Source: http://cs-consult.it/servizi/884-amianto
Timestamp: 2020-07-04 19:28:38+00:00

Document:
ServiziCensimento e smaltimento amianto
Amianto: obblighi e responsabilità dell’amministratore
Per capire a quali obblighi è soggetto l’amministratore di condominio in materia di amianto e quindi a quale quadro legislativo far riferimento, bisogna distinguere il ruolo che ricopre:
Datore di Lavoro (solo in presenza di personale alle sue dipendenze in quel determinato stabile)
Nel primo caso l’amministratore è obbligato al rispetto della legge quadro sull’amianto e sui disciplinari tecnici, oltre agli obblighi a carico del committente in caso di affidamento di lavori di bonifica, definiti al titolo IV del D. Lgs. 81/08 (cantieri temporanei). Nel secondo caso, in cui sia anche datore di lavoro, l’amministratore è obbligato al rispetto, oltre agli obblighi precedenti, anche del D. Lgs. 81/08 nel suo complesso. Gli obblighi a carico dell’amministratore di condominio si configurano prevalentemente in attività quali:
il censimento e la mappatura, ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (nel seguito MCA) all’interno dello stabile;
il rispetto degli obblighi di legge applicabili nei cantieri di bonifica amianto.
Il primo punto trova applicazione in tutte le situazioni. E’ naturale che qualsiasi azione di natura preventiva o protettiva non può prescindere dall’individuazione dell’amianto nello stabile. I riferimenti di legge che impongono l’obbligo di individuare l’amianto sono:
art. 12 comma 5 Legge 257/92 (obbligo per i proprietari di immobili a comunicare la presenza di amianto floccato o in matrice friabile alle unità sanitarie locali);
punto 1 dell’allegato al DM 6/9/94 (localizzazione e caratterizzazione dell’amianto nelle strutture edilizie);
(DdL) art. 248 D. Lgs. 81/08 (individuazione della presenza di amianto)
Il secondo punto è applicato in tutti quei casi in cui è emersa, dalla prima fase, la presenza di materiali contenenti amianto all’interno dello stabile. E’ necessario valutare le necessarie azioni da intraprendere: posso lasciare l’amianto dov’è o devo bonificare? Se posso lasciarlo dov’è, quali azioni devo intraprendere per mantenerlo in buone condizioni? Se lo devo bonificare, quale intervento di bonifica posso adottare Entro quanto tempo? Nei casi in cui l’amministratore sia anche Datore di Lavoro, la valutazione del rischio amianto va sempre fatta: oggi la legge impone la valutazione di tutti i rischi, anche di quelli in cui l’agente pericoloso non è presente! I riferimenti di legge che trovano applicazione in questo secondo punto sono:
punto 2 dell’allegato al DM 6/9/94 (valutazione del rischio per gli occupanti dell’immobile)
(DdL) art. 249 del D. Lgs 81/08 (valutazione del rischio amianto per i lavoratori dipendenti)
(DdL) art 28 del D. Lgs 81/08 (valutazione del rischio per i lavoratori dipendenti)
Il terzo punto trova applicazione nei casi in cui l’amianto è stato individuato e se dalla valutazione del rischio effettuata non sia emersa la necessità di interventi di bonifica. In questo caso vi è solo la necessità di attuare misure procedurali e organizzative idonee mantenere l’amianto in buone condizioni a preservare i bassi livelli di rischio emersi. In questo caso sarà necessario comunicare, non solo agli occupanti, ma anche ai fornitori o prestatori d’opera, la presenza di amianto in determinati punti dello stabile. Trovano pertanto applicazione:
punto 4 dell’allegato al DM 6/6/94 (programma di controllo dei MCA in sede)
(DdL) art. 26 comma 1 lettera b) (informativa sui rischi nei contratti d’appalto)
Il quarto punto si applica nei casi in cui l’assemblea dei condomini ha deliberato interventi volti alla bonifica dell’amianto. In questo caso trovano applicazione gli obblighi, a carico del committente dei lavori, indicati al titolo IV del D. Lgs 81/08, relativi ai cantieri temporanei o mobili definiti dall’art. 90. A seconda del tipo di intervento di bonifica da attuare, possono prefigurarsi 2 differenti scenari: il primo in cui l’intervento di bonifica comporta la presenza di una sola impresa o lavoratore autonomo, il secondo in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di più imprese coinvolte nella realizzazione di quella determinata opera. In tutti e due i casi l’amministratore di condominio verifica sempre l’idoneità tecnico-professionale delle imprese e dei lavoratori autonomi secondo le specifiche indicate all’allegato XVII chiedendo anche una dichiarazione dell’organico medio annuo[1] e, nelle fasi di progettazione dell’intervento di bonifica, si attiene sempre ai principi generali di tutela definiti dall’art. 15. Nei secondo caso invece (presenza di 2 imprese) l’amministratore designa il coordinatore per la progettazione[2] e per l’esecuzione dei lavori, prende in considerazione il PSC (piano di sicurezza e coordinamento) e il fascicolo dell’opera, redige e trasmette all’organo competente la notifica preliminare di cui all’art. 99[3], trasmette il PSC alle imprese che presentano offerte e comunica all’impresa affidataria il nominativo dei coordinatori da lui designati. Pertanto i riferimenti di legge che trovano applicazione in questo quarto punto, sono tutti definiti nel titolo IV del D. Lgs. 81/08:
art. 90 (obblighi del committente);
art. 93 (responsabilità del committente)
art. 99 (notifica preliminare);
art. 101 (obblighi di trasmissione);
Allegato XII (contenuti della notifica preliminare)
Allegato XVII (idoneità tecnico professionale)
Per gestire correttamente i MCA all’interno dello stabile è necessario attuare il programma di controllo e manutenzione come definito al punto 4 del DM 6/9/94. Si tratta di una serie di misure di natura tecnica, organizzativa e procedurale atte a tenere sotto controllo i potenziali fattori di deterioramento dei materiali contenenti amianto, per ridurre al minimo l’esposizione degli occupanti alle fibre d’amianto aero-disperse. Il programma di controllo e manutenzione si traduce nei seguenti obblighi a carico del proprietario dell’edificio e/o del responsabile dell’attività che vi si svolge:
Il piano di controllo e manutenzione può prevedere anche l’affidamento di un incarico a un laboratorio specializzato per la verifica dei livelli delle fibre aero-disperse mediante monitoraggi ambientali periodici, o a un professionista in grado di ricoprire il ruolo di Responsabile amianto e che si faccia carico di tutte le adempienze di cui al punto 4 del DM 6/9/94.
Amianto: la valutazione del rischio nei condomini
Come noto, le fibre di amianto possono essere libere o debolmente legate alla loro matrice, oppure possono essere fortemente legate in una matrice stabile e solida (come il cemento o le matrici viniliche): si parla, nel primo caso, di amianto “friabile” (come ad esempio l’amianto floccato applicato a spruzzo oppure le corde e i cartoni, o le guarnizioni delle centrali termiche), mentre nel secondo caso di amianto “compatto” (come ad esempio le lastre di copertura, i serbatoi e le canne fumarie). In base alla loro friabilità i materiali contenenti amianto possono essere classificati in:
I materiali friabili, a differenza dei compatti, possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna della matrice legante e, se collocati in aree accessibili e non segnalate, possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione o dal semplice passaggio dei fruitori degli spazi condominiali. La distinzione tra materiali compatti e friabili è pertanto indispensabile per un primo approccio valutativo sul rischio presente in un determinato ambiente. L’amianto friabile, e ancor di più il floccato, presentano sempre livelli di rischio più elevati, mentre per i materiali compatti i livelli di rischio sono generalmente più contenuti.
Quindi il rischio associato alla presenza di amianto in uno stabile dipende dalla probabilità che questo rilasci fibre nell’ambiente (natura del materiale e stato di conservazione) e dalla probabilità che le fibre aero-disperse siano inalate dagli occupanti. Sono questi (e solo questi) i due fattori che determinano una corretta valutazione del rischio amianto.
ispezione visiva, ovvero l’esame delle condizioni dei materiali contenenti amianto effettuata da personale esperto al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre;
monitoraggio ambientale, ossia la misura della concentrazione delle fibre di amianto aero-disperse all’interno dell’edificio.
materiali integri suscettibili di danneggiamento, perché accessibili o esposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, urti, danneggiamenti accidentali, ecc;
A ciascuna delle suddette situazioni, si accompagnano diverse misure d’intervento.
Nel caso di materiali integri suscettibili di danneggiamento, è necessario eliminare le cause del possibile danneggiamento e quindi mettere in atto il programma di controllo e manutenzione così come definito al punto 4 dell’allegato al DM 6/9/94 (rif. “la gestione dell’amianto nelle realtà condominiali”).
Se, in seguito alla valutazione dei suddetti fattori (valutazione del rischio) dovesse emergere una situazione tale da poter definire i “materiali danneggiati” , si prende in considerazione l’estensione del danno. Se questo è limitato ed é possibile eliminare le cause che lo hanno prodotto, può risultare sufficiente la riparazione e, successivamente, l’attuazione del programma di controllo e manutenzione. Se il danno è esteso, generalmente superiore al 10% dell’estensione totale del materiale, sarà necessario realizzare un intervento di bonifica. Con il termine “bonifica”, non si deve intendere solamente la rimozione dei materiali, ma possono essere considerati ugualmente efficaci anche interventi di tipo conservativo, come l’incapsulamento o il confinamento dove il materiale in amianto rimane comunque sul posto, avendo però eliminato gli elementi che contribuiscono al suo degrado nel tempo. L’intervento di bonifica più adeguato potrà essere valutato solo in seguito ad una attenta valutazione del rischio e scelto in relazione al miglior rapporto costi/benefici applicabile al caso specifico. Nessun organo di controllo può intervenire in merito alla scelta effettuata dai condomini, se questa è supportata da valutazioni tecniche circostanziate e ben documentate. Ciascuna di queste azioni comporta vantaggi e svantaggi che affronteremo successivamente (rif. “metodi di bonifica e criteri decisionali”).
Fermo restando quindi la scelta del metodo di bonifica più vantaggioso dal punto di vista costi/benefici (rimozione, incapsulamento, confinamento), i tempi di intervento sono necessariamente dettati dalla presenza di alcuni fattori di rischio, e dalla loro valutazione in termini di gravità, come quelli di seguito riportati:
individuazione della tipologia di amianto, compatto o friabile e i quantitativi presenti (censimento e mappatura);
valutazione dello stato di usura e di conservazione in cui si trova l’amianto (ispezioni visive e prove a strappo UNI 10608/97);
valutazione della probabilità che il materiale rilasci fibre nell’ambiente in concentrazioni e modalità tali da poter essere inalato dagli occupanti (rilievi strumentali);
valutazione della probabilità che si verifichi un contatto tra gli occupanti e i MCA (algoritmi di valutazione);
valutazione della probabilità che i MCA possano essere “disturbati” o danneggiati accidentalmente o volontariamente (interventi di manutenzione, lavori edili, demolizioni, atti vandalici);
assenza di un programma di controllo e manutenzione e di procedure informative agli occupanti volte a limitare la dispersione di fibre nell’ambiente (misure tecniche, organizzative e procedurali di cui al punto 4 del DM 6/9/94).
Pubblichiamo – al punto A- uno schema dei possibili ambienti del fabbricato dove si possono trovare specifiche tipologie di materiali contenenti amianto. Pubblichiamo, inoltre – al punto B – la tabella del DM 6/9/94 dove vengono classificati i materiali contenenti amianto in base alla loro capacità di rilasciare spontaneamente fibre nell’ambiente, ossia in base alla loro friabilità, o meglio, pericolosità.
Ambienti del fabbricato
Tipologia di materiale contenente amianto
Cartoni ignifughi, guarnizioni bruciatori, condotti fumari, amianto floccato, porte
Impianti idrici a temperatura
Coibentazione tubazioni, guarnizioni di flange di accoppiamento
Guarnizione di interruttori, amianto floccato, isolanti per fili e tubi elettrici
Tetti e cornicioni
Lastre di copertura, comignoli, , manti di copertura
Locali idrici
Vasi di espansione e serbatoi idrici
Condotti e tubazioni di aerazione bagni e cucine
Pluviali, canne fumarie, pannelli perimetrali sotto-finestra
Mattonelle in vinil-amianto, piastrelle asfalto/amianto
Locali tecnici ascensori
Freni ascensori, amianto floccato
Intonaci e rivestimenti, carte da parati, vernici e collanti
Autorimesse-garage
Porte tagliafuoco, tessuti ignifughi, intonaci o rivestimenti floccati
Guarnizioni, coibentazione canalizzazioni
Strutture portanti in metallo
Amianto floccato applicato a spruzzo sulle travi portanti dell’edificio
Pannelli perimetrali o divisori, in cemento-amianto
Isolanti termici, acustici, coibentazioni, tende e tessuti tagliafuoco, ecc
Fino all’85% circa di amianto. Spesso anfiboli prevalentemente amosite spruzzata su strutture portanti di acciaio o su altre superfici come isolante termo-acustico
Sciolti e maneggiati, carte e cartoni, non avendo una struttura molto compatta, sono soggetti a facili abrasioni ed a usura
Contengono il 10-15% di amianto, in genere crisotilo. Crocidolite e amosite si ritrovano in alcuni tipi di tubi e di lastre
Prodotti bituminosi, mattonelle e pavimenti vinilici, PVC e plastiche rinforzate ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi adesivi
Dallo 0,5 al 2% per mastici, sigillanti, adesivi, al 10-25% per pavimenti e mattonelle vinilici
Improbabile rilascio di fibre durante l’uso normale. Possibilità di rilascio di fibre se tagliati, abrasi o perforati
A ciascuna delle suddette situazioni, si accompagnano diverse misure d’intervento:
Se, in seguito alla valutazione dei suddetti fattori (valutazione del rischio) dovesse emergere una situazione tale da poter definire i “materiali danneggiati” , si prende in considerazione l’estensione del danno. Se questo è limitato ed è possibile eliminare le cause che lo hanno prodotto, può risultare sufficiente la riparazione e, successivamente, l’attuazione del programma di controllo e manutenzione. Se il danno è esteso, generalmente superiore al 10% dell’estensione totale del materiale, sarà necessario realizzare un intervento di bonifica. Con il termine “bonifica”, non si deve intendere solamente la rimozione dei materiali, ma possono essere considerati ugualmente efficaci anche interventi di tipo conservativo, come l’incapsulamento o il confinamento dove il materiale in amianto rimane comunque sul posto, avendo però eliminato gli elementi che contribuiscono al suo degrado nel tempo. L’intervento di bonifica più adeguato potrà essere valutato solo in seguito ad una attenta valutazione del rischio e scelto in relazione al miglior rapporto costi/benefici applicabile al caso specifico. Nessun organo di controllo può intervenire in merito alla scelta effettuata dai condomini, se questa è supportata da valutazioni tecniche circostanziate e ben documentate. Ciascuna di queste azioni comporta vantaggi e svantaggi che affronteremo successivamente (rif. “metodi di bonifica e criteri decisionali”).
Per gestire correttamente i MCA all’interno dello stabile è necessario attuare il programma di controllo e manutenzione come definito al punto 4 del DM 6/9/94. Tale programma è costituito da una serie di misure di natura tecnica, organizzativa e procedurale atte a tenere sotto controllo i potenziali fattori di deterioramento dei materiali contenenti amianto, al fine di ridurre al minimo l’esposizione degli occupanti alle fibre d’amianto aero-disperse. Il programma di controllo e manutenzione si traduce nei seguenti obblighi a carico del proprietario dell’edificio e/o del responsabile dell’attività che vi si svolge:
Il piano di controllo e manutenzione può prevedere anche l’affidamento di un incarico ad un laboratorio specializzato per la verifica dei livelli delle fibre aero-disperse mediante monitoraggi ambientali periodici, o ad un professionista in grado di ricoprire il ruolo di Responsabile amianto e che si faccia carico di tutte le adempienze di cui al punto 4 del DM 6/9/94.
Pertanto, come abbiamo visto, individuare la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio è sempre necessario (oltreché obbligatorio) al fine di predisporre le necessarie misure di controllo e di corretta gestione del rischio, ma la sua individuazione non comporta necessariamente l’immediato smantellamento. Lo spirito del legislatore infatti ha da sempre avuto nei confronti dell’amianto, un approccio di tipo “conservativo” ossia cercando di lasciare l’amianto dove si trova fino a quando non vi sono più le condizioni per mantenerlo in situ. La convinzione del legislatore parte dal presupposto che se l’amianto si trova in buone condizioni e non è “soggetto a fattori di deterioramento” in alcun modo, la sua capacità di disperdere fibre nell’ambiente è ridotta al minimo; in questi casi gli interventi di bonifica, siano questi rimozione, ma anche l’incapsulamento o il confinamento, non sono necessari; al contrario questi interventi rappresenterebbero comunque una “sollecitazione” tale da aumentare i bassi livelli di rischio individuati in sede di valutazione. Ciò è vero sia nella fase di bonifica che nella fase di smaltimento: il trasporto di materiali pericolosi e lo smaltimento in discarica costituiscono comunque fattori di rischio, al livello ambientale, non trascurabili.

References: art. 12
 art. 248
 art. 249
 art. 26

art. 90

art. 93

art. 99

art. 101