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Timestamp: 2019-01-22 03:44:32+00:00

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Formazione dello stato passivo
I. Salvo che le leggi speciali stabiliscano un maggior termine, entro novanta giorni dalla data del provvedimento di liquidazione, il commissario forma l'elenco dei crediti ammessi o respinti e delle domande indicate nel secondo comma dell'articolo 207 accolte o respinte, e lo deposita nella cancelleria del luogo dove l'impresa ha la sede principale. Il commissario trasmette l'elenco dei crediti ammessi o respinti a coloro la cui pretesa non sia in tutto o in parte ammessa a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell'articolo 207, quarto comma. Col deposito in cancelleria l'elenco diventa esecutivo. (1)
II. Le impugnazioni, le domande tardive di crediti e le domande di rivendica e di restituzione sono disciplinate dagli articoli 98, 99, 101 e 103, sostituiti al giudice delegato il giudice istruttore ed al curatore il commissario liquidatore.
III. Restano salve le disposizioni delle leggi speciali relative all'accertamento dei crediti chirografari nella liquidazione delle imprese che esercitano il credito.
Procedure concorsuali – Società cooperativa ammessa alla procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa – Effetti per i creditori – Domanda di condanna proposta nell’ambito di un giudizio civile ordinario – Improcedibilità – Sussistenza.
Se nel corso di un giudizio civile risarcitorio la società cooperativa convenuta entra in procedura di liquidazione coatta amministrativa le relative domande di condanna diventano improcedibili, posto che tutti i i creditori, senza eccezione alcuna, devono sottostare alla verificazione dei crediti ex art. 209 l. fall. ed essere fatti valere in via amministrativa innanzi al commissario liquidatore nella fase di formazione dello stato passivo, salvo restando il successivo intervento del giudice ordinario sulle eventuali opposizioni ed impugnazioni dello stato passivo (conforme, Cass. sez. un. 13.11.1997 n.11216 in Fallimento, 1998, 1135). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 19 Aprile 2016. Segue...
Procedure concorsuali – Procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa – Effetti per i creditori – Giudizio civile pendente – Pronuncia di compensazione – Inammissibilità – Necessità di insinuazione del credito nella procedura – Sussistenza.
Non può essere pronunciata in sede civile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 56 l. fall., la compensazione di un credito vantato dalla società ammessa alla procedura di liquidazione coatta amministrativa con un controcredito della parte in bonis, specie se tale credito, come quello vantato dalla società attrice, sia illiquido, dovendo ancora essere determinato nel suo esatto ammontare, stante la sua natura risarcitoria.
Merita adesione l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui la regola per la quale le posizioni creditorie verso il fallito o l’impresa assoggettata alla procedura di liquidazione coatta amministrativa siano tutelabili esclusivamente nelle forme previste dagli artt. 92 e 209 l. fall. opera anche qualora sia chiesta la compensazione del credito con altro credito azionato in giudizio dal curatore fallimentare o dal commissario liquidatore, poiché la compensazione può essere riconosciuta soltanto in sede fallimentare o nell’ambito della procedura di liquidazione coatta amministrativa e, anche quando sia stata dedotta solo in via di eccezione, presuppone comunque l’accertamento del debito del fallito o dell’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa (vedi Cass. 4 settembre 2014 n.18691; Cass. 30 luglio 2009 n. 17749; Cass. 2008/7967; Cass. 2008/5063; Cass. 2007/13769; Cass. 2005/453). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 19 Aprile 2016. Segue...
Arbitrato - Contratto stipulato dal fallito "in bonis" - Possibilità per il curatore di disconoscere la clausola compromissoria - Esclusione - Credito vantato nei confronti di soggetto sottoposto a procedura concorsuale - Validità della clausola compromissoria - Esclusione - Fondamento - Liquidazione Coatta Amministrativa - Liquidazione - Formazione dello Stato Passivo.
La regola secondo la quale il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere tale clausola, ancorché configuri un patto autonomo, e, se il fallimento sia stato dichiarato dopo che gli arbitri siano stati già nominati ed abbiano accettato l'incarico, non può disconoscere gli effetti del rapporto già perfezionato e che ha avuto esecuzione, non si applica in relazione ai crediti vantati nei confronti di un soggetto sottoposto a procedura concorsuale (nella specie, la liquidazione coatta amministrativa). In tal caso, infatti, la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo, dovendo tutte le azioni dirette a far valere diritti di credito sul patrimonio del debitore insolvente essere accertate nelle forme previste dall'art. 52, secondo comma, legge fall., al fine di assicurare il rispetto della "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2015, n. 13089. Segue...
Formazione dello stato passivo - Partecipazione del creditore - Domanda ex art. 208 legge fall. ovvero osservazioni o istanze ex art. 207 legge fall. - Silenzio del commissario - Implicito rigetto - Opposizione allo stato passivo - Necessità - Mancanza di domande o osservazioni del creditore - Crediti non inseriti - Possibilità di domanda tardiva - Configurabilità.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, la partecipazione del creditore al procedimento di formazione dello stato passivo, attraverso la formulazione di domande ai sensi dell'art. 208 legge fall. ovvero di osservazioni o istanze ex art. 207 legge fall., è solo eventuale ma, ove esperita, comporta l'obbligo del commissario liquidatore di provvedere su di esse. Ne consegue che il silenzio mantenuto dal commissario liquidatore in ordine alle richieste formulate dal creditore e il mancato inserimento del credito nell'elenco previsto dall'art. 209, primo comma, legge fall. assume valore implicito di rigetto, contro il quale, per evitare il formarsi di una preclusione, il creditore deve proporre opposizione allo stato passivo ai sensi dell'art. 98 legge fall., mentre, ove sia mancata ogni specifica domanda od osservazione alla comunicazione del commissario liquidatore, resta proponibile la domanda tardiva del credito che non sia stato inserito nel suddetto elenco. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015. Segue...
Stato passivo - Ammissione con riserva - Circostanza condizionante erroneamente indicata dal creditore - Rigetto della domanda - Esclusione - Fondamento - Apposizione della (esatta) condizione all'ammissione del credito - Potere officioso del giudice di merito - Fattispecie.
In tema di formazione dello stato passivo, l'apposizione di una condizione all'ammissione del credito costituisce un potere officioso del giudice di merito, il quale, pertanto, accogliendo una domanda di insinuazione, può sia apporvi una condizione eventualmente prevista dalla legge e risultante dagli atti, sia rettificare l'indicazione della circostanza condizionante ivi erroneamente prospettata. (Così statuendo, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, reiettivo di un'opposizione ex artt. 98 e 209 legge fall. riguardante l'invocata ammissione del credito di regresso di un fideiussore al passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa apertasi nei confronti del debitore garantito, perché dal primo condizionata all'esito del giudizio ex art. 645 cod. proc. civ. vertente su quel credito, invece che, ai sensi dell'art. 61, secondo comma, legge fall., al totale soddisfacimento del creditore principale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2013, n. 24539. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Provvedimento - In genere - Accertamento negativo di debito promosso da debitore "in bonis" - Successiva sua sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa - Prosecuzione del giudizio da parte del commissario liquidatore - Domanda riconvenzionale dell'asserito creditore di pagamento di quel credito - Inammissibilità o improcedibilità in sede ordinaria - Fondamento - Domanda proseguita dal commissario liquidatore - Permanenza presso il giudice adito..
Nell'ipotesi di domanda di accertamento negativo di debito proposta dal debitore "in bonis" e proseguita, successivamente alla sua sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa, dal commissario liquidatore, nonché di contrapposta domanda riconvenzionale formulata dal convenuto asserito creditore per il pagamento del corrispondente credito, quest'ultima, in quanto assoggettata alle forme dell'accertamento del passivo sancite, dall'art. 209 legge fall. (nella formulazione "ratione temporis" applicabile), deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile, mentre quella proseguita dal commissario liquidatore resta davanti al Tribunale che pronuncerà al riguardo nelle forme del rito ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2013, n. 12062. Segue...
Amministrazione straordinaria - Modificazione su iniziativa unilaterale dei Commissari - Illegittimità..
Lo stato passivo di una società sottoposta ad amministrazione straordinaria disciplinata dal d.l. 26/1979, una volta formato e depositato dall’organo commissariale, non può esser modificato per unilaterale intervento di detto organo. (Alberto Caltabiano) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 16 Maggio 2013. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Ripartizione dell'attivo - Domande tardive - In genere..
In tema di appalto di opere pubbliche, la preventiva effettuazione del collaudo condiziona, ex art. 44 del d.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, l'esperimento sia dell'arbitrato che dell'azione giudiziaria, ma la sua carenza non determina "ipso iure" l'improponibilità della domanda poichè costituisce un presupposto processuale da qualificarsi più propriamente in termini di "eccezione processuale", non integrante una condizione necessaria per l'instaurazione del rapporto processuale. Da una siffatta natura deriva, quindi, che devono escludersi la rilevabilità di ufficio della carenza del collaudo, ove la parte interessata non abbia sollevato la relativa eccezione chiedendo di non procedersi, e la deducibilità di tale carenza come causa di nullità del lodo, ove la improponibilità della domanda non sia stata eccepita in sede arbitrale (Nella specie la S.C., facendo applicazione di tale principio, essendo pacifica in causa la tempestiva formulazione della predetta eccezione da parte della cooperativa controricorrente, ha confermato la sentenza impugnata che aveva dichiarato improcedibile la domanda del ricorrente, ex artt. 101 e 209 l. fall., di ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa di quest'ultima per asseriti crediti derivanti da contratti di appalto con essa intercorsi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2013, n. 3068. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Effetti per i creditori - Crediti prededucibili - Assoggettamento all'accertamento del passivo avanti agli organi della procedura - Necessità - Ragioni.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa , tutti i diritti di credito sono tutelabili esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201 (che rinvia sia all'art. 52, regolante il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, sia all'art. 51, che sancisce il divieto di azioni esecutive singolari sui beni compresi nel fallimento, senza distinguere tra creditori della massa e concorsuali), 207 e 209 legge fall.; pertanto, anche i crediti prededucibili non possono farsi valere in via ordinaria mediante azioni di condanna o di accertamento, a quella prodromico, atteso che la previsione di un'unica sede concorsuale comporta la necessaria concentrazione presso un solo organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento del passivo, e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso di tutti i creditori, e, perciò, anche di coloro la cui pretesa trovi titolo nell'amministrazione della procedura, cui è assegnato il primo posto nell'ordine di distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo, in qualità di crediti prededucibili ex art. 111 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2013, n. 339. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Ammissione al passivo di credito privilegiato - Successiva azione del commissario per la revoca della causa di prelazione - Ammissibilità - Esclusione – Fondamento.
In tema di liquidazione coatta amministrativa al commissario liquidatore non è consentito revocare la prelazione riconosciuta in sede di formazione dello stato passivo, ostandovi la natura amministrativa del procedimento e della funzione da esso espletata, né potrebbe esercitare tale potere, rimesso invece agli organi del fallimento nella fase di verifica dei crediti, nel caso in cui il procedimento non fosse stato preceduto dalla dichiarazione d'insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Luglio 2012, n. 11649. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Verificazione dei crediti - Procedimento amministrativo - Sussistenza - Deposito dello stato passivo - Osservazioni dei creditori - Presupposto di ammissibilità dell'opposizione - Esclusione.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - In genere - Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano - Poteri autoritativi - Sussistenza - Fondamento - Liquidazione coatta amministrativa - Relative norme - Applicabilità - Conseguenze - Atto amministrativo del commissario - Richiesta di annullamento - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fattispecie.
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano - Poteri autoritativi - Sussistenza - Fondamento - Liquidazione coatta amministrativa - Relative norme - Applicabilità - Conseguenze - Atto amministrativo del commissario - Richiesta di annullamento - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fattispecie. .
Il Commissario liquidatore della Fondazione Ordine Mauriziano, istituita con d.l. 19 novembre 2004, n. 277, conv. in l. 21 gennaio 2005, n. 4, cui sono stato trasferiti i beni ed i rapporti dell'Ente ospedaliero a carattere religioso Ordine Mauriziano, è dotato di poteri autoritativi discendenti dall'art. 30 del d.l. 1 ottobre 2007, n 159 conv. in l. 29 novembre 2007, n. 222, per effetto dell'applicabilità delle norme sulla liquidazione coatta amministrativa. Ne consegue la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla richiesta di annullamento di un atto del procedimento posto in essere da detto commissario liquidatore (nella specie, l'emanazione di un bando di gara al rialzo per la vendita di beni immobiliari dell' Ente ospedaliero). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Ottobre 2010, n. 21498. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Opposizioni - Richiesta di ammissione al passivo di un credito per capitale ed interessi - Ammissione in via privilegiata del solo capitale - Autonoma insinuazione tardiva per gli interessi - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Opposizione ex art. 98 legge fall. - Necessità..
Nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa, l'insinuazione tardiva è ammissibile esclusivamente per quei crediti per i quali non sia stata già richiesta tempestivamente l'ammissione al passivo, perché, in caso contrario, avverso il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della relativa domanda, unico rimedio consentito è l'opposizione allo stato passivo, ai sensi dell'art. 98 legge fall., richiamato dal successivo art. 209, secondo comma; ne consegue l'inammissibilità della domanda ex art. 101 legge fall. per gli interessi relativi al credito già ammesso tempestivamente al passivo, in via privilegiata, con provvedimento, non appellato, al contempo dichiarativo della inammissibilità della domanda per interessi. (Nella fattispecie l'inammissibilità della domanda relativa agli interessi era stata affermata per la tardiva richiesta formulata solo in corso di causa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21241. Segue...
Opposizione allo stato passivo - Liquidazione coatta amministrativa - Termine per proporre l'opposizione - Regime intermedio ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Trenta giorni - Fondamento..
Il termine per la proposizione dell'opposizione allo stato passivo, nella liquidazione coatta amministrativa è di trenta giorni, come nella procedura fallimentare, anche nel periodo intermedio di vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006, anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007, dovendosi ritenere, in tale segmento temporale, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata, implicitamente abrogato per incompatibilità con il nuovo regime improntato all'omogeneità dei termini per impugnare, il secondo comma dell'art. 209 legge fall., successivamente espressamente espunto dalla disciplina normativa delle procedure concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2010, n. 17337. Segue...
Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Diritto ad un'equa riparazione per violazione del termine di durata ragionevole del processo - Legge n. 89 del 2001 - Ambito applicativo - Esercizio di attività giurisdizionale - Necessità - Riferibilità alla liquidazione coatta amministrativa - Esclusione - Conversione di iniziale procedura fallimentare - Rilevanza - Esclusione..
Il diritto all'equa riparazione per le conseguenze dell'irragionevole durata del processo, riconosciuto dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, non è configurabile in relazione alla liquidazione coatta amministrativa, che è procedimento a carattere amministrativo, in cui si innestano fasi di carattere giurisdizionale, quali la dichiarazione dello stato di insolvenza, le relative eventuali impugnazioni e le opposizioni allo stato passivo. Poiché è il deposito dello stato passivo che costituisce il presupposto per le contestazioni davanti al giudice ordinario, la connotazione giurisdizionale sopravviene soltanto con il deposito stesso e per effetto della proposizione delle opposizioni e delle impugnazioni di cui agli artt. 98 e 100 legge fall. o delle insinuazioni tardive. Pertanto, ove non sia dedotta l'esistenza di un contenzioso con riferimento all'avvenuta declaratoria dello stato di insolvenza ed ai giudizi eventualmente da essa derivanti, il procedimento mantiene inalterato il suo carattere amministrativo, a nulla rilevando, come nella specie, che la liquidazione si sia aperta in seguito a conversione dell'iniziale procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Dicembre 2009, n. 28105. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Insinuazione tardiva di credito - Udienza di trattazione - Proposizione di ulteriore dichiarazione tardiva di credito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Comportamento processuale del commissario liquidatore - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie..
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, è inammissibile la dichiarazione tardiva di credito avanzata all'udienza di trattazione di altra insinuazione tardiva in precedenza proposta, sottraendosi altrimenti al commissario liquidatore lo "spatium deliberandi", intercorrente tra la notifica del ricorso e l'udienza stessa, per esaminare la domanda e stabilire se contestarla o meno; tale giudizio è infatti caratterizzato da una prima fase, avente natura amministrativa, che può culminare, se il commissario non si oppone ed il giudice lo ritiene, nell'ammissione al passivo del credito con semplice decreto di tale giudice, mentre se insorgono contestazioni il giudice designato assume le vesti di giudice istruttore ed il giudizio prosegue con le forme del rito ordinario, per cui lo stesso credito non può più essere ammesso con decreto, dovendo su di esso pronunciarsi con sentenza il collegio. Né la predetta inammissibilità è esclusa quando, come nella specie, il commissario abbia omesso di opporsi ad un rinvio dell'udienza per valutare se contestare o meno l'ammissione del credito, essendo anche un'ipotetica non contestazione irrilevante nel giudizio contenzioso, poiché in quest'ultimo ogni attività processuale è riservata al difensore tecnico, che non potrebbe peraltro interloquire riguardo ad un credito non ricompreso nel mandato alle liti ricevuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2009, n. 17295. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa – Natura ufficio della verifica dei crediti – Ammissione del credito nello stato passivo – Esclusione – Opposizione allo stato passivo ex art. 98 legge fall..
Nell’ambito della liquidazione coatta amministrativa, una volta che il credito sia stato preso in considerazione nell’ambito della verifica a carattere ufficioso svolta dal commissario liquidatore e risulti espressamente contemplato nello stato passivo, ai fini della sua esclusione, il creditore deve proporre opposizione ai sensi dell’art. 98 legge fall. nel termine di quindici giorni dalla comunicazione ex art. 209 legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2008, n. 0. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Domande di ammissione al passivo, rivendicazione, restituzione e separazione - Termini.
Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Mancata ammissione integrale del credito al passivo - Rimedi a disposizione del creditore - Presupposti.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, in cui il commissario liquidatore dispone di un potere officioso per la formazione dello stato passivo (senza, cioè, che vi sia necessità di apposita domanda di ammissione da parte dei creditori), al fine di stabilire in concreto quale sia il rimedio di cui dispone il creditore, il cui credito non venga ammesso per intero (come nel caso di mancata ammissione degli interessi), occorre verificare se il creditore stesso abbia proposto domanda di ammissione o anche soltanto formulato le sue osservazioni ai sensi dell'art. 207 legge fall.: in tal caso, egli non ha altro rimedio che l'opposizione ai sensi dell'art. 98 legge fall., perché il provvedimento di esclusione, assunto anche implicitamente dal commissario, ha valore di rigetto, contro cui, per evitare la preclusione endofallimentare, occorre reagire ai sensi della norma da ultima richiamata; al di fuori di tali ipotesi, e cioè quando il credito non sia stato dedotto dal creditore, ovvero, anche in mancanza di domanda o osservazioni, non sia stato espressamente escluso d'ufficio, la proponibilità della domanda tardiva non incontra preclusione, perché il credito non è stato preso in considerazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Effetti per i creditori - Crediti prededucibili - Assoggettamento alla procedura esecutiva collettiva - Necessità - Conseguenze relativamente ai crediti esclusi o pretermessi dallo stato passivo.
Una volta aperta la procedura di liquidazione coatta amministrativa, ogni diritto di credito, compresi quelli prededucibili, è tutelabile esclusivamente nelle forme di cui agli artt. 201 - che rinvia all'art. 52 - 207 e 209 legge fall. con conseguente preclusione di forme di tutela differenti da quelle dell'accertamento endofallimentare; pertanto, come nella procedura fallimentare, i crediti prededucibili non possono farsi valere con le forme ordinarie, essendo applicabili le norme sulla formazione del passivo, con la conseguenza che dopo il deposito dello stato passivo il creditore in prededuzione, il cui credito sia stato escluso dal commissario liquidatore, dovrà proporre opposizione, mentre il creditore il cui credito non sia stato preso in considerazione dovrà proporre domanda di insinuazione tardiva (nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza di rigetto dell'opposizione a decreto ingiuntivo emanato a favore di perito che aveva operato per conto del liquidatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 2001, n. 553. Segue...
Pretese creditorie nei confronti di debitore fallito o assoggettato a liquidazione coatta amministrativa - Domanda introduttiva - Questioni in ordine all'autorità giurisdizionale - Natura di questioni in ordine alla competenza - Esclusione - Natura di questioni in ordine al rito - Configurabilità - Conseguenze - Domanda proposta nelle forme ordinarie - Incompetenza del giudice adito - Configurabilità - Esclusione - Improponibilità della domanda - Sussistenza - Conseguenze - Rilevabilità di ufficio della questione in ogni stato e grado del giudizio.
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore assoggettato a fallimento o (come nella specie) a liquidazione coatta amministrativa, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono, in realtà (e prima ancora), questioni attinenti al rito. Pertanto, proposta una domanda volta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta, invece, al regime del concorso, il giudice (erroneamente) adito è tenuto a dichiarare (non la propria incompetenza ma) l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, trovandosi in presenza di una vicenda "litis ingressus impediens", concettualmente distinta da un'eccezione d'incompetenza, con la conseguenza che la relativa questione, non soggiacendo alla preclusione prevista dall'art. 38 primo comma cod.proc.civ. (nella sua formulazione in vigore dopo il 30 aprile 1995), può essere dedotta o rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2000, n. 8018. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Stato passivo - Opposizioni - Crediti per i quali non sia stata richiesta l' ammissione al passivo - Insinuazione tardiva - Ammissibilità - Crediti per i quali sia stata respinta l' ammissione al passivo - Opposizione ex art. 98 legge fall. - Necessità.
Nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa, l'insinuazione tardiva è ammissibile esclusivamente per quei crediti per i quali non sia stata già richiesta tempestivamente l'ammissione al passivo, perché, in caso contrario, avverso il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della relativa domanda, unico rimedio consentito è l'opposizione allo stato passivo, ai sensi dell'art. 98 della legge fallimentare, richiamato dal successivo art. 209, secondo comma. (Nella specie, trattavasi di insinuazione tardiva per il maggior importo di un credito per prestazioni professionali, calcolato in base alla tariffa vigente all'epoca delle prestazioni, anziché in base alla precedente tariffa, erroneamente applicata nell'istanza di ammissione al passivo. La S.C. ha ritenuto che il dato quantitativo conseguente all'applicazione della nuova tariffa non integrasse il requisito della diversità del credito, per petitum e causa petendi, dovendo la diversità investire entrambi gli elementi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 1995, n. 11600. Segue...
Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Esenzione esattoriale successiva a tale provvedimento - Ammissibilità - Esclusione.
In caso di ammissione del contribuente alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'iscrizione a ruolo di tributi diretti, pur costituendo titolo per l'insinuazione del credito tributario al passivo della procedura, non può rappresentare strumento per l'inizio dell'esecuzione esattoriale , in quanto l'art. 4, secondo comma, D.L. n. 414 del 1981, conv. nella legge n. 544 del 1981, prevede l'impossibilità di iniziare o proseguire, dopo l'emanazione del provvedimento di apertura della procedura, ogni azione esecutiva individuale, anche in deroga a quanto stabilito da leggi speciali (senza che possa operare, quindi, l'art. 51 d.P.R. n. 602 del 1973); con conseguente inapplicabilità all'impresa in amministrazione straordinaria dell'indennità di mora di cui all'art. 30 d.P.R. n. 602 cit., relativa a crediti tributari (nella specie, per I.R.P.E.G. e I.L.O.R.) iscritti a ruolo successivamente all'apertura dell'indicata procedura. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 1995, n. 6498. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Effetti per i creditori - Azioni cautelari - Divieto - Sussistenza - Conseguenze.
Il divieto, posto dall'art. 51 della legge fallimentare (applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa perché espressamente richiamato dall'art. 201 della predetta legge) di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo, abbiano funzione conservativa del patrimonio del debitore e carattere strumentale, quindi, rispetto al processo esecutivo; anche il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, come il fallimento, determina, pertanto, la caducazione del sequestro facendo venire meno l'oggetto del giudizio di convalida, che non può essere, quindi, proseguito dal creditore nemmeno per il riconoscimento delle spese processuali, che danno luogo solo ad un credito di far valere nelle forme previste dall'art. 209 della legge fallimentare, o per l'accertamento della vantata situazione creditoria per la quale è stato eseguito il sequestro, dato che nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa la inderogabilità della procedura amministrativa di formazione dello stato passivo (di cui al citato art. 209) comporta la necessità, in caso di disconoscimento della pretesa, dell'accertamento giurisdizionale attraverso il giudizio di opposizione allo stato passivo, nel quale il giudice ordinario ha anche il potere di annullare atti dell'autorità amministrativa lesiva di diritti, in deroga all'art. 4 legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. E.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 1995, n. 1335. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Accertamento dei crediti - Procedimento - Competenza del commissario liquidatore - Temporanea improponibilità di azioni giudiziarie sui crediti da parte dei creditori e temporaneo difetto di giurisdizione dell'ago - Domanda di garanzia dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta - Applicabilità dei principi predetti.
L'accertamento dei crediti verso l'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa si svolge, nella fase iniziale, a cura del Commissario liquidatore e senza intervento dell'autorita giudiziaria, con conseguente limitazione dell'esperimento delle azioni da parte dei singoli creditori; limitazione che si risolve in una temporanea improponibilita delle relative domande (ovvero improcedibilita per le azioni in corso all'epoca del provvedimento che dispone l'amministrazione controllata), e nel correlativo temporaneo difetto di giurisdizione dell'autorita giudiziaria. Il suddetto principio e operante anche in caso di domanda di garanzia proposta dall'assicurato (per i danni derivanti da responsabilita civile) nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta, sia perche l'autonomia del detto rapporto assicurativo comporta che l'obbligazione a carico dell'assicuratore puo essere accertata nelle forme previste dall'art 208 della legge fallimentare, senza bisogno di una preventiva sentenza di accertamento del credito stesso in favore del danneggiato, e sia perche l'Esercizio della facolta di cui all'art 1917 cod civ (chiamata in garanzia dell'assicuratore, da parte dell'assicurato, nella causa promossa dal danneggiato) trova un ostacolo nello stato di liquidazione coatta in cui l'assicuratore si trova. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Gennaio 1973, n. 9. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Attività del commissario liquidatore - Natura amministrativa - Limiti - Fase giurisdizionale - Inizio.
Nella liquidazione coatta amministrativa, a differenza che nella procedura fallimentare, l'attivita svolta dal Commissario liquidatore ha natura amministrativa, fino al deposito in cancelleria dello stato passivo, ai sensi dell'art.209, primo comma, della legge fallimentare. La fase giurisdizionale inizia, infatti, soltanto con l'opposizione allo stato passivo, che apre un giudizio identico a quello nascente dall'opposizione in Sede fallimentare. Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 1969, n. 708. Segue...

References: art. 209
 Cass. sez. 
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 art. 208
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 art. 645
 art. 44
 sentenza 
 art. 111
 art. 98
 art. 209
 art. 101
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 art. 98
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