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Timestamp: 2017-02-23 14:28:44+00:00

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Vicini troppo rumorosi: il risarcimento è automatico
Lo sai che? Pubblicato il 19 luglio 2016 Articolo di Maria Monteleone Lo sai che? Vicini troppo rumorosi: il risarcimento è automatico L’AUTORE: Maria Monteleone
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Per ottenere il risarcimento del danno da rumore dei vicini basta la prova del superamento della soglia di normale tollerabilità: il danno alla salute e all’equilibrio psico-fisico si presumono.
Schiamazzi notturni, musica ad alto volume, grida, lavori in casa: se il rumore prodotto dai vicini è eccessivo, frequente e fastidioso si può aver diritto al risarcimento del danno. Ciò che serve però è la prova del superamento della soglia di normale tollerabilità [1]. Si presume infatti che possa creare disturbo alla vita quotidiana delle persone, alla serenità e alla salute solo il rumore che supera una determinata soglia e che quindi non è più tollerabile in base all’udito dell’uomo medio.
Il superamento della “normale tollerabilità” è un criterio astratto che non vale in assoluto e che deve pertanto essere valutato caso per caso. Esso può variare in base a più circostanze e alle condizioni dei luoghi (posizione dell’appartamento, presenza di finestre e altre aperture, sede dell’immobile ecc.).
Per la verifica del superamento della normale tollerabilità si rende necessaria quasi sempre una perizia fonografica, ma potrebbero anche bastare le prove testimoniali di altri vicini [2].
La giurisprudenza [3] ricorre spesso al cosiddetto criterio comparativo: si verifica il rumore di fondo della zona, sul quale si innestano, di volta in volta, rumori più intensi. Si confronta così il livello medio del rumore di fondo con quello del rumore rilevato nel luogo soggetto alle immissioni, al fine di verificare se sussiste un incremento non tollerabile del livello medio di rumorosità, cioè superiore a 3 decibel. Questo valore viene solitamente considerato il limite massimo accettabile di incremento del rumore, tenuto conto di tutte le caratteristiche del caso concreto.
Una volta fornita la prova del superamento della soglia di normale tollerabilità, al soggetto leso non serve dimostrare anche di aver subito il danno e avere pertanto diritto al risarcimento. La giurisprudenza [4] è infatti concorde nel ritenere che il danno concretamente subito a seguito dei rumori non ha bisogno di prova in quanto esso è insito nell’intollerabilità dei rumori stessi molesti e costanti.
Da ultimo la Cassazione [5] ha confermato che il giudice può avvalersi della regola di comune esperienza secondo la quale le immissioni rumorose che eccedano la soglia della normale tollerabilità sono di per sé idonee a provocare una compromissione dell’equilibrio psico-fisico del soggetto ripetutamente esposto ad esse.
L’ammontare del danno può essere determinato in via equitativa in base al prudente apprezzamento del giudice, sia quando la determinazione del relativo ammontare sia impossibile, sia quando, in relazione alla peculiarità del caso concreto, essa si presenti particolarmente difficoltosa, costituendo oggetto di un giudizio di fatto che si sottrae al controllo di legittimità.
[1] Art. 844 cod. civile.
[2] Cass. sent. n. 2864/2016.
[3] Cass. sent. n. 10735/2001.
[4] Cass. sent. n. 25424 del 20.6.16, Cass. sent. n. 5844/2007.
[5] Cass. sent. n. 13208 del 27.6.16.
Sentenza Cassazione civile Sez. III, sent., 27-06-2016, n. 13208
Gli odierni contro ricorrenti, meglio specificati in epigrafe, proposero appello avverso la sentenza del Tribunale di Como, che, accogliendone solo in parte le domande proposte in quella sede, aveva condannato la s.r.l. J., in qualità di affittuaria e gestore dell’azienda denominata “Albert club”, esercente l’attività di discoteca, all’apposizione di idonea sigillatura delle porte- finestre site al primo piano, rigettando quella volta al risarcimento dei danni da immissioni rumorose, percepibili dagli appartamenti degli attori, attasa l’eliminazione (o quantomeno il notevole ridimensionamento) dell’attività acustica indicata come lesiva della salute, in assenza di una prova rigorosa del danno lamentato.
La doglianza secondo la quale nessun accertamento specifico sarebbe stato compiuto dal giudice di merito al fine di quantificare il danno, difatti, si infrange sul costante insegnamento di questa Corte regolatrice, a mente del quale la liquidazione equitativa del danno è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito, sia quando la determinazione del relativo ammontare sia impossibile, sia quando, in relazione alla peculiarità del caso concreto, essa si presenti particolarmente difficoltosa, costituendo oggetto di un giudizio di fatto che si sottrae, se non inficiato da errori logico- giuridici, al controllo di legittimità (Cass. 6414/2000; 20271/2002; 12613/2010).
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References: Art. 844
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