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Timestamp: 2019-09-15 15:57:54+00:00

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Litis.it » Locazione. Dopo la disdetta non c’è rinnovazione se il conduttore permane nell’immobile
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Ai fini della rinnovazione tacita del contratto di locazione occorre che dall’univoco comportamento tenuto da entrambe le parti, dopo la scadenza del contratto medesimo, possa desumersi la loro implicita ma inequivoca volontà di mantenere in vita il rapporto locativo. Ne consegue che detta rinnovazione non può dedursi dal totale silenzio serbato dal conduttore dopo la disdetta o dalla permanenza del conduttore nell’immobile oltre la scadenza del termine contrattuale o, ancora, dall’accettazione dei canoni da parte del locatore.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 10542 del 14 maggio 2014
1. R.E. ha proposto ricorso per cassazione contro la s.p.a. GGI – Generali Properties Asset Management (quale procuratrice della s.p.a. Assicurazioni Generali) avverso la sentenza del 3 aprile 2008, con la quale la Corte d’Appello di Perugia ha rigettato l’appello da esso ricorrente proposto avverso la sentenza del Tribunale di Perugia del febbraio 2006, che – investito dall’intimata nella qualità di una licenza per finita locazione al 30 giugno 2005, riguardo al contratto locativo ad uso diverso da quello abitativo stipulato fra il ricorrente e l’I.N.A. (successivamente incorporata dalla Assicurazioni Generali) il 1 luglio 1987 – sull’opposizione alla convalida, dopo avere pronunciato ordinanza di rilascio, fissando per l’esecuzione la data del 30 giugno 2005 e disposto la prosecuzione del giudizio nel merito, rigettava l’opposizione e condannava la locatrice alla corresponsione della chiesta indennità per la perdita di avviamento commerciale.
1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia “violazione di legge – Art. 360 n. 3 c.p.c. – Errata applicazione delle norme di legge che regolano il rapporto di locazione e la disciplina della sua rinnovazione – Articolo 1597 codice civile. Articoli 28 e 29 L. 392/1978”.
1.1.1. Va premesso che è giurisprudenza consolidata della Corte quella che emerge dai seguenti principi di diritto: “La rinnovazione tacita del contratto di locazione, ai sensi dell’articolo 1597 cod. civ., postula la continuazione della detenzione della cosa da parte del conduttore e la mancanza di una manifestazione di volontà contraria da parte del locatore, cosicché, qualora questi abbia manifestato con la disdetta la volontà di porre termine al rapporto, la rinnovazione non può desumersi dalla permanenza del locatario nell’immobile locato dopo la scadenza o dal fatto che il locatore abbia continuato a percepire il canone senza proporre tempestivamente azione di rilascio, occorrendo, invece, un comportamento positivo idoneo ad evidenziare una nuova volontà, contraria a quella precedentemente manifestata per la cessazione del rapporto” (Cass. (ord.) n. 13886 del 2001); “Ai fini della rinnovazione tacita del contratto di locazione occorre che dall’univoco comportamento tenuto da entrambe le parti, dopo la scadenza del contratto medesimo, possa desumersi la loro implicita ma inequivoca volontà di mantenere in vita il rapporto locativo. Ne consegue che detta rinnovazione non può dedursi dal totale silenzio serbato dal conduttore dopo la disdetta o dalla permanenza del conduttore nell’immobile oltre la scadenza del termine contrattuale o, ancora, dall’accettazione dei canoni da parte del locatore”. (Cass. n. 10963 del 2010).
1.1.2. Si tratta di valutare come tali principi rilevino nella fattispecie.
1.1.3. Tale volontà può manifestarsi:
1.1.4. Si enuncia, in realtà, di seguito una prospettazione per cui la conclusione del nuovo contratto, qualificata come novazione, sarebbe stata da ravvisare, con la conferma al tempo stesso della rinuncia, nella richiesta, a ridosso della scadenza già provocata dalla disdetta, di adeguamento del canone ai sensi dell’art. 32 citato.
1.1.5. Il motivo, in realtà, si astiene, in definitiva, dall’individuare come e perché alla situazione di cessazione del rapporto alla scadenza del 30 giugno 1999, effetto coinvolgente entrambe le parti, si sarebbe sostituita una fattispecie di conclusione di un contratto nuovo con prima durata soggetta al regime del secondo comma dell’art. 28 della legge n. 392 del 1978.
2. Con un secondo motivo si denuncia “violazione di legge – Art. 360, n. 4 c.p.c. – Mancata applicazione delle preclusioni dettate dall’art. 426 c.p.c. in merito al termine perentorio concesso alle parti per integrare la domanda – Violazione dell’art. 112 c.p.c. per avere la Corte d’Appello di Perugia assunto a base della propria decisione un’eccezione mai proposta dal locatore”.
3. Il ricorso è conclusivamente rigettato.
Depositata in Cancelleria il 14 maggio 2014
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 Art. 360
 Articolo 1597
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