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Timestamp: 2020-08-04 11:20:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23408 del 06/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23408 del 06/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 06/10/2017, (ud. 15/02/2017, dep.06/10/2017), n. 23408
C.D., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA SOGLIANO 70, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE AMETRANO,
IMATION S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO GRAMSCI
N. 14, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA GIGLIO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUCA PRATI, giusta
avverso la sentenza n. 93/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 13/02/2015 r.g.n. 687/2013;
udito l’Avvocato DOMENICO SICILIANO per delega verbale Avvocato
ANTONELLA GIGLIO.
La Corte di Appello di Milano con sentenza n. 93, pubblicata il 13 febbraio 2015, rigettava il gravame interposto da C.D. avverso la pronuncia n. 5285, emessa e depositata il 18-12-2012, mediante la quale il locale giudice del lavoro aveva respinto la domanda del medesimo C., volta ad invalidare il licenziamento a costui intimato con missiva del 3006-2010, previa contestazione disciplinare da parte della convenuta IMATION S.r.l. in data 15/06/2010 (avente ad oggetto attività di concorrenza sleale posta in essere dal dipendente insieme alla moglie, sig.ra T.S., impiegando allo scopo anche la denominazione T.S.), nonchè previa audizione personale richiesta dall’incolpato.
Quanto alle doglianze concernenti il merito della contestazione disciplinare, ad avviso della Corte distrettuale, dal quadro probatorio acquisito era emersa idonea dimostrazione delle condotte concorrenziali tenute dall’appellante ai danni della società. Anzitutto, era pacifica la parziale coincidenza tra l’oggetto sociale di IMATION e quello della ditta T.S., di cui era titolare il coniuge dell’incolpato, nella quale costui aveva attivamente operato durante il rapporto di lavoro, in base a quanto risultante dai numerosi messaggi di posta elettronica dallo stesso inviati dal relativo account e prodotti da parte resistente agli atti di causa. La pretestuosità delle giustificazioni addotte dal ricorrente al riguardo era del tutto evidente, alla stregua delle argomentazioni specificamente svolte sul punto dalla corte territoriale.
Ancor più rilevante appariva il contenuto dei messaggi inviati e ricevuti dal C. sull’account di T.S., messaggi che non riguardavano le mansioni lavorative dello stesso svolte quale dipendente di IMATION, bensì una distinta attività commerciale posta in essere avvalendosi dello stesso nominativo oltre che degli strumenti della ditta individuale, in concorrenza con la società datrice di lavoro.
Per giunta, il contenuto di tali e-mail trovava riscontro in entrambe le deposizioni testimoniali acquisite nel corso del primo grado del giudizio. Dalle anzidette risultanze istruttorie emergeva in modo chiaro e univoco come il C. esercitasse un’attività avente ad oggetto la commercializzazione parallela di prodotti IMATION a prezzi inferiori, mediante la stessa rete di agenti che egli coordinava quale dipendente della società.
Avverso l’anzidetta pronuncia ha proposto ricorso per cassazione C.D. con atto del 27 marzo 2015, affidato a due motivi, cui ha resistito IMATION S.r.l. mediante controricorso in data otto /12 maggio 2015.
Con il primo motivo di ricorso, il C. ha denunciato violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazione di lavoro, per il fatto che parte datoriale aveva prodotto soltanto in sede di costituzione in giudizio tutte le e-mail sulle quali si fondava la contestata concorrenza sleale, asseritamente provenienti dall’incolpato, omettendo di mettere a disposizione in sede di audizione prima del licenziamento in data
28 ottobre 2010. Di conseguenza, andava affermato in diritto, L. n. 300 del 1970, ex art. 7 che la contestazione disciplinare in sede di audizione deve consentire al lavoratore di venire a conoscenza degli addebiti, di visionare tutti documenti comprovanti le sue responsabilità e di poter dunque argomentare compiutamente a sua difesa, non potendo essere riservata solo al giudizio la produzione documentale a sostegno delle ragioni di parte datoriale; in ogni caso, incombendo al datore di lavoro anche la prova della legittima apprensione dei documenti posti a base della decisione circa la risoluzione del rapporto, specialmente ed implicitamente allorchè si tratti di comunicazioni personali. Parimenti, andava fornita la prova dell’effettiva messa a disposizione del lavoratore degli atti e documenti contestatigli. Infine, doveva essere fornita la prova che gli atti e i documenti siano stati legittimamente acquisiti, e non già captati fraudolentemente.
Infine, come terzo motivo di nullità (però raggruppato anch’esso nell’ambito dell’anzidetto omesso esame sub B, di cui al secondo motivo – v. pgg. 17 e 18 del ricorso), il C. ha lamentato che il giudicante aveva male interpretato le dichiarazione del teste Santoro, il quale aveva asserito che egli vendeva a clienti non IMATION per conto della T.S.. Le anzidette doglianze devono essere senz’altro disattese in forza delle seguenti considerazioni, per cui il ricorso va respinto.
Va premesso che il ricorso appare anche carente in ordine allo svolgimento dei fatti di causa, nonchè per difetto di specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali lo stesso si fonda (art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 6), segnatamente in ordine alla causa petendi dedotta con il ricorso introduttivo del giudizio, riguardo ai motivi di gravame (con il quale si consuma, come è noto, il potere d’impugnazione, non valendo al riguardo difese successivamente dispiegate) fatti valere con l’appello (nei limiti sanciti dagli artt. 434 e 437 codice di rito), nonchè con riferimento al contenuto della lettera di giustificazioni del 22-06-2010, fornite a seguito della contestazione disciplinare in data 15-06-2010, unitamente alle dichiarazioni rese in sede di audizione personale il 28 giugno 2010 e di cui al relativo verbale in pari data, ed ancora all’udienza del 28 settembre 2011, in primo grado, nonchè per di più con riferimento alle dichiarazioni rese dalla teste G., sentita il sette marzo 2012; il tutto come, per contro, dettagliatamente precisato ed allegato, pure con l’analitico indice della relativa produzione, nel controricorso della IMATION.
Orbene, il primo motivo risulta comunque infondato, condividendo il collegio il principio affermato dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. tra le altre Cass. lav. n. 23304 del 18/11/2010), secondo cui la L. n. 300 del 1970, art. 7 non prevede, nell’ambito del procedimento disciplinare, l’obbligo per il datore di lavoro di mettere a disposizione del lavoratore, nei cui confronti sia stata elevata una contestazione di addebiti di natura disciplinare, la documentazione aziendale relativa ai fatti contestati, restando salva la possibilità per il lavoratore medesimo di ottenere, nel corso del giudizio ordinario di impugnazione del licenziamento irrogato all’esito del procedimento suddetto, l’ordine di esibizione della documentazione stessa (in senso analogo v. pure Cass. lav. n. 18288 del 30/08/2007, conforme id. n. 7153 del 17/03/2008. Cfr. altresì Cass. lav. n. 6337 del 13/03/2013, secondo cui nel procedimento disciplinare, sebbene la L. 25 maggio 1970, n. 300, art. 7 non preveda un obbligo per il datore di lavoro di mettere spontaneamente a disposizione del lavoratore, nei cui confronti sia stata elevata una contestazione, la documentazione su cui essa si basa, egli è però tenuto, in base ai principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, ad offrire in consultazione i documenti aziendali all’incolpato che ne faccia richiesta, laddove l’esame degli stessi sia necessario per predisporre un’adeguata difesa).

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 7
 Cass. 
 art. 7
 Cass. 
 Cass. 
 art. 7