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Timestamp: 2019-07-22 21:17:51+00:00

Document:
Con ricorso al Tribunale di Torino il dott. M.D., informatore scientifico del farmaco alle dipendenze di P. S.p.A. sin dal 1° settembre 1987 in forza di rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ha impugnato il trasferimento da Pesaro, suo luogo di residenza e di lavoro, a Torino, ritenendo lo stesso illegittimo perché determinato da intenti vessatori e discriminatori e comunque non supportato da effettive ragioni aziendali; ha chiesto il risarcimento dei danni, patrimoniali e non, subiti a fronte di condotte vessatorie e punitive, precedenti e successive alla intimazione del trasferimento; ha impugnato la sanzione disciplinare dell’ammonizione scritta del 20 novembre 2007, comminatagli per non avere trasmesso tempestivamente al suo capoarea gli itinerari delle visite di informazione dei medici da effettuarsi la settimana successiva; ha rivendicato infine somme a titolo di compensi per lavoro straordinario, indennità di trasferta, rimborso spese di soggiorno, vitto e alloggio a seguito dell'intimato trasferimento.
L’impugnazione proposta dal D. è stata respinta dalla Corte d’appello di Torino con sentenza in data 14 febbraio - 12 aprile 2012.
- che l’area di Torino, diversamente da quanto risultante dalla lettera di trasferimento, aveva carattere non strategico, onde non era giustificato il suo trasferimento in quella sede;
- che non vi era corrispondenza tra le microaree di Torino, lasciate vacanti da due informatori scientifici, e quelle attribuite al ricorrente; -
- che era stata la stessa società resistente a determinare la scopertura della zona di Torino, proponendo ai due informatori scientifici le dimissioni incentivate;
- che vi era la possibilità di praticare soluzioni alternative al suo trasferimento nell’area di Torino, distante ben 700 Km. dalla zona di Pesaro;
- che le residue piccole aree affidate al ricorrente ben potevano essere assegnate agli informatori scientifici piemontesi;
- che l’azienda ha disposto l’allontanamento del ricorrente dalla zona di lavoro abituale, senza considerare l’allarmante quadro sanitario documentato, attestante disturbi di carattere psichico.
Questa Corte ha più volte affermato che il controllo giurisdizionale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato deve essere diretto ad accertare che vi sia corrispondenza tra il provvedimento adottato dal datore di lavoro e le finalità tipiche dell'impresa, e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell'iniziativa economica privata, garantita dall’art. 41 Cost., non può essere dilatato fino a comprendere il merito della scelta operata dall’imprenditore; quest’ultima, inoltre, non deve presentare necessariamente i caratteri dell'inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una delle possibili scelte, tutte ragionevoli, che il datore di lavoro può adottare sul piano tecnico, organizzativo e produttivo (Cass. 2 gennaio 2001 n. 27; Cass. 2 agosto 2002 n. 11624; Cass. 29 luglio 2003 n. 11660; Cass. 18 aprile 2005 n. 7930; Cass. 28 aprile 2009 n. 9921; Cass. 2 marzo 2011 n. 5099).
Nella specie la Corte di merito ha ritenuto provata la sussistenza delle ragioni organizzative e produttive idonee a giustificare il trasferimento ai sensi dell’art. 2103, rilevando che i due informatori che coprivano le zone di Torino ed Aosta si erano dimessi, onde si era reso necessario provvedere alla loro sostituzione, peraltro in un quadro di riorganizzazione dell'azienda, conseguente alle dimissioni incentivate di 16 informatori su un totale di 110; che la situazione personale del ricorrente non era ostativa al trasferimento, privo essendo il medesimo di carichi familiari; che al D. era stata assegnata una zona assolutamente comparabile con quella degli altri informatori, all’inizio coperta da altri suoi colleghi avendo il ricorrente ripreso servizio quasi un anno dopo il trasferimento; che non era pretestuoso il motivo della nuova destinazione, risultando comprovate le ragioni da cui era stato determinato il trasferimento.
Al di là del dedotto vizio di motivazione, tutte le altre argomentazioni - quali la possibilità di utilizzare il ricorrente presso la zona di provenienza, la possibilità di coprire la zona di destinazione con altri informatori, lo sviluppo del progetto di crescita, il fatturato dell’azienda nella zona di provenienza e di destinazione, i nuovi compiti assegnati al ricorrente, le dimissioni incentivate proposte agli informatori scientifici, la praticabilità di differenti soluzioni organizzative asseritamente più razionali e redditizie -, attengono al merito delle scelte operate dall’azienda e si sottraggono al controllo giurisdizionale, che è limitato all’esame dell’effettiva sussistenza delle ragioni tecniche e organizzative che hanno determinato il trasferimento, ragioni che la Corte di merito ha accertato dando sufficientemente conto del proprio convincimento.
Ha piuttosto rimarcato il giudice d’appello due circostanze, peraltro non contestate dal ricorrente, di indubbia rilevanza al fine di valutare la resa lavorativa del medesimo: la prima relativa alla sua effettiva presenza al lavoro per soli 73 giorni nel periodo novembre 2008 - giugno 2009, successivo alla ripresa del servizio dopo la malattia; la seconda concernente il numero assai ridotto di visite giornaliere ai medici, due o tre al giorno contro una media di dieci degli altri informatori.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
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