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Timestamp: 2019-02-19 10:15:50+00:00

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cassazione 18304 - Avv. Ezio Bonanni
Cassazione Civile, 27 agosto 2014, n. 18304
Responsabilità del medico per mancata informazione al paziente circa l'inadeguatezza della struttura.
In relazione alla domanda originariamente proposta nei confronti dei medici dr. Pa. So. e Ra. Al. nonche' della societa' Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s. dai sigg. Ar. Al. e Zu. Cl. , di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza di errato trattamento anticellulitico a base di ossigeno- ozono a quest'ultima dalla Pa. effettuato il 9/7/1992 presso il laboratorio di analisi e ricerche gestito dalla predetta societa', con sentenza del 23/5/2007 la Corte d'Appello di Trieste, in parziale accoglimento dei gravami interposti dalla suddetta societa' Friuli Coram (in via principale) e dal Ra. (in via incidentale) e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Udine 3/11/2003, ha escluso la responsabilita' di quest'ultimo e della Pa. , e conseguentemente della chiamata in manleva societa' Axa Assicurazioni s.p.a. (avente causa dalla societa' Abeille s.p.a.). Ha confermato invece la responsabilita' della societa' Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s., rideterminando peraltro in diminuzione l'ammontare a titolo di risarcimento a suo carico liquidato dal giudice di prime cure. Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la societa' Friuli Coram s.r.l. (gia' Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s.) propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo. Resiste con controricorso la Pa. , che ha presentato anche memoria. Gli altri intimati non hanno svolto attivita' difensiva. Con ricorso sub R.G. n. 18963/2008 propone impugnazione altresi' la Zu. , sulla base di 7 motivi. Resistono con separati controricorsi la societa' Friuli Coram s.r.l. (gia' Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s.) e la Pa. , che hanno presentato pure memoria. Resistono con ulteriori controricorsi il Ra. e la societa' Axa Assicurazioni s.p.a., entrambi spiegando ricorso incidentale condizionato.
Va pregiudizialmente disposta la riunione di tutti i ricorsi ex articolo 335 c.p.c.. Con unico motivo la ricorrente societa' Friuli Coram s.r.l. denunzia violazione degli articoli 1218, 2043 e 2697 c.c., articoli 115 e 116 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Si duole che la corte di merito abbia erroneamente escluso "qualsivoglia responsabilita'" della Pa. , argomentando dalla "natura della azione (extracontrattuale)" nei confronti della medesima proposta dalla Zu. (e dal marito Ar. ), e considerando non assolto l'onere probatorio su costoro ritenuto incombente. Lamenta avere la corte di merito fatto "malgoverno" delle "risultanze processuali acquisite", non avendo essa tenuto in qualsivoglia considerazione la CTU disposta d'ufficio, in virtu' del principio dell'acquisizione probatoria invero nella specie idonea a costituire fonte oggettiva di prova. Con il 7 motivo la ricorrente Zu. denunzia violazione e falsa applicazione degli articoli 2697, 2735 e 2043 c.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonche' "difetto di motivazione", in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Lamenta di non comprendere "come abbia potuto la Corte d'Appello di Trieste giungere all'opposta conclusione della esclusione di responsabilita'" della Pa. , "immotivatamente disattendendo la CTU del dr. Ne. e le successive integrazioni ... ed assumendo la propria decisione sulla base di un imprecisato contrasto tra CTU del dr. Ba. e quella del dott. C. , oltre che disattendendo una prova documentale, quale la deposizione penale della stessa dott. Pa. , in cui e' descritto, con confessione stragiudiziale, il trattamento praticato ... il 09/07/92". I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono fondati e vanno accolti nei termini di seguito indicati. E' rimasto nel caso accertato che tra la societa' Friuli Coram s.r.l. e la Zu. fu stipulato un contratto avente ad oggetto la sottoposizione di quest'ultima, presso il laboratorio di analisi e ricerche della prima, ad "una serie di trattamenti di elettroliposi". E che nell'"ambito organizzativo" della detta societa' quest'ultima fu "al contrario sottoposta dalla Pa. ad un trattamento di ossigeno-ozonoterapia", che la medesima aveva "autonomamente deciso e concordato" con la Zu. , all'esito del quale subi' "un'embolia polmonare, un arresto cardio-respiratorio, una fibrillazione ventricolare, un'ischemia cardiaca e un'embolizzazione cerebrale". Pur essendo di "facile esecuzione", sulla scorta della prima CTU disposta nel corso del giudizio di 1 grado il suddetto trattamento estetico e' stato dai giudici di merito ritenuto nella specie "ne' congruo ne' adeguato", in quanto effettuato "nonostante la controindicazione dell'intervento chirurgico all'utero cui l'attrice si era sottoposta una decina di giorni prima", e benche' vi fosse gia' stata la "preliminare esecuzione dell'elettroliposi", che "non avrebbe dovuto consentire, per ottemperanza a norme di comune prudenza, la somministrazione della miscela ossigeno-azoto, idonea nel favorire una riduzione della viscosita' ematica, e la formazione di trombi embolizzanti". La corte di merito e' altresi' pervenuta ad affermare, in base a tale CTU, che "derivando dalla mobilizzazione dei trombi presenti a livello di vasi pelvici e ... mobilizzati dalla controindicata ozono- ossigenoterapia", l'embolia polmonare subita dalla Zu. fu "meno probabilmente di origine trombotica" e "piu' probabilmente ... di origine gassosa"; e argomentando dalla "nota sostanziale innocuita' della ozono-ossigenoterapia, se praticata in modo congruo ed adeguato", ne ha tratto la derivazione "dall'uso di tecniche non congrue e non adeguate, per dosi non corrette, e/o per modalita' di somministrazione non corrette, e/o per l'uso di macchinari non efficienti". Orbene, correttamente la corte di merito ha a tale stregua ravvisato la responsabilita' della societa' Friuli Coram, titolare del laboratorio ove e' stato "materialmente eseguito l'intervento" alla Zu. , pur non essendo la Pa. legata a tale societa' da alcun tipo di rapporto contrattuale. Il giudice del gravame di merito ha al riguardo fatto piena applicazione dei principi consolidati nella giurisprudenza di legittimita' in base ai quali il paziente che agisce in giudizio deve provare il contratto e allegare l'inadempimento del sanitario, restando a carico del debitore (medico e/o struttura sanitaria) l'onere di dimostrare che la prestazione e' stata eseguita in modo diligente, e che il mancato o inesatto adempimento e' dovuto a causa a se' non imputabile, in quanto determinato da impedimento non prevedibile ne' prevenibile con la diligenza nel caso dovuta. In base alla regola di cui all'articolo 1218 c.c., il paziente-creditore ha in effetti il mero onere di provare il contratto e allegare il relativo inadempimento o inesatto adempimento, e cioe' la difformita' della prestazione ricevuta rispetto al modello normalmente realizzato da una condotta improntata alla dovuta diligenza, non essendo invece tenuto a provare la colpa del medico e/o della struttura sanitaria, e la relativa gravita' (v. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n. 577; Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 24/5/2006, n. 12362; Cass., 21/6/2004, n. 11488. Da ultimo v. Cass., 11/11/2011, n. 23564; Cass., 9/10/2012, n. 17143). Incombe infatti (al medico o) alla struttura (a fortiori ove trattisi di intervento semplice o routinario) dare la prova del verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l'adeguata diligenza che lo stesso ha impedito di ottenere (cfr., Cass., 21/7/2011, n. 15993; Cass., 7/6/2011, n. 12274. E gia' Cass., 24/5/2006, n. 12362; Cass., 11/11/2005, n. 22894); provare che il risultato "anomalo" o anormale rispetto al convenuto esito dell'intervento o della cura, e quindi dello scostamento da una legge di regolarita' causale fondata sull'esperienza, dipende da fatto a se' non imputabile, in quanto non ascrivibile alla condotta mantenuta in conformita' alla diligenza dovuta, in relazione alle specifiche circostanze del caso concreto (v. Cass., 9/10/2012, n. 17143). In altri termini, dare la prova del fatto impeditivo (v. Cass., 28/5/2004, n. 10297; Cass., 21/6/200,4, n. 11488), rimanendo altrimenti soccombente, in applicazione della regola generale ex articoli 1218 e 2697 c.c. di ripartizione dell'onere probatorio fondata sul principio di cd. vicinanza alla prova o di riferibilita' (v. Cass., 9/11/2006, n. 23918; Cass., 21/6/2004, n. 11488; Cass., Sez. Un., 23/5/2001, n. 7027; Cass., Sez. Un., 30/10/2001, n. 13533; Cass., 13/9/2000, n. 12103), o ancor piu' propriamente (come sottolineato anche in dottrina), sul criterio della maggiore possibilita' per il debitore onerato di fornire la prova, in quanto rientrante nella sua sfera di dominio, in misura tanto piu' marcata quanto piu' l'esecuzione della prestazione consista nell'applicazione di regole tecniche sconosciute al creditore, essendo estranee alla comune esperienza, e viceversa proprie del bagaglio del debitore come nel caso specializzato nell'esecuzione di una professione protetta. La corte di merito ha altresi' correttamente affermato che la responsabilita' contrattuale della casa di cura non rimane esclusa in ragione dell'insussistenza di un rapporto contrattuale che leghi il medico alla struttura sanitaria, operando nel caso il principio dell'appropriazione o dell'avvalimento dell'opera del terzo di cui all'articolo 1228 c.c.. Come questa Corte ha gia' avuto piu' volte modo di affermare, in base alla regola di cui all'articolo 1228 c.c. (e all'articolo 2049) il debitore che nell'adempimento dell'obbligazione si avvale dell'opera di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro (v. Cass., 24/5/2006, n. 12362; Cass., 4/3/2004, n. 4400; Cass., 8/1/1999, n. 103), ancorche' non siano alle sue dipendenze (v. Cass., 11/12/2012, n. 22619; Cass., 21/2/1998, n. 1883; Cass., 20/4/1989, n. 1855). La responsabilita' per fatto dell'ausiliario (e del preposto) prescinde infatti dalla sussistenza di un contratto di lavoro subordinato, irrilevante essendo la natura del rapporto tra i medesimi intercorrente ai fini considerati, fondamentale rilievo viceversa assumendo la circostanza che dell'opera del terzo il debitore comunque si sia avvalso nell'attuazione della propria obbligazione, ponendo la medesima a disposizione del creditore (v., da ultimo, con riferimento a diversa fattispecie, Cass., 6/6/2014, n. 12833; Cass., 26/5/2011, n. 11590), sicche' la stessa risulti a tale stregua inserita nel procedimento esecutivo del rapporto obbligatorio. La responsabilita' che dall'esplicazione dell'attivita' di tale terzo direttamente consegue in capo al soggetto che se ne avvale riposa invero sul principio cuius commoda eius et incommoda, o, piu' precisamente, come detto, dell'appropriazione o "avvilimento" dell'attivita' altrui per l'adempimento della propria obbligazione, comportante l'assunzione del rischio per i danni che al creditore ne derivino. Ne', al fine di considerare interrotto il rapporto in base al quale esso e' chiamato a rispondere, vale distinguere tra comportamento colposo e comportamento doloso del soggetto agente (che della responsabilita' del primo costituisce il presupposto), essendo al riguardo sufficiente (in base a principio che trova applicazione sia nella responsabilita' contrattuale che in quella extracontrattuale) la mera occasionalita' necessaria (v. Cass., 17/5/2001, n. 6756; Cass., 15/2/2000, n. 1682). Nel caso in esame, il debitore (la societa' Friuli Coram) risponde allora direttamente di tutte le ingerenze dannose che al dipendente o al terzo preposto, della cui opera comunque si e' avvalso, sono state rese possibili dalla posizione conferitagli rispetto al creditore/danneggiato, e cioe' dei danni che il medesimo ha potuto arrecare in ragione di quel particolare contatto cui e' risultato esposto nei suoi confronti il creditore (la paziente Zu. ). La struttura sanitaria e' infatti direttamente responsabile allorquando l'evento dannoso risulti come nella specie da ascriversi alla condotta colposa posta in essere - quand'anche a sua insaputa (cfr. Cass., 17/5/2001, n. 6756) - dal medico (nel caso, la Pa. ), della cui attivita' essa si e' comunque avvalsa per l'adempimento della propria obbligazione contrattuale, ed il medesimo abbia pure effettuato un intervento di tipo diverso (nel caso, il trattamento di ossigeno-ozonoterapia) rispetto a quello originariamente pattuito (nel caso, serie di trattamenti di elettroliposi) con la paziente. Esclusa per altro verso, sempre all'esito della prima CTU disposta nel corso del giudizio di 1 grado, l'esistenza di "nesso di causalita'" tra i danni sofferti dall'attrice e gli interventi di urgenza posti in essere nella sede della Friuli Coram dall'altro medico intervenuto dopo "il fatale malore della Zu. ", e rilevato altresi' che costui non ha "avuto alcun rapporto diretto con la Zu. ... se non nell'intervento d'urgenza", correttamente la corte di merito ne ha escluso la responsabilita', sottolineando come dalla Zu. non siano state invero "neppure allegate in primo grado ipotesi di dolo o colpa" al medesimo "direttamente ascrivibili", e che il suo intervento d'urgenza e' stato anzi " utile" a garantirne la "sopravvivenza". Censurabile si appalesa invece l'esclusione della responsabilita' (anche) della Pa. operata nell'impugnata sentenza. Nel dare atto che nei confronti della medesima e' stata invocata una "responsabilita' extracontrattuale", e che sul punto si e' formato il giudicato; nel porre altresi' in rilievo che a tale stregua "il danneggiato e' onerato della prova dell'esistenza di dolo o colpa nella condotta del soggetto in tesi danneggiante", la corte di merito ha al riguardo riformato la sentenza di 1 grado affermando che "nulla e' dato sapere circa le concrete modalita' dell'accaduto, ne' gli stessi CTU succedutisi sono stati in grado di fornire adeguata spiegazione ai fatti, tra l'altro traendone conseguenze opposte (la CTU C. escludendo profili di responsabilita' sanitaria; la CTU Ba. invece ammettendola). Va da se' che, anche in ragione dell'azione in specie prescelta, siccome qualificata dal primo Giudice e non piu' oggetto di censura, non puo' -in ragione delle emergenze di causa- che mandarsi assolto il sanitario per l'impossibilita' di verificare in concreto la ricorrenza dei presupposti di cui all'articolo 2043 cod. civ.". Orbene, risultando fondata esclusivamente su un generico rinvio alle "emergenze di causa", la riportata motivazione, oltre che apodittica e meramente apparente, si appalesa invero a fortiori contraddittoria e illogica a fronte della responsabilita' dal giudice del gravame di merito ravvisata in capo alla societa' titolare della struttura sanitaria argomentando essenzialmente dall'essersi la medesima avvalsa dell'attivita', caratterizzata da una condotta connotata da accertati profili di colpa, nella specie dalla Pa. posta in essere nei confronti della Zu. . Vale al riguardo il rilievo che la condotta della Pa. non puo' invero essere considerata idonea a fondare (costituendone il presupposto) la responsabilita' della struttura sanitaria nel cui ambito la medesima ha posto in essere la sua prestazione medica de qua, e al contempo ritenuta inidonea a consentire l'affermazione della personale responsabilita' professionale di detto medico. Deve in proposito sottolinearsi che, cosi' come in ambito contrattuale, anche ai fini della configurabilita' della responsabilita' extracontrattuale la colpa in realta' si sostanzia - oltre che nell'inosservanza di leggi, regolamenti, regole e discipline - nell'obiettiva violazione degli aspetti della diligenza, della prudenza e della perizia, al cui rispetto il soggetto deve improntare la propria condotta (anche) nei rapporti della vita comune di relazione. Ormai da tempo superata, se non addirittura tramontata, la concezione etica della responsabilita' civile (informata sulla concezione psicologica della colpa, propria invero del diritto penale), va affermato che, come anche in dottrina non si e' mancato di porre autorevolmente in rilievo, pure nei comuni rapporti della vita di relazione, oltre che nell'adempimento delle obbligazioni, la diligenza assume imprescindibile e decisivo rilievo, quale criterio di determinazione del modello di condotta. Essa vale a distinguere tra comportamenti obiettivamente leciti ed illeciti. E, designando lo sforzo dal soggetto dovuto per la salvaguardia dell'interesse altrui, avuto riguardo alle circostanze concrete del caso, si pone altresi' quale criterio di responsabilita'. La diligenza segna dunque la condotta obiettivamente dovuta, la cui violazione ridonda in termini di responsabilita' civile (anche) extracontrattuale e obbliga al risarcimento dei danni derivanti dall'evento causalmente ascrivibile alla condotta negligente, e pertanto illecita. La diligenza va a tal fine peraltro correlata alla qualita' del soggetto, e valutata secondo criteri di normalita' da apprezzarsi in relazione alle condizioni del medesimo, avuto in particolare riguardo alla relativa qualificazione. Lo specifico settore di competenza in cui rientra l'attivita' esercitata richiede infatti la specifica conoscenza ed applicazione delle cognizioni tecniche che sono tipiche dell'attivita' necessaria per l'esecuzione dell'attivita' professionale espletata. In accordo con quanto osservato anche in dottrina, questa Corte ha gia' avuto piu' volte modo di porre in rilievo che il debitore e' di regola tenuto ad una normale perizia, commisurata al modello del buon professionista (secondo cioe' una misura obiettiva che prescinde dalle concrete capacita' del soggetto, sicche' deve escludersi che il debitore privo delle necessarie cognizioni tecniche sia esentato dall'adempiere l'obbligazione con la perizia adeguata alla natura dell'attivita' esercitata); mentre una diversa misura di perizia e' dovuta in relazione alla qualifica professionale del debitore (per il riferimento alla necessita' di adeguare la valutazione alla stregua del dovere di diligenza particolarmente qualificato, inerente allo svolgimento dell'attivita' del professionista, v. Cass., 23/4/2004, n. 19133; Cass., 4/3/2004, n. 4400), in relazione ai diversi gradi di specializzazione propri dello specifico settore professionale (v. Cass., 9/10/2012, n. 17143). Atteso che la diligenza deve valutarsi avuto riguardo alla natura dell'attivita' esercitata (articolo 1176 c.c., comma 2), al professionista (e a fortiori allo specialista) e' allora richiesta una diligenza particolarmente qualificata dalla perizia e dall'impiego di strumenti tecnici adeguati al tipo di attivita' da espletare (cfr. Cass., 31/5/2006, n. 12995). A tale stregua, l'impegno dal medesimo dovuto, se si profila superiore a quello del comune debitore, va considerato viceversa corrispondente alla diligenza normale in relazione alla specifica attivita' professionale esercitata, giacche' il professionista deve impiegare la perizia ed i mezzi tecnici adeguati allo standard professionale della sua categoria, tale standard valendo a determinare, in conformita' alla regola generale, il contenuto della perizia dovuta e la corrispondente misura dello sforzo diligente adeguato per conseguirlo, nonche' del relativo grado di responsabilita' (cfr. Cass., 9/10/2012, n. 17143). Lo sforzo tecnico implica anche l'uso degli strumenti materiali normalmente adeguati, ossia degli strumenti comunemente impiegati nel tipo di attivita' professionale in cui rientra la prestazione dovuta (v. Cass., 13/4/2007, n. 8826). Il normale esito della prestazione dipende dunque da una pluralita' di fattori, quali il tipo di patologia, le condizioni generali del paziente, l'attuale stato della tecnica e delle conoscenze scientifiche (stato dell'arte), l'organizzazione dei mezzi adeguati per il raggiungimento degli obiettivi in condizioni di normalita', ecc.. La normalita' risponde allora ad un giudizio relazionale di valore, in ragione delle circostanze del caso. A tale stregua, il medesimo deve, da un canto, valutare con prudenza e scrupolo i limiti della propria adeguatezza professionale, ricorrendo anche all'ausilio di un consulto (se la situazione non e' cosi' urgente da sconsigliarlo); e, da altro canto, adottare tutte le misure volte ad ovviare alle carenze strutturali ed organizzative incidenti sugli accertamenti diagnostici e sui risultati dell'intervento, e laddove cio' non sia possibile, deve informare il paziente, financo consigliandogli, se manca l'urgenza di intervenire, il ricovero in altra idonea struttura (v. Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 5/7/2004, n. 12273. V. anche Cass., 21/7/2003, n. 11316; Cass., 16/5/2000, n. 6318). Nei comuni rapporti della vita di relazione (oltre che nell'adempimento delle obbligazioni) debbono osservarsi altresi' gli obblighi di buona fede oggettiva o correttezza, espressione del generale principio di solidarieta' sociale la cui violazione comporta l'insorgenza di responsabilita' (anche) extracontrattuale. Il soggetto deve pertanto mantenere un comportamento leale, osservando obblighi di informazione e di avviso nonche' di salvaguardia dell'utilita' altrui - nei limiti dell'apprezzabile sacrificio -, dalla cui violazione conseguono profili di responsabilita' in ordine ai falsi affidamenti anche solo colposamente ingenerati nei terzi (cfr., con riferimento a differenti fattispecie, Cass., 20/2/2006, n. 3651; Cass., 27/10/2006, n. 23273; Cass., 15/2/2007, n. 3462; Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 24/7/2007, n. 16315; Cass., 30/10/2007, n. 22860; Cass., Sez. Un., 25/11/2008, n. 28056; f Cass., 27/4/2011, n. 9404). Orbene, la condotta nel caso mantenuta dalla Pa. e' suscettibile di apparire senz'altro connotata da plurimi profili di colpa ed altresi' contraria a buona fede o correttezza. Depone in tal senso l'avere la medesima sottoposto la Zu. , benche' reduce da un recente intervento di raschiamento in anestesia locale e nonostante alla medesima fosse stata preliminarmente eseguita l'elettroliposi, ad un tipo di intervento anticellulitico diverso da quello costituente l'oggetto del contratto dalla paziente stipulato con la societa' Friuli Coram, altresi' effettuandolo presso un laboratorio di analisi con dotazioni tecniche ed organizzative rivelatesi all'uopo carenti ed inadeguate ("il trattamento estetico cui si sottopose la Zu. , benche' di "facile esecuzione", si presentava "ne' congruo ne' adeguato" poiche' svolto nonostante la controindicazione derivante dall'intervento chirurgico all'utero cui l'attrice si era sottoposta una decina di giorni prima; siffatta controindicazione, "accentuata dalla preliminare esecuzione dell'elettroliposi, non avrebbe dovuto consentire, per ottemperanza a norme di comune prudenza, la somministrazione della miscela ossigeno- azoto, idonea nel favorire una riduzione della viscosita' ematica, e la formazione di trombo embolizzanti"). Ancora, il non avere previamente avvisato la paziente di tali carenze organizzative e strumentali del laboratorio, indirizzandola ad un centro di piu' elevata specializzazione e con idonee dotazioni tecniche (cfr. Cass., 13/7/2011, n. 15386). L'avere effettuato l'intervento de quo con "uso di tecniche non congrue e non adeguate, per dosi non corrette, e/o per modalita' di somministrazione non corrette, e/o per l'uso di macchinari non efficienti", giusta quanto; nel corretto esercizio dei propri poteri in materia di valutazione e scelta delle emergenze istruttorie (v. Cass., 16/1/2007, n. 828; Cass., 25/10/2006, n. 22899; Cass., 8/5/2006, n. 10503; Cass., Sez. Un., 11A giugno 1998, n. 5802) dalla corte di merito accertato in base alla prima CTU esperita in 1 grado, nella specie costituente fonte oggettiva di prova trattandosi di "consulenza percipiente" (cfr., da ultimo, Cass., 26/2/2013, n. 4792). Che l'embolia polmonare riportata dalla Zu. sia causalmente da ascriversi alla condotta nella specie posta in essere dalla Pa. e' rimasto d'altro canto nel giudizio di merito accertato, come sopra esposto, alla stregua del criterio della probabilita' relativa ("meno probabilmente di origine trombotica" e "piu' probabilmente ... di origine gassosa") dalla corte di merito correttamente applicato nell'affermare la responsabilita' della societa' Friuli Coram, titolare del laboratorio in argomento "La responsabilita' dell'appellante Friuli Coram non puo' invero essere revocata in dubbio (il requisito del nesso causale e' ampiamente assolto alla stregua dei rilievi tecnici che precedono, tanto se detto nesso si riferisce all'intervento della Pa. quanto se riguarda altre eventuali anomalie riconducibili alle strumentazioni tecniche dell'istituto, atteso che comunque si tratta di fatti rientranti nella sfera di disponibilita' e di responsabilita' della struttura sanitaria, dal momento che in ogni caso la Pa. si avvaleva di strutture e personale, ad es. l'infermiera che preparo' due dosi da iniettare, della Friuli Coram)". Tale dato non puo' allora non assumere decisivo rilievo anche ai fini della valutazione della personale responsabilita' professionale del detto medico, giacche' in presenza di un risultato anomalo rispetto a quello normalmente derivante dalla "ozono-ossigenoterapia" (che nell'impugnata sentenza si sottolinea essere intervento routinario e di facile esecuzione "di nota sostanziale innocuita' ... se praticata in modo congruo ed adeguato") appare rispondente al criterio della "preponderanza dell'evidenza" o "del piu' probabile che non" (cfr. Cass., 11/1/2008, n. 576, e, da ultimo, Cass., 26/2/2013, n. 4792) la causale derivazione dello stesso (nel caso, l'embolia subita dalla Zu. ) dalla condotta connotata da plurimi profili di colpa e contrarieta' a buona fede o correttezza del medico operante. Alla stregua di quanto sopra rilevato ed esposto dell'impugnata sentenza s'impone pertanto, assorbiti gli altri motivi dei ricorsi nonche' quelli del ricorso incidentale del Ra. e della societa' Axa Assicurazioni s.p.a., la cassazione in relazione, con rinvio alla Corte d'Appello di Trieste, che in diversa composizione procedera' a nuovo esame, facendo applicazione dei seguenti principi: "Anche nel campo della responsabilita' extracontrattuale la colpa designa il modello di condotta, quale sforzo dovuto per la salvaguardia dell'interesse altrui in relazione alle circostanze concrete del caso, che il soggetto e' tenuto a mantenere nei rapporti comuni della vita di relazione. L'obbligo di buona fede oggettiva o correttezza, quale generale principio di solidarieta' sociale, trova applicazione anche in tema di responsabilita' extracontrattuale, essendo pertanto ciascun soggetto tenuto a mantenere nei rapporti della vita di relazione un comportamento leale, specificantesi in obblighi di informazione e di avviso nonche' volto alla salvaguardia dell'utilita' altrui - nei limiti dell'apprezzabile sacrificio -, dalla cui violazione conseguono profili di responsabilita' in ordine ai falsi affidamenti anche solo colposamente ingenerati nei terzi. Ne consegue che e' colposa e contraria a buona fede o correttezza la condotta del medico che sottopone il paziente ad intervento (nel caso, trattamento di ossigeno-ozonoterapia) presso struttura sanitaria inadeguata, senza al medesimo dare preventivo avviso di tale situazione, ed omettendo di indirizzarlo ad altra idonea struttura". Il giudice di rinvio provvedera' anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.
La Corte riunisce i ricorsi. Accoglie p.q.r. il ricorso della societa' Friuli Coram s.r.l. (gia' Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s.) e il 7 motivo del ricorso della Zu. , assorbiti gli altri nonche' quelli del ricorso incidentale del Ra. e della societa' Axa Assicurazioni s.p.a. Cassa in relazione l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d'Appello di Trieste, in diversa composizione. Cosi' deciso in Roma, il 21 marzo 2014. Depositato in Cancelleria il 27 agosto 2014

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 articolo 335
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