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Scritto da: capn3m0 13 luglio 2013	in News
Il 10 Luglio, da New York è arrivata la sentenza di colpevolezza per il colosso Apple. Per il giudice distrettuale del Tribunale di New York, Denise Cote, la Apple risulta colpevole di aver creato un cartello con altri cinque editori, Hachette e McMillan del gruppo Lagardere, HarperCollins di News Corp, Penguin e Simon & Schuster, allo scopo di determinare un rialzo dei prezzi nel mercato dei libri in formato elettronico boicottando Amazon e la sua politica al ribasso, con una media di circa 10 dollari per e-book, poco più di 7 euro.
Secondo alcuni, tutto iniziò quando, dopo la morte di Steve Jobs, mente geniale creatore del marchio Apple, iniziarono ad emergere alcune scelte discutibili sul suo modo di amministrare la Apple.
Nel caso specifico, la pubblicazione da parte del New York Times di una mail scritta da Jobs e indirizzata a James Rupert Murdoch Jacob, figlio minore del magnate dei media Rupert Murdoch e vice direttore operativo di News Corporation, nella quale veniva evidenziata la necessità di contrastare Amazon e la sua politica dei prezzi scontati, rappresentò una delle prove indizianti che supportarono l’avvio delle indagini.
Dalle autorità a stelle e strisce arriva pertanto in questi giorni la sentenza. La Apple avrebbe violato le leggi antitrust USA, iniziando ad escogitare un accordo internazionale in collusione con 5 editori volto all’aumento dei prezzi degli e-book sin dal 2009, quando l’azienda stava per lanciare sul mercato il noto iPad.
Infatti, l’azienda di Cupertino è stata giudicata responsabile di aver volontariamente cercato un accordo con vari publisher in lingua inglese che singolarmente non sarebbero potuti intervenire per contrastare le dinamiche di mercato mosse dal grande colosso Amazon. Tale comportamento, secondo la sentenza, ha portato gli editori sotto accusa a limitare illegalmente il commercio dei libri.
Da sottolineare come solo la Apple sia finita sotto processo. Infatti tra tutte le parti coinvolte, l’azienda di Cupertino è stata l’unica a dichiararsi sempre innocente decidendo di non patteggiare e di procedere con il processo. Le case editrici chiamate in causa hanno preferito invece patteggiare, trovando un accordo economico con il Dipartimento USA. L’ammontare complessivo che gli editori dovranno versare è di 166 milioni di dollari. Tra queste, la Penguin ha dovuto pagare ben 75 milioni di dollari come risarcimento danni.
L’importanza di questa sentenza sta anche nel fatto che la decisione del giudice distrettuale apre la strada ad un’azione di altri 33 stati che avrebbero ora il lasciapassare per procedere ad un decreto ingiuntivo.
Nonostante la sentenza di colpevolezza, la Apple non sembra rassegnarsi. Infatti il portavoce della società, Tom Neumayr ha spiegato in una nota che la Apple non intende arrendersi alla sentenza ritenendo le accuse false e prive di fondamento. Continuando, lo stesso Neumayr aggiunge che, dopo il 2010, anno di introduzione dell’iBookstore, al contrario, ai consumatori si è garantita una maggiore scelta, rompendo il monopolio di Amazon. Anche gli avvocati di Cupertino sostengono che la sentenza sia stata basata su “false supposizioni e conclusioni infondate”. La loro intenzione pertanto è quella di continuare in tribunale di appello a difendere la posizione dell’azienda.
D’altro canto, il giudice distrettuale Denise Cote, che sin dall’inizio appariva abbastanza certa del ruolo chiave da direttore di orchestra del cartello svolto dall’azienda Apple tanto che sosteneva:
“Credo che il governo sarà capace di portare all’udienza prove dirette che Apple ha volontariamente partecipato e agevolato una cospirazione per alzare il prezzo degli e-book e le prove circostanziali, inclusi i termini degli accordi, lo confermeranno”
ha fissato già una nuova udienza per stabilire l’esatto ammontare dei danni subiti dai consumatori statunitensi.
Nella relazione di 159 pagine il giudice ha evidenziato il ruolo centrale svolto da Apple nella vicenda, sostenendo che “senza la sua orchestrazione, l’operazione non sarebbe mai riuscita“. Da questa macchinazione infatti si ebbe un rialzo dei prezzi di alcuni e-book a 12.99 e 14.99 dollari, in precedenza venduti da Amazon, allora detentrice del 90% del mercato, a 9.99 dollari a danno dell’azienda e degli utenti finali. E’ per tale motivo che il Dipartimento di Giustizia ha commentato la sentenza definendola “una vittoria per milioni di consumatori che scelgono di leggere i libri elettronici“.
Ora bisognerà attendere il ricorso in appello per vedere finalmente l’epilogo di questa complicata vicenda. Ciò che è certo, è che la Apple ha in ogni caso già incassato una pesante sconfitta giuridica e ne sta pagando lo scotto con un immediato calo in borsa dello 0,43%, arrivando a 420,90 dollari per azione.
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