Source: http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/
Timestamp: 2017-08-20 15:18:14+00:00

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ISOLA DELLE FEMMINE DA LIBERARE: novembre 2007
Pubblicato da Pino Ciampolillo a 06:22 0 commenti
AMICI SCUSATE PURTROPPO GLI EVENTI INCALZANO QUINDI PRIMA DI PARLARE DI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE, VORREMMO PARLARE ANZI FARVI ASCOLTARE COSA PUO' SUCCEDERE....siccome è troppo ghiotta la situazione voglio riportare integralmente la riflessione di un amico:
"Sono allibito!
Sembra una farsa tratta da un film i cui protagonisti potrebbero essere Totò e Peppino. E se questi sono quelli che devono tutelare la nostra salute, allora forse è meglio cominciare a pensare di abbandonare questa triste."
Ieri (21.11.07) presso l'Assessorato Territorio Ambiente della Regione Sicilia si è svolta la conferenza di servizi, coordinata dal servizio 2, per la concessione dell'autorizzzazione integrata ambientale richiesta dalla Italcementi .
Abbiamo udito, da parte dei pochi partecipanti invitati, perplessità carenze incompletezze circa il progetto che la Italcementi ha presentato.
Non possiamo esimerci dal lanciare un accorato appello all'Assessore Rosanna Interlandi circa il rispetto delle norme, regole e leggi in materia di Partecipazione degli Enti alle conferenze di servizi.
L'appello alla vigilanza al controllo e alle garanzie, trova una sua giustificazione dalle notizie di stampa e televisione che vedono coinvolti proprio i Dirigenti dei Servizi interessati per alcune competenze (emissioni in atmosfera) della procedura AIA per l'azienda Italcementi di Isola delle Femmine.
Vale la pena citare una recente sentenza della Corte Costituzionale a tutela dei beni paesaggistici
La positiva e per certi versi sorprendente sentenza della Corte Costituzionale n. 367del 7 novembre 2007 riconferma il valore assoluto e primario del “paesaggio”, in linea con l’art. 9 della nostra Costituzione: respinge infatti tutti i ricorsi delle Regioni che rivendicano, impropriamente, la competenza in tema di tutela del paesaggio. Questa decisione rappresenta un punto fermo e importante per il futuro del Paese. Ad ogni modo, siamo chiamati a mantenere alto il livello di attenzione e a continuare a vigilare sull’operato delle nostre istituzioni, affinché tale sentenza si tramuti in fatti visibili e concreti.
http://www.pausania.it/images/stories/ccost_367_07.pdf
Le attività produttive soggette alla disciplina di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC) sono quelle riportate nell'allegato I del d.lgs. n. 59/2005 ed al punto 6 delle linee guida allegate alla delibera n. 43/15 dell'11/10/2006 (vedi normativa).
Articolo 5 - Procedura ai fini del rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale
[Domanda - Impianto - Materie prime - Ubicazione - Emissioni - Tecnologia - recupero rifiuti - Calendario - Commissione istruttoria - Industrie insalubri]
9. Ai fini dello svolgimento delle attività istruttorie e di consulenza tecnica connesse al rilascio delle autorizzazioni di competenza statale, è istituita presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, una commissione istruttoria IPPC composta da 27 esperti di elevata qualificazione, di cui uno con funzioni di presidente, provenienti dalle amministrazioni pubbliche, dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, da università, istituti scientifici, enti di ricerca, soggetti pubblici e privati adeguatamente qualificati. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, adottato previa adozione del decreto di cui all'articolo 18, comma 2, sono nominati i membri della commissione ed è disciplinato il funzionamento della commissione stessa. Al fine di garantire il necessario coinvolgimento degli enti territoriali, per le attività relative a ciascuna domanda di autorizzazione, la commissione è integrata da un esperto designato da ciascuna regione, da un esperto designato da ciascuna provincia e da un esperto designato da ciascun comune territorialmente competenti. La commissione istruttoria IPPC ha il compito di fornire all'autorità competente, anche effettuando i necessari sopralluoghi, in tempo utile per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, un parere istruttorio conclusivo e pareri intermedi debitamente motivati, nonché approfondimenti tecnici in merito a ciascuna domanda di autorizzazione. Ai componenti della commissione spetta un compenso stabilito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Agli oneri relativi al funzionamento della commissione, si provvede mediante le somme determinate ai sensi dell'articolo 18, comma 2.
10. L'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, convoca apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14 ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14 quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i Ministeri dell'interno, della salute e delle attività produttive.
12. Acquisite le determinazioni delle amministrazioni coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di cui al comma 8, l'autorità competente rilascia, entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, un'autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono la conformità dell'impianto ai requisiti previsti nel presente decreto, oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformità ai requisiti di cui al presente decreto.
L'autorizzazione per impianti di competenza statale di cui all'allegato V del presente decreto è rilasciata con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio; in caso di impianti sottoposti a procedura di valutazione di impatto ambientale, il termine di cui sopra è sospeso fino alla conclusione di tale procedura. L'autorizzazione integrata ambientale non può essere comunque rilasciata prima della conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale.
14. L'autorizzazione integrata ambientale, rilasciata ai sensi del presente decreto, sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione, fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e le autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di recepimento della direttiva 2003/87/CE. L'autorizzazione integrata ambientale sostituisce, in ogni caso, le autorizzazioni di cui all'elenco riportato nell'allegato II. L'elenco riportato nell'allegato II, ove necessario, è
modificato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri delle attività produttive e della salute, d'intesa con la Conferenza unificata istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
18. Ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere le modalità previste per la protezione dell'ambiente nel suo complesso di cui al presente decreto, secondo quanto indicato all'articolo 7, nonché l'indicazione delle autorizzazioni sostituite.
L'autorizzazione integrata ambientale concessa agli impianti esistenti prevede la data, comunque non successiva al 30 ottobre 2007, entro la quale tali prescrizioni debbono essere attuate. Nel caso in cui norme attuative di disposizioni comunitarie di settore dispongano date successive per l'attuazione delle prescrizioni, l'autorizzazione deve essere comunque rilasciata entro il 30 ottobre 2007. L'autorizzazione integrata ambientale concessa a impianti nuovi, già dotati di altre autorizzazioni ambientali all'esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, può consentire le deroghe temporanee di cui al comma 5, dell'articolo 9.
20. In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell'impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, d'intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi l'autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l'attuazione dell'accordo e la procedura di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale.
Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.
Allegato I del D.lgs 18-2-2005 n.59
1. Gli impianti o le parti di impianti utilizzati per la ricerca, lo sviluppo e la
sperimentazione di nuovi prodotti e processi non rientrano nel presente
2. I valori limite riportati di seguito si riferiscono in genere alle capacità di
produzione o alla resa. Qualora uno stesso gestore ponga in essere varie
attività elencate alla medesima voce in uno stesso impianto o in una stessa
località, si sommano le capacità di tali attività.
1.1 Impianti di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50
2.1 Impianti di arrostimento o sinterizzazione di minerali metallici compresi i
minerali solforati.
2.2. Impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria),
compresa la relativa colata continua di capacità superiore a 2,5 tonnellate
a) laminazione a caldo con una capacità superiore a 20 tonnellate di acciaio
grezzo all'ora;
b) forgiatura con magli la cui energia di impatto supera 50 kJ per maglio e
allorché la potenza calorifica è superiore a 20 MW;
c) applicazione di strati protettivi di metallo fuso con una capacità di
trattamento superiore a 2 tonnellate di acciaio grezzo all'ora.
2.4. Fonderie di metalli ferrosi con una capacità di produzione superiore a 20
a) destinati a ricavare metalli grezzi non ferrosi da minerali, nonché
concentrati o materie prime secondarie attraverso procedimenti metallurgici,
chimici o elettrolitici;
b) di fusione e lega di metalli non ferrosi, compresi i prodotti di recupero
(affinazione, formatura in fonderia), con una capacità di fusione superiore a 4
tonnellate al giorno per il piombo e il cadmio o a 20 tonnellate al giorno per
tutti gli altri metalli.
2.6. Impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche
mediante processi elettrolitici o chimici qualora le vasche destinate al
trattamento utilizzate abbiano un volume superiore a 30 m3.
3.1. Impianti destinati alla produzione di clinker (cemento) in forni rotativi la
cui capacità di produzione supera 500 tonnellate al giorno oppure di calce viva
in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 50 tonnellate al giorno, o
in altri tipi di forni aventi una capacità di produzione di oltre 50 tonnellate al
3.2. Impianti destinati alla produzione di amianto e alla fabbricazione di
prodotti dell'amianto.
3.3. Impianti per la fabbricazione del vetro compresi quelli destinati alla
produzione di fibre di vetro, con capacità di fusione di oltre 20 tonnellate al
3.4. Impianti per la fusione di sostanze minerali compresi quelli destinati alla
produzione di fibre minerali, con una capacità di fusione di oltre 20 tonnellate
3.5. Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, in
particolare tegole, mattoni, mattoni refrattari, piastrelle, gres, porcellane, con
una capacità di produzione di oltre 75 tonnellate al giorno e/o con una capacità
di forno superiore a 4 m3 e con una densità di colata per forno superiore a 300
Nell'àmbito delle categorie di attività della sezione 4 si intende per produzione
la produzione su scala industriale mediante trasformazione chimica delle
sostanze o dei gruppi di sostanze di cui ai punti da 4.1 a 4.6.
4.1 Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base
b) idrocarburi ossigenati, segnatamente alcoli, aldeidi, chetoni, acidi
carbossilici, esteri, acetati, eteri, perossidi, resine, epossidi;
d) idrocarburi azotati, segnatamente ammine, amidi, composti nitrosi, nitrati o
nitrici, nitrili, cianati, isocianati;
h) materie plastiche di base (polimeri, fibre sintetiche, fibre a base di
cellulosa);
4.2. Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base,
a) gas, quali ammoniaca; cloro o cloruro di idrogeno, fluoro o fluoruro di
idrogeno, ossidi di carbonio, composti di zolfo, ossidi di azoto, idrogeno,
biossido di zolfo, bicloruro di carbonile;
b) acidi, quali acido cromico, acido fluoridrico, acido fosforico, acido nitrico,
acido cloridrico, acido solforico, oleum e acidi solforati;
d) sali, quali cloruro d'ammonio, clorato di potassio, carbonato di potassio,
carbonato di sodio, perborato, nitrato d'argento;
e) metalloidi, ossidi metallici o altri composti inorganici, quali carburo di calcio,
silicio, carburo di silicio.
4.3. Impianti chimici per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto
o potassio (fertilizzanti semplici o composti).
4.4 Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti di base fitosanitari e di
4.5 Impianti che utilizzano un procedimento chimico o biologico per la
fabbricazione di prodotti farmaceutici di base.
Salvi l'art. 11 della direttiva 75/442/CEE e l'art. 3 della direttiva 91/689/CEE,
del 12 dicembre 1991 del Consiglio, relativa ai rifiuti pericolosi.
5.1. Impianti per l'eliminazione o il ricupero di rifiuti pericolosi, della lista di cui all'art. 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE quali definiti negli allegati II
A e II B (operazioni R 1, R 5, R 6, R 8 e R 9) della direttiva 75/442/CEE e nella
direttiva 75/439/CEE del 16 giugno 1975 del Consiglio, concernente
l'eliminazione degli oli usati, con capacità di oltre 10 tonnellate al giorno.
5.2. Impianti di incenerimento dei rifiuti urbani quali definiti nella direttiva
89/369/CEE dell'8 giugno 1989 del Consiglio, concernente la prevenzione
dell'inquinamento atmosferico provocato dai nuovi impianti di incenerimento
dei rifiuti urbani, e nella direttiva 89/429/CEE del 21 giugno 1989 del
Consiglio, concernente la riduzione dell'inquinamento atmosferico provocato
dagli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, con una capacità superiore a 3
tonnellate all'ora.
5.3. Impianti per l'eliminazione dei rifiuti non pericolosi quali definiti
nell'allegato 11 A della direttiva 75/442/CEE ai punti D 8, D 9 con capacità
5.4. Discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una capacità
totale di oltre 25.000 tonnellate, ad esclusione delle discariche per i rifiuti
b) di carta e cartoni con capacità di produzione superiore a 20 tonnellate al
6.2. Impianti per il pretrattamento (operazioni di lavaggio, imbianchimento,
mercerizzazione) o la tintura di fibre o di tessili la cui capacità di trattamento
supera le 10 tonnellate al giorno.
6.3. Impianti per la concia delle pelli qualora la capacità di trattamento superi
le 12 tonnellate al giorno di prodotto finito.
6.7. Impianti per il trattamento di superficie di materie, oggetti o prodotti
utilizzando solventi organici, in particolare per apprettare, stampare, spalmare,
sgrassare, impermeabilizzare, incollare, verniciare, pulire o impregnare, con
una capacità di consumo di solvente superiore a 150 kg all'ora o a 200 tonnellate all'anno.
6.8. Impianti per la fabbricazione di carbonio (carbone duro) o grafite per uso
elettrico mediante combustione o grafitizzazione.
http://www.impattoambientale.it/Articolo%205%20IPPC.pdf
http://www.comune.poirino.to.it/public/Lavori%20pubblici%20e%20patrimonio/allegato_i_dlgs_59_2005.pdf
http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/normativa/dlgs195.pdf
servizio a 32,30.............
3. Indizione e composizione della conferenza
3.1. Quando convocare la conferenza, chi deve convocarla e chi deve prendervi parte.
Allorché il ricorso alla conferenza di servizi sia risultato necessario e cioè, in primis quando su un tema o su uno specifico progetto occorre acquisire – per legge statale, regionale o per altra norma di livello inferiore – il parere, il nullaosta, il permesso, l’autorizzazione o comunque l’assenso di più amministrazioni pubbliche (quali, ad esempio, l’Azienda Sanitaria Locale, la Provincia, l’Agenzia dell’ambiente regionale, ove istituita, la Soprintendenza ai beni culturali ovvero il Comune nel cui ambito territoriale ricade il progetto, ecc.) e tali atti non siano pervenuti entro 30 giorni4 dalla ricezione della relativa richiesta, va convocata in modo formale la conferenza tenendo presenti le seguenti innovazioni apportate dall’art.10 della Legge n. 15 recentemente approvata:
a – la prima riunione della conferenza è convocata entro 15 giorni dall’indizione, ovvero nei casi di particolare complessità dell’istruttoria, entro 30 giorni.
b – La convocazione deve pervenire agli invitati (anche per via telematica o informatica) almeno 5 giorni (in luogo dei 10 prima previsti) antecedenti la data della seduta.
La conferenza è indetta dal responsabile del procedimento qualora il medesimo abbia la competenza in base all’ordinamento dell’amministrazione convocante ad assumere l’atto finale; in caso contrario l’indizione della conferenza compete a chi è abilitato a sottoscrivere l’atto conclusivo del procedimento. È appena il caso di sottolineare che per individuare tale organo occorre fare riferimento non solo alla legge statale (ad esempio, al D. Lgv. n. 29/93 ovvero n. 267/2000) ma anche alla legislazione regionale, ai regolamenti ed a norme di livello inferiore quali gli statuti degli enti locali.
Può anche succedere che la “paternità” del procedimento non sia chiara, nel senso che più di una amministrazione abbia competenza o assuma di avere la competenza ad emettere l’atto finale.
In tal caso, salvo che l’individuazione non discenda direttamente dalla legge statale e/o regionale, anche secondo la circolare del Ministro della Funzione Pubblica 13.11.1990, n.57342/7.463 occorre avere riguardo all’amministrazione che ha la competenza primaria o prevalente ed a tale fine è dirimente l’attribuzione della competenza ad assumere l’atto conclusivo del procedimento per definire l’interesse pubblico ritenuto dal legislatore prevalente.
Questione fondamentale è anche l’individuazione delle amministrazioni e degli altri soggetti pubblici da invitare alla conferenza; atteso che in essa devono essere rappresentati e valutati tutti gli interessi pubblici coinvolti nel procedimento secondo l’ordinamento, è essenziale che non vi siano omissioni in proposito.
Poiché la conferenza di servizi sostituisce in toto gli atti che singolarmente le varie amministrazioni dovevano assumere prima dell’entrata in vigore della 241, alla conferenza devono essere formalmente invitate tutte le amministrazioni e tutti i soggetti pubblici che, in forza di legge, statale e regionale, nonché di regolamento hanno competenza ad emettere atti di intesa, autorizzazione, nulla osta, concessioni, concerti, permessi o atti di assenso comunque denominati.
Quindi, per fare un esempio, ove si debba realizzare un intervento su un immobile non soggetto a vincolo esplicito (cioè formalmente apposto) o implicito (per la semplice appartenenza ad una p.a. o altro soggetto indicato dalla legge) in forza delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei beni culturali, non sono tenuti a partecipare alla conferenza gli organi statali e/o regionali a cui tale tutela è demandata.
(4 Il termine precedente di 15 gg. è modificato dalla L. 15/2005, art. 8.)
DECRETO LEGISLATIVO 152/06 ARTICOLO 271
DECRETO LEGISLATIVO 351/99
GAZZETTA UFFICIALE REGIONE SICILIA PALERMO - SABATO 29 AGOSTO 1998 - N. 42
Dichiarazione di interesse industriale e destinazione per lo sfruttamento del giacimento di minerale di calcare esistente nell'area sita nei comuni di Palermo e Torretta, contrada Pian dell'Aia - Tre Finaite
La cava di Pian dell’Aia, impianto estrattivo di materiale calcareo a servizio della Italcementi di Isola delle Femmine è situata all’interno di un sito SIC “Raffo Rosso, Monte Cuccio e Vallone Sagana” cod ITA 020023 di cui al D.M 3 aprile 2000 GUI n .95 del 22 aprile 2000, GURS n.57 del 15/10/00 e regolamentato dal DPR 357/97 e s.m.i n. 120/03.
Il pSIC (proposto Sito di Importanza Comunitaria) già dalla data della sua individuazione è soggetto a tutela e a particolari procedure per eventuali opere/piani previsti al suo interno.
L’art. 5 del citato Decreto prevede che se una opera è già soggetta a VIA, essa deve ricomprendere l’analisi delle possibili incidenze sul sito, così come indicato nell’allegato G del DPR 357/97 e smi.
ARTICOLO 5 del DPR 357/97 e smi, prevede che tali studi vengano fatti anche per opere che insistono esternamente ai pSIC/ZPS, qualora vi sia la possibilità che essi abbiano effetti su di essi.
ART. 6 del nuovo DPR 120/2003, comma 1, nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione. Si tratta di un principio di carattere generale tendente ad evitare che vengano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario.
Enviado por Isola delle Femmine
Modernizzazione e restyling della cementeria di Malaga
Il nuovo progetto, sviluppato in stretta collaborazione con il CTG, prevede un investimento privato di 84 milioni di euro, record storico per Malaga. L’obiettivo è quello di assicurare longevità all’impianto e al resto delle nostre attività industriali.
La fábrica de Málaga de Financiera y Minera es una de las primeras instalaciones industriales en obtener la Autorización Ambiental Integrada (AAI) en la provincia malagueña. De este modo, culmina un proceso administrativo iniciado en junio de 2005, para adaptarse a la ley 16/2002 de Prevención y Control Integrados de la Contaminación.
La vergüenza de Málaga
Los politicos de nuestra ciudad permiten por motivos por todos sospechados (money, money...a la buchaca)la presencia dentro del casco urbano de Málaga, capital de la Costa del Sol, de la mayor fabrica de cemento de Andalucía. Ago 20, 2007
Pubblicato da Pino Ciampolillo a 06:11 2 commenti
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