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Timestamp: 2013-06-19 06:28:39+00:00

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senato.it - Legislatura 16� - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 154 del 18/02/2009
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Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: (1334) - Proroga missioni internazionali
Discussione del disegno di legge: (1341) - Consultazioni elettorali 2009
Sull'incendio del CIE di Lampedusa Per lo svolgimento di un'interrogazione
GAMBA (PdL)
Ordine del giorno per le sedute di giovedì 19 febbraio 2009
ORDINI DEL GIORNO G200 E SEGUENTI
ARTICOLO 01 INTRODOTTO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI PRIMA DELL'ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE
ARTICOLI 1, 2 E 3 DEL DECRETO-LEGGE
ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE
Commissioni permanenti, Ufficio di Presidenza
2-00063
3-00556
3-00557
3-00555
4-01153
4-01154
4-01155
Legislatura 16� - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 154 del 18/02/2009
RESOCONTO STENOGRAFICO Presidenza della vice presidente BONINO PRESIDENTE.La seduta è aperta (ore 16,32).
MONGIELLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge: (1334) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,36) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1334, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta antimeridiana sono stati accolti gli ordini del giorno su cui i relatori ed il rappresentante del Governo avevano espresso parere favorevole. Passiamo quindi all'esame degli ordini del giorno, su cui i relatori ed il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario. Senatore Perduca, stante il parere contrario del Governo, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G200?
PERDUCA (PD). Signora Presidente, a dire la verità, non abbiamo avuto l'opportunità di illustrare gli ordini del giorno e in sede di pareri, questa mattina, c'era stato anche un parere difforme fra il relatore e il Governo su un ordine del giorno, che non è questo. In proposito, non so se occorre attendere che il sottosegretario Mantica arrivi in Aula per capire se la riformulazione da me proposta può essere accolta. Tenuto conto dell'ambiente in cui ci troviamo a discutere della questione, insisto nella votazione se non altro nel tentativo di sollevare il problema che era al centro di questo ordine del giorno. Con la decisione che andiamo a prendere, sono stati stanziati dei fondi affinché l'Italia partecipi alla missione Atalanta, decretata dall'Unione europea, che ha come scopo la protezione delle navi del programma alimentare destinato agli sfollati in Somalia.
La Somalia, contrariamente a quanto si possa pensare, non è un territorio interamente iscrivibile tra i cosiddetti Stati falliti: nel Nord del Paese esiste una Regione, che si chiama Somaliland, dove - malgrado appunto l'inesistenza di strutture e la totale negazione dei minimi diritti umani che caratterizza il resto del Paese - si passa invece addirittura all'elezione di un Parlamento e di un Governo. Tra l'altro, per la fine del mese di marzo, sono previste elezioni che dovranno eleggere quello che i somalilandesi stessi considerano il loro Presidente; Presidente di uno Stato che non è riconosciuto da nessuno, anche se gode di uno status speciale all'interno dell'Unione africana. L'ordine del giorno G200 intendeva porre all'attenzione del Governo l'opportunità di stabilire se non altro un rapporto di collaborazione con il Somaliland, visto e considerato che in passato la Francia ha utilizzato il porto di Berbera, che ne è l'ex capitale, per stazionarvi alcune motovedette, senza usare tra l'altro le basi che ha già a Gibuti. Inoltre, di loro spontanea volontà, le guardie costiere del Somaliland - secondo quanto riporta la stampa internazionale - hanno bloccato almeno due gruppi di pirati. Ora, visto e considerato che è difficile penetrare in Somalia, per quanto riguarda le forze sia di terra che di mare, prendere in considerazione l'ipotesi di collaborare con le autorità del Somaliland e, quindi, magari anche di sostenere il loro esercizio, pur con tutti i problemi, di democrazia, era - secondo noi - da accogliere almeno come raccomandazione.
Se invece il Governo mantiene il proprio parere contrario sull'ordine del giorno, insisterei per la sua votazione.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G200, presentato dai senatori Perduca e Poretti.
Senatore Perduca, anche sull'ordine del giorno G201 c'è un parere contrario del Governo. Insiste per la sua votazione?
PERDUCA (PD). Signor Presidente, anche in questo caso insisto per la votazione dell'ordine del giorno, dal momento che si tratta di qualcosa che sta emergendo, se non altro negli Stati Uniti, relativamente al subappalto di determinate funzioni che spesso i Governi si trovano a dover accordare a imprese private per attività di logistica, ma sempre più spesso - ahinoi - anche pienamente militari. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, il vostro brusìo è davvero eccessivo.
PERDUCA (PD). Negli anni scorsi sono stati predisposti una serie di principi volontari sulla sicurezza e sui diritti umani, elaborati da Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti, che fissano una serie di parametri per i Governi ed i settori privati attivi in zone dove sono presenti attività relative all'estrazione di materie prime e all'approvvigionamento di fonti energetiche.
In considerazione del fatto che di questo si potrebbe parlare presto, almeno in due zone dove si trovano le nostre truppe (e cioè in Iraq - è stato stabilito da questo disegno di legge - e in Sudan), riteniamo che l'Italia dovrebbe prendere in considerazione l'ipotesi sia di non dare in subappalto i servizi ricordati (funzioni militari e anche logistiche), sia comunque di impegnarsi a mantenere il massimo rispetto dei principi enunciati dai quattro Paesi nostri partners tutte le volte che le nostre truppe si troveranno in zone in cui appunto si svolgono attività estrattive o di approvvigionamento di fonti energetiche. Ritengo quindi che quest'ordine del giorno debba essere messo ai voti.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G201, presentato dai senatori Perduca e Poretti. Non è approvato.
Sentore Perduca, stante il parere contrario del Governo, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G202?
PERDUCA (PD). Signor Presidente, insisto perché questo ordine del giorno, molto dettagliato, è la madre di tutte le battaglie, quando si arriva a parlare della promozione della pace, della stabilità, della democrazia e dello Stato di diritto in Afghanistan. Come si può notare dalle tre pagine di "considerando", sono ormai tre anni e mezzo, quasi quattro che la comunità internazionale si interroga sulla possibilità di prendere in considerazione il 40 per cento del prodotto interno lordo dell'Afghanistan con politiche di tipo diverso, quelle, cioè, che potrebbero regolamentare la produzione del papavero per fini medici e far diventare l'Afghanistan uno dei quattro o cinque Paesi che forniscono questa materia prima per la produzione di morfina e codeina. Esistono - e lei, signora Presidente, lo sa meglio di altri, visto che nel settembre 2005 era a capo della missione dell'Unione europea che monitorava le elezioni parlamentari in quel Paese - una serie di delibere formali in tal senso, sia del Parlamento europeo, che due volte è tornato sulla questione, sia del Parlamento italiano della scorsa legislatura che alla Camera dei deputati, con un ordine del giorno prima e una mozione poi, ha chiesto all'Italia, di concerto con i partner europei, di prendere in considerazione il lancio di progetti pilota per la produzione di papavero, e non di oppio, per farne analgesici da distribuire poi, attraverso un apposito fondo delle Nazioni Unite, ai Paesi poveri o in via di sviluppo che non hanno accesso minimo a questo tipo di medicine per la cura del dolore. Pertanto, proprio perché non aiuta nascondere la testa sotto la terra tutte le volte che parliamo di Afghanistan e, quindi, far finta che non esista un'economia che per metà si basa su qualcosa che potrebbe essere legalizzato - lo dicono le Nazioni Unite, non io - non prendere in considerazione, ancora una volta, questa proposta politica, secondo noi, non aiuterà mai, né nel medio né nel lungo periodo, la pacificazione di quel Paese. Insisto dunque nel chiedere la votazione dell'ordine del giorno G202.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G202, presentato dai senatori Perduca e Poretti. Non è approvato. Passiamo all'ordine del giorno G203, in merito al quale il relatore aveva chiesto al rappresentante del Governo se intendeva accoglierlo come raccomandazione, ma il Governo aveva espresso parere contrario. Il rappresentante del Governo conferma tale parere?
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Sì, signora Presidente, ribadisco il parere contrario.
PRESIDENTE. Senatore Perduca, prima di procedere al voto, vuole chiarire alla Presidenza la riformulazione del dispositivo dell'ordine del giorno, da lei proposta? PERDUCA (PD). Signora Presidente, nel motivare il parere contrario, il rappresentante del Governo, senatore Mantica, aveva fatto riferimento ad una parte non condivisibile del dispositivo e, specificamente, alle parole: «alla sospensione immediata dei responsabili di tali operazioni, in attesa del compimento di indagini». Nulla osta a che questa riga possa essere soppressa se il Governo dovesse far proprio il parere del relatore e, quindi, accogliere come raccomandazione la restante parte del dispositivo. È chiaro a tutti - e ciò è emerso dal dibattito che ha caratterizzato la parte finale della seduta antimeridiana - che occorre promuovere una legge alla quale tutti, stranieri e afgani, debbono sottostare; quando, durante le operazioni militari, si verificano vittime civili è necessario avviare delle indagini ed individuare i responsabili di questo tipo di errori; nessuno, infatti, sostiene che siano state deliberatamente condotte operazioni contro i civili. Questo chiede l'ordine del giorno.
Riteniamo quindi che, tolta la riga che ho letto poco fa, l'ordine del giorno G203 possa essere accolto dal Governo come raccomandazione. PRESIDENTE. Come si esprime in merito il rappresentante del Governo?
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo è disposto ad accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G203 limitatamente alla prima parte del dispositivo, cioè sino alle parole «coinvolgimento della popolazione civile nel conflitto». PRESIDENTE. Il Governo dunque accoglierebbe come raccomandazione l'ordine del giorno in esame nella formulazione testé enunciata. Senatore Perduca, la accetta?
PERDUCA (PD). Signora Presidente, accolgo la modifica proposta dal rappresentante del Governo e non insisto per la votazione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G203 (testo 2) non verrà posto ai voti. Senatore Pedica, stante il parere contrario del Governo, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G01.200? PEDICA (IdV). Signora Presidente, con questo ordine del giorno chiediamo che il Ministero, prima di affidare consulenze, venga a riferire in Aula su costi, natura e durata dei progetti di cooperazione allo sviluppo e sul perché abbia bisogno di ricorrere a personale estraneo alla pubblica amministrazione. Si chiede inoltre di ampliare la relazione semestrale che il Ministero deve presentare alle Camere, compresa quella scorsa del 15 novembre che, a nostro parere, risulta troppo generica. Ricordo anche l'articolo 14 della legge 11 agosto 2003, n. 231 - quindi Governo di centrodestra - e la «Relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni in corso», che dice quello che vado a leggere, cioè che bisogna dare dei tempi e rispondere anche di cosa si fa durante le missioni. L'ordine del giorno - non so se il Governo oltre che bocciarlo l'abbia anche letto - prevede intanto l'impegno per il Governo a riferire alle Camere, preventivamente alla predisposizione di progetti di cooperazione allo sviluppo che si intendono avviare avvalendosi della collaborazione di personale estraneo alla pubblica amministrazione, circa la durata degli stessi progetti, precisandone le finalità, l'organizzazione, il costo e la durata complessiva, evidenziando altresì le ragioni per le quali non è possibile provvedere allo svolgimento degli stessi col personale di servizio. In sostanza, chiediamo di riferire circa il conferimento di incarichi di consulenza a personale estraneo alla pubblica amministrazione. Il comma 3 dell'articolo 01 del decreto-legge al nostro esame autorizza, infatti, il Ministero a derogare a quanto stabilito dalla legge finanziaria 2006, la quale prevedeva un limite massimo per le spese inerenti studi e incarichi di consulenza, stabilendo che le stesse non potessero essere superiori al 50 per cento di quelle sostenute nel 2004. Il Ministero, con quel comma 3, può avvalersi di tale deroga per stipulare anche con enti e organizzazioni specializzate contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Quindi, si richiede di illustrare preventivamente la conclusione dei contratti e la natura dei progetti di consulenza e di precisarne le finalità, l'organizzazione, il costo e la durata complessiva. Questo per il contenimento dei costi. L'Italia dei Valori ritiene che il comma in questione sia troppo generico nella formulazione e lasci eccessiva discrezionalità finanziaria e di gestione al Ministero. E continuiamo a parlare di costi della politica. L'eccessiva facilità porterebbe a fare, come successo fino ad oggi, molte regalie e poche cose concrete. Infatti, derogare alla norma tetto della finanziaria 2006, finalizzata alla razionalizzazione delle risorse nonché alla limitazione degli sprechi che spesso si annidano proprio in consulenze e prestazioni occasionali ben retribuite, significa negare tutta quella ricerca dell'efficienza amministrativa che questo Governo ha tanto pubblicizzato con l'opinione pubblica (dai fannulloni, al rigore in finanziaria), salvo poi derogare, laddove necessario, come al presente comma. Come sempre, si decanta una linea e poi nei fatti si fa esattamente l'opposto.
Si impegna, inoltre, al Governo - anche questa credo sia una richiesta legittima - ad inserire nella relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni internazionali in corso, concernente il periodo dal 1º luglio al 31 dicembre 2008, che verrà presentata al Parlamento a breve, maggiori informazioni concernenti i risultati raggiunti, l'efficacia degli interventi e il completamento degli obiettivi fissati, così come stabilito dall'articolo 14 della legge 11 agosto 2003, n. 231. È la «Relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni in corso» di cui parlavo prima, dove si dice che si deve informare dei risultati raggiunti. La seconda parte dell'ordine del giorno riguarda appunto tale possibilità.
Nel corso della discussione è stata oggetto di emendamenti presentati in Commissione anche la proposta di porre in capo al Governo l'obbligo di presentare un documento consuntivo dello status quo delle missioni all'estero 40 giorni prima del finanziamento delle stesse e di utilizzare questo documento come base per proporre linee e principi da seguire nel decreto di rifinanziamento. Concordo, quindi, sullo spirito della proposta, ritenendo che, ogni qualvolta si discute di missioni nelle quali sono impegnati i nostri militari, sia necessario arrivare a formulare una valutazione politica dell'impegno estero. Credo che un apprezzamento di carattere sostanziale solo economico, come avviene con il decreto di proroga, non sia sufficiente.
Ricordo che dalla lettura del documento del Senato recante «Relazione sulla partecipazione italiana alle operazioni internazionali in corso», concernente il periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2008, presentato dal ministro Frattini in data 15 novembre 2008, si evince che la previsione contenuta nell'articolo 14 della legge menzionata non è stata trattata con la dovuta attenzione. Infatti, altre parti della relazione - ripeto, mi riferisco alla relazione firmata dal Governo Berlusconi del 2003 - appaiono sommarie ed incomplete nello spirito generale e si riscontra una mera descrizione di attività portate avanti dai contingenti, senza nessuna comparazione tra ciò che ci si era riproposti di conseguire con le missioni e ciò che in effetti è stato conseguito. Mi riferisco alla missione a Cipro (anche il collega Perduca questa mattina ne ha fatto cenno), che viene liquidata a pagina 25 della relazione con cinque righe, in cui sono riportati solo il numero di uomini presenti - quattro sottoufficiali - e le funzioni generiche della missione. Cosa fanno questi uomini? Che risultati hanno raggiunto? Sono ancora utili?
Noi sappiamo - e credo che nel corso degli anni ci siano arrivate tante richieste in questo senso - di sottoufficiali che vogliono andare a Tahiti o alle Mauritius. Che cosa vanno a fare queste persone in questi luoghi? Mi sembra che il collega Perduca lo abbia reso evidente. Vogliamo sapere gli obiettivi che hanno raggiunto. Se c'è una risorsa, allora utilizziamola meglio e non certo per consentire ad alcuni di «fare le vacanze».
In tal senso, il Gruppo dell'Italia dei Valori chiede di inserire nella Relazione concernente il periodo che va dal 1° luglio al 31 dicembre 2008 e che sarà presentata al Parlamento a breve, maggiori informazioni riguardanti l'effettività dei risultati raggiunti. Nell'ultima relazione sono stati trascurati.
Avviandomi alla conclusione, ritengo utile utilizzare lo strumento della relazione semestrale, già stabilito nel nostro ordinamento, piuttosto che introdurre un nuovo strumento che è la legge quadro sulle missioni internazionali, la quale presenta tra l'altro un'eccessiva rigidità nella trattazione di una materia che è invece sensibile agli eventi di attualità. Lo strumento della relazione potrebbe magari essere potenziato introducendo una disposizione che vincoli il Governo a seguire nella predisposizione del decreto di rifinanziamento gli orientamenti emersi nella discussione parlamentare sulla relazione. Tale momento di dibattito, se fatto su un testo completo ed esaustivo, come sancisce la legge n. 231, potrebbe rappresentare l'input per avviare una discussione sullo stato delle nostre missioni all'estero e sulle ipotesi per una loro ristrutturazione.
Quindi, vi chiedo e chiedo al Governo di voler considerare questo ordine del giorno. Anzi, dirò di più: chiedo di voler leggere questo nostro ordine del giorno visto che non è stato letto. Qui si barra, ma non si commenta e si dice solo: voto contrario. Se fosse letto meglio, forse - ma ho forti dubbi - questo ordine del giorno potrebbe suscitare una considerazione maggiore che credo sarebbe opportuna per senso di responsabilità. Invito quindi sia il relatore che il rappresentante del Governo a leggere attentamente il documento per accogliere una cosa che è un diritto sacrosanto: vedere e sapere che cosa fanno alcune persone, fissare degli obiettivi e raggiungerli, altrimenti sono soldi sprecati come sempre. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo se intende intervenire. COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Sì, signora Presidente, desidero rispondere. Senatore Pedica, io ho seguito con attenzione i suoi commenti e non le nascondo che su alcune tematiche, dal punto di vista personale, ho memoria di quanto alcuni parlamentari dell'attuale maggioranza hanno detto e fatto nel corso di precedenti legislature. Comunque, chiaramente, da parte mia sarebbe scorretto, nei confronti del Parlamento ma anche del sottosegretario Mantica, rivedere una posizione già espressa dal Governo: ancor più quando, nel suo tono e anche in alcuni tratti del suo ordine del giorno (in particolare nel suo riferimento al fatto che forse non è stato letto), non posso che sottolineare una certa mancanza di rispetto nei confronti del Governo e del sottosegretario Mantica. Io sono certo che il Sottosegretario ha letto con attenzione il suo ordine del giorno, nella sua interezza, ma per leggerlo bene bisogna anche scriverlo bene; evidentemente, potrebbero esserci stati problemi anche da questo punto di vista.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno G01.200.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G01.200, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1334
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
MONGIELLO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo, con i seguenti presupposti: che in relazione agli oneri con valenza semestrale dovrà procedersi al rifinanziamento con apposito provvedimento; che in relazione all'articolo 4, comma 7, il richiamo in servizio degli ufficiali di complemento avverrà nei limiti degli stanziamenti previsti dalla legge di bilancio per gli ufficiali delle forze di complemento. In ordine agli emendamenti, esprime parere non ostativo».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Non essendo stati presentati emendamenti e ordini del giorno agli articoli 01, 1 e 2 del decreto-legge, procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3, che invito i presentatori ad illustrare. PINOTTI (PD). Signora Presidente, illustro l'emendamento 3.2 relativo al problema delle clusters bomb, di cui abbiamo discusso più volte in quest'Aula. (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Pinotti, ma devo interromperla. Signor Ministro della difesa, signor Presidente e signori Vice Presidenti del Gruppo PdL, vi invito, per favore, a collaborare con la Presidenza per fare in modo che la discussione si svolga in modo ordinato e senza costringermi a sospendere la seduta.
Senatore Quagliariello, mi sto rivolgendo a lei come anche al signor Ministro. Ministro la Russa, mi ascolta? Vi invito a collaborare con la Presidenza per garantire lo svolgimento ordinato dei nostri lavori. Senatrice Pinotti, riprenda pure il suo intervento.
PINOTTI (PD). Signora Presidente, stavo dicendo che più volte abbiamo discusso di clusters bomb. Ricordo sempre, perché mi è sembrato un atto importante, che al Senato questa legislatura si è aperta con una mozione, votata all'unanimità, per un impegno del Governo all'eliminazione totale delle clusters bomb. Quando poi abbiamo discusso, in sede di legge finanziaria, un emendamento di questo tipo, il sottosegretario Vegas disse che non vi era bisogno di prevedere dei fondi per lo sminamento (i due milioni e mezzo precedentemente stanziati) assicurando che, comunque, essi erano ricompresi.
Quindi, rispetto all'emendamento 3.2 che chiede una cifra anche minore di quella richiesta in finanziaria (cioè un milione di euro per lo sminamento umanitario), io chiedo al Governo di dare un segnale che in realtà corrisponde a una volontà unanime del Senato.
DEL VECCHIO (PD). Con l'emendamento 3.3 si prevede l'autorizzazione alla spesa di 12 milioni di euro per la partecipazione di personale militare ad una missione a Gaza. È ben nota la situazione esistente nella Striscia di Gaza. Poiché i risultati del conflitto sono conosciuti da tutti noi, è stata auspicata anche in quest'Aula del Parlamento la possibilità di intervenire, nei momenti di maggiore crisi, con un'operazione che ponesse termine ad un conflitto così pesante.
Con questo emendamento, si intende appunto prevedere una riserva di risorse finanziarie per potere avviare, appena possibile, con il consenso di tutte le parti in causa, un'operazione nella Striscia di Gaza.
L'emendamento 3.5 attiene ad un'altra tematica particolarmente sensibile. Come i colleghi sanno perfettamente, esiste una serie di patologie riscontrate tra il personale che rientra dalle missioni all'estero. Nell'ambito delle scorse legislature, sono state istituite apposite Commissioni di inchiesta proprio per verificare se esistesse un rapporto di causa-effetto tra l'impiego dei militari in operazioni fuori area e queste patologie. Queste Commissioni, purtroppo, non hanno raggiunto un risultato definitivo, ma certamente il problema si pone in tutta la sua enormità. Pertanto, con questo emendamento, si prevede l'assegnazione di una somma di 3 milioni di euro per sottoporre tutto il personale impiegato in tali operazioni ad uno screening sanitario, in modo da arrivare, quanto più realmente possibile, ad un giudizio, ad una valutazione in merito alla salute di questo personale. (Applausi dal Gruppo PD).
RAMPONI, relatore. Condivido lo spirito dell'emendamento 3.2, ma poiché questo comporterebbe un costo ulteriore, mi rimetto al Governo. Suggerirei di trasformarlo in un ordine del giorno, che potrebbe essere accolto come raccomandazione, in quanto l'argomento è certamente condivisibile.
L'emendamento 3.3 anticipa una decisione che verrà eventualmente presa a seguito di accordi internazionali, relativamente alla nostra presenza sulla striscia di Gaza, quindi su di esso esprimo parere contrario.
Anche dell'emendamento 3.5 si condivide certamente lo spirito, poiché dà seguito alle raccomandazioni della Commissione di inchiesta sulle conseguenze dell'uso di uranio impoverito, però comporta delle spese e quindi mi rimetto al Governo. Suggerisco anche in questo caso la presentazione di un ordine del giorno, che sensibilizzi il Governo a tale riguardo, mantenendo però invariate le risorse stanziate dal decreto.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Per quanto riguarda l'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Pinotti e da altri senatori, con riferimento al primo punto in esso trattato, quello relativo cioè ad attività di ricerca e disattivazione di ordigni inesplosi, il Governo fa presente che nelle aree di competenza queste attività sono effettivamente già svolte dai nostri militari e di esse quindi si è tenuto conto nella determinazione degli oneri ordinari. Nel caso del Libano, ad esempio, sono addirittura stati concessi al Governo libanese gli strumenti che abbiamo impiegato: quindi in parte, lo ripeto, devo considerare queste attività già spesate negli oneri ordinari. Quanto, poi, al secondo punto dell'emendamento, quello relativo all'attività di educazione al rischio mine a favore della popolazione civile - in particolare, e ancora una volta, se parliamo di mine e di clusters bomb in relazione al Libano - il Governo fa presente che queste attività potrebbero essere assegnate ai comandanti locali che hanno a disposizione dei fondi per attività di urgenza. Il Governo si permette quindi di suggerire, in relazione a questa seconda parte dell'emendamento - fermo restando quanto già indicato poco fa in relazione alla prima - la trasformazione in un ordine del giorno dal quale risulti che questa attività possa essere svolta dai comandanti sulla base dei fondi (se non erro si tratta di circa 500.000 euro) reperiti per le attività di competenza dei comandanti sul territorio. Se vi fosse un ordine del giorno formulato in questo senso, il parere del Governo sarebbe sicuramente favorevole. In caso contrario, si invita al ritiro dell'emendamento. Ove tale invito non venga accolto, il parere del Governo sarà contrario. Allo stesso modo, il Governo esprime parere contrario sull'emendamento 3.3. Quanto all'emendamento 3.5, primo firmatario il senatore Scanu, il Governo fa presente che è disposto ad impegnarsi non solo per l'adozione di un piano di monitoraggio, ma anche per il proseguimento delle attività già in corso per l'individuazione dei rischi connessi all'impiego del personale in zone inquinate. Non è invece possibile per il Governo in questa sede impegnarsi in relazione alla previsione di spesa, mentre accoglierebbe un ordine del giorno in cui si prevedesse sostanzialmente un impegno per il rafforzamento delle attività già in corso in relazione al monitoraggio, fino alle parole «di prevenzione e protezione». Diversamente, il parere del Governo non potrà che essere contrario. PRESIDENTE. Senatrice Pinotti, accoglie l'invito formulato dal rappresentante del Governo in relazione all'emendamento 3.2?
PINOTTI (PD). Signora Presidente, ringrazio il sottosegretario Cossiga per le spiegazioni: ovviamente siamo a conoscenza del fatto che è presente l'attività di sminamento in Libano, dove peraltro è in corso anche un'attività molto interessante che vede per la prima volta un'intensa collaborazione tra le ONG e le nostre Forze armate, con un protocollo d'intesa che prevede anche le modalità di suddivisione dei ruoli. Pertanto, da questo punto di vista, sia per quanto riguarda lo sminamento in cui sono impegnati i nostri soldati, sia per altre attività, siamo a conoscenza del fatto che sono già previste nel provvedimento.
Tuttavia, come tutti sappiamo in quella zona nell'ultima settimana di conflitto tra Israele e Libano sono state gettate circa un milione di clusters bomb: stiamo parlando cioè di un terreno che, per essere bonificato, ha bisogno di molti interventi. Quindi, oltre agli stanziamenti già previsti, essendo importante che venga proseguito questo lavoro, non solo dalle nostre Forze armate - lo ripeto - ma anche dalle ONG che sono impegnate e con le quali c'è un'ottima collaborazione (si tratta di uno dei settori in cui si sta creando un'intesa molto profonda e positiva), crediamo sia necessario sostenerlo con un impegno finanziario ulteriore. Insisto, quindi, per la votazione dell'emendamento 3.2. PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 3.2.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.2, presentato dalla senatrice Pinotti e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 3.4 è stato ritirato e che l'emendamento 3.200 è stato trasformato in un ordine del giorno, già accolto dal Governo. Chiedo ai presentatori se accolgono la proposta del Governo di ritirare e trasformare l'emendamento 3.5 in un ordine del giorno. INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, aggiungo la firma all'emendamento 3.5 e ne chiedo la votazione con il sistema elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.5, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.
PRESIDENTE. Non essendo stati presentati emendamenti e ordini del giorno ai successivi articoli del decreto-legge, passiamo all'esame dell'ordine del giorno riferito all'articolo 7 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CAFORIO (IdV). Signora Presidente, con l'ordine del giorno G7.200 vorremmo richiamare l'attenzione dell'Assemblea sul comma 1 dell'articolo 7, in cui è prevista la copertura finanziaria per complessivamente 808.385.522 euro per l'anno 2009 e 250.000 a decorrere dall'anno 2010. Nonostante il summenzionato articolo 7, comma 1, si riferisca in generale agli oneri per l'anno 2009, il calcolo che li vede quantificati in 808.135.522 attiene quasi totalmente alla proroga delle missioni internazionali limitatamente sino al 30 giugno 2009. Rammento quanto stabilito dalla legge finanziaria 2007, che autorizza per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, la spesa di 1 miliardo di euro per la partecipazione alle missioni internazionali di pace ed istituisce a tale scopo un apposito fondo nell'ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze. Quindi, al netto dei fondi utilizzati nel presente disegno di legge per il finanziamento delle missioni attinenti al primo semestre 2009, i fondi stanziati dalla legge finanziaria 2007 per coprire gli oneri di spesa che interessano il periodo 30 giugno 2009 - 31 dicembre 2009 sono quantificati in poco più di 190 milioni di euro. Ritenendo quindi reale il rischio che, per il secondo semestre 2009, non sussistano fondi sufficienti a garantire la proroga delle summenzionate missioni, si vuole impegnare il Governo a valutare il pericolo illustrato e contestualmente ad indicare alle Camere quali fondi alternativi eventualmente pensa di poter utilizzare.
BETTAMIO, relatore. Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G7.200. COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Non posso accogliere questo ordine del giorno per il semplice fatto che non nutro le stesse preoccupazioni del presentatore. Quindi, illustrerò la motivazione per cui non lo accolgo e probabilmente riuscirò anche a togliere alcuni dei dubbi che i presentatori hanno avanzato. Come noto, la legge finanziaria del 2007 ha autorizzato la spesa di un miliardo di euro per tre anni, sulla base del criterio di programmazione, che sin qui è stato seguito, secondo il quale gli oneri addebitati a ciascuna singola missione erano soltanto i cosiddetti oneri diretti. Con questo decreto, in particolare, in relazione alle richieste provenienti da entrambi i rami del Parlamento, sono stati presi in carico nel primo semestre (mi riferisco ai 1.808 milioni di euro che lei ha citato) anche alcuni altri oneri, in particolare quelli relativi alla preparazione delle forze prima del loro impiego in teatro ed anche di quelli relativi a delle manutenzioni straordinarie in relazione all'impiego dei mezzi in teatro. Questa è la ragione per cui quel fondo, che era stato costruito seguendo un'altra logica, è evidentemente non capiente. Nell'emanazione di tale decreto, in sede di Consiglio dei ministri (da questo punto di vista il Governo non ha difficoltà a confermarlo), è stata comunque assicurata la copertura degli oneri semestrali, che saranno pari a circa 700 milioni nel secondo semestre, impiegando ovviamente altri fondi presenti in finanziaria, o direttamente o attraverso una nuova alimentazione. La ragione per cui non c'è capienza deriva quindi proprio dalla modifica concettuale delle spese che vengono coperte. Pertanto, da questo punto di vista il Governo può serenamente confermare la volontà di mantenere il cosiddetto livello di ambizione in relazione alle nostre missioni all'estero, anche se ciò localmente può comportare delle modifiche, perché il livello di ambizione e di impegno non è ovviamente esclusivamente legato al numero di soldati che partecipano ad una missione o ai soldi che vengono spesi, ma è un concetto più ampio. Per tale ragione il Governo si impegna a garantire il finanziamento anche per i restanti sei mesi, anche se è perfettamente a conoscenza del fatto che ciò avverrà attraverso quel fondo che è stato costruito secondo una logica diversa. Quindi, formalmente, come vede, non posso accettare questo ordine del giorno, ma il Governo ha già sostanzialmente provveduto ad evitare che le preoccupazioni da lei espresse si possano concretizzare. PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G7.200.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G7.200, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale. D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, colleghi senatori, l'Aula del Senato è chiamata a votare nuovamente, a distanza di poco tempo, la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali. È evidente che non ci sono dubbi sul nostro voto a favore di questo provvedimento, di quello che riteniamo cioè un dovere nei confronti dei nostri soldati, al quale non ci dobbiamo, né ci vogliamo, sottrarre. A loro, ancora una volta, va il nostro profondo senso di rispetto e di riconoscenza, perché con alto senso dello Stato e coraggio portano aiuto alle popolazioni civili, in situazioni spesso di estrema difficoltà e delicatezza, in operazioni di peace keeping molto dispendiose sotto il profilo degli uomini, dei mezzi e delle capacità da mettere in campo. Per tali motivi vorremmo che questo non fosse un appuntamento burocratico, cadenzato in pochi mesi, ma che si possa avviare una seria programmazione per dare più certezze ai nostri soldati. In questo senso, non giovano di certo i tagli predisposti ai fondi per la difesa, lontani dallo standard che la NATO ci chiede per rendere affidabile il nostro sistema difensivo. Nel disegno di legge è illustrato, con la necessaria dovizia di particolari, il grande lavoro che i nostri militari stanno svolgendo in ogni parte del mondo e che oggi siamo chiamati a rinnovare: le iniziative di cooperazione in Afghanistan, in Iraq, in Libano, gli interventi per le esigenze di prima necessità delle popolazioni locali di regioni quali i Balcani, il sostegno alla ricostruzione, alla pacificazione, alla stabilizzazione politica di aree in bilico tante parti del mondo. L'Afghanistan appare certamente lo scenario più ricco di avversità. Per stessa recente ammissione del ministro La Russa, siamo di fronte ad una missione pericolosissima, in un clima che, se anche recentemente non sta interessando le cronache dei giornali, si sta facendo di giorno in giorno più pesante. A fronte di un impegno delle truppe italiane a contatto con la popolazione civile, sempre teso alla ricostruzione, i talebani stanno rispondendo con attentati, ordigni esplosivi per le strade, lanci di razzi. Negli ultimi due mesi si sono verificati ben trenta tentativi di attacco nei confronti dei soldati italiani. Il nostro contingente - ci fa sapere lo stesso Ministro - non aumenterà oltre i 2.800 soldati, anche se, qualche ora fa, il Ministro degli esteri ha ventilato la possibilità di un contingente aggiuntivo di circa 200-250 uomini per il periodo di svolgimento delle elezioni presidenziali. Soldati ai quali, in ogni caso, spetterà l'arduo compito di limitare gli atti di terrorismo, di garantire libere elezioni, ma anche di bloccare le attività illegali che arricchiscono i talebani; pensiamo, ad esempio, al commercio di oppio, di cui l'Afghanistan resta, nonostante gli sforzi internazionali, il maggior produttore mondiale. In Libano la situazione appare molto più complessa sotto il profilo politico. Esiste una forza di interposizione UNIFIL, che nacque - lo ricordiamo - anche grazie a un forte impegno congiunto di maggioranza e opposizione nell'agosto 2006, per arginare la guerra tra Israele e i miliziani di Hezbollah. Oggi il Partito di Dio è ancora forte, minaccia con i suoi razzi il confine con Israele e ha insanguinato il Paese con una lunga catena di attentati. Le prossime elezioni di giugno saranno decisive per capire a chi i libanesi daranno fiducia, le conseguenti alleanze del Paese e i rapporti con le vicine Iran e Siria. Restano i rischi per una missione di interposizione che si pone di fatto come cuscinetto di divisione e che quindi riveste grande importanza per la stabilizzazione di tutto lo scacchiere mediorientale, anche se sono evidenti i limiti della nostra interposizione. Nei Balcani, altro punto nodale, la situazione appare congelata, ma in realtà è in grande fermento. C'è da registrare la forte instabilità della Bosnia, ma soprattutto l'indipendenza del Kosovo, che resta un capitolo ancora non chiuso e che rischia di trascendere in scontri di stampo ultranazionalistico, etnico e religioso. La stabilità dei Balcani, vista la sua posizione geografica, deve essere il prima possibile un punto fermo per il nostro Paese e per tutta l'Europa, specie per il rischio che una nuova ondata di profughi da quelle zone possa interessare proprio l'Italia. Tra le altre operazioni che oggi rifinanziamo certamente citiamo quelle per la ricostruzione dell'Iraq, Paese nel quale resta comunque di altissimo profilo il nostro impegno; e poi un impegno che va dalla Georgia, all'Albania, dal Congo a Hebron e Rafah, contro il fenomeno della pirateria sulle coste della Somalia, per la cooperazione contro l'immigrazione clandestina in Libia, di cui molto si è parlato in quest'Aula nei giorni scorsi, grazie all'aiuto della Guardia di finanza e senza dimenticare il contributo di Polizia e Carabinieri per addestrare la polizia locale e renderla quindi pienamente autonoma. Particolarmente significativo, poi, sotto il profilo umanitario, ci pare il nostro prossimo impegno in Darfur, dove da anni viene perpetrato un genocidio dimenticato quasi del tutto dai mezzi di informazione, un nuovo Olocausto di fronte al quale si vorrebbe chiudere gli occhi. L'Italia sarà presente, seppur limitatamente alle sue potenzialità, con personale militare alla missione UNAMID, che raggruppa forze delle Nazioni Unite e dell'Unione africana. Ci interroghiamo semmai su una possibile razionalizzazione delle risorse e degli uomini, per esempio in scenari come quello albanese, dove da molti anni la situazione dell'immigrazione clandestina appare normalizzata e dove quindi il nostro impegno può essere, crediamo, limitato e le forze dislocate in altri luoghi più a rischio. Signora Presidente, colleghi senatori, i nostri soldati impegnati in ogni parte del mondo oggi ci chiedono di metterli in condizione di fare il proprio dovere: portare la pace, aiutare le popolazioni in difficoltà, ricostruire laddove una guerra ha distrutto, garantire lo svolgimento di una vita democratica. Lo faremo, convinti della necessità che le nostre Forze armate abbiano il riconoscimento e il sostegno che meritano, ben maggiore di quello che hanno oggi, perché venga valorizzata sempre più la funzione fondamentale che svolgono: portare il Tricolore nelle parti più difficili del mondo, rappresentando con coraggio e abnegazione l'Italia e i suoi migliori valori. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut e della senatrice Carlino).
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'Italia dei Valori ha preso posizioni caratterizzate da senso di responsabilità istituzionale, da attenzione alle esigenze dei militari impegnati all'estero, anche da diversi anni, nonché da un approccio dialogante e aperto con la maggioranza di Governo. Delle missioni all'estero il tratto che osserviamo con più favore come Italia dei Valori è quello del multilateralismo. In un contesto internazionale complesso, in cui la singola forza di ogni Stato nazionale impallidisce rispetto alle organizzazioni criminali sopranazionali ed in cui ogni aspetto della vita pubblica, da quello economico a quello politico, è intimamente legato alle vicende estere, confermare un impegno multilaterale è l'unica via per poter esercitare un ruolo di primo piano. Si invita, quindi, il Governo a continuare sulla linea che caratterizza la nostra politica estera, ribadendo, con mezzi e finanze, la partecipazione italiana a missioni ONU, a operazioni NATO, agli impegni dell'Unione europea e alle attività OSCE.
È di poche ore fa la notizia che la Repubblica Ceca ha ratificato, dopo molti rinvii, il Trattato di Lisbona, che, come ricorderete, prevede un rafforzamento della politica estera comunitaria, dà uno status giuridico autonomo all'Unione europea nelle relazioni internazionali e rivaluta la figura dell'Alto rappresentante per la PESD. Dunque, anche con tale piccolo passo ulteriore, ci si avvia verso un'epoca in cui o si è multilaterali ed europei o non lo si è. Per tali motivi, come ho rilevato in discussione generale, quando l'Italia conclude, come ha fatto con la Libia, trattati bilaterali (anzi unilaterali se si considera quanto il nostro Paese dà e quanto riceve dalla Libia) l'Italia dei Valori è e sarà fortemente critica ed esprimerà i suoi dubbi sull'utilizzo di risorse per sancire tale antidemocratica alleanza, come si è fatto al comma 25 dell'articolo 3 dell'Atto Senato n. 1334 oggi in esame. E critica sarà di nuovo, lo anticipo colleghi, la nostra posizione in ordine alla discussione in Aula, domani mattina, relativamente all'ultimo accordo frutto di una volontà personalistica del Premier, ossia quello di una cooperazione in materia giudiziaria e di polizia concluso con la Russia. Tuttavia, quando si tratta di approvare provvedimenti come quello di oggi, in cui lo spirito generale va nel senso di una partnership europea e di una condivisione di oneri ed onori con gli altri Paesi, non possiamo che essere d'accordo.
Rimangono però alcune ombre sul provvedimento, che riguardano principalmente la mancanza da parte del Governo di un'analisi globale della nostra linea di politica estera. Penso, ad esempio, alla situazione afgana. Sempre dalle agenzie di questa mattina, si apprende che l'Italia sta valutando l'invio di rinforzi, per qualche centinaio di uomini, con l'obiettivo di garantire il regolare svolgimento delle elezioni presidenziali afgane del prossimo 20 agosto. Lo ha annunciato il ministro Frattini, che si trova alla base dei militari italiani ad Herat, nell'Ovest dell'Afghanistan. Tale annuncio porta chiaramente con sé un messaggio circa l'estrema fluidità delle condizioni e l'instabilità della regione. Pertanto, oltre che confermare il nostro impegno nell'area, come si fa con il decreto-legge di proroga delle missioni, ed annunciare un aumento delle forze per le elezioni ad Herat, sarebbe utile che il Ministro venisse in Aula e prevedesse un momento di confronto più generale sullo stato del Paese afgano, sui risultati conseguiti dai nostri soldati, sulla necessità di riformulare la missione, magari concentrandola di più su iniziative economiche che contrastino l'economia illegale degli oppiacei, base di finanziamento dei terroristi.
La necessità di condurre un confronto di ampio respiro fra Governo, Ministero degli esteri e della difesa e Parlamento, si evidenzia anche su altri punti deboli del disegno di legge, quelli in cui si rifinanziano missioni composte da pochissimi uomini, come a Haiti, Cipro o Malta, sulla cui reale effettività è lecito nutrire dei dubbi.
Anche sulla crisi nella Striscia di Gaza, in cui i rifugiati e la popolazione civile versano in condizioni drammatiche, sarebbe importante - ed è già stato più volte richiesto - un confronto volto a definire possibili iniziative future, che risultano sempre più utili ora che anche il Governo israeliano si caratterizza per un'estrema debolezza. Solo oggi il presidente israeliano Shimon Peres inizierà le consultazioni per decidere a chi assegnare l'incarico di formare il nuovo Governo dopo le elezioni del 10 febbraio.
Da quanto detto fino ad ora, si desume chiaramente che lo strumento della decretazione d'urgenza sulla proroga delle missioni internazionali e sul loro rifinanziamento non è sufficiente per esaurire l'impegno di tutti sulla politica internazionale. Si adoperino, dunque, gli strumenti che l'ordinamento prevede. Tra di essi è importante citare la relazione che è stata oggetto dell'ordine del giorno dell'Italia dei Valori, purtroppo non letta e non compresa dal Governo, come avrò modo di spiegare tra breve. Oppure se ne inventino di nuovi, basta che si arrivi ad una consultazione complessiva su ciò che l'Italia fa al di fuori dei suoi confini e su come lo fa.
Ai rilievi mossi sinora si associano, poi, quelli di carattere economico circa la copertura finanziaria del provvedimento, che impiega praticamente tutte le risorse del 2009 per coprire solo - lo sottolineo - i primi sei mesi dell'anno. Spero che, anche stimolati dalle nostre riflessioni, si possa fare chiarezza sul punto. Mi è dispiaciuto che il Governo abbia bocciato gli ordini del giorno presentati, certo non ostruzionistici, ma cooperativi e mi dispiace che questi siano caduti nel vuoto e nel silenzio della maggioranza. Poiché il Governo ha tenuto a specificare che non è stato ben chiarito a cosa si impegnasse l'Esecutivo nel dispositivo del nostro ordine del giorno G01.200, faccio notare che l'impegno del Governo da noi formulato corrisponde alla lettera dell'articolo 14 "Relazione sulle operazioni internazionali in corso" della legge 11 agosto 2003, n. 231, da voi stessi approvata. Invito il Governo a non rispondere con l'arroganza che lo ha caratterizzato fin dalla sua nascita e a leggere questo articolo, che recita le stesse parole che ho scritto nell'ordine del giorno. Il Governo, quindi, fa una legge, la scrive e oggi la boccia. Anche il Partito Democratico in questo momento non ha letto questo impegno e credo non abbia letto quello che nel 2003 è stato votato dal centrodestra. Questo è un atto di irresponsabilità da parte di un Governo che fa le leggi e non le applica, anzi oggi addirittura smentisce quella legge esprimendo parere contrario su un ordine del giorno che dice le stesse cose. Questo è una cosa che deve far riflettere. Invito pertanto i colleghi del Partito Democratico ed il Governo a leggere la legge 11 agosto 2003, n. 231, perché è grave che il Governo oggi ci dica che non abbiamo capito: che cosa non abbiamo capito? Quello che hanno scritto loro? Si boccia una legge che ha scritto la maggioranza nel 2003. Questo deve fare riflettere, signor Presidente. L'articolo 14 di quella legge, «Relazione sulle operazioni internazionali in corso» recita le stesse parole dell'impegno al Governo che l'Italia dei Valori ha chiesto di votare. Senso di responsabilità vorrebbe che il Governo leggesse quello che non ha letto e che addirittura ha bocciato: fa le leggi e se le boccia. Insomma, cari colleghi del Partito Democratico, oggi l'Italia dei Valori dimostra, ancora una volta, che l'opposizione deve saper svolgere un ruolo duplice. Di contrasto, di denuncia, di ferma lotta quando si propongono decreti e linee politiche incostituzionali o irragionevoli. Di cooperazione, di proposta costruttiva, però, di dialogo aperto, quando si trattano provvedimenti che mirano a mantenere l'Italia un Paese influente e capace di fare la differenza per tanti popoli, per tante sofferenze, per tanti conflitti. Oggi, colleghi, che discutiamo della proroga delle missioni, credo che l'opposizione debba svolgere questo secondo ruolo di cooperazione. L'Italia dei Valori, nonostante i rilievi mossi, voterà positivamente alla conversione del decreto-legge. L'Italia dei Valori ritiene infatti che la pace e gli sforzi per il raggiungimento di questa, non abbiano colore politico, ma solo il bianco rosso e verde di una Italia bella, che si impegna per garantire condizioni democratiche e pacifiche in tanti Paesi, in tante realtà. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Sbarbati).
TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
TORRI (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, il decreto-legge di proroga delle missioni militari internazionali delle nostre Forze armate è stato varato dal Consiglio dei ministri il 18 dicembre; è stato quindi varato in anticipo rispetto a quanto avveniva negli scorsi anni, quando occorreva spesso attendere la metà o la fine di gennaio, e questo per noi è un valore aggiunto e sicuramente fa onore al Ministro e al Governo tutto. Questo è uno dei segnali che, secondo noi, il comparto della Difesa si aspettava e che è stato dato: un netto cambio di marcia, un approccio nuovo ed un rinnovato dinamismo del Governo rispetto alle missioni internazionali gioveranno sicuramente alle nostre Forze armate e a tutti i militari che vi sono impiegati. Tuttavia, questo non è il solo elemento sostanziale di novità che merita di essere esaminato, ma ve ne sono almeno altri due. Il primo è che per quanto riguarda l'orizzonte temporale del provvedimento si è infatti ritornati alla vecchia cadenza semestrale, dopo un'esperienza di livello annuale; pertanto, il Ministro ritiene molto importante questo cambiamento sostanziale, come dato di legislatura. Il secondo aspetto riguarda la novità dell'entità delle risorse allocate agli interventi, per consentire la prosecuzione di quelli all'estero fino al 30 giugno. Come tutti sanno, infatti, sono stati messi a disposizione ben 808 milioni di euro, che non sono pochi, ma anzi costituiscono una cifra imponente, comprensiva di 78 milioni per la copertura delle spese assicurative di trasporto dei nostri contingenti lungo tutto l'arco del 2009 e di altri 32 milioni per la realizzazione delle infrastrutture d'interesse dei militari italiani nuovamente schierati all'estero. L'incremento che si va a delineare è tanto più significativo se si tiene conto del fatto che a luglio sarà difficile realizzare risparmi sulle missioni che risultano ancora in corso, seppure si pensi già agli eventuali tagli che si potrebbero effettuare sul Libano, sulla Bosnia Erzegovina e sul Ciad. In seguito al varo di questo provvedimento oggi all'esame dell'Aula del Senato, crescerà senza dubbio la presenza in Afghanistan: riteniamo che sarà così e - come si era già intuito all'indomani della conclusione della visita a Roma del generale Petraeus - sicuramente il contingente là presente potrebbe essere ampliato. Costituisce un elemento nuovo anche la decisione di partecipare agli sforzi delle Nazioni Unite e dell'Unione africana in Darfur, stanziando 5,5 milioni di euro per permettere a 100 uomini e a due elicotteri la partecipazione all'operazione UNAMID: in questo modo, il Governo ha anche adempiuto ad un impegno che aveva già preso in Parlamento. Riteniamo ottima la scelta di mettere 8,7 milioni di euro a disposizione di Atalanta, la missione europea per il contrasto alla pirateria somala: ciò dovrebbe bastare ad assicurarci la presenza di una fregata della classe Maestrale in quelle acque abbastanza tempestose. Alla Camera dobbiamo tener presente anche che con opportuni emendamenti si ha avuto cura di inserire disposizioni che permettano ai nostri militari imbarcati di catturare e perseguire adeguatamente coloro che si sono macchiati di questo crimine di pirateria. Colleghi, abbiamo davanti ai nostri occhi forse il provvedimento più importante di politica estera e di sicurezza nazionale di questo semestre del 2009. Si tratta di un disegno di legge in cui si esprime la volontà del nostro Paese di fare la sua parte nella lotta al terrorismo internazionale e al fanatismo religioso, per la creazione di un mondo più stabile e, soprattutto, prevedibile. In conclusione, vorrei inoltre muovere alcune considerazioni e dare un suggerimento al Ministro: come ha già ribadito il mio collega di Gruppo, senatore Alberto Filippi, missione dopo missione, il nostro Paese sta dimostrando con i fatti di essere presente ovunque e di contribuire con grande generosità agli impegni internazionali assunti. Inoltre, le nostre Forze armate, con i loro uomini, non hanno mai occupato nulla nel mondo; anzi, hanno dato tanto, e le affermazioni che faccio sono supportate da alcuni fatti. L'esempio più lampante è costituito dai militari che, nell'ambito delle diverse missioni, hanno dato vita soprattutto ad un'attenzione umanitaria nei confronti delle popolazioni presso cui sono intervenuti e non ad un atteggiamento di conquista (come in passate legislature volevano far credere alcune frange della sinistra antagonista). Di missioni di pace si tratta: sono state messe in campo soprattutto missioni che hanno portato la pace. Non solo, abbiamo costruito ospedali, scuole e, in alcuni casi, aeroporti. In Africa e in Asia ve ne sono tracce e testimonianze. Dobbiamo anche ragionare. Quella di oggi ritengo sia per questo Parlamento, che discute di un tema così serio, una giornata molto importante. Dobbiamo prendere atto che tutte le forze politiche hanno cercato, chi in un modo chi in un altro, con alcune diversità, di appoggiare in toto le missioni che devono essere effettuate all'estero e non è un dato di poco conto; anzi, è molto importante. Ritengo che questo inizio di legislatura abbia cambiato l'approccio ad impegni così importanti, evitando molta litigiosità ma, soprattutto, mettendo in campo il buon senso. A tal proposito, vorrei rivolgermi al Ministro per suggerirgli che sarebbe buona cosa che faccia tesoro di queste convergenze che si sono create fra tutti i partiti e, soprattutto, non abbia paura a farsene carico. È un merito perché sicuramente è un nuovo modo di fare politica. Noi della Lega Nord Padania sicuramente condividiamo in toto i contenuti del decreto per la cui conversione voteremo a favore, rivolgendo però una raccomandazione al Governo: sarebbe opportuno che in futuro si verifichino situazioni di più rigoroso impegno dei militari, soprattutto controllando meglio le missioni. Per il resto, abbiamo poco da aggiungere. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni). SCANU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
SCANU (PD). Signora Presidente, vorrei iniziare a svolgere qualche riflessione muovendo da un'affermazione appena pronunciata dal collega Torri, il quale, ritengo con molto acume politico, ha considerato che quello in discussione questa sera è l'atto più importante di politica estera che un Governo compia nel corso di un anno solare. Ciò che purtroppo contrasta e stride rispetto a questa affermazione così impegnativa è il risultato del contesto in cui questa discussione, signora Presidente, si sviluppa, un contesto che ha una caratterizzazione per niente politica. Il provvedimento che stiamo discutendo sembra essere piuttosto un rendiconto di tipo ragionieristico, anziché una serie di valutazioni di carattere politico. (Applausi del senatore Perduca).
Stiamo parlando di 8.500 uomini per turno (potremmo dire che in tutto sono 40.000) ai quali puntualmente, come rispondendo ad un refrain ancestrale, inviamo saluti e baci senza che però a questo tipo di riconoscimento, che può sembrare soltanto di maniera, corrispondano poi i fatti, corrisponda l'impegno. È troppo chiedere al Governo di predisporre un veicolo legislativo che consenta al Parlamento di ragionare di politica relativamente a questi aspetti così importanti? È troppo chiedere che del destino di 40.000 persone si possa parlare con un maggiore senso di responsabilità, senza che questo avvenga in un contesto ripetitivo, scontato, come se piuttosto che parlare di politica parlassimo soltanto di numeri? Eppure i problemi non mancano. (Brusìo). Signora Presidente, io non voglio sostituirmi a lei, ma ...
SCANU (PD). Dicevo, eppure i problemi non mancano. L'amministrazione americana, per il tramite del suo Vice presidente, nella recente conferenza di Monaco, ha ammesso sostanzialmente il fallimento della politica della NATO in terra di Afghanistan; ha ammesso che ci vuole più politica, che ci vuole una ricerca maggiore di consenso; ha ammesso che un'intensificazione dell'azione bellica non è ciò di cui c'è bisogno, perché semmai c'è bisogno di interloquire di più e meglio, di aprire fronti di dialogo e di stendere ponti di discussione. Eppure di questo qui oggi non si è parlato. Non s'è parlato stamattina neanche del fatto (ne ha fatto cenno in verità soltanto - e non è poco - il collega Marcenaro) che nel 2008, a causa dei cosiddetti danni collaterali (non poteva essere coniato un più cinico eufemismo), ben 2.118 persone civili sono morte, segnando un aumento del 40 per cento (fonte ONU) rispetto a quanto avveniva nel 2001. Non abbiamo sentito parlare, signora Presidente e signori del Governo, neppure della necessità di sollecitare un rapporto nuovo e diverso col Pakistan, con l'Iran, con la Russia, Regioni, Stati, Nazioni dai quali non si può prescindere se si vuole cercare di dare una risposta seria in quella regione così disastrata. Non si è parlato, e ritengo che questo sia l'aspetto politicamente più grave, della schizofrenia di questo Governo, un Governo che predica la sicurezza, che si manifesta e si esprime anche con atteggiamenti marziali accanto ai soldati, che cerca di accreditare l'idea che sente i problemi di quella categoria, ma che in realtà trascura vergognosamente il comparto della difesa e della sicurezza, ignora i bisogni di quei lavoratori (Applausi dal Gruppo PD) e cerca di gabbare il popolo italiano con indicazioni di particolare fumosità gabellando per scelte politiche spot elettorali, questioni che non hanno niente a che vedere con la soluzione effettiva dei problemi della sicurezza e della difesa. In questo Senato, appena qualche mese fa, il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Camporini, ha formalmente manifestato tutta la propria preoccupazione relativamente al fatto che la carenza di fondi e i tagli che sono stati inferti a questo comparto... (Brusìo. Richiami del Presidente). Forse bisogna raccontare barzellette per essere ascoltati in questo Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo PdL). Dicevo, il generale Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa, ha formalmente riconosciuto e dichiarato la mancanza di risorse finanziarie per garantire l'addestramento di queste persone; ha formalmente invitato a stare attenti, perché con questi fondi, con queste disponibilità finanziarie non esistono oggettivamente le condizioni per preparare queste persone alle missioni internazionali. Di questo non si è parlato. Oggi non si è parlato di questo. Si è parlato di altre cose. Si è parlato di tutt'altro, tranne che delle missioni internazionali. Non si è parlato di Gaza. Io trovo sconvolgente che con una battuta e, prima ancora, con una dichiarazione del tipo "vorrei ma non posso", sia stato liquidato l'emendamento del Partito Democratico con il quale veniva chiesto a questo Governo di prevedere - e i tempi ci sono, perché il decreto scade il 2 marzo - uno stanziamento di 12 milioni di euro per dare una risposta concreta, e non con i lacrimoni, ad un popolo che sta soffrendo. (Applausi del senatore Serra). La missione di Gaza, infatti, non è un'invenzione del Partito Democratico, come ritengo non sia stata un'invenzione del ministro Frattini quando un mese fa ne ha riconosciuto l'utilità. E allora perché non accettare questo emendamento? Perché abbarbicarsi all'inviolabilità dei decreti? Di inviolabilità, infatti, si tratta perché, benché esista il tempo per modificarlo proprio perché scade il 2 marzo, voi della maggioranza e del Governo, pur riconoscendone l'importanza, avete preferito tenere blindato il pacchetto perché nulla possa essere modificato.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 17,50)
(Segue SCANU). E siccome in quest'Aula qualche giorno fa qualcuno di voi, rivolgendosi alla nostra parte, ci ha attaccati e tacciati di essere portatori di morte e di essere ostili ad una cultura della vita, vorremmo sapere per quale ragione non è stato accettato neppure uno dei nostri emendamenti: quello con cui si vorrebbe ridurre la mortalità da parto in Afghanistan; quello con cui si vorrebbero intensificare le vaccinazioni dei bambini che muoiono a grappoli, colpiti dalle malattie endemiche; oppure quelli per il rifinanziamento delle attività di bonifica dalle clusters bomb. Qualche mese fa, questa stessa Aula ha solennemente e pomposamente votato una mozione e oggi non si trovano il tempo e la disponibilità di andare oltre un usurato ordine del giorno.
Perché quest'Aula, questa maggioranza e questo Governo, che hanno a cuore la vita delle donne e degli uomini, italiani e non che siano, in questa circostanza fa scelte di questo tipo piuttosto che dare risposte concrete? Noi non diremo che questa è una cultura della morte, ma da questo episodio e da queste circostanze così gravi può certamente derivare un invito ad essere più prudenti quando formulate certe considerazioni nei confronti di questa parte politica.
Noi voteremo a favore di questo provvedimento perché ci rendiamo conto che esso è necessitato dalle circostanze, ma votiamo contro la politica che il Governo ha attuato e ha manifestato in questo preciso contesto. Votiamo contro l'azione del Governo per la sua indisponibilità ad accogliere anche le seppur minime indicazioni dell'opposizione.
Signora Presidente, mi permetta di concludere con un pensiero rivolto al senatore Pedica del Gruppo dell'Italia dei Valori, il quale ritiene di dover dare lezioni al Partito Democratico su come si fa l'opposizione. Caro senatore Pedica, se lei intende maramaldeggiare, ritenendo che qui ci sia qualche uomo quasi morto da sfinire, se lei ritiene che il nostro sia un partito in agonia del quale cercare di fare strame con certe lezioni che volentieri rimandiamo al mittente, si sbaglia: il nostro è un partito in piedi. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
TOFANI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
TOFANI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, io credo che forse sia sfuggito un passaggio importante (quanto meno è stato sottaciuto), che pure è emerso da questo dibattito e dal dibattito nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa, e che ha visto il Governo sensibile proprio ad un'iniziativa di carattere parlamentare; iniziativa di carattere parlamentare che credo possa essere inquadrata e sostenuta proprio dall'emendamento e dal successivo ordine del giorno che il relatore, senatore Ramponi, ha presentato. Nel corso di questo dibattito è emersa la disponibilità del Governo a fare in modo che nelle prossime circostanze sia meno rituale questo passaggio alle Camere in riferimento a questo specifico tema e sia invece pronto e disponibile il Governo a coinvolgere i due rami del Parlamento su un'importante, fondamentale attività della politica internazionale dell'Italia e della politica della difesa italiana. Io credo che questo aspetto vada sottolineato, avendo presente un fatto importante: le operazioni militari sono uno strumento di progetto politico e quindi bisogna abituarci a discutere sugli obiettivi politici della missione. È necessario parlarne prima, discuterne, capire, conoscere, avere contezza di tutti quegli argomenti che sono stati accolti dal Governo recependo appunto, come dicevo prima, l'ordine del giorno presentato dal senatore Ramponi.
È giusto che non si parli di questo tema solamente nel momento in cui il Parlamento viene chiamato alla conversione del decreto. Del resto, lo stesso decreto, nell'articolo di copertura, mostra la portata e l'importanza dell'argomento e di quanto sia giusto e corretto che vi sia un approfondimento. Avere impegnato oltre 800 milioni di euro per sei mesi dà proprio l'immagine chiara di quanto l'Italia voglia essere protagonista, così come lo è, in riferimento alle missioni militari di pace per la crescita e l'organizzazione di quei popoli che hanno bisogno di sostegno ma anche, nello stesso tempo, di quanto l'Italia sia in prima linea a combattere ogni forma di terrorismo, confermando in tal maniera le linee di questo Governo e della maggioranza. (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Tofani. Colleghi, per cortesia, consentite al collega di svolgere il proprio intervento. Prego, sentore Tofani, prosegua.
TOFANI (PdL). Grazie, signora Presidente. Al di là di quelli che pure sono stati gli elementi polemici espressi da parte dei Gruppi dell'opposizione, questi non hanno potuto che prendere atto della necessità e dell'opportunità di continuare su questa politica internazionale dell'Italia, su questa politica della difesa dell'Italia. Colleghi senatori, se dovessimo volgere per un attimo uno sguardo all'indietro ci renderemmo conto di come le politiche in tal senso siano cambiate e migliorate. L'Italia ha ben dodici operazioni condotte da forze di polizia, mentre cinque missioni sono svolte dalla Guardia di finanza. Ciò significa che il progetto è essenzialmente propenso a far comprendere l'effettivo ruolo che vuole aver l'Italia. Nel momento in cui si parla di affidabilità della nostra Nazione noi siamo felici e nel momento in cui si sottolinea il successo per l'ottimo lavoro svolto dai nostri soldati siamo altrettanto felici, però, altrettanto importante - e mi rivolgo al Governo - è svolgere un'ulteriore riflessione a latere, riflessione che non è seconda agli impegni previsti in modo specifico da questo decreto che stiamo convertendo. Questa riflessione riguarda il nuovo assetto geopolitico. Siamo di fronte ad un quadro che in questi ultimi anni si è differenziato e dà la possibilità e l'opportunità all'Europa, e all'Italia in modo particolare, di riaffermare con determinazione questa volontà di solidarietà e di presenza nei confronti degli altri popoli. È altrettanto vero che, insieme a questo nuovo assetto geopolitico, deve essere compreso anche l'assetto macroeconomico delle Nazioni che si stanno in qualche modo posizionando in modo diverso.
Tutto fa parte di un progetto e noi non dobbiamo, e non possiamo, vedere questo importante impegno dell'Italia per le missioni di pace all'estero, che oggi viene confermato, scisso da queste altre riflessioni. Sono convinto, infatti, che gli italiani apprezzerebbero ancor più quanto si sta facendo ove riuscissimo a dare loro ulteriori indicazioni sulla politica generale dell'Italia, sulla politica estera, su una politica di pace ma anche sociale ed economica, perché è difficile dividere, rompere questi elementi che invece convivono. Credo che questo discorso improntato al realismo spesso sfugga a talune ipocrisie, ma penso sia necessario ribadirlo, per l'importanza e la portata che hanno questi aspetti.
Occorre operare con capacità e dignità e dare risultati. Non vorremmo - desidero sottolinearlo - che, nel momento in cui si raggiungesse un equilibrio nella situazione di crisi, si continuasse con una linea simile a quella che abbiamo seguito in Albania, cioè una forte presenza dell'Italia per aiutare a sostenere quella Nazione, per farla crescere e rimettere in moto, e poi una nostra scarsissima presenza attuale nell'attività ordinaria socio-economica di quel Paese.
Se riusciremo a dare questo taglio alla nostra politica e ad esplicitare questi arricchimenti, che sono impliciti, sono convinto che daremo anche un attestato di maggiore onore agli uomini e alle donne che vestono la divisa fuori dai confini nazionali e a tutti quegli operatori civili che lavorano per la crescita di quei territori.
In estrema sintesi, signor Ministro, mi auguro che il Governo, negli incontri che precederanno l'emanazione dei futuri decreti riferiti a queste missioni, possa approfondire questo dibattito ed esaltare gli intendimenti veri dell'Italia, nei confronti degli altri Paesi, in termini di amicizia e di solidarietà, ma altresì possa reclamare un ruolo più specifico dell'Italia, che non può essere solo richiesta e acclamata per ciò che sanno fare i suoi soldati e - consentitemelo - anche i suoi governanti, ma deve esserlo anche per tutto il sistema Paese, che non può svanire come un fenomeno carsico nel momento in cui in questi Paesi si determinano situazioni diverse.
Il Popolo della libertà vota perciò con convinzione a favore della conversione di questo decreto. Siamo convinti che in quest'Aula - forse è sfuggito, perciò lo ripeto - oggi sia stata scritta una pagina importante, quella di una maggiore collaborazione tra il Parlamento e il Governo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE. Colleghi, vi informo che sta assistendo ai nostri lavori la prima media della scuola "Paolo Stefanelli" di Roma. Rivolgiamo il nostro saluto agli alunni e agli insegnanti. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1334 (ore 18,07) PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.
È approvato. (Brusìo) Colleghi, vi invito per cortesia a evitare questo brusìo. Chi non è interessato ai lavori può continuare la conversazione fuori dall'Aula.
Discussione del disegno di legge: (1341) Conversione in legge del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento nell'anno 2009 delle consultazioni elettorali e referendarie (Relazione orale) (ore 18,08) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1341.
Il relatore, senatore Malan, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. MALAN, relatore. Signora Presidente, già nel 2004 si era ritenuto opportuno accorpare le elezioni amministrative a quelle per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo. (Brusìo). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, per lo meno non parlate davanti al relatore! Vi ringrazio.
MALAN, relatore. Grazie, signora Presidente. Questo accorpamento fu deciso evidentemente per ragioni economiche (accorpando le due consultazioni, infatti, si sarebbe risparmiata una somma notevole), oltre che per una migliore organizzazione dell'andamento delle lezioni scolastiche, poiché, com'è noto, la maggior parte dei seggi si trova appunto in istituti scolastici. L'ostacolo risiede nel fatto che, mentre la normativa europea prevede che le elezioni si tengano fra il giovedì e la domenica, e non oltre la domenica, nel nostro Paese le elezioni, siano esse politiche o amministrative (salvo un breve periodo in cui si sono tenute nella sola giornata di domenica), in genere si tengono di domenica e nella prima parte della giornata di lunedì. Nel 2002 fu approvata una legge che reintroduceva anche la giornata di lunedì nell'ambito del termine in cui era possibile esprimere il proprio voto. Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 18,10)
(Segue MALAN, relatore). Evidentemente, per accorpare queste due consultazioni era ed è necessario fare una di queste due cose: o si deve ridurre la possibilità di esprimere il voto alla sola giornata di domenica, cambiando la legge italiana; oppure si deve individuare un altro sistema. Questo sistema nel 2004 è stato trovato nel prevedere la possibilità di esprimere il voto in tutta la giornata di domenica, come è in tutte le consultazioni, aggiungendovi, anziché la prima parte del lunedì, la seconda parte della giornata di sabato. Questo meccanismo nel 2004 ha funzionato: ci fu infatti una buona affluenza alle urne rispetto all'andamento di quel periodo. Si trattò però di una norma non definitiva, che limitava il suo effetto alle consultazioni che dovevano svolgersi in quell'anno. Passati cinque anni, ci troviamo ora nella stessa situazione. Nella prossima primavera ci saranno numerose consultazioni per l'elezione di sindaci e di consigli comunali, nonché di presidenti di Provincia e di consigli provinciali: anche quest'anno, poi, ci sono le elezioni europee. Dunque anche quest'anno - anzi, direi più che mai - si manifesta la necessità e l'opportunità di accorpare queste due consultazioni. Da qui il decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, che all'articolo 1 tratta proprio di questo aspetto. In esso, accanto alla norma principale, secondo la quale sarà possibile esprimere il proprio voto dalle ore 15 alle ore 22 del sabato e dalle ore 7 alle ore 22 della domenica, vi sono alcune norme di accompagnamento, sempre applicabili soltanto all'anno 2009. L'articolo 1 si apre infatti con le parole: «Limitatamente all'anno 2009»; questo anche per evitare che con un decreto-legge si vadano a modificare in maniera definitiva delle importanti norme elettorali. Credo che quella qui riportata sia certamente un'esigenza condivisa da tutti, ma si tratta pur sempre di un decreto-legge. A questa norma, che è la principale, ne sono state aggiunte altre, credo altrettanto condivise. All'articolo 2, innanzitutto, ci si occupa del «voto dei cittadini temporaneamente fuori dal territorio dell'Unione europea per motivi di servizio o missioni internazionali in occasione delle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia dell'anno 2009»; anche in questo caso si tratta di una norma transitoria, valida solo per quest'anno, anche se credo che, dopo lo svolgimento delle prossime elezioni, si dovrà esaminare a fondo la possibilità di inserirla definitivamente nel nostro ordinamento, in modo da evitare nuovi provvedimenti che debbano interessare soltanto una scadenza elettorale. In questo articolo ci si occupa, come ho detto, di coloro che temporaneamente risiedono all'estero per motivi di servizio. Sappiamo bene che, con la cosiddetta legge Tremaglia, approvata a seguito di una riforma della Costituzione, e poi con la legge applicativa approvata alla fine del 2001, si è regolata in modo molto ampliativo la possibilità per i nostri connazionali che risiedono permanentemente all'estero di votare per le elezioni politiche. Andava risolto il problema per i nostri connazionali che temporaneamente risiedono all'estero. Questo si riferisce, soprattutto, alle categorie più numerose che si trovano all'estero per servizio (necessariamente ci si limita a questo tipo di motivazione per la residenza temporanea all'estero). Pensiamo ai militari che si trovano nelle numerose missioni internazionali; al nostro personale di altre amministrazioni dello Stato; ad insegnanti di vari gradi che si trovano per motivi di servizio all'estero. L'articolo 2 fa in modo che queste categorie di cittadini possano esprimere il loro voto in modo analogo a quanto possono fare i nostri connazionali che risiedono all'estero in via permanente. Anche questo era già stato stabilito prima delle elezioni politiche del 2006, ma facendoli votare nell'ambito della circoscrizione Estero, affiancandosi pertanto in modo sostanzialmente improprio a coloro che risiedono permanentemente all'estero. Nel 2008 si fece un passo in più, facendo in modo che potessero votare all'estero ma come appartenenti ad una delle circoscrizioni italiane: per semplicità, la circoscrizione alla quale appartiene la capitale. In questo provvedimento, tendenzialmente, coloro che voteranno all'estero come italiani temporaneamente ivi residenti voteranno ancora per la circoscrizione di cui fa parte la capitale ma, ove dipendano da unità militari che hanno sede in altre circoscrizioni, voteranno come se risiedessero o in quanto risiedono - perché spesso è così - nella sede del reparto dal quale dipendono, nella maggior parte dei quali casi per l'appunto non è Roma. Vi è quindi un rafforzamento della possibilità di votare per i nostri connazionali all'estero. L'articolo 3 si occupa di un'altra necessità che si prospetta imminente, cioè delle modalità di espressione del voto all'estero per quanto riguarda i referendum previsti dall'articolo 75 della Costituzione. È previsto per la prossima primavera il voto su un referendum che fu rinviato l'anno scorso perché, come la legge prescrive, un referendum non si può tenere nello stesso anno delle elezioni politiche, e che pertanto dovrebbe svolgersi quest'anno. Nuovamente, ci sono delle norme che prevedono la possibilità di esprimere il voto all'estero per gli italiani che vi risiedono temporaneamente, con modalità analoghe a quella prevista dall'articolo 2 per quanto riguarda, invece, il voto per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo. Vi è poi l'articolo 4, che contiene «disposizioni per assicurare la funzionalità delle commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali», che hanno registrato negli ultimi anni delle difficoltà di funzionamento. L'articolo 5 riporta una copertura finanziaria che potrebbe a prima vista contrastare con l'intendimento, che viene illustrato e che è certamente reale, di risparmiare una notevole somma accorpando le elezioni. Ma bisogna ricordare che, poiché la fissazione della data in cui si tengono le elezioni amministrative è demandata dalla legge al Governo, la legge non può imporre al Governo di indire le elezioni amministrative insieme a quelle dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo, ma solo offrirne la possibilità. Pertanto, non può la Relazione tecnica tener conto di un fatto che è soltanto eventuale. Di conseguenza, qui c'è solo la parte relativa alla maggiore spesa, che peraltro è molto limitata e si riferisce ad alcuni adempimenti relativi alle modalità di voto che prima ho illustrato; non è conteggiato, invece, ma sarà di gran lunga più importante, il grande risparmio (forse il Governo lo preciserà), che ammonterà a diverse centinaia di milioni di euro, e di certo questo è un fatto positivo, specialmente in un momento come quello che stiamo attraversando. È un provvedimento, come ho detto, che ritengo incontrerà il sostegno di tutti, poiché affronta certamente un'esigenza condivisibile e non già di una parte politica o di un'altra, quella di migliorare la possibilità per tutti i nostri cittadini di esprimere il loro voto, sia che si trovino in Italia che all'estero. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Vita. Ne ha facoltà.
VITA (PD). Signor Presidente, stiamo dibattendo di un provvedimento di un certo rilievo, sarebbe quindi importante che ci si dedicasse con cura, perché quella elettorale è una materia di assoluta delicatezza sotto il profilo delle libertà, dei diritti di cittadinanza e, in generale, dei grandi temi dello Stato moderno. Permettere a tutti i cittadini di partecipare adeguatamente alla competizione elettorale è un dovere, in una stagione in cui la partecipazione rischia di scemare con una crescente forma di astensionismo. Ecco perché parlare di questo testo ha un peso non rituale. È utile, e certamente di rilievo sotto il profilo, non solo del risparmio (lo ha detto bene il relatore Malan), ma anche della semplificazione della vita dei cittadini, che si tenda a concentrare in un'unica giornata le diverse competizioni elettorali. Sarebbe anche importante che i vari sistemi elettorali sì combinassero in maniera più organica. Ci sono alcuni chiarimenti che vorrei avere, mi riferisco al Governo ed al relatore... (Brusìo). PRESIDENTE. Scusate, colleghi, vorrei pregarvi di lasciare il senatore Malan libero da distrazioni. Grazie. VITA (PD). Grazie, signor Presidente. Ripeto, è un tema di qualche rilievo e anche pieno di aspetti su cui non si può essere generici; in questa materia, tra l'altro, l'interpretazione com'è noto, è molto ristretta. Un primo chiarimento che mi sembra doveroso, perché il testo non definisce tale aspetto, riguarda la necessità di pubblicizzare la scadenza dell'8-9 marzo, vale a dire il termine entro il quale i cittadini comunitari devono chiarire ove intendono esercitare il proprio voto. Poiché siamo vicini a questa data, sarebbe opportuno che la massima pubblicità venisse garantita ad una scadenza di questa natura. L'altra considerazione che mi pare importante svolgere, rivolgendomi sempre al Governo e al relatore, è relativa ad una maggiore precisione sulla garanzia per i cittadini malati, donne e uomini di diversa età, naturalmente con diritto di voto, di poter gratuitamente usufruire del proprio diritto all'elettorato attivo e passivo. Questo mi pare un punto su cui deve essere fatta una chiarezza maggiore. Relatore, mi rivolgo ancora a lei, perché il brusìo forse ha impedito la concentrazione: la scadenza dell'8 e del 9 marzo da pubblicizzare per i cittadini comunitari e il tema dei cittadini malati. Vorrei aggiungere ancora che, data la natura complessa del provvedimento, si è pensato da parte di diversi colleghi di presentare anche emendamenti che non hanno un carattere oppositivo, ma che certamente sono utili per chiarire qualche aspetto. Un primo emendamento - mi riferisco a un dibattito che è già avvenuto in quest'Aula sull'altro provvedimento, in qualche modo omologo e contiguo, sulla soglia elettorale per il Parlamento europeo - attiene al numero di firme necessarie per presentarsi alla scadenza elettorale europea. Trattandosi di materia inerente al testo, anche in questo caso si è presentato un emendamento. Pare a me - e non sembri faziosità - che sia un emendamento accoglibile, perché è ragionevole che, essendo in mutazione, per così dire, l'ordinamento elettorale per una scadenza così vicina, chi avesse inteso o intendesse presentarsi debba avere per lo meno il vantaggio di dover raccogliere un minor numero di firme. Accanto a questo e in un certo senso della stessa famiglia è l'emendamento sulla possibilità di ottenere un finanziamento laddove si raggiunga la soglia del 2 per cento. Si potrebbe obiettare che vi è un'altra soglia, ormai decisa, tuttavia è evidente che anche in questo caso il tempo fa premio sulle altre obiezioni. Avessimo fatto questa discussione alcuni mesi fa, il tenore del mio intervento sarebbe stato diverso, ma oggi, a macchine avviate, ovviamente le risposte devono essere pertinenti. Vorrei dire in conclusione che la mia speranza, quindi, è che attorno a questo testo la nostra Aula non dibatta, mi si permetta, signor Presidente, colleghe e colleghi, come se fosse una sorta di pratica da evadere il più presto possibile. È un tema molto importante e tra l'altro è un testo pieno di questioni rilevanti che arricchiscono la nostra normativa. Quindi l'invito che vorrei rivolgere è a svolgere una discussione approfondita e a tener conto delle proposte emendative, che sono proposte di miglioramento; far sì, insomma, che, anche attraverso la conversione di un decreto-legge apparentemente finalizzato solo all'election day, si possa migliorare l'insieme della nostra legislazione. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori guarda con favore a un provvedimento che stabilisce lo svolgimento contestuale delle elezioni amministrative ed europee. Quindi, il punto di vista del Gruppo sul provvedimento è in sostanza favorevole, soprattutto a causa della motivazione di alleggerimento economico di un'attività, doverosa in democrazia, ma che si può cercare di rendere il meno dispendiosa possibile. Per questo motivo presentiamo un semplice emendamento, il 4.0.100, che cerca di migliorare la situazione proprio dal punto di vista della dispendiosità. Non è un mistero che, con una modifica legislativa apportata nel 2006 (si tratta del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito dalla legge n. 248 del 2006), si è stabilito che in caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica i rimborsi previsti per le elezioni non si sarebbero interrotti con la legislatura in corso, ma sarebbero proseguiti fino alla data di scadenza naturale di questa. Ciò significava impegnare sostanzialmente una cifra doppia perché si sarebbero spesi soldi per la legislatura interrotta e altri soldi per la nuova legislatura. Considerato questo aspetto, il Gruppo Italia dei Valori presenta l'emendamento 4.0.100. Tale proposta al comma 1 stabilisce che l'ammontare dei fondi previsti per i rimborsi spese per le consultazioni elettorali deve essere calcolato non sulla base del numero degli aventi diritto al voto, ma sul numero effettivo dei votanti, cosa che permette un certo risparmio. Il comma 2 dell'emendamento è ancora più importante perché stabilisce che in caso di scioglimento anticipato della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica il versamento delle quote annuali e dei relativi rimborsi è interrotto. Sulla base di questa motivazione, volta ad un risparmio dei fondi per le attività elettive, concludo il mio intervento preannunciando il voto favorevole del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà.
FERRARA (PdL). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame, che si compone di vari articoli, consente una puntualizzazione rispetto a focalizzazioni tematiche avanzate nel tempo e più volte oggetto di vaste discussioni sia in Parlamento, sia, ove possibile, nell'ambito dei consigli regionali che hanno potestà in materia: mi riferisco all'unificazione o no dei momenti elettorali. Come ricorderanno molti colleghi e lo stesso Presidente, si è sviluppata una discussione molto forte in passato anche in considerazione del fatto che alcune normative, fra cui quella riferita alla Regione Sicilia, non consentiva l'abbinamento della tornata elettorale per l'elezione di consessi locali, sia di livello amministrativo che politico, come nel caso dell'Assemblea regionale, tanto che per potere arrivare all'unificazione del momento elettorale c'era bisogno di una legiferazione in materia e quindi di potersi reimpossessare delle prerogative da parte del Consiglio regionale. Nel prosieguo, la produzione legislativa e anche il modo di prodursi nell'esternazione della decisione rispetto alla scelta dei propri rappresentanti, ha portato sempre di più il Parlamento a legiferare in tal senso. La decisione, in un modo abbastanza comunicativo e immediato di cui si sono impossessati i mezzi di comunicazione, è volta a garantire un risparmio non soltanto economico, come precisa giustamente l'emendamento 1.300 del relatore quando ricorda che ciò avviene senza ulteriore impegno di risorse finanziarie pubbliche, rispetto al bilancio dello Stato ma anche a quello della pubblica amministrazione, intesa nel senso delle autonomie e degli enti locali. Vi è, dunque, un risparmio latu sensu e in particolare un risparmio di tempo per gli interessati alla tornata elettorale stessa in modo da ridurre un dibattito, che produce una contrapposizione dei programmi e quindi della ricerca del consenso, e concentrarlo al fine di garantire nella rimanente parte della discussione una maggiore qualità di decisioni e quindi una migliore produzione rispetto agli atti amministrativi propri e non rispetto a quelli prettamente politici che rientrano nella scelta e dunque nel rapporto tra eletto ed elettore. La decisione non è stata scevra da consensi diversi e da altalenanti scelte in proposito: si cominciò già nel 1996, dopo l'innovazione politica dettata dalla scelta del voto e quindi della scelta dei parlamentari attraverso il collegio uninominale e successivamente, quando l'evoluzione politica aveva determinato questa necessità di risparmio non soltanto economico, alcune Regioni si uniformarono. Il punto di discrimine rispetto al dibattito è stato ritrovato poi nel 2006, quando la volontà di togliere il livello politico della scelta della rappresentanza politico-amministrativa degli enti locali ha trovato il giusto e totale consenso. Il ragionamento che facciamo oggi con il decreto al nostro esame non è soltanto quello della unificazione della tornata elettorale, che come abbiamo visto è stato oggetto di un ampio dibattito che si è risolto poi nell'unificazione sia nel 2006, sia nel 2008, ma quello di uniformare il nostro sistema elettorale (quindi non soltanto le tornate elettorali politiche, ma anche quelle a livello locale) in modo da essere coerenti alla tornata europea per la scelta dei rappresentanti al Parlamento europeo. Da un lato, quindi, si ha l'innovazione, l'uniformazione, il risparmio, la migliore attenzione al momento elettivo; dall'altro, questo decreto fa riferimento soltanto alle consultazioni per il 2009, ma si spera che il dibattito consenta una uniformizzazione più elevata, dato che portando il momento elettorale sia al sabato, sia alla domenica avremo una europeizzazione del sistema elettorale. Si viene così, però, a restringere il periodo di meditazione, quello che, come ricordiamo, era stato introdotto dalla legge elettorale del 1948 e che consentiva, attraverso la sospensione dei comizi e della propaganda elettorale tra il venerdì e la domenica, quella meditazione che avrebbe portato, in assenza di ogni pressione, ad una più veritiera, più rispondente, più trasparente, più intimistica espressione della preferenza; si tratta di un tempo bastevole a quello che in quel momento si valutò necessario. Adesso, con l'anticipo del momento elettorale, e quindi dell'espressione del voto, alle ore 15 del pomeriggio del sabato si è riaperto il dibattito, cioè se l'anticipazione dell'espressione al sabato sia in contraddizione con quello che era stato il recepimento, attraverso la produzione legislativa, di una espressione di volontà popolare. Siamo dell'idea che ormai la velocità della comunicazione, la maturità dell'elettorato, la possibilità che la ricerca del voto possa essere concentrata e ancor più la necessità di risparmio di risorse economiche richiedono la concentrazione del momento elettorale e questa, oltre a prevedere che non si vada oltre la domenica, potrà consentire un miglioramento delle condizioni e quindi dell'assetto rispetto alla ricerca del voto e all'espressione del consenso. Si deve considerare che nei casi in cui l'espressione del voto si determina anche, come era previsto nelle precedenti tornate elettorali, di lunedì, in quella giornata si registra una dispersione della capacità di lavoro e quindi una disarmonia non soltanto amministrativa per quanto attiene agli enti locali deputati alla raccolta del consenso, alla sua trasmissione ed elaborazione, ma anche una distonia con le esigenze del mondo del lavoro, che il lunedì si produce in attività del tutto diversa che non in quella importantissima dell'espressione del voto e quindi della garanzia di una democrazia. Ora, il fatto che il Governo e il relatore abbiano evidenziato che la disposizione non consente un ricevimento nel nostro ordinamento futuribile, ma riguarda soltanto il contingente, non ci trova perfettamente d'accordo. Potrebbe essere, infatti, un momento di grande innovazione nella legislazione vigente, perché se da parte del Governo, del relatore o anche dei colleghi si esprimerà parere favorevole, il decreto-legge sarà convertito (come probabilmente accadrà) e la tornata elettorale sarà concentrata soltanto nella giornata nel sabato e della domenica. Quindi, molti punti ci spingono ad essere assolutamente d'accordo con l'anticipazione, con l'uniformizzazione e, quindi, con il rilievo che comunque le condizioni oggettive del dibattito nel Paese sono cambiate. Mostriamo però una perplessità circa il fatto che la modifica venga ad essere perimetrata temporalmente soltanto a questa tornata elettorale: quando si dice, infatti, per il 2009, si intende soltanto per quella tornata elettorale. Un'altra osservazione è data da fare: la semplificazione operata, cioè l'unificazione della tornata elettorale, trovava dissenzienti alcune parti politiche e sociali per il fatto che il voto è politico. E senza dubbio quello europeo lo è e forse è ancora più qualificante - lo speriamo e ne siamo convinti - di quello per la formazione della rappresentanza nei due rami del Parlamento. E dunque quando in essa si dovesse andare a concentrare anche la tornata delle elezioni amministrative, per la natura propria di quest'ultima, riteniamo che la scelta si dovrebbe operare nell'ambito di una presenza diversa di formazioni politiche. Chiaramente, infatti, ci sarebbero e ci saranno liste e richieste di rappresentanze diverse nelle elezioni provinciali e comunali nelle varie Regioni. Invece, anche in ragione della soglia di sbarramento del 4 per cento per le europee, introdotta con il provvedimento approvato stamattina, abbiamo visto che l'uniformità non ha generato gravi squilibri, anzi, nelle elezioni precedenti, questa ha avuto un recepimento sostanzialmente positivo da parte dell'elettorato. Ed è questo, assieme a quanto poc'anzi illustrato, uno dei motivi per cui ci troviamo assolutamente d'accordo con il provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saltamartini. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, intervengo per sottolineare, con particolare attenzione, come l'individuazione di una sola giornata di elezione per le consultazioni europee e per quelle riguardanti il rinnovo degli organismi delle autonomie locali abbia anche una specifica rilevanza politica e civile. Se dovessimo ricominciare la storia delle elezioni nel nostro Paese e, in particolare, dell'espressione del diritto di voto, che è strettamente connesso con i diritti di cittadinanza, sin dallo Statuto del 1848, potremmo rilevare che queste consultazioni introducono il cittadino all'esercizio dei diritti politici. E questi ultimi contraddistinguono l'evoluzione democratica dei Paesi occidentali sin dalle due rivoluzioni, quella francese e quella inglese. Ora, individuare nella stessa giornata i candidati che saranno scelti per rappresentare il nostro Paese nel Parlamento dell'Unione europea e negli organi di Governo delle autonomie locali mette in particolare rilievo la necessità di prestare grande attenzione ad una scelta politica fondamentale. Credo che non possa sfuggire a nessuno, ad esempio, che il quadro politico nell'ambito del quale gli elettori si troveranno a scegliere i candidati che si presenteranno alle consultazioni europee è diametralmente opposto a quello nell'ambito del quale invece si dovrà scegliere tra coloro i quali si siano candidati ad assumere la responsabilità di condurre le amministrazioni locali e degli enti locali. Certamente l'Italia e i Paesi dell'Unione europea in questo processo di integrazione dovranno raggiungere una omogeneizzazione introducendo una comune e uniforme legge elettorale. Ciò nondimeno, noi ci confronteremo con due sistemi elettorali, il sistema proporzionale previsto per le elezioni europee ed il sistema che è stato introdotto con la riforma dei primi anni '80 circa l'elezione dei sindaci e l'elezione dei presidenti delle Province. Tutti sappiamo che il fine di quelle riforme, poi successivamente corroborate con la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha modificato la struttura elettiva delle Regioni nel nostro Paese, era quello di delineare un quadro di stabilizzazione politica degli amministratori locali, introducendo quella formula della stabilità, che non è solo dei giuristi ma è anche ormai del gergo giornalistico, per cui si diceva, eletti gli amministratori, quindi il sindaco con la sua Giunta, sia comunale che provinciale, ed il presidente della Regione, sempre con la sua Giunta, essi rimangono in carica, e se si dovesse verificare una crisi, cade l'intera amministrazione comunale. Il brocardo, che ormai è invalso nel linguaggio giuridico-giornalistico, è appunto simul stabunt, simul cadent. Se noi proviamo a sottolineare questi passaggi così importanti, di certo non possiamo neppure sottacere il rilievo che poi era stato particolarmente esposto da alcuni emendamenti presentati in quest'Aula, ma che non ha potuto trovare accoglimento per il divieto che la legge n. 400 del 1988 pone in sede di conversione dei decreti-legge, cioè quello di far approvare proposte emendative in materia elettorale. Ebbene, noi avremmo dovuto affrontare il nodo della rieleggibilità dei sindaci dei Comuni sotto i 5.000 abitanti. Non l'abbiamo potuto fare per un impedimento strutturale del veicolo legislativo che è appunto il decreto-legge, ma di certo dovremmo realizzare questo intervento normativo con la legge che riguarda la Carta delle autonomie. Come sappiamo, con la legge costituzionale n. 3 del 2001, che ha modificato in radice il sistema del riparto legislativo tra Stato e Regioni, le leggi elettorali degli organi di governo e l'autonomia degli organi locali, quindi le funzioni essenziali, devono essere individuate con legge dello Stato. Nella Carta delle autonomie, di cui è stato avviato l'iter in Commissione affari costituzionali, non è escluso che questo intervento di rivalutazione della legge elettorale che riguarda le autonomie locali, il sistema delle preferenze e anche tutto il sistema normativo possa essere oggetto di un raffronto con il sistema elettorale europeo.
Il decreto-legge in esame, quindi, non solo concentra in un'unica giornata, o due giornate, le consultazioni elettorali, con un risparmio evidente per le finanze pubbliche e, quindi, in una condizione di particolare stress del sistema finanziario pubblico adotta delle misure particolarmente utili all'economia del nostro Paese, ma, soprattutto - ripeto - sarà oggetto di approfondimento e di riflessione proprio per mettere a confronto i due sistemi elettorali, il sistema degli organi di governo e delle amministrazioni delle autonomie locali e l'elezione del Parlamento europeo. Occorre anche sottolineare la particolare attenzione che il Parlamento nazionale dovrà indirizzare verso la riforma della legge che riguarda le autonomie locali, non solo per adeguare, come ho appena detto, il quadro normativo del Testo unico n. 267 del 2000 alla modifica del Titolo V della Costituzione, quanto e soprattutto perché tutto il sistema elettorale di un Paese civile avanzato deve non solo produrre l'espressione della volontà politica degli elettori ma soprattutto individuare organi di governo in un Paese che ha una struttura federale e amministrativa ed in cui le Regioni esercitano una potestà legislativa e gli organi dei Comuni esercitano addirittura una particolare forma di autonomia che è prevista dagli Statuti. Sulla base degli studi più recenti e della migliore dottrina si sostiene persino che nell'esercizio dell'autonomia degli enti locali, che è stata individuata e descritta all'articolo 114 della Costituzione, si possa anche concretizzare un conflitto e quindi un'antinomia con le leggi dello Stato. Anche su questo terreno dovremo individuare un particolare criterio selettivo nell'esercizio delle potestà normative statutarie degli enti locali e legislative delle Regioni che a tutt'oggi non trovano evidentemente una struttura tesa a dirimere a dirimere questi conflitti nella Corte costituzionale. Con questa approssimazione assolutamente generale e basata su teste di capitolo, credo che questo decreto-legge superi tutti i problemi che abbiamo cercato, in rapidissima rassegna, di sottolineare. Li supera semplicemente perché, individuando nella stessa giornata questo turno elettorale, avremo la possibilità di anticipare una valutazione del corpo elettorale. Infatti, raffrontando i dati e i risultati delle elezioni delle autonomie locali e i dati e i risultati delle elezioni europee si potranno trarre delle conseguenze, non solo sul piano elettorale, ma anche sul piano politico, che potranno essere uno strumento indispensabile per le scelte che il nostro Paese dovrà compiere. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.
BODEGA (LNP). Signor Presidente, anche il nostro Gruppo ha ascoltato con molta attenzione gli interventi che in questa discussione generale hanno cercato di mettere in evidenza gli aspetti salienti e peculiari di un provvedimento che dà risposte ad un tipo di domanda che viene dalla gran parte dei nostri cittadini. Al momento delle elezioni, a qualsiasi livello istituzionale ci troviamo, si scatenano diverse richieste (dal desiderio di modificare le norme a quello di avere un sistema chiaro e inequivocabile per esprimere le proprie preferenze) e a volte si assiste a quella sorta di assalto alla diligenza, così che si vuole cercare di inserire nel provvedimento di tutto e di più per poter fare quelle cose di cui si sente obiettivamente l'esigenza. In questo provvedimento sono stati toccati 3 o 4 temi importanti. Con l'accorpamento delle elezioni amministrative e delle elezioni europee si è intanto voluto favorire l'affluenza dei cittadini alle urne. Non è cosa di poco conto perché mettiamo il cittadino in condizione di andare a votare in un'unica occasione, senza essere altrimenti costretto, laddove avesse la coscienza di adempiere a questo dovere, a recarsi più volte in un anno al seggio elettorale per poter esprimere le sue preferenze. Non è una cosa di poco conto se pensiamo che negli ultimi anni abbiamo avuto un sensibile calo della percentuale della gente che si reca al seggio per votare. Abbiamo delle percentuali che a volte lasciano veramente sgomenti: alcune elezioni amministrative e provinciali vedono l'affluenza di neanche il 50 per cento degli elettori. Siamo al di sotto del 50 per cento dell'affluenza al voto e questo, dal punto di vista della nostra democrazia così compiuta, non è un dato positivo.
E allora - mi rivolgo a quelle istituzioni che non sempre sono vicine al cittadino - ecco che quando si tratta di andare a votare il sindaco del proprio paese o della propria città si ha un contatto diretto: si conoscono i candidati sindaci e si va a votare sulla base della conoscenza della persona (magari di come si è comportata, nel caso in cui sia un sindaco uscente) e di quale programma presenta ai suoi elettori. Quindi: vicinanza al cittadino e percentuali di affluenza che sono molto alte rispetto ad altre elezioni.
Già con riferimento alle elezioni di un Presidente o di un consigliere di Provincia, il dato cala sensibilmente perché la Provincia non si sente così vicina al cittadino. Se poi sconfiniamo sulle elezioni europee - ahimè - si registra sempre meno la sensibilità di tutti a recarsi alle urne per votare.
Questa proposta di accorpamento evidenzia e apre un altro aspetto importante, che è quello del risparmio della spesa. Chi ha avuto la possibilità di amministrare un Comune sa bene quanti soldi e quante risorse devono essere messe a disposizione quando vi sono elezioni, malgrado lo Stato restituisca in seguito parte delle somme impiegate. Queste devono comunque essere messe a bilancio per essere spese e in seguito si aspettano mesi per poterle riavere indietro. Sappiamo anche che tutto ciò rappresenta delle difficoltà per gli enti locali: difficoltà di gestione amministrativa, di gestione economica e finanziaria e anche di organizzazione del lavoro.
Gli uffici elettorali di alcuni Comuni (in modo particolare dei capoluoghi di Provincia) sono chiamati a rappresentare un punto di riferimento per tutti gli altri Comuni della Provincia e a dare direttive giuste e certe. A volte, infatti, gli ufficiali dell'anagrafe o dello stato civile si ritrovano con numerosissime richieste e con tutta una serie di casi non normali: ad esempio, richieste avanzate da persone che magari hanno in corso il trasferimento di residenza o quello di altri atti amministrativi e i cui certificati elettorali non risultano quindi dagli elenchi. Insomma, non si tratta di una cosa di facile gestione e gli enti locali preposti a gestire le elezioni incontrano a volte reali difficoltà.
Il provvedimento cerca quindi di semplificare e di risparmiare nel vero senso della parola: questo è almeno l'obiettivo sulla carta, visto che poi i risparmi vanno verificati a conti fatti. Inoltre, venire incontro al cittadino italiano che al momento dell'elezione non ha la possibilità di essere presente nel proprio seggio vuol dire dare sicurezza e garanzia di democrazia a tutti coloro che sentono il senso civico e il bisogno di esprimere la propria preferenza per un sindaco, un Presidente di Provincia o un rappresentante al Parlamento europeo.
Noi siamo orientati all'espressione di un voto favorevole al provvedimento, che è stato illustrato con i dovuti approfondimenti dal relatore Malan e esaminato dalla Commissione preposta. Inoltre, laddove si sia potuto dare dei contributi per migliorare il provvedimento lo si è fatto. Qualche emendamento è stato anche presentato e io voglio ricordare, brevemente, quello riguardante la partecipazione degli osservatori alle elezioni europee a firma della nostra senatrice Rossana Boldi. Vedremo se esso troverà accoglimento da parte del relatore e del Governo.
Insomma, noi siamo orientati a esprimere un voto favorevole al provvedimento perché pensiamo che, così come è disegnato, le risposte alle domande che i cittadini hanno fatto possano essere positive. Certo, ci sarebbero tanti elementi da sistemare e da perfezionare, ad esempio per quanto riguarda il diritto di voto, dal momento che parliamo di elezioni. Tutti i cittadini comunitari hanno il diritto di voto, ma a noi sembra un po' strano che i cittadini comunitari possano votare, anche se non sono cittadini italiani, ma sono residenti in un Comune o, addirittura, abbiano in corso il procedimento per il rilascio della residenza. I tempi sono cambiati e nella Comunità europea sono entrati Paesi, come recentemente la Romania, per i quali forse valeva la pena, non di porre maggiori sbarramenti, ma di contingentare questo ingresso massiccio. In modo particolare, secondo me, anche il diritto di voto deve essere controllato meglio. Io penso che, anche questa volta, l'Assemblea del Senato voglia dare a questo provvedimento un consenso generale, che possa trovare, come mi sembra di capire, un consenso trasversale e quindi favorire ancora più tutti i cittadini. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Boscetto. Ne ha facoltà.
BOSCETTO (PdL). Signor Presidente, colleghi, questa discussione generale così interessante mi fa andare, con il pensiero e con l'occhio, ad alcuni emendamenti dichiarati improponibili per le ragioni che così bene ha spiegato il Presidente del Senato. Questo è un provvedimento estremamente specifico per le ragioni che conosciamo; quindi, in esso non trova adeguata sede la questione di estendere la materia di osservazione e, eventualmente, di voto al problema dei piccoli Comuni o dell'unico turno per l'elezione di sindaco e Presidente di Provincia. Siccome il sottosegretario Davico ha annunciato, come già prima di lui il ministro Maroni, che nella Carta delle autonomie andremo ad affrontare e risolvere qualcuno di questi temi, credo che la discussione in oggetto sia utile anche in questa sede. Porci i problemi serve per dare al Ministero dell'interno, al sottosegretario Davico e, prima di lui, al ministro Maroni qualche logica in relazione a queste problematiche. Qui noi troviamo l'emendamento 3.0.3, che ha come primo firmatario il senatore Bianco e che - lo ribadisco - è stato dichiarato improponibile per le ragioni che ho spiegato (ma che tanto meglio di me ha spiegato il Presidente del Senato), dove si consente il terzo mandato consecutivo nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti. Abbiamo poi l'emendamento 3.0.100, a firma del senatore Zanetta, dove invece si consente il terzo mandato consecutivo nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti. Bisogna porsi il problema, in questo momento, con un puro intento speculativo, come dicevo (intendendo ovviamente il dato intellettuale e non un atto di speculazione), perché si rimanga fermi su determinati numeri e non si pensi invece ad altri. Noi sappiamo che i Comuni fino a 5.000 abitanti sono più di 5.000, quindi l'inserimento di un terzo mandato per i sindaci di tutti questi Comuni avrebbe un peso notevole sul contesto elettorale in generale. Si metterebbe in difficoltà anche un principio di razionalità, perché i Comuni fino a 5.000 abitanti hanno già una certa consistenza, oltre ad essere tantissimi, come ho ricordato.
Una proposta che non è contenuta nel testo, ma che fa parte del nostro bagaglio di nozioni, è quella di limitare la possibilità di un terzo mandato ai sindaci di Comuni sotto i 1.000 abitanti, con il ragionamento che in questi Comuni così piccoli il ricambio amministrativo è estremamente difficile. Pertanto, limitando a due mandati la possibilità per un buon sindaco di ricandidarsi, si provocano situazioni spesso negative, addirittura al limite del comico o del cattivo gusto. Quando il sindaco, dopo due mandati, fa candidare la moglie, la cugina, un figlio o un parente prossimo, probabilmente riesce lo stesso a vincere le elezioni, ma sostituisce a se stesso persone che non hanno capacità amministrativa, che non sono in grado di reggere il confronto diretto che il sindaco deve avere con la società intesa nel senso più ampio. Quindi, se quel sindaco, dopo aver completato due mandati, pensa di governare attraverso i parenti (intendendo il concetto in senso lato), ciò finisce per danneggiare l'ente, soprattutto se è di piccole dimensioni.
Pertanto, sottosegretario Davico, nel caso di Comuni fino a 1.000 abitanti, credo che sia necessario prevedere la possibilità di un terzo mandato per il sindaco.
Peraltro, il discorso del terzo mandato in sé non ha un grande significato. Si potrebbe stabilire che, come avveniva una volta, è possibile ricandidarsi più volte, anche fino a cinque. Infatti, nei casi in cui la scelta amministrativa è molto limitata, se c'è un buon sindaco, la sua amministrazione dovrebbe poter andare avanti fino a quando le forze lo reggono e finché continua ad essere eletto grazie al consenso dei suoi compaesani.
Potremo poi trasferire questi concetti anche in situazioni più ampie. La ratio del divieto per un sindaco di andare oltre i due mandati era quella di evitare - così si diceva - l'incrostazione di potere. Infatti, esagerare con gli anni di sindacatura poteva creare una situazione per cui il sindaco finiva per abusare del suo successo e mettere in difficoltà l'ente.
Abbiamo visto che in fondo non è così: chi vuole abusare della situazione del proprio ente può farlo anche al primo mandato o al secondo, perciò la limitazione sta diventando, alla luce dell'esperienza, irrazionale. Anche su questo, dunque, signor Sottosegretario, la invito a meditare. Passare da due a tre mandati è molto semplicistico, nel momento in cui si finisce per non comprendere più bene la ratio - della quale parlavo - del divieto di andare oltre i due mandati. Se un sindaco ha successo, forse è inutile limitarne il mandato, indipendentemente dalla popolazione del Comune. Quello che poi non capisco - me lo spiegherà il collega Zanetta, tanto amico e tanto stimato - è come mai si voglia abolire il doppio turno per l'elezione del sindaco nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, e non in quelli con popolazione inferiore. In questo modo, infatti, si eviterebbe ad esempio il ballottaggio nel Comune di Milano, mentre in qualche Comune con popolazione al di sotto dei 15.000 abitanti, esso continuerebbe ad esistere. Sono d'accordo con la sua linea di evitare i ballottaggi che, anche per i presidenti di Provincia, vedono un afflusso alle urne percentualmente molto più basso rispetto a quello del primo turno: sono momenti elettorali faticosi ed ovviamente raddoppiano i costi della consultazione elettorale. Le stesse ragioni che hanno dogmaticamente sorretto l'esigenza teorica del ballottaggio, alla luce della verifica fattuale negli anni, non hanno più particolari ragioni per esistere: anche su questo punto, quindi, signor Sottosegretario, occorre riflettere. Il nostro non è un Paese da ballottaggi: oltretutto da noi il ballottaggio è sottratto a quelle tradizioni che possono esserci per esempio in Francia, dove sappiamo che il sistema del doppio turno a ballottaggio è consolidato anche alle elezioni politiche, è ben accettato dai cittadini ed è ben considerato dalla classe politica. Abbiamo dunque bisogno, in tempi brevi, di porre in essere meccanismi che non portino le elezioni a durare quasi un mese.
PRESIDENTE. Senatore Boscetto, la invito a concludere.
BOSCETTO (PdL). Le chiedo scusa, signor Presidente, ma questa problematica mi stimola, anche perché sono stato presidente di Provincia, consigliere comunale, per cui ho vissuto queste problematiche settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. Accetto comunque il suo cordiale e cortese richiamo, sottolineando come questi pochi concetti che ho espresso - tante altre cose si potevano dire! - siano propedeutici a quella Carta delle autonomie che in tempi brevi sarà esaminata in Commissione, e poi in Aula, ed alla quale dobbiamo tentare di dare un apporto preventivo, affinché il testo sul quale andremo a lavorare sia già molto ben meditato, possibilmente distaccandoci dalle incrostazioni che si sono create nel tempo. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e IdV). PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
MALAN, relatore. Signor Presidente, la mia sarà una breve replica, in modo da lasciare il tempo adeguato per le votazioni.
Volevo innanzitutto ringraziare i senatori Vita, Pardi, Ferrara, Saltamartini, Bodega e Boscetto per il contributo dato alla discussione: si tratta di un argomento importante di cui è bene studiare i dettagli. In particolare, il senatore Vita ha ricordato l'importanza di pubblicizzare la data entro la quale bisogna fare la scelta per gli italiani che votano all'estero. È prevista infatti una data limite, entro la quale bisogna chiedere di votare all'estero, e ciò per dare il tempo di cancellare l'elettore - ovviamente solo per queste elezioni - dalle liste elettorali del proprio Comune, in modo da evitare il doppio voto, cioè per impedire che qualcuno voti sia all'estero che in Italia. Vorrei dire qualche parola sugli emendamenti, giustamente ritenuti improponibili perché non potevano entrare nella particolare tipologia di provvedimento che affrontiamo, in particolare perché introducono temi che dovremo affrontare in futuro e che solo la particolare situazione nella quale ci troviamo ci impedisce di approfondire: ad esempio, le proposte dei senatori Gamba ed altri, Contini ed altri, che volevano rendere definitiva questa disciplina per gli italiani all'estero. Si potrà sicuramente fare questo in seguito. Il senatore Esposito ha proposto un emendamento per includere anche i marittimi italiani all'estero tra coloro che possono esprimere il voto in quanto temporaneamente residenti all'estero. È necessità che era stata avanzata anche dal senatore Nespoli in Commissione: anche questo è un punto sul quale bisognerà tornare. Per intanto è importante varare il provvedimento all'esame, che comunque rappresenta, sia pure soltanto per questa scadenza, una importante agevolazione a tutti per esprimere il proprio voto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, nulla da aggiungere alle considerazioni del relatore, se non la comunicazione al senatore Vita che tutta la problematica relativa all'informazione e pubblicizzazione delle elezioni per i cittadini neocomunitari è già in atto. Dal Ministero dell'interno sono già partite le comunicazioni dirette alle prefetture che hanno già diramato a tutti i sindaci l'invito alla massima pubblicizzazione di tutte le normative necessarie per l'adempimento elettorale. Analogamente, per i cittadini ammalati, tutta la macchina organizzativa è in atto. Nell'altro ramo del Parlamento, inoltre, è in Commissione un provvedimento per l'accesso al voto dei cittadini inamovibili da casa. Si tratta di un'ulteriore estensione per quei cittadini che non possono muoversi dalla propria abitazione o perché attaccati alle macchine - era già prevista questa normativa per loro - o perché affetti da gravissime patologie. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
MONGIELLO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, sul testo, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, a condizione che, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'articolo 4 le parole: "senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato" siano sostituite dalle altre: "senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Osserva poi che, sebbene i nuovi oneri recati dal provvedimento siano coperti sul fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle elezioni politiche, ossia sul bilancio a legislazione vigente, tuttavia, il decreto-legge innova la legislazione vigente riducendo il periodo di apertura delle urne unificando così le modalità per tutti i tipi di elezione e determinando un sensibile risparmio. Sarebbe quindi più corretto, in occasione di analoghi provvedimenti, prevedere un meccanismo esplicito di compensazione tra i risparmi associati a modifiche legislative (quantificati nel dettaglio con la relazione tecnica) ed i nuovi oneri introdotti con il provvedimento.
Per quanto concerne gli emendamenti, esprime parere non ostativo, ad eccezione delle proposte 2.100, 2.0.103, 2.0.104 e 3.100, sulle quali il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, nonché delle proposte 4.0.1 e 4.0.2, sulle quali il parere è di contrarietà semplice.".
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti 1.300 (testo corretto) e 2.300 trasmessi dall'Assemblea al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo». PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che sono da ritenersi improponibili per estraneità alla materia oggetto del provvedimento in esame emendamenti e ordini del giorno che abbiano a riferimento la ridefinizione delle circoscrizioni elettorali, la sottoscrizione delle liste dei candidati, il divieto del terzo mandato consecutivo per i sindaci, l'abolizione del doppio turno per l'elezione del presidente della Provincia, l'abolizione del doppio turno per l'elezione del sindaco nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, i rimborsi elettorali relativi alle elezioni politiche, la revisione della disciplina generale del voto dei cittadini temporaneamente residenti all'estero.
Pertanto, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, sono improponibili i seguenti emendamenti: 1.0.1, 1.0.2, 2.100, 2.0.103, 2.0.104, 3.0.3, 3.0.100, 3.0.101, 3.0.102, 4.0.1, 4.0.2 e 4.0.100. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
MALAN, relatore. Signor Presidente, questa mattina, nel corso della discussione del disegno di legge per la modifica della legge elettorale europea, dai colleghi Oliva e Pistorio era stato presentato un emendamento per inserire, in quel provvedimento, l'aumento da 20 a 30 millimetri del diametro dei contrassegni che vengono pubblicati sulleschede elettorali. Si tratta di una norma che è stata introdotta con la legge elettorale n. 270 del 2005per le elezioni nazionali, mentre per le elezioni europee vige ancora la vecchia norma, che riporta nell'Allegato B) uno schema di scheda elettorale in cui il contrassegno è soltanto di 20 millimetri. L'innovazione di passare da 20 a 30 millimetri è stata molto apprezzata dagli elettori, specialmente da coloro che non hanno una vista perfetta, ed è sicuramente un'esigenza avvertita: già stamattina il ministro Calderoli aveva preso la parola, dopo essersi consultato con il senatore Ceccanti ed il sottoscritto, relatori su quel provvedimento, ritenendo importante approfondire tale aspetto. Tale norma non poteva essere approvata in quella sede, considerato l'obiettivo estremamente mirato di quel disegno di legge che, inoltre, era già stato approvato alla Camera, per cui avremmo dovuto prevedere un ulteriore passaggio parlamentare solo per quella modifica. Era stato pertanto preannunciato che essa sarebbe stata introdotta nel provvedimento al nostro esame questo pomeriggio (come poi è stato fatto): se ne prevede l'inserimento nell'articolo 1, per cui si tratta di nuovo di una norma transitoria nell'ambito dei provvedimenti che vengono assunti per rendere possibile l'accorpamento delle elezioni e le particolari modalità seguite nel procedimento elettorale. Pertanto, ove questo emendamento venisse approvato, anche in queste elezioni ci sarà la possibilità di avere sulle schede simboli più grandi e più leggibili da un lato, venendo incontro alle esigenze degli elettori dall'altro, rendendo più difficile la confusione tra simboli che si somigliano, sia che si tratti di casualità sia perché magari qualcuno ha pensato di prendere qualche voto in più con un simbolo che può somigliare a quello di qualche altro partito caratterizzato da un sostegno maggiore. Faccio presente che il testo dell'emendamento è da intendersi lievemente corretto - era stato scritto in modo affrettato dal relatore - per cui le parole «le dimensioni dei» sono state soppresse e restano le parole «i contrassegni di tutte le liste di candidati sono riportati nelle schede con il diametro di mm 30. I contrassegni depositati a tal fine devono avere le stesse dimensioni». Questo si riferisce, tra l'altro, anche alle elezioni provinciali e comunali. PRESIDENTE. Una domanda, senatore. Lei parlava poc'anzi di norma transitoria. Vorrei comprendere il senso della transitorietà della norma. È una norma a regime o è intesa soltanto per questa competizione elettorale? MALAN, relatore. È intesa per questa competizione elettorale, in quanto la modifica è inserita all'articolo 1 che, al primo comma, inizia con le parole «Limitatamente all'anno 2009, in caso di contemporaneo svolgimento delle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia con il primo turno di votazione per le elezioni dei presidenti della provincia, dei sindaci e dei consigli provinciali e comunali, anche quando disciplinate da norme regionali, lo svolgimento delle operazioni elettorali è regolato dalle seguenti disposizioni». Naturalmente la più importante, che dà luogo a tutto il resto delle disposizioni, è quella riguardante gli orari di votazione; tra le altre disposizioni ci sarà, qualora questo emendamento fosse approvato, quella sul contrassegno maggiormente leggibile che, essendo inserita in questo comma, resta applicabile soltanto alle consultazioni di quest'anno. PRESIDENTE. La ringrazio. Rimane la perplessità della Presidenza, con tutto il rispetto per la nostra attività legislativa, sull'opportunità di prevedere questa norma come transitoria e non come norma a regime. Forse, non dico una collocazione più opportuna, perché in effetti questo è un decreto-legge ad hoc, ma un inserimento con un'espressione che dia il senso non della transitorietà, ma della stabilità della modifica potrebbe rendere un miglior servizio anche per il futuro. La mia è una semplice osservazione, visto che si sta ovviando giustamente ad un'anomalia, posta da alcuni colleghi, sulla differenza di dimensioni dei simboli tra elezioni politiche ed europee. In questo caso stiamo intervenendo soltanto per le elezioni europee, ravvisando comunque che l'anomalia esiste. MALAN, relatore. Signor Presidente, la sua osservazione è estremamente appropriata. Pertanto, si potrebbe pensare di accantonare questo emendamento e gli altri relativi all'articolo 1, inclusi gli aggiuntivi, in modo da poterlo studiare meglio e riscriverlo in modo che resti una norma definitiva. PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, gli emendamenti riferiti all'articolo 1 sono accantonati. Passiamo quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
MALAN, relatore. Illustro l'emendamento 2.300. Si tratta di una norma che consentirà, se approvata, l'istituzione di un numero minore di sezioni per lo svolgimento di elezioni per gli italiani residenti all'estero. Attualmente la norma su cui si interviene prevede un massimo di 1.600 elettori per ogni sezione che viene istituita. Questo emendamento porterebbe il numero massimo a 3.000 e di conseguenza sarebbe possibile un notevole risparmio. Il Ministero dell'interno e il Ministero degli esteri sono stati consultati: entrambi ritengono fattibile questa innovazione, confermando che si tratterebbe di risparmiare una somma notevole. Credo pertanto che fosse opportuno presentarlo, sia pure fuori dai termini previsti per la presentazione degli emendamenti. Del resto, credo che la norma sia molto chiara. GAMBA (PdL). Signor Presidente, colleghi, gli emendamenti 2.100 e 2.0.103 che ho presentato insieme alle colleghe Contini e Licastro Scardino sono volti ad estendere l'efficacia delle norme, molto opportunamente contenute nel decreto-legge in esame, con riferimento alle modalità di voto degli italiani temporaneamente all'estero ed in particolare dei militari impegnati nelle missioni internazionali all'estero. È, infatti, un tema che sta particolarmente a cuore a coloro che si sono occupati con maggiore attenzione delle vicende che interessano i nostri militari, come si è potuto verificare in Aula qualche ora fa in sede di conversione in legge del decreto-legge relativo alla proroga delle missioni internazionali. Tali norme, già previste per le elezioni politiche del 2008, hanno dato un'ottima prova e sono dunque state opportunamente riprese in questo decreto-legge con riferimento alle elezioni europee, con qualche ulteriore miglioramento opportunamente evidenziato dal relatore. Ci sembrava di venire incontro ad un'esigenza ampiamente avvertita anche nell'ambito di vari settori governativi, e certamente nell'ambito del settore della difesa, proponendo che l'applicazione di tali norme fosse estesa anche al di là del caso specifico che ci vede impegnati per le elezioni del 2009, in particolare quelle europee.
Pertanto, comprendiamo le ragioni di opportunità che hanno portato alla dichiarazione di improponibilità dei due emendamenti, anche se riteniamo che non si riscontrasse l'estraneità di materia in quanto non ricorrono quegli elementi che il Presidente ha illustrato ieri, in occasione della discussione sul disegno di legge in materia elettorale con riferimento al tema delle elezioni europee. Come ricordato dallo stesso relatore Malan, chiediamo quindi che il Governo predisponga al più presto un provvedimento, nelle forme che saranno ritenute più opportune, volto a garantire che la disciplina, sia pur non definitiva in quanto sempre modificabile dalle Aule parlamentari attraverso nuovi provvedimenti qualora se ne ravvisasse la necessità, possa essere normalmente utilizzata sia per l'elezione del Parlamento europeo, sia per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato, ma anche, come previsto dal successivo articolo 3, per i referendum abrogativi ed, eventualmente, per quelli di natura confermativa ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione. Si auspica che al più presto, condividendo quanto detto dal relatore, possa essere resa quanto meno stabile, se non definitiva, una disciplina che ha l'indubitabile vantaggio di avere ovviato anche alle difficoltà che si erano riscontrate in occasione delle elezioni del 2006 per le votazioni degli italiani temporaneamente all'estero; difficoltà che invece nelle ultime elezioni sono state opportunamente affrontate con le norme richiamate nel decreto-legge in fase di conversione. PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
MALAN, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 2.300. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
INCOSTANTE (PD). Poiché l'emendamento 2.300 tratta la questione del riaccorpamento delle sezioni elettorali, chiedoalla Presidenza, al relatore e al rappresentante del Governo di poterlo accantonare per verificare le ripercussioni che si potranno avere sui territori e dunque esprimere più compiutamente, magari nella giornata di domani, un voto al riguardo. PRESIDENTE. La Presidenza non ha alcun problema, visto che sono già stati accantonati degli emendamenti.
MALAN, relatore. Sono d'accordo. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Anch'io sono d'accordo.
PRESIDENTE. L'emendamento 2.300 è pertanto accantonato.
Colleghi, poiché restano da esaminare gli emendamenti riferiti agli articoli 3 e 4 del decreto-legge, proporrei, se siete d'accordo, di proseguire fino alla chiusura dei nostri lavori con l'illustrazione di tutti gli emendamenti, rinviandone la votazione a domattina, dal momento che l'esame di questo provvedimento non si esaurirà comunque in serata, visto che ci sono stati degli accantonamenti. Quindi, se l'Assemblea è d'accordo, suggerirei di continuare con le illustrazioni, ma senza passare alle votazioni. (Applausi dal Gruppo PdL). Poiché non si fanno osservazioni, così rimane stabilito.
Passiamo dunque all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
Prima, però, consento ai senatori di defluire, in modo tale che chi deve illustrare possa farlo in un ambiente consono. Colleghi, vi pregherei cortesemente di lasciare l'Aula ove non foste interessati ad ascoltare l'illustrazione degli emendamenti e di farlo con una certa celerità per consentire la ripresa dei lavori. ZANETTA (PdL). Signor Presidente, condivido il suo giudizio di improponibilità, ma collegandomi anche all'intervento del senatore Boscetto, voglio significare al Governo l'importanza degli emendamenti presentati a mia firma. L'emendamento 3.0.100 tratta la questione riferita alla possibilità di un terzo mandato per i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti: credo che su questo il Governo stia ragionando e mi auguro ci possa essere un accoglimento nell'iter dei provvedimenti che verranno successivamente presentati. Gli emendamenti 3.0.101 e 3.0.102 riguardano l'eliminazione del turno di ballottaggio: se vogliamo considerare il rispetto che dobbiamo all'elettore, il quale va tranquillamente a votare e pensa di esprimere il proprio consenso e quindi il suo consenso deve essere esaltato e tenuto in considerazione, credo che affrontare il tema dell'eliminazione del ballottaggio sia un dovere. Invito il Sottosegretario a considerare, all'interno della discussione riferita al codice delle autonomie, anche l'eliminazione del turno di ballottaggio sia per i Comuni con più di 15.000 abitanti nel caso di elezione del sindaco sia per l'elezione del Presidente della Provincia. PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
MALAN, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 4.300 riporta semplicemente una norma richiesta dalla Commissione bilancio, per specificare che le misure previste nell'articolo stesso non devono comportare oneri. In sostanza, i funzionari che vanno a sostituire i componenti titolari di quelle Commissioni elettorali lo fanno nell'ambito dei loro compiti, senza che questo dia loro diritto a emolumenti aggiuntivi, non gravando quindi sul bilancio dello Stato.
Come concordato, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Sui lavori del Senato PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che le interrogazioni a risposta immediata al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previste per la seduta pomeridiana di domani, concerneranno oltre agli argomenti già previsti, e cioè: condizioni di rischio sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria; privatizzazione della società Tirrenia e collegamenti con le isole minori, anche la disciplina del servizio di noleggio con conducente. Sull'incendio del CIE di Lampedusa
Per lo svolgimento di un'interrogazione MARAVENTANO (LNP). Domando di parlare.
MARAVENTANO (LNP). Signor Presidente, cari colleghi, desidero portare alla vostra attenzione l'evento tragico che oggi ha colpito la mia isola: il centro d'identificazione ed espulsione di Lampedusa è stato vittima di un incendio doloso, da parte dei clandestini. Sono veramente disperata, perché ormai da tanti anni subiamo tutto questo. Quest'evento è irresponsabile, non disperato, cari colleghi di sinistra, mi dispiace che in tutti questi anni stiate portando avanti questo tipo di politica. (Commenti della senatrice Incostante).
Si tratta di un evento che oggi avrebbe potuto veramente provocare una tragedia a Lampedusa: tutte le forze dell'ordine sono state impegnate e non eravamo pronti per affrontare una situazione di questo tipo. Infatti, vorrei ringraziare le forze dell'ordine (sia i poliziotti sia i vigili del fuoco), che oggi hanno affrontato un momento veramente particolare. Andremo avanti, però, perché chiederò al Ministro di farlo: il nostro Paese ci chiede sicurezza e di rispedire costoro a casa. In questi anni e soprattutto negli ultimi mesi tutti sappiamo quello che è successo nel nostro Paese, soprattutto con riguardo alle violenze. Questa gente, quindi, visto che è così irresponsabile, deve ritornare a casa propria. Pertanto, chiedo con forza al ministro Maroni di andare avanti con il nostro progetto (Applausi dal Gruppo LNP). Questo è un progetto importante per il nostro Paese. Scusatemi, colleghi, sono veramente arrabbiata, perché in questi mesi ho subito... (Commenti dal Gruppo PD). Non fomentate continuamente, perché non fate altro che fomentare e questa cosa mi ha dato e mi sta dando molto fastidio, soprattutto negli ultimi mesi, in cui siete venuti a Lampedusa a fomentare. Devo dare a qualcuno la responsabilità di tutto quanto è successo.
Desidero concludere il mio intervento dicendo veramente al ministro Maroni di andare avanti e non fermarci, perché il nostro Paese tutti i giorni ci chiede di rispedirli a casa, perché abbiamo bisogno di sicurezza: quindi, questa gente deve ritornare a casa. (Commenti del senatore Marino Mauro Maria). LUMIA (PD). Domando di parlare.
LUMIA (PD). Signor Presidente, mi soffermerò brevemente su due questioni. Una prima questione... (Scambio di invettive tra i senatori Torri e Marino Mauro Maria).
PRESIDENTE. Che succede? Calma, colleghi; prego, senatore Lumia, parli pure. LUMIA (PD). Signor Presidente, mi soffermerò su due questioni, affrontando, in primo luogo, la vicenda di Lampedusa. Anche noi esprimiamo il nostro vivo dispiacere per l'incendio che si è sviluppato nel centro e anche noi esprimiamo piena solidarietà alle forze dell'ordine e ai vigili del fuoco che si sono adoperati in un contesto difficile per evitare che potesse consumarsi un'immane tragedia. Sul tema del collegamento sicurezza-immigrati ci dividono dalla maggioranza profonde divergenze che non voglio ora ripetere. In merito alla vicenda di Lampedusa non ho mai usato parole che potessero essere ricondotte ad un atteggiamento strumentale. Penso che anche la collega Maraventano possa convenire sul fatto che caricare quell'isola del problema complessivo della sicurezza e del respingimento degli immigrati irregolari possa essere eccessivo. E non penso che il ruolo che abbiamo assegnato a Lampedusa possa essere condiviso da tutti. C'è bisogno di una profonda revisione della funzione che abbiamo assegnato a quella piccola isola. È sbagliato sovraccaricarla di compiti, di spese, di una condizione sociale esagerata. Pertanto, signor Presidente, penso che, anche alla luce di quello che è avvenuto stamattina, lei si debba fare carico di intervenire presso il Governo per impedire che su quell'isola possa continuare a pesare una richiesta di intervento così forzata in grado di mettere a dura prova sia la struttura di accoglienza lì presente, sia, complessivamente, la tenuta sociale della comunità di Lampedusa. La seconda questione, signor Presidente, sulla quale penso che da parte sua e di tutti debba essere prestata la massima attenzione, riguarda il problema del collegamento con le piccole isole. Lei sa che sono in corso diverse proteste, anche clamorose, come quella del consiglio comunale di Lipari che si trasferisce a Sanremo per protestare contro i tagli alla Siremar. A tal proposito, le chiedo, signor Presidente, di sollecitare al Governo una risposta immediata all'interrogazione 3-00472, pubblicata il 13 gennaio 2009 e di cui sono primo firmatario, che tratta proprio della questione dei collegamenti marittimi. Signor Presidente, sono state fatte delle promesse. Il Governo aveva assunto degli impegni. Era stato anche promesso specificamente lo stanziamento di 46 milioni di euro. Così non è stato. Credo sia giunto il momento perché il Governo si assuma le proprie responsabilità in modo chiaro e netto in quest'Aula solenne, e si presenti in questa sede per riferire, attraverso la risposta all'interrogazione suddetta, cosa realmente intenda fare in merito ai collegamenti con le isole minori, affinché possa essere avviato un rapporto trasparente con i sindaci e con le comunità locali e il Parlamento possa essere messo al corrente delle vere intenzioni del Governo. Pertanto, signor Presidente, le chiedo nuovamente di sollecitare la risposta all'interrogazione, in modo tale che insieme si possa trovare la migliore soluzione, una soluzione che possa essere corrispondente a quello che le comunità delle isole minori richiedono a tutti noi. PRESIDENTE. Senatore Lumia, rispondo immediatamente a questa sua ultima richiesta, segnalandole che domani pomeriggio il ministro Matteoli sarà presente in Aula per rispondere alle interrogazioni a risposta immediata che avranno come oggetto non soltanto la questione della privatizzazione della società Tirrenia, ma anche quella dei collegamenti con le isole minori. Pertanto, domani pomeriggio sarà possibile ascoltare il Ministro in merito e lei sicuramente potrà esprimere le sue osservazioni, con riguardo anche all'interrogazione presentata sul tema da lei sollevato. Quanto alla prima parte del suo intervento, le significo che questa Presidenza richiederà al ministro Maroni di riferire in Senato sul tema Lampedusa. Vi era già stato un impegno in tal senso da parte del Ministro, che poi non ha potuto onorarlo perché in contemporanea si trovava all'estero proprio per la conclusione di Trattati bilaterali in relazione ai problemi dell'immigrazione (credo che in quei giorni fosse in Tunisia o in Libia). Torneremo comunque a chiedere al ministro Maroni, che - ripeto - aveva già dato la sua disponibilità, a venire a riferire in Senato sul tema complessivo Lampedusa.
MARAVENTANO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Brevemente, però.
MARAVENTANO (LNP). Signor Presidente, volevo ringraziare - per carità! - il collega Lumia per l'interesse mostrato per la mia isola. Solo che se ne interessa ora e a Lampedusa in questi anni non c'è mai stato. Senatore Lumia, di Lampedusa me ne occupo io. Ti ringrazio se ci vuoi dare una mano, perché io accetto la disponibilità dei colleghi; per le isole minori, l'accetto volentieri, perché la lotta sarà dura, e tu lo sai, ma per Lampedusa già basta un senatore. Non ti preoccupare che il Governo a Lampedusa ci sta pensando.
PRESIDENTE. Senatrice Maraventano, c'è anche il detto «l'unione fa la forza».
Interpellanze e interrogazioni, annunzio PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza un'interpellanza e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
per le sedute di giovedì 19 febbraio 2009 PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 19 febbraio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
(Vedi ordine del giorno) La seduta è tolta (ore 19,50).

References: ARTICOLO 01

ARTICOLO 8
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