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Timestamp: 2020-06-02 04:24:54+00:00

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Sui sinistri stradali il danno non patrimoniale va liquidato secondo le tabelle in vigore - Studio 3A
Sui sinistri stradali il danno non patrimoniale va liquidato secondo le tabelle in vigore
Articolo Pubblicato il 20 dicembre, 2016 alle 11:52.
Ogni qual volta le tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale vengano modificate con l’applicazione di “differenti criteri” per il risarcimento, siano essi dovuti a “individuazione di nuovi o diversi indici sintomatici assunti come rilevanti per dimensionare l’equivalente del valore perduto, ovvero di espressa previsione nella tabella di specifiche condizioni personali o situazioni di fatto, regolati precedentemente in modo diverso, o ancora in seguito alla emersione di nuovi interessi non patrimoniali inerenti alla persona meritevoli di tutela risarcitoria -, ovvero alla “rideterminazione del valore-punto base” in conseguenza di una nuova rilevazione statistica dei dati sull’ammontare dei risarcimenti liquidati dagli uffici giudiziari”, il Giudice è tenuto ad applicare tali nuove tabelle, anche se il danno si è verificato sotto la vigenza delle precedenti, e la richiesta può essere avanzata anche in grado di appello. Lo ha stabilito la III Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 25485, pubblicata il 13 dicembre 2016.
Il fatto. A seguito di incidente stradale mortale, gli eredi della vittima avevano citato in giudizio il proprietario del veicolo di controparte, risultato privo di copertura assicurativa, e la compagnia di assicurazione quale impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime delle Strada (FGVS), per ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dagli stessi familiari, conviventi e non, da perdita del rapporto parentale (danno esistenziale), al danno biologico jure proprio, ed al danno patrimoniale per le spese documentate. La domanda in primo grado era stata accolta ed il risarcimento graduato secondo le rispettive responsabilità, nella misura del 30% a carico della vittima e il restante 70% a carico del proprietario del veicolo investitore.
Sull’appello proposto dalla compagnia assicuratrice, la Corte d’Appello di Firenze accoglieva parzialmente il gravame per l’omessa applicazione della riduzione del risarcimento nella misura corrispondente al concorso di colpa attribuito alla vittima, mentre respingeva l’appello incidentale volto all’applicazione della tabelle rielaborate dal Tribunale di Milano nell’anno 2009, in corso di causa.
I danneggiati hanno proposto ricorso contro la sentenza in Cassazione, eccependo, tra l’altro, la violazione degli artt. 1226, 2056 e 2059 Cc. Articolato e complesso il ragionamento della Corte di Cassazione per motivare l’accoglimento del motivo di ricorso e, conseguentemente, il rinvio della causa ad altra sezione della Corte d’Appello di Firenze, che dovrà provvedere alla riliquidazione del danno, secondo i criteri esposti nella motivazione di cui appresso.
La Suprema Corte premette che in mancanza di criteri predeterminati per legge, come nel caso di specie, la valutazione equitativa del danno, ex art. 1226 Cc, “deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perché esaminati da differenti Uffici giudiziari”. A tale scopo, si è pervenuti all’applicazione del criterio di liquidazione – ricavato statisticamente su un numero considerevole di precedenti decisioni – predisposto dal Tribunale di Milano, siccome ampiamente diffuso sull’intero territorio dello Stato (Cass. 12408/2011; Cass. 20895//2015). L’erronea applicazione del criterio di calcolo, peraltro, comportando un’errata applicazione delle norme di diritto previste dagli artt. 2056 e 1226 Cc, può essere eccepita anche in sede di legittimità, a condizione che la questione sia stata tempestivamente dedotta nei precedenti gradi di merito (Cass 12408/2011; Cass. 12397/2016).
Fatte queste doverose premesse, occorre domandarsi se, come nel caso di specie, definito il giudizio di primo grado con l’applicazione dei criteri di liquidazione previsti nelle tabelle in uso presso Il Tribunale di Milano all’epoca del sinistro, l’intervenuta successiva variazione dei criteri di formazione delle predette tabelle possa legittimare l’impugnazione della sentenza da parte del danneggiato, al fine di vedersi riconosciuto il maggiore importo risarcitorio stabilito dalle sopravvenute tabelle. La risposta fornita dalla Suprema Corte, con la sentenza in commento, risulta senz’altro positiva.
Nicola De Rossi2019-04-05T15:25:15+00:00

References: sentenza 
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 art. 1226
 Cass. 
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