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Timestamp: 2017-10-22 18:57:06+00:00

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Perequazione sulla pensione INPS per gli anni 2012/13 (sent. : CARABINIERI - Pagina 2 - GrNet.it
Perequazione sulla pensione INPS per gli anni 2012/13 (sent.
Re: Perequazione sulla pensione INPS per gli anni 2012/13 (s
da SASSO » ven nov 18, 2016 12:16 am
pietro17 ha scritto: Avvocato Frisani di Firenze. Chiede qualcosa in meno ma non ricordo quanto.
I ricorsi presentati sia da Frisani che da altri sono stati tutti riggettati dalle varie corte dei conti-
Non occorre fare ricorso, ma serve solo una semplice domanda da inviare con R/R all'Inps chiedendo quando stabilito dalla sentenza della Corte <costituzionale, ed avverso il cosiddetto bonus Poletti.
La domanda serve solo per interrompere la prescrizione che bisogna presentarla entro il 31,12,2016-
Poichè alcuni ricorrenti che hanno fatto ricorso, al giudice ordinario, e stata chiesto alla Corte Costituzionale un parere circa la illeggitimità del decreto Poletti-
Qualora la Corte Costituzionale dichiara illeggittimo detto provvedimento l'INps dovrà corrispondere a tutti i pensionati tutto quello che non e stato dato quale differenza del decreto Poletti-
Ma se non si fa la domanda per interrompere la prescrizione,se la sentenza sarà favorevole ai pensionati,L'ìnps,pagherà dalla data della decorrenza, e togliendo i 5 anni della prescrizione-
Per cui la istanza va fatta solo per interrompere questa-
Innanzitutto Grazie agli ideatori del sito, che trovo particolarmente interessante.
Questo è il mio primo intervento e mi dolgo doverlo fare per esprimere delle perplessità su quanto leggo.
In particolare: mi pare alquanto aleatorio il parere espresso: ovvero che una sentenza della Corte Costituzionale è, senza ombra di dubbio, estesa a tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni di chi ha fatto ricorso a quella Corte.
Certamente, in teoria, così dovrebbe essere.
Ma il cosiddetto “Decreto Poletti” dimostra che è stato sufficiente un “semplice” decreto per far sì che fosse ignorata la sentenza n. 70/2015 della Suprema Corte; sentenza che ha dichiarato illegittima la cosiddetta “Legge Fornero”.
Per le considerazioni appena espresse, mi e vi chiedo cosa impedirebbe al legislatore di emettere un altro provvedimento teso a baipassare, nuovamente, un eventuale ulteriore pronunciamento, della Corte Costituzionale, favorevole ai pensionati.
A mio parere nulla.
Anzi ritengo che, stante la situazione finanziaria nazionale, il legislatore si affretterebbe a emanare un nuovo provvedimento teso a procastinare il blocco della perequazione delle pensioni, con l’intento di scoraggiare ulteriori richieste.
Tale nuovo provvedimento, però, non dovrebbe poter essere applicato nei confronti di chi ha già pendente un ricorso innanzi ad un giudice (Giudice del Lavoro -per pensionati del privato- o Corte dei Conti -per i pensionati del pubblico), mentre non credo sia sufficiente, per restarne indenni, la semplice richiesta fatta all’INPS.
Per quanto mi riguarda, dopo aver fatto le mie ricerche e valutazioni, ho aderito alla proposta di uno studio legale che mi è parso serio e preparato.
Certamente tale studio non lo fa gratis; lo avrei gradito di più ma, forse, apprezzato meno.
Certamente, vista la quantità di ricorsi che patrocina, avrà i suoi lauti guadagni ma, se porta a casa un successo, ne avrà molti di più.
Questo mi fa credere che farà di tutto per farmi avere un esito favorevole.
Iscritto il: mar feb 09, 2016 11:33 am
da SASSO » ven nov 18, 2016 1:10 am
Sono andato a esplorare il sito dell’avvocato Frisani e ho trovato una Tabella nella quale sono indicati sia i ricorsi che ha presentato, sia l’esito di quelli discussi.
Ce ne sono parecchi indicati come “sospesi in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale”.
In verità, per alcuni altri già discussi, nulla è indicato circa l’esito; mi vien da pensare che quelli, in verità pochi, possano essere stati respinti.
E' indicato, anche, che la maggior parte dei ricorsi presentati non sono stati ancora esaminati dal giudice.
A questo punto, avendo letto il contenuto di altro post già inserito (in questo scambio di vedute) da “avt8”, potrei sospettare che quanto indicato in tabella dall’avvocato sia falso.
Tuttavia rilevo che, nel post di “avt8” che ho appena citato, vien detto che “dal 15.6.2015 al 20.10.2016 sono stati presentati oltre 1400 ricorsi, tutti respinti”; ma il post porta la data dello stesso 20.10.2016.
Ho qualche perplessità sul fatto che il 20 ottobre fossero già stati esaminati e respinti i ricorsi presentati entro la stessa data. Tutti sappiamo quanto lenti siano gli ingranaggi di questa materia.
Quanto appena espresso mi porta a credere che possano essere corrette le informazioni contenute nella tabella visibile sul sito dell'avvocato Frisani.
Pertanto credo che gli eurini che ho impegnato per il ricorso abbiano ancora una qualche possibilità di moltiplicarsi.
da SASSO » sab nov 19, 2016 11:10 am
fox62 ha scritto: http://www.rimborsopensioni.it/regione-abruzzo-corte-dei-conti-dellaquila-missione-compiuta/
Per opportuna notizia e orientamento.
Vero fox62.
Esplorando il sito che hai indicato, si trovano informazioni e video che possono dare in’idea alquanto precisa di tutta la faccenda.
Sono anche pubblicati e sono scaricabili liberamente i fac-simili delle domande da inviare, e gli indirizzi ai quali inviarle.
Sul sito, sono indicati anche i tempi entro cui inviare le domande.
Tempi ormai ristretti, oltre i quali si incorre nella prescrizione quinquennale.
Poi, come ha detto sintozz, “...con i propri soldi ognuno fa quel che vuole” ed io, che non gioco (quasi) mai, in questa circostanza ritengo che, per fiaccare i giocatori, la partita sarà lunga e, quando nessun altro potrà entrare in partita, il risultato sarà favorevole; per cui ci ho scommesso su.
Teniamo conto che il “Decreto Poletti”, contro cui si ricorre, è stato emanato nel 2015, ma viene applicato rielaborando le pensioni dal 2012.
Se a seguito della nuova norma sull’omicidio stradale, fossero stati riesaminati tutti gli incidenti a partire dal 2010 e fosse stata applicata a quelli con decessi, per tutti sarebbe chiaro che, avendogli dato una valenza retroattiva, tale norma sarebbe stata incostituzionale, esattamente come il “Decreto Poletti”.
Partendo da tale considerazione, io ho fatto la mia scommessa e spero di aver visto giusto.
da panorama » dom mar 19, 2017 12:03 pm
1) - si costituiva in giudizio l’INPS che eccepiva in via preliminare la sospensione del presente giudizio in attesa della decisione della Corte costituzionale per analoghe questioni proposte in altri giudizi, e deduceva l’inammissibilità ed improcedibilità dell’azione mancando le specifiche circostanze di fatto rispetto a ciascuno dei ricorrenti poste a base delle domande azionate, limitandosi, gli stessi, ad allegare solo il cedolino della pensione del mese di agosto 2015, ed in ogni caso avendo l’INPS corrisposto quanto dovuto ai sensi della normativa vigente.
2) - La novità della controversia e l’incerto succedersi delle norme in tema di perequazione dei trattamenti pensionistici determina l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.
Leggete il resto direttamente qui sotto.
TOSCANA	SENTENZA	48	14/03/2017
TOSCANA SENTENZA 48 2017 PENSIONI 14/03/2017
N. 48/2017
Sul ricorso iscritto al n. 60657/PM del registro di Segreteria, proposto dai signori: (congruo numero di ricorrenti – OMISSIS – per questione di spazio) tutti rappresentati e difesi dall’avv. Pietro Frisani pec pietro.frisani@firenze.peravvocati.it. presso cui sono elettivamente domiciliati in Firenze alla via Curtatone n. 2, e con indirizzo di posta elettronica certificata pietro.frisani@firenze.pecavvocati.it contro l’INPS, in persona del legale rappresentante pro tempore – per
a) previa dichiarazione di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale rimettere gli atti alla Corte Costituzionale al fine di sottoporre la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 D.L. 65/2015 “disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzia TFR” convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2015 n. 109 nella parte in cui interviene retroattivamente sul diritto quesito dei ricorrenti ad ottenere la perequazione dei propri trattamenti pensionistici in misura integralmente corrispondente alla disciplina ex art. 69, comma 1, l. 338/2000, con riferimento alla violazione degli artt. 2,3,36,38 e 177,primo comma della Costituzione;
b) previa dichiarazione di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale rimettere gli atti alla Corte Costituzionale al fine di sottoporre la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 D.L. 65/2015 “disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzia TFR” convertito, con modificazioni dalla legge 17 luglio 2015 n. 109, e dall’art. 1,comma 483, lett. e) legge 27 dicembre 2013 n. 147, recante “disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilità”, nella parte in cui negano l’operatività di alcun meccanismo perequativo con efficacia dal 2012 al 2015 sui trattamenti pensionistici di importo superiore a sei volte il minimo INPS, con riferimento alla violazione degli artt. 2,3,36,38 e 177, comma1, della Costituzione;
c) e per l’effetto accertare e dichiarare il diritto dei ricorrenti a conseguire la riliquidazione del trattamento pensionistico in godimento con condanna dell’istituto convenuto alla corresponsione in loro favore dei ratei maturati e non percepiti e/o percipendi maggiorati degli interessi e rivalutazione dal dì del dovuto al saldo.
Nella pubblica udienza del 10 gennaio 2017, sono comparsi l’avv. Pietro L. Frisani per le parti ricorrenti e l’avv. Antonella F. P. Micheli per l’INPS.
Con ricorso depositato in data 1 dicembre 2016 i signori, tutti in quiescenza precedentemente al 31 dicembre 2011 e tutti dipendenti di amministrazioni pubbliche, deducevano di essere beneficiari di trattamento pensionistico di importo superiore a tre volte il minimo INPS.
Tutti chiedevano la riliquidazione del trattamento pensionistico perequato ex 69, comma1, l. 388/2000 (che prevedeva la perequazione totale delle pensioni di importo inferiore a tre volte il minimo INPS e limitandole al 90% per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici compresi tra tre e cinque volte il trattamento minimo INPS ed al 75% per quelle superiori a cinque volte il detto trattamento minimo) con consequenziale corresponsione dei relativi ratei maturati e non percepiti e/o percipiendi nel biennio 2012/2013, maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria da ciascuna scadenza sino all’effettivo soddisfo.
Osservavano i ricorrenti che la Corte Costituzionale (sentenza n. 70/2015 del 10 marzo 2015) aveva sancito l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del D.L. 201/11 conv., con modificazioni, dalla l. n. 214/2011, avente ad oggetto la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici esclusivamente per gli importi di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento.
Successivamente a tale declaratoria interveniva il D.L. 65/2015 (convertito, con modificazioni, dalla l. 17 luglio 2015 n. 109) che prevedeva la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici riconosciuta nella misura de: a) 100% per i trattamenti pensionistici di importo complessivo sino a tre volte il trattamento minimo INPS; b) 40% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS; c) nella misura del 20% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS; d) nella misura del 10% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS.
Nessuna perequazione la normativa riconosceva per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS.
Osservavano i ricorrenti che il richiamato disposto normativo costituiva “un tentativo di aggirare l’esecutività della sentenza della Corte costituzionale n. 70/2015 attraverso l’introduzione di un meccanismo perequativo discriminatorio, cd. bonus (di cui all’art. 1 l. 109/2015)”, sicché ciascuno dei ricorrenti aveva diffidato l’INPS alla ricostituzione del proprio trattamento pensionistico, nonché alla integrale rivalutazione dei ratei di valutazione nel frattempo maturati, ma senza alcun esito.
Le parti ricorrenti richiamavano l’evoluzione normativa e della giurisprudenziale costituzionale della perequazione automatica delle pensioni, mentre l’illegittimità costituzionale dettata dal Giudice delle Leggi avrebbe dovuto chiamare il legislatore alla emanazione di una normativa di sintesi che prevedesse solo per il futuro.
Con articolate argomentazioni le parti ricorrenti eccepivano in buona sostanza la illegittimità costituzionale dell’art. 1 D.L. n. 65/2015 nella parte in cui incide retroattivamente sul diritto quesito dei ricorrenti ad ottenere la perequazione della pensione nella misura prevista dall’art. 69 l. 388/2000, con violazione dell’art. 117 comma 1 della Costituzione in relazione all’art. 6 della CEDU e art 1 protocollo addizionale CEDU in riferimento alla lesione del principio di irretroattività, e che il solo interesse finanziario dello Stato non consentiva di giustificare l’intervento retroattivo (Corte Edu).
Infine le parti attoree censuravano la violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, corollari dei principi di eguaglianza e solidarietà di cui agli artt. 2 e 3 della Costituzione, avendo il legislatore, nella normativa censurata di incostituzionalità, insistito nel portato pratico della precedente normativa già dichiarata incostituzionale, censurando la lesione del principio di solidarietà sociale, in particolare per i trattamenti pensionistici di importo superiore a sei volte il minimo INPS, con omessa riallocazione dei risparmi di spesa e violazione del giudicato costituzionale.
Concludevano le parti ricorrenti, previa rimessione alla Corte costituzionale della normativa nei termini suddetti, per la riliquidazione a favore dei ricorrenti del trattamento pensionistico, oltre le competenze accessorie .
In data 21 dicembre 2016 si costituiva in giudizio l’INPS che eccepiva in via preliminare la sospensione del presente giudizio in attesa della decisione della Corte costituzionale per analoghe questioni proposte in altri giudizi, e deduceva l’inammissibilità ed improcedibilità dell’azione mancando le specifiche circostanze di fatto rispetto a ciascuno dei ricorrenti poste a base delle domande azionate, limitandosi, gli stessi, ad allegare solo il cedolino della pensione del mese di agosto 2015, ed in ogni caso avendo l’INPS corrisposto quanto dovuto ai sensi della normativa vigente.
Nel merito l’INPS deduceva di aver agito correttamente ai sensi della richiamata normativa, con un meccanismo di sospensione temporanea di tipo progressivo inversamente proporzionale all’entità delle pensioni, e richiamava, in merito, alcuni orientamenti della giurisprudenza contabile, ribadendo che nulla era dovuto per gli odierni ricorrenti, titolari di trattamenti pensionistici superiori a sei volte il minimo INPS, non avendo diritto ad alcuna integrazione ai sensi della legge in vigore. Nella denegata ipotesi di accoglimento del ricorso l’INPS eccepiva la non debenza del cumulo degli interessi legali e rivalutazione monetaria.
Nella odierna udienza di discussione le parti insistevano su quanto dedotto con gli atti defensionali; quindi la causa veniva introitata per la decisione.
Occorre in via preliminare esaminare le questioni di costituzionalità sollevate dalle parti ricorrenti e ritenere le stesse prive di fondamento.
L’art. 1 del D.L. 65/2015 ha disegnato una disciplina degli aumenti perequativi delle pensioni al fine dichiarato “di dare attuazione ai principi indicati nella sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, nel rispetto degli equilibri di bilancio e degli obiettivi di finanza pubblica, assicurando la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche in funzione della salvaguardia della solidarietà intergenerazionale”.
La premessa normativa invoca il compito del legislatore di dettare la disciplina di un adeguato trattamento pensionistico che tenga conto – sulla base di un ragionevole bilanciamento dei valori costituzionali e fatta salva la garanzia la garanzia esigenze minime di protezione della persona - anche delle risorse finanziarie effettivamente attingibili, per necessaria salvaguardia degli equilibri di bilancio dettati dall’art. 81 della Costituzione (cfr. Corte Cost. n. 316/2010).
La regolamentazione dettata dall’art. 1 del D.L. n. 65/2015, convertito dalla l.109/2015 ed avente ad oggetto la perequazione automatica delle pensioni, prevede a regime una copertura decrescente in relazione al valore della prestazione pensionistica corrisposta, e non viola il principio di uguaglianza, atteso che parte dalla ricognizione di situazioni disomogenee (in armonia con quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 70/2015 che aveva di converso evidenziato che l’art. 24, comma 25, del D.L. n. 201/2011, fosse non conforme ai criteri ordinariamente seguiti dal legislatore in materia che prevedono una differenza tra fasce di importo, e “criteri di progressività, parametrati sui valori costituzionali della proporzionalità e della adeguatezza dei trattamenti di quiescenza”).
In tale ambito appare non irrazionale, nella contingenza economica caratterizzata da particolare difficoltà, chiedere un contributo temporaneo maggiore ai soggetti titolari di un trattamento di maggiore importo, ai quali la sospensione degli aumenti perequativi, purché temporanea e di limitata misura, non potrà determinare una rilevante lesione né del diritto ad una prestazione previdenziale proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato, né del diritto ad una prestazione adeguata ad un’esistenza libera e dignitosa (art. 36, comma 1, e 38, comma 2 della Costituzione, ed analogamente va esclusa, per tali motivi, la violazione delle norme CEDU richiamate nel ricorso).
In specie, con riferimento all’applicazione di un pieno blocco perequativo per le pensioni di maggiore importo (superiore a sei volte il minimo INPS), va esclusa la violazione dei parametri costituzionali, atteso che esse presentano – cfr. sentenza della Corte Costituzionale n. 316/2010 - “margini di resistenza all’erosione determinata dal fenomeno inflattivo”, ed avendo ritenuto il legislatore di concentrare le limitate risorse a favore delle classi di pensionati con trattamenti previdenziali più bassi.
Sicché ritenuto che i principi di proporzionalità ed adeguatezza assegnano alla discrezionalità del legislatore il potere di apportare correttivi di dettaglio che, pur senza violare i suddetti criteri con riferimento alla complessiva disciplina del trattamento pensionistico, siano giustificati da esigenze meritevoli di considerazione, operando un bilanciamento dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti, anche in relazione alle risorse finanziarie disponibili e ai mezzi necessari per far fronte agli impegni di spesa (cfr. Corte Cost. n. 208/2014), la normativa di cui all’art. 1 del D.L. n. 65/2015, convertito in legge n. 109/2015, è espressione di un potere di scelta esercitato dal legislatore in modo conforme ai principi costituzionali (cfr. Sezione giurisdizionale Regione Lombardia n. 19/2016. Sez. Puglia 206/2016 e Sezione giurisdizionale Regione Lazio n. 491/2015).
Pertanto la domanda dei ricorrenti, previa la declaratoria della manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, è giuridicamente infondata e va rigettata.
La novità della controversia e l’incerto succedersi delle norme in tema di perequazione dei trattamenti pensionistici determina l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.
La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti della Regione Toscana – Giudice Unico delle Pensioni - definitivamente pronunciando sul ricorso proposto dai signori ( OMISSIS per gli stessi motivi di cui all’inizio) contro l’INPS –, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, rigetta il ricorso nei sensi di cui in motivazione.
Così deciso in Firenze nella Camera di Consiglio del 10 gennaio 2017 e versata il 10 marzo 2017, a seguito del termine di 60 giorni fissato nella medesima Camera di Consiglio per il deposito della sentenza ai sensi dell’art. 167 del decreto legislativo 26 agosto 2016 n. 174.
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