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Timestamp: 2018-03-20 23:13:30+00:00

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Pa non può ridurre la pensione senza comunicare un nuovo provvedimento | Sindacato FSI
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Pa non può ridurre la pensione senza comunicare un nuovo provvedimento
Sentenza 24 aprile – 4 maggio 2015, n. 243
Sul ricorso iscritto al n. 73022/C del registro di Segreteria, presentato da M. G., elettivamente domiciliata a Omissis, in via F. Civinini n. 12, presso lo studio dell’avv. Massimo Cassiano, che la rappresenta e difende nel presente giudizio, contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Segretariato Generale, nonché contro l’INPS ex gestione I.N.P.D.A.P.
Alla pubblica udienza del 24 aprile 2015 sono presenti l’Avv. Massimo Cassiano per la ricorrente, nonché l’Avv. Sabrina Pancari per l’I.N.P.S. ex gestione I.N.P.D.A.P.
Con il ricorso l’interessata lamenta la diminuzione del proprio trattamento pensionistico, nonché la mancata risposta in sede amministrativa da parte degli soggetti interessati cui aveva rivolto richiesta di chiarimenti (I.N.P.D.A.P. e Presidenza del Consiglio dei Ministri).
Come documentato in atti, la pensione corrisposta è infatti variata da un importo di €. 4.346,41 (corrisposto fino al febbraio 2012) a €. 3.941,73 (corrisposto da marzo 2012).
L’I.N.P.S., subentrato ex lege all’I.N.P.D.A.P., si è costituito in giudizio chiedendo che venga dichiarata l’inammissibilità del ricorso, in quanto esso si sostanzierebbe in un generico controllo dell’operato delle amministrazioni convenute; in subordine, ritiene infondata ogni censura sull’operato dell’amministrazione e chiede quindi il rigetto.
Risulta dagli atti che, con sentenza n. 805 del 5 maggio 2009, passata in giudicato, questa Corte ha riconosciuto il diritto della sig.ra M. G. alla corresponsione della pensione privilegiata ordinaria indiretta di 1^ categoria Tabella A, per il decesso in costanza di servizio del coniuge, Presidente Antonino Vinci in data 21 febbraio 1999, a seguito di infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio.
Con decreto n. 3427 del 2 settembre 2009 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, registrato dall’ufficio di controllo di questa Corte (n. 1211 dell’11.09.2009), veniva data attuazione a detta pronuncia, con l’erogazione del trattamento pensionistico indiretto (alla scadenza del triennio di trattamento speciale di cui all’art. 93 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092) sulla base dell’aliquota del 60% di quella diretta (pag. 2 del D.P.C.M. n. 3427 del 2 settembre 2009), fatta salva l’attribuzione, da parte dell’allora competente I.N.P.D.A.P., della perequazione automatica e dell’indennità integrativa speciale, in applicazione dell’art. 59, comma 36, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nonché delle disposizioni sul cumulo di cui all’art. 1, comma 41, della legge n. 335/1995.
Con lettera in data 12 marzo 2010 l’I.N.P.D.A.P. comunicava alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che, alla scadenza del trattamento speciale di cui all’art. 93 del D.P.R. n. 1092/73, concesso con il citato D.P.C.M. n. 3427, la pensione di riversibilità era stata rideterminata nella misura del 50%, vista l’attribuzione dell’indennità integrativa speciale in forma separata e richiamando, in proposito, l’art. 59, comma 36, della L. n. 449/97.
Alla odierna pubblica udienza le parti hanno concluso richiamando le rispettive memorie scritte.
Constatata l’impossibilità di conciliazione della lite, la causa è trattenuta in decisione.
Il petitum sostanziale della domanda giudiziale è diretto al ripristino dell’originario importo della pensione, così come liquidato in via definitiva a seguito della sentenza n. 805/2009 di questa Corte, e poi ridotto de facto dall’I.N.P.S. in sede di attribuzione dell’indennità integrativa speciale.
L’esatta definizione dell’oggetto del ricorso permette in tal modo di superare i profili di inammissibilità eccepiti dall’Istituto previdenziale nella memoria difensiva, attesa la sussistenza dell’interesse attuale della sig. M. G. alla liquidazione della giusta pensione, così come sussiste la competenza di questa Corte a conoscere l’ambito del predetto petitum, che attiene al diritto pensionistico della ricorrente, attesa la giurisdizione esclusiva di questa Corte in materia pensionistica e l’effetto c.d. devolutivo delle relative controversie, in base al quale la Corte giudica non sui provvedimenti formali ma sul rapporto pensionistico sostanziale.
Nel merito, la correttezza dell’operato dell’I.N.P.S. – così come motivato nella memoria difensiva dell’Istituto – sembra smentita dalle considerazioni che seguono.
Ha dichiarato l’Istituto di avere ridotto l’aliquota di reversibilità della pensione della ricorrente al 50%, rispetto a quella del 60%. Originariamente corrisposta nel decreto di liquidazione della pensione indiretta.
Ciò in quanto l’Istituto avrebbe liquidato l’indennità integrativa speciale in forma separata dalla voce pensione, ai sensi dell’art. 59, comma 36, della L. n. 449 del 1997.
Osserva, al riguardo, la Sezione che la possibilità di liquidazione dell’i.i.s. separata, e dunque in misura intera, prevista dalla precedente normativa, viene richiamata dall’art. 59, comma 36 citato, che però ne definisce anche la condizione “ove più favorevole”; condizione che nella specie non risulta sussistere, essendo derivato dall’applicazione della norma un importo del trattamento pensionistico complessivo più sfavorevole, a seguito della riduzione dell’aliquota pensionistica dal 60% al 50% (in ciò contraddicendo la stessa finalità dell’art. 59, che è chiaramente quella di prevedere un beneficio per alcune categorie di pensionati).
Da un diverso punto di vista, l’operato dell’I.N.P.S. si appalesa ingiustificato laddove modifica, senza adozione di un provvedimento formale soggetto a controllo e registrazione, l’importo del trattamento pensionistico, così come determinato nel provvedimento definitivo di liquidazione (D.P.C.M. n. 3427/2009 registrato da questa Corte), che aveva invece previsto espressamente l’aliquota del 60% ed aveva lasciato alla discrezionalità dell’ente previdenziale solo la perequazione automatica, la liquidazione dell’indennità integrativa speciale e la disciplina di cui all’art. 1, comma 41, della L. n. 335/95.
Infine, non può non tenersi conto del comportamento processuale dell’Istituto, ai fini di cui all’art. 116, comma 2, c.p.c. (secondo cui dal comportamento processuale delle parti il giudice può dedurre argomenti di prova) che, al di là di uno scarno richiamo all’art. 59, comma 36, della Legge n. 449 del 1997, non ha fornito alcun chiarimento sul quesito che è stato posto da questa Sezione nell’ordinanza istruttoria n. 231/2014 del 22 luglio 2014, pur se sollecitato dalla Segreteria della Sezione, né entro il termine perentorio fissato nell’ordinanza, né all’odierna udienza, dove il difensore dell’Istituto ha dovuto attenersi alla memoria difensiva depositata, pur variamente e acutamente argomentando sulla correttezza dell’operato dell’Istituto e insistendo per il non accoglimento del ricorso.
Del resto, anche in sede amministrativa l’Istituto, interpellato dalla difesa della sig. M. G., non ha fornito ulteriori chiarimenti, pur se sollecitati.
Per le considerazioni che seguono, allo stato degli atti la domanda della sig.ra M. G. risulta giuridicamente fondata e, come tale, meritevole di accoglimento con l’accertamento del diritto della ricorrente alla corresponsione della pensione privilegiata indiretta, oltre che nella misura massima della 1^ categoria Tabella A decisa con la precedente sentenza di questa Corte, anche secondo l’aliquota del 60% stabilita nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri registrato in data 11.09.2009, ferma restando la liquidazione dell’indennità integrativa speciale separatamente dalla voce pensione, come già ritenuto dall’I.N.P.S. e non contestata in giudizio.
Sul credito derivante dalla presente pronuncia va corrisposto il maggior importo tra rivalutazione monetaria ed interessi legali, come da sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte con sentenza n. 10/QM/2008.
All’Istituto previdenziale soccombente vanno di conseguenza addebitate le spese, ai sensi dell’art. 96, u.c., che si liquidano equitativamente in €. 3.000,00 (tremila).
il ricorso n. 73022/C presentato da M. G. e, per l’effetto, dichiara il diritto della ricorrente alla corresponsione della pensione privilegiata indiretta di 1^ ctg. Tabella A, secondo l’aliquota del 60% di cui al D.M. n. 3427 del 2 settembre 2009, e all’indennità integrativa speciale liquidata separatamente dalla pensione, ai sensi dell’art. 59, comma 36, della L. n. 449/1997 (e quindi in misura intera e non assoggettata all’aliquota). Interessi e rivalutazione come in parte motiva.
Condanna l’I.N.P.S. alla rifusione delle spese di giudizio, che liquida equitativamente, ai sensi dell’art. 96, u.c., nella misura di €. 3.000,00 (tremila).
Pubblicata mediante deposito in Segreteria il 04/05/2015.

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