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Timestamp: 2020-07-12 19:46:26+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 17/09/2019, Sentenza n.38470 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Armi, Diritto urbanistico - edilizia, Diritto venatorio e della pesca Numero: 38470 | Data di udienza: 24 Maggio 2019
Numero: 38470
Data di udienza: 24 Maggio 2019
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 17/09/2019 (Ud. 24/05/2019), Sentenza n.38470
DIRITTO VENATORIO – CACCIA – Caccia alla volpe a distanza inferiore ai centocinquanta metri in direzione di fabbricati – Intento ad attività venatoria – C.d. atto tipico della caccia – Irrilevante l’uccisione di animali – L. n. 157/1992 – Reato di accensione ed esplosioni pericolose – Art. 703 cod. pen. – Configurabilità del reato – GIURISPRUDENZA.
La violazione, da parte del cacciatore, del divieto di sparare a distanza inferiore ai centocinquanta metri in direzione di fabbricati destinati ad abitazione non costituisce illecito amministrativo, ma integra il reato di accensione ed esplosioni pericolose (art. 703 cod. pen.)(Sez. 1, n. 14526 del 01/03/2012, Francipelli), sì da escludere la natura speciale delle norme in genere fissate in tema di caccia, e quindi la configurabilità di un mero illecito amministrativo. Inoltre, integra la contravvenzione prevista dall’art. 30 comma primo, lett. i) della legge 11 febbraio 1992, n. 157 non chi utilizza il mezzo di trasporto per lo spostamento nei luoghi di esercizio venatorio o per il recupero della preda, ma colui il quale compie ad es. dal natante l’atto tipico della caccia, rappresentato dallo sparo contro la selvaggina, in ciò agevolato dal mezzo di trasporto, sia per l’appostamento, sia per il raggiungimento della preda anche in zone impervie, essendo irrilevante l’uccisione di animali, in quanto l’abbattimento e l’impossessamento di specie cacciabili non costituiscono elementi costitutivi della fattispecie (Sez. 3, n. 22785 del 17/03/2004, Bordiga). Ovviamente, la tutela penale risulta ancor più rafforzata laddove si integra il reato, negli altri casi rileva la condotta, ad esempio di chi si apposti in attesa di sparare la selvaggina avvistata, non occorrendo l’esplosione di colpi di arma da fuoco (Sez. 3, n. 42888 del 15/10/2008, Zecchin). Nella specie, colpi d’arma esplosi attraverso il finestrino anteriore dell’autoveicolo in direzione di fabbricati destinati ad abitazione.
DIRITTO URBANISTICO – EDILIZIA – Nozione di via pubblica – Strada aperta al pubblico passaggio – Vie di comunicazione tra fondi liberamente percorribili – Inclusione.
Per via pubblica deve intendersi ogni strada che sia aperta al pubblico passaggio, comprese le vie di comunicazione tra fondi (dette vie vicinali), se possano essere liberamente percorse.
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza del 31/10/2018 del TRIBUNALE DI PORDENONE) Pres. ANDREAZZA, Rel. CERRONI, Ric. Stella
sul ricorso proposto da Stella Vinicio, nato a Carrara San Giorgio;
avverso la sentenza del 31/10/2018 del TRIBUNALE DI PORDENONE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luigi Cuomo, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio udito per il ricorrente l’avv. Stefano Giorgio in sostituzione dell’avv. Paolo Viezzi, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso
In proposito, anzi, il provvedimento impugnato aveva escluso che fosse stata fornita prova di siffatta connotazione dell’attività venatoria, osservando altresì, e comunque, che il comportamento del ricorrente (in sé teso ad ostacolare le attività di accertamento da parte degli organi intervenuti della Polizia provinciale di Venezia) e lo stesso contenuto del provvedimento autorizzatorio (del tutto generico e tale da non consentire alcun effettivo controllo della specifica rivendicata attività) confermavano l’illiceità della condotta.
Tra l’altro l’attività in questione era stata da tempo sospesa per decisione unanime dell’organo locale di vigilanza.
4.1.2. In proposito, infatti, quanto all’ipotesi contravvenzionale di cui all’art. 703 cit., da un lato per via pubblica deve intendersi ogni strada che sia aperta al pubblico passaggio, comprese le vie di comunicazione tra fondi (dette vie vicinali), se possano essere liberamente percorse.
Al riguardo, risulta accertato in fatto che la strada dove è avvenuto il fatto era aperta al pubblico transito, era censita nello stradario comunale, ed ancorché non asfaltata ed in zona agreste fungeva da collegamento tra altre strade parallele di maggior traffico.
Né sono state evidenziate restrizioni di accesso al riguardo. Una strada rientra infatti nella categoria delle vie vicinali pubbliche se sussistono i requisiti del passaggio esercitato jure servitubs publicae da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad una comunità territoriale, della concreta idoneità della strada a soddisfare esigenze di generale interesse, anche per il collegamento con la pubblica via, e dell’esistenza di un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico (che può identificarsi anche nella protrazione dell’uso stesso da tempo immemorabile)(Cass. Civ. Sez. 2, n. 16864 del 05/07/2013; Cass. Civ. Sez. 1, n. 10932 del 02/11/1998).
Siffatti requisiti erano quindi tutti presenti, né sono emersi – ed ancor meno sono stati allegati – divieti di accesso alla via dove era stato rintracciato l’odierno ricorrente, a bordo della propria autovettura, intento ad esplodere due colpi di fucile con arma da caccia in ora ormai di avvenuta chiusura dell’attività venatoria.
4.1.3. Al riguardo, infatti, il provvedimento impugnato ha correttamente evocato i principi più volte ribaditi da questa Corte, secondo cui la violazione, da parte del cacciatore, del divieto di sparare a distanza inferiore ai centocinquanta metri in direzione di fabbricati destinati ad abitazione non costituisce illecito amministrativo, ma integra il reato di accensione ed esplosioni pericolose (art. 703 cod. pen.)(Sez. 1, n. 14526 del 01/03/2012, Francipelli, Rv. 252231), sì da escludere la natura speciale delle norme in genere fissate in tema di caccia, e quindi la configurabilità di un mero illecito amministrativo. D’altra parte, quanto all’ulteriore contravvenzione contestata, è invero superflua la distinzione operata dal provvedimento impugnato, dal momento che in ogni caso i colpi d’arma sono stati esplosi all’interno dell’autoveicolo attraverso il finestrino anteriore, abbassato, posto sul lato passeggero. Invero, del tutto pacifica la circostanza che l’odierno ricorrente fosse intento ad attività venatoria, è stato parimenti osservato che integra la contravvenzione prevista dall’art. 30 comma primo, lett. i) della legge 11 febbraio 1992, n. 157 non chi utilizza il mezzo di trasporto per lo spostamento nei luoghi di esercizio venatorio o per il recupero della preda, ma colui il quale compie ad es. dal natante l’atto tipico della caccia, rappresentato dallo sparo contro la selvaggina, in ciò agevolato dal mezzo di trasporto, sia per l’appostamento, sia per il raggiungimento della preda anche in zone impervie, essendo irrilevante l’uccisione di animali, in quanto l’abbattimento e l’impossessamento di specie cacciabili non costituiscono elementi costitutivi della fattispecie (Sez. 3, n. 22785 del 17/03/2004, Bordiga, Rv. 228613). Mentre la tutela penale risulta ancor più rafforzata laddove si è sostenuto che integra il reato la condotta di chi si apposti in attesa di sparare la selvaggina avvistata, non occorrendo l’esplosione di colpi di arma da fuoco (Sez. 3, n. 42888 del 15/10/2008, Zecchin, Rv. 241647).

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Art. 703
 sentenza 
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 Cass.