Source: https://www.diritto.it/sul-divieto-di-misure-alternative-alla-detenzione-tribunale-di-sorveglianza-di-torino-ordinanza-23-febbraio-2011-pres-est-vignera-ric-b/
Timestamp: 2020-07-14 12:52:28+00:00

Document:
N°. SIUS 2010 / 4368 – TDS	TORINO
N°. SIEP 2009 / 75 – PM	ALESSANDRIA
Dott. ****************a
nel procedimento di sorveglianza relativo all’istanza di detenzione domiciliare presentata da B. M., nato a XXXX il XX XX XXXX, condannato con sentenza N. 2008/495 Reg. Gen. emessa il 18 dicembre 2008 dal GIP presso il Tribunale di Alessandria, domiciliato in Novi Ligure, Via XXXXX, difeso dall’Avv. ****************** del Foro di Alessandria.
UDITE le conclusioni (dichiararsi inammissibile l’istanza) del rappresentante del P.M., dott. ************, e del difensore;
1. – Con ordinanza in data 20 aprile 2010 questo Tribunale provvedeva ex art. 66 l. 24 novembre 1981 n. 689 a convertire in mesi 6, giorni 27 di reclusione la restante parte della sanzione della libertà controllata disposta nei confronti di B. M. con la sentenza emessa il 18 dicembre 2008 dal GIP del Tribunale di Alessandria in relazione al reato di porto abusivo di arma clandestina, atteso che il 7 dicembre 2009 i Carabinieri di Novi Ligure in sede di perquisizione eseguita presso l’abitazione del B. avevano rinvenuto un’arma da fuoco illegalmente detenuta e numerose armi da punta e taglio (ragione per la quale il predetto veniva denunciato per i reati ex artt. 2-7 l. 895/1967 e 697 c.p.).
L’UEPE di Alessandria riferisce pregresse problematiche tossicologiche del soggetto, due sue precedenti relazioni sentimentali (dalle quali sono nati tre figli), gli attuali sostegni affettivi (costituiti dalla famiglia d’origine) ed il fatto che il B. in estate lavora con la propria impresa edile ed in inverno coadiuva il padre nella conduzione del circolo ARCI.
2. – L’istanza è inammissibile sotto diversi profili.
l’art. 67 l. 24 novembre 1981 n. 689 prevede espressamente “l’inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione” per il condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi del primo comma dell’art. 66;
sebbene il testo dell’art. 67 predetto si riferisca letteralmente all’affidamento in prova ed alla semilibertà e contrariamente a quanto divisato da Cass. pen. 30 settembre 1997 n. 5468 (che ha ritenuto il divieto de quo non operante rispetto alle misure non espressamente richiamate dalla disposizione in parola), la norma de qua deve essere relazionata a tutte le misure alternative alla detenzione o comunque (per dissipare eventuali sospetti di incostituzionalità della norma) a tutte quelle non aventi una prevalente funzione “umanitaria” (come ad esempio quella ex art. 47 ter, comma 1 ter, O.P.) e/o “terapeutica” (come ad esempio quella ex art. 94 d.p.r. 309/1990), dovendosi il mancato richiamo nell’art. 67 cit. dell’art. 47 bis O.P. (per l’affidamento in prova “terapeutico”) e dell’art. 47 ter O.P. (per la detenzione domiciliare) spiegare con il semplice fatto che all’epoca dell’emanazione della l. 24 novembre 1981 n. 689 gli artt. 47 bis e 47 ter O.P. … non esistevano ancora (essendo stati aggiunti il primo dall’art. 4 ter d. l. 22 aprile 1985 n. 144 ed il secondo dall’art. 13 l. 10 ottobre 1986);
codesta conclusione trova conferma nel titolo dell’art. 67 l. 689/1981, che parla in modo onnicomprensivo di “inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione” e non di “inapplicabilità di misure alternative alla detenzione”: siccome, invece, sarebbe successo se l’intentio legis fosse stata quella di limitare il divieto a specifiche e ben determinate misure;
qualora, infine, si dovesse aderire all’interpretazione restrittiva fatta propria dalla Suprema Corte e considerare, conseguentemente, ammissibili le misure alternative alla detenzione diverse da quelle espressamente e nominativamente menzionate dall’art. 67 l. 689/1981, in virtù del principio di economia processuale e/o di quello della ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost. dovrebbe altresì ritenersi che le misure alternative “consentite” possano essere richieste dall’interessato in stato di libertà solo nell’ambito dello stesso procedimento (innanzi al tribunale di sorveglianza) instaurato per la conversione ex art. 66 l. 689/1981 (come si desume pure dalla motivazione di Corte cost. 27 settembre 1990 n. 418 in relazione all’analogo istituto della conversione ex art. 108 l. 689/1981, per il quale sicuramente non opera il divieto ex art. 67);
alla stregua di ciò deve concludersi che, una volta disposta la conversione della sanzione sostitutiva in detenzione ex art. 66 l. 689/1981, il pubblico ministero deve senz’altro emettere il decreto di carcerazione ex art. 656, comma 1, c.p.p., senza possibilità di sospensione ex art. 656, comma 5, c.p.p. (siccome, invece, è avvenuto nella presente fattispecie);
questa conclusione risulta vieppiù valida nel caso sub iudice, essendo stata espressamente rigettata dal Tribunale di Sorveglianza l’istanza di detenzione domiciliare presentata nell’interesse del B. nell’ambito del procedimento ex art. 66 l. 689/1981 conclusosi con la predetta ordinanza del 20 aprile 2010.

References: sentenza 
 art. 66
 sentenza 
 Cass. 
 art. 47
 art. 94
 art. 111
 art. 66
 art. 108
 art. 67
 art. 66
 art. 656
 art. 656
 art. 66