Source: http://ptua.eu/leggi/lr45del1989.php
Timestamp: 2019-03-25 12:48:41+00:00

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1. La Regione autonoma della Sardegna, in attuazione dell'articolo 3 della lettera f) dello statuto speciale approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, disciplina le attivit� di uso e tutela del territorio regionale secondo le norme della presente legge e della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23 e successive modifiche, in collaborazione e d'intesa con gli enti locali territoriali.
c) assicurano la pi� rigorosa tutela delle risorse territoriali, con particolare riguardo alla salvaguardia del patrimonio naturale, ambientale, artistico e culturale, ai fini della loro valorizzazione;
1. La Regione, le Province, i Comuni singoli o associati e le Comunit� montane per quanto previsto dall'articolo 7 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, esercitano, negli ambiti delle rispettive competenze definiti dalla presente legge, le funzioni relative alla pianificazione urbanistica concernenti la disciplina dell'uso del territorio e di salvaguardia ambientale.
a) la Regione con le direttive e i vincoli e con gli schemi di assetto territoriale disciplina l'uso del territorio e detta norme per la predisposizione dei piani urbanistici delle Province, delle Comunit� montane e dei Comuni singoli o associati; con i piani territoriali paesistici individua le zone di particolare pregio urbanistico e ambientale e ne detta le norme d'uso;
b) la Provincia, con il piano urbanistico provinciale esteso all'intero territorio o diviso in pi� ambiti sempre compresi nella circoscrizione amministrativa, assicura, per le materie di cui al successivo articolo 16, la coerenza degli interventi alle direttive e vincoli regionali e ai piani territoriali paesistici;
c) la Comunit� montana, in coerenza con la pianificazione regionale e con il piano urbanistico provinciale, pu� redigere un piano urbanistico di cui all'articolo 7 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102;
d) il Comune, con il piano urbanistico comunale o intercomunale, assicura la equilibrata espansione dei centri abitati in coerenza con le direttive e i vincoli regionali; in conformit� alle previsioni del piano urbanistico provinciale regola l'uso del territorio agricolo e delle parti destinate allo sviluppo turistico e produttivo industriale - artigianale, detta norme per il recupero e l'uso del patrimonio edilizio esistente, per una adeguata dotazione di servizi sociali e di carattere infrastrutturale del territorio comunale.
1. Allo scopo di orientare e coordinare l'attivit� urbanistica, la Regione emana direttive per la formazione, l'adeguamento, la gestione degli strumenti urbanistici.
2. Le direttive stabiliscono criteri e modalit� per il dimensionamento dei piani di cui all'articolo 4.
3. Le direttive inoltre prevedono: i limiti inderogabili di densit� edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati nonch� i rapporti massimi tra spazi pubblici o riservati alle attivit� collettive, a verde pubblico e a parcheggi da osservarsi all'atto della formazione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
6. E� in facolt� della Regione di dotarsi di uno o pi� schemi di assetto territoriale come espressione coordinata delle direttive e dei vincoli, per settori di intervento e per determinate zone del territorio regionale.
2. Ogni servizio � articolato in due settori.
5. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente, per il perseguimento della finalit� di cui ai commi precedenti, pu� attivare convenzioni con le Universit� sarde e con professionisti competenti in materia urbanistica.
1. Al fine di tutelare i valori della identit� regionale depositati nell'insediamento storico, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, con apposita direttiva istituisce e coordina presso gli enti locali "laboratori per il recupero" anche attraverso il ricorso a professionisti e tecnici esterni all'Amministrazione.
2. Fino alla predisposizione dei piani paesistici valgono, per le aree individuate cos� come stabilito al comma precedente, le norme di salvaguardia di cui all'articolo 12.
1. La Giunta regionale, sentiti gli enti locali interessati, individua e norma con apposita direttiva le aree urbane che, per la loro complessit� strutturale, per la loro composizione amministrativa e per la loro rilevanza all interno del territorio regionale, necessitano di coordinamento sovracomunale.
2. La direttiva dovr� individuare i perimetri provvisori di tali aree urbane; stabilire i criteri e le norme di pianificazione; designare il soggetto amministrativo per la redazione e la gestione dello schema di assetto dell'area urbana.
2) gli ambiti per i quali sono ammessi interventi di trasformazione specificandone i limiti, i criteri, nonch� le volumetrie massime edificabili;
2. Per i territori definiti parchi e riserve naturali, il piano territoriale paesistico � sostituito dal piano del parco e della riserva naturale. Qualora, per le aree considerate, il piano territoriale paesistico non sia gi� stato approvato, il piano del parco o della riserva naturale deve assumere i contenuti di cui al presente articolo e deve essere adottato secondo le procedure di cui al successivo articolo 11.
1. I piani territoriali paesistici di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, ed alla legge 8 agosto 1985, n. 431, sono, di norma, redatti dalla Giunta regionale. Eccezionalmente e su motivata richiesta dell'ente interessato, gli studi e la redazione dei piani possono essere affidati, con deliberazione della Giunta regionale, alle Province, alle Comunit� montane, ai Comuni singoli o associati.
2. In tal caso la proposta di piano territoriale paesistico predisposta dai suindicati enti locali � trasmessa alla Giunta regionale, per il successivo iter di approvazione.
3. La proposta di piano territoriale paesistico � pubblicata per un periodo di 60 giorni all'albo di tutti i Comuni interessati con l'indicazione della sede presso cui chiunque pu� prendere visione dei relativi elaborati. Della pubblicazione � dato avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.
4. Entro 30 giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, chiunque pu� presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Giunta regionale.
5. Trascorso tale termine la Giunta regionale, previo esame delle osservazioni, delibera, sentito il Comitato tecnico urbanistico regionale di cui al successivo articolo 31, l'adozione definitiva della proposta di piano e la trasmette al Consiglio regionale che approva definitivamente il piano territoriale paesistico. Il piano territoriale paesistico � reso esecutivo con decreto del Presidente della Giunta regionale.
6. L'approvazione del piano territoriale paesistico � effettuata anche ai fini della legge 8 agosto 1985, n. 431.
1. Nei territori compresi entro una fascia di due chilometri dal mare, fino all'approvazione dei piani territoriali paesistici di cui ai precedenti articoli 10 e 11 e per un periodo non superiore a due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, � vietato realizzare opere nuove soggette a concessione edilizia, ad autorizzazione, nonch� ogni nuova modificazione dell'assetto del territorio con esclusione delle opere ricadenti nelle zone classificate A, B, C e D negli strumenti urbanistici vigenti ai sensi del decreto dell'Assessore regionale dell'urbanistica del 20 dicembre 1983, n. 2266/ U. E� altres� vietato procedere all'adozione di nuove varianti agli strumenti urbanistici vigenti. Le varianti sono ammesse, previo nulla - osta della Giunta regionale, quando riguardino la realizzazione di opere pubbliche e quando non rappresentino modifiche sostanziali.
b) gli interventi agro - silvo - pastorali anche comportanti manufatti edilizi e modeste modificazioni dell'assetto idrogeologico del territorio, conformi all'attuale destinazione ed indispensabili ad una corretta conduzione dei fondi, con esclusione degli impianti di forestazione produttiva per i quali � richiesta espressa deroga;
c) gli interventi di prevenzione e tutela della salute pubblica e della qualit� dell'ambiente;
d) gli interventi in attuazione dei piani e progetti di opere pubbliche o di iniziativa pubblica con particolare riferimento alle varianti di opere pubbliche e di pubblica necessit� di cui alla legge 3 gennaio 1978, n. 1;
3. Eventuali deroghe sono accordate dal sindaco, previa deliberazione del consiglio comunale e nulla � osta della Giunta regionale, sentito il C.T.R..U. nonch� previa autorizzazione di cui all'articolo 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497.
4. Sono fatte salve le opere di urbanizzazione e di servizio pubblico o comunque di preminente interesse pubblico comprese le opere alberghiere ricettive cos� come definite nella legge regionale 14 maggio 1984, n.22, e le opere ricadenti nella fascia compresa fra i 500 e i 2000 metri dal mare, previste da piani attuativi gi� convenzionati che abbiano avviato la realizzazione delle opere urbanistiche di cui all'articolo 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497.
6. Salvo che per la esecuzione delle opere di cui ai precedenti punti non � ammesso il rilascio di ulteriori concessioni od autorizzazioni edilizie. Eventuali concessioni ed autorizzazioni rilasciate in data successiva alla entrata in vigore della presente legge sono comunque sospese sino all'approvazione ed alla verifica di compatibilit� col piano territoriale paesistico e per un periodo non superiore ai due anni.
c) sono fatte salve le opere di urbanizzazione e di servizio pubblico o comunque di preminente interesse pubblico. Sono altres� fatte salve le opere alberghiere ricettive cos� come definite nella legge regionale 14 maggio 1984, n. 22, purch� ricadenti oltre la fascia di 150 metri dal mare, e previo nulla - osta della Giunta regionale ed autorizzazione di cui all'articolo 7 della legge 29 giugno 1939, n. 1497.
1. Per comprovati motivi di urgenza ed in relazione alle finalit� di cui all articolo 1, la Giunta regionale pu� deliberare provvedimenti idonei ad inibire o a sospendere, per un periodo non superiore a tre mesi, non rinnovabili, trasformazioni di destinazioni d'uso e costruzioni su aree pubbliche o private, anche se consentite dagli strumenti urbanistici vigenti.
2. Il provvedimento della Giunta regionale deve essere immediatamente trasmesso al Consiglio regionale che pu� aumentare il periodo di inibizione o sospensione fino a sei mesi.
1. L'Assessorato regionale competente in materia urbanistica � autorizzato a concedere, ai Comuni che ne facciano richiesta, l'utilizzazione dei mezzi meccanici di propriet� della Regione e degli enti ed organi strumentali della stessa, con relativo personale addetto, per l'esecuzione delle ordinanze di demolizione di opere eseguite in violazione della disciplina urbanistica vigente.
3. Per i fini di cui sopra l'Assessore competente in materia urbanistica � altres� autorizzato a stipulare apposite annuali con imprese specializzate, per l�effettuazione dei lavori sopra indicati
c) per l'individuazione e regolamentazione dell'uso delle zone destinate ad attivit� produttive industriali, artigianali e commerciali di interesse sovracomunale;
d) per le attivit� ed i servizi che per norma regionale necessitano di coordinamento sovracomunale;
e) per la viabilit� di interesse provinciale;
f) per le procedure relative alla determinazione della compatibilit� ambientale dei progetti che prevedono trasformazioni del territorio.
2. La pianificazione provinciale � subordinata agli atti della pianificazione regionale e non ha corso in assenza di essi.
1. Il piano urbanistico provinciale � adottato dal Consiglio provinciale.
2. Il piano � depositato presso la segreteria della provincia ed in quella dei Comuni interessati per un periodo di 30 giorni. Dell'avvenuto deposito � data notizia mediante avviso pubblico all'Albo della Provincia ed in quello di ogni suo Comune, nonch� mediante avviso sui maggiori quotidiani dell'Isola.
3. Durante il periodo di deposito chiunque pu� prendere visione del piano. Nei 30 giorni successivi i Comuni, le Comunit� montane, le organizzazioni sociali e sindacali, i cittadini possono presentare osservazioni alla Provincia.
5. La deliberazione di approvazione � sottoposta al controllo di legittimit� di cui al successivo articolo 30.
Piano Urbanistico della Comunit� Montana
1. Le Comunit� montane, in armonia e nel rispetto dei piani territoriali paesistici, delle direttive e dei vincoli di cui all'articolo 5 e della pianificazione provinciale, possono dotarsi dei piani di cui alla legge 3 dicembre 1971, n. 1102.
2. I piani di cui al comma precedente seguono le modalit� di formazione, pubblicazione ed approvazione dettate per i piani urbanistici provinciali; a tal fine le funzioni del consiglio provinciale sono esercitate dal consiglio della Comunit� montana.
3. Il controllo sulla legittimit� delle deliberazioni della Comunit� montana in materia urbanistica � esercitato ai sensi dell'articolo 30.
b) le attivit� produttive insediate nel territorio comunale con la relativa dotazione di servizi;
f) l'individuazione delle unit� territoriali minime da assoggettare unitariamente alla pianificazione attuativa anche in accordo con il successivo punto i);
h) l'individuazione degli ambiti territoriali ove si renda opportuno il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente, nonch� dei manufatti e complessi di importanza storico - artistica ed ambientale, anche non vincolati dalla legge 1 giugno 1939, n. 1089, e della legge 29 giugno 1939, n. 1497;
i) le norme e le procedure per misurare la compatibilit� ambientale dei progetti di trasformazione urbanistica e territoriale, ricadenti nel territorio comunale.
2. Il piano deve considerare l'intero territorio comunale e pu� prevedere vincoli su aree e beni determinati per la razionale e coordinata sistemazione di spazi destinati ad uso pubblico e per la realizzazione di opere, impianti ed attrezzature di interesse pubblico.
1. Il piano urbanistico comunale � adottato dal Consiglio comunale.
2. Entro 15 giorni il piano urbanistico comunale � depositato a disposizione del pubblico per 30 giorni presso la segreteria del Comune; dell'avvenuto deposito � data notizia mediante avviso pubblicato all'albo del Comune e mediante l'affissione di manifesti e avviso in almeno uno dei quotidiani dell'Isola.
3. Chiunque pu� formulare, entro 30 giorni a decorrere dall'ultimo giorno di pubblicazione, osservazioni al piano adottato.
5. La delibera di approvazione � sottoposta al controllo di legittimit� di cui al successivo articolo 30.
9. Il piano urbanistico intercomunale � adottato con deliberazione di ciascuno dei consigli comunali dei Comuni compresi nel territorio interessato dal piano ed � approvato con la medesima procedura del piano urbanistico comunale.
2. Gli strumenti di cui ai punti a), b), c) e d), sono approvati, secondo le procedure di cui all�articolo precedente, con deliberazione del consiglio comunale in conformit� a quanto previsto dal piano urbanistico comunale e nel rispetto delle direttive emanate dalla Regione ai sensi dell'articolo 5 e secondo i contenuti previsti dalle leggi 17 agosto 1942, n. 1150, 18 aprile 1962, n. 167, e 22 ottobre 1971, n. 865 e successive modifiche ed integrazioni.
1. Il piano per l'edilizia economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, e successive modifiche, si attua sia in zone edificate che in zone non edificate con interventi di nuova costruzione e/o di recupero del patrimonio edilizio esistente. Nei P.E.E.P. che prevedono interventi di restauro, risanamento o ristrutturazione di edifici o parti di edifici, il Comune pu� invitare i proprietari a realizzare gli interventi previsti sulla base di una convenzione ai sensi dell�articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865. Nell�ambito dei P.E.E.P. � consentita la previsione di attivit� produttive e terziarie convenzionate purch� compatibili e commisurate con la residenza. Per quanto riguarda il dimensionamento del P.E.E.P. nonch� le modalit� di determinazione del prezzo di cessione delle aree si applicano le disposizioni dell'articolo 33 della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23, e successive modifiche.
3. Il piano di recupero di cui alla legge 5 agosto 1978, n. 457, � lo strumento per il recupero del patrimonio edilizio esistente nelle zone dichiarate degradate, in qualsiasi zona territoriale omogenea di trovino ubicate.
1. Le previsioni contenute negli strumenti generali di pianificazione urbanistica territoriale di scala comunale si attuano con le modalit� e nei tempi fissati dai programmi pluriennali.
2. Sono obbligati a dotarsi di programmi pluriennali di attuazione tutti i Comuni della Sardegna inclusi in un apposito elenco allegato alle direttive di cui al�articolo 5.
3. I Comuni non obbligati hanno facolt� di dotarsi del programma pluriennale di attuazione.
b) la descrizione delle opere pubbliche o di interesse generale da realizzarsi nel periodo di validit� del programma;
2. Il programma � approvato con le modalit� previste per il piano urbanistico comunale.
1. Nei Comuni dotati di programma pluriennale di attuazione ai sensi del precedente articolo 23 la concessione a edificare � data per le aree incluse nei programmi stessi.
2. Nei Comuni obbligati a dotarsi del programma pluriennale di attuazione e fino alla sua approvazione la concessione a edificare � rilasciata solo su aree dotate di opere di urbanizzazione e se riferita a:
1. Il comparto edificatorio definisce gli ambiti territoriali minimi entro cui l'intervento edilizio deve essere realizzato in modo unitario da pi� aventi titolo.
2. Il comparto comprende uno o pi� edifici e/ o aree da trasformare, e si realizza attraverso la costituzione di un consorzio e la presentazione di un'unica istanza di concessione edilizia o di autorizzazione.
3. L'accordo di programma, se accompagnato dagli elaborati tecnici necessari, � uno strumento attuativo della pianificazione urbanistica territoriale vigente. Esso previa adozione del consiglio comunale competente per territorio, � approvato con deliberazione della Giunta regionale, sentito il C.T.R.U. di cui all'articolo 31.
4. Qualora l'accordo di programma interessi territori di pi� Comuni, esso � adottato con deliberazione dei consigli comunali dei Comuni interessati.
6. Qualora il piano attuativo di cui al comma precedente comporti modifiche del piano urbanistico comunale, esso � soggetto alle procedure di approvazione proprie delle varianti di piano.
1. Nei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti pu� essere istituita la condotta urbanistica.
2. La condotta urbanistica � un organo tecnico del Comune e svolge funzioni di consulenza e predisposizione di elaborati tecnici necessari per la pratica attuazione degli strumenti di pianificazione urbanistica. Inoltre svolge funzioni di servizio e supporto informativo per gli utenti interessati alla attivit� di trasformazione urbanistica del territorio.
3. La condotta urbanistica � composta da:
b) uno o pi� esperti in materia di pianificazione urbanistica e territoriale laureati in ingegneria o architettura o legislazione urbanistica;
4. Alle figure di cui ai punti a) e c) si provvede con personale di ruolo del Comune, per il punto b) il Comune attiva una consulenza a convenzione con uno o pi� professionisti specializzati iscritti al relativo ordine professionale. Questi ultimi non possono esercitare nel territorio comunale attivit� professionale in materia urbanistica per conto di soggetti privati per tutta la durata della convenzione.
1. Presso il Comitato regionale di controllo � istituita una Sezione specializzata in materia urbanistica, presieduta dal Presidente del Comitato regionale di controllo o suo delegato e composta da:
2. La sezione specializzata in materia urbanistica esercita in via esclusiva il controllo di legittimit� e di conformit� agli strumenti sovraordinati sugli atti delle Province e delle Comunit� montane in materia urbanistica, compresi quelli contenenti normative a qualsiasi titolo riferite a strumenti urbanistici, e sul piano urbanistico comunale di cui all'articolo 19.
3. Presso i Comitati circoscrizionali di controllo � istituita una sezione specializzata in materia urbanistica, presieduta al Presidente del Comitato, o suo delegato, e composta da:
4. La sezione specializzata in materia urbanistica esercita in via esclusiva il controllo di legittimit� e di conformit� agli strumenti sovraordinati sugli strumenti di attuazione del piano urbanistico comunale di cui agli articoli 21 e 22.
5. Dopo il primo comma dell'articolo 23 della legge regionale 23 ottobre 1978, n. 62, concernente il controllo sugli atti degli enti locali, � inserito il seguente comma:
a) il Comitato tecnico regionale per l�urbanistica (C.T.R.U.);
2. Il C.T.R.U., istituto presso l'Assessorato regionale competente in materia urbanistica, � un organo tecnico - consultivo della Giunta in materia urbanistica ed assetto del territorio.
1. Il C.T.R.U. � costituito da:
a) l'Assessore regionale competente in materia urbanistica o un funzionario dell�Assessorato suo delegato che lo presiede;
c) cinque esperti in urbanistica, tutela dell�ambiente e materie giuridiche designati dalla Giunta regionale;
4. Ai componenti il C.T..R.U. nonch� ai segretari spettano i compensi e i rimborsi spese previsti dalla legge regionale 22 giugno 1987, n. 27.
1. Presso l'Assessorato regionale competente in materia di bellezze naturali � istituito, in deroga all'articolo 5 della legge 17 agosto 1978, n. 51 il servizio per le bellezze naturali con il compito di curare le materie relative delegate alla Regione con l'articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348.
2. Con le procedure previste dalla legge regionale del 17 agosto 1978, n. 51, sono istituiti i settori delle bellezze naturali con sede nei capoluoghi di Provincia. I Settori svolgono le funzioni gi� esercitate dalle sezioni delle bellezze naturali.
2. Entro lo stesso termine l'amministrazione comunale adotta lo schema di convenzione ai sensi dell'articolo 7 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, in conformit� alla convenzione tipo emanata dalla Regione.
3. Le modalit� di corresponsione del contributo afferente gli oneri di urbanizzazione di cui agli articoli 5 e 10 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, sono stabilite con deliberazione del consiglio comunale.
4. Il pagamento a saldo degli oneri di cui al precedente comma dovr� comunque avvenire entro e non oltre 24 mesi dalla ultimazione delle opere, ovvero dall'ultimazione dei lavori accertata dal Comune.
1. Il quinto comma dell'articolo 33 della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23, � sostituito dal seguente:
1. La Regione, allo scopo di favorire la formazione e la revisione degli strumenti urbanistici locali ed il loro adeguamento alla pianificazione regionale, per la formazione dei piani di risanamento di cui all'articolo 35 della legge regionale 11- 10- 19885 n. 23, nonch� per la redazione dei piani di sviluppo e di adeguamento della rete di vendita di cui alla legge 11 giugno 1971, n. 426, � autorizzata a concedere contributi sulle spese correnti.
2. I contributi sono erogati con decreto dell�Assessore regionale competente in materia urbanistica, previa deliberazione della Giunta regionale, secondo le seguenti modalit� :
1. Al fine di dare compiuta attuazione alle disposizioni di cui alla presente legge attraverso il potenziamento funzionale degli uffici periferici dell'Assessorato regionale competente in materia urbanistica, la dotazione organica del ruolo unico regionale prevista nella tabella A allegata alla legge regionale 14 novembre 1988, n. 42, � incrementata di 12 unit� della VI fascia funzionale e di 20 unit� della VII fascia funzionale.
STATO DI PREVISIONE DELL�ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE
Stipendi, paghe, indennit� e altri assegni al personale dell'Amministrazione regionale( L.R. 17 agosto 1978, n. 51, L.R. 4 settembre 1978, n. 57, L.R. 10 giugno 1979, n. 47, L.R. 28 febbraio 1981, n. 10, L.R. 28 luglio 1981, n. 25, L.R. 28 novembre 1981, n. 39, L.R. 19 novembre 1982, n. 42, L.R. 8 maggio 1984, n. 18, L.R. 25 giugno 1984, n. 33, art. 3, L.R. 5 agosto 1985, n. 17, L.R. 23 agosto 1985, n. 20, art. 20, L.R. 5 novembre 1985, n. 26, L.R. 26 agosto 1988, n. 32 e L.R. 24 ottobre 1988, n. 35) (spesa obbligatoria)
Medaglie fisse di presenza, indennit� di trasferta, rimborsi di spese di viaggio e indennit� per uso di auto proprie o di mezzi gratuiti ai componenti e ai segretari di commissioni, comitati e altri consensi, istituiti dagli organi dell'Amministrazione regionale (artt. 7 e 17 bis L.R. 11 giugno 1974, n. 15, L.R. 19 maggio 1983, n. 14, L.R. 27 aprile 1984, n. 13 e L.R. 22 giugno 1987, n. 27)
STATO DI PREVISIONE DELL�ASSESSORATO DEGLI ENTI LOCALI, FINANZE ED URBANISTICA
(1.1.1.4.2.2.07.27) (08.02) - Spese per la stipula di convenzioni con le Universit� sarde e con professionisti competenti in materia urbanistica (art. 6 della presente legge)
5. Alla spesa prevista dall'articolo 15 si fa fronte con le disponibilit� esistenti nel capitolo 04161 che assume la seguente nuove denominazione:
E� fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.
Data a Cagliari, add� 22 dicembre 1989

References: articolo 16
 articolo 11
 articolo 31
 articolo 1
 articolo 30
 articolo 30
 articolo 23
 art. 3
 art. 20