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Timestamp: 2019-01-19 23:32:30+00:00

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 13 giugno 2014, n. 25450. La nozione di profitto dipendente dal reato di manipolazione del mercato e riferibile sia alla societa' che agli azionisti indagati, deve presentare i connotati della immediata derivazione e della concreta effettivita', ma non coincide necessariamente, quanto alla posizione dell'ente collettivo, con il solo profitto conseguito dall'autore del reato, potendo consistere anche in altri vantaggi di tipo economico che l'ente abbia consolidato e che siano dimostrati. Per l'azionista, d'altra parte, valgono ovviamente gli stessi criteri, con la precisazione che il vantaggio puo' consistere nella acquisizione della plusvalenza delle azioni, come nella evitata perdita di valore, sempre che il vantaggio stesso possa individuarsi con le caratteristiche della effettiva realizzazione e non della sola "attesa". - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 13 giugno 2014, n. 25450. La nozione di profitto dipendente dal reato di manipolazione del mercato e riferibile sia alla societa' che agli azionisti indagati, deve presentare i connotati della immediata derivazione e della concreta effettivita', ma non coincide necessariamente, quanto alla posizione dell'ente collettivo, con il solo profitto conseguito dall'autore del reato, potendo consistere anche in altri vantaggi di tipo economico che l'ente abbia consolidato e che siano dimostrati. Per l'azionista, d'altra parte, valgono ovviamente gli stessi criteri, con la precisazione che il vantaggio puo' consistere nella acquisizione della plusvalenza delle azioni, come nella evitata perdita di valore, sempre che il vantaggio stesso possa individuarsi con le caratteristiche della effettiva realizzazione e non della sola "attesa".
Importante e’ anche l’affermazione, delle stesse Sezioni Unite secondo cui, invece, ” il profitto di rilevante entita’ richiamato nell’articolo 13 (ma anche nell’articolo 16, articolo 24, comma 2, articolo 25, comma 3, articolo 25 ter, comma 2 e articolo 25 sexies, comma 2), che ha tradotto il criterio di delega (“casi di particolare gravita'”) contenuto nella direttiva di cui alla Legge 29 settembre 2000, n. 300, articolo 11, lettera L), evoca un concetto di profitto “dinamico”, che e’ rapportato alla natura e al volume dell’attivita’ d’impresa e ricomprende vantaggi economici anche non immediati (cfr. Cass. sez. 6 23/6/2006 n. 32627, La Fiorita) ma, per cosi’ dire, di prospettiva in relazione alla posizione di privilegio che l’ente collettivo puo’ acquisire sul mercato in conseguenza delle condotte illecite poste in essere dai suoi organi apicali o da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di questi.
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 13 ottobre 2014, n. 42809....

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 24
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 25
 articolo 11
 Cass. sez. 
 sentenza