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Timestamp: 2017-01-18 02:29:07+00:00

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⭐Videosorveglianza Strumenti informatici e Videosorveglianza sul lavoro e tutela della riservatezza dei lavoratori. Intro Art.4 e 8
Videosorveglianza Strumenti informatici e Videosorveglianza sul lavoro e tutela della riservatezza dei lavoratori. Intro Art.4 e 8
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1 Videosorveglianza Strumenti informatici e Videosorveglianza sul lavoro e tutela della riservatezza dei lavoratori. Intro Si confrontano la privacy dei lavoratori sul luogo di lavoro ed il legittimo esercizio dei poteri di controllo del datore di lavoro. Il Garante della Privacy nell ambito del rapporto di lavoro in genere e dei possibili controlli in particolare, ha rilevato molti casi di denuncia di violazione della privacy o di illegittimo o illecito trattamento di dati personali. La comunicazione aziendale di dati, semplicemente comuni, a tutela della riservatezza dei singoli, deve essere effettuata con modalità che evitino la diffusione a soggetti non interessati e non incaricati del trattamento di dati (cedolini in busta chiusa o in plichi spillati, invito al ritiro diretto, comunicazioni telematiche individuali). La vigilanza sul lavoro necessaria nell'organizzazione produttiva, non deve essere esasperata dall'uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa anelastica, eliminando ogni riservatezza e autonomia nello svolgimento del lavoro. Si moltiplicano gli strumenti che determinano un possibile controllo a distanza dell attività lavorativa: computer, telefoni cellulari, badge, tecnologie biometriche, smartphone, RFID, NFC, videosorveglianza. La casistica si è via via ampliata negli ultimi anni evidenziando proprio la capacità di intrusiva di tali strumenti tecnologici pure indispensabili allo svolgimento dell attività lavorativa stessa. Nuove tecnologie sempre più avanzate che semplificano e rendono più efficiente, efficace e sicura l attività lavorativa, nello stesso tempo possono essere impropriamente utilizzate da parte del datore di lavoro come strumenti di controllo a distanza e di raccolta di dati illegittimi, ledendo il diritto dei lavoratori alla riservatezza, difeso da due norme fondamentali dello Statuto dei lavoratori, l art. 4 e l art. 8. Art.4 e 8 Statuto dei lavoratori L art. 4 della l. 300/1970 riguarda l utilizzazione da parte del datore di lavoro di strumenti che consentono il controllo a distanza sull attività dei lavoratori. Non mira ad escludere ogni controllo sull adempimento della prestazione ma solo quelle forme di controllo che per le modalità con cui avvengono appaiono lesive della dignità del lavoratore. Inoltre l estrema genericità della terminologia utilizzata impianti ed apparecchiature di controllo consente di adattare la norma ai mutamenti derivanti dal sopravvenire di sempre nuove tecnologie che presentino tale potenzialità. Prescrive al datore di lavoro che voglia/debba installare impianti per ragioni di sicurezza ovvero per esigenze organizzative o produttive, di pervenire ad un accordo con le rappresentanze dei lavoratori (r.s.a. o commissione interna) ovvero in loro assenza o nel caso di mancato accordo di essere autorizzato dall Ispettorato del lavoro. L art. 8 concerne più in generale la possibilità di accedere ai dati riferibili alle opinioni politiche, religiose o comunque che riguardino lo stato di salute del dipendente. Garante Nel provvedimento del 29 novembre 2000 il Garante richiamò la necessità di rispettare il divieto di controllo a distanza dei lavoratori previsto dall art. 4, al punto 5 del decalogo delle regole di difesa della privacy. Il provvedimento del Garante dell 11 dicembre del 2000 si occupava di cartellini identificativi, sui quali è sufficiente riportare codice identificativo, nome o anche solo il ruolo professionale svolto, salvo i casi in cui l indicazione sia frutto di un accordo aziendale di integrazione al contratto individuale di lavoro. Successivamente nel provvedimento del , concentrandosi sulle apparecchiature di videosorveglianza, il Garante ha precisato che occorre rispettare il divieto di controllo a distanza dell attività lavorativa sia all interno degli edifici che in altri luoghi di lavoro come gli autobus, nell uso di videosorveglianza, impiegata per esigenze organizzative, produttive e di sicurezza del lavoro, inclusa l erogazione telematica di servizi mediante i "web contact center" (art. 4 legge n. 300/1970; art. 2 d.lg. n. 165/2001). E inammissibile l installazione di sistemi di videosorveglianza in luoghi riservati esclusivamente ai lavoratori o non destinati all attività lavorativa (ad es. bagni, spogliatoi, docce, armadietti e luoghi ricreativi). Ugualmente le telecamere installate su autobus non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida, e le immagini, raccolte per finalità di sicurezza e di eventuale accertamento di illeciti, non possono essere utilizzate per controlli, anche indiretti, sull attività lavorativa degli addetti. Eventuali riprese televisive sui luoghi di lavoro per documentare attività od operazioni solo per scopi divulgativi o di comunicazione istituzionale o aziendale, e che vedano coinvolto il personale dipendente, possono essere assimilati ai trattamenti temporanei finalizzati alla pubblicazione occasionale di articoli, saggi ed altre manifestazioni del pensiero. In tal caso, alle stesse si applicano le disposizioni sull attività giornalistica contenute nel Codice, fermi restando, comunque, i limiti al diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza, nonché l osservanza del codice deontologico per l attività giornalistica ed il diritto del lavoratore a tutelare la propria immagine opponendosi anche, per motivi legittimi, alla sua diffusione. Cass. n. 4776/2002. E illegittimo l uso di software che rilevi data, ora e durata della chiamata in entrata ed in uscita di lavoratori di un call center e non sono utilizzabili i dati così raccolti, a meno che non sia stato concluso un accordo con la parte sindacale Trib. Milano Sono invece legittimi i cosiddetti controlli difensivi, diretti ad accertare condotte illecite del lavoratore, nell'accesso ad aule riservate o nell uso ingiustificato e personale del telefono aziendale, anche senza un previo accordo sindacale, poiché gli apparecchi restano fuori dall'applicazione dell art 4 Corte App. Milano, E illegittimo l uso di un software in grado di acquisire automaticamente le navigazioni internet dei singoli lavoratori conservando i dati per due mesi, come il monitoraggio continuativo,2 non concordati con le rappresentanze sindacali, né autorizzati dall Ispettorato, sugli accessi ad internet e la conservazione dei dati acquisiti perché realizzano un controllo a distanza dell attività lavorativa. L esigenza di contrastare condotte illecite dei dipendenti non può giustificare l annullamento di ogni forma di garanzia della dignità e riservatezza del lavoratore. Cass /2007. La rilevazione, se non concordata con le rappresentanze sindacali, né autorizzata dall'ispettorato del lavoro, dei dati di entrata ed uscita dall'azienda mediante un'apparecchiatura di controllo predisposta dal datore di lavoro per il vantaggio dei dipendenti come un congegno di sicurezza predisposto nel locale garage ove posteggiare le autovetture dei dipendenti durante l'orario di lavoro, attivabile mediante un tesserino personale assegnato a ciascun dipendente con il quale venivano attivati anche gli ingressi agli uffici - ma utilizzabile anche in funzione di controllo dell'osservanza dei doveri di diligenza nel rispetto dell'orario di lavoro e della correttezza dell'esecuzione della prestazione lavorativa, si risolve in un controllo sull'orario di lavoro e in un accertamento sul "quantum" della prestazione, in contrasto all art. 4, c.2 della legge n. 300\70. E illegittimo, per violazione dell art.4 dello Statuto, il licenziamento di un lavoratore a seguito di rilevazione del reiterato collegamento a siti Internet non lavorativi e ad una casella di posta elettronica personale dati biometrici Per i dati biometrici il Garante opera con il sistema Prior Checking (art. 17 del Codice) in base al quale il titolare del trattamento (nel nostro caso il datore di lavoro) prima ancora di porre in essere - anche in ambito lavorativo - una tecnologia che comporti l uso di dati biometrici, genetici o che consentano la localizzazione di soggetti che ne vengano a contatto, è tenuto a chiedere al Garante (obbligatoriamente) il parere sulla legittimità delle scelte che intende adottare. Il Garante ha sempre ritenuto rispetto all utilizzazione di dati biometrici ed all intromissione nella sfera più strettamente individuale della persona fisica (le impronte digitali, l analisi della conformazione della mano, l impronta dell iride che crittografati sono associati ai dati anagrafici dei soggetti a cui appartengono) ai fini dell identificazione del lavoratore, sebbene non possa non registrarsi una progressiva assuefazione all utilizzo di tali mezzi di identificazione, che l utilizzazione di tali mezzi di identificazione si giustifichi in attuazione dei principi di necessità, proporzionalità, finalità e correttezz, nella peculiarità dell attività svolta. In tale prospettiva quindi ha ritenuto eccedente l uso delle impronte digitali quale strumento identificativo per l accesso in azienda laddove non ricorressero particolari ragioni di cautela ma semplicemente per operare un più sicuro controllo delle presenze. rfid Il Garante, in una nota del 24 agosto 2006, ha ritenuto lecita la modifica del badge aziendale con banda magnetica con altro badge dotato di RFID (Radio Frequency Identification Device) se i rilevatori si collochino in prossimità degli accessi in azienda e siano assenti all interno del complesso aziendale. Il Garante ha invitato il datore a modificare l informativa obbligatoria a norma dell art. 13 del Codice ed ha preso atto della sua disponibilità a fornire ai dipendenti degli involucri protettivi idonei, in ogni caso, ad evitare letture accidentali. L RFID consente non solo l identificazione ai varchi di ingresso ma anche la localizzazione continua del dipendente a prescindere da comportamenti positivi dello stesso per il solo fatto del suo approssimarsi ad un lettore. I dati del lavoratore rilevabili potrebbero riguardare anche informazioni di natura sensibile e consentire indagini sui comportamenti del lavoratore. Questa tecnologia consente potenzialmente di tracciare un soggetto in maniera continuativa ed allo stato anche involontariamente da sistemi estranei. dati comuni Il trattamento dei c.d. dati comuni incontra sempre il limite della tutela della riservatezza. Ad esempio per l inserimento di dati quali le informazioni anagrafiche, la fotografia o anche il curriculum vitae in una rete intranet (accessibile quindi solo dagli altri dipendenti) pur trattandosi di dati tutti nella disponibilità del datore di lavoro, è comunque subordinato alla prestazione del consenso dell interessato poiché tale circolazione di dati, di regola, non è necessaria per dare esecuzione agli obblighi derivanti dal contratto di lavoro. L affissione di dati personali dei dipendenti in bacheche aziendali è ammessa incondizionatamente se necessaria per l esecuzione di obblighi derivanti dal contratto (come ordini di servizio o turni di lavoro feriale o festivo, organizzazione e distribuzione delle mansioni); è illecita in assenza di tale collegamento, come per l affissione degli emolumenti percepiti (salvo ancora una volta che questa non sia per legge prevista) di particolari condizioni contrattuali; delle sanzioni disciplinari irrogate, delle informazioni relative a controversie giudiziarie; delle assenze dal lavoro per malattia (anche se non venga specificata la patologia); dell iscrizione o adesione ad associazioni di qualunque natura. I cedolini paga mensili possono riportare dati sensibili come l indicazione di trattenute relative a versamenti per associazioni sindacali oppure ritenute conseguenti a provvedimenti giudiziari. Lavoro pubblico La comunicazione di dati personali nell ambito del rapporto di lavoro di impiego pubblico ha regole particolari, anche se resta necessario il consenso per pubblicare foto o curricula anche ove la posizione rivestita sia di rilievo partecipazione pubblica. Tale deroga deve contenersi nei limiti della pertinenza, necessità ed essenzialità. Per alcuni lavoratori è prevista la pubblicazione dei dati relativi a retribuzioni o compensi percepiti (oltre ai parlamentari ed ai consiglieri, dirigenti e consulenti, anche di società a prevalente. L integrale contenuto delle dichiarazioni dei redditi non deve essere pubblicato per le possibili informazioni di natura sensibile (lg.296/06 art.1 c.593, Corte Giust causa c-465/2000 e Parere Garante in3 Massimario Garante ). L utilizzo da parte di terzi dei dati diffusi deve essere conforme alle sue finalità e non a fini commerciali.). Il Codice dell amministrazione digitale, il Dlg 82\05, art.54 nel disciplinare il contenuto dei siti delle pubbliche amministrazioni prevede tra l altro che questi necessariamente indichino : a) l'organigramma, l'articolazione degli uffici, le attribuzioni e l'organizzazione di ciascun ufficio anche di livello dirigenziale non generale, nonché il settore dell'ordinamento giuridico riferibile all'attività da essi svolta, corredati dai documenti anche normativi di riferimento;b) l'elenco delle tipologie di procedimento svolte da ciascun ufficio di livello dirigenziale non generale, il termine per la conclusione di ciascun procedimento ed ogni altro termine procedimentale, il nome del responsabile e l'unità organizzativa responsabile dell'istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell'adozione del provvedimento finale, come individuati ai sensi degli articoli 2, 4 e 5 della legge 241\90; d) l'elenco completo delle caselle di posta elettronica istituzionali attive, specificando anche se si tratta di una casella di posta elettronica certificata di cui al decreto PdR 68\05. Sebbene dunque in via generale la diffusione via internet di dati personali dei dipendenti sia subordinata al consenso informato del lavoratore è evidente che l attuazione di queste disposizione individua una di quelle deroghe che autorizzano la pubblicazione (non si dimentichi che anche l indirizzo di posta elettronica è dato personale e questo è spesso idoneo ad identificare la persona del dipendente in quanto ne reca nome e cognome e ne specifica la funzione). Aggiornamento 2010 del Garante Privacy Il Garante della privacy ha aggiornato le direttive per la tutela dei cittadini e dei lavoratori in materia di videosorveglianza il 29 aprile Il provvedimento riguarda principalmente l installazione di telecamere in spazi pubblici poste a controllo di singoli cittadini e di clienti che vi circolino, nelle strade dello shopping, nei centri commerciali, negli studi professionali privati. Le telecamere di videosorveglianza sui luoghi di lavoro hanno uno scopo preventivo anti criminale di cui i cittadini devono essere informati con cartelli specifici che indichino le aree videosorvegliate. Il rispetto dei principi generali del nuovo provvedimento del Garante per la privacy, permette di non richiedere il consenso degli interessati per le videoriprese. Condizioni per installare telecamere di videosorveglianza sul posto di lavoro Tali condizioni sono: 1 ) le immagini registrate possono essere conservate per un periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore. Si possono superare le 24 ore solo in caso di esigenze tecniche (ad esempio per i mezzi di trasporto) o per la particolare rischiosità dell attività (ad esempio, in una banca l esigenza può essere giustificata per identificare gli autori di una rapina). 2) I sistemi che integrano la ripresa con videocamera a meccanismi di acquisizione di dati biometrici (ad esempio l iride dell occhio) devono essere verificati dal Garante della privacy prima del loro utilizzo; 3) negli ospedali è vietata l acquisizione di immagini di persone malate mediante l utilizzo di monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico; 4) i dati raccolti mediante sistemi di videosorveglianza devono essere protetti con misure di sicurezza che riducano al minimo i rischi di distruzione, di perdita e di accesso non autorizzato. La problematica della tutela della privacy del cittadino nel caso di videosorveglianza e sistemi di sicurezza riguarda anche il rapporto di lavoro. In linea generale il provvedimento non tocca le garanzie di cui all art. 4 dello Statuto dei lavoratori che, vieta il controllo a distanza dell attività lavorativa. Pertanto, se non c è stato un esplicito accordo con i sindacati o non si è provveduto a richiedere la dovuta autorizzazione alla Direzione Provinciale del Lavoro, l installazione di telecamere sul luogo di lavoro è vietata. L utilizzo di sistemi di videosorveglianza mirati al controllo dei lavoratori prevede una multa che va da 154 a euro oppure l arresto da 15 giorni ad un anno, salvo che la violazione costituisca un reato più grave. le telecamere sono posizionate un po ovunque nelle strade e nei centri commerciali, quindi l attività dei lavoratori può solo indirettamente finire nel mirino di una videocamera posizionata in luoghi pubblici. Pensate ad esempio al lavoro dei commessi nei negozi, agli autisti sui mezzi pubblici, o agli impiegati di banche e uffici postali che vengono comunque incidentalmente ripresi. In questi casi il datore di lavoro deve: 1) informare della presenza della videosorveglianza con appositi cartelli (bisogna provvedere entro 12 mesi dall entrata in vigore del provvedimento, cioè dal 29 aprile 2010); 2) nominare un incaricato della gestione dei dati delle video riprese; 3) posizionare le telecamere in modo mirato; 4)conservare le immagini raccolte solo per un massimo di 24 ore dalla rilevazione. Cosa succede se i filmati realizzati illegittimamente riprendono atti illeciti? Bisogna considerare che il principio consolidato è il seguente: l uso di una telecamera a circuito chiuso, finalizzata a controllare a distanza anche l attività dei dipendenti, è illegittimo e come tale, sul piano processuale, non può avere alcun valore probatorio (sentenza della Cassazione n. 8250/2000) ad esempio, ai fini della richiesta di risarcimento danni per la sottrazione di merci aziendali.la stessa conclusione può essere applicata per le sanzioni disciplinari, poiché la Cassazione ha dato una risposta affermativa nella sentenza n /2007 sostenendo che i dati acquisiti tramite videosorveglianza in violazione dello Statuto dei lavoratori non possono essere legittimo fondamento di licenziamento. Videosorveglianza e uso di spogliatoi sul lavoro4 Il Garante per la privacy ha chiarito che l installazione di sistemi di videosorveglianza negli spogliatoi non è vietata in assoluto. Questa risulta ammissibile nell ipotesi in cui ci si voglia tutelare da possibili danni o furti (ad esempio in locali dove ci sono dei macchinari o dei mezzi da lavoro), ma è necessario che siano presi degli accorgimenti tecnici tali da non consentire riprese dirette delle persone che utilizzano gli spogliatoi (in considerazione del fatto che questi ultimi non sono luoghi di produzione). Devono risultare parimenti inefficaci altri idonei accorgimenti quali controlli da parte di addetti, sistemi di allarme, misure di protezione degli ingressi, abilitazione agli ingressi. Ai sensi dell art. 4 della L. 300/70, il datore di lavoro intenzionato ad installare un sistema di videosorveglianza negli ambienti preposti allo svolgimento delle attività lavorative dovrà innanzitutto rispettare il divieto di controllo a distanza dell attività lavorativa al fine di tutelare la privacy dei prestatori di lavoro. E, quindi, vietata l installazione di sistemi di videosorveglianza in luoghi riservati esclusivamente ai lavoratori o non destinati all attività lavorativa come i bagni, gli spogliatoi, gli armadietti ed i luoghi ricreativi o di riunione dei lavoratori stessi perché anche laddove il datore di lavoro riuscisse a dimostrarne l utilità delle telecamere ai fini della sicurezza, dovrebbe considerarsi comunque prevalente il diritto alla riservatezza dei lavoratori. La videosorveglianza, pertanto, deve considerarsi come extrema ratio e non come soluzione primaria. Per quanto riguarda, infine, il controllo a campione da parte del datore di lavoro negli armadietti occorre, innanzitutto, osservare che secondo l orientamento della prevalente giurisprudenza di merito, quando l ispezione deve avere ad oggetto l armadietto-ripostiglio di un lavoratore, quest ultima possa avere luogo senza la necessità di un preventivo accordo con le rappresentanze sindacali, atteso che l armadietto stesso non può essere ricompreso nel concetto di visita personale, costituendo uno spazio di proprietà aziendale ed avendo l esclusiva funzione di contenere gli abiti civili dei lavoratori, durante l orario di lavoro e non costituendo, quindi, una pertinenza della persona del lavoratore a differenza dei suoi vestiti, sia indossati sia appoggiati e a differenza anche di cartelle, sporte o contenitori d uso sia portati al momento sia lasciati da qualche parte. Quindi, il datore di lavoro, può effettuare dei controlli negli armadietti ma non può procedere alla perquisizione di borse o contenitori personali eventualmente collocati nello stesso. Il D.Lgs. 81\08, Titolo II, e, in particolare, allegato IV, p.1.12, stabilisce che il datore di lavoro è tenuto ad apprestare appositi locali aziendali a spogliatoi ed a metterli a disposizione dei dipendenti, allorquando costoro debbano indossare indumenti di lavoro specifici e destinati alla protezione ed alla tutela della loro salute e quando per ragioni di salute o di decenza non si può loro chiedere di cambiarsi in altri locali. Se lo spogliatoio è unico per entrambi i sessi, come può avvenire nelle aziende fino a 5 dipendenti, bisogna prestabilire opportuni turni tra i sessi da concordarsi nell ambito dell orario di lavoro. L'espressione "indumenti di lavoro specifici", significa divise (o abiti) indossati dai lavoratori al fine di tutelare la loro integrità fisica nonché ad altri indumenti necessari, in ragione della particolare natura della prestazione lavorativa, per eliminare o quanto meno ridurre i rischi ad essa correlati o a rendere migliori le condizioni igieniche dei luoghi di lavoro. Abiti o divise non possono avere caratteristiche tali da consentire la mera identificazione dei lavoratori da parte del datore di lavoro (sentenza del 6 maggio 2008, Corte di Cassazione) Videosorveglianza e scuola L installazione di sistemi di videosorveglianza nelle scuole deve garantire il diritto dello studente alla riservatezza. In caso di stretta necessità le telecamere sono ammesse, ma devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti.se le riprese riguardano l esterno della scuola, l angolo visuale delle telecamere deve essere opportunamente delimitato. Le immagini registrate possono essere conservate per brevi periodi, I cartelli che segnalano il sistema di videosorveglianza devono essere visibili anche di notte. Alcune categorie di dati personali degli studenti e delle famiglie come quelli sensibili (qualunque dato cioè che può rivelare l origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose o di altra natura, le opinioni politiche, l appartenenza a partiti, sindacati o ad associazioni, lo stato di salute e la vita sessuale) e giudiziari devono essere trattate con estrema cautela, verificando prima non solo la pertinenza e completezza dei dati, ma anche la loro indispensabilità rispetto alle rilevanti finalità pubbliche che si intendono perseguire. Ad esempio le origini razziali ed etniche (possono essere trattati dalla scuola per favorire l integrazione degli alunni stranieri), le convinzioni religiose (per garantire la libertà di credo, che potrebbe richiedere ad esempio misure particolari per la gestione della mensa scolastica e per la fruizione dell insegnamento della religione cattolica o delle attività alternative), lo stato di salute (ad esempio, per l assegnazione del sostegno agli alunni disabili; per la composizione delle classi; per la gestione delle assenze per malattia), le opinioni politiche (possono essere trattate dalla scuola esclusivamente per garantire la costituzione e il funzionamento degli organismi di rappresentanza), i dati di carattere giudiziario (possono essere trattati per assicurare il diritto allo studio anche a soggetti sottoposti a regime di detenzione o di protezione, ma anche per le attività connesse ai contenziosi con gli alunni e con le famiglie. Per poter trattare i dati personali le scuole private sono obbligate non solo a presentare un informativa completa, ma anche a ottenere il consenso puntuale e liberamente espresso dei soggetti interessati (studenti maggiorenni, famiglie ). Il Garante della privacy per un uso corretto della videosorveglianza. ha recentemente bloccato le videoriprese di una webcam installata all interno di un negozio. Peraltro, l installazione e l uso degli strumenti di videosorveglianza in azienda dovranno essere preceduti da un accordo con le rappresentanze sindacali, in mancanza del quale sarà l Ispettorato del lavoro competente. A effettuare un sopralluogo per verificare, in particolare, se l angolo di ripresa delle telecamere sia o meno compatibile con il divieto sancito dalla legge; a indicare le prescrizioni da osservare e5 le modalità d uso degli impianti. In ogni caso non è ammessa l installazione di questi impianti nei luoghi riservati esclusivamente ai lavoratori o nei locali non destinati al lavoro (bagni, spogliatoi, docce, locali degli armadietti, locali per la pausa o la ricreazione). La telecamera era stata sistemata per ragioni di sicurezza ma l azienda non aveva tenuto conto delle norme che vietano il controllo a distanza dei dipendenti. Infatti, il Garante è intervenuto dopo la segnalazione di un addetta alle vendite e ha accertato che, oltretutto, nei locali non erano stati apposti cartelli per segnalare la presenza della webcam. I lavoratori, ma in genere i cittadini anche fuori dall ambiente di lavoro, devono sempre e comunque essere informati se un area è sottoposta a videosorveglianza. Va detto infine, che in osservanza del codice per la privacy, la conservazione delle immagini deve essere limitata nel tempo. VIDEOSORVEGLIANZA in Banca. PROGETTO S.I.S Accordo 2009 Banco di Sicilia e OO.SS. VERBALE DI ACCORDO RISERVATO IN MATERIA DI VIDEOSORVEGLIANZA DELLE AGENZIE - PROGETTO S.I.S. 28 aprile 2009 tra il Banco di Sicilia S.p.A., Le Segreterie degli Organi di Coordinamento delle RR.SS.AA. del Banco di Sicilia, DIRCREDITO, FABI, F1BA/CISL, FISAC/CGIL, SILCEA, SINFUB, UGL CREDITO, U1LCA, Premesso che a) In data 9 giugno (per le OO.SS. Dircredito, Fabi Fìba/CISL, Fisac/CGIL, Sinfub e UILCAJ/5 agosto (per le OO.SS. Silcea ed UGL CREDITO) 2004 è stato sottoscritto un accordo in base al quale, tra l'altro, è stato costituito l'osservatorio per la sicurezza delle Agenzie, con il compito di monitorare i processi relativi all'introduzione e variazione, anche in vìa sperimentale, delle misure di sicurezza da parte dell'azienda, nonché di ricognizione sull'andamento degli eventi criminosi;b) Con l'accordo generale di armonizzazione dei trattamenti normativi ed economici stipulato il in sede di Gruppo parte aziendale ha dichiarato che in via eccezionale - sino a definizione di specifica normativa/accordi (...) - manterranno validità le previsioni degli accordi in essere in tema di sicurezza fisica (ivi compreso quello relativo agli Osservatori di BdR e BdS); c) L'Azienda intende adottare un sistema di Videosorveglianza (di seguito denominato "VDS - Progetto S.I.S.") già in uso presso UniCredit Banca ed UniCredit Banca di Roma, con caratteristiche parzialmente diverse rispetto a quelle del sistema adottato in precedenza al Banco di Sicilia e Lab da rendere necessaria la integrazione delle intese di cui al superiore punto Considerato altresì che d) l'art. 4 della legge 20 maggio 1970 n. 300, vieta l'uso di impianti audiovisivi per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori; e) la medesima norma consente l'installazione di impianti e apparecchiature dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori per finalità legate alla "sicurezza del lavoro", previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali. Il presente accordo riguarda esclusivamente misure di prevenzione di eventi criminosi; f) in conformità con il dettato delle disposizioni sopra richiamale, le Parti dichiarano che il presidio degli sportelli a mezzo del sistema denominato di video sorveglianza risponde unicamente alle finalità individuate all'art. 2 del presente accordo, restando esclusa ogni altra possibilità di utilizzo; g) l'azienda dichiara di escludere la possibilità che da detto sistema possa derivare qualunque forma di trattamento di dati personali non necessario in rapporto alle finalità che si intendono perseguire, e più in generale di adempiere agli obblighi imposti dal Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 "Codice in materia di protezione del dati personali". Quanto sopra premesso, si conviene quanto segue: 1. Le premesse formano, dalla lettera a) alla lettera g), parte integrante del presente accordo; 2. Le Parti si danno atto che il sistema di video sorveglianza per poter esplicare con la massima efficacia possibile la funzione di deterrenza nei confronti di eventi criminosi, al verificarsi degli eventi di cui all'allegato documento, può essere facilitato dalla ripresa in video o in audio dei lavoratori coinvolti, da parte Aziendale si conferma che, per quanto tecnicamente fattibile e fermi i profili di sicurezza perseguiti, l'orientamento delle telecamere sarà realizzato in modo da contenere al minimo possibile l'inquadratura dei lavoratori; 3. Solo per le succitate finalità si prevede la possibilità di effettuare la registrazione di immagini e/o suoni presso la Centrale Operativa di Videosorveglianza (COV) e in back up presso il singolo sportello; 4. La funzione di registrazione delle immagini avverrà in modalità "motion detector/attuatoli automatici". I casi e le circostanze in cui il sistema di videosorveglianza può entrare in funzione devono essere portati a conoscenza dei lavoratori interessati mediante la diffusione di specifiche istruzioni da parte del personale qualificato. Il sistema VDS - Progetto S.I.S. viene descritto nell'allegata documentazione, che forma parte integrante del presente accordo. 5. La visione e/o l'ascolto avverranno esclusivamente:m- in diretta presso la COV di Milano ad opera di personale dipendente di un Istituto di Vigilanza legalmente riconosciuto;- eccezionalmente da parte degli addetti al Security Operation Center (SOC) per ragioni esclusivamente connesse alla sicurezza delle agenzie ed alla operatività tecnica della centrale, con esclusione di qualunque forma di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. L'accesso ai locali è loro consentito tramite badge;- in registrazione ad opera di appartenenti alle Forze dell'ordine o dell'autorità giudiziaria che ne facciano formale richiesta. 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