Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2017/07/05/06/comunic.htm
Timestamp: 2019-02-16 23:57:29+00:00

Document:
﻿VI Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 5 luglio 2017
Mercoledì 5 luglio 2017. — Presidenza del presidente Maurizio BERNARDO. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Pier Paolo Baretta.
La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto legislativo, rinviato nella seduta del 4 luglio scorso.
Maurizio BERNARDO, presidente, ricorda che nella seduta di ieri il relatore, Barbanti, ha ulteriormente riformulato la sua proposta di parere (vedi allegato 1).
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) dichiara il voto di astensione del gruppo M5S sulla proposta di parere del relatore, rilevando come un argomento tanto importante avrebbe meritato un intervento normativo ben più incisivo, che avrebbe dovuto essere realizzato attraverso proposte di legge di matrice parlamentare, al fine di porre un argine più efficace agli scandali che hanno recentemente travolto il sistema bancario e creditizio italiano, tra i quali richiama la vicenda delle quattro banche poste in risoluzione, la profonda crisi del gruppo Monte dei Paschi di Siena e la liquidazione coatta amministrativa della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Nel ritenere che tali gravissimi episodi potrebbero ulteriormente ripetersi in futuro, richiama alcune sue precedenti dichiarazioni con le quali aveva denunciato la pratica, diffusa nel mondo finanziario, attraverso la quale si provvede a modificare i profili MIFID dei clienti, ad esempio attraverso l'apertura di conti on line, eludendo in tal modo la stessa disciplina MIFID.
Sottolinea come tali comportamenti andrebbero sicuramente impediti, affidando ad un organismo pubblico, quale la CONSOB, la valutazione dei profili MIFID degli investitori, nonché definendo in modo più stringente la normativa in materia.
Passando quindi al contenuto della proposta di parere, come riformulata dal relatore, dissente dal contenuto della lettera b) delle osservazioni, la quale limita, in modo a suo giudizio incostituzionale, l'operatività dei consulenti finanziari autonomi, a tutto vantaggio dei grandi intermediari finanziari, che spesso si sono rivelati inaffidabili e viziati da conflitti d'interesse. Ritiene invece che si sia compiuto un piccolo passo avanti trasformando in condizione l'osservazione che chiede di disciplinare con normativa di rango secondario il regime applicabile alle azioni emesse dalle banche di credito cooperativo e dalle casse rurali, rilevando tuttavia come sarebbe necessario adottare misure più efficaci ed evidenziando come il vero problema non sia certo il contenuto della proposta di parere ma le insufficienze e le lacune del provvedimento in esame.
La Commissione approva la proposta di parere, come ulteriormente riformulata dal relatore nella seduta di ieri.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 luglio scorso.
Maurizio BERNARDO, presidente, informa che sono state presentati alcuni ricorsi avverso i giudizi di inammissibilità di talune proposte emendative pronunciati nella seduta di ieri.
In tale contesto, alla luce di un ulteriore esame delle proposte emendative (vedi allegato 2), nonché a seguito dell'analisi dei motivi di ricorso addotti dai ricorrenti, la Presidenza ritiene di poter Pag. 78rivedere i giudizi di inammissibilità sulle seguenti proposte emendative, che devono pertanto considerarsi ammissibili:
Villarosa 1.9, dichiarato inammissibile limitatamente al capoverso articolo 4, comma 3, e Villarosa 3.172, dichiarato inammissibile limitatamente al capoverso comma 3-bis, che trasferiscono al Ministero dell'economia e delle finanze l'intero capitale sociale della Nuova Cassa di risparmio di Ferrara SpA, in quanto tali parti degli emendamenti appaiono inscindibilmente connessi con le parti ammissibili delle medesime proposte emendative;
Pesco 1.31, Pesco 2.74, e Pesco 8.1, in quanto affrontano una tematica, quella dell'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza di soggetti bancari, connessa direttamente con quelle affrontate dal decreto-legge;
Sibilia 1.32, 1.33, 1.35, 1.36, 1.37, 1.38, 1.39, 1.40, 1.41, 1.42, 1.43, 1.44, 1.45, nonché Fragomeli 6.03, i quali, modificando in vari modi la disciplina generale della risoluzione degli istituti bancari, affrontano anch'essi una tematica strettamente connessa con quelle oggetto del decreto-legge;
Sibilia 6.21, il quale affronta, sotto il profilo delle sanzioni previste per la fattispecie del mendacio bancario, una questione strettamente legata alle vicende che hanno determinato la crisi delle banche poste in liquidazione oggetto del provvedimento;
Pelillo 6.02, il quale, introducendo una nuova classe di strumenti di debito, intende rendere più flessibili i meccanismi di ripartizione degli oneri tra i creditori nel caso di liquidazione di soggetti bancari, in coerenza con le finalità di tutela dei piccoli risparmiatori perseguite dal provvedimento.
Rileva altresì come la Presidenza ritenga invece di dover confermare i giudizi di inammissibilità di materia sulle restanti proposte emendative.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta già convocata al termine della seduta antimeridiana dell'Assemblea.
Maurizio BERNARDO, presidente, ricorda che nella seduta di ieri, in sostituzione della relatrice, Moretto, ha illustrato i contenuti del provvedimento.
Sara MORETTO (PD), relatrice, informa di aver formulato una proposta di parere favorevole (vedi allegato 3) che è stata trasmessa informalmente via e-mail a tutti i componenti della Commissione nella mattinata odierna.
Carlo SIBILIA (M5S) chiede di non procedere alla votazione della proposta di parere nella giornata odierna, in considerazione del fatto che la Commissione è impegnata nell'esame del disegno di legge C. 4565, di conversione del decreto-legge n. 99 del 2017, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza SpA e di Veneto Banca SpA.
Maurizio BERNARDO, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad una seduta da convocare nella giornata di domani.
Mercoledì 5 luglio 2017. — Presidenza del presidente Maurizio BERNARDO indi del vicepresidente Paolo PETRINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Pier Paolo Baretta.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nell'odierna seduta antimeridiana.
Maurizio BERNARDO, presidente, dà conto delle sostituzioni intervenute.
Carlo SIBILIA (M5S) chiede l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso.
Rileva quindi come il decreto-legge manchi sia dell'analisi tecnica normativa, sia dell'analisi dell'impatto della regolamentazione, chiedendo pertanto al Governo di fornire quanto prima alla Commissione tali elementi, in assenza dei quali ritiene non si possa procedere nelle votazioni sul decreto-legge.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA si riserva di verificare quanto affermato dal deputato Sibilia.
Giovanni SANGA (PD), relatore, raccomanda l'approvazione del suo articolo aggiuntivo 01.01; chiede di accantonare gli emendamenti Villarosa 1.23 e 1.24, nonché Zoggia 1.25, mentre esprime parere contrario su tutti i restanti emendamenti all'articolo 1.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA esprime parere favorevole sull'articolo aggiuntivo 01.01 del relatore, esprimendo altresì parere conforme a quello del relatore sui restanti emendamenti riferiti all'articolo 1.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) evidenzia come il decreto-legge in esame sia certamente il più assurdo adottato dal Governo nel corso della legislatura. Al riguardo rileva come esso appaia oscuro fin dalla sua genesi, posto che riguarda la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, istituti bancari i quali hanno mostrato gravi difficoltà pur avendo superato gli stress test svolti dagli organi di vigilanza bancaria europei nel corso del 2014. Nell'evidenziare le ulteriori vicende che hanno interessato le predette banche, ricorda che esse hanno ricevuto, successivamente, forti iniezioni di liquidità da parte del Fondo Atlante 1, il cui acquisto di azioni era garantito dalla Cassa depositi e prestiti, la quale, a causa della successiva perdita di valore dei titoli azionari delle due banche, ha subito una perdita per 500 milioni di euro. Rammenta inoltre il successivo intervento del Fondo Atlante 2, nonché l'emissione, da parte delle due banche, di obbligazioni coperte da garanzia statale.
Alla luce delle vicende descritte, osserva come tutte le operazioni poste in essere a sostegno della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca siano state, oltre che inutili, pericolose.
In tale ambito ritiene grave che nel decreto-legge in esame sia previsto il ristoro esclusivamente a favore degli investitori che detengano strumenti finanziari subordinati emessi dalle banche, ovvero acquistati, entro la data limite del 12 giugno 2014. A tale proposito sottolinea le evidenti responsabilità degli organi direttivi Pag. 80delle due banche, nonché del Governo, i quali hanno indotto i risparmiatori a confidare nel possibile risanamento delle banche stesse, così incoraggiandoli nelle proprie attività di investimento. Ritiene essenziale quindi che la citata data limite del 12 giugno 2014 per l'accesso delle misure di ristoro da parte dei risparmiatori venga eliminata dal testo del provvedimento.
Con riferimento alla procedura con la quale è stata individuata Intesa SanPaolo quale soggetto cessionario delle aziende bancarie di Veneto Banca e di Banca popolare di Vicenza, reputa assai grave che essa sia stata svolta in modo assolutamente non trasparente, evidenziando come il Governo abbia mentito al Paese per molte settimane, durante le quali sono state evidentemente contrattate con Banca Intesa SanPaolo le condizioni della predetta cessione, le quali risultano molto onerose per lo Stato ed estremamente vantaggiose per la banca cessionaria. In tale contesto sottolinea l'estromissione degli altri operatori bancari dalla procedura di selezione, la quale, anziché essere, come affermato nel decreto-legge, aperta, concorrenziale e non discriminatoria, è stata del tutto non trasparente e condotta in modo da escludere dalla partecipazione tutte le banche potenzialmente interessate.
Chiede inoltre al Governo di chiarire il motivo per cui ha rifiutato l'offerta di ricapitalizzazione presentata da diversi fondi di investimento esteri, i quali avevano manifestato il loro interesse e che avrebbero potuto condurre a un diverso esito della vicenda.
Ritiene estremamente grave che l'Esecutivo, anche nell'ambito della Relazione tecnica che accompagna il provvedimento, non abbia chiarito in alcun modo i criteri oggettivi in base ai quali è giunto alla quantificazione delle ingenti risorse che verranno impiegate nell'ambito dell'operazione di liquidazione coatta amministrativa delle due banche. In merito reputa indispensabile, per il prosieguo dei lavori, che il metodo attraverso il quale si è giunti a tali valutazioni sia reso noto alla Commissione, ai fini di un prosieguo più consapevole dell'esame degli emendamenti.
Sottolinea inoltre come sia paradossale che la citata relazione tecnica preveda il «presumibile» affidamento delle attività di recupero dei crediti deteriorati alla Società per la Gestione di Attività (SGA), nonostante tale affidamento sia già disposto nel decreto-legge in esame. Nel ritenere che gli elementi descritti rendono evidente che le trattative con Intesa SanPaolo e, più in generale, il complesso dell'operazione disposta nel provvedimento, sono state portate avanti dal Governo per lungo tempo senza che i cittadini ne fossero informati. Reputa quindi assolutamente necessario modificare il testo quantomeno su alcuni specifici aspetti, ritenendo che, anche qualora esso fosse modificato, Intesa SanPaolo potrebbe continuare a far parte del contratto da essa stipulato, non essendo stabilito nel decreto-legge l'automatico recesso in caso di modifiche alle condizioni previste nel contratto stesso.
Ribadisce quindi l'intenzione del suo gruppo si sostenere le proprie proposte emendative, a tutela dei cittadini e risparmiatori.
In tale contesto fa presente come il provvedimento rechi una serie numerosissima di deroghe alla normativa contenuta sia nel codice civile, sia nel Testo unico bancario. In tale ambito evidenzia in particolare la deroga, contenuta all'articolo 3 del provvedimento, a quanto previsto dall'articolo 58 del TUB in materia di obblighi di pubblicità connessi alle operazioni di cessione delle aziende bancarie.
Sottolinea inoltre come, a vantaggio di Intesa SanPaolo, sia prevista la deroga alle disposizioni contenute nell'articolo 2741 del codice civile, in materia di pari trattamento dei creditori, prevedendo particolari forme di comunicazione ai creditori ceduti.
Nel segnalare che sono stati presentati diversi emendamenti, anche da colleghi di altri gruppi, volti a sopprimere tale deroga, stigmatizza il fatto che per Intesa San Paolo, a differenza di tutte le altre banche che sono tenute al rispetto della Pag. 81legge n. 231 del 1991, non valga la responsabilità in solido del cessionario e del cedente in caso di cessione di azienda.
Con riguardo al comma 2 dell'articolo 3, segnala l'ulteriore deroga alle disposizioni dell'articolo 47 della legge n. 428 del 1990 in materia di trasferimenti di azienda, che consentirà ad Intesa San Paolo di omettere la comunicazione ai lavoratori oggetto del trasferimento, sottraendo loro qualsiasi diritto in materia. Considerato che, come stabilito dalla lettera a) del medesimo comma 2 dell'articolo 3 non viene applicato l'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 in materia di lottizzazione abusiva, lamenta inoltre il fatto che Intesa San Paolo non verrà sanzionata nel caso dovesse iniziare opere che comportino trasformazione urbanistica od edilizia dei terreni stessi in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici. Esprime condivisione per la rabbia dei cittadini, costretti a rispettare le disposizioni in materia di certificazione energetica in caso di trasferimento di immobile, quando si renderanno conto che tale obbligo non vale per Intesa San Paolo, che oltretutto è esentata dal rispetto dell'articolo 29, comma 1-bis, della legge n. 52 del 1985, il quale individua i dati catastali che obbligatoriamente devono essere prodotti in caso di trasferimento di immobile in area urbana. Nello stigmatizzare l'atteggiamento del Governo, che lotta contro l'abusivismo edilizio soltanto a parole, sollecita almeno l'accoglimento degli emendamenti volti a sopprimere la deroga all'applicazione del citato articolo 29, comma 1-bis, della legge n. 52 del 1985, nonché dell'articolo 36 della legge n. 392 del 1978, relativo al diritto del locatore ceduto di opporsi alla cessione del contratto di locazione. Chiede al Governo un ripensamento sulla disposizione recata dal comma 4 dell'articolo 3 che autorizza la cessione in deroga alle procedure previste dalla legge n. 287 del 1990, e in particolare dall'articolo 25, per tutelare la libera concorrenza in caso di operazioni di concentrazione, stigmatizzando il fatto che non si intenda ostacolare il processo di accentramento del mercato nelle mani di poche banche, in corso anche in Italia, analogamente a quanto successo negli Stati Uniti d'America. Considerando improbabile che sia stata la stessa Intesa San Paolo a pretendere di essere esonerata dal rispetto delle regole del nostro paese, nell'esprimere la convinzione che l'iniziativa sia da attribuire al Governo, ritiene pertanto che non vi siano ostacoli alla approvazione degli emendamenti presentati e alla conseguente modifica del testo del decreto-legge in esame. Fa in particolare riferimento agli emendamenti volti a prevedere che il cessionario sia individuato a mezzo di procedura pubblica di gara, alla quale potrebbe partecipare la stessa Intesa San Paolo, evitando in tal modo di segnalarsi negativamente nei confronti degli altri operatori bancari.
Stigmatizza inoltre il fatto che nel decreto-legge in esame si sia potuto prevedere il ricorso alla società SGA del Banco di Napoli per il recupero del credito, soluzione che invece era stata ritenuta non praticabile in occasione del precedente salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara a Cassa di risparmio di Chieti, come risulta dalla relativa audizione dei rappresentanti di Banca d'Italia.
Nel segnalare che, come proposto in emendamenti, avrebbero potuto essere individuate soluzioni diverse per il salvataggio delle banche venete, quali la capitalizzazione precauzionale o l'acquisto da parte del Ministero dell'economia e delle finanze o di Cassa depositi e prestiti, lamenta che non si sia applicato l'articolo 80 del testo unico bancario, che avrebbe consentito di disporre la liquidazione coatta amministrativa delle banche, sulla base della richiesta dei commissari di Banca d'Italia, e la eventuale successiva dichiarazione di bancarotta fraudolenta, che avrebbe consentito di perseguire gli amministratori che si siano resi responsabili di violazioni penalmente rilevanti, ipotesi che appare assai remota con la scelta adottata dal Governo. Pag. 82
Da ultimo, segnala la particolare rilevanza degli emendamenti volti a risarcire gli obbligazionisti subordinati e a tutelare i dipendenti.
Rocco PALESE (FI-PdL), nel ritenere che le osservazioni avanzate dai colleghi del M5S siano fondate e pongano questioni molto serie, esprime innanzitutto una considerazione di carattere generale, esprime il proprio sconcerto per il fatto che siano state dichiarate inammissibili per estraneità di materia molte proposte emendative presentate dal suo gruppo, pur essendo stato espresso parere favorevole sull'articolo aggiuntivo 01.01 del relatore, che non attiene certamente alla materia oggetto del decreto-legge in esame. Stigmatizzando il fatto che i lavori non stiano procedendo nella direzione corretta neanche dal punto di vista regolamentare, evidenzia l'assoluta necessità di mettere mano, alla stregua dei principali Paesi europei, alla definizione di un compiuto quadro normativo di interventi invece di procedere in modo del tutto occasionale ogni volta che sia necessario operare il salvataggio di una banca, con il rischio peraltro di introdurre disparità di trattamento nei confronti dei risparmiatori. Nel sottolineare che la Commissione non ha potuto procedere alle necessarie audizioni dei rappresentanti di Banca d'Italia e della CONSOB, ritiene inaccettabile che il Parlamento non possa modificare il testo del decreto-legge in esame, in considerazione del fatto che è stato già sottoscritto con Intesa San Paolo un contratto vessatorio, che prevede tra l'altro il recesso unilaterale da parte del gruppo bancario, senza alcuna penalità o disposizione a tutela dei risparmiatori. Si domanda inoltre se il Ministero dell'economia e delle finanze non si possa dotare di una struttura indipendente dedicata alla valutazione delle crisi bancarie e delle soluzioni presentate in queste occasioni, invece di fare ricorso a società di consulenti in evidente conflitto di interesse.
Segnala quindi che i contributi che le forze politiche propongono sul provvedimento in oggetto sono volti a fornire correttivi utili. Qualora fossero accolti si eviterebbero errori gravi, come ad esempio avvenne in occasione della riforma delle Banche popolari, riforma che è stata poi oggetto di critiche da parte del Consiglio di Stato e della Corte costituzionale.
Ritiene che il punto centrale della sua critica sia di tipo politico, giacché ritiene che il Governo abbia ancora una volta mancato l'occasione per procedere ad una riforma complessiva del sistema, procedendo in modo ondivago: ciò, crede, non eviterà che, di fronte ad una prossima eventuale crisi bancaria, ci si troverà nuovamente sprovvisti di una normativa quadro che dia certezze sia ai risparmiatori sia agli operatori del settore e alle imprese che contano su un sistema bancario funzionante, in balia, peraltro, dei processi decisionali di autorità esterne al Paese come la BCE. La mancanza di una linea coerente in materia di soluzione delle crisi bancarie è descritta anche dagli esiti dei precedenti «salvataggi» che, è dell'avviso, non sembrano aver prodotto conseguenze virtuose in termini di allargamento del credito e al suo accesso.
Sottolinea che il tema è ben presente anche alla Commissione Finanze, nella quale, anche in un recente passato, sono state lanciate alcune idee volte a rafforzare la tutela dei risparmiatori e ad agire in un contesto di sistema, proposte che però al momento sembrano relegate nel dimenticatoio.
Concludendo con l'invito rivolto al rappresentante del Governo affinché ci si adoperi per realizzare tale sistematico intervento attraverso l'emanazione di una normativa-quadro, ricorda che il clima che si respira nel Paese è ormai ai livelli di guardia se può capitare quello che, recentemente, è capitato a lui in un ipermercato, dove una vecchietta che lo aveva riconosciuto ha cercato rassicurazioni circa la solidità della sua scelta di mantenere i suoi risparmi, circa undicimila euro, presso una banca.
Maurizio BERNARDO, presidente, invita gli oratori iscritti a parlare a contenere, ove possibile, i propri interventi in Pag. 83modo di consentire a un numero maggiore di colleghi di svolgere le proprie considerazioni nei tempi previsti.
Filippo BUSIN (LNA) ritiene che sia, innanzitutto, particolarmente criticabile la condizione in cui si è posto il Governo con la presentazione del provvedimento all'esame, rilevando come l'Esecutivo fosse stato messo con le spalle al muro da parte di Banca Intesa, peraltro ammettendolo per iscritto tale condizione nello stesso decreto-legge.
Pur riconoscendo che la crisi complessiva del debito privato non dipende dall'Esecutivo, rileva tuttavia come esso abbia iniziato a gestire la crisi già da qualche anno, ad esempio con la riforma delle Banche popolari, non riuscendo a contenerla ma anzi suscitando vere e proprie ondate di panico nei risparmiatori con il bail in: in tal senso ricorda che negli ultimi anni molti clienti hanno ritirato i propri risparmi dal sistema bancario, provocando una riduzione della massa monetaria necessaria al sostentamento del sistema creditizio. Osserva inoltre che gli interventi del Governo nel recente passato, come anche quello presente, non sono contraddistinti da una visione di sistema nemmeno lontanamente paragonabile a quella che seppe attuare Beneduce in occasione dei salvataggi bancari del 1933: sottolineando che se è questo il modo in cui l'Italia intende gestire tali fenomeni, non si può certo criticare quanti in Germania non intendono assecondare le nostre esigenze.
Rileva inoltre come i fatti siano sotto agli occhi di tutti e come non si può tornare indietro. Il suo Gruppo e altri colleghi hanno quindi avanzato proposte emendative di lieve entità, se rapportate alla rilevanza della questione, volte essenzialmente a tutelare il risparmio in generale e quella parte di risparmiatori meno avveduta che si è lasciata irretire dai vertici irresponsabili di alcune banche territoriali che, fondamentalmente, hanno approfittato della semplicità di quella gente.
Ritiene che se il Governo in questo decreto-legge può derogare a piè pari ad alcune regole tributarie e fallimentari allora può anche accogliere alcuni emendamenti che tutelano il risparmio, anche forzando minimamente il sistema, ad esempio chiarendo l'inapplicabilità delle azioni revocatorie nei confronti dei risparmiatori che hanno acceduto alle proposte di transazione avanzate dalle due banche ora poste in liquidazione coatta amministrativa, nonché specificando che, diversamente da quanto finora affermato dall'Agenzia delle entrate, le somme ricevute dai predetti risparmiatori all'esito di tali transazioni non sono fiscalmente imponibili.
Sottolinea anche che il termine temporale del 12 giugno 2014 stabilito nel decreto – legge per l'applicazione degli strumenti di ristoro in favore degli obbligazionisti subordinati sia inaccettabile, considerata la tempistica con la quale le banche soggette al provvedimento hanno operato giacché molti di questi strumenti di rischio sono stati sottoscritti poco prima dello stesso 12 giugno 2014.
Concludendo chiede che il Governo dimostri di avere un minimo solidarietà umana, accogliendo le proposte volte a tutelare chi per colpe altrui ha visto la propria vita devastata.
Enrico ZANETTI (SC-ALA CLP-MAIE) intervenendo sul complesso degli emendamenti, segnala come il provvedimento all'esame rappresenta qualcosa di diverso rispetto alle misure che sono state prese nel passato, quando le risorse pubbliche impiegate erano state utilizzate in un'ottica che ne prevedeva il rientro nelle casse pubbliche, ad esempio sotto forma di prestiti: nel caso in questione che interessa le due banche venete, invece, da un lato si impiegano risorse pubbliche a fondo perduto e dall'altro si costituiscono corpose garanzie.
Ritiene, inoltre, che il provvedimento sbagli a non applicare il principio di responsabilità nei confronti di chi ha partecipato al capitale di rischio, sottraendolo dal partecipare alle perdite, salvo valutare i casi di abuso della buona fede dei Pag. 84risparmiatori. È comunque convinto che l'impiego delle risorse pubbliche debba rappresentare solo l'ultima istanza di intervento.
Conviene con i colleghi che lo hanno preceduto sulle critiche circa l'enorme numero di deroghe alle regole comuni che il decreto-legge prevede: tuttavia, osserva, ci si trova di fronte alla responsabilità di far fallire le due banche, ciò che costituisce un gravoso peso politico.
Ritiene che proprio la gravità del momento, che in qualche modo giustifica la forzatura profilata da alcune norme, richieda uno sforzo di chiarezza e collaborazione tra il circuito delle forze politiche ed il Governo, che dovrebbe fornire elementi di conoscenza e informazioni esaustive per rendere possibile a ciascuno di assumersi la propria responsabilità politica. In tal senso ritiene opportuno poter disporre di tutte le informazioni necessarie da parte delle autorità di vigilanza, in primo luogo dalla Banca d'Italia. Ciò soprattutto in materia delle procedure di gara: ricorda, infatti, che mentre la chiusura della gara è avvenuta in una data certa, non gli risulta che la data di apertura sia altrettanto, formalmente, nota. Peraltro crede che nei cinque giorni presumibilmente intercorsi nessuna banca oltre a Banca Intesa abbia potuto essere in grado di avanzare un'offerta basata su una seria valutazione. Sottolinea, infatti che ad avanzare l'offerta è stata una sola banca, peraltro a condizioni di tutta tranquillità viste le condizioni e le garanzie che vi sono previste. Un esempio di condizioni di una certa comodità per Banca Intesa è rappresentata dalla disposizione concernente i possibili risparmi sugli oneri legati ai dipendenti, che alla fine dei conti costituiranno un incremento dei dividendi degli azioni della banca.
In tale contesto ritiene che il tema centrale sia costituito dalla trasparenza della procedura. Sottolinea infatti come sia dirimente conoscere i dettagli della procedura, in quanto senza la sua effettiva trasparenza la procedura stessa non sarebbe stata possibile in quanto le regole dell'Unione europea l'avrebbero vietata giacché esse dispongono che la gara deve essere aperta, trasparente e competitiva. Ciò sembra improbabile visto che la procedura di gara, nel suo complesso, è durata appena cinque giorni: tale dubbio, osserva, potrebbe essere fugato attraverso un'adeguata attività conoscitiva volta a verificare se vi fossero le condizioni per permettere anche ad altri soggetti bancari di partecipare.
In particolare sottolinea come i competenti organi dell'Unione europea abbiano affermato di aver valutato la procedura di selezione in maniera positiva in base agli elementi forniti in tal senso dal Governo, a sua volta confortato dalle valutazioni effettuate Banca d'Italia. Al riguardo emerge tuttavia la sostanziale insussistenza dei dati forniti dalla Banca d'Italia, i quali risultano altresì poco chiari.
In tale contesto chiede che il Governo espliciti le modalità con le quali si è addivenuti all'individuazione di Intesa Sanpaolo quale soggetto cessionario delle banche venete poste in liquidazione. In particolare chiede all'Esecutivo di chiarire quando sia avvenuta l'apertura del data room relativa alla procedura di selezione del cessionario e quale sia stata la durata della procedura stessa, ritenendo inaccettabile l'eventualità che il Governo abbia condotto una procedura non trasparente basandosi sulle valutazioni fornite in materia da organi tecnici. Al riguardo sottolinea inoltre come le valutazioni tecniche, indirizzando quelle politiche, abbiano determinato una gravissima disparità di trattamento tra i risparmiatori della Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti rispetto ai risparmiatori delle due banche venete, in relazione al modello di valutazione delle sofferenze adottato. Rammenta infatti che, in occasione della procedura di risoluzione delle citate quattro banche, gli NPL furono valorizzati al circa il 17 per cento del loro valore di bilancio, determinando in tal modo il crollo delle predette banche, laddove ora, invece, gli NPL delle banche venete vengono valutate a circa il 45 per Pag. 85cento del loro valore. A tale riguardo ritiene assolutamente incomprensibile le modalità attraverso le quali i competenti organi tecnici sono addivenuti a valutazioni tanto difformi tra di loro, sottolineando come, qualora le sofferenze bancarie detenute dai risparmiatori delle quattro banche fossero state valutate in maniera analoga a quanto avviene con riferimento agli NPL delle banche venete, essi non avrebbero subito eccessive perdite.
Con riferimento alla possibilità di modificare il testo in esame chiede, in particolare, che si intervenga su specifici aspetti. Innanzitutto inserendo una disposizione che chiarisca in modo certo che le somme riconosciute a seguito di transazioni intervenute tra i risparmiatori e le banche nelle settimane precedenti all'adozione del decreto-legge non siano imponibili ai fini fiscali. In ordine ad altri aspetti del provvedimento, chiede inoltre il decreto – legge sia modificato nel senso di prevedere espressamente che le azioni azzerate delle due banche venete determinano minusvalenze le quali si considerano realizzate ai fini fiscali, rendendo così possibile l'immediata compensazione delle predette minusvalenze con le plusvalenze eventualmente realizzate.
Ritiene infatti doveroso che l'Esecutivo intervenga apportando quantomeno poche e limitate modifiche su punti critici del decreto-legge.
Daniele PESCO (M5S) ricorda innanzitutto che il Governo ha più volte giustificato la grande differenza tra la valutazione delle sofferenze bancarie detenute dai risparmiatori delle quattro banche poste in risoluzione e il valore riconosciuto ai crediti in sofferenze delle due banche venete sulla base del fatto che, nel primo caso, i crediti dovevano essere venduti il più rapidamente possibile mentre, nel caso della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca, la procedura per la cessione dei crediti in sofferenza affidati a SGA potrà avere tempi più lunghi, che consentiranno di ottenere un migliore prezzo di vendita.
Al riguardo fa tuttavia presente che, in base alla perizia effettuata da un ente terzo incaricato dalla Banca d'Italia, il valore mediamente realizzabile su crediti in sofferenza ceduti nell'ambito di una procedura di liquidazione coatta amministrativa, come quella che si sta ponendo in essere per le banche venete, sarebbe pari a circa il 23 per cento del valore di bilancio dei predetti crediti.
In tale contesto evidenzia quindi come, qualora tale valutazione fosse corretta, non sarà possibile recuperare il 45 per cento del valore degli NPL come appostato in bilancio; da ciò conseguirebbe una grave perdita per l'Erario, il quale sarebbe costretto ad intervenire in qualità di garante, per 5 miliardi di euro, dei crediti ceduti.
Al riguardo preannuncia l'intenzione del suo gruppo di presentare un esposto alla magistratura affinché accerti le responsabilità del Governo, il quale ha compiuto un abuso di potere che ora la maggioranza si accinge a confermare attraverso il suo atteggiamento di chiusura nei confronti di qualsivoglia proposta di modifica del provvedimento.
Domenico MENORELLO (CI), nel richiamare alcuni aspetti delle informazioni trasmesse alla Commissione dalla Banca d'Italia in merito alle due banche venete, sottolinea come la Banca d'Italia affermi che la soluzione adottata rispetta uno dei principi ispiratori della normativa europea che, per combattere i fenomeni di azzardo morale, prevede che gli oneri ricadano in primo luogo sulla proprietà e sui sottoscrittori di strumenti patrimoniali delle istituzioni in crisi. Al riguardo osserva tuttavia come il tessuto dei risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sia costituito per la grandissima parte da piccoli risparmiatori e PMI del Veneto, per i quali non si può certo parlare di azzardo morale. Auspica quindi che alcuni suoi emendamenti, volti a modificare le disposizioni del decreto-legge che incidono in maniera più rilevante sulla tutela dei risparmiatori, possano essere Pag. 86approvati al fine di garantire il rispetto di un principio di giustizia.
Nel condividere le considerazioni del deputato Zanetti, sottolinea come il complesso delle vicende che hanno condotto alla liquidazione coatta amministrativa delle banche presenti molti punti oscuri, rispetto ai quali chiede sia fatta chiarezza. Cita, ad esempio, le affermazioni contenute nella richiamata memoria della Banca d'Italia, secondo le quali la stima delle perdite «probabili nel futuro prossimo», inizialmente fissata ad 1,2 miliardi, «è aumentata considerevolmente»: A riguardo sottolinea come non siano affatto chiari gli elementi oggettivi che hanno condotto a tale valutazione e come sussistano quindi inaccettabili zone d'ombra su aspetti importanti.
Nel richiamare i presupposti necessari per l'avvio delle procedure di risoluzione, tra i quali cita la continuità delle funzioni essenziali dei soggetti in crisi, la stabilità finanziaria, il contenimento degli oneri a carico delle finanze pubbliche e la tutela dei depositanti e degli investitori, ritiene debbano essere rese note le valutazioni effettuate in ordine alla mancanza dei predetti presupposti nel caso delle banche venete, al fine di chiarire le motivazioni per cui è stata adottata la procedura coatta amministrativa.
In linea generale reputa che la Commissione debba inoltre essere posta a conoscenza degli atti delle procedure che hanno coinvolto Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca a partire dal 2016. Ricorda infatti che, nel 2016, il Fondo Atlante è intervenuto nel capitale delle due banche, investendo grandi risorse e inducendo quindi i risparmiatori a ritenere che i capitali delle banche stesse fossero stati messi in sicurezza. Successivamente i consigli di amministrazione delle banche hanno deliberato una ristrutturazione degli istituti bancari; nel giugno 2017 inoltre lo Stato è intervenuto ponendo la propria garanzia su 2,2 miliardi di obbligazioni emesse dagli istituti. In merito a tale ultimo passaggio ritiene debba essere accertato come sia stato possibile che il Governo abbia giudicato contenuto ed accettabile il rischio assunto dallo Stato attraverso la prestazione della predetta garanzia a poche settimane dalla decisione di sottoporre i due istituti bancari alla procedura di liquidazione. Rammenta infine le vicende più recenti: l'adozione del decreto-legge n. 89 del 2017, con il quale era stata avanzata l'ipotesi di una ricapitalizzazione precauzionale delle due banche e del successivo decreto-legge n. 99 del 2017, che dispone la liquidazione coatta amministrativa delle banche stesse.
In relazione a tali ultimi avvenimenti, ritiene che il Governo debba chiarire la tempistica che ha condotto in pochi giorni, dal 16 giugno, data di approvazione del citato decreto-legge n. 89, al 21 giugno, data di aggiudicazione della procedura di selezione a favore di Intesa Sanpaolo, fornendo tutti gli elementi utili a comprendere la dinamica di tali eventi e, in particolare, i tempi di svolgimento della procedura di selezione e di definizione del contratto stipulato con Intesa Sanpaolo.
Nel richiamare il ruolo svolto da Intesa Sanpaolo nell'intervento di ricapitalizzazione realizzato dal Fondo Atlante nel 2016, reputa debbano essere altresì chiarite le eventuali responsabilità della banca stessa nel fallimento dell'originario piano di ricapitalizzazione in base al quale furono destinati alle due banche venete ingenti risorse.
Passando a profili di tipo giuridico, sottolinea come il decreto-legge contenga un numero di deroghe elevatissimo e ingiustificabile; rileva inoltre come il fatto che la procedura di selezione del contraente sia stata svolta sulla base di condizioni che, al momento dello svolgimento della procedura stessa, non erano previste da alcun atto normativo, evidenzia come sia stato operato un sovvertimento dell'ordine delle fonti normative previsto dalla Costituzione.
Riguardo a ulteriori aspetti, critica la posizione del Governo, il quale, senza alcuna base di carattere giuridico, afferma che il contratto stipulato con Intesa Sanpaolo non può essere modificato durante l'esame parlamentare; rileva inoltre come sia grave la decisione di sanare ex post una Pag. 87procedura svolta sulla base di norme che non erano vigenti al momento dello svolgimento della procedura stessa.
Nel sottolineare come le deroghe normative richiamate costituiscano un vulnus costituzionale, chiede al Governo di intervenire per porre rimedio a tali criticità.
Michele PELILLO (PD) dichiara in primo luogo che il PD non nutre particolare entusiasmo in relazione alle disposizioni contenute nel decreto-legge, considerando, tuttavia, le scelte effettuate per porre rimedio al dissesto delle banche venete come una scelta dovuta e un atto di responsabilità. Al contempo giudicherebbe un falso storico, nonché un'ingiustizia grave, il tentativo di associare a tale assunzione di responsabilità politica anche la responsabilità del PD nel dissesto delle banche stesse. Al riguardo ricorda che gli episodi di mala gestio si sono verificati, storicamente, in un periodo in cui il governo dei territori interessati non era affidato al Partito democratico, bensì da forze politiche da esso lontane.
Nel sottolineare come sarebbe stato necessario intervenire in una fase antecedente, evidenzia come ciò non sia avvenuto a causa delle carenze nell'operato degli organi incaricati dell'attività di vigilanza bancaria, i quali non hanno svolto in modo adeguato i propri compiti.
In tale quadro si è reso necessario intervenire con il decreto-legge in esame, non essendovi alternative possibili. Evidenzia come ciò costituisca un atto di responsabilità della maggioranza nei confronti del settore creditizio nel suo complesso, oltre che nei confronti della regione Veneto e di due banche che hanno trasformato, in passato, quel territorio il motore dell'economia nazionale.
Chiede quindi al Governo di valutare un approfondimento in relazione a possibili modifiche su due specifici aspetti: l'inasprimento della normativa in materia di responsabilità degli amministratori e il rafforzamento della tutela degli obbligazionisti subordinati. In merito a tale ultima questione chiede in particolare all'Esecutivo di modificare l'articolo 6, recante norme in materia di ristoro a favore degli investitori, il quale prevede che possono accedere alle misure di ristoro coloro che detenevano strumenti finanziari subordinati sottoscritti o acquistati entro la data del 12 giugno 2014, posticipando il predetto termine almeno al novembre del 2015, così da farlo coincidere con il momento in cui fu introdotta nell'ordinamento la normativa sul bail in.
Davide ZOGGIA (MDP), ritenendo importante l'intervento del capogruppo del PD, non tanto per la valutazione di carattere politico sul provvedimento, quanto per le due questioni su cui è stato richiesto un supplemento di riflessione, chiede chiarimenti al Presidente in merito all'organizzazione dei lavori della Commissione sul provvedimento. Visti i tempi molto stretti dell'esame, ritiene infatti che la disponibilità del Governo a considerare una modifica del testo sui temi della responsabilità degli amministratori e del risarcimento degli obbligazionisti subordinati, con l'obiettivo di migliorare un testo che presenta diverse criticità, riveste una notevole importanza ai fini della valutazione complessiva del provvedimento da parte del gruppo MDP, anche ai fini della discussione in Assemblea. Esprime la preoccupazione che gli sforzi compiuti dal Governo e dalla maggioranza per salvare le due banche venete rischino di non avere una ricaduta adeguata sul territorio, che mantiene un atteggiamento negativo verso il provvedimento.
Maurizio BERNARDO, presidente, con riferimento alla questione posta dal deputato Zoggia, avverte che la Commissione sarà ulteriormente convocata al termine delle votazioni pomeridiane dell'Assemblea, fino ad un'ora che sarà definita.
Condivide quindi le considerazioni del deputato Pelillo rispetto all'opportunità che il Governo approfondisca i due argomenti segnalati dallo stesso deputato che considera di importanza fondamentale.
Avverte quindi che, essendo terminati gli interventi sul complesso degli emendamenti, si passerà ora alla votazione dei singoli emendamenti.Pag. 88
La Commissione approva l'articolo aggiuntivo del relatore 01.01 (vedi allegato 4).
Carlo SIBILIA (M5S), nel segnalare come la discussione si sia svolta finora in un clima tranquillo, ritiene sia giunto il momento di ripristinare la verità, considerato che negli ultimi venti minuti si è parlato di un Paese che non esiste, mentre si sta facendo invece un regalo ad una banca privata, pensando di farlo passare sotto silenzio grazie ad una ipotetica disponibilità del Governo ad intervenire su due aspetti. Nell'evidenziare come sia stato lo stesso Governo a sostenere la non modificabilità del decreto-legge, che sarebbe altrimenti risultato incompatibile con il contratto già sottoscritto con Intesa San Paolo, ritiene il provvedimento irricevibile, in quanto configura non il salvataggio ma l'affossamento del sistema bancario. Ribadendo la contrarietà del M5S a fare un ennesimo regalo alle banche, ritiene che analoga sia la reazione dei cittadini, in particolare di quelli che in occasione dei precedenti salvataggi hanno perso tutti i loro pochi risparmi. Nello stigmatizzare la mancata vigilanza da parte di Banca d'Italia e della CONSOB, che non hanno ritenuto di intervenire dinanzi alla Commissione Finanze per le audizioni richieste, limitandosi ad inviare delle note, depreca la scelta di Fabrizio Viola, che è stato amministratore delegato e direttore generale di Monte dei Paschi di Siena, quale commissario liquidatore delle due banche venete. Quanto alla solidità del sistema bancario italiano, che è stata assicurata in più occasioni dal ministro Padoan, evidenzia che delle 25 banche europee che non hanno superato gli stress test 9 sono italiane e che l'intervento proposto dal Governo per le banche venete provocherà esuberi per 3.900 lavoratori, la chiusura di circa 600 filiali e la distruzione della piccola e media impresa del territorio. Sulla base di tali considerazioni, ritiene pertanto necessario che venga approvato l'emendamento a sua firma 1.1 volto a sopprimere l'articolo 1 del provvedimento e conseguentemente tutti i restanti.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA prende atto che attraverso l'emendamento Sibilia 1.1, il quale sopprime integralmente il decreto-legge, il gruppo M5S accetti il fallimento delle due banche, con evidenti conseguenze per i risparmiatori, gli imprenditori e i territori interessati. Sottolinea al riguardo come il Governo sia assolutamente contrario a tale prospettiva, che considera del tutto inaccettabile.
Maurizio BERNARDO, presidente, invita il deputato Della Valle a non riprendere la seduta con mezzi privati, ricordando che tale comportamento non è consentito dalle norme regolamentari e che la pubblicità dei lavori della seduta stessa è assicurata anche attraverso i sistemi di ripresa audiovideo della Camera.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S), nel chiedere di spiegare ai cittadini perché si evita di trasmettere in streaming l'esame in sede referente dei provvedimenti, ritiene al contrario che si debba rendere pubblico il lavoro della Commissione, anche per evidenziare le contraddizioni dei colleghi e in particolare dei deputati del PD e il loro reale impegno in favore del territorio. Rivolgendosi al Sottosegretario Baretta chiede di esprimere parere favorevole almeno sul successivo emendamento a sua firma 1.2, volto a tutelare i lavoratori e tutti gli investitori, e non soltanto quelli che hanno sottoscritto strumenti finanziari prima del 12 giugno 2014.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA, nel rilevare come l'eventuale abrogazione del decreto-legge previsto dall'emendamento 1.1 avrebbe determinato delle gravissime conseguenze già da lui indicate, evidenzia come anche l'emendamento Villarosa 1.2, nel prevedere l'apertura di una nuova gara per la cessione delle due banche, avrebbe conseguenze altrettanto disastrose. Infatti le banche stesse verrebbero chiuse immediatamente, si dovrebbe procedere al licenziamento dei dipendenti e si procederebbe all'applicazione del bail in. In tale contesto, nel ritenere pienamente legittima la posizione del gruppo Pag. 89M5S, evidenzia tuttavia come il rapporto tra la politica e i cittadini debba essere chiaro e come ognuno debba assumersi le responsabilità delle proprie scelte. In questa prospettiva, il Governo ha la responsabilità di prendere delle decisioni e considera un errore gravissimo accettare il fallimento delle due banche. Il tema principale in discussione non è dunque il giudizio sull'operato dell'Esecutivo, che ha comunque salvaguardato i correntisti, i lavoratori e gli obbligazionisti, ma il confronto tra tale soluzione e quella, perseguita dal gruppo M5S, che porterebbe al fallimento delle due banche.
Sottolinea quindi come mettere solamente in dubbio che sia possibile accettare la prospettiva che le due banche venete, la cui cattiva gestione ha motivato, tra l'altro, l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario e le iniziative in materia di educazione finanziarie recentemente adottate dal Parlamento, possano essere sottoposte al bail in, sarebbe estremamente pericoloso per il Paese nel suo complesso.
Carlo SIBILIA (M5S), intende smentire risolutamente che le proposte emendative presentate di gruppo M5S sottintendano la volontà di licenziati i lavoratori coinvolti nella vicenda, sottolineando, peraltro, che il Governo sembra ignorare le ricadute del provvedimento relative agli esuberi e alla mobilità aziendale che ne conseguono.
Quanto alla questione di bail in, osserva che se fosse vera l'intenzione di eliminarlo, visto che gli sembra che il Governo evidenzi la sua volontà di non ricorrervi, sarebbe sufficiente approvare l'emendamento a sua prima firma 1.32 per realizzare veramente tale obiettivo, sottolineando come questa sarebbe l'occasione per verificare quale sia la reale posizione della maggioranza in materia, assumendosene la conseguente responsabilità politica.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S), replicando alle dichiarazioni del rappresentante del Governo, rileva come sia giunta l'ora di cessare i continui richiami al trattamento riservato ai correntisti in quanto, in definitiva, è lo stesso Governo ad affermare che applicherà una procedura che li colpisce, evidenziando come il tentativo del Gruppo M5S di eliminare il bail in sia stato vanificato dal Governo e dalla maggioranza.
Relativamente alla questione degli organici in esubero, ricordata l'entità delle cifre in gioco, ritiene che con opportune procedure essi possano essere riassorbiti nel sistema bancario con corrispondente riduzione dei costi previsti.
La Commissione respinge l'emendamento Sibilia 1.1.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 1.2, volto a disciplinare diversamente la liquidazione coatta amministrativa per le due banche coinvolte, al fine di evitare quanto già successo con il caso del Monte dei Paschi di Siena, quando la sua mancata messa in liquidazione ha di fatto impedito di punire con adeguate sanzioni penali gli amministratori che avevano provocato quella profonda crisi. Infatti, rileva che, sottoponendo a liquidazione coatta amministrativa le due banche venete, sarà possibile verificare le responsabilità anche penali degli amministratori.
Quanto al trattamento degli obbligazionisti il suo emendamento 1.2 prevede forme di ristoro attraverso l'istituzione di un apposito Fondo, nonché cessioni di rami di azienda che, peraltro, consentirebbero misure a salvaguardia del personale dipendente, il quale potrebbero transitare presso altri istituti bancari che dovessero aggiudicarsi, attraverso una gara – di tipo trasparente e non opaco come quello che, a suo avviso, è previsto nel decreto-legge –, le strutture delle banche liquidate.
La Commissione respinge l'emendamento Villarosa 1.2.
Daniele PESCO (M5S) rileva che, per come risulta scritto, il contratto con Banca Intesa costituisce un grave errore, prevedendo la possibilità che la stessa Banca Pag. 90Intesa possa recedervi senza difficoltà. Ritiene che quanto avvenuto in questa vicenda – l'improbabile gara di selezione del soggetto cessionario delle due banche e la sua durata – dimostri che il decreto-legge è stato emanato in funzione del contratto stesso. Rimarca, quindi, che a suo avviso il contratto è stato predisposto da molto tempo e che, in definitiva, il Governo ha mentito nelle sue comunicazioni in merito.
Sottolinea che il Gruppo M5S non è certamente contrario all'utilizzo di risorse pubbliche se esse sono dirette a tutelare il risparmio – che è un valore costituzionale – sempre che siano rispettati il principio di legalità e la trasparenza.
Quanto al ruolo giocato da Banca Intesa, ritiene che esso sia del tutto opaco, mentre sono chiarissime le conseguenze. Al riguardo ricorda la vicenda relativa alla nazionalizzazione del Banco di Napoli, che portò ad affidare la gestione dei relativi crediti in sofferenza alla società SGA, la quale aveva ottenuto buoni risultati e successivamente era passata nell'ambito del gruppo Intesa. Rileva in merito come l'anno scorso il Governo abbia provveduto a far riacquistare la medesima SGA dallo Stato, al fine di utilizzarla come «scatola» ove scaricare i crediti deteriorati, cosa che sta facendo oggi con le due banche venete. Evidenzia peraltro come gli eventuali proventi derivanti dalla gestione dei predetti crediti deteriorati non andranno a favore delle banche venete in liquidazione, ma a Banca Intesa, visto che essa gestirà effettivamente i crediti stessi, lucrando per tale attività ricche commissioni. Considerando anche i finanziamenti e le garanzie previsti nel decreto-legge, è dell'avviso che il provvedimento all'esame più che a salvare le due banche serva in realtà a ricapitalizzare Banca Intesa.
Osserva inoltre come, se nessun altra banca italiana ha accettato di intervenire a queste comode condizioni, ciò indichi che il sistema bancario del nostro Paese è profondamente malato. Inoltre, ritiene che una gara vera e trasparente avrebbe potuto attrarre soggetti non nazionali, anche se, sottolinea, in fin dei conti, anche i più grandi azionisti di Banca Intesa sono stranieri.
Conclude il suo intervento avvertendo che occorre trovare spazi per la modifica del provvedimento, in quanto altrimenti significherebbe che la sovranità parlamentare, e anche quella dell'Esecutivo, è stata ceduta ad un operatore bancario.
Maurizio BERNARDO, presidente, essendo imminente l'inizio della seduta pomeridiana dell'Assemblea, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata al termine delle votazioni dell'odierna seduta pomeridiana dell'Assemblea.
Rocco PALESE (FI-PdL), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede entro quale Pag. 91termine il relatore o il Governo intendano presentare eventuali loro proposte emendative.
Carlo SIBILIA (M5S) si associa alla richiesta del deputato Palese, ribadendo altresì la richiesta che il Governo trasmetta alla Commissione l'Analisi tecnico-normativa e l'Analisi di impatto della regolamentazione sul decreto-legge.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA ritiene opportuno che la Commissione concordi circa il termine ultimo per la presentazione di eventuali emendamenti del relatore o del Governo, che sta lavorando ad alcune modifiche di carattere tecnico.
Rocco PALESE (FI-PdL) ritiene opportuno che il termine per la presentazione degli eventuali emendamenti del relatore o del Governo sia fissato alle ore 10 di domani.
Maurizio BERNARDO, presidente, condivide l'ipotesi di fissare alle 10 il termine per la presentazione di eventuali emendamenti del relatore e del Governo, proponendo altresì di fissare il termine per la presentazione di eventuali subemendamenti alle ore 12.30 di domani.
Davide ZOGGIA (MDP) concorda con la proposta del Presidente.
Maurizio BERNARDO, presidente, avverte che la seduta odierna proseguirà fino alle ore 23.
Carlo SIBILIA (M5S) concorda con l'ipotesi del Presidente, ribadendo comunque come non si possa prescindere dalla trasmissione, da parte del Governo, dell'Analisi tecnico-normativa e dell'Analisi di impatto della regolamentazione sul decreto-legge.
Maurizio BERNARDO, presidente, comprende la richiesta avanzata dal deputato Sibilia, di cui il Sottosegretario è pienamente consapevole, rilevando tuttavia, sul piano procedurale, come la presenza dell'Analisi tecnico-normativa e dell'Analisi di impatto della regolamentazione non possa costituire un requisito né per la presentazione alle Camere degli atti legislativi del Governo, né per la loro procedibilità da parte degli Organi parlamentari.
Carlo SIBILIA (M5S) accoglie con favore lo spirito collaborativo del rappresentante del Governo, chiedendogli tuttavia di compiere uno sforzo anche per quanto riguarda la trasmissione dell'Analisi tecnico-normativa e dell'Analisi di impatto della regolamentazione sul decreto-legge, anche fissando un termine in merito.
Dino ALBERTI (M5S), con riferimento all'emendamento Villarosa 1.3, contesta innanzitutto, in linea generale, le affermazioni rese dal Sottosegretario Baretta nelle precedenti sedute di esame circa il fatto che qualunque incisiva modifica apportata al decreto-legge determinerebbe gravi conseguenze per il Paese, anche in termini occupazionali.
Nel contestare tali affermazioni che mistificano la realtà dei fatti, sottolinea come tale atteggiamento sia la spia dell'evidente imbarazzo del Governo per il fatto di dover portare avanti un provvedimento imposto dall'esterno e, segnatamente, da Intesa Sanpaolo.
A tale proposito, ricorda che il Presidente di Intesa Sanpaolo nei giorni scorsi ha lanciato, attraverso gli organi di stampa, moniti in tal senso, a dimostrazione del fatto che l'Esecutivo, con l'adozione del decreto-legge in esame, ha ceduto il proprio ruolo, trasformando il decreto-legge stesso in un contratto tra privati scritto da soggetti esterni a proprio esclusivo vantaggio.
Al riguardo, ricorda le vicende che hanno condotto, nel giro di pochi giorni, allo svolgimento della procedura di selezione all'adozione del decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri e, successivamente, alla sottoscrizione del contratto con Intesa Sanpaolo. Nel sottolineare come il predetto contratto contenga numerose Pag. 92deroghe normative le quali non potevano essere stabilite in assenza di un precedente atto normativo che prevedesse le deroghe stesse, reputa assolutamente assurda la scelta effettuata dal Governo. In particolare, cita quella che costituisce la dodicesima deroga prevista all'articolo 3 del decreto-legge: essa riguarda l'articolo 2112 del codice civile, il quale reca la disciplina in materia di diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda, fissando regole specifiche per il caso di trasferimento di aziende che occupano più di 15 lavoratori. A tale riguardo, evidenzia che il mancato inserimento di tale disciplina derogatoria nell'ambito del contratto stipulato con Intesa Sanpaolo dimostri palesemente che la banca stessa era stata informata in anticipo del contenuto del decreto-legge. In linea generale, ritiene che la vicenda in esame renda evidente la necessità di contrastare pratiche scorrette che hanno coinvolto e continuano a coinvolgere la governance di importanti istituti bancari. In particolare, rammenta che il Presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Bazzoli, risulta indagato dalla Procura di Bergamo per avere influenzato le scelte di UBI Banca, la quale ha acquistato tre delle quattro banche poste in risoluzione al prezzo risibile di 1 euro. In tale ambito rileva altresì l'analogia della nuova posizione dominante di Intesa Sanpaolo nella regione Veneto con la posizione dominante di UBI Banca nella regione Marche. A tale proposito, evidenzia come il Governo, in materia di banche, non si preoccupi di operare in violazione della normativa europea in materia di concorrenza, continuando a omettere di intervenire con norme volte a contrastare l'abuso di tali posizioni dominanti.
Al riguardo, ricorda inoltre che la Banca d'Italia, nella memoria presentata alla Commissione Finanze sulle vicende in esame, ha affermato che la procedura di selezione del cessionario delle aziende bancarie è stata aperta e trasparente e che, a conclusione del processo, sono pervenute due offerte di acquisto vincolanti. Essa afferma inoltre che, tra queste, l'offerta di Intesa è risultata nettamente la migliore, in quanto idonea ad assicurare la continuità aziendale e a minimizzare le componenti da lasciare in capo alle due banche in liquidazione. Chiede quindi che la Banca d'Italia faccia chiarezza, rendendo noto come era strutturata l'offerta presentata dall'altro concorrente, al fine di comprendere come si sia giunti all'esito della procedura.
Alla luce delle considerazioni svolte, ricorda che il suo gruppo ha presentato numero proposte emendative tese a modificare profondamente il testo e a mitigarne gli effetti negativi. Nel ribadire la posizione del Movimento 5 Stelle, il quale è assolutamente contrario a un provvedimento che ha l'effetto di regalare ben 17 miliardi a un soggetto privato, chiede che esso sia ampiamente modificato, non essendo sufficienti i piccoli correttivi prospettati negli interventi dei deputati del Partito Democratico.
Maurizio BERNARDO, presidente, invita a svolgere un solo intervento di illustrazione dei singoli emendamenti per gruppo.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) condivide l'indicazione del Presidente, chiedendo tuttavia di consentire ulteriori interventi nel caso di proposte emendative di particolare rilevanza.
Maurizio BERNARDO, presidente, accoglie la richiesta del deputato Villarosa.
Carlo SIBILIA (M5S) illustra l'emendamento 1.3, di cui è cofirmatario. Nel rilevare la poca trasparenza che ha caratterizzato la procedura messa in campo per la scelta del soggetto acquirente, fa notare che sarebbe importante conoscere se siano state presentate altre offerte, nonché il motivo per cui siano state ritenute non idonee. Si chiede, quindi, per quale motivo non sia stata data adeguata pubblicità a tale aspetto. Nel sottolineare l'inadeguatezza mostrata dagli organismi di vigilanza – peraltro evidenziata anche da esponenti della maggioranza, nonché dai membri dei medesimi organismi ascoltati alla Camera Pag. 93– ritiene opportuno porre in essere azioni concrete a tutela dei risparmiatori e dei cittadini. Facendo riferimento a talune aperture della maggioranza a possibili modifiche del testo in esame, si interroga poi su come si intenda ristorare taluni soggetti gravemente danneggiati dalla crisi delle banche in questione. Cita in proposito i soci che hanno rifiutato un ristoro nei mesi scorsi, nonché coloro che hanno acquistato prodotti finanziari non direttamente dalla banca e i lavoratori stessi, chiedendo con quali risorse si intenda intervenire a loro tutela.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Villarosa 1.3, 1.4 e 1.5.
Maurizio BERNARDO, presidente, invita a contenere entro cinque minuti gli interventi in dichiarazione di voto sugli emendamenti.
Daniele PESCO (M5S) illustra l'emendamento 1.6, di cui è cofirmatario, rilevando la necessità di assicurare la restituzione ai cittadini delle risorse finanziarie stanziate in casi come quello oggetto del provvedimento in esame. Giudica dunque opportuno che lo Stato intervenga con una nazionalizzazione o che, quantomeno, le risorse erogate siano poi restituite dal soggetto beneficiario. Auspica, in alternativa, che venga individuato un altro soggetto acquirente, che fornisca maggiori garanzie per i cittadini e i risparmiatori. Ritiene in ogni caso che le risorse stanziate dal provvedimento in esame siano eccessive, tenuto conto dell'insieme delle attività rilevate dal soggetto acquirente, che, a suo avviso appare, troppo avvantaggiato. Fa notare, infine, che le proposte emendative presentate dal suo gruppo intendono proprio indicare soluzioni alternative, a tutela dei cittadini.
La Commissione respinge l'emendamento Villarosa 1.6.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 1.7, evidenziando l'opportunità di un intervento forte dello Stato. Cita ad esempio i casi di taluni Paesi, tra i quali indica gli Stati Uniti e la Svezia, i quali, a suo avviso, hanno tratto grande beneficio da processi di nazionalizzazione delle banche e di successiva cessione delle banche stesse. Evidenzia, peraltro, che in tali Paesi, che hanno agito in modo virtuoso, i manager ritenuti responsabili di dissesti finanziari sono stati giustamente sanzionati.
La Commissione respinge l'emendamento Villarosa 1.7.
Carla RUOCCO (M5S), nell'illustrare l'emendamento Villarosa 1.8, di cui è cofirmataria, fa notare che il Governo italiano, a differenza degli Esecutivi di altri Paesi europei, tra i quali cita la Germania, non intende agire a tutela dei suoi cittadini. Ritiene, infatti, che il Governo non abbia messo in campo alcuna strategia seria per il sistema creditizio, che, al contrario, avrebbe bisogno di misure urgenti, tenuto conto, peraltro, della poca credibilità mostrata, a suo avviso, dalle autorità di vigilanza. Giudica dunque importante che lo Stato intervenga con forza e con criterio stanziando le risorse necessarie. Si dichiara stupita dalla celerità con cui si sta procedendo all'esame del presente provvedimento, sottolineando che, quando si tratta di assumere decisioni che stanno meno a cuore della maggioranza, i tempi al contrario vengono allungati a dismisura, come è avvenuto nel caso della proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta sulle banche. Evidenziata la necessità di smantellare l'impianto del provvedimento in esame, che giudica inaccettabile, auspica che l'Esecutivo cambi il proprio orizzonte strategico. Dopo aver fatto notare, infatti, che finora l'azione dell'Esecutivo non ha fatto altro che deprimere l'economia, si chiede a vantaggio di quali soggetti possa porsi una tale strategia d'azione.
Rocco PALESE (FI-PdL) lamenta il silenzio assordante del Governo e della sua maggioranza parlamentare rispetto alle rilevanti Pag. 94questioni, peraltro destinate periodicamente a ripetersi, emerse nel corso del presente dibattito. A suo avviso, in particolare manca da parte dell'Esecutivo una strategia chiara e complessiva in merito alla modalità attraverso cui affrontare in maniera efficace l'enorme problematica dei cosiddetti crediti deteriorati detenuti dai nostri istituti bancari, tanto più dopo i tragici errori commessi nel 2012. Chiede delucidazioni in merito alla mancata volontà di intraprendere, anche nel caso delle due banche venete oggetto della procedura di liquidazione coatta amministrativa, come invece avvenuto per il Monte dei Paschi di Siena, una sorta di nazionalizzazione dei due istituti, osservando come le misure specifiche contenute nel decreto-legge in esame comportino comunque utilizzo di ingenti risorse pubbliche. Rammenta come, a differenza di quanto avvenuto in Italia, in numerosi altri importanti Paesi, quali la Germania, la Francia e gli Stati Uniti d'America, i rispettivi Governi abbiano provveduto, a fronte delle crisi bancarie ivi registratesi, ad immettere nel sistema notevoli quantità di risorse pubbliche, volte di fatto alla nazionalizzazione degli istituti bancari in crisi, ai fini del loro successivo risanamento e graduale ricollocamento sul mercato, con conseguenti effetti benefici per la collettività dei contribuenti. Evidenzia, altresì, come il provvedimento in esame non appaia comunque suscettibile di recare una soluzione definitiva e permanente ai ricorrenti problemi di fragilità degli istituti bancari, rappresentando piuttosto un mero espediente emergenziale. Ritiene essenziale che il Governo adotti piuttosto una seria iniziativa di carattere strutturale volta ad evitare il ripetersi delle crisi bancarie e al contempo capace di affrontare la questione relativa al corretto funzionamento degli organi e degli strumenti di vigilanza. Nel ribadire l'assenza di risposte soddisfacenti da parte del Governo sulle tematiche testé sollevate, ritiene il Partito Democratico ed il suo attuale segretario, piuttosto che inseguire la questione della legge elettorale, dovrebbero impegnarsi attivamente sulla tematica assai delicata e rilevante del corretto funzionamento del sistema bancario nel suo complesso.
La Commissione respinge l'emendamento Villarosa 1.8.
Dino ALBERTI (M5S) illustra le finalità dell'emendamento Villarosa 1.9, di cui è cofirmatario, che è volto ad affidare alla nuova Cassa di Risparmio di Ferrara – nel quadro di un processo di sostanziale nazionalizzazione delle due banche venete oggetto della liquidazione coatta amministrativa – la ricapitalizzazione delle banche medesime, al fine di assicurarne il risanamento finanziario e renderne così possibile il successivo ricollocamento sul mercato.
Tanto premesso, intende quindi richiamare l'attenzione sulle diverse tipologie di trattamento che il Governo ha seguito in occasione delle recenti crisi bancarie, ossia quelle relative dapprima alle quattro banche poste in risoluzione nel novembre del 2015 ed in seguito al Monte dei Paschi di Siena e ora alle due banche venete oggetto del presente provvedimento. Precisa, al riguardo, che le tre tipologie di intervento risultano in realtà caratterizzate da un minimo comun denominatore, consistente nella precedente cattiva gestione dei singoli istituti bancari e nella eccessiva presenza, all'interno dei rispettivi bilanci, dei cosiddetti crediti deteriorati e dei Non Performing Loans.
Ricorda in proposito che i crediti deteriorati delle quattro banche poste in risoluzione alla fine del 2015 furono svenduti al mercato ad un prezzo valutato intorno al 17 per cento, con un enorme danno per i risparmiatori, nonostante in quella circostanza il MoVimento 5 Stelle avesse ripetutamente chiesto che venissero resi noti i dati e le informazioni sottostanti l'individuazione di quello specifico valore percentuale. Osserva che per quanto riguarda invece le banche venete, oggetto del presente provvedimento, il predetto valore è stato individuato al 55 per cento, in tal modo recependo sia pure solo in parte le proposte elaborate dallo stesso MoVimento Pag. 955 Stelle ed affidando altresì la gestione dei crediti deteriorati ad un soggetto di fatto pubblico, la società SGA, al fine di ottenerne il massimo recupero possibile, previa naturalmente l'analisi di ogni singola posizione debitoria. Pur condividendo il fatto che sia stato un valore percentuale più alto di quello previsto per le quattro banche poste in risoluzione, chiede tuttavia al Governo sulla base di quali elementi lo stesso sia stato individuato, facendo altresì presente che qualora la percentuale di recupero non dovesse attestarsi al 55 per cento, non appare affatto chiaro quale soggetto sarà chiamato a farsi carico del conseguente ammanco di risorse. Per quanto riguarda infine il Monte dei Paschi di Siena, rammenta che in quel caso si è proceduto ad una svendita dei crediti deteriorati dietro stringente sollecitazione dell'Unione Europea. Per quanto concerne invece le procedure adottate nei confronti dei sette istituti bancari dianzi menzionati, osserva che nel caso delle quattro banche poste in risoluzione venne adottato in parte il criterio del cosiddetto burden sharing, con conseguente azzeramento delle pretese creditorie di azionisti e obbligazionisti subordinati. Nel caso invece del Monte dei Paschi di Siena, è stata seguita una linea in parte maggiormente condivisibile, giacché si è proceduto ad una sorta di nazionalizzazione dell'istituto bancario, per quanto sia mancato il necessario rigore nei confronti della dirigenza responsabile della cattiva gestione dell'istituto medesimo e il conseguente avvio delle opportune azioni legali. Osserva, infine, che nel caso delle due banche venete è stata invece adottata la soluzione peggiore, ovvero l'erogazione a fondo perduto di soldi pubblici in favore di un unico soggetto privato, vale a dire Intesa San Paolo, che risulta pertanto essere il solo beneficiario dell'intera operazione.
In riferimento al trattamento di azionisti ed obbligazionisti, evidenzia inoltre che, mentre per quelli delle quattro banche poste in risoluzione alla fine del 2015 si pervenne, soprattutto su proposta del MoVimento 5 Stelle, alla istituzione di uno specifico Fondo di solidarietà volto a garantire ai medesimi forme, seppure forfettarie, di ristoro, nel caso delle due banche venete la compensazione è prevista solo a vantaggio di coloro che detengono strumenti finanziari acquistati entro la data del 12 giugno 2014 nell'ambito di un rapporto negoziale diretto con le banche emittenti. Al riguardo, fa presente che tale data appare troppo penalizzante, tanto è vero che lo stesso Partito Democratico sembrerebbe orientato a valutare la possibilità, in sede di esame parlamentare, di individuare una data successiva a quella citata, per quanto rimarrebbe comunque insoluta la questione degli strumenti finanziari acquistati sul mercato secondario. In conclusione, ritiene che, anche a prescindere dalla diversità di trattamento riservata ai diversi casi di salvataggio bancario in precedenza illustrati, la questione essenziale, che risulta però priva di risposta alcuna da parte del Governo e della sua maggioranza, riguardi la mancata individuazione di coloro che, attraverso una condotta quasi criminale, si sono resi personalmente responsabili del dissesto dei sette istituti bancari in precedenza menzionati, laddove le proposte avanzate dal MoVimento 5 Stelle avrebbero invece consentito di giungere alla puntuale individuazione degli stessi.
La Commissione respinge l'emendamento Villarosa 1.9.
Carlo SIBILIA (M5S) illustra le finalità dell'emendamento a sua prima firma 1.10, come altri volto ad introdurre un processo di nazionalizzazione delle due banche venete poste in liquidazione coatta amministrativa ai sensi del presente decreto. Auspica al riguardo che il Governo e la sua maggioranza parlamentare possano quantomeno apprezzare lo sforzo di elaborazione profuso dal MoVimento 5 Stelle, che presuppone la sostanziale revisione dell'impianto di fondo del provvedimento in esame. Pur condividendo in parte, infatti, la previsione di un soggetto partecipato dallo Stato, ovvero la società SGA, cui attribuire la gestione dei crediti deteriorati, Pag. 96ritiene che l'attuale formulazione del decreto-legge consenta ad un solo soggetto privato, vale a dire Intesa Sanpaolo, di realizzare un notevole profitto, essendo lo stesso destinatario delle sole parti in bonis delle due banche venete, sulla base peraltro di una ingente erogazione di liquidità e di garanzie da parte dello Stato. Esprime pertanto il proprio disappunto per il fatto che il Governo non abbia voluto affidare piuttosto ad un soggetto statale, quale ad esempio il Ministero dell'economia e delle finanze, la gestione delle attività dei due istituti bancari trasferite invece ad Intesa Sanpaolo sulla base del contratto di cessione richiamato dal presente decreto-legge. In tale contesto, comprende invece l'imbarazzo del Partito Democratico nel dover sostenere un Governo che, mentre non riesce a reperire le risorse finanziarie necessarie a porre in essere interventi rilevanti sulle questioni più sentite dai cittadini, quali quelle, ad esempio, della tutela della salute, del rilancio dell'occupazione e del sostegno dei redditi da pensione, è sempre pronto ad investire ingenti quantità di denaro pubblico quando a richiederlo sono gli istituti bancari. Ricorda, inoltre, come l'attuale testo del decreto-legge non prevede adeguate forme di ristoro e compensazione nei confronti degli azionisti, così come non appare trasparente la procedura che ha portato all'individuazione del soggetto acquirente delle attività delle due banche venete. In conclusione, auspica pertanto che l'emendamento in esame possa essere attentamente valutato dal Governo e dalle forze parlamentari di maggioranza, anche in considerazione del fatto che esso consentirebbe peraltro di superare il meccanismo perverso del bail in.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sibilia 1.10, 1.11, 1.12, 1.13 e 1.14.
Daniele PESCO (M5S) illustra, in qualità di cofirmatario, l'emendamento 1.15, volto a inserire nell'oggetto del decreto anche la tempistica relativa alle misure di sostegno destinate alla Banca Popolare di Vicenza SpA e alla Veneto Banca SpA. Più in generale sottolinea come, a seguito dell'operazione di cessione delle attività delle due banche prevista dal provvedimento in esame, circa 20 miliardi di crediti deteriorati sono destinati a non essere recuperati e conseguentemente le banche non saranno in grado di restituire i 5 miliardi di finanziamento erogati loro da Banca Intesa, con conseguenti oneri a carico dello Stato, che garantisce tale finanziamento.
Sempre con riferimento alle sofferenze, segnala alcune criticità relative ai parametri di valutazione dei crediti deteriorati individuati nella misura del 55 per cento. Si tratta infatti, a suo giudizio, di una previsione ottimistica, ricordando come si è passati da una valutazione dei medesimi crediti deteriorati del 17 per cento, operata per le quattro banche poste in risoluzione, ad una valutazione del 55 per cento per le due banche venete. Al riguardo sottolinea come probabilmente una valutazione iniziale così bassa nascondeva l'intenzione di volere affossare le banche poste in risoluzione, invece di trovare una soluzione alternativa alla loro situazione di evidente dissesto.
Infine ritiene che in luogo di un intervento di liquidazione coatta amministrativa assistita, il Governo avrebbe potuto proseguire nella strada inizialmente intrapresa dell'operazione di ricapitalizzazione, operazione a cui probabilmente mancava solo 1 miliardo di euro e a cui poteva essere affiancate anche garanzie statali ulteriori. Sul punto sollecita una risposta del rappresentante del Governo, al fine di comprendere se l'intervento adottato dall'Esecutivo rappresenti effettivamente una misura idonea a tutelare appieno gli interessi dei risparmiatori.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA, con riferimento alle richieste di chiarimento del deputato Pesco desidera precisare che le scelte compiute dal Governo sono state dettate dalla necessità di evitare la violazione delle regole europee in materia di aiuti di Stato. In tale contesto il Governo, dopo aver perseguito l'ipotesi di Pag. 97operare una ricapitalizzazione preventiva delle due banche, ha poi dovuto all'ultimo momento prendere la via della liquidazione coatta amministrativa, per scongiurare il fallimento delle banche, quando si è compreso che il mercato non ha risposto adeguatamente all'ipotesi di ricapitalizzazione, scommettendo invece sul fatto che l'Esecutivo avrebbe lasciato fallire le due banche e le istituzioni europee erano sul punto, come poi è realmente accaduto, di dichiarare le due banche in condizioni di dissesto.
Con riferimento all'altra questione posta relativa all'offerta avanzata dal gruppo di Banca Intesa, segnala come essa sia stata di fatto l'unica offerta completa presentata rispetto a tutte le altre pervenute, che non prevedevano invece una soluzione complessiva per la soluzione della crisi.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sibilia 1.15 e 1.16, e Alberti 1.17.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) intervenendo, in qualità di cofirmatario sull'emendamento 1.18, ringrazia preliminarmente il Sottosegretario Baretta per le risposte fornite in questa sede con riferimento alle caratteristiche dell'offerta del gruppo Banca Intesa.
Per quanto riguarda le altre proposte pervenute probabilmente si è trattato di altre offerte incomplete ma certamente giudica il termine di 5 giorni entro il quale si è svolta la gara del tutto insufficiente per consentire alle altre banche eventualmente interessate di fare una valutazione approfondita dell'operazione.
Passando alle finalità dell'emendamento Sibilia 1.18, specifica come esso sia volto a sopprimere il comma 2 dell'articolo 1, che prevede una deroga all'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea ma si chiede come tale deroga possa essere spiegata e compresa ai risparmiatori danneggiati. In sostanza l'emendamento serve a comprendere cosa sia realmente successo nella vicenda che ha visto coinvolte le due banche venete.
Ritira quindi l'emendamento Sibilia 1.18, di cui è cofirmatario.
Carlo SIBILIA (M5S), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 1.19, sottolinea l'importanza del ruolo che ciascun Paese dovrebbe svolgere nelle sedi europee al fine di tutelare al meglio gli interessi del proprio sistema economico-finanziario. In particolare evidenzia come ben 25 banche italiane non abbiano superato gli stress test e che si è sentita l'assenza dell'Italia nelle sedi istituzionali europee laddove gli altri Paesi sono riusciti a discutere e ad imporre misure a tutela del proprio sistema bancario. Probabilmente la responsabilità della crisi profonda che ha colpito progressivamente il sistema bancario italiano non va ricercata solo nel ruolo svolto dai manager bancari ma negli errori di valutazione dei criteri che sono stati adottati e previsti nelle regole europee e che non erano certamente adatti al sistema economico italiano, basato su milioni di PMI che necessitano del finanziamento bancario e di un sistema bancario concentrato sulle tradizionali funzioni di finanziamento delle imprese.
Sottolinea quindi come le maggiori responsabilità vadano ricercate in coloro che non hanno saputo far comprendere le peculiarità e le caratteristiche del sistema bancario italiano nelle sedi europee, al fine di salvaguardare al meglio gli interessi dei risparmiatori e delle imprese.
Ribadisce infine come la politica non abbia saputo svolgere un ruolo di impulso in Europa su questi temi, a cominciare dagli accordi Basilea e si dichiara convinto che il gruppo di Banca intesa in Veneto non avrà certo come prima preoccupazione quello di rinegoziare i prestiti a favore delle piccole e medie imprese.
La Commissione respinge l'emendamento Sibilia 1.19.
Daniele PESCO (M5S) illustra le finalità del suo emendamento 1.20, volto a far sì che le misure previste dal decreto-legge che costituiscano un aiuto di Stato ai sensi della normativa europea siano adottate soltanto dopo la pubblicazione a seguito della positiva decisione della Commissione Pag. 98europea sulla loro compatibilità con la disciplina in materia di aiuti di Stato. Al riguardo, evidenzia come si tratti di una proposta volta a migliorare il testo attraverso una misura di trasparenza a garanzia dei cittadini.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA chiede chiarimenti in merito agli effetti dell'emendamento 1.20 in termini temporali.
Daniele PESCO (M5S) ribadisce come scopo della proposta sia quello di assicurare che le decisioni della Commissione europea relative alla vicenda in discussione siano rese pubbliche, assicurando che la procedura di liquidazione coatta amministrativa si svolga in maniera il più possibile trasparente.
Il Sottosegretario Pier Paolo BARETTA ritiene che l'emendamento, posticipando gli effetti del decreto-legge, avrebbe avuto effetti fortemente negativi per le banche coinvolte, le quali non avrebbero potuto continuare alla loro attività.
Carlo SIBILIA (M5S) chiede al relatore e al Governo di accantonare l'emendamento Pesco 1.20, ai fini di un suo approfondimento con riguardo ai profili di trasparenza della procedura di liquidazione prevista nel decreto-legge.
Giovanni SANGA (PD), relatore, concorda con la richiesta di accantonare l'emendamento Pesco 1.20.
Maurizio BERNARDO, presidente, accantona l'emendamento Pesco 1.20.
Carlo SIBILIA (M5S) ritira l'emendamento Villarosa 1.21, di cui è cofirmatario.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sibilia 1.22 e 1.26.
Carlo SIBILIA (M5S) ritira il proprio emendamento 1.27.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sibilia 1.28 e 1.29.
Dino ALBERTI (M5S) stigmatizza innanzitutto le affermazioni del rappresentante del Governo il quale dà una lettura distorta degli effetti di possibili modifiche al decreto-legge in esame, posto che esse entreranno in vigore al momento dell'entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento.
Con riferimento alle considerazioni del deputato Sibilia, sottolinea inoltre come l'Italia dovrebbe agire in sede europea esigendo che la normativa UE in materia bancaria venga profondamente modificata. Con riferimento al regolamento di Basilea, evidenzia in particolare come esso preveda criteri di valutazione della solidità degli istituti bancari basati sul merito creditizio dei clienti e come ciò sia dannoso per il sistema bancario italiano. Esso si finanzia infatti, per il 70 per cento circa, proprio attraverso lo svolgimento dell'attività creditizia, all'opposto di quanto avviene nell'ambito di altri sistemi bancari, tra i quali quello tedesco. Al riguardo, nel ritenere non auspicabile lo stravolgimento del sistema economico e bancario italiano per adattarlo ai predetti criteri di valutazione, ribadisce come il Governo, anziché agire tardivamente attraverso interventi sempre diversi, debba affrontare la questione della perdurante crisi economica in modo incisivo e sistemico. Al riguardo, individua due possibili percorsi: il cambiamento del regime previsto dai regolamenti europei in materia di vigilanza prudenziale, ovvero un intervento volto a risolvere la principale causa dell'eccessivo ricorso al credito da parte delle imprese, e cioè il ritardo nei pagamenti delle fatture, stimato in Italia in circa 70-90 giorni e mediamente molto più alto di quello degli altri Paesi.
Chiede quindi al Governo un intervento strutturale per la soluzione dei problemi del settore bancario, posto che il Governo stesso è responsabile del protrarsi della crisi delle due banche venete, che non costituisce un fenomeno recente, perdurando da oltre quindici anni.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Sibilia 1.30 e 1.46.
Carlo SIBILIA (M5S) chiede di accantonare i propri emendamenti 1.47 e 1.48.
Maurizio BERNARDO, presidente, accantona gli emendamenti Sibilia 1.47 e 1.48.
Daniele PESCO (M5S) illustra le finalità del suo emendamento 1.31, volto a far sì che, se una banca viene sottoposta a interventi di risoluzione, i detentori di strumenti finanziari oggetto di risoluzione possano chiedere al tribunale la dichiarazione dello stato di insolvenza, così consentendo che tali procedimenti giudiziari si svolgano anche prima della conclusione delle procedure di liquidazione.
La Commissione respinge l'emendamento Pesco 1.31.
Carlo SIBILIA (M5S) avverte che il suo gruppo effettuerà un'unica dichiarazione di voto sugli emendamenti da 1.32 a 1.45.
Alessio Mattia VILLAROSA (M5S) ricorda in primo luogo le riserve espresse dal rappresentante del Governo sulla procedura di bail-in, introdotta nell'ordinamento dal citato decreto legislativo n. 180 del 2015. Richiama quindi la finalità degli emendamenti presentati dal suo gruppo, i quali intendono consentire la permanenza dell'Italia all'interno del sistema di vigilanza unico europeo, pur evitando di essere sottoposta alla procedura di bail-in. A tale proposito, richiama tra i presupposti dell'avvio delle procedure di risoluzione, quello relativo alla necessità che la banca sia in una situazione di dissesto o corra il rischio di andare in dissesto; rispetto a tale requisito, reputa possa essere una possibile soluzione l'aumento, per l'Italia, dei limiti previsti per il coefficiente patrimoniale Common Equity Tier 1, così da modificare, a beneficio del Paese, i requisiti patrimoniali richiesti ai fini della valutazione di vigilanza prudenziale europea. A ciò si dovrebbe associare la creazione di una banca pubblica per l'investimento, la quale sarebbe chiamata a compensare il possibile decremento dell'erogazione di credito da parte delle banche, erogando credito ai soggetti più deboli, quali le piccole e micro imprese.
Nel sottolineare l'atteggiamento costruttivo del suo gruppo nell'affrontare il tema in questione, auspica che su di esso possa essere svolto dalla Commissione un approfondimento, anche attraverso lo svolgimento di un'indagine conoscitiva in materia.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sibilia 1.32, 1.33, 1.34, 1.35, 1.36, 1.37, 1.38, 1.39, 1.40, 1.41, 1.42, 1.43, 1.44 e 1.45.
Maurizio BERNARDO, presidente, ricorda che il relatore e il Governo dovranno presentare i loro eventuali emendamenti entro le ore 10 di domani e che il termine per la presentazione dei relativi subemendamenti è fissato alle ore 12.30 di domani.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già prevista per la giornata di domani.

References: articolo 4
e contrario
 articolo 29
e contrario
e contrario
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