Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25068-del-07-12-2016
Timestamp: 2020-08-12 00:37:56+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25068 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25068 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/12/2016, (ud. 04/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25068
sul ricorso 6472/2015 proposto da:
D.G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
DELLA BALDUINA 59, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO MARCONE,
che lo rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 3783/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
emessa il 05/06/2014 e depositata il 19/09/2014;
04/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;
udito l’Avvocato Claudio Marcone, per il ricorrente, che si riporta
“1. C.A. convenne in giudizio D.G.F., davanti al Tribunale di Roma, chiedendo il risarcimento dei danni, ai sensi della L. 9 dicembre 1998, n. 431, art. 3, commi 3 e 5, nonchè la condanna alla restituzione del deposito cauzionale indebitamente trattenuto dal locatore.
A sostegno della domanda espose che il locatore gli aveva intimato la disdetta del contratto di locazione ad uso abitativo per la scadenza del primo quadriennio, asseritamente per adibire l’abitazione ad esigenze del proprio figlio, circostanza che non si era poi realizzata.
Si costituì il D.G., chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale accolse la domanda e condannò il convenuto al pagamento di una somma pari a trentasei mensilità di canone nonchè della somma di Euro 978,78 per la mancata restituzione del deposito cauzionale, oltre gli interessi legali e con il carico delle spese.
2. La pronuncia è stata appellata da D.G.F. e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 19 settembre 2014, ha accolto parzialmente l’appello, ha stabilito che al C. non spettava la somma pari alle trentasei mensilità di canone perchè il contratto era in realtà cessato per mutuo consenso, ha condannato l’appellante al pagamento della sola somma di Euro 978,78 per il titolo di cui sopra ed ha compensato per tre quarti le spese dei due gradi di giudizio, ponendo a carico dell’appellante il residuo quarto.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre D.G.F. con atto affidato a tre motivi.
C.A. non ha svolto attività difensiva in questa sede.
5. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2043 c.c.; con il secondo, violazione dell’art. 1226 c.c. e con il terzo violazione dell’art. 92 c.p.c..
5.1. I primi due motivi di ricorso, da trattare congiuntamente, sono entrambi privi di fondamento.
La Corte d’appello, con un accertamento in fatto non più discutibile in questa sede, ha verificato che il locatore, odierno ricorrente, non aveva provato l’esistenza e l’ammontare dei danni, asseritamente riconducibili al conduttore, tali da legittimare il trattenimento del deposito cauzionale; e ciò anche in presenza di una c.t. di parte, confermata in sede di prova per testimoni, che aveva descritto alcune parti dell’immobile danneggiate.
A fronte di tale ricostruzione, i due motivi – peraltro formulati in modo non rispettoso dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), in quanto fanno riferimento al contenuto di una c.t. di parte senza indicare se e dove essa sia stata prodotta e messa a disposizione di questa Corte – sostengono che la prova del danno era stata fornita e che la Corte d’appello avrebbe dovuto liquidare la somma, se del caso facendo riferimento ad una valutazione equitativa. In tal modo, però, il ricorrente tende a sollecitare questa Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito, dimenticando anche che il risarcimento del danno in via equitativa può avvenire solo se dello stesso sia certo l’an, elemento che la sentenza impugnata ha invece escluso.
5.2. Il terzo motivo è pure infondato.
Il ricorrente, infatti, non considera che la decisione sulle spese non si fraziona secondo l’esito delle varie fasi, ma va compiuta unitariamente in relazione all’esito finale della lite (ordinanza 13 marzo 2013, n. 6369); nella specie, non è esatto che il D.G. sia stato condannato ad un quarto delle spese pur essendo vincitore, giacchè la domanda originariamente proposta dal conduttore C. è stata, all’esito del giudizio di appello, accolta sia pure in minima parte, per cui la sentenza impugnata ha fatto un uso corretto ed equilibrato del principio di soccombenza.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza