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Timestamp: 2018-09-23 08:36:11+00:00

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L. R. Lazio 11/08/2009, n. 21 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NR23525
B.U.R. Lazio 21/08/2009, n. 31
- Avviso di rettifica in B.U. 14/10/2009 n. 38
- L.R. 03/02/2010, n. 1
- Delib. G.R. 08/10/2010, n. 431
- L.R. 08/08/2014, n. 8
- L.R. 18/07/2017, n. 7
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1. La presente legge, nel rispetto dei vincoli relativi ai beni culturali, paesaggistici e ambientali, a partire dall’intesa sull’atto concernente misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 29 aprile 2009, n. 98, adottata tra Stato, Regioni ed enti locali, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento dell
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1. Le disposizioni del presente capo si applicano agli interventi di ampliamento, di ristrutturazione “, di nuova costruzione” N45 e di sostituzione edilizia “con demolizione e ricostruzione” N45 degli edifici di cui agli articoli 3, 3 bis, 3 ter, “3 quater,” N45 4, e 5 per i quali, “alla data del “31 dicembre 2013” N46” N34 sussista, alternativamente, una delle seguenti condizioni:
b) siano edifici ultimati per i quali “sia stato rilasciato il titolo edilizio in sanatoria ovvero”N74 intervenga l'attestazione di avvenuta formazione del silenzio assenso sul
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Art. 3 - (Interventi di ampliamento degli edifici)
N71 N62 N4
1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici “e dei regolamenti” N51 edilizi comunali vigenti o adottati N41 sono consentiti, previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6, interventi di ampliamento, nei seguenti limiti massimi relativi alla volumetria esistente o alla superficie utile:
a) 20 per cento per gli edifici indicati nell’articolo 2 a destinazione residenziale, pubblica o privata, uniplurifamiliari, per un incremento complessivo massimo, per ogni edificio così come definito dalla circolare ministeriale 23 luglio 1960, n. 1820, di 70 metri quadrati di superficie, e comunque per ogni unità immobiliare dell’edificio dotata di specifica autonomia funzionale;
b) 20 per cento degli edifici residenziali e non residenziali indicati nell’articolo 2 destinati alle strutture che erogano servizi socio-assistenziali di cui alla legge regionale 12 dicembre 2003, n. 41 R (Norme in materia di autorizzazione all'apertura ed al funzionamento di strutture che prestano servizi socio-assistenziali) e successive modifiche, per un incremento massimo di 200 metri quadrati per l’intero edificio; N32
c) 20 per cento per gli edifici di cui all’articolo 2, a destinazione non residenziale, per un incremento massimo di 200 metri quadrati di superficie per l’intero edificio; tali limiti sono aumentati al 25 per cento, per un incremento massimo di 500 metri quadrati, in caso di destinazione per
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Art. 3 bis - (Incentivi per l’adeguamento sismico degli edifici esistenti)
1. Al fine di incentivare l’adegu
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Art. 3 ter - (Interventi finalizzati al reperimento di alloggi a canone calmierato attraverso il cambiamento di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale)
N71 N61 N6
1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici “e dei regolamenti” N51 edilizi comunali vigenti o adottati N41 sono consentiti cambi di destinazione d’uso a residenziale attraverso interventi di ristrutturazione edilizia, di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, e di completamento, con ampliamento entro il limite del 30 per cento “della volumetria oppure” N45 della superficie utile esistente nei limiti previsti dalla lettera c), previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6, degli edifici “o di parti degli edifici” N31 di cui all’articolo 2 aventi destinazione non residenziale, che siano dismessi o mai utilizzati alla data del “31 dicembre 2013” N46, ovvero che alla stessa data siano in corso di realizzazione e non siano ultimati e/o per i quali sia scaduto il titolo abilitativo edilizio ovvero, limitatamente agli edifici con destinazione d’uso direzionale, che siano anche in via di dismissione. Gli interventi di cui al presente comma sono consentiti nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) gli interventi non possono riguardare edifici ricompresi all’interno delle zone D di cui al decreto del Ministro per il lavori pubblici 2 aprile 1968, ovvero nell’ambito di consorzi industriali o di piani degli insediamenti produttivi, fatti salvi gli interventi nelle zone omogenee D inferiori a 10 ha, che riguardino edifici dismessi o mai utilizzati alla data del “del 31 dicembre 2013” N46;
b) gli interventi non possono riguardare gli edifici ricompresi all’interno delle zone omogenee E, di cui al decreto del Ministro per il lavori pubblici 2 aprile 1968 N52
c) gli interventi sono finalizzati al cambio di destinazione d’uso in residenziale fino ad un massimo di 15.000 metri quadrati di superficie utile lorda esistente, da incrementare con l’ampliamento di cui all’alinea del presente comma; “tali interventi sono subordinati a riservare ad edilizia sociale a canone calmierato una quota della superficie complessiva oggetto “dell’intervento” N46, secondo quanto definito dalla Giunta regionale con il regolamento di cui al comma 1-bis” N34; detta quota è stabilita nella misura minima del 30 per cento per cambi di destinazione d’uso con una superficie esistente inferiore a 10.000 metri quadrati e nella misura minima del 35 per cento per cambi di destinazione d’uso con una superficie esistente superiore a 10.000 metri quadrati e inferiore a 15.000 metri quadrati; “tale quota è maggiorata di un ulteriore 10 per cento qualora venga reperita nel medesimo territorio comunale mediante l’utilizzo di alloggi già realizzati o in corso di realizzazione alla data di presentazione della proposta, fermo restando che la superficie oggetto del cambio di destinazione d’uso e la relativa premialità, di cui all’alinea del presente comma, devono essere realizzate nell’area oggetto dell’intervento;” N45 nelle percentuali riservate alla locazione può essere destinata una quota alla locazione per studenti universitari e alle categorie protette e svantaggiate come definite dalle norme nazionali e comunitarie nonché ai componenti del comparto sicurezza, dei vigili del fuoco e delle forze armate; “nelle percentuali riservate alla locazione a canone calmierato la quantità di alloggi con la superficie minima prevista dal regolamento edilizio, ovvero, in mancanza di questo, con la superficie minima di 45 metri quadrati, non deve essere maggiore del 50 per cento;”
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Art. 3-quater (Interventi finalizzati al riutilizzo del patrimonio edilizio dismesso e delle aree edificabili libere attraverso il cambiamento della destinazione in altro uso non residenziale)
N71 N37
1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici “e dei regolamenti” N51 edilizi comunali vigenti o adottati N41 sono consentiti cambi di desti
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Art. 4 - (Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici)
N71 N61 N7
1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici “e dei regolamenti” N51 edilizi comunali vigenti o adottati N41 sono consentiti, con esclusione degli edifici ricadenti nelle zone C di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968 realizzati da meno di venti anni e previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6, interventi di sostituzione edilizia con demolizione “anche parziale” N45 e ricostruzione, con ampliamento entro i limiti massimi di seguito riportati della volumetria o della superficie utile esistente, degli edifici di cui all’articolo 2, limitatamente alle seguenti fattispecie:
b) per edifici a destinazione “interamente non residenziale e per edifici aventi una destinazione non residenziale superiore al 50 per cento” N46, ampliamento fino al 35 per cento e comunque non superiore a 350 metri quadrati, a condizione che nella ricostruzione si rispettino le destinazioni d’uso previste dagli strumenti urbanistici;
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Art. 5 - (Interventi di recupero degli edifici esistenti)
N71 N8
1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici “e dei regolamenti” N46 edilizi comunali vigenti o adottati N41 sono consentiti, previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6:
a) interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali, nonché delle unità immobiliari ad altri usi destinati, degli edifici di cui all’articolo 2, comma 1, a destinazione residenziale per almeno il 50 per ce
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Art. 6 - (Titoli abilitativi e termini per la presentazione delle domande)
1. Fermi restando i nulla osta, le autorizzazioni ed ogni altro atto di assenso comunque denominato previsti dalla normativa statale e regionale vigente e fatto salvo quanto previsto dal comma 2, gli interventi di cui agli articoli 3, 3 bis, 3 ter, “3-quater,” N31 4 e 5 sono consentiti previa denuncia di inizio attività (DIA) ai sensi dell’articolo 23 del dpr 380/2001 e successive modifiche, fermo restando quanto dovuto a titolo di oneri concessori ai sensi della normativa vigente. Per gli interventi straordinari da realizzare nei territori ricadenti “nelle zone a rischio idrogeologico di cui all’articolo” N65 2, comma 2, lettera e), ai fini dell’ottenimento del titolo abilitativo edilizio deve essere, altresì, acquisito il parere “dell’ente competente” N65, da rendersi entro sessanta giorni dalla richiesta, decorsi i quali si intende favorevolmente reso.
2. Gli interventi di cui agli articoli 3 ter “, 3-quater” N31 e 4, con una superficie utile esistente superiore a 500 metri quadrati, sono consentiti previa acquisizione del permesso di costruire, il cui ottenimento è subordinato all’esito di una apposita conferenza dei servizi “ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 R (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e successive modifiche” N66, convocata N67 entro novanta giorni dalla presentazione della domanda di permesso,
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Capo II bis - (Ulteriori misure per il settore edilizio)
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Art. 7 - (Programma integrato per il ripristino ambientale)
1. Allo scopo di riqualificare e recuperare i territori caratterizzati dalla presenza di elevate valenze naturalistiche, ambientali e culturali, i comuni, sulla base di iniziative pubbliche o private, anche su proposta di consorzi, imprese e cooperative con documentata capacità tecnico-organizzativa ed economica adeguata all’importo dei lavori oggetto della proposta medesima, adottano, ai sensi della l.r. 22/1997 e successive modifiche programmi integrati finalizzati al ripristino ambientale ed all’incremento della dotazione di standard urbanistici, mediante la demolizione di porzioni di tessuti edilizi o di singoli edifici legittimamente realizzati “o legittimati” N79 in aree sottoposte a vincoli ambientali, paesaggistici e in aree naturali protette.
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Art. 7 bis - (Programma integrato per il riordino urbano e delle periferie)
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Art. 8 - (Programma integrato per il riordino urbano e delle periferie)
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Art. 9 - (Misure per la riqualificazione urbanistica)
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Art. 10 - (Modifica alla legge regionale 16 aprile 2009, n. 13 “Disposizioni per il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti”)
1. La lettera f), del comma 1 dell’articolo 3 della l.r. 13/2009 è sosti
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Art. 11 - (Modifiche alla legge regionale 26 giugno 1997, n. 22 “Norme in materia di programmi integrati di intervento per la riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale del territorio della Regione”)
“1. Il comune adotta i programmi integrati di cui all’articolo 3, presentati da soggetti pubblici o privati, entro il termine di sessanta giorni dalla data di presentazione, ovvero di novanta g
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CAPO III - EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA E SOCIALE
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Art. 12 - (Edilizia residenziale sociale. Prime disposizioni per il diritto all’abitare)
1. In attesa della disciplina organica in materia di edilizia residenziale sociale, al fine di garantire il diritto all’abitare, la Regione promuove sul proprio territorio, con il concorso di enti locali, aziende pubbliche, fondazioni no profit, imprese sociali, banche etiche e di altri soggetti senza scopo di lucro nonché delle imprese di costruzioni e delle cooperative di abitazione, l’edilizia residenziale sociale, intesa come disponibilità di alloggi realizzati o recuperati da operatori pubblici e privati, con il ricorso a contributi o agevolazioni pubbliche quali esenzioni fiscali, assegnazioni di aree od immobili, fondi di garanzia, agevolazioni di tipo urbanistico, destinati alla locazione permanente a canone sostenibile o a riscatto, ai sensi dell’articolo 15, comma 5. Rientra, altresì, nell’edilizia residenziale sociale l’albergo sociale, consistente in una struttura residenziale in grado di fornire una sistemazione alloggiativa temporanea con servi
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Art. 13 - (Indirizzi ai comuni per garantire il passaggio da casa a casa di particolari categorie sociali)
1. Al fine di contenere il disagio abitativo e di garantire il passaggio da casa a casa dei soggetti aventi i requisiti di cui all’articolo 1 della legge 8 febbraio 2007, n. 9 (Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari
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Art. 14 - (Misure a sostegno dei soggetti che hanno contratto o contrarranno mutui per l’autocostruzione per l’acquisto della prima casa e per l’autorecupero)
2. Accanto al fondo di solidarietà per i mutui istituito dall’articolo 13 della legge regionale 24 dicembre 2008, n. 31 (Legge finanziaria re
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Art. 15 - (Programmazione regionale dell’edilizia residenziale sociale e piano straordinario decennale di edilizia sovvenzionata)
2. Nella programmazione regionale di cui al comma 1 sono ricompresi, in particolare, gli interventi comunque rivolti all’incremento dell’offerta abitativa da d
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Art. 15 bis - (Interventi di edilizia per mutuo sociale)
2. In aggiunta a quanto previsto dall’articolo 15, comma 4, sono promossi interventi di edilizia sovvenzionata per mutuo sociale, inteso come uno strumento messo a punto dalla Regione, utile ed idoneo ad affrontare il problema dell’emergenza casa, attravers
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Art. 16 - (Misure urgenti per gli immobili della Regione, delle ATER, degli altri enti dipendenti della Regione e degli enti locali)
1. Al fine di incrementare l’offerta di alloggi sociali, la Regione, le ATER e gli altri enti dipendenti dalla Regione e gli enti locali, in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi, possono eseguire sugli edifici di loro proprietà, sia a destinazione non residenziale che residenziale, rispettivamente, il cambio di destinazione ad uso residenziale, con o senza opere, nonché il frazionamento di unità abitative con il rispetto della superficie minima stabilita nel regolamento edilizio che, in assenza di specifica previsione, non può essere inferiore a 38 metri quadrati. Le ATER e gli enti locali possono, altres&igr
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Art. 17 - (Riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica)
b) la variazione in edilizia residenziale sociale degli standard urbanistici, eventualmente eccedenti rispetto a quanto previsto dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, qualora si accerti, nell’ambito del piano di zona, il rispetto della misura minima inderogabile riferita al n
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Art. 18 - (Standard per l’edilizia residenziale sociale)
1. Fatto salvo quanto disciplinato dalle norme di attuazione degli strumenti urbanistici vigenti, al fine di soddisfare il fabbisogno di alloggi sociali ed evitarne la concentrazione in circoscritti ambiti urbani, negli strumenti urbanistici generali di nuova formazione e nei relativi strumenti attuativi, nonché nelle varianti generali di nuova formazione, alle aree necessarie per la dotazione degli standard urbanistici di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968 sono aggiunte le aree o immobili per la realizzazione degli interventi di edilizia residenziale sociale, in applicazione dell’articolo 1, commi 258 e 259, della l. 244/2007 da ced
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Art. 19 - (Accelerazioni procedurali per gli interventi di edilizia residenziale pubblica)
1. Al fine di accelerare la conclusione degli interventi regionali di edilizia residenziale pubblica già programmati e finanziati, con particolare riferimento a quelli attribuiti alle ATER, assicurando l’efficace utilizzo delle risorse disponibili, la Reg
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Art. 20 - (Fascicolo del fabbricato di edilizia residenziale pubblica)
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Art. 21 - (Modifiche alla legge regionale 22 dicembre 1999, n. 38 “Norme sul governo del territorio” e successive modifiche)
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Art. 22 - (Modifica all’articolo 66bis della l.r. 38/1999)
1. Al comma 1 dell’articolo 66bis della l.r. 38/1999 dopo le parole: “pro
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Art. 22-bis (Disposizioni transitorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa per Roma capitale)
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Art. 23 - (Osservanza degli standard urbanistici)
1. Qualora i comuni, nella formazione dei nuovi strumenti urbanistici generali, utilizzino, al fine di migliorare la qualità abitativa, parametri dimensionali per ogni a
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Art. 24 - (Realizzazione di opere di urbanizzazione primaria)
1. Al fine di consentire il completamento delle opere di urbanizzazione primaria dell
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Art. 25 - (Disposizioni per favorire il recupero dei nuclei edilizi abusivi e definizione delle domande di sanatoria edilizia)
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Art. 26 - (Modifiche alla legge regionale 2 luglio 1987, n. 36 “Norme in materia di attività urbanistico-edilizia e snellimento delle procedure” e successive modifiche)
N261. L’articolo 1 della l.r. 36/1987 è sostituito dal seguente:
“Art. 1 — 1. I piani particolareggiati ed i piani di lottizzazione di cui alla legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), i piani di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167 (Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e popolare) e quelli previsti dall’ articolo 27 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, in materia di programmi e coordinamento di edilizia residenziale pubblica, i piani di recupero del patrimonio edilizio esistente di cui all’articolo 28 della legge 5 agosto 1978, n. 457 (Norme per l’edilizia residenziale), nonché dei nuclei abusivi e i toponimi, i programmi di intervento di cui all’articolo 11 del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 398 (Disposizioni per l’accelerazione degli investimenti ed il sostegno dell’occupazione e per la semplificazione dei procedimenti in materia edilizia) convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, e successive modifiche, i programmi integrati di intervento di cui alla legge regionale 26 giugno 1997, n. 22 (Norme in materia di programmi integrati di intervento per la riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale del territorio della regione) nonché ogni ulteriore piano attuativo dello strumento urbanistico generale non sono sottoposti ad approvazione regionale quando comportano le varianti allo strumento urbanistico generale di seguito elencate:
a) la viabilità primaria per la parte che interessa il comprensorio oggetto dello strumento attuativo, a condizione che le modifiche alla stessa apportate non compromettano l’attuazione delle previsioni dello strumento urbanistico generale per la parte esterna al comprensorio medesimo e non mutino le caratteristiche della viabilità quali risultano fissate da dette previsioni;
b) l’adeguamento dello strumento urbanistico generale ai limiti e rapporti fissati dal decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici
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Art. 27 - (Prevenzione del rischio sismico. Adeguamento della legge regionale 5 gennaio 1985, n. 4 “Prime norme per l’esercizio delle funzioni regionali in materia di prevenzione del rischio sismico. Snellimento delle procedure”)
1. Con regolamento autorizzato adottato ai sensi dell’articolo 47, comma 2, lettera c), dello Statuto, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale disciplina, in conformità alla normativa statale vigente in materia di prevenzione del rischio sismico e, in particolare, alle disposizioni di cui al capo IV, sezione II, del d.p.r. 380/2001 e dell’articolo 20 della legge 10 dicembre 1981, n. 741 (Ulteriori norme per l’accelerazione delle procedure per l’esecuzione di opere pubbliche), i criteri e le modalità per la presentazione dei progett
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Art. 28 - (Modifiche alla legge regionale 12 settembre 2002, n. 31 “Istituzione del fascicolo del fabbricato” e successive modifiche)
2. Al comma 1 dell'articolo 4 della l.r. 31/2002 le parole da: “, con le modificazioni” a:”nel tempo” sono sostituite dalle seguenti: “. La valutazione delle condizioni di sicurezza e staticità del
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Art. 29 - (Modifiche alla legge regionale 3 agosto 2004, n. 10 “Interventi straordinari in favore di soci di cooperative edilizie in difficoltà economiche” e successive modifiche)
2 ter. Ai soci delle cooperative edilizie di cui al comma l che, alla data di entrata in vigore della presente legge, non abbiano ottenuto la liquidazione della sovvenzione regionale finanziata in base al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398 (Disposizioni per 1'accelerazione degli investimenti a sostegno dell'occupazione e per la semplificazione dei procedimenti in materia edilizia.) convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, ancorché erogata nella misura del 30 per cento, si applicano le disposizioni di cui alla 1. 179/1992 per consentire la trasformazione della locazione a termine in proprietà degli alloggi. A tal fine le cooperative interessate richiedono alla Regione l’autorizzazione alla trasformazione e provvedono al conseguente adeguamento della convenzione stipulata con i comuni.”.
L. R. Lazio 16/04/2009, n. 13
Disposizioni per il recupero a fini abitativi e turistico ricettivi dei sottotetti esistenti.
L.R. Lazio 03/08/2004, n. 10
Interventi straordinari in favore di soci di cooperative edilizie in difficoltà economiche.
L.R. Lazio 12/09/2002, n. 31
Istituzione del fascicolo del fabbricato.
L. R. Lazio 26/06/1997, n. 22
Articolo 6, comma 4 bis, comma 4 ter, comma 4 quater; articolo 7, comma 1, comma 5 bis.
Articoli 2, comma 1, lett. b); 3-ter, comma 9-quater.
Articolo 4, comma 1, lett. c)
Articoli 2, commi 1, lett. b), 2,lett. a), b), c), d), e), f), g), 5, 5 bis; 3, commi 1, lett. c), 2 bis, 5, 6, 7, 10; 3 ter, commi 1, lett. a), b), c), 1 bis lett. d), f), f bis), f ter), 1 ter, 2, 3, 4, 5, 6, 6 bis, 78, 9 ter; 3 quater, rubrica, commi 1, 2, 2 bis; 4, commi 1, lett. b), d), 2 bis, 3, 4 lett. a), 4 bis, 8 bis; 5, comm1 1, 2 bis; 6, commi 1, 2, 2 bis, 2 ter, 2 quater, 4, 5; 15 bis
L. R. Lazio 08/08/2014, n. 8
Modifiche alle leggi regionali 6 luglio 1998, n. 24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e delle aree sottoposti a vincolo paesistico) e 11 agosto 2009, n. 21 (Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale) e successive modifiche.
Articoli 2, comma 2, lett. c); 3, comma 1; 3 ter, comma 1; 3 quater, comma 1; 4, comma 1; 5, comma 1; 7; 7 bis
artt. 2, 3, 3 ter, 3 quater, 4, 5, 6, 7, 15 bis, 22 bis, 25,
artt. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 12, 14, 16, 17, 18, 25
artt. 3 ter, 6 comma 4, 16 comma 4 ter
Delib.G.R. Lazio 08/10/2010, n. 431
L.R. 11 agosto 2009, n. 21, art. 9 e Delib. G.R. n. 985/2009. Fissazione al 30 luglio 2011 del termine per la presentazione delle istanze di finanziamento per la realizzazione di opere pubbliche inserite nei programmi integrati di intervento di cui agli artt. 7 e 8 della L.R. 21/2009.
L. R. Lazio 03/02/2010, n. 1
Modifiche alla L.R. 11 agosto 2009, n. 21 (Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale) e successive modifiche.
Articoli 4, comma 4, lett. b); 20.
La legge modifica la L.R. 21/2009, legge di attuazione del Piano Casa; in particolare la legge abroga le disposizioni inerenti il fascicolo del fabbricato.
Con tale provvedimento, dunque, il testo normativo viene adeguato in relazione alla pronuncia negativa da parte della Corte Costituzionale sulla predisposizione obbligatoria del fascicolo del fabbricato quale requisito per la realizzazione degli interventi edilizi oggetto della L.R. 21/2009.
Articoli 3, comma 5; 27, comma 3 bis.
Articolo 2, comma 1, lettera b).
Deliberaz. G.R. Lazio 09/02/2016, n. 36
Approvazione circolare esplicativa: "Indirizzi e direttive per l'applicazione del "Piano Casa" alla luce delle modifiche ed integrazioni apportate alla l.r. n. 21/2009 dalla l.r. n. 10/2014".
Articoli 2, commi 1, 2 lett. a), b), c), d), e), f), g), 5, 5 bis; 3, commi 6, 8; 3 ter, commi 1, 3, 6; 4; 6
Articoli 3, 3 ter, comma 1; 4, comma 1
Regolam. R. Lazio 28/12/2012, n. 18
Determinazione dei criteri e modalità per la definizione del canone calmierato per l'edilizia sociale ai sensi dell'articolo 3 ter della legge regionale 11 agosto 2009, n. 21 e successive modifiche.
art. 3 ter, comma 1 bis
Deliberaz. G.R. Lazio 08/05/2012, n. 184
Circolare esplicativa: «Piano Casa della Regione Lazio. Ulteriori indirizzi e direttive per la piena ed uniforme applicazione degli articoli 3 ter, 4, 5 e 6 della legge regionale Lazio n. 21/2009, come modificati, integrati, introdotti e sostituiti dalla legge regionale Lazio n. 10/2011». Approvazione.
artt. 3 ter, 4, 5, 6
Il provvedimento, che segue la precedente circolare pubblicata con Deliberazione 26/01/2012, n. 20, recante indirizzi applicativi in merito agli artt. 2, 3 e 6 della L.R. 21/2009, è finalizzata a fornire chiarimenti interpretativi ed operativi sulle disposizioni inerenti il cambio di destinazione d'uso, la sostituzione edilizia e gli interventi di recupero di edifici non residenziali per destinarli a residenza di cui agli artt. 3-ter, 5 e 6 della medesima legge regionale. Di seguito, in sintesi, alcuni dei chiarimenti forniti dalla Circolare in merito al comma 1 del citato art. 3-ter.
Destinazioni residenziali e non residenziali - Ai sensi dell'art. 3-ter, comma 1, sono ammessi cambi di destinazione d'uso a residenziale con ampliamento entro il limite del 30% della superficie utile esistente degli edifici di cui all'art. 2 aventi destinazione non residenziale.
Il tenore della disposizione non ne esclude l'applicazione agli edifici «misti», ossia, a quei fabbricati in cui porzioni di edificato con destinazione residenziale convivono, nello stesso corpo di fabbrica, con porzioni «aventi destinazione non residenziale». In tal caso, ovviamente, la norma troverà applicazione per le sole unità immobiliari dell'edificio aventi destinazione non residenziale, che non dovrà necessariamente essere la destinazione esclusiva del fabbricato.
La norma troverà applicazione anche agli immobili «misti» che risultino in corso di realizzazione sempre tenendo presente il criterio per cui, in tali ipotesi, deve comunque farsi riferimento alla sola porzione con destinazione non residenziale. Pertanto, l'edifico misto per cui risulti tempestiva comunicazione di inizio lavori dovrà considerarsi interamente in corso di realizzazione, salvo che non sia intervenuta comunicazione di fine lavori parziale relativa alla porzione non residenziale del fabbricato.
Interventi ammissibili - Sempre il comma 1 dell'art. 3-ter, precisa che i cambi di destinazione d'uso degli edifici, da non residenziale a residenziale, sono consentiti attraverso interventi di ristrutturazione edilizia, di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, e di completamento, con ampliamento entro il limite del 30% della superficie utile esistente.
Dovendo chiarire il rapporto intercorrente tra gli interventi di ristrutturazione edilizia e quelli di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, viene precisato che la legge in commento usa sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione per indicare un intervento edilizio consistente nell'integrale demolizione e successiva ricostruzione dell'edificio, con l'effetto che il fabbricato originario risulti integralmente sostituito dal nuovo corpo di fabbrica. Tuttavia, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. d), del D.P.R. 380/2001, anche l'ipotesi di integrale demolizione e ricostruzione viene, in talune ipotesi, annoverata tra i casi di ristrutturazione edilizia, occorrendo però che l'edificio generato all'esito di tale intervento - pur risultando in tutto od in parte diverso da quello preesistente - conservi intatte la volumetria e la sagoma del corpo di fabbrica originario.
In conclusione, se all'esito dell'intervento su edifici esistenti, la volumetria e/o la sagoma dell'edificio originario risultano modificate, si configura un intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione edilizia, mentre nel caso in cui siano alterati altri parametri edilizi dell'edificio, ma non la volumetria e la sagoma, allora l'intervento ricadrà nell'ambito della ristrutturazione edilizia fornita dal D.P.R. 380/2001.
Deliberaz. G.R. Lazio 26/01/2012, n. 20
Circolare esplicativa: "Piano Casa della Regione Lazio. Primi indirizzi e direttive per la piena ed uniforme applicazione degli articoli 2, 3 e 6 della legge regionale Lazio n. 21/2009, come modificati, integrati e sostituiti dalla legge regionale Lazio n. 10/2011". Approvazione.
La Regione Lazio ha emanato l'attesa Circolare esplicativa contenente criteri e direttive per la piena ed uniforme applicazione della L.R. 21/2009 sul Piano Casa, a seguito delle modifiche introdotte dalla L.R. 10/2011, che dovrebbero dare risposta agli innumerevoli dubbi espressi da amministrazioni pubbliche, categorie professionali e operatori. Si riporta di seguito un estratto dei principali chiarimenti forniti.
Operatività del Piano Casa e rapporti con la disciplina edilizia «a regime» - La Circolare chiarisce in primo luogo che la legge regionale è fonte prevalente sulle difformi disposizioni della normativa pianificatoria comunale, trattandosi oltre tutto in questo caso di norme di carattere speciale e derogatorio, le quali prevedono espressamente che gli interventi previsti possono essere ammessi anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi comunali, sia vigenti che adottati.
Per le stesse motivazioni viene inoltre viene chiarito che l’assentibilità degli interventi ammessi dal Piano Casa regionale non resta subordinata ai principi ed alle previsioni contenute nell’ordinamento edilizio «a regime» dovendo rispondere agli specifici principi di carattere speciale dettati dal Piano Casa statale e dal Decreto sviluppo (D.L. 70/2011).
Requisiti per l'ammissibilità degli interventi - La Circolare interviene su alcuni degli aspetti che maggiormente avevano suscitato dubbi applicativi alla prima lettura delle modifiche introdotte dalla L.R. 10/2011.
In particolare, le condizioni specificate alle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 2 della L.R. 21/2009, devono sussistere alla data di entrata in vigore della legge di modifica 10/2011 (28/08/2011), seppure dalla formulazione della norma sembrava si dovesse fare riferimento alla originaria entrata in vigore della L.R. 21/2009.
Edifici in corso di sanatoria - Rispetto a tali ipotesi, la norma chiede che il titolo edilizio a sanatoria dell’immobile risulti intervenuto, anche per silenzio-assenso, entro il termine ultimo, fissato dall’art. 6, comma 4, al 31/01/2015, per la presentazione della domanda volta al rilascio del titolo abilitativo necessario alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano Casa regionale.
Parametri di riferimento per il computo degli ampliamenti ammissibili - Il comma 1 dell’art. 3, nel ragguagliare gli interventi ammessi ai «limiti massimi relativi alla volumetria esistente o alla superficie utile», indica due parametri dimensionali (il volume o la superficie) assolutamente alternativi, e quindi, una volta scelta una delle due unità di misurazione, a quella andrà uniformemente riferito l’intero progetto dell’intervento, sia nell’ammontare delle preesistenze e dell’ampliamento, sia nella quantificazione degli oneri connessi al rilascio del titolo edilizio.
La Circolare chiarisce altresì che in ogni ulteriore ipotesi in cui, per dare applicazione alla L.R. 21/2009, occorra procedere a conversioni di volumi in superfici o viceversa, è possibile, in mancanza di appositi criteri forniti dallo strumento urbanistico generale, applicare la formula: S=V/3,20 ovvero V=Sx3,20.
Qualora in ogni caso venga utilizzato il parametro della superficie, questa deve rappresentare la SUL (Superficie Utile Lorda) con esclusione dal calcolo della superficie esistente relativa a terrazzi, balconi, scale, ascensori ed androni.
Ampliamento di edifici plurifamiliari - Per tentare di dare risposta a quello che ha rappresentato il principale dubbio, relativo alla casistica di interventi che dovrebbe essere più numerosa, la Circolare chiarisce in primo luogo che per «unità immobiliare con specifica autonomia funzionale» deve intendersi una porzione di fabbricato o la singola unità immobiliare con accesso autonomo dall’esterno del fabbricato.
Ciò posto, l’edificio plurifamiliare sarà ampliabile fino al 20% della preesistenza col limite massimo di 70 mq per ciascuna unità immobiliare dell’edificio dotata di specifica autonomia funzionale. Opera in proposito il richiamo al comma 8 dell'art. 3, ove si legge che «Per gli edifici costituiti da più unità immobiliari, le percentuali di cui al comma 1 sono applicabili proporzionalmente alle singole unità e gli ampliamenti devono essere realizzati sulla base di un progetto unitario, riguardante l’intero edificio, fatta salva la fattispecie di cui al comma 1, lettera a), per la quale l’ampliamento fino al 20 per cento della volumetria o della superficie utile esistente, è applicabile integralmente alla singola unità immobiliare» dotata di specifica autonomia funzionale.
I proprietari delle singole unità immobiliari residenziali non dotate di specifica autonomia funzionale possono accordarsi di concentrare l’intero incremento ammissibile, pari al 20% delle preesistenze costituite dalle singole unità, in un unico ampliamento, realizzabile in questo caso anche su parti comuni dell’edificio (terrazza condominiale, lastrico solare, giardino comune. etc), col limite massimo complessivo di 70 mq, anche creando una nuova unità immobiliare oppure ripartendo tale superficie proporzionalmente per ciascuna unità immobiliare costituente l’edificio stesso.

References: Art. 3

Art. 3

Art. 3

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Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26
 articolo 27

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Articolo 6
 articolo 7

Articolo 4
 art. 9

Articolo 2

art. 3
 art. 3