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Timestamp: 2020-08-05 07:50:31+00:00

Document:
Confartigianato Pistoia - Emendamenti al Decreto fiscale promossi da Confartigianato Imprese
Venerdì, 22 Novembre 2019 12:30
Emendamenti al Decreto fiscale promossi da Confartigianato Imprese
ROMA - Questi sono gli emendamento a contenuto fiscale promossi dalla Confederazione al decreto legge n. 124 del 2019, Camera dei deputati.
Decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 recante: “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”
Possibilità di utilizzo dell’istituto dell’accollo in presenza di determinati requisiti in capo all’accollante
Eliminazione della doppia sanzione in caso di utilizzo in compensazione di crediti che presentano profili di rischio
Contrasto alle indebite compensazioni delle imposte sui redditi – obbligo di presentazione della dichiarazione prima dell’esercizio del diritto – abrogazione
Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: inserimento di un limite di valore ai fini dell’applicazione della disposizione
Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici – abrogazione
Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: possibilità di compensazione dei contributi previdenziali ed assistenziali in presenza di determinati requisiti.
Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: riduzione del periodo di sorveglianza
Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: sostituzione con l’intensificazione dei controlli
Abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia
Abrogazione della disciplina dello split payment
Incremento del limite per l’apposizione del visto di conformità
Riduzione della ritenuta sui bonifici che danno diritto a detrazioni
Abrogazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche iva
Riduzione della sanzione applicabile in caso di mancata acquisizione del CF in sede di lotteria degli scontrini
Proroga dell’avvio della lotteria degli scontrini
Possibilità di inoltro agli intermediari dei dati dei corrispettivi giornalieri memorizzati e trasmessi all’agenzia delle entrate attraverso i registratori telematici
Abrogazione della sanzione applicabile per mancata accettazione di pagamenti effettuati con carte di debito e credito
Autoscuole – ripristino dell’esonero dalla certificazione fiscale
Ecobonus: soppressione meccanismo sconto in fattura
1. Possibilità di utilizzo dell’istituto dell’accollo in presenza di determinati requisiti in capo all’accollante
(Accollo del debito d'imposta altrui e divieto di compensazione)
“5-bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi in cui l’accollato comunichi all’accollante, allegando una apposita certificazione, il possesso dei seguenti requisiti:
a) essere in attività da almeno due anni ovvero aver eseguito nel corso dei due anni precedenti complessivi versamenti registrati nel conto fiscale superiori a 2 milioni di euro; b) non avere iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione relativi a tributi e contributi previdenziali per importi superiori ad euro 50.000,00, per i quali siano ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione.
5-ter. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione, la certificazione di cui al comma 5bis è messa a disposizione delle singole imprese dall’Agenzia delle entrate mediante canali telematici e l’autenticità della stessa è riscontrabile dall’accollante mediante apposito servizio telematico messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
5-quater. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono disciplinate le modalità per il rilascio ed il riscontro della certificazione prevista dal comma 5-bis.”
La norma proposta concede la possibilità di poter compensare i debiti accollati, con crediti maturati in capo all’accollante, solo in presenza, in capo all’accollante medesimo, di determinati requisiti che ne garantiscano la correttezza fiscale.
Peraltro, i requisiti sono in parte mutuati dalle disposizioni introdotte con il presente decreto (art. 4) in materia di ritenute e contributi dovuti dalle imprese appaltatrici o subappaltatrici.
La disposizione non necessita di copertura finanziaria.
2. Eliminazione della doppia sanzione in caso di utilizzo in compensazione di crediti che presentano profili di rischio
a) sostituire il comma 5 con il seguente: “5. All'articolo 37 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, dopo il comma 49-ter è inserito il seguente: “49-quater. Qualora in esito all’attività di controllo di cui al comma 49-ter i crediti indicati nelle deleghe di pagamento presentate ai sensi degli articoli 17 e seguenti del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, si rivelino in tutto o in parte non utilizzabili in compensazione, l’Agenzia delle entrate comunica telematicamente la mancata esecuzione della delega di pagamento al soggetto che ha trasmesso la delega stessa entro il termine indicato al medesimo comma 49-ter. Qualora a seguito della comunicazione il contribuente, entro i trenta giorni successivi al ricevimento della stessa, rilevi eventuali elementi non considerati o valutati erroneamente, può fornire i chiarimenti necessari all'Agenzia delle entrate. ”. b) sopprimere il comma 6
L’emendamento è teso ad abrogare la norma che ha introdotto, oltre alla sanzione già vigente del 30% in presenza di crediti non spettanti ovvero dal 100% al 200% per crediti inesistenti, una ulteriore specifica sanzione di 1.000 euro per ogni delega scartata. La nuova sanzione, oltre ad aggiungersi alle precedenti, non è proporzionale al possibile danno in quanto stabilita in misura fissa e, pertanto, sganciata dal valore dell’ipotetico danno determinato dall’utilizzo di crediti in misura superiore a quella spettante.
3. Contrasto alle indebite compensazioni delle imposte sui redditi – obbligo di presentazione della dichiarazione prima dell’esercizio del diritto – abrogazione
(Contrasto alle indebite compensazioni), sopprimere i commi 1, 2 e 3.
L’emendamento propone l’abrogazione delle norme che obbligano i contribuenti a presentare la dichiarazione delle imposte sui redditi e dell’IRAP, prima della possibilità di utilizzare il credito d’imposta che emerge dalla stessa dichiarazione, per perseguire la finalità di ridurre le misure che incidono in modo restrittivo sulla liquidità delle imprese. In particolare, la norma di cui si propone l’abrogazione prevede che il credito d’imposta che emerge dalla dichiarazione possa essere utilizzato a decorrere dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della stessa dichiarazione.
Attualmente il credito d’imposta relativo al 2019, che emergerà dalla dichiarazione presentata entro il mese di novembre 2020, teoricamente può essere utilizzato a decorrere dal primo gennaio 2020. Tuttavia, si precisa che la conoscibilità dell’ammontare di credito maturato avviene realisticamente dal mese di maggio 2020.
Pertanto, obbligare ad attendere la presentazione della dichiarazione per la fruizione dei crediti, significa, nei fatti, spostare l’utilizzabilità del credito dal mese di giugno (mese successivo a maggio) al mese di dicembre dello stesso anno (mese successivo a novembre).
La disposizione necessita di copertura finanziaria pari a 1.084 milioni di euro.
4. Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: inserimento di un limite di valore ai fini dell’applicazione della disposizione
(Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell'illecita somministrazione di manodopera)
Al comma 1, capoverso “Art. 17-bis”, comma 1, dopo le parole: “compimento di un’opera o di un servizio ad un’impresa” inserire le seguenti: “, se di importo unitariamente considerato superiore a 500.000 euro”.
L’emendamento proposto è finalizzato ad evitare che la nuova disciplina relativa al versamento delle ritenute da parte del committente, per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici, si renda applicabile a contratti di appalto o d’opera di limitato importo (non superiore a 500.000 euro). Ciò nella considerazione che le frodi che la norma intende contrastare vengono realizzate in presenza di commesse di ingente importo.
L’emendamento non necessita di copertura finanziaria in quanto il fenomeno evasivo contrastato dalla norma si concentra su commesse di ingente importo.
5. Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici – abrogazione
Con l’emendamento si propone l’abrogazione delle disposizioni che obbligano i committenti a versare le ritenute operate dalle imprese appaltatrici e sub-appaltatrici, relative alle ore di lavoro impiegate dai dipendenti per l’esecuzione dell’opera.
La scelta di imporre alle imprese appaltatrici e sub-appaltatrici l’obbligo di predisporre per tutti i dipendenti il cosiddetto time report, al fine di calcolare la ritenuta ora lavoro di ciascuno di essi e versare le relative ritenute ad ogni lavoro eseguito, appare ingestibile sotto il profilo operativo e finanziario, in particolar modo per le imprese edili.
Le imprese edili, infatti, in ragione dei regimi speciali IVA, dello split payment e del reverse charge ovvero dell’applicazione della ritenuta dell’8% sui lavori edili relativi a spese per cui sono riconosciute le detrazioni fiscali, potrebbero maturare ingenti quantità di crediti IVA e relativi alle imposte sui redditi, che non potrebbero più utilizzare per versare le ritenute. Al contempo si vedrebbero anche decurtare i corrispettivi da parte del proprio committente a compensazione delle somme dovute per il versamento delle ritenute dei dipendenti, come prescrive la norma.
L’emendamento necessita di copertura finanziaria quantificata in 127 milioni di euro.
6. Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: possibilità di compensazione dei contributi previdenziali ed assistenziali in presenza di determinati requisiti
Al comma 1, capoverso “Art. 17-bis”, comma 15, in fine, aggiungere il seguente paragrafo: “Il presente comma non si applica alle imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici che comunicano al committente, allegando apposita certificazione, il possesso dei requisiti previsti dal comma 12.”
L’emendamento proposto è finalizzato a permettere alle imprese (appaltatrici o subappaltatrici) che presentano determinati requisiti, che ne possano attestare la “bontà fiscale”, di continuare a compensare i propri debiti per contributi previdenziali ed assistenziali. Le condizioni sono le medesime previste dalla norma che permettono alle imprese, appaltatrici o subappaltatrici, di continuare ad effettuare in via autonoma i versamenti delle ritenute previdenziali anche mediante compensazione.
L’emendamento non necessita di copertura finanziaria in quanto le imprese che vengono escluse dall’applicazione del divieto di compensazione dei debiti contributivi ed assistenziali presentano caratteristiche che ne escludono profili di rischio.
7. Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: riduzione del periodo di sorveglianza
Al comma 1, capoverso “Art. 17-bis”, comma 12, lettera a) sostituire le parole: “almeno cinque anni” con le seguenti: “almeno due anni”
L’emendamento proposto è finalizzato a permettere alle imprese (appaltatrici o subappaltatrici) di avvalersi della possibilità di compensazione delle ritenute se risultano in attività da almeno due anni rispetto ai cinque anni oggi previsti dalla norma. E’ del tutto evidente, infatti, che il contrasto alle operazioni fraudolente poste in essere da imprese “mordi e fuggi” è sostanzialmente contrastato anche riducendo il periodo di “osservazione fiscale” da cinque a due anni.
8. Obbligo di versamento delle ritenute da parte del committente per conto delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: sostituzione con l’intensificazione dei controlli
All’articolo 4, sostituire i commi 1 e 2, con i seguenti:
“1. I committenti che affidano il compimento di un’opera o di un servizio a un’impresa in attività da meno di due anni, sono tenuti a trasmettere all’Agenzia delle Entrate gli elementi principali dei contratti di appalto o subappalto, entro 30 giorni dalla stipula dei contratti stessi. I dati da trasmettere e le modalità per la loro trasmissione telematica sono individuati tramite Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente norma. Per l’omissione della trasmissione dei dati ovvero per la trasmissione di dati incompleti o infedeli si rende applicabile una sanzione da cinquecento a mille euro.
2. Nell’ambito della fissazione dei criteri di selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo, l’Agenzia delle entrate concentra i controlli sul corretto versamento delle ritenute da parte delle imprese in attività da meno di 2 anni che hanno stipulato contratti di appalto o subappalto.”
La norma intende sostituire le disposizioni che obbligano i committenti a versare le ritenute operate dalle imprese appaltatrici e sub-appaltatrici, relative alle ore di lavoro impiegate dai dipendenti per l’esecuzione dell’opera, con una procedura di controllo totalmente in capo all’Agenzia delle entrate in relazione alle stesse fattispecie. La scelta di imporre alle imprese appaltatrici e sub-appaltatrici l’obbligo di predisporre per tutti i dipendenti il cosiddetto time report, al fine di calcolare la ritenuta ora-lavoro di ciascuno di essi e versare le relative ritenute ad ogni lavoro eseguito, appare ingestibile sotto il profilo operativo e finanziario, in particolar modo per le imprese edili. Con l’emendamento si ritiene sia possibile arrivare agli stessi risultati per contrastare efficacemente i fenomeni di omesso versamento di ritenute operate nell’ambito degli appalti, senza, tuttavia, appesantire gli oneri amministrativi e finanziari della maggior parte delle imprese. La norma, infatti, permette all’Agenzia delle entrate di conoscere in tempo reale la stipula di contratti di appalto, al fine di consentire un efficace controllo sul corretto versamento delle ritenute operate sui dipendenti utilizzati per l’esecuzione dell’opera. L’emendamento non necessita di copertura finanziaria, dal momento che con le nuova procedura di controllo è fondatamente presumibile ritenere che si realizzi lo stesso incremento di gettito stanziato sulla norma di cui si propone la sostituzione, ossia 127 milioni di euro.
9. Abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia
Articolo 16 (Semplificazioni fiscali)
Dopo il comma 1, inserire i seguenti: “1-bis All’articolo 17, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, le lettere a) e a-ter) sono soppresse. 1-ter. La disposizione di cui al comma 1-bis si applica alle operazioni effettuate a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.”
L’applicazione del “reverse charge” al settore edile determina notevoli incertezze ed è fonte di errori in considerazione della difficoltà di identificazione delle attività soggette al regime medesimo. Per effetto dell’entrata in vigore dal 1° gennaio 2019 dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica fra privati e, quindi, della possibilità di effettuare puntuali controlli in materia di versamenti IVA, l’emendamento proposto prevede l’abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia che determina difficoltà applicative e l’insorgere di posizioni creditorie IVA in capo agli operatori.
In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria.
10. Abrogazione della disciplina dello Split payment
Dopo il comma 1, inserire i seguenti: “1-bis Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) l’articolo 17-ter è abrogato; b) all’articolo 30, terzo comma, lettera a), le parole «, nonché a norma dell’articolo 17-ter» sono soppresse. 1-ter L’articolo 1, comma 633 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è abrogato. 1-quater Le disposizioni di cui ai commi 1-bis e 1-ter si applicano alle operazioni effettuate a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».
L’articolo 12 del D.L. n. 87 del 2018 ha abrogato lo split payment unicamente in relazione ai compensi relativi ad attività professionali, creando una palese disparità di trattamento con il sistema delle imprese nei cui confronti l’istituto rimane in vigore fino al 30 giugno 2020. L’emendamento proposto è finalizzato ad abrogare completamente la disciplina dello split payment. Come è noto, dopo l’ottenimento dell’autorizzazione da parte dell’Europa, l’Italia ha portato il termine di applicazione dello split payment (scissione dei pagamenti IVA) dal 31 dicembre 2017 (sua scadenza naturale) al 30 giugno 2020. Inoltre, dal 1° luglio 2017, è stato esteso in modo importante il suo ambito di applicazione. Da tale data, infatti, lo “split payment”, oltre ad interessare le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione nella più ampia definizione, si rende applicabile anche alle fatture emesse nei confronti, tra l’altro, dei seguenti soggetti:  società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;  società controllate direttamente dalle Regioni, Province, Città Metropolitane, Comuni, Unioni di Comuni;  società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana. Al riguardo, si evidenziano le negative ripercussioni sull’equilibrio finanziario delle imprese derivanti dall’applicazione del meccanismo, emergenti, in primo luogo, dai mancati incassi dell’IVA da parte dei clienti a fronte dell’IVA dovuta ai fornitori per gli acquisti di beni e servizi, con l’ulteriore onere di dover sostenere importanti costi amministrativi per poter recuperare quanto prima i crediti IVA che ne scaturiscono. Pertanto, considerando gli ingenti danni finanziari che questo istituto sta creando alle imprese fornitrici della P.A., è fondamentale procedere alla sua abrogazione. I controlli sull’effettivo pagamento dell’IVA dovuta sulle fatture possono essere fatti in modo tempestivo, grazie all’introduzione generalizzata della fatturazione elettronica a decorrere dal 1° gennaio 2019.
11. Incremento del limite per l’apposizione del visto di conformità
Emendamento Articolo 16 (Semplificazioni fiscali)
Dopo il comma 1, inserire il seguente: “1-bis All’articolo 10, comma 1, lettera a), n. 7, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, le parole: «5.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «50.000 euro»”.
In considerazione dell’avvio generalizzato dell’obbligo di fatturazione elettronica, che permette un controllo tempestivo delle posizioni dei singoli contribuenti, l’emendamento proposto è finalizzato ad innalzare da 5.000 euro a 50.000 euro la possibilità di compensazione dei crediti IVA senza necessità di apposizione del visto di conformità. L’innalzamento del limite rappresenta una notevole semplificazione per il sistema tributario ed una importante riduzione dei costi burocratici per le imprese. In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria.
12. Riduzione della ritenuta sui bonifici che danno diritto a detrazioni
Dopo il comma 1, inserire i seguenti: “1-bis All’articolo 25, comma 1 del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122, le parole: «8 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «4 per cento».
1-ter La disposizione di cui al comma 1-bis si applica in relazione ai bonifici effettuati a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.”
L’attuale ritenuta dell’8 per cento applicata dalle banche sui bonifici che riconoscono detrazioni fiscali costituisce una misura che crea pesanti ripercussioni finanziarie sulle imprese, generando situazioni croniche di crediti fiscali. Con l’applicazione dell’aliquota dell’8 per cento sui ricavi, in settori economici che - sulla base dei dati degli studi di settore ed ISA - dimostrano una redditività del 10 per cento, significa chiedere l’anticipazione dell’80 per cento del reddito realizzato. Considerata l’introduzione della fatturazione elettronica che permette controlli immediati, la proposta emendativa è finalizzata a ridurre la ritenuta al 4 per cento. Per mantenere tracciabilità dei flussi relativi ai ricavi delle imprese non è necessario tenere una aliquota così elevata, è sufficiente un’aliquota minima.
13. Abrogazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva
Articolo 16 (Semplificazioni fiscali). Dopo il comma 1, inserire il seguente: “1-bis L’articolo 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è abrogato”.
L’emendamento è finalizzato all’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) in considerazione del fatto che con l’avvio dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato è possibile un puntuale controllo, da parte dell’Amministrazione finanziaria, dei versamenti Iva dovuti dai soggetti passivi.
14. Riduzione della sanzione applicabile in caso di mancata acquisizione del cf in sede di lotteria degli scontrini
Articolo 20 (Sanzione lotteria degli scontrini). Al comma 1, sostituire le parole” “da euro 100 a euro 500” con le seguenti: “da euro 30 a euro 150”.
L’emendamento proposto è finalizzato a ridurre la sanzione applicabile nei casi in cui l’esercente rifiuti di acquisire o non trasmetta il codice fiscale del cliente impedendogli, pertanto, di poter partecipare alla lotteria degli scontrini.
L’emendamento non necessita di copertura finanziaria.
15. Proroga dell’avvio della lotteria degli scontrini
Articolo 20 (Sanzione lotteria degli scontrini)
Sostituire il comma 2 con il seguente: “2. All’articolo 1, comma 540, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 le parole: “1° gennaio 2020” sono sostituite dalle seguenti: “1° luglio 2020”.”
L’emendamento proposto è teso a prorogare al 1° luglio 2020 la data di avvio della lotteria degli scontrini. La proroga al 1° luglio 2020 consentirebbe, tra l’altro, anche una partenza uniforme da parte di tutte le imprese, evitando distorsioni concorrenziali che, inevitabilmente, andrebbero a colpire quegli operatori che, sulla base delle tempistiche di adeguamento previste dalla legge, non hanno ancora avviato la trasmissione telematica dei corrispettivi.
16. Possibilità di inoltro agli intermediari dei dati dei corrispettivi giornalieri memorizzati e trasmessi all’agenzia delle entrate attraverso i registratori telematici
(Certificazioni fiscali e pagamenti elettronici). Dopo il comma 1, inserire il seguente:
“1-bis All’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, in fine, aggiungere i seguenti periodi: “Gli operatori economici possono avvalersi, mediante accordi tra le parti, di intermediari per acquisire, a decorrere dal 30 giugno 2020, i dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi telematicamente all’Agenzia delle entrate. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono definite le modalità di attuazione della disposizione di cui al precedente paragrafo.””
conseguentemente sostituire la rubrica dell’articolo con la seguente: “Certificazioni fiscali e pagamenti elettronici e semplificazioni in materia di corrispettivi telematici”.
Al fine di agevolare gli operatori economici nella contabilizzazione, finalizzata alla liquidazione periodica Iva, dei dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi all’Agenzia delle entrate attraverso i registratori telematici, l’emendamento introduce la possibilità di acquisire le citate informazioni mediante intermediari che, sulla base di accordi di natura privatistica, saranno individuati dai singoli operatori.
17. Abrogazione della sanzione applicabile per mancata accettazione di pagamenti effettuati con carte di debito e credito
Articolo 23 (Sanzioni per mancata accettazione di pagamenti effettuati con carte di debito e credito)
Al comma 1 sopprimere la lettera b).
Si propone la soppressione della sanzione nei casi di mancata accettazione di pagamenti elettronici in quanto si ritiene che occorra inserire, come peraltro previsto dal DDL legge di Bilancio 2020, meccanismi d’incentivazione all’utilizzo della moneta elettronica ed in alcun modo di meccanismi di natura afflittiva nei confronti delle imprese. Di fatto, quindi, sopprimendo la sanzione prevista e prevedendo degli adeguati meccanismi d’incentivazione, l’utilizzo o meno di strumenti di pagamento elettronico da parte delle imprese diverrebbe di fatto un fattore competitivo nel proprio mercato di riferimento. In aggiunta a quanto appena esposto vanno altresì sottolineati gli aspetti, di eguale importanza, relativi agli ingenti costi delle transazioni elettroniche non ancora rimodulati in fase di attuazione del decreto e le problematiche di natura tecnica legate alla copertura della Rete internet per alcune tipologie di contribuenti “itineranti” (ad es. tassisti, NCC, artigiani a domicilio, etc.) o per esercizi aventi sede in comuni o frazioni di comuni ancora non coperti dalla rete.
18. Autoscuole – ripristino dell’esonero dalla certificazione fiscale
(Adeguamento a sentenza della Corte di Giustizia UE del 14 marzo 2019, causa C-449/17). Sopprimere il comma 4.
L’emendamento è finalizzato a mantenere, per le prestazioni didattiche finalizzate al conseguimento della patente rese dalle autoscuole, l’esonero dalla certificazione dei corrispettivi.
Ciò fino a quando, al pari delle altre operazioni previste dall’articolo 2 del Decreto Presidente della Repubblica n. 696/1996, con successivi decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le associazioni di categoria, potranno essere revocate le esenzioni dalla certificazione fiscale, come previsto dall’articolo 3 decreto del Ministro dell’Economia e Finanze del 10 maggio 2019.
19. Ecobonus: soppressione meccanismo sconto in fattura
Dopo l’articolo, inserire il seguente: Articolo 38-bis (Modifiche all'articolo 47 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34)
Dopo il comma 1, inserire il seguente: “1-bis. All'articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, i commi 1, 2 e 3 sono abrogati”.
L’emendamento è diretto a sopprimere il meccanismo dello sconto in fattura per i lavori relativi all’ecobonus e al sisma bonus introdotto dal dl 34/2019 (c.d. Dl crescita) in quanto esso produce una distorsione grave del mercato a danno delle micro e piccole imprese dei settori costruzioni ed installazione di impianti e infissi in capo ai quali si scaricherebbero i relativi oneri.
Il meccanismo introdotto prevede, infatti, che in alternativa alla detrazione fiscale in 10 anni, chi effettua i lavori possa ottenere uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori stessi. L’impresa potrà poi o farsi rimborsare lo sconto tramite un corrispondente credito d’imposta (da utilizzare esclusivamente in compensazione nell’arco di cinque anni), o potrà scegliere di cedere il credito così acquisito ai propri fornitori ma non a banche e intermediari finanziari.
Lo sconto in fattura penalizza, escludendole dal mercato, circa mezzo milione di piccole imprese (con 1,2 milioni di addetti e l’89% dell’occupazione del settore) del “sistema casa” che non saranno in grado di praticare lo sconto in ragione della scarsa liquidità finanziaria e insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d’imposta. Ciò a vantaggio dei fornitori più strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria (ad esempio le grandi multiutility e le multinazionali del “fai da te”) che saranno in condizione di anticipare la liquidità necessaria a integrare lo sconto. Anche la cessione del credito appare un’ipotesi di scarsa realizzabilità in concreto, poiché, in generale, nessun fornitore si accollerà né il credito né gli oneri finanziari e i relativi rischi dell’operazione.
La norma determina, quindi, un effetto di decrescita ‘a spirale’: se l’impresa non riesce a sostituire i lavori a cui deve rinunciare per incapienza, si riduce il fatturato e di conseguenza anche i versamenti per IVA e imposte dirette. Inoltre, alcuni sconti effettuati negli anni precedenti potrebbero non essere compensati, determinando una perdita economica per l’impresa.
Altra grave conseguenza sarà che le imprese rinunceranno ad assumere nuovi lavori. Come rilevato dalla nota dell’Ufficio Studi di Confartigianato dell’11 luglio 2019, ad esempio, una micro impresa-tipo di cinque addetti appartenente alla filiera delle costruzioni il cui fatturato sia costituito per il 75% da interventi incentivati, nell’arco di un quinquennio dovrà rinunciare al 58% dei lavori, in quanto a partire dal terzo anno gli sconti in fattura superano i 70 mila euro di versamenti all’erario.
La norma alimenterà una domanda che potrà essere soddisfatta solo dai grandi player a scapito delle numerosissime aziende di ridotte dimensioni che a seguito della crisi del settore delle costruzioni hanno già perso 238 mila occupati in cinque anni pari al 17,0% in meno.
La stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato ha evidenziato che la norma “appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni.” (Bollettino Agcm n. 26 del 1/7/2019, pagg. 19-21).
La norma, pertanto, genererà un aumento dei prezzi al consumo in quanto per permettere l’assorbimento della mancata attualizzazione del contributo riconosciuto ai clienti inevitabilmente vi sarà una lievitazione del prezzo finale del prodotto al consumatore: lo Stato concede ai cittadini 10 anni di dilazione delle detrazioni, mentre impone alle imprese private di praticare lo sconto immediato.
Si chiede, quindi, la soppressione della previsione dello sconto in fattura che genererebbe solo gravi effetti distorsivi della concorrenza con pesanti danni per le micro e piccole imprese dei settori interessati che da qui a pochi anni sarebbero di fatto escluse dal mercato degli investimenti incentivati dall’ecobonus e dal sisma bonus che nel 2018 ha veicolato investimenti per 3.331 milioni di euro.
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Dal 1° gennaio obbligo del registratore di cassa telematico

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Articolo 16
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Articolo 20

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in fine

Articolo 23
 sentenza 
 Articolo 38