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Art. 42 bis D.Lgs 151/2001. Figli minori fino a tre anni - Pagina 2 - GrNet.it
Messaggio da panorama » sab mar 30, 2013 10:22 pm
Con questa sentenza si allunga la lista FAVOREVOLE al personale donna.
Auguri alla mamma, il che presumo che sia una visitatrice di questo forum.
trasferimento temporaneo, ai sensi dell'art. 42 bis del D. Lgs. n. 151/01
28/03/2013 201300114 Sentenza 1
OMISSIS, rappresentata e difesa dall'avv. Giovanni Caridi del foro di Catanzaro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni D'Apice in Bolzano, via Orazio, 49;
Reparto Comando e Supporti Tattici "Tridentina", in persona del Comandante pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Trento, largo Porta Nuova, 9;
- del provvedimento adottato dal Reparto Comando e Supporti Tattici "Tridentina" prot. n. 7297 di data 13.08.2012 notificato in data 22.09.2012, recante il diniego dell'istanza di trasferimento temporaneo, ai sensi dell'art. 42 bis del D. Lgs. n. 151/01, presso il Comando Militare Esercito Calabria per gravi ragioni familiari documentate;
ove occorra, e nei limiti dell'interesse della ricorrente:
- del Testo Unico sulle procedure per l'impiego di Personale Militare dell'Esercito - Ed2008 in particolare del Cap. II - capo III, nonché della "Direttiva per la gestione delle istanze di assegnazione temporanea" della circolare dello Stato Maggiore dell'Esercito n. 7890/07/C-PI/5.3.1 del 29 giugno 2009;
- nonché di ogni altro atto, oltre a quello specificato, presupposto, collegato, connesso, conseguente ancorché sconosciuto nel suo contenuto, se ed in quanto lesivo degli interessi della ricorrente.
Con il presente ricorso del 23.10.2012, la signora OMISSIS, I° Caporale Maggiore Scelto dell’esercito italiano, attualmente in servizio presso il Reparto Comando e Supporti Tattici "Tridentina", chiede l’annullamento del provvedimento specificato in epigrafe, notificato in data 22.9.2012, con il quale è stata rigettata l’istanza da lei presentata in data 16.7.2012 e avente ad oggetto il trasferimento, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 42 bis D. Lgs. 26.3.2001, n. 151, presso il Comando Militare Esercito Calabria per gravi esigenze familiari, essendo madre di un bambino di tenera età.
Il ricorso poggia seguenti motivi di impugnazione:
1. “Violazione e falsa applicazione di legge e, nello specifico, violazione dell’art. 1493 del nuovo Codice Militare di cui al D. Lgs. n. 66/2010 e dell’art. 42 bis del T.U. sul pubblico impiego – Eccesso di potere per inesistenza dei presupposti motivazionali – difetto di istruttoria – disparità di trattamento, irragionevolezza e illogicità dell’azione amministrativa, manifesta ingiustizia -violazione dell’art. 97 Cost. – violazione del giusto procedimento – violazione degli artt. 3, 29, 30 e 31 della Costituzione”.
2. “Violazione e falsa applicazione della legge n. 241/90 – eccesso di potere per violazione del giusto provvedimento – difetto dei presupposti di fatto e di diritto – difetto di istruttoria – difetto di motivazione – travisamento – manifesta ingiustizia – violazione dell’art. 97 della Costituzione”.
L’Amministrazione della Difesa - Reparto Comando e Supporti Tattici "Tridentina" si è ritualmente costituita con atto di stile depositato il 29.11.2012 e con memoria depositata il 11.12.2012 ha chiesto il rigetto del ricorso stante la sua infondatezza.
Con ordinanza n. 206/12, assunta nella camera di consiglio del 18.12.2012, questo Tribunale, ha rigettato l’istanza cautelare presentata dalla ricorrente, fissando l’udienza per la trattazione del merito per il giorno del 20 marzo 2013.
In tale udienza la causa è stata trattenuta in decisione.
La ricorrente OMISSIS, I° Caporale Maggiore Scelto dell’esercito italiano, attualmente in servizio presso il Reparto Comando e Supporti Tattici "Tridentina" è madre di OMISSIS, nato il .......2011.
La ricorrente espone:
Ad avviso di questo Tribunale che con sentenza n. 35/2013 ha già deciso su una causa analoga, la copertura costituzionale dell’art. 29 permetterebbe di estendere la previsione dell’istituto in oggetto anche al personale in regime di diritto pubblico, di cui all’art. 3 del D. Lgs. n. 165/2001, da un lato per l’assenza di qualsivoglia riferimento ad escludendum nel testo dell’art. 42bis ed al suo riferimento specifico all’art. 1, comma 2, e quindi all’ampiezza della sua estensione e dall’altro per il fatto che l’applicazione di detto articolo, mantenendo un’ampia discrezionalità in capo all’amministrazione interessata, non pare porsi in contrasto con lo status giuridico e le peculiari funzioni di detto personale.
In ogni caso, come già osservato nella sentenza n. 35/2013, in seguito all’emanazione del D. Lgs. 15.3.2010, n. 66, costituente il Codice dell’ordinamento militare, la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità, è stata espressamente estesa al personale militare femminile e maschile, tramite l’art. 1493, contenuto nel capo V “Diritti sociali”, nella Sezione I dedicata alla “Tutela della maternità e della paternità” ed entrato in vigore, ex art. 2272 dello stesso Codice, in data 8.11.2010.
Stante il rinvio effettuato dal Codice dell’ordinamento militare alle norme generali che tutelano la maternità nell’ambito dei rapporti di lavoro con le amministrazioni pubbliche, l’interpretazione contenuta nel provvedimento impugnato non è conforme al quadro normativo attuale, dovendosi applicare anche al personale militare la previsione dell’art. 42bis del D. Lgs. n. 151/2001 (cfr. TAR Bologna 2.4.2012, n. 238 e TAR Cagliari 19.10.2012, n. 867).
Quanto detto conduce all’accoglimento del ricorso per l’assorbente fondatezza del primo motivo e al conseguente annullamento del provvedimento impugnato.
L’Amministrazione nel rideterminarsi dovrà tener conto di quanto esposto sopra.
Così deciso in Bolzano nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2013 con l'intervento dei magistrati:
Hugo Demattio, Presidente
Messaggio da panorama » sab mag 11, 2013 9:30 am
La lista si allunga e questa volta è toccato ad un nostro collega dell'Arma CC.
il Comando generale dell'Arma dei Carabinieri ha respinto l’istanza presentata, volta ad ottenere il trasferimento, ai sensi dell’art. 42 bis del D.lgs. 151/2001, dalla Legione dei Carabinieri della Lombardia alla Legione Carabinieri dell’Emilia-Romagna.
1) - Con ordinanza n. 1679 del 6.12.2012 la Sezione ha accolto la domanda cautelare, rilevando “la corrispondenza, nell’art. 42 bis del d.lgs. 151/2001, tra il periodo “complessivamente non superiore a tre anni”, previsto per il ricongiungimento familiare, e l’età “fino a tre anni” del figlio minore da tutelare”; che “........., occorre considerare che il destinatario, primario ed esclusivo, degli effetti dell’istituto in questione non è il dipendente, bensì il figlio minore, dovendo di conseguenza prevalere l’interesse a garantire a quest’ultimo, nei primi anni di vita, la contemporanea presenza di entrambi i genitori”;
2) - che “tale impostazione sembra trovare puntuale traduzione nella disposizione di cui all’art. 1493 del Codice dell’ordinamento militare (D.lgs. 66/2010), collocata nel capo intitolato “diritti sociali”, in cui si prevede che “al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità”;
3) - che “resta comunque impregiudicata la verifica, da parte dell’Amministrazione, sulla sussistenza dei presupposti di accoglibilità della domanda di ricongiungimento”.
4) - In data 6.3.2013 il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri ha depositato il provvedimento emesso in data 27.2.2013, con cui si è disposto il trasferimento temporaneo del ricorrente, a domanda, presso la Compagnia Carabinieri di …….. (PC), per l’impiego nella centrale operativa del locale nucleo radiomobile, quale addetto senza alloggio di servizio.
Il resto leggetelo direttamente qui sotto per completezza della vicenda.
09/05/2013	201301183 Sentenza	1
N. 01183/2013 REG.PROV.COLL.
N. 02709/2012 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 2709 del 2012, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv.ti Caterina Nevoso e Giuseppe De Luca, con domicilio eletto in Milano, Via P. da Palestrina, 6
della determinazione del 23.8.2012, con cui il Comando generale dell'Arma dei Carabinieri ha respinto l’istanza presentata in data 18.6.2012, volta ad ottenere il trasferimento, ai sensi dell’art. 42 bis del D.lgs. 151/2001, dalla Legione dei Carabinieri della Lombardia alla Legione Carabinieri dell’Emilia-Romagna, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 aprile 2013 il dott. Angelo Fanizza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso ritualmente proposto il sig. OMISSIS, appuntato scelto dei Carabinieri, ha impugnato, chiedendone l’annullamento, la determinazione del 23.8.2012, con cui il Comando generale dell'Arma dei Carabinieri ha respinto l’istanza presentata in data 18.6.2012, volta ad ottenere il trasferimento, ai sensi dell’art. 42 bis del D.lgs. 151/2001, dalla Legione dei Carabinieri della Lombardia alla Legione Carabinieri dell’Emilia-Romagna, nonché ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.
1°) violazione e falsa applicazione dell’art. 42 bis del D.lgs. 151/2001 e dell’art. 1493 del nuovo codice dell’ordinamento militare;
2°) violazione del termine massimo di 30 giorni previsto dall’art. 42 bis, comma 1 del citato decreto per comunicare all’interessato l’assenso o il dissenso;
3°) eccesso di potere per ingiustizia manifesta, irragionevolezza e illogicità della motivazione.
La domanda cautelare è stata motivata sulla necessità di “stare vicino alla figlia e alla moglie” (cfr. pag. 2).
Si è costituito in giudizio il Ministero della Difesa, con memoria di stile (20.11.2012).
Con ordinanza n. 1679 del 6.12.2012 la Sezione ha accolto la domanda cautelare, rilevando “la corrispondenza, nell’art. 42 bis del d.lgs. 151/2001, tra il periodo “complessivamente non superiore a tre anni”, previsto per il ricongiungimento familiare, e l’età “fino a tre anni” del figlio minore da tutelare”;
che “a prescindere dai diversi orientamenti giurisprudenziali espressi, rispettivamente, tra i Tribunali e il Consiglio di Stato, occorre considerare che il destinatario, primario ed esclusivo, degli effetti dell’istituto in questione non è il dipendente, bensì il figlio minore, dovendo di conseguenza prevalere l’interesse a garantire a quest’ultimo, nei primi anni di vita, la contemporanea presenza di entrambi i genitori”;
che “tale impostazione sembra trovare puntuale traduzione nella disposizione di cui all’art. 1493 del Codice dell’ordinamento militare (D.lgs. 66/2010), collocata nel capo intitolato “diritti sociali”, in cui si prevede che “al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità”; che “resta comunque impregiudicata la verifica, da parte dell’Amministrazione, sulla sussistenza dei presupposti di accoglibilità della domanda di ricongiungimento”.
Si è, di conseguenza, disposto il riesame della domanda di ricongiungimento proposta dal ricorrente.
In vista dell’udienza di discussione nel merito, fissata al 24.4.2013, l’Amministrazione resistente ha depositato, in data 12.1.2013, una memoria nella quale, premettendo di aver impugnato l’ordinanza cautelare (l’esito di tale giudizio non è stato, tuttavia, reso noto al Collegio, né risulta iscritto alcun giudizio presso il Consiglio di Stato), ha opposto che “l’art. 42 bis del D.lgs. 151/2010 non può ritenersi applicabile al personale militare” (cfr. pag. 3); che “il richiamo, poi, all’art. 1493 del D.lgs. n. 66/2010 non è elemento normativo confacente a sostenere le doglianze avversarie”, tale disposizione potendo trovare applicazione al personale militare “tenendo conto del particolare stato rivestito” (cfr. pag. 4); che il provvedimento impugnato sarebbe legittimo in quanto “faceva espresso riferimento a due circolari aventi ad oggetto i trasferimenti temporanei” (cfr. pag. 5) e che, infine, “non vi era alcuna dimostrazione del tentativo effettuato dalla moglie di ottenere il trasferimento a Milano ovvero altri elementi che dimostrassero l’assoluta impossibilità di giungere ad una diversa soluzione” (cfr. pag. 6).
In data 6.3.2013 il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri ha depositato il provvedimento emesso in data 27.2.2013, con cui si è disposto il trasferimento temporaneo del ricorrente, a domanda, presso la Compagnia Carabinieri di …….. (PC), per l’impiego nella centrale operativa del locale nucleo radiomobile, quale addetto senza alloggio di servizio.
Nel medesimo plico depositato è stata prodotta l’istanza di trasferimento del 28.2.2013, sottoscritta dallo stesso ricorrente, il quale, tuttavia, nella memoria di replica, depositata in data 28.3.2013, ha dedotto che “nonostante si trovi in Emilia Romagna, quindi apparentemente il OMISSIS sembrerebbe essere stato accontentato nelle sue richieste, nella realtà, essendo B……. notevolmente distante da P……. (quasi come Milano), di fatto gli viene impedito di svolgere pienamente il ruolo di padre, con un’evidente compressione dei suoi diritti di genitore, nonché una compressione dei diritti del minore ad avere il proprio padre vicino nella quotidianità” (cfr. pag. 6).
All’udienza del 24 aprile 2013 la causa è stata trattenuta per la decisione.
Ciò premesso, il ricorso è da dichiarare improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Non è decisivo, sul punto, che il ricorrente abbia chiesto in data 18.6.2012 di essere destinato esclusivamente a P……., dove risiede, dal momento che l’Amministrazione, in esito al riesame disposto dalla Sezione, ha individuato una soluzione alternativa presso il nucleo operativo e radiomobile di B……., situato nella medesima provincia oggetto dell’originaria richiesta.
È, inoltre, incontestato, ai sensi dell’art. 64, comma 4 del codice del processo amministrativo, che il ricorrente ha presentato domanda di trasferimento presso la proposta destinazione in data 28.2.2012.
È, infine, privo di fondamento l’assunto secondo cui il Comune di B…… sarebbe “notevolmente distante da P……. (quasi come Milano)” (cfr. pag. 6 memoria di replica), considerato che la distanza tra P…… e B……. risulta essere di 43 km., di gran lunga inferiore a quella tra P……. e M……., che è di 70 km., il che rileva sul piano del miglioramento delle condizioni lavorative e di vita del ricorrente.
Il Collegio dichiara, pertanto, la sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente, che, come ha recentemente osservato la giurisprudenza, ricorre anche nell’ipotesi in cui il nuovo provvedimento non soddisfi integralmente il ricorrente, determinandosi una nuova valutazione dell’assetto del rapporto tra la pubblica Amministrazione e l’amministrato (cfr., recentemente, Consiglio di Stato, sez. IV, 11 marzo 2013, n. 1477).
Quanto alle spese, si ravvisano sufficienti ragioni per disporne l’integrale compensazione tra le parti.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 24 aprile 2013 con l'intervento dei magistrati:
Iscritto il: lun mag 20, 2013 5:30 pm
Messaggio da giuseppe1982 » lun mag 20, 2013 5:54 pm
mi chiamo Giuseppe e sono un agente della Polizia di Stato.
Grazie a voi ho avuto quello stimolo giusto per portare avanti questa battaglia.
Anche a me il Ministero ha risposto negativamente alla mia domanda ai sensi dell'art.42 bis. l 151/01 ed domani prenderò contatti con un avv.to per poter fare ricorso.
A tal proposito ne vale veramente la pena? La sentenza dà immediata esecuzione?
Grazie a tutti, spero un giorno di pubblicare anche la mia.....
Se avete qualche dritta fatevi avanti..............
Iscritto il: dom gen 24, 2010 1:45 pm
Messaggio da william83 » lun mag 20, 2013 6:16 pm
Combatti combatti sono sicuro che vincerai.
Messaggio da panorama » lun mag 20, 2013 7:31 pm
Se vuoi avere una sentenza breve e subito, devi dare al tuo Avv.to gli estremi delle sentenze che io ho pubblicato in modo che il TAR vede e provvede prendendo spunto di quelle già positive, altrimenti il TAR potrebbe ignorarle e rigetta il tuo ricorso.
Messaggio da giuseppe1982 » mar mag 21, 2013 12:36 am
Speriamo bene.........grazie per i tuoi preziosi consigli Panorama!
Messaggio da panorama » mar mag 21, 2013 3:38 pm
rigetto dell'istanza di assegnazione temporanea presentata dalla ricorrente ai sensi dell'art. 42 bis del .Lgs n. 151/2001
1) - Appare al Collegio fondata ed assorbente quella di violazione dell’art. 1493, 1° comma, del D. Lgs. 24.3.2010, che estende al personale militare maschile e femminile “la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità”, alla luce del quale dev’essere intesa anche la disposizione di cui all’art. 42 bis del D. Lgs. n. 151 del 2001 in materia di assegnazione temporanea del militare con figli fino a tre anni a sede di servizio viciniore a quella dell’altro coniuge, invocata dalla ricorrente.
2) - Ad avviso del Collegio la disposizione più recente abroga, non prevedendola più, la necessità del previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione per l’operatività dell’istituto, sostituendola soltanto con l’obbligo di tener conto “del particolare stato rivestito”.
3) - Va infine precisato che il Collegio non contesta la giurisprudenza del Consiglio di Stato in senso contrario, esibita dall’Avvocatura, osservando soltanto che essa si riferisce a fattispecie sorte prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 66 del 2010 e quindi irrilevanti in questa sede.
4) - Non è dovuto, per le ragioni indicate in ricorso, il rimborso del contributo unificato, da cui la ricorrente è esente.
Il resto leggetelo qui sotto direttamente.
20/05/2013	201300295 Sentenza Breve	1
N. 00295/2013 REG.PROV.COLL.
N. 00145/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 145 del 2013, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dall'avv. Carmine Corrado, con domicilio eletto presso Segreteria Generale T.A.R. in Trieste, p.zza Unita' D'Italia 7;
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Trieste, piazza Dalmazia 3; Comando Supporti Tattici "Julia" di Udine;
-del provvedimento dello Stato Maggiore dell'Esercito, prot. n., 863 dd. 1 febbraio 2013, recante il rigetto dell'istanza di assegnazione temporanea presentata dalla ricorrente ai sensi dell'art. 42 bis del .Lgs n. 151/2001 in una sede ubicata nella Regione Campania ed inviata allo Stato Maggiore dell'Esercito dal Reparto Comando Supporti Tattici "Julia" di Udine con nota MDE 21165 0014793 del 27 dicembre 2012;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 maggio 2013 il dott. Enzo Di Sciascio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
La ricorrente, il cui reparto ha sede in Udine, ha contratto matrimonio nel 2009 con OMISSIS, che lavora in Provincia di Napoli. Presso di lui sta anche il figlio di due anni della coppia.
Pertanto ella ha chiesto, ai sensi dell’art. 42 bis del D. Lgs. n. 151/2001 di essere temporaneamente assegnata ad una sede di servizio con sede più vicina al luogo di residenza, indicando nell’istanza, a titolo meramente esemplificativo, quella di alcuni reparti siti nella Regione Campania, vedendosi rispondere, con l’atto impugnato, che la norma indicata non sarebbe applicabile al suo caso e che, comunque, anche se lo fosse, nei riparti indicati non sono vacanti posti dell’incarico da essa posseduto.
Con un unico articolato motivo ha quindi dedotto numerose ed articolate censure di violazione di legge ed eccesso di potere.
Appare al Collegio fondata ed assorbente quella di violazione dell’art. 1493, 1° comma, del D. Lgs. 24.3.2010, che estende al personale militare maschile e femminile “la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità”, alla luce del quale dev’essere intesa anche la disposizione di cui all’art. 42 bis del D. Lgs. n. 151 del 2001 in materia di assegnazione temporanea del militare con figli fino a tre anni a sede di servizio viciniore a quella dell’altro coniuge, invocata dalla ricorrente.
Ad avviso del Collegio la disposizione più recente abroga, non prevedendola più, la necessità del previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione per l’operatività dell’istituto, sostituendola soltanto con l’obbligo di tener conto “del particolare stato rivestito”.
Tale condizione, peraltro, al contrario di quanto sostenuto dalla difesa erariale, non mantiene sostanzialmente invariata la disciplina precedente, ma semmai subordina l’esercizio del diritto di cui al citato art. 1493 ad eventuali particolari e concrete esigenze di servizio del reparto, cui il personale militare richiedente è addetto, da specificarsi di volta in volta con apposito provvedimento, che nel caso in esame non sussiste.
Nemmeno è d’ostacolo all’assegnazione temporanea l’indisponibilità delle sedi indicate dalla richiedente, dovendosi sempre ritenere queste come elencate a mero titolo esemplificativo, facendo riscontro al diritto della ricorrente l’obbligo dell’autorità militare, in assenza di concrete esigenze di servizio in contrario, di assegnarla a sede viciniore a quella della famiglia con figli minori.
Va infine precisato che il Collegio non contesta la giurisprudenza del Consiglio di Stato in senso contrario, esibita dall’Avvocatura, osservando soltanto che essa si riferisce a fattispecie sorte prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 66 del 2010 e quindi irrilevanti in questa sede.
Il ricorso pertanto dev’essere accolto e l’atto impugnato annullato.
Non è dovuto, per le ragioni indicate in ricorso, il rimborso del contributo unificato, da cui la ricorrente è esente.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, di conseguenza, annulla il provvedimento dello Stato Maggiore dell’Esercito, Dipartimento impiego personale, prot. n. 863 dd. 1.2.2013.
Così deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 8 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Messaggio da panorama » mar mag 21, 2013 4:26 pm
diniego di trasferimento ai sensi dell’art 42-bis d.lgs. n. 151 del 2001.
ADESSO ABBIAMO UN RINFORZO/CONFORTO IN PIU.'
Con questa odierna sentenza il CdS ha RESPINTO l'Appello confermando la sentenza del TAR e quindi dando ragione alla collega.
Ecco alcuni punti particolari dell'odierna sentenza secondo il mio punto di vista.
1) - premesso, in linea di diritto, che l’art. 1493 d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), entrato in vigore il 9 ottobre 2010 e dunque applicabile ratione temporis alla fattispecie dedotta in giudizio, ivi inserito nel Capo V (Diritti sociali), Sezione I (Tutela della maternità e della paternità), sotto la rubrica “Estensione della normativa per il personale della Pubblica Amministrazione”, al primo comma recita testualmente: “1. Al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità, nonché le disposizioni dettate dai provvedimenti di concertazione”;
2) - ritenuto che, alla luce della chiarezza ed univocità del richiamato disposto normativo e tenuto conto della relativa sedes materiae, appare condivisibile la tesi, propugnata nell’appellata sentenza, che l’istituto del trasferimento temporaneo previsto dall’art. 42-bis, comma 1, d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, sia ormai, secondo regola generale, applicabile a tutto il personale militare e delle Forze di polizia di Stato di cui all’art. 3, comma 1, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165;
3) - rilevato che i precedenti giurisprudenziali di segno opposto di questo Consiglio di Stato, invocati dall’Amministrazione appellante – compresa la sentenza della Sezione III°, 26 ottobre 2011, n. 5730 –, si riferiscono a fattispecie assoggettate ratione temporis alla disciplina previgente l’entrata in vigore del Codice dell’ordinamento militare;
4) - ritenuto, in particolare, che l’inciso “tenendo conto del particolare stato rivestito”, contenuto nel sopra riportato art. 1493, comma 1, del codice dell’ordinamento militare, non integri una clausola di riserva introduttiva di una fattispecie normativa indeterminata di natura eccezionale e derogatoria per determinati settori dell’amministrazione pubblica, la cui individuazione/delimitazione sia rimessa all’interprete, poiché, opinando diversamente, la previsione generale, di estendere anche al personale dell’ordinamento militare la disciplina in materia di maternità e paternità vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni, verrebbe (ri)convertita da regola ad eccezione, in contraddizione con la ratio legis sottesa alla disposta estensione;
Il resto e tutte le motivazioni leggetele direttamente qui sotto.
21/05/2013 201302730 Sentenza Breve 6
N. 02730/2013REG.PROV.COLL.
N. 02640/2013 REG.RIC.
ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm., sul ricorso numero di registro generale 2640 del 2013, proposto dal Ministero dell’economia e delle finanze - Comando Generale della Guardia di Finanza, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
la signora OMISSIS, non costituita in giudizio nel presente grado;
della sentenza del T.R.G.A. - SEZIONE AUTONOMA DI BOLZANO, n. 35/2013, resa tra le parti, concernente diniego di trasferimento ai sensi dell’art 42-bis d.lgs. n. 151 del 2001;
Relatore, nella camera di consiglio del giorno 17 maggio 2013, il Cons. Bernhard Lageder e udito, per la parte appellante, l’avvocato dello Stato Figliolia;
Sentita la parte comparsa ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;
Rilevato che all’odierna udienza camerale è stata segnalata alle parti la possibilità di una definizione della causa con sentenza in forma semplificata;
premesso, in linea di diritto, che l’art. 1493 d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), entrato in vigore il 9 ottobre 2010 e dunque applicabile ratione temporis alla fattispecie dedotta in giudizio, ivi inserito nel Capo V (Diritti sociali), Sezione I (Tutela della maternità e della paternità), sotto la rubrica “Estensione della normativa per il personale della Pubblica Amministrazione”, al primo comma recita testualmente: “1. Al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità, nonché le disposizioni dettate dai provvedimenti di concertazione”;
ritenuto che, alla luce della chiarezza ed univocità del richiamato disposto normativo e tenuto conto della relativa sedes materiae, appare condivisibile la tesi, propugnata nell’appellata sentenza, che l’istituto del trasferimento temporaneo previsto dall’art. 42-bis, comma 1, d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, sia ormai, secondo regola generale, applicabile a tutto il personale militare e delle Forze di polizia di Stato di cui all’art. 3, comma 1, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165;
rilevato che i precedenti giurisprudenziali di segno opposto di questo Consiglio di Stato, invocati dall’Amministrazione appellante – compresa la sentenza della Sezione III°, 26 ottobre 2011, n. 5730 –, si riferiscono a fattispecie assoggettate ratione temporis alla disciplina previgente l’entrata in vigore del Codice dell’ordinamento militare;
ritenuto che il citato art. 42-bis, come condivisibilmente affermato nell’appellata sentenza, in applicazione dell’argomento a fortiori, sia applicabile anche ai casi di mobilità interna ad una stessa amministrazione e non riguardi solo i passaggi tra amministrazioni diverse;
ritenuto, in particolare, che l’inciso “tenendo conto del particolare stato rivestito”, contenuto nel sopra riportato art. 1493, comma 1, del codice dell’ordinamento militare, non integri una clausola di riserva introduttiva di una fattispecie normativa indeterminata di natura eccezionale e derogatoria per determinati settori dell’amministrazione pubblica, la cui individuazione/delimitazione sia rimessa all’interprete, poiché, opinando diversamente, la previsione generale, di estendere anche al personale dell’ordinamento militare la disciplina in materia di maternità e paternità vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni, verrebbe (ri)convertita da regola ad eccezione, in contraddizione con la ratio legis sottesa alla disposta estensione;
considerato che il medesimo inciso comporta l’attribuzione all’Amministrazione di un peculiare potere valutativo da esercitare caso per caso e tenuto conto delle complessive esigenze degli uffici, imponendole un onere motivazionale pregnante attorno alle ragioni organizzative che, nel caso concreto, siano ostative all’accoglimento dell’istanza (quali, ad es., l’incidenza pregiudizievole sul funzionamento dell’ufficio a quo e/o l’indisponibilità di posti da ricoprire presso l’ufficio ad quem, in relazione al particolare stato rivestito dall’istante nel concreto contesto organizzativo): onere motivazionale, nel caso di specie minimamente assolto nell’impugnato provvedimento di diniego;
rilevato che pertanto, in reiezione dell’appello interposto dal Ministero, l’appellata sentenza – la quale, opportunamente, ha fatto espressamente salvo il potere/dovere dell’Amministrazione di rideterminarsi sull’istanza – merita conferma;
rilevato che nulla è dato statuire sulle spese del presente grado, non essendosi la parte appellata costituita in giudizio;
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso in appello, come in epigrafe proposto (Ricorso n. 2640 del 2013), respinge l’appello e, per l’effetto, conferma l’impugnata sentenza, nei sensi di cui in motivazione; nulla sulle spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Messaggio da giuseppe1982 » mar mag 21, 2013 11:24 pm
Confermo il mio avv.to ne era a conoscenza...
L'unica cosa a cui posso aggrapparsi sarebbero le c.d. esigenze di servizio.
Ho spiegato che la mia è una Questura di assegnazione dove per arrivare non ci sono graduatorie di attesa.
Il tar a cui devo rivolgermi è Bologna che già si espressa favorevole ad un caso analogo.
Voi dite che riuscirò a far si che queste esigenze di servizio non sia o da ostacolo?
Grazie ancora ragazzi...presto vi farò sapere il seguitoa rimango comunque in contatto!
Messaggio da william83 » mer mag 22, 2013 12:04 am
giuseppe1982 ha scritto: Confermo il mio avv.to ne era a conoscenza...
Messaggio da panorama » sab mag 25, 2013 11:33 am
trasferimento temporaneo ai sensi dell’articolo 42 bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
1) - L’amministrazione ha opposto un diniego ritenendo che tale norma non possa trovare applicazione al caso in esame poiché riguarderebbe solo la mobilità tra diverse amministrazioni ed inoltre in quanto la normativa del personale dei vigili del fuoco non consentirebbe la mobilità verso altre amministrazioni.
2) - Sulla base del fatto oggettivo di un figlio minore in tenera età e su istanza di parte, pertanto, deve provvedersi alla suddetta assegnazione.
3) - Come precisato dalla giurisprudenza, (tra le tante T.A.R. Bologna, sez. I, 02 aprile 2012, n. 238; .A.R. Bologna - sez. I, 21 dicembre 2012,n. 764; T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 03 maggio 2011 , n. 3760) l'art. 42 bis del decreto legislativo n. 151/2001, in uno spirito di particolare favore per il genitore dipendente, contempla una mobilità all'interno dell'organizzazione pubblica complessivamente considerata, ricomprendente anche le assegnazioni all'interno della stessa amministrazione di appartenenza (ex multis Cons. di St., Sez. IV, 7 marzo 2007, n. 1069, TAR Lazio, Sez. I quater, n. 8128 del 2007). Tale orientamento riconosce a tale norma, in base ad una interpretazione maggiormente conforme ai principi costituzionali, natura di disposizione generale, applicabile, dunque, ai dipendenti di tutte le amministrazioni pubbliche, inclusi i dipendenti delle forse armate.
4) - Non possono, pertanto, opporsi fondate ragioni per derogare al generale principio fissato ex art. 42 bis, finalizzato alla tutela di valori afferenti la famiglia, l'assistenza e l'educazione dei minori, allorquando il proponente l'istanza di trasferimento sia un vigile del fuoco (o un militare) e, rientrando tale norma tra quelle dettate a tutela di valori costituzionalmente garantiti inerenti alla famiglia ed all'assistenza dei figli minori fino a tre anni d'età con i genitori impegnati nello svolgimento di un'attività lavorativa, non può operare un'ingiustificata discriminazione tra dipendenti pubblici tale da configurare profili di dubbia costituzionalità, come preteso dall’amministrazione militare.
5) - La diretta applicabilità delle norme a tutela della maternità e della paternità è tra l’altro anche direttamente prevista dall'art. 11 del D.P.R. 7 maggio 2008 D.P.R. 7 maggio 2008 (G.U. 19 luglio 2008, n. 168, S.O.) di recepimento dell'accordo sindacale integrativo per il personale non direttivo e non dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ciò non può non significare che il rinvio operato anche all'art. 42 bis del d. lgs. 151 / 2001 vale a rendere applicabile la disposizione in parola anche alla fattispecie della mobilità tra diverse sedi della medesima amministrazione (T.A.R. Campobasso Molise, sez. I, 02 dicembre 2011, n. 820).
6) - Il fatto che per il personale dei Vigili del Fuoco non sia prevista la mobilità volontaria tra amministrazioni ex art. 30 d. lgs. 165/2001, in quanto personale in regime di diritto pubblico, lungi dal dimostrare l'inapplicabilità tout court dell'art. 42 bis, come opina la difesa dell’amministrazione, ne conferma, al contrario, la cogenza.
22/05/2013 201300386 Sentenza 1
N. 00386/2013 REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 316 del 2013, proposto da:
Y. C., rappresentata e difesa dagli avv. Barbara Porcu, Susanna Carinci, Massimo Corrias, con domicilio eletto presso Susanna Carinci in Bologna, via S. Margherita N. 2;
Ministero Interno-Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distr.le dello Stato, domiciliata in Bologna, via Guido Reni 4;
- del provvedimento prot. 0004318 del 13.02.2013 con il quale è stata rigettata l'istanza di assegnazione temporanea formulata dalla ricorrente;
- di ogni altro atto e/o provvedimento antecedente, presupposto, comunque connesso e/o consequenziale.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero Interno-Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2013 il dott. Ugo Di Benedetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1.Riferisce la ricorrente, dipendente del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, di aver presentato domanda di trasferimento temporaneo ai sensi dell’articolo 42 bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
L’amministrazione ha opposto un diniego ritenendo che tale norma non possa trovare applicazione al caso in esame poiché riguarderebbe solo la mobilità tra diverse amministrazioni ed inoltre in quanto la normativa del personale dei vigili del fuoco non consentirebbe la mobilità verso altre amministrazioni.
2. Avverso detto diniego ha presentato ricorso al T.A.R. l’interessata deducendone l’illegittimità sotto vari profili.
All’odierna Camera di Consiglio la causa è stata trattenuta in decisione ai sensi dell’articolo 60 del c.p.a., previo avviso in udienza ai difensori delle parti
3. Come precisato dalla giurisprudenza, (tra le tante T.A.R. Bologna, sez. I, 02 aprile 2012, n. 238; .A.R. Bologna - sez. I, 21 dicembre 2012,n. 764; T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 03 maggio 2011 , n. 3760) l'art. 42 bis del decreto legislativo n. 151/2001, in uno spirito di particolare favore per il genitore dipendente, contempla una mobilità all'interno dell'organizzazione pubblica complessivamente considerata, ricomprendente anche le assegnazioni all'interno della stessa amministrazione di appartenenza (ex multis Cons. di St., Sez. IV, 7 marzo 2007, n. 1069, TAR Lazio, Sez. I quater, n. 8128 del 2007). Tale orientamento riconosce a tale norma, in base ad una interpretazione maggiormente conforme ai principi costituzionali, natura di disposizione generale, applicabile, dunque, ai dipendenti di tutte le amministrazioni pubbliche, inclusi i dipendenti delle forse armate.
Non possono, pertanto, opporsi fondate ragioni per derogare al generale principio fissato ex art. 42 bis, finalizzato alla tutela di valori afferenti la famiglia, l'assistenza e l'educazione dei minori, allorquando il proponente l'istanza di trasferimento sia un vigile del fuoco (o un militare) e, rientrando tale norma tra quelle dettate a tutela di valori costituzionalmente garantiti inerenti alla famiglia ed all'assistenza dei figli minori fino a tre anni d'età con i genitori impegnati nello svolgimento di un'attività lavorativa, non può operare un'ingiustificata discriminazione tra dipendenti pubblici tale da configurare profili di dubbia costituzionalità, come preteso dall’amministrazione militare.
3.1. La diretta applicabilità delle norme a tutela della maternità e della paternità è tra l’altro anche direttamente prevista dall'art. 11 del D.P.R. 7 maggio 2008 D.P.R. 7 maggio 2008 (G.U. 19 luglio 2008, n. 168, S.O.) di recepimento dell'accordo sindacale integrativo per il personale non direttivo e non dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Ciò non può non significare che il rinvio operato anche all'art. 42 bis del d. lgs. 151 / 2001 vale a rendere applicabile la disposizione in parola anche alla fattispecie della mobilità tra diverse sedi della medesima amministrazione (T.A.R. Campobasso Molise, sez. I, 02 dicembre 2011, n. 820).
3.2. Il fatto che per il personale dei Vigili del Fuoco non sia prevista la mobilità volontaria tra amministrazioni ex art. 30 d. lgs. 165/2001, in quanto personale in regime di diritto pubblico, lungi dal dimostrare l'inapplicabilità tout court dell'art. 42 bis, come opina la difesa dell’amministrazione, ne conferma, al contrario, la cogenza.
4.Ne consegue che, in applicazione di detta disposizione, l’amministrazione dovrà disporre l’assegnazione temporanea nella sede richiesta dalla dipendente.
5. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo
Condanna l’amministrazione intimata al pagamento delle spese di causa in favore del ricorrente che si liquidano in complessivi euro 3.000 (tremila), oltre C.P.A. ed I.V.A.
Messaggio da giuseppe1982 » sab mag 25, 2013 12:34 pm
Panorama sei il nr.1!!!
GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!
Messaggio da panorama » ven lug 12, 2013 10:32 pm
Un'altra sentenza in coda, favorevole per il personale.
assegnazione temporanea con figli minori sino a tre anni di età prevista dall’art. 42-bis del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 da accordare anche al personale militare, per effetto del rinvio disposto dall’art. 1493 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (c.d. codice dell’ordinamento militare).
Il Ministero della Difesa perde un altro l'Appello al Consiglio di Stato.
10/07/2013 201303683 Sentenza 4
OMISSIS, rappresentata e difesa dagli avv. Adriano Garofalo, Giuseppe Chiaia Noya, con domicilio eletto presso Daniela Fioretti in Roma, via Panisperna, 207;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 giugno 2013 il cons. Giuseppe Castiglia e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Collabolletta e l’avv. Garofalo;
La signora OMISSIS, caporal maggiore dell’Esercito in servizio presso il Reparto comando e supporto tattici “Friuli”, ha presentato separate istanze di trasferimento o di assegnazione temporanea presso la sede di Bari, per ..... esigenze familiari.
Avendo l’Amministrazione militare respinto tali istanze, la signora OMISSIS ha impugnato gli atti di diniego (provvedimento n. 14696 dell’8 agosto 2011, notificato il 29 agosto 2011, con riguardo alla richiesta di trasferimento; provvedimento n. 111707/Pers4 in data 17 ottobre 2011, notificato il 26 ottobre 2011, con riguardo alla richiesta di assegnazione temporanea), come pure – per quanto di eventuale ragione – la normativa interna di settore.
• il provvedimento dell’8 agosto 2011 (semplice comunicazione del Comando di brigata, come tale forse neppure impugnabile, della determinazione negativa presa dal Comandante delle forze operative terrestri sulla situazione segnalata dal Comando del reparto di appartenenza dell’interessata) farebbe seguito a un’accurata valutazione della vicenda da parte dell’autorità competente, che – alla luce della variegata casistica, quotidianamente esaminata – avrebbe escluso che la sola circostanza allegata (essere cioè il coniuge dipendente dell’impresa familiare) concretizzasse una ipotesi di estrema ed eccezionali gravità;
In punto di fatto, peraltro, lo Stato Maggiore dell’Esercito avrebbe sempre cercato, nell’esercizio dei propri poteri discrezionali, di assicurare al proprio personale i benefici previsti a tutela della paternità e della maternità, escludendo però l’assegnazione temporanea perché ritenuta incompatibile con le esigenze funzionali e operative delle Forze armate e con gli obblighi connessi allo status militare.
La signora OMISSIS si è costituita in giudizio per resistere all’appello.
Con successiva memoria conclusionale, la signora OMISSIS riepiloga le proprie argomentazioni e insiste sul danno prodotto dall’inottemperanza, da parte dell’Amministrazione, del provvedimento cautelare con cui il T.A.R. ha accolto l’istanza cautelare dell’originaria ricorrente (ordinanza 15 dicembre 2011, n. 970).
Senonché tale giurisprudenza è stata declinata con riferimento a vicende avvenute in epoca anteriore all’entrata in vigore del codice dell’ordinamento militare, l’art. 1493, comma 1, del quale recita che “al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia di maternità e paternità, nonché le disposizioni dettate dai provvedimenti di concertazione”.
Trattandosi di disposizioni rivolte a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, ne segue che ogni eventuale limitazione o restrizione nell’applicazione dovrebbe essere espressamente dettata e congruamente motivata. Il che evidentemente non sembra essere nel caso in questione, anche perché non è certo sufficiente rievocare una iniziativa legislativa depositata prima dell’entrata in vigore del codice dell’ordinamento militare e con riguardo a una giurisprudenza del Consiglio di Stato formatasi su un assetto normativo ormai superato (si veda la relazione all’atto Senato n. 1282 della XVI legislatura) per negare al codice quell’efficacia innovativa che esso indubbiamente riveste.
In conclusione: l’art. 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001 vale anche per il personale militare, e dunque la signora OMISSIS legittimamente ne rivendica l’applicazione a proprio beneficio. Nel fare ciò, peraltro, l’Amministrazione della difesa dovrà valutare la richiesta del privato anche alla luce dell’interesse pubblico e, motivando congruamente, accordare il beneficio richiesto quando a ciò non siano di ostacolo prevalenti esigenze organizzative e di servizio (si veda Cons. Stato, sez. IV, ordinanza 5 febbraio 2013, n. 405).
Suscita inquietudine e perplessità, invero, la circostanza che l’Amministrazione non abbia dato esecuzione al provvedimento cautelare, attendendo invece l’esito nel merito del giudizio di primo grado e provvedendo a trasferire l’interessata a Bari solo a far data ......2012.
Messaggio da giuseppe1982 » lun lug 29, 2013 6:59 pm
Ciao Panorama, come va? volevo comunicare ai componenti del forum che anch'io ho iniziato la mia battaglia.. ad inizio luglio ho depositato al tar di bologna il mio ricorso....
spero di poterlo pubblicare quanto prima................ ciaoooooooooooooo
Messaggio da panorama » lun lug 29, 2013 7:36 pm
Presumo allora che tu hai fatto regolare richiesta al tuo comando e che hai ricevuto RISPOSTA NEGATIVA.
Importante che al tuo avvocato hai fatto citare tutte le sentenze che io ho già postato per semplificare la trattazione dell'argomento e chiedendo la trattazione del ricorso con istanza di fissazione udienza.

References: sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2272
 Sentenza	
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 1493
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1493
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 42
 art. 1493
 sentenza 
 sentenza 
 art. 42
 art. 30
 Sentenza 
 art. 42
 art. 30
 sentenza 
 Sentenza 
 provvedimento n.