Source: http://cprf.co.uk/languages/italian_declarationofprinciples.htm
Timestamp: 2017-03-31 00:29:32+00:00

Document:
Una Breve Dichiarazione di Principi delle Chiese Protestanti Riformate
Una Breve Dichiarazione di Principi delle
Chiese Protestanti Riformate
Sia storicamente che dottrinalmente, la Dichiarazione di Principi è un documento significativo per le Chiese Protestanti Riformate. Le Chiese Protestanti Riformate adottarono la Dichiarazione mentre infuocava la controversia a riguardo della condizionalità o incondizionalità del patto di grazia di Dio.
Il bisogno di avere questo documento sorse nel lavoro missionario negli anni ’40 del XX secolo tra gli emigranti olandesi in Canada, la maggior parte dei quali provenivano dalle Chiese Riformate in Olanda (Liberate). Le Chiese Liberate e le Chiese Protestanti Riformate avevano delle differenze, in modo particolare a riguardo della dottrina del patto di grazia di Dio. Sapendo questo, gli immigranti chiedevano ai missionari quali insegnamenti sarebbero stati per loro vincolanti, nelle Chiese Protestanti Riformate, nel caso avessero formato una congregazione Protestante Riformata.
Nel 1950 il Comitato per le Missioni sottopose questa questione al Sinodo, richiedendo "qualcosa di uniforme e definito da presentare a questi gruppi." Il Sinodo approvò la richiesta, e susseguentemente adottò la Dichiarazione di Principi. Il preambolo definisce il suo uso, ovvero "da essere usata soltanto dal Comitato per le Missioni e i missionari per l’organizzazione di nuove chiese istituite …"
La Dichiarazione rigettò la dottrina del patto condizionale, e così portò la controversia ad un punto cruciale. Conflitti continui sull’idea di "condizioni" nel patto sarebbero risultate, più tardi, nella divisione del 1953, quando oltre metà dei membri e dei ministri lasciarono la denominazione.
La Dichiarazione di Principi espone la comprensione e le convinzioni delle Chiese Protestanti Riformate concernenti ciò che i credi Riformati e l’ordine di chiesa insegnano a riguardo della grazia, il patto, e il governo della chiesa. Non è intesa essere un completo sviluppo di alcuno di questi tre punti, ma soltanto un’esposizione di principi, cioè, di alcuni specifici ed importanti elementi di ognuno di essi.
La Dichiarazione ripudia i "Tre Punti" della grazia comune. In connessione a ciò rigetta la veduta che la predicazione del vangelo è un’offerta graziosa di salvezza a tutti gli uomini, o un’offerta condizionale per tutti quelli che sono battezzati. La Dichiarazione rigetta anche la gerarchia nella chiesa, insistendo sull’autonomia della congregazione locale.
Gran parte della Dichiarazione concerne il patto. Non intende esporre una completa dottrina del patto. Tuttavia essa identifica quali concezioni del patto sono escluse dalle confessioni, e cosa invece esse richiedono sia creduto a riguardo.
In breve, le confessioni escludono la nozione che la promessa del patto è condizionale e per tutti coloro che sono battezzati. Inoltre, non vi è spazio nelle confessioni per l’insegnamento che la fede è un prerequisito o condizione per la salvezza.
Dall’altro lato, invece, la Dichiarazione dimostra che le confessioni insegnano quanto segue:
Tutte le benedizioni del patto sono per gli eletti soltanto.
La promessa di salvezza da parte di Dio è soltanto per gli eletti, ed Egli adempie sempre la Sua promessa.
L’elezione è la sola causa e fonte dell’intera nostra salvezza, dalla quale sgorgano i doni di grazia, inclusa la fede.
La fede è un dono di Dio, ed uno strumento donato da Dio mediante il quale il popolo di Dio si appropria della salvezza in Cristo.
La predicazione giunge a tutti, e Dio comanda seriamente a tutti la fede e il ravvedimento, e a tutti coloro che vengono e credono Dio promette vita e pace.
Il rev. Hoeksema chiamò il Sinodo del 1951 (che adottò la Dichiarazione di Principi) "uno dei più importanti sinodi, se non il più importante, che fino a questo momento è mai stato convocato" poiché le Chiese Protestanti Riformate avevano "finalmente dichiarato ufficialmente quale, secondo la loro convinzione, è la verità per come espressa nelle nostre confessioni, specialmente a riguardo di certi principi fondamentali, che si concentrano tutti intorno alla promessa di Dio e la predicazione del vangelo, e quindi intorno ad un aspetto della ‘grazia comune’" (Standard Bearer, 1 Nov. 1951).
La Dichiarazione di Principi rimane un importante documento che è vincolante, non in quanto è un quarto credo, ma in quanto un documento approvato sinodicamente che espone l’insegnamento delle Confessioni Riformate sulle dottrine della grazia e sul patto.
DICHIARAZIONE DI PRINCIPI, da essere usata soltanto dal Comitato per le Missioni e i missionari per l’organizzazione di nuove chiese istituite sulla base della Scrittura e delle Confessioni per come queste sono sempre state sostenute nelle Chiese Protestanti Riformate e per come sono ora spiegate ulteriormente a riguardo di certi principi.
Le Chiese Protestanti Riformate si trovano sulla base della Scrittura in quanto l’infallibile Parola di Dio e delle Tre Formule di Unità. Inoltre, esse accettano le formule liturgiche usate nell’adorazione pubblica delle nostre chiese, quali:
Formula per l’Amministrazione del Battesimo, Formula per l’Amministrazione della Cena del Signore, Formula di Scomunica, Formula per la Riammissione di Persone Scomunicate, Formula di Ordinazione dei Ministri della Parola di Dio, Formula di Ordinazione di Anziani e Diaconi, Formula per l’Installazione di Professori di Teologia, Formula di Ordinazione di Missionari, Formula per la Confermazione del Matrimonio davanti alla Chiesa, e la Formula di Sottoscrizione.
Sulla base di questa Parola di Dio e queste confessioni:
I. Esse ripudiano gli errori dei Tre Punti adottati dal Sinodo della Chiesa Cristiana Riformata di Kalamazoo, 1924, che sostiene:
A. Che vi è una grazia di Dio per tutti gli uomini, inclusi i reprobi, manifesta nei doni comuni a tutti gli uomini.
B. Che la predicazione del Vangelo è un’offerta graziosa di salvezza da parte di Dio a tutti coloro che odono esternamente il Vangelo.
C. Che l’uomo naturale attraverso l’influenza della grazia comune può fare del bene in questo mondo.
D. Contro ciò esse sostengono:
1. Che la grazia di Dio è sempre particolare, i.e., soltanto per gli eletti, mai per i reprobi.
2. Che la predicazione del Vangelo non è un’offerta graziosa di salvezza da parte di Dio a tutti gli uomini, nè un’offerta condizionale a tutti quelli che sono nati nella dispensazione storica del patto, cioè, a tutti coloro che sono battezzati, ma un giuramento di Dio che Egli condurrà infallibilmente tutti gli eletti alla salvezza e alla gloria eterna attraverso la fede.
3. Che l’uomo irrigenerato è totalmente incapace di fare alcun bene, totalmente depravato, e quindi può soltanto peccare.
Come prova, facciamo riferimento a Canoni
I:6-8
Art. 6. Inoltre che ad alcuni nel tempo sia donata la fede da Dio, e ad altri non sia donata, ciò procede dal Suo eterno decreto: Infatti Egli conosce ogni sua opera ab aeterno (Atti 15:18); ed Egli opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà (Efesini 1:11); secondo il cui decreto intenerisce graziosamente i cuori degli eletti per quanto duro esso sia, e li inclina a credere, ma in giusto giudizio lascia i non eletti nella loro malizia e durezza. E qui principalmente si apre a noi la profonda, misericordiosa e parimenti giusta distinzione fra uomini egualmente perduti, o quel decreto di elezione e riprovazione rivelato nella Parola di Dio, che come i perversi, gli impuri e i poco stabili distorcono a loro perdizione, così alle anime sante e religiose conferisce consolazione ineffabile.
Art. 7. Ora, l'elezione è l’immutabile proposito di Dio per il quale, prima della fondazione del mondo, fra l’intero genere umano, caduto per sua colpa dalla sua primitiva integrità nel peccato e nella perdizione, Egli ha eletto, secondo il liberissimo beneplacito della Sua volontà, per mera grazia, una certa quantità di uomini, né migliori né più degni degli altri, ma che giacevano con gli altri in una comune miseria, a salvezza in Cristo, che ha anche ab aeterno costituito Mediatore e capo di tutti gli eletti, e fondamento della salvezza. E così ha decretato di darli a Lui per salvarli, e di chiamarli e trarli efficacemente alla comunione di Lui per mezzo della Sua Parola e Spirito, e ancora, per dare loro la vera fede di Lui, per giustificarli, santificarli, e infine, avendoli potentemente custoditi nella comunione del Figlio Suo, per glorificarli, a dimostrazione della Sua misericordia e a lode delle ricchezze della gloriosa Sua grazia, come è scritto: In Cristo ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e senza colpa dinanzi a lui nell'amore, avendoci predestinati all’adozione di figli per mezzo di Gesù Cristo, a Se Stesso, secondo il beneplacito della sua volontà; a lode della gloria della sua grazia, nella quale ci ha resi accetti nell'amato suo (Efesini 1:4-6). Ed altrove: Quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati (Romani 8:30).
Art. 8. Questa elezione non è multipla, ma è una e la stessa di tutti quelli che saranno salvati nell'Antico e nel Nuovo Testamento, dal momento che la Scrittura predica un solo beneplacito, proposito, e consiglio della volontà di Dio, mediante cui siamo eletti ab eterno, e alla grazia, e alla gloria, e alla salvezza, e alla via della salvezza che ha preparata affinchè camminassimo in essa.
Canoni II:5:
Art. 5. Del resto, la promessa del Vangelo è: che chiunque crede in Cristo crocifisso non perisca, ma abbia vita eterna. Questa promessa deve essere promiscuamente ed indiscriminatamente annunciata e testimoniata insieme al comandamento di ravvedimento e fede a tutti i popoli e gli uomini ai quali Dio secondo il Suo beneplacito manda l’Evangelo.
I Canoni in II:5 parlano della predicazione della promessa. Essi presentano la promessa non come generale, ma come particolare, i.e., per i credenti, e quindi, per gli eletti. Questa predicazione della promessa particolare è promiscua a tutti coloro che odono il vangelo, con il comando, non la condizione, di ravvedersi e credere.
Canoni II:R:6:
Art. 6. Coloro che usurpano della distinzione fra l'acquisizione e l’applicazione, per istillare agli incauti ed inesperti questa opinione: Dio, per quanto attiene a Sè, ha voluto conferire a tutti gli uomini equamente i benefici che sono stati acquisiti mediante la morte di Cristo; ma quanto al fatto che alcuni piuttosto che altri sono fatti partecipi della remissione dei peccati, e della vita eterna, questa discriminazione dipende dal libero arbitrio di loro, che si applica alla grazia che è indifferentemente offerta, e non dal dono particolare di misericordia, che agisce efficacemente in essi, affinché in confronto ad altri applichino quella grazia a sé stessi. Codesti infatti, mentre appaiono proporre questa distinzione con sano senno, cercano di dare a bere al popolo il pernicioso veleno del Pelagianismo.
Come prova ulteriore, facciamo riferimento al Catechismo di Heidelberg D&R 8 e D&R 91:
D. 8. Siamo allora a tal punto depravati da essere totalmente incapaci di ogni bene ed inclini ad ogni male?
R. Si: a meno che non veniamo fatti nascere di nuovo dallo Spirito di Dio.
D. 91 Ma quali sono le opere buone?
R. Soltanto quelle compiute per vera fede secondo la legge di Dio alla Sua gloria, e non quelle basate sulla nostra opinione o su comandamenti d’uomo.
Ed anche alla Confessione di Fede Belga, Articolo 14:
Art. 14. Noi crediamo che Dio ha creato l'uomo dalla polvere della terra, e lo ha fatto e formato a sua immagine e somiglianza, buono, giusto e santo, in grado con la sua volontà di accordarsi in tutto, alla volontà di Dio; ma quando è stato in onore, non ne ha saputo nulla; e non ha riconosciuto la sua eccellenza, ma si è volontariamente assoggettato al peccato, e di conseguenza alla morte e alla maledizione, prestando orecchio alla parola del diavolo. Infatti egli ha trasgredito il comandamento della vita che aveva ricevuto, e per mezzo del suo peccato si è separato da Dio, che era la sua vera vita, avendo corrotto l'intera sua natura, per cui si è reso colpevole della morte fisica e spirituale, ed essendo divenuto malvagio, perverso, corrotto in tutte le sue vie, ha perduto tutti i suoi doni eccellenti che aveva ricevuto da Dio, non essendone rimaste in lui che piccole tracce, che sono sufficienti per rendere l'uomo inescusabile, dato che tutto ciò che è luce in noi è convertito in tenebre, come ci insegna la Scrittura, dicendo: La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno compresa, in cui san Giovanni chiama gli uomini tenebre.
Per questo noi rigettiamo tutto ciò che si insegna riguardo al libero arbitrio dell'uomo, perché esso è schiavo del peccato, e non può alcuna cosa, se non gli è donata dal Cielo; chi si vanterà infatti di poter fare qualsiasi bene, come da se stesso, dal momento che Cristo dice: Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira? Chi addurrà come causa la sua propria volontà, intendendo che i desideri della carne sono inimicizia contro Dio? Chi parlerà della sua conoscenza, vedendo che l'uomo naturale non comprende affatto le cose che sono dello Spirito di Dio? In breve, chi farà valere un solo pensiero, dal momento che intende che noi non siamo in grado di pensare qualsiasi cosa come da noi stessi ma che la nostra capacità è da Dio? Per questo ciò che dice l’Apostolo deve a buon diritto dimorare fermo e ben saldo, cioè che Dio opera in noi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito. Non vi è infatti intendimento nè volontà conforme a quella di Dio se Cristo non la operi, cosa che egli ci insegna, dicendo: Senza di me non potete fare nulla.
Ancora una volta facciamo riferimento a Canoni
III/IV:1-4:
Art. 1. L'uomo in origine fu formato ad immagine di Dio, adornato nella mente di una vera e benefica conoscenza del suo Creatore e delle cose spirituali, di giustizia nella volontà e nel cuore, di purezza in ogni sua affezione, e così era interamente santo; ma allontanandosi da Dio per istigazione del Diavolo, e per sua libera volontà, privò se stesso di questi eccellenti doni, e al contrario in luogo d’essi contrasse cecità, orribili tenebre, vanità, e perversità di giudizio nella mente, malizia, ribellione, e durezza nella volontà e nel cuore, e infine impurità in ogni affezione.
Art. 2. Quale inoltre fu l’uomo dopo la caduta, tali figli anche procreò, appunto: corrotto l’uno corrotti gli altri; la corruzione essendo derivata da Adamo in tutti i posteri [Cristo solo eccettuato] non per imitazione [cosa che un tempo vollero i Pelagiani], ma per propagazione della natura viziosa, per giusto giudizio di Dio.
Art. 3. Dunque tutti gli uomini sono concepiti nel peccato, e nascono figli d’ira, inetti ad ogni bene salvifico, propensi al male, morti nei peccati, e schiavi del peccato; e senza la grazia dello Spirito Santo rigenerante, non vogliono, né possono tornare a Dio, correggere la natura depravata, o disporsi alla sua correzione.
Art. 4. Dopo la caduta nell’uomo vi è senza dubbio una qualche residua luce di natura, per il cui beneficio egli ritiene una qualche idea di Dio, delle cose naturali, del discrimine tra ciò che è onesto e ciò che è turpe, e dimostra una qualche ricerca della virtù e di una disciplina esterna; ma tanto lontano è dal poter pervenire, con questa luce naturale, alla conoscenza salvifica di Dio, e dal potersi convertire a Lui, che non la usa rettamente nemmeno nelle cose naturali e civili, anzi di più, quale che essa effettivamente sia, la contamina totalmente in vari modi, e la detiene nell'ingiustizia, nel far la qual cosa è reso inescusabile davanti a Dio.
II. Esse insegnano sulla base delle medesime confessioni:
A. Che l’elezione, che è l’incondizionato ed immutabile decreto di Dio di redimere in Cristo un certo numero di persone, è la sola causa e fonte dell’intera nostra salvezza, dalla quale sgorgano tutti i doni di grazia, inclusa la fede. Questo è il chiaro insegnamento delle nostre confessioni nei Canoni di Dordrecht I:6-7. Vedasi sopra.
E nel Catechismo di Heidelberg, D&R 54, leggiamo:
D. 54 Che cosa credi della santa cattolica chiesa di Cristo?
R. Che il Figlio di Dio, dal principio alla fine del mondo, raccoglie, difende e preserva a Sè mediante il Suo Spirito e Parola, fra tutto il genere umano, una comunità eletta a vita eterna, nell'unità della vera fede; e che io ne sono un membro vivente, e lo rimarrò in eterno.
Ciò è anche evidente dalla parte dottrinale della Formula per l’Amministrazione del Battesimo, dove leggiamo:
Perchè quando siamo battezzati nel nome del Padre, Dio il Padre testimonia e sigilla a noi che egli stabilisce con noi un patto eterno di grazia, e ci adotta per Suoi figli ed eredi, e quindi ci provvederà ogni buona cosa, ed allontanerà da noi ogni male o lo volgerà a nostro profitto. E quando siamo battezzati nel nome del Figlio, il Figlio sigilla a noi che ci lava nel Suo sangue da tutti i nostri peccati, incorporandoci nella comunione della Sua morte e risurrezione, così che siamo liberati da tutti i nostri peccati, e ritenuti giusti davanti a Dio. In simil maniera, quando siamo battezzati nel nome dello Spirito Santo, lo Spirito Santo ci assicura, con questo santo sacramento, che Egli dimorerà in noi, e ci santificherà per essere membra di Cristo, applicando a noi ciò che abbiamo in Cristo, ovvero il lavaggio dei nostri peccati, e il quotidiano rinnovamento delle nostre vite, finchè infine saremo presentati senza macchia o difetto nel mezzo dell’assemblea degli eletti in vita eterna.
B. Che Cristo è morto soltanto per gli eletti e che l’efficacia salvifica della morte di Cristo si estende a loro soltanto.
Ciò è evidente da Canoni II:8:
Art. 8. Questo infatti è stato il liberissimo consiglio, e la graziosissima volontà ed intenzione di Dio Padre: che l'efficacia vivificante e salvifica della morte preziosissima del Figlio Suo si estendesse a tutti gli eletti, per dare ad essi soli la fede che giustifica, e tramite essa per attrarli irresistibilmente alla salvezza: cioè, Dio ha voluto che Cristo, mediante il sangue della croce (con il quale ha confermato il nuovo patto) redimesse efficacemente da ogni popolo, tribù, nazione e lingua, tutti coloro e solo coloro che ab aeterno sono stati eletti a salvezza, e che gli sono stati dati dal Padre, che donasse loro fede (che, come anche gli altri doni salvifici dello Spirito Santo, fu acquistata per essi mediante la Sua morte), che li mondasse col sangue Suo da ogni peccato, tanto originale che attuale, commesso tanto dopo che prima della fede, per custodirli fedelmente fino alla fine, e farli infine comparire gloriosi davanti a Sè, senza alcuna macchia né difetto.
Questo Articolo insegna molto chiaramente:
1. Che tutte le benedizioni del patto sono per gli eletti soltanto.
2. Che la promessa di Dio è incondizionatamente per loro soltanto: perchè Dio non può promettere ciò che non è stato oggettivamente meritato da Cristo.
3. Che la promessa di Dio conferisce il diritto oggettivo della salvezza non a tutti i figli nati sotto la dispensazione storica del patto, cioè, non a tutti quelli che sono battezzati, ma soltanto alla discendenza spirituale.
Ciò è anche evidente da altre parti delle nostre confessioni, come, per esempio: Catechismo di Heidelberg, D&R 65-66:
R. Lo Spirito Santo la opera nei nostri cuori mediante la predicazione del santo Evangelo, e la conferma mediante l'uso dei santi sacramenti.
R. Essi sono segni e sigilli visibili, stabiliti da Dio affinchè, mediante l'uso di essi, ci dia di comprendere in modo migliore e sigilli la promessa dell'Evangelo: cioè affinchè Egli, a motivo dell’unico sacrificio di Cristo, compiuto alla croce, ci doni per grazia il perdono dei peccati e la vita eterna.
Se confrontiamo con queste affermazioni dal Catechismo
ciò che è stato insegnato concernente l’efficacia salvifica della morte di Cristo in Canoni II:8, è evidente che la promessa del Vangelo che è sigillata dai sacramenti concerne soltanto i credenti, cioè, gli eletti.
Ciò è anche evidente dal Catechismo di Heidelberg, D&R 74:
D. 74 Debbono essere battezzati anche i piccoli bambini?
R. Si, poichè essi come gli adulti appartengono al Patto di Dio e alla Sua Comunità, ed a loro, non meno che gli adulti, viene promesso nel sangue di Cristo la redenzione dai peccati e lo Spirito Santo, che opera la fede; così essi, mediante il Battesimo, in quanto il segno del Patto, debbono essere incorporati nella Chiesa Cristiana e venire distinti dai figlioli degli increduli, il che avveniva nell'Antico Testamento per mezzo della circoncisione, in luogo della quale nel Nuovo Patto è istituito il Battesimo.
Che in questa Domanda e Risposta del Catechismo
non tutti i bambini che sono battezzati, ma soltanto i figli spirituali, cioè, gli eletti, sono intesi, è evidente, perchè:
a. I bambini piccoli certamente non possono adempiere alcuna condizione. E se la promessa di Dio è per loro, la promessa è infallibile ed incondizionata, e quindi soltanto per gli eletti.
b. Secondo Canoni II:8, che abbiamo citato sopra, l’efficacia salvifica della morte di Cristo è per gli eletti soltanto.
c. Secondo questa risposta del Catechismo di Heidelberg, lo Spirito Santo, l’autore della fede, è promesso ai piccoli bambini non meno che agli adulti. E Dio certamente adempie la Sua promessa. Quindi, questa promessa è certamente soltanto per gli eletti.
Lo stesso è insegnato nella Confessione Belga, Articoli 33-35. Nell’Articolo 33 leggiamo:
Art. 33. Noi crediamo che il nostro buon Dio, avendo riguardo della nostra durezza ed infermità, ci ha ordinato dei Sacramenti, per suggellare in noi le sue promesse, e per esserci pegni della buona volontà e grazia di Dio verso di noi, e anche per nutrire e sostenere la nostra fede; egli li ha aggiunti alla parola del Vangelo, per meglio rappresentare ai nostri sensi esteriori tanto quello che egli ci dà ad intendere per mezzo della sua Parola, che ciò che opera interiormente nei nostri cuori, nel ratificare in noi la salvezza che ci comunica. Infatti questi sono segni e sigilli visibili della realtà interiore ed invisibile, mediante i quali Dio opera in noi per la virtù dello Spirito Santo. I segni dunque non sono affatto vani e vuoti, per ingannarci e deluderci, perché essi hanno Gesù Cristo per loro verità, senza il quale essi non sarebbero nulla.
E dall’Articolo 34, che parla del santo battesimo, citiamo:
Art. 34. Noi crediamo e confessiamo che Gesù Cristo, che è il fine della Legge, mediante lo spargimento del suo sangue ha posto fine ad ogni altra effusione di sangue che si potrebbe o vorrebbe fare come propiziazione, o soddisfazione dei peccati, ed avendo abolito la circoncisione che si faceva con il sangue, ha ordinato in luogo d’essa il sacramento del Battesimo, mediante il quale noi siamo ricevuti nella Chiesa di Dio, e separati da tutti gli altri popoli e da tutte le altre religioni estranee, per essere interamente consacrati a lui, portando il suo distintivo e la sua insegna; e ci serve di testimonianza che egli ci sarà Dio per sempre, essendoci Padre propizio.
Egli ha dunque comandato di battezzare tutti coloro che sono suoi, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, con acqua pura, significandoci con questo che come l'acqua lava la lordura del corpo quando essa è versata su noi, la quale in questo modo si vede sul corpo del battezzato, e lo bagna, così il sangue di Cristo mediante lo Spirito Santo, fa lo stesso interiormente nell'anima, bagnandola e nettandola dai suoi peccati e rigenerandoci da figli d'ira in figli di Dio; non che l'acqua materiale faccia questo, ma è l'aspersione del prezioso sangue del Figlio di Dio, il quale è il nostro Mar Rosso, attraverso la quale ci fa passare per sfuggire alla tirannia del Faraone, che è il diavolo, ed entrare nella terra spirituale di Canaan.
Così i Ministri ci danno, da parte loro, il Sacramento e ciò che è visibile, ma nostro Signore ci dà ciò che è significato per mezzo del Sacramento, cioè i doni e le grazie invisibili, lavando, purificando, e nettando le nostre anime, da ogni lordura ed iniquità, rinnovando i nostri cuori e riempiendoli di ogni consolazione, donandoci vera assicurazione della sua bontà paterna, rivestendoci del nuovo uomo e spogliandoci del vecchio uomo con tutte le sue opere.
L’Articolo 34 parla del santo battesimo. Che tutto questo, ovvero il lavacro e la purificazione e il nettamento delle nostre anime da ogni lordura ed iniquità, il rinnovamento dei nostri cuori, è soltanto il frutto dell’efficacia salvifica della morte di Cristo, e quindi è soltanto per gli eletti, è molto evidente. Lo stesso è vero di ciò che leggiamo nello stesso articolo a riguardo del battesimo degli infanti:
Art. 34. E quindi in verità Cristo ha sparso il suo sangue non meno per lavare i piccoli bambini dei fedeli, che per gli adulti; questo è il motivo per cui essi devono ricevere il segno e il sacramento di ciò che Cristo ha fatto per loro, come nella legge il Signore comandava che si comunicasse loro il sacramento della morte e passione di Cristo, quando essi erano appena nati, nell’offrire per loro un agnello che era il sacramento di Gesù Cristo. Ed inoltre ciò che faceva la circoncisione per il popolo ebraico, il Battesimo lo fa nei riguardi dei nostri bambini: questa è la ragione per cui Paolo chiama il Battesimo la Circoncisione di Cristo.
Se, secondo l’Articolo 8 del Secondo Capo di Dottrina, nei Canoni, l’efficacia salvifica della morte di Cristo si estende soltanto agli eletti, ne segue che quando in questo Articolo della Confessione Belga è affermato che "Cristo ha sparso il suo sangue non meno per lavare i piccoli bambini dei fedeli, che per gli adulti," anche qui il riferimento è soltanto ai bambini eletti.
Inoltre, che la promessa del Vangelo che Dio significa e sigilla nei sacramenti non è per tutti è anche abbondantemente evidente dall’Articolo 35 della stessa Confessione Belga, che parla della santa cena del nostro Signore Gesù Cristo. Perché ivi leggiamo:
Art. 35. Noi crediamo e confessiamo che il nostro Signore Gesù Cristo ha ordinato e istituito il sacramento della santa Cena, per nutrire e sostentare coloro che egli ha già rigenerato e innestato nella sua famiglia, che è la sua Chiesa.
Nello stesso Articolo leggiamo:
Inoltre, benché i sacramenti siano congiunti alla realtà significata, essi non sono tuttavia ricevuti da tutti con queste due cose: il malvagio riceve sì il sacramento a sua condanna, ma non riceve la verità del sacramento; come Giuda e Simone il mago ricevono sì tutti e due il sacramento, ma non Cristo, che ivi è significato, cosa questa che è comunicata solamente ai fedeli.
Da questo ne consegue che sia i sacramenti, che la predicazione del Vangelo, sono un sapore di morte a morte per i reprobi, come anche un sapore di vita a vita per gli eletti. Quindi, la promessa di Dio, predicata dal vangelo, significata e sigillata in entrambi i sacramenti, non è per tutti ma per gli eletti soltanto.
E che l’elezione di Dio, e conseguentemente l’efficacia della morte di Cristo e la promessa del vangelo, non sia condizionale, è abbondantemente evidente dai seguenti articoli dei Canoni.
Canoni I:10:
Art. 10. In verità la causa di questa gratuita elezione è il solo beneplacito di Dio, non consistente nel fatto che ha eletto quale condizione della salvezza certe qualità o azioni umane tra tutte quelle possibili, ma nel fatto che ha adottato a Sè come patrimonio certune persone dalla comune moltitudine dei peccatori, come è scritto: Poiché prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male etc., le fu detto [a Rebecca]: Il maggiore servirà al minore: secondo che è scritto: ho amato Giacobbe, ho odiato Esaù (Romani 9:11-12). E: e quanti erano ordinati alla vita eterna, credettero (Atti 13:48).
In Canoni I:R:2, sono ripudiati gli errori di:
Art. 2. Coloro che insegnano: "L'elezione di Dio alla vita eterna è molteplice: l’una generale ed indefinita, l'altra particolare e definita; e questa elezione è inoltre o incompleta, revocabile, non perentoria, ma condizionale, oppure completa, irrevocabile, perentoria o assoluta" ...
E nello stesso capitolo di Canoni I:R:3, sono ripudiati gli errori di:
Art. 3. Coloro che insegnano: "Il beneplacito e il proposito di Dio, di cui la Scrittura fa menzione nella dottrina dell'elezione, non consiste nel fatto che Dio ha eletto alcuni uomini a confronto di altri, ma nel fatto che, fra tutte le possibili condizioni (tra le quali anche le opere della legge) o dall’ordine di tutte le cose, Dio ha eletto come condizione della salvezza l'atto di fede, in sé ignobile, e l'ubbidienza imperfetta della fede, ed ha voluto graziosamente considerare ciò come ubbidienza perfetta, e giudicarlo degno della redarguizione della vita eterna" …
E nello stesso capitolo di Canoni I:R:5 sono ripudiati gli errori di coloro che insegnano:
Art. 5. … la fede, l'ubbidienza della fede, la santità, la pietà, e la perseveranza non sono i frutti o gli effetti dell'elezione immutabile alla gloria, ma le condizioni, e le cause imprescindibili di essa, che da e in coloro che dovranno essere eletti completamente sono in precedenza richieste, e previste, come se già compiute.
Infine, facciamo riferimento all’affermazione della Formula per il Battesimo:
E sebbene i nostri piccoli non comprendano queste cose, non possiamo per questo escluderli dal battesimo, perchè come essi sono senza la loro conoscenza partecipi della condanna in Adamo, così sono di nuovo ricevuti in grazia in Cristo …
Che qui nessun altro che i figli eletti del patto sono intesi e che essi sono incondizionatamente, senza la loro conoscenza, ricevuti in grazia in Cristo, nello stesso modo in cui sono sotto la condanna di Adamo, è molto evidente.
C. Che la fede non è un prerequisito o condizione per la salvezza, ma un dono di Dio, ed uno strumento donato da Dio mediante il quale ci appropriamo della salvezza in Cristo. Ciò è chiaramente insegnato nelle seguenti parti delle nostre confessioni:
Catechismo di Heidelberg, D&R 20:
R. No: ma soltanto quelli che, per vera fede, sono incorporati in Lui e ricevono tutti i Suoi benefici.
Confessione Belga, Articolo 22:
Art. 22. Noi crediamo che per ottenere la vera conoscenza di questo grande mistero, lo Spirito Santo accende nei nostri cuori una vera fede, la quale abbraccia Gesù Cristo con tutti i suoi meriti, e lo fa suo, e non cerca più nulla oltre a lui. Infatti occorre necessariamente che tutto ciò che è richiesto per la nostra salvezza non sia per niente in Gesù Cristo; o, se tutto è in lui, che colui che ha Gesù Cristo per la fede, abbia l'intera sua salvezza. Dire dunque che Cristo non è sufficiente, ma che occorre avere una qualsiasi altra cosa insieme con lui, è una bestemmia troppo enorme contro Dio; ne conseguirebbe infatti che Gesù Cristo non sarebbe che mezzo Salvatore.
Per questo, con giusta causa, noi diciamo con san Paolo, che noi siamo giustificati per la sola fede, o per la fede senza le opere. Tuttavia, più specificamente parlando, noi non intendiamo dire che sia la fede stessa a giustificarci, poiché essa non è che lo strumento per il quale noi abbracciamo Cristo nostra giustizia; ma Gesù Cristo, imputandoci tutti i suoi meriti e tante sante opere che egli ha fatto per noi e a nome nostro, è nostra giustizia, e la fede è lo strumento che ci tiene con lui nella comunione di tutti i suoi beni, i quali, essendo fatti nostri, ci sono più che sufficienti per assolverci dai nostri peccati.
Si consulti anche Confessione Belga, Articoli 33-35, citati sopra.
Ancora, si consulti Canoni di Dordrecht
II:8, sopra citato.
In Canoni III/IV:10, leggiamo:
Art. 10. Ma che altri, chiamati mediante il ministero dell'Evangelo, vengono e sono convertiti, non deve essere ascritto all'uomo, come se per il libero arbitrio distinguesse se stesso da altri forniti di pari o sufficiente grazia per la fede e la conversione (cosa che dichiara la superba eresia di Pelagio), ma a Dio il quale, come ha eletto i Suoi ab aeterno in Cristo, così anche nel tempo li chiama efficacemente, dona loro fede e ravvedimento, e sottrattili alla potestà delle tenebre, li trasferisce nel Regno del Suo Figlio, affinché dichiarino le virtù di Colui che li ha chiamati dalle tenebre nella Sua luce meravigliosa, e si glorino non in sé stessi, ma nel Signore. La Scrittura apostolica testimonia di ciò dovunque.
Ancora, nello stesso capitolo dei Canoni, Articolo 14, leggiamo:
Art. 14. Così dunque la fede è il dono di Dio, non poichè è offerta da Dio all’arbitrio dell'uomo, ma perché è essa stessa conferita, ispirata e infusa nell'uomo. Nemmeno perchè Dio conferisca soltanto la potenza di credere, e che poi aspetti il consenso o l’atto di credere dall’arbitrio dell’uomo, ma perché Egli, che opera sia il volere che l’agire, e che anzi opera ogni cosa in tutti, compie nell’uomo sia il voler credere, sia il credere stesso.
III. Vedendo quindi che questo è il chiaro insegnamento della nostra confessione,
A. Noi ripudiamo:
1. L’insegnamento:
a. Che la promessa del patto è condizionale e per tutti coloro che sono battezzati.
b. Che possiamo presupporre che tutti i bambini che sono battezzati sono rigenerati, perchè sappiamo sulla base della Scrittura, come anche alla luce di tutta la storia e dell’esperienza, che il contrario è vero.
Come prova facciamo riferimento a Canoni
I:6-8; e alla parte dottrinale della Formula per il Battesimo:
Il Ringraziamento dopo il battesimo:
La preghiera si riferisce solo agli eletti; non possiamo presupporre che è per tutti.
2. L’insegnamento che la promessa del patto è un lascito oggettivo da parte di Dio che dà ad ogni bambino battezzato il diritto a Cristo e a tutte le benedizioni della salvezza.
B. E noi sosteniamo:
1. Che Dio certamente ed infallibilmente adempie la Sua promessa agli eletti.
2. La sicura promessa di Dio che Egli realizza in noi in quanto creature razionali e morali non soltanto rende impossibile che noi non portiamo frutti di ringraziamento ma ci pone anche innanzi l’obbligo dell’amore, di camminare in una nuova e santa vita, e di vigilare costantemente in preghiera.
Tutti coloro che non sono così disposti, che non si ravvedono ma camminano nel peccato, sono gli oggetti della Sua giusta ira e sono esclusi dal regno dei cieli.
Che la predicazione giunge a tutti, e che Dio comanda seriamente la fede e il ravvedimento, e che a tutti coloro che vengono e credono Egli promette vita e pace.
a. La Formula per il Battesimo, parte 3.
b. La Formula per la Cena del Signore, sotto il riferimento "Terzo:"
Tutti coloro, quindi, che sono così disposti, Dio li riceverà certamente in misericordia, e li riterrà degni partecipanti della tavola del Suo Figlio Gesù Cristo. Al contrario, coloro che non sentono questa testimonianza nei loro cuori, mangiano e bevono giudizio a se stessi.
Quindi, noi anche, conformemente al comando di Cristo e dell’Apostolo Paolo, ammoniamo tutti coloro che sono contaminati dai seguenti peccati di astenersi dalla tavola del Signore, e dichiariamo loro che non hanno parte nel regno di Cristo; tutti coloro che sono idolatri, tutti coloro che invocano santi deceduti, angeli o altre creature; tutti coloro che adorano immagini; tutti gli incantatori, divinatori, maghi, e coloro che confidano in tali incantesimi; tutti i disprezzatori di Dio, e della Sua Parola, e dei santi sacramenti; tutti i bestemmiatori; tutti coloro che si sono dati a creare discordia, sette, e ammutinamento nella Chiesa o nello Stato; tutte le persone spergiure; tutti coloro che sono disubbidienti ai loro genitori e superiori; tutti gli omicidi, le persone contenziose, e coloro che vivono in odio ed invidia contro i loro prossimi; tutti gli adulteri, i fornicatori, ubriaconi, ladri, usurai, rapinatori, giocatori d’azzardo, concupiscenti, e tutti coloro che conducono vite offensive.
Tutti costoro, finchè continuano in tali peccati, si asterranno da questo pasto (che Cristo ha ordinato solo per i fedeli), a meno che giudizio e condanna siano per loro resi più gravi.
c. Il Catechismo di Heidelberg, D&R 64, 84, 116:
D. 64 Ma questa dottrina non rende le persone negligenti e malvagie?
R. No, perché è impossibile che coloro i quali sono innestati in Cristo per vera fede non abbiano a portare frutti di gratitudine.
R. Così: che, secondo il comando di Cristo, ad ogni e ciascun credente viene annunziato e pubblicamente attestato che ogni qual volta essi accolgono con vera fede la promessa dell'Evangelo tutti i loro peccati sono loro veramente perdonati da Dio per i meriti di Cristo; e, al contrario, a tutti gli increduli e gli ipocriti che l'ira di Dio e la dannazione eterna giace su di loro, fintanto che non si convertono. Conformemente a tale testimonianza dell'Evangelo Dio giudicherà sia in questa vita che in quella a venire.
R. Perché è la parte principale della gratitudine che Dio esige da noi, e perché Dio darà la Sua grazia e Spirito Santo soltanto a coloro che, con sentiti sospiri, per essi Lo supplicano in preghiera senza interruzione e Lo ringraziano.
Canoni III/IV:12, 16-17:
Art. 12. E questa è quella rigenerazione tanto celebrata nelle Scritture, la nuova creazione, la risurrezione dai morti, e la vivificazione, che Dio opera senza di noi, in noi. Ed essa non avviene affatto mediante il mero suono esterno della dottrina, o con la persuasione morale, o in un modo di operare tale che dopo l’operazione di Dio rimanga negli uomini la potestà di essere rigenerati o non essere rigenerati, convertiti o non essere convertiti; ma è un'operazione assolutamente sovrannaturale, potentissima e insieme soavissima, mirabile, arcana, ed ineffabile, nella sua virtù, secondo la Scrittura (che è ispirata dall’Autore di quest’opera), non minore o inferiore rispetto alla creazione, nè alla risurrezione dai morti, in modo che tutti quelli nei cui cuori Dio opera in questo modo meraviglioso, sono rigenerati certamente, infallibilmente, ed efficacemente, e di fatto credono. E da allora la volontà già rinnovata, non soltanto è azionata e mossa da Dio, ma azionata da Dio agisce anch’essa stessa. Per questo viene anche correttamente detto che è l'uomo stesso a credere e a ravvedersi per mezzo di questa grazia ricevuta.
Art. 16. Tanto realmente quanto mediante la caduta l’uomo non ha desistito dall’essere uomo, dotato di intelletto e volontà, e il peccato, che ha pervaso l’intero genere umano, non ha annullato, ma ha depravato, ed ucciso spiritualmente, la natura del genere umano, così anche questa grazia divina di rigenerazione non agisce negli uomini come in tozzi e blocchi, nè annulla la volontà e le sue proprietà, o la costringe violentemente contro il suo volere, ma la vivifica, sana, corregge spiritualmente, la modella in modo insieme soave e potente, affinché laddove prima dominava ribellione e resistenza della carne, cominci ora a regnare una pronta e sincera ubbidienza dello Spirito, di cui consistono il vero e spirituale rinnovamento e libertà della nostra volontà. Se questo ammirabile Artefice di ogni bene non agisse in tal modo verso di noi, non vi è per l’uomo nessuna speranza di risorgere dalla caduta per mezzo del libero arbitrio, mediante il quale, mentre stava in piedi, si precipitò in rovina.
Art. 17. Allo stesso modo in cui quell’onnipotente operazione di Dio, mediante la quale produce e sostiene questa nostra vita naturale, non esclude ma richiede l'uso di mezzi, con i quali Dio nella infinita Sua sapienza e bontà ha voluto esercitare questa Sua potenza, così anche questa sopramenzionata operazione sovrannaturale di Dio, con la quale ci rigenera, in alcun modo esclude o sovverte l'uso dell’ Evangelo, che il sapientissimo Dio ha ordinato come seme di rigenerazione, e cibo dell'anima. Per questo, come gli Apostoli, e i dottori che li hanno seguiti, hanno insegnato piamente al popolo riguardo a questa grazia di Dio, alla Sua gloria e per l’abbassamento di ogni superbia, ma neppure neglessero, d’altra parte, mediante i santi moniti dell’Evangelo, di mantenere il popolo sotto l’esercizio della Parola, dei sacramenti e della disciplina, così anche adesso sia lungi da coloro che insegnano o imparano nella Chiesa il presumere di tentare Dio, separando ciò che Dio, secondo il Suo beneplacito, ha voluto fosse strettamente congiunto. Per mezzo dei moniti infatti è conferita la grazia, e più prontamente svolgiamo il nostro ufficio, più in questo stesso modo il beneficio di Dio che opera in noi sarà manifesto, e la Sua opera procederà così rettissimamente. Al quale solo, sia dei mezzi, che del frutto e dell’efficacia loro salvifica, sia la gloria nei secoli. Amen.
Canoni III/IV:R:9:
Art. 9. Coloro che insegnano: "La grazia e il libero arbitrio sono cause parziali insieme concorrenti all'inizio della conversione; ma la grazia non precede in ordine di causalità la capacità della volontà," cioè, "Dio non aiuta efficacemente la volontà dell'uomo a convertirsi prima che la volontà stessa dell’uomo si muova e determini." La Chiesa antica ha già da tempo condannato questo dogma nei Pelagiani dall'Apostolo, Romani 9:16: Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. E, I Corinzi 4:7: Chi ti distingue? E: Che hai tu che non l'abbia ricevuto? Similmente, Filippesi 2:13: È Dio quel che opera in voi il volere e l'operare secondo il suo beneplacito.
Canoni V:14:
Art. 14. Inoltre, come è piaciuto a Dio iniziare in noi questa Sua opera di grazia mediante la predicazione dell’Evangelo, così mediante l'udire, la lettura, la meditazione, le esortazioni, le minacce, la promessa d’esso, e non senza l'uso dei sacramenti, la conserva, continua e completa.
Confessione Belga, Articolo 24:
Art. 24. Noi crediamo che questa vera fede, essendo generata nell’uomo per mezzo dell'ascolto della Parola di Dio e per l'operazione dello Spirito Santo, lo rigenera, e lo fa un uomo nuovo, facendolo vivere di una nuova vita, liberandolo dalla servitù del peccato. Dunque è un così grande errore che questa fede giustificante raffreddi gli uomini nel vivere bene e santamente che, tutto al contrario, senza di essa non farebbero mai nulla per amore di Dio, ma solamente per amore di se stessi, temendo di essere condannati. È dunque impossibile che questa santa fede sia oziosa nell'uomo, dato che noi non parliamo affatto della fede vana, ma di quella che la Scrittura chiama fede operante per mezzo della carità, la quale induce l'uomo ad esercitarsi nelle opere che Dio ha comandato per mezzo della sua Parola.
Queste opere procedendo dalla buona radice della fede, sono buone e gradite davanti a Dio, perché esse son tutte santificate dalla sua grazia. Tuttavia esse non vengono affatto tenute in conto per giustificarci: poiché è per la fede in Cristo che noi siamo giustificati anche prima di fare delle buone opere, altrimenti esse non potrebbero essere buone, non più che il frutto di un albero possa essere buono prima che l’albero sia buono.
Noi facciamo dunque delle buone opere, ma non per meritare (perché che cosa meriteremmo?) ma piuttosto noi siamo debitori a Dio per le opere buone che facciamo, e non Lui nei nostri confronti, poiché è lui che mette in noi il volere e l'agire secondo il suo beneplacito, secondo quanto è scritto: Quando avrete fatto tutto quello che vi è comandato dite: Noi siamo dei servitori inutili, quello che noi dovevamo fare l’abbiamo fatto. Noi non vogliamo affatto negare, tuttavia, che Dio remuneri le buone opere, ma è per sua grazia che egli corona i suoi doni.
Del resto, sebbene noi facciamo delle buone opere, non vi fondiamo affatto la nostra salvezza: poiché non possiamo fare alcuna opera che non sia macchiata dalla nostra carne, e quindi degna di punizione, e anche quando noi ne potessimo mostrare una, la memoria d’un solo peccato è sufficiente perché sia rigettata davanti a Dio: in questa maniera saremmo sempre nel dubbio e sballottati qua e là senza alcuna certezza, e le nostre povere coscienze sarebbero sempre tormentate, se esse non si riposassero sul merito della morte e passione del nostro Salvatore.
3. Che la base del battesimo degli infanti è il comando di Dio ed il fatto che secondo la Scrittura Egli ha stabilito il Suo patto nella linea delle continue generazioni.
IV. Inoltre, le Chiese Protestanti Riformate:
Credono e sostengono l’autonomia della chiesa locale. Come prova facciamo riferimento alla Confessione Belga, Articolo 31:
Art. 31. Noi crediamo che i Ministri della Parola di Dio, gli Anziani, e i Diaconi, devono essere eletti nei loro uffici mediante elezione legittima della Chiesa, con l'invocazione del nome di Dio, con ordine, come la Parola di Dio insegna. Ciascuno dunque deve fare ben attenzione a non ingerirsi con mezzi illeciti, ma deve attendere il tempo in cui sia chiamato da Dio, affinchè abbia la testimonianza della sua vocazione, per essere certo ed assicurato che essa è dal Signore.
E quanto ai Ministri della Parola, in qualsiasi luogo essi siano, essi hanno un medesimo potere ed autorità, essendo tutti Ministri di Gesù Cristo, solo Vescovo universale e solo Capo della Chiesa. Inoltre, affinché la santa ordinanza di Dio non possa essere violata o venir disprezzata, noi diciamo che ciascuno deve avere i Ministri della Parola e gli Anziani della Chiesa in una singolare stima, per l'opera che essi fanno, ed essere in pace con loro, senza mormorii, dibattiti, o contese, per quanto è possibile.
Ordine di Chiesa, Articolo 36:
Art. 36. La classe ha la stessa giurisdizione sopra il concistoro di quella che il sinodo generale ha sopra la classe.
Soltanto il concistoro ha autorità sopra la congregazione locale. Ordine di Chiesa, Articolo 84:
Art. 84. Nessuna chiesa signoreggerà in alcun modo su altre chiese, nessun ministro su altri ministri, nessun anziano o diacono su altri anziani o diaconi.
La Formula per l’Installazione di Anziani e Diaconi:
… chiamati dalla Chiesa di Dio, e di conseguenza da Dio Stesso …

References: Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 5

Art. 6
 Articolo 14

Art. 14

Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 8

Art. 33

Art. 34

Art. 34

Art. 35

Art. 10

Art. 2

Art. 3

Art. 5
 Articolo 22

Art. 22

Art. 10
 Articolo 14

Art. 14

Art. 12

Art. 16

Art. 17

Art. 9

Art. 14
 Articolo 24

Art. 24
 Articolo 31

Art. 31
 Articolo 36

Art. 36
 Articolo 84

Art. 84