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Timestamp: 2019-02-16 13:40:05+00:00

Document:
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Art. 1. Impiego unitario dei fondi destinati alla realizzazione dei programmi
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Art. 2. Istituzione del Comitato per l’Edilizia Residenziale
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Art. 3. Attribuzione dei fondi alle Regioni e localizzazione degli interventi
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Art. 4. Delega alle Regioni per l’attuazione dei programmi
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Art. 5. Finanziamento dei programmi. Istituzione dei c/c presso la Cassa DD.PP.
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Art. 6. Modifica nella composizione dei Consigli di Amministrazione e dei Collegi Sindacali degli IACP
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Art. 7. Trasferimento alle Regioni di competenze in materia urbanistica
Alla data di entrata in vigore della presente legge, qualora non siano stati emanati, in materia urbanistica, i decreti delegati previsti dall’art. 17 della legge 16 maggio 1970, n. 281, sono trasferite alle Regioni a statuto ordinario le attribuzioni dell’amministrazione dei lavori pubblici relative ai regolamenti edilizi, ai programmi
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Art. 8. Delega al Governo per l’emanazione di norme sulla riorganizzazione degli enti, sul riordinamento dei criteri di assegnazione e di determinazione dei canoni
a) provvedere al riordinamento ed alla ristrutturazione degli IACP operanti nel territorio di ogni singola Regione, anche mediante la creazione di strutture unitarie a livello regionale nei cui organi direttivi siano rappresentati democraticamente lavoratori, utenti
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Art. 9. Ambito di applicazione del Titolo II
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Art. 10. Avvio del procedimento espropriativo
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Art. 11. Determinazione della indennità provvisoria di espropriazione
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Art. 12. Cessione volontaria degli immobili. Pagamento delle indennità
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Art. 13. Decreto di espropriazione
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Art. 14. Diritti relativi agli immobili espropriati
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Art. 15. Determinazione delle indennità di espropriazione
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Art. 16. Criteri per la determinazione della indennità di espropriazione
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Art. 17. Disciplina dell’esproprio per aree coltivate
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Art. 18. Delimitazione dei centri edificati
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Art. 19. Opposizione alla stima davanti alla Corte d’appello
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Art. 20. Occupazione d’urgenza delle aree
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Art. 21. Cessazione della destinazione alla realizzazione di un interesse pubblico delle aree espropriate
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Art. 22. Fondi per l’acquisizione delle aree nei piani di zona
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Art. 23. Anticipazioni sui mutui della Cassa DD.PP.
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Art. 24. Disciplina della concessione delle anticipazioni
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Art. 25. Limiti temporali alla delega concessa al Presidente della Giunta Regionale
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Art. 27. Piano delle aree da destinare a insediamenti produttivi
Le aree da comprendere nel piano sono delimitate, nell’ambito delle zone destinate a insediamenti produttivi dai piani regolatori generali o dai programmi di fabbricazione vigenti, con deliberazione del consiglio comunale, la quale, previa pubblicazione, insieme agli elaborati, a mezzo di deposito presso la segreteria del Comune per la dur
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Art. 28. Sostituzione dell’art. 1 della legge n. 167
L’ultimo comma dell’art. 1 della legge 18 aprile 1962, n. 167, è s
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Art. 29. Estensione delle zone da includere nei piani
Il primo comma dell’art. 3 della legge 18 aprile 1962, n. 167, già sost
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Art. 30. Validità dei piani di zona approvati prima dell’entrata in vigore della legge
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Art. 31. Aggiornamento dei piani di zona approvati
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Art. 32. Inclusione nei piani delle aree sulle quali insistono immobili
Il terzo comma dell’art. 3 della legge 18 aprile 1962, n. 167, è sostitu
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Art. 33. Comuni sprovvisti di piano regolatore generale approvato
L’ultimo comma dell’art. 3 della legge 18 aprile 1962, n. 167 è sostituito dai seguenti:
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Art. 34. Varianti al piano di zona da approvare con deliberazione comunale
All’art. 8 della legge 18 aprile 1962, n. 167,
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Art. 35. Disciplina della assegnazione delle aree comprese nei piani di zona. Disciplina degli alloggi costruiti su aree cedute in proprietà
La convenzione deve prevedere:
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Art. 36. Regime transitorio delle aree assegnate prima della entrata in vigore delle legge
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Art. 37. Procedimento esecutivo sugli immobili costruiti. Decadenza della concessione in superficie o risoluzione dell’atto di cessione in proprietà
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Art. 38. Programmi pluriennali di attuazione dei piani di zona
I piani nonch&eac
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Art. 39. Abrogazione di articoli della legge n. 167
Gli artt. 12, 13, 14, 15, 16, 17 e 18 della legge 18 aprile 1962, n. 167, e successiv
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Art. 40. Modifica dell’art. 19 della legge n. 167
All’art. 19 della legge 18 aprile 1962, n. 167,
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Art. 41. Finanziamento per l’attuazione dei piani di zona
"I Comuni ed i consorzi dei Comuni sono autorizzati a contra
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Art. 42. Disciplina dei finanziamenti per l’attuazione dei piani di zona
"I mutui di cui alla lettera a) del precedente articolo sono ammortizzabili in un periodo non superiore a 15 anni.
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Art. 43. Limite massimo per l’importo dei mutui
L’art. 3 della legge 29 settembre 1964, n. 847, è sostituito dal seguent
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Art. 44. Opere di urbanizzazione secondaria
"Le opere di cui all’art. 1, lettera c), sono
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Art. 45. Costituzione di un fondo speciale per l’acquisizione e l’urbanizzazione delle aree nei piani di zona
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Art. 46. Costituzione della dotazione finanziaria per il fondo speciale
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Art. 47. Disciplina transitoria per la concessione dei mutui a valere sul fondo speciale
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Art. 48. Destinazione dei finanziamenti
Nel triennio 1971-1973 i programmi pubblici di edilizia residenziale di cui al presente titolo prevedono: la costruzione di alloggi destinati alla generalità dei lavoratori ed a coloro che occupano abitazioni improprie, malsane e fatiscenti da demolire la costruzione di alloggi destinati a soddisfare i fabbisogni abitativi di zone colpite da calamità naturali, la costruzione di case-albergo per studenti, lavoratori, lavoratori immigrati e persone anziane, nonché di alloggi destinati ai cittadini più bisognosi, anche riuniti in cooperative edilizie; la costruzione di alloggi in favore di lavoratori dipendenti emigrati all’estero e di profughi, anche se riuniti in cooperative edilizie; la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria relative agli interventi di edilizia abitativa; l’esecuzione di opere di manutenzione e di risanamento del patrimonio di abitazioni di tipo economico e popolare
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Art. 49. Ricostruzione di abitazioni distrutte o danneggiate
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Art. 50. Obbligo della localizzazione nei piani di zona
Nei Comuni che abbiano provveduto alla formazione dei piani di zona ai sensi della le
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Art. 51. Localizzazione degli interventi nei comuni che non dispongono dei piani di zona
Nei Comuni che non dispongono dei piani previsti dalla legge 18 aprile 1962, n. 167, i programmi costruttivi sono localizzati su aree indicate con deliberazione del consiglio comunale nell’ambito delle zone residenziali dei piani regolatori e dei programmi di fabbricazione, sempre che questi risultino approvati o adottati e trasmessi per le approvazioni di legge.
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Art. 52. Dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori
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Art. 53. Concessione dei contributi erariali. Erogazione dei mutui
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Art. 54. Demolizione delle baracche e degli altri alloggi impropri
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Art. 55. Categorie degli interventi finanziati in conto capitale
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Art. 56. Costruzione di alloggi per dipendenti di imprese
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Art. 57. Disciplina della costruzione degli alloggi destinati alla generalità. Attribuzione delle opere realizzate
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Art. 58. Disciplina della realizzazione degli interventi
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Art. 59. Assegnazione dei prestiti individuali di cui alla legge n. 60
Per l’assegnazione dei prestiti a valere sul fondo di rotazione di cui alla legge 14 febbraio 1963, n. 60, è formata da un’unica graduatoria mediante sorteggio tra i lav
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Art. 60. Acquisizione delle aree destinate alla realizzazione degli interventi
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Art. 61. Assegnazione degli alloggi realizzati. Rimborso dei finanziamenti
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Art. 62. Approvazione dei progetti
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Art. 63. Istituzione presso gli IACP di una Commissione tecnica
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Art. 64. Esecuzione delle opere di urbanizzazione e di edilizia sociale
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Art. 65. Delega al Governo per l’emanazione di norme per l’assegnazione degli alloggi e la revisione dei canoni di locazione
Fino all’entrata in vigore delle norme delegate previste dal precedente art. 8, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta dei Ministri per i lavori pubblici e per il lavoro e la previdenza sociale, sentiti il Ministro per il tesoro e
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Art. 66. Agevolazioni fiscali
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Art. 67. Finanziamento del piano triennale 1971-73
a) attraverso l’iscrizione nello stato di previsione della spesa del Ministero dei lavori pubblici del limite di impegno di lire 16 miliardi per l’anno finanziario 1971, di lire 18 milia
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Art. 68. Destinazione dei contributi erariali attribuiti al piano triennale 1971-73
I limiti d’impegno indicati nella lettera a) dell’art. 67 sono destinati alla concessione di contributi ai sensi della legge 2 luglio 1949, n. 408, R e successive modificazioni e integrazioni:
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Art. 69. Autorizzazione ad apportare variazioni al Bilancio dello Stato
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Art. 70. Stanziamenti destinati alle Regioni a Statuto speciale aventi competenza in materia di edilizia popolare
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Art. 71. Requisiti delle cooperative edilizie beneficiarie di contributi erariali
Le cooperative edilizie che beneficiano dei contributi previsti dalla presente legge
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Art. 72. Programma di edilizia convenzionata
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Art. 73. Esenzione dall’imposta sui fabbricati
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Art. 74. Agevolazioni per gli atti di concessione e trasferimento della proprietà delle aree comprese nei piani di zona
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Art. 75. Agevolazioni per gli atti di concessione gratuiti di aree a favore dei comuni
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Interpello art. 11 legge n. 212/2000 - Trasferimento di aree di cui al Titolo III della legge n. 865/71 non acquistate dai Comuni tramite esproprio - Art. 32 DPR n. 601/73.
Articolo 20; Articolo 35.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il trasferimento di aree ricomprese nel Titolo III della L. 22/10/1971, n. 865, tra le quali rientrano le aree da destinare ad edilizia economica e popolare (PEEP), può beneficiare del regime agevolativo di cui all’art. 32 del D.P.R. 601/1973 anche nell’ipotesi in cui le aree siano state acquistate dal comune tramite una compravendita e non in seguito ad una procedura espropriativa.
La Risoluzione ha applicato quanto previsto dall’articolo 1, comma 58 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità per il 2016). Detto comma, con una norma qualificata espressamente come interpretativa dell’art. 32, comma 2 del D.P.R. 601/1973, ha disposto l’applicazione dell’agevolazione in parola per gli atti di trasferimento delle aree che rientrano negli interventi di edilizia convenzionata (aree produttive ed aree su cui insistono abitazioni economiche e popolari, si tratta pertanto delle aree previste al Titolo III della L. 865/1971), indipendentemente dal titolo di acquisizione della proprietà da parte degli enti locali.
Istanza di interpello - trasferimento di aree comprese nel piano insediamenti produttivi - Accessione - Agevolazione articolo 32, comma 2, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601.
L'Agenzia delle entrate chiarisce che il privato cui vengono trasferite in proprietà aree comprese in un piano particolareggiato di attuazione, in forza di una convenzione stipulata con l'amministrazione comunalefinializzata all'attuazione di detto piano, diventa proprietario anche degli eventuali fabbricati già presenti sulle aree stesse. Ne consegue che il trasferimento non ha più ad oggetto solamente un terreno, ma anche un fabbricato, e dunque non sarà possibile usufruire delle agevolazioni fiscali di cui all'art. 32, comma 2, del D.P.R. 601/1973.
Nel documento in oggetto l'Agenzia ha esaminato il caso di un trasferimento di aree comprese in un Piano di Insediamenti Produttivi (PIP) approvato ai sensi del citato art. 27 della L. 865/1971 ad alcuni soggetti privati i quali avevano già eseguito, a propria cura e spese, l'opificio previsto dallo strumento urbanistico attuativo, in forza di regolare permesso di costruire.
L'Agenzia, in virtù delle disposizioni normative e della prassi sopra richiamate è giunta quindi alla conclusione che avendo in questa occasione il trasferimento ad oggetto anche un fabbricato, non rientra nelle ipotesi agevolative di cui all'art. 32 del D.P.R. 601/1973.
Circ.Dip.R. Calabria 21/01/2004, n. 239
Aspetti particolari sul procedimento espropriativo e sui criteri di determinazione dell’indennità di esproprio alla luce del T.U. n. 327/01 sugli espropri come modificato dal D. Leg.vo n. 302/02.
Istanza di interpello. IVA-Assegnazione di aree comprese nel piano zona per l’edilizia economica e popolare (PEEP).
Con la presente risoluzione l’Agenzia delle entrate chiarisce quale sia il corretto trattamento tributario ai fini dell’Iva da applicare alla vendita di lotti edificabili facenti parte di aree comprese in un Piano di zona per l’Edilizia Economica e Popolare (PEEP) da parte di una Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale (ATER).
Nel caso specifico preso in esame l’ATER aveva stipulato con il Comune apposita convenzione attraverso la quale il Comune stesso aveva affidato all’ATER la gestione del proprio servizio abitativo con specifiche indicazioni per l’acquisizione, l’urbanizzazione e la vendita di aree, ivi comprendendo anche tutte le attività relative all’espletamento delle pratiche istruttorie, alla gestione dei fondi pubblici, alla progettazione ed alla realizzazione delle opere di urbanizzazione.
L’Agenzia delle entrate conclude nel senso che le operazioni di assegnazione di dette aree poste in essere dall’ATER, in quanto rilevanti ai fini Iva, devono essere regolarmente assoggettate al tributo. La conclusione si basa sul fatto che la disposizione contenuta nell’art. 36, comma 19-bis, della L. 427/1993, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, recante armonizzazione delle disposizioni in materia di imposte sugli olii minerali, sull’alcole, sulle bevande alcoliche, sui tabacchi lavorati e in materia di IVA con quelle recate da direttive CEE e modificazioni conseguenti a detta armonizzazione, nonché disposizioni concernenti la disciplina dei centri autorizzati di assistenza fiscale, le procedure dei rimborsi di imposta, l’esclusione dall’ILOR dei redditi di impresa fino all’ammontare corrispondente al contributo diretto lavorativo, l’istituzione per il 1993 di un’imposta erariale straordinaria su taluni beni ed altre disposizioni tributarie», che prevede l’esenzione dall’Iva delle assegnazioni di aree edificabili acquisite dai comuni in via espropriativa, è una norma speciale, ed in quanto tale non suscettibile di interpretazione estensiva e quindi, nella fattispecie, di estensione all’effettuazione di dette operazioni da parte di ATER.
Tassazione indennità di esproprio. Articolo 11, comma 5 e seguenti, L. 30.12.1991, n. 413.
Direttive circa la corretta applicazione delle disposizioni dettate dal testo unico 28.04.38, n. 1165, in materia di collaudo dei fabbricati sociali di cooperative edilizie a contributo statale e di rilascio del nulla osta alla stipulazione dei ecc
Circ.Ass.R. Sicilia 06/07/1994, n. 2/D.R.U
Scadenza dei vincoli ex. art. 1 della L.R. 05.11.1973, n.38 - Applicazione dell'art. 21, comma 3°, della L.R. 27.12.1978, n. 71 - Attuazione degli strumenti urbanistici generali.
Le nuove disposizioni legislative e l'attivita' della Cassa per il 1993.
Circ.P.G.R. Sardegna 27/01/1993, n. 5/50
Espropriazioni per causa di pubblica utilita'. L. 8-8-1992, n.359, art.5 bis. Indennita' di espropriazione delle aree edificabili. Applicazione. Orientamenti interpretativi e note operative.
Circ.P.G.R. Sardegna 17/01/1992, n. 5/26
Espropriazioni per causa di pubblica utilita'. L.22-10-1971 n.865 e successive modificazioni e L.R. 11-10-1985 n.23, Cap. II "Snellimento ed accelerazione delle procedure espropriative". Note esplicative.
Tutela delle zone di particolare interesse ambientale.Applicazione L.431/85.
Programmi di edilizia sovvenzionata. Collaudo. L.865/71 e D.P.R.1036/72.
Cooperative fruenti di contributo statale. Collaudo. Art.72 L.865/71.
L.392/78 recante norme per la locazione di immobili urbani.Art.18.
Trasferimento alle regioni di attribuzioni in materia di urbanistica.
Edilizia e Urbanistica - Edilizia convenzionata - Convenzioni art. 35, L. 865/1971 (c.d. "convenzioni PEEP") - Vincolo prezzo massimo di cessione - Va applicato al primo trasferimento e in tutti i successivi passaggi di proprietà.
Il vincolo del prezzo massimo di cessione di immobili realizzati nell'ambito dell'edilizia economica e popolare sulla base di una convenzione PEEP ai sensi dell'art. 35 della citata legge n. 865/1971, qualora non sia intervenuta la convenzione di rimozione ex art. 31 della L. n. 448 del 1998, comma 49-bis, non spiega efficacia limitata al primo trasferimento, ovvero in ordine a quello intervenuto tra il costruttore ed il primo avente causa, ma segue l'immobile, a titolo di onere reale, in tutti i successivi passaggi di proprietà, attesa la "ratio legis" di garantire la casa ai meno abbienti ed impedire operazioni speculative di rivendita. In tal caso, pertanto, la clausola negoziale contenente un prezzo difforme da quello vincolato è affetta da nullità parziale e sostituita di diritto, ex artt. 1419, comma 2, e 1339, codice civile, con altra contemplante il prezzo massimo determinato in forza della originaria convenzione di cessione.
Edilizia e urbanistica - Convenzioni urbanistiche - Natura privatistica - Divieto di modifiche unilaterali da parte della P.A. - Facoltà di recesso per sopravvenuto interesse pubblico.
Le convenzioni urbanistiche rientrano nel novero degli accordi tra privati e amministrazione, ai sensi dell’art. 11 della L. 241/1990. Quanto alla natura di tali accordi, e al ruolo che in essi gioca l’autonomia negoziale, va ribadita, all’interno delle convenzioni di urbanizzazione, la prevalenza del profilo della libera negoziazione. Infatti, sebbene sia innegabile che la convenzione di lottizzazione, a causa dei profili di stampo pubblicistico che si accompagnano allo strumento dichiaratamente contrattuale, rappresenti un istituto di complessa ricostruzione, non può negarsi che in questo si assista all’incontro di volontà delle parti contraenti nell'esercizio dell'autonomia negoziale retta dal Codice civile. Dalla natura contrattuale del rapporto instaurato con il privato in virtù della convenzione urbanistica discende, quale necessario corollario, il carattere vincolante per entrambe le parti dell’accordo e il divieto per l’amministrazione di apportarvi modifiche unilaterali. In altri termini, ed in linea con tali coordinate interpretative, non è consentito al Comune di incidere unilateralmente su singole previsioni della convenzione urbanistica, potendo l’amministrazione soltanto valersi, in presenza dei relativi presupposti, della facoltà di recesso dall’accordo per “sopravvenuti motivi di interesse pubblico”, salva la corresponsione di un indennizzo, ai sensi dell’art. 11 della L. 241/1990, comma 4.
Edilia e urbanistica - Convenzione edilizia - Modifica unilaterale da parte dell'Amministrazione - Legittimità - Esclusione.
In materia edilizia, l'Amministrazione Comunale non può modificare unilateralmente singole previsioni della convenzione urbanistica, anche laddove l’integrazione fosse resa necessaria da vicende sopravvenute, che non permettevano l’attuazione di quanto originariamente stabilito. Il Comune può solamente, se del caso, recedere dalla stessa per “sopravvenuti motivi di interesse pubblico”, salva la corresponsione di un indennizzo, in conformità a quanto previsto dall’articolo 11, comma 4, della Legge n. 241/1990. La possibilità di una modificazione unilaterale del contenuto della convenzione urbanistica è stato escluso anche nel caso in cui l’integrazione delle previsioni dell’accordo fosse resa necessaria da vicende sopravvenute, che non permettevano l’attuazione di quanto originariamente stabilito.
1. Espropriazioni per pubblica utilità - Procedimento - Determinazione dell'indennità - Opposizione alla stima - Termine di decadenza ex art. 19 L. 865/1971 - Decorrenza - Conseguenze - Consumazione del termine di prescrizione - Omissione dell'atto costituente il "dies a quo" del termine decadenziale - Conseguenze sul termine prescrizionale.
In tema di opposizione alla stima, qualora sia decorso il termine di trenta giorni dall'inserzione dell'avviso del deposito della relazione dell'ufficio tecnico erariale nel foglio degli annunci legali della provincia (art. 19 della L. 865/1971), l'azione oppositiva dell'espropriato resta preclusa per effetto della decadenza che si sovrappone (consumandola) alla prescrizione; ove, invece, per il mancato compimento dell'atto che ne segna il "dies a quo", quel termine di decadenza neppure inizi a decorrere, l'azione (esercitabile anche prima ed indipendentemente dal deposito della indennità, secondo quanto statuito dalla Corte cost., 67/1990) resta proponibile per l'intera durata della prescrizione decennale, a far tempo dall'emanazione del provvedimento ablatorio.
1. Espropriazioni per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Accordi amichevoli - Cessione volontaria con determinazione del prezzo salvo conguaglio - Maggior importo dovuto al cedente - Interessi - Decorrenza - Dalla data della pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 1983. 2. Espropriazioni per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Espropriazione preordinata alla realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica - Soggetto obbligato al pagamento dell'indennità in caso di cessione volontaria - Comune - Delega ad altro soggetto dell'acquisizione di aree - Irrilevanza - Fondamento.
1. In tema di cessione volontaria del bene soggetto ad espropriazione ai sensi dell'art. 12 della L. 865/1971, con determinazione del prezzo salvo conguaglio ex art. 1 della L. 385/1980, dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 223 del 1983 dalla Corte costituzionale, il maggiore importo da riconoscersi comunque al cedente nasce da un diritto che prende il posto del conguaglio a suo tempo pattuito, il cui pagamento era stato convenzionalmente differito all'emanazione della nuova normativa; tale concordata dilazione comporta che il credito che si sostituisce al conguaglio insorge, con la pubblicazione della menzionata pronuncia d'incostituzionalità, al momento del verificarsi della sostituzione della normativa illegittima con quella applicabile (art. 39 della L. 2359/1865), evento che segna il "dies a quo" del decorso degli interessi con riguardo al prezzo della compravendita.
2. Nel caso di espropriazione disposta per la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, obbligato al pagamento dell'indennità è il comune, quale beneficiario delle aree espropriate, anche quando, ai sensi dell'art. 60 della L. 865/1971, venga delegato altro soggetto per l'acquisizione delle aree, nonché, "a fortiori", nell'ipotesi in cui il procedimento espropriativo si sia concluso con la cessione volontaria, in base alla quale l'espropriando ha il diritto di concordare la cessione dei beni assoggettati a procedura espropriativa ad un prezzo predeterminato per legge, dovendosi ritenere che detto accordo presupponga l'esistenza della procedura espropriativa, ma, per il resto, resti sottoposto alla disciplina propria del contratto, rispetto alla quale sono totalmente estranei gli assegnatari degli alloggi, ancorché debitori finali.
Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Occupazione temporanea e d'urgenza - Indennità - Provvedimento di determinazione dell'indennità di occupazione - Notifica - Applicabilità delle forme prescritte per la notificazione degli atti processuali civili - Natura di atto processuale - Esclusione - Nullità o inesistenza della notificazione - Sanatoria per conoscenza "aliunde" dell'atto - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'assoggettamento della comunicazione del provvedimento di determinazione dell'indennità di occupazione alle forme prescritte per la notificazione degli atti processuali civili, secondo la previsione dell'art. 20, comma 4, della legge n. 865 del 1971, non attribuisce a tale adempimento la natura di atto processuale, sicché l'inesistenza o la nullità della notifica impedisce la decorrenza del termine per l'opposizione alla stima, senza che possa assumere rilievo la conoscenza acquisita "aliunde" dall'interessato, non trovando applicazione, attesa la natura amministrativa della comunicazione, la sanatoria per raggiungimento dello scopo dell'atto, prevista dagli artt. 156 e 157 Cod. proc. civ. esclusivamente con riferimento agli atti processuali. (Nella specie, la S.C. ha negato rilievo, ai fini della conoscenza idonea a far decorrere il termine per l'opposizione, alla circostanza che le attrici avevano già proposto ricorso amministrativo avverso i provvedimenti di determinazione dell'indennità di occupazione, addirittura depositati in giudizio).
Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Indennità aggiuntiva in favore di fittavoli, mezzadri e coloni, ex art. 17, comma 2, della L. n. 865 del 1971 - Spettanza - Condizioni - Requisito dell'abbandono del fondo - Incompatibilità oggettiva tra l'utilizzo agro-silvo-pastorale e le finalità pubbliche della procedura espropriativa - Irrilevanza - Fattispecie.
In materia di espropriazione per pubblica utilità, il requisito dell'abbandono del terreno coltivato, cui l'art. 17, comma 2, della L. n. 865 del 1971 (applicabile "ratione temporis") subordina il riconoscimento dell'indennità aggiuntiva in favore dei fittavoli, mezzadri e coloni, sussiste anche nel caso in cui, indipendentemente dalla materiale trasformazione e/o dismissione del fondo, ricorra un'oggettiva incompatibilità tra le forme di suo legale utilizzo agro-silvo-pastorale e le finalità pubbliche sottese alla procedura ablativa, che comportino la perdita della attitudine del suolo allo sfruttamento agricolo (quale, nella specie, la inclusione all'interno di una riserva naturale).
1. Edilizia e Urbanistica - Edilizia convenzionata - Convenzioni art. 35 L. 865/1971 (cd. "convenzioni PEEP") - Vincolo prezzo massimo di cessione - Rimozione - Condizioni. 2. Edilizia e Urbanistica - Edilizia convenzionata - Convenzioni art. 35 L. 865/1971 (cd. "convenzioni PEEP") - Criteri per la determinazione del prezzo fissati dal comune - Hanno forza di legge - Inserimento di diritto nei contratti.
1. Per gli immobili realizzati nell’ambito di convenzioni “PEEP” ai sensi dell’art. 35 della L. 22/10/1971, n. 865, la possibilità di rimuovere i vincoli relative alla determinazione del prezzo massimo di cessione nonché del canone massimo di locazione è subordinata ai seguenti presupposti: decorso di almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento; richiesta del singolo proprietario; determinazione della percentuale del corrispettivo, calcolata secondo parametri legali da parte del Comune. Pertanto il vincolo del prezzo non è affatto soppresso automaticamente a seguito della caduta del divieto di alienare, ed anzi, in assenza di convenzione ad hoc (da redigere in forma pubblica e soggetta a trascrizione), segue il bene nei successivi passaggi di proprietà, a titolo di onere reale, con naturale efficacia indefinita.
2. Per gli immobili realizzati nell’ambito di convenzioni “PEEP” ai sensi dell’art. 35 della L. 22/10/1971, n. 865, la fissazione dei criteri per la determinazione dei prezzi di cessione degli alloggi in materia di edilizia convenzionata, demandata dalla legge al comune, e gli atti amministrativi relativi così come le convenzioni - in quanto promananti in forza della predetta delega legislativa - traggono da quest'ultima direttamente il carattere di imperatività. Le relative disposizioni devono quindi ritenersi clausole inserite di diritto nel contratto ai sensi dell'art. 1339 del Codice civile.
Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Indennità aggiuntiva ex art. 17 della L. n. 865 del 1971 - Ambito di applicazione - Coltivatore di fatto del fondo espropriato - Esclusione - Coltivatore diretto che rivesta le qualità indicate dalla menzionata disposizione - Spettanza.
L'indennità aggiuntiva prevista dall'art. 17 della l. n. 865 del 1971 non spetta a qualsiasi coltivatore (anche di fatto) del fondo espropriato, ma a chi, sulla base di uno dei rapporti giuridici espressamente elencati dalla detta norma, lo coltivava all'epoca del procedimento espropriativo.
Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Espropriazioni speciali - Espropriazioni parziali - Nozione e presupposti - Speciale indennizzo previsto dall'art. 46 della L. n. 2359 del 1865 - Differenze - Conseguenze in tema di competenza.
In tema di espropriazione per pubblica utilità, è configurabile una espropriazione parziale, regolata dall'art. 40 della L. n. 2359 del 1865, quando la vicenda ablativa investa parte di un complesso immobiliare, caratterizzato da un'unitaria destinazione economica, e determini al proprietario un pregiudizio diverso da quello ristorabile mediante l'indennizzo calcolato con riferimento soltanto alla porzione espropriata a causa della compromissione o dell'alterazione delle possibilità di utilizzazione della restante porzione e del connesso deprezzamento, mentre ricorre la diversa ipotesi, per cui è previsto uno speciale indennizzo, di cui al successivo art. 46 quando il privato abbia subito la menomazione, la diminuzione o la perdita di una o più facoltà inerenti al proprio diritto dominicale a seguito non dell'espropriazione ma dell'esecuzione dell'opera pubblica, sicché la relativa controversia esula dalla competenza in unico grado della corte d'appello ex art. 19 della L. n. 865 del 1971 e rientra nella generale cognizione del tribunale.
1. Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Determinazione (stima) - Opposizione alla stima - Espropriazione di area ricompresa in un piano di edilizia residenziale pubblica - Cessione volontaria della stessa - Domanda di conguaglio del prezzo della cessione - Legittimazione passiva dell'ente espropriante - Sussistenza - Fondamento - Legittimazione passiva degli assegnatari degli alloggi - Esclusione. 2. Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Determinazione (stima) - Opposizione alla stima - Indennità - Conguaglio - Domanda - Competenza della corte d'appello in unico grado - Ambito - Domanda di conguaglio a seguito di cessione volontaria - Inclusione. 3. Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Determinazione (stima) - Opposizione alla stima - Cessione volontaria - Domanda di conguaglio - Diritto del cedente al riconoscimento della rivalutazione monetaria - Presupposto - Decorrenza.
1. Nel caso di espropriazione di area ricompresa in un piano di edilizia residenziale pubblica, conclusasi con la cessione volontaria del bene ex art. 12 della L. n. 865 del 1971, obbligato al pagamento del conguaglio del prezzo è il comune espropriante, beneficiario dell'area medesima, con conseguente sua legittimazione passiva nel giudizio riguardante la quantificazione della stessa, atteso che la indicata cessione, pur qualificabile come contratto cosiddetto ad oggetto pubblico, presupponendo l'esistenza della procedura espropriativa che automaticamente conclude, è, per il resto, sottoposta alla disciplina propria del contratto, caratterizzata dall'incontro di volontà dei contraenti su di un piano paritetico. Alla vicenda contrattuale devono, pertanto, ritenersi totalmente estranei gli assegnatari degli alloggi, ancorché debitori finali.
2. La competenza funzionale della corte d'appello in unico grado, prevista dall'art. 19 della L. n. 865 del 1971, si applica in tutti i casi di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio nell'ambito del procedimento espropriativo promosso secondo il modello delineato nella citata legge, ivi compreso quello di domanda di conguaglio a seguito di cessione volontaria del bene, costituendo quest'ultima una modalità di definizione del procedimento, sostitutiva del decreto di esproprio, in cui il corrispettivo che il privato riceve per la perdita del cespite rappresenta una diversa liquidazione dell'indennità, alla quale deve, necessariamente, rapportarsi.
3. Il riconoscimento del maggior danno di cui all'art. 1224, comma 2, Cod. civ., in favore del cedente che abbia domandato la determinazione del conguaglio del prezzo della cessione volontaria del bene ex art. 12 della L. n. 865 del 1971, presuppone la mora dell'espropriante e, quindi, un suo comportamento colpevole ai sensi degli artt. 1218 e 1176 Cod. civ., configurabile solo a partire dalla data dell'inizio del giudizio di quantificazione del conguaglio stesso, perché esclusivamente da tale momento l'ente espropriante - prima impossibilitato ad interferire nelle decisioni amministrative, accettate ovvero impugnate dall'espropriato, in quanto estranee alla sua sfera giuridica e legislativamente attribuite ad organi terzi - può prestare adesione alla domanda del privato od offrire un accordo transattivo, incorrendo, in mancanza di tali iniziative, in responsabilità colpevole.
Urbanistica - Espropriazione per pubblica utilità - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Determinazione (stima) - Opposizione alla stima - Riassunzione del giudizio di opposizione alla stima in caso di mancata costituzione dell'opponente - Ammissibilità - Fondamento.
La notificazione dell'opposizione avverso la stima dell'indennità espropriativa, di cui all'art. 19 della L. n. 865 del 1971, introduce un procedimento di cognizione soggetto alle ordinarie regole processuali, ivi incluso l'art. 307, comma 1, Cod. proc. civ., in tema di riassunzione del giudizio per il caso di mancata costituzione delle parti, mentre non è applicabile l'art. 348 Cod. proc. civ. in tema di improcedibilità dell'appello per mancata tempestiva costituzione dell'appellante, vertendosi in giudizio che, sebbene devoluto per materia alla cognizione della corte d'appello, si svolge davanti ad essa in unico grado e secondo il rito di cognizione ordinario proprio del primo grado.
Va ribadito che rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie inerenti l’attuazione delle convenzioni urbanistiche, anche in presenza di una richiesta di risarcimento danni,in quanto riconducibile alle controversie in materia di formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento amministrativo, di cui all’art. 11 della L. 241/1990. Pertanto rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo l’azione proposta da un privato per ottenere l'accertamento dell'inadempimento, da parte del Comune, di una convenzione preliminare stipulata dalle parti e volta a disciplinare il rilascio del titolo edilizio, con conseguente dichiarazione di risoluzione di tale atto preliminare e condanna del Comune al risarcimento dei danni; in quanto tale azione non attiene ad aspetti meramente patrimoniali del rapporto concessorio, riguardando valutazioni strettamente inerenti il rispetto degli obblighi derivanti dalla convenzione urbanistica, dei quali ciascuna delle parti lamenta la violazione da parte dell'altra. Non osta, poi, all'attribuzione della controversia in questione alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, la congiunta proposizione, oltre alle domande di adempimento dell'accordo, anche di una richiesta di condanna al risarcimento dei danni, trattandosi di questione non attinente all'ambito della giurisdizione, ma solo all'estensione dei poteri del giudice amministrativo.
1. Espropriazione per pubblico interesse (o utilità) - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Determinazione (stima) - In genere - Valutazione del fondo - Edificabilità - Accertamento - Prescrizione di piano regolatore - Opere di viabilità - Vincolo preespropriativo - Ravvisabilità - Condizioni - Fattispecie. 2. Espropriazione per pubblico interesse (o utilità) - Procedimento - Liquidazione dell'indennità - Determinazione (stima) - In genere - Criteri ex art. 5 bis d.l. n. 333 del 1992 conv. in legge n. 359 del 1992 - Contrasto con l'art. 6 C.E.D.U. e con l'art. 111 Cost. - Questione riferita alle sole aree edificabili - Suoli agricoli - Esclusione.
1. L'indicazione delle opere di viabilità nel piano regolatore generale (art. 7, secondo comma, n. 1 legge 17 agosto 1942 n. 1150), pur comportando un vincolo di inedificabilità delle parti del territorio interessate, con le relative conseguenze nella scelta del criterio di determinazione dell'indennità di esproprio nel sistema dell'art. 5 bis d.l. 11 luglio 1992, n. 333, convertito in legge, con modificazioni, dalla l. 8 agosto 1992, n. 359, basato sulla edificabilità o meno dei suoli, non concreta un vincolo preordinato ad esproprio, a meno che tale destinazione non sia assimilabile all'indicazione delle reti stradali all'interno e a servizio delle singole zone (art. 13 legge n. 1150 del 1942), di regola rimesse allo strumento di attuazione, e come tale, riconducibile a vincoli imposti a titolo particolare, di carattere espropriativo, in funzione non già di una generale destinazione di zona, ma della localizzazione lenticolare di un'opera pubblica, incidente su specifici beni (La S.C., confermando la sentenza di merito, ha escluso la natura espropriativa del vincolo nell'ipotesi di previsioni del P.R.G. di interventi di grande viabilità interessanti buona parte del territorio comunale, poiché si era in presenza di una limitazione di ordine generale ricadente su una pluralità indistinta di beni e per una finalità di interesse pubblico trascendente i singoli interessi dei proprietari delle aree).
2. In tema di espropriazione, la questione del contrasto del sistema indennitario previsto dall'art. 5 bis d.l. n. 333 del 1992, conv. in legge n. 359 del 1992, con i principi enunciati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e con la Carta Costituzionale per violazione dei principi del giusto processo di cui all'art. 111 Cost., riguarda il criterio di determinazione dell'indennizzo "per le aree edificabili" (regolato dai primi tre commi dell'art. 5 bis cit. ed, in via transitoria, dai commi sesto e settimo di questo), nonché il criterio di "liquidazione del danno... in caso di occupazioni illegittime di suoli per causa di pubblica utilità", di cui al comma settimo bis del medesimo art. 5 bis, ugualmente applicabile alle sole "aree edificabili", non anche l'indennizzo "per le aree agricole e per quelle che ... non sono classificabili come edificabili", rispetto alle quali l'applicabilità delle norme contenute nel titolo secondo della legge n. 865 del 1971 (e successive modificazioni ed integrazioni), per un verso, è stata ritenuta conforme all'art. 42 della Costituzione (Corte cost. sentenza n. 355 del 1985) senza risultare oggetto di condanne da parte della Corte europea, laddove, per altro verso, neppure si palesa "retroattiva", atteso che il comma quarto del menzionato art. 5 bis, appunto "per le aree agricole e per quelle che, ai sensi del comma terzo, non sono classificabili come edificabili", si è limitato soltanto a "richiamare", statuendone esattamente la persistente applicabilità, la disciplina che "già" vigeva in precedenza, ai sensi del titolo secondo della legge n. 865 del 1971.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano planovolumetrico - Opera come un piano urbanistico particolareggiato
1. Il piano planovolumetrico non consiste in una mera rappresentazione della disposizione dei singoli lotti, ma costituisce lo strumento urbanistico fondamentale della localizzazione e distribuzione delle aree individuate ai sensi dell’art. 51 della L. 22 ottobre 1971 n. 865, dal momento che lo stesso prevede la prospettazione degli spazi pubblici e d’uso pubblico, delle distanze da rispettare sia nei confronti degli altri edifici, sia nei confronti delle dotazioni delle aree pubbliche. La circostanza poi che il piano planovolumetrico preveda inoltre la divisione del comparto in lotti predeterminati, la determinazione del posizionamento degli erigendi edifici nell’ambito dei singoli lotti, l’individuazione delle dotazioni di aree pubbliche, le distanze dei fabbricati tra loro e nei confronti dei connessi servizi ed aree pubbliche e richiami la stessa normativa di previsione degli standard urbanistici fanno sì che tale strumento operi come un piano urbanistico particolareggiato.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Contributo di urbanizzazione - Diversa natura del rimborso spese di urbanizzazione - Conseguenze.
1. Il contributo di urbanizzazione dovuto ex L. 28 gennaio 1977 n. 10 per il rilascio della concessione edilizia, ha carattere generale, in quanto prescinde totalmente dall'esistenza o meno delle singole opere di urbanizzazione, e ha natura di prestazione patrimoniale imposta, in quanto determinato senza tenere conto dell'utilità che riceve il beneficiario del provvedimento di concessione nè delle spese effettivamente necessarie per l'esecuzione delle opere di urbanizzazione relative alla concessione medesima; ha invece diversa natura il rimborso delle spese di urbanizzazione effettivamente sostenute dall'Amministrazione comunale, ai sensi dell'art. 35, comma 12, L. 22 ottobre 1971 n. 865, essendo rivolto a reintegrare il Comune del costo sostenuto per l'espropriazione, l'urbanizzazione e l'ulteriore trasferimento dell'area.
1. Appalti ll.pp. - Gara - Offerte - Su invito rivolto a tre imprese - Mancata scelta dell’offerta più conveniente - Responsabilità della P.A. appaltante - Risarcimento del danno dovuto all’impresa non prescelta.
1. In relazione ad una gara esperita da un Comune, a seguito di un invito, rivolto a tre imprese di costruzioni edili a far pervenire, sotto forma di bozza di convenzione ai sensi dell’art. 35 della legge n. 865 del 1971, e nel rispetto di indicazioni e parametri di massima indicati dall’Amministrazione, offerte per la realizzazione di un intervento immobiliare, da esaminarsi comparativamente da parte dell’Ufficio tecnico comunale sulla base di criteri specificativi di quei parametri, fissati da una commissione comunale, e, quindi, sulla base di una situazione di autolimitazione della discrezionalità dell’amministrazione, correttamente il giudice di merito individua la lesione di un interesse legittimo pretensivo ed il diritto al consequenziale risarcimento del danno a favore di una delle imprese partecipanti, nel fatto della attribuzione della vittoria nella gara ad altra impresa, desumendo detta lesione per il fatto che l’organo tecnico avesse ritenuto più conveniente globalmente l’offerta dell’impresa pretermessa e che la scelta dell’altra impresa era stata immotivata, e, quindi, risultasse espressa in violazione del dovere dell’amministrazione di dar conto alle sue scelte, in ragione dell’autolimitazione impostasi, dovendosi siffatto comportamento considerarsi colpevole per l’inosservanza della regola di buona amministrazione che impone di dar conto della scelta tra diversi aspiranti a contrarre con la P.A. (Principio affermato dalla Suprema Corte, in applicazione della sentenza delle SS.UU. n. 500 del 1999, in relazione a controversia introdotta nel 1992).
1. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Motivazione - Necessità.
1. L'assoggettamento di determinati terreni al piano per insediamenti produttivi ai sensi dell'art. 27 della L. 22 ottobre 1971 n. 865 deve motivarsi con esigenze di pubblico interesse che devono essere non altrimenti realizzabili e devono risultare prevalenti rispetto all'interesse dei privati alla conservazione del diritto di proprietà.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Notifica - Soltanto ai proprietari di immobili ivi compresi.
1. La norma di cui all'art. 27 della L. 22 ottobre 1971 n. 865 e all'art. 8 della L. 18 aprile 1962 n. 167, secondo la quale il piano per insediamenti produttivi deve essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale ma deve essere anche notificato «a ciascun proprietario degli immobili compresi nel piano», ha carattere eccezionale; essa pertanto non è applicabile per analogia al di fuori dei casi precisamente per essa previsti e quindi il piano anzidetto non va notificato anche a chi non è formalmente proprietario di immobile compreso nel piano.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Procedimento ex art. 27 L. 1971 n. 865. 2. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Determinazione dei terreni interessati - Motivazione - Necessità. 3. Edilizia ed urbanistica - Piano di lottizzazione - Convenzione - Obblighi del privato - Inadempimento - Possibile risoluzione della convenzione. 4. Edilizia ed urbanistica - Piano di lottizzazione - Istanze di lottizzazione - Loro esame - Competenza del Consiglio comunale.
1. Le disposizioni dell'art. 27 della L. 22 ottobre 1971 n. 865 va intesa nel senso che i piani di insediamenti produttivi devono essere realizzati con procedimento conforme a quello stabilito (specie per approvazione e pubblicità) per i piani di zona. 2. Il provvedimento con cui vengono stabiliti i terreni interessati dal piano di insediamenti produttivi, ai sensi dell'art. 27 della L. 22 ottobre 1971 n. 865, deve essere motivato con esigenze di pubblico interesse che non possono essere altrimenti soddisfatte e che prevalgono sull'interesse dei privati alla conservazione della proprietà. 3. Nel caso in cui il privato non osservi gli obblighi imposti dalla convenzione di lottizzazione di una determinata zona, il Comune può provvedere alla esecuzione coattiva di quegli obblighi e può anche procedere alla risoluzione della convenzione riacquistando così tutti i poteri per la pianificazione della medesima zona. 4. L'esame delle istanze di lottizzazione è comunque riservato al Consiglio comunale.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Valore di piano urbanistico locale - Finalità.
1. Il piano per insediamenti produttivi, di cui all'art. 27 della L. 22 ottobre 1971 n. 865, va considerato come piano urbanistico di rilievo locale che consente alle imprese di disporre di aree a basso prezzo, al fine di sviluppare la produzione e offrire nuovi posti di lavoro.
1. Opere pubbliche - Espropriazione - Art. 1 L. 1978 n. 1 - Interpretazione - Obbligo del Comune di informare gli espropriati - Loro osservazioni e motivata pronuncia del Comune su esse.
1. Il Comune, prima di approvare il progetto di un'opera pubblica con effetto di dichiarazione di pubblica utilità e di urgenza ed indifferibilità dell'opera stessa, deve procedere all'adempimento delle finalità partecipative ai sensi dell'art. 7 della L. 7 agosto 1990 n. 241 e dell'art. 10 della L. 22 ottobre 1971 n. 865. Ne consegue una vera e propria fase in contraddittorio del procedimento in cui il Comune, quando avvisa gli espropriati del deposito del progetto, deve informarli che possono presentare osservazioni sul progetto; e poi deve esprimersi sulle medesime con motivata pronunzia.
1. Edilizia ed urbanistica Piano insediamenti produttivi Valore di piano particolareggiato di esecuzione - Efficacia decennale Non prorogabile Nuovo piano Ammissibilità.
1. Il piano per insediamenti produttivi (p.i.p.) - strumento urbanistico di natura attuativa introdotto dall'art. 27 L. 22 ottobre 1971 n. 865 la cui funzione è quella di incentivare le imprese offrendo ad un prezzo politico le aree occorrenti per il loro impianto ed espansione - è dotato di efficacia decennale della data di approvazione ed ha valore di piano particolareggiato d'esecuzione ai sensi della L. 17 agosto 1942 n. 1150 e successive modificazioni; trascorsi dieci anni non è prevista dunque, in via normativa, alcuna proroga ed all'Amministrazione non rimane che valutare l'opportunità di predisporre un nuovo strumento con conseguente rinnovazione della scelta pianificatoria attuativa rimasta inattuata.
1. Consulenza tecnica d'ufficio Conclusioni Dissenso del giudice Legittimità Motivazione Requisiti e indicazioni necessarie Indennità di espropriazione Sostituzione immotivata Illegittimità.
1. Le valutazioni espresse dal consulente tecnico d'ufficio non hanno efficacia vincolante per il giudice, che può legittimamente disattenderle attraverso una valutazione critica che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo indicare in particolare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logicogiuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del C.T.U.; in materia di valutazione di immobili ai fini della liquidazione dell'indennità di esproprio o del risarcimento del danno da occupazione appropriativa, qualora ritenga inaccettabili i criteri adottati dal consulente, può disattenderne le conclusioni facendo ad esempio riferimento alla stima amministrativa, quale indice di valutazione idoneo, insieme alle altre emergenze di causa, alla determinazione dell'indennità, ma non può apoditticamente affermare l'eccessività del valore venale, come accertato dal consulente tecnico, sostituendolo con un altro valore ritenuto semplicemente equo.
1. Edilizia ed urbanistica - Giardini privati - Vincoli di inedificabilità - Domanda di indennità ex art. 25 L. 1942 n. 1150 - Competenza del tribunale - Inapplicabilità dell'art. 19 L. 1971 n. 865.
1. La domanda diretta a conseguire l'indennità prevista dall'art. 25 L. 17 agosto 1942 n. 1150, per il vincolo di inedificabilità imposto dagli strumenti urbanistici su aree libere sistemate a giardini privati, rientra nella competenza del Tribunale e non in quella della Corte d'appello in unico grado, non essendo applicabile la disposizione dell'art. 19 L. 22 ottobre 1971 n. 865, la quale postula un provvedimento ablatorio in senso formale, che intervenga almeno al momento della decisione, ancorché non sia necessaria la stima in sede amministrativa del valore del bene venduto.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano regolatore - Piano insediamenti produttivi - Natura e funzione.
1. Il piano per insediamenti produttivi di cui all'art. 27 L. 22 ottobre 1971 n. 865 è non solo e non tanto uno strumento di pianificazione urbanistica nel senso tradizionale, quanto e soprattutto uno strumento di politica economica, avendo la funzione d'incentivare le imprese, offrendo loro, ad un prezzo "politico", previa espropriazione ed urbanizzazione, le aree occorrenti per il loro impianto o la loro espansione; pertanto, la decisione di assoggettare determinati terreni ad un p.i.p. deve essere puntualmente motivata con riferimento a quelle esigenze di pubblico interesse che ne formano la ratio legis, dovendosi in ogni caso essere considerata, e adeguatamente dimostrata, l'idoneità del piano ad apportare un incremento di ricchezza per l'intero sistema economico locale, non potendo lo strumento espropriativo essere utilizzato semplicemente per consentire a singoli imprenditori - più o meno individuati o individuabili al momento dell'adozione del piano - di ricavare maggiori profitti dai loro investimenti.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Dies a quo - Individuazione. 2. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Presupposti - Piano regolatore approvato. 3. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Natura ed oggetto.
1. Ai fini dell'impugnazione del piano per gli insediamenti produttivi non è idoneo per la decorrenza del termine la pubblicazione all'albo pretorio, ma è necessario l'adempimento delle formalità di cui agli artt. 6 e 8 L. 18 aprile 1962 n. 167. 2. L'eccezionale possibilità prevista dall'art. 33 L. 22 ottobre 1971 n. 865 per le zone riservate all'edilizia economica e popolare d'essere comprese in un piano regolatore soltanto adottato e trasmesso ai competenti organi per l'approvazione, oltre a presupporre la contestualità dell'inserimento del piano di zona nel piano regolatore, concerne esclusivamente i piani per l'edilizia economica e popolare, atteso che i primi due commi dell'art. 27 L. 865 del 1971 dispongono espressamente che i piani degli insediamenti produttivi sono formati sulla base e nell'ambito di piani regolatori o programmi di fabbricazione "approvati" e "vigenti". 3. Il piano degli insediamenti produttivi, per la sua natura di piano particolareggiato di esecuzione e per l'espressa previsione dell'art. 27, 2° c. L. 22 ottobre 1971 n. 865, non può che riguardare zone già destinate ad insediamenti produttivi dallo strumento urbanistico generale vigente.
1. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Funzione - Individuazione. 2. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamento produttivi - Dimensionamento - Limiti quantitativi - Insussistenza. 3. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Dimensionamento - Criteri - Dati di riferimento - Individuazione. 4. Edilizia ed urbanistica - Piano insediamenti produttivi - Inclusione aree di industrie esistenti - Possibilità - Art. 27 L. 1971 n. 865 - Contrasto con artt. 3, 41 e 42 Cost. - Manifesta infondatezza.
1. I piani per gli insediamenti produttivi previsti dall'art. 27 L. 22 ottobre 1971 n. 865 assolvono alla duplice funzione di assicurare, da un lato, in coerente sviluppo delle più generiche previsioni del piano regolatore generale o del programma di fabbricazione, un ordinato assetto urbanistico della zona a destinazione industriale e, dall'altro, di stimolare l'espansione delle attività produttive nel territorio comunale mediante l'acquisizione e la successiva cessione alle imprese interessate delle aree vincolate. 2. I piani per gli insediamenti produttivi previsti dall'art. 27 L. 22 ottobre 1971 n. 865, a differenza dei piani di zona per l'edilizia popolare ed economica, non hanno limiti quantitativi di estensione e possono interessare l'intera zona a destinazione produttiva secondo le previsioni degli strumenti urbanistici generali e ricomprendere anche comparti industriali già esistenti. 3. I piani per gli insediamenti produttivi previsti dall'art. 27 L. 22 ottobre 1971 n. 865 devono rispondere, anche sotto il profilo del dimensionamento, a reali ed accertate esigenze economico-sociali e produttive ed a concrete prospettive di utilizzazione, e non al generico intento di incentivare future, improbabili iniziative imprenditoriali. 4. E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per contrasto con gli artt. 3, 41 e 42 Cost., dell'art. 27 L. 22 ottobre 1971 n. 865, nella parte in cui consente di imporre vincoli anche su aree di proprietà di società industriali già insediate e di fatto destinate al completamento degli stabilimenti esistenti.
1. Opere pubbliche - Progetto - Approvazione - Previe formalità ex art. 10 e 11 L. 1971 n. 865 - Non occorrono
1. E' legittima l'approvazione del progetto di un'opera pubblica, anche se non è stata preceduta dalle formalità contemplate dagli artt. 10 e 11 L. 22 ottobre 1971 n. 865, fermo restando che esse debbono essere comunque compiute nel corso del procedimento espropriativo.
1. Progetto di opera pubblica - Approvazione - Previe formalità ex artt. 10 e 11 L. 1971 n. 865 - Non occorrono
1. E' legittima l'approvazione del progetto di opera pubblica che per legge equivale a dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza, anche se non è stata preceduta dalle formalità garantistiche di cui agli artt. 10 e 11 L. 22 ottobre 1971 n. 865, fermo restando che esse debbano essere comunque compiute nel corso del procedimento espropriativo.
1. Edilizia ed urbanistica - Opere di urbanizzazione - Chiesa o edificio per servizi religiosi - E' opera di urbanizzazione secondaria.
1. La costruzione di una chiesa o comunque di un edificio per servizi religiosi deve ritenersi opera di urbanizzazione secondaria, ai sensi dell'art. 4, 21 e. lett. e) L. 18 aprile 1962 n. 167, come modificato dall'art. 44 L. 22 ottobre 1971 n. 865, indipendentemente dalla sua attinenza, dal punto di vista del dimensionamento, al quartiere, che è requisito richiesto dal detto art. 4, 2° c. L. 1962 n. 167 solo per i mercati, gli impianti sportivi e le aree verdi.
1. Edilizia ed urbanistica - Piani di zona - Variante - Non essenziale ex art. 34 L. 1971 n. 865 - Notificazione ai proprietari - Necessità.
1. Anche nel caso di adozione di variante al piano di zona per l'edilizia residenziale pubblica, approvato con la procedura prevista dall'art. 34 L. 22 ottobre 1971 n. 865, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere alla notificazione ai proprietari dei terreni interessati, prescritta dall'art. 8, 5° c., L. 18 aprile 1962 n. 167.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Nella costruzione di un impianto di depurazione - Inosservanza della P.A. - Lesione del diritto alla salute del proprietario del fondo vicino - Suo diritto al risarcimento danni ed alla richiesta di condanna alla rimozione dell'opera.
1. Nel caso in cui la Pubblica amministrazione, nell'installazione di un impianto di depurazione con inosservanza delle distanze minime prescritte, leda il diritto di salute del proprietario del fondo vicino, a quest'ultimo deve riconoscersi la facoltà di adire il giudice ordinario non soltanto con azione risarcitoria, ma anche con richiesta di condanna alla rimozione dell'opera, atteso che quel fatto lesivo, rispetto a un diritto non suscettibile di affievolimento, non è ricollegabile ad atti o provvedimenti amministrativi e si configura come attività materiale illecita.
1. Edilizia ed urbanistica - Programmi costruttivi per edilizia residenziale pubblica - Localizzazione ex art. 51 L. 1971 n. 865 - Non occorre approvazione regionale.
1. La deliberazione con la quale il Comune localizza programmi costruttivi di edilizia residenziale pubblica non necessita di approvazione regionale, se effettuata ai sensi dell'art. 51 L. 2) ottobre 1971 n. 865.
1. Edilizia ed urbanistica - Programma di fabbricazione - Contrasto con norme di piano regolatore - Prevalgono queste ultime.
1. Il programma di fabbricazione, che è contemplato dalla legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150 quale strumento (da includersi nel regolamento edilizio) di carattere succedaneo e sostitutivo rispetto al piano regolatore generale, e che, alla stregua delle successive modifiche della legge cit., presenta un contenuto assimilabile a quello del piano regolatore generale, non può coesistere con quest'ultimo, nei Comuni che lo abbiano adottato, né comunque può diversamente disciplinare la materia che già costituisca oggetto delle prescrizioni dello stesso (di natura principale e prevalente), come quella delle distanze fra costruzioni, e, pertanto, va disapplicato nella parte in cui, in tale materia, formuli disposizioni difformi.
1. Progetto di opera pubblica - Approvazione - Presupposti - Adempimenti ex artt. 10 e 11 L. 1971 n. 865 - Non necessari.
1. L'espletamento degli adempimenti contemplati dagli artt. 10 e 11 L. 22 ottobre 1971 n. 865 non costituisce antecedente necessario all'approvazione del progetto di opera pubblica, ancorché a questo sia attribuito il valore di dichiarazione di pubblica utilità.
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References: Art. 1

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Art. 6

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Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

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Art. 69

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Art. 73

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Art. 75
 art. 11
 Art. 32

Articolo 20
 Articolo 35
 articolo 32
 art. 27
 Articolo 11
 art. 1
 art.5
 Art.72
 art. 35
 art. 31
 art. 19
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 17
 art. 35
 art. 35
 art. 17
 art. 46
 art. 19
 art. 12
 art. 12
 art. 5
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 5
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 art. 27
 Art. 1
 art. 25
 Art. 27
 art. 10
 art. 4
 art. 34
 art. 51