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Timestamp: 2020-07-12 18:44:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18778 del 26/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18778 del 26/09/2016
Cassazione civile sez. III, 26/09/2016, (ud. 16/06/2016, dep. 26/09/2016), n.18778
sul ricorso 2908-2015 proposto da:
IMMOBILIARE S. GIULIANO SRL, in persona del legale rappresentante
M.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE
MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato MARIO MONZINI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato DANTE SPIAZZI giusta
F.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VAI ROCCA
che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato EUGENIO
ROSSIGNOLI giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 1989/2014 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
udito l’Avvocato DANTE SPIAZZI;
udito l’Avvocato EUGENIO ROSSIGNOLI;
Nel 2004 F.R. esercitò il retratto agrario, nei confronti della acquirente Immobiliare S. Giuliano, in relazione a due atti di acquisto di due attigue strisce di terreno confinanti con il fondo del quale era proprietario e coltivatore diretto, offrendosi di pagare in via principale quanto previsto nell’atto traslativo in relazione alla porzione agricola di ciascun fondo, e in subordine quanto previsto in ciascun atto come prezzo per il trasferimento dell’intero fondo. Esperita nel corso del giudizio di primo grado la consulenza tecnica, che individuava le porzioni coltivabili ed il relativo controvalore, il F. riformulava le sue conclusioni chiedendo il trasferimento in proprietà del terreno limitatamente alla porzione agricola individuata dal c.t.u. dietro versamento del prezzo indicato dal consulente.
Il Tribunale di Verona, all’esito del giudizio di primo grado, rigettava le domande del F. ritenendo che la restrizione della domanda alla sola porzione avente effettivamente vocazione agricola, individuata dal c.t.u., integrasse una nuova dichiarazione di riscatto, tardiva.
La Corte d’Appello di Venezia, con la sentenza qui impugnata, accoglieva invece la domanda di retratto.
La Immobiliare s. Giuliano s.r.l. propone ricorso articolato in quattro motivi per la cassazione della sentenza n. 1989/2014, depositata dalla Corte d’Appello di Venezia il 20 agosto 2014.
Resiste con controricorso F.R..
Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c. per ultra ed extra petizione, nonchè la violazione degli artt. 342 e 345 c.p.c..
Sostiene che la corte d’appello sarebbe incorsa in ultrapetizione non avendo il F. proposto una domanda limitata alla parte di fondo coltivabile così come individuata dal c.tu.. e non avendo il F. proposto un motivo di appello in proposito.
Sostiene inoltre che il F. avrebbe introdotto addirittura una domanda nuova, in un momento processuale in cui anche la semplice modifica delle conclusioni gli era ormai preclusa.
Con il secondo motivo deduce la violazione dell’art. 1362 c.c. in relazione all’interpretazione delle domande giudiziali del F., intese nel loro contenuto negoziale di dichiarazioni di riscatto.
Con il terzo motivo, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 590 del 1965, art. 8 come novellato dalla L. n. 817 del 1971, art. 7 laddove avrebbe consentito al controricorrente di variare la dichiarazione di riscatto mentre il riscattante può chiedere, unicamente ed avendone i requisiti, di subentrare nel contratto di vendita in luogo dell’acquirente, per lo stesso prezzo e per lo stesso fondo.
I tre motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto strettamente connessi. Essi sono infondati.
La Immobiliare S.Giuliano, ricorrente, addebita al retraente di aver formulato una seconda dichiarazione di riscatto, attività non consentita, introducendo una domanda nuova e in ogni caso modificando le proprie conclusioni in un momento processuale in cui ogni modifica era preclusa, ed alla corte di appello di non averlo rilevato, pronunciando ultrapetita.
I rilievi della ricorrente non possono essere condivisi.
I terreni oggetto del riscatto sono due strisce attigue, confinanti con la proprietà F., acquistati dalla Immobiliare S.Giuliano da due diversi venditori con due distinti atti di compravendita, composti di una parte di territorio avente destinazione agricola ed una parte adibita a verde privato e a protezione marginale strade.
In ragione della particolare conformazione dei terreni, già negli atti di vendita veniva distinto il prezzo della compravendita ed il controvalore dell’area agricola compresa nel terreno venduto.
Ancora, in ragione della particolarità dei terreni oggetti di riscatto, il F. fin dal giudizio di primo grado prendeva due distinte e graduate conclusioni: in via principale esercitava il riscatto limitatamente alla porzione agricola (Z3) dei due fondi rustici, dando la disponibilità a versare il prezzo rispettivamente fissato dal notaio negli atti di compravendita in relazione alle aree agricole così come individuate negli atti traslativi o come meglio individuate in corso di giudizio; in via subordinata esercitava il riscatto dando la propria disponibilità a versare l’intero prezzo previsto per la compravendita dei due terreni.
Pertanto, nessuna domanda nuova ha formulato il F. allorchè ha chiesto che gli fossero trasferiti i due terreni limitatamente alla parte per la quale il c.tu. ne aveva esattamente individuato una vocazione agricola (sebbene a seguito di alcuni necessari interventi), nè è incorso in ultrapetizione il giudice che ha trasferito al Ferrati la parte dei fondi a vocazione agricola così come individuata dal c.t.u., al prezzo da questi indicato (peraltro superiore al prezzo della parte agricola come indicato nelle due compravendite). Ciò in conformità ai principi di diritto già più volte affermati da questa Corte, secondo i quali, in tema di prelazione e riscatto agrari, il retraente può esercitare il retratto in relazione alla sola parte del fondo a vocazione agricola, il che consente al coltivatore diretto proprietario di fondo confinante di estendere il suo terreno acquisendo la proprietà del terreno confinante a vocazione agricola, lasciando l’acquirente confinante nella proprietà e nel possesso della parte avente una vocazione urbanistica: in questo senso, tra le varie, Cass. n. 4797 del 2006.
Nè la ricorrente ha dedotto che i due appezzamenti di terreno, una volta privi della parte a vocazione agricola, sarebbero rimasti privi di una propria destinazione funzionale e di un valore commerciale autonomo.
A ciò si aggiunga che l’ammissione del prelazionario al riscatto parziale di un lotto, nella sua parte avente autonomia produttiva e funzionale e destinazione agricola, rispetto al fondo complessivo oggetto della compravendita, rende possibile, allorquando il prezzo di vendita sia indicato nella sua globalità e senza alcun riferimento ai singoli lotti, una autonoma valutazione del valore della parte riscattata – anche mediante consulenza tecnica d’ufficio – che non deve necessariamente essere corrispondente nè all’intero prezzo nè a quella di una quota proporzionale del prezzo pagato per l’intero bene (Cass. n. 18962 del 2013).
Pertanto, neppure l’individuazione a mezzo del consulente tecnico della esatta estensione e conformazione del terreno agricolo oggetto di riscatto, e del rispettivo controvalore da corrispondere si pone in contrasto con l’originaria dichiarazione di riscatto della parte di terreno a vocazione agricola.
Con il quarto motivo si deduce l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine a fatti controversi e decisivi per il giudizio, tutti riassumibili nella non coincidenza tra il fondo oggetto della originaria domanda di riscatto e il fondo effettivamente riscattato, pari alla superficie indicata dal c.t.u. come utilizzabile per uso agricolo, avente diversa configurazione, diverso prezzo ed anche differenti numeri di mappali rispetto alla domanda di riscatto originaria.
Il motivo, con il quale si riproducono sub specie di motivazione le contestazioni nei precedenti motivi ricondotte all’interno della violazione di legge, è del tutto inammissibile, in quanto fa riferimento ad una nozione di vizio di motivazione non più vigente al momento del deposito del ricorso e neppure allega la sostanziale mancanza della motivazione.
Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza del ricorrente, la Corte, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
La Corte rigetta il ricorso. Liquida in favore del controricorrente le spese di lite in complessivi Euro 2.000,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.
Così deciso Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 16 giugno 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
 art. 7
 Cass. 
 art. 13
 art. 13