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Timestamp: 2018-06-20 13:22:17+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE , SENTENZA 25 ottobre 2017, n.49056
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PERSONE GIURIDICHE (RESPONSABILITÀ)
L’assoluzione per i reati presupposti non esclude la responsabilità dell’ente
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE , SENTENZA 25 ottobre 2017, n.49056RICOGNIZIONE
Due consiglieri comunali avevano modificato la destinazione d’uso di un’area in proprietà di una società in cambio di quasi un milione di euro. In secondo grado uno degli imputati viene prosciolto dal reato di corruzione e la Corte d’appello automaticamente esclude anche la responsabilità amministrativa della società. Tale conclusione viene contestata dalla Suprema Corte nella sentenza in epigrafe, laddove viene evidenziato che l'automatismo stabilito tra la assoluzione della persona fisica imputata del reato presupposto per la ritenuta insussistenza di quest'ultimo e la esclusione della responsabilità dell'ente per la sua commissione si rivela illegittimo. Infatti, il D.Lgs. n. 231 del 2001, consapevolmente rifiutando un criterio imputativo fondato sulla responsabilità "di rimbalzo" dell'ente rispetto a quella della persona fisica, ha previsto che l'illecito amministrativo ascrivibile all'ente non coincida con il reato, ma costituisca qualcosa di diverso, che addirittura lo ricomprende. In tale prospettiva interpretativa, il reato che viene realizzato dai soggetti apicali dell'ente, ovvero dai suoi dipendenti, è solo uno degli elementi che formano l'illecito da cui deriva la responsabilità dell'ente, che costituisce una fattispecie complessa, in cui il reato rappresenta il presupposto fondamentale, accanto alla qualifica soggettiva della persona fisica e alla sussistenza dell'interesse o del vantaggio che l'ente deve aver conseguito dalla condotta delittuosa posta in essere dal soggetto apicale o subordinato. In ragione del carattere articolato e composito di tale fattispecie ascrittiva, nel processo nei confronti dell'ente la commissione del delitto presupposto dovrà essere verificata dal giudice di merito alla stregua della integrale contestazione dell'illecito dipendente da reato formulata nei confronti dell'ente e, pertanto, indipendentemente dalle legittime scelte processuali degli imputati che possano aver precluso la celebrazione del simultaneus processus nei confronti dei responsabili del reato e dell'ente per l'illecito ad esso collegato. La separazione delle posizioni di alcuni degli imputati originari per effetto della scelta di riti alternativi non incide, infatti, in alcun modo sulla originaria contestazione formulata nei confronti dell'ente, né tanto meno riduce l'ambito della cognizione giudiziale.
La Corte di Appello di Milano, pertanto, non avrebbe dovuto farne conseguire, quale esito indefettibile, la assoluzione della s.r.l. per insussistenza del fatto, bensì avrebbe dovuto scrutinare, nella integralità, la fondatezza della contestazione elevata nei confronti dell'ente e, segnatamente, verificare se fossero intervenute le ulteriori condotte corruttive, poste in essere nell'interesse o a vantaggio dell'ente stesso, in favore di ulteriori funzionari pubblici, ancorché non ancora identificati.
L’assoluzione di un funzionario pubblico, accusato del delitto di corruzione, non fa venir meno automaticamente la sanzione amministrativa da reato, ex d.lgs. n. 231/2001, a carico della società che ha tratto vantaggio dalla condotta illecita, e ciò in quanto il criterio imputativo non è fondato esclusivamente su una responsabilità “di rimbalzo” dell’ente rispetto a quella della persona fisica. Ne consegue che il giudice deve verificare l’eventuale responsabilità dell’ente indipendentemente dalle legittime scelte processuali degli imputati, che possano aver precluso la celebrazione del simultaneus processus nei confronti dei responsabili del reato e dell’ente per l’illecito ad esso collegato.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE , SENTENZA 25 ottobre 2017, n.49056 - Pres. Carcano – est. D’Arcangelo
- ad An. En. Br. la commissione del delitto di corruzione per aver contribuito alla modifica della destinazione d'uso dei terreni intestati alle società EdilVlb e Loviro S.r.l. (capo a).;
Nella sentenza di primo grado il Tribunale aveva, invece, dato ampio spazio al materiale probatorio relativo all'efficacia dell'intervento di Br. in relazione all'interesse del privato EdilVlb/Bricoman, efficacia consistita nel far approvare in tempi rapidi un progetto migliorativo rispetto a quello originariamente predisposto e approvato dalle parti private.
7. Con memoria depositata in data 4 luglio 2007, l'Avv. Alessandro D'Addea, nell'interesse di Wa. Lo., ha dedotto la carenza di interesse alla proposizione del ricorso per Cassazione da parte del Procuratore generale, atteso che la prescrizione del delitto di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio contestato al capo b) si era perfezionata in data 24 novembre 2016, nelle more del termine fissato dalla Corte di Appello per il deposito delle motivazioni della sentenza di secondo grado e, pertanto, prima della presentazione del ricorso da parte del Procuratore Generale.
Stante la permanente applicabilità di tale previsione, in quanto lexmitior, ai sensi dell'art. 2, comma quarto, cod. pen., il termine Ma. di prescrizione, in ragione degli atti interruttivi medio tempore intervenuti, deve essere determinato in sette anni e sei mesi.
3.1. Deduce il Procuratore Generale ricorrente che la sentenza di appello, ritenendo l'impianto accusatorio fondato su "mere suggestioni", aveva omesso di motivare sul fatto che il Br., in qualità di consulente della EdilVb, aveva partecipato alla stesura del testo della Convenzione del Piano Attuativo dell'Ambito A6 ed, in qualità di consigliere comunale a Carate Brianza, aveva votato a favore dell'approvazione della stessa nella seduta consiliare del 28 luglio 2011.
Nella sentenza di primo grado il Tribunale di Monza aveva, invece, posto in essere una ampia disamina del materiale probatorio relativo all'efficacia dell'intervento del Br. in relazione all'interesse del privato EdilVlb/Bricoman, efficacia consistita nel far approvare in tempi rapidi un progetto dal contenuto migliorativo rispetto a quello originariamente predisposto ed approvato.
Il Tribunale, in particolare, aveva ritenuto estremamente significativa la mail invitata dall'avv. Ma., che assisteva la parte venditrice EdilVlb, all'avv. Corrias, che operava nell'interesse della parte acquirente Bricoman, nella quale il primo, dopo aver ricostruito la cronistoria della operazioni immobiliare, aveva allegato un nuovo progetto, definendolo "frutto di ripensamenti successivi derivanti dal cavalcare la concretezza dimostrata dall'arch. Ad., dal suo staff, e da qualche santo in paradiso!!".
Il preliminare di vendita tre le società Loviro S.r.l. ed EdilVlb S.r.l. e la Bricoman S.r.l., del resto, era sottoposto alla condizione sospensiva (art. 3 del contratto) dell'approvazione del Piano attuativo, predisposto dall'architetto Ad., comprensivo del rilascio dei permessi edilizi ed urbanistici richiesti per la realizzazione dell'immobile commerciale, che costituiva oggetto e scopo dell'iniziativa commerciale perseguita da Bricoman (punto d) del contratto)
Estremamente significativa si rivelava, inoltre, nella valutazione della sentenza di primo grado la mail invitata dall'avv. Ma., che assisteva la promittente venditrice EdilVlb, all'avv. Corrias, che operava per conto della promissaria acquirente Bricoman, in cui il primo aveva allegato un nuovo progetto, definendolo "frutto di ripensamenti successivi derivanti dal cavalcare la concretezza dimostrata dall'arch. Ad., dal suo staff, e da qualche santo in paradiso!!".
Dalla disamina del prospetto dalle uscite dalle casse delle società del Vi. (Loviro s.r.l. e EdilVlb S.r.l.) erano, infatti, emersi versamenti in contanti per l'ammontare di complessivo 150.000 Euro nel periodo tra luglio e ottobre 2011 in favore dell'Ad., che fungeva da "collettore e distributore delle tangenti per i pubblici amministratori del Comune di Carate Brianza" per conto del Vi., ed una parte di questa somma doveva essere stata versata al Br., essendo stato "fondamentale" il suo operato "nell'ultima fase" per la realizzazione del risultato programmato.
In ragione del carattere articolato e composito di tale fattispecie ascrittiva, nel processo nei confronti dell'ente la commissione del delitto presupposto dovrà essere verificata dal giudice di merito alla stregua della integrale contestazione dell'illecito dipendente da reato formulata nei confronti dell'ente e, pertanto, indipendentemente dalle legittime scelte processuali degli imputati che possano aver precluso la celebrazione del simultaneusprocessus nei confronti dei responsabili del reato e dell'ente per l'illecito ad esso collegato.
Deve, peraltro, rilevarsi che, secondo quanto accertato dalla sentenza impugnata la dazione corruttiva è intervenuta in data 30 aprile 2009; pertanto, stante la applicabilità nella specie, in quanto lexmitior, ai sensi dell'art. 2, comma quarto, cod. pen. della cornice edittale anteriore alla legge n. 190 del 2012, il delitto per cui si procede, per effetto delle interruzioni medio tempore intervenute, si è prescritto in data 30 ottobre 2016 e, quindi, dopo la pronuncia della sentenza impugnata, intervenuta in data 5 ottobre 2016.

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