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Timestamp: 2019-06-25 03:39:26+00:00

Document:
23 novembre 2016 *(1)
Nella causa C‑442/14,
– per la Commissione europea, da L. Pignataro‑Nolin, F. Ronkes Agerbeek, P. Ondrusek e H. Kranenborg, in qualità di agenti,
3 L’articolo 39, paragrafo 3, dell’accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (in prosieguo: l’«accordo TRIPS»), costituente l’allegato 1 C dell’accordo che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), firmato a Marrakech il 15 aprile 1994 e approvato con la decisione 94/800/CE del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativa alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986‑1994) (GU 1994, L 336, pag. 1), dispone quanto segue:
«1. Fatti salvi i paragrafi che seguono, ciascuna Parte provvede affinché, nel quadro della legislazione nazionale, le autorità pubbliche mettano a disposizione del pubblico le informazioni ambientali loro richieste (…)
«1. Fatta salva la direttiva [2003/4], un richiedente può indicare all’autorità competente le informazioni che ritiene critiche dal punto di vista commerciale e la cui diffusione potrebbe danneggiarlo sul piano industriale o commerciale, e che pertanto desidera vengano considerate riservate e comunicate soltanto alle autorità competenti e alla Commissione. In ciascun caso si richiede una giustificazione esauriente. (…)
«1. Le persone che chiedono che le informazioni da esse presentate in applicazione del presente regolamento siano trattate come informazioni riservate forniscono una prova verificabile a dimostrazione del fatto che la divulgazione delle informazioni potrebbe nuocere ai loro interessi commerciali (…).
(9) È altresì necessario che le autorità pubbliche mettano a disposizione del pubblico e diffondano l’informazione ambientale nella massima misura possibile, in particolare ricorrendo alle tecnologie d’informazione e di comunicazione. (…)
(16) Il diritto all’informazione implica che la divulgazione dell’informazione sia ritenuta un principio generale e che alle autorità pubbliche sia consentito respingere una richiesta di informazione ambientale in casi specifici e chiaramente definiti. Le ragioni di rifiuto dovrebbero essere interpretate in maniera restrittiva, ponderando l’interesse pubblico tutelato dalla divulgazione delle informazioni con l’interesse tutelato dal rifiuto di divulgarle. (…)».
8) Se dall’espressione “informazioni sulle emissioni nell’ambiente», ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 2, secondo comma (…), della direttiva [2003/4], consegua che, allorché si configurano emissioni nell’ambiente, deve essere divulgata l’intera fonte di informazioni e non soltanto i dati (di misurazione) da essa eventualmente desumibili.
37 A tale riguardo, si deve anzitutto rilevare, da un lato, che né lo Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea né il suo regolamento di procedura prevedono la facoltà per le parti di depositare osservazioni in risposta alle conclusioni presentate dall’avvocato generale (v., in particolare, ordinanza del 4 febbraio 2000, Emesa Sugar, C‑17/98, EU:C:2000:69, punto 2, e sentenza del 6 settembre 2012, Döhler Neuenkirchen, C‑262/10, EU:C:2012:559, punto 29).
38 Dall’altro, occorre ricordare che la Corte può, in qualsiasi momento, sentito l’avvocato generale, disporre la riapertura della fase orale del procedimento, conformemente all’articolo 83 del suo regolamento di procedura, in particolare se considera di non essere sufficientemente edotta o anche qualora la causa debba essere risolta sulla base di un argomento che non è stato oggetto di dibattito tra le parti o gli interessati di cui all’articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea (v., in particolare, sentenza del 28 aprile 2016, Borealis Polyolefine e a., C‑191/14, C‑192/14, C‑295/14, C‑389/14 e da C‑391/14 a C‑393/14, EU:C:2016:311, punto 40).
44 Risulta, quindi, che il legislatore dell’Unione ha voluto assoggettare le richieste di accesso dei terzi alle informazioni contenute nei fascicoli riguardanti le domande di autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti fitosanitari o biocidi, e per le quali può essere chiesto un trattamento riservato in applicazione delle summenzionate norme, alle disposizioni generali della direttiva 2003/4 (v., a contrario, sentenza del 22 dicembre 2010, Ville de Lyon, C‑524/09, EU:C:2010:822, punto 40).
53 Orbene, da un lato, come confermato dal considerando 5 della direttiva 2003/4, adottando tale direttiva il legislatore dell’Unione ha inteso garantire la compatibilità del diritto dell’Unione con la convenzione di Aarhus in vista della sua conclusione da parte della Comunità, prevedendo un regime generale volto a garantire che qualsiasi persona fisica o giuridica di uno Stato membro abbia il diritto di accedere alle informazioni ambientali detenute dalla pubblica amministrazione o per conto di essa, senza che tale persona sia obbligata a far valere un interesse (v., in particolare, sentenza del 19 dicembre 2013, Fish Legal e Shirley, C‑279/12, EU:C:2013:853, punto 36).
54 Ne discende che, ai fini dell’interpretazione della direttiva 2003/4, occorre tenere conto del testo e dell’obiettivo della convenzione di Aarhus, che tale direttiva mira ad attuare nel diritto dell’Unione (v., in particolare, sentenza del 19 dicembre 2013, Fish Legal e Shirley, C‑279/12, EU:C:2013:853, punto 37) e, in particolare, dell’articolo 4, paragrafo 4, primo comma, lettera d), di tale convenzione, ai sensi del quale la riservatezza delle informazioni commerciali o industriali non può ostare alla divulgazione di informazioni sulle emissioni rilevanti ai fini della tutela dell’ambiente.
55 Dall’altro, secondo costante giurisprudenza della Corte, la direttiva 2003/4 persegue l’obiettivo di garantire l’accesso, in linea di principio, all’informazione ambientale detenuta dalle autorità pubbliche o per conto di esse e di ottenere, come emerge dal considerando 9 e dall’articolo 1 di tale direttiva, la più ampia possibile sistematica disponibilità e diffusione al pubblico di detta informazione (v., in particolare, sentenza del 19 dicembre 2013, Fish Legal e Shirley, C‑279/12, EU:C:2013:853, punto 66).
56 Ne consegue che, come espressamente previsto dall’articolo 4, paragrafo 4, secondo comma, della convenzione di Aarhus nonché dal considerando 16 e dall’articolo 4, paragrafo 2, secondo comma, della direttiva 2003/4, la divulgazione dell’informazione dev’essere la regola generale, e le ragioni di rifiuto previste in tali disposizioni devono essere interpretate in maniera restrittiva (v., in particolare, sentenze del 16 dicembre 2010, Stichting Natuur en Milieu e a., C‑266/09, EU:C:2010:779, punto 52, nonché del 28 luglio 2011, Office of Communications, C‑71/10, EU:C:2011:525, punto 22).
70 Tuttavia, in base a costante giurisprudenza della Corte, se è vero che tale guida può essere considerata un documento esplicativo che può eventualmente essere preso in considerazione, tra altri elementi rilevanti, al fine di interpretare la convenzione di Aarhus, le analisi che essa contiene non hanno forza vincolante e sono prive della portata normativa propria delle disposizioni di tale convenzione (v., in particolare, sentenza del 19 dicembre 2013, Fish Legal e Shirley, C‑279/12, EU:C:2013:853, punto 38 e giurisprudenza ivi citata).
84 Secondo costante giurisprudenza della Corte, la necessità di un’interpretazione uniforme di una disposizione di diritto dell’Unione richiede che, in caso di divergenza tra le sue varie versioni linguistiche, la disposizione di cui trattasi sia interpretata in funzione del contesto e della finalità della normativa di cui essa costituisce un elemento (v., in particolare, sentenza del 15 ottobre 2015, Grupo Itevelesa e a., C‑168/14, EU:C:2015:685, punto 42 e giurisprudenza ivi citata).
85 Come illustrato al punto 55 della presente sentenza, la direttiva 2003/4 persegue l’obiettivo di garantire l’accesso, in linea di principio, all’informazione ambientale detenuta dalle autorità pubbliche o per loro conto e di ottenere la più ampia possibile sistematica disponibilità e diffusione al pubblico di detta informazione. Come indicato al considerando 1 di tale direttiva, un accesso e una diffusione siffatti hanno lo scopo, in particolare, di contribuire a sensibilizzare maggiormente il pubblico alle questioni ambientali e a una più efficace partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale (v., in particolare, sentenza del 28 luglio 2011, Office of Communications, C‑71/10, EU:C:2011:525, punto 26).
1* Lingua processuale: il neerlandese.

References: sentenza 
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