Source: https://cdcm.wordpress.com/2017/01/
Timestamp: 2018-02-24 17:51:17+00:00

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gennaio | 2017 | COMITATO DIFESA COSTITUZIONE MERATE
LA RIVINCITA DEL PROPORZIONALE
LA SENTENZA DELLA CONSULTA RIEQUILIBRIA IL POTERE LEGISLATIVO E ALLINEA IL SISTEMA ELETTORALE PER ENTRAMBE LE CAMERE
di Michele Ainis, La repubblica 26-1-2017 pagg 1 e 28
Tre modifiche. Scomunicato da un comunicato. Finisce così la breve vita dell’Italicum, con una sentenza costituzionale non ancora scritta, però anticipata nelle sue conclusioni. Via il ballottaggio in una sola Camera, che d’altronde è un marchingegno assurdo, quando le Camere sono ancora due. Via i plurieletti che scegliendo il loro collegio d’elezione decidono altresì il destino dei non eletti. Un privilegio da signore feudale, più che da rappresentante popolare. E infine via la balla su cui si è esercitata in queste settimane la politica, ossia che la Consulta potesse scrivere una sentenza non autoapplicativa, lasciandoci orfani di qualsiasi legge elettorale. La legge c’è, sia pure amputata dei suoi tratti più essenziali. Possiamo votare anche prima dell’estate, come chiedono Renzi, Grillo, Salvini. Ma gli effetti della pronunzia costituzionale non investono soltanto il fronte dei partiti. Toccano le istituzioni, proiettandosi ben al di là di quest’ultima vicenda. E gli effetti principali sono almeno un paio.
Giudizio di costituzionalità. Primo: la Consulta. Bocciando l’Italicum, dopo averci liberato nel 2014 del Porcellum, afferma il suo protettorato sulle leggi elettorali. Curioso: era un’idea della riforma Boschi, benché all’epoca la Consulta non gradisse. In quel testo s’introduceva infatti un giudizio preventivo di costituzionalità su ogni nuova legge elettorale. Siccome l’Italicum non è mai stato applicato, questa sentenza suona come una rivincita della riforma costituzionale, nonostante il referendum che l’ha mandata al macero. Ma al tempo stesso suona come un effetto postumo dello stesso referendum. Perché l’Italicum era legato a filo doppio alla riforma: caduta l’una, cade l’altro. E perché il voto referendario ha trasmesso alla Consulta la forza politica d’intervenire sull’Italicum. Avremmo incassato lo stesso risultato con la riforma vigente, con Renzi trionfante? Non a caso l’udienza, già fissata il 4 ottobre, venne rinviata per aspettare il referendum. I giudici costituzionali hanno i piedi piantati sulla terra, mica sulla luna. Però quei piedi adesso calzano scarpe più grandi, più robuste. Con questa sentenza cambia infatti il nostro sistema di giustizia costituzionale, e di conseguenza cambia il ruolo della Corte. È, o meglio era, un sistema imperniato sulla “rilevanza” delle questioni di legittimità. Significa che la Consulta poteva esserne investita soltanto quando l’esperienza del diritto, la sua applicazione pratica, determinasse un dubbio di costituzionalità. Sennonché il Porcellum è stato usato in tre tornate elettorali, l’Italicum mai. Dunque la “rilevanza” non è più un requisito indispensabile. Mentre diventa sempre più centrale la Consulta, ormai in grado d’annullare leggi e leggine un minuto dopo la loro approvazione.
Rivincita del legislativo. Secondo: il Parlamento. Parrebbe in catalessi, a giudicare dall’inerzia sulla legge elettorale: dopo il referendum del 4 dicembre non vi ha dedicato nemmeno una seduta. Ma a risuscitarlo ha provveduto un tribunale, in Italia come in Inghilterra. Laggiù la Corte suprema ha bloccato le pretese del governo May, che intendeva decidere la Brexit senza neanche chiedere permesso alle assemblee parlamentari. E in Italia? Pure. Difatti è questo l’esito della sentenza costituzionale sull’Italicum: via il maggioritario, che negli ultimi vent’anni ha sancito l’egemonia del potere esecutivo sul legislativo; torna il proporzionale, dove accade l’opposto.
Allineamento del proporzionale. Certo, in teoria rimane il premio di maggioranza. In pratica, con tre poli più o meno equivalenti (destra, sinistra, 5 Stelle), sarà pressoché impossibile raggiungere il 40 per cento dei consensi, la percentuale che dà diritto al premio. Sicché alla Camera funzionerà un proporzionale, come al Senato. I due regimi elettorali si riallineano, e magari dalla legislatura prossima anche la Costituzione potrà allinearsi alla riforma. Giacché il proporzionale avrà molti difetti, ma resta il sistema più adeguato per una stagione costituente. D’altronde, dopo tanti insuccessi, questa è l’ultima speranza: allevare la terza Repubblica attraverso la legge elettorale della prima.
Tag:allineamento del proporzionale, giudizio di costituzionalità, no ballottaggio, no plurieletti, no senza legge elettorale, più centrale la Consulta, rivincita del legislativo
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