Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2016/01/hot-spot-la-fabbrica-della-irregolarita.html
Timestamp: 2017-04-29 17:39:21+00:00

Document:
Diritti e Frontiere: Hot Spot, la fabbrica della irregolarità va a regime anche a Trapani."Migranti economici" senza saperlo e decreti di respingimento differito. Ancora insicurezza collettiva ed emergenza umanitaria.
Hot Spot, la fabbrica della irregolarità va a regime anche a Trapani."Migranti economici" senza saperlo e decreti di respingimento differito. Ancora insicurezza collettiva ed emergenza umanitaria.
Come era fin troppo facile prevedere la trasformazione in Hot Spot del CIE di Trapani Milo sta producendo i primi frutti avvelenati. Persone allontanate come scarti, ritenuti "migranti economici", dunque "non richiedenti asilo", dopo una breve intervista all'interno del nuovo Hot Spot, con la compilazione di documenti dei quali non hanno compreso nulla.
http://www.trapanioggi.it/migranti-lasciati-in-strada-dopo-respingimento-differito-dallhotspot/
https://www.facebook.com/marco.bova.56?fref=ts
Gli Hot Spots, una soluzione ai problemi occupazionali ?
E non è neppure facile comprendere se, nel testo in italiano del provvedimento di respingimento notificato a Trapani, risulti una intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio italiano. Si definisce il respingimento "con accompagnamento alla frontiera", ma quale frontiera, e chi fa da accompagnatore ? Nella traduzione in lingua francese dello stesso provvedimento si fa invece riferimento all'obbligo di lasciare il territorio italiano dalla frontiera di Roma Fiumicino. Dunque evidentemente dall'aeroporto di Fiumicino.
Come potranno raggiungere questo varco di frontiera distante mille chilometri dalla Sicilia, persone abbandonate per strada dalla Questura di Trapani, con due panini in un sacchetto di plastica, senza documenti e senza soldi. Quelli che di soldi ne avevano ancora un poco, sono già scomparsi per le strade di Trapani,nelle mani dei soliti avvoltoi che sono liberi di speculare attorno a queste tragedie create dalla ottusità e dal finto rigorismo della burocrazia.
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/492423/Migranti-nei-futuri-hotspot-gia-emessi-centinaia-di-respingimenti-differiti
A fine giornata, dopo un incontro in prefettura, si è diffusa la notizia che i migranti non saranno costretti a passare una notte all'addiaccio, ma verranno accolti temporaneamente in una palestra comunale, e potranno essere rifocillati, anche con l'assistenza della sezione locale dei volontari della Croce Rossa. Una soluzione umana, che in altre province come ad Agrigento e Catania nessuno ha pensato di adottare in casi simili. Ma presto, dall'Hot Spot di Trapani Milo, saranno abbandonati sulla strada altri migranti"economici", con il consueto provvedimento di respingimento differito. Con quali prospettive ? Si potrà contare sempre sull'intervento emergenziale del volontariato?
http://www.lasicilia.it/articolo/respingimento-differito-le-associazioni-campo
Non sarà facile informare in poco tempo i migranti "respinti" dei loro diritti, ed ogni situazione dovrà essere esaminata singolarmente, ogni caso, ogni persona è diverso e diversa. Ciascuno può essere portatore di esigenze particolare, di diritti fondamentali che vanno riconosciuti "allo straniero comunque presente sul territorio nazionale" ( art. 2 del T,U. 286 del 1998 sull'immigrazione), e dovrebbero essere aiutati, se lo chiedono, a raggiungere i loro consolati ed ottenere mezzi e documenti per ottemperare all'intimazione di lasciare il territorio nazionale, quando non intendano presentare, dopo essere stati informati in modo adeguato, una richiesta di protezione internazionale.
http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/in-attesa-dellhot-spot-che-verra-nel.html
http://www.a-dif.org/2015/12/16/il-fallimento-della-road-map-italiana/
"La circolare. Alla base di tutto c'è una circolare interna emanata proprio il 24 settembre, all'indomani del vertice straordinario del Consiglio d'Europa che accelera sull'apertura degli hotspot, punti di identificazione dei migranti gestiti dall'UE a ridosso di cinque porti di sbarco siciliani (Augusta, Pozzallo, Lampedusa, Porto Empedocle e Trapani). Fonti di polizia dell'isola spiegano come il documento contenga "una definizione di migrante economico, che quindi non proviene da zone di guerra, e una procedura standard per individuare gli stessi, tramite interviste in presenza di interpreti e solo dopo la conclusione degli accertamenti medici". Procedure che "diventeranno sempre più rigorose con la prossima entrata vigore degli hotspot e l'intervento dell'EASO, l'agenzia europea per l'asilo, e di Frontex"".
Ma le circolari non possono derogare il diritto vigente, leggi e Regolamenti europei non sono derogabili, ed ogni misura amministrativa che incide sulla libertà personale deve essere adottata nel rispetto del principio di legalità e sottoposta alla verifica di un giudice ( art. 13 Costituzione).
http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2015/12/Circolare-2255-del-30.10.15.pdf
Di certo aumenta giorno dopo giorno il numero delle decisioni dei giudici che sospendono l'efficacia dei provvedimenti di respingimento differito adottato dalle questure ai sensi dell'art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998 in materia di immigrazione. Gli Hot Spots recentemente istituiti in strutture del tutto inadeguate, come i CSPA di Lampedusa e di Pozzallo (Ragusa) e nel CIE di Milo, si riconfermano spazi sottratti all'applicazione del diritto nazionale e delle normative europee, dove la dignità dei migranti ed il diritto all'informazione ed alla protezione internazionale sono costantemente negati.
http://trapani.gds.it/2015/12/20/immigrati-apre-a-trapani-lhotspot_451612/
I respingimenti differiti vanno impugnati davanti al giudice ordinario e non davanti ai tribunali amministrativi come invece è scritto nei provvedimenti notificati dalle questure, un ulteriore modo, forse, per evitare che i destinatari di questi provvedimenti possano fare valere un diritto effettivo al ricorso. In Sicilia i Tribunali amministrativi hanno sede solo a Palermo ed a Catania ed i costi sono altissimi, mentre è molto più facile promuovere ricorsi, o richiedere sospensive davanti al giudice ordinario. A Trapani il modulo utilizzato per questi ultimi respingimenti differiti indica esattamente la competenza del giudice ordinario, il Tribunale di Trapani. Il termine sarebbe di 60 giorni dalla notifica, ma entro sette giorni i ricorrenti dovrebbero uscire dal territorio nazionale. Non è facile in questi casi garantire una efficace tutela legale. Ma, ricorrendone i presupposti, si può sempre presentare una richiesta di protezione internazionale.
http://www.questionegiustizia.it/articolo/ci-sara-un-giudice-che-decida-in-materia-di-respingimenti-degli-immigrati-irregolari_26-06-2013.php
A distanza di sedici anni dal rogo del CIE Vulpitta, Trapani si riconferma terreno di sperimentazione, con la trasformazione di un CIE ( Centro di identificazione ed espulsione) in Hot Spot, nuova formula magica voluta dall'Unione Europea con decisioni prive di basi legali, che stabiliscono nuove pratiche di trattenimento amministrativo, in assenza di qualunque controllo giurisdizionale. http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/2014/luglio/asgi-contenzioso-strategico.pdf
I lavori di ristrutturazione del CIE di Milo non sono mai finiti, ma si è voluto aprire il centro per forza entro la fine del 2015. Bisognava dimostrare all'Unione Europea che l'Italia era in grado di aprire gli Hot Spots richiesti da Bruxelles. Per adesso la "capienza" del centro di Milo sembra limitata a 100 posti. O forse no, nei comunicati del ministero dell'interno almeno.
http://www.interno.gov.it/it/notizie/trapani-e-attivo-lhotspot-i-migranti
Nei documenti europei la capienza prevista per l'Hot Spot di Trapani Milo arriva a 400 persone. Attualmente sarà difficile alloggiarne tanti, e come nel 1999 ogni situazione di sovraffollamento determina tensioni che possono sfociare in proteste ed in altre tragedie. La lezione del passato evidentemente non è servita a nulla,http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/securing-eu-borders/legal-documents/docs/communication_-_progress_report_on_the_implementation_of_the_hotspots_in_italy_en.pdfhttp://eulawanalysis.blogspot.it/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html
Rimangono poco chiare le basi legali delle prassi di polizia adottate in questa nuova struttura per il prelievo forzato delle impronte digitali e per il trattenimento, non sappiamo di quale durata, dei migranti che vi vengono rinchiusi. Appare anche arbitraria la distinzione tra "migranti economici" e richiedenti asilo, che definisce l'ammissione al sistema di accoglienza o l'abbandono per strada con un provvedimento di respingimento e l'intimazione di lasciare il territorio italiano entro sette giorni. Un ordine impossibile da eseguire.http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/nuove-direttive-del-ministero.html
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/a-catania-incontro-tra-associazioni-e.html
http://www.alqamah.it/2015/12/28/hotspot-a-trapani-ritorno-al-passato-le-dure-critiche-del-coordinamento-per-la-pace/Intanto si è bloccata la procedura di rilocazione che, proprio dagli Hot Spots e dai nuovi Hub per la prima accoglienza, doveva permettere il trasferimento di parte dei richiedenti asilo giunti in Italia verso altri paesi europei. Aumenta esponenzialmente il numero dei migranti irregolari, o che diventano irregolari dopo la perdita del permesso di soggiorno, ai quali viene notificato un decreto di respingimento o di espulsione. Come del resto avviene, in contrasto con quanto previsto dalla legge, con quei richiedenti asilo che ricevono un diniego da parte della commissione dopo un esame accelerato della loro istanza.http://www.malitalia.it/2013/12/cie-business/
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 17 giugno 2013, n.
con accompagnamento alla frontiera - Ricorso dello straniero - Giurisdizione -
Giudice onorario.
della Tunisia D. B. giunse in Italia sulle coste dell'isola di Lampedusa il
24.8.2011 e, dopo un periodo di accoglienza presso il centro dell'isola, con
decreto 6.9.2011 adottato dal Questore di Agrigento ex art. 19 c. 2 d.lgs. 286
del 1998 venne respinto alla frontiera ed interinalmente trattenuto presso il
CIE Brunelleschi di Torino. D. B. con ricorso 5.11.2011 si oppose innanzi al
Giudice di Pace di Agrigento a detto respingimento affermando, in via
preliminare, la giurisdizione dell'adito Giudice di Pace e nel merito
contestando la legittimità del respingimento adottato dopo tredici giorni dalla
identificazione dello straniero.
di Pace di Agrigento con decreto 25.11.2011, preliminarmente rilevato che non
potevano essere concessi rinvii dell'udienza al fine di proporre regolamento
preventivo, richiamati alcuni precedenti del giudice amministrativo che avevano
evidenziato la discrezionalità della Amministrazione nell'adottare i decreti di
respingimento, ha opinato in tal senso e pertanto declinato la propria
cassazione di tale decreto D. B. ha proposto ricorso notificando l'atto al
Ministero dell'Interno il 23.1.2012; l'Amministrazione non ha svolto difese.
Collegio che il ricorso contenga condivisibili censure alla declinatoria di
giurisdizione adottata dal giudice del merito e che, pertanto, affermata la
giurisdizione erroneamente negata, vada cassato il decreto e vada disposto
rinvio innanzi allo stesso giudice per l'esame della proposta opposizione.
Il ricorso,
preso atto della assenza di una esplicita disciplina di impugnativa del decreto
di respingimento ma della prevalente giurisprudenza che assegna al giudice
ordinario tale cognizione, argomenta dalla lettura dell'art. 10 commi 1, 2, 4
del T.U. approvato con d.lgs. 286 del 1998, in particolare dalla disciplina del
respingimento "differito" e dalla sua incidenza sulla libertà
personale del respingendo per affermare la piena attrazione della sua
contestazione nell'ambito della giurisdizione generale dei diritti soggettivi.
Collegio che, come rilevato in ricorso, la disciplina dei respingimenti
risultante dagli articoli 10 e 19 del d.lgs. 286 del 1998 non individua il
giudice davanti al quale lo straniero può invocare la tutela delle proprie
situazioni giuridiche soggettive. Diversamente, è noto, è stato ab origine
operato per la individuazione nel Tribunale, poi nel Giudice di Pace, del
giudice attributario della cognizione delle opposizioni ad espulsione dall'art.
13 c. 8 dello stesso T.U.
Ciò ha
ingenerato una diversità di orientamenti tanto nella giurisprudenza
amministrativa quanto in quella ordinaria.
Ed infatti,
secondo un primo orientamento, le controversie relative ai respingimenti con
accompagnamento alla frontiera adottati dal questore ai sensi dell'art. 10 c. 2
del d.lgs. 286 del 1998 sono devolute al giudice ordinario avendo una
omogeneità "contenutistica e funzionale" con i provvedimenti di
espulsione, rispetto ai quali si pongono in un rapporto di species a genus sì
che dovrebbero ritenersi applicabili anche ai respingimenti l'art. 13 del T.U.
sull'immigrazione (per la giurisprudenza amministrativa v. t.a.r Sicilia, 9
settembre 2010 n. 1036 - che trae argomento anche dal rapporto con la
disciplina del diritto di asilo e, in generale, del diritto alla protezione
umanitaria - e 17 marzo 2009, n. 510; t.a.r Campania, 3 luglio 2007, n. 6441;
t.a.r. Calabria, 23 febbraio 2007, nn. 112 e 113; t.a.r. Sicilia, 7 novembre
2006, n. 2706; t.a.r. Calabria, 26 aprile 2006, n. 432; per la giurisprudenza
ordinaria v. giud. pace Agrigento 8 luglio 2011, n. 478 e 26 settembre 2008, n.
orientamento radica in capo al giudice amministrativo l'impugnazione dell'atto
di respingimento adottato dal questore, in ragione della sua natura di atto
autoritativo, che lo ricondurrebbe natura/iter nella giurisdizione generale di
legittimità ai sensi dell'art. 103 c. 1 Cost. (v. per la giurisprudenza
amministrativa, Cons. Stato, parere 4 febbraio 2011, n. 571/11; t.a.r. Lombardia,
16 febbraio 2009, n. 1312; t.a.r. Friuli Venezia Giulia 29 gennaio 2007, n.
102; t.r.g.a. Bolzano, 23 settembre 2006, n. 119; t.a.r. Piemonte 19 luglio
2005, n. 2561; t.a.r. Lazio 28 maggio 2003, n. 4830; per la giurisprudenza
ordinaria v. trib. Agrigento 26 marzo 2009; trib. Palermo 13 maggio 2005).
del Collegio deve ritenersi pienamente condivisibile l'opinione, fatta propria
dal ricorso in disamina, che conduce ad affermare la giurisdizione del giudice
ordinario non per effetto dell'applicazione analogica delle cennate
disposizioni sull'opposizione alla espulsione bensì alla stregua di
considerazioni desumibili dal sistema.
invero e certamente, farsi applicazione analogica dell'art. 13, c. 8 d.lgs. n.
286 del 1998, trattandosi di norma speciale che ha abrogato la previsione
contenuta nell'art. 5, c. 3 del D.L. n. 416 del 1989, conv. in legge n. 39 del
1990: la norma abrogatrice, invero, superava la generale attribuzione al
giudice amministrativo della giurisdizione sulle impugnazioni dei provvedimenti
prefettizi di espulsione sulla base del rilievo, emergente dai lavori
preparatori (in particolare dalla relazione al d.d.l. n. 3240) secondo cui la
scelta a favore del giudice ordinario, veniva operata da un canto perché
"il giudice ordinario, per struttura ed organizzazione diffuse sul
territorio, appare in grado di operare entro i brevi termini previsti dalla
legge" e dall'altro canto perché tale scelta non trovava "particolari
ostacoli neppure dal punto di vista sistematico": e si faceva
significativo riferimento al fatto che l'ordinamento già conosceva altre
ipotesi di attribuzione della giurisdizione ordinaria dei ricorsi avverso
provvedimenti della pubblica amministrazione, in specie nel caso delle
opposizioni ai provvedimenti di irrogazione di sanzioni amministrative.
Deve dunque,
in raccordo con le premesse esigenze di mantenere ferma una coerenza di
"sistema", darsi atto che il provvedimento del questore diretto al
respingimento incide su situazioni soggettive aventi consistenza di diritto
soggettivo: l'atto è infatti correlato all’accertamento positivo di
circostanze-presupposti di fatto esaustivamente individuate dalla legge (art.
10, c. 2 lett. a) e b) del d.lgs n. 286 del 1998) ed all'accertamento negativo
della insussistenza dei presupposti per l'applicazione dalle disposizioni
vigenti che disciplinano la protezione internazionale nelle sue forme del
riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ovvero
che impongono l'adozione di misure di protezione solo temporanea per motivi
umanitari (art. 10, c. 2 e 19, c. 1 d.lgs. n. 286 del 1998). E pertanto, in
mancanza di norma derogatrice che assegni al giudice amministrativo la
cognizione della impugnazione dei respingimenti, deve trovare applicazione il
criterio generale secondo cui la giurisdizione sulle controversie aventi ad
oggetto diritti soggettivi, proprio in ragione della inesistenza di margini di
ponderazione di interessi in gioco da parte della Amministrazione, spetta al
Pare poi necessario
aggiungere che il predetto accertamento negativo che costituisce requisito di
legittimità del provvedimento di respingimento del questore, è diverso e
indipendente dal procedimento di accertamento spettante alle commissioni
territoriali: esso, perché svolto per la verifica del requisito di legittimità
del provvedimento di respingimento del questore, non interferisce con le
competenze demandate alle commissioni territoriali, alle quali, a seguito di
presentazione dell'istanza dell'interessato spetta di accertare in via
definitiva e previa adeguata istruttoria, anche officiosa, la sussistenza dei
presupposti per la concessione dello status di rifugiato e delle altre misure
di protezione internazionali. L'accertamento in discorso infatti si esprime in
valutazioni necessariamente sommarie, stante l'intrinseca urgenza, e del tutto
incidentali.
formulata statuizione è del resto coerente con quanto questa Corte ha già avuto
modo di rilevare, sia con riferimento alla situazione normativa vigente prima
del 20 aprile 2005 (Cass. S.U. n. 19393 del 2009) sia con riguardo alla
disciplina successiva all'entrata in vigore dell'art. 1 quater D.L. 30 n. 416
del 1989 (convertito in legge n. 39 del 1990), introdotto dall'art. 32, c. 1,
lett. b), legge n. 189 del 2002 (Cass. S.U. n. 11535 del 2009), e cioè
l'appartenenza alla giurisdizione ordinaria di tutte le controversie in materia
di protezione internazionale, che comprendono le domande di tutela del diritto
alla protezione umanitaria, del diritto allo status di rifugiato e del diritto
costituzionale di asilo, aventi identica natura riconducibile alla categoria
dei diritti umani fondamentali, che debbono essere riconosciuti allo straniero
"comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato" (art.
2, c. 1 d.Igs. n. 286 del 1998). E tali situazioni protette, in quanto coperte
dalla garanzia apprestata dall'art. 2 Cost., non possono essere degradate a
interessi legittimi per effetto di valutazioni discrezionali affidate al potere
amministrativo, a tal potere potendo essere rimesso solo l'accertamento dei
presupposti di fatto che legittimano la protezione, facendo uso di una mera
discrezionalità tecnica, essendo il bilanciamento degli interessi e delle
situazioni costituzionalmente tutelate riservate al legislatore, fermo il
rispetto delle convenzioni vigenti, e in particolare dell'art. 3 CEDU (in tal
senso anche Cass. n. 3898 del 2011, 10636 del 2010, 26253 del 2009).
appena illustrate trovano peraltro conferma nella recente sentenza 23 febbraio
2012 della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo (Hirsi
Jamaa e altri c. Italia), che, nel dichiarare illegittimi i respingimenti,
effettuati in mare, verso la Libia, per violazione, tra l'altro, dell'art. 3
CEDU, ha affermato che "Le difficoltà nella gestione dei flussi migratori
non possono giustificare il ricorso, da parte degli Stati, a pratiche che
sarebbero incompatibili con i loro obblighi derivanti da convenzioni" E,
in particolare che "l'Italia non è dispensata dal dovere di rispettare i
propri obblighi derivanti dall'articolo 3 della Convenzione per il fatto che i
ricorrenti avrebbero omesso di chiedere asilo o di esporre i rischi cui
andavano incontro".
esposto discende, in conclusione, ed in totale coincidenza con il decisum e con
gli argomenti della appena pubblicata ordinanza delle S.U n. 14502 del 2013,
che debba essere cassato il decreto in accoglimento del ricorso e dichiarata la
giurisdizione del giudice ordinario: le parti dovrebbero essere rimesse davanti
al tribunale territorialmente competente, non potendosi, come sopra detto,
applicare analogicamente la speciale competenza del giudice di pace prevista
dall'art. 13 c. 8 d.lgs. 286 del 1998 per l'impugnazione dei provvedimenti di
espulsione e dovendosi dare corso alla generale e residuale attribuzione di
competenza di cui all'art. 9 c.p.c. Ma a tale conclusione fa ostacolo la
preclusione nella specie avveratasi - per la mancata denunzia impugnatoria e
per il mancato rilievo officioso - con la conseguenza per la quale devesi
rinviare al Giudice di Pace di Agrigento il cui decreto viene in questa sede
cassato.
della questione consiglia di dichiarare irripetibili le spese.
Accoglie il
ricorso e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario, cassa il decreto
impugnato contenente la declinatoria e rinvia innanzi al Giudice di Pace di
Agrigento in persona di altro magistrato. Spese non ripetibili.

References: art. 2
 art. 13
 Sentenza 
 art. 19
 Cass. 
 sentenza