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Timestamp: 2020-08-05 08:55:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26239 del 19/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26239 del 19/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 19/12/2016, (ud. 03/11/2016, dep.19/12/2016), n. 26239
sul ricorso 7060-2016 proposto da:
la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato GIAN
PIO PAPA giusta procura in calce al ricorso;
T.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
dall’avvocato LUIGI DE BIASE giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 22036/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
di ROMA, emessa il 10/06/2016 e depositata il 28/10/2016;
E’ stata depositata la seguente:
Il relatore, cons. Uliana Armano:
1. Con atto notificato il 17-3-2016 C.L. ha proposto ricorso per revocazione ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c. e art. 395 c.p.c., n. 4 avverso la sentenza di questa Corte n. 22036/15.
1.1. La sentenza di cui si chiede la revocazione ha dichiarato improcedibile il ricorso proposto da C.L. nei confronti T.A. avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli che aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto da C.L.; questa Corte ha dichiarato improcedibilità ricorso in considerazione della violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6 in quanto il ricorso, contenente un unico motivo,si fondava sul contenuto e sul tenore della relata di notificazione della citazione introduttiva del giudizio di primo grado, di una certificazione di residenza storica, dei quali atti il ricorrente non riproduceva nè direttamente nè indirettamente il contenuto, ma nemmeno indicava dove tali documenti ove prodotti eventualmente in copia fossero esaminabile nel giudizio di legittimità”. Resiste con controricorso T.A. deducendo l’inammissibilità dell’istanza di revocazione.
4. Secondo il ricorrente la sentenza dichiarativa dell’improcedibilità sarebbe stata determinata da un errore di fatto, in quanto la mancanza del fascicolo d’ufficio non trasmesso dalla corte d’appello competente ha precluso l’esame dei motivi indicati e trattati attentamente negli scritti difensivi”.
5. E’ noto che l’errore revocatorio consiste nella percezione, in contrasto con gli atti e le risultanze di causa, di una falsa realtà documentale, in conseguenza della quale il giudice si sia indotto ad affermare l’esistenza di un fatto o di una dichiarazione che, invece, incontrastabilmente non risulta dai documenti di causa (ex plurimis Cass. 20 febbraio 2006, n. 3652; Cass. 11 aprile 2001, n. 5369). In particolare l’errore di fatto previsto dall’art. 395 c.p.c., n. 4, – idoneo a costituire motivo di revocazione delle sentenze di Cassazione ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c. – deve consistere, al pari dell’errore revocatorio imputabile al giudice di merito, nell’affermazione o supposizione dell’esistenza o inesistenza di un fatto la cui verità risulti invece, in modo indiscutibile, esclusa o accertata in base al tenore degli atti o dei documenti di causa; deve essere decisivo, nel senso che deve esistere un necessario nesso di causalità tra l’erronea supposizione e la decisione resa; non deve cadere su un punto controverso sul quale la Corte si sia pronunciata; deve infine presentare i caratteri della evidenza ed obiettività (Cass. 28 febbraio 2007, n. 4640).
6. Nel caso all’esame la parte non addebita a questo giudice di legittimità alcuna svista su dati di fatto, portati al suo esame, produttiva dell’affermazione o della negazione di elementi decisivi per la soluzione della questione proposta, ma sembra volere suggerire soluzioni giuridiche diverse da quella adottate.
Infatti questa Corte ha dichiarato la improcedibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6 in quanto la parte non aveva riprodotto in ricorso nè aveva indicato dove i documenti posti a base dell’impugnazione potevano essere consultati; di conseguenza anche se fosse stato presente il fascicolo d’ufficio la Corte non era stata messa in grado, secondo la previsione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, di provvedere alla consultazione dei documenti.
Il Collegio riunito in camera di consiglio condivide la ragioni in fatto ed in diritto esposte nella relazione e dichiara inammissibile il ricorso. Spese alla soccombenza.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 4.200,00,di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 395
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.