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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 17/03/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 17 marzo 2015
Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 17 marzo 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Stefan Stankov c. Bulgaria 25820/07 3 Stefan Stankov è un cittadino Bulgaro affetto da un deficit mentale. La madre del signor Stankov, come suo tutore, chiede ai servizi sociali di prendere in cura il figlio a causa della sua schizofrenia, così questo è ricoverato presso una casa di cura per uomini affetti da disturbi mentali. Dopo un miglioramento delle condizioni di salute il ricorrente chiede al pubblico ministero di adire la corte regionale per vedere ripristinata la sua capacità di agire, ma il PM rifiuta di avviare il procedimento. Il signor Stankov denuncia di aver subito violenza fisica all’interno della casa di cura e invoca l’art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) e l’art. 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza); inoltre sostiene di non aver avuto la possibilità di adire un tribunale per il restauro della sua capacità di agire e si appella agli articoli 6 CEDU (diritto di accesso ad un tribunale) e 13CEDU (diritto ad un ricorso effettivo) della convenzione Edu. Articolo 5
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - regolare stato di arresto o di detenzione
Articolo 5-1-e - mentalmente insano)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - promuovere un'azione)
Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 3 - trattamento degradante
Chinez c. Romania 2040/12 3 I ricorrenti, Mihai, Marius-Romeo e Ionuţ Ludovic Chinez, sono tre cittadini rumeni che vivono a Bucarest e il loro caso nasce da una rissa con dei tassisti e con delle forze dell’ordine che sono intervenute. Una notte nel Marzo del 2008 i tre fratelli insieme al padre chiamano un taxi per recarsi presso la stazione di polizia per denunciare un crimine, ma il tassista fermato si rifiuta di condurre gli uomini così i soggetti iniziano discutere animatamente. Sul luogo sopraggiungono dei colleghi del tassista e due agenti di polizia che chiamano a loro volta rinforzi e così scoppia la rissa. I fratelli vengono portati alla stazione di polizia dove due di loro affermano di essere stati picchiati (uno dei quali è portato in ospedale dove vi rimane per due giorni). Nel luglio del 2008 i tre fratelli hanno sostenuto in un procedimento penale di esser stati sottoposti ad arresto illegale. Accusano quindi gli agenti di polizia di cattiva condotta e comportamenti offensivi. Nel 2011 la Procura della corte d’appello respinge la denuncia e avvia un’indagine (ancora in corso) Articolo 3
Articolo 5 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (Aspetto procedurale)
Dobre ed Altri c. Romania 34160/09 3 I ricorrenti, PetreDobre, StelaIoţcovci, RădoicaIezdici, Victoria Balogh, IoanTomesc, Virgilio Prodan, Daniela-OxanaRadu Vasile e-Adrian Dragulescu, sono otto cittadini rumeni e sono le vittime o gli eredi delle vittime della repressione armata delle manifestazioni anti-totalitarie di Timişoara del 1989. Invocando il diritto alla vita (art. 2 CEDU) i primi quattro lamentano la mancanza di un’indagine efficace sulla morte dei loro parenti durante le manifestazioni; gli ultimi quattro, in quanto superstiti, lamentano l’assenza di un’indagine efficace sui maltrattamenti cui sono stati sottoposti. Articolo 6 Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Indagine effettiva) (Aspetto procedurale)
Akdemir e Evin c. Turchia 58255/08, 29725/09 2 TurgayErgin è un bambino turco di sette anni che il 13 Marzo del 1999 è morto mentre giocava con altri due coetanei a causa dell’esplosione di un ordigno ritrovato in un bidone nei pressi del poligono di tiro nella provincia di Diyarbakır. Secondo il pubblico ministero l’ordigno appartiene alle forze armate, ma a causa dell’occorsa prescrizione, nel 2009 non è più possibile identificare gli autori. Nel Febbraio del 2000 AyselAkdemir e Fatma Evin, genitori delle vittime, ricorrono per il risarcimento per la morte e per lelesioni dei rispettivi figli ma senza alcun risultato. Nel Gennaio 2012, il tribunale, liquida la somma di 38.036 euro di gran lunga inferiore rispetto alle richieste dei ricorrenti, i quali invocano l’art. 2 (diritto alla vita) lamentando che lo stato non ha adempiuto ai suoi obblighi ed inoltre invocano l’art. 6 a causa della lunga durata dei procedimenti nei tribunali amministrativi. Articolo 2
Articolo 6 Parzialmente irricevibile
Cülaz ed Altri c. Turchia 7524/06, 39046/10 3 In questo caso diciotto cittadini turchi chiedono la revisione della sentenza pronunciata dalla corte il 15 Aprile 2014 in cui la corte ha riscontrato la violazione dell’art. 2 (diritto alla vita) nella vicenda che ha visto coinvolti i parenti dei ricorrenti di cui si sono perse le tracce dopo il loro arresto nella stazione di polizia di Görümlü. La revisione della sentenza è chiesta a norma dell’art. 80 del regolamento della corte da Yasin Akil fratello di İbrahim Akil, uno dei desaparecidos e non figlio come in precedenza identificato. Articolo 80 (Regolamento Corte) Danno morale - compensazione (articolo 41 - il danno non patrimoniale
Şükrü Yıldız c. Turchia 4100/10 3 ŞükrüYıldız è un cittadino Turco che nel 2000 è stato colto insieme ad altri tre uomini a scrivere degli slogan su dei muri da alcuni agenti di polizia che per fermarli hanno esploso dei colpi ferendone uno e uccidendone un altro. L’uomo denuncia di aver subito maltrattamenti durante il suo arresto che l’hanno portato a subire un intervento chirurgico nei giorni immediatamente successivi. Nel 2004 il signor Yıldız è stato ritenuto colpevole di aver compromesso l’integrità dello stato. Il procedimento nei confronti degli agenti di polizia avviato nel 2001 si è concluso nel 2012 con sentenza della corte d’Assise che ha liberato i poliziotti da qualsiasi responsabilità penale, sentenza confermata in corte di Cassazione dall’assoluzione degli imputati. Yıldız invoca l’art. 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), l’art. 6 (diritto ad un equo processo) e l’art. 13 (diritto ad un ricorso effettivo) lamentando l’inefficacia delle indagini svolte a carico degli agenti di polizia. Articolo 3
Violazione_dell'articolo_3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (Aspetto procedurale)
Non sono state pubblicate ad oggi le decisioni sui seguenti casi: Kepecs c. Ungheria (n. 65499/11), Macher c. Ungheria (n. 65245/11), Mester e altri c. Ungheria (n. 58689/11), Pataricza c. Ungheria (n. 44197/11), Tóth c. Ungheria (n. 67542/11), Ignătescu e altri c. Romania (nn. 32168/05, 30403/06, 12522/08, 62989/10, 6898/11, 14566/11, 20656/11, 54593/11, 57508/11, 59238/11), Tiberiu Vlad e altri c. Romania (nn. 21386/02, 22030/05, 30830/08, 25855/09, 40992/10, 45172/10, 13537/13, 27928/13, 31279/13, 46681/13), Özgür Çelik c. Turchia (n. 6670/10) e Öztekin e Yıldız c. Turchia (n. 26300/10).
Bulgaria Romania Turchia Tutte le sentenze	2015-03-17
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