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Timestamp: 2020-05-31 03:21:40+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 11 maggio 2020, n. 8716 - In tema di TARSU, ai sensi dell'art. 42, comma 2, lett. f), del d.lgs. n. 267 del 2000, spetta al Consiglio comunale l'istituzione e l'ordinamento dei tributi, oltre alla disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e di servizi, mentre è di competenza della Giunta la determinazione delle relative aliquote - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2020, n. 8716 – In tema di TARSU, ai sensi dell’art. 42, comma 2, lett. f), del d.lgs. n. 267 del 2000, spetta al Consiglio comunale l’istituzione e l’ordinamento dei tributi, oltre alla disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e di servizi, mentre è di competenza della Giunta la determinazione delle relative aliquote
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2020, n. 8716
Tributi – TARSU – Delibera della giunta comunale – Istituzione di ulteriore categoria con apposita tariffa per strutture ricettivo-alberghiere – Illegittimità
La società P.P. S.a.s impugnò, con ricorso notificato in data 29/12/2009, la cartella di pagamento n. 05920090036338461, notificata in data 23/10/2009, con cui il Comune di Ugento aveva richiesto il pagamento della somma di euro 7.571 per TARSU relativa all’anno 2008.
In particolare, la società si lamentava del fatto che, sebbene il regolamento comunale avesse accorpato nell’unica categoria “C” i locali e le aree adibiti a civile abitazione, ad attività ricettivo-alberghiere, a collegi, case di vacanze e convivenze, sulla base dell’art. 68 del d.lgs. n. 507 del 1993, la giunta comunale, con propria delibera, aveva creato una ulteriore categoria, con una apposita tariffa a metro quadro di superficie occupata.
La società contribuente, pertanto, chiese la disapplicazione della delibera di giunta e l’annullamento della cartella per violazione delle disposizioni del regolamento.
La CTP accolse il ricorso della società.
La CTR della Puglia – sede di Lecce, adita su appello del Comune, confermò la sentenza di prime cure.
Il Comune ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR sulla base di un solo motivo.
1. Con l’unico, complesso motivo di ricorso, il Comune di Ugento ha censurato la sentenza impugnata per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 68 del d.lgs. n. 507 del 1993.
In sostanza, l’ente locale ha dedotto che la delibera di giunta, che ha differenziato, a fini impositivi, con riferimento alla TARSU, gli alberghi dalle civili abitazioni, si porrebbe quale fonte idonea a modificare il precedente regolamento comunale; ha richiamato l’orientamento giurisprudenziale, anche di questa Corte, che ritiene legittima la differenziazione delle tariffe della TARSU applicate agli immobili adibiti ad esercizi alberghieri da quelle applicate agli immobili adibiti a civili abitazioni; ha rilevato che, anzi, proprio un’eventuale mancanza di differenziazione del carico tributario tra i due tipi di immobili esporrebbe a un giudizio di irragionevolezza il criterio di imposizione della Tarsu.
2.1. L’art. 68, comma 1, lett, a), del d.lgs. n. 507 del 1993, dispone che “per l’applicazione della tassa i comuni sono tenuti ad adottare apposito regolamento che deve contenere: a) la classificazione delle categorie ed eventuali sottocategorie di locali ed aree con omogenea potenzialità di rifiuti e tassabili con la medesima misura tariffaria”.
Il comma 2 dell’articolo citato dispone: “L’articolazione delle categorie e delle eventuali sottocategorie è effettuata, ai fini della determinazione comparativa delle tariffe, tenendo conto, in via di massima, dei seguenti gruppi di attività o di utilizzazione: a) locali ed aree adibiti a musei, archivi, biblioteche, ad attività di istituzioni culturali, politiche e religiose, sale teatrali e cinematografiche, scuole pubbliche e private, palestre, autonomi depositi di stoccaggio e depositi di macchine e materiale militari; b) complessi commerciali all’ingrosso o con superfici espositive, nonché aree ricreativo-turistiche, quali campeggi, stabilimenti balneari, ed analoghi complessi attrezzati; c) locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri…”. Dunque, la fonte normativa statale demanda al comune l’adozione di un regolamento che, in materia di TARSU, contenga una classificazione degli immobili per gruppi (e, eventualmente, sottogruppi) omogenei, in base alla loro attitudine a produrre rifiuti e, dunque, ad incidere sui costi del servizio.
Non vi è dubbio che la classificazione degli immobili al fine di differenziare i parametri tariffari per l’applicazione della Tarsu rientra nella nozione di “ordinamento dei tributi”.
Tuttavia, si deve notare che tale orientamento è stato espresso in relazione all’art. 32, comma 2, lett. g, della legge n. 142 del 1990, e non in relazione all’art. 42, comma 2, lett. f) del d.lgs. n. 267 del 2000, applicabile ratione ternporis nella presente causa.
2.2 Orbene, è pacifico tra le parti che il regolamento approvato dal consiglio comunale di Ugento in tema di TARSU non distingue, ai fini della determinazione delle tariffe, le civili abitazioni dagli alberghi, limitandosi a riproporre pedissequamente la previsione di legge e ad accorpare i relativi immobili in un’unica complessiva categoria fondata sull’uso lato sensu abitativo delle aree e dei locali che vi rientrano.
La sentenza impugnata, pertanto, ha legittimamente disapplicato, ai sensi dell’art. 7, comma 5, del d.lgs. n. 546 del 1992, la delibera di giunta in quanto adottata in violazione dei criteri contenuti nel regolamento del consiglio, decidendo la controversia coerentemente con tale disapplicazione.
Condanna il Comune di Ugento al pagamento, in favore della società contribuente, delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in euro duemiladuecentosessanta per onorari, oltre al rimborso delle spese generali, iva e epa come per legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto.
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