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decreto 504/92 del 30/12/1992: Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421
Legge Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 Segnala a un amico
Pubblicata da: Redazione decreto 504/92 del 30/12/1992 Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.504 Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge
23 ottobre 1992, n. 421 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 gennaio 1993, n.10) Art. 1 Istituzione dell'imposta. Presupposto. 1. A decorrere dall'anno 1993 è istituita l'imposta comunale
sugli immobili (I.C.I.). 2. Presupposto dell'imposta è il possesso di fabbricati,
di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio
dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli
strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta
l'attività dell'impresa. Art. 2 Definizione di fabbricati e aree. 1. Ai fini dell'imposta di cui all'articolo 1: a) per fabbricato si intende l'unità immobiliare iscritta
o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi
parte integrante del fabbricato l'area occupata dalla costruzione
e quella che ne costituisce pertinenza; il fabbricato di nuova
costruzione è soggetto all'imposta a partire dalla data
di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente,
dalla data in cui è comunque utilizzato; b) per area fabbricabile si intende l'area utilizzabile a scopo
ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione
determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell'indennità di
espropriazione per pubblica utilità. Sono considerati, tuttavia,
non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai soggetti indicati
nel comma 1 dell'articolo 9, sui quali persiste l'utilizzazione
agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette
alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura
ed all'allevamento di animali. Il comune, su richiesta del contribuente,
attesta se un'area sita nel proprio territorio è fabbricabile
in base ai criteri stabiliti dalla presente lettera; c) per terreno agricolo si intende il terreno adibito all'esercizio
delle attività indicate nell'articolo 2135 del codice civile. Art. 3 Soggetti passivi. 1. Soggetti passivi dell'imposta sono il proprietario di immobili
di cui al comma 2 dell'articolo 1, ovvero il titolare di diritto
reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, sugli
stessi, anche se non residenti nel territorio dello Stato o se
non hanno ivi la sede legale o amministrativa o non vi esercitano
l'attività. 2. Per gli immobili concessi in locazione finanziaria, soggetto
passivo è il locatario. In caso di fabbricati di cui
all'articolo 5, comma 3, il locatario assume la qualità di
soggetto passivo a decorrere dal primo gennaio dell'anno successivo
a quello nel corso del quale è stato stipulato il contratto
di locazione finanziaria. Nel caso di concessione su aree demaniali
soggetto passivo è il concessionario. Art. 4 Soggetto attivo. 1. L'imposta è liquidata, accertata e riscossa da ciascun
comune per gli immobili di cui al comma 2 dell'articolo 1 la cui
superficie insiste, interamente o prevalentemente, sul territorio
del comune stesso. L'imposta non si applica per gli immobili di
cui il comune è proprietario ovvero titolare dei diritti
indicati nell'articolo precedente quando la loro superficie insiste
interamente o prevalentemente sul suo territorio. 2. In caso di variazioni delle circoscrizioni territoriali
dei comuni, anche se dipendenti dalla istituzione di nuovi
comuni, si considera soggetto attivo il comune nell'ambito
del cui territorio risultano ubicati gli immobili al 1° gennaio
dell'anno cui l'imposta si riferisce. Art. 5 Base imponibile. 1. Base imponibile dell'imposta è il valore degli immobili
di cui al comma 2 dell'articolo 1. 2. Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito
da quello che risulta applicando all'ammontare delle rendite
risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell'anno
di imposizione, i moltiplicatori determinati con i criteri
e le modalità previsti dal primo periodo dell'ultimo
comma dell'articolo 52 del testo unico delle disposizioni concernenti
della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131. 3. Per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D,
non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e
distintamente contabilizzati, fino all'anno nel quale i medesimi
sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato,
alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva,
alla data di acquisizione, secondo i criteri stabiliti nel
penultimo periodo del comma 3, dell'articolo 7 del decreto-legge
11 luglio 1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla
legge 8 agosto 1992, n. 359, applicando i seguenti coefficienti:
per l'anno 1993: 1,02; per l'anno 1992: 1,03; per l'anno 1991:
1,05; per l'anno 1990: 1,10; per l'anno 1989: 1,15; per l'anno
1988: 1,20; per l'anno 1987: 1,30; per l'anno 1986: 1,40; per
l'anno 1985: 1,50; per l'anno 1984: 1,60; per l'anno 1983:
1,70; per l'anno 1982 e anni precedenti: 1,80. I coefficienti
sono aggiornati con decreto del Ministro delle finanze da pubblicare
nella Gazzetta Ufficiale. In caso di locazione finanziaria
il locatore o il locatario possono esperire la procedura di
cui al regolamento adottato con decreto del Ministro delle
finanze del 19 aprile 1994, n. 701, con conseguente determinazione
del valore del fabbricato sulla base della rendita proposta,
a decorrere dal primo gennaio dell'anno successivo a quello
nel corso del quale tale rendita è stata annotata negli
atti catastali, ed estensione della procedura prevista nel
terzo periodo del comma 1 dell'articolo 11; in mancanza di
rendita proposta il valore è determinato sulla base
delle scritture contabili del locatore, il quale è obbligato
a fornire tempestivamente al locatario tutti i dati necessari
per il calcolo. 4. Per i fabbricati, diversi da quelli indicati nel comma
3, non iscritti in catasto, nonché per i fabbricati
per i quali sono intervenute variazioni permanenti, anche se
dovute ad accorpamento di più unità immobiliari,
che influiscono sull'ammontare della rendita catastale, il
valore è determinato con riferimento alla rendita dei
fabbricati similari già iscritti. 5. Per le aree fabbricabili, il valore è costituito
da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell'anno
di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione,
all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso
consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento
del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati
sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche. 6. In caso di utilizzazione edificatoria dell'area, di demolizione
di fabbricato, di interventi di recupero a norma dell'articolo
31, comma 1, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978,
n. 457, la base imponibile è costituita dal valore dell'area,
la quale è considerata fabbricabile anche in deroga
a quanto stabilito nell'articolo 2, senza computare il valore
del fabbricato in corso d'opera, fino alla data di ultimazione
dei lavori di costruzione, ricostruzione o ristrutturazione
ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato
costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato. 7. Per i terreni agricoli, il valore è costituito da
quello che risulta applicando all'ammontare del reddito dominicale
risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno
di imposizione, un moltiplicatore pari a settantacinque. Art. 6 Determinazione dell'aliquota e dell'imposta. 1. L'aliquota è stabilita dal comune, con deliberazione
da adottare entro il 31 ottobre di ogni anno, con effetto per l'anno
successivo. Se la delibera non è adottata entro tale termine,
si applica l'aliquota del 4 per mille, ferma restando la disposizione
di cui all'articolo 84 del decreto legislativo 25 febbraio 1995,
n. 77, come modificato dal decreto legislativo 11 giugno 1996,
n. 336. 2. L'aliquota deve essere deliberata in misura non inferiore
al 4 per mille, né superiore al 7 per mille e può essere
diversificata entro tale limite, con riferimento ai casi di
immobili diversi dalle abitazioni, o posseduti in aggiunta
all'abitazione principale, o di alloggi non locati; l'aliquota
può essere agevolata in rapporto alle diverse tipologie
degli enti senza scopi di lucro. 3. L'imposta è determinata applicando alla base imponibile
l'aliquota vigente nel comune di cui all'articolo 4. 4. Restano ferme le disposizioni dell'articolo 4, comma 1,
del decreto-legge 8 agosto 1996, n. 437, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556. Art. 7 Esenzioni. 1. Sono esenti dall'imposta: a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province,
nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell'ultimo
periodo del comma 1 dell'articolo 4, dalle comunità montane,
dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali,
dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all'articolo
41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio,
industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente
ai compiti istituzionali; b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali
da E/1 a E/9; c) i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all'articolo
5- bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 601, e successive modificazioni; d) i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto,
purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8
e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze; e) i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli
articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, sottoscritto
l'11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n.
810; f) i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni
internazionali per i quali è prevista l'esenzione dall'imposta
locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali
resi esecutivi in Italia; g) i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati
recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali
di cui alla legge 5 febbraio 1992, n 104, limitatamente al periodo
in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette; h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate
ai sensi dell'articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984; i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 87,
allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali,
nonché delle attività di cui all'articolo 16, lettera
a), della legge 20 maggio 1985, n. 222. 2. L'esenzione spetta per il periodo dell'anno durante il
quale sussistono le condizioni prescritte. Art. 8 Riduzioni e detrazioni dell'imposta. 1. L'imposta è ridotta del 50 per cento per i fabbricati
dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente
al periodo dell'anno durante il quale sussistono dette condizioni.
L'inagibilità o inabitabilità è accertata
dall'ufficio tecnico comunale con perizia a carico del proprietario,
che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa
il contribuente ha facoltà di presentare dichiarazione sostitutiva
ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, rispetto a quanto previsto
dal periodo precedente. L'aliquota può essere stabilita
dai comuni nella misura del 4 per mille, per un periodo comunque
non superiore a tre anni, relativamente ai fabbricati realizzati
per la vendita e non venduti dalle imprese che hanno per oggetto
esclusivo o prevalente dell'attività la costruzione e l'alienazione
di immobili. 2. Dalla imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita
ad abitazione principale del soggetto passivo si detraggono,
fino a concorrenza del suo ammontare, lire 200.000 rapportate
al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione;
se l'unità immobiliare è adibita ad abitazione
principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta
a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale
la destinazione medesima si verifica. Per abitazione principale
si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede
a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale,
e i suoi familiari dimorano abitualmente. 3. A decorrere dall'anno di imposta 1997, con la deliberazione
di cui al comma 1 dell'articolo 6, l'imposta dovuta per l'unità immobiliare
adibita ad abitazione principale del soggetto passivo può essere
ridotta fino al 50 per cento; in alternativa, l'importo di
lire 200.000, di cui al comma 2 del presente articolo, può essere
elevato, fino a lire 500.000, nel rispetto dell'equilibrio
di bilancio.La predetta facoltà può essere esercitata
anche limitatamente alle categorie di soggetti in situazioni
di particolare disagio economico-sociale individuate con deliberazione
del competente organo comunale. 4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano
anche alle unità immobiliari, appartenenti alle cooperative
edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione
principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi
regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case
popolari. Art. 9 Terreni condotti direttamente. 1. I terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti o da imprenditori
agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale,
purché dai medesimi condotti, sono soggetti all'imposta
limitatamente alla parte di valore eccedente lire 50 milioni
e con le seguenti riduzioni: a) del 70 per cento dell'imposta gravante sulla parte di valore
eccedente i predetti 50 milioni di lire e fino a 120 milioni di
lire; b) del 50 per cento di quella gravante sulla parte di valore eccedente
120 milioni di lire e fino a 200 milioni di lire; c) del 25 per cento di quella gravante sulla parte di valore eccedente
200 milioni di lire e fino a 250 milioni di lire. 2. Agli effetti di cui al comma 1 si assume il valore complessivo
dei terreni condotti dal soggetto passivo, anche se ubicati
sul territorio di più comuni; l'importo della detrazione
e quelli sui quali si applicano le riduzioni, indicati nel
comma medesimo, sono ripartiti proporzionalmente ai valori
dei singoli terreni e sono rapportati al periodo dell'anno
durante il quale sussistono le condizioni prescritte ed alle
quote di possesso. Resta fermo quanto disposto nel primo periodo
del comma 1 dell'articolo 4. Art. 10 Versamenti e dichiarazioni. 1. L'imposta è dovuta dai soggetti indicati nell'articolo
3 per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell'anno
nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese
durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici
giorni è computato per intero. A ciascuno degli anni solari
corrisponde una autonoma obbligazione tributaria. 2. I soggetti indicati nell'articolo 3 devono effettuare il
versamento dell'imposta complessivamente dovuta al comune per
l'anno in corso in due rate delle quali la prima, entro il
30 giugno, pari al 50 per cento dell'imposta dovuta calcolata
sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi
dell'anno precedente. La seconda rata deve essere versata dal
1 al 20 dicembre, a saldo dell'imposta dovuta per l'intero
anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata. Il
versamento dell'imposta può essere effettuato anche
tramite versamenti su conto corrente postale con bollettini
conformi al modello indicato con circolare del Ministero delle
finanze. Resta in ogni caso nella facoltà del contribuente
provvedere al versamento dell'imposta complessivamente dovuta
in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 30 giugno. 3. L'imposta dovuta ai sensi del comma 2 deve essere corrisposta
mediante versamento diretto al concessionario della riscossione
nella cui circoscrizione è compreso il comune di cui
all'articolo 4 ovvero su apposito conto corrente postale intestato
al predetto concessionario, con arrotondamento a mille lire
per difetto se la frazione non è superiore a 500 lire
o per eccesso se è superiore; al fine di agevolare il
pagamento, il concessionario invia, per gli anni successivi
al 1993, ai contribuenti moduli prestampati per il versamento.
La commissione spettante al concessionario è a carico
del comune impositore ed è stabilita nella misura dell'uno
per cento delle somme riscosse, con un minimo di lire 3.500
ed un massimo di lire 100.000 per ogni versamento effettuato
dal contribuente. 4. I soggetti passivi devono dichiarare gli immobili posseduti
nel territorio dello Stato, con esclusione di quelli esenti
dall'imposta al sensi dell'articolo 7, su apposito modulo,
entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi
relativa all'anno in cui il possesso ha avuto inizio; tutti
gli immobili il cui possesso è iniziato antecedentemente
al 1° gennaio 1993 devono essere dichiarati entro il termine
di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all'anno
1992. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi
sempreché non si verifichino modificazioni dei dati
ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell'imposta
dovuta; in tal caso il soggetto interessato è tenuto
a denunciare nelle forme sopra indicate le modificazioni intervenute,
relativa all'anno in cui le modificazioni si sono verificate.
Nel caso di più soggetti passivi tenuti al pagamento
dell'imposta su un medesimo immobile può essere presentata
dichiarazione congiunta; per gli immobili indicati nell'articolo
1117, n. 2) del codice civile oggetto di proprietà comune,
cui è attribuita o attribuibile una autonoma rendita
catastale, la dichiarazione deve essere presentata dall'amministratore
del condominio per conto dei condomini. 5. Con decreti del Ministro delle finanze, sentita l'Associazione
nazionale dei comuni italiani, sono approvati i modelli della
dichiarazione, anche congiunta o relativa ai beni indicati
nell'articolo 1117, n. 2) del codice civile, e sono determinati
i dati e gli elementi che essa deve contenere, i documenti
che devono essere eventualmente allegati e le modalità di
presentazione, anche su supporti magnetici, nonché le
procedure per la trasmissione ai comuni ed agli uffici dell'Amministrazione
finanziaria degli elementi necessari per la liquidazione ed
accertamento dell'imposta; per l'anno 1993 la dichiarazione
deve essere inviata ai comuni tramite gli uffici dell'Amministrazione
finanziaria. Con decreti del Ministro delle finanze, di concerto
con i Ministri dell'interno, del tesoro e delle poste e delle
telecomunicazioni, sentita l'Associazione nazionale dei comuni
italiani, sono approvati i modelli per il versamento al concessionario
e sono stabilite le modalità di registrazione, nonché di
trasmissione dei dati di riscossione, distintamente per ogni
contribuente, ai comuni e al sistema informativo del Ministero
delle finanze. Al fine di consentire la formazione di anagrafi
dei contribuenti, anche mediante l'incrocio con i dati relativi
agli immobili assoggettati alla tassa smaltimento rifiuti,
con decreto del Ministro delle finanze viene previsto l'obbligo
per il Consorzio nazionale obbligatorio tra i concessionari
di organizzare, d'intesa con la predetta associazione, i relativi
servizi operativi per la realizzazione delle suddette anagrafi,
prevedendosi un contributo pari allo 0,6 per mille del gettito
dell'imposta a carico dei soggetti che provvedono alla riscossione;
con decreto del Ministro delle finanze sono stabiliti i termini
e le modalità di trasmissione da parte dei predetti
soggetti dei dati relativi alla riscossione. I predetti decreti
sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. 6. Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione
coatta amministrativa l'imposta è dovuta per ciascun
anno di possesso rientrante nel periodo di durata del procedimento
ed è prelevata, nel complessivo ammontare, sul prezzo
ricavato dalla vendita. Il versamento dell'imposta deve essere
effettuato entro il termine di tre mesi dalla data in cui il
prezzo è stato incassato; entro lo stesso termine deve
essere presentata la dichiarazione. Art. 11 Liquidazione ed accertamento. 1. Il comune controlla le dichiarazioni e le denunce presentate
ai sensi dell'articolo 10, verifica i versamenti eseguiti ai
sensi del medesimo articolo e, sulla base dei dati ed elementi
direttamente desumibili dalle dichiarazioni e dalle denunce stesse,
nonché sulla base delle informazioni fornite dal sistema
informativo del Ministero delle finanze in ordine all'ammontare
delle rendite risultanti in catasto e dei redditi dominicali,
provvede anche a correggere gli errori materiali e di calcolo
e liquida l'imposta. Il comune emette avviso di liquidazione,
con l'indicazione dei criteri adottati, dell'imposta o maggiore
imposta dovuta e delle sanzioni ed interessi dovuti; l'avviso
deve essere notificato con le modalità indicate nel comma
2 al contribuente entro il termine di decadenza del 31 dicembre
del secondo anno successivo a quello in cui è stata presentata
la dichiarazione o la denuncia ovvero, per gli anni in cui queste
non dovevano essere presentate, a quello nel corso del quale è stato
o doveva essere eseguito il versamento dell'imposta. Se la dichiarazione è relativa
ai fabbricati indicati nel comma 4 dell'articolo 5, il comune
trasmette copia della dichiarazione all'ufficio tecnico erariale
competente il quale, entro un anno, provvede alla attribuzione
della rendita, dandone comunicazione al contribuente e al comune;
entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui è avvenuta
la comunicazione, il comune provvede, sulla base della rendita
attribuita, alla liquidazione della maggiore imposta dovuta senza
applicazione di sanzioni, maggiorata degli interessi nella misura
indicata nel comma 5 dell'articolo 14, ovvero dispone il rimborso
delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi
computati nella predetta misura; se la rendita attribuita supera
di oltre il 30 per cento quella dichiarata, la maggiore imposta
dovuta è maggiorata del 20 per cento. 2. Il comune provvede alla rettifica delle dichiarazioni e
delle denunce nel caso di infedeltà, incompletezza od
inesattezza ovvero provvede all'accertamento d'ufficio nel
caso di omessa presentazione. A tal fine emette avviso di accertamento
motivato con la liquidazione dell'imposta o maggiore imposta
dovuta e delle relative sanzioni ed interessi; l'avviso deve
essere notificato, anche a mezzo posta mediante raccomandata
con avviso di ricevimento, al contribuente, a pena di decadenza,
entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in
cui è stata presentata la dichiarazione o la denuncia
ovvero, per gli anni in cui queste non dovevano essere presentate,
a quello nel corso del quale è stato o doveva essere
eseguito il versamento dell'imposta. Nel caso di omessa presentazione,
l'avviso di accertamento deve essere notificato entro il 31
dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione
o la denuncia avrebbero dovuto essere presentate ovvero a quello
nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito
il versamento dell'imposta. 2-bis. Gli avvisi di liquidazione e di accertamento devono
essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle
ragioni giuridiche che li hanno determinati. Se la motivazione
fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto
dal contribuente, questo deve essere allegato, all'atto che
lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto
essenziale. 3. Ai fini dell'esercizio dell'attività di liquidazione
ed accertamento i comuni possono invitare i contribuenti, indicandone
il motivo, a esibire o trasmettere atti e documenti; inviare
ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere
specifico, con invito a restituirli compilati e firmati; richiedere
dati, notizie ed elementi rilevanti nei confronti dei singoli
contribuenti agli uffici pubblici competenti, con esenzione
di spese e diritti. 4. Con delibera della giunta comunale è designato un
funzionario cui sono conferiti le funzioni e i poteri per l'esercizio
di ogni attività organizzativa e gestionale dell'imposta;
il predetto funzionario sottoscrive anche le richieste, gli
avvisi e i provvedimenti, appone il visto di esecutività sui
ruoli e dispone i rimborsi. 5. Con decreti del Ministro delle finanze, sentita l'Associazione
nazionale dei comuni italiani, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale, saranno stabiliti termini e modalità per
l'interscambio tra comuni e sistema informativo del Ministero
delle finanze di dati e notizie. 6. Il Ministero delle finanze effettua presso i comuni verifiche
sulla gestione dell'imposta e sulla utilizzazione degli elementi
forniti dal predetto sistema informativo. Art. 12 Riscossione coattiva. 1. Le somme liquidate dal comune per imposta, sanzioni ed interessi,
se non versate, con le modalità indicate nel comma 3 dell'articolo
10, entro il termine di 90 giorni dalla notificazione dell'avviso
di liquidazione o dell'avviso di accertamento, sono riscosse,
salvo che sia stato emesso provvedimento di sospensione, coattivamente
mediante ruolo secondo le disposizioni di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43, e successive
modificazioni; il ruolo deve essere formato e reso esecutivo
non oltre il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello
in cui l'avviso di liquidazione o l'avviso di accertamento sono
stati notificati al contribuente ovvero, in caso di sospensione
della riscossione, non oltre il 31 dicembre dell'anno successivo
a quello di scadenza del periodo di sospensione. Art. 13 Rimborsi. 1. Il contribuente può richiedere al comune al quale è stata
versata l'imposta il rimborso delle somme versate e non dovute,
entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento ovvero da
quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto
alla restituzione. Sulle somme dovute al contribuente spettano
gli interessi nella misura indicata nel comma 5 dell'articolo 14. 2. Le somme liquidate dal comune ai sensi del comma 1 possono,
su richiesta del contribuente da comunicare al comune medesimo
entro 60 giorni dalla notificazione del provvedimento di rimborso,
essere compensate con gli importi dovuti a titolo di imposta
comunale sugli immobili. Art. 14 Sanzioni ed interessi. 1. Per l'omessa presentazione della dichiarazione o denuncia si
applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per
cento del tributo dovuto, con un minimo di lire centomila. 2. Se la dichiarazione o la denuncia sono infedeli si applica
la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento
della maggiore imposta dovuta. 3. Se l'omissione o l'errore attengono ad elementi non incidenti
sull'ammontare dell'imposta, si applica la sanzione amministrativa
da lire centomila a lire cinquecentomila. La stessa sanzione
si applica per le violazioni concernenti la mancata esibizione
o trasmissione di atti e documenti, ovvero per la mancata restituzione
di questionari nei sessanta giorni dalla richiesta o per la
loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele. 4. Le sanzioni indicate nei commi 1 e 2 sono ridotte ad un
quarto se, entro il termine per ricorrere alle commissioni
tributarie, interviene adesione del contribuente con il pagamento
del tributo, se dovuto, e della sanzione. 5. La contestazione della violazione non collegata all'ammontare
del tributo deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31
dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa
la violazione. 6. Sulle somme dovute per imposta si applicano gli interessi
moratori nella misura del sette per cento per ogni semestre
compiuto. Art. 15 Contenzioso. 1. Contro l'avviso di liquidazione, l'avviso di accertamento, il
provvedimento che irroga le sanzioni, il ruolo, il provvedimento
che respinge l'istanza di rimborso può essere proposto
ricorso secondo le disposizioni di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, e successive modificazioni,
intendendosi sostituito all'ufficio tributario il comune nei
cui confronti il ricorso è proposto. Art. 16 Indennità di espropriazione. 1. In caso di espropriazione di area fabbricabile l'indennità è ridotta
ad un importo pari al valore indicato nell'ultima dichiarazione
o denuncia presentata dall'espropriato ai fini dell'applicazione
dell'imposta qualora il valore dichiarato risulti inferiore all'indennità di
espropriazione determinata secondo i criteri stabiliti dalle disposizioni
vigenti. 2. In caso di espropriazione per pubblica utilità,
oltre all'indennità, è dovuta una eventuale maggiorazione
pari alla differenza tra l'importo dell'imposta pagata dall'espropriato
o dal suo dante causa per il medesimo bene negli ultimi cinque
anni e quello risultante dal computo dell'imposta effettuato
sulla base della indennità. La maggiorazione, unitamente
agli interessi legali sulla stessa calcolati, è a carico
dell'espropriante. Art. 17 Disposizioni finali. 1. L'imposta comunale sugli immobili non è deducibile agli
effetti delle imposte erariali sui redditi. 2. (abrogato). 3. (abrogato). 4. Sono esclusi dall'imposta locale sui redditi i redditi
di fabbricati a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli
strumentali od oggetto di locazione, i redditi dominicali delle
aree fabbricabili e dei terreni agricoli, nonché i redditi
agrari di cui all'articolo 29 del testo unico delle imposte
22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni. 5. Le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 hanno effetto
per i redditi prodotti dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio
1993 ovvero, per i soggetti all'imposta sul reddito delle persone
giuridiche il cui periodo di imposta non coincide con l'anno
solare, per quelli prodotti dal primo periodo di imposta successivo
alla detta data. 6. Con effetto dal 1° gennaio 1993 è soppressa
l'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili.
Tuttavia l'imposta continua ad essere dovuta nel caso in cui
il presupposto di applicazione di essa si è verificato
anteriormente alla predetta data; con decreto del Ministro
delle finanze sono stabilite le modalità di effettuazione
dei rimborsi eventualmente spettanti. 7. L'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili
continua ad essere dovuta, con le aliquote massime e l'integrale
acquisizione del relativo gettito al bilancio dello Stato,
anche nel caso in cui il presupposto di applicazione di essa
si verifica dal 1° gennaio 1993 fino al 1° gennaio
2003 limitatamente all'incremento di valore maturato fino al
31 dicembre 1992. A tal fine: a) il valore finale, da indicare nella dichiarazione, è assunto
in misura pari a quello dell'immobile alla data del 31 dicembre
1992 ovvero, in caso di utilizzazione edificatoria dell'area con
fabbricato in corso di costruzione o ricostruzione alla predetta
data, a quello dell'area alla data di inizio dei lavori di costruzione
o ricostruzione; b) gli scaglioni per la determinazione delle aliquote sono formati
con riferimento al periodo preso a base per il calcolo dell'incremento
di valore imponibile; c) le spese di acquisto, di costruzione ed
incrementative sono computabili solo se riferibili al periodo di
cui alla lettera b). 8. Ai fini dell'accertamento dell'imposta comunale sull'incremento
di valore degli immobili dovuta ai sensi del comma 7 non si
applica la disposizione dell'articolo 22 del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, e successive modificazioni. Art. 18 Disposizioni transitorie. 1. Per l'anno 1993 la delibera della Giunta comunale, con cui viene
stabilita l'aliquota dell'imposta comunale sugli immobili al
sensi del comma 1 dell'articolo 6, deve essere adottata entro
il 28 febbraio 1993. Il versamento a saldo dell'imposta dovuta
per l'anno 1993 deve essere effettuato dal 1° al 15 dicembre
di tale anno. 2. Entro il 30 aprile 1993 ciascun comune è tenuto
a comunicare al concessionario di cui all'articolo 10, comma
3, la misura dell'aliquota dell'imposta comunale sugli immobili
vigente sul proprio territorio per l'anno 1993, nonché la
somma corrispondente alla media delle riscossioni nel triennio
1990/1992 per imposta comunale sull'incremento di valore degli
immobili. Sulla base di detta comunicazione il concessionario
procede alla rideterminazione, ove occorra, dell'importo delle
riscossioni dell'imposta comunale sugli immobili calcolandolo
sulla base dell'aliquota minima del 4 per mille e procede al
versamento ad apposito capitolo dell'entrata statale dell'importo
risultante dalla differenza tra l'ammontare delle riscossioni
così rideterminate e l'ammontare corrispondente alla
media delle riscossioni nel triennio 1990/1992 per imposta
comunale sull'incremento di valore degli immobili, nonché al
versamento a favore del comune del residuo importo delle riscossioni.
Le predette operazioni sono effettuate sulla prima rata di
cui al comma 2 dell'articolo 10 e sul saldo di cui al comma
1 del presente articolo, computando la perdita per INVIM per
metà sulla detta prima rata e per l'altra metà sul
saldo. Le somme rivenienti dalle ulteriori riscossioni, sempre
relative all'imposta comunale sugli immobili dovuta per l'anno
1993 e calcolate sulla base dell'aliquota del 4 per mille,
sono anch'esse versate dal concessionario all'entrata statale
previa deduzione della quota parte della perdita per INVIM
che non è stata detratta nelle precedenti operazioni.
In assenza della comunicazione da parte del comune il concessionario
procede al versamento all'entrata statale dell'intero ammontare
delle somme riscosse a titolo di imposta comunale sugli immobili
dovuta per l'anno 1993. La commissione spettante al concessionario
ai sensi del comma 3 del predetto articolo 10 è a carico
dell'ente a favore del quale le somme sono devolute. Al relativo
onere per il bilancio dello Stato, valutato in lire 90 miliardi
per il 1993, si provvede a carico del capitolo 3458 dello stato
di previsione del Ministero delle finanze per l'anno finanziario
medesimo. 3. Per l'imposta comunale sugli immobili dovuta per l'anno
1993, la liquidazione e la rettifica delle dichiarazioni, l'accertamento,
l'irrogazione delle sanzioni e degli interessi, la riscossione
delle somme conseguentemente dovute sono effettuati dagli uffici
dell'Amministrazione finanziaria dello Stato a norma delle
disposizioni vigenti in materia di accertamento, riscossione
e sanzioni agli effetti delle imposte erariali sui redditi;
per tale anno 1993 i predetti uffici provvedono altresì agli
adempimenti previsti nel terzo periodo del comma 1 dell'articolo
11, relativi ai fabbricati di cui al comma 4 dell'articolo
5. Le somme riscosse per effetto di quanto disposto dal presente
comma sono di spettanza dell'erario dello Stato e concorrono
alla copertura degli oneri per il servizio del debito pubblico
nonché alla realizzazione delle linee di politica economica
e finanziaria in funzione degli impegni di riequilibrio del
bilancio assunti in sede comunitaria; se per l'anno 1993 è stata
stabilita dal comune un'aliquota superiore a quella minima
del 4 per mille, le dette somme sono calcolate sulla base dell'aliquota
minima e la parte eccedente è devoluta in favore del
comune che ha stabilito un'aliquota superiore a quella minima.
Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il
Ministro dell'interno, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale,
sono determinate le modalità per l'acquisizione da parte
degli uffici dell'Amministrazione finanziaria e del Ministero
dell'interno dei dati ed elementi utili per l'esercizio di
detta attività, anche ai fini della determinazione dei
trasferimenti erariali per il 1994. Con lo stesso decreto sono,
altresì, stabilite le modalità per l'effettuazione
dei rimborsi spettanti ai contribuenti. 4. Con decreti del Ministro delle finanze, di concerto con
i Ministri del tesoro e dell'interno, da pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale, sono stabiliti i termini e le modalità per
l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 3, secondo
periodo. 5. Per l'anno 1993, ai fini della determinazione della base
imponibile ai sensi dell'articolo 5, comma 2, si applica un
moltiplicatore pari a cento per le unità immobiliari
classificate nei gruppi catastali A, B e C, con esclusione
delle categorie A/10 e C/1, pari a cinquanta per quelle classificate
nel gruppo D e nella categoria A/10 e pari a trentaquattro
per quelle classificate nella categoria C/1; resta fermo quanto
disposto dal terzo periodo del comma 1 dell'articolo 2 del
decreto-legge 24 novembre 1992, n. 455. 6. Le disposizioni di cui ai commi da 2 a 4 del presente articolo
non si applicano ai comuni compresi nei territori delle province
autonome di Trento e Bolzano. Art. 19 Istituzione e disciplina del tributo. 1. Salvo le successive disposizioni di raccordo con la disciplina
concernente, anche ai fini di tutela ambientale, le tariffe in
materia di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani,
a fronte dell'esercizio delle funzioni amministrative di interesse
provinciale, riguardanti l'organizzazione dello smaltimento dei
rifiuti, il rilevamento, la disciplina ed il controllo degli
scarichi e delle emissioni e la tutela, difesa e valorizzazione
del suolo, è istituito, a decorrere dal 1° gennaio
1993, un tributo annuale a favore delle province. 2. Il tributo è commisurato alla superficie degli immobili
assoggettata dai comuni alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti
solidi urbani ed è dovuto dagli stessi soggetti che,
sulla base delle disposizioni vigenti, sono tenuti al pagamento
della predetta tassa. 3. Con delibera della giunta provinciale, da adottare entro
il mese di ottobre di ciascun anno per l'anno successivo, il
tributo è determinato in misura non inferiore all'1
per cento né superiore al 5 per cento delle tariffe
per unità di superficie stabilite ai fini della tassa
di cui al comma 2; qualora la deliberazione non sia adottata
entro la predetta data la misura del tributo si applica anche
per l'anno successivo. 4. In prima applicazione il termine per l'adozione della delibera
prevista dal comma 3 è fissato al 15 gennaio 1993 ed
il relativo provvedimento, dichiarato esecutivo ai sensi dell'art.
47 della legge 8 giugno 1990, n. 142, è trasmesso in
copia entro cinque giorni ai comuni. Se la delibera non è adottata
nel predetto termine il tributo si applica nella misura minima. 5. Il tributo è liquidato e iscritto a ruolo dai comuni
contestualmente alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani e con l'osservanza delle relative norme per l'accertamento,
il contenzioso, la riscossione e le sanzioni. I ruoli principali
per il 1993 della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani deliberati nei termini di cui agli artt. 286 e 290 del
T.U.F.L., approvato con R.D. 14 settembre 1931, n. 1175 e successive
modificazioni, sono integrati con apposita delibera comunale
di iscrizione a ruolo del tributo provinciale per il 1993,
da adottare entro il 31° gennaio del medesimo anno, e posti
in riscossione a decorrere dalla rata di aprile. Al comune
spetta una commissione, posta a carico della provincia impositrice,
nella misura dello 0,30 per cento delle somme riscosse, senza
importi minimi e massimi. 6. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con
i Ministri dell'interno dell'ambiente, sono stabilite le modalità per
l'interscambio tra comuni e province di dati e notizie ai fini
dell'applicazione del tributo. 7. L'ammontare del tributo,
riscosso in uno alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani, previa deduzione della corrispondente quota del compenso
della riscossione, è versato dal concessionario direttamente
alla tesoreria della provincia nei termini e secondo le modalità previste
dal decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988,
n. 43. Art. 20 (soppresso) Istituzione dell'imposta. Testo soppresso dal 01/01/1996 con L. del 28/12/1995 n. 549 art.
3 Art. 21 Sanzioni. Imposta suppletiva. Soggetti obbligati al pagamento. (soppresso) Art. 22 Disciplina dell'imposta. (soppresso) Art. 23 Attribuzioni alle regioni a statuto ordinario. 1. A decorrere dal 1° gennaio 1993 alle regioni a statuto ordinario,
già titolari di una parte della tassa automobilistica, ai
sensi dell'articolo 4 della legge 16 maggio 1970, n. 281, come
sostituito dall'articolo 5 della legge 14 giugno 1990, n. 158 e
successive modificazioni, con riferimento ai pagamenti effettuati
dall'anzidetta data, sono attribuite: a) l'intera tassa automobilistica, disciplinata dal T.U. approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n.
39 e successive modificazioni; b) la soprattassa annuale su taluni autoveicoli azionati con motore
diesel, istituita con il decreto-legge 8 ottobre 1976, n. 691,
convertito,con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1976, n.
786 e successive modificazioni; c) la tassa speciale per i veicoli alimentati a G.P.L. o gas metano,
istituita dalla legge 21 luglio 1984, n. 362 e successive modificazioni.
2. I tributi di cui al comma 1 assumono rispettivamente la denominazione
di tassa automobilistica regionale, soprattassa annuale regionale
e tassa speciale regionale e si applicano ai veicoli ed agli autoscafi,
soggetti nelle regioni a statuto speciale ai corrispondenti tributi
erariali in esse vigenti, per effetto della loro iscrizione nei
rispettivi pubblici registri delle provincie di ciascuna regione
a statuto ordinario, come previsto dall'articolo 5, comma 31, del
decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953, convertito, con modificazioni,
nella legge 28 febbraio 1983 n. 53 e successive modifiche. La tassa
automobilistica regionale si applica altresì ai ciclomotori,
agli autoscafi, diversi da quelli da diporto, non iscritti nei
pubblici registri ed ai motori fuoribordo applicati agli stessi
autoscafi, che appartengono a soggetti residenti nelle stesse regioni.
Sono comprese nel suddetto tributo regionale anche le tasse fisse
previste dalla legge 21 maggio 1955, n. 463 e successive modificazioni. 3. Dall'ambito di applicazione del presente capo è esclusa
la disciplina concernente la tassa automobilistica relativa
ai veicoli ed autoscafi in temporanea importazione i quali
restano ad ogni effetto soggetti alle norme statali che regolano
la materia. 4. Continua ad essere acquisito al bilancio dello Stato il
gettito derivante dalla addizionale del 5 per cento istituita
con l'articolo 25 della legge 24 luglio 1961, n. 729 e quello
relativo alla tassa speciale erariale annuale istituita con
l'articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 151, convertito
con modifiche nella legge 12 luglio 1991, n. 202. 5. Sono a carico delle regioni i rimborsi relativi ai tributi
regionali di cui al precedente comma 1. Le istanze vanno prodotte
ai competenti uffici della regione che disporranno il rimborso,
ferma restando la competenza delle Intendenze di Finanza per
i tributi erariali. Art. 24 Poteri delle regioni. 1. Entro il 10 novembre di ogni anno ciascuna regione può determinare
con propria legge gli importi dei tributi regionali di cui all'articolo
23, con effetto dai pagamenti da eseguire dal primo gennaio successivo
e relativi a periodi fissi posteriori a tale data, nella misura
compresa tra il 90 ed il 110 per cento degli stessi importi vigenti
nell'anno precedente. 2. Nel primo anno di applicazione del presente decreto ciascuna
regione, nel determinare con propria legge gli importi dei
tributi regionali di cui all'articolo 23 nella misura compresa
fra il 90 ed il 110 per cento degli importi vigenti nell'anno
precedente, dovrà considerare come base di calcolo,
per ogni tributo regionale, rispettivamente l'ammontare complessivo
della tassa automobilistica, gli importi della soprattassa
annuale e quelli della tassa speciale erariali vigenti alla
data del 31 dicembre 1992. 3. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e
fino a quando le regioni non avranno fissato, con proprie leggi
ed entro i limiti indicati nel comma 2, un diverso ammontare,
l'importo dei tributi regionali viene determinato per la soprattassa
annuale e la tassa speciale nella misura prevista per i corrispondenti
tributi erariali nelle regioni a statuto speciale alla data
del 31 dicembre 1992 e per la tassa automobilistica nel complessivo
importo dovuto per il tributo erariale vigente alla suddetta
data e per il tributo regionale nella misura vigente alla stessa
data o nella misura diversa determinata da ciascuna regione
entro il 10 novembre 1992, ai sensi dell'articolo 5 della legge
14 giugno 1990, n. 158 e successive modifiche. 4. Restano validi fino alla scadenza i pagamenti, effettuati
entro il 31 dicembre 1992, relativi alla tassa automobilistica
erariale e regionale, alla soprattassa annuale e alla tassa
speciale erariali, vigenti a tale data. A tali pagamenti si
applicano le modalità ed i criteri di ripartizione tra
lo Stato e le regioni a statuto ordinario vigenti fino alla
data del 31 dicembre 1992, anche con riferimento alle attività di
recupero e rimborso dei relativi importi. Art. 25 Riscossione. 1. Per la riscossione dei tributi regionali di cui all'articolo
23 si applicano le disposizioni previste dall'articolo 4 del
decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n. 39
e dall'articolo 5, commi 39 e 40 del D.L. 30 dicembre 1982, n.
953 convertito con modificazioni nella legge 28 febbraio 1983,
n. 53. 2. L'A.C.I. svolge per conto delle regioni a statuto ordinario,
relativamente ai tributi regionali di cui all'articolo 23,
le attività di riscossione, di riscontro e di controllo
e gli ulteriori adempimenti già affidati a tale ente
per gli analoghi tributi erariali, con la Convenzione stipulata
con il Ministero delle finanze in data 26 novembre 1986, approvata
con decreto del Ministro delle finanze in pari data, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 296 del 22 dicembre
1986. L'A.C.I. provvede a versare nelle casse regionali le
somme di spettanza di ciascuna regione nei termini e con le
modalità previste nella suddetta Convenzione. Le comunicazioni
relative alla riscossione ed ai versamenti vanno effettuate
a ciascuna regione con le modalità e la modulistica
in uso per le comunicazioni fatte all'Erario. Le regioni, relativamente
ai tributi di loro competenza, possono esercitare presso l'A.C.I.
ed i dipendenti uffici provinciali esattori il controllo svolto
dal Ministero delle finanze per i corrispondenti tributi erariali
sulla gestione dei servizi tributari affidati allo stesso ente,
secondo le modalità ed i termini previsti nella Convenzione
del 26 novembre 1986. Per tale controllo le regioni possono
continuare ad avvalersi dell'Ispettorato Compartimentale delle
Tasse e delle Imposte Indirette sugli Affari, competente per
territorio, nonché del Servizio Permanente per il Controllo
all'ACI e alla SIAE. 3. Il compenso spettante all'A.C.I., ai sensi degli articoli
20 e 21 della Convenzione di cui al comma 2, viene addebitato
allo Stato e alle regioni a statuto ordinario in proporzione
a quanto attribuito a ciascuno per i tributi di rispettiva
competenza, secondo le modalità ed i termini riportati
nello stesso atto di Convenzione. Con lo stesso criterio sono
addebitati i costi relativi alla fornitura centralizzata del
libretto fiscale di cui all'articolo 16 della Convenzione. Art. 26 Esclusioni dal pagamento. 1. Nel caso di rinnovazione della immatricolazione di un veicolo
o di un autoscafo in una provincia compresa nel territorio di
una regione diversa da quella nel cui ambito era precedentemente
iscritto, non si applica una ulteriore tassa automobilistica,
soprattassa annuale e tassa speciale regionali per il periodo
per il quale ciascun tributo sia stato già riscosso dalla
regione di provenienza. Art. 27 Rinvio. 1. I tributi regionali di cui all'articolo 23 restano disciplinati,
per quanto non diversamente disposto dal presente provvedimento,
dalle norme statali che regolano gli analoghi tributi erariali
vigenti nel territorio delle regioni a statuto speciale. 2. Per l'inosservanza delle disposizioni relative ai suddetti
tributi regionali si applicano nella stessa entità le
medesime sanzioni previste per gli analoghi tributi erariali
vigenti nelle regioni a statuto speciale, secondo le disposizioni
della legge 24 gennaio 1978, n. 27 e successive modificazioni
ed integrazioni. Art. 28 Finanziamento delle amministrazioni provinciali dei comuni e delle
comunità montane. 1. Per l'anno 1993 lo Stato concorre al finanziamento dei bilanci
delle amministrazioni provinciali, dei comuni e delle comunità montane
con i seguenti fondi: a) fondo ordinario per la finanza locale determinato in lire 2.725.000
milioni per le province, in lire 15.486.000 milioni per i comuni
e in lire 151.000 milioni per le comunità montane; b) fondo perequativo per la finanza locale determinato in lire
1.066.400 milioni per le province e in lire 6.444.600 milioni per
i comuni. Il fondo perequativo è aumentato in applicazione
delle disposizioni di cui all'articolo 6, comma 7, del decreto-legge
28 novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla
legge 27 gennaio 1989, n. 20, attribuendo la somma riscossa dallo
Stato, valutata in lire 520.000 milioni, per il 20 per cento alle
province, per lire 18.000 milioni ad incremento del fondo ordinario
per le comunità montane e per la restante parte ai comuni.
Le eventuali maggiori somme incassate dallo Stato verranno ripartite
per il 20 per cento alle province, per il 75 per cento ai comuni
e per il 5 per cento ad incremento del fondo ordinario per le comunità montane; c) fondo per lo sviluppo degli investimenti delle amministrazioni
provinciali, dei comuni e delle comunità montane pari, per
l'anno 1993, ai contributi dello Stato concessi per l'ammortamento
dei mutui contratti a tutto il 31 dicembre 1992, e quote dei contributi
assegnati nel 1992 e negli anni precedenti ma non utilizzati, valutati
in complessive lire 11.725.914 milioni. Art. 29 Contributi ordinari per le amministrazioni provinciali, per i comuni
e per le comunità montane. Testo in vigore dal 01/01/1993 1. A valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 28, il Ministero
dell'interno è autorizzato a corrispondere a ciascuna
amministrazione provinciale, per l'anno 1993, un contributo pari
a quello ordinario spettante per l'anno 1992 al lordo della riduzione
operata ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto-legge
legge 8 agosto 1992, n. 359. Il contributo è erogato in
quattro rate uguali entro il primo mese di ciascun trimestre. 2. A valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 28, il
Ministero dell'interno è autorizzato a corrispondere
a ciascun comune per l'anno 1993, un contributo pari a quello
ordinario spettante per il 1992 al lordo della riduzione operata
ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del citato decreto-legge
n. 333 del 1989 convertito, con modificazioni, dalla legge
n. 359 del 1992. Il contributo è erogato in quattro
rate uguali entro il primo mese di ciascun trimestre. 3. A valere sul fondo ordinario di cui al comma 1, il Ministero
comunità montana per l'anno 1993, un contributo distinto
nelle seguenti quote: a) una di lire 220 milioni, finalizzata al finanziamento dei servizi
indispensabili, da erogarsi entro il primo mese dell'anno; b) una, ad esaurimento del fondo, ripartita tra le comunità montane
in proporzione alla popolazione montana residente, da erogarsi
entro il mese di ottobre 1993. 4. L'erogazione della quarta rata
del fondo ordinario, per le amministrazioni provinciali e per i
comuni, e della quota residuale per le comunità montane, è subordinata
alla presentazione delle certificazioni del bilancio di previsione
1993 e del conto consuntivo 1991 disposta con decreti del Ministro
dell'interno, di concerto con il Ministro del tesoro. Art. 30 Contributo perequativo per le amministrazioni provinciali. 1. A valere sul fondo perequativo di lire 1.066.400 milioni di
cui all'articolo 28, il Ministero dell'interno è autorizzato
a corrispondere, per l'anno 1993, a ciascuna amministrazione
provinciale un contributo pari a quello perequativo spettante
per l'anno 1992. Il contributo è corrisposto entro il
31 maggio 1993. Il contributo perequativo finanziato con quota
del provento dell'addizionale energetica di cui al citato articolo
6, comma 7, del decreto-legge n. 511 del 1988, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 20 del 1989, valutato in lire 104.000
milioni, è attribuito alle amministrazioni provinciali,
dopo che le relative somme sono state acquisite al bilancio dello
Stato, per il settantacinque per cento con i criteri indicati
all'articolo 7, comma 1, lettera b), del decreto-legge 28 dicembre
1989, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
1990, n. 38, e per il venticinque per cento con i criteri indicati
all'articolo 7, comma 1, lettera c), del medesimo decreto-legge. 2. Una quota del 4 per cento del fondo perequativo spettante
alle amministrazioni provinciali è corrisposta nel 1993
a titolo provvisorio in attesa che l'ente abbia dimostrato
di aver ottemperato alle disposizioni riguardanti la copertura
minima obbligatoria dei costi dei servizi di cui all'articolo
33. In caso di mancata osservanza delle predette disposizioni,
l'ente è tenuto alla restituzione delle somme relative
all'anno 1993, mediante trattenuta sui fondi ordinari degli
anni successivi. Art. 31 Contributo perequativo per i comuni. 1. A valere sul fondo perequativo di lire 6.444.600 milioni di
a corrispondere per l'anno 1993 un contributo pari a quello perequativo
spettante per il 1992 e distinto nelle seguenti quote: a) una quota complessiva di lire 6.344.600 milioni per assicurare
a ciascun comune un contributo pari a quello perequativo spettante
per il 1992. Il contributo è corrisposto entro il 31 maggio
1993; b) una quota complessiva di lire 100.000 milioni per l'attivazione
delle procedure di allineamento alla media dei contributi e di
mobilità del personale previste dall'articolo 25 del decreto-legge
2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge
24 aprile 1989, n. 144 e successive modificazioni ed integrazioni. 2. Il contributo perequativo finanziato ai sensi dell'articolo
6, comma 7, del citato decreto-legge n. 511 del 1988, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 20 del 1989, valutato in
lire 398.000 milioni, è distribuito tra i comuni, dopo
che le relative somme sono state acquisite al bilancio dello
Stato, per le finalità e con i criteri di seguito specificati: a) ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti in misura
pari alle assegnazioni del 1989 ai sensi dell'articolo 18, comma
3, lettera a), del citato decreto-legge n. 66 del 1989 convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 144 del 1989, valutate in 72.500
milioni; b) al finanziamento dell'onere dei mutui contratti nel 1989 dai
comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ai sensi dell'articolo
12, comma 1- bis, del medesimo decreto-legge di cui alla lettera
a), valutato in lire 65.000 milioni; c) al finanziamento dell'onere dei mutui contratti nel 1990 dai
2, comma 1- bis, del citato decreto-legge n. 415 del 1989, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 38 del 1990, valutato in lire
65.000 milioni; d) quanto a lire 16.000 milioni ai comuni capoluogo di provincia
appartenenti all'ottava classe demografica di cui all'articolo
18 del citato decreto-legge n. 66 del 1989, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 144 del 1989, per il 75 per cento con i criteri
indicati dall'articolo 8, comma 1, lettera b), del citato decreto-
legge n. 415 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge
n. 38 del 1990 e per il 25 per cento con i criteri indicati all'articolo
8, comma 1, lettera c), del decreto-legge medesimo; e) per la restante parte, valutata in lire 179.500 milioni a tutti
i comuni, con i criteri indicati alla lettera d). 3. Una quota del 4 per cento del fondo perequativo spettante
ai comuni è corrisposta nel 1993 a titolo provvisorio
in attesa che l'ente abbia dimostrato di aver ottemperato alle
disposizioni riguardanti la copertura minima obbligatoria dei
costi dei servizi di cui all'articolo 33. In caso di mancata
osservanza delle predette disposizioni l'ente è tenuto
alla restituzione delle somme relative all'anno 1993 mediante
trattenuta sui fondi ordinari degli anni successivi. Art. 32 Contributi per lo sviluppo degli investimenti e per il risanamento
degli enti dissestati. Testo in vigore dal 01/01/1993 1. A valere sul fondo di cui all'articolo 28 il Ministero dell'interno è autorizzato
a corrispondere contributi per le rate di ammortamento dei mutui
contratti per investimento così calcolati: a) alle amministrazioni provinciali, ai comuni ed alle comunità montane
per mutui contratti negli anni 1992 e precedenti, nella misura
stabilita nei provvedimenti di concessione già adottati
e da adottare ai sensi delle disposizioni vigenti per l'anno di
contrazione dei mutui stessi; b) alle amministrazioni provinciali, ai comuni ed alle comunità montane,
per i mutui da assumere entro l'anno 1993, entro il limite delle
quote di contributi erariali assegnate ma non utilizzate per gli
anni 1992 e precedenti; c) alle amministrazioni provinciali ed ai comuni che hanno deliberato
lo stato di dissesto finanziario, per i mutui contratti nell'anno
1993 nella misura delle quote assegnate ma non ancora utilizzate
per gli anni 1988, 1989, 1990, 1991 e 1992. 2. Per i contributi da concedere per ammortamento mutui, valgono
le disposizioni vigenti per l'anno 1992. Il termine per l'emanazione
del decreto che stabilisce le modalità di assegnazione
dei contributi è fissato al 31 ottobre 1993 e il termine
per l'adempimento certificativo è fissato al 31 marzo
1994. Art. 33 Copertura tariffaria del costo di taluni servizi. 1. Le amministrazioni provinciali, i comuni, le comunità montane
ed i consorzi di enti locali, sono tenuti a trasmettere entro il
termine perentorio del 31 marzo 1994 apposita certificazione, a
carattere definitivo, firmata dal legale rappresentante, dal segretario,
dal ragioniere, ove esista, e dal revisore dei conti o dal presidente
del collegio dei revisori, che attesti il rispetto per l'anno 1993
delle disposizioni di cui all'articolo 14, commi 1, 2, 3 e 4, del
citato decreto-legge n. 415 del 1989 convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 38 del 1990. Le modalità della certificazione
sono stabilite entro il 31 ottobre 1993 con decreto del Ministro
dell'interno, di concerto col Ministro del tesoro, sentite l'Associazione
nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Unione delle province
d'Italia (UPI). 2. Anche ai fini del rispetto dell'obbligo di copertura minima
del costo complessivo di gestione dei servizi, previsti dall'articolo
14, commi 1, 2 e 3, del decreto-legge n. 415 del 1989, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 38 del 1990, gli enti locali
ed i loro consorzi sono autorizzati, anche in corso d'anno,
comunque non oltre il 30 novembre, a rideliberare in aumento
le tariffe con effetto immediato, ovvero con effetto dall'anno
in corso per la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani,
nel caso in cui il controllo della gestione evidenzi uno squilibrio
nel rapporto tra spese impegnate ed entrate accertate. 3. Le sanzioni di cui all'articolo 30, comma 2 ed all'articolo
31, comma 3, che dipendano dalla mancata copertura del costo
del servizio di acquedotto, non si applicano se l'ente locale
dimostri, in sede di certificazione, di aver attivato per la
tariffa dell'acquedotto la procedura di cui al comma 2, anche
senza approvazione del Comitato provinciale prezzi. Art. 34 Assetto generale della contribuzione erariale. 1. A decorrere dall'anno 1994, lo Stato concorre al finanziamento
dei bilanci delle amministrazioni provinciali e dei comuni con
l'assegnazione dei seguenti fondi: a) fondo ordinario; b) fondo consolidato; c) fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale. 2. A decorrere dal 1993 lo Stato concorre al finanziamento
delle opere pubbliche degli enti locali con il fondo nazionale
speciale per gli investimenti. 3. Lo Stato potrà concorrere, altresì, al finanziamento
dei bilanci delle amministrazioni provinciali, dei comuni e
delle comunità montane, anche con un fondo nazionale
ordinario per gli investimenti, la cui quantificazione annua è demandata
alla legge finanziaria, ai sensi dell'articolo 11, comma 3,
lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, come modificata
dalla legge 23 agosto 1988, n. 362. 4. Per le comunità montane lo Stato concorre al finanziamento
dei bilanci, ai sensi del comma 1, con assegnazione a valere
sui fondi di cui alle lettere a) e b). 5. Ai sensi del comma 11 dell'articolo 54 della legge 8 giugno
1990, n. 142, il complesso dei trasferimenti erariali di cui
al presente articolo non è riducibile nel triennio,
con esclusione di quelli indicati al comma 3. 6. I contributi sui fondi di cui alle lettere a), b) e c)
del comma 1 vengono corrisposti in due rate uguali, di cui
la prima entro il mese di febbraio e la seconda entro il mese
di settembre di ciascun anno. Art. 35 Fondo ordinario. 1. Il fondo ordinario di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo
34 è costituito dal complesso delle dotazioni ordinarie
e perequative e dei proventi dell'addizionale sui consumi dell'energia
elettrica di cui all'articolo 6, comma 7, del decreto- legge
n. 511 del 1988, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
20 del 1989, riconosciuto alle amministrazioni provinciali, ai
comuni ed alle comunità montane nell'anno 1993, ridotto,
per la quota spettante ai comuni, di un importo pari al gettito
dovuto per l'anno 1993 dell'imposta comunale immobiliare (I.C.I.),
calcolata sulla base dell'aliquota del quattro per mille, al
netto della perdita del gettito derivante dalla soppressione
dell'I.N.V.I.M. individuata nella media delle riscossioni del
triennio 1990-1992. 2. I proventi dell'addizionale di cui al comma 1 da riconoscere
per l'anno 1993 ai fini della loro confluenza nel fondo ordinario
sono determinati per i comuni al netto dell'importo di lire
130 miliardi destinato al finanziamento degli oneri di cui
all'articolo 31, comma 2, lettere b) e c), che restano a carico
del bilancio statale. A decorrere dall'anno 1994 le addizionali
di cui all'articolo 6, comma 7, del decreto-legge 28 novembre
1988, n. 511, convertito con modificazioni dalla legge 27 gennaio
1989, n. 20 e successive modificazioni e integrazioni, sono
liquidate e riscosse con le stesse modalità dell'imposta
erariale di consumo dell'energia elettrica ed acquisite all'erario
con versamento ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio
statale. 3. L'eventuale eccedenza tra le somme versate all'erario ai
sensi del comma 2 e i proventi dell'addizionale confluiti nel
fondo ordinario, aumentati dell'incremento annuo determinato
ai sensi del comma 4 e dell'importo di lire 130 miliardi, è portata
in aumento del fondo ordinario dell'anno successivo ed è ripartita
tra le province, i comuni e le comunità montane con
i criteri di cui all'articolo 28, comma 1, lettera b). 4. Il fondo ordinario di cui al comma 1, al lordo delle riduzioni
previste per la quota spettante ai comuni, costituisce la base
di riferimento per l'aggiornamento delle risorse correnti degli
enti locali. L'aggiornamento è operato con riferimento
ad un andamento coordinato con i principi di finanza pubblica
e con la crescita della spesa statale, in misura pari ai tassi
di incremento, non riducibili nel triennio, contenuti nei documenti
di programmazione economico- finanziaria dello Stato. Per gli
anni 1994 e 1995 l'incremento è pari al tasso di inflazione
programmato, così come indicato nel documento di programmazione
economico-finanziaria dello Stato per il triennio 1993-1995.
Gli incrementi annuali così calcolati, per la parte
spettante alle amministrazioni provinciali ed ai comuni sono
destinati, a decorrere dal 1994, esclusivamente alla perequazione
degli squilibri della fiscalità locale. Per la parte
spettante alle comunità montane, gli incrementi affluiscono
al fondo ordinario. 5. Il calcolo del gettito dell'I.C.I. dovuto per l'anno 1993 è definito
con le modalità prescritte dall'articolo 18. Ai fini
della determinazione della quota di fondo ordinario spettante
ai comuni l'importo del gettito dell'I.C.I. così risultante
ha valenza triennale a decorrere dal 1993 e, in occasione dei
successivi aggiornamenti, deve tenere conto degli ulteriori
accertamenti definitivi effettuati per l'anno 1993 dall'amministrazione
finanziaria entro i termini di prescrizione. Gli accertamenti
devono essere comunicati annualmente entro il 30 aprile dal
Ministero delle finanze ai Ministeri dell'interno e del tesoro. 6. Sul fondo ordinario è accantonata ogni anno una
quota di 100.000 milioni per l'attivazione delle procedure
di allineamento alla media dei contributi e di mobilità del
personale previste dal citato articolo 25 del decreto-legge
n. 66 del 1989 convertito, con modificazioni, dalla legge n.
144 del 1989. Art. 36 Definizione dei contributi ordinari spettanti ai singoli enti locali. 1. A ciascuna amministrazione provinciale, a ciascun comune ed
a ciascuna comunità montana spettano contributi ordinari
annuali, destinati al finanziamento dei servizi indispensabili
ai sensi dell'articolo 54 della legge n. 142 del 1990, calcolati
come segue: a) amministrazioni provinciali. Il contributo ordinario è dato
dalla somma dei contributi ordinari, perequativi e del contributo
finanziato con i proventi dell'addizionale energetica di cui al
comma 1 dell'articolo 35, attribuiti per l'anno 1993, dalla quale
viene detratta annualmente e per sedici anni consecutivi, una quota
del cinque per cento del complesso dei contributi ordinario e perequativo
attribuito nel 1993, ed alla quale viene aggiunto il contributo
ripartito con parametri obiettivi di cui all'articolo 37, utilizzando
le quote detratte annualmente. La detrazione non deve comunque
ledere la parte di contributi ordinari destinata al finanziamento
dei servizi indispensabili per le materie di competenza statale,
delegate o attribuite all'amministrazione provinciale, il cui importo
massimo è fissato nella misura del 5 per cento del complesso
dei contributi ordinario e perequativo attribuito nel 1993. L'importo
relativo è comunicato, attraverso il sistema informativo
telematico del Ministero dell'interno, entro il mese di settembre
per il triennio successivo; b) comuni. Il contributo ordinario è dato dalla somma dei
contributi ordinari, perequativi e del contributo finanziato con
i proventi dell'addizionale energetica di cui al comma 2 dell'articolo
35 attribuiti per l'anno 1993 al netto del gettito dell'ICI per
il 1993 con l'aliquota del 4 per mille, diminuito della perdita
del gettito dell'INVIM. Dalla somma così calcolata viene
detratta annualmente e per sedici anni consecutivi una quota del
cinque per cento del complesso dei contributi ordinario e perequativo
attribuito nel 1993, ed alla stessa somma viene aggiunto il contributo
ripartito con parametri obiettivi di cui all'articolo 37 utilizzando
ledere la parte dei contributi ordinari destinati al finanziamento
delegate o attribuite al comune, il cui importo massimo è fissato
nella misura del 5 per cento del complesso dei contributi ordinario
e perequativo attribuito per il 1993. L'importo relativo è comunicato,
attraverso il sistema informativo telematico del Ministero dell'interno,
entro il mese di settembre per il triennio successivo; c) comunità montane. Il contributo ordinario è dato
dalla somma dei contributi ordinari e di quello finanziato con
il provento dell'addizionale energetica di cui al comma 1 dell'articolo
35 attribuiti nell'anno 1993. Ad essa si aggiunge l'incremento
annuale delle risorse di cui al comma 4 dell'articolo 35 da assegnare
prioritariamente, con i criteri previsti dall'art. 29, comma 3,
lettera a), alle nuove comunità montane istituite dalle
regioni. La somma residua è ripartita fra tutte le comunità montane
sulla base della popolazione montana. L'importo relativo è comunicato,
entro il mese di settembre, per il triennio successivo. Art. 37 Ripartizione con parametri obiettivi dei contributi ordinari. 1. Le somme costituite dalla detrazione del 5 per cento dei contributi
ordinari di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo
36 sono ripartite per le parti di rispettiva competenza fra le
amministrazioni provinciali e fra i comuni che hanno ricevuto
la detrazione, con la seguente procedura. Sono esclusi dalla
ripartizione i comuni che avendo il gettito dell'I.C.I. al 4
per mille superiore all'importo dei contributi ordinari e perequativi
hanno avuto l'attivazione della garanzia di mantenimento minimo
dei trasferimenti di cui all'articolo 36. 2. Il sistema di riparto è attuato stabilendo, per
ciascuna amministrazione provinciale e per ciascun comune,
un parametro per miliardo di fondo da distribuire, il quale è calcolato
con idonee operazioni tecniche di normalizzazione sulla base
delle attribuzioni teoriche costituite dalla somma dei prodotti
delle unità di determinante per i parametri monetari
obiettivi relativi ai servizi indispensabili e maggiorati per
le condizioni di degrado rilevate a norma del comma 3, lettera
g). 3. Per l'operatività del sistema di calcolo si considerano: a) le amministrazioni provinciali ripartite nelle seguenti quattro
classi: amministrazioni provinciali con popolazione inferiore
a 400.000 abitanti e territorio inferiore a 300.000 ettari; amministrazioni provinciali con popolazione inferiore a 400.000
abitanti e territorio superiore a 299.999 ettari; amministrazioni provinciali con popolazione superiore a 399.999
abitanti e territorio inferiore a 300.000 ettari; amministrazioni provinciali con popolazione superiore a 399.999
abitanti e territorio superiore a 299.999 ettari; b) i comuni ripartiti nelle seguenti dodici classi, in cui ciascuna
classe è suddivisa in comuni interamente montani e altri,
secondo i dati forniti dall'UNCEM: comuni con meno di 500 abitanti; comuni da 500 a 999 abitanti; comuni da 1.000 a 1.999 abitanti; comuni da 2.000 a 2.999 abitanti; comuni da 3.000 a 4.999 abitanti; comuni da 5.000 a 9.999 abitanti; comuni da 10.000 a 19.999 abitanti; comuni da 20.000 a 59.999 abitanti; comuni da 60.000 a 99.999 abitanti; comuni da 100.000 a 249.999 abitanti; comuni da 250.000 a 499.999 abitanti; comuni da 500.000 abitanti e oltre c) per i servizi alle persone, i determinanti derivanti dalla popolazione
residente e dalle relative classi d'età ponderati, ove ne
ricorra la necessità, con la densità della popolazione
o con altro elemento, in funzione delle condizioni di usufruibilità dei
servizi; d) per i servizi al territorio delle amministrazioni provinciali
i determinanti relativi alla dimensione territoriale integrale,
alla lunghezza delle strade provinciali, alla superficie lacustre
e fluviale ed alla dimensione territoriale boschiva o forestale; e) per i servizi al territorio dei comuni i determinanti relativi
alla dimensione territoriale dei centri abitati ed alla dimensione
territoriale extraurbana servita; f) per la definizione dei parametri monetari obiettivi relativi
ai determinanti della popolazione e del territorio le spese correnti
medie stabilizzate per ogni classe di ente, desumibili dai certificati
di conto consuntivo ultimi disponibili; g) per le condizioni socio-economiche i determinanti relativi a
dati recenti di carattere generale, che siano in grado di definire
condizioni di degrado. Tali determinanti debbono essere utilizzati
per maggiorare i parametri monetari obiettivi, al massimo entro
il 10 per cento del loro valore; h) per servizi indispensabili quelli che rappresentano le condizioni
minime di organizzazione dei servizi pubblici locali e che sono
diffusi sul territorio con caratteristica di uniformità. h-bis) per i comuni con insediamenti militari si considera un coefficiente
di maggiorazione fino al 5 per cento da graduarsi in proporzione
al rapporto percentuale esistente tra il numero dei militari ospitati
negli insediamenti militari stessi e la popolazione del comune,
secondo i dati forniti dal Ministero della difesa. A tali comuni
si maggiorano i parametri monetari obiettivi, entro il 5 per cento
del loro valore in proporzione al predetto rapporto. h-ter) I parametri monetari dei servizi, per i quali parte del
costo è da coprire obbligatoriamente per tutti gli enti
locali, sono diminuiti della percentuale di copertura prevista
dalla legge. 4. I parametri per miliardo sono stabiliti con decreto del
Ministro dell'interno sentite l'ANCI, l'UPI e l'Unione nazionale
comuni, comunità ed enti montani (UNCEM) e da pubblicare
nella Gazzetta Ufficiale e sono comunicati agli enti entro
il mese di settembre, per il triennio successivo, attraverso
il sistema informativo telematico del Ministero dell'interno. Art. 38 Servizi indispensabili per le materie di competenza statale delegate
o attribuite all'ente locale. 1. Per servizi indispensabili per le materie di competenza statale
delegate o attribuite all'ente locale devono intendersi quelli
diffusi con uniformità rispettivamente nelle amministrazioni
provinciali e nei comuni. 2. L'importo dei contributi che deve essere assicurato agli
enti locali ai sensi delle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo
36, per il finanziamento dei servizi indispensabili nelle materie
di competenza statale, delegate o attribuite dallo Stato, è determinato
sulla base delle spese medie stabilite per ogni classe di ente
e rilevate dai certificati di conto consuntivo ultimi disponibili.
A tali effetti vale la distribuzione per classi di cui all'articolo
37. 3. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con
il Ministro del tesoro che deve essere emanato entro il 30
settembre 1993 e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, si
provvede all'identificazione dei servizi indispensabili nelle
materie di competenza statale, delegate o attribuite dallo
Stato, ed alla determinazione dei contributi minimi da conservare
ai sensi dell'articolo 36. La comunicazione agli enti locali è effettuata
per mezzo del sistema informativo telematico del Ministero
dell'interno. Art. 39 Fondo consolidato. 1. A decorrere dal 1° gennaio 1994 confluiscono nel fondo consolidato
le risorse relative ai seguenti interventi finanziari erariali
finalizzati, negli importi iscritti nello stato di previsione del
Ministero dell'interno per l'anno 1993: contributi per il finanziamento degli oneri derivanti dall'attuazione
del contratto collettivo di lavoro 1988-1990 relativo al comparto
del personale degli enti locali previsti dall'articolo 2- bis del
citato decreto-legge n. 415 del 1989, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 38 del 1990; contributi per il finanziamento degli oneri derivanti dal personale
assunto ai sensi della legge 1° giugno 1977, n. 285, previsti
dall'articolo 9 del medesimo decreto-legge n. 415 del 1989, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 38 del 1990; contributi per il finanziamento degli oneri derivanti dal personale
assunto ai sensi dell'articolo 12 della legge 28 ottobre 1986,
n. 730, ed ai sensi del comma 1-bis dell'articolo 1 del decreto-legge
30 giugno 1986, n. 309, convertito, con modificazioni, dalla legge
9 agosto 1986, n. 472, previsti dall'articolo 10 del citato decreto-legge
n. 415 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
38 del 1990; contributi per il finanziamento degli oneri derivanti dall'applicazione
del contratto collettivo di lavoro 1985-1987 relativo al comparto
del personale degli enti locali, previsti dall'articolo 11 del
decreto-legge n. 415 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 38 del 1990; contributi in favore del comune di Roma previsti dal comma 26 dell'articolo
32, della legge 28 febbraio 1986, n. 41; contributi in favore della gente di mare, delle vittime del delitto
e degli invalidi del lavoro, previsti dal comma 25 dell'articolo
6 della legge 22 dicembre 1984, n. 887; contributi in favore del comune di Pozzuoli previsti dal comma
5 dell'articolo 7 del decreto-legge 26 gennaio 1987, n. 8, convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 marzo 1987, n. 120; contributi per il finanziamento delle spese sostenute dalle amministrazioni
provinciali per gli adempimenti ad esse affidati dal comma 4 dell'articolo
2 della legge 15 novembre 1989, n. 373, in relazione al funzionamento
degli uffici scolastici regionali. 2. Gli interventi ordinari di cui al comma 1, pur confluendo
nel fondo consolidato, conservano la destinazione specifica
prevista dalle norme di legge relative. 3. L'importo relativo, spettante ai singoli enti a seguito
della ripartizione del fondo, è comunicato, attraverso
il sistema informativo telematico del Ministero dell'interno
entro il mese di settembre, per il triennio successivo. Art. 40 Perequazione degli squilibri della fiscalità locale. 1. La perequazione è effettuata con riferimento al gettito
delle imposte e delle addizionali di competenza delle amministrazioni
provinciali e dei comuni la cui applicazione è obbligatoria
per tali enti e per la parte per la quale non vi è discrezionalità da
parte dell'ente impositore. A tale fine, sono utilizzati i dati
ufficiali sul gettito in possesso delle amministrazioni pubbliche
centrali. 2. L'assegnazione dei contributi è disposta per il
biennio 1994-1995 entro il mese di settembre 1993 e successivamente,
con proiezione triennale, entro il mese di settembre antecedente
il primo anno di ciascun triennio. Per ciascun periodo restano
fermi i dati di base utilizzati per il riparto. I contributi
non si consolidano al termine del triennio. 3. I destinatari dell'intervento perequativo sono gli enti
per i quali le basi imponibili se disponibili, ovvero i proventi
del gettito delle imposte e addizionali di cui al comma 1 sono
inferiori al valore normale della classe per abitante della
classe demografica di appartenenza. A tal fine, valgono le
classi di cui all'articolo 37. 4. Il sistema perequativo deve assegnare contributi che gradualmente
consentano l'allineamento dei proventi del tributo da perequare
al provento medio per abitante di ciascuna classe privilegiando,
con idoneo metodo, gli enti in proporzione crescente allo scarto
negativo dalla stessa media ed assegnando un coefficiente di
maggiorazione alle seguenti categorie di enti, nella misura
massima del 10 per cento per ogni categoria, con possibilità di
cumulo per l'appartenenza a più categorie entro il 20
per cento: a) comuni montani con popolazione inferiore a 5.000 abitanti; b) comuni non montani con popolazione inferiore a 2.000 abitanti; c) comuni operanti in zone particolarmente depresse con ridotte
basi imponibili immobiliari e di reddito; d) comuni capoluogo di provincia; e) enti aventi nel 1992 trasferimenti erariali ordinari e perequativi,
per abitante, inferiori a quelli della fascia demografica di appartenenza.
e-bis) enti con insediamenti militari in proporzione al rapporto
percentuale esistente tra il numero dei militari ospitati negli
insediamenti militari e la popolazione del comune sede degli insediamenti
militari, secondo i dati forniti dal Ministero della difesa. 5. Qualora con l'assegnazione del contributo perequativo annuale
l'ente raggiunga o superi la media di cui al comma 4 l'eventuale
eccedenza viene ridistribuita tra gli altri enti destinatari
della perequazione con i criteri generali di cui al comma 5. 6. I comuni montani con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
sono quelli risultanti dalla più recente pubblicazione
ufficiale dell'UNCEM. 7. Per il biennio 1994-1995 sono da considerare comuni operanti
in zone particolarmente depresse con ridotte basi imponibili
immobiliari e di reddito quelli inclusi nelle zone particolarmente
svantaggiate definite ai sensi e per gli effetti del comma
4 dell'articolo 1 della legge 1° marzo 1986, n. 64. La
definizione di zone particolarmente depresse rimane in vigore
fino a quando il Ministero dell'interno, sulla base dei dati
ufficiali del Ministero delle finanze, abbia individuato le
zone particolarmente depresse con ridotte basi imponibili e
di reddito. 7-bis. Nel caso in cui l'importo dei contributi sia superiore
alla somma necessaria per l'allineamento al provento medio
per abitante di ciascun ente sottomedia, la somma eccedente è distribuita
con la metodologia dei parametri obiettivi prevista all'art.
37. 8. Con decreto del Ministro dell'interno, sentite l'A.N.C.I.,
l'U.P.I. e l'U.N.C.E.M. e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale
viene provveduto triennalmente al riparto. Tali dati sono comunicati
agli enti entro il mese di settembre, per il triennio successivo,
attraverso il sistema informativo telematico del Ministero
dell'interno. Art. 41 Riparto del fondo nazionale ordinario per gli investimenti. 1. L'assegnazione dei contributi di cui all'articolo 34, comma
3, è disposta in conto capitale, con proiezione triennale,
entro due mesi dall'approvazione della legge finanziaria, a favore
di tutte le amministrazioni provinciali, di tutti i comuni e
di tutte le comunità montane. 2. Per le amministrazioni provinciali e per i comuni i contributi
in conto capitale sono determinati tenendo conto della popolazione
di ciascun ente con riferimento alla spesa media pro-capite
sostenuta per i lavori pubblici da ciascun gruppo di enti locali,
risultante definita dai dati più recenti forniti dal
Ministero dei lavori pubblici al servizio statistico nazionale
e da questo divulgati. 3. Ai fini del riparto valgono le classi indicate all'articolo
37. Ove però i dati delle opere pubbliche, divulgati
mediante la pubblicazione da parte del servizio statistico
nazionale, non consentano operazioni di riaggregazione, valgono
le classi demografiche in essa indicate. 4. Per le comunità montane il fondo è distribuito
alle regioni, per il successivo riparto alle comunità montane,
per la metà sulla base della popolazione residente in
territorio montano e per la metà sulla base della superficie
dei territori classificati montani secondo i dati risultanti
dalla più recente pubblicazione ufficiale dell'UNCEM. 5. I contributi in conto capitale assegnati agli enti locali
sono specificatamente destinati alla realizzazione di opere
pubbliche di preminente interesse sociale ed economico, secondo
gli obiettivi generali della programmazione economico sociale
e territoriale stabiliti dalla regione ai sensi dell'articolo
3 della citata legge n. 142 del 1990. Non possono essere utilizzati
per il finanziamento di altri investimenti e di spese correnti.
Nel caso in cui non siano utilizzati in un anno sono considerati
impegnati e possono essere utilizzati nei quattro anni successivi,
ferma restando la destinazione di legge. Nel caso in cui la
regione non abbia definito gli obiettivi, l'utilizzazione dei
contributi è decisa dall'ente locale, ferma restando
la destinazione di legge. 6. Con decreto del Ministro dell'interno, sentite l'ANCI,
l'UPI e l'UNCEM e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, viene
provveduto al riparto. Art. 42 Riparto del fondo nazionale speciale per gli investimenti. 1. A decorrere dall'anno 1993, il fondo nazionale speciale per
gli investimenti è attivato con i proventi di competenza
dello Stato derivanti dall'applicazione della legge 31 ottobre
1973, n. 637, al netto della parte assegnata agli enti locali
della provincia di Como. 2. Il fondo è destinato prioritariamente al finanziamento
degli investimenti destinati alla realizzazione di opere pubbliche
nel territorio degli enti locali i cui organi sono stati sciolti
ai sensi dell'articolo 15- bis della legge 19 marzo 1990, n.
55, come integrata dal decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1991,
n. 221, e degli enti in gravissime condizioni di degrado. 3. Con decreto del Ministro dell'interno, sentite l'ANCI,
l'UPI e l'UNCEM, e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale viene
provveduto al riparto. I dati dei contributi sono comunicati
agli enti attraverso il sistema informativo telematico del
Ministero dell'interno. Art. 43 Quota del fondo ordinario per gli enti dissestati. 1. La quota del fondo ordinario di cui al comma 6 dell'articolo
35 è esclusivamente destinata ai comuni che hanno dichiarato
lo stato di dissesto finanziario al fine di attivare le seguenti
procedure previste dall'articolo 25 del decreto-legge n. 66 del
1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 144 del 1989
e successive modificazioni: a) allineamento alla media dei contributi degli enti della classe
demografica di appartenenza. A tal fine, si considerano le classi
demografiche, con l'unificazione delle ultime due, indicate all'articolo
18, comma 1, lettera c) del citato decreto-legge n. 66 del 1989,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 144 del 1989, ed
i contributi ordinari destinati alla fine dell'esercizio precedente
a norma dell'articolo 35, per calcolare le medie; b) rimborso del trattamento economico lordo per il personale dichiarato
in esubero ed effettivamente trasferito per mobilità, dalla
data della deliberazione della graduatoria a quella di effettivo
trasferimento. 2. Le quote attribuite sulla quota del fondo ordinario
di cui al comma 6 dell'articolo 35 non sono assoggettate alle detrazioni
di cui all'articolo 36, comma 1, lettera b). Art. 44 Certificazione degli enti locali e dei consorzi. (soppresso) Art. 45 Controlli centrali per gli enti locali con situazioni strutturalmente
deficitarie. (soppresso) Art. 46 Autofinanziamento di opere pubbliche. (soppresso) Art. 47 Popolazione degli enti locali. (soppresso) Art. 48 Ambito di applicazione delle norme. 1. Per la corresponsione delle risorse finanziarie di cui al presente
decreto agli enti locali della regione Valle d'Aosta si applicano
le disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo
28 dicembre 1989, n. 431. Art. 49 Norma di coordinamento finanziario. 1. All'onere derivante dai capi 1 e 2 del Titolo IV del presente
decreto legislativo si provvede a carico degli stanziamenti iscritti
nel bilancio dello Stato per l'anno 1993 e per gli anni successivi,
ai sensi dell'articolo 4, comma 5, della legge 23 ottobre 1992,
n. 421. Art. 50 Entrata in vigore. 1. Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore a decorrere
dal 1° gennaio 1993. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito
italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare. Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X Home

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
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 Art. 8
 Art. 9
 Art. 10
 Art. 11
 Art. 12
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 Art. 14
 Art. 15
 Art. 16
 Art. 17
 Art. 18
 articolo 10
 Art. 19
 Art. 20
 art.
3
 Art. 21
 Art. 22
 Art. 23
 Art. 24
 Art. 25
 Art. 26
 Art. 27
 Art. 28
 Art. 29
 Art. 30
 articolo
6
 Art. 31
 Art. 32
 Art. 33
 Art. 34
 Art. 35
 articolo 25
 Art. 36
 Art. 37
 Art. 38
 Art. 39
 Art. 40
 Art. 41
 Art. 42
 Art. 43
 Art. 44
 Art. 45
 Art. 46
 Art. 47
 Art. 48
 Art. 49
 Art. 50