Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22389-del-26-09-2017
Timestamp: 2020-08-12 08:08:01+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 22389 del 26/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22389 del 26/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/09/2017, (ud. 06/07/2017, dep.26/09/2017), n. 22389
sul ricorso 16821/2016 proposto da:
I.G., D.N.F., D.N.C. in
qualità di unici eredi di D.N.B., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA MALPIGHI 12/A, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO FACCIOLONGO, rappresentati e difesi
dall’avvocato MAURIZIO BONO;
avverso la sentenza n. 4577/29/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della SICILIA, depositata il 03/11/2015;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia che aveva respinto il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Trapani. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di D.N.B. e I.G. contro il rigetto del reclamo avverso la formazione di una nuova particella catastale su una zona di demarcazione tra la proprietà privata e la contigua fascia demaniale marittima;
che, nella decisione impugnata, la CTR ha rilevato come la proprietà privata dei ricorrenti risultasse accertata dal giudicato del giudice civile e che rientrassero nella giurisdizione del giudice tributario le controversie concernenti l’intestazione, la delimitazione, figura ed estensione nonchè il classamento dei terreni.
che col primo, si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, comma 2, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 1: la giurisdizione del giudice tributario sarebbe inscindibilmente legata alla natura tributaria del rapporto e dunque al rispetto delle norme concernenti l’attribuzione o la modifica delle rendite catastali ovvero l’intestazione catastale e delle successive volture, non estensibile all’accertamento del diritto di proprietà o di altri diritti reali e pertanto, sicchè, facendosi questione intorno alla demanialità della zona, la giurisdizione sarebbe spettata al giudice ordinario;
che, col secondo, si assume la violazione o falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 1, giacchè l’Ufficio non sarebbe stato parte dei due giudizi civili invocati ex adverso: conseguentemente, non vi sarebbe stato alcun giudicato ad esso opponibile;
che, col terzo, la ricorrente si duole della violazione della L. n. 1032 del 1971, artt. 2 e 3, affermando che la competenza sarebbe spettata, pro parte, anche al TAR;
che gli intimati hanno resistito con controricorso, eccependo preliminarmente l’inammissibilità del ricorso avversario per tardività, avendo provveduto alla notifica PEC della sentenza della CTR il 17 dicembre 2015;
che la suddetta eccezione è infondata, posto che, in tema di contenzioso tributario, la notifica della sentenza effettuata a mezzo PEC dal difensore del contribuente, munito dell’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, all’Amministrazione finanziaria è inesistente e insuscettibile di sanatoria, per cui non è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 bis, comma 3, che richiama il D.M. 23 dicembre 2013, n. 163, le notifiche tramite PEC degli atti del processo tributario sono previste in via sperimentale solo a decorrere dal 1 dicembre 2015 ed esclusivamente dinanzi alle commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria, come precisato del D.M. 4 agosto 2015, art. 16 (Sez. 6-5, n. 17941 del 12/09/2016);
che, infatti, come risulta in atti, il contenzioso avanti il giudice ordinario era stato a suo tempo instaurato, tant’è che il Tribunale di Marsala sez. distaccata di Castelvetrano in primo grado (sentenza n. 8/2002) e la Corte d’Appello di Palermo in secondo grado (sentenza n. 66/2007) avevano delibato la questione, con una statuizione passata in cosa giudicata;
che, nell’ambito della giurisdizione ordinaria rientrano certamente le controversie “instaurate tra un privato ed un Ente pubblico relative a rapporti tra proprietà finitime, alla loro effettiva estensione nonchè al regolamento dei rispettivi confini (art. 950 c.c.), non potendo nessuna di esse includersi nella “materia urbanistica ed edilizia” di cui al D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 34″ (Sez. U, n. 4127 del 15/03/2012); che il secondo ed il terzo motivo sono inammissibili, per la loro palese genericità;
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, a favore dei controricorrenti, in Euro 2.500, oltre spese forfettarie in misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 art. 16
 art. 16
 art. 34