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Timestamp: 2018-11-16 05:00:13+00:00

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La definitività dell’adesione vincola il successivo giudizio | Commercialista Telematico
La definitività dell’adesione vincola il successivo giudizio
Come è noto, l’art. 5 del D.Lgs. n. 218/97, nella sua formulazione originaria, è stato utilizzato prevalentemente per l’attività di controllo mediante parametri e studi di settore.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
In linea di massima, in caso di esito negativo del contraddittorio l’ufficio ha provveduto a notificare l’avviso di accertamento, sulla base delle determinazioni assunte in tale sede.
Infatti, nel caso in cui l’ufficio abbia avanzato una proposta concordataria, riducendo i maggiori ricavi/compensi accertabili, è a tale importo che dovrà farsi riferimento nell’atto di accertamento.
Analogamente, nel caso in cui il contribuente, pur avendo sottoscritto l’atto di adesione, ne ometta il pagamento, l’ufficio deve emettere il relativo avviso di accertamento sulla base dei nuovi imponibili “concordati“, ma resi inefficaci dal mancato pagamento.
La redazione dell’atto di accertamento con adesione
Per effetto di quanto previsto dall’art. 7, comma 1, del D.Lgs. n. 218/97, l’accertamento con adesione è redatto con atto scritto in duplice esemplare, sottoscritto da contribuente e dal capo dell’ufficio o da un suo delegato.
Il successivo comma 1-bis dispone che il contribuente può farsi rappresentare da un procuratore munito di procura speciale, nelle forme previste dall’art. 63 del D.P.R. 29 settembre 1973, n.600, e successive modificazioni, ovvero, quando la procura è rilasciata ad un funzionario di un centro di assistenza fiscale, essa deve essere autenticata dal responsabile del predetto centro (1).
La sentenza di Vercelli
<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La A. G. s.r.l. ha proposto, in data 22.10.2007, ricorso avverso l’avviso di accertamento n. …, notificato il 12.07.2007, con il quale l’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Vercelli – determinava per l’anno 2004 un maggior reddito di € 27.408,00, con consequenziale maggiorazione delle imposte: IRES per € 9.045,00, IRAP per € 1.164,00 e IVA per € 5.482,00 e irrogando sanzioni per € 13.567,50.
L’accertamento in questione, basato sugli studi di settore, era stato preceduto da invito a comparire n. …, notificato il 07.04.2007, con il quale si comunicava la rilevata non congruità dei ricavi dichiarati per l’attività svolta dalla Società A. G. s.r.l. con quelli derivanti dall’applicazione del relativo studio di settore (per un maggior reddito accertabile di € 60.889,00) e fissando la data del 10.05.07 per l’instaurazione del contraddittorio.
In data 10.05.07 veniva redatto un primo verbale di contraddittorio con il dr. A.C., delegato dall’Amministratore della ditta A.G. s.r.l., a cui seguiva altro verbale in data 29.05.2007 e successivamente l’ufficio proponeva accertamento con adesione con adeguamento dei maggiori ricavi accertati ai minimi ammissibili previsti dallo Studio di settore pari a € 309.957,00 (con riduzione dei componenti positivi di reddito di € 27.409,00) ed una rettifica del redditi d’impresa dall’accertato di € 64.074,00 al definibile di € 37.665,00.
Il delegato della parte dichiarava di accettare tale proposta, pertanto l’ufficio emetteva Atto di adesione n. … che veniva sottoscritto in data 14.06.2007.
Il contribuente non definiva l’Atto di adesione con il pagamento delle somme indicate e l’Ufficio provvedeva all’emissione dell’avviso di accertamento qui impugnato, che riporta come maggiori ricavi quelli definiti nella proposta a cui la parte aveva aderito.
Nel ricorso in esame parte ricorrente fa presente che l’accordo che il dr. C. ha sottoscritto non corrisponde alla volontà dell’Amministratore unico signora G., e che il delegato ha sottoscritto l’accordo senza ottenere alcun consenso informato da parte dal rappresentato.
Contestando la mancanza di elementi a sostegno delle risultanze raggiunte con l’applicazione degli studi di settore e nel merito, a sostegno della veridicità dei ricavi dichiarati, richiamando la crisi generale del settore ‘antichità’ e problemi importanti di salute della signora G., Amministratore unico della società, la ricorrente chiede:
1. in via preliminare di ritenere inficiata da errore della mandante la delega data al dr. A.C.;
2. in ogni caso di ritenere non vincolante l’adesione, eventualmente ritenuta valida, data da delegato;
3. in via principale l’annullamento dell’atto impugnato in quanto privo di motivazione in diritto, per insufficienza probatoria e per mancata allegazione degli atti citati;
4. in via subordinata di dichiarare infondata la pretesa del Fisco e la congruità della dichiarazione presentata.
L’ufficio, costituitosi in data 19.12.2007 si oppone all’accoglimento del ricorso, sostenendo la piena efficacia dell’atto di adesione sottoscritto dal delegato della “A.G. s.r.l”, l’improcedibilità del ricorso per violazione dell’art. 1453 c.c. e nel merito affermando che parte ricorrente non ha fornito alcuna prova contraria atta a superare la presunzione iuris tantum posta alla base dell’accertamento attraverso gli studi di settore.
Parte ricorrente ha depositato in data 24.04.2008 istanza di sospensione degli effetti esecutivi dell’atto impugnato, sospensione concessa subordinatamente a prestazione di cauzione con ordinanza n. 38/1/08 del 19.05.2008.
Con memorie illustrative depositate il 21.11.08 l’ufficio ribadisce la validità della procura conferita al rappresentante dr. C. da parte ricorrente e il carattere di atto negoziale del concordato che impedisce la riviviscenza della questione di diritto.
Parte ricorrente con memorie del 25.11.2008 risponde che l’accertamento con adesione si perfeziona solo con il versamento delle somme dovute e sottolinea come la delega conferita al dr. C. non avesse le forme previste dall’art. 63 DPR 600/73, vale a dire con firma autenticata; nel contempo comunica lo scioglimento della società in nome collettivo e la nascita della ditta individuale “A.G. di S.G.”.
Alla udienza del 15.12.2008, pubblica su richiesta di parte ricorrente, i rappresentanti delle parti ribadiscono le argomentazioni in atti.
Con sentenza resa dalla Commissione tributaria di Vercelli (n. 14/01/09 del 9 marzo 2009), i giudici piemontesi hanno affermato che qualora l’ufficio notifichi un avviso di accertamento contenente – in pratica – la pretesa relativa alle sole somme oggetto di un accertamento con adesione, sottoscritto dal contribuente e non onorato dal successivo pagamento, ogni questione di merito – eventualmente sottoposta al giudice tributario mediante ricorso ex articolo 18 Dlgs 546/1992 – resta assorbita dalla conclusione dell’accordo della stessa parte con l’agenzia delle Entrate accertatrice.
I giudici vercellesi hanno anche affermato che qualora l’atto di adesione sia sottoscritto da un professionista delegato, non è poi opponibile all’ufficio la mancata autenticazione della firma del delegante al mandato (scritto) extra-giudiziale, ex articolo 63 del Dpr 600/1973, salvo il disconoscimento “in toto” del rapporto con il delegato.
Vero è che l’art. 63 DPR 600/73 recita ‘la procura speciale deve essere conferita per iscritto con forma autenticata’ e che nel caso in questione la firma del delegante non è stata autenticata dal delegato, ma è pur vero che la autentica della sottoscrizione ha la funzione di garanzia della identità del delegante.
Nel caso in esame la parte delegante non nega di aver sottoscritto la delega, ma ne contesta soltanto l’ampiezza, sostenendo che era nelle intenzioni del delegante solo conferire delega limitata alla discussione e non anche alla conclusione del contraddittorio, e afferma che la volontà espressa dal delegato non corrisponde a quella della società.
“Tali motivazioni non possono essere opposte: il delegato si è presentato, a seguito dell’invito a comparire al fine di definire, mediante accertamento con adesione, il reddito d’impresa, munito di delega, (pur con firma non autenticata, ma che lo stesso delegato avrebbe potuto autenticare) e ha esibito la documentazione contabile della società. L’Ufficio non poteva sapere che nelle intenzioni del delegante la delega era da limitare alla discussione né che il delegato esprimeva una volontà difforme da quella del delegante”.
Il rappresentato risulta pertanto vincolato alla decisione espressa dal rappresentante.
La seconda questione riguarda la possibilità o meno di impugnare l’avviso di accertamento che l’Ufficio ha emesso dopo che la parte non ha provveduto alla definizione dell’accertamento con adesione mediante il pagamento.
Parte ricorrente sostiene che il mancato perfezionamento dell’accertamento con adesione comporta l’inesistenza dell’atto di adesione, rendendo quindi impugnabile l’avviso di accertamento emesso.
Da parte sua l’Ufficio, richiamando la natura contrattuale dell’atto di adesione, sottolinea come alla parte inadempiente di un contratto sia preclusa la domanda di risoluzione e come “ad una domanda di esame della pretesa originaria sottace in pratica una domanda di risoluzione dell’atto di adesione che è preclusa alla parte inadempiente ex art. 1453 c.c.”.
Viceversa, la notifica da parte dell’ufficio dell’atto impositivo contenente la pretesa circoscritta alla sola somma concordata con adesione della parte contribuente rappresenta la formale richiesta di adempimento.
In ordine alla definitività dell’adesione, che vincola il successivo giudizio, il collegio piemontese ha stabilito che: “vero che il perfezionamento della definizione avviene con il pagamento della somma concordata (o della prima rata con prestazione di garanzia in caso di pagamento rateale) ma è pur che sostenere la inesistenza dell’atto in mancanza di pagamento significa svuotare di ogni contenuto un accordo intercorso tra due parti, dando ad una di esse una posizione di maggiore forza, permettendo al contribuente di decidere unilateralmente di cancellare un atto posto in essere come manifestazione della comune volontà delle due parti, liberamente espressa. Senza dimenticare che la redazione dell’avviso di accertamento notificato non può non risentire dell’intervenuto accordo”.
Nell’esposizione della motivazione dell’atto l’Ufficio richiama l’accordo intervenuto, in quanto tutte le ragioni fornite dalla parte e le valutazioni date alle stesse dall’Ufficio sono state esaminate nel corso del contraddittorio, conclusosi appunto con un accordo, per cui la asserita carenza di motivazione lamentata dal ricorrente, anche qualora si volesse prendere in esame il ricorso contro l’avviso di accertamento, non potrebbe portare ad un annullamento dell’atto.
Ugualmente non accoglibile risulta la doglianza della mancata allegazione all’avviso di accertamento degli atti nello stesso richiamati (invito a comparire, 2 verbali di contraddittorio e l’atto di adesione n. …): trattasi di atti perfettamente noti alla parte, tre dei quali formati addirittura con l’intervento suo (o del suo delegato).
Ed anche ogni altra motivazione di opposizione, comprese le ragioni di merito, deve considerarsi già rappresentata in fase di contraddittorio ed assorbita dalla adesione alla proposta dell’Ufficio.
La sentenza in rassegna, quindi, ritiene che la questione di merito, relativa alle determinazioni induttive dei ricavi da studi di settore, non può essere oggetto di contestazione e di annullamento – per carenza di motivazione – , proprio perché l’accordo registrato fa stato, anche se extra-giudiziale.
La sentenza – innovatrice e ambiziosa – merita sicuramente ulteriori riflessioni. In ogni caso, impone, ai contribuenti una maggiore consapevolezza nel momento dell’adesione, atteso, che il principio posto – pur se nuovo – ci sembra convincente.
(1) Comma aggiunto dall’art.10, comma 1, della legge 18 ottobre 2001, n.383, in vigore dal 25 ottobre 2001.

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 18
 articolo 63
 art. 1453
 sentenza 
 sentenza