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Timestamp: 2018-07-17 09:34:16+00:00

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Consiglio di Stato, sezione sesta, sentenza 20 marzo 2018, n. 1791. La piena conoscenza cui fa riferimento l'articolo 41, c.2 c.p.a. per individuare il dies a quo dell'impugnazione non può essere intesa quale conoscenza integrale del provvedimento che si intende impugnare e delle sue motivazioni - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione sesta, sentenza 20 marzo 2018, n. 1791. La piena conoscenza cui fa riferimento l’articolo 41, c.2 c.p.a. per individuare il dies a quo dell’impugnazione non può essere intesa quale conoscenza integrale del provvedimento che si intende impugnare e delle sue motivazioni
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La piena conoscenza cui fa riferimento l’articolo 41, c.2 c.p.a. per individuare il dies a quo dell’impugnazione non può essere intesa quale conoscenza integrale del provvedimento che si intende impugnare e delle sue motivazioni, atteso che – per individuare il dies a quo di decorrenza – basta la percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente l’immediata e concreta lesività per la sfera giuridica dell’interessato, al fine di garantire l’esigenza di certezza giuridica connessa alla previsione di un termine decadenziale per l’impugnativa degli atti amministrativi, senza che ci? possa intaccare il diritto di difesa in giudizio ed il giusto processo, garantiti invece dalla congruità del termine temporale per impugnare, decorrente dalla conoscenza dell’atto nei suoi elementi essenziali e dalla possibilità di proporre successivi motivi aggiunti.
Sentenza 20 marzo 2018, n. 1791
sul ricorso numero di registro generale 8395 del 2016, proposto da:
Gi. Mo., rappresentata e difesa dagli avvocati Ci. Al. Ma., Gi. An., con domicilio eletto presso lo studio Ci. Al. Ma. in Roma, viale (…);
della sentenza breve del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE II QUA n. 07264/2016, resa tra le parti.
Con sentenza, resa in forma semplificata ex art. 60 c.p.a., n. 7264//2016 del 22-6-2016 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) dichiarava in parte irricevibile ed in parte rigettava il ricorso proposto dalla signora Mo. Gi., inteso ad ottenere l’annullamento: dell’ordinanza n. 14 del 25-11-2015, prot. n. 25154, nonché di tutti gli atti prodromici, connessi o conseguenti, recante ingiunzione di demolizione delle opere abusivamente realizzate relativamente all’immobile sito in (omissis) alla via (omissis) (foglio (omissis), particella (omissis), sub (omissis)); dell’ordinanza n. 34/EP del 30-7-2008, prot. 21275 in forza della quale venivano annullate la concessione edilizia n. 164/2001 del 19-5-2001 e la concessione edilizia n. 180/2001 del 25-5-2001 e di ogni altro atto prodromico, connesso o conseguente.
Avverso la prefata sentenza la sigra Mo. ha proposto appello dinanzi a questo Consiglio di Stato, deducendone l’erroneità e chiedendone la riforma, con il conseguente accoglimento del ricorso di primo grado.
Ciò posto, la mancata impugnazione del diniego di condono (intervenuto nel 2013 e notificato a parte appellante, per come emerge dal corpus motivazionale dell’ingiunzione di demolizione e come riconosciuto dalla stessa nella parte finale del secondo motivo di appello) rileva in senso preclusivo all’accoglimento della domanda di annullamento dell’ingiunzione di demolizione, considerandosi che tale diniego ne costituisce il presupposto fondante e che risulta evidente che, attesa l’efficacia dello stesso, l’opera non condonata risulta abusiva, con conseguente legittima applicazione della sanzione demolitoria.
Essa censura la gravata sentenza nella parte in cui afferma “Considerato che deve essere dichiarata irricevibile l’impugnazione proposta avverso il provvedimento del 30-7-2008 di annullamento delle concessioni edilizie n. 164 e n. 180 del 25-5-2001 in quanto la ricorrente ha acquistato l’immobile con atto dell’8-5-2007 e comunque ha avuto conoscenza di tale annullamento almeno con la comunicazione del Comune 24-7-2009 relativa al procedimento di cui all’art. 38 del dpr 380 del 2001”.
Per come emerge dalla complessiva lettura degli atti di causa, il Comune ha denegato il condono edilizio in quanto il manufatto per il quale era stata presentata istanza di sanatoria non risultava realizzato alla data del 31-3-2003, termine previsto per la fruibilità del beneficio dall’articolo 32 della legge n. 326/2003, tanto emergendo dal rilievo ortofotocarta fornito dalla società Te. TM Co. Ge. Ri. Ae., evidenziante l’inesistenza del manufatto alla data del volo eseguito il 9-12 luglio 2003.
Proseguendo nella disamina del motivo di appello, va rilevato che la signora Mo. lamenta l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione in quanto rivolta a soggetti estranei all’asserito abuso edilizio.
Con riferimento, invece, alla prospettata acquisizione gratuita, per il caso di inottemperanza, va dato atto della improcedibilità dell’appello in relazione alla sopravvenuta rettifica dell’ingiunzione di demolizione da parte dell’ordinanza dirigenziale n. 9 del 21-12-2017.
Orbene, tale atto (né la preventiva comunicazione di avvio del procedimento) risultano essere stati impugnati, onde, sotto tale profilo, risulta condivisibile l’affermazione del giudice di primo grado secondo cui “Considerato che tra le censure proposte, quelle relative alla violazione degli articoli 27, 30 e 38 del d.p.r. n. 380/2001, e a vari profili di illogicità, contraddittorietà e disparità di trattamento, con riferimento al procedimento relativo all’applicazione della sanzione pecuniaria di cui all’art. 38 del d.p.r. n. 380 del 2001, non possono essereesaminate, in quanto tale procedimento, a causa del mancato pagamento delle rate della sanzione pecuniaria da parte della società immobiliare, si è concluso con il provvedimento del 4-6-2012, con cui il Comune di (omissis) ha annullato l’applicazione dell’art. 38 e che tale provvedimento rivolto anche alla ricorrente in qualità di proprietaria dell’immobile particella (omissis) sub (omissis)…non risulta impugnato”.
(Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, in parte lo rigetta, in parte lo dichiara inammissibile ed in parte improcedibile, nei sensi specificati in motivazione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2018-03-26T14:45:52+00:00	27 marzo 2018|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2018, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti

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