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settembre | 2015 | Francesco Colaci's BLOG | Pagina 2
QUESITI E RISPOSTE FORUM LAVORO DECRETI JOBS ACT
ll nuovo quadro normativo delineato dal Jobs Act è stato approfondito il 23 settembre 2015 in occasione del 12° Forum Lavoro organizzato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con le relazioni illustrative degli esperti della Fondazione stessa e la partecipazione di dirigenti del Ministero del Lavoro e dell’Inps che hanno risposto ai quesiti.posti , di seguito consultabili
FORUM LAVORO: Licenziamenti, tutele e conciliazioni..Leggi le risposte ai quesiti
FORUM LAVORO: Bonus bebè e ammortizzatori sociali –Leggi le risposte ai quesiti –
http://www.consulentidellavoro.it/files/PDF/2015/QUESITI_MinisteroLavoro_FL24set2015.pdf
REVISIONE DISCIPLINA MANSIONI ART.3 DEC.LEG.VO N. 81/2015
Tra le disposizioni riguardanti la revisione delle tipologie dei rapporti di lavoro ,in vigore dal 25 giugno 2015, figurano quelle che l’art.3,comma 1 , dedica al mutamento delle mansioni del lavoratore dipendente,mediante la sostituzione del testo dell’art.2103 c.c., composto da nove commi ,mentre il testo precedente aveva soltanto 3 commi.
Di seguito i testi integrali del vecchio e nuovo articolo 2103 codice civile
1)Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione
2)Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione del lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi.
3)Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.Ogni patto contrario è nullo
1.Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria di inquadramento delle ultime effettivamente svolte
2.In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria
3.Il mutamento di mansioni è accompagnato, ove necessario, dall’assolvimento dell’obbligo formativo, il cui mancato adempimento non determina comunque la nullità dell’atto di assegnazione delle nuove mansioni.
4.Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore possono essere previste dai contratti collettivi.
5.Nelle ipotesi di cui al secondo e quarto comma, il mutamento di mansioni è comunicato per iscritto, a pena di nullità, e il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa.
6.Nelle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, o avanti alle commissioni di certificazione, possono essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni,della categoria e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione,nell’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita. Il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.
7.Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, salva diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.
8.Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.Salvo che ricorrano le condizioni di cui al secondo e quarto comma e fermo quanto disposto al sesto comma, ogni patto contrario è nullo».
Per individuare il pieno significato e le reali conseguenze derivanti dalla sostituzione del testo precedente dell’art.2013 cc con quello nuovo , appare confacente esaminare le singole norme del nuovo testo , così da evidenziare eventuali variazioni rispetto a quello previgente.,che forse si caratterizzava per una certa rigidità in materia di mutamento delle mansioni dei dipendenti, con conseguente difficolta’ a dar corso a processi di riorganizzazione aziendale.
1) Diritto alle mansioni
Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione”
.L’equivalenza – presente nel vecchio testo dell’articolo 2103 del codice civile – è stata sostituita dalla legittimazione per il datore ad assegnare insindacabilmente il lavoratore a mansioni diverse, alla sola condizione che siano “mansioni riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte”.
Ossia,fermo restando il livello d’inquadramento contrattuale ,il datore di lavoro puo’, al fine di soddisfare esigenze aziendali, disporre che il dipendente passi dalle mansioni svolte ad altre , che il ccnl parimenti prevede per il livello d’inquadramento del lavoratore interessato.
Esempio: Il CCNL Conf Commercio, per il lavoratore inquadrato al livello V ,prevede che a questo livello appartengono i lavoratori che eseguono lavori qualificati per la cui esecuzione sono richieste normali conoscenze e adeguate capacità tecnico pratiche, comunque conseguite e cioè,tra le altre: preparatore di commissioni, addetto al controllo delle vendite;archivista, protocollista; campionarista, prezzista ;aiuto banconiere di spacci di carne
Con l’entrata in vigore del nuovo testo del comma 1 il datore di lavoro,a fronte di esigenze organizzative e produttive ha facolta’ di mutare le mansioni del prezzista in quelle dell’aiuto banconiere di spacci di carni .
2) Possibilita’ di demansionamento
Fattispecie non considferata
Nel nuovo comma 2 si apre al demansionamento ,prevedendo che , a seguito di modifica degli assetti organizzativi aziendali incidenti sulla posizione del lavoratore, esso possa essere destinato a svolgere a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore.
La riscrittura dell’articolo 2013 del codice civile accorda ,quindi, al datore di lavoro – in presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale e negli altri casi individuati dai contratti collettivi – la possibilità di poter modificare le mansioni di un lavoratore mediante una degradazione a mansioni inferiori di non più di un livello sottostante, senza modifiche del suo trattamento economico (salvo il venir meno di trattamenti accessori legati alla specifica modalità di svolgimento del precedente lavoro).
Peraltro,a fronte del mutamento di mansioni , nel comma 3 si stabilisce che lo stesso ,se necessario ,è accompagnato dall’assolvimento dell’obbligo formativo, con la precisazione che il mancato adempimento dell’obbligo formativo non determina comunque la nullità dell’atto di assegnazione delle nuove mansioni .
Quanto sopra suggerisce alcune precisazioni che trovano esplicitazione di seguito
In primo luogo,. si constata che la variazione degli assetti produttivi aziendali rientra tra i poteri organizzativi dell’imprenditore e che la stessa deve incidere direttamente sulla posizione lavorativa del soggetto interessato come, nel caso, ad esempio, della soppressione del posto di lavoro a seguito della introduzione di procedure di razionalizzazione o di esternalizzazione di parte dell’attività.
In secondo luogo si sottolinea il limite dello “ius variandi in peius”:,vale a dire che è consentito abbassare di un solo livello all’interno della categoria di inquadramento, senza alcuna possibilità, ad esempio, di retrocedere il lavoratore da una posizione impiegatizia ad una di operaio.
Infine, si rimarca che il mutamento delle mansioni deve essere accompagnato, ove necessario (valutazione che deve fare l’imprenditore), da un percorso di aggiornamento formativo che, ovviamente, è strettamente correlato alle nuove mansioni da svolgere ,aggiungendo pero’ che se mancano non è intaccata la validità dell’assegnazione
3) Ulteriori ipotesi di demansionamento
Fattispecie non considerata
Il comma 4 disciplina ulteriori ipotesi di mansioni inferiori che possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva ,mentre manca uno specifico riferimento al livello,così che è possibile che gli accordi siano stipulati anche a livello aziendale e questo in base all’art.51. del Decreto Legislativo,secondo cui :
1. Salvo diversa previsione, ai  fini  del  presente  decreto,  per
contratti collettivi si intendono i contratti  collettivi  nazionali,
territoriali  o  aziendali  stipulati   da   associazioni   sindacali
comparativamente  piu'  rappresentative  sul  piano  nazionale  e   i
contratti collettivi aziendali stipulati  dalle  loro  rappresentanze
sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.
4) Conservazione retribuzione in caso di demansionamento
: Nel comma 5 si dispone che in caso di demansionamento l livello di inquadramento e la retribuzione sono conservati al lavoratore , fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa
Pertanto si suggerisce che l’assegnazione alla nuova attivita’ per mutamento di mansioni, sia disposta in forma scritta , con l’aggiunta delle motivazioni, puse la norma tace in merito, precisando che con il declassamento al livello inferiore il lavoratore mantiene il livello di inquadramento ed il trattamento retributivo in godimento, con la sola perdita delle indennità e degli elementi retributivi strettamente correlati alle modalità di svolgimento della precedente mansione lavorativa ,quali l’indennità di cassa o di rischio .
5) Accordi modifica mansioni
Il comma 6 consente che nelle sedi di cui agli articoli 185, 410 e 411, 412-ter e 412-quater del codice di procedura civile o avanti alle commissioni di certificazione di cui all’articolo 76 del decreto legislativo n. 10 settembre 2003, n. 276, possono essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni, del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse del lavoratore con riferimento:
a) alla conservazione dell’occupazione: il lavoratore potrebbe essere destinatario di un provvedimento di recesso. In sostituzione si potrebbe disporre un demansionamento anche per più di un livello, un cambio di categoria, di livello di inquadramento o della retribuzione facendo salvo il principio dell’art.36 deòlla Costituzionr
b)all’acquisizione di una diversa professionalità :tale ipotesi ad esempio potrebbe riguardare il caso che in un determinato reparto si stia sviluppando un prodotto innovativo e si registri un interesse del lavoratore, sulla base del proprio bagaglio formativo e professionale, a sviluppare una certa esperienza cambiando anche categoria di inquadramento
c) al miglioramento delle condizioni di vita: si avrebbe nell’ipotesi di trasferimento in una unità produttiva aziendale più vicina all’abitazione dell’interessato ,così da eliminare fenomeni di “pendolarismo”, accettando un diverso inquadramento.
L’accordo tra le parti va raggiunto in una “sede protetta”, individuate dal comma citato come segue :giudice del lavoro ,Commissione Provinciale di Conciliazione ,sede sindacale di conciliazione ,Commissione di Certificazione, presso cui si ritiene preferibile sia presente di persona anche il lavoratore nteressato, trattandosi di questionev riguardante la sua personale sfera ,facendosi assistere eventualmente da un rappresentate sindacale ,avvocato o consulente del lavoro ,con esclusione per l’assistenza di altri soggetti ,pur se equiparati ai consulenti del lavoro ex lege n.12-79 ed in proposito si richiama la circolare del Mlps n.3/2013 . pag.7
6) Retribuzione per assegnazione a mansioni superiori
Tale aspetto era disciplinato dal comma 2 del testo precedente dell’art.2103 cc ,secondo cui:
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta
7)Assegnazione definitiva mansioni superiori
Tale aspetto era disciplinato dal comma 2 del testo precedente dell’art.2103 cc ,secondo cui ,come segue: “Nel caso di assegnazione a mansioni superiori … l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione del lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. ”
Il comma 7 del nuovo testo dell’ art.2013 cc stabilisce che l’assegnazione diviene definitiva, salva diversa volontà del lavoratore (prima non prevista), ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi .
Si registra così un ‘ altra modifica ,rispetto al testo precedente, costituita appunto dall’allungamento da 3 a 6 mesi dell’arco temporale superato il quale, con prestazione continuativa, il lavoratore matura il diritto all’assegnazione definitiva alle mansioni disimpegnate.
Resta inteso che la contrattazione collettiva, anche aziendale,puo’ fissare il suddetto arco temporale in misura superiore ai 6 mesi.
7) Divieto trasferimento
Il comma 3 del precedente testo dell’art.2103 prevedeva che: Il lavoratore non oteva essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo
Il comma 8 del nuovo testo dell’art. 2013 cc prevede il divieto del trasferimento. da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Vale a dire che, mentre è possibile che unilateralmente il datore di lavoro disponga il mutamento delle mansioni nell’ambito del livello di inquadramento ed anche il demansionamento , non risulta consentito disporre il trasferimento del lavoratore ,in assenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive aziendali.
Sul punto ,anzitutto, sembra opportuno porsi la seguente domanda : Si può parlare di trasferimento pur se le unità produttive insistono sullo stesso ambito comunale? Poiché nemmeno nel nuovo testo della norma non si prevede alcuna indicazione riferita alla distanza tra le sedi aziendali interessate,la risposta dovrebbe essere affermativa
Per la nozione di unita’ produttiva ,pare consono riportarsi al contenuto della senttenza della Cassazione del 26 maggio 1999, n. 5153.
In caso di trasferimento senza il rispetto delle previsione dell’art.2103 cc ,fermo restando che appare sempre possibile il ricorso ex art. 700 cpc, si ritiene che il provvedimento sia nullo, per violazione di una norma imperativa, il trasferimento adottato senza le comprovate esigenze aziendali :Inoltre e’ da ritenere illegittimo il provvedimento di licenziamento intimato a seguito del rifiuto a d accettarlo
Risulta confermata la nullità di ogni patto contrario alla previsione dell’art. 2103 c.c., comma 8 ,ma a differenza del passato, ove la disposizione era senza eccezioni, nel nuovo testo sono fatte salve le condizioni previste dai commi 2 (modifica degli assetti organizzativi), 4 (ipotesi fissate dalla contrattazione collettiva) e 6 (accordo tra le parti in “sede protetta”)
8) Situazioni di legittimo demansionamento ope legis
Prima di concludere sull’argomento ,si ritiene confacente elencare le situazioni che, secondo la legislazione attualmente vigente , legittimano il demansionamento dei dipendenti :
a) è possibile attribuire a mansioni inferiori un lavoratore ai sensi dell’art. 4, comma 4, della legge 68/99 –
in materia di diritto al lavoro dei disabili,conservando la retribuzione
b) un’ulteriore ipotesi di demansionamento è prevista a seguito degli accordi sindacali stipulati nel corso di procedure per la dichiarazione di mobilità che prevedono il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti. In questo caso infatti è stabilita dall’art.4 ,comma 11 della LEGGE 23 luglio 1991 n 223 –
una deroga alla normativa dell’art. 2103 del codice civile in merito all’assegnazione di mansioni diverse da quelle svolte ,prevedendosi che” Gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure di cui al presente articolo, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte”,mentre la giurisprudenza ha chiarito fermo restando il livello d’inquadramento
c )l’art. 10, comma 3, della legge n.68/99 – il lavoratore disabile che si è aggravato nel corso del rapporto di lavoro è soggetto ad accertamenti sanitari attraverso le strutture pubbliche, sia su propria richiesta che del datore di lavoro: essi devono tendere ad accertare se, nonostante le minorazioni, è possibile la continuazione del rapporto. Il datore di lavoro, attuando, se necessario, adattamenti nella organizzazione del lavoro, deve uniformare il proprio comportamento al mantenimento del posto di lavoro, attraverso anche un demansionamento, con la conservazione della retribuzione: soltanto se tutto questo non è possibile si può procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro;
e)l’art. 42, comma 1, del D.L.vo 9 aprile 2008, n° 81 –
il datore di lavoro, in relazione ai giudizi formulati dal medico competente ex art. 41, comma 6 (inidoneità totale o parziale alle mansioni), attua le misure indicate dallo stesso e qualora prevedano una inidoneità alla mansione specifica deve adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento economico corrispondente alle mansioni di provenienza;
f)l’art. 15 del D.L.vo n.8 aprile 2003, n. 66 – si tratta delle disposizione che trova attuazione allorquando sopraggiungano condizioni di salute che comportino l’inidoneità alla prestazione di lavoro notturno, accertata dal medico competente o dalle strutture sanitarie pubbliche. Il lavoratore deve essere assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili, con rinvio alla contrattazione collettiva della definizione delle modalità di applicazione e della individuazione delle soluzioni nelle quali non risulti applicabile l’assegnazione sopra citata.
INPS:CUMULO PENSIONE E REDDITI LAVORO AUTONOMO
L’Inps, con il messaggio n. 5901 del 24 settembre 2015, fornisce chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2014.
i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1 gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro, per effetto dell’articolo 19 del d.l. 25.6.2008, n. 112 convertito in legge 6.8.2008, n. 133;
i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in quanto dal 1° gennaio 2009 tali prestazioni sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro (v. circolare n. 108 del 9.12.2008, p. 2);
i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (v. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001). Si precisa che ai fini dei 40 anni è utile anche la contribuzione relativa a periodi successivi alla decorrenza della pensione, purché già utilizzata per la liquidazione di supplementi (v. circolare n. 22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).
FONDAZIONE CONSULENTI LAVORO:RAPPORTO SU LAVORO NERO IN ITALIA
Ogni anno in Italia lavorano circa 2 milioni di lavoratori completamente sconosciuti alle autorità pubbliche, che producono una economia sommersa (cioè, retribuzioni) pari a 41 miliardi e 837 milioni di euro e una evasione complessiva di 25 miliardi di euro di imposte e contributi. E’ quanto emerge da uno studio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sui dati delle ispezioni concluse da Ministero del Lavoro, Inps e Inail nell’anno 2014 e nel primo semestre 2015. – –
COSTO DOCUMENTO ELETTRONICO VIAGGIO APOLIDI, RIFUGIATI E STRANIERI
Si riporta il testo del decreto con cui risulta determinato il costo del documento citato nel titolo
MINISTERO FINANZE – Decreto ministeriale 14 settembre 2015
Determinazione dell’importo delle spese a carico dei soggetti richiedenti il nuovo documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri
A decorrere dall’entrata in esercizio del nuovo documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri l’importo da porre a carico dei soggetti richiedenti, è determinato in euro 34,20 (trentaquattro/20), al netto dell’I.V.A..
All’importo complessivo di cui al comma 1, maggiorato dell’I.V.A. nella misura tempo per tempo vigente, va aggiunta la commissione di euro 0,50, esente dall’I.V.A., prevista dalla Convenzione tra il Ministero dell’economia e delle finanze e Poste italiane S.p.A. citata in premessa.
Gli importi di cui all’art. 1 sono riscossi all’atto della presentazione della richiesta del documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri, mediante versamento sul conto corrente postale n. 67422808 intestato al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro.
DATI CIGS AGOSTO 2015
L’Osservatorio Inps ha aggiornato al mese di agosto 2015. i dati circa le ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale ordinari, straordinari e in deroga a favore di operai e impiegati.
il Report di agosto 2015
SENTENZA CORTE CASSAZIONE RELATIVA TRASFORMAZIONE A T.I. IN LAVORO A TERMINE
Si richiama l’attenzione sulla sotto riportata ordinanza con cui la Suprema Corte ha respinto il ricorso aziendale sull’ Illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro e sulla sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ,seguito dalla risoluzione del rapporto per mutuo consenso e èper conforme volontà delle parti ,dichiarando in particolare l’insussistenza nel caso in esame di censure relative alle conseguenze economiche derivanti dalla declaratoria di illegittimità del termine e pertanto, per le ragioni sopra indicate, non vi sono i presupposti per applicare lo ius superveniens.
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 18 settembre 2015, n. 18435
PUBBLICATI IN G.U. ULTIMI 4 DECRETI LEG.VI PREVISTI JOBS ACT
Sul S.O. alla G.U. n.221 del 23.9.2015 risultano pubblicati i seguenti 4 decreti delegati approvati dal CDM del 4.9.2015, ,che entrano in vigore il giorno successivo:
–AMMORTIZZATORI SOCIALI IN COSTANZA RAPPORTO LAVORO(D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 148)
–ATTIVITA’ ISPETTIVA IN MATERIA DI LAVORO E LEGISLAZIONE SOCIALE (D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 149)
SERVIZI E POLITICHE ATTIVE PER L’IMPIEGO (D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 150)
SEMPLIFICAZIONE IN MATERIA DI ADEMPIMENTI CITTASDINI ED IMPRESE (D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 151)
Pertanto, si completa il quadro normativo previsto per lo Jobs Act dalla legge n.183/2014, anche se ,tranne che per il decreto relativo alle tutele crescenti nel licenziamento(dlgs 23/2015), ciascuno dei restanti 7 per essere operativo necessita di numerosi decreti ministeriali e interministeriali attuativi
Nei prossini giorni , il blog s’intrattera’ sulle novità delle disposizioni contenute nei 4 decreti in vigore dal 24.9.2015 .
IN VIGORE NORME URGENTI PER FRUIZIONE PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO NAZIONALE.
Sulla Gazzetta Ufficiale n.219 del 21-9-2015,risulta pubblicato il decreto legge n.20 settembre 2015, n. 146,in vigore dalla predetta data di pubblicazione ,contenente norme di cui al titolo .
Infatti si stabilisce all’art.1 del provvedimento predetto che :1. All’articolo 1, comma 2, lettera a), della legge 12 giugno 1990,
n. 146, e successive modificazioni, dopo le parole: “di vigilanza sui beni culturali;” sono aggiunte le seguenti: “l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura, di cui all’articolo 101 del decretolegislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni;”.
Pertanto ,a seguito di tale aggiunta. il testo dei commi 1 e 2 ,lett.a), della legge n.146/1960 ,riguardante l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e’ il seguente ,in cui il periodo aggiunto e’riportato in grassetto
1. Ai fini della presente legge sono considerati servizi pubblici essenziali,indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro,anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione.
2. Allo scopo di contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, di cui al comma 1, la presente legge dispone le regole da rispettare e le procedure da seguire in
caso di conflitto collettivo, per assicurare l’effettività, nel loro c ontenuto essenziale, dei diritti medesimi, in particolare nei seguentiservizi e limitatamente all’insieme delle prestazioni individuate come indispensabili ai sensi
dell’articolo 2:
a)per quanto concerne la tutela della vita, dellasalute, della libertà e della sicurezza della persona, dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico: la sanità; l’igiene pubblica; la protezione civile; la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani e di quelli speciali, tossici e nocivi; le dogane, limitatamente al controllo su animali e su merci deperibili;l’approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, nonché la gestione e la manutenzione dei relativi impianti, limitatamente a quantom attiene alla sicurezza degli stessi; l’amministrazione della giustizia, con particolare
riferimento a provvedimenti restrittivi della libertà personale ed a quelli cautelari ed urgenti,
nonché ai processi penali con imputati in stato di detenzione; i servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni cultura.,l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura, di cui all’articolo 101 del decretolegislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni;”.
DECRETO LEGVO RIORDINO NORMATIVA SERVIZI IMPIEGO
Il Consiglio dei ministri, del 4 settembre 2015 , ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo recante diposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183,che pubblicato in g,u, n.223/2015 ,entra il vigore dal 24 .9.2015
Il decreto in questione entrera’ in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

References: ART.3
 articolo 2103
 art.2013
 art. 700
 art. 41

SENTENZA 
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