Source: https://issuu.com/dbaigo/docs/polis_07_08_2013_bassa_def
Timestamp: 2017-02-24 17:27:02+00:00

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Informazione, tecnologie e
cultura per la sicurezza delle città e del cittadino
Devi appartenere
«La Locale
è polizia
di sicurezza»
Anno XVIII N. 7-8
polizia “ausiliaria”»
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«Non siamo polizia “ausiliaria”»	di Luciano Mattarelli
Carmine Di Berardino, Segretario Generale Anvu
Gianni Fasson, Segretario nazionale Anvu
Ivano Leo, Consigliere nazionale Anvu
Silvana Paci, Vicepresidente nazionale Anvu
«La Locale è anche
polizia di sicurezza»	di Luca Montanari
Per diventare comandante
si deve appartenere al Corpo	di Roberto Benigni
Vittoria Anvu
sull’indennità di disagio	di Roberto Benigni
«Risparmiare? Basterebbe
un’unica polizia nazionale»	di Marco Agostini
«La deroga sui rifiuti
è poco chiara»	di Delia Sebelin
dal territorio	8
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S. Abbate, M. Agostini, R. Benigni, P. Borzillo,
G. D’Elia, M. Di Sante, I. Leo, L. Montanari,
L. Mattarelli, P. Pipoli, P. Ricciardella,
M. Santoloci, D. Sebelin, V. Vattani, L. Viscovo.
S. Abbate, R. Gazzea, I. Leo, P. Pipoli.
Si ringrazia particolarmente
Anvu Trentino - Alto Adige che ha fornito molte
foto qui pubblicate, tra cui quella di copertina.
Registrazione: N. 880/1995 del Tribunale di Trento
La rivista è stata chiusa a luglio 2013
POLIS È REALIZZATA CON CARTA
ECOLOGICA PRIVA DI CLORO
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l Consiglio di Stato - e non è la prima volta - è tornato di recente sulla questione delle
competenze che riguardano la polizia locale (vedi articolo a pagina 8, ndr).
Questa volta, senza giri di parole, si afferma chiaramente che la polizia locale ha come
compito istituzionale - e non eccezionale - anche la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Noi di Anvu lo abbiamo sempre sostenuto, il nostro dirigente dell’Ufficio legislazione e studi, l’avvocato Luca Montanari, lo ha più volte dichiarato sulle pagine di Pòlis, senza essere mai smentito.
Anche stavolta all’interno della rivista troverete il suo
commento (rectius: la sua disquisizione giuridica). Ma
cosa è successo questa volta? A seguito di un contenzioso
in un comando di polizia municipale del Centro Italia, il
Consiglio di Stato, V° Sezione, ha dovuto sentenziare.
Nelle motivazioni, i giudici hanno riconosciuto che
l’attività quotidiana istituzionale della polizia locale
comprende anche funzioni e attività di tutela dell’ordine
e della sicurezza pubblica. Quindi, funzioni e attività da
svolgersi non in via eccezionale ma sistematicamente e
quotidianamente. Ovviamente, in base alle possibilità e
alle strutture di dotazione (ad impossibilia nemo tenetur).
«La Locale svolge
anche attività di tutela
dell’ordine pubblico»
Ne più e ne meno di quello che accade anche per altre
forze di polizia dello Stato, che sono inserite nel comparto
sicurezza e svolgono l’attività de qua in base alla loro
Quindi, il Consiglio di Stato, di riflesso, ha chiarito anche la
portata dell’articolo 3 della legge 65/86: alcune specifiche
ed eccezionali operazioni vedono il coinvolgimento della
Locale con personale messo alle dirette dipendenze del
funzionario di polizia dello Stato che coordina l’evento.
Ma diuturnamente, attraverso le proprie strutture, la polizia
locale svolge in via ordinaria anche attività di tutela
Perciò, è giusta la posizione da sempre assunta
dall’avvocato Montanari: la competenza esclusiva dello
Stato in materia di ordine e sicurezza pubblica è riferita
alla legislazione di settore ma non alla funzione svolta.
Il Consiglio di Stato conferma che la Locale non è una
polizia “ausiliaria”, come da molti sostenuto (in verità non
con convinzione ma per misconoscerci). Di conseguenza,
non solo i singoli appartenenti ma le stesse strutture hanno
la stessa dignità delle strutture e degli operatori singoli dipendenti
Nel 1997 e nel 1998, il ministero dell’Interno con note di indirizzo
aveva sostenuto quanto sopra, ma allora fece comodo a molti
farle passare inosservate. A tal punto quindi è improcrastinabile
- che anche sotto l’aspetto giuridico e contrattuale - che si tenga
conto di quanto precede, in rispetto ai dettami della Costituzione.
Anvu ha già inviato all’Aran e alle altre istituzioni interessate
un invito a prevedere una specifica area di contrattazione per
i poliziotti locali nell’imminente rinnovo di contratto, per arrivare,
alla prossima tornata, alla vera e propria contrattazione a parte.
Auspichiamo che i sindacati diffidino l’Aran (loro ne hanno titolo
legis) senza indugio, a porre in essere quanto da noi invitata a fare.
«Anvu ha inviato
all’Aran un invito
una specifica area
per i poliziotti locali»
Una riflessione ulteriore: ma dopo che è stato “svelato”
quanto precede, è ancora utile che la Locale resti incardinata
amministrativamente nelle strutture comunali e provinciali?
Penso proprio di no. Anche il Dpcm sul fabbisogno della Locale
- inviato dal Governo agli enti locali - tende a separarci sempre
più dall’ambito comunale, portandoci, di contro, sempre più
ad attività “pure” di polizia e rimarcando con forza la nostra
dipendenza dalla Magistratura.
Quindi, a tal punto, le città metropolitane possono inglobale la
polizia locale nelle loro strutture in forma dipartimentale, con un
proprio bilancio, ufficio ragioneria e ufficio personale. Nel resto
delle strutture, la Locale deve essere “scardinata” dall’apparato
del comune, organizzata in distretti che operano in territori di più enti individuati
con Legge regionale, sempre in forma amministrativa distrettuale.
Sono convinto che così, oltre che dar corso all’efficienza, efficacia ed economicità
dell’azione amministrativa disposta dalla Costituzione, saremo anche più credibili
agli occhi dei cittadini.
Oggi è giuridicamente possibile (e necessario) attuare tutto ciò. Vediamo se ancora
qualcuno, per mero interesse personale a discapito di quello pubblico, riescirà a fermare
questa naturale evoluzione.
A memoria di tutti
Sentenze: Consiglio di Stato V sezione n. 4663/2000 - Consiglio di Stato V sezione
n. 616/2006 - Consiglio di Stato V sezione n. 4605/2012: ”(omissis) dalla sola lettura
delle norme ora riportate emerge chiaramente che, con la istituzione del corpo di polizia municipale si dà vita ad una entità organizzativa unitaria ed autonoma da altre
strutture organizzative del comune (un corpo appunto, a somiglianza dei corpi militari
dai quali mutuano anche i gradi gerarchici) costituita dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che esplicano, a vari livelli, i servizi di polizia locale e che al vertice di
questa forma di aggregazione unitaria è posto un comandante (omissis)”.
La Locale è anche
l Consiglio di Stato non finisce mai di
A stabilirlo, le (testualmente) di polizia di sicurezza.
Queste, consistono «in misure preventive e
stupirci, in positivo, al contrario di taluni
repressive dirette al mantenimento dell’ororgani di Governo che, invece, per non
perdere l’occasione di affossarci arrivano addel Consiglio dine pubblico, inteso come il complesso
dei beni giuridici fondamentali e degli
dirittura a negare l’evidenza, a costo di comdi
interessi pubblici primari sui quali si regge
promettere la loro credibilità istituzionale.
l’ordinata e civile convivenza nella comuUn’evidenza che per fortuna i giudici riconoscono e che, come in questo caso, persino rimarcano nità nazionale, nonché alla sicurezza delle istituzioni,
dichiarando a chiare lettere che tra le funzioni attribuite dei cittadini e dei loro beni (cfr. la sentenza n. 2607
alla polizia locale sono ope legis ricomprese anche quel- depositata il 16 aprile 2013)».
«La Locale è impegnata
a garantire tanto l’ordine
quanto la sicurezza pubblica»
alla propria personalità fisica e morale, e deve
intendersi immedesimato nell’ordinato vivere
civile, che è indubbiamente la meta di uno
stato di diritto, libero e democratico; mentre
l’ordine pubblico per la Consulta si pone un
gradino più avanti, consistendo nell’impegno di prevenire e contrastare manifestazioni
esteriori di insofferenza o di ribellione ai
precetti legislativi ed ai legittimi ordini della
pubblica autorità; manifestazioni che possono
facilmente dar luogo a stati di allarme e a violenze, indubbiamente minacciose per la inco-
Leggi e funzioni
Viene così avvalorato quanto l’Anvu va dicendo da parecchio tempo: l’ordine pubblico e la sicurezza sono “materia legislativa” (art. 117, comma 2, lettera “h”, Costituzione) esclusiva dello Stato, ma non sono una “funzione”
In tal modo appare sem«Appare sempre
pre più legittima l’estensiopiù legittima
ne alla polizia locale delle
guarentigie già riconosciute
alle forze di polizia (legalla Locale
gasi: causa di servizio ed
equo indennizzo, parifica- delle guarentigie
zione dei livelli retributivi,
scivolamenti pensionistici,
alle altre forze
accesso ai terminali, pubdi polizia»
blicizzazione del rapporto
di impiego, ecc.).
E per comprendere la straordinaria portata della pronuncia
è sufficiente riportarsi ad un’altra storica sentenza: quella
della Corte costituzionale n. 2 del 1956, che ricordiamo
essere la seconda decisione in ordine di tempo di tale organo nella storia d’Italia (la Corte costituzionale inizia la
sua storia proprio nel 1956).
I giudici della Consulta - uscendo dal difficile periodo
del dopoguerra - hanno all’epoca evidentemente avvertito l’esigenza di fornire una compiuta e costituzionalmente orientata definizione dei concetti di “ordine
pubblico” e di “pubblica sicurezza”.
Si ha sicurezza quando il cittadino può svolgere la
propria lecita attività senza essere minacciato da offese
Italia pienamente costituzionalizzato nel 2001). Questo
rinvio al principio di proporzionalità non serve solo a
tranquillizzare quei colleghi che pensano che tali aperture siano oltremodo pericolose, potendo legittimare
il loro inadeguato coinvolgimento in servizi contro gli
ultras, i black block et similia, ma è giuridicamente
dovuto per non perdere di vista e non trascendere la
nostra naturale sfera di attribuzioni.
Ad ogni modo, pro memento omnia, ricordo che se a un
dato evento la competenza a “organizzare e gestire” il
servizio di sicurezza è attribuita tenendo conto dell’interesse pubblico prevalente e del livello di rischio presente
o presunto (competenza dello stato tramite prefetto o
questore, o, per contro, competenza dell’ente locale tramite i suoi organi), analogamente la competenza a “far
parte” del servizio di sicurezza a quel medesimo evento
dovrà tenere conto dello stesso criterio, senza che i soggetti operativi siano coinvolti tutti e indiscriminatamente
nel semplice nome della funzione posseduta.
Contesti e competenze
Questo per dire, che per la tutela dell’ordine e della
sicurezza pubblica si dovranno via via individuare e
«Si ha sicurezza
minacciato»
lumità della generalità
dei cittadini, i quali finirebbero col vedere,
essi, limitata la propria
Di conseguenza, combinando insieme i vari disposti normativi
così come interpretati
da due massimi organi giurisdizionali, ne deriva che anche la Locale può
“funzionalmente” - sottolineo: “funzionalmente” - annoverarsi come forza di polizia a pieno titolo, siccome
impegnata a garantire tanto l’ordine quanto la sicurezza
pubblica, nel rispetto del suo livello di competenza
individuato in base al principio di proporzionalità (in
precettare coloro che nel particolare contesto di riferimento rivestono la competenza più adeguata e coerente con il livello di rischio presente, secondo un ordine
giuridico ma ad un tempo anche logico e razionale.
In base al principio di proporzionalità, infatti, le attività
amministrative devono essere svolte dall’entità territoriale amministrativa più vicina ai cittadini (comuni, città
metropolitane, province), passando di competenza agli
strati amministrativi territorialmente superiori (regioni,
stato), quando questi posseggono un livello organizzativo e strutturale più adeguato al fenomeno da affrontare per rendere il servizio in maniera più efficace ed
Ebbene, tutto parte dai comuni - quindi anche la tutela
dell’ordine e della sicurezza pubblica, checché qualcuno ne dica - poi pe«Anche la Locale può rò subentra la competenza dell’entità
“funzionalmente”
(Stato) quando l’enannoverarsi come
tità di livello inferioforza di polizia
re non è in grado di
a pieno titolo»
adeguata, anche a causa dei propri limiti soggettivi e
oggettivi rapportati alla dimensione qualitativa e quantitativa dell’evento.
La sentenza del Consiglio di Stato n. 2607 depositata il
16 aprile 2013, non può quindi che irrobustire le tesi
a sostegno di una pronuncia di incostituzionalità delle
norme discriminatorie tra forze di polizia locale e forze
di polizia dello Stato, essendo le prime sottoposte a regimi ingiustificatamente diseguali rispetto alle seconde,
il tutto in spregio al principio di eguaglianza di cui agli
articoli 3 e 36 della Costituzione.
Disparità immotivata
Contrariamente, mi si dica con quali pretesti si può
ancora motivare questa disparità di trattamento, quando nel novantanove per cento dei comuni italiani ogni
giorno non accadono fatti eclatanti, grazie all’azione
dell’intera compagine delle forze dell’ordine che senza
differenziazione di distintivi, colori dell’uniforme, livree
delle auto, ecc., lavorano tutte - fianco a fianco - per la
buona tenuta della città.
Si può ancora credere che se un cittadino chiama il
112 o il 113 per richiedere espressamente un loro
intervento, il servizio viene qualificato di ordine e
sicurezza pubblica se ad operare è una pattuglia statale, ovvero di polizia amministrativa se ad operare è
una pattuglia locale nonostante questa si stia facendo
carico del lavoro degli altri, sostituendosi ad essi? Si
può ancora credere che quando per strada passeggia
un poliziotto o un carabiniere di quartiere, quello è un
servizio di ordine e sicurezza pubblica da pagarsi 100,
e quando invece passeggia un agente di polizia locale
assillato da mille micro e macro emergenze, magari
addossategli sempre dal 112 o 113, siamo in presenza
di un povero servizio di vigilanza amministrativo comunale da pagarsi 30 o 40?
Torno a sperare che queste mie riflessioni servano a
sollecitare qualche giudice del lavoro ad aprire le porte
della Corte costituzionale e portare all’attenzione della
Consulta la nostra infelice vessazione istituzionale.
Chi è l’avvocato Luca Montanari
•	Dirigente dell’ufficio
documentazione e studi Anvu.
•	Comandante del corpo
di polizia locale di Avezzano.
•	Iscritto all’ordine degli avvocati
del Foro di Avezzano.
•	Dirigente del servizio avvocatura
del III° settore comunale.
si deve appartenere al Corpo
vietato accorpare la polizia locale con altri settori, ed è vietato
conferire l’incarico di comandante a chi non faccia parte del Corpo, soprattutto se sia un ingegnere.
corpamenti decisi dai Comuni di
Follonica (Gr), San Polo Matese (Cb)
e Falconara Marittima (An), in cui i
primi due avevano soppresso il settore della Municipale, accorpandolo
ad altri settori, e il terzo aveva invece “spostato” il dirigente della polizia municipale ai lavori pubblici,
mettendo a carico della pm un ingegnere. Ovviamente vanno lette anche nei confronti di
quei comuni, come Macerata, Ascoli Piceno o Spoleto, ma sono tanti altri, che hanno ridotto di livello
la polizia municipale accorpandola ad altri settori e
nominando comandante un dirigente amministrativo.
Queste importantissime decisioni sono state assunte dal Consiglio di
Stato, con la Sentenza della Sez. V n. 2607 del 14
maggio 2013, dal Tar Molise con la Sentenza n. 218
del 20 marzo 2013 e dal Tar Marche con la Sentenza
n. 370 del 23 maggio 2013.
Con tali atti sono stati dichiarati illegittimi gli ac-
Il Consiglio di Stato ha
quindi affermato che
«il Corpo di polizia
municipale rappresenta un’entità organizzativa unitaria e autonoma da altre strutture organizzative del
comune. Tale Corpo è
costituito dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che
esplicano, a vari livelli,
i servizi di polizia locale e al cui vertice è
posto un comandante,
anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne
risponde direttamente
al sindaco».
Né - proseguono i
giudici in ermellino
- attraverso un simile
incardinamento, può
essere posta alle dipendenze del dirigente amministrativo che
dirige tale più ampia
struttura (Cons. St.,
Sez. V, 27 agosto 2012,
n. 4605). Pertanto, è
a seguito dell’elezione
della Polizia municipale a Corpo che si determina l’impossibilità
di determinarne l’inserimento quale struttura
intermedia (come Sezione) in una struttura burocratica più ampia (in un
Settore amministrativo) né, per tale incardinamento,
può essere posta alle dipendenze del dirigente, amministrativo che dirige tale più ampia struttura (Cons. St.,
sez. V, 17 febbraio 2006, n. 616; sez. V, 4 settembre
2000, n. 466).
Quanto, invece, al ruolo e all’autonomia del comandante del Corpo l’articolo 9 l. n. 65/1986, prevede
che il comandante della polizia municipale è responsabile verso il sindaco, il quale a sua volta è l’organo
titolare delle funzioni di polizia locale che compe-
tono al comune (articoli 1 e 2); conseguentemente
porre il comandante della polizia municipale alle
dipendenze di un funzionario del comune equivale
a trasferire a quest’ultimo funzioni di governo che
per legge competono al sindaco (Cons. St., sez. V, 17
maggio 2012, n. 2817).
Infine, per quanto riguarda il comandante «quanto,
invece, alla provenienza del comandante, al vertice
del Corpo di polizia municipale è posto un coman-
ricorrere ad un incarico esterno (il che rende palese il
fatto che l’ingegnere non è stato ritenuto in possesso
dei requisiti professionali adeguati per dirigere il settore lavori pubblici)».
dante, anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne risponde direttamente al sindaco.
Tale posizione, deve aggiungersi, non è affidabile ad
un dirigente amministrativo che non abbia lo status
di un appartenente al Corpo di polizia municipale
(Cons. St., sez. V, 27 agosto 2012, n. 4605; sez. V, 4
settembre 2000, n. 4663).
Concludiamo ricordando come diverse Leggi regionali prevedono che alla guida della Locale debba
essere solo un componente della stessa, come quella
dell’Umbria (3/2007) e della Toscana n. 12/2006,
articolo 17, c. 3: «La funzione di comandante è
incompatibile con lo svolgimento di altre funzioni
o incarichi all’interno dell’ente di appartenenza» e
l’accentrare nel settore funzioni di polizia amministrativa con altre funzioni «determina incompatibilità
in capo al comandante del Corpo di polizia municipale le cui funzioni di vigilanza e prevenzione non
possono sommarsi ad altre tipologie di funzione
amministrativa, per l’evidente pericolo che il ruolo
di controllore e controllato finiscano per sommarsi in
un’unica figura».
Per quanto riguarda invece le Marche, il «girotondo»
dei dirigenti che aveva portato quello della polizia
municipale ai lavori pubblici e l’ingegnere alla guida della Municipale, è stato pesantemente bocciato
dai magistrati amministrativi di Ancona che hanno
commentato: «un ingegnere o un architetto non dispongono certo della preparazione più adeguata per
dirigere settori in cui sono preponderanti i profili
giuridico-amministrativi» e «fra l’altro, nella presente
vicenda la illegittimità della decisione del sindaco è
confermata anche dal fatto che per coprire il posto
lasciato vacante dall’ingegnere il comune ha dovuto
sull’indennità di disagio
di disagio ha funzione di compensare
pienamente legittima l’indennità di
Per la pl
particolari situazioni di lavoro più gradisagio per il personale della pl,
vose (turni, rischi, reperibilità, espoe la medesima è cumulabile con
sizione ad agenti atmosferici), mentre
quelle già erogate (turno, reperibilità,
e cumulabile
l’indennità di vigilanza ha funzione
ecc.). Lo hanno stabilito con due imdi attribuire un riconoscimento ecoportanti sentenze i Tribunali del Lavoro
di Verona e Rimini nel corso del 2012, su ricorso dei nomico per lo svolgimento di particolari funzioni di
rispettivi dipendenti dei corpi di polizia locale cui polizia giudiziaria che comportano particolari respontale indennità era stata non solo sospesa ma, come sabilità».
nel caso di Rimini, era stata anche recuperata tramite Ovviamente però, mentre la seconda indennità è connessa con la qualifica (il 100% a chi riveste la qualità di
Si tratta di una vittoria anche dell’Anvu, oltre che in pri- agente di ps), e quindi spetta a tutti i lavoratori, la prima
mo luogo dei lavoratori del settore pl, visto che la nostra non può essere erogata a tutti indiscriminatamente. Inoltre, i magistrati del
Associazione aveva
lavoro hanno ribadito
da sempre sostenuto
che quelle dell’Aran
la piena compatibilità
non sono leggi da risdelle due indennità.
pettare pedissequaLa sospensione della
mente, ma soltanto
stessa era seguita ad
pareri provenienti
ispezioni ministeriali,
da una delle parti in
le quali avevano fatto
confronto, e segnataseguito ad una intermente quella datoriapretazione restrittiva
le, per cui le Ammindell’Aran la quale
istrazioni comunali
sosteneva che: «Il
non devono assupersonale della pl è
mere tali pareri. Infatadeguatamente tuteti, il D.Lgs. 165/2001
lato per la specificità
demanda, all’articolo
delle prestazioni rich49, l’interpretazione
ieste e per l’impegno
e la gravosità e la responsabilità ad esso correlate, con la particolare inden- norme contrattuali ad uno specifico accordo tra le parti
nità di cui all’art. 37 comma 1 lett. b) del Ccnl 1995» (lavoratori ed amministrazione).
(cosiddetta “indennità di vigilanza”) soprattutto perché, Inoltre i due Tribunali hanno riaffermato come lo
ribadiva l’Agenzia, «la stessa indennità ed il relativo stesso Ccnl del 1999, all’articolo 4, comma 2, lettera
importo è stato individuato tenendo conto anche degli c) prevede che sia la contrattazione decentrata intespecifici rischi o disagi che caratterizzano le prestazioni grativa a regolare la fattispecie, i criteri e le procedure
per l’individuazione e la corresponsione dei compensi
di tutti gli addetti».
relativi all’indennità di disagio.
Il motivo della compatibilità
Correttamente le amministrazioni comunali hanno
Invece i Tribunali di Verona e Rimini hanno sostenuto provveduto a restituire ai lavoratori l’indennità recula piena compatibilità delle due indennità in quanto perata, in ottemperanza al giudicato dei Tribunali del
dirette a compensare situazioni diverse: «L’indennità Lavoro.
un’unica polizia nazionale»
Non vorrei apparirvi poco ril tema della spending review
«La spending review
spettoso della religione indù
è il mantra che ha caratterizha ignorato gli sprechi
ma il “mantra” della spending
zato l’intero anno 2012 in
review si è rivelato vuoto di
Italia e che ha avuto in Enrico
del comparto sicurezza»
contenuti innovativi e si è caBondi, commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano dal 30 aprile 2012 ratterizzato per essere null’altro che un ulteriore taglio
lineare alla spesa degli enti locali, niente affatto diverso
al 7 gennaio 2013, il suo guru.
dai tagli di tremontiana memoria.
Devo dire che prima dell’emanazione
del decreto legge 6 luglio 2012, n.
95, c’è stata la famosa “consultazione
telematica del cittadino sulla revisione
della spesa” e da aprile a giugno 2012
oltre 30.000 persone hanno inviati
suggerimenti al Governo.
Tra i suggerimenti, ne ho inviato due
anch’io che più o meno recitavano
•	«riorganizzazione del comparto sicurezza con la creazione di una
unica forza di polizia a ordinamento
civile a livello nazionale con com-
Il direttore generale del Comune di Venezia,
già comandante del Corpo di polizia locale,
piti di contrasto alla grande criminalità
organizzata, antiterrorismo e mantenimento dell’ordine pubblico, e il trasferimento alla polizia locale di tutte le
altre funzioni di polizia»;
•	«sopressione della guardia di finanza
e trasferimento dei suoi compiti alle
agenzie fiscali».
Mi rendo conto che dei suggerimenti
di questo tipo non possono essere accolti ad un paese che sulla base di un
“illuminato parere” del Consiglio di
Stato cambia la divisa a oltre 68.000
(con una spesa di circa 340.000.000
€) perché troppo simile a quella del
Corpo forestale dello Stato, composto
da soli 8.500 uomini e donne ma molto più antico di fondazione. Chiunque
dotato di un minimo di buon senso
avrebbe, per prima cosa, mantenute
le vecchie divise, e qualora fosse stato
proprio necessario avrebbe fatto cambiare le divise al Corpo forestale dello
Stato con un oggettivo risparmio di
circa 300.000.000 di €.
Ignorati i costi del sistema
Il 30 marzo la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato un rapporto di oltre 200 pagine, redatto dal
Ministro Giarda, dove non si dice assolutamente nulla sui costi del sistema
sicurezza e sugli eventuali sprechi: si
analizzano invece, con metodo statistico, i dati della distribuzione delle
forze nel territorio senza però trarre
Il paradosso viene esplicitato a pagina 110 del rapporto dove si afferma:
«Polizia di Stato concorrono congiuntamente alla fornitura dei servizi di
sicurezza sul territorio nazionale e
nelle singole circoscrizioni territoriali.
Emergono periodicamente voci che
indicano carenze di coordinamento
e suggerimenti, che nelle ipotesi più
estreme, portano alla loro fusione.
Nulla di questi temi sarà nemmeno
sfiorato in questo rapporto…».
Ma la spending review non doveva occuparsi dell’eliminazioni delle inefficienze? In realtà il comparto sicurezza costituisce uno dei veri e propri sprechi della nostra nazione: costa moltissimo, ha un numero enorme
di dipendenti (Tabella 1), ma non riesce a produrre quello
che è la sua mission, la sicurezza percepita.
TOTALE FORZE DI POLIZIA
(ex art. 16 legge 1° aprile 1981, n. 121)
Polizia locale - Polizia municipale
Polizia locale - Polizia provinciale
TOTALE ADDETTI COMPARTO SICUREZZA
«I passaporti potrebbero
essere rilasciati
dai comuni»
L’ultimo censimento della popolazione attesta che i
residenti legali in Italia sono 59.433.744.
Questo significa che il rapporto tra addetti alla sicurezza/
residenti è di un addetto ogni 141 abitanti. La Tabella 2 riporta un confronto tra addetti alla sicurezza/residenti nei
più importanti paesi della Comunità europea.
Rapporto addetti sicurezza /
Si deduce che il nostro comparto sicurezza ha un rapporto doppio rispetto alla Germania, 2,5 rispetto alla
Gran Bretagna e tre volte rispetto a Francia e Spagna.
«Il comparto sicurezza
costituisce uno dei veri
e propri sprechi
Mi permetto di richiamarvi tutta una serie di misure che
non metterebbero in alcun modo in pericolo l’ordine e la
sicurezza pubblica e che comporterebbero un sicuro risparmio per lo Stato, in termini di risorse, e per i cittadini,
in termini di tempo e di economicità dei procedimenti.
•	Applicazione del principio di sussidiarietà nel rilascio di permessi di soggiorno e passaporti.
Oggi i permessi di soggiorno e i passaporti sono rilasciati dalle questure con l’inutile impiego in compiti
burocratici di più di 5.000 poliziotti. Tutto questo potrebbe essere fatto dai comuni (uffici anagrafe) senza
alcun onere aggiuntivo per lo Stato.
Questa operazione permetterebbe di liberare 5.000 operatori di polizia che potrebbero essere impiegati in servizi
ordinari senza dover assumere nuovo personale con un risparmio di € 265.225.000 (costo azienda di un operatore
circa 53.045 € pari ad un cud di circa 35.000 €).
•	Scioglimento della guardia di finanza e trasferimento delle loro funzioni alle agenzie fiscali o ad altre
La Tabella 4 successiva riporta l’organico della guardia
Il comparto sicurezza in Italia costa 2,2% del Pil corrispondente all’astronomica cifra di 30,285 miliardi di
euro, pari a circa 501 € per residente.
La Tabella 3 successiva riporta la spesa per la sicurezza
in rapporto al P.I.L. nei più importanti paesi della Comunità Europea.
Organico della guardia di finanza
% spesa per sicurezza / Pil
Ufficiali non dirigenti
(da sottotenente a tenente colonnello)
(da maresciallo a luogotenente)
Circa 10.000 di questi militari (al pari di altrettanti carabinieri e poliziotti) svolgono esclusivamente compiti
di tipo logistico - amministrativo: in caso di scioglimento del Corpo il loro costo (pari a € 530.000.000)
È quindi evidente che un recupero di efficienza nel
comparto della sicurezza non è marginale per una sana
politica di revisione della spesa.
potrebbe essere risparmiato al pari di quello degli ufficiali dirigenti che sono 407 e che hanno un costo di €
47.000.000 in quanto il rimanente personale potrebbe
transitare nei ruoli delle agenzie fiscali o delle altre forze di polizia che sono già ampiamente strutturate.
A questi risparmi sul personale si possono stimare risparmi sui costi di gestione (divise, consumi, carburanti,
ammortamento automezzi, spese di casermaggio) che
potrebbero ammontare ad circa € 200.000.000.
Nel contempo la componente aereo - navale potrebbe essere conglobata con la Guardia Costiera con un
enorme beneficio in termini di razionalizzazione dei
servizi, di utilizzo dei mezzi aereo-navali, dei costi di
Con questi numeri è facilmente ipotizzabile che, nel
caso di fusione in un’unica polizia nazionale ad ordinamento civile, sia possibile dimezzare il personale
che svolge attualmente compiti logistico amministrativi
passando dagli attuali 20.000 a 10.000 con un risparmio paria a € 530.000.000.
In una unica polizia nazionale si potrebbe anche contenere il numero dei dirigenti dagli attuali 1.570 a circa
1.100 e il numero dei funzionari dagli attuali 9.641 a circa 8.000.
«La Gdf
Tale contenimento del numero dei dirigenti e dei funzionari porterebbe ad
un risparmio di circa € 170.000.000.
Evidentemente una fusione comporterebbe l’eliminazione di tutti gli
sciolta»
•	Fusione in un’unica forza di polizia ad ordinamento
civile (polizia nazionale) di polizia di stato e carabinieri (ad esclusione di coloro che svolgono compiti
di polizia militare).
La Tabella 5 riporta l’organico della polizia di Stato, la
Tabella 6 quello dei carabinieri.
Organico della polizia di Stato
Dirigente generale gruppo B
Dirigente generale gruppo C
Assistenti e agenti
Organico dei carabinieri
Appuntati e carabineri
«Serve un’unica forza
di polizia a ordinamento
civile e a livello nazionale»
attuali doppioni operativi (centrali operative, centralini, piantoni…) che porterebbero a dei risparmi che uniti a quelli
sui costi di gestione (divise, consumi,
carburanti...) potrebbero ammontare ad
circa € 250.000.000.
La polizia nazionale, in questa ipotesi,
avrebbe un organico di circa 205.000
unità mentre la polizia militare un organico di circa 9.100 uomini.
Ovviamente nessuna di queste proposte ha avuto accoglimento, tuttavia, rimango ottimista che in futuro
si possa fare anche in questo Paese
ciò che negli ultimi trent’anni si è
fatto nel resto d’Europa: il riordino
del comparto sicurezza con una
civile a livello nazionale con compiti di contrasto alla grande criminalità
organizzata, antiterrorismo e mantenimento dell’ordine pubblico, e il
trasferimento alla polizia locale di
tutte le altre funzioni di polizia, eccezion fatta ovviamente dei compiti
di polizia militare e di polizia nelle
missioni di pace da affidare all’arma
dei carabinieri radicalmente ridimensionata a 10.000 / 15.000.
Io credo che una operazione di
questo tipo possa comportare risparmi strutturali permanenti attorno ai
5.000.000.000 di euro all’anno con
una crescita dei livelli di sicurezza
e di ordine pubblico rispetto agli
Per altro questo modello funziona
oggi in Europa come negli Stati Uniti
e con buoni livelli di sicurezza: a
New York - più di 8.100.000 abitanti
- operano 38.000 poliziotti; a Roma,
che ha un terzo degli abitanti di New
York, ne operano più di 60.000.
è poco chiara»
di Delia Sebelin
na (relativamente) dereprattutto su strada, in sede di conCome le autorità
gulation per le aziende
trolli. Ma, in realtà, la deroga non
devono porsi
agricole (soprattutto su
è così ampia e non riguarda “tutti”
deposito temporaneo e traspori rifiuti di tali aziende o solo i rifiuin caso di controlli
to) sta creando notevoli equivoci
ti di tipo vegetale. Ce lo spiegano
interpretativi sul territorio: molti
nel dettaglio Maurizio Santoloci,
sostengono che qualunque tipo di
magistrato di Cassazione con funrifiuto prodotto da una azienda agricola è di fatto sottrat- zioni di gip al tribunale penale di Terni, e la giurista ed
to alla normativa in materia. Il problema si presenta so- esperta in diritto ambientale, Valentina Vattani.
Cominciamo dall’inizio. Da quale norma è prevista
l’ultima deroga per i rifiuti agricoli?
L’articolo 28 del decreto legge 9 febbraio 2012, n.
5 (coordinato con la legge di conversione 4 aprile
2012, n. 35 recante: «Disposizioni urgenti in materia
di semplificazione e di sviluppo») ha apportato rilevanti modifiche al regime della movimentazione dei
rifiuti da aziende agricole andando ad incidere sulla
stessa definizione di “deposito temporaneo”. Dopo
il comma 9 dell’articolo 193 del D. Lgs. n. 152/06
è stato, infatti, inserito il seguente comma 9 bis che
recita: «La movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda agricola, ancorché
effettuata percorrendo la pubblica via, non è considerata trasporto ai fini del presente decreto qualora
risulti comprovato da elementi oggettivi ed univoci
che sia finalizzata unicamente al raggiungimento del
luogo di messa a dimora dei
rifiuti in deposito temporaneo
e la distanza fra i fondi non sia
superiore a dieci chilometri.
Non è altresì considerata trasporto la movimentazione dei
rifiuti effettuata dall’imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135 del codice civile dai
propri fondi al sito che sia nella disponibilità giuridica della
cooperativa agricola di cui è
socio, qualora sia finalizzata
al raggiungimento del deposito
«La disposizione posta dall’articolo
28 D.L. n. 5/2012 rappresenta
una “eccezione”alla regola generale»
neo è - da sempre - vincolato al luogo di produzione
dei rifiuti non vi possono essere dubbi interpretativi.
Ed il varo oggi di questa deroga, conferma paradossalmente il nostro posizionamento: se fosse stato vero
che era comunque possibile già in precedenza il deposito temporaneo extraziendale, non ci sarebbe stato
poi bisogno di prevedere l’eccezione che stiamo per
Dunque, la nuova disposizione ha inciso profondamente
sul generale divieto di realizzare il deposito temporaneo
in area diversa dal luogo di
produzione del rifiuto, andando a legittimare - ad ogni modo, solo per il caso specifico
previsto dalla norma - anche
la configurazione di depositi
temporanei extra-aziendali?
La disposizione posta dall’articolo 28 D.L. n. 5/2012 in commento rappresenta una “eccezione” alla regola generale che
resta, pertanto, ancora valida e
vincolante. E sul punto di principio che il deposito tempora-
Dunque, per regola generale il deposito temporaneo
non può uscire dallo stretto luogo di produzione dei
Certamente, ed ipotizzare una forma di deposito temporaneo fuori dall’azienda non soltanto è anomalo
rispetto alla normativa sul deposito temporaneo, ma
anche rispetto alla normativa sul trasporto. Infatti, se il
deposito temporaneo è attività derogatoria ed eccezionale prima della gestione, e se la gestione è in primo
luogo raccolta e poi trasporto, infine smaltimento o
recupero, è inevitabile che il trasporto in se stesso è
già a metà del sistema
di gestione. Se il deposito temporaneo è prima
della gestione, come si
può ipotizzare che un
trasporto avvenga a metà tra la produzione del
rifiuto e il deposito temporaneo?
Va quindi ribadito che,
per principio generale,
non può mai uscire dallo stretto luogo di produzione dei rifiuti e cioè
fuori dalla ristrettissima
area aziendale entro la
quale i rifiuti sono stati
Precisata la regola generale, possiamo ora esa- «Il deposito
minare l’eccezione posta
dal nuovo comma 9 bis temporaneo
dell’articolo 193 D.Lgs. non può mai
n. 152/06? Quali sono i
uscire dal luogo
soggetti che possono bedi produzione
neficiare di tale deroga?
Per prima cosa è im- dei rifiuti»
portante individuare con
esattezza il soggetto beneficiario della deroga. La norma
nel disciplinare la fattispecie derogatoria fa riferimento
esplicito, come soggetto attivo, all’«azienda agricola»
ed all’«imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135
del codice civile». A norma dell’articolo 2135 c.c. «È
imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti
attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del
fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si
intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo
di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo
stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o
possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci,
salmastre o marine. Si intendono comunque connesse
le attività esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che
abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente
dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura
di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di
attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le
attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio
rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge».
Dunque, il soggetto indicato dal legislatore va identificato nel «coltivatore diretto» e nell’imprenditore
agricolo…
Certo, devono essere tenuti distinti dai grandi insediamenti agroindustriali che, pur trattando materie
agropastorali, si differenziano per forza di cose dalle
semplici attività agricole a cui si riferisce la normativa
di deroga. Va dunque sottolineato che i grandi allevamenti zootecnici industriali, appunto perché “industriali”, non rientrano nella deroga posta del comma
9 bis dell’articolo 193 cit. E pertanto nei casi di insediamenti industriali continua ad applicarsi la regola
generale che pone il divieto di depositi temporanei
extraaziendali.
Un secondo aspetto sul quale è importante soffermarci è relativo al comprendere con altrettanta esattezza quali siano i rifiuti oggetto della deroga…
La norma sotto questo profilo non offre alcuna indicazione specifica, ma si riferisce in via generica alla
«movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla
medesima azienda agricola». E dunque ci si chiede:
la deroga vale solo per i “rifiuti agricoli vegetali” o si
estende anche a tutti gli altri rifiuti speciali che possono
ti” che provengono da tali aziende agricole ma non
specifica esattamente a “quale” tipologia di rifiuti si
derivare da attività agricole? Ricordiamo, infatti, che
nell’ambito dell’esercizio di un’azienda agricola - oltre
ai rifiuti vegetali - possono essere prodotte altre tipologie di rifiuti quali ad esempio materie plastiche (nylon di
pacciamatura, tubi in pvc per irrigazione, manichette,
teloni serre, etc.); imballaggi di carta, cartone, plastica,
legno e metallo (sacchi sementi - concimi - mangimi,
cassette frutta, contenitori florovivaismo, etc.); fanghi
di sedimentazione e effluenti di allevamento non impiegati ai fini agronomici; pneumatici usati; contenitori
di fitofarmaci; oli esauriti da motori, freni, trasmissioni
idrauliche; batterie esauste; veicoli e macchine da rottamare; fitofarmaci non più utilizzabili.
Va ribadito che la norma cita genericamente i “rifiu-
A questo punto le ipotesi possono essere due:
•	la norma si riferisce solo ai rifiuti di origine e natura
agricola-vegetale, escludendo tutte le altre tipologie
di rifiuti che comunque provengono strutturalmente
dalla azienda agricola;
•	la norma intende riferirsi a tutti i rifiuti di qualunque
tipo e natura che possono essere prodotti nell’esercizio di una attività agricola e quindi fuoriuscire da
una azienda agricola.
«I grandi insediamenti agroindustriali
si differenziano dalle semplici
attività agricole a cui si riferisce
la normativa di deroga»
Molti sostengono che la norma riguardi la seconda
Non siamo certamente d’accordo. A nostro modesto avviso appare più logica e pertinente - anche
in attinenza alla ratio legis della disciplina generale
di tracciabilità. Il che rende del tutto incontrollati e
incontrollabili tali viaggi. Con tutte le conseguenze
del caso, in riferimento alla liberalizzazione potenziale di viaggi illegali con potenziali possibilità di
abbandoni e smaltimenti dei rifiuti medesimi senza
traccia alcuna durante il percorso del viaggio, così
reso esente da ogni tracciabilità e controllo documentale con connessa facilitazione di illegalità varie.
sui rifiuti - l’ipotesi del riferimento solo ai rifiuti propriamente e strettamente agricoli-vegetali. Questa
interpretazione sembra, inoltre, poter essere in linea
ragionevolmente logico-induttiva anche con la finalità ultima della innovativa regola di deroga, atteso
che tale modifica è finalizzata a facilitare l’operatività dell’azienda agricola in relazione certamente ai
prodotti connessi - appunto - alle attività agricole in
Va sottolineato che l’eccezione così stabilita in via
innovativa non è di poco conto ma è grande e per
certi versi “rivoluzionaria” perché crea una deroga
profonda e forte al principio cardine fino ad oggi
inespugnabile del divieto assoluto di deposito temporaneo extra aziendale.
Se si accede alla seconda ipotesi, e cioè se si ritiene
che la norma intenda riferirsi a tutti i rifiuti (di qualunque tipo e natura che possono essere prodotti e quindi
fuoriuscire da una azienda agricola), allora ci si deve
chiedere quali sono i potenziali rifiuti in oggetto…
In primo luogo, nell’elenco “potenziale” - come sopra
abbiamo già visto - possiamo ritrovare cose di non
scarsa importanza tra le quali anche materie plastiche
(nylon di pacciamatura, tubi in pvc per irrigazione,
manichette, teloni serre, etc.); contenitori in polistirolo, fanghi di sedimentazione e effluenti di allevamento
non impiegati ai fini agronomici; pneumatici usati;
contenitori di fitofarmaci; oli esauriti vari e batterie
esauste; veicoli e macchine da rottamare; fitofarmaci
non più utilizzabili. Ma non solo. Se si accede all’idea
Si tratta comunque di una importante eccezione?
Certamente. Proprio l’enormità di tale deroga fa
presumere che a già tanta concessione di eccezione
non possa poi corrispondere un effetto ancora più
fragoroso e deflagrante quale quello di allargare tale
forte crepa nel sistema giuridico anche erga omnes
a tutti i tipi di rifiuti che possono essere prodotti in
una azienda agricola, ivi inclusi i rifiuti pericolosi e
fortemente inquinanti. Soprattutto considerando che l’effetto primario di tale eccezione
alla regola-base del deposito
temporaneo ancorato al “piè
di macchina”, e cioè al luogo
stretto di produzione dei rifiuti,
comporta poi inevitabilmente e
conseguentemente un’altra ed
altrettanto importante (e pericolosissima) eccezione: la liberalizzazione del trasporto di
tali rifiuti nei percorsi suddetti;
trasporti che - di fatto - cessano
di essere trasporti e diventano
“spostamenti” e dunque non
sono assistiti da nessuna forma
«I grandi allevamenti
zootecnici industriali,
“industriali”,
nella deroga»
di “tutti” i rifiuti che potenzialmente possono
uscire fuori dal recinto
di un’azienda agricola,
possiamo di fatto pensare anche a: tettoie di
eternit sbriciolato dopo
dismissioni improprie,
frantume da demolizione
di manufatti e capannoni, pezzi di vasche e bidoni ed altri contenitori
demoliti, pezzi di vecchie macchine agricole
in disuso ed arrugginite,
vecchi strumenti di scavo
e da lavoro dismessi in
legno e metallo, fino a liquami zootecnici e rifiuti
vari di lavatura e pulizia
locali e stalle, residui da
scavi anche di terre intrise da sostanze tossiche, e
quanto altro?
Una liberalizzazione del genere sarebbe contro ogni logica attinente alla ratio legis
e costituirebbe peraltro (oltre
che uno straordinario Eldorado per consentire la fuoriuscita e l’abbandono senza
controllo di masse di rifiuti di
ogni tipo, magari anche accatastati da anni in tante aziende
agricole, sul territorio grazie
alla totale assenza di tracciabilità e dunque di potenziali
controlli) anche una ingiustificata ed incomprensibile disparità di trattamento verso
altre aziende di carattere non
agricolo che poi - alla fine potrebbero andare a produrre
rifiuti simili. Infatti, mi chiedo:
perché per l’azienda agricola
si dovrebbe consentire questa
deroga per spostare - ad esempio - il frantume da demolizione di un capannone agricolo
«Nell’ambito dell’esercizio
di un’azienda agricola, oltre ai rifiuti
vegetali, possono essere prodotte
altre tipologie di rifiuti quali materie
plastiche, imballaggi di carta,
cartone, legno e metallo»
in muratura (magari con il rischio di una tettoia antica
in eternit), e alla confinante e più piccola azienda di
produzione di divani non si dovrebbe consentire analoga deroga per spostare il frantume da demolizione di un
capannone di deposito merci in muratura (magari senza
neppure rischio di una tettoia antica in eternit)? Forse
che il rischio di danno ambientale derivante da tali
rifiuti da demolizione dall’azienda agricola se riversati
nell’ambiente naturale è minore dagli stessi rifiuti da
demolizione che potrebbe riversare l’azienda di produzione di divani?
Pensiamo anche alle grandi masse di teloni di plastica utilizzati in molte aziende agricole. Anche questi
sono soggetti a tale “deroga”?
Si tratta di ingenti quantitativi di sostanze a forte ri-
Quindi l’argomento sembra molto
importante, a prescindere dalla natura specifica della deroga dei rifiuti
aziendali agricoli, soprattutto per i
controlli su strada…
Certamente. E un conto è discutere in
questa sede se questa deregulation,
che pure è forte e importante e fonte
di probabili rischi di diffusa illegalità,
possa riguardare, come ci sembra logico, soltanto i rifiuti vegetali agricoli,
ed invece un conto è ipotizzare che
possa riguardare in blocco e in maniera estesa tutti i rifiuti di qualunque
tipo ed origine natura che possono
fuoriuscire dal recinto - anche molto
vasto - di una grande azienda agricola.
Come suggerite di intervenire su questo passaggio?
Riteniamo che vada fatta una riflessione collettiva molto rigorosa per evitare
che queste poche righe infilate in un
meccanismo di presunta semplificazione aziendale per aiutare aziende
agricole possano diventare un vulnus pericolosissimo
per iniziare a demolire in modo strisciante e silente
tutto il meccanismo complesso di gestione dei rifiuti sul
nostro territorio in palese contrasto con le più elementari regole europee. Va infine rilevato che nella seconda
ipotesi la deregulation è ancora più ampia e pericolosa,
perché se nella prima ipotesi quantomeno il tratto di
strada è limitato a 10 km (teorici) e il luogo ove effettuare il deposito deve essere di proprietà dello stesso
produttore, nella seconda ipotesi non c’è alcun limite di
percorso stradale e l’area dove poter effettuare il deposito non è del produttore ma di proprietà della cooperativa. Quindi i viaggi che stiamo esaminando in totale
deregulation, se fossero realmente relativi anche a tutte
le tipologie indistinte di rifiuti che si possono produrre
dentro una grande azienda agricola, non sarebbero soggetti neppure ad un minimo limite chilometrico, aprendo sostanzialmente una prospettiva di spostamenti di
rifiuti anche pericolosissimi di ogni tipo e natura verso
destinazioni assolutamente senza controllo.
«I “rifiuti” contemplati dalla
norma possono essere solo quelli
propriamente agricoli»
schio di pericolosità ambientale, da sempre oggetto notorio - di tentativi irresistibili di sfuggire alle regole
della corretta gestione soprattutto per il recupero e
con la latente e diffusa tendenza a disfarsene mediante
smaltimento occulto. È fatto noto di cumuli di questi
materiali che in alcune aree vengono addirittura dati
alle fiamme (si veda la “terra dei fuochi” come conferma da manuale). Una esenzione di tal genere per tali
materiali, che derivano sì a livello logistico da aziende
agricole in senso lato, ma che solo incidentalmente
possono dirsi a servizio strumentale delle produzioni
agricole, come possono essere considerati rifiuti di
modesto livello da giustificare una semplificazione
per la vita aziendale del mondo agricolo? Qui non si
tratterebbe di una semplificazione, ma di una vera e
propria deroga di anarchia generale riservata solo ad
un singolo settore produttivo. Una specie di “buco nero” nel sistema di gestione di rifiuti legata solo a motivi
di categoria di attività produttiva, in contrasto palese
con ogni regola europea di fonte di sicura infrazione
In conclusione, qual è allora il reale campo di disciplina di questa deroga?
Alla luce di quanto sopra esposto noi riteniamo che i
“rifiuti” contemplati dalla norma in esame non possano
che essere solo quelli propriamente agricoli.
Securcity, sicurezza al top
di Luigi Viscovo
napoli  - Seconda edi-
polizia locale di Rimini e
Anvu.
In apertura, oltre al presidente nazionale Anvu, Luciano Mattarelli,
è intervenuto il sindaco di Napoli, Luigi De
Magistris (nella foto con
Mattarelli), che oltre a
portare il saluto dell’amministrazione comunale
ha elogiato la nostra Associazione ed espresso
prezioso della Locale.
Il segretario generale Anvu, Carmine Di Bernardino, che
ha concluso i lavori, ha omaggiato il sindaco De Magistris e i relatori con il crest e il calendario Anvu.
zione di Napoli Securcity: l’evento, lo scorso
maggio, ha riscontrato
un ampio successo e ha
coinvolto numerosi Corpi
Particolarmente seguita la
sessione speciale sul tema
dei minori, con illustri relatori, quali il procuratore
del tribunale dei minori di
Napoli, Roberto Gentile
e il sostituto procuratore
Ciccarelli, affiancati da
Massimo Giobbe, comandante del reparto Tutela emergenze sociali e minori
della Locale di Napoli.
Ha presieduto i lavori Silvana Paci, ufficiale della
comandante di Avellino
avellino  - È Pietro Cucu-
mile il vincitore del concorso
per comandante del Corpo di
polizia locale di Avellino, a
tempo pieno e indeterminato,
indetto dal Comune di Avellino. Cucumile, nato a Napoli
nel ’75, arriva da Tuscania
(Vt), dove ha ricoperto il ruolo
di comandante del Corpo di
pl, oltre ad essere responsabile
dell’Ufficio lavoratori di pubblica utilità e membro dell’Ufficio provvedimenti disciplinari. Precedentemente,
aveva ricoperto il ruolo di comandante nel Comune
lombardo di Uboldo, oltre ad avere un passato da
Laureato in giurisprudenza e specializzato, con diplo-
ma universitario, nelle professioni legali, ha frequentato un
master universitario in “Gestione e management della
polizia locale”, oltre al corso
abilitante per ufficiali e comandanti della polizia locale
all’Istituto regionale lombardo
di formazione Iref.
Dottorando di ricerca in diritto
amministrativo, è autore di numerose pubblicazioni in materia di enti locali. Giornalista
pubblicista e mediatore di controversie, Cucumile ha
svolto numerose operazioni di polizia giudiziaria che
lo hanno visto oggetto anche di premi ed encomi a
vari livelli istituzionali.
(Fonte: www.tusinatinitaly.it)
Encomio solenne alla pl triestina
di Sergio Abbate
trieste -  Con deliberazione
hanno dato prova di altissimo
senso del dovere e sprezzo del
n. 148 dd. 29.04.2013, la Giunpericolo».
ta comunale ha conferito un enIl procuratore del tribunale di
comio solenne agli operatori del
Trieste, Federico Frezza, ha voNucleo di polizia giudiziaria:
luto personalmente esprimere
Massimo Cella, Marco Degrasun formale elogio al nucleo di
si, Alessandro Fuccaro, Federica
pg. Anche da parte mia sento
Marassi, Paolo Bandi, Maurizio
la necessità di esprimere il più
Benco, Alessandro Brescia, Mosincero apprezzamento.
nica Degrassi e Andrea VisinLa brillante azione, svolta antin. Ecco la motivazione: «Per
che con la collaborazione di
il brillante esito dell’operazione
appartenenti ad altre forze di
“Topazio 2013”, indagine depolizia, ha portato in evidenza
legata dalla procura, che si è
i lusinghieri risultati del Nucleo
conclusa con l’arresto di quattro
In primo piano, da sinistra: il tenente Massimo Cella,
di pg, che da parecchio tempo
persone e il sequestro di 9 kg
il maresciallo capo Marco Degrassi; alle loro spalle, l’agente
ottiene profondi riconoscimenti
di eroina purissima dal valore
scelto Paolo Bandi, l’agente scelto Andrea Visintin, il maresciallo
da parte della magistratura locommerciale di oltre 2 milioni
capo Alessandro Fuccaro e il maresciallo capo Federica Marassi.
cale. Gli obiettivi, inizialmente
di euro, operazione svolta con
eccezionale professionalità, capacità decisionale, acume fissati, sono stati perseguiti ben al di là delle aspettative,
investigativo e senso di responsabilità, anche in relazione dimostrando capacità gestionali dell’attività investigativa
alla particolarità dei soggetti coinvolti e alla complessità non solo a livello locale, ma addirittura di rilevanza nae delicatezza delle indagini. Nell’occasione gli operatori zionale e internazionale.
Trofeo Interforze vela:
la pl di Trieste arriva seconda
venezia -  Nella splendida
sbaragliare la forte rappresentativa della polizia locale di
Venezia in semifinale, conquistando il secondo posto nella
Le premiazioni, alla presenza
del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e del comandante
della polizia locale di Venezia,
Luciano Marini, si sono svolte
nel consueto clima di amicizia, che da sempre caratterizza lo svolgimento della manifestazione.
cornice del bacino San Marco a
Venezia si è svolta la VII edizione del Trofeo Interforze a vela.
La manifestazione ha visto la
partecipazione di 12 equipaggi
composti dalle rappresentative
di vari Corpi interforze tra i
quali Brescia, Genova e Trieste,
polizie locali di Brescia e Trieste, nonché le rappresentative
dei compartimenti locali.
L’equipaggio della Locale di Trieste, dopo aver terminato il girone di qualificazione al primo posto, è riuscito a
Pipoli, oro nazionale nel nuoto
MONOPOLI (BA)  - Medaglia d’oro per l’agente di
polizia locale Pietro Pipoli. L’atleta che veste la divisa
della Municipale di Monopoli, si è classificato 1° nei
50 metri rana nella gara finale del Campionato nazio-
nale di nuoto per forze di polizia della Federazione
italiana nuoto.
Pipoli è arrivato alle finali con un centinaio di concorrenti, risultando al primo nella categoria 50 rana.
Un orgoglio per Monopoli, la Municipale e gli amici
di Anvu.
Dai protocolli di sicurezza alle tecniche
di colloquio: aggiornamento a 360° nel napoletano
VICO EQUENSE (NA)  - Vi-
co Equense, nello splendido
panorama della costiera amalfitana, ha ospitato il convegno
provinciale Anvu di Napoli, lo
scorso 18 maggio. Una giornata di approfondimento e aggiornamento professionale per
la polizia locale organizzato
dal presidente provinciale di
Anvu Napoli, Giuseppe D’Elia.
A coordinare i lavori, nonché
relatore sul tema della “Rimozione dei veicoli abbandonati”, il comandante di Vico Equense, Ferdinando
De Martino (foto).
I lavori hanno riguardato i protocolli di sicurezza
nell’attività dell’operatore di polizia (relatore, il presidente dell’Ipts, Cristiano Curti Giardina).
È stata evidenziata la necessità della preparazione per
far fronte all’imprevedibilità
dell’attività di polizia.
Tra gli altri argomenti: la riforma delle patenti di guida
(ne ha parlato il comandante
della pl di Montaguto, Angelo
Bruno); la natura giuridica del
verbale di accertamento (relatore: il comandante della pl di
Terzigno, Anna Bellobuono);
e per finire le tecniche del colloquio di polizia sugli
aspetti metodologici della “intervista” di polizia quale
tecnica per ottenere il maggior numero di informazioni possibili e per evitare di incidere negativamente sul
ricordo dell’evento da parte del testimone e/o vittima
e/o minore (relatore: Monica Di Sante).
In Lazio arriva
la patente di servizio
di Ivano Leo
roma - Per 18 comandi di polizia locale del Lazio la
vio, Mentana, Grottaferrata, Anzio, Ariccia, Carpineto
Romano, Colonna, Zagarolo, Mentana e Sant’Angelo
Romano, Monterotondo, Olevano Romano, Palombara
Sabina, Rocca di Papa, Velletri è partito il progetto.
Si sono quindi svolte a maggio, per le prime due classi
di 80 discenti, le prove pratiche a Frascati.
Un programma didattico evoluto che
va ben oltre quanto previsto dal Dm
e lo integra con quello del T.O.P. Team in merito alle tecniche di “Guida
operativa di polizia”. La collaborazione con la Croce Rossa ha portato in
aula docenti di eccellenza in materia
di primo soccorso. Durante la prima giornata del corso, il dottor Cardilli, della Commissione prefettizia
esaminatrice, ha voluto esaminare il
progetto. Dopo averne riconosciuto
la «qualità, professionalità, organizzazione» quali ingredienti fondanti
si è congratulato per «l’idea del “tutti
insieme si può fare”», complimentandosi con Anvu per l’iniziativa.
Il corso si è tenuto alla presenza del
sindaco di Frascati, Stefano Di Tommaso, e del consigliere alla Sicurezza, Franco D’Uffizi, che non hanno
risparmiato elogi e ringraziamenti alla
patente di servizio è ora una realtà.
La sezione regionale Anvu è intervenuta a favore dei
colleghi ancora privi della legittimazione alla conduzione dei mezzi di servizio e dopo aver “consorziato”
i comandi di Frascati, Genzano, Marino, Ardea, Lanu-
Nuove divise per la Locale
marche  - La Regione Mar-
fascia uniforme
che ha nuove divise per la poda cerimonia
lizia locale, grazie anche alla
pressante azione di stimolo di
per la polizia locale, ha approvato, con Delibera n. 516 dell’8
aprile 2013, le nuove uniformi
per la Municipale e la Provinciale.
Dopo un anno e mezzo di lavoro del nuovo Comitato tecnico
regionale, e 16 anni di attesa, la
Regione Marche ha così nuove
divise per la sua polizia locale.
Il Comitato, presieduto dal dirigente Regione, Roberto OreAnfibio
ficini, con la partecipazione
fattiva dei rappresentanti Anci (Romolo Corradi, assessore
Monte Urano e operatore di
polizia locale a Montegranastivale
ro) e Upi (Attilio Sopranzetti,
vicecomandante provinciale di
Macerata), e dei comandanti
cordoni alta uniforme
Serenella Ciarrocchi (Ancupm),
Roberto Benigni (Anvu) e dei
rappresentanti Ascore (Sandro
Angeletti) e Pio Svegliarini (Uncem), ha messo a punto un lavoro completo e certosino.
Questo lavoro si è basato soprattutto sul rinnovamento stilistico, a favore della sicurezza
sul lavoro, e anche sulla praticità degli indumenti.
Finalmente, anche la polizia
provinciale ha un suo specifico
materiale tecnico ed è stata
Alcuni esempi delle nuove divise per i poliziotti locali delle Marche.
introdotta una divisa operativa
e una di gala, prima assenti. I bozzetti allegati all’atto visti due anni per l’aggiornamento da parte di comuni
normativo sono pubblicati, a disposizione degli enti e province. Ora, il Comitato tecnico regionale per la
(vedi alcuni esempi in questa pagina, ndr), sul sito polizia locale inizierà il lavoro sui nuovi gradi della pl
ufficiale della regione www.marchesicure.it. Sono pre- marchigiana.
Quando il detective
roma - Le biciclette a pedalata assistita con 50 chi-
che rassicuranti, quando svolgono
il servizio di polizia di prossimità
nei parchi cittadini. E nei loro giri
prestano aiuto ad anziani, bambini
che si sono allontanati troppo dai
genitori o ai senza tetto in stato di
indigenza. Per le piccole emergenze o soltanto per la loro presenza
rassicurante, i poliziotti-ciclisti sono
diventati un punto di riferimento
per i visitatori dei parchi.
lometri di autonomia per il Gruppo sicurezza sociale
urbana (Gssu) della polizia Roma Capitale sono uno
degli strumenti più efficaci per svolgere una complessa
e capillare attività di controllo del territorio.
Si tratta di un Gruppo che opera per il decoro urbano
soprattutto con attività di polizia giudiziaria, anche con
delega della procura o su delega dell’amministrazione
Le bici sono quasi invisibili nel traffico, silenziose,
permettono operazioni fulminee, dove non si concede
scampo alla fuga degli ambulanti con merce contraffatta, degli spacciatori o dei parcheggiatori abusivi. Mezzi
non solo ecologici, ma anche efficaci.
Un vanto per il Gssu. Gli operatori in bicicletta sono an-
Il Gssu
Il Gssu, diretto dal comandante Maurizio Maggi, è un
Gruppo “mobile” che agisce su tutto il territorio cittadino: 180 agenti in borghese, di
cui 22 ciclisti, con gli occhi costantemente puntati contro abusivismo commerciale, spaccio della
droga, racket della prostituzione,
parcheggiatori abusivi, abusi edilizi, usura.
roma  - Il Gruppo sicurezza sociaIl servizio coordina anche l’affisle urbana (Gssu) ha in dotazione 10
sione della pubblicità e sorveglia
biciclette a pedalata assistita date in
le linee della metropolitana. È
concessione dall’assessorato capitolino
presente nel centro storico, come
all’Ambiente, utilizzate dai 22 poliziotti
della Locale-ciclisti.
Nel 2012 il Gssu ha diretto molte operazioni di prevenzione e repressione di attività illecite su tutto il territorio cittadino.
Ecco alcuni dei servizi svolti: servizi
antidroga con sequestro di sostanze
stupefacenti, operazioni antidegrado
all’interno delle metropolitane, servizi
di prevenzione dei parcheggiatori abusivi in varie zone della città, costante
attività anti-prostituzione e anti-usura, operazioni antimafia, controlli per
anti-abusivismo commerciale, decoro
urbano e sicurezza sociale, servizi antiborseggio.
In un anno oltre cento operazioni
(Fonte: Paolo Petrucci - www.muoversiaroma.it)
della movida romana
roma - Decapitata la banda di spacciatori del
centro storico. L’indagine nasce da un’operazione
durata un anno e mezzo e scattata quando, nel
porto di Brindisi, in un intervento congiunto della
guardia di finanza con la polizia Roma Capitale furono sequestrati 140 chili di sostanze stupefacenti e
sgominata un’intera banda di spacciatori.
Una nuova organizzazione si era in pochi mesi sostituita a quella precedente e agiva prevalentemente
nel centro storico della Capitale. È stato proprio il
monitoraggio costante della movida romana a portare gli agenti del Gruppo sicurezza sociale urbana
(Gssu), diretti dal comandante Maurizio Maggi,
all’individuazione della nuova rete di spaccio.
E così, si è intervenuti. A seguito di intercettazioni
telefoniche sono scaturiti 9 decreti di perquisizione, emessi dalla
procura, che sono stati
eseguiti a Roma e provincia. Durante i sopralluoghi gli operatori del
Gssu e del IX Gruppo,
coadiuvati dalla polizia
penitenziaria, hanno sequestrato 15 grammi di
hashish, 400 grammi di
pakistano e 30 grammi di polvere bianca. Fondamentale l’apporto del personale del Nucleo centrale
cinofili della penitenziaria e delle unità antidroga del
distaccamento di Rebibbia, che sono stati coordinati
dal comandante Carlo Olmi.
Oltre alla droga, posti sotto sequestro anche 27 mila
euro in contanti, varie matrici di assegni, un bilancino di precisione, 5 schede telefoniche, 2 pc portatili,
2 hard-disk e molti altri documenti che sono tuttora
In manette sono finiti due italiani, il primo di 45 anni,
il secondo, di 40 anni, presunto capo dell’organizzazione. Sempre dalle intercettazioni telefoniche si è
potuto ricostruire l’intera “filiera”: da un’edicola del
centro di Roma due taxi e un camion adibito al trasporto di latticini recapitavano le dosi a destinazione,
per lo più in luoghi interessati dalla movida.
nelle grandi aree verdi cittadine, parchi e piste ciclabili.
La sede del Gssu è in via Macedonia, davanti al Parco
della Caffarella, a 300 metri dal luogo dove gli agenti
hanno scoperto dentro una cisterna del ’400 una baraccopoli abusiva.
Per questa operazione è stato fondamentale mandare
in avanscoperta le biciclette, che hanno svolto l’effetto
“sorpresa”, e dietro alle due ruote è scattato il blitz con
tutte le auto del servizio.
Con le stesse modalità il Gssu ha gestito, in centro,
l’operazione anti-abusivismo contro un gruppo di senegalesi che vendeva merce contraffatta. «I vigili in bici
si sono avvicinati agli ambulanti senza permettere una
fuga pericolosa - spiega
Maggi - con il rischio di
travolgere gli altri pedoni. Quando scatta un
blitz si deve sempre tutelare gli altri».
Gli agenti in bici pattugliano dove non si può
arrivare in auto e dove
le moto non sono adatte
sia per il rumore che per
lo smog. Arrivano silenziosi per non creare sospetti e sfruttare l’effetto
(Fonte: Daniele Stanisci - Ag. Toiati)
(Fonte: Paolo Petrucci - www.
muoversiaroma.it)
A scuola di tecniche operative
CASORIA (NA) - Le nuove sfide operative che solle-
citano quotidianamente la polizia locale richiedono
sempre più dei protocolli di sicurezza che garantiscano contemporaneamente la pronta risposta e l’efficacia certa dell’intervento da parte dell’operatore di pl,
nelle situazioni di ordine pubblico e sicurezza.
Una condizione che assume particolare valenza in un
territorio come la provincia di Napoli dove sono forti
i fenomeni di degrado sociale, bullismo e microcriminalità. Per questi motivi il comando della polizia
locale di Casoria, guidato dal colonnello Salvatore
Visone, d’intesa con l’amministrazione comunale, ha
promosso un corso di formazione riservato agli operatori, incentrato sulle “Tecniche operative e di sicurezza”. La parte operativa del corso è stata affidata al
Police Training System, l’associazione internazionale
che raggruppa i migliori istruttori di tecniche operati-
ve, mentre il coordinamento didattico è stato affidato
ad Anvu.
«L’efficacia indiscussa del programma - afferma il
presidente provinciale Anvu, Giuseppe D’Elia - servirà
a garantire la diffusione delle conoscenze tecniche e
giuridiche previste nei protocolli di pubblica sicurezza, oggetto del corso, per una polizia locale efficiente
e moderna».
Tra i temi trattati nel corso: l’analisi del contesto
operativo, la psicologia del confronto, lo stress psicologico operativo, il body language. Tra le tecniche
operative: colpi e parate, leve articolari, controllo e
immobilizzazione dei soggetti pericolosi, tecniche di
perquisizione e ammanettamento.
Le lezioni, durate circa un mese, si sono concluse con
la consegna degli attestati di partecipazione, alla presenza del sindaco di Casoria, Enzo Carfora, e dell’assessore alla sicurezza, il
senatore Tommaso Casillo.
«La formazione professionale dei nostri agenti - afferma il sindaco Carfora - è
stata purtroppo sacrificata sull’altare dei tagli ai
bilanci comunali imposti
dalle leggi statali. Tuttavia,
abbiamo voluto invertire
la tendenza rilanciando il
Corpo mediante l’assunzione di dieci nuovi poliziotti locali, prima, e del
nuovo comandante poi. Il
corso che i nostri agenti
hanno seguito è il segno di
quanto l’amministrazione
creda nel loro lavoro».
L’amministrazione casoriana, tra l’altro, sta valutando
di concedere in uso ad Anvu una struttura del suo patrimonio immobiliare per la
permanente di polizia locale per i comuni a nord di
Tori in fuga, sani e salvi
grazie alla provinciale
venezia  - Due tori so-
no stati anestetizzati e così
tratti in salvo grazie all’intervento interforze di più
corpi di polizia provinciale
di Venezia. L’intervento è
avvenuto a seguito di una
fuga dei tori da un allevamento di Scorzè (Ve).
Gli animali fuggiti erano
inizialmente tre. Tutti di
grosse dimensioni e di razza francese Salers. Nella
loro fuga erano arrivati al
Mogliano (Tv).
Secondo quanto comunicato dalla polizia provinciale
di Venezia, potevano essere
aggressivi e pericolosi per
l’uomo. Uno, per fortuna
senza danni, è stato recuperato dall’allevatore. Gli altri
due hanno percorso alcune centinaia di metri, invadendo proprietà private e danneggiando le recinzioni.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco. La zona è stata così presidiata al fine di scongiurare
ogni danno alle persone e alla circolazione stradale.
Poi, la richiesta di intervento della polizia provinciale
di Venezia, coordinata dal comandante Alessio Bui. Immediato l’attivarsi del protocollo d’intesa tra province.
Gli animali, infatti, erano finiti a cavallo tra la provincia
di Venezia e quella di Treviso. Da Belluno, invece, è
giunta una pattuglia della polizia provinciale, fornita di
fucili lancia siringhe. Il possibile recupero degli animali
era stato chiesto dallo stesso proprietario.
Gli animali, del peso di circa una tonnellata cadauno,
sono stati così accerchiati dagli agenti delle Provinciali
muniti di carabina e dai carabinieri, pronti a intervenire
nel caso estremo di pericolo. Il vicecomandante della polizia provinciale di Venezia, Antonio Lunardelli,
presente sul posto, il vicecomandante di Belluno e un
agente di Belluno, si sono avvicinati a ventaglio agli
animali, cercando di distrarli. In tal maniera il tiratore
ha potuto raggiungere una vicinanza di circa venti metri
che ha consentito di sparare con successo le siringhe
con il narcotico.
Gli animali, dopo una ventina di minuti, si sono adagiati al suolo, ancora svegli. Secondo la polizia provinciale
di Venezia era questo un possibile effetto dell’adrenalina accumulata a causa della fuga. Infine, i due grossi
tori, finalmente addormentati, sono stati recuperati dal
proprietario e trasportati nella stalla.
Secondo l’assessore alla polizia provinciale, Giuseppe
Canali, «si è trattato di un’ottima operazione interforze
tra le polizie provinciali, ben coordinata dalla Provincia
di Venezia».
«L’intervento - ha chiarito Canali - è stato tempestivo e
sono stati evitati rischi per l’incolumità delle persone e
della circolazione stradale. Mi congratulo anche con
gli agenti delle polizie provinciali di Treviso e Belluno
per un gioco di squadra che ha dato un buon risultato,
senza sacrificare gli animali».
(Fonte: www.geapress.org)
Successo dell’operazione “Syriana”
FOGGIA  - Oltre 5 tonnellate di rame
anche ramponi, cesoie ed altro materiale necessario per perpetrare i saccheggi
sulle linee elettriche e telefoniche della
Un pool dedicato. Dopo un breve periodo di calma apparente, negli ultimi
mesi si stava registrando un nuovo picco relativo ai furti di rame. Un fenomeno che ha reso necessaria la costituzione di un pool interforze specifico - che
si avvale anche della collaborazione
del Reparto Prevenzione Crimine di Bari per i profili
di competenza - in grado di monitorare e contrastare
le varie organizzazioni di predoni del rame attive nella
provincia di Foggia. Qui, infatti, sembrava essere in corso
«una rimodulazione dell’attività - spiegano gli inquirenti
- ormai quasi del tutto in mano a soggetti locali, in grado
di tessere rapporti con acquirenti anche fuori regione,
alla ricerca della migliore piazza per la vendita».
trafugato dalle linee elettriche dell’Enel
dislocate nei comuni di Foggia, Orta
Nova e Ascoli Satriano, sono state tranciate in una sola settimana. È quanto
scoperto e rinvenuto dagli agenti della
squadra mobile di Foggia e della polizia provinciale.
Il blitz. Ventimila euro circa. Questo,
il valore di quei cavi elettrici che dopo
essere stati tranciati hanno creato seri
disagi e disservizi ai residenti e aziende agricole di quei
comuni. Per il fatto, nell’ambito dell’operazione “Syriana”, la polizia ha identificato quattro soggetti - tre foggiani e un rumeno - nei confronti dei quali è stato eseguito
un fermo di polizia giudiziaria per il reato di ricettazione.
Denunciati per la stessa ipotesi di reato anche due soggetti
che da Giulianova erano giunti in Capitanata per acquistare la partita di rame in oggetto. Insieme ai cavi - di cui
l’Enel ha rivendicato la paternità - sono stati sequestrati
(Fonte:www.foggiacittaaperta.it)
Appuntamen ti Anvu
Convegni, corsi ed eventi: sono tanti gli appuntamenti organizzati
mensilmente da Anvu in tutta Italia.
Anvu ti aspetta a
L’Associazione sta organizzando, per le Giornate della polizia Locale - che si terranno
nella città della riviera romagnola dal 19 al 21 settembre - la sua consueta giornata di studio,
con tanti esperti fi fama nazionale e internazionale.
L’appuntamento Anvu è previsto il 19 settembre e gli argomenti sono i seguenti:
“I° seminario del master in antropologia, criminologia e tecniche investigative”
“Le polizie locali e il comparto sicurezza alla luce delle recenti sentenze”
Per informazioni e aggiornamenti, vi invitiamo a consultare il sito

References: art. 1
 sentenza 
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articolo 17
 art. 16