopo aver trattenuto la somma corrispondente dallo stipendio. In ogni caso il datore di lavoro rimane l’ unico responsabile nei confronti degli enti previdenziali ed è responsabile dell’ obbligo del versamento che va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è scaduto l’ ultimo periodo di paga. Per i datori di lavoro domestico il pagamento della contribuzione ha invece scadenza trimestrale.
Anche per i cosiddetti < parasubordinati >, cioè coloro che hanno collaborazioni coordinate e continuative, svolgono lavori a progetto o collaborazioni occasionali < solo se il reddito supera un certo importo >, l’ obbligo contributivo grava per una quota sui committenti < i quali restano comunque responsabili dell’ intero versamento > e, per la parte restante, sugli stessi lavoratori.
IL MINIMALE DI RETRIBUZIONE IMPONIBILE
La retribuzione lorda sulla quale sono calcolati i contributi previdenziali non può essere inferiore ad un determinato importo stabilito dai contratti collettivi o direttamente dalla legge.
L’ importo è fissato per ciascuna giornata di lavoro e prende il nome di < minimale di retribuzione giornaliera >. Se la retribuzione del lavoratore è superiore al minimale giornaliero, essa viene utilizzata per calcolare i contributi, se invece è inferiore, i contributi si calcolano sul minimale.
I limiti minimi aumentano ogni anno con la stessa percentuale fissata per l’ aumento delle pensioni. Per l’ anno 2014 il minimale consiste di 47,58 € giornalieri. Per i lavoratori con rapporto di lavoro a tempo parziale, il minimale non è giornaliero ma orario e si ottiene rapportando il minimale giornaliero alle giornate di lavoro settimanale a orario normale e dividendo l’ importo così ottenuto con il numero delle ore settimanali previste contrattualmente per il tempo pieno. Per l’ anno 2014 questo valore è pari a 7,14 €. Se il lavoratore è retribuito a mese e lavora una settimana corta, le giornate da considerare sono sempre sei, mente se è retribuito a ore, il sabato non lavorativo deve essere escluso.
IL LIMITE DI RETRIBUZIONE PER L’ACCREDITAMENTO DEI CONTRIBUTI
Il minimale di retribuzione imponibile non va confuso con il limite di retribuzione utile per l’ accreditamento dei contributi.
I contributi pensionistici sono, infatti, accreditati per ogni settimana di lavoro ma per avere diritto all’ accredito della settimana il lavoratore deve percepire, per ciascuna settimana, una retribuzione lorda pari almeno al 40% del trattamento minimo di pensione in vigore il primo gennaio di ogni anno. Se la retribuzione annua è inferiore al 40% del trattamento minimo, allora le settimane accreditate sono proporzionalmente ridotte. In pratica, se il lavoratore ha lavorato tutto l’anno, si divide la retribuzione imponibile annua per il limite minimo settimanale e il quoziente, arrotondato per eccesso, rappresenta il numero delle settimane di contributi cui si ha diritto.
IL MASSIMALE IMPONIBILE
I contributi sono dovuti sull’ intera retribuzione che il lavoratore percepisce; per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare solo a partire dal primo gennaio 1996, l’ assicurazione pensionistica è dovuta, però, solo fino a un massimale annuo, mentre le assicurazioni non pensionistiche < malattia, disoccupazione etc. > sono dovute sull’ intera retribuzione. Questo massimale annuo, che per l’ anno 2014 è pari a 100.222 €, si applica ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del primo gennaio 1996 e a quelli che optano per il calcolo della pensione con il sistema contributivo. La tabella N. 2 indica gli importi del massimale imponibile dell’ ultimo decennio.
La prescrizione è un mezzo con cui l’ ordinamento giuridico cancella alcuni diritti quando il titolare non li esercita entro il termine previsto dalla legge. Per quanto attiene ai contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro per i dipendenti, essi si prescrivono nel termine di cinque anni dalla data in cui dovevano essere pagati. Ciò vuol dire che, trascorso questo tempo, se l’ azienda per cui lavorate non ha versato i vostri contributi né l’ INPS può più chiedere di pagarli né l’ azienda stessa, se lo volesse, può più versarli. Il termine di 5 anni si estende però fino a 10 se il lavoratore ha presentato all’ INPS, entro 5 anni dall’ avvenuta omissione, una denuncia per omissione contributiva nei confronti della ditta. Per i lavoratori autonomi < artigiani – commercianti- coltivatori diretti > e per quelli < parasubordinati > il termine di prescrizione rimane invece comunque di 5 anni.
Come già detto, la nascita del rapporto di lavoro dipendente fa sorgere l’ obbligo per il datore di lavoro di versare i contributi previdenziali. Può però accadere, e purtroppo non di rado, che quest’ ultimo non denunci all’ INPS il rapporto di lavoro oppure, nonostante lo abbia regolarmente denunciato, ometta il versamento di tutta o parte della retribuzione. Esistono per questo specifiche sanzioni, ovvero forme di penalizzazione per i datori di lavoro che evadono. Queste sanzioni, che sono diverse in relazione alla gravità dell’ inadempienza e che si suddividono in sanzioni civili, penali e amministrative, si articolano in due differenti regimi: il regime ordinario, che si applica nella maggior parte dei casi, e quello speciale, che si applica solo in alcuni eccezionali casi e consente la riduzione dell’ importo delle sanzioni dovute. In pratica la severità della sanzione dipende dal comportamento del datore di lavoro e dalle altre circostanze che possono giustificare un ritardo nel versamento dei contributi.
OMISSIONE O EVASIONE?
In base al comportamento tenuto dal datore di lavoro possono concretizzarsi i casi dell’ omissione contributiva o dell’ evasione contributiva.
L’ omissione contributiva consiste nel mancato o ritardo pagamento dei contributi rilevabili da denunce o registrazioni obbligatorie. In questo caso, civile che si applica è pari al tasso ufficiale di riferimento < il cosiddetto TUR > maggiorato del 5,5% annuo.
Le sanzioni, però, possono superare il limite massimo del 40% dei contributi dovuti, una volta raggiunto questo tetto, sul solo debito contributivo, con esclusione delle sanzioni che sono già state calcolate, si devono applicare gli interessi di mora.
L’ evasione contributiva è invece un comportamento sanzionato più severamente, perche è caratterizzato dalla specifica intenzione di non versare i contributi. Si tratta di una inadempienza che normalmente è accettata d’ ufficio e che di solito è commessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero.
Tra i costi di evasione più frequenti si possono citare:
– la mancata iscrizione all’ INPS;
– la mancata iscrizione sui libri aziendali di uno o più dipendenti;
– l’ infedele registrazione della retribuzione;
– l’ omessa, tardiva o infedele presentazione delle denunce obbligatorie;
– la presenza di rilevanti oggettive incertezze nell’ obbligo contributivo;
– un fatto doloso compiuto, per esempio, da un consulente < infedele >, denunciato all’ autorità giudiziaria;
– la presenza in azienda in situazioni di crisi, riorganizzazione, riconversione o ristrutturazione aziendale.
UN PRINCIPIO DI AUTOMATICITA’
Ma cosa accade se il datore di lavoro non ha pagato né potrà successivamente pagare i contributi previdenziali, nonostante il lavoratore abbia denunciato questa circostanza nei termini della prescrizione prevista dalla legge?
A questo interrogativo c’ è una precisa risposta: la contribuzione dovuta all’ Assicurazione Generale Obbligatoria è valida a tutti gli effetti quando essa non sia stata effettivamente versata all’ INPS, ciò significa che il requisito contributivo necessario per il diritto alla pensione deve intendersi perfezionato non sulla base di quanto effettivamente versato, ma in relazione ai contributi versati che risultino comunque dovuti e non prescritti < a condizione, ovviamente, che l’ INPS ne sia a conoscenza >.
E’ il cosiddetto principio dell’ autonomia, in base al quale il lavoratore ha diritto alle prestazioni anche quando il suo datore di lavoro abbia omesso i relativi contributi; esso trae origine direttamente dal Codice Civile e, nel corso del tempo, è stato ampliato e specificato da un lungo iter legislativo. La tutela offerta da questo principio opera in favore dei lavoratori dipendenti iscritti nel regime generale, a salvaguardia del danno causato da parte di terzi.
Non è applicabile di conseguenza ai lavoratori autonomi, che sono responsabili in prima persona dei versamenti contributivi a proprio favore. Sono inoltre esclusi dal campo di applicazione i lavoratori agricoli subordinati, poiché la prova del rapporto di lavoro e l’ accredito dei relativi contributi sono già garantiti dall’ iscrizione negli elenchi nominativi di categoria. Non possono avvalersi di questo principio neanche i lavoratori iscritti alla Gestione Separata.
La copertura contributiva, nei limiti tutelati dalla legge, è dunque un diritto assoluto del lavoratore dipendente, indipendentemente dall’ effettivo versamento dei contributi, mentre compete all’ INPS, a partire dal momento in cui ne ha avuto conoscenza, l’ onere di agire contro il datore di lavoro ai fini di recuperare la contribuzione non versata.
Per questo al momento dell’ erogazione della pensione i periodi non coperti rientrano comunque nei conteggi per stabilire l’ ammontare della pensione, purché il lavoratore abbia denunciato e dimostrato un caso di omissione contributiva a proprio danno entro un termine di 5 anni. Affinché venga applicato il principio di automaticità, il rapporto di lavoro e il relativo obbligo contributivo devono essere dimostrati con documenti e prove certe. In primo luogo è utile la dichiarazione del datore di lavoro, il cui rilascio è obbligatorio ogni qual volta venga richiesto dal lavoratore o dall’ Istitito.
Nel caso in cui il datore di lavoro risulti irreperibile o non voglia fornire collaborazione, il lavoratore può esibire altri documenti che dimostrino il rapporto di lavoro, le lettere di assunzione e di cessazione del rapporto, le buste paga, gli estratti dei libri paga e matricola, le testimonianze scritte di altri lavoratori, etc.
Ma la ricerca di prove non è un onere a esclusivo carico del lavoratore; in presenza di una dichiarazione del lavoratore che ha un fondamento di verità, le sedi dell’ INPS sono obbligate ad assumere tutte le iniziative utili per accertare il rapporto di lavoro, incluso l’ intervento dei propri ispettori.
I CONTRIBUTI DEI LAVORATORI AUTONOMI
A partire dalla metà degli anni cinquanta il sistema previdenziale italiano, che fino ad allora aveva riguardato quasi esclusivamente il lavoro dipendente ha allargato i suoi confini, estendendo la tutela anche alle forme di lavoro autonomo. Nel periodo 1957 . 1966 vengono costruite presso l’ INPS tre distinte Casse, per i coltivatoti diretti, , mezzadri e colonni, per gli artigiani e per i commercuianti. A partite dal 1996 la tutela pensionistica è stata poi obbligatoriamente estesa ai cosidetti lavoratori parasubordinati < Collaboratri coordinati e continuativi, professionisti e venditori porta a porta >, che fino a quella data non avevano alcuna copertura previdenziale.
Dal 2004 sono soggetti ad un regime previdenziale obbligatorio anche i lavoratori occasionali , se il reddito ricavato dalla loro attvità supera determinati limiti. In conclusione la tutela pesionistica è gatantita dall’ INPS per queste categorie di lavoratoti autonomi:
gli artigian
i coltivatiri diretti;
i lavoratori associati in partecipazione;
i liberi pofssionisti senza cassa;
i lavoratori occasionali;
I CONTRIBUTI DI ARIGIANI E COMMERCIANI
La Gestione Artigiani è stata istituita nel 1959 e vi sono iscritti i titolari di imprese artigiane e i loro familiari coadiuvanti, cioè i parenti fino al III° grado e affini entro il II° ( Compresi quindi i figli di sorelle e fratelli ). I commercianti sono invece iscritti nella Gestione speciale degli Esercenti Attività commerciali, istituita nel 1965.
Per i familiari del titolare di imprese artigiane non è richiesta la partecipazione al lavoro, ma la loro attività deve essere comunque svolta con carattere di abilità e prevalenza: devono essere perciò assicurati anche se, per esempio, si dedicano solamente all’ amministrazione dell’ azienda o ai rapporti con la clientela. Per essere qualificata artigiana, l’ attività deve essere svolta prevalentemente con il lavoro del titolare e quello dei familiari coadiuvanti, e il titolare deve assumere gli oneri e i rischi dell’ attività stessa. Inoltre, l’ attività deve essere anche manuale e non limitarsi alla sola organizzazione del lavoro o all’ amministrazione dell’ impresa. Quando l’ attività artigiana è svolta in forma di impresa deve essere diretta:
– alla produzione di beni;
– alla prestazione di servizi < Escluse le attività agricole e le attività di prestazioni di servizi commerciali >;
– all’ intermediazione nella circolazione di beni.
La decisione sull’ iscrizione alla Gestione Artigiani non comprende all’ INPS ma spetta alle Commissioni provinciali per l’ artigianato, che decidono se consentire l’ iscrizione all’ impresa all’ Albo delle Imprese Artigiane.
Sono iscritti alla Gestione speciale degli Esercenti Attività commerciali.
– i titolari di aziende che esercitano attività commerciali e turistiche;
– coloro che lavorano come ausiliari del commercio ( Agenti e rappresentanti di commercio, agenti aerei, marittimi, raccomandatari, propagandisti, procacciatori di affari, etc. );
– i famigliari coadiutori che lavorano prevalentemente e abitualmente nell’ azienda commerciale. Sono considerati familiari parenti e gli affini entro il III° grado.
L’ articolo 1, comma 203, della Legge 662/1996, sancisce l’ obbligo di iscrizione alla gestione per i soggetti che risultano in possesso dei seguenti requisiti:
– titolarità o gestione in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia;
– piena responsabilità dell’ impressa e assunzione di tutti gli oneri e i rischi relativi alla sua gestione;
– partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;
– possesso di licenze, autorizzazione i e iscrizioni in albi, registri e ruoli.
Nel caso in cui l’ attività commerciale sia svolta in forma di società, i soci e i loro familiari coadiutori sono iscrivibili all’ assicurazione.
I SOCI DI SRL
Fra i requisiti richiesti per l’ iscrizione alla Gestione Commercianti ai lavoratori autonomi che esercitano l’ attvità in forma societaria sono compresi la piena responsabilità e l’ assunzione di tutti gli oneri e i rischi relarivi alla gestione della società. Questi requisiti impediscono alla società di capitali di iscrivere i soci alla Gestione, salvo per le società a responsabilità limitata. La legge 662/1996 ha, infatti, ridefinito i requisiti dei soggetti iscrivibili nella Gestione Commercianti e introdotto l’ iscrivibilità della figura del socio di società a responsabilità limitata, in presenza degli altri requisiti, fra i quali la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e di prevalenza. Questa norma sancisce, pertanto, l’ obbligo assicurativo per il socio che partcipa al lavoro aziendale < Attività esecutiva, organizzativa e di direzine >, e stabilisce la sua assicurabilità nella gestione a prescindere dal numero dei dipendenti occupati nell’ impresa, sempre che questa sia organizzata e diretta prevalentemente con il lavoro dei soci e dei loro familiari. Attenzione, inoltre, a un’ altra particolarità: se il socio riveste la funzione di amministratore della SRL non viene meno l’ obbligo di iscrizione alla Gestione, sempre che la sua prestazione lavorativa abbia, come detto, i requisiti di abitualità e di prevalenza.
QUANTO PAGANO ARTIGIANI E COMMERCIANTI
La contribuzione da versare ai fini previdenziali all’ INPS è costituita da una quota a persona, da versare per il titolare e per ciascuno degli eventuali familiari coadiuvanti, calcolata in percentuale alla totalità dei redditi d’ impresa dichiarati ai fini IRPF nell’ anno di riferimento dei contributi. In ogni caso il contributo è dovuto entro dei limiti [ reddito minimale ] e massimo [ reddito massimale ], stabilito per legge e variabili di anno in anno. Il reddito minimale è l’ importo stabilito dalla legge come riferimento minimo per il pagamento dei contributi. Se il reddito effettivamente prodotto è inferiore a questo importo [ o non si è prodotto reddito ], i contributi obbligatori da versare devono essere comunque calcolati sul minimale. Il reddito massimale, al contrario, è un limite massimo di reddito oltre il quale non è più dovuto il pagamento dei contributi ed è diverso a seconda se si è iniziato a versare contributi prima o dopo il 1996. Per chi poteva far valere entro il 1995 almeno un contributo previdenziale, il reddito massimale è riportato nella tabella 4. Per coloro, invece, che al primo gennaio 1996 erano privi di qualsiasi anzianità contributiva il massimale è analogo a quello che abbiamo indicato alla voce [ massimale imponibile ] nel paragrafo dedicato alla contribuzione dei lavoratori dipendenti vedi tabella 2 ].
I pagamenti avvengono in 7 rate: 4 rate trimestrali per i contributi calcolati sul minimale [ chiamati impropriamente “ contributi fissi “ ], più 3 rate aggiuntive per i contributi calcolati sulla quota di reddito eccedente il minimale.
Le prime 2 rate aggiuntive sono un acconto al contributo dovuto, calcolato in via provvisoria sul reddito dell’ anno precedente.
L’ ultima rata aggiuntiva si paga l’ anno successivo [ alle stesse scadenze previste per la dichiarazione dei redditi sul modello Unico ], quando si conosce l’ effettiva entità dei redditi conseguiti nell’anno di riferimento dei contributi.
Il pagamento è costituito da un conguaglio tra gli importi versati in acconto e quelli dovuti sulla base del reddito effettivamente prodotto nell’ anno di competenza. Se il reddito versato in acconto è superiore a quello dovuto, il conguaglio favorevole all’ assicurato può essere rimborsato, a domanda, oppure utilizzato in compensazione degli importi da versare successiva mentre [ in relazione a qualsiasi tributo da versare mediante il modello F24 ].
Prima che venisse introdotto il modello di pagamento F24 le rate venivano versate tramite bollettini di conto corrente postale dall’ INPS. Le aliquote contributive INPS per artigiani e commercianti sono, per il 2014, pari a 22,20% del reddito d’ impresa dichiarato al fisco. A disporre l’ incremento è stata la legge 214/2011 che per gli anni successivi l’ aliquota crescerà dello 0,45% per ogni anno fino ad arrivare al 24%. Per la quota di reddito eccedente i 46.031 € annui c’ è un contributo aggiuntivo dell’ 1% fino al massimale di 76.718 €.
C’ è però uno sconto per i lavoratori autonomi che, nonostante siano già pensionati, continuano la loro attività da artigiano o commerciante, e per i familiari coadiuvati di età inferiore a 21 anni. Per chi ha più di 65 anni, ed è già pensionato INPS, l’ aliquota è ridotta, a domanda, del 50%, mentre per i coadiuvanti di artigiani e commercianti che non hanno ancora compiuto i 21 anni l’ aliquota contributiva è ridotta di 3 punti percentuali per il 2012 [ ed è quindi pari al 18,3% ]. Per i soli iscritti alla Gestione degli esercenti Attività commerciali, all’ aliquota sopra indicata va aggiunto lo 0,09% in più. Questa aliquota aggiuntiva finanzia, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 207/1996, l’ apposito Fondo per l’ indennizzo per la cessione definitiva dell’ attività che consente una specie di [ prepensionamento ] ai commercianti che cessano l’ attività e restituiscono la loro licenza di esercizio.
Tab. N. 3:
Il reddito minimale in vigore per artigiani e commercianti.
ANNO Minimale in €
2001 12.004
2002 12.312
2003 12.590
2004 12.889
2006 13.345
2007 13.598
2008 13.818
2009 14.240
2010 14.334
2011 14.552
2012 14.930
2013 15.357
2014 15.516
Tab. N. 4:
il reddito massimale per artigiani e commercianti che hanno iniziato i versamenti prima del 1996 [ Sistema retributivo ]
2001 58.573
2002 60.155
2003 61.598
2004 63.138
2005 64.402
2006 65.495
2007 66.805
2008 67.942
2009 70.115
2010 70.607
2011 71.737
2012 73.673
2013 75.883
2014 76.718
CONTRIBUZIONE PER LE PRESTAZIONI DI MATERNITÀ’
Il contributo dovuto dagli artigiani e dai commercianti per le prestazioni di maternità è stabilito, per il 2014, nella misura di 0,62 € mensili, per ciascun iscritto alla gestione di appartenenza.
Nel caso in cui il titolare si avvalga anche dell’ attività di familiari collaboratori, i contributi eccedenti il minimale vanno determinati nella seguente maniera:
* per le imprese familiari legalmente costituite: sia i contributi per il titolare, sia quelli per i collaboratori devono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito denunciata da ciascuno ai fini fiscali;
* per le aziende non costituite in imprese familiari: il titolare può attribuire a ciascun collaboratore una quota del reddito denunciato ai fini fiscali; in ogni caso, il totale dei redditi attribuiti ai collaboratori non può superare il 49% del reddito globale dell’ impresa. I contributi per il titolare e per i collaboratori vanno calcolati tenendo conto della quota di reddito attribuita a ciascuno.
TERMINI E MODALITÀ’ DI VERSAMENTO
Il pagamento del contributo minimo obbligatorio deve essere effettuato in 4 rate, alle seguenti scadenze: 16 maggio – 16 agosto – 16 novembre e 16 febbraio dell’ anno successivo.
I versamenti del saldo e del primo acconto dei contributi pensionistici sul reddito eccedente il minimale, di cui abbiamo parlato al paragrafo “ Quanto pagano artigiani e commercianti “, da fare entro le scadenze dell’ IRPF, possono essere versati differendoli di 30 giorni o rateizzandoli in un massimo di 6 rate ( Ma è prevista una maggiorazione ), rispetto al termine ordinario previsto. I contributi devono essere versati tramite il Modello F24.
TABELLA 5: GLI IMPORTI DA VERSARE PER IL 2014
impresa Titolari e familiari con età
oltre 21 anni Familiari con
21 anni Titolari e familiari con età oltre
Familiari con età
fino a 21 anni
€ 15.516,000
€ 3.451,99
( 22,20% sul minimale
+7,44 ctr. maternità )
3.465,96
( 19,29% sul minimale
+ 7,44 ctr. Maternità )
Per la parte eccedente €15.516,00 e fino a €46.031,00
( 19,20% sul minimale + 7,44 ctr. Maternità ) ( 22,29% sul minimale +7,44 ctr. Maternità )
Per la parte eccedente € 46.031,00 fino a € 76.718,00
Per la parte eccedente
€ 46.031,00 e fino a
€ 100.123,00 solo per coloro che erano privi di contribuzione al 31/12/1995 o che abbiano optato per il sistema contributivo
Rientrano in questa particolare categoria di lavoratori autonomi i coltivatori diretti, i mezzadri, i coloni e gli imprenditori agricoli professionali. Vediamo nel dettaglio come deve comportarsi in merito al versamento dei contributi chi appartiene a queste categorie.
Sono i proprietari, affittuari, usufruttuari e coloro che per almeno 20 anni abbiano in godimento un fondo con l’ obbligo di migliorarlo dietro il pagamento di un canone.
Vi sono poi i pastori e gli assegnatari di fondi nonché i loro familiari che, direttamente e abitualmente, si dedicano alla coltivazione dei fondi, all’ allevamento del bestiame e allo svolgimento delle attività connesse. La loro attività deve avere le seguenti caratteristiche:
Deve essere necessariamente svolta i modo prevalente ed esclusivo ( per attività prevalente si intende quella che impegna il coltivatore diretto per il maggior tempo dell’anno e che costituisce la maggior fonte di reddito );
Può essere svolta con parenti o affini entro il quarto grado;
3- il fabbisogno aziendale non deve essere inferiore a 104 giornate lavorative all’ anno ed è necessario che un terzo di questo fabbisogno sia garantito dal nucleo familiare.
I MEZZADRI E COLONI
I mezzadri sono coloro che, in proprio o come capi della famiglia colonica, si associano al proprietario del fondo apportando all’ impresa agricola i lavoro personale della famiglia.
Quest’ ultima, che è tenuta ad apportare il proprio lavoro alla mezzadria e a partecipare alla divisione dei problemi secondo le disposizioni legislative e contrattuali, deve stabilmente risiedere nel fondo.
I coloni si differenziano dal mezzadro per l’ apporto parziale del lavoro nella coltivazione del fondo e non devono stabilmente risiedere nel podere della casa colonica.
La posizione assicurativo-previdenziale di questi lavoratori è particolare: infatti, se il fondo e gli animali richiedono un fabbisogno lavorativo inferiore a 120 giornate annue, essi sono equiparati ai lavoratori subordinati e si dicono piccoli coloni.
Se invece il fondo richiedono un fabbisogno superiore a 120 giornate annue, essi sono equiparati ai lavoratori autonomi e perciò sono soggetti alla relativa disciplina.
Tabella 6: Gli importi da versare a partire dal 2014
Titolari di qualunque età e coadiuvanti/coadiutori di età
superiore ai 21 anni
età inferiori a 21 anni
22,20% 23,20% 19,20% 20,20%
23,55% 24,55% 20,55%
2018 24,00% 25,00% 21,00%
N.B Fino al 31 dicembre 2018, l’ aliquota per i commercianti deve essere aumentata dello 0,09% a titolo di aliquota aggiuntiva ai fini dell’ indennizzo per la cessazione dell’ attività commerciale
GLI IMPRENDITORI AGRICOLI A TITOLO PRINCIPALE.
Sono coloro che svolgono autonomamente, con capacità professionale, attività di conduzione dell’ azienda agricola. L’ attività consiste nell’ organizzare e coordinare la produzione con l’ utilizzo di idonei mezzi operativi. E’ dunque un’ attività a specifico carattere direzionale che non richiede necessariamente l’ esecuzione manuale dei lavori agricoli.
La norma istitutiva della categoria prevede che l’ imprenditore agricolo a titolo principale si dedichi all’ attività agricola non meno di 2/3 della propria attività complessiva, ricavandone non meno di 2/3 del proprio reddito globale.
Nelle zone montane e svantaggiate il tempo di lavoro e la quota di reddito si riducono della metà.
Ai fini pensionistici sono iscritti alla gestione unicamente i titolari delle aziende e non i famigliari degli stessi, che eventualmente collaborano alla gestione dell’ azienda.
I contributi previdenziali di queste categorie di lavoratori autonomi sono, come per tutti gli altri lavoratori, obbligatori e per aver diritto alle prestazioni previdenziali occorre iscriversi negli elenchi nominativi di categoria presso gli uffici dell’ INPS.
Entro 90 giorni dall’ inizio dell’ attività, i lavoratori possono presentare la domanda presso la sede INPS del luogo in cui sono localizzati i fondi, servendosi di specifici moduli, diversi a seconda se si è un coltivatore diretto, un mezzadro oppure un imprenditore agricolo a titolo principale.
Entro 90 giorni al ricevimento della domanda, l’ INPS decide in merito all’ iscrizione, che si intende accolta in assenza di notifica di un provvedimento di rifiuto. Contro la decisione, gli interessati possono ricorrere alla Commissione centrale per l’ accertamento e la riscossione dei contributi agricoli unificati ( INPS ).
L’ importo dei contributi da versare si calcola sulla base del reddito agrario e corrisponde una delle 4 fasce di reddito convenzionale stabilite dalla legge. Le quattro fasce, legate al reddito agrario e alle giornate lavorative necessarie per la conduzione del fondo, sono illustrate nella tabella seguente: la numero 7.
I versamenti contributivi devono essere effettuati in 4 rate alle seguenti scadenze: 16 luglio – 16 settembre – 16 novembre – 16 gennaio dell’ anno successivo. Nel settore agricolo la contribuzione è unificata in quanto i contributi previdenziali e assistenziali sono riscossi attraverso un’ unica procedura e il pagamento deve essere effettuato con il modello F 24 che viene spedito sall’ INPS agli interessati ed è pagabile presso gli sportelli bancari o postali.
I versamenti contributivi devono essere effettuati in 4 rate alle seguenti scadenze: 16 luglio – 16 settembre – 16 novembre – 16 gennaio dell’ anno successivo.
Nel settore agricolo la contribuzione è unificata in quant i contributi previdenziali e assistenziali sono riscossi attraversi un unica procedura e il pagamento deve essere effettuato con il modello F24 che viene spedito dall INPS agli interessati ed è pagabile presso gli sportelli bancari o postali.
La Gestione Separata dell’ INPS è stata istituita con la Legge 335/1995, che ha previsto una forma di previdenza obbligatoria per quei soggetti per i quali non esisteva, in precedenza, alcuna assicurazione aziendale.
CHI E’ OBBLIGATO ALL’ISCRIZIONE
L’ elenco di coloro che sono tenuti a versare all’ INPS i contributi pensionistici alla Gestione separata è assai lungo e sono ancora tanti coloro che pensano di essere esclusi da questo obbligo contributivo, oppure credono che il versamento alla gestione separata sia un balzello di natura fiscalee non previdenziale. a loro beneficio, ecco, allora una lista di tutti coloro che hanno l’ obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS.
le persone che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo ( Articolo 2222 Codice Civile ), e che non sono iscritti a un’ autonoma Cassa di previdenza;
gli incaricati alla vendita a domicilio con reddito professionale annuo superiore a 5.000 euro;
gli spedizionieri doganali;
i titoari di borse di studio per la freuenza a corsi di dottorato di ricerca;
i percettori di assegni per attività di tuttorato o didattico-integrative, propedeutiche e di recupero;
i soggetti che, nell’ ambito dell’ associazione in partecipazione, conferiscono esclusivamente prestazioni lavorative i cui compensi sono qualificati come redditi di lavoro autonomo esclusione del caso in cui l’ associato sia già iscritto a un albo professionale;
i lavoratori che svolgono collaborazioni coordinate a progetto;
ipnsionati di vecchiaia che svolgono collaborazioni cordinate e continuative;
i professionisti iscritti in Albi di categoria esistenti alla data del 24 ottobre 2003, che intrattengono rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, sempre che i relativi redditi non siano già assoggettati alla specifica previdenza di categoria;
i soggetti che intrattengono rapporti di collaborazione coordinate e continuative a favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali;
i omponenti di organi di amministrazione e controllo dele società e i partecipanti a collegi e commissioni;
i lavoratori autnomi occasionali ( articolo 2222 c.c. ) che non hanno l’ obbligo di iscrizione autonoma Cassa di previdenza e ce producono un reddito annuo superiore a 5-000 euro.
La domanda di iscrizione alla Gestione Separata può essere effettuata tramite il numero telefonico del Call Center dell’ INPS 803 164 oppure, per via telematica, dal sito: www.inps.it utilizzando i servizi online.
Le aliquote contributive dovute dagli iscritti alla Gestione Separata variano a seconda che i soggetti siano dotati o privi di altra forma di tutela previdenziale. Nel caso di collaborazioni coordinate e continuative e di collaborazioni coordinate a progetto i contributi alla Gestione Separata INPS sono per 2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del collaboratore. In questa ipotesi, il versamento del contributo è fatto, come per i lavoratori dipendenti, dal committente anche per la quota posta a carico del lavoratore. Nel caso di lavoratori autonomi titolari di parita IVA e non iscritti a un’ autonoma Cassa di previdenzale i contributi sono interamente a loro carico. Tuttavia essi hanno la facoltà ( e dunque non l’ obbligo ) di addebitare al committente, in via definitiva, una percentuale pari al 4% dei corrisprttivi lordi. Non è previsto un minimo contributivo come accade, invece, nel caso di iscrizione all’ INPS degli artigiani o dei commercianti; è però previsto un massimale, oltre al quale non sono più dovuti contrbuti. Per il 2014 esso ammonta a 100.123 euro annui. Nel caso di contratto di associazioni in partecipazione con apporto di solo lavoro, deve essere effettuato un versamento pari a quello previsto per i ommercianti, che risulta per il 55% a carico dell’ asociazione e per il 45% a carico dell’associato, Le aliquote contributive relative al 2014 sono le sefienti:
27,72% per i titolari di partita IVA non iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria oltre alla Gestione Separata INPS.
28,72% per i soggetti non titolari di partita IVA e non iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria oltre alla Gestione SeparataINPS.
22% per i collaboratori e i professionisti iscritti ad altra forma di previdenza, i titolari di pensioni diretta, titolari di pensione di reversabilità.
I lavoratori autonomi titolari di partita IVA effettuano i versameti del contributo dovuto con il meccanismo degli acconti e dei saldi begli stessi termini previsti per i versamenti IRPEF. più precisamente, il professionista dovrà versare:
entro il termine per il versamento del saldo IRPEF, il saldo del contributo relatvo all’ anno precedente;
entro il termine per il versamento del primno acconto IRPEF, il primo acconto del contributo relativo all’ anno in corso pari al 40% del contibuto calvolato per l’ anno precedente;
enro il termine per il versamento del secondo saldo IRPEF, il secondo acconto del contributo relativo all’ ann in corso pari al 40% del contribto calcolato per l’ anno precedente.
nel caso di collaborazioni coordinate e continuative e collaborazioni a progetto i contributi devono essere versati dal committente entro il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento del compenso. Anche se l’ obbligatorietà è la caratteristica tipica della contribuzione previdenziale, esistono tuttavia tipologie di contributi che non sono obbligatori. E’ il caso dei contributi figurativi, dei contributi volontari e dei riscatti.
Nel corso della vita lavorativa è assai frequente il caso di periodi in cui non vi è stata attività di lavoro e, di conseguenza, non vi è stata, nè per il lavoratore dipendente nè per quello autonomo, la possibilità di versare all’ Ente di previdenza i contributi obbligatori.
Talvolta però, l’ assenza dell’ attività di lavoro non è dovuta alla volontà dell’ assicurato ma è provocata da eventi a lui non imputabili. per alcuni di questi eventi la legge prevede l’ accredito in favore dell’ interessato dei cosiddetti contributi figurativi.
Per esempio da diritto all’ accredito figurativo il periodo di interruzione dell’ attività dovuto all’ obbligo di prestare il servizio di leva oppure i periodi di astensione obbligatoria dal lavoro previsti dalla legge per le donne in gravidanza. La valenza di questi contributi ” fittizi ” per il diritto alla prestazione ” valgono, invece, sempre per la misura della pensione “, cambia a seconda del tipo di prestazione. cosi’ , per esempio, mentre per raggiungere il diritto alla “ vecchiaia ” pensione di anzianità con 35 anni di contribuzione i periodi di malattia e periodi di disoccupazione non erano utili, gli stessi sono invece utili per ottenere la pensine di vecchiaia o, fino al 2011, la pensione di anzianità con il solo requisito contributivo di 40 anni di versamenti ( Indipendentemente dall’ età ) a condizione di avere almeno 35 anni di contribuzione effettiva.
Come abbiamo appena detto, l’ accredito della contribuzione figurativa è previso per eventi ben indiviuati dalla normatica e riguardano:
– Il sevizio mlitare:
– la malattia e l’ infortunio;
– La gravidanza e il puerperio;
– La cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria; modalità per il riconoscimento dell’ accredito figurativo;
– I congedi per assistere inabili;
– L’ aspetativa per cariche pubbliche o sindacali;
– La donazione gratuita del sangue;
– Le calamità naturali;
– La persecuzione politica o razziale.
Ecco allora, per ciacuno di quresti eventi, condizioni e modalità per il rionoscimento dell’ accredito figurativo.
I periodi di servizio militare valgono per la pensione: il riconoscmento è gratuito e la domanda per l’ accredito può essere presentata in qualsiasi momento. Il periodo della leva ( Anche quello svolto come obbiettore di coscienza ) è riconosciuto per intero, quale che sia stata la durata, semprechè si possa far valere almeno un contributo settimanle, anche successivo, al servizio militare. Per l’ accredito va inoltrata una specifica domanda per via telematica indicando il periodo di leva. Attenzione, però, a distinguere il servizio prestato nelle Forze armate per effetto della leva militare obbligatoria da quello, invece, cosidetto ” di carriera “, perchè, in quest’ ultima ipotesi, è prevista l’ iscizione a un’ altra forma previdenziale. C’ è, poi, da precisare che non tutto il periodo del servizio militare da diritto all’ accredito figurativo. Non valgono infatti:
– i periodi di detenzione non seguiti da sentenza di assoluzione, amnistia o indulto;
– i periodi di assenza non autorizzata o diserzione ( Anche se seguita da amnistia );
– i periodi di licenza straordinaria concessa per motivi prvati ( A domanda dell’ interessato, o d’ ufficio in attesa di trattamento di quiescenza ).
– i periodi prestati nella Repubblica Sociale Italiana dopo l’ 8 settembre 1943.
I periodi di servizio civile sono stati caratterizzati nel tempo da diverse regole ai fini del riconoscimento prvidenziale. E’ stato previsto l’ accredito dei contributi figurativi fino al 31 dcembre 2005, in quanto equiparati al servizio militare, per i periodi di servizio non armato e di servizio sostitutivo civile prestato a seguito di riconoscimento dell’ obliezione di coscienza, per i quali viene apposta specifica annotazione sul foglio matricolare. Dal primo gennaio 2006 i volontari del servizio civile sono soggetti all’ obbligo contributivo verso la Gestione separata INPS con oneri a carico del Fondo nazionale del servizio civile. Dal primo gennaio 2009 i periodi di servizio civile sono riconosciuti solo tramite riscatto oneroso dell’ interessato.
La contribuzione figurativa spetta per i periodi di malattia e inabilità temporanea al lavoro derivate da infrtunio di durata non inferiore a 7 giorni. le assenze per malattia senza retrobuzione, prima riconosciute per 52 settimane nell’ intera vita lavorativa, sono aumentate nel corso del tempo di 2 mesi ogni 3 anni sino a raggiungere il tetto di 24 mesi nel triennio 2009 – 2011; per esempio nel triennio 2003 – 2005 potevano essere riconosciute 78 settimane ( 18 mesi ).
Quando il lavoratore è stato licenziato e ha ottenuto l’ indennità di dsoccupazione ordinaria o con i requisiti ridotti, c’ è il diritto a vedersi riconosciuti figurativamente i contributi per la pensione. Dal 2014 questa prestazione è denominata, rispetivamente, ASPI e Mini ASPI. Non serve presentare la domanda, ma è necessario almeno un contributo obbligatorio versato prima del periodo di disoccupazione.
Ai fini dell’ accredito figurativo sono validi i periodi di:
astensione obbligatoria del lavoro per un periodo di 5 mesi, 2 prima della data presunta del parto e 3 dopo il parto;
astensione facoltaiva ( Congedo parentale ) per entrambi i genitori entro i primi 8 anni di vita del bambino per un periodo massimo di 10 mesi;
assenza dal lavoro per mlattia del bambino fra i 3 e gli 8 anni di vita. Se il bambino ha meno di 3 anni non ci sono limiti di durata dall’ assenza; se il bambino ha un’ età compresa tra i 3 anni e gli 8 anni, l’assenza non può superare i 5 giorni l’ anno per ciascun genitore.
Tabella n. 1: limiti all’ accredito della contribuzione di malattia
Periodo Accredito
Fino al 31 – 12 – 1996 12 mesi ( 52 settimane )
Dall’ 1 – 1 – 1997 al 31 – 12 – 1999 14 mesi ( 61 settimane ) di cui non più di 52 primadell’ 1 – 1 – 1997
Dall’ 1 – 1 – 2000 al 31 – 12 – 2002 16 mesi ( 70 settimane ) di cui non più di 61 prima dell’ 1 – 1 – 2000
Dall’ 1 – 1 – 2003 al 31 – 12 – 2005 18 mesi ( 78 settimane ) di cui non più di 70 prima dell’ 1 – 1 – 2003
Dall’ 1 – 1 – 2006 al 31 – 12 – 2008 20 mesi ( 87 settimane ) di cui non più di 78 prima dell’ 1 – 1 – 2006
Dall’ 1 – 1 – 2009 al 31 – 12 – 2001 22 mesi ( 96 settimane ) di cui non più di 87 prima dell’ 1 – 1 – 2009
MATERNITA’ AL DI FUORI DEL RAPPORTO DI LAVORO
Un’ ulteriore possibilità di vedersi accreditare dei contributi figurativi riguardale maternità avvenute fuori dal rapporto di lavoro. L’ articolo 25, del D. Lgs. 151/2001 ( Il Testo Unico sulla maternità ) ha infatti stabilito in favore delle sole lavoratrici dipendenti che i periodi corrispondenti al congedo obbligatorio di maternità di 5 mesi verificatosi al di fuori del rapporto di lavoro sono considerati utili ai fini pensionistici, come contribizione figurativa. E’ necessario, tuttavia, possedere al momento della domanda, il requisito di 5 anni di contribuzione di 5 settimane, che devono essere fatti valere esclusivamente nella gestione dei lavoratori dipendenti. Resta, quindi, esclusa la possibilitù dell’ accredito quando i 5 anni di contribuzione sono raggiunti con contributi versati nella Gestione dei lavoratori autonomi. L’ INPS su questo argomento ha poi precisato che l’ accredito è riconosciuto anche per le nascite avvenute all’ estero.
ASPETTATIVA PER CARICHE PUBBLICHE O SINDACALI
Sono riconosciuti i contributi figurativi per i periodi di aspettativ non retribuita successivi all’ 11 giugno 1970 er funzioni pubbliche elettive o per cariche direttive sindacali provinciali o nazionali. Per avere diritto all’ accreditamento de contributi è necessario che non esista l’ obbligo del versamebto dei contributi per il periodo di aspettativa. La legge prevede che dal 1996 l’ accredto figurtivo per le aspettative non retribuite scatti dopo 6 mesi dall’ assunzione. Dal primo gennaio 2000, i lavoratori dipendenti che assmono una carica elettiva per la quale è assicurato un vitalizio ( è il caso dei deputati, dei senatri e dei consiglieri regionali ) e che vogliono mantenere l’ originaria posizione assicurativa, devono versare al proprio ente di previdenza l’ equivalente dei contributi pensionistici per la quota a carico del lavoratore.
Per la pensione sono utili, figurativamente, i periodi di sospensione dal lavoro o lavoro a orario ridotto successivi al 6 settembre 1972, per i quali è stata concessa la Cassa integrazione.
Sono riconosciuti i contributi figurativi per i periodi duranti i quali i lavoratori hanno riscosso le indennità speciali previste per i disoccupati residenti nei Comuni colpiti da calammità naturali. E’ necessario almeno un contributo obbligator precedente.
Sono riconosciuti i contributi figurativi per i periodi, in cui è stata riscossa l’ indennità di mobilità. essi sono accreditati autonomamente, a condizione che l’ assicurato abbia almeno un contributo obbligatorio settimanale accreditato all’ INPS. I contributi accreditati sono utili ai fini del diritto e dell’ importo per la pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata.
CONGEDO PER ASSISTERE INABILI
Sono coperti da contribuzione figurativa:
I permessi mensili ( 3 giorni al mese ), per i genitori o i famigliari, anche on conviventi, che assistono con continuità e in via esclusiva un portatore di handicap, parente o affine entro il terzo grado:
I permessi mensili ( 3 giorni al mese ), per la madre lavoratrice o in alternativa il padre lavoratore, anche adottivi, di minore con handicap che abbia superato i 3 anni di età a condizione che non sia ricoverato;
l’ assistenza per congedo straordinario per la durata massima di 2 anni, anche non consecutivi, per l’ assistenza a persone con grave handicap.
Dal primo gennaio 1993 i contributi figurativi, che possono essere resi in considerazione per il diritto ai trattamenti anticipati di pensione, non devono superare il limite massime di 5 anni in tutta la vita assicurativa. Tale limite, però, è valido solo nei confronti dei lavoratori dipendenti e autonomi che, al 31 dicembre 1992, non avendo contributi presso l’ INPS.
Una volta riconosciuto il diritto all’ accredito figurativo di un certo periodo, come viene calcolata la retribuzione annua pensionabile utile per il calcolo della pensione?
La domanda è legittima perché per alcuni di questi eventi non c’ è alcuna retribuzione ( Come per esempio il periodo della leva militare ), per altri, invece, come avviene per la disoccupazione o la mobilità l’ importo delle relative indennità è, in genere, più basso di quello percepito in precedenza.
La legge 155/1981 prevede che la settimana accreditata figurativamente sia determinata in base alla media delle retribuzioni settimanali percepite dal lavoratore in costanza di lavoro nell’anno solare all’ interno del quale sono collocati gli eventi che hanno determinato l’ accredito oppure nell’ anno di decorrenza della pensione, fino alla data di decorrenza medesima.
Nel caso in cui nell’anno solare non risulti corrisposta alcuna retribuzione, il valore retributivo da accreditare al periodo figurativo sarà calcolato sulle retribuzioni dell’ anno solare immediatamente precedente.
Per i periodi anteriori all’ iscrizione nell’ assicurazione generale obbligatoria, il valore retributivo è determinato in base alla retribuzione percepita nell’ ano solare in cui ha inizio l’ assicurazione. Per i contributi figurativi accreditati per i periodi di percezione dell’ ASPI ( E’ la prestazione che ha sostituito nel 2013 l’ indennità di disoccupazione ) il valore settimanale da accreditar fa riferimento alla media delle retribuzioni percepite nell’ ultimo biennio ( E’ la stessa media considerata per il calcolo dell’ indennità ).
Vi sono poi casi in cui la contribuzione accreditata vale di più. Ciò avviene quando la legge riconosce un maggior valore ai contributi derivanti dall’ attività lavorativa perché quest’ ultima è svolta in situazioni di particolare difficoltà fasica o ambientale. E’ il caso delle maggiorazioni che spettano agli invalidi, ai ciechi, alle vittime del terrimmo e, fino a qualche anno fa, a chi era esposto ai rischi da amianto. Ecco, allora, i casi di maggiorazioni più ricorrenti.
2 mesi ogni anno per invalidi e sordomuti. la Legge 388/2000 riconosce su domanda dell’ assicurato, a decorrere dal 2002, un beneficio pari a 2 mesi di contribuzione per ogni anno di lavoro dipendente effettivamente prestato ai lavoratori sorsi, dagli invalidi per qualsiasi causa, ai quali è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74%. La maggiorazione spetta al limite massimo di 5 anni, viene attribuita al momento del pensionamento ed è utile ai fini sia del diritto sia della misura della pensione in quest’ ultimo caso solo nel sistema retributivo.
4 mesi ogni anno per lavoratori non vedenti. E’ previso, su domanda, un beneficio pari a 4 mesi di contribuzione per ogni anno di lavoro dipendente prestato in condizione di non vedente.
La maggiorazione dell’ anzianità viene attribuita al momento della liquidazione della pensione ed è utile ai fini sia del diritto sia della misura della pensione.
Sono i versamenti che richiede di effettuare chi ha cessato l’ attività lavorativa, alo scopo di aumentare il numero dei contributi per raggiungere il diritto alla pensione o aumentare la consistenza.
Quindi, infatti, si smette l’attività da lavoratore dipendente ( Oppure da artigiano, commerciante o coltivatore diretto ), senza aver raggiunto i requisiti per la pensione, il rischio è quello di buttare l vento gli anni di versamenti INPS. Per evitare che tutto vada perduto e maturare perlomeno la pensione di vecchiaia, si può proseguire in proprio la contribuzione, addossandosi anche la quota che sarebbe toccata al datore di lavoro. Possono essere interessati a questa forma d’ assicurazione volontaria per esempio coloro che hanno lasciato il lavoro senza aver mutato i 20 anni di versamento previsti dalla riforma Amato del 1992 ( ridotti a 15 anni per chi aveva già raggiunto questa quota o era già stato autorizzato a questa forma di risparmio previdenziale prima del 31 – 12 – 1992 ). Ugualmente interessato è chi, licenziato o dimesso, può accedere, dopo qualche anno di versamenti volontari, alla pensione anticipata prima della data in cui conseguirebbe la pensione di vecchiaia.
La prosecuzione volontaria è equiparata a tutti gli effetti a quella versata durante il rapporto di lavoro, quindi vale per raggiungere il requisito contributivo per la pensione anticipata, per la pensione di vecchiaia, per a pensione di inabilità e per l’ assegno d’ invalidità.
Non va poi dimenticato che nulla vieta al lavoratore di utilizzare i versamenti volontari anche solo per incrementare l’importo della pensione di cui si è già maturato il diritto. In questa ipotesi, però, la convenienza va valutata caso per caso, mettendo a confronto i costi immediati che si dovrebbero sostenere per proseguire volontariamente i contributi con i benefici economici, differiti nel tempo, che si ricavano da una pensione di importo più elevato.
I lavoratori che hanno stipulato un contratto di lavoro a tempo parziale possono poi essere autorizzato alla prosecuzione volontaria in applicazione delle norme introdotte dall’ articolo 8 del D. Lgs. 564/1996, che ha previsto la possibilità di coprire, in caso di part-time verticale o ciclico ( giorni – settime o mesi alterni ), i periodi nei quali non si svolge alcuna attività lavorativa e dall’ articolo 3 del D. Lgs. 278/1998, che ha esteso la facoltà anche per i casi di part-time orizzontale ( tutti i giorni a orario ridotto ). L’ autorizzazione alla prosecuzione volontaria, in alternativa alla volontà di riscatto, può però essere riconosciuta solo per i periodi di contratto di lavoro a tempo parziale successivi al 31- 12 – 1996.
L’ istituto della prosecuzione volontaria era fino a qualche tempo fa tipico dell’ INPS e dell’ ex INPDAI; con il passare degli anni, per, la possibilità di raggiungere il diritto alla pensione tramite versamenti effettuati a proprie spese è stata estesa anche agli ex dipendenti statali e degli enti locali ( INPDAP ) e ai soggetti iscritti come parasubordinati alla Gestione Separata dell’ INPS.
Per essere autorizzati è necessario poter far valere, nei 5 anni precedenti la richiesta d’ autorizzazione, almeno 3 anni di contributi effettivi ( Non valgono quelli figurativi ). Possono essere utilizzati non solo i contributi obbligatori da lavoro dipendente o autonomo, m anche i contributi da riscatto. Se non si è in possesso di tale requisito si può essere comunque autorizzati a condizione, però, che si possano far valere nell’ intera vita assicurativa ameno 5 anni di versamento pari a 260 settimane.
Per alcune categorie di lavoratori i requisiti sono più leggeri. E’ previsto, infatti, il requisito ridotto di un anno di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda in caso di malattia da lovoro dipendente in foma stagionale, a carattere temporaneo o discontinuo, oppure con contatti di lavoro a tempo parziale. Lo stesso principio è applicato per il rlascio dell’ autorizzazione nella Gestione Separata ( Quella dei lavoratori parasubordinati ). Se nei 5 anni antecedenti la domanda vi sono stati periodi di malattia o periodi nei quali non era comunque possibile prestare attività lavorativa, devono essere esclusi nell’ accertamentio del quinquiìennio i cosidetti ” periodi neutri “, che sono principalmente costituiti da periodi di servizio militare ed equiparati, di malattia debitamente certificati ( anche se non indenizati ), di astensione obbligatoria e facoltativa per gravidanza e puerperio, di lavoro subordinato e autonomo svolto all’ estero da cittadini italiani, che avrebbero comportato in Italia l’ obbligo assicurativo. L’ autorizzazione può essere concessa solo se non si svolge un’ attività di lavoro dipendente o autonomo che comporti l’ iscrizine ai fini previdenziali all’ INPS o altra Cassa previdenziale.
La regola vale anche per chi, per effetto di attività professionali o per lo svolgimento di collabrazioni coordinate e continuative, è iscritto alla cosidetta Gestione Separata introdotta dalla Legge 335/1995.
L’ unica eccezione riguarda le autrizzazioni al versamebto volontario con decorrenza anteriore al primo aprile 1996, data in cui è divenuto obbligatorio il pagamento dei contributi prvidenziali per i cosidetti lavoratori parasubordinati. in questi casi, infatti, è posibile cumulare i versaenti volntari e l’ iscrizione alla gestione separata.
Se si presenta la domanda d pensione di vecciaia, anticipata e d’ invalidità e si è cessata l’ attività lavorativa, l’ autorizzazione ai versamenti volontari deve essere concessa d’ ufficii se la domnda di pensione è respinta perchè manca il requisito contributivo. una volta rilasciata l’ autorizzazione, i versamenti possono essere interotti e ripresi in qualunque momento, senza dver rappresentare la domanda. Basterà chiedere all’ INPS di emettre nuovamente i modelli Mav di versamento.

References: articolo 1
 Articolo 2222
 articolo 2222
 sentenza 
 articolo 25
 articolo 8
 articolo 3