Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-11-codice-penale-rinnovamento-del-giudizio
Timestamp: 2018-11-14 05:53:06+00:00

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Nel caso indicato nell’art. 6, il cittadino o lo straniero è giudicato nello Stato anche se sia stato giudicato all’estero [138, 201] (1).
(1) Cfr. artt. 54-58 Convenzione di Schengen, firmata il 19-6-1990 e resa esecutiva con l. 30-9-1993, n. 388.
Il comma 1 della norma risponde all’esigenza di garantire in ogni caso l’applicazione della legge italiana con riferimento ai reati realizzati nel territorio della Repubblica, conformemente al principio di territorialità sancito nell’art. 6. Sul punto è stata sollevata una questione di legittimità costituzionale in relazione all’art. 10, c. 1, Cost. La Corte Costituzionale ha ritenuto infondata la questione in base alla considerazione che il principio del ne bis in idem (divieto del doppio giudizio per il medesimo fatto) non può essere considerato norma di diritto internazionale generalmente riconosciuta (sentenza 18-4-1967, n. 48).
Rinnovazione del giudizio
In caso di reato commesso nel territorio nazionale da un cittadino appartenente ad uno Stato con cui non vigono accordi idonei a derogare alla disciplina dell'art. 11 cod.pen , il processo celebrato in quello Stato non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per i medesimi fatti, non essendo il principio del "ne bis in idem" principio generale del diritto internazionale, come tale applicabile nell'ordinamento interno. (Fattispecie relativa ad imputato cittadino di Stato estraneo all'area cosiddetta "Schengen", già condannato in quello Stato per il reato commesso in Italia). (Annulla in parte senza rinvio, Ass. Trieste, 09/11/2012)
Un processo celebrato nei confronti di cittadino straniero in uno Stato con cui non vigono accordi idonei a derogare alla disciplina dell'art.11 c.p. non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, non essendo il principio dei "ne bis in idem" principio generale del diritto internazionale, come tale applicabile nell'ordinamento interno. Se pure in forza dell'articolo 54 della Convenzione applicativa dell'accordo di Schengen, non si può più procedere in Italia, anche con riguardo a reati quivi commessi, nei confronti di una persona che sia stata definitivamente condannata o assolta per lo stesso fatto in uno Stato dell'area Schengen, resta tuttavia ferma l'irrilevanza dei bis in idem internazionale con riguardo a sentenza penale deliberata in un paese, quale il Montenegro, che non è ancora membro dell'Unione Europea né quindi contraente del Trattato di Schenghen.
Un processo celebrato nei confronti di cittadino straniero in uno Stato con cui non vigono accordi idonei a derogare alla disciplina dell'art. 11 c.p. non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, non essendo il principio del "ne bis in idem" principio generale del diritto internazionale, come tale applicabile nell'ordinamento interno. Rigetta, App. Sez. Minorenni Milano, 28/02/2012
Cassazione penale sez. I 05 aprile 2013 n. 20464
Il processo celebrato all'estero nei confronti del cittadino non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, in quanto nell'ordinamento giuridico italiano non vige il principio del "ne bis in idem" internazionale, prevedendo l'art. 11 comma 1 c.p. la rinnovazione del giudizio nei casi indicati dall'art. 6 c.p., cioè quando l'azione o l'omissione che costituisce il reato è avvenuta in tutto o in parte nel territorio dello Stato. (La Corte ha escluso che il principio di rinnovazione del giudizio contenuto nell'art. 11 c.p. possa ritenersi derogato dalle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute, ovvero dalla Convenzione di Bruxelles del 25 maggio 1987, o dall'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985, oppure dalla Convenzione europea di assistenza giudiziaria firmata a Strasburgo il 20 aprile 1959).
Cassazione penale sez. VI 22 settembre 2004 n. 44830
La rinnovazione del giudizio in Italia, ai sensi dell'art. 11 c.p., è possibile anche quando vi sia stato riconoscimento, ai sensi dell'art. 12 stesso codice, della sentenza di condanna pronunciata all'estero per lo stesso fatto.
Cassazione penale sez. I 05 febbraio 2004 n. 12953
Poiché nell'ordinamento italiano non vige il principio del "ne bis in idem" internazionale, la sentenza penale emessa in un Paese extra - europeo nei confronti di un cittadino italiano non impedisce la rinnovazione del giudizio in Italia per lo stesso fatto, sempre che il cittadino si trovi nel territorio italiano ed il Ministro della giustizia faccia richiesta ai sensi dell'art. 11 comma 2 c.p. Il pregresso riconoscimento della sentenza penale straniera sullo stesso fatto - eventualmente richiesta dal Ministro della giustizia nel caso in cui non esista trattato di estradizione con lo Stato estero ex art. 12 comma 2 c.p. - non preclude il possibile esercizio dell'azione penale in Italia, in quanto l'istituto del riconoscimento non comporta il recepimento integrale della decisione straniera, ma produce i limitati effetti tassativamente indicati e non è in relazione di alternatività od incompatibilità con la rinnovazione del giudizio, soprattutto quando il Ministro della giustizia non abbia potuto esercitare contestualmente - per circostanze oggettive - l'eventuale opzione tra i due istituti. (Nel caso all'esame della S.C., il riconoscimento della sentenza penale era stato richiesto quando l'imputato si trovava ancora all'estero per l'espiazione della pena colà inflittagli, mentre le condizioni per richiedere il rinnovamento del giudizio, per il delitto di tentato omicidio volontario commesso all'estero, erano divenute sussistenti solo in seguito al suo rientro in Italia).

References: sentenza 
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 art. 12
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