Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-ii/sezione-iii/art2270.html
Timestamp: 2020-07-10 18:47:09+00:00

Document:
Art. 2270 codice civile - Creditore particolare del socio - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo V - Delle società > Capo II - Della società semplice > Sezione III - Dei rapporti con i terzi > Articolo 2270
Articolo 2270 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2270 Codice civile
Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti(1) sugli utili spettanti al debitore [2262] e compiere atti conservativi sulla quota spettante a quest'ultimo nella liquidazione [2282, 2283].
Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può inoltre chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore(2). La quota deve essere liquidata entro tre mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento della società [2272, 2305, 2531, 2614].
(1) Il creditore particolare del socio può soddisfarsi solo sugli utili spettanti al socio suo debitore e mai sul patrimonio sociale.
(2) L'azione del creditore particolare diretta ad ottenere la liquidazione della quota del socio ha carattere surrogatorio e provoca l'uscita del socio dalla società (v. 2288). La liquidazione della quota del socio debitore è espressamente esclusa per le società in nome collettivo (v. 2308) e in accomandita semplice.
Spiegazione dell'art. 2270 Codice civile
La specifica destinazione di natura imprenditoriale dell'attività sociale fa sì che il patrimonio della società sia insensibile agli interessi del creditore del socio. Egli, infatti, non può in nessun modo aggredire i beni di cui dispone la società, perlomeno finché essa resta in vita. Ciononostante la legge attribuisce al creditore particolare del socio penetranti poteri sugli utili spettanti al suo debitore derivanti dalla spartizione annuale (e quindi già realizzati), potendo infatti far valere i suoi diritti su di essi, come anche compiere atti conservativi sulla quota di liquidazione di spettanza del socio debitore. In merito alla quota di liquidazione, essa non può tuttavia essere espropriata, (e dunque acquisita dal creditore particolare) in quanto si determinerebbe una indebita modifica della compagine sociale, a meno che nel contratto sociale non sia prevista la libera trasferibilità della quota stessa.
Da ultimo, se il patrimonio del socio debitore risulta insufficiente a soddisfare le ragioni del creditore particolare, quest'ultimo può chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota e ottenere così la somma corrispondente.
relative all'articolo 2270 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2270 Codice civile - Creditore particolare del socio | Quesito Q202025144
venerdì 13/03/2020 - Piemonte
“Buongiorno, vorrei sapere quanto segue:
in una società semplice, se il creditore particolare di un socio chiede la liquidazione della sua quota in quanto i suoi beni personali non sono sufficienti a soddisfare il debito contratto; ipotizzando che la quota viene valutata euro 100,00, il debitore, AL FINE DI NON ESSERE ESTROMESSO DALLA SOCIETA', può offrirsi di pagare la somma tramite un terzo o lui direttamente ?
Considerando che il rimedio previsto dall’art. 2270 del c.c., alla cui lettura si rimanda, ha la funzione di soddisfare le ragioni del creditore particolare del socio, è certamente possibile che detto creditore possa essere soddisfatto anche per mezzo di altre modalità.
Pertanto, entrambi i due rimedi menzionati nel quesito, ovvero il pagamento del terzo ex art. 1180 del c.c., alla cui lettura si rimanda, o il pagamento diretto da parte del socio debitore, possono essere utilizzati per evitare la liquidazione della quota da parte della società su richiesta del creditore particolare del socio debitore.
Non sussistono, infatti, motivi per cui il creditore possa opporre un proprio particolare interesse a ricevere il pagamento del proprio credito per mezzo della liquidazione della quota del socio debitore.
Ciò premesso, si deve solo puntualizzare che detto pagamento da parte del terzo o direttamente dal socio debitore debba giungere al creditore di detto socio prima che intervenga la liquidazione della quota da parte della società. Il termine entro cui la società deve procedere alla liquidazione è di tre mesi dalla trasmissione della domanda del creditore alla società.
Norma di riferimento: Articolo 2270 Codice civile - Creditore particolare del socio | Quesito Q201923746
martedì 30/07/2019 - Emilia-Romagna
“creditore del socio di Sas, diritti sugli utili spettanti al debitore, approvazione rendiconto
Nelle società di persone il rendiconto si intende approvato al termine di ogni anno.
Il fatto, poi, che la società sia in regime di contabilità semplificata comporta che vi sia il solo obbligo di tenuta del registro delle fatture di vendita e di acquisto, ed è compito degli amministratori garantirne la regolare tenuta ai sensi degli artt. 2302 e 2214 c.c..
Tale obbligo, tra l'altro, è sanzionato con la previsione di cui all'art. 217, comma 2, del R.D. 267/1942 che disciplina la bancarotta semplice.
Pertanto, se l'amministratore della società ha tenuto regolarmente i due registri sopra menzionati, prova della distribuzione degli utili sono i registri stessi, sussistendo, in tal caso una presunzione.
Vero è però - e in ogni caso - che in conseguenza del pignoramento, qualora iscritto al ruolo delle esecuzioni del Tribunale competente, il creditore avrà il diritto di rivalersi anche sulle somme maturate a fronte degli utili che verranno a risultare dagli esercizi successivi; questo a meno che i soci non decidano, all'unanimità, di non distribuire gli utili e finanziare così la società. Tale scelta non è sindacabile dal creditore particolare del socio.
Norma di riferimento: Articolo 2270 Codice civile - Creditore particolare del socio | Quesito Q201821763
giovedì 19/07/2018 - Piemonte
“Buonasera, avrei bisogno di una risposta al seguente quesito:
ho un credito nei confronti di una persona che ha conferito dei beni in una società semplice non iscritta alla CCIAA e quindi al registro imprese. I suoi beni personali sono insufficienti a pagare il mio credito.
Vorrei sapere se posso chiedere la liquidazione della sua quota nella società semplice e quindi far chiudere la società o se la società semplice non può essere chiusa , quindi lui rimane socio e la società semplice deve far fronte e pagare il debito nei miei confronti oppure io posso sostituirmi a lui nel possesso della sua quota nella società?
Nell'attesa di una gentile risposta , porgo distinti saluti.
La soluzione al problema è presto individuata nelle norme del codice civile che disciplinano la società semplice.
L’art. 2270 c.c., relativo al creditore particolare del socio, stabilisce che quest’ultimo, finché dura la società, può far valere i propri diritti sugli utili che spettano al debitore e compiere atti conservativi sulla quota che spetta a quest’ultimo nella liquidazione.
Ciò significa che il creditore particolare del socio non ha il diritto di far “chiudere” la società, come si ipotizza nel quesito, ma può però sfruttare la partecipazione sociale del proprio debitore e soddisfarsi sugli utili sociali e sulla quota di quest’ultimo.
In particolare, “far valere” il diritto sugli utili significa che è possibile ottenere il pignoramento del diritto di credito del socio agli utili che gli spettano dalla società: il pignoramento, com’è noto, consente sostanzialmente di “bloccare” le somme pignorate e vincolarle a favore del creditore, che potrà ottenerle in pagamento direttamente dal terzo (in questo caso la società) a mezzo di un ordine del giudice.
Per quanto riguarda la quota, secondo l’opinione prevalente è possibile chiedere ed ottenere su di essa il sequestro conservativo: in buona sostanza, si tratta di un vincolo sulla quota a garanzia del creditore (per cui, ad esempio, la quota non può essere alienata a terzi).
Controversa, invece, è la possibilità di chiedere il pignoramento della quota.
Gli studiosi del diritto ritengono che ciò non sia possibile (per una serie di ragioni legate alla natura della società semplice che qui non è il caso di approfondire ed alle quali si accennerà brevemente nel prosieguo), mentre la giurisprudenza prevalente ritiene che – anche prima che la società si sciolga e salvo il diritto di prelazione degli altri soci – le quote possano essere espropriate a seguito di pignoramento e vendute.
Questo, attenzione, solo se nell’atto costitutivo sia scritto che le quote sono liberamente trasferibili con il solo consenso del cedente e del cessionario (a tal proposito, dunque, nel caso in esame occorrerebbe visionare il documento in questione).
Se il pignoramento della quota fosse consentito, come in tutti i casi di esecuzione forzata, anche il creditore procedente potrebbe chiedere, in alternativa alla vendita a terzi, l’assegnazione della quota per sé stesso: in questa eventualità - per rispondere al quesito - il creditore si sostituirebbe senz’altro al debitore nel rapporto sociale.
E’ proprio per evitare questo, tuttavia, che molti non ritengono possibile il pignoramento della quota (i soci di società di persone non sono liberamente “interscambiabili” ed è comunque richiesto il consenso degli altri per la modifica della compagine sociale), pertanto si sconsiglia di intraprendere questa strada: oltre che complessa, infatti, come già detto essa si presta facilmente ad eccezioni di nullità.
La norma in commento prosegue, in ogni caso, attribuendo al creditore particolare del socio un altro importante diritto: se la società non è entrata in liquidazione e gli altri beni del debitore (diversi dalla quota: ciò significa che prima vanno aggrediti gli altri beni del debitore/socio e, solo se questi siano insufficienti, si potrà procedere come previsto dalla norma) siano insufficienti a soddisfare il credito, il creditore potrà chiedere in qualsiasi momento la liquidazione della quota del proprio debitore.
La liquidazione dovrà essere effettuata entro tre mesi dal giorno della domanda.
Quando si verifica, poi, questa eventualità il socio viene escluso di diritto dalla società (art. 2288 c.c.).

References: Articolo 2270

Articolo 2270
 Articolo 2270
 art. 1180
 Articolo 2270
 Articolo 2270