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Timestamp: 2020-05-28 04:41:04+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19299 del 18/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19299 del 18/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, (ud. 30/05/2019, dep. 18/07/2019), n.19299
sul ricorso 21688-2018 proposto da:
VENEZIANA ENERGIE RISORSE IDRICHE TERRITORIO AMBIENTE SERVIZI –
V.E.R.I.T.A.S. SPA, in persona del Direttore pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA UGO DE CAROLIS 34/B, presso
D.E., nella qualità di erede di C.G.,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OTRANTO 36, presso lo studio
dell’avvocato MARIO MASSANO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato ENRICO CORNELIO;
avverso la sentenza n. 31/2018 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata
in data 8/01/2018;
partecipata del 30/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIETTA
Con d.i. n. 218/2013 il Giudice di Pace di Venezia ingiunse alla Veneziana Energia Risorse Idriche Territorio Ambiente Servizi – V.E.R.I.T.A.S. S.p.a. (in seguito indicata, per brevità, VERITAS) di pagare a C.G. la somma di Euro 75,13, oltre interessi legali e spese, a titolo di restituzione dell’importo dell’IVA indebitamente applicata nelle fatture relative alla TIA1 e, a partire dal 2011, alla TIA2.
La società VERITAS si oppose al d.i. contestando quanto dedotto e chiesto dalla controparte e, in particolare e tra l’altro, affermando la differenza di regime tra TIA1, avente natura di tributo, e TIA2, avente natura di corrispettivo, con la conseguenza che l’applicabilità dell’IVA alla TIA2 non poteva essere oggetto di discussione, ed eccependo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, appartenendo la giurisdizione, quanto alle pretese relative alla TIA1, alla giurisdizione del giudice tributario.
Il Giudice di Pace, ritenendosi munito di giurisdizione, con sentenza n. 612/2016, rigettò l’opposizione, confermò il d.i. opposto e condannò VERITAS al pagamento delle spese in favore dell’opposto.
Avverso tale decisione VERITAS propose appello dinanzi al Tribunale di Venezia, ribadendo che la TIA2 era soggetta ad IVA, alla luce della sua natura di corrispettivo, e dolendosi del regolamento delle spese operato dal primo Giudice.
Il Tribunale di Venezia, con la sentenza n. 31/2018, in parziale riforma della sentenza impugnata, ridusse le spese liquidate con il d.i. e la sentenza impugnata, espungendo le spese generali con riferimento al d.i.; ordinò la restituzione dell’importo pagato in più e compensò le spese di quel grado.
In particolare, per quanto ancora rileva in questa sede, il Tribunale ritenne che la disciplina propria della TIA2 ne rivelava la natura tributaria, che la TIA2 era un prelievo disciplinato secondo i medesimi parametri della TIA1, “cosicchè la natura delle due tariffe” non poteva che essere omogenea e tributaria, e che alla TIA2 dovevano essere estesi i principi affermati dalle S.U. nella sentenza n. 5078/2016, che aveva negato l’applicabilità dell’IVA alla TIA1, ritenendo quest’ultima un tributo.
Avverso tale pronuncia la VERITAS ha proposto ricorso per cassazione basato su un unico motivo e illustrato da memoria.
D.E., in qualità di erede di C.G., ha resistito con controricorso, pure illustrato da memoria.
1. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dal controricorrente nella memoria (e non nel controricoricorso, come sostenuto dal D.) e basata sull’affermazione che nel ricorso la VERITAS non avrebbe specificato nel caso concreto a quali fatture sarebbe applicabile l’IVA con riferimento alla TIA2.
Tale eccezione, che ben può essere esaminata anche d’ufficio, è infondata, atteso che a p. 6 del ricorso è stato precisato espressamente che l’impugnazione ora all’esame riguarda la TIA2 con riferimento, in particolare, alle “somme di cui alle fatture indicate ai numeri da 7) a 14) nella tabella di cui alla p. 8 del ricorso per ingiunzione (che si depositerà quale doc. 4), esponenti IVA per Euro 58,29”.
2. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente deduce la “violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1, 3, e art. 4, commi 2 e 3, del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, e D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, convertito, con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per avere la sentenza impugnata erroneamente accomunato la tariffa disciplinata dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 (c.d. TIA2) a quella disciplinata dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 (c.d. TIA1) e/o per averne escluso la natura corrispettiva e/o comunque il suo assoggettamento all’IVA”.
In particolare, premesso che il riportato motivo riguarda l’applicazione – negata dal Tribunale – dell’IVA alla TIA2, la ricorrente, nel censurare la decisione presa dal Tribunale, mette in luce la differente natura di tale tariffa – che costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani – e la diversità del suo statuto normativo rispetto a quello della TIA1.
Nello specifico, è stato affermato che la tariffa di cui al D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, ha natura tributaria e, come tale, non può essere soggetta all’applicazione dell’IVA; viceversa, la tariffa di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, così come interpretata dal D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, conv. dalla L. n. 122 del 2010, ha la natura di un corrispettivo privatistico che, di conseguenza, può essere assoggettato ad IVA ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1,3, e art. 4,commi 2 e 3.
2.3. Ritiene il Collegio che il principio affermato con l’ordinanza n. 16332/18, ampiamente motivata sul punto in questione e in cui si ripercorre tutta l’evoluzione normativa e giurisprudenziale in tema di c.d. TIA 2, vada ribadito in questa sede.
2.4. In particolare, come chiarito nell’arresto in parola, con cui è stato deciso analogo ricorso della Veritas S.p.a., la disciplina della c.d. TIA 2 quale delineata nel citato art. 238, differenziandosi significativamente dal regime della c.d. TIA 1, da un lato individua il fatto generatore dell’obbligo del pagamento nella produzione di rifiuti, ancorando dunque il debito all’effettiva fruizione del servizio, nonchè commisurando l’entità del dovuto alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti, e, dall’altro, afferma, in modo netto e innovativo insieme, la natura di “corrispettivo” della tariffa in parola (v. sentenza richiamata pag. 8).
Nè rileva, in contrario, la circostanza che il pagamento della c.d. TIA 2 (come quello della c.d. TIA 1) sia obbligatorio per legge, atteso che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, prevede che “le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere” costituiscono prestazioni di servizi (ai fini della assoggettabilità all’IVA ex art. 1 medesimo decreto) “quale ne sia la fonte” (cfr. pag. 8 del precedente di questa Corte appena richiamato).
La natura privatistica della c.d. TIA 2, e, quindi, la sua portata innovativa e ontologicamente diversa rispetto alla precedente c.d. TIA 1, già desumibile dal tenore della norma istitutiva, è stata poi definitivamente confermata dal D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, come convertito, che ha previsto che “le disposizioni di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria”, sicchè, a fronte del chiaro disposto di tale norma, è evidente che, a seguito della sua emanazione, non è più dato neppure interrogarsi sulla natura di corrispettivo, e non di tributo, della c.d. TIA 2, e sulla conseguente sua assoggettabilità ad IVA (cfr. a pag. 9 dell’arresto del 2018 già sopra richiamato).
Nella prospettiva dell’opzione legislativa è cioè chiaro che l’individuazione del costo con componenti predeterminate o accessorie è del tutto compatibile, trattandosi di contratti di massa, così come la loro redistribuzione con modalità che tengano conto anche di indici reddituali, per scelta agevolativa dell’erogatore del servizio.
2.5. La parte controricorrente sostiene che tale ricostruzione contrasterebbe con altra giurisprudenza di questa Corte, a Sezioni Unite, e in particolare con Cass., sez. un., 11/07/2017, n. 17113 e con Cass., sez. un., 15/03/2016, n. 5078.
Gli argomenti proposti dalla deti parte non possono essere condivisi (c. Cass., ord., 19/02/2019, n. 4875).
Secondo il primo dei due arresti appena menzionati, l’addizionale provinciale sulla cd. TIA2 ha natura tributaria, come si evince dalla stessa formulazione letterale della disposizione istitutiva, la quale prevede un sistema di reperimento, attraverso un tributo, della provvista necessaria all’esercizio, di utilità generale, di funzioni di interesse pubblico, mancando un rapporto di corrispondenza economica tra la prestazione dell’amministrazione e il vantaggio ricevuto dal privato (che condurrebbe a escluderne la natura di tassa).
La statuizione aggiunge che non è idoneo a snaturare la natura di tributo il collegamento quantitativo e percentuale con la c.d. TIA2, “di natura privatistica”, fungendo quest’ultima solo da parametro per la quantificazione di tale prestazione in favore delle province, sicchè la controversia sulla debenza di tale addizionale appartiene alla giurisdizione del giudice tributario.
La pronuncia in parola ha, quindi, un oggetto diverso da quello in discussione in questa sede, riguardando la giurisdizione in pinto di addizionale provinciale connessa alla tariffa in questione.
E’ pur vero che nella pronuncia si accomunano, in relazione ai presupposti, la c.d. TIA1, la c.d. TIA2 e la TARI, sotto il profilo della “mancanza di nesso diretto tra prestazione e corrispettivo”, e sotto quello per cui “il compenso ricevuto dal prestatore dei servizi non è il controvalore effettivo del servizio prestato al destinatario” (v. pag. 8), ma è altrettanto vero che (v. pag. 9) della tariffa in parola, per converso, secondo quanto anticipato, viene indicata la “natura privatistica”.
D’altra parte, l’attenuazione del “nesso” tra prestazione e corrispettivo, come quello tra servizio e suo esatto “controvalore”, si spiega, secondo quanto sopra rilevato, con l’implicazione di un contratto di massa innervato da profili agevolativi, senza che necessariamente venga meno il superamento del regime tributario oggetto della scelta legislativa.
In questo senso, risulta irrilevante la circostanza che il gestore sia una società c.d. “in house”, come afferma parte controricorrente senza, peraltro, indicare quando e come tale fatto sia stato accertato nelle fasi di merito: infatti, l’attività commerciale di tali società nei confronti di terzi ben può restare privatistica, nonostante la rilevanza pubblicistica del regime dell’ente ad altri fini correlati al controllo della società stessa da parte dell’amministrazione che ne sia socia.
Del resto solo conferme, in chiave di “acte claire”, giungono dalla successiva pronuncia della Corte di giustizia 22 febbraio 2018, in causa C- 182/17, che ha ribadito come la determinazione forfettaria (in quel caso, su base annua) di un simile compenso non spezza di per sè il nesso tra prestazione e corrispettivo (punto n. 37), e l’affidamento a una società di compiti pubblici, parimenti, non è logicamente decisivo per valutare lo svolgimento di prestazioni a titolo oneroso nella medesima cornice (punto n. 40).
2.6. Con specifico riferimento al caso all’esame, si osserva che risulta pacifico tra le parti che si discorra in questa sede solo della cd. TIA2, applicata dal Comune di Venezia dall’anno 2011.
2.7. Alla luce di quanto sopra evidenziato, consegue che è legittima l’imposizione e riscossione dell’IVA sulle fatture relative alle cd. TIA2 di cui si discute in causa a partire dall’anno di riferimento 2011.
3. Il ricorso va, pertanto, accolto; la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata, anche per le spese del presente giudizio di cassazione, al Tribunale di Venezia, in persona di diverso magistrato.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 30 maggio 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 4
 art. 238
 art. 14
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 art. 238
 art. 49
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 art. 3
 art. 1
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