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LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO E IL RAFFORZAMENTO DELLA GOVERNANCE ECONOMICA EUROPEA - PDF
LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO E IL RAFFORZAMENTO DELLA GOVERNANCE ECONOMICA EUROPEA
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1 CAPITOLO OTTAVO LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO E IL RAFFORZAMENTO DELLA GOVERNANCE ECONOMICA EUROPEA 1. Dal «fallimento» della finanza privata alla crisi del debito sovrano Sin dal suo scoppio nel settembre 2008, con il default di Lehman Brothers, la crisi ha messo a dura prova i fragili meccanismi della governance economica europea. Dopo alcune misure di salvaguardia adottate autonomamente a livello nazionale, gli Stati membri dell Unione hanno concordato sulla necessità di coordinare in sede europea gli interventi di salvataggio a favore del sistema bancario e finanziario. Si è così deciso di elevare la soglia di garanzia dei depositi e di introdurre meccanismi di flessibilità nell applicazione delle regole comunitarie sugli aiuti pubblici e sul Patto di stabilità. Quindi, si è consentito agli Stati di garantire i prestiti interbancari e di ricapitalizzare gli operatori in difficoltà. In questo modo, le istituzioni europee hanno cercato di orientare le misure di sostegno alle banche e alle imprese adottate a livello nazionale, definendo le condizioni di legittimità dei relativi aiuti. Contemporaneamente, è stata varata una complessiva riforma della regolamentazione finanziaria, approvata nel luglio 2010 ed entrata in funzione nel Un anno e mezzo dopo lo scoppio della crisi finanziaria negli Stati Uniti, tuttavia, la capacità dell Unione di rispondere efficacemente all emergenza economica è stata nuovamente posta in questione. La stabilità finanziaria dell area europea, infatti, è stata gravemente minacciata dal rischio di insolvenza dei debiti sovrani di alcuni Stati membri. Per evitare il ripetersi di effetti dirompenti simili a quelli generati, nel settembre 2008, dal fallimento di Lehman Brothers, le istituzioni europee e i governi nazionali, dopo un lungo e Questo capitolo è di Giulio Napolitano. 3832 faticoso negoziato, hanno adottato alcune misure eccezionali di sostegno alla Grecia. Quindi, si sono predisposti appositi meccanismi volti, da un lato, a garantire l assistenza finanziaria in caso di altre emergenze e, dall altro, a prevenire il riprodursi di nuove situazioni di rischio. Nonostante l intervento in favore della Grecia, però, l attacco al debito sovrano si è rapidamente esteso ad altri paesi, come l Irlanda e il Portogallo, anch essi costretti a ricorrere a prestiti europei e internazionali, per toccare, quindi, la Spagna e l Italia. La crisi del debito sovrano costituisce uno sviluppo della crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e segnala il concreto pericolo di un passaggio da un «fallimento del mercato» a un «fallimento dello Stato». Lo sbilanciamento dell intervento pubblico sul versante finanziario, unitamente alla bassa crescita, infatti, ha finito per aumentare l esposizione debitoria degli Stati 1. Basti pensare che nel 2007, prima della crisi, nelle economie avanzate, il debito pubblico rappresentava l 81% del Prodotto interno lordo (Pil), mentre nel 2015, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, salirà al 109% 2. Negli Stati Uniti, dove questo rapporto dovrebbe addirittura raddoppiare, dal 42,3% del 2007 all 85,5% del 2015, sono emerse le prime situazioni di dissesto finanziario a livello statale, in parte coperte dagli interventi di stimolo all economia adottati dal Congresso 3. 1 Al punto che, una provocatoria nota del centro studi e ricerche di Morgan Stanley, pubblicata il 25 agosto 2010, è così intitolata: Sovereign Subjects. Ask Not Whether Governments Will Default, but How. Per una più equilibrata valutazione, anche alla luce della prospettiva storica, G. Toniolo, Debiti sovrani senza angoscia, in «Il Sole 24 Ore», 11 agosto Opposta la situazione nei paesi emergenti, dove il rapporto, pari al 50% nel 2000 e a 35% nel 2007 è previsto in ulteriore discesa al 33% per il Basti pensare che a metà 2010, Alabama, Nord Carolina, Florida, Arizona, Nevada, Maine, New York, New Jersey, Illinois, Minnesota, Oklahoma e Louisiana registrano un deficit annuo oscillante tra il 15 e il 30 per cento del Pil, nonostante tutti gli Stati, ad eccezione del Vermont, siano obbligati al pareggio. A ciò si aggiunge lo scoperto accumulato dai fondi pensione e la elevata crescita del premio al rischio per i titoli municipali (i Build America Bonds). 3843 Ma è nell area dell euro che si è manifestata la crisi più grave di liquidità e di solvibilità delle finanze pubbliche. A un anno e mezzo dallo scoppio della crisi economica e finanziaria nel settore privato, dunque, l Europa ha per prima dovuto affrontare il problema di «salvare il salvatore». Il successo di questo intervento di salvataggio di secondo grado, tuttavia, è stato seriamente minato dall incapacità di identificare correttamente le cause della crisi finanziaria pubblica, dalla lentezza nell individuare appropriati meccanismi di gestione dell emergenza, dalle esitazioni nell adeguare il ruolo della Banca centrale europea, dalle resistenze ad adottare e ad attuare tempestivamente le misure di coordinamento delle politiche economiche. Ciò nonostante, sotto la pressione dei mercati, il rafforzamento della governance economica europea in breve tempo ha compiuto notevoli passi in avanti. A causa della complessità e dell onerosità degli adempimenti attuativi, tuttavia, il nuovo disegno istituzionale rischia di restare sulla carta, lasciando esposti i paesi europei e le istituzioni comuni agli effetti più gravi della crisi. 2. I fattori di debolezza della zona euro e la riforma della «governance» economica europea Di fronte alla magnitudine della crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti nel 2008, diversi studi hanno evidenziato come la situazione «questa volta sia diversa». Nessun paragone è possibile con i dissesti che, anche negli anni Novanta del XX secolo, hanno colpito sistemi bancari locali o la moneta e la finanza pubblica di singoli paesi 4. Per l entità e per le dimensioni globali, la presente crisi è stata paragonata a quella del Anche per questa ragione, nel corso di questo volume, si sono posti a raffronto gli strumenti di intervento pubblico impiegati oggi con quelli al- 4 Lo sottolineano C.M. Reinhardt e K.S. Rogoff, This Time is Different: Eight Centuries of Financial Folly, Princeton, Princeton University Press, 2009, trad. it. Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria, Milano, Il Saggiatore, 2010, pp. 75 ss. 3854 lora messi in campo. La risposta odierna, tuttavia, è maturata in un contesto economico e istituzionale in cui gli Stati nazionali non sono più i «padroni» dei mercati. La globalizzazione economica ha preso il sopravvento, mentre i poteri pubblici cercavano di condividere la loro sovranità a livello sovranazionale. Il discorso vale anche per l Europa. Qui la crisi, passando dalla finanza privata a quella pubblica, ha sorpreso le istituzioni comuni e gli Stati membri nel guado tra la raggiunta unificazione monetaria e l ancora lontana integrazione delle politiche economiche 5. Se, dunque, inizialmente la crisi sembrava riguardare esclusivamente la finanza privata e il sistema economico basato sulla libertà di intrapresa, i successivi sviluppi hanno evidenziato come anche la finanza pubblica sia esposta a gravi incertezze che, a loro volta, possono mettere a repentaglio la stabilità monetaria europea e la stessa costruzione comunitaria. La crisi della zona euro, più in particolare, dipende da almeno quattro cause 6. La prima è data dalla presenza in alcuni Stati di politiche pubbliche gestite al di fuori di reali vincoli di sostenibilità finanziaria. I modelli di sviluppo e di intervento pubblico nell economia e nella società, d altra parte, continuano a essere profondamente diversi. Le modalità di prelievo fiscale e la capacità di combattere l evasione differiscono notevolmente da paese a paese. Anche i livelli di spesa e lo spazio occupato dall amministrazione pubblica sono profondamente disomogenei, così come l entità complessiva e la tipologia delle prestazioni sociali. A ciò, in alcuni Stati, si aggiunge la pesante eredità dei debiti pubblici accumulati nel passato. La seconda causa è costituita dall imperfetto funzionamento dei meccanismi economico-giuridici posti a presidio dell unione monetaria. Al momento del varo della moneta unica, il patto di stabilità sembrava in grado di guidare gli 5 Su questo percorso, T. Padoa Schioppa, L Europa verso l unione monetaria. Dallo Sme al trattato di Maastricht, Torino, Einaudi, Cfr., in proposito, Concluding Statement of the Imf Mission on Euro-Area Policies (in the Context of the 2010 Article IV Consultation Discussions with Euro-Area Countries), 7 giugno5 Stati verso un serio risanamento della finanza pubblica e un rigoroso riequilibrio dei conti. Negli anni, tuttavia, la cogenza del patto è stata allentata. Non sono state aperte procedure di infrazione nei confronti degli Stati che l avevano violato. Si è di fatto permessa la comunicazione di dati contabili falsi, senza avviare le opportune verifiche. Infine, con lo scoppio della crisi, si sono introdotte deroghe generalizzate per consentire agli Stati di adottare le necessarie misure di salvataggio e di rilancio dell economia. La terza causa è data dalla mancanza di un adeguato governo economico europeo. Le resistenze statali al coordinamento delle politiche di finanza pubblica e, più in generale, al controllo delle dinamiche macro-economiche, oltre a consentire l accumularsi di gravi differenziali nazionali, hanno impedito l adozione di misure efficaci in grado di rilanciare lo sviluppo e la crescita. A ciò si è accompagnato un rallentamento nel processo di costruzione del mercato interno, all origine del limitato sviluppo di dinamiche competitive in settori fondamentali, come quello dell energia e dei servizi 7. In assenza di vincoli e incentivi provenienti dall Europa, gli Stati, nella maggior parte dei casi, hanno così ritardato l adozione di significative riforme, ad esempio in materia di mercato del lavoro, formazione professionale e istruzione, che avrebbero potuto contribuire a un maggiore sviluppo economico. Non si sono così generate le risorse necessarie sia per accrescere il benessere individuale sia per risanare le finanze pubbliche, grazie a un più elevato livello di entrate fiscali. La quarta causa dipende dal ritardo accumulato nel porre rimedio al cattivo funzionamento dei mercati finanziari. La riforma della vigilanza europea, infatti, è stata tardiva, lenta nell attuazione e soltanto parziale nei suoi contenuti 8. Le finanze pubbliche degli Stati membri sono ri- 7 Cfr., al riguardo, il c.d. «rapporto Monti», Una nuova strategia per il mercato unico al servizio dell economia e della società europea, Rapporto al Presidente della Commissione europea, 9 maggio Su cui cfr. F. Recine, P.G. Teixeira, The New Financial Stability Architecture in the EU, disponibile all indirizzo: 3876 maste esposte a quei comportamenti «opportunistici» di intermediari e agenzie di rating che la riforma della vigilanza avrebbe dovuto impedire o, comunque, disincentivare. Le divergenze nella performance economica, fiscale e finanziaria degli Stati hanno posto le basi per l emersione di gravi squilibri e di manovre speculative sui mercati finanziari a danno dei paesi più fragili. Il problema è aggravato dalle forti interrelazioni tra crisi bancarie e crisi del debito sovrano. Basti pensare che il credito vantato dalle banche dell area euro nei confronti degli Stati ammonta a circa il 130% del capitale e delle riserve 9. Si conferma così che default statali e crisi bancarie rappresentano due facce della stessa medaglia: un livello eccessivo di debito nel sistema 10. Nella zona euro, poi, la situazione è complicata dal fatto che il mercato bancario è integrato, ma il debito sovrano resta nazionale. Una crisi di liquidità è, in linea di principio, un problema di politica monetaria e richiederebbe un intervento della Banca centrale europea. La funzione di prestatore di ultima istanza, però, ricade nella zona grigia tra politica monetaria e politica di bilancio, tanto più nel corso di una crisi sistemica, quando è incerto il confine tra i problemi di solvibilità e quelli di liquidità. Negli Stati Uniti, tracciare una netta linea di distinzione non è importante, perché la Federal Reserve Bank e l amministrazione del Tesoro agiscono in modo coordinato e si garantiscono a vicenda. Diversa è la situazione dell area euro, dove il Sistema europeo delle banche centrali (Sebc) non può operare al servizio né delle istituzioni europee, né degli Stati nazionali 11. Per porre rimedio a questi gravi limiti dell Unione economica e monetaria e fare fronte alle sfide della crisi, l ini- 9 Gli stress tests hanno rivelato ulteriori particolari: basti pensare che Commerzbank ha l 80% del proprio capitale investito in titoli del debito pubblico greco, portoghese e spagnolo. 10 In tal senso, D. Gros e T. Mayer, Parola d ordine: stabilità, in 14 maggio Per un raffronto, L. Bini Smaghi, Il paradosso dell euro. Luci ed ombre dieci anni dopo, Milano, Rizzoli, 2008, pp. 114 ss. 3887 ziativa delle istituzioni europee e degli Stati membri si è svolta su due piani. Il primo riguarda la gestione dei singoli rischi di insolvenza, attraverso la predisposizione di strumenti di assistenza finanziaria in favore degli Stati bisognosi. Il secondo concerne il rafforzamento dell integrazione fiscale ed economica, al fine di garantire strutturalmente l equilibrio delle finanze pubbliche e di porre le condizioni per un rilancio della crescita. 3. Gli strumenti di assistenza finanziaria L ordinamento europeo non contemplava nel suo arsenale alcuno strumento di intervento in caso di insostenibilità del debito pubblico di uno Stato membro. Di fronte allo scoppio dell emergenza greca, pertanto, si sono dovute escogitare soluzioni istituzionali ad hoc, per impedire che il default producesse conseguenze negative a catena sull euro e sulle finanze pubbliche degli altri paesi, compresi quelli «virtuosi». Una volta definiti i meccanismi eccezionali di sostegno alla Grecia su base intergovernativa, per affrontare in modo più organico in sede comunitaria il problema del debito sovrano ed evitare contrasti con i Trattati, le istituzioni europee e gli Stati membri si sono posti il problema di istituzionalizzare gli strumenti di soccorso. L esperienza, d'altra parte, ha indicato che, anche in assenza di strumenti di intervento definiti ex ante, gli Stati (così come i grandi intermediari finanziari) difficilmente possono essere lasciati al loro destino. Per questa ragione, si è quindi cercato di predisporre meccanismi giuridico-finanziari in grado di affrontare tempestivamente i problemi di instabilità sistemica: ciò anche al fine di meglio delineare un sistema di regole, condizioni e sanzioni idoneo a disincentivare comportamenti «opportunistici» Su questi sviluppi si veda G. Napolitano, L assistenza finanziaria europea e lo Stato «co-assicuratore», in «Giornale di diritto amministrativo», 2010, pp ss. 3898 3.1. Il sistema dei prestiti bilaterali coordinati Il primo rimedio escogitato è stato l adozione di un piano di sostegno finanziario, inizialmente pari a 110 miliardi di euro, di cui 30 stanziati dal Fmi e 80 dagli Stati membri della zona euro, attraverso un meccanismo di prestiti bilaterali coordinati, definito in due distinti accordi stipulati l 8 maggio Il Loan Facility Agreement è stato stipulato tra la Grecia, con la Banca di Grecia in qualità di agente, da un lato, e gli altri Stati della zona euro, dall altro. In questo accordo sono stati definiti i reciproci diritti e doveri in relazione ai prestiti bilaterali in favore della Grecia, nell ambito di un programma triennale coordinato dalla Commissione europea. La Grecia ha ricevuto la prima tranche dello stanziamento dopo aver sottoscritto i memorandum predisposti dalla Commissione, contenenti le misure di politica economica e finanziaria da adottare. I successivi versamenti sono stati decisi dall Eurogruppo, previa consultazione della Bce, a seguito della verifica da parte della Commissione circa l effettiva attuazione delle misure e la loro corrispondenza al programma di aggiustamento. L Intercreditor Agreement è stato contestualmente stipulato tra tutti gli Stati membri dell area euro, ad eccezione della Grecia. In tale accordo, gli Stati hanno concordato i reciproci diritti e doveri con riguardo al funzionamento del programma di prestiti bilaterali alla Grecia. L efficacia dell accordo è stata inizialmente subordinata all adesione di una soglia minima di mutuanti pari ai due terzi dell importo convenuto. Trattandosi, infatti, di un intervento di emergenza adottato al di fuori delle procedure comunitarie e degli stanziamenti di bilancio dell Unione, l adesione è condizionata al perfezionamento delle procedure di approvazione in sede nazionale. A tal fine, gli Stati della zona euro hanno tempestivamente adottato le misure normative richieste secondo le procedure costituzionali e parlamentari previste dai rispettivi ordinamenti L Italia ha dato seguito all impegno assunto in sede comunitaria con il d.l. 10 maggio 2010, n. 67, convertito con l. 22 giugno 2010, n9 A un anno di distanza, tuttavia, la situazione in Grecia non è migliorata. Nel Consiglio europeo del 21 luglio 2011, pertanto, si è convenuto di sostenere un nuovo programma per la Grecia e di colmare, assieme al Fmi e con il contributo volontario dei privati, il deficit di finanziamento, per un ammontare pari a 109 miliardi di euro. Il programma mira a migliorare, grazie a tassi di interesse più bassi e scadenze più lunghe, la sostenibilità del debito. La scadenza dei nuovi prestiti è stata prorogata da un minimo di 15 anni a un massimo di 30 anni, con un periodo di grazia di 10 anni. A tal fine, gli Stati hanno accordato nuovi prestiti a tassi equivalenti a quelli del meccanismo di sostegno alla bilancia dei pagamenti (il 3,5 per cento circa). Il contributo del settore privato, a sua volta, è stato fissato a 37 miliardi di euro. Inoltre, si è prevista la concessione di un supporto di credito a sostegno della qualità delle garanzie, affinché le banche greche possano ricorrervi continuativamente per accedere alle operazioni di liquidità dell Eurosistema. Contemporaneamente, si è cercato di consolidare il programma di risanamento della Grecia attraverso una strategia globale di crescita e d investimento. A questo scopo, è stata istituita una task force della Commissione con il compito di collaborare con le autorità greche al fine di destinare i fondi strutturali alla competitività e alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla formazione Il regolamento sulla stabilizzazione finanziaria e il veicolo speciale temporaneo Una volta definiti i meccanismi eccezionali di sostegno alla Grecia su base intergovernativa, per affrontare in modo più organico in sede comunitaria il problema del debito sovrano ed evitare contrasti con i Trattati, le istituzioni europee e gli Stati membri si sono posti il problema di istituzionalizzare i meccanismi di soccorso, prima in via temporanea e poi stabilmente. Inizialmente, veniva adottato il regolamento istitutivo del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria 39110 (Mesf) 14. Il regolamento si basa sulla previsione contenuta nell art. 122, co. 2, Tfue, il quale consente un sostegno finanziario per gli Stati membri in difficoltà a causa di circostanze eccezionali al di fuori del loro controllo. Per giustificare l intervento comunitario, la difficoltà finanziaria degli Stati membri deve dipendere non da un inadempimento di obblighi comunitari (come quello che si sarebbe potuto contestare alla Grecia), ma dal sopravvenire di un «serio deterioramento dell ambiente economico e finanziario internazionale». In tali casi, diventa necessario garantire l immediata operatività di un meccanismo europeo di mutua assistenza al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria dell Unione. In base al regolamento, l assistenza finanziaria europea può assumere la forma di un prestito o di una linea di credito allo Stato membro interessato. L erogazione avviene a seguito di una complessa procedura aperta dalla richiesta di soccorso di uno Stato membro. La richiesta deve essere accompagnata da una dichiarazione dei propri bisogni finanziari, elaborata a seguito di un confronto con la Commissione europea e con la Bce. Contemporaneamente, il paese richiedente deve sottoporre alla Commissione e all Ecofin una bozza di programma di risanamento economico-finanziario. Non si prevede invece un intervento di ufficio delle istituzioni comunitarie, nel caso in cui il governo preferisca rimanere inerte, magari sulla base di calcoli politici nazionali. La mancata previsione di una soluzione del genere si spiega con l esigenza di rispettare la sovranità degli Stati membri e di evitare interventi «paternalistici», ma costituisce un elemento di debolezza del sistema, perché le istituzioni europee e gli altri Stati possono avere un interesse «egoistico» a prevenire il prodursi di effetti esterni negativi a causa di un default sovrano. La decisione in merito alla prestazione di assistenza finanziaria è quindi assunta dal Consiglio, su proposta della Commissione, a maggioranza qualificata. La riserva di competenza in favore dell organo intergovernativo posto al ver- 14 Regolamento n. 407/2010 del Consiglio dell 11 maggio Su questo passaggio si veda la testimonianza di G. Tremonti, Uscita di sicurezza, Milano, Rizzoli, 2012, pp. 99 ss. 39211 tice dell architettura istituzionale europea dipende dal fatto che la decisione implica un assunzione di responsabilità politica da parte di ciascuno Stato membro. La decisione, tuttavia, è ancorata a valutazioni tecniche che spetta alla Commissione elaborare nella presentazione della sua proposta al Consiglio. Nel Regolamento, peraltro, rimangono imprecisate le conseguenze di un eventuale decisione difforme dalla proposta. Così come andrà risolto, in base ai principi generali, il problema degli eventuali strumenti di tutela dello Stato richiedente in caso di diniego del soccorso. Con la decisione favorevole del Consiglio sono determinate le condizioni economiche dell intervento di sostegno e le condizioni generali di politica economica che lo Stato beneficiario deve soddisfare al fine di ristabilire un adeguata situazione economico-finanziaria. Contestualmente viene approvato il programma di aggiustamento varato dallo Stato beneficiario. Quindi, a valle della decisione del Consiglio, la Commissione e lo Stato membro beneficiario stipulano un Memorandum of Understanding che specifica le modalità di soddisfazione delle condizioni di politica economica generale fissate dal Consiglio. Ulteriori previsioni riguardano la gestione delle sopravvenienze durante l esecuzione degli accordi. Il regolamento prevede che la Commissione, avvalendosi di un apposito fondo, possa essere autorizzata a contrarre prestiti sul mercato dei capitali o presso le istituzioni finanziarie. Le modalità di provvista dell intervento di assistenza costituiscono invece oggetto di un impegno dei Capi di Stato e di governo, formalizzato nelle Conclusioni del Consiglio dell Unione europea del 9-10 maggio Tale impegno vincola gli Stati a rendere disponibili, ove necessarie, ulteriori risorse fino a 440 miliardi di euro mediante l istituzione di un «veicolo speciale», chiamato ad emettere obbligazioni, garantite dagli Stati membri in proporzione al loro contributo al capitale della Bce. Il veicolo speciale, denominato Fondo europeo di stabilità finanziaria Fesf (European Financial Stability Facility Efsf), è stato costituito il 7 giugno 2010 in forma di società a responsabilità limitata di diritto lussemburghese da un unico socio, il Granducato di Lussemburgo. Appena 39312 istituita, la società ha concluso un accordo (Efsf Framework Agreement) con i sedici Stati della zona euro, i quali, nel controfirmare l accordo, si definiscono azionisti della società. Questa, pertanto, secondo quanto previsto dallo statuto, ha immediatamente aperto la propria struttura all ingresso di nuovi soci, cioè i sedici Stati della zona euro, i quali hanno contestualmente provveduto alla sottoscrizione delle relative quote 15. Esiste, pertanto, una perfetta identificazione tra gli azionisti del Fesf e gli Stati della zona euro e tra questi e i garanti degli strumenti finanziari emessi dalla società. Naturalmente, può essere escluso dal gruppo dei garanti lo Stato che nel caso specifico abbia richiesto l assistenza finanziaria europea. È infatti ben comprensibile come lo Stato richiedente non presti garanzia rispetto alle operazioni di provvista finanziaria attivate a suo beneficio. Così come discende dai principi generali in materia di conflitto di interessi che lo Stato richiedente sia escluso da qualsiasi accordo e decisione in ordine al rilascio e alla gestione del prestito. Ciò, però, non significa che lo Stato perda la propria qualità di socio. La governance della società, d altra parte, in esito all esercizio dell autonomia statutaria dei soci, presenta alcuni elementi di peculiarità, come il limitato potere decisionale riconosciuto agli organi di vertice. Ciò è la conseguenza del fatto che la società si configura come un soggetto attuatore delle scelte assunte dagli Stati e dal Consiglio, secondo le regole e le procedure stabilite dal regolamento sull assistenza finanziaria europea. Sulla base di questo meccanismo sono stati varati i programmi di sostegno in favore dell Irlanda e del Portogallo. Il veicolo speciale è poi intervenuto per finanziare la seconda 15 L Italia, in particolare, ha dato seguito all accordo raggiunto in sede europea con un apposita previsione di legge. Questa autorizza il Ministro dell economia e delle finanze ad assicurare la partecipazione italiana al capitale della società e a concedere la garanzia dello Stato sulle passività emesse, al fine di costituire la provvista finanziaria necessaria per concedere gli eventuali prestiti agli Stati membri dell area euro (art. 17, d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito in l. 30 luglio 2010, n. 22). 39413 tranche di interventi in favore della Grecia. Nel Consiglio europeo del 21 luglio 2011, per migliorare l efficacia del Fesf e contrastare il contagio, si è convenuto di accrescerne la flessibilità, legata a un adeguata condizionalità, consentendogli di agire sulla base di un programma precauzionale; di finanziare la ricapitalizzazione degli istituti finanziari mediante prestiti ai governi, anche nei paesi che non partecipano al programma; di intervenire sui mercati secondari in base a un analisi della Bce che riconosca l esistenza di circostanze eccezionali sui mercati finanziari e rischi per la stabilità finanziaria e in base a una decisione adottata di comune accordo dagli Stati membri al fine di evitare il contagio. Ove opportuno, sarà stabilita una garanzia cauzionale a copertura del rischio derivante agli Stati membri della zona euro dalle loro garanzie al Fesf. Un problema aggiuntivo, peraltro, nasce dal fatto che il Fondo si finanzia emettendo bond garantiti dagli Stati membri. Tuttavia, nel momento in cui le garanzie offerte dagli Stati membri perdono valore a causa di un abbassamento del rating, anche la capacità del Fesf di dotarsi di nuovi fondi diminuisce. Dal punto di vista istituzionale, va sottolineato che anche il Fondo è stato espressamente concepito come uno strumento temporaneo di intervento. La durata della società è stata fissata in tre anni. Specialità e temporaneità dello strumento, unitamente alla sua natura giuridica privata, mirano a differenziare l intervento in esame dall adozione di meccanismi stabili e istituzionali di gestione delle emergenze. L opzione inizialmente prescelta a livello comunitario è stata giustificata con l esigenza di prevenire comportamenti di «azzardo morale» da parte sia di operatori finanziari sia di attori statali, i quali potrebbero essere incentivati dalla predisposizione di meccanismi stabili di salvataggio Su cui cfr., in particolare, la nota della Banca centrale europea, Reinforcing Economic Governance in the Euro Area, 10 giugno 2010, pp. 11 ss., ove si sottolinea l esigenza di introdurre un sistema in grado di minimizzare il rischio di «azzardo morale». 39514 3.3. Il meccanismo di stabilità permanente Gli argomenti a sostegno dell istituzione di un meccanismo permanente di intervento, tuttavia, sono stati finalmente accolti dal Consiglio europeo che, nelle riunioni del dicembre 2010 e del aprile 2011, ha deciso di emendare a tal fine i Trattati, aggiungendo all articolo 136 un ulteriore paragrafo. In base alla nuova disposizione, «gli Stati membri la cui moneta è l euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme». Per evitare comportamenti opportunistici e lassisti da parte dei paesi beneficiari, si prevede altresì che «la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità». La riforma del Trattato è affidata alla procedura semplificata di revisione di cui all articolo 48, paragrafo 6, del Tue 17. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), invece, è stato istituito con un trattato stipulato dagli Stati membri dell area euro il 1 o febbraio 2012 nella forma di «organizzazione intergovernativa di diritto pubblico internazionale». Lo statuto del Mes è riportato in un allegato al trattato stesso. Questa soluzione giuridica mira a conciliare esigenze diverse. Serve a dare basi più solide al nuovo meccanismo di sostegno, passando da una logica emergenziale a una istituzionale. Essa, inoltre, consente di superare due rilevanti obiezioni alle misure di sostegno adottate all indomani della 17 Il ricorso alla procedura di revisione semplificata dovrebbe consentire un approvazione relativamente rapida della riforma. Per l emendamento in questione sembrano verificarsi i presupposti previsti dall art. 48, par. 6, Tfue. Esso, infatti, si riferisce all area delle politiche interne e dell azione dell Unione, ma non conduce a un espansione delle competenze dell Unione. Il beneficio derivante dal percorso prescelto non va sopravvalutato. La procedura, infatti, prevede comunque che ogni Stato membro ratifichi la modifica secondo le procedure previste dal diritto interno di ciascuno di essi. Ciò significa, di norma, che dovranno pronunciarsi in senso conforme tutti i parlamenti nazionali. Né si può escludere che taluni Stati membri debbano comunque ricorrere al vaglio referendario, laddove ricorrano le condizioni previste dalla legislazione nazionale. 39615 crisi del debito sovrano greco 18. La prima consiste nel possibile contrasto con la norma anti-salvataggi contenuta nell art. 125 Tfue, secondo cui «l Unione non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali». La seconda riguarda invece il richiamo all art. 122, par. 2, Tfue, secondo cui l intervento solidale è ammesso soltanto laddove l emergenza da risolvere è originata da cause al di fuori del controllo dello Stato membro. Di qui il dubbio che l esposizione debitoria sovrana, per quanto aggravata dalla crisi internazionale e dall andamento dei mercati finanziari, possa davvero considerarsi estranea alla sfera di responsabilità del paese in questione. La predisposizione di una norma speciale in materia serve a superare entrambe le obiezioni, perché introduce una previsione derogatoria al principio generale anti-salvataggi e la fonda su una base più solida e meno discutibile di quella riferita alla non imputabilità della causa all origine dell emergenza da affrontare 19. Il prezzo pagato, però, è l abbandono dell ancoraggio al principio di solidarietà e del riferimento alla logica della naturale espansione dei poteri impliciti dell Unione 20. In base al Trattato istitutivo, il Mes, assumendo il ruolo finora svolto dal Fesf e dal Mesf 21, è chiamato a mobilitare 18 Un argomentazione stringente a sostegno di queste due obiezioni può leggersi in M. Ruffert, The European Debt Crisis and European Union Law, in «Common Market Law Review», 2011, pp ss., spec. pp ss. 19 B. de Witte, The European Treaty Amendment for the Creation of a Financial Stability Mechanism, in Swedish Institute for European Policy Studies, 2011, n. 6, in p Per la stessa ragione, come denuncia L. Gianniti, Il meccanismo di stabilità e la revisione semplificata del Trattato di Lisbona: un ipoteca tedesca sul processo di integrazione?, Documento preparato per l Istituto Affari Internazionali (Iai), febbraio 2011, si è rinunciato anche alla possibilità di ricorrere alla clausola di flessibilità prevista dall articolo 352. Nel senso che la modifica non fosse necessaria data l «ampiezza della base giuridica che il Trattato offre finalmente alla questione amministrativa», così M.P. Chiti, Lo Spazio amministrativo europeo, in Studi in onore di Alberto Romano, Napoli, Editoriale scientifica, 2011, vol. I, pp. 163 ss., qui p Il Fesf, peraltro, rimarrà operativo fino a quando non avrà ricevuto il rimborso dei finanziamenti concessi agli Stati membri e non 39716 risorse per assicurare la stabilità finanziaria degli Stati membri e della zona euro nel suo complesso. A tal fine, può raccogliere fondi attraverso l emissione di strumenti finanziari e la conclusione di accordi con governi, istituzioni e operatori di mercato. Diversi sono gli strumenti di intervento a disposizione del Mes. Quello ordinario consiste nell erogazione di prestiti in favore di singoli Stati membri. Il Mes, tuttavia, può procedere anche ad acquisti di titoli del debito pubblico, sia sul mercato primario sia su quello secondario. Infine, è prevista la possibilità di un prestito con vincolo di destinazione in favore della ricapitalizzazione di banche e altri intermediari finanziari nazionali. La governance del Mes riflette la logica intergovernativa alla base della sua istituzione. L organo deliberante è il Consiglio dei governatori (Board of Governors, d ora in poi Consiglio), composto dai Ministri delle Finanze degli Stati membri della zona euro. Il Commissario europeo per gli affari economici e monetari e il Presidente della Bce partecipano alle riunioni in qualità di osservatori. Il Consiglio è chiamato a prendere di «comune accordo» tutte le decisioni in materia di concessione di assistenza finanziaria. Per accelerare il processo deliberativo, tuttavia, a seguito di quanto concordato nel Consiglio europeo dell 8-9 dicembre 2011, la regola dell unanimità può essere derogata, laddove ricorrano situazioni di emergenza. In tal caso, le deliberazioni possono essere assunte con la maggioranza dell 85 per cento. Il Mes si avvale poi di un Consiglio di amministrazione (Board of Directors), chiamato a svolgere i compiti specifici delegatigli dal Consiglio e ad assicurare la conformità dell azione istituzionale con i vincoli derivanti dal trattato istitutivo e dalla normativa secondaria 22. La abbia, a sua volta, saldato i propri debiti nei confronti degli strumenti finanziari emessi e delle relative garanzie. 22 Ciascuno Stato membro della zona euro nominerà un amministratore e un amministratore supplente. Inoltre, la Commissione e la Banca centrale europea designeranno ciascuna un osservatore e un supplente presso il consiglio di amministrazione. Le decisioni del consiglio di amministrazione sono prese a maggioranza qualificata. La ponderazione dei voti nel consiglio dei governatori e nel consiglio di amministrazione è proporzionale alle rispettive partecipazioni degli Stati membri al capitale del Mes. 39817 struttura è completata da un Direttore operativo (Managing Director), cui spettano la rappresentanza legale dell ente e la gestione ordinaria. L assistenza finanziaria del Mes è concessa a iniziativa di parte. Essa, infatti, può essere attivata su richiesta di uno Stato membro rivolta al Presidente del Consiglio dei governatori 23. Questi, a sua volta, chiederà alla Commissione di valutare, di concerto con la Bce, se esista un rischio per la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme e di effettuare un analisi rigorosa della sostenibilità del debito pubblico dello Stato membro interessato, insieme al Fmi e di concerto con la Bce. La Commissione, pertanto, valuterà le effettive necessità di finanziamento dello Stato membro richiedente e l entità della partecipazione privata necessaria. Sulla base di tale valutazione, il Consiglio dei governatori darà mandato alla Commissione di negoziare un programma di aggiustamento macroeconomico con lo Stato membro interessato, precisato in un memorandum d intesa. La Commissione proporrà quindi al Consiglio l adozione di una decisione di approvazione del programma di aggiustamento macroeconomico. Su questa base, il Consiglio deciderà sulla concessione dell assistenza finanziaria e sulle modalità e condizioni della sua fornitura. Una volta definito il programma, la Commissione firmerà il memorandum d intesa a nome degli Stati membri della zona euro previo comune accordo del Consiglio dei governatori. Il Consiglio di amministrazione approverà quindi l accordo di assistenza finanziaria che conterrà gli aspetti tecnici dell assistenza finanziaria da fornire. La Commissione avrà, quindi, la responsabilità di controllare l os- 23 Gli Stati membri che non fanno parte della zona euro potranno partecipare caso per caso a fianco del Mes alle operazioni di assistenza finanziaria prestata agli Stati membri della zona euro. In tali casi, saranno rappresentati nelle riunioni pertinenti dei consessi del Mes che decidono in merito alla concessione dell assistenza e al relativo monitoraggio. Avranno accesso a tutte le informazioni pertinenti in tempo utile e saranno opportunamente consultati. Gli Stati membri della zona euro sosterranno l equivalenza tra lo status di creditore del Mes e quello degli altri Stati membri che concedono credito su base bilaterale a fianco del Mes. 39918 servanza delle condizioni previste nel programma di aggiustamento macroeconomico. Essa presenterà una relazione al Consiglio e al Consiglio di amministrazione, sulla base della quale quest ultimo deciderà di comune accordo il versamento di nuove quote del prestito. La sorveglianza potrà essere mantenuta anche al termine del programma, fin quando non sarà rimborsato un determinato importo dell assistenza finanziaria concessa. Un punto molto delicato riguarda i rapporti tra il singolo intervento di sostegno e il quadro delle politiche di sorveglianza. Come chiarito nel Consiglio europeo del 24 aprile 2011, sebbene il Consiglio dei governatori determini autonomamente l esistenza e le modalità dell assistenza finanziaria in un quadro intergovernativo, le condizioni stabilite nell ambito della sorveglianza rafforzata o di un programma di aggiustamento macroeconomico dovranno essere coerenti con il quadro di sorveglianza dell Ue e garantire comunque il rispetto delle procedure dell Ue. A tal fine, la Commissione è chiamata a predisporre un regolamento che disciplina le varie fasi procedurali, allo scopo di assicurare la coerenza con il quadro di sorveglianza multilaterale dell Ue. Il Consiglio e la Commissione informeranno regolarmente il Parlamento europeo sulle operazioni del Mes. La natura e l entità della partecipazione del settore privato saranno determinate caso per caso e dipenderanno dal risultato dell analisi relativa alla sostenibilità del debito, in linea con le prassi del Fmi, e dalle potenziali implicazioni per la stabilità finanziaria della zona euro. Bisogna, tuttavia, distinguere due ipotesi. Se un analisi della sostenibilità porterà a concludere che un programma di aggiustamento macroeconomico presenta possibilità realistiche di ricondurre il debito pubblico su un percorso sostenibile, lo Stato membro beneficiario avvierà iniziative che incoraggino i principali investitori privati a mantenere le esposizioni. La Commissione, il Fmi, la Bce e l Autorità bancaria europea (Abe) saranno associate al monitoraggio dell attuazione di tali iniziative. Se, al contrario, non sussistono realisticamente le condizioni per ricondurre il debito pubblico su un percorso sostenibile, s imporrà allo Stato membro beneficiario di avviare i negoziati con i creditori, secondo i principi di 40019 proporzionalità, trasparenza, equità e coordinamento transnazionale 24. Nell impostare le misure atte a coinvolgere il settore privato, peraltro, si dovranno tenere adeguatamente presenti i rischi di contagio e i potenziali effetti esterni sugli altri Stati membri e sui paesi terzi. Il Mes avrà una capacità effettiva di prestito pari a 500 miliardi. La congruità della capacità di prestito sarà riesaminata periodicamente, almeno ogni cinque anni. Si cercherà di integrare la capacità di prestito del Mes attraverso la partecipazione del Fmi alle operazioni di assistenza finanziaria, mentre gli Stati membri che non fanno parte della zona euro potranno partecipare su base volontaria caso per caso. Il Mes mirerà a ottenere e mantenere il più alto livello di rating del credito da parte delle grandi agenzie internazionali. A tal fine, il Mes avrà un capitale sottoscritto totale di 700 miliardi. Di questi, 80 miliardi sono immediatamente versati dagli Stati membri; gli altri si aggiungeranno progressivamente mediante cinque rate annuali 25. Anche da questo punto di vista, dunque, il Mes si differenzia dal Fesf, essendo finanziato direttamente dagli Stati e non tramite garanzie, esposte alle incertezze derivanti dall andamento dei rating dei debiti sovrani. Gli Stati membri della zona euro, poi, corrisponderanno al Mes le sanzioni finanziarie loro applicate nell ambito del Patto di stabilità e crescita e delle procedure per gli squilibri macroeconomici. Il Mes si avvarrà di un adeguata strategia di finanziamento per garantire l accesso ad ampie fonti di finanziamento e poter estendere i pacchetti di assistenza finanziaria agli Stati membri in tutte le condizioni di mercato. Qualsiasi 24 Anche a tal fine si prevede che, a partire dal luglio 2013, clausole d azione collettiva integreranno tutti i titoli di Stato nuovi della zona euro con scadenza superiore ad un anno. L obiettivo è quello di agevolare un accordo tra il debitore sovrano e i suoi creditori del settore privato nel contesto della partecipazione del settore privato. 25 Inoltre, il Mes disporrà anche di una combinazione di capitale richiamabile impegnato e di garanzie degli Stati membri della zona euro per un importo totale di 620 miliardi. Durante la fase transitoria, dal 2013 al 2017, gli Stati membri s impegnano ad accelerare, ove necessario, la fornitura di strumenti adeguati allo scopo di mantenere una proporzione minima del 15% tra il capitale versato e l importo in essere delle emissioni del Mes. 40120 rischio associato verrà contenuto attraverso un adeguata gestione delle attività e passività. Anche la previsione dell istituzione del Mes, tuttavia, non è stata in grado di rassicurare i mercati, per varie ragioni: l esiguità delle risorse messe a sua disposizione; la lentezza dei tempi previsti per la sua attivazione e l incertezza circa la ratifica dell approvazione della riforma al Trattato; la complessità della governance interna e la sua dipendenza dal processo politico. La possibilità di assumere decisioni a maggioranza, invece che all unanimità, in caso di emergenza, peraltro, consente di superare alcuni gravi ostacoli 26. Ulteriori benefici potranno derivare da un più adeguato riparto interno di competenze. Naturalmente, quanto più si riuscirà a spostare dal Consiglio dei governatori al Consiglio di amministrazione l assunzione delle decisioni operative sulle forme di sostegno e sugli interventi sul mercato, tanto più sarà possibile accrescere l efficacia dell azione del Mes, sottraendola al controllo politico diretto e alle influenze perverse derivanti dalla pressione popolare sui governi nazionali «sostenitori» 27. Si noti, infine, che la peculiare natura giuridica del Mes, quale ente di diritto pubblico internazionale estraneo all architettura istituzionale dell Unione europea, comporta rilevanti conseguenze in ordine al regime generale applicabile al suo funzionamento. In via di principio, pertanto, il Mes è sottratto ai principi, alle regole e ai controlli dell ordinamento europeo, a cominciare da quelle in materia di trasparenza e partecipazione al processo decisionale e al sindacato giurisdizionale. A ciò supplisce soltanto in parte la disciplina singolare. Questa prevede che sia lo stesso Consiglio dei governatori a decidere le controversie tra uno Stato membro della zona euro e il Mes in relazione all interpretazione e all applicazione del trattato istitutivo. Se lo Stato membro contesta la decisione, la controversia è sottoposta alla Corte di giustizia europea, conformemente all art. 273 Tfue. Anche in questo caso, dunque, il diritto singolare finisce, in ultima 26 L. Bini Smaghi, Avoiding the Next Eurozone Crisis, in «Foreign Policy», 18 luglio S. Micossi, I leader europei salvano la Grecia. E anche l euro, in 22 luglio 2011, p Vedere altro
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 articolo 136
 articolo 48
 art. 48
 art. 125
 art. 122
 articolo 352
 art. 273
 articolo 47
 articolo 47
 articolo 14

Articolo 22
 art. 2484
 Articolo 105
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 art. 35
 Articolo 22
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 ARTICOLO 191
 ART. 1
 art. 7
 art. 7
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