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Timestamp: 2018-02-19 22:05:17+00:00

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IPASVI Firenze - Rimborso quota iscrizione IPASVI: Sentenza dl tribunale
Rimborso quota iscrizione IPASVI: Sentenza dl tribunale
Il Tribunale di Milano ha espresso, in data 11 maggio 2016, attraverso la sentenza n. 1161, alcuni principi molto significativi riguardanti la questione del diritto al rimborso della quota di iscrizione al Collegio IPASVI dell’infermiere che presta la propria professione in via esclusiva alle dipendenze di una pubblica amministrazione.
Nell’affrontare tale questione occorre preliminarmente declinare che la legge n. 43/06 contenente “Disposizioni in materia di professioni sanitarie e infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali” al comma 2 dell’articolo 3 prevede l’obbligo dell’iscrizione nei relativi albi di appartenenza per tutti gli esercenti le professioni sanitarie. Risulta inoltre indispensabile ricordare che attraverso la sentenza n. 7776/2015 la Corte di Cassazione ha affermato il principio per cui l’avvocato pubblico dipendente e dunque iscritto all’elenco speciale degli avvocati annesso all’Albo ha diritto al rimborso della quota annuale di iscrizione in quanto esso svolge la propria professione nell’esclusivo interesse dell’Ente datore di lavoro.
Preso atto di quanto enunciato dalla Suprema Corte a favore degli avvocati un numero rilevante di infermieri ha chiesto con forza l’estensione di tali principio anche alla professione infermieristica. Come esaminato però già a suo tempo da questo ufficio, il principio giurisprudenziale contenuto nel dispositivo in oggetto non può trovare generale applicazione nei confronti di tutti i professionisti per quanto espresso nell’articolo 2909 del C.C contenuto all’interno del Titolo IV riguardante la Tutela dei Diritti il quale dispone che “L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto fra le parti, i loro eredi o aventi causa”. Dunque nessun effetto si produce verso terzi.
Sarebbe stata dunque necessaria, per trasporre tale principio quantomeno all’interno della professione infermieristica, la proposizione di un ricorso, promosso da un infermiere, dal medesimo oggetto di quello instaurato dal legale dell’INPS. Ciò è avvenuto appunto innanzi al Tribunale di Milano al quale l’infermiera ricorrente significava che i pubblici dipendenti, salvo autorizzazione “non possono svolgere altra attività se non quella per la quale sono stati inquadrati”. Per questo la ricorrente affermava che il costo dell’iscrizione al Collegio IPASVI, considerato che esso costituisce un presupposto indefettibile per lo svolgimento della professione, dovesse essere a carico dell’Azienda.
Il Tribunale milanese non ha però condiviso tale tesi; pur richiamando infatti quanto espresso nella sentenza n. 7776/2015 dalla Corte di Cassazione i giudici rilevano che per la professione forense “vige una normativa specifica (legge 339/2003) che inibisce al pubblico dipendente, anche assunto tempo parziale, qualsiasi forma di esercizio libero professionale dell’attività di avvocato, a tutela sia dell’imparzialità e buon andamento della P.A, sia dell’indipendenza della professione forense (Cass. S.U n. 775/2014)”.
Tali principi secondo il Tribunale “non paiono estensibili alla professione infermieristica” non riscontrandosi “esigenze di tutela dell’indipendenza analoghe” a quelle degli avvocati. I giudici rigettano anche le motivazioni addotte dalla ricorrente in merito al divieto assoluto di svolgimento di attività a favore di terzi per i dipendenti pubblici come gli infermieri. Su tale argomento si precisa nella sentenza che “gli infermieri, anche dipendenti pubblici a tempo pieno, possono svolgere attività libero professionale previa autorizzazione dell’Ente di appartenenza, subordinata al requisito dell’assenza di conflitto di interessi” mentre quelli assunti in part time fino al 50% “possono assumere incarichi senza necessità di alcuna autorizzazione”.
Inoltre il Tribunale prosegue affermando che “non sono soggetti ad alcuna autorizzazione, anche se svolti da dipendenti a tempo pieno, gli incarichi di collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie; l’utilizzazione economica di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali; la partecipazione a convegni e seminari”. In definitiva i principi espressi per gli avvocati non possono essere applicati agli infermieri stante una diversa intensità del vincolo di esclusività. Gli obblighi di mandato vigenti per i legali che operino alle dipendenze della P.A per i giudici milanesi presentano infatti un tenore molto più stringente rispetto a quelli previsti per gli altri dipendenti pubblici.

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