Source: https://www.giustiziadipace.it/incidenti-stradali-come-si-accerta-chi-e-responsabile-nel-caso-di-scontro-tra-2-veicoli/
Timestamp: 2020-01-24 17:51:02+00:00

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Incidenti stradali: come si accerta chi è responsabile nel caso di scontro tra 2 veicoli? – Confederazione Giudici di Pace
La Terza Sezione della Corte di Cassazione con la recente sentenza numero 124 emessa l’8 gennaio 2016 ha stabilito che il conducente coinvolto in un sinistro stradale, per potersi liberare dalla presunzione di concorso di colpa, è tenuto a dimostrare di aver adottato tutte le misure possibili per evitare il danno. Sempre nella decisione in esame i Giudici di Piazza Cavour hanno, altresì, precisato che se il mezzo danneggiato aveva un valore commerciale inferiore al costo delle riparazioni, il danno va liquidato in misura pari al valore commerciale e non al costo delle riparazioni.
Per non incappare nel cosiddetto “concorso di colpa”, pertanto, il conducente deve dimostrare di aver fatto tutto quello che era nelle proprie possibilità per evitare il danno; bisogna dunque dimostrare anche la corretta condotta di chi ha subito il danno e cioè il rispetto delle norme del codice della strada e delle regole generali di prudenza e buon senso.
La sentenza arriva in seguito ad un incidente stradale che ha visto protagonisti due automobilisti. L’uomo coinvolto nel sinistro ha contestato, dinanzi alla Corte, la colpa paritaria attribuitagli dal tribunale, poiché risultava dimostrata in atti l’invasione della corsia di marcia opposta da parte dell’altro automobilista. Secondo la tesi difensiva del ricorrente, questa causa, di per sé, avrebbe potuto dimostrare ampiamente la colpevolezza esclusiva di uno dei conducenti.
I Giudici di legittimità tuttavia nel rigettare il suo ricorso hanno fatto alcune considerazione che ruotano intorno alla condotta stradale tenuta dal ricorrente. I giudici di Piazza Cavour infatti hanno ritenuto che il ricorrente non avesse fornito una prova convincente di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro, ed in particolare di aver tenuto una velocità moderata in modo tale da escludere nei suoi confronti la presunzione di colpa, ed hanno così fissato il principio di diritto sopra enunciato.
E’ indubbio che la linea scelta dalla Cassazione in merito a queste delicate controversie possa essere motivo di discussione. Ci si chiede in particolare se una velocità moderata avrebbe potuto evitare l’impatto con una macchina che ha invaso la carreggiata opposta? I dubbi sono legittimi, fermo restando i criteri da rispettare per gli automobilisti, che restano quelli di prudenza e buon senso nel mettersi alla guida.
R.G.N. 21244/2012
Cron. 124
Ud. 03/10/2015
Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI – Presidente
Dott. MARCO ROSSETTI – Rel. Consigliere
V. (C.F. OMISSIS), considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato S. P. giusta procura in calce al ricorso;
A., C. C. M., F. S. SPA, A. I. SPA;
udito l’Avvocato S. B. per delega;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’accoglimento del 4° motivo di ricorso, rigetto del 1° e 2° motivo, inammissibilità del 3° motivo.
V. T. il 7.8.2006 rimase coinvolto in un sinistro stradale. Per ottenere il risarcimento dei danni patiti in conseguenza di esso convenne dinanzi al Giudice di Pace di Lentini il conducente del veicolo antagonista (A. I.), il proprietario (M. C. C.) ed il loro assicuratore della r.c.a. (F. S.).
Il Giudice di pace con sentenza 7.3.2008 accolse in parte la domanda, ritenendo sussistente un concorso di colpa dell’attore nella misura del 50%. La sentenza venne appellata da V. T. in via principale e dalla F. in via incidentale.
Il Tribunale di Siracusa con sentenza 3.4.2012 n. 46 rigettò l’appello principale; accolse l’appello incidentale della F. e ridusse ad euro 900 l’ammontare del risarcimento spettante a V. T.. Il Tribunale escluse che fosse dovuto, in particolare, il c.d. danno da fermo tecnico.
La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da V. T., sulla base di quattro motivi.
1.1. Il ricorso è stato notificato alla F. S. s.p.a. a mezzo del servizio postale. Il ricorrente, tuttavia, non risulta avere depositato in atti l’avviso di ricevimento attestante la regolarità e tempestività della notificazione.
2.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360, n. 5, c.p.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dall’art. 54 d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito nella legge 7 agosto 2012, n. 134).
Si deduce, al riguardo, che il Tribunale avrebbe erroneamente attribuito ai conducenti coinvolti nel sinistro una colpa paritaria, ai sensi dell’art. 2054, comma 2 c.c., sebbene fosse stata accertata in concreto la colpa esclusiva del convenuto.
A prescindere dal rilievo che quello denunciato sarebbe in tesi un vizio di violazione di legge, e non di motivazione, il Tribunale ha ritenuto in via presuntiva la colpa concorrente e paritaria dei due conducenti, ex art. 2054, comma 2 c.c., sul presupposto che V. T. non avesse provato di avere fatto tutto il possibile per evitare il sinistro, ed in particolare di avere tenuto una velocità moderata.
Ove, poi, col motivo in esame si volesse adombrare un errore nel riparto della misura della responsabilità tra i due conducenti (come parrebbe a pp. 8-9), esso da un lato investirebbe una tipica valutazione di merito, non sindacabile in questa sede; e dall’altro sarebbe altresì inammissibile, poiché non viene in alcun modo spiegato per quali ragioni il giudice di merito, nel ripartire le colpe, avrebbe violato le norme che disciplinano tale riparto, ovvero l’art. 1227, comma 1, c.c..
Deduce, al riguardo, che il Tribunale, là dove ha ritenuto sussistere un concorso di colpa della vittima, ha violato le norme del codice della strada, quelle sul riparto dell’onere della prova e quelle sulle presunzioni semplici: infatti l’accertata invasione, da parte del convenuto, dell’opposta corsia di marcia era circostanza di fatto di per sé idonea a ritenere dimostrata la sua colpa esclusiva.
Il Tribunale ha ritenuto che a causa delle dimensioni della strada, una velocità moderata avrebbe consentito all’attore di evitare l’ostacolo: e questo è un accertamento di fatto non sindacabile in questa sede.
Questa decisione – sostiene il ricorrente – violerebbe l’articolo 2058 c.c., perché il risarcimento del danno consistito nell’avaria d’un veicolo a motore deve “ripristinare l’identica capacità di produrre utilità di trasporto preesistente all’evento dannoso”.
Questa Corte, infatti, ha già ripetutamente affermato che “la domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’articolo 2058 c.c., comma 2, di non accoglierla e di condannare il danneggiale al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di un somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo” (Sez. 3, Sentenza n. 21012 del 12/10/2010, Rv. 614575; nello stesso senso Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 24718 del 04/11/2013, Rv. 628749).
5.1. Col quarto motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di motivazione, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5 (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, convertito nella Legge 7 agosto 2012, n. 134).
(b) la prova del danno non può consistere nella dimostrazione della mera indisponibilità del veicolo, ma deve consistere nella dimostrazione della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo, ovvero nella dimostrazione della perdita subita per avere dovuto rinunciare ai proventi ricavati dall’uso del mezzo (Sez. 3, Sentenza n. 20620 del 14.10.2015).
Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, addì 9 ottobre 2015.
Depositato in cancelleria il 8 gen. 2016

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