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Timestamp: 2019-12-15 19:08:07+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24936 del 07/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24936 del 07/10/2019
Cassazione civile sez. I, 07/10/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 07/10/2019), n.24936
sul ricorso 28052/2017 proposto da:
B.S., in persona tutore: B.V., Utim in persona
presidente: B.V. (legale rappr.te), elettivamente
domiciliati in Roma Via Portuense 104 presso lo studio dell’avvocato
De Angelis Antonia che li rappresenta e difende unitamente agli
avvocati Consolo Claudio, Motta Mario, Torrani Cerenzia Annamaria;
Buozzi, 87 presso lo studio dell’avvocato Colarizi Massimo che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato Gianotti Giuseppina
Isabella, Tuccari Susanna;
avverso la sentenza n. 901/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
Con sentenza depositata il 24 aprile 2017 la Corte d’Appello di Torino, rigettando l’appello proposto da U.T.I.M. (Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva) e B.S., ha confermato l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 30.4.2016 con cui il Tribunale di Torino, dopo aver dichiarato cessata la materia del contendere in ordine alla domanda relativa alla concessione dello “spazio auto di sosta personale”, ha rigettato le restanti domande (inibitorie e risarcitorie) relative all’omessa previsione da parte del regolamento del Comune di Torino, per i disabili non provvisti di patente e auto, di usufruire del permesso gratuito di sosta nei parcheggi delimitati dalle strisce blu, ove non risultino disponibili gli spazi che il Comune prevede per i disabili.
1. Con il primo motivo i ricorrenti hanno dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5,20,28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a New York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 2 dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5,20,28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a new York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
3. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 2, dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5,20,28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a new York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
4. Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 2, dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5,20,28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a New York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
La Corte territoriale ha ritenuto che “la non previsione di gratuità della sosta per chi non abbia patente/auto e non dimostri di dover frequentare il centro città con una certa assiduità non è discriminatoria in sè”, risponda a criteri di equilibrio e ragionevolezza generali, concretizzandosi lo svantaggio nel solo onere di pagamento della sosta, con un esborso non esorbitante o anche solo consistente rispetto alle ordinarie capacità economiche della ricorrente, e non incidendo quindi sulla sua libertà di movimento.
E’ indiscutibile, infatti, che i disabili, per accedere al centro cittadino, non abbiano le medesime opportunità delle persone non disabili, che possono servirsi senza difficoltà di altri mezzi di locomozione, quali biciclette o motocicli, che sono, invece, interdetti normalmente ai disabili, o mezzi pubblici il cui utilizzo è consentito anche ai disabili, ma con modalità di non sempre facile applicazione.
In proposito, a norma della L. n. 67 del 2006, art. 2, comma 3 “si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone”. E’ proprio quello che è avvenuto, nel caso di specie, in cui il Comune, nel beneficiare una particolare categoria di disabili (quelli con patente ed autoveicolo), nè ha posto un’altra, presuntivamente con una patologia più grave, in posizione di svantaggio.
Deve quindi cassarsi la sentenza impugnata e disporsi il rinvio alla Corte di Appello di Torino, in diversa composizione, affinchè rimuova gli effetti della condotta discriminatoria accertata (in modo che il beneficio, già concesso ai disabili muniti di patente ed autovettura, venga esteso agli altri disabili, senza le limitazioni di cui alla Delib. n. 2003 03663/006), valuti le altre domande svolte dai ricorrenti (compresa quella di risarcimento del danno), e provveda sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 702
 art. 21
 art. 2
 art. 2
 art. 2
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