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Timestamp: 2020-04-08 04:25:32+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 2650 del 01/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2650 del 01/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 01/02/2017, (ud. 03/11/2016, dep.01/02/2017), n. 2650
sul ricorso 27714/2015 proposto da:
C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, MONTESANTO 52,
presso lo studio dell’avvocato ANTONIO BACCARI, rappresentato e
difeso dall’avvocato GIOACCHINO BIFULCO, giusta procura a margine
avverso la sentenza n. 4769/34/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI, emessa il 21/04/2015 e depositata il
udito l’Avvocato Gioacchino Bifulco, per il ricorrente, che si
L’Agenzia delle Entrate ha negato le agevolazioni fiscali previste per l’imposta di registro quanto ad una vendita (rogata dal notaio ricorrente) di un immobile di edilizia residenziale pubblica, realizzato in epoca anteriore al piano di edilizia residenziale del 1971.
Il notaio rogante ha fatto ricorso, ma i giudici di merito hanno disatteso la sua tesi.
In particolare, la CTR ha ritenuto che le agevolazioni previste dal D.P.R. n. 601 del 1973, art. 32, comma 2, non si applicano alla vendita in questione, perchè relativa ad un immobile costruito prima dell’attuazione del piano di edilizia residenziale pubblica di cui alla legge del 1971, mentre esse riguardano solo gli immobili realizzati in attuazione di quel piano e non possono essere analogicamente estesi ad altri immobili, come quelli realizzati prima.
Il notaio rogante ha proposto ricorso per cassazione con un motivo, con cui contesta l’interpretazione data alla legge dalla CTR. Si è costituita l’Agenzia con controricorso.
Il motivo di ricorso non appare fondato.
Va innanzitutto evidenziato che il ricorrente disattende la ratio della decisione impugnata. Egli ritiene infatti che la CTR ha rigettato l’appello assumendo che la vendita è avvenuta per finalità di lucro, o per ragioni finanziarie, finalità che impedirebbero di godere dell’agevolazione fiscale. Invece, secondo il ricorrente, la CTR avrebbe dovuto prescindere dalle ragioni della dismissione del bene comunale ed attenersi alla riconosciuta natura di edificio appartenente all’edilizia residenziale pubblica (“la sentenza è errata perchè individua le finalità verso le quali era diretta la vendita…. ma non la qualificazione del tipo di edilizia che avrebbe garantito l’applicazione (o meno) della normativa e quindi delle agevolazioni fiscali” p. 13).
In realtà, la decisione impugnata nega l’agevolazione fiscale (imposta di registro fissa) non già avuto riguardo alle finalità della vendita, ma perchè l’immobile, costruito prima del 1971, non rientra ratione temporis nel piano di edilizia popolare previsto dalla L. n. 865 del 1971.
Correttamente intesa la ratio della decisione trova conforto nella giurisprudenza di questa Corte, che, con orientamento costante, limita l’applicazione delle agevolazioni agli immobili che siano stati realizzati in attuazione del piano di edilizia pubblica di cui al titolo 4^ della L. n. 865 del 1971, escludendo gli altri, cui l’estensione del beneficio presupporrebbe una interpretazione analogica, vietata dalla natura eccezionale della norma che il beneficio istituisce (Cass. n. 14800 del 2015; Cass. n. 2925 del 2013; Cass. n. 10950 del 2005).
La CTR ha dunque fatto corretta applicazione di questa giurisprudenza, che limita l’agevolazione ai soli immobili realizzati in attuazione del piano di edilizia del 1971 e non a quelli realizzati anteriormente.
Nè può dirsi conferente il richiamo all’art. 32 fatto dalla legge finanziaria del 2015 (art. 58, comma 1), che non fa, come ritiene il ricorrente, una questione di interpretazione autentica circa l’epoca della vendita, o della costruzione dell’immobile, che deve pur sempre successiva al 1971, ma fa questione del titolo di acquisto, precisando che l’agevolazione si applica solo agli atti di acquisto delle aree, indipendentemente dal titolo di acquisto degli immobili da parte degli enti pubblici. Nulla dice circa il criterio temporale di applicazione dell’agevolazione, che è la questione qui dirimente.
La Corte respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento della somma di 500,00 Euro a titolo di spese processuali, oltre alle spese prenotate a debito dando atto della sussistenza dei presupposti per il versamento del doppio del contributo unificato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.