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Timestamp: 2020-08-12 03:33:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 692 del 13/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 692 del 13/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 13/01/2011, (ud. 23/09/2010, dep. 13/01/2011), n.692
rappresenta e difende unitamente all’avv. Cicognani Antonio giusta
Lombardia n. 168/44/05, depositata l’8 novembre 2005.
settembre 2010 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio;
ricorso nei confronti del Ministero e per l’accoglimento del primo e
del secondo motivo del ricorso nei confronti dell’Agenzia delle
1. M.M.L. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia indicata in epigrafe, con la quale, in parziale accoglimento dell’appello dell’Ufficio, è stata affermata la legittimità dell’avviso di accertamento, emesso nei confronti della contribuente a titolo di IRPEF ed ILOR per l’anno 1997, nella parte in cui era stato recuperato a tassazione, quale reddito d’impresa, l’importo di L. 757.692.762, per cessione di materiale lapideo alla s.p.a. Cave San Bartolo.
In particolare, il giudice a quo ha ritenuto che il contratto stipulato in data 8 luglio 1995 tra la M., proprietaria di un fondo nel Comune di (OMISSIS), e la predetta società Cave San Bartolo, al di là della qualificazione di “cessione di materiale lapideo e non lapideo estraibile” conferita ad esso dai contraenti, fosse in realtà diretto, in base al contenuto oggettivo delle clausole e alla funzione del negozio, ad istituire un diritto di sfruttamento della cava posseduta dalla M., per ricavarne il detto materiale; con la conseguenza che la contribuente doveva essere ritenuta titolare di reddito d’impresa, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 51, comma 2, lett. b).
In base alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, premesso che dal principio stabilito dall’art. 2909 cod. civ. – secondo cui l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa – si evince, a contrario, che l’accertamento contenuto nella sentenza non estende i suoi effetti, e non è vincolante, rispetto ai terzi (Cass., Sez. un., n. 9631 del 1996), il giudicato può, tuttavia, quale affermazione obiettiva di verità, spiegare efficacia riflessa anche nei confronti di soggetti estranei al rapporto processuale. Ma tali effetti riflessi del giudicato, oltre gli ordinari limiti soggettivi, sono impediti quando il terzo sia titolare di un rapporto autonomo e indipendente rispetto a quello in ordine a quale il giudicato interviene, non essendo ammissibile nè che egli ne possa ricevere un pregiudizio giuridico, nè che se ne possa avvalere a fondamento della sua pretesa (salvo che tale facoltà sia espressamente prevista dalla legge, come nel caso delle obbligazioni solidali, ai sensi dell’art. 1306 c.c., comma 2) (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 250 del 1996, 5320 del 2003, 5381 e 11677 del 2005, 7523 del 2007).
In ordine, poi, al detto paragrafo 4^, va altresì ricordato che i motivi per i quali si chiede la cassazione della sentenza impugnata devono consistere in specifiche censure, chiare ed esaurienti, relative alle conclusioni tratte dal giudice di merito in relazione alla fattispecie: il ricorrente, cioè, ha l’onere di indicare con precisione gli asseriti errori contenuti nella sentenza impugnata, in quanto, per la natura di giudizio a critica vincolata propria del processo di cassazione, il singolo motivo assolve alla funzione condizionante il devolutum della sentenza impugnata (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 16763 del 2002,10420 del 2005, 828 e 15882 del 2007).
3.2. In primo luogo, la ricorrente, denunciando la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 1, in relazione al D.Lgs. n. 545 del 1992, art. 1, nonchè del D.Lgs. n. 300 del 1999, artt. 57 e 62 e del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38 e segg., deduce che “non è consentito alla commissione tributaria di secondo grado, quale organo giurisdizionale, chiamata a pronunciarsi per la riforma di una sentenza di primo grado, anzichè decidere fra le richieste delle due parti in causa (Agenzia delle entrate e contribuente), intervenire sulla motivazione dell’atto impositivo modificandone i presupposti (con un connesso extra petitum o ultra petitum) oltre alle relative conseguenze, assumendo così indebitamente i compiti e la funzione impositiva spettanti in via esclusiva all’Agenzia delle entrate o comunque all’Organo amministrativo investito dell’accertamento dei tributi”.
Rigetta il ricorso nei confronti dell’Agenzia delle entrate e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 15200,00, di cui Euro 15000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 51
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 1
 art. 1
 sentenza