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2012 UN ANNO DI GIURISPRUDENZA DELLE ALTE CORTI
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Armando Clemente
1 CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Ufficio referenti per la formazione decentrata dei magistrati del distretto di Milano Bruna Albertini, Paola Maria Braggion, Filippo D Aquino, Claudio Galoppi, Giuseppe Gennari, Caterina Giovanetti, Ines Marini 2012 UN ANNO DI GIURISPRUDENZA DELLE ALTE CORTI DI INES MARINI GIUSEPPE BUFFONE SILVIA GIANI IL GIUDICE & IL DIRITTO VIVENTE In dottrina è condivisa e ricorrente l'affermazione secondo cui, nell ordinamento italiano, il precedente giurisprudenziale ha valenza argomentativo persuasiva, ma non è giuridicamente vincolante. I più recenti interventi legislativi, che hanno, tra l'altro, amplificato la funzione nomofilattica della Suprema Corte, hanno, tuttavia, valorizzato la vocazione del diritto vivente ad essere seguito dai giudici di merito, guardando all'interesse pubblico alla prevedibilità delle decisioni perché ha effetto deflattivo sul contenzioso. Si è così affermato che, in realtà, il vincolo che deriva dal precedente è, sopra ogni altra cosa, un vincolo di sistema: discende dal fatto stesso che ciascuna decisione non sta a sé, ma si inserisce in un flusso giurisprudenziale che contribuisce a modellare l ordinamento giuridico e, per ciò stesso, non può prescindere da un minimo di coerenza sistematica (v. RORDORF, Stare decisis: osservazioni sul valore del precedente giudiziario nell ordinamento italiano in Foro It., 2006, parte V, col. 279). Ecco perché anche la giurisprudenza costituzionale ha da tempo riconosciuto la valenza del fenomeno del c.d. «diritto vivente» (EVANGELISTA CANZIO, Corte di cassazione e diritto vivente, in Foro it., 2005, V, 82 ss.). Il riconoscimento del valore del diritto vivente in questa cornice - ha un precipitato diretto sul lavoro del Giudice: l'obiettivo di offrire un servizio di Giustizia efficiente gli suggerisce, se non altro, di conoscere il precedente. Da qui l'idea del "bollettino informativo" periodico che offre ai giudici del distretto della Corte d'appello di Milano la rassegna, massimata dai curatori, delle principali pronunce della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale emesse nei 30 giorni precedenti. A conclusione di un anno di lavori, in questo contributo vengono raccolte tutte le massime del 2012 A tutti, buon lavoro. Ines Marini Giuseppe Buffone Silvia Giani 12 INDICE GENERALE Adozione... 2 Avvocati... 2 Banche... 7 Competenza e Giurisdizione... 8 Consumatori... 9 Contratti e Obbligazioni Contratti (Singoli) Danno alla Persona Dati Personali Fallimento Famiglia Fatti Illeciti Immigrazione e Stranieri Lavoro, Previdenza, legislazione sociale Locazioni Minori Misure di protezione delle persone prive di autonomia Persone Fisiche e Soggetti Procedimento civile Proprietà Pubblica Amministrazione Responsabilità Medica Sanzioni Amministrative Società Successioni Stato e Regioni Tributi e Tasse Tutela dei Diritti Unione Europea Varie ADOZIONE DIRITTO ALLA VITA PRIVATA E FAMILIARE LEGISLAZIONE ITALIANA CHE VIETA ALL'ADOTTATO DI CONOSCERE L'IDENTITÀ DELLA MADRE BIOLOGICA VIOLAZIONE ART. 8 CEDU SUSSISTE Corte Eur. Dir. dell'uomo, sentenza 25 settembre 2012 (ric /2009) Viola l art. 8 CEDU, relativo al rispetto della vita privata e familiare, la legislazione italiana in materia di adozione nella parte in cui, nel tutelare il diritto della madre biologica (che abbia partorito in anonimato) di non veder rivelata la propria identità, non opera un corretto bilanciamento con il diritto del figlio naturale, adottato da altra famiglia, di conoscere le sue origini biologiche (La Corte ha ravvisato un bilanciamento non corretto nella circostanza che la legge italiana non consente né l accesso a informazioni biologiche che non identifichino direttamente la madre, né la rimozione dell anonimato con il consenso di questa). AVVOCATI CANCELLAZIONE DELL'AVVOCATO DALL'ALBO PER MOTIVI DISCIPLINARI - ART. 301 C.P.C. - AUTOMATICA INTERRUZIONE DEL PROCESSO NULLITÀ DEGLI ATTI SUCCESSIVI COMPIUTI Cass. Civ., sez. III, sentenza 31 gennaio 2012 n (Pres. Petti, rel. Musso) La cancellazione del difensore dall'albo professionale per motivi disciplinari, prevista dall'articolo 40 del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, è riconducibile, in virtù di interpretazione estensiva, alle ipotesi di cui all'articolo 301 c.p.c., in quanto assimilabile a quelle espressamente previste della radiazione e della sospensione; pertanto, ove verificatasi prima della chiusura della discussione, dopo la quale ha, invece, rilevanza ai sensi dell'art. 286, secondo comma, c.p.c., determina3 automaticamente l'interruzione del processo, ancorché il giudice o le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza eventualmente pronunciata. Ed inoltre il decesso del procuratore nel corso del giudizio non determina l'interruzione del processo quando però la parte provveda alla sua sostituzione con il primo atto utile (nella specie: in sede di comparsa conclusionale), anche se diverso da quelli indicati nell'art. 83, comma terzo, c.p.c., purché evidenzi la volontà di conferire la procura al nuovo difensore. INFEDELE PATROCINIO CONSIGLIO AL CLIENTE A COMMETTERE UN FATTO ILLECITO PENALE CONFIGURAZIONE DEL REATO EX ART. 380 C.P. - SUSSISTE Cass. Pen., sez. VI, sentenza 20 febbraio 2012 n (Pres. Cortese, rel. Fidelbo) Deve considerarsi integrato il reato di infedele patrocinio nel caso in cui l'avvocato istighi il cliente a presentare una dichiarazione IVA non veritiera in quanto l'obbligo dell'avvocato di difendere gli interessi della parte assistita, incontra il limite dell'osservanza della legge: lo stesso codice deontologico forense, prevede, all'art. 36, che l'assistenza dell'avvocato al proprio cliente deve essere condotta "nel miglior modo possibile", ma nel limite del mandato ricevuto e "nell'osservanza della legge e dei principi deontologici". CANCELLAZIONE DALL'ALBO PROFESSIONALE, CAUSATA DALLA SOPRAVVENUTA INCOMPATIBILITÀ DELLA POSIZIONE DI DIPENDENTE PUBBLICO A TEMPO PARZIALE CON LA ATTIVITÀ PROFESSIONALE, PER EFFETTO DELL'ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 25 NOVEMBRE 2003 N INCOMPATIBILITÀ CON EFFICACIA ANCHE RETROATTIVA, PER COLORO GIÀ ISCRITTI ALL'ALBO IN BASE ALLA LEGGE 23 DICEMBRE 1996 N. 662 DUBBI DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE SUSSISTE Cass. Civ., Sez. Un., ordinanza 27 febbraio 2012 n (Pres. De Luca, rel. Forte) In linea con l'ordinanza delle Sezioni Unite, del 6 ottobre 2010 n , va affermato che non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della legge n. 339 del 2003, artt. 1 e 2, nella parte in cui non 3 prevedono che il regime di incompatibilità stabilito dall'art. 1 non si applichi ai dipendenti pubblici a tempo parziale ridotto non superiore al 50 per cento del tempo pieno, già iscritti negli albi degli avvocati, alla data di entrata in vigore della medesima legge n. 339 del 2003, prevedendo invece, all'art. 2, solo un breve periodo di moratoria per l'opzione imposta tra impiego ed esercizio della professione per contrasto con gli artt. 3, 4, 35 e 41 Cost. AVVOCATI SANZIONE DISCIPLINARE OMESSO ASCOLTO DEL DIFENSORE INCOLPATO VIOLAZIONE DEL DIRITTO DI DIFESA E DEL PRINCIPIO DEL CONTRADDITTORIO SUSSISTE ILLEGITTIMITÀ DELLA SANZIONE Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 marzo 2012 n (Pres. Vittoria, rel. Massera) L'art. 45 del r.d.l. 1578/1933 stabilisce che il Consiglio dell'ordine non può infliggere nessuna pena disciplinare senza che l'incolpato sia stato citato a comparire davanti ad esso. Trattasi di norma che ha valenza e portata generali, in quanto volta a garantire i principi costituzionali del contraddittorio e del diritto di difesa, quindi trova applicazione anche nelle fasi istruttorie e cautelari. Il suo mancato rispetto, conseguentemente, determina illegittimità della sanzione eventualmente irrogata per nullità insanabile del procedimento relativo. AVVOCATI - LIQUIDAZIONE DEGLI ONORARI RICORSO AL CAPO DELL'UFFICIO COMPETENZA COLLEGIALE O MONOCRATICA RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE Cass. Civ., sez. II, ordinanza 21 febbraio 2012 n (Pres. Schettino, rel. Bucciante) Si rimette alle Sezioni Unite la questione su cui si è ravvisato un contrasto fra le sezioni semplici, ove la domanda sia stata proposta in via monitoria se il ricorso proposto dall avvocato per la liquidazione del suo onorario debba essere deciso dal tribunale in composizione collegiale, come dispone la lettera dell art. 29 della legge 13 giugno 1942, n. 794 e discende dalla natura camerale del procedimento, oppure dal giudice monocratico, atteso che la controversia non4 rientra fra i giudizi con riserva di collegialità, di cui all art. 50-bis cod. proc. civ. SINDACATO DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO SULLE VALUTAZIONI TECNICHE NELLE COMMISSIONI DI ESAMI E CONCORSI PUBBLICI LEGITTIMITÀ DEL GIUDIZIO DEL G.A. - GIUDIZIO DELLA COMMISSIONE ESAMINATRICE AFFETTO DA ILLOGICITÀ MANIFESTA O TRAVISAMENTO DEL FATTO SUSSISTE Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 28 maggio 2012 n (Pres. Vittoria) Con riferimento al sindacato del giudice amministrativo sulle valutazioni tecniche nelle commissioni di esami e concorsi pubblici (valutazioni inserite in un procedimento amministrativo complesso nel quale viene ad iscriversi il momento valutativo tecnico della commissione esaminatrice quale organo straordinario della pubblica amministrazione), in terna dell eccesso di potere giurisdizionale per sconfinamento nella sfera del merito, siffatto sindacato è legittimamente svolto quando il giudizio della commissione esaminatrice è affetto da illogicità manifesta o da travisamento del fatto in relazione all articolazione dei criteri preventivamente individuati dalla commissione stessa. Infatti, la valutazione demandata alla commissione esaminatrice è, in primo luogo, priva di discrezionalità, perché, la commissione non è attributaria di alcuna ponderazione di interessi né della potestà di scegliere soluzioni alternative, ma è richiesta di accertare, secondo criteri oggettivi o scientifici (che la legge impone di portare a preventiva emersione), il possesso di requisiti di tipo attitudinale-culturale dei parteciparti alla selezione la cui sussistenza od insussistenza deve essere conclusivamente giustificata (con punteggio, con proposizione sintetica o con motivazione, in relazione alle varie regole legali delle selezioni). Il giudizio circa l idoneità del candidato avviene, dunque, secondo regimi selettivi di volta in volta scelti dal legislatore che non precludono in alcun modo la piena tutela innanzi al giudice amministrativo (in tal senso le decisioni della Corte Costituzionale, in sent. 20/2009 e ord. 78/2009), giudice del fatto come della 4 legittimità dell atto. DIFETTO DI PROCURA VIZIO DELLA RAPPRESENTANZA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE DELL'AVVOCATO SUSSISTENZA - ESCLUSIONE Cass. Civ., sez. II, sentenza 11 luglio 2012 n (Pres. Schettino, rel. Carrato) Non è configurabile la responsabilità professionale dell'avvocato - in relazione alla previsione di cui all'art c.c. - nel caso in cui egli abbia rappresentato in giudizio una società cooperativa sulla base di una procura "ad litem" conferita, ai sensi dell'art. 83, comma 3, c.p.c., dal solo presidente di detta società (qualificatosi come legale rappresentante) in presenza di una clausola statutaria limitativa di tale attività mediante la previsione del potere di rilascio di procure in capo allo stesso presidente ma congiuntamente al segretario, senza averne reso edotto il professionista (nei cui confronti non poteva considerarsi opponibile) ed aver autorizzato la prosecuzione del giudizio di appello dopo la dichiarazione di inammissibilità della domanda in primo grado all'esito di un giudizio in cui il giudice, pur a fronte della formulazione della relativa eccezione, non si era avvalso dei poteri contemplati dall'art. 182 c.p.c. CONTROVERSIE PREVISTE DAGLI ARTT. 28 E SS DELLA LEGGE 794/1942 COMPENSI DOVUTI AGLI AVVOCATI COMPETENZA TRATTAZIONE COLLEGIALE EX ART. 50-BIS C.P.C. Cass. civ., Sez. Un., sentenza 20 luglio 2012 n (Pres. Preden, rel. Tirelli) Va affermato il principio di diritto secondo il quale le controversie, previste dagli artt. 28 e ss della legge n. 794/1942 in tema di liquidazione dei compensi dovuti agli avvocati per l'opera prestata nei giudizi davanti al tribunale rientrano fra quelle da trattare in composizione collegiale in base alla5 riserva di cui al secondo comma dell'art. 50 bis cod. proc. Civ. PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CONVOCAZIONE DELL'INCOLPATO OMESSA COMPARIZIONE LEGITTIMO IMPEDIMENTO - CONDIZIONI Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 20 luglio 2012 n (Pres. Preden, rel. Amatucci) La prova del legittimo impedimento deve essere fornita dall'imputato ai fini della dimostrazione dell'assoluta impossibilità di comparizione e nessun obbligo ha il giudice di merito di disporre accertamenti al fine di completare l'insufficiente documentazione prodotta, che pure non abbia attestato univocamente la suddetta assoluta impossibilità (cfr., ex muitis, Cass. pen n. 4824, in fattispecie relativa ad una certificazione medica in cui erano stati prescritti all'imputato sette giorni di riposo per colica renale). PROCEDIMENTO DISCIPLINARE SANZIONE INFLITTA ALL'INCOLPATO DAL CNF SINDACABILITÀ IN CASSAZIONE - ESCLUSIONE Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 agosto 2012 n (Pres. Canevari, rel. San Giorgio) Il potere di applicare la sanzione, adeguata alla gravità ed alla natura dell offesa arrecata al prestigio dell ordine professionale, è riservato agli organi disciplinari; pertanto, la determinazione della sanzione inflitta all incolpato dal Consiglio nazionale forense non è censurabile in sede di giudizio di legittimità (v., tra le altre, Cass., SSUU., n del 2011, n del 2004). È, quindi, inammissibile il motivo del ricorso per cassazione che tenda ad ottenere un sindacato sulle scelte discrezionali del Consiglio Nazionale Forense in ordine al tipo e all entità della sanzione applicata. Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 12 ottobre 2012 n (Pres. Vittoria, est. Preden) L'atto di apertura del procedimento disciplinare, disposto dal Consiglio dell ordine territoriale a carico di un avvocato, non è autonomamente impugnabile davanti al Consiglio nazionale forense (conferma l'orientamento assunto dalle Sezioni Unite n del 2011) CODICE DEONTOLOGICO FORENSE ART. 55-BIS - ILLEGITTIMITÀ CONTRASTO CON FONTE PRIMARIA SUSSISTE Tar Lazio Roma, sentenza 29 ottobre 2012 n (Pres. Riggio, est. Ferrari) E illegittimo l art. 55 bis del Codice Deontologico nella parte in cui prevede che l avvocato, che svolga la funzione di mediatore, deve rispettare gli obblighi dettati dalla normativa in materia e la previsione del regolamento dell organismo di mediazione, nei limiti in cui dette previsioni non contrastino con quelle del presente Codice. Ed invero, il Codice Deontologico che nel sistema delle fonti è certamente di rango subordinato alla normativa primaria in materia di conciliazione non ha la forza di prevalere sulle norme primarie con lo stesso contrastanti. Come chiarito dalla Corte di cassazione (sez. VI, 4 agosto 2011, n ; s.u. 17 giugno 2010, n ; id. 7 luglio 2009, n ) le previsioni del Codice Deontologico hanno natura di fonte meramente integrativa dei precetti normativi. Né rileva la circostanza che allo stato non sussiste alcun contrasto tra le norme primarie e quella impugnata perché nessuna disposizione normativa ha previsto che sono compatibili le attività precluse dall art. 55 bis, essendo possibili interventi successivi che modifichino tali norme nel senso di contenere previsioni opposte a quelle del Codice Deontologico. APERTURA DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE A CARICO DI UN AVVOCATO AUTONOMA IMPUGNABILITÀ ESCLUSIONE SPESE DI GIUDIZIO DISPOSIZIONI DI CUI AL DM 20 LUGLIO 2012 N APPLICAZIONE AI PROCESSI PENDENTI PRESUPPOSTO: 56 ESAURIMENTO DELLA PRESTAZIONE DOPO IL 23 LUGLIO 2012 Cass. Civ., Sez. Lav., sentenza 5 novembre 2012 n (Pres. Stile, est. Bandini) In caso di successione di tariffe professionali nel corso del giudizio, anche nella successione tra il sistema tariffario e quello regolamentare vigente, si deve ritenere applicabile il criterio secondo cui i compensi professionali degli avvocati vanno liquidati secondo il sistema in vigore al momento dell'esaurimento della prestazione professionale ovvero della cessazione dell'incarico, secondo una unitarietà da rapportarsi ai singoli gradi in cui si è svolto il giudizio. Ne consegue che qualora l'attività giudiziale dell'avvocato della parte vittoriosa con riferimento ai singoli gradi sia terminata prima del 23 luglio 2012 dovrà farsi applicazione delle tariffe forensi; al contrario, troverà applicazione il DM 140/2012. NULLITÀ SPESE PROCESSUALI - "ONORARI DI DIFESA" DA PORRE A CARICO DELLA PARTE SOCCOMBENTE - LIQUIDAZIONE DA PARTE DEL GIUDICE - OBBLIGO, PREVISTO CONTESTUALMENTE ALL'ABROGAZIONE DELLE TARIFFE DELLE PROFESSIONI REGOLAMENTATE NEL SISTEMA ORDINISTICO, DI FAR RIFERIMENTO A PARAMETRI STABILITI CON SUCCESSIVO DECRETO DEL MINISTRO VIGILANTE - OMESSA PREVISIONE DI ALCUNA DISCIPLINA TRANSITORIA APPLICABILE NEL PERIODO COMPRESO TRA L'ABROGAZIONE DELLE TARIFFE E L'EMANAZIONE DEL DECRETO MINISTERIALE. Corte Cost., sentenza 28 novembre 2012 n. 269 (Pres. Quaranta, est. Morelli) La legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012 ha integrato il denunciato suo articolo 9, con l introduzione di un terzo comma, nel quale, in via transitoria, si prevede che «Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, 6 non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Entro il termine ivi prefissato, è stato poi adottato il decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27). La successiva modifica del quadro normativo, in cui si inserisce la disposizione oggetto della questione sollevata, ne rende necessaria una nuova valutazione, della rilevanza e non manifesta infondatezza, da parte del rimettente cui vanno, all uopo, restituiti gli atti. SPESE DI GIUSTIZIA - PATROCINIO A SPESE DELLO STATO - COMPENSO SPETTANTE AL DIFENSORE DELLA PERSONA AMMESSA CORRISPONDENZA CON LA SOMMA RIFUSA IN FAVORE DELLO STATO Corte Cost., sentenza 28 novembre 2012 n. 270 (Pres. Quaranta, est. Morelli) Deve essere escluso che, ove sia pronunziata condanna alle spese di giudizio a carico della controparte del soggetto ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, vi sia una iniusta locupletatio dell Erario, atteso che, anche recentemente, la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato che la somma che, ai sensi dell art. 133 d.lgs. n. 115 del 2002, va rifusa in favore dello Stato deve coincidere con quella che lo Stato liquida al difensore del soggetto non abbiente (Corte di cassazione, Sez. VI penale, 8 novembre 2011, n ) LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE DEL COMPENSO DEL PROFESSIONISTA APPLICAZIONE DEI NUOVI CRITERI INTRODOTTI DAL DM 140/2012 SUSSISTE PRESTAZIONE DEL DIFENSORE INIZIATA SOTTO LA VIGENZA DELLE TARIFFE ABROGATE MA COMPLETATA NEL VIGORE DEI NUOVI CRITERI Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 12 ottobre 2012 n (Pres. Preden, est. Rordorf)7 In virtù dell art. 41 del DM 20 luglio 2012 n. 140, che è applicazione dell art. 9 comma II, d.l. 1/12 conv. in l. 27/12, i nuovi parametri sono da applicare ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso di un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate. Ne deriva che le tariffe abrogate possono trovare ancora applicazione qualora la prestazione professionale di cui si tratta si sia completamente esaurita sotto il vigore delle precedenti tariffe. Deve invece applicarsi il DM 140/2012 con riferimento a prestazioni professionali (iniziatesi prima, ma) ancora in corso quando detto decreto è entrato in vigore ed il giudice deve procedere alla liquidazione del compenso. LIQUIDAZIONE DEGLI ONORARI DELL'AVVOCATO L. 794/1942 TENTATIVO DI CONCILIAZIONE OMISSIONE NULLITÀ ESCLUSIONE Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 settembre 2012 n (Pres. Rovelli, rel. Proto) Il tentativo di conciliazione previsto dalla l. 794/1942, in materia di liquidazione degli onorari dell'avvocato, non è obbligatorio e la sua omissione non costituisce motivo di nullità del procedimento di liquidazione. ESAME PER LA PROFESSIONE DI AVVOCATO VOTO ALFANUMERICO SINDACABILITÀ SUSSISTE VERIFICAZIONE Tar Lombardia Brescia, sez. II, ordinanza 1 agosto 2012 n. 369 (Pres. Conti, est. Pedron) L esame per l abilitazione alla professione di avvocato può essere condotto dalle Commissioni utilizzando una valutazione sintetica, mediante assegnazione di un voto numerico. E da escludersi, però, che tale valutazione sia insindacabile dinanzi 7 all Autorità giudiziaria. Diversamente l utilizzo del voto numerico si trasformerebbe in una garanzia di insindacabilità per l amministrazione e in una corrispettiva ingiustificabile compressione del diritto di difesa per gli interessati. Per stabilire se la discrezionalità tecnica sia stata correttamente esercitata dalla commissione d esame il voto numerico deve quindi essere comparato con il giudizio analitico espresso da soggetti altrettanto qualificati; questa comparazione non viene garantita in modo automatico, ma solo quando gli argomenti portati dal ricorrente siano tali da giustificare un simile approfondimento. Se quindi le prove scritte fossero palesemente inadeguate non si procederebbe oltre. Dove, tuttavia, il ricorrente abbia offerto elementi idonei a collocare il valore degli elaborati in prossimità o al di sopra della soglia di sufficienza (es. allegando i pareri di specialisti), deve essere disposta una verificazione per stabilire se il giudizio degli specialisti di parte possa essere preso come parametro per valutare la congruità del voto numerico BANCHE ART. 2, COMMA 61, DECRETO-LEGGE 29 DICEMBRE 2010, N. 225 (CD. MILLE PROROGHE) QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELLA NORMA CHE, IN ORDINE ALLE OPERAZIONI BANCARIE REGOLATE IN CONTO CORRENTE L ART DEL CODICE CIVILE, PREVEDE CHE ESSA SI INTERPRETI NEL SENSO CHE LA PRESCRIZIONE RELATIVA AI DIRITTI NASCENTI DALL ANNOTAZIONE IN CONTO INIZIA A DECORRERE DAL GIORNO DELL ANNOTAZIONE STESSA - FONDATA Corte cost., sentenza 5 aprile 2012 n. 78 (Pres. Quaranta, est. Criscuolo) E' incostituzionale l art. 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10 (comma aggiunto dalla legge di conversione), che così dispone: In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l articolo 2935 del8 codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione d importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Incostituzionale, in primis, per violazione dell'art. 3 Cost. perchè interviene in via di interpretazione autentica in assenza di una situazione di oggettiva incertezza del dato normativo, perché, in materia di decorrenza del termine di prescrizione relativo alle operazioni bancarie regolate in conto corrente, a parte un indirizzo del tutto minoritario della giurisprudenza di merito, si era ormai formato un orientamento maggioritario in detta giurisprudenza, che aveva trovato riscontro in sede di legittimità ed aveva condotto ad individuare nella chiusura del rapporto contrattuale o nel pagamento solutorio il dies a quo per il decorso del suddetto termine. COMPETENZA E GIURISDIZIONE AFFIDAMENTO DEL MINORE COMPETENZA GIURISDIZIONALE ART. 8 REG. CE 2201/2003 RESIDENZA ABITUALE DEL MINORE Cass. Civ., Sez.Un., sentenza 13 febbraio 2012 n (Pres. Preden, rel. D'Alessandro) Ai sensi dell'art. 8 del Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, l'unico criterio per stabilire la competenza giurisdizionale di uno stato membro per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore è quello della residenza abituale del minore al momento della proposizione della domanda, intendendo come luogo di residenza quello del concreto e continuativo svolgimento della vita personale (Cass. SSUU ord. 17 febbraio 2010 n. 3680), e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. LIMITI DELLA GIURISDIZIONE DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO SINDACATO SULLA LEGITTIMITÀ DI UNA DELIBERAZIONE CON CUI IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA CONFERISCE UN INCARICO DIRETTIVO ANNULLAMENTO DELLA DELIBERAZIONE PER VIZIO DI 8 ECCESSO DI POTERE - INSUFFICIENZA O CONTRADDITTORIETÀ LOGICA DELLA MOTIVAZIONE ECCESSO DAI LIMITI NON SUSSISTE Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 8 marzo 2012 n (Pres. Vittoria, rel. Rordorf) Non eccede dai limiti della propria giurisdizione il giudice amministrativo se, chiamato a vagliare la legittimità di una deliberazione con cui il Consiglio superiore della magistratura ha conferito un incarico direttivo, si astenga dal censurare i criteri di valutazione adottati dall amministrazione e la scelta degli elementi ai quali la stessa amministrazione ha inteso dare peso, ma annulli la suindicata deliberazione per vizio di eccesso di potere, desunto dall insufficienza o dalla contraddittorietà logica della motivazione in base alla quale il Consiglio superiore ha dato conto del modo in cui, nel caso concreto, gli stessi criteri da esso enunciati sono stati applicati per soppesare la posizione di contrapposti candidati PUBBLICO IMPIEGO CONTRATTUALIZZATO DOMANDA FONDATA SU INADEMPIMENTO UNITARIO DELL AMMINISTRAZIONE PROTRATTO OLTRE IL 30 GIUGNO 1998 GIURISDIZIONE ORDINARIA ANCHE SUL PERIODO ANTERIORE A TALE DATA SUSSISTENZA Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 marzo 2012 n (Pres. Vittoria, rel. Turelli) Nel pubblico impiego contrattualizzato, la sopravvivenza della giurisdizione amministrativa, regolata dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, costituisce un ipotesi eccezionale, sicché, quando il lavoratore deduce inadempimento unitario dell'amministrazione protratto oltre il discrimine temporale del 30 giugno 1998, sussiste la giurisdizione ordinaria anche per il periodo anteriore a tale data, onde evitare il frazionamento della tutela. CODICE DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO ART. 11 COMMA III ANALOGO ALL'ART. 59, COMMA III, LEGGE 69/2009 CONFLITTO DI GIURISDIZIONE SOLLEVATO D'UFFICIO DAL GIUDICE DAVANTI A CUI RIPROPOSTO IL GIUDIZIO9 Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 13 aprile 2012 n (Pres. e rel. Vittoria) La disposizione dettata dall art. 11, comma 3, del codice del processo amministrativo che si interpreta alla stregua di quella analoga contenuta dell art. 59, comma 3, della legge n. 69 del 2009 non preclude in linea di principio che nel giudizio tempestivamente riproposto davanti a sé il giudice amministrativo di secondo grado sollevi d ufficio il conflitto di giurisdizione: ad evitare che tale giudice risulti privato del potere di rilievo d ufficio del proprio difetto di giurisdizione, ciò si deve ammettere quante volte il giudizio di primo grado si sia concluso previo rilievo di questione attinente all ordine del processo, logicamente pregiudiziale rispetto alla stessa questione di giurisdizione 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), nella parte in cui attribuiscono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo con cognizione estesa al merito e alla competenza funzionale del TAR Lazio sede di Roma, le controversie in materia di sanzioni irrogate dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), e dell art. 4, comma 1, numero 19), dell Allegato numero 4, del medesimo d.lgs. n. 104 del CONSUMATORI TUTELA DEI CONSUMATORI CONTRATTO DI CREDITO AL CONSUMO ERRONEA INDICAZIONE DEL TASSO ANNUO EFFETTIVO GLOBALE INCIDENZA DELLE PRATICHE COMMERCIALI SLEALI E DELLE CLAUSOLE ABUSIVE SULLA VALIDITÀ DEL CONTRATTO NEL SUO COMPLESSO AFFERMAZIONE DELLA GIURISDIZIONE DA PARTE DEL GIUDICE ITALIANO Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 13 aprile 2012 n (Pres. e rel. Vittoria) L affermazione della giurisdizione del giudice italiano in luogo di un giudice straniero, contenuta nella sentenza del giudice amministrativo, non può precludere una diversa decisione da parte del giudice ordinario, successivamente adito, in quanto anche le sentenze del giudice amministrativo possono acquisire autorità di giudicato esterno in tema di giurisdizione solo se la statuizione relativa sia accompagnata da una conseguente pronuncia di merito. SANZIONI IRROGATE DALLA CONSOB COMPETENZA ESCLUSIVA DEL TAR LAZIO ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE - SUSSISTE Corte Cost., sentenza 27 giugno 2012 n. 162 (Pres. Quaranta, est. Cartabia) Deve essere dichiarata l illegittimità costituzionale degli articoli 133, comma 1, lettera l), 135, comma 1, lettera c), e 134, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell articolo 9 Corte Giust. UE, sez. I, sentenza 15 marzo 2012, causa C-467/10 (Pres. Tizzano, rel. Safjan) L articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev essere interpretato nel senso che, nel valutare se un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore e contenente una o più clausole abusive possa continuare a sussistere in assenza di dette clausole, il giudice adìto non può fondarsi unicamente sull eventuale vantaggio per una delle parti, nella fattispecie il consumatore, derivante dall annullamento del contratto in questione nel suo complesso. Ciononostante, tale direttiva non osta a che uno Stato membro preveda, nel rispetto del diritto dell Unione, che un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore e contenente una o più clausole abusive sia nullo nel suo complesso qualora ciò risulti garantire una migliore tutela del consumatore. Una pratica commerciale, come quella in questione nella causa principale, consistente nel menzionare in un contratto di credito un tasso annuo effettivo globale inferiore a quello reale, deve essere qualificata come10 «ingannevole» ai sensi dell articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell 11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali»), qualora induca o sia idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. Spetta al giudice nazionale verificare se ciò avvenga nel procedimento principale. L accertamento del carattere sleale di una siffatta pratica commerciale rappresenta un elemento tra gli altri sul quale il giudice competente può fondare, ai sensi dell articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 93/13, la sua valutazione del carattere abusivo delle clausole del contratto relative al costo del prestito concesso al consumatore. Un tale accertamento non ha tuttavia diretta incidenza sulla valutazione, sotto il profilo dell articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13, della validità del contratto di credito stipulato. DANNI ALLA PERSONA DERIVANTI DALL'INADEMPIMENTO O DALL'INESATTA ESECUZIONE DELLE PRESTAZIONI CHE FORMANO OGGETTO DI "PACCHETTO TURISTICO" - RISARCIBILITÀ NEI LIMITI PREVISTI DALLA CONVENZIONE INTERNAZIONALE RELATIVA AL CONTRATTO DI VIAGGIO (C.C.V.), FIRMATA A BRUXELLES IL 23 APRILE 1970 E RESA ESECUTIVA CON LA LEGGE N DEL LIMITAZIONE RISARCITORIA INTRODOTTA DAL LEGISLATORE DELEGATO IN ASSENZA DI CORRISPONDENTE PRINCIPIO E CRITERIO DIRETTIVO DELLA LEGGE DI DELEGAZIONE - ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE PARZIALE Corte cost., sentenza 21 marzo 2012 n. 75 (Pres. Quaranta, est. Tesauro) E' costituzionalmente illegittimo l articolo 15 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n (Attuazione della direttiva n. 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso»), nella parte in cui, limitatamente alla responsabilità per danni alla persona, pone come limite all obbligo di ristoro dei danni quello indicato dalla Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio, firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, ratificata con la legge 27 dicembre 1977, n (Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio - CCV). CONTRATTI E OBBLIGAZIONI TUTELA DELL'AFFIDAMENTO NEMO VENIRE CONTRA FACTUM PROPRIUM Corte Conti, sez. giurisd. Sicilia, sentenza 24 gennaio 2012 n. 197 (est. Grasso) In linea con l'orientamento di Cassazione (da ultimo espresso con la sentenza n. 9924/2009 ), deve essere affermata la sussistenza del principio nemo venire contra factum proprium determinante il legittimo affidamento, anche nell ambito del nostro ordinamento, quale espressione delle clausole generali di correttezza e buona fede, arrivando a considerare assorbita in esso anche la Verwirkung, intesa come inerzia nell esercizio del proprio diritto, tale da ingenerare un legittimo affidamento nella controparte. CAPARRA CONFIRMATORIA RISARCIMENTO DEL DANNO - DOMANDA DI RITENZIONE DELLA CAPARRA E DOMANDA DI RISARCIMENTO DEL DANNO TRASFORMAZIONE DELLA DOMANDA DI RISARCIMENTO DEL DANNO IN DOMANDA DI RITENZIONE DELLA CAPARRA PER IL CASO IN CUI LA DOMANDA DI RISARCIMENTO SIA ACCOLTA CON SOMMA INFERIORE AL DOPPIO DELLA CAPARRA ABUSO PROCESSUALE SUSSISTE Cass. Civ., sez. II, sentenza 6 marzo 2012 n (Pres. Schettino, rel. Bursese) In tema di contratti cui acceda la consegna di una somma di denaro a titolo di caparra11 confirmatoria, qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (giudiziale o di diritto) ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, quella volta ad ottenere la declaratoria dell'intervenuto recesso con ritenzione della caparra (o pagamento del doppio), avuto riguardo - oltre che alla disomogeneità esistente tra la domanda di risoluzione giudiziale e quella di recesso ed all'irrinunciabilità dell'effetto conseguente alla risoluzione di diritto - all'incompatibilità strutturale e funzionale tra la ritenzione della caparra e la domanda di risarcimento: la funzione della caparra, consistendo in una liquidazione anticipata e convenzionale del danno volta ad evitare l'instaurazione di un giudizio contenzioso, risulterebbe infatti frustrata se alla parte che abbia preferito affrontare gli oneri connessi all'azione risarcitoria per ottenere un ristoro patrimoniale più cospicuo fosse consentito - in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo, che vieta qualsiasi forma di abuso processuale - di modificare la propria strategia difensiva, quando i risultati non corrispondano alle sue aspettative "(Cass. Sez. U, n. 553 del 14/01/2009). Alla luce di queste considerazioni, non v'è dubbio che il contraente non possa chiedere la risoluzione del contratto per poi trasformarla, all'occorrenza, in domanda di recesso (nel caso in cui i pretesi danni fossero stati inferiori al doppio della caparra), senza incorrere, così facendo, in una forma di abuso processuale che proprio l'art c.c. mira a prevenire, in relazione alla particolare natura della caparra come sopra evidenziata. VENDITA GARANZIA EDILIZIA IMPEGNO DEL VENDITORE AD ELIMINARE I VIZI DELLA COSA VENDUTA INCIDENZA SULLA PRESCRIZIONE MERA INTERRUZIONE O DECORSO DI QUELLA DECENNALE RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE Cass. Civ., sez. II, ordinanza 26 marzo 2012 n (Pres. Rovelli, rel. Giusti) La Sezione Seconda Civile ha rimesso al Primo Presidente, per l eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, questione di 11 massima di particolare importanza concernente la garanzia edilizia, trattandosi di stabilire se l impegno del venditore di eliminare i vizi della cosa venduta comporti soltanto l interruzione della prescrizione ex art cod. civ., destinata a decorrere ex novo secondo il regime speciale annuale, oppure implichi l attivazione del termine ordinario di prescrizione decennale. ONERE DELLA PROVA ESTINZIONE DEL DEBITO CORRESPONSIONE DI UNA SOMMA DA PARTE DEL DEBITORE ONERE DEL CREDITORE DI DIMOSTRARE CHE LA SOMMA È STATA CORRISPOSTA PER ALTRO DEBITO ONERE CHE NON SUSSISTE IN CASO DI ASSEGNO Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 febbraio 2012 n Costituisce orientamento risalente e pacifico nella giurisprudenza (Cass., n. 3437/2007; Cass., n /2005; Cass., n. 6155/1978) che il principio secondo cui quando il convenuto per il pagamento di un debito dimostri di aver corrisposto una somma di denaro idonea all'estinzione del medesimo, spetta al creditore, il quale sostenga che il pagamento sia da imputare all'estinzione di un debito diverso, allegare e provare di quest'ultimo l'esistenza, nonchè la sussistenza delle condizioni necessarie per la dedotta diversa imputazione, non può trovare applicazione nel caso in cui il debitore eccepisca l'estinzione del debito fatto valere in giudizio per effetto dell'emissione dell'assegno, atteso che, implicando tale emissione la presunzione di un rapporto fondamentale idoneo a giustificare la nascita di un'obbligazione cartolare, resta a carico del debitore convenuto l'onere di superare tale presunzione, dimostrando il collegamento tra il precedente debito azionato ed il successivo debito cartolare, con la conseguente estinzione del primo per effetto del pagamento degli assegni. NULLITÀ RILEVABILITÀ D'UFFICIO - CONDIZIONI Cass. Civ., sez. II, sentenza 10 maggio 2012 n (Pres. Schettino, rel. D'Ascola) Il potere di rilevare d'ufficio la nullità12 contrattuale sussiste solo nel caso in cui sia in contestazione l'applicazione o l'esecuzione del contratto (S.U /04), la cui validità rappresenta quindi un elemento costitutivo della domanda. Tale potere non vale però a consentire il superamento del divieto di domanda nuova in appello: quando sia fatta valere in via principale ed autonoma, la domanda di nullità del contratto va ritualmente introdotta. DANNO DA VACANZA ROVINATA - ART C.C. - ONERE DELLA PROVA ARTT. 1218, 1223 C.C. Cass. Civ., sez. III, sentenza 11 maggio 2012 n (Pres. Spirito, rel. Carluccio) Quando il danno non patrimoniate scaturisce da inadempimento contrattuale, il risarcimento è regolato dalle norme dettate in materia, e quindi, dagli artt. 1218, 1223, 1225 cod. civ., e valgono le specifiche regole del settore circa l'onere della prova, come specificate da Sez. Un. 30 ottobre 2001, n (Sez. Un. n del 2008, p.4.7.). Se, in base al principio affermato in quest'ultima decisione richiamata, il creditore, sia che agisca per l'adempimento, per la risoluzione o per il risarcimento del danno, deve dare la prova della fonte negoziale o legale del suo diritto, mentre può limitarsi ad allegare l'inadempimento della controparte e sarà il debitore convenuto a dover fornire la prova del fatto estintivo del diritto, costituito dall'avvenuto adempimento. Se, nell'ipotesi di inesatto adempimento grava sempre sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto esatto adempimento. Se il dannoconseguenza deve essere allegato e provato e, per i pregiudizi non patrimoniali attinenti a un bene immateriale, la prova presuntiva è destinata ad assumere particolare rilievo e potrà costituire anche l'unica fonte per la formazione del convincimento del giudice, a condizione che il danneggiato alleghi tutti gli elementi idonei a fornire la serie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto (Sez. Un. n del 2008, p.4.10). Ne consegue che, in tema di danno non patrimoniale "da vacanza rovinata", inteso come disagio psicofisico conseguente alla 12 mancata realizzazione in tutto o in parte della vacanza programmata, la raggiunta prova dell'inadempimento esaurisce in sé la prova anche del verificarsi del danno, atteso che gli stati psichici interiori dell'attore, per un verso, non possono formare oggetto di prova diretta e, per altro verso, sono desumibili dalla mancata realizzazione della "finalità turistica" (che qualifica il contratto) e dalla concreta regolamentazione contrattuale delle diverse attività e dei diversi servizi, in ragione della loro essenzialità alla realizzazione dello scopo vacanziero. ART CC - APPLICABILITÀ ALL'INABILITATO O ALL'INTERDETTO ESCLUSIONE Cass. Civ., sez. II, sentenza 4 luglio 2012 n (Pres. Rovelli, rel. Migliucci) La norma di cui all art cod. civ., la quale esclude l annullabilità del contratto concluso dal minore che con raggiri abbia occultato la sua minore età, è norma eccezionale e, quindi, non può trovare applicazione in ipotesi da essa non previste, come quella dell occultamento dello stato di incapacità da parte dell inabilitato o dell interdetto. DOMANDA DI NULLITÀ PRONUNCIA DEL GIUDICE DI ANNULLAMENTO VIOLAZIONE ART. 112 C.P.C. - ESCLUSIONE DOMANDA DI NULLITÀ RISPETTO A QUELLA DI ANNULLABILITÀ IN RAPPORTO DI MAGGIORE A MINORE Cass. civ., sez. II, sentenza 25 maggio 2012 n La domanda giudiziale con cui la parte intenda far accertare la nullità di un contratto al fine di poterne disconoscere gli effetti si pone, rispetto ad un'ipotetica domanda di annullamento di quel medesimo contratto dipendente da una invalidità meno grave, nei termini di maggiore a minore, sicchè il giudice, in luogo della richiesta declaratoria di radicale nullità di un contratto, può pronunciarne l'annullamento, ove quest'ultimo sia fondato sui medesimi fatti, senza che la sentenza sia censurabile per vizio di13 ultrapetizione (Cass n. 6139; Cass n ; Cass n ; Cass n ). Il principio è applicabile anche alla materia testamentaria. GIUDIZIO DI RISOLUZIONE CONTRATTUALE - NULLITÀ DEL CONTRATTO RILEVABILITÀ D UFFICIO POTERE DEL GIUDICE SUSSISTE Cass. Civ., sez. Un., sentenza 4 settembre 2012 n (Pres. Vittoria, rel. D'Ascolta) Il giudice di merito ha il potere di rilevare, dai fatti allegati e provati o emergenti ex actis, ogni forma di nullità non soggetta a regime speciale e, provocato il contraddittorio sulla questione, deve rigettare la domanda di risoluzione, volta ad invocare la forza del contratto. Pronuncerà con efficacia idonea al giudicato sulla questione di nullità ove, anche a seguito di rimessione in termini, sia stata proposta la relativa domanda. Nell'uno e nell'altro caso dovrà disporre, se richiesto, le restituzioni. CONTRATTO PRELIMINARE DIFFORMITÀ NON SOSTANZIALI NON INCIDENTI SULLA UTILIZZABILITÀ DEL BENE AZIONI PROPONIBILI DAL PROMISSARIO ACQUIRENTE AZIONE DI ESECUZIONE SPECIFICA EX ART C.C. CON RICHIESTA CUMULATIVA DI ELIMINAZIONE DEI VIZI E RIDUZIONE DEL PREZZO CUMULO: ACTIO 2932 C.C. E ACTIO QUANTI MINORIS SUSSISTE Cass. Civ., sez. II, sentenza 31 luglio 2012 n (Pres. Felicetti, rel. Vincenti) Come si evince dall'orientamento stabile della giurisprudenza di legittimità (tra le altre: Cass., sez. II, 26 gennaio 2010, n. 1562; Cass., sez. II, 15 febbraio 2007, n. 3383; Cass., sez. II, 8 ottobre 2001, n ), in presenza di difformità non sostanziali e non incidenti sull'effettiva utilizzabilità del bene ma soltanto sul relativo valore, il promissario acquirente non resta soggetto alla sola alternativa della risoluzione del contratto o dell'accettazione senza riserve della cosa viziata o difforme, ma può esperire l'azione di esecuzione specifica dell'obbligo di 13 concludere il contratto definitivo a norma dell'art cod. civ., chiedendo cumulativamente e contestualmente l'eliminazione delle accertate difformità o la riduzione del prezzo. Dunque, l'azione di esecuzione specifica del contratto a norma dell'art cod. civ. e l'actio quanti minoris ben possono cumularsi ed essere, quindi, proposte con il medesimo atto. CONTRATTO PRELIMINARE DOMANDA DEL PROMISSARIO ACQUIRENTE DI ESECUZIONE SPECIFICA EX ART C.C. - DOMANDA DEL PROMITTENTE DI RISOLUZIONE DEL CONTRATTO ORDINE LOGICO DI TRATTAZIONE DELLE QUESTIONI DA PARTE DEL GIUDICE Cass. Civ., sez. II, sentenza 31 luglio 2012 n (Pres. Felicetti, rel. Vincenti) Ove alla domanda di esecuzione specifica del contratto preliminare di vendita, proposta dal promissario acquirente, si contrapponga quella del promittente venditore diretta ad ottenere la risoluzione dello stesso contratto per inadempimento della controparte, il giudice deve, secondo un criterio di priorità logica, esaminare tale seconda domanda ed accertare la sussistenza delle condizioni per far luogo alla risoluzione, in quanto la eventuale positività di tale accertamento rende inutile, per il venir meno del contratto da eseguire, l ulteriore indagine sulla esistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art cod. civ. e preclude l'accoglimento della relativa domanda (Cass., sez. II, 14 maggio 1930, n. 3182). RISOLUZIONE DEL CONTRATTO MANCATO GUADAGNO ART C.C. - NOZIONE Cass. Civ., sez. I, sentenza 2 agosto 2012 n (Pres. Carnevale, rel. Di Virginio) Il materia di risoluzione del contratto ex art c.c., il mancato guadagno di cui all'art c.c. è da ritenersi l'incremento patrimoniale netto che la parte adempiente avrebbe conseguito mediante la realizzazione del contratto e che è venuto a mancare per la risoluzione per l'inadempimento della14 controparte. NEGOZIO FIDUCIARIO (PACTUM FIDUCIAE) FORMA PRINCIPIO DI LIBERTÀ DELLE FORME SUSSISTE Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 agosto 2012 n (Pres. Oddo, rel. Scalisi) Il negozio fiduciario è il negozio con il quale un soggetto (il fiduciante) trasferisce ad un altro soggetto (il fiduciario) la titolarità di un diritto, il cui esercizio viene limitato da un accordo tra le parti (pactum fiduciae) per uno scopo che il fiduciario si impegna a realizzare, ritrasferendo poi il diritto allo stesso fiduciante o ad un terzo beneficiario. La fattispecie si sostanzia in un accordo tra due soggetti, con cui il primo trasferisce (o costituisce) in capo al secondo una situazione giuridica soggettiva (reale o personale) per il conseguimento di uno scopo pratico ulteriore, ed il fiduciario, per la realizzazione di tale risultato, assume l'obbligo di utilizzare nei tempi e nei modi convenuti la situazione soggettiva, in funzione strumentale, e di porre in essere un proprio comportamento coerente e congruo. Trattandosi di fattispecie non espressamente disciplinata dalla legge, e, in mancanza di una disposizione espressa in senso contrario, il factum fiduciae non può che essere affidato al principio generale della libertà della forma. CONTRATTO DI COMPRAVENDITA IMMOBILIARE SIMULAZIONE PROVA SIMULAZIONE AMMISSIBILITÀ SOLO SE SIMULAZIONE ASSOLUTA Cass. Civ., Sez. II, sentenza 5 novembre (Pres. Oddo, est. Bursese) Nell ipotesi di simulazione del contratto di compravendita di immobili, che esigono la forma scritta ad substantiam, la prova della simulazione mediante interrogatorio formale, diretto a provocare la confessione del soggetto cui è deferito, è ammissibile tra le parti solo se rivolta a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, perché in tal caso oggetto del mezzo di prova è l inesistenza della compravendita immobiliare 14 APPALTO DI OPERE PUBBLICHE LAVORI ADDIZIONALI EFFETTUATI DALL APPALTATORE EXTRACONTRATTO NON AUTORIZZATI DIRITTO AL COMPENSO CONDIZIONE QUADRUPLICE Cass. Civ., sez. I, sentenza 5 novembre 2012 n (Pres. Vitrone, est. Salvago) In tema di appalto di o.p. i lavori addizionali eventualmente effettuati dall'appaltatore extracontratto e non previamente autorizzati (per i quali egli non ha, di regola, diritto ad aumento di prezzo alcuno ex art. 342 comma 2 della legge n all. F del 1865) possono, eccezionalmente, dar luogo a compenso alla quadruplice condizione che tali lavori formino oggetto di tempestiva riserva, siano qualificati come indispensabili in sede di collaudo, siano stati riconosciuti come tali anche dall'amministrazione committente, comportino un costo che, addizionato a quello dei lavori commissionati in contratto, rientri, comunque, entro i limiti delle spese approvate. IMPEGNO DEL VENDITORE AD ELIMINARE I VIZI DELLA COSA CORRISPONDENTE DIRITTO CHE NE DERIVA PRESCRIZIONE DECENNALE DIRITTI ALLA RIDUZIONE DEL PREZZO E RISOLUZIONE DEL CONTRATTO PRESCRIZIONE - ANNUALE Cass. civ., Sez. Un., sentenza 13 novembre 2012 n (Pres. Preden, rel. Bucciante) L impegno del venditore all eliminazione dei vizi, accettato dal compratore, fa sorgere il corrispondente diritto, che è soggetto alla prescrizione decennale, mentre i diritti alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto restano soggetti alla prescrizione annuale. NULLITÀ DEL CONTRATTO RILIEVO DELLA PATOLOGIA IN CASO DI DOMANDA DI ANNULLAMENTO RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE Cass. Civ., Sez. II, ordinanza 27 novembre 2012 n (Pres. Rovelli, rel. Scrima)15 Va rimessa al Primo presidente la seguente questione di massima di particolare importanza: se la nullità del contratto possa essere rilevata d ufficio non soltanto allorché sia stata proposta domanda di adempimento o di risoluzione, ma anche nel caso in cui sia domandato l annullamento del contratto stesso. MANDATO AD ACQUISTARE E CONSEGNARE BENI MOBILI (IN)AMMISSIBILITÀ DELLA COSTITUZIONE IN PEGNO DEL DIRITTO DERIVANTE AL MANDANTE VERSO IL MANDATARIO Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 2 ottobre 2012 n (Pres. Vittoria, rel. Salmé) Non sussiste la prelazione in relazione ad una convenzione di pegno (anteriore al 1993) avente ad oggetto non titoli di stato, ma il credito del cliente nei confronti della banca all acquisto e alla consegna di una determinata quantità di titoli (CCT) per un controvalore altrettanto determinato, senza che tali titoli risultino ancora materialmente formati al momento della convenzione né successivamente. VENDITE PIRAMIDALI E CD. «CATENE DI SANT ANTONIO» - ART. 5 LEGGE NUMERO 173 DEL 2005 ILLICEITÀ SUSSISTE Cass. pen., sez. III, sentenza 26 settembre 2012 n (Pres. Petti, rel. Andronio) L'art. 5 l. 173/2005 vieta, in particolare: a) la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l incentivo economico primario dei componenti si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati, direttamente o attraverso altri componenti la struttura; b) la promozione e l organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, «catene di Sant Antonio», che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone, in cui il diritto reclutare si trasferisce all infinito previo pagamento di un corrispettivo 15 CONTRATTI (SINGOLI) COMODATO COMODATARIO SPESE RIMBORSO NON SUSSISTE Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 gennaio 2012 n (Pres. Piccialli, est. Manna) Al comodatario non sono rimborsabili le spese straordinarie non necessarie ed urgenti, anche se comportano miglioramenti, né sotto il profilo dell'art c.c. perche egli non è possessore, né sotto quello dell'art. 936 c.c. perché non è terzo anche quando agisce oltre i limiti del contratto, né infine sotto quello dell'art c.c. in via di richiamo analogico, perché un'indennità per i miglioramenti è negata anche al locatario la cui posizione è molto simile a quella comodatario. Deve riconoscersi al comodatario soltanto l ius tollendi per le addizioni (Cass. nn. 1575/63,7923/92). COMODATO - ARRICCHIMENTO SENZA GIUSTA CAUSA AMMISSIBILITÀ AZIONE EX ART C.C. - ESCLUSIONE DELL'AZIONE EX ART C.C. Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 gennaio 2012 n (Pres. Piccialli, est. Manna) Il requisito di sussidiarietà evocato dalla rubrica dell'art.2041 c.c. (e del tutto pacifico sia in dottrina che in giurisprudenza), non predica che detta azione possa essere esperita in alternativa subordinata a quella contrattuale per eluderne gli esiti sfavorevoli, ogni qual volta, cioè, quest'ultima, sebbene astrattamente configurabile, non consenta in concreto, per ragioni di fatto o di diritto, il recupero dell'utilità trasferita da una parte all'altra; ma al contrario sta a significare soltanto che tra soggetti fra loro terzi, per l'inesistenza o la nullità di un rapporto contrattuale, gli spostamenti patrimoniali non sorretti da giusta causa devono essere retrattati nei limiti del minor valore tra arricchimento a danno. Pertanto, tale azione non può essere riconosciuta in favore del comodatario per recuperare dal comodante16 spese che, a termini dell'art. 1808, primo comma c.c., siano state giudicate irripetibili. APPALTO PUBBLICO - ART. 38, COMMA 1, LETTERA F), DEL D.LGS. N. 163 DEL VALUTAZIONE DI INAFFIDABILITA' DA PARTE DELLA STAZIONE APPALTANTE - AMPIA DISCREZIONALITA' - SINDACATO DA PARTE DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO - LIMITI - ADOZIONE DEL CRITERIO DELLA "NON CONDIVISIONE" - SUPERAMENTO DEI LIMITI ESTERNI DELLA GIURISDIZIONE Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 17 febbraio 2012 n (Pres. Preden, rel. Macioce) In tema di appalti pubblici, il Consiglio di Stato eccede dai limiti della propria giurisdizione, sconfinando nella sfera della discrezionalità amministrativa, qualora in relazione all impugnazione di provvedimenti di esclusione dalla possibilità di partecipare ad un bando di gara per inaffidabilità dell appaltatore li annulli sulla base della non condivisione degli elementi posti dalla P.A., senza ravvisare la pretestuosità di tale valutazione. APPALTO PUBBLICO - ART. 38, COMMA 1, LETTERA F), DEL D.LGS. N. 163 DEL VALUTAZIONE DI INAFFIDABILITA' DA PARTE DELLA STAZIONE APPALTANTE - AMPIA DISCREZIONALITA' - SINDACATO DA PARTE DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO - LIMITI - ADOZIONE DEL CRITERIO DELLA "NON CONDIVISIONE" - SUPERAMENTO DEI LIMITI ESTERNI DELLA GIURISDIZIONE Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 17 febbraio 2012 n (Pres. Preden, rel. Macioce) In tema di appalti pubblici, il Consiglio di Stato eccede dai limiti della propria giurisdizione, sconfinando nella sfera della discrezionalità amministrativa, qualora in relazione all impugnazione di provvedimenti di esclusione dalla possibilità di partecipare ad un bando di gara per inaffidabilità dell appaltatore li annulli sulla base della non condivisione degli elementi posti dalla P.A., senza ravvisare la pretestuosità di tale valutazione. CONTRATTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE AGGIUDICAZIONE ILLEGITTIMA AFFIDAMENTO DEL PRIVATO - TUTELA Cass. Civ., sez. I, sentenza 21 novembre 2011 n (Pres. Rovelli, rel. Forte) La responsabilità della P.A. verso il privato, aggiudicatario di un contratto di appalto in seguito annullato dal giudice amministrativo, non è qualificabile né come aquiliana, né come contrattuale in senso proprio, sebbene a questa si avvicini, poiché consegue al contatto tra le parti nella fase procedimentale anteriore alla stipula del contratto e si fonda sulla violazione del dovere di buona fede e correttezza per avere leso l interesse del privato, non qualificabile come interesse legittimo, ma assimilabile al diritto soggettivo alla regolarità e legittimità dell aggiudicazione. VENDITA GARANZIA EDILIZIA IMPEGNO DEL VENDITORE AD ELIMINARE I VIZI DELLA COSA VENDUTA INCIDENZA SULLA PRESCRIZIONE MERA INTERRUZIONE O DECORSO DI QUELLA DECENNALE RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE Cass. Civ., sez. II, sentenza 17 aprile 2012 n (Pres. Felicetti, rel. Giusti) Qualora il committente, rilevata l'esistenza di vizi dell'opera, non ne pretenda l'eliminazione diretta da parte dell'esecutore del lavoro, chiedendo, invece, il risarcimento del danno per l'inesatto adempimento, il credito dell'appaltatore per il corrispettivo pattuito non viene messo in discussione (Cass., Sez. II, 5 marzo 1979, n. 1386; Cass., Sez. II, 14 luglio 1981, n. 4606; Cass., Sez. II, 23 gennaio 1999, n. 644; Cass., Sez. II, 17 aprile 2002, n. 5496) (Nel caso di specie, dinanzi alla domanda della ditta appaltatrice opposta, di pagamento del corrispettivo, la committente opponente eccepiva che i lavori non erano stati eseguiti a regola d'arte, concludendo per la revoca del decreto ingiuntivo opposto con la compensazione dell'eventuale residuo compenso spettante alla parte opposta; e domandava la condanna di quest'ultima al risarcimento dei danni pari 1617 alle somme necessarie per la sostituzione del pavimento o comunque per la sua esecuzione a regola d'arte) TRASPORTI AEREI COMPENSAZIONE ED ASSISTENZA AI PASSEGGERI NEGATO IMBARCO, CANCELLAZIONE DEL VOLO O RITARDO PROLUNGATO TERMINE DI RICORSO Corte Giust. UE, sez. III, sentenza 22 novembre 2012 (Pres. De Lapuerta, est. Šváby) Il regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell 11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, deve essere interpretato nel senso che il termine entro il quale devono essere promosse le azioni dirette ad ottenere il versamento della compensazione prevista agli articoli 5 e 7 di tale regolamento è stabilito conformemente alle regole di ciascuno Stato membro in materia di prescrizione dell azione. TRASPORTI AEREI CONVENZIONE DI MONTREAL ARTICOLO 22, PARAGRAFO 2 RESPONSABILITÀ DEI VETTORI IN MATERIA DI BAGAGLI LIMITAZIONI DI RESPONSABILITÀ IN CASO DI DISTRUZIONE, PERDITA, DETERIORAMENTO O RITARDO DEI BAGAGLI BAGAGLIO COMUNE A DIVERSI PASSEGGERI REGISTRAZIONE DA PARTE SOLO DI UNO DI ESSI Corte Giust. UE, sez. III, sentenza 22 novembre 2012 (Pres. De Lapuerta, est. Šváby) L articolo 22, paragrafo 2, della convenzione per l unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, conclusa a Montreal il 28 maggio 1999, firmata dalla Comunità europea il 9 dicembre 1999 e approvata a nome di questa con decisione 2001/539/CE del Consiglio, del 5 aprile 2001, in combinato disposto con l articolo 3, paragrafo 3, di tale convenzione, deve essere 17 interpretato nel senso che il diritto al risarcimento e la limitazione di responsabilità del vettore in caso di perdita del bagaglio sono applicabili anche nei confronti del passeggero che chieda il risarcimento a titolo di perdita di un bagaglio consegnato a nome di un altro passeggero, a condizione che tale bagaglio perduto contenesse effettivamente gli oggetti del primo passeggero. TRASPORTO TRASPORTO FERROVIARIO OBBLIGO DEL GESTORE DELL INFRASTRUTTURA FERROVIARIA DI FORNIRE ALLE IMPRESE FERROVIARIE, IN TEMPO REALE, TUTTE LE INFORMAZIONI RELATIVE ALLA CIRCOLAZIONE DEI TRENI E, IN PARTICOLARE, AGLI EVENTUALI RITARDI DEI TRENI IN COINCIDENZA Corte Giust. UE, sez. I, sentenza 22 novembre 2012 (Pres. Tizzano, est. Barthet) Il combinato disposto dell articolo 8, paragrafo 2, e dell allegato II, parte II, del regolamento (CE) n. 1371/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, dev essere interpretato nel senso che le informazioni relative alle principali coincidenze devono comprendere, oltre agli orari di partenza previsti nell orario ferroviario, anche i ritardi o le soppressioni di tali coincidenze, indipendentemente dall impresa ferroviaria che fornisce le informazioni medesime. Il combinato disposto dell articolo 8, paragrafo 2, e dell allegato II, parte II, del regolamento n. 1371/2007, nonché il combinato disposto dell articolo 5 e dell allegato II della direttiva 2001/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2001, relativa alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria e all imposizione dei diritti per l utilizzo dell infrastruttura ferroviaria, come modificata dalla direttiva 2004/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, devono essere interpretati nel senso che il gestore dell infrastruttura è tenuto a fornire alle imprese ferroviarie, in modo non18 discriminatorio, i dati in tempo reale relativi ai treni di altre imprese ferroviarie, laddove detti treni costituiscano le principali coincidenze ai sensi dell allegato II, parte II, del regolamento n. 1371/2007. DANNO ALLA PERSONA DANNO NON PATRIMONIALE LIQUIDAZIONE DEL DANNO MORALE IN PERCENTUALE SUL DANNO BIOLOGICO MOTIVAZIONE NON SUFFICIENTE Cass. Civ., sez. III, sentenza 16 febbraio 2012 n (Pres. Trifone, rel. Scarano) In materia di liquidazione del danno morale, il mero riferimento ad una percentuale di quanto liquidato a titolo di risarcimento del danno biologico non consente invero di cogliere quale sia stato il punto di riferimento dai giudici di merito in concreto preso in considerazione ai fini della debita personalizzazione della liquidazione del danno morale (cfr. Cass., 13/5/2011, n ; Cass., 28/11/2008, n ; Cass., 29/3/2007, n. 7740; Cass., 12/7/2006, n ), giacché l'adozione di meccanismi semplificativi di liquidazione di tipo automatico sono inidonei a far intendere in quali termini si sia al riguardo tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, al fine di potersi essa considerare congrua ed adeguata risposta satisfattiva alla lesione della dignità umana (cfr. Cass., 10/3/2010, n. 5770; Cass., 12/12/2008, n V. altresì Cass., 12/9/2011, n ; Cass., 19/1/2010, n. 702). Orbene, non costituisce, quindi, motivazione adeguata quella che si limiti ad affermare che la liquidazione del danno morale in favore del minore, calcolata dal giudice in ragione della metà del danno biologico, è da reputarsi congrua ed adeguata al caso concreto. DANNO NON PATRIMONIALE DANNO DA SCONVOLGIMENTO DELL'ESISTENZA SUSSISTE RIPARTO DEGLI ONERI PROBATORI Cass. Civ., sez. III, sentenza 16 febbraio 2012 n (Pres. Trifone, rel. Scarano) Al genitore di persona che abbia subito la paralisi ostetrica del braccio destro all'esito di errato intervento in sede di parto spetta il risarcimento del danno non patrimoniale sofferto in conseguenza di tale evento, dovendo ai fini della liquidazione del relativo ristoro tenersi in considerazione la sofferenza (o patema d'animo) anche sotto il profilo della sua degenerazione in obiettivi profili relazionali. La prova di tale danno può essere data anche con presunzioni. Ne consegue che in presenza dell'allegazione del fatto-base delle gravi lesioni subite dal figlio convivente, il giudice deve ritenere provata la sofferenza inferiore (o patema d'animo) e lo sconvolgimento dell'esistenza che (anche) per la madre ne derivano, dovendo nella liquidazione del relativo ristoro tenere conto di entrambi i suddetti profili, ivi ricompresa la degenerazione della sofferenza interiore di quest'ultima come nella specie riverberantesi nella scelta di abbandonare il lavoro al fine di dedicarsi esclusivamente alla cura del figlio, bisognevole di assistenza in ragione della gravità della riportata lesione. Incombe alla parte a cui sfavore opera la presunzione dare la prova contraria idonea a vincerla, con valutazione al riguardo spettante al giudice di merito. DANNO PER INVALIDITÀ PERMANENTE - DETERMINAZIONE DEL REDDITO DA CONSIDERARE - ART. 4 DEL D.L. N. 857 DEL 1976, CONVERTITO IN LEGGE N. 39 DEL SOGGETTI CHE NON SIANO LAVORATORI AUTONOMI O DIPENDENTI - APPLICABILITÀ ANCHE ALL'IPOTESI PIÙ GENERALE, IN CUI IL DANNO FUTURO INCIDA SU SOGGETTI ATTUALMENTE PRIVI DI REDDITO, MA POTENZIALMENTE IDONEI A PRODURLO SUSSISTE Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 marzo 2012 n (Pres. Petti, rel. D'Amico) In tema di determinazione del reddito da considerare ai fini del risarcimento del danno per invalidità permanente, l'art. 4 del D.L. n. 857 del 1976, convertito in legge n. 39 del dopo aver indicato (primo comma) i criteri da adottarsi con riguardo ai casi di lavoro, rispettivamente, autonomo e 1819 subordinato -, allorché stabilisce (terzo comma) che "in tutti gli altri casi" il reddito da considerare ai suddetti fini non può essere inferiore a tre volte l'ammontare annuo della pensione sociale, ricomprende in tale ultima previsione non solo l'ipotesi in cui l'invalidità permanente ed il conseguente danno futuro siano stati riportati da soggetti che non siano lavoratori autonomi o dipendenti, ma anche quella, più generale, in cui il danno futuro incida su soggetti attualmente privi di reddito, ma potenzialmente idonei a produrlo (Cass., 26 settembre 2000, n ). DANNO ESISTENZIALE DANNO BIOLOGICO - DIVERSITÀ Cass. Civ., sez. III, sentenza 9 marzo 2012 n (Pres. Trifone, rel. Amatucci) Il danno che subisce la vittima, la quale, a seguito del sinistro, sia costretta a cambiare posto di lavoro sconvolgendo le abitudini di vita e perdendo le precedenti relazioni, costituisce danno esistenziale, diverso da quello biologico che non esiste come autonoma categoria di danno ma che costituisce sintagma ampiamente invalso nella prassi giudiziaria DANNO NON PATRIMONIALE PERDITA DEL CONGIUNTO RAPPORTO DI PARENTELA NON STRETTA (ES. NONNO NIPOTE) RISARCIBILITÀ DEL DANNO CONVIVENZA SUSSISTE Cass. Civ., sez. III, sentenza 16 marzo 2012 n (Pres. Trifone, rel. Carluccio) Il fatto illecito, costituito dall uccisione del congiunto, dà luogo a danno non patrimoniale, consistente nella perdita del rapporto parentale, quando colpisce soggetti legati da un vincolo parentale stretto, la cui estinzione lede il diritto dell intangibilità della sfera degli affetti reciproci e delle scambievole solidarietà che connota la vita familiare nucleare. Mentre, affinchè possa ritenersi leso il rapporto parentale al di fuori di tale nucleo (nonni. nipoti, genero, nuora) è necessaria la convivenza, quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di 19 pratica della solidarietà, di sostegno economico DANNO BIOLOGICO DANNO MORALE DUPLICAZIONE RISARCITORIA CONDIZIONI Cass. Civ., sez. lav., sentenza 2 aprile 2012 n (Pres. Lamorgese, rel. Bronzini) Il danno non patrimoniale derivante dalla lesioni dell'integrità fisica del lavoratore, identificato nella sommatoria di danno biologico (all'integrità fisa) e danno morale (consistente nella sofferenza per l'ingiuria fisica subita), non richiede, ai fini della risarcibilità, la sussistenza dei presupposti di cui all'art. 185 c.p., essendo riferibile ai diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti. In tema di liquidazione del danno non patrimoniale, al fine di stabilire se il risarcimento sia stato duplicato ovvero sia stato erroneamente sottostimato, rileva non il nome assegnato dal giudicante al pregiudizio lamentato dall'attore (biologico, morale, esistenziale) ma unicamente il concreto pregiudizio preso in esame dal giudice. Si ha pertanto duplicazione di risarcimento solo quando il medesimo pregiudizio sia stato liquidato due volte, sebbene con l'uso di nomi diversi" (Cass. n /2011, v, anche Cass. n /2011cfr., in materia di danno subito dal lavoratore, anche Cass. n. 9238/2010, n /2009). DANNO TANATOLOGICO CONSAPEVOLEZZA DELL'IMMINENTE FINE DELLA VITA RICONOSCIBILITÀ PRESUPPOSTI - APPREZZABILE LASSO DI TEMPO TRA LA LESIONE E LA MORTE Cass. Civ., sez. III, sentenza 20 aprile 2012 n (Pres. Amatucci, rel. Carleo) Il danno tanatologico, inteso come consapevolezza dell'imminente fine della vita, non può essere riconosciuto ove la vittima non abbia sofferto alcun dolore di natura psichica, come nell'ipotesi di coma fino al momento del decesso. Va invece riconosciuto il danno biologico consistente nella lesione in sé e per sé dell'integrità psico-fisica, per il tempo intercorso tra l'insorgenza delle lesioni ed il successivo decesso. Ed invero,20 costituiscono massime ormai consolidate nella giurisprudenza della Suprema Corte, quelle secondo cui, in caso di lesione dell'integrità fisica con esito letale, un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, trasmissibile agli eredi, è configurabile qualora la morte sia intervenuta dopo un apprezzabile lasso di tempo, si da potersi concretamente configurare un'effettiva compromissione dell'integrità psicofisica del soggetto leso, mentre non è configurabile quando la morte sia sopraggiunta immediatamente o comunque a breve distanza dall'evento, giacché essa non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma lesione di un bene giuridico diverso, e cioè del bene della vita SUICIDIO DEL DEGENTE IN CASA DI CURA/PER ANZIANI AZIONE RISARCITORIA DEL PARENTE DANNO IURE PROPRIO RESPONSABILITÀ RISARCITORIA EX ART C.C. E NON ANCHE 1218 C.C. - SUSSISTE Cass. Civ., sez. III, sentenza 8 maggio 2012 n (Pres. Petti, rel. Barreca) E pur vero che la più recente giurisprudenza della Suprema Corte ha definitivamente riconosciuto la risarcibilità del danno non patrimoniale anche in caso di inadempimento contrattuale. Tuttavia, ove un terzo chieda il risarcimento del danno non patrimoniale da sé stesso subito a causa dell inadempimento della casa di cura nei confronti del paziente, l ambito risarcitorio nel quale la domanda deve essere inquadrata è necessariamente di natura extracontrattuale, con conseguente onere per l attore di provare il comportamento colposo della struttura. DANNO NON PATRIMONIALE DA PERDITA DEL CONGIUNTO LIQUIDAZIONE CRITERI Cass. Civ., sez. III, sentenza 11 maggio 2012 n (Pres. Massera, rel. Barreca) La liquidazione del danno non patrimoniale da perdita di congiunto va effettuata mediante la determinazione di un importo omnicomprensivo (cfr., di recente, Cass. ord. n /10; Cass. n. 2557/11), includendovi sia la sofferenza inferiore e lo stato di 20 prostrazione derivanti dall'avvenimento luttuoso (compreso quello che la resistente qualifica in termini di c.d. danno morale in senso stretto ) sia le conseguenze nell'ambito delle relazioni parentali e familiari (che la sentenza qualifica in termini di pregiudizio derivante dalla lesione dell'integrità della famiglia ), senza che siano ammissibili duplicazioni (cfr., dopo S.U. n /2008 cit., tra le altre Cass. n. 1072/11), ma neanche riduzioni. Ovviamente, sempreché la somma complessivamente determinata -a prescindere dal nomen iuris riferito dal giudicante alla voce o alle voci di danno che con essa ha inteso liquidare - risponda ai criteri di equità che ne debbono conformare la liquidazione. DANNO PATRIMONIALE FUTURO LAMENTATO DAI GENITORI PER LA PERDITA DEL FIGLIO ONERE DELLA PROVA Cass. Civ., sez. III, sentenza 11 maggio 2012 n (Pres. Massera, rel. Barreca) Ai fini della liquidazione del danno patrimoniale futuro derivante dalla perdita degli alimenti che il figlio avrebbe potuto erogare in favore dei genitori o del genitore superstite, questi devono provare che, sulla base delle circostanze attuali, secondo criteri non ipotetici, ma ragionevolmente probabilistici, essi avrebbero avuto bisogno di tale prestazione alimentare; allo stesso modo, va provato il verosimile contributo del figlio ai bisogni della famiglia, ove dedotto per il futuro (cfr. Cass. n. 4791/07 e n. 8546/08). Ove, poi, la perdita di tale contributo sia dedotta nel presupposto che questo fosse già in essere al momento del decesso del congiunto convivente, non è sufficiente la prova della convivenza né la prova della percezione di redditi da parte della vittima, dovendo appunto essere provato che questa destinasse parte dei propri redditi ai bisogni familiari RISARCIMENTO DEL DANNO NON PATRIMONIALE ASTRATTA CONFIGURABILITÀ DEL REATO ACCERTAMENTO DEL GIUDICE CIVILE Cass. Civ., sez. III, sentenza 11 giugno 2012 n (Pres. Finocchiaro, rel. Carluccio) Vedere altro
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References: ART. 8
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 ART. 55
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 articolo 9
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 art. 41
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 articolo 2935
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 ART. 11
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 art. 342
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 Articolo 1
 Art. 1
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 Articolo 1
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