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Timestamp: 2017-08-16 15:55:54+00:00

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Nota sull integrazione dei rifugiati nell Unione Europea - PDF
Nota sull integrazione dei rifugiati nell Unione Europea
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1 Nota sull integrazione dei rifugiati nell Unione Europea
2 Introduzione 1. Quello dell integrazione dei rifugiati è un processo bidirezionale dinamico e articolato, che richiede l impegno di tutte le parti interessate, compresa la preparazione da parte dei rifugiati ad adattarsi alla società che li accoglie senza dover necessariamente rinunciare alla propria identità culturale, nonché la corrispondente prontezza da parte delle comunità e delle istituzioni pubbliche del paese d asilo ad accogliere favorevolmente i rifugiati e a soddisfare le necessità di una popolazione differenziata. Il processo di integrazione è complesso e graduale, presenta dimensioni economiche, sociali e culturali distinte ma interconnesse, tutte importanti ai fini della possibilità dei rifugiati di integrarsi con successo come membri pienamente inclusi nella società La Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati (d ora in avanti la Convenzione del 1951 ) e il suo Protocollo del 1967 assegnano notevole importanza all integrazione dei rifugiati. La Convenzione del 1951 elenca i diritti sociali ed economici designati a favorire l integrazione e nell articolo 34 esorta gli Stati a facilitare l assimilazione e la naturalizzazione dei rifugiati. Il Comitato Esecutivo dell Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha riconosciuto che l integrazione nelle società d accoglienza è la principale delle soluzioni durevoli che si presentano ai rifugiati nel mondo industrializzato 2. La presente Nota evidenzia alcune lacune esistenti nell integrazione dei rifugiati nell Unione Europea (UE) e formula una serie di raccomandazioni al fine di rafforzare le politiche e le pratiche in questo settore Il termine rifugiato, così come viene utilizzato nel presente documento, si applica a tutte le persone riconosciute da Stati membri dell UE ai sensi della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati o al suo Protocollo del 1967, così come alle persone che sono entrate in Stati membri dell UE attraverso programmi di reinsediamento dell UNHCR e a coloro cui è stata garantita una forma sussidiaria di protezione 4. 1 Comitato Esecutivo dell UNHCR, Conclusione sull integrazione locale, N. 104 (LVI) , preambolo e (k). 2 Ibid. par. (d): Il Comitato Esecutivo nota che la Convenzione del 1951 e il suo Protocollo del 1967 delineano diritti e standard minimi per il trattamento dei rifugiati che sono pronti per il processo di integrazione e (j) accoglie favorevolmente la pratica negli Stati con sistemi d asilo sviluppati di consentire ai rifugiati di integrarsi localmente. 3 La presente nota si basa su commenti forniti in passato dall UNHCR, compresi i Commenti del 1 luglio 2003 sulla Direttiva del Consiglio 2003/9/EC del 27 gennaio 2003 che definisce standard minimi per l accoglienza dei richiedenti asilo OJ L 31/18, (la Direttiva sulle condizioni di accoglienza ); e le sue Osservazioni del novembre 2005 sulla Comunicazione della Commissione Europea Un agenda comune per l integrazione: quadro per l integrazione di cittadini di paesi terzi nell Unione Europea (COM (2005) 389 final, ). Esperienze e punti salienti di buone prassi relative all integrazione possono essere trovate anche in Reintegrazione dei rifugiati: un manuale internazionale per la guida all accoglienza e all integrazione, UNHCR, settembre Il Manuale, che affronta una varietà di temi, compresi tra gli altri quelli della formazione linguistica, degli alloggi, della salute, del lavoro e della gestione dei rapporti con le comunità del paese d accoglienza, è stato redatto in stretta collaborazione con i paesi di reinsediamento. I suoi contenuti, comunque, sono ampiamente applicabili anche ai rifugiati che arrivano spontaneamente. 4 Per definizioni e criteri rilevanti per lo status di rifugiato e per la protezione sussidiaria in base al diritto comunitario, si veda la Direttiva del Consiglio 2004/83/EC del 29 aprile 2004 sugli standard minimi per la qualifica e lo status di cittadini di paesi terzi o di persone apolidi come rifugiati o persone bisognose di 2
3 4. L UNHCR si è costantemente fatto promotore dell estensione ai beneficiari di protezione sussidiaria nell Unione Europea dello stesso livello di sostegno all integrazione che hanno le persone riconosciute come rifugiati ai sensi della Convenzione del Il loro bisogno di protezione internazionale è urgente e spesso protratto nel tempo quanto quello dei rifugiati. Pertanto emerge la questione se, almeno con riferimento a determinati diritti, alla luce del principio di non discriminazione, la differenza di trattamento esistente sia giustificabile 5. Le misure d integrazione per le persone cui è stata riconosciuta una forma sussidiaria di protezione accrescerebbero inoltre la loro capacità di contribuire in maniera produttiva alla vita delle società che li hanno accolti. 5. L UNHCR ha di recente svolto valutazioni in diversi paesi dell UE ai quali hanno partecipato uomini, donne, ragazzi e ragazze. Tali valutazioni hanno rivelato quelli che i rifugiati percepiscono come i principali ostacoli all integrazione. Tra questi si annoverano: difficoltà dovute a mancanza di conoscenza delle lingue e delle diverse culture del luogo; discriminazione e atteggiamenti di chiusura nei confronti degli stranieri; mancanza di comprensione nelle società di accoglienza della specifica condizione dei rifugiati; impatto psicologico della protratta inattività durante le procedure d asilo; limitato accesso ai diritti da parte dei beneficiari di protezione sussidiaria. Inclusione dei rifugiati nei piani di integrazione generali per i migranti 6. Molte delle sfide relative all integrazione affrontate dai rifugiati sono simili a quelle che devono affrontare gli altri cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell UE. Discriminazione e atteggiamenti xenofobi riguardano alla stessa maniera rifugiati e altri migranti, così come accade per la necessità di superare le barriere linguistiche e culturali, comprese quelle relative ai diversi ruoli di genere. La priorità assegnata ai cittadini dello stato d accoglienza da parte dei datori di lavoro, così come altre forme di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta OJ L 304/12, (la Direttiva sulla qualifica ). 5 Il principio di non discriminazione è enunciato in diversi strumenti di diritti umani, tra cui l articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell uomo, gli articoli 2 e 26 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, l articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, l articolo 2 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, l articolo 2 della Convenzione sui diritti del fanciullo. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Commento Generale N. 18: Non discriminazione, par. 13) ha espresso un principio generale di diritti umani in base al quale la differenza di trattamento è consentita solo se i criteri di tale differenziazione sono ragionevoli e obiettivi e se l intenzione è quella di raggiungere una finalità legittima ai sensi del Patto. Questo approccio è stato ripreso nella sua essenza anche dalla Corte europea sui diritti umani, secondo cui nell esercizio di un diritto contenuto nella Convenzione il principio di eguaglianza nel trattamento è violato se la distinzione non ha una giustificazione obiettiva e ragionevole (si veda il caso Belgian Linguistic, Sentenza del 23 luglio 1968, Series A, N. 6, par. 10). Nel caso Abdulaziz, Cabales e Balkandali contro Regno Unito, la Corte ha sostenuto che una differenza di trattamento è discriminatoria se non ha giustificazione obiettiva e ragionevole, cioè, se non persegue una finalità legittima o se non vi è una ragionevole relazione di proporzionalità tra i mezzi impiegati e il fine che si è cercato di perseguire (sentenza del 28 maggio 1985, Series A, N. 94, par. 72). 3
4 nell assegnazione degli alloggi, costituiscono esempi di ostacoli che sia i rifugiati sia i migranti possono incontrare. 7. Le politiche d integrazione per i rifugiati dovrebbero pertanto essere inserite nei piani d integrazione complessivi elaborati per i cittadini di paesi terzi in generale. A livello di Unione Europea, sono stati compiuti importanti passi in avanti nello sviluppo di politiche, approcci e strumenti comuni tra gli Stati membri in materia d integrazione, che possono anche favorire l integrazione di persone bisognose di protezione internazionale 6. In altre aree d intervento, le strategie mirate a contrastare razzismo e xenofobia, le politiche tese a rafforzare la parità di genere, le misure finalizzate ad accrescere la partecipazione alle attività sociali, in particolare di donne e adolescenti, e le iniziative per il rafforzamento della fiducia da parte delle comunità d accoglienza possono andare a beneficio anche dei rifugiati, in particolare se sono pianificate in consultazione con le stesse comunità di rifugiati e di altri immigrati. Analogamente, politiche che riconoscono che ogni individuo può aver bisogno di forme diverse di sostegno all integrazione, a seconda delle circostanze personali, forniranno probabilmente una risposta più mirata. È necessaria pertanto una stretta cooperazione tra gli attori che operano nel settore della protezione dei rifugiati e quelli impegnati nella pianificazione e nell implementazione delle politiche d integrazione, sia a livello nazionale che regionale. Accoglienza dei richiedenti asilo e integrazione 8. Esistono importanti differenze tra rifugiati e altri immigrati. In primo luogo, è necessario comprendere le implicazioni delle politiche d accoglienza rispetto all integrazione per quei rifugiati che arrivano negli Stati Membri dell UE come richiedenti asilo 7. Se è vero che l UNHCR non ritiene che i programmi d integrazione per i rifugiati vadano estesi per intero ai richiedenti asilo, è altrettanto vero che, secondo 6 Le politiche e i materiali esistenti sviluppati dall Unione Europea in materia d integrazione dovrebbero essere applicati quando risultano appropriati per orientare il processo d integrazione di rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria. Tra questi si annoverano i Principi fondamentali comuni adottati dal Consiglio giustizia e affari interni (JHA) il 19 novembre 2004 (http://ue.eu.int/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/jha/82745.pdf); la Comunicazione su immigrazione, integrazione e lavoro dalla Commissione al Parlamento europeo al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, COM/2003/0336 final, ; la Comunicazione dalla Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Un agenda comune per l integrazione Quadro per l integrazione di cittadini di paesi terzi nell Unione Europea, COM(2005) 389 final, ; e Comunità europee (Direttorato generale per giustizia, libertà e sicurezza) Manuale sull integrazione per legislatori e operatori, Lussemburgo: Ufficio per le pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 2004 (http://ec.europa.eu/justice_home/doc_centre/immigration/integration/doc/handbook_en.pdf). Dal 2008, il Fondo per l integrazione che fa parte del Programma quadro delle Comunità europee su solidarietà e gestione dei flussi migratori per il periodo metterà inoltre a disposizione significative risorse finanziarie per sostenere le attività di integrazione negli Stati membri che dovranno destinarle anche alle persone bisognose di protezione internazionale. 7 Per maggiori informazioni sulle condizioni d accoglienza, si veda Comitato Esecutivo dell UNHCR, Conclusione sull accoglienza dei richiedenti asilo nel contesto dei sistemi d asilo individuali, N. 93 (LIII) 2002; UNHCR, Accoglienza dei richiedenti asilo, compresi Standard di trattamento, nel contesto dei sistemi d asilo individuali, documento redatto nell ambito delle Consultazioni globali sulla protezione internazionale, EC/GC/01/17, 4 settembre 2001 e i documenti elencati nella nota 3. 4
5 l Agenzia, le politiche d accoglienza sono più efficaci se ispirate dai risultati potenziali di lungo periodo: l integrazione dei richiedenti asilo che alla fine vengono riconosciuti come rifugiati o come beneficiari di protezione sussidiaria, il rimpatrio sostenibile e la reintegrazione di coloro le cui domande non vengono accolte Prima di essere riconosciuti come tali, i rifugiati possono trascorrere lunghi periodi nel paese d accoglienza, talvolta diversi anni, in attesa dell esito della loro domanda d asilo. Durante questo periodo essi avranno acquisito esperienze e impressioni della comunità del paese d accoglienza che potrebbero accrescere o meno le prospettive di una loro riuscita integrazione. Il fatto di essere ammessi a una procedura d asilo non segna la fine dell incertezza: fattori come la mancanza di un alloggio, la vita in un centro d accoglienza o di detenzione, l isolamento e la separazione dalla famiglia, le restrizioni sulla libertà di lavorare, la dipendenza dall assistenza materiale e la diffidenza spesso associata all essere un richiedente asilo possono avere effetti duraturi e destabilizzanti sui richiedenti asilo, e relegarli ai margini della società. Né l eventuale riconoscimento dello status si traduce in un automatico ritorno alla normalità, poiché tanto per il rifugiato, quanto per la comunità che lo accoglie, può rivelarsi difficile ricominciare. 10. Le politiche d accoglienza per i richiedenti asilo dovrebbero essere elaborate in modo da minimizzare l isolamento e la separazione dalla comunità di accoglienza e dovrebbero provvedere allo sviluppo di efficaci competenze linguistiche e professionali, nonché all assistenza per trovare un impiego. L accesso al lavoro dovrebbe essere garantito progressivamente, tenendo in considerazione la durata delle procedure d asilo. Dove le procedure durano a lungo, i richiedenti asilo dovrebbero avere accesso a una più ampia gamma di benefici e servizi, in vista dell impatto negativo di un lungo periodo di instabilità 9. Tale approccio rafforzerebbe le competenze e le risorse individuali e metterebbe in condizione i richiedenti asilo e i rifugiati di diventare membri attivi della società, accrescendo in tal modo le loro opportunità di una riuscita integrazione nel paese d accoglienza o di reintegrazione una volta rientrati nel loro paese d origine. 11. L apprendimento della lingua è di fondamentale importanza ai fini dell integrazione; esso facilita l attiva partecipazione dei bambini alla scuola, è importante per l accesso all impiego nel paese d accoglienza e può anche costituire un valore aggiunto in caso di rimpatrio nel paese d origine. Lo studio della lingua non solo aiuta gli adulti ad adattarsi al loro nuovo ambiente, ma riduce anche il peso che grava sui bambini che spesso devono fare da interpreti per i loro familiari più grandi. L UNHCR considera che la formazione linguistica dovrebbe essere generalmente fornita al momento dell inizio delle procedure d asilo, a meno che non sia 8 UNHCR, Accoglienza dei richiedenti asilo, compresi Standard di trattamento, nel contesto dei sistemi d asilo individuali, documento redatto nell ambito delle Consultazioni globali sulla protezione internazionale, EC/GC/01/17, 4 settembre 2001, par. 13. Si vedano inoltre i commenti dell UNHCR del 1 luglio 2003 sulla Direttiva del Consiglio 2003/9/EC del 27 gennaio 2003 che fissa gli standard minimi per l accoglienza dei richiedenti asilo (OJ L 31/18, (la Direttiva sulle condizioni d accoglienza ). La Direttiva sulle condizioni d accoglienza non affronta la questione del nesso tra politiche d accoglienza e integrazione. 9 Questo approccio è stato adottato nell articolo 11 della Direttiva sulle condizioni d accoglienza. Op. cit., nota 3. 5
6 ragionevolmente previsto che il richiedente asilo soggiornerà nel paese per un periodo non superiore a poche settimane. Per risultare più efficace, lo studio della lingua dovrebbe essere adattato alle diverse capacità di apprendimento dei richiedenti asilo e contemplare anche informazioni importanti sulla società di accoglienza e sul suo funzionamento. 12. Anche la formazione professionale ha l effetto di rafforzare la posizione del richiedente asilo. Essa gli consente di confrontarsi con la popolazione della comunità di accoglienza su una posizione di parità piuttosto che come mero beneficiario di servizi e facilita il suo accesso al lavoro in caso gli fosse accordato il permesso di restare nel paese. La formazione professionale può anche favorire la reintegrazione nel paese d origine dei richiedenti asilo la cui domanda non viene accolta, aprendo loro nuove opportunità professionali una volta rientrati. 13. La disponibilità di un alloggio, che permette di costruire relazioni con la comunità d accoglienza, è importante per la futura integrazione. La detenzione, anche per un breve periodo di tempo, può avere effetti duraturi sugli individui e sulle loro capacità di adattarsi e integrarsi nella società d accoglienza, in particolare nel caso dei bambini e delle persone che hanno subito traumi 10. I centri d accoglienza collettivi, se da un lato soddisfano le esigenze immediate di alloggio dei richiedenti asilo, possono tuttavia avere l effetto di isolarli dalle comunità d accoglienza. Frequenti cambiamenti del luogo di residenza acuiscono l instabilità e ostacolano l attiva partecipazione dei bambini alla scuola. L UNHCR incoraggia l istituzione di programmi di consulenza e di progetti che coinvolgano le comunità d accoglienza e i richiedenti asilo, come progetti di sviluppo locale, sport o arti e mestieri, e incoraggia gli Stati membri dell UE a sostenere questi programmi. Tali progetti possono rafforzare l autostima e il senso di appartenenza, fattori importanti ai fini della futura integrazione. 14. Il luogo di lavoro offre importanti opportunità per socializzare positivamente e per sviluppare le proprie risorse. L impiego fornisce non solo un reddito all individuo ma anche indipendenza, status e riconoscimento sociale. Il Comitato Esecutivo dell UNHCR ha riconosciuto che la promozione fin dall inizio dell autosufficienza dei rifugiati accrescerà la sostenibilità di ogni futura soluzione durevole 11. L UNHCR pertanto accoglie favorevolmente iniziative quali il Programma EQUAL, stabilito nell ambito del Fondo Sociale Europeo, che ha consentito l estensione ai richiedenti asilo di determinati progetti nel settore del lavoro. L UNHCR suggerisce che sei mesi costituiscano il periodo massimo oltre il quale non dovrebbe estendersi il divieto di 10 Il Comitato Esecutivo dell UNHCR ha riaffermato la necessità di porre limiti alla detenzione dei richiedenti asilo. Si veda Comitato esecutivo dell UNHCR, Conclusione su Detenzione dei rifugiati e delle persone in cerca di asilo, N. 44 (LIII) 1986 (disponibile in italiano alla pagina web e anche Versione riveduta delle linee guida dell UNHCR sui criteri e gli standard applicabili relativamente alla detenzione dei richiedenti asilo, febbraio 1999 (http://www.unhcr.it/images/pdf/linee-guida-detenzione.pdf). 11 La conclusione del Comitato Esecutivo dell UNHCR sull integrazione locale, N. 104 (LVI) 2005, preambolo, indica che l autosufficienza ha benefici se promossa prima del riconoscimento ufficiale come rifugiato. La conclusione del Comitato Esecutivo dell UNHCR N. 93 (LIII), par. (b)(vii) ha inoltre riconosciuto che gli accordi d accoglienza possono avere effetti positivi reciproci ove essi abbiano come premessa la comprensione che molti richiedenti asilo possono raggiungere un certo grado di autosufficienza, se provvisti delle necessarie opportunità. 6
7 accedere al mercato del lavoro 12. Garantire l accesso al mercato del lavoro può ridurre i costi dell accoglienza, scoraggiare il lavoro irregolare e favorire la reintegrazione nel paese d origine, consentendo ai richiedenti asilo che vi ritornano di farlo con un certo grado di indipendenza economica o avendo acquisito competenze professionali 13. Durata delle procedure d asilo 15. Una procedura d asilo lunga può rivelarsi uno dei principali ostacoli a una riuscita integrazione sociale, economica e culturale di rifugiati che arrivano spontaneamente. La procedura di determinazione dello status è spesso caratterizzata da incertezza e inattività. Lunghi periodi durante i quali sono limitate le possibilità dei rifugiati di condurre una vita piena e attiva possono risultare dannosi per la sanità mentale e provocare condizioni quali depressione, sindrome da dipendenza, apatia e mancanza di fiducia in se stessi, condizionando così in maniera negativa le competenze lavorative e sociali dopo il riconoscimento. Procedure lunghe hanno un impatto ancora più profondo sui bambini, per i quali la stabilità riveste un'importanza particolare. 16. Un efficiente procedura di determinazione dello status è necessaria non solo per legittimare il sistema d asilo ma anche per porre fine alla condizione di precarietà dei richiedenti asilo e costituisce pertanto interesse degli Stati oltre che di coloro che chiedono protezione. L UNHCR ritiene che un passo fondamentale verso il raggiungimento di questo obiettivo sia quello di assicurare un alta qualità delle procedure in prima istanza 14. Migliori decisioni in prima istanza possono, nel tempo, ridurre il numero e la durata degli appelli e quindi la lunghezza complessiva delle procedure d asilo. L UNHCR è pronto a sostenere gli Stati Membri in questo ambito 15. Dopo il riconoscimento: le sfide dell integrazione specifiche di rifugiati e beneficiari di protezione sussidiaria 17. La prevalenza di imperativi di carattere non economico che spingono a recarsi in un altro paese è la caratteristica che distingue gli spostamenti forzati di persone dalle migrazioni volontarie. Rispetto ad altri migranti, è meno probabile che i rifugiati si spostino in paesi nei quali hanno un legame culturale, linguistico o economico. A differenza di altri migranti, i rifugiati non godono della protezione del proprio paese d origine e devono ricostruire le loro vite in un nuovo paese di residenza, senza la possibilità di scegliere se tornare a casa, almeno nel breve periodo. Spesso i rifugiati sono costretti a fuggire con un brevissimo preavviso, lasciandosi dietro averi e documenti. Inoltre possono aver perso i contatti con i loro familiari e con le strutture di 12 L UNHCR ritiene che il periodo di un anno incluso nell art. 11(2) della Direttiva sulle condizioni d accoglienza sia eccessivamente lungo e incoraggia gli Stati Membri dell UE a considerare lassi di tempo più brevi al momento di stabilire le scadenze previste dall art. 11(1) di tale Direttiva. 13 Si veda il documento delle Consultazioni globali dell UNHCR Accoglienza dei richiedenti asilo, op. cit., nota 7, par. 9 e Ibid., par Progetti come Iniziativa qualità nel Regno Unito, o la funzione di monitoraggio svolta dall Ufficio locale dell UNHCR a Nuremburg in Germania, costituiscono esempi del sostegno che l UNHCR può fornire alle autorità preposte alla determinazione dello status di rifugiato per accrescere la loro efficacia. 7
8 sostegno sociale nel paese d origine. Questi elementi devono essere tenuti in considerazione al momento di pianificare e implementare le misure d integrazione. Le sezioni che seguono evidenziano le principali aree nelle quali si impone un approccio differenziato tra rifugiati e altri migranti. Status di residenza 18. Il tempestivo riconoscimento di uno status giuridico certo e dei diritti di residenza è un fattore essenziale nell ambito del processo d integrazione 16. L UNHCR ha osservato che la durata dei permessi di residenza ha un notevole impatto sugli atteggiamenti dei rifugiati. Permessi di residenza di breve durata sono dannosi per la sicurezza e la stabilità dei rifugiati. L UNHCR è pertanto preoccupato che le disposizioni contenute nella Direttiva sulla qualifica 17 sulla durata dei permessi di residenza, in particolare per i membri delle famiglie dei rifugiati e dei beneficiari di protezione sussidiaria, potrebbero non contribuire all integrazione. 19. La direttiva del Consiglio riguardante lo status dei cittadini di paesi terzi che sono residenti di lungo termine 18 garantisce un diritto condizionato alla residenza permanente dopo cinque anni di residenza sul territorio di uno Stato membro. La direttiva non si applica ai rifugiati. I rifugiati e le persone beneficiarie di protezione sussidiaria che risiedono legalmente e hanno contribuito alla vita delle comunità di Stati membri per molti anni, al momento in base al diritto comunitario non godono degli stessi diritti di altri stranieri residenti legalmente, come della libertà di risiedere all interno del territorio dell UE e di altri diritti, anche, tra gli altri, nei settori del lavoro, dell istruzione, della formazione professionale e del riconoscimento delle qualifiche professionali. 20. Una proposta per modificare la Direttiva sulla residenza di lungo periodo è attesa da parte della Commissione Europea entro il 20 luglio Nell opinione dell UNHCR, al fine di tenere in considerazione la particolare posizione dei rifugiati, la residenza permanente dovrebbe essere garantita loro al più tardi al termine del periodo di residenza di tre anni stabilito dalla Direttiva sulle qualifiche 19. L UNHCR ritiene che la stessa scadenza di tre anni dovrebbe essere applicata alle persone beneficiarie di protezione sussidiaria. L adozione di una simile modifica colmerebbe una lacuna che dura da molto tempo nel contesto giuridico stabilito nella prima fase dell armonizzazione in materia d asilo. 16 Comitato Esecutivo dell UNHCR, Conclusione N. 104, par. (j). Il Comitato Esecutivo dell UNHCR esorta gli Stati con sistemi d asilo sviluppati a sostenere le abilità dei rifugiati di integrarsi attraverso il pronto riconoscimento di uno status giuridico certo e dei diritti di residenza, e/o di facilitare la naturalizzazione. 17 Direttiva sulle qualifiche, nota 4, Art. 24 (2) e (3). 18 Direttiva del Consiglio 2003/109/EC del 25 novembre 2003 riguardante lo status dei cittadini di paesi terzi che sono residenti di lungo periodo, OJ L 16/44, (la Direttiva sulla residenza di lungo periodo ). 19 Direttiva del Consiglio 2004/83/EC, op. cit., nota 4, art. 24 (1): Al più presto possibile dopo che il loro status sia stato riconosciuto, gli Stati membri dovranno fornire ai beneficiari dello status di rifugiato un permesso di residenza che deve essere valido per almeno tre anni e rinnovabile, a meno che urgenti ragioni di sicurezza nazionale od ordine pubblico richiedano altrimenti, e senza pregiudizio dell art. 21(3). 8
9 21. In linea di principio, lo status di rifugiato non dovrebbe essere soggetto a frequente revisione, che andrebbe a discapito della sicurezza che esso intende fornire 20. Regolari revisioni con lo scopo di porre fine al godimento dello status possono creare notevole incertezza, rendendo difficile per un rifugiato fare programmi di lungo periodo e sono pertanto fuorvianti rispetto all integrazione. L UNHCR esorta gli Stati membri ad amministrare le politiche di cessazione in maniera limitata in modo da minimizzare gli effetti destabilizzanti sulla vita dei rifugiati. 22. Un importante differenza tra rifugiati e altri migranti riguarda l applicazione delle sanzioni per non aver assolto gli obblighi di integrazione, come il ritiro dei permessi di residenza per non aver superato i test sulla lingua. Tali sanzioni non dovrebbero essere applicate ai rifugiati, poiché hanno l effetto di erodere il gruppo minimo di diritti che gli Stati devono accordare loro in base alle norme di diritto internazionale e/o regionale sui rifugiati e sui diritti umani. Affrontare le conseguenze dei traumi 23. È più probabile che le persone bisognose di protezione abbiano sperimentato eventi traumatici rispetto agli altri migranti. Persecuzione, esposizione a brutalità e violenza, migrazione forzata e separazione forzata da famiglia e amici sono tutti fattori che possono avere un grave impatto sulla salute mentale. Tali elementi possono avere conseguenze negative anche sulla capacità di apprendimento e possono alimentare sconforto o aggressività, anche all interno della famiglia. 24. Questa realtà deve essere tenuta in considerazione al momento di elaborare e implementare le politiche d integrazione. Se le conseguenze dei traumi non vengono affrontate, i rifugiati potrebbero non essere nella posizione di partecipare appieno ai programmi d integrazione e la loro possibilità di diventare membri attivi della società potrebbe essere seriamente ostacolata. Per affrontare le necessità psicologiche dei rifugiati dovrebbero essere fornite cure specialistiche, terapie e altri servizi per la salute, possibilmente nell ambito di servizi regolari. Perché i rifugiati siano in grado di beneficiare di tali servizi potrebbe essere necessario ricorrere a mediatori culturali e interpreti. 25. Politiche d accoglienza, così come d integrazione, inadeguate possono acuire o perpetuare gli effetti del trauma. La protratta separazione dalla famiglia, la mancanza di un lavoro, esclusione e marginalizzazione sociale, l ansia per il futuro, l esposizione all ignoranza, ostilità e umiliazione sono tutti fattori che possono aggravare le condizioni psicologiche della persona interessata. È importante rimuovere gli ostacoli che perpetuano gli effetti del trauma. Poiché azioni non corrette possono causare notevoli danni e lunghe sofferenze, dovrebbe essere organizzata una formazione 20 UNHCR, Manuale sulle procedure e sui criteri per la determinazione dello status di rifugiato, riedito gennaio 1992, par Si veda inoltre Sommario delle conclusioni sulla cessazione dello status di rifugiato, Consultazioni globali sulla protezione internazionale, Tavola rotonda di esperti di Lisbona, maggio 2001, no. B (17): La pratica attuata in base all art. 1C(5)-(6) è stata finora utilizzata per dichiarare una cessazione su base di gruppo e non applicata a casi individuali selezionati da un più ampio gruppo della stessa nazionalità. Se è vero che nulla nella Convenzione preclude il suo uso nei confronti di un singolo rifugiato, tale approccio richiederebbe ulteriore analisi se esso fosse utilizzato, non ultimo a causa della necessità di rispettare un grado di stabilità di base per gli individui rifugiati. 9

References: articolo 34
 articolo 2
 articolo 14
 articolo 2
 articolo 2
 Sentenza 
 articolo 11
 art. 11
 art. 11
 Art. 24
 art. 24
 art. 21
 art. 1