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Timestamp: 2020-06-04 14:25:40+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 7 maggio 2018, n.19739
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 4 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 16:25
Pressioni psicologiche nei confronti di un soggetto minorato
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II PENALE - SENTENZA 7 maggio 2018, n.19739MASSIMA
Ai fini dell’integrazione dell’elemento materiale del delitto di circonvenzione di incapace devono concorrere la minorata condizione di autodeterminazione del soggetto passivo (minore, infermo psichico e deficiente psichico) in ordine ai suoi interessi patrimoniali; l’induzione a compiere un atto che comporti, per il soggetto passivo e/o per terzi, effetti giuridici dannosi di qualsiasi natura tramite un’apprezzabile attività di pressione morale e persuasione; l’abuso dello stato di vulnerabilità del soggetto passivo, che si verifica quando l’agente, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il fine di procurare a sé o ad altri un profitto.
La Corte territoriale di Messina confermava la sentenza emessa in primo grado con la quale i prevenuti venivano condannati per il delitto di circonvenzione di incapace di cui al 643 c.p. Avverso tale pronuncia proponevano ricorso per Cassazione i due imputati, eccependo: violazione art. 643 c.p. – 530, comma 2, c.p.p. e vizio di motivazione in combinato disposto con art. 111 Cost. per non avere i Giudici di merito vagliato le doglianze difensive in ordine alla effettiva esistenza di una deficienza psichica (ricavata solo da una CTU redatta in altro procedimento espletato sede civile) nonché dell’effettivo squilibrio dei rapporti tra i prevenuti e la persona offesa quale causa delle dazioni di somme.
Nella pronuncia de qua la Corte di legittimità chiarisce che ai fini dell’integrazione dell’elemento materiale del delitto di circonvenzione di incapace devono concorrere la minorata condizione di autodeterminazione del soggetto passivo (minore, infermo psichico e deficiente psichico) in ordine ai suoi interessi patrimoniali; l’induzione a compiere un atto che comporti, per il soggetto passivo e/o per terzi, effetti giuridici dannosi di qualsiasi natura e deve consistere in un’apprezzabile attività di pressione morale e persuasione; l’abuso dello stato di vulnerabilità del soggetto passivo, che si verifica quando l’agente, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Ed invero, il delitto di circonvenzione di incapace non esige che il soggetto passivo versi in stato di incapacità di intendere e di volere, essendo sufficiente anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l’altrui opera di suggestione e pressione. Nel dichiarare inammissibili i ricorsi presentati dai prevenuti, perché implicanti un nuovo giudizio di merito non ammesso in sede di legittimità, gli ermellini precisano anche che per la configurabilità dell’art. 643 c.p. ben può essere fondato su elementi indiretti e indiziari, cioè risultare da elementi precisi e concordanti come la natura degli atti compiuti e il pregiudizio da essi derivante. Pertanto, le argomentazioni difensive poste a sostegno degli atti di impugnazioni non possono essere ammesse, atteso che la condotta degli imputati si è sostanziata chiaramente in una forma di pressione psicologica che ha indotto, nel senso di convincere e di influire sulla volontà, indubbiamente il compimento degli atti pregiudizievoli per la vittima e favorevoli per gli agenti, risultando chiaro come solo la minorazione psichica e lo squilibrato rapporto che le causava con gli "amici" poteva spiegare il perché la persona offesa avesse compiuto le operazioni a favore degli imputati. Ne consegue la declaratoria di inammissibilità per il disposto dell’art. 616 c.p.p. nonché la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali ed al pagamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in Euro duemila ciascuno.
1. La Corte d’ Appello di Messina, con sentenza del 03/10/2016, confermava la sentenza del Tribunale di Messina in data 02/10/2015 in punto di affermazione della penale responsabilità degli imputati R.M.C. e M.G. in ordine ai reati di circonvenzione di incapace nei confronti della persona offesa rispettivamente contestati ai capi a) e b) dell’imputazione, rideterminava la pena nei confronti di entrambi gli imputati previa concessione alla R. delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata aggravante ed esclusione della recidiva al M. , confermando le statuizioni civili.
2. Avverso la suindicata sentenza propongono ricorsi per cassazione tutti e due gli imputati a mezzo dei loro difensori:
a. violazione dell’art. 643 cod. pen..
b. violazione dell’art. 643 cod. pen. e vizio di motivazione.
c. violazione dell’art. 643 cod. pen. e vizio di motivazione sotto il profilo della insufficienza della prova della condotta di induzione.
d. violazione di legge e difetto di motivazione relativamente alla provvisionale pari ad Euro diecimila, confermata senza alcuna considerazione in ordine al fatto che, a fronte di un prestito complessivo di Euro 12.400,00, erano stati restituiti Euro 10.000,00 sicché la liquidazione appariva del tutto esorbitante pur considerato il danno non patrimoniale da parametrare, comunque, al danno patrimoniale.
a. violazione di legge in relazione agli artt. 111 Cost., 643 cod. pen. e 530 comma 2 cod. proc. pen.
b. violazione di legge in ordine alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.
c. violazione di legge sotto il profilo dell’omessa pronunzia quanto ai motivi di gravame.
1. I ricorsi devono essere dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza dei motivi di impugnazione.
2. Va premesso che i ricorrenti muovono esclusivamente delle censure all’iter argomentativo della sentenza impugnata assumendo che non sarebbe emersa nel giudizio la prova che la persona offesa fosse circonvenibile nel momento del compimento degli atti dispositivi ritenuti pregiudizievoli nonché la conoscenza o conoscibilità dello status psichico della persona offesa da parte di chi la frequentava.
3. In punto di configurabilità del reato di cui all’art. 643 cod. pen. occorre richiamare i seguenti principi che l’odierno collegio condivide integralmente: 'Ai fini dell’integrazione dell’elemento materiale del delitto di circonvenzione di incapace, devono concorrere: (a) la minorata condizione di autodeterminazione del soggetto passivo (minore, infermo psichico e deficiente psichico) in ordine ai suoi interessi patrimoniali: (b) l’induzione a compiere un atto che comporti, per il soggetto passivo e/o per terzi, effetti giuridici dannosi di qualsiasi natura, che deve consistere in un’apprezzabile attività di pressione morale e persuasione che si ponga, in relazione all’atto dispositivo compiuto, in rapporto di causa ad effetto; (c) l’abuso dello stato di vulnerabilità del soggetto passivo, che si verifica quando l’agente, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il fine di procurare a sé o ad altri un profitto (Cass. Sez. 2, sent. n. 39144 del 20/06/2013, dep. 23/09/2013, Rv. 257068). Pacifico è, poi, in punto di diritto che 'il delitto di circonvenzione di incapace non esige che il soggetto passivo versi in stato di incapacità di intendere e di volere, essendo sufficiente anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l’altrui opera di suggestione e pressione' (Sez. 2, n. 3209 del 20/12/2013 - dep. 23/01/2014, P.O. in proc. De Mauro Luigi e altro, Rv. 25853701). Rientra pertanto nella nozione di 'deficienza psichica' ex art. 643 cod. pen. la minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l’altrui opera di suggestione, perché è 'deficienza psichica' qualsiasi minorazione della sfera volitiva ed intellettiva che agevoli la suggestionabilità della vittima e ne riduca i poteri di difesa contro le altrui insidie (Cass. Sez. 2, sent. n. 24192 del 05/03/2010, dep. 23/06/2010, Rv. 247463). È, poi, altrettanto pacifico che il convincimento circa la prova dell’induzione per la configurabilità dell’art. 643 cod. pen. ben può essere fondato su elementi indiretti e indiziari, cioè risultare da elementi precisi e concordanti come la natura degli atti compiuti e il pregiudizio da essi derivante (cfr. in tal senso Cass. Sez. 2, Sent. n. 17415 del 23/01/2009, dep. 23/04/2009, Rv. 244343).
4. Orbene sui punti sopra indicati la motivazione della sentenza impugnata va esente da censure in quanto la Corte d’Appello, richiamando la analisi al riguardo operata dal primo giudice, ha messo ben in evidenza l’effettiva notevole minorazione delle facoltà intellettive e volitive della persona offesa, affetta da disturbo neurocognitivo tale da indebolirne grandemente le capacità di determinarsi in ordine al settore specifico della cura degli interessi patrimoniali.
5. In ordine al motivo di censura proposto dalla R. in tema di provvisionale, fermo restando che la determinazione della somma assegnata è riservata insindacabilmente al giudice di merito che non ha l’obbligo di espressa motivazione quando l’importo rientri nell’ambito del danno prevedibile (vedi Sez. 5, n. 12762 del 14/10/2016 - dep. 16/03/2017, Ottaviani, Rv. 26970401), va osservato che lo stesso deve essere ritenuto inammissibile ex art. 606 comma 3 cod. proc. pen. in quanto il relativo profilo non è stato formulato in appello ove è stato genericamente contestata la mancata prova del danno sicché non può essere dedotto, per la prima volta, in questa sede.
6. Va, quindi, rilevato che anche il profilo, dedotto dal M. , relativo mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62 bis cod. pen. deve ritenersi del tutto privo di fondamento. Occorre rilevare che i giudici di merito, nel negare le circostanze attenuanti generiche all’imputato, hanno correttamente valutato i criteri di cui all’art. 133 cod. pen., evidenziando la mancanza di elementi di segno favorevole tenuto conto della gravità dei fatti contestati. La Suprema Corte ha, d’altronde, affermato che il dovere di motivazione sulla ricorrenza delle condizioni per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche è adempiuto dal giudice ove, con una pur sintetica espressione del tipo 'al fine di meglio adeguare la pena al fatto', dia dimostrazione di avere valutato la gravità del fatto, che è uno degli indici normativi per la determinazione del trattamento sanzionatorio. (Sez. 3, n. 11963 del 16/12/2010 - dep. 24/03/2011, Pg in proc. Picaku, Rv. 249754) sicché la sentenza anche sul punto è immune da censure.
7. Posto che in tema di motivazione, in sede di impugnazione, il giudice non è obbligato a motivare in ordine al mancato accoglimento di istanze, nel caso in cui esse appaiano improponibili sia per genericità, sia per manifesta infondatezza (Sez. 2, n. 49007 del 16/09/2014 - dep. 25/11/2014, Iussi e altri, Rv. 26142301) va osservato che il primo giudice ha congruamente motivato in ordine alla aggravante in contestazione ex art. 61 n. 7 cod. pen. in ragione all’entità complessiva del danno patrimoniale cagionato alla vittima (v. f. 21) laddove nell’atto di appello il ricorrente si è limitato a dedurre del tutto genericamente: 'la circostanza aggravante non è motivata in sentenza quindi deve essere esclusa' (v. appello f. 7) sicché non sussiste il vizio lamentato dal M. .
9. Per le considerazioni esposte, dunque, tutti i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali nonché al pagamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in Euro duemila ciascuno.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 643
 art. 111
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 643
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 606
 art. 62
 sentenza 
 art. 61
 sentenza