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Timestamp: 2019-04-18 17:25:44+00:00

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Sentenza n. 5027 del 20 settembre 2012 Consiglio di Stato - Tutto Stranieri
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Diniego di emersione dal lavoro irregolare
sul ricorso numero di registro generale 6206 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. ti Paola Turarolo e Giuseppe Viola, con domicilio eletto presso il secondo di essi in Roma, piazza della Libertà n. 13;
Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di Genova, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza breve del T.A.R. LIGURIA, sezione II n. 575/2012, resa tra le parti, concernente il diniego di emersione dal lavoro irregolare
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno e di U.T.G. – Prefettura di Genova;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 agosto 2012 il Cons. Hadrian Simonetti, presenti per le parti l’avvocato Viola e l’avvocato dello Stato Galluzzo;
Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm., sussistendo i presupposti di legge per una decisione immediata, in forma semplificata.
– il Signor ***** ha presentato istanza di emersione da lavoro irregolare ex l. 102/2009 nell’interesse di *****, cittadino extracomunitario di nazionalità senegalese, e che tale istanza è stata respinta, con atto del 14.12.2010, a motivo della sentenza di condanna per il reato di cui all’art. 648 c.p. pronunciata dal Tribunale di La Spezia, sezione distaccata di Sarzana, nei confronti di *****;
– proposto ricorso avverso tale diniego, il Tar Liguria lo ha respinto richiamando l’art. 1 ter co. 13 lett. c) del d.l. 78/2009 convertito nella citata l. 102/2009 per il quale la condanna per uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 c.p.p. costituisce motivo ostativo alla regolarizzazione, sul presupposto che l’amministrazione sia del tutto vincolata e non abbia margini di discrezionalità;
– con il presente appello la difesa ricorrente contesta (la legittimità di) tale automatismo e richiama la recente sentenza della Corte costituzionale 6.7.2012, n. 172 con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale proprio dell’art. 1-ter, co. 13 lett. c) del d.l. 78/2009 convertito in l. 102/2009, “nella parte in cui – si legge nel dispositivo – fa derivare automaticamente il rigetto della istanza di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario dalla pronuncia nei suoi confronti di una sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’art. 381 c.p.p., senza prevedere che la pubblica amministrazione provveda ad accertare che il medesimo rappresenti una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato”.
– la sentenza della Corte costituzionale n. 172/2012 trova piena applicazione alla fattispecie qui in esame, nella quale al lavoratore extracomunitario è stato negata, in via automatica, la regolarizzazione a motivo di una condanna penale per uno dei reati previsti dall’art. 381 c.p.p., elencazione nella quale è da ricondurre il reato di ricettazione per il quale ***** è stato condannato;
– la sentenza della Corte costituzionale n. 172/2012, dichiarando l’illegittimità per contrasto con il principio di ragionevolezza e quindi con l’art. 3 Cost., dell’automatismo tra la condanna penale per uno dei reati di cui all’art. 381 c.p.p. e il diniego dell’istanza di regolarizzazione, comporta di conseguenza l’illegittimità dell’atto impugnato, in quanto motivato esclusivamente in ragione di tale automatismo anziché sulla base di un accertamento in concreto della pericolosità del lavoratore extracomunitario;
– sarà quindi preciso dovere dell’amministrazione resistente, nel prosieguo della vicenda, accertare in concreto se, anche sulla base del precedente penale, (ma) valutato unitamente ad ogni altro elemento sintomatico riferito all’attualità, il lavoratore extracomunitario rappresenti o meno una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato;
– in conclusione, l’appello è fondato e merita accoglimento con la conseguenza che, in riforma della sentenza impugnata, va accolto il ricorso di primo grado annullando l’atto di diniego;
– le spese possono essere compensate, al cospetto di una sentenza della Corte costituzionale successiva all’adozione dell’atto impugnato.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado annullando l’atto di diniego, nei termini di cui in motivazione.
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