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Timestamp: 2018-12-17 08:46:06+00:00

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Separazione e divorzio: si può rinunciare all'assegno di mantenimento?
21 Gennaio 2015 | Autore: Maria Elena Casarano
Non tutto può essere oggetto di accordo: alcune linee guida in merito alla possibilità di rinuncia all’assegno.
Molto spesso i coniugi credono di essere liberi di decidere il contenuto da dare ad eventuali accordi di separazione o divorzio, specie quando dal matrimonio non sono nati figli. In realtà, tale diritto è sempre condizionato al fatto che le convenzioni tra le parti non contrastino con i principi generali stabiliti dalla legge, rischiando altrimenti, a seconda dei casi, di essere considerate nulle (cioè come se non fossero mai stati poste in essere) o successivamente revocate dal giudice.
Di solito, tale valutazione passa dal vaglio del magistrato o degli avvocati che assistono le parti i quali – nel caso che i coniugi scelgano di sottoscrivere una convenzione di negoziazione assistita (bypassando, perciò, l’intervento del giudice) – hanno l’obbligo di certificare che l’accordo raggiunto è conforme alle norme imperative e all’ordine pubblico [1].
I dubbi maggiori si pongono, in genere, in merito alle clausole riguardanti il versamento dell’ assegno di mantenimento e divorzile [2]; materia sulla quale, non di rado, le parti scelgono di accordarsi tramite scrittura privata oppure si rivolgono agli avvocati già con una volontà chiara.
Cercheremo, perciò, di dare risposta ai dubbi più frequenti a riguardo.
Si può rinunziare all’assegno di mantenimento o divorzile?
Si. Ma non in assoluto.
Anche se, infatti, i coniugi, in presenza di sufficienti redditi propri, possono legittimamente rinunciare a qualsiasi pretesa inerente il loro mantenimento [3], un tale accordo non può mai rappresentare una rinuncia in senso stretto.
Ciò in quanto il diritto all’assegno del coniuge economicamente più debole può essere fatto valere in ogni tempo una volta venute meno le condizioni di autosufficienza economica [4]. La misura dell’assegno, infatti, deve essere misurata alle reali possibilità dell’obbligato e ai bisogni del beneficiario; nel caso in cui, perciò, sia data prova al giudice che l’accordo raggiunto tra i coniugi sia stato frutto di una valutazione non libera o erronea (ipotesi non infrequente è quella di rinunciare all’assegno pur di ottenere subito la separazione ed evitare un giudizio), l’accordo potrà essere revocato.
Inoltre, la rinuncia all’assegno è da considerarsi nulla quando l’importo abbia natura alimentare, serva cioè a provvedere ai bisogni primari ed essenziali dell’ex coniuge e/o dei figli che si trovino in stato di bisogno e nella impossibilità di provvedere alle esigenze fondamentali di vita [5]: per tale motivo, il diritto agli alimenti rappresenta un diritto personalissimo, irrinunciabile, intrasmissibile ed imprescrittibile.
La nozione di alimenti [6] va, perciò, ricompresa in quella più ampia di mantenimento, sicché la rinuncia al mantenimento ha il solo effetto di delimitare la funzione assistenziale dell’assegno alla sola componente alimentare [7].
È possibile prevedere un termine di scadenza per il versamento dell’assegno ?
Si. I coniugi posso concordare in sede di separazione che il versamento dell’assegno di mantenimento avvenga fino a un preciso termine; alla scadenza concordata, perciò, il coniuge obbligato sarà liberato dl relativo obbligo economico (leggi: Assegno di mantenimento alla moglie con data di scadenza).
Ciò non esclude, tuttavia, che, col divorzio, il giudice possa ritenere dovuto il successivo assegno divorzile a seguito di una verifica delle attuali condizioni economiche delle parti rispetto al tenore di vita avuto durante il matrimonio [8] .
La rinuncia al mantenimento con la separazione comporta anche quella all’assegno di divorzio?
No. Gli accordi con i quali i coniugi regolano i rapporti economici in sede di separazione, non possono implicare rinuncia all’assegno divorzile [9]. La determinazione dell’assegno di divorzio è, infatti, indipendente dai provvedimenti patrimoniali operanti durante la separazione; pertanto il giudice deve comunque procedere alla verifica del rapporto delle attuali condizioni economiche delle parti con il pregresso tenore di vita coniugale [10].
Pertanto, la circostanza della rinuncia al mantenimento da parte di uno dei coniugi al momento della separazione potrà semmai essere valutata dal giudice quale mero indizio di autosufficienza del coniuge [11].
È naturale, tuttavia, che in mancanza di prova in merito ad un peggioramento delle condizioni economiche, il magistrato potrà ragionevolmente presumere che le ragioni che abbiano motivato la rinuncia continuino a sussistere e, pertanto, negare la richiesta di assegno [12] (per un approfondimento leggi: Se rinunci al mantenimento non puoi più chiedere l’assegno divorzile, salvo mutate condizioni).
Se con la separazione si è ottenuto il mantenimento in un’unica soluzione, si perde il diritto all’assegno di divorzio?
No. Anche nel caso in cui, in sede di separazione, i coniugi si siano accordati per il pagamento di un unico importo (cosiddetto una tantum), ciò non esclude che il beneficiario possa comunque chiedere l’assegno divorzile, se sia subentrato un mutamento delle condizioni economiche precedenti [13].
(Per un approfondimento leggi : Assegno di divorzio anche se il mantenimento è stato pagato in soluzione unica).
Quanto detto, tuttavia, non vale in caso di divorzio [14]; in tale ipotesi, l’eventuale versamento di un una tantum, esclude che il beneficiario possa proporre una domanda successiva [15] in quanto col divorzio cessano tutti i rapporti tra i coniugi (per un approfondimento leggi: Separazione e divorzio: quali differenze?).
In ogni caso, la eventuale rinuncia a successive domande non potrà mai riguardare il contributo economico da versare ai figli, in quanto il loro interesse è considerato preminente rispetto a quello dei genitori (per un approfondimento leggi: Si al mantenimento figli anche se l’assegno di separazione è in un’unica soluzione).
Le parti possono rinunciare a chiedere la revisione degli accordi sul mantenimento?
No. Un accordo di questa natura sarebbe nullo: infatti, la facoltà di chiedere sempre la modifica delle condizioni della separazione e del divorzio [16] quando subentrino dei giustificati motivi è accordata direttamente dalla legge e non può essere oggetto di una preventiva rinuncia; non trova perciò ostacolo a tale revisione una clausola che (nella separazione o nel divorzio) la escluda o la limiti [17].
Gli accordi raggiunti tra i coniugi in vista della separazione o del divorzio, infatti, dipendono dallo stato dei fatti esistente al momento della loro sottoscrizione, e pertanto ciascun coniuge potrà sempre chiederne la modifica provando il mutamento delle circostanze rispetto al momento in cui sono stati conclusi.
[1] Art. 5 n.2 capo I del D.L n.132/14 e artt. 160 e art. 1343 cod. civ.
[2] Art. 156 cod. civ. e art. 5 c.6 L. 898/70.
[3] Trib. di Genova, sent. del 16.07.12.
[4] C.App. di Napoli, sent. del 25.05.11.
[5] Cass. sent. n 3115/84.
[6] Art. 433 ss. cod. civ.
[7] Cass. sent. n. 4198/98 e Trib. di Terni sent. del 10.05.05.
[8] Cass. sent. n. 12781 del 6.06.2014.
[9] Cass. Sent. 5302/06.
[10] Cass. sent. n. 1758/08.
[11] C.App. di Roma, sent. del 08.07.09.
[12] Cass. sent. n. 23079/13.
[13] Cass. sent. n. 4424/08.
[14] Art. 5, comma 8 L 898/70.
[15] Cass. n. 17634/07; , n. 530/06; n. 181/00; n. 2955/98.
[16] ex artt. 710 cod. proc. civ. e art. 9 L. 898 del 1970.
[17] Cass. sentt. n 4794/96 e n. 6773/90.
roberto russo ha detto:
20/01/2016 alle 15:01
Sono pensionato statale. Il mio ufficio, su mie disposizioni d’innanzi al Giudice, versa il mantenimento a mio figlio maggiorenne di anni 24 fin da quando ne aveva 10.
Mi spiace ammetterlo, il figlio è un irresponsabile, non cerca lavoro, è fuori termini all’università, non ha accettato un lavoro dove attualmente risiedo. Lui vive con sua madre, coniugata , con reddito molto superiore al mio. Che possibilità ho di revocare il mantenimento?

References: Art. 5
 art. 1343
 Art. 156
 art. 5
 Cass. 
 Art. 433
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 5
 Cass. 
 art. 9
 Cass.