Source: https://www.laleggepertutti.it/152358_come-stabilire-chi-ha-torto-o-ragione-in-un-incidente-stradale
Timestamp: 2018-02-20 15:40:35+00:00

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Come stabilire chi ha torto o ragione in un incidente stradale
Lo sai che? Come stabilire chi ha torto o ragione in un incidente stradale
Chi guida si presume sempre responsabile salvo dimostri di aver rispettato il codice della strada, fatto di tutto per evitare il danno e che la colpa è dell’altro automobilista.
Se fai un incidente stradale, la legge ti addossa, in automatico, la responsabilità: si chiama «presunzione di colpa». In buona sostanza, se non hai prove in tuo favore, devi risarcire il danno all’altro conducente (lo pagherà, al posto tuo, l’assicurazione) e – cosa ancora più importante per le tue tasche – non potrai chiedere di essere risarcito per i danni che tu hai subito (non solo quelli fisici, ma anche all’automobile che, pertanto, dovrai far riparare coi tuoi soldi). Insomma, per stabilire chi ha torto o ragione in un incidente stradale è necessario partire proprio da questa regola secondo cui, chi guida un’auto, esercitando una attività “pericolosa”, deve prestare la massima prudenza a ciò che fa e deve assumersi tutte le conseguenze derivanti alla circolazione per un uso non corretto del proprio mezzo.
L’automobilista può superare tale presunzione di colpa dimostrando:
di aver fatto di tutto per evitare l’incidente, ossia di aver rispettato non solo le regole scritte del codice della strada (ad esempio, limiti di velocità, rispetto della segnaletica, degli stop, ecc.), ma anche quelle regole non scritte di prudenza che impongono, al di là dei cartelli stradali, di moderare la velocità e conformarla in base alle situazioni concrete di traffico e di pericolo che si possono verificare. Ad esempio, su una strada in cui vi è limite a 50 km/h si dovrà rallentare ulteriormente in un momento di estremo traffico, con i bambini che giocano sui marciapiedi;
che l’intera colpa dell’incidente è dell’altro automobilista o pedone. In pratica, bisogna dimostrare non solo di non avere responsabilità, ma che la parte danneggiata invece ha violato le norme di legge e non ha tenuto una condotta prudente.
Diversamente, chi riesce solo a dimostrare il secondo punto e non il primo può sperare solo in un «concorso di colpa», con ripartizione della responsabilità per percentuali (non necessariamente il 50% a testa, ben potendosi avere anche altre ripartizioni).
Queste regole sono fissate dal codice civile il quale stabilisce, forse in modo più criptico, quanto abbiamo appena detto, ossia [1]:
incidenti tra auto e pedone: nel caso di investimento di un passante, la responsabilità si presume sempre dell’automobilista;
incidenti tra due auto: in tal caso, si deve partire da una presunzione di colpa, ossia da una situazione di responsabilità al 50% tra i mezzi coinvolti, salvo duplice prova contraria (l’assenza di propria colpa e la colpa dell’altro conducente). Se questa doppia prova non viene fornita, la responsabilità viene attribuita automaticamente al/ai conducente/i.
Anche la Cassazione ha ribadito tale regola con più sentenze, anche molto recenti. Riferendosi all’investimento di un pedone, [2], la Corte ha riconosciuto la responsabilità concorrente del conducente dell’auto anche in un caso in cui il pedone è stato investito mentre attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali, senza dare la precedenza ai veicoli che sopraggiungevano e camminando «distrattamente». Secondo i giudici, infatti, può comunque sussistere una concorrente responsabilità del conducente se emerge che quest’ultimo viaggiava a una velocità eccessiva o non adeguata alle circostanze di tempo e di luogo o se comunque ha tenuto una condotta non prudente.
[2] Cass. sent. n. 5399/2013.
Se il pedone – nell’atto di attraversare la strada in un punto privo di strisce pedonali – non dà la precedenza ai veicoli che sopraggiungono e inizia l’attraversamento distrattamente, sussiste comunque una concorrente responsabilità del conducente del veicolo investitore, se emerge che ha tenuto una velocità eccessiva o non adeguata alle circostanze di tempo e di luogo.
Cassazione, sentenza 5399 del 5 marzo 2013
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 5 marzo 2013, n. 5399
Circolazione stradale – Investimento di pedone
(OMISSIS) S.P.A. (OMISSIS), in persona del suo legale rappresentante pro tempore, sig. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta delega in atti;
In data (OMISSIS) (OMISSIS), mentre stava procedendo all’attraversamento di una strada al di fuori delle strisce pedonali, veniva investita da un’autovettura di proprieta’ degli eredi di (OMISSIS), condotta nell’occasione da (OMISSIS), riportando gravi lesioni personali.
A seguito di cio’, la (OMISSIS) citava in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, l’investitore e gli altri eredi di (OMISSIS), nonche’ la s.p.a. (OMISSIS), chiedendo il risarcimento dei danni.
Il Tribunale di Roma, con sentenza del 26 giugno 2002, dichiarava che l’incidente era da ascrivere nella misura del 70 per cento a responsabilita’ della (OMISSIS) e del rimanente 30 per cento a responsabilita’ di (OMISSIS), condannando quest’ultimo e la societa’ di assicurazione al pagamento della somma di lire 24.136.000, al netto del concorso di colpa.
2.Tale pronuncia veniva confermata dalla Corte d’appello di Roma, con sentenza del 16 dicembre 2008.
Osservava la Corte territoriale che dall’istruttoria svolta in primo grado erano emerse le seguenti decisive circostanze: 1) l’attraversamento era avvenuto in ora serale, in prossimita’ di una fermata di autobus e fuori dalle strisce pedonali, su di una strada a doppia corsia e priva di illuminazione, ossia in condizioni di “quasi totale oscurita'”; 2) la (OMISSIS) era stata esitante nel completare l’attraversamento; 3) mentre alcune auto si erano fermate per favorire il passaggio dei pedoni, la macchina condotta dallo (OMISSIS), in fase di sorpasso, era uscita dalla fila ed aveva investito la (OMISSIS).
Doveva pertanto ritenersi, alla luce dell’articolo 190 C.d.S., comma 5, che la vittima non avesse rispettato l’obbligo di dare la precedenza ai conducenti delle vetture conseguente al fatto che l’attraversamento era avvenuto fuori delle strisce. Infatti, pur stabilendo l’articolo 191 C.d.S., comma 2, che, sulle strade prive di attraversamenti pedonali, i conducenti delle auto devono consentire ai pedoni che abbiano cominciato l’attraversamento di completare il passaggio, nella specie non era stato dimostrato che non vi fossero passaggi pedonali nel raggio di cento metri.
Allo stesso modo, pero’, il conducente investitore non aveva dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ne’ di aver osservato le cautele necessarie in fase di sorpasso.
Avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma propone ricorso (OMISSIS), con atto affidato ad un solo motivo. Resiste con controricorso la societa’ di assicurazione (OMISSIS).
1.Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’articolo 190 C.d.S., comma 5, e articolo 191 C.d.S., comma 2.
Rileva la ricorrente che il conducente dell’auto investitrice avrebbe violato, nella specie, numerose norme del codice della strada e che la responsabilita’ dell’incidente sarebbe da considerare integralmente a suo carico. La Corte d’appello, infatti, avrebbe errato nell’applicare l’articolo 190, comma 5, anziche’ l’articolo 191, comma 2, citato; in base a questa seconda disposizione, sulle strade sprovviste di attraversamenti pedonali, i conducenti delle autovetture devono consentire al pedone che ha intrapreso l’attraversamento di raggiungere il lato opposto della carreggiata in condizioni di sicurezza.
Nel caso in esame, quindi, lo (OMISSIS) avrebbe dovuto fermarsi per consentire alla (OMISSIS) – che aveva cominciato ad attraversare la strada – di giungere dall’altra parte.
2.Il motivo non e’ fondato.
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato, anche nella vigenza del codice della strada precedente a quello oggi in vigore, che sul pedone che attraversi la strada al di fuori delle strisce pedonali grava l’obbligo di dare la precedenza ai veicoli (sentenze 23 agosto 1978, n. 3950, 21 gennaio 1982, n. 401, e 20 maggio 1993, n. 5732). Tuttavia, l’accertamento del comportamento colposo del pedone investito da un veicolo, quale che sia la gravita’ della colpa, non e’ stato ritenuto sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilita’, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’articolo 2054 c.c., comma 1, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Pertanto, anche nel caso in cui il pedone, che intenda attraversare la strada, la’ dove manchino le strisce pedonali, ometta di dare la precedenza ai veicoli che sopraggiungono ed inizi l’attraversamento distrattamente, e’ configurabile una concorrente responsabilita’ del conducente il veicolo investitore, ove risulti che questi abbia tenuto una velocita’ eccessiva o, comunque, non adeguata alle circostanze di tempo o di luogo, e non abbia rallentato o non abbia arrestato la marcia del veicolo (cosi’ la sentenza 21 aprile 1995, n. 4490).
Analogamente – e, per cosi’ dire, specularmente – questa Corte ha riconosciuto che, in ipotesi di investimento di un pedone, se pure il conducente del veicolo investitore non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione di colpa che l’articolo 2054 c.c., comma 1, pone nei suoi confronti, non e’ preclusa l’indagine, da parte del giudice di merito, in ordine al concorso di colpa del pedone investito, con la conseguenza che, allorquando siano accertate la pericolosita’ e l’imprudenza della condotta del pedone, la colpa di questi concorre, ai sensi dell’articolo 1227 c.c., comma 1, con quella presunta del conducente (cosi’, nella vigenza dell’odierno codice della strada, la sentenza 8 agosto 2007, n. 17397, confermata dalla recente pronuncia 13 marzo 2012, n. 3966).
In altre parole, e’ compito del giudice di merito valutare la sussistenza delle eventuali rispettive responsabilita’, tenendo presente che l’accertamento della colpa del conducente investitore non esclude, di per se’, quella del pedone, cosi’ come la dimostrazione della colpa di quest’ultimo non consente di ritenere pacifica l’assenza di colpa del conducente.
3.La Corte di merito si e’ attenuta scrupolosamente a tali criteri, dei quali ha fatto corretta applicazione.
Con motivazione coerente e sostenuta da logica impeccabile essa ha evidenziato, da un lato, le numerose responsabilita’ della (OMISSIS), colpevole di aver attraversato una strada a largo scorrimento in ora serale in condizioni di quasi totale oscurita’ e al di fuori delle strisce pedonali, per di piu’ tenendo un andamento incerto; dall’altro, la Corte di merito ha evidenziato la responsabilita’ del conducente del veicolo investitore, il quale aveva effettuato un sorpasso di un gruppo di auto che avevano rallentato la propria marcia proprio per consentire l’attraversamento dei pedoni, in tal modo investendo l’odierna ricorrente nei pressi della fermata dell’autobus.
A fronte di simile ricostruzione non assume alcuna decisiva rilevanza la critica sollevata dalla ricorrente circa la necessita’ di fare applicazione dell’articolo 191, comma 2, anziche’ dell’articolo 190 C.d.S., comma 5, dal momento che le due disposizioni non sono fra loro antitetiche. La previsione secondo cui i pedoni “che si accingono ad attraversare la carreggiata in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti” non e’ in contrasto con quella per cui sulle strade prive di attraversamenti pedonali “i conducenti devono consentire al pedone, che abbia gia’ iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza”; ne’ puo’ essere taciuto che la sentenza impugnata ha anche avuto cura di precisare che, nella specie, non era dimostrato il presupposto della mancanza di attraversamenti pedonali entro un raggio di cento metri (v. articolo 190 C.d.S., comma 2).
La Corte d’appello, quindi, non ha fatto altro che procedere al riparto delle rispettive percentuali di colpa, sulla base di un corretto impianto logico- giuridico ed argomentativo. A fronte di simile motivazione le doglianze contenute nel ricorso si risolvono nel tentativo di ottenere da questa Corte di legittimita’ una nuova e non consentita ricostruzione dei fatti, finalizzata al raggiungimento di un esito piu’ favorevole alla ricorrente.
4.Il ricorso, pertanto, e’ rigettato.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 21 settembre 2015, n. 18479
Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere Dott. RUBINO Lina – Consigliere
Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere
sul ricorso 7934-2012 proposto da:
(OMISSIS) SPA (OMISSIS), in persona del suo amministratore delegato e rapp.te legale Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del ricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 763/2011 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA, depositata il 07/09/2011, R.G.N. 1430/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/06/2015 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;
1.- La (OMISSIS) spa dispiego’ ricorso, affidandosi ad un unitario motivo, per la cassazione della sentenza n. 763 del 7.9.11 della corte di appello di L’Aquila, con cui, in riforma della sentenza del tribunale di Pescara, era stata accolta nei confronti suoi, della (OMISSIS) snc e di (OMISSIS) la domanda dei prossimi congiunti di (OMISSIS) – i genitori (OMISSIS) e (OMISSIS), nonche’ i fratelli (OMISSIS) e (OMISSIS) – al risarcimento dei danni loro derivati dal decesso di quest’ultima, causato da un sinistro stradale tra il veicolo da lei guidato ed altro, di proprieta’ della societa’, condotto dal (OMISSIS) ed assicurato dalla (OMISSIS).
In particolare e per quel che qui rileva, la corte di appello aveva ritenuto – all’esito di un’ampia e compiuta disamina degli elementi di fatto a sua disposizione – impossibile la ricostruzione di una dinamica del sinistro tale da escludere la totale assenza di colpa del (OMISSIS), qualificate come tutte egualmente plausibili plurime ipotesi ricostruttive, ciascuna delle quali comportante differenti gradi di responsabilita’, nella causazione del sinistro, in capo all’uno od all’altro conducente dei veicoli coinvolti.
Notificato controricorso dai congiunti della (OMISSIS), all’adunanza in camera di consiglio del 27.3.14 – seguita alla relazione ai sensi dell’articolo 380-bis cod. proc. civ. – e’ stato impartito alla ricorrente ordine di integrazione del contraddittorio almeno nei confronti della (OMISSIS) snc entro i successivi sessanta giorni: cosa alla quale la (OMISSIS) ha ottemperato in data 19-30 aprile 2014; e, per la pubblica udienza del 22.6.15, nessuna delle parti deposita memoria ai sensi dell’articolo 378 cod. proc. civ.
2.- Questi i termini della controversia.
La ricorrente, con unitario ma complesso motivo, si duole di “violazione e falsa applicazione dell’articolo 2054 c.c., comma 2 in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, nonche’ erronea, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo del giudizio (attribuzione delle responsabilita’ delle parti) ex articolo 360 c.p.c., n. 5”.
Essa, sostanzialmente, censura la corte di appello per non avere graduato la responsabilita’ tra i conducenti dei due veicoli coinvolti, nonostante le risultanze processuali – tra cui “alcune circostanze inerenti la dinamica del sinistro … accertate con efficacia di giudicato”, quali l’invasione, da parte della vittima, della semicarreggiata di pertinenza del veicolo della (OMISSIS), nonche’ la traiettoria del veicolo della (OMISSIS) – consentissero di riconoscere un “grado di responsabilita’ certamente minoritario” in capo al (OMISSIS). Ed imputa alla gravata sentenza non solo una contraddizione tra premesse e conclusioni, ma pure l’erroneita’ e la contraddittorieta’ del richiamo alla conclusione similare della corte di appello in sede penale, attesa l’autonomia tra i giudizi penale e civile.
3.- Dal canto loro, i (OMISSIS) – (OMISSIS), identificati due distinti motivi a base del ricorso avversario: ripercorrono, con amplissime e diffuse argomentazioni, le valutazioni degli elementi di fatto gia’ operate dalla corte di merito anche sui due punti messi in luce da controparte, per condividere la conclusione dell’impossibilita’ di attribuire ad una piuttosto che ad altra delle differenti ipotesi ricostruttive un maggior grado di attendibilita’ rispetto alle altre, quale fondamento dell’applicazione della presunzione di pari concorso in colpa di cui all’articolo 2054 c.c., comma 2; e negano pure l’astratta configurabilita’ del vizio motivazionale, in relazione al concreto sviluppo dell’iter delle argomentazioni della corte di merito.
Esso investe il giudizio di mero fatto sulla dinamica del sinistro e sull’individuazione della colpa in capo all’uno o all’altro dei conducenti dei veicoli coinvolti: giudizio che, dopo avere preso in adeguata ed approfondita considerazione anche gli elementi addotti come incontestati o perfino coperti dal giudicato penale, si e’ concluso col riconoscimento dell’impossibilita’ di attribuire maggiore attendibilita’ ad una piuttosto che ad altra delle diverse opzioni ricostruttive e, quindi, con l’inevitabile applicazione della presunzione di cui al capoverso dell’articolo 2054 cod. civ.
E gia’ nel sistema anteriore alla riformulazione dell’articolo 360 cod. proc. civ., n. 5 di cui al Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, comma 1, lettera b), conv. con mod. in Legge 7 agosto 2012, n. 134: novella pero’ inapplicabile per essere la sentenza gravata stata pubblicata prima del di 11.9.12, secondo quanto previsto dall’articolo 54, comma 3, della stessa legge e’ sempre vietato invocare in sede di legittimita’ un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte, perche’ non ha la corte di cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, essendo invero la valutazione degli elementi probatori attivita’ istituzionalmente riservata al giudice di merito (tra le molte, v. Cass. 17 novembre 2005, n. 23286, oppure Cass. 18 maggio 2006, n. 11670, oppure Cass. 9 agosto 2007, n. 17477; Cass. 23 dicembre 2009, n. 27162; Cass. 6 marzo 2008, n. 6064; Cass. sez. un., 21 dicembre 2009, n. 26825; Cass. 26 marzo 2010, n. 7394; Cass. 18 marzo 2011, n. 6288; Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197).
Pertanto, non puo’ essere invocata una lettura delle risultanze probatorie difforme da quella operata dalla corte territoriale, essendo la valutazione di quelle – al pari della scelta di quelle, tra esse, ritenute piu’ idonee a sorreggere la motivazione – un tipico apprezzamento di fatto, riservato in via esclusiva al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza peraltro essere tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale ovvero a confutare qualsiasi deduzione difensiva (Cass. 20 aprile 2012, n. 6260; Cass. 9 giugno 2014, n. 12928).
5.- L’evidente natura fattuale delle valutazioni e dei giudizi – tutti scevri da evidenti vizi logici o giuridici, siccome imperniati sull’esaltazione dei plurimi elementi indiziari e di mero fatto via via presi in considerazione con meticoloso approfondimento – sull’insussistenza di una preponderanza di attendibilita’ dell’una piuttosto che dell’altra tra le ipotesi ricostruttive sottrae quindi la conclusione della corte territoriale a qualsiasi censura utilmente esperibile nella presente sede di legittimita’ (in tali ultimi sensi, tra le piu’ recenti, v.: Cass. 13 gennaio 2015, n. 281; Cass. 20 febbraio 2014, n. 4073; Cass. 16 gennaio 2014, n. 760; Cass. 12 novembre 2013, n. 25417): infatti, l’accertata esistenza di alcuni elementi concreti di colpa a carico di uno ovvero di entrambi i conducenti dei veicoli scontratisi non impedisce il ricorso al criterio sussidiario della responsabilita’ presunta di pari grado di cui all’articolo 2054 cod. civ., quando l’impossibilita’ di accertamento delle circostanze di maggior rilievo influenti sulla dinamica del sinistro non consente di stabilire la misura della incidenza causale riferibile alla condotta, pur sicuramente colposa, di uno o di entrambi i suoi protagonisti nella determinazione dell’evento (si veda: Cass. 1 febbraio 2011, n. 2327; Cass. 12 aprile 1996, n. 3434; Cass. 2 marzo 1994, n. 2038). E tanto perche’, se la prova liberatoria per superare la presunzione e’ certamente ammessa con ogni mezzo, comunque nella specie la corte territoriale ha escluso che, nonostante la compiuta valutazione di ogni elemento, possa apprezzarsi quale piu’ probabile che non, rispetto ad una qualunque delle altre pure esaminate, una ricostruzione della dinamica piuttosto di un’altra.
6.- Il ricorso va pertanto rigettato, con condanna della soccombente ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’ in favore dei controricorrenti (e tra loro in solido, per l’evidente identita’ della posizione processuale).
La Corte rigetta il ricorso; condanna la (OMISSIS) spa, in pers. del leg. rappr.nte p.t, al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’ in favore di (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), liquidate in euro 7.200,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre maggiorazione per spese generali ed oltre accessori nella misura di legge.

References: Cass. 
 sentenza 
 Sentenza 
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 sentenza 
 articolo 191
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 sentenza 
 sentenza 
 articolo 190
 Sentenza 
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 articolo 360
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 articolo 54
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 Cass. sez. 
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