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Timestamp: 2020-04-09 01:44:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21912 del 07/09/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21912 del 07/09/2018
Cassazione civile sez. I, 07/09/2018, (ud. 17/05/2018, dep. 07/09/2018), n.21912
sul ricorso n. 12318/16 proposto da:
rappres. p.t., elett.te domic. in Roma, presso l’avv. Umberto Morera
che la rappres. e difende, con procura per notar Z. del 12.5.14
P.R.A.; B.A.; B.M.P.;
B.M., elett.te domic. presso l’avv. Domenico Romito che
li rappres. e difende con procura speciale in calce al
avverso la sentenza n. 237/2015 emessa dalla Corte d’appello di Bari,
depositata l’8.3.2016;
udita la relazione del Sostituto Procuratore Generale, Dott. Alberto
Cardino, il quale ha concluso per l’accoglimento del primo motivo
del ricorso e per l’assorbimento del secondo;
sentito il difensore della parte ricorrente, avv. Morera;
sentito il difensore dei controricorrenti, avv. Romito;
udita la relazione del Consigliere, Dott. Rosario Caiazzo nella
P.D. citò, innanzi al Tribunale di Foggia, la Banca Monte Paschi Siena, esponendo: di essere correntista presso la Banca del Salento, poi Banca 121; di essere stato sollecitato dal direttore della filiale di tale istituto bancario a compiere alcune operazioni d’investimento (contratto denominato (OMISSIS) e due contratti di opzione put garantiti da titoli di Stato); che il primo contratto d’investimento stipulato era nullo per mancanza di forma e viziato da errore sul relativo oggetto dell’investimento; che gli altri contratti erano viziati per omesso consenso ad operare sui mercati non regolamentati, per conflitto d’interessi e per l’inadeguatezza degli investimenti rispetto al profilo di rischio dichiarato dall’attore; di aver liquidato i suddetti investimenti con forti perdite. Pertanto, il P. chiese: di accertare l’inesistenza, la nullità o annullabilità dei vari contratti di acquisto dei titoli, con condanna della banca convenuta alla restituzione delle somme versate oltre interessi prodotti dai Btp, e al risarcimento dei danni da liquidarsi equitativamente; in subordine, che i contratti fossero risolti per grave inadempimento, parimenti con la restituzione delle somme versate e al risarcimento dei danni.
Si costituì la Banca Monte Paschi Siena, resistendo alla domanda.
Il P. propose appello; si costituì la Banca. La Corte d’appello ha accolto il gravame, dichiarando la nullità dei tre contratti d’investimento per difetto di forma dei contratti-quadro perchè non sottoscritti dalla banca, condannando quest’ultima al pagamento in favore di P.R.A. e A. -costituitesi in corso di giudizio quali eredi dell’attore P.D. – della somma di Euro 76.030,24 oltre interessi legali e rigettando le altre domande. La Banca Monte Paschi Siena ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. Si sono costituiti con controricorso, P.R.A., B.A., M.P. e M. quali coeredi di P.A., deceduta nel 2014 (durante la pendenza della causa di secondo grado). Le parti hanno depositato memorie.
Con il primo motivo del ricorso è stata dedotta l’erroneità della sentenza d’appello per falsa applicazione dell’art. 23 Tuf, poichè i contratti d’investimento in questione erano da ritenere validamente stipulati pur senza la formale sottoscrizione della banca, risultando comunque il relativo consenso alla stipula.
Con il secondo motivo è stata denunziata l’erroneità della sentenza d’appello per violazione dell’art. 2504 bis c.c., avendo la Corte d’appello ritenuto che la produzione in giudizio dei contratti-quadro da parte della banca non avesse sanato la mancata sottoscrizione degli stessi contratti.
Il primo motivo è fondato alla luce della recente sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte, n. 898/18, secondo cui in tema d’intermediazione finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto-quadro, posto a pena di nullità, azionabile dal solo cliente, dal D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale, avuto riguardo alla finalità di protezione dell’investitore assunta dalla norma, sicchè tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, e non anche quella dell’intermediario, il cui consenso ben può desumersi alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti.
Pertanto, nel caso concreto, la mancata sottoscrizione del contratto-quadro da parte della banca non ne ha comportato la nullità, considerato che tale contratto è stato redatto in forma scritta e che una copia è stata consegnata al cliente.
Va altresì osservato che i controricorrenti hanno riproposto le domande formulate in primo grado e ritenute assorbite dal giudice di primo grado.
Al riguardo, i controricorrenti hanno dedotto che: il giudice di primo grado aveva violato il principio sull’onere probatorio ponendo a carico dell’attore l’attività probatoria, ritenendo sufficiente la documentazione prodotta dalla banca; era stato erroneamente ritenuto inidoneo il disconoscimento dei contratti di opzione put poichè le copie di tali contratti si presentavano su fogli distinti e separati, tra loro non connessi; era stata erroneamente respinta la domanda di nullità dei singoli ordini di vendita per difetto di forma in quanto tardiva, mentre la stessa domanda era stata formulata in citazione; il giudice di primo grado aveva erroneamente respinto la domanda di nullità del contratto di opzione put del 1999 per indeterminatezza del contenuto per mancata contestazione della difesa della banca che aveva depositato una tabella contenente l’indicazione dei titoli di riferimento dell’operazione d’investimento, adducendo l’erronea applicazione del principio di non contestazione e la mancata consegna del documento informativo sui rischi generali degli investimenti finanziari, data la genericità della dichiarazione sottoscritta sui modelli d’ordine; in primo grado era stata erroneamente ritenuta l’adeguatezza degli investimenti, con violazione dell’art. 29 Reg. Consob; non era stato riconosciuto il conflitto d’interessi in capo alla banca convenuta quale controparte diretta, considerato altresì che le operazioni erano state eseguite al di fuori dei mercati regolamentati; era altresì erronea la decisione di primo grado che aveva escluso il risarcimento del danno, anche perchè non ne era stata dimostrata la quantificazione.
Ora, è principio consolidato di questa Corte quello per cui la parte vittoriosa in appello non ha l’onere di proporre ricorso incidentale per far valere in sede di legittimità le domande o le eccezioni non accolte dal giudice di merito, rispetto alle quali siano pregiudiziali o preliminari o alternative le questioni sollevate con il ricorso principale, in quanto, in mancanza di una norma analoga a quella di cui all’art. 346 c.p.c., l’accoglimento di quest’ultimo ricorso, ancorchè in mancanza di quello incidentale, comporta la possibilità che tali domande o eccezioni siamo riproposte nel giudizio di rinvio (Cass., n. 134/17; n. 8817/12; n. 12728/10).
Per quanto esposto, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte territoriale che dovrà esaminare anche le domande e le eccezioni proposte dai controricorrenti e dichiarate assorbite dal giudice di primo grado.
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Bari, in diversa composizione, anche per le spese.

References: Sentenza 
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 art. 23
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