Source: https://www.laleggepertutti.it/98119_estratto-di-ruolo-della-cartella-di-equitalia-impugnabile
Timestamp: 2019-04-22 07:00:36+00:00

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Sì al ricorso alla Commissione Tributaria per la cartella esattoriale mai notificata: l’impugnazione è consentita anche se il contribuente ha in mano solo l’estratto di ruolo.­
Chi sostiene di non aver mai ricevuto la notifica della cartella esattoriale di Equitalia e tuttavia viene a conoscenza del proprio debito, in modo fortuito, solo grazie all’estratto di ruolo richiesto e stampatogli dall’ufficio locale dell’Esattore, può comunque far ricorso al giudice anche se non è in possesso della cartella medesima. Il chiarimento giunge, dopo anni di contrasti giurisprudenziali, dalle Sezioni Unite della Cassazione [1] che, così facendo, chiudono definitivamente la partita a favore del contribuente.
Sarà apparsa paradossale a molti cittadini l’interpretazione, sino ad oggi sostenuta da svariati giudici, secondo cui l’estratto di ruolo non può essere impugnato davanti alla Commissione Tributaria. Una tesi estremamente limitativa e penalizzante perché, per anni, ha costretto svariati contribuenti – ai quali nessuna cartella esattoriale era stata mai notificata o era stata notificata a indirizzi sbagliati o inesistenti – a dover attendere la successiva mossa di Equitalia (un fermo auto, un pignoramento del conto, l’ipoteca sulla casa) per poter agire in via giudiziale. E questo perché, secondo la rigida interpretazione di tali magistrati, l’estratto di ruolo non rientra nell’elenco degli atti tributari contro cui la legge consente espressamente l’opposizione (lista considerata tassativa e, quindi, non allargabile ad altre ipotesi non espressamente previste).
Risultato: se il contribuente, recatosi allo sportello di Equitalia, e ottenuta la stampa con l’elenco di tutti i suoi debiti con l’erario (quello che, appunto, si definisce “estratto di ruolo”), si accorgeva che, nella lista degli importi da pagare, figuravano alcune cartelle di cui mai aveva ricevuto copia, non poteva fare alcunché, dovendosi arrendere – almeno in prima battuta – ai dati falsi riportati su tale foglio. Una circostanza davvero assurda, posto che l’estratto di ruolo altro non è che un documento interno ad Equitalia, realizzato da essa stessa attraverso i propri terminali e, quindi, contenente dati non certificati da alcun pubblico ufficiale (come il timbro del postino che attesta l’avvenuta consegna della cartella esattoriale), ma soprattutto facilmente manipolabili e modificabili senza alcun controllo esterno!
Oggi invece le cose cambiano sostanzialmente. Con la sentenza in commento, la Cassazione sostiene che è certamente possibile ricorrere contro il semplice estratto di ruolo: in termini pratici questo vuol dire poter andare dal giudice tributario (la CTP, Commissione Tributaria Provinciale) e chiedere l’annullamento di quanto erroneamente riportato sull’estratto. Il contribuente, in questo modo, potrà pretendere che venga accertata l’inesistenza del debito ivi indicato a fronte di una notifica di una cartella mai avvenuta o avvenuta in modo non corretto.
Il procedimento di notifica della cartella esattoriale, infatti, deve essere esente da qualsiasi vizio, sia per dare al contribuente la possibilità di pagare nei termini ed evitare, così, aggravi, interessi e sanzioni (come l’aumento dell’aggio che, dopo i 60 giorni dalla notifica passa al 6%), sia per verificare la possibilità di impugnare la richiesta di pagamento entro i termini consentiti dalla legge.
È ovvio, pertanto, che se la notifica non è mai avvenuta, o è avvenuta in modo errato, i termini per ricorrere al giudice (60 giorni) non iniziano a decorrere mai e il cittadino ha tutto il tempo per poter proporre opposizione.
La Cassazione chiarisce poi la distinzione tra ruolo ed estratto di ruolo:
– il ruolo è l’atto formato dall’ente impositore che contiene le singole partite debitorie (cosiddette “iscrizioni a ruolo”) e viene consegnato a Equitalia affinché lo notifichi al contribuente;
– la notifica del ruolo (ossia la cartella esattoriale) è l’atto grazie al quale il concessionario fa conoscere al debitore il suo debito, infatti la notificazione della cartella vale anche quale notifica del ruolo;
– l’estratto di ruolo è un elaborato informatico contenente gli elementi dell’iscrizione a ruolo e, quindi, della cartella: si tratta cioè di un foglio senza alcun valore certificatorio che viene rilasciato, senza limiti e condizioni, a qualsiasi contribuente ne faccia richiesta.
Secondo la sentenza in commento, quindi, l’estratto di ruolo è impugnabile se c’è un interesse rivolto a contestare il contenuto, cioè il debito iscritto dall’ente impositore.
La Commissione Tributaria provinciale di Bari, ritenuto che solo formalmente l’atto opposto era la cartella, mentre in realtà l’opposizione riguardava l’estratto di ruolo, ne dichiarò l’inammissibilità essendo l’estratto di ruolo “atto interno dell’Agente della riscossione, non rientrante tra quelli tassativamente indicati dal primo comma dell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 19922″. La Commissione Tributaria Regionale della Puglia, con la sentenza n. 68/5/11, confermò la decisione.
In proposito è infatti appena il caso di rilevare che l’impugnazione della cartella per mancanza di (valida) notificazione proposta non unitamente alla impugnazione dell’atto successivo notificato non comporta un aggravio del contenzioso se si considera che l’impugnazione della cartella, ancorché “ritardata”, interverrebbe in ogni caso al momento della notifica dell’atto successivo, mentre la proposizione “anticipata” di essa potrebbe evitare l’emissione e la notifica (quindi l’impugnazione) dell’atto successivo e perciò indurre un possibile effetto deflativo. Tanto premesso, è però indubbio che anche un eventuale (modesto) incremento del contenzioso non potrebbe giustificare una compressione del diritto alla tutela giurisdizionale consistente nel posticipare la possibilità di accesso ad essa ad un momento successivo al sorgere dell’interesse ad agire e perciò ad un momento in cui è possibile che alcuni effetti lesivi dell’atto si siano già prodotti. È infine da escludere che dalla impugnabilità di un atto nel quale risulti esternata una ben definita pretesa tributaria possa derivare un “rallentamento” dell’azione di prelievo, che non sia quello strettamente (e legittimamente) derivante dall’interesse e dal diritto costituzionalmente presidiato del contribuente di contrastare la possibilità di un prelievo illegittimo, dovendo rilevarsi che posticipare il momento in cui il contribuente può far valere l’illegittimità della pretesa non serve a “sveltire” l’azione di prelievo ma solo ad aumentare il danno derivante da azioni esecutive in ipotesi portate avanti sulla base di pretese illegittime. 4) Alla luce di quanto fin qui esposto deve conclusivamente affermarsi la fondatezza – nei termini sopra riportati – del motivo in esame nella parte in cui la ricorrente si duole della ritenuta inammissibilità della opposizione proposta per far valere l’invalidità della notifica della cartella di pagamento della quale essa era venuta a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo. Deve invece affermarsi l’infondatezza del motivo in esame nella parte in cui la ricorrente sostiene che i giudici d’appello, trascurando ogni valutazione sia in ordine alle circostanze di fatto offerte dalla contribuente con riguardo alla dedotta omissione di notifica della cartella sia in ordine alla mancata contestazione delle suddette circostanze ad opera della controparte, sarebbero incorsi in “difetto di attività del giudice che si risolve nella nullità della sentenza per insufficiente motivazione”.
In proposito, infatti, anche ritenendo di poter prescindere dalla impropria formulazione della censura, deve evidenziarsi che i giudici d’appello hanno dichiarato l’inammissibilità della proposta opposizione e che queste sezioni unite hanno ripetutamente affermato che, qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità (o declinatoria di giurisdizione o di competenza) con la quale si è spogliato della “potestas iudicandi” in relazione al merito della controversia, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l’onere né l’interesse ad impugnare, con la conseguenza che è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale ed è viceversa inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta “ad abundantiam” nella sentenza gravata (così SU n. 3840 del 2007 e numerose altre successive), dovendo a fortiori ritenersi infondata l’impugnazione che, come nella specie, sostanzialmente censuri (sia pure attraverso incongrui riferimenti normativi) l’omessa pronuncia sul merito da parte del giudice che si sia spogliato della relativa potestas iudicandi con una statuizione di inammissibilità.

References: sentenza 
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