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Timestamp: 2020-04-01 21:02:11+00:00

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L’applicazione dell’art. 650 c.p. e l’esodo legato al COVID-2019 - Ius in itinere
L’applicazione dell’art. 650 c.p. e l’esodo legato al COVID-2019
di Maria Elena Orlandini · Pubblicato 8 Marzo 2020 · Aggiornato 28 Marzo 2020
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo 2020 ha firmato il decreto che impone sin da subito e fino al 3 aprile 2020 nuove restrizioni inerenti la circolazione, ovvero gli spostamenti della popolazione delle zone rosse, a causa dell’emergenza Corona Virus, in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna ed alcune province del Piemonte e delle Marche[1].
Nel decreto si legge che l’ingresso e l’uscita da questi territori sono consentiti solo per motivi che siano gravi e comprovati, di lavoro e di famiglia.
Al contempo viene garantita la possibilità di rientro al proprio domicilio ma chi è già in stato di quarantena non avrà alcuna possibilità di muoversi.
Il decreto dell’8 marzo segue altri provvedimenti emessi dal Consiglio dei Ministri e dalle Istituzioni Italiane: tra le altre limitazioni vi era la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, sospensione delle attività sciistiche e di eventi pubblici.
Chiusi sono altresì i musei, palestre, piscine, teatri, centri sociali e culturali; inoltre è stato previsto uno stop ai concorsi pubblici ad esclusione di quelli per il personale sanitario (che mai come ora ha bisogno di nuove assunzioni per curare le persone positive al virus proveniente dalla Cina)[2].
Tale emergenza epidemiologica riporta in auge l’applicazione dell’art. 650 c.p.[3], rubricato come “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità” ed è proprio questa la norma che viene richiamata dall’art. 3 co. 4 del Decreto Legge 23 febbraio 2020 n. 6 relativo alle “Misure urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID- 19”.
L’art. 650 c.p. è il primo articolo del libro terzo del codice penale, “delle contravvenzioni in particolare”. Gli istituti processuali relativi alle contravvenzioni competono al Tribunale Monocratico[4] e al Giudice di Pace; si procede d’ufficio e fermo ed arresto non sono mai consentiti. Coerentemente a quanto legiferato nell’art. 550 c.p.p. è prevista la citazione diretta a giudizio tranne per le ipotesi in cui la competenza spetti al giudice di pace per le quali la citazione è disposta dalla P.G.
Ai fini della configurabilità del reato dell’art. 650 c.p. è necessario che l’inosservanza riguardi un ordine specifico impartito da un soggetto determinato, in occasione di eventi o circostanze tali da far ritenere necessario che proprio quel soggetto ponga in essere una determinata condotta per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico; che l’inosservanza attenga ad un provvedimento adottato in relazione a situazioni non prefigurate da alcuna previsione normativa che comporti una specifica ed autonoma sanzione e che il provvedimento emesso per ragioni di giustizia, di sicurezza, di ordine pubblico o igiene sia adottato nell’interesse della collettività e non di privati individui[5].
L’inosservanza di provvedimenti dell’autorità integra la contravvenzione prevista ex art. 650 c.p. solo quando si tratti di provvedimenti contingibili ed urgenti, adottati in relazione a situazioni non prefigurate da alcuna specifica ipotesi normativa, come nel caso del COVID-19, per cui il Governo si è trovato ad emettere decreti per limitare l’esigenza sanitaria.
L’art. 650 c.p. è dunque una norma penale in bianco a carattere sussidiario che può trovare applicazione solo quando il fatto non sia previsto come reato da una specifica norma extra codicem[6].
Il soggetto attivo del reato è il destinatario del provvedimento legalmente dato dall’autorità che potendo ottemperarvi non vi abbia adempiuto.
La norma può dirsi dunque violata quando non si ottemperi a tutte quelle misure di prevenzione o sicurezza adottati dal sindaco[7] o il Presidente del Consiglio – come nel caso di specie – con carattere di contingibilità ed urgenza, al fine di ovviare a fatti gravi, quali pubbliche calamità o gravi epidemie.
È necessario che il provvedimento sia emesso esclusivamente per ragioni di giustizia e di sicurezza, di ordine pubblico o di igiene della collettività, e non di privati individui[8].
Affinchè un soggetto possa essere punito ex art. 650 c.p. è sufficiente che sussista soltanto la colpa, disciplina comune a tutte le contravvenzioni.
A tal proposito, però, venne sottolineata una questione dalla dottrina, la quale contestava la sussistenza del termine “indebitamente”, che avrebbe in un certo senso sottinteso una, seppur lieve, forma di intenzionalità che presiede l’omissione e che sottolinei come l’agente si sia reso conto della inosservanza priva di giustificazione di quanto sancito dal provvedimento.
Il soggetto dunque, posto in essere l’ordine dell’Autorità, dovrà conformare la propria condotta al comando e qualora lo stesso dovesse risultare inottemperante, la consumazione del reato decorrerà dall’inutile scadenza del termine prefissato ex ante dall’autorità o entro il termine dal quale il soggetto sarebbe stato ragionevolmente in grado di obbedire.
Il giudice avrà poter discrezionale e verificherà de casu la legalità formale e sostanziale del provvedimento che si assume essere violato, ricercandone la violazione della legge, eccesso di potere e incompetenza, solo nel caso in cui uno di questi tre profili dovesse mancare allora il provvedimento non sarebbe stato emesso legittimamente dalle autorità ed il soggetto non si vedrebbe ascritta alcuna responsabilità penale.
Nel caso del decreto emesso dal Presidente del Consiglio dei Ministri è tuttavia tangibile la ratio per la quale sono state disposte queste misure di prevenzione: è necessario evitare il contagio tra chi potrebbe essere un portatore sano con chi invece presenta una predisposizione tale da poter subire le tragiche conseguenze legate al COVID-19.
L’esodo della scorda notte dei ragazzi domiciliati a Milano, verso le proprie famiglie residenti al Sud Italia – zona che conta un numero di minore di casi accertati rispetto la Lombardia ed il Veneto – non fa altro che incrementare la psicosi e l’allarmismo generati dalla epidemia che, però, è correlata alla possibilità di contagiare i propri parenti, nonché gli anziani che di questa situazione ne soffrirebbero di più.
I Presidenti delle regioni Campania e Puglia si sono già attivati ed hanno imposto la quarantena obbligatoria per coloro che hanno deciso di “scappare” dal Nord Italia, al fine di evitare contagi.
Mai come ora: “prevenire è meglio che curare”.
[1] Le province interessate sono Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treiso, Alessandria, Vebano- Cusio- Ossola, Novara, Vercelli e Aste. Tali misure interessano un quarto dell’intera popolazione italiana.
[2]https://www.corrieredellacalabria.it/regione/item/228473-coronavirus-stazione-di-milano-presa-dassalto-per-una-folle-fuga-verso-sud/
[3] Art. 650 c.p.: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato con l’arresto gino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro.
[4] Fatta eccezione degli artt. 689,690,691,726 c.1e 73.
[5] Tribunale di Napoli, sez. I, 09/02/2018, n. 1915.
[6] Cass. Pen., Sez. I, sent. n. 1697del 18/2/1982, ud. 20/11/1981, rv. 152343.
[7] Il sindaco è un ufficiale di governo.
[8] Cass. Pen., Sez. I, sent. n. 3510 del 9.5.1986, ud. 4.12.1985, rv. 172618.
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 Cass. 
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