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Timestamp: 2017-04-27 18:17:37+00:00

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Voce 075/2013 del dizionario sistematico del diritto della concorrenza by undefined - issuu
a cura diLorenzo F. PaceESTRATTOJovene editore 2013La tutela inibitoria del concorrente nei confronti di condotte illecite
ai sensi delle norme in materia di concorrenza sleale
dell’impresa beneficiaria di aiuti di StatoLa disposizione dell’art. 2599 c.c., che
accorda tutela specifica inibitoria e/o reintegratoria all’imprenditore vittima di atti
di concorrenza sleale, è considerata parte
essenziale della disciplina codicistica della
concorrenza. La misura specifica è infatti
l’unica effettivamente funzionale al ripristino del corretto gioco della concorrenza
nel mercato interessato da un illecito concorrenziale. La disposizione, peraltro,
lungi dal configurarsi come attributiva di
un rimedio eccezionale volto a garantire
una tutela privilegiata ai soli imprenditori,
nei reciproci rapporti di concorrenza e in
caso di controversie interne alla categoria
(i.e. fra imprenditori), deve considerarsi
attuativa di un principio generale che consente di limitare la libertà d’iniziativa economica, per ragioni di interesse generale,
in tutti i conflitti fra privati in cui un imprenditore sia parte convenuta.
L’inibitoria di cui all’art. 2599 c.c. è
provvedimento giudiziario di condanna,
recante un ordine di astensione proiettato
verso il futuro, ed avente un contenuto
tendenzialmente, ma non necessariamente, corrispondente ai fatti già compiuti ed
accertati come condotta concorrenziale
sleale. In tale caso il contenuto dell’inibitoria è determinato dal giudice per relationem, facendo riferimento ai fatti accertati, e vietando la ripetizione degli stessi.
La misura inibitoria dell’atto di concorrenza sleale è concessa dal giudice in
base a dati puramente oggettivi, essendoesclusa la rilevanza del dolo o della colpa
dell’autore dell’atto (arg. a contrario dall’art. 2600 c.c.)1. Così pure, è sufficiente
l’accertamento dell’idoneità a danneggiare, e quindi di un danno anche solo
potenziale, e non anche di un danno patrimoniale già verificatosi2. È invece necessario l’accertamento dell’attualità del
danno concorrenziale ossia del concreto
pericolo di continuazione o ripetizione
dell’atto di concorrenza sleale3. Se tale pericolo mancasse, mancherebbe anche l’interesse ad agire per ottenere provvedimenti diversi da quelli risarcitori.
L’inibitoria, come condanna alla cessazione di un certo comportamento, non è
suscettibile di piena esecuzione forzata.
Suscettibile di esecuzione forzata potrà
essere solo l’obbligo derivato di reintegrare la situazione precedente (nei limiti
dell’art. 2933 c.c.), o di risarcire i danni
derivati dalla violazione della condanna
inibitoria. È escluso anche che l’inibitoria
dell’atto di concorrenza sleale possa comportare la costituzione di nuovi vincoli
contrattuali4. Analogamente, si è ritenuto
che il giudice non possa, in applicazione
del rimedio in parola, imporre la modifica di un prezzo o di un’altra condizione
contrattuale praticata dall’impresa5.
L’articolo 2599 c.c. non prevede misure cautelari tipiche. La tutela urgente
per l’imprenditore però è fruibile perché
si ritiene vigente, anche in questo campo,
il disposto generale dell’art. 700 c.p.c. in
tema di tutela processuale cautelare.
Per quanto riguarda il contenuto delle
misure cautelari adottabili nell’ambito di
conflitti di concorrenza, l’ammissibilità
dell’inibitoria cautelare è pacifica6, potendo essere argomentata vuoi sulla base
del nesso di strumentalità con inibitorie
definitive per le quali il giudice, ex art.1 Cfr. Trib. Napoli 15 maggio 2002, in Dir. ind.,
2003, p. 163.
2 Cfr. Cass., sez. un., 23 novembre 1995, n.
12103, in Dir. ind., 1996, p. 555.
3 Trib. Catania (ordinanza) 17 agosto 2002, in
GADI, 2003, p. 448.4 App. Milano 16 luglio 2008, in Foro it., 2009,
3, 1, c. 904.
5 App. Bologna 20 dicembre 1999, in GADI,
2000, p. 549.
6 Cfr., fra le altre, Trib. Catania 19 settembre
2000, in GADI, 2000, p. 1164.Sommario: I. L’INIBITORIADEFINITIVA E CAUTELAREDI ATTI DI CONCORRENZA SLEALE.– II. IPRESUP-POSTI PER L’INIBITORIA DELLA CONDOTTA DELL’IMPRESA BENEFICIARIA DI AIUTI DISTATO. – III. LACOMPETENZA.I. L’INIBITORIADEFINITIVA E CAUTELARE DE-GLI ATTI DI CONCORRENZA SLEALEA. GENOVESE – LA TUTELA INIBITORIA DEL CONCORRENTE NEI CONFRONTI DI CONDOTTE ILLECITE8052599 c.c., è competente, vuoi sulla base
dell’idoneità dell’inibitoria cautelare a garantire l’effetto utile di successive pronunce di risarcimento7.
Controversi sono però i presupposti
per la concessione della tutela inibitoria
urgente. Ciò in ragione della tutela anche
costituzionale di cui gode la libertà di iniziativa economica, oltre che della conformazione delle condotte integranti iniziative concorrenziali, e del tipo di danno
che possono causare ai concorrenti.
L’adozione di un provvedimento cautelare atipico, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., richiede comunque l’accertamento del fumus boni iuris e del pericolo di un pregiudizio grave e irreparabile per il richiedente. Tuttavia la giurisprudenza in tema
di concorrenza sleale, in considerazione
della dinamica e dell’imprevedibilità degli
andamenti del mercato (e quindi anche
della notoria difficoltà di liquidazione del
danno nei processi di concorrenza sleale),
tende, in alcuni casi, a ravvisare con una
certa larghezza questi requisiti, o addirittura a vederli in re ipsa di fronte ad un
atto di concorrenza sleale in corso di svolgimento8.
Nella pratica le decisioni, per lo più,
hanno riguardo alla conformazione dello
specifico pregiudizio temuto. Laddove l’illecito prospettato è idoneo a determinare
sviamento di clientela (attuale o potenziale), stante l’irreversibilità e la difficile
riparazione per equivalente della perdita,
la giurisprudenza è incline a ritenere che
sussistano sempre gli estremi della gravità e dell’irreparabilità del danno9. Se invece l’illecito non è immediatamente idoneo a determinare sviamento di clientela,
è più incerta la ricorrenza del presupposto e l’adottabilità della misura.I restanti requisiti richiesti per l’ottenimento della tutela cautelare sono più
stringenti rispetto alla mera «idoneità a
danneggiare» di cui fa menzione l’art.
2598 c.c. In particolare, è stato talora richiesto il rapporto di concorrenza attuale,
ritenendo insufficiente quello solo potenziale10. Inoltre, quando l’atto lamentato
non è più in corso, e se ne teme soltanto
la ripetizione, l’accertamento dell’incombenza ed irreparabilità del pericolo è
stato fatto con maggiore severità11.
Un profilo dibattuto è se l’inibitoria
cautelare possa essere pronunciata in via
preventiva anche per paralizzare un tentativo di concorrenza sleale o un’iniziativa concorrenziale che si sia fino a quel
momento concretizzata solo in atti preparatori suscettibili di diverso sviluppo. Una
tesi più restrittiva fa leva sulla lettera dell’art. 2599 c.c. che si riferisce alla “continuazione” dell’illecito e sostiene che la
condotta concorrenziale possa essere inibita, in via definitiva o cautelare, solo
quando è in atto. La tesi più estensiva invece privilegia le esigenze di prevenzione
dell’illecito, che sono proprie dell’inibitoria cautelare in genere, anche nell’ambito
dei conflitti privati di diritto della concorrenza.
Il contenuto dell’inibitoria cautelare
della concorrenza sleale, che anticipa gli
effetti del provvedimento definitivo sul
merito, deve essere lo stesso di quest’ultimo. In taluni casi però con l’inibitoria
cautelare è ordinata anche la pubblicazione del provvedimento cautelare, se ciò
costituisce mezzo idoneo ad evitare ulteriori (c.d. inerziali) conseguenze pregiudizievoli12. Il provvedimento cautelare può
inoltre essere pubblicato ad iniziativa di
parte che lo abbia ottenuto purché con7 Cfr. App. Milano 18 luglio 1995, in NGCC,
1996, p. 752 e in Giust. civ., 1996, I, p. 1779.
8 Trib. Roma (ordinanza) 14 gennaio 2004, in
AIDA, 2004, p. 827; Trib. Bari (ordinanza) 1 luglio
2002, in GADI, 2003, p. 335; Trib. Napoli 13
marzo 2000, ivi, 2000, p. 866; Trib. Napoli 10 febbraio 2000, in Dir. ind., 2000, p. 348; contra, con
valutazione più restrittiva sui presupposti di concessione della tutela cautelare, Trib. Milano 16
aprile 1998, in Dir. ind., 1998, p. 631; Trib. Milano
13 febbraio 1997, ivi, 1997, p. 627; e, da ultimo,
Trib. Bologna (ordinanza) 29 settembre 2008, in
Rep. Pluris - Utet Cedam.9 Cfr. Trib. Napoli 13 marzo 2000, cit.; Trib.
Napoli 10 febbraio 2000, in Dir. ind., 2000, p. 348.
10 Trib. Perugia 19 giugno 1985, in GADI,
1985, p. 636.
11 Pret. Modena 5 febbraio 1985, in GADI,
1985, p. 441.
12 Trib. Brescia (ordinanza) 29 aprile 2004, in
GADI, 2004, p. 1079; Trib. Napoli 11 luglio 2000,
in Gius, 2000, 2651; Trib. Frosinone 2 febbraio
2000, GADI, 2000, p. 772; Trib. Ancona 10 gennaio 2000, ivi, p. 605; Trib. Napoli 4 gennaio
1999, ivi, 1999, p. 827; Trib. Bologna 4 luglio
2007, in Rep. Pluris - Utet Cedam. Contra, per l’i-806III.5. IL PRIVATE ENFORCEMENT DELL’ART. 108 § 3 TFUEmodalità corrette e tali da non denigrare
il concorrente13 e facendo espressa menzione del carattere revocabile o modificabile della decisione14.L’ottenimento di tutela inibitoria, anche cautelare, per l’imprenditore minacciato dalla concorrenza illecita dell’impresa beneficiaria di aiuti di Stato scaturisce dalla possibilità di considerare tali
condotte come atti di concorrenza sleale
in atto o in divenire.
La tutela inibitoria definitiva o cautelare della lealtà concorrenziale pone peraltro peculiari questioni di ammissibilità. L’ipotesi che siano fatte valere da un
concorrente, ex art. 2599 c.c., le specifiche
condizioni di legittima fruizione (compatibilità) degli aiuti di Stato o le limitazioni
poste alle modalità di erogazione o utilizzazione dell’aiuto rimanda ai rapporti fra
diritto comunitario e diritti nazionali e ai
poteri di enforcement del diritto comunitario che competono ai giudici nazionali.
Infatti, le valutazioni in ordine alla
compatibilità della misura, alle modalità
di attuazione o ai limiti imposti allo Stato
membro e al soggetto beneficiario di un
aiuto di Stato competono esclusivamente
alla Commissione (cfr. l’art. 108 TFUE).
Non di meno, in ossequio al principio di
effettività della tutela giurisdizionale delle
posizioni di interesse fondate sul diritto
comunitario, coniugato al favore per la
decentralizzazione dell’applicazione del
diritto comunitario della concorrenza,
compete al giudice nazionale il potere divalutare se una condotta dell’impresa beneficiaria sia pregiudizievole di diritti di
soggetti terzi concorrenti15. Il giudice nazionale, perciò, in attesa delle valutazioni
della Commissione UE, se è adito da un
soggetto che assuma leso il proprio diritto
alla corretta competizione sul mercato ex
art. 2598 c.c., può adottare, anche interinalmente, i provvedimenti cautelari più
opportuni al fine di assicurare l’utilità
della futura pronuncia di merito propria
o della Commissione16. Può quindi anche
inibire la condotta dell’impresa beneficiaria dell’aiuto che risulti contraria ai principi della correttezza professionale, ai
sensi dell’art. 2598 c.c.
In tal senso il ruolo del giudice nazionale è complementare a quello della Commissione, restando esclusa ogni duplicazione, a norma dell’art. 274 del TFUE.
Quando interviene ex post, il giudice nazionale deve fare proprio il giudizio della
Commissione; invece, quando interviene
ex ante, deve ricostruire il quadro normativo rilevante per valutare la condotta dell’impresa e deve quindi tenere conto anche delle disposizioni in materia di aiuti
di Stato e/o delle prescrizioni specifiche
che la Commissione abbia stabilito per
l’impresa beneficiaria o per lo Stato erogatore. Il giudice nazionale può perciò,
per questa via, accertare incidentalmente
l’infrazione del diritto comunitario da
parte dell’impresa beneficiaria di aiuti.
L’accertamento peraltro deve essere rispettoso del primato del diritto comunitario, che non consente al giudice nazionale
di qualificare scorrette ex art. 2598 c.c.
condotte imprenditoriali attuative del beneficio compatibile o autorizzate o doverose per l’impresa beneficiaria17.nammissibilità della misura nella fase cautelare,
Trib. Torino 19 febbraio 2002, in Giur. it., 2003, c.
956, Trib. Milano (ordinanza) 27 maggio 2004, in
GADI, 2004, p. 1121.
13 Pret. Milano 19 luglio 1991, in Foro pad.,
14 Trib. Reggio Emilia 29 luglio 1999, in
GADI, 2000, p. 379.
15 Cfr. C. giust. UE, 11 dicembre 1973, causa
C-120/73, Lorenz GMBH, in Racc. 1973, p. 1471;
C. giust. UE, 22 marzo 1977, causa C-78/76, Steineke und Weinling, in Racc. 1977, p. 614; C. giust.
UE, 21 novembre 1991, causa C-354/90, FNCE, inRacc. 1991, I, p. 5504; C. giust. UE, 11 luglio
1996, causa C-39/94 SFEI, in Racc. 1996, I, p.
16 Cass., sez. un., 4 novembre 1994 n. 9129, in
Foro it., 1994, I, c. 3000, ha escluso la giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria adita per
l’ottenimento di provvedimenti cautelari in ipotesi di ipotetico contrasto tra la normativa comunitario e la legge nazionale. Sul tema cfr. anche C.
giust. UE, 2 giugno 1994, cause riunite C-69/93 e
C-258/93, in Racc. 1994, I, p. 2355.
17 Cfr. Cass., 8 ottobre 1999 e 19 aprile 2000,
n. 5087, in Dir. giust., 2000, n. 23, p. 40.II. IPRESUPPOSTI PER L’INIBITORIA DELLACONDOTTA DI UNA IMPRESA BENEFICIARIA
DI AIUTI DISTATOA. GENOVESE – LA TUTELA INIBITORIA DEL CONCORRENTE NEI CONFRONTI DI CONDOTTE ILLECITE807Inoltre, l’acclarata violazione delle
prescrizioni (procedurali o sostanziali) in
tema di aiuti di Stato, non potrà in nessun caso (e neppure in presenza di aiuti
di salvataggio incompatibili o utilizzati
impropriamente) portare a una inibitoria
che riguardi l’intera attività dell’impresa
beneficiaria. L’eventuale inibitoria definitiva o cautelare infatti potrà riguardare
sempre e solo una specifica condotta contraria ai principi della correttezza professionale per come rilevanti nei rapporti di
concorrenza e/o nel mercato comune.
A seguito di tali vincoli, la giurisprudenza in materia di tutela inibitoria del
concorrente nei confronti delle condotte
di concorrenza illecita dell’impresa beneficiaria di aiuti di Stato risulta, ad oggi,
alquanto limitata e comunque caratterizzata da ritrosia a concedere la tutela. Si
rinvengono, nel panorama dei provvedimenti editi, una decisione di diniego dell’inibitoria cautelare basata essenzialmente sulla valutazione di legittimità
comunitaria della condotta dell’impresa
beneficiaria18; e due decisioni che considerano diversamente la correttezza di una
strategia concorrenziale perseguita dall’impresa beneficiaria, in rapporto ai limiti stabiliti dalla Commissione per l’uso
dell’aiuto di salvataggio autorizzato, e la
possibilità di accordare o meno l’inibitoria chiesta dal concorrente.
Segnatamente, i provvedimenti in questione definiscono, accogliendo in prima
istanza19 e respingendo in sede di riesame20, il ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto da AirOne s.p.a., ante causam, per
inibire ad Alitalia s.p.a., in qualità di
impresa beneficiaria di aiuto di Stato al
salvataggio, di partecipare alla gara pubblica per acquistare il complesso aziendale del Gruppo Volare, in amministrazione straordinaria ex legge n. 39/2004. E
ciò, posto che l’aiuto di Stato ad Alitalia
s.p.a., secondo le determinazioni della
Commissione che lo aveva autorizzato,
doveva finanziare il funzionamento corrente dell’azienda, a rischio immediato di
insolvenza, e non l’aumento delle capacitàdi flotta del vettore. Nella vicenda l’inibitoria cautelare viene dal primo giudice
concessa, sul presupposto che la manifestazione di interesse alla gara fosse da
considerare atto necessario per concorrere all’acquisizione di nuova capacità di
flotta, e quindi anche atto propedeutico di
concorrenza sleale in divenire da parte di
impresa beneficiaria di aiuti di salvataggio per i quali tale utilizzo era interdetto.
La decisione viene però in seguito riformata, sul presupposto che la manifestazione di interesse alla partecipazione alla
gara dovesse essere considerato atto necessario ma non sufficiente a determinare
l’aumento di capacità di flotta interdetto
dalla Commissione.18 Trib. Genova (Ordinanza) 26 aprile 1993.
19 Trib. Roma (Ordinanza) 27 gennaio 2006,20 Trib. Roma (Ordinanza) 14 marzo 2006, in
Corr. giur., 2007, p. 847.in Corr. giur., 2007, p. 845.III. LACOMPETENZALa competenza per l’adozione di misure cautelari, dopo la l. 353 del 1990, è
fissata secondo le regole del giudizio di
merito, a norma degli artt. 669-ter e 669quater c.p.c. Per le controversie in materia
di concorrenza, rileva quindi l’art. 134
c.p.i. che attribuisce alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale
(oggi, dopo le modifiche introdotte con il
d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, conv. con l. 24
marzo 2012, n. 27, «Tribunale delle imprese») «i procedimenti giudiziari in materia … di concorrenza sleale, con la sola
esclusione delle fattispecie che non interferiscono, neppure indirettamente, con
l’esercizio di diritti di proprietà industriale». La stessa disposizione estende la
competenza del Tribunale delle imprese a
tutte le «materie che presentano ragioni
di connessione, anche impropria, con
quelle di competenza delle sezioni specializzate». Il dato testuale è dunque chiaro
nel senso che non tutte le azioni di concorrenza sleale sono rimesse alla competenza del Tribunale delle imprese. Tuttavia, è altrettanto chiara l’intenzione del legislatore di attribuire alla competenza del
giudice specializzato quante più controversie possibili.808III.5. IL PRIVATE ENFORCEMENT DELL’ART. 108 § 3 TFUESono esclusi dalla competenza speciale i casi di concorrenza sleale non interferente (c.d. “pura”), quelli in cui l’idoneità a danneggiare l’impresa avversaria
non tocca, neanche indirettamente, la reputazione e il valore dei segni distintivi e
degli altri diritti di p.i. della parte lesa: si
pensi alle ipotesi di concorrenza sleale
per violazione di norme pubblicistiche,
così come a quelle in materia di indebita
o impropria utilizzazione di aiuti di Stato.
La competenza per materia per l’inibitoria definitiva o cautelare di una condotta
di illecita concorrenza dell’impresa beneficiaria di aiuti di Stato appartiene quindi
al Tribunale ordinario.
Può sorgere però una questione, squisitamente processuale: se l’erroneo avvio
del giudizio dinanzi alla sezione specializzata, ovvero dinanzi ad un Tribunale ordinario, dia luogo ad un vizio di incompetenza funzionale, con le relative ricadute
di ordine processuale, oppure ponga solo
un problema di ripartizione di affari interni al medesimo ufficio giudiziario, risolvibile per vie brevi.
La Cassazione, che si era, in un primo
tempo, pronunziata nel primo senso21, ha
successivamente sancito che la questione
è di mera ripartizione degli affari all’interno di un unico ufficio giudiziario; «ed è
pertanto inammissibile il regolamento di
competenza proposto avverso la sentenza
che abbia statuito l’incompetenza della
sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale, indicando come competente la sezione ordinaria del medesimo tribunale»22.
territoriale, in materia di azione inibitoria
definitiva ex art. 2599 c.c., la giurisprudenza applica costantemente l’art. 20
c.p.c., affermando la competenza territo-riale del giudice del luogo in cui «è sorta o
deve eseguirsi l’obbligazione»23.
Ciò determina, nella maggior parte dei
casi, una competenza plurima, dal momento che l’obbligazione (di astenersi
dalla prosecuzione del comportamento
concorrenzialmente illecito) può dirsi
sorta in qualunque luogo in cui è avvenuto (e possa continuare, o ripetersi) un
atto di concorrenza sleale24).
Più discusso è il problema della competenza territoriale ad emettere provvedimenti d’inibitoria d’urgenza ex art. 700
c.p.c. L’art. 701 c.p.c. dispone in proposito
la competenza del giudice del «luogo in
cui l’istante teme che stia per verificarsi il
fatto dannoso». Da qui la possibilità di riproporre la soluzione della competenza
concorrente di diversi giudici, secondo i
medesimi criteri già visti per l’inibitoria
definitiva25. Qualche giudice ha anche ritenuto che luogo in cui sta per verificarsi
il danno è quello in cui ha sede l’impresa
ricorrente26.
L’orientamento prevalente è però per
una interpretazione restrittiva dell’art.
701 c.p.c.; interpretazione che viene giustificata con la particolare esigenza di certezza, che si presenterebbe in materia di
tutela d’urgenza e imporrebbe di evitare il
riconoscimento di una pluralità di giudici
competenti e la conseguente possibilità di
provvedimenti contrastanti.
Dovendo concentrare la competenza
per territorio in un unico giudice, si ritiene che questo sia il giudice del luogo in
cui si svolge l’attività produttiva dell’impresa convenuta, perché è dalla sede di
tale impresa che comunque si avvia il processo causale che porta alla realizzazione
del danno temuto, ed è questo il luogo in
cui più facilmente può curarsi l’esecuzione del provvedimento27.21 Cass., 25 settembre 2009, n. 20690, in Dir.
ind., 2010, p. 50; Cass., 14 giugno 2010, n. 14251,
ivi, 2011, p. 230.
22 Cass., 22 novembre 2011, n. 24656, in Foro
it., 2012, I, c. 95.
23 Trib. Napoli 4 aprile 1997, cit.
24 Trib. Firenze 7 novembre 1981, in GADI,
1983, p. 235; Trib. Torino 15 aprile 1985, ivi, 1985,
p. 570; Trib. Torino 8 giugno 1987, ivi, 1987, p.
596; Trib. Roma 29 novembre 2006, in Foro it.,
2007, I, c. 980.25 In tal senso Pret. Verona 14 aprile 1984, in
GADI, 1984, p. 438; Pret. Roma 5 giugno 1985,
ivi, 1986, p. 204.
26 Pret. Roma 10 luglio 1984, in GADI, 1984,
27 Cass., 12 luglio 1984, n. 4103, in Mass. Giur.
it., 1984; Cass., 23 gennaio 1985, n. 285, in Mass.
giur. it., 1985; Cass., 7 gennaio 1987, n. 11, in
Arch. civ., 1987, p. 273.A. GENOVESE – LA TUTELA INIBITORIA DEL CONCORRENTE NEI CONFRONTI DI CONDOTTE ILLECITEPer le controversie di carattere internazionale, in punto di giurisdizione, il
Reg. 44/2001, all’art. 5.3, prevede che in
materia di illeciti civili dolosi o colposi la
competenza giurisdizionale speciale sia
del giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire. Per luogo
in cui l’evento dannoso è avvenuto deve
intendersi sia il luogo in cui è insorto il
danno sia il luogo dove si è verificato
l’evento generatore dello stesso ove non
coincidente con il primo. Qualora il danno si verifichi in diversi paesi a seguito di
un unico comportamento illecito, la giurisdizione appartiene al giudice del luogo
dove si verifica il fatto generatore dell’illecito per tutti i danni che l’illecito abbia
provocato in più paesi, mentre appartiene
al giudice del luogo dove si è verificato il
danno per i soli danni ivi cagionati28. In
materia di misure cautelare, peraltro, la
giurisdizione del giudice italiano sussiste
in via generale anche quando il provvedimento debba essere (solo) eseguito in Italia.809BibliografiaANNA GENOVESEA. BIONDI, «Gli aiuti di Stato», in La concorrenza, (a cura di) A. FRIGNANI - R. PARDOLESI, in
Trattato di Diritto privato dell’Unione Europea,
vol. VII, Torino, 2006, p. 447 ss.; A. CARACÒ,
«Sulla tutela cautelare avverso atti di concorrenza sleale», in Riv. dir. impresa, 2005, 449; A.
GENOVESE, «Tutela urgente della concorrenza e
inibitoria della condotta dell’impresa beneficiaria di aiuti di Stato», in Corr. giur., 2007, p.
854 ss.; M. LIBERTINI, «Azioni e sanzioni nella
disciplina della concorrenza sleale», in Trattato
di diritto commerciale e pubblico dell’economia,
(diretto da) F. GALGANO, vol. IV, Padova, 1981,
p. 238 s.; E. MOAVERO MILANESI, Diritto della
concorrenza dell’Unione Europea, Napoli, 2004,
p. 172; U. SCOTTI, «La concessione di provvedimenti cautelari inaudita altera parte ai sensi
dell’art. 669-sexies, 2° comma c.p.c.», in Riv.
dir. ind., 2000, I, 151 ss.; M.S. SPOLIDORO, Le misure di prevenzione nel diritto industriale, Milano, 1982, p. 218 ss.; L. SORDELLI, Provvedimenti cautelari nel diritto industriale, nel diritto
d’autore e nella concorrenza, Padova, 1998, p.
419 ss.; I. VAN BAEL - J.F. BELLIS, Il diritto della
concorrenza nella Comunità Europea, Torino,
1995, p. 851 s. e p. 890 s.; P.G. JAEGER, «Inibitoria, “pericolo di ripetizione”, “tentativo” di
concorrenza sleale», in Riv. dir. ind., 1973, I, p.
14 ss.28 Cfr. C. giust. UE, 7 marzo 1995, n. 78, causa
- 68/93, Shevillo e A., in Corr. giur., 1995, p. 994,seguita da Cass., sez. un., 27 ottobre 2000, n.
1141, in Danno e resp., 2001, p. 599.All pages:234567InfoSaveLikeShareDownloadMoreVoce 075/2013 del dizionario sistematico del diritto della concorrenza Published on Mar 8, 2014 TITOLO: La tutela inibitoria del concorrente nei confronti di condotte illecite ai sensi delle norme in materia di concorrenza sleale dell’i...See Morecompetition-lawFollowAdvertisementRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore

References: art.1
 § 3
 art. 2599

art. 2598
 art. 2598
 art. 700
 § 3
 sentenza

 art. 2599
 art. 700