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Timestamp: 2020-08-10 16:09:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21075 del 07/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21075 del 07/08/2019
Cassazione civile sez. trib., 07/08/2019, (ud. 14/06/2019, dep. 07/08/2019), n.21075
sul ricorso 16713-2014 proposto da:
C.S., elettivamente domiciliato in ROMA VIA OTTAVIANO 42,
difeso dall’avvocato GIUSEPPE SERA giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 158/2013 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,
14/06/2019 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO;
KATE TASSONE che ha concluso per il rigetto del ricorso, infondato
il 1 motivo, inammissibile il 2 motivo.
Con sentenza n. 158/32/13, depositata il 6 maggio 2013, non notificata, la CTR della Campania accolse l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dell’ing. C.S. avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva invece accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso di quanto versato dal professionista per IRAP relativamente all’anno d’imposta 1999.
Avverso la sentenza della CTR il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 50, (TUIR), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto sussistente la soggettività passiva d’imposta con riferimento ai compensi corrisposti a terzi per l’anno di riferimento, indipendentemente da qualsiasi accertamento sulla natura delle collaborazioni, ciononostante assunte come elemento fondante la sussistenza del requisito dell’attività autonomamente organizzata come presupposto impositivo dell’IRAP.
2. Con il secondo motivo il ricorrente censura ancora la sentenza impugnata per manifesta illogicità, omessa, carente e contraddittoria motivazione in relazione a punto oggetto di dibattito tra le parti, nonchè violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riprendendo le argomentazioni addotte con il primo motivo, questa volta con specifico riferimento alla denunciata carenza motivazionale della sentenza impugnata.
3. Va premesso che – pur in difetto di specifica censura sul punto alcun effetto è riconducibile, avuto riguardo alla pronuncia di accoglimento dell’appello dell’Amministrazione, all’affermazione, stante la sua abnormità, della sentenza impugnata, circa il preteso giudicato interno che si sarebbe formato riguardo ad errori e/o omissioni contenuti nella pronuncia della CTP riguardo all’anno effettivo d’imposta cui si riferiva l’istanza di rimborso del contribuente, ovvero all’aver lasciato in bianco l’indicazione della data di presentazione dell’istanza di rimborso.
4. Ciò premesso, il primo motivo è fondato e va accolto.
Pur ribadendo il principio più volte espresso da questa Corte (più di recente confermato, con ulteriori precisazioni, da Cass. SU 10 aprile 2016, n. 9541), secondo cui il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità od interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure (dato quest’ultimo decisivo nella fattispecie in esame) si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, la sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione del succitato principio di diritto.
Posto che l’Amministrazione finanziaria non risulta avere contestato che il contribuente non occupi alcuna unità come personale dipendente, la sentenza impugnata ha desunto con certezza la sussistenza di un’attività autonomamente organizzata dall’entità dei compensi corrisposti a terzi nella misura di lire 26.490.000 a fronte di un imponibile dichiarato di lire 236.180.000, laddove, in tesi generale, di per sè i compensi anche elevati che un professionista paghi ad altri consulenti non rappresentano l’elemento che fa scattare automaticamente il pagamento dell’IRAP (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 12 ottobre 2016, n. 20610), ma soprattutto prescindendo in toto dal compiere quell’indagine necessaria sulla natura delle attività cui si riferiscono i compensi corrisposti a terzi (cfr. altresì, tra le altre, Cass. sez. 6-5, ord. 29 ottobre 2018, n. 27423; Cass. sez. 5, 15 aprile 2016, n. 75209), che devono essere afferenti propriamente all’esercizio dell’attività professionale del contribuente, onde conferire sotto il profilo dell’organizzazione al valore della produzione quel quid pluris che è oggetto specifico della ratio della relativa imposizione.
5. La sentenza impugnata va per l’effetto cassata in relazione al primo motivo, restando assorbito il secondo e la causa rimessa per nuovo esame alla Commissione tributaria della Campania in diversa composizione, che provvederà a compiere il suddetto accertamento di fatto essenziale ai fini della verifica nella fattispecie in esame delle condizioni riguardo all’esistenza o meno del presupposto impositivo dell’IRAP.
6. Il giudice di rinvio provvederà altresì in ordine alla disciplina delle spese del giudizio di legittimità.
Accoglie il ricorso in relazione al primo motivo, assorbito il secondo Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria della Campania in diversa composizione, cui demanda anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
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 art. 50
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 Cass. 
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 Cass. sez. 
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