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Timestamp: 2018-03-22 09:49:20+00:00

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﻿ LESIONI, REATO, AVVOCATO PENALISTA, AVVOCATO PENALISTA , LIBRO SECONDO DEI DELITTI IN PARTICOLARE TITOLO XII Dei delitti contro la persona Capo I Dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale - Avvocato Penalista Bologna
da Armaroli | Ott 8, 2015 | Consulenza Legale |
LESIONI, REATO, AVVOCATO PENALISTA, LESIONI, REATO, AVVOCATO PENALISTA , LIBRO SECONDO DEI DELITTI IN PARTICOLARE TITOLO XII Dei delitti contro la persona Capo I Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale
LESIONI, REATO, AVVOCATO PENALISTA ,
TITOLO XII Dei delitti contro la persona
Capo I Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale
Art. 575. Omicidio.
Art. 576. Circostanze aggravanti. Ergastolo. (1)
Si applica la pena dell’ergastolo (2) se il fatto preveduto dall’articolo precedente è commesso: 1. col concorso di taluna delle circostanze indicate nel n. 2 dell’articolo 61; 2. contro l’ascendente o il discendente, quando concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso, ovvero quando vi è premeditazione; 3. dal latitante, per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza; 4. dall’associato per delinquere, per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione; 5. in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 600-bis, 600-ter, 609-bis, 609-quater e 609-octies; (2) 5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa. (3) 5-bis) contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio. (4) È latitante, agli effetti della legge penale, chi si trova nelle condizioni indicate nel n. 6 dell’articolo 61.
Art. 577. Altre circostanze aggravanti. Ergastolo.
Si applica la pena dell’ergastolo se il fatto preveduto dall’articolo 575 è commesso: 1) contro l’ascendente o il discendente; 2) col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro mezzo insidioso; 3) con premeditazione; 4) col concorso di taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61. La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta.
Art. 578. Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale.
La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni. A coloro che concorrono nel fatto di cui al primo comma si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita da un terzo a due terzi. Non si applicano le aggravanti stabilite dall’articolo 61 del codice penale.
Art. 579. Omicidio del consenziente.
Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61. Si applicano le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso: 1) contro una persona minore degli anni diciotto; 2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti; 3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.
Art. 580. Istigazione o aiuto al suicidio.
Chiunque determina altrui al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio.
Art. 581. Percosse.
Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309. Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato.
Art. 582. Lesione personale.
Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Con sentenza in data 12.11.13 la Corte di Appello di Firenze pronunziava la parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Firenze in data 6.4.10 che aveva condannato B.P.P., quale responsabile del reato di lesioni colpose;- in accoglimento dell’appello proposto dal Procuratore della Repubblica di Firenze,-previa riqualificazione del reato ai sensi degli artt.582-583 comma I n.1 CP., con le già concesse attenuanti generiche, equivalenti alla contestata aggravante, la Corte determinava la pena in mesi 4 di reclusione e revocava le statuizioni civili, confermando le ulteriori disposizioni. All’imputato era contestato di avere volontariamente inferto una spinta ad H.A., dopo che il predetto si era offerto di pulirgli il vetro dell’auto, cagionando in tal modo l’urto della parte lesa,(che si era avvicinata al veicolo condotto dall’imputato, fermo ad un semaforo),con altro veicolo che sopraggiungeva in senso opposto di marcia; la persona offesa aveva riportato fratture giudicate guaribili in un periodo superiore ai 40 giorni- -La Corte territoriale aveva escluso la configurabilità dei presupposti per applicare l’esimente di cui all’art.52 CP.(che la difesa aveva prospettato, in quanto secondo le dichiarazioni dell’imputato, il predetto era stato insultato ed aggredito dalla persona offesa, onde era stato costretto a reagire per difendersi, ed in tale frangente la persona offesa era caduta inciampando accidentalmente su di un cordolo ivi esistente, onde era caduta urtando contro un furgone che circolava su opposta corsia). Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore, deducendo: 1-inosservanza della legge penale, in riferimento agli artt. 521 e 597 CPP. Preliminarmente il ricorrente dava conto della originaria contestazione che riguardava gli artt.581 e 586 CP, osservando che il giudice di appello non si era limitato ad attribuire al fatto diversa qualificazione, ma aveva attribuito alla condotta illecita maggiore gravità, ritenendo sussistente l’ipotesi di lesioni volontarie aggravate, alla quale corrispondeva l’applicazione di pena più grave. In tal senso rilevava che il giudice di secondo grado, in presenza di un “fatto diverso” da quello contestato avrebbe dovuto trasmettere gli atti al PM per le iniziative di competenza;-censurava altresì la decisione che aveva ritenuto insussistente il vizio dedotto sul punto dall’appellante. 2-contraddittorietà ed illogicità della motivazione . A riguardo evidenziava che la Corte pur avendo escluso che il Tribunale avesse violato il principio di correlazione, era incorsa nel vizio denunciato dalla difesa, per avere applicato una pena più grave di quella sarebbe stata applicabile in relazione all’originaria imputazione(che riguardava l’art.586 CP) – 3-l’erronea qualificazione giuridica della condotta delittuosa ai sensi dell’art.582 CP. ritenendo peraltro che il giudice avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità per il fatto contestato, a seguito di remissione di querela, intervenuta nella fase di appello. A sostegno dei gravame la difesa rilevava che la condotta dell’imputato doveva essere qualificata come “colposa” ai sensi dell’art.590 CP. Sul punto rilevava che il giudice aveva ritenuto inattendibile la persona offesa, e che l’unico teste che era persona estranea ai fatti(teste Cavani)aveva riferito-pur senza aver potuto udire le parole pronunciate dalla persona offesa- che il predetto aveva assunto atteggiamento provocatorio verso l’imputato, ed aveva sputato contro il B.,(circostanza confermata da altra deposizione). Inoltre il ricorrente evidenziava che dalle dichiarazioni testimoniali era emerso che l’alterco era degenerato in un comportamento minaccioso ed aggressivo della persona offesa, richiamando al riguardo le risultanze dibattimentali(l’imputato era sceso dalla macchina per chiarire la questione, e la persona offesa aveva alzato le mani: due si erano spintonati, a vicenda ed il soggetto parte lesa era inciampato sul marciapiede, ed era stato investito dal veicolo proveniente in senso opposto). -In base a tali elementi la difesa riteneva che la condotta ascritta all’imputato fosse tale da non rivelare gli estremi del dolo, sia pure eventuale, facendo riferimento alle lesioni quali “conseguenza non voluta” dall’imputato-negando che nella specie fosse evidente un nesso di causalità diretto tra la condotta e l’evento. Da ultimo veniva censurata la documentazione comprovante la gravità delle lesioni, evidenziando che la Corte territoriale aveva ritenuto priva di significato la circostanza che i certificati medici recassero l’indicazione di diversi nominativi della persona offesa(alla quale era stato attribuito anche di aver fornito false generalità ai pubblici ufficiali). A riguardo la difesa riteneva dunque inidonea tale documentazione ad attestare la gravità dei fatto ritenuto in sentenza. 4-deduceva infine l’estinzione dei reato per decorrenza dei termine di prescrizione, trattandosi di fatto risalente alla data del 5/6/2006.
1. . In primo luogo si osserva che dal provvedimento impugnato si evince la corretta analisi delle risultanze dibattimentali, dalle quali viene desunta la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie di lesioni volontarie ritenuta dal giudice di appello, restando tale qualificazione della condotta enunciata in epigrafe, rispondente alla res in judicium deducta, ovvero riferibile alla condotta originariamente contestata.
2. Non ricorrono dunque i presupposti della violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza richiamato dal ricorrente ai sensi dell’art.521 CPP., atteso che tale violazione si configura 2-3-Va escluso il fondamento del motivo che deduce la natura colposa delle lesioni, che la difesa prospetta sostenendo che nella specie si sarebbe verificato l’evento lesivo quale conseguenza non voluta dall’imputato.
3. Orbene, si osserva in proposito che la difesa prospetta l’accidentalità della lesione patita dal soggetto passivo, che sarebbe inciampato in un marciapiede, e pertanto era stato investito da altro veicolo. La versione difensiva non era suffragata da valide risultanze dibattimentali, dal momento che il giudice di merito ha specificato la fonte testimoniale attendibile dalla quale si desumeva con certezza che l’imputato aveva inferto una spinta decisiva alla persona offesa ,che era andata ad urtare contro il veicolo che proveniva da altra corsia di marcia.
4. Sul punto il ricorrente formula censure dal contenuto non idoneo a smentire la certezza del dato probatorio, e pertanto al limite della ammissibilità. Tali elementi consentono dunque di ritenere correttamente escluso dal giudice di merito il verificarsi di un evento che esula dalla volontà dell’agente, inteso come evento non prevedibile dall’agente o l’intervento dei caso fortuito, dato che come stabilito da questa Corte(Sez. IV 19.3.2010-n.10823-l’accadimento fortuito per produrre il suo effetto di escludere la punibilità dell’agente-sul comportamento dei quale viene ad incidere-deve risultare totalmente svincolato sia dalla condotta del soggetto agente sia dalla sua colpa). -Si ritengono ugualmente esenti da vizi di legittimità le considerazioni svolte dalla Corte territoriale (a fl.6-7-8-) ove esclude la configurabilità dei presupposti della esimente prevista dall’art.52 CP., atteso che la condotta illecita si è estrinsecata nell’avere inferto una spinta al soggetto passivo del reato, e da quanto illustrato dal giudice di merito e rilevato dalla stessa difesa nei motivi di ricorso- l’imputato, posto al cospetto del comportamento della persona offesa palesatosi come provocatorio e minaccioso, aveva deliberatamente affrontato il predetto soggetto, scendendo dall’autovettura in cui si trovava, pur senza essere costretto da assoluta necessità ed essendo consapevole della eventuale degenerazione dei contrasto in corso. -In conclusione si deve ritenere correttamente inquadrata la condotta ascritta al ricorrente secondo l’ipotesi enunciata dall’art.582-CP .,conforme al dettato giurisprudenziale di questa Corte(avendo richiamato a fl.12 Sez.I,n.796 del 24.5.1967,che stabiliva come -ad integrare ‘l’elemento psicologico dei delitto di lesioni personali non è necessario che la volontà dell’agente sia diretta alla produzione di determinate conseguenze lesive, ma è sufficiente la volontà consapevole di far subire all’altrui persona fisica una violenza).
sentenza 18 giugno 2015, n. 25748
Il ricorso risulta privo di fondamento. In primo luogo si osserva che dal provvedimento impugnato si evince la corretta analisi delle risultanze dibattimentali, dalle quali viene desunta la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie di lesioni volontarie ritenuta dal giudice di appello, restando tale qualificazione della condotta enunciata in epigrafe, rispondente alla res in judicium deducta, ovvero riferibile alla condotta originariamente contestata. Non ricorrono dunque i presupposti della violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza richiamato dal ricorrente ai sensi dell’art.521 CPP., atteso che tale violazione si configura 2-3-Va escluso il fondamento del motivo che deduce la natura colposa delle lesioni, che la difesa prospetta sostenendo che nella specie si sarebbe verificato l’evento lesivo quale conseguenza non voluta dall’imputato. Orbene, si osserva in proposito che la difesa prospetta l’accidentalità della lesione patita dal soggetto passivo, che sarebbe inciampato in un marciapiede, e pertanto era stato investito da altro veicolo. La versione difensiva non era suffragata da valide risultanze dibattimentali, dal momento che il giudice di merito ha specificato la fonte testimoniale attendibile dalla quale si desumeva con certezza che l’imputato aveva inferto una spinta decisiva alla persona offesa ,che era andata ad urtare contro il veicolo che proveniva da altra corsia di marcia. Sul punto il ricorrente formula censure dal contenuto non idoneo a smentire la certezza del dato probatorio, e pertanto al limite della ammissibilità. Tali elementi consentono dunque di ritenere correttamente escluso dal giudice di merito il verificarsi di un evento che esula dalla volontà dell’agente, inteso come evento non prevedibile dall’agente o l’intervento dei caso fortuito, dato che come stabilito da questa Corte(Sez. IV 19.3.2010-n.10823-l’accadimento fortuito per produrre il suo effetto di escludere la punibilità dell’agente-sul comportamento dei quale viene ad incidere-deve risultare totalmente svincolato sia dalla condotta del soggetto agente sia dalla sua colpa). -Si ritengono ugualmente esenti da vizi di legittimità le considerazioni svolte dalla Corte territoriale (a fl.6-7-8-) ove esclude la configurabilità dei presupposti della esimente prevista dall’art.52 CP., atteso che la condotta illecita si è estrinsecata nell’avere inferto una spinta al soggetto passivo del reato, e da quanto illustrato dal giudice di merito e rilevato dalla stessa difesa nei motivi di ricorso- l’imputato, posto al cospetto del comportamento della persona offesa palesatosi come provocatorio e minaccioso, aveva deliberatamente affrontato il predetto soggetto, scendendo dall’autovettura in cui si trovava, pur senza essere costretto da assoluta necessità ed essendo consapevole della eventuale degenerazione dei contrasto in corso. -In conclusione si deve ritenere correttamente inquadrata la condotta ascritta al ricorrente secondo l’ipotesi enunciata dall’art.582-CP .,conforme al dettato giurisprudenziale di questa Corte(avendo richiamato a fl.12 Sez.I,n.796 del 24.5.1967,che stabiliva come -ad integrare ‘l’elemento psicologico dei delitto di lesioni personali non è necessario che la volontà dell’agente sia diretta alla produzione di determinate conseguenze lesive, ma è sufficiente la volontà consapevole di far subire all’altrui persona fisica una violenza). Nella specie vale evidenziare che in ogni caso il comportamento assunto dall’imputato, è idoneo a rivelare alla stregua di quanto illustrato dal giudice di merito con logiche argomentazioni, l’esistenza dei dolo eventuale, che secondo i principi enunciati da questa Corte è sufficiente a ritenere sussistente il reato di lesioni volontarie(v .Cass. Sez. V del 29-9-2010,n.35075-RV248394-ove si stabilisce che integra l’elemento psicologico dei delitto di lesioni volontarie anche il dolo eventuale, ossia la mera accettazione del rischio che la manomissione fisica della persona altrui possa determinare effetti lesivi. Devono ritenersi peraltro ininfluenti le deduzioni difensive relative alla inadeguatezza dei certificati medici a costituire prova della gravità delle lesioni. Sul punto la Corte territoriale ha reso ampia e dettagliata motivazione, con la quale ha illustrato le plurime fonti di prova documentale,(v.f1.10 della sentenza), rilevando che la persona offesa a seguito dell’episodio era stata ricoverata in ambiente ospedaliero, ove era stata riscontrata l’esistenza delle lesioni alla colonna vertebrale, ed era stato eseguito un intervento chirurgico. Si era rilevato altresì che le discrasie nelle indicazioni del nominativo della persona offesa costituivano un refuso, non influente alla stregua dei numerosi certificati in atti. Al cospetto di congrua e logica motivazione del provvedimento impugnato, devono ritenersi meramente ripetitivi e come tali privi di rilevanza i generici riferimenti fatti dal ricorrente alla difforme indicazione del nominativo dei soggetto parte lesa nella documentazione sanitaria. Infine deve escludersi il verificarsi dell’estinzione del reato per decorrenza del termine di prescrizione, avente scadenza alla data del 6 marzo 2015. Va dunque pronunziato il rigetto del ricorso, a cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Diritto penale breve vademecum
Tra i principali reati contro la Pubblica Amministrazione il principale è la concussione che consiste nella condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che, con abuso della propria qualità o dei poteri connessi all’incarico, costringa taluno a dare o promettere denaro o altra utilità non dovuta.
La corruzione consiste invece nella retribuzione del pubblico ufficiale o nella relativa promessa al fine di ottenere un atto inerente la funzione pubblica oppure contrario ai doveri d’ufficio.
Il peculato si configura con l’appropriazione del denaro o di altra cosa mobile di cui il pubblico ufficiale abbia la disponibilità per ragioni d’ufficio o di servizio.
La consulenza dell’avvocato penalista Sergio Armaroli avvocato penalista può evitare dunque al pubblico ufficiale di incorrere in tali situazioni.
L’avvocato Sergio Armaroli ha acquisito notevole esperienza in condotte decettive connesse al mondo delle imprese.
Il furto e l’appropriazione indebita consistono rispettivamente nell’appropriazione di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene nel primo caso, facendo propria una cosa di cui si già ha il possesso nel secondo caso.
condotta di induzione in errore attraverso artifizi e raggiri al fine di ottenere un vantaggio patrimoniale correlato al danno causato alla vittima. La truffa è aggravata se è a danno dello Stato o di altro ente pubblico oppure se è commessa facendo nascere nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell’autorità.
La truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la frode informatica e la frode assicurativa.
L’estorsione invece è il reato commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno.
Ricorre invece la bancarotta semplice qualora siano imputabili all’imprenditore fallito spese personali eccessive rispetto alle proprie condizioni economiche, operazioni manifestamente imprudenti oppure di aver aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento.
Gli avvocati penalisti dello studio forniscono inoltre assistenza anche prima che si verifichi lo stato di insolvenza dell’azienda.
Tra i principali reati commessi dagli amministratori delle società e che possono generare una responsabilità amministrativa dell’ente ricorre la fattispecie di false comunicazioni sociali, che consiste nell’esposizione di fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omissione di informazioni sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo e tali da indurre in errore i destinatari. E’ richiesto che gli amministratori agiscano con lo scopo di ingannare soci o pubblico e al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto..
E’ consigliato , dunque, per gli amministratori rivolgersi ad un avvocato penalista prima di porre in essere atti che possano condurre a conseguenze pregiudizievoli.
La diffamazione sanziona l’offesa dell’altrui reputazione arrecata comunicando con più persone. Si distingue tra lesione dell’onore in senso soggettivo ed oggettivo, intendendo il primo come il sentimento che ciascuno ha della propria dignità, il secondo la stima e la considerazione che gli altri hanno di noi.
La diffamazione è aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato o dalla commissione a mezzo stampa, equiparata a qualsiasi altri mezzo di pubblicità (radio, televisione, Internet).
La consulenza di un avvocato penalista risulta dunque indispensabile per evitare i risvolti penali esaminati.
Ai sensi del Testo Unico sull’Edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) costituisceabuso edilizio un’opera edilizia, realizzata su suolo non edificabile o su suolo edificabile ma senza approvazione ovvero un ampliamento del volume o della superficie o qualsiasi modifica alla sagoma di un edificio preesistente in assenza di completa autorizzazione amministrativa. Nel reato viene compreso anche il cambio di destinazione d’uso, privo di autorizzazione.
Ricorre invece la lottizzazione abusiva materiale allorquando sussiste una trasformazione fisica del territorio vietata o non autorizzata. ovvero attuata in assenza di un provvedimento amministrativo. La lottizzazione abusiva negoziale (detta anche documentale o cartolare) si verifica attraverso un’attività giuridica finalizzata a predisporre la trasformazione del terrritorio in contrasto con la programmazione urbanistica, attraverso il frazionamento dei terreni, la vendita dei suoli, il compimento di atti equivalenti al frazionamento ed alla vendita.
Il diritto penale in termini semplici
1. Perché questo vademecum?
2. Cos’è un reato?
3. Cosa sono le pene?
4. Chi è l’indagato?
5. Cosa si intende per responsabilità personale?
6. Cosa si intende per elemento soggettivo e oggettivo?
7. Perché si parla di querela e di denuncia?
8. Quando si configura il dolo?
9. Quando invece la colpa?
10. Quando si può parlare di delitto o di contravvenzione?
11. Da cosa scaturiscono le aggravanti di un reato?
12. Quando si può limitare la libertà di una persona?
13. Che cosa accade se cambiano le leggi?
14. Qual è il limite territoriale in caso di reato?
15. Che differenza c’è tra il codice penale e il codice di procedura penale?
16. Chi sono il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari?
17. Cos’è un avviso di garanzia?
18. Cosa si intende invece per avviso di conclusione delle indagini preliminari?
19. Che cos’è la prescrizione di un reato?
20. Quando l’indagato diventa imputato?
21. Cosa succede durante il dibattimento?
22. Che cosa sono i riti alternativi?
23. Cosa sono la legittima difesa e lo stato di necessità?
24. Quali sono gli scopi di una pena?
25. In caso di pena, cosa sono la prevenzione generale e speciale?
26. L’ergastolo corrisponde davvero al fine pena mai?
27. Cosa si intende per esecuzione della pena?
28. Che cos’è la particolare tenuità del fatto?
29. Nel caso dei minorenni, cosa accade?
abusi edilizi abusivismo abuso di ufficio accertamento fiscale accettazione eredità addebito adozione affidamento affidamento appalti agenzia agevolazioni fiscali aggravanti alcoltest ambiente amministratore condominio annullamento matrimonio appalto appalto di servizi appalto pubblico appello appropriazione indebita arbitrato archiviazione arresti domiciliari arresto in flagranza Art. 2 D.Lgs. n. 74/2000 assegno di mantenimento e divorzile Assicurazione associazione mafiosa associazione per delinquere astensione avvocato attenuanti atti persecutori atti sessuali con minorenni autostrada autovelox-tutor avviso di accertamento avvocato azienda azione di riduzione azione revocatoria azioni possessorie bancarotta bancarotta fraudolenta brevetti e proprietà industriale c.t.u. cartella esattoriale codice degli appalti codice della privacy collegamento negoziale comodato compenso avvocato Competenza compravendita comunione comunione legale concordato preventivo concorsi pubblici concorso di reato concorso nel reato concussione condominio confisca confisca per equivalente consumatore contraffazione contravvenzione contributi previdenziali corruzione curatore fallimentare custodia custodia in carcere D.Lgs. n. 74 del 2000 D.Lgs. n. 163 del 2006 D.lgs n. 74/2000 danneggiamento danno biologico danno esistenziale danno morale danno non patrimoniale decreto ingiuntivo Decreto legislativo 74 del 2000 decreto penale di condanna delibazione delibera condominiale demansionamento dichiarazione di paternità difetto di giurisdizione diffamazione diffamazione a mezzo stampa dipendente pubblico diritto bancario diritto canonico/ecclesiastico diritto minorile diritto tributario diritto urbanistico distanze divisione divisione ereditaria divorzio dolo dolo eventuale donazioni dpr 309/1990 DPR 380/2001 Emissione di fatture per operazioni inesistenti equa riparazione equitalia esecuzione esercizio abusivo di professione esimenti espropriazione forzata estinzione del reato estorsione etilometro evasione evasione fiscale fallimento falso falso ideologico falso ideologico in atto pubblico favoreggiamento fideiussione filiazione fondo patrimoniale furto G.I.P. G.U.P. gara gara d’appalto GdP giudizio abbreviato gratuito patrocinio guida in stato di ebbrezza immissioni imposta di registro incidente stradale infortunio sul lavoro ingiuria insidia e trabochetto intercettazioni interessi interpretazione interruzione processo ipoteca irap IRPEF iscrizione ipotecaria IVA lavoro subordinato leasing legge pinto legittima difesa legittimo impedimento lesioni lesioni colpose lesioni personali licenziamento licenziamento disciplinare licenziamento per giusta causa liquidazione spese giudiziarie litisconsorzio locazione maltrattamenti maltrattamenti animali Maltrattamenti in famiglia mandato mediazione minaccia minori misure cautelari misure cautelari personali misure cautelari reali mobbing molestie multa mutuo nesso causale Notaio notifiche nullità nullità matrimonio omesso versamento IVA omicidio colposo omicidio volontario omissione di soccorso oneri condominiali opposizione all’esecuzione opposizione a sanzione amministrativa parte civile patteggiamento peculato pedone pensione permesso di costruire permesso di soggiorno pignoramento pornografia posizione di garanzia possesso preliminare prescrizione prescrizione reato Presidente AGRO’ Antonio S. 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Presidente PICCIALLI Luigi Presidente PICCININNI Carlo Presidente ROMIS Vincenzo Presidente RORDORF Renato Presidente ROSELLI Federico Presidente Rovelli Luigi Antonio Presidente RUSSO Libertino Alberto Presidente SALME’ Giuseppe Presidente SALVAGO Salvatore Presidente SANTACROCE Giorgio Presidente SAVANI Piero Presidente SEGRETO Antonio Presidente SIOTTO Maria Cristin Presidente SIRENA Pietro A. Presidente SQUASSONI Claudia Presidente Stile Paolo Presidente TERESI Alfredo Presidente TRIOLA Roberto Michele Presidente VESSICHELLI Maria Presidente VIDIRI Guido Presidente ZECCA Gaetanino prima casa privacy procura procura ad litem prostituzione prova querela rapina reati fiscali reati tributari reati urbanistici regolamento condominiale Relatore ACETO Aldo Relatore ACIERNO Maria Relatore ALMA Marco Mari Relatore AMORESANO Silvio Relatore ANDREAZZA Gastone Relatore BANDINI Gianfranco Relatore BARRECA Giuseppina Luciana Relatore BASSI Alessandra Relatore BISOGNI Giacinto Relatore CAMPANILE Pietro Relatore CARLUCCIO Giuseppa Relatore CIRILLO Ettore Relatore CITTERIO Carlo Relatore CRISTIANO Magda Relatore D’ASCOLA Pasquale Relatore DE AMICIS Gaetano Relatore DE MARZO Giuseppe Relatore DI NICOLA Vito Relatore FALASCHI Milena Relatore FRASCA Raffaele Relatore GENTILI Andrea Relatore GIUSTI Alberto Relatore IANNELLO Emilio Relatore LAMORGESE Antonio Pietro Relatore LANZILLO Raffaella Relatore MAISANO Giulio Relatore MANNA Antonio Relatore MANNA Felice Relatore MATERA Lina Relatore NAZZICONE Loredana Relatore NOVIK Adet Ton Relatore ORILIA Lorenzo Relatore PETITTI Stefano Relatore PEZZELLA Vincenzo Relatore PEZZULLO Rosa Relatore RAGO Geppino Relatore RAMACCI Luca Relatore ROSSETTI Marco Relatore RUBINO Lina Relatore SCALISI Antonino Relatore SCARCELLA Alessio Relatore SERRAO Eugenia Relatore SETTEMBRE Antoni Relatore STALLA Giacomo Maria relazione Cassazione resistenza a pubblico ufficiale responsabilità circolazione stradale responsabilità datore lavoro responsabilità ex art. 2043 c.c. responsabilità ex art. 2051 c.c. responsabilità ex art. 2054 responsabilità ex art. 2056 responsabilità ex art. 2059 c.c. responsabilità medica revocatoria fallimentare ricettazione riconoscimento paternità ricorso in cassazione riesame risarcimento danni risoluzione s.p.a. s.r.l. sanzione amministrativa sanzione disciplinare separazione coniugi sequestro Sequestro preventivo sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente Sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca servitù sicurezza sul lavoro simulazione sospensione patente spese condominiali spese di lite stalking stato passivo straniero stupefacenti tentativo di reato tentato omicidio testamento titoli di credito titolo esecutivo tributario truffa truffa aggravata usucapione usufrutto vincolo paesaggistico violazione degli obblighi di assistenza familiare Violazione dell’art. 10 ter Dlgs 74/2000 Violazione delle norme sulla circolazione stradale Violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro violenza violenza sessuale
Difesa penale imp

References: Art. 575

Art. 576

Art. 577

Art. 578

Art. 579

Art. 580

Art. 581

Art. 582
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
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e contrario
 Art. 2
 art. 2043
 art. 2051
 art. 2054
 art. 2056
 art. 2059