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Timestamp: 2020-06-07 06:28:03+00:00

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Art. 480 codice penale - Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 480 Codice penale
Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni(1), attesta falsamente, in certificati(2) o autorizzazioni amministrative, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni [487, 493].
(1) L'espressione "nell'esercizio delle sue funzioni" deve intendersi in senso ampio, ovvero rileva qualsiasi collegamento della condotta con la sfera di competenza funzionale del pubblico ufficiale.
(2) La nozione di certificato non risulta pacifica in dottrina. Alcuni autori ritengono abbia solo contenuto dichiarativo di verità o scienza, mentre altri richiedono il ricorrere di due presupposti: non deve attestare i risultati di un accertamento precedente, né avere una propria distinta ed autonoma efficacia giuridica.
La norma è diretta a tutelare la fiducia dei consociati nei riguardi degli atti pubblici, specificatamente in ordine alla garanzia di veridicità delle attestazioni
Spiegazione dell'art. 480 Codice penale
Per quanto riguarda la configurabilità di tale norma, dalla categoria degli atti pubblici vanno distinti i certificati e le autorizzazioni amministrative, per i quali il legislatore a previsto tale disposizione ad hoc, differenziandola da quella di cui all'articolo 479.
Massime relative all'art. 480 Codice penale
Cass. pen. n. 7879/2018
In tema di falsità ideologica in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.), deve escludersi la configurabilità del reato quando, postulandosi la medesima con riferimento al contenuto valutativo del documento che sia costituito da un giudizio di conformità della situazione in esso descritta alla pertinente normativa, tale giudizio sia formulato non già sulla base della falsa rappresentazione di elementi di fatto che ne costituiscano il presupposto ma invece sulla base di una determinata interpretazione, che si assuma errata, di quella stessa normativa. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato senza rinvio, con la formula “il fatto non sussiste”, la sentenza di merito con la quale era stata affermata la sussistenza del reato con riguardo all'attestazione, funzionale al rilascio di un'autorizzazione paesaggistica, della ritenuta conformità alla normativa urbanistica di un intervento edilizio realizzato previa cessione in favore di un lotto edificato della maggiore cubatura consentita in lotti non contigui).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7879 del 19 febbraio 2018)
Cass. pen. n. 3718/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3718 del 27 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 30512/2014
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 30512 del 10 luglio 2014)
Cass. pen. n. 13069/2011
Integra gli estremi dei reati di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (art. 479 c.p.) ed in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.), la condotta di colui che, in qualità di titolare di scuola guida, falsifichi rispettivamente il registro delle presenze dei frequentanti e l'attestato finale di frequenza dei corsi per il recupero dei punti della patente a seguito di infrazioni del codice della strada, stante la natura pubblica di siffatta duplice attività di attestazione delle autoscuole - dotate delle necessarie autorizzazioni amministrative - che debbono consegnare l'attestazione finale anche ai competenti uffici amministrativi per l'aggiornamento dell'Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, il quale dipende, pertanto, dalla attività delegata alle scuole guida per consentire ai soggetti interessati di ritornare in possesso dei punti persi.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13069 del 29 marzo 2011)
Cass. pen. n. 35578/2004
Deve riguardarsi come impossibile per assoluta inidoneità dell'azione il reato di falso ideologico per induzione in autorizzazione amministrativa (artt. 48 e 480 c.p.), ipotizzato a carico di soggetto il quale, a corredo di una domanda di concessione edilizia, aveva prodotto una planimetria mancante dell'indicazione dell'esistenza, in un fondo confinante, di un manufatto posto a distanza inferiore, rispetto all'erigendo edificio, a quella di dieci metri tra pareti finestrate prescritta dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, avuto riguardo alla circostanza che, nella specie, detto manufatto, siccome costituito da una tettoia sostenuta da soli pilastri, senza pareti, non rientrava nelle previsioni di cui al citato D.M., per cui la sua presenza sarebbe stata comunque indifferente ai fini dell'accoglibilità della domanda di concessione.
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 35578 del 27 agosto 2004)
Cass. pen. n. 41205/2002
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 41205 del 10 dicembre 2002)
Cass. pen. n. 45208/2001
La condotta di chi, previa presentazione di una falsa denuncia di smarrimento di una carta d'identità intestata ad altro soggetto, ottenga poi il rilascio di un duplicato della medesima, recante la propria fotografia ed i propri connotati fisici, dà luogo alla configurabilità del reato di cui all'art. 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici), per quanto riguarda la falsa denuncia di smarrimento; del reato di cui agli artt. 48 e 476 c.p. (falso materiale in atto pubblico commesso mediante induzione in errore del pubblico ufficiale), per quanto riguarda la formazione del c.d. “cartellino” con le false sembianze ed i falsi connotati fisici dell'apparente intestatario; del reato di cui agli artt. 48 e 480 c.p. (falso ideologico in certificazione amministrativa, sempre commesso mediante induzione in errore del pubblico ufficiale), per quanto riguarda il rilascio, a seguito della suddetta formazione del cartellino, della nuova carta d'identità.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45208 del 18 dicembre 2001)
Cass. pen. n. 34814/2001
In tema di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati e in autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.), dovendosi qualificare la prescrizione di un farmaco, da parte del medico convenzionato con il servizio sanitario, come un certificato destinato a provare che è stata effettuata la visita dell'assistito e, contestualmente, che questi ha necessità del farmaco prescritto e diritto ad effettuare l'acquisto per il tramite del servizio farmaceutico, risulta configurabile il suddetto reato qualora il medico convenzionato rilasci prescrizioni farmaceutiche al nome di ignari pazienti, da lui non conosciuti e non visitati. (Nella specie, su sollecitazione da parte di collega non più esercente la professione il quale poi, all'insaputa dell'agente, si sarebbe servito di dette prescrizioni per fini illeciti).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 34814 del 28 settembre 2001)
Cass. pen. n. 6912/1999
Al fine di qualificare come certificato amministrativo un atto proveniente da un pubblico ufficiale devono concorrere due condizioni: che l'atto non attesti i risultati di un accertamento compiuto dal pubblico ufficiale redigente, ma riproduca attestazioni già documentate; che l'atto, pur quando riproduca informazioni desunte da altri atti già documentati, non abbia una propria distinta e autonoma efficacia giuridica, ma si limiti a riprodurre anche gli effetti dell'atto preesistente. (Fattispecie in cui la S.C., in applicazione del principio di cui in massima, ha ritenuto che i documenti attestanti la presenza in Italia di cittadini extra-comunitari non costituiscano certificati, bensì atti pubblici attesoché quand'anche siano riproduttivi di informazioni desumibili da altri atti già archiviati, rivestono una propria distinta ed autonoma efficacia giuridica).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6912 del 1 giugno 1999)
La voltura di una licenza di commercio è atto dovuto e ha natura di attestazione per cui l'ottenimento di una falsa dichiarazione mediante induzione in errore del pubblico funzionario integra gli estremi del reato previsto dagli artt. 48 e 480 c.p.
Cass. civ. n. 10478/1996
Costituisce falso in certificazione e non in atto pubblico l'attestazione fatta dal sindaco della mancata annotazione di determinati avvenimenti (nel caso di specie l'avvenuta annotazione della pubblicazione e della restituzione della copia notificata di una sentenza civile dichiarativa della decadenza di un consigliere comunale) nei registri del comune. Per poter infatti qualificare certificato amministrativo un atto proveniente dal pubblico ufficiale, occorrono due condizioni: che esso non attesti i risultati di un accertamento compiuto dal pubblico ufficiale redigente, ma riproduca attestazioni già documentate, e in secondo luogo che l'atto non abbia una propria distinta ed autonoma efficacia giuridica, ma si limiti a riprodurre anche gli effetti dell'atto preesistente.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 10478 del 6 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 3098/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3098 del 3 aprile 1994)
Cass. pen. n. 844/1993
Il medico convenzionato che, nel redigere un documento attestante la continuazione di una malattia, apponga una data di rilascio diversa dalla data effettiva, commette il reato di cui all'art. 480 c.p. (falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative) — e non quello di cui all'art. 479 stesso codice (falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici) — in quanto il predetto medico si limita a riempire un modulo attestante la malattia dell'assistito: modulo che è da ritenere certificazione ovvero autorizzazione amministrativa poiché contiene l'accertamento delle condizioni per l'operatività di un diritto riconosciuto dalla legge.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 844 del 1 febbraio 1993)
Il cancelliere che provvede all'iscrizione della causa nel registro degli affari contenziosi civili deve tenere conto solamente degli elementi formali risultanti dalla nota di iscrizione a ruolo redatta, a norma dell'art. 71 att. c.p.c., dalla parte che si costituisce, non rientrando nei suo compiti il controllo di merito sulla verità dell'atto e tanto meno l'individuazione delle parti e dei difensori effettivi; non è perciò configurabile il delitto di falso, neppure per induzione ai sensi degli artt. 48 e 480 c.p., se uno o più delle parti o dei difensori reali nel processo siano diversi da quelli risultanti dalla detta nota.
L'ufficiale giudiziario deve indicare la parte nel cui interesse esegue la notificazione di un atto di citazione tenendo conto solamente degli elementi formali risultanti dall'atto stesso, non rientrando nei suoi compiti il controllo di merito sulla sua verità e tanto meno l'individuazione della parte effettiva. Non è, perciò, configurabile il delitto di falso, neppure per induzione ai sensi degli artt. 48 e 480 c.p., se la reale parte attrice o il suo procuratore e difensore siano diversi da quelli risultanti dalla citazione ed indicati come richiedenti la notificazione.
Cass. pen. n. 8385/1990
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8385 del 6 giugno 1990)
Cass. pen. n. 6752/1988
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6752 del 7 giugno 1988)
Cass. pen. n. 3058/1987
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3058 del 13 marzo 1987)
Cass. pen. n. 62/1987
Il notaio, il quale attesti falsamente l'avvenuta identificazione della firma in sua presenza risponde di falsità ideologica in atto pubblico, ai sensi degli artt. 476 e 479 c.p., mentre si rende colpevole di falsità ideologica in certificato, di cui all'art. 480 c.p., qualora egli attesti la veridicità della sottoscrizione senza fare alcuna menzione di attività da lui compiute o percepite (cosiddetta vera di firma o autentica minore).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 62 del 8 gennaio 1987)
Cass. pen. n. 9850/1981
La differenza tra i documenti cui si riferisce l'art. 479 c.p. (falsità ideologica in atti pubblici) e quelli cui si riferisce l'art. 480 dello stesso codice (falsità ideologica in certificati o autorizzazioni amministrative) risiede in ciò: che nei primi i fatti sono attestati come avvenuti alla presenza del pubblico ufficiale mentre tale particolarità non ricorre nei secondi, in cui i fatti sono attestati come conosciuti, ma non de visu ed iuditu ex propriis sensibus, dal pubblico ufficiale che ne è l'autore. (Fattispecie in tema di falsificazione di carta di circolazione di autoveicoli e processi verbali di esami di idoneità alla guida di autoveicoli).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9850 del 4 novembre 1981)
Cass. pen. n. 4986/1981
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4986 del 27 maggio 1981)
Cass. pen. n. 865/1981
La matrice del bollettario non ha lo scopo precipuo di certificare che la quietanza relativa all'eseguito pagamento è stata rilasciata al debitore, bensì l'altro e più rilevante scopo di dare la prova dell'attività svolta dal pubblico ufficiale per la realizzazione dei compiti istituzionalmente affidatigli. Essa costituisce, quindi, una attestazione di fatto rientrante nella sfera di attività compiuta direttamente dal pubblico ufficiale che la redige non un'attestazione di verità o di scienza dello stesso pubblico ufficiale. La falsificazione di dette matrici, pertanto, integra il reato di cui all'art. 479 c.p. e non quello di cui all'art. 480 dello stesso codice.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 865 del 16 febbraio 1981)
Cass. pen. n. 56/1981
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 56 del 6 gennaio 1981)

References: Articolo 480

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