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Timestamp: 2020-06-01 23:05:04+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8881 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8881 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8881
sul ricorso 24708-2015 proposto da:
elettivamente domiciliato in ROMA VIA CESARE BECCARIA 29, presso la
avverso la sentenza n. 803/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
3.1 che il Tribunale di Foggia in accoglimento della opposizione ha condannato)’INPS alla rifusione in favore della opponente delle spese e competenze di lite, comprese quelle relative all’atto di precetto, come in dispositivo determinate;
5. che la parte intimata non ha svolto “attivita” difensiva;
6. che l’unico motivo con il quale è dedotta nullità della sentenza per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 617 c.p.c., comma 2, artt. 618 e 289 c.p.c., è manifestamente fondato;
6.4. che come osservato da recenti pronunzie di questa Corte intervenute in fattispecie identica a quella in esame (cfr. Cass. ordinanze nn. 22373, 22374, 22375, 22376 del 2016) la questione deve essere definita alla luce del principio per il quale, a norma dell’art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè ove si applichi ex art. 618 bis c.p.c., comma 1, il rito del lavoro, il giudizio di merito va introdotto con ricorso da depositare nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio fissato dal giudice. (Cass. n. 27527/14). Pertanto, nel caso di specie, il ricorso dell’opponente avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice competente entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione. 1,a procedura seguita, invece, dalla parte qui intimata è del tutto svincolata dalle previsioni normative su citate e, comunque, ha comportato che non vi sia stato alcun ricorso in opposizione regolarmente depositato entro il termine perentorio di sessanta giorni, assegnato ai sensi degli artt. 617, 618 e 618 bis c.p.c., tanto che alla fine il ricorso della parte opponente risulta essere stato soltanto notificato (ben oltre il termine di sessanta giorni), senza che risulti previamente depositato nel termine perentorio anzidetto;
6.4 che il Tribunale adito in sede di merito avrebbe dovuto rilevare il mancato rispetto) di detto termine, dichiarando inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi per tardiva instaurazione del giudizio di merito;
6.5. che, pertanto, la sentenza che ha invece accolto l’opposizione è affetta da nullità. Essendo, infatti, l’opposizione agli atti esecutivi un rimedio esperibile nel termine perentorio di venti giorni dalla pronuncia del provvedimento impugnato, il modus procedendi seguito nella specie, ove reputato regolare, finirebbe per disapplicare la norma dell’art. 617 c.p.c., consentendo alla parte opponente di procrastinare sine die la propria impugnazione. Pertanto, si dovrebbe comunque giungere alla conclusione di inammissibilità dell’opposizione anche ove si dovesse ritenere che con le “istanze” di cui è detto in ricorso, direttamente rivolte al giudice designato per la trattazione del merito, la parte opponente avesse inteso proporre ex novo la propria opposizione: si tratterebbe, infatti, di un atto introduttivo avanzato dinanzi ad un giudice diverso da quello individuato dal codice di rito (clic è il giudice dell’esecuzione) e, per di più, ben oltre il termine di venti giorni dalla conoscenza dell’atto esecutivo opposto;
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo) nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata. Nulla per le spese del giudizio di merito. Condanna la parte intimata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

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 Cass. 
 art. 618
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