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Timestamp: 2019-05-26 12:25:27+00:00

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Art. 2933 codice civile: Esecuzione forzata degli obblighi di non fare | La Legge per tutti
Art. 2933 codice civile: Esecuzione forzata degli obblighi di non fare
Se non è adempiuto un obbligo di non fare, l’avente diritto può ottenere che sia distrutto, a spese dell’obbligato, ciò che è stato fatto in violazione dell’obbligo (1).
Esecuzione forzata degli obblighi di non fare: forma di esecuzione forzata che consiste nell’eliminazione di quanto posto in essere dal debitore, in violazione del suo obbligo di non fare.
(1) Per gli obblighi di non fare non si pone alcun problema di fungibilità, a differenza di quanto accade per gli obblighi di fare, poiché la distruzione di quanto fatto in violazione degli stessi è sicuramente attività fungibile, ossia suscettibile di essere eseguita da un soggetto diverso dal debitore.
In caso di illegittima espropriazione, il diritto al risarcimento del privato non si prescrive, dal momento che l’occupazione "sine titulo" di un bene configura un illecito permanente, con conseguente non decorrenza della prescrizione relativamente alle istanza risarcitorie.In caso di illegittima espropriazione seguita dalla realizzazione dell’opera pubblica, ove l’Amministrazione non abbia adottato alcun provvedimento ex art. 42 bis t.u. Espropriazioni, stante il fatto che il g.a. non ha il potere di ordinarne l’adozione, sull’Amministrazione medesima grava comunque l’obbligo giuridico di far venir meno l’occupazione "sine titulo" e di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, restituendo l’immobile al legittimo proprietario, previa demolizione di quanto realizzato. Tuttavia, ove risulti che la distruzione dell’opera pubblica illegittimamente realizzata dall’Amministrazione possa procurare un grave pregiudizio all’economia nazionale, il g.a. non può nemmeno ordinare la suddetta distruzione, ex art. 2933, comma 2, c.c. Essendo pertanto non possibile l’esecuzione in forma specifica, il g.a. può ciò nondimeno disporre, in favore del privato, il risarcimento del danno per equivalente: sulla somma così individuata deve poi riconoscersi, trattandosi di debito di valore, la rivalutazione monetaria, secondo gli indici Istat, da computarsi dalla data dell’inizio dei lavori fino al deposito della sentenza (data quest'ultima che costituisce il momento in cui, per effetto della liquidazione giudiziale, il debito di valore si trasforma in debito di valuta, su cui calcolare gli interessi legali).
T.A.R. Bari (Puglia) sez. II 16 settembre 2014 n. 1111
Riguardo alla "confessoria servitutis", la legittimazione dal lato passivo è in primo luogo di colui che, oltre a contestare l'esistenza della servitù, abbia un rapporto attuale con il fondo servente (proprietario, comproprietario, titolare di un diritto reale sul fondo o possessore "suo nomine"), potendo solo nei confronti di tali soggetti esser fatto valere il giudicato di accertamento, contenente, anche implicitamente, l'ordine di astenersi da qualsiasi turbativa nei confronti del titolare della servitù o di rimessione in pristino ex art. 2933 cod. civ.; gli autori materiali della lesione del diritto di servitù possono, invece, essere eventualmente chiamati in giudizio quali destinatari dell'azione ex art. 1079 cod. civ., soltanto se la loro condotta si sia posta a titolo di concorso con quella di uno dei predetti soggetti o abbia comunque implicato la contestazione della servitù, fermo restando che, nei loro confronti, possono essere esperite, ai sensi dell'art. 2043 cod. civ., l'azione di risarcimento del danno e, ai sensi dell'art. 2058 cod. civ., l'azione di riduzione in pristino con l'eliminazione delle turbative e molestie. Cassa con rinvio, App. Firenze, 18/10/2010
Cassazione civile sez. VI 22 gennaio 2014 n. 1332
Nel caso in cui gli atti della procedura ablatoria siano stati annullati, l’occupazione e la trasformazione del fondo si sostanziano ormai in un’attività illecita, insuscettibile di produrre effetti acquisitivi della proprietà e viceversa fonte dell’obbligo per la pubblica amministrazione di restituire il bene e risarcire il proprietario interessato per il danno sofferto. Non assume concreto rilievo, in chiave di tutela del proprietario danneggiato, neanche la tradizionale distinzione tra occupazione espropriativa e usurpativa, essendo il comportamento dell’amministrazione qualificabile, in entrambi i casi, come un illecito civile. A ciò consegue che la domanda di restituzione del fondo avanzata dal privato interessato debba trovare accoglimento non incontrando neppure ostacolo nel c.c. artt. 2933, comma 2 e 2058 comma 2. Il primo articolo è infatti riferibile alle sole violazioni di “obblighi di non fare” e non anche alle illecite occupazioni, essendo inoltre applicabile soltanto a beni realmente insostituibili e di eccezionale importanza per l’economia nazionale, con relativa prova a carico dell’amministrazione resistente, mentre il secondo, essendo ascrivibile alla disciplina del risarcimento del danno, non risulta applicabile alla tutela restitutoria dei diritti reali, che trova propria propria speciale (ed autonoma) regolamentazione nel c.c. Artt. 948 – 951.
Nel caso di occupazione illegittima di terreno di proprietà privata l'obbligo per l'Amministrazione della restituito in integrum per il caso di occupazione illegittima non può essere paralizzata dalla presenza dell'opera pubblica, la quale non dà titolo per opporre l'eccessiva onerosità della rimozione delle opere nel frattempo realizzate né per invocare il principio di cui al comma 2 dell'art. 2933, c.c., atteso che l'eccessiva onerosità di cui all'art. 2058 c.c. non è opponibile nelle azioni intese a far valere un diritto reale, il cui carattere assoluto non lascia margini a modalità di reintegrazione diverse da quella in forma specifica, salva diversa volontà del titolare.
T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I 10 gennaio 2014 n. 43
Gli strumenti a tutela dei diritto di proprietà, non più limitati a quelli risarcitori, ma estesi alla tutela ripristinatoria di natura reale, mediante azione di restituzione, ancorché accompagnata dalla richiesta di riduzione in pristino; sicché il provvedimento di acquisizione sanante rappresenta l'unico possibile presupposto ostativo alla tutela reale accordata dall'ordinamento al proprietario illegittimamente privato dei propri beni, non essendo infatti predicabili i limiti intrinseci alla disciplina risarcitoria, come l'eccessiva onerosità prevista dall'art. 2058 c.c. comma 2; nè potendo farsi ricorso alla previsione dell'art. 2933 c.c. comma 2, ove non risulti che la distruzione della “res” indebitamente edificata sia di pregiudizio all'intera economia del paese, ma abbia, al contrario, riflessi di natura individuale o locale.
T.A.R. Salerno (Campania) sez. I 21 giugno 2013 n. 1388
Qualora con riguardo all'esecuzione forzata di una sentenza di condanna alla demolizione, totale o parziale, di un edificio costruito senza il rispetto delle distanze legali, insorgano contestazioni non sulla sussistenza del diritto derivante dal titolo esecutivo di procedere alla demolizione ai sensi dell'art. 2933 c.c., ma sulla necessità o meno della concessione amministrativa per il compimento dei lavori, ovvero circa il soggetto tenuto a richiedere la concessione medesima o a dirigere i lavori, le relative questioni attengono alle modalità di esecuzione, con la conseguenza che il provvedimento con cui il Pretore statuisca su dette questioni è un atto esecutivo, impugnabile (non con l'appello ma) soltanto con l'opposizione ex art. 617 c.p.c. Ne consegue che, essendo il permesso di costruire impugnato un mero elemento strumentale al conseguimento del risultato indicato nel titolo, e collocandosi tale richiesta nella fase esecutiva dell'attuazione del diritto sostanziale riconosciuto con il titolo esecutivo, riconducibile ad una sentenza di condanna della parte ricorrente alla demolizione di opere edificate in violazione delle distanze tra costruzioni, senza che la questione oggi sollevata della pretesa conformità delle distanze dei balconi alle prescrizioni del regolamento edilizio sia stata oggetto di specifica contestazione, idoneamente dimostrata, in sede oppositiva, l'impugnativa va dichiarata inammissibile.
T.A.R. Napoli (Campania) sez. IV 05 settembre 2012 n. 3757

References: Art. 2933
 art. 42
 art. 2933
 sentenza 
 art. 2933
 art. 1079
 sentenza 
 art. 617
 sentenza