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1. Premesse normative
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1 Capitolo 6 GLI ENTI ECCLESIASTICI So m m a r i o: 1. Premesse normative 2. Requisiti principali 3. La procedura per il riconoscimento dell ente ecclesiastico 4. Obblighi ed adempimenti successivi al riconoscimento 5. Soppressione, modifiche e mutamento degli enti ecclesiastici 6. La gestione del patrimonio ecclesiastico 7. I beni patrimoniali ecclesiastici 8. Le entrate pubbliche e private 9. Entrate di diritto privato 1. Premesse normative La fonte normativa primaria che consente l istituzione e l esistenza degli Enti Ecclesiastici è da collocare nell ambito Costituzionale ed in particolare all art. 20, disposizione che garantisce l inapplicabilità di speciali limitazioni legislative o l applicazione di particolari gravami fiscali per le istituzioni od associazioni con fine di culto. Il principio di diritto espresso nell ambito della Carta Costituzionale anche se di carattere generale, assicura agli Enti Ecclesiastici la possibilità di stabilizzarsi sul territorio godendo delle stesse regole riservate ad ogni ente dotato di una propria personalità giuridica. Con il consueto modo di schematizzare secondo un ordine gerarchico le fonti, individuiamo la legislazione ordinaria che disciplina gli Enti Ecclesiastici. Con gli Accordi di Villa Madama all articolo 7 del Nuovo Concordato viene stabilito che la Repubblica Italiana, richiamandosi al principio enunciato dall articolo 20 della Costituzione, riafferma che il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione o istituzione non può essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività. Gli enti ecclesiastici sono provvisti di personalità giuridica e, secondo le disposizioni legislative attualmente vigenti, lo Stato Italiano su domanda dell autorità ecclesiastica o con il suo assenso, continuerà a riconoscere la personalità giuridica degli enti ecclesiastici aventi sede in Italia, eretti o approvati secondo le norme del diritto canonico, i quali abbiano finalità di religione o di culto. Analogamente si procederà per il riconoscimento agli effetti civili di ogni mutamento sostanziale degli enti medesimi.
2 60 Compendio di Diritto Ecclesiastico Per quanto concerne il regime tributario, gli enti ecclesiastici aventi fine di religione o di culto, come pure le attività dirette a tali scopi, sono equiparati a quelli aventi fine di beneficenza o di istruzione. Le attività diverse da quelle di religione o di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sono soggette, nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti, alle leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previsto per le medesime. L amministrazione dei beni appartenenti agli enti ecclesiastici è sottoposta ai controlli previsti dal diritto canonico. Inoltre, gli acquisti effettuati da questi enti sono oggetto di un controllo ulteriore identico a quello previsto dalle leggi italiane per le persone giuridiche. Al punto 3 lett. a dell Allegato n. 1 degli Accordi di Villa Madama veniva altresì precisato che la Repubblica italiana assicurava che resterà escluso l obbligo per gli enti ecclesiastici di procedere alla conversione di beni immobili, salvo accordi presi di volta in volta tra le competenti autorità governative ed ecclesiastiche, qualora ricorrano particolari ragioni. Questa è la nozione preliminare offerta dalla riforma dei Patti Lateranensi del 1984 in merito all istituzione ed alla qualifica giuridica degli Enti Ecclesiastici ma, la fonte legislativa che disciplina e chiarisce in modo dettagliato l oggetto del presente capitolo è la legge n. 222 del 20 maggio 1985 inerente a Disposizioni sugli Enti e Beni Ecclesiastici in Italia e per il Sostentamento del Clero Cattolico in servizio nelle Diocesi ed il suo Regolamento di Attuazione, il D.P.R. N. 33 del 13 febbraio Requisiti principali In via preliminare è opportuno individuare le caratteriste che permettono ad un Ente di essere definito Ecclesiastico. Gli Enti Ecclesiastici sono tutti gli enti costituiti o approvati dall autorità ecclesiastica, aventi sede in Italia, con un fine di religione o di culto. Una qualificazione trifasica dove al fine della valutazione dei requisiti viene considerato il riconoscimento ecclesiastico, l elemento territoriale ed il fine perseguito. Solo in presenza di tutti e tre gli elementi indicati si potrà procedere al riconoscimento giuridico dell ente. Per poter acquisire lo status di persona giuridica agli effetti civili, è necessario un decreto del Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio di Stato. Per quanto concerne il fine religioso o di culto, la legge 222/85 precisa che sono considerati aventi fine di religione o di culto gli enti che fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa, gli istituti religiosi e i seminari. Per quanto riguarda le altre persone giuridiche canoniche, per le fondazioni e in genere per gli enti ecclesiastici che non abbiano personalità giuridica nell ordi-
3 Capitolo 6 GLI ENTI ECCLESIASTICI 61 namento della Chiesa, il fine di religione o di culto è accertato di volta in volta, tenendo in considerazione se le funzioni svolte dalle stesse riguardano: a) attività di religione o di culto quelle dirette all esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all educazione cristiana; b) attività diverse da quelle di religione o di culto quelle di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro. Il legislatore ha stabilito tale filtro al fine di verificare che il fine di religione o di culto sia costitutivo ed essenziale dell ente, anche se connesso a finalità di carattere caritativo previste dal diritto canonico. 3. La procedura per il riconoscimento dell ente ecclesiastico Analizziamo ora il procedimento previsto dal legislatore nella Legge 222/85 e nel suo Regolamento di Attuazione D.P.R. 33/87 per ottenere il riconoscimento di Ente Ecclesiastico anche ad effetti civili. Il rappresentante dell Ente presenta la domanda secondo le previsioni legislative del diritto canonico, previo assenso dell autorità ecclesiastica competente, ovvero su domanda di questa. (Art. 3 L. 222/85). La domanda di riconoscimento prevista dall articolo 3 della legge è diretta al Ministro dell interno ed è presentata alla Prefettura della Provincia in cui l ente ha sede. In essa devono essere indicati la denominazione, la natura e i fini dell ente, la sede e la persona che lo rappresenta. Alla domanda sono allegati: a) il provvedimento canonico di erezione o di approvazione dell ente o copia autentica di esso; b) i documenti da cui risulti il fine dell ente e le norme statutarie relative alla sua struttura salvo che si tratti di enti che fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa, gli istituti religiosi e i seminari. c) i documenti utili a dimostrare la sussistenza dei requisiti generali e speciali stabiliti dalla legge per il riconoscimento. L atto di assenso, prescritto dagli articoli 3, 8 e 9 della legge 222/85 (assenso dell autorità ecclesiastica per il riconoscimento dell Ente, l assenso della Santa Sede per il riconoscimento degli istituti religiosi di diritto diocesano, l assenso della Santa Sede per il riconoscimento delle società di vita apostolica e delle associazioni pubbliche di fedeli), può essere allegato alla domanda o scritto in calce alla medesima. Il possesso dei requisiti della presenza della sede principale in Italia, di apertura del culto pubblico, di non annessione ad altro ente ecclesiastico e per le fondazioni di culto la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini e la rispondenza alle esigenze religiose della popolazione, possono essere docu-
4 62 Compendio di Diritto Ecclesiastico mentati allegando alla domanda gli attestati della Santa Sede o di altra autorità ecclesiastica competente, salvo che si tratti di requisiti risultanti in modo certo da altro documento allegato. Alla domanda di riconoscimento degli istituti religiosi di diritto diocesano delle chiese e delle fondazioni di culto devono essere allegati i documenti comprovanti i mezzi per lo svolgimento dell attività dell ente; per gli istituti religiosi di diritto diocesano è altresì allegata alla domanda una relazione sulla situazione economicofinanziaria e sull attività svolta nell ultimo quinquennio o nel minor periodo di esistenza dell ente. Alla domanda di riconoscimento delle società di vita apostolica e delle associazioni pubbliche di fedeli è allegata una relazione sulla diffusione dell ente e delle sue attività. Il prefetto istruisce la domanda di riconoscimento e acquisisce, se necessario, ulteriori elementi rivolgendo diretta richiesta all ente, all autorità ecclesiastica o ad organi della pubblica amministrazione, anche se abbiano sede nel territorio di altra provincia; trasmette quindi gli atti con il proprio parere al Ministro dell Interno, dando contestuale notizia agli interessati dell avvenuta trasmissione. Il prefetto territorialmente non competente che riceve la domanda di riconoscimento la trasmette, per gli adempimenti appena citati, al prefetto competente, dandone notizia agli interessati. Una volta terminata l istruttoria il Presidente della Repubblica può emanare un decreto di riconoscimento della personalità giuridica o, il provvedimento di non accoglimento della domanda. In questo caso il diniego viene comunicato al rappresentante dell ente e all autorità ecclesiastica che ha chiesto il riconoscimento o vi ha dato l assenso. Gli enti ecclesiastici che hanno la personalità giuridica nell ordinamento dello Stato assumono la qualifica di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Possono essere riconosciuti ai sensi e per l effetto della legge 222/85. Gli istituti religiosi e le società di vita apostolica se hanno la sede principale in Italia. Le province italiane di istituti religiosi e di società di vita apostolica se sono rappresentati, giuridicamente e di fatto, da cittadini italiani aventi il domicilio in Italia. Questa disposizione non si applica alle case generalizie e alle procure degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica. Resta salvo quanto dispone l articolo 9 riguardo le società di vita apostolica che a breve citeremo. Gli istituti religiosi di diritto diocesano possono essere riconosciuti soltanto previo assenso della Santa Sede e sempre che sussistano garanzie di stabilità. Le società di vita apostolica e le associazioni pubbliche di fedeli possono essere riconosciute soltanto previo assenso della Santa Sede e sempre che non abbiano carattere locale. Le associazioni costituite o approvate dall autorità ecclesiastica non riconoscibili a norma della disposizione precedente, possono essere riconosciute alle condi-
5 Capitolo 6 GLI ENTI ECCLESIASTICI 63 zioni previste dal codice civile. Restano in tutto regolate dalle leggi civili, salvi la competenza dell autorità ecclesiastica circa la loro attività di religione o di culto e i poteri della medesima in ordine agli organi statutari. Il riconoscimento delle chiese è ammesso solo se aperte al culto pubblico e non annesse ad altro ente ecclesiastico, e sempre che siano fornite dei mezzi sufficienti per la manutenzione e la officiatura. Le fondazioni di culto possono essere riconosciute quando risultino la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini e la rispondenza alle esigenze religiose della popolazione. Un controllo serrato attuato dallo Stato italiano grazie anche ad una procedura molto articolata per determinare in modo certo la sussistenza del fine religioso dell ente richiedente l acquisizione dello status giuridico di ecclesiastico. È altresì opportuno chiarire che il riconoscimento di un ente ecclesiastico può anche avvenire in modo implicito, allontanandoci così dalle ipotesi tassative prima descritte. Tale affermazione è sostenuta dal fatto che il legislatore proprio nella L. 222/85 ha voluto riconoscere agli stessi enti la facoltà di mantenere la denominazione di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti ma, con la possibilità di svolgere attività diverse da quelle di religione o di culto, alle condizioni previste dall articolo 7, n. 3, secondo comma, dell accordo del 18 febbraio 1984 (Le attività diverse da quelle di religione o di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sono soggette, nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti, alle leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previsto per le medesime). In ogni caso ai fini degli effetti delle leggi civili si considerano comunque: a) attività di religione o di culto quelle dirette all esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all educazione cristiana; b) attività diverse da quelle di religione o di culto quelle di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro. 4. Obblighi ed adempimenti successivi al riconoscimento Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti devono iscriversi nel registro delle persone giuridiche. Nel registro, devono risultare le norme di funzionamento e i poteri degli organi di rappresentanza dell ente. Gli enti ecclesiastici non possono usufruire, ai fini della registrazione, di un trattamento diverso da quello previsto per le persone giuridiche private. I provvedimenti inerenti al mutamento sostanziale dell ente o alla sua soppressione sono trasmessi d ufficio per l iscrizione nel registro delle persone giuridiche.
6 64 Compendio di Diritto Ecclesiastico L ente ecclesiastico che svolge attività per le quali sia prescritta dalle leggi tributarie la tenuta di scritture contabili deve osservare le norme circa tali scritture relative alle specifiche attività esercitate. Per quanto concerne tutte le attività negoziali quali l acquisto di immobili o l accettazione di donazioni o eredità o il conseguimento di legati, il D.P.R. 33/85 prevede una procedura piuttosto meticolosa ed articolata. Infatti, preliminarmente l Ente deve proporre una domanda per ottenere l autorizzazione ad acquistare immobili o ad accettare donazioni o eredità o a conseguire legati allegando alla stessa: a) il certificato della cancelleria del tribunale competente da cui risultino l iscrizione nel registro delle persone giuridiche, le generalità del legale rappresentante nonché l esistenza di eventuali limitazioni del potere di rappresentanza; b) la deliberazione del competente organo dell ente relativa all acquisto qualora tale organo sia diverso dal legale rappresentante; c) il contratto relativo all acquisto o l atto pubblico contenente la dichiarazione del donante, ovvero il verbale di pubblicazione del testamento; d) la perizia giurata descrittiva ed estimativa dei beni; e) l indicazione delle somme di denaro e dell elenco dei beni mobili oggetto della donazione, dell eredità o del legato; f) l autorizzazione della competente autorità ecclesiastica ove prescritta; g) ogni altro elemento utile a documentare l opportunità dell acquisto e la destinazione dei beni. Nell istruire la domanda il Prefetto acquisisce le informazioni e gli elementi ritenuti opportuni nonché il parere dei competenti uffici tecnici erariali e, ove occorra, di altri uffici tecnici dello Stato in ordine al valore dei beni rivolgendo diretta richiesta agli organi della pubblica amministrazione, anche se abbiano sede nel territorio di altra provincia. I predetti pareri sono comunicati al prefetto entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta. L articolo 18 l. 222/85 stabilisce che ai fini dell invalidità o inefficacia di negozi giuridici posti in essere da enti ecclesiastici non possono essere opposte a terzi, che non ne fossero a conoscenza, le limitazioni dei poteri di rappresentanza o l omissione di controlli canonici che non risultino dal codice di diritto canonico o dal registro delle persone giuridiche. 5. Soppressione, modifiche e mutamento degli enti ecclesiastici Qualora dovessero intervenire delle variazioni sugli elementi costitutivi dell ente lo stesso può essere oggetto di revocazione, soppressione o estinzione. L ente può anche chiedere di apportare delle variazioni sostanziali nel fine, nella destinazione dei beni e nel modo di esistenza alla sua struttura fondamentale e, per
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References: art. 20
 articolo 7
 articolo 20
 articolo 3
 articolo 9
 articolo 7
 articolo 18
 Art. 7
 Art. 7

Art. 1

ART. 54
 ART. 3
 ART. 1
 art. 2
 art. 26