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10 marzo 2019 – Nascere in Italia e non esistere
Chiedo rispetto per i nati in Italia cui la legge nega il certificato di nascita
Dieci anni fa cominciava questa vergognosa gara aperta dalla decisione dell’allora ministro Maroni (quarto governo Berlusconi) a chi voltava le spalle con maggior convincimento a pericolosi esseri del peso medio di tre Kg.
Sembrava una gara fra nuovi eroi contro una minaccia alla nostra società.
Riuscivano a tacerne anche i vescovi italiani nel 2015 riuniti in Sinodo sulla famiglia: uno dei pochi cori omogenei nella società politica e (in)civile.
Ho scoperto che una deputata del pd, oggi Vice Presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, è anche componente della Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
Le ho scritto nella sua ufficiale casella di posta e ho ricevuto il riscontro della recezione del messaggio.
Gentile on. Pollastrini
giro a lei la lettera che ho inviato al neosegretario del Pd Zingaretti per cui temo di non aver trovato un indirizzo adeguato.
Conto su una risposta quale che sia. E’ un argomento che mi tormenta da dieci anni e su cui mai ho trovato risposte pertinenti.
Le ricordo soltanto che 2009 il trattamento, ora riservato solo ai nati in Italia come identificati da legge, apparteneva anche a chi chiedesse di registrare le ‘pubblicazioni di matrimonio’ (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2). Con sentenza 245/2011 la Corte Costituzionale modificò la situazione relativamente a questo aspetto. I neonati non hanno trovato rispetto alcuno. Perché? E nella svolta promessa dal segretario Zingaretti ci sarà finalmente posto anche per costoro?
Glielo chiedo anche come componente della Commissione Affari Costituzionali perché a mio parere questo è il livello della questione che ho posto.
La prego mi risponda anche se il suo parere fosse negativo: attendo da dieci anni di capire
oggetto. Lettera aperta – 8 marzo 2019
Boris Vian Le Deserteur 1954
Gentile segretario Zingaretti,
nel 1954 avevo 16 anni ma quel testo – che amai moltissimo per il suo radicale rifiuto della guerra – mi gira per la mente ogni volta che mi rivolgo a un ‘presidente’ che … non so se leggerà.
Però scrivo … chissà!
Non sono iscritta al Pd (pur avendo avuto una antica militanza nel PCI e anche – in tempi lontani – una presenza istituzionale), non ho votato per il segretario perché voglio mantenere la possibilità di dire dall’esterno ciò che all’interno del Pd non ha significativo riscontro.
Da dieci anni sto tentando di far emergere il problema dei piccoli che, nati in Italia, restano per legge senza certificato di nascita.
Lo vuole la legge che un inconsapevole ossimoro chiama ‘pacchetto sicurezza’ (n.94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2).
La norma, costruita attraverso un perverso intreccio di geografia e burocrazia, sostanzialmente è, mi sembra di poter dire, una misura razzista:
– geografia: i genitori o un genitore di un nato in Italia non sono comunitari,
– burocrazia: i genitori o un genitore non hanno il permesso di soggiorno e, dichiarandolo come la legge vuole per registrare la nascita in Italia del loro bambino,- si espongono al rischio di espulsione.
Ce lo segnala anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
Soltanto il fragile contributo di una circolare consente ai genitori di aggirare questo vincolo mentre la norma, introdotta nel 2009, permane nella soddisfazione di chi, confortato dall’indifferenza dei più, vuole costruire la politica sul ‘nemico’, a non dimenticato modello schmittiano, e quale nemico più facile da vincere e gloriarsene di un nato dalla fragilità assoluta? .
La modifica non impone onere di spesa, non si scontra con interessi forti, finanziari o altro che siano (non è il TAV!), ma chiede soltanto di sapersi disonorati da una misura che l’indifferenza e l’incompetenza fanno sembrare inaffondabile.
Ci sono di mezzo gli articoli 3 e 10 della Costituzione.
Mi piacerebbe conoscere un parere – quale che sia – del neopresidente del Pd.
Nella lettera inviata c’erano anche i miei riferimenti telefonici, oltre la mail
bambini, Liliana Segreminori, razzismo
Marzo 10, 2019AugustaPermalink
25 febbraio 2019 – Il diluvio del razzismo si è fatto tanto invasivo e pervasivo che potrei considerare inutile la narrazione sul mio blog .
Radio, tv, giornali grondano di narrazioni in cui cerco di cogliere alcuni elementi che mi consentano di capire, capire di più se mai è possibile.
Affidiamo la scuola al dominio della politica politicante?
La scuola è stata sbandierata come luogo di integrazione mentre sentiamo di allontanamenti dalla mensa per ragioni di costi tanto onerosi da essere insostenibili per parecchi genitori autoctoni e non, di allontanamenti dalla scuola dell’infanzia per ragioni di percentuali ‘etnicamente’ calcolate che devono essere rispettate classe per classe (e i ‘fuori norma’ –che se l’aspettava?- sono gli stranieri, pur se nati in Italia), di insulti proposti in classi della scuola dell’obbligo ,
fondati sull’aspetto fisico di alcuni alunni esposti alle beffe dei loro compagni per volontà dell’insegnante (che non sempre riesce a provocarle perché evidentemente ci sono bambini forniti di anticorpi [Nota 1] ), di provvedimenti discriminanti a livello di nidi che sembrano di particolare interesse per la radicalità della decisione dove la politica soffoca completamente l’esigenza educativa e si fa portatrice di un decisionismo dominante ancorché sostanzialmente ridicolo [Nota 2].
Uno schema che ha almeno 10 anni ma forse più
Per me questo episodio è il segnale del peggio che si è fatto obiettivo: un peggio iniziato dieci anni fa – sul solido piedestallo della cultura razzista degli anni ’30 – forte del perdurante antisemitismo garantito da radici lontane, profonde e robuste.
Dieci anni fa infatti una legge imposta con voto di fiducia dall’antenato ministro Maroni stabilì che i nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno potessero essere privati del certificato di nascita. Gli andò bene, assicurato nella sua proposta dal consenso del quarto governo Berlusconi, fu confortato infatti dall’indifferenza (credo consapevolmente irresponsabile) dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni che, sostenuti dalla varie maggioranze loro consone, hanno offerto questo scempio di civiltà, bello e sicuro come un pacchetto regalo coi fiocchi, al governo Conte.
E ciò che una volta si è fatto si può fare e via via estendere nella sua dimensione peggiorativa politica e culturale, ampliando il consenso dai complici consapevoli ai complici e alle complici, trasognati quasi fossero sotto l’effetto di una droga soporifera [Nota 3].
Bakary, suo fratello e i suoi genitori
Una famiglia lombarda (mamma, papà, un figlio grande) adotta legalmente Bakary Dandio, un ragazzo senegalese che ha attraversato l’inferno libico ed è sopravvissuto al passaggio del Mediterraneo.
Dopo le elezioni del mese di marzo 2018 in Italia si assume apertamente e senza vergogna il linguaggio dell’odio che si materializza in scritte insultanti davanti alla casa della famiglia di Melegnano fino a farsi minaccia dal sapore ormai apertamente razzista.
Per persone succubi del martellamento del pregiudizio – e vittime dei propri limiti intellettuali gratificati da pesante ignoranza – la connessione fra il colore della pelle e la cittadinanza italiana è una soltanto.
La mamma di Bakery si appella al Ministro dell’Interno perché – nell’esercizio della sua funzione – esprima una doverosa condanna del fatto.
La risposta del Ministro lascia senza parole a partire dalla sconnessione logica che è impossibile non rilevare: non pronuncia – in questo caso – parole d’odio ma parole fra ,loro incoerenti che chiunque può usare e copertura di eventuale espressione dell’odio ormai diffuso.
Dice: «Rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni episodio di razzismo. Ma la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani: bloccare gli scafisti e fermare l’immigrazione clandestina non è razzismo o tantomeno fascismo».
Un figlio, con una storia terribile alle spalle che da richiedente asilo ospite di un Centro si inserisce nella normalità di una famiglia che diventa la sua famiglia con lo strumento pienamente legale dell’adozione, rappresenta una minaccia a fronte della richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani. Che dire ? Meglio non dire ciò che le governative parole suscitano ma un piccolo excursus storico non me lo voglio negare.
Quando i cittadini italiani divennero nemici dei loro concittadini.
Era il 18 settembre 1938. Il 5 settembre la scuola italiana era stata liberata dalla presenza di alunni e insegnanti ebrei, cittadini italiani elevati a nemici dei propri concittadini.
Qualche anno dopo diligenti funzionari italiani avrebbero organizzato il percorso per consegnarli ai lager di gestione tedesca.
Il ‘duce’ (ma non gli veniva da ridere sentendosi così definito? Certamente no: i dittatori fanno ridere ma non sanno ridere: è un tratto comune ovunque siano collocati) aveva comunque proclamato: «il problema di scottante attualità è quello razziale, e in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi ma si tengono con il prestigio, occorre una chiara, severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico è dunque un aspetto di questo fenomeno. »
Quindi gli ebrei, facilmente identificati attraverso il censimento del 1938 e la sottrazione degli elenchi custoditi negli archivi delle loro comunità, subirono – a partire dalla negazione della scuola – una serie di limitazioni e privazioni di beni e diritti che la martellante propaganda fascista rese accettabile . Residui di quella cultura si trovano ancora in certe forme di linguaggio non solo popolare ma anche istituzionale.
L’8 dicembre 2018 per esempio il presidente della Giunta del Friuli Venezia Giulia ha dichiarato al Messaggero Veneto che «per integrare bambini che vengono da paesi lontani non bisogna dar loro materiale ludico-didattico del paese d’origine. Questi bambini devono conoscere tradizione e cultura del territorio in cui si sono trasferiti a vivere. Questo è fare integrazione» [Nota 2]
Ne ho scritto nel mio blog del 14 dicembre 2018 (Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine) stordita dal fatto che il riferimento fosse al nido dove si trovano bimbi dai tre mesi ai tra anni , cui non capisco come si possano riferire le parole del presidente della regione .
Mi aiutano a suggerirne l’insostenibilità le indimenticabili immagini di Charles Monroe Schulz attraverso la sua invenzione della coperta di Linus. [Nota 5]
Persone che siano di origine geograficamente diversa da quella che si può collocare entro i confini dell’Italia (quando la Lega si connotava come Lega Nord forse la questione sarebbe stata più complessa), ancorché diventate legalmente cittadine italiane, costituiscono un pericolo costante alla nostra sicurezza.
Se poi le stesse persone, provenienti da paesi non comunitari non dispongono del permesso di soggiorno, l’intreccio geografico-burocratico le rende indegne, come abbiamo visto, di denunciare la nascita di un figlio in Italia che, non per ciò che abbia fatto ma per ciò che è, nel lego immaginario rappresenta una minaccia alla sicurezza di ognuna e ognuno di noi.
Persino Linus e Snoopy, condividendo la coperta, ci dicono che così non va.
[Nota 1] e non si tratta di anticorpi solo culturali ma anche di anticorpi fisici negati dalla elevato livello di scientificità dei no vax che, per aver iscritto a scuola figli non vaccinati ne impediscono l’ingresso a un bambino che ha superato la leucemia ma è immunodepresso
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_23/roma-bimbo-immunodepresso-leucemia-mamma-se-matteo-prende-morbillo-finisce-sotto-terra-ca5d9442-3734-11e9-8878-6501931868b1.shtm
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Foligno-la-famiglia-denuncia-maestro.-Il-padre-Altro-che-esperimento-didattico-razzismo-02d5d726-bf56-492b-a8cc-f1f21689c352.html
Blog 14 dicembre ”Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” http://diariealtro.it/?p=6278
Il Movimento di Cooperazione Educativa prende atto del nefasto percorso che si apre con la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita
Il testo del documento in diariealtro 5 febbraio 2019 ” La politica determina le modalità di esercizio della professione medica – Bambini invisibili in Italia“. http://diariealtro.it/?p=6424
https://www.corriere.it/video-articoli/2019/02/20/melegnano-un-altra-scritta-razzista-contro-bakary-papa-vorrei-parlare-la-persona-che-ha-fatte/aca2b748-3545-11e9-9316-3a96070c5354.shtml
Le leggi hanno una storia non sono tegole che ci cadono in testa né morbidi cuscini cui addormentarci.
Il punto di partenza di una norma che ci coinvolse nel bene da promuovere e nella cognizione del male:
L’art. 587 del Codice Penale Rocco, in vigore dal ventennio fascista, recitava:
“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”
Il matrimonio riparatore era, invece, una soluzione adottata per salvaguardare l’onore delle persone coinvolte e delle loro famiglie. Con la sua istituzione, se un uomo commetteva uno stupro nei confronti di una ragazza celibe ed illibata, poteva evitare la pena detentiva e lavare l’onta che aveva causato alla famiglia della giovane, offrendosi di sposarla e di affrontare tutte le spese matrimoniali. La vittima non aveva molta libertà di scelta infatti veniva spinta dalla propria famiglia e dalla società ad accettare in quanto non più illibata e di conseguenza non più ritenuta “da sposare” .
La legge che ci ha regalato Franca Viola
Franca Viola, giovane ragazza di Alcamo violentata dal giovane boss mafioso del paese, rifiutò il matrimonio riparatore nel 1966, sostenuta dalla famiglia ma svillaneggiata da molti, compreso l’Arciprete che le prevedeva un avvenire da zitella (sic!)
Nel 1981 fu approvata la legge che dobbiamo al coraggio di Franca Viola ma anche all’attenzione pubblica e costante che in molte assicurammo al problema in sintonia con alcune parlamentari (so che l’uso del femminile è un arbitrio forse ingeneroso ma segnala la mia rivolta al maschile neutro universale)
LEGGE 5 agosto 1981, n. 442
Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore.
Oggi si proclama l’obbedienza alle leggi (quanti ditini alzati per comunicarci che “le leggi vanno rispettate” e confondono con la certezza del diritto una esternazione politica, politica in quanto proviene da un soggetto istituzionale!)
Nel tempo di latenza fra il 1966 e il 1981 (15 anni! Da Franca Viola alla abrogazione del della causa d’onore) non abbiamo taciuto, oggi lasciamo che alcuni principi conquistati a livello delle Nazioni Unite e ratificati in legge in Italia siano beffati da menti cui non ritengo opportuno apporre un aggettivo che le qualifichi .
Ci sono navi che ballano in mare avendo a bordo persone soccorse e fra queste bambini cui è dovuto il rispetto della legge che invece si nega
Art.1. Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.
Art. 2 Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza;
Che le navi su cui si trovano i bambini in difficoltà navi debbano conformarsi alla giurisdizione italiana, tanto da potersi trovare di fronte a porti chiusi, ce lo dice implicitamente il ministro dell’interno impedendo loro l’ingresso nei nostri porti e facendoci così responsabili anche della salute di quei bambini.
“Meglio atei che cristiani ipocriti”
Al momento possiamo manifestare la solidarietà di persone ai sindaci ‘disobbedienti’ nella speranza che chi agisce a livello istituzionale si dia una scossa almeno in nome dei una dignitosa legalità che può ritrovarsi anche in una lontana invocazione profetica nella cui lettura ci aiuta un richiamo del papa.
(Amos 5, 23-24)
24 dicembre 2018 – Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Così diceva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993.
Dal 2007 è in corso un processo di beatificazione e lo scorso 20 aprile, giorno del suo 25º anniversario di morte, Papa Francesco si è recato sulla sua tomba.
Agli auguri scomodi di don Tonino, espressioni forti di speranze condivisibili, aggiungo una speranza mia:
Ci si renda conto che negare a un bambino il nome è un delitto.
Vivente “don Tonino” il problema in Italia non esisteva, dal 2009 urge, ignorato per lo più per scelta determinata cui appartengono indifferenza e violenza che ha fatto propria l’arma della burocrazia, oggi, ieri (Eichmann!) e non solo in Italia.
Infatti dal 2009 la legge 94 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno, imponendo ai genitori l’esibizione del documento che non hanno e quindi esponendoli al rischio di espulsione, mentre assicurano al nuovo nato ciò che gli è dovuto.
Lo strumento sono i loro piccoli che una scelta infame e condivisa trasforma in spie utili per far danno ai loro genitori e a se stessi.
A don Tonino unisco la voce di Kant: insieme li considero pilastri di un’Europa rispettosa di sé che consenta di convivere alla dignità che l’illuminismo promosse e alle radici cristiane che insieme le appartengono:
Mi si opporranno le tragiche contraddizioni di una cultura laica cui si unisco le tragiche contraddizioni di una cultura che si è proclamata cristiana.
La storia però non è fatta per essere esibita come un fossile in un museo: il suo corso può essere orientato alla scelta del meglio e del peggio. La scelta è nostra. Nessun leader può assicurare risultati automatici alle nostre scelte.
Il documento di ‘don Tonino’
bambini, chiese cristiane, Europa, informazione, permesso di soggiornorazzismo
Dicembre 24, 2018AugustaPermalink
18 dicembre 2018 – Monza la senatrice a vita Liliana Segre, 88 anni, al Teatro Manzoni
Non riesco a riportare la relazione dello straordinario incontro fra la senatrice Segre e gli studenti di Monza e Brianza senza premettere un mio appello che so inutile. Non posso tacere perché sono in grado di capire cosa significhi non esistere in relazioni riconosciute, conosco l’indifferenza che tante volte ho sperimentato nella richiesta – sostenuta da pochi – di dire quel no che nel mio appello pronuncio.
Non si tratta di bilanciare un intervento con un altro in un momento di difficoltà finanziarie ma di affermare il diritto di chi non può tutelarsi da sé. Non costa nulla a nessuno.
Personalmente penso a questa indifferenza come spregio alla Costituzione che nell’art 10 afferma
“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”.
Vorrei che la lettura del passo che segue desse agli italiani – nelle istituzioni e nella società che si presenta civile – la dignità di dire il loro NO alla negazione del certificato di nascita imposta nel 2009 con la legge chiamata ‘pacchetto sicurezza’.Sono ormai certa che non sarà così: in parlamentari eletti e quelli che sperano di continuare ad esserlo, coloro che si candideranno per le elezioni europee, i responsabili di associazioni che pretendono di far cultura, le associazioni di donne che si ostinano a non voler prendere responsabile coscienza dell’esistenza di madri loro simili cui non è concesso dire ‘questo è mio figlio’, davanti al loro bambino.
Ricordo che anche i vescovi italiani – pur promuovendo il proprio ruolo di difensori delle persone più fragili e dei gruppi a rischio – a questi piccoli fantasmi hanno voltato spietatamente le spalle.
La senatrice a vita Liliana Segre ha incontrato 800 studenti di Monza e Brianza. Sopravvissuta ad Auschwitz, ha raccontato la persecuzione e l’indifferenza vissuta dopo l’emanazione delle leggi razziali. Ha presentato una proposta di legge in Senato contro gli hate speech. Monza le ha detto: “Grazie”.
“In Senato – dice – ho presentato un disegno di legge contro gli hate speech, i discorsi di odio. Vorrei che si istituisse una commissione parlamentare d’indirizzo e controllo sui fenomeni dell’intolleranza, razzismo e istigazione all’odio sociale. C’è violenza non solo in politica, ma anche nelle riunioni condominiali, in auto durante un sorpasso…”.
Liliana Segre parla volentieri soprattutto dei giovani: “Mi sento la loro nonna, ho tre nipoti maschi, i miei gioielli che hanno la stessa età di questi ragazzi. Quando sono diventata nonna del primo, Edoardo, ho capito che era arrivato il momento di iniziare a parlare, raccontare la mia storia.
Lo faccio per quei sei milioni di persone che non hanno potuto tornare e raccontare”.
“A caro prezzo mio padre ottiene documenti falsi, ricordo contrabbandieri truci, interessati al denaro – dice – li ho paragonati ai trafficanti di uomini di oggi, a chi organizza i barconi dalla Libia”.
“Sono sopravvissuta per caso – dice – non sapevo le lingue, ero una bambina tredicenne, ma fui scelta per fare l’operaia- schiava, fu la mia salvezza perché lavoravo al coperto”.
Rasata, tatuata, con un corpo che non era più il suo, lavora in una fabbrica di munizioni. È quiche incontra un professore di storia belga.
https://www.ilcittadinomb.it/stories/cultura-e-spettacoli/lincontro-di-liliana-segre-con-gli-studenti-nel mio blogdi-monza-e-brianza-vorrei-una-com_1297329_11/
Ho presentato la proposta di legge cui la senatrice Segre fa riferimento il 29 ottobre scorso nel mio blog
S. 362 Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.
bambini, donne, informazione, pace&guerracronache, migranti, minori
Dicembre 18, 2018AugustaPermalink
15 dicembre 2018 – Il missile che aveva paura di volare
Cielo d’acciaio di ANTONIO MEGALIZZI (morto a Strasburgo il 13 dicembre 2018)
Chissà come si chiama? Dudu? Max? Orbit? Orbit mi piace. Si chiamerà Orbit.
Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?
https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/404111/cielo-dacciaio/
bambini, pace&guerra, violenza&noncronache
Dicembre 16, 2018AugustaPermalink
14 dicembre 2018 – Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine
Poco più di una settimana fa su facebook (il social che frequento per cercar di sapere cosa accade e cosa si racconta a proposito di notizie che non compaiono sui mezzi di informazione) si sono resi visibili bambolotti di pelle chiara e di pelle scura, che si diceva fossero vietati all’asilo nido comunale di Codroipo.
Ho cercato di capirne di più e prima di tutto ho stabilito alcuni punti fermi per orientarmi:
Il nido pur facendo parte del sistema educativo non appartiene al MIUR ma al comune. In base a questo è legittimo che sia il comune a misurarsi con i regolamenti dei nidi;
Considerando la comunicazione bianco/nera era ben chiaro che le notizie si riferivano ai bambini figli di non comunitari, nati in Italia o portati piccolissimi dai loro genitori, dato che il nido offre un servizio dai 3 mesi ai tre anni;
Se parlare di integrazione non è una presa in giro, il nido sarebbe un servizio da considerare con attenzione se non altro per facilitare l’uso precoce della lingua italiana (ed eventualmente del friulano) come strumento di comunicazione e perciò di integrazione (l’uso del condizionale non è casuale: siamo nell’era dei condizionali dato che molte certezze che credevamo acquisite ci ballano sotto i piedi);
Per ciò che concerne l’iscrizione di minori ai servizi scolastici ed educativi l’esibizione del permesso di soggiorno è esclusa solo per la scuola dell’obbligo. Quindi i piccoli che vengano iscritti ad asili nido e scuole dell’infanzia per frequentare i servizi educativi loro spettanti, se figli di non comunitari, devono reggere e superare il giogo del permesso di soggiorno dei genitori per cui rischiano di farsi spie della loro irregolarità.
Mantenere la norma che spie li vuole a me sembra una abuso grave quanto l’esercizio attivo della pedofilia, una scelta da vigliacchi ignoranti.
Purtroppo il superiore interesse del minore, principio ormai fermo nella legislazione, viene eluso con la complicità silente dell’opinione pubblica.
E’ tempo di tornare ai bambolotti bicolore … anzi no perché nulla se ne dice nei documenti ufficiali del comune.
Prima di tutto trascrivo i testi di due degli emendamenti al regolamento in vigore, proposti dalla maggioranza e approvati, se ho ben capito, con voto in aula
Articolo 1 secondo capoverso; testo originario
Opera in stretta collaborazione con la famiglia e non in alternativa ad essa, sostenendo le capacità educative dei genitori, favorendo la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, concorrendo alla prevenzione delle situazioni di svantaggio psicofisico e sociale e contribuendo ad integrare le differenze ambientali e socio-culturali anche assicurando la presenza di materiali ludico-didattici che fanno riferimento alle diverse culture.
Articolo 1 secondo capoverso; testo modificato
Opera in stretta collaborazione con la famiglia e non in alternativa ad essa, sostenendo le capacità educative dei genitori, favorendo la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, concorrendo alla prevenzione delle situazioni di svantaggio psicofisico e sociale con lo scopo di favorire in ogni bimbo la possibilità di svilupparsi e d esprimersi liberamente, contando su interventi educativi che gli consentano, senza inibirlo, di orientare le proprie energie verso comportamenti in cui egli riesca a stabilire proficue relazioni e a manifestare in modo costruttivo la propria iniziativa e inventiva, supportato da adeguati materiali ludico-didattici.
Articolo 2 primo capoverso; testo originario
Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino e alla cultura di provenienza.
Articolo 2 primo capoverso; testo modificato
Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino garantendo a tutti i piccoli uguali possibilità di sviluppo e di mezzi espressivi e contribuendo a superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali.
Da dove sbucano i bambolotti?
Si tratta di testi piuttosto anodini e, se bambolotti ne sono schizzati fuori, deve esserci stato qualche indicatore specifico.
Può essere guida all’interpretazione l’espressione soppressa “culture di provenienza” che carica di un sapore particolare ogni altra modifica (testo originario art. 2 primo comma).
Con giri di parole insomma il piccolo utente del nido non deve sentirsi africano, asiatico o che so io .
E qui la faccenda si fa un po’ ridicola.
I piccoli che si avvalgono del nido possono (evidentemente per i nativi italiani la possibilità di iscrizione è ovvia):
essere nati in Italia da genitori stranieri (nella speranza che costoro abbiano il permesso di soggiorno con cui possono iscrivere al nido i loro piccoli e che soprattutto l’avessero al momento di registrarne la dichiarazione di nascita perché, se così non fosse, quei piccoli avrebbero alte opportunità di venir nascosti per non essere spie dell’irregolarità dei loro genitori);
possono essere stati portati dal paese d’origine (o meglio dalla costa libica del Mediterraneo) in ogni caso immemori del loro passato ma probabilmente legati al proprio oggetto transizionale, rassicurante compagnia al nido quando al primo ingresso la novità dall’ambiente segnerà un distacco;
potrebbero essere adottati e in tal caso la situazione sarebbe diversa dato che si tratterebbe di italiani, figli di italiani, a meno che anime identitarie fino alle colorazioni non trovino il modo di penalizzarli. E’ già accaduto.
E a questo punto anche i bambolotti possono entrare in scena, come ogni altro elemento di rassicurazione che accompagni i piccoli nel mondo dell’educazione.
Potranno tenerli con sé anche quando insorgesse il sospetto che provengano dei paesi d’origine (e se nati in Italia qual è il paese d’origine)?
O saranno loro sottratti in omaggio alla certezza del diktat che vedremo fra poco?
E se i piccoli –chiaramente non originari dalla Cina – avessero con sé un oggetto made in China che accadrà?
L’aver cercato di capire non mi tranquillizza.
La genericità scivolosa degli emendamenti approvati riportati sopra potrebbe suggerire anche preoccupanti interpretazioni.
Mentre mi arrovello ho la risposta da un esegeta che parla da un luogo dominante.
La traggo da una intervista concessa da Massimiliano Fedriga, presidente della Giunta regionale, a Viviana Zamarian del Messaggero Veneto (8 dicembre pag. 15).
Ricopio segnalando le virgolette della citazione originale e mentre scrivo non riesco a trattenere una solitaria, amara risata.
Il presidente ha affermato che «per integrare bambini che vengono da paesi lontani non bisogna dar loro materiale ludico-didattico del paese d’origine. Questi bambini devono conoscere tradizione e cultura del territorio in cui si sono trasferiti a vivere. Questo è fare integrazione»
Dalle dichiarazioni presidenziali si deduce che
i bambini da 3 mesi a tre anni possono elaborare i loro ricordi in modo da farne un patrimonio atto a stabilire una consapevole identità;
tale identità deve essere cancellata per assicurare la conoscenza del territorio in cui sono capitati precocemente a vivere;
l’integrazione consiste nel cancellare la memoria e ogni possibile influenza del loro breve passato;
pragmaticamente ciò si ottiene (parola di presidente della Giunta Regionale) negando ai piccoli gli oggetti transizionali anche nel momento critico del distacco dalla mamma.
Appena mi immagino una persona deputata alla pulizia etno-ludico-didattica, da svolgersi in un quadro culturale di integrazione che sottrae a un piccolo l’oggetto ostacolo all’integrazione stessa vengo fulminata da un’immagine orrenda.
Giocattoli vintage a Majdanek
Majdanek è una località situata a circa quattro chilometri ad est di Lublino in Polonia.
Sarebbe restrittivo definirlo un museo, è un campo di concentramento praticamente rimasto com’era dai tempi del nazismo. I pannelli esplicativi e gli oggetti esibiti all’interno delle baracche sono più che sufficienti per rivivere l’orrore di questo campo. Sono visibili anche i forni crematori, nonché le camere a gas in cui veniva usato il famigerato Zyclon B.
In quel campo, che visitai qualche anno fa, vidi ordinati in una bacheca i bambolotti di ‘celluloide’ (ai miei tempo si chiamava così) li conoscevo bene perché ci giocavo anch’io come i miei piccoli coetanei cui furono sottratti prima che fossero gasati e bruciati, ceneri nel vento.
Per far memoria della malvagità idiota quei bambolotti furono trattati come bottino di guerra e conservati tanto da poter essere esibiti anche oggi all’orrore di chi pensa a quali abissi di disvalore aggiunto possa arrivare la crudeltà, specialmente se organizzata.
Ma non è il punto di partenza: una visitazione delle piccole crepe nella condotta umana aiuta … almeno a capire la storia
bambinicronache, migranti, minori, razzismo
Dicembre 14, 2018AugustaPermalink

References: art. 1
 art. 6
 sentenza 
 art. 1
 art. 6

Art.1

Art. 2

Articolo 1

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 2
 art. 2