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Timestamp: 2017-06-24 02:01:25+00:00

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Cap.5.5 Le strutture raggiate. » Renato Palmieri
Cap.5.5 Le strutture raggiate.	Capitolo 5.5 Le strutture raggiate.
§ 32. Ai lettori rinnoviamo costantemente l’invito ad usare i risultati della nostra ricostruzione dell’intero universo con lo strumento di OLOPOIEMA come banco di prova per giudicare il valore di certe possibili critiche, a confronto con l’evidenza dimostrativa di quei risultati. Ricordiamo sempre che le immagini di forme naturali, apparentemente molteplici ed eterogenee, derivano da una sola fonte, assolutamente unica: l’ “equazione cosmologica”, presente in modo matematicamente invariato nei diversi sottoprogrammi di OLOPOIEMA . Tutte le leggi applicative di quella equazione sono contenute nei due sottoprogrammi intitolati PROPAGAZIONE e COMPOSIZIONE,dei quali gli altri sono soltanto delle variazioni esteriori.
Il sottoprogramma STRUTTURE RAGGIATE non è che lo sviluppo – con alcune limitazioni o aggiunte – del sottoprogramma PROPAGAZIONE su più direzioni circolarmente distanziate da angoli eguali (Angolo divisore ED): direzioni che possono ridursi a una sola, ponendo ED=0 oppure ED=360.
§ 33. Diamo ora in fig.26 la sorprendente schematizzazione di una struttura naturale di altissimo significato, con un numero elevatissimo di raggi (120 nell’esempio, quindi con ED=3).
§ 34. Osserviamo ora lo schema delle parti inferiori del corpo umano, disegnato dallo stesso sottoprogramma STRUTTURE RAGGIATE di OLOPOIEMA. Si conferma in maniera irrefutabile la validità universale dello strumento che abbiamo fornito all’uso diretto dei lettori, i quali ne troveranno da soli infinite altre comprove naturali, ben al di là di quelle necessariamente limitate di numero che abbiamo potuto offrire in questo nostro lavoro.
La semplice riduzione del dato di traslazione radiale da 10 a 9 (figg.27-28) determina il passaggio dalla conformazione maschile a quella femminile degli organi sessuali, in rapporto alla prevalenza di rotondità femminile rispetto allo slancio lineare della forma maschile. Per lo stesso motivo, l’ulteriore riduzione a 7 di quel dato produce la tipica forma ancora più marcatamente rotonda del sedere, come in fig.29.
§ 35. Rivediamo la fig.26, nella quale OLOPOIEMA ha riprodotto lo schema dell’occhio, e rendiamoci conto, per mezzo di essa, dell’errore della cosmologia ufficiale che ricerca nell’universo una inesistente “isotropia”, dato che la propagazione gravitazionale fondamentale – a partire da quella fotonica – è, come ormai sappiamo, anisotropa, essendo eccentrica e a spirale logaritmica, da ciò derivando la imprescindibile proprietà della polarizzazione.
L’inganno sta nel ritenere, per esempio, isotropa una struttura come quella, e innumerevoli altre consimili che si riscontrano in natura. Basterà che i lettori ripetano personalmente il procedimento, sostituendo in TEMPO DI ATTESA un valore maggiore di zero, per accorgersi che la propagazione strutturante è, appunto, anisotropa e polarizzata, come mostriamo in fig.30, che ne disegna i momenti iniziali:
In questo caso l’errore è provocato dalla molteplicità delle propagazioni, che si chiudono circolarmente su se stesse. In moltissimi altri è la simmetria speculare congiunta a quella stellata in bracci multidirezionali, a nascondere l’anisotropia di fondo. Nella finestra degli input di fig.26 basterebbe, del resto, rilevare l’implemento esclusivo di un senso ORARIO della propagazione, manifestato poi dalla fig.30, per definire il discorso ora fatto.
§ 36. Ricordiamo ancora che, mentre nel presente lavoro OLOPOIEMA fornisce esempi di strutture a simmetria speculare (o bilaterale) limitati a propagazioni antiparallele equintense – ovvero immuni da prevalenza dell’andamento orario o antiorario tra esse -, in natura sono invece frequenti le strutture che presentano un disequilibrio dell’uno rispetto all’altro senso. Ciò si verifica, per esempio, in tutti i casi ben noti (girasole, pigna, ecc.), in cui – in una stessa struttura – il numero delle spirali di un determinato senso differisce da quello delle spirali dell’andamento opposto secondo la successione di Fibonacci, come spiegato dalla presenza del “rapporto aureo” nella nostra Equazione Cosmologica.
E’ possibile, tuttavia, col sottoprogramma che stiamo verificando, evidenziare il fenomeno fornendo lo schema di alcune forme naturali a lieve prevalenza oraria o antioraria. Tra le piante Angiosperme citiamo le Apocinacee, cui appartengono l’Oleandro e la Pervinca. Di quest’ultima, ecco in fig.31 lo schema disegnato da OLOPOIEMA STRUTTURE RAGGIATE e in fig.32 l’immagine reale:
I dati di input riferiti al doppio effetto di traslazione (spirale e radiale) hanno visualizzato automaticamente lo straordinario riscontro morfologico tra la corolla del fiore e la sua parte interna, come se fosse intervenuta una mano tracciante, essendosi invece trattato dell’effetto di una semplice sovrapposizione obbligata dei fronti di propagazione.
§ 37. L’universalità del programma col quale abbiamo percorso a grandi linee il cammino della natura, dal microcosmo subatomico al macrocosmo siderale attraverso il mesocosmo della Vita, si è inverata in uno strumento matematico, che sembra disegnare artificialmente con una matita i risultati derivanti in modo inequivocabile da una sola e generale equazione. Quella che abbiamo appunto denominata Equazione Cosmologica. L’assoluta ignoranza della fisica ufficiale sui fenomeni di strutturazione gravitazionale le impedisce di capire le cause che – per esempio – accomunano, non in ragione di mere “somiglianze” e “analogie”, ma in modo eziogenetico, ossia per leggi di fondo, il disegno di fig.33 con un fiore esapetalo (fig.33-A) o col diffrattogramma di un cristallo di berillio (fig.33-B).
Fig.33-A
Fig.33-B
Basterà sostituire le posizioni reciproche dei fotoni con quelle di corpuscoli assai più grandi come gli atomi. Costruiamone con OLOPOIEMA lo schema naturale comune nella figura 33.
I puntolini disegnano catene di minuscole onde – come si vedrà meglio tra poco – con baricentro in traslazione spirale (UTS=1) e radiale (UTR=1) e rapporto a’/a=0,9614… (quindi prossimo all’equintensità, valore 1, per ogni singola propagazione; angolo costruttivo A pari a 2 gradi, non lontano da zero per l’equintensità). Il distanziamento rotatorio T tra i diametri di onde successive di una stessa propagazione è di 5°. L’angolo divisore ED responsabile della struttura esagonale è, naturalmente, di 60°. L’opzione ORARIO o ANTIORARIO è ininfluente, perché il valore nullo di VP dà sempre luogo a una coppia di propagazioni antiparallele, una oraria e l’altra antioraria, con origine da una stessa sorgente.
Le sei coppie di propagazioni determinano altrettante coppie di “linee di forza”, che formano i sei petali del fiore di fig.33-A e i cui incroci fissano la posizione degli atomi nel reticolo cristallino del berillio di fig.33-B.
Si considerino nella fig.33 le sei direzioni radiali, angolate di 60°, in corrispondenza degli intervalli tra i sei piccoli “petali” centrali: risulterà chiarissimo che gli incroci delle linee di forza tracciano un preciso allineamento rettilineo degli atomi del reticolo, formando spigoli e vertici del cristallo, in apparente contrasto con la morbidezza rotondeggiante (in realtà, spiraliforme) del contorno dei petali del fiore.
§ 38. Se nella finestra degli input di fig.33 aumentiamo da 1 a 3 il raggio base R0 e da 2 a 3 l’angolo costruttivo A (il rapporto a’/a sarà 0,9421…), il risultato è la fig.34. Ci accorgiamo allora che, per l’aumento di R0, i puntolini sono diventati piccoli cerchietti, proiezione sullo schermo di minuscole onde – come prima si diceva -, restando eguale l’allineamento esagonale degli incroci tra le spirali di propagazione.
Ma ecco che l’esagono scuro centrale ci dà la perfetta immagine dell’elemento esagonale centrale di un cristallo di neve, così come si trova fotografato nella EST Mondadori alla voce “Acqua” e qui si riporta nella fig.35.
La fig.36 ferma il processo di fig.34 al termine del primo braccio dell’esagono e serve ad evidenziare lo sviluppo della prima coppia di propagazioni antiparallele che, partendo dal centro del disegno, si incrociano e si avvitano su se stesse più volte: ciò è causato dal duplice effetto di traslazione spirale e radiale del baricentro delle onde. E’ già visibile il primo allineamento dei nodi sull’asse orizzontale. Da notare anche, lungo ciascuna catena, la lentezza dell’incremento diametrale delle onde, dovuta alla quasi equintensità – prima rilevata – del rapporto a’/a.
§ 39. Allo scopo di dare un’idea più precisa della potenzialità combinatoria del programma OLOPOIEMA, in corrispondenza alla infinita molteplicità delle forme naturali che esso è capace di descrivere – pur in base a un’unica equazione di struttura -, diamo nelle figg.37 e 38 il risultato che nasce dall’azzeramento di uno solo dei parametri di traslazione, tra gli input di fig.34, lasciando l’altro inalterato: rispettivamente, di quello spirale UTS in fig.37 e di quello radiale UTR in fig.38. Nelle successive figg.39 e 40, invece, aumenteremo a 2 il valore del parametro radiale, lasciando 1 per l’altro, e viceversa.
Ci auguriamo, ovviamente, che nessuno sia così sprovveduto da etichettare queste immagini come esercitazioni decorative. Per nostro conto saremmo, in tal caso, assolutamente onorati di competere in arte creativa con l’infinita bellezza della natura. Approfitteremmo, anzi, di questa nostra riconosciuta abilità per ritoccare i dati di fig.34, così da ottenere nella fig.41 una precisa immagine al computer della pianta di piazza del Campidoglio a Roma. I lettori la potranno anche controllare, un po’ di sbieco, su una delle facce della nuovissima moneta da 50 centesimi di euro.
Ma questo, che potrebbe così sembrare solo un bellissimo scherzo, è in realtà l’estrinsecazione di quanto si è appena rilevato all’inizio di § 36, sul frequentissimo incrocio in natura di spirali – che sono linee di forza – orarie e antiorarie, il numero delle quali nei due sensi obbedisce spesso alla sequenza di Fibonacci. Alle intersezioni tra le spirali si fissano semi, squame, brattee, così come in un reticolo cristallino abbiamo visto alloggiare gli atomi. La differenza tra piazza del Campidoglio e un girasole è che la prima presenta dodici spirali orarie e altrettante antiorarie; il girasole ne ha di norma 34 in un senso e 55 nell’altro, la pigna o l’ananas numeri minori ma della medesima successione.
§ 40. Abbiamo già osservato al § 32 e mostrato nei successivi paragrafi che il sottoprogramma STRUTTURE RAGGIATE, oltre a costruire forme naturali con un qualsiasi numero di raggi, può disegnare anche strutture monodirezionali (o “monoassiali”) semplicemente facendo ED=0 oppure ED=360 ed elongarle sull’orizzonte in qualsiasi direzione con E.
A differenza dei sottoprogrammi basilari PROPAGAZIONE e COMPOSIZIONE, che comprendono tutte indistintamente le leggi fondamentali del campo unigravitazionale, i sottoprogrammi STRUTTURE RAGGIATE e B/Symm, hanno in comune l’elemento T, che è il distanziamento angolare costante tra onde successivamente “pulsate”, ovvero non tra onde soltanto “successive”: occorre considerare, pertanto, con grande attenzione questo che è l’effetto universale del fenomeno della pulsazione, determinante imprescindibile dell’accrescimento logaritmico delle strutture dell’universo. Manca in effetti alla dottrina ufficiale una conoscenza essenziale, quella di un fenomeno che viene ritenuto eccezionale (le “pulsar”), mentre è alla base delle leggi evolutive dell’intero universo e in particolare della biologia.
Ricordiamo che i due sottoprogrammi basilari, prima citati, partono dalla successione ondulatoria per archi “eguali” di spirale logaritmica, che comporta una progressiva diminuzione dell’angolo di separazione tra diametri di onde “successive”, fino alla sua ciclica criticità e di conseguenza alla pulsazione. Diventa quindi chiaro che STRUTTURE RAGGIATE e B/Symm disegnano le forme naturali già investite dalla pulsazione, e cioè tutti i possibili risultati propriamente “costruttivi” della gravitazione universale, previsti dalla Equazione Cosmologica.
A ben riflettere, il timore da noi formulato al paragrafo precedente, che le immagini espresse dalla nostra equazione universale potessero apparire a qualche ingenuo delle “decorazioni”, era mal posto, poiché fin dall’antico tale era appunto il significato della parola kosmos, che identificava l’universo con la sua bellezza formale, come ordine e ornamento ontologico supremo. E proprio questa considerazione potrebbe rappresentare l’approdo “ideale” del nostro pluridecennale cammino, non essendo in realtà possibile una sua conclusione “materiale” lungo vie per loro natura inesauribili.
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References: § 32

§ 33

§ 34

§ 35

§ 36

§ 37

§ 38

§ 39
 § 36

§ 40
 § 32