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Timestamp: 2019-03-21 08:39:03+00:00

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A quanto ammonta l'assegno per le vittime del dovere?
A quanto ammonta l’assegno per le vittime del dovere?
L’assegno a favore delle vittime del dovere è uguale a quello attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Alle “vittime del dovere” la legge riconosce un assegno vitalizio mensile il cui ammontare è uguale a quello previsto per l’assegno delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Tale scelta è volta a non violare il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione. È quanto appena chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [1].
2 A quanto ammonta l’assegno per le vittime del dovere?
Il Tribunale di Firenze condannava il Ministero della Difesa a riconoscere al vigile del fuoco lo status di “vittima del dovere” e a pagargli l’indennità prevista dalla legge per questi casi. La Corte di appello, conferma la decisione del primo giudice anche con riguardo all’ammontare del vitalizio.
Per quanto concerne l’ammontare dell’assegno vitalizio, in quanto «previsto in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad esse equiparati», per la Cassazione deve essere uguale a quello previsto per l’assegno delle «vittime del terrorismo e della criminalità organizzata», «essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo». È questa, del resto, l’unica interpretazione conforme al principio di uguaglianza. Pertanto l’assegno mensile in favore delle vittime del dovere è equiparabile all’assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Ricordiamo che, con una legge del 2003 [2] l’ammontare dell’assegno vitalizio in favore della vittime del terrorismo e della criminalità organizzata è stato raddoppiato. Il legislatore ha successivamente disposto [3] che l’assegno vitalizio è pari ad euro 258,23.
Tale disposizione avrebbe però creato un’irragionevole diversità di trattamento tra le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e le vittime del dovere: pertanto, il Consiglio di Stato, con varie pronunce, ha, in via interpretativa, chiarito che all’assegno per le vittime della criminalità organizzata non deve essere attribuito il valore di cristallizzazione del relativo importo, in quanto escludere le vittime del dovere e i soggetti equiparati dal raddoppio dell’ammontare dell’assegno equivarrebbe a creare un’ingiustificata disparità di trattamento».
Pertanto, conclude la Cassazione, «l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile previsto in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad esse equiparati è uguale a quello dell’analogo assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata».
[1] Cass. S.U. sent. n. 7761/2017.
[2] Art. 4, cl 238, della legge 350/03.
[3] Dpr 243/06, art. 4, emanato in base art. 1, co. 565, L. n. 266/05.
1.2. Con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360, n. 1, cod. proc. civ., violazione dell’art. 63, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001 e dell’art. 133, comma 1, lettera i), del c.p.a. di cui al d.lgs. n. 104 del 2010, per difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo, in ragione della prospettata erroneità dell’affermazione del Tribunale (avallata dalla Corte d’appello) secondo cui il beneficio de quo trova nel rapporto di lavoro – nella specie tra il militare in servizio di leva e il Ministero della Difesa – un mero presupposto e non la sua causa.
1.3. Con il terzo motivo – proposto in subordine – si denuncia, in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 563, lettera d) e 564, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 nonché del d.P.R. n. 243 del 2006, per erronea attribuzione da parte dei Giudici del merito al D. dello status di vittima del dovere o comunque di soggetto equiparato, visto che, nella specie, l’evento lesivo è stato causato da un errore (sorpasso stradale effettuato in assenza di condizioni di sicurezza) del conducente del veicolo dei Vigili del Fuoco sul quale viaggiava l’interessato e quindi non può considerarsi dovuto ad una condizione ambientale od operativa attinente al servizio di spegnimento di incendio boschivo da svolgere.
1.4.- Con il quarto motivo – proposto in ulteriore subordine – si denuncia, in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 1, commi 562, della legge n. 266 del 2005 e dell’art. 4 del d.P.R. n. 243 del 2006, contestandosi la decisione del giudice di primo grado, avallata dalla Corte d’appello, di determinare in Euro 500,00 (anziché in Euro 258,23, corrispondenti a lire 500.000) l’entità dell’assegno vitalizio mensile da corrispondere al D. .
Come di recente affermato da queste Sezioni Unite – in continuità con un indirizzo ermeneutico relativo ad analoghe situazioni (vedi, per tutte: Cass. SU 18 dicembre 2007, n. 26626, relativa alle controversie in materia delle speciali elargizioni previste per legge in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata) – in relazione ai benefici di cui all’art. 1, comma 565, della I. n. 266 del 2005 in favore delle vittime del dovere, il legislatore ha configurato un diritto soggettivo, e non un interesse legittimo, in quanto, sussistendo i requisiti previsti, i soggetti di cui al comma 563 dell’art. 1 di quella legge, o i loro familiari superstiti, hanno una posizione giuridica soggettiva nei confronti di una P.A. priva di discrezionalità, sia in ordine alla decisione di erogare, o meno, le provvidenze che alla misura di esse. Tale diritto non rientra nell’ambito di quelli inerenti il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti pubblici, potendo esso riguardare anche coloro che non abbiano con l’Amministrazione un siffatto rapporto, ma abbiano in qualsiasi modo svolto un servizio, ed ha, inoltre, natura prevalentemente assistenziale, sicché la competenza a conoscerne è regolata dall’art. 442 cod. proc. civ. e la giurisdizione è del giudice ordinario, quale giudice del lavoro e dell’assistenza sociale (Cass. SU 16 novembre 2016, n. 23300).
Si tratta, quindi, di censure che finiscono con l’esprimere un mero dissenso rispetto alle motivate valutazioni delle risultanze probatorie effettuate dal Tribunale, che come tale è di per sé inammissibile. A ciò va aggiunto che in base all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. – nel testo successivo alla modifica ad opera dell’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134, applicabile ratione temporis – la ricostruzione del fatto operata dai Giudici di merito è sindacabile in sede di legittimità soltanto quando la motivazione manchi del tutto, ovvero sia affetta da vizi giuridici consistenti nell’essere stata essa articolata su espressioni od argomenti tra loro manifestamente ed immediatamente inconciliabili, oppure perplessi od obiettivamente incomprensibili (Cass. SU 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. SU 20 ottobre 2015, n. 21216; Cass. 9 giugno 2014, n. 12928; Cass. 5 luglio 2016, n. 13641; Cass. 7 ottobre 2016, n. 20207). Evenienze che qui certamente non si verificano.
a) con l’art. 4, comma 238, della legge n. 350 del 2003 è stato raddoppiato l’ammontare dell’assegno vitalizio in favore della vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, di cui all’articolo 2 della legge 23 novembre 1998, n. 407 “e successive modificazioni”, di conseguenza il relativo importo è divenuto pari ad Euro 500,00 mensili e non più ad Euro 258,23 (corrispondenti a lire 500.000);
b) il d.P.R. n. 243 del 2006, emanato in base all’art. 1, comma 565, della legge n. 266 del 2005 – secondo cui il suddetto regolamento doveva definire soltanto tempi e modalità della erogazione dei benefici, in base ad una graduatoria unica nazionale per le vittime del dovere e i soggetti equiparati – all’art. 4, a proposito degli effetti della legge n. 407 del 1998 per tali ultimi beneficiari – ha affermato che l’assegno vitalizio dovesse essere corrisposto (alle vittime del dovere ed equiparati) in un ammontare pari ad Euro 258,23;
d) pertanto, il Consiglio di Stato – a partire da Sez. IV, sent. 20 dicembre 2013, n. 6156 – con varie pronunce, ha, in via interpretativa, chiarito che alla misura dell’assegno indicata nel suddetto art. 4 del d.P.R. n. 243 del 2006 non deve essere attribuito il valore di cristallizzazione del relativo importo, in quanto escludere le vittime del dovere e i soggetti equiparati dal disposto raddoppio dell’ammontare dell’assegno equivarrebbe a creare una ingiustificata disparità di trattamento, che sarebbe anche in contrasto con l’evoluzione della legislazione in materia, permeata da un intento perequativo;
e) la successiva giurisprudenza amministrativa e ordinaria si è uniformata a tale indirizzo – assurto ormai al rango di “diritto vivente” – tanto più che l’art. 2, commi 105 e s., della legge n. 244 del 2007, ha previsto l’attribuzione ai figli maggiorenni delle vittime del dovere di un assegno vitalizio mensile di ammontare pari ad Euro 500,00, sicché, a questo punto, può dirsi implicitamente confermata anche da parte del legislatore la suddetta equiparazione, altrimenti producendosi una ulteriore irragionevole disparità di trattamento tra figli maggiorenni delle vittime del dovere e vittime del dovere stesse.
La Corte, a Sezioni Unite, rigetta il ricorso, confermando la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario. Condanna i Ministeri ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 (duecento/00) per esborsi, Euro 3.000,00 (tremila/00) per compensi professionali, oltre spese forfetarie nella misura del 15% e accessori come per legge

References: Cass. 
 Art. 4
 art. 4
 art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4