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Timestamp: 2018-10-15 13:28:01+00:00

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Pensione di reversibilità e T.F.R. | Studio Legale Landi
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Quota della pensione di reversibilità – Accertamento del diritto – Presupposti – Assegno di divorzio – Equipollenza ai provvedimenti temporanei in funzione anticipatoria – Esclusione.
Il diritto del coniuge divorziato alla pensione di reversibilità o a una quota di essa in caso di concorso con altro coniuge superstite, di cui all’articolo 9 della legge 89871970, presuppone che il richiedente al momento della morte dell’ex coniuge sia titolare di assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto ai sensi dell’articolo 5 della legge predetta. Non è quindi sufficiente che l’ex coniuge versi nelle condizioni per ottenere l’assegno di divorzio e neppure la percezione, in concreto, di un qualsivoglia assegno di mantenimento, ma occorre che l’assegno sia stato attribuito con provvedimenti giurisdizionali che abbiano attitudine ad attribuire un «assegno di divorzio» qualificabile come tale per gli effetti che ne conseguono in relazione all·articolo 9 commi 2e 3, della legge 898/1970. Nel novero dei provvedimenti giurisdizionali che hanno attitudine ad attribuire un assegno di divorzio non rientrano i provvedimenti temporanei e urgenti previsti dall’art. 4 n. 8) della legge sul divorzio, diretti ad apprestare un regolamento essenziale e immediato al coniuge nella prospettiva del divorzio, con funzione anticipatoria alle statuizioni della sentenza di divorzio, la quale soltanto ai sensi dell’art 4 comma 10 della legge sul divorzio, in tale giudizio ha efficacia costitutiva rispetto all’assegno che uno degli ex coniugi debba all’a1l’altro per le esigenze proprie di quest’ultimo. (Cass. Sezione I – sentenza 9 giugno 2010 n. 13899 (Guida al diritto – Famiglia e minori)
Trattamento di fine rapporto – Accertamento del diritto – Presupposti –
In tema di divorzio, la sussistenza delle condizioni richieste per il riconoscimento di una parte dell’indennità di fine rapporto al coniuge (pronuncia di divorzio; assenza di nuove nozze da parte del coniuge creditore; la titolarità dell’assegno divorziale) deve essere verificata al momento in cui matura per l’altro coniuge il diritto alla corresponsione del trattamento in questione, con la conseguenza, tra l’altro, che il diritto non sorge a favore dell’ex coniuge passato nelle more a nuove nozze o che non sia più titolare, a quell’epoca, di assegno divorziale. ( Corte di Appello Napoli, Sez. I, 22/02/2006)
Il diritto alla quota dell’indennità di fine rapporto dell’altro coniuge, anche quando tale indennità sia maturata prima della sentenza di divorzio, richiamato dall’articolo 12-bis della legge 898 del 1970, va interpretato nel senso che tale diritto sorge soltanto se il trattamento spettante all’altro coniuge sia maturato successivamente alla proposizione della domanda introduttiva del giudizio di divorzio, e quindi anche prima della sentenza di divorzio, e non anche se esso sia maturato e sia stato percepito in data anteriore, come in pendenza del giudizio di separazione, potendo in tal caso la riscossione dell’indennità incidere solo sulla situazione economica del coniuge tenuto a corrispondere l’assegno ovvero legittimare una modifica delle condizioni di separazione. Nell’ipotesi in cui l’indennità sia maturata in costanza di matrimonio, la stessa deve ritenersi normalmente utilizzata per i bisogni della famiglia, e nella parte in cui residua al momento della separazione costituisce elemento idoneo a determinare le condizioni economiche del coniuge obbligato e a incidere sulla quantificazione dell’assegno, mentre se matura in pendenza del giudizio di separazione resta operante il principio di piena disponibilità delle attribuzioni patrimoniali da parte del destinatario, nel rispetto delle norme generali fissate dall’ordinamento, salva la necessità di valutazione di tale attribuzione in sede di assetto economico della separazione (Cass. civ., Sez. I, 29/09/2005, n.19046 – Guida al Diritto, 2005, 44, 63)
In caso di morte del pensionato, il figlio superstite ha diritto alla pensione di reversibilità , ove maggiorenne, se riconosciuto inabile al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di questi, laddove il requisito della “vivenza a carico”, se non si identifica indissolubilmente con lo stato di convivenza nè con una situazione di totale soggezione finanziaria del soggetto inabile, va considerato con particolare rigore ed in tale valutazione occorre prendere in considerazione tutti gli elementi di giudizio acquisiti al processo in base ai quali poter ricostruire la sussistenza o meno di una rilevante dipendenza economica del figlio inabile dal defunto genitore. (Nella specie, la S.C. ha riformato la sentenza di merito che non aveva adeguatamente accertato se la ricorrente poteva o meno far affidamento, al momento della morte del padre, sull’assegno di mantenimento erogato dal coniuge separato ,al quale, dopo la separazione, aveva affermato di aver rinunciato, ma la cui titolarità risultava ribadita con la sentenza di divorzio). (Cass. civ., Sez. lavoro, 01/06/2005, n.11689 – Mass. Giur. It., 2005)

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