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Timestamp: 2014-07-22 11:21:30+00:00

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Dovere di riserbo del magistrato
Sul tema sempre attuale e problematico del dovere di riserbo del magistrato, nel contesto delle aspettative e dei diritti, individuali e collettivi, all’informazione sull’attività giudiziaria, pubblichiamo il testo della relazione…	ASSEMBLEA NAZIONALE
L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA – ART. 3 SULLE PRIMARIE ORGANIZZATE DALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI PER LA PRESELEZIONE DEI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA E…	Astensione dalle udienzeL'ASTENSIONE DALLE UDIENZE PENALI E' EFFICACE ANCHE NEI PROCEDIMENTI CAMERALIPubblichiamo la sentenza della SESTA SEZIONE PENALE n. 1826/2014, pres. LANZA, rel. ed est. FIDELBO, che ha affermato il principio di…	Esperienze, iniziative e progetti relativi alla riorganizzazione degli uffici giudiziari, all’utilizzazione delle nuove tecnologie, alle best practices, alla elaborazione di indicatori e strumenti per il controllo di gestione per dare un momento di confronto, di elaborazione e di diffusione aperto.
Penale. Riesame
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Nel ricorrente dibattito sugli ambiti integrativi del Tribunale del riesame in tema di scrutinio delle ordinanze cautelari adottate dal G.I.P. in ..... replica delle richieste del p.m., un provvedimento del Tribunale del riesame di Napoli che riepiloga gli estremi della questione. N.
40282/2006 R.G. P.M. Tribunale
N. 3541+3641/2007 R.I.M.C. personale
SEZIONE RIESAME PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI LIBERTÀ PERSONALE E SEQUESTRI
- XII sezione penale - collegio C-
Il Tribunale di Napoli riunito in camera di consiglio ha
pronunziato la seguente O R D I N A N Z A
Sulle istanze di riesame
(successivamente riunite) presentate rispettivamente in data 12.4.2007 3
16.4.2007 nell’interesse di ......, avverso l’ordinanza emessa in data
10.4.2007 dal GIP del Tribunale di Napoli, con la quale veniva disposta nei
confronti degli istanti indagati la misura cautelare della custodia in carcere
(fattispecie in tema di concorso in rapina, fatti accertati in comuni diversi
della provincia di Napoli nel luglio 2006).
Letti gli atti trasmessi dall’autorità
procedente, qui pervenuti in data 17.4.2007, ascoltati i difensori, all’esito
della camera di consiglio del 24.4.2007 ed a scioglimento della riserva di cui
al dispositivo depositato in pari data,
Con ordinanza in data 10.4.2007 il giudice per le
indagini preliminari del Tribunale in sede applicava a ...... la
misura coercitiva personale della custodia cautelare in carcere per i reati
indicati in epigrafe, meglio descritti ai capi dell’imputazione provvisoria.
Avverso tale ordinanza proponevano istanza di riesame i difensori che
all’udienza del 24.4.2007, presenti gli indagati, concludevano come da verbale,
chiedendo l’annullamento dell’impugnata ordinanza per carenza di gravi indizi
di colpevolezza e difetto di esigenze cautelari.
In particolare il difensore del ...... depositava memoria difensiva in
cui in via preliminare eccepiva la nullità dell’ordinanza cautelare per
violazione dell’art. 292 comma 2 lett. c) c.p.p., assumendo come il GIP si
fosse limitato a riprodurre integralmente il contenuto della richiesta
sottoscritta dal p.m., “ottenuta mediante
l’utilizzo del medesimo supporto tecnico-informatico, come testimoniato dalla
perfetta coincidenza del carattere usato, dei grassetti, degli schemi grafici e
degli incipit dei periodi..”
Il Tribunale riservava la quindi la decisione in camera di consiglio
Va in primo luogo disposta la riunione delle due procedure, per evidenti
motivi di connessione oggettiva e di economia processuale, afferendo alla
medesima ordinanza cautelare ed alle medesime contestazioni.
Preliminarmente devesi affrontare la questione relativa all’eccezione di
nullità dell’ordinanza specificamente formulata dalla difesa.
in esame ripropone la problematica dell’obbligo di autonoma motivazione
(dimostrazione di vaglio critico rispetto al materiale indiziario portato
all’attenzione del giudice) dei provvedimenti impositivi di una misura
cautelare personale (artt. 13 co. 2, 111 co. 5 Cost.; artt. 125, 292 co. 2
c.p.p.), oggetto di ripetute pronunzie da parte dei giudici di legittimità. In proposito
possono ritenersi acquisiti alcuni principi-guida di riferimento in sede di
scrutinio dei provvedimenti giurisprudenziali impugnati, per cui la motivazione
del provvedimento deve ritenersi mancante, non soltanto nell’ipotesi
limite di inesistenza di qualsiasi argomentazione, ma anche allorché la
motivazione, pur sussistente graficamente, sia però del tutto apparente, in
quanto riposi acriticamente su quanto evidenziato dall’organo requirente (cfr.
da ultimo Cass. Sez. II, 22.10..004, n. 43646, Nero ed altri, in Cass. Pen.
2006, p. 553, con motivazione e nota, anche per i precedenti giurisprudenziali
richiamati).
La questione si
intreccia con il più generale, e fortemente dibattuto, problema dell’ampiezza
del potere motivazionale (meramente demolitorio oppure integrativo e sanante)
riservato al giudice del riesame secondo l’art. 309 comma 9 c.p.p., a fronte
dell’accertata nullità del procedimento coercitivo a causa della mancanza
assoluta di motivazione in ordine ad uno dei presupposti che legittimano
l’applicazione della misura.
Orbene, sotto il
primo profilo osserva il Tribunale che è costante in giurisprudenza
l’affermazione secondo cui il giudice di merito non ha l’obbligo di soffermarsi
a dare conto di ogni singolo elemento indiziario o probatorio acquisito in
atti, potendo invece limitarsi a porre in luce quelli che, in base al giudizio
effettuato, risultano gli elementi essenziali ai fini del decidere (cfr., ex plurimis, Cass. sez. V, 8 giugno 2000
n. 2459, PM in proc. Garasto); altresì pacifica è la legittimità della
motivazione per relationem che faccia riferimento alle ragioni
esposte in altri provvedimenti, purché noti all’interessato.
Tuttavia, tale
facoltà non può essere ragionevolmente dilatata
sino al punto da comportare il mero appiattimento del giudice su valutazioni
emergenti da altro provvedimento della parte istante o dal contenuto della
informativa di p.g., senza alcun apporto critico e senza prendere in
considerazione le specifiche doglianze rivolte dagli interessati (Cass. sez.
II, 23 gennaio 1998 n. 6757, Costanzo; Cass. SS. UU. 26.11.2003, Gatto).
Ne deriva che,
se in linea di principio è legittima la motivazione per relationem
dell’ordinanza impositiva che recepisca, per economia processuale, la richiesta
del pubblico ministero, nell’ipotesi in cui l’ordinanza del GIP si limiti alla
mera riproduzione del file informatico della richiesta del p.m. (come
esattamente nel caso in esame) senza nulla aggiungere, si travalicano i confini
stabiliti dai canoni giurisprudenziali cui si è fatto riferimento.
secondo il costante orientamento giurisprudenziale deve ravvisarsi mancanza di
motivazione “non solo quando la motivazione sia graficamente assente, ma anche
quando essa sia del tutto apparente: il che, in tema di misure cautelari, si
verifica allorché il giudice indichi in modo del tutto generico le fonti dalle
quali ha inteso trarre gli indizi di colpevolezza, ovvero si richiami in modo
indeterminato al tipo di prova acquisita o, ancora, accenni solo vagamente agli
elementi di discolpa dell’interessato, apoditticamente ritenendoli superati da
quelli a suo carico” (Cass. sez. I, 7 giugno 1996 n. 2613, Scappatura).
appare peraltro opportuno ricordare che l’ordinanza che dispone una misura
cautelare deve contenere, ai sensi dell’art. 292 comma secondo lett. c) c.p.p.,
come modificato dalla legge 8 agosto 1995 n. 332, non solo l’indicazione degli
elementi di fatto da cui sono desunti gli indizi, ma la più specifica
indicazione dei motivi per i quali assumono rilevanza; l’ordinanza
perciò “deve procedere ad un
apprezzamento specifico degli indizi e all’illustrazione delle ragioni per cui
essi vengono considerati rilevanti a fini cautelari e non ad una semplice
elencazione degli elementi di fatto dai quali siano desunti i gravi indizi di
colpevolezza” (Cass. sez. V, 19 febbraio 1997, n. 4915, Lipari).
Tanto premesso, compete dunque a questo Tribunale verificare se il
giudice a quo abbia dato
adeguatamente conto delle ragioni che lo hanno indotto ad affermare la gravità
del quadro indiziario e l’ineludibilità dei presidi cautelari applicati a
carico degli odierni indagati, controllando la congruenza della motivazione
sulla scorta degli esposti principi giurisprudenziali. Tale verifica presuppone, come detto, la definizione dei poteri riservati al giudice del
riesame, secondo l’art. 309 comma 9 c.p.p. Al riguardo, va innanzitutto osservato che la giurisprudenza della
suprema Corte ha costantemente affermato il principio secondo cui, ai sensi
dell'art.309, comma 9, c.p.p. il Tribunale del riesame ben può confermare il
provvedimento impugnato anche “per ragioni diverse da quelle indicate nella
motivazione del provvedimento stesso”, con la conseguenza che la nullità del
provvedimento impositivo di misure cautelari personali o reali sussiste solo
nel caso eccezionale in cui manchi radicalmente la motivazione: in tale ultimo
caso, infatti, al Tribunale è inibito supplire con proprie autonome ed
originali argomentazioni a quelle assolutamente carenti del provvedimento
impugnato (cfr. in tal senso, Cass. sez. IV, 26.2.2002, n. 11551, in Dir. &
Giust. 2002, n. 17, p. 76; Cass. sez. I, 6.2.1997, n.6868, Lo Russo; Cass. sez.
V, 7.12.1999, Molinari).
Ed anche in tema di misure cautelari reali, la Suprema Corte ha
ribadito di recente il medesimo orientamento, affermando che “il giudice del procedimento del riesame non
è legittimato a disegnare, di propria iniziativa, il perimetro delle specifiche
finalità del sequestro, così integrando il titolo cautelare mediante
un’arbitraria opera di supplenza delle scelte discrezionali che, pur doverose
da parte dell’organo dell’accusa, siano state da questo radicalmente e
illegittimamente pretermesse” (Cass., SS.UU., 28.1.2004, n.5876, Ferrazzi).
La problematica in esame, peraltro, non può trascurare la metamorfosi che nell’evoluzione giurisprudenziale va
progressivamente interessando l’istituto del riesame, che non è più visto come
la sede in cui deve essere operato un vaglio di portata omnicomprensiva circa
la legittimità del provvedimento impugnato, quanto piuttosto come il luogo
deputato al controllo sul ragionamento adottato dal giudice delle cautela,
sulla base degli atti da questo utilizzati e delle domande in concreto
prospettate dalle parti. Al riguardo, basti considerare che la Suprema Corte ha espressamente e
significativamente affermato che “…al giudice del riesame non debba
garantirsi in via generale e astratta qualsiasi controllo sulla legittimità del
provvedimento impugnato” e che “la funzione del tribunale si compendia e
si esaurisce nel controllo del ragionamento adottato dal giudice della cautela”
(Cass. SS.UU. 22.03.2002, n. 7, Ashraf).
Attualmente, dunque, la
giurisprudenza sembra orientata a ricondurre il riesame, pur con le sue regole
peculiari, alla fisionomia tipica del giudizio di controllo circa il fondamento
del provvedimento impugnato, individuandone l’essenza nella verifica della
valutazione della prova condotta dal giudice cautelare. E l’adesione a questa opzione interpretativa
comporta, inevitabilmente, una rivisitazione in chiave restrittiva dei poteri
integrativi del tribunale del riesame anche con riferimento al vizio di
motivazione del provvedimento impugnato.
considerato, osserva questo collegio che nell’ambito del presente procedimento
deve ritenersi violato il rispetto delle norme fondamentali poste dagli artt.
13 co. 2 e 111 co. 5 della Costituzione, di cui gli artt. 125 e 292 co. 2
c.p.p. costituiscono il precipitato positivo ineludibile, a presidio della
legittimità dell’ordinanza cautelare, che nella specie non soddisfa l’onere
motivazionale che le citate disposizioni pongono a carico del giudice.
Ed invero, nell’ordinanza
impositiva della misura cautelare in esame, il GIP del Tribunale di Napoli,
peraltro dopo un prolungato periodo di “valutazione”, si è limitato a riportare
il testo della domanda cautelare del PM, incorporandola quale parte integrante
della propria ordinanza, anche quanto a valutazione delle risultanze
investigative rappresentate, tanto da giungere (nella parte riservata
all’analisi degli elementi indiziari emergenti per ciascun indagato) a
riportare come proprie autonome determinazioni quelle che (anche graficamente)
erano le richieste del PM.
La lettura dell’ordinanza evidenzia l’assenza di ogni parvenza di dialogo
cautelare tra postulante e concedente, che si riduce a monologo autoreferenziale.
evincere il percorso argomentativo, l’analisi critica, seguita dal GIP
nell’individuazione degli specifici elementi indiziari a carico dei singoli
indagati. Al riguardo
infatti, appare del tutto insufficiente il richiamo (recte, la
incorporazione) per relationem alla richiesta di misura cautelare del
PM, senza indicare per quali motivi si ritiene di condividere in toto ed in
ogni sua parte la domanda dell’organo requirente.
per il corretto utilizzo di tale tecnica sono state efficacemente elencate
dalle sezioni unite della Cassazione con sentenza del 21.6.2000, n.17,
Primavera, cui si fa esplicito rinvio.
risultanze, l’apprezzamento specifico degli indizi, l’illustrazione delle
ragioni per cui essi sono stati considerati rilevanti a fini cautelari, in
relazione a ciascuno degli indagati, sono tutti percorsi logico-argomentativi
cui è tenuto il GIP (e non possono essere pretermessi, se non vuole abdicare
alla funzione di garanzia e terzietà che l’ordinamento gli impone) che, sulla
scorta degli elementi di fatto offerti dall’accusa, avrebbe dovuto, in
autonomia, procedere ad una loro valutazione critica, dando conto del
ragionamento probatorio seguito.
individuare, nell’ordinanza emessa dal GIP in data 10.4.2007, l’iter cognitivo e valutativo seguito dal
giudice per giungere al risultato decisorio, per cui può dirsi che i compiti a
lui assegnati (anche sulla base della giurisprudenza cui si è fatto
riferimento) non siano stati in alcun modo assolti., avendo il giudice
riportato per intero un documento preconfezionato, richiamando così in modo
acritico ed indeterminato la prova acquisita e senza accennare, nemmeno vagamente,
all’iter logico autonomamente seguito nell’affermazione dei (gravi) elementi
indiziari e delle esigenze cautelari
necessarie per fondare l’applicazione delle misure cautelari poste a carico del
...... e dell’ ......, a norma degli
artt. 273 e 274 c.p.p.
Se, dunque, in
linea di principio è legittima la motivazione per relationem
dell’ordinanza impositiva che recepisce, per economia processuale, la richiesta
del pubblico ministero, nell’ipotesi in cui tale ordinanza si limiti però ad
una mera riproduzione degli elementi di fatto e delle valutazioni svolte
da altro organo, senza alcun autonomo apprezzamento critico-valutativo, non si
potrà neppure più parlare di motivazione per relationem, ma più
correttamente di incorporazione acritica di altrui deduzioni, argomentazioni,
A non difformi
conclusioni perviene anche la giurisprudenza di legittimità che ha affermato
come non sia nulla per mancanza di motivazione l’ordinanza applicativa della
custodia cautelare in carcere in cui sia stata trasfusa integralmente e alla
lettera la richiesta del pubblico ministero, ma che condiziona pur sempre tale
asserzione alla possibilità di verificare “..che il giudice abbia preso cognizione del contenuto del ragionamento
dell’atto richiamato, ritenendolo coerente alla sua decisione..,” (Cass.
sez. IV, 16.4.2004, rv. 228169).
(necessaria) verifica non è dato rilevare nella fattispecie in esame,
difettando – come si è più volte ribadito – qualsiasi considerazione valutativa
autonoma da parte del GIP, neppure intervenuto per convalidare l’assunto del
p.m., seppure con clausole di stile.
Quindi, se è vero che la dichiarazione di nullità del provvedimento
impugnato in sede di riesame debba essere relegata a ultima ratio delle
determinazioni adottabili dal Tribunale del riesame, è altrettanto vero che
tale nullità ben può essere dichiarata, non solo qualora il provvedimento
stesso sia mancante di motivazione in senso grafico, ma anche quando, pur
esistendo una motivazione, essa si risolva nella mera acritica riproduzione di
argomentazioni e valutazioni altrui, onde non sia possibile, interpretando e
valutando l’intero contesto, individuare le condizioni legittimanti la misura
cautelare imposta (in tal senso: Cass. sez. VI, 10.1.2000 n.52, Iadadi).
In definitiva ritiene il collegio - per le ragioni esposte - che nel caso
di specie si è al cospetto di un provvedimento assolutamente carente di
autonoma motivazione. A questo Tribunale è, dunque, inibito supplire con proprie autonome ed
originali argomentazioni a quelle omesse nel provvedimento impugnato (cfr. in
tal senso, Cass. sez. I, 6.2.1997, n. 6868, Lo Russo; Cass. sez. V, 7.12.1999,
Molinari), vertendosi in ipotesi di totale mancanza di autonoma motivazione.
singolarità del caso in questione - che va ben al di là delle prassi che pure
hanno messo in luce condotte non sempre conformi al tenore delle statuizioni
processuali - impone, dunque, una valutazione sulle conseguenze processuali che
sia assolutamente “congrua” rispetto all’evidenziata peculiarità: nell’ipotesi
in esame, in definitiva, il gip ha compromesso quella funzione garantista che
l’architettura complessiva del sistema intende salvaguardare, uniformandosi
pedissequamente ed acriticamente sulle valutazioni del pubblico ministero,
senza alcun originale apporto personale.
E a tale
violazione non può che conseguire - per tutte le argomentazioni di cui sopra –
in accoglimento della richiesta della difesa, la declaratoria di nullità
dell’ordinanza, risultando superfluo l’esame delle ulteriori motivazioni poste
a fondamento dell’impugnazione..
va disposta l’immediata liberazione degli istanti, se non detenuti per altro
All’accoglimento
dell’istanza consegue la declaratoria di irripetibilità delle spese della
c o s ì p r o v v e d e:
Dispone la riunione al procedimento n. 3541/07 del procedimento n.
3641/07 per motivi di connessione oggettiva.
Letto l’art. 309 c.p.p.
Dichiara la nullità dell’impugnata ordinanza emessa nei confronti di
...... e, per l’effetto, ne dispone la scarcerazione, se non detenuti per altra
Dichiara non ripetibili le spese della presente procedura incidentale.
Manda alla Cancelleria per l’esecuzione delle comunicazioni e gli
adempimenti di rito.
Napoli, così deciso nella camera di consiglio del 24.4.2007
Il Presidente (est.)

References: Sentenza 
 ART. 3
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez.

 sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 Cass. sez.