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Timestamp: 2020-06-02 11:40:08+00:00

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Destinazione ai creditori di tutte le utilità derivanti dalla continuazione e deroga al principio di cui all’articolo 2740 c.c..
Concordato preventivo - Continuità aziendale - Destinazione ai creditori di tutte le utilità derivanti dalla continuazione - Esclusione - Deroga all’articolo 2740 c.c. - Ammissibilità
Concordato preventivo - Continuità aziendale - Concordato misto - Disciplina applicabile - Principi elaborati in tema di contratto misto - Disciplina del contratto prevalente - Integrazione delle diverse discipline nel rispetto dell’autonomia contrattuale.
La disciplina del concordato con continuità aziendale cui all’art. 186-bis legge fall. non prevede l’obbligo per il debitore di destinare ai creditori tutte le utilità derivanti dalla continuazione, essendo consentito all'imprenditore, in deroga ai principi di cui all'art. 2740 c.c. ed in un’ottica di favore verso il risanamento dell'impresa, conservare parte delle risorse generate dall'esercizio dell'attività, allo scopo di assicurare all’impresa una patrimonializzazione sufficiente e comunque a porre condizioni adeguate a prevenire future situazioni di crisi; al debitore è invece richiesto di garantire la massimizzazione dell'interesse dei creditori ossia di offrire loro un trattamento economico più vantaggioso rispetto alla liquidazione del patrimonio esistente al momento della proposizione della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
(Nel caso di specie, il professionista ha attestato che la prosecuzione dell’attività di impresa prevista dal piano era funzionale al migliore soddisfacimento dei creditori comparando la proposta con l’ipotesi di concordato preventivo liquidatorio che, in assenza istanze di fallimento, appariva come quella concretamente praticabile.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
I valori di realizzo nell’ambito di una procedura fallimentare sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli realizzabili mediante una libera contrattazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La comparazione tra le alternative praticabili è una verifica che il tribunale è chiamato a compiere su richiesta del creditore dissenziente e che ha lo scopo di comparare il trattamento riservato dalla proposta concordataria con quello che il creditore avrebbe potuto avere all’esito di una procedura di liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Al fine di individuare la disciplina applicabile al concordato che presenti elementi di continuità aziendale e liquidatori, è possibile far ricorso ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di contratto misto, i quali risolvono la questione applicando la disciplina tipica del contratto prevalente, salvo che gli elementi del contratto non prevalente non siano incompatibili con quelli del contratto prevalente, dovendosi in tal caso procedere, nel rispetto dell’autonomia contrattuale, alla integrazione delle discipline relative alle diverse cause negoziali che si combinano nel negozio misto.
Al concordato c.d. misto potrà, pertanto, essere applicata la disciplina del piano concordatario prevalente salva la possibilità di applicare entrambe le regolamentazioni secondo il menzionato criterio della integrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 02 November 2016.
Il credito del lavoratore è pagato dal Fondo di garanzia al netto delle ritenute.
Fallimento – Stato passivo – Riparto – Credito del lavoratore – Ritenute fiscali e previdenziali – Intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S. – Erogazione a favore del lavoratore al netto delle ritenute.
Mentre il credito del lavoratore deve essere ammesso al passivo al lordo delle ritenute, L’I.N.P.S., quale gestore del Fondo di previdenza, è tenuto a pagare al lavoratore l’importo decurtato di quelle stesse ritenute che il curatore stesso dovrebbe operare qualora in sede di riparto provvedesse a soddisfare il credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 October 2016.
L’avvio tardivo della mediazione non comporta l’improcedibilità della domanda.
Mediazione – Disposta dal giudice entro un termine assegnato – Avvio tardivo del procedimento di mediazione – Improcedibilità della domanda – Non sussiste.
Non è peregrina la tesi che in forza del disposto di legge l'improcedibilità della domanda possa derivare solo dal mancato esperimento della mediazione. [Con l’ordinanza in oggetto, la Corte ha confermato la sospensiva di una sentenza di primo grado che aveva dichiarato improcedibile un’opposizione a decreto ingiuntivo per avvio del procedimento di mediazione, da parte dell'opponente, oltre il termine assegnato dal giudice.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 14 October 2016.
Mediazione disposta dal giudice dell’appello e improcedibilità dell’impugnazione.
Nel caso di mediazione disposta nel giudizio di appello ai sensi dell’art. 5, comma 2, D. lgs. n. 28/2010 e così come nella affine materia del giudizio di primo grado nella opposizione a decreto ingiuntivo, la locuzione “improcedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello”, non può che intendersi nel senso di improcedibilità dell’appello, ovvero dell’opposizione a decreto ingiuntivo, e non come improcedibilità della originaria domanda sostanziale attorea. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 13 October 2016.
Tempestività della presentazione della domanda di mediazione.
Mediazione - Tempestività della presentazione della domanda di mediazione - Invio della comunicazione raccomandata.
Ai fini della verifica in ordine alla tempestività della “presentazione” della domanda di mediazione non si deve avere riguardo alla data di deposito della domanda di mediazione presso l’organismo adito, bensì, in caso di utilizzo della posta raccomandata, a quella di invio della medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 14 September 2016.
Controllo della fattibilità del piano in sede di giudizio di omologazione.
Il Tribunale, investito del giudizio di omologa ex art. 180 l.f., in presenza di espressa opposizione all'omologazione da parte di un creditore dissenziente, è legittimato a rivedere ha rivisto in senso negativo i requisiti di ammissibilità del piano concordatario, tra cui è prevista dall'art. 161 l.f. la sua concreta fattibilità, in quanto nella fattispecie concreta non si poneva tanto la questione di poter pagare i creditori chirografari solo nella misura del 3,10% del loro credito anziché nella misura del 15% promessa nel piano, ma appunto di non poterli pagare affatto: ciò innegabilmente confligge in modo insuperabile con la causa concreta dell'istituto giuridico del concordato preventivo prevista dalla legge. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 11 July 2016.
Concorrenza sleale e competenza per materia della sezione specializzata per le imprese.
Concorrenza sleale interferente - Competenza per materia - Sezione specializzata per le imprese.
Le sezioni specializzate in materia di imprese costituiscono uffici giuridici separati: di conseguenza la ripartizione dei casi tra le sezioni ordinarie e specializzate deve essere considerata una questione di competenza per materia. In caso di concorrenza sleale c.d. interferente, la cognizione è radicata presso la sezione specializzata delle imprese ogni qual volta risulti necessario che il giudice verifichi se i comportamenti di concorrenza sleale interferiscono con un diritto di esclusiva connesso all’esercizio del diritto di proprietà industriale o del diritto d’autore. La competenza della sezione specializzata per le imprese si estende alla tutela delle informazioni aziendali solo quando queste possiedano le caratteristiche previste ex art. 98 d. lgs. 30/2005. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 07 July 2016.
Crisi da sovraindebitamento, improcedibilità dell’espropriazione forzata e intangibilità dell’aggiudicazione.
La disposizione di cui all’articolo 187-bis disp. att. c.p.c. (che prevede l’intangibilità nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari degli effetti dell’aggiudicazione o dell’assegnazione per il caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo) è applicabile anche alle ipotesi di improcedibilità dell’esecuzione individuale derivante dalla instaurazione della procedura di sovraindebitamento ex art. 10 l. n. 3/2012 ed altresì al caso di sopravvenuto sequestro preventivo come misura di prevenzione di cui all’articolo 55 del TU antimafia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 06 July 2016.
Estinzione del giudizio per inattività della parte avente interesse alla riassunzione.
Trattandosi di individuare la disciplina della riassunzione del giudizio interrotto per le parti non costituite in giudizio in precedenza, si deve ritenere che a tale adempimento sia onerata la parte interessata alla riassunzione, in applicazione dell’art. 303 c.p.c., applicabile al procedimento tributario in virtù del rinvio contenuto nell’art. 1 comma 2 D.Lgs. 546/1992, sicché, qualora tale onere non sia soddisfatto entro il termine di sei mesi previsto dall’art. 43 comma 2 D.Lgs. 546/1992, il giudizio deve essere dichiarato estinto. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria regionale Firenze, 30 June 2016.
La prededuzione per i crediti sorti in funzione della procedura di concordato non viola l’ordine delle cause legittime di prelazione.
Concordato preventivo - Procedimento - Introduzione - Domanda di concordato con riserva.
Le disposizioni introdotte dal d.l. 27 giugno 2015 n. 83, convertito con modificazioni nella legge 6 agosto 2015 n. 132, non si applicano ai procedimenti di concordato preventivo pendenti alla data di entrata in vigore della nuova disciplina per effetto del deposito di una domanda prenotativa ex art. 161, comma 6, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 27 June 2016.
Segnalazione delle sofferenze alla Centrale Rischi: necessità di preavviso al debitore.
In applicazione di tale principio, il Tribunale condannava la Banca a risarcire al cliente i danni non patrimoniali subiti per effetto dell’illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, equitativamente determinati dallo stesso giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 20 June 2016.
La cessione dell'azienda in esercizio comporta l'applicazione della disciplina sulla continuità aziendale.
Concordato preventivo - Continuità aziendale - Continuità indiretta - Cessione dell'azienda in esercizio - Mancanza della attestazione sulla funzionalità della prosecuzione dell'attività alla migliore soddisfazione dei creditori - Inammissibilità della domanda di concordato.
(Nel caso di specie, il piano prevedeva la separata cessione degli immobili destinati ad albergo e ristorante, dell'insieme dei beni strumentali facenti parte dell'attività commerciale e dell'avviamento, strettamente funzionali all'esercizio di un'attività alberghiera. Il Tribunale ha, quindi, ritenuto che il piano, nonostante fosse stato definito dal proponente come liquidatorio, realizzasse è in realtà un trasferimento di azienda in quanto aveva ad oggetto beni potenzialmente idonei ed organizzati per una attività aziendale i quali non avrebbero che potuto essere acquistati da un medesimo soggetto interessato a conseguire la continuità aziendale. Constatata la mancanza nella relazione del professionista della attestazione in ordine alla funzionalità della prosecuzione dell'attività di impresa al migliore soddisfacimento dei creditori, il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda di concordato e, con separata sentenza, dichiarato il fallimento dell'impresa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 11 May 2016.
Revocatoria delle rimesse bancarie: significato di consistenza e durevolezza.
Ai fini dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., la riduzione consistente e durevole dell’esposizione debitoria della società fallita verso la banca nel semestre antecedente la dichiarazione di fallimento va accertata con riguardo: a) all’entità iniziale, finale e massima dell’esposizione debitoria suddetta; b) alla differenza fra l’ammontare massimo e quello esistente alla data del fallimento delle pretese creditorie della banca nel periodo considerato; c) all’entità delle rimesse bancarie effettuate nel suddetto periodo di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18 April 2016.
Natura negoziale dell'accordo di ristrutturazione, sindacato del tribunale, pubblicazione e caratteristiche dell'asseverazione in ipotesi di gruppo di imprese.
Accordo di ristrutturazione dei debiti - Gruppo di imprese - Relazione di asseverazione - Oggetto e impostazione - Riferimento ai dati patrimoniali essenziali delle singole società coinvolte - Necessità
Accordo di ristrutturazione dei debiti - Relazione di asseverazione - Divario cronologico dei dati contenuti - Necessità - Controllo del tribunale attraverso la valutazione dell'incidenza degli eventi successivi - Fattispecie
Accordo di ristrutturazione dei debiti - Valutazione del tribunale - Convenienza per i creditori aderenti - Esclusione.
L’accordo di ristrutturazione dei debiti non da luogo ad una procedura concorsuale, essendo destinato a produrre effetti soltanto sul piano negoziale. Nel quadro delineato dall'art. 182-bis legge fall., manca, infatti, un provvedimento di apertura al quale facciano seguito progressivi adempimenti giudiziali, così come manca la nomina di organi di gestione o di controllo dell'impresa, la quale resta saldamente nelle mani dell'imprenditore e sotto la sua esclusiva responsabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Gli effetti dell'accordo di ristrutturazione dei debiti non incidono sui rapporti pendenti e non coinvolgono la massa dei creditori in quanto tale, ovvero non si riverberano erga omnes, ma restano limitati ai creditori aderenti, fatta eccezione per la previsione di un modesto termine generale di moratoria: in particolare, siccome l'accordo deve consentire il pagamento integrale dei creditori estranei entro un certo termine, la legge inibisce momentaneamente le azioni cautelari ed esecutive, sospende il decorso delle prescrizioni ed evita le decadenze che si sarebbero nel frattempo verificate. Vigente il principio dell'autonomia privata, questo è l'unico aspetto coinvolgente i terzi di cui dovrebbe preoccuparsi il giudice nel concedere l'omologazione, mentre, negandola, egli impedisce l'esplicarsi degli effetti negoziali in capo a coloro che li hanno sottoscritti. La profonda asimmetria che viene in tal modo a manifestarsi sui fronti contrapposti degli interessi in gioco non può che indurre a guardare con estremo favore l'omologazione degli accordi di ristrutturazione, non tanto per acritico ossequio al dogma della volontà negoziale, quanto perché lo strumento, evitando in radice l'impiego di costosi rimedi concorsuali, porta in dote un risultato di grande importanza collettiva: il superamento della crisi d'impresa, se non addirittura la rimozione dello stato d'insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appare preferibile l'interpretazione secondo la quale l'accordo di ristrutturazione dei debiti debba essere pubblicato nel registro delle imprese prima della presentazione della domanda di omologazione, potendo in ogni caso il giudice verificare la coincidenza dell'accordo di cui si chiede l'omologazione con quello pubblicato e della relativa documentazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nell'ipotesi di accordo di ristrutturazione dei debiti che riguardi un gruppo di imprese, la relazione di asseverazione può essere incentrata sul gruppo stesso, purché dalla stessa sia possibile estrapolare i dati patrimoniali essenziali relativi alle società coinvolte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il differimento cronologico dei dati contenuti nella relazione di asseverazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti è un fatto in certa misura inevitabile e fisiologico, posto che estrarre un resoconto istantaneo da un flusso continuo nell'ambito di un complesso di eventi aziendali richiede di per se un certo tempo, ma soprattutto, dopo averlo fatto, è necessario altro tempo per operare una pluralità sequenziale di valutazioni da parte dei creditori, dell'attestatore stesso e del tribunale. In tale situazione, dopo aver fatto il possibile per ridurre al minimo i tempi, occorrerà valutare l'efficacia dell'attestazione monitorando l'incidenza tendenziale degli accadimenti sopravvenuti, onde verificare che non alterino il quadro di riferimento iniziale al punto da fargli perdere significatività. (Nel caso di specie, non solo l'attestatore aveva già soppesato l'evoluzione della situazione contabile per un determinato periodo successivo, ma le notizie più recenti hanno indotto la Corte a confermare la validità del piano di ristrutturazione, in ragione del raggiungimento degli obiettivi di periodo. Nessuno creditore aveva, inoltre, nel frattempo presentato istanze di fallimento o promosso azioni esecutive contro le società debitrici, né i creditori aderenti avevano rinnegato o disdettato l'accordo, la cui permanente efficacia era espressamente subordinata all'ottenimento dell'omologazione entro 9 mesi (non ancora decorsi) dalla stipulazione. In considerazione di questi elementi, la Corte d'appello ha ritenuto che gli stessi creditori, prefigurandosi tempi non brevi per giungere all'omologazione, avessero considerato validi entro quell'orizzonte temporale i dati contabili di partenza). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Se i creditori, com'è ormai assodato dalla giurisprudenza di legittimità, sono sovrani nel valutare la convenienza di qualunque proposta concordataria, non si vede perché mai il giudice dovrebbe porre un freno alla volontà negoziale che si manifesti analogamente in via stragiudiziale, quando, nel caso di un accordo di ristrutturazione dei debiti, vi sia l'assenso della stragrande maggioranza dei creditori interessati, i quali, in misura nella fattispecie nettamente superiore a quella minima del 60% prevista dalla legge, si siano spontaneamente offerti, postergando le proprie ragioni e mantenendo l'operatività delle linee di credito in vigore, di creare le condizioni per consentire il pagamento integrale della minoranza rimasta estranea all'accordo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 07 April 2016.
Nullità delle clausole del conto corrente per violazione di norme imperative; rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio in presenza di contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta e di elementi già acquisiti al giudizio.
La nullità delle clausole del contratto di conto corrente conseguente a violazioni di norme imperative (come ad esempio, clausole in cui è stato previsto un tasso d’interesse usurario o la capitalizzazione con qualsiasi periodicità degli interessi a debito o la commissione di massimo scoperto o l’anticipazione non contrattualizzata della valuta) qualora vi sia stata contestazione anche per ragioni diverse sul titolo posto a fondamento della richiesta di interessi, può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, purché basata su elementi già acquisiti al giudizio, senza che ciò si traduca in una violazione dei principi della domanda e del contraddittorio. (Antonio Volanti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 22 March 2016.
Successione di concordati ed estensione del regime di prededucibilità.
Concordato preventivo – Successione di concordati – Unitarietà delle procedure – Estensione regime di prededucibilità
Concordato preventivo – Successione di concordati – Unitarietà delle procedure – Abuso del diritto.
Nessun disposto normativo consente di ritenere che un credito sorto all’interno di una procedura mantenga la prededucibilità in occasione di qualunque altra successiva, anche se richiesta dallo stesso imprenditore. Non è condivisibile la tesi che valorizza l’idea di un’unica soluzione di crisi protrattasi nel tempo. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata)
Il debitore che proponga una seconda domanda di concordato, a seguito di una prima non andata a buon fine, priva il creditore della possibilità di ricevere quanto gli spetta. Tale comportamento costituisce un abuso del diritto, che rende inammissibile la proposta di concordato, poiché la rinuncia e la successiva domanda possono considerarsi preordinate alla realizzazione di un effetto fraudolento. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 March 2016.
Viola la fattibilità giuridica la proposta concordataria di tipo 'misto' che preveda, come effetto della scissione, l'esdebitazione totale ed il ritorno in bonis della società scissa in capo alla quale sia prevista la continuità.
Concordato preventivo - Concordato misto - Devoluzione ai creditori solo di una parte dei proventi della continuità aziendale - Violazione del requisito della fattibilità giuridica - Sussistenza.
Viola il requisito requisito della fattibilità giuridica la proposta di concordato misto che preveda la devoluzione in favore della procedura e, dunque, dei creditori, solo di una parte dei proventi derivanti dalla continuità aziendale, dal momento che una tale previsione contrasta con la ratio stessa dell'istituto, finalizzato, da un lato, a consentire il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, il soddisfacimento dei creditori, come emerge dalla necessità che la relazione del professionista incaricato attesti che la prosecuzione dell'attività sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori rispetto alla alternativa liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 March 2016.
Concordato preventivo e abuso del diritto; revoca della sentenza di fallimento.
Deposito domanda di concordato successivamente alla udienza ex art. 15 L.F. – Abuso del diritto – Insussistenza .
Non integra abuso del diritto il deposito di ricorso per concordato preventivo “in bianco” successivamente alla udienza ex art. 15 L.F. ed antecedentemente alla deliberazione del Collegio sulla istanza di fallimento. (Francesco Innocenti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 03 March 2016.
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References: sentenza 
 art. 180
 art. 98
 art. 10
 art. 161
 sentenza 
 art. 15
 art. 15