Source: https://diazilla.com/doc/540781/rivista-patriziale
Timestamp: 2020-05-30 14:18:41+00:00

Document:
dell’Alleanza Patriziale
No. 272 marzo 2009
Una persona che voleva “entrare“ nella Vicinanza doveva essere accettata dalla presidenza dei Consoli.
«L’uso della pietra
nelle valli ticinesi»
Granito e gneiss delle Valli Leventina e Riviera. Beole della
Valle Maggia, Verzasca, Onsernone, senza dimenticare le
cave della Val Calanca nella vicina Valle Mesolcina.
Un libro con i
toponimi di Peccia
Una caccia, la sua, non già ai camosci e alle marmotte, ma ai
toponimi di Peccia; un libro introdotto, oltre che dall’autorità
comunale e patriziale, da tre importanti capitoli ...
Rivista Patriziale Ticinese
Organo dell’ALPA,
Anno LXIII - Fascicolo 1
No. 272 - gennaio. febbraio, marzo 2009
Cappella del Marco 1
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N. 1/2009 – N. 272
Patriziati e animali
No. 272 - marzo 2009
di Armando Besomi
Fin dai tempi dell’Eden, dove l’armonia della natura fra regno vegetale e animale si esprimeva nell’amore e nel rispetto di ogni forma di vita, vi è stato un rapporto regolato da
quella legge non scritta che ha permesso al mondo di giungere ai giorni nostri superando difficoltà e catastrofi naturali
L’unico membro del regno animale che ha sempre voluto
modificare lo stato di questo rapporto, è stato l’uomo, autoproclamatosi fin dalla genesi essere superiore.
Stragi di esseri viventi, guerre, disastri ambientali non hanno
purtroppo insegnato nulla. Dove l’uomo sapiente ha messo le
mani, ha causato solo danni e scompensi.
Nel piccolo fazzoletto di terra del Ticino, dove proprio i Patriziati hanno lottato nei secoli per far convivere l’uomo con la
natura a volte ostica e difficile, occorre mantenere vivo il senso del rispetto verso quelle creature della montagna e del
bosco che sono l’arricchimento del patrimonio atavico che
proprio il Patriziato deve consegnare intatto ai figli delle attuali generazioni.
Chiaramente, condizionata da interessi di parte, ogni cerchia dipendente dalle attività umane, cerca di risolvere a modo proprio i problemi – guarda caso causati dall’uomo stesso – con soluzioni drastiche e che non tengono conto delle altrui necessità.
Cervi e caprioli, quasi estinti nel diciannovesimo secolo da
una caccia incontrollata, sono poi stati protetti, come le foreste, da leggi e da uffici federali e cantonali competenti ad
adottare misure regolatrici.
Occorre evitare che ognuno, per i propri interessi, si erga a
giudice e proponga la propria soluzione. Sarebbe la babele,
lo scontro; sarebbe la strage.
I cinghiali distruggono i pascoli alpini dopo che l’uomo li ha
introdotti per cacciarli; cervi e caprioli distruggono i vigneti e
i coltivi spinti dalla fame dopo che l’uomo li ha costretti sempre più nelle misere riserve, come gli indiani d’America.
Storia del patriziato di Giornico
10 Alpe Afata
12 A colori, la rivista patriziale
13 Magistretti e Trefogli medici
e chirurghi del ‘700 e ‘800 patrizi
di Toricella-Taverne
18 Conferenza «L’uso della pietra
21 Sostegno dell’ALPA alla petizione
«cinghiali e cervi» che disastro
23 Statuti dell’Alleanza Patriziale
28 Programma dell’escursione ALPA
30 Assemblea Federazione
svizzera dei patrizi
32 Rapporto mensile del SAB
33 Il Ticino e le erbe medicinali
34 Un libro con i toponimi di Peccia
42 Mostra fotografica sulla natura
Dai patriziati
Patriziato di Rivera
Patriziato di Chiasso
Grandi occhi di paura per il giovane fusone investito dal treno.
(foto Besomi)
STORIE DI PATRIZIATI
Riprendendo alcune note dal testo “Libro
dei Patriziati” e sfogliando i documenti degli
archivi locali, possiamo affermare che il Patriziato di Giornico esisteva già quale Vicinanza (documentata) nel 13° secolo.
Allora Giornico, quale “Capo circolo” comprendeva le degagne di Bodio, Pollegio
(Simbra), Personico, Sobrio, Cavagnago e
Anzonico, Esse facevano parte della Vicinanza generale di Giornico quali Vicinanza
della Montagna, mentre la Vicinanza del Piano nel 1450 era formata da Altirolo, Castello,
Cribiago e Vogazio (ora nuclei appartenenti al Comune di Giornico).
I membri della Vicinanza ascoltavano la petizione e la supplica del chiedente mentre i
Consoli esprimevano i patti e le riserve con
le quali il nuovo vicino veniva ammesso ai
diritti, doveri e usufrutti di tale vicinanza.
Grande influenza e potenza era data alla
Parrocchia che, nella Vicinanza, aveva l’onere e l’onore di giudice, mentre i laici ne era-
no gli amministratori. I Vicini della Montagna, vista la lontananza dal “Capo circolo”,
si sentivano negletti e abusati. Infatti erano
tenuti a pagare le decime in segale, formaggio, denari e quant’altro; inoltre dovevano
fornire uomini per le armi alla Vicinanza di
Giornico visto che con essa formavano
un’unità pubblica.
Patriziati e animali della montagna
Nell’Eden, tutto questo non succedeva. La
vita animale e vegetale era perfettamente regolata fra erbivori e piante, fra predatori e prede.
Mi fermo qui per non toccare un’altra
cerchia d’interessi umani, estremamente
suscettibile..
Spero solo che un giorno, non si raccolgano le firme per ridurre la presenza
Gli animali non lo farebbero mai; per fortuna dell’uomo, non sanno scrivere e parlare.
Si legge spesso, nel corso dei secoli di unione, di moti per avere meno obblighi o addirittura l’indipendenza da capoluogo.
Pollegio, da sempre, desiderava indipendenza e spesso si appellava al Tribunale di
Leventina per gli oneri derivanti dal mantenimento delle strade e dei ponti. Le spese e
i rimborsi dovuti dai vicini della Montagna
erano decretati da uno stimatore. Pollegio
chiedeva già nel 1545 un proprio “servitore-stimatore” per non sottostare a quello
che riteneva, abusivo, di Giornico. Il Tribunale di Uri diede il proprio accordo per uno
stimatore particolare a Pollegio, ma però limitato a stime di 10 lire d’allora; per valori
superiori a questa cifra doveva ancora essere interpellato quello di Giornico.
Onerosi erano pure i tributi che i parroc-
Patriziale Giornico
formaggio sull’
chiani dovevano per ordine dell’arcivescovo di Milano. Si legge in un documento del
1577 più in particolare:
5) il 4 giugno ogni fuoco deve consegnare
un formaggio alla chiesa.
Metà del formaggio sarebbe poi stato distribuito in elemosine, mentre l’altra metà spettava al parroco.
Per esempio, sempre in relazione al for-
omissis: ……
4) un formaggio per fuoco nelle litanie di
maggio “(circa 40 formaggi in tutto)”;
Alpe Cristallina,
Ufficio patriziale 1990
Dressi Patrizio, Giudici
Rinaldo, Solari Flavio,
Giudici Tito, Solari Geo,
«Polenta e crama»;
Roberti Foc Evaristo e
Solari Geo
Corrado Bettoni
Flavio Solari, Elda
Ghiggia-Roberti-Foc
Renza Solari
Patrizio Giudici
maggio, sul pagamento delle decime che
Sobrio, Cavagnago e Anzonico dovevano
versare ai relativi Curati il giorno di Santa
Margherita (16 novembre), per ordine del
Prevosto di Biasca (nel 1644 Pietro Antonio
Moro) vi fu una vertenza per non aver
adempiuto a tale impegno. Dapprima si finì
a giudizio presso il Rev. Antonio Bussola, Canonico del Duomo di Milano nonché visitatore delle 3 Valli, in seguito davanti al Vicario
Foraneo per adire, alla fine, addirittura la
Curia Romana che emanò la sentenza definitiva (per altro non nota).
Nel 1588 viste le insistenze dei Vicini della
Montagna il cardinale Federico Borromeo
aveva “spiritualmente” separato la Vicinanza della Montagna da quella del Piano.
A seguito di questa concessione cardinalizia i rappresentanti di Sobrio, Cavagnago,
Pollegio, Bodio e Personico si rivolsero al
Tribunale di Uri per ottenere una separazione anche civica. Questi, in data 21 febbraio
1631, respingeva la richiesta e il Vicinato di
Giornico continuò con le stesse terre fino alla formazione del Ticino, quale Cantone sovrano, nel 1803.
Le continue lamentele portarono tuttavia
qualche beneficio a favore delle Terre di
Montagna. Si legge di esoneri da partecipazioni alla manutenzione di strade e ponti
contro un pagamento unico di separazione
dagli obblighi. Naturalmente tutti questi accordi erano sottoscritti da notai, “locotenenti” e rappresentanti dei vicini.
Col passare dei decenni le terre acquistavano sempre più indipendenza da Giornico,
che, a sua volta era sempre più soggetto a
regole e statuti emanati da Uri.
Compito di Giornico era quello di far eseguire lavori per la manutenzione delle infrastrutture, far rispettare l’ordine dei suoi Vicini, vigilare e arbitrare sulle vertenze fra vici-
Presidenti che si sono succeduti a partire dal 1879:
1879 (agosto)
(che rifiutò la carica per motivi di età)
Roberti Filippo fu Floriano
Giudici Giuseppe fu Abramo
Giudici Giuseppe fu Cipriano
Pattalocchi Pellegrino Michele
Pattani Giovanni fu Pietro
Giudici Filippo fu Filippo
Pedroli Dionigi fu Cipriano
Giudici Gaetano fu Giovanni
Giudici Pacifico fu Gaetano
Roberti Maggiore Pacifico
Dressi Erminio fu Virgilio
Romerio Giudici Paolino fu Venceslao
Roberti Maggiore Ugo fu Pacifico
Giudici Isidoro fu Filippo
Dressi Patrizio fu Erminio
Ghiggia – Roberti Foc Elda fu Elvezio
Indichiamo pure gli altri membri dell’Ufficio che si sono avvicendati dal 1964 (annessione del Cristallina): Giudici Ottavio, Solari Aldo, Roberti Foc Iginio, Giudici Tito,
Giudici Rinaldo, Solari Geo.
ni e confinanti per i vari usi del suolo e dei
corsi d’acqua, quest’ultimi regolati dai famosi “rodoli” (orari d’acqua per irrigazione).
Datato 1744 è un elenco dei fuochi del ”Generale paese di Leventina” concernente la
ripartizione dei Vicinati (sempre due per
Giornico) simile a quella del 1440, cioè in 8
Vicinanze con complessivamente 919 fuochi. Segue la “compartizione” per le due vicinanze di Giornico, di “rodeli” (rodoli) e stime.
Con la ripartizione degli alpi del 1615, Giornico è entrato in possesso definitivo dell’Alpe Cristallina in Valle Bedretto (che conta
ca. 1 milione di mq) e con un carico possibile di oltre 100 mucche. Oneri, onore e gestione dell’alpe erano dei Boggesi del Cristallina (parte delle famiglie patrizie con attività agricola di Giornico). Nel 1964 questa
Corporazione passa sotto la definitiva appartenenza del Patriziato.
L’Alpe, ancora oggi, viene regolarmente affittato e caricato con circa 60 mucche.
L’attuale Ufficio patriziale
– Elda Ghiggia – Roberti Foc,
Flavio Solari,
– Corrado Bettoni, membro
– Claudio Giudici, membro
– Patrizio Giudici, membro
– Renza Solari,
reno e boschi soprattutto montani siti nel
comprensorio del Comune di Giornico, ciò
che impegna considerevolmente l’Ufficio
nella salvaguardia, nella sicurezza e nella
L’attività dell’Ufficio patriziale si estende anche alla gestione di due edifici di reddito
propri nonché agli innumerevoli problemi
che un sì vasto territorio comporta.
Si è pure fatto promotore, con la collaborazione di privati cittadini e dell’Archivio Storico, dello studio e della pubblicazione del
Repertorio toponomastico di Giornico. Esso è stato presentato alla comunità nel 2008
dall’allora Presidente Patrizio Dressi.
L’attuale Patriziato di Giornico, derivazione
di quanto sopra raccontato, esiste tutt’ora ed
è sempre efficiente. Confina con quelli di
Chironico, Anzonico, Cavagnago, Sobrio,
Bodio e Personico. L’Alpe Cristallina è invece circondato dai Patriziati di Bedretto, Airolo e Cavagnago (Alpe Stabiello) e i Comuni
di Fusio e di Bignasco.
E’ proprietario di molti appezzamenti di ter-
Gli articoli da pubblicare sul prossimo numero della RIVISTA PATRIZIALE
sono da recapitare alla redazione
entro il 25 maggio 2009
Così scrivevamo nel 1997
Alpe Afata
Un brillante simbolo di collaborazione fra il
Patriziato di Giornico e le Associazioni del
Comune per il mantenimento e la rivitalità di
una testimonianza storica.
Lassù, dove ora un cascinale molto ben riattato offre ospitalità agli escursionisti che lo
raggiungono seguendo un sentiero a tratti
impegnativo che dai Monti di Orsino s'inerpica a tornanti, un tempo risuonavano il canto del casaro e il tintinnare dei campanacci
delle mucche al pascolo. Pascolo magro,
strappato alle radici degli abeti e che costituiva una riserva per far risparmiare il fieno
al piano da usare d'inverno.
Poi, come in tanti, troppi Alpi, il triste velo
dell'abbandono ha coperto la testimonianza
di sudore e sacrifici lasciando che la natura
iniziasse a riprendersi quanto l'uomo le aveva sottratto. Le piode della cascina principale e del "canvetto" si sono discoste strappate
dalla neve e l'acqua ha iniziato il suo lento e
continuo lavoro sulle travi.
Società dei cacciatori e del carnevale di
Giornico, aiutate finanziariamente dal patriziato e con tanto volontariato, hanno ridato
vita alle due costruzioni che, servite da un
piccolo acquedotto permettono l'organizzazione annuale di un raduno della comunità e degli amici sul piccolo spazio intriso
di ricordi giovanili.
La capanna estremamente funzionale, è
sempre aperta a coloro che vogliono raggiungerla.
La nostra rivista si occuperà prossimamente
più a fondo dell'attività del Patriziato di Giornico e di questa piccola perla avremo modo
di riparlare.
Nelle foto, alcuni momenti della giornata
LA RIVISTA PATRIZIALE NUMERO 272
Era tempo, dirà qualcuno, ma la nostra rivista ha sempre dovuto adattarsi alla situazione finanziaria dell’Alpa che ha conti modesti e deve far fronte a molti impegni di genere diverso.
Nata nel 1947, quando ancora l’Europa si stava riprendendo dallo sfacelo della seconda guerra mondiale, è uscita in modo semplice ma con vive aspirazioni di carattere
culturale e informativo, divenendo negli anni il filo di contatto fra i numerosi Patriziati
Il primo redattore fu il Professor Giuseppe Mondada di Minusio e l’Alpa era allora diretta dal presidente Avvocato Teo Vassalli.
Negli anni, si sono succeduti quali redattori, il Professor Romano Broggini e il Lic. Jur.
Quirino Tatti.
Dal 1995, la rivista è compilata dal sottoscritto ed ha assunto una veste nuova con la
stampa presso la tipografia Jam di Prosito e la copertina a colori.
Ho cercato di adattare ai tempi moderni e veloci i contenuti, abbellendoli con fotografie inserite ad alleggerire testi lunghi che sempre meno il lettore apprezza.
Viviamo in un periodo dove il tempo è tiranno e sempre meno chi legge approfondisce i testi.
E` un vero peccato, ma occorre adeguarsi alla volontà del destinatario al quale ci si rivolge con l’informazione.
La fotografia in bianco e nero, benché artistica ed estremamente espressiva, non viene più valutata nel suo complesso e le nuove macchine fotografiche, permettono di ritrarre paesaggi e situazioni in cui il colore porta a una visione più reale.
Era un mio desiderio nascosto, che non ho mai osato esternare in Consiglio direttivo
per i motivi su esposti. Il desiderio di poter pubblicare fotografie suggestive, con le
moderne possibilità offerte dalla tecnica di stampa.
Lo scorso 12 febbraio, dopo attenta valutazione, è stato deciso di procedere in questo
senso, e allora eccomi qua, con il primo numero dell’anno 2009, a proporvi una rivista
con pagine abbellite dal colore.
Le fotografie in bianco e nero, ricordi del passato o in qualche caso opere artistiche,
saranno d’ora in poi valutate positivamente proprio per la loro peculiarità e appariranno nella loro reale bellezza.
Con l’augurio di buona lettura
Rilevante iniziativa del patriziato di Torricella Taverne che ha saputo promuovere un evento culturale
storico, legato all'arte medica di un tempo, professata da cittadini patrizi di quel Comune.
La mostra di utensili chirurgici, affascinante e nel
contempo suggestiva, si è tenuta nella casa comunale dallo scorso 13 dicembre alla fine di febbraio
ed ha avuto vivo successo.
Porre in evidenza l'operato di cittadini patrizi riprendendo il passato, significa legare con orgoglio
e interesse le nuove generazioni ad un piccolo nucleo che nei secoli ha saputo dare alla comunità,
persone di spicco, professionalmente impegnate
nella missione medica.
Così la presentazione della mostra,
patrocinio della stampa dei libri e anche
dell'allestimento della mostra.
Lo storico dell'arte medica ha accettato con
entusiasmo ed ha lodato il nostro patriziato
per la sensibilità dimostrata, raramente riscontrabile da parte di enti pubblici.
A questo punto l'ufficio patriziale si è attivato
per trovare un luogo adatto all'allestimento
della mostra, una sala per la presentazione
del libro e per indire una conferenza sulla
cataratta, un contributo finanziario per non
gravare troppo sulle finanze patriziali senza
contare l'invio degli inviti a politici, medici,
agli abitanti del comune e a tutti i fuochi del
patriziato nel cantone.
Inoltre è stato preparato il messaggio per la
richiesta del credito da presentare in occasione dell'assemblea patriziale.
L'esame della trattanda relativa alla richiesta del credito ha animato le discussioni sia
in gestione sia durante l'assemblea, tuttavia
il messaggio è stato accolto all'unanimità.
"Ritengo l'assemblea del nostro patriziato
Magistretti e Trefogli medici e chirurghi del '700 e '800 patrizi di Torricella Taverne
Per il patriziato di Torricella Taverne il 2008
può senz'altro essere ricordato come anno
Infatti, nell'ambito di una collaborazione tra
l'ufficio patriziale e lo storico dell'arte medica, Ivo Giulietti per un altro progetto, si è venuti a conoscenza dell'intenzione del sig.
Giulietti di pubblicare un libro intitolato: Magistretti e Trefogli medici e chirurghi del '700
e '800 patrizi di Torricella Taverne e di allestire una mostra a loro dedicata.
Siccome il libro tratta di persone che fecero
parte di famiglie patrizie tuttora esistenti
l'ufficio patriziale, dopo aver discusso dell'opportunità di impegnarsi in una simile impresa – del tutto fuori dalle competenze del
nostro patriziato – e dopo averne verificato
la sostenibilità dal punto di vista finanziario,
ha proposto al sig. Giulietti di occuparsi del
L’Amministrazione patriziale di Torricella-Taverne - Da sinistra: Tre Fogli Marco (vicepresidente); Fidanza Spartac (segretario-cassiere); Albertolli Giorgio (presidente); Giuglietti Ivo (Storico dell’arte medica).
dello scorso 16 novembre una fra le più importanti dell'ultimo cinquantennio, senz'altro la più importante a livello culturale e storico..."
Questo è parte di quanto scritto nel saluto
del presidente del patriziato, Giorgio Albertolli, all'inizio del libro.
Va detto che negli ultimi anni l'ufficio patriziale ha compiuto degli importanti passi
avanti che hanno notevolmente contribuito
alle finanze, al punto che non è più necessario il prelievo dell'imposta patriziale e tanto
dal permettere di poter occuparsi del promuovimento culturale nel comune.
Già da tempo il patriziato si stà occupando
dei lavori preliminari per il recupero della
Cappella delle Torrette, situata sopra l'abitato di Torricella e risalente al 1500 c.a. Si tratta dei ruderi di un'antica cappella già segnalata dal DT come «bene culturale di interesse locale».
L'intenzione dell'ufficio patriziale è la ricostruzione della cappella, la sistemazione del
bosco circostante e la formazione di un sentiero agevole.
La casa della famiglia del dott. Pietro Antonio Bartolomeo Magistretti e di suo zio don Mario Magistretti,
in zona «Co' d'Denta», acquistata dagli avi del signor
Giorgio Petrocchi, ora proprietario. L'immagine risale al 1933.
persone hanno una loro storia, ma non dobbiamo dimenticare che i medici e i chirurghi di questa terra hanno tracciato un piccolo sentiero sul quale mai nessuno avrebbe
pensato che fosse percorribile. Ora è diventato una strada con parecchie corsie e tutti
possono transitarla senza minimamente
porsi la domanda di chi l'abbia costruita!
I tre dottori Magistretti hanno praticato all'estero, lontani da Torricella Taverne, ma nel
comune sono nati e cresciuti, forgiando il loro carattere, mentre il dott. Trefogli ha dedicato tutto se stesso, alla durissima vita di
medico condotto, per il benessere di tutta la
comunità di Torricella Taverne e dei comuni
facenti parte del Circondario medico a lui
Più volte ho difeso (e continuerò a farlo) l'opera dei medici e dei chirurghi del passato,
affinché sia loro assegnato il giusto riconoscimento.
Il primo medico Magistretti è nato esatta-
Fra i diversi libri che ho già pubblicato e fra
quelli che andranno in stampa fra poche settimane, questo è il primo volume che potrà
dare adito a delle critiche e di questo né sono pienamente cosciente. Queste dannose
critiche, non saranno certamente rivolte ai
contenuti del libro, ma saranno rivolte verso
chi ha sostenuto e creduto nella pubblicazione di un primo volume dedicato alla storia del patriziato di Torricella Taverne. Un libro che vuole ricordare i medici e i chirurghi che sono stati patrizi di questo comune.
E se voi, ora, potete leggere questo libro lo
dovete a quei patrizi che l'hanno voluto e difeso.
Qualcuno sicuramente si chiederà il motivo
di una pubblicazione dedicata a medici e
chirurghi, visto che Torricella Taverne ha
dato i natali a personaggi famosi, quali architetti e artisti. È confermato che queste
Strumenti usati per la «litotomia».
Figura 1: «Trocart» completo. Strumento composto da un lungo e grosso ago inserito in una cannula. Questo
era utilizzato per perforare i tessuti sino a raggiungere la vescica urinaria. Di seguito veniva estratto il grosso
ago, rimanendo inserita solo la cannula (figura 2), lasciando così aperta una cavità da cui poteva uscire l'urina.
Figura 3: rappresenta il «Gorgeret» che, dopo aver rimosso la cannula, veniva inserito nella cavità per dilatare
maggiormente il foro provocato dal «Trocart». Figura 4: strumento che serviva per comprimere il «pene»,
bloccando così l'«uretra». Figura 5: un coltello (predecessore del bisturi). Figura 6: il «litotomo» per estrarre i
calcoli (verso la fine del '700 venne poi inventata una pinza).
mente 280 anni fa. Una storia lunga quasi tre
secoli, che pochi hanno avuto il coraggio di
far ricordare e rivivere. I giovani di Torricella Taverne devono conoscere la storia del
comune nel quale sono nati ed in modo par-
ticolare i figli delle famiglie patrizie. Tutti noi
viviamo dentro una casa le cui fondamenta
sono ben fissate nel terreno, colmo di storia
e di conoscenze, ma che pochi conoscono.
L'amata terra! Ma chi l'ama ancora?
Concludo citando uno scritto apparso sulla prima «Rivista Patriziale Ticinese» del 1947, poiché questa è una grande verità che pochi, secondo il mio modesto parere, sanno capire...
"Patrizi, badate a essere degni di questo passato. Più di mille e trecento anni di storia comunale e vicinale.
Nessun popolo dell'universo ha avuto tale e tanta continuità di regime comuniero. Siatene degni, sempre e comunque.
In queste lunghe sere invernali raccontate ai figli e ai giovinetti, con semplici parole, la lunga e
millenaria esistenza del nostro Comune.
E come fu scisso brutalmente dal nuovo comune da uomini privi di senso storico e amanti delle novità smisurate, ma di corta veduta. Dite loro che la legge, anche la più rivoluzionaria è
Aborrite dai demagoghi ipocriti e verbosi, tirannelli d'ogni partito che salgono dal basso, come la gramigna; e sono i veri nemici della democrazia e la bestemmiano dieci volte in un
Evocate, Patrizi, l'antico spirito millenario!
Trasmettete ai nepoti la piccola fiaccola luminosa che non si spegne. Né si spegnerà mai!
Nessuna bomba atomica può radere al suolo le grandi montagne..."
Buona lettura e grazie di cuore a chi ha sostenuto la pubblicazione di questo volume.
Uso del forcipe,
modello francese del 1750,
per un parto podalico.
Veduta di Torricella Taverne nel 1923.
Assemblea Museo etnografico di Leventina
Conferenza “L’uso della pietra nelle valli ticinesi”
Relazione dell’arch. Germano Mattei di Cavergno
Ho accettato con piacere l’invito che mi è
stato rivolto dal vostro Presidente prof. Franco Celio di parlarvi dell’uso della pietra nelle valli ticinesi. Il sasso, la pietra è un elemento che segna fortemente il nostro territorio, dai fondovalle alle alte cime delle alpi.
L’uomo ha da sempre avuto un rapporto diretto con questo elemento: pietre per formare un focolare, pietre per costruire ricoveri, protezione personale, monumenti scaramantici o religiosi, muri per creare fazzoletti di terra coltivabile “i paesaggi terrazzati”, sassi da sgomberare per creare terreno
coltivabile, muri, sentieri, ecc. L’uomo ha
avuto un rapporto da sempre diretto e coinvolgente con la pietra per garantire la sua vita quotidiana, di là da aspetti economici e
commerciali che si sono verificati solo in un
Nel Ticino il sasso, con l’acqua ed il legno, è
una delle risorse naturali importanti che offre la nostra terra. Risorse evidenti, sotto gli
occhi di tutti, ma purtroppo poco sfruttate e
considerate a favore della comunità e dell’economia cantonale. L’acqua porta posti di
lavoro anche Valli, ma i proventi effettivi sono
poi riservati al nord delle alpi. La legna, proveniente dalle ampie superfici boschive,
oggi è sottoutilizzata. Questo è l’unico bene
che ha un importante apparato statale di sostegno, che dovrebbe garantire il razionale
utilizzo e il conseguente sviluppo del settore forestale. In quest’ambito negli ultimi lustri qualche passo avanti è stato fatto ed il futuro sembra giocare a favore del legno.
Il sasso è presente in ogni forma e qualità su
tutto il territorio, attività economica secolare, per decenni ha creato sviluppo nelle valli e nelle zone periferiche. Purtroppo il setRivista Patriziale Ticinese
tore è poco considerato dalle nostre autorità, tanto che nel progetto di piano direttore
cantonale il settore estrattivo, con i suoi numerosi problemi, nemmeno è stato considerato. Non parliamo della nuova politica
regionale che non lo vede considerato negli
obiettivi, anche se il settore ha urgente necessità di rinnovamento ed impulso.
Granito e gneiss delle Valli Leventina e Riviera. Beole della Valle Maggia, Verzasca,
Onsernone, senza dimenticare le cave della
Val Calanca nella vicina Valle Mesolcina. Un
posto di nicchia l'ha pure il marmo bianco di
Peccia e la breccia calcarea rossa d’Arzo.
Non si può mancare di citare la pietra ollare,
che sino all’inizio del ventesimo secolo contribuì al sostegno dell’economia delle valli,
specialmente in Val di Peccia e Lavizzara.
La pietra in Ticino ha avuto il suo storico sviluppo nell’alto Ticino circa 150 anni or sono,
con l’arrivo dei cantieri della linea ferroviaria del Gottardo. In Valle Maggia un secolo
or sono il settore si sviluppò parallelamente
con la costruzione della linea ferroviaria in
valle. Ben più anziana e secolare, i primi rilevamenti sull’uso di questa pietra datano al
1300, è l’attività legata alle cave della "breccia d’Arzo" nel Mendrisiotto, con la sua comunità di lavoro con le vicine cave italiane di
Saltrio e Viggiù. L’estrazione del marmo di
Peccia, seppur già conosciuto nei secoli
scorsi – la croce di marmo sul sagrato della
Chiesa di San Carlo di Peccia data del 1600
– ebbe inizio nel 1946 al termine della seconda guerra mondiale.
In queste attività legate al lapideo furono occupati sino a 5000 operai, posti lavoro che
contribuirono in modo rilevante allo sviluppo socio economico delle nostre regioni pe-
riferiche, le valli in particolare. Accanto all’occupazione di molti autoctoni, importante
fu l’immigrazione di maestranze confederate e di stranieri; italiani in particolare, poi
raggiunti da spagnoli e portoghesi. Molti di
questi formarono nei nostri villaggi le loro
famiglie, integrandosi perfettamente nelle
comunità. Importantissimo fu anche lo viluppo tecnologico nel settore, con l’adozione di nuovi sistemi di lavorazione, della
meccanica applicata sia nell’estrazione della pietra in cava, quanto nei laboratori e negli opifici. Patrimonio inestimabile anche
dal profilo della cultura del lavoro. I prodotti
creati attraverso la lavorazione industriale
od artistica sono stati e sono esportati sul
suolo nazionale, in Europa e nel mondo intero: pietra ambasciatrice di un Ticino verace,
dei nostri paesi e valli.
Importante costatare che il settore della pietra si concentra, in sostanza ancor oggi, nelle regioni periferiche e di montagna, creando lavoro in zone socialmente difficili e generando indotto economico laddove altri
settori non arrivano. La meccanizzazione, la
globalizzazione con la concorrenza sfrenata di altre pietre estere – non sempre di pari
valore e qualità -, ma anche un certo disamore per queste produzioni nostrane ha
contribuito in questi decenni alla diminuzione delle cave e dei posti di lavoro. I posti di
lavoro nel 1995 erano circa di 730 unità, per
ridursi a ca. 470 nel 2005 (un’erosione del
31%). Nello stesso periodo le imprese sono
diminuite del 28 %. Oggigiorno all’Associazione delle Industrie dei graniti, marmi e
pietre naturali del Ticino (AIGT) sono associate 27 ditte (una ventina impegnate nell’estrazione in cava), cui vanno aggiunte una
decina d’imprese non associate. L’AIGT,
presieduta dal giovane cavista di Cevio
Mauro Bettazza e con sede a Bellinzona
(www.aigt.ch), si batte validamente per tutelare gli interessi legati all’industria delle
pietre naturali nel Ticino. Degna di nota la
sua recente presa di posizione sul progetto
di Piano Direttore cantonale, che come già
considerato, non cita in alcun modo il settore
lapideo e le sua importante industria. Il settore è in questo periodo studiato dalla SUPSI-DSAS, che con i prof.ri Siegfried Alberton e Federino Corboud sta approfondendo
gli aspetti di statistica e delle idee di rilancio
del settore. Una prima bozza dello studio “Il
settore della pietra naturale nella Svizzera
italiana, analisi e prospettive di rilancio” è
stato presentato alcuni mesi or sono agli addetti del settore.
La razionalizzazione, le strategie di cooperazione infrasettiorale, l’utilizzo razionale
degli scarti mediante lavorazione di granulati e le pietre composite, impianti di frantumazione condivisi e altre misure sono tra le
proposte al vaglio del settore. Non da dimenticare la necessaria formazione di giovani apprendisti, l’aggiornamento professionale e alle nuove tecniche di lavorazione,
basi indispensabili per organizzare e garantire un valido futuro.
Tuttavia il miglior rilancio è quello che possono assicurare da subito Confederazione,
Cantone, Comuni, Enti pubblici, l’economia
ed i privati prestando migliore attenzione
agli eccezionali e validissimi prodotti realizzati con le pietre ticinesi. Purtroppo il pro-
movimento economico e regionale cantonale da tempo non ha leggi di sostegno e di
rilancio del settore dell’industria e dell’artigianato, specialmente quello insediato nelle
regioni periferiche e di montagna, notoriamente e non per sua colpa confrontato con
problemi enormi. Una grave lacuna che si
trascina da troppo nel tempo e che arrischia
di arrecare danni irrimediabili. Come già
detto la nuova politica regionale sembra anch’essa disattendere gli interessi del settore
delle pietre naturali, tra l’altro confrontato
con i costi dei trasporti in continua ascesa e
ad infrastrutture stradali non adeguate, questo specialmente ancora una volta nelle nostre valli. In quest’ambito l’unica azione concreta e benvenuta è stata l’iniziativa andata a
buon porto del Consigliere Nazionale Mainrado Robbiani sul “rimborso dell’imposta
sui carburanti impiegati per l’estrazione
della pietra da taglio naturale”. L’attenzione
politica e dell’economia sono indispensabili per salvare e promuovere attivamente un
settore storico, che tanto ha dato alla Svizzera italiana e che tanto può e vuole ancora dare.
L’industria della pietra ha portato anche notevoli proventi ai nostri Patriziati con l’affitto
del loro territorio per l’estrazione e lavorazione della pietra. Queste attività creano nel
territorio anche qualche problema, dovuti a
rumore, polvere, discariche. Quindi ecco
sorgere i nuovi problemi cui è confrontato il
settore in un contesto territoriale che in pochi decenni è evoluto, per lo sviluppo da
paese rurale a territorio estremamente e
diffusamente urbanizzato. Ultimamente il
rinnovo dei contratti d’affitto comporta problemi, lo sviluppo e l’aggiornamento delle
cave è confrontato con ostacoli pianificatori
dai tempi biblici e sottoposte agli effetti dello sviluppo urbano che si avvicina sempre
più fisicamente alle cave stesse e queste
devono magari anche chiudere l’attività in
quanto fortemente condizionate da queste
nuove realtà. Un esempio la Cava Ambrosini
a Castione, che produceva un granito bianco di nicchia assai ricercato, che ha dovuto
chiudere complice la zona edificabile del
villaggio che si è avvicinata alla cava stessa.
La cava esisteva da decenni, ma i nuovi abitanti insediatisi da pochi anni hanno condizionato la situazione e contribuito sostanzialmente alla chiusura della cava stessa.
Non si può dimenticare anche l’indotto indiretto dell’industria della pietra nelle zone
ove è attiva, sicuramente importante e non
da sottovalutare. Un esempio, da un recente
studio realizzato da uno studente della SUPSI-IRE (“Valutazione d’impatto economico
dell’attività dlla Cava di marmo e della Scuola di scultura di Peccia” / anno 2005 – Andrea
Gianinazzi con la supervisione del Dr. IRE Rico Maggi) risulta che in Valle Lavizzara l’industria del marmo – cava, laboratori e Scuola di scultura – lascia annualmente nella Valle un importo di 1.5 mio di franchi di indotto
indiretto (turismo, ristoranti, artigiani, ecc.).
In un territorio di poco più di 800 abitanti un
risultato di non poco conto e assai indicativo.
Non mi dilungo sugli aspetti dell’uso della
pietra nel campo artistico. Nei secoli scorsi
Ticino terra di maestri comacini, oggi terra
di artisti locali che si fanno onore e che illustrano le qualità e la bellezza delle nostre
pietre. Oltre a numerosi artisti singoli sono
attive nel Cantone alcune iniziative interessanti quali quella della Scuola di scultura di
Peccia e il suo progetto per la realizzazione
di un Centro internazionale. Il connubio industria e arte, industria e turismo, ecc. vanno approfonditi e in questo campo vi devono essere sinergie che portino anche migliore visibilità al settore della pietra.
La storia del Ticino passa indubbiamente
anche dal settore dell’industria lapidea e
dal suo uso. Mi auguro che tutto questo settore possa avere un futuro in un contesto favorevole e di condivisione sociale, politica e
economica. Ogni paese deve saper agevolare e sfruttare le risorse cui dispone.
Vi ringrazio dell’attenzione augurando al
vostro Museo ogni bene e il successo che
no a cuore la cura e lo sfruttamento del territorio in favore oltretutto dell’intera comunità.
Non si rende conto altresì che ben miseri
sono i rimborsi per danni che a volte riducono la produttività di ben oltre l’80% impedendo in alcuni casi anche il carico di alpi in
quanto i pascoli vengono regolarmente distrutti.
Occorrerà ora trovare un’alleanza concordata per poter tornare a gestire con efficacia il territorio nel rispetto di chi ci lavora e
nel rispetto dell’evoluzione positiva di un
settore agricolo che non va ulteriormente
La fierezza di tutte le persone che operano
nell’agricoltura va tutelata in modo che chi
opera o si avvicina a questo settore lo possa
fare in una situazione tranquilla dove gli
sforzi profusi possano anche dare i necessari utili sia morali che materiali.
Sicuramente l’inverno come quello che stiamo passando ha portato a delle lievi regolazioni naturali che andranno quantificate, ma
ciò non significa che non occorre ulteriormente e massicciamente intervenire.
L’idea di regolare la quantità di animali presenti sul territorio in rapporto alla possibilità
di nutrimento data dalle zone di svernamento piace! Oggi però i numeri sono ormai fuori controllo e causano sofferenze agli
Quindi un adeguato ripristino di equilibri
ormai scomparsi da anni è più che mai necessario onde evitare danni economici, produttivi, turistici, o gravissime perdite di posti
di lavoro in zone periferiche che porterebbero a compromettere tutte quelle attività
agricole tipiche del nostro territorio.
L’invito del CD ALPA è quindi quello di sostenere e far sostenere massicciamente la
petizione “CERVI E CINGHIALI: CHE DISASTRO”.
Sostegno dell’ALPA
alla petizione:
“cervi e cinghiali:
che disastro”
Il Consiglio Direttivo dell’Alleanza Patriziale
Ticinese (ALPA), l’Ente mantello che raggruppa le 212 Amministrazioni Patriziali ticinesi, invita a sostenere la petizione inoltrata dall’Unione Contadini Ticinesi e dalla Federazione viticoltori della Svizzera italiana.
Da anni l’ALPA, su segnalazione di numerose Amministrazioni Patriziali, annuncia i
danni causati dagli ungulati ai preposti uffici
Danni che compromettono in modo irreparabile pascoli, alpi, vigneti, … che nel corso
dell’intero anno ricevono le cura degli addetti ai lavori.
Le soluzioni adottate finora con l’aumento
del periodo venatorio tramite ulteriori periodi di caccia selettiva - anche invernale - si
sono dimostrati ampiamente insufficienti e
obbligano a una finalmente nuova gestione
di un aspetto, quello del rapporto di selvatici presenti e territorio a disposizione , che
non può essere compromesso da inutili veti
e complicate leggi che non consentono né
nel periodo venatorio né durante i periodi
di caccia selettiva un adeguato abbattimento dei capi che stanno letteralmente distruggendo il paziente lavoro portato avanti da
anni sugli alpi, nei vigneti e più in generale
Attualmente si sta assistendo ad un disastro
annunciato e ampiamente preventivabile in
quanto le segnalazioni erano state fatte con
ampio anticipo.
Chi oltretutto cerca giustificazioni nei possibili risarcimenti effettuabili da compagnie
assicurative non si rende conto della passione con la quale operano le persone che hanRivista Patriziale Ticinese
Per il Consiglio Direttivo ALPA
Il Presidente, Tiziano Zanetti
▲ Taverne 1999
▼ Ponte Tresa 2003
INSERTO STATUTI
Statuti dell’Alleanza Patriziale Ticinese
Approvati dall’Assemblea dei Delegati
Quinto 17 maggio 2008
Sotto la denominazione Alleanza Patriziale
Ticinese (ALPA) viene costituita un’associazione a tenore degli articoli 60 e seguenti
del CCS.
La qualità di membro si acquista mediante
adesione scritta e accettazione della stessa
da parte del CD.
Contro una decisione di rifiuto di accettazione à data facoltà di ricorso all’assemblea.
Art. 5 Perdita della qualità di membro
La sede dell’associazione è presso il suo
La qualità di membro si perde con l’inadempienza dei doveri verso l’associazione.
Ogni membro può rinunciare a far parte
dell’ALPA mediante preavviso scritto di almeno tre mesi, da presentare al Consiglio
Direttivo prima della fine dell’anno amministrativo.
I patriziati che si sono dimessi o che sono
stati esclusi, non hanno alcun diritto sul patrimonio sociale.
Scopo dell’ALPA è la salvaguardia dell’istituto patriziale ticinese, il promuovimento e il
rafforzamento dello spirito viciniale tra i
suoi membri, la conservazione delle istituzioni e delle tradizioni d’interesse generale,
la consulenza dei suoi membri e la rappresentanza dei patriziati verso l’autorità costituita.
I singoli patriziati facenti parte dell’ALPA
mantengono la loro autonomia.
Possono essere membri dell’associazione i
patriziati riconosciuti ai sensi dell’articolo 3
della Legge organica patriziale (LOP 1992).
Possono pure essere accolti in qualità di
membri i patriziati che, pur non essendo riconosciuti dal Consiglio di Stato, sono dotati
di statuti approvati dal Consiglio Direttivo
Ogni membro si impegna a collaborare per
il perseguimento dello scopo sociale, sostenendo l’attività dell’associazione, partecipando alle assemblee e pagando la tassa
Art. 8 Membri onorari
La convocazione, con annesso l’ordine del
giorno, viene trasmessa ai singoli membri,
con preavviso di almeno tre settimane.
Persone che si sono rese particolarmente
meritevoli possono essere nominate membri onorari dell’ALPA.
Art. 9 Risorse finanziarie
L’assemblea è diretta dal presidente o dal
vice presidente; in caso di loro assenza o rinuncia, da parte di un presidente del giorno
designato dall’assemblea.
- dalle tasse sociali
- dal reddito del capitale e della liquidità
- da donazioni e da apporti vari
La gestione contabile si chiude al 31 dicembre di ogni anno.
Art. 15 Diritto di voto e di rappresentanza
Ogni patriziato associato ha diritto a due
delegati. I membri onorari non hanno diritto
Ogni delegato può rappresentare un solo
patriziato.
L’associazione risponde verso i terzi con i
propri fondi. Resta esclusa ogni responsabilità personale dei membri e degli organi societari.
Art. 16 Metodo di votazione
Le votazioni avvengono di regola con il metodo dell’alzata di mano.
L’assemblea può decidere l’adozione di altri metodi, ritenuto che la proposta venga
presentata all’inizio dell’assemblea e ottenga la maggioranza dei voti espressi.
A: l’Assemblea dei Delegati
Può essere convocata dal CD oppure su richiesta scritta di almeno 1/5 dei Patriziati associati.
La richiesta va inoltrata al CD; essa deve essere motivata e deve elencare le trattande
da inserire all’ordine del giorno.
L’assemblea avrà luogo al più tardi tre mesi
dopo l’inoltro della richiesta.
Per le formalità della convocazione valgono le norme relative all’assemblea ordinaria.
l’assemblea è l’organo supremo dell’associazione. Si compone dei rappresentanti dei
patriziati associati e dei membri onorari.
L’assemblea ordinaria si tiene ogni anno entro il 30 giugno.
ma scritta le proposte di candidati alle cariche statutarie.
Le proposte devono pervenire al CD almeno quattro settimane prima della data dell’assemblea.
Alle proposte va allegata la dichiarazione di
accettazione alla carica da parte dei singoli
L’assemblea è competente per:
- la nomina degli scrutatori;
- l’approvazione dell’ordine del giorno e
del metodo di votazione;
- l’approvazione del verbale dell’assemblea precedente;
- le nomine statutarie;
- l’esame e l’approvazione del rapporto annuale del CD;
- l’esame e l’approvazione del conto consuntivo e del conto preventivo;
- stabilisce la tassa sociale
- l’esame e la decisione sulle proposte del
CD e/o dei membri;
- la nomina dei membri onorari;
- la designazione della località per la tenuta
Art. 22 Quorum
L’assemblea può deliberare qualunque sia
il numero dei membri rappresentati.
B: Il Consiglio Direttivo
Il CD è composto dal presidente e da 14
L’assemblea designa avantutto 15 membri;
in seguito tra di essi sceglie il presidente.
Il CD resta in carica quattro anni ed è sempre rieleggibile.
Il presidente è rieleggibile per un massimo
di 3 legislature.
Deve essere assicurata una ripartizione dei
membri del CD tra le varie regioni del Cantone.
Ogni distretto ha diritto a essere rappresentato da almeno un membro.
Nessun distretto può essere rappresentato
da più di tre membri.
Art. 19 Presentazione di trattande
I membri hanno diritto di formulare proposte all’attenzione dell’assemblea entro il 1.
Esse devono pervenire in forma scritta al
Proposte tardive, ai sensi dell’art. 13, non sono messe all’ordine del giorno.
Art. 20 Clausola dell’urgenza
L’inserimento di trattande non previste all’ordine del giorno può avvenire con richiesta esplicita all’inizio dell’assemblea. Sulla
loro inclusione decide il voto dei delegati,
ritenuta necessaria la maggioranza dei 3/4
dei presenti aventi diritto di voto.
Il CD si riunisce su convocazione del Presidente o su richiesta di almeno cinque dei
Le decisioni sono prese a maggioranza assoluta dei votanti, ritenuta la presenza della
metà più uno dei componenti.
I membri del CD ricevono una diaria e una
Art. 21 Presentazione di candidati
Almeno dodici settimane prima dell’assemblea, il CD invita i membri a inoltrare in forRivista Patriziale Ticinese
Il CD è competente per:
- nomnare il vice presidente, il segretario e
- condurre l’associazione applicando le decisioni dell’assemblea
- istituire commissioni di lavoro interne,
eventualmente con la partecipazione di
Art. 29 Modifiche statutarie
Le modifiche statutarie devono essere approvate dai 2/3 dei soci presenti aventi diritto di voto.
Per lo scioglimento dell’associazione è necessaria una maggioranza dei 3/4 dei votanti all’assemblea straordinaria convocata
per tale trattanda.
Art. 26 Segretario - cassiere
Il CD nomina per la durata di quattro anni il
segretario e il cassiere, incaricato della tenuta dei verbali, della tenuta della contabilità, dell’esecuzione dei compiti affidatigli
dall’assemblea e dal CD.
Le due cariche possono essere cumulate.
L’assemblea deciderà la procedura di scioglimento e l’organo chiamato alla esecuzione della stessa.
Il patrimonio residuo dovrà essere devoluto
ad una o più istituzioni di pubblica utilità su
designazione dell’assemblea.
C: La commissione di revisione dei conti
Art. 31 Diritto sussidiario
Art. 27 Composizione
Per quanto qui non previsto, si applicano le
norme del CCS sulle associazioni e le norme della LOP per quanto attiene l’attività
Si compone di tre membri e resta in carica
per due anni. Può essere rieletta per altri
due periodi. Di regola, ogni anno vien sostituito il revisore con maggior anzianità di carica.
Verifica i conti dell’associazione e presenta
un rapporto scritto all’assemblea generale.
Il presente statuto abroga quello del 4 luglio
1943 e le successive modifiche ed entra in
vigore con l’approvazione da parte dell’assemblea dei Delegati del 17 maggio 2008.
Ponte Tresa 2003
Programma dell’escursione ALPA 2009
«Torino, le Valli valdesi e del Canavese»
da giovedì 21 a sabato 23 maggio 2009 (ponte dell’Ascensione)
ore 22.00 ca.
partenza da Locarno con comodo autobus turistico della Ditta Rossi Viaggi di
Gordola) con destinazione di Torino (fermate a Giubiasco, Rivera, Lugano,
Mendrisio e Chiasso). Fermata caffé.
arrivo a Torino e visita accompagnata della Chiesa del Santo Volto, Via Val della
Torre 11 (opera dell’arch. Mario Botta, anni 2001 - 2006).
Pranzo al Ristorante Lucio d’la Venaria in prossimità della Venaria Reale.
Visita accompagnata della Reggia dei Savoia La Venaria Reale, residenza di
“piacere e di caccia” iniziata a metà del milleseicento dal Duca Carlo Emanuele II di Savoia. Una delle più alte espressioni del Barocco europeo del seicento
(progetto 1660-1675 dell’architetto di Corte Amedeo di Castellamonte e dal
1716 da Filippo Juvara).
partenza per Torre Pellice (ca 30 km a nord-ovest di Torino, altezza 516 m.s.m.).
Alloggiamento in camere con servizi e prima colazione alla Foresteria Valdese.
partenza per Bobbio Pellice e cena tipica al Ristorante Cacciatori.
ore 20 ca.
partenza per la Val d’Angrogna con visita guidata fra i luoghi storici della Valle
(monumento di Chanforan, scuoletta Beckwith, grotta “Gueiza d’la tana, museo
delle Donne Valdesi, Pradeltorno e Coulege dei Barba).
pranzo alla Foresteria Valdese.
visita accompagnata a Torre Pellice: Museo Valdese, Tempio e Aula Sinodale
per una panoramica su storia, attualità e organizzazione della Chiesa Valdese.
Al termine (ore 17 circa) visita individuale di Torre Pellice.
cena gastronomica di cucina valdese e della montagna al Ristorante Plipot della famiglia del rinomato cuoco Walter Eynart (due stelle Michelin) di Torre Pellice.
ore 15.00 ca.
ore 17.00 ca.
partenza dall’albergo in autobus in direzione di Agliè, il paese di Elisa di Rivombrosa. Visita dell’Azienda agricola e vinicola Silva, produttrice del celebre
vino Erbaluce del canavese. Visita accompagnata del Borgo di Agliè con il suo
castello ducale, la chiesa di Santa Marta e alla tomba del poeta Guido Gozzano.
Pranzo al Ristorante Sole nel caratteristico centro di Agliè
Visita della fabbrica di stufe a legna in ceramiche artistiche Savio di Castellamonte e “due passi finali” nel museo all’aperto nel nucleo di Torre Canavese
Partenza per il rientro in Ticino via Chiasso, Mendrisio, Lugano, Giubiasco.
Rientro a Locarno.
Gli iscritti riceveranno, a tempo opportuno, il programma definitivo con la relativa documentazione. Saranno prese in considerazione le prime 50 iscrizioni.
viaggio con Autobus turistico confort – visite organizzate e guide locali - cene e pranzi di
giovedì e venerdì e pranzo di sabato – pernottamento in albergo a 3***stelle (camera doppia con servizi e colazioni) fr. 800 per persona (prezzo indicativo)
Gli interessati sono invitati a prescriversi al più presto inviando il tagliando d’iscrizione a:
Germano Mattei, 6690 Cavergno
079 428 40 59 cellulare / 091 759 02 10 tel. Uff. / 091 759 02 15 telefax
Eventuali informazioni presso lo stesso indirizzo.
Il tagliando d’annuncio lo trovate in calce.
Il Comitato Direttivo dell’ALPA invita cordialmente a partecipare a quest’escursione in una
regione densa di storia, gastronomia, scambi culturali e di riferimenti che non possono che
stimolare la curiosità di ognuno. Gli interessati sono invitati ad annunciarsi senza indugio, restano ancora alcuni posti a disposizione.
Iscrizione all’escursione ALPA 2009
Dal 21 al 23 maggio 2009 (ponte dell’Ascensione)
mi annuncio alla gita a «Torino, valli valdesi e del canavese»
Numero persone annunciate:
□ Camera doppia
□ Camera singola: (supplemento fr. 45.- per notte).
Talloncino da inviare a:
079 428 40 59 cellulare – 091 759 02 10 tel. uff. – 091 759 02 15 telefax
Saranno accettate le prime 50 iscrizioni se confermate dal versamento della quota
d’iscrizione che sarà richiesta dopo l’annuncio.
FEDERAZIONE SVIZZERA PATRIZIATI
SVIZZERA DEI PATRIZIATI
Si terrà ad Aarbon nel Canton Turgovia il 5 e 6 giugno l’annuale Assemblea della
Federazione Svizzera dei Patriziati delle Corporazioni e delle Borghesie.
Evento importante anche per tutte le nostre Amministrazioni per affinare i rapporti
con i colleghi d’oltre Gottardo.
Momento inoltre significativo per scoprire peculiarità e valori di regioni tipiche della nostra Confederazione.
Un invito a tutti gli Amministratori patriziali ticinesi anche da parte del Consiglio Direttivo dell’ALPA a parteciparvi numerosi; ne vale la pena.
La stupenda zona del porto di Aarbon
BOURGEOISIES ET
ET CORPORATIONS
65. ASSEMBLEE
ASSEM BLEE G
ENERALE, LE
J U IN 2
009 A ARBON
B o u r g e o is ie
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P ré n o m
A d re s s e
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T é lé p h o n e /fa x
D é p la c e m e n t
″ en
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(programme ccomplet)
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″ B CHF
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((uniquement
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e vvendredi)
endredi) (AG/programme)
(A G /p ro g ra m m e )
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inérale) ″ nombre
ersonnes ″ végétarien
v é g é ta r ie n
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v o lo n tie r s m
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P ro g ra m m e p
our accompagnants
″ Visite
AFG-Holding
Möhl“ ″ Musée
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samedi, 6 jjuin
P ro g ra m m e d
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″ Excursion
(déjeuner iinclus
nclus – ssans
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p e rs o n n e )
C a té g o r ie
C h a m b re d
Chambre iindividuelle
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110.00 à 160.00
140.00 à 190.00
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90.00 à 110.00
105.00 à 140.00
55.00 à 90.00
50.00 à 105.00
r o h s in n , M
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S e e g a rte n
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re n v o y e r c
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h r is ta n e [email protected] b lu e w in .c h
elefon : 071
071 970
60 (dès
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elefax : 071
sun strumento simile. I Lander ed i comuni
ricevono solo degli introiti fiscali. Le esperienze condotte in Svizzera hanno dimostrato che sono soprattutto le regioni situate all'esterno del perimetro alpino che approfittano dei benefici legati all'utilizzo della forza idraulica. Nei fatti, qual è la situazione riguardante l'acqua potabile? I comuni di
montagna ricevono un prezzo ragionevole
per l'acqua commercializzata in bottiglia?
Sarebbe molto proficua una discussione
condotta nell'insieme dell'Arco alpino. Durante la conferenza sull'acqua, tenutasi a
Monaco, lo scorso ottobre, il direttore del
SAB ha avuto l'occasione di sollevare la questione e di proporre un dibattito riguardante
per l'acqua di montagna?
L'acqua rappresenta una delle sole risorse
naturali a disposizione delle regioni di montagna. Per questo motivo è necessario trovare il modo di valorizzarla. La Svizzera applica da diverso tempo il sistema dei canoni
idraulici. Questo strumento permette di
compensare le regioni che mettono a disposizione queste risorse. La Svizzera rappresenta, nello spazio alpino, un esempio in
materia. L'Austria non ha per esempio nes-
Le foreste possono abbassare
il tasso di CO2?
I cambiamenti climatici riguardano in maniera particolare le regioni di montagna. In
questo contesto, dovranno essere sviluppate delle strategie (per esempio nel settore
turistico). Tuttavia, le regioni di montagna
non potrebbero loro stesse prendere in conto il ruolo delle foreste nella loro lotta contro
le emissioni di CO2? Negli ambienti specializzati questo punto di vista è controverso.
Tuttavia, I'estensione delle foreste contribuisce alla riduzione della C02. Alcune catastrofi, come la tempesta Lothar, possono al
contrario indurre un aumento dell'anidride
carbonica prodotta dalle superfici forestali.
Tuttavia, nel corso dei prossimi decenni, le
foreste avranno piuttosto un ruolo positivo.
Utilizzando il legno per le costruzioni o come materia energetica finale, la Svizzera
potrebbe evitare l'emissione di 8 milioni di
tonnellate di C02 (12% del totale prodotto).
Nella revisione della legge sulle foreste, si
era previsto di tener conto dell'effetto positivo delle foreste. Si è dovuto tuttavia abbandonare questo meccanismo, a causa della
non revisione della legge in questione. Per il
momento, sono conservati i diritti di emissione, presso la Confederazione. (TE)
grazie alla vita in sintonia con la natura, è
sparita. Per qualsiasi problema di salute oggi ci rivolgiamo a medici e farmacisti.
Un libro dedicato alle piante officinali nostrane ha parecchi valori positivi da trasmettere.
Innanzitutto stimola la frequentazione e l'avvicinamento alla natura, dalla quale, come
detto, automaticamente riceviamo benessere.
Di conseguenza esso promuove l'approfondimento e lo studio della natura. Le piante
devono per prima cosa essere riconosciute
correttamente, per non correre il rischio di
ottenere risultati magari pericolosi: è necessario imparare a determinarle e a cogliere
le differenze, sovente minute, che le contraddistinguono. Poi, dato che ogni specie
ha esigenze ecologiche peculiari, devono
essere cercate nei loro ambienti vitali, senza
dimenticare che per approfittare in modo
sostenibile della flora officinale dobbiamo
rispettarne, direttamente e indirettamente,
gli ambienti vitali. A questo punto devono
essere raccolte nel momento opportuno e
rispettandone le popolazioni, evitando inutili saccheggi e tenendo presente che vi sono
specie rare, protette o minacciate, che non
possono assolutamente essere colte. Di ritorno a casa le erbe devono essere preparate e conservate correttamente, pena la perdita di proprietà curative. E, per finire, la
somministrazione deve seguire correttamente i dosaggi.
L'intero processo è una sorta di apprendistato virtuoso.
Ma il nostro coinvolgimento non finisce qui.
Dobbiamo anche imparare a rispettare il
nostro corpo, ad ascoltarne i segnali e a capire se e quando la natura può venirci in aiuto oppure, al contrario, se e quando è meglio
La pratica delle erbe officinali è dunque un
esercizio completo che attiva e mette in causa tutto il nostro corpo e in particolare il sistema nervoso in tutta la sua complessità. E
inoltre, mettendo da parte gli intermediari,
ci riporta positivamente in contatto con la
e le erbe
La natura è dispensatrice di benessere e agisce a vari livelli.
La natura fa bene al morale. Ce ne accorgiamo immediatamente quando, staccandoci
dalla frenesia quotidiana, nel tempo libero
frequentiamo le montagne, verdi, silenziose,
pulite. Boschi, fiumi, prati fioriti, con il loro
corollario di colori, profumi, suoni e diversità biologica dispensano pace e tranquillità. Bastano pochi istanti e l'equilibrio della
natura pervade la nostra mente e il nostro
corpo, regalandoci uno stato di benessere
psichico e fisico che vorremmo poter conservare a lungo.
Il secondo livello è meno immediato. Il nostro modo di vita ci ha liberati o staccati
dall'ecosistema. Abbandonata l'economia
di sussistenza e imboccata la via della produzione industriale e dei servizi, oggi acquistiamo cibi e merci accettando (che comodità!) la presenza di intermediari fra di
noi e la terra madre. Possiamo addirittura
comperare alimenti pronti, finiti, che non richiedono neppure il piacere della cucina e
riducono il contatto con il cibo alla semplice
deglutizione. Ci siamo emancipati, è sicuro,
ma nello stesso tempo abbiamo perso le
competenze, le ritualità e i piaceri legati alla
produzione o alla raccolta di cibi e prodotti
selvatici. Seguendo la stessa via sono bastate alcune generazioni abbiamo smarrito
le conoscenze che permettono di rivolgersi
alla natura come dispensatrice di piccoli rimedi domestici. La conoscenza tradizionale
e diffusa delle piante officinali, trasmessa
natura ricreando un legame fra di noi e l'ecosistema, la nostra casa sulla terra. Il Ticino
e le erbe medicinali costituisce un ottimo
punto di partenza per questa pratica affascinate.
stale, nonché l’estrazione dapprima della
pietra ollare e poi del marmo, hanno favorito
ovunque la presenza e le attività dell’uomo.
Uno dei metodi - probabilmente il migliore che permette di appurare l’intensità e il grado di antropizzazione del territorio è quello
della toponomastica. Dove l’uomo giunge e
lavora tende a battezzare i luoghi ed è un fatto che denota famigliarità, affettività e senso
All’inizio del mese di ottobre 2008 è stato
presentato a San Carlo un libro che raccoglie circa 1100 nomi di luogo, raccolti dalla
signora Hedi Dazio già nel 1972 presso gli
anziani di Peccia e Valle, documentati e descritti dall’autrice. La pubblicazione è quindi il frutto di un’appassionata ricerca che si è
conclusa in questi ultimi anni. Il corpus toponomastico è preceduto da tre testi di approfondimento su aspetti storici di Peccia, è
accompagnato da una nutrita serie di fotografie d’epoca e da una carta topografica.
La cartina allegata, sulla quale sono inserite
le localizzazioni, dà un’idea concreta e immediata di come fosse denso e capillare lo
sfruttamento del territorio patriziale di Peccia, indipendentemente dall’altitudine e dalle caratteristiche morfologiche e vegetative.
La pubblicazione relativa a Peccia è uscita
nella collana dell’Archivio dei nomi di luogo
diretta dal prof. Stefano Vassere, responsabile del «Repertorio toponomastico ticinese» presso l’Archivio di Stato del Cantone
Chi desiderasse acquistarne una copia la
può richiedere alla Cancelleria comunale di
Lavizzara, a Broglio, al prezzo di fr. 15.-.
Guido Maspoli,
direttore del Parco botanico
del Cantone Ticino, Isole di Brissago
toponimi di
Peccia.
Peccia possiede un
vasto territorio di
ben 5426 ettari: si
estende verso Fusio fino al confine
con Mogno e occupa sull’altro lato l’intera valle omonima. È un
territorio fortemente corrugato, segnato da
dislivelli impressionanti che oscillano tra gli
800 metri, il punto più basso, e i 2911 metri
del Pizzo Cristallina. L’insediamento principale, denominato Peccia Paese, si trova nel
punto di congiunzione dei due solchi vallivi,
in un sito sfortunato perché ripetutamente
colpito e distrutto da frane e da alluvioni. Per
ottenere uno sfruttamento completo delle risorse distribuite in questa parte alta della
Lavizzara fu indispensabile anche creare alcuni nuclei abitativi decentrati, che diedero
origine alle frazioni di Corgello, Cambleo,
Veglia, Cortignelli, San Carlo e Piano di Peccia.
Oltre la metà della superficie patriziale risulta apparentemente improduttiva, più di
un quarto coperto da boschi e gran parte
dello spazio rimanente in passato veniva
sfruttato con la pastorizia che poteva contare ben 11 alpi, ognuno dei quali composto
da diversi corti. L’attività agricola, l’allevamento del bestiame e lo sfruttamento foreRivista Patriziale Ticinese
L’inventario toponomastico
In Ticino, settembre è dedicato alla caccia
alta. Non ho mai praticato questo sport, ma
lo scorso mese, leggendo due libri, ho beneficiato anch’io dei prodotti della “caccia”
di due donne valmaggesi: quello di Carla
La Centrale OFIMA di Piano di Peccia ha ospitato venerdì 3 ottobre la bella serata di presentazione della pubblicazione “Archivio dei nomi di luogo di Peccia”. La sala turbine ne cuore della montagna gremita di pubblico interessato.
Del Ponte, già procuratrice del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, intitolato
appunto La caccia. Io e i criminali di guerra; e
quello di Hedi Dazio che ho l’onore di presentare. Una caccia, la sua, non già ai camosci e alle marmotte, ma ai toponimi di Peccia; un libro introdotto, oltre che dall’autorità
comunale e patriziale, da tre importanti capitoli di Bruno Donati e pubblicato dall’Archivio dei nomi di luogo diretto da Stefano
Vassere.
Due donne, due cacce e due libri diversi. Il
primo tratta problemi a livello internazionale e coinvolge la responsabilità non solo dei
vari Milosevic, Karadizk, Mladik…, ma anche quella di molti personaggi illustri che
hanno formato quel muro di gomma contro
cui si è battuta la Del Ponte, già cacciatrice
di vipere sui monti di Bignasco (lo ripete più
volte, e con orgoglio!). Una testimonianza
coraggiosa che raccomando a tutti coloro
che vogliono capire meglio la politica internazionale, cioè i drammi del mondo d’oggi.
Per capire, ma soprattutto amare, la storia
locale bisogna invece leggere il libro scritto
da Hedi Dazio; certo con l’apporto di altri
validi collaboratori, ma il contributo essenziale, frutto di pazienti e impegnative ricerche, è suo. 1060 toponimi, raccolti tra il 1972
e il 1974 su un territorio che si estende tra gli
800 e i 3000 metri s/m.
Festeggiare gli autori di questo inventario
vuol dire apprezzare i rapporti fra l’uomo e
la nostra terra; dovremmo dire la pietra perché di buona terra sugli sbricchi di Lavizzara ce n’è poca. Eppure quella poca è stata
strappata a una natura non particolarmente
tenera, protetta con i muri a secco dei cioss,
con le roste e le sciüpe fin sull’ultimo corte,
lavorata con sagacia e fatica per trarne il necessario per sopravvivere.
Secondo gli atti della visita pastorale del vescovo Carafino (citati da Martino Signorelli
nella Storia di Valmaggia), a Peccia nel 1626
c’erano 800 anime; ma si sa che, in quelle
circostanze, si contavano i comunicanti che
Raccolta e trasporto della legna a Volpiégn nel 1930-31.
Da sinistra Bianca Mangold Patocchi, Alice Giovanettina, Bice Bagnovini Patocchi.
venivano anche dalle parrocchie vicine. Il
primo censimento federale del 1850 assegna al comune 300 abitanti, scesi a 202 nel
1941. I boschi, i pascoli e gli 11 alpi situati tra
il fiume e il Cristallina, oltre alle persone, nutrivano, nel 1859, 200 mucche e fino a un migliaio di capre. E si sa che questo animale ha
sempre degnamente rappresentato il fuoco
interiore e la libertà dell’uomo. Nel 1916
Peccia era il comune valmaggese che ne
contava di più: ben 1133 capi.
Boschi, pascoli e coltivi per gli orti, la segale, la canapa e quant’altro! Ma sono stati soprattutto i paesaggi di pietra che hanno reso
la vita dura ai caprai, saliti sulla sommità delle cime a fissare una croce per essere protetti dai fulmini. Le montagne sono un impasto di violenza nei burroni che inghiottivano,
ogni estate, la vaccherella più temeraria, e
di tenerezza nei fiori che sbocciavano, e
sbocciano ancora per fortuna, anche fra le
creste dalle quali l’uomo ha estratto quei
materiali per proteggersi, con le bestie, dalle intemperie. Le pietre, modellate e intrecciate dai muratori, rappresentano una costante esistenziale per il contadino-artigiano che le sapeva adattare per i propri bisogni materiali.
Desolazione e rovina
La ricerca della signora Dazio è arricchita
dai contributi di Bruno Donati che la inquadrano in un preciso contesto geostorico: antropologico quindi. Se è vero che sono state
le condizioni ambientali a creare l’uomo, è
altrettanto vero che è stato l’uomo a trasformare l’ambiente, anche quello più ostico,
piegandolo alle esigenze della vita comunitaria.
Non è sicuramente questa la sede per ricordare i meriti di appassionato studioso e divulgatore della storia regionale, dell’etnografia, della conoscenza del territorio umanizzato che, in tanti anni dedicati ad animare
il Museo di Valmaggia, Bruno si è guadagnato promuovendo e realizzando molte
iniziative di grande valore culturale.
La meticolosa carrellata toponomastica trova quindi una degna cornice nelle dense
pagine che egli dedica al comprensorio, all’industria del marmo e alla pietra ollare.
Quest’ultima è stata oggetto di uno dei tanti
temi da lui presi a cuore, sviscerandolo - con
altri collaboratori, certo - in tutte le sue sfaccettature. Uno studio consegnato in una
pubblicazione scientifica (a futura memoria
per un artigianato scomparso già un secolo
fa), e in una mostra molto apprezzata dalla
popolazione che ha poi fatto il giro della
Svizzera, dal Politecnico di Zurigo al Museo
delle tradizioni popolari di Basilea dove, tra
l’altro, erano finiti gli strumenti di lavoro dell’ultimo laveggiaio di Val di Peccia.
Il contributo di Donati più stimolante è quello dedicato al territorio: desolazione e rovina, dicono le testimonianze di coloro che
hanno dovuto fare i conti con una natura più
matrigna vendicativa che madre amorosa e
protettiva. Una lunga serie di cataclismi ha
infatti trapuntato la storia di questo villaggio
incollato su un suolo particolarmente franoso ai piedi del ripido pendio che scende dal
Pizzo Ruscada. I danni alle persone, agli animali e ai coltivi sono sempre stati pregiudizievoli alle generazioni dei contadini, alpigiani e artigiani. Il disastro del 1570 è probante. Scrive un testimone citato da Donati:
La grande rovina di acqua e sgrusse portando via dominii lavorati, lo numero delle loro
stanze io non lo so (…) pigliando il fiume altro
corso per li grandi legnami si è fatto un lago
portando via sopra il territorio del comune
maggiore, case stalle, fieno, cantine, formaggio. Ha levato via la maggior parte delle nostre selve di alberi e le belle pianure di prati
fin sotto a Dalovio basso e tutto il piano di Lavizzara restato gabbio che prima erano ben
Il Vice presidente del patriziato Giancarlo Bagnovini
a colloquio con il prof. Giorgio Cheda
lavorati; Sornico e Prato hanno patito dei
grandi danni.
Una desolazione che si è ripetuta molte altre
Una partita vinta ai punti: 109 a 88
Ho conosciuto la maestra Hedi Dazio esattamente cinquant’anni fa, all’inizio di ottobre
del 1958, quando sono andato a insegnare a
Fusio. Con il sindaco Pierino Dazio e il segretario Giuseppe Tabacchi-Franzini, è stata una delle prime persone a offrirmi aiuto.
Avevo bisogno di un letto per arredare la cameretta nel nuovo palazzo scolastico appena inaugurato, e la mamma di tre allievi me
ne ha offerto uno, bellissimo, di larice, solido
come tutti i mobili costruiti con tanto amore
e professionalità dagli alpigiani durante i
lunghi mesi invernali quando la neve poteva
anche raggiungere i 5 metri d’altezza (ricordate L’anno della valanga, scritto dal curato di Peccia don Robertino Galliciotti?).
Il mio debito con l’autrice dell’inventario toponomastico, non solo di Peccia ma di quasi
tutta la Lavizzara, non si riduce però al letto
di larice. Apprendista inesperto, alle prese
con una ancora numerosa scolaresca che
comprendeva tutte le otto classi, dai bambini di sei anni ai giovinetti di 14, sono stato
aiutato da una collega che aveva fatto un’esperienza simile alla mia oltre San Gottardo.
Dalla campagna zurighese alla montagna
valmaggese a cui è rimasta fedele, dedicandosi al recupero e alla valorizzazione
della memoria degli alpigiani. Per lei la ricerca non è stata solo una paziente e puntigliosa caccia a quei nomi che stavano per
dileguarsi nel duro confronto fra la tradizione contadina e la modernizzazione impietosa, arrivata fino sul Cristallina e attorno ai laghetti del Naret. Conquistare la fiducia degli
alpigiani informatori, assai chiusi per natura
e diffidenti nei confronti di persone venute
dal di fuori, non è stata sicuramente un’impresa facile.
Il suo grande merito culturale è stato proprio quello di aver capito l’importanza di
questa memoria che arrischiava di scomparire per sempre con la morte degli ultimi
rappresentanti di una civiltà giunta alla fine
di un ciclo secolare. Al di là dei risultati acquisiti per gli specialisti, lei è riuscita a fissare molti tasselli di quella sapienza popolare
indispensabile per utilizzare nel modo più
razionale possibile le risorse della montagna. Le annotazioni relative allo sfruttamento degli alpi, ai lavori collettivi, alle norme di
vita comunitaria dedotte dagli Statuti viciniali, ecc., ne sono una prova.
Da profano mi limito a suggerire una personale interpretazione fatta più col cuore che
con l’etimologia e l’etnografia. Per certi
aspetti, essa può se non correggere, almeno completare l’impressione che ci si fa del
territorio di Peccia dopo la lettura del testo
di Bruno Donati. Una geografia pietrosa,
ostile, esuberante sì ma di alluvioni, frane,
valanghe, disastri naturali di ogni genere
che però non sono mai riusciti a piegare la
Deduco questa spiegazione proprio dall’inventario di un territorio composto prevalentemente di rocce e di sassi, con poca terra
fertile. Eppure in un corpus che comprende
quasi 1100 nomi, ce ne sono solo 41 che si
riferiscono al Sasc, o ai Sesc, Sascèll, Sascèi,
Giovani Patrizie interessate ai luoghi del proprio paese.
Da sinistra: prof. Bruno Donati, coordinatore della pubblicazione; Michele Rotanzi, Sindaco di Lavizzara; Hedi
Dazio, curatrice; Valerio Vedova, Presidente del Patriziato; prof. Stefano Vassere, resp. “repertorio toponomastico” presso l’Archivio di Stato; prof. Giorgio Cheda, conferenziere.
Sasciada; solo 4 al Balomm (baloi); 21 alla
Gana; 22 a Pioda, Piod, Piodei, Piodascia; 88
Per contro ci sono 25 Pian, 10 Piegn, 23 Piatt,
38 volte Pianca o Piancascia, 13 Piancoi, Pianett, Pianesc, Pianc’omm. In totale 109 nomi
per battezzare, con un eufemismo, un pur
minimo pezzo di terra che poteva offrire
qualche brancatella di fieno di bosco, qualche prelibato boccone per le bestie, o uno
spiazzo dove costruire la cascina senza il rischio di vederla poi travolta da uno scoscendimento.
Questa impronta indelebile data dai nostri
avi al territorio è una prova del loro ottimismo, della loro capacità, anche morale, di
trasformare le avversità naturali in opportunità da sfruttare per i bisogni della sopravvivenza. Una partita vinta dagli abitanti di Peccia, dunque: 109 contro 88! Un modo, diremmo oggi, di coltivare, non solo a parole, il
Sappiamo tutti che la montagna non separava, ma univa le comunità. La storia dei Walser arrivati in Lavizzara dai passi alpini fa
parte della tradizione che l’autrice aveva
documentato nei due volumi dell’inventario
di Fusio. Qui ci viene offerto qualche esempio anche per tempi più recenti spulciando
le informazioni dall’archivio della sua famiglia.
Carlo Antonio Patocchi scrive in una lettera
del 31 luglio 1792: in questo momento gionse per le via della Bolla (…) ed hieri fecce le
due montagne con aqua, neve ed vento con
una nebbia folda appiù non vedere la Strada.
Infine risolsi nel Naretto di Campo a venire
alla Bolla credendo di andare alla Zotta, ma
fu obbligato di andare sino al Corte Jelmetto.
Anche Angelo Dazio quando tornava dal
collegio di Briga, verso il 1880, passava dalle montagne per risparmiare i soldi della diligenza.
Hedi Dazio racconta, con arguzia, un altro
episodio significativo per illustrare i sentieri
spericolati che conducevano agli alpeggi.
Salita per la sua caccia… ai toponimi sull’alpe Crös, abbandonato già nel 1960, con
l’informatore Dante Patocchi - che in gioventù avrà magari spiato con il Vetterli qualche marmotta - impressionata da un passaggio ardito, tese la mano verso la sottile
sbarra di legno spaventando l’esperta guida. “No signora, quella stanga non è sicura,
Apprezzata dal folto pubblico l’ottima cena servita dal Gruppo organizzatore del Carnevale locale.
l’hanno messa solo per le vacche.” A volte
diventa anche poeta descrivendo le bellezze delle Alpi con una finezza da far invidia a
tanti scrittori:
La nostra montagna è impensabile senza
questo albero dal lieto vestito verdino in primavera, dal verde sazio in estate e dal giallo
oro festoso nel sole d’autunno. Impensabili
sono anche i pendii erbosi senza stalle, stallette e cascine dal colore bruno scuro. Costruite con tronchi o travi di larice, uno incastrato nell’altro, esse resistono al gelo, al sole,
all’acqua, ai venti e sopportano il tremendo
peso dei loro tetti in piode.
tale distruzione delle foreste con conseguenze disastrose per l’equilibrio ecologico, per la stessa possibilità di sopravvivenza
in alcuni villaggi della Valle.
Proprio a Peccia le abitazioni furono spazzate via dal fiume nel 1840. Le sei vittime dovettero essere sepolte a Sornico perché il
cimitero era stato completamente coperto
di sabbia e detriti. La strenua lotta sostenuta
da Stefano Franscini per impedire la costruzione di una serra a San Carlo risultò purtroppo vana. Una serra terminata prima di
ricevere l’autorizzazione dal governo anche perché fra i responsabili, interessati allo
sfruttamento del legname da convogliare in
Italia, c’erano notabili locali, consiglieri di
Stato e avvocati di peso che controllavano i
partiti per promuovere i loro interessi personali. Il tema è stato trattato, in modo esemplare, da Augusto Gaggioni in un articolo
apparso su Pro Valle Maggia nel 1973.
Assieme alla storia dei contadini e alpigiani,
permettetemi un fugace accenno anche a
quella degli emigranti. Lo faccio con tre brevi citazioni tratte dal nutrito epistolario della
famiglia di Luigi Rotanzi, già giudice liberale del Tribunale distrettuale e, dopo la vittoria dei conservatori del 1875/77, relegato a
Il bosco, l’Australia e la California
Dei molti problemi da lei trattati, o magari
appena evocati, ne scelgo uno perché penso che dovrebbe stare a cuore a tutti noi, responsabili della salvaguardia della natura.
Conosciamo l’importanza del bosco e l’impegno dei contadini-alpigiani nel proteggere abitazioni e coltivi dalle bizze del fiume,
dalla furia delle frane e delle valanghe. Ma
conosciamo pure la speculazione esercitata
nel passato da autorità, locali e cantonali,
che ha portato, nell’Ottocento, alla quasi toRivista Patriziale Ticinese
supplente con suo grande scorno. Così si
sfoga, il 4 febbraio 1880, con il figlio Francesco in Australia: Povero Cantone Ticino, ove
non comandano più che pagnottisti ambiziosi, corruttori, bugiardi, canaglie, preti e donne!
Francesco era partito all’epoca della febbre
dell’oro con gli altri 846 valmaggesi. Appena arrivato a Melbourne invia a casa un lungo resoconto dell’estenuante viaggio:
mangiare tristo tristo e scarso: si aveva minestra di riso, od orzo, o fagiuoli, o piselli, o sarcraut (crauti ricchi di vitamina C per evitare
lo scorbuto) senza nessun condimento, peggio di quella dei majali; la carne salatissima e
qualche volta tutta guasta (...). L’acqua era
pessima e si teneva come oro, ne avevamo un
boccale in due (...). Il capitano non era cattivo, ma i marinai barbari e crudeli come turchi e peggio; era un bastimento di mercanzia
sul quale erano 12 o 13 marinai, 13 tedeschi,
118 valmaggesi, 8 piemontesi, 10 Luganesi, 4
dei Grigioni e 3 di Formazza.
Molto interessanti per conoscere la vita in
Valle sono le lettere del padre agli altri due
figli, Alessandro e Virgilio emigrati in California. Leggo in una sua missiva del 18 ottobre 1861:
L’annata fu discretamente da noi abbondante
di fieno principalmente da bosco, di questo
anche noi ne abbiam fatto 60 carichi; pomi di
terra e castagne (queste le raccogliamo
adesso), ma il grano è molto caro. Ad inverno
abbiamo fatto andare, il Bullo, lo Stellino, la
Pometta, il Raspino ed il Fratino, con prezzi da
svernatura non mai stati così alti. A casa abbiamo il Becher tardivo, il Varozzino temporivo, ed una piccola vitella nata dalla Pometta
nel 3 di Luglio; il Bluscio di dona è borlato sull’alpe Bolla, quindi fu scorticato in ultimo d’Agosto.
ste, ecc. Per concludere con un pensiero riconoscente agli anziani informatori che
hanno collaborato alla realizzazione dell’opera, e uno augurale alle nuove generazioni, commento brevemente la foto a pag. 97
che mi ha particolarmente colpito. Ritrae le
ragazzine Bianca Patocchi, Alice Giovanettina e Bice Bagnovini Patocchi con un carico
di legna sulle spalle nel 1930. Due sono a
Un’attività comune a tutti i bambini della
montagna che dovevano provvedere, con
gli adulti, a procacciare quintali e quintali di
combustibile indispensabile per cucinare e
scaldare la casa durante il lungo inverno.
Nessuno, che io sappia, ha mai calcolato, o
stimato, le ore di lavoro necessarie per questa incombenza. Capisco però meglio certe
osservazioni che trapelano negli epistolari
di California dove il clima mite aveva liberato i ranceri da un gravoso impegno.
Il volto serio delle tre bimbe con il carico
sulle spalle mi rimanda ai misteri dolorosi
recitati dal pittore Giovan Antonio Vanoni nel
suo lungo rosario di ex voto. Quante disgrazie in montagna occorse alle donne quando
i maschi erano in Australia, in California e
chissà dove ancora.
Il medico condotto di Lavizzara, Angelo Pometta, constatava che le giovani spose al
momento del parto, quasi sempre mettevano a repentaglio la loro vita o quella del nascituro. Per il chirurgo valligiano la ragione
era semplice e drammatica nello stesso
tempo: siccome già dalla tenera età le ragazze dovevano portare pesanti fardelli dal
villaggio ai monti, e dal corte più vicino al
cielo fino al mercato di Locarno, rientrando
poi con la gerla fattasi ancora più pesante,
esse giungevano all'età matura deformate
nelle ossa del bacino.
In un suo rapporto al Dipartimento dell'igiene del 1862 si legge: costretti gli abitanti, sino da fanciulli, a portare tuttoché loro abbisogna sulle loro spalle, e sempre per salite o
per discese, esercitano così una continua
pressione sull'osso sacro che impedendone
il regolare sviluppo posteriormente, accor-
I testi di Hedi Dazio e Bruno Donati sono alternati da una serie di fotografie che illustrano il paesaggio, le tipologie degli insediamenti, l’ambiente di lavoro, i costumi, le feRivista Patriziale Ticinese
sulla natura del Ticino
ciasi il diametro sacropubico del bacino: da
qui la suddetta difficoltà (a partorire) ad onta
che si abbia a che fare con donne tutt'altro
che rachitiche.
Ma la fotografia si presta anche ad altre considerazioni. Dietro il visetto riflessivo delle
tre ragazzine, dovuto più alla presenza di chi
manipolava lo strano marchingegno che al
peso, relativamente modesto, della legna, io
intravvedo un sorriso, contenuto, ma reale. È
il sorriso orgoglioso di chi è consapevole
dell’importanza di quello che sta facendo. È
la dura, ma efficace scuola della vita che cominciava molto presto ancora per i bambini
della mia generazione; i quali imparavano a
mungere le capre, a governare le mucche,
ad aiutare i genitori nei piccoli e grandi lavori srotolati dalle quattro stagioni (non però
quelle di Vivaldi!).
Invecchiando sono sempre più convinto
che, per molti versi, siamo stati più fortunati
noi a trotterellare sui sentieri della montagna
con la cadola in spalla, prima e dopo aver
mangiato la polenta e latte, che molti adolescenti di oggi seduti davanti allo schermo
televisivo con il pacchetto di pommes chips
e il cellulare addosso che, ad ogni squillo,
sprizza pericolose radiazioni nelle ancor
fragili sinapsi del loro cervello.
Se poi penso che questo mondo virtuale
non appartiene unicamente ai giovani, bensì anche a molti adulti, persino a quei banchieri che non si vergognano di arraffare milioni speculando con i soldi degli altri e di
evitare la bancarotta con quelli dei contribuenti, io preferisco rimanere fedele all’etica di quel mondo reale fatto vibrare dagli inventari toponomastici. Una realtà, oggi esorcizzata – per nostra fortuna - dalle G(razie)
R(icevute) negli ex voto del Vanoni e dalle
sofferenze documentate dal dottor Pometta.
Anche per questo dobbiamo essere grati a
Hedi Dazio e a Bruno Donati che, con le pacifiche armi della competenza e della passione, ci hanno regalato un carniere zeppo
di un’eccellente selvaggina per lo spirito.
Si è svolta, presso la Casa dei Landfogti di
Rivera , la bellissima mostra fotografica sulla
natura del nostro Cantone, realizzata grazie
alle meravigliose immagini riprese dai tre
fotografi Luca Bettosini, Ely Riva ed Edmondo Viselli. Era pure esposta l’interessante
collezione di minerali di Vittorio Della.
È grazie a queste fotografie, scattate nei
punti più suggestivi del Ticino e soprattutto
delle nostre montagne, che il visitatore ha
potuto immergersi come d’incanto fra le cime, sul bordo dei laghetti alpini, fra pascoli
in fiore a contatto con una fauna e una flora
Gran parte di queste regioni fortunatamente ancora incontaminate, appartengono ai
patriziati del Ticino. Un esempio splendido
di come la saggezza e l’operosità dei nostri
avi abbiano contribuito a salvare una parte
importante dell’arco alpino.
Nella foto, Luca Bettosini ed Ely Riva con il nuovo volume Animali del Ticino, un libro da guardare, leggere e commentare in famiglia.
A volte, con i presidenti e i segretari delle
amministrazioni attive, nasce un rapporto
costruttivo, volto a far passare comunicati ed
esperienze utili a tutti i patriziati.
Non necessariamente ci si conosce di persona; oggi, oltre al telefono e al fax, vi è la celere posta elettronica e quando arriva l’articolo, con la fotografia, ecco che anche il corrispondente ha un volto.
Loro, Marco e Frediano Zanetti, li conosco
da molti anni ed ho sempre apprezzato
quell’impegno corale volto al bene della comunità.
Marco, già vicesindaco di Bellinzona e presidente del Patriziato dal 1994, ha fatto parte
del Consiglio patriziale dal 1972 al 1984 e
membro dell’Amministrazione dal 1985 al
Frediano, entrato a far parte del Consiglio
patriziale nel 1972, ha poi assunto nel 1981
la carica di segretario contabile.
Ora staccano, si fa per dire, in quanto mantengono ancora la carica nel Consiglio patriziale. Da parte mia, con gli auguri di rito,
mi sia permesso esprimere loro un sentito
grazie per la viva collaborazione, in special
modo a Frediano, cronista sportivo della
Regione Ticino, sempre pronto a consegnarmi articoli e a raccontarmi fatti della
sua Bellinzona e in particolare di Daro.
L’augurio, va al nuovo segretario Ian RossiPedruzzi, affinchè il filo rimanga teso.
Elezione dell’Ufficio Patriziale
e del Consiglio Patriziale di Daro
Gli organi patriziali per il quadriennio 2009
2013 sono così composti:
Presidente: Zanetti Felice fu Felice
Membri: Beltraminelli Ivano di Quirico,
Ferrari Franco fu Gaspare, Innocenti Tiziano di Guido, Ponzio Carlo fu Carlo.
Supplenti: Barenco Sandro fu Ersilio, Muggiasca Renato fu Antonio.
Consiglio patriziale:
Banfi Beltraminelli Anita fu M., Barenco Corrado fu Enrico, Barenco Samuele di Giancarlo, Delcò David di Ivo, Delcò Paola di Fabio, Delcò Pio fu Alessio, Innocenti Iris fu
Neos, Jorio Eros fu Mario, Laffranchi Ivano fu
Ezio, Masdonati Michele di Fausto, Muggiasca Gabriele fu Antonio, Pedrazzoli Athos di
Carlo, Pedrazzoli Giorgio fu Zenobio, Ponzio Fiorenzo fu Guido, Ponzio Gianfranco fu
Alfredo, Rossi Claudio di Ezio, Rossi Pedruzzi Guido fu Osvaldo, Zanetti Frediano fu Antonio, Zanetti Marco fu Alfredo, Zanetti Tiziano di Franco.
Segretario cassiere:
Ian Rossi Pedruzzi di Ivo
Marco e Frediano,
con il Patriziato nel cuore.
La redazione della rivista, è come una grande antenna che raccoglie fatti lieti e tristi di
ben duecentododici enti patriziali ticinesi,
una costellazione di gemme sparse nei luoghi più significativi del Cantone.
di conseguenza meglio apprezzare. Nel
corso del 2008 si sono infatti svolte diverse
nuove iniziative oltre all’ormai consolidato e
collaudato appuntamento con la manifestazione dedicata ai Beatles che per l’ottava
volta si è tenuta dal 29 al 31 maggio. Anche
per questa edizione i nomi di spicco sono
stati diversi _ come gli inglesi “The Fab Beatles”, il gruppo italiano de “I corvi” e la storica Band inglese “Gerry and The Pacemaker” _ che durante la tre serate sono riusciti ad attirare un folto pubblico nelle vie e
nelle piazze del centro storico di Bellinzona.
Ma proprio in occasione del 10 anniversario, l’attività della Fondazione è andata ben
oltre la sua tradizionale programmazione allestendo e organizzando parecchi eventi
nuovi il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza. Tanto per citarne alcuni, ricordiamo
la collaborazione con i corsi estivi di “Lingua & Sport” organizzati dal DECS, la manifestazione a favore di Telethon e la mostra di
quadri svoltasi in due fasi (Sala patriziale e
Banca Popolare di Sondrio) “La donna dipinta dalla donna e per la donna”. Il momento clou del 2008 è indubbiamente stato il
Galà di Natale svoltosi venerdì 5 dicembre
nella chiesa Collegiata di Bellinzona. Un
Si è chiuso con successo
Il 2008 è stato un anno importante e ricco di
eventi per la Fondazione del Patriziato di
Bellinzona. In modo particolare perché si è
festeggiato i 10 anni di esistenza e perché si
è proceduto al rinnovo del Consiglio direttivo che da 5 è passato a 7 membri (Graziano
Lavizzari, presidente, Athos Ghiringhelli, vicepresidente, Carlo Chicherio, segretario,
Bruno Borsa, rappresentante della città, Sandro Bianchini, finanze, Giancarlo Grino
sponsoring e marketing e Milko Gattoni, PR
e stampa). L’aumento dei membri da 5 a 7 è
stato voluto anche per meglio coordinare le
varie attività che annualmente svolge e promuove la Fondazione. Ma anche per renderle maggiormente dinamiche in modo che il
pubblico le possa conoscere più da vicino e
so di devolvere circa 200mila franchi in beneficenza a enti e associazioni cantonali di
Anche per il 2009 il programma degli eventi
organizzati dalla Fondazione del Patriziato
di Bellinzona, si preannuncia particolarmente ricco. Oltre al consueto appuntamento con la Bellinzona Beatles Days che quest’anno si terrà dal 4 al 6 giugno 2009, sono
in fase di allestimento parecchi altri appuntamenti di cui la Fondazione non mancherà
di riferirne a tempo debito.
mk.g./20.01.2009
evento animato dalla famosissima soprano
italiana Katia Ricciarelli e dal cantautore bolognese e noto amico di Bellinzona Andrea
Mingardi. Il concerto di Natale è stato un vero e proprio successo per la Fondazione del
Patriziato di Bellinzona. Tutti i biglietti sono
andati letteralmente a ruba diversi giorni
prima del concerto. E la gente accorsa per
assistere all’esibizione dei due artisti è rimasta entusiasta da quanto offerto nella
suggestiva cornice della Collegiata. Da notare che le manifestazioni organizzate in
questi 10 anni di attività della Fondazione
del Patriziato di Bellinzona, hanno permes-
per titoli di studio ai giovani
Lo scorso 14 marzo, nella casa comunalepatriziale di Preonzo, si è svolta la consegna
dei premi toccati quest’anno a due brave signorine del Villaggio.
Si tratta di Claudia Genazzi 1987 che ha
conseguito il diploma di cuoca e di Samantha Dieng, che ha ottenuto la maturità li-
ceale. La cerimonia, presieduta da Marco
Genazzi e seguita da molti cittadini, ha visto
la presenza dell’Amministrazione patriziale
in corpore e di un municipale in rappresentanza dell’Autorità comunale.
La redazione della rivista, ha già seguito altre volte queste consegne ai giovani meritevoli e sottolinea il grande significato morale
per un atto pubblico che onora il giovane di
fronte alla comunità alla quale appartiene.
Il fatto di veder premiato il proprio impegno
da coloro che guidano le sorti dell’ antica
Istituzione , li rende orgogliosi e nel contempo impegnati a offrire la loro immagine nel
Quest’atto, avvicina inoltre i giovani a conoscere il patriziato e a volerlo servire in favore dell’intera comunità.
Il patriziato di Preonzo, ottimamente amministrato e impegnato sul vasto territorio del
suo comprensorio, dimostra, con queste
consegne, di mantenere un legame significativo fra i fuochi e di guardare con speranza al futuro.
della prima assemblea ordinaria, che dall’attuale primo venerdì di marzo è stata spostata all’ultimo venerdì di aprile con lo scopo di agevolare il compito dell’amministrazione nel preparare i conti consuntivi dell’anno precedente; anche questa proposta è
stata accettata all’unanimità.
A conclusione dei lavori assembleari era
previsto il ricevimento dei cittadini patrizi
diciottenni dei quali soltanto uno ha dimostrato di apprezzare questo gesto di simpatia verso i giovani patrizi da parte dell’assemblea del nostro Patriziato, ma anche in
questo caso gli assenti hanno sempre torto.
Lo scorso 18 gennaio, alla «Vecchia Osteria
Seseglio», si è svolta l'annuale assemblea.
Riportiamo, qui di seguito, alcuni dati importanti.
In dicembre ha avuto luogo la seconda assemblea ordinaria del nostro Patriziato con
la consueta buona partecipazione di cittadine e cittadini patrizi, partecipazione che potrebbe essere anche più numerosa visto
l’importanza dei temi in discussione.
La trattanda principale riguardava il preventivo per la gestione dell’anno 2009 che chiude in parità, ciò che dimostra che con una
oculata amministrazione, malgrado le scarse risorse a disposizione, a conseguenza
del mancato introito per il taglio di boschi, si
può mantenere un equilibrio soddisfacente
dal profilo finanziario.
Il preventivo per l’anno 2009 è stato approvato all’unanimità dall’assemblea.
Altra trattanda importante riguardava la
modifica di due articoli del regolamento patriziale e precisamente la data della tenuta
Cari Patrizi
E' con piacere che mi accingo a riassumerVi l'attività svolta dal Consiglio Direttivo nel
corso dell'anno 2008.
Gli ultimi anni hanno evidenziato grande
fervore ed impegno nei lavori necessari alla
realizzazione della terza tappa della nostra
selva castanile, giunta a termine con l'inaugurazione ufficiale avvenuta nel giugno
I notevoli investimenti effettuati ci impongono una pausa per consentirci la ricostituzione di un nuovo capitale al fine di ripartire col
Avevamo pensato ad una castagnata al Penz
in autunno ma poi, venuti a conoscenza che
la Parrocchia aveva già previsto per il 21 settembre, una cerimonia per sottolineare la ri-
correnza del 150• dall'apparizione della
Madonna di Lourdes, abbiamo desistito per
non creare doppioni. Il Consiglio Parrocchiale aveva deciso di rinnovare e sistemare
quel luogo tanto caro ai chiassesi.
Sono così stati eseguiti dei lavori di riqualifica del piazzale e della scalinata, come il
consolidamento e risanamento della grotta
con la posa di una nuova scultura della Madonnina.
Se l'intervento sulle strutture era ritenuto
necessario, la sostituzione della statua della
Madonnina di Lourdes non ha raccolto l'unanimità di consensi fra la popolazione ed
anche a noi sono giunte molte lamentele da
parte di devoti frequentatori del luogo.
Va comunque segnalato che tanto l'architetto Luca Conti, quanto l'artista Selim Abdullah hanno gratuitamente messo a disposizione della comunità le loro prestazioni.
Il CD nella sua riunione del 15.09.2008 ha
preso atto che i lavori intrapresi hanno comportato un investimento di ca. 55'000. Fr.,
che la Parrocchia conta ora di recuperare
col sostegno e la proverbiale generosità
della popolazione. Considerata la vicinanza
del luogo alle nostre proprietà, ed il grande
impegno da noi profuso per il risanamento
del Penz, il CD ha deciso comunque di devolvere alla Parrocchia un nostro contributo
di 200.00 Fr. L'offerta avverrà martedì 20
gennaio in occasione della Santa Messa di
Chi vi parla ha partecipato alla 70• Assemblea ordinaria dell'ALPA che si è svolta il 17
maggio a Quinto.
80 i Patriziati presenti e rappresentati da ca.
220 delegati.
Con l'occasione era presente il capo della
Sezione Enti Locali Elio Genazzi che ha rilasciato qualche anticipazione sullo "studio
strategico" voluto per rilanciare l'attività dei
patriziati.
Il documento è stato messo a punto da un
gruppo di lavoro misto. Il presidente Tiziano
Zanetti lo ha definito «uno studio determinante per il futuro dei nostri enti, ed il cui
scopo primario è di ridare la necessaria forza propulsiva alle amministrazioni patriziali». Per ognuno dei 212 enti patriziali è stata
allestita una scheda dettagliata, che toccherà gli aspetti economici, finanziari, de-
mografici e cartografici degli enti. Lo scopo
dello studio è che si possa da esso evincere
lo stato di salute dei Patriziati in modo da poter intervenire con correttivi volti ad ottimizzare meglio gli interventi e la gestione del
Nel corso dell'Assemblea si sono sentite diverse voci che esprimevano preoccupazioni per il lato finanziario.
Il presidente cantonale ha accennato alla
imminente votazione del 1. giugno sulla iniziativa fiscale avvertendo: «stiamo attenti al
momento del voto in quanto, in caso di accettazione, oltre che ai Comuni, potrebbero
mancare soldi anche ai patriziati» (cosa che
fortunatamente non si è poi verificata). Si è
ancora discusso sugli aggiornamenti delle
liste patriziali e sembra che finalmente si sia
vicini ad una soluzione che potrebbe essere
possibile almeno per i residenti in Ticino.
Sono speranze o promesse che ci giungono
puntualmente da parte del Dipartimento da
troppi anni. Intanto il tempo passa e la situazione sfugge sempre più al controllo. Sfuggono soprattutto i contatti con le nuove generazioni.
Il Consiglio Direttivo ha quindi deciso di daRivista Patriziale Ticinese
re inizio ad una azione di raccolta dati che ci
consenta di aggiornare il più possibile il nostro catalogo. Con l'invito a partecipare all'Assemblea odierna vi abbiamo rivolto una
richiesta a segnalarci tutte la variazioni che
possono essere intervenute nei componenti delle Vostre Famiglie. Vi prego di dar seguito a questo appello e segnalarci in modo
particolare i cambiamenti di indirizzo, i matrimoni, le nascite, i decessi e tutti quei dati
che possano consentirci di aggiornare la
nostra cartoteca. Naturalmente questi dati
riguardano anche i Patrizi che non sono
iscritti alla nostra associazione ma dei quali
conoscete l'esistenza. Per esempio i figli di
madre patrizia o le figlie che con il matrimonio hanno cambiato il cognome. Diverse risposte ci sono già pervenute, ma vorrei sollecitare tutti alla massima collaborazione.
Da questo potete già dedurre che il nuovo
anno vedrà fortemente impegnato tutto il
CD nell'aggiornamento del nostro catalogo.
Inoltre dovremo riorganizzarci per il lavoro
del cassiere in quanto Costantino Chiesa,
dopo ben 28 anni di dedizione, ha chiesto di
essere sostituito nell'incarico. A questo ar-
prio attaccamento a Chiasso, che risale alla
sua infanzia; la mamma abitava alla Pobbia,
tra Chiasso e Novazzano, e Moreno sin da
piccolo si recava nella città di confine per
giocare o per assistere a manifestazioni
sportive. Anche quando risiedeva a Genestrerio e successivamente a Mendrisio, è rimasto molto legato a Chiasso dove ha sempre cercato di trascorrere del tempo. Dal
2000 è domiciliato a Chiasso e dall'aprile
del 2008 è sindaco.
Moreno Colombo ha desiderato inoltre
mettere in evidenza la stima che nutre verso
l'Associazione dei patrizi di Chiasso, che
frequenta dal 1996 insieme alla moglie Sonia. Ha sottolineato l'estrema importanza
dei patrizi, delle loro origini e delle tradizioni, che significano molto per un paese e che
permettono di ritrovare le radici della gente
del luogo. Ha espresso quindi tutto il suo rispetto per questa associazione e per la persona del presidente Sergio Bernasconi. Ha
ribadito il totale appoggio del municipio
per qualsiasi richiesta fatta dai patrizi.
In seguito Colombo ha voluto riprendere al-
gomento dedicheremo più spazio quando
saremo alla trattanda no. 5 che prevede la
nomina del cassiere. Ma desidero già, a nome di tutta l'Associazione, ringraziare Costantino Chiesa e tutta la sua Famiglia per
quanto ha fatto in questi lunghi anni. Grazie.
Mi auguro che la crisi economica mondiale
non incida troppo negativamente sul nostro
Comune, e che questi anche in futuro abbia
modo di poter realizzare nuovi progetti che
diano slancio e lustro alla nostra Chiasso.
Moreno Colombo all'assemblea
Il sindaco è intervenuto a conclusione delle
varie trattande previste per l'assemblea ed
ha esposto il suo punto di vista personale e
quello del municipio di Chiasso.
Dapprima ha voluto mettere in risalto il pro-
cuni punti toccati dal discorso del presidente. Conferma la difficoltà cantonale nello stilare un controllo delle famiglie patrizie (con
nascite, matrimoni, decessi, spostamenti,...), difficoltà più volte emersa nelle assemblee ALPA. I mezzi a disposizione dei vari
municipi, anche a causa della violazione
della privacy, sono vieppiù scarsi.
Il sindaco ha nuovamente elogiato le iniziative dei patrizi nel rendere il polmone verde
della città, il Penz, più bello e vivibile. Egli ha
detto di voler continuare in questa opera di
risistemazione e di voler assolutamente collaborare in futuro con i patrizi per creare altre zone migliori. Si è detto pronto a dividere
tutte le spese tra patrizi e municipio e di voler mettere a disposizione la squadra forestale.
Poi ha ripreso l'intervento dell'avvocato Pagani sulla madonnina del Penz: è d'accordo
sull'inadeguatezza della nuova statua e dice
di avere espresso le sue perplessità già in
occasione dell'inaugurazione e di averne
parlato con l'arciprete.
Infine ha voluto fare qualche considerazione su Chiasso e sulI'immediato futuro che ci
riguarda. Purtroppo il periodo di crisi economica sarà ininfluente anche sui conti della
nostra città, che al momento può comunque
contare su una situazione finanziaria solida.
L'intento è quello di mantenere il moltiplicatore all'85%, ma sarà necessario agire con
molta prudenza in tutti gli ambiti e per tutti
Il primo passo sarà la riqualifica di via Soldini, già prevista ed accettata con il municipio
precedente. L'auspicio è che sempre più
privati investano nella costruzione di case e
palazzi (approfittando dei bassi costi ipotecari) attratti dalla riqualifica delle vie di
Chiasso. La città dovrebbe tornare ad essere un ambito luogo di domicilio.
Il rammarico per la mancata fusione con
Morbio e Vacallo resta, così come pure la
certezza che la regione del Basso Mendrisiotto dovrà a breve termine cercare nuove
strategie per unirsi e per poter far fronte all'evoluzione mondiale. Colombo addirittura
ha detto che il Mendrisiotto intero dovrebbe
formare un'unica regione, con il maggior
numero di servizi di qualità possibile (ospedale, mezzi di trasporto, università, eccetera).
Una grande impresa sportiva è stata firmata
dal giovane cittadino patrizio Giacomo Bassetti figlio di Paolo. Ai campionati svizzeri disputati a Pontresina lo scorso 7 febbraio ha
vinto la gara sui 5 km. a stile classico. Si è così laureato campione nazionale della categoria Under 14 battendo i grandi favoriti
che erano i pari età di Davos, S. Moritz, Marbach e La Brévine.
Nell'immagine, Giacomo è al centro ed ai
suoi lati ha gli amici Norman Marchetti e Valentina Skory impegnati in altre categorie.
Felicitazioni e rinnovati complimenti al fresco campione che ha fatto onore al Patriziato di S. Antonio.
Agenzia generale per il sottoceneri
Marco Ferrari, Piazza Cioccaro 2, Lugano
Agenzia generale per il sopraceneri
Franco R. Ferrari
270308D04GA
Franco R. Ferrari, Via San Gottardo 2, Bellinzona
G.A.B. - 6526 Prosito
Mutazioni: Casella Postale
EntiPubb-Def:Layout 1
BancaStato:
sensibile alle esigenze

References: sentenza 

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Art. 16

Art. 22

Art. 19

Art. 20

Art. 21

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Art. 26

Art. 31

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