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Timestamp: 2019-11-12 21:30:55+00:00

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Vendita di beni con marchi contraffatti: non rileva la grossolanità - Corte di cassazione penale - sentenza n. 40394/15 del 08/10/2015
Vendita di beni con marchi contraffatti: non rileva la grossolanità
sentenza 40394/15 del 08/10/2015
Integra il delitto di cui all'art. 474 c.p. , la detenzione per la vendita di prodotti recanti marchio contraffatto senza che abbia rilievo la configurabilità della contraffazione grossolana, considerato che l'art. 474 c.p. , tutela, in via principale e diretta, non già la libera determinazione dell'acquirente, ma la fede pubblica, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi e segni distintivi, che individuano le opere dell'ingegno e i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione anche a tutela del titolare del marchio; si tratta, pertanto, di un reato di pericolo, per la cui configurazione non occorre la realizzazione dell'inganno non ricorrendo quindi l'ipotesi del reato impossibile qualora la grossolanità della contraffazione e le condizioni di vendita siano tali da escludere la possibilità che gli acquirenti siano tratti in inganno.
Cassazione penale, sezione seconda, sentenza del 8.10.2015, n. 40394
4. Il primo motivo di ricorso proposto dall'Avv. Marco Caxxxi è manifestamente infondato ed è meramente reiterativo del corrispondente motivo di appello.
Questa Corte ha più volte chiarito che non è causa di nullità del decreto che dispone il giudizio l'omesso avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia, atteso che, il predetto avvertimento non è qualificabile come "uno dei requisiti" della citazione e, pertanto, in applicazione del principio di tassatività delle nullità, l'omissione dello stesso non è sanzionata (da ultimo Cass. Sez. 2, Sentenza n. 36097 del 14/05/2014 dep. 25/08/2014 Rv. 260354).
Il contrario orientamento citato nel ricorso è stato perciò superato da tempo di molto antecedente la proposizione del ricorso, ma nel motivo di ricorso ci si limita a riproporre il corrispondente motivo di appello senza analizzare l'orientamento successivo pur richiamato dalla Corte d'appello.
5. Il secondo motivo di ricorso proposto dall'xxxx, il quarto ed il quinto motivo di ricorso proposto dall'Avv. Marcxxcci sono manifestamente infondati.
In tema di competenza territoriale, l'art. 491 c.p.p. , stabilisce un preciso sbarramento alla deducibilità della eccezione di incompetenza, a prescindere dal momento in cui la questione stessa diviene in concreto proponibile (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 915 del 26/02/1992 dep. 18/03/1992 Rv. 189930).
Ne consegue che non rileva ai fini della decisione quanto emerso nell'istruzione dibattimentale dopo tale momento preclusivo.
Pertanto l'eccezione di incompetenza territoriale, ritualmente prospettata nel termine di cui all'art. 491 c.p.p. , e respinta dal giudice, può essere riproposta con i motivi di impugnazione senza, però, poter introdurre argomentazioni ulteriori rispetto a quelle originarie, anche se queste ultime potrebbero giustificare uno spostamento della competenza (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1415 del 13/12/2013 dep. 15/01/2014 Rv. 258149. Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che non potessero in nessun modo essere rivalutati in sede di legittimità i nuovi argomenti proposti, a sostegno dell'eccezione di incompetenza territoriale, per la prima volta con i motivi di appello).
Quanto all'asserita assenza di un contratto di compravendita, posto che lo stesso può essere anche solo verbale, il Tribunale aveva deciso sulla situazione presente al momento della formulata eccezione e la Corte territoriale confermando la competenza ha disatteso implicitamente la questione relativa.
6. Il sesto motivo di ricorso proposto dall'Avv. Marco Capucci è infondato.
Va premesso che in tema di accertamenti tecnici (anche irripetibili), l'attività di esame e di studio espletata oltre il termine di durata delle indagini preliminari dal consulente tecnico del P.M. sulla documentazione e sull'attività tempestivamente compiuta (nella specie, esame autoptico), pur impedendo l'acquisizione della relazione di consulenza al fascicolo del dibattimento, non osta alla formazione della prova a seguito dell'esame dell'ausiliario nel contraddittorio delle parti (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 18473 del 06/03/2014 dep. 05/05/2014 Rv. 261961).
Per il resto la questione proposta non ha pregio posto che, in tema di istruzione dibattimentale, le dichiarazioni rese dai consulenti tecnici di parte, indipendentemente dallo svolgimento del proprio incarico in ambito peritale ovvero extraperitale, hanno il medesimo valore probatorio di quelle testimoniali, in quanto l'art. 501 c.p.p. , comma 1, riconosce sostanziale qualità di testimone ai consulenti tecnici ammessi su richiesta di parte (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 8377 del 17/01/2008 dep. 25/02/2008 Rv. 239281).
D'altro canto il divieto di apprezzamenti personali del testimone non è riferibile ai fatti direttamente percepiti dallo stesso, al quale, a causa della speciale condizione di soggetto qualificato, per le conoscenze che gli derivano dalla sua abituale e specifica attività, non può essere precluso di esprimere apprezzamenti, se questi sono inscindibili dalla deposizione sui fatti stessi (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 44326 del 11/11/2010 dep. 16/12/2010 Rv. 249180. Nella specie la Corte ha rilevato che la contraffazione di marchi, modelli e segni distintivi ben può essere accertata in via testimoniale mediante escussione di soggetti qualificati, in virtù delle conoscenze acquisite nel corso di abituale e specifica attività).
7. Il terzo e quinto motivo di ricorso proposti dall'Avv. xxed il settimo motivo di ricorso proposto dall'Avv. Marcxxxucci sono infondati.
Anche prima della modifica dell'art. 474 c.p. , questa Corte aveva chiarito che non può dirsi estranea alla previsione di reato di cui all'art. 474 c.p. , la condotta consistente nella produzione e messa in commercio di prodotti seriali riproducenti, ancorchè in modo imperfetto e senza indicazione della sua denominazione, un personaggio di fantasia protetto da registrazione (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 27032 del 25/05/2004 dep. 16/06/2004 Rv. 229121. Nella specie, trattavasi di giocattoli gonfiabili riproducenti il pulcino "Calimero"; Conf. con riferimento a "Titti" Cass. Sez. 5, Sentenza n. 25147 del 31/01/2005 dep. 11/07/2005 Rv. 231894).
Infatti, ai fini della configurabilità del reato di commercio di prodotti con segni falsi, è sufficiente e necessaria l'idoneità della falsificazione a ingenerare confusione, con riferimento non solo al momento dell'acquisto, bensì alla loro successiva utilizzazione, a nulla rilevando che il marchio, se notorio, risulti, o non, registrato, data l'illiceità dell'uso senza giusto motivo di un marchio identico o simile ad altro notorio anteriore utilizzato per prodotti o servizi sia omogenei o identici, sia diversi, allorchè al primo derivi un indebito vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del secondo. (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 40170 del 01/07/2009 dep. 15/10/2009 Rv. 244750. Fattispecie relativa a sequestro di magliette riportanti al centro una dicitura di grandi dimensioni di un celebre marchio e sul collo un'altra, di piccole dimensioni, riferita a un altro produttore).
Nella specie risultavano imitati personaggi di note case produttrici, come nel caso delle pronunzie richiamate.
Nel caso in esame la Corte territoriale ha inoltre ritenuto che fossero stati utilizzati su cerchietti fiori stilizzati in forme geometriche a intervalli regolari identici a quelli utilizzati da la casa francese Louis Vuitton ed i colori scozzesi della Burberry con conseguente servile imitazione dei marchi stessi (p. 13 e 14 sentenza impugnata).
Quanto alla dedotta inidoneità della condotta va ricordato che integra il delitto di cui all'art. 474 c.p. , la detenzione per la vendita di prodotti recanti marchio contraffatto senza che abbia rilievo la configurabilità della contraffazione grossolana, considerato che l'art. 474 c.p. , tutela, in via principale e diretta, non già la libera determinazione dell'acquirente, ma la fede pubblica, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi e segni distintivi, che individuano le opere dell'ingegno e i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione anche a tutela del titolare del marchio; si tratta, pertanto, di un reato di pericolo, per la cui configurazione non occorre la realizzazione dell'inganno non ricorrendo quindi l'ipotesi del reato impossibile qualora la grossolanità della contraffazione e le condizioni di vendita siano tali da escludere la possibilità che gli acquirenti siano tratti in inganno (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 5260 del 11/12/2013 dep. 03/02/2014 Rv. 258722).
8. Il quarto motivo di ricorso proposto dall'xxx ed il nono motivo di ricorso proposto dall'Avxx xx sono manifestamente infondati e svolgono censure di merito.
La Corte d'appello ha ritenuto la sussistenza dell'elemento soggettivo in ragione non solo della notorietà dei marchi, ma dell'acquisto attraverso canali diversi da quelli dei prodotti originali (p. 15 sentenza impugnata), argomento decisivo trascurato dal primo giudice.
Rispetto a tale valutazione, non manifestamente illogica, non assume rilievo l'avvenuto sdoganamento della merce in questione o il quantitativo di merce rispetto al magazzino o al fatturato.
xxxi è manifestamente infondato.
La superfluità della perizia è stata motivata richiamando le considerazioni in precedenza svolte sulla contraffazione dei prodotti.
10. Il decimo motivo di ricorso proposto dall'xxi è manifestamente infondato.
Il delitto di ricettazione è configurabile anche nell'ipotesi di acquisto o ricezione, al fine di profitto, di cose con segni contraffatti nella consapevolezza dell'avvenuta contraffazione, atteso che la cosa nella quale il falso segno è impresso - e che con questo viene a costituire un'unica entità - è provento della condotta delittuosa di falsificazione prevista e punita dall'art. 473 c.p. (Cass. Sez. U, Sentenza n. 23427 del 09/05/2001 dep. 07/06/2001 Rv. 218770).
11. L'undicesimo motivo di ricorso proposto dall'Avv. Marxxxx è manifestamente infondato.
L'ipotesi lieve è stata implicitamente esclusa dalla considerazione che la G. deteneva migliaia di prodotti con marchi contraffatti (p. 15 sentenza impugnata).
12. Il dodicesimo motivo di ricorso proposto dall'Avv. Marcxxxxxcci è manifestamente infondato.
E' infatti legittimo il ricorso del giudice a criteri equitativi nella quantificazione del danno risarcibile ove in esso non siano rinvenibili componenti patrimoniali suscettibili di precisa determinazione (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 43053 del 30/09/2010 dep. 03/12/2010 Rv. 249140).
Nel caso in esame la Corte territoriale ha motivato sia sul pregiudizio alle vendite che sul danno di immagine (p. 16 sentenza impugnata).
13. La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio limitatamente al reato di cui all'art. 474 c.p. , essendo maturata la prescrizione del reato.
Conseguentemente elimina la relativa pena di mesi 2 di reclusione ed Euro 100,00 di multa inflitta quale aumento per la continuazione.
Per il reato di ricettazione la pena deve essere rideterminata, sulla scorta di quanto risulta dalla sentenza impugnata, in anni 1 mesi 4 di reclusione ed Euro 400,00 di multa.
14. Il ricorso deve essere rigettato nel resto.
15. Alla pronunzia adottata consegue la condanna dell'imputata alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile Louis Vuitton Maxxxx. per questo grado di giudizio che si liquidano in Euro 1.500,00, oltre accessori di legge come da nota spese ritenuta congrua.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui all'art. 474 c.p. , perchè estinto per prescrizione ed elimina la relativa pena di mesi 2 di reclusione ed Euro 100,00 di multa inflitta quale aumento per la continuazione.
Ridetermina la pena per il reato di ricettazione in anni 1 mesi 4 di reclusione ed Euro 400,00 di multa.
Condanna la ricorrente alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile Louxxxxxxxton xxxxx. per questo grado di giudizio che si liquidano in Euro 1.500,00, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 30 settembre 2015.
Depositato in Cancelleria il 8 ottobre 2015

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