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Timestamp: 2019-03-25 23:09:20+00:00

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Lavoro: assenza prolungata – depressione – licenziamento – proporzionalità (Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza 19 maggio 2017, n. 12730). – Noi Radiomobile™
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Lavoro: assenza prolungata – depressione – licenziamento – proporzionalità (Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza 19 maggio 2017, n. 12730).
Dott. NAPOLETANO Giuseppe ‘ Presidente
Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo ‘ Consigliere
Dott. DE GREGORIO Federico ‘ Consigliere
Dott. PATTI Adriano Piergiovanni ‘ Consigliere
Dott. LORITO Matilde ‘ rel. Consigliere
‘ ricorrente ‘
‘ controricorrente ‘
(OMISSIS) adiva il Tribunale di Napoli ed esponeva di aver lavorato alle dipendenze della (OMISSIS) s.r.l. a far tempo dal 16/2/2004 con mansioni di secondo falegname ed inquadramento nel quarto livello c.c.n.l. settore terziario; deduceva di essere stato assegnato dal 2008 al settore manutenzione ambienti e verniciatura, quindi a diversi reparti con progressivo demansionamento che aveva ingenerato una grave sindrome ansioso-depressiva per la quale dal settembre 2009 era stato costretto ad una prolungata,essenza.
A seguito di previa contestazione, il 27 novembre 2009 era stato, quindi, licenziato per assenza ingiustificata protrattasi dal 26 ottobre al 9 novembre 2009.
Posto che il ricorrente era stato ‘continuativamente in condizione di malattia impeditiva della prestazione dal 21 settembre al 25 novembre 2009’ e che ‘in tale lasso temporale aveva regolarmente giustificato l’assenza per malattia, avvertendo in azienda ed inoltrando i certificati medici dal 21 settembre al 25 ottobre e poi dal 10 al 25 novembre’, doveva ritenersi che la condotta addebitata dalla parte datoriale non potesse qualificarsi come assenza ingiustificata superiore a cinque giorni sanzionata dalle parti sociali con il licenziamento ai sensi dell’articolo 217 c.c.n.l., bensi’ come assenza giustificata dal perdurante stato di malattia, ed in relazione alla quale vi era stata incolpevole omissione della trasmissione della certificazione medica. Ci si duole, quindi, che la Corte distrettuale abbia sussunto la fattispecie scrutinata nella previsione di cui alla citata disposizione contrattuale collettiva.
5. Non puo’ peraltro, mancarsi di sottolineare, con riferimento alla nozione di giusta causa del licenziamentodisciplinare oggetto di scrutinio in questa sede, che secondo una consolidata ricostruzione giurisprudenziale, per stabilire in concreto l’esistenza di una giusta causa (che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro ed in particolare di quello fiduciario) occorre valutare, da un lato, la gravita’ dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all’intensita’ dell’elemento intenzionale; dall’altro, la proporzionalita’ fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell’elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificareo meno la massima sanzione disciplinare (vedi ex plurimis, Cass. 25/5/2016 n.10842, Cass. 26/4/2012 n.6498, Cass. 8/9/2006 n.19270).
Pur avendo ben presente la tesi difensiva prospettata da quest’ultimo e recepita dal giudice di prima istanza, secondo cui l’inadempimento. agli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro era stata dettata da cause a lui non imputabili, ed ascrivibili allo stato di grave prostrazione in cui versava per l’uso di farmaci antidepressivi, la Corte distrettuale l’ha disattesa sulla scorta di duplice argomentazione: ha fatto innanzitutto richiamo alle indicazioni rese nell’elaborato peritale stilato dall’ausiliare nominato in sede di gravame, secondo cui l’assunzione gia’ da lungo tempo del farmaco (paroxidina) da parte del lavoratore, consentiva di presumere ragionevolmente un buon adattamento del soggetto, il quale non avrebbe risentito degli effetti collaterali del farmaco si’ da escludere che nel periodo fosse compos sui; con la precisazione che ‘l’insorgenza di effetti collaterali quali quelli lamentati dal (OMISSIS) (abulia, perdita del senso della realta’) avrebbero imposto una immediata sospensione del trattamento e la sua sostituzione con altro farmaco. Invece il lavoratore risulta aver seguito con buoni risultati la terapia presso vari UOSM per svariati anni’.
8. Sotto altro profilo, la Corte di merito ha colto la contraddizione intrinseca della tesi sostenuta dall’appellato, il quale dapprima aveva assunto di aver dimenticato di farsi rilasciare la certificazione medica giustificativa, quindi aveva dedotto di essere rimasto comunque in contatto con la segreteria della azienda cui avrebbe riferito il prolungamento della assenza, desumendo da tale ultimo dato fattuale, il riscontro di ‘una certa padronanza psichica della persona’.
In tale prospettiva ha, dunque, conferito consistenza all’elemento soggettivo che qualifica la condotta assunta dal lavoratore, escludendo che il mancato invio della certificazione medica ‘ della cui assoluta oggettiva mancanza, del pari, da’ atto ‘ potesse essere riconducibile ad uno stato di smarrimento o di transitoria mancanza di discernimento del lavoratore medesimo.
9. Non e’ poi mancata una verifica della ricorrenza del requisito di proporzionalita’ del licenziamento, costitutivo della legittimita’ dello stesso, che risulta condotta secondo i parametri valutativi enucleati dalla giurisprudenza di questa Corte secondo cui in tema di licenziamento per giusta causa, ai fini della proporzionalita’ tra addebito e recesso, rileva ogni condotta che, per la sua gravita’, possa scuotere la fiducia del datore di lavoro e far ritenere la continuazione del rapportopregiudizievole agli scopi aziendali, essendo determinante, in tal senso, la potenziale influenza del comportamento del lavoratore, suscettibile, per le concrete modalita’ e il contesto di riferimento, di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento, denotando scarsa inclinazione all’attuazione degli obblighi in conformita’ a diligenza, buona fede e correttezza; spetta al giudice di merito valutare la congruita’ della sanzione espulsiva, non sulla base di una valutazione astratta dell’addebito, ma tenendo conto di ogni aspetto concreto del fatto, alla luce di un apprezzamento unitario e sistematico della sua gravita’, rispetto ad un’utile prosecuzione. del rapporto di lavoro (vedi ex aliis, Cass. 13/02/2012 n.2013).
10. La Corte distrettuale, invero, dopo aver rilevato ‘ per quanto sinora detto ‘ la mancanza assoluta di una certificazione medica idonea a giustificare l’assenza protrattasi per undici giorni, la ricorrenza di una condizione psichica tale da non escludere la capacita’ naturale del soggetto in detto periodo e la conseguente possibilità di adempiere agli obblighi di comunicazione nei confronti della parte datoriale, connessi al dedotto stato di malattia, ha argomentato che tale comportamento era certamente grave e idoneo a ledere il vincolo fiduciario sotteso al rapporto di lavoro sia tenuto conto della specifica prescrizione dell’articolo 217 c.c.n.l. di settore, sia delle evidenti e rilevanti potenziali ripercussioni che la prolungata e non preventivata assenza aveva esercitato sull’assetto organizzativo aziendale, non consentendo una adeguata programmazione delle attività di lavoro.
La statuizione in tema di proporzionalita’ della sanzione, con riferimento alla specifica violazione dei dettami di cui all’articolo 217 c.c.n.l. di settore, non contrasta con gli approdi ai quali e’ pervenuta questa Corte secondo cui l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha, al contrario che per le sanzioni disciplinari con effetto conservativo, valenza meramente esemplificativa, sicché non preclude un’autonoma valutazione del giudice di merito in ordine all’idoneità di un grave inadempimento, o di un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore(vedi da ultimo, Cass.12/02/2016 n.2830); come in precedenza accennato, i giudici del gravame hanno infatti proceduto ad una valutazione in senso complessivo del comportamento assunto dal dipendente, vagliandone l’obiettiva portata lesiva del potere organizzativo facente capo alla parte datoriale, non limitandosi alla stretta applicazione della disposizione pattizia.
11. In definitiva la pronuncia impugnata, congrua e completa’ ‘ oltre che conforme a diritto ‘ per quanto sinora detto, si sottrae alla censura all’esame.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15%, ed accessori di legge.
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 Cass. 
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e contrario
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