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Timestamp: 2017-10-18 06:09:06+00:00

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1 OSSERVATORIO SULLA GIURISPRUDENZA IN TEMA DI TUTELA DEI DIRITTI UMANI Aggiornato al 31 dicembre 2014 A cura di LUCIA SIPALA Applicazione extra-territoriale della Convenzione Europea dei Diritti dell Uomo J. c. Paesi Bassi, Corte Europea dei Diritti dell Uomo, 20 Novembre 2014 Questa sentenza della Grande Camera va ad aggiungersi alla già copiosa giurisprudenza della Corte in materia di applicazione extraterritoriale della Convenzione nell ipotesi in cui vengano condotte operazioni militari sul territorio di uno stato terzo da parte di uno stato aderente alla Convenzione. La Grande Camera si trova qui a decidere su due elementi di particolare interesse: l ammissibilità della contestazione dell applicapilità extraterritoriale della Convenzione e la determinazione di un margine di flessibilità, riconosciuto allo stato parte della Convenzione, nell adempimento degli obblighi posti a tutela dei diritti umani qualora si trovino ad operare in condizioni difficili e straordinarie, che possono scaturire da un conflitto armato o da un occupazione. I fatti hanno luogo in un villaggio Iracheno il 21 aprile 2004, quando veniva aperto il fuoco contro un auto che aveva non ottemperato all alt dato da uno dei soldati del Corpo di Difesa Civile Iracheno, da parte di un commando Olandese che si trovava sul posto per indagare su una precedente sparatoria allo stesso posto di blocco. Il conducente dell auto veniva ucciso dai diversi colpi sparati da un luogotenente olandese, nei confronti del quale veniva conseguentemente aperta un inchiesta al fine di accertarne la responsabilità penale. A conclusione dell inchiesta, il pubblico ministero chiedeva l archiviazione in quanto l indagine aveva dimostrato che il fuoco era stato esploso sia dalle forze armate irachene che da quelle olandesi, e che il militare olandese sospettato dell uccisione aveva agito in legittima difesa. Il ricorrente, padre della vittima, presentava ricorso dinanzi la Corte Europea dei Diritti dell Uomo. La Grande Camera, prima di entrare nel merito del ricorso, ha dovuto affrontare la questione di giurisdizione, sollevata dai Paesi Bassi. Secondo questi ultimi, infatti, la 1
2 propria responsabilità doveva essere esclusa in considerazione del fatto che le potenze occupanti fossero soltanto Stati Uniti e Regno Unito, ed essendo le truppe olandesi solo forze di ausilio per il mantenimento della pace, non avevano quindi il controllo del territorio fuori giurisdizione europea. Tale tesi è stata respinta dalla Corte, la quale invece ha confermato il proprio orietamento giurisprudenziale secondo il quale il fatto di eseguire un ordine proveniente da un paese straniero non è sufficiente a escludere che lo stato debba rispondere dell adempimento degli obbighi convenzionali (par.146). Una volta affermata l applicazione della Convenzione, la Corte ha poi accertato la violazione del diritto alla vita sancito dall articolo 2: essa ha riconosciuto infatti l esistenza di omissioni durante le indagini, soprattutto per il fatto che le autorità competenti si erano limitate a verificare che il presunto autore dell illecito avesse agito in legittima difesa, senza aver però valutato se l uso della forza fosse stato sproporzionato. La corte ha così condannato i Paesi Bassi al risarcimento del danno morale subiti dal ricorrente, padre della vittima. Trattamenti inumani e degradanti V. c. Belgio, Corte Europea dei Diritti dell Uomo, 25 Novembre 2014 Questa sentenza della Corte in materia di condizioni di trattamento nelle carceri presenta numerose analogie con la sentenza Torreggiani, inflitta all Italia nel 2013, ed infatti richiamata in tutti i passaggi chiave. In quell occasione, la Corte aveva rilevato che le condizioni che affliggevano le carceri italiane, ed in particolare la condizione di sovrappopolazione, costituivano una violazione strutturale e sistemica dell articolo 3 della Convenzione. Nel caso in esame, ricorrente è un cittadino romeno ristretto nelle carceri belghe. Prima ad Anversa e poi a Markerplas, il ricorrente era stato costretto a dormire su un materasso posto a contatto diretto col suolo e a condividere con altri due detenuti una cella priva di acqua corrente e servizi igienici di 8 m². La Corte ha accolto la parte del ricorso relativa alla violazione dell articolo 3 sotto il profilo delle condizioni materiali di detenzione. Il ricorrente, infatti, non solo era stato ristretto per diverse settimane in uno spazio individuale inferiore ai parametri raccomandati dal CPT per le celle collettive (fissati in 4 m²), ma era stato pure costretto a dormire per diverse settimane 2
3 su un materasso posto a diretto contatto col pavimento, aggravando così l insufficienza dello spazio personale a disposizione dello stesso. La Corte ha rilevato inoltre che le condizioni descritte risultavano ulteriormente peggiorate dal fatto che il ricorrente non avesse potuto disporre dell accesso ai servizi igienici conformemente alle raccomandazioni del CPT e che, inoltre, fosse stato sempre esposto al fumo passivo degli altri compagni di cella. Il profilo di maggior interesse di questa pronuncia riguarda le misure generali raccomandate alle stato convenuto per ovviare alla violazione strutturale dell articolo 3. La Corte, infatti, riafferma la propria costante giurisprudenza secondo cui dall articolo 46 della CEDU, interpretato alla luce dell articolo 1 CEDU, discende l obbligo a carico dello stato soccombente di mettere in opera le misure individuali, relative alla posizione del singolo ricorrente, e generali, relative alla generalità di coloro che si trovino in situazioni analoghe, necessarie a porre rimedio alla violazione. Come avvenuto per la sentenza Torreggiani, lo snodo essenziale dell argomentazione della Corte è costituito dall esame dei rimedi giurisdizionali interni: il tema del rapporto tra provvedimenti che incidono sul piano individuale e le condizioni materiali di detenzione offerte dal sistema carcerario nel suo complesso emerge nel caso di specie anche in punto di ricevibilità del ricorso. Nel caso di specie, infatti, lo stato soccombente aveva eccepito l irricevibilità del ricorso ai sensi dell articolo 35, par.1 della CEDU, adducendo il mancato esaurimento delle vie di ricorso interne. La Corte, respingendo l eccezione del Governo belga, ricorda che nella valutazione dell effettività dei rimedi interni aventi ad oggetto le cattive condizioni detentive, la questione fondamentale è stabilire se la persona interessata possa ottenere dai giudici una riparazione diretta ed appropriata, e non semplicemente una tutela indiretta dei diritti sanciti dall articolo 3 della Convenzione. Da ciò deriva che le azioni esclusivamente risarcitorie sono insufficienti perchè non consentono ai detenuti di ottenere un miglioramento materiale delle condizioni, proprio perchè sono prive di effetto preventivo. In questo senso, la Corte ha ristretto il parametro dell effettività dei ricorsi interni e ha invece valutato l effettività degli stessi. Per queste ragioni, la Corte ha condannato il Belgio al risarcimento al ricorrente del danno non patrimoniale sofferto e ingiunto al Belgio di introdurre provvedimenti diretti a incidere sulle cause del sovraffollamento carcerario e di introdurre ricorsi in grado di riparare alle violazioni in atto. Unione Europea e Diritti dell Uomo 3
4 Parere della Corte di Giustizia dell Unione Europea sull adesione dell Unione Europea alla Convenzione Europea dei Diritti dell Uomo, Parere 2/13 del 18 dicembre 2014 Con il parere 2/13 del 18 dicembre 2014, la Corte di Giustizia dell Unione Europea si è pronunciata negativamente sulla compatibilità del Progetto riveduto di accordo dell adesione dell Unione Europea alla Convenzione Europea dei Diritti dell Uomo. A seguito dell entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l articolo 6 del Trattato UE prevede, infatti, che i diritti fondamentali garantiti dalla CEDU e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli stati membri, fanno parte del diritto dell unione in quanto principi generali e prevede inoltre che l Unione aderisca alla CEDU. Tuttavia, il protocollo 8 del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, relativi all articolo 6, paragrafo due del Trattato sull Unione Europea sull adesione dell Unione alla Convenzione Europea dei Diritti dell Uomo, dispone che l accordo relativo all adesione deve garantire che siano preservate le caratteristiche specifiche dell Unione e del diritto dell Unione. Nell aprile 2013 i negoziati tra la Commissione e le Alte Parti contraenti della CEDU si sono concretizzati su un accordo sui progetti di strumenti di adesione e nel luglio 2013 la Commissione si è rivolta alla Corte di Giustizia al fine di ottenerne il parere in merito alla compatibilità, in linea con quanto stabilito dall articolo 218 del Trattato sul funzionamento dell Unione. Riguardo a tale progetto, la Corte ha identificato diversi profili di incompatibilità con il diritto primario dell Unione. Innanzitutto ha rilevato che l approccio adottato nel progetto di accordo, consistente nell equiparare l Unione ad uno stato e e nel riservale un ruolo del tutto del tutto identico a quello di qualsiasi parte contraente contravviene proprio alla natura intrinseca dell Unione: [t]ale approccio non tiene conto del fatto che gli Stati membri hanno accettato che i loro reciproci rapporti, sulle materie oggetto del trasferimento di competenze all Unione, fossero disciplinati dal diritto di quest ultima, con esclusione di qualsiasi altro diritto. Imponendo di considerare l Unione e gli Stati membri come Parti contraenti non soltanto nei loro rapporti con le Parti che non sono Stati membri dell Unione, ma anche nei loro reciproci rapporti, la CEDU esigerebbe da ciascuno Stato membro la verifica del rispetto dei diritti fondamentali da parte degli altri Stati membri, ancorché il diritto dell Unione imponga la fiducia reciproca 4
5 tra tali Stati membri. Date tali circostanze, l adesione può compromettere l equilibrio sul quale l Unione si fonda, nonché l autonomia del diritto dell Unione. La Corte ha sottolineato quindi che l adesione deve tenere in considerazione le caratteristiche particolari dell Unione medesima, che è, infatti, imposto dalle condizioni che gli stessi trattati hanno stabilito per l adesione. Inoltre, il progetto di accordo lascia aperta la possibilità che l Unione o gli stati membri sottopongano alla Corte Europea dei Diritti dell Uomo una richiesta avente ad oggetto una possibile violazione della Convenzione da parte di uno Stato membro o dell Unione correlata con il diritto dell Unione, come previsto dall aticolo 1 del protocollo n. 16 della CEDU, secondo il quale le più alte giurisdizioni di un Alta Parte contraente, [...], possono presentare alla Corte delle richieste di pareri consultivi su questioni di principio relative all interpretazione o all applicazione dei diritti e delle libertà definiti dalla Convenzione o dai suoi protocolli. Ciò parrebbe contravvenire con quanto stabilito dal Trattato sul funzionamento dell Unione, che stabilisce che gli Stati membri si impegnano a non sottoporre una controversia sull interpretazione e l applicazione dei Trattati a un modo di composizione diverso da quelli previsti da questi ultimi. La Corte ha poi rilevato che il meccanismo del convenuto aggiunto, secondo il quale una Parte contraente possa diventarlo o accettando un invito rivoltole dalla Corte EDU o a seguito di una richiesta della stessa. In questa seconda ipotesi, gli Stati membri devono dimostrare che i presupposti per tale richiesta sono soddisfatti. La Corte EDU si troverebbe così a valutare le norme del diritto dell Unione che disciplinano sia la ripartizione delle competenze tra l Unione e gli Stati membri che i criteri di imputazione degli atti o delle omissioni di questi ultimi e ciò pregiudicherebbe la ripartizione delle competenze tra l Unione ei suoi stati membri. Ancora più importante, nell ipotesi in cui la Corte di Giustizia si sia già pronunciata su una questione di diritto identica a quella oggetto del procedimento dinanzi alla Corte EDU, la CGE afferma che questa può essere risolta solo dall istituzione competente dell Unione. Infine, nell ipotesi di cui sopra, si rischierebbe di attribuire ad un giudice esterno, la Corte EDU, la competenza a pronunciarsi sulla violazione dei diritti in ambito PESC/PESD, materia su cui la Corte di Giustizia dell Unione Europea non ha giurisdizione. Alla luce di questi problemi rilevati, la Corte ha concluso quindi, che il progetto di accordo sull adesione dell Unione Europea alla CEDU non è compatibile con le disposizioni del Diritto dell Unione. 5
L UE e il controllo esterno della protezione dei diritti e delle libertà fondamentali in Europa. La barriera elevata dalla Corte di Giustizia.
L UE e il controllo esterno della protezione dei diritti e delle libertà fondamentali in Europa. La barriera elevata dalla Corte di Giustizia. 1. I diritti umani nell area europea. Il controllo esterno

References: sentenza 
 articolo 2
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 3
 articolo 3
 articolo 3
 articolo 46
 articolo 1
 sentenza 
 articolo 35
 articolo 3
 articolo 6
 articolo 6
 articolo 218