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Timestamp: 2017-06-26 22:33:01+00:00

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Studio legale Pacchioli
DANNI AGENZIA FAMIGLIA LAVORO
22-03-2010RESPONSABILITA' ED AUTONOMIA DECISIONALE: REQUISITI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA DIRIGENZIALE
La Corte di Cassazione con sentenza n. 5809/10 ha respinto il ricorso di un consorzio contro un suo...	22-03-2010RESPONSABILITA' ED AUTONOMIA DECISIONALE: REQUISITI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA DIRIGENZIALE
La Corte di Cassazione con sentenza n. 5809/10 ha respinto il ricorso di un consorzio contro un suo dipendente che chiedeva il riconoscimento della qualifica di dirigente stabilendo che un'ampia autonomia decisionale e la gestione diretta di somme ingenti di denaro equivale di fatto all'esercizio della posizione di dirigente, a prescindere dall'assegnazione formale dell'incarico da parte dell'azienda. Dunque "ai fini del riconoscimento della qualifica dirigenziale è necessario e sufficiente che sia dimostrato l'espletamento di fatto delle relative mansioni, caratterizzate nella specie dalla preposizione a più servizi con ampia autonomia decisionale". 19-03-2010ASSISTENZA FAMILIARE: COMMETTE REATO IL GENITORE SEPARATO CHE SOSTITUISCE L'ASSEGNO DI MANTENIMENTO CON REGALI COSTOSI
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare la Corte di Cassazione ha stabilito...	19-03-2010ASSISTENZA FAMILIARE: COMMETTE REATO IL GENITORE SEPARATO CHE SOSTITUISCE L'ASSEGNO DI MANTENIMENTO CON REGALI COSTOSI
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare la Corte di Cassazione ha stabilito che commette reato il genitore separato che sostituisce l'assegno di mantenimento del figlio con regali costosi. Con sentenza n. 8998/10 la Corte ha dunque respinto il ricorso di un papà accusato di far mancare i mezzi di sussistenza al figlio. La nozione penalistica di "mezzi di sussistenza" di cui all'art. 570, comma 2, n. 2 c.p. comprende, accanto al vitto, l'alloggio ed il vestiario (mezzi necessari per la sopravvivenza vitale), anche altri beni (importanti per un corretto sviluppo psico-fisico) che rispondono ad esigenze qualificabili come secondarie. Il soddisfacimento di quest'ultime esigenze è comunque subordinato a quello delle esigenze primarie dunque non è nella facoltà del genitore sostituire la corresponsione della somma dovuta, stabilita dal giudice della separazione a titolo di mantenimento, con quei beni, anche se costosi, atti a soddisfare bisogni secondari.
18-02-2010DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTENel caso di inadempimento da parte del medico dei suoi doveri informativi sui rischi e sulle caratteristiche...	18-02-2010DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTENel caso di inadempimento da parte del medico dei suoi doveri informativi sui rischi e sulle caratteristiche di un determinato intervento, il paziente puo' ottenere il risarcimento dei danni, a seguito della prestazione medica subìta, solamente nel caso in cui dimostri che se fosse stato informato avrebbe rifiutato di sottoporsi all'intervento stesso. In tal caso in difetto di consenso informato il medico risponde delle conseguenze negative derivate dall'intervento terapeutico quand'anche effettuato correttamente. In questa sentenza (n. 2847 del 9 febbraio 2010) la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha esaminato dunque la fattispecie della possibilità risarcitoria nel caso in cui manchi il consenso ma l'intervento sia stato correttamente eseguito individuando il diritto leso nella mancata possibilità di autodeterminazione del paziente a non subire trattamenti non voluti. Il danno è risarcibile ma il problema diventa la sua dimostrazione e la sua quantificazione per le quali vigono i principi stabiliti dalle ormai famose sentenze Sezioni Unite del 2008.
Avv. Roberto Pacchioli
--AgenziaClassactionDanniLavoro
22-09-2009DIFFERENZE TRA RAPPORTO DI AGENZIA E DI PROCACCIATORE DI AFFARITribunale 22-09-2009n.sentenza: DIFFERENZE TRA RAPPORTO DI AGENZIA E DI PROCACCIATORE DI AFFARICaratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di promuovere la conclusione di contratti per conto del preponente nell’ambito di una determinata sfera territoriale, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di correttezza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo; invece il rapporto di procacciatore d’affari si concreta nella più limitata attività di chi, senza vincolo di stabilità ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tale commissioni; mentre la prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa. Conseguentemente, al rapporto di procacciamento d’affari possono applicarsi in via analogica solo le disposizioni relative al contratto di agenzia (come le provvigioni) che non presuppongono un carattere stabile e predeterminato del rapporto e non anche quelle –di legge o di contratto- che lo presuppongono (come nella specie l’indennità di mancato preavviso, l’indennità suppletiva di clientela e l’indennità di cessazione del rapporto).22-09-2009MANDATO DI AGENZIATribunale 22-09-2009n.sentenza: MANDATO DI AGENZIAIn tema di contratto di agenzia, per il preliminare del mandato di agenzia non è necessaria ad “ad substantiam” la forma scritta e che l’attore abbia prodotto la scrittura privata per dimostrare l’obbligo della convenuta di stipulare il mandato di agenzia, anche se tuttavia la produzione in giudizio della scrittura privata ad opera dell’attore costituisce l’equipollente della mancata sottoscrizione contestuale e perfeziona sul piano probatorio il contratto in esso contenuto.10-07-2009COMPATIBILITA' DEL RAPPORTO DI AGENZIATribunale 10-07-2009n.sentenza: COMPATIBILITA' DEL RAPPORTO DI AGENZIAIl rapporto di agenzia non è incompatibile con la soggezione dell’attività lavorativa dell’agente a direttive e istruzioni, nonché a controlli, più o meno penetranti, in relazione alla natura dell’attività e dell’interesse del preponente, nonché con l’obbligo dell’agente di visitare e istruire altri collaboratori, né con l’obbligo del preponente di rimborsare talune spese all’agente.11-06-2009Deducibilità dell'accantonamentoCorte di Cassazione 11-06-2009n.sentenza: 13506Deducibilità dell'accantonamentoÈ deducibile per competenza l'accantonamento disposto dall'imprenditore per l'indennità suppletiva di clientela da corrispondere alle persone fisiche legate all'azienda da rapporti di agenzia. Ciò in quanto, a seguito delle modifiche apportate all'art. 1751 c.c., contenente l'intera disciplina del rapporto di agenzia, non è più prevista la distinzione tra "indennità di scioglimento del contratto", obbligatoria perché di origine codicistica, e "indennità suppletiva di clientela", sorgente da contrattazione collettiva e fruibile solo a determinate condizioni. Le indennità suppletive di clientela possono quindi essere ricondotte alle indennità per cessazione dei rapporti di agenzia delle persone fisiche e, quindi, tra le indennità di fine rapporto dichiarate deducibili nei limiti delle quote maturate dall'art. 70 (ora 105) del T.U.I.R. - D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. Tale deducibilità non si può escludere per il carattere aleatorio dell'indennità, in quanto la questione non è se l'imprenditore abbia motivo di operare un accantonamento per l'eventuale pagamento dell'indennità suppletiva di clientela, ma, piuttosto, se il legislatore fiscale intenda, oppure no, favorire il comportamento previdente, consentendo la deduzione dell'accantonamento dal reddito. Cass. civ. Sez. V, 11/06/2009, n. 13506
06-05-2009Concorrenza: patti limitativiCorte di Cassazione 06-05-2009n.sentenza: 10403Concorrenza: patti limitativiAi rapporti di lavoro diversi da quelli di natura subordinata, come quello di agenzia (rientrante nella categoria della parasubordinazione) non si applica la norma di cui all'art. 2125 c.c. in tema di "patto di non concorrenza". Al contrario, trova applicazione l'art. 2596 c.c. sui limiti contrattuali della concorrenza ed in particolare, il comma 2, che fissa in cinque anni la durata massima del divieto. Tuttavia, il termine iniziale di durata del patto non decorre dal momento della stipulazione, quanto, piuttosto, dalla cessazione del rapporto lavorativo. Infatti, per i contratti di collaborazione, come quello di lavoro parasubordinato, nella durata temporale dell'eventuale patto accessorio di non concorrenza non può essere compreso il tempo di esecuzione della collaborazione. Durante lo svolgimento del rapporto, l'obbligo di astenersi dalla concorrenza, connaturale ad ogni rapporto di collaborazione economica, renderebbe inutile, ossia privo di causa il patto accessorio.
Cass. civ. Sez. lavoro, 06/05/2009, n. 10403
27-04-2009Pagamento delle provvigioni - Esibizione delle scritture contabiliCorte d'Appello 27-04-2009n.sentenza: Pagamento delle provvigioni - Esibizione delle scritture contabiliNel giudizio promosso dall'agente nei confronti del datore di lavoro preponente avente ad oggetto l'accertamento del diritto al pagamento delle provvigioni, dirette ed indirette, sugli affari conclusi, è legittimo l'ordine di esibizione delle scritture contabili impartito dal giudice alla parte datoriale sempre che la prova sui fatti di causa non sia diversamente acquisibile e non abbia finalità meramente esplorative. La valutazione circa la ricorrenza di tali presupposti è rimessa esclusivamente al giudice ed il mancato impartito ordine non può costituire oggetto di impugnazione in sede di legittimità.
App. Potenza Sez. lavoro Sent., 27/04/2009
20-11-2008Diritto alle provvigioni: onere per l'agente di provare gli affari da lui promossiCorte d'Appello 20-11-2008n.sentenza: Diritto alle provvigioni: onere per l'agente di provare gli affari da lui promossiIn materia di contratto di agenzia, nel giudizio per l'accertamento del suo diritto alle provvigioni, l'agente ha l'onere di provare i fatti costitutivi della sua pretesa, ovvero gli affari da lui promossi e la loro esecuzione, non potendo supplire al mancato assolvimento di tale onere con la richiesta alla controparte di esibizione di documenti. Peraltro, il fatto costitutivo della domanda di pagamento delle provvigioni relative ad un rapporto di agenzia non è costituito dal rapporto predetto (che ne è soltanto un presupposto), ma dalla conclusione di affari per il tramite dell'agente, ed è pertanto necessario che siano indicati, con elementi sufficienti a consentirne l'individuazione, i contratti che l'agente assume siano stati conclusi per suo tramite.28-10-2008Divieto di concessione di sconti per l'agente senza autorizzazione del preponenteTribunale 28-10-2008n.sentenza: Divieto di concessione di sconti per l'agente senza autorizzazione del preponenteIn tema di contratto di agenzia, la norma di cui all’art. 1744 c.c. l’agente non può concedere sconti o dilazioni senza speciale autorizzazione del preponente, anche se dallo stesso incaricato della riscossione dei crediti. Conseguentemente il debitore non può sostenere di essersi liberato dal proprio debito verso il preponente in virtù di un accordo transattivo concluso con l’agente, qualora questi non gli abbia giustificato i propri poteri. Nella specie, pertanto, l’intesa di dilazione invocata dalla convenuta non è opponibile alla società attrice, la quale conserva il diritto di azionare il proprio credito secondo le modalità ed i tempi originariamente convenuti. Né può trovare applicazione l’art. 1189 c.c., per la dirimente ragione che non risulta in alcun modo dimostrato, da parte della convenuta, l’avvenuto incasso degli assegni asseritamente versati ad estinzione del debito in ragione dell’intervenuto accordo transattivo raggiunto con l’agente di zona (mentre la loro mera consegna non è sufficiente a perfezionare il pagamento).24-10-2008Intermediazione immobiliare - Diritto del mediatore alla provvigioneTribunale 24-10-2008n.sentenza: Intermediazione immobiliare - Diritto del mediatore alla provvigioneIn merito all'intermediazione immobiliare, il diritto del mediatore alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell'affare sia in rapporto causale con l'attività intermediatrice, essendo sufficiente che il mediatore abbia messo in relazione tra loro acquirente e venditore, in modo che la conclusione dell'affare possa ricollegarsi all'opera da lui svolta, anche se la conclusione è avvenuta dopo la scadenza dell'incarico. 14-10-2008Differenze tra il rapporto di agenzia e quello di procacciamento di affariTribunale 14-10-2008n.sentenza: Differenze tra il rapporto di agenzia e quello di procacciamento di affariCaratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di promuovere la conclusione di contratti per conto del preponente nell’ambito di una determinata sfera territoriale, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di concorrenza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo. Invece il rapporto di procacciatore d’affari si concreta nella più limitata attività di chi senza vincolo di stabilità ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni; mentre la prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa. Conseguentemente, al rapporto di procacciamento d’affari possono applicarsi in via analogica solo le disposizioni relative al contratto di agenzia (come le provvigioni) che non presuppongono un carattere stabile e predeterminato del rapporto e non anche quelle -di legge o di contratto- che lo presuppongono. 14-10-2008La stabilità del contratto di agenziaTribunale 14-10-2008n.sentenza: La stabilità del contratto di agenziaSi è in presenza di un rapporto assimilabile a quello di agenzia qualora vari elementi depongano inequivocabilmente nel senso della continuità (stabilità del rapporto), ad es. consegna di listini prezzi e/o depliants, apertura del c/c per i versamenti, uso della clausola star del credere. Accertata la stabile e non occasionale natura del rapporto, ad esso vanno applicati analogicamente le norme tipiche del contratto di agenzia.22-09-2008Attribuzione dell'indennità di cessazione del rapporto - Art. 17 della direttiva n. 86/653/CEECorte di Cassazione 22-09-2008n.sentenza: 23966Attribuzione dell'indennità di cessazione del rapporto - Art. 17 della direttiva n. 86/653/CEEIn tema di cessazione del rapporto di agenzia, l’articolo 17 della direttiva n. 86/653/Cee, relativa al coordinamento dei diritti degli stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, deve essere interpretato, alla luce della relativa decisione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee del 23 marzo 2006, c-465/04, nel senso che l’indennità di cessazione del rapporto prevista dalla citata direttiva non può essere sostituita da un’indennità contrattualmente determinata secondo criteri diversi, a meno che quest’ultima non assicuri all’agente un trattamento più favorevole. Pertanto, l’art 1751 cod. civ. (anche nel testo successivo al d.lgs. n. 65 del 1999), il quale va interpretato in conformità della disciplina comunitaria, va inteso nel senso che l’attribuzione dell’indennità è condizionata non soltanto alla permanenza, per il preponente, di sostanziali vantaggi derivanti dall’attività di promozione degli affari compiuta dall’agente, ma anche alla rispondenza ad equità dell’attribuzione, in considerazione delle circostanze del caso concreto ed in particolare delle provvigioni perse da quest’ultimo.25-07-2008Licenziamento per giusta causaCorte di Cassazione 25-07-2008n.sentenza: 20497Licenziamento per giusta causaIl recesso per giusta causa previsto dall’art. 2119 cod. civ. si applica anche al contratto di agenzia purché vi sia un’inadempienza imputabile all’agente, la quale per la sua gravità, non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Non è, quindi idonea a concretare detta inadempienza la sospensione dell’esecuzione della prestazione operata dall’agente che si trovi in stato di detenzione in carcere, non sussistendo in tal caso il requisito indispensabile dell’imputabilità dell’inadempimento.
massima del 25/07/08 n. 2049725-07-2008Agnzia - ContrattoCorte d'Appello 25-07-2008n.sentenza: Agnzia - ContrattoIn tema di contratto di agenzia, al recesso dell’agente non giustificato (come nel caso concreto) da fatto addebitabile alla società preponente, non può conseguire né il diritto al pagamento della indennità sostitutiva del preavviso, né il pagamento della indennità suppletiva di clientela prevista dall’art. 1751 c.c.. Invero siffatta indennità, in particolare, è prevista per le sole ipotesi in cui il recesso dell’agente sia giustificato da circostanze attribuibili o comunque determinate dal preponente, e dunque tale da trovare ragione giustificatrice in un inadempimento del preponente medesimo di una scarsa importanza (inadempimento che nella specie non è dato riscontrare, avendo la società preponente esclusivamente provveduto alla nomina di subagenti, così come all’odierno appellante e ciò nell’interesse di entrambe le parti)
Massima del 25/07/08 App. Roma, Sez Lavoro06-06-2008AgeziaCorte di Cassazione 06-06-2008n.sentenza: 15062AgeziaLa norma di cui all'art. 1746, terzo comma, cod. civ. (nel testo introdotto dall'art. 28, comma 2, della legge n. 65 del 1999) che vieta ogni patto che ponga a carico dell'agente una responsabilità anche solo parziale per l'inadempimento del terzo, consentendo, eccezionalmente ed a precise condizioni, la concessione di apposita garanzia da parte dell'agente con riferimento a singoli affari, si applica, in assenza di una disciplina transitoria che ne preveda l'applicazione retroattiva, unicamente ai patti stipulati successivamente alla sua entrata in vigore o tutt'al più alle obbligazioni nate da tali patti successivamente alla data indicata e non anche alla fase di adempimento di tali obbligazioni. (Cassa con rinvio, App. Venezia, 4 Agosto 2005) 04-06-2008AgenziaCorte di Cassazione 04-06-2008n.sentenza: 14771AgenziaIn tema di rapporto di agenzia, il collegamento economico-funzionale fra imprese (nel caso di specie, società di assicurazione) facenti parte dello stesso gruppo - pur non realizzando un'unitaria soggettività giuridica, né essendo sufficiente a far ritenere che gli obblighi inerenti al rapporto costituito con una società si estendano anche alle altre - determina una convergenza di interessi economici, tale per cui, ove l'agente abbia in atto una pluralità di distinti rapporti con le singole società collegate, il verificarsi di un evento interruttivo del rapporto fiduciario tra l'agente ed una delle stesse è idoneo a determinare la cessazione della fiducia anche con riguardo agli altri rapporti ed a legittimare, conseguentemente, il recesso dai contratti conclusi con l'agente.04-06-2008Recesso per cessazione di fiduciaCorte di Cassazione 04-06-2008n.sentenza: 14771Recesso per cessazione di fiduciaMassima n. 14771 del 4/06/2008, Cass. civ. sez Lavoro L'evento che, determinando, nell'ambito d'un rapporto di agenzia, la cessazione della fiducia della Società preponente nei confronti del suo agente, legittima il recesso della Società dal rapporto di lavoro, è idoneo a determinare la cessazione della fiducia di altra Società appartenente allo stesso gruppo finanziario ed a legittimare il suo conseguente recesso dal suo distinto rapporto di lavoro con l'agente.
04-06-2008recesso - lesione del rapporto fiduciarioCorte di Cassazione 04-06-2008n.sentenza: 14771recesso - lesione del rapporto fiduciarioMassima del 04/06/2008, n. 14771 Cass. civ. Sez. lavoro L'istituto del recesso per giusta causa, previsto dall'art. 2119, primo comma, cod. civ., in relazione al contratto di lavoro subordinato, è applicabile anche al contratto di agenzia, dovendosi tuttavia tener conto, per la valutazione della gravità della condotta, che in quest'ultimo ambito il rapporto di fiducia - in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell'attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali - assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato; ne consegue che, ai fini della legittimità del recesso, è sufficiente un fatto di minore consistenza (nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto adeguatamente motivata la lesione del rapporto fiduciario attesa la stipulazione, da parte dell'agente, di due polizze sulla base di false attestazioni dello stato di rischio, in violazione delle disposizioni sulle verifiche da effettuare già diramate dalla società). 21-05-2008Agenzia - obbligazioni e contratti (nullità)Tribunale 21-05-2008n.sentenza: non presenteAgenzia - obbligazioni e contratti (nullità)Massima del 21/05/08 Trib. Modena Sez I Va esclusa l’invalidità delle clausole del contratto di agenzia che disciplini l’eventuale restituzione di somma versata dal preponente all’agente per il rimborso di spese organizzative; una siffatta clausola, infatti, è diretta a regolare, con finalità in sé pienamente lecita, le conseguenze restitutorie di somme nel frattempo erogate e fruite da parte di un soggetto societario (l’agente ) e con lo scopo di rafforzare il vincolo e renderlo minimamente stabile, con l’ulteriore vantaggio per l’agente di fruire di provvigioni minime sicure nella fase iniziale del rapporto.21-05-2008Agenzia - competenza e giurisdizione civileTribunale 21-05-2008n.sentenza: non presenteAgenzia - competenza e giurisdizione civileMassima del 21/05/08 Trib Modena Sez. I
Per potersi configurare la competenza del giudice del lavoro in tema di contratti di agenzia è necessario che l’attività di collaborazione sia coordinata e continuativa e venga svolta quanto meno in misura prevalente con il lavoro personale dell’agente. Tale situazione non ricorre allorché il contratto di agenzia intercorra con una società di capitali, o con una società di persone che costituisca un autonomo centro di capitali, o con una società di persone che costituisca un autonomo centro di imputazione di interessi tra il socio e il preponente , ovvero quando l’agente svolga la propria attività avvalendosi di una struttura organizzativa a carattere imprenditoriale.21-05-2008IndennitàTribunale 21-05-2008n.sentenza: IndennitàMassima del 21/05/2008 Trib di Modena Sez I In tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, l'art. 1751, comma 6, c.c., come sostituito dall'art. 4 del D.Lgs. n. 303/1991, vieta alle parti del contratto di agenzia di derogare a svantaggio dell'agente ai criteri di determinazione ivi stabiliti; non trattandosi di una inderogabilità assoluta ed essendo consentita alla parti la deroga non pregiudizievole per l'agente, deve ritenersi ugualmente consentita alla contrattazione collettiva una modificazione pattizia di quei criteri. La valutazione se la regolamentazione pattizia sia o meno pregiudizievole per l'agente rispetto a quella legale deve essere operata ex ante, mediante raffronto in astratto delle due regolamentazioni e non in concreto, cioè in base ai risultati finali dell'attività dell'agente. L'art. 1751 c.c., quale risulta a seguito delle novelle di cui al D.Lgs. n. 303 del 1991 e al D.L. n. 65 del 1999, esclude la garanzia generalizzata della indennità per il caso di scioglimento del contratto di agenzia, prevedendo invece precise condizioni alle quali è sottoposto il relativo diritto dell'agente, e non fissa né la misura né alcun criterio di commisurazione della medesima indennità, stabilendo, in conformità alla normativa comunitaria, soltanto il tetto massimo della stessa, onde deve ritenersi che il legislatore abbia inteso rimettere la determinazione alla contrattazione collettiva o individuale. L'art. 1751 c.c. richiede - sia nella vecchia che nella nuova formulazione -, quale presupposto indefettibile del diritto all'indennità, che l'agente abbia procurato nuovi clienti al preponente e che i vantaggi patrimoniali del suo operato permangano in capo al preponente stesso; l'onere della prova su tale presupposto spetta all'agente che agisce per la richiesta dell'indennità.
21-05-2008Agenzia - Scadenza del contrattoTribunale 21-05-2008n.sentenza: Agenzia - Scadenza del contrattoDeve ritenersi che fatto costitutivo perché sorga il diritto dell’agente all’indennità di preavviso ex art. 1750 c.c., sia l’avere l’agente osservato (e dimostrato) un contegno contrattuale quantomeno di fattiva predisposizione per poter continuare il proprio adempimento durante il periodo di preavviso (asseritamene non dato). In altri termini,durante il preavviso la posizione delle parti non muta: entrambe devono assolvere reciprocamente i propri obblighi come per il periodo precedente, continuandosi ad applicare le disposizioni contrattuali e normative previgenti l’invio del recesso da parte del preponente; il contratto di agenzia (come quello di lavoro) a tempo indeterminato non cessa nel momento in cui uno dei contraenti recede dal contratto senza dare il prescritto preavviso, ma viene meno solo la scadenza di tale periodo, che è predisposto a tutela e nell’interesse della parte non recedente: a meno che questa, accettando senza riserve l’indennità sostitutiva offerta dall’altra parte, acconsenta alla immediata risoluzione del rapporto.15-05-2008Agenzia- previdenza socialeCorte di Cassazione 15-05-2008n.sentenza: 12314Agenzia- previdenza socialeMassima n. 12314 del 15/05/08
Ai fini del calcolo della pensione di vecchiaia a carico dell’Enasarco, da erogarsi in favore degli agenti e rappresentanti di commercio, occorre tenere conto, ai sensi dell’art. 10, comma primo, della legge n. 12 del 1973, della più elevata tra le medie annue delle provvigioni liquidate, per le quali siano stati effettivamente versati i contributi, calcolata per ognuno dei periodi di tre anni consecutivi compresi nel decennio precedente l’ultimo versamento, restando escluse le provvigioni relative all’anno dell’ultimo versamento. Conseguentemente anche l’art. 11 del regolamento per l’esecuzione della legge n. 12 del 1973, approvato con d.m. 20 febbraio 1974, che prevede, ai fini della determinazione della più elevata media provvisionale, che si considerano i contributi accreditati per ciascun anno nell’ultimo decennio “a partire dall’ultimo versamento utile” va interpretato nel senso che nel decennio non è compreso l’anno dell’ultimo versamento, dovendosi ritenere, una diversa interpretazione, illegittima per contrasto con la legge n. 12 del 197310-04-2008Diritto al risarcimento dei danniCorte di Cassazione 10-04-2008n.sentenza: 9426Diritto al risarcimento dei danniL’ art. 1751, quarto comma, cod. civ., secondo cui la concessione all’agente dell’indennità di cessazione del rapporto non lo priva comunque del “diritto all’eventuale risarcimento dei danni”, si riferisce a danni ulteriori da fatto illecito contrattuale o extracontrattuale (come, ad esempio, l’illecito connesso alla violazione dei doveri informativi , al mancato pagamento di provvigioni maturate, a fatti di denigrazione professionale, alla ingiuriosità del recesso del preponente, alla induzione dell’agente ad oneri e spese di esecuzione del contratto prima della sua inopinata risoluzione, ecc.), giacché detta disposizione configura una ipotesi di risarcimento distinto rispetto a quello da fatto lecito (cessazione del rapporto) contemplato dal primo comma dello stesso art. 1751 cod. civ., con il quale può pertanto cumularsi, sempre che nella condotta del preponente sussistano i requisiti soggettivi ed oggettivi di detto illecito. (Nella specie, la S.C., enunciando l’anzidetto principio, ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva riconosciuto all’agente il risarcimento dei danni – da interruzione dell’attività professionale ed alla vita di relazione – in ragione della sola illegittimità del recesso dal rapporto di agenzia da parte del preponente e non già in forza di un ulteriore e diverso fatto illecito da ascriversi alla condotta del preponente medesimo).
MASSIMA N. 9426 DEL 10/04/08 CASS. CIV. SEZ. LAVORO29-02-2008Rapporto di agenzia - accantonamento per indennità supplettiva clientelaCorte di Cassazione 29-02-2008n.sentenza: 5456Rapporto di agenzia - accantonamento per indennità supplettiva clientelaLa corte ribadendo quanto già affermato con la pronuncia n. 24973 del 2006, precisa, con una articolata motivazione, che l’art. 70, comma terzo, del D.P.R. n. 917 del 1986, che estende agli accantonamenti relativi alle indennità di cui all’art. 16, comma primo, lettere c), d) e f), (ovvero, tra le altre, alle indennità per la cessazione di rapporti di agenzia), le disposizioni riguardanti gli accantonamenti per l’indennità di fine rapporto. Non è applicabile all’indennità suppletiva di clientela prevista dagli accordi economici collettivi disciplinanti i rapporti di agenzia; tale indennità infatti, essendo dovuta solo in caso di scioglimento del contratto a tempo indeterminato ad iniziativa del preponente per fatto non imputabile all’agente, costituisce, in pendenza del rapporto, un costo meramente eventuale sia nell’an che nel quantum sicché i relativi accantonamenti non sono deducibili nei limiti delle quote maturate nell’esercizio, come previsto dall’art. 70 cit..
Massima n. 5456 del 29/02/08 Corte di Cassazione
19-02-2008Agenzia - Obbligazioni e contrattiCorte di Cassazione 19-02-2008n.sentenza: 4056Agenzia - Obbligazioni e contrattiA seguito della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, 23 marzo 2006, in causa C-465/04, interpretativa degli artt. 17 e 19 della direttiva 86/653, ai fini della quantificazione dell'indennità di cessazione del rapporto spettante all'agente nel regime precedente all'accordo collettivo del 26 febbraio 2002 che ha introdotto l'"indennità meritocratica", ove l'agente provi di aver procurato nuovi clienti al preponente o di aver sviluppato gli affari con i clienti esistenti (ed il preponente riceva ancora vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti) ai sensi dell'art. 1751, comma 1, cod. civ., è necessario verificare se - fermi i limiti posti dall'art. 1751, comma 3, cod. civ. - l'indennità determinata secondo l'accordo collettivo del 27 novembre 1992, tenuto conto di tutte le circostanze del caso e, in particolare, delle provvigioni che l'agente perde, sia equa e compensativa del particolare merito dimostrato, dovendosi, in difetto, riconoscere la differenza necessaria per ricondurla ad equità. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in adesione all'orientamento precedente alla citata sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, aveva ritenuto la prevalenza del criterio previsto dalla contrattazione collettiva rispetto al criterio legale di cui all'art. 1751 cod. civ. in quanto più favorevole secondo una valutazione complessiva "ex ante", rimettendo al giudice del rinvio il compito di verificare se all'agente, sulla base degli elementi di fatto considerati, spettasse, per la meritevolezza del suo operato, una indennità di importo maggiore rispetto a quella garantita dall'accordo collettivo). (Cassa con rinvio, App. Bologna, 7 Ottobre 2004) Cass. civ. Sez. lavoro Sent., 19/02/2008, n. 4056
01-02-2008Agenzia - ContrattoCorte d'Appello 01-02-2008n.sentenza: Agenzia - ContrattoIn tema di agenzia, il diritto alla provvigione sussiste tutte le volte in cui le trattative propiziate dall’agente abbiano avuto un tale grado di avanzamento, di serietà e di prevalenza da condurre non solo con elevato grado di probabilità allo sbocco naturale della conclusione dell’affare, ma anche entro un termine necessariamente breve; non può, infatti, concepirsi una elevata efficacia causale dell’agente sulla conclusione di un contratto se non quando le trattative siano in fase così avanzata che occorra null’altro che un quid materiale rimesso al contingente (come, ad es. la stesura di un atto notarile o la delibera formale di assunzione dell’impegno)per poter concludere l’affare, né può stabilirsi aprioristicamente quale sia un termine ragionevole per la conclusione, se non vi sia parimenti un indagine sulla serietà della volontà del terzo di obbligarsi con il mandante per effetto dell’attività dell’agente. App. Genova Sez. III, 01/02/2008
18-01-2008Agenzia - ContrattoTribunale 18-01-2008n.sentenza: Agenzia - ContrattoNel contratto di agenzia, pur nella sostanziale diversità delle rispettive prestazioni e della relativa configurazione giuridica, per stabilire se lo scioglimento del contratto stesso sia avvenuto o meno per un fatto imputabile al preponente o all'agente, tale da impedire la possibilità di prosecuzione anche temporanea del rapporto, può essere utilizzato per analogia il concetto di giusta causa di cui all'art. 2119 c.c., previsto per il lavoro subordinato.
Trib. Monza Sez. II, 18/01/2008
17-01-2008Contratto di agenzia-diritto comunitarioCorte Giustizia Comunità Europee Grande 17-01-2008n.sentenza: 19Contratto di agenzia-diritto comunitarioMASSIMA N. 19 DEL 17/01/08 CORTE DI GIUSTIZIA COMUNITA EUROPEE SEZ. I L’art. 7, n. 2, primo trattino, della Direttiva del Consiglio n. 86/653/CEE, del 18 dicembre 1986, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, deve essere interpretato nel senso che l’agente commerciale incaricato di una zona geografica determinata non ha diritto alla provvigione per le operazioni concluse da clienti appartenenti a tale zona con un terzo senza l’intervento, diretto o indiretto, del preponente.
14-01-2008Indennità supplettiva di clientelaTribunale 14-01-2008n.sentenza: Indennità supplettiva di clientelaQuanto alla indennità suppletiva di clientela ex art. 1751 c.c. si è consolidato l’orientamento in base al quale il comma 6 si interpreta nel senso che il Giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell’agente comporta che l’importo determinato dal Giudice, ai sensi della normativa legale, deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive. L’art. 1751 c.c. ha inteso condizionare l’attribuzione dell’indennità non soltanto alla permanenza, per il preponente, di sostanziali vantaggi derivanti dall’attività di promozione degli affari compiuta dall’agente, ma anche alla rispondenza ad equità dell’attribuzione, in considerazione delle circostanze del caso concreto ed in particolare delle provvigioni da lui perse.08-01-2008Contratto di agenziaCorte d'Appello 08-01-2008n.sentenza: Contratto di agenziaMASSIMA DEL 8/01/08 APP. GENOVA, SEZ. III
In tema di contratto di agenzia, il diritto del mediatore alla provvigione sorge allorquando il suo apporto sia legato da nesso eziologico con la conclusione dell’affare, a nulla rilevando che tale nesso sia o meno esclusivo, né che l’intervento permanga o meno per tutte le fasi della trattativa, essendo invece indispensabile che la messa in relazione dei soggetti da parte del mediatore costituisca un antecedente necessario per pervenire, anche a mezzo di vicende successive, alla definizione dell’affare. In tale ottica, il diritto alla provvigione deve essere negato solo quando l’attività mediatoria non sortisca esito positivo e le trattative si interrompano per riprendere con caratteri di totale indipendenza e novità, in modo da essere non assolutamente collegabili alle precedenti, sicché possa escludersi l’utilità dell’originario intervento del mediatore.
30-10-2007Contratto di agenzia-diritto comunitarioCorte di Cassazione 30-10-2007n.sentenza: 22859Contratto di agenzia-diritto comunitarioMASSIMA N. 22859 DEL 30/10/2007, CASS. CIV. SEZ. III
La disciplina dettata dalla Direttiva n. 86/653/CEE – che osta ad una normativa nazionale che subordini la validità di un contratto di agenzia all’iscrizione di un agente in un apposito albo – è posta a protezione del diritto alla retribuzione di chi, secondo la stessa direttiva, è incaricato, in maniera permanente, di trattare o concludere per il preponente la vendita o l’acquisto di merci; all’ambito dei rapporti tutelati dalla detta direttiva è estraneo l’esercizio della mediazione, che può svolgersi in base ad un incarico (art. 1456 c.c.) ma non presuppone e, anzi, esclude una relazione permanente tra il mediatore (art. 1754 c.c.) ed i soggetti che egli cura di mettere in rapporto per la conclusione di una affare.
19-10-2007Agenzia -FallimentoCorte d'Appello 19-10-2007n.sentenza: Agenzia -FallimentoAi fini dell’ammissione al passivo fallimentare delle somme spettanti all’agente a titolo di provvigioni per l’intercorso contratto di agenzia con la società fallita, il medesimo soggetto ha l’onere di fornire la prova della stipula del contratto anteriormente alla dichiarazione di fallimento. Nella specie, non solo non è stato prodotto dall’odierno appellante alcun documento attestante l’esistenza del contratto di agenzia in epoca antecedente al dichiarato fallimento, e ad esso opponibile in quanto avente data certa, ma neppure sono stati allegati fatti ad esso equipollenti (purché idonei a stabilire in modo ugualmente certo l’anteriorità della formazione del documento rispetto al fallimento), con la conseguenza che detta prova non può ritenersi raggiunta, né presentano i suddetti caratteri le dichiarazioni rese dal rappresentante legale della società fallita. A tale fine nessun rilievo può invero attribuirsi al fatto che dette dichiarazioni scitte non siano state disconosciute dal curatore fallimentare, sul quale (poiché terzo rispetto all’autore e sottoscrittore delle summenzionate dichiarazioni) nessun onere del genere può ritenersi sussistente, né può rilevare in alcun modo la circostanza che il contratto di agenzia sarebbe, in realtà, stato concluso prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 65/1999, il quale, modificando l’art. 1742 c.c., richiede oggi la forma scritta ad substantiam ed ad probationem. App. Napoli Sez I, 19/10/07
12-10-2007AziendaCorte di Cassazione 12-10-2007n.sentenza: 21445AziendaLa cessione d’azienda, che nel rapporto di agenzia è assumibile nella fattispecie legale di cui all’art 2558 cod. civ., può integrare una giusta causa di recesso dell’agente dal contratto di agenzia se il cessionario non offre una sufficiente garanzia del regolare adempimento delle obbligazioni derivanti dalla prosecuzione del rapporto di durata –tanto più se relative ad importi già maturati, ma non ancora esigibili, come quelli dell’indennità da corrispondere alla fine del rapporto- e, più in generale, della regolare prosecuzione dell’attività dell’azienda cui è connessa l’attività dell’agente medesimo. (Nella specie, l’agente era receduto per giusta causa dal contratto di agenzia adducendo che la società cessionaria del sottostante rapporto, secondo le risultanze del relativo bilancio e dell’allegata relazione del collegio sindacale, non mostrava di offrire sufficienti garanzie di solvibilità e di consistenza economica e patrimoniale; la sentenza di merito che, pretermettendo l’esame della predetta documentazione, aveva escluso la sussistenza della giusta causa di recesso è stata cassata per insufficienza della motivazione dalla S.C., che ha enunciato l’anzidetto principio di diritto).12-10-2007Contratto di agenziaCorte di Cassazione 12-10-2007n.sentenza: 21445Contratto di agenziaIn tema di rapporto di agenzia il preponente, in forza dell’art. 1749 cod. civ., non soltanto nella sua vigente formulazione, ma anche in quella antecedente alla novella recata dall’art, 4 del d.lgs. N. 65 del 1999, è tenuto ad agire con correttezza e buona fede nei confronti dell’agente e la violazione di detti obblighi contrattuali può configurare, in base alla gravità delle circostanze, una giusta causa di scioglimento dello stesso rapporto di agenzia, rispetto al quale trova analogica applicazione l’art. 2119 cod. civ., con il consequenziale diritto dell’agente recedente all’indennità prevista dall’art. 1751 cod. civ. in caso di cessazione del rapporto.19-09-2007Agenzia -Limitazione del privilegioTribunale 19-09-2007n.sentenza: Agenzia -Limitazione del privilegioLa limitazione del privilegio all’ultimo anno delle prestazioni svolte dall’agente riguarda unicamente le provvigioni e non anche l’indennità per la cessazione del rapporto d’agenzia e quella di mancato preavviso, mentre tale limite è operante con riferimento alla indennità suppletiva di clientela.
05-09-2007Prova in genereCorte di Cassazione 05-09-2007n.sentenza: 1748Prova in genereL’art. 1478 cod. civ., nel testo modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 303 del 1991, ha riconosciuto il diritto dell’agente di esigere che siano fornite tutte le informazioni, in particolare un estratto dei libri contabili, necessarie per verificare l’importo delle provvigioni liquidate. Conseguentemente, in relazione a tale precisa garanzia normativa, non appare conforme a diritto la reiezione, come nella specie, dell’istanza dell’agente mirante, indipendentemente dall’espletamento di consulenza tecnica, all’acquisizione della documentazione in possesso solo del preponente, indispensabile per sorreggere, sul piano probatorio, attraverso precisi dati quantitativi, l’allegazione relativa all’aumento del numero dei clienti e del volume degli affari nel corso degli anni; né è imputabile alla parte la carenza di indicazione di tale dati quantitativi, derivando dall’inadempimento dell’obbligo di informazioni posto dalla legge a carico del preponente.05-06-2007AgenziaCorte di Cassazione 05-06-2007n.sentenza: 13184AgenziaLa previsione del rifiuto di ogni tutela al mediatore non iscritto nel ruolo – secondo quanto stabilito dalla legge statale 3 febbraio 1989, n. 39 – non contrasta con la direttiva 86/653/CEE, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, giacché tale direttiva – che osta ad una normativa nazionale che subordini la validità di un contratto di agenzia all’iscrizione dell’agente di commercio in apposito albo – non si rivolge al mediatore, il quale agisce in posizione di terzietà rispetto ai contraenti posti in contatto, a tale stregua differenziandosi dall’agente di commercio, che attua invece una collaborazione abituale e professionale con altro imprenditore.
Massima n. 13184 del 05/06/2007 Corte di Cassazione Sez I27-01-2007Corte di Cassazione 27-01-2007n.sentenza: 6099Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa il procedimento di verifica dei crediti non ha natura giurisdizionale, bensì, amministrativa (Cass., Sez. I, 28 gennaio 2005, n. 1817), sicché, “una volta aperta la procedura di liquidazione coatta amministrativa, sulla domanda proposta dall’agente nei confronti della impresa di assicurazioni sottoposta alla procedura per la condanna al pagamento di somme relative al rapporto di agenzia , il giudice del lavoro è temporaneamente carente di giurisdizione, spettando al commissario liquidatore di provvedere, in via amministrativa, all’accertamento dei crediti vantati verso la società in liquidazione coatta amministrativa” (Cass., Sez. L, 8 aprile 2004 n. 6917, m. 571965).
Ciò non esclude tuttavia che la competenza del giudice ordinario “in ordine alla domanda proposta dal commissario liquidatore di un’impresa assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa per un credito inerente ad un pregresso rapporto di agenzia, non trova deroga in favore del tribunale che ha dichiarato lo stato d’insolvenza, sia soprattutto perché tale azione non dipende in alcun modo dal procedimento concorsuale”, restando irrilevante che il convenuto abbia eccepito un proprio credito in compensazione.
(Cass., SezL, 18 giugno 1998, n. 6099) Sentenza Cass. Civ., sez I, 27-01-2006, n.1758
30-10-2006Patto di esclusivaTribunale 30-10-2006n.sentenza: Patto di esclusivaIn tema di contratto di agenzia, posto che ai sensi dell'art. 1743 c.c. ed in virtù del patto di esclusiva, il proponente non può avvalersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività, qualora, come nella specie, egli leda con il suo comportamento, che non necessaramente deve consistere in un rapporto di collaborazione con un altro soggetto agente, il diritto di esclusiva della controparte, sottraendo alla stessa in modo non occasionale una serie di affari, è obbigato al risarcimento del danno contrattuale. 30-10-2006Patto di esclusivaTribunale 30-10-2006n.sentenza: Patto di esclusivaIn tema di contratto di agenzia, posto che ai sensi dell'art. 1743 c.c. ed in virtù del patto di esclusiva, il proponente non può avvalersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività , qualora, come nella specie, egli leda con il suo comportamento, che non necessariamente deve consistere, in un rapporto di collaborazione con altro soggetto agente, il diritto di esclusiva della controparte, sottraendo alla stessa in modo non occasionale una serie di affari, è obbligatorio al risarcimento del danno contrattuale.03-10-2006Agenzia -ControversieCorte di Cassazione Pres. Senese	03-10-2006n.sentenza: 21301Agenzia -ControversieTRATTA DA ''GUIDA AL DIRITTO'' N. 43 DELL'11 NEVEMBRE 2006 PAG 66
Sezione lavoro, sentenza 3 ottobre 2006 n. 21301 '' Pres. Senese; Rel. Roselli; Pm Patrone; Ric. Sartorato; Res. Acatel dial face Spa
La disciplina dettata dall'articolo 1751 del Cc può essere derogata soltanto in meglio dalla contrattazione collettiva e nel caso in cui l'agente sostenga in giudizio la nullità del contratto individuale recettivo di quello collettivo , il raffronto fra le discipline legale e patrizia dev'essere effettuato con riferimento al caso concreto, pervenendosi alla dichiarazione di nullità della parte del contratto risultata sfavorevole all'agente. Ciò comporta per questo l'onere di provare nel giudizio di merito con dettagliati calcoli conformi a entrambi i criteri , legale e contrattuale, la differenza peggiorativa, e per il preponente l'onere di provare il contrario, anche attraverso l'eventuale considerazione complessiva delle clausole e la relativa compensazione di vantaggi e svantaggi.
03-10-2006ControversieCorte di Cassazione 03-10-2006n.sentenza: 21301ControversieSezione lavoro, sentenza 3 ottobre 2006 n. 21301 - Pres. Senese; Rel. Roselli; Pm Patrone; Ric. Sartorato; Res. Acatel dial face Spa
03-10-2006Indennità di cessazione - Verifica dell'importo da parte del giudiceCorte di Cassazione 03-10-2006n.sentenza: 21309Indennità di cessazione - Verifica dell'importo da parte del giudiceIn materia di contratto di agenzia, il comma 6 dell'articolo 1751 c.c. nel testo sostituito dall'art. 4 del d.lgs. n. 303/1991, si interpreta nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all'agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell'agente comporta che l'importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive. Il giudice del rinvio dovrà quindi verificare se spetti all'agente, in base all'art. 1751 c.c. un'indennità di importo maggiore rispetto a quella garantitagli dall'applicazione dell'a.e.c.
Per la determinazione dell'ammontare dell'indennità sono ammessi metodi sintetici, che valorizzino più ampiamente il criterio dell'equità e, quale punto di partenza del compiuto, il limite massimo specificato dalla direttiva. Ne consegue che l'art. 1751 c.c. ha inteso condizionare l'attribuzione dell'indennità non soltanto alla permanenza, per il preponente, di sostanziali vantaggi derivanti dall'attività di promozione degli affari compiuta dall'agente, ma anche alla rispondenza ad equità dell'attribuzione, in considerazione delle circostanze del caso concreto ed in particolare delle provvigioni da lui perse. L'equità pertanto, in presenza del presupposto del vantaggio del preponente, impone al giudice di merito la valutazione di tutte le circostanze del caso concreto sia ai fini dell'an dell'indennità , sia del quantum di essa.07-08-2006indisponibilità dell'indennità Tribunale 07-08-2006n.sentenza: indisponibilità dell'indennità Il diritto all' indennità di fine rapporto sancito dall'art. 1751 c.c. ha natura indisponibile (cfr. sentenza n. 369 del 30 giugno 1999).13-07-2006AgenziaTribunale 13-07-2006n.sentenza: AgenziaIndennità di cessazione del rapporto di agenzia. Inammissibilità di cumulo tra disciplina legale e quella contrattuale. Prevalenza di quest'ultima.
Insieme alla massima della Corte di Giustizia della Comunità Europea relativa alla sentenza 23/06/06 pubblichi9amo qui di seguito un passo della sentenza del Tribunale di Ravenna che la ha applicata immediatamente.
"Ciò che appare certo dopo la sentenza Cgce del 23 marzo 2006 in tema di calcolo dell'indennità di cessazione del rapporto di agenzia è l'inammissibilità di qualsiasi cumulo tra la disciplina legale costituita dall'art. 1751 c.c. e quella contrattuale, propria degi AEC di categoria, avendo infatti la sentenza in questione stabilito che ciò che va effettuata è una applicazione alternativa tra i due regimi indennitari".
Trib. Ravenna, 13/07/200611-07-2006Indennità di cessazioneTribunale 11-07-2006n.sentenza: Indennità di cessazionePoichè la disciplina pattizzia in tema di indennità di cessazione del contratto di agenzia -eliminando l'onere probatorio gravante sull'agente e garantendogli in ogni caso, e a prescindere da vantaggi permanenti apportati alla mandante, la liquidazione di un'indennità di clientela- deve essere ritenuta più favorevole rispetto a quella legale, va affermata la sua generale prevalenza sulla stessa, anche in virtù dei canoni interpretativi fatti propri della sentenza del 23 marzo 2006 della Cgce.15-05-2006Agenzia- Convenuto stranieroCorte di Cassazione 15-05-2006n.sentenza: 11093Agenzia- Convenuto stranieroAl fine del riscontro della giurisdizione del giudice italiano, in base alla Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva con la legge n. 804 del 1971), il criterio di collegamento del luogo in cui "l'obbligazione dedotta in giudizio sia stata o debba essere eseguita" (art. 5, n. 1, convenzione citata) va riferito all'obbligazione su cui si basa la pretesa fatta valere dall'attore ed il luogo di esecuzione della stessa va individuato secondo il diritto sostanziale applicabile in base al diritto internazionale privato del giudite adito, con la conseguenza che deve essere esclusa la giurisdizione del giudice italiano in relazione ad una domanda proposta da una società preponente italiana che, imperniando l'azione sull'accertamento dell'inadempiment - per assunta violazione del diritto di esclusiva e per illecita concorrenza - dell'obbligazione dell'agente francese, che aveva trovato esecuzione in Francia, chieda la dichiarazione della propria insussistenza dell'obbligo a corrispondere all'agente stesso qualsiasi indennità a titolo di indennit di fine rapporto e la condanna del medesimo al risarcimento del danno, poiché, in tal caso, la "causa petendi" effettiva della domanda - e rilevante sul piano della pregiudizialità logica dell'intera azione - deve ritenersi rappresentata dall'asserita risoluzione del contratto di agenzia per inadempimento, da parte dell'agente stesso , dell'obbligazione negativa di non svolgere attività a favore di imprese concorrenti, assumendo pertanto, rilievo precipuo, in funzione della individuazione della giurisdizione, il "luogo di esecuzione dell'obbligazione" principale dell'agente, da svolgersi in Francia.10-05-2006Correttezza e buona fede nell'esecuzione del contrattoCorte di Cassazione Pres. Sciarelli	10-05-2006n.sentenza: 10728Correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto Sezione lavoro, sentenza del 10 maggio 2006 n. 10728 -Pres. Sciarelli; Rel. Toffoli; Pm Gaeta; Ric. Cassetta; Res Grottesi
L'agente (o il subagente), che ha l'obbligo di tutelare gli interessi del preponente e di agire con lealtà e buona fede nell'esecuzione dell'incarico, pur essendo vincolato da un contratto a tempo indeterminato suscettibile di sisdetta, può legittimamente ricercare soluzioni9 professionali alternative, che vengano in concreto a risultare pregiudizievoli per il preponente (come nell'ipotesi di acquisizione di un mandato da parte di un'impresa in concorrenza), se non impiega mezzi o modalità che siano di per sé qualificabili come scorretti, vuoi ai fini dell'acquisizione del nuovo incarico professionale, vuoi nell'esecuzione del medesimo. Neanche può ritenersi di per sé scorretto che un subagente, che sia intenzionato a porre fine al rapporto in atto con l'agente, ne metta al corrente l'imprenditore preponente, offrendo così l'occasione di comunicare la propria eventuale disponibilità ad assumere un incarico diretto, sempreché non siano posti in atto mezzi di per sè scorretti.30-03-2006Licenziamento per giusta causa - Lettera di recessoTribunale 30-03-2006n.sentenza: Licenziamento per giusta causa - Lettera di recessoLa ricorrenza di una giusta causa di recesso dal contratto di agenzia deve, necessariamente e imprescindibilmente, essere enunciata nella lettera di recesso. Infatti, mentre non è discutibile che il contratto di agenzia possa essere risolto per giusta causa in virtù dell'applicazione analogica a tale contratto dell'art. 2119 c.c., non può, invece, ritenersi applicabile al contratto di agenzia la norma speciale dettata dall'art. 2, legge n. 604/1966, che consente al datore di lavoro di comunicare al lavoratore i motivi del recesso anche successivamente alla data del medesimo.22-03-2006Competenza del giudice del lavoroCorte di Cassazione 22-03-2006n.sentenza: 6351Competenza del giudice del lavoroPer potersi configurare la competenza del giudice del lavoro in tema di contratti di agenzia è necessario che l'attività di collaborazione sia coordinata e continuativa e venga svolta quanto meno in misura prevalente con il lavoro personale dell'agente. Tale situazione non ricorre allorché il contratto di agenzia intercorra con una società di capitali o, come nella specie, con una società di persone che costituisca un autonomo centro d'imputazione di interessi tra il socio e il preponente, ovvero quando l'agente svolga la propria attività avvalendosi di una struttura organizzativa a carattere imprenditoriale.18-03-2006Recesso "ad nutum"Corte d'Appello 18-03-2006n.sentenza: Recesso "ad nutum" La disciplina codicistica del rapporto di agenzia non contiene alcuna espressa previsione delle ipotesi legittimanti il recesso senza preavviso, si ritiene quindi applicabile l'istituto del recesso per giusta causa previsto dall'art. 2119 c.c., sulla base di un'analogia ritenuta sussistente tra il rapporto di agenzia e rapporto di lavoro subordinato, entrambi basati sulla sussitenza di una relazione fiduciaria tra le parti. Pertanto, si ritiene rilevante, al fine di giustificare il recesso "ad nutum", la sussistenza di un fatto imputabile all'agente tale da precludere la possibilità di prosecuzione, anche temporanea, del rapporto.03-03-2006ZonaCorte di Cassazione 03-03-2006n.sentenza: 4678ZonaIl divieto sancito all’agente dall’art. 1743 c.c. di trattare affari nella stessa zona e per lo stesso ramo per più imprese di concorrenza tra loro si applica anche alle situazioni sopravvenute . Sentenza Cass. Civile, sez. Lavoro 03-03-2006 n. 4678
02-03-2006Termini di preavvisoCorte di Cassazione 02-03-2006n.sentenza: 4630Termini di preavvisoIn tema di rapporto di agenzia e di disciplina della indennità sostitutiva del preavviso del recesso, la norma più recente, il d.lgs. n. 303 del 1991, ha modificato i termini di preavviso rapportandoli, tra l'altro, all'anzianità di servizio e, introducendo un limite inferiore a quello stabilito dalla norma meno recente, ha regolato diversamente la materia, tacitamente abrogando le disposizioni della legge n. 741 del 1959 e del d.P.R. n. 145 del 1961.02-03-2006Corte di Cassazione 02-03-2006n.sentenza: 4630Il D. Lgs. N. 303 del 1991, di attuazione della Direttiva CE 86.653, ha modificato l’art. 1750 del codice civile col prevedere che, in caso di recesso dal contratto di agenzia a tempo indeterminato, ciascuna parte deve dare un preavviso non inferiore a un mese per il primo anno di durata del rapporto; due mesi per il secondo anno iniziato; tre mesi per il terzo anno iniziato; quattro mesi per il quarto anno; cinque mesi per il quinto anno; sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi. Le parti possono concordare termini di preavviso di maggiore durata, ma il preponente non può osservare un termine inferiore a quello posto a carico dell’agente. Con la normativa comunitaria, il termine di preavviso diviene graduale, in rapporto all’anzianità di servizio dell’agente. Tale normativa è derogabile solo nel senso della previsione di termini di preavviso superiori a quelli di legge. Nel settore degli agenti di assicurazione fonte primaria del diritto al preavviso sia il contratto, mentre la disciplina legale entra in funzione solo in mancanza di esso (Cass. 11.07.2001 n. 9386). Infine con la sentenza 6.8.2002 n. 11791 si è affermato che, in caso di concessione di un termine di preavviso inferiore al dovuto, opera la norma imperativa la quale impone la concessione del preavviso.
Sentenza Cass. Civ. Sez. Lavoro, 02-03-2006 n. 4630
30-01-2006Giusta causa di dimissioni - Chiusura degli uffici sul territorio nazionaleTribunale 30-01-2006n.sentenza: Giusta causa di dimissioni - Chiusura degli uffici sul territorio nazionaleIn tema di contratto di agenzia la chiusura degli uffici aziendali sul territorio nazionale, nella specie per andamento negativo delle attività, costituisce giusta causa di dimissioni da parte dell'agente, rappresentata dalla impossibilità di svolgere regolarmente le proprie funzioni.24-01-2006Titolarità del portafoglioCorte di Cassazione 24-01-2006n.sentenza: 1286Titolarità del portafoglioDel portafoglio dell'agenzia non può disporre l'agente alla fine del rapporto, avendo egli solo diritto nei confronti dell'impresa preponente al trattamento, previsto dalla contrattazione collettiva allo scioglimento del contratto, trattamento in parte commisurato all'incremento da lui apportato al portafoglio. E' stato altresì precisato che la parte di portafoglio gestita dall'agenzia costituisce per l'agente subentrante una immediata e continua utilità per le provvigioni previste per le prestazioni integrative nei confronti della clientela procurata dall'agente uscente. Di questa utilità può disporre solo l'impresa preponente, che è la titolare del portafoglio, e ciò costituisce la causa giustificatrice del diritto di rivalsa nei confronti dell'agente subentrante, consistente nel recupero da parte dell'impresa del trattamento di fine rapporto corrisposto all'agente uscente. Questo diritto è stato contrattualmente configurato come strettamente connesso o in rapporto sinallagmatico con il godimento del portafoglio da parte dell'agente subentrante. 16-12-2005ControversieCorte di Cassazione Pres Senese	16-12-2005n.sentenza: 27825ControversieSez Lavoro, sentenza 16 dicembre 2005 n. 27825 - Pres. Senese; Rel. Capitanio; Pm Matera; Ric. Giordano; Res. San Pellegrino Spa In caso di controversia relativa a un rapporto di agenzia, l'esecuzione regolare degli affari o la loro mancata esecuzione per cause imputabili al preponente sono fatti che, costituendo il fondamento del diritto delle provvigioni, devono essere provati dall'agente che li allega al fine di ottenere i compensi di sua spettanza. Ne consegue che, ove non venga dedotto in giudizio un rifiuto del preponente di pagare le provvigioni dovute, ma una irregolare esecuzione o una mancata esecuzione per cause imputabili a quest'ultimo, il mancato accoglimento da parte del giudice di merito della richiesta dell'agente di esibizione delle scritture contabili del soggetto preponente non è censurabile.
17-11-2005-- 17-11-2005n.sentenza: 23266I rapporti di agenzia, risolti di diritto per effetto dell’apertura della liquidazione coatta, sono automaticamente riconosciuti con l’impresa cessionaria del portafogli,circostanza questa che elimina in radice il pregiudizio derivante dall’estinzione senza preavviso del precedente rapporto. Sentenza del 17 novembre 2005, n. 23266
16-09-2005AgenziaTribunale 16-09-2005n.sentenza: AgenziaLa responsabilità fideiussoria dell'agente (clausola dello star del credere) deve mantenersi nei limiti di una certa percentuale degli ordini ricevuti; invero, con le modifiche apportate all'art. 1746, comma 3 c.c., dalla legge 21 dicembre 1999, n. 526, si è inteso escludere una garanzia generalizzata, sostituendola con una garanzia riferita a singoli affari e di portata limitata, per cui nella nuova formulazione del medesimo articolo si è stabilito un tetto massimo del risarcimento dovuto all'agente.02-05-2005AgenziaCorte di Cassazione 02-05-2005n.sentenza: 148AgenziaE’ pacifico che in assenza di un’espressa previsione relativa alla possibilità di recedere senza preavviso del rapporto di agenzia, per lo stesso trova applicazione in via analogica l’art. 2119 c.c., che comporta anche il riconoscimento del diritto dell’agente recedente all’indennità sostitutiva del preavviso, nonché dell’indennità sostitutiva di clientela, data l’assimilabilità di tal caso a quello del recesso dell’agente per giusta causa, sostanzialmente dovuto al comportamento del preponente stesso (Cass. Da ult. 2004/23455). In ogni caso deriva dai principi generali in materia di recesso nei rapporti continuativi, la facoltà dell’agente di recedere “per giusta causa”, con effetto immediato e diritto all’indennità sostitutiva di preavviso, in caso di comportamenti che non consentano la prosecuzione neanche temporanea del rapporto –secondo una disciplina corrispondente a quella dettata dall’art. 2119 c.c.- (Cass. 2005/5467)
Sentenza del 2 maggio 2005, n. 148
02-05-2005AgenziaCorte di Cassazione 02-05-2005n.sentenza: 148AgenziaIn assenza di un’espressa previsione relativa alla possibilità di recedere senza preavviso dal rapporto di agenzia, per lo stesso trova applicazione in via analogica l’art. 2119 c.c., che comporta anche il riconoscimento del diritto dell’agente recedente all’indennità sostitutiva del preavviso, data l’assimilabilità di tal caso a quello del recesso dell’agente per giusta causa, sostanzialmente dovuto al comportamento del preponente stesso.
02-05-2005Prosecuzione del rapporto-- 02-05-2005n.sentenza: 148Prosecuzione del rapportoAttesa la facoltà dell’agente di recedere per fatto imputabile al preponente con diritto all’indennità sostitutiva, di preavviso, nel caso di impossibilità anche temporanea di prosecuzione del rapporto, non ostacolata dalla messa in liquidazione della società, occorre esaminare nel caso specifico se ricorre il fatto addebitato alla società e se sia tale da impedire la prosecuzione anche temporanea del rapporto di lavoro. Sentenza del 2 maggio 2005, n. 148
01-02-2005AgenziaCorte di Cassazione 01-02-2005n.sentenza: 1991AgenziaSecondo il disposto dell'art. 1 della legge 28 novembre 1984 n. 792, nell'ambito delle attività proprie del broker si distinque quella della collaborazione intellettuale con l'assicurando per la copertura dei rischi e la assistenzaalla determinazione del contenuto dei futuri contratti, seguita logicamente e cronologicamente dell'eventuale intermediazione nella conclusione e gestione dei contratti assicurativi. Nel contempo la medesima disposizione normativa riporta il broker al ruolo di mediatore di assicurazione e riassicurazione, legittimando il rinvio alle norme codificate sulla mediazione. Conseguentemente, il conferente l'incarico è libero di concludere o meno l'affare, senza che, in caso negativo, al mediatore spetti altro che il rimborso delle spese, di cui all'art. 1756 cod. civ., e rimanendo escluso anche il diritto al risarcimento del danno da perdita del compenso.12-01-2005AgenziaTribunale 12-01-2005n.sentenza: AgenziaAlla clausola di contratto di agenzia con la quale si limita lo svolgimento dell'attività dell'agente per il tempo successivo alla cessazione del contratto non è applicabile l'art. 2125 c.c., che regola il patto di non concorrenza stipulato nell'ambito di un rapporto di lavoro subordinato, bensì l'art. 2596 c.c. in quanto l'agente, assumendo il rischio della propria attività , opera come imprenditore.
MASSIMA DEL TRIB. DI FORLI' DEL 12/1/2005
03-01-2005AgenziaTribunale 03-01-2005n.sentenza: AgenziaLe controversie attinenti il rapporto di agenzia non rientrano nella competenza del giudice del lavoro ai sensi dell'art. 409 c.p.c., nel caso in cui la qualità di agente sia assunta da una società , perchè il rapporto di parasubordinazione tipico dell'agenzia opera solo nel caso in cui l'agente sia una persona fisica, e non una società .17-12-2004AgenziaTribunale 17-12-2004n.sentenza: AgenziaAl rapporto di agenzia è applicabile, in analogia con le disposizioni previste per il rapporto di lavoro subordinato, l'istituto del recesso per giusta causa, anche se, per la differenza tra le due obbligazioni, l'inadempimento è diversamente apprezzabile; nella specie, la legittimità del recesso viene fondata sulla raggiunta prova dello svolgimento di attività lavorative alternative da parte dell'agente, ed il trattenimento di incassi ricevuti dalla clientela, versati in ritardo al preponente17-12-2004AgenziaTribunale 17-12-2004n.sentenza: AgenziaLa prova del lucro cessante subito dal preponente deve essere specificamente fornita, in quanto un conto è il raggiungimento della prova dell'inadempimento dell'agente, che consente l'affermazione della legittimità del recesso, altro conto è la prova delle conseguenze concrete dell'inadempimento, in assenza della quale deve ritenersi insussistente un danno effettivo. Detta prova non può ricavarsi dal solo mancato raggiungimento del tetto di fatturato fissato contrattualmente, come obiettivo annuale, dal preponente16-12-2004AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455AgenziaIn tema di contratto di agenzia una tolleranza iniziale delle inadempienze di una delle parti non pregiudica la facoltrà dell'altra di recedere dal contratto, specie nei casi in cui tali inadempienze si ripetano e, sommandosi, raggiungono un livello di gravità e intollerabilita tale da non consentire la prosecuzione, anche temporanea, del rapporto.16-12-2004AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455AgenziaIl principio della necessità della contestazione immediata, sia pure sommaria, delle ragioni poste a base del recesso per giusta causa, con la conseguente preclusione di dedurre successivamente fatti diversi da quelli contestati, opera sia per il rapporto di lavoro subordinato che per quello di agenzia - data l'analogia dei due rapporti - ma in relazione solo al recesso del datore di lavoro o del preponente, mentre il recesso per giusta causa (con conseguente diritto all'indennità per mancato preavviso) del lavoratore o dell'agente non è invece condizionato ad alcuna formalità di comunicazione delle relative ragioni, sicchè, a tal fine, può tenersi conto anche di comportamenti (del datore di lavoro o del preponente) ulteriori rispetto a quelli lamentati nell'atto di recesso (del lavoratore o dell'agente).16-12-2004AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455AgenziaIn assenza di un'espressa previsione relativa alla possibilità di recedere senza preavviso dal rapporto di agenzia, per lo stesso trova applicazione in via analogica l'istituto del recesso per giusta causa di cui all'art. 2119 c.c., che comporta anche il riconoscimento del diritto dell'agente recedente all'indennità sostitutiva del preavviso, nonchè dell'indennità sostitutiva di clientela prevista dagli accordi economici collettivi per la fattispecie di estinzione del rapporto su iniziativa del preponente, data l'assimilabilità di tale caso a quello del recesso dell'agente per giusta causa, sostanzialmente dovuto al comportamento del preponente stesso.16-12-2004AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455AgenziaAttese le analogie strutturali tra i rapporti di agenzia e quelli di lavoro subordinato e l'assenza di una specifica regolamentazione, per i primi, degli istituti del recesso per giusta causa, del preavviso e della connessa indennità sostituiva, discende la applicabilità , con i dovuti adattamenti derivanti dalla peculiarità del contratto di agenzia, dei principi essenziali elaborati con riguardo ai rapporti di lavoro a quelli di agenzia. In particolare, per quanto attiene la immediatezza della contestazione del recesso senza preavviso si osserva che il particolare rigore formale e cronologico caratterizzante tale ipotesi di risoluzione del rapporto opera solo in relazione a quella posta in essere dal datore di lavoro o preponente, sicchè ove a recedere sia il lavoratore (o preposto) può tenersi conto anche di ragioni non esposte nella relativa comunicazione o, addirittura, successive, senza alcun pregiudizio, non solo ai fini della legittimità del recesso, ma anche della spettanza della relativa indennità .16-12-2004AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455AgenziaIn tema di contratto di agenzia una tolleranza iniziale delle inadempienze di una delle parti non pregiudica la facoltà dell'altra di recedere dal contratto, specie nei casi in cui tali inadempienze si ripetano e, sommandosi, raggiungano un livello di gravità e intollerabilità tale da non consentire la prosecuzione, anche temporanea, del rapporto16-12-2004agenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455agenziaDeve escludersi che in forza del contratto collettivo nazionale per gli agenti di commercio il diritto di questi alla indennità di clientela spetti solo nei casi tassativamente indicati. La identità dei presupposti di tale indennità e di quella di mancato preavviso, infatti, comporta il diritto dell'agente, in caso di spettanza di questa ultima, alla percezione dell'altra, finalizzata al compenso indennitario del particolare pregiudizio, diverso da quello della mancata percezione delle provvigioni durante il periodo di preavviso, derivante dalla perdita della clientela procurata al preponente nell'ambito del rapporto di agenzia.16-12-2004AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2004n.sentenza: 23455AgenziaIl disposto di cui al penultimo comma dell'articolo 1751 del c.c., secondo cui non è consentito alle parti di derogare a detrimento dell'agente quanto ai criteri di determinazione delle indennità spettanti all'agente stesso in caso di cessazione del rapporto, va interpretato nel senso che la valutazione circa il carattere di maggior favore degli accordi, individuali o collettivi, stipulati sul punto dalle parti, deve essere effettuata non in concreto ed ex post, sulla base della misura dell'indennità ritenuta liquidabile dal giudice, ma ex ante, sulla base del confronto tra la regolamentazione legale e quella contrattuale.16-12-2004agenziaTribunale 16-12-2004n.sentenza: agenziaNel rapporto di agenzia è configurabile un trasferimento dell'azienda preponente - i cui effetti sono disciplinati dalla normativa generale dell'art. 2558 cod. civ. e non dall'art. 2112 relativo al lavoro subordinato - ove concorrano il requisito obiettivo della continuità dell'azienda come entità economica organizzata dall'imprenditore e il requisito soggettivo della modificazione nella titolarità dell'azienda, quale che sia il mezzo tecnico - giuridico attraverso cui tale sostituzione si realizza. In siffatta ipotesi, l'onere probatorio relativo alla sussistenza della giusta causa, idonea a legittimare il recesso dal contratto di agenzia da parte dell'agente entro tre mesi dalla notizia del trasferimento dell'azienda preponente, spetta allo stesso agente, fungendo la giusta causa da elemento costitutivo della responsabilità dell'alienante.09-11-2004agenziaTribunale 09-11-2004n.sentenza: agenziaL'elemento essenziale del contratto di agenzia, così come individuato dall'art. 1742 c.c., è costituito dall'obbligo dell'agente di promuovere la conclusione di contratti in una zona determinata, non potendo in alcun modo rientrare nella nozione di "promozione della conclusione di contratti di vendita" la semplice raccolta periodica delle esigenze di prodotti da parte di clienti già individuati dalla società .
Trib. Grosseto, 09-11-2004
21-10-2004agenziaCorte d'Appello 21-10-2004n.sentenza: agenziaIl concetto di ''regolare esecuzione dell'affare'', posto dal codice civile come requisito perchè nasca in capo all'agente il diritto alla provvigione, è da intendersi come riferito al contratto concluso fra preponente e terzo privato, di talchè, nel caso della subagenzia, quando il terzo esegue la sua prestazione sorgono contemporaneamente, indipendenti l'uno dall'altro, sia il diritto dell'agente di ottenere la provvigione dal preponente, sia il diritto del subagente di ottenere la provvigione dall'agente, senza che il mancato adempimento della prima obbligazione possa influire sulle vicende della seconda.21-10-2004agenziaCorte d'Appello 21-10-2004n.sentenza: agenziaL'indennità di cessazione del rapporto nell'agenzia va calcolata secondo le modalità previste dal contratto collettivo o individuale in quanto questi non comportino un trattamento peggiorativo per l'agente rispetto a quello previsto dalla legge, in base ad una valutazione comparativa delle discipline legale e negoziale che sia globale e compiuta ex ante.21-10-2004agenziaTribunale 21-10-2004n.sentenza: agenziaNel contratto di agenzia è necessaria la contestazione immediata, sia pure sommaria, delle ragioni in base alle quali il preponente intende motivare il suo recesso per giusta causa, il che implica la preclusione di dedurre successivamente fatti diversi da quelli contestati.18-10-2004agenziaCorte di Cassazione 18-10-2004n.sentenza: 20410agenziaE' necessario un chiarimento interpretativo specifico circa le modalità di quantificazione dell'indennità , al fine di comprendere se il calcolo della stessa deve essere compiuto in maniera analitica, mediante la stima delle ulteriori provvigioni che l'agente presumibilmente avrebbe potuto percepire negli anni successivi alla risoluzione del rapporto, in relazione ai nuovi clienti da lui procurati o al sensibile sviluppo da lui procurato degli affari con clienti preesistenti, e la applicazione solo successiva di eventuali rettifiche dell'importo, in considerazione del criterio dell'equità e del limite massimo previsto dalla direttiva; oppure se siano consentiti metodi di calcolo diversi, e, in particolare, metodi sintetici, che valorizzino più ampiamente il criterio dell'equità e, quale punto di partenza dei computi, il limite massimo specificato dalla direttiva.
18-10-2004agenziaCorte di Cassazione 18-10-2004n.sentenza: 20410agenziaDeve essere sottoposta alla Corte di giustizia a norma dell'art. 234 del Trattato Ce, l'interpretazione degli articoli 17 e 19 della direttiva 86/653 del Consiglio del 18 dicembre 1986 relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti. Più specificamente, appare necessario, al fine di comprendere se, alla luce del tenore e della finalità dell'art. 17 della direttiva e, eventualmente, dei criteri che esso offre riguardo alla quantificazione dell'indennità dal medesimo prevista, il successivo art. 19 sia è interpretabile o meno nel senso che la normativa nazionale di attuazione della direttiva può consentire che un accordo (o contratto) collettivo (vincolante per le parti di determinati rapporti) preveda, invece che un'indennità dovuta all'agente nel concorso delle condizioni previste dal paragrafo 2 dell'art. 17 e liquidabile secondo criteri desumibili dal medesimo, un'indennità che, da un lato, sia dovuta all'agente a prescindere dalla sussistenza dei presupposti di cui ai due trattini della lettera a) di detto paragrafo 2 (e, per una parte dell'indennità stessa, in ogni caso di risoluzione del rapporto), e, dall'altro, sia quantificabile non già secondo i criteri ricavabili dalla direttiva (e, ove del caso, nell'ammontare massimo dalla medesima precisato), ma secondo i criteri predeterminati dall'accordo economico collettivo.18-10-2004agenziaCorte di Cassazione 18-10-2004n.sentenza: 20410agenziaIn tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, e con riferimento alla disciplina dettata dall'art. 1751 del codice civile, come sostituito dall'art. 4 del D.Lgs. 10 settembre 1991 n. 303, attuativo della direttiva comunitaria n. 86/653/CE, del 18 dicembre 1986, sussistono dubbi interpretativi - dei quali è obbligatorio investire la Corte di Giustizia delle Comunità europee, ai sensi dell'art. 150, ultimo comma, della L. 14 ottobre 1950 n. 1203 - circa il tenore e le finalità dell'art. 17 della predetta direttiva e, eventualmente, circa i criteri relativi alla quantificazione dell'indennità , occorrendo comprendere, in particolare: 1) se il successivo art. 19 della medesima direttiva sia interpretabile nel senso che la normativa nazionale di attuazione possa consentire che un accordo economico collettivo preveda, invece che un'indennità dovuta all'agente nel concorso delle condizioni previste dal paragrafo n. 2 dell'art. 17 citato e liquidabile secondo i criteri desumibili dal medesimo, un'indennità che sia determinata senza alcun riferimento specifico all'incremento degli affari procurato dall'agente, sulla base di determinate percentuali dei compensi ricevuti nel corso del rapporto, sicchè la stessa indennità , anche in presenza della misura massima dei presupposti cui la direttiva collega il diritto all'indennità , in molti casi sia liquidata in misura inferiore a quella massima prevista dalla direttiva; 2) se il calcolo dell'indennità debba essere compiuto in maniera analitica, mediante la stima delle ulteriori provvigioni che l'agente presumibilmente avrebbe potuto percepire negli anni successivi alla risoluzione del rapporto, in relazione ai nuovi clienti procurati o all'incremento degli affari con clienti preesistenti, e mediante l'applicazione solo successiva di eventuali rettifiche dell'importo, in considerazione del criterio dell'equità e del limite massimo previsto dalla direttiva, o se, invece, siano consentiti metodi di calcolo diversi e, in particolare, metodi sintetici, che valorizzino più ampiamente il medesimo criterio dell'equità e il limite massimo sopra indicato.18-10-2004agenziaCorte di Cassazione 18-10-2004n.sentenza: 20410agenziaVanno rimesse alla Corte di giustizia delle Comunità europee le questioni relative all'interpretazione degli art. 17 e 19 della direttiva 86/653/Cee, affinchè chiarisca: a) se la normativa nazionale di attuazione possa consentire che un accordo economico collettivo preveda, in luogo dell'indennità dovuta all'agente nel concorso delle condizioni previste dal par. n. 2 dell'art. 17 e liquidabile secondo i criteri desumibili dal medesimo, un'indennità calcolata, senza alcun riferimento specifico all'incremento degli affari procurato dall'agente, sulla base di determinate percentuali dei compensi ricevuti nel corso del rapporto; b) se il calcolo dell'indennità debba essere compiuto in maniera analitica, mediante la stima delle ulteriori provvigioni che l'agente presumibilmente avrebbe potuto percepire negli anni successivi alla risoluzione del rapporto, in relazione ai nuovi clienti procurati o al sensibile sviluppo degli affari con clienti preesistenti, e l'applicazione successiva di eventuali rettifiche dell'importo, in considerazione del criterio dell'equità e del limite massimo previsto dalla direttiva, ovvero se siano consentiti metodi di calcolo sintetici, che valorizzino il criterio dell'equità e l'anzidetto limite massimo.18-10-2004agenziaCorte di Cassazione 18-10-2004n.sentenza: 20410agenziaL'acquisizione da parte della Corte di giustizia Ce di "chiarimenti interpretativi" sull'art. 1751 c.c. (che disciplina l'indennità di cessazione dell'agente di commercio in attuazione della Direttiva Ce n. 86/653/Ce del 18 dicembre 1986), nel caso in cui dovesse ritenersi concretamente impossibile una "interpretazione conforme" alla direttiva comunitaria risultante dai "chiarimenti", potrà essere rilevante come possibile ragione di illegittimità costituzionale per eccesso di delega in violazione dell'art. 76 Costituzione, in quanto alla Direttiva è stata data attuazione mediante delegazione legislativa che prevedeva come unico principio direttivo quello della piena conformità alle prescrizioni della Direttiva stessa.18-10-2004agenziaCorte di Cassazione 18-10-2004n.sentenza: 20410agenziaPer l'applicazione dell'art. 1751 c.c., che in attuazione della Direttiva Ce n. 86/653/Ce del 18 dicembre 1986 ha disciplinato l'indennità di cessazione per l'agente di commercio, appare necessario un "chiarimento interpretativo" circa vari punti correlati della disciplina delineata dalla Direttiva, per cui, a norma dell'art. 234 del Trattato Ce, TI 25 marzo 1957, deve essere investita la Corte di giustizia per l'interpretazione degli artt. 17 e 19 della Direttiva 86/653/Ce del 18 dicembre 1986, con consegue sospensione del giudizio.24-05-2004AgenziaTribunale 24-05-2004n.sentenza: AgenziaLa revoca della zona dell'agente deve essere interpretata come recesso ad nutum dal contratto di agenzia.
MASSIMA DEL TRIB. DI GROSSETO DEL 24/5/2005
15-04-2004AgenziaTribunale 15-04-2004n.sentenza: 1892AgenziaAl rapporto di agenzia si applica l'istituto del recesso per giusta causa, previsto dall'art. 2119 c.c., stante l'evidente analogia che sussiste tra la disciplina del recesso nel contratto di agenzia e quella dello scioglimento del rapporto di lavoro subordinato, fondati entrambi sull'elemento fiduciario. Peraltro, essendo la nozione di giusta causa alquanto generica, le relative valutazioni devono sempre considerare la specificità delle diverse situazioni.27-03-2004AgenziaCorte di Cassazione 27-03-2004n.sentenza: 6162AgenziaIn tema di determinazione dell'identità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, l'art. 1751 c.c. comma sesto, come sostituito dall'art. 4 del D.Lgs. 10 settembre 1991, n.303, attuativo della direttiva (CEE) n. 86/653, vieta alle parti del contratto di agenzia di derogare a detrimento dell'agente ai criteri di determinazione ivi stabiliti; non trattandosi, peraltro, di una inderogabilità assoluta ed essendo consentita alle parti la deroga non pregiudizievole per l'agente, deve ritenersi ugualmente consentita alla contrattazione collettiva una modificazione pattizia di quei criteri, considerato l'ampio spazio che alla rappresentanza delle organizzazioni sindacali di categoria riserva l'ordinamento italiano. In ogni caso, la valutazione se la regolamentazione pattizia di quei criteri sia meno pregiudizevole per l'agente, rispetto a quella legale, con la conseguenza, nella prima ipotesi, della nullità della clausola, deve essere operata "ex ante" non potendosi nè sul piano obiettivo nè su quello dell'affidamento delle parti, specie in un rapporto di durata, giudicare della validità delle clausole del negozio costitutivo, che tale rapporto sono destinate a regolare nel suo ulteriore svolgimento, alla luce del risultato economico che al momento della sua cessazione le parti conseguirebbero a seconda che si applichi il regime convenzionale o quello legale. 03-02-2004Scioglimento del rapporto - Indennità e liquidazione coattaTribunale 03-02-2004n.sentenza: 3611Scioglimento del rapporto - Indennità e liquidazione coattaNel caso in cui il rapporto di agenzia si sia sciolto ope legis, per effetto dell'assoggettamento dell'impresa assicurativa alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, non spettano all'agente tutte quelle indennità la cui corresponsione trovi titolo nello scioglimento del rapporto dovuto ad un'iniziativa unilaterale delle parti.04-12-2003AgenziaCorte d'Appello 04-12-2003n.sentenza: AgenziaLa sensibile riduzione della misura delle provvigioni costituisce giusta causa di recesso per l'agente e determina pertanto il diritto di questi al preavviso in applicazione dell'art. 2119 c.c.; a tal fine il requisito dell'immediatezza deve essere inteso in senso relativo.
MASSIMA DELLA CORTE DI APP. DI MILANO DEL 4/12/2003 28-11-2003AgenziaCorte di Cassazione 28-11-2003n.sentenza: 18243AgenziaAtteso che, ai sensi dell'art. 1903 cod. civ., all'agente autorizzato a stipulare polizze è attribuita la rappresentanza sostanziale dell'assicuratore, con i sseguenti poteri di rappresentanza, processuale rispetto alle controversie derivanti dai contratti stessi, ne consegue che allao stesso può essere indirizzato l'atto interruttivo della prescrizione dek diritto dell'assicurato, con effetti incidenti nella sfera giuridica dell'assicuratore.08-01-2003La clausola "tutto subito" nel rapporto di agenziaCorte di Cassazione 08-01-2003n.sentenza: 84La clausola "tutto subito" nel rapporto di agenziaNel rapporto d'agenzia, la clausola "tutto subito" - che consente all'agente di optare per la percezione immediata delle provvigioni di incasso relative a tutta la durata del contratto di assicurazione, anziché percepire la provvigione di incasso anno per anno - nel prevedere il diritto da parte della società di ripetere le provvigioni anticipate sui premi non incassati dall'agente, perché maturati dopo la cessazione del rapporto, non incide sull'equilibrio contrattuale delle parti e non può pertanto essere considerata vessatoria, atteso che il risultato conseguito non contrasta con il sistema di pagamento provvigionale anno per anno.08-01-2003Clausola "tutto subito"Corte di Cassazione 08-01-2003n.sentenza: 84Clausola "tutto subito"Nel rapporto d'agenzia, la clausola "tutto subito" - che consente all'agente di optare per la percezione immediata delle provvigioni di incasso relative a tutta la durata del contratto di assicurazione, anziché percepire la provvigione di incasso anno per anno - nel prevedere il il diritto dam parte della società di ripetere le provvigioni anticipate sui premi non incassati dall'agente, perché masturati dopo la cessazione del rapporto, non incide sull'equilibrio contrattuale delle parti e non può pertanto essere considerata vessatoria, atteso che il risultato conseguito non contrasta con il sistema di pagamento provvigionale anno per anno.08-01-2003AgenziaCorte di Cassazione 08-01-2003n.sentenza: 84AgenziaNel rapporto d'agenzia, la clausola "tutto subito" - che consente all'agente di optare per la percezione immediata delle provvigioni di incasso relative a tutta la durata del contratto di assicurazione , anzichè percepire la provvigione di incasso anno per anno - nel prevedere il diritto da parte della società di ripetere le provvigioni anticipate sui premi non incassati dall'agente, perchè maturati dopo la cessazione del rapporto, non incide sull'equilibrio contrattuale delle parti e non può pertanto essere considerata vessatoria, atteso che il risultato conseguito non contrasta con il sistema di pagamento provvigionale anno per anno.20-12-2002L'agente e l'Europa - Contrattazione collettivaCorte di Cassazione 20-12-2002n.sentenza: 18203L'agente e l'Europa - Contrattazione collettivaIn tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, l'art. 1751, comma 6, c.c., come sostituito dall'art. 4 del d.lg. n. 303 del 1991 (attuativo della direttiva comunitaria n. 86/653), vieta alle parti del contratto di agenzia di derogare a detrimento dell'agente ai criteri di determinazione ivi stabiliti; non trattandosi, peraltro, di inderogabilità assoluta, deve ritenersi consentita sia alle stesse parti sia alla contrattazione collettiva la possibilità di introdurre una deroga alla disciplina legale non pregiudizievole per l'agente, nei limiti eventualmente desumibili dalla "ratio" della direttiva comunitaria e delle norme interne di attuazione.20-12-2002Determinazione dell'indennità dovuta all'agenteCorte di Cassazione 20-12-2002n.sentenza: 18203Determinazione dell'indennità dovuta all'agenteIn tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, l'art. 1751, comma 6,c.c., come sostituito all'art. 4 del d.lg. n. 303 del01991 (attuativo della direttiva comunitaria n. 86/653), vieta alle parti del contratto di agenzia di derogare a detrimento dell'agente ai criteri di determinazione ivi stabiliti; non trattandosi, peraltro, di inderogabilità assoluta, deve ritenersi consentita sia alle stesse parti sia alla contrattazione collettiva la possibilità di introdurre una deroga alla disciplina legale non pregiudizievole per l'agente, nei limiti evenualmente desumibili dalla "ratio" della direttiva comunitaria e delle norme interne di attuazione.20-12-2002Disciplina dell'indennità in caso di cessazione del rapportoCorte di Cassazione 20-12-2002n.sentenza: 18203Disciplina dell'indennità in caso di cessazione del rapportoLa disciplina dell'indennità dovuta all'agente in caso di cessazione del rapporto e a norma dell'art. 1751 c.c., potendo essere derogata, purché non a svantaggio dell'agente, deve ritenersi derogabile -oltre che con i contratti individuali- anche ad opera della cocontrattazione collettiva, nei limiti previsti dalla legge (e in quelli eventualmente desumibili dalla "ratio" della direttiva comunitaria e delle norme interne di attuazione).20-12-2002AgenziaCorte di Cassazione 20-12-2002n.sentenza: 18203AgenziaIn tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cassazione del rapporto, l'art. 1751, comma 6, come sostituito dall'art. 4 del d. lg.n.303 del 1991 (attuativo della direttiva comunitaria n 86/653), vieta alle parti del contratto di agenzia di derogare a detrimento dell'agente ai criteri di determinazione ivi stabiliti; non trattandosi, peraltro, di inderogabilità assoluta, deve ritenersi consentita sia alle stesse parti sia alla contrattazione collettiva la possibilità di introdurre una deroga alla disciplina legale non pregiudizievole per l'agente, nei limiti eventualmente desumibili dalla "ratio" della direttiva comunitaria e delle norme interne di attuazione.20-12-2002AgenziaCorte di Cassazione 20-12-2002n.sentenza: 18203AgenziaLa disciplina dell'indennità dovuta all'agente in caso di cessazione del rapporto a norma deell'art. 1751 c.c., potendo essere derogata, purchè non a svantaggio dell'agente, deve ritenersi derogabile - oltre che con i contratti individuali - anche ad opera della contrattazione collettiva, nei limiti previsti dalla legge (e in quelli eventualmente desumibili dalla "ratio" della direttiva comunitaria e delle norme interne di attuazione). 16-12-2002Cessazione del rapporto - disciplina dell'indennitàCorte di Cassazione 16-12-2002n.sentenza: 17992Cessazione del rapporto - disciplina dell'indennitàNella disciplina dell'indennità di cessazione del rapporto di agenzia di cui all'art. 1751 c.c., nel testo di cui all'art. 4 d.lg. 10 settembre 1991 n. 303 (applicabile anche ai rapporti di subagenzia), fatto costitutivo del diritto e la cessazione del rapporto, prevista nel comma 1, unitamente alle condizioni previste dalle successive due articolazioni dello stesso comma (in via alternativa, originariamente, e in via cumulativa, an seguito della modifica attuata dall'art. 5 d.lg. 15 febbraio 1999 n.65), mentre le circostanze previste nel comma 2, 4 in particolare il recesso ad iniziativa dell'agente (ove non ricorrano le situazioni particolari specificate dalla norma), costituiscono fatti impeditivi; pertanto, se risulti in causa la cessazione del rapporto, l'agente non ha l'onere di provare l'effettuazione del recesso da parte del preponente oppure l'esistenza di una giusta causa di dimissioni.16-12-2002AgenziaCorte di Cassazione 16-12-2002n.sentenza: 17992AgenziaNella disciplina dell'indennità di cessazione de4l rapporto di agenzie di cui all'art. 1751 c.c., nel testo di cui all'art. 4 d.lg. 10 settembre 1991 n. 303 (applicabile anche ai rapporti di subagenzia), fatto costitutivo del diritto e la cessazione del rapporto, prevista nel comma 1, unitamente alle condizioni previste dalle successive due articolazioni dello stesso comma (in via alternativa, originariamente, e in via cumulativa, a seguito della modifica attuata dall'art. 5 d.lg. 15 febbraio 1999 n. 65), mentre le circostanze previste nel comma 2, e in particolare il recesso ad iniziativa dell'agente (ove non ricorrano le situazioni particolari specificate dalla norma), costituiscono fatti impeditivi; pertanto, se risulti in causa la cessazione del rapporto, l'agente non ha l'onere di provare l'effettuazione del recesso da parte del preponente oppure l'esistenza di una giusta causa di dimissioni.25-11-2002Istituto della compensazione tra debiti e creditiCorte di Cassazione 25-11-2002n.sentenza: 16561Istituto della compensazione tra debiti e creditiL'istituto della compensazione presuppone l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti, mentre è configurabile la cosidetta compensazione impropria allorché i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto, nel qual caso la valutazione delle reciproche pretese importa soltanto un semplice accertamento contabile di dare ed avere e a ciò il giudice può procedere senza che sia necessaria l'eccezione di parte o la proposizione di domanda riconvenzionale. (Nella specie si è ritenuto che nel rapporto di agenzia il diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto di cui all'art. 1751 c.c. -che non trova origine in un rapporto di agenzia- non si sottrae all'operazione contabile di dare ed avere nei confronti del preponente secondo le modalità della compensazione impropria).25-11-2002AgenziaCorte di Cassazione 25-11-2002n.sentenza: 16561AgenziaL'istituto della compensazione presuppone l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti, mentre è configurabile la cosiddetta compensazione impropria allorchè i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto, nel qual caso la valutazione delle reciproche pretese importa soltanto un semlice accertamento contabile di dare ed avere o la proposizione di domanda riconvenzionale: (Nella specie si è ritenuto che nel rapporto di agenzia il diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto di cui all'art. 1751 c.c. - che non trova origiine in un rapporto giuridico previdenziale distinto dal rapporto di agenzia - non si sottrae all'operazione contabile di dare ed avere nei confronti del preponente secondo le modalità della compensazione improèpria).06-08-2002Applicazione delle norme collettiveCorte di Cassazione 06-08-2002n.sentenza: 11791Applicazione delle norme collettiveNon contrasta con il divieto di derogabilità a svantaggio dell'agente, stabilito dal penultimo comma dell'art. 1751 c.c., l'applicazione della normativa collettiva, in base alla quale l'indennità di scioglimento del contratto va rapportata alle provvigioni ricevute nel corso del rapporto , né la diversità di trattamento tra gli agenti in ambito europeo può ritenersi in contrasto con la direttiva 86/653/Cee, in quanto quest'ultima non ha carattere autoapplicativo, ma detta norme programmatiche che necessitano di attuazione da parte degli Stati membri.06-08-2002AgenziaCorte di Cassazione 06-08-2002n.sentenza: 11791AgenziaL'art. 1751 c.c., quale risulta a seguito delle novelle di cui ai d.lg. n. 303 del 1991 e n. 65 del 1999, esclude la garanzia generalizzata della indennità per il caso di scioglimento del contratto di agenzia, prevedendo invece precise condizioni alle quali è sottoposto il relativo diritto dell'agente, e non fissa nè la misura nè alcun criterio di commisurazione della medesima indennità , stabilendo, in conformità alla normativa comunitaria attuata con i citati decreti legislativi, soltanto il tetto massimo dellla stessa, onde deve ritenersi che il legislatore abbia inteso rimettere la determinazione alla contraqttazione, collettiva o individuale, come si desume desume anche dal rilievo che nessuna modificazione è stata apportata all'art. 2 l. 2 febbraio 1973 n. 12, che attribuisce all'Enasarco il compito di provvedere alla gestione dell'indennità di scioglimento del contratto di agenzia , con i contributi accantonati sulla base delle provvigioni. Ne consegue che non contrasta con il divieto di derogabilità a svantaggio dell'agente, stabilito dal penultimo comma dell'art 1751 c.c., l'applicazione della normativa collettiva, in base alla quale l'indennità di scioglimento del contratto va rapportata alle provvigioni ricevute nel corso del rapporto, nè la diversità di trattamento tra gli agenti in ambito europeo può ritenersi in contrasto con la direttiva 86/653/Cee, in quanto tale direttiva, lungi dal prefiggersi la parificaione dei trattamenti giuridici nell'ambito dell'Unione Europea, detta norme programmatiche che necessitano di attuazione da parte degli Stati membri, i quali possono optare tra un modello fondato sull riparazione del pregiudizio causato dalla risoluzione del rapporto e un altro basato sulla indennità di cessazione del rapporto.06-08-2002AgenziaCorte di Cassazione 06-08-2002n.sentenza: 11791AgenziaLa mancata concessione del termine di preavviso, ovvero la concessione di un termine inferiore a quello dovuto, non travolge nè rende invalido il recesso come manifestazione di volontà di porre fine al rapporto;in tale caso, infatti, la clausola nulla viene sostituita di diritto dalla norma imperativa che impone la concessione del preavviso (art. 1419, comma 2, c.c.).06-08-2002AgenziaCorte di Cassazione 06-08-2002n.sentenza: 11791AgenziaL'art. 1751 c.c., quale risulta a seguito delle novelle di cui ai d.lg. n. 303 del 1991 e n. 65 del 1999, esclude la garanzia generalizzata della indennità per il caso di scioglimento del contratto di agenzia, prevedendo invece precise condizioni alle quali è sottoposto il relativo diritto dell'agente, e non fissa nè la misura nè alcun criterio di commisurazione della medesima indennità , stabilendo, in conformità alla normativa comunitaria attuata con i citati decreti legislativi, soltanto il tetto massimo della stessa,onde deve ritenersi che il legislatore abbia inteso rimettere la determinazione alla contrattazione, collettiva o individuale, come si desume anche dal rilievo che nessuna modificazione è stata apportata all'art. 2 l. 2 febbraio 1973 n. 12, che attribuisce all'Enasarco il compito di provvedere alla gestione dell'indennità di scioglimento del contratto di agenzia, con i contributi accantonati sulla base delle provvigioni. Ne consegue che non contrasta con il divieto di derogabilità a svantaggio dell'agente, stabilito dal penultimo comma dell'art. 1751 c.c. , l'applicazione della normativa collettiva, in base alla quale l'indennità di scioglimento del contratto va rapportata alle provvigioni ricevute nel corso del rapporto, nè la diversità di trattamento tra gli agenti in ambito europeo può ritenersi in contrasto con la direttiva 86/653/Cee, in quanto tale direttiva, lungi dal prefiggersi la parificazione dei trattamenti giuridici nell'ambito dell'Unione europea, detta norme programmatiche che necessitano di attuazione da parte degli Stati membri, i quali possono optare tra un modello fondato sulla riparazione del pregiudizio causato dalla risoluzione del rapporto e un altro basato sulla indennità di cessazione del rapporto.06-08-2002AgenziaCorte di Cassazione 06-08-2002n.sentenza: 11791AgenziaNon contrasta con il divieto di derogabilità a svantaggio dell'agente, stabilito dal penultimo comma dell'art. 1751 c.c., l'applicazione della normativa collettiva, in base alla quale l'indennità di scioglimento del contratto va rapportata alle provvigioni ricevute nel corso del rapporto,nè la diversità di trattamento tra gli agenti in ambito europeo può ritenersi in contraso con la direttiva 86/653/Cee, in quanto quest'ultima non ha carattere autoapplicativo, ma detta norme programmatiche che necessitano di attuazione da parte degli Stati membri.29-07-2002Art. 1751 c.c. - disciplina dell'indennitàCorte di Cassazione 29-07-2002n.sentenza: 11189Art. 1751 c.c. - disciplina dell'indennitàLa disciplina legale dell'indennità dovuta all'agente, in caso di cessazione del rapporto, a norma dell'art.1751 c.c. (nel testo introdotto dal d.lg. n. 303 del 1991 e dal d.lg. n. 65 del 1999, per dare attuazione alle direttive comunitarie in materia), in riferimento al criterio dell'equità ( che prevede anche l'esame di tutte le circostanze del caso) non solo per determinare quando l'idennità deve essere erogata, ma anche per la determinazione dell'indennità stessa, e di conseguenza, deve ritenersi prevalente sulla contrattazione collettiva tutte le volte che l'applicazione del criterio stabilito dalla legge conduca a un trattamento in concreto più favorevole all'agente, restando irrilevante una valutazione "ex ante" della maggior convenienza della regolamentazione pattizia rispetto a quella legale.29-07-2002AgenziaCorte di Cassazione 29-07-2002n.sentenza: 11189AgenziaLa disciplina legale dell'indennità dovuta all'agente, in caso di cessazione del rapportoo, anorma dell'aart. 1751 c.c.(nel testo introdotto dal d.lg. 303 del 1991 e dal d.lg. n. 65 del 1999, per dare attuazione alle direttive comunitarie in materia), riferimento al criterio dell'equità (che prevede anche l'esame di tutte le circostanze del caso) non solo per determinare quando l'indennità deve essere erogata, ma anche per la determinazione dell'indennità stessa, e, di conseguenza, deve ritenersi prevalente sulla contrattazione colletiva tutte le volte che l'appplicazione del criterio stabilito dalla legge conduca a un trattamento in concreto più favorevole all'agente, testando irrilevante una valutazione "ex ante" della maggior convenienza della regolamentazione pattizia rispetto a quella legale.18-07-2002Contratto nulloCorte di Cassazione 18-07-2002n.sentenza: 10427Contratto nulloNell'ipotesi di contratto di agenzia o rappresentanza commerciale nullo perché stipulato con soggetto non iscitto nel ruolo istituito dalla l. 12 marzo 1968 n.316, quest'ultimo può esperire l'azione generale di arricchimento senza causa, ai sensi dell'art. 2041 c.c., per farsi indennizzare delle prestazioni svolte a favore del preponente, senza che rilevi la distinzione tra contratto semplicemente illegale in quamto (dovuta acontrarietàà a norme imperative o di ordine pubblico), giacché l'azione di indebito arricchimento potrebbe essere esclusa solo nell'ipotesi di contratto nullo per illiceità della causa dovuta a contrarietà al buon costume.18-07-2002AgenziaCorte di Cassazione 18-07-2002n.sentenza: 10427AgenziaNell'ipotesi di contratti di agenzia o rappresentanza commerciale nullo perchè stipulato con soggetto non iscritto nel ruolo istituito dalla l. 12 marzo 1968 n. 316, quest'ultimo può esperire l'azione generale di arricchimento senza causa, ai sensi dell'art. 2041 c.c., per farsi indennizzare delle prestazioni svolte a favore del preponente, senza che rilevi la distinzione tra contratto semplicemente illegale in quanto (come nella specie) contrario a norme imperative e contratto nullo per illeceità della causa (dovuta a contrarietà a norme imperative o dell'ordine pubblico), giacchè l'azione di indebito arricchimento potrebbe essere esssclusa solo nell'ipotesi di contrattoo nullo per illeceità della causa dovuta a contrarietà al buon costuome.26-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 26-06-2002n.sentenza: 9317AgenziaPoichè l'identità di cessazione del rapporto di agenzia compensa l'agente per l'incremento che la sua attività reca al preponente sviluppando l'avviamento dell'impresa, tale condizione deve ritenersi sussistente, ed è quindi dovuta l'indennità , allorquando i contratti conclusi dall'agente siano contratti di durata, in quamto lo sviluppo dell'avviamento e la protrazione dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazionedel rapporto di agenzia, sono "in re ipsia", mentre resa irrilevante la circostanza che i vantaggi derivanti dai contratti in questione non possano essere ricevuti dal preponente per suo fatto volontario (nella specie, consistente nella deliberazione di porre in liquidazione la società ).26-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 26-06-2002n.sentenza: 9317AgenziaIn tema di contratto di agenzia, poichè l'esercizio, da parte del preponente, della facoltà di recedere "ad nutum" dal rapporto, salvo il dovere del preavviso, non costituisce inadempimento contrattuale, il danno derivante all'agente dal recesso non risarcibile.26-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 26-06-2002n.sentenza: 9317AgenziaPoichè l'indennità di cessazione del rapporto di agenzia compensa l'agente per l'incremento patrimoniale che la sua attività reca al preponente sviluppando l'avviamento dell'impresa, tale condizione deve ritenersi sussistente, ed è quindi dovuta l'indennità , allorquando i contratti conclusi dall'agente siano contratti di durata, in quanto lo sviluppo dell'avviamento e la protrazione del dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazione del rapporto di agenzia, sono "in re ipsia", mentre resta irrilevante la circostanza che i vantaggi derivanti dai contratti in questione non possano essere ricevuti dal prepoonente per suo fatto volontario (nella specie, consistente nella deliberazione di porre in liquidazione la società ).26-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 26-06-2002n.sentenza: 9317AgenziaIn tema di contratto di agenzia, poichè l'esercizio, da parte del preponente, della facoltà di recedere "ad nutum" dal rapporto, salvo il dovere del preavviso, non costituisce inadempimento contrattuale, il danno derivante all'agente dal recesso non è risarcibile.25-06-2002AgenziaTribunale 25-06-2002n.sentenza: AgenziaIn tema di contratto di agenzia, la prescrizione dei diritti dell'agente decorre anche in circostanza di rapporto, senza che risulti invocabile il diverso principio della sospensione della prescrizione vigente in tema di lavoro subordinato.25-06-2002AgenziaTribunale 25-06-2002n.sentenza: AgenziaIn tema di contratto di agenzia, la prescrizione dei diritti dell'agente decorre anche in costanza di rapporto, senza che risulti invocabile il diverso principio della sospensione della prescrizione vigente in tema di lavoro subordinato.25-06-2002AgenziaTribunale 25-06-2002n.sentenza: AgenziaOve il contratto di agenzia preveda fin dall'inizio il conferimento all'aagente anche dell'incarico di risscossione, deve presumersi - attesa la natura corrispettiva del rapporto - che il compenso per le attività sia stato già compreso nella provvigione pattuita, da intendersi determinata con riferimento al complesso dei compiti affidati all'agente; mentre la medesima attività va separatamente compensata nel caso in cui il relativo incarico sia stato conferito all'agente nel corso del rapporto e costituisca una prestazione accessoria ulteriore rispetto a quella originariamente prevista dal contratto, aa meno che, non risulti accertata la volontà delle parti di procedere ad una novazione che, prevedendo nuovi obblighi a carico dell'agente, lasci invariati quelli del preponente.25-06-2002AgenziaTribunale 25-06-2002n.sentenza: AgenziaIl diritto di eclusiva costituisce un elemento naturale, non già essenziale, del contratto di agenzia, sicchè esso può essere validamente oggetto di deroga ad opera della volontà delle parti, deroga che può desumersi anche in via indiretta, purchè in modo chiaro ed univoco, dal regolamento pattizio del rapporto, ove in concreto incompatibile con il detto diritto; pertantoo dalla pattuizione con cui le parti abbiano stabilito che il preponente ha diritto di nominare più agenti nella stessa zona è consentito desumere anche l'esclusione della provvigione per l'agente per le vendite concluse dallo stesso preponente, pure nell'ipotesi in cui sia stato convenuto un regime di esclusiva limitato agli affari trattati dagli agenti con determinati clienti, nominativamente indicati.25-06-2002AgenziaTribunale 25-06-2002n.sentenza: AgenziaOve il contratto di agenzia preveda fin dall'inizio il conferimento all'agente anche dell'incarico di riscossione, deve presumersi - attesa la natura corrispettiva del rapporto - che il compenso per le attività sia stato già compreso nella provvigione pattuita, da intendersi determinata con riferimento al compensata nel caso in cui il relativo incarico sia stato conferito all'agente nel corso del rapporto e costituisca una prestazione accessoria ulteriore rispetto a quella originariamente prevista dal contratto, a meno che non risulti accertata la volontà delle parti di procedere ad una novazione che, prevedendo nuovi obblighi a carico dell'agente, lasci invariati quelli del preponente.25-06-2002AgenziaTribunale 25-06-2002n.sentenza: AgenziaIl diritto di esclusiva sostituisce un elemento naturale, non già essenziale, del contratto di agenzia, sicchè esso può essere validamente oggetto di deroga ad opera della volontà delle parti, deroga che può desumersi anche in via indiretta, purchè in modo chiaro ed univoco, dal regolamento pattizio del rapporto, ove in concreto incompatibile con il detto diritto; pertanto dalla pattuizione con cui le parti abbiano stabilito che il preponente ha diritto di nominare più agenti nella stessa zona è consentito desumere anche l'esclusione della provvigione per l'agente per le vendite concluse dallo stesso preponente, pure nell'ipotesi in cui sia stato convenuto un regime di esclusiva limitato agli affari trattati dagli agenti con determinati clienti, nominativamente indicati.14-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 14-06-2002n.sentenza: 8607AgenziaLa mancata previsione negli accordi colettivi degli agenti di commercio della clausola risolutiva espressa non esclude l'apponibilità di tale cllausola al contratto individuale, con la conseguenza che ove le parti abbiano preventivamente valutato l'importanza di un determinato inadempimento, facendone discendere la risoluzione del contratto senza preavviso, il giudice di merito non può compiere alcuna indagine sull'entità dell'inadempimento, ma deve solo accertare se esso sia imputabile al soggetto obbligato a titolo di colpa, peraltro presunta ai sensi sell'art. 1218 c.c..07-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 07-06-2002n.sentenza: 8310AgenziaNel giudizio promosso dall'agente contro la ditta proponente per l'accertamento del suo diritto al pagamento delle provvigioni, l'agente stesso ha l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa, ovvero gli affari da lui promossi e la loro esecuzione, non potendosi supplire al mancato assolvimeento di tale onere con la richiesta alla controparte di esibizione di documenti, (che per poter essere presa in considerazione deve comunque essere specifica e concernere documenti individuati) e la cui inosservanza da parte del preponente configura un argomento di prova ex art. 116 c.p.c., liberamente valutabile dal giudice di merito.07-06-2002AgenziaCorte di Cassazione 07-06-2002n.sentenza: 8310AgenziaNel giudizio promosso dall'agente contro la ditta preponente per l'accertamento del suo diritto al pagamento delle provvigioni, l'agente stesso ha l'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa, ovvero gli affari da lui promossi e la loro esecuzione, non potendosi supplire al mancato assolvimento di tale onere con la richiesta alla controparte di esibizione di documenti, (che per poter essere presa in considerazione deve comunque essere specifica e concernere documenti individuati) e la cui inosservanza da parte del preponente configura un argomento di prova ex art. 116 c.p.c., liberamente valutabile dal giudice di merito.03-06-2002AgenziaTribunale 03-06-2002n.sentenza: AgenziaIn seguito alla decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea in data 30 aprile 1998, resa nel procedimento C-215 del 1997 (Bellone c. Yokohama s.p.a.) - in base alla quale "osta ad una normativa nazionale subordinare la validità di un contratto di agenzia all'iscrizione dell'agente di commercio in un apposito albo" - le disposizioni delle leggi nazionali degli Stati membri non possono stabilire la nullità dei contratti di agenzia stipulati con soggetti non iscritti in apposito ruolo (come, per l'ordinamento italiano, si evince dall'art. 1418 c.c.).03-06-2002agenziaTribunale 03-06-2002n.sentenza: agenziaL'agente di commercio è la parte che assume stabilmente l'incarico di promuovere per conto dell'altra (preponente o mandante) la conclusione di contratti in una zona determinata (art. 1742 c.c.), mentre il procacciatore d'affari è collui che raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole alla ditta da cui ha ricevuto l'incarico di procacciare tali commissioni, senza vincolo di stabilità (a differenza dell'agente) e in via del tutto occasionale.03-06-2002AgenziaTribunale 03-06-2002n.sentenza: AgenziaL'agente è parte che assume stabilmente l'incarico di promuovere per conto dell'altra (preponente o mandante) la conclusione di contratti in una zona determinata (art. 1742 c.c.), mentre il procacciatore d'affari è colui che raccoglie le ordinazioni dei clienti, ttasmettendole alla ditta da cui ha ricevuto l'incarico di procacciare tale commissioni, senza vincolo di stabilità (a differenza dell'agente) e in via del tutto occasionale.16-05-2002AgenziaTribunale 16-05-2002n.sentenza: AgenziaIl trattamento di fine rapporto previsto dalla contrattazione collettiva per gli agenti rappresentanti è complessivamente più favorevole rispetto alla disciplina legale prevista dall'art. 1751 c.c., in quanto, prevedendo che l'agente abbia sempre diritto almeno ad una parte dell'indennità di scioglimento del contratto, a prescindere cioè dalla circostanza che egli aacquisisca nuovi clienti e sviluppi gli affari, assicura l'agente dal rischio che eventi sfavorevoli gli precludano il diritto in questione. Tale causa assicurativa rende il contratto di carattere aleatorio, con la conseguenza che non è possibile comparare alla fine del rapporto il trattamento maturato sulla scorta dell'AEC e quello attribuibile in virtù della previsione dell'art. 1751c.c., essendo applicabile alla fattispecie il principio desumibile dall'art. 1469 c.c., secondo cui i contratti aleatori sono insensibili ad ogni alterazione della convenienza economica dell'affare che intervenga dopo la loro stipulazione.16-05-2002AgenziaTribunale 16-05-2002n.sentenza: AgenziaIl trattamento di fine rapporto previsto dalla contrattazione collettiva per gli agenti rappresentanti è complessivamente più favorevole rispetto alla disciplina legale prevista dall'art. 1751 c.c., in quanto, prevedendo che l'agente abbia sempre diritto almeno ad una parte dell'indennità di scioglimento del contratto, a prescindere cioè dalla circostanza che egli acquisisca nuovi clienti e sviluppi gli affari, assicura l'agente dal rischio che eventi sfavorevoli gli precludano il diritto in questione. Tale causa assicurativa rende il contratto di carattere aleatorio, con la conseguenza che non è possibile comparare alla fine del rapporto il trattamento maturato sulla scorta dell'AEC e quello attribuibile in virtù della previsione dell'art. 1751 c.c., essendo applicabile alla fattispecie il principio desumibile dall'art. 1469 c.c., secondo cui i contratti aleatori sono insensibili ad ogni alterazione della convenienza economica dell'affare che intervenga dopo la loro stipulazione.16-05-2002AgenziaTribunale 16-05-2002n.sentenza: AgenziaIl trattamento di fine rapporto previsto dalla contrattazione collettiva per gli agenti rappresentanti è complessivamente più favorevole rispetto alla disciplina legale prevista dall'art. 1751 c.c., in quanto, prevedendo che l'agente abbia sempre il diritto almeno ad una parte dell'indennità di scioglimento del contratto, a prescindere cioè dalla circostanza che egli acquisisca nuovi clienti e sviluppi gli affari, assicura l'agente dal rischio che eventi sfavorevoli gli precludano il diritto in questione. Tale causa assicurativa rende il contratto di carattere aleatorio, con la conseguenza che non è possibile comparare alla fine del rapporto il trattamento maturato sulla scorta dell'AEC e quello attribuibile in virtù della previsione dell'art. 1751 c.c., essendo applicabile alla fattispecie il principio desumibile dell'art. 1469 c.c., secondo cui i contratti aleatori sono insensibili ad ogni alterazione della convenienza economica dell'affare che intervenga dopo la loro stipulazione.15-05-2002AgenziaCorte di Cassazione 15-05-2002n.sentenza: 7087AgenziaL'elemento essenziale e caratterizzante del rapporto di agenzia si sostanzia nella realizzazione da parte dell'agente di un'attività economica organizzata, rivolta ad - un risultato di lavoro che questi svolge autonomamente nell'interesse, per conto ed eventualmente anche in nome del preponente cui compete il limitato potere di impartire all'agente istruzioni generali di massima, oltre il diritto di petendere ogni informazione utile per la valutazione della convenienza dei singoli affari, ricadendo il rischio economico e giuridico dell'attività suddetta wesclusivamente sull'agente medesimo e differenziandosi perciò tale rapporto da quello di lavoro subordinato, del quale è elemento e3ssenziale la prestazione di energie lavorative con soggezione al potere direttivo del datore di lavoro e nell'ambito di un'organizzazione di cui rischio e il risultato fanno capo esclusivamente a quest'ultimo, con conseguente irrilevanza, ai fini della riconduzione di una determinata fattispecie all'uno o all'altro tipo di rapporto, di elementi marginali quali l'orario di lavoro e l'appartenenza dei mezzi o strumenti di produzione all'una o all'altra delle perti contraenti.15-05-2002AgenziaTribunale 15-05-2002n.sentenza: AgenziaIl compenso provvigionale dovuto in relazione ad un contratto di agenzia stipulato anteriormente al d.lg. 15 febbraio 1999 , n. 65, che ha riformulato l'art. 1748 c.c., ma nella vigenza del d.lg. 10 settembre 1991 n. 303, è retto dalla normativa da ultimo citata in quanto interpretata in conformità alla direttiva del Consiglio 86/653/Cee, ed è disciplinato dall'art. 1755 c.c., applicabile per "analogia legis", stante l'implicata abrogazione della norma del codice nella sua vecchia formulazione, per effetto della detta interpretazione.15-05-2002AgenziaTribunale 15-05-2002n.sentenza: AgenziaIl diritto dell'agente alla provvigione sorge, conformemente alla normativa comunitaria, al momento della conclusione dell'affare, a nulla rilevando che il contratto sia stato concluso prima del recepimento formale della direttiva 86/653/Cee.15-05-2002AgenziaTribunale 15-05-2002n.sentenza: AgenziaIl diritto dell'agente alla provvigione sorge, conformemente alla normativa comunitaria, al momento della conclusione dell'affare, a nulla rilevando che il contratto sia stato concluso prima del recepimento formale della direttiva 86/653/Cee.15-05-2002agenziaTribunale 15-05-2002n.sentenza: agenziaIl compenso provvigionale dovuto in relazione ad un contratto di agenzia stipulato anteriormente al d.lg. 15 febbraio 1999, n. 65, che ha riformulato l'art. 1748 c.c., ma nella vigenza del d.lg. 10 settembre 1991 n.303, è retto dalla normativa da ultimo citata in quanto interpretata in conformità alla direttiva del Consiglio 86/653/Cee, ed è disciplinato dall'art. 1755 c.c., applicabile per "analogia legis", stante l'implicita abrogazione della norma del codice nella sua vecchia formulazione, per effetto della detta interpretazione.15-05-2002AgenziaCorte di Cassazione 15-05-2002n.sentenza: 7087AgenziaL'elemento essenziale e caratterizzante del rapporto di agenzia si sostanzia nella realizzazione da parte dell'agente di un'attività economica organizzata, rivolta ad - un risultato di lavoro che questi svolge autonomamente nell'interesse, per conto ed neventualmente anche in nome del preponente cui compete il limitato potere di impartire all'agente istruzioni generali di massima, oltre il diritto di pretendere ogni informazione utile per la valutazione della convenienza dei singoli affari, ricadendo il rischio economico e giuridico dell'attività suddetta esclusivamente sull'agente medesimo e differenziandosi perciò tale rapporto da quello di lavoro subordinato,del quale è elemento essenziale la prestazione di energie lavorative con soggezione al potere direttivo del datore di lavoro e nell'ambito di un'organizzazione di cui rischio e il risultato fanno capo esclusivamente a quest'ultimo, con conseguente irrilevanza, ai fini della riconcuzione di una determinata fattispecie all'uno o all'uopo tipo di rapporto, di elementi marginali quali l'orario di lavoro e l'appartenenza dei mezzi o strumenti di produzione all'una o all'altra delle parti contraenti.23-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 23-04-2002n.sentenza: 5920AgenziaIl diritto di esclusiva costituisce un elemento naturale, non già essenziale, del contratto di agenzia, sicchè esso può essere validamente oggetto di deroga ad opera della volontà delle parti, deroga che può desumersi anche in via diretta, purchè in miodo chiaro ed univoco, dal regolamento pattizio del rapporto, ove in concreti incompatibile con il detto diritto.23-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 23-04-2002n.sentenza: 5920AgenziaIl diritto di esclusiva costituisce un elemento naturale, non già essenziale, del contratto di agenzia, sicchè esso può essere validamente oggetto di deroga ad opera della volontà delle parti, deroga che può desumersi anche in via indiretta, purchè in modo chiaro ed univoco, dal regolamento pattizio del rapporto, ove in concreto incompatibile con il detto dititto.22-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 22-04-2002n.sentenza: 5827AgenziaIn tema di rapporto di agenzia, anche per il sub agente - la cui posizione soggetttiva si differenzia da quella dell'agente esclusivamente perchè nei suoi confronti è un agente ad assumere il ruolo di preponente - vale la regola secondo cui, anche per le fattispecie regolate dalla disciplina anteriore all'entrata in vigore del d. lg. n. 303 de 1991 ( che in attuazione della direttiva 86/653/Cee, ha modificato il testo dell' art. 1751), la normativa codicistica in materia di indennità di scioglimento del contratto non è derogabile in peius in danno dell'agente (e, auindi, del sub-agente). Anzi, per tali fattispecie ( così come per quelle regolate dalla disciplina successiva all'entrata in vigore del d.lg. n. 65 del 1999 che ha dato ulteriore attuazione alla direttiva comunitaria suindicata) il preponente è tenuto a corrispondere all'agente (o del sub-agente) la suddetta indennità - che rappresenta il corrispettivo dell'incremento dell'avviamento commerciale derivato dall'attività promozionale dell'agente - in tutti i casi di risoluzione del contratto e, quindi, anche nell'ipotesi di recesso addebitabile a colpa dell'agente ( o del subagente).22-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 22-04-2002n.sentenza: 5827AgenziaIn tema di rapporto di agenzia, anche per il sub agente - la cui posizione soggettiva si differenzia da quella dell'agente esclusivamente perchè nei suoi confronti è un agente ad assumere il ruolo di preponente - vale la regola secondo cui, anche per la fattispecie regolate dalla disciplinaanteriore all'entrata in vigore del d.lg. n. 303 del 1991 (che, in attuazione della direttiva 86/653/Cee, ha modificato il testo dell'art. 1751 c.c.), la normativa codicistica in materia di indennità di scioglimento del contratto non è derogabile in peius in danno dell'agente (e, quindi, del sub-agente). Anzi, per tale fattispecie (così come per quelle regolate dalla disciplina successiva all'entrata in vigore del d.lg. n. 65 del 1999 che ha dato ulteriore attuazione alla direttiva comunitaria suindicata) il preponente è tenuto a corrispondere all'agente ( o del subagente) la suddetta indennità - che rappresenta il corrispettivo dell'incremento dell'avviamento commerciale derivato dall'attività promozionale dell'agente - in tutti i casi di risoluzione del contratto e, quinsi, anche nell'ipotesi di recesso addebitabile a colpa dell'agente (o del subagente).17-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 17-04-2002n.sentenza: 5505AgenziaIn seguito alla decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea 13 luglio 2000 n. 456 (con la quuale la Corte europea ha deciso, ai sensi dell'art. 177 del trattato Ce, una questione pregiudiziale relativa all'interpretazione della direttiva del Consiglio 18 dicembre 1986, n. 86/653 Cee - relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti - ribadendo con riferimento ad una società il principio già in precedenza affermato nella decisione 30 aprile 1998 - resa nel procedimento C-215 delm 1997 - Bellone c. Yokohama s.p.a. - secondo cui "osta ad una normativa nazionale subordinare la validità di un contratto di agenzia all'iscrizione dell'agente di commercio in un apposito albo", sicchè "il giudice nazionale, nell'applicare disposizioni del diritto nazionale anteriori o successive alla detta direttiva, è tenuto ad interpretarle quanto più possibile alla luce del tenore e delle finalità della direttiva stessa in modo da consentirne un'applicazione conforme agli obiettivi di quest'ultima"), le disposizioni delle leggi nazionali degli Stati membri non possono stabilire la nullità dei contratti di agenzia stipulati con soggetti non iscritti in apposito ruolo ( come, per l'ordinamento italiano, si evince dall'art. 1418c.c.), diano essi agenti persona fisica ovvero agenti persona giuridica , non iscitta nel ruolo previsto dalla legge n.204 del 1985, il cui art. 9 va pertanto dal giudice nazionale disapplicato, al fine di realizzare in tutti gli Stati mempbri un'interpretazione e un'applicazione uniforme della suindicata direttiva comunitaria, rimasta inattuata dopo la scadenza del termine al riguardo assegnato e pertanto, contenendo essa disposizioni incondizionate e sufficientemente precise, da tale momento produttiva di effetti diretti nell'ordinamento italiano.17-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 17-04-2002n.sentenza: 5505AgenziaE' valido il contratto di agenzia stipulato in qualità di agente da una società non iscritta all'apposito ruolo, posto che la direttiva 86/653/Cee osta ad una normativa nazionale che subordini la validità di un contratto di agenzia all'iscrizione dell'agente di commercio in un apposito albo.17-04-2002AgenziaCorte d'Appello 17-04-2002n.sentenza: AgenziaIl contratto di agenzia non incontra ostacoli normativi all'ammissibilità della clausola risolutiva espressa, che si limita ad individuare una ipotesi tipica di adempimento contrattuale cui viene attribuito il carattere della gravità . L'operatività della clausola esclude il diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto ma non l'indennità sostitutiva del preavviso di cui all'art. 9 dell'AEC 1988 comunque dovuta. la clausola contrattuale che non prevede il diritto al compenso per l'attività di incasso, essendosene tenuto conto nella determinazione della provvigione, consente di escludere il diritto dell'agente alla provvigione incasso (nella fattispecie non si era riswcontrata inoltre l'esistenzadi un incarico continuativo con responsabilità per errore contabile).17-04-2002AgenziaCorte d'Appello 17-04-2002n.sentenza: AgenziaIl contratto di agenzia non incontra ostacoli normativi all'ammissibilità della clausola risolutiva espressa, che si limita ad individuare una ipotesi tipica di inadempimento contrattuale cui viene attribuito il carattere della gravità . L'operatività della clausola esclude il diritto dell'agente all'indennità di fine rapporto ma non l'indennità sostitutiva del preavviso di cui all'art. 9 dell'AEC 1988 comunque dovuta . La clausola contrattuale che non prevede il diritto al compenso per l'attività d'incasso, essendosene tenuto conto nella determinazione della provvigione, consente di escludere il diritto dell'agente alta provvigione incasso (nella fattispecie non si era riscontrata inoltre l'esistenza di un incarico continuativo con responsabilità per errore contabile).02-04-2002Dolo contrattualeCorte di Cassazione 02-04-2002n.sentenza: 4676Dolo contrattualeL'accertamento del dolo contrattuale, quale causa di annullamento del contratto, è riservato al giudice di merito, e non è censurabile in sede di legittimità se conruamente motivato.02-04-2002AgenziaCorte di Cassazione 02-04-2002n.sentenza: 4676AgenziaL'accertamento del dolo contrattuale, quale annullamento del contratto, è riservato al giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità se congruamente motivato.12-12-2001AgenziaCorte di Cassazione 12-12-2001n.sentenza: 15661AgenziaNel contratto di agenzia, quando è in questione non il diritto dell'agente al compenso , ma il corretto adempimento delle sue obbligazioni e in particolare di quella principale di promuovere i contratti,rileva il criterio della diligenza richiesta dalla natura dell'attività esercitata (e quindi sotto tale profilo può parlarsi più di un'obbligazione di mezzi che di risultato); d'altra parte, ai finidella leggittimità di un recesso per giusta causa dell'impresa mandante rilevano anche le connotazioni soggettive dell'eventuale inadempimento dell'agente. Ne consegue in particolare che la riferibilità all'agente dell'attività del subagente, nel quadro dei rapporti del primo con l'impresa mandante, non è sufficiente , ai fini di un recesso per giusta causa di quest'ultima, a rendere irrilevanti, sotto il profilo delle necessarie valutazioni soggettive, le ragioni specifiche degli inadempimenti che si collegano alla collaborazione prestata all'agente dal subagente e in particolare ad una malattia di quest'ultimo; al contrario, così come in ogni caso in cui l'agente possa dimostrare la presenza di specifici fattori incidenti negativamente sulla sua organizzazione , deve esaminarsi, nel quadro della portata oggettiva degli inadempimenti e della loro incidenza, quali sono gli eventuali aspetti di colpa dell'agente quanto all'insorgenza di tali fattori e, se del caso, alla loro non adeguata o tempestiva eliminazione.12-12-2001AgenziaCorte di Cassazione 12-12-2001n.sentenza: 15661AgenziaLa giusta causa di recesso dal rapporto di agenzia costituisce un'ipotesi normativa che è desumibile per analogia dalla norma sul licenziamento per giusta causa nel lavoro subordinato (come ora confermato dall'art. 1751 c.c., che, nel testo di cui all'art. 3 d.lg. 10 settembre 1991 n. 303, parla - ai fini dll'esclusione del diritto all'indennità di cessazione del rapporto - di "inadempienza imputabile all'agente, la quale per la sua gravità , non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto"), salva la necessità di tenere conto della specificità delle varie azioni. Detta ipotesi normativa,non diversamente da quella relativa al lavoro subordinato, è caratterizzata da una certa genericità e richiede di essere adeguatamente interpretata in sede applicativa in correlazione allo specifico tipo di situazione oggetto di esame, senza peraltro che in genere (e, particolarmente, se non sono in questione fatti di evidente gravità o tenuità ), il livello di specificazione interpretativa possa consentire univocamente e, per così dire meccanicamente, la qualificazione giuridica della vicenda oggetto di giudizio che sia stata accertata in termini puramente fattuali; ne consegue che il giudizio di fatto, ai fini della sussunzione della fattispecie concreta nell'ipotesi normativa, si deve (in genere) colorare di più o meno consistenti aspetti valutativi, funzionali alla sua qualificazione in termini legali. Tali valutazioni spettano al giudice di merito, ma, ai fini del loro controllo in sede di legittimità , devono essere sorrette da un'adeguata motivazione, così che ne sia desumibile la congruità logica e la correttezza giuridica, sulla base di un accertamento sufficientemente specifico degli elementi strettamente fattuali della fattispecie, e della individuabilità dei criteri di carattere generale ispiratori del giudizio di tipo valutativo.12-12-2001AgenziaCorte di Cassazione 12-12-2001n.sentenza: 15661AgenziaNel contratto di agenzia, quando è in questione non il diritto dell'agente al compenso, ma il corretto adempimento dellle sue obbligazioni ein particolare di quella principale di promuovere i contratti, rileva il criterio della diligenza richiesta dalla natura della attività esercitata (e quindi sotto tale profofilo può parlarsi più di un'obbligazione di mezzi che di un'obbligazione di risultato); d'altra parte, ai fini della legittimità di un recesso per giusta causa dell'impresa mandante rilevano anche le connotazioni soggettive dell'eventuale inadempimento dell'agente. Ne consegue in particolare che la riferibilità all'agente anche dell'attività del subagente, nel quadro dei rapporti del primo con l'impresa mandante, non è sufficiente, ai fini di un recesso per giusta causa di quest'ultima, a rendere irrilevanti, sotto il profilo delle necessarie valutazioni soggettive, le ragioni specifiche degli inadempimenti che si collegano alla collaborazione prestata all'agente dal subagente e in particolare ad una malattia di quest'ultimo; al contrario, così come in ogni caso in cui l'agente possa dimostrare la presenza di specifici fattori incidenti negativamente sulla sua organizzazione, deve esaminarsi, nel quadro della portata oggettiva degli inadempimenti e della loro incidenza, quali sono gli eventuali aspetti di colpa dell'agente quanto all'insorgenza di tali fattori,e, se del caso, alla loro non adeguata o tempestiva eliminazione.12-12-2001AgenziaCorte di Cassazione 12-12-2001n.sentenza: 280AgenziaIl principio costituzionale relativo al diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità del lavoro prestato, oltre che sufficiente rispetto alle esigenze minime personali e familiari, è indubbiamente inapplicabile a quelle prestazioni, che -come nel rapporto di agenzia-, pur prevalentemente personali e coordinate, siano caratterizzate dalla imprenditorialità sotto il profilo del ruolo svolto da fattori produttivi non riconducibili alla mera attività lavorativa del contraente, e della determinante inflluenza dei rischi tipici di impresa sul risultato economico rilevante ai fini del compenso.09-11-2001AgenziaCorte di Cassazione 09-11-2001n.sentenza: 13920AgenziaOve il contratto scritto di agenzia preveda il conferimento dell'incarico accessorio della supervisione alle condizioni previste dalle note introduttive alle tabelle provvigionali e la revocabilità dall'incarico, e dette note, a loro volta, colleghino il conferimento e la permanenza nell'incarico accessorio al sussistere ed al permanere delle condizioni che ne hanno determinato il conferimento, stabilendo che la revoca non può intervenire se non dopo un certo periodo del venir meno delle condizioni, è in contrasto con il tenore letterale del contratto e in violazione del criterio ermeneutico fissato dall'art. 1367 c.c. l'interpretazione del giudice del merito, secondo cui l'incarico di supervisore sarebbe revocabile senza limitazione temporale alcuna e l'agente potrebbe essere immediatamente retrocesso da supervisore ad agente non supervisore.29-10-2001AgenziaCorte d'Appello 29-10-2001n.sentenza: AgenziaIn caso di cessazione del rapporto di agenzia l'indennità relativa va calcolata secondo i criteri di cui all'aart. 1751 c.c. de le parti non sono aderenti alle associazioni sottoscriventi accordi economici collettivi oppure se gli stessi non sono richiamati nel contratto.29-10-2001AgenziaCorte d'Appello 29-10-2001n.sentenza: AgenziaL'art. 1751 c.c. richiede (sia nella vecchia che nella nuova formulazione), quale presupposto indefettibile del diritto all'indennità , che l'agente abbia procurato nuovi clienti al preponente stesso; l'onere della prova su tale presupposto spetta all'agente che agisce per la richiesta dell'indennità .29-10-2001AgenziaCorte d'Appello 29-10-2001n.sentenza: AgenziaLa disposizione di cui all'art. 1751, comma 4 c.c. si riferisce ad eventuali danni ulteriori da fatto illecito extracontrattuale o contrattuale cumulabili con il danno da perdita delle provvigioni; l'onere della prova del danno e dell'imputabilità dello stesso al preponente spetta all'agente.29-10-2001AgenziaTribunale 29-10-2001n.sentenza: AgenziaIl giudice "a quo" ritiene che l'AEC del 30 ottobre 1992 (commercio) sia nullo ex art. 1751 comma 6, c.c., come modificato dall'art. 5, d.lg. 15 febbraio 1999 n. 65, in quanto, in virtù di tale articolo, si determinano l'indennità nettamente inferiori (circa 1/10) rispetto a quelle previste dalla contrattazione collettiva nè può farsi una delibazione in ordine all'"an debeatur" e al piiù favorevole regime probatorio di cui all'AEC del 1992.23-10-2001Risoluzione del rapportoTribunale 23-10-2001n.sentenza: Risoluzione del rapportoCostituisce giusta causa di recesso per l'agente '' e determina pertanto il diritto di questi al preavviso in applicazione dell'art. 2119 c.c. ''il comportamento del preponente espresso in una serie di condotte reiterate nel tempo e consiste nell'occultamento delle provvigioni e nell'invio di documentazione incompleta.
MASSIMA DEL 23/10/2006 TRIB. DI FIRENZE 22-10-2001AgenziaTribunale 22-10-2001n.sentenza: AgenziaNel contratto di agenzia, quale rapporto di durata a tempo indeterminato, la manifestazione di recesso è sempre consentita, produce l'effetto interruttivo del rapporto, comporta, in assenza di giusta causa, conseguenze essenzialmente di natura indennitaria risarcitoria, escluso il ripristino del rapporto, per l'assenza di una norma che consenta la reintegrazione nelle funzioni di agente.22-10-2001AgenziaTribunale 22-10-2001n.sentenza: AgenziaPoichè non è possibile conseguire, attraverso il procedimento d'urgenza, un provvedimento che assicuri un risultato diverso da quello che può essere ottenuto all'esito del giudizio di merito, deve escludersi la possibilità di ordinare in sede cautelare il ripristino del rapporto d'agenzia, non potendo il giudizio di merito condurre a tale risultato.16-10-2001AgenziaTribunale 16-10-2001n.sentenza: AgenziaLa disciplina dettata dall'art. 13 dell'accordo nazionale agenti prevale su quella contenuta nell'art. 1750 c.c.. Il richiamo contenuto nell'art. 1753 c.c. comporta la prevalenza della disciplina collettiva sulle norme, anche imperative, contenute negli articoli del codice civile che disciplinano l'agente di commercio.24-09-2001AgenziaTribunale 24-09-2001n.sentenza: AgenziaIl cd. di impresa, che nel caso di rapporto di agenzia è rappresentato dal pagamento di provvigioni al posto del normale trattamento retributivo con tutta l'aleatorietà nel bene e nel male di questo sistema appare presente nel rapporto in esame e questo elemento di sostanza viene a corroborare gli aspetti formali, già numerosi e concordanti, formano un quadro di insieme che appare al giudice idoneo a ritenere reale la quallificazione del rapporto come agenzia, e infondata, o comunque non provata, la pretesa qualificazione del rapporto come agenzia, e infondata, o comunque non provata, la pretesa qualificazione del rapporto come lavoro subordinato. Tutti gli altri elementi offerti dal ricorrente, relativi alle modalità di esseccuzione concreta del rapporto, possono costituire elementi "ad colorandum" ma non appaiono da soli idonei a superare dati di forma e di sostanza come evidenziati in precedenza che spingono in verso contrario rispetto alla qualificazione del rapporto di lavoro subordinato.27-08-2001AgenziaCorte di Cassazione 27-08-2001n.sentenza: 11264AgenziaIl rapporto di agenzia - che è di natura autonoma - non è incompatibile con la soggezione dell'attività lavorativa dell'agente a direttive e istruzioni nonchè a contolli, amministrativi e tecnici, più o meno penetranti, in relazione alla natura dell'attività ed all'interesse del preponente nè con l'obbligo dell'agente di visitare e di istruire altri collaboratori, nè con l'obbligo del preponente medesimo di rimborsare talune spese sostenute dall'agente e neppure con l'obbligo di quest'ultimo di riferire quotidianamente al preponente. ( Nella specie la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto che tra le perti era intercorso un rapporto di agenzia ancorchè le clausole del contratto stipulato e le concrete modalità del rapporto avessero evidenziato la presenza delle predette circostanze e, in particolare, che l'agente doveva dar conto giornalmente del lavoro svolto e doveva seguire un itinerario preordinato dalla ditta preponente).22-08-2001AgenziaCorte di Cassazione 22-08-2001n.sentenza: 11197AgenziaIl diritto dell'agente a conseguire le provvigioni per le vendite concluse direttamente dal preponente nella zona riservata allo stesso agente, ex art. 1748, comma 2, c.c., presuppone che si tratti di vendite concluse d un soggetto, appunto il preponente, in immediato rapporto con la controparte acquirente, nelle quali, cioè, lo scambio fra le prestazioni corrispettive avvenga in maniera immediata e diretta tra le due parti, senza l'intervento di soggetti interposti e senza ulteriori passaggi intermedi. (Nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza di merito che aveva riconosciuto la provvigione in relazione a vendite effettuate da in grossista, che aveva acquistato i prodotti commerciati presso il preponente e le aveva successivamente posti in vendita al dettaglio mediante propri venditori).31-07-2001AgenziaCorte d'Appello 31-07-2001n.sentenza: AgenziaPoichè l'art. 1751 c.c. fissa solo un tetto massimo dell'identità dovuta all'agente in caso di cessazione del rapporto e non pone alcun criterio per la determinazione dell'ammontare in concreto dovuto, legittimamente le parti possono affidarsi alla contrattazione collettiva per la determinazione della predetta indennità , semprechè essa preveda un trattamento di migliore favore per l'agente rispetto a quello previsto dalla norma codicistica. 23-07-2001agenziaTribunale 23-07-2001n.sentenza: agenziaLa disciplina dettata dell'art. 1750 c.c. non è derogabile dalle parti con riferimento alla possibilità di sostituire il preavviso con il pagamento di una indennità .13-07-2001agenziaCorte di Cassazione 13-07-2001n.sentenza: 9547agenziaLe controversie attinenti al contratto di agenzia rientrano nella competenza del giudice del lavoro solo ove l'attività continuativa coordinata sia svolta, quanto meno in misura prevalente, personalmente dall'agente; tale situazione non ricorre quando la qualità di agente è assunta da una società di capitali o di persone, pichè la società costituisce un autonomo centro di imputazione che si pone tra socio e preponente.06-07-2001agenziaTribunale 06-07-2001n.sentenza: agenziaIn ipotesi di risoluzione del contratto di agenzia, ai fini della determinazione dell'indennità di cessazione del rapporto, è applicabile, in via escllusiva, la normativa contenuta negli accordi economici collettivi di settore, le cui disposizioni, confrontate, come necessario, in astratto con la normativa di legge, non risultano derogare "in peius" l'art. 1751 c.c., bensì risultano configurare una disciplina più favorevole per l'agente.06-07-2001agenziaTribunale 06-07-2001n.sentenza: agenziaIl contratto di agenzia - anche nell'ipotesi in cui il rapporto si sia svolto in epoca antecedente all'entrata in vigore dell'art. 1742, comma 2, c.c., nel testo introdotto dal d.lg. n. 65/1999 - richiede la forma scritta "ad probationem". Ciò significa che la prova dell'esistenza del contratto deve essere scritta, non il contratto stesso che, anche in caso di stipulazione orale, resta pienamente valido ed efficace. Conseguentemente la prova dell'esistenza del contratto non potrà essere fornita attraverso una prova testimoniale, ma un documento scritto anche diverso dal contratto potrà raggiungere lo scopo.03-07-2001AgenziaCorte d'Appello 03-07-2001n.sentenza: AgenziaPosto che l'autonomia negoziale - che stabilisce criteri del tutto avulsi da una "ratio" meritocratica - non si è mossa per individuare parametri conformi ai criteri di legge per una quantificazione dell'indennità , di cui all'art. 1751 c.c. fissa il solo limite massimo, deve provvedere il giudice con prudente apprezzamento.03-07-2001AgenziaCorte d'Appello 03-07-2001n.sentenza: AgenziaL'art. 1751 c.c., come novellato da d.lg. n. 303 del 1991 e d.lg. n. 65 del 1999 in attuazione della normativa comunitaria, stabilisce un criterio inderogabile dall'autonomia negoziale per l'attribuzione all'agente del diritto ad un'indennità nel caso di cessazione di rapporto.13-06-2001AgenziaTribunale 13-06-2001n.sentenza: AgenziaNei contratti di agenzia stipulati dopo il d,lg. n. 303 del 1991, ma prima del d.lg. n. 65 del 1999, la forma scritta è richiesta non "ad substantiam", nè "ad probationem", ma "ad validitatem": pertanto, in caso di vizio di forma, il contratto è nullo, ma potrà essere confermato o volontariamente eseguito dalle parti.09-06-2001Risoluzione del rapportoTribunale 09-06-2001n.sentenza: Risoluzione del rapportoNon può ritenersi sussistente alcun vincolo di interdipendenza '' con conseguente inammissibilità dell'eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. '' tra la vicenda estintiva del rapporto di agenzia e l'esecuzione del patto di non concorrenza . Un simile principio è da ritenersi valido ed efficace quale che sia la causa di risoluzione del contratto di agenzia. MASSIMA DEL 9/6/2001 TRIB DI RAVENNA 30-08-2000Risoluzione del rapportoCorte di Cassazione 30-08-2000n.sentenza: 11402Risoluzione del rapportoLa previsione dell'art. 1751, comma 4 c.c., secondo cui la concessione all'agente dell'indennità di cessazione del rapporto non priva l'agente medesimo ''del diritto all'eventuale risarcimento dei danni'', non configura un'ipotesi di risarcimento del danno da fatto lecito, spettante in ogni caso in conseguenza della cessazione del rapporto negoziale , ma si riferisce ad eventuali danni ulteriori da fatto illecito contrattuale o extracontrattuale, cumulabili con il danno da perdita delle provvigioni maturate, a fatti di denigrazione professionale, alla ingiuriosità del recesso del preponente, alla induzione dell'agente prima della risoluzione del rapporto a oneri e spese di esecuzione del contratto poi inopinatamente risolto.
MASSIMA N. 11402 DEL 30/8/2000 CASS
10-10-1998AgenziaTribunale 10-10-1998n.sentenza: AgenziaLa normativa collettiva è nel complesso più favorevole alla disciplina prevista dall'art. 1751, nuovo testo c.c., tenuto conto dell'allargamento delle condizioni di fruizione dell'identità , la quale spetta all'agente in ogni caso in cui il rapporto di agenzia si sciolga ad iniziativa della casa mandante per fatto non imputabile all'agente e dell'enorme facilitazione che ne deriva sul piano probatorio, non dovendo l'agente più provare il fatto di aver procurato nuovi clienti o lo sviluppo sensibile degli affari.19-12-1997AgenziaTribunale 19-12-1997n.sentenza: AgenziaLa disciplina collettiva (...) non si pone in contrasto con l'art. 1751 c.c. nuovo testo, atteso che tale norma prevede solo la soglia massima dell'emolumento dalla quale non può pertanto ricavarsi alcuna ipotesi di inderogabilità in favore dell'agente.24-11-1997AgenziaTribunale 24-11-1997n.sentenza: AgenziaL'accordo ecomomico collettivo per agenti 27/11/2002 non contrasta con quanto previsto dall'art. 1751 c.c. in punto di indennità per la cessazione del rapporto, risultando la disciplina collettiva complessivamente migliorativa rispetto a quella codicistica.00-00-0000AgenziaCorte di Cassazione 00-00-0000n.sentenza: 469AgenziaIn tema di rappresentanza processuale dell'agente di assicurazione, si deve ditinguere a seconda che vi sia o meno conferimento di poteri rappresentativi, nel senso che, se il conferimento vi è, la rappresentanza deriva dal relativo atto e, a norma degli artt. 1744, 1752,1753 cod. civ., può estendersi alla riscossione dei premi a prescindere dalla circostanza se l'agente è a gestione libera o legato all'impresa assicuratrice da un rapporto di subordinazione, mentre, se il conferimento non vi è, la rappresentanza deriva dall'art. 1903 cod. civ. ed è limitata alle sole obbligazioni che dipendono dal contratto di assicurazione stipulato dall'agente. Ciò premesso, qualora un medesimo soggetto sia l'agente in ogni caso non ha la legittimazione processuale ad agire per il pagemento dei ratei di premio relativi alla polizza stipulata con una società , qualificandosi come agente e rappresentante processuale dell'altra società .00-00-0000-- 00-00-0000n.sentenza: Nella vigenza di un contratto di agenzia, caratterizzato come tale dall'autonomia dell'agente, non costituiscono indici di subordinazione atti a determinare nell'agente il convincimento della instaurazione di un rapporto di lavoro di tipo subordinato: l'orario di lavoro (che può costituire una libera scelta dal lavoratore che ha inteso organizzare in tal modo il proprio lavoro), la messa a disposizione da parte del committente di una postazione di lavoro (ipotesi che risponde alla esigenza di un servizio organizzato, coordinato e certamente più efficiente), la generale soggezione al potere di eterodirezione del committente stesso. Con particolare riferimento a quest'ultimo aspetto, è noto che ai sensi dell'art. 1746 c.c. anche l'agente deve eseguire l'incarico affidatogli in conformità delle istruzioni ricevute, nè il potere di eterodirezione risulta essere di tale incisività da annullare l'autonomia dell'agente. Nel generale potere di indirizzo del committente rientra, allo stesso modo, la facoltà di disporre la partecipazione degli agenti a corsi di formazione o conventions.00-00-0000-- 00-00-0000n.sentenza: Il trattamento economico dovuto dall'ENASARCO agli agenti di commercio in caso di risoluzione del rapporto di agenzia, essendo casualmente correlato alla contribuzione che il preponente corrisponde a detto ente, ha la natura previdenziale (per risalenti enunciazioni del noto principio, cfr. Cass. Sez. lav. n. 2685 del 1990), di guisa che per l'indennità di scioglimento del contratto vige il principio dell'automatismo operante nella materia delle assicurazioni sociali. Come noto, in forza del principio generale dell'automatismo delle prestazioni previdenziali, queste ultime spettano al lavoratore anche quando i contributi dovuti non siano stati effettivamente versati dal soggetto tenuto al versamento.00-00-0000-- 00-00-0000n.sentenza: Il contratto di agenzia richiede la forma scritta ad probationem - anche se stipulato prima della riforma dell'art. 1472 c.c., intervenuta ad opera del D. Lsg. n. 303/1991 - tale che non è ammissibile la prova testimoniale,nè per presunzioni, tesa, nella specie, a dimostrare il diritto dell'agente, che abbia svolto anche l'attività di riscossione in virtù di un incarico conferitogli informalmente e contestualmente alla stipula del contratto di agenzia, ad un compenso ulteriore.
TRATTA DAL SITO UTET GIURIDICA MASSIMA DEL 2/11/06 APP. SEZ ROMA00-00-0000AgenziaCorte di Cassazione 00-00-0000n.sentenza: 148AgenziaAttesa la facoltà dell’agente di recedere per fatto imputabile al preponente con diritto all’indennità sostitutiva, di preavviso, nel caso di impossibilità anche temporanea di prosecuzione del rapporto, non ostacolata dalla messa in liquidazione della società, occorre esaminare nel caso specifico se ricorre il fatto addebitato alla società e se sia tale da impedire la prosecuzione anche temporanea del rapporto di lavoro.
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