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Timestamp: 2020-08-03 23:42:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 127 del 04/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 127 del 04/01/2011
Cassazione civile sez. I, 04/01/2011, (ud. 09/12/2010, dep. 04/01/2011), n.127
sul ricorso 2081-2010 proposto da:
M.F. ((OMISSIS)), P.E.
((OMISSIS)), C.R. ((OMISSIS)),
elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA DEL POPOLO 18, presso lo
studio dell’avvocato FRISANI PIETRO L., che li rappresenta e difende,
giuste procure speciale in calce al ricorso;
avverso il Decreto n. 51 del 2008 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA
del 19.3.09, depositato il 02/04/2009; udita la relazione della causa
Par. 1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. è del seguente tenore: “1.- Con decreto depositato il 2.4.2009 la Corte di appello di Venezia ha accolto la domanda di equa riparazione ai sensi della L. n. 89 del 2001 proposta contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze da P.E., C.R. e M.F. in relazione alla durata irragionevole di un procedimento instaurato (unitamente ad altri ricorrenti) dinanzi alla Corte dei Conti – sez. giurisdizionale per il Veneto – in data 4.8.2000 e definito con sentenza di rigetto del 20.4.2007, avente ad oggetto la richiesta di riliquidazione della pensione. La Corte di merito ha determinato in tre anni la durata ragionevole del processo e, per il ritardo di tre anni e otto mesi, ha liquidato a ciascun ricorrente a titolo di indennizzo per danno non patrimoniale, la somma di Euro 1.850,00, tenuto conto della modestia della posta in gioco e della natura collettiva del ricorso, compensando per metà le spese processuali.
Contro il decreto gli attori hanno proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
Il Ministero intimato non ha notificato controricorso.
2.1.- Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione della L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 3, art. 6 Par. 1 CEDU in relazione all’art. 2056 c.c. e formulano il quesito: se la Corte territoriale sia incorsa in violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e dell’art. 6, par. 1 CEDU in relazione all’art. 2056 c.c., nel decreto impugnato, determinando l’entità del risarcimento del danno morale da eccessiva durata del processo nella somma di Euro 1.850,00 in considerazione della modestia della posta in gioco e del carattere collettivo del ricorso, precisando, altresì, se detta liquidazione sia conforme ai criteri di liquidazione del quantum individuati dalla CEDU. 2.2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione in relazione all’entità del danno liquidato.
3.- Il ricorso appare manifestamente fondato.
Infatti, secondo la giurisprudenza della S.C., la presunzione di danno non patrimoniale notoriamente connessa a situazioni soggettive provocate da un giudizio durato troppo a lungo, la cui connotazione in termini di irragionevolezza è, potrebbe dirsi, ancor più marcata in presenza di domande palesemente infondate e, come tali, suscettibili di immediata risoluzione, non può essere superata, tra l’altro, dalla circostanza che il ricorso amministrativo, inerente a rivendicazioni di categoria, sia stato proposto da una pluralità di attori, considerato che la proposizione di un ricorso in forma collettiva e indifferenziata non equivale certamente a trasferire sul “gruppo”, come entità amorfa, e quindi a neutralizzare situazioni di angoscia o patema d’animo riferibili specificamente a ciascun singolo consorte in lite (Sez. 1, Sentenza n. 27610 del 2008). In proposito va ricordato che ai fini della liquidazione dell’indennizzo del danno non patrimoniale conseguente alla violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, l’ambito della valutazione equitativa, affidato al giudice del merito, è segnato dal rispetto della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, per come essa vive nelle decisioni, da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo, di casi simili a quello portato all’esame del giudice nazionale, di tal che è configurabile, in capo al giudice del merito, un obbligo di tener conto dei criteri di determinazione della riparazione applicati dalla Corte Europea, pur conservando egli un margine di valutazione che gli consente di discostarsi, purchè in misura ragionevole, dalle liquidazioni effettuate da quella Corte in casi simili (Sez. U, Sentenza n. 1340 del 26/01/2004). Non appare ragionevole, per contro, il dimezzamento della misura dell’indennizzo per la sola caratteristica di ricorso collettivo della domanda proposta dai ricorrenti. Peraltro, la somma liquidata non appare in linea neppure con la più recente giurisprudenza di questa Sezione e con i criteri desumibili dalle decisioni della Corte di Strasburgo del 2010 sui ricorsi MARTINETTI ET CAVAZZUTI c. ITALIE e GHIROTTI ET BENASSI c. ITALIE per i giudizi contabili e amministrativi.
Pertanto, cassato il decreto impugnato, la Corte, in applicazione della più recente giurisprudenza di questa Corte (Sez. 1, Sentenza n. 21840 del 14/10/2009), può decidere la causa nel merito ex art. 3 84 c.p.c. liquidando a ciascuna parte ricorrente la somma di Euro 2.916,00. Le spese – liquidate in dispositivo – seguono la soccombenza.
La Corte, accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna l’Amministrazione a corrispondere a ciascuna parte ricorrente la somma di Euro 2.916,00, per indennizzo, gli interessi legali su detta somma dalla domanda e le spese del giudizio:
che determina per il giudizio di merito nella somma di Euro 50 per esborsi, Euro 445,00 per diritti e Euro 445,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge e che dispone siano distratte in favore del difensore antistatario;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 6
 art. 2
 Sentenza 
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 art. 3