Source: https://onanotiziarioamianto.it/porto-di-trieste-vittima-del-dovere/
Timestamp: 2020-07-15 01:27:48+00:00

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Redazione Posted on 27 Maggio 2020 4 Giugno 2020
Porto di Trieste: vigile...
Vigile del Fuoco vittima di mesotelioma, si al risarcimento
Il Tribunale di Trieste, Sez. Lavoro, sent. n. 48 del 26 maggio 2020, ha accolto le domande dei famigliari del Sig. G. S. Questi fu un Vigile del Fuoco in servizio presso il Comando di Trieste. Sia negli interventi in porto, che in città, piuttosto che negli eventi sismici, questi è intervenuto, ed è stato esposto ad amianto.
Il Sig. G. S., così come i suoi colleghi, è stato esposto alle fibre di asbesto. Ha indossato guanti e tute in amianto. E’ intervenuto tra le macerie del terremoto di Belice, piuttosto che in quello del Friuli Venezia Giulia.
Il Sig. G. S. si è ammalato di mesotelioma. Egli fu ignaro di essere stato esposto ad amianto, ovvero che tale minerale potesse provocare il mesotelioma. I famigliari si sono rivolti allo studio legale dell’Avv. Kostoris di Trieste, che rappresenta le vittime dell’amianto nel territorio del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni.
Il ricorso giudiziario ha avuto esito positivo. E’ stato depositato per il fatto che il Ministero inizialmente aveva rigettato le domande amministrative della vedova e degli orfani. Il Tribunale di Trieste ha accolto le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Avv. Albero Kostoris, coadiuvati dall’Avv. Corrado Calacione, ed ha condannato il Ministero dell’Interno, dopo il riconoscimento dello status di soggetto equiparato alla vittima del dovere, del sig. S.G. a corrispondere la speciale elargizione in favore della vedova, ha accertato e dichiarato in favore della vedova e dei figli del deceduto il diritto alla corresponsione dell’assegno vitalizio, speciale assegno vitalizio e la pensione privilegiata riconosciuta precedentemente alla patologia del mesotelioma della vittima.
Il ricorso per la tutela dei diritti dei familiari del Vigile del Fuoco deceduto per mesotelioma
I familiari del Vigile del Fuoco, deceduto per mesotelioma, erano del tutto ignari che il loro congiunto si fosse ammalato di mesotelioma per via delle attività di servizio, tra le quali quelle in esposizione ad amianto. I Vigili del Fuoco hanno utilizzato amianto anche nei dispositivi di protezione. Le loro tute antincendio erano in amianto e il Vigile del Fuoco G.S. aveva spento incendi presso il Porto di Trieste, ed eseguito altre missioni.
Il servizio del vigile del fuoco g.s. e l’amianto
Il Vigile del Fuoco G.S. in servizio presso il Comando di Trieste, ha svolto le sue attività e missioni nel Porto di Trieste, ma anche in tutela delle popolazioni terremotate.
I terremoti che si sono susseguiti in Italia hanno costituito le occasioni di azione del Sig. G.S., che rientrano a tutti gli effetti nell’ipotesi di cui all’art. 1, co. 563, della L. 266/2005, ovvero in quelle condizioni che a tutti gli effetti lo rendono equiparato alle vittime del dovere, ai sensi dell’art. 1, lett. c., del DPR 243/2006, emanato sulla base dell’art. 1, co. 564, della L. 266/2005.
Il riconoscimento del ministero in corso di causa
In corso di causa, dopo la notifica del ricorso predisposto dall’Avv. Ezio Bonanni, e dall’Avv. Alberto Kostoris, e depositato presso il Tribunale di Trieste e successivamente notificato, con il decreto di fissazione udienza, il Ministero dell’Interno ha modificato il suo atteggiamento.
Il ricorso giudiziario predisposto dai legali dell’ONA, associazione rappresentativa delle vittime dell’amianto, riportava un lungo elenco di testimoni, tra i quali anche il Dott. Costantino Saporito del Sindacato USB, in prima linea insieme con l’ONA nella difesa della categoria, e che ha organizzato il convegno nazionale proprio presso la sede dei Vigili del Fuoco, in Roma (06.12..2016).
Il ministero liquida la speciale elargizione
Il Ministero dell’Interno, ricevuta la notifica del ricorso giudiziario, con mole di prove schiaccianti, torna sui suoi passi e riconosce la causa di servizio e lo status di vittima del dovere. Si tratta di un passo significativo, poichè i vertici del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, ancora durante il convegno del 06.12.2016, avevano negato il rischio amianto per i Vigili del Fuoco.
Effettuata la liquidazione della speciale elargizione, il Ministero ha tentennato, e ha ritardato la costituzione delle prestazioni previdenziali dovute sia alla vedova che agli orfani.
L’udienza decisiva: bonanni e kostoris, si condanni il ministero!
E’ il giorno 26 maggio 2020, a Trieste spira la Bora, questo non spaventa i due difensori dei familiari della vittima i quali presenziano e spiegano al Giudice che il Ministero va per le lunghe!
E’ presente anche l’Avv. Corrado Calacione, colonna portante dei legali dell’ONA, in Friuli Venezia Giulia, e componente dello Studio Legale Kostoris (tutela legale vittime amianto sportello Friuli Venezia Giulia ONA).
Il dato è tratto. La causa si discute. Il Giudice è informato dei ritardi dell’Amministrazione.
La condanna del ministero dell’interno all’indennizzo alla vedova e agli orfani
Il Ministero tenta una strenua difesa. Si chiede un rinvio. Invece il Tribunale di Trieste, Giudice del Lavoro Dott.ssa Silvia Burelli, condanna il Ministero dell’Interno ad erogare le altre prestazioni: è questa Tribunale di Trieste, sezione lavoro, condanna del Ministero dell’Interno all’indennizzo del Vigile del Fuoco vittima del dovere mesotelioma
Tribunale di Trieste, ha deciso il procedimento con sentenza n. 48/2020: ‘il Giudice del Lavoro di Trieste, definitivamente pronunciando tra le parti, ogni contraria e diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così giudica:
1) Dichiara la cessazione della materia del contendere con riferimento al riconoscimento in capo a G.S. dello status di soggetto equiparato alla vittima del dovere nonché con riferimento al riconoscimento della speciale elargizione in favore di R.I. (vedova);
2) Accerta e dichiara il diritto dei ricorrenti alla corresponsione da parte del Ministero dell’Interno a decorrere dal 1°.10.2008: – dell’assegno vitalizio mensile, non reversibile, pari ad €500,00; – dello speciale assegno vitalizio mensile non reversibile pari a €1.033,00;
3) Accerta e dichiara il diritto di R.I. (vedova) alla corresponsione da parte del Ministero dell’Interno della pensione privilegiata di reversibilità di 1^ categoria Tab. A – trattamento speciale;
4) Condanna il Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante pro tempore, a corrispondere ai ricorrenti gli importi di cui al punto 2 e a R.I. (vedova) anche l’importo di cui al punto 3, oltre accessori di legge;
5) Dichiara nullo il ricorso in relazione alle ulteriore domande;
6) condanna parte resistente alla corresponsione delle spese di lite in favore di parte ricorrente che liquida in euro 2.800,00 oltre 15% per rimborso spese forfettarie, oltre IVA e CPA come per legge, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario;
Motivazione riservata ex art. 429 c.p.c. nel termine di giorni 60’
APPROFONDIMENTO: VITTIME DEL DOVERE
Il rischio amianto per i vigili del fuoco è stato denunciato dall’avv. Ezio Bonanni durante il convegno tenuto a Roma il 06.12.2016. L’evento è stato promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto, in collaborazione con l’USB sindacato per i Vigili del Fuoco. In rappresentanza della categoria è intervenuto anche il sig. Costantino Saporito.
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni: “ha vinto la legalità e la giustizia, finalmente il Ministero ammette il rischio amianto del Corpo dei Vigili”.
Vigile del fuoco morto di mesotelioma per il servizio prestato
Il Vigile del Fuoco S.G. ha donato la sua vita per la patria. Impiegato nel porto di Trieste e anche in soccorso delle vittime del terremoto del Friuli, è stato esposto ad amianto. In seguito alla esposizione ad asbesto, il vigile del fuoco S.G. si è ammalato di mesotelioma. Il signor S.G. è deceduto subito dopo. La sua stessa domanda dei benefici amianto era stata rigettata in vita, nonostante fossero evidenti le prove dell’avvenuta esposizione.
Vigili del fuoco esposti ad amianto
Il signor. S.G. è stato impiegato in molte attività specifiche di cui all’art. 1 comma 563 L. 266/2005. Anche a voler negare che i vigili del fuoco esposti ad amianto rientrino nelle attività proprie riconducibili a “svolgimento del servizio di ordine pubblico; c. nella vigilanza di infrastrutture…d. operazioni di soccorso; e. …tutela della pubblica incolumità; f. …azioni recate…in contesti di impiego internazionali…”, comunque sussiste il diritto alla equiparazione alle vittime del dovere ex art. 1 lettera C, del DPR 243/2006 emanato sulla base dell’art. 1 co. 564 L. 266/2005.
Riconoscimento delle prestazioni anche in favore dei figli non a carico
Il sig. S.G. è deceduto in seguito al mesotelioma. I suoi due figli, unitamente alla vedova, hanno ottenuto il riconoscimento delle prestazioni previdenziali loro dovute. Dopo il riconoscimento da parte dell’amministrazione, e la liquidazione della speciale elargizione, il Tribunale di Trieste ha condannato il Ministero dell’Interno al pagamento delle altre prestazioni.
Infatti inizialmente la domanda di riconscimento di causa di servizio, con equiparazione a vittima del dovere, era stata rigettata. Grazie alla caparbietà dell’avv. Ezio Bonanni e dell’avv. Alberto Kostoris, i familiari della vittima hanno ottenuto giustizia.
La tutela legale dell’ONA ai vigili del fuoco esposti
I familiari della vittima erano del tutto ignari del pericolo, solo dopo molti anni si sono rivolti all’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione ha poi formalizzato la richiesta di risarcimento al Ministero che, inizialmente, ha negato che il vigile potesse essere deceduto per esposizione alla fibra killer.
Una volta ricevuto il mandato, il Presidente dell’ONA, Ezio Bonanni e l’avv. Alberto Kostoris, hanno intrapreso l’azione giudiziaria presso il Tribunale di Trieste, che ha portato alla sentenza del giorno 26/05/2020, con la quale il Ministero è stato condannato alle prestazioni dovute.
Le azioni di risarcimento danni della vedova e degli orfani
L’azione legale dei familiari e degli orfani, è stata estesa alla richiesta di risarcimento danni per il mesotelioma e il successivo decesso del loro congiunto. In caso di decesso per mesotelioma per motivi di servizio, sussiste anche il diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni.
Le azioni legali di risarcimento danni
L’avv. Ezio Bonanni e l’avv. Alberto Kostoris hanno tutelato i familiari del vigile del fuoco deceduto per mesotelioma anche con l’azione di risarcimento danni. Per i danni c.d. iure hereditario e cioè per i danni subiti dalla vittima primaria, è stata intrapresa l’azione innanzi al TAR, mentre per i danni iure proprio è stato adito il Tribunale civile.
Per approfondire: risarcimento danni mesotelioma malattia professionale vigili del fuoco
Le somme liquidate ai familiari del vigile del fuoco vittima di mesotelioma
I familiari della vittima hanno ottenuto: la speciale elargizione di €228.000,00, un assegno vitalizio e altre prestazioni previdenziali.
In seguito alla sentenza vittoriosa, ora i familiari otterranno altre prestazioni, come imposto dal Tribunale di Trieste (consulta il testo della sent.).
Le dichiarazioni della difesa del vigile del fuoco (avv. Ezio Bonanni e avv. Alberto Kostoris)
I difensori sono in prima linea e preannunciano che dopo la notifica della citazione in sede civile (Tribunale di Trieste), a breve verrà notificato anche il ricorso al TAR: “ha vinto la legalità e la giustizia, finalmente il Ministero ammette il rischio amianto del Corpo dei Vigili del Fuoco” – dichiara Bonanni, che osserva – “non è ammissibile che il Ministero continui a negare la qualità di vittima del dovere degli appartenenti al Corpo dei Vigili del Fuoco. In questo caso, solo per la mole di prove raccolte nel corso del giudizio è stato possibile ottenere il riconoscimento del diritto. Inizieremo subito l’azione legale per il risarcimento del danno nella competente sede giudiziaria, perchè le prestazioni previdenziali di vittima del dovere sono soltanto un indennizzo del maggior danno”. “Prosegue l’azione dell’ONA presso tutte le istituzioni, per ottenere il riconoscimento delle vittime del dovere per esposizione ad amianto” sottolinea il Presidente Ona e componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente e Presidente dell’ONA.
Il rischio amianto per i Vigili del Fuoco
Quindi quella della presenza di amianto non è una problematica riguardante solo il porto di Trieste.
Le prove del rischio amianto per i Vigili del Fuoco
Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco (Ministero dell’Interno) ha certificato che nel periodo di servizio (10.01.1956 – 31.08.1990), il Vigile del Fuoco G. S. ha manipolato amianto friabile e compatto. Il Vigile del Fuoco G.S., al pari di tutti gli altri commilitoni, è stato esposto anche in via indiretta e per contaminazione dell’ambiente lavorativo.
Il rischio amianto nelle missioni dei Vigili del Fuoco
Incendi, macerie, in seguito ai terremoti, e ad altri crolli: questo il teatro di intervento dei Vigili del Fuoco. L’amianto ebbe largo uso in edilizia, almeno fino all’entrata in vigore del divieto di cui all’art. 1 L. 257/92 (aprile 1993). I Vigili del Fuoco, quindi, intervengono in situazione di emergenza, dopo crolli per eventi vari tra cui i terremoti. Questo rischio legato all’amianto nelle macerie, è stato sempre sottovalutato. La condizione di rischio amianto nelle macerie, è stato sottolineato dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha chiesto che i Vigili del Fuoco siano dotati di strumenti di protezione. Infatti, i materiali di amianto e contenenti amianto, ridotti allo stato pulvurulento, e, quindi, con elevate esposizioni, hanno costituito una fonte di rischio, prima di tutto fibrogeno e poi cancerogeno per i Vigili del Fuoco. Questo personale è esposto anche ad altri cancerogeni, con condizione, quindi, di sinergia e potenziamento, anche con riferimento al cancro del polmone e ad altri cancri.
I Vigili del Fuoco intervengono anche nei porti e anche all’interno delle navi e delle raffinerie, ovvero in condizione di sussistenza di reati ambientali. Oltre all’amianto compatto, la condizione di rischio è legata anche a quello friabile. Per il caso del Sig. G. S., rilevano le sue missioni nel porto di Trieste, e la vigilanza antincendio con lavori con fiamma in cantieri navali e nelle sale macchine e presso le industrie petrolifere triestine, tra cui la stessa raffineria Aquila), e con utilizzo di guanti e altri dispositivi in amianto. I dispositivi in amianto e/o in tessuto di amianto, sfibravano, ovvero davano rilascio di fibre, che si aerodisperdevano nell’ambiente di lavoro.
Rilevanza dell’assenza di strumenti di prevenzione e protezione
Il Sig. G.S. e i suoi colleghi, erano privi di maschere con il grado di protezione P3 e svolgevano servizi in ambienti, tra i quali unità navali, raffinerie, etc., privi di strumenti di aspirazione generalizzata e localizzata delle polveri.
Questi strumenti di prevenzione e protezione sarebbero stati decisivi per evitare, o comunque, ridurre l’esposizione ad amianto ed altri cancerogeni. Nel caso di mesotelioma, ciò che rileva è solo l’amianto (mesotelioma patologia asbesto correlata, dose-dipendente e mono fattoriale). Per le altre patologie cancerogene, come per esempio il cancro al polmone, sono rilevanti le esposizioni anche ad altri cancerogeni. Per tali motivi, queste modalità organizzative del servizio, hanno costituito la condizione di elevato rischio per tutto il corpo. Ciò è emerso anche nel convegno nazionale che l’ONA ha organizzato in Roma il 06.12.2016, i cui atti in video confermano quanto oggetto del ricorso giudiziario, il cui contenuto è stato confermato dalla sentenza storica di condanna del Ministero.
Il calcolo dell’esposizione ad amianto dei Vigili del Fuoco
Nel caso del Sig. G.S., piuttosto che dei suoi colleghi di lavoro, l’esposizione ad amianto è stata sempre elevata. Nel corso del Convegno “Angeli del soccorso senza tutela. Vigili del Fuoco a rischio esposizione” tenutosi a Roma il 06.12.2016 (video sopra), l’Amministrazione, Dipartimento dei Vigili del fuoco del soccorso Pubblico e della difesa civile, ha negato che ci fosse rischio amianto per i Vigili del Fuoco. Il servizio di sanità dei Vigili del Fuoco, intervenuto con il medico responsabile, ha dichiarato che non riscontrava casi di mesotelioma tra i Vigili del Fuoco. Inoltre il servizio sanitario degli stessi Vigili del Fuoco, come si evince dal video, ovvero dalla pubblicazione in video degli atti, ribadiva la contrarietà alla sorveglianza sanitaria.
La necessità di sorveglianza sanitaria per i Vigili del Fuoco (amianto)
Nel corso del Covegno del 06.12.2016, è emerso che almeno fino a quel periodo, vi fu omissione della sorveglianza sanitaria del personale dei Vigili del Fuoco. Il corpo sanitario dei Vigili del Fuoco ha ritenuto che i controlli sanitari fossero dannosi per la salute. Il dirigente medico dei Vigili del Fuoco ha sostenuto che i controlli TAC torace fossero eccessivamente cancerogeni. Queste tesi sono state contestate dall’Oncologo Carmine Luigi Roma, il quale ha contestato le affermazioni della dirigenza della sanità dei Vigili del Fuoco. L’Avv. Ezio Bonanni, come si evince dagli atti in video, ha richiamato il contenuto dell’art. 259 del Dlgs 81/2008, che impone la sorveglianza sanitaria, quale strumento di prevenzione e tutela. Infatti, con la sorveglianza sanitaria, è possibile ottenere la diagnosi precoce di tutte le patologie asbesto-correlate. La diagnosi precoce delle malattie asbesto-correlate è fondamentale.
La legge scientifica per il calcolo dell’esposizione asbesto
Sulla base della applicazione della legge scientifica e l’utilizzo della formula E= Σ(cᵢ * hᵢ)/hanno tratta dall’ente tedesco Hauptverband der Berufsgenossenschaften, è possibile ricostruire a posteriori i livelli espositivi a polveri e fibre di amianto alle quali le vittime sono state esposte durante il servizio espletato.
Il Sig. G. S., per tutto il periodo di servizio, ha, perciò, svolto attività che rientrano in quelle di cui all’art. 1 co. 563 L. 266/05: “contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento del servizio di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità”.
Le indagini della procura di trieste sui danni ai Vigili del Fuoco
La ASL 1 Triestina, ricevuta la diagnosi di mesotelioma del Sig. G. S., ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Trieste. Sono state svolte le indagini che hanno confermato il rischio amianto per i Vigili del Fuoco presso il porto di Trieste e la Ferriera di Servola di Trieste. Durante l’espletamento delle indagini lo stesso Sig. G. S., in data 21.07.2006, è stato sentito a sommarie informazioni, e, in quella sede, ha confermato la condizione di rischio per gli appartenenti al corpo dei Vigili del Fuoco.
Il Sig. G. S., nel riepilogare le attività di servizio espletate alle dipendenze del Ministero dell’Interno agli organi inquirenti, ha precisato che “Dal 10.01.1956 al 31.08.1990 sono passato alle dipendenze dei Vigili del Fuoco di Trieste. Confermo quanto riportato nel curriculum lavorativo fornitomi dal Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Trieste in data 9.06.2006. Durante l’attività svolta presso i Vigili del Fuoco, mi recavo in ambito portuale e ricordo che venivano effettuate operazioni di carico e scarico di sacchi contenenti amianto. Sono anche intervenuto presso lo stabilimento Italcementi di Trieste come sorvegliante antincendio, con compiti di prevenzione antincendio. Ricordo che avevo in adozione vestiti in amianto, che utilizzavamo anche durante le esercitazioni antincendio”.
More : mesotelioma, riconoscimento vittima del dovere, vigili del fuoco

References: sentenza 
 art. 429
 art. 1
 sentenza 
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