Source: https://www.laleggepertutti.it/227640_cosa-scrivere-nella-causale-del-bonifico
Timestamp: 2020-07-10 13:58:38+00:00

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Devi eseguire un bonifico e non sai cosa scrivere nella causale? Ecco a cosa devi stare attento.
Oggi il bonifico bancario è divenuto uno tra i mezzi di pagamento più diffusi. Esso è molto comodo, perché consente di accreditare i soldi direttamente sul conto corrente. Inoltre, il bonifico vale come quietanza, ossia come prova dell’avvenuto pagamento. Un bonifico bancario lascia però una traccia e siccome il nostro ordinamento pretende che non vi siano trasferimenti di ricchezza senza una causa, quando esegui un bonifico ti viene richiesto di indicare una causale. La causale altro non è che la ragione per cui avviene un trasferimento di denaro da un soggetto ad un altro. Cosa scrivere nella causale del bonifico? Anche se non è obbligatorio per legge indicare la causale del bonifico, è molto rischioso non farlo, perché potresti aver bisogno di provare di aver eseguito un pagamento e senza causale non sei in grado di farlo. Ma a volte può essere rischioso anche essere troppo dettagliati. Potresti riconoscere un tuo debito, andando incontro a conseguenze negative, oppure potresti violare la privacy del beneficiario del bonifico. Ecco perché è bene sapere con esattezza cosa scrivere.
1 Cos’è un bonifico e perché è così diffuso?
2 Cos’è la causale ed è obbligatoria nei bonifici?
3 La causale come quietanza di pagamento
4 Cos’è l’imputazione del pagamento?
5 Cosa rischi scrivendo nella causale?
6 La privacy nella causale
7 Causale nelle locazioni
Cos’è un bonifico e perché è così diffuso?
Un bonifico bancario è un mezzo per trasferire denaro da un soggetto ad un altro, mediante lo spostamento di una somma tra due conti correnti. È uno strumento diffuso perché molto comodo: consente di trasferire denaro anche tra soggetti fisicamente distanti, che non hanno la possibilità di incontrarsi per scambiarsi un assegno o i contanti. Quasi tutte le banche permettono oggi di disporre bonifici bancari direttamente da casa, dal proprio computer, attraverso il servizio di home banking. Peraltro, non si possono eseguire pagamenti in contanti per importi superiori a 3.000 euro[1] e pertanto il bonifico bancario è una delle opzioni che si rendono necessarie per pagamenti oltre questa soglia. Non sempre, però, si può pagare con bonifico bancario. Il codice civile italiano prevede infatti che le obbligazioni pecuniarie, ossia gli obblighi di pagare una somma di denaro, si debbano eseguire in «moneta avente corso legale nello Stato al momento del pagamento» [2]. La Corte di Cassazione ha così stabilito che il bonifico bancario non è idoneo a pagare un debito avente ad oggetto una somma di denaro e pertanto il creditore potrebbe rifiutarlo[3]. A questa regola fa eccezione l’accordo tra le parti: avrai notato, infatti, che gran parte dei contratti e delle fatture (o avvisi di fattura) contengono l’indicazione di pagare il debito alle coordinate bancarie del creditore. Pertanto, nel caso in cui sia lo stesso creditore ad indicare il pagamento mediante bonifico bancario, non si porranno problemi e potrai adempiere mediante bonifico. In ogni caso, l’effetto liberatorio per il debitore si verificherà soltanto quando il creditore avrà la materiale disposizione del denaro sul proprio conto corrente, ossia solitamente a distanza di un paio di giorni dalla disposizione di bonifico da parte del debitore.
Cos’è la causale ed è obbligatoria nei bonifici?
La causale è la ragione economico-sociale per cui avviene uno scambio di denaro tra due conti correnti. L’ordinamento pretende che ciascun trasferimento di ricchezza avvenga per una causa e anche quando avviene per semplice generosità (come per un regalo), si dice che il trasferimento avviene a titolo di liberalità. Diversamente, ossia qualora non venga giustificato, attraverso la corretta indicazione di una causale, il trasferimento di denaro, si verifica quello che la legge definisce un arricchimento senza giusta causa, il quale dà luogo al diritto di restituzione di quanto versato. L’indicazione della causale non è in realtà obbligatoria affinché vada a buon fine l’operazione bancaria. Nessuna norma la impone ai fini della validità del bonifico. Né alcuna norma impone di scrivere parole o formule specifiche. Tuttavia, se disponi il bonifico presso una filiale bancaria, i suoi operatori saranno obbligati ad eseguire le adeguate verifiche ai sensi delle norme sull’antiriciclaggio e quindi dovrai comunque fornire una serie di informazioni sulle ragioni che giustificano lo spostamento di denaro effettuato tramite il bonifico[4]. In ogni caso, anche se esegui il bonifico da casa e non dalla filiale, sarà opportuno indicare e specificare con cura la causale perché potresti trovarti nella situazione di dover spiegare a quale titolo hai eseguito un versamento di denaro oppure il fisco potrebbe chiederti conto della ragione per cui hai ricevuto un bonifico bancario.
La causale come quietanza di pagamento
A distanza di anni, potresti trovarti nella situazione di dover dimostrare di aver eseguito un pagamento e di aver quindi correttamente assolto ad un debito. La contabile del bonifico rilasciata dalla banca è infatti sufficiente a provare l’avvenuto pagamento e, in una certa misura, può sostituire la quietanza che dovrebbe rilasciarti il creditore. Pensa all’esempio in cui il tuo creditore ti chiede il pagamento di un suo credito in realtà già pagato: se sei in grado di dimostrare di aver pagato quel debito, esibendo la causale del bonifico, potrai mettere fine ad ogni sua rivendicazione. Infatti, non sempre il creditore consegna al debitore la quietanza, ossia un documento che attesta l’avvenuto pagamento, nonostante il diritto a riceverlo sia espressamente previsto dalla legge [5]. Tuttavia, con il bonifico bancario la quietanza è superflua, perché se tu hai indicato correttamente nella causale il debito che hai pagato (per esempio: «pagamento fattura n. x del xx.xx.xxxx» o «pagamento avviso di fattura n. x del xx.xx.xxxx») la contabile riassuntiva del bonifico sarà sufficiente a provare il tuo corretto adempimento. L’esatta indicazione della causale è ancor più importante quando hai più debiti verso la stessa persona, perché in questo caso la causale ha la funzione di imputazione del pagamento.
Cos’è l’imputazione del pagamento?
L’imputazione è la facoltà per il debitore di indicare quale debito sta pagando nel caso in cui abbia più debiti verso una stessa persona. Pensa ad esempio, al caso in cui il tuo avvocato ti abbia mandato più avvisi di fattura relativi a pratiche diverse per le quali ha svolto attività professionale in tuo favore. Quando paghi, hai la facoltà di dichiarare quale debito, e quindi quale avviso di fattura, stai pagando[6]; se non lo fai, è il creditore che può imputare il pagamento ricevuto al credito che vuole[7]. Cosa cambia pagare un debito anziché un altro? Può cambiare innanzitutto per il calcolo degli interessi: a te conviene pagare i debiti più antichi e quelli più onerosi, che sono quelli che producono maggiori interessi. Inoltre, un debito potrebbe essere da te contestato perché non dovuto o perché eccessivo o infine perché prescritto: ti converrà quindi pagare prima di tutto i debiti da te non contestati, così da poterti mantenere aperta la possibilità di contestare quelli dubbi in un eventuale processo. Quindi, quando paghi un debito ad un soggetto verso cui hai più debiti, dichiara sempre quale debito stai pagando nella causale del bonifico: non andrà pertanto scritto semplicemente «pagamento fatture», ma dovrai specificare il pagamento di quale fattura stai eseguendo (esempio: «pagamento fattura n. x del xx.xx.xxxx»).
Cosa rischi scrivendo nella causale?
Essere troppo dettagliati nell’indicazione della causale di un bonifico a volte può essere negativo. La causale di un bonifico, a determinate condizioni, può essere infatti considerata un riconoscimento di debito. Se paghi il debito per intero, non c’è nessun problema: hai assolto il tuo obbligo di pagare e con una causale del bonifico dettagliata potrai agevolmente provarlo. Se invece paghi una parte del debito, ossia un acconto, e lo scrivi nella causale, potresti aver riconosciuto il tuo debito per intero, dando l’opportunità al tuo creditore di agire giudizialmente contro di te per la parte di debito che non hai ancora pagato[8]. Il riconoscimento di debito è infatti un atto unilaterale con il quale il debitore riconosce (cioè ammette) di dovere una somma di denaro verso il creditore. Il riconoscimento di debito è particolarmente importante, perché in un giudizio civile inverte l’onere della prova: non sarà più il creditore, come avviene usualmente, a provare di vantare un credito, ma sarà il debitore a dover dare la prova contraria. Addirittura, nel procedimento per decreto ingiuntivo, che è usato frequentemente per recuperare crediti relativi a transazioni commerciali, il riconoscimento di debito serve per ottenere l’immediata esecutività del decreto. Ciò significa che il creditore potrà agire immediatamente in via esecutiva contro il debitore, pignorando i suoi beni. Di conseguenza, sono molto rischiose formule del tipo «pagamento acconto su fattura n. x» oppure «restituzione prestito: rata 1 di x». Insomma, se pagate solo una parte del debito, è opportuno non indicare nella causale che il pagamento avviene come acconto o come rata: solo non indicandolo, eviterete di riconoscere l’intero debito[9].
La privacy nella causale
Un altro rischio cui vai incontro quando scrivi nella causale è di ledere la riservatezza del beneficiario. Fai attenzione, dunque, alle informazioni sensibili che indichi nella causale del bonifico. La Corte di Cassazione ha recentemente stabilito che indicare in causale un’informazione riservata, come può essere il riferimento allo stato di salute di un soggetto, costituisce trattamento di dati sensibili. Nel caso deciso dalla Corte l’ordinante aveva compilato la causale indicando «pagamento rateo arretrati bimestrali e posticipati (…) L. n. 210 del 1992», facendo riferimento all’indennità spettante ai soggetti affetti da determinate patologie previste dalla legge indicata nel bonifico. L’ordinante il bonifico è stato ritenuto dalla Corte come titolare del trattamento e quindi soggetto agli obblighi contenuti nella normativa sulla protezione dei dati personali: nel caso di dati sensibili, come l’indicazione di dati riguardanti lo stato di salute, il trattamento deve essere svolto con particolari tecniche di cifratura che non rendano identificabile l’interessato[10]. Va detto che la decisione della Corte ha fatto applicazione della normativa italiana in materia di protezione dei dati personali che è stata affiancata, a partire dal 25 maggio 2018, da una disciplina diversa di origine europea (cosiddetto GDPR). Tuttavia, la Corte di Cassazione ha comunque affermato l’importante principio per cui scrivere la causale del bonifico costituisce trattamento dei dati personali, con la conseguenza che l’ordinante diventa vero e proprio titolare del trattamento.
Causale nelle locazioni
Quando paghi il canone di locazione mediante bonifico bancario è fondamentale essere precisi nell’indicazione della causale. Infatti, dalle locazioni sorgono debiti di varia natura: non c’è solo il canone, che costituisce l’obbligazione principale, ma potrebbero esserci per esempio anche le spese condominiali, le bollette ed il deposito cauzionale. Per questo è fondamentale dichiarare espressamente cosa stai pagando. Ricordati, per esempio, che il deposito cauzionale ha la funzione di risarcire eventuali danni da te provocati all’immobile e ti deve venire restituito al termine del contratto, se l’immobile non è stato danneggiato. Il deposito cauzionale non può sostituire i canoni di locazione e, se le parti non prevedono diversamente, è produttivo di interessi in favore del conduttore: pertanto se versi il deposito cauzionale mediante bonifico bancario devi specificarlo, affinché non venga imputato a canoni. Anche quando paghi il canone di locazione, specifica sempre a quale mese si riferisce il pagamento e a quale immobile (ad esempio: «pagamento canone di locazione mensile gennaio 2018 per immobile sito in x»). Per quanto riguarda le spese condominiali, è sempre il proprietario dell’immobile ad esserne tenuto al pagamento, salvo il diritto a chiederne il rimborso al conduttore. A volte, dunque, il conduttore paga le spese direttamente all’amministratore di condominio, a volte le paga al proprietario: risulta così fondamentale poter provare di averle pagate, per non rischiare di doverle versare due volte, una all’amministratore ed una al proprietario. Se paghi canone di locazione e spese condominiali insieme, ricordati di specificare quale parte del pagamento è relativa al canone e quale alle spese condominiali. Infatti, il fisco potrebbe insospettirsi: l’imposta di registro sul contratto di locazione è liquidata in base al valore del canone e quindi se dai bonifici risulta un pagamento superiore all’importo dichiarato nel contratto di locazione il fisco potrebbe procedere ad accertamenti. Quindi, è opportuno scrivere: «pagamento canone di locazione mensile gennaio 2018 (euro xx) e quota mensile spese condominiali (euro xx) per immobile sito in xx»).
[1] Art. 49 decreto legislativo n. 231/2007 del 21.11.2007 (cosiddetta legge sull’antiriciclaggio).
[2] Art. 1277, comma 1 cod. civ.
[3] Cass. sent. n. 27520/2008 del 19.11.2008 e Cass. sent. n. 17961/2004 del 06.09.2004.
[4] Articoli 17 e seguenti decreto legislativo n. 231/2007 del 21.11.2007.
[5] Art. 1199 cod. civ.
[6] Art. 1193 cod. civ.
[7] Art. 1195 cod civ.
[8] Cass. sent. n. 2614/1999 del 20.03.1999.
[9] Cass. sent. n. 7820/2017 del 27.03.2017.
[10] Cass. sent. n. 30981/2017 del 27.12.2017

References: Art. 49
 Art. 1277
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 1199
 Art. 1193
 Art. 1195
 Cass. 
 Cass. 
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