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Timestamp: 2019-02-21 21:08:05+00:00

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300 (ISTAT 2001), 306 (SITA 2004).
4,12 Kmq (ISTAT 2000).
Castagnole Lanze, Neive, Mango, Castiglione Tinella.
Non sono presenti frazioni amministrative.
“Covazolio” nel tardo ‘200 (AST corte, Provincia di Asti, m. 11, Coazzolo, n. 19, 1287, 20 aprile, Giuramento di fedeltà, con ricognizione passata da Pietro da Becco, e Pietro da Capo Villa verso Raimondo Cacherano sig. di Coazzolo per diversi beni ivi specificati situati nelle fini di d. luogo di Coazzolo, Neive, e Castagnole delle Lanze).
Collocata nella zona di confine tra le diocesi di Alba, di Asti e l’antica enclave appartenente a Pavia; compresa da sempre in quella di Alba come le terre al di qua del corso del Tinella fino alla foce del Belbo [Conterno 1986, pp. 92-93, p. 147].
Non è mai segnalata alcuna pieve coazzolese. Attestata l’appartenenza della chiesa locale alla diocesi di Alba nell’alto Medioevo, rimane la questione di quale potesse essere il suo plebatus di dipendenza. Il Conterno ipotizza in Cortemilia, Castino, Cossano Belbo, Castagnole Lanze le possibili sedi di plebato delle chiese mancanti nel manoscritto delle Constitutiones synodales del vescovo Isnardi. Coazzolo verosimilmente – per contiguità territoriale – potrebbe appartenere alla plebs di Castagnole Lanze [Conterno 1985, nn.74-82].
Coazzolo emerge nel XIII secolo come castrum posto a guardia della valle del torrente Tinella, nell’estremità meridionale del posse di Asti. Fin da quell’epoca, però, si manifesta anche la presenza di un “caput villae” che appare altro rispetto all’insediamento radiale – pur presente – attorno al castello. Il “caput villae” è centro di riferimento di un’organizzazione del territorio articolata in più contrade: una villa covazolii soto cui si cela un’organizzazione spazialmente articolata che si pone all’attenzione documentaria notarile e feudale come seconda polarità dopo il castrum. In tale definizione bipolare a perdere vigore è la natura di Coazzolo come luogo unitario, e parallelamente come feudo [AST di Corte, Provincia di Asti, m. 11, Coazzolo, n. 19, “1287, 20 aprile, Giuramento di fedeltà, con ricognizione passata da Pietro da Becco, e Pietro da Capo Villa verso Raimondo Cacherano sig. di Coazzolo per diversi beni ivi specificati situati nelle fini di d. luogo di Coazzolo, Neive, e Castagnole delle Lanze]. Un simile esito parrebbe giustificato dalla particolare esiguità territoriale complessiva, e dallo scarso rilievo economico delle sue risorse.
A dispetto dell’identità bipolare duecentesca (cfr. voce precedente), la comunità di Coazzolo non mostra un rilievo politico tale da costituire una controparte all’elemento feudale. Esiste sulla base della gestione di relativamente ampi beni comunitativi, ma nei documenti la definizione giuridicamente qualificante ma astrutturata “homines” prende sempre il posto di “communitas”, che comporterebbe il riconoscimento di una struttura politica. L’insignificanza politica comunitativa si evince anche da altri elementi. La comunità manca, ancora ad inizio ‘700, di un luogo specificatamente adibito alle riunioni [AST camerale, art. 737/1, Consegne delle comunità 1700 in 1716, n. 295, Quazzolo, ff. 70-71-72]. I primi consegnamenti dei beni della comunità sono abbastanza tardi, e risalgono al ‘700 [AST camerale, Indice Consegnamenti art. 737/1, n. 295 f. 70, 1715, 7 giugno, Consegnamento della comunità di Coazzolo, provincia d’Alba; n. 747, f. 109; 1715, 31 luglio, Consegnamento della medesima per beni, e pascoli nel di lei territorio]. L’Intendente settecentesco, poi, evidenzia la mancanza di liti sia tra elemento comunale e feudale che a carattere territoriale con terzi [B.R.T., Relazione generale dell’ Intendente d’Asti sullo stato della Provincia, 1753, f. 93v.]. In Età moderna, infine, i due poteri risultano letteralmente sovrapposti: l’elemento comunitativo appare per tradizione come una semplice appendice del potere feudale. I Cacherano occupano di diritto un posto da consigliere, e i due sindaci appartengono alla piccola nobiltà della loro cerchia. Nell’800 la poltrona di sindaco di Coazzolo spetta esplicitamente al feudatario [AST corte, Paesi per A e B, “C”, m.63, n. 1, 1828, Dispensa al sig. conte Cacherano della Rocca dal sindacato di Coazzolo].
Non v’è traccia della produzione autonoma di Statuti.
In Archivio comunale non sono conservati catasti antichi. Nella Relazione dell’Intendente del 1753 si afferma che “la comunità (…) resta in necessità di far procedere alla misura generale di tutto il territorio per poter riformare li cadastri, i libri di Transporti che più non servano per essere confusi e mal tenuti”: un riferimento dunque all’uso di catasti forse ancora seicenteschi, o più antichi ancora [B.R.T., Relazione generale dell’ Intendente d’Asti sullo stato della Provincia, 1753].
Non sono conservati ordinati antichi. La documentazione nell’Archivio comunale di Coazzolo relativa all’attività del Consiglio comunale risale alla metà dell’800.
Nel tredicesimo secolo Coazzolo appare infeudata alla famiglia astese dei Cacherano [AST corte, Provincia di Asti, m. 11, Coazzolo, n. 19, 1287, 20 aprile, Giuramento di fedeltà, con ricognizione passata da Pietro da Becco, e Pietro da Capo Villa verso Raimondo Cacherano sig. di Coazzolo per diversi beni ivi specificati situati nelle fini di d. luogo di Coazzolo, Neive, e Castagnole delle Lanze] i quali probabilmente già all’epoca prestavano omaggio alla città stessa per il loro feudo. Il posse astese si estendeva in effetti nel tredicesimo secolo “in valle tinelle usque ad trezium”, ovvero fino a Trezzo Tinella, a Sud di Coazzolo e dunque verosimilmente comprendendolo. All’epoca, però, Coazzolo non compare in alcun modo come “villa” o semplice “locus” o “castrum” [Ogerii Alferii, § 51, p.67]. Non vi sono attestazioni della partecipazione, precedente all’infeudazione, degli uomini di Coazzolo al cittadinatico astese come parte del locus novus di Castagnole Lanze, finitima a Coazzolo [Bordone 2001].
Nel tredicesimo secolo Coazzolo è infeudata alla famiglia astese dei Cacherano, i quali probabilmente prestavano già omaggio alla città stessa per il feudo, come avverrà esplicitamente in seguito. I Cacherano operano delle ampie sottoifeudazioni in enfiteusi [AST corte, Provincia di Asti, m. 11, Coazzolo, n. 19, 1287, 20 aprile, Giuramento di fedeltà, con ricognizione passata da Pietro da Becco, e Pietro da Capo Villa verso Raimondo Cacherano sig. di Coazzolo per diversi beni ivi specificati situati nelle fini di d. luogo di Coazzolo, Neive, e Castagnole delle Lanze].
L’investitura ai Cacherano appare indivisa, per “castello, giurisdizione, beni, redditi e ragioni” fino alla metà del ‘500 [AST camerale, Indice dei feudi, n. 307, pp. 968v.-970, 1516, 23 agosto, Annibale de’ Cacherani, Investitura del castello, giurisdizione, beni, redditi e ragioni; 1524, 24 maggio, Annibale de’ Cacherani, Investitura per castello, giurisdizione, beni, ragioni e redditi; 1531, 14 maggio, Giovanni Cacherano; 1561, 26 maggio, Gio Francesco et Ottaviano fratelli Cacherani, Investitura per giurisdizione, beni e ragioni], poi per due distinte linee di fratelli, di cui una è contraddistinta dal cognome Cacherano Osasco, quella del Gran Cancelliere di Savoia Ottaviano, protagonista, per questo come per altri suoi feudi – Rocca d’Arazzo, ad esempio – di una gestione energica delle contrapposizioni nelle liti con le comunità confinanti [A.S.T. di corte, paesi AB, “A”, n. 37, 1 settembre 1578, Transazione fattasi tra la comunità di Azano e quella di Rocca d'Arazzo nella questione tra esse insorta circa la spettanza di un terreno alluvionale formatosi nel fiume Tanaro]. Tra il 1575 e il 1581 scompare la citazione del castello nelle infeudazioni, probabilmente perché distrutto o reso inutilizzabile dal punto di vista militare. [1565, 16 giugno, Ottaviano Cacherano Osasco, Investitura per porzione del feudo, castello, beni e ragioni; 1575, 26 febbraio, Ottaviano Cacherano Osasco, Investitura per metà del castello, giurisdizione, beni e redditi e ragioni; 1581, 28 maggio, Carlo Cacherano. Investitura per porzione del Feudo, beni redditi e ragioni; 1617, 22 aprile, Emanuel Cacherano, Investitura, porzione del feudo, ragioni e redditi].
Nel 1605 il padre del conte Ottaviano Osasco attua il consegnamento dei beni feudali, ma “in confuso, senza espressione di siti, misure, e coerenze, e tampoco il numero delle giornate”. Nel 1625 Giovanni Gaj, “commissario ordinario delle recognitioni de’ beni feudali per SM nel Contado d’essa città et marchesato di Ceva” ordina la consegna dei beni, entro 20 giorni. Tale consegna non avviene, e la porzione del feudo viene ridotta alla Regia Camera. Il conte torna nel possesso del feudo solo dopo adeguata consegna dei beni [AST camerale, Consegnamenti art. 737/1, Coazzolo in Asteggiana, 1605, 13 febbraio, Carlo Osasco Cacherano, consegnamento del feudo, giurisdizione, beni, rediti e ragioni; AST camerale, art. 749, m. 56, n. 1, 1625, Atti fatti dal commissario delle recognitioni nell’Asteggiana Gaii contro l’Ill.mo sig. conte Ottaviano Osasco; AST camerale, Indice dei feudi, n. 307, pp. 968v.-970, 1627, 9 ottobre, Ottaviano Osasco Cacherano, investitura. Per porzione del feudo, beni e ragioni].
Nel 1529 il trattato di Cambrai assegna Asti ed il suo territorio, già degli Orléans, a Carlo V, il quale ne fa dono a Beatrice del Portogallo, moglie del duca sabaudo Carlo III [Nebbia 1995, p. 79]: Coazzolo entra dunque a far parte degli stati dei Savoia. Ne è testimonianza l’inizio della serie delle infeudazioni sabaude agli Osasco-Cacherano [AST camerale, Indice dei feudi, n. 307, pp. 968v.-970].
Nel censimento del 1933 il comune di Coazzolo risulta soppresso, ed i suoi abitanti accorpati a quello di Castagnole Lanze [VII Censimento generale della popolazione, 21 aprile 1931, vol. II, Comuni e frazioni di censimento, Italia Settentrionale, Provincia di Alessandria, Roma 1933]. Riprende la sua esistenza nel secondo dopoguerra, ma con il territorio leggermente ridotto, passato da una superficie di 432 ettari agli attuali 412.
I beni della comunità all’inizio del ‘700 appaiono piuttosto consistenti, se commisurati con l’esiguità del teritorio coazzolese. Si tratta essenzialmente di due nuclei ben definiti sul territorio, ed individuati nella sua parte meridionale lungo il confine con Mango: evidentemente i resti di una - probabilmente ancora più ampia - regione comune mediovale compatta. Il principale è un bosco in regione Rocca – già conosciuta a fine ‘200 come luogo di territori concessi in enfiteusi dal feudatario - che contiene un gerbido. Si tratta di una lunga striscia di terreno di ben 18 giornate. Sulla parte collinare più alta del territorio, nella regione Vinaia - la duecentesca regione “Vignatiis” - un bosco con gerbido, della consistenza di metà della precedente; un esiguo gerbido in regione Prato Rotondo nonché un “ripazzo” con 23 piante di “moroni” (gelsi), affittato annualmente per 3 o 4 lire coerente la chiesa parrocchiale, completano il panorama [AST camerale, art. 737/1, Consegne delle comunità 1700 in 1716, n. 295, Quazzolo, ff. 70-71-72].
Non attestate. Nella relazione dell’Intedente si fa cenno peraltro ad un bassissimo tasso di conflittualità territoriale.
ASCC (Archivio storico del comune di Coazzolo) (l’archivio non è inventariato, e contiene documenti amministrativi dalla metà ‘800 in poi)
AST corte, Provincia di Alba (inv. n. 17), m. 5 “Coazzolo”AST camerale, art. 749, m. 56, n. 1 1625, Atti fatti dal commissario delle recognitioni nell’Asteggiana Gaii contro l’Ill.mo sig. conte Ottaviano Osasco
AST camerale, art. 737/1, Consegne delle comunità 1700 in 1716, n. 295, Quazzolo, f. 70-71-72
AST camerale, Indice Consegnamenti art. 737/1, n. 295 f. 70, 1715, 7.06, Consegnamento della comunità di Coazzolo, provincia d’Alba, n. 747, f. 109; 1715, 31.07, Consegnamento della medesima per beni, e pascoli nel di lei territorio, 1720, Consegnamento del conte Pietro Ignazio Caroccio Fiochetto, n. 404 f. 72, 1757, 27.04, Consegnamento di d. Michele Calza di un molino nel territorio del luogo suddetto
AST camerale, Atti per feudi, art. 749, m. 56, “Coazzolo”, 1625, Atti sr. Patrimoniale contro ill. s.r conte Ottaviano Osasco, per dover consegnare, e far fede de titoli, et investiture de’ beni, redditi, e ragioni feudali da esso tenuti nel luogo e territorio di Coazzolo, sotto pena di riduzione
Annuario Statistico Regionale. Piemonte in cifre 2003, Regione Piemonte-ISTAT, Torino 2003 (dati relativi al Censimento della popolazione del 2001)
Casalis G., Dizionario geografico, storico-statistico-commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, n. 5, Chi-Cua, voce “Coazzolo”, Torino 1839
VII Censimento generale della popolazione, 21 aprile 1931, vol. II, Comuni e frazioni di censimento, Italia Settentrionale, Provincia di Alessandria, Roma 1933.
Ogerii Alferii, Aliquid de Istoria civitatis astensis, a cura di Q.Sella, in Codex Astensis qui de Malabayla communiter nuncupatur, a cura di Q.Sella, vol. II, Romae 1880
Rubrice statutorum Civitatis Ast, per F.Garonum de Liburno, Asti MDXXXIV

References: art. 737
 art. 737
 § 51
 art. 737
 art. 749
 art. 737
 art. 749
 art. 737
 art. 737
 art. 749