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Timestamp: 2020-06-03 07:10:46+00:00

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| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 3 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 9:10
Sulla applicabilità dei nuovi parametri ai rapporti di patrocinio non ancora esauriti alla data di entrata in vigore del d.m. n. 140/212
Corte di Cassazione, Sez. Un., 12 ottobre 2012, n. 17405
Avvocato – Abrogazione delle tariffe – Sostituzione con i parametri (d.m. n. 140/2012) – Disciplina transitoria – Applicazione dei paramentri in sede di liquidazione delle spese successiva all’entrata in vigore del decreto ministeriale per prestazioni non esaurite alla medesima data – Ammissibilità – Sussistenza
(D.L. 24 gennaio, 2012, n. 1, conv. in L. 24 marzo 2012, n. 271, art. 9; d.m. 20 luglio 2012, n. 140, art. 41)
I nuovi parametri di cui al d.m. 20 luglio 2012, n. 140 si applicano ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del decreto e si riferisca al compenso spettante ad un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate dall’art. 9 d.l. 24 gennaio, n. 1, conv. in l. 24 marzo 2012, n. 271.
Il comune ricorrente, essendo rimasto soccombente, dovrà però rifondere alla controparte le spese del giudizio di legittimità, che vengono liquidate come in dispositivo, in applicazione dei criteri stabiliti d.m. 20 luglio 2012, n, 140.
Vero è che il terzo comma del citato art. 9 del d.l. n. 1/12 stabilisce che le abrogate tariffe continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, sino all'entrata in vigore del decreto ministeriale contemplato nel comma precedente; ma da ciò si può trarre argomento per sostenere che sono quelle tariffe - e non i parametri introdotti dal nuovo decreto - a dover trovare ancora applicazione qualora la prestazione professionale di cui si tratta si sia completamente esaurita sotto il vigore delle precedenti tariffe. Non potrebbe invece condividersi l'opinione di chi, con riferimento a prestazioni professionali (iniziatesi prima, ma) ancora in corso quando detto decreto è entrato in vigore ed il giudice deve procedere alla liquidazione del compenso, pretendesse di segmentare le medesime prestazioni nei singoli atti compiuti in causa dal difensore, oppure di distinguere tra loro le diverse fasi di tali prestazioni, per applicare in modo frazionato in parte la precedente ed in parte la nuova regolazione. Osta ad una tale impostazione il rilievo secondo cui – come anche nella relazione accompagnatoria del più volte citato decreto ministeriale non si manca di sottolineare – il compenso evoca la nozione di un corrispettivo unitario, che ha riguardo all'opera professionale complessivamente prestata; e di ciò non si è mai in passato dubitato, quando si è trattato di liquidare onorari maturati all'esito di cause durante le quali si erano succedute nel tempo tariffe professionali diverse, giacché sempre in siffatti casi si è fatto riferimento alla tariffa vigente al momento in cui la prestazione professionale si è esaurita (cfr., ad esempio, Cass. n. 5426 del 2005, e Cass. n. 8160 del 2001). L'attuale unificazione di diritti ed onorari nella nuova accezione omnicomprensiva di "compenso" non può non implicare l'adozione del medesimo principio alla liquidazione di quest'ultimo, tanto più che alcuni degli elementi dei quali l'art. 4 del decreto ministeriale impone di tener conto nella liquidazione (complessità delle questioni, pregio dell'opera, risultati conseguiti, ecc.) sarebbero difficilmente apprezzabili ove il compenso dovesse esser riferito a singoli atti o a singole fasi, anziché alla prestazione professionale nella sua interezza. Né varrebbe obiettare che detti elementi di valutazione attengono alla liquidazione del compenso dovuto al professionista dal proprio cliente, sembrando inevitabile che essi siano destinati a riflettersi anche sulla liquidazione giudiziale effettuata per determinare il quantum delle spese processuali di cui la parte vittoriosa può pretendere il rimborso nei confronti di quella soccombente.
Il provvedimento in epigrafe è destinato a far discutere.
I recenti interventi in materia di liberalizzazione delle professioni hanno suscitato le resistenze delle categorie interessate.
Per quanto concerne il patrocinio dell’avvocato, con l’entrata in vigore della legge n. 27/2012 e con l’emanazione del d.m. 140/2012, sorgono importanti questioni di diritto intertemporale.
Infatti, per effetto dell’art. 9 d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 convertito con modificazioni in l. 24 marzo 2012, n. 27, «Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico» (primo comma).
Per la determinazione del compenso, queste sono sostituite dai parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante (secondo comma).
Il terzo comma del citato art. 9 d.l. n. 1/2012, precisa poi che «Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto»; dal suo canto, invece, l’art. 41 del d.m. n. 140/2012 specifica che «Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore» (23 agosto 2012).
Il problema si pone essenzialmente per la sorte dei compensi relativi all’attività di patrocinio svolta a cavallo dell’entrata in vigore del decreto ministeriale.
In altri termini, occorre stabilire se le liquidazioni delle spese processuali effettuate dal giudice in sede di definizione del giudizio dopo il 23 agosto 2012 debbano sempre fare riferimento ai nuovi parametri del decreto oppure se, quantomeno per l’attività compiuta in precedenza, debbano trovare applicazioni le tariffe abrogate dal d.l. n. 1/2012.
La questione è di non secondaria importanza, perché, come noto, gli importi complessivi liquidabili subiranno un’inevitabile riduzione. Il nuovo sistema dei parametri fissati dal d.m. n. 140/2012 è infatti calibrato sull’attività complessivamente svolta dall’avvocato nelle diverse fasi individuate dal decreto stesso. Ad esempio, per i giudizi dinanzi al tribunale, le fasi sono a) quella di studio, b) quella introduttiva, c) quella istruttoria, d) quella decisoria, e) quella esecutiva. Per ciascuna fase – e in ragione del valore della controversia – sono individuati dei valori medi di liquidazione che, di regola, possono essere aumentati fino a un massimo del 60% e ridotti fino a un massimo del 50%. Pertanto, non sono più prese in considerazione le singole attività contemplate dal vecchio tariffario.
Le Sezioni Unite con il provvedimento intestato giungono alla conclusione che l’Autorità giudiziaria che liquidi i compensi dei professioni in epoca successiva all’entrata in vigore del decreto ministeriale deve fare applicazione dei nuovi parametri anche in relazione all’attività svolta in precedenza. Le giustificazioni di tale convincimento risiedono nel fatto che il compenso è nozione che evoca un unitario rapporto, sicché unitari devono essere anche la remunerazione e i criteri di liquidazione. Ciò sarebbe corroborato proprio dall’eliminazione della distinzione tra diritti e onorari che caratterizzava l’abrogata disciplina. D’altro canto, si osserva, è pacifico che le singole attività compiute dopo l’entrata in vigore del decreto siano da quest’ultimo disciplinate, cosicché le precedenti prestazioni che compongono l’unitario adempimento non possono fare riferimento a un regime differenziato.

References: art. 9
 art. 41
 art. 9
 Cass. 
 Cass. 
 art. 9