Source: http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?docid=80365&doclang=it
Timestamp: 2017-11-19 17:55:14+00:00

Document:
16 marzo 2010 (*)
«Art. 39 CE – Libera circolazione dei lavoratori – Restrizione – Calciatori professionisti – Obbligo di sottoscrizione del primo contratto di calciatore professionista con la società che ha curato la formazione – Condanna del giocatore al risarcimento del danno per violazione di tale obbligo – Giustificazione – Obiettivo di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori»
Nel procedimento C‑325/08,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dalla Cour de cassation (Francia) con decisione 9 luglio 2008, pervenuta in cancelleria il 17 luglio 2008, nella causa
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dal sig. K. Lenaerts e dalla sig.ra P. Lindh, presidente di sezione, dai sigg. C.W.A. Timmermans, A. Rosas, P. Kūris, E. Juhász, A. Borg Barthet e M. Ilešič (relatore), giudici,
cancelliere: sig. M.-A. Gaudissart, capounità,
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 5 maggio 2009,
– per l’Olympique Lyonnais SASP, dall’avv. J.-J. Gatineau, avocat;
– per il Newcastle UFC, dallo studio legale Celice-Blancpain-Soltner, avocats;
– per il governo italiano, dalla sig.ra I. Bruni, in qualità di agente, assistita dal sig. D. del Gaizo, avvocato dello Stato;
– per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra C.M. Wissels e dal sig. M. de Grave, in qualità di agenti;
– per il governo del Regno Unito, dal sig. S. Ossowski, in qualità di agente, assistito dalla sig.ra D.J. Rhee, barrister;
– per la Commissione delle Comunità europee, dai sigg. M. Van Hoof e G. Rozet, in qualità di agenti,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 39 CE.
2 Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra l’Olympique Lyonnais SASP (in prosieguo: l’«Olympique Lyonnais») ed il sig. Bernard, calciatore professionista, nonché il Newcastle UFC, società calcistica di diritto inglese, in merito alla condanna di questi ultimi al risarcimento del danno per aver unilateralmente risolto i propri obblighi derivanti dall’art. 23 della «Charte du football professionnel» (Carta dei calciatori professionisti; in prosieguo: la «Carta») della Federazione francese del gioco del calcio relativa alla stagione 1997‑1998.
3 All’epoca dei fatti della causa principale, l’assunzione di giocatori di calcio era disciplinata, in Francia, dalla Carta avente carattere di contratto collettivo. Il titolo III, capitolo IV, di detta Carta riguardava la categoria dei «joueurs espoir» (in prosieguo: i giocatori «promessa»), vale a dire i giocatori di età compresa tra i 16 e i 22 anni e assunti da una società calcistica professionistica, nell’ambito di un contratto a tempo determinato, in qualità di giocatori in formazione.
4 La Carta obbligava il giocatore «promessa», nel caso in cui la società che ne aveva curato la formazione glielo imponesse, a sottoscrivere, in esito alla formazione, il suo primo contratto di giocatore professionista con la società medesima. A tal riguardo, l’art. 23 della Carta, nel testo applicabile ai fatti della causa principale, prevedeva quanto segue:
Alla normale scadenza del contratto [del giocatore “promessa”], la società può esigere dalla controparte la sottoscrizione di un contratto come calciatore professionista.
5 La Carta non prevedeva alcun regime risarcitorio per la società formatrice nel caso in cui un giocatore si rifiutasse, al termine della formazione, di sottoscrivere il contratto come calciatore professionista con la società medesima.
6 In una siffatta ipotesi, la società formatrice disponeva, tuttavia, della possibilità di proporre un’azione nei confronti del giocatore «promessa», ex art. L 122‑3‑8 del Codice del lavoro francese, per violazione degli obblighi contrattuali derivanti dall’art. 23 della Carta, al fine di ottenere la condanna del giocatore medesimo al risarcimento del danno. L’art. L 122‑3‑8 del Codice del lavoro francese, nel testo applicabile ai fatti della causa principale, così recitava:
«Salvo accordo delle parti, il contratto a tempo determinato non può essere risolto anteriormente alla scadenza del termine se non in caso di colpa grave, di forza maggiore o di risoluzione anticipata.
La violazione di tali disposizioni da parte del lavoratore fa sorgere il diritto del datore di lavoro al risarcimento del danno corrispondente al pregiudizio subìto».
7 Nel 1997 il sig. Bernard concludeva, per una durata di tre stagioni con effetto a decorrere dal 1° luglio dell’anno medesimo, un contratto come giocatore «promessa» con l’Olympique Lyonnais.
8 Anteriormente alla data di scadenza di tale contratto, l’Olympique Lyonnais proponeva al sig. Bernard la sottoscrizione di un contratto come giocatore professionista per la durata di un anno a decorrere dal 1° luglio 2000.
9 Il sig. Bernard si rifiutava di sottoscrivere il contratto e concludeva, nell’agosto del 2000, un contratto come giocatore professionista con il Newcastle UFC.
10 Venuta a conoscenza di tale contratto, l’Olympique Lyonnais citava il sig. Bernard dinanzi al Conseil de Prud’hommes (Tribunale del lavoro) di Lione, chiedendone la condanna in solido con il Newcastle United al risarcimento del danno. L’importo richiesto era pari ad EUR 53 357,16, equivalente, secondo la domanda di pronuncia pregiudiziale, alla retribuzione che il sig. Bernard avrebbe percepito in un anno se avesse sottoscritto il contratto offertogli dall’Olympique Lyonnais.
11 Il Conseil de Prud’hommes di Lione riteneva che il sig. Bernard avesse risolto unilateralmente il contratto e lo condannava, in solido con il Newcastle UFC, a corrispondere all’Olympique Lyonnais un risarcimento danni dell’importo di EUR 22 867,35.
12 La Cour d’appel di Lione riformava tale decisione ritenendo, sostanzialmente, che l’obbligo, per un giocatore al termine del periodo di formazione, di concludere un contratto come giocatore professionista con la società che ne abbia curato la formazione implicasse parimenti il correlativo divieto, per il giocatore medesimo, di concludere un contratto con una società di un altro Stato membro, il che costituirebbe violazione dell’art. 39 CE.
13 Avverso la sentenza pronunciata dalla Cour d’appel di Lione l’Olympique Lyonnais proponeva ricorso per cassazione.
14 La Cour de cassation ritiene che l’art. 23 della Carta, se è pur vero che non vietava formalmente ad un giovane giocatore di concludere un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro, produceva l’effetto di impedire al medesimo o di concludere un siffatto contratto o di dissuaderlo, potendo la violazione di tale disposizione esporlo al pagamento di un risarcimento del danno.
15 La Cour de cassation sottolinea che la causa principale solleva un problema di interpretazione dell’art. 39 CE, in quanto pone la questione se tale restrizione possa essere giustificata dall’obiettivo consistente nell’incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani calciatori professionisti come affermato nella sentenza 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, Bosman (Racc. pag. I‑4921).
16 Ciò premesso, la Cour de cassation ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se il principio della libera circolazione dei lavoratori sancito dall’[art. 39 CE] osti ad una disposizione di diritto nazionale in forza del quale un giocatore “promessa” che, al termine del proprio periodo di formazione, sottoscriva un contratto come calciatore professionista con una società di un altro Stato membro dell’Unione europea si rende passibile di condanna ad un risarcimento danni.
2) In caso di risposta affermativa (…), se la necessità di incentivare l’ingaggio e la formazione di giovani calciatori professionisti costituisca un obiettivo legittimo o una ragione imperativa di interesse generale tale da giustificare una siffatta restrizione».
17 Con le questioni pregiudiziali, che appare opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se un regime, per effetto del quale un giocatore «promessa» si espone alla condanna al risarcimento del danno qualora concluda, al termine del periodo di formazione, un contratto come giocatore professionista non con la società che ne abbia curato la formazione, bensì con una società di un altro Stato membro, costituisca una restrizione ai sensi dell’art. 45 TFUE e, eventualmente, se tale restrizione possa risultare giustificata dalla necessità di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori.
18 A parere dell’Olympique Lyonnais, l’art. 23 della Carta non costituisce ostacolo all’effettiva libera circolazione di un giocatore «promessa», atteso che questi può liberamente sottoscrivere un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro alla sola condizione di corrispondere un’indennità alla propria ex società.
19 Il Newcastle UFC, i governi francese, italiano, dei Paesi Bassi e del Regno Unito nonché la Commissione delle Comunità europee deducono, per contro, che un regime, come quello oggetto della causa principale, costituisce una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori, vietata, in linea di principio, dall’art. 39 CE.
20 Nel caso in cui dovesse essere affermato che l’art. 23 della Carta costituisce ostacolo alla libera circolazione dei giocatori «promessa», l’Olympique Lyonnais, richiamandosi alla menzionata sentenza Bosman, ritiene che tale disposizione risulti giustificata dalla necessità di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori, considerato che essa è unicamente volta a consentire alla società che ha curato la formazione del giocatore di recuperare le spese di formazione sostenute.
21 Il Newcastle UFC sostiene, per contro, che la citata sentenza Bosman abbia chiaramente assimilato qualsiasi «indennità di formazione» ad una restrizione incompatibile con il principio di libera circolazione dei lavoratori, atteso che l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori non costituirebbero un motivo imperativo di interesse generale idoneo a giustificare una siffatta restrizione. Il Newcastle UFC deduce peraltro che, nel regime di cui trattasi, il risarcimento del danno sarebbe determinato secondo criteri arbitrari e non sarebbe conoscibile ex ante.
22 I governi francese, italiano, dei Paesi Bassi e del Regno Unito nonché la Commissione sostengono che il fatto di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori di calcio costituisce, secondo la menzionata sentenza Bosman, un obiettivo legittimo.
23 Il governo francese osserva tuttavia che, nell’ambito del regime oggetto della causa principale, il danno che la società che ha provveduto alla formazione può pretendere viene calcolato non in base ai costi di formazione sostenuti, bensì con riguardo al danno da essa subìto. Un siffatto regime non risponderebbe, a parere del detto governo così come a parere del governo del Regno Unito, alle esigenze di proporzionalità.
24 Il governo italiano ritiene che un sistema di indennizzazione possa essere considerato quale misura proporzionata ai fini del conseguimento dell’obiettivo consistente nell’incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori sempreché l’indennità sia determinata sulla base di parametri ben definiti e calcolati in funzione degli oneri sostenuti dalla società che ha provveduto alla formazione. Il governo medesimo sottolinea che la possibilità di pretendere un’«indennità di formazione» riveste importanza particolare soprattutto per le piccole società che dispongono di strutture e bilanci limitati.
25 I governi francese, italiano e del Regno Unito nonché la Commissione si richiamano peraltro al regolamento della Federazione internazionale gioco calcio (FIFA) sullo status e sul trasferimento dei giocatori, entrato in vigore nell’anno 2001, vale a dire successivamente ai fatti oggetto della causa principale. Tale regolamento contiene disposizioni relative al calcolo delle «indennità di formazione» che si applicano nel caso in cui un giocatore, al termine della formazione con una società di uno Stato membro, concluda un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro. A parere del governo francese e del Regno Unito nonché della Commissione, tali disposizioni sono conformi al principio di proporzionalità.
26 Il governo dei Paesi Bassi rileva, in termini più generali, che sussistono motivi di interesse generale, connessi ad obiettivi di formazione, che possono giustificare una normativa per effetto della quale un datore di lavoro che provveda alla formazione di un lavoratore possa legittimamente esigere da questi di restare alle sue dipendenze ovvero pretendere dal medesimo, in caso contrario, la corresponsione di un risarcimento. Il detto governo ritiene che, per poter risultare proporzionato, il risarcimento deve rispondere a due requisiti, vale a dire che l’importo da versare venga calcolato in funzione delle spese sostenute dal datore di lavoro ai fini della formazione e che si tenga conto della misura e del periodo di tempo per i quali il datore di lavoro abbia potuto trarre profitto dalla formazione.
Sull’esistenza di una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori
27 Si deve rammentare, in limine, che, considerati gli obiettivi dell’Unione europea, l’attività sportiva è disciplinata dal diritto dell’Unione solo in quanto sia configurabile come attività economica (v., segnatamente, sentenze Bosman, citata supra, punto 73, e 18 luglio 2006, causa C‑519/04 P, Meca-Medina e Majcen/Commissione, Racc. pag. I‑6991, punto 22).
28 Conseguentemente, quando un’attività sportiva riveste il carattere di una prestazione di lavoro subordinato o di una prestazione di servizi retribuita, come nel caso dell’attività degli sportivi professionisti o semiprofessionisti, essa ricade, in particolare, nell’ambito di applicazione degli artt. 45 TFUE e seguenti o degli artt. 56 TFUE e seguenti (v., in particolare, sentenza Meca-Medina e Majcen/Commissione, citata supra, punto 23 e giurisprudenza ivi richiamata).
29 Nella specie, è pacifico che l’attività di lavoro subordinato del sig. Bernard rientri nella sfera di applicazione dell’art. 45 TFUE.
30 Si deve inoltre ricordare che, secondo costante giurisprudenza, l’art. 45 TFUE si applica non solo agli atti delle autorità pubbliche, ma anche alle normative di altra natura dirette a disciplinare collettivamente il lavoro subordinato (v. sentenza Bosman, citata supra, punto 82 e giurisprudenza ivi richiamata).
31 Dal momento che le condizioni di lavoro nei vari Stati sono disciplinate sia mediante disposizioni legislative o regolamentari, sia mediante contratti collettivi e altri atti conclusi o adottati da soggetti privati, una limitazione dei divieti previsti dall’art. 45 TFUE agli atti delle autorità pubbliche rischierebbe di creare disuguaglianze nell’applicazione dei medesimi (v. sentenza Bosman, citata supra, punto 84).
32 Nella specie, dalla domanda di pronuncia pregiudiziale emerge che la Carta presenta carattere di contratto collettivo nazionale, ragion per cui ricade nella sfera di applicazione dell’art. 45 TFUE.
33 Infine, per quanto attiene alla questione se una normativa nazionale, come quella oggetto della causa principale, costituisca una restrizione ai sensi dell’art. 45 TFUE, occorre ricordare che l’insieme delle disposizioni del Trattato FUE relative alla libera circolazione delle persone mira ad agevolare, per i cittadini degli Stati membri, l’esercizio di attività lavorative di qualsiasi tipo nel territorio dell’Unione ed osta ai provvedimenti che possano sfavorire questi cittadini, quando essi intendano svolgere un’attività economica nel territorio di un altro Stato membro (v., segnatamente, sentenze Bosman, citata supra, punto 94; 17 marzo 2005, causa C‑109/04, Kranemann, Racc. pag. I‑2421, punto 25, e 11 luglio 2007, causa C‑208/05, ITC, Racc. pag. I‑181, punto 31).
34 Disposizioni nazionali che ostacolino o dissuadano un lavoratore, cittadino di uno Stato membro, dall’abbandonare il suo Stato di origine per esercitare il suo diritto alla libera circolazione costituiscono, di conseguenza, ostacoli a questa libertà anche qualora esse si applichino indipendentemente dalla cittadinanza dei lavoratori interessati (v., segnatamente, citate sentenze Bosman, punto 96; Kranemann, punto 26, e ITC, punto 33).
35 Si deve necessariamente rilevare che un regime come quello oggetto della causa principale, per effetto del quale un giocatore «promessa» è tenuto, al termine del suo periodo di formazione, a concludere, a pena di esporsi al risarcimento del danno, il suo primo contratto come giocatore professionista con la società che ne ha curato la formazione, è idoneo a dissuadere il giocatore stesso dall’esercizio del suo diritto alla libera circolazione.
36 Un siffatto regime, se è pur vero che non impedisce formalmente al giocatore di sottoscrivere, come rilevato dall’Olympique Lyonnais, un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro, rende nondimeno meno interessante l’esercizio di tale diritto.
37 Conseguentemente, tale regime costituisce una restrizione ai sensi dell’art. 45 TFUE.
Sulla giustificazione della restrizione alla libera circolazione dei lavoratori
38 Una misura che ostacoli la libera circolazione dei lavoratori può essere ammessa solo qualora persegua uno scopo legittimo compatibile con il Trattato e sia giustificata da motivi imperativi d’interesse generale. In tal caso occorre, inoltre, che l’applicazione di una siffatta misura sia idonea a garantire il conseguimento dell’obiettivo di cui trattasi e non ecceda quanto necessario per conseguirlo (v., in particolare, sentenze 31 marzo 1993, causa C‑19/92, Kraus, Racc. pag. I‑1663, punto 32, nonché citate sentenze Bosman, punto 104, Kranemann, punto 33, e ITC, punto 37).
39 Per quanto attiene allo sport professionistico, la Corte ha già avuto modo di affermare che, considerata la notevole importanza sociale dell’attività sportiva e, specialmente, del gioco del calcio nell’Unione, si deve riconoscere la legittimità degli scopi consistenti nell’incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori (v. sentenza Bosman, citata supra, punto 106).
40 Al fine di esaminare se un sistema che restringe il diritto alla libera circolazione dei giocatori sia idoneo a garantire la realizzazione di tale obiettivo e non vada al di là di quanto necessario per il suo conseguimento, si deve tener conto, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 30 e 47 delle conclusioni, delle specificità dello sport in generale e del gioco del calcio in particolare, al pari della loro funzione sociale ed educativa. La pertinenza di tali elementi risulta, inoltre, avvalorata dalla loro collocazione nell’art. 165, n. 1, secondo comma, TFUE.
41 A tal riguardo si deve riconoscere che, come la Corte ha già avuto modo di affermare, la prospettiva di percepire indennità di formazione è idonea ad incoraggiare le società a cercare calciatori di talento e ad assicurare la formazione dei giovani calciatori (v. sentenza Bosman, citata supra, punto 108).
42 Infatti, i ricavi degli investimenti realizzati dalle società che provvedono alla formazione dei giocatori sono caratterizzati dalla loro natura aleatoria, atteso che le società sopportano investimenti per tutti i giovani giocatori ingaggiati e soggetti a formazione, eventualmente, per vari anni, laddove solamente una parte di tali giocatori proseguirà, al termine della formazione, una carriera professionistica, o in seno alla società che ne ha curato la formazione o in una società diversa (v., in tal senso, sentenza Bosman, citata supra, punto 109).
43 Le spese derivanti dalla formazione dei giovani giocatori risultano peraltro compensate, in linea generale, solo parzialmente dai vantaggi che la società che cura la formazione può trarre, nel corso del periodo di formazione, dai giocatori medesimi.
44 In tale contesto, le società che provvedono alla formazione dei giocatori potrebbero essere scoraggiate dall’investire nella formazione di giocatori giovani qualora non potessero ottenere il rimborso delle somme spese a tal fine nel caso in cui un giocatore concluda, al termine della propria formazione, un contratto come giocatore professionista con una società diversa. Ciò vale, in particolare, per le piccole società che provvedono alla formazione di giovani giocatori, i cui investimenti operati a livello locale nell’ingaggio e nella formazione dei medesimi rivestono importanza considerevole nella realizzazione della funzione sociale ed educativa dello sport.
45 Ne consegue che un sistema che preveda un’indennità di formazione nel caso in cui un giovane giocatore concluda, al termine della propria formazione, un contratto come giocatore professionista con una società diversa da quella che ne abbia curato la formazione può essere giustificato, in linea di principio, dall’obiettivo di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori. Tuttavia, un siffatto sistema dev’essere effettivamente idoneo a conseguire tale obiettivo e deve risultare proporzionato rispetto al medesimo, tenendo debitamente conto degli oneri sopportati dalle società per la formazione tanto dei futuri giocatori professionisti quanto di quelli che non lo diverranno mai (v., in tal senso, sentenza Bosman, citata supra, punto 109).
46 Per quanto attiene ad un regime, come quello oggetto della causa principale, dai punti 4 e 6 supra emerge che tale sistema è caratterizzato dal versamento alla società che ha provveduto alla formazione non di un’indennità di formazione, bensì di un risarcimento del danno al quale il giocatore interessato si espone per effetto dell’inadempimento ai propri obblighi contrattuali ed il cui importo prescinde dai costi effettivi di formazione sostenuti dalla società medesima.
47 Infatti, come illustrato dal governo francese, a termini dell’art. L‑122‑3‑8 del Codice del lavoro, tale risarcimento del danno non viene calcolato rispetto ai costi di formazione sostenuti dalla relativa società, bensì rispetto al danno complessivo da essa subìto. Inoltre, come rilevato dal Newcastle UFC, l’importo del danno viene stabilito sulla base di una valutazione basata su criteri non precisati ex ante.
48 Ciò premesso, la prospettiva di percepire un siffatto risarcimento va al di là di quanto necessario ai fini dell’incoraggiamento dell’ingaggio e della formazione di giovani giocatori nonché del finanziamento di tali attività.
49 Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, le questioni pregiudiziali devono essere risolte nel senso che l’art. 45 TFUE non osta ad un sistema che, al fine di realizzare l’obiettivo di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori, garantisca alla società che ha curato la formazione un indennizzo nel caso in cui il giovane giocatore, al termine del proprio periodo di formazione, concluda un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro, a condizione che tale sistema sia idoneo a garantire la realizzazione del detto obiettivo e non vada al di là di quanto necessario ai fini del suo conseguimento.
50 Per garantire la realizzazione di tale obiettivo non è necessario un regime, come quello oggetto della causa principale, per effetto del quale un giocatore «promessa» il quale, al termine del proprio periodo di formazione, concluda un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro si espone alla condanna a un risarcimento del danno per un importo determinato a prescindere dagli effettivi costi della formazione.
L’art. 45 TFUE non osta ad un sistema che, al fine di realizzare l’obiettivo di incoraggiare l’ingaggio e la formazione di giovani giocatori, garantisca alla società che ha curato la formazione un indennizzo nel caso in cui il giovane giocatore, al termine del proprio periodo di formazione, concluda un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro, a condizione che tale sistema sia idoneo a garantire la realizzazione del detto obiettivo e non vada al di là di quanto necessario ai fini del suo conseguimento.
Per garantire la realizzazione di tale obiettivo non è necessario un regime, come quello oggetto della causa principale, per effetto del quale un giocatore «promessa» il quale, al termine del proprio periodo di formazione, concluda un contratto come giocatore professionista con una società di un altro Stato membro si espone alla condanna a un risarcimento del danno per un importo determinato a prescindere dagli effettivi costi della formazione.

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