Source: https://www.laleggepertutti.it/157410_che-fare-se-lavvocato-non-tutela-il-cliente
Timestamp: 2018-02-18 10:59:36+00:00

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Che fare se l'avvocato non tutela il cliente?
Lo sai che? Che fare se l’avvocato non tutela il cliente?
Tutelare il cliente non significa che l’avvocato deve vincere la causa. Significa svolgere l’incarico con correttezza e diligenza. Ma che fare se ciò non avviene?
Dire che l’avvocato deve tutelare il cliente non significa che quest’ultimo deve vincere la causa, anzi. È chiaro che il professionista dovrà svolgere l’incarico in modo tale da ottenere il miglior risultato possibile per il suo assistito ma deve, prima di tutto, spiegargli che l’esito del processo non è prevedibile e che avere ragione non significa, per forza, vincere.
Ma cosa fare se non è questione di vittoria o meno? Cosa fare se l’avvocato non ha messo alcun impegno nel curare i miei interessi, finendo per danneggiarmi? Beh… verrebbe quasi da dire che “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Se l’avvocato sbaglia la mia causa, gli faccio causa!
1 Doveri dell’avvocato
2 Avvocato: che responsabilità ha verso il cliente?
3 Avvocato: cosa fare se non mi tutela?
4 Avvocato: che fare se non mi fido più di lui?
Come già spiegato nell’articolo Avvocato: quali obblighi verso il cliente?, la relazione tra l’avvocato e il cliente deve basarsi su due elementi essenziali:
il rapporto di fiducia tra di loro,
il dovere di informazione che il primo ha nei confronti del secondo [1] e che impone al professionista di spiegare chiaramente al proprio assistito (il quale, di regola, non possiede cognizioni tecnico-giuridiche, né ha piena consapevolezza delle scelte che possono essere prese in un giudizio e delle relative conseguenze), le caratteristiche e l’importanza dell’incarico, le attività da espletare, le iniziative da intraprendere, le ipotesi di soluzione, i tempi e i rischi connessi ad un processo, oltre agli oneri ipotizzabili e ai costi della prestazione. Solo così il cliente potrà decidere – consapevolmente – se portare avanti o meno l’azione giudiziaria.
Avvocato: che responsabilità ha verso il cliente?
Se, dunque, l’avvocato viola tali obblighi, si rende responsabile nei confronti del cliente e questa responsabilità assume un duplice valore:
da esecuzione del mandato difensivo e
Che significa? La legge ci dice che il legale deve svolgere la sua attività, che è una prestazione d’opera, rispettando i doveri di correttezza e diligenza [2] e assumendo un’obbligazione di mezzi e non di risultato. Da parte sua, il cliente si obbliga al pagamento del relativo compenso. E qui, ritorniamo al discorso iniziale: se il compito dell’avvocato non è quello di vincere la causa a tutti i costi, ciò vuol dire che non potrà rispondere se il proprio cliente non raggiunge il risultato sperato [3] e avrà comunque diritto ad essere pagato [4], a meno che il cliente non riesca a provare che il legale si è comportato in modo negligente e imprudente e che, se così non fosse stato, le cose sarebbero andate diversamente [5]. Quindi? Significa che il cliente deve provare il danno subito e la presenza di un nesso causale tra la condotta del professionista ed il suo pregiudizio. Per farlo, deve effettuare una specie di prognosi circa l’esito del processo se l’avvocato si fosse comportato correttamente: deve, cioè dimostrate che se il legale si fosse comportato diligentemente, avrebbe vinto la causa o, comunque, avrebbe ottenuto un risultato più favorevole.
Avvocato: cosa fare se non mi tutela?
Che fare allora se mi sono rivolto a un avvocato che non mi ha tutelato come avrebbe dovuto? Che fare se l’avvocato non deposita gli atti della mia causa nei termini o se sbaglia le notifiche e non si presenta in udienza? Se si rivolge al giudice di pace per una causa che è di competenza del tribunale?
In casi di questo genere, si può fare causa al legale.
A tal fine, un primo dato da tenere a mente è il tempo. In che senso? Ci riferiamo al termine di prescrizione: non si può fare causa all’avvocato quando si vuole. Come specificato nell’articolo Per quanto tempo è responsabile un professionista?, il termine è di 10 anni che iniziano a decorre dal momento in cui il danno è oggettivamente percepibile: in pratica, dalla sentenza finale che rivela l’errore commesso dal professionista.
Non è tutto: come dicevamo, l’errore deve essere dimostrato e per farlo ci servirà un altro avvocato. Non si deve essere geni per capire che non si può dare il via a un processo da soli e, soprattutto, senza uno straccio di prova di quanto sosteniamo, relativamente:
al comportamento contestato al legale: come ad esempio, l’aver fatto scadere un termine o il mancato deposito di un documento;
al danno: come detto, si tratta di provare che, senza l’errore del legale, la causa sarebbe stata vinta.
Occorre anche procedere a una stima di tale danno: quanto mi ha pregiudicato il comportamento del legale? Che cifra posso chiedere a titolo di risarcimento? Se non si riesce a quantificare, il giudice procede a una valutazione equitativa, secondo quanto ritiene giusto.
Avvocato: che fare se non mi fido più di lui?
Se il rapporto di fiducia nei confronti dell’avvocato scelto viene meno, un’altra possibilità che ha il cliente è quella di rinunciare all’avvocato precedentemente nominato, revocandogli il mandato professionale. Ad esempio, può revocare il legale il cliente che lamenta di non ricevere sufficienti informazioni circa l’andamento del proprio procedimento giuridico o che non approva il comportamento tenuto.
Tale revoca:
può avvenire per qualsiasi ragione;
non deve essere necessariamente motivata;
non dà diritto all’avvocato a un risarcimento, nel caso in cui avvenga senza preavviso.
Per la revoca basta una dichiarazione – meglio se tramite lettera inviata con raccomandata a/r o consegnata a mani – con la quale si esprime la non volontà di proseguire il percorso intrapreso. Una volta fatto questo:
il cliente ha l’obbligo di corrispondere all’avvocato gli onorari maturati,
l’avvocato deve restituire la documentazione relativa all’incarico e, in caso di successive comunicazioni, trasmetterle immediatamente alle parti interessate. Deve, inoltre, mettere al corrente il cliente dello stato della causa in cui si trova (indicazione del giudice, del numero di ruolo, della prossima udienza e dell’attività svolta), in modo da consentire a chi lo sostituirà una pronta difesa del cliente stesso.
[1] Artt. 11, co. 2, e 27 Codice Deontologico Forense.
[2] Richiesti dall’art. 1176, co. 2, cod. civ.
[3] Cass. sent. n. 3566 del 1995.
[4] Cass. sent. n. 765 del 1969.
[5] Cass. sent. n. 22376 del 10.12.2012.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 08.09.2015, n. 17758
In tema di liquidazione del danno, il ricorso al criterio equitativo è rimesso al prudente apprezzamento del giudice di merito che può procedere alla liquidazione equitativa anche senza la domanda di parte qualora la determinazione del danno sia impossibile o particolarmente difficoltosa.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 10.12.2012, n. 22376
L’affermazione di responsabilità del prestatore di opera intellettuale nei confronti del proprio cliente per negligente svolgimento dell’attività professionale implica una valutazione prognostica positiva – non necessariamente la certezza – circa il probabile esito favorevole del risultato della sua attività se la stessa fosse stata correttamente e diligentemente svolta.
13/05/2017 alle 22:09
se un avvocato non ti costituisce parte civile,perche’fa la richiesta di costituzione a parte civile in ritardo,cosa succede

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
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