Source: https://www.laleggepertutti.it/208495_avviso-bonario-agenzia-delle-entrate-cose
Timestamp: 2018-11-18 02:50:39+00:00

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Quando arriva un avviso dell’Agenzia delle Entrate c’è sempre molto timore che, da questo, possano scaturire sanzioni e oneri gravosi da pagare. Tuttavia, quando si tratta di un avviso bonario non c’è molto da preoccuparsi: il contribuente è infatti messo nella condizione di conformarsi alle indicazioni fornitegli dal fisco e, così, evitare conseguenze peggiori. Ma, concretamente, cos’è l’avviso bonario dell’Agenzia delle Entrate? In realtà, se vai a cercare all’interno delle leggi tributarie, non troverai mai il nome «avviso bonario» ma piuttosto quello di comunicazione di irregolarità. Si tratta di una comunicazione, appunto, che l’Agenza delle Entrate invia al contribuente a seguito di un controllo della sua dichiarazione dei redditi e della verifica di alcune incongruenze. Detta comunicazione, per quanto “bonaria” è anche obbligatoria. Difatti l’eventuale successiva cartella di pagamento emessa in conseguenza dell’avviso bonario, senza che però quest’ultimo sia mai stato ricevuto dal contribuente, è nulla.
Cos’è l’avviso bonario dell’Agenzia delle Entrate
Salvo quanto diremo in modo più analitico nei prossimi paragrafi, possiamo già spiegare cos’è l’avviso bonario dell’Agenzia delle Entrate e come funziona. L’avviso bonario è una comunicazione formale inviata dall’Agenzia delle Entrate con cui si dà al contribuente il tempo di 30 giorni per correggere degli errori commessi in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi. Con esso sono richieste maggiori imposte, più interessi e sanzioni (queste ultime però ridotte al 30% rispetto a quelle ordinarie).
I controlli dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione dei redditi
Quando invii l’annuale dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate, questa viene sottoposta a una serie di controlli, alcuni dei quali avvengono in “automatico”, anche per mezzo dei computer, altri invece a campione.
In generale possiamo dire che i controlli sulla dichiarazione dei redditi sono di tre tipi.
Il controllo automatico è anche quello più semplice, immediato e – ci sia concesso il termine – basilare. È effettuato sulla base di procedure automatizzate e ha lo scopo di verificare se, nella dichiarazione, sono presenti errori di compilazione e se la stessa è stata redatta in modo corretto, secondo le istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate [1].
Il controllo, effettuato esclusivamente «sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni presentate e di quelli in possesso dell’anagrafe tributaria», consiste nel:
Se dovessero risultare degli errori nella dichiarazione dei redditi, al contribuente viene inviato un avviso bonario per correggerli e pagare, entro 30 giorni, l’eventuale differenza di imposte.
Oltre alle imposte “in più” che non sono state inizialmente versate, con l’avviso bonario vengono liquidate anche le sanzioni ma, visto che siamo in una fase “bonaria”, il contribuente dovrà pagare solo un terzo delle sanzioni ordinarie. Chiaramente, l’interessato può anche non conformarsi alle indicazioni del fisco e spiegare le ragioni per cui ritiene di aver operato correttamente e per cui il maggior pagamento non è dovuto. Il contribuente o l’intermediario possono instaurare un contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, che può annullare la pretesa o ridurla, utilizzando se del caso il canale telematico “CIVIS” o la PEC.
Il controllo formale è più approfondito di quello automatico. Esso si esegue mediante un esame volto a verificare la corrispondenza dei dati indicati in dichiarazione con la documentazione conservata dal contribuente relativa agli oneri deducibili (spese mediche, scolastiche etc..) e la certificazione delle ritenute.
Se dovessero risultare delle anomalie, l’Agenzia delle Entrate invia al contribuente una lettera con cui gli chiede di esibire, entro 30 giorni, la documentazione del caso. Ove i documenti non siano esibiti, oppure non siano ritenuti significativi dall’Agenzia delle Entrate, viene notificato il vero e proprio avviso bonario, ove vengono richieste le maggiori imposte, le sanzioni da ritardato versamento del 30% e gli interessi.
Il termine di 30 giorni non è imposto dalla legge, in quanto deriva dalla prassi operativa degli uffici finanziari. Per questa ragione, l’esibizione “tardiva” dei documenti non deve dare luogo a sanzioni, ferma restando la buona fede tra uffici e contribuente.
Se i documenti non vengono esibiti in sede di controllo formale, potranno essere prodotti nel ricorso contro la cartella di pagamento (non dovrebbero verificarsi gli effetti del rifiuto di esibizione).
Si tratta di comunicazioni emesse a seguito della liquidazione delle imposte sui redditi a tassazione separata come Tfr, arretrati, ecc. L’Agenzia delle Entrate effettua questo tipo di controllo per verificare l’imposta dovuta dai contribuenti sulla base di redditi come il TFR, pensioni, stipendi arretrati ecc, per i quali sono state già versate le somme a titolo di acconto.
Sulla base dei redditi dichiarati dal contribuente nel quadro RM (redditi soggetti a tassazione separata e a imposta sostitutiva) di mod. Redditi o nel quadro D (altri redditi) del mod. 730, nonché di quelli riportati dal sostituto d’imposta nel mod. 770, viene calcolata definitivamente l’imposta eventualmente dovuta a saldo o l’eventuale rimborso spettante.
Se, all’esito del controllo, dovesse risultare che il contribuente ha pagato meno imposte, viene inviato un avviso bonario con l’indicazione della somma da pagare senza interessi né sanzioni, solo se il pagamento avviene entro 30 giorni dal ricevimento della stessa. In caso di tardivo o mancato pagamento, la sanzione è del 30%.
Che succede se non si risponde all’avviso bonario?
Se il contribuente non si attiva e non fa ciò che l’avviso bonario gli chiede né lo contesta formalmente, l’Agenzia delle Entrate iscrive direttamente nei ruoli l’imposta maggiorata della sanzione pari al 30% e degli interessi in misura pari al 4% annuo, calcolati a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento e fino alla data di consegna al concessionario dei ruoli nei quali tali imposte sono iscritte. Successivamente al contribuente viene notificata, da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione, la famigerata cartella di pagamento per il recupero delle somme dovute.
Si può contestare l’avviso bonario?
Se, al ricevimento dell’avviso bonario, il contribuente riconosce l’irregolarità, può pagare immediatamente entro 30 giorni (o chiedere un pagamento rateizzato), usufruendo così di una riduzione dell’importo dovuto.
Se invece il contribuente ritiene errata la comunicazione ricevuta dall’Agenzia delle Entrate, può contestare l’avviso bonario e instaurare un confronto tra questi e l’Agenzia delle Entrate, anche tramite appositi canali informatici (il “CIVIS” e la “PEC”). Egli dovrà però fornire i chiarimenti e i documenti a sostegno del proprio operato agli uffici, che valuteranno se rettificare (in tutto o in parte) la comunicazione, tramite autotutela. Se le doglianze del contribuente sono ritenute fondate, gli importi possono essere annullati o ridotti.
Impugnare l’avviso bonario in Commissione Tributaria è una facoltà ma non un obbligo. Difatti il contribuente può sempre impugnare la successiva cartella di pagamento sollevando le medesime contestazioni che avrebbe potuto sollevare contro l’avviso bonario. La cartella di pagamento, nonostante il previo ricorso contro l’avviso bonario, dovrebbe essere impugnata, per mera cautela.
Avviso bonario: si può pagare a rate?
Il contribuente che riceve, con l’avviso bonario, la richiesta di pagamento di una maggiore imposta, sanzioni e interessi può richiedere un pagamento dilazionato e, se il pagamento del tutto e/o della prima rata avviene entro trenta giorni, le sanzioni del 30% sono ridotte a 1/3 o a 2/3, a seconda del fatto che si tratti di liquidazione automatica o di controllo formale. La prima rata va versata entro trenta giorni dalla comunicazione bonaria.
Il numero delle rate dipende dall’importo da pagare:
per somme fino a 5.000 euro: l’importo totale può essere rateizzato in un numero massimo di 8 rate trimestrali;
Per ottenere la rateazione ci si può rivolgere all’Agenzia delle Entrate e richiedere la rateizzazione dell’avviso bonario. Sarà l’ufficio a effettuare il calcolo delle rate.
Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi, “calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione” (attualmente, spettano nella misura del 3,5% annuo).
Che succede se non si riceve l’avviso bonario?
Secondo la Cassazione [3], se il contribuente riceve una cartella di pagamento per controlli sulla dichiarazione dei redditi senza però prima aver ricevuto l’avviso bonario, la suddetta cartella può essere annullata per difetto di motivazione. È infatti nulla la cartella di pagamento non preceduta dall’avviso bonario. Sul punto leggi anche Cartella di pagamento senza avviso bonario.
L’avviso bonario, di norma, è inviato mediante raccomandata con avviso di ricevimento [4]. Se, in giudizio, il contribuente eccepisce la sua mancata notifica, è l’Agenzia delle Entrate a dover provare il contrario.
Se l’avviso non viene notificato il contribuente conserva il diritto ad ottenere la riduzione a 1/3 delle sanzioni da omesso versamento [5], così come la dilazione degli importi.
[1] Art. 36-bis DPR 600/193 e art. 54-bis DPR n. 633/1972.
[2] Art. 36-ter DPR 600/1973.
[3] Cass. sent. n. 15312/2014. Cfr. anche Ctp Lucca sent. n. 153/18.
[4] Circ. Agenzia delle Entrate 16.7.2001 n. 68.
[5] Cass. 25.9.2015 n. 19052 e Cass. 12.2.2013 n. 3366; in senso esattamente contrario, Cass. 6.7.2016 n. 13759, Cass. 19.5.2017 n. 12645.

References: Art. 36
 art. 54
 Art. 36
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
e contrario
 Cass. 
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