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Timestamp: 2019-04-23 05:03:35+00:00

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Reati tributari, come cancellare il procedimento penale
6 Ottobre 2016 | Autore: Emanuele Carbonara
> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Ottobre 2016
La Cassazione delinea il regime dei processi in corso al 22 ottobre 2015: col pagamento dell’imposta prima della sentenza definitiva, il reato non è punibile.
Se si è sottoposti a procedimento penale per determinati reati tributari, il pagamento dell’imposta evasa a processo in corso può evitare che vengano applicate le pene previste dalla legge. Ciò a patto che il debito tributario sia saldato prima dell’apertura del dibattimento o, per i processi sorti prima del 22 ottobre 2015, prima della sentenza definitiva. A stabilirlo è la Cassazione [1], che con una recente sentenza ha risolto un problema nato con una recente modifica legislativa.
1 Quando i reati tributari non sono punibili
2 Cosa accadeva prima della riforma
3 La decisione la Cassazione
Quando i reati tributari non sono punibili
Il 22 ottobre 2015 è entrata in vigore, nel nostro ordinamento, una nuova causa di non punibilità valevole per alcuni reati tributari [2]. In diritto penale, la causa di non punibilità è una circostanza di fatto che, se si realizza, permette di non essere sanzionati in alcun modo. Ciò viene previsto dalla legge per motivi di opportunità. Ad esempio, se ho commesso il reato di evasione fiscale ma durante il processo pago tutta l’imposta dovuta, non sono più considerato meritevole di pena: il reato è stato commesso, ma non sono più punibile.
Ora, i reati coinvolti nella citata riforma sono quelli derivanti cioè dal mancato pagamento di alcune imposte (omesso versamento Iva, omesso versamento di ritenute, indebita compensazione) [3].
Costituisce reato, infatti:
evadere più di 250mila euro sull’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale;
per i sostituti d’imposta (ad esempio, datori di lavoro), non pagare le ritenute per un importo superiore a 150mila euro;
non pagare le imposte dovute, per un valore superiore a 50mila euro, utilizzando in compensazione crediti non spettanti o inesistenti (in poche parole, io ho un credito col fisco e posso utilizzarlo in compensazione al momento di pagare l’imposta [4]: commetto reato quando compenso crediti che in realtà non mi sono dovuti o addirittura non esistono).
Chi commette uno dei delitti elencati è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
In questi casi, il nuovo regime stabilisce che se il contribuente, sottoposto a procedimento penale, paga tutto quanto (comprese le sanzioni e gli interessi dovuti per il ritardo) prima dell’apertura del dibattimento, il reato fiscale non è punibile. Pertanto, non si può essere sanzionati in alcun modo per quanto si è commesso. Il dibattimento, va chiarito, è la fase centrale del procedimento penale, quella in cui si raccolgono le prove e si verifica la fondatezza dei fatti contestati, con accusa e difesa che hanno la possibilità di confrontarsi pubblicamente. La dichiarazione di apertura del dibattimento avviene, ad opera del giudice, dopo la conclusione di alcune verifiche preliminari, in seguito alle quali, quindi, ha inizio il vero e proprio processo penale.
La legge stabilisce inoltre che qualora, sempre prima del dibattimento, il debito tributario sia in fase di estinzione mediante rateizzazione, il contribuente ha 3 mesi di tempo per pagare l’importo residuo. Il termine, se necessario, può essere prorogato dal giudice per un altro trimestre al massimo. Ciò significa che se sto pagando l’imposta a rate, ho l’obbligo di saldare l’intero debito entro 3 mesi (o 6 al massimo): solo così potrò non essere sanzionato.
Cosa accadeva prima della riforma
Prima della riforma descritta, l’integrale pagamento delle imposte non comportava l’eliminazione della pena, ma soltanto una riduzione della stessa. Si configurava, quindi, una mera attenuante, ovvero una circostanza che, secondo la legge, giustificava una sanzione minore rispetto a quella prevista. Il giudice, infatti, poteva ridurre la pena fino a un terzo del suo totale, eliminando altresì le pene accessorie (come, ad esempio, l’impossibilità di ricoprire incarichi direttivi in imprese o società per un periodo da 6 mesi a 3 anni). Il termine di scadenza per il pagamento era individuato, anche in questo caso, nella dichiarazione di apertura del dibattimento.
La decisione la Cassazione
Con l’avvento della modifica legislativa, quindi, si trattava di stabilire cosa dovesse accadere per i procedimenti penali già iniziati e non conclusi al momento di entrata in vigore della riforma: se al 22 ottobre 2015 il dibattimento era già aperto e oggi il processo non è terminato, è definitivamente preclusa, saldando il debito col fisco, la possibilità di non essere puniti?
La Cassazione afferma espressamente che, per i processi penali in questione, anche se si paga a dibattimento già iniziato non si può essere puniti. Ciò a patto che non sia stata emessa la sentenza definitiva (ossia una pronuncia per cui sono scaduti i termini di impugnazione o una sentenza della Cassazione).
Nell’affermare ciò, la Cassazione muove dal seguente presupposto: chi è stato sottoposto a procedimento penale prima del 22 ottobre 2015, ha assunto un comportamento (giudiziale e stragiudiziale) basandosi sulla vecchia disciplina. Egli, ad esempio, può aver ritenuto non conveniente una riduzione della pena detentiva, confidando nell’assoluzione. É chiaro che, se al posto della riduzione la legge avesse garantito da subito la non punibilità, l’imputato avrebbe effettuato una valutazione differente.
Perciò, nel momento in cui il legislatore ha innovato totalmente gli effetti del pagamento del debito tributario (da mera diminuzione di pena a eliminazione della pena stessa), è evidente che gli effetti favorevoli della riforma vanno garantiti anche a chi non ha potuto, per forza di cose, beneficiarne. Ciò a patto che il procedimento penale non sia completamente concluso.
A questo proposito, non rileva il fatto che sia la normativa precedente che quella successiva individuino il termine utile nell’apertura del dibattimento. Se la tempistica è la stessa, infatti, cambiano totalmente gli effetti del pagamento d’imposta.
Nei procedimenti penali per omesso versamento Iva, omesso versamento di ritenute e indebita compensazione, iniziati prima del 22 ottobre 2015 e non ancora conclusi, non si può essere puniti se si paga l’imposta prima della sentenza definitiva. Ciò anche se, al momento del pagamento, il dibattimento è già iniziato.
Viceversa, per i processi iniziati dopo il 22 ottobre 2015, il pagamento dovrà avvenire necessariamente prima che il giudice dichiari aperto il dibattimento.
[1] Cass. sent. n. 40314/2016 del 28/09/2016.
[2] Art. 13, D.Lgs. n. 74/2000, modificato dall’art. 11, D.Lgs. n. 158/2015.
[3] Artt. 10 bis, 10 ter e 10 quater, D.Lgs. n. 74/2000.
[4] Art. 17, D.Lgs. n. 241/1997.

References: sentenza 
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 Cass. 
 Art. 13
 Art. 17