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Timestamp: 2020-06-06 05:38:06+00:00

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Dopo anni di tentativi andati a vuoto da parte dell’inarch e leggi inutili proposte in Senato, finalmente una buona Legge per l’Architettura proposta da Progetti e Concorsi del Sole 24 Ore che oggi compie un passo importante, la sottoscrizione da parte di tutti gli Ordini degli Architetti italiani in occasione della Conferenza Nazionale degli Architetti che si svolge a Roma. (vedi link)
Tutto nasce nel 1994 dopo l’emanazione della Legge 109/94, in quella occasione, l’Inarch reagì con forza presentando una Legge per l’Architettura organizzando un Appello per l’Architettura presso il Teatro Eliseo, sembra ieri ma sono passati 17 anni senza arrivare a nessuna conclusione.
Quella serata al Teatro Eliseo fu per me, (laureando in architettura), molto emozionante, ma allora c’era Bruno Zevi, l’inarch aveva autorevolezza, prestigio e influenza che ha perso dopo la scomparsa del critico.
Basterebbe andare a rileggersi alcuni passi del discorso fondativo dell’inarch del 1959 di Bruno Zevi per capire quanto oggi l’istituto nazionale di architettura si sia trasformato in qualcosa di completamente estraneo alle intenzioni del suo fondatore:
“Oggi è assurdo pensare a un Istituto di Architettura di vecchio stampo, affine a quelli fondati decenni or sono in società affatto diverse: un Istituto che organizzi un circoletto di conferenze, un congressetto ogni anno, qualche pubblicazioncina, e si perda in questioni meschine, se, per esempio, vi debbano essere ammessi i critici d’arte o i costruttori o i geometri o i banchieri. ……..Se l’Istituto Nazionale di Architettura va creato, i suoi orizzonti devono essere ampi, l’obiettivo dell’incontro tra produttori e consumatori, che coincide con quello dell’integrazione tra cultura ed economia, deve esserci costantemente presente. ………. l’Istituto, deve risultare efficace, deve rispondere all’interesse diretto, egoistico, di chi professa l’architettura, ed essere gestito da uomini convinti che, attraverso il loro lavoro nel nuovo organismo, saranno più soddisfatti e felici, quindi più utili al paese.
Bruno Zevi 1959
Per tornare alla legge per l’architettura, dopo quella serata al teatro Eliseo successe di tutto:
il CNA nel 1999 ad Assisi lanciò il disegno di Legge Melandri,
nel 2004 si trasformò in disegno di Legge Urbani approvato dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2004,
nel novembre 2007 viene presentato al Senato il disegno di legge 327 del Senatore Zanda che non fa in tempo a sviluppare il suo iter,
nel luglio 2008 il Ministro Bondi riprende l’iniziativa con un nuovo disegno di Legge sulla qualità architettonica,
a cui si aggiunge il disegno di Legge 1062 del Senatore Asciutti.
Inutile dire che è stata una fortuna che nessuno di questi disegni di Legge sia andato in porto, in quanto erano puri esercizi di stile dove si elencavano una serie di principi ideali utili soltanto a chi vive nel paese delle meraviglie ma perfettamente inutili all’architetto che si scontra ogni giorno con le attuali norme sugli incarichi. Sembra evidente che chi ha esteso quelle proposte di legge non ha alcun contatto con la realtà di tutti i giorni o probabilmente voleva soltanto farsi un po’ di pubblicità per non cambiare assolutamente nulla.
Per fortuna ci hanno pensato i giornalisti di Progetti e Concorsi che hanno proposto finalmente una Legge seria per l’Architettura.
Lo si capisce dal primo articolo che la legge è ben fatta:
art.1 L’architettura è una espressione della cultura …………., non ci voleva molto bastava leggere la legge per l’architettura francese del 1977, nel nostro Manifesto è il primo punto, ma probabilmente le precedenti proposte puntavano ad altro.
La legge di Progetti e Concorsi si basa su principi importantissimi che noi condividiamo in pieno:
Più gare meno fiducia: creare un vero mercato della progettazione incentrato su gare e concorsi, abbassare la soglia degli incarichi da 100.000 a 40.000, ridurre consulenze ed evitare incarichi mascherati,
progetto al centro: basta con gli affidamenti al buio, concorsi anche per piccole opere,
basta con le giurie: giurie formate da persone competenti e controlli sugli scambi di favore e sui docenti che fanno vincere i loro dottorandi,
spazio ai giovani: basta con gli sbarramenti di fatturato, curriculum e organico, è il progetto che conta,
meno appalti integrati: l’appalto integrato è la morte dell’architettura,
basta in house: il progetto spetta ai professionisti non alla stazione appaltante,
cantieri certi: sanzionare le Amministrazioni che non realizzano i concorsi.
Sorprende il coro di apprezzamenti ( vedi link, vedi link 2) da parte degli Ordini e dei Consigli Nazionali alla proposta di Progetti e Concorsi, al posto loro mi sarei nascosto per la vergogna di non aver portato a termine una proposta di legge valida.
Noi di amate l’architettura abbiamo subito mostrato il nostro apprezzamento a Progetti e Concorsi per la loro iniziativa (vedi link) e abbiamo dimostrato la nostra disponibilità con le altre Associazioni presenti sul territorio nazionale per diffondere e portare avanti la proposta.
Abbiamo inoltre inviato alcuni suggerimenti che ritenevamo indispensabili per il perfezionamento della proposta di legge che vi alleghiamo in fondo.
Riteniamo che non sia più il tempo di dividerci ma dobbiamo dare un segnale forte di coesione per far diventare realtà il sogno ormai inseguito da troppi anni di una legge per l’architettura in Italia e in quest’ottica condividiamo l’iniziativa del Presidente Nazionale Leopoldo Freyrie con la firma di oggi di tutti gli Ordini provinciali degli Architetti.
Persino i costruttori hanno appoggiato l’iniziativa di Progetti e Concorsi durante gli Stati Generali dell’edilizia svoltosi a Roma la settimana scorsa a cui ha partecipato anche il presidente del CNA Leopoldo Freyrie.
Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, ha affermato : «Il progetto deve tornare a essere il vero protagonista. Servono strumenti innovativi, bisogna investire sulla qualità del prodotto e bisogna promuovere nuove forme di consenso. Tutti dobbiamo collaborare».
Anche il presidente OICE Braccio Oddi Baglioni concorda con Buzzetti e perfino Legambiente: «Non c’è miglior momento per riaccendere i fari sulla qualità del progetto. Bisogna aprire un dibattito serio sul ruolo dell’architettura – sottolinea Edoardo Zanchini, responsabile energia per Legambiente.
Costruttori e società di ingegneria danno il loro sostegno della legge per l’architettura. «Il progetto deve tornare al centro dei nostri ragionamenti. Servono strumenti innovativi, dobbiamo investire per ottenere progetti di qualità e promuovere nuove forme di consenso».
Ricordiamo che negli Stati generali di due anni fa i progettisti erano completamente assenti dalla manifestazione (vedi articolo), non erano stati invitati né il presidente Nazionale degli Architetti né quello di Roma, il fatto ci colpì molto tanto da scrivere subito una lettera a Buzzetti, Presidente ANCE organizzatore dell’incontro.
A distanza di due anni la nostra lettera non è stata inutile, gli Stati generali del 2011 hanno messo al centro il progetto e il progettista.
Mi dispiace che non è più con noi e non può condividere la nostra soddisfazione, l’autore di quella lettera il nostro amico Mimmo Ferrari scomparso recentemente.
Manca soltanto l’appoggio dei geometri e poi ci sono tutti, speriamo che i nostri governanti si rendano conto una volta per tutte che l’architettura è un valore importantissimo che appartiene alla comunità e che quindi vogliano portare avanti questa proposta di legge affinché non faccia la fine delle altre, anche se le premesse non sono buone basti vedere che lo Stato ha fatto ricorso per annullare una Legge Regionale sulla qualità dell’Architettura (vedi link).
Seguiremo passo passo l’evolversi della proposta di Legge.
I SUGGERIMENTI DI AMATE L’ARCHITETTURA ALLA PROPOSTA DI PROGETTI E CONCORSI
a cura di Moreno Capodarte
Non basta modificare o cancellare alcuni articoli del Codice dei Contratti in quanto lo stesso lavoro deve essere fatto, per essere completo, nel “Regolamento di esecuzione del Codice dei Contratti – D.P.R.505/10/2010 n. 207” nel quale vengono riproposti, in modo più esplicito, gli articoli, i commi, ecc. che si chiede di modificare con la nuova “Legge per l’Architettura”.
Tali ulteriori modifiche, relative al “Regolamento” riguardano i seguenti articoli:
– art. 252, comma 3 “………………..di aver valutato, in via preliminare, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee…….”;
– art. 261, comma 1 ” I servizi………il cui corrispettivo………sia pari o superiore a 100.000 euro….”; comma 3 “…….il cui corrispettivo complessivo stimato sia pari o superiore a 100.000 euro e inferiore……..”;
– art. 263, comma 1 ” I requisiti economico-finanziari e tecnico organizzativi di partecipazione alle gare……”; comma 1 a) ” al fatturato globale per servizi di cui all’articolo 252, espletati negli ultimi cinque esrcizi….”; comma 1 b) “all’avvenuto espletamento negli ultimi dieci anni di servizi di cui all’articolo 252, relativi a lavori appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavoricui si riferiscono i servizi da affidare……”; comma 1 c) ” all’avvenuto svolgimento negli ultimi dieci anni di due servizi di cui all’articolo 252, relativi ai lavori, appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi da affidare…….”.
A tali commi bisogna aggiungere, con riferimento alle classi e categorie, “……… o superiori” perchè, altrimenti, chi ha progettato un grattacielo alto un miglio o restaurato la Basilica di S. Pietro non può essere affidatario di un incarico di manutenzione di un asilo-nido in quanto, in precedenza, non lo ha mai progettato.
A tal proposito si allega un estratto di una Circolare esplicativa – costantemente disattesa dagli Enti Pubblici – del Ministero delle Infrastrutture del 12.11.2009 ed uno relativo ad una determinazione dell’Autorità di Vigilanza del 27.07.2010: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Direzione Generale per la regolazione e dei contratti pubblici – DIV IV
Circolare n. 4649 del 12.11.2009 “Chiarimenti in ordine all’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 253, comma 15-bis, del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163”. “…………..Relativamente alle lettere b) e c) del comma 1, dell’art. 66, del d.P.R. 554/99, concernenti la capacità tecnica per servizi analoghi e per servizi “di punta”, la disposizione di cui all’art. 253, comma 15- bis, del Codice dei contratti incide esclusivamente rispetto all’attività espletata da prendere in considerazione ai fini della stima dell’importo, che non può essere limitata ai soli “lavori da progettare” ma si riferisce anche ad altri servizi di architettura e di ingegneria, a seconda del tipo di incarico da affidare (che, ai sensi dell’art. 91 del Codice, oltre alla progettazione, può riferirsi anche al coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, alla direzione dei lavori, al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e al collaudo). La disposizione di cui all’art. 253, comma 15-bis non incide, quanto all’arco temporale di riferimento, sulle lettere b) e c) del citato articolo 66 del d.P.R. 554/99 in quanto la riduzione del periodo decennale stabilito da tali lettere determinerebbe una restrizione della possibilità di partecipare alle gare, in contrasto con la ratio ispiratrice della norma transitoria, introdotta con il precipuo intento di ampliare la concorrenza mediante la previsione di specifiche misure volte ad agevolare, per un periodo transitorio, la dimostrazione dei requisiti minimi di carattere tecnico-organizzativi ed economico-finanziari richiesti per la partecipazione alle gare.”
Dott.ssa Bernadette Veca
Autorità di Vigilanza – Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 192 del 18 agosto 2010 – Supplemento ordinario)
2. I REQUISITI DI PARTECIPAZIONE ALLA GARA
Come rammentato nel primo paragrafo, ai fini dell’individuazione dei requisiti di partecipazione, nei bandi di gara è necessario indicare la classe e la categoria o le classi e le categorie dell’intervento, desunte dall’articolo 14 della tariffa professionale degli ingegneri ed architetti (legge n. 143/1949, cit.). Con riferimento all’individuazione delle classi e delle categorie cui si riferiscono i servizi da affidare, due classi, la I e la VI, individuano un insieme di interventi oggettualmente e funzionalmente della stessa natura, mentre le categorie costituiscono una suddivisione dell’insieme degli interventi compresi nelle due classi in sottoinsiemi caratterizzati ognuno da uguale complessità funzionale e tecnica (crescente nella classe I dalla lettera a) alla lettera d) – organismi edilizi – e dalla lettera f) alla lettera g) – opere strutturali – e nella classe VI dalla lettera a) alla lettera b)). Il sottoinsieme che presenta la più elevata complessità è, quindi, quello con collocazione successiva nell’ordine alfabetico e, logicamente, vi corrisponde la percentuale dei corrispettivi di progettazione più elevata fra quelle previste, a parità di importo, nella classe. Nelle altre classi le categorie si riferiscono invece a interventi oggettualmente e funzionalmente diversi e quindi non sussiste questo principio. Sulla base di queste indicazioni, nella determinazione n. 30/2002, è stato affermato che occorre indicare nel bando di gara la classe e categoria o le classi e le categorie dell’intervento, in quanto ciò è funzionale anche per la dimostrazione dei requisiti minimi di partecipazione o della indicazione dei requisiti da impiegare. I lavori cui si riferiscono detti requisiti devono, infatti, appartenere alla classe e categoria (o alle classi e categorie) dell’intervento cui si riferisce il bando. In questi casi, è evidente che vanno considerati per la classe I e per la classe VI gli interventi appartenenti non solo alla classe e alla categoria (o alle classi e categorie) dell’intervento, cui si riferisce il bando, ma anche alla classe ed alle categorie la cui collocazione nell’ordine alfabetico sia successiva a quella stabilita nel bando, in quanto questi interventi sono della stessa natura, tuttavia tecnicamente più complessi.
Il d.P.R. n. 554/1999, pur richiamandosi, al fine della dimostrazione dei requisiti, ad importi dei lavori di entità in genere superiore (ad esempio, complessivamente da 2 a 4 volte l’importo dei lavori cui riferisce l’affidamento), si riferisce genericamente a servizi di cui all’articolo 50, ovvero a “servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria anche integrata e gli altri servizi tecnici concernenti la redazione del progetto preliminare, del progetto definitivo ed esecutivo nonché le attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione”.
E’ da menzionare, al riguardo, l’interpretazione che l’Autorità ha fornito con deliberazione n. 74/2006, del contenuto del requisito relativo al fatturato globale di cui alla lett. a) del comma 1 dell’articolo 66 del d.P.R. n. 554/1999: “Altra ragione per cui si propende per un’interpretazione letterale rispetto a quella restrittiva che porta a considerare solo i servizi aventi identica natura di quello posto in gara, ai fini della determinazione del fatturato globale, deriva dall’esigenza di uniformità interpretativa delle norme in materia di affidamento di servizi attinenti l’ingegneria e l’architettura. In questa materia, infatti, il legislatore (v. art. 17 legge 109/94), in considerazione del carattere essenzialmente omogeneo di tali servizi (progettazione e altri servizi tecnici connessi alla progettazione, nonché attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione), ogniqualvolta ha dettato la disciplina di riferimento lo ha fatto in maniera unitaria, riferendosi ai servizi in modo onnicomprensivo”.
Pertanto, il requisito in argomento non può essere inteso nel senso di limitare il fatturato ai soli servizi specificamente posti a base di gara.
Analogamente, con deliberazione n. 385/2001, l’Autorità ha chiarito che “rientrano nell’ambito oggettivo di applicazione dell’articolo 50 del Regolamento attuativo, tutte le attività di progettazione di opere e lavori pubblici finalizzate alla redazione dei progetti
Ne discende che, ad esempio, nell’ipotesi di affidamento della progettazione e della direzione lavori, ai fini della dimostrazione della specifica esperienza pregressa, anche per i servizi cd. di punta, in relazione ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi da affidare, detti requisiti sono dimostrati con l’espletamento pregresso di incarichi di progettazione e direzione lavori, di sola progettazione ovvero di sola direzione lavori.
Si deve, infatti, considerare che la logica sottesa alla richiesta del requisito del “servizio di punta” è quella di aver svolto singoli servizi di una certa entità complessivamente considerati e non di aver svolto servizi identici a quelli da affidare (cfr. Consiglio di Stato, sezione V, 3 maggio 2006, n. 2464, secondo cui”la disposizione, nonostante la sua complessa e non chiara formulazione, non chiede affatto che i due servizi richiesti (chiamati “servizi di punta”) debbano necessariamente comprendere, ciascuno, tutte le classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi oggetto della gara, cioè, in definitiva, debbano essere due servizi identici a quelli da affidare. (…) l’obiettivo [della norma è quello, n.d.r.] di far partecipare alla gara concorrenti che abbiano svolto almeno due servizi, della entità da esso stabilita, per ogni tipo di lavoro (opere edili, ambientali, di illuminazione ecc.) di cui si compone il servizio da affidare”). Pertanto, a titolo esemplificativo, nel caso di affidamento della progettazione e della direzione lavori, è necessario e sufficiente che il concorrente dimostri di aver espletato, in relazione ad ognuna delle classi e categorie e per gli importi dei lavori indicati, o incarichi di progettazione e direzione lavori, o incarichi di progettazione ovvero incarichi di direzione lavori, purché ciascuno di essi sia di importo almeno pari a quello richiesto.
Sempre nell’ottica di individuare requisiti adeguati e proporzionati alla prestazione e di consentire la più ampia partecipazione di professionisti, per l’affidamento dell’incarico di collaudo risulterebbe restrittivo della concorrenza richiedere un’esperienza professionale maturata con esclusivo riferimento al collaudo, senza tener conto di altre attività che presentano aspetti affini o attinenti (direzione lavori, progettazione, coordinamento della sicurezza nei cantieri – cfr. determinazione dell’Autorità n.2/2009).
Non può non rilevarsi, inoltre, che l’articolo 66, comma 1, lett. a) del d.P.R. n. 554/1999, laddove riferisce il fatturato globale, esigibile in seno al bando, nell’importo variabile tra 3 e 6 volte l’importo a base di gara, tout court ai servizi di ingegneria di cui all’articolo 50 dello stesso d.P.R., non lascia spazi, in tale ambito, per l’esercizio della discrezionalità amministrativa, limitata all’individuazione del valore “tra 3 e 6 volte l’importo a base d’asta”. Di conseguenza, per i servizi attinenti all’ingegneria ed all’architettura, non rientra nel potere discrezionale della stazione appaltante integrare i requisiti di partecipazione alle procedure di evidenza pubblica ovvero fissare requisiti di partecipazione ad una singola gara più rigorosi e superiori a quelli previsti dal d.P.R. n. 554/1999, in ordine al fatturato globale.
Occorre, altresì, ribadire che, nell’applicazione dell’articolo 66 (requisiti di ammissione alla gara) del d.P.R. n. 554/1999, per le lettere b) e c) del comma 1 deve farsi sempre riferimento agli importi dei lavori dei servizi svolti e non all’importo dei servizi, anche a fini di omogeneità delle certificazioni relative alle prestazioni svolte.
D’altra parte, deve essere ammesso alla gara il concorrente che dimostri i propri requisiti sulla base di incarichi precedenti in classi I e VI e categorie di livello più elevato di quelle richieste dal bando.
Ciò vale anche per i livelli di progettazione richiesta: in una gara per l’affidamento della redazione di progettazione preliminare o definitiva non può essere escluso un concorrente che abbia dimostrato di aver redatto progettazioni esecutive.
In sostanza, i requisiti speciali devono essere individuati con riferimento a qualsiasi intervento appartenente alla stessa classe e categoria dei progetti
da redigere, come risulta dalle tabelle allegate. Se, quindi, si deve progettare un intervento strumentale alla prestazione di servizi di istruzione (per esempio, una scuola media), il requisito può essere documentato sulla base di un progetto di un intervento strumentale alla prestazione di servizi di giustizia (per esempio, palazzo di giustizia).
A seguire le ulteriori modifiche del “Regolamento”:
– art. 263, comma 1 d) ” al numero medio annuo del personale utilizzato negli ultimi tre anni……………..”;
– art. 263, comma 2 ” ……………….documentati attraverso certificati di buona e regolare esecuzione rilasciati da …………………..prova dell’avvenuta esecuzione attraverso gli atti autorizzativi o concessori, ovvero il certificato di collaudo, inerenti il lavoro per il quale è stata svolta la prestazione, ovvero tramite copia del contratto e delle fatture relative alla prestazione medesima….”
NOTA: se il professionista ha svolto l’intero incarico ma non è stato ancora pagato ed è, quindi, in lite presso il Tribunale con il Committente, come è in grado di dimostrare in modo convincente di aver svolto interamente l’incarico??
– art. 267, comma 1 “I servizi di cui all’articolo 252 il cui corrispettivo……….sia inferiore a 100.000 euro…..”; comma 3 “……nell’avviso, in rapporto all’importo della classe e categoria dell’elenco, nonché alla natura e alla complessità delle attività da svolgere, può essere richiesto un requisito minimo relativo alla somma di tutti i lavori, appartenenti ad ognuna delle classi e categorie di lavori in cui si intende ….”;
– art. 275, comma 1 “…..qualora sia in possesso dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi……..”; comma 2 ” <per i soggetti di cui…… il bando individua i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi necessari per partecipare alla procedura di affidamento…..”;
– art. 279, comma 2 ” La progettazione è predisposta dalle amministrazioni aggiudicatrici mediante propri dipendenti in servizio….”.
Per quanto riguarda le modifiche al “Codice” previste nella proposta presentata da Progetti e Concorsi si ritiene essenziale quanto segue: è necessario distinguere tra concorsi di progettazione e affidamento di servizi di ingegneria ed architettura.
• I primi riguardano la progettazione di opere rilevanti (quasi sempre nuovi edifici) o restauri importanti.
• I secondi si riferiscono alla progettazione di edifici più semplici, agli ampliamenti, alla manutenzione di immobili pubblici – che spesso comporta interventi complessi sia dal punto di vista architettonico, strutturale e impiantistico – alla sola progettazione strutturale o impiantistica, alla direzione dei lavori e al coordinamento della sicurezza sia in fase di progettazione che di esecuzione.
In questo secondo caso, cioè gare per l’affidamento di servizi di ingegneria ed architettura ritengo che dal “Codice” sia indispensabile modificare o cancellare quanto di seguito riportato:
a) – art. 41 – Capacità economica e finanziaria dei fornitori e dei prestatori di servizi. – comma 1 a) “… idonee referenze bancarie……” da eliminare; – comma 4 ” …il requisito di cui al comma 1, lettera a), è comprovato con dichiarazioni di almeno 2 istituti bancari o intermediari autorizzati ai sensi del DLgs. 1/9/1993 n. 385..” da eliminare.
NOTA: La nostra è una professione intellettuale oppure è un’attività economica d’impresa??
b) – art. 42 – Capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi. – comma 1 a) ……. da eliminare completamente e sostituire con il seguente:
“a) ……; l’effettuazione effettiva della prestazione svolta a favore di amministrazioni, enti pubblici o privati è dichiarata dal concorrente mediante dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000 e s.m.i.. – comma 1 g) “… per gli appalti di servizi, indicazione del numero medio annuo di dipendenti del concorrente e il numero di dirigenti impiegati negli ultimi 3 anni….” da eliminare completamente.
NOTA: La maggioranza degli Studi italiani di architettura ed ingegneria è di piccole dimensioni e di solito non hanno dipendenti ma collaboratori più o meno occasionali.
– art. 75 – Garanzie a corredo dell’offerta.
– comma 1 ” L’offerta è corredata da una garanzia, pari al 2% del prezzo base indicato nel bando o nell’invito, sotto forma di cauzione o di fideiussione, a scelta dell’offerente….”.
NOTA: Tutto ciò deve essere previsto per le imprese che concorrono per l’aggiudicazione degli appalti di lavori ma, al contrario, non può essere riferito ai liberi professionisti che concorrono per un appalto di servizi.
I professionisti garantiscono le stazioni appaltanti mediante apposita assicurazione professionale.
– art. 81 – Criteri per la scelta dell’offerta migliore.
– comma 1 – Deve essere integrato specificando che “per i servizi di architettura ed ingegneria” la migliore offerta è selezionata esclusivamente con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
– art. 111 – Garanzie che devono prestare i progettisti.
– comma 1 “…di una polizza di responsabilità civile professionale per i rischi derivanti dallo svolgimanto delle attività di propria competenza……….sino alla data di emissione del certificato di collaudo provvisorio..” da eliminare e sostituire con “…. sino alla data del certificato di ultimazione dei lavori”.
NOTA: deve essere rimosso in quanto il certificato viene emesso, di solito, dopo molti mesi o addirittura anni dal compimento dei lavori e, di conseguenza, il professionista, anche se ad incarico concluso, deve continuare a pagare i premi della polizza di responsabilità professionale sottoscritta, per un tempo infinito senza conoscere quando il certificato verrà emesso.
tag: cna, edilizia e territorio, legge architettura, ordini

References: art.1
 art. 252
 art. 261
 art. 263
 articolo 66
 art. 17
 art. 263
 art. 263
 art. 267
 art. 275
 art. 279
 art. 41
 art. 42
 art. 75
 art. 81
 art. 111