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Timestamp: 2019-09-19 09:21:05+00:00

Document:
Corte Costituzionale - ordinanza n. 447/2008
Nessun abuso sulle nomine dei sindaci Asl
Nessuna obiezione sulle procedure di nomina e revoca dei componenti dei collegi sindacali delle Asl. La Corte costituzionale ha respinto, con l'ordinanza n. 447 scritta da Sabino Cassese, come inammissibile la questione di legittimità sollevata dal Tar del Lazio sulla disciplina introdotta nel 1999. Per la magistratura amministrativa le procedure delineate non sono in grado di assicurare una selezione dei più capaci indipendentemente da considerazioni sugli orientamenti politici e sono prive di specifiche misure che «inibiscano una revoca ad libitum degli incarichi». Per la Corte, però, non si tratta di elementi decisivi perché comunque i poteri di designazione e revoca dei componenti dei collegi sindacali non possono essere esercitati in maniera arbitraria dall'amministrazione, ma restano comunque soggetti alle regole generali sull'azione amministrativa i cui atti di esercizio possono essere sempre oggetto di valutazione da parte della magistratura amministrativa.
Corte Costituzionale - sentenza n. 390/2008
Collegi sindacali delle Asl - norme della Regione Lazio
È dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 133, comma 5, della L.R. n. 4 del 2006 (Lazio). Tale previsione legislativa infatti, si presenta in contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione. Essa infatti prevede che "In attuazione delle nuove norme in materia di organi di controllo contabile delle aziende sanitarie ed ospedaliere introdotte dai commi 1 e 3, gli organi stessi in carica alla data di entrata in vigore della presente legge sono rinnovati entro quarantacinque giorni dalla medesima data.
A tal fine, i soggetti tenuti alla designazione dei membri del collegio sindacale delle aziende sanitarie ed ospedaliere provvedono alla conferma dei componenti in carica, ovvero ad effettuare nuove designazioni entro il termine di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, trascorso inutilmente il quale si intendono confermati i componenti in carica.
Corte Costituzionale - sentenza n. 371/2008
Intramoenia: sentenza della Corte Costituzionale
Le sanzioni per i direttori generali delle Asl colpevoli di gravi inadempienze in fatto di intramoenia spettano alle Regioni. È questo solo un aspetto dei diversi rilievi mossi dalla Corte Costituzionale sulla legge sulla libera attività professionale dei medici 'intramoenia' presentata la scorsa legislatura dall'ex ministro della Sanità Livia Turco. La Consulta ha infatti accolto in parte i ricorsi della Regione Lombardia e dalla provincia autonoma di Trento.
La corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma (legge 120/2007) in sei punti per violazione del riparto delle competenze Stato-Regione-province autonome in materia di sanità (art.117 della Costituzione). In particolare, la Corte ha bocciato la previsione di un ''parere vincolante'' da parte di un collegio di direzione o di una commissione nella scelta che Regioni o province devono adottare per l'acquisto, l'affitto o la stipula di convenzioni per reperire gli spazi ambulatoriali esterni da adibire anche allo svolgimento dell'attività libero-professionale intramuraria (''così disponendo, però, la norma statale opera una eccessiva compressione della facoltà di scelta'' di Regioni e Province autonome'', scrive la Corte).
Corte Costituzionale - sentenza n. 361/2008
La sanità privata accreditata non può vivere in deroga
L'accoppiata fra sanatoria delle vecchie autorizzazioni e blocco indefinito alle nuove non può guidare la gestione regionale della sanità. La Regione, infatti, non può sospendere a tempo indeterminato gli accreditamenti a strutture che intendono esercitare attività per conto del servizio sanitario nazionale, nell'attesa di individuare gli standards per il fabbisogno di servizi; e nello stesso tempo prorogare una sanatoria che salva i vecchi accreditamenti e permette l'attività degli operatori che hanno ottenuto il via libera prima del blocco.
Corte Costituzionale - sentenza n. 351/2008
Non ha senso addirittura spendere risorse per rimuovere un dirigente rimosso ingiustamente. Questo il motivo per cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il modo in cui il Lazio ha effettuato lo spoil system (il rinnovo automatico dei dirigenti a causa di una nuova gestione politica). La Consulta, con una sentenza depositata il 24 ottobre, ha dichiarato incostituzionale l'articolo 1 della legge regionale 8/2007, inerente disposizioni per le cariche di organi di amministrazione di enti pubblici dipendenti, decaduti ai sensi di norme regionali già bocciate dalla Corte.
È giusto tutelare principi posti a protezione di interessi pubblici, quali l'imparzialità amministrativa con cui contrasta un regime di automatica cessazione dell'incarico che non rispetti il giusto procedimento e il buon andamento della gestione. Ma non basta: è assurdo prevedere addirittura forme di riparazione economica che nel settore pubblico non possono rappresentare strumenti efficaci di tutela degli interessi collettivi lesi da atti illegittimi di rimozione di dirigenti amministrativi.
Corte Costituzionale - sentenza n. 323/2008
Il termine per il riconoscimento della causa di servizio decorre dalla manifestazione della malattia
È costituzionalmente illegittimo l'art. 169, DPR 1092/1973 nella parte in cui non prevede che, allorché la malattia insorga dopo i cinque anni dalla cessazione dal servizio, il termine quinquennale di decadenza per l'inoltro della domanda di accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni contratte, ai fini dell'ammissibilità della domanda di trattamento pensionistico privilegiato, decorra dalla manifestazione della malattia stessa. Ed invero, nel caso in cui l'infermità si manifesti successivamente al decorso del termine quinquennale dalla cessazione del servizio, la norma censurata esige irragionevolmente che la domanda di accertamento della dipendenza della infermità dal servizio svolto sia inoltrata entro un termine in cui ancora difetta il presupposto oggettivo (l'infermità) della richiesta medesima in palese violazione sia dell'art. 38, secondo comma, sia dell'art. 3 Cost., in quanto l'esercizio del diritto alla pensione privilegiata risulta pregiudicato ancor prima che venga ad esistenza, determinando una ingiustificata disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti che hanno contratto malattie a normale decorso e lavoratori dipendenti con patologia a lunga latenza.
Corte Costituzionale - sentenza n. 146/2008
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 224, della legge 266/2005, sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui prevede che "Tra le disposizioni riconosciute inapplicabili dall'art. 69, comma 1, secondo periodo, del d.lgs. 165/2001, a seguito della stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio 1994/1997, è ricompreso l'art. 5, terzo comma, della legge 260/1949, come sostituito dall'art. 1 della legge 90/1954, in materia di retribuzione nelle festività civili nazionali ricadenti di domenica". Le differenze ancora esistenti tra il rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e il rapporto di lavoro alle dipendenze dei datori di lavoro privati rendono ingiustificata la pretesa di estendere, in nome del principio di eguaglianza, l'applicazione di una singola disposizione, quale quella oggetto di censura, senza tenere conto del quadro complessivo del trattamento economico-normativo dei dipendenti della pubblica amministrazione, quale risulta a seguito dell'applicazione delle procedure di contrattazione collettiva previste dal legislatore.
Corte Costituzionale - sentenza n. 86/2008
"Si" ai primari, solo se esclusivi
“SI” ai primari solo se esclusivi: una Regione può riservare gli incarichi di direzione di struttura negli ospedali ai medici che giurano fedeltà al Ssn, anche se la Asl non ha ancora approntato gli spazi per la libera professione intramoenia. L'inadempienza della Asl non comporta una equiparazione tra intramoenia ed extramoenia. Alla luce delle norme in vigore, afferma la Consulta, il “salto nel buio” determinato dalla disciplina che impone al dirigente di “esercitare l'opzione prima di sapere se effettivamente l'azienda predisporrà le strutture necessarie” si “presenta come un'evenienza del tutto marginale: potrà solo verificarsi una disparità di mero fatto” che in ogni caso non configura una violazione dell'articolo 3 della Costituzione.

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