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Timestamp: 2016-08-31 06:01:25+00:00

Document:
Unioni civili testo integrale della legge
O la Costituzione o icampi di sterminio di Gesù
La nuova legge sulle Unioni Civili entra in vigore dal
giorno 05 giugno 2016.
Qui non si tratta di una legge fatta per i gay, anche
per quelli, ma è una legge che va a tutelare tutte le convivenze civili,
comprese le eterosessuali, e per la prima volta istituisce nuove e diverse
modalità di convivenza tutelata senza per questo ricorrere al vincolo del
E’ una legge che potenzialmente potrebbe cambiare le
dinamiche sociali nei rapporti interpersonali portando fuori l’Italia dal
ricatto criminale della chiesa cattolica.
Riporto integralmente la legge.
Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
Art. 1 1. La presente
legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica
formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la
disciplina delle convivenze di fatto. 2. Due persone
maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante
dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile ed alla presenza di due
testimoni. 3. L'ufficiale
di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra
persone dello stesso sesso dell'archivio dello stato civile. 4. Sono cause
impeditive per la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso
sesso: a) la
sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un'unione
civile tra persone dello stesso sesso;
l'interdizione di una delle parti per infermità di mente; se l'istanza
d'interdizione è soltanto promossa, il pubblico ministero può chiedere che si
sospenda la costituzione dell'unione civile; in tal caso il procedimento non
può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull'istanza non sia
passata in giudicato;
sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all'articolo 87, primo comma, del
codice civile; non possono altresì contrarre unione civile tra persone dello
stesso sesso lo zio e il nipote e la zia e la nipote; si applicano le
disposizioni di cui al medesimo articolo 87; d) la condanna
definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di
chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte; se è stato disposto
soltanto rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado
ovvero una misura cautelare la costituzione dell'unione civile tra persone
dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di
sussistenza di una delle cause impeditive di cui al comma 4 comporta la nullità
dell'unione civile tra persone dello stesso sesso. All'unione civile tra
persone dello stesso sesso si applicano gli articoli 65 e 68, nonché le
disposizioni di cui agli articoli 119, 120, 123, 125, 126, 127, 128, 129 e
129-bis del codice civile. 6. L'unione
civile costituita in violazione di una delle cause impeditive di cui al comma
4, ovvero in violazione dell'articolo 68 del codice civile, può essere
impugnata da ciascuna delle parti dell'unione civile, dagli ascendenti
prossimi, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano per impugnarla
un interesse legittimo e attuale. L'unione civile costituita da una parte
durante l'assenza dell'altra non può essere impugnata finché dura l'assenza. 7. L'unione
civile può essere impugnata dalla parte il cui consenso è stato estorto con
violenza o determinato da timore di eccezionale gravità determinato da cause
esterne alla parte stessa. Può essere altresì impugnata dalla parte il cui
consenso è stato dato per effetto di errore sull'identità della persona o di
errore essenziale su qualità personali dell'altra parte. L'azione non può
essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che è cessata la
violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia stato scoperto
l'errore. L'errore sulle qualità personali è essenziale qualora, tenute
presenti le condizioni dell'altra parte, si accerti che la stessa non avrebbe
prestato il suo consenso se le avesse esattamente conosciute e purché l'errore
riguardi: a) l'esistenza
di una malattia fisica o psichica, tale da impedire lo svolgimento della vita
comune; b) le
circostanze di cui all'articolo 122, terzo comma, numeri 2), 3) e 4), del
codice civile. 8. La parte può
in qualunque tempo impugnare il matrimonio o l'unione civile dell'altra parte.
Se si oppone la nullità della prima unione civile, tale questione deve essere
preventivamente giudicata. 9. L'unione
civile tra persone dello stesso sesso è certificata dal relativo documento
attestante la costituzione dell'unione, che deve contenere i dati anagrafici
delle parti, l'indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza,
oltre ai dati anagrafici e alla residenza dei testimoni. 10. Mediante dichiarazione
all'ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere, per la
durata dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune
scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome
comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all'ufficiale di
stato civile. 11. Con la
costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso le parti
acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall'unione civile
deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla
coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie
sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a
contribuire ai bisogni comuni. 12. Le parti concordano
tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a
ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato. 13. Il regime
patrimoniale dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di
diversa convenzione patrimoniale, è costituito dalla comunione dei beni. In
materia di forma, modifica, simulazione e capacità per la stipula delle
convenzioni patrimoniali si applicano gli articoli 162, 163, 164 e 166 del
codice civile. Le parti non possono derogare né ai diritti né ai doveri
previsti dalla legge per effetto dell'unione civile. Si applicano le
disposizioni di cui alle sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI del titolo VI
del libro primo del codice civile. 14. Quando la
condotta della parte dell'unione civile è causa di grave pregiudizio
all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altra parte, il giudice,
su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di
cui all'articolo 342-ter del codice civile. 15. Nella
scelta dell'amministratore di sostegno il giudice tutelare preferisce, ove
possibile, la parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.
L'interdizione o l'inabilitazione possono essere promosse anche dalla parte
dell'unione civile, la quale può presentare istanza di revoca quando ne cessa
la causa. 16. La violenza
è causa di annullamento del contratto anche quando il male minacciato riguarda
la persona o i beni dell'altra parte dell'unione civile costituita dal
contraente o da un discendente o ascendente di lui. 17. In caso di
morte del prestatore di lavoro, le indennità indicate dagli articoli 2118 e
2120 del codice civile devono corrispondersi anche alla parte dell'unione
civile. 18. La
prescrizione rimane sospesa tra le parti dell'unione civile. 19. All'unione
civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni di cui al
titolo XIII del libro primo del codice civile, nonchè gli articoli 116, primo
comma, 146, 2647, 2653, primo comma, numero 4), e 2659 del codice civile. 20. Al solo
fine di assicurare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno
adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello
stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le
disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti,
ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei
regolamenti nonchè negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano
anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.
La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del
codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonchè alle
disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184. Resta fermo quanto
previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti. 21. Alle parti
dell'unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni
previste dal capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e
dal capo V-bis del titolo IV del libro secondo del codice civile. 22. La morte o
la dichiarazione di morte presunta di una delle parti dell'unione civile ne
determina lo scioglimento. 23. L'unione
civile si scioglie altresì nei casi previsti dall'articolo 3, numero 1) e
numero 2), lettere a), c), d) ed e), della legge 1° dicembre 1970, n. 898. 24. L'unione
civile si scioglie, inoltre, quando le parti hanno manifestato anche
disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all'ufficiale dello stato
civile. In tale caso la domanda di scioglimento dell'unione civile è proposta
decorsi tre mesi dalla data della manifestazione di volontà di scioglimento
dell'unione. 25. Si
applicano, in quanto compatibili, gli articoli 4, 5, primo comma, e dal quinto
all'undicesimo comma, 8, 9, 9-bis, 10, 12-bis,
12-ter, 12-quater, 12-quinquies e 12-sexies della
legge 1° dicembre 1970, n. 898, nonché le disposizioni di cui al Titolo II del
libro quarto del codice di procedura civile ed agli articoli 6 e 12 del
decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla
legge 10 novembre 2014, n. 162. 26. La sentenza
di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento
dell'unione civile tra persone dello stesso sesso. 27. Alla
rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la
volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili,
consegue l'automatica instaurazione dell'unione civile tra persone dello stesso
sesso. 28. Fatte salve
le disposizioni di cui alla presente legge, il Governo è delegato ad adottare,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più
decreti legislativi in materia di unione civile tra persone dello stesso sesso
nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: a) adeguamento
alle previsioni della presente legge delle disposizioni dell'ordinamento dello
stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; b) modifica e riordino
delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo
l'applicazione della disciplina dell'unione civile tra persone dello stesso
sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso
sesso che abbiano contratto all'estero matrimonio, unione civile o altro
istituto analogo; c)
modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la
presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi
forza di legge, nei regolamenti e nei decreti. 29. I decreti
legislativi di cui al comma 28 sono adottati su proposta del Ministro della
giustizia, di concerto con il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro e
delle politiche sociali e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione
internazionale. 30. Ciascuno
schema di decreto legislativo di cui al comma 28, a seguito della deliberazione
del Consiglio dei ministri, è trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato
della Repubblica perché su di esso siano espressi, entro sessanta giorni dalla
trasmissione, i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia.
Decorso tale termine il decreto può essere comunque adottato, anche in mancanza
dei pareri. Qualora il termine per l'espressione dei pareri parlamentari scada
nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto dal comma 28,
quest'ultimo termine è prorogato di tre mesi. Il Governo, qualora non intenda
conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere
con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari
elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni
competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla
data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere
comunque adottati. 31. Entro due
anni dalla data di entrata in vigore di ciascun decreto legislativo adottato ai
sensi del comma 28, il Governo può adottare disposizioni integrative e
correttive del decreto medesimo, nel rispetto dei principi e criteri direttivi
di cui al citato comma 28, con la procedura prevista nei commi 29 e 30. 32.
All'articolo 86 del codice civile, dopo le parole: «da un matrimonio» sono
inserite le seguenti: «o da un'unione civile tra persone dello stesso sesso». 33.
All'articolo 124 del codice civile, dopo le parole: «impugnare il matrimonio»
sono inserite le seguenti: «o l'unione civile tra persone dello stesso sesso». 34. Con decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
dell'interno, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, sono stabilite le disposizioni transitorie necessarie per
la tenuta dei registri nell'archivio dello stato civile nelle more dell'entrata
in vigore dei decreti legislativi adottati ai sensi del comma 28, lettera a). 35. Le
disposizioni di cui ai commi da 1 a 34 acquistano efficacia a decorrere dalla
data di entrata in vigore della presente legge. 36. Ai fini
delle disposizioni di cui ai commi da 37 a 67 si intendono per «conviventi di
fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia
e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di
parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile. 37. Ferma
restando la sussistenza dei presupposti di cui al comma 36, per l'accertamento
della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica di cui
all'articolo 4 e alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 13 del regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223. 38. I
conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi
previsti dall'ordinamento penitenziario. 39. In caso di
malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di
visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le
regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste
per i coniugi e i familiari. 40. Ciascun
convivente di fatto può designare l'altro quale suo rappresentante con poteri
pieni o limitati: a) in caso di
malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in
materia di salute; b) in caso di
morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento
del corpo e le celebrazioni funerarie. 41. La
designazione di cui al comma 40 è effettuata in forma scritta e autografa
oppure, in caso di impossibilità di redigerla, alla presenza di un testimone. 42. Salvo
quanto previsto dall'articolo 337-sexies del codice civile, in caso di morte
del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto
superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per
un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i
cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del
convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella
casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. 43. Il diritto
di cui al comma 42 viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di
abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di
unione civile o di nuova convivenza di fatto. 44. Nei casi di
morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di
comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel
contratto. 45. Nel caso in
cui l'appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di
preferenza nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi di edilizia
popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di
condizioni, i conviventi di fatto. 46. Nella
sezione VI del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile, dopo
l'articolo 230-bis è aggiunto il seguente: «Art. 230-ter (Diritti del convivente).
- Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all'interno
dell'impresa dell'altro convivente spetta una partecipazione agli utili
dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi
dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, commisurata al lavoro prestato.
Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un
rapporto di società o di lavoro subordinato». 47.
All'articolo 712, secondo comma, del codice di procedura civile, dopo le
parole: «del coniuge» sono inserite le seguenti: «o del convivente di fatto». 48. Il
convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di
sostegno, qualora l'altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata ai
sensi delle norme vigenti ovvero ricorrano i presupposti di cui all'articolo
404 del codice civile. 49. In caso di
decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo,
nell'individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano i medesimi
criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite. 50. I conviventi
di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita
in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza. 51. Il contratto
di cui al comma 50, le sue modifiche e la sua risoluzione sono redatti in forma
scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con
sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la
conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico. 52. Ai fini
dell'opponibilità ai terzi, il professionista che ha ricevuto l'atto in forma
pubblica o che ne ha autenticato la sottoscrizione ai sensi del comma 51 deve
provvedere entro i successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune di
residenza dei conviventi per l'iscrizione all'anagrafe ai sensi degli articoli
5 e 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30
maggio 1989, n. 223. 53. Il
contratto di cui al comma 50 reca l'indicazione dell'indirizzo indicato da
ciascuna parte al quale sono effettuate le comunicazioni inerenti al contratto
medesimo. Il contratto può contenere: a)
l'indicazione della residenza; b) le modalità
di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle
sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; c) il regime
patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del
titolo VI del libro primo del codice civile. 54. Il regime
patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in
qualunque momento nel corso della convivenza con le modalità di cui al comma
51. 55. Il trattamento dei dati personali contenuti nelle
certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa prevista
dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, garantendo il rispetto della dignità
degli appartenenti al contratto di convivenza. I dati personali contenuti nelle
certificazioni anagrafiche non possono costituire elemento di discriminazione a
carico delle parti del contratto di convivenza. 56. Il
contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione. Nel
caso in cui le parti inseriscano termini o condizioni, questi si hanno per non
apposti. 57. II
contratto di convivenza è affetto da nullità insanabile che può essere fatta
valere da chiunque vi abbia interesse se concluso: a) in presenza
di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di un altro contratto di
convivenza; b) in
violazione del comma 36; c) da persona
minore di età; d) da persona
interdetta giudizialmente; e) in caso di
condanna per il delitto di cui all'articolo 88 del codice civile. 58. Gli effetti
del contratto di convivenza restano sospesi in pendenza del procedimento di
interdizione giudiziale o nel caso di rinvio a giudizio o di misura cautelare
disposti per il delitto di cui all'articolo 88 del codice civile, fino a quando
non sia pronunciata sentenza di proscioglimento. 59. Il
contratto di convivenza si risolve per: a) accordo
delle parti; b) recesso
unilaterale; c) matrimonio o
unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona; d) morte di uno
dei contraenti. 60. La
risoluzione del contratto di convivenza per accordo delle parti o per recesso
unilaterale deve essere redatta nelle forme di cui al comma 51. Qualora il contratto
di convivenza preveda, a norma del comma 53, lettera c), il regime patrimoniale
della comunione dei beni, la sua risoluzione determina lo scioglimento della
comunione medesima e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di
cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del codice
civile. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per gli atti di
trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto
di convivenza. 61. Nel caso di
recesso unilaterale da un contratto di convivenza il professionista che riceve
o che autentica l'atto è tenuto, oltre che agli adempimenti di cui al comma 52,
a notificarne copia all'altro contraente all'indirizzo risultante dal
contratto. Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva
del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere
il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare
l'abitazione. 62. Nel caso di
cui alla lettera c) del comma 59, il contraente che ha contratto matrimonio o
unione civile deve notificare all'altro contraente, nonché al professionista
che ha ricevuto o autenticato il contratto di convivenza, l'estratto di
matrimonio o di unione civile. 63. Nel caso di
cui alla lettera d) del comma 59, il contraente superstite o gli eredi del
contraente deceduto devono notificare al professionista che ha ricevuto o
autenticato il contratto di convivenza l'estratto dell'atto di morte affinché
provveda ad annotare a margine del contratto di convivenza l'avvenuta
risoluzione del contratto e a notificarlo all'anagrafe del comune di residenza.
64. Dopo
l'articolo 30 della legge 31 maggio 1995, n. 218, è inserito il seguente: «Art.
30-bis (Contratti di convivenza). - 1. Ai contratti di convivenza si applica la
legge nazionale comune dei contraenti. Ai contraenti di diversa cittadinanza si
applica la legge del luogo in cui la convivenza è prevalentemente localizzata. 2. Sono fatte
salve le norme nazionali, europee ed internazionali che regolano il caso di
cittadinanza plurima». 65. In caso di
cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del
convivente di ricevere dall'altro convivente e gli alimenti qualora
versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio
mantenimento. In tali casi, gli alimenti sono assegnati per un periodo
proporzionale alla durata della convivenza e nella misura determinata ai sensi
dell'articolo 438, secondo comma, del codice civile. Ai fini della
determinazione dell'ordine degli obbligati ai sensi dell'articolo 433 del
codice civile, l'obbligo alimentare del convivente di cui al presente comma è
adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle. 66. Agli oneri
derivanti dall'attuazione dei commi da 1 a 35 del presente articolo, valutati
complessivamente in 3,7 milioni di euro per l'anno 2016, in 6,7 milioni di euro
per l'anno 2017, in 8 milioni di euro per l'anno 2018, in 9,8 milioni di euro
per l'anno 2019, in 11,7 milioni di euro per l'anno 2020, in 13,7 milioni di
euro per l'anno 2021, in 15,8 milioni di euro per l'anno 2022, in 17,9 milioni
di euro per l'anno 2023, in 20,3 milioni di euro per l'anno 2024 e in 22,7
milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede: a) quanto a 3,7
milioni di euro per l'anno 2016, a 1,3 milioni di euro per l'anno 2018, a 3,1
milioni di euro per l'anno 2019, a 5 milioni di euro per l'anno 2020, a 7
milioni di euro per l'anno 2021, a 9,1 milioni di euro per l'anno 2022, a 11,2
milioni di euro per l'anno 2023, a 13,6 milioni di euro per l'anno 2024 e a 16
milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, mediante riduzione del Fondo
per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma
5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni,
dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307; b) quanto a 6,7
milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017, mediante corrispondente
riduzione delle proiezioni, per gli anni 2017 e 2018, dello stanziamento del
fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale
2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della
dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente
utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 67. Ai sensi
dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, sulla base dei dati comunicati dall'INPS,
provvede al monitoraggio degli oneri di natura previdenziale ed assistenziale
di cui ai commi da 11 a 20 del presente articolo e riferisce in merito al
Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in
procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma
66, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, provvede, con proprio
decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla
copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie
di parte corrente aventi la natura di spese rimodulabili, ai sensi
dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
nell'ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali. 68. Il Ministro
dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita
relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di
cui al comma 67. 69. Il Ministro
dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti,
le occorrenti variazioni di bilancio. La
presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta
ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a
chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addì
20 maggio 2016 MATTARELLA Renzi, Presidente del Consiglio
dei ministri Visto, il
Guardasigilli: Orlando Pubblicato da
Corte di Cassazione: non è reato il piccolo furto per mangiare per chi ha fame.
Quando la Corte di Cassazione ripristina la legalità
Vigili Urbani "minacciosi" in Piazza Ferretto
Quello che ha deciso la Cassazione, doveva essere NOTO e palese sia alla
Polizia di Stato che ai Vigili urbani che non avendo agito di conseguenza e
avendo portato a processo la persona, hanno dimostrato di essere criminali che
usano le leggi per far del male alle persone.
Come i Vigili Urbani di Venezia che, fingendo di
ottemperare a direttive che sanno illegali e criminali, derubano i mendicanti
delle loro elemosine.
Siamo di fronte a bande criminali in divisa che usano
la legge per incitare all’odio sociale e spingere le persone alla criminalità.
Sarebbe piaciuto ai Vigili Urbani di Venezia che i
barboni, anziché chiedere l’elemosina avessero puntato loro un coltello alla
gola. Li avrebbero, come fanno normalmente nascosti dalle telecamere,
massacrati di botte asserendo che erano dei criminali. Questi hanno portato a processo un poveraccio. Mentre
chi ruba e fa sparire miliardi dai depositi bancari non viene perseguito, i
Vigili Urbani, in maniera illegale e per fini criminali, si accaniscono contro
chi chiede elemosina.
Dice la Corte di Cassazione e riporto dal Fatto
assolve indigente: “Non è reato rubare del cibo per chi è spinto dalla fame”
ermellini hanno annullato la condanna per furto inflitta dalla Corte di Appello
di Genova a un giovane straniero senza fissa dimora. In un supermercato aveva
sottratto wurstel e formaggio per un valore di 4 euro. Secondo i giudici, non è
punibile chi deve "far fronte alla imprescindibile esigenza di
alimentarsi"
è punibile chi ruba per fame. La Corte di Cassazione ha annullato completamente
la condanna per furto inflitta dalla Corte di Appello di Genova a un giovane
straniero senza fissa dimora, con la motivazione che “il fatto non costituisce
reato”. I giudici hanno spiegato che non è punibile chi, spinto dal bisogno,
ruba al supermercato piccole quantità di cibo per “far fronte” alla “imprescindibile
esigenza di alimentarsi”. Con questo verdetto la Suprema Corte ha giudicato
legittimo non punire un furto per fame del valore di 4 euro per wurstel e
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/02/cassazione-assolve-indigente-non-e-reato-rubare-del-cibo-per-chi-e-spinto-dalla-fame/2689396/
Vigili Urbani e Polizia di Stato vogliono portare l’Italia
al medioevo mediante torture e vessazioni di chi non si può difendere: quanto
ha pagato lo Stato per quel processo?
Quanti soldi ci sono stati sottratti per attentare
alla Costituzione che garantisce dignitose condizioni di vita ad ogni persona?
Polizia di Stato, Vigili Urbani e Carabinieri sanno
benissimo che il diritto alla vita è un diritto Costituzionalmente
inalienabile, ma questi criminali, che agiscono minacciando di morte i
cittadini col crocifisso, se ne sbattono della Costituzione. A loro basta
seminare odio sociale. Questi criminali se ne sbattono di rispettare le regole
che le norme sociali impongono loro, a Vigili Urbani, Carabinieri e Polizia di
Stato interessa solo destabilizzare le Istituzioni per ricostruire lo Stato
Fascista. E i barboni e gli emarginati, come i bambini, si possono aggredire
perché, tanto, a “nessuno” interessano. Quando, per legittimare la violenza sui
minori la Procura della Repubblica di Belluno istituì un processo per
salvaguardare la “dignità” di Lauredana Marsiglia, una giornalista de Il
Gazzettino, che fece un articolo di comprensione e di solidarietà alle suore
aguzzine del Sanguinazzi di Feltre, la Polizia di Stato, pur di aiutare la
violenza sui bambini dell’asilo, mise in atto un’operazione di calunnia. E non
attenuano le attività criminali della Procura della Repubblica di Belluno o
della Polizia di Stato il fatto di aver chiesto che “il fatto non costituisce
reato”. Di fatto, il reato, che si annovera nell’ambito del terrorismo, è stato
commesso dalla Procura della Repubblica di Belluno e dalla Polizia di Stato.
Per la nostra Costituzione, non sta al cittadino
dimostrare che Vigili Urbani, Polizia di Stato e Carabinieri commettono dei
reati. E’ sufficiente il sospetto per affermarlo. Sono i Vigili Urbani, la
Polizia di Stato e i Carabinieri che devono, ogni giorno e in ogni situazione,
dimostrare ai cittadini di essere al di sopra di ogni sospetto. Torturare la
gente di nascosto, aggredirla perché non denunci, li rende COLPEVOLI di
TRADIMENTO delle Istituzioni.
Ed è così per i barboni che dopo essere aggrediti da
Vigili urbani e da poliziotti, quest’ultimi affermano di essere dei “pubblici
ufficiali” e, invece, sono solo dei criminali che agiscono con la complicità di
magistrati corrotti che perseguono il malcapitato anziché i Poliziotti.
La Corte di Cassazione, con questa sentenza, ha
stabilito un principio, ma statene certi che di un principio che riafferma il
diritto Costituzionali a Vigili Urbani armati di manganello, a Poliziotti che
minacciano di morte i cittadini col crocifisso e a Carabinieri che col
crocifisso predicano la pederastia, non frega assolutamente nulla.
Matteo Renzi, terrorismo e ricostruzione dello Stato fascista
Ogni volta che viene dichiarata, in tutto o in parte l'illegittimità Costituzionale di una legge fatta da un Governo e approvata da un Parlamento, significa che, al di là della percezione soggettiva che ne hanno i cittadini, quel Governo e quel Parlamento hanno agito da terroristi tentando di disarticolare la società civile in funzione di un assolutismo sociale che può essere ricondotto alla restaurazione dell'ideologia fascista.
Scrive la Corte Costituzionale:
Privare persone o Istituzioni dei loro diritti e della loro funzione Istituzionale è sempre un atto di terrorismo contro i cittadini e contro la Costituzione. Ricordo che la Costituzione obbliga i cittadini a difendere la patria in pericolo. Non esiste maggior pericolo per la Patria che la disarticolazione dei ruoli Istituzionali o la negazione dei diritti dei cittadini..
7/2016,

References: Art. 1
 sentenza 
 articolo 87
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