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Timestamp: 2018-04-26 13:05:59+00:00

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Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 21 aprile 2017, n. 1873 - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 21 aprile 2017, n. 1873
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Risulta tuttora in vigore l’art. 22 comma 5 del comma 5 del r.d.l. n. 1578 del 1933, e quindi il principio della piena fungibilità fra membri effettivi e membri supplenti delle commissioni dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, con la possibilità di sostituzione di ciascun componente da parte di altro componente, senza alcun riguardo alla qualifica professionale posseduta dai singoli componenti, considerato peraltro che essi non sono portatori di interessi settoriali, in relazione al preminente interesse pubblico alla più sollecita definizione della procedura abilitativa
sentenza 21 aprile 2017, n. 1873
Pi. Fi. Ru., rappresentato e difeso dagli avv.ti Ma. Re. e Ar. Po., e presso lo studio di quest’ultimo elettivamente domiciliato in Roma, alla via (…), per mandato a margine dell’atto di costituzione nel giudizio d’appello;
della sentenza del T.A.R. per la Lombardia, Sede di Milano, Sezione 3^, n. 2705 del 18 dicembre 2015, resa tra le parti, con cui è stato accolto il ricorso in primo grado n. r. 2665/2014 proposto per l’annullamento del verbale della VII Sottocommissione per gli esami di abilitazione alla professione di avvocato presso la Corte di Appello di Roma, nella parte in cui ha assegnato all’interessato per il parere di diritto penale il voto di 25/30, con conseguente non ammissione all’orale, nonché dell’elenco dei candidati ammessi alla prova orale pubblicato il 29 giugno 2014
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Pi. Fi. Ru.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 30 marzo 2017 il Cons. Leonardo Spagnoletti e uditi l’avvocato dello Stato Ve. Fe. per il Ministero della Giustizia e l’avv. Ar. Po., in proprio e anche per delega dell’avv. Ma. Re., per Pi. Fi. Ru.;
1.) Pi. Fi. Ru. ha partecipato alle prove relative all’esame di ammissione di abilitazione alla professione di avvocato, relative alla sessione 2013, conseguendo voti 30/50 per il parere di diritto civile, 32/50 per la redazione dell’atto giudiziario in materia penale e 25/30 per il parere di diritto penale, e quindi complessivi voti 87 insufficienti rispetto alla soglia minima (90) prescritta per l’ammissione all’orale.
Con il ricorso in primo grado n. r. 2665/2014 l’interessato ha dedotto, in sintesi, le seguenti censure:
– in funzione della piana interpretazione della disposizione dell’art. 46 comma 5 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 in combinato disposto con il chiarissimo tenore del successivo art. 49, che tiene ferma l’applicabilità delle norme previgenti “…sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalità di esame…” per i primi due anni successivi all’entrata in vigore della legge, anche in disparte la considerazione che il comma 6 dell’art. 46 demanda comunque ad apposito regolamento del Ministro della Giustizia, da emanare sentito il Consiglio Nazionale Forense, la definizione delle “…modalità e (le) procedure di svolgimento dell’esame di Stato e quelle di valutazione delle prove scritte ed orali”, sia pure sulla base dei criteri generali ivi enunciati;
(Sezione Quarta), così provvede sull’appello in epigrafe n. r. 2364 del 2016:
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-05-09T14:11:59+00:00	9 maggio 2017|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2017, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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