Source: http://noiradiomobile.org/avvocato-si-rifiuta-di-consegnare-la-documentazione-al-cliente-segnalato-al-consiglio-nazionale-forense-sospende-il-legale-per-quattro-mesi-consiglio-nazionale-forense-sentenza-21-giugno-2018-n/
Timestamp: 2018-10-17 12:36:48+00:00

Document:
Avvocato si rifiuta di consegnare la documentazione al cliente. Segnalato al Consiglio Nazionale Forense, sospende il legale per quattro mesi (Consiglio Nazionale Forense, Sentenza 21 giugno 2018, n. 69). – Noi Radiomobile™
Home »News»Avvocato si rifiuta di consegnare la documentazione al cliente. Segnalato al Consiglio Nazionale Forense, sospende il legale per quattro mesi (Consiglio Nazionale Forense, Sentenza 21 giugno 2018, n. 69).
Avvocato si rifiuta di consegnare la documentazione al cliente. Segnalato al Consiglio Nazionale Forense, sospende il legale per quattro mesi (Consiglio Nazionale Forense, Sentenza 21 giugno 2018, n. 69).
Presidente Picchio
Segretario Secchieri
C. “Pur essendo intercorso accordo, in data 17 maggio 2007, tra l’esponente Avv. [tizio] e l’Avv. [ricorrente] avanti il Consigliere Istruttore, in ordine al pagamento rateizzato da parte dell’Avv. [ricorrente] a favore dell’esponente in esecuzione della sentenza del Giudice di Pace di Roma n. [omissis]/03, l’Avv. [ricorrente] ometteva di adempiere all’obbligazione violando così gli articoli 5, 22 e 24 del Codice Deontologico Forense e compromettendo così il prestigio dell’Ordine Forense.
In Roma, dal 30 giugno 2007”.
E. “Assunto il mandato difensivo di assistere l’esponente, Sig. [caio], nella controversia nei confronti della Sig.ra [omissis], in ordine al contratto di affitto di azienda del box n. [omissis] del mercato coperto di [omissis], ometteva, malgrado ripetute richieste dell’esponente e del nuovo difensore di quest’ultima, di fornire informazioni sullo stato della pratica e sull’attività svolta, nonché di procedere a restituire al cliente la documentazione rilevante per la controversia, violando cosi gli artt. 40 e 42 del Codice Deontologico Forense e compromettendo il prestigio dell’Ordine Forense.
In Roma, dal 20 luglio 2008”.
F “Per aver inviato alla Sig.ra [mevia], detenuta per espiazione di pena presso la Casa Circondariale di Bologna, offerta di difesa gratuita nell’eventuale processo di revisione, dichiarando di essere “sensibile alla vicenda e di credere in lei”, violando il dovere di colleganza nei confronti dei difensori di fiducia della detenuta, nonchè in particolare gli artt. 19 e 22 del Codice Deontologico Forense, compromettendo così il prestigio dell’Ordine Forense.
In Roma, dal 30 settembre 20l0”
Il 13 dicembre 2012 veniva fissata l’adunanza per la trattazione del procedimento disciplinare nella quale l’incolpato ed il suo difensore comunicavano di aver depositato memoria, evidenziando che sui capi A), B) e D) era pendente procedimento penale.
Il C.O.A. disponeva la sospensione del procedimento relativamente ai capi A), B) e D) e, rilevata l’assenza di connessione oggettiva con gli altri, deliberava procedersi oltre limitatamente al merito di cui ai capi C), E) ed F).
Il ricorso è parzialmente fondato onde dovrà essere accolto, per quanto di ragione, procedendosi ad una riduzione della pena disciplinare applicata.
Deve preliminarmente darsi conto delle ragioni del mancato accoglimento della domanda di differimento dell’udienza dibattimentale del 22/3/2018.
La certificazione a firma del Dott. [omissis] attestava una sindrome imprecisata (tosse, dolori articolari) e prescrizione di riposo per 5 giorni salvo complicazioni.
Tale dichiarazione non era idonea a comprovare l’impossibilità assoluta a partecipare all’udienza da tenersi due giorni dopo la diagnosi in Roma, laddove ha lo studio il ricorrente.
Scendendo al merito dell’impugnazione relativamente ai singoli capi. In ordine al capo C: il ricorrente afferma essere stato giustificato l’inadempimento dalla propria precaria situazione economica e di aver concordato (pare) un’ulteriore rateizzazione con l’avv. [tizio] riservandosi di fornire le prove relative.
Tale prova non è stata fornita neppure in corso di giudizio ma sarebbe stata comunque irrilevante alla luce della natura dell’illecito: l’inadempimento dell’obbligazione attinente all’esercizio della professione configura “automaticamente” l’illecito disciplinare (salva ovviamente la prova liberatoria a carico dell’incolpato).
Nel caso specifico il mancato rispetto di un accordo transattivo assunto in esito ad una sentenza di condanna dell’avvocato è idoneo a ledere l’immagine della categoria compromettendo l’affidamento di terzi.
In ordine al capo E: il motivo di impugnazione è nella sostanza, oltre che inammissibile per assoluta mancanza di riferimento all’oggetto dell’addebito, del tutto infondato essendo irrilevante la circostanza del maggior o minor impegno professionale richiesto dalla vicenda.
Gli illeciti suesposti sono ora tipizzati nel nuovo CD dagli artt. 64 (dovere di adempimento delle obbligazioni), 33 (restituzione di documenti) e 37 c. 5 (divieto di accaparramento clientela) le nuove pene edittali risultano rispettivamente la sospensione dall’attività da due a sei mesi, l’avvertimento e la censura.
Dovendosi valutare il comportamento complessivo dell’incolpato – alla luce dei criteri di cui all’art. 21 del C.D. per la determinazione della pena – non si può non tener conto, da un lato, della pluralità dei comportamenti illeciti e, dall’altro, dell’inesistenza di particolari motivi di aggravamento anche in ragione dell’ammontare della somma oggetto di transazione e dall’assenza di prova di concreto pregiudizio subito dagli esponenti relativamente ai fatti di cui agli altri due capi.
visti gli artt. 50 e 54 RDL 27/11/1933 n. 1578, 59 segg. RD 37/34 e 52 e 61 L .n. 247/2012, il Consiglio Nazionale Forense in parziale accoglimento del ricorso ed in riduzione della sanzione inflitta dal C.O.A. di Roma, ed a modifica della decisione impugnata, ridetermina in mesi quattro la durata della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale.
← Previous Previous post: Una dura accusa della Morena Martini, sindaco di Rossano Veneto e “Accoglienza migranti a Rossano”.
Next → Next post: Speciale tenuità del fatto incompatibile con la continuazione, ma quest’ultima va verificata con rigore (Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, Sentenza 13 marzo 2018, n. 11378).

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza