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Timestamp: 2020-01-28 22:08:25+00:00

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Modena Cronaca Disabili: rette più alte del dovuto per i servizi in oltre l'80% dei comuni emiliano romagnoli
Disabili: rette più alte del dovuto per i servizi in oltre l'80% dei comuni emiliano romagnoli
La denuncia arriva dall'associazione Prima gli ultimi: "Oggi le cose dovrebbero cambiare, ma chi risarcirà i disabili che hanno pagato oltre il dovuto per anni?"
Lascia un commento | Tempo di lettura 282 secondi Modena - 03 Dec 2019 - 16:45
Oggi si celebra in tutto il mondo la giornata della disabilità e proprio oggi la giunta regionale dovrebbe abrogare una norma che da anni fa pagare ai disabili somme non dovute per la compartecipazione ai servizi diurni e residenziali. Secondo una sentenza del consiglio di stato del 2016, infatti, pensione di invalidità e di accompagnamento non possono essere inserite nell’Isee per il calcolo del reddito. Ma la maggior parte dei comuni emiliano romagnoli, fino ad oggi, lo ha fatto. A battersi da anni contro questa ingiustizia l’associazione Prima gli ultimi:
“La Regione permette ai Comuni di normare regolamenti propri per la compartecipazione alle spese degli utenti disabili inseriti in centri diurni o residenziali, ossia di quei disabili inseriti in struttura -spiega Laura Schianchi, intervistata da Chiara Tassi- Il Fondo regionale stanzia una cifra che copre la maggior parte delle spese, poi integrate dai Comuni che, a loro volta, hanno deliberato regolamenti in cui si chiede la compartecipazione del disabile ai servizi in base all’Isee, quindi in base al reddito. La Regione ha aggiunto che i Comuni potessero inserire nel calcolo di questo importo l’Isee anche le pensioni di invalidità e di accompagnamento. Pensioni assistenziali e previdenziali però sono state tolte dal calcolo dell’Isee con la sentenza del Consiglio di Stato del 2016: da questa data insomma invalidità e accompagnamento, che sono diritti sociali intoccabili, non possono essere considerate come reddito e quindi non possono essere aggredibili dai Comuni.
Una persona disabile al 100% percepisce una pensione di invalidità di, mettiamo, 280 euro e un accompagnamento di 500 ma può avere Isee a zero perché non ha redditi. Questa persona, finora, ha comunque pagato una quota per i servizi. Chi ha Isee a zero però non dovrebbe pagare nulla di compartecipazione, è ovvio. Ad oggi invece i disabili pagano i Comuni con i soldi che lo Stato gli versa perché, con un’invalidità del 100%, riconosce che queste persone non sono in grado di procurarsi reddito.
Quando nel 2016 c’è stata la sentenza del Consiglio di Stato, la Regione si è dimenticata, diciamo così, di abrogare questa sua norma che differiva dalla sentenza del Consiglio di Stato. In questo modo ha fatto scudo ai comuni che hanno proseguito a richiedere ai disabili cifre non dovute.
Quindi da anni ci sono persone disabili che stanno pagando per i servizi di cui usufruiscono, servizi che però, secondo lo Stato, dovrebbero essere gratuiti?
Si, da febbraio 2016, data di uscita della sentenza, i Comuni che hanno inserito nella somma di quanto il disabile doveva versare anche queste pensioni, hanno portato avanti regolamenti illegali.
Di quanti comuni stiamo parlando?
L’associazione di cui sono presidente è nata circa 2 anni fa e da subito abbiamo dato vita al progetto Osservatorio proprio per arrivare in fondo alla questione. Abbiamo richiesto i regolamenti ai vari comuni dell’Emilia Romagna per vedere quali erano allineati al Consiglio di Stato e quali alla Regione e abbiamo scoperto che circa l’80% delle amministrazioni applica regolamenti illegittimi che si rifanno alla normativa regionale che va contro il Consiglio di Stato. Modena, ad esempio, è dal 2017 che ha adottato questo regolamento: sono 3 anni, quindi, che il Comune di Modena incamera soldi non dovuti.
Oggi però le cose dovrebbero cambiare…
Dopo aver verificato che, nonostante i Comuni abbiano deliberato regolamenti che sapevano benissimo andar contro quanto deciso dal Consiglio di Stato, l’errore normativo stava in Regione abbiamo fatto un’istanza al difensore civico che l’ha inoltrata alla Regione. Contestualmente prima un'interrogazione (in data 15 luglio) poi un ordine del giorno presentato dal consigliere di Fratelli d’Italia, Fabio Callori, e approvato nel luglio scorso (OdG8530), ci si è presi l’impegno a trovare una soluzione. In commissione bilancio, a metà novembre, l'errore, è stato detto, è stato corretto (con l'abrogazione della lettera B del 3° comma art.49, ossia qullo in antitesi alla sentenza del Consiglio di Stato). Oggi si voterà la legge di bilancio e dentro a queste c’è, fra le altre cose, anche questa modifica. Da oggi quindi diventerà legge la correzione dell’errore.
Chi però per anni ha pagato questi soldi non dovuti ai Comuni che cosa potrà fare per cercare di recuperarli?
Esatto, il punto è questo. Credo, è chiaro, che il rimborso debba venire dal Comuni, perché sono queste amministrazioni ad aver incamerato soldi non dovuti. Ma i Comuni si rifaranno poi sulla Regione, perchè l'errore normativo sta lì, è la Regione che ha lasciato, erroneamente, questo margine d'azione. Non so come penseranno di rimediare, sicuramente noi seguiremo la vicenda perché tanti disabili hanno pagato anche con molta, molta fatica cifre non dovute.
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 art.49
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