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Timestamp: 2017-08-18 22:11:01+00:00

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La censura contro Luttazzi: il punto di vista legale – Luttazzi Panopticon
La censura contro Luttazzi: il punto di vista legale
xxx April 5, 2017 August 14, 2017 Uncategorized
Importanti riflessioni sulla censura che nel decennio scorso si accanì contro Daniele Luttazzi. Scritte dall’avv. Antonello Tomanelli e pubblicate da difesadellinformazione.com, chiariscono in modo esauriente quale violenza, anche in una democrazia, il potere vero possa esercitare sulla satira vera.
Ma la classica goccia che fa traboccare il vaso è la puntata del 14 marzo. Luttazzi invita Marco Travaglio a parlare del libro “ L’odore dei soldi ”, scritto insieme ad Elio Veltri, membro della Commissione Parlamentare Antimafia. Il contenuto del libro, che svela rapporti tra Silvio Berlusconi e ambienti mafiosi, è in gran parte tratto dagli atti di indagine delle Procure della Repubblica di Palermo e Caltanissetta, riassunti nella requisitoria del dott. Luca Tescaroli, pubblico ministero al processo d’appello per la strage di Capaci.
La puntata scatena reazioni pesantissime, che inducono i vertici Rai a sospendere il programma per una settimana. E l’11 aprile va in onda l’ultima puntata. Nonostante il grande successo di pubblico, Satyricon non viene confermato nella successiva stagione. Luttazzi scompare dai palinsesti televisivi, dopo essere stato citato nell’“editto bulgaro” (e subirà un altro allontanamento nel dicembre 2007, questa volta da La7).
La natura censoria dell’allontanamento di Luttazzi dalla Rai si ricava da diversi elementi. Innanzitutto, con l’intervista a Marco Travaglio, Luttazzi entra nel mirino di Berlusconi, tanto da essere menzionato nell’“editto bulgaro”. Poi, il programma non viene riproposto nella stagione successiva nonostante l’ampio gradimento del pubblico. Infine, la contraddizione insita nella circostanza che il programma non fu sospeso dopo la puntata in cui Luttazzi mangiò il finto escremento, quando per l’occasione avrebbe potuto invocarsi l’art. 15 L. n. 47/1948, espressamente richiamato dall’art. 30, comma 3°, L. n. 223/1990 (“legge Mammì”), che punisce la diffusione di “ particolari impressionanti o raccapriccianti ” che possano “ turbare il comune sentimento della morale ”. La sospensione fu invece decretata a seguito dell’intervista a Marco Travaglio, nonostante questi avesse raccontato fatti di indubbio interesse pubblico nel legittimo esercizio del diritto di critica, come ha riconosciuto il Tribunale di Roma con sentenza 14 gennaio 2006.
Diversa è invece la natura dell’allontanamento che Luttazzi subirà da La7 nel dicembre 2007.
Daniele Luttazzi subisce un’altra stangata. Questa volta da La7, l’unica televisione ad averlo scritturato dopo il cosiddetto “editto bulgaro”. Nel corso della puntata di Decameron di sabato 1° dicembre, una ipotetica intervistatrice gli chiede come “ sopportare ” che “ dopo quattro anni di guerra in Irak, 3.900 soldati americani uccisi, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Irak ”.
La volgarità di cui è impregnata la battuta di Luttazzi non deve sviare. Le battute satiriche di un artista di talento hanno sempre un significato, ossia un collegamento con la realtà. Il problema della legittimità della satira sta tutto nell’individuare quel collegamento. E la giurisprudenza consolidatasi negli ultimi decenni ha fornito la soluzione. Consapevole che la satira si basa principalmente sul paradosso, sulla esagerazione, nonché sulla dissacrazione del soggetto preso di mira, ha concluso che la satira non può sottostare ai tradizionali requisiti della verità e della continenza formale adoperati per valutare la legittimità della cronaca e della critica. E ha adottato come parametro di valutazione il nesso di coerenza causale tra qualità della dimensione pubblica del personaggio colpito e contenuto del messaggio satirico. In parole povere: è legittima la satira che ha un significato. E’ invece illegittima quando è incoerente e si sostanzia in un gratuito insulto.
Ed è proprio su quest’ultimo punto che si innesta il “nesso di coerenza causale”, che trova l’altro capo nell’atteggiamento di Silvio Berlusconi quando sostiene di essere stato sempre contrario alla guerra in Irak, nonostante l’invio (e soprattutto la morte) dei soldati italiani a Nassyria. La palese inverosimiglianza dell’affermazione di Berlusconi viene da Luttazzi efficacemente riprodotta nella vasca da bagno, dove si materializza il più inimmaginabile degli eventi: Berlusconi, Previti e Dell’Utri che pongono in essere il più turpe dei comportamenti proprio ai danni di chi ha loro garantito un solido appoggio nelle note vicende politiche e giudiziarie, ivi compresi l’appoggio incondizionato alla politica di Bush e l’invio del contingente italiano in Irak.
Ma vi è il sospetto che il comportamento dell’emittente sia stato dettato da ragioni diverse da quelle comunicate. Ragioni rinvenibili in pressioni esercitate da ambienti politici, preoccupati di quanto Luttazzi dice nel suo programma senza fare sconti a nessuno. In altre parole, Luttazzi sarebbe stato vittima di una censura. Un’esperienza non nuova per l’autore. Con le ulteriori conseguenze di ordine risarcitorio che deriverebbero da un comportamento limitativo di una libertà costituzionalmente garantita, quale quella dell’arte.
Perché si possa parlare di censura (non solo, quindi, di semplice inadempimento contrattuale) è necessario che le pressioni esercitate sull’emittente provengano da qualcuno che incarna un potere pubblico. Ciò è sempre molto difficile da dimostrare. Per questo ci si può basare, da un lato, su “elementi presuntivi”; dall’altro, sulla pretestuosità della motivazione addotta.
Il Tribunale di Roma respinge la domanda, affermando che “ le riferite affermazioni del Travaglio sono da ritenersi esercizio di legittima critica politica ”, in quanto ancorate “ a fatti di sicuro interesse per l’opinione pubblica ” e non risultando che “ il Travaglio abbia mai spacciato per indiscusse verità le affermazioni fatte dal PM Tescaroli nella requisitoria resa al processo d’appello per la strage di Capaci […] avendo egli ” nel corso dell’intervista resa a Luttazzi “ espressamente precisato che si trattava di una requisitoria contenente ‘spunti di indagine’ e non di sentenza ”. Quanto alle affermazioni sulla “legge Tremonti”, secondo il giudice le affermazioni di Travaglio “ intesero unicamente sottolineare e denunciare all’opinione pubblica il noto problema del conflitto di interessi che da più parti si assume esistente rispetto all’attività di governo dell’on. Berlusconi in considerazione dei suoi rilevantissimi interessi economici ”. (Trib. Roma 14 gennaio 2006)
Qui basti dire che la violazione del requisito dell’imparzialità non può mai avvenire quando l’informazione si basa sulla verità (anche putativa) dei fatti. Quanto emerso durante l’intervista a Travaglio era tratto da fonti ufficiali: gli atti di indagine delle Procure della Repubblica di Palermo e Caltanissetta, in gran parte riassunti nella requisitoria del dott. Luca Tescaroli, pubblico ministero al processo d’appello per la strage di Capaci. Ma a diverse conclusioni (ma solo con riferimento alla questione dell’imparzialità) si dovrebbe pervenire se la trasmissione venisse trasmessa in tempi odierni, ossia dopo i provvedimenti (in gran parte illegittimi) della Commissione di Vigilanza e dell’ Authority per le Comunicazioni, che in sostanza hanno imposto il rispetto del contraddittorio addirittura alla diffusione di notizie, limitando fortemente la libertà di informazione radiotelevisiva in Italia.
(21 gen 2015)
Il Tribunale di Roma, con sentenza 14 gennaio 2006, respinge la domanda, affermando che “ le riferite affermazioni del Travaglio sono da ritenersi esercizio di legittima critica politica ”, in quanto ancorate “ a fatti di sicuro interesse per l’opinione pubblica ” e non risultando che “ il Travaglio abbia mai spacciato per indiscusse verità le affermazioni fatte dal PM Tescaroli nella requisitoria resa al processo d’appello per la strage di Capaci […] avendo egli ” nel corso dell’intervista resa a Luttazzi “ espressamente precisato che si trattava di una requisitoria contenente ‘spunti di indagine’ e non di sentenza ”. Quanto alle affermazioni sulla “legge Tremonti”, secondo il giudice le affermazioni di Travaglio “ intesero unicamente sottolineare e denunciare all’opinione pubblica il noto problema del conflitto di interessi che da più parti si assume esistente rispetto all’attività di governo dell’on. Berlusconi in considerazione dei suoi rilevantissimi interessi economici ”.
La satira verità non va assolutamente confusa con la “satira informativa”. Sono due concetti distinti e con funzioni diversissime, ma che in alcuni ambienti retrivi si tende ad assimilare a fini di censura. Qui basti precisare che la decisione di aderire alla realtà, o di stravolgerla, rientra nella facoltà di scelta artistica dell’autore, insindacabile ex art. 33 Cost. Perché la satira verità, in quanto arte, non risponde ad esigenze informative.
Così, agirà pur sempre nei limiti del diritto di satira l’autore che utilizzi frammenti presenti nel contenitore (ossia informazioni di dominio pubblico) ma inserite illecitamente perché non vere o prive di interesse pubblico secondo i principi generali del diritto di cronaca. Ipotesi, peraltro, piuttosto teorica, poiché bisognerebbe immaginare uno spiegamento di forze mediatiche che, commettendo il medesimo errore, creino ex novo una dimensione pubblica o quantomeno ne distorcano la qualità.
Satirà verità e satira informativa
La satira verità finisce per proporsi prevalentemente come critica, poiché spesso assume toni polemici nei riguardi di atti o comportamenti pubblicamente già acquisiti. Non mancano, però, casi in cui la satira è contemporanea alla acquisizione dell’informazione da parte del pubblico. Casi, cioè, in cui l’autore satirico fa anche cronaca. Un esempio è dato da quella satira di “ Striscia la notizia ” e de “ Le Iene ” finalizzate allo smascheramento e alla denuncia pubblica di attività truffaldine, ma che tuttavia può porre soltanto un problema di continenza formale.
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References: sentenza 
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 33