Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=15331
Timestamp: 2018-02-19 07:53:39+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 20 novembre 2017, n.52743
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | LUNEDÌ 19 FEBBRAIO AGGIORNATO ALLE 8:53
Responsabilità del direttore di un periodico
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 20 novembre 2017, n.52743MASSIMA
Il direttore di un periodico risponde del reato di diffamazione - e non di quello meno grave di omesso controllo previsto dall’art. 57 c.p. - per la pubblicazione di un articolo lesivo dell’onore e della reputazione altrui, l’identità del cui autore è rimasta celata dietro lo pseudonimo utilizzato per firmarlo, qualora da un complesso di circostanze esteriorizzate nella pubblicazione del testo possa dedursi il suo meditato consenso alla pubblicazione dell’articolo medesimo nella consapevole adesione al suo contenuto, tanto da far ritenere per l’appunto che la suddetta pubblicazione rappresenti il frutto di una scelta redazionale.
Con sentenza il Tribunale di Palermo ha dichiarato A.G. responsabile del reato di cui agli artt.110 e 595, comma 3, cod.pen. in danno di C.G. e, concessegli le attenuanti generiche, ritenute equivalenti alla contestata recidiva, lo ha condannato alla pena di Euro 800,00 di multa, oltre alle spese processuali, ordinando la sospensione della pena per anni cinque, subordinata alla prestazione di attività non retribuita presso l’Opera per giorni 60, nonché al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituita, liquidati in Euro 15.000,00 e alla refusione delle spese di costituzione. A.G. era accusato di aver pubblicato, in concorso con l’autore rimasto ignoto, sul giornale diffuso on line, di cui era direttore, un articolo offensivo e denigratorio della reputazione di C.G. , consigliere della Corte dei Conti di Palermo, dal titolo "Banca Dati Regione, 5 mln Euro in fumo", riferendosi alla sentenza n.2881/11 della quale il Consigliere C. era stato relatore ed estensore, stigmatizzando condotte negligenti, omissive e parziali, mediante affermazioni allusive e asserzioni non riscontrate negli atti. Ha proposto ricorso ex art.569 e 606 cod.proc.pen. nell’interesse dell’imputato il difensore di fiducia, avv. Stefano Giordano.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 20 novembre 2017, n.52743 - Pres. Fumo – est. Scotti
A.G. era accusato di aver pubblicato, in concorso con l’autore rimasto ignoto, sul giornale diffuso on line '(omissis) ', di cui era direttore, un articolo offensivo e denigratorio della reputazione di C.G. , consigliere della Corte dei Conti di Palermo, dal titolo 'Banca Dati Regione, 5 mln Euro in fumo', riferendosi alla sentenza n.2881/11 della quale il Consigliere C. era stato relatore ed estensore, stigmatizzando condotte negligenti, omissive e parziali, mediante affermazioni allusive e asserzioni non riscontrate negli atti.
Non viene quindi in rilievo la responsabilità del direttore per il reato di omesso controllo, ex art. 57 cod. pen., sistematicamente esclusa dalla giurisprudenza di questa Corte, orientata in tal senso per la non riconducibilità dell’attività on-line nel concetto di stampa periodica ex art.1 legge 8/2/1948 n. 47, nonché, eventualmente, anche per l’impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire le pubblicazioni di contenuti diffamatori 'postati' direttamente dall’utenza (Sez. 5, n. 10594 del 05/11/2013 - dep. 2014, Montanari e altri, Rv. 259888; Sez. 5, n. 44126 del 28/10/2011, Hamaui ed altro, Rv. 251132; Sez. 5, n. 35511 del 16/07/2010, Brambilla, Rv. 248507).
Il Tribunale ha invece fondato la responsabilità del direttore A. sulla circostanza della pubblicazione dell’articolo in forma anonima, poiché l’autore dell’articolo ritenuto diffamatorio (con valutazione in questa sede neppur contestata sotto il profilo oggettivo) si era celato sotto lo pseudonimo '(omissis) ' (protagonista de '(omissis) ' di G.M.G. ) ed ha al proposito affermato che l’articolo non firmato, in assenza di diverse allegazioni, deve considerarsi di produzione redazionale ed è quindi riferibile al direttore della redazione, nella specie coincidente con il direttore responsabile del mensile.
Analogamente è stato affermato che 'In tema di diffamazione a mezzo stampa, è legittima la decisione con cui il giudice di merito dichiari responsabile di diffamazione il direttore di un mensile a tiratura limitata ed esclusivamente locale, in ordine alla pubblicazione di un articolo non firmato, in quanto, in assenza di diversa allegazione, esso deve considerarsi di produzione redazionale, riferibile al direttore redazionale, nella specie, investito anche della funzione di direttore responsabile del mensile'. (Sez. 5, n. 43084 del 10/10/2008, Rv. 242598, Monaco e altro; nella citata pronuncia, significativamente, si attribuisce in tale prospettiva rilievo dirimente al possesso da parte dell’imputato della qualità di direttore redazionale e non solo di direttore responsabile della pubblicazione, così motivando la diversa soluzione accolta rispetto alla precedente sentenza della Sez. 5, n. 29410 del 09/05/2007, Rinaldi Tufi, che, riferendosi invece al direttore di un settimanale nazionale a larghissima tiratura, non consentiva l’operare di analoga presunzione).
Non può essere accolta infine la richiesta della Procura generale, che, senza contestare in linea di diritto i principi giuridici sopra ricordati e applicati dal Tribunale palermitano, ravvisa inadeguatezza della motivazione in punto adesione del direttore al contenuto dell’articolo, da valutarsi in concreto in relazione al contesto operativo e allo 'spessore' della comunicazione censurata: da un lato, e in via di per sé assorbente, l’impugnazione è stata proposta per saltum per denunciare violazione di legge e non vizio motivazionale, dall’altro dall’esame complessivo della motivazione della sentenza impugnata emergono significativi elementi che colorano e qualificano la condotta del direttore A. (si trattava della prima uscita della pubblicazione; l’autore dell’articolo si proteggeva dietro ad uno pseudonimo; lo scritto attaccava pesantemente, accusandolo di faziosa partigianeria e di grave scorrettezza professionale, un magistrato della Corte dei Conti nell’esercizio delle sue funzioni; le fonti, citate nell’articolo, da cui era stata erroneamente la notizia diffamatoria erano agevolmente controllabili).
4.3. Nella specie la notizia posta a fondamento dell’articolo era obiettivamente falsa; il direttore che ha pubblicato la notizia, consentendo all’autore di celarsi dietro lo pseudonimo, non ha dimostrato, né allegato di aver effettuato alcuna verifica o controllo; non è dimostrato neppure che i controllo li abbia eseguiti l’ignoto articolista, che mostra di basarsi su tutti i documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza, comunque indicati in modo sommamente generico, e sulla 'puntuale relazione ' del P.M. Gianluca Albo, atti che invece, stando a quanto accertato dal giudice del merito e neppur contestato specificamente dal ricorrente, non contenevano affatto quel nominativo del figlio del Presidente Brancato, che, secondo l’ignoto articolista, il Consigliere C. avrebbe maliziosamente omesso.
I controlli e le verifiche labilmente assunti, quindi, non sono stati eseguiti né dal direttore A. , né dall’ignoto '(omissis) '.
La doglianza è manifestamente infondata: il capo di imputazione trascrive buona parte dell’articolo ritenuto diffamatorio, riportando anche una serie di affermazioni e notizie preliminari, utili a calare il lettore nel contesto dell’accusa, non troppo velata, di partigiano favoritismo mossa al Consigliere C. per aver volutamente 'censurato' il nominativo del figlio di un presidente di sezione della stessa Corte dei Conti dall’elenco dei soggetti formati e poi coinvolti nella attività della banca dati interessata dalla vicenda.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 art.569
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 57
 art.1
 sentenza 
 sentenza