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Timestamp: 2018-10-17 02:51:45+00:00

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La contestazione della quietanza di pagamento inserita nel preliminare di cessione quote sociali, di cui si contesta l'abusivo reimpimento di foglio sottoscritto parzialmente in bianco, va proposta attraverso querela di falso.
Decisione: Sentenza n. 1625/2017 Tribunale di Roma - Sezione specializzata in materia d'impresa
Parole chiave: #cessionequotesociali, #contrattopreliminare, #inadempimento, #nullità, #quereladifalso, #quietanza, #risoluzione, #fulviograziotto, #scudolegale
I figli di secondo letto citavano in giudizio i figli di primo letto del loro padre comune, ai quali erano intestate le quote sociali di una SRL avente ad oggetto attività di import-export.
Sebbene le quote sociali fossero intestae ai figli di primo letto, i proventi erano stati destinati dal padre anche al mantenimento del nuovo nucleo familiare.
Il genitore si era attivato per assicurare parte delle quote sociali anche ai nuovi figli, ed aveva stipulato per loro conto un preliminare di cessione delle quote sociali col quale i figli di primo letto si erano obbligati a trasferire parte delle loro quote per un corrispettivo che era già stato integralmente versato, come risultava dalla quietanza rilasciata contestualmente alla scrittura.
I figli di primo letto convenuti in giudizio non avevano però dato seguito al preliminare, e dopo la morte del padre avevano escluso gli attori dalla partecipazione ad ogni provento dell'impresa fondata dal padre.
Stante l'accertamento incidentale della nullità del preliminare, rilevato dal Tribunale, la domanda di risoluzione per inadempimento proposta dagli attori veniva rigettata ma - in accoglimento della deomanda di ripetizione di indebito - il Tribunale condanna i convenuti alla restituzione della somma quietanzata nel preliminare.
Il Tribunale si sofferma sulla validità del contratto preliminare, del quale i convenuti avevano contestato l'abusivo reimpimento del foglio sottoscritto parzialmente in bianco: «in primo luogo, evidenziato che la scrittura privata contenente l’accordo invocato dagli odierni attori è “utilizzabile” ai fini della presente decisione, in difetto di adeguata contestazione ad opera dei convenuti. Invero, B.M., B.S. e B.R., dopo aver eccepito e dedotto di non aver mai sottoscritto la scrittura privata prodotta in copia (ed esibita in originale) dalla parte avversa, nel corso del presente giudizio hanno variamente rettificato e modificato le proprie contestazioni e doglianze ed, alfine, hanno riconosciuto come vere ed autografe le sottoscrizioni apposte su detto documento, lamentando, tuttavia, l’abusivo riempimento di foglio sottoscritto parzialmente in bianco.»
Poi rileva che i seguenti aspetti, che i convenuti hanno dedotto e inteso dimostrare con prova testimoniale, avrebbe invece dovuto farsi valere mediante querela di falso: «-su pressione e richiesta del loro comune genitore, avevano firmato un documento nel quale erano trasfuse dichiarazioni ricognitive dell’avvenuto
conferimento, al predetto Bazzali Renzo, della qualità di amministratore unico della SRL;
nel testo della scrittura privata sottoscritta vi erano, ab origine, degli spazi in bianco;
l’attuale testo trasfuso nella scrittura privata prodotta dagli attori - del tutto difforme rispetto a quello effettivamente voluto - costituiva il portato di successivo riempimento degli spazi in bianco, operato abusivamente e senza alcuna loro autorizzazione».
E lo fa richiamandosi alla consolidata giurisprudenza di legittimità: «il sottoscrittore di un foglio firmato totalmente o parzialmente in bianco, per denunciarne il riempimento abusivo avvenuto senza la sua preventiva autorizzazione ("absque pactis" o "sine pactis"), deve proporre la querela di falso ai sensi dell'art. 2702 c.c., in quanto l'abuso in questo caso - a differenza dell'ipotesi di riempimento "contra pacta" - incide sulla provenienza e riferibilità della dichiarazione al sottoscrittore, ossia costituisce falso materiale” (in tal senso, ex plurimis, Cass. Civ. Sez. Lavoro, 26 ottobre 2000, n. 14091)», e a successiva pronuncia circa l'onere della proposizione di querela di falso: «poiché in caso di allegazione dell'abusività di aggiunti di contenuti di una scrittura privata di cui non si disconosce la sottoscrizione […] viene a configurarsi la contestazione del collegamento tra scrittura ed autore, la parte eccipiente non può limitarsi al mero disconoscimento dell'autenticità della scrittura, ma è onerata - in funzione dell'ottenimento della eventuale caducazione della efficacia probatoria del documento - a proporre querela di falso in sede civile (rimanendo, ovviamente, irrilevante, a tale fine, ogni riferimento alla eventuale querela formulata in ambito penale), dal momento che, in tale caso, si viene a versare in una ipotesi assimilabile a quella di un falso materiale”. (cfr., Cass. Civ., Sez. II, 2 maggio 2013, n. 10231)».
Per il Tribunale ne consegue che «deve ritenersi che, nei termini e modi in cui sono stati effettuati, il disconoscimento e le contestazioni operati dai convenuti non valgano a privare di valenza probatoria la scrittura privata invocata dagli attori a fondamento delle loro pretese, e che, al contrario, le dichiarazioni ivi trasfuse siano effettivamente riconducibili ai soggetti che detto documento risultano aver sottoscritto».
Ciò premesso, il Collegio ritiene però che la domanda di risoluzione non possa trovare accoglimento: «in considerazione del fatto che - come pure eccepito da B.M., B.S. e B.R. - l’accordo trasfuso nella scrittura privata datata 3 marzo 2005, oltre a contenere errori materiali sostanzialmente irrilevanti, indica e descrive l’oggetto della promessa di vendita in termini tali da renderne assolutamente incerta l’individuazione, con conseguente nullità del contratto a norma del combinato disposto degli artt. 1346 e 1418, II co., c.c.», e ciò perché «in nessuna parte della scrittura datata 3 marzo 2005 risultano correttamente indicati gli elementi di identificazione della società le cui quote, secondo le prospettazioni di parte attrice, dovevano formare oggetto di cessione, ché, invece, è dubbia la stessa esistenza di una società denominata T.I.C. SRL».
Per tale motivo il Tribunale conclude che l'accertata nllità del contratto «non può che condurre al rigetto della domanda di parte attrice volta ad ottenere la pronuncia della risoluzione del medesimo contratto», ma «come più volte evidenziato dalla Suprema Corte - l’accertamento incidentale della nullità del contratto (rilevata d’ufficio o ritualmente eccepita) preclude l’accoglimento della domanda volta ad ottenere la risoluzione del medesimo accordo negoziale; per converso, anche nel caso in cui - in difetto di espressa domanda - la cennata nullità non possa formare oggetto di statuizione (rilevando ai soli fini del rigetto della diversa domanda volta alla risoluzione), va vagliata ed accolta nel merito la pretesa restitutoria azionata dall’istante».
Questa conclusione è supportata dal riferimento alla pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione, che hanno evidenziato quanto segue: «Altro esito del rilievo d'ufficio della nullità e del relativo accertamento è l'accoglimento di ogni richiesta formulata unitamente alla domanda di risoluzione e compatibile con la diversa ragione rappresentata dalla nullità, come avviene nel caso di domanda restitutoria. Questa conseguenza si verifica senz'altro in ipotesi di modifica della domanda con richiesta di declaratoria della nullità. Altrettanto avverrà però in ipotesi di rigetto - fondato sulla nullità contrattuale […] - della domanda di risoluzione, alla quale sia associata, anche originariamente, la richiesta di condanna alle restituzioni. Il rilievo della nullità fa venir meno la "causa adquirendi" e la richiesta di restituzione del bene consegnato in esecuzione del contratto, che era già stata formulata con la pretesa iniziale, sarà accolta sulla base di questo presupposto, senza bisogno di espressa dichiarazione della nullità (In tal senso, Cass., SS. UU., 4 settembre 2012, n. 14828)».
Da ultimo, il Tribunale affronta la validità della dichiarazione per quietanza inserita nel contratto preliminare: «la rilevata nullità del contratto stipulato in data 3 marzo 2005 certamente non travolge la dichiarazione per quietanza trasfusa nel corpo del documento contrattuale e che - come ben noto - costituisce mera dichiarazione di scienza, a carattere unilaterale e con valore confessorio», e lo fa richiamando altra pronuncia delle Sezioni Unite che «hanno chiarito che non è ammissibile la prova testimoniale diretta a dimostrare la simulazione assoluta della quietanza (documentazione scritta dell'avvenuto pagamento), ostandovi l'art. 2726 c.c., il quale, estendendo al pagamento il divieto, sancito dall'art. 2722 c.c., di provare con testimoni patti aggiunti o contrari al contenuto del documento contrattuale, esclude che con tale mezzo istruttorio possa dimostrarsi l'esistenza di un accordo simulatorio concluso allo specifico fine di negare l'esistenza giuridica della quietanza, nei confronti della quale esso si configura come uno di quei patti, anteriori o contestuali al documento, che, appunto, il combinato disposto degli art. 2722 e 2726 vieta di provare con testimoni in contrasto con la documentazione scritta di pagamento (in tal senso, Cass. SS. UU, 13 maggio 2002, n. 6877)».
Il Tribunale conclude accertando la nullità del preliminare, rigettando la domanda di risoluzione e di risarcimento dei anni, ma accogliento la domanda di ripetizione di indebito, con condanna dei convenuti alla restituzione delle somme oggetto di quietanza.
La pronuncia ha affrontato anche la questione in merito all'onere di proposizione della querela di falso per le fattispecie come quella oggetto di giudizio: stante l'inammissibilità della prova tstimoniale diretta a domostrare la simulazione assoluta della quietanza.
Cass. 14091/2000
Cass. 10231/2013
Cass. 6877/2002, Sezioni Unite Civili
Cass. 14828/2012, Sezioni Unite Civili
Vigente al: 24-03-2018
Art. 221 - Modo di proposizione e contenuto della querela
Art. 222 - Interpello della parte che ha prodotto la scrittura

References: Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2722
 Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Art. 221

Art. 222