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Timestamp: 2018-07-22 08:52:44+00:00

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Sentenze | Comitato "Gli amici di via del Pesciolino"
Le vie di accesso al condominio sono sacro, il Comune deve tutelarle anche installando (se necessario) paletti dissuasori
Se i condòmini di un caseggiato che si affaccia sulla pubblica via, agendo a tutela del proprio diritto al libero accesso al fabbricato, chiedono all’amministrazione comunale l’installazione di paletti dissuasori per impedire la sosta indiscriminata di veicoli privati, il Comune è tenuto ad adottare le misure concretamente richieste. L’amministrazione comunale ha infatti un obbligo di vigilanza sulle strade di cui è proprietaria (oltre che sulle relative pertinenze, come i marciapiedi destinati al transito dei pedoni), delle quali deve garantire la destinazione pubblica ed il pacifico utilizzo da parte degli utenti, nel rispetto delle disposizioni del codice della strada ex D.Lgs. n. 285/1992 e del regolamento esecutivo ed attuativo di cui al D.P.R. n. 495/1992.
È questo il principio affermato dalla sentenza del Tar Napoli 4280/2015, depositata il 2 settembre.
L’antefatto. I condòmini di un caseggiato, al fine di impedire la sosta indiscriminata, diurna e notturna, di autoveicoli privati che ostacolavano le manovre carrabili di accesso e uscita dall’edificio, richiedevano all’amministrazione comunale di installare paletti dissuasori e segnaletica orizzontale con divieto di sosta nel tratto antistante il portone del caseggiato. Anche la polizia municipale constatava il disagio per i residenti e richiedeva al comune la messa in opera di paletti o, in alternativa, l’apposizione di segnaletica verticale di divieto di sosta. L’autorità comunale, però, rimaneva totalmente inerte. Di conseguenza i condomini si vedevano costretti a impugnare il silenzio–rifiuto davanti al Tar Napoli, cui chiedevano la condanna dell’amministrazione comunale ad assumere una decisione, con richiesta di nomina di un commissario ad acta in caso di perdurante inerzia. Il Tar Napoli ha dichiarato l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune che, dopo la diffida della collettività condominiale, avrebbe dovuto pronunciarsi in merito al problema. Come hanno notato i giudici amministrativi, infatti, spetta all’amministrazione vigilare sulle strade di cui è proprietaria (oltre che sulle relative pertinenze, come i marciapiedi destinati al transito dei pedoni), dei quali deve garantire la destinazione pubblica ed il corretto utilizzo da parte degli utenti. Di conseguenza, rientra certamente nella competenza del comune proprietario della strada, l’apposizione e la manutenzione della segnaletica stradale e l’installazione di paletti con funzione di dissuasione alla sosta dei veicoli privati (che devono però essere autorizzati dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e posti in opera previa ordinanza comunale). Alla luce di queste considerazioni, il Tar ha accolto il ricorso e condannato il Comune a pronunciarsi espressamente sull’istanza dei condomini con un provvedimento motivato (entro e non oltre giorni 30 dalla comunicazione o dalla notificazione della sentenza). In ogni caso, nella stessa sentenza è stato nominato un commissario ad acta che, in caso di perdurante inerzia dell’autorità comunale, provvederà entro i successivi 30 giorni a trovare una soluzione (previa presentazione di apposita nuova istanza dei condomini).
(fonte IlSole24Ore, CasaeClima)
Categorie : condominio, Curiosità, Sentenze
Il citofono che non funziona, il condominio può agire in giudizio per chiedere la garanzia per “gravi vizi”?
Il caso in esame riguarda dei condòmini che, dopo aver constatato il malfunzionamento del citofono, citano in giudizio la società venditrice e costruttrice delle singole unità immobiliari, chiedendo la condanna di quest’ultima al pagamento delle somme necessarie per il ripristino a regola d’arte dell’impianto elettrico e videocitofonico dei singoli appartamenti. In primo luogo, attraverso l’ accertamento tecnico preventivo, era stato verificato il malfunzionamento dell’impianto; per il suo ripristino bisogna sostenere una spesa considerevole (alcune migliaia di euro). La società venditrice e costruttrice si costituisce in giudizio deducendo l’assenza di qualsiasi responsabilità a suo carico puntualizzando di aver subappaltato i lavori in questione chiedendo, per questo, di essere autorizzata alla chiamata in causa del terzo e cioè della società appaltatrice dei lavori; tale chiamata in causa non è stata autorizzata nell’ambito del giudizio in questione in quanto tardivamente proposta.
Il Tribunale ha evidenziato che il malfunzionamento dei citofoni non può in alcun caso rientrare nel concetto di gravi vizi di conseguenza ciò comporta come effetto il mancato accoglimento della domanda proposta dal condominio sia per quanto concerne la responsabilità per vizi ex art. 1470 e 1490 del codice civile, sia per quanto concerne i presunti gravi difetti strutturali che non sussistono nel caso di malfunzionamento del citofono. A parere del Tribunale, quindi, solo ed esclusivamente quei difetti strutturali che compromettono in toto il normale godimento di un immobile possono essere considerati gravi difetti che legittimano il ricorso all’azione ex art. 1669 del codice civile.
Sentenza del Tribunale, per scaricarla clicca qui.
Categorie : condominio, Leggi, Normativa, Sentenze
Omissione dei lavori necessari al risanamento delle strutture condominiali
L’omissione dei lavori necessari al risanamento delle strutture condominiali non comporta la responsabilità del condominio nella produzione di eventuali danni, se l’intervento sulle strutture condominiali non varrebbe ad eliminare completamente l’evento dannoso essendo quest’ultimo il risultato di caratteristiche insite dell’edificio. (Nella specie, è stato accertato che il muro condominiale portante, che delimita anche l’unità immobiliare appartenuta alla G., non è causa delle infiltrazioni, ma le subisce per carenze strutturali dell’edificio e che è del tutto inutile eseguire interventi nell’appartamento. Al cospetto di tanto non può riscontrarsi colpa a carico del Condominio, e quindi neanche ravvisarsi la responsabilità posta dall’art. 2043 c.c. Inoltre, poiché la causa delle infiltrazioni non è insita nel manufatto, non è ravvisabile neanche responsabilità ex art. 2051 c.c.
[Corte di App. Napoli, sentenza del 01 marzo 2006, n. 625]
Categorie : condominio, Sentenze
Nei contratti “fuori sede”, il Condominio è un “consumatore”
Il condominio, quale ente di gestione risultante dal raggruppamento di persone fisiche che agiscono per scopi estranei alla attività imprenditoriale, deve considerarsi “consumatore” agli effetti della applicazione della disciplina dei contratti conclusi fuori sede, di cui al D.Lgs 15 gennaio 1992 n. 50, e della disciplina delle clausole vessatorie di cui agli artt. 1469 bis segg. c.p.c., introdotti dalla legge 6 febbraio 1996 n. 52.
Invero il condominio non solo non è munito di personalità giuridica propria, ma neppure è dotato della autonomia patrimoniale propria delle società di persone, con i conseguenti riflessi nei riguardi dei terzi in base al regime di pubblicità stabilito dalla legge.
Esso rappresenta invece un mero ente di gestione, finalizzato alla amministrazione delle parti comuni degli edifici e alla erogazione dei servizi con i contributi forniti dai condomini, e non resta quindi differenziato, rispetto ai terzi, dalle persone fisiche che lo compongono.
Pertanto il contratto posto in essere dall’amministratore per la erogazione dei servizi non vincola né l’amministratore quale persona, né una diversa entità giuridica, ma determina la insorgenza dei relativi diritti ed obblighi in capo agli stessi condomini, in quanto appunto l’amministratore, nello stipulare il contratto, opera quale mandatario con rappresentanza degli stessi.
Deve di conseguenza ritenersi che si applichi nei confronti del condominio, tra le altre, la disposizione dell’art. 12 decreto legislativo n. 50/1992, stabilente, per i contratti stipulati fuori sede, la competenza territoriale inderogabile del giudice del luogo di residenza o domicilio del consumatore.
[Trib. di Bari, Sez. II, Sentenza del 24 settembre 2008, n. 2158]
Categorie : condominio, Normativa, Sentenze

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 1470
 art. 1669

Sentenza 
 art. 2051
 sentenza 
 Sentenza