Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-15-ottobre-2015-n-20895-nella-liquidazione-del-danno-non-patrimoniale-quando-manchino-criteri-stabiliti-dalla-legge-non-e-consentita-la-liquidazione-equ/
Timestamp: 2019-01-19 20:35:36+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 ottobre 2015, n. 20895. Nella liquidazione del danno non patrimoniale, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, non è consentita la liquidazione equitativa c.d. pura, che non faccia riferimento a criteri obiettivi di liquidazione del danno che tengano conto ed elaborino le differenti variabili del caso concreto, allo scopo di rendere verificabile a posteriori l'iter logico attraverso cui il giudice di merito sia pervenuto alla relativa quantificazione, e di permettere di verificare se e come abbia tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d'animo. Per garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l'uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, tra i criteri in astratto adottabili deve ritenersi preferibile il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano al quale la S.C., in applicazione dell'art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno non patrimoniale alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ., salvo che non sussistano in concreto circostante idonee a giustificarne l'abbandono - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2015 Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 ottobre 2015, n. 20895. Nella...
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 ottobre 2015, n. 20895. Nella liquidazione del danno non patrimoniale, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, non è consentita la liquidazione equitativa c.d. pura, che non faccia riferimento a criteri obiettivi di liquidazione del danno che tengano conto ed elaborino le differenti variabili del caso concreto, allo scopo di rendere verificabile a posteriori l’iter logico attraverso cui il giudice di merito sia pervenuto alla relativa quantificazione, e di permettere di verificare se e come abbia tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell’entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d’animo. Per garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, tra i criteri in astratto adottabili deve ritenersi preferibile il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano al quale la S.C., in applicazione dell’art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno non patrimoniale alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ., salvo che non sussistano in concreto circostante idonee a giustificarne l’abbandono
SENTENZA 15 ottobre 2015, n. 20895
Nel 2000 I.A. , in proprio e n.q. di genitore esercente la potestà sulla figlia minore I.G. , conveniva in giudizio la moglie, C.A. , la S.A.I. quale impresa designata per la liquidazione dei sinistri a carico del F.G.V.S., la Meie Ass.ni s.p.a. e N.G. , chiedendo il risarcimento dei danni subiti da lui e dalla figlia a seguito dell’incidente stradale verificatosi nel 1999 sulla strada (OMISSIS) , allorché la moglie C.A. perdeva il controllo della vettura Fiat 500 da lei condotta, non assicurata, a bordo della quale viaggiavano due dei figli minori della coppia, I.V. e I.S. . La vettura condotta dalla C. andava a collidere con due mezzi, girava su se stessa, provocando l’espulsione dall’abitacolo degli abitanti e infine si scontrava con la Alfa 33 condotta dal N. e assicurata con la Meie, che sopraggiungendo da tergo travolgeva sia la vettura condotta dalla C. che il minore I.S. che era stato sbalzato dall’auto. A seguito del sinistro decedevano entrambi i minori.
L’attore chiedeva la condanna della C. , nonché di Consap e S.A.I., essendo il veicolo 500 non assicurato, al risarcimento dei danni subiti da lui e dalla figlia superstite G. a seguito della morte dei due minori, e la condanna del N. e della Meie limitatamente al risarcimento del danno per la morte del solo minore I.S. .
2. Nel 2006, con sentenza non definitiva, il Tribunale di Termini Imerese, sezione distaccata di Corleone, dichiarava il difetto di legittimazione passiva della Consap e condannava in solido C. e S.A.I. quale impresa designata al risarcimento dei danni non patrimoniali tutti subiti dagli attori; la condanna veniva pronunciata anche nei confronti di Meie e N. , in solido con i primi due convenuti, quanto ai danni conseguenti alla morte del solo S. . La sentenza statuiva che il danno sarebbe stato liquidato con la sentenza definitiva, alla stregua dei criteri che enunciava in motivazione.
3. Avverso la sentenza non definitiva proponeva riserva di appello solo la S.A.I., e quindi non anche gli altri convenuti soccombenti.
4. Il giudizio riprendeva, e si costituiva il Sindaco del Comune di Corleone quale curatore speciale della minore I.G. , quindi con sentenza definitiva del 2008 il Tribunale di Termini Imerese, in applicazione dei criteri di liquidazione indicati nella sentenza non definitiva, che riportava tra virgolette, quantificava il danno in favore di ciascuno degli attori in Euro 630.900,00 ciascuno (315.450,00 per ciascun congiunto deceduto), tenuto conto delle tabelle del Tribunale di Palermo in vigore.
5. Proponeva appello la Aurora Ass.ni s.p.a. (nel frattempo subentrata alla MEIE) che chiedeva di rideterminare l’importo del danno liquidato adottando un diverso criterio di valutazione, e proponeva appello incidentale la Fondiaria S.A.I., chiedendo rigettarsi tutte le domande nei confronti del Fondo di Garanzia e per esso dell’impresa designata, e rideterminarsi il danno in un importo minore.
6. Nel 2011 la Corte d’Appello di Palermo, con la sentenza qui impugnata, in parziale riforma delle sentenze di primo grado:
– affermava che il punto della sentenza non definitiva contro il quale doveva essere proposto appello immediato, o formulata riserva di appello era solo quello con il quale si affermava la responsabilità solidale dei convenuti nei confronti di I.A. , mentre la contestazione relativa all’eccessività della somma liquidata e alla errata valutazione dei parametri ben poteva essere introdotta con l’appello avverso la sentenza definitiva;
– ridimensionava il risarcimento del danno non patrimoniale per la perdita dei minori S. e V. in Euro 200.000,00 a favore del padre per la perdita di ciascun figlio ed in Euro 100.000,00 a favore della sorella G. , per la perdita di ciascun fratello, ritenendo di dover rivedere i criteri di liquidazione delle somme a seguito della rivisitazione dei principi giurisprudenziali operata dalle Sezioni Unite di questa Corte con la nota sentenza n. 26972 del 2008.
7. I.A. , rappresentato dal fratello I.A.S. , propone ricorso per cassazione, articolato in due motivi, relativo alla sentenza n. 1119/2011 depositata dalla Corte d’Appello di Palermo il 15.9.2011, non notificata, nei confronti di Aurora Ass.ni s.p.a., C.A. e Fondiaria SAI s.p.a., N.G. , I.G. e del Sindaco del Comune di Corleone. Resistono con distinti controricorsi Fondiaria SAI s.p.a. e Unipol Ass.ni s.p.a. (già Aurora Ass.ni, già MEIE Ass.ni).
8. Avverso la stessa sentenza ha proposto autonomo ricorso, articolato in tre motivi, I.G. . Anche nei confronti di questo ricorso resistono con distinti controricorsi Fondiaria SAI s.p.a. e Unipol Ass.ni s.p.a..
11. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensive.
Corte di Cassazione, sezioni unite, ordinanza 23 giugno 2015, n. 13020....

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza