Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-31991-del-11-12-2018
Timestamp: 2020-08-04 00:18:59+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 31991 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31991 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 11/12/2018, (ud. 13/09/2018, dep. 11/12/2018), n.31991
sul ricorso 742-2015 proposto da:
C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. BAIAMONTI 4,
avverso la sentenza n. 598/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 26/06/2014 R.G.N. 1735/2010;
1. Con sentenza n. 598 del 2014 la Corte d’appello di Catania ha accolto il gravame proposto dalla Cassa Regionale per il Credito alle Imprese Artigiane Siciliane – CRIAS – e riformando la sentenza di primo grado, ha respinto la domanda di C.V. diretta a far accertare il diritto alla c.d. “indennità speciale Crias”, istituita con delibera del consiglio di amministrazione della società, poi ratificata da un accordo aziendale del luglio 1974, con condanna alla corresponsione sin dalla data di assunzione.
3) La sentenza impugnata ha poi ritenuto che fosse legittima la disdetta unilaterale dell’accordo del 3.7.74, intervenuta con Delib. Commissario straordinario 24 settembre 1982, con riferimento ai lavoratori assunti dopo tale data, come il C.; detta Delib. doveva invero intendersi quale disdetta, esprimendo in modo certo la volontà di sopprimere l’indennità in questione dal trattamento retributivo nei confronti di tutti i dipendenti. La sentenza impugnata escludeva poi che l’accordo collettivo aziendale del novembre 2001 potesse prevedere il riconoscimento dell’indennità Crias a tutti i dipendenti con effetto retroattivo, ciò in quanto la mancata indicazione di una data di efficacia della previsione di cui all’art. 7 di detto accordo, relativa all’impegno della società di riconoscere un trattamento omogeneo a tutti i dipendenti a prescindere dalla data di assunzione, ne confermava il valore meramente programmatico e non ricognitivo.
4) Con atto notificato il 9.12 2014 il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, a cui ha resistito con controricorso la Cassa Regionale per il Credito alle Imprese Artigiane Siciliane, atti poi illustrati da memorie ex art. 378 c.p.c..
6) Con il secondo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2909,1362 e 1366 c.c. e insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo per il giudizio, per travisamento e contraddittorietà di ragionamento nell’aver riconosciuto l’illegittimità della Delib. commissariale 24 settembre 1982 (affermata anche in sede di legittimità con effetto di giudicato) nei confronti dei lavoratori in servizio, ma non di quelli assunti in epoca successiva, sull’erroneo discrimine (non emergente dalla volontà manifestata dalla Cassa) dell’esistenza o meno di diritti quesiti, inalienabili e configurabili soltanto per i primi, non per i secondi.
8) Il primo motivo (violazione e falsa applicazione dell’art. 1372 c.c. ed omessa o insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo per il giudizio per erroneità della ravvisata natura di disdetta dell’accordo collettivo aziendale 3 luglio 1974 con la Delib. commissariale 24 settembre 1982) può essere congiuntamente esaminato, per ragioni di stretta connessione, con il secondo (violazione e falsa applicazione degli artt. 2909,1362 e 1366 c.c. e insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo per il giudizio per riconoscimento dell’illegittimità della Delib. commissariale 24 settembre 1982 nei confronti dei lavoratori in servizio ma non di quelli assunti in epoca successiva).
E’ invero principio consolidato in sede di legittimità, esattamente applicato dalla Corte territoriale, quello secondo cui è riconosciuta al datore di lavoro la legittima facoltà di recesso da un contratto collettivo postcorporativo stipulato a tempo indeterminato e senza predeterminazione del termine di scadenza,~- Esso non può, infatti, vincolare per sempre tutte le parti contraenti, altrimenti vanificandosi la causa e la funzione sociale della contrattazione collettiva, la cui disciplina, da sempre modellata su termini temporali non eccessivamente dilatati, deve essere parametrata su una realtà socio-economica in continua evoluzione; e sempre che il recesso sia esercitato nel rispetto dei criteri di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto e non siano lesi i diritti intangibili dei lavoratori, derivanti dalla pregressa disciplina più favorevole ed entrati in via definitiva nel loro patrimonio (Cass. 25 febbraio 1997, n. 1694; Cass. 18 ottobre 2002, n. 14827; Cass. 20 settembre 2005, n. 18508; Cass. 20 dicembre 2006, n. 27198; Cass. 20 agosto 2009, n. 18548; Cass. 28 ottobre 2013, n. 24268).
11)Analogo vizio di inammissibilità sconta la deduzione di violazione di un giudicato esterno, in ordine all’accertamento di illegittimità della suddetta Delib. commissariale (“ripetutamente confermata dalla stessa Corte Suprema”, secondo la mera asserzione ai primi due alinea di pg. 11 del ricorso), che ne presuppone la trascrizione nel corpo del ricorso: essa pure omessa, con la conseguente preclusione per il giudice di legittimità dell’esercizio della propria attività nomofilattica, possibile solo se la sentenza da esaminare venga messa in tal guisa a disposizione (Cass. 13 dicembre 2006, n. 26627; Cass. 16 luglio 2014, n. 16227).
12)Tuttavia, anche a voler prescindere dalla rilevata ragione di inammissibilità, non sussiste alcuna formazione di giudicato in proposito (come infondatamente preteso dal lavoratore ricorrente sub p.to 1 di pgg. 2 e 3 della memoria comunicata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.), per effetto delle sentenze di questa Corte 25 settembre 2015, n. 19026; 28 settembre 20145, n. 19144; 7 ottobre 2015, n. 20074; 7 ottobre 2015, n. 20075. Ben lungi dal compiere alcun accertamento in ordine alla natura (di disdetta o meno dell’accordo sindacale del 3 luglio 1974) della Delib. Commissariale 24 settembre 1982, n. 729, le sentenze citate si sono arrestate alla mera statuizione di inammissibilità della censura, per inidoneità di denuncia dei canoni interpretativi, senza alcuna statuizione sulla questione, che sia impegnativa con valore di precedente. E ciò si trae agevolmente dalla semplice lettura dei pertinenti passaggi argomentativi (in particolare, per tutte, della n. 20075/2015, sub. 3.1., pgg. 7 e 8), secondo cui: “diviene necessario valutare se la Delib. Commissario straordinario n. 729 del 1982” abbia “costituito o meno disdetta dell’accordo aziendale” avendo “la Corte territoriale… escluso la valenza di disdetta dell’accordo sindacale del 1974”; orbene, la Corte di cassazione rileva che “la ricorrente, pur enunciando la violazione di canoni ermeneutici, non espone in qual modo la corte territoriale se ne sia discostata, prospettando, invece, una diversa lettura della portata dell’atto in questione, il che è inammissibile nel giudizio di legittimità, non potendosi ritenere idonea ad integrare valido motivo di ricorso per cassazione una critica del risultato interpretativo raggiunto dal giudice di merito… “; sicchè, soltanto per questa ragione, preclusiva di un esame diretto della questione interpretativa, che essa, di necessità, conclude sul punto dovere “dunque, ritenersi escluso che la datrice di lavoro avesse disdettato l’accordo aziendale del 1974”.
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio del presente giudizio tra le parti.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass.