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Timestamp: 2017-05-26 07:27:31+00:00

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Lavori al centro storico, Comune di Minturno di nuovo condannato
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Un lassismo che costerà caro al Comune di Minturno. Cade, infatti, una nuova “tegola” sul palazzo di Via Principe di Piemonte, da 157.967 euro, somma che l’Ente dovrà pagare alla ditta Lucci Salvatore Impresa di Costruzioni, seconda classificata nella gara d’appalto per i lavori di Minturno 3 e 4. Il Tar del Lazio ha condannato il Comune, nuovamente, per questa vicenda che va avanti dal 2009. L’appalto per la realizzazione di alloggi e recupero del centro storico era stato aggiudicato dalla Eurocostruzioni di Alessandro Iaquone. La Lucci, però, ne contestava l’affidamento ed è ricorsa al Tar. Ne sono seguite ben tre di sentenze, che alla fine davano ragione alla seconda classificata. Nel frattempo, però, la Eurocostruzioni aveva iniziato i lavori e nonostante il pronunciamento del tribunale amministrativo non vennero affidati alla Lucci. Anzi, da parte dell’Ente è seguito un completo silenzio, sia sulla prima sentenza che imponeva l’affidamento alla ditta ricorrente, sia alla seconda che imponeva di togliere le impalcature al fine di permettere di lavorare alla ditta Lucci. E ancora silenzio anche quando il Consiglio di Stato ha confermato i precedenti provvedimenti, subentrando un commissario ad acta.
Davanti a tale atteggiamento, la ditta di Lucci Salvatore ha pensato di ricorrere nuovamente al Tar, avendo subito un grave danno da questa assurda vicenda in quanto non è stata messa nelle possibilità di eseguire i lavori, chiedendo un risarcimento danni al Comune di Minturno.
Si legge nella sentenza 152/2014 (disponibile alla fine dell’articolo): “Stante la perdurante inottemperanza del Comune di Minturno ai sopra richiamati pronunciamenti, la società Lucci Impresa di Costruzioni a.r.l. chiede la condanna del Comune di Minturno al risarcimento del danno ingiusto, consistente nella integrale perdita dell’utile associato alla parte di opere ormai illegittimamente eseguite dalla Eurocostruzioni da quantificarsi nella misura del 10% dell’importo di esse, nel danno derivante dalla ritardata percezione dell’utile associato all’appalto stesso, negli ulteriori maggiori danni subiti per la tenuta in disponibilità delle maestranze e dei mezzi necessari per assumere immediatamente la gestione dell’appalto senza la possibilità di destinare gli stessi ad altre commesse, anche a causa del colpevole e grave ritardo operato dall’Amministrazione, e nel c.d. danno curriculare da liquidarsi nella misura del 5% dell’importo a base d’asta. Con atto depositato il 3 novembre 2011, si è costituito in giudizio il Comune di Minturno deducendo, anche con successive memorie difensive, l’infondatezza del ricorso. Con memoria notificata a mezzo servizio postale il 3/4 luglio 2012 e depositata il 29 ottobre, la ricorrente – premesso che successivamente alla proposizione dell’odierno ricorso, il Consiglio di Stato con sentenza n. 1060 del 23.2.2012 ha respinto l’appello avverso la sentenza n. 106/2011 e che ciò nonostante il cantiere non le è stato consegnato – ha esteso la domanda risarcitoria formulata con il ricorso introduttivo agli ulteriori danni arrecati dal Comune di Minturno in conseguenza della perdurante inottemperanza alla sentenza n. 1067/2010. Con ulteriore memoria notificata a mezzo servizio postale il 9 dicembre 2013 e depositata il successivo giorno 10, la ricorrente ha nuovamente aggiornato la richiesta risarcitoria avanzata nel presente giudizio rappresentando che il Comune di Minturno ha continuato dapprima a far svolgere i lavori alla illegittima aggiudicataria e, poi, assunto un atteggiamento inspiegabilmente inerte nel consentire il subentro della Lucci nel contratto al fine di realizzare la quota residua dei lavori, anche all’esito dei chiarimenti offerti al Commissario ad acta – nel frattempo nominato dal Prefetto di Latina – con la sentenza n. 781 del 21.10.2013, in cui si è evidenziato come ‘non essendo possibile disporre che la ricorrente esegua il ‘suo’ progetto in base alle condizioni da essa offerte in gara, l’unica soluzione possibile sia quella che la ricorrente completi i lavori sulla base del progetto risultante dall’offerta del precedente aggiudicatario e alle medesime condizioni economiche’”.
La richiesta della ditta Lucci è stata accolta dal tribunale amministrativo, che ha condannato l’Ente al pagamento di 157.967 euro, più le spese processuali pari a 5mila euro.
DOWNLOAD: N. 00897_2011 REG.RIC
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Dilettantismo ed approssimazione…
fate l’unica cosa giusta dimettetevi tutti… ma come si fa… Il TAR, il consiglio di Stato… cosa aspettate?
Non è la prima e non sarà l’ultima di nefandezze sugli appalti e capitolati tecnici, ma chi siete?
Mio figlio di 8 anni farebbe meglio!

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