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Timestamp: 2020-08-12 01:43:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11223 del 09/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11223 del 09/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 09/05/2017, (ud. 16/02/2017, dep.09/05/2017), n. 11223
sul ricorso 28521/2014 proposto da:
G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA B BOMPIANI 32,
presso lo studio dell’avvocato PIETRO FERRANDES, rappresentato e
difeso dall’avvocato INNOCENZO CALABRESE, giusta procura in calce al
GENERALI ITALIA ASSICURAZIONI SPA già INA ASSITALIA, in persona dei
studio dell’avvocato PAOLO GELLI, rappresentata e difesa
dall’avvocato ANIELLO DE RUBERTO, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 9881/2014 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata
il 01/07/2014;
– G.A. ha convenuto in giudizio la Assicurazioni Generali s.p.a. (ora Generali Italia s.p.a.), per ottenerne la condanna al pagamento del rimborso di spese mediche documentate, pari ad Euro 2.840,00, in forza di polizza assicurativa rilasciata dalla Compagnia, che s’era limitata al pagamento di Euro 800,00 per il solo ricovero con intervento chirurgico subito dallo stesso G., per il periodo dal 31.3.2009 al 6.4.2009;
– nell’atto introduttivo, il G. ha esposto che la polizza prevedeva, per il caso di “Neoplasia maligna” da cui era affetto, il rimborso delle spese mediche tout court, come specificato nei paragrafi denominati “Grande Evento Morboso” e “Cure Oncologiche”, e non già nel solo caso di intervento chirurgico, come ritenuto dalla Compagnia;
– il G.d.p. di Barra, con sentenza del 4.3.2011, ha dichiarato l’improponibilità della domanda per mancata attivazione della procedura di arbitrato prevista dall’art. 11 delle condizioni generali;
– il Tribunale di Napoli, con sentenza del 1.7.2014, ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l’appello principale e quello incidentale;
– G.A. ricorre ora per cassazione, affidandosi ad un motivo, mentre l’intimata ha resistito con controricorso;
– con l’unico motivo, il G. si duole della violazione dell’art. 2 lett. a2) e a4) delle condizioni generali di polizza (convenzione ENPAM-Generali), in quanto il Tribunale avrebbe errato nell’interpretare le indicate clausole contrattuali, e ciò ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3);
– il ricorso è palesemente inammissibile, giacchè non viene denunciata la violazione di alcuna norma di diritto, bensì di specifiche clausole contrattuali contenute nelle condizioni generali di polizza;
– se anche volesse ritenersi implicito il riferimento agli artt. 1362 c.c. e segg., stante il riferimento ad una pretesa erroneità nell’interpretazione del contratto, il ricorrente non spiega tuttavia quale specifico principio di diritto sarebbe stato violato, propugnando in definitiva una interpretazione difforme da quella adottata dal tribunale, ma in modo inammissibile (v. Cass. n. 10891/16; Cass. n. 1296/17);
– le spese di lite, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza, ex art. 91 c.p.c.;
– in relazione alla data di proposizione del ricorso per cassazione (successiva al 30 gennaio 2013), può darsi atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).
dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese di lite in favore della resistente, che liquida in Euro 1.800,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per rimborso spese generali, oltre accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 91
 art. 13
 art. 1