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⭐Regolamento UE n. 282/2011 e recenti orientamenti dell Amministrazione finanziaria
Regolamento UE n. 282/2011 e recenti orientamenti dell Amministrazione finanziaria
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1 Regolamento UE n. 282/2011 e recenti orientamenti dell Amministrazione finanziaria2 Introduzione 2 Con la circolare n. 37/E del 29 luglio 2011, l Amministrazione finanziaria torna ad occuparsi del tema della territorialità IVA delle prestazioni di servizi Considerando che, in data 1 luglio 2011, sono entrate in vigore le disposizioni del Regolamento UE n. 282/2011 del 15 marzo 2011 (recante disposizioni applicative della direttiva n. 2006/112/CE), la circolare si occupa di commentarne le indicazioni, precisando che le disposizioni in esso contenute non compromettono la validità delle scelte normative e interpretative che gli Stati membri abbiano adottato fino a tale data e che eventuali comportamenti che i contribuenti abbiano tenuto sino all emanazione della presente circolare e che non tengano conto delle disposizioni attuative del regolamento non saranno sanzionabili (purchè in linea con le disposizioni interne e con i suggerimenti della prassi sinora emanati).3 Introduzione 3 Prima di affrontare le singole tematiche esaminate nel Regolamento, la circolare n. 37/E si occupa di riprendere, in linea generale, le nuove regole di territorialità in vigore dal Seguendo tale impostazione, si ricorda che, a partire da tale data: le prestazioni di servizi sono disciplinate in un unico corpo normativo nel D.P.R. n. 633/1972 e non più anche nel D.L. n. 331/1993 di cui vengono abrogate le pertinenti disposizioni, con le seguenti conseguenze: non vi sono più i servizi aventi una possibile duplice disciplina a seconda della loro natura, intracomunitaria o meno; non si configurano più i servizi intracomunitari non soggetti ad IVA (ex art. 46, comma 2, D.L. n. 331/1993 previgente) che, fino al , davano diritto al plafond degli esportatori abituali (ex artt. 40, comma 9 e 41, comma 4, del D.L. n. 331/1993 previgenti), realizzandosi prestazioni fuori campo IVA.4 Introduzione 4 È stato fortemente ridotto il ricorso al luogo di utilizzazione delle prestazioni di servizi al fine di individuarne la territorialità. È stata unificata la regola generale del luogo di tassazione dei servizi resi a soggetti passivi, per i quali si passa dal previgente criterio di tassazione nello Stato ove è stabilito il prestatore, al nuovo criterio di tassazione nello Stato in cui è stabilito il committente del servizio. Per i servizi resi a privati, invece, è confermata la regola di tassazione nello Stato del prestatore del servizio.5 Introduzione 5 A partire dal 2010, la regola generale in materia è stata sdoppiata. Prestazioni Business to Business (B2B) Prestazioni Business to Consumer (B2C) I servizi sono territorialmente rilevanti nel Paese dove è stabilito il committente. Quando il committente è un soggetto passivo stabilito in uno Stato della Comunità europea, le prestazioni sono assoggettate a tassazione secondo le regole dell inversione contabile (reverse charge). I servizi rilevano nel Paese ove è stabilito il fornitore della prestazione. Ai fini della territorialità di tali tipologie di prestazioni, non rileva il domicilio del committente.6 Introduzione 6 Nuovo art. 7-ter, comma 1, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 Dal punto di vista dell ordinamento interno, le nuove regole generali di territorialità comportano che, ai sensi dell art. 7-ter, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato: a) quando sono rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato; b) quando sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.7 Introduzione 7 Nuovo art. 7-ter, comma 1, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 Quindi Le prestazioni rese DA soggetti passivi nazionali, comunitari od extracomunitari A soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, si considerano effettuate in Italia. lett. a Le prestazioni rese DA soggetti passivi nazionali A committenti nazionali, comunitari od extracomunitari non soggetti passivi, si considerano effettuate in Italia. lett. b8 Introduzione 8 Criteri derogatori Anche nel sistema in vigore dal 2010 sono previste alcune disposizioni speciali che stabiliscono criteri di rilevanza territoriale derogatori rispetto alle nuove regole generali. Deroghe Art. 7-quater Art. 7-quinquies Servizi immobiliari Trasporto passeggeri Ristorazione e catering Locazione mezzi di trasporto a breve termine Attività culturali, artistiche, sportive, ecc., comprese fiere ed esposizioni (norma modificata con effetto 1 gennaio 2011)9 Introduzione 9 Criteri derogatori Deroghe Art. 7-sexies Intermediazioni Trasporti intracomunitari e non di beni Lavorazioni e servizi accessori ai trasporti Locazione mezzi di trasporto a lungo termine Prestazioni rese tramite mezzi elettronici Prestazioni di telecomunicazione e di teleradiodiffusione10 Introduzione 10 Criteri derogatori Deroghe Art. 7-septies Cessioni, concessioni, licenze di diritti d autore, ecc. Pubblicità Consulenza, assistenza tecnica o legale, elaborazione dati Operazioni bancarie, finanziarie, assicurative Messa a disposizione di personale Locazioni di beni diversi dai mezzi di trasporto Accesso a sistemi di gas naturale o energia elettrica Telecomunicazione e teleradiodiffusione Servizi prestati per via elettronica Obbligazioni di non fare11 Soggettività passiva 1112 Soggettività passiva 12 La circolare n. 37/E dedica ampio spazio (l intero par. 2) al tema della SOGGETTIVITÀ PASSIVA, osservando che, in effetti, al fine di verificare l operatività della nuova regola generale di territorialità di cui all art. 7-ter, comma 1, lett. a), del decreto IVA (rapporti B2B), assumono rilevanza solo tre circostanze: il fatto che il committente sia un soggetto passivo (c.d. status ), il fatto che detto committente agisca nella veste di soggetto passivo (c.d. qualità ) e il luogo di stabilimento dello stesso. Naturalmente, anche il prestatore deve agire nell esercizio di una delle attività d impresa, arte o professione (il che vale a dire che lo stesso deve agire nell ambito di un attività economica di cui all articolo 9 della direttiva 2006/112/CE ).13 Soggettività passiva 13 Nell ambito dell art. 7 del D.P.R. n. 633/1972, espressamente dedicato alle definizioni concernenti la territorialità dell imposta, art. 7, comma 1, lett. d, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 Soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato: Definizione un soggetto passivo domiciliato nel territorio dello Stato, o un soggetto passivo residente nel territorio dello Stato che non abbia stabilito il domicilio all estero, ovvero una stabile organizzazione nel territorio dello Stato di un soggetto domiciliato e residente all estero, ma limitatamente alle operazioni rese o ricevute dalla stabile organizzazione. Precisazione Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, si considera: DOMICILIO il luogo in cui si trova la sede legale e RESIDENZA Il luogo in cui si trova la sede effettiva14 Soggettività passiva 14 Art. 7-ter, comma 2, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 L art. 7-ter, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972, stabilisce che, ai fini dell applicazione delle disposizioni relative al luogo d effettuazione delle prestazioni di servizi, si considerano soggetti passivi per le prestazioni di servizi ad essi rese: (a) gli esercenti imprese, arti o professioni (categoria nella quale rientrano anche le persone fisiche limitatamente alle prestazioni ricevute quando agiscono nell esercizio di tali attività); (b) gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni di cui all articolo 4, quarto comma, anche quando agiscono al di fuori delle attività commerciali o agricole (enti non commerciali che svolgono sia attività commerciali, sia attività istituzionali);15 Soggettività passiva 15 Nuovo art. 7-ter, comma 2, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (c) gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni, non soggetti passivi, che siano identificati ai fini IVA (si tratta dei soggetti che svolgono solo attività istituzionali, ma che sono identificati ai fini dell imposta avendo effettuato acquisti intracomunitari di beni al di sopra della soglia fissata in euro dall art. 38, comma 5, lett. c, del D.L. n. 331/ il nuovo limite di euro è stato determinato dalla legge 7 luglio 2009, n. 88, cosiddetta legge comunitaria 2008 ).16 Soggettività passiva 16 SOCIETA DI COMODO Merita rammentare che non rientrano nel novero dei soggetti passivi le società di mero godimento, per le quali si presume l assenza di svolgimento di attività commerciale Circolare n. 37/E/2011 CONTRIBUENTI MINIMI La circolare n. 37/E ribadisce la validità delle indicazioni contenute nella circolare n. 36/E del 21 giugno 2010, per i soggetti che beneficiano della franchigia per le piccole imprese17 Soggettività passiva 17 Status La verifica dello status di soggetto passivo del committente assume una rilevanza fondamentale nel nuovo sistema delle regole di territorialità delle prestazioni di servizi. A tale questione, il Regolamento n. 282/2011 dedica l art. 18, dal cui esame, come sottolinea l Agenzia, emerge che, almeno per le prestazioni rese a committenti comunitari, un ruolo centrale è sicuramente da attribuire al numero identificativo IVA comunicato dal committente comunitario.18 Soggettività passiva 18 Committente comunitario a) b) L art. 18 del Regolamento, al par. 1, individua due distinte fattispecie, nelle quali, salvo che disponga di informazioni contrarie, il prestatore può considerare che un destinatario stabilito nella Comunità ha lo status di soggetto passivo: il committente gli ha comunicato il proprio numero identificativo IVA; è però necessaria la conferma di validità di tale numero d identificazione, ottenibile tramite il sistema VIES, nonché del nome e dell indirizzo corrispondenti, in conformità all art. 31 del Regolamento CE n. 904/2010; il committente non ha ancora ricevuto un numero di identificazione IVA, ma informa il prestatore di averne fatto richiesta e quest ultimo ottiene qualsiasi altra prova che attesta che il committente è un soggetto passivo (od un soggetto equiparato) ed effettua una verifica di ampiezza ragionevole dell esattezza delle informazioni fornitegli dal committente, applicando le normali procedure di sicurezza commerciali (controlli di identità o di pagamento).19 Soggettività passiva 19 Committente comunitario L art. 18 del Regolamento, al par. 2, esamina la situazione nella quale il committente non ha comunicato al prestatore il proprio numero identificativo IVA. In tale ipotesi, l operatore è tenuto a dimostrare che il committente non ha comunicato il proprio numero di partita IVA. Occorrerà, pertanto, munirsi di prove che attestino l effettuazione della richiesta di comunicazione. Ove tale dimostrazione possa essere data, il prestatore potrà considerare che il destinatario del servizio non possiede lo status di soggetto passivo, salvo che disponga di informazioni contrarie.20 Soggettività passiva 20 Committente extracomunitario Quando il committente è extracomunitario ed il prestatore non dispone di informazioni contrarie, la qualifica di soggetto passivo può essere dimostrata dalla certificazione dell autorità fiscale estera che attesti che l operatore svolge un attività economica che gli dà diritto ad ottenere un rimborso dell IVA, ai sensi dell art. 38-ter del D.P.R. n. 633/1972 (la fattispecie riguarda gli operatori di Svizzera, Norvegia ed Israele). In mancanza di detto certificato, l art. 18, par. 3, lett. b), del Regolamento, attribuisce rilievo: - all eventuale attribuzione di un numero identificativo IVA o di altro analogo numero assegnato al destinatario del servizio dalle autorità del proprio Paese che serva per identificare le imprese od a qualsiasi altra prova attestante lo status di soggetto passivo ed - alla verifica dell esattezza delle informazioni fornite, da eseguire applicando le normali procedure di sicurezza commerciali.21 Soggettività passiva La circolare n. 37/E sottolinea come, una volta accertato lo status del committente, occorra anche verificare se questi acquisisce i servizi in tale sua qualità. La pertinente disposizione del Regolamento n. 282/2011 è rappresentata dall art. 19, il quale, in sostanza, distingue tre situazioni: 1 caso Qualità servizi destinati esclusivamente ad un uso privato del committente, ivi compreso l uso da parte dei suoi dipendenti ; 2 caso servizi destinati ad un uso promiscuo personale e professionale; 3 caso prestazioni richieste da parte del committente spendendo il proprio numero identificativo IVA. 2122 Soggettività passiva 22 1 caso Nel primo caso, il committente è considerato, ai fini dell acquisto del servizio, un soggetto non passivo (si applicheranno le regole previste per i rapporti B2C). Tale disciplina è già prevista dalla normativa interna (art. 7-ter, comma 2, lett. a, del decreto IVA), ma solo con riguardo alle persone fisiche. In ogni caso, occorre che, in questa ipotesi, il prestatore effettui una valutazione di compatibilità complessiva per accertare la destinazione (personale o meno) del servizio reso. Società commerciali ed Enti soggetti passivi Persone fisiche Quando un servizio di tal genere è acquisito da società commerciali o da enti che siano soggetti passivi, invece, la circolare precisa come la previsione comunitaria debba intendersi riferita ai casi in cui il servizio è destinato ad un uso privato delle persone facenti parte degli organi delle società o enti in esame, ovvero dei dipendenti degli stessi.23 Soggettività passiva 23 2 caso Quando il servizio è utilizzato promiscuamente (secondo caso), sia per uso privato, compreso quello dei dipendenti, sia per finalità professionali, trovano applicazione i criteri di territorialità previsti per le prestazioni rese nei confronti di committenti soggetti passivi. 3 caso Qualora il committente abbia comunicato al prestatore il proprio numero IVA (terzo caso), questi può considerare che i servizi sono destinati all attività economica del destinatario medesimo, a meno che non disponga di informazioni contrarie, ad esempio sulla natura dei servizi forniti. Semplificazione Nelle situazioni in cui il servizio risulti essere compatibile sia con la sfera privata sia con la veste di soggetto privato, diviene decisiva la comunicazione della partita IVA. In tal caso, il prestatore considera la prestazione acquisita dal committente, soggetto passivo comunitario, nell ambito della propria attività di soggetto passivo. Se il committente è extracomunitario, il prestatore potrà richiedere gli elementi a supporto della non riconducibilità dell acquisto alla sfera privata.24 Soggettività passiva 24 Quando effettuare la verifica L art. 25 del Regolamento stabilisce che, per l applicazione delle norme relative al luogo delle prestazioni di servizi si tiene conto esclusivamente delle circostanze esistenti al momento del fatto generatore dell imposta e che eventuali successivi cambi di destinazione del servizio, non influiscono sull individuazione della rilevanza territoriale dell operazione. Attenzione! Nell ordinamento interno, le prestazioni di servizi si considerano effettuate all atto del pagamento del corrispettivo (art. 6 del D.P.R. n. 633/1972). Ciò può determinare rilevanti complicazioni in caso di pagamento di acconti, essendo necessario indagare a più riprese sulla destinazione del servizio da parte del committente. Come evidenzia la circolare n. 37/E, pertanto, potrebbero trovare applicazione differenti regimi con riferimento all acconto e al saldo.25 Soggettività passiva 25 Luogo delle prestazioni Il terzo elemento per la determinazione del luogo di rilevanza della prestazione, è rappresentato dal Paese di stabilimento del committente. Dopo aver rilevato, sulla base dell art.10 del Regolamento, che il luogo nel quale il soggetto passivo fissa la sede della propria attività, va individuato in quello in cui sono svolte le funzioni dell amministrazione centrale dell impresa, vale a dire in cui sono prese le decisioni essenziali concernenti la gestione generale dell impresa o dove si riunisce la direzione (normalmente la sede legale), la circolare n. 37/E si occupa di alcune questioni concernenti le stabili organizzazioni (S.O.).26 Soggettività passiva 26 Definizione Richiamando l art. 11 del Regolamento, viene precisato che per stabile organizzazione (S.O.) deve intendersi qualsiasi organizzazione (diversa dalla sede principale), caratterizzata da un grado sufficiente di permanenza e da una struttura idonea (risorse tecniche ed umane) che consenta a tale organizzazione di 1) ricevere e utilizzare i servizi che le sono forniti per le proprie esigenze ; 2) fornire i servizi di cui assicura la prestazione. Attenzione! La disponibilità di un numero di partita IVA non costituisce da sola una prova sufficiente dell esistenza di una stabile organizzazione.27 Soggettività passiva 27 La circolare analizza anche la situazione di: Committente stabilito in più di uno Stato In tal caso, la prestazione si considera effettuata nello Stato della sede dell attività economica del committente, a meno che questi non abbia una S.O., destinataria del servizio in altro Paese. In quest ipotesi, la prestazione si considera effettuata nello Stato in cui è ubicata la S.O. Committente con più S.O. in più Paesi Per stabilire quale sia la S.O. committente della prestazione, occorre aver riguardo: alla natura ed all utilizzazione dei servizi forniti, all organizzazione che (contrattualmente ed in base all identificazione IVA fornita al prestatore) risulta commettere la prestazione, all organizzazione che provvede al pagamento.28 Soggettività passiva 28 Sul tema della soggettività passiva, è importante sottolineare anche il contributo della circolare n. 39/E del 1 agosto 2011, la quale si occupa di fornire alcuni chiarimenti in materia di iscrizione al c.d. archivio VIES dei soggetti che manifestano la volontà di porre in essere OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE (tale adempimento è previsto dall art. 27 del D.L. n. 78/2010 ed è in vigore dal 31 maggio 2010) Nel citato intervento, l Agenzia delle entrate affronta in modo sistematico le principali problematiche conseguenti all introduzione del nuovo obbligo, riguardante anche i soggetti che effettuano/ricevono esclusivamente prestazioni di servizi in ambito comunitario.29 Soggettività passiva 29 La circolare n. 39/E si segnala, in particolare, perché prende posizione su alcune rilevanti questioni e, più specificamente, su altrettanti aspetti critici già evidenziati in dottrina e messi a fuoco da Assonime nella circolare n. 16 dell 11 luglio Una delle risposte attese riguardava proprio la problematica dell estensione dell obbligo di inclusione nell archivio dei soggetti che intendono svolgere esclusivamente prestazioni di servizi in ambiente comunitario. Sul punto, l Agenzia, riprendendo l orientamento anticipato in occasione di un forum organizzato dalla stampa (14 gennaio 2011) e successivamente confermato nel par. 2.5 della circolare n. 28/E del 21 giugno 2011, stabilisce che l obbligo di inserimento nel VIES riguarda anche prestatori e committenti di servizi comunitari.30 Soggettività passiva 30 Nella dichiarazione di inizio attività ai fini IVA, l eventuale volontà di porre in essere operazioni intracomunitarie di cui al titolo II capo II del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, deve essere espressa compilando il campo Operazioni Intracomunitarie del Quadro I dei modelli AA7 o AA9. Per gli enti non commerciali, non soggetti passivi d imposta, la manifestazione di volontà di porre in essere operazioni intracomunitarie va effettuata selezionando la casella C del Quadro A del modello AA7. Ai fini della manifestazione di volontà in argomento, il campo operazioni intracomunitarie del quadro I dei modelli AA7 o AA9 deve essere compilato con il volume delle operazioni presunte anche nel caso queste siano costituite da sole prestazioni di servizi intracomunitarie soggette ad IVA nel paese di destinazione ai sensi dell articolo 7-ter del d.p.r. n. 633 del 1972, nonché da parte degli enti non commerciali.31 Soggettività passiva 31 Particolarmente restrittivo l orientamento assunto dall Agenzia con riguardo alla disciplina applicabile alle operazioni intercorse con controparti comunitarie, nei 30 giorni durante i quali è ritenuta sospesa la soggettività IVA. Secondo l Agenzia la voluntas legis è dunque chiara: l assenza dall Archivio VIES determina il venire meno della possibilità di effettuare operazioni intracomunitarie e di applicare il regime fiscale loro proprio, in quanto il soggetto non può essere considerato come soggetto passivo IVA italiano ai fini dell effettuazione di operazioni intracomunitarie solo a seguito dell inclusione nell Archivio VIES il soggetto è legittimato ad effettuare operazioni intracomunitarie applicando lo specifico regime fiscale che caratterizza questo tipo di operazioni. La sospensione della soggettività passiva vale quindi, a fortiori, oltre che nei 30 giorni destinati al controllo finalizzato all eventuale diniego, anche nelle ipotesi in cui intervenga il diniego medesimo o la revoca, fino a quando il contribuente non ottenga l inserimento nell Archivio VIES...32 Soggettività passiva 32 Conseguenze Di conseguenza, eventuali operazioni intracomunitarie effettuate nei predetti 30 giorni, così come dopo il diniego o la revoca, non sono da considerare comprese nel regime fiscale degli scambi intracomunitari, ma in quello ordinario. eventuali cessioni o prestazioni intracomunitarie effettuate da un soggetto passivo non ancora incluso nell Archivio VIES (o escluso a seguito di diniego o revoca) devono ritenersi assoggettate ad imposizione in Italia, con i conseguenti riflessi, anche di natura sanzionatoria ai sensi dell articolo 6 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, qualora l operazione economica sia stata invece assoggettata al regime fiscale IVA proprio della cessione/prestazione intracomunitaria effettuata da un soggetto passivo. Nel rispetto dei principi di affidamento e buona fede del contribuente, il predetto trattamento sanzionatorio è comunque da ritenere non applicabile per eventuali violazioni commesse prima della emanazione della presente circolare.33 Soggettività passiva 33 Come noto, l Agenzia delle entrate (Provvedimento n. 2010/188376) aveva disposto la rivisitazione dell archivio VIES con la cancellazione dei soggetti che non avevano posto in essere specifici adempimenti. La circolare n. 39/E distingue coloro che: a) avevano già presentato dichiarazione di inizio attività alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 78 del 2010, che ha introdotto le modifiche normative in commento (31 maggio 2010); b) hanno presentato la dichiarazione di inizio attività nel periodo compreso tra la predetta data ed il 28 febbraio Chi aveva già presentato la dichiarazione d inizio attività al 31 maggio 2010, è automaticamente incluso nell elenco; restano esclusi coloro che non abbiano presentato elenchi riepilogativi delle cessioni di beni, delle prestazioni di servizi e degli acquisti intracomunitari di beni e servizi in alcuno degli ultimi due anni (2009 e 2010), o che, pur avendoli presentati, non abbiano adempiuto agli obblighi dichiarativi IVA per il 2009 (tali soggetti sono dunque da escludere ope legis dall inserimento automatico ). Si precisa che per elenchi riepilogativi presentati nel 2010 utili ai fini dell inclusione, si intendono anche quelli presentati entro il 26 gennaio 2011, con riferimento all ultimo periodo (trimestre o mese) del 2010.34 Soggettività passiva 34 Parimenti i soggetti che non hanno effettuato operazioni intracomunitarie in nessuno degli anni 2009 e 2010, pur avendo presentato nel gennaio 2009 un elenco riepilogativo riportante operazioni effettuate nel 2008, sono da escludere dall inserimento automatico. Il requisito della presentazione della dichiarazione IVA per il 2009 non è, ovviamente, richiesto per i soggetti che hanno iniziato l attività nel 2010, fermo restando il fatto che devono comunque aver presentato almeno un elenco riepilogativo delle cessioni di beni, delle prestazioni di servizi e degli acquisti intracomunitari di beni e servizi relativo ad operazioni svolte nel Per coloro che hanno presentato l inizio attività nel periodo 31 maggio febbraio 2011, è previsto l inserimento automatico nel VIES, con riferimento ai soggetti abbiano manifestato nella detta dichiarazione la volontà di porre in essere operazioni intracomunitarie o abbiano posto in essere, nel secondo semestre 2010, operazioni intracomunitarie (cessioni o acquisto di beni così come prestazioni di servizi rese o ricevute) adempiendo agli obblighi di presentazione dei relativi elenchi riepilogativi.35 Soggettività passiva 35 L attività di rivisitazione dell archivio VIES è stata completata in data 24 febbraio 2011; conseguentemente, le esclusioni degli operatori dall archivio VIES, effettuate a seguito della citata attività di rivisitazione, decorrono dal 31 dicembre 2008, nella considerazione che i criteri di esclusione presuppongono che, nel biennio 2009/2010, i soggetti esclusi non abbiano effettuato operazioni intracomunitarie o comunque non siano in regola con gli adempimenti alle stesse connessi. La circolare precisa, inoltre, che, per le comunicazioni ricevute dall Ufficio, Prima del 26 gennaio 2011 Dopo il 26 gennaio 2011 (cioè 30 giorni prima del completamento della rivisitazione), il soggetto richiedente è stato inserito in archivio con decorrenza dal 31 giorno successivo alla ricezione della comunicazione salvo l intervenuto diniego non essendo ancora decorsi i 30 giorni alla data della rivisitazione la posizione risulta esclusa dal 25 febbraio 2011, fino al trentunesimo giorno successivo alla ricezione (salvo l intervenuto diniego)36 36 Debitori d'imposta ed adempimenti37 Debitori d'imposta ed adempimenti 37 A partire dal 1 gennaio 2010, ai sensi del nuovo comma 2, dell art. 17, del D.P.R. n. 633/1972, in caso di un operazione rilevante ai fini IVA in Italia, effettuata da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato nei confronti di un soggetto passivo ivi stabilito, tutti gli adempimenti relativi all applicazione dell imposta gravano sul cessionario, il quale dovrà procedere all autofatturazione dell operazione secondo il meccanismo del reverse charge, nonché all adempimento degli obblighi conseguenti, previsti dal Titolo II dello stesso D.P.R. n. 633/1972. Gli obblighi relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati nell art. 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono quindi adempiuti dai cessionari o committenti.38 Debitori d'imposta ed adempimenti 38 In sostanza, nell estendere il meccanismo del reverse charge obbligatorio, il legislatore nazionale: non solo ha recepito quanto previsto dall articolo 196 della Direttiva 2006/112/CE (che prevede l obbligo per gli Stati di introdurre il reverse charge per le prestazioni di servizi poste in essere da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato a soggetti ivi stabiliti, ove ivi rilevanti ai fini impositivi in base alla regola generale di territorialità prevista per i rapporti B2B), ma si è anche avvalso della facoltà concessa agli Stati membri dall articolo 194, paragrafo 1, della direttiva stessa, consistente nella possibilità di applicare il meccanismo dell inversione contabile anche alle altre operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti ivi non residenti nei confronti di soggetti passivi ivi stabiliti. Prestazioni generiche Altre operazioni39 Debitori d'imposta ed adempimenti La disciplina ordinaria sull assolvimento dell imposta, di cui all art. 17, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, continua ad applicarsi quando il cessionario/committente 39 non è residente nel territorio dello Stato ovvero è un privato In entrambe le circostanze, in effetti, il cessionario/committente non può applicare il reverse charge. Ai sensi del nuovo art. 17, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972, nelle residuali ipotesi in cui il soggetto passivo non residente è tenuto all applicazione dell IVA (operazioni effettuate nei confronti di privati ovvero di altri soggetti non residenti), questi dovrà provvedere a identificarsi direttamente oppure nominare un rappresentante fiscale secondo le ordinarie modalità per assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti derivanti dalle norme IVA. In tutti gli altri casi, così come sottolinea la circolare n. 37/E è da ritenere quindi che a nessun adempimento sia tenuto il cedente o prestatore non residente, anche se identificato nel territorio dello Stato; ciò, in particolare, esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all emissione della fattura (e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione), tramite il numero identificativo IVA italiano (si veda, in tal senso, il principio già dettato dalla risoluzione n. 89/E del 25 agosto 2010).40 Debitori d'imposta ed adempimenti 40 Per quel che concerne l emissione dell autofattura, la circolare n. 37/E sottolinea, condivisibilmente, che l adempimento va eseguito al momento d effettuazione dell operazione (art. 6 del decreto IVA). Al riguardo ai fini dell individuazione di tale momento, non assume alcuna rilevanza il momento di ricezione della fattura estera (diversamente da quanto previsto, in materia di acquisto intracomunitario di beni, dall articolo 39 del decreto legge n. 331). Tale autofattura dovrà quindi essere emessa, per le prestazioni di servizi, non oltre il momento del pagamento (in caso di pagamento parziale, limitatamente all importo pagato) e, per le cessioni di beni, non oltre il momento della consegna o spedizione o, se anteriore, del pagamento (in caso di pagamento parziale, limitatamente all importo pagato). Nei casi previsti, è possibile l integrazione della fattura estera (circolare n. 12/E del 12 marzo 2010)41 Debitori d'imposta ed adempimenti 41 Probabile riferimento ad operazioni interne Per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulti dal documento di cui al d.p.r. n. 472 del 1996, all emissione dell autofattura (anche riepilogativa delle consegne intervenute nel corso di un mese) potrà provvedersi entro il giorno 15 del mese successivo a quello della consegna o spedizione (della possibilità di emettere autofattura mensile riepilogativa, si occupa anche la circolare n. 29/E del 27 giugno 2011, par. 2.3). Oltre all annotazione nel registro di cui all art. 23 del D.P.R. n. 633/1972, secondo l ordine progressivo di numerazione, le autofatture dovranno poi ricevere un numero progressivo in entrata in base all ordine progressivo delle fatture ricevute e riportate nel registro degli acquisti... Poiché l annotazione in detto registro è funzionale all esercizio del diritto alla detrazione, alla stessa dovrà procedersi anteriormente alla liquidazione periodica o alla dichiarazione annuale in cui il diritto viene esercitato.. L annotazione degli acquisti per i quali si applica il reverse charge, può anche avvenire sia con riferimento al registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) che a quello degli acquisti in un registro sezionale o in un blocco sezionale, con correlativa adozione di una distinta serie di numerazione E applicabile quanto previsto dalla C.M. n. 144/E dell 8 settembre 1999 Vedere altro
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 articolo 9
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 articolo 4
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 art. 38
 art. 18
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 art. 19
 art. 25
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 articolo 6
 art. 17
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 articolo 196
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 art. 17
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 art. 3
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 art. 7
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 art. 22
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