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Timestamp: 2017-11-22 14:32:13+00:00

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sangue infetto | Studio Legale Dragone & Avvocati Associati Loffredo & Cestaro
Archivio tag: sangue infetto
Posted on 21 novembre 2014 by roberto loffredo
In questi giorni il Ministero della Salute ha inviato ad alcune persone danneggiate da trasfusione con sangue o emoderivati infetti o da vaccinazioni obbligatorie una lettera con cui, richiamando il recente art. 27bis del D.L. 24.6.2014 n. 90, convertito dalla legge 11.8.2014 n. 114 (norma che abbiamo riportato nel nostro comunicato del 29 agosto u.s.), richiede che il soggetto che intende accettare la somma proposta (€ 100.000,00 in un’unica soluzione da pagarsi “entro il 31 dicembre 2017”) restituisca, entro 15 giorni, due moduli da compilarsi e sottoscrivere.
Poiché in uno dei due moduli si chiede al danneggiato di rinunciare immediatamente a tutte le azioni (nazionali, sovranazionali e internazionali) a fronte di un pagamento condizionato alla verifica della “ricevibilità dell’istanza” e comunque futuro, abbiamo ritenuto opportuno aggiungere una precisazione al testo ministeriale con cui si subordina la rinuncia all’effettivo pagamento.
Tali moduli sono a disposizione dei nostri assistiti ed invitiamo quindi tutti coloro i quali ricevano la lettera del Ministero con gli allegati a contattare immediatamente il nostro studio.
Segnaliamo infine che il Ministero richiede che la firma in calce ad uno dei due moduli venga autenticata (da un segretario comunale, cancelliere o notaio). Sicuramente la via più pratica è quella di recarsi all’apposito ufficio comunale. In proposito si fa presente che l’autentica di firma in questione è espressamente prevista dal Ministero della Salute che sul punto ha emanato anche una nota che si allega (http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4027&area=indennizzo&menu=vuoto).
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Protezione processuale del diritto alla vita. Importante decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Posted on 14 novembre 2014 by roberto loffredo
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha depositato in data 13 novembre 2014 una sentenza con la quale ha condannato lo Stato italiano per l’eccessiva lunghezza del processi di risarcimento del danno pronunciandosi su 19 casi riguardanti infezioni da sangue infetto (G.G. ed altri c. Italia, ricorsi 3168/11, 3170/11,15195/11,15200/11,15203/11, 15205/11,15976/11, 30691/11, 30762/11, 30767/11, 30786/11, 30792/11, 30795/11, 30830/11, 30835/11, 30839/11, 30855/11, 30899/11, 47154/11, decisione 13 novembre 2014). La Corte ha concesso ai ricorrenti, i cui processi si trascinavano in un periodo compreso tra i 7 e i 15 anni, un importo a titolo di equa soddisfazione oltre alle spese legali, che dovranno essere pagati dal Governo italiano.
La Corte fonda la propria decisione sulla considerazione <<che la durata della procedura è stata eccessiva>> e sottolinea <<che le autorità italiane, di fronte a delle pretese riguardanti la violazione dell’articolo 2 della Convenzione (‘Droit à la Vie’), hanno fallito nell’offrire risposte adeguate e rapide conformemente agli obblighi processuali che derivano allo Stato in base a questa disposizione.. >>.
La Corte ha quindi riaffermato con questa importantissima sentenza – che ancora una volta si pronuncia in un caso di danni conseguenti a trasfusioni da sangue infetto – come l’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo protegga il diritto alla vita anche in un senso procedurale.
Infatti tra i compiti imprescindibili dello Stato, non vi è solo l’obbligo di proteggere la vita dei propri consociati (cosiddetti obblighi positivi sul piano materiale), ma anche obblighi positivi sul piano procedurale, consistenti nel dovere dello Stato di garantire un sistema giudiziale efficiente, che permetta di individuare i responsabili di condotte che ledano o attentino la vita delle persone, procedendo in tempi ragionevoli alla loro punizione o comunque alla giusta compensazione risarcitoria a favore delle persone offese (Calvelli e Ciglio c. Italia, ricorso 32967/96, decisione 17 gennaio 2002). Con questa decisione la Corte di Strasburgo si è tuttavia spinta oltre. Viene infatti stabilito che, qualora uno Stato non sia in grado di apprestare una tutela effettiva in tempi adeguati, perché il giudizio volto alla riparazione dei danni subiti dalle vittime giunge in un tempo non ragionevole (che nella fattispecie è stato superiore a 7 anni) esso incorrerà nella violazione dell’articolo 2 della Convenzione, anche a prescindere dall’eventuale riconoscimento del diritto risarcitorio, se questo arriva tardivamente.
Questo principio, così come rimodellato dalla Corte Europea, per un verso rafforza il diritto dei cittadini ad ottenere un processo giusto ed effettivo che si concluda in tempi ragionevoli e, per altro verso, costituisce un ulteriore monito all’Italia affinché proceda alle riforme strutturali del sistema giudiziario, non più procrastinabili.
La sentenza, disponibile per il momento solo in francese, può essere visionata cliccando qui.
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Il Comitato dei Ministri C.E. invita l’Italia all’esecuzione della sentenza CEDU 3.9.2013 su rivalutazione indennizzo L. 210/92
Posted on 10 marzo 2014 by roberto loffredo
Dietro richiesta del nostro studio, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che vigila sull’adempimento di quanto statuito dalle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha chiesto alle autorità italiane di sottoporgli urgentemente il piano di azione per ottemperare alla sentenza della CEDU del 3 settembre 2013 che ha sancito il diritto alla rivalutazione integrale degli indennizzi previsti dalla legge 210/1992. Ciò dovrà avvenire prima del 3 giugno 2014, termine massimo entro cui lo Stato Italiano deve adeguarsi a quanto disposto dalla suddetta sentenza
http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/execution/Reports/pendingCases_en.asp?CaseTitleOrNumber=5376%2F11&StateCode=ITA&SectionCode=
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References: art. 27
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