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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 17/05/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 17 maggio 2016
Karacsony e altri c. Ungheria [G.C.] 42461/13, 44357/13 1
I ricorrenti sono sei parlamentari ungheresi dei partiti di opposizione "Dialogo ungherese" (Parbeszed Magyarorszagert) e "La Politica puo' essere Diversa" (Lehet Mas a Politika); essi sono stati sanzionati su iniziativa del Presidente del Parlamento ungherese per alcuni gesti di prostesta svolti nella sede istituzionale; il procedimento disciplinare non era previsto da alcuna fonte normativa - solo nel 2014 e' stato introdotto un regolamento parlamentare a tale scopo - e senza alcuna forma di contraddittorio coi sanzionati.
Gergely Karacsony e Peter Szilagyi furono sanzionati l'uno con per 170 euro e l'altro per 600 euro perche' avevano esibito al centro dell'aula e poi sul tavolo del Segretario di Stato un cartellone che, rivolgendosi al partito di Governo, diceva "Tu rubi, imbrogli, menti".
David Dorosz e Rebeka Katalin
Szabo dovettero pagare una sanzione di 240 euro per aver protestato, mentre era sotto esame un disegno di legge in tema di tabacco, esponendo al centro dell'aula uno striscione con su scritto "Qui opera la mafia nazionale del tabacco".
Bernadett Szel, Agnes Osztolykan e Szilvia Lengyel interruppero i lavori parlamentari collocando una piccola carriola carica d'oro sul tavolo del Primo Ministro, sbrogliando uno striscrione con su scritto "Distribuzione della terra anziche' rapina della terra" e parlando tramite un megafono. Ricevettero sanzioni da 430 euro a 510 euro.
Oggi la Grande Camera della Corte europea ha accertato all'unanimita' la violazione dell'articolo 10 della Convenzione perche' le sanzioni imposte ai parlamentari ricorrenti per condotte di manifestazione del pensiero non erano previste da alcuna legge ed il procedimento disciplinare messo in atto non rispettava le minime garanzie del contraddittorio, non consentendogli neanche di difendersi dalle accuse.
Eccezione preliminare respinta (articolo 35-1 - ricorso interno effettivo)
Violazione dell'Articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente (Articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Danno - riconoscimento (articolo 41 - Danno economico; Equa soddisfazione)
Furst-Pfeifer c. Austria
33677/10
52340/10
Gabriele Furst-Pfeifer e' uno psichiatra austriaco che a partire dal 200 ha lavorato come consulente tecnico d’ufficio per il tribunale della sua citta'. Nel 2008 e' stato pubblicato un articolo diffamatorio nei suoi confronti, in cui si affermava che soffriva di disturbi psicologici come sbalzi d’umore e attacchi di panico. Nel 2009 il signor Furst-Pfeifer ha presentato un ricorso presso il tribunale di St. Polten, nei confronti della societa' che aveva pubblicato l’articolo, in cui ha chiesto un risarcimento danni per la violazione della sua vita privata. Il risarcimento concessogli in primo grado e' stato poi negato in appello. In contemporanea un identico ricorso presentato presso il tribunale di Innsbruck ha avuto lo stesso esito.
Oggi il signor Furst-Pfeifer lamenta che i giudici austriaci non sono riusciti a proteggere i suoi diritti ai sensi dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Articolo 8 [non disponibile]
Dzinic c. Croazia 38359/13 2
Antun Dzinic e' un cittadino croato incriminato nel 2002 e nel 2007 per l'ppropriazione indebita di azioni di una societa' e uso improprio di beni e servizi della stessa. Nel corso del successivo procedimento sono stati posti sotto sequestro dei beni immobili del ricorrente per garantire l’effettivita' del provvedimento del giudice. Il signor Dzinic, appellando il sequestro, ha sostenuto la sproporzione tra il valore dei beni e l’ammontare monetario dei reati per i quali era stato incriminato. La Corte Suprema nel 2013 ha respinto il ricorso del ricorrente e la Corte Costituzionale nel 2014 ha dichiarato inammissibile la sua denuncia. Il ricorrente e' stato condannato a 2 anni di reclusione alla fine del giudizio di primo grado; il giudizio di appello e' ancora pendente davanti la corte Suprema.
Invocando l'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, preso da solo e in combinazione con l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), il signor Dzinic lamenta il fatto che il sequestro delle sua proprieta' era sproporzionato; inoltre lamenta l’assenza di una procedura efficace per contestare il sequestro.
Articolo 1 prot. n. 1
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n Â° 1 - rispetto dei beni; beni; articolo 1 comma 2 del Protocollo n Â° 1 - Controllo sull'uso dei beni)
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Liga Portuguesa de Futebol Profissional c. Portogallo 4687/11 3
Il ricorrente e' la Professional Football League portoghese, associazione privata con sede a Porto e il caso riguarda il procedimento avviato da un calciatore contro di essa, davanti al tribunale del lavoro di Lisbona. Il ricorso del calciatore mirava all’invalidita' di due clausole contrattuali che comportavano una restrizione alla liberta' dei calciatori di esercizio della professione; tale ricorso e' stato accolto nel 2007 dalla Corte di Cassazione che ha dichiarato invalide le due clausole. I successivi ricorsi costituzionali presentati dalla lega sono stati respinti nel 2010.
Il ricorrente ha lamentato le alte spese processuali ed inoltre la presenza del giudice che aveva emesso la sentenza nel 2007 e' stato relatore nel giudizio sfociato nella sentenza del 2010, sollevando cosÃ¬ la mancanza di imparzialita'. Alla luce di cio' invoca l’articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, lamentando inoltre l’eccessiva durata del procedimento.
Articolo 6 Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - Processo equo)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - Processo equo)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento costituzionali; Articolo 6-1 - tribunale imparziale)
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimento costituzionale;
Articolo 6-1 - accesso al tribunale)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; procedimento costituzionale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Rachita c. Romania 15987/09 3
Doru Rachita, ora deceduto, era un cittadino rumeno vissuto a Bucarest. Suo figlio, Razvan Rachita, ha proseguito il caso a suo nome. Nel 2007 il ricorrente ha proposto ricorso amministrativo chiedendo la rimozione di una recinzione che bloccava l’accesso alla sua proprieta'; nel 2008 il suo ricorso e' stato respinto a causa della erronea indicazione del proprietario del fondo che ostacolava l’ingresso alla sua proprieta'.
Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo), il sig. Rachita lamenta l’ingiustizia del procedimento relativo alla rimozione del recinto ed in particolare sostiene che i giudici hanno respinto il suo ricorso senza esaminare adeguatamente le prove presentate. Inoltre basandosi sull'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, lamenta che il respingimento della sua azione ha fatto sÃ¬ che non potesse usare, sfruttare o vendere la sua proprieta'.
Articolo 1 prot. n. 1 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - Processo equo)
Nekrasov c. Russia 8049/07 3
Sergey Nekrasov e' un cittadino russo che attualmente sta scontando una pena detentiva di 25 anni per coinvolgimento in una banda armata organizzata, furto, rapina, furto di armi da fuoco, dirottamento, omicidio e sequestro. Il ricorrente lamenta di esser stato rapito dalla polizia il 17 novembre 2004 e di esser stato sottoposto a tortura in un casolare abbandonato per i sei giorni successivi in ragione del suo rifiuto di rilasciare dichiarazioni autoincriminanti. Gli esami medici effettuati il 24 novembre presso il dipartimento di criminalita' organizzata hanno evidenziato diverse le contusioni e abrasioni riportate dal ricorrente. Le successive e numerose richieste di avvio di indagini penali in merito alla vicenda sono state tutte rifiutate dalle autorita'. Il ricorrente e' stato condannato definitivamente nel 2008, dopo un lungo periodo di custodia preventiva.
Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il signor Nekrasov sostiene di essere stato maltrattato dalla polizia e che non e' stata avviata alcuna indagine in merito. Inoltre basandosi sull'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza), sostiene che la sua detenzione preventiva e' stata illegittima dopo maggio 2006, in quanto non si basava su motivi pertinenti e sufficienti. Infine invocando l’articolo 6 (diritto ad un equo processo) lamenta di non aver avuto l'opportunita' di esaminare l’intero fascicolo prima che il caso fosse presentato al giudice di merito.
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; Articolo 5-1-c - ragionevole sospetto)
Violazione del Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-3 - processo entro un termine ragionevole)
Violazione dell'articolo 6 + 6-3-b - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo; Articolo 6-3-b - Preparazione della difesa)
Yegorychev c. Russia 8026/04 3
Ilya Yegorychev e' un cittadino russo nei confronti del quale e' stato avviato un procedimento penale per frode nel 2001. La misura cautelare nei confronti del ricorrente e' stata estesa per 2 anni e mezzo sempre per gli stessi motivi: pericolo di fuga e gravita' dell’accusa. Condannato nel 2004 a sette anni di reclusione, il ricorrente invocando l’articolo 6 (diritto ad un equo processo) della Convenzione, lamenta l'illegittimita' della composizione del tribunale che ha esaminato il suo caso - in relazione al fatto che due giudici onorari erano stati chiamati per il servizio piu' di una volta nello stesso anno, in violazione delle regole dei giudici onorari - cosÃ¬ come sulla lettura al processo di testimonianze da parte dell'accusa senza la possibilita' del ricorrente di controinterrogare i testimoni. Invocando l'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) lamenta che la sua misura cautelare e' stata rinnovata sulla base di ragioni che non riguardavano specificatamente la sua situazione.
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-3 - Ragionevolezza della custodia cautelare)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Tribunale stabilito dalla legge)
Norma Telecom S.R.L. . Repubblica di Moldovia (senza 38503/08.), Ojczyk c. Polonia (n. 66850/12), Bakrina c. Russia (n. 46926/09), McInnes c. Serbia (n. 7159 / 12).
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