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Timestamp: 2017-09-20 07:23:35+00:00

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Read more about Orrick: Nuovi adempimenti derivanti dal recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio (28 aprile 2017)
Posted by admin on Wednesday, 10 February 2016
La newsletter “Orrick corporate law alert” di febbraio 2016 (qui in pdf, 103 K, 3 pp.) è dedicata al “Reato di autoriciclaggio” e alle “prime pronunce giurisprudenziali”
Nel seguito il testo completo della newsletter “Orrick corporate law alert” di febbraio 2016.
Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali
Orrick Corporate Law Alert - Febbraio 2016
Laura Galbiati lgalbiati@orrick.com
Il presente documento è una nota di studio. Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un’analisi generale delle questioni in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all’indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter
La legge 15 dicembre 2014 n. 186 recante “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”, entrata in vigore il giorno 1 gennaio 2015, ha introdotto nel codice penale il reato di autoriciclaggio e ha al contempo annoverato la predetta fattispecie all’interno del cd. catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001 attraverso la modifica dell’art. 25-octies.
La fattispecie di autoriciclaggio incrimina la condotta di quel soggetto che, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo (cd. reato fonte o reato presupposto dell’autoriciclaggio), impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del reato fonte, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa.
L’introduzione della nuova fattispecie incriminatrice ha creato un dubbio interpretativo in quanto la norma se, da un lato, è chiara nel disporre la punibilità della condotta integrante il reato di autoriciclaggio solo se compiuta successivamente all’entrata in vigore della legge n. 186/2014, dall’altro, non è sufficientemente chiara nel precisare se, ai fini della sussistenza del delitto, anche il reato fonte dell’autoriciclaggio debba esser commesso successivamente all’1 gennaio 2015 oppure se la nuova fattispecie penale possa essere contestata anche qualora il reato fonte sia stato commesso in data precedente.
1. Corte di Appello di Milano, sentenza n. 4920 del 2015
La prima sentenza in materia di autoriciclaggio emessa dalla Corte d’Appello di Milano non aveva chiarito il dubbio di cui sopra.
Infatti, la Corte, richiamando l’art. 2 del codice penale in base al quale «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato», si era limitata a precisare che il nuovo reato di autoriciclaggio, essendo stato introdotto dalla legge del 15 dicembre 2014 n. 186 che era entrata in vigore il giorno 1 gennaio 2015, non poteva essere perseguito retroattivamente per fatti commessi antecedentemente all’entrata in vigore della predetta legge.
In applicazione di tale interpretazione, i giudici avevano assolto l’imputato in quanto le ipotesi accusatorie erano tutte antecedenti la data di entrata in vigore della legge 186/2014.
2. Corte di Cassazione, Sez. Pen. II, sentenza del 27 gennaio 2016, n. 2691
Se la pronuncia della Corte di Appello di Milano ha ribadito che la condotta integrante l’autoriciclaggio (impiego dei proventi derivanti da attività delittuosa ostacolandone l’identificazione della provenienza) è punibile solo se compiuta successivamente alla data dell’1 gennaio 2015, la Corte di Cassazione fa luce sul cd. reato fonte.
La fattispecie sottoposta alla Corte di Cassazione contemplava l’ipotesi di un caso in cui il reato fonte dell’autoriciclaggio era costituito dal reato di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del D.Lgs. 74/2001 commesso antecedentemente l’entrata in vigore della Legge 186/2014 e nella quale venivano eseguiti alcuni sequestri “ipotizzando la commissione del reato di autoriciclaggio, per avere il […] trasferito il denaro in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza quantomeno dal reato di cui all’art. 4 del D.Lgs. 74/2000, con riferimento a mobilizzazioni di investimenti non dichiarati e costituiti mediante redditi sottratti a tassazione”.
Avverso il provvedimento di convalida di uno dei sequestri veniva proposto ricorso per cassazione e, tra i motivi addotti a sostegno dell’annullamento, veniva eccepiva il mancato rilevamento da parte del Tribunale del Riesame della non configurabilità del reato di autoriciclaggio quando il reato fonte è commesso in data precedente all’entrata in vigore della L.n. 186/2014.
La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo infondato affermando che dall’imputato ricorrente “impropriamente viene invocato il principio di irretroattività della legge penale di cui all’art. 2 c.p. in relazione ad un reato, quale quello di autoriciclaggio, nel quale soltanto il reato presupposto si assume commesso in epoca antecedente l’entrata in vigore della Legge n. 186/2014, ma quando comunque lo stesso reato era già previsto come tale dalla legge, mentre l’elemento materiale del reato di cui all’art. 648[.1] ter risulta posto in essere in data 7 luglio 2015, ben successivamente all’introduzione della predetta normativa, e soprattutto non può ritenersi significativo che il Tribunale del riesame non abbia esplicitamente argomentato sul punto, dovendosi ritenere assorbente il rilievo che il Tribunale abbia comunque ritenuto configurabile “un’ipotesi accusatoria relativamente ad una condotta di riciclaggio” – di per sé sufficiente a giustificare il sequestro – […], tanto da ritenere non preclusa nemmeno l’ipotesi dell’autoriciclaggio, quanto meno nella fattispecie tentata.”.
Alla luce delle considerazioni in diritto svolte dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2691/2016, come sopra brevemente riportata, sembrerebbe possibile sostenere che il reato di autoriciclaggio non possa essere contestato quando l’elemento materiale della condotta sia avvenuto in data anteriore al giorno 1 gennaio 2015 mentre per il reato cd. fonte non sussiste il medesimo limite temporale, pertanto, rilevano anche le condotte anteriori all’entrata in vigore della L.n.
186/2014.
Orrick, “Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali”, 9 febbraio 2016 (pdf, 103 K, 3 pp.)
Read more about Orrick: “Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali” (10 febbraio 2016)
Posted by admin on Friday, 24 July 2015
La newsletter “Orrick corporate law alert” di luglio 2015 (qui in pdf, 110 K, 4 pp.) è dedicata all’ aggiornamento del “Codice di Autodisciplina” di Borsa Italiana per le società quotate (qui il nuovo testo con evidenza delel revisioni pdf, 319 K, 43 pp.).
Il nuovo “Codice di Autodisciplina” presenta anche una parte dedicata al whistleblowing.
Nel seguito l’Introduzione e il paragrafo sul “whistleblowing” della newsletter “Orrick corporate law alert” luglio 2015
Il 9 luglio 2015 si è riunito il Comitato per la Corporate Governance di Borsa Italiana S.p.A. (di seguito il “Comitato”) [nota 1].
In tale occasione, il Comitato ha emendato e integrato il Codice di Autodisciplina, approvato per la prima volta nell’ottobre 1999 e revisionato da allora in varie occasioni (di seguito il“Codice di Autodisciplina” o il “Codice”) [nota 2].
Tale documento, che contiene numerosi principi di corporate governance per le società quotate sui mercati regolamentati gestiti da Borsa Italiana S.p.A., è applicato secondo un modello comply or explain.
In tal senso, il Codice non deve essere necessariamente implementato dalle società quotate, tuttavia l’eventuale mancata adesione, anche parziale, deve essere adeguatamente motivata da parte della società in questione nella relazione annuale sul governo societario [nota 3].
La revisione del Codice di Autodisciplina del luglio 2015, qui brevemente commentata, è volta a recepire alcuni principi in materia di corporate social responsibility, a rafforzare i presidi aziendali di legalità e trasparenza, nonché a confermare alcune raccomandazioni formulate nella Relazione Annuale pubblicata l’11 dicembre 2014 da parte del Comitato.
5. Il cosiddetto whistleblowing- commento 7.
Un ultimo e fondamentale elemento di recente introduzione da parte del Comitato nel Codice di Autodisciplinaper le società quotate riguarda il cosiddetto whistleblowing.
Come nel caso sopra citato del “comitato dedicato alla supervisione delle questioni di sostenibilità connesse all’esercizio dell’attività dell’impresa e alle sue dinamiche di interazione con tutti gli stakeholder”, anche in materia di whistleblowing il Comitato fa specifico riferimento alle società la quotazione delle cui azioni è incorporata nell’indice FTSE-Mib.
Il Codice prevede che tali società - al fine di poter ricevere una valutazione positiva sul proprio sistema dei controlli interni e della gestione dei rischi - debbano dotarsi di “un sistema interno di segnalazione da parte dei dipendenti di eventuali irregolarità o violazioni della normativa applicabile e delle procedure interne (c.d. sistemi di whistleblowing)”.
Tale raccomandazione segna un ulteriore allineamento rispetto alle best practices nazionali e sovranazionali nonché alle recenti modifiche apportate al TUF e al TUB (nota 5).
Il fine è evidentemente quello di garantire efficaci ed efficienti mezzi d’impresa volti a prevenire, gestire ed eventualmente segnalare internamente ovvero alle autorità competenti eventuali irregolarità o violazioni della normativa applicabile, attraverso un canale “specifico e riservato”.
Il Comitato ha inoltre chiarito che tali sistemi di whistleblowing debbano garantire l’anonimato del segnalante, elemento fondamentale per la tutela del cosiddetto whistleblower e per una reale efficacia di detto sistema di segnalazione.
L’auspicio è che i cd. whistleblowing schemes, che saranno adottati in adesione alle indicazioni in commento, contengano anche adeguati strumenti anti-retaliation che consentano una effettiva tuteladel dipendente segnalante.
Si segnala, infine, che le società quotate sui mercati regolamentati gestiti da Borsa Italiana S.p.A. dovranno applicare le modifiche sopra descritte (e le altre non richiamate nella presente nota) entro la fine dell’esercizio che inizia nel 2016 (nota 6) e che il Comitato per la Corporate Governance valuterà la necessità di revisionare il Codicedi Autodisciplina con cadenza almeno biennale.
1 Il Comitato è stato costituito nel giugno del 2011 ad opera delle Associazioni di impresa (ABI, ANIA, Assonime, Confindustria) e di investitori professionali (Assogestioni), nonché di Borsa Italiana S.p.A.
2 Il Codice è stato revisionato nelle seguenti date: luglio 2002 marzo 2006, dicembre 2011 e luglio 2014, ed è disponibile all’indirizzo <http://www.borsaitaliana.it/comitato-corporate-governance/codice/codice.....
3 Si veda a tal proposito quanto disposto dall’articolo 123-bis, comma 2, lett. a) del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (il “Testo Unico della Finanza” o il “TUF”).
5 Si veda a tal riguardo quanto disposto dal d.lgs. 12 maggio 2015, n. 72, volto a recepire nell’ordinamento italiano la Direttiva 2013/36/UE (cosiddetta “Direttiva CRD IV”).
6 I principi in materia di collegio sindacale sopra descritti al punto 3. dovranno essere implementati a decorrere dal primo rinnovo dell’organo di controllo successivo alla fine dell’esercizio che inizia nel 2015.
Orrick Italia, newsletter “Corporate law alert”, luglio 2015 (pdf, 110 K, 4 pp.)
Aggiornamento 2015 del “Codice di Autodisciplina” di Borsa Italiana per le società quotate, con evidenza delle revisioni (pdf, 319 K, 43 pp.).
Voluntary Disclosure: i rischi del patto tra Roma e Berna (La Repubblica, 26 gennaio 2015)
Read more about Orrick: Il whistleblowing nel nuovo Codice di autodisciplina di Borsa Italiana (24 luglio 2015)
Fonte: sito Orrick (qui il testo della Newsletter in pdf, 106 K, 3 pp.)
redatta dal dipartimento italiano tax composto da Alessandro Mainardi, Giovanni Leoni, Camillo Melotti Caccia e Simone Arecco.
È in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il testo di legge in materia di rientro dei capitali dall’estero (c.d. Voluntary Disclosure o Collaborazione Volontaria). Oltre all’attesa disciplina per il rientro dei capitali, il testo di legge contiene misure per la regolarizzazione di redditi sottratti a tassazione in Italia e non connessi alla costituzione e, o detenzione di capitali esteri nonché introduce il nuovo reato di autoriciclaggio.
1. Le caratteristiche della procedura di Collaborazione Volontaria
Le persone fisiche, società semplici ed equiparate ed enti non commerciali residenti in Italia che abbiano detenuto all’estero investimenti o attività finanziarie e patrimoniali non dichiarate al fisco Italiano, possono avvalersi della procedura di Collaborazione Volontaria a condizione di:
a) indicare spontaneamente all’amministrazione finanziaria tutti gli investimenti e le attività detenute all’estero, fornendo i documenti e le informazioni per la ricostruzione dei redditi che servirono per costituire o acquistare gli investimenti e le attività estere o che derivano dalla loro dismissione o utilizzo a qualunque titolo;
b) presentare apposita domanda di accesso alla procedura entro il 30 settembre 2015. Nessun anonimato è garantito al contribuente;
c) assolvere tutte le imposte relative ai redditi collegati alle suddette attività estere:
(i) a partire dal 1° gennaio 2005 in avanti (1° gennaio 2003, in caso di mancata presentazione della relativa dichiarazione dei redditi) se i beni sono detenuti in un paese black list (i.e. la Svizzera);
(ii) a partire dal 1° gennaio 2009 in avanti (1° gennaio 2008, in caso di mancata presentazione della relativa dichiarazione dei redditi) se i beni sono detenuti in un paese white list (i.e. paese UE) (1);
d) assolvere gli interessi sulle imposte;
e) assolvere le sanzioni relative alla mancata dichiarazione dei redditi esteri (si applicano gli stessi termini di prescrizione indicati per le imposte) nonché alla mancata compilazione del quadro RW (a partire dal 2003 in avanti, in caso di beni detenuti in paesi black list);
f) rinunciare a impugnare l’atto di accertamento e,o di contestazione sanzioni notificato dall’Agenzia delle Entrate ad esito della procedura di Collaborazione Volontaria.
La richiesta di accesso alla procedura di Collaborazione Volontaria può essere presentata una sola volta ed è preclusa in presenza di accessi, ispezioni, verifiche o attività di accertamento della Agenzia delle Entrate.
2. Il regime premiale della procedura di Collaborazione Volontaria
L’adesione alla procedura di Collaborazione Volontaria consente al contribuente di beneficiare:
a) della non punibilità dei principali reati fiscali connessi alla illecita costituzione e,o detenzione di capitali all’estero nonché del reato di riciclaggio e del nuovo reato di autoriciclaggio;
b) al ricorrere di determinate condizioni, della riduzione a un sesto delle sanzioni minime relative alla omessa compilazione del quadro RW (se i beni sono detenuti in un paese black list, la sanzione minima è pari al 5% o al 6% del capitale, a seconda degli anni interessati) (2);
c) del calcolo forfetario delle imposte per i patrimoni sino a € 2 milioni, come segue: capitale al 31 dicembre di ogni anno X 5% X 27%;
d) della riduzione a un sesto delle sanzioni (calcolate nella misura minima di legge e ulteriormente ridotte del 25%) relative alla mancata dichiarazione dei redditi realizzati sulle attività detenute all’estero.
In caso di stipula di un accordo per lo scambio di informazioni fra l’Italia e il paese black list, da perfezionarsi entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della legge, opereranno ulteriori benefici per i contribuenti che aderiranno alla procedura di Collaborazione Volontaria.
3. Il costo della procedura di collaborazione Volontaria
Il costo della procedura è assai variabile in ragione:
a) dei periodi di imposta ancora accertabili;
b) dello "status" del paese di detenzione degli investimenti (white list o black list) e, in quest’ultimo caso, della conclusione di eventuali accordi per lo scambio di informazioni;
c) della natura degli investimenti e quindi degli eventuali redditi realizzati;
d) della esistenza di versamenti/conferimenti e,o prelievi/dismissioni che hanno interessato gli investimenti detenuti all’estero in ciascuno dei periodi d’imposta accertabili.
Successivamente alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, le disposizioni in materia di Collaborazione
Volontaria dovranno essere oggetto di decreto attuativo e richiederanno dettagliate istruzioni da parte della amministrazione finanziaria per garantire uniformità di applicazione da parte degli uffici della Agenzia delle
4. Le altre disposizioni rilevanti
Le altre disposizioni rilevanti contenute nel testo di legge sono:
a) la possibilità (per le persone fisiche e giuridiche) di regolarizzare i redditi sottratti a tassazione in Italia anche se non connessi alla costituzione e,o detenzione illecita di capitali all’estero. In taluni casi, si potrà trattare di violazioni fiscali commesse dalla società per la costituzione di fondi neri all’estero poi intestati all’imprenditore; in altri casi, di violazioni che nulla hanno a che vedere con le violazioni commesse all’estero (per esempio, emersione del contenuto di cassette di sicurezza in precedenza non dichiarato al Fisco);
b) l’introduzione del nuovo reato di autoriciclaggio, secondo il quale è punita con la reclusione sino a otto anni la condotta di chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa. In base a tale previsione, i reati tributari potranno costituire i delitti fonte per la commissione del nuovo reato di autoriciclaggio e gli autori del reato tributario consumare anche l’autoriciclaggio.
1 I termini di accertamento in caso di attività detenute in paesi white list possono mutare in presenza di reato penale tributario.
2 Sei beni sono detenuti in un paese white list, le sanzioni minime vigenti sono pari al 3% (anche in questo caso riducibili alla metà).
Read more about Orrick: “Voluntary Disclosure: gli aspetti principali della disciplina” (10 dicembre 2014)
Read more about Orrick: “D.lgs. 231/2001: aggiornamento normativo e giurisprudenziale” (10 ottobre 2014)
6322 letture
Posted by Agatino Grillo on Monday, 6 October 2014
Fonte: Fonte: sito Orrick (qui in pdf, 125 k, 4 pp.), a cura del Dipartimento italiano Corporate
Client Alert - Ottobre 2014 - Focus giurisprudenziale di diritto societario
Il 3 ottobre 2014 lo studio Orrick ha pubblicato la newsletter “Client Alert - Ottobre 2014 - Focus giurisprudenziale di diritto societario” che riporta una breve rassegna dei provvedimenti normativi, regolamentari giurisprudenziali maggiormente significativi in materia di diritto societario.
il paragrafo dedicato alla “Responsabilità dei sindaci per omessa vigilanza”
1. Clausole di prelazione
1.1 Clausole di prelazione, efficacia reale e riscatto, Corte di Cassazione, Sez. I, Civile – 3 giugno 2014 n. 12370
1.2 Operatività della clausola di prelazione, Corte di Appello di Torino – 14 ottobre 2013
2. Opzioni put
2.1 Opzioni put e risoluzione per eccessiva onerosità ex art. 1467 c.c, Tribunale di Milano, Sez. Imprese – 30 gennaio 2014
2.2 Le opzioni put e il divieto di patto leonino, Tribunale di Milano, Sez. Imprese – 3 ottobre 2013 n. 12213
3. Organi sociali
3.1 Responsabilità dei sindaci per omessa vigilanza , Corte di Cassazione, Sez. I, Civile - 13 giugno 2014 n. 13517
3.2 Applicabilità dell’art. 2409 c.c. alle S.r.l. , Corte Costituzionale - 7 maggio 2014 n. 116 (ordin.)
3.3 Diritto al compenso degli amministratori, Corte di Cassazione, Sez. lav., Civile – 16 aprile 2014 n. 8897
3.4 Ruolo e responsabilità degli amministratori cd. di fatto della società di capitali, Corte di Cassazione, Sez. I, Civile – 11 aprile 2014 n. 8591
3.5 Il diritto del socio di impugnare le delibere del CdA, Tribunale di Milano, Sez. Imprese – 29 marzo 2014 (ordin.)
4.1 Società fiduciarie e responsabilità da direzione e coordinamento, Tribunale di Roma, Sez. III, Civile – 30 luglio 2014 n. 16534
3.1 Responsabilità dei sindaci per omessa vigilanza
Corte di Cassazione, Sez. I, Civile - 13 giugno 2014 n. 13517
Con la sentenza n. 13517 del 13 giugno 2014, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha confermato l’ormai prevalente e pacifico orientamento giurisprudenziale in merito alla responsabilità del collegio sindacale di una società per azioni per la violazione del dovere di vigilanza sull’operato degli amministratori imposto dall’art.2407, comma 2, del codice civile.
La disposizione normativa testé richiamata, infatti, sancisce espressamente in capo ai sindaci il dovere di adempiere all’esercizio delle loro funzioni con la professionalità e la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico; tanto che, sono ritenuti solidalmente responsabili con gli amministratori “per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica” (nota 2).
Occorre precisare, tuttavia, che il controllo dei sindaci non riguarda specificatamente ed esclusivamente l’attività degli amministratori, ma si estende a tutta l’attività sociale, in quanto posta a tutela non solo dell’interesse dei soci, ma anche di quello, concorrente, dei creditori sociali.
In aderenza a questo principio, dapprima il Tribunale, successivamente la Corte di Appello, avevano condannato i sindaci al risarcimento dei danni causati per l’omesso adempimento degli obblighi di informativa e di controllo loro spettanti, ravvisando, quindi, una “violazione del dovere di vigilanza in relazione all’inerzia manifestata a fronte della censurabile attività svolta dagli amministratori”.
In particolare, la Corte d’Appello aveva ritenuto ingiustificata l’inerzia dei sindaci in seguito all’emissione, da parte degli amministratori, di bonifici (n. 2) a favore di una società facente parte del medesimo gruppo, anche in considerazione del rilevante importo degli stessi e per essere la fattura destinata ad essere utilizzata per ottenere un finanziamento pubblico, oltre che per l’estraneità del titolo di pagamento all’attività della società e alla mancanza di un’effettiva causale al compimento di tale attività.
La Corte di Cassazione, investita della questione, ha confermato quanto precedentemente statuito dai giudici di merito, rigettando le doglianze avanzate dai sindaci soccombenti, relativamente all’asserita violazione dell’art. 1223 (nota 3) c.c. e dell’art. 2407 c.c., adducendo, in tal senso, l’impossibilità di impedire il pregiudizio alla società.
La Suprema Corte, in particolare, ha affermato che: “ai fini della configurabilità della violazione del dovere di vigilanza imposto ai sindaci, non è necessaria l’individuazione di specifici comportamenti che si pongono espressamente in contrasto con tale dovere, essendo invece sufficiente che i componenti dell’organo di controllo non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, e non abbiano quindi posto in essere quanto necessario per assolvere l'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all'assemblea le irregolarità riscontrate, ovvero denunziando i fatti al P.M., per consentire l'adozione delle iniziative previste dall'art. 2409 c.c.”.
Il principio testé enunciato, posto dalla Corte di Cassazione a supporto della propria decisione, trova, ormai, conferma pressoché unanime in giurisprudenza e dottrina, non essendovi alcun dubbio, in merito alla responsabilità ex art. 2407, comma 2, c.c., del collegio sindacale per i fatti così come esposti ed analizzati nella sentenza in commento.
2) Art. 2407, comma 2, c.c., così cit.
3) Art. intitolato “Risarcimento del danno”, per quel che concerne il caso in esame, i ricorrenti affermavano la violazione di tale norma “in riferimento all’affermato nesso di causalità esistente tra la condotta omissiva contestata ed il danno subito dalla società”.
Read more about Orrick: focus diritto societario – responsabilità sindaci omessa vigilanza (6 ottobre 2014)
Posted by Agatino Grillo on Thursday, 18 September 2014
Fonte: sito Orrick (qui in pdf, 125 k, 4 pp.)
Client Alert - Settembre 2014 - Corporate Law: focus giurisprudenziale
Il 17 settembre 2014 lo studio Orrick ha pubblicato la newsletter “Corporate Law Alert” che riporta una breve rassegna dei provvedimenti normativi, regolamentari giurisprudenziali maggiormente significativi in materia di corporate governance.
i paragrafo dedicati all’autoriciclaggio e antiriciclaggio
sicurezza sul lavoro, Corte di Cassazione, sez. IV Penale n. 36268/2014 – 8 luglio 2014
infedeltà patrimoniale, Corte di Cassazione, sez. II Penale n. 36030/2014 – 22 maggio 2014
vendita di prodotti industriali con segni mendaci, Corte di Cassazione, Sez. III Penale n. 21256 – 25 maggio 2014
riciclaggio e autoriciclaggio, Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali n. 25191/2014 – 27 febbraio 2014
focus normativo, disegno di legge Cdm 29 agosto 2014, autoriciclaggio
focus normativo, disegno di legge Cdm 29 agosto 2014, falso in bilancio
focus regolamentare, factoring e obblighi antiriciclaggio
La Corte Suprema è stata chiamata a pronunciarsi a Sezioni Unite sulla configurabilità del concorso tra i delitti di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e reimpiego di capitali (648-ter c.p.) e quello di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p) quando la contestazione di riciclaggio o reimpiego riguardi beni o utilità provenienti proprio dal delitto di associazione mafiosa.
Nell’ambito di tale decisione il Collegio – dopo aver statuito che, in forza dell’incipit dell’art. 648-bis (nota 1), non sia imputabile per “auto” riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti derivanti da attività mafiosa il membro di associazione mafiosa che abbia contribuito alla loro realizzazione – si è soffermato sulla fattispecie di trasferimento fraudolento di valori di cui all’art. 12quinquies D.L. 306/1992, in base al quale “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648-bis e 648-ter, è punito con la reclusione da due a sei anni”.
Questa disposizione normativa, non contenendo una clausola di esclusione della responsabilità per l’autore di reati che hanno prodotto i proventi illeciti, ammette la punibilità del soggetto che abbia commesso o abbia concorso a realizzare tali reati presupposto, “qualora abbia predisposto una situazione di apparenza giuridica e formale difforme dalla realtà circa la titolarità o disponibilità dei beni di provenienza delittuosa al fine di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio o di reimpiego”.
1) “Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque…”
Focus normativo, disegno di legge Cdm 29 agosto 2014, auto riciclaggio
Il nostro ordinamento giuridico non prevede la punibilità del c.d. reato di autoriciclaggio, ossia del caso in cui un soggetto che, dopo aver commesso un reato, ne utilizzava i proventi in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa: si riteneva, infatti, che il riciclaggio di denaro o di beni derivanti da reato costituisse una logica conseguenza di quest’ultimo, secondo l’id quod plerumque accidit, portando così a ritenerlo un post-factum non punibile.
Il Consiglio dei Ministri del 29 agosto 2014 ha ritenuto preponderante l’interesse collettivo al contrasto alla formazione di patrimoni illeciti rispetto al principio del ne bis in idem, prevedendo all’art. 3 il nuovo art. 648-bis, che al secondo comma statuisce la punibilità di “chi, avendo commesso un delitto non colposo, sostituisce, trasferisce o impiega denaro, beni o altre utilità, provenienti da tale delitto, al fine di procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie.”
Perché si configuri il reato di autoriciclaggio è richiesto il particolare criterio di imputazione soggettiva costituito dal dolo specifico: con ciò assume importanza determinante il fine con cui l’autore pone in essere la condotta antigiuridica, che dovrà essere quello appunto di “procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie”. Come conferma la relazione illustrativa dello schema di disegno legge, “si esclude, pertanto, la punibilità dell’autore del reato presupposto per i comportamenti diretti a consentirgli il semplice godimento dei relativi proventi o per quelli di mero ostacolo, volti unicamente a conseguire per sé l’impunità per il delitto”.
È inoltre stata prevista una circostanza aggravante, non presente nell’attuale art. 648-bis, che inasprisce la pena nel caso in cui il fatto sia commesso nell’esercizio di attività professionale bancaria o finanziaria, “nonché nell’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, ovvero di ogni altro ruolo con potere di rappresentanza dell’imprenditore”.
Il 19 agosto scorso, Banca d’Italia ha messo in consultazione il documento “Disposizioni di vigilanza in materia di obblighi antiriciclaggio applicabili a seguito di operazioni di factoring”, con il quale si intende apportare alcune modifiche alle disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela e registrazione in Archivio Unico Informatico (AUI) (Provvedimenti della Banca d'Italia del 3 aprile 2013) relative agli obblighi antiriciclaggio applicabili al debitore ceduto nell’ambito delle operazioni di cessioni di crediti in massa.
Le società di factoring hanno rappresentato a Banca d’Italia le difficoltà incontrate nell’effettuare le dovute verifiche sui debitori ceduti ai sensi dei Provvedimenti di cui supra. Ciò deriverebbe dalla mancanza, nella maggior parte dei casi, di un rapporto diretto tra creditore cessionario e debitore ceduto e dall’impossibilità di servirsi di forme di identificazione eventualmente svolte dai creditori originari, in quanto questi sono per lo più società commerciali non sottoposte ad obblighi antiriciclaggio (nota 4).
Alla luce della situazione testé descritta è stata chiesta l’eliminazione degli obblighi di adeguata verifica e di registrazione in AUI dei dati dei debitori ceduti nelle operazioni di factoring. Le modifiche dunque ipotizzate, chiariscono che il ceduto non è cliente, nemmeno occasionale, della società cessionaria (i.e. il factor); pertanto, le operazioni dallo stesso effettuate non vanno sottoposte ad adeguata verifica né registrate in Archivio Unico Informatico.
4) Cfr. la relazione illustrativa delle modifiche emanata da Banca d’Italia in data 19 agosto 2014, p.
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 art. 1467
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 art. 2407
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 art. 648
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