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DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 integrato e coretto con il DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n PDF
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Olimpia Grosso
1 DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 integrato e coretto con il DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n. 106 DISPOSIZIONI INTEGRATIVE E CORRETTIVE AL DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81 IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO. Premessa alla consultazione. Il presente testo è stato redatto quale primo contributo di testo coordinato dei due decreti a cura di Rocco Vitale e Giuseppe Ciarcelluto, con la collaborazione di Ettore Bussi, per conto dell Aifos, Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro. TITOLO I PRINCIPI COMUNI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Finalità Articolo 2 Definizioni Articolo 3 Campo di applicazione Articolo 4 Computo dei lavoratori CAPO II SISTEMA ISTITUZIONALE Articolo 5 Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro Articolo 6 Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro Articolo 7 Comitati regionali di coordinamento Articolo 8 Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro Articolo 9 Enti pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro Articolo 10 Informazione e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro Articolo 11 Attività promozionali Articolo 12 Interpello Articolo 13 Vigilanza Articolo 14 Disposizioni per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori 1 di 396
2 CAPO III GESTIONE DELLA PREVENZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO SEZIONE I MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI Articolo 15 Misure generali di tutela Articolo 16 Delega di funzioni Articolo 17 Obblighi del datore di lavoro non delegabili Articolo 18 Obblighi del datore di lavoro e del dirigente Articolo 19 Obblighi del preposto Articolo 20. Obblighi dei lavoratori Articolo 21 Disposizioni relative ai componenti dell impresa familiare di cui all articolo 230 bis del codice civile e ai lavoratori autonomi Articolo 22 Obblighi dei progettisti Articolo 23 Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori Articolo 24 Obblighi degli installatori Articolo 25 Obblighi del medico competente Articolo 26 Obblighi connessi ai contratti d appalto o d opera o di somministrazione Articolo 27 Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi SEZIONE II VALUTAZIONE DEI RISCHI Articolo 28 Oggetto della valutazione dei rischi Articolo 29 Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi Articolo 30 Modelli di organizzazione e di gestione SEZIONE III SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE Articolo 31 Servizio di prevenzione e protezione Articolo 32 Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione interni ed esterni Articolo 33 Compiti del servizio di prevenzione e protezione Articolo 34 Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi Articolo 35 Riunione periodica SEZIONE IV FORMAZIONE, INFORMAZIONE E ADDESTRAMENTO Articolo 36 Informazione ai lavoratori Articolo 37 Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti SEZIONE V SORVEGLIANZA SANITARIA Articolo 38 Titoli e requisiti del medico competente Articolo 39 Svolgimento dell attività di medico competente Articolo 40 Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale Articolo 41 Sorveglianza sanitaria Articolo 42 Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica SEZIONE VI GESTIONE DELLE EMERGENZE Articolo 43 Disposizioni generali Articolo 44 Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato Articolo 45 Primo soccorso Articolo 46 Prevenzione incendi SEZIONE VII CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI Articolo 47 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Articolo 48 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale Articolo 49 Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo Articolo 50 Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Articolo 51 Organismi paritetici Articolo 52 Sostegno alla piccola e media impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali e alla pariteticità SEZIONE VIII DOCUMENTAZIONE TECNICO AMMINISTRATIVA E STATISTICHE DEGLI INFORTUNI E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI Articolo 53 Tenuta della documentazione Articolo 54 Comunicazioni e trasmissione della documentazione CAPO IV DISPOSIZIONI PENALI SEZIONE I SANZIONI Articolo 55 Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente Articolo 56 Sanzioni per il preposto Articolo 57 Sanzioni per i progettisti, i fabbricanti, i fornitori e gli installatori Articolo 58 Sanzioni per il medico competente Articolo 59 Sanzioni per i lavoratori Articolo 60 Sanzioni per i componenti dell impresa familiare di cui all art. 230 bis del codice civile, per i lavoratori autonomi, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti SEZIONE II DISPOSIZIONI IN TEMA DI PROCESSO PENALE Articolo 61 Esercizio dei diritti della persona offesa TITOLO II LUOGHI DI LAVORO CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 62 Definizioni Articolo 63 Requisiti di salute e di sicurezza Articolo 64 Obblighi del datore di lavoro Articolo 65 Locali sotterranei o semisotterranei Articolo 66 Lavori in ambienti sospetti di inquinamento Articolo 67 Notifiche all organo di vigilanza competente per territorio CAPO II SANZIONI Articolo 68 Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente 2 di 396
3 TITOLO III USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE CAPO I USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO Articolo 69 Definizioni Articolo 70 Requisiti di sicurezza Articolo 71 Obblighi del datore di lavoro Articolo 72 Obblighi dei noleggiatori e dei concedenti in uso Articolo 73 Informazione e formazione e addestramento CAPO II USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Articolo 74 Definizioni Articolo 75 Obbligo di uso Articolo 76 Requisiti dei DPI Articolo 77 Obblighi del datore di lavoro Articolo 78 Obblighi dei lavoratori Articolo 79 Criteri per l individuazione e l uso CAPO III IMPIANTI E APPARECCHIATURE ELETTRICHE Articolo 80 Obblighi del datore di lavoro Articolo 81 Requisiti di sicurezza Articolo 82 Lavori sotto tensione Articolo 83 Lavori in prossimità di parti attive Articolo 84 Protezioni dai fulmini Articolo 85 Protezione di edifici, impianti strutture ed attrezzature Articolo 86 Verifiche e controlli Articolo 87 Sanzioni a carico del datore di lavoro del dirigente, del noleggiatore e del concedente in uso TITOLO IV CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI CAPO I MISURE PER LA SALUTE E SICUREZZA NEI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI Articolo 88 Campo di applicazione Articolo 89 Definizioni Articolo 90 Obblighi del committente o del responsabile dei lavori Articolo 91 Obblighi del coordinatore per la progettazione Articolo 92 Obblighi del coordinatore per l'esecuzione dei lavori Articolo 93 Responsabilità dei committenti e dei responsabili dei lavori Articolo 94 Obblighi dei lavoratori autonomi Articolo 95 Misure generali di tutela Articolo 96 Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti Articolo 97 Obblighi del datore di lavoro dell impresa affidataria Articolo 98 Requisiti professionali del coordinatore per la progettazione, del coordinatore per l'esecuzione dei lavori Articolo 99 Notifica preliminare Articolo 100 Piano di sicurezza e di coordinamento Articolo 101 Obblighi di trasmissione Articolo 102 Consultazione dei rappresentanti per la sicurezza Articolo 103 Modalità di previsione dei livelli di emissione sonora Articolo 104 Modalità attuative di particolari obblighi CAPO II NORME PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO NELLE COSTRUZIONI E NEI LAVORI IN QUOTA SEZIONE I CAMPO DI APPLICAZIONE Articolo 105 Attività soggette Articolo 106 Attività escluse Articolo 107 Definizioni SEZIONE II DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE Articolo 108 Viabilità nei cantieri Articolo 109 Recinzione del cantiere Articolo 110 Luoghi di transito Articolo 111 Obblighi del datore di lavoro nell'uso di attrezzature per lavori in quota Articolo 112 Idoneità delle opere provvisionali Articolo 113 Scale Articolo 114 Protezione dei posti di lavoro Articolo 115 Sistemi di protezione contro le cadute dall alto Articolo 116 Obblighi dei datori di lavoro concernenti l'impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi Articolo 117 Lavori in prossimità di parti attive SEZIONE III SCAVI E FONDAZIONI Articolo 118 Splateamento e sbancamento Articolo 119 Pozzi, scavi e cunicoli Articolo 120 Deposito di materiali in prossimità degli scavi Articolo 121 Presenza di gas negli scavi SEZIONE IV PONTEGGI IN LEGNAME E ALTRE OPERE PROVVISIONALI Articolo 122 Ponteggi ed opere provvisionali Articolo 123 Montaggio e smontaggio delle opere provvisionali Articolo 124 Deposito di materiali sulle impalcature Articolo 125 Disposizione dei montanti Articolo 126 Parapetti Articolo 127 Ponti a sbalzo Articolo 128 Sottoponti Articolo 129 Impalcature nelle costruzioni in conglomerato cementizio Articolo 130 Andatoie e passerelle SEZIONE V PONTEGGI FISSI Articolo 131 Autorizzazione alla costruzione ed all'impiego Articolo 132 Relazione tecnica Articolo 133 Progetto Articolo 134 Documentazione Articolo 135 Marchio del fabbricante Articolo 136 Montaggio e smontaggio Articolo 137 Manutenzione e revisione Articolo 138 Norme particolari 3 di 396
4 SEZIONE VI PONTEGGI MOVIBILI Articolo 139 Ponti su cavalletti Articolo 140 Ponti su ruote a torre SEZIONE VII COSTRUZIONI EDILIZIE Articolo 141 Strutture speciali Articolo 142 Costruzioni di archi, volte e simili Articolo 143 Posa delle armature e delle centine Articolo 144 Resistenza delle armature Articolo 145 Disarmo delle armature Articolo 146 Difesa delle aperture Articolo 147 Scale in muratura Articolo 148 Lavori speciali Articolo 149 Paratoie e cassoni SEZIONE VIII DEMOLIZIONI Articolo 150 Rafforzamento delle strutture Articolo 151 Ordine delle demolizioni Articolo 152 Misure di sicurezza Articolo 153 Convogliamento del materiale di demolizione Articolo 154 Sbarramento della zona di demolizione Articolo 155 Demolizione per rovesciamento Articolo 156 Verifiche CAPO III SANZIONI Articolo 157 Sanzioni per i committenti e i responsabili dei lavori Articolo 158 Sanzioni per i coordinatori Articolo 159 Sanzioni per i datori di lavoro e dirigenti e i preposti Articolo 160 Sanzioni per i lavoratori autonomi TITOLO V SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 161 Campo di applicazione Articolo 162 Definizioni Articolo 164 Informazione e formazione Articolo 163 Obblighi del datore di lavoro Articolo 164 Informazione e formazione CAPO II SANZIONI Articolo 165 Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente Articolo 166 Sanzioni a carico del preposto TITOLO VI MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 167 Campo di applicazione Articolo 168 Obblighi del datore di lavoro Articolo 169 Informazione, formazione e addestramento CAPO II SANZIONI Articolo 170 Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente Articolo 171 Sanzioni a carico del preposto TITOLO VII ATTREZZATURE MUNITE DI VIDEOTERMINALI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 172 Campo di applicazione Articolo 173 Definizioni CAPO II OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO, DEI DIRIGENTI E DEI PREPOSTI Articolo 174 Obblighi del datore di lavoro Articolo 175 Svolgimento quotidiano del lavoro Articolo 176 Sorveglianza sanitaria Articolo 177 Informazione e formazione CAPO III SANZIONI Articolo 178 Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente Articolo 179 Sanzioni a carico del preposto TITOLO VIII AGENTI FISICI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 180 Definizioni e campo di applicazione Articolo 181 Valutazione dei rischi Articolo 182 Disposizioni miranti ad eliminare o ridurre i rischi Articolo 183 Lavoratori particolarmente sensibili Articolo 184 Informazione e formazione dei lavoratori Articolo 185 Sorveglianza sanitaria Articolo 186 Cartella sanitaria e di rischio CAPO II PROTEZIONE DEI LAVORATORI CONTRO I RISCHI DI ESPOSIZIONE AL RUMORE DURANTE IL LAVORO Articolo 187 Campo di applicazione Articolo 188 Definizioni Articolo 189 Valori limite di esposizione e valori di azione Articolo 190 Valutazione del rischio Articolo 191 Valutazione di attività a livello di esposizione molto variabile Articolo 192 Misure di prevenzione e protezione Articolo 193 Uso dei dispositivi di protezione individuali Articolo 194 Misure per la limitazione dell esposizione Articolo 195 Informazione e formazione dei lavoratori Articolo 196 Sorveglianza sanitaria Articolo 197 Deroghe Articolo 198 Linee Guida per i settori della musica, delle attività ricreative e dei call center CAPO III PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI Articolo 199 Campo di applicazione Articolo 200 Definizioni Articolo 201 Valori limite di esposizione e valori d azione Articolo 202 Valutazione dei rischi Articolo 203 Misure di prevenzione e protezione Articolo 204 Sorveglianza sanitaria Articolo 205 Deroghe 4 di 396
5 CAPO IV PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI Articolo 206 Campo di applicazione Articolo 207 Definizioni Articolo 208 Valori limite di esposizione e valori d azione Articolo 209 Identificazione dell esposizione e valutazione dei rischi Articolo 210 Misure di prevenzione e protezione Articolo 211 Sorveglianza sanitaria Articolo 212 Linee guida CAPO V PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI Articolo 213 Campo di applicazione Articolo 214 Definizioni Articolo 215 Valori limite di esposizione Articolo 216 Identificazione dell esposizione e valutazione dei rischi Articolo 217 Disposizioni miranti ad eliminare o a ridurre i rischi Articolo 218 Sorveglianza sanitaria CAPO VI SANZIONI Articolo 219 Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente Articolo 220 Sanzioni a carico del medico competente TITOLO IX SOSTANZE PERICOLOSE CAPO I PROTEZIONE DA AGENTI CHIMICI Articolo 221 Campo di applicazione Articolo 222 Definizioni Articolo 223 Valutazione dei rischi Articolo 224 Misure e principi generali per la prevenzione dei rischi Articolo 225 Misure specifiche di protezione e di prevenzione Articolo 226 Disposizioni in caso di incidenti o di emergenze Articolo 227 Informazione e formazione per i lavoratori Articolo 228 Divieti Articolo 229 Sorveglianza sanitaria Articolo 230 Cartelle sanitarie e di rischio Articolo 231 Consultazione e partecipazione dei lavoratori Articolo 232 Adeguamenti normativi CAPO II PROTEZIONE DA AGENTI CANCEROGENI E MUTAGENI SEZIONE I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 233 Campo di applicazione Articolo 234 Definizioni SEZIONE II OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO Articolo 235 Sostituzione e riduzione Articolo 236 Valutazione del rischio Articolo 237 Misure tecniche, organizzative, procedurali Articolo 238 Misure tecniche Articolo 239 Informazione e formazione Articolo 240 Esposizione non prevedibile Articolo 241 Operazioni lavorative particolari SEZIONE III SORVEGLIANZA SANITARIA Articolo 242 Accertamenti sanitari e norme preventive e protettive specifiche Articolo 243 Registro di esposizione e cartelle sanitarie Articolo 244 Registrazione dei tumori Articolo 245 Adeguamenti normativi CAPO III PROTEZIONE DAI RISCHI CONNESSI ALL ESPOSIZIONE ALL AMIANTO SEZIONE I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 246 Campo di applicazione Articolo 247 Definizioni SEZIONE II OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO Articolo 248 Individuazione della presenza di amianto Articolo 249 Valutazione del rischio Articolo 250 Notifica Articolo 251 Misure di prevenzione e protezione Articolo 252 Misure igieniche Articolo 253 Controllo dell esposizione Articolo 254 Valore limite Articolo 255 Operazioni lavorative particolari Articolo 256 Lavori di demolizione o rimozione dell amianto Articolo 257 Informazione dei lavoratori Articolo 258 Formazione dei lavoratori Articolo 259 Sorveglianza sanitaria Articolo 260 Registro di esposizione e cartelle sanitarie e di rischio Articolo 261 Mesoteliomi CAPO IV SANZIONI Articolo 262 Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente Articolo 263 Sanzioni per il preposto Articolo 264 Sanzioni per il medico competente Articolo 265 Abolito TITOLO X ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 266 Campo di applicazione Articolo 267 Definizioni Articolo 268 Classificazione degli agenti biologici Articolo 269 Comunicazione Articolo 270 Autorizzazione 5 di 396
6 CAPO II OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO Articolo 271 Valutazione del rischio Articolo 272 Misure tecniche, organizzative, procedurali Articolo 273 Misure igieniche Articolo 274 Misure specifiche per strutture sanitarie e veterinarie Articolo 275 Misure specifiche per i laboratori e gli stabulari Articolo 276 Misure specifiche per i processi industriali Articolo 277 Misure di emergenza Articolo 278 Informazioni e formazione CAPO III SORVEGLIANZA SANITARIA Articolo 279 Prevenzione e controllo Articolo 280 Registri degli esposti e degli eventi accidentali Articolo 281 Registro dei casi di malattia e di decesso CAPO IV SANZIONI Articolo 282 Sanzioni a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti Articolo 283 Sanzioni a carico dei preposti Articolo 284 Sanzioni a carico del medico competente Articolo 285 Sanzioni a carico dei lavoratori Articolo 286 Sanzioni concernenti il divieto di assunzione in luoghi esposti TITOLO XI PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 287 Campo di applicazione Articolo 288 Definizioni CAPO II OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO Articolo 289 Prevenzione e protezione contro le esplosioni Articolo 290 Valutazione dei rischi di esplosione Articolo 291 Obblighi generali Articolo 292 Coordinamento Articolo 293 Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive Articolo 294 Documento sulla protezione contro le esplosioni Articolo 294 bis Informazione e formazione dei lavoratori Articolo 295 Termini per l'adeguamento Articolo 296 Verifiche CAPO III SANZIONI Articolo 297 Sanzioni a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti TITOLO XII DISPOSIZIONI IN MATERIA PENALE E DI PROCEDURA PENALE Articolo 298 Principio di specialità Articolo 299 Esercizio di fatto di poteri direttivi Articolo Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 Articolo 301 Applicabilità delle disposizioni di cui agli articolo 20 e seguenti del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758 Articolo 301 bis Estinzione agevolata degli illeciti amministrativi a seguito di regolarizzazione Articolo 302 Definizione delle contravvenzioni punite con la sola pena dell arresto Articolo 302 bis Potere di disposizione Articolo 303 Abrogato TITOLO XIII NORME TRANSITORIE E FINALI Articolo 304 Abrogazioni Articolo 305 Clausola finanziaria Articolo 306 Disposizioni finali DECRETO LEGISLATIVO 3 AGOSTO 2009, N. 106 Articoli del Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106 ART. 148 (Clausola finanziaria) ART. 149 (Modifiche agli Allegati del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81) SEGUONO TUTTI GLI ALLEGATI AL D. Lgs. 81/09 modificati ed inegrati dal D.Lgs. 106/09 In colore viola sono state inserite dopo ogni articolo, quale commento e contributo ad una facile evidenziazione, le eventuali sanzioni riferentesi all articolato o ai singoli commi o lettere 6 di 396
7 TITOLO I PRINCIPI COMUNI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Finalità 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo costituiscono attuazione dell articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mediante il riordino e il coordinamento delle medesime in un unico testo normativo. Il presente decreto legislativo persegue le finalità di cui al presente comma nel rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali in materia, nonché in conformità all articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, garantendo l uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. 2. In relazione a quanto disposto dall articolo 117, quinto comma, della Costituzione e dall articolo 16, comma 3, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le disposizioni del presente decreto legislativo, riguardanti ambiti di competenza legislativa delle regioni e province autonome, si applicano, nell esercizio del potere sostitutivo dello Stato e con carattere di cedevolezza, nelle regioni e nelle province autonome nelle quali ancora non sia stata adottata la normativa regionale e provinciale e perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore di quest ultima, fermi restando i principi fondamentali ai sensi dell articolo 117, terzo comma, della Costituzione. 3. Gli atti, i provvedimenti e gli adempimenti attuativi del presente decreto sono effettuati nel rispetto dei principi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n Articolo 2 Definizioni 1. Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per: a) «lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un attività lavorativa nell ambito dell organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell ente stesso; l associato in partecipazione di cui all articolo 2549, e seguenti del codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; il volontario, come definito dalla legge 1 agosto 1991, n. 266; i 2 di 396
8 volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il volontario che effettua il servizio civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni; b) «datore di lavoro»: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l assetto dell organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell organizzazione stessa o dell unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell ubicazione e dell ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l organo di vertice medesimo; c) «azienda»: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato; d) «dirigente»: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l attività lavorativa e vigilando su di essa; e) «preposto»: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa; f) «responsabile del servizio di prevenzione e protezione»: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi; g) «addetto al servizio di prevenzione e protezione»: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all articolo 32, facente parte del servizio di cui alla lettera l); h) «medico competente»: medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all articolo 38, che collabora, secondo quanto previsto all articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto; i) «rappresentante dei lavoratori per la sicurezza»: persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro; l) «servizio di prevenzione e protezione dai rischi»: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all azienda finalizzati all attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori; 3 di 396
9 m) «sorveglianza sanitaria»: insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell attività lavorativa; n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell integrità dell ambiente esterno; o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un assenza di malattia o d infermità; p) «sistema di promozione della salute e sicurezza»: complesso dei soggetti istituzionali che concorrono, con la partecipazione delle parti sociali, alla realizzazione dei programmi di intervento finalizzati a migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell ambito dell organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza; r) «pericolo»: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni; s) «rischio»: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione; t) «unità produttiva»: stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale; u) «norma tecnica»: specifica tecnica, approvata e pubblicata da un organizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di normalizzazione, la cui osservanza non sia obbligatoria; v) «buone prassi»: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la normativa vigente e con le norme di buona tecnica, adottate volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro, elaborate e raccolte dalle regioni, dall Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), dall Istituto nazionale per l assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici di cui all articolo 51, validate dalla Commissione consultiva permanente di cui all articolo 6, previa istruttoria tecnica dell ISPESL, che provvede a assicurarne la più ampia diffusione; z) «linee guida»: atti di indirizzo e coordinamento per l applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza predisposti dai ministeri, dalle regioni, dall ISPESL e dall INAIL e approvati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; 4 di 396
10 aa) «formazione»: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi; bb) «informazione»: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro; cc) «addestramento»: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro; dd) «modello di organizzazione e di gestione»: modello organizzativo e gestionale per la definizione e l attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro; ee) «organismi paritetici»: organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per: la programmazione di attività formative e l elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro; la l assistenza alle imprese finalizzata all attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento; ff) «responsabilità sociale delle imprese»: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro attività commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Articolo 3 Campo di applicazione 1. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. 2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 1 agosto 1991, n. 266, degli uffici all estero di cui all articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative, individuate entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreti emanati, ai sensi dell articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988 n. 400, dai Ministri competenti di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della salute e per le riforme e le 5 di 396
11 innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché, relativamente agli schemi di decreti di interesse delle Forze armate, compresa l Arma dei carabinieri ed il Corpo della Guardia di finanza, gli organismi a livello nazionale rappresentativi del personale militare; analogamente si provvede per quanto riguarda gli archivi, le biblioteche e i musei solo nel caso siano sottoposti a particolari vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali. Con i successivi decreti, da emanare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative ivi comprese quelle per la tutela della salute e sicurezza del personale nel corso di operazioni ed attività condotte dalla Forze armate, compresa l Arma dei Carabinieri, nonché dalle altre Forze di polizia e dal Corpo dei Vigili del fuoco, nonché dal Dipartimento della protezione civile fuori dal territorio nazionale, individuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreti emanati, ai sensi dell articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 su proposta dei Ministri competenti, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede a dettare le disposizioni necessarie a consentire il coordinamento con la disciplina recata dal presente decreto della normativa relativa alle attività lavorative a bordo delle navi, di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, in ambito portuale, di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, e per il settore delle navi da pesca, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e l armonizzazione delle disposizioni tecniche di cui ai titoli dal II al XII del medesimo decreto con la disciplina in tema di trasporto ferroviario contenuta nella legge 26 aprile 1974, n. 191, e relativi decreti di attuazione. 3. Fino alla scadenza del termine di cui al comma 2, sono fatte salve le disposizioni attuative dell articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, nonché le disposizioni di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e le disposizioni tecniche del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, e del decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, richiamate dalla legge 26 aprile 1974, n. 191, e dai relativi decreti di attuazione; decorso inutilmente tale termine, trovano applicazione le disposizioni di cui al presente decreto. 3 bis. Nei riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico, e i volontari dei vigili del fuoco, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività, individuate entro il 31 dicembre 2010 con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dell interno, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro 4. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dai commi successivi del presente articolo. 6 di 396
12 5. Nell ipotesi di prestatori di lavoro nell ambito di un contratto di somministrazione di lavoro di cui agli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, fermo restando quanto specificamente previsto dal comma 5 dell articolo 23 del citato decreto legislativo n. 276 del 2003, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione di cui al presente decreto sono a carico dell utilizzatore. 6. Nell ipotesi di distacco del lavoratore di cui all articolo 30 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato. Per il personale delle pubbliche amministrazioni di cui all articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che presta servizio con rapporto di dipendenza funzionale presso altre amministrazioni pubbliche, organi o autorità nazionali, gli obblighi di cui al presente decreto sono a carico del datore di lavoro designato dall amministrazione, organo o autorità ospitante. 7. Nei confronti dei lavoratori a progetto di cui agli articoli 61, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e dei collaboratori coordinati e continuativi di cui all articolo 409, primo comma, n.) 3, del codice di procedura civile, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente. 8. Nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio, ai sensi dell articolo 70 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni e integrazioni, il presente decreto legislativo e tutte le altre norme speciali vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute si applicano con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l insegnamento privato supplementare e l assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili. 9. Nei confronti dei lavoratori a domicilio di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, e dei Fermo restando quanto previsto dalla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ai lavoratori a domicilio ed ai lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III. 10. A tutti i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza, mediante collegamento informatico e telematico, compresi quelli di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70, e di cui all accordo quadro europeo sul telelavoro concluso il 16 luglio 2002, si applicano le disposizioni di cui al titolo VII, indipendentemente dall ambito in cui si svolge la prestazione stessa. Nell ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III. I lavoratori a distanza sono informati dal datore di lavoro circa le politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare in 7 di 396
13 ordine alle esigenze relative ai videoterminali ed applicano correttamente le direttive aziendali di sicurezza. Al fine di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza da parte del lavoratore a distanza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi, dovendo tale accesso essere subordinato al preavviso e al consenso del lavoratore qualora la prestazione sia svolta presso il suo domicilio. Il lavoratore a distanza può chiedere ispezioni. Il datore di lavoro garantisce l adozione di misure dirette a prevenire l isolamento del lavoratore a distanza rispetto agli altri lavoratori interni all azienda, permettendogli di incontrarsi con i colleghi e di accedere alle informazioni dell azienda, nel rispetto di regolamenti o accordi aziendali. 11. Nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all articolo 2222 del codice civile si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e Nei confronti dei componenti dell impresa familiare di cui all articolo 230 bis del codice civile, dei piccoli imprenditori di cui all articolo 2083 del codice civile dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all articolo bis. Nei confronti dei volontari di cui alla legge 1 agosto 1991, n. 266, e dei volontari che effettuano servizio civile si applicano le disposizioni relative ai lavoratori autonomi di cui all articolo 21 del presente decreto. Con accordi tra il volontario e l associazione di volontariato o l ente di servizio civile possono essere individuate le modalità di attuazione della tutela di cui al precedente periodo. Ove il volontario svolga la propria prestazione nell ambito dell organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornire al volontario dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti in cui è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. Egli è altresì tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del volontario e altre attività che si svolgano nell ambito della medesima organizzazione. 13. In considerazione della specificità dell attività esercitata dalle imprese medie e piccole operanti nel settore agricolo, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della salute e delle politiche agricole, alimentari e forestali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel rispetto dei livelli generali di tutela di cui alla normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, e limitatamente alle imprese che impiegano lavoratori stagionali ciascuno dei quali non superi le cinquanta giornate lavorative e per un numero complessivo di lavoratori compatibile con gli ordinamenti colturali aziendali, provvede ad emanare disposizioni per semplificare gli adempimenti relativi all informazione, formazione e sorveglianza sanitaria previsti dal presente decreto, sentite le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative del settore sul piano nazionale. I contratti collettivi stipulati dalle predette organizzazioni definiscono specifiche modalità di attuazione delle previsioni del presente decreto legislativo concernenti il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel caso le imprese utilizzino esclusivamente la tipologia di lavoratori stagionali di cui al precedente periodo. 8 di 396
14 Articolo 4 Computo dei lavoratori 1. Ai fini della determinazione del numero di lavoratori dal quale il presente decreto legislativo fa discendere particolari obblighi non sono computati: a) i collaboratori familiari di cui all articolo 230 bis del codice civile; b) i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; c) gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali; d) i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato, ai sensi dell articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in sostituzione di altri prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro; e) i lavoratori che svolgono prestazioni occasionali di tipo accessorio ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, nonché prestazioni che esulano dal mercato del lavoro ai sensi dell articolo 74 del medesimo decreto. f) i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del datore di lavoro committente; g) i volontari, come definiti dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile e i volontari che effettuano il servizio civile; h) i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili di cui al decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni; i) i lavoratori autonomi di cui all articolo 2222 del codice civile, fatto salvo quanto previsto dalla successiva lettera l); l) i collaboratori coordinati e continuativi di cui all articolo 409, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile, nonché i lavoratori a progetto di cui agli articoli 61 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del committente. 1 bis) i lavoratori in prova 2. I lavoratori utilizzati mediante somministrazione di lavoro ai sensi degli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e i lavoratori assunti a tempo parziale ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e successive modificazioni, si computano sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell arco di un semestre. 3. Fatto salvo quanto previsto dal comma 4, nell ambito delle attività stagionali definite dal decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n e successive modificazioni, nonché di quelle individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative, il personale in forza si computa a prescindere dalla durata del contratto e dall orario di lavoro effettuato. 4. Il numero dei lavoratori impiegati per l intensificazione dell attività in determinati periodi dell anno nel settore agricolo e nell ambito di attività diverse da quelle indicate nel comma 3, 9 di 396
15 corrispondono a frazioni di unità lavorative anno (ULA) come individuate sulla base della normativa comunitaria. 4. Il numero degli operai impiegati a tempo determinato, anche stagionali, nel settore agricolo si computa per frazioni di unità lavorative anno (ULA) come individuate sulla base della normativa comunitaria. CAPO II SISTEMA ISTITUZIONALE Articolo 5 Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro 1. Presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, è istituito il Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il Comitato è presieduto dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ed è composto da: a) due rappresentanti del Ministero della salute; tre rappresentanti del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche social; b) due rappresentanti del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali; un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dei trasporti. c) un rappresentante del Ministero dell interno; d) cinque rappresentanti delle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano. 2. Al Comitato partecipano, con funzione consultiva, un rappresentante dell INAIL, uno dell ISPESL e uno dell Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA). 3. Il Comitato di cui al comma 1, al fine di garantire la più completa attuazione del principio di leale collaborazione tra Stato e regioni, ha il compito di: a) stabilire le linee comuni delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro; b) individuare obiettivi e programmi dell azione pubblica di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; c) definire la programmazione annuale in ordine ai settori prioritari di intervento dell azione di vigilanza, i piani di attività e i progetti operativi a livello nazionale, tenendo conto delle indicazioni provenienti dai comitati regionali di coordinamento e dai programmi di azione individuati in sede comunitaria; d) programmare il coordinamento della vigilanza a livello nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro; e) garantire lo scambio di informazioni tra i soggetti istituzionali al fine di promuovere l uniformità dell applicazione della normativa vigente; f) individuare le priorità della ricerca in tema di prevenzione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. 4. Ai fini delle definizioni degli obbiettivi di cui al comma 2, lettere a), b), e), f, le parti sociali sono consultate preventivamente. Sull attuazione delle azioni intraprese è effettuata una verifica con cadenza almeno annuale. 10 di 396
16 5. Le modalità di funzionamento del comitato sono fissate con regolamento interno da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da personale del Ministero della salute appositamente assegnato. 6. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare ai sensi del comma 1, non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di missione. Articolo 6 Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro 1. Presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali è istituita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro. La Commissione è composta da: a) un rappresentante del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali che la presiede; un rappresentante del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali che la presiede; b) un rappresentante del Ministero della salute; un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri Dipartimento per le pari opportunità; c) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; d) un rappresentante del Ministero dell interno; e) un rappresentante del Ministero della difesa; f) un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; g) un rappresentante del Ministero dei trasporti; h) un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; i) un rappresentante del Ministero della solidarietà sociale; l) un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della funzione pubblica; m) dieci rappresentanti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, designati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; n) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale; o) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, anche dell artigianato e della piccola e media impresa, comparativamente più rappresentative a livello nazionale. 2. Per ciascun componente può essere nominato un supplente, il quale interviene unicamente in caso di assenza del titolare. Ai lavori della Commissione possono altresì partecipare rappresentanti di altre amministrazioni centrali dello Stato in ragione di specifiche tematiche inerenti le relative competenze, con particolare riferimento a quelle relative alla materia dell istruzione per le problematiche di cui all articolo 11, comma 1, lettera c). 3. All inizio di ogni mandato la Commissione può istituire comitati speciali permanenti, dei quali determina la composizione e la funzione. 4. La Commissione si avvale della consulenza degli istituti pubblici con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro e può richiedere la partecipazione di esperti nei diversi settori di interesse. 11 di 396
17 5. I componenti della Commissione e i segretari sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su designazione degli organismi competenti e durano in carica cinque anni. 6. Le modalità di funzionamento della commissione sono fissate con regolamento interno da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da personale del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali appositamente assegnato. 7. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare ai sensi del comma 1, non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di missione. 8. La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha il compito di: a) esaminare i problemi applicativi della normativa di salute e sicurezza sul lavoro e formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione vigente; b) esprimere pareri sui piani annuali elaborati dal Comitato di cui all articolo 5; c) definire le attività di promozione e le azioni di prevenzione di cui all articolo 11; d) validare le buone prassi in materia di salute e sicurezza sul lavoro; e) redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema informativo di cui all articolo 8, una relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, da trasmettere alle commissioni parlamentari competenti e ai Presidenti delle Regioni; f) elaborare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all articolo 29, comma 5, tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore. Tali procedure vengono recepite con decreto dei Ministeri del lavoro e della previdenza sociale, della salute e dell interno acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano; g) definire criteri finalizzati alla definizione del sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi di cui all articolo 27. Il sistema di qualificazione delle imprese è disciplinato con decreto del Presidente della Repubblica, acquisito il parere della Conferenza per i rapporti permanenti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto; h) valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta ed etici, adottati su base volontaria, che, in considerazione delle specificità dei settori produttivi di riferimento, orientino i comportamenti dei datori di lavoro, anche secondo i principi della responsabilità sociale, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti legislativamente; i) valutare le problematiche connesse all attuazione delle direttive comunitarie e delle convenzioni internazionali stipulate in materia di salute e sicurezza del lavoro; l) promuovere la considerazione della differenza di genere in relazione alla valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure di prevenzione; m) indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai fini di cui all articolo 30. m bis) elaborare criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro, anche tenendo conto delle peculiarità dei settori di riferimento; m ter) elaborare le procedure standardizzate per la redazione del documento di valutazione dei rischi di cui all articolo 26, comma 3, del presente decreto, anche previa individuazione di 12 di 396
18 tipologie di attività per le quali l obbligo in parola non operi in quanto l interferenza delle lavorazioni in tali ambiti risulti irrilevante; m quater) elaborare le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavorocorrelato. Articolo 7 Comitati regionali di coordinamento 1. Al fine di realizzare una programmazione coordinata di interventi, nonché uniformità degli stessi ed il necessario raccordo con il Comitato di cui all articolo 5 e con la Commissione di cui all articolo 6, presso ogni regione e provincia autonoma opera il comitato regionale di coordinamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 21 dicembre 2007, pubblicato nella G.U. n. 31 del 6 febbraio Articolo 8 Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro 1. È istituito il Sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) nei luoghi di lavoro al fine di fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare e valutare l efficacia della attività di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, relativamente ai lavoratori iscritti e non iscritti agli enti assicurativi pubblici, e per indirizzare le attività di vigilanza, attraverso l utilizzo integrato delle informazioni disponibili negli attuali sistemi informativi, anche tramite l integrazione di specifici archivi e la creazione di banche dati unificate 2. Il Sistema informativo di cui al comma 1 è costituito dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dal Ministero della salute, dal Ministero dell interno, dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, dall INAIL, dall IPSEMA e dall ISPESL, con il contributo del Consiglio nazionale dell economia e del lavoro (CNEL). Allo sviluppo del medesimo concorrono gli organismi paritetici e gli istituti di settore a carattere scientifico, ivi compresi quelli che si occupano della salute delle donne. 3. L INAIL garantisce la gestione tecnica ed informatica del SINP e, a tale fine, è titolare del trattamento dei dati, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n Con decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi entro 180 giorni dalla data dell entrata in vigore del presente decreto legislativo, vengono definite le regole tecniche per la realizzazione ed il funzionamento del SINP, nonché le regole per il trattamento dei dati. Tali regole sono definite nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, così come modificato ed integrato dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 159, e dei contenuti del Protocollo di intesa sul Sistema informativo nazionale integrato per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Con il medesimo decreto sono disciplinate le speciali modalità con le quali le forze armate e le forze di polizia partecipano al sistema informativo relativamente alle attività operative e addestrative. Per tale finalità è acquisita l intesa dei Ministri della difesa, dell interno e dell economia e delle finanze. 5. La partecipazione delle parti sociali al Sistema informativo avviene attraverso la periodica consultazione in ordine ai flussi informativi di cui alle lettere a), b, c) e d) del comma di 396
19 6. I contenuti dei flussi informativi devono almeno riguardare: a) il quadro produttivo ed occupazionale; b) il quadro dei rischi anche in un ottica di genere; c) il quadro di salute e sicurezza dei lavorator e delle lavoratrici d) il quadro degli interventi di prevenzione delle istituzioni preposte; e) il quadro degli interventi di vigilanza delle istituzioni preposte. e bis) i dati degli infortuni sotto la soglia indennizzabile dall INAIL 7. La diffusione delle informazioni specifiche è finalizzata al raggiungimento di obiettivi di conoscenza utili per le attività dei soggetti destinatari e degli enti utilizzatori. I dati sono resi disponibili ai diversi destinatari e resi pubblici nel rispetto della normativa di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n Le attività di cui al presente articolo sono realizzate dalle amministrazioni di cui al comma 2 utilizzando le ordinarie risorse personali, economiche e strumentali in dotazione. Articolo 9 Enti pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 1. L ISPESL, l INAIL e l IPSEMA sono enti pubblici nazionali con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro che esercitano le proprie attività, anche di consulenza, in una logica di sistema con il Ministero della salute, il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 2. L ISPESL, l INAIL e l IPSEMA operano in funzione delle attribuzioni loro assegnate dalla normativa vigente, svolgendo in forma coordinata, per una maggiore sinergia e complementarietà, le seguenti attività: a) elaborazione e applicazione dei rispettivi piani triennali di attività; b) interazione, per i rispettivi ruoli e competenze, in logiche di conferenza permanente di servizio, per assicurare apporti conoscitivi al sistema di sostegno ai programmi di intervento in materia di sicurezza e salute sul lavoro di cui all articolo 2, comma 1, lettera p), per verificare l adeguatezza dei sistemi di prevenzione e assicurativi e per studiare e proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali ; c) consulenza alle aziende, in particolare alle medie, piccole e micro imprese, anche attraverso forme di sostegno tecnico e specialistico finalizzate sia al suggerimento dei più adatti mezzi, strumenti e metodi operativi, efficaci alla riduzione dei livelli di rischiosità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sia all individuazione degli elementi di innovazione tecnologica in materia con finalità prevenzionali, raccordandosi con le altre istituzioni pubbliche operanti nel settore e con le parti sociali; d) progettazione ed erogazione di percorsi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro tenuto conto ed in conformità ai criteri e alle modalità elaborati ai sensi degli articoli 6 e 11; e) formazione per i responsabili e gli addetti ai servizi di prevenzione e protezione di cui all articolo 32; f) promozione e divulgazione, della cultura della salute e della sicurezza del lavoro nei percorsi formativi scolastici, universitari e delle istituzioni dell alta formazione artistica, musicale e coreutica, previa stipula di apposite convenzioni con le istituzioni interessate; 14 di 396
20 g) partecipazione, con funzioni consultive, al Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza del lavoro di cui all articolo 5; h) consulenza alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza del lavoro di cui all articolo 6; i) elaborazione e raccolta e diffusione delle buone prassi di cui all articolo 2, comma 1, lettera v); l) predisposizione delle linee guida di cui all articolo 2, comma 1, lettera z); m) contributo al Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro secondo quanto previsto dall articolo L attività di consulenza di cui alla lettera c) del comma 2, non può essere svolta dai funzionari degli istituti di cui al presente articolo che svolgono attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. I soggetti che prestano tale attività non possono, per un periodo di tre anni dalla cessazione dell incarico, esercitare attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. Nell esercizio dell attività di consulenza non vi è l obbligo di denuncia di cui all articolo 331 del codice di procedura penale o di comunicazione ad altre Autorità competenti delle contravvenzioni rilevate ove si riscontrino violazioni alla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro; in ogni caso, l esercizio dell attività di consulenza non esclude o limita la possibilità per l ente di svolgere l attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. Con successivo decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali per la parte concernente i funzionari dell ISPESL, è disciplinato lo svolgimento dell attività di consulenza e dei relativi proventi, fermo restando che i compensi percepiti per lo svolgimento dell attività di consulenza sono devoluti in ragione della metà all ente di appartenenza e nel resto al Fondo di cui all articolo 52, comma L INAIL fermo restando quanto previsto dall articolo 12 della legge 11 marzo 1988, n. 67, dall articolo 2, comma 6, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dall articolo 2, comma 130, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché da ogni altra disposizione previgente, svolge, con la finalità di ridurre il fenomeno infortunistico e ad integrazione delle proprie competenze quale gestore dell assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i seguenti compiti oltre a quanto previsto negli altri articoli del presente decreto: a) raccoglie e registra, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell evento; b) concorre, alla realizzazione di studi e ricerche sugli infortuni e sulle malattie correlate al lavoro, coordinandosi con il Ministero della salute e con l ISPESL; c) partecipa alla elaborazione, formulando pareri e proposte, della normazione tecnica in materia; d) eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le prestazioni del Fondo di cui all articolo 1, comma 1187, della legge 27 dicembre 2006, n In sede di prima applicazione, le relative prestazioni sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi a fare data dal 1 gennaio Le somme eventualmente riversate all entrata del bilancio dello Stato a seguito di economie di gestione realizzatesi nell esercizio finanziario sono riassegnate al pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. 15 di 396

References: Articolo 1
 Articolo 2
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