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Timestamp: 2019-08-22 20:37:24+00:00

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L'identità perduta : i volti dell'Alzeheimer
http://www.repubblica.it/salute/2014/09/17/foto/alzheimer-95902878/1/?ref=fbpr#8
Giornata mondiale dell'Alzeheimer
Ogni 3 secondi, nel mondo, una persona si ammala di demenza. La malattia di Alzheimer è la forma più comune perché rappresenta il 60% di tutti i casi. Si tratta di un processo degenerativo che colpisce progressivamente le cellule cerebrali, provocando il declino progressivo delle funzioni cognitive e il deterioramento della personalità e della vita di relazione. Lunedì 21 settembre si celebra la XXII Giornata mondiale dell'Alzheimer e si parla anche dei nuovi studi su questa malattia e sulla sua possibile genesi, mentre una ricerca inglese ipotizza che possa essere addirittura contagiosa come una malattia infettiva.
Il ruolo del sistema immunitario - Un nuovo studio condotto dall'Università di Verona, e pubblicato sulla prestigiosa rivista statunitense Nature Medicine, fornisce un contributo fondamentale nella conoscenza della genesi dell'Alzheimer, gettando luce sul ruolo inaspettato delle cellule del sistema immunitario, i globuli bianchi (chiamati anche leucociti), nell'induzione della patologia. In tutte le malattie infiammatorie, un processo fondamentale è rappresentato dalla migrazione dei globuli bianchi dai vasi sanguigni nei tessuti, dove si sviluppa il processo patologico. Mentre nelle infezioni questo processo è essenziale per la difesa dell'organismo dall'agente patogeno, nel caso delle malattie infiammatorie "sterili", e quindi non dovute ad infezioni, la migrazione dei leucociti ha un ruolo patologico provocando un importante danno tessutale.
"E' stato scoperto che i neutrofili sono coinvolti nell'induzione della patologia in modelli sperimentali di Alzheimer ed è stata svelata la presenza di neutrofili nel tessuto cerebrale proveniente da autopsie effettuate su pazienti con Alzheimer" spiega Gabriela Constantin, docente di Patologia generale del dipartimento di Patologia e diagnostica dell'Università di Verona. Lo studio scientifico ha inoltre identificato l'integrina LFA-1 (Leukocyte Function-Associated Antigen-1), una proteina presente sui neutrofili, in grado di mediare l'adesione di questi globuli bianchi alla parete dei vasi sanguigni e la loro successiva migrazione nel cervello. Il blocco terapeutico dell'LFA-1 è stato in grado di ridurre notevolmente la formazione di aggregati di materiale proteico formato da amiloide e tau che caratterizzano la malattia dal punto di vista neuropatologico e di impedire lo sviluppo del deficit cognitivo in modelli sperimentali di malattia di Alzheimer.
La tesi della malattia contagiosa - E' possibile che il morbo d'Alzheimer possa esser stato trasmesso ad alcune persone attraverso una particolare procedura medica. L'ipotesi è stata avanzata da un gruppo di ricercatori dell'University College di Londra in uno studio pubblicato su "Nature". I ricercatori hanno analizzato il cervello di 8 persone morte per la malattia di Creutzfeldt-Jakob - il cosiddetto morbo della "mucca pazza", ovvero una malattia neurodegenerativa rara, caratterizzata dalla perdita di memoria, da cambiamenti di personalità, allucinazioni e convulsioni - subito dopo aver seguito alcune terapie; i ricercatori hanno osservato che, nel cervello di queste persone, e nelle pareti dei vasi sanguigni, vi erano tracce di placche della proteina beta-amiloide, caratteristiche dell'Alzheimer. Da qui l'ipotesi estrema che l'Alzheimer possa essere contagioso come lo è il morbo della mucca pazza. La notizia della presunta contagiosità del morbo di Alzheimer si è diffusa rapidamente sui social network e negli account di posta elettronica di milioni di persone in tutto il mondo, ma è stata subito smentita dalla comunità scientifica. "Si tratta di affermazioni irresponsabili, diffuse da professionisti di dubbia serietà" ha dichiarato il professor Marco Trabucchi, presidente dell'Associazione italiana di Psicogeriatria e ordinario di Neuropsicofarmacolgia presso l'Università Tor Vergata di Roma. Trabucchi esclude qualsiasi dimostrazione scientifica sulla possibile origine infettiva dell'Alzheimer.
I dati epidemiologici - Secondo i dati dell'ultimo Rapporto mondiale Alzheimer 2015 diffusi dalla Federazione Alzheimer Italia, sono oltre 46 milioni le persone affette in tutto il mondo da Alzheimer, di cui 1.241.000 nella sola Italia. Il Rapporto sottolinea come i numeri siano destinati quasi a raddoppiare ogni due anni, aumentando a un tasso di 3 nuove diagnosi ogni 3,2 secondi. Ogni anno, infatti, si registrano più di 9,9 milioni di nuovi casi, e le stime ne prevedono 74,7 milioni nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. In Italia, secondo le stime, le persone con demenza saranno ben 1.609.000 nel 2030 e 2.272.000 nel 2050. "I nuovi casi nel 2015 sono 269.000 e i costi ammontano a 37,6 miliardi di euro", sottolinea Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia: "Alla luce di questi nuovi dati - aggiunge - , chiediamo al governo di mettere in atto il Piano nazionale demenze, assegnandogli i finanziamenti adeguati per supportare concretamente i malati e le loro famiglie".
I costi sociali ed economici - La richiesta della federazione nasce dalla consapevolezza che anche i costi socioeconomici mondiali di queste patologie, che attualmente ammontano a 818 miliardi di dollari, sono destinati ad aumentare. Già saliti del 35% negli ultimi 5 anni (il Rapporto Mondiale 2010 parlava infatti di 604 miliardi di dollari), nei prossimi 3 anni si stima che raggiungeranno i 1.000 miliardi. Questo significa che, se l'assistenza per la demenza fosse una nazione, sarebbe la diciottesima economia nel mondo e il suo valore economico supererebbe quello di aziende come Apple (742 miliardi) e Google (368 miliardi).
Dementia-friendly Community - Molte le iniziative che si svolgeranno in occasione della Giornata mondiale. La Federazione Alzheimer Italia, in collaborazione con UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione) e Fondazione Golgi Cenci, organizza oggi a Milano, presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, il convegno scientifico "Rircordati di me - Gli ultimi dati della ricerca scientifica alla luce della Dementia-friendly Community". Con ingresso libero e gratuito, il convegno è rivolto ai familiari dei malati, agli operatori del settore e a tutti coloro che desiderano conoscere e capire la malattia di Alzheimer, e cosa significa affrontare e gestire la vita a fianco di una persona che ne è affetta. Accanto alla ricerca scientifica, argomento cardine del convegno sarà la Dementia-friendly Community, ovvero la costruzione di supporti, situazioni e rapporti che aiutano concretamente le persone affette da demenza e i loro familiari a convivere con il dramma della malattia, puntando a un miglioramento dell'inclusione e della qualità di vita.
"Un salto per l'Alzheimer" - Altra iniziativa è "Un salto per l'Alzheimer": fino al 30 settembre andando sulla piattaforma di crowdfunding buonacausa.org chiunque può donare un euro o più per sostenere il progetto ideato da Fabio Marelli, speaker di Discoradio, in collaborazione con l'Associazione Alzheimer Milano e l'Accademia italiana di paracadutismo di Casale Monferrato. L'idea è quella di raccogliere fondi per sostenere il servizio di terapia occupazionale, dedicato ai malati di Alzheimer e ai loro familiari con l'obiettivo di migliorare la loro qualità di vita, messo in atto dall'Associazione Alzheimer Milano insieme alla Federazione Alzheimer Italia. Una volta raggiunti 5.000 euro, Fabio offrirà ai sostenitori - come buona norma del crowdfunding impone - qualcosa in cambio: un salto con il paracadute come metafora della malattia di Alzheimer, cioè l'affidarsi di una persona in totale fiducia nelle braccia e nelle cure di un'altra.
Alzheimer, un percorso clinico dedicato per persone con demenza
L'obiettivo è diagnosticare l'Alzheimer in tempi rapidi. Un 'Percorso clinico assistenziale' per le demenze al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. L'annuncio di questa novità è stato dato in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, che si celebra lunedì 21 settembre. Inserito all'interno dell'Unità di clinica della memoria, nasce da un'iniziativa congiunta della Geriatria e della Neurologia del policlinico romano e prevede un sistema di assistenza integrato e multidisciplinare, in grado di fornire al paziente, un accesso e un inquadramento diagnostico e terapeutico rapidi ed efficaci, offrendo così un importante sostegno anche ai suoi familiari. Il Percorso vuole promuovere la presa in carico e la diagnosi tempestiva anche tramite le tecnologie più avanzate, e rendere omogenea l'assistenza, prestando particolare attenzione alle disuguaglianze sociali e alle condizioni di fragilità e vulnerabilità socio-sanitarie.
Il piano nazionale demenze. Lo scopo è la razionalizzazione dell'offerta e l'applicazione di metodologie di lavoro basate soprattutto sull'appropriatezza delle prestazioni. L'obiettivo è proprio quello di rispondere agli obiettivi auspicati nel piano nazionale demenze. Il Percorso assistenziale fornirà alle persone con sospetto di demenza un rapido inquadramento attraverso un accesso preferenziale alle prime 'visite neuropsicogeriatriche', che vengono effettuate presso il poliambulatorio del Centro di medicina per l'invecchiamento- CEMI del Gemelli. All'interno della Clinica della Memoria, coordinata da Camillo Marra, coesistono diverse figure assistenziali (neurologo, geriatra, psicologo, psichiatra, genetista, neurochirurgo, riabilitatore cognitivo, logopedista, assistente sociale), che intervengono per le proprie competenze nei vari momenti della storia clinica del paziente. "La possibilità di accedere tempestivamente a una diagnosi precoce di demenza è centrale per la possibilità di mettere in atto provvedimenti terapeutici e assistenziali", spiega il professor Paolo Maria Rossini, direttore di Neurologia del Gemelli.
La diagnosi.L'indagine neuropsicologica e le neuro immagini, a cui si aggiungono le procedure di indagine biologica e genetiche per lo studio delle forme familiari di malattia, permettono oggi una precoce diagnosi con appropriatezza che supera il 90%. "La gestione della comorbilità nel paziente anziano è un altro aspetto cruciale e in questo ambito le competenze geriatriche sono fondamentali per una corretta gestione delle fasi più avanzate della patologia", dice Roberto Bernabei, responsabile di Geriatria del policlinico Gemelli. Non meno importanti sono i supporti riabilitativi, cognitivi e motori e l'attività di supporto, formazione e informazione per i caregiver. "Nel PCA è previsto anche un sistema di consulenze e di interventi multidisciplinari che possano rispondere a molte delle esigenze del paziente con demenza - prosegue Camillo Marra, a capo della Clinica della memoria - come gli interventi in caso di emergenza comportamentale e di assistenza in caso di urgenza".
Il Percorso demenze del Policlinico si ripromette infine di promuovere incontri informativi con i medici di medicina generale, familiari e caregiver nell'ambito di una integrazione e continuità assistenziale con il territorio e di favorire tutte le forme di partecipazione, in particolare attraverso il coinvolgimento di famiglie e associazioni dei malati, per rinforzare la rete di sostegno
(Per informazioni: percorso.demenza@rm.unicatt.it)
Ogni 3 secondi una persona si ammala di demenza. E i casi sono in aumento. Solo in Italia i pazienti sono un milione e 241 mila. Molte le iniziative per affrontare le emergenze. Sottoscritto un protocollo d'intesa per l'uso di sistemi di geo localizzazione
Oggi si tiene la Giornata mondiale dell'Alzheimer ROMA - Ogni 3 secondi, nel mondo, una persona si ammala di demenza, l'Alzheimer è la forma più comune perché rappresenta il 60% di tutti i casi. Oggi si celebra la XXII Giornata mondiale di questa patologia che solo in Italia conta un milione e 241 mila malati, come rivelano i dati del Rapporto mondiale Alzheimer 2015. E i casi sono in aumento. Un giorno 'viola', il colore della malattia e del fiore "non ti scordar di me". La tinta sarà il filo conduttore alle diverse campagne di sensibilizzazione e di raccolta di fondi.
I nuovi casi. "I nuovi casi nel 2015 sono 269.000 e i costi ammontano a 37,6 miliardi di euro - spiega Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia - . Alla luce di questi nuovi dati, chiediamo al governo di mettere in atto il Piano nazionale demenze, assegnandogli i finanziamenti adeguati per supportare concretamente i malati e le loro famiglie". L'Alzheimer e' un processo degenerativo che colpisce le cellule cerebrali, provocando il declino progressivo delle funzioni cognitive e il deterioramento della personalità e della vita di relazione. A livello mondiale i casi sono oltre 46 milioni, una situazione che andrà a peggiorare nei prossimi anni, visto che le stime ne prevedono 74,7 milioni nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Nel nostro paese, secondo le stime, le persone con demenza saranno ben 1.609.000 nel 2030 e 2.272.000 nel 2050.
Un Gps per trovare i pazienti. Molto può essere fatto, a anche usando le tecnologie, per aiutare le famiglie di chi ha perso la memoria a causa di questa patologia. In occasione della Giornata, oggi al ministero dell'Interno sarà sottoscritto un Protocollo di intesa tra il dicastero, il commissario straordinario del governo per le persone scomparse, il ministero della Salute e del Lavoro. Lo scopo è quello di potenziare gli strumenti per il ritrovare le persone scomparse affette da gravi patologie neurodegenerative, con l'uso di sistemi di geo localizzazione, in collaborazione con le sale operative delle Forze dell'ordine.
Diagnosi high tech. Importante diagnosticare precocemente la malattia."La ricerca - spiega Vincenzo Di Lazzaro, direttore dell'Unità operativa di Neurologia del Campus Bio-Medico di Roma - ha fatto importanti passi avanti, grazie soprattutto all'uso di marcatori nel liquido cefalorachidiano, di marcatori genetici, di tecniche avanzate di risonanza magnetica e di esami Pet con studio del metabolismo cerebrale e recentemente, in modo innovativo, con l'utilizzo di marcatori specifici per la beta-amiloide, sostanza tossica per i neuroni, che si accumula in maniera patologica nel cervello dei soggetti affetti da malattia di Alzheimer".
Le terapie. "Nel nostro istituto - aggiunge Di Lazzaro - è in corso un progetto di ricerca il cui obiettivo primario è riuscire a diagnosticare precocemente e con bassi costi la malattia, in modo da rendere più efficaci le terapie di contrasto alla progressione della malattia tuttora in fase di sperimentazione. Alcuni protocolli d'indagine consentono di misurare l'attività dei neuroni colinergici, la cui funzione è compromessa in maniera specifica nella malattia di Alzheimer rispetto ad altre forme di demenza. La compromissione della funzione dei circuiti colinergici nelle forme di deterioramento cognitivo di grado lieve può anche predire la progressione verso la malattia di Alzheimer, mentre la valutazione dell'effetto dei farmaci su tale attività colinergica può aiutare ad identificare i pazienti che hanno maggiore probabilità di rispondere al trattamento".
"Ricordati di me". Numerose le iniziative in calendario oggi. La Federazione Alzheimer Italia, in collaborazione con Unamsi (Unione nazionale medico scientifica di informazione) e Fondazione Golgi Cenci, organizza oggi a Milano, a Palazzo Marino, il convegno scientifico "Rircordati di me-Gli ultimi dati della ricerca scientifica alla luce della Dementia-friendly Community". L'incontro è rivolto ai familiari dei malati, agli operatori del settore e a tutti coloro che desiderano conoscere e capire la malattia e cosa significa affrontare e gestire la vita a fianco di una persona che ne è affetta. Fra i temi le ultime ricerche scientifiche, ma l'argomento cardine sarà la Dementia-friendly Community, ovvero la costruzione di supporti, situazioni e rapporti che aiutano concretamente le persone affette da demenza e i loro familiari a convivere con il dramma della malattia, puntando a un miglioramento dell'inclusione e della qualità di vita.
"Un salto per l'Alzheimer" . L'altra iniziativa è "Un salto per l'Alzheimer": fino al 30 settembre andando sulla piattaforma di crowdfunding buonacausa.org chiunque potrà donare un euro o più per sostenere il progetto ideato da Fabio Marelli, speaker di Discoradio, in collaborazione con l'Associazione Alzheimer Milano e l'Accademia italiana di paracadutismo di Casale Monferrato. L'idea è quella di raccogliere fondi per sostenere il servizio di terapia occupazionale, dedicato ai malati di Alzheimer e ai loro familiari con l'obiettivo di migliorare la loro qualità di vita, messo in atto dall'Associazione Alzheimer Milano insieme alla Federazione Alzheimer Italia. Una volta raggiunti 5.000 euro, Fabio offrirà ai sostenitori - come buona norma del crowdfunding impone - qualcosa in cambio: un salto con il paracadute come metafora della malattia di Alzheimer, cioè l'affidarsi di una persona in totale fiducia nelle braccia e nelle cure di un'altra.
"Celebrazioni inefficaci, servono i fatti". Incontri e iniziative che però sono oggetto di polemica da parte delle associazioni. "Siamo stanchi della ritualità dei convegni e del terrorismo dei numeri, e siamo molto arrabbiati per come vengono celebrati la Giornata e il mese mondiale Alzheimer - ha detto Patrizia Spadin, presidente dell'Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima) - .Venti o 30 anni fa era fondamentale, per far conoscere il problema, denunciare i numeri della prevalenza e dell'incidenza, descrivere la patologia, raccontare che cosa sarebbe stato necessario fare sia per la cura che per l'assistenza. Ma oggi no. Oggi la conoscenza e la competenza, anche grazie all'Aima, sono elevate e diffuse. Perché quindi focalizzare l'attenzione su argomenti già noti?".
Scoperto come nascono le formazioni tossiche in cervello che provocano la malattia
ROMA - E' stato un gruppo di ricerca italiano l'origine delle formazioni tossiche nel cervello che causano la malattia di Alzheimer. La ricerca ha consentito di individuare, su cellule di criceto, il sito intracellulare dove cominciano a formarsi gli oligomeri del peptide abeta che danno inizio alla patologia. Gli oligomeri di abeta sono specie molecolari tossiche coinvolte in maniera cruciale negli eventi precoci della malattia di Alzheimer. Prima di questo studio non si conosceva molto sulla loro formazione intracellulare a causa della mancanza di metodi selettivi, per il loro riconoscimento a livello molecolare. La ricerca è pubblicata su Nature communications è stato coordinato da Antonino Cattaneo della Scuola Normale superiore di Pisa, in collaborazione con Giovanni Meli (Ebri di Roma) e Roberta Ghidoni (Irccs Fatebenefratelli di Brescia), svolto presso l'istituto di ricerca sul cervello fondato dall'Accademica dei Lincei Rita Levi Montalcini.
"Questo approccio - aggiungono gli autori dello studio - è risultato efficace e selettivo nel colpire specifiche conformazioni subcellulari di oligomeri A, stabilendo cosi il nuovo concetto di 'Conformational-Selective Interference' (Cci). Indirizzando al reticolo endoplasmatico
l'anticorpo intracellulare conformazionale, il gruppo di ricerca ha così dimostrato per la prima volta che A, prodotta naturalmente dalle cellule vive, forma oligomeri patologici, assumendo conformazioni critiche proprio dentro il reticolo endoplasmatico".
http://www.asphi.it/PrimoPiano/Iniziative/2013/Anziani.htm
Tecnologie per persone disabili
La Fondazione svizzera per le teletesi (FST) è stata fondata il 16 dicembre 1982 da Jean-Claude Gabus (1946-2003). Le sue competenze e il suo spirito d’iniziativa e d’innovazione, hanno permesso alla Fondazione di diventare pioniera nel settore e di essere apprezzata dagli utilizzatori, dalle persone che li assistono e dagli operatori del settore.
Siamo orgogliosi di far parte di quest’organizzazione che porta avanti l’opera iniziata da Jean-Claude Gabus. La Fondazione FST ha sede a Neuchâtel ed ha uffici in tutta la Svizzera, con un organico complessivo attuale di ventiquattro collaboratori.
La nostra équipe interdisciplinare è composta da personale specializzato nei settori della pedagogia, della terapia, della tecnologia e dell’informatica e da un motivato team di collaboratori addetti ai compiti amministrativi. La vicinanza con i clienti e il contatto personale costituiscono i fondamenti della Fondazione.
Telefonateci – saremo lieti di assistervi.
Promozione delle persone disabili
La FIPPD (Fondazione Informatica per la Promozione della Persona Disabile), da più di venti anni è attiva sul fronte della ricerca-azione nel campo della costruzione e dell’adattamento di ausili informatici atti a diminuire il grave handicap comunicativo, scolastico e lavorativo che colpisce, dalla nascita o nel corso della vita, le persone con gravi forme di disabilità.
Il Centro Informatica Disabilità (CID) assume il mandato realizzativo della missione della FIPPD.
http://www.fippd.com/site/
Bellinzona, centro ATTE, Café Alzheimer, conferenza del Prof. Ruggeri
presentato il progetto di assistenza del Comune di Milano
Presentato il ‘Piano Alzheimer’
La risposta in quattro azioni concrete
Il Piano: creazione di una info-line, l’apertura di otto nuovi centri di ascolto e accompagnamento, l’implementazione dei centri di ritrovo dedicati ai malati e ai famigliari, l’istituzione di corsi di formazione per badanti specializzate
Milano, 15 maggio 2013 – Un Piano Alzheimer per la città. Lo ha annunciato l’assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute Pierfrancesco Majorino, nel corso dell’ultimo incontro delle ‘Giornate della salute’. Il Piano si concretizza in quattro azioni: la creazione di una linea telefonica che darà informazioni ai cittadini; l’apertura di otto nuovi centri di ascolto e accompagnamento; l’implementazione dei centri di ritrovo dedicati ai malati e ai famigliari; l’istituzione di corsi di formazione per badanti specializzate nella cura di pazienti con Alzheimer.
“A Milano ci sono 14 mila persone malate di Alzheimer – ha detto l’assessore Majorino – e ogni anno si registrano circa mille nuovi casi. Si tratta di una patologia che, come sappiamo, è correlata all’invecchiamento. È presumibile, dato il progressivo aumento della popolazione anziana, che la malattia possa colpire nei prossimi anni un numero crescente di persone. Per questo vogliamo che Milano si attrezzi ad affrontare per tempo e in modo lungimirante una situazione che altrimenti potrebbe diventare emergenza”. Le azioni sono state definite insieme al neo costituito ‘Tavolo della rete Alzheimer’ formato dalle otto associazioni che in città si occupano della malattia.
Lo sportello telefonico, denominato ‘Linea Verde Alzheimer’ e attuato in collaborazione con una delle associazioni del Tavolo, l’AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer), fornirà informazioni soprattutto sulle varie opportunità presenti sul territorio del Comune di Milano. I centri di ascolto e accompagnamento saranno otto e verranno aperti, da settembre, in ognuna delle Zone del decentramento tranne la Zona 1. In essi verrà fornita assistenza psicologica alle famiglie dei malati che non sono stati ancora riconosciuti dal Servizio Sanitario nazionale. È calcolato che per la certificazione passano da 6 fino a 24 mesi. I centri di ritrovo dedicati ai malati e ai famigliari sono dei punti di incontro dove le persone trascorrono del tempo assieme svolgendo anche diverse attività ludico ricreative. Attualmente esistono tre centri, l’obiettivo è aprirne degli altri. Infine, è prevista l’istituzione di corsi di formazione per badanti specializzate nella cura di pazienti con Alzheimer con l’obiettivo di arrivare a creare un apposito albo di riferimento.
Nuovo logo della disabilità
La rappresentazione passiva e impotente che caratterizza la tradizionale icona dei disabili cambia identità: viene sostituita da una versione dinamica in cui il corpo della persona sulla sedia a rotelle è proteso in avanti mentre le braccia sono intente a muovere le ruote. The Accessible Icon - nata al Gordon College Campus, nel Massachusetts - potrebbe sostituire il simbolo classico in tutta New York. Per ora è visibile, in forma riadattata, su alcuni taxi newyorkesi.
Sull'autorevole Journal of Molecular Cell Biology sono stati pubblicati i risultati di una sistema messo a punto all'Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano che permette di studiare i meccanismi intracellulari che regolano l'anomalia delle sinapsi, strutture altamente specializzate che consentono la comunicazione fra neuroni e che sono danneggiate nelle malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer (AD).
Nella malattia di Alzheimer il malfunzionamento della comunicazione tra neuroni è strettamente correlato con il declino cognitivo: nella fase iniziale della malattia. I danni sinaptici scatenano lo sviluppo di episodiche perdite di memoria che progrediscono dando origine alla perdita del pensiero astratto e al declino cognitivo. La ricerca, condotta da Tiziana Borsello, Capo dal laboratorio “Morte Neuronale e Neuroprotezione”, Dipartimento di Neuroscienze, in collaborazione con Mario Salmona, Capo del Dipartimento di Biochimica e Farmacologia Molecolare, ha evidenziato il ruolo fondamentale dell'enzima c-Jun-N-terminal kinase (JNK) nella disfunzione delle sinapsi dell'ippocampo, tipica delle fasi iniziali della AD.
Questo nuovo modello sperimentale permette di controllare i cambiamenti biochimici e morfologici dei neuroni ippocampali in seguito all'esposizione della proteina beta-amiloide. E' stato possibile studiare gli eventi tossici intracellulari iniziali causati dall'esposizione alla beta-amiloide e di valutare la potenziale attività terapeutica di nuove molecole contro la perdita delle sinapsi.
“Abbiamo messo a punto un modello sperimentale semplice che ci permette - spiega Tiziana Borsello - di studiare i primissimi eventi intracellulari che inducono la disfunzione delle spine dendritiche. Questo approccio a permesso di capire che JNK controlla il processo di danneggiamento delle sinapsi e la conseguente perdita delle spine dendritiche."
“L'incidenza delle malattie neurodegenerative – aggiunge Borsello - rappresenta ormai una vera e propria emergenza sanitaria destinata a crescere nei prossimi anni con l'incremento della vita media della popolazione. La mancanza di terapie efficaci e gli elevati costi socio-sanitari necessari per l'assistenza ai pazienti rendono prioritario lo sviluppo di efficaci strategie farmacologiche. I risultati ottenuti aprono cosi nuove speranze nello sviluppo di strategie farmacologiche per la malattia di Alzheimer”.
Nuova residenza a misura di anziano
La Parrocchia di Ascona punta su un progetto da quindici milioni di franchi
ASCONA - Sessantacinque appartamenti protetti a pigione moderata, ma anche spazi comuni, un bar, una corte interna con fontana e un percorso pedonale immerso nel verde. È la nuova Residenza San Clemente, pensata dalla Parrocchia di Ascona a misura di anziano. L'idea è quella di mettere a disposizione di persone ancora autosufficienti unità abitative adattate alle esigenze della Terza età. Il complesso, per il quale si stima un investimento di circa quindici milioni di franchi, è previsto su un terreno situato in via Ferrera. La relativa domanda di costruzione è già stata inoltrata e a breve - come ha spiegato al CdT il membro dell'Esecutivo e del Consiglio parrocchiale, Maurizio Checchi - la esaminerà la speciale commissione municipale incaricata di analizzare i piani di quartiere.
Ora la Germania esporta" anziani in fuga dalla crisi.
Per prima la Puglia adotta la Carta Regionale per l'invecchiamento attivo
BARI. In chiusura dell’Anno Europeo per l’Invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni (Ey2012), la Giunta Regionale ha approvato,nell’ultima seduta, la Carta regionale per l’invecchiamento attivo, vitale e dignitoso in una comunità solidale, che ha l’obiettivo di fornire indirizzi cogenti per la programmazione e l’attuazione degli interventi in favore dell’inclusione sociale e lavorativa, dell’invecchiamento attivo e della vita indipendente per le persone anziane e per le persone con disabilità, quindi fortemente centrata sulla promozione delle opportunità di accesso ai servizi sociosanitari territoriali, alla domotica sociale, alle prestazioni domiciliari, ai percorsi di inserimento sociolavorativo di soggetti fragili, alla qualità della vita delle persone anziane. “Si tratta di una Carta che va molto oltre la semplice dichiarazione di intenti – dichiara soddisfatta l’Assessore Gentile - perché la consideriamo una vera e propria cornice culturale e di principi per mettere a sistema politiche attive già implementate nella nostra Regione e che possono essere rafforzate, come la rete dei servizi domiciliari, o che a breve saranno operative, penso al bando per i progetti di vita indipendente o ai buoni servizio per i centri diurni per gli anziani e le persone con limitata autonomia. E sono molto contenta non solo perché siamo la prima Regione che si dota di una Carta così importante, mentre il Governo Nazionale non è ancora arrivato ad adottarla, ma soprattutto perché l’input per l’elaborazione della Carta ci è venuto dalle tante organizzazioni regionali rappresentative delle parti sociali (organizzazioni sindacali e associazioni datoriali) e in particolare del mondo assai variegato e ricco che è quello delle persone anziane. Credo che questa Carta racconti una volta di più e in modo definitivo che il sistema di welfare regionale ormai non può più tornare indietro, può solo proiettarsi in avanti verso un sistema moderno di livelli essenziali e un mix di politiche di promozione e di attivazione delle persone e dei loro diritti”. Tra i principali impegni che la Regione assume con la Carta per l’invecchiamento attivo nel campo delle politiche sociali, sociosanitarie e sociolavorative figura la necessità di assicurare un supporto pieno ed integrato alla persona anziana e alla persona in condizione di limitata autonomia la permanenza più lunga possibile nel modo del lavoro, del servizio solidale, del muto aiuto tra famiglie e generazioni, del contesto domiciliare in alternativa al ricovero in strutture di cura residenziali. In particolare si pone l’accento sull’integrazione di misure di sostegno economico alla persona e alla famiglia per la vita indipendente, per l’autonomia in contesto domiciliare e la qualificata e continuativa assistenza alla persona, sul potenziamento della rete dei centri diurni, sulla promozione della domanda di ausilii informatici e domotici per la connettività sociale e per la autonomia in ambiente domestico e lavorativo delle persone anziane, sulla promozione per la solidarietà tra le generazioni e infine su percorsi attivi rivolti al recupero degli antichi mestieri in ottica di valorizzazione delle capacità e delle competenze delle persone anziane a supporto di una rete di opportunità formative e lavorative per i giovani che apprendono gli antichi mestieri e attivano nuove iniziative economiche.
Carta Regionale Per Un Invecchiamento Attivo, Vitale E Dignitoso In Una Società Solidale I. I principi Art. 1- Finalità In accordo con gli obiettivi dell’Anno europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni 2012.
la presente Carta promuove la tutela e la valorizzazione delle persone anziane ed una cultura attenta alle loro esigenze e potenzialità in ogni settore della vita sociale, civile, economica e culturale, per tutto il corso della vita. Contestualmente, si riconosce la necessità di ottimizzare il contributo di tutte le generazioni alla società, favorendo e stimolando il dialogo e gli scambi tra le generazioni quali fattori di socializzazione, reciproco supporto e di coesione sociale. Per il raggiungimento dei fini suddetti, tutti i livelli del governo territoriale e tutti i soggetti interessati sono impegnati a perseguire politiche ed azioni a favore delle persone anziane che stimolino la loro indipendenza e stili di vita sani, il loro ruolo all’interno della famiglia e della società, il loro impegno civile e di volontariato e la capacità di adattamento nell’ambito dell’educazione, della formazione e dell’occupazione. La presente Carta intende fornire indirizzi cogenti per la programmazione e l’attuazione degli interventi in favore dell’inclusione sociale e lavorativa, dell’invecchiamento attivo e della vita indipendente per le persone anziane e per le persone con disabilità, quindi fortemente centrata sulla promozione delle opportunità di accesso ai servizi sociosanitari territoriali, alla domotica sociale, alle prestazioni domiciliari, ai percorsi di inserimento sociolavorativo di soggetti fragili, alla qualità della vita delle persone anziane. In tale prospettiva la Regione, le autorità locali, le parti sociali e tutti i soggetti privati elaborano i programmi di loro competenza in linea con i seguenti principi e priorità. Art.2 - Principio di non discriminazione e lotta agli stereotipi connessi all’età Conformemente agli articoli 21 e 25 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea 1e all’art. 3, comma 3 del trattato sull’Unione Europea e alla Direttiva 2000/78/Ce per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216, si afferma il divieto di discriminazione e di esclusione sociale e si riconosce il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa ed indipendente e di partecipare alla vita sociale, culturale ed economica. Art. 3 - Livelli essenziali di prestazioni sociali per gli anziani Fermi restando gli attuali standard quantitativi e qualitativi dei servizi, le istituzioni, con il concorso della società civile, sono impegnate ad individuare ed assicurare uno specifico sistema di livelli essenziali relativi ai diritti ed alle prestazioni sociali al fine di garantire un equo e adeguato accesso ai servizi e alle cure da parte delle persone anziane, omogenee su tutto il territorio nazionale. I livelli essenziali possono riguardare: diritti esigibili; organizzazione e procedure standard per le prestazioni; percentuali di copertura dei servizi. Art. 4 - Prevenzione e promozione della salute e diritto alla salute Si promuovono, sin dalla nascita, stili di vita e di alimentazione sani, anche grazie alla formazione di chi presta assistenza e cura. Alle persone anziane è garantita un´assistenza sanitaria adeguata, sia nel pubblico che nel privato, limitando ove possibile l’ospedalizzazione e favorendo opportune forme di assistenza domiciliare. Si favoriscono le condizioni per la realizzazione di progetti e tecnologie per lo sviluppo e il sostegno dell’e-health, incoraggiando e sostenendo collaborazioni tra soggetti pubblici e privati tesi ad agevolare l’utilizzo dei servizi stessi. Art. 5 - Ascolto e partecipazione Si incoraggia ogni forma di coinvolgimento e partecipazione degli anziani alla vita sociale, culturale ed economica, tramite forme di consultazione periodica, favorendo le occasioni di confronto tra giovani ed anziani anche attraverso organismi paritari di rappresentanza. Art. 6 - Sussidiarietà e solidarietà La Carta riconosce la fondamentale importanza del principio di sussidiarietà: 1. Nella promozione di azioni in favore dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni; 2. Nella programmazione di attività di prevenzione dei disagi potenzialmente legati all’invecchiamento, con il pieno coinvolgimento delle giovani generazioni; 3. Nella protezione, intesa quale forma di intervento per dare risposte concrete ed efficaci ai bisogni. È inoltre indispensabile garantire le forme più idonee di integrazione e leale collaborazione tra le diverse istituzioni competenti nelle materie di riferimento, tra i vari soggetti che si occupano della gestione dei servizi; tra i professionisti chiamati ad intervenire nella promozione, nella prevenzione e nella protezione. Art. 7 - Relazioni familiari È riconosciuto e sostenuto il ruolo e l’impegno delle persone anziane che si occupano di accudire ed educare i nipoti e che svolgono un fondamentale supporto per favorire la conciliazione tra la vita lavorativa e familiare dei genitori. Art. 8 – Politiche regionali rivolte alla qualità della vita, all’autonomia e alla vita indipendente La Regione Puglia si impegna a promuovere con le politiche regionali in campo sociale, sociosanitario e sociolavorativo ogni azione utile rivolta a supportare in modo integrato la persona anziana e la persona in condizione di limitata autonomia con progetti funzionali capaci di integrare i possibili supporti alla persona e al suo nucleo familiare per la permanenza più lunga possibile nel modo del lavoro, del servizio solidale, del muto aiuto tra famiglie e generazioni, del contesto domiciliare in alternativa al ricovero in strutture di cura residenziali. In particolare le politiche regionali di cui sopra dovranno promuovere:
- 1) l’integrazione di misure di sostegno economico alla persona e alla famiglia per la vita indipendente, per l’autonomia in contesto domiciliare e la qualificata e continuativa assistenza alla persona;
- 2) la capillarità e l’incremento dell’offerta per i centri diurni per le persone anziane e per le persone con disabilità anche temporanee, con obiettivi socioeducativi, socializzanti, socioeducativi e riabilitativi;
- 3) il sostegno economico alle persone anziane per la promozione della domanda di ausilii informatici e domotici per la connettività sociale e per la autonomia in ambiente domestico e lavorativo delle persone anziane;
- 4) la promozione di reti di solidarietà che abbiano il loro perno nelle associazioni familiari e nelle associazioni di tutela e rappresentanza delle persone anziane per animare iniziative di mutuo-aiuto (ivi incluse le banche del tempo, le banche dei ricordi, ecc..) e di rafforzamento delle comunità solidali;
- 5) la promozione di progetti di vita indipendente per l’inserimento nel lavoro ovvero per la permanenza nel mondo del lavoro di persone adulte e prossime all’anzianità in condizioni di disabilità;
- 6) la promozione di iniziative di informazione e sensibilizzazione sui diritti degli anziani e di promozione per la solidarietà tra le generazioni;
- 7) la promozione di iniziative rivolte al recupero degli antichi mestieri in ottica di valorizzazione delle capacità e delle competenze delle persone anziane a supporto di una rete di opportunità formative e lavorative per i giovani che apprendono gli antichi mestieri e attivano nuove iniziative economiche.
Tutte le iniziative di cui sopra sono attivate e sostenuto nell’ambito della programmazione ordinaria e straordinaria (Fondi Ue) della Regione Puglia. Tutti gli Attori istituzionali e sociali che sottoscrivono la presente carta nel periodo compreso tra dicembre 2012 e gennaio 2013 partecipano al Gruppo di monitoraggio delle politiche regionali in materia di invecchiamento attivo, istituito presso l’Assessorato al Welfare, al fine di supportare con la valutazione in itinere anche la elaborazione di proposte e progetti innovativi e sperimentali da integrare nella programmazione regionale.
Corsi di formazione (chiesto accreditamento ECM) – Anno 2013 (Milano)
L’Approccio capacitante nelle attività di gruppo per persone con Alzheimer
Destinatari: Educatori, animatori, psicologi, arteterapeuti, musicoterapeuti, operatori di pet therapy, assistenti sociali, fisioterapisti che già svolgono attività professionale con persone malate di Alzheimer.
Date e orario: 19 febbraio, 12 marzo, 9 aprile, 14 maggio, 17 settembre, 15 ottobre, 12 novembre 2013 (ore 15-18). La frequenza è obbligatoria. Quota d’iscrizione: euro 300 entro il 15 dicembre; dopo tale data e fino a esaurimento posti la quota è di euro 350.
Il Conduttore di Gruppo ABC (gruppo rivolto ai familiari di persone con Alzheimer)
Destinatari: Il corso è riservato a psicologi che già svolgono attività professionale con persone malate di Alzheimer e con i loro familiari.
Date e orario: 26 febbraio, 26 marzo, 23 aprile, 28 maggio, 24 settembre, 22 ottobre, 26 novembre 2013 (ore 15-18). La frequenza è obbligatoria. Quota d’iscrizione: euro 300 entro il 15 dicembre; dopo tale data e fino a esaurimento posti la quota è di euro 350.
Il Responsabile di RSA (o di Nucleo) e il bisogno di un'idea forte: l'Approccio capacitante
Destinatari: Il Corso è indirizzato a Direttori di Struttura, Responsabili di Nucleo, Coordinatori che lavorano nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e nei Centri Diurni.
Durata e date: 25 gennaio (ore 10 – 18) e 26 gennaio (ore 9 – 13) 2013. Quota d’iscrizione: euro 230.
Metodo di riferimento: l’Approccio capacitante. Responsabile didattico: Pietro Vigorelli, medico e psicoterapeuta. Domanda di ammissione: le persone interessate sono invitate a inviare al più presto il Curriculum vitae e verranno contattate per un colloquio telefonico. I Corsi sono a numero chiuso. Sede: Milano. Segreteria organizzativa, preiscrizioni: www.gruppoanchise.it , info@gruppoanchise.it .
quando un uomo anziano
Più tardi , le infermiere sistemando i suoi pochi averi , t...
rovarono
Grazie Erna Lorenzini per questo bellissimo contributo.
Philippe Starck e i disabili
PARIGI - Dopo avere disegnato lo yacht per Steve Jobs, spazzolini da denti, motociclette, la tessera del metro di Parigi e alcuni hotel, il prolifico genio di Philippe Starck si applicherà ai deambulatori, quegli attrezzi che servono per aiutare le persone che hanno difficoltà a camminare.
LA MINISTRA - «I deambulatori attuali non sono molto glamour: solo guardandoli si invecchia subito di trent’anni», ha detto la ministra con delega per gli anziani Michèle Delaunay in un’intervista al giornale di Lione Le Progrès. La ministra racconta di avere incontrato Starck la settimana scorsa per proporgli di disegnare degli strumenti meno mortificanti, e il designer ha subito accettato, proponendo anche di creare dei sistemi di allarme da attaccare al collo per gli anziani che temono di cadere.
OGGETTI BELLI - «Cerchiamo industrie francesi che vogliano investire in questo settore», dice Delaunay. La ministra si dice conscia che non saranno degli attrezzi griffati a risolvere i problemi della terza età, ma allo stesso tempo «dobbiamo aiutare le persone anziane che hanno la forza e la voglia di battersi, che vogliono uscire di casa anche quando non sono più in grado di camminare da sole. Certi oggetti aiutano a vivere, e se sono belli e funzionali, contribuiranno anche a cambiare lo sguardo che rivolgiamo alla vecchiaia».
Insomma, a parte i brividi che mi sono venuti leggendo di una cittadella a misura di malato (che però sa tanto di “ghetto”, seppur dorato), la prima perplessità è questa: se lo stile anni Cinquanta delle architetture può andare bene per gli anziani di adesso, cosa accadrà quando ci sarà il primo ricambio generazionale? Si dovrà ricostruire tutto in stile anni Sessanta? E così via… ?
L'uomo che cura con la musica del bosco
Cammina a passo spedito nel bosco col suo bastone-guida, con la sicurezza di chi ha imparato a fare i conti con il buio. Anche se fai fatica a seguirlo nell'oscurità della notte, se ti lasci condurre impari a tastare il terreno, passo dopo passo, lentamente, per evitare gli ostacoli. Ad accompagnare gli escursionisti in passeggiate notturne nei boschi dell'Alto Casentino, in Toscana, è una guida speciale: Wolfgang Fasser, 57 anni, non vedente dall’età di ventidue a causa di una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa. Trasferitosi dalla Svizzera in quest'angolo dell'Appennino nei primi anni Novanta per iniziare la sua nuova vita, Fasser non si è lasciato fermare dal suo "limite": ha studiato e imparato a fare il fisioterapista, è divento musicoterapeuta e oggi cura piccoli pazienti con disabilità o con disturbi del comportamento.
ESSENZA DELLE COSE - «Sapendo ascoltare, al buio si vede meglio — dice —. Siamo abituati ad affidarci troppo alla vista, ma nel bosco, di notte, ti metti in ascolto e impari a usare altri sensi, spesso poco utilizzati». Insomma, un altro modo di "vedere" per ritrovare l'essenza delle cose. Riconoscere il canto degli uccelli, i passi furtivi di una volpe o di un capriolo, un ruscello che scorre. Wolfgang Fasser registra i suoni della natura, poi li trasmette ai suoi pazienti a scopo terapeutico. «L'ascolto dei paesaggi sonori ha un impatto importante soprattutto per i pazienti che soffrono di autismo e nei piccoli iperattivi: li aiuta a riprendere contatto con se stessi» afferma. Ma il terapeuta utilizza anche numerosi strumenti musicali, tipici di popoli diversi, custoditi presso la sede dell'Associazione non profit "Il Trillo", da lui fondata alla fine degli anni Novanta, a Poppi, tra le colline di Quorle, in provincia di Arezzo. Si va dal flauto alla fisarmonica, dal pianoforte al gong, dal balafon africano al lettino sonoro, sotto il quale cinquantacinque corde richiamano alla mente un’arpa. Tanti strumenti, tanti suoni.
STRADE NUOVE - In base alle specifiche esigenze di ciascun paziente viene scelto lo strumento più adeguato per la terapia. Per esempio, spiega Fasser: «Il lettino sonoro, sul quale i pazienti possono sedersi oppure sdraiarsi, si presta bene per la stimolazione audio-vibratoria di bambini con difficoltà di ascolto e di linguaggio, con disfunzioni sensoriali o motorie, oppure con disturbi di percezione». Strade inconsuete, le sue, per comunicare con chi ha bisogno di cure, ma Fasser non improvvisa: si è appassionato alla musicoterapia lavorando nel reparto di psicoterapia dell'ospedale universitario di Zurigo, dopo essersi diplomato in fisioterapia all’Università; trasferitosi in Toscana, ha studiato musicoterapia e si è diplomato alla scuola quadriennale di Assisi. «In circa dieci anni, al Centro "Il Trillo" abbiamo seguito più di settanta bambini con disabilità motorie, ritardi nello sviluppo, disturbi del comportamento o che presentano segni di autismo» racconta. La sua doppia formazione, di fisioterapista e di musicoterapeuta, è particolarmente utile in alcuni casi. «I piccoli con paresi cerebrale infantile spesso si annoiano quando devono eseguire gli esercizi per migliorare le loro funzioni motorie e così si rifiutano di farli — spiega —. Nel contesto ludico della musicoterapia, invece, hanno lo stimolo a eseguire con entusiasmo gli stessi movimenti».
IN AFRICA - Il percorso di formazione di Wolfgang Fasser, peraltro, non si ferma: ora, infatti, sta seguendo un master in musicoterapia a Lugano e, tra un'attività e l'altra, scrive la tesi nella sua stanza all'eremo di Quorle, della Fraternità cristiana di Romena, di cui è custode. E non soddisfatto ancora, questo instancabile uomo, ogni anno, durante l'inverno, si trasferisce per due mesi in Lesotho, Stato dell'Africa del Sud, tra i più poveri al mondo, con un'alta incidenza di disabilità ma pochissimi fisioterapisti. Qui svolge da volontario la sua attività di fisioterapista per bambini e adulti con disabilità, ma organizza anche corsi di formazione per gli operatori del posto. L'utilizzo terapeutico dei suoni della natura e di quelli prodotti dagli strumenti ha incuriosito anche il regista Nicola Bellucci, che ha deciso di seguire con la macchina da presa per tre anni il percorso di cura di quattro bambini. Bellucci ha poi realizzato un documentario dal titolo "Il giardino dei suoni", che è stato proiettato di recente in Austria e prima in diversi festival nazionali e internazionali. «I pazienti che si sottopongono ai trattamenti riabilitativi — precisa ancora Fasser — continuano a essere seguiti dai loro medici curanti, in un approccio terapeutico integrato». E i risultati ci sono.
SENSAZIONE DI GIOIA - Fasser ricorda alcuni dei suoi piccoli che ha seguito. «Per esempio, Ermanno, bambino iperattivo, non riusciva a stare fermo, rompeva tutto, mordeva e picchiava. Ora esprime la sua aggressività colpendo il gong — riferisce il musicoterapeuta — . Andrea, bambino autistico e ipovedente, ora è in grado di parlare; odiava la fisarmonica, adesso invece la suona». E prosegue: «Anni fa, quando è arrivata da me, Jenny era una bambina colpita da paresi cerebrale infantile che riusciva a stento a fare qualche passo sbilanciato. Adesso Jenny non solo è riuscita a camminare da sola e si fa capire quando parla, ma addirittura studia all'Università di Arezzo. E Lucia, bambina pluriminorata, ascoltando i suoni, riesce a respirare meglio; aveva lo sguardo assente, come se fosse altrove, mentre ora reagisce a qualche stimolo. Spero che possa provare una sensazione di gioia sentendo i movimenti e i suoni».
Gli anziani della quarta età (80 -100 anni) e la mia esperienza
In pochi anni la nostra attesa di vita si sta allungando velocemente. Già Cicerone parlava della vecchiaia dicendo: non è verosimile che la natura abbia descritto bene tutte le parti della vita per poi buttare via l’ultimo atto, come un poeta senza arte…
Forse la patologia principale della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo: infatti l’invecchiamento è la maggior paura della nostra generazione e questa convinzione blocca la mente e il cuore.
Il Dr. Bach parla spesso della malattia e dice:
“Che nessuno abbandoni mai la speranza di stare meglio: tali sorprendenti miglioramenti e tali recuperi straordinari si sono verificati usando queste erbe, persino in coloro per i quali si riteneva persa la speranza di poter ottenere qualcosa; perciò disperarsi non è più necessario.”
“Gli invalidi cronici sono stati reintegrati a una vita di utilità, con un ritorno alla felicità e a una migliore e più chiara visione della vita in generale.' - 'Non lasciatevi spaventare dal nome dato a ogni malattia; dopo tutto, cosa c'è in un nome? Non vi è alcuna malattia in se stessa che è incurabile. Questo si può affermare perchè quelli che soffrono di quei tipi di sintomi i cui nomi sono i più temuti e di cui si ha più paura, sono migliorati. Se qualche individuo ha ottenuto questo risultato, lo stesso può avvenire per gli altri...dipende più dall'individuo che dalla malattia.”
La mia esperienza con gli anziani a domicilio
La mia esperienza con gli anziani a domicilio è iniziata nel ‘98-99, quando, in un breve periodo di tempo mi sono trovata a seguire con i Fiori di Bach una dozzina di grandi anziani a domicilio, quelli che superati gli 80 anni da un pezzo, si avviano verso i 100. Dal 2000 ho seguito gli anziani di una realtà sociale differente, cioè quella di gli anziani musicisti ricoverati in una Casa di Riposo di Milano.
Ora, a distanza di anni, molti di loro sono ancora vivi e vengono seguiti saltuariamente con i Fiori di Bach, cosicché mi è stato possibile trarre delle conclusioni su questo metodo di cura, che è stato abbinato ai farmaci necessari al loro residuo percorso di vita.
Le prime persone che ho seguito con i Fiori di Bach, sono state tre sorelle tra gli 89 e i 92 anni. Per tutta la vita si erano curate solamente con qualche tisana, il bicarbonato e l’aspirina ma quando l’età avanzata aveva reso necessario l’uso di farmaci chimici, la risposta del loro organismo era stata abnorme ed aveva creato loro disturbi secondari molto spiacevoli che le spaventavano (ad esempio mal di stomaco, sonnolenza, allucinazioni, ipereccitabilità). Inoltre, siccome erano persone molto sensibili, gran parte dei loro disturbi erano di origine emotiva, ma l’uso di ansiolitici le rendeva intontite e indifferenti.
Quando proposi loro di usare i Fiori di Bach, accettarono con sollievo all’idea che fossero naturali, facili da assumere ed innocui. A loro piaceva molto la spiegazione del loro effetto come riequilibrio dolce e l’idea, per loro che amavano la botanica, di assumere l’energia dell’olivo, della genziana o del melo selvatico. Il loro gatto e le piante con i parassiti sono stati ugualmente seguiti.
Come può sentirsi l'anziano con l'avanzare dell'età e qual'è la sua qualità di vita? A questo proposito anni fa ho trovato in un giornale un QUIZ che ho sempre tenuto da parte, perchè mi è parso utile per valutare le sue emozioni e se si sente ancora parte integrante della società. Eccolo:
Con l'avanzare dell'età mi succede di:
- Pensare a qualcosa di bello che riguarda il mio domani 0 1 2
- Sentirmi una persona autonoma e ancora con la voglia di fare 0 1 2
- Pensare che la vita possa offrire delle possibilità anche in questa età 0 1 2
- Avere dei progetti per il futuro e pensare di realizzzarli 0 1 2
- Non rimuginare sui ricordi ma guardare la futuro con una certa tranquillità 0 1 2
I familiari spesso sono convinti che non ci sia più molto da fare e curano soltanto i sintomi, per assicurare all’anziano una “vecchiaia felice”. La tragedia è che non solo i familiari lo vedono come una persona fragile, lenta di mente e incapace di adattarsi al nuovo, ma l’anziano stesso con rassegnazione sembra accettare questo stereotipo assumendo gli attributi che la società si aspetta che mostri. Eppure, quando curiamo con i Fiori di Bach, noi sappiamo che lo stato di salute di un anziano può migliorare riequilibrandolo emotivamente, e che la sua “qualità di vita” è ben altra cosa che un aggiustamento dei sintomi fisici.
È sempre bene ottenere l’approvazione della famiglia prima di prendere in cura un anziano, sottolineando l’innocuità dei rimedi e l’effetto immediato del Rescue Remedy., che può essere lasciato in mano all’anziano senza preoccuparsi che ne prenda una dose eccessiva.
In genere il medico di base è scettico, ma accetta l’innocuità dei rimedi, visto che in alcuni casi trova difficile riequilibrare il paziente così anziano, che è diventato tanto sensibile e intollerante ai farmaci.
Fin dal primo approccio con l’anziano della quarta età, ho dovuto abbandonare tutte le mie convinzioni di poter affrontare un colloquio approfondito, in cui mi descrivesse i suoi stati d’animo o i suoi problemi. Ho ripensato allora alle parole di Bach sulla semplicità del metodo ed ho cercato di adeguarmi alla situazione. Mi sono accorta, ad esempio, che era più utile chiedere informazioni ai familiari e a chi lo assisteva e solo in seguito, a tu per tu con lui, porre delle domande lievi e chiare per chiarire insieme alcuni punti e chiedere il consenso a procedere.
Anche nei casi in cui non era possibile dialogare insieme, i Rimedi hanno funzionato molto bene e con estrema dolcezza hanno portato l’anziano ad allontanare il problema che sembrava di primaria importanza e spesso a dimenticarlo.
È in occasione del successivo incontro, quando si nota qualche miglioramento che, si può incominciare veramente a trasmettergli dei messaggi positivi sui quali far leva per ridargli fiducia. Ad esempio alla mia richiesta di: “Come vanno i tuoi incubi di notte,” oppure “sei ancora malinconico di sera?”, quasi con sorpresa risponderà: “Ah, già, è vero, non ci ho più pensato…” Facendo notare man mano i progressi compiuti, subentra la speranza che anche gli altri disturbi possano migliorare e l’anziano, che è abituato a recepire tanti messaggi limitanti e negativi, incomincia a rassicurarsi ed a vedere le cose sotto un’altra luce. La consapevolezza che qualcosa possa essere fatto per migliorare la situazione, gli da l’energia per sfruttare meglio le sue possibilità e doti, se non fisiche, morali.
Riequilibrio, reazioni
Non ho notato nei grandi anziani, nei primi giorni di assunzione, alcuna “crisi di guarigione”, come se l’accettazione del metodo di cura o la saggezza dell’età già favorisse il processo di riequilibrio. Si legge in alcuni libri che il riequilibrio dell’anziano è più lento: io non l’ho notato, salvo per alcuni Fiori che hanno un’azione che va mantenuta più a lungo nel tempo (Chestnut bud, Star of B., Mimulus).
Gli squilibri non profondi, (confusione, agitazione, sonni agitati) si riequilibrano in fretta se l’anziano ha un carattere fondamentalmente stabile.
Pare incredibile che alcuni di questi grandi anziani che vivono ancora soli, se abbastanza lucidi di mente, non abbiano creato problemi di affidabilità nella assunzione dei Fiori di Bach: tranne in un caso, mi hanno detto di averli presi regolarmente e volentieri ed i miglioramenti si sono notati presto.
La mia esperienza in una casa di riposo
La mia esperienza in una casa di riposo per anziani musicisti di Milano, è iniziata per caso nel 2001 soccorrendo col Rescue Remedy una anziana signora, in occasione della cena di Natale e continua tutt’ora. Nulla sarebbe successo se l’anziana signora non mi avesse chiamato per conoscere il nome del rimedio che l’aveva tanto aiutata.
Avevo letto di varie esperienze sull’uso dei Fiori di Bach in case di cura geriatriche svizzere e tedesche dove l’equipe discuteva settimanalmente i casi e poi la capo infermiera preparava e somministrava la miscela. Mi sembrava che il progetto si potesse attuare perché in questa casa di cura per musicisti c’era già una concezione olistica dell’anziano, con una grande attenzione alla sua qualità di vita e al giusto modo di diventare vecchi. Gli ospiti, la maggior parte dei quali ha più di 90 anni, sono stimolati a mantenere un interesse per la vita e per il mondo circostante., e l'Istituto potrebbe venire portato ad esempio di un ambiente ideale dove terminare i propri giorni.
Una volta ottenuta l’approvazione dal gerontologo responsabile del reparto, l’inizio dell’esperienza è stato piuttosto semplice. Ho tenuto qualche incontro informativo per tutta l’equipe, anche se le infermiere andavano e venivano seguendo i loro turni e il professore mi pareva un po’ scettico e assai dubbioso. Ho continuato, anche se un po’ scoraggiata; nei nuovi progetti c’è sempre un momento di inizio in cui sembra che niente funzioni e che l’ambiente sia scettico. Se ne avete uno, non scoraggiatevi. A questo punto occorrevano solo un libro sui Fiori di Bach da tenere in reparto e un set dei Fiori, che ci fu regalato.
Al centro di questo progetto c’è l’infermiera professionale (capo-infermiera) punto “cardine” dell’assistenza, che ha sempre in mano il polso della situazione, e che già conosce a fondo ogni ospite con le sue qualità, difetti e difficoltà.
Visto che non era possibile un colloquio diretto con ogni anziano da seguire, la valutazione si è basata sulla relazione sua e del gerontologo, discutendo ogni caso con loro. All’inizio ho sperato che l’intuito mi suggerisse i Fiori adatti, basandomi molto sul tipo di carattere della persona perché l’infermiera professionale trovava difficile esprimere le emozioni del malato in modo da poterle tradurre nel linguaggio dei Fiori. In seguito, man mano che ha imparato a riconoscere i rimedi, (ha seguito il I Corso del Centro Bach) e con l’ausilio di un libro da consultare in caso di dubbio, ha potuto “decodificare” le emozioni di ognuno, con frasi chiare e rivelatrici. Ad esempio diceva: “…è depressa senza motivo”, oppure “…non vuole più socializzare” o “… ha paura della morte” e qualche domanda bastava per chiarire la situazione.
Per i primi mesi la cura era piuttosto schematica: la miscela conteneva solamente 2 o 3 rimedi che venivano mantenuti a lungo, cosicché l’infermiera potesse capire se i cambiamenti che si verificavano fossero riequilibri dovuti ai Fiori di Bach. Ora che ha acquisito una buona conoscenza dei Fiori, ci sembra di essere più precisi, anche se i risultati fin dall’inizio sono stati veramente soddisfacenti.
La capo infermiera non si limita a somministrare la miscela, ma sempre invia un messaggio positivo dicendo: “sono fatte apposta per lei, nessun altro le ha uguali!” Questo piace molto agli ospiti che, volitivi come sono, dato che sono artisti, si sentono unici.
In conclusione, non si può pretendere che questi grandi vecchi possano prendersi cura di se stessi, ma che imparino a riconoscere che cosa è dannoso o benefico per loro, anche emotivamente. Molti di loro hanno imparato a tenere presso di sé il Rescue Remedy (specialmente lo Spray) che essendo innocuo ed agendo subito, possono usare da soli in caso di ansia, sbalzi di pressione o paura degli avvenimenti.
Dobbiamo accettare la loro normalità: non importa se c’è una maggiore lentezza e se il loro tempo si è dilatato, non importa quanto ricordano e quello che ricordano, quanto il fatto che possano ancora attribuire senso e significato alla loro esistenza. Aiutiamoli a capire che hanno ancora dei valori da trasmettere alla società e un ruolo in famiglia.
A distanza di anni 7 rappresentanti della quarta età seguite a domicilio su 12 sono ancora vive e tranne una che sta vivendo delle gravi vicende familiari (ha quasi 87 anni e vive sola con un figlio alcolista), le altre sembrano avere acquistato una grande serenità che permette loro di minimizzare i mali fisici e che non finiscono di stupirmi quando chiedo loro come stanno e mi rispondono: “Abbastanza bene, grazie!”
Mi sembra anche che assumano pochi farmaci rispetto alla media geriatrica. Molti riequilibri perdurano, e quindi non c’è più necessità dell’uso dei Fiori di Bach. Alcuni anziani si squilibrano di tanto in tanto in due o tre stati emotivi, quasi sempre gli stessi e vengono seguiti una o due volta all’anno a cicli.
Secondo uno studio realizzato in Australia, la metà degli anziani fra i 75 e i 95 anni afferma che il sesso continua a far parte della propria vita. Con l’avanzare dell’età, l’intimità spesso muta ma non sparisce
La quarta età del sesso
gli psicologi mettono in guardia dal “mito della prestazione”
È forse uno dei pochi tabù capaci ancora di scandalizzare una società che sembra aver sdoganato il sesso in tutte le sue accezioni. Lo si accetta tra gli adolescenti, i giovani e gli adulti, ma lo stesso non vale per gli anziani, la cui sessualità è come se sparisse da un giorno all’altro allo spegnersi dell’ennesima candelina. Mentre l’ultimo film di Woody Allen, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, sdogana l’amore e tutto ciò che ne consegue anche al di là dei 60 anni, la realtà è un passo avanti.
Lo dice uno studio realizzato in Australia su un campione di 2700 uomini tra i 75 e i 95 anni. È la “quarta età”, un mondo di emozioni e pulsioni di cui nessuno parla ma che non per questo affievoliscono. I ricercatori del Centro di Salute e Invecchiamento si sono accorti che, seppure più sporadica che in gioventù, l’attività sessuale non termina con l’età avanzata.
Negli anni ’40, all’alba dei primi studi sul tema, si pensava che gli anziani fossero sessualmente “neutri”. Oggi, secondo il sondaggio, il 48,8 per cento delle persone ritiene che il sesso rappresenti sì una piccola parte della propria vita, ma presente e importante, mentre il 30,8 per cento dice di aver avuto almeno un rapporto negli ultimi 12 mesi.
Si fa sesso, dunque, anche se non quanto si vorrebbe. “Tra coloro che sono sessualmente attivi, oltre il 40 per cento è insoddisfatto della frequenza dei rapporti”, scrivono i ricercatori australiani. Lo studio ha dimostrato che “avere un partner capace e interessato al sesso è un fattore determinante, anche se i problemi di salute degli uomini sembrano essere la ragione principale per la cessazione dell’attività sessuale”. Il diabete o l’uso di antidepressivi costituiscono i principali ostacoli. Per questo, “i medici devono informare i pazienti dei potenziali effetti negativi che i diversi farmaci possono avere sulla loro libido e offrire alternative quando necessario”.
In Italia tra i maggiori esperti dell’argomento c’è la dottoressa Roberta Giommi, che presiede l’Istituto internazionale di sessuologia e ha scritto numerosi libri sul tema. Secondo la sua esperienza, le domande di consulenza arrivano sia dagli uomini che dalle donne, anche se l’approccio è diverso: “I maschi sono, paradossalmente, più contenti di avere qualche problema di tipo biologico anziché riconoscere che la propria difficoltà nell’erezione dipenda da fattori psicologici” spiega la sessuologa.
“Sulle femmine è invece intervenuto un importante cambiamento sociale – continua – una volta la menopausa era vissuta come una vera e propria liberazione dagli obblighi sessuali, ora non lo è più, ma non tutte hanno un rapporto sereno con il proprio corpo”. Il problema è soprattutto culturale: “Molte sono state abituate a una visione passiva della propria sessualità, il che può diventare un problema nel momento in cui il partner sta vivendo un calo del desiderio”.
L’Italia non sembra da meno dell’Australia: secondo un rapporto Eurispes del 2005, tre quarti degli uomini e due terzi delle donne oltre gli 80 anni sono attivi sessualmente, anche se l’espressione racchiude l’intera gamma delle possibili espressioni intime. Il quadro è confermato dal Censis, secondo cui il 39 per cento dei settantenni fa ancora l’amore, la maggioranza dei quali almeno una volta al mese.
“Sarebbe il caso di insistere sull’idea che la sessualità ha molte sfaccettature” dice la sessuologa. “Si può amare e corteggiare anche se la penetrazione non è più possibile. Carezze intime, massaggi, baci profondi, parole: non è detto insomma che si debba arrivare all’atto sessuale completo, tanto più se la donna sente dolore, come capita a volte con il progredire della menopausa. Io dico sempre che, invecchiando, gli uomini dovrebbero imparare dalle donne, più attente alla cornice, ai riti, all’atmosfera, alle piccole attenzioni”.
Come avviene spesso, il cambiamento dei costumi sociali è stato trainato da un’innovazione medica. In questo caso, il miracoloso Viagra, la pillola blu che ha rivoluzionato la sessualità degli uomini e, dunque, anche quella delle donne. “Sono sempre di più gli anziani che si rivolgono a noi medici per chiederci i farmaci contro le disfunzioni erettili” conferma Vincenzo Mirone, docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli.
Il 43 per cento degli ultrasettantenni, secondo il Censis, si preoccupa se non ce la fa, ma cerca di affrontare il problema all’interno della coppia, senza ricorrere ai farmaci, mentre il 29 per cento è disposto ad andare in farmacia. “Una pillola può aiutare a ridare sicurezza” continua Mirone. “In fondo, le uniche controindicazioni sono per i pazienti che assumono nitroderivati, ovvero quei farmaci che si usano per i problemi cardiaci”, che pure tra gli anziani non sono pochi.
E le donne? “Il problema principale sono i cambiamenti del tessuto vaginale, che possono rendere molto doloroso il rapporto” dice il ginecologo Maurizio Orlandella. “Fra i tanti prodotti in commercio, il più facile da usare è il 17 beta estradiolo”. Una compressa con applicatore che si trova in farmacia con il nome di Vagifem, che “lubrifica e rinforza i tessuti”.
Sesso a tutte le età ma – avvertono gli esperti – senza voler strafare: “Attenzione al mito della prestazione” mette in guardia Giorgio Rifelli, responsabile del servizio di sessuologia del dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna. “Rischiamo di stressare gli anziani. Se passa l’idea che a 70 anni si deve essere efficienti come a 30, si crea ansia in chi non ce la fa”.
Lo spirito può rimanere giovane e la voglia di intimità non subire affievolimenti, ma gli acciacchi dell’età non vanno trascurati: “Se è vero che una coppia sana può continuare a fare sesso fino a 100 anni, è vero anche che i problemi di salute si moltiplicano” continua Rifelli. “Per esempio ci sono persone che smettono di fare l’amore per i dolori dell’artrosi”.
Molte donne, poi, sfuggono al sesso perché temono di non attrarre più fisicamente e si vergognano del proprio corpo: “Questo delle donne che non piacciono più perché troppo vecchie è un pregiudizio da sfatare” dice la sessuologa Roberta Giommi. “Persino le esperienze delle case di riposo ci raccontano di storie e avventure tra anziani”.
Fatta eccezione per i casi di controindicazioni specifiche, l’attività sessuale è un buon modo per mantenersi in forma e stare bene: “È provato che fare sesso fa bene alla salute, a ogni età: migliora la circolazione, la frequenza cardiaca” dice il professor Vincenzo Mirone. Il consiglio per affrontare il sesso senza ansie, a tutte le età, lo dà il sessuologo Giorgio Rifelli: “L’eros è il luogo dello scambio, della seduzione, non degli automatismi. Imparate a essere seduttivi anche nei confronti del partner di una vita. L’attività sessuale migliorerà”.

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 Art. 8