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Timestamp: 2018-09-23 16:38:08+00:00

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Frode iva intracomunitaria: qual è il giudice competente sul risarcimento?
Giovanni Cataldi -
Corte di Giustizia UE , sez. III, sentenza 13.09.2013 n° C-49/12 ()
La sentenza 12 settembre 2013 della Corte di Giustizia Europea afferisce alla delicata fattispecie della competenza giurisdizionale della richiesta di risarcimento del danno in riferimento ad una asserita frode dell’imposta sul valore aggiunto di tipo “carosello”, che aveva consentito un’evasione dell’imposta dovuta a valle a danno dell’erario inglese.
Più in particolare, la questione dibattuta riguarda il procedimento avviato dai Commissioners (amministrazione tributaria e doganale del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord) nei confronti di diverse persone giuridiche e fisiche stabilite in Danimarca per il risarcimento del danno corrispondente all’importo dell’Iva non versata da parte di un soggetto passivo di tale imposta nel Regno Unito, in quanto i non residenti avrebbero stretto un “patto illecito con scopo di frode”. I Commissioners ritenevano che i medesimi soggetti non residenti, non essendo soggetti all’Iva nel Regno Unito fossero stati gli effettivi beneficiari delle somme ottenute mediante tale meccanismo di evasione fiscale.
La domanda di pronuncia pregiudiziale verteva sull’interpretazione dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.
Tale domanda è stata presentata nell’ambito della controversia tra i Commissioners ed una società danese avente ad oggetto il procedimento di convalida di un sequestro conservativo eseguito, su richiesta dell’amministrazione tributaria inglese, sui beni appartenenti alla società e situati nel territorio danese.
I Commissioners avevano avviato procedimenti sia in territorio inglese che in quello danese.
Il 18 maggio 2010, su richiesta dell’amministrazione tributaria inglese il Giudice dell’esecuzione di Copenaghen, ha disposto sequestri conservativi sui beni appartenenti alla società e situati in territorio danese, a titolo di garanzia del credito per il risarcimento del danno.
Con atto separato depositato al Tribunale Distrettuale di Copenaghen, i Commissioners hanno chiesto conformemente all’art. 634, paragrafo 1, c.p.c., che il giudice constatasse la validità dei sequestri conservativi disposti, e disponesse il pagamento di un importo pari all’Iva elusa. Con ordinanza dell’8 settembre 2010 il Tribunale Distrettuale di Copenaghen ha rimesso la causa al giudice del rinvio.
Il Giudice testè citato si è posto l’interrogativo se un ricorso come quello depositato all’autorità Inglese il 17 maggio 2010 rientri nell’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001, di modo che una sentenza pronunciata da tali giudici possa essere riconosciuta ed eseguita in Danimarca in applicazione di tale regolamento e dell’accordo CE- Danimarca.
Alla luce di ciò il Tribunale distrettuale di Copenaghen ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di Giustizia la seguente questione pregiudiziale:
“… Se l’articolo 1 del regolamento n. 44 del 2001 debba essere interpretato nel senso che nella sua sfera di applicazione ricade un’azione con cui le autorità di uno stato membro chiedono un risarcimento danni a imprese e a persone fisiche stabilite in un altro stato membro in base ad una allegazione relativa ad un patto illecito costituito a scopo di frode consistente nella partecipazione ad una evasione dell’Iva dovuta dal primo stato membro …”.
Secondo la Corte di Giustizia, per quanto riguarda il fondamento giuridico della domanda dei Commissioners, la loro azione contro la società danese si basa non sulla legislazione del Regno Unito concernente l’Iva, bensì sull’asserita partecipazione della società ad un patto illecito con scopo di frode, che rientra nella disciplina della responsabilità civile extracontrattuale di tale stato membro.
I Commissioners, diversamente da quanto di consueto accade nell’esercizio di atti di imperio, non possono emettere motu proprio un titolo esecutivo che consenta loro di procedere al recupero del loro credito, bensì devono a tal fine avvalersi dei mezzi di ricorso ordinari. Ne risulta che il rapporto giuridico esistente tra i Commissioners e la società danese non è un rapporto giuridico basato sul diritto pubblico, nel caso di specie il diritto tributario, implicante il ricorso a prerogative della potestà di imperio.
La Corte di Giustizia ha ritenuto quindi che la nozione di “materia civile e commerciale”, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001, deve essere interpretata nel senso che “… comprende un’azione con cui un’autorità pubblica di uno stato membro chiede un risarcimento danni a persone fisiche e giuridiche residenti in un altro stato membro in riparazione di un danno causato da un patto illecito costituito ai fini di frode dell’Iva dovuta dal primo Stato membro ...”.
«Cooperazione giudiziaria in materia civile – Competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Articolo 1, paragrafo 1 – Ambito di applicazione – Nozione di “materia civile e commerciale” – Ricorso presentato da un’autorità pubblica – Risarcimento danni per concorso in frode fiscale da parte di un terzo non soggetto all’IVA».
Nella causa C-49/12,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dall’Østre Landsret (Danimarca), con decisione del 25 gennaio 2012, pervenuta in cancelleria il 31 gennaio 2012, nel procedimento.
32 In via preliminare è importante ricordare che, poiché il regolamento n. 44/2001 ha ormai sostituito, nei rapporti tra gli Stati membri, la Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299, pag. 32; in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles»), l’interpretazione fornita dalla Corte in riferimento a quest’ultima vale anche per detto regolamento, quando le sue disposizioni e quelle della convenzione di Bruxelles possono essere qualificate come equivalenti (v., in particolare, sentenza dell’11 aprile 2013, Sapir e a., C‑645/11, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 31). Dal considerando 19 del regolamento n. 44/2001 emerge inoltre che dev’essere garantita la continuità interpretativa tra la Convenzione di Bruxelles e il regolamento in questione.
33 A tale proposito si deve necessariamente constatare che l’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001, come quello della Convenzione di Bruxelles, si limita alla nozione di «materia civile e commerciale». Da una giurisprudenza costante della Corte risulta che tale ambito di applicazione è sostanzialmente determinato in ragione degli elementi che caratterizzano la natura dei rapporti giuridici tra le parti in causa o l’oggetto della lite (v., in particolare, sentenze del 18 ottobre 2011, Realchemie Nederland, C‑406/09, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 39, e Sapir e a., cit., punto 32).
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