Source: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/rubriche-C-98/interviste-inchieste-C-117/cosa-rischiano-le-aziende-se-la-formazione-erogata-non-idonea-AR-15754/
Timestamp: 2016-07-31 09:24:21+00:00

Document:
15 marzo 2016 - Cat: Interviste e inchieste
Milano, 15 Mar – Continua l’inchiesta che PuntoSicuro sta conducendo da qualche mese sulla formazione alla sicurezza in Italia approfondendo con diversi articoli, interviste e contributi, criticità e carenze. Una formazione che è piena di chiaroscuri, di buoni strumenti formativi, ma anche di percorsi inefficaci e, a volte, non conformi alla legge.
Per poter rispondere a queste
semplici, ma importanti, domande, abbiamo intervistato uno degli avvocati che
in questi anni si sono più occupati di diritto penale del lavoro e dei temi
relativi alla responsabilità amministrativa (D.Lgs. 231/2001), Rolando Dubini. Un avvocato che i
nostri lettori conoscono molto bene non solo per le sue pubblicazioni ma anche
per i suoi numerosi articoli
su PuntoSicuro.
Articolo e intervista a cura
Nei processi conseguenti ad eventi infortunistici nei luoghi di lavoro
si affronta in aula il tema della formazione? Ad esempio ci si chiede sempre se
un comportamento insicuro da parte di un lavoratore non dipenda in realtà da
una carenza della formazione?
Rolando Dubini: Si, è una domanda fondamentale che viene posta in
sede di indagine preliminare dagli ufficiali di polizia giudiziaria della ASL
competente; e che nel dibattimento penale è oggetto di ampia trattazione da
parte dell’accusa quando carente, da parte della difesa quando adeguata e
sufficiente ai sensi dell’art. 37 comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008.
Quel che pesa davvero è la formazione specifica correlata alla
mansione e soprattutto alla lavorazione oggetto dell’infortunio. In particolare gli elementi
rilevanti sono la qualificazione professionale e l’esperienza lavorativa
dell’infortunato, la chiarezza e leggibilità delle procedure (a questo
proposito consiglio di munirle di fotografie che indicano le modalità corrette e
le modalità scorrette vietate), il fatto che siano oggetto di formazione
specifica (con verifica dell’apprendimento) e che venga fatta vigilanza sul
loro rispetto, e vengano adottate misure disciplinari nei confronti di chi
contravviene alle norme aziendali di sicurezza. Va inoltre documentata la
presenza dell’interessato ai corsi di formazione. Attenzione: se manca la firma
sul registro la formazione non esiste, ed è meglio adottare modalità di
identificazione del partecipante. Ad esempio attraverso l’acquisizione di copia
Possiamo dunque dire che nelle aule di tribunale si valuta non solo la presenza/assenza
di un percorso formativo, ma anche la qualità o l’efficacia della formazione
erogata?
R.D.: La qualità ed efficacia della formazione sono decisive, la difesa cerca di dimostrare
che la formazione era idonea ad evitare l’infortunio, ma per far ciò è
necessario che l’azienda abbia effettivamente provveduto in tal senso.
L’ideale è quando lo stesso
infortunato e/o i suoi colleghi testimoni dichiarino di aver ricevuto la
formazione e di conoscere le modalità corrette di lavorazione, che indicano
nella loro deposizione.
Quali sono a suo parere le sentenze più esemplari in materia di
formazione? R.D.: Fondamentale resta quella che afferma che la verifica dell'apprendimento è obbligatoria
anche per i lavoratori, e non solo per dirigenti e preposti: la sentenza
della Cassazione Penale Sez. 3, 28 gennaio 2008, n. 4063. La fattispecie riguardava un datore
di lavoro rinviato a giudizio e condannato dal giudice del Tribunale di Brescia
per i reati di cui all’articolo 4, comma 2, del D. Lgs. n. 626/1994 [ora
articolo 28 D.Lgs. n. 81/2008] per avere omesso, quale titolare di un
testualmente, per aver violato l'obbligo di cui “all’articolo 22, comma 1, dello stesso D. Lgs. n. 626/1994 [ora
articolo 37 D.Lgs. n. 81/2008] per non
avere progettato ed attuato una adeguata
attività formativa per tutti i lavoratori, contenente gli obiettivi
specifici, la definizione di moduli didattici e gli strumenti per la verifica
di apprendimento”. Richiamando la propria
giurisprudenza, la Suprema Corte ha costantemente affermato che "in tema di prevenzione di infortuni, il
datore di lavoro deve controllare che siano osservate le disposizioni di legge
e quelle (procedure e istruzioni operative, oggetto di formazione adeguata e
sufficiente), eventualmente in aggiunta, impartite [al lavoratore]; ne consegue che, nell'esercizio
dell'attività lavorativa, in caso di infortunio del dipendente, la condotta del
datore di lavoro che sia venuto meno ai
doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni
forma di sorveglianza circa la pericolosa prassi operativa instauratasi,
integra il reato di lesione colposa aggravato dalla violazione delle norme
antinfortunistiche". "È infatti il datore di lavoro che, quale responsabile della sicurezza
del lavoro, deve operare un controllo continuo e pressante per imporre che i
lavoratori rispettino la normativa e sfuggano alla tentazione, sempre presente,
di sottrarvisi anche instaurando prassi di lavoro non corrette". Secondo la Cassazione, "tali conclusioni si evincono non solo dallo
stesso, richiamato dal ricorrente, art. 4 d. l.vo 19.9.1994 n. 626 [ora
art. 18 D.Lgs. n. 81/2008], che non pone
a carico del datore di lavoro il solo obbligo di allestire le misure di
sicurezza, ma anche una serie di controlli diretti o per interposta persona,
atti a garantirne l'applicazione, ma soprattutto dalla norma generale di cui
all'art. 2087 Codice Civile, la quale dispone che "l'imprenditore è tenuto
ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità
del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità
fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro" [Corte di
Cassazione - Quarta Sezione Penale, Sentenza
23 ottobre 2008, n. 39888]. Si tratta dell'obbligo della massima sicurezza tecnica, organizzativa e
procedurale concretamente attuabile.
In base alla mia esperienza, le
aziende che hanno adottato sistemi
certificati di gestione della sicurezza sul lavoro (ad es. BS
18001/2007) sono spesso quelle meglio attrezzate ad erogare, anche
attraverso enti esterni, e ove consentito con modalità on-line efficaci, formazione adeguata e sufficiente e a
controllare affinché detta educazione alla sicurezza non resti inapplicata.
E più in generale qual è oggi l’orientamento giurisprudenziale riguardo
al valore causale della formazione in un evento incidentale?
R.D.: Ad esempio la sentenza del 2008 che ho in precedenza
richiamato chiarisce che l’errata e o insufficiente e incompleta valutazione
dei rischi produce una errata percezione del rischio, e in caso di formazione
trasferisce informazioni errate e non educa adeguatamente alla sicurezza
l’operatore. E in ogni caso si ribadisce che occorre
la verifica dell’apprendimento, la
cui miglior dimostrazione è data in dibattimento quando i testimoni, e/o
l’interessato, come abbiamo già detto, dichiarano di conoscere le modalità
corrette di lavoro, oppure hanno sottoscritto per accettazione l’istruzione
operativa pertinente.
Veniamo ad alcuni aspetti pratici. Quali sono gli elementi che la
polizia giudiziaria valuta per comprendere la qualità della formazione erogata
in azienda? Sono valutati solo gli aspetti documentali?
R.D.: In realtà viene valutato tutto. Ad esempio si valuta: - la qualificazione professionale
dell’infortunato; - l’esperienza lavorativa; - l’avvenuta formazione
dell’infortunato, e dei colleghi che svolgono la stessa mansione; - la qualità della formazione, il
contenuto; - i registri di presenza; - la verifica dell’apprendimento
e in particolare i controlli post formazione sull’applicazione delle regole
prevenzionistiche trasmesse.
Chiaramente la documentazione
deve essere a posto, e di qualità, per consentire prima la prevenzione e poi la
Concludiamo questa breve intervista indicando quali sono oggi, a suo
parere, le principali deviazioni dell’offerta formativa in Italia... R.D.: Esistono significative zone oscure, venditori di certificati,
venditori di formazione di bassa qualità, proposte di formazione on-line anche in
casi non consentiti dalla legge, fino a vere e proprie truffe formative.
Il datore di lavoro dovrebbe richiedere una dichiarazione scritta
dall’ente formatore dove questo dichiari la conformità alle norme vigenti
della formazione erogata, e l’assunzione di responsabilità in caso di
difformità. Ed è bene controllare anche le
R.D.: Ad esempio una maggior chiarezza degli Accordi Stato regione
in materia, con definizione dei modelli di modulistica consentita dalla legge,
e l’eliminazione di ogni forma di ambiguità ed incertezza in materia. Una cosa
fattibile... Il non volerla realizzare, come accaduto fino ad oggi, dimostra il
disinteresse di chi governa per questa delicata materia che attiene l’integrità
psicofisica di tutti coloro che frequentano i luoghi di lavoro.
Includerei, ora come ora, anche l’obbligo
di inviare alla Asl competente copia dell’offerta formativa elaborata dagli
enti, per conoscenza. Cosa che forse scoraggerebbe le situazioni più
Ricordiamo alcuni recenti articoli di PuntoSicuro relativi all’attuale
situazione della formazione alla sicurezza in Italia:
criticità della formazione in materia di Salute e sicurezza sul Lavoro;
criticità della formazione alla sicurezza: le proposte della CIIP;
discount della formazione e l'assenza di efficacia e qualità;
criticità della formazione: la carenza dei controlli sull'efficacia;
- Formatori:
indicatori di performance e qualificazione;
- Il diritto ad una
formazione corretta ed efficace.
Commenta questo articolo!Rispondi Autore: Max15/03/2016 (07:30:07)Grazie per la chiarezza dott Rubini. Come tecnico consulente e formatore mi permetto di aggiungere che servirebbe anche una semplificazione del processo formativo in modo che tutto l'iter possa essere ben compreso dal D.L. in primis e aggiungo...servirebbe un momento formativo, anche semplice, per i D.L. che spesso sono anche operativi sul campo, in modo da renderli più sensibili sul tema. Questo renderebbe, a mio parere, più facile il ruolo di chi deve organizzare e fare il corso. Grazie, saluti Rispondi Autore: pietro ferrari15/03/2016 (07:33:14)Sempre utili le considerazioni di Dubini.
Le proposte finali del suo intervento, restituiscono un quadro ancora significativamente problematico.
cordialmente, ferrariRispondi Autore: Luchini Luca15/03/2016 (08:54:57)E nei confronti dei soggetti formatori che propongono ed erogano formazione con modalità e contenuti del tutto difformi dagli accordi ? Che pene esistono?Rispondi Autore: Angela Scibilia15/03/2016 (09:42:12)Mi preme sottolineare anche la differenza tra FAD, utile come INFORMAZIONE, ma certo non FORMAZIONE, e e-learning, effettivamente formazione a distanza. Ricordare al D.L. che la FAD, in ogni caso, presuppone il riconoscimento del tempo di fruizione come ore lavorate, forse può dissuaderlo a ricorrere a strumenti inefficaci, oltre che difformi dalla norma, e senza neppure quel presunto risparmio economico.Rispondi Autore: Massimo Torta15/03/2016 (18:28:25)Condivido i commenti soprattutto quello di MAX.
Aggiungo: una formazione di qualità costa (sopralluoghi, studio del caso, coinvolgimento del docente e dei lavoratori ed RLS in fase di progettazione studio dei macchinari ed attrezzature; studio di test o verifiche di apprendimento appropriati ecc.) Perchè non rendere obbligatorio l'inserimento di queste voci nel preventivo del corso, come elemento per valutare la serietà della formazione, un po' come si valutano i costi della sicurezza in regime di appalto? Potrebbe essere un contributo, certo non risolutivo, ma utile per valutare come viene progettata l'attività formativa.Rispondi Autore: davide16/03/2016 (08:02:08)io però sulla tematica della formazione ho sempre un grande perplessità , mi sfugge il motivo per il quale un'azienda debba ricorrere ad un ente esterno per fare formazione, quando a mio avviso la migliore formazione erogata (ovviamente nel rispetto degli Accordi Stato regioni) la possono fare internamente RSPP, Datore di Lavoro, Dirigenti, Preposti , Medici Competenti, che conoscono perfettamente i cici produttivi, le macchine , i prodotti utilizzati , ecc. ecc. , probabilmente per l'azienda stessa con anche un notevole risparmio economico . Ancora una volta in questi giorni sto notando come le varie associazioni stiano cercando di fare della formazione il nuovo business , ma la realtà purtroppo per la stragrande maggioranza delle attività è che arrivare a fine mese è sempre più faticoso, quindi rispetto assoluto della normativa ma con sempre maggiore attenzione ai budget. Rispondi Autore: cristina falzolgher19/03/2016 (09:39:01)Fate bene a riportare al centro il tema qualità, ma dovreste farlo anche lato uffici formazione aziendali: spesso poco preparati sul fronte dei percorsi sicurezza, in grado di valutare esclusivamente l'apparenza e non la sostanza, portati a scelte al ribasso (le gare si sono attestate su costi orari ridicoli: come pretendere qualità a 20 euro orari a formatore?), con seri problemi di gestione interna di questi temi e quindi - è capitato - a volte propensi a non dire troppo, a limare: meno slide, meno concetti, meno approfondimenti. Un formatore serio al di sotto di certi livelli non scende, per ritrovarsi magari poi nel mirino perché "ha dato degli strumenti di riflessione" ai lavoratori. Invece di fornire solo un pezzo di carta. Meditate un pò su questo.

References: sentenza

articolo 28

articolo 37
 art. 4

art. 18
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