Source: http://archivio.comitatinrete.it/chisiamo.htm
Timestamp: 2019-10-20 21:29:06+00:00

Document:
Minority Report: rifiuti, ambiente, energia …democrazia.
Affrontando una dimensione reticente ed irreale, come un copione di fantapolitica, noi cittadini abbiamo scoperto le carte dell'inceneritore di biomasse da 80 megawatt termici a Schieppe di Orciano:
l'incredibile incoerenza di un progetto carente e rattoppato, poi pubblicizzato con le solite frasi obbligatorie quali "uso della migliore tecnologia possibile" ci ha reso coscienti di come le parole siano scudi, alzati nel vano tentativo di palesarsi ligi ai regolamenti ed alle direttive, parole prive di senso se confrontate con la realtà.
Ci siamo chiesti che senso avesse autorizzare un inceneritore (perché di questo si tratta), in una zona ZPS nella quale vicinanza oltretutto già persistono elementi di disturbo di quell'equilibrio ambientale che non solo si dovrebbe tutelare, ma valorizzare. Che senso avesse inoltre autorizzare un progetto propagandato quale "altamente tecnologico" per fornire energia ad aree industriali situate a decine di chilometri di distanza (per non parlare dell'obbligo della cogenerazione, rattoppato poco credibilmente poi: pena la dispersione di 60 megawatt termici), che senso avesse scegliere la combustione di biomasse e Combustibile da Rifiuti in una zona che può vivere di agricoltura di qualità e di agriturismo.
Ci siamo chiesti quali sarebbero stati i danni subiti da molti per rispetto della sudditanza al potere politico-economico di pochi.
Ci siamo chiesti inoltre se l'atteggiamento irato, sprezzante e spesso diffamatorio di politici ed amministratori regionali e locali, ogni volta che gli si chiedevano spiegazioni o si evidenziavano le contraddizioni, fosse dovuto alla totale sicurezza di poter sbagliare impunemente, e ad un ormai incancrenito meccanismo di potere o di spartizione di potere che vede le gente comune totalmente passiva.
Dopo essere riusciti, a prezzo di grandi fatiche e testardaggine, ad acquisire i misteriosi progetti riguardanti l'inceneritore, a far pronunciare pubblicamente i politici locali in merito, ad evidenziarne i sofismi, a rendere partecipi migliaia di persone a questo processo di democrazia composto da informazione e dibattito, non possiamo che rilevare in breve i punti eticamente dolenti di questa battaglia, ricordando che tutti i fatti citati sono documentati sul sito.
" Esiste un rapporto feudale tra cittadini e classe dirigente. Non sempre esiste libero accesso ai documenti poiché spesso ci si serve delle restrizioni previste dalla legge (diritto alla privacy, tutela di indagini giudiziarie in corso ecc.) nei confronti dei comuni cittadini per rendere praticamente impossibile l'accesso alle informazioni senza l'ausilio di un legale, ed il ritardo nell'accesso legittimo non viene ovviamente risarcito.
Questo è stato il nostro caso per l'acquisizione del progetto dell'inceneritore, e per il processo farsa di "coinvolgimento" dei soggetti previsti nella Conferenza di servizio per l'autorizzazione al progetto.
" La complessità e l'interdipendenza plurilaterale di leggi e regolamenti fa sì che gli amministratori possano servirsene in maniera ambigua, agendo sino a snaturare la norma quando questa serve ai loro interessi, tirandola come un elastico, ed invece omettendo di usarla quando la sua applicazione lederebbe interessi da proteggere.
Questo è il caso della ZPS di Tavernelle di Serrungarina, che viene magnificata dallo studio WWF patrocinato dall'Assessore regionale all'ambiente Marco Amagliani per la Rete Ecologica delle Marche. Lo stesso assessore è però poi il primo a chiedere che l'inceneritore venga autorizzato, scordandosi ogni norma, ed ogni bel discorso pubblico su fiume, fauna, flora, ecotipi, salute.
" Dispensare promesse è un rito che fa parte del balletto elettorale. Ma l'elettorato non ha reale controllo sull'operato degli eletti.
Stiamo ancora aspettando che la risoluzione adottata dal Consiglio regionale marchigiano contro l'autorizzazione dell'inceneritore sia tenuta in considerazione dalla Giunta; come dovrebbe, visto che è il Consiglio il massimo organo rappresentativo della volontà dei cittadini.
La Giunta invece si è disimpegnata emettendo una serie di delibere in violazione a note norme: e scordando che la legislazione sulla Valutazione d'Impatto Ambientale prescrive dei tempi e dei modi rispetto ai quali la Regione Marche è già fuori da ogni legalità. Impunemente.
" L'appartenenza ad una "casta" fa sì che molti politici si tramandino una visione riduttiva del loro elettorato: questuante, esigente, ma sempre manipolabile e soprattutto… ignorante.
I "nostri" politici hanno una visione da servi della gleba dei loro elettori. I cittadini sono dunque ignoranti? E' purtroppo quello che pensano, o sperano, molti dei nostri amministratori. Possiamo fare un elenco empirico di alcune di queste convinzioni:
-sperare o credere che i cittadini non sappiano qual è la legislazione vigente sulle biomasse, propagandare quindi le biomasse come innocui e fiabeschi prodotti dei boschi, tacendo che per biomassa in Italia si intende anche (e soprattutto) combustibile da rifiuti.
-sperare che i cittadini non capiscano qual è l'importanza di una zona naturale protetta per la loro salute e la loro economia, e che non si chiedano chi ci guadagna a renderla edificabile ed industrializzabile.
-sperare che i cittadini credano ai numeri forniti sul fabbisogno energetico, senza verificarli e chiedersi se vi siano altri punti di vista, oltre a quelli dei consulenti di chi governa.
" La conoscenza scientifica non è più solo appannaggio dei pochi scienziati seduti alla corte dei potenti. La conoscenza scientifica non indica solo una strada, ma è una questione di punti di vista e di interessi divergenti. Molti cittadini non sono solo in grado di acquisire conoscenze, molti di essi sono anche competenti.
E' dal sapere alternativo a quello propagandato dalle multinazionali dei rifiuti e dell'energia che scaturiscono progetti differenti e che fanno l'interesse dei cittadini e non il profitto di un'unica compagine di investitori od azionisti.
" Il modellare le scelte economiche sulla base delle esigenze di questo o quel gruppo politico-economico di pressione, ha dato luogo a scelte irrazionali e senza futuro, prive di spinta dal basso ma spinte solo dai soldi dei cittadini usati a sproposito, per progetti poi sabotati o smantellati una volta mutato l'assetto di potere. La roulette gira, la pallina cade sul rosso o sul nero, ma sono i cittadini a farla girare come criceti, ed a pagare le conseguenze di scelte sbagliate, fuori tempo, mal dimensionate, spesso irreparabili.
" E' incredibile come molti politici si barcamenino, a seconda delle convenienze, contraddicendo con le loro scelte la politica del loro partito. Purtroppo nella nostra regione dobbiamo assistere al pietoso spettacolo di politici del Prc, il cui responsabile nazionale Naggi all'energia ha fatto da poco cocenti dichiarazioni sulla truffa dei sussidi all'incenerimento, che invece sostengono il progetto di Schieppe quasi si trattasse di un innocuo pittoresco caminetto. Pietoso perché, una volta in difficoltà, addossano tutta la responsabilità del procedimento al Tecnico regionale, e criticano i Comitati affermando che loro, i politici, non possono ascoltare pochi cittadini (noi!) ma debbono rifarsi alla più ampia maggioranza dei loro elettori (appunto: ma Rifondazione a livello nazionale è contraria all'incenerimento!).
La coscienza, dettata anche dal buon senso, che sia meglio investire su azioni controllabili dai cittadini, e che portino profitto ai cittadini, e non su progetti controllati da pochi, ha però sviluppato un'infinita serie di proposte sulla gestione di rifiuti ed energia, prese in considerazione dalla Rete nazionale rifiuti zero, che diffondiamo arricchendola con alcune note riguardanti la situazione locale, augurandoci che dipanino le nebbie della retorica e del tornaconto.
Clima, emissioni gassose, una tragedia annunciata.
Abbiamo assistito in questi giorni allo svolgimento della Conferenza di Nairobi sul clima, portatrice di risultati ambigui, poiché la verifica del Protocollo di Kyoto è stata rimandata al 2008 anche se la vertenza coi paesi recentemente industrializzati sarebbe invece sempre più urgente.
Entro il 2012 il Protocollo aveva previsto la riduzione dei gas serra clima-alteranti del 5,2% rispetto al 1990. Ma la mancata ratifica di Usa e Australia, e quella tardiva della Russia, ha bloccato l'esecuzione degli accordi, poiché doveva aderire al Protocollo un numero di Paesi tale da sottoporre alle norme stabilite almeno il 55% della produzione di gas serra mondiale.
Al problema degli stati industrializzati renitenti si aggiunge quello dell'esponenziale produzione di gas serra da parte dei Paesi emergenti nell'economia mondiale.
Si verifica così l'assurdo di questo Protocollo, che viene citato nella programmazione economica, energetica, urbanistica di Stati e regioni come se rappresentasse la punta di diamante della politica ecologica, mentre i suoi dati sono ormai superati dai nuovi eventi e dai fatti. L'organismo Onu che si occupa del monitoraggio dei cambiamenti climatici, IPCC, ha previsto che nel 2050 la riduzione necessaria della produzione di gas serra sarà del 60%!
Entro il 2010 i profughi "ambientali", attualmente 25 milioni di persone, raddoppieranno a causa di carestie, mutamenti idro-geologici, mutamenti della flora e della fauna tipici dei luoghi, diffusione di malaria ed altre malattie causate dai cambiamenti del clima.
PEAR Marche: biomasse ed "ecoballe".
Questi preoccupanti dati erano noti anche qualche anno fa ma nel Piano energetico regionale non si tiene conto delle ambiguità del Protocollo di Kyoto, né del fatto che la definizione di "biomassa" utilizzata a scopo energetico comprenda anche i combustibile da rifiuti, e che quindi il bilancio di CO2 prodotta da tali "biomasse" non può neanche minimamente essere considerato in pareggio (crescita/combustione).
Sono già note le perplessità all'uso sconsiderato delle biomasse a scopo energetico presentate da noti studiosi del settore: la riduzione della Superficie agricola utile enorme avutasi in questi anni rende molti perplessi sull'opportunità di creare gigantesche estensioni monocolturali per la produzione di combustibile da biomasse, sostenibile invece in paesi con estensioni maggiori.
La peculiarità del nostro territorio, ottimale per colture di qualità e prezioso per la sua biodiversità, consiglierebbe una drastica limitazione dell'uso energetico di biomasse a solo scopo domestico rurale e per piccole centrali dedicate, impiantabili da produttori agricoli. Invece:
"Tra le diverse fonti rinnovabili, le biomasse rappresentano una delle opzioni più concrete in termini di potenziale energetico e di sviluppo tecnologico. In aggiunta, potrebbero contribuire fattivamente al rilancio delle attività agricole, .." (Pear, linee di programmazione, pag. 17).
Invece che puntare sulla cogenerazione, sul biogas, e soprattutto sul solare e sull'eolico, le biomasse vengono presentate come maggiore risorsa per le Marche.
Ripetiamo che il combustibile da rifiuti è considerato per legge biomassa e che la plastica da petrolio è considerata combustibile "assimilabile" alle fonti rinnovabili!
Ci sembra quindi che si sarebbe potuto fare molto di più in questo Pear, innanzitutto specificando meglio la legislazione vigente al momento dell'estensione, che ovviamente non era sconosciuta ai programmatori del Piano.
Così il Pear, quando ci spiega che si intendono programmare centrali a biomassa per "complessivi 30 megawatt elettrici - immediati - e 60 megawatt elettrici al 2015, opportunamente (in ZPS ?) dislocate sul territorio regionale. Facilitazione per l'accorpamento delle attuali autorizzazioni in un'unica unità", ci dice che si vogliono autorizzare inceneritori di rifiuti o centrali che usino come combustibile materiale d'importazione (visto che per tutti questi megawatt le Marche non ne produrrebbero neanche se bruciassimo i mobili), con conseguenze ambientali devastanti, che si unirebbero a quelle dei grandi impianti per la produzione di energia elettrica già esistenti.
Principio di precauzione: guidare a occhi chiusi
non è del tutto salutare.
Eppure la combustione dei rifiuti, come dicevamo, non solo contribuisce a peggiorare il livello delle emissioni in atmosfera ma da decenni (vedi gli studi anglosassoni e dello statunitense Paul Connet) è considerata tra le maggiori cause della diffusione di tumori a polmoni, sangue, ed altri organi interni. Giova qui dunque richiamare il principio di precauzione, che costituisce un utile strumento fornito dalla bioetica ambientale alla politica che ha il compito di governare la vita, la salute dei cittadini e delle cittadine.
Che cos'è il principio di precauzione? Si tratta di un principio che dovrebbe essere seguito in tutti i casi in cui la politica deve decidere se dare il via libera ad azioni economiche e produttive che possano provocare danno grave o irreversibile per la popolazione o per l'ambiente e dovrebbe essere applicato in tutti i casi in cui vi sia incertezza scientifica (mancanza di studi adeguati sia a livello qualitativo che a livello quantitativo, mancanza di concordia nella comunità scientifica). Il principio di precauzione invita la politica a prendere decisioni che possono essere considerate antieconomiche sulla breve distanza ma che, attraverso strumenti legali come quello della moratoria, possono sulla lunga distanza favorire la salute delle popolazioni e soprattutto la ricerca di soluzioni alternative. Un esempio chiave per comprendere l'importanza del principio di precauzione è dato dall'amianto e in particolare dall'eternit di cui tutta l'Europa e l'Italia sono disseminate nonostante la moratoria in vigore dal 1992. Sappiamo che i primi segnali scientifici sulla pericolosità dell'amianto risalgono al 1898 quindi sono precedenti al grande sviluppo che, "grazie" agli imprenditori di Casale Monferrato e poi di altre parti d'Italia ,questo prodotto ebbe nell'edilizia del nostro paese che toccò il suo punto massimo negli anni '60. Ora, grazie alla risposta della politica avvenuta quasi con un secolo di ritardo, moltissime persone si sono ammalate e sono morte di cancro e questo tipo di malattia, da stime europee, è ancora in crescita.
Il sole illumina tutti, quindi …non è "proficuo".
Dopo avere presentato le biomasse-rifiuti come panacea sostitutiva del petrolio, il Pear Marche cita per ultimo il solare, definendolo dai "costi assai elevati", e si propone di verificare se "sia possibile l'uso dei certificati verdi" per incentivarlo abbattendone i costi!
Certificati verdi, detti CIP 6, che sono finiti in tutti questi anni proprio agli inceneritori, rendendoli proficui per le industrie che li hanno impiantati, e che invece dovevano essere riservati a fonti realmente "rinnovabili".
Si calcola in un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro la somma sottratta finora all'investimento su solare ed eolico, finita nelle tasche dei soliti noti, somma pagata da tutti gli utenti Enel (7% della bolletta).
La leggina sul "conto energia" che doveva finanziare il solare l'ha invece lasciato miseramente al …verde.
Da http://www.grtn/it/ita/fotovoltaico/GraduatorieImpiantiAmmessi/PrimoTrimestre06_9.pdf
possiamo estrapolare alcuni dati sul finanziamento al solare:
ben 800 megawatt di solare da 1271 mini progetti non sono stati finanziati a norma di legge, più altri 10.500 micro progetti per un totale di altri 276 megawatt da impianti risultati idonei ma che sono rimasti esclusi perché fuori dalla capacità della legge. Per il 2006 risultano autorizzati solo 120 megawatt, mentre un potenziale di dieci volte superiore è stato bloccato.
Nel frattempo…il business della combustione dei rifiuti va avanti. E' di poco tempo fa la notizia di consultazioni tra Regione Abruzzo e Regione Marche per bruciare congiuntamente rifiuti.
E le regioni che posseggono inceneritori, come la Toscana, stilano accordi (l'ultimo di qualche giorno con la Campania fa per 4300 mc di rifiuti) per far "sparire" i rifiuti altrui.
A scapito della salute di tutti.
La corretta gestione dei rifiuti: un obbligo per la salvaguardia della salute e la vita delle generazioni future.
Da poco resi disponibili dall'Ecosportello i dati sulla percentuale di raccolta differenziata nei comuni italiani, si rileva una sconfortante arretratezza nella gestione dei rifiuti nelle grandi città (a parte Torino, tutte sono sotto il 30% di differenziata), e un'insufficiente presenza di quote superiori al 50%.
Questa situazione non migliorerà se le amministrazioni continueranno ad investire negli insalubri inceneritori. Incenerimento da considerarsi insalubre non solo per l'effetto delle polveri, delle nanoparticelle, e per l'emissione di gas clima-alterante, ma anche perché incentiva la folle politica economica di spreco e inquinamento causato dalla produzione di imballaggi e materiali non riciclabili, con grave ipoteca sulle risorse da rendere disponibili per le generazioni future non solo in materia di salute ma anche di materie prime e spoliazione del pianeta.
Democrazia, fonti energetiche, clima.
Thomas Friedman, in un articolo di quest'anno per Foreign Policy (Usa), ha saputo ben metterci in guardia sui cambiamenti che la "legge del petrolio" ha causato e causa nell'assetto democratico mondiale, segnalando i danni causati dall'uso di fonti di energia non sotto il controllo dei cittadini ma di esclusivi gruppi finanziari e/o politici.
Uno studio dell'università di Los Angeles ha messo in evidenza come "uno stato che fa molto affidamento sulle esportazioni di petrolio o di minerali tende a diventare meno democratico, mentre lo stesso fenomeno non si verifica per altri tipi di esportazioni primarie. Il fenomeno non si limita alla penisola arabica, al Medio Oriente o all'Africa subsahariana; infine, non è circoscritto ai paesi piccoli".
Azerbaigian, Angola, Ciad, Egitto, Guinea Equatoriale, Iran, Kazakistan, Nigeria, Russia, Arabia Saudita, Uzbekistan, Venezuela. Negli stati petrolieri "il prezzo del greggio e il progresso della libertà procedono invariabilmente in direzioni opposte".
"i regimi dei paesi petroliferi non sono costretti a tassare i cittadini per sopravvivere, perché gli basta trivellare un altro pozzo petrolifero, non sono neanche costretti ad ascoltare i cittadini stessi né a rappresentarne le istanze".
Non dobbiamo illuderci che questa situazione riguardi solo gli "altri", in primis perché noi stessi siamo coinvolti finché non troviamo alternative allo straconsumo di petrolio ma perché anche nel nostro Paese la privatizzazione delle risorse (innanzitutto energia ed acqua) e l'accumulo delle stesse (vedi la strategia degli inceneritori e dei gassificatori) crea imponenti poli finanziari con potenti possibilità ulteriori di incrementare il clientelismo in politica.
Rete nazionale rifiuti zero: per un nuovo paradigma
nella gestione dei rifiuti.*
*Abbiamo qui elaborato il documento presentato a Brescia 20-21 ottobre 2006,
in occasione del Convegno nazionale "VERSO LA PROSPETTIVA RIFIUTI ZERO. Oltre lo spreco,
nuove strategie per una saggia politica di governo",
promosso da Forum ambientalista.
Ringraziamo sentitamente Marino Ruzzenenti e gli amici della rete di discussione No-Inc:
coordinamentoinc@yahoo.it
Per prevenire e minimizzare la produzione dei rifiuti vanno posti nuovi obiettivi che
aggiornino il decreto Ronchi (Decreti legislativi 22/1997, 389/1997 e 426/1988 che hanno introdotto il concetto di riduzione complessiva dei rifiuti prodotti).
Gli obiettivi di raccolta differenziata si devono combinare con obiettivi precisi e quantificati di produzione di rifiuti urbani: in un triennio, le esperienze più avanzate dimostrano che si può contenere la produzione di rifiuti al di sotto di 1 Kg/die/pro capite con una raccolta differenziata oltre il 75%.
A questo obiettivo vanno finalizzati incentivi pubblici ai Comuni virtuosi, stornati dal fondo exCip6 (l'altra parte va investita esclusivamente sul risparmio energetico e nelle vere fonti rinnovabili).
Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso:
- la riduzione del numero di imballaggi e dei contenitori ed il loro riutilizzo, promuovendo il ripristino del sistema del vuoto a rendere a cominciare dai settori della ristorazione, ricezione e distribuzione;
- l'incentivazione ed il sostegno ad aziende e distributori che convertono almeno il 30% del proprio prodotto venduto in contenitori a rendere con cauzione.
- la riduzione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata "porta a porta" finalizzata al riciclaggio e sulla sistematica estrazione ad oltranza dei materiali riutilizzabili contenuti nei rifiuti stessi;
- la responsabilizzazione delle utenze domestiche, delle attività produttive e commerciali, pubbliche e degli uffici, invertendo la tendenza ad ampliare l'assimilazione agli urbani.
Una raccolta differenziata efficace, da sostenere con adeguati finanziamenti, deve essere domiciliare "porta a porta", con tariffa puntuale: solo così, è ampiamente dimostrato, si possono raggiungere gli obiettivi sopra indicati.
Seriamente Tariffa.
In particolare la tariffa sui rifiuti va modulata sulla quantità d'indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino, con iniziative d'incentivazione (sgravi e riduzioni fiscali) per quanti attuano la raccolta differenziata, il compostaggio e il conferimento alle isole ecologiche, promosse dai Comuni. Ciò comporta:
- l'eliminazione di tutti i contenitori stradali multiutente (campane, cassonetti) in modo da poter applicare e controllare con efficacia la tariffa puntuale sui conferimenti a domicilio o all'isola ecologica: in ogni isola ecologica va promosso un mercato dell'usato finalizzato alla riparazione ed al riuso.
- la costruzione di idonei impianti di compostaggio per il compost di qualità dislocati sul territorio e l'incentivazione della pratica dell'autocompostaggio (o compostaggio domestico) allo scopo del suo recupero.
- il sostegno all'impiego e nella gestione del verde pubblico del compost di qualità derivante dalla raccolta differenziata domiciliare della frazione umida e verde, anche in ossequio alle disposizioni sul Green Public Procurement (indirizzo legislativo che invita e/o obbliga i comuni ad acquistare cose riciclate o con un elevato tasso ecologico).
L'Integrated Product Policy: le responsabilità dei produttori… e di chi acquista.
Una corretta gestione dei rifiuti deve pianificare e controllare le diverse fasi del ciclo.
Innanzitutto bisogna estendere e rendere pratica diffusa la normativa introdotta, per ora solo sul piano giuridico, per i veicoli fuori uso, responsabilizzando i produttori della riciclabilità delle merci e del conseguente ritiro/recupero de i materiali dei beni di consumo a fine ciclo.
A questo obiettivo primario ai fini della riduzione a monte della produzione dei rifiuti, si deve accompagnare un impegno da parte delle istituzioni sulle altre fasi e problematiche del ciclo rifiuti. Vanno compresi nel tema anche accordi con il sistema delle imprese, finalizzati all'effettivo riutilizzo dei materiali raccolti. In questo quadro il governo deve provvedere alla realizzazione completa degli accordi di programma previsti nel Decreto Ronchi.
Il riciclo deve essere formalmente riconosciuto anche sul piano giuridico per il contributo importante che offre sia al risparmio energetico che all'effettiva riduzione dei gas serra: in questo contesto vanno previsti eco-incentivi specifici, ad esempio attraverso l'istituzione dei certificati bianchi per la riduzione ed il riciclaggio dei rifiuti (risparmio di materia/energia e riduzione di gas serra) che potrebbero essere gestiti dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi).
Bloccare subito la politica dell'incenerimento.
Una politica rivolta alla prevenzione -riduzione, raccolta differenziata domiciliare e trattamento dei rifiuti (allo scopo del recupero di materia) si pone, di fatto, in competizione con la scelta dell'inceneritore. Perciò vanno aboliti tutti gli incentivi (Cip6 o certificati verdi) all'incenerimento dei rifiuti, anche se finalizzato al "recupero" energetico in cogenerazione.
Tali impianti, infatti, hanno bisogno di un continuo apporto di rifiuti combustibili da smaltire
per garantire la resa e la continuità del loro funzionamento, e questo contrasta oggettivamente con le politiche di riduzione a monte come sopra delineate.
Va quindi bloccata a livello nazionale la costruzione e l'ampliamento di nuovi impianti di
Formazione e partecipazione: nuovi posti di lavoro e democrazia.
Infine vanno mobilitate alcune risorse "immateriali" decisive per una buona riuscita del progetto: informazione, formazione e partecipazione.
Appare necessario che le Istituzioni ad ogni livello, dal Governo agli Enti locali, s' impegnino in una campagna formativa ed informativa destinata agli studenti della scuola pubblica di ogni ordine e grado, e più in generale ai cittadini, sui piani di riduzione dei rifiuti, di raccolta differenziata domiciliare, sul riuso dei rifiuti, sul concetto di sostenibilità, svolta utilizzando le competenze degli esperti, della società civile e delle associazioni.
La prospettiva rifiuti zero secondo le fasi sopra delineate può realizzarsi solo attraverso la partecipazione consapevole e responsabile dei cittadini nei processi decisionali e nella concreta attuazione del progetto.
La stessa raccolta domiciliare di qualità, inoltre, presuppone un diverso ruolo degli stessi operatori ecologici, investiti di nuove competenze e responsabilità.
Una politica di gestione dei rifiuti, del risparmio energetico e di materiali, del riciclo e riuso, l'incentivazione di meccanismi di condivisione collettiva di responsabilità e di profitti contribuirà a rafforzare il tessuto economico locale e influirà positivamente sulla creazione di nuovi posti di lavoro.
Documento a cura del Coordinamento dei Comitati per la difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano.
dal primo incontro pubblico sulle conseguenze dell'inceneritore per la salute, vogliamo esprimere stima e riconoscenza ai medici che da diverse regioni hanno reso possibile l'importante opera di informazione con la propria sensibilità, professionalità e competenza.
il Dott. Ferdinando Laghi,
la Dott.ssa Paola Montagna,
la Dott.ssa Irene Ferrero,
la Dott.ssa Patrizia Gentilini,
il Dott. Stefano Montanari.
Un ringraziamento va anche agli amici dell'Associazione Ambientalista
il Riccio di Castrovillari
per il sostegno e la solidarietà dimostrata.
"Agli amici dei Comitati delle Valli del Metauro, Cesano e Candigliano.
Difendendo il cortile di ognuno difendiamo il giardino di tutti. L'Associazione ambientalista Il Riccio di Castrovillari"
VERBALE DELL'ASSEMBLEA DEL 18.01.2006
L'anno duemilasei (2006), il giorno diciotto (18) del mese di gennaio, alle ore 21.00, in Momtemaggiore al Metauro (PU), presso l'ex teatro comunale in Piazza Italia, sono presenti i presidenti delle associazioni, dei circoli e dei comitati sottoindicati:
- COMITATO INTERCOMUNALE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE - Barchi (PU)
- COMITATO BELLARIA - Acqualagna (PU)
- COMITATO VALCESANO - Fratte Rosa (PU)
- AMPIL - Pesaro(PU)
- COOPERATIVA OTTANTA A R.L. - Montemaggiore al Metauro
- CIRCOLO METAURO TRICOLORE - Montemaggiore al Metauro
- CIRCOLO ACLI VILLANOVA - Montemaggiore al Metauro
- ASSOCIAZIONE "AMICI DI ASDRUBALE" - Montemaggiore al Metauro
I sopracitati intervenuti costituiscono il COORDINAMENTO DEI COMITATI DI DIFESA DELLE VALLI DEL METAURO, CESANO E CANDIGLIANO. Gli scopi del coordinamento, la sua organizzazione ed il funzionamento sono contenuti nel regolamento che i presenti dichiarano di conoscere e di approvare, e che viene allegato al presente atto sotto il nome di "ALLEGATO A".
Il coordinamento intende occuparsi dei temi seguenti:
- REALIZZAZIONE DI CENTRALE TERMOELETTRICA A SCHIEPPE DI ORCIANO;
- RISANAMENTO AMBIENTALE DELL'AREA EX-AGROTER - Mondavio;
- REALIZZAZIONE DELLO STABILIMENTO METALLI PLASTIFICATI S.R.L. - Acqualagna.
Per ciascuno dei suddetti temi verrà definito il progetto delle iniziative cui potranno aderire anche i soggetti singoli in qualità di "sostenitori di progetto".
COMITATO INTERCOMUNALE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE - Barchi (PU)
COMITATO BELLARIA - Acqualagna (PU)
COMITATO VALCESANO - Fratte Rosa (PU)
AMPIL - Pesaro (PU)
COOPERATIVA OTTANTA A R.L. - Montemaggiore al Metauro
CIRCOLO METAURO TRICOLORE - Montemaggiore al Metauro
CIRCOLO ACLI VILLANOVA - Montemaggiore al Metauro
ASSOCIAZIONE "AMICI DI ASDRUBALE" - Montemaggiore al Metauro
Allegato "A" al verbale dell'assemblea del 18.01.2006
Articolo 1 - SEDE - Il coordinamento elegge il proprio domicilio presso uno o più associati. La sede potrà variare secondo le esigenze e per decisione dell'assemblea degli aderenti.
Articolo 2 - SCOPI - Il coordinamento è costituito a scopo altruistico, non ha fini di lucro o carattere speculativo; è una iniziativa autonoma, pluralista, apartitica, volontaria, democratica e con utilità sociale. Fra le finalità del coordinamento rientrano:
a) Studio, informazione, sensibilizzazione circa le tematiche ambientali, di sicurezza e salute dei cittadini;
b) Progetto e adozione di strategie comuni per il perseguimento degli scopi sociali dei comitati, dei circoli e delle associazioni aderenti;
c) Scambio di informazioni e di risorse materiali ed intellettuali.
Il coordinamento, su proposta degli aderenti e dei sostenitori, individua le tematiche di cui occuparsi ed avvia il progetto delle iniziative da intraprendere.
Articolo 3 - ADESIONE AL COORDINAMENTO - L'adesione al coordinamento è libera, senza discriminazione di razza, sesso, fede religiosa, ideologia politica, ed è consentita a tutti i soggetti individuali e collettivi che ne condividano gli scopi. L'adesione da parte di ciascun comitato, circolo o associazione, è decisa da questi nel rispetto degli statuti e dei regolamenti individuali, e comporta i doveri di sostegno e partecipazione alle iniziative approvate a maggioranza dall'assemblea; ciascuna organizzazione aderente partecipa all'assemblea del coordinamento.
Per ciascun progetto avviato dal coordinamento è ammessa l'adesione anche da parte di soggetti individuali che, pur non essendo iscritti in nessuna associazione, comitato o circolo, sono interessati al tema trattato; tali soggetti assumono la qualifica di "sostenitori di progetto", collaborano con le associazioni per il conseguimento degli obiettivi stabiliti, possono avanzare proposte e suggerimenti all'assemblea del coordinamento.
Articolo 4 - FINANZIAMENTO ATTIVITA' E FONDO COMUNE - L'assemblea del coordinamento, per ciascun progetto avviato, stabilisce le modalità di finanziamento delle iniziative. Il coordinamento può altresì promuovere la raccolta di libere oblazioni volontarie a sostegno delle attività intraprese; i contributi costituiscono il fondo comune con cui il coordinamento risponde delle proprie obbligazioni.
Articolo 5 - ORGANI E POTERI - L'organo decisionale del coordinamento è rappresentato dall'assemblea dei responsabili o dei delegati di ciascuna associazione, circolo o comitato aderente, allargato ai responsabili di settore e/o di progetto. Le decisioni sono prese a maggioranza assoluta e, per ciascun progetto, viene individuato un soggetto promotore-responsabile, titolato anche alla sottoscrizione di documenti ed istanze. In mancanza di tale nomina espressa ciascun responsabile degli organismi aderenti assume i poteri-doveri di rappresentanza e promozione del coordinamento nel perseguimento dei fini prestabiliti. La convocazione dell'assemblea potrà essere richiesta anche da uno solo degli associati mediante comunicazione agli altri componenti. E' ammessa la convocazione per le vie brevi. Qualora uno o più associati ne ravvisino la necessità le sedute saranno gestite da un presidente e verbalizzate a cura di un segretario nominati di volta in volta.
Articolo 6 - RECESSO - Ciascun aderente è libero di recedere dal coordinamento mediante richiesta rivolta all'assemblea degli aderenti cui è fatto obbligo di ratificarla, qualora non sia possibile rimuoverne le motivazioni, al prima seduta utile. Qualora il recesso diventi definitivo si intenderà decorrente dalla data della richiesta.
Articolo 7 - DURATA E SCIOGLIMENTO - Il coordinamento rimane in essere fino a diversa decisione espressa dalla assemblea.
Articolo 8 - ESCLUSIONE DEGLI ADERENTI - I promotori, gli aderenti, i "sostenitori di progetto" che contravvengano ai doveri indicati dal presente Statuto possono essere esclusi dal coordinamento con delibera dell'assemblea degli aderenti, previa richiesta di comunicazione scritta contenente eventuali giustificazioni, da inviarsi al domicilio dell'aderente almeno trenta giorni prima della delibera di esclusione.
L'esclusione è prevista per i seguenti casi:
- inadempimento degli obblighi assunti a favore del coordinamento;
homepage / l'inceneritore / caso agroter / comitato acqualagna / documenti /acqua / e.mail

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8