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Timestamp: 2018-05-26 21:39:51+00:00

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Art. 27 cod. proc. civile: Foro relativo alle opposizioni all'esecuzione
Codice proc. civile Art. 27 cod. proc. civile: Foro relativo alle opposizioni all’esecuzione
Per le cause di opposizione all’esecuzione forzata di cui agli articoli 615 (1) e 619 (2) è competente il giudice del luogo dell’esecuzione, salva la disposizione dell’articolo 480 terzo comma (3).
Per le cause di opposizione a singoli atti esecutivi è competente il giudice davanti al quale si svolge l’esecuzione (4).
(1) È quella forma di opposizione con la quale si contesta il diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata.
(2) È l’opposizione promossa da un terzo estraneo all’esecuzione, che vanti un diritto di proprietà o altro diritto reale sui beni esecutati.
(3) Nel caso che la parte istante, nel notificare il precetto, abbia omesso di dichiarare la residenza o eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione, l’opposizione al precetto si propone innanzi al giudice del luogo nel quale è avvenuta la notifica.
(4) Se l’esecuzione non è ancora iniziata, il giudice competente a conoscere della opposizione al singolo atto esecutivo si individua a norma dell’art. 480 c. 3. Anche per le opposizioni agli atti esecutivi, ove proposte prima dell’inizio dell’esecuzione, vale il criterio previsto dall’art. 480 c. 3, anche se non richiamato nel corpo della norma, stante l’espresso rinvio contenuto nell’art. 617 c. 1. La competenza del giudice del luogo dell’esecuzione è inderogabile. La norma si applica anche alle opposizioni all’esecuzione promosse contro la pubblica amministrazione: in questo caso, infatti, non trova applicazione il foro erariale di cui all’art. 25.
Il giudice territorialmente competente per l’opposizione a cartella esattoriale, derivante dal mancato pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, deve essere individuato secondo i criteri, di natura inderogabile, indicati nell’art. 27 c.p.c., trattandosi di un vero e proprio giudizio di opposizione all’esecuzione, incardinato ai sensi dell’art. 615 c.p.c. Ne consegue che, qualora la cartella esattoriale, del tutto equiparabile all’atto di precetto, non contenga le indicazioni richieste dall’art. 480, terzo comma, c.p.c., la competenza territoriale si radica nel luogo in cui la cartella esattoriale è stata notificata; né può assumere rilievo il foro della commessa violazione qualora non sia in discussione la validità dell’accertamento, ma solo l’avvenuto pagamento della relativa sanzione. (Regola competenza d’ufficio). Cass. 15 aprile 2011, n. 8704.
In tema di opposizione a precetto, il criterio di collegamento principale per individuare la competenza territoriale è quello del foro presso cui verrà svolta l’esecuzione e presso cui il creditore ha eletto residenza o domicilio, mentre il criterio sussidiario è quello del foro in cui è stato notificato il precetto. Tale criterio sussidiario opera non solo allorquando sono omesse la dichiarazione o l’elezione da parte del creditore intimante, ma anche nel caso in cui la residenza e il domicilio sono stati individuati dal creditore in un luogo in cui non vi sono beni dell’intimato da aggredire o suoi debitori; ed incombe sullo stesso creditore, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal debitore nel foro ex art. 480 comma 3 c.p.c., l’onere di dimostrare che nel comune indicato nell’atto di precetto per il domicilio o la residenza è possibile sottoporre a pignoramento debiti o crediti dell’intimato.
Tribunale Reggio Emilia 12 settembre 2014
L'opposizione a precetto di cui all'art. 615, comma 1, c.p.c., integrando una ipotesi di opposizione soltanto preannunciata, al fine di contestare il diritto della parte istante a procedere “in executiviis”, dà luogo ad un normale giudizio di cognizione finalizzato alla negazione dell'esistenza stessa del credito fatto valere in sede esecutiva e va proposta, con citazione, dinanzi al giudice competente per materia o per valore (art. 8 e 9 c.p.c.; art. 17 stesso codice) e per territorio (art. 27 c.p.c.).
Tribunale Busto Arsizio 25 gennaio 2013
In tema di opposizione all'esecuzione ed agli atti esecutivi, l'art. 618 bis, comma 2, c.p.c., come modificato dalla legge n. 52 del 2006, nella parte in cui prevede che in caso di opposizioni proposte ad esecuzione già iniziata la competenza del giudice dell'esecuzione resta ferma solo "nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanza", fa riferimento ai soli provvedimenti ordinatori e interinali (quali la sospensione dell'esecuzione), cosicché, relativamente alla fase di merito, non sussiste più ostacolo all'operatività della regola dettata dal comma 1, secondo cui trovano applicazione le norme sulle controversie di lavoro (e previdenziali), ivi comprese quelle sulla competenza territoriale (principio affermato ai sensi dell'art. 360 bis c.p.c.).
Cassazione civile sez. VI 30 luglio 2012 n. 13601
1.1. Coincidenza del domicilio eletto con il luogo dell’esecuzione.
In tema di foro relativo all’esecuzione a precetto, affinché non operi il criterio sussidiario di cui all’art. 480, terzo comma, c.p.c., occorre che l’elezione di domicilio del creditore istante, contenuta nel precetto, sia fatta nel comune in cui ha sede il giudice che sarà competente per l’esecuzione in ragione del luogo in cui si trovano cose del debitore della prestazione pecuniaria da realizzarsi coattivamente o in cui risiede il terzo debitor debitoris; ove ciò non sia, l’elezione di domicilio resta priva di effetti ed il debitore può proporre l’opposizione a precetto davanti al giudice del luogo nel quale gli è stato notificato il precetto stesso, essendo onere del creditore dimostrare, nel relativo giudizio, che nel comune nel quale egli ha eletto domicilio sarebbe stato possibile sottoporre a pignoramento beni o crediti del debitore. Cass. 14 giugno 2002, n. 8588.
1.2. Elezione di domicilio in luogo non coincidente con quello dell’esecuzione.
In tema di competenza territoriale riguardante l’opposizione a precetto di cui all’art. 615 c.p.c., l’art. 27 c.p.c. individua nel «luogo dell’esecuzione» il foro relativo alle cause di opposizione e fa salva la disposizione di cui all’art. 480, comma terzo, c.p.c., secondo il quale il creditore deve dichiarare la residenza o eleggere il domicilio nel comune ove ha sede il giudice competente per l’esecuzione, se intende evitare che l’opposizione al precetto sia proposta davanti al giudice del luogo ove il precetto era stato notificato. Tuttavia, l’elezione di domicilio produce questo effetto se è fatta nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione oppure in un comune nel quale ha sede il giudice. Diversamente, l’elezione di domicilio è senza effetto e riprende vigore la regola secondo la quale l’opposizione si propone davanti al giudice del luogo in cui il precetto è stato notificato, e la notificazione alla parte istante si fa presso la cancelleria che sarà competente per l’esecuzione in ragione del luogo in cui si trovano cose del debitore che potranno essere sottoposte a pignoramento di detto giudice. Cass. 13 luglio 2004, n. 12976.
1.3. Elezione di domicilio compiuta dal creditore con l’atto di precetto.
Il Comune nel quale il creditore, con l’atto di precetto, abbia dichiarato la propria residenza od eletto il proprio domicilio, ai sensi dell’art. 480, comma terzo, c.p.c., deve ritenersi coincidente con quello in cui ha sede il giudice dell’esecuzione, e, pertanto, vale a determinare la competenza territoriale sull’opposizione al precetto medesimo proposta prima dell’instaurazione del procedimento esecutivo (artt. 26 e 27 c.p.c.), mentre l’eventuale contestazione di detta coincidenza (per non esservi in quel Comune beni appartenenti all’esecutando, né la residenza del debitore di quest’ultimo), può essere sollevata soltanto dall’opponente, al fine di invocare la competenza del diverso giudice del luogo in cui è stato notificato il precetto, e non anche dallo stesso creditore, che resta vincolato alla suddetta dichiarazione od elezione. Cass. 31 maggio 2010, n. 13219.
Opposizione agli atti esecutivi.
In tema di opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi, l’art. 618-bis, secondo comma, c.p.c., come modificato dalla legge n. 52 del 2006, nella parte in cui prevede che in caso di opposizioni proposte ad esecuzione già iniziata la competenza del giudice dell’esecuzione resta ferma solo “nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanza”, fa riferimento ai soli provvedimenti ordinatori e interinali (quali la sospensione dell’esecuzione), cosicché, relativamente alla fase di merito, non sussiste più ostacolo all’operatività della regola dettata dal primo comma, secondo cui trovano applicazione le norme sulle controversie di lavoro (e previdenziali), ivi comprese quelle sulla competenza territoriale Cass. lav., 11 febbraio 2010, n. 3230.
2.1. Esecuzione immobiliare promossa dall’Amministrazione Finanziaria per omesso pagamento INVIM.
Nel caso di esecuzione immobiliare che l’Amministrazione Finanziaria intraprenda a carico del proprietario del bene per INVIM da altri dovuta, l’opposizione proposta da detto proprietario, al fine di sostenere l’improcedibilità dell’azione per omessa notifica del titolo e del precetto, ovvero per inesistenza degli stessi, resta nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi, non all’esecuzione, perché non coinvolge l’an od il quantum della pretesa del creditore, e, pertanto, rimane soggetta alle ordinarie regole di competenza, sottraendosi all’applicazione delle disposizioni speciali dell’art. 7 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611). Cass. 21 marzo 1996, n. 2427.
2.2. Esecuzione instaurata in forza di sentenza arbitrale.
Con riguardo all’esecuzione instaurata in forza di sentenza arbitrale, l’opposizione a precetto per nullità del decreto di esecutorietà del lodo risolvendosi in una eccezione di incompletezza del processo formativo del detto titolo per mancanza di un elemento costitutivo, configura non una opposizione agli atti esecutivi (diretta a denunciare meri vizi formali del titolo) ma un’opposizione all’esecuzione, diretta a contestare che il titolo abbia i requisiti indispensabili per procedere all’esecuzione, come tale devoluta alla cognizione del giudice dell’esecuzione, competente per materia o valore e per territorio a norma dell’art. 27 c.p.c. Cass. 5 marzo 1988, n. 2305.
2.3. Deduzione di un vizio dell’atto di precetto in un’opposizione agli atti esecutivi.
Nella causa di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. con cui viene dedotto un vizio dell’atto di precetto, essendo competente, a norma dell’art. 27, secondo comma, dello stesso codice, il giudice della preannunciata esecuzione, deve a tal fine individuarsi il tipo di esecuzione forzata nascente dal titolo, sicché, ove trattisi di sentenza di condanna all’adempimento di un obbligo di fare derivante da un contratto (nella specie: consegnare il materiale per una costituenda emittente televisiva), è competente per l’esecuzione e di conseguenza per la proposta opposizione il giudice del luogo dove tale obbligo doveva essere adempiuto. Cass. 24 luglio 1987, n. 6454.

References: Art. 27
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 art. 480
 art. 17
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 sentenza 
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 Cass. 
 art. 617
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