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Timestamp: 2020-07-04 02:25:28+00:00

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corte costituzionale – Bye Bye Uncle Sam
8 aprile, 2011 di byebyeunclesam
Giustizia per Paolo Dorigo
Roma, 7 aprile – Va riaperto il processo italiano conclusosi con una condanna ma rispetto al quale la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato la non equità del giudizio. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, bocciando l’art.630 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza o del decreto penale di condanna per conformarsi a una sentenza definitiva della Corte di Strasburgo.
La Consulta è così intervenuta, per la seconda volta in tre anni, sul caso di Paolo Dorigo, il militante comunista veneziano condannato a 13 anni di carcere per un attentato alla base USAF di Aviano nel 1993. Nel settembre del 1998, infatti, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva accertato la non equità della sentenza con cui la Corte di Assise di Udine, nel 1996, aveva condannato Dorigo. Con la decisione della Consulta (n.113 depositata oggi in cancelleria) si apre la strada alla revisione del processo a carico di Dorigo, come sollecitato dalla Corte di Appello di Bologna che aveva fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Già una volta, nel 2008, la questione era arrivata all’esame dei giudici costituzionali che – viene ricordato nella sentenza di oggi – avevano ”rivolto un pressante invito al legislatore affinché colmasse, con provvedimenti ritenuti più idonei, la lacuna normativa”. Ciò però non è avvenuto. E la Consulta è ora intervenuta.
Il ‘pasticcio’ del caso Dorigo e della lacuna italiana si trascina da anni. A seguito della sentenza della Corte di giustizia europea, che aveva accertato l’iniquità di una condanna basata sulle dichiarazioni di tre coimputati non esaminati in contraddittorio, Dorigo, maestro elementare veneto e con un passato di militante in Autonomia operaia e Lotta Continua, è tornato libero dopo diversi anni di carcere: nel 2005 ha ottenuto gli arresti domiciliari; nel marzo del 2006 la Corte di appello di Bologna ha sospeso la pena; nel dicembre dello stesso anno, la Corte di Cassazione ha ordinato la sua liberazione definitiva perché la prolungata inerzia dell’Italia a conformarsi a quanto stabilito da Strasburgo rende la sentenza di condanna ineseguibile. Nel frattempo, però, Dorigo ha presentato istanza di revisione del processo alla Corte di appello di Bologna, che per due volte ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 630 del cpp. Il codice, infatti, consente la revisione del processo solo nel caso in cui si scoprano elementi nuovi che possano portare al proscioglimento del condannato. Ma non per adeguarsi alle norme della Corte di Strasburgo che, come invece stabilito dalla Consulta in riferimento all’art. 117 della Costituzione, ”impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivati dagli ‘obblighi internazionali”’. Dal momento che – si legge nella sentenza scritta dal giudice costituzionale Giuseppe Frigo – la Corte si è trovata di fronte a un ”vulnus costituzionale non sanabile in via interpretativa” è pertanto ”tenuta a porvi rimedio” bocciando in parte l’art. 630 del codice di procedura penale.
Ora la strada che si apre è duplice: da un lato ”spetterà ai giudici comuni trarre dalla decisione i necessari corollari sul piano applicativo, avvalendosi degli strumenti ermeneutici a loro disposizione”; dall’altro, sarà compito del ”legislatore provvedere eventualmente a disciplinare, nel modo più sollecito e opportuno, gli aspetti che – scrive la Corte – apparissero bisognevoli di apposita regolamentazione”.
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