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Timestamp: 2019-06-20 07:23:52+00:00

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Tizio diffama Caio. Condannata Sempronia (ventunenne) - Avvocato del Diavolo - Blog - L’Espresso
Tizio diffama Caio. Condannata Sempronia (ventunenne)
È costata cara a L., giovane ventunenne, la sua passione per la scrittura e la sua decisione di aprire, gestire ed animare un forum di discussione per confrontarsi con altri scrittori ed aspiranti tali sulle difficoltà che, spesso, si incontrano nei rapporti con gli editori.
Il Tribunale di Varese - come racconta Roberto Rotondo dalle colonne di Varese News - l'ha, infatti, ritenuta responsabile di diffamazione e condannata ad una multa di mille euro ed a cinquemila euro di risarcimento dei danni in favore della diffamata cui dovrà anche pagare altri mille euro a rimborso delle spese legali.
Ma di cosa è davvero colpevole la ragazza?
A leggere la Sentenza non si capisce - perché secondo il giudice la circostanza sarebbe irrilevante - se la sua colpa sia quella di aver postato contenuti idonei ad offendere l'editrice che l'ha querelata o quella di aver consentito ad uno qualsiasi dei tanti utenti che frequentano il forum di discussione da essa gestito di pubblicare i contenuti incriminati.
Scrive, infatti, il Giudice nella Sentenza che "la disponibilità dell'amministrazione del sito rende l'imputata responsabile di tutti i contenuti di esso accessibili dalla rete, sia quelli inseriti da Lei stessa, sia quelli inseriti da utenti; è indifferente sotto questo profilo sia l'esistenza di una forma di filtro (poiché in tal caso i contenuti lesivo dell'altrui onorabilità devono ritenersi specificamente approvato dal dominus) sia l'inesistenza di filtri (poiché in tal caso i contenuti lesivi dell'altrui onorabilità devono ritenersi genericamente e incondizionatamente approvati dal dominus)".
Siamo di fronte ad un'autentica aberrazione giuridica.
Il gestore di un forum di discussione, infatti, secondo il giudice dovrebbe rispondere dei contenuti postati dagli utenti del forum stesso e ciò mentre la Corte di Cassazione ha, ormai, definitivamente chiarito che neppure il direttore responsabile di un periodico online può essere chiamato a rispondere dei commenti postati dai lettori.
Tanti, troppi, i motivi di diritto che avrebbero dovuto guidare il giudice ad una decisione diversa per ritenere quanto accaduto una svista giustificabile, figlia della "novità" - ammesso anche che nel 2013 le questioni legate all'informazione online possano ancora considerarsi nuove - della materia.
A che titolo il gestore di un forum di discussione dovrebbe essere chiamato a rispondere dell'eventuale diffamatorietá dei contenuti pubblicati dagli utenti?
La semplice disponibilità tecnica dei contenuti e, dunque, la semplice possibilità di intervenire a rimuoverli, evidentemente, non basta perché, se fosse così - ma la circostanza deve essere sfuggita al magistrato - i gestori delle più grandi piattaforme di socialnetwork dovrebbero considerarsi responsabili delle tonnellate di informazioni pubblicate ogni minuto dai propri milioni di utenti.
Non esiste, in realtà, nessuna legge che stabilisca una simile responsabilità per il gestore di un forum o di un blog mentre, al contrario, la disciplina europea sulla responsabilità degli intermediari chiarisce che il fornitore di hosting - posizione analoga a quella nella quale si ritrova il gestore di un forum di discussione - non ha alcun obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti.
E pensare che i Giudici della Cassazione, nella Sentenza appena ricordata, hanno messo nero su bianco il principio secondo il quale, neppure il direttore di un periodico online, può essere chiamato a rispondere per non aver evitato la pubblicazione di un commento da parte dei propri lettori in quanto, secondo i giudici, una simile obbligazione sarebbe impossibile con la conseguenza che l'eventuale responsabilità avrebbe carattere oggettivo.
E poi perché non imputare la responsabilità per le affermazioni diffamatorie pubblicate sul forum agli autori delle stesse che sono, invece, rimasti, addirittura, estranei al procedimento penale e non sono stati neppure identificati?
Proprio mentre, in Rete, divampa il dibattito sulla presunta assenze di regole per la disciplina della circolazione dei contenuti online, la Sentenza del Tribunale di Varese arriva a confermare che le regole ci sono e che, anzi, probabilmente ce ne sono troppe, così tante da essere poi applicate in maniera confusa ed incoerente, esponendo, spesso, a rischio la libertà di informazione.
Il principio alla base della decisione del Tribunale di Varese rappresenta, infatti, un gravissimo attentato alla circolazione delle informazioni via web ed alla creazione di spazi di dialogo e confronto online.
Se gestire un forum ed invitare gli utenti a confrontarsi su una certa questione, significa correre rischi più gravi di quelli che assume il navigato direttore di una testata giornalistica è facile prevedere che in tanti, nei mesi che verranno, si affretteranno a chiudere i propri blog ai commenti ed ad astenersi dall'animare dibattiti e confronti sui propri siti internet.
Se finirà così, tuttavia, avremo perso tutti e non avrà vinto nessuno.
E non mi si venga a dire che non si può neppure consentire che online si possa offendere liberamente chiunque perché il tema non è questo.
Se un cittadino offende un altro cittadino è al primo che occorre imputare la responsabilità dell'offesa e non a chi gli abbia, incolpevolmente, consentito di farlo.
Altrimenti la prossima volta che un politico verrà scoperto a rubare dovremmo potercela prendere con il Parlamento, la Regione, il Comune che glielo hanno consentito, ponendolo in una determinata posizione e non riuscendo poi ad impedire che ne abusasse.
Nell'Italia clerico-cattolica è impossibile prevalga la semplice considerazione che ciascuno è responsabile delle proprie azioni. Pochi poi, compresi i giudici, ricordano l'art. 21 Cost. "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero....". Meglio una bella censura, che non si sa mai...
Jasmine Riccardi scrive:
9 maggio 2013 alle 19:57
Sono pienamente d'accordo con lei, quando io inserisco un commento, mi piace pensare di essere abbastanza grande da rispondere delle mie opinioni, e quindi faccio da filtro a me stessa, cercando di evitare offese gratuite. Però, in riferimento all'ipotesi con cui conclude il suo articolo, non mi dispiacerebbe poter fare causa all'Italia, rappresentata dal parlamento, per tutti i danni che ha fatto al Popolo italiano.
Un forum non è un giornale. Una sentenza senza senso | Valigia Blu scrive:
10 maggio 2013 alle 13:41
[...] appropriate, come “Tizio diffama Caio, condannata Sempronia” dall’articolo di Guido Scorza. Insomma, non ne sono stata [...]
Un’ingiustizia che ci riguarda tutti. | La Zitella Felice scrive:
[...] postati dai lettori (così ha stabilito definitivamente la Cassazione e ringrazio per il link l’articolo di Guido Scorza che si è occupato della questione) perché il gestore di un blog “privato”, per quanto famoso, debba avere sulle spalle [...]
Codice rosso per la blogosfera italiana | Informare per Resistere scrive:
14 maggio 2013 alle 18:32
[...] pochi giorni dalla notizia della blogger varesina condannata per diffamazione per colpa di alcuni commenti postati da alcuni utenti sul blog-forum da essa gestito, rimbalza la [...]
Massimiliano Maccaus scrive:
[...] per ciò che si scriveva sul web; adesso, sempre più, anche per quelli che fanno i propri commentatori (leggi anche [...]
Della paura della libertà di espressione e di altri demoni - Starbooks Coffee scrive:
[...] contro Linda Rando (la conoscete tutti, ma qui ci sono un po’ di post in cui potete ripassare la vicenda), mi è arrivata Carlotta in preda all’ansia. Dice cose sconnesse. Tipo che chiude il blog, [...]
Dalla sentenza del tribunale di Varese si capisce benissimo perché è condannata Linda Rando. Non vi sono riferimenti a commenti di terzi: la blogger è condannata in quanto amministratrice di un sito che ha diffamato un editore (mediante insulti, scherno e altro). Lo ha fatto in prima persona e ha lasciato che lo facessero i suoi utenti, sia quelli appartenenti allo staff sia altri.
La cosa interessante comunque è che l'episodio non è circoscritto solo alla casa editrice che ha querelato la Rando. Writer's Dream ha diffamato moltissime case editrici per ANNI, e lo ha fatto sistematicamente dichiarando il falso, distorcendo e manipolando informazioni, non avendo uno straccio di prova per le proprie dichiarazioni, eccetera eccetera.
Un assaggio della condotta di Linda Rando e dello staff di Writer's Dream lo potete avere a questo link, dove la Rando, con il nickname di "Ayame", prende di mira un editore: http://editoriaedintorni.blogspot.it/2013/07/arrow-22_5.html
Ma in realtà esistono moltissimi altri casi analoghi a questo, basta cercare.
Ma vi pare che i giudici politici ladroni che hanno rubato miliardi su miliardi assassini e mafiosi in liberta' zingari che investono gente per la strada ubriachi,andreotti in prescrizione ,giusva fioravanti libero e beato con una 30ina di omicidi commessi ,carminati che girava libero e beato insomma i peggiori reati esistenti sulla terra vi pare che non condannino una ragazza per una strunxata chiamata diffamazione??

References: Sentenza 
 Sentenza 
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