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Timestamp: 2019-04-26 01:47:24+00:00

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Danno terminale e vittima cosciente dalla propria morte tempo brevissimo
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2018 Danno terminale patito dalla vittima se è stata cosciente dalla propria morte...
In particolare, nella premessa del ricorso le ricorrenti espongono di avere nell’atto d’appello proposto una censura relativa al mancato riconoscimento di danno biologico jure hereditatis, ivi denominandolo tanatologico (ricorso, pagina 7); e nel motivo in esame, poi, lamentano che la corte territoriale ha escluso il danno tanatologico “o altrimenti detto danno catastrofale”, rigettando appunto la doglianza con riferimento a S.U. 15350/2015 e richiamando a fondamento la relazione (prodotta dalla stessa attuale parte ricorrente) del medico legale nominato dal PM per l’autopsia, tale dottor Scola, per cui “l’exitus avvenne repentinamente, con passaggio brusco” dalla buona salute alla “grave malattia mortale”. Il motivo osserva, appunto, che non si e’ tenuto conto della distanza temporale fra il sinistro e la morte (ore 8:30 e ore 11 dello stesso giorno, si ripete) e argomenta che l’intervento di S.U. 15350/2015 include, nel danno derivante dalla morte che consegue dopo un lasso di tempo dalle lesioni, sia il danno biologico “terminale”, sia il danno “catastrofale” da intendersi nel senso di un peculiare danno morale; e nel caso in esame sussisterebbe quest’ultimo, in quanto il ciclista “fino a pochi istanti prima del sopraggiungere della morte” sarebbe stato “perfettamente lucido, tanto da riuscire persino a rispondere alle domande postegli dagli operatori sanitari giunti in suo soccorso (cfr. testimonianza dott. (OMISSIS) escusso all’udienza del 07.06.2012 – fascicolo d’ufficio di primo grado)”, a cio’ aggiungendo come elemento incrementante l'”attivita’ professionale svolta dalla vittima”, che era medico.
In particolare, dopo avere evidenziato in modo lineare la differenza tra il bene “salute” e il bene “vita”, per dedurne logicamente la irrisarcibilita’ della perdita del bene “vita” per l’assenza di un soggetto giuridico che subisca tale perdita (l'”assenza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito”), la pronuncia si pone subito su un altro piano, passando dalla inesistenza del titolare della perdita alla irrilevanza in se’ della perdita per mancanza di una sufficiente entita’ quantitativa che esonda nell’entita’ sostanziale. E, in effetti, le due ipotesi vengono disegnate come interscambiabili, perche’ accanto alla irrisarcibilita’ della perdita dei bene “vita” come morte immediata (per implicita ma ovvia coincidenza tra morte e perdita di capacita’ giuridica) viene accolta la irrisarcibilita’ – gia’ affermata da precedenti delle sezioni semplici – per quando la morte avviene “dopo brevissimo tempo dalle lesioni”, e cio’ per “mancanza di utilita’ di uno spazio di vita brevissimo”. A ben guardare, peraltro, in questo secondo caso non si tratta di lesione al bene “vita”, bensi’ di lesione al bene “salute”, in quanto la persona che ha subito le lesioni biologiche rimane in vita per un certo tempo, anche se questo e’ “brevissimo”. “Mettendo da parte”, allora, il bene “salute”, si afferma la irrisarcibilita’ sulla base di una valutazione di inutilita’ della vita quando e’ temporalmente brevissima. Seguendo fino in fondo tale ragionamento, tuttavia, si dovrebbe ritenere che ogni volta in cui vi e’ una lesione biologica e’ compromesso anche il bene “vita”, il quale pero’ assume rilevanza giuridica soltanto quando, in ultima analisi, sulla base di un minimum temporale, si converte nel bene “salute”, ovvero acquisisce utilita’ giuridicamente rilevante. E allora si configura una sorta di esimente della civile responsabilita’ per carenza di una effettiva offensivita’ al bene coinvolto, sia questo definito bene “vita” sia definito bene “salute”. Una conferma si rinviene nel riferimento ai c.d. danni punitivi, dei quali queste Sezioni Unite, seguendo l’impostazione coeva, affermano l’incompatibilita’ con l’ordine pubblico, e la motivano attribuendo a tale fattispecie “un’ingiustificata sproporzione tra l’importo liquidato ed il danno effettivamente subito”. Il che significa che, nell’ipotesi di sopravvivenza per tempo brevissimo, il danno e’ talmente infimo che qualunque risarcimento sarebbe con esso quantitativamente sproporzionato, per cui la lesione, alla fin fine, non e’ giuridicamente rilevante.
Da ultimo Cass. sez. 3, 27 settembre 2017 n. 22541, non massimata, ha affrontato un caso in cui un incidente stradale era avvenuto di mattina alle ore 9:30 e la persona che ne era rimasta lesa era deceduta alle ore 13 dello stesso giorno. Dall’intervento delle Sezioni Unite del 2015 questa sentenza desume che alla vittima e’ risarcibile la perdita di bene non patrimoniale “nella misura in cui la stessa sia ancora in vita, presupponendo la vicenda acquisitiva del diritto alla reintegrazione della perdita subita la capacita’ giuridica riconoscibile soltanto ad un soggetto esistente” ai sensi dell’articolo 2 c.c., comma 1; sono pertanto trasmissibili jure hereditatis il danno biologico cosiddetto terminale – nel senso dei postumi invalidanti che hanno caratterizzato il periodo di vita intercorso tra la lesione e l’exitus, periodo che deve costituire un “apprezzabile lasso temporale” (sulla scorta, tra l’altro, di Cass. sez. 3, 31 ottobre 2014 n. 23183, Cass. sez. 3, 28 ottobre 2014 n. 22228 e Cass. sez. 3, 8 luglio 2014 n. 15491) -, e il danno morale cosiddetto soggettivo cioe’ il danno catastrofale, ovvero lo “stato di sofferenza spirituale od intima (paura o patema d’animo) sopportato dalla vittima nell’assistere al progressivo svolgimento della propria condizione esistenziale verso l’ineluttabile fine vita”: anche in questo caso, trattandosi ovviamente di danno -conseguenza, l’accertamento dell'”an” presuppone la prova della “coerente e lucida percezione dell’ineluttabilita’ della propria fine” (viene invocata, quale esempio, Cass. sez. 3, 13 giugno 2014 n. 13537). Esclusa e’ invece la risarcibilita’ del danno da perdita del bene “vita” qualora il decesso si verifichi immediatamente – venendo meno allora il soggetto cui sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio puo’ essere acquisito il relativo credito risarcitorio – o “dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali” – in tal caso sussistendo la mancanza di utilita’ di uno spazio di vita brevissimo, in base appunto a S.U. 15350/2015 -.
D’altronde – si e’ gia’ accennato – uno degli argomenti sulla base dei quali fonda la decisione il giudice nomofilattico del 2015 e’ stato, seppure entro certi limiti, superato da S.U. 5 luglio 2017 n. 16601: ed e’ proprio quello che piu’ espressamente sorregge il mancato riconoscimento di risarcimento nel caso di un lasso di tempo insignificante – ovvero privo di “utilita'”, il che esclude che sia stato “effettivamente subito” un danno – tra le lesioni e la morte.
La decisione delle Sezioni Unite del 2015, peraltro, come gia’ si accennava non e’ del tutto risolutiva nell’individuare il significato di quella sorta di esimente dall’obbligo risarcitorio che estrae dalla misura della durata temporale intercorrente in base ad una assoluta mancanza di utilita’ del bene leso, che non e’, ovviamente, se si segue il tradizionale inquadramento dogmatico, il bene della vita bensi’ il “classico” bene non patrimoniale nelle due species biologica e lato sensu morale. E non appare agevole non riconoscere che l’introduzione del canone della mancanza di utilita’ di un risarcimento di un danno pero’ esistente per eliderne la debenza (a monte, una specie di “inoffensivita'” traslata all’illecito civile proprio da quel settore penale di cui le Sezioni Unite del 2015 hanno ribadito l’autonomia) potrebbe dare adito, in generale, a certe criticita’, perche’ – tanto piu’ in difetto di una piena specificazione del suo presupposto, nel caso in esame un presupposto temporale – ben puo’ generare il rischio di una valutazione soggettiva, affidata al giudice di merito, del caso concreto ai fini dell’esistenza o meno del diritto risarcitorio.

References: in fine
 Cass. sez. 
 sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez.