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Timestamp: 2020-08-10 08:56:11+00:00

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Diritto penale della sicurezza sul lavoro | DPEI.IT - Diritto Penale Economia Impresa
Corte d’Appello di Bologna, Prima Sezione Penale, sent. 7950/2019 (ud. 20/12/2019, dep. 28/01/2020) *** *** *** Oggetto del provvedimento La scheda proposta ha ad oggetto l’analisi della pronuncia della Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Bologna contenente la conferma della condanna di primo grado del legale rappresentante di una S.p.a. per il delitto di cui all’art. 590, commi 1, 2 e 4, e 583, comma 1 n.1), c.p., derivante dal riconoscimento in suo capo della violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro ex d.lgs. 81/2008. Specificatamente, all’imputato...
Leggi tutto su La Corte d'Appello di Bologna sulla responsabilità penale del datore di lavoro per l’incolumità di un soggetto non dipendente della società (Corte App. Bo. sent. 7950/2019)
Il Giudice assolve con formula piena il datore di lavoro delegato e il preposto di una Società per Azioni produttrice di scaffalature metalliche e componibili dall’accusa di aver cagionato lesioni colpose ad un dipendente in violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Leggi tutto su Formazione continua e idonea organizzazione aziendale contribuiscono all’assoluzione degli apicali (e dei preposti) in caso di infortunio sul lavoro. Tribunale di Firenze, III sez. penale, 12 ottobre 2018 - depositata il 21.5.2019, n. 4401.
Il Direttore Generale – «titolare di delega ad hoc in materia di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro» ed al quale, dunque, «doveva essere riconosciuta la qualifica di datore di lavoro» – ed il Responsabile di Area – «e, dunque, titolare delle funzioni e compiti propri del dirigente» – di una Società cooperativa appaltatrice dei lavori di costruzione di un complesso residenziale venivano tratti a giudizio per la morte di un operaio (dipendente di altra Società subappltatrice), rimasto travolto dal terreno distaccatosi dal fronte di scavo di una trincea privo di armature di sostegno o contenimento (artt. 113 e 589, comma 1 e 2 C.p.). Più precisamente, ad entrambi gli imputati erano stati contestati profili di colpa generica e specifica, consistita nella violazione dell’art. 119 del D. Lgs. n. 81/2008 ( «che impone a datore di lavoro e dirigente di applicare armature di sostegno nello scavo di trincee profonde più di 1,5 metri, quando la consistenza del terreno non dia sufficiente garanzia di stabilità, anche in relazione alla pendenza delle pareti» ), nonché dell’art. 97, commi 1 e 3 del medesimo Decreto, «per non aver vigilato sui lavori concessi in sub appalto e sull’applicazione delle prescrizioni del Piano Sicurezza e Coordinamento (PSC)» e per non aver «verificato la congruenza del POS (Piano Operativo di Sicurezza) dell’impresa sub appaltatrice rispetto al proprio PSC (…) prima della trasmissione del POS medesimo al coordinatore per l’esecuzione». Solamente al Direttore Generale veniva inoltre addebitata, sempre a titolo di colpa specifica, la violazione dell’art. 2087 C.c., «per non aver, nella sua qualità di imprenditore, adottato le misure che secondo la qualità del lavoro, l’esperienza e la tecnica erano necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità del lavoratore» . Con la sentenza in commento, la Corte di Appello di Bologna ha confermato la condanna precedentemente inflitta dal Giudice di primo grado. Tuttavia, la circostanza per la quale, in pendenza della celebrazione del giudizio di appello, fosse intervenuto l’integrale risarcimento dei danni ai prossimi congiunti dell’operaio deceduto (con conseguente revoca delle relative costituzioni di parte civile), convinceva il Collegio della possibilità di riconoscere agli imputati sia le circostanze attenuanti generiche – negate dal primo Giudice – come equivalenti rispetto alla contestata aggravante prevenzionistica, sia la sospensione condizionale della pena così rideterminata.
Leggi tutto su La responsabilità ex art. 97, commi 1 e 3 del D. Lgs. n. 81/2008 del datore di lavoro dell’impresa affidataria in caso di subappalto – Nota a C. App. Bologna, Sez. I – pres. Chiappelli, sent. n. 2916/19 R.G. Sent. (ud. 7 maggio 2019 – dep. 1° agosto 2019)
Tribunale di Firenze, sez. I, 7.1.2019 *** *** *** Oggetto del provvedimento Il reato di lesioni aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro è oggetto della sentenza del Tribunale di Firenze, che, nella pur breve motivazione, affronta questioni meritevoli di approfondimento. Rilevata l’esistenza di una posizione di garanzia, la sentenza procede all’accertamento della violazione di regole cautelari da parte del datore di lavoro e, infine, prende in considerazione la misura soggettiva della colpa. Il datore di lavoro è amministratore delegato della...
Leggi tutto su Datore di lavoro e misura soggettiva della colpa: assolto l'amministratore delegato di una S.r.l. per inesigibilità del comportamento conforme alla regola cautelare; effetti favorevoli per l'ente (Trib. Fi, sent. 7 gen 2019).
Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione - la cui designazione, per essere efficace, dev'essere compiuta tra persone dotate di specifiche conoscenze e di requisiti professionali - concorre nel reato in danno della salute dei lavoratori ascrivibile al datore di lavoro - del quale è il consulente istituzionale nell'organizzazione del sistema globale della sicurezza aziendale - qualora abbia omesso di svolgere diligentemente i propri compiti e sempre che venga dimostrata l'efficienza causale del suggerimento inadeguato o scorretto del RSPP rispetto alla condotta inosservante dei doveri cautelari tenuta dallo stesso datore di lavoro. Egli può essere anche considerato responsabile esclusivo o concorrente dell’evento.
Leggi tutto su Responsabilità esclusiva o concorrente del RSPP (Cassazione Penale, Sez. IV, Sentenza 1 febbraio 2018, n. 4941)
L’ordinanza in commento si segnala per la netta posizione assunta dal Giudice per le Indagini Preliminari di Reggio Emilia riguardo alla concreta applicabilità della fattispecie di maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.) ai contesti di lavoro, pronunciata in ossequio al divieto di analogia in malam partem .
Leggi tutto su Attività d’impresa e rilevanza penale del “mobbing”: il punto di vista del GIP di Reggio Emilia riguardo all’applicabilità del 572 c.p. ai luoghi di lavoro (GIP Reggio Emilia, ord. 11 aprile 2018)
Leggi tutto su Successioni di leggi penali e caporalato. (Trib. di Brindisi, sent. 2017 n. 251)
Rapporto tra il reato di c.d. "caporalato" (art. 603bis c.p.) e il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.) (Corte di Assise di Lecce, sent. 13 luglio 2017)
La Corte d’Assise di Lecce, nel valutare la responsabilità penale di diversi imputati per i reati di associazione per delinquere, riduzione in schiavitù e intermediazione illecita di manodopera, estorsione, violenza privata e violazione dell’art. 12 comma 5 del d.lvo. 286/1998, attraverso la condanna, conferma l’ipotesi accusatoria, che ha evidenziato l’esistenza di una struttura criminale articolata, finalizzata al reclutamento di cittadini extracomunitari da destinare allo sfruttamento lavorativo nel settore agricolo. Tuttavia, nel valutare l’operatività dei reati-scopo e il rapporto fra le diverse fattispecie poste a tutela della personalità individuale e del patrimonio, ha ritenuto sussistente un concorso apparente di norme, per cui la fattispecie punita più gravemente, la riduzione in schiavitù, ha assorbito le altre ipotesi delittuose.
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Leggi tutto su Colpa e precauzione: scampato per un soffio il misunderstanding. (Trib. di Ravenna, Sent. 24.11.2016 n. 1935).
Amianto e mesotelioma pleurico: una pronuncia del Tribunale di Milano affronta la complicata vicenda dell’Enel di Turbigo (Tribunale di Milano, Sez. V, Sentenza del 25 Maggio 2015, n. 2161)
Il Tribunale di Milano ha assolto “per non aver commesso il fatto” gli ex dirigenti dell’Enel di Turbigo. Nel processo per omicidio colposo plurimo, con l’aggravante della violazione delle normative sulla sicurezza, per la morte di otto operai deceduti a causa del mesotelioma pleurico,la difesa ha dimostrato che non vi è certezza che la condotta omissiva sia stata una causa possibile dell’insorgenza delle forme tumorali o di un loro aggravamento.
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References: sentenza 
 art. 97
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