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Drogato al volante uccise una giovane. Condannato a 14 anni per omicidio volontario | Fatto & Diritto
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Drogato al volante uccise una giovane. Condannato a 14 anni per omicidio volontario
Posted by Redazione Fatto&Diritto on 2 febbraio 2012 in Inchieste | 35 Views | Leave a response
MILANO, 2 FEBBRAIO ’12 – Sentenza esemplare della prima Corte d’Assise d’appello di Milano che ha condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario il 31enne Alessandro Mega che la sera del 31 ottobre del 2008 aveva provocato un incidente in cui perse la vita Roberta Caracci, neolaureata di 24 anni. Il fatto avvenne a Bollate, in provincia di Milano.
Mega stava percorrendo una strada a 80 chilometri orari ma l’asfalto bagnato e la scarsa illuminazione hanno fatto sbandare il mezzo che è finito nell’altra corsia, dove stava passando proprio la giovane neolaureata che perse la vita in seguito all’impatto. Le analisi sul 31enne effettuate dopo il sinistro rivelarono che aveva assunto lo Xanax, un tranquillante, e nel sangue furono trovate anche tracce di cannabis. In primo grado il pm Ester Nocera aveva chiesto nove anni e quattro mesi per omicidio volontario con la contestazione del dolo eventuale ma il gup di Milano condannò il 31enne a quattro anni e otto mesi per omicidio colposo con l’aggravante della possibilità di prevedere l’evento (colpa cosciente). Il pm Nocera, come pure i familiari della vittima, ha quindi fatto ricorso contro la condanna di primo grado, ritenendola troppo lieve, e così ieri la prima Corte d’Assise d’appello di Milano ha avviato il processo di secondo grado in rito abbreviato. Il rappresentante della Procura generale aveva chiesto la conferma della pena stabilita in primo grado ma la Corte ha condannato Mega a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, ribaltando completamente quanto deciso in primo grado. Per l’omicidio il 31enne aveva già scontato sei mesi di carcere ma era stato anche condannato a 4 mesi nel 2009 perché qualche tempo prima era stato sorpreso alla guida di un auto sotto l’effetto di alcool e cocaina. La sentenza della Corte d’Assise d’appello non è definitiva dato che ancora è possibile il ricorso dinnanzi alla Corte di Cassazione.
D: Che significa che il PM aveva chiesto la contestazione del dolo eventuale?
R: Il “dolo eventuale” è una forma di imputazione del reato consistente, secondo una delle teorie penalistiche più accreditate, nell’aver agito rappresentandosi la concreta possibilità di realizzazione del fatto di reato e accettando il rischio del verificarsi dello stesso.
D: Quando si ravvisa la colpa cosciente?
La “colpa cosciente” o “con previsione” (che è una aggravante comune che comporta un aumento fino ad un terzo della pena prevista per ipotesi di reato colposo semplice) è una forma della colpa che consiste nell’aver agito con rappresentazione della mera possibilità di realizzazione del fatto di reato senza però accettazione del rischio ossia con convinzione che il fatto medesimo non si sarebbe verificato.
La giurisprudenza a lungo si è dibattuta sulla questione senza addivenire ad una posizione univoca.
Prima della sentenza della Corte di Assise di appello di Milano in oggetto, la Corte di Cassazione (con la sentenza n. 10411 del 15 marzo 2011) aveva assunto una posizione più netta e severa in materia di distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente , pronunciandosi proprio su un caso di morte a seguito di incidente stradale dovuto a guida spericolata. Il caso era quello di un clandestino che, senza patente, si era messo alla guida di un furgone rubato e inseguito dalla Polizia era fuggito ad alta velocità attraversando diversi incroci malgrado il semaforo rosso. La folle corsa era terminata con il travolgimento di un’auto con a bordo tre ragazzi dei quali uno era rimasto ucciso e gli altri due feriti. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso della Procura contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di condanna dell’autista del furgone per omicidio colposo, ha ritenuto che la condotta descritta non potesse qualificarsi come colposa (seppur con l’aggravante della previsione dell’evento) piuttosto dolosa (seppur nella forma del dolo eventuale) e che tra dolo eventuale e colpa cosciente esiste un confine, seppur labile, che deve essere cercato ed individuato nella “volizione” ossia nella volontà del soggetto agente. Nel caso sottoposto al vaglio della Cassazione, la condotta del soggetto che a folle velocità attraversa diversi incroci viene considerata dalla Suprema Corte finalizzata allo sfuggire alle forze dell’ordine a qualsiasi costo, con l’accettazione del rischio di causare un incidente e la morte di qualcuno.
Con la sentenza del marzo 2011 la Cassazione sembra essersi allinearsi alle frequenti richieste delle Procure di riconoscere, in casi di condotte di guida particolarmente spericolate e/o alterate, il reato più grave di omicidio volontario (seppur con dolo eventuale) piuttosto che quello colposo (seppur con colpa cosciente). E la pronuncia della Corte d’Assise d’appello di Milano sembra seguire questa medesima impostazione.
I sostenitori della proposta di legge per l’introduzione del reato di “omicidio stradale” hanno letto in questo approdo giurisprudenziale, ed oggi quindi anche in questa ulteriore sentenza, un tassello importante per il raggiungimento di una maggiore severità e chiarezza in materia oltre che un possibile impulso per lo sviluppo della proposta di legge in tema di “omicidio stradale”.
(si rilegga il tema trattato al link http://www.fattodiritto.it/reato-di-%E2%80%9Comicidio-stradale%E2%80%9D/).
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