Source: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula&id=1&mod=1512600894000&part=doc_dc-ressten_rs&parse=no
Timestamp: 2017-12-18 12:51:34+00:00

Document:
(1973) TORRISI e PAGANO. - Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (ore 9,41)
Jobs act: tutti sempre più precari. Il lavoro stabile, quello che permette ai giovani di chiedere un mutuo e crearsi una famiglia (quella che a voi non piace), ormai è una chimera. I 900.000 posti di lavoro in più, di cui parla Renzi, sono - diciamo noi - 900.000 schiavi sottopagati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut.Commenti dal Gruppo PD). Basta con questi versi, sembra di essere allo zoo. (Applausi della senatrice Rizzotti. Commenti del senatore Dalla Zuanna).
Bonus bebè: da 80 a 40 euro al mese. Nessuna politica a favore delle nascite, tanto, colleghi ci sono gli extracomunitari e i clandestini che ci verranno a pagare le pensioni. (Applausi del senatore Candiani).
Siamo contrari perché voi considerate trattamento sanitario la nutrizione e l'idratazione artificiali. Mangiare e bere non possono essere considerati trattamenti sanitari: sono diritti e non terapie. Voi volete far morire le persone di fame e sete, noi no.
Siamo contrari perché le disposizioni sono vincolanti per i medici. Noi siamo a favore della libertà e della professionalità dei medici: dichiarazioni sì - l'abbiamo proposto in tanti emendamenti - disposizioni no. Per noi è fondamentale il rapporto medico-paziente. Per noi i medici devono essere strumenti di vita, per voi strumenti di morte.
CENTINAIO (LN-Aut). Questo è un argomento che doveva essere discusso con il Ministro seduto - anzi, inchiodato - in Aula. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti). Il Ministro doveva essere qui a confrontarsi con noi. Invece non è mai venuto in Aula. Forse perché è in imbarazzo? Forse perché tra qualche mese deve andare a chiedere i voti agli ambienti cattolici e alle associazioni pro-vita che ci stanno ascoltando? Dovrà andare a elemosinare i voti e forse dire che lei non era complice, perché non era presente in Aula? Doveva essere lì e invece non c'era!
Che dire, signor Presidente? Votatela, questa legge: è la vostra legge! Noi lo avevamo detto: era una normativa che non saremmo mai riusciti a cambiare neanche di una virgola. A tutti quelli che in questi giorni ci dicevano che eravamo pessimisti perché dicevamo che non si sarebbe cambiata una virgola e non avreste cambiato una virgola, diciamo: «Avete visto?». Non eravamo dei gufi: siamo persone che frequentano questo Parlamento, ne conoscono le regole e anche quelle della politica. Un provvedimento portato in Aula a fine legislatura, quando ormai scorrono i titoli di coda, è un provvedimento prendere o lasciare e quindi qualsiasi proposta di modifica è stata respinta. Noi non avevamo la speranza che qualche nostro emendamento venisse approvato: la nostra è stata solo una testimonianza per far capire a chi è fuori di qui che noi non siamo contro una legge, ma vogliamo una cosa totalmente diversa. Volevamo una legge di civiltà. Quindi, Presidente, votatelo questo disegno di legge: la Lega Nord non sarà mai vostra complice. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Rizzotti. Congratulazioni.).
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni, i cui rappresentanti stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Si fa shakespearianamente molto rumore per nulla. E questo è un atteggiamento molto tipico, purtroppo, di chi accetta tranquillamente le cose che accadono, purché non se ne parli e non si vedano, e tende poi a opporsi nel momento in cui è la fonte propria alla regolazione dei diritti, ossia la legge, a disciplinare finalmente un diritto e l'esercizio dello stesso. È tipico di un atteggiamento quantomeno contraddittorio.
Chi critica questa legge - l'abbiamo sentito ripetutamente nel dibattito - in realtà sostiene, con riferimento al consenso informato, che questo ridurrebbe il medico a un mero esecutore della volontà del malato, ma il realtà non è per niente così. Il consenso informato è un percorso di incontro tra la responsabilità del medico e la volontà del paziente. Il medico in una prima fase illustra la situazione e poi si valuta, insieme al paziente, la coerenza tra la volontà del paziente e le proposte del medico. Su questo, tra l'altro, il disegno di legge in esame riprende il codice deontologico e - come è già stato ricordato - l'articolo 1 molto opportunamente dispone che «il tempo della comunicazione (...) costituisce tempo di cura». E, quindi, consente un bel passo in avanti, da questo punto di vista.
In ogni caso, visto che molti hanno evocato l'eutanasia o addirittura una cultura di morte, va ricordato - per mettere i puntini sulle i - che, in presenza di una richiesta illegittima, come tuttora è l'eutanasia nell'ordinamento italiano, o in presenza di una richiesta non supportata da risultati scientifici - pensiamo al caso Stamina e a tutto il resto - prevale l'autonomia del medico e non la volontà del paziente e, quindi, non c'è alcun automatismo nel ruolo del medico stesso.
Abbiamo ascoltato anche gli indirizzi, dopo la discussione in Aula di migliaia di emendamenti, e soprattutto quello definitivo delle DAT intese come disposizioni di una presunzione culturale che ritiene possibile misurare a priori la realtà proprio quando essa si fa più urgente, e cioè nella sofferenza e nel dolore. Abbiamo ascoltato interpretazioni e spiegazioni su tematiche delicate come l'alimentazione e l'idratazione artificiale che, per noi, rimangono quantomeno fantasiose, proprio in virtù del fatto che riteniamo debba valere il principio dell'appropriatezza: se l'alimentazione e l'idratazione appaiono appropriate rispetto allo stato clinico del paziente, non costituiscono accanimento e non possono essere sospese. Invece, nel disegno di legge al nostro esame, sostanzialmente si parte dalla considerazione che nutrizione e idratazione artificiali possano essere una vera e propria terapia e dunque, in quanto tali, possano essere sospese. Questo è un vero e proprio abuso per quanto ci riguarda, un atto ingiustificabile, deprecabile.
Presidente, quando allora sentiamo dare interpretazioni relativamente alla relazione di cura medico-paziente, ovvero l'alleanza terapeutica, quantomeno amene, non ci rimane veramente che definire questo provvedimento sulle DAT contraddittorio.
Dovremmo ricordare a tutti, soprattutto a chi è in questa Aula e a coloro i quali si sono esibiti durante la discussione generale e l'esame degli emendamenti in dichiarazioni bizzarre e strampalate per rispettare odiose ideologie che, ancora prima di diventare senatori della Repubblica, hanno prestato giuramento a favore della cultura della vita e non della morte. Soprattutto a loro vorremmo rammentare che, anche quando la prognosi risulterebbe infausta, ma si è in presenza di sofferenze e acuzie, la medicina ha i mezzi per non abbandonare il campo. Deontologia e senso di umanità impongono di intensificare ogni sforzo. Se veramente ci fosse stato bisogno di novità sul piano legislativo, allora noi avremmo voluto contribuire. Infatti, non ci sembra affatto opportuno determinare tutte le scelte in modo aprioristico, senza valutare sempre e comunque la situazione nella quale ci si trova e senza tener conto anche delle valutazioni scientifiche formulate dai medici curanti nel caso concreto.
Signor Presidente, alla luce di tutto ciò, abbiamo riflettuto e ci siamo anche sforzati, presentando degli emendamenti migliorativi, di portare il nostro contributo e di non dire no tout court, in modo aprioristico. Quando la legge è arrivata dalla Camera, ci siamo riuniti e abbiamo ragionato con il Gruppo e siamo arrivati alla conclusione che su questioni così delicate non era necessario arrivare a veri e propri eccessi applicativi autorizzati. Abbiamo assistito, nel corso di questi giorni, da quando è iniziata la discussione, a una pressione mediatica che si è occupata solamente di esaltare i casi limiti, pur di contribuire a raggiungere il risultato, ma sappiate che le DAT, così come sono e verranno approvate, non rappresentano né un gesto di umanità, né tantomeno un atto compassionevole, ma pongono invece una seria discussione sulla missione scientifica e professionale di coloro i quali hanno la responsabilità di garantire la terapia e la cura, cioè i medici e il sistema sanitario nella sua interezza.
La nostra oggi è una scelta coraggiosa e complessa: dobbiamo esserne consapevoli perché parliamo insieme di diritto alla salute, di etica, di dignità della vita, di dignità della malattia. Quando si fa politica, si cerca di far valere le proprie ragioni nel confronto, ma soprattutto si prova a rappresentare i cittadini e a fare scelte condivise con il Paese. A volte, le ragioni che dobbiamo sostenere sono più forti se a parlarne sono coloro che vivono quotidianamente la sofferenza della malattia, proprio quei cittadini che sono in attesa delle nostre scelte, in attesa da anni del voto del Parlamento.
(Segue PETRAGLIA). Oggi è una giornata importante, attesa da tanti, da milioni di cittadini, che insieme con noi in questi anni hanno cercato di dire che dobbiamo fare presto.Userò allora parole non mie. Sono parole che potremmo essere tutti costretti a pronunciare, se ci trovassimo nelle stesse condizioni di vita. Userò le parole di Michele Gesualdi, cattolico, uno dei ragazzi di Barbiana - quanto di più lontano da me come formazione culturale - e malato di SLA. Michele Gesualdi ha scritto un po' di tempo fa un appello ai Presidenti del Senato e della Camera, ai Capigruppo del Senato; un appello che in un solo mese ha raccolto oltre 108.000 firme, che oggi sua figlia Sandra - che è qui in tribuna e che ringraziamo - ha consegnato al Presidente del Senato.
La SLA è una malattia spaventosa, al momento irreversibile e incurabile. Avanza, togliendoti giorno dopo giorno un pezzo di te stesso: i movimenti dei muscoli della lingua e della gola che tolgono completamente la parola e la deglutizione, i muscoli per l'articolazione delle gambe e delle braccia, quelli per il movimento della testa e respiratori e tutti gli altri. Alla fine rimane uno scheletro rigido, come se fosse stato immerso in una colata di cemento. Solo il cervello si conserva lucidissimo insieme alle sue finestrelle, cioè gli occhi, che possono comunicare luce e ombre, sofferenza, rammarico per gli errori fatti nella vita, gioia e riconoscenza per l'affetto e la cura di chi ti circonda.
Di fronte a queste parole rimane una grande serenità che ti toglie la voglia di piangere e urlare. Ti resta solo l'angoscia per le persone che ami e che ti amano. Quando mia moglie ha saputo che, in caso di crisi respiratoria durante la notte, non ha altra scelta che chiamare il 118 e che il medico di bordo o quelli del pronto soccorso possono rifiutarsi di rispettare la volontà del malato e procedere ad interventi invasivi, si è disperata e mi ha detto: "Se ti viene di notte una crisi forte non posso chiuderti in camera e assistere disperata e in silenzio a vederti morire. Sarebbe per me un triplice dramma, tremendamente sola di fronte alla tragedia, non poter corrispondere a un tuo desiderio, anche se sofferto da me e dai figli, e l'immenso dolore di perderti".
Aggiungo solo che oggi, con il disegno di legge in esame, ci occupiamo non di come si muore, ma di come dare dignità all'ultima parte di una, cento, mille vite: quella di Gesualdi, la mia, la vostra, di migliaia di altre persone. Votando a favore del provvedimento oggi noi facciamo una grande scelta di libertà e non di morte. Soprattutto, parliamo di laicità, perché solo questa è il modo per tutelare tutti, credenti e non.
La componente Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà del Gruppo Misto voterà a favore del provvedimento, che è proprio una legge di tutti. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE. Molte Congratulazioni).
In questi giorni in quest'Aula ho sentito dire che questo tema non si può discutere perché è un tema diviso. Tuttavia alla Camera il provvedimento è stato approvato con 326 voti a favore, mentre quelli contrari sono stati soltanto 37; inoltre, secondo tutti i sondaggi, l'80 per cento degli italiani è favorevole. In quest'Aula ho anche sentito dire che i tempi non sono maturi per questo provvedimento. Ebbene, la prima proposta di legge su questo tema risale a ben trentatré anni fa, a firma dell'allora deputato Loris Fortuna; da allora se ne è sempre discusso e in ogni legislatura che è succeduta sono stati presentati numerosi disegni di legge. Del resto, l'Atto Senato 2801 è il frutto dell'unificazione di più proposte di legge, la prima delle quali, del 2013 (ed è un orgoglio per me oggi dirlo), è del Movimento 5 Stelle e reca la prima firma del deputato Mantero. (Applausi dal Gruppo M5S).
Al centro del provvedimento vi è il consenso informato, la volontà della persona. Si è scelto di partire dal consenso informato e dalla relazione di cura, inquadrando così il tema delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) all'interno di un complessivo ragionamento sulla relazione medico-paziente. Mettere al centro la relazione terapeutica significa essere consapevoli che si cura la persona e non la malattia, una persona che ha una storia, relazioni affettive, convincimenti e ha delle aspettative, delle speranze e capacità diverse da chiunque altro. Il rispetto per il paziente e la sua unicità implica il rispetto per le sue scelte: è quanto prevede il comma 2 dell'articolo 1. La compilazione burocratica del modulo, che adesso è più a tutela del medico che non del paziente, non basta; ci vuole tempo e nel provvedimento inseriamo la previsione che il tempo per il consenso è tempo di cura. Già l'articolo 32 della Costituzione del resto stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Pertanto, è un'acquisizione consolidata che per ogni trattamento sanitario sia necessario il consenso informato dell'avente diritto. Se il consenso è necessario, ne discende che il rifiuto è legittimo e lo è anche la revoca del consenso.
ZUFFADA (FI-PdL XVII). Signora Presidente, innanzitutto voglio anticipare che il voto di Forza Italia su questo disegno di legge sarà un voto negativo, a scanso di equivoci. Ma, al contempo, voglio annunciare, con profonda convinzione, la decisione di lasciare libertà di coscienza e, quindi, di voto a ogni senatore di Forza Italia.
Forza Italia è un grande partito che, fin dalla sua fondazione, ha avuto l'ambizione di rappresentare posizioni e storie politiche diverse, che hanno fatto la storia di questo Paese, tutte egualmente degne e importanti. Non poteva, quindi, esserci alcuna posizione preconcetta su un disegno di legge che ha l'indubbio merito di affrontare per la prima volta un argomento complesso, difficile e terribile: quello del fine vita, della libertà di cura, del diritto di scegliere, in certe condizioni, il come e quando mettere fine alla propria esistenza.
Era giusto, al contrario, approfondire, confrontarsi, migliorare i tanti aspetti critici. È evidente infatti - e nel dibattito sia in Commissione che in Aula è stato più volte sottolineato - che questo provvedimento è stato scritta male, ha parecchie zone d'ombra, elementi dubbi e molto discutibili.
La prima cosa che ritenevamo indispensabile era rispettare la libertà e i convincimenti profondi di quei medici che non si sentono di accompagnare una persona alla morte, permettendo loro, in maniera esplicita e chiaramente legata a questo provvedimento, l'obiezione di coscienza, un diritto che riteniamo sullo stesso piano di quello di chi ha scelto di rifiutare l'accanimento terapeutico. Su questo punto, io credo, si può misurare la differenza profonda tra chi riconosce e rispetta i diritti di scelta di chiunque, anche di chi ha una visione differente dalla propria e chi, al contrario, si affida alla legge e allo Stato per definire regole morali a cui tutti si devono assoggettare. Tra chi, laico e liberale, crede profondamente nel primato della libertà e dell'autodeterminazione e chi si affida alle capaci braccia dello Stato etico. Salvaguardare la libertà personale di non dover essere obbligati ad operare contro i propri più profondi convincimenti (etici, umani, religiosi) in casi che riguardano la vita e la morte delle persone sarebbe stato importante.
Tralascio, non per importanza ma perché il tutto è stato ampiamente discusso nel corso della discussione generale, le vicende che riguardano l'idratazione e la nutrizione artificiale, l'articolo che riguarda i minori e gli incapaci e la volontà precostituita di non sostituire il termine disposizione con il termine dichiarazione. In questo rifiuto del confronto, di ogni possibile miglioramento di un testo ricco di errori, stanno le vere ragioni del nostro voto contrario, maturato dopo attenta riflessione, con un confronto interno ricco, approfondito e raggiunto, come ho detto all'inizio, a maggioranza. Sì, perché una parte di noi preferirà astenersi, c'è chi forse voterà a favore, e c'è qualcuno, tra cui il nostro Capogruppo, che si è rammaricato che, in occasione dell'esame di questo provvedimento, non si sia trovato il coraggio di fare un passo in più, e di arrivare ad esaminare la questione del diritto all'eutanasia, su cui in questi anni si è aperto nel Paese un dibattito profondo sulla scia di casi personali eclatanti, ultimo dei quali quello del dj Fabo.
La questione del fine vita tocca e ha toccato, credo, molti di noi, in maniera drammatica, obbligandoci a scelte difficili e dolorose di cui spesso ci siamo presi interamente la responsabilità. Credo che questo provvedimento abbia almeno tre pregi, al di là, lo ripeto, dei notevoli errori e omissioni.
Il terzo, infine, va a riempire un vuoto legislativo fino a oggi colmato da sentenze della magistratura. Questi sono passi importanti, che per alcuni di noi bilanciano i tanti aspetti negativi del provvedimento.
DE BIASI (PD). Signor Presidente, il Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento. Lo farà assieme a una maggioranza trasversale, che non ricalca le maggioranze politiche di questa legislatura. È un fatto importante, perché, su leggi che riguardano la libertà, superiamo quel bipolarismo etico che tante volte negli anni passati ha impedito di produrre una seria legge sul fine vita.
Questo provvedimento arriva dopo un percorso difficile e tortuoso, durato molti anni, ma che si è risolto - lo voglio dire - per il coraggio di tante persone qui dentro, della Conferenza dei Capigruppo e della Presidenza: permettetemi di ringraziare tutti e, in particolare, l'impegno del nostro capogruppo Luigi Zanda. (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP-LeU, e dei senatori Berger e Repetti).
Una volta tanto, quanto si parla di libertà, questo non è un provvedimento di divieti, perché non costituisce un obbligo, ma lascia alle persone la libertà di decidere, con tempo congruo e anticipato, di non volersi sottoporre a determinati trattamenti.
Perché avere paura, quindi, che le persone scelgano? Perché continuare a affidarsi a un paternalismo che non ha più senso d'essere, con i cambiamenti della medicina? (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP-LeU).
Quando parliamo di PEG (gastrostomia endoscopica percutanea), perché diciamo che per farla è necessario il consenso, mentre non può esserci la realizzazione della volontà anticipata per chi non è in grado di scegliere? Questo è il cuore della nutrizione e idratazione artificiali. Ecco il punto: la possibilità di scegliere con anticipo, affinché non si verifichino più quei casi tremendi. Peppino siamo con te, ancora una volta! (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP-LeU, e del senatore Buemi). Siamo con Walter e con tutti coloro che si sono battuti e non ci sono più, ma l'hanno fatto mettendo la propria vita in mezzo, per poter sancire la libertà di scelta.
Non c'è, in questo provvedimento, una corsa a morire; al contrario c'è rispetto, che è cosa ben diversa. L'obiezione di coscienza è certamente un giudizio morale, ma il tema sono le ragioni tecniche e professionali, cioè le terapie che allungano solo il tempo che separa dalla fine della vita, dall'ultima fase della vita. La sedazione differisce per procedure e per esiti dall'eutanasia, lo si sappia se si vogliono seguire la medicina e la scienza moderne e non il Medioevo. Abbiamo avuto Stamina, in quest'Aula, e abbiamo vinto su Stamina, nella nostra Commissione, perché, esattamente come dice la legge, c'è stato un rifiuto dei medici e degli infermieri a somministrare trattamenti contrari alla deontologia. Questo lo dico giusto per mettere le cose in chiaro. (Applausi dal Gruppo PD).
Quando parliamo di terapia del dolore e di rifiuto di ogni ostinazione irragionevole, dobbiamo anche parlare della vincolatività di queste disposizioni, che recitano la volontà di una persona su se stessa, secondo il dettato costituzionale dell'articolo 32. Se non è certamente la via italiana all'eutanasia, ci sono però molti problemi che legano questo provvedimento alla scelta della persona e alla sua dignità. Ci sono dei problemi tecnici, penso ad esempio al registro; potremo mettere a posto questi problemi, quando avremo una legge, ma se una legge non c'è non si può mettere a posto proprio niente: torneremmo di nuovo nel buio e nella mancanza di consolazione e di risposta ai diritti della persona. (Applausi della senatrice Mattesini).
In conclusione, vorrei leggere una parte importante dell'intervento pronunciato dal professor Flick quando è stato sentito in audizione presso la nostra Commissione: «Resta ovviamente il diritto di chi muore e il dovere dello Stato e di chi gli è vicino (familiare o sanitario) ad un percorso di assistenza, di superamento del dolore, di conforto, di solidarietà, di cure palliative contro la sofferenza, insomma di dignità: sia che egli rifiuti il trattamento terapeutico o quello di sostegno vitale; sia (vorrei dire soprattutto) che egli non voglia o non sia più in grado di esprimere quel rifiuto, o non abbia voluto o potuto anticiparlo con le disposizioni di fine vita. Ciascuno muore solo; ma non è questo un motivo né buono né sufficiente perché gli altri lo lascino solo o aggravino la sua solitudine, nel momento in cui egli chiude la sua pagina terrena».
Una pagina di bella politica, che dobbiamo a tutti coloro che non ci sono e che non ci sono più. A ciascuno di noi è successo nella sua esistenza: io gli occhi di mio padre non li dimenticherò mai e penso che tutti noi abbiamo avuto un momento così intimo e importante, che ci ha fatto scoprire anche la nostra umanità. Una pagina, quindi, di bella politica che spero possa segnare la storia dei diritti in questo Paese. (Applausi dai Gruppi PD, Misto, Art.1-MDP-LeU e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE), e della senatrice Taverna).
Quel principio di libertà, quel principio di responsabilità che connota ogni nostra azione, da senatore, senza vincolo di mandato, mi dettano l'obbligo morale di votare contro. Senatori, Presidente del Senato, presidente Napolitano, non posso. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, Misto, GAL (DI, GS, PpI, RI, SA) e FL (Id-PL, PLI)).
Ho seguito il dibattito e ho considerato con attenzione le motivazioni espresse da chi è contrario al provvedimento e, in particolare, negli interventi dei colleghi del mio Gruppo, che stimo molto, Rizzotti, Caliendo, Floris, Gasparri, Malan, Scilipoti Isgro' e Zuffada. Penso tuttavia che in questo momento storico-culturale, il disegno di legge in esame abbia più aspetti positivi che negativi.
AMORUSO (ALA). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli senatori, oggi si sta chiudendo una legislatura non certo tra le più brillanti della storia repubblicana, con l'approvazione di un provvedimento che non penso segnerà in positivo la storia di questa Assemblea. È un provvedimento che pone gravi preoccupazioni, come abbondantemente è emerso nel monologo - come lo ha definito il senatore Romano - di questi giorni; un provvedimento che non riconosce la libertà di coscienza da parte del medico, riducendolo ad un semplice burocrate, vincolato ad eseguire la volontà del malato, da attuare anche per via giudiziaria; un provvedimento che prevede l'idratazione e la nutrizione artificiale come terapie e non come diritto del malato all'alimentazione, dovuta sempre e comunque ad ogni persona; un provvedimento che introduce in maniera subdola l'eutanasia nel nostro ordinamento e che non riconosce quella libertà di cura che deve essere sempre garantita, come deve essere sempre respinto l'accanimento terapeutico.
Ieri sera, mentre ascoltavo il dibattito in Assemblea, mi è capitato di leggere il pensiero scritto da un mio carissimo amico, che da due anni lotta contro un male nefasto, dopo che la scienza medica lo aveva dichiarato clinicamente morto. Egli ha scritto: «Non sono un guerriero, non sono un esempio. Ieri sera ho visto il servizio delle Iene relativo al dj Fabo. Ciò che è accaduto a questo ragazzo è qualcosa di tragico, assolutamente peggiore della mia malattia, però mi sono convinto ancora di più che la vita è un dono, un bene prezioso che dobbiamo apprezzare. Non sto dicendo che bisogna aggrapparsi alla vita a tutti i costi, dico semplicemente che bisogna apprezzarla in qualsiasi forma essa si manifesti. Ora l'affetto e l'amore delle persone più care rendono la mia una vita speciale: amare la vita è sorridere sempre e comunque». Grazie, Pablo!
È per questi motivi, onorevoli senatori, che ribadisco con forza il mio no convinto a questo brutto provvedimento. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII, GAL (DI, GS, PpI, RI, SA) e FL (Id-PL, PLI) e del senatore Formigoni).
In questo modo non libereremo l'uomo dal dolore, ma alimenteremo solo la fuga della società dall'abbraccio solidale di chi soffre.
PRESIDENTE. Procediamo con la votazione finale.
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Numerosi senatori dei Gruppi PD, M5S, Misto, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, Art.1-MDP-LeU e ALA si levano in piedi e applaudono all'indirizzo delle tribune).
LO MORO (Art.1-MDP-LeU). Domando di parlare.
LO MORO (Art.1-MDP-LeU). Signor Presidente, dopo questo bel momento, torniamo alla normalità e quindi alle richieste ordinarie. La mia richiesta mi sembra in sintonia con quello che si è appena verificato. Ne informo l'Assemblea e chiedo a lei che sia valutata e messa ai voti la richiesta che abbiamo presentato, ai sensi dell'articolo 55, comma 7 del Regolamento, di trattazione del tema dello ius soli a partire da martedì. È già inserito in calendario, chiediamo che sia trattato a partire da martedì prossimo. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP-LeU e Misto-SI-SEL. Commenti ironici del senatore Candiani).
PRESIDENTE. La calendarizzazione del disegno di legge n. 2888 sui vitalizi, così come l'anticipo della trattazione della legge sulla cittadinanza che è già nel nostro calendario sono già stati oggetto di deliberazione e sono stati respinti dall'Assemblea nella seduta del 5 dicembre scorso, in occasione dell'esame delle proposte di modifica al vigente calendario dei lavori. Pertanto, conformemente ai precedenti, le richieste testé formulate ai sensi dell'articolo 55, comma 7 del Regolamento sono inammissibili.
Tuttavia, per trattare gli argomenti che sono stati posti all'attenzione dell'Assemblea, annuncio che per la prossima settimana sono convocate sin d'ora sia la Conferenza dei Capigruppo, a conclusione della riforma del Regolamento, che inizierà martedì alle ore 12, sia il Consiglio di Presidenza, mercoledì alle ore 14. In quelle sedi si potranno trattare queste richieste e questi argomenti.
PRESIDENTE. Un articolo di giornale o un'intervista non può essere considerato un fatto nuovo, anche se ha coinvolto l'Assemblea e il Presidente.
Apprendo che le disdicevoli insinuazioni sulle responsabilità di quest'Assemblea e della figura del Presidente non sono considerate fatto nuovo. Però, cosa ancora più importante, è la notizia che apprendo da lei e che forse la stampa dovrebbe dare compiutamente. Mi riferisco al fatto che quest'Assemblea ha già votato, nascosto in un cumulo di altre proposte, il rifiuto di portare in Aula l'abolizione dei vitalizi. (Applausi dal Gruppo M5S). Di questo il Partito Democratico deve essere chiamato a rendersi responsabile. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Abbiamo già dato la parola per gli interventi di fine seduta.
Senatore Endrizzi, è chiara la sua posizione.
Nell'incontro avuto con rappresentanti sindacali e esponenti della proprietà aziendale, cui ho partecipato personalmente, è emersa immediatamente la spregiudicatezza cinica e provocatoria di un gruppo, che, grazie anche agli impegni di solidarietà dei lavoratori, che hanno persino lavorato senza stipendio, è in attivo. Evidentemente, per ragioni speculative e senza un piano industriale, la proprietà delocalizza la produzione, licenzia i lavoratori e infligge una ferita micidiale a un territorio già in difficoltà.
Ieri la multinazionale ha fatto sapere che non si presenterà al tavolo con i sindacati previsto per domani al Ministero dello sviluppo economico. È una doccia fredda per i tanti lavoratori che erano pronti a partire per Roma per sostenere la protesta contro chi ha deciso, improvvisamente, di chiudere lo stabilimento di Roccasecca.
Non è possibile tanta indifferenza di fronte alla legittima indignazione di persone che hanno lavorato nell'azienda per tanti anni, senza contare che questa scelta scellerata assesterà l'ennesimo durissimo colpo, in termini di produttività, all'economia del territorio della Provincia di Frosinone e delle parti più meridionali.

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