Source: http://luigidevaleri.postilla.it/2012/04/02/sponsorizzazioni-la-cassazione-fa-tremare-il-mondo-degli-eventi-sportivi-quando-il-fisco-spinge-per-limitare-la-deducibilita-delle-spese/
Timestamp: 2019-10-19 00:38:08+00:00

Document:
Sponsorizzazioni: la Cassazione fa tremare il mondo degli eventi sportivi. Quando il fisco spinge per limitare la deducibilità delle spese. - Postilla
Postilla » Diritto » Il Blog di Luigi De Valeri » Diritto tributario e finanziario » Sponsorizzazioni: la Cassazione fa tremare il mondo degli eventi sportivi. Quando il fisco spinge per limitare la deducibilità delle spese.
Sono sempre deducibili i costi derivanti da sponsorizzazioni ? Ecco la vexata quaestio che una recente ordinanza della Cassazione ha portato all’attenzione di coloro che intendono collegare il proprio brand ad eventi sportivi… e vorrebbero anche godere dei massimi benefici fiscali per tali spese.
La sezione tributaria della Cassazione ha emesso l’ordinanza n. 3433 pubblicata il 5 marzo 2012 con cui, in sintesi, ha precisato che le spese per sponsorizzare un evento sportivo non rientrano nelle spese di pubblicità interamente deducibili dal reddito ma vanno inserire tra le spese di rappresentanza qualora non sia dimostrato dal contribuente un incremento delle vendite dei prodotti collegato a tale sponsorizzazione.
Una decisione certamente pro-fisco che pone serie problematiche agli operatori del settore sponsoring and events.
La vicenda tributaria trae origine dall’accertamento per un maggior reddito rilevante ai fini IVA, IRAP e IRES, contestato ad una ditta operante nel settore dell’impiantistica per imballaggi, che aveva sponsorizzato l’attività di un pilota professionista apponendo una scritta sulla autovettura da corsa e aveva poi detratto le relative spese qualificandole come pubblicitarie.
La commissione tributaria regionale di Bologna aveva respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate, già soccombente in primo grado, confermando l’annullamento degli avvisi di accertamento quindi accogliendo le tesi della ditta sponsorizzatrice.
I giudici di piazza Cavour hanno viceversa accolto il reclamo dell’agenzia delle Entrate ritenendo applicabile l’art. 108 del T.U.I.R. per cui le sponsorizzazioni sportive sono equiparate alle spese di rappresentanza poiché sono effettuate senza una diretta aspettativa di ritorno commerciale al fine di accrescere il prestigio dell’impresa.
Riportandosi anche ad una precedente decisione della stessa sezione tributaria Cassazione n. 8679 del 15 aprile 2011 i giudici hanno ricordato che tra le spese di rappresentanza devono inquadrarsi quelle volte ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa e a potenziare le possibilità di sviluppo mentre devono qualificarsi come spese pubblicitarie o di propaganda quelle erogate per iniziative tendenti prevalentemente alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi.
Gli esborsi senza una aspettativa di ritorno commerciale rientrano nelle spese di rappresentanza mentre viceversa quelle sostenute per conseguire un incremento più o meno immediato delle vendite vanno inquadrati nelle spese di pubblicità o propaganda. Il criterio di differenziazione andrebbe individuato nella diversità strategica della spesa per cui da una parte vi è la crescita dell’immagine e lo sviluppo della società, spese di rappresentanza, dall’altro, spese di pubblicità, il diretto incremento commerciale e promozionale concernente la produzione in un determinato settore.
Le spese di sponsorizzazione se idonee ad accrescere il prestigio aziendale ma non ad accrescere le vendite dovranno qualificarsi, secondo i giudici della Cassazione, nelle spese di rappresentanza deducibili nei limiti previsti dal D.P.R. 917/1986, art. 74 comma 2.
Nel caso particolare la società contribuente operava nel settore dell’impiantistica per imballaggi e non aveva dimostrato alcuna aspettativa di ritorno commerciale dalla sponsorizzazione dell’autovettura da corsa né quale poteva essere la concreta finalità di incremento commerciale per la sua particolare produzione nel contesto dell’automobilismo.
L’esito è stato quindi nefasto per il contribuente, la società ha visto la cassazione senza rinvio della sentenza appellata dal Fisco, quindi di riflesso la legittimità degli accertamenti impugnati e per i quali aveva ottenuto l’annullamento nei primi due gradi di giudizio.
La società, per andare sul concreto, a causa della minima deducibilità delle spese di rappresentanza, oltre al dover versare le sanzioni previste negli accertamenti, ha subito un rilevante aggravio per le imposte a seguito della decisione in commento.
E’ quindi da verificare con attenzione con l’aiuto di professionisti del settore legale tributario non solo come sempre i contenuti dei contratti ma ancor prima l’opportunità fiscale di concludere contratti di sponsorizzazione scegliendo con attenzione il settore e valutando il ritorno in termini commerciali della spesa affrontata.
Dinanzi al Fisco, che si attiva per ridurre i comportamenti elusivi attuati talvolta mediante le false sponsorizzazioni, si dovrà quindi dimostrare, e non sarà certo facile, l’incremento dei profitti derivante dagli esborsi per le sponsorizzazioni ?
Va comunque sottolineato, a mio parere, come una efficace difesa nei confronti del Fisco deve rilevare tra l’altro che le spese di sponsorizzazione spesso non trovano immediato riscontro nei fatturati ma a distanza di anni e comunque recano vantaggi al brand dell’azienda accrescendone la notorietà tra i consumatori.
Letture: 19977 | Commenti: 15 |
15 Commenti a “Sponsorizzazioni: la Cassazione fa tremare il mondo degli eventi sportivi. Quando il fisco spinge per limitare la deducibilità delle spese.”
Scritto il 2-4-2012 alle ore 18:45
Scritto il 3-4-2012 alle ore 12:18
secondo me la problematica insiste non tanto nel dover dimostrare se e come i profitti siano aumentati, quanto piuttosto, a monte se la campagna pubblicitaria pensata, non solo a parole, con un analisi attenta delle variabili poste a base della stessa, potesse in qualche modo poter portare un aumento dei contatti e quindi degli ipotetici profitti.
Se si riesce a dimostrare questo mi pare anche più “facile” opporsi all’Amministrazione, che effettua un analisi solo post operazione, che non necessariemante può portare maggiori profitti, soprattutto in realtà di piccole dimensioni e nello stretto ambito locale.
Lambert scrive:
Scritto il 4-4-2012 alle ore 23:18
Interessante il tema trattato e le considerazioni da tributarista di De Valeri, ho letto con attenzione perchè come imprenditore ho investito anni fa sponsorizzando una squadra di basket della B e posdso dire che mi è andata bene ma forse allora il fisco era anoca a livelli di sopportazione decenti.
Marchetti scrive:
Scritto il 6-4-2012 alle ore 00:24
Quindi se già ora la mia squadra di volley aveva difficoltà a trovare uno sponsor da marzo grazie ai giudici … sempre acuti e imparziali saranno cavoli amari.
Scritto il 7-4-2012 alle ore 11:47
se continuiamo a perderci dietro concetti giuridici non se ne esce. se riduciamo il tutto alla misurazione dell’incremento del fatturato per stabilire se …, se ci fermiano sulla natura del rapporto sinallagmatico, se si insiste sulla ricerca cavillosa della possible inerenza della spesa per sponsor es. nel motociclismo per una società che produce sedie da giardino in brianza, non se ne esce. in questo modo si mina alla radice il concetto della libertà di iniziativa economica. la cosa per me potrebbe stare in piedi solo se, prime con leggi e poi con avallo della giurisprudenza, si affermasse un principio semplice, semplice: ” il fisco può legittimamente presumere tutto quello che vuole ma se poi al vaglio del giudice viene confutato e condannato, non basta come oggi dire: scusate mi sono sbagliato e spese compensate. se il fisco sbaglia paga eccome se paga. paga il danno arrecato che non è solo quello della spesa di giudizio ma anche es. di immagine ecc……. ” .. ! così che anche loro si assumano le responsabilità “imprenditoriali” per lo stato che rappresentano e accettino di buon grado la sentenza e dire convinti: “hai visto che il sistema funziona perchè ti hanno dato ragione” e non come oggi che finisce tutto con spese compensate, ossia per me una bella presa per i fondelli ….! …….., no,no, se perdi paghi eccome se paghi ……..!
ecco per me se fosse così lo spirito della legge, credo che lo sforzo dell’agenzia non viene più rivolto verso l’utilizzatore dello sponsor con licenza di criminalizzare in modo veloce ma semmai verso il proponente dello sponsor per verificare con serie tecniche investigative se è proprio tutto in regola ed idoneo per lo scopo ……… !
quanto sopra per me perchè è di tutta evidenza che alla base del ragionamento c’è questa logica ora avallata dal giudice: ” se fai sponsor a uno che non ti apporta utile lo fai per evadere e ne hai un ritorno economico diretto e personale con retrodazione di denaro “. e io dico: bene controllate lo sponsor e non chi sponsorizza e verificate chi sono e come si comportano loro. se la risposta è: ma sono società estere e non riesco/posso. la risposta del mercato dopo tale inidirizzo sarà la stessa : allora sponsorizzerò con la filiale straniera e troverò il modo di trasferire l’onere in Italia. ossia non si risolve nulla …….!
Scritto il 8-4-2012 alle ore 23:24
nel caso dell’articolo, alla società forse è andata anche bene che l’ufficio ha riqualificato le spese da pubblicità a rappresentanza.
Il settore rallystico o comunque una buona parte dello sport dilettantistico (con l’abuso dei regimi forfettari) si reggono sulla falsa fatturazione.
Qui non stiamo parlando di società che devono sponsorizzare il milan in champions league, i ritorni in termini di fatturato in casi come quello riportato sono comunque talmente bassi che la vera convenienza sta nella possibilità di abbattere l’imponibile con qualche fattura fasulla o comunque gonfiata.
Da funzionario, mi sono occupato di una società di un settore simile a quello dell’articolo: ricavi per quasi 3 mln di € e sponsorizzazioni per 300 mila € nel ciclismo dilettantistico.
Neanche una grande multinazionale di settori di largo consumo spende il 10% dei ricavi in pubblicità.
Scritto il 10-4-2012 alle ore 09:13
Perfetto Domenico il tuo intervemto chiarisce il mio concetto. Hai identificato un settore di sicuro potenziale evasivo. Hai fatto il distinguo con società che sponsorizzano per d’avvero (e il ritorno lo decide poi il mercato ex post e non tu ex ante). Hai fatto una riflessione generica senza prove certe e ne hai tratto la conclusione di sicura evasione (che se vuoi sapere mi trova d’accordo eh …., ma non hai la prova certa). Ma alla fine chi viene “stritolato” !? La società dilettantistica !?? Nooooo …..tanto non ha soldi da dare e non ha immobili da ipotecare ! Bensì l’impresa con i dipendenti e la struttura imprenditolriale sana che tenta di normalizzare (da provare però non con congetture) il reddito ….! E come secondo effetto della tua riflessione ……. chi non mi dice che a una latitudine diversa dalla tua in forza della stessa Sentenza non ci sarà chi potrà mettere in dubbio anche e proprio chi tu qui escludi !? (es. chi sponsorizza il Milan) perchè magari non ha avuto significativi incrementi di fatturato !? Tutto questo per te fa bene al sistema paese !? Per me è deleterio e davastante ………!
Scritto il 11-4-2012 alle ore 09:13
Come mai TUTTE le volte che un giudice di primo, e anche di secondo grado, dà ragione al contribuente, poi si va in cassazione, e questa dà sistematicamente ragione al fisco ?
TUTTE le volte ?!
Scritto il 11-4-2012 alle ore 09:30
Buon giorno a tutti, non posso esimermi dal commentare la sentenza di cui si discute, in quanto, come tributarista ed esperto di no-profit mi permetto di chiedere a chi è in grado di spiegarlo, cosa si intente nella frase della sentenza “Gli esborsi senza una aspettativa di ritorno commerciale”. Come è possibile quantificare se un ritorno commerciale è dato da una specifica sponsorizzazione oppure da un semplice aumento di fatturato dato da un determinato prodotto od un nuovo servizio fornito? e ancora nelle piccole o piccolissime realtà di “sponsorizzazioni di paese ” cioè quelle fornite ad una A.S.D. da piccole o piccolissime realtà imprenditoriali come è possibile quantificare il suddetto ritorno? quanto deve aumentare il fatturato? il 10 il 20 o il 30%?? a me pare invece che l’Amministrazione applichi il solito concetto che dice in sostanza un imprenditore disonesto che gonfia fatture di sponsorizzazione=tutti gli imprenditori sono disonesti e gonfiano fatture di sponsorizzazione..
tanto è vero che ben due gradi di giudizio hanno dato ragione al ricorrente.. ma come ben sappiamo è sempre l’ultimo grado che conta. SEcondo il mio avviso ci si deve concentrare soprattutto nelle modalità di pagamento delle sponsorizzazioni in oggetto perchè è proprio li che si nasconde l’eventuale atto evasivo..!
Scritto il 4-5-2012 alle ore 07:10
Nel mio caso, siamo ancora in fase accertativa dell’agenzia delle entrate, che sostiene la deducibilita secondo il criterio di cassa, visto che il contratto riportava durata 1/1/2007 : 31/12/2007 pagamento da effettuarsi entro il 30 giugno 2008. Cosa ne pensate?
cadeo scrive:
Scritto il 8-5-2012 alle ore 08:22
è necessario specificare bene i termini della sponsorizzazione nel contratto, in cui va riportato il vantaggio economico presunto che trarrà la società sponsorizzata, ad esempio “gli associati della ASD riceveranno uno sconto promozionale sui futuri acquisti effettuati presso la ditta sponsor, già implica un apporto di potenziali clienti”. la leggerezza riportata in alcuni contratti rende poi contestabile l atto.
Scritto il 10-5-2012 alle ore 12:01
Una considerazione: credo si debba fare riferimento esclusivamente al Tuir, una sentenza non fa Primavera.
Sponsorizzare un centro velico locale (per esempio) non lo si fa con l’aspettativa di “incrementare” i ricavi, ma con l’aspettativa di non ridurli.
Il radicamento sul territorio delle aziende lo si realizza anche con strategie di sponsorizzazione di tipo “passivo”, non solo di tipo attivo.
Aziendalmente parlando è importante essere partecipi alla vita sociale della comunità in cui si opera, per cercare di limitare l’accesso della concorrenza. Un velaio che sponsorizza alcuni eventi, non lo fa per aumentare il business, poichè il suo mercato fisico è e rimane quello. Decide di farlo per evitare che altri possano facilemnte rubare quote di mercato.
In tutta franchezza , leggendo la sentenza, non mi pare ci sia da preoccuparsi granchè …
Scritto il 3-9-2012 alle ore 17:29
La verità è che i giudici e gli individui che lavorano all’Agenzia delle Entrate quando perdono il loro tempo dietro questi cavilli stanno svolgendo il loro lavoro e vengono, ovviamente, pagati per farlo. Al contrario, l’imprenditore è costretto a perder tempo e risorse per andare dietro i pruriti di questi signori e degli idioti che hanno concepito tali storture. Questo sistema così assurdo e complicato è la causa stessa dell’evasione che vorrebbe combattere.
atletica scrive:
Scritto il 4-1-2013 alle ore 12:09
Molto interessante l’articolo e i commenti.
Per un evento di atletica giovanile, da noi organizzato, non siamo riusciti a trovare nessuno sponsor e ora mi spiego perchè. Per contro so di certe società che hanno sponsor a cui emettono fatture con importi molto gonfiati rispetto a quanto poi percepito! boh!
Questo uccide lo sport dilettantistico!
Elisabetta Spina scrive:
Scritto il 23-6-2013 alle ore 20:11
Lo sport, anche a livello locale, può essere sicuramente uno strumento efficiente attorno al quale costruire una comunicazione integrata, definita ad hoc in funzione degli obiettivi dell’azienda che decide di sponsorizzare un’attività sportiva. Limitare la deducibilit’ non aiuta a diffondere i valori importanti trasmessi attraverso lo sport.
http://www.bd-webdesign.com/blog/item/143-lo-sport-come-leva-della-comunicazione-digital

References: art. 74
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza