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A Roma per ricostruire l industria
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1 Periodico mensile della CGIL regionale Confederazione Generale Italiana del Lavoro NOTIZIE Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% CNS/AC - Cagliari Registrazione n. 611 del Tribunale di Cagliari Nuova serie Anno Primo Numero 5 Maggio 2007 A Roma per ricostruire l industria Alla Regione: cambiate strategia. Per il tessile e l agroalimentare, sit-in a Palazzo Chigi di Giampaolo Diana Q ual è il destino dell industria in Sardegna? Dipende dalla capacità di invertire la rotta delle scelte sino ad oggi perseguite. Il sindacato da tempo elabora proposte alternative, e a giugno apre una fase di riflessione pubblica, di mobilitazione per rivendicare promesse non mantenute. Con due appuntamenti, prima a Cagliari e poi a Roma. Per dire basta a una politica decennale che ha portato il nostro sistema produttivo allo sfascio. Il 6 giugno al Mediterraneo ci sarà una manifestazione dei sindacati per proporre una soluzione alla crisi dell Industria e delle industrie. Il 26 dello stesso mese sarà il giorno del sit-in sotto Palazzo Chigi, per chiedere il rispetto della promessa di due accordi di programma su tessile e agroalimentare fatta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta lo scorso autunno. Da anni ci interroghiamo sulla crisi dell industria in Sardegna e sul fallimento degli strumenti sino a oggi utilizzati per rianimare quello che più volte è apparso come un comparto in via d estinzione. Con aziende sempre in bilico fra conti in rosso, licenziamenti e fallimenti. Eppure i soldi pubblici non sono mancati. Risorse destinate a risollevare e rilanciare pezzi di produzione che poi son falliti comunque. E non sono solo Scaini a Villacidro, Montefibre a Ottana e Cartiera di Arbatax. Un rincorrersi quasi quotidiano di vertenze aperte e rimandate, mai chiuse positivamente. Quanti esempi potremmo fare di tentativi di rilancio fatti da imprenditori con le tasche colme di soldi dello Stato e della Regione? E adesso che altre aziende, come la Legler e la Nuova Mineraria Silius sono passate alla proprietà della Regione, per affrontare si spera una fase di transizione che finalmente porti al rilancio, non sarà il caso di riflettere sul perché, nonostante tutto, non si riesce a mettere la parola fine al deserto di produzioni che ci circonda? Non sarà arrivato il momento di cambiare strategia? Intanto fino a oggi molti imprenditori sono sbarcati, hanno preso tanto e restituito poco o nulla. Complice l assenza ingiustificabile, non solo della politica, ma anche degli organi di vigilanza e controllo di quegli abusi. E i veri imprenditori, quelli che davvero potrebbero salvare anche le nostre aziende in crisi, quelli che magari ce la fanno anche senza i soldi pubblici, oppure perché in questo caso non c è niente di male quelli che utilizzano le risorse rispettando le regole e creando i posti di lavoro previsti nei loro progetti, gli imprenditori seri, hanno qualche attrattiva a venire in Sardegna? Evidentemente no. L Industria avrà un destino solo se - al di là dei ritocchi aleatori di un sistema che si nutre d incentivi e finanziamenti cambierà il contesto dove vivono e lavorano le industrie. Un contesto carente di infrastrutture materiali e immateriali, scarsamente competitivo, ancora imbrigliato nei meccanismi stantii della burocrazia. Trasporti, energia, credito, ricerca e formazione: sono questi i problemi irrisolti da cui dipende il destino delle attività produttive. La sfida del sindacato: conquistare la fiducia dei giovani pag. pag. pag. Il futuro dopo i 100 anni di Erika Collu* Chi è orfano di diritti è alieno da doveri. L ho sentito dire all ultima conferenza nazionale dei giovani della Cgil da un ragazzo che sosteneva quanto sia difficile, oggi, per chi subisce il vuoto di tutele generato dal nuovo mercato del lavoro, sentirsi partecipe di un progetto, considerare la lotta per il consolidamento dei diritti come un dovere. E se penso ai protagonisti della storia della Camera del Lavoro nei suoi primi cento anni, alle lotte e conquiste sindacali, non riesco a immaginare nessuno che potesse mettere in discussione, con una frase così, la portata solidalistica e il valore universale dell appartenenza a un sindacato. Per questo, l insegnamento che viene dal passato è proprio quello spirito di coesione e solidarietà di cui abbiamo ancora bisogno. Perché la sfida più grande del sindacato oggi è interpretare e farsi portavoce delle esigenze dei A L L I N T E R N O Intervista a Massimo Deiana «Il fututo della continuità» Precari nei call center: poche stabilizzazioni Arte e lavoro visti da Rosanna Rossi Cagliari, Giorgino 1952, La cernita dei rifiuti giovani e conquistare la loro fiducia. Per me è stato semplice, ho ventisette anni e lavoro in Cgil grazie a un progetto della Fillea nazionale per il rinnovamento delle strutture - recepito a livello regionale e provinciale - che mi ha permesso di entrare nel sindacato due anni fa, prima ancora di laurearmi in scienze politiche. Degli iscritti alla Fillea di cui mi occupo, solo il venti per cento ha meno di trentacinque anni. La vittoria più difficile è diventata per al Cgil fare una tessera a un trentenne. Loro non credono nel sindacato, pensano che sia un potere fra gli altri, non una proiezione del mondo del lavoro. Certo non dobbiamo trascurare il fatto che, purtroppo, a trent anni molti sognano ancora un lavoro che non c è, spesso mortificati dall incertezza della precarietà. Figuriamoci se hanno la forza e l ottimismo d iscriversi al sindacato. Quando sento dire chi è orfano di diritti è alieno da doveri penso che forse molti giovani non intravedono nella politica del sindacato un progetto per colmare quel vuoto di diritti. Lo guardano con diffidenza perché il sindacato che conoscono è più che altro quello delle vertenze per la difesa e il consolidamento di diritti già conquistati. Eppure la storia insegna che quei diritti non ci sarebbero se non ci fosse stato il sindacato. Comunque dall interno vedo che qualcosa si sta muovendo, c è una nuova consapevolezza nei dirigenti di oggi che stanno lavorando a un progetto concreto contro il precariato e per la ricostruzione dei diritti perduti. Ai giovani dico che, nonostante tutto, devono avere fiducia e sentirsi in dovere di partecipare e lottare. A chi invece ha vissuto il centenario della Camera del lavoro con alle spalle l esperienza diretta dico ma certamente lo sanno già che il precariato è nemico dei giovani quanto del sindacato e che insieme dobbiamo combatterlo. Altrimenti, non ci sarà un altro centenario da festeggiare. *Segreteria Fillea Cagliari2 di Sandro Bianco* CATEGORIE Sì alla nuova continuità aerea ma non sulle spalle dei lavoratori «La Regione s impegni a scongiurare ogni ipotesi di precarizzazione» La Commissione Europea si è espressa in merito alla legge regionale sulla continuità territoriale aerea. La prima conseguenza significativa è che, dagli aeroporti di Cagliari, Alghero e Olbia, non si volerà a costi contenuti, solo verso Roma e Milano, ma anche per Torino, Verona, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo. La seconda è che la continuità territoriale dovrà aprirsi alla concorrenza, pur nel rispetto di regole: le compagnie che intendono collegare la Sardegna in regime di continuità territoriale, lo dovranno fare per tutto l anno, al fine di evitare che l offerta cresca solo nel periodo estivo, lasciando l isola priva di collegamenti durante l inverno. Altra conseguenza rilevante, è l apertura alle compagnie low cost che, da subito, potranno volare dai tre aeroporti sardi verso Bergamo Orio al Serio e Roma Ciampino. Un elemento negativo è il non voler riconoscere il diritto alla continuità territoriale agli emigrati sardi, adducendo giustificazioni incomprensibili, dettate sicuramente dal fatto che il responsabile dei trasporti della comunità europea non conosce il dramma dell emigrazione, fenomeno che i sardi hanno vissuto in passato e, purtroppo vivono tutt ora. Dopo la diffusione del documento della Commissione europea il 23 aprile, abbiamo assistito al consueto teatrino della politica isolana: chi dissente dall attuale legge ha ingigantito la questione adducendo motivazioni assurde, quasi come se quello stesso documento costituisse una bocciatura alla continuità aerea della Sardegna. Una polemica strumentale che, evidentemente, non può avere alcun riscontro oggettivo nelle decisioni prese dalla Commissione Europea. Il documento infatti, ha molte luci e un ombra (non riconosce la continuità agli emigrati sardi), ma sicuramente sancisce definitivamente, Trasporto pubblico locale: il sindacato vigila sulla riorganizzazione I treni sono pezzi da museo La legge finanziaria nazionale dà sovranità alla Sardegna in materia di Trasporto pubblico locale trasferendo alla Regione, finalmente, le competenze sulle due aziende di trasporto pubblico in concessione governativa: Ferrovie della Sardegna (Fds) e Ferrovie Meridionali Sarde (Fms). Un avvenimento storico: i sardi potranno decidere in piena autonomia qualità e quantità dei servizi collettivi necessari alla propria mobilità. Dopo anni di immobilismo, la Regione si è dotata di una propria legge che recepisce quella nazionale di riforma del trasporto pubblico locale. La conseguenza diretta del passaggio delle due aziende alla Regione è la costituzione dell Azienda unica di Trasporto pubblico locale. Su gomma, la fusione di Arst, Fds e e Fms faciliterà la gestione unitaria dei servizi. Ragionamento diverso occorre fare per la parte del ferro di Fds: noi pensiamo che le tratte del Trenino verde non dovranno far parte del Trasporto pubblico locale. Se ne dovrà occupare l assessorato al Turismo che, certamente, troverà le risorse utili a trasformarle in un servizio a vantaggio del turismo delle zone interne. Per la parte restante del ferro, occorre intervenire anche se non vi era la necessità, il diritto inalienabile dei sardi di poter viaggiare verso il resto dell Italia in tempi rapidi e a prezzi contenuti. E chiaro che l impianto legislativo è giusto, non dobbiamo trascurare il fatto che una legge di questo tipo, proprio perché affronta un tema delicato come quello dei trasporti aerei - una tipologia che subisce modificazioni veloci, indipendenti dalle volontà politiche - ha necessità di un monitoraggio continuo e attento, per cogliere immediatamente tutte le novità e difficoltà che possono sorgere nella sua applicazione. Con umiltà e sulle infrastrutture reperendo le risorse necessarie all ammodernamento delle linee ormai obsolete, così come è necessario investire su nuovo materiale rotabile che sostituisca i pezzi da museo che, purtroppo ancora vediamo circolare in Sardegna. La riforma del Trasporto pubblico locale offre una risposta alla continua richiesta di aumento di trasporto collettivo. Purtroppo sinora ha avuto un ruolo marginale nella mobilità dei cittadini, e ciò a causa dell incuria dei governi che si sono succeduti alla giuda della Regione. Il sindacato è disponibile ad affrontare la riorganizzazione del settore, purché i livelli occupazionali rimangano invariati. Non daremo la nostra disponibilità a riorganizzazioni che prevedano l uscita forzata di lavoratori dalle aziende. Gli attuali livelli salariali devono rimanere invariati, vanno ricercate tutte le soluzioni per legare i lavoro vecchio a quello nuovo, senza penalizzare nessuno. Tutto il percorso riorganizzativo andrà fatto col dialogo e il consenso dei lavoratori: si deve assolutamente evitare di imporre il cambiamento, perché sono gli stessi lavoratori a sollecitarlo visto che da troppo tempo rivendicano il diritto di lavorare in aziende sane e produttive. sensibilità, bisogna sempre essere pronti ad apportare tutte le modifiche necessarie per migliorare qualità e quantità dei servizi offerti. Occorre dunque che Regione ed enti di controllo, vigilino sul rispetto della legge regionale da parte delle compagnie aeree e che, in presenza di violazioni, vengano applicate sanzioni realmente commisurate al disservizio creato ai cittadini. E inoltre indispensabile che la Regione eserciti il suo peso politico nella Comunità europea, affinché la parte riguardante gli emigrati venga modificata. Al di là della legge sulla continuità territoriale e le possibili modifiche che ha subito e potrà subire, ciò che preme sottolineare è che non dovranno mai più ripetersi situazioni d incertezza come quella in cui si sono trovati, all improvviso, i lavoratori di Alitalia. L uscita di scena della ex compagnia di bandiera, non solo ha privato tutti i sardi dei suoi servizi, ma ha messo a repentaglio il lavoro di cento lavoratori. Solo dopo un estenuante vertenza quei lavoratori hanno trovato occupazione, grazie anche alla mediazione del ministero dei Trasporti. Quell esperienza ci insegna che occorre lavorare da subito per mettere al riparo i lavoratori dei tre aeroporti sardi da una probabile precarizzazione dovuta dall applicazione della futura legge. *Segretario regionale Filt Trasporto merci Da troppo tempo il sindacato e le imprese denunciano l aggravio dei costi che le aziende sarde devono subire per l esportazione e importazione delle merci. Il ritardo è intollerabile: la Regione deve predisporre al più presto una legge sulla continuità territoriale delle merci. La competitività delle aziende passa anche attraverso la possibilità di poter usufruire di trasporti a prezzi in linea con il resto d Italia e d Europa. L aggravio dei costi incide anche sulla spesa quotidiana di tutti i sardi. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle merci vengono trasportate su strada, il trasporto per ferrovia è ormai residuale e non s intravede una sua crescita. Ciò contribuisce all aggravio dei costi e impone una riflessione sull ambiente: il trasporto ferroviario, sicuramente più conveniente economicamente, contribuirebbe anche a migliorare l ambiente, e liberebbe le strade sarde dalle centinaia di tir che giornalmente le percorrono da nord a sud. Pertanto, la legge sulla continuità territoriale delle merci è un esigenza economica e ambientale. I prezzi per il trasporto delle merci potrebbero calare anche grazie al buon funzionamento di tutti i porti sardi, organizzati in modo irrazionale: i tir percorrono l isola da nord a sud e viceversa per imbarcare le merci nei porti del nord, certamente più competitivi rispetto agli altri porti. Quello di Cagliari è il più penalizzato a causa della presenza di Tirrenia che, purtroppo, opera ancora in regime di monopolio. 2 Maggio 20073 INTERVISTA «Datemi cinquanta milioni di euro e vi faccio volare tutti in continuità» Massimo Deiana: La Commissione europea subisce le pressioni delle compagnie aeree di Daniela Pistis L antidoto al veto europeo sulle tariffe scontate agli emigrati sardi è un ragionamento giuridico che smonta la tesi della Commissione. Lo suggerisce l artefice tecnico della continuità territoriale aerea Massimo Deiana, docente di diritto della navigazione e preside della facoltà di Giurisprudenza. E sul resto delle osservazioni scaturite dal documento del responsabile europeo dei Trasporti Barrot, Deiana declina l ipotesi di una resa: «Il modello attuale funziona». Aprire il mercato? «Non c è alcun obbligo, è una strada percorribile ma le compagnie dovranno rispettare tempi precisi e fornire adeguate garanzie». La Commissione Europea ha bacchettato l attuale modello di continuità. «Diciamo che ha subìto pressioni interessate. Di rilevante c è che ha avvallato la correttezza del principio su cui si fonda il diritto alla continuità. Non era scontato perché compagnie come Alitalia, Ryanair e EasyJet hanno avuto la faccia tosta di metterlo in discussione per mere ed egoistiche ragioni commerciali». Però l Unione Europea preme per liberalizzare il mercato e aprire alle low cost i collegamenti con Malpensa, Orio al Serio e Ciampino. «La Commissione parte da un presupposto singolare: ha scarsissima considerazione del sistema degli oneri così come lo abbiamo applicato in Sardegna, senza arrivare alla gara. Eppure si tratta di una prassi regolarmente prevista dalla normativa sulla continuità valida per tutti i Paesi membri». La prassi prevede una scadenza nel caso dell imposizione degli oneri di servizio? Alitalia è rimasta fuori per non averla rispettata. «L Unione europea sostiene che quella data non poteva essere imposta, ma si tratta di un errore. Come si potrebbe programmare un servizio, con regole certe, orari, rotte e numero di voli se poi si permettesse l ingresso a chiunque ed in qualsiasi momento?». Quindi il documento della direzione generale Trasporti rischia di far saltare il sistema? «Non contiene precetti normativi che impongono una modifica, semplicemente fornisce indicazioni e pareri autorevoli, ma di parte che si possono accogliere oppure no». Cosa succederebbe se Governo e Regione respingessero le osservazioni? «Verrebbe probabilmente aperta una procedura d infrazione, ma ha tempi lunghi e il modello attuale potrebbe arrivare alla sua scadenza naturale». Foto di Elisabetta Messina Low cost poco rispettose dei diritti dei passeggeri Ignobile negare gli sconti agli emigrati sardi Il tecnico, cosa suggerisce alla Regione? «Si possono accogliere alcune indicazioni sull apertura del mercato, ma non in tempi rapidi, cercando di salvaguardare i diritti delle compagnie che hanno già accettato agli oneri di servizio. Per la liberalizzazione del traffico su Ciampino, Orio al Serio e Malpensa, Governo e Regione stanno dialogando per trovare meccanismi compensativi a favore delle compagnie che oggi garantiscono il servizio di continuità territoriale». Direttore editoriale Giampaolo Diana Amministrazione CGIL Sarda Viale Monastir Cagliari tel fax Sul sito internet di Ryanair si può acquistare un biglietto Alghero Orio Al serio a 5 euro e 99, partenza gennaio «E un comportamento irregolare, ai limiti della truffa: si vende un servizio che non si ha la certezza di poter effettuare. Se poi accade che la data di avvio non sarà quella sperata, cosa verrà detto ai passeggeri? Che è un ingiustizia? Sia chiaro fin da adesso, nessuno, oggi, è autorizzato a vendere biglietti per quelle tratte». L Unione europea vorrebbe vietare le tariffe scontate ai sardi emigrati. «Una posizione tecnicamente e giuri- Nuova serie - Anno I - Maggio 2007 Registrazione n. 611 del Tribunale di Cagliari Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% CNS/AC - Cagliari Direttore responsabile Daniela Pistis Stampa Litotipografia Trudu Via Mercalli Cagliari Tel Fax dicamente criticabile. Si tratta di una categoria da tutelare e agevolare, al pari di giovani, studenti, anziani e portatori di handicap per i quali la Commissione non contesta l applicazione delle tariffe scontate. Per questi giustamente - si fa una valutazione oggettiva, considerandoli categorie svantaggiate a prescindere dal reddito o da altre condizioni peculiari. Per gli emigrati (nati, ma non residenti in Sardegna) la Commissione chiede di considerare caso per caso, condizioni economiche e legami familiari, in realtà c è uno svantaggio oggettivo costituito dal vivere lontano dalla terra di nascita». Può funzionare a lungo la continuità senza finanziamenti pubblici? «Sì, anche se la Commissione europea non ha ancora metabolizzato il concetto». 46 euro per Roma sono un buon prezzo? «Il migliore possibile in queste condizioni». Se ci fossero le risorse? «Con 50 milioni di euro all anno si potrebbe garantire una tariffa in continuità di circa 40 euro. Senza alcuna distinzione fra residenti, turisti e chiunque voglia volare da e per la Sardegna». Per le sei nuove rotte si è fatta la gara, lo Stato spende 12 milioni di euro, il mercato le regge? «In base ai primi dati sì, anzi sembra che stia premiando la scelta, con l effetto positivo aggiuntivo di contribuire a decongestionare il traffico con Roma e Milano». Quando si cambia la continuità rischiano sempre i lavoratori, non vale il principio chi vince se li prende? «Purtroppo una sentenza della Corte europea di giustizia lo esclude perché la considera una misura che limita la concorrenza. Non è corretto imputare i travagli occupazionali alla continuità territoriale: l intero sistema del trasporto aereo è contraddistinto da una significativa instabilità che si riverbera fatalmente sull occupazione e la sua stabilità». Stabilizzarli attraverso le società di gestione aeroportuali? «E la prospettiva più vantaggiosa». Come giudica il progetto di Aga Khan su Alisardegna, una low cost isolana? «Creare una compagnia dedicata a un unico mercato è difficoltoso». Il futuro è low cost? «Sì e no: è un modello adatto a chi viaggia per svago e vacanza, ma non è in grado di soddisfare le esigenze di chi si sposta per lavoro. Ha poi un grande limite: non rispetta del tutto i diritti dei passeggeri». Meridiana promette un volo diretto per New York, il mercato c è? «Attualmente non sembra esistere una domanda che lo giustifichi, ma molto spesso l esistenza di un offerta crea la domanda adeguata: é una scommessa, e come tale è affascinante». 3 Maggio 20074 CONSUMATORI Quelle comode rate mensili di Andrea Pusceddu * I tranelli delle Finanziarie: pseudo carte di credito a tassi proibitivi Tutto si può acquistare a rate, nessun sogno appare più irrealizzabile nella società dei consumi, anche se, paradossalmente, il bene più commercializzato è il denaro. Spot su tv e giornali, volantini, offrono incessantemente le più improbabili somme a pensionati, impiegati, operai, casalinghe, autonomi, persino ai protestati. Tutti possiamo avere tutto, pagandolo in comode rate, dopo un anno dall acquisto, semplicemente ipotecando le future buste paga per un tempo che pare rasentare l infinito. Però, è bene sapere che passare per banche, intermediari e società finanziare, significa aggravare sensibilmente il costo di ciò che compriamo, con gli interessi, le commissioni, le spese. Dietro l appetibile tasso zero, si nascondo tranelli che solo un consumatore accorto può ravvisare. La maggior parte, purtroppo, non legge le condizioni generali del contratto. Si potrebbero scoprire cose interessanti, ad esempio, che si sta sottoscrivendo un revolving : una sorta di fido permanente pari all importo inizialmente erogato. Una volta andato a buon fine l ammortamento, si riceve una carta per ulteriori acquisti che, senza che nessuno ne dia notizia, avranno un tasso d interesse tra il 18 ed il 23 per cento, con buona pace dell iniziale tasso zero. Prestito al consumo e per liquidità, sono le due facce della stessa medaglia di cui sono soliti farsi fregio i più disparati soggetti istituzionali. L esercizio delle attività finanziarie e d intermediazione non è soggetto a rigidi controlli, non esiste una normativa che disciplini in maniera esaustiva la materia e l ente preposto, l Ufficio Italiano Cambi, per via della molteplicità di funzioni che gli sono demandate e l esiguità delle risorse, non sarebbe in ogni caso in grado di vigilare sul mercato. E per questa ragione che, attraverso una fittissima rete di intermediari finanziari - figura professionale cui è possibile accedere senza particolari filtri e in assenza di comprovate qualifiche - una miriade di società commercializzano finanziamenti, spesso utilizzando condizioni generali elusive delle norme anti usura e con clausole contrattuali ai limiti della legalità. Nel vortice rovinoso di questi soggetti rischia di incorrere chi già si trova in condizioni economiche precarie. Molti intermediari, a fronte di commissioni improponibili, elargiscono somme cospicue anche a chi non potrebbe garantire meno di un euro. Ci penserà una società di recupero crediti ad incassare quanto dovuto, presentandosi a casa del malcapitato e malaccorto debitore. I finanziamenti paiono essere oramai un I casi Prestito al consumo e per liquidità: somme cospicue senza adeguate garanzie La signora Sebastiana, vedova, per poter sostenere i costi del funerale del proprio compagno ha pensato di rivolgersi ad un noto promotore finanziario cagliaritano, la cui pubblicità appare quotidianamente sui giornali e sulle televisioni locali. Cedendo un quinto della sua pensione Inpdap, si è vista erogare in prestito la somma di 15 mila euro, da parte di una finanziaria con sede a Reggio Calabria. Ebbene la signora Sebastiana dovrà restituirne oltre 30 mila euro, di cui 6 mila per le sole commissioni da elargire al promotore finanziario. Stessa avventura è capitata a Carlo, operaio metalmeccanico, che ha ipotecato il proprio stipendio per i prossimi dieci anni, vedendosi costretto a restituire oltre il doppio di quanto ricevuto, ed in particolare a corrispondere all intermediario provvigioni per oltre euro, cifra esorbitante, di gran lunga superiore rispetto a quella effettivamente dovuta. Curiosa la vicenda di Giancarlo, incappato in un astuto promotore che, al fine di eludere il tasso d usura, gli ha fatto sottoscrivere due distinti contratti: col primo gli è stata erogata la somma finanziata, con un tasso ai limiti di legge, con il secondo gli è stato erogato un altro prestito al fine di acquistare un inutile carta servizi, comprensiva di un assicurazione a garanzia del primo prestito. Complessivamente sono stati erogati 3 mila e 500 euro, a fronte dei quali, in 48 rate mensili, ne dovrebbe restituire ben 7 mila 280 (compresa la carta servizi), per un tasso di interesse complessivo (Taeg) pari al 57,53 per cento. Ciò che preoccupa è che il soggetto erogatore ha poi ceduto il credito, che attualmente risulta in capo a una finanziaria appartenente al più grande gruppo bancario italiano. L attuale società, pur nella consapevolezza dell illiceità dell operazione, continua a pretendere l intero indispensabile strumento a sostegno dell economia, del mercato, dei consumi. Gli stipendi sono troppo bassi rispetto alle necessità dei tempi e le società finanziarie si sono trasformate nella vera linfa vitale del nostro sistema economico. Un sistema costruito apposta per obbedire all imperativo cui tutti sembra siamo chiamati a rispondere: lavora, produci, consuma. Non si vuole demonizzare l utilizzo di sistemi di pagamento rateizzato, però non è socialmente sostenibile un eccessivo indebitamento delle famiglie. Il ricorso ai prestiti deve essere finalizzato all acquisto di beni e servizi necessari, se non indispensabili, che non potrebbero essere altrimenti acquistati. In ogni caso è buona regola leggere attentamente i contratti prima di sottoscriverli, stando particolarmente attenti ai tassi d interesse, all importo di spese e commissioni. Soprattutto, occorre valutare attentamente l utilizzo delle pseudo carte di credito perché nascondono spesso interessi e condizioni contrattuali insostenibili. * Presidente Federconsumatori Cagliari Come ipotecare lo stipendio a vita Tassi d interesse del 57,53 per cento adempimento. La signora Paola, sottoscrive un prestito personale con una nota finanziaria sarda. Non adempie puntualmente agli obblighi assunti e la finanziaria avvia la pratica legale per il recupero del credito: si arriva a un piano di rientro con la sottoscrizione di numerose cambiali, 250 euro al mese. Il puntuale pagamento avveniva presso lo studio dell avvocato della finanziaria, che però non provvedeva alla restituzione delle cifre pagate dalla signora, pretendendo somme ben superiori rispetto a quelle inizialmente previste ed effettivamente dovute. Angela, pensionata, per acquistare alcuni mobili sottoscrive una richiesta di finanziamento nella quale indica espressamente di voler pagare le rate dovute attraverso l addebito mensile sul proprio conto corrente bancario. Fornisce le coordinate compilando regolarmente l apposita modulistica predisposta dalla stessa finanziaria e, dopo circa due mesi, riceve una telefonata minatoria da parte di un operatore di una società di recupero, il quale le impone di pagare, immediatamente, attraverso un bonifico, le due rate che risulterebbero inevase, oltre 50 euro per non meglio precisate spese di recupero. Angela paga quanto richiesto per poi scoprire che la società finanziaria non aveva attentamente letto il modulo da lei sottoscritto, si attendeva il pagamento a mezzo conto corrente postale e, pertanto, non aveva provveduto all addebito sul conto bancario. La conseguenza, oltre all addebito delle spese di recupero, è che Angela si è vista ingiustificatamente segnalare come inaffidabile al Crif (banca dati a tutela del credito). Tutto questo senza che dalla finanziaria le fosse mai giunta alcuna comunicazione formale sull apparente stato di insolvenza, o una qualsiasi richiesta di pagamento. 4 Maggio 20075 VERTENZE Precari nei call center: delusi ma non sconfitti Ispezionate 65 aziende: 309 stabilizzati su 1828 atipici di Marinora Di Biase * La Sardegna resta in coda, anche per la stabilizzazione dei precari nei call center. Soltanto il 15 per cento dei lavoratori atipici sardi sono riusciti a firmare l accordo per ottenere un contratto a tempo indeterminato. Percentuale esigua rispetto al ben più solido risultato ottenuto a livello nazionale, il 35 per cento dei 50 mila contratti a progetto sono in fase di stabilizzazione. In Sardegna invece, pochi imprenditori hanno colto l opportunità di mettersi in regola: entro il 30 aprile scorso avrebbero potuto usufruire degli incentivi - sgravi fiscali e contributivi - previsti nella Finanziaria nazionale. Adesso rischiano pesanti sanzioni. Gli ispettori del Ministero del lavoro, nei primi quattro mesi del 2007, hanno scoperto, fra i 65 call center sardi ispezionati, 1828 lavoratori con contratto a progetto: solo per 309 sono stati firmati gli accordi per la stabilizzazione. Per tutti gli altri, la battaglia non è persa, solo rimandata: il sindacato sollecita l attività ispettiva e la conseguente applicazione delle sanzioni previste per gli imprenditori che non hanno voluto firmare gli accordi entro il limite previsto dal Governo nazionale. I call center con situazioni irregolari, attualmente stanno sul mercato in concorrenza sleale rispetto alle aziende del settore che hanno stabilizzato i loro operatori. Poche hanno risposto alle reiterate richieste d incontro da parte del sindacato. La campagna d informazione è stata capillare, con seminari in tutte le province, un lavoro che ha coinvolto tutte le strutture del sindacato. Eppure, i risultati attesi non sono arrivati. E in Sardegna sono state anche destinate altre risorse rispetto a quelle nazionali con un protocollo d intesa tra parti sociali e assessorato al Lavoro. A questo punto c è da chiedersi cosa sia andato storto. Intanto c è da dire che se il risultato più deludente è stato a Cagliari l unico esempio positivo è quello della Innova consulting, ma il confronto con il sindacato era stato avviato prima dell avvio dell attività ispettiva (vedi box) probabilmente non è un caso perché il servizio ispettivo è partito troppo tardi rispetto al resto dell isola. In generale si può dire che potrebbe aver influito la caratteristica della maggior parte dei call center ispezionati: piccole aziende che lavo- rano su commesse e che lamentano scarsi margini di profitto. Una problematica affrontata anche a livello nazionale che ha portato la Cgil a proporre un confronto sui meccanismi del mercato e la necessità che le grandi aziende non assegnino commesse al massimo ribasso. Il passo che dobbiamo fare oggi è aprire una discussione sullo stato del settore in Sardegna, sulle regole che governano i rapporti tra i grandi call center legati a gruppi nazionali e internazionali e i piccoli imprenditori del mercato. * Segretaria regionale La scheda In tutta la Sardegna sono state ispezionate 65 aziende per un totale di 3243 occupati. Fra questi, 1828 sono a progetto. Per 309 è stato avviato il percorso di stabilizzazione. La ripartizione del territorio si riferisce alle vecchie Province. Cagliari: 42 aziende con 2580 occupati, di cui 1316 a progetto: 11 sono stati stabilizzati. Gli altri 96, della Innovaconsulting, riguardano un caso slegato dalle ispezioni. Nuoro: 4 call center ispezionati con 44 occupati, di cui 40 a progetto: 14 stabilizzati. Oristano: 2 aziende, 75 occupati di cui 51 a progetto: stabilizzati in 4. Sassari: 17 call center, 544 occupati di cui 421 a progetto: 184 stabilizzati. di Giuseppe Nonnis* A Cagliari ispezioni in ritardo Il dato più evidente del processo di stabilizzazione dei precari a livello nazionale e regionale è la forte concentrazione delle trasformazioni nei call center di grandi dimensioni: per fare solo un esempio, Atesia ha regolarizzato ben 6400 lavoratori. Nonostante sforzi omogenei in tutti i territori, purtroppo, i risultati sono scarsi in molte province d Italia, fra cui Cagliari. Dall analisi dei dati emerge in questa provincia la diffusione di piccoli call center, nonostante il fatto che i numeri assoluti rilevino la presenza di oltre 4000 collaborazioni. E la prova della scarsa opportunità di alternative di impiego dei nostri giovani e della riconosciuta incapacità di pensare in grande dei nostri imprenditori: i due call-center con oltre duecento postazioni in provincia di Cagliari, fanno capo a proprietà con sede legale fuori dalla Sardegna. Altra considerazione che deriva dagli scarsi risultati ottenuti, è il ritardo iniziale delle attività d ispezione che, probabilmente, ha poco stimolato le aziende. L attività di individuazione dei call center svolta dalla categoria, ha consentito di inviare da gennaio scorso, più di cinquanta richieste d incontro: soltanto due aziende, peraltro al di sotto dei dieci addetti, hanno risposto alla nostra richiesta. Fino a fine marzo non risulta alcuna attività ispettiva nella Provincia di Cagliari, avviata più o meno intorno al 26 del mese dopo varie sollecitazioni. A quel punto, alcune aziende hanno iniziato a sentire la pressione dell ispettorato, consentendo di produrre sul filo di lana del 30 aprile, l unico accordo di stabilizzazione per undici lavoratori con contratto delle Telecomunicazioni Al di là dei numeri poco incoraggianti nel cagliaritano, le disposizioni della Finanziaria 2007 e il conseguente avvio di una campagna di sensibilizzazione contro il precariato costituiscono il primo passo verso la normalizzazione di un settore per troppo tempo caratterizzato dall assenza di tutele per i lavoratori. Una condizione di lavoro precario irregolare che verrà certamente evidenziata dall attività ispettiva non ancora conclusa. Intanto, il sindacato ha sollecitato i grandi committenti Il caso Foto di Elisabetta Messina Con un accordo che permetterà di stabilizzare 96 collaboratori a progetto, il 27 aprile si è chiuso positivamente il confronto fra sindacato e vertici della Innovaconsulting srl. Una lunga vertenza iniziata a settembre 2006, prima dell attività ispettiva avviata con le disposizioni della Finanziaria La Fisac è presente all interno dell azienda sin dal 2004, quando i 160 lavoratori assunti con contratti di formazione lavoro passarono dal contratto delle Telecomunicazioni a quello degli Assicurativi: fu la logica conseguenza della riconversione dell attività di Innova, che stipulò un contratto d appalto per gestire il call center della Zuritel, branca italiana della Zurigo Assicurazioni. In un primo tempo l attività degli operatori era legata alla promozione telefonica del pacchetto assicurativo (front-office), poi la Zuritel ha affidato al call center sardo anche la gestione delle pratiche (back-office). Per svolgere la nuova attività l azienda ha incrementato i lavoratori con un centinaio di contratti a progetto. Nel frattempo, i 160 contratti di formazione sono stati trasformati in rapporti a tempo indeterminato. La vertenza per i 96 precari ha portato, dopo una decina di incontri, all accordo che prevede la stabilizzazione con una riduzione del lavoro da cinque a quattro ore e l impegno dell azienda a verificare entro giugno la possibilità di riportarlo a venticinque ore la settimana. Angelo Cui, segretario Fisac del settore (Telecom, Wind, Tele2, Vodafone, Tiscali, H3g) affinché privilegino per l affidamento degli appalti - le aziende che hanno già stabilizzato i lavoratori e, in generale, chi applica il contratto nazionale di categoria e retribuzioni coerenti con i minimi tabellari dello stesso contratto. È evidente che le dinamiche future premieranno quelle aziende che porteranno la competizione sul terreno della qualità del servizio, escludendo progressivamente dal mercato chi vuole solo sfruttare la manodopera utilizzando impropriamente la legge 30 e approfittando dell inadeguatezza dei servizi ispettivi. In provincia di Cagliari stiamo sollecitando la formazione di un consorzio fra call center: soltanto così si può competere con le grandi realtà nazionali e con un potere contrattuale forte delle competenze e straordinarie attitudini riconosciute ai giovani lavoratori del territorio. Altrimenti si perderà, purtroppo, una notevole opportunità di lavoro e sviluppo. * segretario Slc Cagliari 5 Maggio 2007 Vedere altro
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References: sentenza 
 ART. 19
 ART. 1
 Art. 27
 ART. 1
 Articolo 1
 art. 97
 art. 92
 art. 2
 art. 32
 art. 28
 Art. 1
 art. 4