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Timestamp: 2020-08-15 14:25:50+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23051 del 03/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23051 del 03/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 03/10/2017, (ud. 04/05/2017, dep.03/10/2017), n. 23051
CORRIERE DELLO SPORT S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale
A. DEPRETIS 86, presso lo studio dell’avvocato PIETRO CAVASOLA, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FABRIZIO SPAGNOLO,
ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA GIORNALISTI ITALIANI GIOVANNI AMENDOLA
INPGI C.F. (OMISSIS), in persona del Presidente e legale
VECCHIO, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 4141/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 07/07/2011 R.G.N. 428/2008;
04/05/2017 dal Consigliere Dott. BERRINO UMBERTO;
In particolare, in relazione al periodo anteriore all’1.1.1998, al quale è stato circoscritto l’oggetto del contendere, la Corte territoriale ha osservato che per gli ultimi due mesi del 1997 difettava la prova della documentazione attestante l’effettivo aggiornamento professionale dei giornalisti, come previsto dall’art. 45 del CCNL di categoria, per cui veniva meno la dimostrazione della sussistenza della esenzione contributiva ed era legittima l’applicazione dei contributi sulle somme versate ai dipendenti indicati nel verbale ispettivo. Inoltre, secondo la stessa Corte, era corretta anche l’esclusione del più favorevole regime sanzionatorio di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, non essendo tale disciplina applicabile automaticamente all’INPGI che aveva il potere di adottare, al riguardo, autonome deliberazioni, al fine di assicurare l’equilibrio del proprio bilancio, obbligatorio ai sensi del D.Lgs. n. 509 del 1994, art. 2, che aveva privatizzato lo stesso istituto di previdenza.
Resiste con controricorso l’INPGI che deposita, altresì, memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
1. Col primo motivo la società ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e della L. n. 153 del 1969, art. 12, dolendosi del fatto che la Corte d’appello non avrebbe considerato la genericità e superficialità delle rilevazioni contenute nel verbale di accertamento redatto dall’INPGI, avrebbe erroneamente valutato la documentazione comprovante la natura degli aggiornamenti professionali che avevano dato luogo ai rimborsi spesa oggetto di causa ed avrebbe erroneamente interpretato la L. n. 153 del 1969, art. 12 e l’art. 45 del CCNL giornalisti. Invero, secondo parte ricorrente, gli aggiornamenti erano afferenti ai corsi di lingua straniera, ai seminari ed alle iniziative culturali attinenti a specifiche competenze (sport), alle visite ad altre redazioni o realtà sportive italiane ed estere, come comprovato dalle ricevute di pagamento oggetto di causa. Inoltre la citata norma collettiva di cui all’art. 45 non dettava alcuno specifico contenuto di tale aggiornamento professionale, per cui la società era libera di autodeterminarsi.
2. Col secondo motivo, dedotto per violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, la ricorrente società, nel contestare la decisione nella parte in cui è stato escluso il più favorevole regime sanzionatorio di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, lamenta che la Corte d’appello è incorsa in errore nel non ritenere l’INPGI obbligato all’applicazione di quest’ultima norma relativamente alle misure per favorire l’emersione del lavoro irregolare ed alla concessione di sconti sulle sanzioni che le aziende devono pagare agli istituti previdenziali per il ritardato pagamento dei contributi e dei premi.
Orbene, con riferimento al primo motivo di censura, si rileva che la L. n. 153 del 1969, art. 12, stabilisce che debba essere assoggettato a contribuzione “tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro”, per cui tale norma dà luogo ad una presunzione generale di assoggettamento che può essere vinta solo dalla dimostrazione che l’erogazione appartenga ad una delle categorie espressamente escluse da contributo dal medesimo art. 12, comma 2 (v. da ult. Cass. sez. lav. n. 8382/2016, nonchè Cass. n. 461 del 2011).
Infatti, per quanto possa essere interesse dell’azienda il miglioramento del capitale umano dei propri dipendenti, l’art. 45 CCNLG confina la rilevanza giuridica di codesto interesse nell’ambito delle attività “attinenti le loro specifiche competenze”, onde l’esonero contributivo può essere legittimamente rivendicato solo previa dimostrazione della correlazione tra le attività di aggiornamento professionale e le competenze del giornalista che ne beneficia, rientrando diversamente nella presunzione generale di cui alla citata L. n. 153 del 1969, art. 12.
5. Quanto alla questione del regime sanzionatorio, nel ribadirsi l’infondatezza della relativa censura, si osserva che questa Corte ha già avuto modo di pronunziarsi in siffatta materia affermando (Cass. sez. lav. n. 838 del 19.1.2016) che “in caso di omesso o ritardato pagamento di contributi previdenziali all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani (INPGI), privatizzato ai sensi del D.Lgs. n. 509 del 1994, la disciplina sanzionatoria prevista dalla L. n. 388 del 2000, art. 116, non si applica automaticamente poichè l’Istituto, per assicurare l’equilibrio del proprio bilancio, ha il potere di adottare autonome deliberazioni, soggette ad approvazione ministeriale, fermo l’obbligo, a norma della L. n. 388 del 2000, art. 76, di coordinare l’esercizio di tale potere con le norme che regolano il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza sociale obbligatoria, sicchè il nuovo regime sanzionatorio è inapplicabile alle obbligazioni contributive riferite a periodi antecedenti al recepimento della disciplina da parte dell’istituto.”(conf. a Cass. sez. lav. n. 12208 del 6.6.2011).
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 5700,00, di cui Euro 5500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 116
 art. 2
 art. 12
 art. 12
 art. 116
 art. 12
 art. 12
 Cass. sez. 
 Cass. 
 art. 12
 art. 116
 art. 76
 Cass. sez.