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Timestamp: 2019-08-19 23:09:38+00:00

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Art. 215 codice di procedura civile - Riconoscimento tacito della scrittura privata - Brocardi.it
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Articolo 215 Codice di procedura civile
Riconoscimento tacito della scrittura privata
Dispositivo dell'art. 215 Codice di procedura civile
1) se la parte, alla quale la scrittura è attribuita o contro la quale è prodotta, è contumace, salva la disposizione dell'articolo 293 terzo comma (1);
2) se la parte comparsa non la disconosce o non dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione (2).
Quando, nei casi ammessi dalla legge, la scrittura è prodotta in copia autentica, il giudice istruttore può concedere un termine per deliberare alla parte che ne fa istanza nei modi di cui al numero 2 (3).
(1) Secondo quanto disposto dall'articolo in commento, la contumacia della parte contro la quale una scrittura è prodotta è di per sé sufficiente a dar luogo al riconoscimento tacito dell'atto. Tuttavia, vi è un'eccezione, prevista dal terzo comma dell'art. 293 c.p.c.: il contumace che si costituisce tardivamente nel giudizio può disconoscere le scritture prodotte contro di lui nella prima udienza o nel termine assegnato dal giudice istruttore; inoltre, il contumace in primo grado ha la possibilità di disconoscere la scrittura privata contro di lui prodotta nell'atto di appello.
Sul tema, è importante analizzare l'art. 292 del c.p.c., che prevede una serie di atti che devono essere notificati personalmente al contumace, tra i quali non compariva il verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata contro il contumace stesso. Pertanto, sono stati necessari due interventi della Corte costituzionale che hanno sancito l'incostituzionalità del primo comma dell'art. 292 del c.p.c. nella parte in cui non prevedeva la notificazione al contumace del verbale in cui si dà atto della produzione in giudizio della scrittura privata, non indicata negli atti notificatigli in precedenza (sentenze 250/1986 e 317/1989).
(2) La giurisprudenza interpreta la barriera preclusiva al disconoscimento della scrittura privata prevista dal n. 2) della norma in commento in maniera piuttosto rigorosa, ritenendo addirittura che tale onere debba essere assolto entro la prima udienza successiva alla produzione della scrittura anche se si tratti di udienza di mero rinvio.
Si ritiene, inoltre, che un disconoscimento tempestivo possa essere vanificato dall'utilizzo che la parte faccia della stessa scrittura disconosciuta a propria difesa nel merito.
Il riconoscimento ex art. 215 del c.p.c. attribuisce alla scrittura valore di piena prova fino a querela di falso (art. 2702 del c.c.) e opera esclusivamente nel processo nel quale si realizza (in altro processo, la stessa scrittura può essere disconosciuta).
(3) Alla parte viene concesso il tempo di verificare la conformità dell'originale alla copia prodotta.
La disciplina degli artt. 214 e 215 c.p.c. è applicabile anche alle copie fotografiche di scritture di cui all'art. 2719 del c.c., con la conseguenza che tali copie si hanno per riconosciute (tanto nella loro conformità all'originale che nell'autenticità di scrittura e sottoscrizione) ove la parte contro cui sono state prodotte non le abbia disconosciute entro la prima udienza o risposta successiva alla produzione.
La disposizione in esame stabilisce la regola per cui il mancato assolvimento dell'onere del disconoscimento comporta il riconoscimento tacito della scrittura privata, che farà quindi piena prova della provenienza del documento da chi l'ha sottoscritto.
Massime relative all'art. 215 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 23669/2017
Il convenuto contro il quale l'attore, in sede di costituzione in giudizio, abbia prodotto una scrittura privata, non è onerato di disconoscerla nel termine di venti giorni prima dell'udienza di comparizione, alla stessa stregua delle eccezioni non rilevabili d’ufficio, essendo sufficiente che il disconoscimento venga effettuato nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione.
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 23669 del 10 ottobre 2017)
Il riconoscimento della scrittura privata può essere anche implicito ed essere efficacemente compiuto in sede extragiudiziale, non essendo necessaria in tale sede la produzione del documento ad opera della controparte, atteso che il riconoscimento, espresso o tacito, ove effettuato fuori dal processo, si inquadra nella fattispecie della dichiarazione confessoria stragiudiziale di cui all'art. 2735 c.c. ovvero della condotta concludente incompatibile con l'esercizio del disconoscimento in giudizio. Ne consegue che il sottoscrittore, che abbia, anche implicitamente, compiuto il riconoscimento in sede extragiudiziale, non può disconoscere la scrittura privata prodotta nel successivo giudizio e fatta valere contro di lui, ostando a ciò limiti, di cui all'art. 2732 c.c., alla revoca della confessione. (Nella specie, la S.C., confermando sul punto la decisione impugnata, ha ritenuto precluso all'affittuario il disconoscimento in giudizio della sottoscrizione di un contratto di affitto agrario, stante il precedente riconoscimento implicito stragiudiziale desumibile dalla lettera con la quale lo stesso aveva chiesto il tentativo preventivo di conciliazione, contestando l'efficacia derogatoria della disciplina legale prevista dalle clausole del contratto ma non anche la propria sottoscrizione; ciò in quanto, sebbene il documento contrattuale non fosse stato prodotto dalla concedente durante l'esperimento del tentativo di conciliazione, tuttavia la richiesta dell'affittuario, intervenuta a seguito della pretese della stessa concedente di avvalersi della scrittura, evidenziava che egli era stato posto bene a conoscenza dell'esistenza e del contenuto del documento, avendo potuto formulare specifiche e dettagliate contestazioni delle disposizioni negoziali).
Cass. civ. n. 22064/2017
In tema di accertamento dell'autenticità della sottoscrizione di scrittura privata, atteso che criteri di cui all'art. 215 c.p.c. hanno valenza generale, deve aversi per riconosciuta la sottoscrizione non contestata per effetto della contumacia del convenuto e deve ritenersi che il tacito riconoscimento della sottoscrizione sia idoneo a fondare l'accertamento giudiziale della sottoscrizione di una scrittura contenente un atto soggetto a trascrizione, senza necessità di ulteriori accertamenti istruttori, in quanto superflui e contrari al principio di necessaria economia processuale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22064 del 22 settembre 2017)
Cass. civ. n. 24456/2011
In tema di negazione di conformità di una copia all'originale, i relativi tempi e modalità di esercizio sono disciplinati dagli artt. 214 e 215 c.p.c., richiedendosi, quindi, la precisione ed inequivocità della negazione, sebbene un siffatto disconoscimento non abbia gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata previsto dall'art. 215, primo comma, numero 2), c.p.c., giacché mentre quest'ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l'utilizzabilità della scrittura, la contestazione di cui all'art. 2719 c.c. non impedisce al giudice di accertare la conformità all'originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24456 del 21 novembre 2011)
Cass. civ. n. 6187/2009
In tema di disconoscimento della scrittura privata, la disposizione dell'art. 215, primo comma, n. 2), c.p.c., secondo cui la scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta se la parte comparsa non la disconosce "nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione", deve intendersi nel senso che la prima risposta è integrata da un atto processualmente rilevante compiuto alla presenza di entrambe le parti, attesa l'esigenza dell'immediatezza della conoscenza del disconoscimento in capo al soggetto che ne è destinatario. Ne consegue che non può intendersi come prima risposta il mero deposito di note difensive autorizzate, proprio perché effettuato in assenza della controparte.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6187 del 13 marzo 2009)
Cass. civ. n. 11460/2007
La fattispecie del riconoscimento tacito della scrittura privata, secondo il modello previsto dall'art. 215 c.p.c., opera esclusivamente nel processo in cui essa viene a realizzarsi, esaurendo i suoi effetti nell'ammissione della scrittura come mezzo di prova, con la conseguenza che la parte interessata, qualora il documento sia prodotto in altro giudizio per farne derivare effetti diversi, può legittimamente disconoscerlo, non operando al riguardo alcuna preclusione, diversamente dall'ipotesi in cui — per quanto evincibile anche dal disposto di cui all'art. 217, comma secondo, c.p.c. — si sia provveduto all'accertamento specifico con valore di giudicato dell'autenticità della scrittura privata prodotta in precedente giudizio, che può, però, configurarsi solo attraverso il riconoscimento espresso della scrittura medesima ovvero mediante il giudizio di verificazione dell'autenticità della scrittura che sia stata ritualmente disconosciuta.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11460 del 17 maggio 2007)
Cass. civ. n. 5461/2006
In tema di prova documentale, l'onere di disconoscere la conformità tra l'originale della scrittura e la copia fotostatica prodotta in giudizio, pur non implicando necessariamente l'uso di formule sacramentali, va assolto mediante una dichiarazione di chiaro e specifico contenuto: tale, cioè, che possano da essa desumersi in modo inequivoco gli estremi della negazione della genuinità della copia. Ne consegue che la copia fotostatica non autentica di una scrittura si ha per riconosciuta conforme all'originale ai sensi dell'art. 215, n. 2 c.p.c., se la parte comparsa contro cui è stata prodotta, non la disconosce in modo formale e specifico nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla sua produzione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva escluso il valore di idoneo disconoscimento alla dichiarazione dei convenuti inserita nella comparsa di risposta, relativa alla copia fotostatica del contratto preliminare prodotta dall'attore, in quanto essi si erano limitati a dedurre che la fotocopia non poteva costituire mezzo di prova idoneo a dimostrare l'avvenuta stipulazione del contratto).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5461 del 14 marzo 2006)
Cass. civ. n. 9024/2005
Il riconoscimento tacito della scrittura privata ex art. 215 c.p.c., attribuisce alla scrittura prova piena, fino a querela di falso, secondo il disposto dell'art. 2702 c.c., in ordine alla provenienza dal sottoscrittore; l'onere del disconoscimento della scrittura privata grava però esclusivamente sul soggetto che appare essere autore della sottoscrizione e non già sul soggetto che contesta l'opponibilità del documento, in quanto non recante alcuna sottoscrizione a lui riferibile. Ne consegue che quando il contenuto della scrittura privata inter alios venga contestato, il documento non viene in rilievo come prova legale e la verità o meno del suo contenuto, dimostrabile con ogni mezzo di prova, è affidata al libero apprezzamento del giudice.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9024 del 30 aprile 2005)
Cass. civ. n. 9159/2002
Il termine entro il quale deve essere effettuato il disconoscimento della scrittura privata ex art. 215 c.p.c., avendo carattere intrinsecamente perentorio non è prorogabile da parte del giudice.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9159 del 24 giugno 2002)
Cass. civ. n. 10287/1998
Il riconoscimento tacito, ai sensi dell'art. 215 c.p.c. n. 2, di una scrittura privata prodotta nel corso del giudizio di primo grado non costituisce accertamento non impugnabile di autenticità di essa e perciò non preclude la proponibilità della querela di falso in secondo grado per contestarne non già la veridicità del contenuto, bensì la provenienza da chi appare averla sottoscritta, e nel caso di pluralità di firmatari del documento, non è necessario che tutti propongano querela, perché lo scopo di essa è l'eliminazione dell'efficacia della scrittura erga omnes.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10287 del 17 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 8620/1996
Le scritture prive della sottoscrizione non possono rientrare nel novero delle scritture private aventi valore giuridico formale con effetti sostanziali e probatori neppure quando non ne sia stata impugnata la provenienza della parte a cui vengono opposte; la parte contro la quale queste scritture sono prodotte non ha, conseguentemente, l'onere di disconoscere l'autenticità ai sensi dell'art. 215 c.p.c., che si riferisce solo al riconoscimento della sottoscrizione, questo essendo, ai sensi dell'art. 2702 c.c., il solo elemento grafico in virtù del quale, salvi i casi diversamente regolati (artt. 2705, 2707, 2708, 2709 c.c.), la scrittura diviene riferibile al soggetto da cui proviene e può produrre effetti a suo carico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8620 del 2 ottobre 1996)
Cass. civ. n. 7961/1990
Perché possa operare la norma dell'art. 215, primo comma, n. 2, c.p.c. - secondo la quale, in mancanza di tempestivo disconoscimento da parte di colui contro cui è stata prodotta la scrittura privata, questa si ha per riconosciuta - è necessario che il documento sia ritualmente prodotto: il che non si verifica quando la scrittura privata sia inserita nel fascicolo di parte dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni del giudizio di primo grado, poiché tale udienza esaurisce la fase dell'istruzione probatoria e segna il tema definitivo della lite. In tal caso, ove lo stesso documento sia ritualmente prodotto nel giudizio di appello, deve essere considerato tempestivo e rituale il disconoscimento della sottoscrizione effettuato dalla controparte nel primo atto successivo in tale grado.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7961 del 7 agosto 1990)

References: Articolo 215

Articolo 215
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