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Timestamp: 2020-07-12 11:05:41+00:00

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Corte di Cassazione sentenza n. 146 depositata il 5 gennaio 2018 - Alla stregua dell’art. 2087 c.c. non è ipotizzabile a carico dell’imprenditore un obbligo di sicurezza e prevenzione anche in relazione a condotte del dipendente che, pur non rientranti nella nozione di inopinabilità e di abnormità, siano state poste in essere successivamente al compimento della prestazione lavorativa richiesta, perché non rientranti nella suddetta prestazione e perché effettuate senza darne allo stesso preventiva comunicazione secondo le direttive impartite - Studio Cerbone
Corte di Cassazione sentenza n. 146 depositata il 5 gennaio 2018 – Alla stregua dell’art. 2087 c.c. non è ipotizzabile a carico dell’imprenditore un obbligo di sicurezza e prevenzione anche in relazione a condotte del dipendente che, pur non rientranti nella nozione di inopinabilità e di abnormità, siano state poste in essere successivamente al compimento della prestazione lavorativa richiesta, perché non rientranti nella suddetta prestazione e perché effettuate senza darne allo stesso preventiva comunicazione secondo le direttive impartite
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Corte di Cassazione sentenza n. 146 depositata il 5 gennaio 2018
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO – SICUREZZA SUL LAVORO – OBBLIGO DI SICUREZZA E PREVENZIONE – NOZIONE DI INOPINABILITA’ E DI ABNORMITA’ – DIRETTIVE IMPARTITE
I giudici del gravame, nel pervenire a tali conclusioni, osservavano, per quanto in questa sede rileva, come il ricorrente fosse venuto meno all’obbligo – su di lui gravante – di fornire in causa, ai sensi dell’articolo 2087 c.c., la prova del fatto costituente l’inadempimento della società datrice di lavoro e della correlazione causale di tale inadempimento col danno patito.
Pertanto, trattandosi entrambe di operazioni evidentemente pericolose, la logica giuridica, guidata dagli articoli 2087 c.c. nonché dagli artt. 35 e seguenti d.lgs. 626/1994, avrebbe dovuto imporre alla datrice di lavoro fin dall’inizio l’utilizzo del cestello elevatore, della piattaforma aerea o comunque delle misure di sicurezza adeguate.
3. Con la terza critica il ricorrente censura l’impugnata sentenza per violazione dei principi che regolano gli oneri di allegazione a carico del lavoratore in materia di responsabilità civile del datore di lavoro per infortunio sul lavoro, in alternativa, denunciando l’omesso esame di fatto decisivo con riferimento alla dedotta violazione dell’obbligo di vigilanza. Ribadisce che “sul lavoratore grava esclusivamente l’onere di allegare e provare l’esistenza dell’obbligazione lavorativa, l’esistenza del danno ed il nesso causale tra quest’ultimo e la prestazione nonché di allegare la nocività/pericolosità dell’ambiente di lavoro”;
In via generale, va altresì rimarcato come la disposizione di cui all’art. 2087 c.c., si qualifichi alla stregua di norma di chiusura del sistema antinfortunistico estensibile a situazioni ed ipotesi non ancora espressamente considerate e valutate dal legislatore al momento della sua formulazione, ed impone all’imprenditore l’obbligo di tutelare l’integrità fisiopsichica dei dipendenti con l’adozione – ed il mantenimento perfettamente funzionale – non solo di misure di tipo igienico-sanitario o antinfortunistico, ma anche di misure atte, secondo le comuni tecniche di sicurezza, a preservare i lavoratori dalla sua lesione nell’ambiente od in costanza di lavoro in relazione ad eventi pur se allo stesso non collegati direttamente.
5. A siffatti principi, nel proprio incedere argomentativo, si è conformata la Corte distrettuale la quale – secondo quanto già accennato nello storico di lite – ha rimarcato come, ultimati i lavori commissionati dall’Enel, il F. avesse proceduto allo svolgimento dell’ulteriore operazione non prevista/ consistente nel taglio di un ramo, omettendo di interpellare il soggetto all’uopo preposto da parte aziendale, onde conseguire la fornitura della strumentazione idonea a svolgere in sicurezza detta attività.
I giudici del gravame hanno altresì provveduto ad escludere che la parte datoriale fosse venuta meno all’obbligo di porre a disposizione del dipendente le attrezzature adeguate alla prestazione richiesta, quale il cestello elevatore, così come all’obbligo di vigilanza sulla medesima gravante, concernente l’osservanza delle misure protettive da parte del lavoratore. Dall’articolato quadro istruttorio definito in prime cure, era infatti emerso da un canto, che la società aveva messo a disposizione una piattaforma aerea utilizzata in altro cantiere fino alle ore 10,30 del 17 luglio 2001 (laddove i lavori svolti dal F. avevano avuto luogo nel pomeriggio); dall’altro che né il ricorrente (che rivestiva il ruolo di caposquadra), né gli altri operai, avevano doverosamente interpellato la società – tramite il personale all’uopo designato in relazione all’insorgenza di problematiche lavorative – per ricevere l’attrezzatura necessaria a compiere l’ulteriore, imprevista attività.
“Alla stregua dell’art. 2087 c.c. non è ipotizzabile a carico dell’imprenditore un obbligo di sicurezza e prevenzione anche in relazione a condotte del dipendente che, pur non rientranti nella nozione di inopinabilità e di abnormità, siano state poste in essere successivamente al compimento della prestazione lavorativa richiesta, perché non rientranti nella suddetta prestazione e perché effettuate senza darne allo stesso preventiva comunicazione secondo le direttive impartite. Corollario di tale principio è che la parte datoriale non incorre nella responsabilità di cui alla norma codicistica per non avere fornito le attrezzature necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore nello svolgimento della non prevista prestazione né di non avere esercitato il controllo sulla conseguente esecuzione nel rispetto dei paradigmi di sicurezza legislativamente richiesti”.
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