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Timestamp: 2019-06-24 13:33:10+00:00

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Prontuario di Diritto Commerciale by AA.VV. - Read Online
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La Collana "IUS FACILE" è il nuovo strumento ideato per la preparazione degli esami universitari. I Prontuari sono alleati fondamentali per ripassare in modo veloce ed affrontare ogni esame con sicurezza. Ogni argomento è svolto con linguaggio semplice e spiegazioni chiare. La collana si rivolge agli studenti universitari e si adatta perfettamente anche alla preparazione di concorsi pubblici ed esami di stato. Uno strumento indispensabile per lo studio, la consultazione e il ripasso. Il formato e-book digitale, sempre a portata di mano, visualizzabile su qualsiasi dispositivo mobile, iphone, ipad, tablet e su desktop, garantisce massima fruibilità e facilità di utilizzo.
Publisher: Invictus EditoreReleased: Feb 20, 2015ISBN: 9788897944690Format: book
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Curare con i numeri. La statistica in medicina, saper prescrivere sulla base dei dati
Nuovi Motivi di Ricorso alle Contravvenzioni del Codice della Strada
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Prontuario di Diritto Commerciale - AA.VV.
IL SISTEMA LEGISLATIVO. IMPRENDITORE E IMPRENDITORE COMMERCIALE
NOZIONE DI IMPRENDITORE
L’ATTIVITA’ PRODUTTIVA
ECONOMICITA’ DELL’ATTIVITA’
LA PROFESSIONALITA’
ATTIVITA’ DI IMPRESA E SCOPO DI LUCRO
IL PROBLEMA DELL’IMPRESA PER CONTO PROPRIO
IL PROBLEMA DELL’IMPRESA ILLECITA
IMPRESA E PROFESSIONI INTELLETTUALI
LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI
a) IMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE COMMERCIALE
IL RUOLO DELLA DESTINAZIONE
L’IMPRENDITORE AGRICOLO  LE ATTIVITA’ AGRICOLE ESSENZIALI
L’IMPRENDITORE AGRICOLO  LE ATTIVITA’ AGRICOLE PER CONNESSIONE
IL PROBLEMA DELL’ IMPRESA CIVILE
b) PICCOLO IMPRENDITORE. IMPRESA FAMILIARE
IL CRITERIO DIMENSIONALE. LA PICCOLA IMPRESA
IL PICCOLO IMPRENDITORE NEL CODICE CIVILE
IL PICCOLO IMPRENDITORE NELLA LEGGE FALLIMENTARE
c) IMPRESA COLLETTIVA. IMPRESA PUBBLICA
ATTIVITA’ COMMERCIALE DELLE ASSOCIAZIONI E DELLE FONDAZIONI
L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI IMPRENDITORE
a) L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA
ESERCIZIO DIRETTO DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA
ESERCIZIO INDIRETTO DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA. LA TEORIA DELL’IMPRENDITORE OCCULTO
CRITICA. L’IMPUTAZIONE DEI DEBITI DI IMPRESA
UNA TECNICA PER REPRIMERE GLI ABUSI
B) INIZIO E FINE DELL’IMPRESA
ATTIVITA’ DI ORGANIZZAZIONE E ATTIVITA’ DI ESERCIZIO
C) CAPACITA’ E IMPRESA
INCAPACITA’ E INCOMPATIBILITA’
L’IMPRESA COMMERCIALE DELL’INCAPACE
MINORE e INTERDETTO *.
INABILITATO.
MINORE EMANCIPATO.
BENEFICIARIO DI AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO.
a) LA PUBBLICITA’ LEGALE
LA PUBBLICITA’ DELLE IMPRESE COMMERCIALI
LA PUBBLICITA’ DELLE SOCIETA’ DI CAPITALI E DELLE COOPERATIVE
LE SCRITTURE CONTABILI OBBLIGATORIE. REGOLARITA’ E CONTROLLLO
LA RILEVANZA ESTERNA DELLE SCRITTURE CONTABILI. L’EFFICACIA PROBATORIA
Rappresentanza sostanziale.
Rappresentanza processuale.
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’AZIENDA
L’AZIENDA FRA CONCEZIONE ATOMISTICA E CONCEZIONE UNITARIA. AZIENDA E UNIVERSALITA’ DI BENI
LA CIRCOLAZIONE DELL’AZIENDA. OGGETTO E FORMA DEI NEGOZI TRASLATIVI
CESSIONE DEI DEBITI
USUFRUTTO.
IL TRASFERIMENTO DELLA DITTA
DITTA E NOME CIVILE. DITTA E NOME DELLE SOCIETA’
I TIPI DI MARCHI
I REQUISITI DI VALIDITA’ DEL MARCHIO
LICEITÀ.
c) L’INSEGNA
LA LEGISLAZIONE ANTIMONOPOLISTICA
ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE E ABUSO DI DIPENDENZA ECONOMICA
LE LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA
OBBLIGO DI CONTRARRE DEL MONOPOLISTA
I DIVIETI LEGALI DI CONCORRENZA
LIBERTA’ DI CONCORRENZA E DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA SLEALE
AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA SLEALE
RAPPORTO CONCORRENZIALE
GLI ATTI DI CONCORRENZA SLEALE. LE FATTISPECIE TIPICHE
ATTI DI CONFUSIONE
ATTI DI DENIGRAZIONE
GLI ALTRI MEZZI DI CONCORRENZA SLEALE
la concorrenza parassitaria:
il dumping:
la violazione di segreti aziendali:
LE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE FRA IMPRESE E CONSUMATORI
LA PUBBLICITA’ INGANNEVOLE E COMPARATIVA
NOZIONE E TIPOLOGIA
IL CONTRATTO DI CONSORZIO
I CONSORZI CON ATTIVITA’ INTERNA. L’ORGANIZZAZIONE CONSORTILE
I CONSORZI CON ATTIVITA’ ESTERNA
LE SOCIETA’ CONSORTILI
IL GRUPPO EUROPEO DI INTERESSE ECONOMICO
LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE DI IMPRESE
LA COLLABORAZIONE TEMPORANEA ED OCCASIONALE FRA IMPRESE
LE ASSOCIAZIONI TEMPORANEE PER LA PARTECIPAZIONE AGLI APPALTI PUBBLICI
CONTRATTI, TITOLI DI CREDITO
Vendita reale e vendita obbligatoria
Le obbligazioni del venditore
La garanzia per evizione
Vizi. Mancanza di qualità. Buon funzionamento
Clausole sulla qualità della merce
Le obbligazioni del compratore. Il prezzo
L’inadempimento nelle vendite mobiliari
La vendita fuori dei locali commerciali
Nozione. Funzione
Nozione. Distinzioni
L’affiliazione commerciale (franchising)
Nozione. Caratteri essenziali
Le obbligazioni dell’appaltatore
Difformità e vizi dell’opera
Le obbligazioni del committente
Pubblici servizi di linea
Il trasporto di persone
Trasporto con pluralità di vettori
I CONTRATTI PER IL TURISMO
DEPOSITO NEI MAGAZZINI GENERALI
Nozione. Disciplina
Mandato con e senza rappresentanza
Estinzione del mandato
Commissione e spedizione
Nozione. Caratteri distintivi
Gli agenti di assicurazione
I mediatori di assicurazione
La disciplina generale dei contratti bancari
Le garanzie bancarie omnibus
I servizi di custodia. Il deposito titoli in amministrazione
Il leasing di ritorno (lease-back)
LE CARTE DI CREDITO. LA MONETA ELETTRONICA
Le carte di credito: nozione. Tipi
L’INTERMEDIAZIONE MOBILIARE
Disciplina generale dei servizi di investimento
La gestione di portafogli
Gli organismi di investimento collettivo
I fondi comuni di investimento. Struttura. Tipologia
Istituzione del fondo. Partecipanti
Natura del fondo. Gestione. Controlli
Le società di investimento a capitale variabile
L’offerta al pubblico di prodotti finanziari
La disciplina. Il prospetto informativo
MERCATO MOBILIARE E CONTRATTI DI BORSA
I contratti di borsa
Contratti a contanti e a termine
Contratto ed imprese di assicurazione
La disciplina generale: il rischio e il premio
L’assicurazione della responsabilità civile
La creazione del titolo di credito: rapporto cartolare e rapporto fondamentale
Titoli di credito astratti e causali
La legge di circolazione. I titoli al portatore
I titoli all’ordine
I titoli nominativi
L’esercizio del diritto cartolare. La legittimazione
Le eccezioni cartolari
La gestione accentrata dei titoli di massa
Cambiale tratta e vaglia cambiario
I requisiti formali della cambiale
La cambiale in bianco
Capacità e rappresentanza cambiaria
Le obbligazioni cambiarie
L’accettazione della cambiale
La cessione della provvista
L’avallo
La circolazione della cambiale
Il pagamento della cambiale
Il processo cambiario. Le eccezioni
Le azioni extracambiarie
Ammortamento. Duplicati e copie
I requisiti dell’assegno bancario
La posizione della banca trattaria
Circolazione. Avallo
Il pagamento dell’assegno
Il regresso per mancato pagamento
Assegno sbarrato, da accreditare, non trasferibile. Assegno turistico
L’ASSEGNO CIRCOLARE. GLI ASSEGNI SPECIALI
Gli assegni della Banca d’Italia
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Nel nostro sistema giuridico la disciplina delle attività economiche ruota intorno alla figura dell’imprenditore. Ma la disciplina non è identica per tutti gli imprenditori.
Il c.c. distingue diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre criteri:
1 in base all’oggetto dell’impresa, si distingue fra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale;
2 in base alla dimensione dell’impresa, si distingue fra piccolo imprenditore e imprenditore medio-grande;
3 in base alla natura del soggetto che esercita l’impresa, si distingue fra impresa individuale, società e impresa pubblica.
Il c.c. detta innanzitutto un corpo di norme applicabile a tutti gli imprenditori, detto statuto generale dell’imprenditore. Comprende la disciplina dell’azienda, dei segni distintivi, della concorrenza e dei consorzi e di alcuni contratti.
Poi, detta lo statuto dell’imprenditore commerciale che disciplina l’iscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale, la rappresentanza commerciale, le scritture contabili, il fallimento e le procedure concorsuali.
Nel sistema del c.c. la qualifica di imprenditore agricolo e piccolo imprenditore ha rilievo solo al fine di delimitare l’ambito di applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale. Infatti, imprenditore agricolo e piccolo imprenditore (anche commerciale) sono esonerati dalla tenute delle scritture contabili, dall’assoggettamento alle procedure concorsuali, mentre è stato esteso ad essi l’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese.
Anche la distinzione fra impresa individuale, società e impresa pubblica rileva essenzialmente al fine di definire l’ambito di applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale. Infatti, le società commerciali ( diverse dalla s.s.) sono tenute all’iscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale, anche se l’attività esercitata non è commerciale. (art. 2200)
Con la riforma delle società del 2006 è stata soppressa la regola per cui le società non potevano essere mai considerate piccoli imprenditori; regola per cui le società erano sempre espose al fallimento se esercitavano attività commerciale.
Gli enti pubblici che esercitano impresa commerciale sono sempre sottratti alla disciplina dell’imprenditore commerciale. In ogni caso non sono mai esposti al fallimento.
In conclusione : lo statuto dell’imprenditore commerciale è statuto proprio dell’imprenditore privato commerciale non piccolo.
Secondo l’ art. 2082 è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
Tale concetto si richiama alla nozione economica di imprenditore, ma che non coincide con la nozione giuridica di imprenditore.
La nozione economica descrive l’imprenditore come il soggetto che nel processo economico svolge una funzione intermediaria fra chi dispone di fattori produttivi e chi domanda prodotti e servizi. Nello svolgimento di tale funzione l’imprenditore coordina, organizza e dirige, secondo scelte tecniche ed economiche, il processo produttivo ( funzione organizzativa ) assumendo su di sé il rischio di impresa, cioè il rischio che i costi non siano coperti da ricavi sufficienti.
Il rischio di impresa giustifica il potere dell’imprenditore di dirigere il processo produttivo e legittima l’acquisizione da parte dello stesso dell’eventuale eccedenza dei ricavi sui costi ( profitto ). E proprio nell’intento di conseguire il massimo profitto si ravvisa il tipico movente dell’attività imprenditoriale.
I requisiti giuridici minimi necessari e sufficienti che devono sussistere perché un dato soggetto sia qualificato come imprenditore e sia esposto alla disciplina dell’imprenditore sono stati fissati dal legislatore nell’ art. 2082.
Dall’art. 2082 si ricava che :
1 l’impresa è attività, cioè una serie coordinata di atti unificati da una funzione unitaria,
2 tale attività ha uno specifico scopo, cioè la produzione o scambio di beni o servizi,
3 tale attività ha specifiche modalità di svolgimento, cioè con organizzazione, economicità e professionalità.
Si discute se siano altresì indispensabili:
1 che l’intento dell’imprenditore sia quello di ricavare dei profitti, scopo di lucro,
2 che i beni o servizi prodotti o scambiati siano destinati al mercato,
3 che l’attività svolta sia lecita.
Questi requisiti sono rilevanti ai fini dell’applicazione delle norme di diritto privato, ma altri requisiti sono richiesti da altri settori dell’ordinamento nazionale ( es. diritto tributario ) o dall’ordinamento comunitario.
Non esiste, quindi, una sola nozione di impresa, ma vi sono più nozioni di impresa.
L’impresa è attività ( serie di atti coordinati ) finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. Quindi l’impresa è attività produttiva.
Per qualificare un’attività come produttiva è irrilevante la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati ed il tipo di bisogno che essi vanno a soddisfare. È impresa anche la produzione di servizi di natura assistenziale, culturale o ricreativa.
Inoltre è irrilevante che l’attività produttiva possa qualificarsi nel contempo come attività di godimento o di amministrazione di determinati beni o del patrimonio del soggetto agente.
Non è impresa l’attività di mero godimento, cioè l’attività che non dà luogo alla produzione di nuovi beni o servizi. Es. il proprietario di immobili che ne gode dei frutti dandoli in locazione.
È attività di godimento e produttiva quella di un proprietario di un fondo agricolo che destini lo stesso a coltivazione, oppure di un proprietario di un immobile che adibisca lo stesso ad albergo. In questi casi, la locazione è accompagnata dall’erogazione di servizi collaterali che eccedono il mero godimento del bene.
È attività di godimento o amministrazione del proprio patrimonio e attività di produzione l’impiego di proprie disponibilità finanziarie nella compravendita di strumenti finanziari con intenti di investimento, speculazione o concessione di finanziamento. Quindi, sono imprese commerciali le società di investimento e le società finanziarie.
Sono imprese commerciali anche le holding, cioè le società che hanno per oggetto esclusivo l’acquisto e la gestione di partecipazioni di controllo in altre società, con funzione di direzione, di coordinamento e di finanziamento della loro attività.
Non è concepibile un’attività senza programmazione e coordinamento della serie di atti in cui essa si sviluppa, ossia priva di organizzazione. Non è concepibile attività di impresa senza l’impiego coordinato di fattori produttivi (capitale e lavoro) propri e/o altrui.
La funzione organizzativa dell’imprenditore si concretizza nella creazione di un apparato produttivo stabile e complesso, formato da persone e da beni strumentali, ossia di un’ attività organizzata.
Affinché un’attività produttiva possa dirsi organizzata in forma di impresa non è necessario :
4 che la funzione organizzativa dell’imprenditore abbia per oggetto anche altrui prestazioni lavorative autonome o subordinate. È imprenditore anche chi opera utilizzando solo il fattore capitale e il proprio lavoro, senza avvalersi del lavoro altrui.
5 che l’attività organizzativa dell’imprenditore si concretizzi nella creazione di un apparato strumentale fisicamente percepibile ( beni strumentali). È vero che non vi può essere impresa senza impiego e organizzazione di mezzi materiali, ma questi possono ridursi al solo impiego di mezzi finanziari. Ciò che qualifica l’impresa è l’utilizzazione di fattori produttivi ed il loro coordinamento da parte dell’imprenditore per un fine produttivo.
In conclusione : la qualità di imprenditore non può essere negata sia quando l’attività è esercitata senza l’ausilio di collaboratori, sia quando il coordinamento degli altri fattori produttivi non si concretizzi nella creazione di un complesso aziendale materialmente percepibile.
Si è posto il problema se si possa parlare di impresa anche quando il processo produttivo si fonda esclusivamente sul lavoro personale del soggetto agente, cioè quando non vengono utilizzati né lavoro altrui né capitale proprio o altrui, quindi manca la c.d. eteroorganizzazione .
Il problema si pone, quindi, per i prestatori autonomi d’opera manuale (elettricisti, idraulici, ecc.) o di servizi personalizzati ( mediatori, agenti di commercio).
La semplice organizzazione a fini produttivi del proprio lavoro non può essere considerata organizzazione imprenditoriale e in mancanza di un minimo di eteroorganizzazione deve negarsi l’esistenza di un’impresa, anche se piccola.
Una parte della dottrina, invece, basandosi sull’art. 2083, ritiene imprenditore anche chi si limita ad organizzare il proprio lavoro, senza impiegare né lavoro altrui né capitali. Ma tale tesi non è condivisibile, in quanto la nozione di piccolo imprenditore non vuol indicare la superfluità di ogni forma di eteroorganizzazione.
L’organizzazione del lavoro dei propri familiari è pur sempre organizzazione del
lavoro altrui. E comunque, il requisito dell’organizzazione è richiesto sia per l’imprenditore che per il piccolo imprenditore, ma non per il lavoratore autonomo.
In conclusione : un minimo di organizzazione di lavoro altrui o di capitale è sempre necessario per aversi impresa, anche se piccola. In mancanza si avrà lavoro autonomo non imprenditoriale. Semplici lavoratori autonomi restano i prestatori d’opera manuale (elettricisti, idraulici) o di servizi (mediatori, agenti), fin quando si limitano ad utilizzare mezzi materiali inespressivi, in quanto strumentali allo svolgimento di ogni attività o strettamente necessari all’esplicazione delle proprie energie lavorative. Ossia, fin quando non si supera la soglia della semplice autoorganizzazione del proprio lavoro; al di là si diventa imprenditori.
Nell’art. 2082 abbiamo visto che l’impresa è un’attività economica, dove attività economica è sinonimo di attività produttiva, cioè attività rivolta alla produzione o allo scambio di beni o servizi.
Ma, nell’art. 2082 l’economicità è richiesta in aggiunta allo scopo produttivo dell’attività . Ciò che qualifica un’attività economica non è solo il fine (produttivo) cui essa è indirizzata, ma anche il modo con cui essa è svolta.
L’attività può dirsi condotta con metodo economico quando è tesa ad ottenere la copertura dei costi con ricavi ed assicurino l’autosufficienza economica. Altrimenti si ha consumo e non produzione di ricchezza.
In conclusione : non è perciò imprenditore chi produca beni o servizi che vengono erogati gratuitamente o a prezzo politico, tale cioè da far oggettivamente escludere la possibilità di coprire i costi con i ricavi.
L’ultimo requisito richiesto dall’art. 2082 è il carattere professionale dell’attività.
Professionalità significa esercizio abituale e non occasionale di una data attività produttiva.
La professionalità non implica però che l’attività imprenditoriale debba essere necessariamente svolta in modo continuato e senza interruzioni. Per le attività stagionali è sufficiente il costante ripetersi di atti di impresa secondo le cadenze periodiche di quel tipo di attività.
La professionalità non implica nemmeno che quella impresa sia l’unica attività o l’attività principale. È possibile anche il contemporaneo esercizio di più attività di impresa da parte dello stesso soggetto.
Può aversi impresa anche quando si opera per il compimento di un unico affare. Il compimento di un unico affare può costituire impresa quando, per la rilevanza economica, implichi il compimento di operazioni molteplici e complesse e l’utilizzo di un apparato produttivo idoneo ad escludere il carattere occasionale e non coordinato dei singoli atti economici.
La professionalità va accertata in base ad indici esteriori ed oggettivi. Non è necessario che si abbia reiterazione degli atti di impresa, che l’attività si sia già protratta nel tempo. Indice di professionalità può essere anche la creazione di un complesso aziendale idoneo allo svolgimento di un’attività potenzialmente stabile e duratura.
Altro è professionalità e altro è organizzazione. Infatti, si può avere esercizio non professionale di attività organizzata, come previsto dall’art. 2070 3° comma .
Non c’è dubbio sul fatto che lo scopo che normalmente anima l’imprenditore è la realizzazione del profitto e del massimo profitto consentito dal mercato. Ma ci si chiede se lo scopo di lucro sia necessario e, quindi, si debba negare la qualità di imprenditore e l’applicabilità della relativa disciplina quando ricorrano tutti i requisiti dell’art. 2082 ma manchi lo scopo di lucro.
La risposta è negativa quando lo scopo lucrativo si intende come movente psicologico dell’imprenditore, c.d. lucro soggettivo.
Lo scopo di lucro soggettivo non può ritenersi essenziale perché l’applicazione della disciplina dell’impresa, volta a tutelare i terzi, deve basarsi su dati esteriori ed oggettivi. Essenziale è solo che l’attività venga svolta secondo modalità oggettive astrattamente lucrative, (lucro oggettivo). Irrilevante è sia la circostanza che un profitto venga poi realmente conseguito, sia il fatto che l’imprenditore devolva integralmente a fini altruistici il profitto conseguito. È sufficiente che l’attività venga svolta secondo modalità oggettive tendenti al pareggio fra costi e ricavi (metodo economico) e non anche che le modalità di gestione tendano alla realizzazione di ricavi eccedenti i costi (metodo lucrativo).
La nozione di imprenditore è unitaria, comprensiva sia dell’impresa privata sia dell’impresa pubblica, art. 2093. Ciò implica che requisito essenziale può essere considerato solo ciò che è comune a tutte le imprese e a tutti gli imprenditori.
L’impresa pubblica è tenuta ad operare secondo criteri di economicità, ma non è preordinata alla realizzazione di un profitto.
Le società, invece, sono tenute ad operare con metodo lucrativo e nel duplice senso che l’attività di impresa deve essere rivolta al conseguimento di utili, lucro oggettivo, e che l’utile deve essere devoluto ai soci, lucro soggettivo.
Nel caso particolare delle società cooperative, essendo caratterizzata dallo scopo mutualistico, si deve considerare pienamente rispondente alla legge e alla Costituzione una gestione dell’impresa mutualistica fondata su criteri di pura economicità e non tesa alla realizzazione di profitti.
La recente disciplina delle imprese sociali, introdotta dal d.lgs. n. 155/2006, art. 3, vieta a questo tipo di impresa di distribuire utili in qualsiasi forma ai soci, amministratori, partecipanti, lavoratori o collaboratori. Nel contempo, però, si richiede che esse svolgano un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi, art. 1.
In conclusione : requisito minimo essenziale dell’attività di impresa è l’economicità della gestione e non lo scopo di lucro. La qualità di imprenditore deve essere riconosciuta sia alla persona fisica sia agli enti di diritto privato (associazioni e fondazioni) con scopo ideale o altruistico.
Le imprese operano di regola per il mercato, cioè destinano allo scambio i beni o servizi prodotti. Ma l’art. 2082 non richiede la destinazione al mercato della produzione, quindi è imprenditore anche l’imprenditore per conto proprio.
Ma una parte della dottrina è contraria vista la concezione economica dell’imprenditore come soggetto che svolge funzione intermediaria fra proprietari dei fattori produttivi e consumatori. Ciò induce a ritenere che la destinazione allo scambio della produzione è implicitamente richiesta dal carattere professionale dell’attività di impresa ovvero dalla natura economica della stessa o quanto meno dalla funzione di tutela dei terzi della disciplina dell’impresa. Funzione di tutela che non avrebbe senso quando un soggetto risolve la propria attività produttiva in se stesso senza entrare in contatto con i terzi.
In conclusione : l’impresa per conto proprio non è impresa, in quanto per l’acquisto della qualità di imprenditore basta una destinazione parziale o potenziale della produzione al mercato.
Vi sono alcune ipotesi in cui non si può parlare di imprese per conto proprio.
Non è impresa per conto proprio:
6 la società cooperativa che produce esclusivamente per i propri soci. La società cooperativa è soggetto di diritto distinto dai suoi soci ed i soci fruiscono dei beni prodotti dalla società in base a rapporti di scambio con la cooperativa;
7 l’azienda costituita dallo Stato o da altri enti pubblici per la produzione di beni o servizi da fornire dietro corrispettivo.
Possono, invece, considerarsi imprese per conto proprio:
8 la coltivazione del fondo finalizzata al soddisfacimento dei bisogni dell’agricoltore e della sua famiglia;
9 la costruzione in economia, cioè la costruzione di appartamenti non destinati alla rivendita.
Il caso del coltivatore del fondo ci dimostra che non vi è incompatibilità fra impresa per conto proprio ed economicità, dato che l’attività produttiva può considerarsi svolta con metodo economico anche quando i costi sono coperti da un risparmio di spesa o da un incremento del patrimonio del produttore. Inoltre, le esigenze di tutela dei terzi possono ricorrere anche rispetto all’impresa per conto proprio.
Quindi, l’applicazione della disciplina dell’impresa non si può far dipendere dalle intenzioni di chi produce, ma deve fondarsi esclusivamente sui caratteri oggettivi fissati dall’art. 2082. Caratteri che possono ricorrere tutti anche quando i beni prodotti vengono in fatto consumati o utilizzati dallo stesso produttore.
Il costruttore in economia deve perciò essere qualificato come imprenditore commerciale, così come il coltivatore del fondo.
Punto controverso è se la qualifica di imprenditore debba essere riconosciuta anche all’attività illecita, cioè contraria a norme imperative ( norme che subordinano l’accesso all’attività a concessione, autorizzazione o licenza, detta impresa illegale), all’ordine pubblico o al buon costume.
Un attività di impresa illecita può dar luogo al compimento di una serie di atti leciti e validi. Infatti, l’illiceità del risultato globalmente perseguito dall’imprenditore non comporta di per sé l’illiceità della causa o dell’oggetto, art. 1418, dei singoli atti di impresa.
I terzi creditori meritevoli di tutela possono esistere anche quando l’attività di impresa è illecita, quindi chi esercita attività commerciale illecita è esposto al fallimento.
Nel caso di impresa illegale, l’illecito non impedisce l’acquisto della qualità di imprenditore con pienezza di effetti, ferme restando le conseguenti sanzioni amministrative e penali. Il titolare dell’impresa illegale è esposto al fallimento.
Nel caso di impresa immorale, cioè di un’attività che abbia un oggetto illecito (es. traffico di droga), al fine di tutelare i terzi estranei all’illecito, si nega l’esistenza di impresa. Questo, per il timore che il riconoscimento della qualità di imprenditore porti all’applicazione non solo delle norme che tutelano i creditori di un imprenditore commerciale (fallimento), ma anche delle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti dei terzi ( disciplina dell’azienda, dei segni distintivi, della concorrenza sleale). In questi casi deve applicarsi il principio secondo cui da un comportamento illecito non possono mai derivare effetti favorevoli per l’autore dell’illecito o per chi ne è stato parte.
In conclusione : chi esercita attività commerciale illecita è imprenditore ed in quanto tale potrà fallire. Non potrà però avanzare le pretese del titolare di un’azienda o agire in concorrenza sleale contro altri imprenditori, in applicazione del principio della non invocabilità della qualificazione per la non invocabilità del proprio illecito.
La stessa regola vale anche per l’impresa illegale e per l’impresa mafiosa, cioè per quella impresa, che pur avendo un oggetto lecito, è lo strumento per il perseguimento di un disegno criminoso.
Esistono delle attività produttive per le quali la qualifica imprenditoriale è esclusa in via di principio dal legislatore, come per le professioni intellettuali.
I liberi professionisti non sono mai in quanto tali imprenditori. Infatti l’art. 2238, 1° comma, stabilisce che le disposizioni in tema di impresa si applicano alle professioni intellettuali solo se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma di impresa.
I liberi professionisti, ma anche gli artisti e gli inventori, diventano imprenditori solo se ed in quanto la professione intellettuale è esplicata nell’ambito di altra attività di per sé qualificabile come impresa.
Ad es. il medico che gestisce una clinica privata, l’artista titolare di un teatro nel quale recita, ecc. In questi casi si è in presenza di due casi: l’attività

References: art. 2082
 art. 2082
 art. 2093
 art. 3
 art. 1
 art. 1418