Source: http://studiolegalecotini.it/in-breve.htm
Timestamp: 2020-02-28 20:53:22+00:00

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1. Quando un matrimonio è nullo per la Chiesa cattolica?
Un matrimonio si considera nullo (cioè come mai celebrato) allorquando taluno degli sposi non abbia espresso durante il rito nuziale una manifestazione consensuale conforme alle prescrizioni del diritto della Chiesa, ovvero allorquando non siano state correttamente assolte determinate formalità giuridiche stabilite per la celebrazione del rito nuziale.
2. Quali sono in concreto i motivi che rendono nullo il matrimonio canonico?
I motivi di nullità matrimoniale sono suddivisi in tre categorie:
a) Vizi del consenso (incapacità – errore – dolo – simulazione – condizione – timore/violenza).
b) Impedimenti (età – impotenza – vincolo da precedente matrimonio – disparità di culto – ordine sacro – voto pubblico di castità – ratto – coniugicidio – consanguineità – affinità – pubblica onestà – parentela legale).
c) Difetto di forma (nel caso in cui il celebrante non sia specificamente autorizzato alla celebrazione).
3. Dove si presenta una domanda per ottenere la declaratoria di nullità di un matrimonio canonico?
Si presenta al competente tribunale ecclesiastico di prima istanza (non al Tribunale della Rota Romana in Roma, una volta denominata «Sacra Rota»), che va di norma individuato in ragione del luogo ove il matrimonio è stato celebrato, oppure in ragione del luogo ove è residente o domiciliato il coniuge convenuto. In alternativa, può essere presentata anche presso il tribunale ecclesiastico nel cui territorio la parte attrice ha il suo domicilio, purché entrambe le parti abitino nel territorio della stessa Conferenza episcopale nazionale, oppure ancora presso il tribunale nel cui territorio dimora la maggior parte dei testi. In tali ulteriori casi occorre, tuttavia, il consenso del Vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico nel cui territorio dimora la parte convenuta.
4. Quando si può iniziare una causa di nullità matrimoniale?
Una causa di nullità matrimoniale si può iniziare in qualsiasi tempo, indipendentemente dalle procedure di separazione e divorzio in ambito civile e dal relativo risultato eventualmente già conseguito.
5. È necessario che vi sia il consenso dell’altro coniuge per attivare un processo di nullità matrimoniale?
Non è affatto necessario il consenso dell’altro coniuge. Ovviamente la collaborazione di questi agevola il percorso processuale ed abbrevia i tempi per giungere alla relativa decisione.
6. Una domanda di nullità matrimoniale si può presentare in forma congiunta da parte di entrambi i coniugi?
Sì, è possibile ed è anche preferibile, perché in tal caso i tempi processuali si riducono ulteriormente.
7. Come si svolge un processo di nullità matrimoniale?
In estrema sintesi: Pervenuto al tribunale ecclesiastico di prima istanza una domanda giudiziale di nullità (c.d. «libello»), il Vicario giudiziale designa la terna del collegio giudicante, tra cui il giudice istruttore, il quale provvederà ad istruire il processo con la raccolta di tutti i necessari elementi di prova. A tal fine e definito prioritariamente l’oggetto sui cui dovrà essere svolta la successiva indagine processuale, sarà ascoltato sulle esposte circostanze prima la parte che ha promosso la causa (c.d. «parte attrice»); successivamente, ma in un giorno diverso, sarà ascoltata l’altra parte (c.d. «parte convenuta»); seguiranno poi le audizioni dei testi indicati dalle parti e, nelle cause per incapacità, il giudice istruttore designerà un perito (psicologo o psichiatra), per tutti gli approfondimenti scientifici richiesti dal caso specifico. Terminata la raccolta delle prove e pervenute in causa le difese scritte degli avvocati e del difensore del vincolo, l’intero collegio giudicante si riunirà per emettere la decisione finale, che potrà essere di accoglimento o di rigetto della domanda presentata.
In caso di accoglimento, l’intera causa viene trasferita a cura del tribunale di prima istanza a quello di seconda istanza (di appello), al fine della revisione dell’intero processo. Tale ulteriore fase si svolge nella maggioranza dei casi con una celere procedura e senza il diretto intervento delle parti in causa e, solo in caso di ulteriore esito affermativo della nullità del matrimonio in ordine allo stesso motivo di nullità (come di solito avviene), sarà per esse possibile passare ad eventuali nuove nozze in forma canonica.
In caso di rigetto, la parte soccombente potrà ricorrere al Tribunale della Rota Romana in terza istanza di giudizio, al fine di ottenere l’eventuale revisione della decisione.
8. Quali sono i complessivi tempi processuali di un processo di nullità matrimoniale?
In via generale e salvo i casi in cui vi sia particolare ostilità processuale da parte del coniuge convenuto (ma di solito non c’è), una causa in prima istanza di giudizio dura circa due anni. Qualora si concluda con esito affermativo della nullità, occorrono altri sei/otto mesi per ottenere da parte del tribunale di appello l’eventuale decreto di conferma di tale decisione (di cui si è accennato al punto n. 7).
9. Il processo di nullità si svolge in modo pubblico o riservato?
Tale tipologia di processo si svolge in modo del tutto riservato (a porte chiuse), in cui viene garantita assoluta privacy a tutti coloro che in esso intervengono. Ad ogni udienza sono presenti soltanto: il giudice istruttore con un assistente deputato alla verbalizzazione; l’avvocato della parte attrice; l’avvocato della parte convenuta (se questa è costituita con un proprio avvocato); il difensore del vincolo (se vuole essere presente); infine, separatamente e in giorni diversi, ciascuna delle parti e i testimoni da esse indicati.
10. Cosa si intende per matrimonio «rato e non consumato»?
Con tale terminologia si intende un matrimonio valido sotto il profilo giuridico (cioè esente da impedimenti o vizi del consenso in capo a taluno degli sposi, ovvero da un difetto di forma nella celebrazione), cui non sia tuttavia seguito un regolare rapporto sessuale coniugale, compiuto in modo umano e secondo natura.
11. Dove si presenta un’istanza per ottenere lo scioglimento (c.d. «dispensa») del matrimonio rato e non consumato?
Va indirizzata al Romano Pontefice per il tramite del Vescovo diocesano del domicilio del coniuge richiedente. Può essere presentata anche in forma congiunta da entrambi i coniugi.
Il relativo procedimento si articola in due fasi: la prima, di carattere propriamente istruttorio, si svolge (anche in tal caso con garanzia di assoluta riservatezza) presso il tribunale del Vescovo diocesano o presso altro tribunale da egli stesso delegato, tramite l’audizione delle parti e dei loro testi; mentre la seconda si svolge presso il Tribunale della Rota Romana (già Sacra Rota) in Roma, per il riesame e la valutazione del complessivo materiale probatorio raccolto nella fase precedente, in vista del parere da sottoporre poi eventualmente al Pontefice, cui è riservata in via esclusiva la concessione del provvedimento di dispensa.
12. La domanda di scioglimento del matrimonio rato e non consumato è alternativa alla domanda giudiziale di nullità?
Assolutamente no, in quanto l’una non esclude l’altra. Possono essere pertanto presentate sia contemporaneamente nelle rispettive sedi competenti (al Vescovo diocesano quella relativa alla dispensa, al tribunale ecclesiastico quella relativa alla nullità matrimoniale), sia in momenti diversi, senza alcun ordine di precedenza dell’una sull’altra. Qualora le due domande vengano presentate in contemporanea oppure quella per la dispensa in un momento successivo a quella di nullità, sarà svolta una sola istruttoria processuale dal competente tribunale ecclesiastico.
13. Quali sono le differenze tra la sentenza di nullità matrimoniale e il provvedimento di dispensa dal matrimonio rato e non consumato?
La sentenza che dichiara la nullità di un matrimonio è un provvedimento che conclude un processo giudiziale che ha carattere di giustizia, finalizzato ad accertare ciò che costituisce un diritto per il richiedente, cioè l’accertamento della validità o meno del suo matrimonio. Tale provvedimento viene, quindi, ad eliminare un atto sorto in modo irregolare e, di conseguenza, gli effetti giuridici che ne scaturiscono agiscono in capo ai coniugi retroattivamente sin dal giorno del matrimonio, poiché un matrimonio nullo è – praticamente – un matrimonio mai celebrato. In caso di esito negativo, è comunque possibile chiederne la revisione al tribunale di appello.
La dispensa, invece, è un provvedimento che conclude un processo di carattere essenzialmente amministrativo, svolto con modalità diverse ed in un’unica istanza (sebbene articolata in due fasi) che non consente possibilità di appello ordinario in caso di esito negativo. La finalità di tale provvedimento è del tutto eccezionale, poiché interviene a sciogliere un vincolo sorto in modo valido, che la Chiesa considera di per sé indissolubile; esso non rappresenta, perciò, un diritto per il richiedente, bensì si configura come una speciale concessione assolutamente facoltativa e graziosa, pur pur in presenza dei requisiti previsti (cioè la prova dell’inconsumazione ed una giusta causa per la sua concessione). Gli effetti giuridici che scaturiscono dalla dispensa agiscono in capo ai coniugi solo dal momento della sua concessione, come del resto avviene nel caso del divorzio pronunciato in sede civile.
Inoltre, solo alla sentenza di nullità può essere accordata efficacia giuridica da parte dello Stato italiano tramite il procedimento di delibazione (cfr. punto n. 15), non parimenti al provvedimento di dispensa.
14. Cosa si intende per matrimonio «concordatario»?
È il matrimonio celebrato nell’ordinaria forma canonica nell’ambito del territorio nazionale italiano e trascritto – a domanda degli sposi – nei registri dello stato civile, affinché acquisti efficacia giuridica anche nell’ordinamento statale, ai sensi della speciale normativa in materia concordata tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica già nel 1929 e poi revisionata con talune modifiche nel 1984.
15. Cosa si intende per «delibazione» della sentenza ecclesiastica?
È la procedura giudiziaria che fa acquistare efficacia giuridica nell’ordinamento statale ad una sentenza ecclesiastica di nullità di un matrimonio concordatario, sempre ai sensi degli accordi in materia tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. La relativa domanda va presentata, ad iniziativa di taluno dei coniugi ovvero di entrambi in modo congiunto, presso la Corte di appello nel cui territorio si trova il Comune presso il quale fu trascritto il matrimonio canonico.
16. Quale rapporto intercorre tra la delibazione e il divorzio?
La delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio fa venir meno i suoi effetti civili con effetto retroattivo sin dal giorno della celebrazione, fatte salve le provvidenze economiche a favore del coniuge in buona fede (cioè di quello che ignorava, al momento della celebrazione, la causa di nullità) stabilite dal Codice civile. Restano comunque impregiudicati gli eventuali rapporti di filiazione legittima.
Il divorzio, invece, fa venir meno gli effetti civili del matrimonio dal giorno della relativa pronuncia giudiziale, fatti salvi gli obblighi di carattere patrimoniale a favore del coniuge economicamente più debole e dei figli minori o, comunque, non autosufficienti.
Ne consegue che non è possibile introdurre una domanda di divorzio qualora sia già intervenuta la delibazione (perché non si può sciogliere ciò che non esiste più); viceversa, è possibile introdurre la domanda di delibazione se sia già intervenuto il divorzio, i cui effetti personali e patrimoniali già eventualmente ivi statuiti restano comunque fermi ed efficaci.

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