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Timestamp: 2019-07-19 18:43:43+00:00

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Il Contratto M&C
La Suprema Corte di Cassazione ha evidenziato con un chiaro intento definitorio che: “Con il contratto di affiliazione commerciale (o “franchising") un produttore o rivenditore di beni od offerente di servizi (“franchisor") ed un distributore (“franchisee"), al fine di allargare il proprio giro commerciale e di aumentare le proprie capacità di penetrazione nel mercato – creando una rete di distribuzione senza dover intervenire direttamente nelle realtà locali -, concede, verso corrispettivo, di entrare a far parte della propria catena di produzione o rivendita di beni o di offerta di servizi ad un autonomo ed indipendente distributore (“franchisee“), che, con l'utilizzarne il marchio e nel giovarsi del suo prestigio ha modo di intraprendere un'attività commerciale e di inserirsi nel mercato con riduzione del rischio” (Cass. Civ., sez. III, sentenza 15 gennaio 2007, n. 647; si rinvia anche a Cass. Civ., sez. III, sentenza 15 gennaio 2007, n. 64; Trib. Monza, sez. II, sentenza 20 marzo 2007).
Da un punto di vista oggettivo, l'art. 1, co. 2, della L. 6 maggio 2004, n. 129 stabilisce che il contratto di franchising può essere utilizzato in ogni settore di attività economica.
(c) “trade-name franchising” attraverso cui il franchisor si limita ad autorizzare l'uso dei marchi con conseguente limitato livello di controllo sul prodotto o servizio distribuito dal franchisee.
L'art. 2 della L. 6 maggio 2004, n. 129 estende inoltre l’ambito di applicazione della disciplina in materia di franchising al:
(1) contratto di affiliazione commerciale principale attraverso il quale un'impresa concede all'altra, giuridicamente ed economicamente indipendente dalla prima, dietro il pagamento di un corrispettivo, diretto od indiretto, il diritto di sfruttare un'affiliazione commerciale allo scopo di stipulare accordi di affiliazione commerciale con terzi.
Si tratta di un tipo di collaborazione che viene abitualmente utilizzato dai franchisor per l'espansione sui mercati esteri dei propri sistemi di franchising, che vengono – di fatto – “dati in licenza” a master franchisee locali.
(2) contratto attraverso il quale l'affiliato allestisce, in un'area di sua disponibilità, uno spazio dedicato esclusivamente allo svolgimento dell'attività commerciale di franchising.
L'art. 3 della L. 6 maggio 2004, n. 129 prevede che il contratto di franchisingdebba essere redatto per iscritto a pena di nullità (forma ad substantiam).
La disciplina del franchising riconosce alla forma una finalità informativa a protezione soprattutto del franchisee in quanto la forma scritta costituisce un vero e proprio veicolo di informazioni, attraverso cui assicurare una maggiore certezza sul contenuto del contratto ed una maggiore attenzione delle parti nella stipulazione del negozio.Il contratto di franchising può essere a tempo indeterminato o determinato ed in quest’ultimo caso, il franchisor, che ha sperimentato sul mercato la propria formula commerciale, deve garantire al franchisee una durata minima del rapporto sufficiente all'ammortamento dell'investimento realizzato dall’affiliato e comunque non inferiore a tre anni. La legge riconosce comunque la possibilità di risoluzione anticipata del rapporto contrattuale nel caso in cui intervenga l’inadempimento di una delle parti contraenti.Con riferimento alla facoltà di recesso unilaterale dal contratto di franchising e vessatorietà della clausola, autorevole giurisprudenza di merito ha evidenziato che: “La clausola con cui è attribuita ad entrambi i contraenti la facoltà di recesso unilaterale dal contratto di franchising a tempo indeterminato non è vessatoria, benché unilateralmente predisposta dal franchisor, e non soggiace alla disciplina sulla specifica approvazione per iscritto prevista dal secondo comma dell’art. 1341 c.c. la quale si riferisce all'ipotesi in cui la facoltà di recesso sia prevista esclusivamente in favore del predisponente” (Trib. Bari, sez. II, Ordinanza 8 aprile 2005).
(1) l'ammontare degli investimenti e delle eventuali spese di ingresso che il franchisee deve sostenere prima dell'inizio dell'attività (le spese di ingresso o diritto di ingresso – entry fee o front money – rappresentano un importo fisso, rapportato anche al valore economico ed alla capacità di sviluppo della rete, che il franchisee corrisponde una tantum al momento della stipulazione del contratto di franchising);
(2) le modalità di calcolo e di pagamento delle royalties, e l'eventuale indicazione di un incasso minimo da realizzare da parte del franchisee (le royalties sono una percentuale che il franchisor richiede al franchiseecommisurata in quota fissa od al giro d'affari dell’affiliato, da versarsi anche in quote fisse periodiche; le royalties o canoni rappresentano pertanto il corrispettivo dovuto all’affiliante da parte dell’affiliato nel corso della durata di vigenza del rapporto contrattuale);
(3) l'ambito di eventuale esclusiva territoriale sia in relazione ad altri franchisee, sia in relazione a canali ed unità di vendita direttamente gestiti franchisor (si tratta del patto di esclusiva che il franchisor può concedere a favore del franchisee in rapporto all’ambito territoriale entro i cui confini l’affiliato può esercitare la propria attività contrattuale – nei limiti di quanto previsto dall’art. 2596 c.c.; la concessione di un patto di esclusiva territoriale rappresenta un incentivo per il franchisee, dal momento che la previsione di tale clausola consente all’affiliato di non subire la concorrenza di altri affiliati o del medesimo franchisor in un determinato territorio od in relazione a determinati canali di vendita; il patto di esclusiva territoriale ha altresì il vantaggio non solo di dare maggiori garanzie al franchisee di recuperare i costi di investimento sostenuti con l’adesione al contratto di franchising, ma anche di evitare che l’affiliato non benefici dei risultati degli oneri sostenuti nella vendita di un prodotto o nella prestazione di un servizio, allorché altri distributori si avvantaggiano dei suoi sforzi senza sostenere alcuna spesa – fenomeno del free riding);
(5) le eventuali modalità di riconoscimento dell'apporto di know-how da parte del franchisee;
L'art. 4, co. 1, della L. 6 maggio 2004, n. 129 prescrive che il franchisor debba consegnare all’aspirante franchisee – almeno 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto – copia completa del contratto da sottoscrivere, corredato dei seguenti allegati:
(a) i principali dati relativi al franchisor, tra cui ragione e capitale sociale e, previa richiesta dell'aspirante franchisee, copia del suo bilancio degli ultimi tre anni o dalla data di inizio della sua attività, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni (si tratta di informazioni che consentono al franchisee di venire a conoscenza dell’impresa e della solidità economica del franchisor);
(b) l'indicazione dei marchi utilizzati nel sistema, con gli estremi della relativa registrazione o del deposito, o della licenza concessa al franchisor dal terzo, che abbia eventualmente la proprietà degli stessi, o la documentazione comprovante l'uso concreto del marchio (il franchisee può accertare la titolarità del marchio – registrato o depositato -, la legittimità dell’uso del marchio – licenza – o l’uso di fatto del marchio – preuso – anche ai fini di eventuali azioni giudiziarie promosse da terzi relativamente ai diritti al marchio del franchisor);
(c) una sintetica illustrazione degli elementi caratterizzanti l'attività oggetto dell'affiliazione commerciale;
(e) l'indicazione della variazione, anno per anno, del numero dei franchisees con relativa ubicazione negli ultimi tre anni o dalla data di inizio dell'attività del franchisor, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni (il franchisee deve poter avere conoscenza della situazione attuale e delle potenzialità di sviluppo futuro della rete di franchising, in considerazione del fatto che la proficua riuscita o meno della rete di distribuzione potrà influenzare la buona riuscita dell’attività di impresa dell’affiliato);
Non tutti gli allegati indicati all'art. 4, co. 1, della L. 6 maggio 2004, n. 129 debbono tuttavia essere consegnati dal franchisor al franchisee: non è difatti prescritta la consegna degli allegati in relazione ai quali sussistano obiettive e specifiche esigenze di riservatezza, che comunque dovranno essere citati all’interno del contratto di franchising.
Con riferimento agli allegati di cui all'art. 4, co. 1, lett. d), e) ed f) della L. 6 maggio 2004, n. 129, la norma prevede che il franchisor possa limitarsi a fornire le informazioni relative alle attività svolte in Italia.
Alla luce di quanto previsto dall'art. 4, co. 2, della L. 6 maggio 2004, n. 129, il nostro legislatore ha successivamente emanato il Decreto del Ministero delle Attività Produttive 2 settembre 2005, n. 204 (Regolamento recante norme per la disciplina dell'affiliazione commerciale di cui all'art. 4, co. 2, della L 6 maggio 2004, n. 129) che trova applicazione agli affilianti che hanno operato esclusivamente all’estero prima della sottoscrizione del contratto di franchising.
L'ambito di applicazione del regolamento è limitato ai casi in cui, sulla base delle norme di diritto internazionale privato, il contratto è regolato dalla legge italiana.
Il Decreto del Ministero delle Attività Produttive 2 settembre 2005, n. 204 integra la disciplina prevista dall'art. 4, co. 1, lett. d), e) ed f) della L. 6 maggio 2004, n. 129.
Fermi restando gli obblighi stabiliti dall'art. 4, co. 1, lett. a), b) e c), della L. 6 maggio 2004, n. 129 – almeno trenta giorni prima della sottoscrizione di un contratto di affiliazione commerciale – l'affiliante deve consegnare all'aspirante affiliato copia completa del contratto da sottoscrivere, corredato degli allegati di cui all'art. 2, co. 2, 3, 5 e 6 del Decreto del Ministero delle Attività Produttive 2 settembre 2005, n. 204:
(b) su richiesta dell'aspirante affiliato, una lista recante i dati relativi all'ubicazione ed alla reperibilità di almeno venti affiliati operanti; se il totale degli affiliati è inferiore a 20, il franchisor è tenuto a fornire la lista completa;
(c) l'indicazione della variazione, anno per anno e suddivisa per singoli Stati, del numero degli affiliati con relativa ubicazione negli ultimi tre anni solari o dalla data di inizio dell'attività qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni;
(d) la descrizione sintetica degli eventuali procedimenti giudiziari, definiti nei tre anni solari antecedenti al termine di cui all’art. 2, co. 1, del regolamento – ovverosia 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto di franchising, con sentenza passata in giudicato, nonché dei procedimenti arbitrali per i quali, nel medesimo periodo, si sia pervenuti al lodo definitivo; (la norma prevede che debbono essere indicate almeno le parti, l'organo giudicante, le domande ed il dispositivo degli eventuali procedimenti giudiziari o arbitrali, riferiti al sistema di affiliazione commerciale).
L'art. 3 del Decreto del Ministero delle Attività Produttive 2 settembre 2005, n. 204 prevede infine che il franchisor metta a disposizione del franchisee le informazioni riguardanti il contrato ed i relativi allegati in lingua italiana a semplice richiesta dell’affiliato.
Per contro il franchisee deve utilizzare le informazioni acquisite esclusivamente ai soli fini della valutazione dell'offerta di affiliazione commerciale.
Alla luce di quanto disposto dall'art. 4, co. 2, della L. 6 maggio 2004, n. 129 e dalle disposizioni contenute nel Decreto del Ministero delle Attività Produttive 2 settembre 2005, n. 204, la finalità perseguita dal nostro legislatore attraverso la riferita normativa è quella non solo di mettere a disposizione del futuro franchisee tutti gli elementi utili o necessari per valutare serenamente e nel modo più completo possibile il contenuto dell'operazione contrattuale che si accinge od ha intenzione di concludere, comparandola eventualmente con altre possibili offerte, ma anche di disporre di un intervallo di tempo sufficiente a compiere simile valutazione (c.d. cooling – off period).
L'art. 5, L. 6 maggio 2004, n. 129 delinea gli obblighi contrattuali cui il franchiseeè tenuto ad adempiere nell’ambito di esecuzione del rapporto di franchising che possono riassumersi nell’obbligo di immutabilità della sede e nell’obbligo di riservatezza.
L'art. 5, co. 1, della L. 6 maggio 2004, n. 129 stabilisce innanzitutto che il franchisee non possa trasferire la sede ove la stessa sia stata indicata nel contratto, senza il preventivo consenso del franchisor, fatto salvo il caso di forza maggiore.
L'art. 5, co. 2, della L. 6 maggio 2004, n. 129 prevede infine che il franchisee ha l’obbligo di osservare e a far osservare ai propri collaboratori e dipendenti la massima riservatezza in ordine al contenuto dell'attività oggetto dell'affiliazione commerciale, anche dopo lo scioglimento del contratto.
L'art. 6 della L. 6 maggio 2004, n. 129 impone al franchisor ed al franchiseespeculari obblighi di comportamento da tenersi sia durante la fase precontrattuale sia nella vigenza dell’esecuzione del rapporto contrattuale di franchising anche alla luce del principio generale previsto dall’art. 1375 c.c.
Secondo quanto previsto dall'art. 6, co. 1, della L. 6 maggio 2004, n. 129, il franchisor deve tenere, in qualsiasi momento, nei confronti dell'aspirante franchisee, un comportamento ispirato a lealtà, correttezza e buona fede.
Il franchisor deve tempestivamente fornire, all'aspirante franchisee, ogni dato e informazione che quest’ultimo ritenga necessari od utili ai fini della stipulazione del contratto di affiliazione commerciale, a meno che non si tratti di informazioni oggettivamente riservate o la cui divulgazione costituirebbe violazione di diritti di terzi.
L'obbligo in esame imposto al franchisor ha ad oggetto informazioni diverse e ulteriori rispetto a quelle che l’affiliante è tenuto a consegnare all'aspirante franchisee, in allegato al contratto, ai sensi e per gli effetti del disposto ex art. 4, co. 1, della L. 6 maggio 2004, n. 129.
Il franchisor deve fornire le informazioni ed i dati richiesti dall'aspirante franchisee “tempestivamente”, non essendo consentita risposta tardiva da parte dell'affiliante che potrebbe, invero, pregiudicare gli interessi del potenziale affiliato, non consentendogli difatti di valutare i dati con la necessaria attenzione.
Il franchisor è tuttavia tenuto a fornire adeguata motivazione – per iscritto anche se non espressamente indicato dalla norma – della mancata comunicazione all’aspirante franchisee, il quale dovrebbe, in questo modo, essere messo in condizione di verificare l'effettiva esistenza della ragione giustificativa dell'omessa informazione.
L'art. 6, co. 3, della L. 6 maggio 2004, n. 129, prevede inoltre che l’aspirante affiliato debba anch’esso specularmente tenere, in qualsiasi momento, nei confronti dell'affiliante, un comportamento improntato a lealtà, correttezza e buona fede.
L’aspirante franchisee deve fornire, tempestivamente ed in modo esatto e completo, al franchisor ogni informazione e dato la cui conoscenza risulti necessaria od opportuna ai fini della stipulazione del contratto di franchising, anche se non espressamente richiesti dall'affiliante.
A differenza di quanto avviene per il franchisor, il cui obbligo informativo è subordinato ad una richiesta e ad una valutazione in ordine alla necessarietà od utilità dell'informazione da parte dell'aspirante affiliato, il franchisee deve soddisfare il dovere informativo indipendentemente da una richiesta e da una valutazione dell'affiliante in merito all'utilità od opportunità dell'informazione.
L'aspirante franchisee non può neppure sottrarsi alla richiesta di informazioni avanzata dal franchisor.
Nel caso di specie – non è stato difatti riproposto il riferimento alla riservatezza delle informazioni od all'eventuale violazione di diritti dei terzi, quale giusta causa che l’aspirante franchisee potrebbe invocare per opporsi alla richiesta delle informazioni formulata dall’affiliante.
Ne discende pertanto che il franchisor potrà legittimamente sottrarsi alle richieste informative avanzate dall'aspirante franchisee, adducendo l'esistenza di adeguata motivazione, mentre l’affiliante è tenuto a riferire ogni informazione necessaria o opportuna ai fini della conclusione del contratto, senza poter opporre la sussistenza di esigenze di riservatezza o diritti in capo a terzi.
L'art. 8 della L. 6 maggio 2004, n. 129 sanziona con l’annullamento del contratto ex art. 1439 c.c. oltre al risarcimento del danno, – ove ne ricorrano i presupposti, – il comportamento della parte contraente – franchisor o franchisee– che abbia fornito false informazioni.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 art. 1439