Source: https://www.laleggepertutti.it/131948_non-fermarsi-al-posto-di-blocco-della-polizia-cosa-rischio
Timestamp: 2018-08-16 04:09:11+00:00

Document:
Nessun reato per l’automobilista che non si ferma al segnale di alt della polizia o che fa marcia indietro, purché la sua marcia continui regolare, senza creare problemi alla circolazione e al traffico.
Assolto l’automobilista che, al segnale di stop della polizia, non ferma il mezzo e procede avanti, facendo finta di non vedere o, addirittura, fa marcia indietro e se ne va per un’altra strada. Difatti, il comportamento vietato dalla norma penale è quello del conducente che, per evitare il blocco delle autorità, si cimenta in una guida spericolata della propria auto, accelerando o commettendo altre infrazioni del codice della strada (per esempio, percorrendo strade nel senso opposto di marcia o salendo sui marciapiedi), con ciò costituendo un pericolo per traffico e pedoni. A ricordarlo è una recente sentenza della Corte di appello di Roma [1].
Se si avvista una pattuglia dei carabinieri o della polizia e solo in quell’istante ci si ricorda di aver dimenticato la patente a casa, di non aver rinnovato l’assicurazione o di avere gli pneumatici lisci, di trasportare in auto più persone di quante l’immatricolazione consente, è lecito deviare, all’ultimo secondo, su un’altra strada o fare inversione di marcia e tornare indietro? Sì, nessuna norma può imporre restrizioni alla libertà di circolazione dei cittadini, sicché questi possono liberamente decidere il proprio itinerario in qualsiasi momento. Anche se dettato dall’esigenza di eludere controlli. Diversa la situazione se tale comportamento viene posto in essere quando già si è alzata la paletta della polizia, intimando lo stop al veicolo. In questo caso, il reato di resistenza a pubblico ufficiale scatta solo se sussistono due condizioni:
il dolo, ossia la consapevolezza dello stop da parte dell’automobilista. Non commette reato, quindi, il conducente che riesce a dimostrare di non aver sentito il fischietto della polizia, di aver visto solo all’ultimo secondo la paletta alzarsi in aria, di aver ritenuto che l’intimazione di arresto fosse indirizzata ad altra autovettura, ecc. Insomma, ci deve essere una piena consapevolezza dell’alt e la volontà di non rispettarlo;
una guida pericolosa volta a sottrarsi al controllo: il conducente deve effettuare manovre tali da costituire un pericolo per il traffico. Pertanto, l’automobilista che non si ferma all’alt delle forze dell’ordine e accelera dandosi alla fuga non commette alcun reato se la sua marcia prosegue entro i limiti di velocità e senza manovre tali da creare generale pericolo.
In definitiva non commette reato l’automobilista che non si ferma al posto di blocco senza però commettere alcuna azione volta ad ostacolare gli agenti mentre è inseguito: azioni che devono concretizzarsi in violazioni del codice della strada o delle comuni regole di prudenza.
[1] C. App. Roma sent. n. 3252/16 del 20.05.2016.
Corte d’appello di Roma – Sezione III penale – Sentenza 20 maggio 2016 n. 3252
n giorno 07/04/2016
Dott. ERNESTO MINEO Presidente
Dott. ANNAMARIA ACERRA Consigliere
Dott. ROBERTA PALMISANO Consigliere
nel procedimento penale di secondo grado nei confronti di: 1) BE.AN. – LIBERO
nato (…)
Con sentenza in data 7 ottobre 2013 il Tribunale di Roma condannava Be.An. alla pena di mesi sei di reclusione per il reato di cui all’art. 337 c.p., alla guida dell’autovettura (…), si opponeva energicamente agii agenti di polizia non fermandosi all’ALT ma accelerando dandosi alla fuga.
Il Tribunale perveniva alla predetta decisione sulla base delle dichiarazioni dell’agente operante che riferiva di aver intimato l’ALT alla vettura condotta dal BE. in zona Romanina e di aver inseguito l’imputato con luci e sirena di ordinanza e con l’ausilio di altre volanti, fino alla via (…).
Avverso la sentenza proponeva appello la difesa dell’imputato chiedendo l’assoluzione per non aver commesso il fatto deducendo l’insussistenza del reato contestato essendosi limitato l’imputato a darsi alla fuga senza porre in essere manovre che abbiano ostacolato la pubblica funzione.
All’udienza odierna le parti concludevano come da separato verbale. L’appello è fondato.
Per la configurabilità del reato contestato è sufficiente qualunque condotta aggressiva destinata ad ostacolare il pieno esercizio della funzione del pubblico ufficiale. La materialità del delitto è integrata anche dalla violenza cosiddetta impropria che pur non concretando una
immediata aggressione del soggetto passivo, si riverbera negativamente sulla sua funzione (Cass. Sez. VI n. 4391 del 6.11.2013).
Nel caso in esame è pacifico e non contestato che l’imputato, al quale era stato intimato l’ALT, ha proseguito la sua corsa alla guida dell’autovettura.
Con riferimento a questa specifica condotta la Corte di Cassazione si è pronunciata più volte affermando che il reato di cui all’art. 337 c.p. è integrato quando colui il quale si dia alla fuga procede ad altissima velocità e pone in essere manovre di guida tali da creare una situazione di generale pericolo (da ultimo Sez. F n. 40 del 10.9.2013).
Come riferito in udienza dall’assistente di polizia (che procedeva a sua volta a bordo di un’auto priva di insegne di istituto), l’appellante anziché fermarsi al segnale della paletta, accellerò costringendo la macchina della polizia a porsi al suo inseguimento azionando sirena e lampeggiante. Inseguito nel tratto da via (…) a via (…), passando dal Grande Raccordo Anulare, l’appellante era stato poi raggiunto e bloccato. Il teste non ha menzionato né il fatto che l’imputato procedesse a particolare velocità né che le manovre per seguirlo ovvero per bloccarlo avessero creato una situazione di pericolo. Del resto nel corso dell’esame lo stesso pubblico ministero ha dato atto che al BE. venne contestata la violazione di norme del codice della strada che non riguardavano i limiti di velocità (fu elevato verbale per la violazione dell’art. 180 – Possesso dei documenti di circolazione e di guida -, art. 181 – Esposizione dei contrassegni per la circolazione) – e art. 192 – Obblighi verso funzionari e agenti -).
La condotta posta in essere dal BE. rimase quindi al di fuori della previsione legislativa di cui all’art. 337 cod. pen. e l’imputato deve essere assolto.
Visto l’art. 605 c.p.p., in riforma della sentenza del Tribunale di Roma del 7.10.2013 appellata da Be.An. assolve l’imputato perché il fatto non sussiste. Indica il termine di 45 giorni per il deposito della motivazione.
Così deciso in Roma il 7 aprile 2016. Depositata in Cancelleria il 20 maggio 2016.

References: sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 181
 art. 192
 sentenza