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Timestamp: 2019-07-22 04:03:28+00:00

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Comune di Locorotondo - Regolamento Edilizio - Parte Quinta: Ulteriori norme per costruzioni in zona agricola
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Regolamento Edilizio - Parte Quinta: Ulteriori norme per costruzioni in zona agricola
Art. 88 Costruzioni ad uso residenziale
Art. 89 - Interventi su costruzioni tradizionali esistenti (trulli, lamie, cummerse, casine, ecc.)
Art. 90 - Ampliamenti di costruzioni tradizionali esistenti
Art. 91 - Forni
Art. 92 - Sistemazioni esterne / Prescrizioni sui materiali
Art. 93 - Costruzioni diverse
Le costruzioni ad uso residenziale in zona agricola ed extraurbana, quando consentite dalla strumentazione urbanistica, sono soggette a tutte le norme relative alle comuni case di abitazione, precedentemente illustrate, e alle seguenti ed ulteriori prescrizioni.
Le scelte progettuali, lasciate alla libera espressione, devono garantire, dal punto di vista "ambientale", una felice integrazione ed un generale carattere di "essenzialità", intermini di impatto dimensionale e di coerenza stilistica, rispetto alle caratteristiche del contesto, privilegiando posizionamenti adeguati e defilati rispetto allec ostruzioni tradizionali in pietra e alle vegetazioni esistenti.
Le coperture devono avere andamento piano ed orizzontale, escludendo categoricamente tetti inclinati o a falda (fatta eccezione per le costruzioni a "cummersa"); per l'accessibilità delle terrazze, a livello del lastrico solare, è particolarmente suggerito l'inserimento di scalette esterne, ricavate negli spessori murari, secondo soluzioni simili a quelle esistenti sui manufatti tradizionali.
Sempre ai fini della incentivazione delle tecniche costruttive tradizionali, sono ammesse e caldeggiate coperture archivoltate (volte a botte, a padiglione, a crociera, ecc.); la realizzazione di coperture a "trullo" o a "cummersa" è possibile mediante metodologie quanto più tradizionali, compatibilmente con la normativa antisismica (D.M. Infrastrutture 14 gennaio 2008).
Anche per le opere difinitura l'indirizzo è rivolto alle tecniche tradizionali, adoperando materiali e cromatismi che garantiscono il migliore effetto di inserimento nel paesaggio circostante.
Dal punto di vista igienico-sanitario, fatti salvi i requisiti di generale prescrizione indicati negli articoli precedenti, le costruzioni devono rispondere alle ulteriori seguenti caratteristiche:
- le costruzioni devono essere realizzate in terreno ben asciutto (la cui falda acquifera sia sufficientemente profonda da evitare rilevanti e dannosi fenomeni di umidità di risalita) e provviste di adeguate intercapedini specie in corrispondenza di terrapieni o costoni di roccia;
- in assenza di scantinati, gli ambienti del piano terreno devono essere poggiati su vespaio ben ventilato e di idoneo spessore, oppure su soletta adeguatamente isolata e coibentata;
- i locali dell'eventuale piano interrato o seminterrato, ancorché ben areati ed illuminati, non possono essere adibiti ad abitazione;
- gli ambienti residenziali e i locali a stretto servizio o dipendenza, non possono prevedere comunicazioni interne con le stalle, anche se ricavate da passaggi o corridoi e se chiuse con infissi. Ogni casa d'abitazione deve essere dotata di una sufficiente dotazione di acqua potabile (cisterna idrica) nei casi di assenza della rete di acquedotto. Altresì, ogni abitazione deve essere munita di impianto di depurazione delle acque reflue di scarico, con adeguato sistema di raccolta e di eventuale smaltimento regolarmente autorizzato ai sensi delle vigenti normative di settore (D.Leg.vo n. 152/2006).
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Per le costruzioni in pietra (trulli, lamie, casine, cummerse, ecc.) esistenti in zona agricola sono consentiti interventi generali di manutenzione e di restauro e risanamento conservativo, come definiti precedentemente. Sono altresì possibili mutamenti della destinazione d'uso e ampliamenti nei limiti disposti dallo strumento urbanistico e dalle normative speciali in tema di tutela paesaggistica.
In generale, anche quando non sussitano vincoli di particolare interesse, vanno conservate le caratteristiche ambientali tipiche dei luoghi, con particolare riferimento ai trulli e alle costruzioni in pietra, all'orografia del terreno e alle piantumazioni esistenti.
Gli obiettivi da perseguire e i requisiti da soddisfare per gli interventi sui manufatti di pietra, di tradizionale manifattura, corrispondono ai seguenti:
- conservazione dell'identità morfotipologica, costruttiva, materica e geometrica del manufatto attraverso la valorizzazione della qualità architettonica esistente, la riproposizione dei caratteri tipologici ed architettonici del manufatto (anche quando brani architettonici siano di difficile recupero per le condizioni di degrado delle strutture e dei paramenti), l'uso di materialie tecniche costruttive già utilizzati per la costruzione del manufatto rurale sul quale si interviene e, ove possibile, il recupero e il riuso di materiale da costruzione proveniente dallo stesso;
- mantenimento ed implementazione compatibile delle caratteristiche bioclimatiche del manufatto e del suo contesto rurale attraverso il mantenimento in uso di elementi costruttivi originari restituendone le capacità prestazionali e gli opportuni adeguamenti tecnologici ed igienico-sanitari che non alterino l'identità del bene;
- eliminazione dei detrattori che ne alterino l'identità originaria attraverso la riproposizione dei caratteri tipologici ed architettonici del manufatto, intervenendo, dove necessario, all'eliminazione di parti del fabbricato che hanno, nel tempo, alterato tali caratteri e ricostruendo le stesse secondo i presenti requisiti tecnici generali;
- reversibilità delle manomissioni e delle opere senza alterazioni permanenti del bene attraverso l'adozione di strategie di intervento che prevedano la totale reversibilità della trasformazione;
- conservazione delle "visuali di paesaggio" attraverso il recupero del contesto ambientale rurale e paesaggistico del manufatto.
Per la corretta interpretazione degli indirizzi di tutela e la completa valorizzazione del patrimonio esistente, le opere sulle tradizionali costruzioni in pietra devono corrispondere alle seguenti direttive e prescrizioni operative:
- sia esclusa la sostituzione di sistemi voltati con sistemi di copertura diversi, in modo particolare con sistemi a solai o piano latero-cementizi, quando non sia dimostrata l'impossibilità tecnico-operativa di operare con i sistemi archivoltati di tradizionale manifattura;
- siano esclusi lo svuotamento radicale dei sistemi murari dell'involucro dell'edificio e tutti gli interventi che ne riducano lo spessore o che ne modifichino la composizione, se non a livello localizzato e puntiforme;
- sia evitata ogni modifica ai prospetti esistenti (ogni richiesta di intervento di modifica deve essere chiaramente e fortemente motivata, dimostrando l'impossibilità di predisporre soluzioni progettuali alternative);
- siano preservati tutti gli elementi architettonici originali per i quali vanno effettuati interventi di restauro, escludendone la sostituzione o l'asportazione (cornici, lesene, soglie, davanzali, fregi, ornamenti, decori, ecc.);
- siano mantenute il più possibile inalterate le finiture superficiali di volte e murature (pitturazioni, intonaci, scialbature) utilizzando esclusivamente intonaci tradizionali per tutte le parti originariamente provviste di intonaco;
- le scelte operative sui trattamenti superficiali degli involucri esterni delle singole parti del manufatto (pietra o tufo faccia vista, scialbature, intonaci, ecc.) siano desunte dal rilievo conoscitivo di soluzioni tradizionali presenti nel contesto locale;
- sia mantenuta inalterata la visuale paesaggistica del fabbricato nel contesto rurale.
Aperture e infissi. In riferimento alla normativa sull'agibilità, un vano è considerato abitabile se dotato di aerazione diretta. Ferma restando la difficoltà di adottare questo criterio per i vani e le alcove, che non hanno mai aerazione diretta ma si affacciano su un vano centrale, per garantire un minimo di aero-illuminazione naturale è consentito realizzare, addove non presente, un'apertura verso l'esterno di modeste dimensioni (massimo 30x30 cm) rispettando il criterio della reversibilità dell'intervento, tenendo conto dell'impianto strutturale e dell'insieme aggregativo esistenti ed evitando di intersecare la linea di gronda e qualsiasi partito architettonico orizzontale e continuo sia esterno che interno.
Per gli infissi è da privilegiarsi la manutenzione del vecchio infisso ad una sua sostituzione. Nel caso di sostituzione, l'infisso deve essere in legno, realizzato secondo le tecniche quanto più tradizionali ed uniformato agli schemi tipici (porte a "lastriera" a doppio battente, portoncini a doghe orizzontali o a "scuroni", finestre e porte con scuretti interni, ecc.).
Impianti tecnologici. Per non indurre trasformazioni irreversibili, la natura e la disposizione di tutte le
opere relative agli impianti tecnologici deve corrispondere a soluzioni di attenta valutazione specie nei casi in cui non è prevista la predisposizione sotto il pavimento. Pertanto, considerandosi irreversibili le tracce sulle murature in pietra per inserire cavi o tubazioni, è caldeggiata la posa di canalizzazioni a vista (cordoncini di rame e derivatori di porcellana per impianto elettrico, tubazioni di acciaio per impianto idrico, tubazioni di rame per impianto di riscaldamento, ecc.).
Per quanto riguarda l'impianto di riscaldamento, la linea di indirizzo per una completa valorizzazione è il ripristino del "focarile", motivata non soltanto da esigenze estetiche, ma da una valutazione di tipo funzionale, secondo la quale la dismissione del camino determina squilibri termici e ristagni d'aria compromettenti l'agibilità del manufatto (i manufatti in pietra a secco erano caratterizzati da un soddisfacente equilibrio tra il calore prodotto e il ricambio dell'aria, ottenuto attraverso il "focarile", continuamente in funzione).
L'eventuale previsione di un impianto di riscaldamento deve essere motivata e deve prevedere installazioni di elementi e componenti di modesto impatto (radiatori in ghisa, tubazioni in rame possibilmente in vista se non incassate nel pavimento, ecc.) evitando comunque ventilconvettori o apparecchiature di diversa tecnologia e tutte le manomissioni di tipo irreversibile sopra indicate.
Le unità esterne degli impianti (generatori, caldaie, ecc.) quando non sia possibile la loro l'installazione all'interno, devono essere collocate in appositi vani tecnici o all'interno di parapetti di lastrico, evitando la vista diretta anche sui prospetti tergali.
Pavimenti interni. All'interno, nell'impossibilità di recuperare gli impianti antichi di pavimentazione, è
suggerito di operare con scelte di gusto, assecondando gli effetti tradizionali, usando la pietra, le chianche, il cocciopesto, eliminando l'uso di piastrelle di ceramica, gres, marmi o simili.
Finiture dei paramenti esterni ed interni. In linea generale, ogni intervento sulle facciate esterne o
interne deve privilegiare la conservazione dei paramenti murari, con la stilatura dei giunti tra i conci di pietrame a malta di calce e la tradizionale scialbatura a latte di calce, rinnovata anno dopo anno, nel carattere e nella finitura originari.
A tale prescrizione di carattere generale può fare eccezione il caso di manufatti (trulli a casolari, casine, lamie, costruzioni più evolute, masserie, ecc.) che, a seguito della modifica seguente all'esecuzione dell'intonaco sulle facciate, abbiano assunto un nuovo carattere che si presenti ormai storicizzato e degno di essere mantenuto. In questi casi, le integrazioni che si rendessero necessarie per i localizzati stati di degrado devono essere eseguite con materiali e tecniche analoghe a quelle dell'intonaco originario. Qualora siano presenti più estesi fenomeni di distacco dal supporto murario, gli intonaci devono essere consolidati, coi sistemi indicati nei manuali, e debitamente mantenuti e rifiniti con le tecniche tradizionali. L'integrale rifacimento è ammesso solamente quando non sia possibile alcuna ragionevole forma di restauro, con impiego di materiali e tecniche tradizionali assimilabili alle originarie. Si considera eseguito con tecnica riconducibile a quella originaria l'intonaco eseguito con malta di calce e sabbia confinitura a grassello di calce, di steso senza guide seguendo l'andamento delle murature, completato dalla tinteggiatura a scialbo di calce, nel numero di mani necessarie a coprire l'intonaco.
Coperture. Le coperture a "trullo" o a "cummersa" devono essere mantenute e conservate nelle
caratteristiche formali di origine, con particolare riferimento all'inclinazione dei profili e delle falde, alle quote di imposta e delle linee di gronda, alla convergenza tra due o più falde, ai canali di scolo ed, in generale, a tutte le altre caratteristiche costruttive che compongono la copertura.
Nel caso di interventi manutentivi, è prescritta la procedura per parti limitate in modo da conservare la materia e la forma dellacopertura. L'eventuale integrazione di nuovo materiale, inserita in maniera alternata e casuale con il materiale esistente, deve essere costituita da chiancole in lastre non segate, lavorate ad arte con martello a punta, escludendo qualsiasi lavorazione con la bocciarda.
Sono ammesse modeste modifiche alla copertura, quali la formazione di lucernario simili, solo quando esse non incidano significativamente sulla configurazione geometrica e non pregiudichino il carattere tradizionale delle falde e quando la progettazione garantisca inequivocabilmente la compatibilità dell'intervento con il contesto.
Per la realizzazione di sfiati non è tollerato l'impiego di tubi che fuoriescano dal manto di copertura. In tali casi è da privilegiarsil 'impiego di pezzi speciali in pietra, opportunamente sagomati e felicemente inseriti nella copertura o, in alternativa, l'esecuzione di piccoli comignoli in muratura di pietra con finitura a scialbo di calce.
Gli eventuali strati di impermeabilizzazione devono essere nascosti alla vista, con particolare riguardo ai canali, alle intersezioni con le canne fumarie, alle linee di grondae ai profili delle falde.
Fermo restando il rispetto delle distanze dai confini e tra i fabbricati, le possibilità edificatorie e le ulteriori prescrizioni contenute nelle norme tecniche di attuazione dello strumento urbanistico e nel piano paesaggistico, le aggiunte o gli ampliamenti alle costruzioni tradizionali in pietra possono essere eseguite secondo la seguente duplice modalità:
- invia preferenziale, marcando l'intervento, predisponendo la nuova volumetria mediante idonee soluzioni architettoniche, con "stacchi" e rientranze, anche a livello di copertura, in modo da risultare facilmente leggibile ad opera compiuta;
- oppure, accostando la sagoma planovolumetria del nuovo volume a quella del manufatto esistente in modo da assicurare, in pianta, il rispetto dello schema aggregativo del morfotipo originario e, sui prospetti, la continuità delle fronti edilizie, dei loro elementi architettonici (cornici, marcapiani, aperture, ecc.) e delle quote di imposta delle coperture.
In ogni caso, non sono ammesse nuove volumetrie con un'altezza superiore del manufatto tradizionale esistente e, nel caso dei trulli, il superamento del piano di imposta del cono.
Le aggiunte e gli ampliamenti devono rispondere, inoltre, alle ulteriori e seguenti prescrizioni:
- le pareti esterne devono essere rifinite con tinteggiatura di colore bianco, possibilmente a finitura a scialbo di calce o in pietra a vista, con fogatura delle connessioni di colore bianco;
- i solai e le coperture devono essere piani, muniti di parapetti rigorosamente rettilinei;
- nel caso di tetti spioventi ("cummerse") e dei relativi abbaini perl e finestrature, le falde devono avere angolazione compresa tra 53° e 58° e devono essere rivestite con lastre di materiale lapideo;
- non sono tollerati abbaini diversi da quelli per le "cummerse", quinte o porticati con archi composti o in stile gotico, moresco o privi di appoggio, rivestimenti di marmo travertino o pietre lucidate, ingabbiamenti murari di trulli, insabbiamenti, pitturazioni o stuccature con malta o calcestruzzi delle coperture dei trulli ed, in generale, l'utilizzo di materiali che non siano di pietra per le coperture a trullo o a "cummersa".
Aggiunte tollerabili ai trulli esistenti sono:
- costruzioni a trullo ex novo (con caratteristiche di lavorazione e dei materiali indicate al precedente art. 89), aventi piedritto di altezza non superiore a quello dei trulli esistenti, e disposte comprendendo al massimo tre lati della preesistenza;
- costruzioni del tipo a "cummersa"(con caratteristiche di lavorazione e dei materiali indicate al precedente art. 89), aventi piedritto di altezza non superiore a quello dei trulli esistenti, e disposte su un solo lato della preesistenza;
- costruzioni con copertura piana o a volta a sesto ribassato in vista, aventi altezza massima di 3,30 metri (parapetto eventuale compreso) e comunque mai superiore all'altezza di imposta del trullo, e disposte su un solo lato della preesistenza;
- pergolati ad elementi di ferro o di legno, tinteggiato bianco, con montanti eventualmente anche in pietra, adeguatamente calibrati nella loro dimensione e partitura, da mantenere sempre al di sotto del piano di imposta del trullo.
Gli eventuali porticati sono consentiti esclusivamente in attacco alle pareti dei corpi a copertura piana o a volta, escludendo categoricamente i trulli.
Non sono ammesse, in nessun caso, verande in muratura o in legno con tetto a falda.
Fermo restando il rispetto delle norme del codice civile e l'adozione di tutti i criteri utili a non nuocere il confine coi fumi e le immissioni moleste, è consentita la costruzione di manufatti edilizi costituiti da forno ed "antiforno", in deroga volumetrica, nella misura di uno per ogni fabbricato residenziale.
Tali costruzioni devono rispondere ai requisiti della tradizionale tecnica costruttiva, per un felice inserimento ambientale, ed avere come dimensioni quelle strettamente necessarie in riferimento alle specificità dell'uso, mantenendo, per il locale "antiforno", le dimensioni massime in pianta di 2,80 x
3,30 metri e di 2,50 metri in altezza (misure nette); tali dimensioni si intendono comprensive di tutta la parte accessoria (piani di appoggio, legnaia, ecc.).
Ai fini della deroga volumetrica, un lato del locale "antiforno" deve risultare completamente aperto, privo di mazzette o riseghe murarie.
L'ubicazione di tali manufatti deve essere prevista nel resede di pertinenza, anche in aderenza al fabbricato di riferimento, e comunque mantenuta a debita distanza dai confini (minimo 5,00 metri) e dai fabbricati limitrofi.
I muri prospicienti la viabilità pubblica e quelli di delimitazione delle proprietà, unitamente alle scarpate e alle ulteriori suddivisioni agrarie, devono essere esclusivamente realizzati in pietra a secco secondo la tipologia, le dimensioni e la tecnica costruttiva tipica del luogo (vedi anche art. 57).
Eventuali ulteriori murature di recinzione, interne al lotto e comunque non visibili dalla viabilità pubblica, possono essere realizzate in blocchetti prefabbricati, con finitura ad intonaco tinteggiato a calce, fino ad un'altezza massima di 0,50 metri.
L'accesso al lotto di pertinenza e l'organizzazione degli spazi esterni intorno ai fabbricati, nelle zone libere dalla coltivazione, deve tenere conto delle seguenti prescrizioni di carattere generale:
- le opere di nuova sistemazione devono risultare compatibili con il contesto, improntate alla massima sobrietà e a quanto strettamente necessario, senza introdurre elementi ultronei o di decoro impropri;
- i materiali e le tecniche d'opera devono corrispondere alle tipicità della tradizione costruttiva;
- le pavimentazioni delle aree di soggiorno all'aperto e di camminamenti devono consentire il deflusso delle acque meteoriche nel terreno sottostante (basolati di pietra calcarea con giunti aperti);
- i percorsi pedonali e carrabili interni al lotto devono essere ridotti al minimo indispensabile e realizzati con materiale drenante (terrabattuta, ghiaino, pietra locale congiunto aperto,ecc.);
- le alberature esistenti devono essere salvaguardate (nel caso di espianti, deve garantirsi il reimpianto delle essenze nelle immediate vicinanze).
Tutte le costruzioni, in generale, devono rispondere ai requisiti e ai criteri della tradizione costruttiva locale, utilizzando materiali e cromatismi che garantiscano il migliore effetto di inserimento nel paesaggio circostante ed assecondino gli effetti materici tradizionali (pavimentazioni in pietra o a cocciopesto,
in fissi in legno con scuretti interni, intonaci a scialbo, soluzioni e partiti in pietra, cancellate in ferro, ecc.; assoluto divieto di elementi in cemento a vista, anche se di funzione accessoria, di leghe metalliche, di intonaci plastici, ecc.).
I ricoveri di animali di grossa taglia ed i loro annessi devono essere posti ad una distanza non inferiore a 20 metri dalle strade comunali e a 25 metri dalle abitazioni.
Le conigliere, i pollai e simili, anche se di modeste dimensioni e di uso familiare, devono essere separati dalle abitazioni almeno tramite locali di disimpegno.
Le stalle devono essere indipendenti da ogni costruzione adibita ad abitazione.
Il pavimento delle stalle deve essere di materiale impermeabile e munito dei necessari scoli. La raccolta del letame deve avvenire in apposite concimaie.
Nelle zone rurali dove è consentita la costruzione di locali per la stabulazione e l'allevamento del bestiame, compresi gli animali da cortile, a carattere industriale, deve essere garantita la distanza minima di 100 metri dalle case isolate e di 500 metri dalla perimetrazione del centro urbano.
Le autorità competenti possono ordinare la rimozione delle cause di insalubrità di tali insediamenti, siano esse dovute alla presenza di porcili, stalle, pollai e simili, all'imperfetto funzionamento dei sistemi di smaltimento o alla inosservanza delle disposizioni delle particolari e speciali normative di settore.

References: Art. 88

Art. 89

Art. 90

Art. 91

Art. 92

Art. 93
 art. 89
 art. 89
 art. 57