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Timestamp: 2020-07-02 17:45:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2542 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2542 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2017, (ud. 11/01/2017, dep.31/01/2017), n. 2542
sul ricorso 9927-2014 proposto da:
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI (OMISSIS) ALDO MORO, in persona del legale
B.F., elettivamente domiciliate in ROMA, V.LE DELLE
rappresentata e difesa dall’avvocato DOMENICA GAROFALO giusta
avverso la sentenza n. 4099/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,
emessa il 2/12/2013 e depositata il 18/12/2013;
– con l’indicata sentenza della Corte di appello di Bari confermava la pronuncia del Tribunale della stessa sede che aveva dichiarato il diritto di B.F., appartenente al personale universitario non medico ed inquadrata nella ex 7^ qualifica funzionale in qualità di collaboratore tecnico, all’indennità di equiparazione di cui alla L. n. 200 del 1974, art. 1, comma 1, commisurata alla retribuzione complessiva della corrispondente ex 9^ qualifica funzionale del c.c.n.l. Comparto sanità;
– la Corte territoriale perveniva alla decisione richiamando i principi espressi da questa Corte nella decisione n. 12908/2013 nonchè nella precedente pronuncia resa a sezioni unite n. 8521/2012 e in particolare riteneva fondato il diritto della ricorrente a fronte del dato fattuale della equivalenza delle mansioni e delle posizioni funzionali coinvolte, a prescindere dall’elemento formale del titolo di studio;
– avverso tale sentenza l’Università di Bari propone ricorso per cassazione affidato a due motivi;
– B.F. resiste con controricorso;
– la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;
– con il primo motivo l’Università denuncia violazione ed errata applicazione del D.P.R. n. 761 del 1979, art. 31, della L. n. 200 del 1974, art. 1, del D.I. 9 novembre 1982, e allegato D, del D.M. 31 luglio 1997, art. 6, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40, nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio in relazione alla mancata allegazione di parte istante dell’effettiva parità di mansioni e funzioni quale presupposto indefettibile dell’invocata parità retributiva, anche con riguardo al disposto di cui all’art. 36 Cost.; rileva che l’equivalenza delle mansioni non può ritenersi sussistente e provata per il solo fatto dell’automatismo classificatorio di profili funzioni (universitario e ospedaliero) ed evidenzia che le corrispondenze previste nel decreto interministeriale del 9/11/1982 e nell’allegata tabella D hanno carattere provvisorio e sono del tutto superate dall’evolversi dei sistemi di inquadramento e di classificazione del personale;
– con il secondo motivo l’Università denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 53 del C.C.N.L. Comparto sanità 1994/1997, dell’art. 51 C.C.N.L. Comparto sanità 1998/2001, dell’art. 28 del C.C.N.L. 2002/2005 rilevando che tali disposizioni pattizie avallano la propria tesi difensiva circa la natura provvisoria della tabella D, acclarando la piena legittimità dei provvedimenti di ordine generale assunti dalle Università nelle more della definizione della tabella di corrispondenza;
– è irrilevante la sopravvenuta perdita di efficacia del D.I. 9 novembre 1982 – con l’intervento del D.P.R. n. 348 del 1983 – o dal 1986 – a seguito della L. n. 23 del 1986 che ha istituito il ruolo speciale del personale medico – scientifico, posto che il nuovo contratto del personale USL succeduto all’accordo del personale ospedaliero cui si richiama il citato D.I. non può avere altro effetto se non quello di comportare l’adeguamento dell’indennità di perequazione in parola; allo stesso modo, il richiamo, contenuto nel decreto del 1982, alla ridefinizione delle qualifiche ed alla riforma del ruolo del personale tecnico – scientifico non comporta limiti di durata alla disposta equiparazione, ma ne prospetta la perdurante operatività nel tempo;
– il D.P.R. n. 761 del 1979 ha continuato a trovare applicazione, nelle more dell’approvazione di una tabella nazionale per la ridefinizione delle corrispondenze economiche tra il trattamento del personale addetto a strutture sanitarie convenzionate e quello del personale del S.S.N., e sono state “conservate le indennità di perequazione in godimento e le collocazioni in essere” (sul punto v. Cass., Sez. Un., 19 aprile 2012, nn. 6104 e 6105).
– lo svolgimento di mansioni in concreto correlate alla qualifica presso la struttura ospedaliera che opera come termine di comparazione per l’indennità di equiparazione è rilevante solo in quelle controversie nelle quali si discute in specifico della spettanza anche dell’indennità di posizione minima (cosiddetta indennità di dirigenza) in relazione alla quale è stato posto il diverso problema dello svolgimento di fatto delle mansioni dirigenziali alla luce dell’art. 40 del c.c.n.l. 1998-2001 che connette tale specifica indennità allo svolgimento dell’incarico conferito; così in caso di equiparazione tra la 7 o l’8 qualifica funzionale di cui alla L. n. 312 del 1980 (dipendenti dell’Università) e il 9 o 10 livello sanitario (dipendenti ospedalieri), poi confluiti nell’unico ruolo dirigenziale, l’indennità di equiparazione deve essere determinata senza includere automaticamente nel criterio di computo la retribuzione di posizione dei dirigenti del comparto sanità, la quale può essere riconosciuta solo se collegata all’effettivo conferimento di un incarico direttivo (v. Cass., Sez. Un. n. 14799/2016 cit.; Cass., Sez. Un., 9 maggio 2016, n. 9279). Tuttavia tale questione non risulta essere stata mai prospettata (cfr. sentenza impugnata);
– la complessità della vicenda ed i plurimi interventi di questa Corte anche a Sezioni unite giustificano la compensazione delle spese tra le p arti;
– va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228 in quanto l’obbligo del previsto pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del ricorso (così Cass. Sez. un. n. 22035/2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 31
 art. 1
 art. 6
 art. 40
 sentenza 
 art. 13
 Cass. Sez.