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Timestamp: 2020-07-02 19:43:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1395 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1395 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 17/11/2016, dep.19/01/2017), n. 1395
sul ricorso 18103-2015 proposto da:
B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CHIALA
COMUNE di CASTELLAMMARE DI STABIA, in persona del Dirigente
dell’Avvocatura Comunale legale rappresentante pro tempore,
CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato DONATANGELO
CANCELMO giusta mandato a margine del controricorso;
S.E., S.T., elettivamente domiciliate in ROMA,
VIA PARIOLI, 27, presso lo studio dell’avvocato PAOLO SAOLINI,
rappresentate e difese dall’avvocato GENNARO TORRESE giusta procura
S.A., B.C., R.R., A.I.,
A.F., A.A.;
avverso la sentenza n. 2369/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
23/05/2014, depositata il 27/05/2014;
17/11/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;
udito l’Avvocato Fedelmassimo Riccardelli difensore della ricorrente
che si riporta agli scritti e chiede la fissazione in P.U..
– R.R., A.V., D.S.C. e B.G. convennero in giudizio S.A., S.T., S.E. e il Comune di Castellammare di Stabia, chiedendo la condanna degli S. alla demolizione del fabbricato da essi edificato a distanza inferiore a quella legale e al risarcimento del danno; chiesero ancora che il Comune convenuto adottasse i provvedimenti sanzionatori previsti dalla legge in ragione dell’abusività dell’immobile;
– nella resistenza dei convenuti S., che eccepirono l’usucapione del diritto di mantenere la costruzione a distanza inferiore a quella legale, e del Comune di Castellammare di Stabia, il Tribunale di Torre Annunziata rigettò le domande attoree, ritenendo maturata l’usucapione eccepita dai convenuti;
– sul gravame proposto in via principale da B.A. (quale erede di B.G. e di D.S.C.) e in via incidentale da S.A., la Corte di Appello di Napoli confermò la pronuncia di primo grado;
– per la cassazione della sentenza di appello ricorre B.A. sulla base di tre motivi;
– resistono, con controricorso S.E. e S.T., nonchè, con distinto controricorso, il Comune di Castellammare di Stabia;
– le altre parti, ritualmente intimate, non hanno svolto attività difensiva;
– il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 973, 1158 e 2697 c.c. e artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte di Appello ritenuto fondata l’eccezione di usucapione, senza considerare che l’originaria costruzione – poi ricostruita a seguito dell’incendio del 1987 – era abusiva e non poteva essere considerata ai fini dell’usucapione) appare manifestamente infondato, in quanto – secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi – “E’ ammissibile l’acquisto per usucapione di una servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata dal codice civile o dai regolamenti e dagli strumenti urbanistici, anche nel caso in cui la costruzione sia abusiva, atteso che il difetto della concessione edilizia esaurisce la sua rilevanza nell’ambito del rapporto pubblicistico, senza incidere sui requisiti del possesso ad usucapionem” (Sez. 2, Sentenza n. 3979 del 18/02/2013, Rv. 625272);
– il secondo e il terzo motivo di ricorso (con i quali si deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 873, 1158, 2697 e 2727 c.c. e artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la Corte di Appello ritenuto non provata la circostanza che la costruzione sia stata ampliata rispetto alla sua consistenza originaria) appaiono inammissibili, in quanto sottopongono alla Corte – nella sostanza – profili relativi al merito della valutazione delle prove, che sono insindacabili in sede di legittimità, quando – come nel caso di specie – risulta che i giudici di merito hanno esposto in modo ordinato e coerente le ragioni che giustificano la loro decisione (valutando puntualmente gli elementi probatori acquisiti), sicchè deve escludersi tanto la “mancanza assoluta della motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, quanto la “motivazione apparente”, o il “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, figure queste che circoscrivono l’ambito in cui è consentito il sindacato di legittimità dopo la riforma dell’art. 360 c.p.c. Operata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. In L. 7 agosto 2012, n. 134 (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830 e 629831);
– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi che consentano di dissentire dalla suddetta proposta, contenendo per di più una inammissibile diversa prospettazione dei motivi, che in ogni caso si risolvono in censure di merito relative all’accertamento del fatto;
– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis;
rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore entrambe le parti resistenti, che liquida – per ciascuna – in Euro 2.200,00 (duemiladuecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 Sentenza 
 art. 54
 Sentenza 
 art. 13
 art. 1
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