Source: http://www.laltralombardia.it/public/docs/internaz08/internaz5.html
Timestamp: 2013-06-18 04:53:15+00:00

Document:
S.O.S: Salvare un Presidente!
links S.O.S: Salvare un Presidente!
www.globalresearch.ca Global Research, 23 luglio 2007
Nel primo anno di presidenza di George Bush, il Cook Political Report,
ad ampia diffusione, aveva dato il seguente giudizio dei primi mesi di
presidenza: “Guardando retrospettivamente ai suoi primi cinque mesi in
carica, il Presidente George W. Bush, con la sua amministrazione, aveva
avuto una partenza forte, di gran carriera, ma ora per lui il futuro appare ben lontano dall’essere certo. Non solo
stanno crollando gli indici di gradimento sull’azione complessiva di
Bush, ma gli indici della disapprovazione nei suoi confronti sono in
piena ascesa e dopo un efficace avvio, gli ultimi tre mesi sono stati
tutto meno che propizi per il nuovo Presidente. La buona notizia...
è che hanno molto tempo a disposizione prima delle prossime elezioni
presidenziali o di medio termine. La cattiva notizia è che hanno
molto lavoro da fare per andare ai ripari e sarebbe meglio che
cominciassero.” Costoro hanno sprecato il poco tempo a disposizione per
fare questo, e nessuno (almeno l’opinione pubblica) immaginava in giugno quello che stavano progettando per il settembre successivo.
George Bush era entrato in carica con una percentuale di consensi
attorno al 50%. All’inizio, questa era aumentata leggermente, poi era
cominciata poco a poco a crollare, come ha suggerito Cook Report. L’11
settembre, cambiava tutto drammaticamente. La valutazione positiva su
Bush istantaneamente balzava alle stelle, raggiungendo un livello momentaneo intorno al 90% e si stabilizzava sopra l’80% fino
alla fine dell’anno. Questa grave giornata trasformava immediatamente
un mediocre Presidente in quello che molti osservatori incredibilmente
comparavano a Lincoln, a Franklin Delano Roosevelt, e a Churchill,
considerati tutti insieme.
Il fatto risultava risibile e grottesco per questa patetica caricatura
di Presidente e di uomo così poco amato, tanto da dovere
chiaramente aggrapparsi a tutto, pur di evitare quello che a gran voce
e in crescendo si sta chiedendo nel paese – la sua testa e la rimozione
dalla carica per impeachment, insieme al Vice-Presidente Cheney.
Comunque, oggi George Bush si trova in una posizione per lo meno
precaria. Egli insiste nel mantenere una politica fallimentare, di cui
una maggioranza in espansione nel paese desidera vedere la fine. Come
risultato, il suo indice di gradimento sta raschiando il fondo del
barile nei sondaggi, anche in quelli presumibilmente “architettati” per
nascondergli di avere conseguito valutazioni di stima le più
basse di tutti i tempi, le più basse viste mai per un Presidente in carica. Dick Cheney è ancora meno fortunato, ad un
livello di consensi appena del 12%. Che risulta essere il più
basso di sempre per un presidente o un vice-presidente.
Tenendo presente tutto questo, ecco come valuta la situazione Cook
Political Report, il 29 giugno 2007: “... dopo sei anni e mezzo di
presidenza di George W. Bush, il “marchio” Repubblicano è stato
malamente appannato. Come risultato, per i Repubblicani ci sarebbe
bisogno di un’enorme dose di fortuna per conservare la Casa Bianca o riprendere il controllo del Senato o della Camera dei Rappresentanti,
figurarsi poi di tutte e tre le istituzioni... il Partito Repubblicano
avrà bisogno di un lungo e faticoso processo di ricostruzione;
riconquistare la Casa Bianca o le maggioranze congressuali è
cosa improbabile per il prossimo futuro.” Il documento allude ad una
possibile apocalisse Repubblicana, anche se sottolinea come i
Democratici non siano riusciti a mettere fine alla guerra in Iraq, abbiano conseguito uno solo dei sei punti più importanti
della loro piattaforma elettorale, (l’aumento del salario minimo
federale), e per questo siano stati anche oggetto di dileggio.
Con 18 mesi da gestire, cosa deve fare un Presidente per resistere, per
“trattenere la palla” e abbandonare la carica mediante il normale
processo standard al termine del suo mandato, non come risultato di una
votazione del Senato che lo destituisce prima della scadenza attraverso
il “Concorso (richiesto) dei due terzi dei Membri presenti”? – impresa
dura da realizzare, come la storia dimostra.
Questa situazione caratterizza George Bush e il suo “generalissimo”
braccio destro e gli altri Alti Ufficiali al comando in Iraq. Secondo
un assurdo proclama dei primi di aprile, costoro continuano a chiedere
ancora tempo, insistono che la disastrosa “marea” è all’opera,
affermano che la “marea del terrore” ha proprio bisogno di opportunità, e che ritirarsi troppo presto scatenerebbe un bagno
di sangue del tutto simile ai campi di massacro Cambogiani. Non
menzionato è il continuo bagno di sangue provocato dalla
presenza Statunitense, strage che non vedrà la fine
finché tutte le forze Americane e le altre forze ostili
straniere non saranno ritirate.
Quello che è avvenuto, secondo recenti documenti della National
Review Online (Rassegna Nazionale Online) e di altre fonti, è
che l’amministrazione intende intensificare la sua forza sul terreno,
non decurtarla. Devono essere immesse più truppe, e l’Air Force
sta aumentando la sua macchina bellica. Viene reimpiegato il potente bombardiere B1, in grado di trasportare 24 tonnellate di bombe e di
compiere bombardamenti multipli, di giorno e/o di notte. È stato
inviato uno squadrone di aerei d’attacco A-10 “Warthog”, in aggiunta
agli F-16C Fighting Falcons. Azioni di bombardamento sono state
drammaticamente intensificate, e il livello di violenza, morte e distruzione è cresciuto a dismisura. Anche la Marina da Guerra
sta contribuendo, visto che la portaerei Enterprise è stata
inviata nel Golfo per aggiungersi alle due già esistenti della
Quinta Flotta. Inoltre, negli ultimi mesi, l’Air Force ha moltiplicato
il suo impegno in azioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione
(ISR) con l’utilizzo di droni Predator, in grado di colpire obiettivi e
di operare spionisticamente, di U2 per grandi altezze, e di sofisticati
aerei AWACS.
Tutto questo dimostra quello che succede sul terreno e che si riflette
all’interno del paese. Il Congresso può dibattere su tutto
quello che desidera. Ma non viene pianificato alcun ritiro dall’Iraq,
anzi il conflitto sta per aggravarsi, e il solo problema sul tavolo
è quello di spacciare l’attuale corso degli avvenimenti alla
pubblica opinione, con un Congresso, già consenziente, che mostra di
discutere solo per mostra, non per davvero. Il vergognoso imbroglio
è iniziato attraverso il metodo antico, già sperimentato
e preciso, vincente, di terrorizzare la gente a morte per andare avanti, e in questo caso
perfino con intimidazioni.
Il 17 luglio, George Bush promulga “a titolo personale” un altro dei
suoi importanti decreti presidenziali dal titolo “Ordine Esecutivo:
Bloccare le proprietà di quelle persone che minacciano gli
sforzi di stabilizzazione in Iraq.” Più di ogni altro Capo
dell’Esecutivo nella storia della nazione, questo Presidente abusa di
questa pratica in modo grossolano, come altro esempio del suo disprezzo
L’economista e giornalista Ferdinand Lundberg (1905 - 1995) scriveva
nel suo libro istruttivo e di estrema importanza “Cracks in the
Constitution – Strappi nella Costituzione”: “la Costituzione degli
Stati Uniti in nessuna parte implicitamente o esplicitamente assegna al
Presidente poteri per emanare nuove leggi”, attraverso l’emissione di decreti di ordine esecutivo “a titolo personale, spesso di larga
portata”. Comunque, Lundberg aggiunge che “il Presidente, nel sistema
costituzionale Americano è de facto molto vicino ad un
monarca... di gran lunga il più potente amministratore politico
sulla terra, formalmente eletto.” Egli ha “un ampio potere e si trova
in una posizione intermedia fra un direttore generale della
collettività (come nel sistema Britannico) e un dittatore
assoluto.” Lundberg scriveva queste frasi più di 27 anni fa,
quando George Bush era occupato a fare milioni, ( il risultato di
compiacenti salvataggi finanziari di sue imprese in difficoltà),
attraverso successive speculazioni affaristiche sul petrolio, che
però facevano fiasco.
Le relazioni famigliari di George Bush lo salvavano negli affari, a
dispetto della sua inettitudine, e alla fine gli consegnavano il grande
premio della Presidenza, che lui sfruttava a pieno e ancoralo sta
facendo a questo momento. Per lui, e per quelli che gli stanno attorno,
la legge è solamente un artefatto da utilizzare, da oltraggiare o da ignorare a loro piacimento. In primo luogo, ha
usurpato il potere “Esecutivo Unitario”, pretendendo che la legge sia
quello che lui dichiara sia, e in sei anni e mezzo in carica ha emanato
di suo pugno più di 800 decreti, più di tutti i
Presidenti del passato messi insieme. La conseguenza è che ha
allargato i poteri presidenziali, (già immensi, come aveva spiegato Lundberg), a
spese delle due altre branche del potere esecutivo, spostando
pericolosamente questo verso un’autorità esecutiva illimitata,
altrimenti conosciuta come tirannia.
La Costituzione non presenta articoli sul potere “Esecutivo Unitario” o
sul diritto di un Capo dell’Esecutivo di emanare decreti con la sua
firma, che non abbia impedito a questo Presidente di procedere a suo
piacere. Quindi, non esiste alcuna autorizzazione per emanare Ordini
Esecutivi, come ben sottolineato, al di là della seguente vaga indicazione, come indicato da Lundberg, che sintetizza “l’essenza del
potere presidenziale... in unica frase.” Nello specifico, l’Articolo
II, sezione 1 recita: “Il potere esecutivo dovrà essere
conferito al Presidente degli Stati Uniti d’America.” Questa semplice
asserzione, tranquillamente glissata e malamente interpretata,
significa che il potere quasi senza limiti di questa carica “è
concentrato nelle mani di un solo uomo.” Poi, l’Articolo II, sezione 3, quasi con noncuranza, aggiunge: “Il Presidente deve farsi carico che
le leggi siano fedelmente messe in esecuzione”, e non afferma che i
Presidenti hanno effettivi pieni poteri di fare le leggi, così
come di metterle in esecuzione; nulla nella Costituzione
specificatamente consente questa procedura.
George Bush mette in atto assoluti abusi nell’ambito e fuori della
legge. Il suo Ordine Esecutivo del 17 luglio rappresenta uno di questi
abusi in questione, però particolarmente grossolano e
pericoloso. Così comincia: “Il potere Presidenziale deriva
dall’autorità a me conferita come Presidente dalla Costituzione
e dalle leggi degli Stati Uniti d’America”; inoltre Bush si appella
anche all’ International Emergency Economic Powers Act. Poi, l’Ordine continua: “....dovuto alla minaccia inusitata ed eccezionale
alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti,
provocato da atti di violenza che minacciano la pace e la
stabilità dell’Iraq e minano gli sforzi per promuovere la
ricostruzione economica e la riforma politica in Iraq e per fornire
assistenza umanitaria in favore del popolo Iracheno.”George Bush ha
usurpato l’autorità di criminalizzare il movimento contro la
guerra, ha reso illegale il diritto alla protesta assicurato dal Primo
Emendamento, si è arrogato il diritto di confiscare i beni delle
persone che violano questo Ordine.
Inoltre, alla stessa data, in un messaggio inviato al Congresso, George
Bush affermava:
-- “....Con il presente documento vi informo che ho emanato un Ordine =
Esecutivo che blocca i beni delle persone determinate nell’aver
commesso, o di essere poste nel significativo rischio di commettere un
atto o atti di violenza con lo scopo o l’effetto di minacciare la pace
o la stabilità dell’Iraq o del Governo Iracheno o di minare gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e la riforma politica
in Iraq o di fornire assistenza umanitaria al popolo Iracheno.” In buona sostanza, il 17 luglio 2007, George Bush, con queste sole
parole, e in violazione della Costituzione, criminalizzava il dissenso.
Nel fare questo, Bush ha trascinato la nazione ad un passo più
vicino ad una tirannia conclamata, con una stretta ad altre misure
certamente a seguire. Di fatto, i media dominanti non hanno riferito nulla su tutto questo, nemmeno spiegheranno o esprimeranno
preoccupazioni, quando Americani rispettosi della legge verranno
arrestati e puniti per avere protestato contro guerre illegali in territorio straniero, scatenate da questa criminale amministrazione. Al
contrario, è ben avviato il tentativo, sotto gli occhi di tutti,
di una stampa cortigiana che giustifica tutti i prodromi e gli
indicatori di ciò che potrebbe succedere.
Il 7 luglio, l’ex Senatore della Pennsylvania Rick Santorum prendeva
parte al programma radiofonico Hugh Hewitt. Egli veniva presentato dal
conduttore come “uno dei nostri Americani più illustri”, non lasciando alcun dubbio dove si posiziona Hewitt.Santorum, malgrado si
presentino sul terreno situazioni senza speranza, arrivava a mettere sulla graticola la mancanza di risoluzione
dei suoi ex colleghi che chiedevano di fermare il corso degli
avvenimenti in Iraq. Inoltre non perdeva l’occasione di andare
più oltre, sostenendo che “affrontare l’Iran è un
assoluto passaggio obbligato per i nostri successi in quella regione,”
che l’11 settembre ci ha insegnato che gli “Islamisti” devono essere
affrontati, che costoro vogliono “soggiogare quella regione del mondo e presto mettere piede sul nostro gradino di casa, se non bloccati, e
questo da adesso a novembre; stanno per succedere avvenimenti che
forgeranno nel pubblico una opinione decisamente diversa di questa
guerra... a causa... di molti eventi decisamente sfortunati, come
quelli che stiamo vedendo accadere in Gran Bretagna.”
Rick Santorum è a conoscenza di qualche fatto che il pubblico
non sa, e cosa lo ha autorizzato a diffondere questo allarmismo?
Un altro avvertimento arrivava il 10 luglio dal Ministro della
Sicurezza Michael Chertoff, che praticamente rendeva noto ad un
incontro con il comitato di redazione del Chicago Tribune che era in
preparazione un altro rilevante attacco terroristico, alla fine o dopo
questa estate, per il fatto che “sentiva sulla sua pelle” il periodo che precedeva un rischio in aumento. Fondando le sue
valutazioni su una segreta azione di intelligence, (come sempre), e
sulla base dei “disegni terroristici in Europa”, Chertoff aggiungeva:
“L’estate sembra essere favorevole ai terroristi e noi siamo
preoccupati che costoro stiano riorganizzando le loro attività.
Io penso che in questa estate stiamo entrando in una fase di rischio
accresciuto.”
Inoltre, Chertoff faceva la sua comparsa in un certo numero di
programmi televisivi per esporre in dettaglio le sue “sensazioni di
pelle”, usando a mani basse le scoperte di auto-bomba a Londra il 29
giugno, probabilmente una messa in scena, a cui faceva seguito il 30
giugno l’incidente all’aeroporto di Glasgow, che poteva essere stato solo un disgraziato incidente. Con nessuna credibile prova delle sue
affermazioni, nonostante tutto, Chertoff dichiarava: “L’Europa potrebbe
diventare la piattaforma di lancio di attacchi contro questo paese.” Di
fatto, gli incidenti Britannici potevano essere stati una messa in
scena per alimentare la paura in Gran Bretagna e quindi anticipatori di un importante evento terroristico domestico in un
prossimo avvenire.
Maureen Dowd del The New York Times cercava di fare luce sulle
affermazioni del Ministro, ritenendo che Chertoff dava l’impressione di
essere “più un meteorologo che un uomo a cui era stato affidato
il compito della nostra sicurezza.”
Il compito di Chertoff non è quello di “tenerci al sicuro”, la
Dowd dovrebbe ben saperlo, e il tentativo di questa all’umorismo non
risulta divertente. Le osservazioni di Chertoff devono essere prese in
modo serio. Evidenziando per tempo uno o più eventi
terroristici, forse imminenti, forse molto importanti, queste
dichiarazioni sono rese per segnalare una variazione di clima politico.
Tutto ciò potrebbe servire a resuscitare un debole Presidente,
nella stessa maniera in cui era avvenuto con l’11 settembre, anche se
questa volta nessuno potrebbe osare di affermare che George Bush
costituisca il concentrato risorto di Lincoln, Franklin Delano
Roosevelt, e Churchill, o qualcosa che gli rassomigli.
Pronto a giocare il loro ruolo guida di iperventilazione sul fuoco, il
sistema corporativo dei media diffonde l’idea di un attacco a sorpresa
terroristico estivo, a preparare in anticipo la pubblica opinione per
quello che potrebbe arrivare, e di accettare in risposta le conseguenze
di un’America stato di polizia.
ABC News forse è stato il primo a gonfiare la storia, citando
una recente analisi del FBI sui messaggi di Al-Queda, analisi che
lancia un allarme sul “loro intento strategico di colpire gli USA
all’interno e gli interessi USA nel mondo, che non dovrebbe essere
preso sotto gamba come un rumore di fondo puramente ingannevole.”
Poi, il 15 luglio, per coincidenza, ha fatto la sua comparsa il “Nemico
Numero Uno”, bin Laden, in un videotape on line non datato. Portava
questo titolo: “Venti di Martirio” e presentava bin Laden che
declamava: “Felice è colui che viene scelto da Allah per essere
martire.” In realtà, il filmato appariva come un vecchio
spezzone o un rappezzamento di frammenti messi insieme da messaggi
precedenti, riorganizzati per apparire un documento recente, e messo in
diffusione pubblica due giorni dopo che il Senato aveva raddoppiato la
taglia su bin Laden a 50 milioni di dollari.Questo avveniva tre giorni
dopo che l’Associated Press AP, il 12 luglio, riferiva che gli analisti
dell’intelligence USA avevano concluso che Al-Queda aveva ricostituito
la sua capacità operativa a livelli mai visti, se non prima
dell’11 settembre, e “stava rinnovando gli sforzi per infiltrare
cospiratori terroristi all’interno degli USA”, in aggiunta a quelli
sicuramente già presenti.Inoltra, AP citava una stesura di una
Valutazione reventiva da parte dell’Intelligence Nazionale “che
ipotizzava, (ed ora viene diffusa come conferma), un quadro, sempre
più inquietante, della capacità da parte di Al-Queda di
usare le sue basi lungo il confine Pakistan- Afghano per provocare e lanciare attacchi, anche se funzionari
dell’amministrazione Bush asseriscono che gli USA sono più
sicuri ora, dopo quasi sei anni di guerra contro il terrorismo.”
Gonfiando la minaccia futura, AP faceva menzione di importanti
valutazioni “classificate (segrete)” nel documento che pretendeva che
Al-Queda “probabilmente sia alla ricerca di armi chimiche, biologiche o
nucleari, per poi usarle quando i suoi agenti segreti abbiano
sviluppato sufficienti capacità.” Inoltre, gli USA dovranno
affrontare “una persistente, e sempre in sviluppo, minaccia
terroristica (Islamica)” per i prossimi tre anni.
Con una dichiarazione chiaramente arrivata al momento opportuno, e
motivata politicamente, il 17 luglio venivano divulgati “importanti
giudizi” di Valutazione Preventiva (non più segreta) da parte
dell’Intelligence Nazionale, in combinazione con opinioni di agenzie di
spionaggio dell’amministrazione Bush, rilasciate il 16 luglio. Il tutto
era intitolato: “La Minaccia Terroristica contro la Patria USA”, e
presentava le seguenti rivelazioni, incluse quelle rimaneggiate in precedenza, in aggiunta a quelle già citate:
-- Al-Queda ha “recuperato elementi chiave per la loro capacità
di aggredire la Patria USA;”—l’Iraq ha rafforzato Al-Queda che
“potenzierà i contatti e le risorse” per attaccare il territorio
Statunitense; -- Al-Queda e i suoi agenti in Iraq infonderanno energie alla
comunità Sunnita più marcatamente estremista e la
aiuteranno a reclutare e ad indottrinare nuovi adepti; -- malgrado la riorganizzazione di Al-Queda, dal 2001 gli sforzi USA
contro il terrorismo in tutto il mondo hanno impedito agli estremisti
Islamici di aggredire il suolo Americano; nonostante ciò,
Al-Queda rimane una seria minaccia per il futuro e verosimilmente
concentra le sue mire su obiettivi di alto profilo politico, economico
e infrastrutturale per ottenere il massimo di vittime, una distruzione
visivamente drammatica, con conseguenti shock economici e una opinione
pubblica terrorizzata; -- Al-Queda ha ripristinato la sua potenzialità di attaccare il
territorio USA ed agisce liberamente nelle Aree Tribali Federativamente Amministrate del Pakistan (FATA);
-- inoltre, altri gruppi terroristici Musulmani, e non-, costituiscono
un pericolo esterno e possono prendere in considerazione di attaccare il territorio USA. Gli Hezbollah del Libano
stanno in cima alla lista dei gruppi Musulmani citati. Anche il Fronte
di Liberazione della Terra, definito un gruppo violento ambientalista,
fa parte dell’elenco. Nella sua conferenza stampa del 12 luglio, George Bush ha resuscitato
lo spettro della minaccia di Al-Queda contro gli USA, citando il
documento di intelligence summenzionato, come prova presunta. Con
ciò, ha resuscitato una preziosa idea, da tanto tempo sorgente
di molti dubbi: “La gente che ora sta bombardando il popolo innocente dell’Iraq è la stessa che ci ha attaccato in America, l’11
settembre. Qui in casa, dobbiamo renderci sicuri rispetto a coloro che
hanno provocato ciò che sta avvenendo in Iraq.”
Naturalmente, non vengono mai menzionate dal sistema di informazioni le
connessioni, da lungo tempo stabilite, fra “il Nemico Numero Uno”, bin
Laden, Al-Queda e le strutture spionistiche degli USA e alleati, e come
queste siano state usate nella fraudolenta “Guerra al Terrorismo” per
manipolare e spaventare l’opinione pubblica, abbastanza da farle condividere qualunque avvenimento.
Ponendo in rilievo la possibilità di una rilevante aggressione
terroristica contro il territorio USA, questi commenti, queste
Valutazioni Preventive rese pubbliche dall’Intelligence Nazionale,
queste incendiarie considerazioni da parte di dirigenti come Michael
Chertoff, in associazione con il sistema dominante dei media che soffia
sul fuoco, effettivamente attizzano il pubblico terrore.
Questo può provocare un Allarme a Codice Rosso, che segnala il
livello di minaccia terroristica più alto, e probabilmente
l’Allarme sarà seguito da una sospensione della Costituzione,
dall’imposizione della legge marziale e dalla fine della Repubblica.
L’autorità della legge verrà sospesa, il dissenso non
sarà più oltre tollerato, (è di già illegale), l’esercito e le altre forze di sicurezza saranno
impegnati sul territorio USA in azioni di forza, se necessario, e uno
stato di polizia, fascista, conclamato apertamente, da allora in poi
verrà di fatto imposto.
È una conclusione più vicina di quanto si possa
immaginare, in un tentativo di salvare la presidenza di Bush, che
continua ad indebolirsi e implora con insistenza una via di uscita
dalla sua imbarazzante situazione. Già in precedenza si erano
messi all’opera sull’11 settembre, ed ora possono farlo a viso
scoperto, in modo anche più persuasivo, in favore di un
Presidente disperato abbastanza da tentare il tutto per tutto, per
arrivare alla fine del suo mandato, lasciare la carica di sua spontanea volontà, e dare una
ripulita a quello che ha perso della sua immagine offuscata.
Questo è ciò che il nostro avventurismo militaresco e la
nostra risoluta aspirazione all’Impero ci hanno procurato. E questo non
deve essere preso alla leggera, perché, se dovesse arrivare, non
succederà tanto in là nel tempo. È adesso l’ora di
smascherarli e di fermarli, e l’indicazione di Michael Chertoff per la
fine dell’estate rapidamente sta quasi arrivando al traguardo.
Una “Catastrofica Emergenza in Patria” per giustificare l’aggressione
Il puntare il dito dell’amministrazione Bush contro l’Iran, indicato
come una minaccia alla sicurezza USA, è tanto privo di
fondamento quanto sono state per la guerra contro l’Iraq le menzognere
affermazioni sulle armi di distruzione di massa di un dittatore
pericoloso. Questa è la stessa motivazione per cui Washington ha
desiderato il cambiamento di regime nella Repubblica Islamica
dell’Iran, dal momento in cui la rivoluzione del 1979 aveva deposto lo
Scià Reza Pahlavi, rimesso sul trono al potere dagli USA in
seguito ad un colpo di stato istigato dalla CIA nel 1953 contro il
democraticamente eletto Mohammed Mossadegh.
L’amministrazione Bush ha lievitato attualmente i suoi sforzi, per
prima cosa denunciando il legittimo programma Iraniano sul nucleare ad
uso civile, pretesto appena velato, senza mai menzionare che era stato
Washington, durante il regno dello Scià, ad incoraggiare gli
Iraniani a sviluppare la loro industria per l’energia nucleare ad uso commerciale. Questo non può essere rivelato, dato che farlo
sarebbe smascherare l’ipocrisia dell’attuale amministrazione
guerrafondaia e fonte di allarmismo.
Attraverso la pratica usuale di corruzioni e prepotenze,
l’amministrazione ha portato il Consiglio di Sicurezza ad agire per suo
conto. Nel luglio 2006 è passata la Risoluzione ONU 1696, che
pretendeva dall’Iran la sospensione dell’arricchimento dell’uranio, a
partire dal 31 agosto. Al rifiuto dell’Iran, nel dicembre 2006 veniva
votata la Risoluzione 1737, che imponeva sanzioni limitate, poi rese
più restrittive nel marzo 2007 con la Risoluzione 1747. Questa
imponeva l’interdizione alla vendita di armamenti ed allargava al paese
un blocco delle attività, malgrado l’insistenza dei dirigenti
Iraniani, (in assenza di prove a contraddirli), che il loro programma
nucleare era del tutto pacifico e completamente in accordo con il
Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (NPT).
Tuttavia, da parte di Washington continua una dura retorica con George
Bush che esercita pressioni per sanzioni aggiuntive, (contro un’altra
banca Iraniana e contro una grande industria di progettazione
ingegneristica di proprietà dell’esercito), mentre nel contempo
sta imbrogliando su una minaccia inventata di un programma nucleare commerciale Iraniano, non diverso da quelli di altri stati
firmatari del NPT.
L’Iran è stato paziente, ma subito, e fino ad ora, ha rifiutato
di consentire agli ispettori della IAEA, (Agenzia Internazionale per
l’Energia Atomica), di visitare il reattore ad acqua pesante di Arak.
In uno spirito di cooperazione, e di fronte ad un possibile attacco
preventivo da parte degli USA e/o di Israele, la visita è stata programmata per la fine di luglio. Inoltre l’Iran ha rallentato il suo
programma di arricchimento di uranio in una dimostrazione di buona fede
e ha concordato di rispondere ai quesiti riguardanti gli esperimenti
già condotti presso i suoi impianti, per disinnescare la
minaccia di più dure sanzioni ed evitare un possibile attacco,
prospettiva reale e forse imminente.
Appena l’Iran ha dimostrato questa buona volontà di cooperazione
e di non costituire minaccia per alcun paese, l’amministrazione Bush ha
rinunciato al NPT e al suo cruciale Articolo VI, che impegna le nazioni
nucleari a mettere in atto sforzi di “buona fede” per eliminare i loro
arsenali atomici, poiché averli innalza il rischio di usare le
armi nucleari, mettendo in pericolo il pianeta. Mentre l’Iran desidera
la pace e la non-proliferazione nucleare, l’amministrazione Bush
persegue un’agenda sconsiderata, che prevede quanto segue:
-- pretende il diritto di sviluppare nuovi tipi di armi nucleari, e di
non eliminare quelle già in possesso; -- ha rinunciato al NPT, pretendendo il diritto di sviluppare e testare
nuovi tipi di armi; -- ha abbandonato il Trattato contro i Missili Antibalistici (ABM);
-- ha rescisso e sovvertito la Convenzione sulle Armi Biologiche e
Tossiche; -- ha rifiutato di prendere in considerazione un Trattato di
Interdizione del Materiale Fissile, che vuole impedire che bombe
nucleari vadano ad aggiungersi agli attuali depositi, già troppo
pericolosamente colmi; -- le sue spese militari sono le più alte che nel resto del
mondo, con grossi aumenti pianificati per il futuro, a partire
dall’Anno Finanziario 2008, senza discussione e con la sicurezza di
un’approvazione; -- pretende il diritto di intraprendere guerre preventive, secondo la
dottrina illegale e terrorizzante dell’“autodifesa preventiva” con
l’uso di armi nucleari di “primo colpo”. Di fatto, mentre l’Iran non minaccia nessuno, l’America minaccia
l’intero pianeta, e la comunità mondiale sopporta in silenzio
davanti ad un potenziale disastro, se gli USA, sicuri di farla franca,
scatenassero una guerra nucleare. Quale altra nazione oserà
sfidare l’unica superpotenza mondiale rimasta, malgrado le possibili
orrende conseguenze derivate da un tale atteggiamento sprezzante?
Testo dell’Ordine Esecutivo, 17 luglio 2007 / Messaggio al Congresso
degli Stati Uniti con riferimento all’International Emergency Economic
Powers Act, Oggetto: Ordine Esecutivo: “Bloccare le proprietà di
quelle persone che minacciano gli sforzi di stabilizzazione in Iraq”)
Un Ordine Esecutivo di Bush: Criminalizzare il Movimento contro
L’Ordine Esecutivo, dal titolo “Bloccare le proprietà di quelle
persone che minacciano gli sforzi di stabilizzazione in Iraq”, assegna
al Presidente il potere di confiscare i beni di coloro che si oppongono
alla guerra condotta dagli USA in Iraq.Un Ordine Esecutivo
Presidenziale, emesso il 17 luglio, revoca con un tratto di penna il
diritto al dissenso e all’opposizione al programma militare del
Pentagono in Iraq. L’Ordine Esecutivo, dal titolo“Bloccare le proprietà di quelle
al Presidente il potere di confiscare i beni di “quelle persone” che si
oppongono alla guerra condotta dagli USA in Iraq:
“Con il presente documento vi informo che ho emanato un Ordine
o la stabilità dell’Iraq o del Governo Iracheno o di minare gli
sforzi per promuovere la ricostruzione economica e la riforma politica
in Iraq o di fornire assistenza umanitaria al popolo Iracheno.”
In buona sostanza, secondo questo Ordine Esecutivo, opporsi alla guerra
diventa un atto illegale.
L’Ordine Esecutivo criminalizza il Movimento contro la Guerra. È
stato premeditatamente deliberato per “bloccare le proprietà”
dei cittadini e delle organizzazioni degli Stati Uniti attivamente
impegnati nel movimento per la pace. Consente al Dipartimento della
Difesa di interferire negli affari finanziari e di incaricare il
Ministero del Tesoro per il “blocco dei beni” e/o di confiscare/
congelare le proprietà di “Quelle Persone” impegnate in
attività contro la guerra. Prende a bersaglio “Quelle Persone”
in America, comprese organizzazioni della società civile, che si
oppongono al programma di “pace e stabilità”
dell’amministrazione Bush in favore dell’Iraq, caratterizzato, per
dirla francamente, da un’occupazione illegale e da un continuo massacro
di civili innocenti. Per giunta, l’Ordine Esecutivo prende di mira
“Quelle Persone” che “minano gli sforzi per promuovere la ricostruzione
economica”, o che, sempre per dirla francamente, si sono opposte alla
confisca e alla privatizzazione delle risorse petrolifere Irachene, a
tutto vantaggio dei giganti petroliferi Anglo-Americani.Inoltre,
l’Ordine è destinato per chiunque si oppone al programma di Bush
di “riforme politiche in Iraq”, in altre parole, per chi contesta la
legittimità di “un governo” Iracheno messo al potere dalle forze
Soprattutto, sono soggette a vedere i loro beni finanziari confiscati
quelle persone o organizzazioni non-governative (ONG), che forniscono
in modo onesto aiuti umanitari ai civili Iracheni e che non sono
accettate dall’Esercito Statunitense o dai suoi tirapiedi, che negli
USA hanno appoggiato il governo fantoccio Iracheno.
L’Ordine Esecutivo viola il Primo, il Quarto e il Quinto Emendamento
della Costituzione degli Stati Uniti, ed annulla uno dei fondamentali
principi della democrazia USA, che consiste nel diritto alla libera
espressione e al dissenso. L’Ordine non ha costituito oggetto di
discussione nel Congresso USA. Fino a questo momento, in termini di
dichiarazione formale, non è stato indirizzato contro il
movimento che si oppone alle guerre USA.
A parte una blanda comunicazione via cavo dell’Associated Press, che
presenta l’Ordine Esecutivo come “un’autorizzazione ad esercitare
sanzioni finanziarie”, non vi è stata alcuna copertura
mediatica, radiofonica o televisiva, per commentare la decisione
Presidenziale, che colpisce al cuore la Costituzione degli Stati Uniti.
Più larghe implicazioni La criminalizzazione dello Stato avviene quando il Presidente e il
Vicepresidente in carica usano ed abusano della loro autorità
attraverso Ordini Esecutivi, direttive Presidenziali o diversamente per
definire “chi sono i criminali”, quando di fatto i criminali sono
loro!Questo ultimo Ordine criminalizza il movimento per la pace. Deve
venire considerato in relazione alle varie parti della legislazione
“contro il terrorismo”, alla gamma delle direttive residenziali sulla
sicurezza nazionale, che ultimamente sono conformate ad annullare il
governo costituzionale e ad instaurare la legge marziale
nell’eventualità di una “emergenza nazionale”.I criminali di
guerra che occupano queste alte cariche sono tutti impegnati a
reprimere qualsiasi forma di dissenso che metta in questione la
legittimità della guerra in Iraq.L’Ordine Esecutivo, combinato
con l’esistente legislazione anti- terrorismo, alla fine ha come scopo
di contrastare i movimenti contro la guerra e per i diritti civili.
Può venire usato per confiscare le disponibilità
finanziarie dei gruppi pacifisti in America, per bloccare le
proprietà e le attività delle organizzazioni umanitarie
non-governative che forniscono soccorso all’Iraq, per sequestrare le
risorse dei media alternativi impegnati nel riferire la verità
rispetto alla guerra condotta dagli USA. Nel maggio 2007, Bush ha
promulgato un’importante Direttiva Presidenziale sulla Sicurezza
Nazionale e della Patria, (National Security and Homeland Security
Presidential Directive NSPD 51/HSPD 20), che avrebbe dovuto sospendere
il governo costituzionale ed instaurare ampi poteri dittatoriali sotto
legge marziale nel caso di una “Emergenza Catastrofica”, (ad esempio,
un attacco terroristico sul tipo 11 settembre).
L’11 luglio 2007, la CIA ha pubblicato la sua “Valutazione Informativa
Nazionale”, che puntualizza su un imminente attacco di Al Qaeda contro
l’America, un secondo 11 settembre, che, secondo i termini della
Direttiva NSPD 51, sarebbe dovuto essere immediatamente seguito dalla
sospensione del governo costituzionale e dall’imposizione della legge
marziale, con pieni poteri del Presidente e del Vice-Presidente. (Per
ulteriori particolari, si veda Michel Chossudovsky, Bush Directive for
a “Catastrophic Emergency” in America: Building a Justification for
Waging War on Iran? - Direttiva di Bush relativa ad una “Emergenza
Catastrofica” in America: si sta costruendo una giustificazione per
scatenare la guerra contro l’Iran? giugno 2007)
La NSPD 51 assegna alla Presidenza e al Dipartimento per la Sicurezza
Interna poteri senza precedenti, che alpestano i fondamenti del governo
Costituzionale. La Direttiva consente al Presidente in carica di
dichiarare una “emergenza nazionale” senza l’approvazione del
Congresso. La messa in esecuzione della NSPD 51 porterebbe di fatto
alla cessazione della Legislatura e alla militarizzazione della
giustizia e dell’applicazione della legge.
“Il Presidente deve guidare le attività del Governo Federale per
assicurare la forma di governo costituzionale…”
Dovesse essere invocata la Direttiva NSPD 51, il Vice Presidente Dick
Cheney, che nel retroscena detiene l’effettivo potere Esecutivo,
essenzialmente assumerebbe di fatto poteri dittatoriali, circuitando
sia il Congresso USA che il Potere Giudiziario, e nel contempo userebbe
il Presidente George W. Bush come “uomo di paglia per procura”.La NSPD 51, mentre bypassa la Costituzione, tuttavia prevede
procedure veramente precise che garantiscono i poteri del Vice
Presidente Dick Cheney in relazione alle funzioni di “Continuità
di Governo” in regime di Legge Marziale:
“Questa Direttiva deve essere messa in applicazione in modo da essere
conforme a, e agevoli l’effettiva messa in applicazione di, norme
Costituzionali concernenti la successione alla Presidenza o
all’esercizio dei suoi poteri, e al Presidential Succession Act del
1947 (3 U.S.C.19), con consultazione del Vice Presidente e, quando
opportuno, di altri coinvolti. I direttori dei dipartimenti e delle
agenzie dell’Esecutivo devono assicurare che venga messo a disposizione
del Vice Presidente e degli altri interessati l’appoggio appropriato,
quando risulti necessario essere preparati in qualsiasi momento a
mettere in esecuzione questa Direttiva.” (NSPD 51, op cit.)
L’Ordine Esecutivo di confiscare i beni degli attivisti per la pace/
contro la guerra, è largamente conforme con la Direttiva NSPD
51. La confisca potrebbe scattare anche in assenza di una “Emergenza
Catastrofica”, come previsto dalla NSPD 51. Questo annulla la
democrazia. Questo è un ulteriore passo verso la
“criminalizzazione” di qualsiasi forma di opposizione e di dissenso
alla guerra condotta dagli USA e contro l’agenda per la “Sicurezza
della Patria”.
Ordine Esecutivo: “Bloccare le proprietà di quelle persone che
minacciano gli sforzi di stabilizzazione in Iraq”,
Per l’autorità a me conferita come Presidente dalla Costituzione
e dalle leggi degli Stati Uniti d’America, incluso l’International Emergency Economic Powers Act, e i suoi emendamenti (50 U.S.C. 1701 et seq.)(IEEPA), il National Emergencies Act (50 U.S.C. 1601 et seq.) (NEA), e il comma 301 del titolo 3, Codice degli Stati Uniti,
Io, GEORGE W. BUSH, Presidente degli Stati Uniti d’America, dichiaro che, a causa della eccezionale e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti, sollevata da atti di violenza che minacciano la pace e la
stabilità dell’Iraq e minano gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e la riforma politica in Iraq e per fornire assistenza umanitaria al popolo Iracheno, è nell’interesse degli Stati
Uniti prendere misure aggiuntive in riferimento all’emergenza nazionale dichiarata nell’Ordine Esecutivo 13303 del 22 maggio 2003, estesa nell’Ordine Esecutivo 13315 del 28 agosto 2003, e che si affida su atti ulteriori con l’Ordine Esecutivo 13350 del 29 luglio 2004, e con l’Ordine Esecutivo 13364 del 29 novembre 2004.
Con il presente, ordino:
Articolo 1. (a) Fatta eccezione al sequestro previsto dal comma 203 (b) (1), (3), e (4) dello IEEPA (50 U.S.C. 1702(b) (1), (3), e (4)), o per disposizioni, ordinanze, direttive, o autorizzazioni che possono essere emanate in seguito a questo Ordine, e nonostante qualsiasi contratto portato a conclusione o qualsiasi autorizzazione o permesso accordato prima della data di questo Ordine, tutti i beni mobili e immobili, e gli interessi in questi beni, delle persone
più sotto indicate, che si trovano negli Stati Uniti, che in futuro arriveranno negli Stati Uniti, o beni che sono o saranno in possesso o sotto controllo di persone degli Stati Uniti, vengono bloccati e non possono essere trasferiti, versati, esportati, prelevati, o altrimenti trattati: con riguardo ad ogni persona individuata dal Ministro del Tesoro, dopo consultazioni con il Ministro Segretario di Stato e con il Ministro della Difesa,
(i) per avere commesso, o sollevato un rischio significativo di commetterlo, un atto o atti di violenza con lo scopo o l’effetto di:
(A) minacciare la pace o la stabilità dell’Iraq o del Governo Iracheno; o
(B) minare gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e la riforma politica in Iraq o per fornire assistenza umanitaria al popolo Iracheno;
(ii) per avere materialmente assistito, appoggiato, o provveduto al sostegno finanziario, materiale, logistico o tecnico per, con beni o servizi a supporto di, un atto o atti di violenza o in favore di qualsiasi persona le cui proprietà ed interessi nelle
proprietà siano stati bloccati in seguito a questo Ordine; o
(iii) per essere controllati da, o per avere agito o presumibilmente avere agito per, o a vantaggio di, direttamente o indirettamente, ogni persona i cui beni o gli interessi per questi beni siano stati bloccati in seguito a questo Ordine.
(b) Le proibizioni indicate nel comma (a) di questo articolo includono, ma non sono limitate a,
(i) la concessione di contributi o forniture di mezzi finanziari, beni o servizi da parte, o a beneficio, di qualsiasi persona le cui proprietà ed interessi nelle proprietà siano stati
bloccati in seguito a questo Ordine, e (ii) la ricevuta di qualsiasi contributo o fornitura di mezzi finanziari, beni o servizi da parte di questo tipo di persone.
Articolo 2. (a) Ogni transazione da parte di persone degli Stati Uniti o all’interno degli Stati Uniti che elude o evita, o che abbia l’intenzione di eludere o evitare, o tenti di violare ognuna delle proibizioni indicate in precedenza in questo Ordine, viene proibita.
(b) Qualsiasi intesa messa in atto per violare ognuna delle proibizioni indicate in precedenza in questo Ordine, viene proibita.
Articolo 3. Agli effetti di questo Ordine:
(a) con il termine “persona” si intende un individuo o entità;
(b) con il termine “entità” si intende una società,
un’associazione, una fondazione, un’associazione in partecipazione, un’impresa, un gruppo, un sottogruppo o altre organizzazioni; e
(c) con il termine “persona degli Stati Uniti” si intende qualsiasi cittadino degli Stati Uniti, lo straniero residente in permanenza, ogni entità organizzata secondo le leggi degli Stati Uniti o
secondo qualsiasi giurisdizione all’interno degli Stati Uniti, ( ivi comprese le filiali estere), o qualsiasi persona negli Stati Uniti.
Articolo 4. Con il presente, io decido che concedere donazioni del tipo specificato nel comma 203(b)(2) dello IEEPA (50 U.S.C. 1702(b) (2)) da parte, o a vantaggio, di qualsiasi persona le cui
proprietà ed interessi nelle proprietà siano stati bloccati in seguito a
questo Ordine sarebbe come indebolire in modo serio la mia capacità ad affrontare l’emergenza nazionale dichiarata nell’Ordine Esecutivo 13303 ed estesa nell’Ordine Esecutivo 13315, e quindi proibisco tali donazioni, come previsto dall’Articolo 1 di questo Ordine.
Articolo 5. Per quelle persone, le cui proprietà ed interessi
nelle proprietà siano stati bloccati in seguito a questo Ordine, alle
quali è concesso avere una presenza costituzionale negli Stati Uniti,
penso che, data la possibilità di trasferire istantaneamente fondi o
altri beni, la prima preoccupazione per queste persone rispetto alle misure da essere prese secondo questo Ordine dovrebbe essere quella di rendere questi provvedimenti privi di efficacia. Perciò, io
decido che, per rendere queste misure efficaci relativamente all’emergenza nazionale dichiarata nell’Ordine Esecutivo 13303 ed estesa nell’Ordine Esecutivo 13315, sia necessario non dare alcun avvertimento di un elenco o dell’individuazione di tali persone, conformemente all’Articolo 1(a) di questo Ordine.
Articolo 6. Il Ministro del Tesoro, dopo consultazioni con il Ministro Segretario di Stato e con il Ministro della Difesa, viene con il presente autorizzato a prendere tali provvedimenti, compresa la promulgazione di norme e regolamenti, e di servirsi di tutti i poteri assegnati al Presidente dallo IEEPA, che possono essere necessari per conseguire gli obiettivi di questo Ordine. Il Ministro del Tesoro può trasferire la delega di ognuna di queste funzioni
ad altri dirigenti o ad altri organismi del Governo degli Stati Uniti, conformemente alla applicabilità della legge. Con il presente, a
tutti gli organismi del Governo degli Stati Uniti si ordina di prendere tutte le misure che competono alla loro autorità per
mettere in atto i provvedimenti di questo Ordine e, dove appropriato, di fornire informazioni al Ministero del Tesoro, in modo tempestivo, sui provvedimenti presi.
Articolo 7. Nulla in questo Ordine viene deliberato per intaccare l’efficacia continuativa di qualsivoglia norma, regolamento, ordinanza, licenza o altre forme di azioni amministrative emanate, prese, o prorogate, in vigore in precedenza o successivamente, fatta eccezione se espressamente limitate, modificate o sospese da, o in seguito, a questo Ordine.
Articolo 8. Questo Ordine non è deliberato per, e non crea,
diritti, benefici o privilegi, di sostanza o procedurali, applicabili per legge o secondo giurisprudenza, per qualsiasi parte in causa contro gli Stati Uniti, i loro Ministeri, le agenzie, gli organismi, o entità, i loro dirigenti o funzionari o qualsiasi altra persona.
Ufficio Stampa della Casa Bianca, 17 luglio 2007
Messaggio al Congresso degli Stati Uniti con riferimento all’International Emergency Economic Powers Act
Oggetto: Ordine Esecutivo: “Bloccare le proprietà di quelle
persone che minacciano gli sforzi di stabilizzazione in Iraq”.
Con riferimento all’ International Emergency Economic Powers Act, poi emendato (50 U.S.C. 1701 et seq.)(IEEPA), con il presente documento vi informo che ho emanato un Ordine Esecutivo che blocca i beni delle persone determinate nell’aver commesso, o di essere poste nel significativo rischio di commettere un atto o atti di violenza con lo scopo o l’effetto di minacciare la pace o la stabilità dell’Iraq
o del Governo Iracheno o di minare gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e la riforma politica in Iraq o di fornire assistenza umanitaria al popolo Iracheno. Ho emesso questo Ordine per prendere misure aggiuntive con riguardo all’emergenza nazionale dichiarata nell’Ordine Esecutivo 13303 del 22 maggio 2003, estesa nell’Ordine Esecutivo 13315 del 28 agosto 2003, e che si affida su atti ulteriori con l’Ordine Esecutivo 13350 del 29 luglio 2004, e con l’Ordine Esecutivo 13364 del 29 novembre 2004. Con questi precedenti Ordini Esecutivi, avevo disposto diverse misure per affrontare la inusitata e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti sollevata da ostacoli alla pacifica ricostruzione dell’Iraq, al ripristino e al mantenimento della pace e della sicurezza in quel paese, e allo sviluppo di istituzioni politiche, amministrative ed economiche Irachene.
Questo mio Ordine fa passi addizionali, con riguardo all’emergenza nazionale dichiarata nell’Ordine Esecutivo 13303, ed estesa nell’Ordine Esecutivo 13315, bloccando le proprietà e gli
interessi nelle proprietà delle persone individuate dal Ministro del
Tesoro, dopo consultazioni con il Ministro Segretario di Stato e con il Ministro della Difesa, per avere commesso, o per essere poste nel significativo rischio di commettere un atto o atti di violenza con lo scopo o l’effetto di minacciare la pace o la stabilità dell’Iraq
o del Governo Iracheno o di minare gli sforzi per promuovere la ricostruzione economica e la riforma politica in Iraq o di fornire assistenza umanitaria al popolo Iracheno.
Inoltre, l’Ordine autorizza il Ministro del Tesoro, dopo consultazioni con il Ministro Segretario di Stato e con il Ministro della Difesa, a designare il blocco dei beni di quelle persone individuate per avere materialmente assistito, appoggiato o fornito supporto finanziario, materiale, logistico, o tecnico, per, con beni o servizi a supporto di, un atto o atti di violenza o in favore di qualsiasi persona le cui proprietà ed interessi nelle
proprietà siano stati bloccati in seguito a questo Ordine, o per essere controllati da, o per avere agito o presumibilmente avere agito per, o a vantaggio di, direttamente o indirettamente, ogni persona i cui beni o gli interessi per questi beni siano stati bloccati in seguito a questo Ordine.
Il Ministro del Tesoro, dopo consultazioni con il Ministro Segretario di Stato e con il Ministro della Difesa, viene con il presente autorizzato a prendere tali provvedimenti, compresa la promulgazione di norme e regolamenti, e di servirsi di tutti i poteri assegnati al Presidente dallo IEEPA, che possono essere necessari per conseguire gli obiettivi di questo Ordine.
Accludo copia dell’Ordine Esecutivo che ho promulgato.
[Nessuna risposta è arrivata da parte del Congresso degli Stati
Uniti e nessun commento da parte di singoli Senatori o Rappresentanti.]
L’indirizzo url di questo articolo a: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=6377

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8