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Timestamp: 2020-07-02 13:21:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3401 del 08/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3401 del 08/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 08/02/2017, (ud. 06/12/2016, dep.08/02/2017), n. 3401
sul ricorso 19452/2015 proposto da:
ITALFONDIARIO SPA, nella qualità di mandataria di INTESA SANPAOLO
SPA, in persona del procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA AURELIANA, 2, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO UMBERRO
PETRAGLIA, che la rappresenta e difende giusta procura speciale a
D.P.A., D.C., D.C.P.,
G.M.R., A.P., V.S.,
M.A., AF.GI., AF.CR., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA COSSERIA, 2, presso lo studio dell’avvocato
MANUELA LA FERRARA, rappresentati e difesi dagli avvocati VINCENZO
D’ARRICO, SAVERIA ROSARIA FERRARO, giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 742/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
2/12/2014, depositata il 12/02/2015;
udito l’Avvocato Simone Trivelli (delega avvocato Antonio Umberto
Petraglia) difensore della ricorrente che si riporta agli scritti e
udito l’Avvocato Vincenzo D’Errico difensore dei controricorrenti che
si riporta al controricorso e chiede il rigetto del ricorso.
“1.- Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Napoli ha rigettato l’appello principale proposto da Italfondiario S.p.A. nei confronti dei resistenti indicati in epigrafe (il cui appello incidentale è stato dichiarato inammissibile), nonchè dell’intimato Fallimento, avverso la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del 14 maggio 2010.
La vicenda processuale può essere così riassunta:
– i resistenti indicati in epigrafe proposero dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere opposizione avverso l’esecuzione immobiliare intrapresa nei loro confronti, nella qualità di terzi acquirenti di beni ipotecati, dalla Cariplo – Cassa di Risparmio delle Province Lombarde S.p.a., per rate scadute dei mutui concessi alla I.R.E.C. Consorzio fra Cooperative Interventi Regionali nell’Edilizia Cooperativa Soc. Coop. a rl., ai sensi della L. n. 492 del 1975, art. 10 ter, per i quali erano state iscritte ipoteche, ai sensi della L. n. 94 del 1982, art. 5, comma 15. Chiesero che fosse dichiarata l’illegittimità e l’inefficacia delle ipoteche iscritte dall’istituto di credito ai danni del Consorzio I.R.E.C.; che fossero cancellate; che fosse dichiarata l’inesistenza del diritto dell’istituto di credito di procedere ad esecuzione forzata nei loro confronti;
– si costituì in giudizio Intesa Gestione Crediti S.p.a., quale procuratrice di Banca Intesa S.p.a. (incorporante Cariplo S.p.a.), resistendo all’opposizione e chiedendo di chiamare in causa il Comune di Maddaloni, per essere garantita ai sensi della L. n. 865 del 1971, art. 37;
– il Tribunale di S.M.C.V., con sentenza pubblicata il 14 maggio 2010, accolse l’opposizione, dichiarò che Banca Intesa S.p.a. non aveva diritto di procedere esecutivamente contro gli opponenti ed ordinò la cancellazione della trascrizione del pignoramento:
– Italfondiario S.p.A., incorporante Castello Gestione Crediti srl, nella sua qualità di procuratore di Intesa San Paolo, propose appello, deducendo: con un primo motivo (sub 1 e 2 dell’atto di citazione) l’erroneità della statuizione del Tribunale che aveva ritenuto l’estinzione delle ipoteche iscritte il 15 novembre 1982, per non essere state rinnovate nel termine dell’art. 2847 c.c.: con un secondo motivo (sub 3 dell’atto di citazione) che l’ipoteca, iscritta sui beni acquistati dagli opponenti, si sarebbe dovuta reputare valida ed efficace, in quanto il Comune di Maddaloni aveva acquistato la proprietà degli immobili realizzati dal Consorzio I.R.E.C. per accessione invertita già in epoca precedente la decadenza di quest’ultimo dalla convenzione stipulata ai sensi della L. n. 865 del 1971, art. 35, avendo perciò errato il primo giudice che aveva ritenuto che la risoluzione della convenzione avesse comportato l’estinzione delle ipoteche:
– la Corte d’Appello ha reputato decisiva la prima delle due rationes decidendi poste dal Tribunale a fondamento dell’accoglimento dell’opposizione, vale a dire l’estinzione delle ipoteche per la mancata rinnovazione dell’iscrizione nel ventennio, anche in pendenza di processo esecutivo. Conseguentemente, rigettato il corrispondente motivo d’appello, ha reputato “irrilevante” il motivo ulteriore, poichè riferito ad una ragione della decisione “aggiuntiva ed alternativa a quella già scrutinata e condivisa da questa Corte”.
1.1.- Il ricorso è proposto con due motivi.
2.- Col primo motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 2847, 2913, 2914, 2915, 2916 e 2943 c.c. e della L. Fall., artt. 45, 94 e 96, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Parte ricorrente sostiene che la sussistenza dell’ipoteca si sarebbe dovuta valutare esclusivamente al momento in cui è stato trascritto il pignoramento sui beni ipotecati, non avendo in tale caso alcun rilievo il sopraggiunto decorso del termine ventennale per la rinnovazione dell’ipoteca posta a garanzia del finanziamento fondiario. La rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria sarebbe stata resa inutile dall’esecuzione e dalla pendenza del pignoramento nei confronti dei terzi acquirenti dei beni ipotecati.
2.1.- Il motivo è manifestamente infondato, considerato il principio di diritto, ripetutamente affermato da questa Corte – da ultimo con le sentenze n. 5628/14 e n. 6841/15 (pronunciate in riferimento alla stessa vicenda oggetto del presente ricorso, pur se nei confronti di resistenti diversi dagli attuali) – secondo cui l’effetto dell’iscrizione ipotecaria cessa, ai sensi dell’art. 2847 c.c., se questa non è rinnovata prima della scadenza del termine di venti anni dalla sua data anche nel corso della procedura esecutiva individuale e fino alla pronunzia del decreto di trasferimento del bene ipotecato (principio già affermato, tra le altre, da Cass. n. 7498/12, alla cui motivazione si fa rinvio integrale).
Poichè è accertato che le iscrizioni ipotecarie del 18 novembre 1982 non sono state rinnovate prima della scadenza del 2002, pur essendo stato notificato e trascritto nel 2000, nei confronti degli odierni resistenti, un atto di pignoramento avente ad oggetto gli immobili ipotecati, che ha dato luogo alla procedura esecutiva n. 438/00 R.G.E. del Tribunale di S.M.C.V. (già oggetto delle due pronunce su citate), il primo motivo va rigettato.
3.- Col secondo motivo si deduce la nullità della sentenza per “omessa pronuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4” relativamente al motivo di ricorso concernente la “mancata estinzione dell’ipoteca concessa al Consorzio I.r.e.c. stante l’acquisizione, in favore del Comune di Maddaloni, dei beni oggetto di ipoteca, in virtù di accessione invertita”.
3.1.- Il motivo è manifestamente infondato quanto alla denuncia di omessa pronuncia; inammissibile nel resto.
La Corte d’Appello si è pronunciata su questo motivo, quindi non vi è alcuna violazione dell’art. 112 c.p.c..
3.2.- Nel pronunciarsi sul motivo d’appello, la Corte l’ha reputato “irrilevante” (rectius, inammissibile) per carenza di interesse, poichè ha reputato che la sentenza di primo grado fosse basata su due distinte rationes decidendi e che, avendo la Corte d’appello medesima già condiviso la prima di queste (concernente l’estinzione delle ipoteche per mancata rinnovazione delle iscrizioni) fosse venuto meno l’interesse dell’appellante ad ottenere una pronuncia sulla seconda ratio.
In sostanza, il giudice di secondo grado ha fatto applicazione del principio di diritto secondo cui “Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle “rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta deftnitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa” (così Cass. n. 2108/12e numerose altre).
La ricorrente avrebbe dovuto censurare l’applicazione di questo principio al caso di specie o comunque la statuizione di “irrilevanza” (rectius, inammissibilità) del motivo di appello. Invece, si è limitata a riproporre in questa sede l’originaria censura rivolta avverso la sentenza di primo grado, senza farsi carico della decisione del giudice d’appello, così incorrendo nel già evidenziato vizio di inammissibilità della censura.
La memoria della società ricorrente non offre argomenti per superare detti motivi, dovendosi dare atto che le ragioni esposte a fondamento del rigetto del primo motivo sono state ribadite dalla recente Cass. n. 1620/16. Le (ulteriori) considerazioni svolte in quest’ultima sentenza – perciò citata nella memoria della ricorrente- in merito ai rapporti tra l’iscrizione ipotecaria e la risoluzione della convenzione stipulata tra il Comune e l’IREC non sono pertinenti ai fini della decisione. Esse infatti attengono al merito di un motivo di gravame che la Corte d’appello, nel caso di specie, ha ritenuto irrilevante (reclius, inammissibile) per carenza di interesse, con decisione, non solo in sè non censurata, ma comunque ineccepibile alla stregua del principio di diritto richiamato nella relazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 10
 art. 5
 art. 37
 sentenza 
 art. 35
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
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 Cass. 
 sentenza 
 art. 13
 art. 13