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Timestamp: 2018-09-19 15:51:02+00:00

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Diritto della famiglia – Figlio naturale - Concepimento al di fuori dell’unione matrimoniale - Disconoscimento di paternità – Inammissibilità | sentenza del giorno
Diritto della famiglia – Figlio naturale - Concepimento al di fuori dell’unione matrimoniale - Disconoscimento di paternità – Inammissibilità
Quando risulti che la madre abbia dichiarato il figlio come naturale, difettando l'operatività di detta presunzione e dello status di figlio legittimo, non è necessario il disconoscimento.
Tribunale di Lecce – Seconda sezione civile, rel. dott. Adele Ferraro – Sentenza n. 4210 del 7 novembre 2014
dott. Giovanni Romano Presidente
dott. ssa Ida Cubicciotti Giudice
dott.ssa Adele Ferraro Giudice relatore
nel procedimento civile n.3756 del ruolo generale dell'anno 2013, avente ad oggetto:
"Dichiarazione giudiziale di paternità/maternità naturale di persona maggiorenne-merito (art.269 c.c.)";
C.S., rappresentata e difesa dall'avv. Mauro Silvia, ed elettivamente domiciliata in Lecce, al viale M. De Pietro n.23, presso lo studio dell'avv. Luigi Covella; -attrice-
P.M., rappresentato e difeso dall'avv.to Pierluigi Villani nel cui studio in Lecce, alla via Zanardelli n.66, è elettivamente domiciliato; -convenuto-
Conclusioni come da verbale del 25.06.2014
Con atto di citazione del 18.06.2013, C.S. ut supra rappresentata e difesa, conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Lecce, P.M., nonché l'avv. Greco Elisabetta, quale curatore speciale della minore C.E., ed esponeva che:
- contrasse, in data 11.08.2012, matrimonio di rito concordatario con P.M., trascritto nei registri dello stato civile del Comune di S. all'anno 2012, Atto n.20, Parte II, S.A.;
- partorì, in data 31.12.2012, una bambina cui venne attribuito, all'anagrafe, il nome di "C.E.";
- la nascita della predetta bambina, infatti, era stata dichiarata all'anagrafe soltanto da essa attrice, con atto di nascita n. l del Comune di S.;
- la bambina, nata entro il 1800 (centottantesimo) giorno dalla celebrazione del matrimonio, nel giudizio di separazione consensuale iscritto al NRG 5959/12 del Tribunale civile di Lecce, concluso con omologa del 18.03.2013, era stata considerata figlia legittima della coppia, ai sensi dell'allora vigente art.233 C.C.;
- essa attrice riconosceva di aver concepito la minore C.E., con un uomo diverso dal coniuge, ossia con M.R.
Deduceva, inoltre, che:
- ai sensi dell'art.235 co.I n.3 c.c., l'azione per il disconoscimento di paternità del figlio concepito durante il matrimonio, era consentita nel caso in cui, nel periodo compreso tra il trecentesimo ed il centottantesimo giorno prima della nascita del bambino, la moglie avesse intrattenuto una relazione intima con un uomo diverso dal marito, evenienza quest'ultima che si era verificata nel caso di specie;
- dal giorno della nascita della bambina non erano trascorsi ancora sei mesi al sensi dell'art.244 c.c.;
- in data 21.03.2013, era stato effettuato un test ematologico e, precisamente, un'analisi di segregazione familiare dei polimorfismi DNA su C.E. e M.R., da cui emergeva che: "tra i sigg.ri M.R. e C.E. vi è una compatibilità genica di tipo filiale";
- il predetto esame ematologico fu eseguito presso la struttura pubblica ospedaliera "Vito Fazzi" di Lecce, da specialista in genetica medica e dirigente responsabile del Laboratorio di Genetica Medica, presso lo stesso Nosocomio che sottoscrisse il relativo referto dotato, quindi, di piena valenza legale;
- essa attrice voleva, pertanto, disconoscere la paternità naturale di P.M., ai sensi dell'art.235 co.l, n.3 c.c ..
Tutto quanto sopra premesso, l'attrice C.S. concludeva chiedendo che:
- fosse dichiarato che "P.M. non è il padre naturale di C.E.;
- fosse conseguentemente ordinato all'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di S. (LE) di eseguire la relativa annotazione nell'atto di nascita.
Con vittoria di spese e competenze legali.
Con comparsa di costituzione depositata in data 20.01.2014, si costituiva in giudizio l'avv. Elisabetta Greco, nella sua veste di curatore speciale della minore C.E., ed esponeva che:
- in data 10.06.2013, essa veniva nominata dal Tribunale di Lecce curatore speciale della predetta minore, onde rappresentarne gli interessi in un eventuale giudizio di disconoscimento della paternità;
- in data 28.06.20l3, ad essa curatrice veniva effettivamente notificato atto di citazione da parte dell' odierna attrice, C.S., madre della minore, C.E.;
- era, quindi, interesse della minore costituirsi nel presente giudizio;
- nel merito, l'attrice confessava che P.M. non era assolutamente il padre biologico della minore, in quanto aveva intrattenuto una relazione intima con altra persona, identificata in tale M.R., così come, peraltro, dalla medesima ulteriormente confessato al marito in sede di separazione consensuale, nonché nella distinta sede della domanda di nullità matrimoniale, presso il Tribunale Ecclesiastico Regionale pugliese di Bari;
- ai sensi dell'art.235 n.3 c.c., l'attrice C.S. conveniva in giudizio il P. per sentire accolta la richiesta di disconoscimento della paternità nei confronti della piccola E.;
- la medesima attrice, C.S., in accordo col M., sottoponeva, in data 21.03.20l3, a test ematologico incrociato tanto la figlia quanto il predetto M., e, precisamente, facendo effettuare un'analisi di segregazione familiare dei polimorfismi DNA, da cui era emerso, senza possibilità alcuna di contestazione, che "tra i sigg.ri M.R. e C.E. vi è una compatibilità genica di tipo filiale";
- il predetto test era stato effettuato presso l'Ospedale "Vito Fazzi" di Lecce;
- nel frattempo, la bambina, C.E. era stata riconosciuta dal padre biologico, M.R., con dichiarazione resa davanti all'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di S. ed iscritta nei registri di nascita dell'omonimo Comune, anno 2013;
- successivamente, C.S. e M.R. avevano presentato istanza al Tribunale civile di Lecce, per chiedere di essere autorizzati ad effettuare la sostituzione dell'attuale cognome materno, con quello del padre naturale, M.R.;
- il Tribunale di Lecce, Seconda Sezione Civile, aveva disposto con provvedimento del 04.12.2013, l'autorizzazione della sostituzione del cognome materno "C.", con quello paterno "M.", ordinando la trasmissione degli atti al competente Ufficiale di Stato Civile per le annotazioni di legge e, quindi, implicitamente, riconoscendo la minore, quale figlia naturale di M.R.;
- la suddetta variazione veniva poi effettuata, come risulta dall'attuale atto di nascita come modificato;
- era, quindi, interesse della minore di vedere, comunque, dichiarato il disconoscimento di paternità.
Tanto premesso, la curatrice speciale, Elisabetta Greco, concludeva chiedendo che il Tribunale adito dichiarasse il disconoscimento di paternità di P.M., conformemente a quanto richiesto da C.S., al fine di acclarare la mancanza di qualsiasi legame biologico tra P.M. e C.E., odiernamente, M.E.
Chiedeva, altresì, che il Tribunale ordinasse conseguentemente all'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di S. di effettuare apposita annotazione in calce all' estratto per riassunto dell' atto di nascita.
Con comparsa di costituzione e risposta depositata in data 20.01.2014, si costituiva in giudizio P.M. il quale, confermando, integralmente, la versione storico ­fattuale di cui al libello introduttivo, esponeva che:
- C.S. aveva, poi, pacificamente riconosciuto in ogni sede, non solo in quella civile del procedimento separativo, ma anche nella sede ecclesiastica del giudizio di nullità matrimoniale presso il Tribunale Ecclesiastico Regionale pugliese di Bari, di aver concepito la bambina C.E., con un uomo diverso dal coniuge P.M., ossia con M.R.
Dichiarava, pertanto, di non voler nulla eccepire in ordine alla proposta azione di disconoscimento di paternità, sul rilievo che la sussistenza di un rapporto biologico di paternità tra M.R. e la minore C.E., ormai M.E., era comprovata, oltreché dalla chiara e quanto mai esaustiva confessione resa dalla moglie, C.S., in tutte le sedi giudiziarie, anche dal test ematologico effettuato, in data 21.03.2013, su C.E. e M.R., consistito, precisamente, nell'analisi di segregazione familiare dei polimorfismi DNA, da cui era emerso, in modo inconfutabile, che: "tra i sigg.ri M.R. e C.E. vi è una compatibilità genica di tipo filiale ":
- al predetto test doveva ascriversi piena attendibilità sul piano scientifico, per essere stato lo stesso effettuato presso la struttura pubblica ospedaliera del "Vito Fazzi" di Lecce.
Ribadendo, quindi, la propria volontà di aderire pienamente all'avversa domanda di disconoscimento di paternità, P.M. concludeva chiedendo che si dichiarasse che esso convenuto non era il padre naturale di C.E. e che, pertanto, si ordinasse all'Ufficiale dello Stato Civile del predetto Comune di eseguire la relativa annotazione nell'atto di nascita. Con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio.
La causa, istruita mediante documenti e prove testimoniali, all'udienza del 25.06.2014, veniva introitata per la decisione con concessione di gg. 20 per conclusionali e gg. 20 per repliche.
La domanda di disconoscimento di paternità naturale di P.M. nei confronti di M.E., risulta priva di un interesse ad agire che soddisfi i requisiti dell'attualità e della concretezza e deve, pertanto, essere dichiarata inammissibile.
Difetta, infatti, la stessa ragione giustificatrice del richiesto provvedimento di accertamento negativo della sussistenza di un legame biologico di filiazione naturale tra l'odierno convenuto P.M., attuale coniuge separato dell'odierna attrice, e la minore C.E.
Ebbene, l'anzidetto provvedimento sarebbe stato necessario ed effettivamente utile, soltanto laddove fossero stati integrati nella vicenda storica in esame i presupposti di operatività della presunzione legale di paternità legittima: sicché, solo al ricorrere della detta ipotesi, la sentenza di disconoscimento di paternità naturale di P.M. nei confronti di C.E., oggi M.E., avrebbe costituito l'unico mezzo idoneo a provocare la rimozione ex tunc dal mondo giuridico dello status di figlia legittima del marito della madre.
Sennonché, tale ultima eventualità non si è verificata nel caso in scrutinio, atteso che la minore M.E. non ha mai, in realtà, acquistato lo status di figlia legittima di P.M.
D'altronde, proprio una corretta applicazione delle coordinate ermeneutiche delineate in subiecta materia dalla costante giurisprudenza di legittimità, induce ad escludere l' operatività nel caso di specie della presunzione legale di filiazione legittima, e, conseguentemente, la stessa necessità di una sentenza di disconoscimento di paternità naturale.
Valore decisivo nel senso della mancata acquisizione da parte della minore C.E., così originariamente denominata nell'atto di nascita dall'Ufficiale di stato civile del Comune di S., dello status dì figlia legittima di P.M., deve attribuirsi, proprio sulla scorta delle predette coordinate interpretative, al tenore testuale delle dichiarazioni contenute nel menzionato atto di nascita.
Vi si legge, infatti, testualmente: "detto bambino, la cui nascita è comprovata dall'allegata attestazione di avvenuta nascita, è nato dall'unione naturale di essa dichiarante con un uomo non parente, né affine con lei nei gradi che ostano al riconoscimento ai sensi dell'art. 251 c.c,",
Ci si trova, quindi, al cospetto dell'espressa dichiarazione ritualmente ricevuta dall'Ufficiale di stato civile, resa dalla madre C.S., che, previamente identificata nella sua "veste di madre naturale", rende nota la circostanza che la minore della cui nascita si tratta, è stata concepita al di fuori dell'unione matrimoniale con il proprio legittimo consorte, odierno convenuto, P.M., per essere stata la medesima minore, invece, concepita da essa dichiarante con un uomo diverso dal proprio attuale coniuge, rispetto al quale, viene precisata l'assenza di legami di parentela o di affinità, in gradi tali da ostare al riconoscimento a mente dell'art.251 c.c.
Non sfugga, al riguardo, la circostanza che la Suprema Corte ha, ormai da tempo, dato una risposta, chiara ed univoca, al quesito ermeneutico consistente nell'interrogativo se lo stato di figlio legittimo sorga per il fatto stesso del concepimento da donna coniugata in costanza di matrimonio, per effetto della presunzione di paternità di cui all'art.231 c.c., ovvero postuli la formazione del corrispondente titolo dello stato.
Ed invero, la non operatività della presunzione di paternità, nel caso di denuncia all'ufficiale dello stato civile da parte di donna che non voglia essere nominata o da genitori ignoti, fu già affermata dalle Sezioni Unite Civili fin dal lontano 1934, con la nota pronuncia n.828, orientamento seguito dalle Sezioni Unite Penali con la sentenza del 30.05.1959.
Costituì, quindi, orientamento del tutto pacifico nella giurisprudenza della Cassazione, anteriore alla riforma del diritto di famiglia del 1975, quello secondo cui la presunzione di paternità posta dall'art.231 c.c., non è automaticamente collegata al fatto della procreazione da donna coniugata in seguito a concepimento avvenuto durante il matrimonio, ma presuppone ed è integrativa del titolo dello stato di figlio legittimo, senza il quale detto stato non si configura.
Con la sentenza n.2352 del 1972 della Suprema Corte, venne ribadito che atto di nascita e possesso di stato sono posti sullo stesso piano dal legislatore, come elementi integrativi della presunzione assoluta di legittimità, cosicchè, ai fini dell'assunzione dello status di figlio legittimo, non è sufficiente la denuncia della nascita da donna coniugata, richiedendosi la designazione completa dei due genitori ai sensi dell'art. 73, comma primo, dell'ordinamento dello stato civile.
Si pose in rilievo in tale decisione la circostanza che l'atto di nascita costituisca una fonte qualificata di prova, esclusivamente per il contenuto di apparenza della legittimità della filiazione: solo in tal modo, infatti, può essere riconosciuto all'atto di nascita il valore di integrazione della presunzione assoluta di legittimità della filiazione (cfr. Casso civ. Sez. I, sentenza n.3194 del 1996).
Talché, la presunzione di paternità di cui all'art.231 c.c. non opera per il solo fatto della procreazione da donna coniugata, ma solo quando vi sia anche un atto di nascita di figlio legittimo o, in difetto, il relativo possesso di stato, mentre, quando risulti che la madre abbia dichiarato il figlio come naturale, difettando l' operatività di detta presunzione e dello status di figlio legittimo, non è necessario il disconoscimento ai sensi dell'art.235 c.c., né si frappone alcun ostacolo all'azione per la dichiarazione giudiziale della paternità naturale di persona diversa dal marito. (Cass. civ. Sez. I, sentenza n. 11073 del 10.10.1992; Cass. civ. Sez. I sentenza n.3194 del 05.04.1996).
Ne consegue che M.E. non ha mai acquisito lo status di figlia legittima di P.M., conseguendo, al contrario, per effetto del riconoscimento ad opera della madre naturale, prima, e del padre naturale M.R., poi, del quale ora porta, appunto, il cognome, la qualità di "figlio nato fuori del matrimonio", dei genitori C.S. e M.R.
La ricostruzione come innanzi svolta esclude la sussistenza di un interesse ad agire in capo all'attrice in ordine alla proposta domanda di disconoscimento di paternità.
La peculiarità della questione giuridica trattata induce a ritenere equa la decisione di compensare integralmente tra le parti le spese di lite.
Il Tribunale di Lecce, come innanzi composto, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da C.S. nei confronti di P.M., ogni altra domanda, istanza o eccezione disattesa:
- dichiara inammissibile la domanda introduttiva del giudizio;
Lecce, 4.11.2014
Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Novembre 2014 18:28
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 Sentenza 
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