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DISCIPLINARE DESCRITTIVO E PRESTAZIONALE DEGLI ELEMENTI TECNICI - PDF
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2 DISCIPLINARE DESCRITTIVO E PRESTAZIONALE DEGLI ELEMENTI TECNICI Art. 1. Materiali e prodotti per uso strutturale 1.1 Identificazione, certificazione e accettazione I materiali e i prodotti per uso strutturale, in applicazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni emanate con D.M. 14 gennaio 2008, devono essere: identificati mediante la descrizione a cura del fabbricante del materiale stesso e dei suoi componenti elementari; certificati mediante la documentazione di attestazione che preveda prove sperimentali per misurarne le caratteristiche chimiche, fisiche e meccaniche, effettuate da un ente terzo indipendente ovvero, ove previsto, autocertificate dal produttore secondo procedure stabilite dalle specifiche tecniche europee richiamate nel presente documento; accettati dal direttore dei lavori mediante controllo delle certificazioni di cui al punto precedente e mediante le prove sperimentali di accettazione previste dalle nuove norme tecniche per le costruzioni per misurarne le caratteristiche chimiche, fisiche e meccaniche. 1.2 Procedure e prove sperimentali d accettazione Tutte le prove sperimentali che servono a definire le caratteristiche fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali strutturali devono essere eseguite e certificate dai laboratori ufficiali di cui all art. 59 del D.P.R. n. 380/2001, ovvero sotto il loro diretto controllo, sia per ciò che riguarda le prove di certificazione o di qualificazione, che per ciò che riguarda quelle di accettazione. I laboratori dovranno fare parte dell albo dei laboratori ufficiali depositato presso il servizio tecnico centrale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nei casi in cui per materiali e prodotti per uso strutturale è prevista la marcatura CE ai sensi del D.P.R. 21 aprile 1993, n. 246, ovvero la qualificazione secondo le nuove norme tecniche, la relativa attestazione di conformità deve essere consegnata alla direzione dei lavori. Negli altri casi, l idoneità all uso va accertata attraverso le procedure all uopo stabilite dal servizio tecnico centrale, sentito il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che devono essere almeno equivalenti a quelle delle corrispondenti norme europee armonizzate, ovvero a quelle previste nelle nuove norme tecniche. Il richiamo alle specifiche tecniche europee EN o nazionali UNI, ovvero internazionali ISO, deve intendersi riferito all ultima versione aggiornata, salvo come diversamente specificato. Il direttore dei lavori, per i materiali e i prodotti destinati alla realizzazione di opere strutturali e, in generale, nelle opere di ingegneria civile, ai sensi del paragrafo 2.1 delle nuove norme tecniche approvate dal D.M. 14 gennaio 2008, deve, se necessario, ricorrere a procedure e prove sperimentali d accettazione, definite su insiemi statistici significativi. 1.3 Procedure di controllo di produzione in fabbrica I produttori di materiali, prodotti o componenti disciplinati dalle nuove norme tecniche approvate dal D.M. 14 gennaio 2008, devono dotarsi di adeguate procedure di controllo di produzione in fabbrica. Per controllo di produzione nella fabbrica si intende il controllo permanente della produzione effettuato dal fabbricante. Tutte le procedure e le disposizioni adottate dal fabbricante devono essere documentate sistematicamente ed essere a disposizione di qualsiasi soggetto o ente di controllo. Art. 2. Componenti del calcestruzzo 2.1 Leganti per opere strutturali Nelle opere strutturali devono impiegarsi esclusivamente i leganti idraulici previsti dalle disposizioni vigenti in materia, dotati di certificato di conformità (rilasciato da un organismo europeo notificato) ad una norma armonizzata della serie UNI EN 197 ovvero ad uno specifico benestare tecnico europeo (ETA), perché idonei all impiego previsto, nonché, per quanto non in contrasto, conformi alle prescrizioni di cui alla legge 26 maggio 1965, n È escluso l impiego di cementi alluminosi. L impiego dei cementi richiamati all art.1, lettera C della legge n. 595/1965, è limitato ai calcestruzzi per sbarramenti di ritenuta. 1
3 Per la realizzazione di dighe e altre simili opere massive dove è richiesto un basso calore di idratazione, devono essere utilizzati i cementi speciali con calore di idratazione molto basso conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 14216, in possesso di un certificato di conformità rilasciato da un organismo di certificazione europeo notificato. Qualora il calcestruzzo risulti esposto a condizioni ambientali chimicamente aggressive, si devono utilizzare cementi per i quali siano prescritte, da norme armonizzate europee e, fino alla disponibilità di esse, da norme nazionali, adeguate proprietà di resistenza ai solfati e/o al dilavamento o ad eventuali altre specifiche azioni aggressive Fornitura I sacchi per la fornitura dei cementi devono essere sigillati e in perfetto stato di conservazione. Se l imballaggio fosse comunque manomesso o il prodotto avariato, il cemento potrà essere rifiutato dalla direzione dei lavori, e dovrà essere sostituito con altro idoneo. Se i leganti sono forniti sfusi, la provenienza e la qualità degli stessi dovranno essere dichiarate con documenti di accompagnamento della merce. La qualità del cemento potrà essere accertata mediante prelievo di campioni e loro analisi presso laboratori ufficiali. L impresa deve disporre in cantiere di silos per lo stoccaggio del cemento, che ne consentano la conservazione in idonee condizioni termoigrometriche Marchio di conformità L attestato di conformità autorizza il produttore ad apporre il marchio di conformità sull imballaggio e sulla documentazione di accompagnamento relativa al cemento certificato. Il marchio di conformità è costituito dal simbolo dell organismo abilitato seguito da: nome del produttore e della fabbrica ed eventualmente del loro marchio o dei marchi di identificazione; ultime due cifre dell anno nel quale è stato apposto il marchio di conformità; numero dell attestato di conformità; descrizione del cemento; estremi del decreto. Ogni altra dicitura deve essere stata preventivamente sottoposta all approvazione dell organismo abilitato. Tabella 15.1 Requisiti meccanici e fisici dei cementi (D.M. 12 luglio 1999, n. 314) Resistenza alla compressione [N/mm 2 ] Tempo Resistenza iniziale Resistenza normalizzata inizio presa Classe 2 giorni 7 giorni 28 giorni [min] 32,5 > 16 32,5 52,5 32,5 R > ,25 > 10 42,5 4,25 R > 20 62,5 52,5 > 20 52, ,5 R > 30 Espansione [mm] 10 2
4 Tabella 15.2 Requisiti chimici dei cementi (D.M. 12 luglio 1999, n. 314) Proprietà Prova secondo Tipo di cemento Classe di resistenza Requisiti 1 Perdita al fuoco EN 1962 CEM I CEM III Tutte le classi 5,0% Residuo insolubile EN 1962 CEM I CEM III Tutte le classi 5,0% Solfati come (SO 3 ) EN 1962 CEM I CEM II 2 CEM IV CEM V 32,5 32,5 R 42,5 42,5 R 52,5 52,5 R 3,5% 4,0% CEM III 3 Tutte le classi Cloruri EN Tutti i tipi 4 Tutte le classi 0,10% Pozzolanicità EN 1965 CEM IV Tutte le classi Esito positivo della prova 1 I requisiti sono espressi come percentuale in massa. 2 Questa indicazione comprende i cementi tipo CEM II/A e CEM II/B, ivi compresi i cementi Portland compositi contenenti solo un altro componente principale, per esempio II/AS o II/BV, salvo il tipo CEM II/BT, che può contenere fino al 4,5% di SO 3, per tutte le classi di resistenza. 3 Il cemento tipo CEM III/C può contenere fino al 4,5% di SO 3. 4 Il cemento tipo CEM III può contenere più dello 0,100% di cloruri, ma, in tal caso, si dovrà dichiarare il contenuto effettivo in cloruri. Tabella 15.3 Valori limite dei cementi (D.M. 12 luglio 1999, n. 314) Valori limite Proprietà Classe di resistenza 32,5 32,5R 42,5 42,5R 52,5 42,5R 2 giorni 8,0 8,0 18,0 18,0 28,0 7 giorni 14,0 Limite inferiore di resistenza [N/mm 2 ] 28 giorni 30,0 30,0 40,0 40,0 50,0 50,0 Tempo di inizio presa Limite inferiore [min] Stabilità [mm] Limite superiore 11 Tipo I Contenuto di SO3 (%) Limite superiore Tipo II 1 Tipo IV Tipo V 4,0 4,5 Tipo III/A Tipo III/B 4,5 Tipo III/C 5,0 Contenuto di cloruri (%) Limite superiore 2 0,11 Pozzolanicità Positiva a 15 giorni 1 Il cemento tipo II/B può contenere fino al 5% di SO 3 per tutte le classi di resistenza. 2 Il cemento tipo III può contenere più dello 0,11% di cloruri, ma in tal caso deve essere dichiarato il contenuto reale di cloruri Metodi di prova Ai fini dell accettazione dei cementi la direzione dei lavori potrà effettuare le seguenti prove: UNI EN 1961 Metodi di prova dei cementi. Parte 1: Determinazione delle resistenze meccaniche; UNI EN 1962 Metodi di prova dei cementi. Parte 2: Analisi chimica dei cementi; UNI EN 1963 Metodi di prova dei cementi. Parte 3: Determinazione del tempo di presa e della stabilità; UNI ENV SPERIMENTALE 1964 Metodi di prova dei cementi. Parte 4: Determinazione quantitativa dei costituenti; UNI EN 1965 Metodi di prova dei cementi. Parte 5: Prova di pozzolanicità dei cementi pozzolanici; UNI EN 1966 Metodi di prova dei cementi. Parte 6: Determinazione della finezza; UNI EN 1967 Metodi di prova dei cementi. Parte 7: Metodi di prelievo e di campionatura del cemento; UNI EN 1968 Metodi di prova dei cement. Parte 8: Calore d idratazione. Metodo per soluzione; UNI EN 1969 Metodi di prova dei cementi. Parte 9: Calore d idratazione. Metodo semiadiabatico; UNI EN Metodi di prova dei cementi. Parte 10: Determinazione del contenuto di cromo (VI) idrosolubile nel cemento; UNI EN Metodi di prova dei cementi. Determinazione del contenuto di cloruri, anidride carbonica e alcali nel cemento; 3
5 UNI EN 1971 Cemento. Parte 1: Composizione, specificazioni e criteri di conformità per cementi comuni; UNI EN 1972 Cemento. Valutazione della conformità; UNI EN 1974 Cemento. Parte 4: Composizione, specificazioni e criteri di conformità per cementi d altoforno con bassa resistenza iniziale; UNI Cementi. Determinazione della calce solubilizzata nei cementi per dilavamento con acqua distillata; UNI EN 4131 Cemento da muratura. Parte 1: Composizione, specificazioni e criteri di conformità; UNI EN 4132 Cemento da muratura. Metodi di prova; UNI EN 4132 Cemento da muratura. Parte 2: Metodi di prova. UNI 9606 Cementi resistenti al dilavamento della calce. Classificazione e composizione. 2.2 Aggregati Sono idonei alla produzione di calcestruzzo per uso strutturale gli aggregati ottenuti dalla lavorazione di materiali naturali, artificiali, ovvero provenienti da processi di riciclo conformi alla norma europea armonizzata UNI EN e, per gli aggregati leggeri, alla norma europea armonizzata UNI EN È consentito l uso di aggregati grossi provenienti da riciclo, secondo i limiti di cui alla tabella 15.4, a condizione che la miscela di calcestruzzo confezionata con aggregati riciclati, venga preliminarmente qualificata e documentata attraverso idonee prove di laboratorio. Per tali aggregati, le prove di controllo di produzione in fabbrica di cui ai prospetti H1, H2 ed H3 dell annesso ZA della norma europea armonizzata UNI EN 12620, per le parti rilevanti, devono essere effettuate ogni 100 tonnellate di aggregato prodotto e, comunque, negli impianti di riciclo, per ogni giorno di produzione. Tabella 15.4 Limiti di impiego degli aggregati grossi provenienti da riciclo Origine del materiale da riciclo Classe del calcestruzzo Percentuale di impiego Demolizioni di edifici (macerie) = C 8/10 fino al 100% C30/37 30% Demolizioni di solo calcestruzzo e calcestruzzo armato C20/25 fino al 60% C45/55 fino al 15% Riutilizzo di calcestruzzo interno negli stabilimenti di Stessa classe del calcestruzzo fino al 5% prefabbricazione qualificati (da qualsiasi classe > C45/55) di origine Si potrà fare utile riferimento alle norme UNI e UNI al fine di individuare i requisiti chimicofisici, aggiuntivi rispetto a quelli fissati per gli aggregati naturali, che gli aggregati riciclati devono rispettare, in funzione della destinazione finale del calcestruzzo e delle sue proprietà prestazionali (meccaniche, di durabilità e pericolosità ambientale, ecc.), nonché quantità percentuali massime di impiego per gli aggregati di riciclo, o classi di resistenza del calcestruzzo, ridotte rispetto a quanto previsto nella tabella Gli inerti, naturali o di frantumazione, devono essere costituiti da elementi non gelivi e non friabili, privi di sostanze organiche, limose e argillose, di gesso, ecc., in proporzioni nocive all indurimento del conglomerato o alla conservazione delle armature. La ghiaia o il pietrisco devono avere dimensioni massime commisurate alle caratteristiche geometriche della carpenteria del getto e all ingombro delle armature, e devono essere lavati con acqua dolce qualora ciò sia necessario per l eliminazione di materie nocive. Il pietrisco deve provenire dalla frantumazione di roccia compatta, non gessosa né geliva, non deve contenere impurità né materie pulverulenti e deve essere costituito da elementi le cui dimensioni soddisfino alle condizioni sopra indicate per la ghiaia Sistema di attestazione della conformità Il sistema di attestazione della conformità degli aggregati, ai sensi del D.P.R. n. 246/1993, è indicato nella tabella Il sistema 2+ (certificazione del controllo di produzione in fabbrica) è quello specificato all art. 7, comma 1 lettera B, procedura 1 del D.P.R. n. 246/1993, comprensiva della sorveglianza, giudizio e approvazione permanenti del controllo di produzione in fabbrica. 4
6 Tabella 15.5 Sistema di attestazione della conformità degli aggregati Specifica tecnica europea armonizzata di riferimento Uso previsto Sistema di attestazione della conformità Aggregati per calcestruzzo Calcestruzzo strutturale Marcatura CE Gli aggregati che devono riportare obbligatoriamente la marcatura CE sono riportati nella tabella La produzione dei prodotti deve avvenire con un livello di conformità 2+, certificato da un organismo notificato. Tabella 15.6 Aggregati che devono riportare la marcatura CE Norme Impiego aggregato di riferimento Aggregati per calcestruzzo UNI EN Aggregati per conglomerati bituminosi e finiture superficiali per strade, aeroporti e altre aree trafficate UNI EN Aggregati leggeri. Parte 1: Aggregati leggeri per calcestruzzo, malta e malta da iniezione/boiacca UNI EN Aggregati grossi per opere idrauliche (armourstone). Parte 1 UNI EN Aggregati per malte UNI EN Aggregati per miscele non legate e miscele legate utilizzati nelle opere di ingegneria civile e nella costruzione di strade UNI EN Aggregati per massicciate ferroviarie UNI EN Controlli d accettazione I controlli di accettazione degli aggregati da effettuarsi a cura del direttore dei lavori, come stabilito dalle norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14 gennaio 2008, devono essere finalizzati alla determinazione delle caratteristiche tecniche riportate nella tabella 15.7, insieme ai relativi metodi di prova. I metodi di prova da utilizzarsi sono quelli indicati nelle norme europee armonizzate citate, in relazione a ciascuna caratteristica. Tabella 15.7 Controlli di accettazione per aggregati per calcestruzzo strutturale Caratteristiche tecniche Metodo di prova Descrizione petrografica semplificata UNI EN 9323 Dimensione dell aggregato (analisi granulometrica e contenuto dei fini) UNI EN 9331 Indice di appiattimento UNI EN 9333 Dimensione per il filler UNI EN Forma dell aggregato grosso (per aggregato proveniente da riciclo) UNI EN 9334 Resistenza alla frammentazione/frantumazione (per calcestruzzo R ck C50/60) UNI EN Sabbia Ferme restando le considerazioni dei paragrafi precedenti, la sabbia per il confezionamento delle malte o del calcestruzzo deve essere priva di solfati e di sostanze organiche, terrose o argillose, e avere dimensione massima dei grani di 2 mm per murature in genere, e di 1 mm per gli intonaci e murature di paramento o in pietra da taglio. La sabbia naturale o artificiale deve risultare bene assortita in grossezza e costituita di grani resistenti, non provenienti da roccia decomposta o gessosa. Essa deve essere scricchiolante alla mano, non lasciare traccia di sporco, non contenere materie organiche, melmose o comunque dannose. Prima dell impiego, se necessario, deve essere lavata con acqua dolce per eliminare eventuali materie nocive Verifiche sulla qualità La direzione dei lavori potrà accertare in via preliminare le caratteristiche delle cave di provenienza del materiale per rendersi conto dell uniformità della roccia, e dei sistemi di coltivazione e di frantumazione, prelevando dei campioni da sottoporre alle prove necessarie per caratterizzare la roccia nei riguardi dell impiego. Il prelevamento di campioni potrà essere omesso quando le caratteristiche del materiale risultino da un certificato emesso in seguito ad esami fatti eseguire da amministrazioni pubbliche, a seguito di sopralluoghi nelle cave, e i risultati di tali indagini siano ritenuti idonei dalla direzione dei lavori. 5
7 Il prelevamento dei campioni di sabbia deve avvenire normalmente dai cumuli sul luogo di impiego; diversamente, può avvenire dai mezzi di trasporto ed eccezionalmente dai silos. La fase di prelevamento non deve alterare le caratteristiche del materiale, e in particolare la variazione della sua composizione granulometrica e perdita di materiale fine. I metodi di prova possono riguardare l analisi granulometrica e il peso specifico reale Norme per gli aggregati per la confezione di calcestruzzi Riguardo all accettazione degli aggregati impiegati per il confezionamento degli impasti di calcestruzzo, il direttore dei lavori, fermi restando i controlli della tabella 15.7, può fare riferimento anche alle seguenti norme: UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Definizione, classificazione e caratteristiche; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Requisiti; UNI Aggregati per la confezione calcestruzzi. Determinazione del passante allo staccio 0,075 UNI 2332; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Determinazione del contenuto di grumi di argilla e particelle friabili; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Determinazione della massa volumica e dell assorbimento degli aggregati fini; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Determinazione della massa volumica e dell assorbimento degli aggregati grossi (metodi della pesata idrostatica e del cilindro); UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Determinazione della resistenza a compressione degli aggregati grossi; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Determinazione della sensibilità al gelo e disgelo degli aggregati grossi; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Confronto in calcestruzzo con aggregati di caratteristiche note; UNI Aggregati per la confezione di calcestruzzi. Determinazione della potenziale reattività degli aggregati in presenza di alcali; UNI EN Prove per determinare le proprietà termiche e la degradabilità degli aggregati. Prova al solfato di magnesio; UNI EN Prove per determinare le proprietà termiche e la degradabilità degli aggregati. Determinazione del ritiro per essiccamento; UNI EN Aggregati per calcestruzzo; UNI EN Prove per determinare le proprietà chimiche degli aggregati. Analisi chimica; UNI EN Aggregati per malta Norme di riferimento per gli aggregati leggeri Riguardo all accettazione degli aggregati leggeri impiegati per il confezionamento degli impasti di calcestruzzo, il direttore dei lavori, fermi restando i controlli della tabella 15.7, potrà farà riferimento anche alle seguenti norme: UNI EN Aggregati leggeri per calcestruzzo, malta e malta per iniezione; UNI EN Aggregati leggeri per miscele bituminose, trattamenti superficiali e per applicazioni in strati legati e non legati; UNI Aggregati leggeri. Argilla e scisto espanso. Valutazione delle proprietà mediante prove su calcestruzzo convenzionale. 2.3 Aggiunte È ammesso l impiego di aggiunte, in particolare di ceneri volanti, loppe granulate d altoforno e fumi di silice, purché non vengano modificate negativamente le caratteristiche prestazionali del conglomerato cementizio. Le ceneri volanti devono soddisfare i requisiti della norma UNI EN 450 e potranno essere impiegate rispettando i criteri stabiliti dalle norme UNI EN 2061 e UNI I fumi di silice devono essere costituiti da silice attiva amorfa presente in quantità maggiore o uguale all 85% del peso totale. 6
8 2.3.1 Ceneri volanti Le ceneri volanti, costituenti il residuo solido della combustione di carbone, dovranno provenire da centrali termoelettriche in grado di fornire un prodotto di qualità costante nel tempo e documentabile per ogni invio, e non contenere impurezze (lignina, residui oleosi, pentossido di vanadio, ecc.) che possano danneggiare o ritardare la presa e l indurimento del cemento. Particolare attenzione dovrà essere prestata alla costanza delle loro caratteristiche, che devono soddisfare i requisiti della norma UNI EN 450. Il dosaggio delle ceneri volanti non deve superare il 25% del peso del cemento. Detta aggiunta non deve essere computata in alcun modo nel calcolo del rapporto acqua/cemento. Nella progettazione del mix design e nelle verifiche periodiche da eseguire, andrà comunque verificato che l aggiunta di ceneri praticata non comporti un incremento della richiesta di additivo, per ottenere la stessa fluidità dell impasto privo di ceneri maggiore dello 0,2%. NORME DI RIFERIMENTO UNI EN 4501 Ceneri volanti per calcestruzzo. Parte 1: Definizione, specificazioni e criteri di conformità; UNI EN 4502 Ceneri volanti per calcestruzzo. Parte 2: Valutazione della conformità; UNI EN 4511 Metodo di prova delle ceneri volanti. Determinazione del contenuto di ossido di calcio libero; UNI EN 4512 Metodo di prova delle ceneri volanti. Determinazione della finezza mediante stacciatura umida Microsilice La silice attiva colloidale amorfa è costituita da particelle sferiche isolate di SiO 2 con diametro compreso tra 0,01 e 0,5 micron, e ottenuta da un processo di tipo metallurgico, durante la produzione di silice metallica o di leghe ferrosilicio, in un forno elettrico ad arco. La silica fume può essere fornita allo stato naturale, così come può essere ottenuta dai filtri di depurazione sulle ciminiere delle centrali a carbone oppure come sospensione liquida di particelle con contenuto secco di 50% in massa. Si dovrà porre particolare attenzione al controllo in corso d opera del mantenimento della costanza delle caratteristiche granulometriche e fisicochimiche. Il dosaggio della silica fume non deve comunque superare il 7% del peso del cemento. Tale aggiunta non sarà computata in alcun modo nel calcolo del rapporto acqua/cemento. Se si utilizzano cementi di tipo I, potrà essere computata nel dosaggio di cemento e nel rapporto acqua/cemento una quantità massima di tale aggiunta pari all 11% del peso del cemento. Nella progettazione del mix design e nelle verifiche periodiche da eseguire, andrà comunque verificato che l aggiunta di microsilice praticata non comporti un incremento della richiesta dell additivo maggiore dello 0,2%, per ottenere la stessa fluidità dell impasto privo di silica fume. NORME DI RIFERIMENTO UNI Durabilità delle opere e degli elementi prefabbricati di calcestruzzo. Istruzioni per prevenire la reazione alcalisilice; UNI EN Fumi di silice per calcestruzzo. Parte 1: Definizioni, requisiti e criteri di conformità; UNI EN Fumi di silice per calcestruzzo. Parte 2: Valutazione della conformità. 2.4 Additivi L impiego di additivi, come per ogni altro componente, dovrà essere preventivamente sperimentato e dichiarato nel mix design della miscela di conglomerato cementizio, preventivamente progettata. Gli additivi per impasti cementizi si intendono classificati come segue: fluidificanti; aeranti; ritardanti; acceleranti; fluidificantiaeranti; fluidificantiritardanti; fluidificantiacceleranti; 7
9 antigelosuperfluidificanti. Gli additivi devono essere conformi alla parte armonizzata della norma europea UNI EN L impiego di eventuali additivi dovrà essere subordinato all accertamento dell assenza di ogni pericolo di aggressività. Gli additivi dovranno possedere le seguenti caratteristiche: essere opportunamente dosati rispetto alla massa del cemento; non contenere componenti dannosi alla durabilità del calcestruzzo; non provocare la corrosione dei ferri d armatura; non interagire sul ritiro o sull espansione del calcestruzzo. In caso contrario, si dovrà procedere alla determinazione della stabilità dimensionale. Gli additivi da utilizzarsi, eventualmente, per ottenere il rispetto delle caratteristiche delle miscele in conglomerato cementizio, potranno essere impiegati solo dopo una valutazione degli effetti per il particolare conglomerato cementizio da realizzare e nelle condizioni effettive di impiego. Particolare cura dovrà essere posta nel controllo del mantenimento nel tempo della lavorabilità del calcestruzzo fresco. Per le modalità di controllo e di accettazione il direttore dei lavori potrà far eseguire prove o accettare l attestazione di conformità alle norme vigenti Additivi acceleranti Gli additivi acceleranti, allo stato solido o liquido hanno la funzione di addensare la miscela umida fresca e portare ad un rapido sviluppo delle resistenze meccaniche. Il dosaggio degli additivi acceleranti dovrà essere contenuto tra lo 0,5 e il 2% (ovvero come indicato dal fornitore) del peso del cemento. In caso di prodotti che non contengono cloruri tali valori possono essere incrementati fino al 4%. Per evitare concentrazioni del prodotto, lo si dovrà opportunamente diluire prima dell uso. La direzione dei lavori si riserva di verificare la loro azione prima dell impiego, mediante: l esecuzione di prove di resistenza meccanica del calcestruzzo previste dal paragrafo del D.M. 14 gennaio 2008 e norme UNI applicabili per la fornitura contrattuale; la determinazione dei tempi di inizio e fine presa del calcestruzzo additivato mediante la misura della resistenza alla penetrazione, da eseguire con riferimento alla norma UNI 7123; In generale, per quanto non specificato si rimanda alla norma UNI EN Additivi ritardanti Gli additivi ritardanti potranno essere eccezionalmente utilizzati, previa idonea qualifica e preventiva approvazione da parte della direzione dei lavori, per: particolari opere che necessitano di getti continui e prolungati, al fine di garantire la loro corretta monoliticità; getti in particolari condizioni climatiche; singolari opere ubicate in zone lontane e poco accessibili dalle centrali/impianti di betonaggio. La direzione dei lavori si riserva di verificare la loro azione prima dell impiego, mediante: l esecuzione di prove di resistenza meccanica del calcestruzzo previste dal paragrafo del D.M. 14 gennaio 2008 e norme UNI applicabili per la fornitura contrattuale; la determinazione dei tempi di inizio e fine presa del calcestruzzo additivato mediante la misura della resistenza alla penetrazione, da eseguire con riferimento alla norma UNI Le prove di resistenza a compressione devono essere eseguite di regola dopo la stagionatura di 28 giorni, e la presenza dell additivo non deve comportare diminuzione della resistenza del calcestruzzo. In generale, per quanto non specificato si rimanda alla norma UNI EN Additivi antigelo Gli additivi antigelo sono da utilizzarsi nel caso di getto di calcestruzzo effettuato in periodo freddo, previa autorizzazione della direzione dei lavori. Il dosaggio degli additivi antigelo dovrà essere contenuto tra lo 0,5 e il 2% (ovvero come indicato dal fornitore) del peso del cemento, che dovrà essere del tipo ad alta resistenza e in dosaggio superiore rispetto alla norma. Per evitare concentrazioni del prodotto, prima dell uso dovrà essere opportunamente miscelato al fine di favorire la solubilità a basse temperature. 8
10 La direzione dei lavori si riserva di verificare la loro azione prima e dopo l impiego, mediante: l esecuzione di prove di resistenza meccanica del calcestruzzo previste dal paragrafo del D.M. 14 gennaio 2008 e norme UNI applicabili per la fornitura contrattuale; la determinazione dei tempi d inizio e fine presa del calcestruzzo additivato mediante la misura della resistenza alla penetrazione, da eseguire con riferimento alla norma UNI Le prove di resistenza a compressione di regola devono essere eseguite dopo la stagionatura di 28 giorni, la presenza dell additivo non deve comportare diminuzione della resistenza del calcestruzzo Additivi fluidificanti e superfluidificanti Gli additivi fluidificanti sono da utilizzarsi per aumentare la fluidità degli impasti, mantenendo costante il rapporto acqua/cemento e la resistenza del calcestruzzo, previa autorizzazione della direzione dei lavori. L additivo superfluidificante di prima e seconda additivazione dovrà essere di identica marca e tipo. Nel caso in cui il mix design preveda l uso di additivo fluidificante come prima additivazione, associato ad additivo superfluidificante a piè d opera, questi dovranno essere di tipo compatibile e preventivamente sperimentati in fase di progettazione del mix design e di prequalifica della miscela. Dopo la seconda aggiunta di additivo, sarà comunque necessario assicurare la miscelazione per almeno 10 minuti prima dello scarico del calcestruzzo. La direzione dei lavori potrà richiedere una miscelazione più prolungata in funzione dell efficienza delle attrezzature e delle condizioni di miscelamento. Il dosaggio degli additivi fluidificanti dovrà essere contenuto tra lo 0,2 e lo 0,3% (ovvero come indicato dal fornitore) del peso del cemento. Gli additivi superfluidificanti vengono aggiunti in quantità superiori al 2% rispetto al peso del cemento. In generale, per quanto non specificato si rimanda alla norma UNI EN La direzione dei lavori si riserva di verificare la loro azione prima e dopo l impiego mediante: la determinazione della consistenza dell impasto mediante l impiego della tavola a scosse con riferimento alla norma UNI 8020; l esecuzione di prove di resistenza meccanica del calcestruzzo previste dal paragrafo del D.M. 14 gennaio 2008 e norme UNI applicabili per la fornitura contrattuale; la prova di essudamento prevista dalla norma UNI Additivi aeranti Gli additivi aeranti sono da utilizzarsi per migliorare la resistenza del calcestruzzo ai cicli di gelo e disgelo, previa autorizzazione della direzione dei lavori. La quantità dell aerante deve essere compresa tra lo 0,005 e lo 0,05% (ovvero come indicato dal fornitore) del peso del cemento. La direzione dei lavori si riserva di verificare la loro azione prima e dopo l impiego mediante: la determinazione del contenuto d aria secondo la norma UNI EN ; l esecuzione di prove di resistenza meccanica del calcestruzzo previste dal paragrafo del D.M. 14 gennaio 2008 e norme UNI applicabili per la fornitura contrattuale; prova di resistenza al gelo secondo la norma UNI 7087; prova di essudamento secondo la norma UNI Le prove di resistenza a compressione del calcestruzzo, di regola, devono essere eseguite dopo la stagionatura Norme di riferimento La direzione dei lavori, per quanto non specificato, per valutare l efficacia degli additivi potrà disporre l esecuzione delle seguenti prove: UNI 7110 Additivi per impasti cementizi. Determinazione della solubilità in acqua distillata e in acqua satura di calce; UNI Additivi per impasti cementizi. Additivi multifunzionali per calcestruzzo. Definizioni, requisiti e criteri di conformità. UNI EN 480 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Parte 4: Determinazione della quantità di acqua essudata del calcestruzzo; UNI EN 4805 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Parte 5: Determinazione dell assorbimento capillare; UNI EN 4806 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Parte 6: Analisi all infrarosso; 9
11 UNI EN 4808 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Determinazione del tenore di sostanza secca convenzionale; UNI EN Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Determinazione del tenore di cloruri solubili in acqua; UNI EN Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Parte 11: Determinazione delle caratteristiche dei vuoti di aria nel calcestruzzo indurito; UNI EN Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Parte 12: Determinazione del contenuto di alcali negli additivi; UNI EN Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Malta da muratura di riferimento per le prove sugli additivi per malta; UNI EN Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Metodi di prova. Parte 14: Determinazione dell effetto sulla tendenza alla corrosione dell acciaio di armatura mediante prova elettrochimica potenziostatica; UNI EN 9341 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Parte 1: Requisiti comuni; UNI EN 9342 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Parte 2: Additivi per calcestruzzo. Definizioni, requisiti, conformità, marcatura ed etichettatura; UNI EN 9343 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Additivi per malte per opere murarie. Parte 3: Definizioni, requisiti, conformità, marcatura ed etichettatura; UNI EN 9344 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Additivi per malta per iniezione per cavi di precompressione. Parte 4: Definizioni, requisiti, conformità, marcatura ed etichettatura; UNI EN 9345 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Parte 5: Additivi per calcestruzzo proiettato. Definizioni, requisiti, conformità, marcatura ed etichettatura; UNI EN 9346 Additivi per calcestruzzo, malta e malta per iniezione. Parte 6: Campionamento, controllo e valutazione della conformità. 2.5 Agenti espansivi Gli agenti espansivi sono da utilizzarsi per aumentare il volume del calcestruzzo sia in fase plastica che indurito, previa autorizzazione della direzione dei lavori. La quantità dell aerante deve essere compresa tra il 7 e il 10% (ovvero come indicato dal fornitore) del peso del cemento. La direzione dei lavori si riserva di verificare la loro azione prima e dopo l impiego mediante: l esecuzione di prove di resistenza meccanica del calcestruzzo previste dal paragrafo del D.M. 14 gennaio 2008 e norme UNI applicabili per la fornitura contrattuale; la determinazione dei tempi di inizio e fine presa del calcestruzzo additivato mediante la misura della resistenza alla penetrazione, da eseguire con riferimento alla norma UNI Le prove di resistenza a compressione del calcestruzzo, di regola, devono essere eseguite dopo la stagionatura. NORME DI RIFERIMENTO UNI 8146 Agenti espansivi non metallici per impasti cementizi. Idoneità e relativi metodi di controllo; UNI 8147 Agenti espansivi non metallici per impasti cementizi. Determinazione dell espansione contrastata della malta contenente l agente espansivo; UNI 8148 Agenti espansivi non metallici per impasti cementizi. Determinazione dell espansione contrastata del calcestruzzo contenente l agente espansivo; UNI 8149 Agenti espansivi non metallici per impasti cementizi. Determinazione della massa volumica. 2.6 Prodotti filmogeni per la protezione del calcestruzzo Gli eventuali prodotti antievaporanti filmogeni devono rispondere alle norme comprese tra UNI 8656 e UNI L appaltatore deve preventivamente sottoporre all approvazione della direzione dei lavori la documentazione tecnica sul prodotto e sulle modalità di applicazione. Il direttore dei lavori deve accertarsi che il materiale impiegato sia compatibile con prodotti di successive lavorazioni (per esempio, con il primer di adesione di guaine per impermeabilizzazione di solette) e che non interessi le zone di ripresa del getto. NORME DI RIFERIMENTO UNI 8656 Prodotti filmogeni per la protezione del calcestruzzo durante la maturazione. Classificazione e requisiti; 10
12 UNI 8657 Prodotti filmogeni per la protezione del calcestruzzo durante la maturazione. Determinazione della ritenzione d acqua; UNI 8658 Prodotti filmogeni per la protezione del calcestruzzo durante la maturazione. Determinazione del tempo di essiccamento; UNI 8659 Prodotti filmogeni per la protezione del calcestruzzo durante la maturazione. Determinazione del fattore di riflessione dei prodotti filmogeni pigmentati di bianco; UNI 8660 Prodotti filmogeni per la protezione del calcestruzzo durante la maturazione. Determinazione dell influenza esercitata dai prodotti filmogeni sulla resistenza all abrasione del calcestruzzo. 2.7 Prodotti disarmanti Come disarmanti per le strutture in cemento armato è vietato usare lubrificanti di varia natura e oli esausti. Dovranno, invece, essere impiegati prodotti specifici, conformi alla norma UNI 8866 (parti 1 e 2), per i quali sia stato verificato che non macchino o danneggino la superficie del conglomerato cementizio indurito, specie se a faccia vista. 2.8 Acqua di impasto L acqua per gli impasti deve essere dolce, limpida, priva di sali in percentuali dannose (particolarmente solfati e cloruri), priva di materie terrose e non aggressiva. L acqua, a discrezione della direzione dei lavori, in base al tipo di intervento o di uso, potrà essere trattata con speciali additivi, per evitare l insorgere di reazioni chmicofisiche al contatto con altri componenti l impasto. È vietato l impiego di acqua di mare. L acqua di impasto, ivi compresa l acqua di riciclo, dovrà essere conforme alla norma UNI EN 1008, come stabilito dalle norme tecniche per le costruzioni emanate con D.M. 14 gennaio A discrezione della direzione dei lavori, l acqua potrà essere trattata con speciali additivi, in base al tipo di intervento o di uso, per evitare l insorgere di reazioni chimicofisiche al contatto con altri componenti d impasto. Tabella 15.8 Acqua di impasto Caratteristica Prova Limiti di accettabilità Ph da 5,5 a 8,5 Contenuto solfati SO 4 minore 800 mg/litro Contenuto cloruri CI minore 300 mg/litro Contenuto acido solfidrico Analisi chimica minore 50 mg/litro Contenuto totale di sali minerali minore 3000 mg/litro Contenuto di sostanze organiche minore 100 mg/litro Contenuto di sostanze solide sospese minore 2000 mg/litro 2.9 Classi di resistenza del conglomerato cementizio Classi di resistenza Per le classi di resistenza normalizzate per calcestruzzo normale, si può fare utile riferimento a quanto indicato nella norma UNI EN 2061 e nella norma UNI Sulla base della denominazione normalizzata, vengono definite le classi di resistenza della tabella
13 Tabella 15.9 Classi di resistenza Classi di resistenza C8/10 C12/15 C16/20 C20/25 C25/30 C28/35 C32/40 C35/45 C40/50 C45/55 C50/60 C55/67 C60/75 C70/85 C80/95 C90/105 I calcestruzzi delle diverse classi di resistenza trovano impiego secondo quanto riportato nella tabella 16.10, fatti salvi i limiti derivanti dal rispetto della durabilità. Per classi di resistenza superiore a C70/85 si rinvia al paragrafo di questo capitolato. Per le classi di resistenza superiori a C45/55, la resistenza caratteristica e tutte le grandezze meccaniche e fisiche che hanno influenza sulla resistenza e durabilità del conglomerato devono essere accertate prima dell inizio dei lavori tramite un apposita sperimentazione preventiva, e la produzione deve seguire specifiche procedure per il controllo di qualità. Tabella Impiego delle diverse classi di resistenza Strutture di destinazione Classe di resistenza minima Per strutture non armate o a bassa percentuale di armatura ( ) C8/10 Per strutture semplicemente armate C16/20 Per strutture precompresse C28/ Costruzioni di altri materiali I materiali non tradizionali o non trattati nelle norme tecniche per le costruzioni potranno essere utilizzati per la realizzazione di elementi strutturali o opere, previa autorizzazione del servizio tecnico centrale su parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, autorizzazione che riguarderà l utilizzo del materiale nelle specifiche tipologie strutturali proposte sulla base di procedure definite dal servizio tecnico centrale. Si intende qui riferirsi a materiali quali calcestruzzi di classe di resistenza superiore a C70/85, calcestruzzi fibrorinforzati, acciai da costruzione non previsti nel paragrafo 4.2 delle norme tecniche per le costruzioni, leghe di alluminio, leghe di rame, travi tralicciate in acciaio conglobate nel getto di calcestruzzo collaborante, materiali polimerici fibrorinforzati, pannelli con poliuretano o polistirolo collaborante, materiali murari non tradizionali, vetro strutturale, materiali diversi dall acciaio con funzione di armatura da cemento armato. Art. 3. Acciaio per cemento armato 3.1 Le forme di controllo obbligatorie Le nuove norme tecniche per le costruzioni per tutti gli acciai prevedono tre forme di controllo obbligatorie (paragrafo ): in stabilimento di produzione, da eseguirsi sui lotti di produzione; nei centri di trasformazione, da eseguirsi sulle forniture; di accettazione in cantiere, da eseguirsi sui lotti di spedizione. A tale riguardo si definiscono: lotti di produzione: si riferiscono a produzione continua, ordinata cronologicamente mediante apposizione di contrassegni al prodotto finito (rotolo finito, bobina di trefolo, fascio di barre, ecc.). Un lotto di produzione deve avere valori delle grandezze nominali omogenee (dimensionali, meccaniche, di formazione) e può essere compreso tra 30 e 120 t; 12
14 forniture: sono lotti formati da massimo 90 t, costituiti da prodotti aventi valori delle grandezze nominali omogenee; lotti di spedizione: sono lotti formati da massimo 30 t, spediti in un unica volta, costituiti da prodotti aventi valori delle grandezze nominali omogenee. 3.2 La marcatura e la rintracciabilità dei prodotti qualificati Ciascun prodotto qualificato deve essere costantemente riconoscibile, per quanto concerne le caratteristiche qualitative, e rintracciabile, per quanto concerne lo stabilimento di produzione. Il marchio indelebile deve essere depositato presso il servizio tecnico centrale e deve consentire, in maniera inequivocabile, di risalire: all azienda produttrice; allo stabilimento; al tipo di acciaio e alla sua eventuale saldabilità. Per stabilimento si intende una unità produttiva a sé stante, con impianti propri e magazzini per il prodotto finito. Nel caso di unità produttive multiple appartenenti allo stesso produttore, la qualificazione deve essere ripetuta per ognuna di esse e per ogni tipo di prodotto in esse fabbricato. Considerata la diversa natura, forma e dimensione dei prodotti, le caratteristiche degli impianti per la loro produzione, nonché la possibilità di fornitura sia in pezzi singoli sia in fasci, differenti possono essere i sistemi di marchiatura adottati, anche in relazione all uso, quali, per esempio, l impressione sui cilindri di laminazione, la punzonatura a caldo e a freddo, la stampigliatura a vernice, la targhettatura, la sigillatura dei fasci e altri. Permane, comunque, l obbligatorietà del marchio di laminazione per quanto riguarda le barre e i rotoli. Ogni prodotto deve essere marchiato con identificativi diversi da quelli di prodotti aventi differenti caratteristiche ma fabbricati nello stesso stabilimento, e con identificativi differenti da quelli di prodotti con uguali caratteristiche ma fabbricati in altri stabilimenti, siano essi o meno dello stesso produttore. La marchiatura deve essere inalterabile nel tempo e senza possibilità di manomissione. Per quanto possibile, anche in relazione all uso del prodotto, il produttore è tenuto a marcare ogni singolo pezzo. Ove ciò non sia possibile, per la specifica tipologia del prodotto, la marcatura deve essere tale che, prima dell apertura dell eventuale ultima e più piccola confezione (fascio, bobina, rotolo, pacco, ecc.), il prodotto sia riconducibile al produttore, al tipo di acciaio, nonché al lotto di produzione e alla data di produzione. Tenendo presente che gli elemeti determinanti della marcatura sono la sua inalterabilità nel tempo e l impossibilità di manomissione, il produttore deve rispettare le modalità di marcatura denunciate nella documentazione presentata al servizio tecnico centrale, e deve comunicare tempestivamente le eventuali modifiche apportate. I prodotto di acciaio non può essere impiegato in caso di: mancata marcatura; non corrispondenza a quanto depositato; illeggibilità, anche parziale, della marcatura. Eventuali disposizioni supplementari atte a facilitare l identificazione e la rintracciabilità del prodotto attraverso il marchio possono essere emesse dal servizio tecnico centrale. Nella tabella 16.1 si riportano i numeri di identificazione del paese di origine del produttore dell acciaio previsti dalla norma UNI EN , caratterizzanti nervature consecutive. Nel caso specifico dell Italia si hanno quattro nervature consecutive. 1 Nella Gazzetta ufficiale dell'unione europea n. L343 dell 8 dicembre 2006 è stata pubblicata la decisione della Commissione delle Comunità Europee del 5 dicembre 2006 relativa alla cancellazione del riferimento alla norma EN 10080:2005 "Acciaio per cemento armato Acciaio saldabile Generalità" conformemente alla direttiva 89/106/CEE del Consiglio. 13
15 Tabella 16.1 Numeri di identificazione del paese di origine del produttore dell acciaio previsti dalla norma UNI EN Numero di nervature trasversali normali Paese produttore tra l inizio della marcatura e la nervatura rinforzata successiva Austria, Germania 1 Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svizzera 2 Francia 3 Italia 4 Irlanda, Islanda, Regno Unito 5 Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia 6 Portogallo, Spagna 7 Grecia 8 Altri 9 IDENTIFICAZIONE DEL PRODUTTORE Il criterio di identificazione dell acciaio prevede che su un lato della barra/rotolo vengano riportati dei simboli che identificano l inizio di lettura del marchio (start: due nervature ingrossate consecutive), l identificazione del paese produttore e dello stabilimento. Figura 16.1 Identificazione del produttore IDENTIFICAZIONE DELLA CLASSE TECNICA Sull altro lato della barra/rotolo, l identificazione prevede dei simboli che identificano l inizio della lettura (start: tre nervature ingrossate consecutive) e un numero che identifica la classe tecnica dell acciaio che deve essere depositata presso il registro europeo dei marchi, da 101 a 999 escludendo i multipli di 10. La figura 16.2 riporta un acciaio di classe tecnica n
16 Figura 16.2 Identificazione della classe tecnica In caso di mancata sottoscrizione della richiesta di prove da parte del direttore dei lavori, le certificazioni emesse dal laboratorio ufficiale non possono assumere valenza ai sensi delle norme tecniche per le costruzioni, e di ciò ne deve essere fatta esplicita menzione sul certificato stesso Il caso della unità marcata scorporata. Le ulteriori indicazioni del direttore dei lavori per le prove di laboratorio Può accadere che durante il processo costruttivo, presso gli utilizzatori, presso i commercianti o presso i trasformatori intermedi, l unità marcata (pezzo singolo o fascio) venga scorporata, per cui una parte, o il tutto, perda l originale marcatura del prodotto. In questo caso, tanto gli utilizzatori quanto i commercianti e i trasformatori intermedi, oltre a dover predisporre idonee zone di stoccaggio, hanno la responsabilità di documentare la provenienza del prodotto mediante i documenti di accompagnamento del materiale e gli estremi del deposito del marchio presso il servizio tecnico centrale. In tal caso, i campioni destinati al laboratorio incaricato delle prove di cantiere devono essere accompagnati dalla sopraindicata documentazione e da una dichiarazione di provenienza rilasciata dal direttore dei lavori Conservazione della documentazione d accompagnamento I produttori, i successivi intermediari e gli utilizzatori finali devono assicurare una corretta archiviazione della documentazione di accompagnamento dei materiali garantendone la disponibilità per almeno dieci anni, e devono mantenere evidenti le marcature o le etichette di riconoscimento per la rintracciabilità del prodotto Indicazione dei marchio identificativo nei certificati delle prove meccaniche Tutti i certificati relativi alle prove meccaniche degli acciai, sia in stabilimento che in cantiere o nel luogo di lavorazione, devono riportare l indicazione del marchio identificativo, rilevato a cura del laboratorio incaricato dei controlli, sui campioni da sottoporre a prove. Nel caso i campioni fossero sprovvisti del marchio identificativo, ovvero il marchio non dovesse rientrare fra quelli depositati presso il servizio tecnico centrale, il laboratorio dovrà tempestivamente informare di ciò il servizio tecnico centrale e il direttore dei lavori. Le certificazioni così emesse non possono assumere valenza ai fini della vigente normativa, il materiale non può essere utilizzato e il direttore dei lavori deve prevedere, a cura e spese dell impresa, l allontanamento dal cantiere del materiale non conforme Forniture e documentazione di accompagnamento: l attestato di qualificazione Le nuove norme tecniche stabiliscono che tutte le forniture di acciaio devono essere accompagnate dall attestato di qualificazione del servizio tecnico centrale (paragrafo ). L attestato di qualificazione può essere utilizzato senza limitazione di tempo, inoltre deve riportare il riferimento al documento di trasporto. Le forniture effettuate da un commerciante o da un trasformatore intermedio devono essere accompagnate da copia dei documenti rilasciati dal produttore e completati con il riferimento al documento di trasporto del commerciante o trasformatore intermedio. Il direttore dei lavori, prima della messa in opera, è tenuto a verificare quanto sopra indicato e a rifiutare le eventuali forniture non conformi Centri di trasformazione Le nuove norme tecniche (paragrafo ) definiscono centro di trasformazione, nell ambito degli acciai per cemento armato, un impianto esterno al produttore e/o al cantiere, fisso o mobile, che riceve dal produttore di acciaio elementi base (barre o rotoli, reti, lamiere o profilati, profilati cavi, ecc.) e confeziona elementi strutturali direttamente impiegabili in opere in cemento armato quali, per esempio, elementi saldati e/o presagomati (staffe, ferri piegati, ecc.) o preassemblati (gabbie di armatura), pronti per la messa in opera o per successive lavorazioni. Il centro di trasformazione deve possedere tutti i requisiti previsti dalle nuove norme tecniche per le costruzioni. 15
17 Rintracciabilità dei prodotti Il centro di trasformazione può ricevere e lavorare solo prodotti qualificati all origine, accompagnati dall attestato di qualificazione del servizio tecnico centrale. Particolare attenzione deve essere posta nel caso in cui nel centro di trasformazione vengano utilizzati elementi base, comunque qualificati, ma provenienti da produttori differenti, attraverso specifiche procedure documentate che garantiscano la rintracciabilità dei prodotti Documentazione di accompagnamento e verifiche del direttore dei lavori Tutti i prodotti forniti in cantiere dopo l intervento di un trasformatore devono essere accompagnati da idonea documentazione che identifichi in modo inequivocabile il centro di trasformazione stesso. In particolare, ogni fornitura in cantiere di elementi presaldati, presagomati o preassemblati deve essere accompagnata: da dichiarazione, su documento di trasporto, degli estremi dell attestato di avvenuta dichiarazione di attività, rilasciato dal servizio tecnico centrale, recante il logo o il marchio del centro di trasformazione; dall attestazione inerente l esecuzione delle prove di controllo interno fatte eseguire dal direttore tecnico del centro di trasformazione, con l indicazione dei giorni nei quali la fornitura è stata lavorata. Qualora il direttore dei lavori lo richieda, all attestazione di cui sopra potrà seguire copia dei certificati relativi alle prove effettuate nei giorni in cui la lavorazione è stata effettuata. Il direttore dei lavori è tenuto a verificare quanto sopra indicato e a rifiutare le eventuali forniture non conformi, ferme restando le responsabilità del centro di trasformazione. Della documentazione di cui sopra dovrà prendere atto il collaudatore statico, che deve riportare nel certificato di collaudo statico gli estremi del centro di trasformazione che ha fornito l eventuale materiale lavorato. 3.3 I tipi d acciaio per cemento armato Le nuove norme tecniche per le costruzioni ammettono esclusivamente l impiego di acciai saldabili e nervati idoneamente qualificati secondo le procedure previste dalle stesse norme, e controllati con le modalità previste per gli acciai per cemento armato precompresso e per gli acciai per carpenterie metalliche. I tipi di acciai per cemento armato sono indicati nella tabella Tabella 16.2 Tipi di acciai per cemento armato Tipi di acciaio per cemento armato previsti dalle norme precedenti FeB22k e FeB32k (barre tonde lisce) FeB38k e FeB44k (barre tonde nervate) Tipi di acciaio previsti dal D.M. 14 gennaio 2008 (saldabili e ad aderenza migliorata) B450C (6 50 mm) B450A (5 12 mm) L acciaio per cemento armato B450C L acciaio per cemento armato B450C (laminato a caldo) è caratterizzato dai seguenti valori nominali delle tensioni caratteristiche di snervamento e rottura da utilizzare nei calcoli: f y nom : 450 N/mm 2 f t nom : 540 N/mm 2 e deve rispettare i requisiti indicati nella tabella Tabella 16.3 Acciaio per cemento armato laminato a caldo B450C Caratteristiche Requisiti Frattile [%] Tensione caratteristica di snervamento f yk f y nom 5,0 Tensione caratteristica di rottura f tk f t nom 5,0 (f t /f y ) k 1,15 10,0 1,35 (f y /f y nom ) k 1,25 10,0 Allungamento (A gt ) k 7,5% 10,0 Diametro del mandrino per prove di piegamento a 90 e successivo raddrizzamento senza cricche: φ < 12 mm 4 φ 12 φ 16 mm 5 φ per 16 < φ 25 mm 8 φ per 25 < φ 50 mm 10 φ 16
18 3.3.2 L acciaio per cemento armato B450A L acciaio per cemento armato B450A (trafilato a freddo), caratterizzato dai medesimi valori nominali delle tensioni di snervamento e rottura dell acciaio B450C, deve rispettare i requisiti indicati nella tabella Tabella 16.4 Acciaio per cemento armato trafilato a freddo B450A Caratteristiche Requisiti Frattile [%] Tensione caratteristica di snervamento f yk f y nom 5,0 Tensione caratteristica di rottura f tk f t nom 5,0 (f t /f y ) k 1,05 10,0 (f y /f y nom ) k 1,25 10,0 Allungamento (A gt ) k 2,5% 10,0 Diametro del mandrino per prove di piegamento a 90 e successivo raddrizzamento senza cricche: φ < 10 mm 4 φ L accertamento delle proprietà meccaniche L accertamento delle proprietà meccaniche degli acciai deve essere condotto secondo le seguenti norme (paragrafo nuove norme tecniche): UNI EN ISO Acciaio per calcestruzzo armato e calcestruzzo armato precompresso. Metodi di prova. Parte 1: Barre, rotoli e fili per calcestruzzo armato; UNI EN ISO Acciaio per calcestruzzo armato e calcestruzzo armato precompresso. Metodi di prova. Parte 2: Reti saldate. Per gli acciai deformati a freddo, ivi compresi i rotoli, le proprietà meccaniche devono essere determinate su provette mantenute per 60 minuti a 100 ± 10 C e successivamente raffreddate in aria calma a temperatura ambiente. In ogni caso, qualora lo snervamento non sia chiaramente individuabile, si deve sostituire f y, con f (0,2) La prova di piegamento La prova di piegamento e di raddrizzamento deve essere eseguita alla temperatura di C piegando la provetta a 90, mantenendola poi per 30 minuti a 100 ± 10 C e procedendo, dopo raffreddamento in aria, al parziale raddrizzamento per almeno 20. Dopo la prova il campione non deve presentare cricche La prova di trazione La prova a trazione per le barre è prevista dalla norma UNI EN ISO I campioni devono essere prelevati in contraddittorio con l appaltatore al momento della fornitura in cantiere. Gli eventuali trattamenti di invecchiamento dei provini devono essere espressamente indicati nel rapporto di prova. La lunghezza dei campioni delle barre per poter effettuare sia la prova di trazione, sia la prova di piegamento deve essere di almeno 100 cm (consigliato 150 cm). Riguardo alla determinazione di A gt, allungamento percentuale totale alla forza massima di trazione F m, bisogna considerare che: se A gt è misurato usando un estensimetro, A gt deve essere registrato prima che il carico diminuisca più di 0,5% dal relativo valore massimo; se A gt è determinato con il metodo manuale, A gt deve essere calcolato con la seguente formula: A gt = A g + R m /2000 dove A g è l allungamento percentuale nonproporzionale al carico massimo F m R m è la resistenza a trazione (N/mm 2 ). La misura di A g deve essere fatta su una lunghezza della parte calibrata di 100 mm ad una distanza r 2 di almeno 50 mm o 2d (il più grande dei due) lontano dalla frattura. Questa misura può essere considerata come non valida se la distanza r 1 fra le ganasce e la lunghezza della parte calibrata è inferiore a 20 mm o d (il più grande dei due). La norma UNI EN stabilisce che in caso di contestazioni deve applicarsi il metodo manuale. 17
19 3.4 Le caratteristiche dimensionali e di impiego L acciaio per cemento armato è generalmente prodotto in stabilimento sotto forma di barre o rotoli, reti o tralicci, per utilizzo diretto o come elementi di base per successive trasformazioni (paragrafo nuove norme tecniche). Prima della fornitura in cantiere gli elementi di cui sopra possono essere saldati, presagomati (staffe, ferri piegati, ecc.) o preassemblati (gabbie di armatura, ecc.) a formare elementi composti direttamente utilizzabili in opera. Tutti gli acciai per cemento armato devono essere ad aderenza migliorata, aventi, cioè, una superficie dotata di nervature o indentature trasversali, uniformemente distribuite sull intera lunghezza, atte ad aumentarne l aderenza al conglomerato cementizio. La marcatura dei prodotti deve consentirne l identificazione e la rintracciabilità. La documentazione di accompagnamento delle forniture deve rispettare le prescrizioni stabilite dalle norme tecniche, in particolare è necessaria per quei prodotti per i quali non sussiste l obbligo della marcatura CE. Le barre sono caratterizzate dal diametro φ della barra tonda liscia equipesante, calcolato nell ipotesi che la densità dell acciaio sia pari a 7,85 kg/dm 3. I diametri di impiego per gli acciai B450C e B450A, in barre e in rotoli, sono riportati nelle tabelle 16.5 e Tabella 16.5 Diametri di impiego per gli acciai B450C e B450A in barre Acciaio in barre Diametro φ [mm] B450C 6 φ 40 B450A 5 φ 10 Tabella 16.6 Diametri di impiego per gli acciai B450C e B450A in rotoli Acciaio in rotoli Diametro φ [mm] B450C 6 φ 16 B450A 5 φ La sagomatura e l impiego Le nuove norme tecniche stabiliscono che la sagomatura e/o l assemblaggio dei prodotti possono avvenire (paragrafo nuove norme tecniche): in cantiere, sotto la vigilanza della direzione dei lavori; in centri di trasformazione, solo se dotati dei requisiti previsti. Nel primo caso, per cantiere si intende esplicitamente l area recintata del cantiere, all interno della quale il costruttore e la direzione dei lavori sono responsabili dell approvvigionamento e lavorazione dei materiali, secondo le competenze e responsabilità che la legge da sempre attribuisce a ciascuno. Al di fuori dell area di cantiere, tutte le lavorazioni di sagomatura e/o assemblaggio devono avvenire esclusivamente in centri di trasformazione provvisti dei requisiti delle indicati dalle nuove norme tecniche Le reti e i tralicci elettrosaldati Gli acciai delle reti e dei tralicci elettrosaldati devono essere saldabili. L interasse delle barre non deve superare i 330 mm. I tralicci sono dei componenti reticolari composti con barre e assemblati mediante saldature. Per le reti e i tralicci in acciaio (B450C o B450A), gli elementi base devono avere diametro φ, come di riportato nella tabella Tabella 16.7 Diametro φ degli elementi base per le reti e i tralicci in acciaio B450C e B450A B450C B450A Acciaio tipo Diametro φ degli elementi base 6 mm φ 16 mm 5 mm φ 10 mm Il rapporto tra i diametri delle barre componenti le reti e i tralicci deve essere: φ min /φ max 0,6. I nodi delle reti devono resistere ad una forza di distacco determinata in accordo con la norma UNI EN ISO pari al 25% della forza di snervamento della barra, da computarsi per quella di diametro maggiore sulla tensione di snervamento pari a 450 N/mm 2. Tale resistenza al distacco della saldatura del nodo deve essere controllata e certificata dal produttore di reti e di tralicci secondo le procedure di qualificazione di seguito riportate. 18
20 In ogni elemento di rete o traliccio le singole armature componenti devono avere le stesse caratteristiche. Nel caso dei tralicci è ammesso l uso di staffe aventi superficie liscia perché realizzate con acciaio B450A oppure B450C saldabili. La produzione di reti e tralicci elettrosaldati può essere effettuata a partire da materiale di base prodotto nello stesso stabilimento di produzione del prodotto finito o da materiale di base proveniente da altro stabilimento. Nel caso di reti e tralicci formati con elementi base prodotti in altro stabilimento, questi ultimi possono essere costituiti da acciai provvisti di specifica qualificazione o da elementi semilavorati quando il produttore, nel proprio processo di lavorazione, conferisca al semilavorato le caratteristiche meccaniche finali richieste dalla norma. In ogni caso, il produttore dovrà procedere alla qualificazione del prodotto finito, rete o traliccio La marchiatura di identificazione Ogni pannello o traliccio deve essere, inoltre, dotato di apposita marchiatura che identifichi il produttore della rete o del traliccio stesso. La marchiatura di identificazione può essere anche costituita da sigilli o etichettature metalliche indelebili con indicati tutti i dati necessari per la corretta identificazione del prodotto, ovvero da marchiatura supplementare indelebile. In ogni caso, la marchiatura deve essere identificabile in modo permanente anche dopo l annegamento nel calcestruzzo della rete o del traliccio elettrosaldato. Laddove non fosse possibile tecnicamente applicare su ogni pannello o traliccio la marchiatura secondo le modalità sopra indicate, dovrà essere comunque apposta su ogni pacco di reti o tralicci un apposita etichettatura, con indicati tutti i dati necessari per la corretta identificazione del prodotto e del produttore. In questo caso, il direttore dei lavori, al momento dell accettazione della fornitura in cantiere, deve verificare la presenza della predetta etichettatura. Nel caso di reti e tralicci formati con elementi base prodotti nello stesso stabilimento, ovvero in stabilimenti del medesimo produttore, la marchiatura del prodotto finito può coincidere con la marchiatura dell elemento base, alla quale può essere aggiunto un segno di riconoscimento di ogni singolo stabilimento. 3.5 La saldabilità L analisi chimica effettuata su colata e l eventuale analisi chimica di controllo effettuata sul prodotto finito, deve soddisfare le limitazioni riportate nella tabella 16.8, dove il calcolo del carbonio equivalente C eq è effettuato con la seguente formula: Mn Cr + Mo + V Ni + Cu C eq = C in cui i simboli chimici denotano il contenuto degli elementi stessi espresso in percentuale. Tabella 16.8 Massimo contenuto di elementi chimici in percentuale (%) Elemento Simbolo Analisi di prodotto Analisi di colata Carbonio C 0,24 0,22 Fosforo P 0,055 0,050 Zolfo S 0,055 0,050 Rame Cu 0,85 0,80 Azoto N 0,013 0,012 Carbonio equivalente C eq 0,52 0,50 È possibile eccedere il valore massimo di C dello 0,03% in massa, a patto che il valore del C eq venga ridotto dello 0,02% in massa. Contenuti di azoto più elevati sono consentiti in presenza di una sufficiente quantità di elementi che fissano l azoto stesso. 3.6 Le tolleranze dimensionali La deviazione ammissibile per la massa nominale dei diametri degli elementi d acciaio deve rispettare le tolleranze riportate nella tabella Tabella 16.9 Deviazione ammissibile per la massa nominale Diametro nominale [mm] 5 φ 8 8 < φ 40 Tolleranza in % sulla sezione ammessa per ± 6 ± 4,5 19

References: Art. 1
 art. 59
 Art. 2
 art.1
 art. 7
 Art. 3