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Timestamp: 2017-06-29 10:56:57+00:00

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REPUBBLICA ITALIANA N. 6797/07 REG.DEC.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 3544 e 3717 REG.RIC.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, (Quinta Sezione) ANNO 1998
n. 3544/1998 Reg. Gen., proposto dal COMUNE di BOLOGNA, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Luisa Simoni e Giorgio Stella Richter, elettivamente domiciliato presso il secondo in Roma, via Orti della Farnesina n. 126;
ALINET ITALIA s.r.l. (poi fusa per incorporazione nella CRIBISNET, avente oggi la demoninazione di CRIBIS – Crif Business Information Service S.p.A.), DS LOGIC s.r.l. (poi fusa per incorporazione nella soc. CABLE & WIRILESS) e LUGLI s.n.c., in persona dei rispettivi legali rappresentanti in carica, rappresentate e difese dagli Avv.ti Roberto Ciociola e Claudio Pezzi, elettivamente domiciliate presso il primo in Roma, via A. Bertoloni n. 27;
NAUTILUS di Stori Alfredo, in persona del legale rappresentante in carica, non costituita in giudizio;
di CINECA, in persona del legale rappresentante in carica, non costituito in giudizio;
n. 3717/1998 Reg. Gen., proposto dal CINECA - CONSORZIO INTERUNIVERSITARIO PER LA GESTIONE DEL CENTRO DI CALCOLO ELETTRONICO DELL’ITALIA NORD ORIENTALE –, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Franco Mastragostino, Franco Pellizzer e Adriano Giuffré, elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via Collina n. 36;
del COMUNE di BOLOGNA, in persona del Sindaco in carica, non costituito in giudizio;
della sentenza 27 gennaio 1998 n. 15 del TAR Emilia Romagna, sede di Bologna, sezione II, resa tra le parti.
Visti gli atti di costituzione in giudizio delle società Alinet Italia, DS Logic e Lugli;
Alla pubblica udienza del 13 luglio 2007, relatore il consigliere Angelica Dell'Utri Costagliola, uditi per le parti gli Avv.ti Stella Richter, Lista per delega di Mastragostino e Pezzi;
F A T T O A.- Con ricorso notificato il 2 ed il 3 aprile 1998, depositato il 16 seguente e segnato al n. 3544/98 reg. gen., il Comune di Bologna ha proposto appello avverso la sentenza 27 gennaio 1998 n. 15 del TAR Emilia Romagna, sede di Bologna, Sez. II, con la quale, in parziale accoglimento del gravame proposto dalle imprese Alinet Italia s.r.l., DS Logic s.r.l., Lugli s.n.c. e Nautilus di Stori Alfredo, sono state annullate le deliberazioni 27 marzo 1996 n. 781 e 30 aprile 1996 n. 1096 della Giunta comunale di Bologna, concernenti il servizio (rientrante nel progetto IPERBOLE) di accesso gratuito full internet ai cittadini residenti nel Comune, alle strutture ed uffici comunali, ad altre pubbliche amministrazioni, scuole ed associazioni no profit, e, rispettivamente, l’autorizzazione alla stipulazione di convenzione per l’espletamento del servizio con il Consorzio universitario Cineca, a seguito di trattativa privata con informale indagine di mercato nell’ambito della quale erano state acquisite le proposte anche di Video On Line, Olivetti e Telecom Italia.
A sostegno dell’appello ha dedotto violazione dei principi in tema di interesse e legittimazione ad agire, falso ed erroneo presupposto di fatto e di diritto, violazione e falsa applicazione delle norme di cui al D.Lgs. 157/95, D.L. 28 febbraio 1983 n. 55 e D.M. 31 dicembre 1983. Ciò in relazione:
1.- In rito, alla reiezione da parte del TAR dell’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione processuale e di interesse sostanziale, posto che le ricorrenti svolgono solo accessoriamente attività di providers e nessuna attività riconducibile alla consulenza specializzata e qualificata nella gestione di sistemi complessi (sicché gli istanti non potevano essere definiti “imprenditori del settore”), nonché stante la prassi dei rivenditori di offrire, tra l’altro, l’accesso gratuito ad internet.
2.- Nel merito, alla ritenuta violazione dei principi di pubblicità e concorrenzialità, senza che fossero ricostruite in termini puntuali la natura giuridica del rapporto tra Comune e Cineca (che, tra l’altro, già aveva attuato la prima fase del progetto IPERBOLE) né la natura giuridica dello stesso Cineca, in base alle quali era da escludersi l’applicazione della disciplina procedimentalizzata di gara e la stessa riconducibilità delle prestazioni alla normativa di cui al D.Lgs. n. 157/95, peraltro non applicabile ai servizi pubblici, mentre la deliberazione n. 1096 contiene ampia motivazione sulla scelta di Cineca. 3.- Ancora in rito, all’assunto, nascente dalla falsa rappresentazione della condizione dei ricorrenti in primo grado, secondo cui sussisterebbe la loro legittimazione al rispetto dei limiti di cui all’art. 6 del D.L. n. 55/83 ed al D.M. del 1983 anche in considerazione della lesione che ad essi deriverebbe per l’incisione del servizio in questione nello stesso ambito in cui si svolge la rispettiva attività, tenuto pure conto che le dette norme non vietano ai comuni la prestazione di servizi a titolo gratuito e, d’altra parte, non erano applicabili alla fattispecie in quanto, per effetto del disposto dall’art. 45 del D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 504, destinate ai soli comuni che versino in situazioni strutturalmente deficitarie.
Le appellate Alinet Italia, DS Logic e Lugli si sono costituite in giudizio e con memoria del 16 maggio 1998 hanno svolto controdeduzioni. B.- Con altro ricorso notificato il 9 aprile 1998, depositato il 21 seguente e registrato al n. 3717/98, anche il Cineca ha proposto appello avverso la medesima sentenza, svolgendo censure involgenti punti analoghi a quelli trattati dalle doglianze esposte dal Comune, articolate nei seguenti motivi:
1.- Violazione dei principi in materia di interesse e legittimità processuale. 2.- Erronea e falsa applicazione della disciplina sugli appalti pubblici di servizi in relazione sia al profilo oggettivo che a quello soggettivo.
3.- Erronea e travisata interpretazione delle deliberazioni annullate sotto il profilo della motivazione. Anche qui si sono costituite in giudizio le appellate Alinet Italia (poi fusa per incorporazione nella Cribisnet, avente oggi la demoninazione di Cribis – Crif Business Information Service S.p.A.), DS Logic (poi fusa per incorporazione nella soc. Cable & Wireless) e Lugli, svolgendo difese con memorie del 16 maggio 1998 e 26 marzo 2007. L’appellante ha dal canto suo prodotto memoria in data 2 luglio 2007, in cui ha tra l’altro evidenziato che da tempo il servizio è organizzato e gestito da altri soggetti e con differenti modalità, insistendo peraltro nelle proprie tesi e richieste.
C.- All’odierna udienza pubblica i due appelli sono stati posti in decisione.
1.-Com’è esposto nella narrativa che precede, forma oggetto di entrambi gli appelli ivi riassunti, proposti dal Comune di Bologna e dal Cineca (Consorzio interuniversitario per la gestione del Centro di calcolo elettronico dell’Italia nord-orientale), la sentenza 27 gennaio 1998 n. 15 del TAR Emilia Romagna, sede di Bologna, Sezione II, con la quale, su ricorso delle imprese Alinet Italia s.r.l., DS Logis s.r.l., Lugli s.n.c. e Nautilus di Stori Alfredo, sono state annullate le deliberazioni 27 marzo 1996 n. 781 e 30 aprile 1996 n. 1096 della Giunta comunale di Bologna, concernenti, la prima, l’approvazione del “programma delle attività necessarie al conseguimento degli obiettivi assegnati al Settore economia, lavoro e sviluppo per l’anno 1996”, impugnata, in particolare, nella parte relativa all’allegata scheda n. 6 riguardante il “passaggio a full internet” (servizio di accesso gratuito ad internet per i cittadini residenti nel Comune, le strutture ed uffici comunali ed altre pubbliche amministrazioni, scuole ed associazioni no profit, nell’ambito del più vasto progetto “IPERBOLE” - Internet PER BOlogna e L’Emilia - sino ad allora realizzato in convenzione col Cineca e quale seconda fase di tale progetto) mediante “firma di nuova convenzione con un provider” che “sarà scelto tra Video On Line, Olivetti Infostrada, Telecom e Cineca”; e, la seconda, l’autorizzazione alla stipulazione di convenzione per l’espletamento triennale di quel servizio con il Cineca, nonché l’autorizzazione alla relativa spesa di Lire 1.040.655.000, a seguito dell’effettuazione di una “informale indagine di mercato” mediante la quale “sono state acquisite le proposte (…) dei seguenti primari fornitori: Video On Line, Olivetti, Telecom Italia e Cineca”, al cui esito, “come risulta dal verbale in atti, l’offerta presentata dal Cineca è risultata la più congrua e conveniente” per le ragioni indicate nella stessa delibera.
Detti appelli devono pertanto essere riuniti affinché siano definiti con un’unica decisione.
2.- Con la sentenza in parola è stata preliminarmente respinta l’eccezione, avanzata dai resistenti, di inammissibilità del gravame per difetto di interesse sostanziale e legittimazione processuale dei ricorrenti perché rimasti estranei alla procedura di scelta mediante trattativa privata e privi di un preesistente rapporto obbligatorio con la p.a., nonché di idoneità a svolgere il servizio; ciò in quanto i medesimi, quali operatori del settore informatico-telematico in senso lato, subirebbero una lesione dei propri interessi patrimoniali dagli atti in questione, diretti alla stipula di un contratto a trattativa privata e che quindi non consentono loro di partecipare ad una gara pubblica di appalto, sicché essi sarebbero quanto meno titolari di un interesse strumentale all’annullamento della contestata procedura ed a far indire una gara pubblica, senza che abbia rilievo la loro idoneità/inidoneità, non valutabile ex ante in mancanza di un bando recante i prescritti requisiti di capacità tecnico-economica richiesti e potendo le imprese riunirsi in associazione temporanea con altre ai fini della partecipazione. Inoltre, un ulteriore profilo di legittimazione (oltre che di fondatezza del ricorso) è stato ritenuto sussistente in ragione del fatto che il Comune ha inteso erogare gratuitamente un servizio incidente lesivamente nell’ambito in cui si svolge l’attività economica dei ricorrenti.
In questa sede gli appellanti censurano la statuizione in parola e le argomentazioni che la sorreggono, osservando, in sintesi, come gli originari ricorrenti non potessero essere considerati “operatori del settore” poiché svolgenti attività commerciale di vendita di hardware, software ed altra componentistica, nonché di acquisto, gestione e cessione a terzi di sistemi informatici e gestionali, rispetto alle quali sono meramente accessorie le attività di provider e del tutto assenti quelle di consulenza specializzata e permanente, di alto livello, nella gestione di sistemi complessi comportanti anche ricerca e sperimentazione; pertanto, da un lato, non vi sarebbe correlazione concreta tra il loro ambito operativo e l’oggetto delle determinazioni amministrative impugnate e, dall’altro lato, neppure sarebbe ravvisabile quella “particolare circostanza” che la giurisprudenza richiede per l’insorgere di una posizione differenziata idonea a conferire ad un interesse semplice consistenza di interesse legittimo.
Al riguardo, la Sezione osserva come gli stessi appellanti diano atto che, in base alle relative visure camerali (da essi allegate), tra le prestazioni a cui gli originari ricorrenti erano abilitati rientrava quella di provider.
A ciò può aggiungersi che, alla stregua delle stesse visure, essi potevano svolgere attività di produzione e vendita anche di programmi ed in genere servizi informatici, ed anche “nell’ambito della ricerca” (Lugli), in cui non pare, in via logica, non potersi ricomprendere la consulenza.
Dunque, il Collegio non ha dubbi sulla loro appartenenza alla categoria delle “imprese operanti nel settore” in cui ricade l’oggetto del servizio di provider di cui nella specie la p.a. ha manifestato l’intento di avvalersi con la deliberazione 27 marzo 1996 n. 781, ossia sul possesso di tale specifica qualità che la giurisprudenza pure di questa Sezione, anche recentemente ribadita, ritiene sufficiente a radicare l’interesse ad impugnare le determinazioni riguardanti le modalità di conferimento del servizio stesso e, in specie, la decisione di procedere ad affidamento a trattativa privata (vedasi, in particolare, da ultimo questa Sez. V, 27 ottobre 2005 n. 5996).
Peraltro, la stessa giurisprudenza ha altresì affermato che al fine del riconoscimento della legittimazione ad impugnare la soluzione organizzativa adottata non occorre la dimostrazione del possesso di capacità operative paragonabili a quelle del soggetto prescelto, posto che ciò va comprovato in sede di successiva partecipazione alla gara e per riportarne l’aggiudicazione (cfr. la cit. Sez. V n. 5996/05); ne consegue l’irrilevanza a questo fine della pur innegabile peculiarità e l’altissimo livello del Cineca in termini sia di potenziale tecnologico, sia di specifica esperienza, sia di competenze in tema di ricerca scientifica e tecnologica. D’altra parte, come bene ha osservato il primo giudice, in mancanza di un bando di gara che prescriva ben determinati requisiti di capacità tecnico-economica non può escludersi a priori la possibilità che gli attuali appellati fossero in grado, da soli o temporaneamente riuniti ad altre imprese anche straniere, di proporsi in sede concorsuale per l’affidamento del servizio. Tanto a maggior ragione ove si consideri che non solo non vi era bando, ma neppure era indicato nella scheda n. 6 allegata alla deliberazione n. 781 del 1996 il puntuale oggetto del servizio stesso per come soltanto poi definito nello schema, approvato con la successiva deliberazione 20 aprile 1996 n. 1096, della convenzione con il Cineca individuato con quest’ultima.
Più precisamente, la detta scheda n. 6 si limitava a prevedere un nuovo provider, da scegliere tra i soggetti ivi elencati in base all’offerta migliore, rinviando al prosieguo la redazione della convenzione ed i sottostanti adempimenti, quali la definizione delle specifiche richieste. Ed unicamente con la deliberazione n. 1096 del 1996, di individuazione del Cineca quale affidatario del servizio, mediante l’approvazione dello schema di convenzione è stato precisato che il servizio stesso, di fornitura di accesso ad internet da mettere a disposizione gratuitamente da parte del Comune all’utente “per usi sociali, di sviluppo industriale e come ampliamento del progetto Esprit CityCard della Unione Europea”, consisteva appunto nella fornitura di connettività (per il nodo comunale su CDN a 64 K; installazione di 64 punti di accesso ad internet presso il fornitore, rivolti ad un bacino d’utenza inizialmente stimabile in 3.000 persone; connettività full internet per nr. 254 ip.numbers per uso interno; hot-line dedicata al progetto, attiva anche nelle ore serali e nei prefestivi; vincolo di garanzia di almeno 2K di banda in uscita internazionale per utente) e nella messa a disposizione dell’occorrente postazione (completa tra l’altro di elaboratore o porzione adeguata e relativo software), ma anche nella “consulenza permanente, di alto livello, sulla gestione architetturale e tecnica dell’intero sistema Iperbole, inteso come l’insieme degli apparati collocato al Cineca e di quelli collocati in Comune”, nonché nell’impegno del Consorzio Interuniversitario a rendersi “disponibile per far parte della commissione di gestione del progetto ..” (cfr. art. 2 del cit. schema). In altri termini, prima dell’esperimento della trattativa privata il servizio che si era deciso di commettere riguardava edittalmente la fornitura di connessione alla rete internet, con conseguente incontestabile possibilità astratta di aspirare al suo affidamento da parte di altri soggetti già svolgenti attività nel settore, inclusa quella di provider (ancorché eventualmente attraverso altri soggetti e come prassi promozionale di imprenditori del settore informatico); di qui, l’interesse quanto meno strumentale dei medesimi a sindacare la scelta procedurale effettuata. Di contro, il servizio di cui trattasi si è formalmente arricchito dei predetti elementi di consulenza e collaborazione, mediante partecipazione del Cineca alla commissione di gestione del progetto, alla ricerca solo all’atto della formulazione dello schema di convenzione, cioè quando il contraente era stato già individuato nel Cineca; ed individuato soprattutto in funzione dei contenuti ulteriori e migliorativi della sua offerta rispetto a quella delle imprese consultate, appunto concernenti la fornitura di “una parte di management (consulenza e assistenza sistemica) e funzioni di mirroring (..) con conseguente soluzione di back-up, e alleggerimento quasi totale del traffico in entrata”, come si legge nel “verbale” redatto dai Direttori del settore sistemi informativi e dei servizi di comunicazione e relazioni con i cittadini, richiamato nella deliberazione n. 1096/96, e nell’allegato “Breve commento comparativo delle offerte di connettività per la rete Iperbole del Comune di Bologna”.
Si vuol dire, a conferma di quanto innanzi circa la non necessità della dimostrazione del possesso di capacità operative anche in tema di consulenza e ricerca, equivalenti quelle vantabili dal Cineca, da parte degli originari ricorrenti ai fini legittimanti l’impugnativa, che nel momento in cui l’Amministrazione ha stabilito di procedere a trattativa privata tra i soggetti sopra menzionati, non vi erano elementi tali da pregiudicare la possibilità dei medesimi ricorrenti di partecipare ad un confronto concorsuale, ove prescelto in luogo della trattativa privata.
Inoltre, l’espletamento di una preventiva “informale indagine di mercato” (peraltro in realtà risoltasi in informale ma ben puntuale confronto di vere e proprie offerte) tra Cineca, da un lato, e dall’altro lato Video On Line, Olivetti Infostrada e Telecom Italia, ossia soggetti imprenditoriali privati che sino ad allora non erano stati impegnati nel progetto Iperbole, comprova l’irrilevanza ritenuta dallo stesso Comune della natura pubblica del Cineca e del fatto che esso aveva curato l’attuazione della prima fase del detto progetto Iperbole. 3.- Dalle argomentazioni sin qui esposte in ordine alla sussistenza di interesse a dolersi dell’affidamento a trattativa privata da parte degli originari ricorrenti già si colgono elementi per condividere la sentenza appellata anche nel merito.
In particolare, il TAR ha affermato che, in materia di appalto di opere, forniture o servizi, la scelta del contraente da parte di una p.a. mediante trattativa privata (diretta o previa gara informale o indagine di mercato) è sistema eccezionale, derogatorio alle ordinarie procedure selettive, concorsuali e concorrenziali; e dalla rilevata eccezionalità, da sempre sancita dall’ordinamento (a partire dalla legge e dal regolamento sulla contabilità di Stato del 1923/24 fino alla più recente normativa di derivazione comunitaria) deriva l’obbligo di una motivazione congrua e dettagliata che giustifichi il ricorso a tale sistema in luogo di altro, per gli enti locali previsto da una norma specifica (art. 56 della legge 8 giugno 1990 n. 142) che richiede all’uopo apposita deliberazione. Ed ha rilevato che nella specie era mancato un tale atto, quindi non erano state prese comparativamente in considerazione le ipotesi di svolgimento della gara pubblica e della trattativa privata, né erano state esplicitate le ragioni dell’opzione per la seconda.
Gli appellanti oppongono, in estrema sintesi, che il primo giudice non abbia tenuto conto della peculiarità dell’oggetto della prestazione richiesta, della natura giuridica ed ambito funzionale del Consorzio, come già accennato ente pubblico dotato di personalità giuridica – al pari del Comune - , di altissima qualificazione scientifica e fornito di notevole strumentazione tecnica oltre che di specifiche competenze maturate anche nell’attuazione della prima fase del progetto comunale -, tali da giustificare la prosecuzione con esso della collaborazione già positivamente sperimentata, pure a prescindere da ogni informale indagine di mercato ed anche ai sensi dell’art. 5, lett. g), del d.lgs. n. 157 del 1995, ove applicabile. Considerazioni, queste, che non solo non risultano esplicitate se non in sede giurisdizionale, ma neppure non colgono nel segno, dal momento che la stessa Amministrazione si è determinata a prescegliere non una trattativa diretta col Cineca, come sarebbe stato logico in base a tali premesse, ma – come si è visto – ad una trattativa privata previo esperimento di una vera e propria comparazione valutativa concorrenziale, però di carattere informale e limitata ai soggetti di cui innanzi, quindi gara ufficiosa. Vale a dire che essa stessa non ha inizialmente tenuto conto di siffatte peculiarità, prese in considerazione esclusivamente in sede di scelta del soggetto col quale addivenire alla convenzione (rectius: contratto a titolo oneroso). Comunque, alla stregua del generalissimo principio immanente nell’ordinamento, secondo cui la trattativa privata costituisce modulo di formazione della volontà contrattuale della p.a. di carattere eccezionale, suscettibile di essere applicato solo ed esclusivamente in presenza di specifici presupposti che vanno individuati ed esplicitati a monte della procedura proprio per giustificare la deroga alle regole ordinarie dell’evidenza pubblica, non possono non essere condivise le conclusioni alle quali è pervenuto il primo giudice.
Sta di fatto, invero, che nessuna ragione è stata addotta in proposito dal Comune di Bologna. Difatti, non vi è minima traccia di una qualche motivazione nella deliberazione 27 marzo 1996 n. 781 e, in particolare, nell’allegata scheda n. 6, ripetutamente citata, né hanno tale contenuto le argomentazioni formulate – oltretutto a valle della procedura stessa e dunque non ai fini di una scelta procedimentale - nella deliberazione 30 aprile 1996 n. 1096, in cui si afferma non già che l’offerta presentata dal Cineca sia apparsa congrua e conveniente alla luce dell’indagine di mercato, ma che essa “è risultata la più” congrua e conveniente tra quelle esaminate; e ciò per quanto ivi esposto in ordine al prezzo per i servizi proposti, agli spiccati connotati di sperimentalità ed innovatività del progetto, all’idoneità del Cineca a garantire siffatte “condizioni laboratoriali”, all’inserimento della convenzione nel più ampio contesto di attività avviate col medesimo Cineca, al collegamento della convenzione stessa ad altri accordi e convenzioni in essere con l’Università ed alla circostanza che dal 1994 il Comune già fornisce ai cittadini alcuni servizi di internet in convenzione col Cineca stesso e con risultati positivi.
Tali argomentazioni rappresentano, quindi, le ragioni a sostegno dell’individuazione del Cineca quale contraente, in adesione alla proposta formulata nel “verbale” menzionato sopra, piuttosto che costituire l’apparato motivazionale della preventiva determinazione di procedere a trattativa privata.
Giustamente, perciò, il TAR ha ritenuto che le stesse siano state svolte non per giustificare il ricorso al sistema in parola, ma “per dar conto della preferenza accordata all’offerta del Cineca - in esito all'espletamento della indagine di mercato svolta dall’Amministrazione - rispetto alle altre proposte (…) in tale sede acquisite”, sicché sostanzialmente “il ricorso alla trattativa privata in luogo della pubblica gara (che avrebbe teoricamente potuto anche portare la P.A. a valutazioni conclusive diverse sulla scelta del contraente) non è spiegato, e del resto la delibera predetta di affidamento del servizio al Cineca appare in certo qual modo attuativa ed esecutiva per ciò che attiene al sistema di contrattazione, la cui scelta (…) era già stata fatta e consumata, peraltro del tutto immotivatamente, nella precedente delibera (vedi scheda n. 6 allegata alla stessa) di G.C. n. 781 del 27.3.1996”, nella quale “si stabiliva infatti che il ‘nuovo provider’ sarebbe stato scelto, sulla base dell’offerta migliore, tra i soggetti sopra indicati”, mentre con la successiva deliberazione 30 aprile 1996 n. 1096 “l’Amministrazione si è limitata a prendere atto di una scelta già fatta con gli atti di cui sopra, semplicemente aggiungendovi considerazioni ad colorandum e recependo procedure, proposte e condizioni contrattuali già integralmente e compiutamente formulate”. 4.- Quanto sin qui esposto è sufficiente per confermare l’illegittimità delle modalità con le quali il Comune di Bologna ha proceduto ad affidare un servizio per esso oneroso a trattativa privata anziché mediante gara pubblica e, dunque, per confermare l’annullamento dei relativi atti pronunciato con la sentenza appellata, stante l’evidente assorbenza dell’aspetto considerato anche rispetto ad ogni altro profilo di doglianza non trattato, esposto dagli appellanti.
Tuttavia, l’oggettiva complessità e peculiarità delle questioni sottoposte all’esame della Sezione consiglia la compensazione tra le parti presenti delle spese del grado.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, riuniti i ricorsi in appello in epigrafe, li respinge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 13 luglio 2007 con l’intervento dei magistrati:
Il 31-12-2007
N°. RIC. 3544/98
e N° RIC. 3717/98

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