Source: https://www.laleggepertutti.it/190710_semi-di-cannabis-venduti-online-cosa-si-rischia
Timestamp: 2018-04-23 01:53:48+00:00

Document:
Semi di cannabis venduti online: cosa si rischia?
Lo sai che? Semi di cannabis venduti online: cosa si rischia?
Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018
> Lo sai che? Pubblicato il 9 gennaio 2018
È reato vendere su internet solo i semi e non le piantine di marijuana benché non abbiano ancora prodotto la sostanza stupefacente?
Spedizione di semi di cannabis, con tanto di istruzioni d’uso, strumenti e attrezzature per la cura delle future piantine di marijuana: se è vero che su internet si trova tutto, è possibile trovare anche il vademecum del perfetto coltivatore di sostanze stupefacenti. Ma cosa si rischia per i semi di cannabis venduti online? La questione è stata decisa proprio ieri dalla Cassazione [1]. Nella sentenza i giudici si sono trovati a decidere sul sequestro preventivo della merce commercializzata da un utente del web: un e-commerce tutto particolare vista la natura del bene. Ma se è vero che le sementi non sono ancora una pianta formata e che, pertanto, non contengono (ancora) sostanze dannose per la salute, è bene chiedersi se ci sono i presupposti di un reato o meno. E la risposta dei giudici è stata chiara e netta.
Coltivazione di piantine di marijuana e reato
Prima di comprendere cosa si rischia per i semi di cannabis venduti online ricordiamo che la coltivazione di sostanze stupefacenti è sempre un reato. Nonostante la diatriba giurisprudenziale che vede alcuni giudici escludere la sussistenza del reato tutte le volte in cui il quantitativo di droga è insignificante [2], la Cassazione ha assunto un’interpretazione più rigida [3]: è vero che l’uso della droga per uso personale non costituisce illecito penale, ma la coltivazione invece lo è sempre anche se le piantine sono acerbe o di dimensioni non tali da far pensare a una “coltivazione”. E ciò per via del rischio alla salute collettiva che tale attività comporta, non essendo così scontata la destinazione della sostanza per fini personali del solo coltivatore. La tesi è stata confermata nel 2016 dalla Corte Costituzione secondo cui la coltivazione di cannabis per uso personale è sempre reato [4].
Per far scattare il reato non conta la pericolosità delle piantine di cannabis al momento dell’arrivo delle autorità, piante che ben potrebbero essere ancora lontane dalla maturazione tanto da non destare alcun pericolo per la collettività; conta ciò che esse possono diventare in potenza. A rilevare è cioè la capacità degli arbusti di produrre «quantità significative di prodotto drogante». Il che significa che diverse piantine di marijuana, sebbene ancora minuscole, possono integrare il reato di coltivazione di droga in quanto potenzialmente pericolose [5].
La Cassazione ha di recente ribadito [6] che «ai fini della punibilità della coltivatone non autorizzata di piante delle quali sono estraibili sostante stupefacenti, l’offensività della condotta non è esclusa dal mancato compimento del processo di maturatone dei vegetali, neppure quando risulti l’assenza di principio attivo ricavabile nell’immediatezza gli arbusti sono prevedibilmente in grado di rendere, all’esito del fisiologico sviluppo, quantità significative di prodotto dotato di effetti droganti, in quanto il coltivare è attività che si riferisce all’intero ciclo evolutivo dell’organismo biologico»
Vendita su internet di semi di cannabis
Veniamo ora al comportamento di chi vende su internet semi di cannabis. La Cassazione non ha dubbi. Il comportamento è illecito e integra in particolare il reato di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti. In ciò gioca un ruolo non insignificante il fatto che, oltre ai semi, vengano distribuiti anche gli strumenti per far crescere le piantine con tanto di tutorial e depliant. Per i Giudici del Palazzaccio, difatti, se non si può parlare di «istigazione all’uso di stupefacenti», sicuramente è ipotizzabile il reato di «istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti», senza dimenticare l’utilizzo del web – Facebook, per la precisione – per pubblicizzare l’offerta di semi di cannabis.
[1] Cass. sent. n. 196/18 dell’8.01.2018.
[2] Trib. Catania sent. del 19.02.2016, Cass. sent. n. 1222/2009.
[3] Cass. sent. n. 6753/2014.
[4] C. Cost. sent. n. 109 del 9.03.2016- 20.05.2016: «la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili i principi attivi di sostanze stupefacenti ben può valutarsi come “pericolosa”, ossia idonea ad attentare al bene della salute dei singoli per il solo fatto di arricchire la provvista esistente di materia prima e quindi di creare potenzialmente più occasioni di spaccio di droga; tanto più che – come già rilevato – l’attività produttiva è destinata ad accrescere indiscriminatamente i quantitativi coltivabili. Si tratta quindi di un tipico reato di pericolo (…)”.».
[5] Cass. sent. n. 30238/17 del 16.06.2017.
[6] Cass. sent. n. 10169/2016.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 5 dicembre 2017 – 8 gennaio 2018, n. 196
Presidente Rotundo – Relatore Gianesini
– ritenuto che il Difensore di Ga. RU. ha proposto ricorso per Cassazione contro l’ordinanza con la quale il Tribunale di AVELLINO, in sede di riesame, ha confermato il decreto di sequestro preventivo di semi di oltre 91.000 semi di cannabis, attrezzature per la coltivazione della canapa e depliants meglio descritti nel verbale di sequestro in atti;
– ritenuto che il ricorrente ha dedotto un unico motivo di ricorso, per mancanza di motivazione ex art. 606, comma 1 lett. e cod. proc. pen.;
– ritenuto in particolare che il ricorrente ha censurato il ragionamento attraverso il quale il Tribunale era giunto ad affermare la qualificabilità della condotta in termini di violazione dell’art. 414, terzo comma cod. pen., dato che la vendita di semi di cannabis era attività del tutto lecita e priva di controindicazioni di carattere penale e poteva quindi costituire legittimo oggetto di pubblicizzazione attraverso depliants e Facebook;
– ritenuto ancora che il ricorrente ha sottolineato che la condotta dell’indagato era strutturalmente inidonea a costituire una istigazione punibile dato che l’azione stessa si rivolgeva a persone già aduse al consumo di stupefacenti e non poteva poi trovare applicazione nemmeno la fattispecie di cui all’art. 82 D.P.R. 309/90 a beneficio, semmai, di quella meramente amministrativa di cui all’art. 84;
– considerato che la Corte ha correttamente escluso che nel caso in esame ricorresse la fattispecie di cui all’art. 82 D.P.R. 309/90, sulla base di quanto affermato da Cass. Sez. Unite 18/10/2012 n. 47604, Ba., Rv 253550 secondo la quale l’offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, accompagnata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, non integra il reato di cui all’art. 82 D.P.R. n. 309 del 1990;
– considerato ancora che la Corte ha adeguatamente dato ragione della qualificazione del fatto nei termini di istigazione ex art. 414 cod. pen. sussistendo poi il requisito della pubblicità della condotta dato che la stessa è stata tenuta “con il mezzo della stampa o altro mezzo di propaganda” e cioè attraverso strumenti informatici di comunicazione e diffusione quali “Faceboock”;
– considerato ancora che la Corte ha individuato il reato istigato in quello di coltivazione di sostanze stupefacenti, sempre punibile a prescindere dalla destinazione della droga coltivata, e ha giustificato il carattere di concreta idoneità della condotta di istigazione con il richiamo alle modalità con la quale la stessa si è realizzata, dato che la detenzione dei sei era accompagnata da specifiche indicazioni circa le modalità con le quali le piantine ottenute con gli stessi avrebbero dovuto essere coltivate;
– considerato conclusivamente che il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto proposto per motivi manifestamente infondati, con le conseguenze di cui all’art. 616 cod. proc. pen.;
Abc ha detto:
11/01/2018 alle 12:13
Vietiamo anche la vendita dei coltelli da cucina, benché siano comunemente usati per l’utilizzo culinario, potrebbero però diventare armi pericolose per la collettività!

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 606
 Cass. Sez. 
 art. 414