Source: https://enzuccio62.wordpress.com/2011/04/14/leggi-a-ridurre-il-disagio-abitativo/
Timestamp: 2018-01-19 05:21:07+00:00

Document:
leggi :a ridurre il disagio abitativo | Enzo62's Weblog
« appunti;decadenza,sospensione ,residenza di interesse generale destinata alla locazione ,alloggi sociali articolo quotidiani del 13/4/2011
Link,ricerche su case popolari ,o case sociali. »
leggi :a ridurre il disagio abitativo
Testo proposto.DAL CONSIGLIO REGIONALE x Visto l’articolo 27 della legge 27/12/2001 domanda-di alloggi ERPS da parte delle famiglie meno abbienti e con maggior disagio -possesso dei requisiti soggettivi per l’edilizia agevolata di cui al D.M. 27/12/2001, attuativo dell’art.3, c.1) della / Legge 8 febbraio 2001, n. 21 Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l’offerta di alloggi in locazione. Legge 8 febbraio 2001, n. 21
Misure per ridurre il disagio abitativo ed interventi per aumentare l’offerta di alloggi in locazione
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 45, del 23 febbraio 2001
TESTO DELLA LEGGE PER SOGGETTI MENO ABBIENTI- DM 27 dicembre 2001 – L 21/2/2001 – GLOSSARIO – GIURISPUDENZA Edilizia residenziale pubblica.-
L’assetto definitorio dell’edilizia residenziale pubblica non è normativo ma di ricostruzione costituzionale. Con sentenza n. 221 del 1975, la Corte costituzionale ha stabilito, con riferimento all’edilizia residenziale pubblica, che “ trattasi in realtà di materia essenzialmente composita, articolantesi in una triplice fase: la prima, avente carattere di presupposto rispetto alle altre, propriamente urbanistica; la seconda, di programmazione e realizzazione delle costruzioni, concettualmente riconducibile ai “lavori pubblici” e tradizionalmente rientrante … nell’ambito dell’organizzazione amministrativa statale, centrale e periferica, cui spetta la cura dei pubblici interessi a quelli inerente; la terza, infine, attinente alla prestazione e gestione del servizio della casa (disciplina delle assegnazioni degli alloggi in locazione od in proprietà, ecc.)…”. Per quanto, dal tempo della decisione citata, più volte la legge abbia ridefinito le linee dell’intervento pubblico nell’edilizia residenziale pubblica, il nucleo dell’anzidetta ricostruzione costituzionale della “materia” in questione è rimasto sostanzialmente fermo (sent. Corte Cost. 27 /1996). Con sentenza 94/2007 la Corte costituzionale ha ridefinito gli ambiti di operatività dell’edilizia residenziale pubblica, a seguito della modifica del Titolo V, stabilendo che “oggi – dopo il mutamento della sistematica costituzionale sul riparto delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni – la materia dell’edilizia residenziale pubblica si estende su tre livelli normativi. Il primo riguarda la determinazione dell’offerta minima di alloggi destinati a soddisfare le esigenze dei ceti meno abbienti. In tale determinazione – che, qualora esercitata, rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. – si inserisce la fissazione di principi che valgano a garantire l’uniformità dei criteri di assegnazione su tutto il territorio nazionale, secondo quanto prescritto dalla sentenza n. 486 del 1995. Il secondo livello normativo riguarda la programmazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica, che ricade nella materia «governo del territorio», ai sensi del terzo comma dell’art. 117 Cost., come precisato di recente da questa Corte con la sentenza n. 451 del 2006. Il terzo livello normativo, rientrante nel quarto comma dell’art. 117 Cost., riguarda la gestione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari o degli altri enti che a questi sono stati sostituiti ad opera della legislazione regionale.”Nei primi anni ’70, la materia dell’edilizia residenziale pubblica è stata organicamente disciplinata con d.P.R. 30 dicembre 1972, n. 1035, recante “Norme per l’assegnazione e la revoca nonché per la determinazione e la revisione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”, che all’art. 1 ha definito la relativa nozione con esplicito riguardo agli “alloggi” sovvenzionati dallo Stato. Sono, pertanto, definiti alloggi di edilizia residenziale pubblica gli alloggi costruiti o da costruirsi da parte di enti pubblici a totale carico o con il concorso o con il contributo dello Stato con esclusione degli alloggi costruiti o da costruirsi in attuazione di programmi di edilizia convenzionata e agevolata, nonché gli alloggi costruiti o da costruirsi dalle cooperative edilizie, gli alloggi realizzati da imprese od enti per il proprio personale e quelli destinati a dipendenti di Amministrazioni statali per esigenze di servizio. A livello amministrativo, le Delibere CIPE 18 novembre 1981 e 13 marzo 1995, recanti “Criteri per l’assegnazione e determinazione dei canoni degli alloggi EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA”, con esplicito riferimento alle finalità tipiche dell’ERP o ERPS, hanno disposto l’applicazione di tali criteri “a tutti gli alloggi realizzati o recuperati da enti pubblici a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato o delle Regioni, nonché a quelli acquistati, realizzati o recuperati da enti pubblici non economici per le finalità sociali proprie dell’edilizia residenziale pubblica”. Rimangono esclusi da tale applicazione, e quindi dal concetto di edilizia residenziale pubblica, gli alloggi:A) realizzati dalle cooperative edilizie per i propri soci;B) realizzati o recuperati con programmi di edilizia agevolata e convenzionata, non attuati da enti pubblici;c) di servizio e cioè quelli per i quali la legge prevede la semplice concessione amministrativa con conseguente disciplinare e senza contratto di locazione;D) di proprietà degli enti pubblici previdenziali, purché non realizzati o recuperati a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato o delle Regioni. Di più ampio spettro, perché finalizzata a fare fronte ad esigenze di finanza pubblica, è la nozione contenuta nell’art. 1 comma 1, della legge 24.12.1993 n. 560 intitolata “Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”, secondo la quale “sono alloggi di edilizia residenziale pubblica, soggetti alle norme della presente legge, quelli acquisiti, realizzati o recuperati, ivi compresi quelli di cui alla legge 6.3.1976 n. 52, a totale carico o con il concorso o contributo dello Stato, della regione o di enti pubblici territoriali, nonché con i fondi derivanti da contributi dei lavoratori ai sensi della legge 14.2.1963 n. 60, e successive modificazioni, dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali, nonché dagli Istituti autonomi per le case popolari e dai loro consorzi comunque denominati e disciplinati con legge regionale”. L’esclusione è prevista per le unità immobiliari degli enti pubblici territoriali senza finalità di edilizia residenziale pubblica, per gli alloggi di servizio oggetto di concessione amministrativa in connessione con particolari funzioni attribuite a pubblici dipendenti, per gli alloggi realizzati con mutuo agevolato di cui all’articolo 18 della l.457/1978, e successive modificazioni, nonché per quelli soggetti ai vincoli di cui alla legge 1089/1939, e successive modificazioni. Naturalmente, con il passaggio alle Regioni delle funzioni, LEGGE 616/77,è stata la normativa regionale, pur non occupandosi della nozione di edilizia residenziale pubblica (fa eccezione il REGOLAMENTO .REGIONALE. 3 febbraio2004 n.1 di attuazione alla LR. Lombardia 1/2000, che la definisce quale servizio di interesse economico generale rivolto alle famiglie in condizioni di disagio familiare, abitativo ed economico, per il periodo di permanenza del disagio stesso), a preoccuparsi della definizione del concetto di alloggio di ERP, estendendolo o riducendolo a seconda dei casi.All’interno dell’edilizia residenziale pubblica, pur tenendo conto delle caratterizzazioni regionali, in linea di massima si individuano tre distinte tipologie: l’edilizia sovvenzionata ovvero realizzata in via diretta dallo Stato, dalle Regioni e da altri enti pubblici (IACP e Comuni) con mezzi finanziari esclusivamente pubblici. È finalizzata essenzialmente alla locazione a canone contenuto; l’edilizia agevolata ovvero realizzata da privati (promotori immobiliari o cooperative edilizie) con il concorso di finanziamenti pubblici (mutui a tasso minimo/agevolati o, anche, indicizzati); l’edilizia convenzionata che nasce da un complesso di norme (verte essenzialmente sul diritto di superficie) ed è realizzata direttamente dai privati con copertura dei costi a carico degli stessi. Essa è sorretta da apposita convenzione tra soggetto beneficiario dell’area ed il Comune relativamente alle modalità di utilizzazione della medesima e prevede la concessione ai privati delle aree a costo contenuto.In ambito comunitario è stato sviluppato il concetto di edilizia sociale, con specifico riferimento al sistema di offerta di alloggi a cittadini svantaggiati o a gruppi sociali non in grado di trovare alloggi a condizioni di mercato. Al riguardo sono state elaborate varie forme di agevolazioni e di esenzioni, estese anche al settore degli aiuti di Stato. Al fine di ottemperare a quanto previsto in materia di aiuti di Stato a favore degli alloggi sociali dalla decisione 2005/842/CE della Commissione europea del 28 novembre 2005, la recente legge 9/2007 ha previsto, nell’art.5, che il Ministro DELLE INFRASTRUTTURE definisca, di concerto con i MININISTRI INTERESSATI e d’intesa con la CONFERENZA UNIFICATA, le caratteristiche ed i requisiti degli ALLOGGI SOCIALI esenti dall’obbligo di notifica degli aiuti di stato, ai sensi degli artt. 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità europea. OSSERVATORIO CONDIZIONE ABITATIVA. Previsto dall’art. 59 del d.lgs.112/1998 e dall’art.12 della legge 431/1998 ed istituito con D.M. 1 marzo 2005 n.c/374, è attualmente in fase organizzativa.Per la realizzazione congiunta del progetto “Osservatorio sulla condizione abitativa” è stato costituito un gruppo di lavoro cui hanno aderito le regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, P.A. di Trento, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto. Nell’ambito del gruppo sono stati istituiti due organi. Il primo, Comitato tecnico-scientifico, composto da tecnici nominati dalle Regioni aderenti, ha il compito di approfondire la progettazione del sistema, raccogliere eventuali proposte di modifica suggerite dagli uffici regionali preposti alla sperimentazione, verificare la fattibilità. Il secondo, Comitato di monitoraggio, deve verificare l’attività di sperimentazione, esaminare l’intero impianto per proporne l’adozione a livello nazionale, predisporre il rapporto conclusivo dell’attività di sperimentazione da trasmettere alle Regioni aderenti per la successiva approvazione.Piano di zona per l’edilizia economica e popolare (PEEP). Strumento urbanistico di attuazione del programma residenziale pubblico, previsto dalla legge 167/1962 che assolve a due specifiche funzioni: colloca gli interventi di ERP in un razionale disegno urbanistico e fornisce ai comuni la facoltà di espropriare le aree necessarie alla costruzione degli alloggi popolari e alla realizzazione dei servizi. La legge non consente la predisposizione dei PEEP al di fuori di strumenti urbanistici più vasti (PRG/Programma di fabbricazione) onde evitare che la programmazione ERP assuma carattere settoriale. Il dimensionamento del piano è la risultante di due operazioni: il calcolo del fabbisogno abitativo e il calcolo della superficie di terreno occorrente per la soddisfazione del fabbisogno.Programmi integrati di intervento (P.I.I.). Strumenti di pianificazione plurifunzionale, previsti dall’art.16 della legge 179/1992, sui quali possono convergere risorse pubbliche e private e che hanno l’obiettivo di integrare le diverse tipologie di interventi a connotazione territoriale in ambiti di generale riorganizzazione urbanistica. Con sentenza della Corte Costituzionale 393/1992 i commi terzo, quarto, quinto, sesto e settimo della norma sono stati dichiarati costituzionalmente illegittimi.Programmi di riqualificazione urbana . Piani attuativi, previsti dall’art.2 della legge 179/1992, riguardanti interventi che devono ricadere all’interno di zone in tutto o in parte già edificate., possono porsi come variante agli strumenti urbanistici generali attraverso accordi di programma. Programmi di recupero urbano (PRU). Art.11 legge 493/1993. Insieme sistematico di opere finalizzate alla realizzazione, alla manutenzione e all’ammodernamento delle urbanizzazioni primarie e secondarie, alla edificazione di completamento e di integrazione dei complessi urbanistici esistenti, nonché all’insediamento di elementi di arredo urbano, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, al restauro e al risanamento conservativo e alla ristrutturazione edilizia degli edifici.Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST). Programmi innovativi, previsti dal DM 8 ottobre 1998, n.1169, che hanno ricevuto le disponibilità finanziarie non utilizzate per i programmi di riqualificazione urbana di cui al D.M. 21/12/94, che riguardano i sistemi metropolitani con deficit infrastrutturale.Contratti di quartiere I e II. Particolari tipi di programma di recupero urbano previsti rispettivamente dall’art.2, comma 63 della legge 662/1996 e dal DM 22 ottobre 1997 e DM 27 dicembre 2001, compresi nei PEEP e soggetti al piano di recupero comunale, destinati all’attuazione di interventi sperimentali nel settore dell’edilizia residenziale sovvenzionata con l’ulteriore funzione di recupero sociale. Ineriscono a quartieri a diffuso degrado, a scarsa coesione sociale ed a marcato disagio abitativo. I contratti oltre alla componente urbanistica si caratterizzano per una componente sociale volta a promuovere la formazione professionale, l’incremento della occupazione, il recupero dell’evasione scolastica etc.Alloggi in affitto per gli anziani degli anni 2000. Programma sperimentale di edilizia residenziale previsto dal DM 27 dicembre 2001, per la realizzazione e il recupero di alloggi da concedere, in locazione permanente a canone agevolato, ad utenti anziani – da localizzare in ambienti urbani strutturati e sostenuti da adeguato sistema di supporti sociali e assistenziali.20.000 abitazioni in affitto. Programma sperimentale di edilizia residenziale previsto dal DM 27 dicembre 2001, finalizzato ad avviare a soluzione le più manifeste condizioni di disagio abitativo, incrementando l’offerta degli alloggi da concedere in locazione a canone convenzionato, in modo da rispondere alle esigenze di categorie sociali con difficoltà a reperire alloggi a canoni accessibili.Comitato per l’edilizia residenziale (C.E.R.) Organismo previsto dall’art.2 della legge 865/1971 e soppresso dall’art.62 del d.lgs.112/1998, avente il compito di provvedere al riparto dei fondi previsti per i piani di edilizia residenziale pubblica, alla redazione di essi ed alla verifica della loro attuazione.
1. Al comma 7 dell’articolo 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«Qualora le risorse di cui al comma 5 non siano trasferite ai comuni entro novanta giorni dall’effettiva attribuzione delle stesse alle regioni e alle province autonome, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, previa diffida alla regione o alla provincia autonoma inadempiente, nomina un commissario ad acta; gli oneri connessi alla nomina ed all’attività del commissario ad acta sono posti a carico dell’ente inadempiente».
Misure per l’emergenza abitativa
Programma sperimentale per la riduzione del disagio abitativo
1. Al fine di avviare a soluzione le più manifeste condizioni di disagio abitativo, il Ministro dei lavori pubblici promuove, ai sensi dell’articolo 59 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, un programma sperimentale d’edilizia residenziale da realizzare con risorse attivate da comuni, IACP comunque denominati, imprese e cooperative di abitazione e con il concorso finanziario dello Stato. Il programma, i cui interventi sono preferibilmente localizzati nei comuni ad alta tensione abitativa e nelle aree soggette a recupero urbano, è finalizzato ad incrementare l’offerta di alloggi da destinare permanentemente alla locazione a canone convenzionato di cui all’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, o da assegnare alle condizioni determinate in base alle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica, prioritariamente per rispondere alle esigenze abitative di categorie sociali deboli e di nuclei familiari soggetti a provvedimenti esecutivi di sfratto.
2. Per il finanziamento del programma di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di lire 30 miliardi per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002, da iscrivere nello stato di previsione del Ministero dei lavori pubblici. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l’anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dei lavori pubblici.
5 – STRALCIO PROGRAMMA CASA: nuove risposte con il social housing. L’alloggio in affitto a costi accessibili, un servizio di interesse generale.Torna d’attualità la questione abitativa, sebbene il tasso di proprietà della casa tra le famiglie italiane superi l’80%. Ma si presenta in forme diverse dagli anni ‘60 e ‘70, quando il bisogno di casa mobilitava la protesta sociale. Oggi si tratta di una domanda frammentata, che coinvolge diverse categorie sociali (dalle famiglie povere ai ceti medi) e ha come principale contesto territoriale le grandi aree urbane.La crescita della domanda di abitazioni. È legata al forte incremento del numero di famiglie. In media, nelle 13 più grandi città italiane in un anno si formano 46 mila nuovi nuclei familiari, ma si realizzano circa 19 mila nuove abitazioni. I giovani. I redditi delle giovani coppie non sono compatibili con i prezzi d’acquisto, mentre il mercato privato dell’affitto è “drogato” dalla pressione della domanda studentesca. Nelle grandi città sono quasi 310 mila gli iscritti fuori sede, a fronte di soli 21 mila posti letto offerti dal sistema pubblico e religioso. Ne deriva la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine (nelle grandi città restano a casa 568 mila giovani tra 26 e 35 anni, dato che non ha eguali in Europa).Dispersione residenziale e mobilità pendolare. L’esito più generale, evidenziato dai dati demografici e sulla mobilità urbana, è l’esodo verso i comuni esterni, caratterizzati da valori immobiliari più bassi. Tra il 1991 e il 2007 sono aumentati i residenti delle prime cinture urbane (+11,4%) e soprattutto delle seconde corone (+14,9%), ma anche nel resto del territorio provinciale (+9,3%), mentre non si arresta il declino delle aree centrali sempre più costose (-5,5%). Ma i nuovi abitanti gravitano ancora in gran parte sull’area centrale per il lavoro e i servizi. Di qui l’esplosione del pendolarismo, che il Censis ha recentemente fotografato (più di 13 milioni di pendolari studenti e lavoratori NELL’ANNO 2007).STRANIERI immigrati. Anche la crescente presenza di immigrati condiziona l’offerta in affitto. Nelle 13 grandi città vivono 645 mila immigrati (+80% rispetto al 2003), ovvero il 7% dei residenti, ma a Milano si supera ormai il 13%. In questi anni sono stati immessi sul mercato alloggi degradati, affittati in condizioni di inadeguatezza e sovraffollamento. La precarietà abitativa riguarda almeno il 40% degli immigrati.La debolezza delle politiche pubbliche. Il mercato dell’affitto ha costi sempre meno sostenibili, come dimostra l’alta percentuale di sfratti dovuti a morosità (il 77% del totale). Le risorse stanziate dallo Stato centrale hanno in gran parte finanziato il sostegno diretto delle famiglie in affitto sul libero mercato piuttosto che le nuove abitazioni. Esauriti i fondi Gescal, negli ultimi anni è crollata la produzione di edilizia sovvenzionata per le fasce più povere: solo 1.900 alloggi di edilizia sociale/anno su 300 mila alloggi costruiti, ovvero meno dell’1%. In Francia la produzione di edilizia sociale negli ultimi anni è oscillata tra 40 mila e 50 mila alloggi/anno.Le risposte possibili. Occorre sperimentare in forme più decise la partnership pubblico-privato nell’ambito del social housing. Per poter garantire affitti a canoni accessibili anche ai ceti medio-bassi non compresi nel ristretto ambito dell’edilizia sociale pubblica (giovani coppie, studenti, lavoratori immigrati), il nodo centrale è riuscire ad abbattere il costo delle aree urbane, che incide fortemente sui costi finali. Vanno in questa direzione le sperimentazioni in corso in Lombardia, in particolare nel Comune di Milano, per l’uso di aree inutilizzate, destinate dal Piano regolatore a servizi collettivi, tramite il coinvolgimento degli operatori di mercato. Milano ha messo in moto un programma che riguarda 47 aree a standard inutilizzate, tutte pubbliche, per una superficie residenziale complessiva realizzabile di 1,255 milioni di mq (quasi 17 mila alloggi, per oltre 37 mila abitanti).Fonte: Sito del CENSIS Centro Studi Investimenti Sociali.
18/06/2008 | Replica X| Modifica veloce | Modifica | Spam | Cestino/Sgombero , sfratto,inevaso il principio del contradditorio,NDR 111,cost.-criteri di assegnazioni case popolari. # 5 #enzo62.wordpress.com.Inviato alice mail.it il 12/06/2008 alle 12:48 pm
enzuccio62, fac simile di decadenza alloggio di erp per morosità, ricorso contro sfratto differito, enzuccio 62.wordpress.com, ”
This entry was posted on aprile 14, 2011 at 5:22 pm and is filed under Uncategorized.	You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art.11
in fine