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Timestamp: 2020-08-12 04:28:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25385 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25385 del 12/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 12/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 12/12/2016), n.25385
sul ricorso 11704/2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 8808/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
C.F. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma limitatamente al capo della decisione con il quale sono state poste a carico dell’invalido soccombente le spese del giudizio.
Con un ulteriore motivo di ricorso, poi, censura la sentenza per avere in violazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c., ritenuto inidonea la dichiarazione di responsabilità ed impegno redatta nel corpo del ricorso e seguita dal mandato alle liti, apposto in calce al ricorso e sottoscritto dal ricorrente.
Il ricorrente ha depositato memoria insistendo nelle conclusioni già prese e chiedendo la rimessione della causa alla pubblica udienza. Tanto premesso il ricorso è manifestamente infondato per le ragioni che di seguito si espongono.
Ove mai il giudice di appello avesse accolto il gravame, infatti, ben avrebbe potuto procedere ad una diversa regolazione delle spese dei due gradi di giudizio sulla base del diverso esito conseguito. Confermando la statuizione di primo grado, invece, il giudice di appello è restato vincolato alla statuizione sulle spese per il primo grado – che non aveva costituito oggetto di specifica impugnazione – ed ha provveduto a regolare secondo i principi dettati dall’art. 91 c.p.c., le spese del gravame.
Quanto alla denunciata violazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c., in base al quale “la parte soccombente, salvo comunque quanto previsto dall’art. 96 c.p.c., comma 1, non può essere condannata al pagamento delle spese, competenze ed onorari quando risulti titolare, nell’anno precedente a quello della pronuncia, di un reddito imponibile ai fini IRPEF, risultante dall’ultima dichiarazione, pari o inferiore a due volte l’importo del reddito stabilito ai sensi dell’art. 76, commi da 1 a 3 e art. 77 T.U. disposizioni regolamentari in tema di spese di giustizia di cui al D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115. L’interessato che, con riferimento all’anno precedente a quello dell’instaurazione del giudizio, si trova nelle condizioni indicate nel presente articolo formula apposita dichiarazione sostitutiva di certificazione nelle conclusioni dell’atto introduttivo e si impegna a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito verificatesi nell’anno precedente” (art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo emendato dal D.L. 30 settembre 2003, n. 69, art. 42, convertito con modificazioni in L. 24 novembre 2003, n. 326). Va rilevato che, secondo l’orientamento oramai consolidato della Cassazione, “ai fini dell’esenzione dal pagamento di spese, competenze e onorari, nei giudizi per prestazioni previdenziali, la dichiarazione sostitutiva di certificazione delle condizioni reddituali, da inserire nelle conclusioni dell’atto introduttivo ex art. 152 disp. att. c.p.c., sostituito dal D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 11, convertito nella L. n. 326 del 2003, è inefficace se non sottoscritta dalla parte, poichè a tale dichiarazione la norma connette un’assunzione di responsabilità non delegabile al difensore, stabilendo che “l’interessato” si impegna a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito.” (cfr. Cass. n. 5363 del 2012 ed anche recentemente Cass. n. 10704 del 2016).
La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (così Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 77
 art. 42
 art. 152
 art. 42
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13