Source: https://bettirossa.com/2012/02/03/cassazione-le-misure-alternative-per-il-branco/
Timestamp: 2017-03-27 02:41:42+00:00

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Stupro di gruppo: niente carcere per il branco | DonnexDiritti DonnexDiritti L'informazione di Luisa Betti Dakli
Luisa Betti Dakli / 3 febbraio 2012	Il primo pensiero è stato: ma come, non danno le misure alternative alle mamme in carcere coi bambini piccoli dagli zero a tre anni per reati come scippo o borseggio, e questi che sono autori di un stupro di gruppo ai danni di una minorenne, non vanno neanche in galera? Ebbene sì, i ragazzi che hanno violentato una giovane minorenne di Cassino non andranno in carcere perché per questi ragazzi, difesi dagli avvocati Lucio Marziale, Nicola Ottaviani ed Eduardo Rotondi, la Cassazione ha esteso “la possibilità per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia in carcere anche agli indagati sottoposti a misura cautelare per il reato previsto all’art. 609 octies c.p.”, allargando il dettato della Corte Costituzionale, e della Corte di Strasburgo, che prevede la custodia cautelare per gli indagati di criminalità organizzata e di reati di mafia. La terza sezione penale della Corte di Cassazione, giudicando questo caso di violenza di gruppo su una minorenne, ha così accolto il ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei quali il tribunale di Roma, il 5 agosto 2011, aveva confermato la custodia in carcere, dando un’interpretazione estensiva a una sentenza della Corte Costituzionale del 2010. Una decisione a dir poco “soggettiva”, se non “sconcertante”, che mi fa chiedere: in che razza di mani siamo se non viene neanche riconosciuta una violenza di gruppo su una minorenne? Soprattutto se questo avviene dopo che, nelle settimane scorse, sono passate qui a Roma sia la Commissaria del Comitato di controllo Onu sull’applicazione della Convenzione Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW), Violeta Neubauer, sia la Relatrice Speciale sulla violenza di genere nel mondo, l’inviata delle Nazioni Unite Rashida Manjoo, che sono passate in Italia non per una vacanza, ma per bacchettare l’Italia sulle gravi mancanze del nostro Paese in materia di genere e di violenza sulle donne. Senza peli sulla lingua, direi che la gravità della decisione in Cassazione su questo caso, non fa che ribadire atrocemente la situazione in cui siamo: un arretramento talmente profondo, da un punto di vista culturale e quindi materiale, che fa tremare le gambe, perché se un giudice può emettere una sentenza di questo tipo, qualunque siano le ragioni delle attenuanti (e ripeto qualunque siano, quindi non mi si venga a dire su questo blog che dobbiamo andare a vedere il caso in maniera approfondita), allora ogni uomo, ogni marito, ogni ex fidanzato, si sentirà immune quando violenterà una ragazza, quando alzerà le mani su una moglie, quando ucciderà la sua ex fidanzata. Una sentenza che è quindi un oltraggio per tutte le donne vive, ma anche per quelle morte, come Stefania Noce, perché vittime di femmicidio. Fortunatamente su questa vergognosa sentenza si sono alzate subito le voci di dissenso di chi, sia a destra che a sinistra, ha gridato allo scandalo: le consigliere del Pd Sara Biagiotti e Alessandra Fiorentini si sono mostrate indignate sottolinenado che “i gravi attacchi alla dignità e alla tutela delle donne che vengono sistematicamente messi in atto anche con queste sentenze, regrediscono il senso civico del nostro Paese”; Alessandra Mussolini ha parlato di “sentenza aberrante”; l’ex ministro Mara Carfagna ha detto che si tratta di una “sentenza impossibile da condividere, contro le donne, che manda un messaggio sbagliato”; Barbara Pollastrini del Pd parla di decisione “lacerante”; mentre Donata Lenzi, con Barbara Saltamarini (Pdl), hanno sottolineato “la doppia violenza” della sentenza che avrà come risultato “l’aumento dei silenzi delle vittime”.
Per il Telefono Rosa si tratta di “un ennesimo passo indietro dove a rimetterci è la parte più debole ossia le donne vittime di violenza”, ma Gabriella Moscatelli, presidentessa dell’associazione, ha cercato di stimolare una risposta delle istituzioni dicendosi fiduciosa “nel ministro Severino perché siamo certe che lei saprà ascoltare il grido di dolore e l’indignazione che oggi ogni donna prova venendo a conoscenza di questo giudizio della Cassazione”. Speriamo, perché se le istituzioni non proteggono le donne l’unica risposta è la barbarie. Dobbiamo farci giustizia da sole?
Condividi:CondivisioneFacebookTwitterGoogleTumblrE-mailStampaLinkedInRedditPinterestPocketMi piace:Mi piace Caricamento...	3 febbraio 2012 in Diritti Umani, Discriminazione, Donne, Femminicidio, Minori, Violenza di genere, Violenza domestica, Violenza sessuale. Tag:branco, cassazione, Cassino, Corte Costituzionale, minorenne, misure diverse dalla custodia in carcere, stupro di gruppo
Ancora domiciliari a chi è accusato di stupro di gruppo su una minore
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10 pensieri su “Stupro di gruppo: niente carcere per il branco”	fabio ha detto:	6 febbraio 2012 alle 13:49	“Niente carcere per il branco”.
E’ una affermazione vera o è una bugia?
Rispondi	Emanuele ha detto:	5 febbraio 2012 alle 15:06	Gentile Luisa, se come lei dice conosce la funzione delle misure cautelari e la complessiva questione giuridica affrontata dalla Corte, potrà ben comprendere come non sia sia prodotto nessuno scandalo. Per carità, tutte le sentenze possono essere criticate ed è positivo che si discuta di temi così delicati. Il punto è un altro però: se vogliamo parlare della dignità della donna, del maschilismo purtroppo ancora diffuso, del dramma che causa un reato tanto odioso quale è lo stupro facciamolo pure: ma per favore teniamo fuori dal discorso questa sentenza della cassazione che ha semplicemente applicato elementari principi dello Stato di diritto.
Rispondi	Emanuele ha detto:	4 febbraio 2012 alle 15:03	Leggendo quest’articolo mi provo vergogna per le incredibili inesattezze pubblicate. E’ profondamente ingiusto, oltre che tecnicamente sbagliato, criticare in questo modo la pronuncia della Cassazione. Qui non c’è nessuna velata o implicita minimizzazione di un reato gravissimo, quale è lo stupro (in questo caso addirittura di gruppo). Va fatta finalmente un po’ di chiarezza perchè i giornali hanno divulgato notizie false, alimentando ovviamente sdegno e rabbia nella gente. Partiamo da un presupposto: non è assolutamente vero che oggi uno stupratore evita il
Qui si parla infatti di misure
cautelari. Ora, come forse non tutti sanno, le misure cautelari sono
applicate quando il procedimento penale è ancora in corso (spesso quando
è appena iniziato) in presenza di gravi indizi di colpevolezza e al
ricorrere di una delle 3 esigenze cautelari : pericolo di fuga, pericolo
di inquinamento delle prove, pericolosità sociale del soggetto.
Si tratta chiaramente di misure eccezionali perchè di fatto limitano la
libertà personale dell’individuo prima della condanna definitiva, in
deroga quindi ad uno dei principi cardine dello Stato di diritto e della
nostra Costituzione (art. 27), ossia quello della presunzione di non
colpevolezza sino alla condanna definitiva.
Ora, il giudice ha a
disposizione una serie di misure cautelari, quali il divieto di
espatrio, il divieto di dimora, l’obbligo di dimora, gli arresti
domiciliari, fino al carcere. Il punto essenziale è che tali misure
vanno disposte non in base alla gravità del reato (per quella ci dovrà
essere una pena congrua dopo la condanna definitiva), bensì in base
all’intensità delle esigenze cautelari (ad esempio se e è rilevantissimo
il pericolo di fuga si potra diporre il carcere). Inoltre si deve tener
presente che per legge la custodia cautelare in carcere è un’extrema
La Cassazione non ha fatto altro che applicare un elementare
principio di diritto sancito dalla Corte Costituzionale nel 2010, ossia
quello secondo cui è incostituzionale una norma che preveda
automaticamente la custodia in carcere per determinate tipologie di
reati (quindi in base alla loro gravità). Infatti, deve essere il
giudice a valutare se in concreto ricorrano le suddette esigenze
cautelari e soltanto dopo questa valutazione dovrà scegliere fra le
varie misure. La gravità del reato, lo ripeto, c’entra ben poco (al
massimo rileverà indierttamente se da essa si desume la pericolosità sociale del soggetto). Insomma, non si è fatto altro che ristabilire un principio ovvio, messo in discussione dal Decreto cd. Sicurezza di Maroni: le misure cautelari non vanno confuse con la pena e quindi la
legge non può automaticamente ed obbligatoriamente prevedere la custodia
in carcere per alcuni reati, in ipotesi anche qualora non vi sia
nessuna esigenza cautelare da tutelare.
Il problema è in realtà un altro: arrivare presto a sentenza definitiva, evitando la prescrizione(che è il vero dramma italiano) E GARANTENDO LA CERTEZZA DELLA PENA. CHE E’ COSA BEN DIVERSA DALLA MISURA CAUTELARE.
Ora, trasferiamo queste considerazioni al caso in esame.
La Suprema Corte con questa sua pronuncia non ha scarcerato nessuno. Si omette spesso di evidenziare che i presunti colpevoli sono ancora tutti in carcere. In particolare la Corte aveva dinanzi a sè due alternative:
1)non condividere l’orientamento della Corte Cost. sollevando questione di legittimità costituzionale e rimettendo la questione nuovamente alla Consulta. In questo caso la Consulta avrebbe certamente confermato il suo orientamento, che, come sopra detto, è l’unico ammissibile in uno Stato di diritto. Probabilmente però, in attesa del giudizio di costituzionalità, sarebbero scaduti i termini di custodia cautelare e i presunti colpevoli sarebbero fuoriusciti dal carcere!
2) applicare l’unica interpretazione possibile, coma ha in concreto fatto, recependo in pieno l’insegnamento della Corte Cost. Ma vediamo quali sono state le conseguenze di questa presunta “mostruosa” sentenza.
La Cass. ha semplicemente rinviato gli atti al Tribunale del Riesame, poichè, non essendo ammissibili misure di custodia cautelare obbligatorie, il giudice è tenuto a motivare congruamente le ragioni per cui ritiene necessario il carcere preventivo. In ciò sta, a ben vedere, la portata innovativa della pronuncia: nell’imporre cioè al giudice di motivare sempre e comunque ogniqualvolta taluno venga privato della libertà personale. Di conseguenza, nulla inmpedirà al Riesame di confermare il carcere preventivo: soltanto che dovrà darne spiegazione e adeguata motivazione. A me sembra un passo avanti nella civiltà giuridico.
Rispondi	Luisa Betti ha detto:	5 febbraio 2012 alle 00:19	Gentile Emanuele, qui sappiamo benissimo cosa siano le misure cautelari, di cosa si tratta quando si parla di Cassazione, in che modo è stato accolto il ricorso degli autori dello stupro di gruppo di Cassino, e tutto il resto. Semplicemente non siamo d’accordo, non solo io, ma un intero coro di voci che si sono alzate contro questa misura. Credo sia un diritto di ogni cittadino e cittadina, in una democrazia che si rispetti, avere la possibilità di criticare le istituzioni compreso il sistema giudiziario. Ho postato ieri una chiara risposta parlando della “cultura dello stupro” e citando una giornalista inglese che ha dato un quadro inquietante della situazione, oggi metterò qui di seguito la lettera di Donatina Persichetti, di cui ho stima e con la quale mi trovo perfettamente d’accordo.
INQUIETANTE LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SU VIOLENZA ALLE DONNE
La presidente Donatina Persichetti, della Consulta femminile regionale per le pari opportunità del Lazio, scrive alle Ministre Severino e Fornero
Inquietante, allarmante e assurda, viene giudicata dalla Consulta femminile della Regione Lazio, l’interpretazione della normativa a cui sono addivenuti i giudici della Corte di Cassazione nell’applicazione estensiva della sentenza del 2010, accogliendo il ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei quali il Tribunale di Roma aveva confermato la custodia cautelare per l’accusa di violenza sessuale di gruppo.
La presidente Donatina Persichetti si appella e scrive alle Ministre alla Giustizia, Paola Severino Di Benedetto, e Lavoro Politiche sociali con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, affinché si facciano parte attiva nell’approfondimento e nel promuovere eventuali azioni correttive legislative nella direzione dei valori alla base della nostra civiltà.
“La Consulta femminile regionale per le pari opportunità – si legge nella lettera – esprime inquietudine e allarme sociale, oltre che culturale, per gli effetti dell’interpretazione normativa e, pur tenendo conto della mancanza di una sentenza di condanna definitiva, ciò che preoccupa, è il retaggio culturale ancora fortemente radicato anche tra le massime personalità istituzionali che non tengono conto della gravità del fenomeno della violenza sulle donne, già ascrivibile alla negazione dei diritti umani e al rispetto della persona”.
Più minaccioso è il messaggio riprovevole che potrebbe insinuarsi nella collettività facendo ritenere i reati di gruppo meno gravi e, quindi, meno perseguibili dalla legge, demotivando le stesse donne a denunciare le violenze subite.
“Temiamo, ulteriormente, che questa sentenza – conclude Persichetti – faccia giurisprudenza vanificando fortemente le azioni finora perseguite (dalle donne e dalle stesse istituzioni) per arrestare un fenomeno che segna un grado di inciviltà dannoso soprattutto per le nuove generazioni”.
Rispondi	Luisa Betti ha detto:	4 febbraio 2012 alle 04:16	Certo che hanno fatto le cose per bene, hanno accettato il ricorso fatto dagli avvocati difensori perché era in loro potere farlo, sono giudici in cassazione mica dei cretinetti esaltati che girano per i tribunali, ma questo non significa che sia la cosa “più giusta”, o cmq “più idonea”: in un contesto come questo, italiano, in questo momento, come messaggio culturale e sociale, e per questo caso singolo (come è concesso appunto di valutare al giudice, caso per caso) in cui si tratta di uno stupro di gruppo ai danni di una minorenne (un reato gravissimo a mio parere ma non solo per me), ed è questo che fa scattare l’indignazione delle donne. Non stiamo facendo l’azzeccagarbugli della situazione, e non interessa probabilmente farlo, ma volgiamo che le cose cambino, e se cambiano per le donne migliora tutta la società.
Rispondi	cinthia ha detto:	3 febbraio 2012 alle 19:17	si, facciamoci giustizia da sole, chi si macchia di un reato tanto infamante e venga lasciato fuori dal carcere, deve essere castrato non chimicamente ma fisicamente in modo tale che non procuri piu’ nessun danno, magari anche il giudice e gli avvocati ……
Rispondi	fabio ha detto:	3 febbraio 2012 alle 14:28	Perché scivere “in che razza di mani siamo se non viene neanche riconosciuta una violenza di gruppo su una minorenne?”
Chi non riconosce la violenza?
Si tratta di custodia in carcere di un indagato, non di pena dopo una sentenza. E la corta stabilisce il non obbligo di ricorrere al carcere, quindi la possibilità di adottare la misura alternativa.
Indignazione fa rima con precisione.
Rispondi	anna ha detto:	3 febbraio 2012 alle 14:22	Fondamentalismo italiano.è una vergogna.
Rispondi	donatella ha detto:	3 febbraio 2012 alle 08:42	Io penso che dobbiamo seriamente pensare di fare come donne un vero sciopero generale. Generale, cioè: di tutte le donne.
Rispondi	Luisa Betti ha detto:	3 febbraio 2012 alle 13:20	Sono assolutamente d’accordo con te Donatella.

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