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Timestamp: 2020-08-03 12:44:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31503 del 03/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31503 del 03/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 03/12/2019, (ud. 10/10/2019, dep. 03/12/2019), n.31503
sul ricorso 27076-2018 proposto da:
L.A., LE.AN., M.T.;
avverso la sentenza n. 567/2018 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
LECCE, depositata il 21/02/2018;
10/10/2019 dal Consigliere Dott. RUSSO RITA.
1. – L.A., Le.An. e M.A.T. hanno impugnato l’avviso di variazione di accatastamento (c.d. riclassamento catastale) di unità immobiliare di proprietà eseguito dall’Agenzia delle entrate ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, della.
2. – In primo grado il ricorso dei contribuenti è stato accolto per il rilievo decisivo del difetto di adeguata motivazione dell’avviso di accertamento; l’Agenzia ha impugnato la sentenza di primo grado, e la CTR della Puglia con sentenza depositata in data 7 febbraio 2018 ha confermato la sentenza impugnata.
3. – Propone ricorso per cassazione l’Agenzia affidato a tre motivi.
Non si sono costituiti i contribuenti.
4. – Con il primo motivo di ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. e del D.Lgs. n. 46 del 1992, art. 39. Secondo l’agenzia la CTR avrebbe dovuto sospendere il giudizio in pendenza delle impugnazioni innanzi al giudice amministrativo delle delibere del Comune di Lecce che ha deciso la revisione del classamento.
Questa Corte si è già espressa nel senso che la pregiudizialità di una controversia amministrativa è configurabile solo laddove entrambi i giudizi pendano tra le stesse parti (circostanza non documentata nel caso di specie) ed il giudice amministrativo sia chiamato a definire questioni di diritto soggettivo in sede di giurisdizione esclusiva e non anche qualora innanzi allo stesso sia impugnato un provvedimento incidente su interessi legittimi (come nel caso di specie), potendo, in quest’ultima ipotesi, il giudice ordinario disapplicare il provvedimento amministrativo. (Cass. 20491/2018; Cass. 11577/2019).
5. – Con il secondo terzo motivo di ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 e della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61.
Secondo l’Agenzia la norma in esame legittima la revisione massiva, cioè generalizzata, ai fini di evitare vistose sperequazioni all’interno dello stesso Comune, dovute la mancato aggiornamento delle rendite catastali e sarebbe sufficiente nell’avviso di accertamento esplicitare i presupposti in fatto e diritto, richiamando il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale, a contenuto generale e dando atto dell’aumento dei valori nella microzona.
I motivi possono esaminarsi congiuntamente e sono infondati
5.1- La fattispecie di cui si tratta è una specifica ipotesi di
revisione del classamento di un immobile urbano su iniziativa dell’amministrazione comunale, prevista dalla L. 311 del 2004, art. 1, comma 335, che così dispone: “La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339. L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima”.
In particolare quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi del citato comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la determina direttoriale del 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. Ciò che rileva, ai fini che qui interessano, è il maggior incremento del valore medio di mercato di quella zona rispetto all’incremento del valore medio di mercato degli immobili nell’intero territorio comunale. Per effettuare tale valutazione comparativa degli incrementi di valore, la norma utilizza come termine di partenza il valore della rendita catastale, sulla base dell’implicito presupposto che essa sia stata determinata a suo tempo, per tutti gli immobili, in misura equivalente al rispettivo valore di mercato o comunque ad una pari quota di esso. In tal modo, la revisione di cui al comma 335 è funzionale alla presa in considerazione, a fini di perequazione e riallineamento, degli incrementi di valore di mercato interessanti l’intera microzona – e quindi, indirettamente, le unità immobiliari in essa comprese – e non anche a correggere eventuali errori di valutazione in sede di determinazione originaria della rendita catastale relativa alla singola unità immobiliare e neppure ad aggiornare il classamento di esse in dipendenza di migliorie edilizie ad esse apportate. Ne consegue che se l’amministrazione intende procedere alla revisione del classamento ai sensi dell’art. 1, comma 335 dovrà seguire un iter scomponibile, sul piano funzionale, in due fasi. Nella prima l’amministrazione – su cui grava sempre l’onere di dedurre e provare la causa petendi giustificativa dell’accertamento – ha l’onere di accertare, e preliminarmente, di specificare in modo chiaro, preciso e analitico, e quindi di provare i presupposti di fatto che legittimano nel caso di specie la c.d. riclassificazione di massa. Nella seconda fase l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola unità immobiliare.
4.2. – La Corte costituzionale, con la sentenza n. 249 del 2017, nel respingere la eccezione di legittimità costituzionale avverso il peculiare strumento introdotto dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, afferma che l’obbligo della motivazione in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento. In particolare la Consulta ha osservato che “E’ bene ricordare, peraltro, che la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”.
Sussiste quindi la necessità che nell’avviso di accertamento l’obbligo motivazionale sia assolto in modo rigoroso, con la precisazione delle ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario e non già facendo richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura (ex multis: Cass. 3156/2015, Cass. 22900/2017; Cass. 16368/2018; Cass. n. 361/2019) L’amministrazione comunale è tenuta ad indicare in modo dettagliato quali siano stati gli interventi e le trasformazioni urbane che hanno portato l’area alla riqualificazione non essendo sufficiente far richiamo ad espressioni di stile del tutto avulse dalla situazione concreta (cfr. Cass. n. 3156/2015).
4.2. – In definitiva, il contribuente, assoggettato all’iniziativa dell’ente, rivolta a modificare un quadro già stabilizzato di definizione della capacità contributiva, deve essere posto in condizione di poter compiutamente controllare e se del caso contestare – sul piano giuridico oltre che sul piano fattuale – la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione del classamento di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335. Ciò comporta un obbligo di motivazione che non può ritenersi assolto quando il provvedimento è motivato solo con riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento. Così di recente questa Corte si è espressa: “l’obbligo di motivazione assume una connotazione più ampia anche quando l’Agenzia del territorio muta d’ufficio il classamento ad un’unità immobiliare che ne risulti già munita; in tal caso la dilatazione della componente motivazionale si giustifica per il fatto che, andando ad incidere su valutazioni che si presumono già verificate in termini di congruità, è necessario mettere in evidenza gli elementi di discontinuità che ne legittimano la variazione” (Cass. 19990/2019).
Così fissati i principi, il ricorso deve essere rigettato. Nulla sulle spese in difetto di costituzione degli intimati
Rigetta il ricorso. Nulla sulle spese
Così deciso in Roma, camera di consiglio, il 10 ottobre 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 Cass. 
 art. 7
 art. 1
 art. 61
 art. 1
 sentenza 
 art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1