Source: http://www.processopenaleegiustizia.it/index.php?option=com_content&view=featured&Itemid=288
Timestamp: 2018-10-17 22:35:47+00:00

Document:
Processo Penale e Giustizia - giudice/giudizio
Corte edu, 19 dicembre 2017, Kuveydar v. Turchia
CGUE, 11 ottobre 2016, C‑601/14, Commissione c. Italia
Giudice/Giudizio - Persona offesa dal reato - Obblighi risarcitori
<<La Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie al fine di garantire l’esistenza, nelle situazioni transfrontaliere, di un sistema di indennizzo delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti commessi sul proprio territorio, è venuta meno all’obbligo ad essa incombente in forza dell’articolo 12, paragrafo 2, della direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all’indennizzo delle vittime di reato>>.
Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Grande sezione, 8 settembre 2015, Taricco ed altri.
Giudice/giudizio, rinvio pregiudiziale, prescrizione del reato
La Corte di Giustizia ha ravvisato una possibile collisione tra la disciplina italiana in materia di prescrizione del reato (artt. 160, terzo comma, 161 c.p.) e le norme di cui all'art. 325 §§ 1 e 2 TFUE, le quali si prefiggono lo scopo di contrastare la frode e le altre attività lesive degli interessi finanziari dell'Unione, attraverso misure dissuasive e idonee ad assicurare una protezione efficace di tali beni giuridici. La normativa italiana, dal canto suo, prevede che, qualora sopravvenga un atto suscettibile d'interrompere la prescrizione, il nuovo decorso del termine non possa comunque superare il quantum di tempo originariamente previsto ex art. 157 c.p., aumentato di un quarto. Tale statuizione appare, dunque, in contrasto rispetto ai parametri europei qualora dalla sua applicazione possa discendere, in un numero considerevole di casi, <<l’impunità penale>> per gravi delitti afferenti al fenomeno della frode in materia d'imposta sul valore aggiunto. Nelle ipotesi suddette, le norme poste dal legislatore italiano apparirebbero, infatti, carenti sotto i profili della generalprevenzione e dell'efficacia. Analoga antinomia potrebbe essere, inoltre, configurabile qualora il legislatore nazionale introducesse <<per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro interessato, termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti>> a tutela degli interessi finanziari europei (dovendo, infatti, gli Stati assicurare una garanzia uniforme di tali valori ex art. 325 § 2). Il giudice interno sarà pertanto <<tenuto a dare piena efficacia>> alle norme eurounitarie <<disapplicando, all’occorrenza, le disposizioni nazionali che abbiano per effetto di impedire allo Stato membro interessato di rispettare gli obblighi impostigli>> dalle norme stesse.
Corte edu, 24 febbraio 2015, Magy c. Belgio
Giudice/Giudizio - giuria popolare - motivazione della sentenza
I principi dell'equo processo, sanciti dall'art. 6 della Convenzione, non escludono che il merito di una regiudicanda possa essere deciso da una giuria, la quale emetta un verdetto immotivato. Le garanzie che promanano dalla norma in commento richiedono, tuttavia, che l'imputato abbia contezza delle ragioni sottese alla propria condanna. A tale scopo, occorre valutare se nel caso concreto vi fossero sufficienti garanzie contro il rischio di decisioni arbitrarie. Siffatte tutele possono consistere tanto nelle istruzioni e nei chiarimenti impartiti dal presidente della corte, in relazione alle questioni in oggetto, ovvero alle prove, quanto nelle domande che il presidente medesimo rivolge ai giudici popolari. Queste ultime - formulate in forma chiusa - delineano la "trama" del verdetto, implicando una risposta, da parte dei giurati, in merito ai singoli enunciati fattuali in cui l'imputazione si articola: esse devono essere sufficientemente chiare e precise, così da compensare l'assenza dei motivi, rendendo manifeste le ragioni della decisione e le prove su cui questa si fonda. Non meno importante è la possibilità per l'imputato di proporre impugnazione (posta tale premessa, i Giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la condanna della ricorrente per concorso in tentato omicidio violasse i principi di cui all'art. 6 § 1 della Convenzione, poiché le domande rivolte dal giudice ai giurati non erano sufficientemente dettagliate riguardo al coinvolgimento dell'imputata nei fatti, né, quindi, in grado di rivelare - neppure in raffronto con l'imputazione - gli elementi di prova sulla cui scorta la corte era pervenuta ad un giudizio di colpevolezza; a ciò doveva aggiungersi l'impossibilità, all'interno del sistema belga, d'ottenere un secondo giudizio di merito avverso le pronunce della corte d'assise).
Corte edu, 29 ottobre 2013, Varvara c. Italia
Giudice/Giudizio - Nullum crimen, nulla poena sine lege – Confisca in assenza di condanna
Sussiste una violazione dell’art. 7 Cedu qualora venga irrogata la confisca in assenza di una decisione di condanna (nel caso di specie, un procedimento penale per abusi edilizi si era concluso con una sentenza di non luogo a procedere).
Corte e.d.u., 10 aprile 2012, L. c. Italia
Giudice/giudizio - Riparazione per ingiusta detenzione – Procedimento in camera di consiglio – Pubblicitàdelle udienze
Il principio di pubblicità del processo penale costituisce un principio fondamentale di ogni sistema democratico. Il processo “a porte chiuse” è ammissibile solo in caso particolari: tra questi, v’è l’ipotesi in cui i giudici debbano affrontare questioni meramente tecniche (e, quindi, non attinenti al merito), decisibili allo stato degli atti (cioè sulla base del solo dossier, termine usato, qui, per indicare il “fascicolo”), senza assumere nuovi elementi e, quindi, senza necessitàdi un dialogo tra le parti e il giudice che, in quanto tale, abbisogna della presenza del pubblico quale garanzia fondamentale.
(Nel caso di specie, la Corte ha affermato che il procedimento di riparazione per ingiusta detenzione ex artt. 314 e 315 c.p.p., che, svolgendosi in camera di consiglio, non prevede la presenza di pubblico, viola l’art. 6, § 1, Cedu).
Corte e.d.u., 5 maggio 2011, Editorial Board Pravoje Delo c. Ucraina
Giudice/giudizio - Principio di legalità – Libertà di stampa
Nessuno può vedersi applicata una sanzione non prevista dalla legge (Nel caso di specie, la Corte ha censurato il comportamento di un giudice ucraino, che, nel giudicare su di un caso di diffamazione a mezzo stampa, aveva condannato il giornalista ed il redattore capo – non solo alla ritrattazione ed al risarcimento, previsti dall’ordinamento, ma anche – alla pubblicazione sul giornale di una lettera di scuse, rimedio non contemplato da alcuna norma).

References: art. 157
 art. 325
 § 2
 sentenza

 § 1
 sentenza 
 § 1