Source: http://www.odg.abruzzo.it/attivita-del-consiglio/consiglio-di-disciplina.html
Timestamp: 2019-05-22 05:38:11+00:00

Document:
Domenica, 19 Maggio 2019 14:38
Avvertimento (articolo 52, legge 69/63) pubblicazione del 19/05/2019
Marcello Spimpolo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Anna Maria Santilli (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Stefano Coletta (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Sergio Staffieri (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Massimo Lupacchini (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Lunedì, 06 Maggio 2019 09:04
Avvertimento (articolo 52, legge 69/63) pubblicazione del 06/05/2019
Pier Luigi Bacceli (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Maria Pia Cirillo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Antonio Bianchini (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Michela Ciavatta (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Lorenza Barnabei (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Enrico Cantalini (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Ettore Cappetti (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Pietro Cacciagrano (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Claudio Buda (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Santo Antonio Bifano (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Francesca Cucca (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Alessandra Alleva (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Palma Campanozzi (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Giuseppe Cellucci (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Giovanni Antonelli (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Giacomo Carulli (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Piera Lisa Di Felice (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Stefano Fabrizi (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Edoardo Di Pietro (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Ornella Diodati (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Vincenzo D'Aquino (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Elsa Aurora Di Paolo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Maria Chiara Ricciuti (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Riccardo Forgione (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Angelo R. Filograsso (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Alessandro Di Giacomo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Gianfranco Di Bartolomeo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Francesca Di Ciccio (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Ercole Di Bartolomeo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Cinzia Fiordeponti (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Luca Di Lazzaro (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Leonardo D'Ippolito (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Jennifer Di Vincenzo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Giuseppa Rosa Di Marco (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Orazio D'Alessio (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Nicola Desiderio (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Maria Carmela Di Cesare (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Luigi Di Leonardo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Pierangela Micozzi (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Raffaele Labrozzi (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Pasqualino Marcone (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Martina Marchetti (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Antonio Montemurro (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Silvia Masci (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Amedeo Gentile (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Valentina Monaco (professionista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Gabriella Mauro (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Domenico Laurenzi (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Daniela Mantini (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Antonio Frezza (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Ezio Giuseppe Fosca (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Alessandro Marchetti (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Gianluca Giansante (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Manuela Longo (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Gloria Giovannelli (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Marcello Mastracci (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Luca Frattura (pubblicista): per violazione articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista (obbligo di formazione continua);
Martedì, 05 Aprile 2016 08:46
Regolamento per la trattazione dei procedimenti disciplinari Odg Abruzzo
Nuovo Regolamento per la trattazione dei procedimenti disciplinari Odg Abruzzo approvato in data 31/03/2016.
Giovedì, 12 Novembre 2015 14:55
Le indicazione del garante della privacy
Il Garante per la privacy sulla pubblicazione delle sanzioni disciplinari degli Ordini professionali
La legge n. 675/1996 non ha modificato la disciplina legislativa sulla pubblicità degli albi professionali, i quali, anche in ragione della tutela dei diritti di coloro che, a vario titolo, intrattengono rapporti con gli iscritti, sono funzionalmente soggetti ad un regime di piena pubblicità, che si estende anche ai provvedimenti di carattere disciplinare. Detto regime di conoscibilità dei provvedimenti disciplinari, che si fonda su rilevanti motivi di interesse pubblico, deve ritenersi prevalente rispetto all'interesse alla riservatezza del singolo professionista destinatario della sanzione disciplinare, purché la menzione del relativo provvedimento applicativo avvenga in modo corretto e in termini esatti e completi. Ne consegue la liceità della divulgazione di detti provvedimenti tramite riviste o notiziari curati dai Consigli dell'Ordine, la cui pubblicazione è riconducibile all'ampia nozione di trattamento di dati personali finalizzato alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi o altre manifestazioni del pensiero, cui è applicabile la disciplina prevista dall'art. 25 delle legge n. 675/1996 in tema di attività giornalistica e di informazione.
Garante 29 marzo 2001, in Bollettino n. 18, pag. 20 [doc. web n. 39536]
La normativa in tema di trattamento dei dati personali non ha modificato la disciplina legislativa sulla pubblicità degli albi professionali, i quali, anche in ragione della tutela dei diritti di coloro che, a vario titolo, intrattengono rapporti con gli iscritti, sono funzionalmente soggetti ad un regime di piena pubblicità, che si estende anche ai provvedimenti di carattere disciplinare. Detto regime di conoscibilità dei provvedimenti disciplinari, che si fonda su rilevanti motivi di interesse pubblico, deve ritenersi prevalente rispetto all'interesse alla riservatezza del singolo professionista destinatario della sanzione disciplinare, purché la menzione del relativo provvedimento applicativo avvenga in modo corretto e in termini esatti e completi. Ne consegue la liceità della divulgazione di detti provvedimenti tramite riviste o notiziari curati dai Consigli dell'Ordine, la cui pubblicazione è riconducibile all'ampia nozione di trattamento di dati personali finalizzato alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi o altre manifestazioni del pensiero, cui è applicabile la disciplina prevista dalla normativa in materia di trattamento dei dati personali in tema di attività giornalistica e di informazione. Detti principi operano anche nel caso della ripubblicazione della notizia dell'irrogazione della sanzione – nella specie, la sospensione per sei mesi dall'esercizio della professione – nel corso della sua esecuzione, non assumendo alcuna rilevanza che la rivista giunga ai destinatari in un tempo di poco successivo alla cessazione della sospensione.
Garante 25 settembre 2002, in Bollettino n. 31, pag. 55 [doc. web n. 1066212]
Martedì, 24 Giugno 2014 10:29
Lunedì, 03 Febbraio 2014 15:27
Regolamento del Consiglio nazionale di Disciplina
In allegato il file PDF scaricabile con il testo tratto dal Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia.
Lunedì, 03 Febbraio 2014 15:25
Legge n. 69/1963 - del procedimento disciplinare
Gli iscritti nell'albo, negli elenchi o nel registro, che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell'ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare.
Il procedimento disciplinare è iniziato d'ufficio dal Consiglio regionale o interregionale, o anche su richiesta del procuratore generale competente ai sensi dell'art. 44.
Se l'incolpato è membro di tale Consiglio il procedimento disciplinare è rimesso al Consiglio dell'Ordine designato dal Consiglio nazionale.
L'astensione e la ricusazione dei componenti del Consiglio sono regolate dagli articoli 51 e 52 del Codice di procedura civile, in quanto applicabili.
Se, a seguito di astensioni e ricusazioni viene a mancare il numero legale, il presidente del Consiglio rimette gli atti al Consiglio dell'Ordine designato dal Consiglio nazionale.
Il Consiglio competente a termini del comma precedente, se autorizza l'astensione o riconosce legittima la ricusazione, si sostituisce al Consiglio dell'Ordine cui appartengono i componenti che hanno chiesto di astenersi o che sono stati ricusati; altrimenti restituisce gli atti per la prosecuzione del procedimento.
L'avvertimento, da infliggere nei casi di abusi o mancanze di lieve entità, consiste nel rilievo della mancanza commessa e nel richiamo del giornalista all'osservanza dei suoi doveri.
Entro i trenta giorni successivi, il giornalista al quale è stato rivolto l'avvertimento può chiedere di essere sottoposto a procedimento disciplinare.
La censura, da infliggersi nei casi di abusi o mancanze di grave entità, consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata.
La sospensione dall'esercizio professionale può essere inflitta nei casi in cui l'iscritto con la sua condotta abbia compromesso la dignità professionale.
La radiazione può essere disposta nel caso in cui l'iscritto con la sua condotta abbia gravemente compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell'albo, negli elenchi o nel registro.
Il Consiglio, assunte sommarie informazioni, contesta all'incolpato a mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno i fatti che gli vengono addebitati e le eventuali prove raccolte, e gli assegna un termine non minore di trenta giorni per essere sentito nelle sue discolpe. L'incolpato ha facoltà di presentare documenti e memorie difensive (26).
(26) La Corte costituzionale, con sentenza 11-14 dicembre 1995, n. 505 (Gazz. Uff. 20 dicembre 1995, n. 52, Serie speciale), ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 56, secondo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 24, secondo comma, della Costituzione
57. Provvedimenti disciplinari: notificazione.
Essi devono essere motivati, e sono notificati all'interessato ed al pubblico ministero a mezzo di ufficiale giudiziario entro trenta giorni dalla deliberazione.
Nel caso che per il fatto sia stato promosso procedimento penale, il termine suddetto dedal giorno in cui è divenuta irrevocabile sentenza di condanna o di proscioglimento.
La prescrizione è interrotta dalla notificazione degli addebiti all'interessato, da eseguirsi nei modi di cui all'articolo precedente, nonché dalle discolpe presentate per iscritto dall'incolpato.
La prescrizione interrotta ricomincia a decorrere dal giorno dell'interruzione; se più sono gli atti interruttivi la prescrizione decorre dall'ultimo di essi, ma in nessun caso il termine stabilito nel primo comma può essere prolungato oltre la metà.
L'interruzione della prescrizione ha effetto nei confronti di tutti coloro che abbiano concorso nel fatto che ha dato luogo al procedimento disciplinare.
Il giornalista radiato dall'albo, dagli elenchi o dal registro a seguito di provvedimento disciplinare può chiedere di essere riammesso, trascorsi cinque anni dal giorno della radiazione.
Il Consiglio regionale o interregionale competente delibera sulla domanda; la deliberazione è notificata nei modi e nei termini di cui all'articolo 57
TITOLO IV. Dei reclami contro le deliberazioni degli organi professionali
Le deliberazioni del Consiglio dell'Ordine relative alla iscrizione o cancellazione dall'albo, dagli elenchi o dal registro e quelle pronunciate in materia disciplinare possono essere impugnate dall'interessato e dal pubblico ministero competente con ricorso al Consiglio nazionale dell'Ordine nel termine di trenta giorni.
Il termine decorre per l'interessato dal giorno in cui gli è notificato il provvedimento e per il pubblico ministero dal giorno della notificazione per i provvedimenti in materia disciplinare e dal giorno della comunicazione eseguita ai sensi dell'articolo 44 per i provvedimenti relativi alle iscrizioni o cancellazioni.
I ricorsi al Consiglio nazionale in materia elettorale, di cui agli articoli 8 e 16, non hanno effetto sospensivo.
61. Procedimenti disciplinari.
Prima della deliberazione sui ricorsi in materia disciplinare, il Consiglio nazionale deve in ogni caso sentire il pubblico ministero. Questi presenta per iscritto le sue conclusioni, che vengono comunicate all'incolpato nei modi e con il termine di cui all'articolo 56.
Si applicano per il resto le disposizioni di cui agli articoli 56 e 57, primo comma.
Le deliberazioni del Consiglio nazionale dell'Ordine, pronunziate sui ricorsi in materia di iscrizione nell'albo, negli elenchi o nel registro e di cancellazione, nonché in materia disciplinare ed elettorale, devono essere motivate e sono notificate, a mezzo di ufficiale giudiziario, entro trenta giorni, agli interessati, al Consiglio dell'Ordine che ha emesso la deliberazione, nonché al procuratore generale presso la Corte d'appello nel cui distretto ha sede il Consiglio.
63. Azione giudiziaria (27)
Le deliberazioni indicate nell'articolo precedente possono essere impugnate dinanzi all'autorità giudiziaria ordinaria.
Le controversie previste dal presente articolo sono disciplinate dall'art. 27 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150. (28)
Possono proporre il reclamo all'autorità giudiziaria sia l'interessato sia il procuratore della Repubblica e il procuratore generale competenti per territorio.
(27) Articolo così modificato dal D. Lgs. 150/2011
(28) Articolo 27 del D. Lgs. 150/2011: "Le deliberazioni indicate nell'articolo 63 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo.
E' competente il tribunale in composizione collegiale del capoluogo del distretto in cui ha sede il Consiglio regionale o interregionale dell'Ordine dei giornalisti presso cui il giornalista è iscritto o dove la elezione contestata si è svolta e al giudizio partecipa il pubblico ministero.
Presso il tribunale e presso la corte d'appello il collegio è integrato da un giornalista e da un pubblicista nominati in numero doppio, ogni quadriennio, all'inizio dell'anno giudiziario dal presidente della corte d'appello su designazione del Consiglio nazionale dell'Ordine.
Il giornalista professionista ed il pubblicista, alla scadenza dell'incarico, non possono essere nuovamente nominati.
Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento impugnato, ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all'estero.
L'ordinanza che accoglie il ricorso può annullare, revocare o modificare la deliberazione impugnata".
64. Procedimento (29)
(29) Abrogato dall'articolo 34, comma 31, lettera d), del D. Lgs. 150/2011
65. Ricorso per Cassazione (30)
(30) Abrogato dall'articolo 34, comma 31, lettera d), del D. Lgs. 150/2011
Lunedì, 03 Febbraio 2014 12:40

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