Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2009/10/
Timestamp: 2017-12-18 12:55:14+00:00

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Il Commercialista in Rete: 10/2009
La vendita di immobili da parte del costruttore è attività d'impresa.
La società al centro della controversia è un'impresa operante nel ramo costruzioni, specializzata in particolare nell'attività di ingegneria, di progettazione, di consulenza e di manodopera, sia per conto terzi che per conto proprio. La vendita degli immobili costruiti per conto proprio non costituisce l'attività principale della società ma un'attività distinta, derivante dalla sua attività di impresa di costruzioni soggetta a Iva. Considerato che la normativa danese in materia di Iva prevede l'esenzione per la vendita di immobili realizzati per conto proprio, la società era tenuta, in quanto soggetto passivo misto, a calcolare un pro-rata per determinare l'importo oggetto della detrazione dell'Iva alla quale essa aveva diritto sulle spese comuni alle sue due attività, ovvero sui suoi costi generali. Reputando che l'attività di vendita degli immobili costruiti per conto proprio fosse da considerarsi un'operazione immobiliare accessoria secondo l'articolo 19, n. 2, seconda frase, della sesta direttiva Iva, la società, evidentemente in contrasto con l'amministrazione fiscale danese, non ha preso in considerazione la cifra d'affari risultante dalla vendita degli immobili costruiti per conto proprio nel calcolo del prorata in questione. La controversia insorta tra la società e l'Amministrazione finanziaria riguarda il diritto alla detrazione parziale dell'imposta sul valore aggiunto che la società poteva far valere sui suoi costi generali.
Arrivata all'attenzione della Suprema Corte danese, la controversia è stata sospesa dai giudici nazionali per domandare, principalmente, alla Corte di giustizia se l'articolo 19, n. 2, della sesta direttiva debba essere interpretato nel senso che, nell'ambito di un'impresa di costruzioni, la vendita di immobili da essa costruiti per conto proprio può essere qualificata come "operazione immobiliare accessoria" ai sensi di tale disposizione e, se, nell'ambito di tale qualificazione, occorra valutare in concreto in quale misura la suddetta attività, isolatamente considerata, implichi un uso di beni e servizi per i quali deve essere pagata l'Iva. Nel merito, gli eurogiudici hanno ricordato che, per delimitare l'esatta portata di una disposizione di diritto comunitario, bisogna tener conto del suo tenore letterale, del suo contesto e delle sue finalità e come, nel caso in cui la stessa disposizione non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri ai fini della determinazione del suo senso e della sua portata, di essa si debba dare un'interpretazione uniforme nell'intera Comunità.
Ebbene l'articolo 19, n. 2, della sesta direttiva non contiene alcun rinvio esplicito al diritto degli Stati membri a determinare il suo senso e la sua portata, e la sua formulazione non consente, di per sé, di ritenere con certezza che esso riguardi un'attività come quella di cui trattasi nella causa principale. La corte ha sottolineato che l'articolo 19 della sesta direttiva fa del capo XI, dedicato al regime di detrazione. Il diritto a detrazione, sancito dall'articolo 17, n. 2, che riguarda l'imposta applicata a monte sui beni o sui servizi impiegati dal soggetto passivo ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, è finalizzato a sgravare interamente l'imprenditore dall'onere dell'Iva dovuta o pagata nell'ambito di tutte le sue attività economiche. Il sistema comune dell'Iva garantisce, in tal modo, la perfetta neutralità per quanto riguarda l'onere fiscale di tutte le attività economiche soggette all'Iva. Quando il soggetto passivo effettua però contemporaneamente operazioni Iva che danno diritto a detrazione e operazioni esenti che non conferiscono tale diritto, l'articolo 17, n. 5, della sesta direttiva prevede che la detrazione è ammessa soltanto per la parte dell'Iva che è proporzionale all'importo delle operazioni soggette ad imposta.
Tale prorata di detrazione è costituito da una frazione avente, al numeratore, la cifra d'affari relativa alle operazioni soggette ad imposta e, al denominatore, la cifra d'affari totale, mentre è previsto, in via di deroga, che non si tiene conto dell'importo della cifra d'affari relativa alle "operazioni immobiliari accessorie", pur tuttavia, non contenendo la sesta direttiva alcuna definizione di "operazione immobiliare accessoria". Al riguardo la Corte, anche rifacendosi a proprie precedenti decisioni, ha sottolineato come ai sensi dell'articolo 19, n. 2 una attività economica non può qualificarsi come "accessoria" quando costituisce il prolungamento diretto, permanente e necessario dell'attività imponibile dell'impresa.
L'attività imponibile dell'impresa
Ed è proprio sulla base di tale assunto che gli eurogiudici hanno risolto la questione loro sottoposta dalla magistratura danese, affermando che l'attività di vendita di immobili che un'impresa di costruzioni ha realizzato per conto proprio non può essere in alcun caso considerata come un'attività accessoria alla sua attività principale imponibile, anche quando questa sia la realizzazione di immobili per conto terzi, derivando la stessa dalla medesima attività di costruzione. Dunque, come recita chiaramente il dispositivo della sentenza "l'art. 19, n. 2, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, deve essere interpretato nel senso che la vendita, da parte di un'impresa di costruzioni, di immobili da essa costruiti per conto proprio non può essere qualificata come "operazione immobiliare accessoria" ai sensi della citata disposizione, poiché tale attività costituisce il prolungamento diretto, permanente e necessario dell'attività imponibile dell'impresa suddetta. In virtù di tale circostanza, non occorre valutare in concreto in quale misura la menzionata attività di vendita, isolatamente considerata, implichi un uso di beni e servizi per i quali l'imposta sul valore aggiunto è dovuta."
Il principio di neutralità fiscale
Sempre con la medesima pronuncia, i giudici europei hanno inoltre affermato che il principio di neutralità fiscale non osta a che un'impresa di costruzioni che versa l'imposta sul valore aggiunto sulle prestazioni di costruzione da essa effettuate per conto proprio, sia, dalla normativa fiscale del proprio paese, impossibilitata a detrarre integralmente l' imposta afferente i costi generali connessi alla realizzazione delle prestazioni suddette, in ragione del fatto che la cifra d'affari risultante dalla vendita delle costruzioni così realizzate è esente dall'Iva.
Infatti, hanno ricordato i giudici sovranazionali, il principio di neutralità fiscale, per cui il soggetto passivo può detrarre integralmente l'Iva che grava sui beni e servizi acquistati per l'esercizio delle sue attività soggette a imposta, costituisce la traduzione, operata dal legislatore comunitario in materia di Iva, del principio generale di parità di trattamento. A differenza di quest'ultimo, lo stesso non riveste rango costituzionale e necessita quindi di una elaborazione legislativa, che può essere realizzata soltanto con un atto di diritto comunitario derivato. Il principio di neutralità fiscale, ha concluso la corte, può quindi costituire l'oggetto, nell'ambito di un tale atto legislativo, di specificazioni come quelle, recepite nel diritto danese, che derivano dall'applicazione combinata degli articoli 19, n. 1, e 28, n. 3, lett. b), nonché del punto 16 dell'allegato F, della sesta direttiva, in forza della quale il soggetto passivo che eserciti attività di vendita di beni immobili, alcune soggette ad imposta ed altre esenti, non può detrarre integralmente l'Iva che grava sui suoi costi generali.
Esenzione d'imposte nel processo per ingiunzione di pagamento.
L’esenzione da tasse e imposte prevista per gli atti del processo e la decisione, nel ricorso contro l’ordinanza-ingiunzione, non si estende al giudizio di opposizione all’esecuzione forzata previsto dall’articolo 615 cpc. A chiarirlo, la risoluzione n. 266/E del 30 ottobre in risposta a un interpello con cui il consiglio dell’Ordine degli avvocati chiedeva se il giudizio di opposizione a sanzioni amministrative fosse esente da ogni tassa e imposta. In particolare, l’istante riteneva che l’obbligo, disposto da un ufficio del Giudice di pace, di corrispondere il contributo unificato anche per le iscrizioni a ruolo delle cause di opposizione all’esecuzione forzata, contrastasse sia con la normativa (articoli 10, Dpr 115/202, e 23, legge 689/1981) che con la prassi (risoluzione 408/E del 2008).
L’Agenzia rileva, in via preliminare, che le questioni relative al contributo unificato sono di competenza del ministero della Giustizia, come ribadito anche nelle risoluzioni n. 242/2007, n. 43/2005 e n. 319/2002. Quest’ultimo, su richiesta dell’Amministrazione fiscale, ha emesso una nota in merito alla questione, in cui sostiene che “l’esenzione prevista per il processo di opposizione all’ordinanza – ingiunzione debba riferirsi al solo procedimento disciplinato specificatamente dagli articoli 22 e seguenti della legge 689/1981”. Il regime di esenzione, “non può quindi essere esteso ai giudizi di opposizione ai sensi dell’articolo 615 c.p.c. che trovano il proprio fondamento normativo nelle disposizioni del codice di procedura civile”.
Sottolinea, inoltre, l’Agenzia che la tesi suesposta non contrasta con il parere contenuto nella risoluzione 408/2008; il documento di prassi, infatti, con riferimento all’imposta di registro, precisa semplicemente che nel giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione, l’esenzione da tasse e imposte degli atti e della decisione si applica ai gradi del processo successivi al primo.
Il documento di prassi ricorda, infine, che le norme con cui vengono introdotte delle misure agevolative non possono essere estese oltre il proprio ambito di applicazione (Cassazione n.11106/2008).
In conclusione, l’Agenzia ritiene che la disposizione in base alla quale “gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta” (articolo 23, legge 689/1981) trovi applicazione solo nei procedimenti contro l’ordinanza-ingiunzione e non anche in quelli di opposizione all’esecuzione (articolo 615 cpc).
Sono comproprietario con mio fratello (al 50%) di un appartamento dato in locazione con regolare contratto registrato dal 2004,
che però, per mera superficialità, è stato firmato soltanto dal sottoscritto.
All’epoca era ancora vivente mia madre, titolare di una quota usufrutturaria del 33%.
La titolarità delle quote è esplicitamente definita dalle risultanze catastali dell’immobile
I proventi dell’affitto venivano regolarmente suddivisi in tre quote del 33% ciascuna, che venivano inserite nelle rispettive dichiarazioni UNICO e tassate di conseguenza (tranne mia madre che non ha mai fatto dichiarazioni), fino al 2006, quando a seguito della scomparsa della mamma, venivano dichiarate nella misura del 50% ciascuno dei due comproprietari.
L’Agenzia delle Entrate mi manda un avviso di accertamento per il 2004 nel quale mi considera l’unico “percettore” del reddito di locazione, in quanto unico “dante causa” del contratto di locazione, nonostante il reddito sia stato di fatto equamente suddiviso tra gli aventi diritto.
Ho fatto l’autotutela, ma non ho ancora avuto una risposta; ci sono i margini per il ricorso in Commissione Tributaria ?
Nel caso esaminato dai giudici di legittimità, una società contribuente aveva erroneamente determinato l'imposta da addebitare in fattura sulla base di un'aliquota superiore a quella da applicarsi concretamente alla cessione soggetta all'Iva. Per ottenere la restituzione della maggiore imposta versata, la società non emetteva nota di variazione secondo le modalità e i termini previsti dall'articolo 26 del Dpr n. 633/72, ma presentava all'ufficio finanziario competente istanza di rimborso ai sensi dell'articolo 16 del Dpr n. 636/72.
Tale istanza, che non trovava accoglimento presso l'ufficio, veniva invece considerata legittima dalle commissioni tributarie in entrambi i due gradi di giudizio di merito.
L'Amministrazione finanziaria, nel proporre ricorso per cassazione, ha evidenziato come "il contribuente ha preteso il rimborso della somma de qua lasciando inalterati gli effetti della fattura emessa, che pure aveva consentito al cessionario di operare la detrazione dell'imposta pagata in rivalsa ai sensi dell'art. 19 D.P.R. n. 633/1972" in quanto "in tal modo ottiene un effetto cumulativo tra la detrazione operata ed il rimborso della stessa somma già portata in detrazione, con alterazione del principio di neutralità de1l'imposta e con indebito arricchimento del cedente e cessionario ai danni del fisco" per cui "nelle suddette circostanze, non può che ritenersi che la domanda di rimborso è inibita dall'omesso ricorso alla specifica procedura stabilita dall'art. 26 D.P.R. n. 633/1972".
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria affermando la piena alternatività delle modalità di restituzione dell'imposta (rimborso anomalo e nota di variazione) sul presupposto che "la mancata attivazione della speciale procedura di variazione dell'imposta e dell'imponibile di cui all'art. 26 del D.P.R. n. 633 del 1972 non preclude la possibilità di ottenere il rimborso della maggiore imposta, indebitamente versata, avvalendosi dell'azione generale di rimborso disciplinata dall'art. 16 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 636" (in senso conforme Cass., sez. V, 6 febbraio 2004, n. 2274, 10 gennaio 2001, n. 272).
Per quanto riguarda la questione dell'alterazione della neutralità dell'imposizione che verrebbe a manifestarsi per effetto del rimborso dell'imposta e del non contestuale disconoscimento della detrazione in capo al cessionario, la Cassazione giustifica la legittimità del ricorso al rimborso "anomalo" sulla base delle disposizioni contenute negli articoli 17, 18 e 19 del Dpr n. 633/72, dalle quali emerge che ogni operazione imponibile genera tre distinti e autonomi rapporti: uno di diritto tributario tra il cedente (contribuente di diritto) e l'Amministrazione finanziaria in ordine al pagamento dell'imposta, uno di diritto tributario tra il cessionario (se soggetto passivo dell'imposta) e l'Amministrazione finanziaria in ordine alla detrazione dell'imposta assolta in via di rivalsa, uno di diritto privato tra il cedente e il cessionario in ordine alla rivalsa (cfr., tra le altre, Cass., sez. I, 10 giugno 1998, n. 5733, sez. V, 15 ottobre 2001, n. 12547).
In particolare, nella sentenza n. 5733 del 1998, la Corte di cassazione ha puntualizzato che "allorché un'operazione erroneamente è stata assoggettata ad IVA sono privi di fondamento il pagamento dell'imposta da parte del cedente, la rivalsa da costui effettuata nei confronti del cessionario e la detrazione da quest'ultimo operata nella sua dichiarazione IVA e pertanto: il cedente ha diritto di chiedere all'Amministrazione il rimborso dell'IVA; il cessionario ha diritto di chiedere al cedente la restituzione dell'IVA pagatagli in rivalsa; l'Amministrazione ha il potere (dovere) di escludere la detrazione dell'IVA pagata in rivalsa dalla dichiarazione IVA presentata dal cessionario (in qualità di soggetto passivo Iva, n.d.r.)".
Per completezza, si rileva che in altre pronunce la Cassazione ha giustificato l'indipendenza dell'azione di restituzione avanzata dal cedente-soggetto passivo rispetto alla rettifica della posizione del cessionario, basandosi su quelle disposizioni con le quali il legislatore, dopo aver modificato l'ammontare delle aliquote e volendo escludere ogni incidenza delle variazioni apportate sulle operazioni già concluse, non si è limitato d escludere la possibilità di apportare le variazioni di cui all'articolo 26, secondo comma, del Dpr n. 633/72, ma ha ritenuto di dover precisare, altresì, che era del pari esclusa la possibilità di ottenere rimborsi di imposte pagate. In altre parole, i giudici di legittimità hanno evidenziato che "quando si è inteso condizionare (eccezionalmente) il suo accoglimento (della domanda di restituzione, n.d.r.) all'esistenza di un pregiudizio del solvens (come in tema di restituzione di somme versate in pagamento di diritti erariali riscossi su merci importate, in violazione dei principi del diritto comunitario) lo si è detto espressamente (art. 19, d.l. 30 settembre 1982, n. 688, convertito, con modificazioni, nella legge 27 novembre 1982, n. 873; art. 29, legge 29 dicembre 1990, n. 428)" (cfr. Cass., sez. V, 28 aprile 2000, n. 5427; conforme Cass, SS.UU., 7 novembre 2000, n. 1147).
La sentenza n. 4416 del 2005 va ad aggiungersi alle molteplici sentenze che ammettono l'esperibiltà dell'azione di rimborso anomalo per la restituzione dell'Iva erroneamente versata.
A tale filone giurisprudenziale, se ne contrappone un altro altrettanto motivato (cfr. Cass., sez. I, sentenze 25 novembre 1996, n. 10405, e 11 dicembre 1996, n. 11047) secondo cui il procedimento di cui all'articolo 26 del decreto Iva "abbraccia tutte le possibili ipotesi di variazioni dell'imponibile e della imposta" e il ricorso a tale procedimento "non costituisce una facoltà per il contribuente, bensì un obbligo, come si evince dall'uso, per tutte le ipotesi, del verbo dovere".
Da ciò la conseguenza che non è possibile far ricorso al procedimento generale di rimborso previsto dall'articolo 21 del Dlgs n. 546/92 qualora sia applicabile l'articolo 26 del Dpr n. 633/72.
Inoltre, l'esperimento dell'azione di rimborso anomalo non sarebbe possibile in quanto, senza la necessaria correzione di un errore materiale mediante annotazione della variazione in diminuzione nel registro di cui all'articolo 25 del Dpr n. 633/72, si darebbe al contribuente la possibilità di ottenere il rimborso di una imposta dovuta e che secondo la disciplina dell'Iva potrebbe essere soltanto portata in detrazione, atteso che il meccanismo applicativo di tale imposta non prevede il rimborso di quanto detraibile, ma soltanto il rimborso dell'eccedenza di imposta pagata dal contribuente in alternativa alla detrazione di tale eccedenza nell'anno successivo.
Tale tesi sembrerebbe avvalorata dalla recente sentenza n. 22567 del 1° dicembre 2004 in materia di rettifica della dichiarazione Iva, con la quale la Cassazione ha affermato che la rettifica "deve essere effettuata esattamente nelle stesse forme della dichiarazione; sostanzialmente, quindi, mediante la sostituzione, nei termini, della dichiarazione inesatta, con altra completa ed emendata (cfr. Cass. nn. 9240/1990, 1901/1992). Come è stato rilevato già da questa Corte, conduce a tale conclusione una serie convergente di indicazioni normative, emergenti dalla disciplina dell'Iva, quali: a) la minuziosa regolamentazione delle rettifiche delle annotazioni inesatte, ispirata a innegabili criteri formali (vedi art. 26, commi 2 e 4, del D.P.R. n.633/1972); b) le stesse prescrizioni formali che accompagnano la dichiarazione annuale (art. 28) anche per quanto riguarda il veicolo obbligato (apposito modello) della sua presentazione; c) la configurazione della fattispecie di "inesatta dichiarazione" come infrazione di astratto pericolo, sanzionata, come tale, a prescindere dal concreto, pregiudizio, effettivo o virtuale, dell'Amministrazione".
Anche se la sentenza n. 22567 del 2004 fa riferimento alla diversa ipotesi della rettificabilità della dichiarazione Iva, appare interessante nella parte in cui viene evidenziato come le rettifiche delle inesatte annotazioni sono legate al particolare meccanismo della nota di variazione, idoneo a evitare che vi siano alterazioni della neutralità dell'imposta.
Pertanto, anche se nella giurisprudenza di legittimità si è consolidato quell'orientamento che prevede la possibilità di utilizzare, per la restituzione dell'imposta sul valore aggiunto indebitamente assolta, sia la nota di variazione sia l'istituto del rimborso anomalo, non altrettanto pacifiche sono le conclusioni in merito al mantenimento della neutralità dell'imposizione.
In altri termini, se da una parte vi è quella giurisprudenza, rappresentata dalla sentenza n. 4416 del 2005 in commento, che non considera le eventuali perdite di gettito erariali a cui l'Amministrazione finanziaria sarebbe esposta a seguito della restituzione dell'imposta erroneamente assolta dal soggetto passivo senza che sia stata rettificata la detrazione operata dal cessionario, dall'altra vi sono pronunce, aderenti alla giurisprudenza comunitaria, più attente a salvaguardare il meccanismo di neutralità dell'imposta e, di conseguenza, a evitare perdite di gettito all'erario.
Per queste ultime, si fa particolare riferimento alla sentenza 15 ottobre 2001, n. 12547, che richiamando una pronuncia della Corte di giustizia delle Comunità europee (sentenza 13 dicembre 1989, C-342/87, Genius Holding BV c. Staatssecretaris van Financién), ha posto l'accento sulla possibilità della restituzione dell'imposta mediante il rimborso "anomalo" a condizione che "colui che ha emesso la fattura ha, in tempo utile, eliminato completamente il rischio di perdite di entrate fiscali".
L'eliminazione del rischio, nel caso di istanza di rimborso anomalo, potrebbe aversi qualora il cedente abbia restituito al cessionario l'imposta esatta in via di rivalsa (cfr., in particolare, P. Russo - Giurisprudenza della Corte e garanzie del contribuente in Rassegna Tributaria 4/2001, pag. 1079 e segg.), ad esempio attraverso l'azione civilistica di indebito esperita con successo dal cessionario nei confronti del cedente (cfr. Cassazione, sezione I, 10 giugno 1998, n. 5733).
L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul regime agevolativo introdotto dall’articolo 5 del Dl 78/09, che consente di escludere dall'imposizione sul reddito d’impresa un importo pari al 50% del valore degli investimenti effettuati dal 1° luglio 2009 al 30 giugno 2010 in macchinari e apparecchiature “nuovi”. Sono stati precisati, in particolare, gli ambiti di applicazione dell’agevolazione, le caratteristiche dei beni agevolabili, le modalità di fruizione della detassazione e le ipotesi di revoca del beneficio.
circolare n. 44/e del 27 ottobre 2009
Concordato fallimentare con intervento di un terzo assuntore.
Gli interessi maturati sui depositi della procedura fallimentare rilevano ai fini fiscali in capo al soggetto assuntore, considerato che con il passaggio in giudicato della sentenza di omologa del concordato si chiude il periodo d’imposta della procedura fallimentare. E’ quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate.
risoluzione n. 263/e del 26 ottobre 2009
L'Agenzia delle Entrate spiega le ipotesi di revoca della Tremonti-ter.
La recente circolare dell'Agenzia delle Entrate numero 44/E/2009 ha fornito delle precisazioni in ordine alla revoca dell'agevolazione "Tremonti-ter". La detassazione viene revocata per operazioni straordinarie se il bene viene ceduto a terzi prima del secondo periodo successivo all'acquisto. Secondo quanto stabilito dall'articolo 5 del Decreto Legge numero 78 del 2009, la revoca dell'agevolazione opera anche quando il bene oggetto della Tremonti-ter viene ceduto a soggetti aventi stabile organizzazione in paesi che non aderiscono allo Spazio economico europeo.
Via libera allo sgravio contributivo a favore delle imprese agricole colpite da eventi eccezionali. Le aziende danneggiate fruiranno di un esonero parziale dei contributi previdenziali e assistenziali propri e per i lavoratori dipendenti.
E' quanto contenuto nel decreto del 27 luglio 2009 emanato dal Ministero del lavoro, di concerto con il Mef, pubblicato ieri in Gazzetta, che fissa al 20 maggio 2008 la decorrenza delle nuove misure percentuali, data, cioè, in cui è entrato in vigore il Dlgs 82/2008 che ha modificato il precedente provvedimento a sostegno delle attività produttive (Dlgs 102/2004).
La riduzione, pari al 17% per i danni compresi fra il 30% e il 70% della produzione lorda vendibile e al 50%, invece, per quelli che superano il 70%, potrà essere applicata ai contributi in scadenza nei dodici mesi successivi all'evento. Possono beneficiare della percentuale di esonero le imprese agricole (articolo 2135 cc) e le cooperative che svolgono l'attività di produzione agricola, iscritte nel registro delle imprese (articolo 5, comma 1, Dlgs 102/2004).
Un'ulteriore riduzione del 10% è prevista, per il secondo anno e per quelli successivi, se l'azienda è colpita da calamità per due o più anni consecutivi.
Acquisizione e non sequestro di documenti se c'è il consenso del contribuente.
Le acquisizioni di documenti effettuate nel corso di verifiche fiscali non equivalgono al sequestro degli stessi, qualora vi sia il consenso del contribuente. L'assenso, infatti, è l'elemento che permette di distinguere l'ipotesi di acquisizione da quella di sequestro e solo in quest'ultimo caso il Fisco si troverebbe in difetto.
E' una delle conclusioni cui è giunta la Cassazione, con la sentenza n. 21446 del 9 ottobre 2009.
Il caso finito davanti ai giudici di legittimità si era aperto con una verifica nell'ambito della quale erano stati notificati cinque avvisi di rettifica, per contestare al contribuente, in conseguenza del rinvenimento di documentazione extracontabile, l'effettuazione di acquisti non correlati alle relative fatture, nonché l'omessa fatturazione di operazione attive.
Analizziamo punto per punto le doglianze del ricorrente.
Omessa pronuncia e/o insufficiente motivazione, in violazione dell'articolo 52, comma 7, del Dpr 633/1972, secondo il quale "i documenti e le scritture possono essere sequestrati soltanto se non è possibile riprodurne o farne constare il contenuto nel verbale, nonché in caso di mancata sottoscrizione o di contestazione del contenuto del verbale. I libri e i registri non possono essere sequestrati; gli organi procedenti possono eseguirne o farne eseguire copie o estratti, possono apporre nelle parti che interessano la propria firma o sigla insieme con la data e il bollo d'ufficio e possono adottare le cautele atte ad impedire l'alterazione o la sottrazione dei libri e dei registri".
Per il contribuente, la Guardia di finanza aveva illegittimamente asportato libri e registri presenti in un piccolo locale contiguo agli uffici aziendali; la Ctp aveva erroneamente ritenuto valido tale comportamento, mentre la Commissione regionale non si era espressa sul motivo dell'impugnazione.
In proposito, la Corte ha rilevato che al fine di valutare l'operato dell'ufficio, occorre procedere a una distinzione tra "acquisizione" del materiale e "sequestro" dello stesso. L'acquisizione del materiale, infatti, si verifica qualora vi sia il consenso del contribuente, mentre l'ipotesi di sequestro è configurabile qualora si realizzi un atto di coazione da parte dell'Autorità mediante il quale il bene viene sottratto alla disponibilità dell'avente diritto, contro la sua volontà.
Nel caso di specie, risultava pacifico che l'accesso all'interno dei locali dove erano stati rinvenuti i documenti era stato effettuato con il consenso del contribuente, realizzando, in tal modo, l'ipotesi di acquisizione e non di sequestro; da ciò deriva la legittimità dell'operato dell'accertatore.
Devoluzione del potere di esprimere apprezzamenti giuridici da parte della Commissione regionale tributaria, tramite l'affidamento della determinazione degli importi oggetto della controversia a un perito, che, tra l'altro, secondo quanto sostenuto dal contribuente, avrebbe esorbitato dai suoi poteri, basando la perizia su documenti di cui il giudice non aveva disposto l'acquisizione.
In merito, i Supremi giudici hanno precisato che l'attività di ricostruzione degli importi operata dal perito non può qualificarsi quale attività giuridica, ma è relativa a un'attività meramente contabile che costituirà poi la base per l'espletamento di un'attività giuridica. Inoltre, il perito, svolgendo l'incarico sulla base "sia della memoria e degli allegati prodotti dall'Ufficio sia della documentazione che potesse essere reperita presso la Guardia di Finanza", non ha esorbitato dai propri poteri. La documentazione sequestrata, infatti, era stata poi distrutta a seguito di provvedimento dell'Autorità giudiziaria, per cui la documentazione era stata esaminata in fotocopia fornita dalla Guardia di finanza. Di conseguenza, il supplemento di perizia non era stato disposto come mezzo per esonerare l'Amministrazione dall'onere di provare i fatti costitutivi della pretesa tributaria, ma solo al fine di portare a termine le indagini affidate al perito.
Violazione delle regole dell'onere probatorio e sovvertimento della metodologia impugnata, da parte della Commissione di secondo grado. Secondo il contribuente, infatti, inizialmente gli accertamenti erano stati effettuati tramite l'applicazione di percentuali di ricarico applicati sui presunti acquisti imputati al contribuente stesso, mentre, successivamente, i giudici di secondo grado avrebbero fondato il proprio giudizio sulla base delle risultanze presenti nei processi verbali acquisiti dal perito e utilizzando mezzi di prova non consentiti.
La Cassazione ha sottolineato che il processo tributario ha quale obiettivo quello di accertare nella sostanza il rapporto controverso e , in tale ottica, l'atto accertato costituisce "il veicolo di accesso" al giudizio di merito relativo a tale rapporto. Il giudizio che si svolge davanti alle Commissioni tributarie è, inoltre, un giudizio di merito a cognizione piena e, in base a quanto disposto dall'articolo 7 del Dlgs 546/1992, le stesse Commissioni tributarie sono dotate di ampi poteri non solo estimativi ma anche sostitutivi, in quanto è riconosciuta la possibilità di sostituire la propria valutazione a quella operata dall'ufficio. La motivazione dell'atto vincola esclusivamente l'ufficio, il quale non la può modificare nel corso del giudizio, ma ciò non si estende al giudice, al quale, invece, è riconosciuta la possibilità di qualificare autonomamente la fattispecie posta a fondamento della pretesa tributaria.
Violazione dell'articolo 54, commi 2 e 3 del Dpr, 633/1972, nonché omessa e insufficiente motivazione con riferimento all'applicazione da parte della Ctr di un'aliquota media, "valorizzando il fatto che la percentuale di ricarico praticata fosse quella dichiarata dalla parte" in luogo delle percentuali di ricarico ponderate suggerite dal perito.
Sul punto, i giudici hanno sottolineato che, anche in questo caso, la valutazione degli elementi di prova da parte del giudice di merito attiene al suo libero convincimento e che, in virtù di ciò, il motivo di impugnazione non può essere ritenuto legittimo. Tale motivo, infatti, riguarda sostanzialmente una valutazione di merito della controversia, pur deducendo formalmente un vizio di violazione di legge nonché un vizio di motivazione.
Violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 56, comma 1 del Dpr, 633/1972 e omessa e/o insufficiente motivazione, in quanto l'ufficio non avrebbe provveduto a motivare l'atto, ma si sarebbe attenuto alle conclusione della Guardia di finanza. In particolare, i giudici non avrebbero motivato le ragioni per le quali si sono attenuti alle conclusione dell'esperto, ritenendo il metodo eseguito dallo stesso "logico e ragionevole e comunque inconfutabile".
La Cassazione ha sottolineato che i giudici di merito non sono tenuti a esporre in maniera precisa le ragioni in base alle quali sono state accolte le ricostruzioni operate dal perito, in quanto risulta sufficiente che nella motivazioni sia richiamato l'elaborato, lasciando in tal modo desumere che le contrarie deduzioni delle parti sono state disattese.
È il 15 dicembre la data da fissare sul calendario per il mondo "no profit". Il nuovo termine per l'invio del modello Eas contenente i dati fiscalmente rilevanti è stato ufficializzato da un provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate del 29 ottobre.
Il documento modifica il precedente provvedimento del 2 settembre scorso relativamente al punto in cui veniva fissato al 30 ottobre 2009 il termine per l'invio del modello.
Approvate anche le nuove specifiche tecniche (contenute nell'allegato A) per la trasmissione telematica dei dati, in sostituzione di quelle stabilite il 14 settembre scorso.
Con la circolare n. 45/E, inoltre, fermi restando i chiarimenti forniti con la precedente circolare n. 12/2009, vengono fornite ulteriori precisazioni sulla natura, sugli effetti, sul contenuto e sull'ambito soggettivo della comunicazione e viene data risposta a quesiti sulle modalità di compilazione del modello. Il documento di prassi nasce al termine di un proficuo confronto tra l'agenzia delle Entrate e l'agenzia per le Onlus, il Forum del terzo settore e le associazioni di categoria.
Che cos'è il modello Eas - Il modello Eas è stato introdotto in linea con quanto stabilito dall'articolo 30 del decreto legge 185/2008, in base al quale gli enti associativi di natura privata, con o senza personalità giuridica, devono comunicare i dati fiscalmente rilevanti all'agenzia delle Entrate per poter continuare a usufruire dei benefici fiscali previsti dalla legge, ossia la non imponibilità dei corrispettivi, delle quote e dei contributi di cui all'articolo 148 del Tuir e all'articolo 4 del Dpr 633/1972.
La nuova scadenza - Il 15 dicembre 2009 è dunque la data ultima entro cui gli enti già esistenti alla data di entrata in vigore del Dl 185/2008 (29 novembre 2008) devono inviare i dati. Gli enti, che si sono invece costituiti dopo l'entrata in vigore del decreto, devono inviare il modello entro il sessantesimo giorno dalla loro costituzione; se questo scade prima del 15 dicembre, il modello va inviato comunque entro quest'ultima data.
Versione ridotta - Con la circolare n. 45/E vengono poi individuati gli enti associativi, i cui dati sono disponibili presso pubblici registri o amministrazioni pubbliche, che possono presentare il modello "ridotto": associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni diverse da quelle esonerate; associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri, organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui alla legge 266/1991, associazioni riconosciute, associazioni riconosciute da confessioni religiose che hanno stipulato con lo Stato patti, accordo o intese; movimenti e partiti politici presenti nelle ultime elezioni; associazioni sindacali e di categoria rappresentate nel Cnel, eccetera.
In commissione Bilancio al Senato è stato presentato un emendamento all'articolo 3 della Finanziaria 2010, il quale prevede la deducibilità dell'Irap dalle imposte dirette e indirette, a valere sul totale delle retribuzioni pagate ai lavoratori dipendenti. Al fine di poter coprire il taglio dell'Irap, pari a circa 4 miliardi di euro, l'emendamento dispone la soppressione dal 2010 dei trasferimenti corrisposti dalle amministrazioni pubbliche alle imprese per contributi in conto capitale e in conto corrente; non verranno invece soppressi i trasferimenti al trasporto pubblico locale e alla Fs e i fondi per gli start-up dell'imprenditoria giovanile e femminile.
Abito in Germania, e la scrivo personalmente, le Chiedo gentilmente se mi pui aiutare ha risolvere questo Problema.
Lo posso vendere ? E dopo col tempo L'aquirente puo registrarsi L'abitazione ?
Sono proprietario di 1à e unica casa (non lusso), e ci abito già da qualche anno e vorrei acquistare una stufa o caldaia a pellets o legna.
Secondo alcune fonti dovrei aver diritto all'applicazione dell'aliquota IVA al 4% come è stato per altri materiali diversi.
Qualcuno mi sa dire con certezza se è vero, o mi sapete dire dove posso una legge in merito.
Quesito: lavoro indipendente in svizzera e tasse italiane.
dal luglio 2005 sono titolare in Svizzera di una ditta individuale, sono frontaliera quindi la mia residenza è in Italia ma il mio domicilio fiscale in Svizzera.
Ho sempre presentato la dichiarazione d' imposta e pagato le tasse in Svizzera.
Da maggio 2009 sono proprietaria di un'appartamento in Italia dove abito, ho un mutuo per l'acquisto dell'abitazione e vorrei sapere se devo pagare al fisco italiano delle imposte sul valore patrimoniale e/o imposte sul reddito prodotto in Svizzera, in tal caso anche retroattive? Spero possiate darmi chiarimenti al riguardo, finora le informazioni che ho ricevuto sono state contaddittorie.
Vorrei cortesemente da voi un parere a quanto sto per esporre!!!...Ieri ho versato tramite bonifico, come richiesto dalla legge, il primo acconto relativo alla fattura inerente gli infissi detraibili al 55%, ma nello stesso bonifico ho solo fatto riferimento alla fattura ed alla sua data. Mi è stato detto però che il riferimento alla legge finanziaria ed ai dati del richiedente la detrazione e del beneficiario del bonifico li posso comunque menzionare nel bonifico a saldo.....Allora posso stare tranquillo???....Oppure devo rifare tutto???....Inoltre posso eventualmente apporre con la penna sulla causale del bonifico appena versato i dati mancanti???.....In poche parole Cosa devo fare????....
Quesito: rimborso IVA su acconto acquisto prima casa.
l'anno scorso ho stipulato un compromesso di acquisto per una casa con un costruttore immobiliare, versando un cospicui acconto ad inizio lavori.
Successivamente ho dovuto rinunciare all'acquisto, e con il costruttore sto per procedere all'annullo del compromesso dopo aver trovato un nuovo acquirente.
Perderò però l'IVA sull'acconto versato, in quanto è passato più di 1 anno dall'emissione della fattura.
E' possibile richiedere all'Agenzia delle Entrate il rimborso dell'IVA versata, tramite la procedura del rimborso cd "anomalo" (art. 21 del dlgs n.546/92) che è permessa entro 2 anni ?
Se sì, la richiesta dovrà essere effettuata dal costruttore, che ha effettuato il versamento dell'IVA, o può essere effettuata direttamente da me ?
I sindaci delle Spa potrà essere anche revisore legale.
E' stato approvato in prima lettura dal consiglio del ministri lo schema del decreto legislativo che va a recepire la direttiva numero 2006/43, in materia di revisione legale dei conti annuali e consolidati. Secondo quanto contenuto nel documento, ai sindaci delle società per azioni non quotate e non tenute a redigere il bilancio consolidato, viene offerta la possibilità di assumere anche l'incarico di revisori legali delle medesime società, sempre che lo statuto lo preveda; in tale ipotesi, il collegio sindacale deve essere formato da revisori iscritti nel registro.
L'Agenzia delle Entrate ha riscritto il meccanismo del click day su base regionale.
L'invio delle istanze di rimborso Irap verrà scaglionato su base regionale. Secondo quanto indicato nel provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate, sottoscritto ieri, la ripartizione dei fondi disponibili seguirà un doppio percorso; infatti, verranno liquidate prima le richieste che riguardano periodi d'imposta più remoti, mentre nell'ambito del medesimo anno d'imposta, verrà data priorità alle istanza di rimborso secondo l'ordine di presentazione. Inoltre, nel caso in cui i fondi non permettano di pagare per intero i rimborsi, questi verranno erogati suddividendo le disponibilità in modo proporzionale tra tutti i contribuenti titolari di un'istanza validamente liquidata.
vorrei sapere se nel contratto nazionale del commercio (settore agenzie di
pubblicità) sono previste delle ore che possono essere richieste ai dipendenti
(durante il normale orario lavorativo) da adibire al riordino dell'ufficio, al
magazzinaggio, allo spostamento di scaffali e di mobilio.
Gli incentivi assegnati non sono classificabili come borse di studio assimilate a reddito di lavoro dipendente.
I benefici economici erogati agli alunni delle scuole superiori, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, che hanno studiato "sodo" è hanno concluso l'anno scolastico con il massimo dei voti, non sono soggetti a ritenuta. Gli studenti, quindi, potranno beneficiare dell'intera somma, senza lasciare nulla al fisco.
Inpgi e contributi dei giornalisti, versamento unitario in "codice".
Pronto il codice tributo che consente il versamento, tramite "F24-Accise", dei contributi volontari dovuti all'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi), dagli iscritti alla gestione previdenziale separata. A istituirlo è la risoluzione n. 264/E del 28 ottobre 2009. Il codice, "G008", denominato "Contributi volontari-Gestione previdenziale separata ex d.lgs 103/96", va inserito nella sezione "Accise /Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione" del modello "F24 Accise", reperibile in formato elettronico dal sito dell'Agenzia.
I versamenti unitari delle imposte eseguiti dai titolari di partita Iva (articolo 17, Dlgs 241/1997), secondo quanto disposto dal decreto Mef del 18 luglio 2005, comprendono anche le somme dovute all'Inpgi. Il neonato codice consente il versamento di tali contributi.
Modificati, con provvedimento del direttore dell'Agenzia del 28 ottobre 2009, il modello di dichiarazione delle attività emerse e le relative istruzioni, approvati lo scorso 14 settembre. Le variazioni si sono rese necessarie a seguito delle modifiche apportate alla norma che ha introdotto lo scudo fiscale (articolo 13-bis decreto legge 78/2009) dall'articolo 1, comma 1 lettera b) del "decreto correttivo" (Dl 103/2009) e per effetto delle precisazioni fornite dall'Agenzia con la circolare n. 43/2009.
Fra le novità recepite nel modello e/o nelle istruzioni, in primo luogo il termine per le operazioni di rimpatrio e/o regolarizzazione, che è stato anticipato al 15 dicembre 2009 (inizialmente la scadenza era stata fissata al 15 aprile 2010); rimpatrio e regolarizzazione, inoltre, possono ora essere effettuati anche dalle imprese controllate o collegate (articolo 167 e 168 del Tuir). In questo caso gli effetti del rimpatrio si producono in capo ai partecipanti, nei limiti degli importi delle attività emerse.
Le attività oggetto di dichiarazione per cui viene disposto il rimpatrio in Italia comprendono, con le modifiche, gli "investimenti esteri di natura non finanziaria, (come gli immobili situati all'estero, oggetti preziosi, opere d'arte e yacht)" detenuti all'estero, in qualsiasi Paese europeo ed extraeuropeo.
Inoltre, riguardo alle attività dichiarate che, invece, non sono trasferite in Italia, agli Stati dell'Unione europea o aderenti allo Spazio economico europeo (SEE), si aggiungono gli "Stati extraeuropei" che garantiscono un adeguato scambio di informazioni.
Nella modulistica, come anticipato, anche gli effetti dei chiarimenti arrivati con la circolare 43/2009, in base alla quale, in primo luogo, è stato previsto che il rimpatrio può essere perfezionato in una data diversa dal 15 dicembre, purché ragionevolmente ravvicinata, nel caso in cui, per cause non imputabili al dichiarante, non sia possibile compiere le operazioni di rientro nel termine prestabilito.
Lo stesso documento, inoltre, specifica che il rientro delle attività patrimoniali si estende anche ai beni immobili tramite il cosiddetto "rimpatrio giuridico", consistente nel conferimento delle attività illegalmente detenute alla data del 5 agosto 2009, in una società costituita nello stesso paradiso fiscale e, di conseguenza, nel rimpatrio delle partecipazioni.
Il modello aggiornato deve essere utilizzato, in sostituzione di quello approvato il 14 settembre scorso, a decorrere dalla pubblicazione del provvedimento. Tuttavia sono fatti salvi gli effetti per i contribuenti che hanno utilizzato, fino a tale data, la precedente versione.
Il modello di dichiarazione IVA/2010 presenta diverse novità che riguardano principalmente la sua struttura. Al fine di razionalizzare l’esposizione dei dati richiesti e di semplificare le modalità di compilazione dei vari quadri di cui si compone il modello di dichiarazione annuale Iva, sono state apportate le modifiche di seguito illustrate.
- sono stati soppressi i campi riservati all’indicazione della residenza anagrafica (persone fisiche) e del domicilio fiscale (persone giuridiche). Nel riquadro previsto per l’indicazione dei dati anagrafici del soggetto che sottoscrive la dichiarazione, la compilazione dei predetti campi è richiesta esclusivamente ai soggetti residenti al l’estero
- è stato soppresso il campo “codice fiscale attribuito per la stabile organizzazione”destinato ai soggetti non residenti che operavano in Italia sia mediante stabile organizzazione che tramite identificazione diretta/rappresentante fiscale.
- introduzione del riquadro riservato alla sottoscrizione della dichiarazione da parte dell’organo di controllo contabile. La compilazione del riquadro è prevista solo ai fini della nuova disciplina introdotta in materia di compensazione del credito Iva annuale dal d.l. n. 78/2009.
Il quadro VA del modello IVA/2010 è costituito da 2 sezioni
- il rigo VA3 modello IVA/2009, che richiede la ripartizione degli acquisti registrati nell’anno, è stato collocato nell’ambito del quadro VF, rigo VF24
- è stato eliminato il rigo VA4 modello IVA/2009, riservato ai soggetti che si avvalgono della facoltà di versare trimestralmente l’imposta relativa alle operazioni
di subfornitura (art. 74, comma 5 del DPR n. 633/1972). Il versamento della predetta imposta deve essere effettuato utilizzando specifici codici tributo
- il rigo VA7 modello IVA/2009, riservato all’indicazione delle operazioni agricole connesse effettuate in via occasionale (art. 34-bis del DPR n.633/1972), è stato collocato nell’ambito della nuova sezione 3 del quadro VF, rigo VF55
- il contenuto della sezione 2 del quadro (modello IVA/2009), riguardante l’effettuazione di operazioni esenti occasionali o di cessioni occasionali di beni usati, è stato collocato nella nuova sezione 3 del quadro VF, righi VF53 e VF54
- il contenuto della sezione 3 del quadro (modello IVA/2009), riguardante l’esposizione delle operazioni intracomunitarie, delle esportazioni, delle importazioni e delle operazioni da e nei confronti di San Marino, è stato collocato nell’ambito dei quadri VE (rigo VE30) e VF (rigo VF23)
- il rigo VA42 modello IVA/2009, riservato all’indicazione dei dati relativi all’adeguamento Iva studi di settore, è stato soppresso. Il dato sarà esposto nell’ambito del modello Unico.
Il quadro VE del modello IVA/2010 è costituito da 5 sezioni
- nella sezione 1 sono stati eliminati i righi da VE10 a VE12 modello IVA/2009. Si tratta di righi di sommatoria parziale relativa agli importi esposti nei righi che compongono la sezione
- la sezione 2 ora si compone di 3 righi, che richiedono l’esposizione dell’imponibile e dell’imposta delle operazioni attive effettuate, suddivise in base all’aliquota d’imposta applicata (4%, 10%, 20%)
- è stata creata una nuova sezione 3 dove sono determinati i totali dell’imponibile (rigo VE23) e dell’imposta (rigo VE25) relativi alle operazioni evidenziate nelle precedenti sezioni 1 e 2
- nell’ambito della nuova sezione 4 (sezione 3 modello IVA/2009), il rigo VE30 è ora composto da più campi necessari per l’esposizione dettagliata delle operazioni che danno diritto a plafond, l’anno scorso evidenziate anche nella sezione 3 del quadro VA
- nel rigo VE36 è stato introdotto un campo specifico per l’esposizione delle operazioni ad esigibilità differita effettuate ai sensi dell’art. 7 del d.l. n. 185/2008 (Iva per cassa)
- la nuova sezione 5 (sezione 4 modello IVA/2009) è costituita dal rigo VE40 dove va indicato il totale delle operazioni attive effettuate (volume d’affari). Rispetto allo scorso anno è stato eliminato il rigo VE41 (totale imposta) che costituiva di fatto il semplice riporto del dato già indicato nel rigo VE25.
Il quadro VF del modello IVA/2010 è costituito da 3 sezioni
- nella sezione 1 è stato eliminato il rigo VF12 modello IVA/2009. Si tratta di un rigo di sommatoria parziale relativa agli importi esposti nei righi che compongono la sezione
- è stata istituita la sezione 2 dove è richiesta l’indicazione del totale degli acquisti e delle importazioni registrati, delle variazioni e degli arrotondamenti e del totale dell’imposta relativa agli acquisti ed alle importazioni imponibili. Nella sezione sono stati introdotti i righi VF23 e VF24. Il primo richiede l’esposizione dettagliata degli acquisti intracomunitari, delle importazioni e degli acquisti da San Marino, dati evidenziati l’anno scorso nella sezione 3 del quadro VA. Il secondo riguarda la ripartizione degli acquisti registrati nell’anno, esposizione che lo scorso anno era richiesta nel quadro VA, rigo VA3
- è stata istituita la sezione 3 – determinazione dell’Iva ammessa in detrazione -. La nuova sezione accoglie alcuni dei dati contenuti nel quadro VG modello IVA/2009, il quadro sostanzialmente riservato ai soggetti destinatari dei regimi speciali Iva caratterizzati da specifiche modalità di determinazione dell’imposta detraibile. Da quest’anno, nell’ambito del quadro VF viene chiesto al contribuente di indicare il metodo adottato per la determinazione dell’Iva ammessa in detrazione (rigo VF30). In presenza di regimi speciali che prevedono la detrazione in misura forfetaria (agriturismo, spettacoli viaggianti, attività agricole connesse, eccetera) viene richiesto unicamente di indicare nel rigo VF57 l’importo che risulta dall’applicazione della percentuale di forfetizzazione di competenza. La compilazione di uno specifico riquadro è prevista esclusivamente per i soggetti che effettuano operazioni esenti o che applicano il regime speciale per l’agricoltura
e ciò in considerazione della specificità di tali situazioni. Inoltre, nella sezione sono stati istituiti i righi da VF53 a VF55, per la gestione delle operazioni esenti occasionali, delle cessioni occasionali di beni usati e delle operazioni agricole connesse effettuate in via occasionale che lo scorso anno erano rappresentate nell’ambito del quadro VA (sezione 2 e rigo VA7).
Il quadro VG dello scorso anno è stato soppresso e alcuni dei dati richiesti sono confluiti nel nuovo quadro VF del modello IVA/2010, come sopra illustrato.
- nella sezione 2 sono stati eliminati i righi VL1, VL2, VL4 e VL5 che costituivano un semplice riporto di importi già evidenziati in altri quadri
- nella sezione 3, sono stati invertiti i righi VL32 e VL33 modello IVA/2009 per evidenziare, analogamente a quanto avviene nella sezione 1 dello stesso quadro e nella parte finale della sezione 3, prima il debito e poi il credito annuale.
Il rigo VX5 è stato diviso in 2 campi per consentire l’evidenziazione dell’importo che il contribuente intende utilizzare in compensazione nel modello F24.
Nel rigo VX6 è stato inserito un campo per l’indicazione del codice fiscale della consolidante.
Il quadro è riservato all’ente o società controllante di un gruppo Iva. Trattandosi di un quadro speculare al quadro VL sono state apportate le stesse modifiche illustrate con riferimento al predetto quadro.
Quesito: locazione immobile strumentale e codice attività.
svolgo attività di agente immobiliare in proprio e ad aprile di quest'anno ho sublocato il locale in cui svolgevo l'attività ad una persona per aprirvi un negozio,ho sublocato poichè il locale lo sto acquistando tramite società di leasing.Contratto regolarmente registrato all'agenzia delle entrate e conseguentemente ho cambiato la mia sede sociale.ora a distanza di mesi, il commercialista mi dice che dovevo anche denunciare dei nuovi codici di attività sia alla CCIIA sia all'agenzia delle entrate e di fare la denuncia ora con data primo marzo.E' necessario ciò che mi chiede il commercialista, e nel caso sono soggetto a sanzioni?Inoltre visto che la mia categoria professionale è incompatibile praticamente con tutto vado incontro a qualche altro problema?
Mia moglie ed io siamo proprietari (al 50% ciascuno) di un appartamento comperato nel 2006 con le agevolazioni prima casa. Ora (2009) stiamo per comprare un altro appartamento ma non sappiamo se ce la faremo ad acquistarlo prima della vendita del primo; il nuovo, quindi, diventerebbe seconda casa.
Quesito: comperato il nuovo come seconda casa, quando venderemo il primo sarà possibile destinare il nuovo a prima casa, recuperando le agevolazioni ed evitando gli altri gravami fiscali?
Entro il 2 Novembre prossimo è possibile presentare il modello Iva TR, necessario per compensare nel modello di versamento F24 il credito Iva relativo al terzo trimestre 2009 fino quando si presenterà la dichiarazione annuale Iva 2010 (relativa al periodo d'imposta 2009). Solamente in tal maniera, risulta possibile procedere ad una riduzione dei debiti tributari e contributivi nei modelli F24 che scadranno nei prossimi mesi del prossimo anno, da quando cioè diverranno operative le nuove limitazioni alle compensazioni dei crediti Iva, introdotte dalla manovra estiva.
La cessione di contratti di riassicurazioni, ai fini del requisito oggettivo dell'imposta sul valore aggiunto, non è una cessione di beni ma costituisce una prestazione di servizi. Una prestazione di servizi che non è annoverabile, quale operazione finanziaria o assicurativa, tanto ai fini dell'esenzione Iva quanto a quelli della territorialità. È la conclusione a cui sono pervenuti gli eurogiudici con la sentenza del 22 ottobre 2009 nel procedimento C-242/08, dopo aver esaminato una questione sottoposta dai giudici tedeschi e riguardante il regime Iva applicabile alla cessione, da parte di una società tedesca a una elvetica, di un pacchetto di contratti di riassicurazione sulla vita.
Nel procedimento C-242/08 una società tedesca pone una domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte secondo quanto previsto dall'articolo 234 CE. Nella domanda di pronuncia pregiudiziale ci si pone la questione sulla corretta interpretazione degli artt. 9, n. 2, lett. e), quinto trattino, e 13, parte B, lett. a), c) e d), punti 2 e 3, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, nell'ambito del sistema comune di imposta sul valore aggiunto e base imponibile uniforme. Da una parte figura la società madre di una S.p.a. con bandiera tedesca operante nel campo assicurativo che tra le sue attività annovera anche il ramo della riassicurazione vita. Dall'altra, una compagnia assicurativa elvetica che, dietro una convenzione di cessione portafogli, si è fatta trasferire un portafoglio con poco meno di 200 contratti di riassicurazione sulla vita. Nella convenzione, inoltre, è stato fissato un valore negativo per la cessione di circa 20 contratti. Tale valore negativo ha comportato una diminuzione del prezzo complessivo di acquisto dei contratti. In base alla convenzione, poi, gli assicurati dovevano dare il consenso alla società acquirente per legittimarla a subentrare come controparte negli stessi nonché nei diritti e negli obblighi conseguenti. Per quanto riguarda i contratti, invece, c'è da sottolineare che gli stessi erano rivolti esclusivamente a imprese situate al di fuori del territorio tedesco e, pertanto, o in altro Stato membro o in altro Stato terzo. Le ragioni che hanno spinto il giudice nazionale tedesco a portare la fattispecie all'esame della Corte europea riguardano la pretesa dell'Amministrazione tributaria tedesca che, assimilando la cessione dei contratti di riassicurazione vita a una cessione di beni, ha emesso un avviso d'accertamento, nei confronti della società tedesca, relativo al pagamento di un anticipo sull'Iva. Da ciò è scaturito il ricorso che, la medesima società tedesca, ha presentato contro l'avviso nei riguardi dell'Amministrazione tributaria tedesca. Quest'ultimo, respingendo il ricorso ha indotto la società tedesca a presentare ricorso per cassazione al giudice nazionale fondando le proprie ragioni sul fatto che le prestazioni, di cui alla causa principale, non sarebbero assoggettabili all'Iva in quanto tali operazioni non possono essere annoverate quali "cessione di beni" come sostenuto, invece, dall'Amministrazione tributaria tedesca.
In ambito comunitario il riferimento è costituito dalla VI direttiva. L'articolo 5, nn. 1 e 2, che considera "cessione di bene il mero trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario". Per l'art. 6, n. 1 "è prestazione di servizi ogni operazione che non costituisce cessione di beni" come definito nell'articolo 5. Inoltre, l'articolo 9, nn. 1 e 2, lett. e), quinto trattino stabilisce che il luogo di svolgimento delle operazioni bancarie, finanziarie e assicurative è il Paese del soggetto destinatario delle suddette operazioni. Inoltre, secondo l'articolo 13, parte b, lett. a), sono esenti, ai fini Iva, le operazioni di assicurazione e riassicurazione nonché dal combinato disposto dei punti 2) e 3), parte B, lett. d) dello stesso articolo le operazioni creditizie e quelle finanziarie.
In ambito nazionale occorre richiamare le disposizioni applicabili alla controversia di cui alla causa principale. Nello specifico, la disciplina di interesse è costituita dalla legge 1999 parafrasabile nella nostra lingua come imposta sulla cifra di affari. L'articolo 3a della legge 1999 relativa all'imposta sulla cifra d'affari stabilisce che una prestazione si considera fornita nel luogo in cui il destinatario esercita la propria attività qualora il destinatario della prestazione sia una impresa. In forza dell'articolo 4, punto 8, lett. c) e g) sono esenti dall'Iva le operazioni creditizie, bancarie e quelle basate su contratti di riassicurazione come si legge nel punto 10), lett. a) dell' articolo 4.
Per il giudice del rinvio, secondo la normativa nazionale, l'operazione di cui alla causa principale rientra nella fattispecie delle prestazioni di servizi che, in quanto effettuata nel territorio tedesco, è imponibile nello stesso Stato membro. Ma come spesso può accadere quando si tratta di interpretazione di norme, dubbi sono sorti al giudice del rinvio sulla posizione della normativa nazionale rispetto alla sesta direttiva. In particolare, ciò che suscita dubbi interpretativi nel giudice nazionale è se la cessione di contratti di riassicurazione vita, così come descritto, debba essere considerata quale prestazione di servizi o cessione di beni. Per di più se, tale cessione, rientri nel novero di operazioni di assicurazioni o finanziarie. In altri termini, il giudice del rinvio si pone la questione se una cessione a titolo oneroso, da parte di una società stabilita in uno Stato membro a una compagnia di assicurazioni stabilita in uno Stato terzo rientri o meno nell'ambito dell'articolo 9, n. 2, lett. e), quinto trattino, della sesta direttiva, dell'articolo 13, parte B, lett. a), di tale direttiva o di una lettura combinata dei punti 2 e 3 di tale articolo13, parte B, lett. d).
La disamina normativa effettuata dai giudici della quarta sezione della Corte di giustizia europea è stata piuttosto complessa in quanto si sono trovati ad affrontare svariate problematiche interpretative sottese alla controversia di cui alla causa principale. In primo luogo hanno dovuto stabilire se l'operazione di cessione di contratti di riassicurazione vita costituisca o meno una "cessione di bene", secondo l'articolo 5 della sesta direttiva, oppure una "prestazione di servizi" in virtù dell'articolo 6. Secondo la normativa comunitaria per avere "cessione di bene" occorre che ci sia il trasferimento della proprietà di un bene da un soggetto a un altro e nel caso in esame non è ravvisabile. A conclusione i giudici della Corte hanno stabilito che l'operazione di cessione di un portafoglio riassicurativo vita, come descritto nella causa principale, non è classificabile quale operazione bancaria, finanziaria ed assicurativa. Di conseguenza, la cessione in oggetto, non rientra nell'ambito applicativo dell'articolo 9, nn. 1 e 2, lett. e), quinto trattino; dell'art. 13, parte B, lett. a); dell'articolo 13 punti 2) e 3), parte B, lett. d) che stabiliscono, invece, che le operazioni finanziarie, bancarie ed assicurative non soltanto devono essere considerate come effettuate nel Paese del soggetto destinatario ma sono anche esenti ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto. Ecco che, in virtù delle argomentazioni riportate la quarta sezione della Corte di Giustizia dell'Unione europea, nel risolvere le questioni presentate al suo giudizio, ha stabilito che "Una cessione a titolo oneroso, da parte di una società stabilita in uno Stato membro ad una compagnia di assicurazioni stabilita in uno Stato terzo, di un portafoglio di contratti di riassicurazione vita implicante, per quest'ultima, l'assunzione, con il consenso degli assicurati, del complesso dei diritti e degli obblighi risultanti da tali contratti non costituisce né un'operazione ai sensi degli articoli 9, n. 2, lett. e), quinto trattino, e 13, parte B, lett. a), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, né un'operazione riconducibile ad una lettura combinata dei punti 2 e 3 di tale art. 13, parte B, lett. d)". Inoltre, " Nell'ambito di una cessione a titolo oneroso di un portafoglio comprendente 195 contratti di riassicurazione vita, la circostanza che non sia il cessionario, bensì il cedente, colui che paga un corrispettivo, consistente nel caso di specie nella fissazione di un valore negativo, per l'acquisto di 18 di tali contratti è priva di rilevanza ai fini della soluzione della prima questione". E che, "L'articolo 13, parte B, lett. c), della sesta direttiva 77/388 deve essere interpretato nel senso che esso non si applica ad una cessione a titolo oneroso di un portafoglio di contratti di riassicurazione vita come quello oggetto della causa principale".
Nel concordato fallimentare tutti i frutti sono dell'assuntore.
•si accolla le passività e diviene proprietario di tutte le attività della società fallita a un valore fiscale coincidente con il valore delle passività accollate
•non è tassato al momento dell'omologazione del concordato fallimentare, ma nel successivo momento in cui si verifica l'alienazione a titolo oneroso dei beni.
Istanza di rimborso Irap possibile anche per le imprese familiari e per i collaboratori.
Anche i titolari di un'impresa familiare e i propri collaboratori possono accedere all'istanza di rimborso Irap. I collaboratori possono accedervi in funzione dell'eventuale minor reddito attribuito per trasparenza. Nell'impresa familiare i collaboratori non partecipano alle eventuali perdite conseguite dall'impresa stessa. Quindi, nel caso in cui l'impresa familiare abbia generato perdite fiscali nei periodi oggetto del rimborso Irap, le maggiori perdite spetteranno esclusivamente al titolare dell'impresa e solamente quest'ultimo potrà procedere a rideterminare il reddito e presentare l'istanza di rimborso Irap.
Quesito: vendita immobile situato in Italia da parte di italiano residente estero.
Sono un cittadino italiano residente negli USA da 6 anni e regolarmente iscritto all'AIRE. Possiedo un immobile in Italia per il quale pago le relative tasse nella dichiarazione dei redditi in Italia. Sarei in procinto di vendere suddetto appartamento e vorrei capire se le tasse sul guadagno ricavato dalla vendita dell'immobile debbano essere pagate negli USA o in Italia. Secondo la legge americana ogni persona residente in territorio statunitense e' tenuta a pagare tasse al governo americano su tutte le entrate, anche se generate all'estero. So che USA ed Italia hanno il trattato fiscale per evitare la doppia tassazione ma non mi e' chiaro se le leggi e tasse imposte dallo stato italiano in caso specifico di vendita di un immobile abbiano precedenza su quelle americane e dunque mi esentino dal pagamento in america.
io vorrei aprirmi una partita iva all'estero pero restare qui in italia, vorrei farmi un website cosi potrei mostrare tutti i lavori che eseguo. io sono un tipografo.
volevo sapere pagando le tasse all'estero quindi avendo una partita iva li ma avendo la residenza in italia e comprando la maggior parte delle cose qui in italia ma con la ditta esetera cosa succede devo pagare le tasse anche qui in italia o li pagherei solo all'estero. il paese dove vorrei aprire la partita iva e malta.
Quesito: differenza codice Ateco su Ristorazione con Somministtrazione.
dovremmo identificare con esattezza la tipologia del nostro codice ai fini della corretta presentazione della domanda di richiesta finanziamenti. L'attività fa parte del codice 56.10, tuttavia esistono due sottotipologie di numerazione, 56.10.1 e 56.10.11 entrambe relative alla ristorazione con somministrazione. sono da considerarsi equivalenti o indicano categorie di somministrazione precise?Potreste aiutarci?
la detassazione degli investimenti può essere usufruita dalle aziende che PRODUCONO beni compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007 o dalle aziende che ACQUISTANO beni compresi nella tabella? Ad es. riguarda le azienda che acquistano macchinari per fabbricare macchine fotocopiatrici o riguarda le aziende che acquistano macchine fotocopiatrici?
avendo un franchising con marchio registrato, dovrei far pagare le royalties mensili. come devo fatturarle? potrebbe gentilmente mostrarmi un modello di fattura di royalty per 50 euro?
Io vivo in Canada ma sono cittadino Italiano. Mie sorelle vivono in Canada e sono cittadine Canadesi. Mio fratello e morto in Italia a lasciato una propietta. Che documenti servono per la successione.
Operazioni a premio. Regole IVA per l'imposta sostitutiva.
Anche per gli obblighi di conservazione della relativa documentazione fiscale trovano applicazione le regole IVA: pertanto, è necessario conservare la documentazione fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione IVA relativa al periodo in cui sono considerate effettuate le prestazioni di servizio rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, oppure - in caso di accertamento - fino a quando quest’ultimo non sia definito.
Questo, in sintesi, è il chiarimento contenuto nella risoluzione n. 261/E del 22 ottobre scorso. La risoluzione illustra il corretto trattamento fiscale da riservare ad un'iniziativa promozionale che premia i titolari di una carta di credito a seguito dell'accumulo di punti per il suo utilizzo.
In particolare, per quanto riguarda l’individuazione del termine di versamento dell’imposta sostitutiva, a carico dell’organizzatore, l’Agenzia delle Entrate precisa che il momento giusto è quello in cui, secondo i principi generali dell'IVA, può considerarsi effettuata la prestazione di servizio, cioè la data del pagamento del corrispettivo o, se precedente, quella di emissione della fattura.
(Risoluzione Agenzia delle Entrate 22/10/2009, n. 261/E)
Lo scudo non produce effetti a fronte di violazioni già constatate.
La disciplina sullo scudo fiscale-ter non introduce vere e proprie circostanze che impediscono ai contribuenti di accedere alla sanatoria per il rientro dei capitali; pur tuttavia, in presenza di alcune ipotesi, il rimpatrio o la regolarizzazione non producono effetti. Lo scudo fiscale-ter non produce effetti in presenza: della già avvenuta constatazione della violazione; dell'inizio di accessi, ispezioni o verifiche; dell'inizio di altre attività amministrative di accertamento delle quali il contribuente ha avuto formale conoscenza.
ACCERTAMENTO PER CESSIONI DI IMMOBILI – MODIFICA CRITERI OPERATIVI
La Legge Comunitaria, precisamente l’art.24 della L. n.88/09 in vigore dal 29 luglio scorso, è intervenuta in ambito di “accertamenti immobiliari” abrogando la regola del “valore normale OMI” (osservatorio del mercato immobiliare) introdotta dalla legge Prodi – Bersani. La regola del “valore normale OMI” si sostanzia in un sistema di presunzioni in base al quale, quando il “valore normale” (o valore di comune commercio) dell’immobile trasferito da un’impresa supera il corrispettivo dichiarato in atto, si è in presenza di una prova sostanziale di avvenuta evasione fiscale, a prescindere dalle risultanze delle scritture contabili dell’impresa stessa. L’evasione così determinata si configurava sia per l’Iva, che per le imposte sui redditi e per l’Irap.
Il “valore normale” degli immobili poteva essere determinato
- attraverso l’utilizzo di stime territoriali pubblicate a cura dell’OMI (osservatorio del mercato immobiliare http://www.agenziaterritorio.it/?id=3081 );
- in misura pari al o ai finanziamenti erogati all’acquirente.
Il meccanismo è stato oggetto di forti polemiche per gli automatismi sottesi, di fronte ai quali è, in alcuni casi, difficile difendersi. In particolare, gli automatismi legati all’utilizzo delle pubblicazioni OMI non tengono conto dell’effettivo stato dell’immobile oggetto di transazione, mentre il riferimento agli importi erogati all’acquirente presenta evidente aspetti critici legati alla difficoltà di coordinamento tra eventuali esigenze di acquirente e venditore
La Legge Comunitaria 2008 riporta ad un regime di accertamento in base al quale il maggior valore di mercato dell’immobile rispetto al prezzo di trasferimento dichiarato, può essere, al massimo, un mero indizio di evasione e come tale, quindi, una presunzione semplice. L’Ufficio che intenda accertare l’impresa che ha trasferito l’immobile dovrà obbligatoriamente farsi carico di ogni onere sia in merito alla motivazione dell’accertamento fiscale, sia in ordine alla prova dell’avvenuta evasione, in quanto non potrà più contare su alcuna presunzione di legge a proprio favore.
Il problema attuale nella valutazione della portata applicativa della recente modifica consiste nel capire come essa si rapporterà alle attività di verifica e accertamento in corso o da svolgere sugli anni interessati dall’applicazione delle regole Prodi - Bersani. In tal senso l’orientamento prevalente afferma che la modifica può intendersi come di tipo “procedurale”, e che, pertanto, possa avere efficacia retroattiva potendo essere applicata a favore dei contribuenti anche per le annualità precedenti.
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Gli interessati al beneficio, sono solo i contribuenti esercenti attività d’impresa, arte o professione che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 200.000 euro. Il meccanismo dell’esigibilità differita cessa al momento del superamento del limite. Pertanto il contribuente dovrà monitorare l’evoluzione del proprio volume d’affari.
Il meccanismo opera su opzione del contribuente, su singola operazione.
Restano escluse dal meccanismo di differimento, le operazioni effettuate nei confronti di privati, quelle rese da soggetti che applicano l’imposta secondo le disposizioni di un regime speciale e le operazioni assoggettate a imposta sulla base del meccanismo del reverse charge.
Sulla fattura deve essere indicata la seguente dicitura:
IVA ad esigibilità differita ex articolo 7, Dl 185/08
ESIGIBILITA’ DELL’IMPOSTA
L’imposta diviene esigibile solo al momento del pagamento da parte del committente/cessionario del corrispettivo dovuto. In caso di pagamento parziale del corrispettivo l’IVA diverrà esigibile solo in proporzione al pagamento effettuato. Nel caso in cui, trascorso un anno, una cessione o prestazione non risulti pagata, l’IVA diviene integralmente esigibile e i cedenti/prestatori dovranno calcolare l’imposta a debito entro la liquidazione trimestrale o mensile successiva al verificarsi della specifica condizione.
Le controparti commerciali che per dimensioni o posizioni dominanti sul mercato dispongono di un rilevante potere contrattuale, sono in grado di indurre o i propri fornitori, specie se di dimensioni minori, a non avvalersi dell’esigibilità differita, potendo così mantenere la detrazione su base documentale, con tutti i connessi vantaggi finanziari.
Diventa indispensabile un controllo puntuale sui propri movimenti finanziari sia ai fini del versamento che della detrazione dell’IVA, in particolare per i contribuenti in contabilità semplificata.
Il contribuente può avvalersi della compilazione e presentazione del modello 730 integrativo nel caso in cui si accorga di aver commesso degli errori o delle omissioni nella compilazione della dichiarazione dei redditi. In particolare, il modello va utilizzato se le correzioni e le integrazioni apportate comportino un maggior credito o un minor debito d'imposta o un'imposta invariata o quando non siano stati indicati correttamente i dati relativi al sostituto d'imposta che effettuerà il conguaglio.
Il dichiarante, quindi, deve compilare in modo completo un nuovo modello 730, inserendo sul frontespizio, nella casella "730 integrativo", il codice relativo al tipo di modifica apportata.
Il nuovo 730 va presentato a un Caf o a un professionista abilitato anche se il contribuente ha precedentemente usufruito dell'assistenza fiscale del proprio sostituto d'imposta.
Il modello deve essere accompagnato dalla documentazione necessaria affinché il Caf e il professionista possano verificare la correttezza dell'integrazione; se, invece, il 730 è stato presentato precedentemente al sostituto d'imposta, occorre allegare alla dichiarazione tutta la documentazione
Rientro dei capitali, Iva protetta se riferibile alle attività emerse.
Con il rientro dei capitali dall'estero l'attività di controllo viene comunque effettuata al fine di accertare che i maggiori imponibili siano riconducibili ai patrimoni regolarizzati; qualora si riscontrino dei redditi ulteriori, rispetto a quelli connessi alle attività emerse, il fisco provvederà a recuperare le imposte non versate. Inclusi, in tale contesto, gli accertamenti Iva.
Questa, in sintesi, la risposta del sottosegretario all'Economia Daniele Molgora al "question time" (21 ottobre 2009) di alcuni parlamentari volta a chiarire se la circolare dell'Agenzia sullo scudo fiscale (n. 43/2009), dove sostiene che "Gli accertamenti sono preclusi anche con riferimento a tributi diversi dalle imposte sui redditi, sempreché si tratti di accertamenti relativi ad imponibili che siano riferibili alle attività oggetto di emersione", si riferisca anche all'imposta sul valore aggiunto.
In caso affermativo, l'interrogazione chiede se ciò non comporti una violazione del diritto comunitario che, con sentenza n C-132/06, ha stabilito l'incompatibilità con le norme Ue,
delle disposizioni nazionali che prevedono una rinuncia all'accertamento di imponibili Iva. Orientamento assunto anche dalla Cassazione che ha stabilito l'obbligo per il giudice italiano di disapplicare le norme che si pongano sotto questo profilo in contrasto con il diritto comunitario.
La risposta all'interrogazione parlamentare rileva, in via preliminare, che l'imposta straordinaria del 5% sulle attività rimpatriate o regolarizzate, essendo fissata in misura forfetaria, non sostituisce le singole imposte e quindi neanche l'Iva. Sottolinea, inoltre, che per l'imponibile riconducibile alle attività patrimoniali regolarizzate, l'imposta straordinaria copre anche l'Iva, per gli importi eccedenti, invece, si effettuano gli accertamenti ordinari.
Le disposizioni sul rientro dei capitali all'estero, pertanto, non possono considerarsi in alcun modo in contrasto con le norme comunitarie in quanto non c'è una preclusione generalizzata e automatica degli accertamenti che, al contrario, sono comunque effettuati al fine di verificare ulteriori imponibili rispetto a quelli connessi alle attività emerse e, di conseguenza, riscuotere indistintamente le imposte non versate, compresa l'Iva.
Opere ultrannuali. SAL provvisori con rilevanza reddituale alternata.
Le somme liquidate per lavori coperti da SAL "provvisori" costituiscono solo movimentazioni finanziarie per il committente (appaltatore), ma concorrono alla valutazione delle rimanenze dell'appaltatore (subappaltatore). Lo ha chiarito l'agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 260/E del 22 ottobre.
La provvisorietà dei pagamenti eseguiti dal committente all'emissione dei vari stati di avanzamento lavori (e, nel caso specifico, dall'appaltatore, che aveva, a sua volta, affidato alcune lavorazioni in subappalto, con gli stessi vincoli contrattuali che regolavano il suo rapporto con il committente) era frutto della circostanza per cui gli stessi non equivalevano ad accettazione delle prestazioni eseguite. Un'accettazione che sarebbe, cioè, arrivata solo con il successivo collaudo tecnico-amministrativo dell'opera, con relativo esito favorevole.
L'appalto come prestazione di servizi
L'Agenzia ha messo in evidenza come il contratto di appalto sia considerato, in ogni caso, una prestazione di servizi, i cui corrispettivi, in base al Tuir (articolo 109, comma 2, lettera b) si assumono conseguiti e, dal punto di vista del committente, le cui spese di acquisizione si considerano sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate. Momento, quest'ultimo, identificato, di regola, in quello dell'accettazione dell'opera senza riserve ovvero, nel caso di stati di avanzamento lavori, in quello dell'accettazione definitiva degli stessi, con il passaggio, cioè, del rischio al committente e con il sorgere del diritto al pagamento in capo all'appaltatore.
Per il committente (appaltatore), quindi, un pagamento legato a un SAL privo dei caratteri di "definitività" appena richiamati costituisce esclusivamente un credito verso l'appaltatore (subappaltatore). La rilevanza reddituale (il riconoscimento del costo) si avrà solamente nell'esercizio di accettazione definitiva dell'opera. Più in generale, nell'esercizio in cui si produrranno gli effetti giuridici tipici dell'accettazione, quali, si ripete, il passaggio della proprietà o del rischio al committente e il diritto per l'appaltatore di ricevere il pagamento.
Le ritenute a garanzia
Il contratto di appalto (subappalto) prevedeva anche che l'importo fatturato per i lavori evidenziati nel SAL non fosse liquidato per intero, ma che il committente (appaltatore), all'atto del pagamento, effettuasse una ritenuta a garanzia della realizzazione dei lavori e degli adempimenti contributivi dell'appaltatore (subappaltatore). Una ritenuta poi svincolata e corrisposta all'appaltatore (subappaltatore) all'atto dell'esito positivo del collaudo finale e alla dimostrazione del regolare versamento contributivo.
Anche per le ritenute a garanzia in questione è stata, ovviamente, esclusa, ogni rilevanza reddituale, concretizzandosi le stesse in crediti per l'appaltatore (subappaltatore) che le subisce, in debiti per il committente (appaltatore) che le effettua.
Poste finanziarie che andranno poi estinte (con l'incasso/pagamento) in caso di controlli positivi, stornate nell'ipotesi contraria. Ipotesi, quest'ultima, in cui i costi per il committente (appaltatore) e i ricavi per l'appaltatore (subappaltatore) si quantificheranno, quindi, nel totale delle somme complessivamente versate (incassate) in via provvisoria, al netto delle ritenute.
La rilevanza reddituale dei pagamenti per l'appaltatore (subappaltatore)
Si diceva della rilevanza reddituale, per l'esecutore dei lavori (appaltatore o subappaltatore), dei corrispettivi incassati in via provvisoria. L'articolo 93 del Tuir, al comma 2, afferma che "…Per la parte di opere, forniture e servizi coperta da stati di avanzamento la valutazione [delle rimanenze] è fatta in base ai corrispettivi liquidati". Tali pagamenti liquidati "in via provvisoria a fronte di stati di avanzamento lavori, pur rivestendo in senso lato la natura di acconti, assumono rilevanza ai fini della determinazione del reddito in quanto concorrono alla valutazione delle rimanenze. Detti corrispettivi, infatti, vengono erogati per prestazioni già eseguite, caratterizzate da particolari modalità di pagamento e, da un punto di vista concettuale, si distinguono nettamente dai veri acconti che costituiscono anticipi del committente in conto lavori da eseguire" (circolare n. 36/1982, parte terza).
Una valutazione delle rimanenze, per effettuare la quale, i corrispettivi da SAL vanno assunti al lordo della ritenuta a garanzia subita.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 29
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 26
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 4
 articolo13
 art. 13
 articolo 7
 sentenza