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Timestamp: 2017-08-24 02:48:28+00:00

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News - Prato - Mori & Associati
Le sentenze più interessanti
Suprema Corte di Cassazione e Corti di merito
STUDI DI SETTORE, NECESSARIO IL CONTRADDITTORIO CON IL CONTRIBUENTE
La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente
Nel caso in cui il contribuente non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte, egli "assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto l'Ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli “standards”, dando conto dell'impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito, ed il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all'invito.
Cassazione, sez. Trib., 7 ottobre 2011, n. 20680 (conf. a Cass. Sezioni Unite, 26635/2009.
RISARCIMENTO DEL DANNO PATRIMONIALE ALLA CASALINGA
Il danno da riduzione della capacità di lavoro, sofferto da persona che - come la casalinga - provveda da sé al lavoro domestico, costituisce una ipotesi di danno patrimoniale, e non biologico. Ne consegue che chi lo invoca ha l'onere di dimostrare che gli esiti permanenti residuati alla lesione della salute impediscono o rendono più oneroso (ovvero impediranno o renderanno più oneroso in futuro) lo svolgimento del lavoro domestico; in mancanza di tale dimostrazione nulla può essere liquidato a titolo di risarcimento di tale tipologia di danno patrimoniale. Ma l'applicazione di tali principi non può avvenire automaticamente e senza analizzare le peculiarità del caso concreto. Cassazione, sez. III, 11novembre 2011, n. 23573
TRIBUNALE DI PRATO: RISARCIMENTO DELLA LESIONE DEL DIRITTO ALLA SESSUALITA’
LESIONE DEL DIRITTO ALLA SESSUALITA’: RILEVANZA AUTONOMA RISPETTO AL DANNO ALLA SALUTE
Con decisione depositata il 10 agosto 2011, il Tribunale di Prato ha accertato la responsabilità contrattuale di un medico di una struttura ospedaliera per l’omessa somministrazione di adeguata profilassi antibiotica all’esito di un intervento chirurgico di rimozione di corpo estraneo dalla sacca scrotale.
La suddetta omissione, unita al ritardato intervento chirurgico di rimozione delll’ematoma scrotale, ha comportato per il paziente la necessità di sottoporsi a orchiectomia bilaterale (asportazione di entrambi i testicoli) con la conseguente perdita dei caratteri sessuali primari e secondari e della capacità di procreare.
Il Tribunale nel quantificare il risarcimento del danno non patrimoniale ha riconosciuto rilevanza autonoma alla PERDITA DEL DIRITTO ALLA SESSUALITA’. Secondo il Tribunale laniero il “diritto alla sessualità” COSTITUISCE UN DIRITTO INVIOLABILE DELLA PERSONA, CHE TROVA IL PROPRIO PARAMETRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO IN SENO ALL’ART. 2 COSTITUZIONE E DEVE ESSERE CONSIDERATO AUTONOMO E DISTINTO DAL DIRITTO ALLA SALUTE.
In forza di tale principio il Tribunale ha effettuato una personalizzazione del danno aumentando del 50% (a fronte di un aumento massimo previsto dalle medesime tabelle del 25%) l’importo derivante dall’applicazione delle tabelle elaborate dal Tribunale di Milano per la liquidazione del danno non patrimoniale.
DANNO CONSEGUENZA A FAVORE DEL CONIUGE: LA COMPROMISSIONE DELL’INTIMITA’ SESSUALE DEVE ESSERE RISARCITA
Altro aspetto rilevante della medesima pronuncia riguarda l’accoglimento della domanda risarcitoria proposta direttamente dalla moglie per la lesione del “diritto all’intimità sessuale con il coniuge”.
Tale “danno conseguenza” è stato ritenuto apprezzabile in termini risarcitori. I sanitari, infatti, con la loro condotta hanno irrimediabilmente compromesso una componente fondamentale nella vita matrimoniale “che se certamente non elide o diminuisce l’affettività tra i coniugi, certamente preclude agli stessi uno degli atti più significativi dell’affectio coniugalis”.
L’ammontare del danno è stato stabilito in via equitativa in complessivi 60.000,00 Euro.
INSIDIE STRADALI E RESPONSABILITA’ PENALE DEL FUNZIONARIO
Il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune è penalmente responsabile per la caduta di un cittadino in un tombino privo di copertura e non segnalato, in strada priva di illuminazione, e non può invocare a sua discolpa il fatto di non avere mai ricevuto segnalazioni in merito. Cassazione, sez. IV Penale, 11 luglio 2011, n. 27035
Solo la casa che abbia costituito il centro della vita domestica può essere oggetto di assegnazione al coniuge affidatario del figlio, con esclusione di qualsiasi altro immobile di cui i coniugi avessero la disponibilità (quale la casa utilizzata per le vacanze). Cassazione, sez. I, 4 luglio 2011, n. 14553
Non può escludersi, ma solo attenuarsi, il contributo al mantenimento di una figlia maggiorenne, laddove questa, diplomata in ragioneria, sia impiegata a tempo determinato come commessa in un negozio, e quindi con una occupazione non confacente alle proprie aspettative, e soprattutto percepisca una retribuzione insufficiente a garantirle l’indipendenza economica. Cassazione, sez. I, 27 giugno 2011, n. 14123
ECCESSIVA DURATA DEL PROCESSO FALLIMENTARE
Anche per le procedure fallimentari vale il principio della ragionevole durata del processo, stabilito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali: lo ha detto la Cassazione, sez. I, 13 giugno 2011, n. 12936. Quindi ove sia proposto ricorso ai sensi della c.d. Legge Pinto per lamentare la eccessiva durata di una procedura fallimentare, la Corte adita dovrà valutare le singole fasi in cui la procedura si è articolata, per verificare se le corrispondenti attività siano state svolte senza inutili dilazioni o abbiano registrato periodi di stallo non determinati da esigenze ben specifiche e concrete, dovendosi altrimenti riconoscere all’interessato (nel caso di specie un creditore insinuatosi nella procedura) l’equo indennizzo previsto dalla legge, in misura non inferiore ad Euro 750,00 per ogni anno di ritardo.
FAMIGLIA DI FATTO E RISARCIMENTO
Riconosciuto alla famiglia di fatto il diritto al risarcimento per la perdita del congiunto: laddove vi sia una relazione stabile e duratura, la famiglia “naturale” della vittima di un incidente stradale ha diritto al risarcimento al pari alla famiglia “legale” . Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 12278 del 7 giugno 2011.
RISARCIMENTO DANNI - PERDITA DI CHANCE
La perdita di chance va risarcita indipendentemente dalla dimostrazione che la sua concreta utilizzazione avrebbe presuntivamente o probabilmente determinato la consecuzione del vantaggio, essendo sufficiente anche la sola possibilità di tale consecuzione. E’ questo il principio affermato dalla Suprema Corte – Cass. 23846/2008 – e ripreso dal Tribunale di Piacenza nella controversia decisa con sentenza 24 maggio 2011, n. 448. Nel caso giudicato, il Tribunale stabilisce la liquidazione della perdita di chance per un assicuratore che a seguito delle lesioni riportate in un incidente stradale ha dovuto abbandonare una trattativa per diventare socio dell’agenzia presso cui lavorava (da Altalex, 9.6.2011).
ESPROPRIO TERRENI AGRICOLI: INDENNITA’ PARI AL VALORE VENALE
Corte Costituzionale, sentenza 10.6.2011 n. 181
Dichiarata costituzionalmente illegittima la norma che per la determinazione dell’indennità di esproprio di terreni agricoli prevede il ricorso ai valori agricoli medi di cui alle tabelle elaborate dalla Commissione provinciale. Secondo la Corte Costituzionale, “il valore tabellare prescinde dall’area oggetto del procedimento espropriativo, ignorando ogni dato valutativo inerente ai requisiti specifici del bene. Restano così trascurate le caratterisiche di posizione del suolo, il valore intrinseco del terreno (che non si limita alle colture in esso praticate, ma consegue anche alla presenza di elementi come l’acqua, l’energia elettrica, l’esposizione= la maggiore o minore perizia nella conduzione del fondo e quan’altro può incidere sul valore venale di esso. Dunque l’indennità di esproprio sarà determinata - al pari dei terreni edificabili - in base al valore di mercato.
CONDOMINIO: PENALI STABILITE DALL’ASSEMBLEA
Con la pronuncia 18 maggio 2011, n. 10929 la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che non rientra nei poteri dell’assemblea “prevedere penali a carico dei condomini morosi, le quali possono, in teoria, essere inserite soltanto in regolamenti c.d. contrattuali, cioè approvati all’unanimità”.
Nel caso di specie, in base ad una delibera condominiale che aveva modificato il regolamento di condominio, ai condomini morosi sarebbero dovuti essere applicati gli interessi bancari.
Possono applicarsi al condomino moroso gli interessi bancari come stabilito dalla delibera condominiale? No, non rientra nei poteri dell’assemblea prevedere penali a carico dei condomini morosi; solo i regolamenti c.d. contrattuali, cioè approvati all’unanimità, possono, in teoria, inserire penali a carico dei condomini morosi; la delibera condominiale che ha previsto penali a carico dei condomini morosi è dunque nulla.
INDENNITA’ PER AVVIAMENTO COMMERCIALE IN CASO DI VENDITA DELL’IMMOBILE
Nel caso di vendita dell’immobile concesso in locazione, avvenuta dopo la comunicazione della disdetta al conduttore dal proprietario, ma prima della data prevista di cessazione del rapporto, è l’acquirente a dover pagare la indennità per l’avviamento commerciale.
Infatti l'acquirente dell'immobile locato subentra in tutti i diritti e gli obblighi correlati alla prosecuzione del rapporto di locazione ancora non esauriti, mentre deve considerarsi terzo rispetto ai diritti ed agli obblighi già perfezionatisi ed esauritisi a favore ed a carico delle parti originarie fino al giorno del suo acquisto . Cassazione, sez. III, 27 aprile 2011, n. 9408
EDILIZIA AGEVOLATA: IL COMUNE NON PUO’ STABILIRE UN PREZZO MASSIMO DI VENDITA
Il Tribunale di Prato, con sentenza depositata il 3.4.2010, ha deciso che il Comune non può stabilire sanzioni pecuniarie a carico di proprietari di appartamenti di edilizia agevolata che vendano l’immobile ad un prezzo superiore a quello stabilito nella convenzione fra Comune e cooperativa.
Il Comune di Prato aveva notificato ad una signora una ingiunzione di pagamento di circa Euro 347.000,00, pari al triplo della differenza fra il prezzo effettivamente ricevuto per la vendita della sua abitazione e il prezzo stabilito come prezzo massimo di vendita nella convenzione stipulata fra il comune, all’atto della vendita del terreno da destinarsi all’edilizia popolare, e la cooperativa edificatrice.
Secondo il Tribunale, detta clausola penale non è legittima, non essendovi più vincoli legali alla disponibilità delle abitazioni di edilizia agevolata, e pertanto la ingiunzione è stata annullata.
IPOTECA ESATTORIALE ILLEGITTIMA SE IL VALORE NON SUPERA 8000,00 EURO
Rappresentando un atto preordinato e strumentale all'espropriazione immobiliare, anche l'ipoteca soggiace al limite per essa stabilito, nel senso che non può essere iscritta se il debito del cotribuente non supera gli 8.000,00 Euro. Deve essere il contribuente, previa compilazione dell’istanza di riesame della propria situazione debitoria a chiederne la cancellazione d’ufficio. Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 22-02-2010, n. 4077.
RESPONSABILITA’ DELLE POSTE PER RITARDO NELLE CONSEGNE
E’ illegittimo l’articolo 6 del D.P.R. n. 156/73 (c.d. codice postale) "nella parte in cui dispone che l’Amministrazione ed i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con il servizio postacelere".
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 46/2011, con la quale si afferma che, sebbene sia sempre possibile delineare, in materia di responsabilità per danni causati agli utenti del servizio postale, una disciplina speciale ispirata a criteri più restrittivi di quella ordinaria, in rapporto alla complessità tecnica della gestione del servizio ed all’esigenza del contenimento dei costi, tuttavia la carenza di siffatta disciplina della responsabilità del gestore del servizio è in grado di tradursi in un privilegio, privo di connessione con obiettive caratteristiche del servizio e, perciò, lesivo, al tempo stesso, del canone di ragionevolezza e del principio di eguaglianza garantiti dall’articolo 3 della Costituzione (Altalex, 17.2.2011).
INVESTIMENTO DA AUTO PIRATA: AZIONE DIRETTA CONTRO IL FONDO DI GARANZIA
Il pedone, vittima di un incidente stradale causato da un’auto pirata o, comunque, da un veicolo non identificato, può proporre azione diretta nei confronti dell'impresa designata dal Fondo di garanzia per il risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 19, lett. a), legge n. 990/1969, ed ottenere il risarcimento.
Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza 16 dicembre 2010 - 14 gennaio 2011, n. 745, con la quale si afferma come la prova dei fatti, da parte del danneggiato, possa essere fornita anche sulla base di semplici tracce ambientali o dichiarazioni orali (Altalex, 7.2.2011).

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