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Timestamp: 2019-02-22 22:43:35+00:00

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Corte di Cassazione sezione VI sentenza n. 21994 del 25 settembre 2013. Accertamento illegittimo, con l'utilizzo del redditometro, se il contributo dimostra che l'elevato tenore di vita è dovuto ai risparmi accumulati negli anni - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione sezione VI sentenza n. 21994 del 25 settembre 2013. Accertamento illegittimo, con l’utilizzo del redditometro, se il contributo dimostra che l’elevato tenore di vita è dovuto ai risparmi accumulati negli anni
sentenza n. 21994 del 25 settembre 2013
1. I coniugi L.L. e R.D. propongono ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania indicata in epigrafe, con la quale, in sede di rinvio a seguito della sentenza di questa Corte n. 25481 del 2008, è stata affermata la legittimità dell’avviso di accertamento emesso nei confronti dei contribuenti, per IRPEF ed ILOR relative all’anno 1992, con metodo sintetico, ai sensi dell’art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973 e del d.m. 10 settembre 1992.
Il giudice di rinvio ha ritenuto che le gravi irregolarità e le forti incongruenze contabili e tiscali riscontrate, nonché i dati oggettivi evidenziati quali l’elevato tenore di vita tenuto dai contribuenti, inducevano a ritenere legittima la rettifica del reddito operata dall’Ufficio, anche perché i ricorrenti non erano riusciti a fornire alcuna idonea prova contraria.
3. A seguito di istanza di sollecita trattazione, presentata dai contribuenti e accolta dal Presidente titolare della sezione, il ricorso è stato fissato per l’odierna udienza.
l. Con il primo ed il secondo motivo, da esaminare congiuntamente per stretta connessione, i ricorrenti, denunciando Pinsutiìcienza della motivazione e la violazione dell’art. 38 del d.P.R. n. 600 del 1973, censurano la sentenza impugnata per non avere il giudice del rinvio adeguatamente esaminato la documentazione da loro esibita fin dal primo grado di giudizio, dalla quale, fra l’a1tro, risulterebbe un notevole accumulo di ricchezza (pari, nel complesso, a circa £. 3.000.000.000) conseguito nel quinquennio precedente (l987/l99l) all’anno oggetto di contestazione e tale, pertanto, da giustificare il tenore di vita rilevato dall’Ufficio.
Non puo negarsi, infatti, che il giudice di merito, a fronte della documentazione fomita dai contribuenti – analiticamente indicata nel ricorso in ossequio al principio di autosullicienza -, dalla quale, in tesi, sarebbe derivata la prova che il maggior reddito accertato per l’anno 1992 sulla base di indici di capacità contributiva rilevati dall’Ufficio (possesso di autovetture ed abitazioni) era giustificato dalla disponibilità di capitale accumulato in anni precedenti, si è limitato a negare la produzione di qualsiasi idonea prova contraria, senza supportare tale apodittica statuizione con sufficienti argomentazioni.
2. ll terzo motivo, con il quale si denuncia la violazione dell’art. 52 del d.lgs. n. 546/92, non avendo l’Ufficio fornito prova dell’autorizzazione all’appello, è inammissibile, stante l’efficacia preclusiva della sentenza di annullamento con rinvio (ex alias, Cass. n. 17266 del 2002).
3. ll quarto motivo, infine, con il quale si deduce la violazione dell’art. 384 cod. proc. civ. per non essersi il giudice di rinvio attenuto al dictum della citata sentenza di cassazione, è assorbito dall’accoglimento dei primi due motivi di ricorso.
Così deciso in Roma il l3 giugno 2013.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza n. 1742 del 24 gennaio...
renatodisa - 6 Febbraio 2013

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