Source: http://legislazionetecnica.it/51723/fonte/sent-c-stato-12-03-2009-n-1491
Timestamp: 2018-10-15 11:20:18+00:00

Document:
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanze tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Normativa ex D.M. 68/1444 - Derogabilità per centro storico.
1. La distanza di dieci metri fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, che i Comuni devono osservare ai sensi dell’art. 9, punto 1 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 nella formazione degli strumenti urbanistici, non riguarda il centro storico.
1. In tema di distanze legali, il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi «costruzione» agli effetti della disciplina di cui all'art. 873 Cod. civ. per la parte che adempie alla sua specifica funzione, e, quindi, dalle fondamenta al livello del fondo superiore, qualunque sia l'altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento; la parte del muro che si innalza oltre il piano del fondo sovrastante, invece, in quanto priva della funzione di conservazione dello stato dei luoghi, è soggetta alla disciplina giuridica propria delle sue oggettive caratteristiche di costruzione in senso tecnico giuridico, ed alla medesima disciplina devono ritenersi soggetti, perché costruzioni nel senso sopra specificato, il terrapieno ed il relativo muro di contenimento elevati ad opera dell'uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Ex art. 9 D.M. 68/1444 - Criterio di applicazione.
1. In tema di distanze tra costruzioni, il principio secondo il quale la norma di cui all'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti), imponendo limiti edilizi ai Comuni nella formazione di strumenti urbanistici, non è immediatamente operante nei rapporti tra privati, va interpretato nel senso che la adozione, da parte degli Enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma citata comporta l'obbligo, per il giudice del merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
Sent. C. Cass. 26/07/2002, n. 11013
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Pareti finestrate - D.M. 68/1444, art. 9 - Applicabilità.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, che in applicazione dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150 (come modificato dall'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765) detta i limiti di densità, altezza, distanza tra i fabbricati, all'art. 9, comma 2, con disposizione tassativa ed inderogabile, dispone che negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A, è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti; tale prescrizione, sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali, comporta che, nel caso di esistenza sul confine tra due fondi di un fabbricato avente il muro perimetrale finestrato, il proprietario dell'area confinante che voglia, a sua volta, realizzare una costruzione sul suo terreno deve mantenere il proprio edificio ad almeno dieci metri dal muro altrui, con esclusione, nel caso considerato, di possibilità di esercizio della facoltà di costruire in aderenza (esercitabile soltanto nell'ipotesi di inesistenza sul confine di finestre altrui) e senza alcuna deroga neppure per il caso in cui la nuova costruzione realizzata nel mancato rispetto di essa sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell'art. 907, comma 3 Cod.civ.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Normativa ex D.M. 68/1444 - Inderogabilità - Conseguenze.
1. A differenza delle norme sulle distanze dai confini, che sono derogabili mediante convenzione fra privati, le norme sulle distanze dei fabbricati stabilite nel D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 sono inderogabili perché dirette non tanto alla tutela di interessi privati quanto a quella di interessi generali in materia urbanistica; pertanto è illegittima ogni previsione di regolamenti comunali in contrasto con il limite inderogabile della distanza di 10 metri fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti fissata dall'anzidetto decreto.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra pareti finestrate e pareti di edifici esistenti - Obbligo - Anche per P.A. che rilascia concessione edilizia.
1. La pubblica Amministrazione preposta al rilascio della concessione edilizia ha anch'essa l'obbligo inderogabile che venga rispettata la distanza minima assoluta di pareti finestrate da pareti di esistenti edifici.
1. Edilizia ed urbanistica Distanze Pareti finestrate Veduta Nozione.
1. Secondo le norme edilizie comunali sulle distanze da pareti «finestrate» ed ai sensi dell'art. 900 Cod. civ., una finestra avente forma e dimensione comuni, anche se è posta ad una altezza dal pavimento un poco più di quella normale (nella specie a circa 1.50 m.), costituisce veduta qualora sia possibile da essa affacciarsi cioè non sporgersi con il corpo ma bensì vedere e guardare il fondo di terzi frontalmente, obliquamente e lateralmente così da assoggettarlo ad una vista completa.
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra pareti finestrate - Regolamento edilizio, successivo al D.M. 1968 n. 1444 - Rinvio a tutte le disposizioni vigenti in materia - Inclusione dell'art. 9 predetto D.M.
Un regolamento edilizio che rinvia, per la disciplina delle distanze tra costruzioni, a tutte le disposizioni vigenti in materia, determina l'applicabilità dell'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, se emanato successivamente a tale norma, e imponendo quindi l'obbligo della distanza di dieci metri tra pareti finestrate, perché, pur non essendo operante tale norma immediatamente tra privati, obbliga inderogabilmente i Comuni ad emanare regolamenti ad essa conformi, in difetto essendo disapplicabili ai sensi dell'art. 5 L. 20 marzo 1865 n. 2248, Allegato E, poiché è una norma emanata in attuazione della delega contenuta art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra fabbricati con pareti finestrate - Ex art. 9 D.M. 1968 n. 1444 - Operatività immediata nei rapporti tra privati - Limiti.
1. La norma di cui all'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (emanato in esecuzione della norma sussidiaria di cui all'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150), che fissa in dieci metri l'obbligo minimo di distanza tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, impone limiti edilizi ai Comuni nella formazione o nella revisione degli appositi strumenti urbanistici (quali i piani regolatori), ma non è immediatamente applicabile, in assenza di questi ultimi, nei rapporti interprivatistici.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Regolamento edilizio - Pareti finestrate - Osservanza di distanza minima - Impossibilità di veduta da finestre di un edificio sull'altro - Irrilevanza.
1. Il regolamento edilizio che impone un distanza minima tra pareti finestrate di edifici fronteggiantisi, deve essere osservato anche se dalle finestre dell'uno non è possibile la veduta sull'altro, perché la ratio di tale normativa non è la tutela della privacy, bensì il decoro e sicurezza, ed evitare intercapedini dannose tra pareti.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Mancanza di norme urbanistiche - Applicabilità degli artt. 873 e segg. Cod. civ. - Applicabilità - Conseguenze - Violazione del divieto di costruire - Diritto al solo risarcimento dei danni. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanze minime tra pareti finestrate - Art. 9 D.M. 2 aprile 1968 - Ambito di operatività - Previsione del regolamento edilizio di divieto di ogni attività costruttiva in una certa zona - Esclusione.
1. La mancanza, in uno strumento urbanistico, di prescrizioni sulle distanze per una determinata zona del territorio, a causa della scelta del Legislatore locale di vietare in tale zona qualsiasi attività costruttiva, lungi dal creare lacune nella regolamentazione dei rapporti di vicinato, fa sì che resti applicabile ad esso, la disciplina dettata dagli artt. 873 e segg. Cod. civ., con la conseguenza che, in caso di violazione del divieto di costruire, il privato proprietario che ne abbia subìto danno ha diritto, ai sensi dell'art. 872 Cod. civ., di esserne risarcito, ma non può pretendere la riduzione in pristino, ove non risulti contemporaneamente trasgredito l'obbligo di rispettare le distanze previste dalle norme codicistiche. 2. La disposizione dell'art. 9 D.M. 2 aprile 1968, attuativo dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150, che prevede distanze minime tra pareti finestrate solo per i nuovi edifici ricadenti in zone diverse dalla A ed, in particolare, nelle zone C, mentre, per le zone A, si limita a prescrivere che la distanza tra edifici per operazioni di risanamento conservativo e per eventuali ristrutturazioni non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, si rivolge al Legislatore locale per imporgli dei limiti inderogabili cui attenersi nella pianificazione del territorio comunale e non è, quindi, operante quando lo strumento urbanistico non detti, per una certa zona, delle regole da seguire nella realizzazione delle opere edilizie, ma vieti in essa qualsiasi attività costruttiva, così da non assumere alcun carattere integrativo delle disposizioni del Codice civile sulle distanze.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, emanato in forza dell'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765, trae da questa la forza di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni, sicché l'inderogabile distanza di metri 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l'anzidetto limite minimo (stante, invece, la possibilità di fissare distanze superiori ai 10 metri) è illegittima e va disapplicata in parte qua ai sensi dell'art. 5 L. 20 marzo 1865 n. 2248 all. E.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra fabbricati con pareti finestrate - Ex D.M. 2 aprile 1968.
1. Il D.M. 2 aprile 1968, emanato in base all'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150 (legge urbanistica) nel testo modificato dall'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765 (Legge ponte), con lo stabilire all'art. 9, 1°c., n. 2) il distacco di m. 10 tra fabbricati con pareti finestrate, vincola non solo i Comuni tenuti ad adeguarsi a tale norma nell'approvazione dei nuovi strumenti urbanistici o nella revisione di quelli esistenti, ma è immediatamente operante nei confronti dei proprietari frontisti.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - nelle costruzioni - D.M. n. 1444/1968 - Inapplicabilità ai Comuni sprovvisti di strumenti urbanistici - Limiti di distanze tra fabbricati stabiliti nel decreto - Inderogabilità ex art. 41 quinquies della legge urbanistica.
1. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, emanato ai sensi dell'art. 41 quinquies della Legge urbanistica, introdotto dall'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765, è inapplicabile ai Comuni sprovvisti di strumenti urbanistici, in quanto le prescrizioni del predetto decreto, nell'imporre l'osservanza di determinati parametri edilizio-urbanistici, hanno effetti indiretti, nel senso che non devono essere osservate se non in quanto inserite nei regolamenti locali, nel momento in cui gli stessi vengono creati o revisionati. Correlativamente, l'inderogabilità prevista dall'art. 41 quinquies cit. comma 8 dei limiti di distanza fra fabbricati stabiliti dal decreto (art. 9) opera nel senso che non è consentito ai Comuni fissare limiti inferiori, onde sono illegittime e debbono essere disapplicate le contrarie disposizioni degli strumenti urbanistici locali.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Art. 41 quinquies L. n. 1150/1942 - Previsioni di limiti inderogabili di distanza fra fabbricati - Art. 9 D.M. n. 1444/1968 - Pareti finestrate e pareti antistanti - Distanza minima di dieci metri - Inderogabilità - Conseguenza - Facoltà di costruire in aderenza - Esclusione
1. Il D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, che, in applicazione dell'art. 41 quinquies L. 17 agosto 1942 n. 1150 (come modificato dall'art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765) detta i limiti di densità, altezza, distanza tra i fabbricati, all'art. 9 primo comma n. 2, con disposizione tassativa ed inderogabile, dispone che negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A, è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti; tale prescrizione, stante la sua assolutezza ed inderogabilità, risultante da fonte normativa statuale, sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali, comporta che, nel caso di esistenza sul confine tra due fondi di un fabbricato avente il muro perimetrale finestrato, il proprietario dell'area confinante che voglia, a sua volta, realizzare una costruzione sul suo terreno deve mantenere il proprio edificio ad almeno dieci metri dal muro altrui, con esclusione, nel caso considerato, di possibilità di esercizio della facoltà di costruire in aderenza (esercitabile soltanto nell'ipotesi di inesistenza sul confine di finestre altrui) e senza alcuna deroga neppure per il caso in cui la nuova costruzione realizzata nel mancato rispetto di essa sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti ed a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell'art. 907 3° c. C.c.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Pareti finestrate - Art. 9 D. M. n. 1404/1968 - Distanza minima di 10 metri - Necessità - Scala esterna di edificio fronteggiante la parete finestrata - Computabilità
1. L'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, che prescrive che tra pareti finestrate deve essere osservata la distanza di metri 10, è applicabile anche nel caso in cui una sola delle pareti fronteggiantisi sia finestrata; l'anzidetto distacco minimo deve osservarsi, pertanto, nel caso in cui la costruzione fronteggiante la parte finestrata sia costituita da una scala esterna in muratura incorporata ad un edificio, del quale costituisce accessorio, dovendo ravvisarsi una parete nella facciata dei pilastri e dei giardini.

References: art. 9
 art. 9
 Cass. 
 art. 9
 art. 17
 art. 9
 Art. 9
 art. 41
 Art. 41
 Art. 9
 Art. 9