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Timestamp: 2020-05-27 07:29:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32588 del 17/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32588 del 17/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 17/12/2018, (ud. 14/06/2018, dep. 17/12/2018), n.32588
sul ricorso 19352-2015 proposto da:
B.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE
MILIZIE 34, presso lo studio dell’avvocato MARCO GUSTAVO PETROCELLI,
sul ricorso 19355-2015 proposto da:
TELECOM ITALIA INFORMATION TECHNOLOGY S.R.L. (già SHARED SERVICE
TELECOM ITALIA S.P.A. C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 8540/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 29/01/2015 R.G.N. 9540/2012;
SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’inammissibilità per
carenza d’interesse;
udito l’Avvocato FABIO PONIS per delega Avvocato MARCO PETROCELLI.
La Corte di Appello di Roma, con sentenza nr. 8540 del 2014, in accoglimento dell’appello del lavoratore proposto avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Roma il 13.6.2012 (di rigetto della domanda in origine proposta nei confronti di Telecom Italia Spa e Telecom Italia Information Technology srl (già Shared Service Center – SSC srl) per l’accertamento di nullità della cessione del ramo di azienda “IT Operations” dall’una all’altra società), dichiarava la nullità della cessione del contratto di lavoro e la prosecuzione del rapporto con Telecom Italia S.p.a.
Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso sia Telecom Italia S.p.A. che Telecom Italia Information Technology S.r.l. (già Shared Service Center S.r.l.); entrambi i ricorsi, riuniti ex art. 335 c.p.c., sono affidati a due motivi.
Ha resistito B.R., con controricorso.
Ha aderito alla richiesta di cessazione della materia del contendere anche la parte controricorrente, con memoria ai sensi del richiamato art. 378 c.p.c.
In via preliminare, deve darsi atto che, a far data dal 1 gennaio 2017, la società Telecom Italia Information Technology S.r.l. (TI.IT), cessionaria del ramo di azienda per cui è causa, è stata incorporata da Telecom Italia SpA.
Entrambe le parti hanno, pertanto, concordemente richiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere.
Osserva il Collegio che la cessazione della materia del contendere, richiesta congiuntamente dalle parti, dà luogo all’inammissibilità dei ricorsi per sopravvenuto difetto di interesse, posto che i lavoratori, per effetto della descritta vicenda societaria, sono, nelle more, nuovamente transitati in Telecom Italia SpA, incorporante; l’interesse ad agire, e quindi anche l’interesse ad impugnare, deve sussistere, infatti, non solo nel momento in cui è proposta l’azione (o l’impugnazione), ma anche al momento della decisione (Cass. nr. 10553 del 2017; Cass. nr. 21951 del 2013).
Quanto alle spese, la comune richiesta, reiterata in sede di discussione orale, ne giustifica l’integrale compensazione.
Non sussistono i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in quanto “in tema di impugnazioni, la “ratio” del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dala L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, va individuata nella finalità di scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose, sicchè tale meccanismo sanzionatorio si applica per l’inammissibilità originaria del gravame (nella specie, ricorso per cassazione) ma non per quella sopravvenuta (nella specie, per sopravvenuto difetto di interesse)” (Cass. nr. 19464 del 2014; Cass. nr. 13636 del 2015).
La Corte dichiara inammissibili i ricorsi (R.G. nn. 19352/15 e 19355/15) e compensa le spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 335
 art. 378
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 Cass.