Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2014/08/il-ricorso-per-cassazione-tributaria-la-motivazione.html
Timestamp: 2018-05-28 07:43:05+00:00

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Il ricorso per cassazione tributaria: la motivazione
Inesistenza di un giudizio per cassazione speciale in materia tributaria.
Le disposizioni sul ricorso per cassazione1, di cui all’art. 54 del D. L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, circa il vizio denunciabile ai sensi dell’art. 360, c. 1, n. 5 c.p.c., ed i limiti d’impugnazione della “doppia conforme” ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 348 ter c.p.c., si applicano anche al ricorso avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, atteso che il giudizio di legittimità in materia tributaria, alla luce dell’art. 62 del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, non ha connotazioni di specialità. Ne consegue che l’art. 54, co. 3 bis, del D.L. n. 83 del 2012, quando stabilisce che “le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al processo tributario di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546”, si riferisce esclusivamente alle disposizioni sull’appello, limitandosi a preservare la specialità del giudizio tributario di meritoTale assunto è stato precisato dalla sentenza del 7 aprile 2014, n. 8053, delle Sezioni unite della Cassazione
I capisaldi dell’intervento delle sezioni unite del giudice di legittimità
Gli Ermellini con la sentenza citata hanno evidenziato i seguenti capisaldi.
Per esplicito richiamo del D.Lgs. n. 546 del 1992, le regole per il ricorso per cassazione non divergono se la sentenza impugnata sia stata emessa dal giudice ordinario o dal giudice tributario, restando sempre, nell’uno e nell’altro caso, quelle dettate dal codice di rito. Innanzi al giudice di legittimità si instaura un vero e proprio processo ordinario2.
Occorre applicare anche al processo tributario le modifiche di cui all’art. 54 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, apportate al codice di procedura civile. Il comma 3-bis dell’art. 54 del citato decreto, quando stabilisce che “le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al processo tributario di cui al d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546”, si riferisce esclusivamente alle disposizioni sull’appello, limitandosi a preservare la specialità del giudizio tributario di merito3.
In caso di ricorso per cassazione avverso le sentenze delle Commissioni tributarie regionali bisogna avere riguardo alla nuova4 formulazione dell’art. 360, c. 1, n. 5, c.p.c., secondo cui la sentenza d’appello è impugnabile “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.
Nel riferire l’art. 360, c. 1, n. 5, c.p.c. all’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, il legislatore ha sostanzialmente riproposto, quasi letteralmente, il testo originario del codice di rito del 1940,che prevedeva quale motivo di ricorso in cassazione l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
Il vizio di motivazione5 si converte in violazione di legge quando il vizio sia così radicale da comportare la nullità della sentenza per mancanza della motivazione con riferimento a quanto previsto dall’art. 132, secondo comma, n. 4), c.p.c. e dall’art. 36 del d.lgs. n. 546 del 1992. La sentenza caratterizzata da omessa o apparente motivazione (perché contraddittoria o manifestamente illogica) è invalida perché priva di uno dei requisiti indispensabili (previsti dall’art. 132 c.p.c.) al raggiungimento del suo scopo. Il vizio di motivazione può essere censurato in sede di legittimità solo quando manchino le argomentazioni che spiegano le ragioni della decisione, poiché detta carenza, incidendo sul modello della sentenza descritto dall’art. 132 c.p.c., ne determina la nullità, prevista come…

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