Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-primo/titolo-ix/capo-i/art324.html
Timestamp: 2019-08-24 09:48:29+00:00

Document:
Art. 324 codice civile - Usufrutto legale - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO PRIMO - Delle persone e della famiglia > Titolo IX - Della responsabilità genitoriale e dei diritti e doveri del figlio > Capo I - Dei diritti e doveri del figlio > Articolo 324
Articolo 324 Codice civile
Dispositivo dell'art. 324 Codice civile
(1) I genitori esercenti la responsabilità genitoriale hanno in comune l'usufrutto (2) dei beni del figlio [261], fino alla maggiore età o all'emancipazione.
I frutti percepiti sono destinati al mantenimento della famiglia e all'istruzione ed educazione dei figli [147].
2) i beni lasciati o donati [769] al figlio per intraprendere una carriera, un'arte o una professione;
3) i beni lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la responsabilità genitoriale o uno di essi non ne abbiano l'usufrutto: la condizione però non ha effetto per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima [536];
4) i beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione e accettati nell'interesse del figlio contro la volontà dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale [321]. Se uno solo di essi era favorevole all'accettazione, l'usufrutto legale spetta esclusivamente a lui.
(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 147 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) L'usufrutto legale dei genitori qui esposto (sensibilmente diverso dall'usufrutto di cui all'art. 978 del c.c., essendo ben più ampi i poteri di amministrazione dei genitori) è previsto nell'interesse complessivo della famiglia (così Capozzi); è un diritto reale di godimento che ha ad oggetto tutti i beni che fanno parte del patrimonio del minore o vi entrano successivamente.
(3) Nei proventi e beni acquisiti grazie all'attività del figlio sono da ricomprendere i redditi derivanti dall'attività lavorativa svolta dallo stesso in maniera autonoma come anche in maniera subordinata (anche alle dipendenze degli stessi genitori). Gli interessi sul capitale spettano al genitore sino al compimento della maggiore età da parte del figlio.
La ratio della disciplina consiste nella tutela dei figli, soggetti più deboli in ambito familiare: mediante l'usufrutto legale (che ha natura di ufficio di diritto privato o - secondo la miglior dottrina - di diritto reale di godimento) si garantiscono l'istruzione e l'educazione dei figli, nonché il parziale sostentamento della famiglia.
Massime relative all'art. 324 Codice civile
Cass. civ. n. 2257/1998
In tema di fallimento di un soggetto minore di età, l'acquisizione alla procedura concorsuale di un bene appartenente al minore, e sul quale veniva esercitato, dal genitore esercente potestà, il diritto di usufrutto ex lege, comporta la automatica estinzione dell'usufrutto stesso, quale effetto della cessazione dell'appartenenza del bene al minore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2257 del 28 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 5649/1984
Gli interessi su capitale del figlio minore, come in genere i frutti dei beni del medesimo, spettano al genitore esercente la potestà, ai sensi dell'art. 324 c.c. Pertanto, deve escludersi che il figlio, divenuto maggiorenne, sia legittimato ad agire per il pagamento dei suddetti interessi inerenti al periodo antecedente al raggiungimento della maggiore età.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5649 del 8 novembre 1984)
relative all'articolo 324 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 324 Codice civile - Usufrutto legale | Quesito Q201410908
domenica 03/08/2014 - Sicilia
“Sono proprietario di 1/2 di un appartamento, dello altro 1/2 sono nudo proprietario,in quanto gravato da usufrutto di mia madre. Mia madre e'invalida al 100/100 con diritto allo assegno di accompagnamento mensile in quanto affetta da demenza senile, ed in atto non e' in grado di esprimere alcuna volontà ne' tantomeno di apporre una firma. Cosa posso fare per vendere la casa e corrisponderle il valore dello usufrutto ricavato. Mia madre ha 87 anni.”
Nella situazione descritta appare necessario far dichiarare l'interdizione dell'anziana signora e nominare un tutore che curi gli interessi, anche patrimoniali, della donna.
Si parla di interdizione giudiziale quando una persona si trovi affetta da tale abituale infermità di mente, che ciò la renda incapace di provvedere ai propri interessi. L'interdizione comporta la generale incapacità della persona circa i negozi patrimoniali (es. compravendita di immobili) o familiari (es. riconoscimento di un figlio): un tutore la deve rappresentare in tutti gli atti in cui la rappresentanza è ammessa.
Il procedimento di nomina del tutore rientra tra quelli di volontaria giurisdizione, in quanto si tratta di una procedura che non presuppone una lite tra le parti, ma che si limita a regolamentare un rapporto privato che presenta anche un interesse pubblico, e che per questo deve essere seguito e amministrato da un soggetto terzo (un giudice).
Quanto alla disciplina, si devono guardare gli articoli 414 ss. c.c. e gli artt. 712 ss. c.p.c.
Le persone che possono presentare il ricorso per la nomina del tutore sono, tra le altre, i parenti entro il quarto grado (art. 417 del c.c.): quindi, sicuramente il figlio della persona da interdire.
Il tutore viene scelto dal giudice tra coloro che meglio possono curare gli interessi dell'interdicendo. E' assolutamente comune che la scelta cada sugli stretti familiari dell'infermo.
La domanda per interdizione si propone con ricorso diretto al tribunale del luogo dove la persona nei confronti della quale è proposta ha residenza o domicilio. Nel ricorso debbono essere esposti i fatti sui quali la domanda è fondata e debbono essere indicati il nome e cognome e la residenza del coniuge, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore dell'interdicendo o dell'inabilitando.
Il presidente del tribunale ordina la comunicazione del ricorso al pubblico ministero. Se questo non gli chiede di rigettare la domanda (ciò avviene solo in casi estremi), il presidente nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza di comparizione davanti a lui del ricorrente, dell'interdicendo e delle altre persone indicate nel ricorso, le cui informazioni ritenga utili.
All'udienza, il giudice istruttore, con l'intervento del P.M., deve procedere all'esame dell'interdicendo, può sentire il parere delle altre persone citate, interrogandole sulle circostanze che ritiene rilevanti ai fini della decisione e può disporre anche d'ufficio l'assunzione di ulteriori informazioni, esercitando tutti i poteri istruttori previsti nell'art. 419 del c.c.
Una volta pubblicata la sentenza che dichiara l'interdizione della persona inferma e nomina il suo tutore, questi può compiere gli atti di disposizione del patrimonio dell'interdetto.
Per procedere alla vendita dell'appartamento su cui la madre ha l'usufrutto, trattandosi di atto di straordinaria amministrazione, è necessaria l'autorizzazione del giudice tutelare, che valuta da un punto di vista neutrale che siano rispettati gli interessi dell'interdetto (nel caso di specie, l'interesse sarà quello di monetizzare il proprio diritto reale di usufrutto per far fronte a spese mediche, di ricovero, etc.).
Ottenuta l'autorizzazione, il figlio-tutore potrà concludere la compravendita per conto della madre usufruttuaria.

References: Articolo 324

Articolo 324

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 Articolo 324
 sentenza