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Timestamp: 2019-02-18 16:35:27+00:00

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Bozza (versione 20.05.2003) del Codice dei beni culturali e paesaggistici (artt. 52-113)
Beni culturali inalienabili
1. Sono inalienabili i beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, costituiti da:
a) immobili ed aree di interesse archeologico;
b) immobili e mobili di cui sia stato accertato l’interesse storico, artistico e demo-etno-antropologico particolarmente importante ai sensi dell’articolo 10;
c) immobili riconosciuti monumenti nazionali con atti aventi forza di legge;
d) archivi e singoli documenti;
e) raccolte di musei, pinacoteche e biblioteche;
f) immobili e mobili di cui sia stato accertato l’interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o ecclesiastiche.
a) le cose immobili e mobili appartenenti ai soggetti indicati all’articolo 8, comma 1, che non siano opera di autore vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, fino a quando non sia intervenuto l’accertamento previsto dall’articolo 10;
b) le cose mobili che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, se incluse in raccolte appartenenti agli enti di cui al comma 1.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano ai trasferimenti di beni culturali tra lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali.
4. I beni e le cose indicati ai commi 1 e 2 possono essere utilizzati esclusivamente secondo le modalità e per i fini previsti dal Titolo II.
Trasferimento di beni alla Patrimonio dello Stato s.p.a.
1. I beni immobili indicati all’articolo 52, comma 1, lettere b), ed f), appartenenti allo Stato, possono essere trasferiti alla società per azioni denominata «Patrimonio dello Stato s.p.a.», istituita dall’articolo 7 del decreto legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito con modificazioni nella legge 15 giugno 2002, n. 112.
2. Il trasferimento è disposto dal Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, di seguito denominato «Ministro», al solo fine di migliorare la conservazione dei beni e di assicurarne o incrementarne la fruizione pubblica.
3. Il trasferimento delle cose di cui all’articolo 52, comma 2, appartenenti allo Stato, non può essere disposto prima che sia intervenuto l’accertamento previsto dall’articolo 10.
4. Il trasferimento non costituisce in alcun modo alienazione e non modifica il regime giuridico dei beni culturali trasferiti, i quali restano assoggettati alla disciplina propria del demanio pubblico e ai poteri di tutela del Ministero. I beni medesimi non possono essere oggetto di ulteriori trasferimenti.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 55)
1. E’ soggetta ad autorizzazione del Ministero l’alienazione dei beni culturali, appartenenti ad enti ed organismi pubblici diversi da quelli indicati nell’articolo 52, comma 1, nonché a persone giuridiche private senza fine di lucro.
2. L’autorizzazione di cui al comma 1 è richiesta anche nel caso di vendita parziale delle collezioni o serie di oggetti nonché delle raccolte librarie indicate, rispettivamente, nell’articolo 8, comma 2, lettera e), e comma 3, lettera b).
3. L’alienazione dei beni culturali di cui ai commi 1 e 2 non può essere autorizzata qualora da essa possa derivare un grave danno alla loro conservazione o possa esserne menomata la pubblica fruizione.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 56)
1. Il Ministero può autorizzare la permuta dei beni indicati all’articolo 54 e di singoli beni appartenenti alle pubbliche raccolte con altri appartenenti ad enti, istituti e privati, anche stranieri, qualora dalla permuta stessa derivi un incremento del patrimonio culturale nazionale ovvero l’arricchimento delle pubbliche raccolte.
1. Le disposizioni dell’articolo 54 si applicano anche alle costituzioni di ipoteca e di pegno ed ai negozi giuridici che possono comportare l’alienazione dei beni culturali indicati nello stesso articolo.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 58)
a) dall’alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della detenzione;
b)	dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso;
c)	dall’erede o dal legatario, in caso di successione a causa di morte. Per l’erede, il termine decorre dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dall’apertura della successione, salva rinuncia a norma delle disposizioni del codice civile.
a) i dati identificativi delle parti contraenti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali;
d)	l’indicazione della natura e delle condizioni del contratto;
e) l’indicazione del domicilio in Italia delle parti contraenti ai fini delle eventuali comunicazioni previste dal presente Titolo.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 59)
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 60)
1. Il diritto di prelazione è esercitato nel termine di due mesi dalla data di ricezione della denuncia prevista dall’articolo 57.
3. In pendenza del termine prescritto dal comma 1 l’atto di alienazione rimane condizionato sospensivamente all’esercizio del diritto di prelazione e all’alienante è vietato effettuare la consegna della cosa.
5. Nel caso in cui il Ministero eserciti il diritto di prelazione su parte delle cose alienate, l’acquirente ha facoltà di recedere dal contratto.
Procedimento per la prelazione
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 61)
1. Il soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne dà immediata comunicazione alla Regione e agli altri enti pubblici territoriali nel cui ambito si trova il bene. Trattandosi di bene mobile, la Regione ne dà notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed eventualmente mediante altri idonei mezzi di pubblicità a livello nazionale, con la descrizione dell’opera e l’indicazione del prezzo.
2. La regione e gli altri enti pubblici territoriali, nel termine di trenta giorni dalla denuncia, formulano al Ministero la proposta di prelazione, dichiarando l’eventuale irrevocabile intento di acquistare il bene e di corrisponderne il prezzo all’alienante.
3. Il Ministero, qualora rinunci all’acquisto, ne dà comunicazione, entro quaranta giorni dalla ricezione della denuncia, all’ente interessato, che esercita il diritto di prelazione entro e non oltre il termine di due mesi dalla denuncia medesima.
Obbligo di denuncia dell’attività commerciale e di tenuta del registro
1. L’autorità prevista dall’articolo 126 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, trasmette al soprintendente e alla Regione copia della dichiarazione prevista dal medesimo articolo, presentata da chi esercita il commercio di cose rientranti nelle categorie di cui alla lettera A dell’Allegato A del presente decreto legislativo.
2. Coloro che esercitano il commercio delle cose indicate al comma 1 annotano giornalmente le operazioni eseguite nel registro prescritto dall’articolo 128 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, descrivendo le caratteristiche delle cose medesime. Con decreto adottato dal Ministro di concerto con il Ministro dell’interno sono definite le modalità di descrizione delle caratteristiche delle cose e i limiti di valore al di sopra dei quali la descrizione è obbligatoria. Il registro è esibito, a richiesta, anche ai funzionari del Ministero e della Regione.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 63)
1. Chiunque esercita l’attività di vendita al pubblico, di esposizione a fini di commercio, di intermediazione finalizzata alla vendita, o comunque abitualmente vende opere di pittura, di scultura, di grafica ovvero di oggetti d’antichità o di interesse storico od archeologico, ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la documentazione attestante l’autenticità e la provenienza delle opere o degli oggetti o, in mancanza, di rilasciare una dichiarazione, con le modalità di cui all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, avente ad oggetto tutte le informazioni disponibili sull’autenticità e la provenienza. Tale dichiarazione, ove possibile in relazione alla natura dell’opera o dell’oggetto, è apposta su copia fotografica degli stessi.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 64)
1. I titolari di case di vendita ed i pubblici ufficiali preposti alle vendite mobiliari hanno l’obbligo di comunicare al soprintendente l’elenco dei documenti posti in vendita.
2. Entro tre mesi dalla comunicazione prevista dal comma 1 il Ministero può avviare il procedimento di cui all’articolo 12.
Uscita dal territorio nazionale
e ingresso nel territorio nazionale
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 65, comma 1 e comma 2, lett. a; regio decreto30 gennaio 1913, n. 363, art. 130)
1. E’ vietata l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica dei beni culturali indicati nell’articolo 8, commi 1, 2 e 3.
2. E’ vietata altresì l’uscita:
a) delle cose appartenenti ai soggetti indicati nell’articolo 8, comma 1, che non siano opera di autore vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, fino a quando non sia intervenuto l’accertamento previsto dall’articolo 10.
b) dei beni, a chiunque appartenenti, che rientrino nelle categorie indicate all’articolo 8, comma 2, e che il Ministero, sentito il competente organo consultivo, abbia preventivamente individuato ed escluso dall’uscita, per periodi temporali definiti, ritenendola dannosa per il patrimonio culturale in relazione alle loro caratteristiche oggettive, alla loro provenienza o alla loro appartenenza.
3. Fuori dei casi previsti dai commi 1 e 2, è soggetta ad autorizzazione, secondo le modalità stabilite nella presente sezione e nella sezione II di questo Capo, l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica:
a) di ogni cosa che presenti interesse culturale, non sia opera di autore vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, a chiunque appartenga.
b) dei beni rientranti nelle categorie di cui all’articolo 9, comma 1, lettere f), g) ed h), a chiunque appartengano.
4. Non è soggetta ad autorizzazione l’uscita delle cose di cui all’articolo 9, comma 1, lettera d). L’interessato ha tuttavia l’onere di comprovare al competente ufficio di esportazione che le cose da trasferire all’estero sono opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, secondo le procedure e con le modalità stabilite con decreto ministeriale.
Uscita temporanea per manifestazioni
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 69, commi 1 e 2; legge 12 luglio 1999, n. 237, art. 9)
1. Può essere autorizzata l’uscita temporanea dal territorio della Repubblica dei beni culturali e delle cose indicate nell’articolo 64, commi 1, 2, lettera a), e 3, per manifestazioni, mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale, sempre che ne siano garantite l’integrità e la sicurezza.
b) i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica
Altri casi di uscita temporanea
(Legge 1 giugno 1939, n. 1089, art. 40, sostituito dalla legge 30 marzo 1998, n. 88, art. 22 e dalla legge 12 luglio 1999, n. 237, art. 9; decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 69, comma 9)
1. I beni culturali e le cose indicate nell’articolo 64, commi 1, 2, lettera a), e 3 possono essere autorizzati ad uscire temporaneamente anche quando:
a) costituiscano mobilio privato dei cittadini italiani che ricoprono, presso sedi diplomatiche o consolari, istituzioni comunitarie o organizzazioni internazionali, cariche che comportano il trasferimento all’estero, per un periodo non superiore alla durata del mandato all’estero degli interessati;
b) costituiscano l’arredamento delle sedi diplomatiche e consolari all’estero;
c) debbano essere sottoposti ad analisi, indagini ed interventi di conservazione e restauro da eseguire necessariamente all’estero;
d) la loro uscita sia richiesta in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere, in regime di reciprocità e per la durata stabilita negli accordi medesimi, che non può essere, comunque, superiore a sei anni.
2. Non è soggetta ad autorizzazione l’uscita temporanea dal territorio della Repubblica dei mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni per la partecipazione a mostre e raduni internazionali, salvo che sia per essi intervenuta la dichiarazione ai sensi dell’articolo 11.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 66)
1. Chi intenda far uscire in via definitiva dal territorio della Repubblica le cose indicate nell’articolo 64, comma 3, deve farne denuncia e presentarle al competente ufficio di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuna di esse, il valore venale, al fine di ottenere l’attestato di libera circolazione.
2. L’ufficio di esportazione, entro tre giorni dall’avvenuta presentazione della cosa, ne dà notizia alla competente direzione generale nonché al Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.
3. I destinatari di detta comunicazione segnalano al competente ufficio di esportazione, entro i successivi dieci giorni, ogni elemento utile in ordine alla cosa presentata per l’uscita definitiva.
4. L’ufficio di esportazione, accertata la congruità del valore indicato, rilascia o nega con motivato giudizio, anche sulla base delle segnalazioni ricevute, l’attestato di libera circolazione, dandone comunicazione all’interessato entro quaranta giorni dalla presentazione della cosa.
5. Nella valutazione circa il rilascio o il rifiuto dell’attestato di libera circolazione gli uffici di esportazione si attengono a indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero, sentito il competente organo consultivo.
c) un terzo è trasmesso alla competente direzione generale per la formazione del registro ufficiale degli attestati.
7. Il diniego comporta l’avvio del procedimento di dichiarazione, ai sensi dell’articolo 12. A tal fine, contestualmente al diniego, sono comunicati all’interessato gli elementi di cui all’articolo 12, comma 2, e i beni sono sottoposti alla disposizione di cui al comma 4 del medesimo articolo.
8. Per le cose di proprietà della Regione o di enti sottoposti alla sua vigilanza, l’ufficio di esportazione sente la Regione, il cui parere è reso nel termine perentorio di trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta e, se negativo, è vincolante.
avverso il diniego di attestato
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 67)
1. Avverso il diniego dell’attestato è ammesso, entro i successivi trenta giorni, ricorso in unica istanza al Ministero, per motivi di legittimità e di merito.
2. Il Ministero, sentito il competente organo consultivo, decide sul ricorso entro il termine di novanta giorni dalla presentazione dello stesso.
3. Dalla data di presentazione del ricorso amministrativo e fino alla scadenza del termine di cui al comma 2, il procedimento di dichiarazione è sospeso, ma i beni rimangono assoggettati alla disposizione di cui all’articolo 12, comma 4.
5. Qualora il Ministero accolga il ricorso, rimette gli atti all’ufficio di esportazione, che provvede in conformità nei successivi venti giorni.
6. Si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 68)
1. L’ufficio di esportazione può proporre al Ministero l’acquisto coattivo del bene per il quale è richiesto l’attestato di libera circolazione, dandone contestuale comunicazione alla Regione e all’interessato. In tal caso il termine per il rilascio dell’attestato è prorogato di sessanta giorni.
2. Il Ministero ha la facoltà di acquistare il bene per il valore indicato nella denuncia, dandone comunicazione all’interessato entro il termine di novanta giorni dalla denuncia.
3. Se il Ministero rinuncia all’acquisto, ne dà comunicazione, entro sessanta giorni dalla denuncia, alla Regione nel cui territorio si trova l’ufficio di esportazione proponente. La Regione ha facoltà di esercitare il diritto di acquisto entro e non oltre il termine di novanta giorni dalla denuncia.
Attestato di circolazione temporanea
1. Chi intenda far uscire in via temporanea dal territorio della Repubblica, ai sensi degli articoli 65 e 66, le cose e i beni ivi indicati, deve farne denuncia e presentarli al competente ufficio di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuno di essi, il valore venale e il responsabile della sua custodia all’estero, al fine di ottenere l’attestato di circolazione temporanea.
2. L’ufficio di esportazione, accertata la congruità del valore indicato, rilascia o nega, con motivato giudizio, l’attestato di circolazione temporanea, dettando le prescrizioni necessarie e dandone comunicazione all’interessato entro quaranta giorni dalla presentazione del bene.
3. Qualora la cosa presentata per l’uscita temporanea rivesta l’interesse richiesto dall’articolo 8, con lo stesso provvedimento di cui al comma 2 sono comunicati all’interessato, ai fini dell’avvio del procedimento di dichiarazione, gli elementi indicati all’articolo 12, comma 2, e i beni sono sottoposti alla disposizione dell’articolo 12, comma 4.
4. Nella valutazione circa il rilascio o il rifiuto dell’attestato, gli uffici di esportazione si attengono ad indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero, sentito il competente organo consultivo. Per i casi di uscita temporanea disciplinati dall’articolo 65 e dall’articolo 66, comma 1, lettere b) e c), l’autorizzazione è subordinata all’adozione da parte del Ministero del provvedimento di cui all’articolo 109, comma 2.
5. L’attestato indica anche il termine per il rientro dei beni, che è prorogabile su richiesta dell’interessato, ma non può essere comunque superiore a diciotto mesi dalla loro uscita dal territorio nazionale.
6. Il rilascio dell’attestato è sempre subordinato all’assicurazione dei beni da parte dell’interessato, per il valore indicato nella domanda. Per le mostre e le manifestazioni promosse all’estero dal Ministero o, con la partecipazione statale, da enti pubblici, dagli istituti italiani di cultura all’estero o da organismi sovranazionali, l’assicurazione può essere sostituita dall’assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato. Ai corrispondenti oneri si provvede mediante utilizzazione delle risorse disponibili nell’ambito degli ordinari capitoli dello stato di previsione del Ministero.
7. La garanzia statale è rilasciata secondo le procedure, le modalità e alle condizioni stabilite con decreto ministeriale, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze.
8. Per i beni culturali di cui all’articolo 64, comma 1, nonché per le cose di cui al comma 3, l’uscita temporanea è garantita mediante cauzione, costituita anche da polizza fideiussoria, per un importo superiore del dieci per cento al valore del bene o della cosa, come accertato in sede di rilascio dell’attestato, emessa da un istituto bancario o da una società di assicurazione. La cauzione è incamerata dall’amministrazione ove gli oggetti ammessi alla temporanea esportazione non rientrino nel territorio nazionale nel termine stabilito. Non si applica la cauzione per i beni appartenenti allo Stato e alle amministrazioni pubbliche. Il Ministero può esonerare dall’obbligo della cauzione istituzioni di particolare importanza culturale.
9. Le disposizioni dei commi da 5 a 8 non si applicano ai casi di uscita temporanea previsti dall’articolo 66, comma 1.
Ingresso temporaneo
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 70)
1. La spedizione in Italia da uno Stato membro dell’Unione europea o l’importazione da un Paese terzo dei beni indicati nell’articolo 64, comma 3, è certificata, a domanda, dall’ufficio di esportazione.
2. Il certificato di avvenuta spedizione è rilasciato in base a documentazione idonea ad identificare la cosa e a comprovarne la provenienza, fornita o autenticata da una autorità dello Stato membro dal cui territorio la cosa medesima è stata spedita.
3. Il certificato di avvenuta importazione e il certificato di avvenuta spedizione hanno validità quinquennale e sono rilasciati osservando le procedure e le modalità stabilite con decreto ministeriale.
Esportazione dal territorio dell’Unione europea
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 71)
a) per «regolamento CEE», il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio, del 9 dicembre 1992, come modificato dal regolamento (CE) n. 2469/96 del Consiglio, del 16 dicembre 1996 e dal regolamento (CE) n. 974/01 del Consiglio, del 14 maggio 2001;
b) per «direttiva CEE», la direttiva 93/7/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, come modificata dalla direttiva 96/100/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 febbraio 1997 e dalla direttiva 2001/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 giugno 2001;
c) per «Stato richiedente», lo Stato membro dell’Unione europea che promuove l’azione di restituzione a norma della sezione III.
Esportazione di beni culturali dal territorio dell’Unione europea
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 72)
1. L’esportazione al di fuori del territorio dell’Unione europea dei beni culturali indicati nell’allegato A del presente decreto legislativo è disciplinata dal regolamento CEE e dal presente articolo.
2. La licenza di esportazione prevista dall’articolo 2 del regolamento CEE è rilasciata dall’ufficio di esportazione contestualmente all’attestato di libera circolazione previsto dall’articolo 67, comma 4, ed è valida per sei mesi. La licenza di esportazione è altresì rilasciata dal medesimo ufficio che ha emesso l’attestato di libera circolazione in data non anteriore a trenta mesi.
3. Nel caso di esportazione temporanea di un bene elencato nell’allegato A del presente decreto legislativo, l’ufficio di esportazione rilascia la licenza di esportazione temporanea alle condizioni e secondo le modalità stabilite dagli articoli 65, 66 e 70.
4. Le disposizioni della sezione I del presente Capo non si applicano ai beni culturali entrati nel territorio dello Stato con licenza di esportazione rilasciata da altro Stato membro dell’Unione europea a norma dell’articolo 2 del regolamento CEE, per la durata di validità della licenza medesima.
Restituzione di beni culturali illecitamente usciti dal territorio di uno Stato membro
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 73)
1.	I beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro dell’Unione europea dopo il 31 dicembre 1992 sono restituiti a norma delle disposizioni della presente sezione.
2.	Sono considerati beni culturali quelli qualificati, anche dopo la loro uscita dal territorio dello Stato richiedente, in base alle norme ivi vigenti, come appartenenti al patrimonio culturale nazionale, secondo quanto stabilito dall’articolo 30 del Trattato istitutivo della Comunità economica europea, ratificato e reso esecutivo con legge 14 ottobre 1957, n. 1203, sostituito dall’articolo 6 del Trattato di Amsterdam, ratificato e reso esecutivo con legge 16 giugno 1998, n. 209.
3.	La restituzione è ammessa per i beni culturali ricompresi in una delle seguenti categorie:
a)	beni indicati nell’allegato A;
b)	beni facenti parte di collezioni pubbliche, inventariate in musei, archivi e fondi di conservazione di biblioteche. Si intendono pubbliche le collezioni di proprietà dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali e di ogni altro ente ed organismo pubblico, nonché le collezioni finanziate in modo significativo dallo Stato, dalle regioni o dagli altri enti pubblici territoriali;
c)	beni inclusi in inventari ecclesiastici.
4. È illecita l’uscita dei beni culturali avvenuta in violazione del regolamento CEE o della legislazione dello Stato richiedente in materia di protezione del patrimonio culturale nazionale, ovvero determinata dal mancato rientro alla scadenza del termine di uscita o di esportazione temporanee.
5.	Si considerano altresì illecitamente usciti i beni dei quali sia stata autorizzata l’uscita o l’esportazione temporanee qualora siano violate le prescrizioni stabilite con il provvedimento previsto nell’articolo 70, comma 2.
6.	La restituzione è ammessa se le condizioni indicate nei commi 4 e 5 sussistono al momento della proposizione della domanda.
a favore degli Stati U.E
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 74)
1.	L’autorità centrale prevista dall’articolo 3 della direttiva CEE è, per l’Italia, il Ministero. Esso si avvale, per i vari compiti indicati nella direttiva, dei suoi organi centrali e periferici, nonché della cooperazione degli altri Ministeri, degli altri organi dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali.
2.	Per il ritrovamento e la restituzione dei beni culturali appartenenti al patrimonio di altro Stato membro dell’Unione europea, il Ministero:
a)	assicura la propria collaborazione alle autorità competenti degli altri Stati membri;
b)	fa eseguire ricerche sul territorio nazionale, rivolte alla localizzazione del bene culturale e alla identificazione di chi lo possieda o comunque lo detenga.Le ricerche sono disposte su domanda dello Stato richiedente, corredata di ogni notizia e documento utili per agevolare le indagini, con particolare riguardo alla localizzazione del bene;
c)	notifica agli Stati membri interessati il ritrovamento nel territorio nazionale di un bene culturale la cui illecita uscita da uno Stato membro possa presumersi per indizi precisi e concordanti;
d) agevola le operazioni che lo Stato membro interessato esegue, per verificare la sussistenza dei presupposti indicati all’articolo 74, sul bene del quale sia stata effettuata la notifica di cui alla lettera c), purché tali operazioni vengano effettuate entro tre mesi dalla notifica stessa. Qualora la verifica non sia eseguita entro il prescritto termine non sono applicabili le disposizioni contenute nella lettera e);
f) favorisce l’amichevole composizione, tra Stato richiedente e possessore o detentore del bene culturale, di ogni controversia concernente la restituzione. A tal fine, tenuto conto della qualità dei soggetti e della natura del bene, il Ministero può proporre allo Stato richiedente e ai soggetti possessori o detentori la definizione della controversia mediante arbitrato, da svolgersi secondo la legislazione italiana, e raccogliere, per l’effetto, il formale accordo di entrambe le parti.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 75)
1.	Per i beni culturali usciti illecitamente dal loro territorio gli Stati membri dell’Unione europea possono esercitare l’azione di restituzione davanti all’autorità giudiziaria ordinaria, secondo quanto previsto dall’articolo 74.
2.	L’azione è proposta davanti al tribunale del luogo in cui il bene si trova.
3.	Oltre ai requisiti previsti nell’articolo 163 del codice di procedura civile, l’atto di citazione deve contenere:
b) la dichiarazione delle autorità competenti dello Stato richiedente relativa all’uscita illecita del bene dal territorio nazionale.
4.	L’atto di citazione è notificato altresì al Ministero per essere annotato nello speciale registro di trascrizione delle domande giudiziali di restituzione.
5.	Il Ministero notifica immediatamente l’avvenuta trascrizione alle autorità centrali degli altri Stati membri.
Prescrizione dell’azione
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 76)
1.	L’azione di restituzione è promossa nel termine perentorio di un anno a decorrere dal giorno in cui lo Stato richiedente ha avuto conoscenza che il bene uscito illecitamente si trova in un determinato luogo e ne ha identificato il possessore o detentore.
2.	L’azione di restituzione si prescrive in ogni caso entro il termine di trenta anni dal giorno dell’uscita illecita del bene dal territorio dello Stato richiedente.
3.	L’azione di restituzione non si prescrive per i beni indicati nell’articolo 74, comma 3, lettere b) e c).
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 77)
1.	Il tribunale, nel disporre la restituzione del bene, può, su domanda della parte interessata, liquidare un indennizzo determinato in base a criteri equitativi.
2.	Per ottenere l’indennizzo previsto dal comma 1, il soggetto interessato è tenuto a dimostrare di aver acquisito in buona fede il possesso del bene.
3.	Il soggetto che abbia acquisito il possesso del bene per donazione, eredità o legato non può beneficiare di una posizione più favorevole di quella del proprio dante causa.
Pagamento dell’indennizzo
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 78)
1.	L’indennizzo è corrisposto da parte dello Stato richiedente contestualmente alla restituzione del bene.
2.	Del pagamento e della consegna del bene è redatto, a cura di un notaio, di un ufficiale giudiziario, ovvero di funzionari all’uopo designati dal Ministero, processo verbale, che viene rimesso in copia al Ministero stesso.
3. Il processo verbale costituisce titolo idoneo per la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale.
Custodia temporanea dei beni
ed altri adempimenti
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 79)
1.	Sono a carico dello Stato richiedente le spese relative alla ricerca, rimozione o custodia temporanea del bene da restituire, le altre comunque conseguenti all’applicazione dell’articolo 75, nonché quelle inerenti all’esecuzione della sentenza che dispone la restituzione.
Azione di restituzione a favore dell’Italia
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 80)
1.	L’azione di restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio italiano è esercitata dal Ministero, d’intesa con il Ministero degli affari esteri, davanti al giudice dello Stato membro dell’Unione europea in cui si trova il bene culturale.
2.	Il Ministero si avvale dell’assistenza dell’Avvocatura generale dello Stato.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 81)
1.	Qualora il bene culturale restituito non appartenga allo Stato, il Ministero provvede alla sua custodia fino alla consegna all’avente diritto.
2.	La consegna del bene è subordinata al rimborso allo Stato delle spese sostenute per il procedimento di restituzione e per la custodia del bene.
3.	Quando non sia conosciuto chi abbia diritto alla consegna del bene, il Ministero dà notizia del provvedimento di restituzione mediante avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e con altra forma di pubblicità.
4.	Qualora l’avente diritto non ne richieda la consegna entro cinque anni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’avviso previsto dal comma 3, il bene è acquisito al demanio dello Stato. Il Ministero, sentiti il competente organo consultivo e le regioni interessate, dispone che il bene sia assegnato ad un museo, biblioteca o archivio dello Stato, di una Regione o di altro ente pubblico territoriale, al fine di assicurarne la migliore tutela e la pubblica fruizione nel contesto culturale più opportuno.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 82)
2.	Il Ministro trasmette annualmente al Parlamento, in allegato allo stato di previsione della spesa del Ministero, una relazione sull’attuazione del presente Capo, nonché sull’attuazione della direttiva CEE e del regolamento CEE in Italia e negli altri Stati membri.
3. Il Ministro, sentito il competente organo consultivo, predispone ogni tre anni la relazione alla Commissione indicata al comma 1 sull’applicazione del regolamento CEE e della direttiva CEE. La relazione è trasmessa al Parlamento.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 83)
1.	Presso il Ministero è istituita la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti.
2.	Le modalità di attuazione della banca dati sono determinate con decreto ministeriale.
Accordi con gli altri Stati membri
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 84)
1. Al fine di sollecitare e favorire una reciproca, maggiore conoscenza del patrimonio culturale nonché della legislazione e dell’organizzazione di tutela dei diversi Stati membri dell’Unione europea, il Ministero promuove gli opportuni accordi con le corrispondenti autorità degli altri Stati.
Beni culturali rubati o illecitamente esportati
1. Restano ferme le disposizioni della Convenzione dell’UNIDROIT sul ritorno internazionale dei beni culturali rubati o illecitamente esportati e le relative norme di ratifica ed esecuzione, con riferimento ai beni indicati nell’annesso alla Convenzione medesima.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 85)
1. Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento, in qualunque parte del territorio nazionale, delle cose indicate all’articolo 8 sono riservate allo Stato.
2. Ai fini del comma 1, del territorio nazionale fanno parte anche i fondali del mare territoriale e della zona di mare di dodici miglia marine a partire dal limite esterno del mare territoriale, salvo che specifici accordi stipulati con gli Stati rivieraschi interessati non stabiliscano un limite diverso.
3. Il Ministero può ordinare l’occupazione temporanea degli immobili ove devono eseguirsi le ricerche o le opere di cui al comma 1.
4. Il proprietario dell’immobile ha diritto ad un indennizzo per i danni subiti, che, in caso di disaccordo, è determinato secondo le disposizioni dell’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327. L’indennizzo può essere corrisposto in denaro o, a richiesta del proprietario, mediante rilascio delle cose ritrovate o di parte di esse, quando non interessino le raccolte dello Stato.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 86)
1. Il Ministero può dare in concessione ad enti o privati l’esecuzione delle ricerche e delle opere indicate nell’articolo 87 ed emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.
2. Il concessionario deve osservare, oltre alle prescrizioni imposte nell’atto di concessione, tutte le altre che l’amministrazione ritenga di impartire. In caso di inosservanza la concessione è revocata.
3. La concessione può altresì essere revocata quando il Ministero intenda sostituirsi nell’esecuzione o prosecuzione delle opere. In tal caso sono rimborsate dallo Stato le spese occorse per le opere già eseguite ed il relativo importo è fissato dal Ministero.
4. Ove il concessionario non ritenga di accettare la determinazione ministeriale, l’importo è stabilito da un perito tecnico nominato dal presidente del tribunale. Le relative spese sono anticipate dal concessionario.
5. La concessione prevista al comma 1 può essere data anche al proprietario degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 87)
1. Chiunque scopra fortuitamente cose immobili o mobili indicate nell’articolo 8 ne fa denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente o al sindaco ovvero all’autorità di pubblica sicurezza e provvede alla conservazione temporanea di esse, lasciandole nelle condizioni e nel luogo in cui sono state rinvenute.
2. Ove si tratti di cose mobili delle quali non si possa altrimenti assicurare la custodia, lo scopritore ha facoltà di rimuoverle per meglio garantirne la sicurezza e la conservazione sino alla visita dell’autorità competente e, ove occorra, di chiedere l’ausilio della forza pubblica.
3. Agli obblighi di conservazione e custodia previsti nei commi 1 e 2 è soggetto ogni detentore delle cose scoperte fortuitamente.
Appartenenza e qualificazione delle cose ritrovate
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 88)
1. Appartengono allo Stato le cose indicate nell’articolo 8, da chiunque e in qualunque modo ritrovate:
a) nel sottosuolo;
b) sui fondali marini come delimitati nell’articolo 87, comma 2;
c) sul fondo dei fiumi e dei laghi e delle altre acque pubbliche interne.
2. Appartengono altresì allo Stato le cose medesime che si trovino nelle condizioni di cui agli articoli 923 e 933 del codice civile.
3. Le cose indicate al comma 1, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte, rispettivamente, del demanio pubblico o del patrimonio indisponibile dello Stato a norma degli articoli 822 e 826 del codice civile.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 89)
b) al concessionario indicato nell’articolo 88;
c) allo scopritore che ha ottemperato agli obblighi previsti dall’articolo 89.
2. Qualora il proprietario dell’immobile abbia ottenuto la concessione prevista dall’articolo 88 ovvero sia scopritore della cosa, ha diritto ad un premio non superiore alla metà del valore delle cose ritrovate.
4.. Il premio può essere corrisposto in denaro o mediante rilascio di parte delle cose ritrovate. In luogo del premio, l’interessato può ottenere, a richiesta, una detrazione di imposta di pari ammontare, secondo le modalità e con i limiti stabiliti con decreto adottato dal Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 90)
1. Il Ministero provvede alla determinazione del premio spettante agli aventi titolo a norma dell’articolo 91, previa stima delle cose ritrovate.
2. In corso di stima, a ciascuno degli aventi titolo è corrisposto un acconto del premio in misura non superiore ad un quinto del valore, determinato in via provvisoria, delle cose ritrovate. L’accettazione dell’acconto non comporta acquiescenza alla stima definitiva del Ministero.
3. A richiesta degli aventi titolo che non accettano la stima definitiva del Ministero, il valore delle cose ritrovate è determinato da una commissione costituita da tre membri da nominarsi uno dal Ministero, l’altro dal richiedente e il terzo dal presidente del tribunale. Le spese della perizia sono anticipate dal richiedente.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 91)
2. Il Ministero può autorizzare le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed organismo pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al comma 1. In tal caso, dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti all’ente interessato per il prosieguo del procedimento.
3. Il Ministero può, altresì, disporre l’espropriazione a favore di persone giuridiche private senza fine di lucro. In tal caso, cura direttamente il relativo procedimento.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 92)
1.	Possono essere espropriate per causa di pubblica utilità aree ed edifici quando ciò sia necessario per isolare o restaurare monumenti, assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o la fruibilità da parte del pubblico, facilitarne l’accesso.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 93)
1. Il Ministero può procedere all’espropriazione di immobili al fine di eseguire interventi di interesse archeologico o per il ritrovamento di cose indicate nell’articolo 8.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 94)
1. La dichiarazione di pubblica utilità è fatta con provvedimento del Ministero o, nel caso dell’articolo 94, anche con atto della Regione comunicato al Ministero.
2. Nei casi previsti dagli articoli 94 e 95 l’approvazione del progetto equivale a dichiarazione di pubblica utilità.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 95)
1. Nel caso dell’articolo 93 l’indennità consiste nel giusto prezzo che il bene avrebbe in una libera contrattazione di compravendita all’interno dello Stato.
2. Il pagamento dell’indennità è effettuato secondo le modalità stabilite dalle disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 96)
1. Nei casi disciplinati dagli articoli 94 e 95 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità.
1. L’attività di valorizzazione dei beni culturali è ad iniziativa pubblica o privata.
2. L’attività ad iniziativa pubblica di costituzione, messa a disposizione e organizzazione stabile di risorse, di strutture o di reti finalizzate a realizzare, facilitare o accrescere la fruizione di beni culturali altrui, pubblici o privati, è servizio pubblico di valorizzazione.
3 Il servizio pubblico di valorizzazione è retto dai principi di libertà di partecipazione, pluralità dei soggetti, continuità, parità di trattamento, economicità e trasparenza della gestione.
4. L’attività di valorizzazione ad iniziativa privata è attività socialmente utile e ne è riconosciuta la finalità di solidarietà sociale.
di appartenenza pubblica
1. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, nonché ogni altro ente ed organismo pubblico, valorizzano i beni culturali di loro appartenenza.
di proprietà privata
1. Il sostegno pubblico alle attività e alle strutture di valorizzazione dei beni culturali di proprietà privata è diretto primariamente ad assicurare la fruizione pubblica di tali beni.
2. Le misure di sostegno sono adottate dopo che sia stata accertata la rilevanza dei beni culturali ai fini della loro fruizione.
3. Le modalità della fruizione sono stabilite con accordo da stipularsi con il proprietario, possessore o detentore del bene in sede di adozione della misura di sostegno.
Cooperazione ed accordi
1. Per l’esercizio delle attività e dei servizi pubblici di valorizzazione, le amministrazioni cooperano tra loro e concludono accordi, anche ai fini dell’organizzazione in rete dei servizi stessi e della formazione e dell’aggiornamento del personale.
2. Analoghi accordi possono essere conclusi con privati per la valorizzazione dei loro beni .
1. I servizi pubblici e le attività delle pubbliche amministrazioni di valorizzazione dei beni culturali sono gestiti in forma diretta, attraverso strutture organizzative interne provviste di adeguato personale tecnico e dotate, di norma, di autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile.
2. Nel rispetto del principio di cui all’articolo 4, al fine di assicurare un migliore livello della fruizione pubblica dei beni culturali, la gestione dei servizi pubblici e delle attività di valorizzazione, o di singole fasi degli stessi, può essere anche affidata ad altri soggetti.
3. Nell’ipotesi di cui al comma 2, le forme di gestione dei servizi e delle attività sono scelte, previa valutazione comparativa degli obiettivi di valorizzazione che si intendono conseguire e dei relativi mezzi, metodi e tempi, fra:
a) affidamento diretto a soggetti a prevalente partecipazione pubblica;
b) concessione ad altri soggetti, scelti a seguito di valutazione comparativa sulla base dei progetti presentati.
4. Previo accordo tra i titolari dei servizi o delle attività, gli affidamenti e le concessioni di cui al comma 3 possono essere disposti in modo congiunto ed integrato.
5. Il rapporto tra il titolare del servizio o della attività e l’affidatario od il concessionario è regolato con contratto di servizio, nel quale sono specificati, tra l’altro, i livelli qualitativi di erogazione del servizio e di professionalità degli addetti ed i poteri di indirizzo e controllo spettanti al titolare del servizio.
6. Il titolare del servizio o dell’attività può partecipare al patrimonio o al capitale dei soggetti di cui al comma 3, lettera a), anche con il conferimento in uso del bene culturale oggetto di valorizzazione. Gli effetti del conferimento si esauriscono, senza indennizzo, in tutti i casi di cessazione totale dalla partecipazione da parte del titolare del servizio o della attività, nonché in caso di estinzione del soggetto partecipato ovvero di cessazione, per qualunque causa, dell’affidamento del servizio o dell’attività.
7. Agli affidamenti e alle concessioni di cui al comma 3 può essere collegata la concessione in uso del bene culturale oggetto di valorizzazione. La concessione perde efficacia, senza indennizzo, in qualsiasi caso di cessazione dell’affidamento o della concessione del servizio o dell’attività.
8. I provvedimenti di cui al presente articolo di competenza del Ministero sono adottati secondo modalità e criteri definiti con decreto ministeriale.
conferiti o concessi in uso
1. I beni culturali che siano stati conferiti o concessi in uso ai sensi dell’articolo 103, commi 6 e 7, restano a tutti gli effetti assoggettati al regime giuridico loro proprio. Le funzioni di tutela restano comunque attribuite al Ministero, che provvede anche su richiesta ovvero nei confronti del soggetto conferitario o concessionario dell’uso dei beni medesimi.
Fruizione pubblica
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
art. 99, commi 2 e 4)
1. In attuazione dell’articolo 100, lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, nonché ogni altro ente ed organismo pubblico assicurano la fruizione pubblica di musei, monumenti, aree e parchi archeologici, archivi e biblioteche.
2. I soggetti di cui al comma 1 promuovono la fruizione pubblica degli altri beni culturali di loro appartenenza, compatibilmente con lo svolgimento degli scopi istituzionali cui tali beni sono destinati.
3. Ai fini del presente Titolo si intende per:
a) museo, una struttura comunque denominata organizzata per la conservazione, la valorizzazione e la fruizione pubblica di raccolte di beni culturali;
b) area archeologica, un sito su cui insistono i resti di un insieme edilizio originariamente concluso per funzione e destinazione d’uso complessiva;
c) parco archeologico, un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto in modo da facilitarne la lettura attraverso itinerari ragionati e sussidi didattici.
Livelli essenziali della fruizione pubblica
1. I livelli essenziali della fruizione pubblica dei beni culturali sono definiti con regolamento ministeriale adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 99, commi 1 e 3)
1. L’apertura al pubblico dei musei, dei monumenti, delle aree e dei parchi archeologici statali, degli archivi di Stato e delle biblioteche pubbliche statali è disposta e regolamentata dal Ministero in modo da assicurare la più ampia fruizione pubblica.
2. Nell’ambito dei principi fondamentali fissati dal presente decreto legislativo e in conformità alla legislazione regionale di settore, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali definiscono con propri regolamenti le forme di apertura al pubblico dei monumenti, dei musei, delle aree e dei parchi archeologici, degli archivi e delle biblioteche di loro appartenenza o gestione.
3. Eventuali agevolazioni previste per l’accesso ai luoghi indicati ai commi 1 e 2 devono essere disciplinate in modo da non creare discriminazioni ingiustificate nei confronti dei cittadini degli altri Stati membri dell’Unione europea.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 100)
1. L’accesso ai luoghi indicati nell’articolo 107, comma 1, è consentito, di regola, dietro pagamento di un biglietto.
2. Sono stabiliti con decreto ministeriale:
c) le modalità di emissione, distribuzione e vendita del biglietto d’ingresso e di riscossione del corrispettivo, anche mediante convenzioni con soggetti pubblici e privati. Per la gestione dei biglietti d’ingresso possono essere impiegate nuove tecnologie informatiche, con possibilità di prevendita e vendita presso terzi convenzionati.
d) la percentuale dei proventi dei biglietti da assegnare all’Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori, scultori, musicisti, scrittori ed autori drammatici;
e) i criteri di ripartizione delle somme di cui al comma 3.
3. Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti d’ingresso sono destinati all’adeguamento strutturale e funzionale degli istituti e delle aree indicati all’articolo 107, comma 1, alle misure di prevenzione degli incendi, alla installazione dei sistemi antifurto e di ogni altra misura di sicurezza nei luoghi medesimi, nonché all’espropriazione e all’acquisto di beni culturali da parte dello Stato, anche mediante l’esercizio del diritto di prelazione. Il Ministro dell’economia e delle finanze riassegna alle competenti unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero le somme affluite all’entrata del bilancio dello Stato a norma del presente comma.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 102)
1. Il Ministero dichiara, a richiesta dell’interessato, il rilevante interesse scientifico o culturale di mostre o esposizioni di beni culturali e di ogni altra iniziativa a carattere culturale, ai fini dell’applicazione delle agevolazioni previste dalla vigente normativa fiscale.
2. E’ soggetto ad autorizzazione ministeriale il prestito alla mostra o all’esposizione:
a)	delle cose mobili indicate nell’articolo 10, comma 1, appartenenti allo Stato;
b) dei beni culturali indicati nell’articolo 8, comma 1, appartenenti alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché agli altri enti ed organismi pubblici e alle persone giuridiche private senza fine di lucro;
c) dei beni culturali indicati all’articolo 8, comma 2, lettere a) e d);
d) degli archivi e dei singoli documenti indicati all’articolo 8, comma 2, lettera b), e comma 3, lettera a).
4. L’autorizzazione è rilasciata tenendo conto delle esigenze di integrità e fruizione pubblica dei beni ed è subordinata all’adozione delle misure necessarie alla loro salvaguardia. I criteri, le procedure e le modalità per il rilascio dell’autorizzazione medesima sono stabiliti con decreto ministeriale.
5. Nel caso di mostre, manifestazioni ed altre iniziative culturali promosse dalle regioni e dagli altri enti pubblici territoriali, nelle quali siano da esporre beni culturali di cui gli enti medesimi abbiano la legittima disponibilità, i provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 sono adottati dalle regioni.
Diffusione della conoscenza del patrimonio culturale nelle scuole
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 111; legge 8 ottobre 1997, n. 352, art. 7 come modificato dalla legge 12 luglio 1999, n. 237, artt. 3 e 4 e dalla legge 21 dicembre 1999, n. 513)
1. Il Ministero svolge un pubblico servizio di educazione storico-artistica.
2. Le soprintendenze e le scuole, di ogni ordine e grado, appartenenti al sistema nazionale di istruzione possono stipulare apposite convenzioni per diffondere la conoscenza e favorire la fruizione del patrimonio culturale da parte degli studenti.
3. Le convenzioni fissano le modalità attraverso le quali i musei si impegnano ad elaborare percorsi didattici e a preparare materiali e sussidi audiovisivi, che tengano conto della specificità della scuola richiedente e delle eventuali particolari esigenze determinate dalla presenza di alunni disabili.
4. Al fine di diffondere la conoscenza del patrimonio culturale, le scuole possono stipulare convenzioni con i musei per la formazione dei docenti.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 106)
1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 38, possono essere assoggettate a visita da parte del pubblico per scopi culturali:
a) i beni culturali immobili indicati all’articolo 8, comma 2, lettere a) e d), che rivestano altresì un interesse eccezionale;
b) le collezioni dichiarate a norma dell’articolo 11.
3. Le modalità di visita sono concordate, caso per caso, con il proprietario.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 105)
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 103)
1. Il Ministero e le regioni vigilano affinché siano rispettati i diritti di uso e godimento che il pubblico abbia acquisito sulle cose e i beni soggetti alle disposizioni del Titolo I della presente Parte
http://digilander.libero.it/fpcgilbac/

References: art. 55
 art. 56
 art. 58
 sentenza 
 art. 59
 art. 60
 art. 61
 art. 63
 art. 64
 art. 65
 art. 130
 art. 69
 art. 9
 art. 40
 art. 22
 art. 9
 art. 69
 art. 66
 art. 67
 art. 68
 art. 70
 art. 71
 art. 72
 art. 73
 art. 74
 art. 75
 art. 76
 art. 77
 art. 78
 art. 79
 sentenza 
 art. 80
 art. 81
 art. 82
 art. 83
 art. 84
 art. 85
 art. 86
 art. 87
 art. 88
 art. 89
 art. 90
 art. 91
 art. 92
 art. 93
 art. 94
 art. 95
 art. 96

art. 99
 art. 99
 art. 100
 art. 102
 art. 111
 art. 7
 art. 106
 art. 105
 art. 103