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Timestamp: 2020-07-03 17:59:15+00:00

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Matrimonio concordatario: ultime sentenze
Scopri le ultime sentenze su: celebrazione del matrimonio concordatario; nullità di un matrimonio concordatario legittimamente dichiarata dal tribunale ecclesiastico; ordine pubblico e delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale; controllo di legittimità della pronuncia ecclesiastica di nullità.
1 La nullità del matrimonio concordatario
2 La convivenza triennale come coniugi
3 Il riconoscimento della sentenza ecclesiastica
4 Pronuncia di nullità del matrimonio concordatario
5 Cessazione degli effetti del matrimonio concordatario
6 La mancata comparizione in udienza del coniuge
7 Nullità del matrimonio e assegno di mantenimento
8 Delibazione della declaratoria di nullità del matrimonio concordatario
9 Requisiti per la declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica
10 Nullità del matrimonio concordatario per incapacità di assumere gli obblighi coniugali
La nullità del matrimonio concordatario
La nullità di un matrimonio concordatario legittimamente dichiarata dal Tribunale ecclesiastico non può essere delibata dalla Corte d’Appello italiana se la convivenza coniugale si è protratta più di tre anni, a meno che i coniugi non presentino richiesta congiunta o vi sia, comunque, il consenso della parte convenuta.
Cassazione civile sez. VI, 26/11/2019, n.30900
La convivenza triennale come coniugi
La convivenza ‘come coniugi’, quale elemento essenziale del ‘matrimonio -rapporto’, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di ordine pubblico italiano, la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, preclusiva alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del ‘matrimonio -atto’.
Il riconoscimento della sentenza ecclesiastica
Questa Corte condivide il consolidato orientamento della Corte di legittimità secondo cui la declaratoria di esecutività della sentenza del tribunale ecclesiastico, che ha pronunciato la nullità del matrimonio concordatario, per esclusione, da parte di uno soltanto dei coniugi, di uno dei “bona matrimonii”, cioè la divergenza unilaterale fra volontà e dichiarazione, postula che tale divergenza sia stata manifestata all’altro coniuge, ovvero che questi l’abbia in concreto conosciuta.
Nel caso scrutinato risulta dalla sentenza ecclesiastica che la moglie, come da lei espressamente riconosciuto, era a conoscenza, al momento delle nozze, del fatto che il marito escludesse nel modo più assoluto figli dal matrimonio oltre il preconcepito, essendo i nubendi entrambi portatori di talassemia. Tale fatto ha altresì trovato conferma nelle deposizioni testimoniali richiamate nella sentenza de qua. Deve, pertanto, accogliersi la domanda e dichiararsi l’efficacia in Italia della predetta sentenza ecclesiastica.
Corte appello Cagliari sez. I, 21/03/2018, n.12
Pronuncia di nullità del matrimonio concordatario
Ad affermarlo è la Cassazione per la quale non esiste un rapporto di “primazia” della pronuncia di nullità, secondo il diritto canonico, del matrimonio concordatario sulla pronuncia di cessazione degli effetti civili delle stesse nozze. Resta pertanto il diritto all’assegno di divorzio accertato prima della sentenza di annullamento delle nozze della sacra rota. Nella fattispecie, la Corte ha respinto il ricorso dell’ex marito che negava dì dover corrispondere mille euro mensili, come deciso dal giudice ordinario, visto che il tribunale ecclesiastico aveva annullato le nozze.
Cessazione degli effetti del matrimonio concordatario
A seguito della separazione personale tra coniugi, anche la prole ha diritto ad un mantenimento tale da garantire un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza, continuando a trovare applicazione l’art. 147 c.c. che, imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario e sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione, fin quando l’età dei figli stessi lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Tale principio è pacificamente estensibile alla cessazione degli effetti del matrimonio concordatario.
Tribunale Rieti, 05/08/2019, n.622
La mancata comparizione in udienza del coniuge
Ai fini della dichiarazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, la mancata comparizione in udienza del coniuge non costituisce una circostanza ostativa alla pronuncia nel merito, qualora non sia stato dedotto alcun impedimento a comparire né chiesto rinvio.
Tribunale Novara, 15/11/2018
Nullità del matrimonio e assegno di mantenimento
Cassazione civile sez. I, 11/05/2018, n.11553
Delibazione della declaratoria di nullità del matrimonio concordatario
La sentenza che dichiara la nullità del matrimonio concordatario e la sentenza che stabilisce la cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso differiscono per petitum e causa petendi, poiché la prima incide sul matrimonio-atto e la seconda sul matrimonio-rapporto: il matrimonium in fieri ed il matrimonium in facto esse, pur costituendo due aspetti del medesimo istituto, sono nettamente distinti per struttura e finalità, e, conseguentemente, per regime giuridico.
La circostanza che tra le parti sia stata pronunciata sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario e che siffatta pronuncia sia passata in giudicato non impedisce, pertanto, che successivamente venga delibata la sentenza canonica dichiarativa della nullità del matrimonio-atto: ciò, purché nell’ambito del giudizio concernente la cessazione degli effetti civili non sia stata espressamente statuita la validità del negozio matrimoniale dal quale è scaturito il vincolo coniugale .
Cassazione civile sez. I, 12/09/2018, n.22218
Requisiti per la declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica
La declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per esclusione, da parte di uno solo dei coniugi, di uno dei “bona matrimonii”, postula che la divergenza unilaterale tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge, ovvero che sia stata da questo in effetti conosciuta, o che non gli sia stata nota esclusivamente a causa della sua negligenza; in mancanza, la delibazione trova ostacolo nella contrarietà all’ordine pubblico italiano, nel cui ambito va ricompreso il principio fondamentale di tutela della buona fede e dell’ affidamento incolpevole; il giudice italiano è tenuto ad accertare la conoscenza o l’oggettiva conoscibilità dell’esclusione anzidetta da parte dell’altro coniuge con piena autonomia, trattandosi di profilo estraneo, in quanto irrilevante, al processo canonico, senza limitarsi al controllo di legittimità della pronuncia ecclesiastica di nullità; la relativa indagine deve essere condotta con esclusivo riferimento alla pronuncia da delibare ed agli atti del processo medesimo eventualmente acquisiti, opportunamente riesaminati e valutati, non essendovi luogo, in base di delibazione, ad alcuna integrazione di attività istruttoria.
Cassazione civile sez. VI, 25/06/2019, n.17036
Nullità del matrimonio concordatario per incapacità di assumere gli obblighi coniugali
In ipotesi di delibazione di sentenza dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso e per incapacità di assumere gli obblighi coniugali, la situazione di vizio psichico (ob defectum discretionis iudicii) da parte di uno dei coniugi, considerata dal giudice ecclesiastico come inettitudine del soggetto ad intendere i diritti e i doveri del matrimonio, al momento della manifestazione del consenso, non si discosta dall’ipotesi di invalidità prevista dall’art. 120 c.c.; è possibile dichiarare quindi efficace la sentenza ecclesiatica emessa, non sussistendo incompatibilità con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano.
Corte appello Ancona sez. II, 29/10/2019, n.1540

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