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Timestamp: 2017-07-21 10:26:36+00:00

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LE SCUOLE PARITARIE IN ITALIA - COSA E' UN ISTITUTO PARITARIO ?
COSA E' UN ISTITUTO PARITARIO ?
. Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione 1. Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dallarticolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario lespansione dellofferta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dallinfanzia lungo tutto larco della vita. 2. Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti in particolare per quanto riguarda labilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dellistruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia di cui ai commi 4,5, e 6.
a) un progetto educativo in armonia con i principi della Costituzione; un piano dellofferta formativa conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti; attestazione della titolarità della gestione e la pubblicità dei bilanci; b) la disponibilità di locali, arredi e attrezzature didattiche propri del tipo di scuola e conformi alle norme vigenti; c) listituzione e il funzionamento degli organi collegiali improntati alla partecipazione democratica; d) liscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta, purchè in possesso di un titolo di studio valido per liscrizione alla classe che essi intendono frequentare;
e) lapplicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio; f) lorganica costituzione di corsi completi: non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe; g) personale docente fornito del titolo di abilitazione; h) contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore. 5. Le istituzioni di cui ai commi 2 e 3 sono soggette alla valutazione dei processi e degli esiti da parte del sistema nazionale di valutazione secondo gli standard stabiliti dagli ordinamenti vigenti. Tali istituzioni, in misura non superiore a un quarto delle prestazioni complessive, possono avvalersi di prestazioni volontarie di personale docente purché fornito di relativi titoli scientifici e professionali ovvero ricorrere anche a contratti di
sussidi diretti, per la gestione di scuole dellinfanzia e primarie (ex parificate); finanziamenti di progetti finalizzati allelevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori; contributi alle famiglie dell'importo massimo di € 300,00 denominati buoni scuola e disponibili solo per la scuola dell'obbligo. Essi sono stati introdotti dal governo Berlusconi e non più erogati dal governo Prodi. Sussidi diretti
lapplicazione anche alle scuole paritarie del trattamento fiscale riservato agli enti senza fini di lucro; l'istituzione di fatto dei buoni scuola statali (stanziamento di 300 miliardi di lire a decorrere dal 2001); l'aumento di 60 miliardi di lire dello stanziamento per i contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate; l'aumento di 280 miliardi di lire dello stanziamento per le spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato; lo stanziamento di un fondo di 7 miliardi di lire per favorire l'inserimento dei disabili nelle scuole private e la costruzione delle strutture necessarie. Il governo Berlusconi, ministro Letizia Moratti, con il DM 27/2005 apporta alla Legge 62/2000 le seguenti modifiche:
non si parla più di concessione di contributi ma di partecipazione alle spese delle scuole secondarie paritarie; è abbassata la soglia di alunni per classe (da 10 a 8) per laccesso ai contributi; vengono innalzati i livelli massimi dei contributi (12.000 euro per una scuola media inferiore, 18.000 per una scuola media superiore); sono più che raddoppiati i finanziamenti per i progetti formativi (da circa 6 milioni di euro ad oltre 13 milioni). Nel 2005 l'ammontare dei contributi alle scuole non statali è di circa 500 milioni di euro (si veda la circolare ministeriale 38/2005).
Buoni scuola I buoni scuola vengono istituiti nel 2000 dal Governo di centro-sinistra con la Legge 62/2000 sulla parità scolastica con un piano straordinario di finanziamento, attuato poi dal governo di centro-destra con la Legge 289/2002 che prevede un tetto di 30 milioni di euro per il triennio 2003-2005.
La finanziaria del 2004 del governo Berlusconi, ministro Letizia Moratti, aumenta il tetto per il 2005 a 50 milioni di euro con accesso ai buoni per tutte le famiglie che entrano in graduatoria in base al limite di reddito. La legge sulla parità non prevede alcuna incompatibilità dei buoni statali con eventuali buoni regionali (previsti poi da Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte), per cui buoni statali e regionali risultano cumulabili. LA NORMATIVA Scuole non statali - La legge 62/2000 Com'è noto, la Costituzione (art. 33) sancisce il diritto dei privati di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Essa affida inoltre alla legge ordinaria il compito di fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, assicurando ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali. Nel corso della XIII legislatura la legge 10 marzo 2000 n. 62[1]; ha inteso dare attuazione allart. 33 della Costituzione disciplinando la parità scolastica nell'ambito di un sistema nazionale di istruzione pubblico-privato.
· adottino un progetto educativo in armonia con i princìpi della Costituzione e con gli ordinamenti e le disposizioni vigenti; · accolgano chiunque, accettando il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni con handicap o in condizioni di svantaggio;
si sottopongano alle valutazioni operate dal sistema nazionale di valutazione secondo gli standard stabiliti per le corrispondenti scuole statali. Si ricorda che la Corte costituzionale, nella sentenza 33 del 2005 ha considerato infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla regione Lombardia, nei confronti di alcune disposizioni (anche finanziarie) della legge sulla parità scolastica. In particolare, la Corte ha ritenuto che la definizione dei requisiti che le scuole debbono possedere per ottenere il riconoscimento della parità (art. 1 comma 4 della legge) rientra nellambito delle norme generali sullistruzione ed è quindi esercizio della potestà legislativa statale.
di uno stanziamento (7 mld annui, pari a 3,6 milioni di euro) a sostegno delle scuole che accolgono alunni con handicap. Nel corso della XIV legislatura è stato poi previsto per la frequenza delle scuole paritarie un contributo particolare alle famiglie (c.d. buono scuola): la legge finanziaria 2003 (legge n. 289 del 2002, articolo 2, comma 7) ha infatti autorizzato a tal fine la spesa di 30 milioni di euro, per ciascuno degli esercizi finanziari dal 2003 al 2005. Lindividuazione di un limite di reddito per laccesso al beneficio, introdotta dalla legge finanziaria 2004 (legge n 350 del 2003, art. 3, comma 94), è stata abrogata dal DL n. 35 del 2005 convertito dalla legge n 80 del 2005 (art 14, comma 8-bis). Va ricordato infine che la legge finanziaria per il 2004 (legge n. 350 del 2003) ha finalizzato una quota del Fondo per le politiche sociali (per limporto massimo di 100 milioni di euro negli esercizi 2004-2006) allerogazione del buono scuola; la norma è stata dichiarata incostituzionale dalla sentenza n.423 del 2004 in quanto lesiva dellautonomia finanziaria delle regioni (v. Capitolo Diritto allo studio)
La disciplina recente La legge 62/2000 prevedeva inoltre (art. 1, co. 7) che alle scuole non statali non interessate al riconoscimento della parità si applicassero le disposizioni del T.U. dellistruzione[2] (Parte II, titolo VIII) e che, dopo un triennio dallentrata in vigore del provedimento, il Ministro presentasse al Parlamento una relazione sullattuazione[3] e proponesse il definitivo superamento delle disposizioni del T.U. con un proprio decreto, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
Recentemente larticolo 1-bis, introdotto dal Governo al Senato, nel ddl di conversione del DL 5 dicembre 2005, n. 250 (convertito dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27) ha inteso dare attuazione alle prescrizioni sopra sintetizzate. Con riguardo alladozione di una norma di rango primario attuare lart.1 comma 7 della legge 62/2000, il sottosegretario Siliquini illustrando lemendamento governativo al citato DL[4], ha ricordato che il Governo, aveva predisposto un regolamento di delegificazione[5] (ex art.17, co.2 della legge 400/1988) in ordine al quale il Consiglio di Stato aveva espresso perplessità sotto il profilo dello strumento normativo adottato; il ricorso ad una norma di rango legislativo con carattere di urgenza si sarebbe reso pertanto necessario per non prolungare lapplicazione di norme antecedenti alla citata legge n. 62.
Viene quindi identificatala nuova categoria delle scuole non paritarie e se ne disciplina il funzionamento. Sono qualificate come non paritarie (comma 4) le scuole che svolgono unattività organizzata di insegnamento ed hanno le seguenti caratteristiche:
· un progetto educativo ed un offerta formativa conformi ai principi della Costituzione ed allordinamento scolastico, finalizzati ad obiettivi apprendimento correlati al conseguimento di titoli di studio (fanno eccezione- come precisa il comma successivo- le scuole materne); · la disponibilità di locali, arredi e attrezzature conformi alle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza dei locali scolastici;
Le scuole non paritarie ottemperanti alle condizioni sopra elencate (comma 5) sono incluse in apposito elenco affisso allalbo dellufficio scolastico regionale che è preposto alla vigilanza sulla sussistenza e sulla permanenza delle condizioni stesse. Tali adempimenti vengono disciplinati con regolamento ministeriale, adottato ai sensi dellarticolo 17, comma 3, della legge 400/1988[10]. Si esclude comunque che le scuole non paritarie rilascino titoli di studio aventi valore legale e si prescrive -nella denominazione- la chiara indicazione del carattere di scuola non paritaria..
Si dispone peraltro che con regolamento governativo (come previsto attualmente dallart. 345 del T.U.) siano disciplinate le modalità per la stipula delle nuove convenzioni con le scuole primarie paritarie che ne facciano richiesta, nonché i criteri per la determinazione dell'importo del contributo ed i requisiti prescritti per i gestori e per i docenti. Con riguardo alle convenzioni si assicura prioritariamente alle scuole primarie a suo tempo parificate - divenute paritarie ai sensi della legge 62/2000- un contributo non inferiore a quello già corrisposto ai sensi delle vecchie convenzioni di parifica.
· sussidi alle scuole materne non statali (articoli 339- 342); · convenzioni con scuole elementari ora primarie-(articolo 345 T.U.);
· requisiti dei soggetti gestori dei corsi di scuola secondaria di primo grado ed oneri a loro carico (art. 353 e 358, comma 5); · scuole dipendenti da autorità ecclesiastiche; corsi e titoli nei licei linguistici (artt. 362 e 363). Restano inoltre vigenti gli articoli relativi a: · scuole ed istituti stranieri in Italia (art.366l); · servizio prestato dai docenti e dirigenti, già di ruolo nelle scuole pareggiate, assunti con rapporto a tempo indeterminato nelle scuole statali (art. 360, comma 6); · requisito del prescritto titolo di studio per i docenti delle scuole materne che chiedano la parità (art. 334).
Infine, i requisiti prescritti per il soggetto gestore (articolo 353) sono applicati anche alle scuole non paritarie. Sono abrogati altresì, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame, gli articoli 156-159 e 161 del R.D. 1297/1928[11], relativi alle cosidette scuole a sgravio, scuole elementari gestite direttamente da un ente, che, sulla base di alcuni requisiti (gratuità, idoneità delle sedi, titoli professionali dei docenti), riceve un contributo dallo Stato o dal Comune previo stipula di apposita convenzione. Larticolo 160 del citato R.D., relativo alle modalità di disdetta delle convenzione, continua ad applicarsi nei confronti delle scuole primarie paritarie. Viene infine soppresso il più volte citato articolo 1, comma 7, secondo periodo, della legge 62/2000; recante prescrizione di un provvedimento (nella forma di decreto del ministro) che realizzasse il definitivo superamento delle disposizioni del T.U. sulle scuole non statali.
La questione pregiudiziale adduceva le seguenti motivazioni: · l1-bis, introdotto dal Senato nel provvedimento, reca norme di dettaglio sulle modalità di erogazione dei contributi alle scuole paritarie in contrasto con l'articolo 117, terzo e sesto comma, della Costituzione poiché, come confermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 423 del 29 dicembre 2004, le funzioni amministrative relative ai contributi alle scuole non statali rientrano nell'ambito della competenza regionale, essendo riconducibili alla materia dell'istruzione attribuita alla competenza legislativa concorrente e dunque spettando allo Stato soltanto la disciplina delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni; · lo stesso articolo 1-bis, ai commi 4 e 5, nel dettare le disposizioni relative alle scuole non paritarie viene meno al principio della «presa d'atto» in vigore per le scuole secondarie private, già richiamato a suo tempo dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 36 del 4 giugno 1958, interpretativa dell'articolo 33 della Costituzione; · il comma 6 dellart.1-bis prevede che le scuole elementari parificate possano avere un trattamento economico superiore all'attuale, con conseguente incremento dei finanziamenti statali, senza disporre alcuna copertura finanziaria, in contrasto con l'articolo 81, quarto comma, della Costituzione; · nellarticolo 1-bis non sono menzionati i doveri nei confronti dell'utenza, si trasforma così il contributo per l'assolvimento di un servizio a determinate condizioni in un finanziamento diretto, in quanto tale ancora in contrasto con l'articolo 33 della Costituzione.
Nella seduta del 31 gennaio 2006 si è svolto nellAssemblea della Camera dei deputati il dibattito sulla questione pregiudiziale che è stata poi respinta. --------------------------------------------------------------------------------
[3] Il MIUR ha trasmesso alle Camere la Relazione sullo stato di attuazione della legge 10 marzo 2000 n.62 recante norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e allistruzione (DOC XXVII, n.13,- annunciato all Assemblea della Camera il 6 aprile 2004 ).La relazione precisa (pag. 31) che al 30 giugno 2003 la percentuale delle scuole paritarie ammontava all82% delle scuole non statali. [4] Senato, Commissione Istruzione, seduta del 15 dicembre 2005.
[7] Ora denominate scuole primarie ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53 recante Delega al Governo per la definizione delle norme generali sullistruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale. Ai sensi del T.U., le scuole elementari non statali si dividono in scuole parificate, scuole sussidiate e scuole private autorizzate (art. 343 del T.U.). Le scuole sussidiate sono quelle gestite da privati, enti o associazioni, mantenute parzialmente con il sussidio dello Stato nei luoghi dove non esistano scuole statali o parificate. Le scuole private autorizzate (art. 349 del T.U.) sono gestite da privati con lautorizzazione del direttore didattico, secondo modalità stabilite da regolamento governativo. E previsto (art. 350 del T.U.) lobbligo di adeguarsi, in linea di massima, allordinamento della scuola elementare statale.
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References: sentenza 
 articolo 2
 art. 3
 sentenza 
 art.17
 articolo 1
 sentenza 
 articolo 1
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