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Timestamp: 2019-03-24 15:46:59+00:00

Document:
IN CASI D’URGENZA
Traccia ipertestuale della relazione svolta al convegno
NUOVE FRONTIERE E PROBLEMATICHE PER L’AVVOCATO FAMILIARISTA
organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino
Torino - 30 marzo 2011
3. Divorzio immediato e ordine pubblico internazionale italiano.
4. I criteri di competenza in materia di crisi coniugale «transfrontaliera»: le loro principali caratteristiche.
5. I criteri di competenza in materia di crisi coniugale «transfrontaliera»: individuazione.
6. La nozione autonoma del concetto di residenza abituale.
7. Il criterio della residenza abituale nell’applicazione del Regolamento n. 2201 del 2003 da parte della Cassazione italiana.
8. Il criterio della residenza abituale nell’applicazione del Regolamento n. 2201 del 2003 da parte della Cassazione francese.
9. Il carattere della stabilità nella determinazione della residenza abituale nell’applicazione del Regolamento n. 2201 del 2003.
10. Il rilievo dell’elemento intenzionale nella determinazione della residenza abituale nell’applicazione del Regolamento n. 2201 del 2003.
11. Il rilievo, ai fini della competenza giurisdizionale, della doppia cittadinanza dei coniugi.
12. Il rilievo ex officio del difetto di competenza giurisdizionale.
13. L’influenza del concetto di «residenza abituale» sulla determinazione della legge applicabile.
14. La litispendenza internazionale nel contenzioso sulla crisi coniugale.
15. I provvedimenti provvisori e cautelari in casi d’urgenza.
Il secondo attiene all’ «ottica di Roma»:
· per una storia della proposta detta «Roma III» v. la pagina web seguente: http://giacomooberto.com/giornataeuropea2007/contenzioso_ue_II.htm;
· sulla successiva proposta di cooperazione rafforzata cfr. il sito web seguente: http://conflictoflaws.net/2010/commissions-proposal-on-applicable-law-to-divorce;
· sul successivo Regolamento (UE) N. 1259/2010 del Consiglio del 20 dicembre 2010 relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale cfr. il sito web seguente: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:343:0010:01:IT:HTML.
Il Regolamento prevede che dal 2012 trovino applicazione nuove regole uniformi europee per quanto concerne la legge applicabile alle controversie in materia di separazione personale e divorzio.
I coniugi avranno la facoltà di scegliere in accordo la legge applicabile al divorzio e alla separazione a patto e condizione che si tratti:
· della legge dello stato di residenza abituale dei coniugi al momento della conclusione dell’accordo;
· della legge dello stato dell’ultima residenza abituale dei coniugi, nel caso in cui uno di essi vi risieda ancora al momento della conclusione dell’accordo;
· della legge dello stato di cui uno dei coniugi abbia la cittadinanza al momento della conclusione dell’accordo;
· o, infine, della legge del foro.
Tale regolamento è stato approvato in seguito alla decisione di avvalersi della procedura di cooperazione rafforzata. Ciò significa che il nuovo testo si applica solamente agli stati che hanno deciso esplicitamente di aderirvi (14 su 27), che nello specifico sono: Belgio, Bulgaria; Germania, Spagna, Francia, Italia, Lettonia. Lussemburgo, Ungheria, Malta, Austria, Portogallo, Romania e Slovenia.
Il Regolamento precisa poi che le norme in esso contenute non si applicano a:
· obblighi di mantenimento;
· responsabilità verso i figli;
· effetti patrimoniali del matrimonio;
· trust o successioni;
· capacità giuridica delle persone fisiche.
Lo strumento si applica ai procedimenti avviati e agli accordi tra i coniugi sulla legge applicabile conclusi a decorrere dalla data del 21 giugno 2012.
Producono, in ogni caso, effetti anche gli accordi tra coniugi conclusi prima della sopra menzionata data, a patto che siano conformi alle prescrizioni stabilite negli articoli 6 e 7 del regolamento, ossia relativi al consenso e alla validità formale e sostanziale dell’accordo.
Il Regolamento indica poi quali siano i criteri per individuare la legge applicabile nell’ipotesi in cui i coniugi non abbiano concluso un accordo.
Più esattamente, l’art. 8 stabilisce che in mancanza di una scelta ai sensi dell’articolo 5, il divorzio e la separazione personale sono disciplinati dalla legge dello Stato:
· comunque oggi (in attesa dell’entrata in vigore di Roma III), quanto al diritto applicabile, valgono ancora le norme di d.i.p. anche nelle cause «europee»: artt. 29, 30 e 31, Legge 31 maggio 1995, n. 218.
Differenza tra i criteri da tenere in considerazione per la determinazione del giudice competente e il diritto applicabile:
Fonte normativa in vigore dal 21 giugno 2012:
Reg. n. 1259/2010 (Roma III)
b) ha la cittadinanza di uno Stato membro o, nel caso del Regno Unito e dell’Irlanda, ha il proprio "domicile" nel territorio di uno di questi Stati membri può essere convenuto in giudizio davanti alle autorità giurisdizionali di un altro Stato membro soltanto in forza degli articoli 3, 4 e 5.
Potrà ancora aggiungersi che il criterio della common habitual residence emerge in una serie di ipotesi contemplate nelle due recentissime seguenti proposte della Commissione:
· Da tenere presente poi – sul versante, questa volta, del diritto applicabile – la regola seguita nel caso deciso dal Trib. Belluno nel 2009 (applicazione del diritto indiano): secondo tale decisione l’art. 31, l. d.i.p. determina l’applicazione della legge sul divorzio indiana, come legge comune dei coniugi (entrambi cittadini indiani); legge che non si pone in contrasto con l’ordine pubblico internazionale italiano, per ciò che attiene, in particolare, alla regola di diritto straniero che consente il divorzio immediato, senza previa separazione legale;
· Particolare, poi, il caso del «divorcio express» spagnolo (Trib. Firenze, 18 maggio 2009).
In dottrina si discute se la nozione autonoma di residenza abituale sia da collegarsi ad un mero dato fattuale (il permanere, cioè, di una persona in un certo luogo), ovvero se concorra in tale nozione anche un elemento soggettivo, costituito dall’intenzione, dalla volontà di permanere in quel certo luogo. Fondamentale è il dato di partenza costituito dalla constatazione dell’assenza di una positiva definizione del concetto di residenza abituale (Campiglio):
Tale assenza di definizioni potrebbe dunque indurre ad affermare la natura meramente «fattuale» della situazione in esame.
Tuttavia, l’esame dei lavori preparatori della convenzione (mai entrata in vigore) che si pone alla base del Regolamento Bruxelles II-bis sembrerebbe far propendere per un rilievo dell’elemento soggettivo, come del resto posto in luce da una decisione della Cour de Cassation francese, di cui sarà detto oltre (Campiglio):
Resta da vedere se la nozione di residenza abituale comprensiva del fattore psicologico sia conforme allo scopo del Regolamento Bruxelles II-bis, avuto altresì riguardo al fatto che le due decisioni italiane di legittimità del 2010, di cui verrà detto nel § seguente, non hanno tenuto in alcun modo conto di tale elemento. Probabilmente sarebbe opportuno attivare sul punto la Corte di giustizia per sollecitare in via pregiudiziale un’interpretazione del concetto in esame (Campiglio):
Il primo da prendere in considerazione è quello risolto nel febbraio 2010 da una decisione di legittimità (cfr. Cass., Sez. Un., 17 febbraio 2010, n. 3680):
La moglie, cittadina italiana, è anagraficamente residente da trent’anni in Belgio, ma di fatto attualmente e abitualmente residente in Italia, per stare vicino al figlio, iscritto all’università di Pisa.
Il marito, di nazionalità tedesca, è abitualmente residente in Belgio.
Il marito eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice italiano e propone regolamento preventivo di giurisdizione articolato in tre motivi, perché sia dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello belga.
L’argomento principale del ricorrente marito si fonda su di una lettura della norma che riconosce la competenza in base alla residenza dell’attore come legata all’inciso precedente, che menziona la domanda congiunta. Non vertendosi nella specie in ipotesi di domanda congiunta, il criterio della residenza dell’attore non dovrebbe venire in gioco.
In secondo luogo s’appella il marito al fatto che la residenza anagrafica della moglie è rimasta fissata in Belgio.
La Cassazione ritiene che la moglie, quale attrice residente in Pisa abitualmente da oltre un anno prima del suo ricorso di separazione, abbia correttamente individuato nel Tribunale di Pisa il giudice della sua domanda, dovendosi rigettare il presente regolamento che chiedeva di dichiarare la giurisdizione del giudice belga
Altro caso di un certo interesse è quello risolto dalla Cassazione italiana nel giugno 2010 (Cass.,
Sez. Un., 25 giugno 2010, n. 15328), secondo cui
«La nozione di residenza abituale del coniuge, di cui al reg. CE n. 2201/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, fa riferimento non alla residenza formale o anagrafica ma al luogo del concreto e continuativo svolgimento dalla vita personale ed eventualmente lavorativa; nessuna rilevanza gioca al riguardo il fatto che saltuariamente, e anche per un periodo continuativo, il coniuge abbia trascorso periodi presso la residenza all’estero dell’altro coniuge, ivi ricevendo anche corrispondenza e svolgendo attività di studio».
Nella specie la moglie aveva proposto dinanzi al giudice italiano domanda di separazione giudiziale sul presupposto di aver avuto la residenza abituale almeno per sei mesi immediatamente prima della domanda. Il marito aveva eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano, ai sensi dell’art. 3 del regolamento CE n. 2201/2003, in quanto i coniugi avrebbero avuto la loro residenza abituale in Francia fino a pochissimo tempo prima dell’inizio della causa, mentre la moglie avrebbe stabilito da tale data la residenza abituale in Italia, per un periodo inferiore ai sei mesi anteriori alla proposizione del ricorso per separazione.
A sostegno di tale posizione il marito aveva addotto: a) la numerosa posta ricevuta dalla moglie presso la casa coniugale in Francia; b) Le certificazioni mediche di un pediatra francese che avrebbe seguito la figlia minore; c) il verbale di accesso di un ufficiale giudiziario francese presso la casa coniugale, dal quale risulterebbe la permanenza di effetti personali di uso quotidiano della moglie e della figlia; d) l’attività lavorativa svolta dalla moglie in Francia.
La Cassazione afferma però la sussistenza della giurisdizione italiana, rilevando:
«che, come è stato già affermato (Cass., n. 3680/2010), la nozione di residenza abituale, di cui al regolamento citato fa riferimento non alla residenza formale o anagrafica ma al luogo del concreto e continuativo svolgimento dalla vita personale ed eventualmente lavorativa;
che al momento della proposizione dalla domanda da parte della signora C.D. la stessa era abitualmente residente in Italia da un periodo superiore ai sei mesi come risulta dalle seguenti circostanze: a) la signora C. è docente di ruolo presso il liceo scientifico statale (OMISSIS) dal (OMISSIS) e ivi ha prestato servizio salvo i periodi di astensione obbligatoria e congedo parentale in occasione della nascita della figlia; b) la stessa è stata seguita durante la gravidanza da un ostetrico di (OMISSIS); c) nella partecipazione di nozze, successiva alla celebrazione del matrimonio, risultano indicate le due residenze dei coniugi in Francia e in Italia; d) numerosa corrispondenza, dal (OMISSIS) è stata indirizzata ai coniugi o alla signora C. presso la sua abitazione di (OMISSIS); e) il marito si è recato insieme alla moglie da un legale italiano nel (OMISSIS) per discutere di un’ipotesi di separazione consensuale; f) dall’atto di nascita della figlia risulta che nel rendere la dichiarazione congiunta di nascita presso l’ospedale di (OMISSIS) i genitori hanno indicato le proprie residenze separate in Francia e in Italia; g) la figlia minore, che, come è pacifico è sempre vissuta con la madre, è stata seguita da parte di pediatra italiano dal (OMISSIS)); che la circostanza che la signora C. non abbia mai smesso di avere la propria residenza abituale in Italia non è contraddetta dal fatto che saltuariamente, e anche per un periodo continuativo durante il congedo parentale abbia trascorso periodi in Francia presso la residenza del marito, ivi ricevendo anche corrispondenza, e in Francia abbia svolto attività di studio.
Interessante notare, poi, che anche per la Cassazione francese, esattamente come per quella italiana, vi è una totale assenza di gerarchia tra le varie ipotesi di cui agli artt. 3 ss. del Regolamento Bruxelles II bis, con conseguente alternatività dei vari fori ivi delineati.
Così, nel caso risolto da Cass. 1ère Civ. 24 Septembre 2008 n° 07-20.248, la moglie, di nazionalità francese, aveva presentato domanda di divorzio in Francia contro il marito, pure francese, ma abitualmente residente in Portogallo. I giudici di merito avevano negato la competenza francese, ritenendo che il criterio della residenza del convenuto facesse premio su quello della nazionalità. La Cassazione ha però sottolineato che le varie regole di competenza generale sono perfettamente alternative.
L’assenza di gerarchia tra i vari titoli di giurisdizione individuati dal Regolamento detto Bruxelles II-bis è stata posta in evidenza, infine, anche dalla Corte di Giustizia UE nella decisione 16 luglio 2009, Sentenza della Corte di giustizia nella causa C- 168/08 (László Hadadi / Csilla Márta Mesko), di cui verrà detto infra, ancorchè in relazione ad un caso involgente non già rapporti tra i coniugi, ma rapporti con la prole minorenne. Nella relativa motizione leggesi infatti:
«A tale proposito, il sistema di ripartizione delle competenze degli organi giurisdizionali predisposto dall’art. 3, n. 1, lett. a) e b), del regolamento n. 2201/2003 è fondato su diversi criteri oggettivi alternativi e sull’insussistenza di una gerarchia dei criteri di competenza da esso stabiliti. Pertanto, è consentita la coesistenza di più giudici competenti, senza che sia stabilita tra loro alcuna gerarchia».
http://m2bde.u-paris10.fr/content/la-notion-de-%C2%AB-r%C3%A9sidence-habituelle-%C2%BB-dans-les-affaires-de-divorce-%C3%A0-l%E2%80%99%C3%A9preuve-des-interpr%C3%A9t
· Nel sistema del Regolamento del Consiglio (CE) n. 44/2001 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (c.d. «Bruxelles I»), la questione della competenza giurisdizionale non è rilevabile – quanto meno di regola, salvo quanto immediatamente di seguito precisato – se non ad istanza del convenuto.
§ Ai sensi, invero, dell’art. 25 del citato Regolamento, «Il giudice di uno Stato membro, investito a titolo principale di una controversia per la quale l’articolo 22 stabilisce la competenza esclusiva di un giudice di un altro Stato membro, dichiara d’ufficio la propria incompetenza». Stabilisce poi il successivo art. 26, primo comma, che «Se il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato membro è citato davanti ad un giudice di un altro Stato membro e non compare, il giudice, se non è competente in base al presente regolamento, dichiara d’ufficio la propria incompetenza».
§ Da quanto sopra si desume agevolmente che, in base al Regolamento «Bruxelles I», in caso di comparizione del convenuto che non eccepisca l’incompetenza, l’esame d’ufficio, da parte del giudice adito, è limitato alla verifica dell’inesistenza della competenza esclusiva di un altro giudice in base all’art. 22: gli altri motivi d’incompetenza possono e debbono essere fatti valere dal convenuto che sia comparso per eccepire l’incompetenza.
§ Qualora, invece, il convenuto domiciliato in uno Stato contraente venga citato in altro Stato contraente e non compaia, l’esame d’ufficio e l’eventuale declaratoria d’incompetenza devono riguardare non solo le competenze esclusive ex art. 22, ma anche tutte quelle derivanti dalle altre norme del Regolamento.
§ Da notare che l’art. 27 della proposta di «rifusione» del Regolamento citato – cui si è già fatto cenno – prevede che il giudice investito a titolo principale di una domanda ricompresa nella sfera materiale della normativa uniforme debba dichiarare d’ufficio la propria incompetenza ogniqualvolta sia privo di giurisdizione in base al regolamento.
· A differenza di quanto sopra (cioè rispetto a quanto avviene ora nel sistema attualmente vigente del Regolamento «Bruxelles I»), nel Regolamento Bruxelles II bis, con riguardo dunque ai procedimenti di separazione personale, divorzio ed annullamento del matrimonio, ai sensi dell’art. 17, il giudice di uno Stato membro, investito di una controversia per la quale non ha competenza in base al presente regolamento e per la quale, sempre in base al presente regolamento, è invece competente un giudice di un altro Stato membro, dichiara d’ufficio la propria incompetenza.
· Del tutto analogamente, l’art. 10 del Regolamento (CE) N. 4/2009 del 18 dicembre 2008, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari stabilisce quanto segue: «Articolo 10. Verifica della competenza – L’autorità giurisdizionale di uno Stato membro investita di una controversia per la quale non è competente in base al presente regolamento dichiara d’ufficio la propria incompetenza».
· Ancora analogamente, l’art. 10 della già ricordata proposta di un Council Regulation on jurisdiction, applicable law and the recognition and enforcement of decisions in matters of matrimonial property regimes (COM)2011 (126) stabilisce che «Where a court of a Member State is seised of a matrimonial property regime case over which it has no jurisdiction under this Regulation, it shall declare of its own motion that it has no jurisdiction» (e allo stesso modo provvede l’art. 10 della proposta di un Council Regulation on jurisdiction, applicable law and the recognition and enforcement of decisions regarding the property consequences of registered partnerships (COM)2011 (127)).
Come già detto, in attesa dell’entrata in vigore del Regolamento «Roma III», oggi deve trovare applicazione, da parte del giudice italiano, l’art. 31, l. n. 218 del 1995:
§ Ai fini del citato articolo il giudice si considera adito (cfr. art. 16):
a. nei procedimenti che si instaurano con il deposito di una domanda presso il giudice (si pensi alle procedure italiane di separazione o divorzio), alla data in cui la domanda giudiziale o un atto equivalente è depositato presso il giudice, purché successivamente l’attore non abbia omesso di prendere tutte le misure cui era tenuto affinché fosse effettuata la notificazione al convenuto, o
b. se l’atto deve essere notificato prima di essere depositato presso il giudice (si pensi alle procedure italiane per l’annullamento del matrimonio), alla data in cui l’autorità competente ai fini della notificazione lo riceve, purché successivamente l’attore non abbia omesso di prendere tutte le misure cui era tenuto affinché l’atto fosse depositato presso il giudice.
§ Un precedente di estremo interesse in relazione all’applicazione del criterio della prevenzione e delle norme appena illustrate è il caso Chorley v. Chorley della House of Lords.
§ Altro caso di grande interesse attiene alla determinazione della prevenzione nel caso in cui due giudici siano aditi in due paesi diversi lo stesso giorno. La questione è stata affrontata dalla Cour de Cassation francese (Cass. 1ère Civ., 11 Juin 2008, n° 06-20.042), la quale ha ritenuto che, se la parte che invoca l’eccezione di litispendenza dimostra in quale ora la domanda è stata proposta, mediante deposito del ricorso, grava sulla controparte l’onere di dimostrare di aver adito l’altro giudice in un’ora anteriore. Nella specie entrambi i coniugi, di cittadinanza francese, erano residenti in Gran Bretagna. Lo stesso giorno (24 marzo 2005) il marito presenta una domanda di divorzio in Francia e la moglie presenta analoga domanda in Gran Bretagna, facendola notificare al marito alle h. 12.30 (come risulta dalla relata di notifica in Gran Bretagna). Non viene provata invece l’ora in cui la domanda in Francia è stata presentata. La Cassazione francese conferma la decisione d’appello, che aveva ritenuto il giudice francese adito per secondo (così confermando la decisione del giudice di primo grado di sospendere il giudizio francese, in attesa della statuizione sulla competenza giurisdizionale da parte del giudice inglese).
Sempre in merito al profilo degli interventi cautelari ai sensi del citato art. 20 del Regolamento «Bruxelles II bis» potrà riportarsi una decisione del Tribunale di Varese:
Tribunale Varese, 4 ottobre 2010, disponibile al seguente sito web:
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/2834.php
«Le disposizioni del regolamento 2201/2003 (cd. Bruxelles II) non ostano a che le autorità giurisdizionali di uno Stato membro adottino i provvedimenti provvisori o cautelari previsti dalla legge interna, relativamente alle persone presenti in quello Stato o ai beni in esso situati, anche se, a norma del citato regolamento, è competente a conoscere nel merito l’autorità giurisdizionale di un altro Stato membro. E’, dunque, possibile, in caso di urgenza, un intervento del giudice per regolare il diritto di visita di un minore figlio di genitori non italiani, ma residente in territorio italiano».

References: Cass. 
 Sentenza 
 art. 26
 art. 22
 art. 16
 art. 20