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Timestamp: 2018-04-20 18:40:17+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 27 gennaio 2017, n. 2043 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 27 gennaio 2017, n. 2043
Home/Cassazione civile 2017, Contratti atipici, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Trust/Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 27 gennaio 2017, n. 2043
Va disposta la chiusura anticipata di una procedura seguita al pignoramento di beni immobili eseguito nei confronti di un trust in persona del trustee, anziche’ nei confronti di quest’ultimo, visto che il trust non e’ un ente dotato di personalita’ giuridica, ne’ di soggettivita’, per quanto limitata od ai soli fini della trascrizione, ma un mero insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee, che rimane l’unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto; e neppure ostando a tale conclusione la nota di trascrizione del negozio di dotazione del trust, che non fonderebbe una valida continuita’ di trascrizioni con un soggetto inesistente.
sentenza 27 gennaio 2017, n. 2043
sul ricorso 20771/2014 proposto da:
(OMISSIS) SOCIETA’ COOPERATIVA, in persona del procuratore dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;
(OMISSIS) SRL, TRUST DENOMINATO (OMISSIS), (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 307/2014 del TRIBUNALE di REGGIO EMILIA, depositata il 25/02/2014;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/11/2016 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE RENZIS Luisa, che ha concluso per l’infondatezza del ricorso.
1.- Con il ricorso in esame un creditore procedente impugna la sentenza che ha confermato la chiusura anticipata – pronunciata per di piu’ di ufficio – del processo esecutivo avente ad oggetto beni immobili conferiti in un trust, sul rilievo dell’inesistenza giuridica del soggetto nei cui confronti il pignoramento era stato eseguito, siccome notificato al trust in persona del trustee e non invece a quest’ultimo.
2.- In particolare, (OMISSIS) aveva concesso ipoteca, a garanzia dei debiti contratti da (OMISSIS) srl in favore del (OMISSIS) soc. coop. in forza di mutuo fondiario del 19.1.01, su beni immobili siti in (OMISSIS), che egli aveva poi, con successivo atto in data 11.6.10 (trascritto il 17.6.10), conferito in un trust denominato (OMISSIS); sicche’, risolto il mutuo per inadempimento della mutuataria, il creditore ipotecario aveva notificato precetto – per sorta di Euro 301.344,42 – ai sensi dell’articolo 603 cod. proc. civ. alla societa’ debitrice principale ed al (OMISSIS) il 10.9.12, per poi pignorare quei beni con atto notificato tra il 24.9.12 ed il 3.1.13, trascritto alla Conservatoria dei RR.II. di Reggio Emilia il 14.2.13.
3.- Peraltro, di ufficio il giudice della relativa procedura esecutiva, iscritta al n. 73/13 r.g.e., con ordinanza 25.3.13 rilevo’ di ufficio l’inesistenza del soggetto nei cui confronti quella era stata instaurata, dovendo esso identificarsi nel trust e non potendo questo essere considerato un soggetto, sicche’, delibate pure come inopponibili le note di trascrizione del pignoramento e dell’atto istitutivo del trust, qualifico’ improseguibile l’esecuzione.
4.- Il creditore procedente propose opposizione con ricorso dep. il 15.4.13, dolendosi sia dell’ufficiosita’ del rilievo, sia dell’identificazione del soggetto in concreto esecutato, sia dell’esclusione di soggettivita’ del trust anche solo ai fini della sua assoggettabilita’ ad azione esecutiva; e, definita la fase sommaria, il giudizio di merito fu incardinato e definito con sentenza resa ai sensi dell’articolo 281 sexies c.p.c., all’ud. 25.2.14 (recante il n. 307), di rigetto dell’opposizione: per la cui cassazione ricorre oggi il (OMISSIS) Societa’ Cooperativa, affidandosi a nove motivi, non espletando gli intimati attivita’ difensiva.
5.- Il ricorrente (OMISSIS) Societa’ Cooperativa lamenta:
– col primo motivo, “nullita’ della sentenza ex articolo 156 c.p.c., comma 2, per violazione dell’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e articolo 118 disp. att. c.p.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4)”:
– col secondo motivo, “violazione o falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c., in rapporto all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4), con riferimento alla rilevabilita’ d’ufficio del vizio di inesistenza del soggetto esecutato”;
– col terzo motivo, “violazione o falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c., in rapporto all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4), con riferimento alla erronea individuazione del soggetto esecutato ed alla correlata declaratoria di improseguibilita’ dell’esecuzione”;
– col quarto motivo, “violazione o falsa applicazione dell’articolo 121 c.p.c., articolo 156 c.p.c., comma 3, e articolo 164 c.p.c., in rapporto all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4)”;
– col quinto motivo, “violazione o falsa applicazione degli articoli 1362, 1363 e 1367 c.c., in relazione agli articoli 492, 555 e 604 c.p.c., (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3))”;
– col sesto motivo, “violazione o falsa applicazione degli articoli 1362 e 1363 c.c., in relazione agli articoli 2, 11 e 12 Cost., adottata a L’Aja 11 luglio 1985 e ratificata con L. n. 364 del 1989, e al Decreto del Presidente della Repubblica n. 817 del 1986, articolo 73, con riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3)”;
– col settimo motivo, “violazione o falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c., in rapporto all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4), con riferimento alla mancata pronuncia sulla violazione dell’articolo 2650 c.c., articolo 2652 c.c., comma 1, n. 6, e articolo 2655 c.c.”;
– con l’ottavo motivo, “violazione o falsa applicazione dell’articolo 2652 c.c., comma 1, n. 6, e articolo 2665 c.c., in rapporto all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3) “;
– con il nono motivo, “violazione o falsa applicazione dell’articolo 2650 c.c., in rapporto all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3)”.
6.- I motivi vanno opportunamente raggruppati nelle tematiche principali: la sufficienza della motivazione sui motivi di opposizione; la legittimita’ di un rilievo ufficioso dell’inesistenza del soggetto della procedura esecutiva; la soggettivita’ giuridica del trust, quand’anche limitatamente ai fini dell’esecuzione sui beni immobili in esso conferiti; la validita’ della trascrizione dell’atto istitutivo del trust.
7.- Sono infondate le doglianze sull’insufficienza della motivazione: la ratio decidendi e’ invero chiaramente, sebbene concisamente, espressa anche con riferimento all’ordinanza oggetto di impugnazione; mentre neppure il diritto al giusto processo, anche come elaborato dalla giurisprudenza dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo in relazione all’articolo 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle liberta’ fondamentali, fonda in capo al giustiziabile un diritto ad una risposta specifica ed esplicita a tutti gli argomenti addotti, bensi’ solo a quelli decisivi (per tutte, fin da Corte eur. dir. Uomo, Ruiz Torija c. Espagne, 9 dicembre 1994, §§ 29-30, fino alla recente Corte eur. dir. Uomo, 21 giugno 2016, Tato Marinho dos Santos Costa Alves dos Santos e Figuereido c. Portogallo, ric. nn. 9023/13 e 78077/13, § 50): e, in quest’ottica, chiaramente decisivi, benche’ motivati concisamente, sono gli argomenti sviluppati nella qui gravata sentenza, in quanto assorbenti di ogni altra questione.
8.- Neppure e’ fondata la complessiva doglianza sulla ufficiosita’ del rilievo dell’inesistenza del soggetto esecutato.
9.- Rientra, invero, di certo nei poteri ufficiosi del giudice dell’esecuzione il riscontro delle imprescindibili condizioni dell’azione esecutiva e presupposti del processo esecutivo, quelli cioe’ in mancanza anche sopravvenuta – dei quali quest’ultimo non puo’ con ogni evidenza proseguire o raggiungere alcuno dei suoi fini istituzionali e va chiuso anticipatamente, al di la’ e a prescindere di ogni espressa previsione normativa di estinzione (cosi’ definite le ipotesi di chiusura anticipata gia’ da Cass., ord. 10 maggio 2016, n. 9501).
10.- Un rilievo ufficioso e’ stato gia’ riconosciuto legittimo quanto alla titolarita’ in capo al debitore del diritto reale oggetto di pignoramento (Cass. 26 maggio 2014, n. 11638; Cass. 3 aprile 2015, n. 6833); ma l’ufficiosita’ del rilievo di quelle condizioni e di quei presupposti va ribadita in generale, in funzione della particolare struttura del processo esecutivo, in cui l’istituzionale carenza di contraddittorio in senso tecnico per l’assenza di controversie in punto di diritto (salvi gli incidenti – o parentesi – cognitivi costituiti soprattutto dalle opposizioni), in uno alla altrettanto istituzionale soggezione processuale di uno dei due soggetti necessari – e cioe’ del debitore – all’altro, cui e’ riconosciuto il potere di impulso e cioe’ al creditore, devono allora essere compensate da una piu’ intensa potesta’ di verifica anche formale della sussistenza di condizioni e presupposti per la corrispondenza del processo stesso alla sua funzione.
11.- Tale accentuato ruolo di controllo del giudice dell’esecuzione e’ funzionale almeno al superiore interesse della regolarita’ delle operazioni dell’ufficio giurisdizionale, dal quale gli estranei sollecitati a coinvolgersi nel processo – come i potenziali aggiudicatari, peraltro indispensabili affinche’ l’espropriazione si completi con la liquidazione del bene del debitore al fine del soddisfacimento almeno parziale dei crediti azionati devono potersi attendere affidabilita’ ed attendibilita’, sia per un’opzione ricostruttiva di valenza assiologica assoluta che per la convenienza anche esclusivamente utilitaristica di garantire la massima funzionalita’ possibile del meccanismo in se’ considerato.
12.- Precisato peraltro che non gli incombe certo la risoluzione di alcuna controversia o l’espletamento di indagini particolari, proprie le une e le altre del giudizio di cognizione a parti contrapposte, e’ pertanto doveroso per il giudice rilevare, quando essa risulti ictu oculi, la carenza radicale di quelle condizioni dell’azione o presupposti processuali, tra cui rientra certamente la giuridica inesistenza del soggetto nei cui confronti e’ stato eseguito il pignoramento.
13.- In tal caso, la vendita per la quale si insta sarebbe ab origine caduca, tale da riversare sul potenziale incolpevole aggiudicatario un’interminabile serie di problemi particolarmente complessi, per fare fronte ai quali e’ obiettivamente aleatoria la garanzia per evizione pure incombente al creditore, sicche’ si vanificherebbe l’esigenza di tutela dell’affidamento sulla ritualita’ del trasferimento, che una vendita comunque proposta e gestita da un ufficio pubblico particolarmente qualificato, quale il giudice delle esecuzioni, normalmente susciterebbe.
14.- Correttamente quindi il giudice dell’esecuzione ha affrontato di ufficio la tematica dell’esistenza giuridica del soggetto esecutato e ha tratto, dalla conclusione della sua inesistenza, la conseguenza della non proseguibilita’ del processo esecutivo.
15.- Questa premessa consente di affrontare la tematica delle modalita’ del pignoramento di beni conferiti in trust alla stregua della giurisprudenza gia’ consolidata di questa Corte in ordine alla natura di quest’ultimo e che non si vede alcun valido motivo di modificare: istituto che e’ ivi costantemente definito non gia’ quale ente dotato di personalita’ giuridica, ma quale semplice insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato, nell’interesse di uno o piu’ beneficiari, formalmente intestati al trustee.
16.- Infatti, “con il trust alcuni beni vengono posti sotto il controllo di un fiduciario, il trustee, nell’interesse di uno o piu’ beneficiari e per un fine determinato. Secondo quanto prevede l’articolo 2 della Convenzione dell’Aja dell’1 luglio 1985, resa esecutiva in Italia con la L. 16 ottobre 1989, n. 364, il vincolo di destinazione mantiene i beni in trust distinti dal patrimonio del trustee, cui e’ demandato di “amministrare, gestire o disporre dei beni in conformita’ alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge al trustee”; benche’ il trust non abbia personalita’ giuridica, dunque, il trustee e’ l’unico soggetto legittimato nei rapporti con i terzi, in quanto dispone in esclusiva del patrimonio vincolato alla predeterminata destinazione” (Cass. 22 dicembre 2015, n. 25800).
17.- Di conseguenza, e’ il trustee l’unica persona di riferimento con i terzi e non quale legale rappresentante, ma quale soggetto che dispone del diritto (Cass. 18 dicembre 2015, n. 25478; Cass. 20 febbraio 2015, n. 3456): e cio’ in quanto l’effetto proprio del trust non e’ quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito (Cass. 9 maggio 2014, n. 10105), sulla base delle ampie argomentazioni sviluppate nei precedenti di questa Corte, ai quali stima il Collegio opportuno dare continuita’ mediante un mero richiamo.
18.- Quale ulteriore conseguenza, va escluso che possa ritenersi in alcun modo il trust titolare di diritti e tanto meno destinatario di un pignoramento che abbia ad oggetto i medesimi: e l’applicazione di tale pacifica conclusione della giurisprudenza di questa Corte al campo delle esecuzioni civili porta all’ulteriore corollario che i beni conferiti nel trust debbono essere pignorati nei confronti del trustee, perfino a prescindere dall’espressa spendita di tale qualita’, relegando ad una valutazione di mera opportunita’ – e quindi di mera facoltativita’ – un’apposita menzione dell’appartenenza di quelli ad una massa separata o segregata, quale in genere viene ricostruito il patrimonio che il trust compone.
19.- Al contrario, un pignoramento che colpisca beni che si prospettano nella – formale e separata – titolarita’ di un trust prospetta una fattispecie giuridicamente impossibile secondo il vigente ordinamento interno e, quindi, insanabilmente nulla per impossibilita’ di identificare un soggetto esecutato giuridicamente possibile, siccome inesistente e quindi insuscettibile tanto di essere titolare di diritti che – soprattutto e per quanto rileva ai fini della proseguibilita’ del relativo processo esecutivo di subire espropriazioni (cioe’ coattivi trasferimenti) dei medesimi.
20.- Pertanto, correttamente la gravata sentenza esclude la validita’ del pignoramento eseguito nei confronti del trust anziche’ del trustee.
21.- Neppure puo’ dirsi che, con le espressioni in concreto adoperate ed adeguatamente prese in considerazione dal giudice dell’esecuzione prima e dal giudice della qui gravata sentenza poi, possa ritenersi che il pignoramento sia stato riferito alla persona del trustee in tale qualita’; le testuali espressioni adoperate, soprattutto con la nota di trascrizione (che univocamente identifica nel solo trust il soggetto contro cui e’ eseguita la formalita’) non lasciano dubbi in ordine all’identificazione del soggetto esecutato quale appunto il trust come se fosse soggetto di diritto o “entificato”, mentre le esigenze di rigore formale che permeano il regime di pubblicita’ immobiliare non consentono di interpretare il pignoramento e la relativa nota di trascrizione come riferiti, anziche’ al trust in persona del trustee, a quest’ultimo di persona, ma in detta specifica qualita’: e con questo si devono disattendere anche le relative censure mosse prima in sede di opposizione agli atti esecutivi e poi con il ricorso per cassazione.
22.- Ne’ il fatto che una, per quanto limitata, soggettivita’ giuridica si riconosca a prescindere dalla personalita’ in senso stretto anche ad altri enti puo’ giovare al creditore del trust; e questo:
– non solo per l’ontologica diversita’ delle fattispecie prese a riferimento (associazioni non riconosciute, societa’ di persone, fondi di investimento) rispetto al trust, che mantiene ferma la titolarita’ dei beni e dei rapporti, in cui si risolve, in capo al trustee, solo fondando in capo al beneficiario diritti assimilabili a diritti relativi nei confronti di quest’ultimo e dando luogo, a tutto concedere, ad una massa segregata del patrimonio del trustee (e – soprattutto nel caso dei trust autodichiarati – fermo il riscontro della meritevolezza dell’interesse perseguito nei contratti atipici cosi’ posti in essere o della validita’ della causa per non illiceita’);
– quanto soprattutto perche’ le altre fattispecie prese a parametro dalla ricorrente trovano un sicuro riferimento normativo, che consente di ancorare la manifestazione di volonta’ negoziale delle parti, nella direzione o con l’effetto di una per quanto limitata soggettivizzazione, ad una facolta’ espressamente ed univocamente ad essa conferita dalla legge: cio’ che istituzionalmente manca nella fattispecie del trust, per il contrario tenore testuale della sola disposizione di diritto interno (la vista norma di ordine di esecuzione della richiamata Convenzione dell’Aja, dove il trust continua ad essere definito un insieme di rapporti) e l’insufficienza del richiamo ad eventuali diversi ordinamenti stranieri prescelti dalle parti a modello della autoregolamentazione concreta, visto che quell’istituto e’ in genere ricostruito anche negli ordinamenti di provenienza, soprattutto anglosassoni, come privo di soggettivita’ autonoma, oltretutto nel senso romanistico o di civil law.
23.- Pertanto, neppure erra la gravata sentenza nell’escludere la riferibilita’ degli atti del processo esecutivo al trustee, in dipendenza della loro struttura testuale come prescelta dal procedente.
24.- Neppure e’ fondato l’ultimo gruppo di censure (motivi dal settimo al nono), relativo all’omessa pronunzia sulla validita’ delle formalita’ di pubblicita’ dell’atto istitutivo del trust e del suo pignoramento: subito precisandosi che esse possono esaminarsi nel merito nonostante in effetti la qui gravata sentenza non abbia preso in considerazione le corrispondenti doglianze dell’opposizione agli atti esecutivi, in tal senso potendo applicarsi il principio desumibile dall’articolo 384 c.p.c., u.c., come interpretato fin da Cass. 1 febbraio 2010, n. 2313 (che consente appunto di integrare la motivazione su censure di cui sia stata omessa la disamina in appello, ove se ne rilevi l’infondatezza).
25.- Il ricorrente ripropone la tesi della preclusione in sede esecutiva di ogni controllo sulla validita’ o meno, ovvero sulla nullita’ o meno, delle dette formalita’ in dipendenza delle modalita’ del loro riferimento al trust: cioe’, in quanto eseguite nei confronti del trust ed asseritamente – ma senza che tanto risulti dal quadro relativo ai soggetti – in persona del trustee, anziche’ direttamente nei confronti di quest’ultimo, menzionando o meno la relativa qualita’ adeguatamente, come ad es. nel quadro “D” della nota di trascrizione.
26.- Si sottrae invero a censura l’argomentazione, svolta dal giudice dell’esecuzione (ma non da quello dell’opposizione, che sul punto tace, omettendo di pronunziarsi) e riportata dall’odierno ricorrente quale resa oggetto della sua opposizione agli atti esecutivi, sulla legittimita’ di una mera considerazione incidentale, in quella sede, della nullita’ delle dette formalita’ per assoluta incertezza indotta dall’inesistenza del soggetto.
27.- Ed invero:
– da un lato, la continuita’ delle trascrizioni presuppone comunque l’esistenza dei soggetti (e dei beni) cui esse si riferiscono, tanto che, in difetto di corrette generalita’ identificative, non si producono effetti nei confronti dei terzi ed a favore di chi la formalita’ esegue (Cass. 7 giugno 2013, n. 14440);
– dall’altro lato, effettivamente non compete alla sede del processo di esecuzione o a quella della successiva opposizione agli atti esecutivi la cognizione della relativa controversia in via principale, solo spettando ai giudici dell’uno e dell’altra una delibazione della non correttezza per il rilievo dell’inesistenza del soggetto che in base alla primitiva formalita’ sarebbe divenuto titolare dei diritti poi pignorati: cio’ a cui almeno il primo si e’ correttamente limitato.
28.- Tuttavia, in via dirimente puo’ osservarsi che da ogni questione su validita’ o nullita’ di dette formalita’ puo’ ben prescindersi, imponendo il rilievo della carenza di una condizione dell’azione esecutiva la necessita’, sopra ricostruita, di un controllo formale ufficioso di quanto ictu oculi traspare dagli atti sull’insussistenza di quelle, ogniqualvolta il soggetto esecutato e’ manifestamente, tanto derivando dalla sua stessa definizione giuridica, inesistente.
29.- Pertanto, la censura e’ stata correttamente disattesa, sia pur all’esito di una non corretta omessa disamina: ma, essendo il dispositivo conforme a diritto, la fondatezza della doglianza qui sviluppata di omessa pronuncia non puo’ condurre alla cassazione, sul punto, della sentenza impugnata, di cui solo va integrata la motivazione nel senso ora detto.
30.- In conclusione, la gravata sentenza si e’ correttamente attenuta ai seguenti principi di diritto: poiche’ legittimamente il giudice dell’esecuzione verifica anche di ufficio l’esistenza del soggetto nei cui confronti e’ intentata la procedura esecutiva, va disposta la chiusura anticipata di una procedura seguita al pignoramento di beni immobili eseguito nei confronti di un trust in persona del trustee, anziche’ nei confronti di quest’ultimo, visto che il trust non e’ un ente dotato di personalita’ giuridica, ne’ di soggettivita’, per quanto limitata od ai soli fini della trascrizione, ma un mero insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee, che rimane l’unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto; e neppure ostando a tale conclusione la nota di trascrizione del negozio di dotazione del trust, che non fonderebbe una valida continuita’ di trascrizioni con un soggetto inesistente.
31.- Il ricorso va cosi’ rigettato, ma non vi e’ luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimita’, non avendo le parti intimate qui svolto attivita’ difensiva.
32.- Deve trovare applicazione – mancando ogni discrezionalita’ al riguardo (Cass. 14 marzo 2014, n. 5955) – il Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito, di questa.
– ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-03-03T11:51:24+00:00	3 marzo 2017|Cassazione civile 2017, Contratti atipici, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Trust|0 Commenti
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