Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1914-codice-civile-obbligo-di-salvataggio
Timestamp: 2018-11-17 09:56:36+00:00

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(1) Deve trattarsi di spese che risultano inutili per il raggiungimento dell’obiettivo di salvataggio della cosa o anche sproporzionate in riferimento al bene oggetto di salvataggio.
(2) L’articolo disciplina un ulteriore onere a carico del contraente: l’onere di salvataggio, che consiste nel compiere ogni possibile attività, usare la diligenza del buon padre di famiglia, per evitare che il sinistro si verifichi, oppure, se il sinistro è già avvenuto, per evitare il danno o per ridurre le sue conseguenze. L’assicurato non deve preoccuparsi di compiere tali azioni che comportano determinate spese in quanto queste sono a carico dell’assicuratore in proporzione della somma assicurata, anche se lo scopo dell’intervento non è poi raggiunto. Anche se l’assicuratore interviene nel salvataggio al momento del sinistro, non perde il diritto di contestare le pretese dell’assicurato.
In tema di assicurazione contro i danni, l'inosservanza, da parte dell'assicurato, dell'obbligo di dare avviso del sinistro, secondo specifiche modalità espressamente previste da clausola di polizza, non può implicare di per sé perdita della garanzia assicurativa, occorrendo a tal fine accertare se detta inosservanza abbia carattere doloso o colposo, atteso che, nella seconda ipotesi, il diritto all'indennità non viene meno, ma si riduce in ragione del pregiudizio sofferto dall'assicuratore, e inoltre riscontrare se, alla stregua del principio di buona fede che presiede all'interpretazione e all'esecuzione del contratto, le diverse modalità di avviso, in concreto adottate dall'assicurato, possano o meno considerarsi equipollenti di quelle fissate dal contratto, in relazione alla loro attitudine o meno a consentire ugualmente all'assicuratore le opportune constatazioni e interventi.
Cassazione civile sez. III 12 dicembre 2008 n. 29209
L'omesso ricorso, da parte dell'assicurato ed a seguito del verificarsi del sinistro, allo strumento dell'accertamento tecnico preventivo ex art. 696 c.p.c. configura una sostanziale inosservanza dell'obbligo di salvataggio gravante sull'assicurato ai sensi dell'art. 1914 c.c., anche nel quadro di una interpretazione - coerente con il generale equilibrio del rapporto contrattuale e con i principi di correttezza e buona fede che devono orientare le condotte delle parti nei rapporti contrattuali - della clausola del contratto assicurativo che fa obbligo all'assicurato di "conservare le tracce ed i residui del sinistro sino alla liquidazione del danno".
Cassazione civile sez. III 11 giugno 2008 n. 15458
In materia di contratto di assicurazione vanno considerati di salvataggio (ai sensi dell’art. 1914 c.c.) gli interventi che, inserendosi nel processo casuale, risultano idonei ad impedire la produzione (fin tutto o in parte) o il completamento del danno (nella specie, la Corte ha ritenuto che lo strumento dell’accertamento tecnico preventivo si sarebbe dimostrato idoneo per acquisire una descrizione obiettiva ed ufficiale dello stato, condizione e modo d’essere delle cose danneggiata, sicché il suo mancato esercizio da parte dell’assicurato era da considerarsi idoneo ad integrare la violazione di un obbligo dell’assicurato stesso, quale quello previsto dall’art. 1914 c.c.).
L'art. 1914 c.c., il quale, in tema di assicurazione contro i danni, fa carico all'assicurato, a partire dal momento del verificarsi del sinistro ovvero dell'inizio dell'azione che lo generi, di attivarsi per evitare o diminuire il danno (c.d. obbligo di salvataggio), con diritto di rivalersi nei confronti dell'assicuratore delle spese a tale scopo affrontate (diritto autonomo ed indipendente dal credito indennitario), trova applicazione, in difetto di espressa deroga ed alla luce della sua “ratio” (consistente nella tutela di un interesse comune ai due contraenti), anche nell'assicurazione della responsabilità civile, la quale rientra nell'ambito dell'assicurazione contro i danni, ferma però restando, in questa ipotesi, la necessità di utilizzare, come base di riferimento per il “quantum” di detta rivalsa, il parametro della somma assicurata (così adeguando il diverso criterio che la citata norma contempla con riferimento al solo caso dell'assicurazione contro i danni alle cose).
Cassazione civile sez. III 14 giugno 2007 n. 13958
Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola cosiddetto "a richiesta fatta" (claims made) non rientra nella fattispecie tipica prevista dall'art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c., giacché, del suindicato art. 1917, l'art. 1932 c.c. prevede l'inderogabilità - se non in senso più favorevole all'assicurato - del terzo e del comma 4, ma non anche del primo, in base al quale l'assicuratore assume l'obbligo di tenere indenne l'assicurato di quanto questi deve pagare ad un terzo in conseguenza di tutti i fatti (o sinistri) accaduti durante il tempo dell'assicurazione di cui il medesimo deve rispondere civilmente, per i quali la connessa richiesta di risarcimento del danno da parte del danneggiato sia fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto, e non solo nel periodo di "efficacia cronologica" del medesimo, come si desume da un'interpretazione sistematica che tenga conto anche del tenore degli art. 1917, 1913 e 1914 c.c., i quali individuano l'insorgenza della responsabilità civile nel fatto accaduto. Nè, al riguardo, assume rilievo l'art. 2952 c.c., recante il riferimento alla richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato all'assicurato o alla circostanza che sia stata promossa l'azione, trattandosi di norma con differente oggetto e diversa ratio, volta solamente a stabilire la decorrenza del termine di prescrizione dei diritti dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore. Infine, in quanto riduce l'ambito oggettivo della responsabilità dell'assicuratore fissato dall'art. 1917 c.c. (e da ricomprendersi, quindi, tra le condizioni che stabiliscono limitazioni di responsabilità a favore del predisponente), la clausola "a richiesta fatta" è da ritenersi vessatoria, ai sensi dell'art. 1341 c.c.
Cassazione civile sez. III 15 marzo 2005 n. 5624
In tema di contratto d'assicurazione, individuato il rischio assicurato, vanno considerati di salvataggio (art. 1914 c.c.) gli interventi che, inserendosi nel processo causale, risultano idonei ad impedire la produzione (in tutto o in parte) o il completamento del danno, con diritto di rivalersi nei confronti dell'assicuratore delle spese a tale scopo affrontate o del danno dall'assicurato subito per il salvataggio (diritto autonomo ed indipendente dal credito indennitario), anche quando, aggiungendosi al danno prodotto da sinistro, viene in tal modo a risultare superata la somma assicurata, ed anche se l'attività di salvataggio non sortisce buon esito, sempre che le dette spese e tali danni risultino, rispettivamente, effettuate "non sconsideratamente" e conseguenti a condotta conforme al canone della diligenza del buon padre di famiglia. (In applicazione del suindicato principio la Corte cass. ha rigettato le censure avverso l'impugnata sentenza, affermando che, avuto riguardo a contratto di subfornitura avente ad oggetto la progettazione, la costruzione ed il montaggio di un reattore - cosiddetto cartuccia - consistente in un contenitore cilindrico d'acciaio inossidabile ed avente funzione di catalizzatore, correttamente la Corte del merito aveva nel caso, individuato - con il sussidio di strumenti interpretativi adeguati - il rischio assicurato, considerato come "di salvataggio" le spese di riparazione sostenute per evitare la totale distruzione di detto reattore in conseguenza di un verificatosi surriscaldamento anomalo, ponendole a carico della compagnia assicuratrice, anche se eccedenti l'ammontare della somma assicurata).
Cassazione civile sez. III 28 gennaio 2005 n. 1749
Il diritto dell'assicurato alla rifusione delle spese di salvataggio, ex art. 1914 c.c., è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale, e non già a quella annuale ex art. 2952 c.c. Qualora il contratto di assicurazione preveda l'obbligo dell'assicuratore di pagare gli interessi di mora, decorso un certo termine dal compimento della pratica di liquidazione del danno, il relativo diritto dell'assicurato è soggetto non già alla prescrizione annuale ex art. 2952 c.c., ma a quella quinquennale ex art. 2948, n. 4, c.c.
Tribunale Roma 14 settembre 2001
L'obbligo dell'assicuratore a tenere "indenne" l'assicurato di quanto questi in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione "deve pagare" a un terzo in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto, e l'obbligo dell'assicuratore di farsi carico dell'ammontare delle spese sostenute dall'assicurato per evitare o diminuire il danno, trovano il loro fondamento, rispettivamente, negli art. 1917 e 1914 c.c. Trattandosi di norme primarie ed imperative, di immediata applicazione, devono essere inserite di diritto nel contratto concluso tra le parti se non previste, ovvero in sostituzione delle clausole difformi ai sensi dell'art. 1339 c.c.
Tribunale Casale Monferrato 25 febbraio 1997
L'avviso del sinistro cui è tenuto l'assicurato è funzionale all'obbligo di salvataggio sancito dagli art. 1914 e 1915 c.c. dal che discende l'esclusione del diritto all'indennizzo ove la spedizione di tale avviso venisse effettuata quando le conseguenze del sinistro fossero divenute irreversibili e quindi nessuna possibilità di efficace intervento residuasse per l'assicuratore (fattispecie in tema di polizza di assicurazione con garanzia per mancato freddo).
Corte appello Genova 27 ottobre 1994
L'art. 1914 c.c., il quale, in tema di assicurazione contro i danni, fa carico all'assicurato, a partire dal momento del verificarsi del sinistro ovvero dell'inizio dell'azione che lo generi, di attivarsi per evitare o diminuire il danno (obbligo di salvataggio), con diritto di rivalersi nei confronti dell'assicuratore delle spese a tale scopo affrontate (diritto autonomo ed indipendente dal credito indennitario), trova applicazione, in difetto di espressa deroga ed alla luce della sua "ratio" (tutela di un interesse comune ai due contraenti), anche nell'assicurazione della responsabilità civile, la quale rientra nell'ambito dell'assicurazione contro i danni, ferma però restando, in questa ipotesi, la necessità di utilizzare, come base di riferimento per il "quantum" di detta rivalsa, il parametro della somma assicurata (così adeguando il diverso criterio che la norma contempla con riferimento al solo caso dell'assicurazione contro i danni alle cose). (Nella specie, stipulato un contratto di assicurazione per la responsabilità civile nella sua qualità di proprietario di una villa con annesso parco, l'assicurato, dopo che qualche albero si era abbattuto sulle proprietà limitrofe per le nevicate abbondanti e la forte ventosità, aveva proceduto alla recisione di piante e di rami e all'ancoraggio di altre piante pericolanti per evitare la produzione di danni affrontando una spesa di cui chiedeva il rimborso alla società assicuratrice.
Cassazione civile sez. I 07 novembre 1991 n. 11877
Qualora le parti abbiano espressamente subordinato l'operatività della garanzia assicurativa all'adozione, da parte dell'assicurato, di determinate misure di sicurezza, il giudice non può sindacare la loro concreta idoneità ad evitare l'evento dannoso e la loro inosservanza non fa sorgere l'obbligo dell'assicuratore di corrispondere l'indennizzo, ove l'evento si verifichi indipendentemente da tale inosservanza, e ciò non per la violazione dell'obbligo di salvataggio di cui all'art. 1914 c.c., bensì perché non si è realizzato l'oggetto stesso del contratto di assicurazione. (Nella specie, alla stregua del citato principio, la Suprema corte ha confermato la pronuncia di merito che aveva disatteso l'eccezione dell'assicurato circa la ininfluenza dell'omissione di determinate misure di sicurezza alle finestre, come indicato in polizza, malgrado il furto fosse avvenuto attraverso la porta, sul rilievo che l'adozione di tali misure era stata considerata dalle parti come condizione essenziale di efficacia del contratto).
Cassazione civile sez. III 13 novembre 1987 n. 8352
Il debito dell'assicuratore contro i danni è debito di valore e non di valuta, perché oggetto dell'assicurazione è il risarcimento del danno sofferto dall'assicurato, anche nell'ipotesi che la prestazione idennitaria sia il rimborso di una somma di danaro, spesa dal creditore per evitare o ridurre la perdita del bene assicurato (cosidetta spesa di salvataggio: art. 1914 c.c. e 534 c. nav.). Pertanto, anche se la lesione patrimoniale consiste nella erogazione di una determinata somma di denaro, l'obbligazione non si trasforma in debito di valuta e l'integrale ripristino del patrimonio del danneggiato, cui il risarcimento è predisposto, può essere conseguito solo computando la svalutazione intervenuta fra il momento della erogazione della somma e quello della liquidazione del danno.
Anche nell'assicurazione contro il furto, trova applicazione l'art. 1914 comma 3 c.c., non derogabile in senso sfavorevole all'assicurato, il quale, nell'ambito della disciplina dell'obbligo, di salvataggio, fa carico all'assicuratore dei danni che siano direttamente derivati alla cosa assicurata dei danni che siano direttamente derivati alla cosa assicurata dai mezzi adoperati dall'assicurato per evitare o diminuire le conseguenze dell'evento, salvo che si deduca e dimostri che tali mezzi siano stati impiegati inconsideratamente, cioè senza l'osservanza della diligenza del buon padre di famiglia. Pertanto, nel caso di assicurazione contro il furto di veicolo, che sia stato sottratto e poi abbandonato dal ladro con il motore fuso, in conseguenza del fatto che l'assicurato, per evitare l'evento, aveva provveduto a svuotare il radiatore dell'acqua, il suddetto guasto deve essere rimborsato all'assicurato medesimo, indipendentemente dal fatto che non sia compreso nel rischio assicurato, a meno che l'assicuratore non fornisca l'indicata prova.
Cassazione civile sez. I 07 settembre 1984 n. 4786
Assistenza e salvataggio di nave ed aereomobile
Rientrano nella copertura dell'assicuratore dei rischi di guerra come spese di salvataggio ai sensi degli art. 1914 c.c. e 534 c.nav. le somme erogate dall'assicurato all'autorità sequestrante per ottenere il rilascio di pescherecci sequestrati per pesca abusiva, spese che non possono considerarsi multa e che non rientrano pertanto nella copertura P & I.
L'obbligo dell'assicuratore di rimborsare all'assicurato le spese ragionevolmente incorse per evitare o ridurre le conseguenze di un rischio coperto (spese di salvataggio ai sensi degli art. 1914 c.c. e 534 c.nav.) costituisce debito di valore ed è quindi soggetto ad automatica rivalutazione.

References: art. 696
 art. 1322
 art. 1917
 art. 1917
 cass. 
 art. 1914
 art. 2952
 art. 2952
 art. 2948
 art. 1917
 art. 1914
 art. 1914
 art. 1914
 art. 1914