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Timestamp: 2020-06-05 20:16:52+00:00

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n. 21 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 7 marzo 2014 - - 30 Aprile 2014 - Gazzetta Ufficiale - Legislazione - VLEX 509004370
Ricorso proposto dalla REGIONE VENETO (C.F. 80007580279 - P. IVA 02392630279), in persona del Presidente della Giunta regionale, dr. Luca Zaia (C.F. ZAILCU68C27C957O) autorizzato con delibera della Giunta regionale n. 162 del 20 febbraio 2014 (all. 1) rappresentato e difeso nel presente giudizio, tanto congiuntamente quanto disgiuntamente, come da mandato a margine del presente atto, dall'avv.to Ezio Zanon (C.F. ZNNZEI57L07B563K), Coordinatore della Avvocatura della Regione Veneto, e avv. Luigi Manzi (C.F. MNZLGU34E15HS01V), del foro di Roma, con domicilio eletto presso lo studio del secondo, in Roma via F. Confalonieri, n. 5 (per eventuali comunicazioni: fax n. 06.3211370, pec: luigimanzi@ordineavvocatiroma.org);
Contro PRESIDENTE CONSIGLIO DEI MINISTRI pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con domicilio ex lege presso la stessa, in Roma via dei Portoghesi 12, e nei confronti di: REGIONE TRENTINO ALTO ADIGE, in persona del presidente pro tempore, PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, in persona del presidente pro tempore, PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO, in persona del presidente pro tempore;
Per la dichiarazione di illegittimita' costituzionale delle seguenti norme della legge 27 dicembre 2013, n. 147, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2014)" pubblicata in G.U. n. 302 del 27 dicembre 2013: art. 1, comma 325, per violazione degli artt. 5, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 della Costituzione;
art. 1, comma 388, per violazione degli artt. 3, 42, 117, IV comma, 118 e 119 della Costituzione;
art. 1, commi 496, 497, 498, 499, 500 e 501, per violazione degli artt. 117, comma III, 119, comma I, e 120 della Costituzione;
art. 1, comma 518, per violazione degli artt. 3, 11, 23, 117, I comma, e 120 della Costituzione;
art. 1, comma 557, per violazione degli artt.117, commi III e IV, della Costituzione Fatto e diritto L'approvazione della legge di stabilita' per il 2014, L. 27 dicembre 2013, nella ricorrente formula, presente in questa tipologia di leggi deliberate in scadenza di anno, dell'articolo unico svolto in una molteplicita' di commi ha recato alcune norme che si ritingono in contrasto con l'ordinamento costituzionale nazionale e che si ritengono impugnabili per i seguenti motivi di illegittimita'. 1) Illegittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 325, per violazione degli artt. 5, 97, 114, 117, 118,119 e 120 della Costituzione. 1.1) Il comma 325, dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2013 prevede la proroga delle disposizioni di cui all'art. 1, comma 115, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, relative al commissariamento delle amministrazioni provinciali, applicabile ai casi di scadenza naturale del mandato nonche' di cessazione anticipata degli organi provinciali e che intervengono in una data compresa tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2014. Si ritiene che la norma sia in contrasto con le disposizioni che riconoscono l'autonomia costituzionale all'intero assetto degli enti territoriali, disciplinato dagli artt. 114, 117, 118, 119 e 120, ma anche con il disegno costituzionale che governa le autonomie locali, di cui all'art. 5 e il principio di buon andamento dell'attivita' amministrativa, di cui all'art. 97 della Costituzione. Il comma, che ha un evidente carattere transitorio, appare collegato a una situazione extragiuridica rappresentata da una serie di procedimenti legislativi in corso di doppia natura. Da un lato e' all'esame del Parlamento il disegno di legge di riforma costituzionale, approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 5 luglio 2013, per l'abolizione delle Province, e avente per contenuto la modifica di alcuni articoli del c.d. Titolo V della Costituzione. Per altro verso e' stato licenziato dalla Camera dei Deputati il 21 dicembre 2013 il Disegno di legge n. 1542 AC "Disposizioni sulle Citta' metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni", che prevede la trasformazione delle province in ente amministrativo di secondo livello, formato dalla aggregazione dei comuni dove la presidenza e rappresentanza consiliare, sono eletti dai sindaci dei comuni di riferimento. La norma in contestazione si pone come estensione dell'applicazione dell'art. 1, comma 115, della Legge di stabilita' per il 2013 (la legge n. 228/2012) nella parte in cui questa aveva previsto che: "Nei casi in cui in una data compresa tra il 5 novembre 2012 e il 31 dicembre 2013 si verifichino la scadenza naturale del mandato degli organi delle province, oppure la scadenza dell'incarico di Commissario straordinario delle province nominato ai sensi delle vigenti disposizioni di cui al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, o in altri casi di cessazione anticipata del mandato degli organi provinciali ai sensi della legislazione vigente, e' nominato un commissario straordinario, ai sensi dell'articolo 141 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 per la provvisoria gestione dell'ente fino al 31 dicembre 2013". Tra le due disposizioni esiste pero' una sostanziale differenza, recata dal sottostante presupposto di fatto. In quanto mentre il comma 325 e' stato approvato con riferimento a delle possibili ipotesi di riforma ancora al vaglio del Parlamento, e per le quali, quindi, non vi e' certezza alcuna circa l'an ed il quomodo, esse saranno approvate, la disposizione del comma 115 era intervenuta in una situazione riferita all'esistenza di norme al tempo cogenti e che avevano disposto in modo diverso circa la formazione degli organi di governo dell'ente provincia, rispetto alle disposizioni di cui alla D. Lgs. 267/2000, contenente la disciplina generale degli enti locali. Il riferimento e' all'art. 23 (commi 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 20-bis) del decreto-legge n. 201/2011 e agli artt. 17 e 18 del decreto-legge n. 95/2012, dichiarati costituzionalmente illegittimi con sentenza di codesta Corte n. 220 del 3 luglio 2013. 1.2) La norma censurata contenuta nell'art. 325, appare quindi in evidente contrasto con il dettato costituzionale per un duplice profilo di ragioni. Va in primo luogo osservato che essa impedisce il corretto svolgimento, nelle province gia' commissariate o che andranno a scadere nel primo semestre del 2014, delle funzioni democratiche previste per tutti gli enti locali elettivi, e che trova fondamento e garanzia sia nel principio di sovranita' popolare su cui si fonda l'intero ordinamento, sul principio di riconoscimento dell'autonomia degli enti locali, affermato dall'art. 5 della Costituzione e attuato attraverso il gia' menzionato decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Nello specifico occorre puntualmente rilevare come il regime di commissariamento a cui fa riferimento la norma in questione e' quello previsto all'art. 141 del menzionato D. Lgs. 267/2000, norma che prevede che "con il decreto di scioglimento si provvede alla nomina di un commissario, che esercita le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso". Tale configurazione, ancorche' al commissario fossero affidati i poteri, nella loro pienezza esercitati da tutti gli organi ordinari eletti della provincia, e' comunque collegato a una prospettiva temporale incerta e comunque ridotta nel tempo, condizionata dalla supplenza dell'incarico commissariale. Detto incarico non permette, ad esempio, al commissario alcuna attivita' di contenuto programmatorio o pianificatorio, non essendo certa la prospettiva temporale nel quale esso agisce. Conseguentemente, si produce una alterazione del funzionamento dell'ente provincia, che non puo' ritenersi, in una situazione di governo interinale, pienamente efficiente per garantire il corretto adempimento dei propri compiti, sia nella diretta espressione delle proprie competenze, che nelle relazioni di sussidiarieta' con i vari soggetti operanti nell'ambito delle autonomia locali, cosi' come affermate dall'art. 120 della Costituzione. In riferimento al comma 325, l'estensione del regime commissariale, oltre a non trovare una giustificazione plausibile su un presupposto certo e positivo, si riduce ad essere uno strumento rivolto comprimere, in via diretta, il corretto svolgimento dei compiti amministrativi assegnati all'ente provincia ai sensi dell'art. 114, 117, 118, 119 e 120 della Costituzione, ma in violazione delle stesse disposizioni, ad alterare in via mediata, le competenze degli altri enti locali che, a vario livello, attraverso i principi di sussidiarieta', o attraverso la delega o l'affidamento di funzioni di provenienza regionale, concorrono con la provincia all'esercizio delle funzioni locali. A titolo di esempio si indicano, per l'esperienza veneta, i contenuti della l.r. 23 aprile 2004, n. 11, "Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio", che disciplina la pianificazione urbanistica del territorio e che conferisce ampi compiti alla Provincia nella pianificazione del territorio, tra cui l'approvazione degli strumenti urbanistici comunali. 1.3) Come ulteriore profilo di censura si aggiunga inoltre che, il commissario, ancorche' sia ritenuto organo dell'ente al quale e' preposto, e' nominato da un funzionario dello Stato, il Prefetto. Con la conseguenza che la prevista determinazione dei poteri di incarico e' recata da un atto di governo che, inevitabilmente, per le ragioni anzidette, interviene ingiustificatamente nell'assetto complessivo del funzionamento e delle relazione degli enti locali, in modo idoneo a sottrarre o modificare l'effettivo esercizio delle loro competenze. Il tutto inoltre senza alcuna preventiva e prevista forma di concertazione o di partecipazione, secondo i contenuti dell'art. 120 Cost., su cui ci si dilunghera' in seguito. 1.4) A fronte della ingiustificata proroga del regime di commissariamento delle province, cosi' come disposto dal comma 325, e a fronte del fatto che il commissario agisce comunque in funzione di supplenza dell'attivita'...

References: art. 1

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 sentenza