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Timestamp: 2018-12-11 21:46:46+00:00

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Tribunale di Reggio Emilia – cancellazione illegittima segnalazione in centrale rischi
Con grande soddisfazione Vi alleghiamo l’ordinanza ottenuta dinanzi il Tribunale di Reggio Emilia a seguito di procedimento ex art. 700 c.p.c. dalla collega Avv. Abatecola Claudia per un cliente comune. Sotto le righe dell’Avv. Abatecola che sintetizzano e commentano l’ottimo risultato ottenuto a favore del cliente:
“Tale risultato è per me particolarmente importante poichè la società, a seguito della segnalazione effettuata dalla Banca, stava per ricevere la revoca, da altro istituto di credito, di un finanziamento di circa 700.000,00 euro che avrebbe provocato .
Il Giudice ha accolto in toto la posizione di questa difesa in ordine alla reale funzione della segnalazione in centrale rischi ed ha constatato, sulla base della documentazione da noi depositata in ordine alla capacità patrimoniale, la mancata sussistenza nel caso di specie dei presupposti di una corretta segnalazione.”
Tribunale di Cagliari accoglimento segnalazione illegittima
Accoglimento reclamo Tribunale di Cagliari per segnalazione illegittima alla Centrale Rischi
Trasmettiamo il provvedimento ottenuto dall’Avv. Valeria Melis presso il Tribunale di Cagliari.
Di seguito il commento che esprime i punti essenziali dell’ordinanza ed anche la soddisfazione per aver visto affermate le ragioni sostenute solo dopo il reclamo:
“È con grande orgoglio che invio in allegato il provvedimento in oggetto.
Esso rappresenta la prova del fatto che non si debba mai demordere di fronte alle “sconfitte di prime cure” e che si debba credere fermamente nelle proprie ragioni, continuando a lottare per il loro riconoscimento!
Il suddetto provvedimento è il risultato di un reclamo al Collegio, avverso una ordinanza di rigetto ex art. 700 c.p.c., che la sottoscritta ha voluto depositare a tutti i costi (proponendo lo stesso alla cliente gratuitamente, salvo le sole spese vive), al fine di ottenere un precedente in materia di Centrale Rischi su Cagliari, il cui Tribunale, come è ben noto, è particolarmente rigido e non facilmente orientabile: tanto è vero che il primo Giudice rigettava integralmente il ricorso ex art. 700 c.p.c., con condanna alle spese a carico della cliente.
Il Collegio, invece, con un provvedimento particolarmente ricco di spunti che sono certa torneranno utili a tanti Colleghi, ribalta completamente l’impostazione del primo Giudice, accogliendo pienamente le tesi sostenute dalla reclamante, ordinando l’immediata cancellazione della segnalazione a sofferenza e condannando la banca alle spese sia del primo che del secondo grado di giudizio.
Ringrazio anche l’Avv. Teseo del Foro di Roma, il quale ha contribuito attivamente nel sostenere le mie tesi e, in parte, anche nella redazione dell’atto.
Allego anche l’ordinanza di rigetto reclamata per una migliore comprensione del provvedimento in questione.”
Tribunale di Milano – ammissibilità ricorso ex art. 700 cpc CENTRALE RISCHI
Alleghiamo interessante recente provvedimento emesso dal tribunale meneghino in ordine alla possibilità di proporre ricorso ex art. 700 cpc, al fine di ottenere la cancellazione del nominativo dalla centrale rischi.
Avv. Gabriele Sorrentino
Tribunale di Bolzano – Cancellazione della Segnalazione in Centrale Rischi
In data 26.01.2016, il Collegio del Tribunale di Bolzano ha accolto, integralmente un reclamo proposto dallo Studio Legale Riccio, incardinato da un correntista, ai fini dell’immediata cancellazione della segnalazione a “sofferenza” presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, effettuata ad opera di un istituto di credito.
Illustrando brevemente i fatti, si significa che, a fondamento del citato reclamo, il cliente assumeva di aver precedentemente notificato ed iscritto a ruolo un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
Si faceva espresso riferimento ai due elementi fondamentali di ogni procedura d’urgenza: il fumus bonis iuris ed il periculum in mora.
A suffragio del primo -c.d. non manifesta infondatezza della domanda- si informava il Giusdicente adito della pendenza di un precedente ed autonomo giudizio, incardinato con atto di citazione innanzi alla medesima Autorità Giudiziaria, avente la finalità di ottenere l’accertamento di somme indebitamente trattenute dall’ente bancario segnalante, per il considerevole di importo di oltre 2 milioni di euro, su un rapporto di conto corrente, in ragione di interessi illegittimi ed usurari, secondo una puntuale perizia contabile di parte suffragata da una seconda perizia, a maggiore riprova della bontà e veridicità della prima.
Si indicava al Giudice adito che le somme oggetto della segnalazione fossero al vaglio della magistratura e che il mancato pagamento del presunto credito posto a fondamento della segnalazione era da ricondursi ad una precisa volontà di non adempiere, in conseguenza della litigiosità del credito.
In altri termini, il cliente/correntista non adempieva volontariamente alla richiesta della Banca perché sub judice.
Questa difesa evidenziava come la situazione del cliente fosse ben lontana dai presupposti richiesti per la segnalazione a “sofferenza” sulla scorta delle relative Istruzioni della Banca d’Italia.
A riprova si compiegavano agli atti molteplici documenti comprovanti la solvibilità del segnalato in ragione delle di lui risorse finanziarie e delle consistenza patrimoniale, sia mobiliare, sia immobiliare e, soprattutto, dell’assenza di debiti di diversa natura.
Pertanto, si dimostrava la presenza del fumus boni iuris nel mancato rispetto, da parte della Banca, della disciplina vigente in materia.
A riprova del periculum in mora, si comprovava la chiusura a cascata della fonti di credito bancario e della fondata probabilità di prosciugare le risorse finanziare personali, con evidenti ripercussioni negative per la società.
In altri termini, il cliente lamentava l’illegittimità della prefata segnalazione a “sofferenza” sull’assunto della mancata verifica della propria solidità e l’insussistenza delle condizioni di criticità con le conseguenze devastanti che ne derivano.
Orbene, il provvedimento del Collegio tirolese risulta degno di menzione per diversi motivi.
In primis, si fa notare all’attento lettore che la motivazione che regge il convincimento del giudice si basa su un granitico orientamento della Suprema Corte di Cassazione secondo il quale che ai fini dell’appostazione a sofferenza del credito sia necessaria una valutazione della complessiva situazione patrimoniale del cliente (Cfr. Cass. Civ. Sez. 1, sent. n. 15609/2014; Cass. civ. n. 7958/2009; v. anche Cass. civ. n. 21428/2007).
Pertanto, per il Collegio adito, la segnalazione “non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza”.
Si ricorda che per una segnalazione in sofferenza alla Centrale dei Rischi, lo stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente), di cui all’articolo 5 della Legge Fallimentare e situazioni sostanzialmente equiparabili, devono essere necessariamente interpretate in un senso levior, senza, cioè, fare necessario riferimento all’insolvenza intesa quale situazione di incapienza, ovvero di definitiva irrecuperabilità del credito.
Il Collegio continua precisando la circostanza che nel caso di specie si era al cospetto di “una precisa volontà di non adempiere, in conseguenza della “litigiosità” del credito”. Ma, a ben vedere, il mancato pagamento del credito della reclamata, non è tuttavia, da solo, sufficiente a giustificare la segnalazione in questione, trattandosi di inadempimento volontario di un credito “litigioso” o, più precisamente, scaturente da un rapporto negoziale oggetto di controversia giudiziale.
Pertanto, si considerava la litigiosità del presunto credito della Banca e la circostanza che sarebbe frustrata l’utilità del servizio di centralizzazione dei rischi se il debitore potesse essere legittimamente appostato a sofferenza soltanto qualora versasse in uno stato di decozione, poiché gli altri intermediari si troverebbero nell’impossibilità di attivarsi in tempo utile per cautelare la propria posizione.
Ne consegue che una volta provata la solidità del cliente segnalato il ricorso d’urgenza è meritevole di accoglimento.
In secundis, si rileva un aspetto non propriamente pacifico in giurisprudenza, attinente al periculum in mora.
Ebbene, il Collegio trentino, oltre a centrare in pieno la normativa di riferimento, ha avuto il coraggio di indicare la realtà dei fatti quando statuisce che: “la segnalazione in sofferenza alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia va, infatti, ad incidere sull’immagine commerciale della società segnalata e comporta, inoltre, una difficoltà di accesso della medesima al mercato creditizio, rischiando di pregiudicare irrimediabilmente la prosecuzione dell’attività economica”.
Pertanto, i rifiuti di nuovi finanziamenti e nuove garanzie da parte di diversi istituti di crediti, prontamente segnalati in Tribunale, si ritenevano corrispondenti al vero.
Per l’effetto, secondo la ricostruzione collegiale “la segnalazione in sofferenza presso la Centrale dei Rischi costituisce, infatti, una circostanza idonea a mettere in dubbio la solvibilità del cliente e ciò anche quando la sua situazione finanziaria complessiva non sia, in realtà, da valutarsi in maniera negativa, con le conseguenti ripercussioni sull’attività d’impresa”.
Alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali, appare ormai chiaro l’indirizzo giurisprudenziale per cui per poter effettuare una segnalazione “a sofferenza” l’istituto di credito deve necessariamente verificare -in concreto- la complessiva situazione finanziaria del cliente. In mancanza, sussiste il periculum che consente di adire l’Autorità Giudiziaria, anche con la procedura d’urgenza.
Avevamo già scritto che, a seguito di una segnalazione illegittima, il periculum potrebbe considerarsi in re ipsa atteso che un’ingiusta segnalazione produce di per sé un danno al soggetto segnalato, consistente nell’impossibilità di accesso al credito con effetti addirittura permanenti.
Con la presente pronuncia il cliente potrà incardinare il giudizio di merito per il risarcimento di tutti i danni subiti (e subendi) dall’ingiusta segnalazione.
Ci si chiede se non sia arrivato il tempo per la modifica della disciplina attinente le segnalazioni presso la Centrale dei Rischi, considerato che in Parlamento penda, tra l’altro, un’attenta proposta di modifica legislativa.
per Studio Legale Riccio
Tribunale di Milano – Rettifica della Segnalazione in Centrale Rischi. Periculum in Mora
Ennesima vittoria dell’avv. Biagio Riccio, che ancora una volta mette in contraddizione i giudici della Sezione VI civile del Tribunale di Milano e fa giurisprudenza.
Siamo lieti di pubblicare un’ordinanza ottenuta in un procedimento cautelare per ingiusta segnalazione del nominativo del cliente alla Centrale Rischi della Banca d’Italia.
Nel caso di specie il ricorrente, con procedimento ex art. 700 cpc, lamentava l’ingiusta segnalazione da parte dell’istituto di credito alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, sebbene lo stesso Tribunale di Milano già in due precedenti giudizi – seguiti sempre dallo studio legale Riccio – avesse escluso la sussistenza del presupposto “sofferenza”, per il medesimo assistito, sia pure verso due diverse banche.
Segnatamente, ciò che è interessante nel caso oggetto della presente nota, sta nel fatto che la segnalazione del nominativo aveva già costituito oggetto di due ricorsi ex art 700 cpc tra le stesse parti.
Tuttavia, i due procedimenti erano stati devoluti alla cognizione di due Magistrati diversi che avevano, con motivazioni differenti tra loro, in parte ritenuto inammissibile il procedimento ed in parte respinto la domanda. Inoltre, veniva altresì presentato reclamo al collegio, che rigettava comunque la domanda.
Ciononostante, l’avv Riccio ha ripresentato il ricorso, di cui all’ordinanza del 10.11.15 che si allega, adducendo quale elemento sopravvenuto ex art. 669 septies c.p.c. il diniego di concessione di affidamento e di rilascio di carta di credito comunicato da altra banca nel mese di settembre, desumibile dalla corrispondenza intercorsa e prodotta in udienza.
Va da sé che la nuova allegazione relativa al “periculum in mora”, ha reso ammissibile il ricorso, con accoglimento della domanda.
L’ordinanza di rigetto di istanza di provvedimento cautelare pronunciata dal giudice, ai sensi dell’art. 669-septies c.p.c., secondo il rito della c.d. procedura uniforme di cui agli artt. 669-bis/669-quaterdeciescpc, essendo reclamabile, non può essere impugnata in Cassazione non trattandosi di un provvedimento di tipo decisorio.
Si ricorda che il ricorso straordinario per Cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., è ammesso soltanto contro provvedimenti connotati dai caratteri della definitività e della decisorietà, nel senso che siano in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale.
Ne deriva che esso non è proponibile avverso l’ordinanza adottata dal tribunale in sede di reclamo contro un provvedimento di natura cautelare, quale che ne sia il contenuto, trattandosi di decisione munita di efficacia temporanea, in quanto condizionata all’instaurazione e all’esito del giudizio di merito (v. anche Cass. 27.4.2010 n. 10069).
Tuttavia, come sopra analizzato, l’ordinanza di rigetto nel procedimento cautelare, anche in sede di reclamo, non preclude la riproposizione dell’istanza cautelare, purchè la domanda si fondi su nuove allegazioni che dimostrino il mutamento delle circostanze e vengano dedotte nuove ragioni di fatto e di diritto ( cfr. art. 669 septies).
Questo caso – vinto anche grazie alla caparbietà dell’avv Riccio – mette in rilievo che l’ordinanza di rigetto non impedisce la riproposizione dell’istanza per il provvedimento cautelare, quando si verifichino mutamenti nelle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto, rispetto ai precedenti giudizi.
Inoltre, il ricorso è stato comunque dichiarato ammissibile con riferimento alla pendenza della causa di merito, nella quale era stata anche emessa dal giudice incaricato l’ordinanza di ingiunzione di pagamento ex art. 186 ter c.p.c. provvisoriamente esecutiva per l’importo di € 73.456,25 sulla domanda riconvenzionale della banca.
In tale giudizio, la parte istante non aveva proposto la domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione e la conseguente domanda risarcitoria, per cui risultava ammissibile la proposizione del ricorso come procedimento cautelare “ante causam”, come strumentale al giudizio di merito sulle nuove domande.
In sostanza , la difesa dell’avv. Riccio ha rimarcato i seguenti aspetti:
1) innanzitutto, l’illegittimità del comportamento dell’istituto bancario, i cui presunti crediti erano debitamente confutati, in quanto oggetto di contestazione sempre presso lo stesso Foro meneghino per un procedimento di accertamento negativo delle somme;
2) che detta contestazione ha comportato che l’intermediario abbia declinato la posizione del patrocinato a sofferenza, quanto il medesimo non versava in uno stato d’insolvenza, come dimostrato dai precedenti provvedimenti collegiali del Tribunale di Milano;
3) ha messo in evidenza come la segnalazione fosse fortemente pregiudizievole, al punto tale che le altre banche non concedevano alcuna linea di credito al cliente;
4) ha illustrato e documentato i motivi sopravvenuti nel nuovo ricorso, evidenziando il mutamento delle circostanze relative al fumus boni juris, ma anche al periculm in mora.
Tribunale di Ascoli Piceno – Revoca della Segnalazione in Centrale Rischi
Si allega provvedimento ottenuto dall’avv. Valerio Viglialoro presso il Tribunale di Ascoli Piceno emesso sulla scorta di un ricorso ex artt. 700 e 669 quater e sexies c.p.c., proposto al fine di ottenere la revoca o la modifica della segnalazione alla C.R. effettuata dall’istituto di credito coinvolto.
Il Giudice ha accolto totalmente la richiesta, condannando la banca alle spese di lite ed ordinando la revoca della segnalazione, nonostante la società ricorrente contesti, nel procedimento di merito reggente, soltanto parte del debito preteso dall’istituto di credito.
Tribunale di Milano – Cancellazione dell’Annotazione a Sofferenza
Si pubblica provvedimento ottenuto dall’avv. Claudio Spada presso il Tribunale di Milano, con il quale il giudice ha accolto totalmente il reclamo inoltrato (oggetto: richiesta di cancellazione dell’annotazione a sofferenza).
Si evidenzia che il collegio ha ribaltato in toto quanto statuito dal Giudice di prime cure che aveva persino condannato il cliente ex art. 96 c.p.c.
Si tratta di un’ordinanza molto significativa poiché stigmatizza la condotta vessatoria degli istituti di credito (che utilizzano indebitamente lo strumento della segnalazione) e pone in evidenza anche il soggetto su cui grava l’onere della prova.
Tribunale di Milano – Ordine di Cancellazione dalla Centrale Rischi
Si procede alla pubblicazione di un ulteriore e prestigioso provvedimento ottenuto presso il Tribunale di Milano dal nostro Avv. Biagio Riccio, dove nuovamente hanno trovato conferma la validità ed l’efficacia degli elaborati peritali messi a disposizione dei clienti che fiduciosi si sono affidati a SDL Centrostudi.
Nel caso de quo, il giudice ha disposto ex art. 700 c.p.c. la cancellazione dalla Centrale Rischi del cliente ingiustamente segnalato dall’istituto bancario coinvolto.
L’ordinanza resa dal Tribunale di Milano, ottenuta dall’avvocato Biagio Riccio, è di fondamentale importanza.
Si propongono i magistrati meneghini di fare chiarezza su fondamentali questioni:
• Al fine di effettuare una segnalazione è indispensabile confidare in un contraddittorio con il correntista e non può, ex abrupto, la banca segnalare in ragione di un supposto potere arbitrario;
• Non è possibile segnalare se il correntista non sia in uno stato di insolvenza, di oggettiva difficoltà economica che si configuri come impotenza. Il mancato pagamento di una rata di mutuo o una difficoltà temporanea o uno sconfinamento di modesta ed irrisoria entità, non autorizzano alla sproporzionata segnalazione;
• La segnalazione va cancellata anche se essa è stata effettuata molto tempo addietro, dal momento che il periculum è sempre attuale, in quanto il danno provocato all’imprenditore è itinerante e perdurante, identificandosi in un pathos esistenziale che, come noto, colpisce anche chi sia titolare del diritto di impresa, costituzionalmente garantito ex art.41.In tal caso si intende rimuovere la gogna mediatica, che ha impedito all’imprenditore di accedere ad altri affidamenti o ha visto perduti quelli già ottenuti.
Per lo Studio Legale Avv. Biagio Riccio
http://www.sdlcentrostudi.it/wp-content/uploads/2015/07/Tribunale-di-Milano-23LUG.pdf

References: art. 700
 art. 700
 art. 700
 art. 700
 art. 700
 art. 700
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 700
 art. 669
 Cass. 
 art. 669
 art. 186
 art. 96
 art. 700
 art.41