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Giustino Foti
1 I L SISTEMA D UBLINO E L I TALIA : UN RAPPORTO IN BILICO Con il supporto di:
2 Rapporto a cura di Loredana Leo Con il supporto di Salvatore Fachile e Gianfranco Schiavone Elaborazione dei dati su Fiumicino a cura di Cristina Gasperin Si ringraziano tutti gli operatori e tutte le operatrici che hanno contribuito alla realizzazione di questo report e i cui nomi non si elencano per ovvie ragioni di riservatezza. Il loro apporto è stato fondamentale per questo lavoro. Foto di copertina a cura di Lucia Gennari 2
3 INDICE: I Introduzione...p.4 II L arrivo in aeroporto....p.5 II.A Premessa: i servizi ai valichi aeroportuali....p.5 II.B La permanenza presso l aeroporto di Roma Fiumicino p.7 II.B.1 Le strutture di permanenza....p.7 II.B.2 I tempi di permanenza in aeroporto......p.9 II.B.2.a) I richiedenti protezione......p.9 II.B.2.b) I titolari di protezione...p.9 II.C In sintesi: le statistiche degli arrivi presso l aeroporto di Fiumicino..p.10 III Cenni sul sistema italiano di accoglienza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale. p.12 III.A Premessa.... p.12 III.B I Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA)... p.13 III.B.1 I posti disponibili....p.13 III.B.2 Le condizioni di accoglienza.. p.16 III.C Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR)...p.19 III.D I centri di accoglienza straordinaria (CAS).. p.25 III.E I Centri per richiedenti asilo rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino finanziati dal Fondo Europeo per i Rifugiati (FER)...p.26 IV L accoglienza di richiedenti e titolari di protezione rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino...p.30 IV.A I richiedenti asilo..p.30 IV.BSulla situazione dei titolari di protezione rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino.p.35 IV.B.1Premessa..p.35 IV.B.2 I titolari di protezione internazionale rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino: il vuoto di accoglienza...p.38 IV.B.3 Le situazioni di marginalità sociale in cui si trovano i titolari di protezione.....p.41 V Conclusioni p.44 VI Sul metodo di ricerca p.45 VII Bibliografia..p.46 VIII Webgrafia...p.47 3
4 I Introduzione Il presente report si propone quale scopo principale quello di delineare un quadro giuridico e fattuale della situazione dei richiedenti e titolari di protezione internazionale o umanitaria in Italia, con particolare riguardo ai richiedenti e titolari di protezione rinviati sul territorio nazionale in applicazione del regolamento Dublino 1. Il report, quindi, cercherà di indagare la situazione che i richiedenti e titolari di protezione si trovano di fronte al momento del loro rientro sul territorio italiano. La trattazione inizierà analizzando la situazione degli arrivi presso l aeroporto di Roma Fiumicino, il maggiore scalo aeroportuale internazionale italiano, per poi cercare di delineare quello che succede quando i cittadini stranieri lasciano l aeroporto. La trattazione prenderà le mosse da una necessaria divisione: quella tra i titolari che hanno in Italia già una qualche forma di protezione (internazionale o umanitaria) e i richiedenti che invece non hanno ancora una risposta definitiva 2 alla propria istanza di protezione internazionale. Tale ultima categoria presenta al suo interno variegate situazioni legali in cui si possono trovare i richiedenti protezione 3 che occorre chiarire subito perché saranno importanti per tutta la trattazione seguente. Sul punto è, infatti, necessario distinguere tra due categorie di richiedenti asilo, come si sintetizzerà nel grafico sottostante: i c.d. non attivanti (Punto 1 del grafico) e i c.d. attivanti (Punto 2 del grafico). A tali categorie, come vedremo, corrisponderanno situazioni giuridiche e fattuali totalmente diverse sia in merito alla permanenza in aeroporto sia in merito all accoglienza successiva all uscita dall aeroporto. 1. I richiedenti asilo non attivanti sono coloro che nel loro transito sul territorio italiano avevano formalizzato la domanda di asilo (tramite la compilazione del modello c3) o la cui istanza era stata rigettata. 4 In tale categoria rientrano anche i richiedenti asilo cui, al momento del loro rientro in Italia, viene notificato il rigetto della protezione internazionale da parte della Commissione Territoriale competente, per irreperibilità ovvero per diniego a seguito di audizione personale. In caso di diniego per irreperibilità il richiedente potrà riattivare la procedura chiedendo una nuova audizione innanzi alla Commissione Territoriale competente mentre in caso di diniego a seguito di audizione il richiedente dovrà 1 La ricerca si è inserita nel passaggio tra il Regolamento CE 343/2003 (c.d. Regolamento Dublino II) e il Regolamento UE 604/2013 (c.d. Regolamento Dublino III), entrato in vigore il 1 gennaio Nella presente ricerca si utilizzerà, pertanto, la dicitura Regolamento Dublino facendo riferimento ad entrambe le normative citate; 2 Ai sensi dell art.2, co.1, lett. d), della Direttiva 2005/85/CE deve intendersi quale decisione definitiva alla domanda di protezione internazionale: una decisione che stabilisce se a un cittadino di un paese terzo o a un apolide è concesso lo status di rifugiato a norma della direttiva 2004/83/CE e che non è più impugnabile nell ambito del capo V della presente direttiva, indipendentemente dal fatto che il mezzo di impugnazione produca l effetto di autorizzare i richiedenti negli Stati membri interessati in attesa del relativo esito, fatto salvo l allegato III della presente direttiva ; 3 Ai sensi dell art. 2, co.1, lett. c), della Direttiva 2005/85/Ce deve, infatti intendersi quale richiedente asilo qualsiasi cittadino di un paese terzo o apolide che abbia presentato una domanda di asilo sulla quale non sia stata ancora presa una decisione definitiva ; 4 Categoria, pertanto, riconducibile alle fattispecie di cui all art. 18, c.1 lett. b), c) e d), Reg. 604/2013 UE; 4
5 proporre ricorso innanzi al Tribunale civile competente ai sensi degli artt. 35 d.lgs.25/08 e 19 d.lgs 150/ I richiedenti asilo c.d. attivanti sono coloro che in precedenza erano soltanto transitati sul territorio italiano, senza, pertanto, formalizzare la propria richiesta di protezione internazionale, tramite la compilazione del c.d. modello C Non Attivanti Avevano in precedenza solo compilato il C3 senza essere ascoltati dalla CT Richiedenti asilo "Dublino" Diniegati 2. Attivanti (No C3) II L arrivo in aeroporto II.A Premessa: i servizi ai valichi aeroportuali Per cercare di delineare il contesto nel quale si colloca tutta la trattazione è necessario precisare quanto segue in merito ai servizi ai valichi di frontiera presenti sul territorio italiano. L art. 11, co.6, d.lgs 286/98 prevede, infatti, l istituzione, presso i valichi di frontiera, di servizi finalizzati a fornire informazioni ed assistenza agli stranieri in arrivo in Italia che intendano presentare domanda di protezione internazionale. Ai sensi dell art. 24 del DPR 394/1999 i valichi nei quali attivare il servizio vengono individuati in quelli ove negli ultimi tre anni è stato registrato il maggior numero di richieste di asilo o di ingresso sul territorio nazionale. Tali servizi sono attivati dalla Prefettura competente per territorio e sono gestiti tramite apposite convenzioni con enti, associazioni o altri organismi operanti nel settore dell immigrazione. Il servizio al valico di Roma Fiumicino è stato gestito dalla cooperativa Badia Grande 6 fino al gennaio del 2015 mentre attualmente è gestito dal Gruppo Umana Solidarietà. Il valico di Milano Malpensa è gestito dalla cooperativa Sociale Integra 7. 5 Categoria, pertanto, riconducibile alla fattispecie di cui all art. 18, co.1 lett. a), Reg. 604/2013 UE; 6 Lo sportello è aperto dal lunedì al venerdì dalle alle 20:10 e il sabato dalle 11 alle 14.30; 5
6 Occorre fin da ora precisare come non sia presente nella legislazione nazionale alcuna disciplina che regoli con chiarezza le competenze e i ruoli dei servizi di assistenza presenti ai valichi - neanche con riferimento alle persone in condizioni di vulnerabilità nonché le forme di affidamento del servizio, così da non dettare nulla in relazione alle garanzie di indipendenza dell ente affidatario dal momento che, come si è detto, questo agisce su incarico della Prefettura. Tale mancanza di chiarezza nella divisione dei ruoli è evidente delle dichiarazioni dei cittadini stranieri in arrivo in Italia. Si veda, sul punto, quanto riportato da Medici per i Diritti Umani nella relazione in appendice 5 al presente report: Sulla base delle testimonianze da noi raccolte attraverso il lavoro di campo dei refugge squats, non emerge mai la presenza di enti di tutela quali NGOs e associazioni del terzo settore negli aeroporti al momento del primo arrivo dei beneficiari di protezione internazionale dublinati, ma solo la presenza della polizia aeroportuale. Tutto ciò implica il depotenziamento della finalità di tali servizi ovvero quella di garantire l effettivo accesso degli stranieri in arrivo sul territorio italiano ai propri diritti fondamentali, incluso il diritto di non refoulement. 8 Proprio in merito alla incapacità dei servizi ai valici di prevenire che vengano messi in atto dei respingimenti di fatto nei confronti di cittadini stranieri in arrivo presso gli aeroporti italiani, è opportuno in questa sede dare riscontro ad alcuni episodi di respingimenti di fatto o di tentativi di respingimento di fatto di cui si è avuta notizia nel corso della presente ricerca. Sebbene, infatti, l ambito della ricerca fosse del tutto estraneo a tale tipo di problematica e sebbene tali respingimenti non abbiamo in alcun modo riguardato richiedenti e titolari di protezione rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino, è necessario dare atto di alcuni episodi di respingimenti o potenziali respingimenti alle frontiere dei quali si è avuta notizia nei mesi di ricerca. In particolare sono stati registrati almeno quattro episodi di respingimento alla frontiera aeroportuale: 7 Lo sportello è attivo dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 19. D=1&sys%5Bcid%5D=49&sys%5Bid%5D=511; 8 Si veda sul punto ASGI, Il Diritto alla protezione, pagg. 63 e ss, ove si ravvisa come necessario: a) definire standard di servizi in materia di assistenza legale, assistenza psico-sociale, mediazione linguistico-culturale, presa in carico delle situazioni più vulnerabili che consentano comunque la presenza presso ogni valico di enti di comprovata esperienza nel settore del diritto d asilo; b) prevedere un coordinamento nazionale degli interventi, realizzando altresì una programmazione triennale, con verifica annuale, sull andamento dei servizi effettuati e prevedendo la pubblicazione di un rapporto periodico sulle attività svolte dai servizi ai valichi; c) prevedere, tanto nella strutturazione dei luoghi in cui svolgere il servizio (garanzia di spazi idonea e di tempi adeguati) che nelle modalità operative, che l ente di tutela nell espletamento del proprio ruolo di informazione ed orientamento verso gli stranieri, possa agire anche nell area transiti degli aeroporti e nelle zone di attracco navale, con la dovuta autonomia e terzietà rispetto all operato delle forze di P.S:, al fine di evitare che si generino possibili timori e reticenze da parte degli stranieri nell esprimere la propria effettiva condizione; d) permettere in ogni caso l accesso ai servizi al valico da parte di enti ed associazioni internazionali e nazionali che intendano operare un monitoraggio indipendente sulla situazione dei servizi stessi. L accesso ai valichi al fine di svolgere detto ruolo di monitoraggio non può in alcun modo risultare subordinato all esistenza da parte degli enti interessati dei rapporti convenzionali di natura onerosa con l Amministrazione per l espletamento di servizi ai valichi stessi ; 6
7 - Tentativo di respingimento di un minore e di un adulto siriani presso l aeroporto di Roma Fiumicino, interrotto grazie al richiesto intervento dell Unhcr 9 ; - Tentativo di respingimento verso la Grecia di sei cittadini siriani e altri cittadini stranieri in arrivo presso lo scalo di Bergamo Orio al Serio 10 ; - Respingimento di una giovane donna siriana in Turchia dallo scalo di Roma Fiumicino, sebbene ci fosse la sua famiglia proveniente dalla Germania ad attenderla presso l aeroporto 11 ; - Tentativo di respingimento di un bambino siriano di 6 anni in arrivo presso l aeroporto di Roma Fiumicino con un amico di famiglia 12. II.B La permanenza presso l aeroporto di Roma Fiumicino II.B.1 Le strutture di permanenza (V. Appendice 1 per un resoconto fotografico) Come si vedrà nel prosieguo della trattazione, i tempi di permanenza presso l aeroporto di Roma Fiumicino dei richiedenti e titolari di protezione rinviati in Italia è estremamente variabile e, come si dirà nel dettaglio, può protrarsi anche per una settimana. Per comprendere, tuttavia, l intera analisi seguente è necessario precisare come l aeroporto di Fiumicino non presenta alcuna struttura appositamente dedicata e attrezzata alla ricezione dei richiedenti e titolari di protezione rinviati in Italia. Queste persone rimangono, pertanto, in una stanza dell area transiti dell aeroporto, da cui non si possono allontanare. Si tratta di una stanza in principio destinata all esclusivo transito dei passeggeri che può contenere fino a circa 50 persone: la stessa è priva di finestre e non presenta all interno alcuna utilità per l accoglienza a breve e medio termine di persone. Non c è una sala dedicata alle famiglie o ad eventuali altre vulnerabilità. La sala si presenta priva di brandine e con soltanto all interno alcuni sedili, inizialmente dedicati alla permanenza assolutamente temporanea dei passeggeri in transito presso l aeroporto. I cittadini stranieri che rimangono, pertanto, presso l aeroporto compresi i bambini, le donne incinta ed altre persone con particolari vulnerabilità o disabilità - anche per più giorni sono costretti a dormire sui sedili dell aeroporto o, addirittura, sul pavimento della sala. I cittadini stranieri che permangono presso l aeroporto non hanno, altresì, un bagno appositamente dedicato ma devono utilizzare i bagni pubblici dell area transiti. Tali bagni pubblici sono creati per 9 Episodio avvenuto in data presso la frontiera aeroportuale di Roma Fiumicino. I cittadini stranieri, entrambi siriani ed entrambi in possesso di passaporto, stavano per essere respinti. Il respingimento è stato bloccato grazie all intervento telefonico dell Unhcr che ha contattato la Polizia di Frontiera di Roma Fiumicino; 10 Episodio avvenuto in data su cui si veda 11 Episodio avvenuto in data La signora, di nazionalità siriana e di etnia curda, è stata rinviata in Turchia, Paese dal quale era giunta in Italia. Questo nonostante il fratello delle signora, regolarmente presente in Germania, avesse richiesto, per il tramite di alcuni enti di tutela, informazioni e rassicurazioni alla cooperativa Badia Grande e si fosse, altresì, recato personalmente presso l aeroporto di Roma Fiumicino per parlare con la Polizia di frontiera e chiedere informazioni circa la situazione della sorella; 12 Episodio avvenuto il su cui si veda anche 7
8 l utilizzo da parte dei passeggeri in transito e non presentano, per tale motivazione, alcun altro servizio: non vi sono, pertanto, delle docce o altri servizi di igiene personale. Tali bagni possono, altresì, essere utilizzati anche dagli altri eventuali passeggeri in transito nella stessa area, non essendo, come detto, dedicati specificamente ai cittadini stranieri presenti nell aeroporto. Il vitto viene fornito da un servizio esterno all aeroporto. Vengono serviti soltanto il pranzo (intorno alle 13) e la cena (intorno alle 19.30). Non viene, viceversa, fornita alcuna prima colazione. Ai cittadini stranieri viene, altresì, dato esclusivamente un litro d acqua al giorno (una bottiglia da mezzo litro per il pranzo e una bottiglia da mezzo litro per la cena). L area transiti presenta delle macchinette con bevande e vari alimenti. Le stesse sono a disposizione dei cittadini stranieri che, tuttavia, devono avere delle monete a disposizione per poterne usufruire: non sono rari i casi di persone prive di denaro che, per tale motivazione, non possono usufruire di questi servizi. Ulteriori beni di prima necessità di cui possano aver bisogno i cittadini stranieri in attesa nell area transiti eventuali terapie mediche, pannolini, latte per i neonati, etc. vengono forniti dalla cooperativa Badia Grande. L attesa protratta presso l aeroporto per il disbrigo delle necessarie formalità, infine, crea un ulteriore problematica ai cittadini stranieri ivi trattenuti relativa agli eventuali bagagli in loro possesso. Non è raro, infatti, che alcuni di questi bagagli vadano perduti o comunque vengano ritrovati dopo molto tempo rispetto all arrivo in aeroporto dello straniero. È evidente come questa eventualità crei un ulteriore smarrimento in coloro che sono di ritorno sul territorio italiano e che, in molte ipotesi, come si vedrà, nel momento successivo al loro arrivo sono rimaste in aeroporto per diversi giorni. Sebbene esuli dall ambito di indagine della presente ricerca, è necessario mettere in evidenza come la situazione appena esposta, di permanenza presso l aeroporto di Fiumicino risulta comune anche ai richiedenti asilo di prima istanza in arrivo sul territorio italiano, che rimangono in aeroporto, spesso per molti giorni, in attesa del disbrigo delle formalità legate alla loro richiesta di protezione Si veda, sul tema, il recente articolo Accoglienza negata per i migranti all aeroporto di Fiumicino ove viene riportato: Dovrebbero essere accolti nei centri di prima accoglienza. In realtà vengono parcheggiati in aeroporto. Si lavano nei bagni pubblici, denuncia Itri. Come si vede dal video girato da un migrane, molti di loro dormono per terra. Dopo sette giorni, la polizia li lascia andare: le strutture sono al collasso e non c è posto per loro. Uomini, donne e bambini vengono di fatto privati di qualsiasi forma di assistenza. La versione integrale dell articolo e il relativo video sono disponibili al link: 8
9 II.B.2 I tempi di permanenza in aeroporto A) I richiedenti protezione Come si è detto, al loro rientro sul territorio nazionale, i richiedenti asilo rimangono in attesa dell espletamento delle previste formalità per un certo intervallo temporale che varia a seconda della situazione legale di ognuno. I richiedenti asilo, in particolare, rimangono presso l aeroporto di Sul punto è necessario distinguere tra le due categorie di richiedenti asilo riportate nell introduzione del presente report: i c.d. non attivanti (Categoria 1 del grafico) e i c.d. attivanti (Categoria 2 del grafico). Le due situazioni al momento dell arrivo in aeroporto sono, infatti, profondamente diverse. I richiedenti asilo che devono riattivare la procedura in altre parti del territorio nazionale (c.d. non attivanti ) rimangono, invero, presso l aeroporto di Fiumicino per il tempo strettamente necessario alla notifica agli stessi degli eventuali provvedimenti loro spettanti. Da quanto emerso, la permanenza di queste persone presso l aeroporto è di circa 6-7 ore. In alcuni casi si sono registrate permanenze più lunghe che, tuttavia, raramente superano le 24 ore. Tale circostanza è stata, altresì, confermata dalla cooperativa Badia Grande che ha riferito quale durata massima della permanenza in aeroporto per tale categoria di richiedenti asilo quella di un giorno. Anche in tali casi i richiedenti vengono trattenuti presso l area transiti dell aeroporto, con le stesse modalità che sono state appena esposte. Viceversa, i richiedenti asilo che devono formalizzare la propria domanda di protezione (c.d. attivanti), invero, vengono trattenuti presso l aeroporto di Roma Fiumicino fino all effettiva formalizzazione della richiesta e all eventuale reperimento di un centro di accoglienza disponibile. Dalle analisi effettuate e dalle interviste raccolte, tali richiedenti rimarrebbero presso l aeroporto in media per 2-3 giorni; sono stati registrati, tuttavia, casi di richiedenti asilo rimasti presso l aeroporto anche per 7-8 giorni. Tale circostanza viene, altresì, confermata dalla cooperativa Badia Grande secondo cui per i c.d. attivanti la permanenza in aeroporto varierebbe tra 1 e 5 giorni. B) I titolari di protezione Secondo quanto rilevato nel corso della ricerca i titolari di protezione internazionale o umanitaria in arrivo presso l aeroporto di Fiumicino vi permangono al massimo per 1-2 giorni. Stando a quanto rilevato, comunque, in rari casi la permanenza presso l aeroporto supera le 24 ore. Tale circostanza risulta, altresì, confermata dalla cooperativa Badia Grande. I titolari di protezione rimangono in aeroporto alle stesse modalità previste per gli altri migranti e negli stessi spazi già sopra descritti. 9
10 II.C In sintesi: le statistiche degli arrivi presso l aeroporto di Fiumicino Sulla base delle valutazioni di tipo quantitativo effettuate a partire dalla ricerca realizzatasi può affermare che nell arco di tempo di un anno (settembre 2013-settembre2014) sono transitate per l aeroporto di Roma Fiumicino tra le 3200 e le 3800 persone. Tra queste persone è possibile stimare che almeno 2000 siano richiedenti e titolari di protezione rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino, ovvero quasi 2/3 degli arrivi complessivi presso l aeroporto. Tale dato risulta particolarmente rilevante se si pensa che nel 2013 sono eseguiti 3460 trasferimenti verso l Italia 14. È ragionevole supporre, pertanto, che più della metà di tutti trasferimenti eseguiti verso l Italia avvenga proprio attraverso lo scalo di Roma Fiumicino. La restante parte degli arrivi è rappresentata da richiedenti asilo di prima istanza in arrivo da Paesi terzi. Arrivi presso l'aeroporto di Roma Fiumicino Proiezione settembre settembre % Prima Istanza Dublino 74% 14 V. 10
11 Divisione per genere 23% Donne Uomini 77% E possibile, inoltre, stimare che circa il 10% di tutti gli arrivi sia rappresentato da nuclei familiari. Proiezione sui gruppi familiari in arrivo 10% 90% Totale arrivi Nuclei Familiari Sulla base del campione analizzato circa un terzo dei migranti rinviati in applicazione del Regolamento Dublino sono c.d. attivanti mentre i restanti due terzi sono titolari di una qualche forma di protezione in Italia. È interessante evidenziare come, all interno del campione analizzato, non siano stati intervistati richiedenti protezione che avessero già formalizzato la propria richiesta di protezione internazionale prima di lasciare l Italia ovvero i c.d. non attivanti. Anche le interviste realizzate agli attori istituzionali e agli operatori intervistati hanno, altresì, confermato che al momento questa categoria di richiedenti rappresenta un assoluta minoranza tra coloro che vengono rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino. 11
12 Proiezione sugli arrivi Dublino 32% Attivanti 68% Titolari Per ciò che concerne i Paesi europei di rinvio la gran parte degli arrivi Dublino proviene da Svizzera, Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia. III Cenni sul sistema italiano di accoglienza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale III.A Premessa Per comprendere pienamente il prosieguo della trattazione è necessario effettuare una, seppur breve, disamina dell attuale sistema italiano di accoglienza dei richiedenti e, in alcuni casi, dei titolari di protezione internazionale, con particolare riferimento ai richiedenti e titolari rinviati in applicazione del Regolamento Dublino. La definizione dell intero sistema di accoglienza di richiedenti e titolari di protezione in Italia è alquanto complessa. Tale sistema di accoglienza, infatti, è costituito da strutture assolutamente diversificate tra loro in quanto a posti disponibili, condizioni e standard dei servizi resi. A complicare ulteriormente la definizione del sistema va, inoltre, precisato come ad oggi l Amministrazione Centrale non si sia dotata di un puntuale rapporto periodico sul sistema di accoglienza. L unica parte del sistema che produce dettagliati rapporti sul proprio funzionamento, i propri standard e i servizi offerti è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Alla fine del 2014, altresì, è stato pubblicato il Rapporto sulla protezione internazionale in Italia che contiene alcune informazioni, sebbene molto generali, su alcune parti del sistema di accoglienza italiano. 15 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, finito di stampare nel novembre 2014; 12
13 Inoltre, attualmente, il sistema d accoglienza per richiedenti asilo trova la propria disciplina in una pluralità di atti normativi, tra i quali il decreto legislativo n. 140/2005, di trasposizione della Direttiva Accoglienza 2003/9/UE, il Decreto del Presidente della Repubblica 303/2004, cosiddetto Regolamento asilo e, limitatamente agli articoli 20 e 21, il Decreto Legislativo n. 25/2008, di trasposizione della Direttiva procedure. Oltre a questi atti assume specifica rilevanza anche la Legge 563/1995, cosiddetta Legge Puglia, che disciplina i Centri d Accoglienza dove normalmente trovano prima accoglienza i migranti, inclusi i richiedenti asilo, che sbarcano sulle coste italiane nell ambito dei cosiddetti flussi misti. Questa pluralità di atti legislativi non risulta pienamente coordinata, e presenta lacune e norme di difficile interpretazione 16. Occorre, infine, precisare come i vari sistemi di accoglienza, che si presenteranno nel prosieguo della trattazione, presentino delle forme di comunicazione tra di loro assolutamente lacunose, che portano a standard di servizi e condizioni di accoglienza del tutto dissimili tra loro. 17 III.B I Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) III.B.1 I posti disponibili I Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) sono stati istituiti dall art. 20, co. 2, d.lgs 25/ Lo stesso comma regola le ipotesi in cui il richiedente asilo deve essere ospitato in un Cara: a) quando è necessario verificare o determinare la sua nazionalità o identità, ove lo stesso non sia in possesso dei documenti di viaggio o di identità, ovvero al suo arrivo nel territorio dello Stato abbia presentato documenti risultati falsi o contraffatti; b) quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo di frontiera o subito dopo; c) quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato in condizioni di soggiorno irregolare. Nell ipotesi prevista al punto a), il richiedente è ospitato per un periodo non superiore a 20 giorni, mentre negli altri casi per un periodo non superiore a 35 giorni. Secondo l esperienza maturata da 16 Unhcr, Nota UNHCR sul recepimento delle Direttive 2013/32/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento dello status di protezione internazionale (rifusione) e 2013/33/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione), Roma, 5 febbraio 2015, pag. 14; 17 Ne è conseguito che, in assenza di una programmazione unitaria degli interventi, si sono sviluppati sistemi paralleli di accoglienza, con standard, obiettivi e servizi differenti, troppo spesso mal dialoganti e non riconducibili a un contesto unico di presa in carico, inteso come unitario dall ingresso in Italia fino alla sostenibilità dei percorsi di inclusione, Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pag. 80; 18 Va, tuttavia, precisato come l attuale normativa non definisce nel dettaglio i Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), limitandosi a prevedere i casi in cui il richiedente asilo deve essere inviato in accoglienza in questi centri ed a disciplinare alcuni aspetti essenziali del trattamento che nell ambito di tale accoglienza il richiedente deve ricevere, Sprar, Unhcr et al, La tutela dei richiedenti asilo Manuale giuridico per l operatore, Maggio 2012, pag
14 chi scrive, tale termine, tuttavia, risulta lungamente superato in tutte le ipotesi di accoglienza. In tal senso si riportano gli unici dati ancora disponibili sul punto e contenuti nella ricerca Il diritto alla protezione, contenente dati forniti dal Ministero dell Interno, ha evidenziato che i pochi dati disponibili in relazione ai tempi medi di permanenza nei CDA/Cara in larga misura sembrano confermare che il periodo di permanenza nei centri dei richiedenti asilo sia significativamente superiore alla previsione di cui all art. 20 del D.Lgs 25/ Questo dato risulta confermato anche da molti enti di tutela secondo cui il periodo di permanenza nei CDA Cara si attesterebbe su un periodo non inferiore a otto-dieci mesi, con punte superiori all anno. 20 Una pubblicazione universitaria, infine, da un analisi effettuata sui centri di Castelnuovo di Porto e di Crotone, riporta: il periodo trascorso presso le strutture di accoglienza di Crotone e Castelnuovo di Porto è, nella media, pari a 106 giorni, se consideriamo gli individui che hanno già lasciato il Cara, e pari a 108 giorni se consideriamo anche gli individui attualmente presenti presso i Cara. 21 Tale permanenza risulta, almeno per ciò che concerne il Cara di Castelnuovo di Porto, ulteriormente aumentata: I tempi di permanenza media calcolati ad agosto sono stati di 255 giorni (dato ufficiale del Ministero dell Interno, pari a 8 mesi e mezzo). Ma ci sono anche persone come Ken che sono ospitate dal Il richiedente asilo ospitato nel Cara ha diritto ad uscire nelle ore diurne senza che sia necessario richiedere alcuna autorizzazione. Nei soli casi in cui il richiedente debba allontanarsi per periodi di tempo superiori o diversi (es. ore notturne) è previsto l obbligo per lo stesso di chiedere l autorizzazione al Prefetto competente. Va precisato come molti Cara sono anche CDA (Centri di accoglienza) 23, ossia strutture destinate a garantire una prima accoglienza allo straniero irregolare rintracciato nel territorio nazionale. L accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l allontanamento 24. Tuttavia dette strutture non sono sorrette da alcuna previsione normativa 25 : non c è, infatti, una disciplina 19 V. Asgi e al., Il diritto alla protezione, Fondo Europeo per i Rifugiati, Giugno 2011, pagg. 126 ss; 20 Asgi e al., Il diritto alla protezione, Fondo Europeo per i Rifugiati, Giugno 2011, pag.130; 21 V. Rossi E. Vitali L., I rifugiati in Italia e in Europa, Giappichelli, Torino, 2011, pag. 26; /; 23 Va, inoltre, precisato che alcune strutture che ospitano i Cara, sono strutture polifunzionali, che ospitano nel loro complesso anche dei Centri di Identificazione ed espulsione (CIE, ex CPTA). Il fatto che nella medesima area sorgano centri dalle finalità molto diverse crea un clima di assimilazione. Ove sono presenti strutture di tipo polifunzionale, (sia strutture di prima accoglienza e di protezione dei richiedenti asilo che strutture destinate all esecuzione dell espulsione) c è il concreto rischio che si verifichi nei fatti una sostanziale assimilazione dei centri per richiedenti asilo con i CPTA, Ministero dell Interno, Rapporto della Commissione per le verifiche e le strategie dei centri De Mistura, gennaio 2007, pag. 18; 24 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pag. 74. Definizione, altresì, rinvenibile sul sito del Ministero dell Interno 25 Sulla materia dei CSPA e dei CDA viene sovente richiamata, quale scarna fonte normativa legittimante il loro funzionamento, la L. 563/1995, cd. Legge Puglia norma che nel 1995 per prima dispose l istituzione di tre centri dislocati lungo la frontiera marittima delle coste pugliesi per le esigenze di prima assistenza a favore dei predetti gruppi di stranieri (art. 2 co.1). Il 14
15 delle fattispecie e delle modalità di accoglienza o di permanenza - di fatto obbligata dei cittadini stranieri in detti centri. Occorre, inoltre, precisare come all interno delle strutture non vi sia alcuna divisione tra i posti destinati ad essere CDA e posti Cara. 26 La lista dei Cara presenti sul territorio nazionale è riportata dal Ministero dell Interno sul proprio sito web 27. Si riportano, altresì, di seguito i più recenti dati disponibili in merito alla capienza di CDA e CARA, tratti dal già citato Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014.Tali dati, tuttavia, contengono anche l indicazione dei posti disponibili presso i CPSA (Centri di primo soccorso ed accoglienza), centri ove l accoglienza dei richiedenti asilo dovrebbe essere destinata a durare per un brevissimo arco temporale, immediatamente seguente al loro arrivo nei luoghi di sbarco. Grafico tratto dal Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, pag. 72. Il numero di posto complessivi di CDA, CARA e CPSA è di 7810 posti che diventano nel riferimento alla citata norma quale fonte di regolamentazione degli attuali CPSA e CDA appare affatto condivisibile giacché la norma invocata si limita a disciplinare le attività di prima assistenza intercorse in Puglia tra il 1 luglio e il 31 ottobre 1995, ovvero in un preciso arco temporale e in una ben delimitata area geografica e in ogni caso nulla dispone in materia di provvedimenti limitativi della libertà personale Asgi e al., Il diritto alla protezione, Fondo Europeo per i Rifugiati, Giugno 2011, pag.123; 26 I CARA e i CDA dovrebbero ospitare, quindi, due gruppi distinti, ma, dalle osservazioni condotte, è emersa una sovrapposizione spaziale e funzionale tra le due tipologie di centri e per tale ragione sono stati trattati contestualmente nel presente rapporto. I CARA e i CDA, difatti, accolgono senza alcuna distinzione richiedenti asilo e stranieri in attesa di registrale la domanda d asilo, con la differenza che solo i primi possono uscire dai centri durante le ore diurne, mentre i secondi devono attendere in condizioni di trattenimento da 10 a 60 giorni l attestazione di richiedente asilo, Medici senza Frontiere, Al di là del muro. Viaggio nei centri per migranti in Italia, gennaio 2010, pag. 16;
16 numero di presenza di immigrati accolti e assistiti nei centri. 28 Stando a quanto riferito da rappresentanti del Ministero dell Interno nel corso del Convegno Gestione dei flussi d asilo: rafforzare gli strumenti, rafforzare il sistema del novembre 2014 alla data del 18 novembre 2014 i centri governativi risultavano tutti pieni e privi, pertanto, di posti disponibili. A febbraio 2015 i migranti accolti presso i centri governativi erano III.B.2 Le condizioni di accoglienza I Cara sono ubicati in zone periferiche delle aree in cui insistono, isolati dal resto del territorio e circondati da evidenti recinzioni, che li fanno apparire all esterno come luoghi destinati a categorie di persone che in qualche modo devono essere tenute distinte dal resto della società. 30 Da un punto di vista strutturale, dunque, la funzione di contenimento e sorveglianza sembra essere predominante rispetto a quella dell accoglienza. 31 Molti centri sono di dimensioni enormi in quanto a capienza, come ad esempio quello di Bari, di Crotone e di Mineo, e solitamente hanno sede in strutture riadattate come ex aeroporti, ex saline, ex caserme. La collocazione dei centri nonché le loro dimensioni fanno dei Cara strutture inappropriate a fornire idonee condizioni di accoglienza per i richiedenti asilo che vi sono ospitati. I Cara forniscono generalmente standard di accoglienza a bassa soglia, che variano molto anche a seconda delle strutture. Occorre, in primo luogo, notare come molti dei Cara presenti sul territorio italiano presentino gravi situazioni di sovraffollamento. Basti, sul punto, vedere quanto riportato nel Rapporto sulla protezione internazionale in Italia: I centri che in misura maggiore fanno registrare un numero di presenze superiore ai posti indicati come capienza teorica sono nell ordine: Bari Palese (con 1002 presenze in più rispetto al numero dei posti previsti); Crotone (802 posti in più) e Mineo (792). 32 Occorre, altresì, notare come proprio tali centri siano anche quelli che, in termini assoluti, accolgono il maggior numero di richiedenti asilo. Il centro che accoglie in assoluto il maggior numero di immigrati è il CDA-CARA di Mineo con 3792 persone accolte (sono il 37% di tutte le 28 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pag. 72; Tale collocazione sicuramente contribuisce ad alimentare il clima di intolleranza e pregiudizio che circonda richiedenti asilo e rifugiati di cui parla anche Amnesty International: Le autorità non li hanno adeguatamente protetti [richiedenti asilo e rifugiati] dalla violenza a sfondo razziale e, facendo collegamenti infondati tra immigrazione e criminalità, alcuni politici e rappresentanti del governo hanno alimentato un clima di intolleranza e xenofobia Amnesty International, Rapporto annuale 2011 Italia, maggio 2011; 31 Nel complesso, i centri visitati appaiono privi di alcun tipo di contatto e sinergia con i servizi del territorio e risultano come corpi estranei rispetto al contesto locale in cui si trovano Medici senza Frontiere, Al di là del muro. Viaggio nei centri per migranti in Italia, gennaio 2010, pag. 18; 32 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pag. 72; 16
17 presenze nei centri governativi). A questo seguono i centri di Bari Palese con 1746 presenze (con il 17% di presenze sul totale nazionale) e Crotone con 1531 (il 15%). 33 Risulta evidente come la situazione di sovraffollamento influisca fortemente sulla qualità e quantità di tutti i servizi forniti compresi i servizi sanitari 34 - nonché sugli stessi standard di accoglienza offerti, con gravissimo pregiudizio per coloro che vi sono accolti, prime tra tutte le persone vulnerabili 35. Attualmente le condizioni di accoglienza nei Centri governativi risultano, nella maggior parte dei casi, di bassissimo livello e tale situazione porta sovente a tensioni e manifestazioni dei richiedenti asilo che vi sono accolti. Si veda, a titolo esemplificativo, quanto accaduto a più riprese presso il Cara di Castelnuovo di Porto ove nel maggio-giugno del 2014, in concomitanza con il cambio di gestione dello stesso centro, i richiedenti asilo accolti hanno dato luogo a manifestazioni di protesta denunciando le deteriori condizioni di accoglienza nonché la mancata erogazione del pocket money giornaliero che spetterebbe loro 36. Focus: IL CARA DI CASTELNUOVO DI PORTO La struttura di Castelnuovo di Porto è stata istituita con decreto del ed è entrata in funzione quale Cara CDA nel maggio del Fino a febbraio 2012 l Ente gestore della struttura è stata la Croce Rossa Italiana (CRI). Dal 2012 ai primi mesi del 2014 l Ente gestore è stata la società Gepsa (Gestion Etablissements Penitenciers Services Auxiliares). Attualmente il Cara risulta gestito dalla cooperativa Auxilium. Il Cara è collocato in prossimità dell uscita autostradale della rete A1 Castelnuovo di Porto. La struttura dista circa 9 km dal comune di appartenenza e circa 40 km da Roma. Non vi sono nei pressi della struttura collegamenti pubblici che possano facilitare gli spostamenti degli ospiti che sono costretti, quindi, a percorrere molti kilometri a piedi, in strade a grande frequentazione di veicoli, per raggiungere la stazione ferroviaria più vicina, Monterotondo, a circa 5 km di distanza, e da lì recarsi a Roma. Esso sorge, quindi, in un area fortemente isolata e del tutto astratta dal territorio circostante. L edificio destinato all accoglienza dei rifugiati fa parte di un complesso di edifici dello stesso tipo, i quali sono destinati al deposito di materiali vari. L intera struttura è, inoltre, circondata da una enorme pavimentazione di cemento. Il Cara ha una capienza ordinaria di 650 posti, ma in alcuni momenti sono state ospitate fino a 780 persone. Secondo quanto riportato dal sito minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it a seguito di una visita effettuata in data 18 luglio 2014, a quella data erano presenti nel centro 766 persone, inclusi 23 nuclei familiari. L intera struttura è circondata da alte recinzioni e per l ingresso nella stessa è necessario esibire l apposito tesserino che dimostri di essere ospite della struttura. L area intorno alla struttura è fortemente degradata e vi sono in prossimità della 33 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pag. 72; 34 Tale situazione risulta assolutamente protratta nel tempo. Già nel 2010, infatti, Medici senza Frontiere nel suo Rapporto Al di là del muro riportava: Non sono previste, inoltre, procedure per adattare l offerta dei servizi sanitari in base al numero di ospiti presenti, comportando difficoltà in contesti di sovraffollamento a garantire standard qualitativi costanti, come emerso nel corso delle prime visite nei centri di Bari, Caltanissetta, Crotone, Trapani, Medici senza Frontiere, Al di là del muro. Viaggio nei centri per migranti in Italia, gennaio 2010, pag. 19; 35 In merito alla situazione delle persone vulnerabili è interessante notare come già nel 2011 la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato Italiano riportasse: non tutti i Cara offrono lo stesso livello di servizi, in molti casi si riscontrano carenze nella fornitura di servizi alla persona così come previsti dallo Schema generale di capitolato per la gestione dei centri adottato nel 2008 (mediazione linguistica, informativa legale, sostegno socio-psicologico), con potenziale danno soprattutto per i soggetti più vulnerabili, come le vittime di tortura o trauma estremo, le vittime di violenza sessuale o di genere, le persone con disabilità. Senato della Repubblica Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Rapporto sullo stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia, approvato il 6 marzo 2012, pag. 123; 36 V.http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/roma-protesta-migranti-Cara-Castelnuovo-Porto-via-tiberina-bloccata-59806d85-8c a260ee4.html; V. anche Senza Confine, Laboratorio 53, Chi fa la legge? Pubblica Amministrazione e diritto d asilo, Roma, febbraio 2015, pag. 10; 17
18 stessa fenomeni diffusi di prostituzione. Alcune inchieste giornalistiche hanno, altresì, riportato casi di prostituzione anche all interno del Centro (http://www.corriere.it/inchieste/prostituzione-alcol-droga-/8d7727f e3-9feb- 01ac3cd71006.shtml). La struttura, peraltro, risulta soggetta ad allagamenti che, in taluni casi, sono durati anche per alcuni giorni (http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/01/31/news/cara_alle_porte_di_roma_sott_acqua_centinaia_di_rifugiati_sui_tet ti /). Non vi sono separazioni tra le zone destinate agli uomini e quelle destinate alle donne né aree destinate all accoglienza dei nuclei familiari o monoparentali pur presenti, come visto, in modo numeroso nel centro. Occorre, infine, sottolineare come non vi sono strutture ricreative di alcun genere, neanche per i molti minori ivi presenti, salvo i corsi di italiano previsti nel centro. Numerose inchieste giornalistiche, nonché alcuni rappresentanti delle istituzioni, hanno denunciato, nel corso dell ultimo anno, le condizioni dei centri governativi di accoglienza per i richiedenti asilo. Numerose inchieste hanno riguardato il centro di Mineo, che, come si è visto, è in termini assoluti quello che accoglie il maggior numero di richiedenti asilo. Si veda, in merito, quanto riportato dal Il fatto quotidiano a seguito di una visita effettuata, nell aprile del 2014, all interno di una delegazione parlamentare: Pochi metri e le aiuole ordinate scompaiono per lasciare spazio alla sporcizia, ai rifiuti abbandonati, agli stracci. Rimangono solo le antenne paraboliche piazzate lì per gli americani, che i migranti utilizzano come sostegno per stendere i panni. Anche l atteggiamento degli ospiti cambia. Il cibo fa schifo, ci sentiamo male, abbiamo problemi di stomaco, ma in infermeria ci danno delle bustine, ci dicono di non preoccuparci è la lamentela più diffusa, unita alla richiesta di sigarette e ancora Il lato oscuro dell inferno, però, è rappresentato dalle case. Le villette a due piani, pensate per ospitare una famiglia, sono divise in quattro o cinque stanze, e in ognuna ci arrivano a dormire fino a sette persone. Varcare la soglia fa perdere l equilibrio: l aria è irrespirabile, ovunque ci sono rifiuti, stracci, resti di cibo avariato, si fa fatica a respirare dato che la temperatura è molto più alta rispetto all esterno. 37 Il centro di Mineo è, inoltre, stato più volte al centro dell attenzione di parte delle istituzioni nonché degli organi di informazione a causa della sua gestione. 38 Le condizioni di accoglienza nei Cara presentano, in definitiva, standard di bassa soglia, che nella maggior parte dei casi si limitano a fornire agli ospiti vitto e alloggio (talvolta in condizioni precarie 39 ) e assistenza sanitaria di base 40, senza alcuna progettualità che possa portare gli ospiti ad Si veda, sul punto, l interrogazione parlamentare presentata dall on. Palazzotto in merito alla gestione del centro il cui testo integrale si può trovare al link Si veda, inoltre, nonché /; 39 Nei centri di Foggia, Crotone, Caltanissetta spesso i pasti sono serviti freddi e la maggior parte degli ospiti è obbligata a consumarli sul proprio letto o per terra per l assenza di spazi ad hoc, Medici senza Frontiere, Al di là del muro. Viaggio nei centri per migranti in Italia, gennaio 2010, pag Gli appartamenti sono angusti e sporchi. Un afghano riferisce anche di scarsi controlli medici. Non vengono fatti check up e a volte somministrano le stesse pillole per patologie differenti, Dal Corriere della Sera on line del , Un viaggio tra i disperati del Cara senza farmaci né speranza, 18
19 un inserimento effettivo nel territorio di riferimento. Tale situazione è particolarmente grave se si considera, infine, che i tempi di permanenza nei Cara sono piuttosto lunghi sull intero territorio nazionale. Essi, infatti, come visto, si attesterebbero su un periodo non inferiore a otto dieci mesi, con punte anche superiori all anno. Sui CARA è da ultimo intervenuto l Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che nelle sue ultime note ha evidenziato la assoluta necessità del superamento del sistema dei Cara. L Unhcr sostiene, infatti, che: l esperienza degli ultimi anni ha dimostrato la necessità del superamento dei CARA come centri d accoglienza. Le dimensioni di tali centri e la loro gestione hanno manifestato una serie di problemi, che hanno portato ad una preoccupante riduzione negli standard d accoglienza. Pensati per accogliere i richiedenti asilo per un massimo di 25/30 giorni, a causa della carenza di posti a livello nazionale e del rallentamento delle procedure d asilo, sono divenuti luoghi dove i richiedenti rimangono per periodi molto più lunghi (anche un anno), con elevati costi per lo Stato, in relazione alla bassa qualità dei servizi erogati e ai possibili abusi ed inefficienze, e soprattutto senza la possibilità di ricevere quei servizi che potrebbero sostenerli nell eventuale successivo processo d integrazione 41. III.C Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è stato istituito dalla legge n. 189/2002 (c.d. legge Bossi-Fini) ed è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza e di integrazione di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale o umanitaria accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell asilo (FNPSA). Il coordinamento di tale Sistema è garantito dal Servizio Centrale, struttura operativa istituita dal Ministero dell Interno Dipartimento per le libertà civili e l Immigrazione. Gli enti locali, afferenti alla rete Sprar, garantiscono per i beneficiari interventi di c.d. accoglienza integrata che supera la sola predisposizione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di orientamento legale e sociale nonché la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico per i propri beneficiari. In data il Ministero dell Interno ha pubblicato le nuove graduatorie 42 dei circa posti messi a disposizione dagli Enti locali a seguito del bando pubblicato dallo stesso Ministero in 41 Unhcr, Nota UNHCR sul recepimento delle Direttive 2013/32/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento dello status di protezione internazionale (rifusione) e 2013/33/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione), Roma, 5 febbraio 2015, pag. 14; 42 Tutte le graduatorie sono liberamente consultabili al sito: 19
20 data Le graduatorie distinguono tra i posti già messi a disposizione e quelli aggiuntivi azionabili su richiesta della Direzione Centrale dei servizi civili per l Immigrazione e l Asilo dello stesso Ministero dell Interno. Nel dettaglio i posti Sprar disponibili sono: posti assegnati e 6259 posti aggiuntivi per richiedenti asilo e titolari di protezione; posti assegnati e 57 posti aggiuntivi per richiedenti e titolari di protezione con disabilità o disagio mentale; posti assegnati e 174 per i minori stranieri non accompagnati. L ampliamento del sistema Sprar a circa posti ha sollevato alcuni dubbi da parte degli enti di tutela in quanto, accanto a realtà positive di accoglienza 44, sono entrate all interno dello stesso alcune realtà poco positive provenienti dall accoglienza durante la c.d. Emergenza Nord-Africa. 45 Stando ai dati forniti dal Servizio Centrale ed aggiornati al 1 agosto Nel primo semestre 2014 sono stati accolti beneficiari, di cui ordinari, 132 beneficiari con disagio mentale o disabilità e 395 minori stranieri non accompagnati. 47 A febbraio 2015 risultavano accolte nei Centri Sprar persone. 48 Alcune perplessità hanno suscitato i punteggi di assegnazione dei progetti approvati a seguito del citato bando del Il punteggio assegnato rappresenta, infatti, il criterio di valutazione che riconosce l aderenza del progetto alle richieste e, pertanto agli standard, del bando di assegnazione: più alto è il punteggio, più il progetto, stanno alle verifiche e ai controlli effettuati, presenta le caratteristiche e gli standard richiesti. Orbene guardando anche rapidamente le graduatorie di assegnazione 49 - che si basano su una scala da 0 a 20 - si nota un enorme divario tra il primo progetto approvato, con 18.42, e l ultimo con Inoltre, è possibile notare come, per le categorie ordinarie, solo 131 progetti su 367 superano il punteggio 10 e solo 13 su 367 superano il punteggio Il testo del bando è consultabile al sito: 44 V. ga%20%c2%bb%20news%29 45 Gli elenchi infatti indicano l ente pubblico titolare del finanziamento, ma non compare l indicazione dei soggetti che effettivamente gestiranno i posti di accoglienza, per la maggior parte dei casi associazioni, cooperative sociali, enti religiosi, enti di diritto pubblico, come la Croce Rossa che è anche presente nella gestione di alcuni dei tanto criticati Cie o dei Cara (Centri di accoglienza richiedenti asilo). Appare quindi che presso il comune di Settimo torinese sono previsti posti (poco meno di quelli dell intera Napoli) che si presume siano nel medesimo centro già gestito dalla Croce Rossa militare per l Emergenza nordafrica e che tante critiche aveva suscitato da parte di molte associazioni piemontesi, ga%20%c2%bb%20news%29; 46 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pagg. 104 e ss; 47 Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Sprar e in collaborazione con UNHCR, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014, novembre 2014, pag. 110; Tutte le graduatorie sono liberamente consultabili al sito: 50 Questo, non può che voler dire che, siamo di fronte a progetti di scarsissima qualità, che rende questa graduatoria inquietante. Siamo andati a cercare sul fondo del barile nel tentativo di reperire tutti i posti possibili dice il nostro referente Asgi, che però 20
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 art. 11
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 art. 18
 art. 20
 art. 20
 art. 134
 articolo 87