Source: https://paperzz.com/doc/5246641/apri-il-pdf---guida-al-lavoro
Timestamp: 2017-05-25 14:44:34+00:00

Document:
Apri il pdf - Guida al Lavoro
LES FOULEES DE CHANTONNAY dimanche 22 mars 2015 pdf273 Кб
Cass. Lav., 23.01.2015, n. 1258 pdf183 Кб
Pubblicazione nr. 6-14 pdf636 Кб
bollettino informativo n° 2 pdf244 Кб
scarica - Associazione Commercianti Albesi pdf607 Кб
KYC Consumo e Leasing - Santander Consumer Bank pdf154 Кб
Apri il pdf - Guida al Lavoroembedкод для вставки на сайт или в блогШирина: (aвто)
22 , 03
/ ) 5 #) ) +* 1 ) )
7 /. 6 ,#7 + * 8(
La Cassazione riafferma la responsabilit&agrave;
del datore di lavoro anche in relazione ad
eventi come l’infarto del lavoratore dovuto a carichi di lavoro eccessivi e stressanti
&quot;5 5 &amp; $ (%5 !!
/ ,# ) + / &quot;) ) ) * ) $ ) $ * 1 ) )* )
&quot; ) $ ) +
$/ ) ./ +* 1 ) ) ) 3 %
' ! ( &quot; !! $ ( )* + + !! $
- + + (, $
!. ( (, .
/+ ,
( ! !!, + $
&quot; + &quot;+ ! !, + $
!, + !, $
! (, $
+ La profonda evoluzione che ha interessato negli
ultimi decenni il modello prevenzionale ha portato a un nuovo approccio alla sicurezza del lavoro
non pi&ugrave; solo di tipo esclusivamente tecnicistico
ma anche organizzativo; invero, si &egrave; registrato un
ccambiamento significativo in relazione proprio al
rrapporto tra il potere direttivo-organizzativo del dattore di lavoro e il suo dovere di tutelare l’integrit&agrave;
psico-fisica del lavoratore i cui contenuti fondap
mentali sono definiti dall’articolo 2087 del codice
ccivile.
SSotto questo profilo, infatti, sia il legislatore con gli
aarticoli 15 e 28, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008,
e ancor prima la giurisprudenza hanno incluso nel
novero dei rischi per la salute e la sicurezza quelli
di tipo trasversale nella quale rientrano, secondo la
cclassificazione tradizionale operata dall’Ispesl, l’orgganizzazione del lavoro, i fattori psicologici, i fattori
eergonomici e le condizioni di lavoro difficili.
IIl datore di lavoro, quindi, in quanto dominus dell’impresa
&egrave; tenuto a valutare anche tali rischi e ad
delle misure di natura organizzativa che
idonee a prevenirli, tra cui anche la doverosa
rispetto ai carichi e l’orario di lavoro; tale
&egrave; stato recentemente ribadito dalla Suprep
m Corte di cassazione, sezione lavoro, che, nella
dell’8 maggio 2014, n. 9945 in commens
t ha individuato ulteriori elementi di questo specifico
f obbligo, specie per quanto riguarda le condizioni
n da stress lavoro-correlato che, come vedremo,
i giudici hanno concorso in maniera deters
al decesso del lavoratore, fornendo al temm
p stesso alcuni preziosi orientamenti in tema di
dei rischi e di limiti della responsabilit&agrave;
I caso affrontato dalla Suprema Corte trae origine
morte di un lavoratore a seguito dell’infarto
d miocardio; la Corte di appello di Roma, con
del 24 maggio 2011, riformando la pros
di primo grado accoglieva il ricorso pren
dal coniuge e condannava la societ&agrave; datris
c di lavoro al pagamento, a titolo di risarcimento
d danni, della somma di euro 434.137,00 in
della stessa e della somma di euro
425.412,00 in favore della figlia minore oltre gli vanza di ritmi insostenibili o fissato tempi di consegna dei progetti o sollecitato la definizione dei
Per i giudici di secondo grado, infatti, era stata lavori in corso, e ha altres&igrave; censurato le conclusioaccertata la responsabilit&agrave; datoriale della morte ni della relazione peritale - in punto di nesso
del lavoratore che, come si legge nella sentenza, si causale tra attivit&agrave; lavorativa e manifestazione
era trovato ad operare, negli ultimi mesi del suo dell’infarto letale - sulla base di una mera possibirapporto di lavoro &laquo;... in condizioni di straordinario lit&agrave; scientifica, cos&igrave; violando gli articoli 40 e 41
aggravio fisico: l’attivit&agrave; lavorativa si era intensifi- c.p., oltre che gli articoli 1223 e 2043 c.c., e
cata fino a raggiungere ritmi insostenibili; l’impegno articolo 116 c.p.c (art. 360 n. 3 c.p.c.).
lavorativo era stato continuativo secondo una media Sotto questo profilo, inoltre, il ricorrente ha altres&igrave;
di circa undici ore giornaliere e aveva comportato il censurato la sentenza di secondo grado per vizio
protrarsi dell’attivit&agrave; a casa e fino a tarda sera; gli di motivazione in quanto avrebbe trascurato di
svariati e complessi progetti erano stati affidati alla considerare che l’infarto ebbe inizio nella giornata
gestione diretta dello S. senza affiancamento di col- di luned&igrave;, mentre il lavoratore si trovava in una
localit&agrave; marina, e solo nelle prime ore del giorno
laboratori&raquo;.
Sussiste, quindi, un rapporto causale tra ritmi la- seguente, quanto si port&ograve; sul luogo di lavoro, venvorativi stressanti ed eccessivi e l’infarto che ha ne colto da malore risultato fatale.
colpito il lavoratore, come confermato anche dalla
Ctu medico-legale in base alla quale &laquo;l’infarto era $ ) )#
correlabile, in via concausale, con indice di probabilit&agrave; di alto grado, alle trascorse vicende lavorative&raquo;.
Infarto e responsabilit&agrave; datoriale
Il datore di lavoro ha proposto ricorso per cassa- del modello organizzativo
zione censurando la sentenza dei giudici di secon- e della distribuzione del lavoro
do grado sotto molteplici profili cos&igrave; come la so- La posizione espressa dalla Suprema Corte appare
ciet&agrave; assicuratrice mentre gli eredi hanno presen- molto ricca di contenuti e nel rigettare integraltato controricorso.
mente i ricorsi del datore di lavoro e della societ&agrave;
Soffermandoci, in particolare, sulla
assicuratrice ha magistralmente fornias
posizione datoriale occorre rilevare
t alcuni orientamenti interpretativi
che l’impianto della macchina difensi- 8 &amp;7
h possono essere cos&igrave; riassunti; seva &egrave; stato basato su diversi elementi gli ermellini, infatti, la Corte di
che possono essere cos&igrave; riassunti; nel ((
ha correttamente fatto propri
aappello
ricorso per cassazione il datore di lai principi in materia sanciti nell’art.
voro ha, in primo luogo, lamentato la
2087 c.c. in base ai quali la responsa2
violazione di legge in relazione agli (
bilit&agrave; del modello organizzativo e delb
artt. 116 c.p.c. e 2087 c.c., nonch&eacute; laa distribuzione del lavoro fa carico al
vizio di motivazione (art. 360, nn. 3 e 9 datore di lavoro che, invero, come da
5 c.p.c.) anche per omessa valutazione risalente &laquo;non pu&ograve; sotggiurisprudenza
di alcuni punti decisivi della controtrarsi agli addebiti per gli effetti lesivi
versia, facendo rilevare che se i ritmi
ddella integrit&agrave; fisica e morale dei lavodi lavoro erano &laquo;serratissimi&raquo; e l’impegno lavorati- ratori che possano derivare dalla inadeguatezza del
vo &laquo;si estendeva sempre al di l&agrave; del limite ordinario, modello adducendo l’assenza di doglianze mosse dai
come ritenuto dalla Corte di appello, ci&ograve; non era dipendenti&raquo;.
imputabile alla societ&agrave; datrice di lavoro, ma dipen- Sotto questo profilo, precisa ancora la S.C. di casdeva dalla attitudine dello S. a sostenere e a lavorare sazione, poich&eacute; il datore di lavoro &egrave; nel rapporto
con grande impegno e al suo coinvolgimento intellet- di lavoro il soggetto titolare del potere organizzatituale ed emotivo nella realizzazione degli obiettivi&raquo;.
vo lo stesso non pu&ograve; sostenere di ignorare le
In altri termini il datore di lavoro nel ricorso ha particolari condizioni di lavoro in cui le mansioni
sostenuto la propria estraneit&agrave; rispetto alla con- affidate ai lavoratori vengono in concreto svolte;
dotta del lavoratore, inquadrato come quadro, tale principio, invero, discende dall’art. 2086 cod.
non essendo a conoscenza delle modalit&agrave; attra- civ. in base al quale &laquo;L’imprenditore &egrave; il capo delverso le quali lo stesso esplicava la sua attivit&agrave; l’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi
lavorativa, n&eacute; il dipendente aveva mai espresso collaboratori&raquo; e costituisce l’elemento caratterizdoglianze o manifestato disagi fisici; a corollario zante del lavoro subordinato ex articolo 2094 del
ha fatto altres&igrave; osservare che &egrave; privo di riscontro codice civile.
probatorio che l’azienda avesse imposto l’osser- Sottolinea, pertanto, ancora la S.C. che deve, in-
fatti, presumersi salvo prova contraria la conoscenza &laquo;in capo all’azienda, delle modalit&agrave; attraverso le quali ciascun dipendente svolge il proprio lavoro, in quanto espressione ed attuazione concreta
dell’assetto organizzativo adottato dall’imprenditore
con le proprie direttive e disposizioni interne&raquo;.
ta del prestatore di lavoro cosa che, del resto, ora
emerge chiaramente dall’art. 18 del D.Lgs n. 81/
2008, e quindi anche in relazione all’adeguatezza
Nel caso de quo, poi, dall’accertamento compiuto
dal giudice di merito &egrave; emerso che l’oggettiva
gravosit&agrave; e l’esorbitanza dai limiti della normale
tollerabilit&agrave; non era in alcun modo riconducibile a
iniziative volontarie del lavoratore &laquo;di addossarsi
compiti non richiesti o di svolgere gli incarichi con
modalit&agrave; non coerenti con la natura e l’oggetto degli
stessi&raquo;; pertanto, la posizione del datore di lavoro
risulta aggravata dalla mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrit&agrave; fisica del lavoratore prescritte dall’art. 2087 c.c. che non configura un’ipotesi di responsabilit&agrave; oggettiva.
ed estensione dell’obbligo di valutazione
In tal senso occorre anche osservare che non va
dimenticato che il datore di lavoro ha altres&igrave; l’obbligo di valutare tutti i rischi e, quindi, anche
quelli da stress lavoro-correlato prendendo in considerazione gli indicatori di contenuto del lavoro
che, com’&egrave; noto, costituiscono insieme a quelli
aziendali (infortuni, assenze per malattia, turnover, procedimenti disciplinari ecc.) e di contesto del
lavoro (evoluzione della carriera, autonomia decisionale ecc.) i parametri fondamentali per la valutazione preliminare di tali rischi che presuppone,
appunto, una piena conoscenza dell’organizzazione aziendale da parte del datore di lavoro(1).
Si osservi, che l’art. 28, comma 1, del D.Lgs. n.
81/2008, fa riferimento, in particolare, a quelli
riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi
particolari come, appunto, quelli da stress lavorocorrelato ma, invero, come traspare della sentenza
in commento l’obbligo riguarda anche le condizioni lavorative e, quindi, i rischi ai quali &egrave; esposto il
singolo lavoratore: &egrave; questo un profilo sul quale
occorre riflettere attentamente in quanto spesso la
valutazione dei rischi viene eseguita solo per
gruppi omogenei di lavoratori senza, tuttavia, un
attento esame dei carichi individuali da un punto
di vista quantitativo (orario di lavoro, frequenza
degli straordinari, ferie, riposi ecc.) che qualitativo
(tipo d’impegno, tempi di risposta concessi, autonomia, livello di collaborazione ecc.), orientamento questo del resto gi&agrave; espresso dalla S.C. di cassazione penale nella sentenza dell’8 giugno 2010, n.
21810, in relazione ai turni massacranti ai quali
era assoggettato un camionista.
In ordine all’onere della prova sottolinea ancora
una volta la S.C. di cassazione che mentre incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a
causa dell’attivit&agrave; lavorativa svolta, un danno alla
salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno,
come pure la nocivit&agrave; dell’ambiente o delle condizioni di lavoro, nonch&eacute; il nesso tra l’uno e l’altro, &egrave;
altres&igrave; vero che, ove il lavoratore abbia fornito la
prova di tali circostanze, sussiste per il datore di
lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le
cautele necessarie ad impedire il verificarsi del
danno e che la malattia del dipendente non &egrave;
ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi(2).
Il datore di lavoro non ha, quindi, fornito tale prova
ma sostanzialmente si &egrave; trincerato dietro la posizione dell’ignoranza dell’attivit&agrave; svolta dal proprio dipendente censurando, come gi&agrave; rilevato, le conclusioni della relazione peritale in base alla quale sussiste, invece, un nesso causale tra attivit&agrave; lavorativa e
manifestazione dell’infarto letale.
Sotto questo profilo, la S.C. ha condiviso l’orientamento dei giudici di merito che hanno ritenuto sussistente tale nesso sulla base di &laquo;un indice di probabilit&agrave; di alto grado, marcata o qualificata&raquo; e, quindi, ben
oltre il livello della mera possibilit&agrave; teorica.
Dovere di vigilanza
e adozione delle misure di prevenzione
In tale senso, quindi, il datore di lavoro rimane
pur sempre responsabile dell’attivit&agrave; svolta in concreto dal singolo lavoratore anche qualora lasci
allo stesso margini anche ampi di autonomia, dovendo quindi continuamente vigilare sulla condot-
&quot;) ## 8
#9 )./ ##9 ) : $+ ) #;
La sentenza annotata appare di notevole valore in
quanto riafferma la responsabilit&agrave; del datore di
lavoro anche in relazione ad eventi come l’infarto
del lavoratore dovuto a carichi di lavoro eccessivi
Per un approfondimento si veda dello stesso Autore, Stress lavoro-correlato, Il Sole 24 Ore Editore, 2011.
Cfr. ex multis Cassazione civile, sez. lav., 29 gennaio 2013, n. 2038; Cassazione civile, sez. lav., 23 aprile 2008, n. 10529.
0 ' ' 1 ) )+ % )2)3
( ' !+ + !!, + &quot; ( (, +
, 0 ! , $
+ + % + + + (+ , &quot; + &quot; (
( e stressanti e contribuisce a meglio definire quell’importante solco che recentemente si &egrave; cominciato a delineare con la sentenza della Suprema
Corte di cassazione pen., sez. IV, 8 marzo 2013,
n. 11062, che magistralmente ha riconosciuto la
responsabilit&agrave; del datore di lavoro per non avere
adeguatamente analizzato le modalit&agrave; di lavoro in
funzione dei correlati rischi da cui sono derivate
una condizione di stress e di stanchezza del lavoratore(3).
Le condizioni organizzative del lavoro e l’orario di
lavoro in particolare sono, pertanto, elementi di
fondamentale importanza da prendere in considerazione nella valutazione dei rischi (articoli 17, 28
e 29, D.Lgs. n. 81/2008), specie di questi tempi
in cui la perdurante crisi economica spinge spesso
le aziende a chiedere ai lavoratori gli straordinari
o ritmi pi&ugrave; serrati anzich&eacute; assumere nuove unit&agrave;
lavorative, con un conseguente aumento del rischio d’infarto specie in quei contesti aziendali
caratterizzati dalla presenza di personale non tanto giovane: su questo profilo cos&igrave; delicato i datori
di lavoro dovrebbero, quindi, riflettere pi&ugrave; attentamente.
Si osservi che la vicenda affrontata in questo caso dalla S.C. di cassazione riguardava l’infortunio occorso ad un lavoratore
addetto alle pulizie che mentre stava salendo lungo una scala a pioli cadeva dalla stessa riportando lesioni che ne
determinavano una malattia guaribile in un tempo superiore a quaranta giorni; i giudici di merito nei due precedenti gradi
di giudizio avevano ritenuto responsabile il datore di lavoro cos&igrave; come la S.C. in quanto non furono adeguatamente
analizzate le modalit&agrave; di lavoro in funzione dei correlati rischi per gli addetti alla pulizie che causarono una condizione di
stress e di stanchezza del lavoratore, dovute all’esecuzione di operazioni ripetitive comportanti una postura e dei
movimenti disergonomici ed, inoltre, ulteriormente reso faticoso dalla necessit&agrave; di provvedere al trasporto delle necessarie
attrezzature di pulizia, durante la salita sulla scala, e dalla necessit&agrave; di svolgere il lavoro in tempi estremamente ristretti.

References: Cass. 
 articolo 116
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 2094
 sentenza

 sentenza 
 sentenza 
 sentenza