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Il decreto legge 13 agosto 2011 n. 138
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Da Redazione 14 agosto 2011 Condividi su Facebook
tweet Decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo
Emana il seguente decreto-legge: Titolo I
DISPOSIZIONI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA Art. 1
Disposizioni per la riduzione della spesa pubblica 1. In anticipazione della riforma volta ad introdurre nella Costituzione la regola del pareggio di bilancio, si applicano le disposizioni di cui al presente titolo. Gli importi indicati nella tabella di cui all’allegato C al decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, alla voce “indebitamento”, riga “totale”, per gli anni 2012 e 2013, sono incrementati, rispettivamente, di 6.000 milioni di euro e 2.500 milioni di euro. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze entro il 25 settembre 2011, i predetti importi sono ripartiti tra i Ministeri e sono stabiliti i corrispondenti importi nella voce “saldo netto da finanziare”. L’importo previsto, per l’anno 2012, al primo periodo del presente comma puo’ essere ridotto di un importo fino al 50 per cento delle maggiori entrate previste dall’articolo 7, comma 6, in considerazione dell’effettiva applicazione dell’articolo 7, commi da 1 a 6, del presente decreto.
2. All’articolo 10, comma 1, del citato decreto-legge n. 98 del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono soppresse le parole: “e, limitatamente all’anno 2012, il fondo per le aree sottoutilizzate”.
a) al comma 1-ter, le parole: “del 5 per cento per l’anno 2013 e del 20 per cento a decorrere dall’anno 2014”, sono sostituite dalle seguenti: “del 5 per cento per l’anno 2012 e del 20 per cento a decorrere dall’anno 2013”; nel medesimo comma , in fine, e’ aggiunto il seguente periodo: “Al fine di garantire gli effetti finanziari di cui al comma 1-quater, in alternativa, anche parziale, alla riduzione di cui al primo periodo, puo’ essere disposta, con decreto del Presidente del consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’accisa.”;
b) al comma 1-quater, primo periodo, le parole: “30 settembre 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “30 settembre 2012”; nel medesimo periodo, le parole: “per l’anno 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “per l’anno 2012, nonche’ a 16.000 milioni di euro per l’anno 2013”.
b) alla lettera a), le parole: “per 800 milioni di euro per l’anno 2013 e” sono soppresse; nella medesima lettera, le parole: “a decorrere dall’anno 2014”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2012”;
c) alla lettera b), le parole: “per 1.000 milioni di euro per l’anno 2013 e” sono soppresse; nella medesima lettera, le parole: “a decorrere dall’anno 2014”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2012”;
d) alla lettera c), le parole: “per 400 milioni di euro per l’anno 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “per 700 milioni di euro per l’anno 2012”; nella medesima lettera, le parole: “a decorrere dall’anno 2014”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2013”;
e) alla lettera d), le parole: “per 1.000 milioni di euro per l’anno 2013” sono sostituite dalle seguenti: “per 1.700 milioni di euro per l’anno 2012”; nella medesima lettera, le parole: “a decorrere dall’anno 2014”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2013”.
a) al comma 2, le parole: “a decorrere dall’anno 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2012”;
b) al comma 3, le parole: “a decorrere dall’anno 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2012”; nel medesimo comma, il secondo periodo e’ soppresso; nel medesimo comma, al terzo periodo sostituire le parole “di cui a primi due periodi” con le seguenti: “di cui al primo periodo”.
a) al comma 1, primo periodo, le parole: “A decorrere dall’anno 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “A decorrere dall’anno 2012”;
b) al comma 1, lettera a), le parole: “per l’anno 2013”, sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni 2012 e 2013”;
c) al comma 2, le parole: “Fino al 31 dicembre 2012”, sono sostituite dalle seguenti: “Fino al 31 dicembre 2011”.
11. La sospensione di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, confermata dall’articolo 1, comma 123, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, non si applica, a decorrere dall’anno 2012, con riferimento all’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche di cui al decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360. E’ abrogato l’articolo 5 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23; sono fatte salve le deliberazioni dei comuni adottate nella vigenza del predetto articolo 5.
12. L’importo della manovra prevista dal comma 8 per l’anno 2012 puo’ essere complessivamente ridotto di un importo fino al 50 per
cento delle maggiori entrate previste dall’articolo 7, comma 6, in considerazione dell’effettiva applicazione dell’articolo 7, commi da
1 a 6, del presente decreto. La riduzione e’ distribuita tra i comparti interessati con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, d’intesa con la Conferenza unificata. La soppressione della misura della tariffa per gli atti soggetti ad IVA di cui all’articolo
17, comma 6, del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, nella tabella allegata al decreto ministeriale 27 novembre 1998, n. 435, recante “Regolamento recante norme di attuazione dell’articolo 56, comma 11, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, per la determinazione delle misure dell’imposta provinciale di trascrizione”, ha efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche in assenza del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al citato articolo 17, comma 6, del decreto legislativo n. 68 del 2011. Per tali atti soggetti ad IVA, le misure dell’imposta provinciale di trascrizione sono pertanto determinate secondo quanto previsto per gli atti non soggetti ad IVA. Le province, a decorrere dalla medesima data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, percepiscono le somme dell’imposta provinciale di trascrizione conseguentemente loro spettanti.
13. All’articolo 21, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodo: “Dall’anno 2012 il fondo di cui al presente comma e’ ripartito, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, sulla base di criteri premiali individuati da un’apposita struttura paritetica da istituire senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La predetta struttura svolge compiti di monitoraggio sulle spese e sull’organizzazione del trasporto pubblico locale. Il 50 per cento delle risorse e’ attribuito, in particolare, a favore degli enti collocati nella classe degli enti piu’ virtuosi; tra i criteri di virtuosita’ e’ comunque inclusa l’attribuzione della gestione dei servizi di trasporto con procedura ad evidenza pubblica.”.
14. All’articolo 15 del citato decreto-legge n. 98 del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente: “1-bis. Fermo quanto previsto dal comma 1, nei casi in cui il bilancio di un ente sottoposto alla vigilanza dello Stato non sia deliberato nel termine stabilito dalla normativa vigente, ovvero presenti una situazione di disavanzo di competenza per due esercizi consecutivi, i relativi organi, ad eccezione del collegio dei revisori o sindacale, decadono ed e’ nominato un commissario con le modalita’ previste dal citato comma 1; se l’ente e’ gia’ commissariato, si procede alla nomina di un nuovo commissario. Il commissario approva il bilancio, ove necessario, e adotta le misure necessarie per ristabilire l’equilibrio finanziario dell’ente; quando cio’ non sia possibile, il commissario chiede che l’ente sia posto in liquidazione coatta amministrativa ai sensi del comma 1. Nell’ambito delle misure di cui al precedente periodo il commissario puo’ esercitare la facolta’ di cui all’articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, anche nei confronti del personale che non abbia raggiunto l’anzianita’ massima contributiva di quaranta anni.”.
c) al quarto periodo, le parole: “presentano la domanda”, e’ sostituita dalle seguenti: “esprimono la disponibilita’”.
20. All’articolo 18 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, al comma 1, le parole ” 2020″, “2021”, “2022”, “2023”, “2024”, “2025”, “2031” e “2032” sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: “2016”, “2017”, “2018”, “2019”, “2020”, “2021”, “2027” e “2028”.
29. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, esclusi i magistrati, su richiesta del datore di lavoro, sono tenuti ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi sulla base di motivate esigenze, tecniche, organizzative e produttive con riferimento ai piani della performance o ai piani di razionalizzazione, secondo criteri ed ambiti regolati dalla contrattazione collettiva di comparto. Nelle more della disciplina contrattuale si fa riferimento ai criteri datoriali, oggetto di informativa preventiva, e il trasferimento e’ consentito in ambito del territorio regionale di riferimento; per il personale del Ministero dell’interno il trasferimento puo’ essere disposto anche al di fuori del territorio regionale di riferimento. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
30. All’aspettativa di cui all’articolo 1, comma 5, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito in legge 15 luglio 2011, n. 111, si applica la disciplina prevista dall’articolo 8 comma 2 della legge 15 luglio 2002 n. 145; resta ferma comunque l’applicazione, anche nel caso di collocamento in aspettativa, della disciplina di cui all’articolo 7-vicies quinquies del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con legge 31 marzo 2005, n. 43, alle fattispecie ivi indicate.
Disposizioni in materia di entrate 1. In considerazione della eccezionalita’ della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 2011 e fino al 2013, in deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, sul reddito complessivo di cui all’articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di importo superiore a 90.000 euro lordi annui, e’ dovuto un contributo di solidarieta’ del 5 per cento sulla parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche’ del 10 per cento sulla parte eccedente 150.000 euro. Il contributo di solidarieta’ e’ deducibile dal reddito complessivo, ai sensi dell’articolo 10 del citato testo unico n. 917 del 1986. Sono abrogate le disposizioni di cui all’articolo 9, comma 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonche’ quelle di cui all’articolo 18, comma 22-bis, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Per l’accertamento, la riscossione e il contenzioso riguardante il contributo di solidarieta’, si applicano le disposizioni vigenti per le imposte sui redditi. Qualora dall’applicazione del contributo derivi un aggravio di prelievo superiore a quello che si determinerebbe applicando ai fini IRPEF l’aliquota marginale del 48 per cento allo scaglione di reddito di cui all’articolo 11, comma 1, lettera e), del predetto testo unico delle imposte sui redditi, il contribuente puo’ optare per l’assolvimento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche cosi’ calcolata in luogo del contributo di solidarieta’. Il predetto contributo non si applica alle retribuzioni o indennita’ assoggettate alla riduzione prevista dall’articolo 13, comma 1.
5. All’articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo il comma 2-quinquies, sono inseriti i seguenti: “2-sexies. Qualora siano state contestate a carico di soggetti iscritti in albi ovvero ad ordini professionali, nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere il documento certificativo dei corrispettivi compiute in giorni diversi, e’ disposta in ogni caso la sanzione accessoria della sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine per un periodo da tre giorni ad un mese. In caso di recidiva, la sospensione e’ disposta per un periodo da quindici giorni a sei mesi. In deroga all’articolo 19, comma 7, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, il provvedimento di sospensione e’ immediatamente esecutivo. Gli atti di sospensione sono comunicati all’ordine professionale ovvero al soggetto competente alla tenuta dell’albo affinche’ ne sia data pubblicazione sul relativo sito internet. Si applicano le disposizioni dei commi 2-bis e 2-ter.
2-septies. Nel caso in cui le violazioni di cui al comma 2-sexies siano commesse nell’esercizio in forma associata di attivita’ professionale, la sanzione accessoria di cui al medesimo comma e’ disposta nei confronti di tutti gli associati.”.
12. Per le gestioni individuali di portafoglio di cui all’articolo
7 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, la misura
dell’aliquota di cui al comma 6 si applica sui risultati maturati a
partire dal 1° gennaio 2012.
13. Nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 26:
1) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: “I soggetti indicati
nel comma 1 dell’articolo 23, che hanno emesso obbligazioni, titoli
similari e cambiali finanziarie, operano una ritenuta del 20 per
cento, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi
corrisposti ai possessori”;
3) il comma 3-bis e’ sostituito dal seguente: “I soggetti
indicati nel comma 1 dell’articolo 23, che corrispondono i proventi
di cui alle lettere g-bis) e g-ter) del comma 1, dell’articolo 44 del
testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero
intervengono nella loro riscossione operano sui predetti proventi una
ritenuta con aliquota del 20 per cento. Nel caso dei rapporti
indicati nella lettera g-bis), la predetta ritenuta e’ operata, in
luogo della ritenuta di cui al comma 3, anche sugli interessi e gli
altri proventi maturati nel periodo di durata dei predetti rapporti”;
4) al comma 5, il terzo periodo e’ soppresso;
b) all’articolo 26-quinquies, al comma 3, ultimo periodo, dopo le
parole “prospetti periodici” sono aggiunte le seguenti: “al netto di
una quota dei proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di
cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli
Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi
dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi
approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze
sono stabilite le modalita’ di individuazione della quota dei
proventi di cui al periodo precedente.”;
c) all’articolo 27:
1) al comma 3, il secondo periodo e’ soppresso;
2) al comma 3, all’ultimo periodo, le parole “quattro noni”
sono sostituite dalle seguenti: “di un quarto”.
14. Nella legge 23 marzo 1983, n. 77, all’articolo 10-ter, dopo il
comma 2 e’ aggiunto il seguente comma: “2-bis. I proventi di cui ai
commi 1 e 2 sono determinati al netto di una quota dei proventi
riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui all’articolo 31
del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601
ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella
lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite le modalita’ di
individuazione della quota dei proventi di cui al periodo
precedente.”.
15. Nel testo unico delle imposte sui redditi approvato con il
a) all’articolo 18, comma 1, le parole “commi 1-bis e 1-ter” sono
sostituite dalle parole “comma 1-bis”;
b) all’articolo 73, il comma 5-quinquies, e’ sostituito dal
seguente: “Gli organismi di investimento collettivo del risparmio con
sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e quelli con sede in
Lussemburgo, gia’ autorizzati al collocamento nel territorio dello
Stato, di cui all’articolo 11-bis del decreto-legge 30 settembre
1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre
1983, n. 649, e successive modificazioni, non sono soggetti alle
imposte sui redditi. Le ritenute operate sui redditi di capitale sono
a titolo di imposta. Non si applicano la ritenuta prevista dal comma
2 dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni, sugli interessi ed
altri proventi dei conti correnti e depositi bancari e le ritenute
previste dai commi 3-bis e 5 del medesimo articolo 26 e dall’articolo
26-quinquies del predetto decreto nonche’ dall’articolo 10-ter della
legge 23 marzo 1983, n. 77, e successive modificazioni.”.
16. Nel decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con
modificazioni, nella legge 4 agosto 1990, n. 227, all’articolo 4,
comma 1, le parole “e 1-ter” sono soppresse.
17. Nella legge 28 dicembre 1995, n. 549, il comma 115
dell’articolo 3 e’ sostituito dal seguente: “Se i titoli indicati nel
comma 1 dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 600 sono emessi da societa’ o enti, diversi
dalle banche, il cui capitale e’ rappresentato da azioni non
negoziate in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione
europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico
europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto ministeriale
emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte
sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, ovvero da quote, gli interessi passivi sono
deducibili a condizione che, al momento di emissione, il tasso di
rendimento effettivo non sia superiore: a) al doppio del tasso
ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari
negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione
europeo che sono inclusi nella lista di cui al citato decreto, o
collocati mediante offerta al pubblico ai sensi della disciplina
vigente al momento di emissione; b) al tasso ufficiale di riferimento
aumentato di due terzi, delle obbligazioni e dei titoli similari
diversi dai precedenti. Qualora il tasso di rendimento effettivo
all’emissione superi i limiti di cui al periodo precedente, gli
interessi passivi eccedenti l’importo derivante dall’applicazione dei
predetti tassi sono indeducibili dal reddito di impresa. Con decreto
del Ministro dell’economia e delle finanze i limiti indicati nel
primo periodo possono essere variati tenendo conto dei tassi
effettivi di remunerazione delle obbligazioni e dei titoli similari
rilevati nei mercati regolamentati italiani. I tassi effettivi di
remunerazione sono rilevati avendo riguardo, ove necessario,
all’importo e alla durata del prestito nonche’ alle garanzie
prestate.”.
18. Nel decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239 sono apportate
1) il comma 1-ter e’ abrogato;
2) il comma 1-quater e’ sostituito dal seguente: “L’imposta di
cui al comma 1-bis si applica sugli interessi ed altri proventi
percepiti dai soggetti indicati al comma 1.”;
3) nel comma 2, le parole “commi 1, 1-bis e 1-ter” sono
sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole “commi 1 e 1-bis”;
b) all’articolo 3, comma 5, le parole “commi 1-bis e 1-ter” sono
c) all’articolo 5, le parole “commi 1, 1-bis e 1-ter” sono
sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole “commi 1 e 1-bis”.
19. Nel decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, sono
a) all’articolo 5, al comma 2, dopo l’ultimo periodo e’ aggiunto
il seguente: “Ai fini del presente comma, i redditi diversi derivanti
dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all’articolo 31 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed
equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 sono computati
nella misura del 62,5 per cento dell’ammontare realizzato;”;
b) all’articolo 6, al comma 1, dopo l’ultimo periodo e’ aggiunto
il seguente: “Ai fini del presente articolo, i redditi diversi
derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all’articolo
31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
601 ed equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi
nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis
del medesimo testo unico sono computati nella misura del 62,5 per
cento dell’ammontare realizzato;”;
1) al comma 3, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente: “la
ritenuta prevista dal comma 2 dell’articolo 26 del D.P.R. 29
settembre 1973, n. 600, sugli interessi ed altri proventi dei conti
correnti bancari;”;
2) al comma 3, lettera c), le parole “del 12,50 per cento”,
ovunque ricorrano, sono soppresse;
3) al comma 4, dopo l’ultimo periodo e’ aggiunto il seguente:
“Ai fini del presente comma, i redditi derivanti dalle obbligazioni e
dagli altri titoli di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e dalle
obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto
sui redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917 sono computati nella misura del 62,5 per
cento dell’ammontare realizzato;”.
20. Nel decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, all’articolo 6,
comma 1, le parole “del 12,50 per cento” sono soppresse.
21. Nel decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, all’articolo
17, comma 3, le parole “del 12,50 per cento,” sono soppresse.
22. Ai proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia di
adeguatezza patrimoniale ai sensi della normativa comunitaria e delle
discipline prudenziali nazionali, emessi da intermediari vigilati
dalla Banca d’Italia o da soggetti vigilati dall’ISVAP e diversi da
azioni e titoli similari, si applica il regime fiscale di cui al
decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239. Le remunerazioni dei
predetti strumenti finanziari sono in ogni caso deducibili ai fini
della determinazione del reddito del soggetto emittente; resta ferma
l’applicazione dell’articolo 96 e dell’articolo 109, comma 9, del
testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. La presente
disposizione si applica con riferimento agli strumenti finanziari
emessi a decorrere dal 20 luglio 2011.
23. I redditi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g-quater),
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, da
assoggettare a ritenuta, ai sensi dell’articolo 6 della legge 26
settembre 1985, n. 482, o a imposta sostitutiva, ai sensi
dell’articolo 26-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, sono determinati al netto di una quota dei
proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui
all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29
dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi,
proventi di cui al periodo precedente.
24. Le disposizioni dei commi da 13 a 23 esplicano effetto a
decorrere dal 1° gennaio 2012.
25. A decorrere dal 1° gennaio 2012 sono abrogate le seguenti
a) il comma 8 dell’articolo 20 del decreto-legge 8 aprile 1974,
n. 95, convertito, con modificazioni, nella legge 7 giugno 1974, n.
b) i commi da 1 a 4 dell’articolo 7 del decreto-legge 20 giugno
1996, n. 323, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto
1996, n. 425.
26. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al comma 8,
per gli interessi e altri proventi soggetti all’imposta sostitutiva
di cui al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, gli
intermediari di cui all’articolo 2, comma 2, del medesimo decreto
provvedono ad effettuare addebiti e accrediti del conto unico di cui
all’articolo 3 del citato decreto alla data del 31 dicembre 2011, per
le obbligazioni e titoli similari senza cedola o con cedola avente
scadenza non inferiore a un anno dalla data del 31 dicembre 2011,
ovvero in occasione della scadenza della cedola o della cessione o
rimborso del titolo, per le obbligazioni e titoli similari diversi
dai precedenti. Per i titoli espressi in valuta estera si tiene conto
del valore del cambio alla data del 31 dicembre 2011. Con decreto del
svolgimento delle operazioni di addebito e di accredito del conto
27. Ai redditi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g-quater),
del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti da
contratti sottoscritti fino al 31 dicembre 2011, si applica
l’aliquota del 12,5 per cento sulla parte di redditi riferita al
periodo intercorrente tra la data di sottoscrizione o acquisto della
polizza ed il 31 dicembre 2011. Ai fini della determinazione dei
redditi di cui al precedente periodo si tiene conto dell’ammontare
dei premi versati a ogni data di pagamento dei premi medesimi e del
tempo intercorso tra pagamento dei premi e corresponsione dei
proventi, secondo le disposizioni stabilite con decreto del Ministro
28. Le minusvalenze, perdite e differenziali negativi di cui
all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quater), del testo
unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzate fino
alla data del 31 dicembre 2011 sono portate in deduzione dalle
plusvalenze e dagli altri redditi diversi di cui all’articolo 67,
comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle
imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzati successivamente, per
una quota pari al 62,5 per cento del loro ammontare. Restano fermi i
limiti temporali di deduzione previsti dagli articoli 68, comma 5,
del testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e 6, comma
5, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.
29. A decorrere dalla data del 1° gennaio 2012, agli effetti della
determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all’articolo
67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in luogo del costo o valore di
acquisto, o del valore determinato ai sensi dell’articolo 14, commi 6
e seguenti, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, puo’
essere assunto il valore dei titoli, quote, diritti, valute estere,
metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, strumenti finanziari,
rapporti e crediti alla data del 31 dicembre 2011, a condizione che
a) opti per la determinazione, alla stessa data, delle
plusvalenze, delle minusvalenze e dei proventi di cui all’articolo
44, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi,
1986, n. 917, derivanti dalla partecipazione a organismi di
investimento collettivo in valori mobiliari di cui all’articolo 73,
comma 5-quinquies, a organismi di investimento collettivo in valori
mobiliari di diritto estero, di cui all’articolo 10-ter, comma 1,
della legge 23 marzo 1983, n. 77;
b) provveda al versamento dell’imposta sostitutiva eventualmente
dovuta, secondo i criteri di cui agli articoli 5 e 6 del decreto
30. Ai fini del comma 29, nel caso di cui all’articolo 5 del
decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, l’opzione di cui alla
lettera a) del comma 29 e’ esercitata, in sede di dichiarazione
annuale dei redditi e si estende a tutti i titoli o strumenti
finanziari detenuti; l’imposta sostitutiva dovuta e’ corrisposta
secondo le modalita’ e nei termini previsti dal comma 4 dello stesso
articolo 5. Nel caso di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 21
novembre 1997, n. 461, l’opzione si estende a tutti i titoli, quote o
certificati inclusi nel rapporto di custodia o amministrazione e puo’
essere esercitata entro il 31 marzo 2012; l’imposta sostitutiva e’
versata dagli intermediari entro il 16 maggio 2012, ricevendone
31. Ove non siano applicabili le disposizioni dei commi 29 e 30,
per i proventi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g), del testo
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalla
partecipazione agli organismi e fondi di cui al primo periodo del
presente comma l’opzione puo’ essere esercitata entro il 31 marzo
2012, con comunicazione ai soggetti residenti incaricati del
pagamento dei proventi medesimi, del riacquisto o della negoziazione
delle quote o azioni; l’imposta sostitutiva e’ versata dai medesimi
soggetti entro il 16 maggio 2012, ricevendone provvista dal
32. Le minusvalenze e perdite di cui all’articolo 67, comma 1,
lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle imposte sui
redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, derivanti dall’esercizio delle opzioni di cui
al comma precedente sono portate in deduzione dalle plusvalenze e
dagli altri redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere
da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle imposte sui redditi
1986, n. 917, realizzati successivamente, fino al 31 dicembre 2012,
per una quota pari al 62,5 per cento del loro ammontare.
33. Per le gestioni individuali di portafoglio di cui all’articolo
7 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, gli eventuali
risultati negativi di gestione rilevati alla data del 31 dicembre
2011 sono portati in deduzione dai risultati di gestione maturati
successivamente, per una quota pari al 62,5 per cento del loro
ammontare. Restano fermi i limiti temporali di utilizzo dei risultati
negativi di gestione previsti dall’articolo 7, comma 10, del decreto
34. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono
stabilite le modalita’ di applicazione dei commi da 29 a 32.
35. All’ultimo periodo del comma 4 bis dell’articolo 10 della legge
8 maggio 1998, n. 146, dopo la parola “446” sono aggiunte le
seguenti: “e che i contribuenti interessati risultino congrui alle
risultanze degli studi di settore, anche a seguito di adeguamento, in
relazione al periodo di imposta precedente”. All’articolo 1, comma
195, dopo le parole “o aree territoriali” sono aggiunte le seguenti:
“, o per aggiornare o istituire gli indicatori di cui all’articolo
10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146″.
36. Le maggiori entrate derivanti dal presente decreto sono
riservate all’Erario, per essere destinate alle esigenze prioritarie
di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in
sede europea, anche alla luce della eccezionalita’ della situazione
economica internazionale.”.
Titolo II LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO
SVILUPPO Art. 3 Abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni e delle attivita’ economiche 1. In attesa della revisione dell’articolo 41 della Costituzione,
Comuni, Province, Regioni e Stato, entro un anno dalla data di
l’iniziativa e l’attivita’ economica privata sono libere ed e’
permesso tutto cio’ che non e’ espressamente vietato dalla legge nei
a) vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli
obblighi internazionali;
c) danno alla sicurezza, alla liberta’, alla dignita’ umana e
contrasto con l’utilita’ sociale;
dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale;
degli istituti della segnalazione di inizio di attivita’ e
dell’autocertificazione con controlli successivi. Nelle more della
decorrenza del predetto termine, l’adeguamento al principio di cui al
comma 1 puo’ avvenire anche attraverso gli strumenti vigenti di
4. L’adeguamento di Comuni, Province e Regioni all’obbligo di cui
al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosita’ dei
predetti enti ai sensi dell’art. 20, comma 3, del decreto legge 6
luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
5. Fermo restando l’esame di Stato di cui all’art. 33 comma 5 della
6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni, l’accesso
alle attivita’ economiche e il loro esercizio si basano sul principio
di liberta’ di impresa.
7. Le disposizioni vigenti che regolano l’accesso e l’esercizio
delle attivita’ economiche devono garantire il principio di liberta’
di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni relative
all’introduzione di restrizioni all’accesso e all’esercizio delle
attivita’ economiche devono essere oggetto di interpretazione
8. Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle
attivita’ economiche previste dall’ordinamento vigente sono abrogate
quattro mesi dopo l’entrata in vigore del presente decreto.
a) la limitazione, in forza di una disposizione di legge, del
numero di persone che sono titolate ad esercitare una attivita’
economica in tutto il territorio dello Stato o in una certa area
geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni
amministrative per l’esercizio, senza che tale numero sia
determinato, direttamente o indirettamente sulla base della
popolazione o di altri criteri di fabbisogno;
b) l’attribuzione di licenze o autorizzazioni all’esercizio di
una attivita’ economica solo dove ce ne sia bisogno secondo
l’autorita’ amministrativa; si considera che questo avvenga quando
l’offerta di servizi da parte di persone che hanno gia’ licenze o
autorizzazioni per l’esercizio di una attivita’ economica non
soddisfa la domanda da parte di tutta la societa’ con riferimento
all’intero territorio nazionale o ad una certa area geografica;
c) il divieto di esercizio di una attivita’ economica al di fuori
di una certa area geografica e l’abilitazione a esercitarla solo
all’interno di una determinata area;
d) l’imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle
sedi deputate all’esercizio della professione o di una attivita’
e) il divieto di esercizio di una attivita’ economica in piu’
sedi oppure in una o piu’ aree geografiche;
f) la limitazione dell’esercizio di una attivita’ economica ad
alcune categorie o divieto, nei confronti di alcune categorie, di
commercializzazione di taluni prodotti;
g) la limitazione dell’esercizio di una attivita’ economica
attraverso l’indicazione tassativa della forma giuridica richiesta
all’operatore;
h) l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura
di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta o
indiretta, mediante l’applicazione di un coefficiente di profitto o
di altro calcolo su base percentuale;
l) l’obbligo di fornitura di specifici servizi complementari
all’attivita’ svolta.
10. Le restrizioni diverse da quelle elencate nel comma 9
precedente possono essere revocate con regolamento da emanare ai
sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
emanato su proposta del Ministro competente entro quattro mesi
11. Singole attivita’ economiche possono essere escluse, in tutto o
in parte, dall’abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del
comma 8; in tal caso, la suddetta esclusione, riferita alle
limitazioni previste dal comma 9, puo’ essere concessa, con decreto
competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentita l’Autorita’ per la concorrenza ed il mercato, entro quattro
presente decreto, qualora:
b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile e,
dal punto di vista del grado di interferenza nella liberta’
economica, ragionevolmente proporzionato all’interesse pubblico cui
e’ destinata;
c) la restrizione non introduca una discriminazione diretta o
indiretta basata sulla nazionalita’ o, nel caso di societa’, sulla
sede legale dell’impresa.
12. All’articolo 307, comma 10, del decreto legislativo 15 marzo
2010, n. 66, recante il codice dell’ordinamento militare sostituire
la lettera d) con la seguente:
lettera a), sono destinati, previa verifica da parte del Ministero
dell’economia e delle finanze della compatibilita’ finanziaria con
rispetto del conseguimento, da parte dell’Italia, dell’indebitamento
netto strutturale concordato in sede di programma di stabilita’ e
crescita, al Ministero della difesa, mediante riassegnazione in
deroga ai limiti previsti per le riassegnazioni agli stati di
previsione dei Ministeri, previo versamento all’entrata del bilancio
dello Stato, per confluire nei fondi di cui all’articolo 619, per le
spese di riallocazione di funzioni, ivi incluse quelle relative agli
eventuali trasferimenti di personale, e per la razionalizzazione del
settore infrastrutturale della difesa, nonche’, fino alla misura del
10 per cento, nel fondo casa di cui all’articolo 1836, previa
deduzione di una quota parte corrispondente al valore di libro degli
immobili alienati e una quota compresa tra il 5 e il 10 per cento che
puo’ essere destinata agli enti territoriali interessati, in
relazione alla complessita’ e ai tempi dell’eventuale valorizzazione.
Alla ripartizione delle quote si provvede con decreti del Ministro
al Ministero dell’economia e delle finanze; in caso di verifica
negativa della compatibilita’ finanziaria con gli equilibri di
finanza pubblica, i proventi di cui alla presente lettera sono
riassegnati al fondo ammortamento dei titoli di Stato”.
Art. 4 Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al
referendum popolare e alla normativa dell’unione europea 1. Gli enti locali, nel rispetto dei principi di concorrenza, di
liberta’ di stabilimento e di libera prestazione dei servizi,
verificano la realizzabilita’ di una gestione concorrenziale dei
servizi pubblici locali di rilevanza economica, di seguito “servizi
pubblici locali”, liberalizzando tutte le attivita’ economiche
compatibilmente con le caratteristiche di universalita’ e
accessibilita’ del servizio e limitando, negli altri casi,
l’attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base
ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non
risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della
2. All’esito della verifica l’ente adotta una delibera quadro che
illustra l’istruttoria compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti
alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e,
viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l’equita’
all’interno della comunita’ locale derivanti dal mantenimento di un
regime di esclusiva del servizio.
3. Alla delibera di cui al comma precedente e’ data adeguata
pubblicita’; essa e’ inviata all’Autorita’ garante della concorrenza
e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge
4. La verifica di cui al comma 1 e’ effettuata entro dodici mesi
dall’entrata in vigore del presente decreto e poi periodicamente
secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa e’ comunque
effettuata prima di procedere al conferimento e al rinnovo della
gestione dei servizi.
5. Gli enti locali, per assicurare agli utenti l’erogazione di
servizi pubblici che abbiano ad oggetto la produzione di beni e
attivita’ rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo
sviluppo economico e civile delle comunita’ locali, definiscono
preliminarmente, ove necessario, gli obblighi di servizio pubblico,
prevedendo le eventuali compensazioni economiche alle aziende
esercenti i servizi stessi, tenendo conto dei proventi derivanti
dalle tariffe e nei limiti della disponibilita’ di bilancio destinata
6. All’attribuzione di diritti di esclusiva ad un’impresa
incaricata della gestione di servizi pubblici locali consegue
l’applicazione di quanto disposto dall’articolo 9 della legge 10
ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.
7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano
svolgere attivita’ in mercati diversi da quelli in cui sono titolari
di diritti di esclusiva, sono soggetti alla disciplina prevista
dall’articolo 8, commi 2-bis e 2-quater, della legge 10 ottobre 1990,
n. 287, e successive modificazioni.
8. Nel caso in cui l’ente locale, a seguito della verifica di cui
al comma 1, intende procedere all’attribuzione di diritti di
esclusiva, il conferimento della gestione di servizi pubblici locali
avviene in favore di imprenditori o di societa’ in qualunque forma
costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza
pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato sul funzionamento
dell’Unione europea e dei principi generali relativi ai contratti
pubblici e, in particolare, dei principi di economicita’,
imparzialita’, trasparenza, adeguata pubblicita’, non
discriminazione, parita’ di trattamento, mutuo riconoscimento e
proporzionalita’. Le medesime procedure sono indette nel rispetto
degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa
distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove
esistente, dalla competente autorita’ di settore o, in mancanza di
essa, dagli enti affidanti.
9. Le societa’ a capitale interamente pubblico possono partecipare
alle procedure competitive ad evidenza pubblica, sempre che non vi
siano specifici divieti previsti dalla legge.
10. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri dell’Unione
europea, possono essere ammesse alle procedure competitive ad
evidenza pubblica per l’affidamento di servizi pubblici locali a
condizione che documentino la possibilita’ per le imprese italiane di
partecipare alle gare indette negli Stati di provenienza per
l’affidamento di omologhi servizi.
11. Al fine di promuovere e proteggere l’assetto concorrenziale dei
mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito relative
alle procedure di cui ai commi 8, 9, 10:
a) esclude che la disponibilita’ a qualunque titolo delle reti,
degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a
costi socialmente sostenibili ed essenziali per l’effettuazione del
servizio possa costituire elemento discriminante per la valutazione
delle offerte dei concorrenti;
b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di
partecipazione alla gara siano proporzionati alle caratteristiche e
al valore del servizio e che la definizione dell’oggetto della gara
garantisca la piu’ ampia partecipazione e il conseguimento di
eventuali economie di scala e di gamma;
c) indica, ferme restando le discipline di settore, la durata
dell’affidamento commisurata alla consistenza degli investimenti in
immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara a carico
del soggetto gestore. In ogni caso la durata dell’affidamento non
puo’ essere superiore al periodo di ammortamento dei suddetti
d) puo’ prevedere l’esclusione di forme di aggregazione o di
collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i requisiti
tecnici ed economici di partecipazione alla gara, qualora, in
relazione alla prestazione oggetto del servizio, l’aggregazione o la
collaborazione sia idonea a produrre effetti restrittivi della
concorrenza sulla base di un’oggettiva e motivata analisi che tenga
conto di struttura, dimensione e numero degli operatori del mercato
e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata da una
commissione nominata dall’ente affidante e composta da soggetti
esperti nella specifica materia;
f) indica i criteri e le modalita’ per l’individuazione dei beni
di cui al commi 29, e per la determinazione dell’eventuale importo
spettante al gestore al momento della scadenza o della cessazione
anticipata della gestione ai sensi del comma 30;
g) prevede l’adozione di carte dei servizi al fine di garantire
trasparenza informativa e qualita’ del servizio.
12. Fermo restando quanto previsto ai commi 8, 9, 10 e 11, nel caso
di procedure aventi ad oggetto, al tempo stesso, la qualita’ di
socio, al quale deve essere conferita una partecipazione non
inferiore al 40 per cento, e l’attribuzione di specifici compiti
operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o la
lettera di invito assicura che:
a) i criteri di valutazione delle offerte basati su qualita’ e
corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti al
prezzo delle quote societarie;
b) il socio privato selezionato svolga gli specifici compiti
operativi connessi alla gestione del servizio per l’intera durata del
servizio stesso e che, ove cio’ non si verifica, si proceda a un
nuovo affidamento;
c) siano previsti criteri e modalita’ di liquidazione del socio
privato alla cessazione della gestione.
13. In deroga a quanto previsto dai commi 8, 9, 10, 11 e 12 se il
valore economico del servizio oggetto dell’affidamento e’ pari o
inferiore alla somma complessiva di 900.000 euro annui, l’affidamento
puo’ avvenire a favore di societa’ a capitale interamente pubblico
che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento europeo per la
gestione cosiddetta “in house”.
14. Le societa’ cosiddette “in house” affidatarie dirette della
gestione di servizi pubblici locali sono assoggettate al patto di
stabilita’ interno secondo le modalita’ definite, con il concerto del
Ministro per le riforme per il federalismo, in sede di attuazione
dell’articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive
modificazioni. Gli enti locali vigilano sull’osservanza, da parte dei
soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale partecipano,
dei vincoli derivanti dal patto di stabilita’ interno.
15. Le societa’ cosiddette “in house” e le societa’ a
partecipazione mista pubblica e privata, affidatarie di servizi
pubblici locali, applicano, per l’acquisto di beni e servizi, le
disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e
16. L’articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla gestione del
servizio per il quale le societa’ di cui al comma 1, lettera c), del
medesimo articolo sono state specificamente costituite, si applica se
la scelta del socio privato e’ avvenuta mediante procedure
competitive ad evidenza pubblica le quali abbiano ad oggetto, al
tempo stesso, la qualita’ di socio e l’attribuzione di specifici
compiti operativi connessi alla gestione del servizio. Restano ferme
le altre condizioni stabilite dall’articolo 32, comma 3, numeri 2) e
3), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive
17. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 18, comma 2-bis,
primo e secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
successive modificazioni, le societa’ a partecipazione pubblica che
gestiscono servizi pubblici locali adottano, con propri
provvedimenti, criteri e modalita’ per il reclutamento del personale
e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di
cui al comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165. Fino all’adozione dei predetti provvedimenti, e’ fatto
divieto di procedere al reclutamento di personale ovvero di conferire
incarichi. Il presente comma non si applica alle societa’ quotate in
18. In caso di affidamento della gestione dei servizi pubblici
locali a societa’ cosiddette “in house” e in tutti i casi in cui il
capitale sociale del soggetto gestore e’ partecipato dall’ente locale
affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonche’
ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti,
secondo modalita’ definite dallo statuto dell’ente locale, alla
vigilanza dell’organo di revisione di cui agli articoli 234 e
seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni. Restano ferme le disposizioni contenute nelle
discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del
19. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o
dei servizi dell’ente locale, nonche’ degli altri organismi che
espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di
indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono
svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte
dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le
dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il
conferimento dell’incarico inerente la gestione dei servizi pubblici
locali. Alle societa’ quotate nei mercati regolamentati si applica la
disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.
20. Il divieto di cui al comma 19 opera anche nei confronti del
coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei
soggetti indicati allo stesso comma, nonche’ nei confronti di coloro
che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi
titolo attivita’ di consulenza o collaborazione in favore degli enti
locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio
21. Non possono essere nominati amministratori di societa’
partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla
nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui
all’articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di
partecipazione al capitale della stessa societa’.
22. I componenti della commissione di gara per l’affidamento della
gestione di servizi pubblici locali non devono aver svolto ne’
svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo
relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.
23. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente, la carica
di amministratore locale, di cui al comma 21, non possono essere
nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi
pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.
24. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che,
in qualita’ di componenti di commissioni di gara, abbiano concorso,
con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza
non sospesa, all’approvazione di atti dichiarati illegittimi.
25. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara le cause
di astensione previste dall’articolo 51 del codice di procedura
26. Nell’ipotesi in cui alla gara concorre una societa’ partecipata
dall’ente locale che la indice, i componenti della commissione di
gara non possono essere ne’ dipendenti ne’ amministratori dell’ente
27. Le incompatibilita’ e i divieti di cui ai commi dal 19 al 26 si
applicano alle nomine e agli incarichi da conferire successivamente
28. Ferma restando la proprieta’ pubblica delle reti, la loro
gestione puo’ essere affidata a soggetti privati.
29. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o in
caso di sua cessazione anticipata, il precedente gestore cede al
gestore subentrante i beni strumentali e le loro pertinenze
necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili,
per la prosecuzione del servizio, come individuati, ai sensi del
comma 11, lettera f), dall’ente affidante, a titolo gratuito e liberi
da pesi e gravami.
30. Se, al momento della cessazione della gestione, i beni di cui
al comma 1 non sono stati interamente ammortizzati, il gestore
subentrante corrisponde al precedente gestore un importo pari al
valore contabile originario non ancora ammortizzato, al netto di
eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi.
Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore,
anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del presente
decreto, nonche’ restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti
stipulati prima dell’entrata in vigore del presente decreto.
31. L’importo di cui al comma 30 e’ indicato nel bando o nella
lettera di invito relativi alla gara indetta per il successivo
affidamento del servizio pubblico locale a seguito della scadenza o
della cessazione anticipata della gestione.
32. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 14, comma 32, del
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come modificato dall’articolo 1,
comma 117, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, e successive
modificazioni, il regime transitorio degli affidamenti non conformi a
quanto stabilito dal presente decreto e’ il seguente:
a) gli affidamenti diretti relativi a servizi il cui valore
economico sia superiore alla somma di cui al comma 13, nonche’ gli
affidamenti diretti che non rientrano nei casi di cui alle successive
lettere da b) a d) cessano, improrogabilmente e senza necessita’ di
apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data del 31 marzo
b) le gestioni affidate direttamente a societa’ a partecipazione
mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta
mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei
principi di cui al comma 8, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al
tempo stesso, la qualita’ di socio e l’attribuzione dei compiti
operativi connessi alla gestione del servizio, cessano,
improrogabilmente e senza necessita’ di apposita deliberazione
dell’ente affidante, alla data del 30 giugno 2012;
c) le gestioni affidate direttamente a societa’ a partecipazione
principi di cui al comma 8, le quali abbiano avuto ad oggetto, al
operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza
prevista nel contratto di servizio;
d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre
2003 a societa’ a partecipazione pubblica gia’ quotate in borsa a
tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359
del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di
servizio, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche
progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero
forme di collocamento privato presso investitori qualificati e
operatori industriali, ad una quota non superiore al 40 per cento
entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento entro il 31
dicembre 2015; ove siffatte condizioni non si verifichino, gli
affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessita’ di apposita
deliberazione dell’ente affidante, rispettivamente, alla data del 30
giugno 2013 o del 31 dicembre 2015.
33. Le societa’, le loro controllate, controllanti e controllate da
una medesima controllante, anche non appartenenti a Stati membri
dell’Unione europea, che, in Italia o all’estero, gestiscono di fatto
o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto
servizi pubblici locali in virtu’ di affidamento diretto, di una
procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi del comma 12,
nonche’ i soggetti cui e’ affidata la gestione delle reti, degli
impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali,
qualora separata dall’attivita’ di erogazione dei servizi, non
possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti
territoriali diversi, ne’ svolgere servizi o attivita’ per altri enti
pubblici o privati, ne’ direttamente, ne’ tramite loro controllanti o
altre societa’ che siano da essi controllate o partecipate, ne’
partecipando a gare. Il divieto di cui al primo periodo opera per
tutta la durata della gestione e non si applica alle societa’ quotate
in mercati regolamentati e alle societa’ da queste direttamente o
indirettamente controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice
civile, nonche’ al socio selezionato ai sensi del comma 12. I
soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono
comunque concorrere su tutto il territorio nazionale alla prima gara
successiva alla cessazione del servizio, svolta mediante procedura
competitiva ad evidenza pubblica, avente ad oggetto i servizi da essi
34. Sono esclusi dall’applicazione del presente articolo il
servizio idrico integrato, ad eccezione di quanto previsto dai commi
19 a 27, il servizio di distribuzione di gas naturale, di cui al
decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, il servizio di
distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo 16
marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239, il servizio di
trasporto ferroviario regionale, di cui al decreto legislativo 19
novembre 1997, n. 422, nonche’ la gestione delle farmacie comunali,
di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 475.
35. Restano salve le procedure di affidamento gia’ avviate
Art. 5 Norme in materia di societa’ municipalizzate 1. Una quota del Fondo infrastrutture di cui all’art. 6-quinquies
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei limiti delle
disponibilita’ in base alla legislazione vigente e comunque fino a
250 milioni di euro per l’anno 2013 e 250 milioni di euro per l’anno
2014, e’ destinata, con decreto del Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, ad investimenti infrastrutturali effettuati dagli enti
territoriali che procedano, rispettivamente, entro il 31 dicembre
2012 ed entro il 31 dicembre 2013, alla dismissione di partecipazioni
azionarie in societa’ esercenti servizi pubblici locali di rilevanza
economica, diversi dal servizio idrico. L’effettuazione delle
dismissioni e’ comunicata ai predetti Dicasteri. Le spese effettuate
a valere sulla predetta quota sono escluse dai vincoli del patto di
stabilita’ interno. La quota assegnata a ciascun ente territoriale
non puo’ essere superiore ai proventi della dismissione effettuata.
La quota non assegnata agli enti territoriali e’ destinata alle
finalita’ previste dal citato articolo 6-quinquies.
Art. 6 Liberalizzazione in materia di segnalazione certificata di inizio
attivita’, denuncia e dichiarazione di inizio attivita’. Ulteriori
semplificazioni 1. All’art. 19, della legge 7 agosto 1990, n. 241 sono apportate le
c) e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
«6-ter. La segnalazione certificata di inizio attivita’, la
denuncia e la dichiarazione di inizio attivita’ si riferiscono ad
attivita’ liberalizzate e non costituiscono provvedimenti taciti
direttamente impugnabili. Gli interessati possono sollecitare
l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso
di inerzia, esperire l’azione di cui all’art. 31, commi 1, 2 e 3 del
decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104».
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione, sono abrogati:
a) il comma 1116, dell’articolo 1, della legge 27 dicembre 2006,
b) l’articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78,
c) il comma 2, lettera a), dell’articolo 188-bis, e l’articolo
188-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive
d) l’articolo 260-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152 e successive modificazioni;
e) il comma 1, lettera b), dell’articolo 16 del decreto
legislativo 3 dicembre 2010, n. 205;
f) l’articolo 36, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n.
205, limitatamente al capoverso «articolo 260-bis»;
g) il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare in data 17 dicembre 2009 e successive
h) il decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, 18 febbraio 2011 n. 52.
3. Resta ferma l’applicabilita’ delle altre norme in materia di
gestione dei rifiuti; in particolare, ai sensi dell’articolo 188-bis,
comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 152 del 2006, i
relativi adempimenti possono essere effettuati nel rispetto degli
obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico
nonche’ del formulario di identificazione di cui agli articoli 190 e
193 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive
4. All’art. 35, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,
convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,
n. 111, sono soppresse le seguenti parole: “ubicato nei comuni
inclusi negli elenchi regionali delle localita’ turistiche o citta’
d’arte”.
5. All’ articolo 81 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,
«2-bis. Al fine di dare attuazione a quanto disposto dall’articolo
5, DigitPA, mette a disposizione, attraverso il Sistema pubblico di
connettivita’, una piattaforma tecnologica per l’interconnessione e
l’interoperabilita’ tra le pubbliche amministrazioni e i prestatori
di servizi di pagamento abilitati, al fine di assicurare, attraverso
strumenti condivisi di riconoscimento unificati, l’autenticazione
certa dei soggetti interessati all’operazione in tutta la gestione
del processo di pagamento.».
6. Le pubbliche amministrazioni possono utilizzare, entro il 31
dicembre 2013, la infrastruttura prevista dall’articolo 81, comma
2-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, anche al fine di
consentire la realizzazione e la messa a disposizione della posizione
debitoria dei cittadini nei confronti dello Stato.
Art. 7 Attuazione della disciplina di riduzione delle tariffe elettriche e
misure di perequazione nei settori petrolifero, dell’energia
elettrica e del gas 1. Al comma 16 dell’articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008,
a) all’alinea, le parole: “superiore a 25 milioni di euro”, sono
sostituite dalle seguenti: “superiore a 10 milioni di euro e un
reddito imponibile superiore a 1 milione di euro”;
b) la lettera c) e’ sostituita dalle seguenti: “c) produzione,
trasmissione e dispacciamento, distribuzione o commercializzazione
dell’energia elettrica; c-bis) trasporto o distribuzione del gas
naturale”;
c) le parole da: “La medesima disposizione” fino a “o eolica”
2. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, le
disposizioni di cui al comma 16 dell’articolo 81 del decreto-legge 25
agosto 2008, n. 133, come modificato dal comma 1 del presente
articolo, si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo
a quello in corso al 31 dicembre 2010.
3. Per i tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31
dicembre 2010, l’aliquota dell’addizionale di cui al comma 16
dell’articolo 81 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112,
successive modificazioni, e’ aumentata di 4 punti percentuali.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 3 non rilevano ai fini della
determinazione dell’acconto di imposta dovuto per il periodo di
imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010.
5. A quanto previsto dai commi 1 e 3 del presente articolo si
applicano le disposizioni di cui al comma 18 dell’articolo 81 del
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni,
relative al divieto di traslazione dell’onere sui prezzi al consumo.
6. Dall’attuazione del presente articolo derivano maggiori entrate
stimate non inferiori a 1.800 milioni di euro per l’anno 2012 e 900
milioni di euro per gli anni 2013 e 2014.
Titolo III MISURE A SOSTEGNO DELL’OCCUPAZIONE Art. 8 Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimita’ 1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello
aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori
comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale ovvero
specifiche intese finalizzate alla maggiore occupazione, alla
qualita’ dei contratti di lavoro, alla emersione del lavoro
irregolare, agli incrementi di competitivita’ e di salario, alla
gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e
all’avvio di nuove attivita’.
2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la
regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e
della produzione incluse quelle relative: a) agli impianti
del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale;
c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o
flessibile, al regime della solidarieta’ negli appalti e ai casi di
ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina
dell’orario di lavoro; e) alle modalita’ di assunzione e disciplina
del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e
continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e
conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso
dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento
discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza
3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali
vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale
del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti
di tutto il personale delle unita’ produttive cui il contratto stesso
si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a
Art. 9 Collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni 1. All’articolo 5 della legge 12 marzo 1999, n. 68, sono apportate
a) il comma 8 e’ sostituito dal seguente: «8. Gli obblighi di cui
fini del rispetto degli obblighi ivi previsti, i datori di lavoro
privati che occupano personale in diverse unita’ produttive e i
datori di lavoro privati di imprese che sono parte di un gruppo ai
sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276 possono assumere in una unita’ produttiva o, ferme restando le
aliquote d’obbligo di ciascuna impresa, in una impresa del gruppo
avente sede in Italia, un numero di lavoratori aventi diritto al
collocamento mirato superiore a quello prescritto, portando in via
automatica le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori
assunti nelle altre unita’ produttive o nelle altre imprese del
«8-bis. I datori di lavoro privati che si avvalgono della facolta’
di cui al comma 8 trasmettono in via telematica a ciascuno dei
servizi competenti delle province in cui insistono le unita’
produttive della stessa azienda e le sedi delle diverse imprese del
gruppo di cui all’articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, il prospetto di cui all’articolo 9, comma 6, dal quale
risulta l’adempimento dell’obbligo a livello nazionale sulla base dei
dati riferiti a ciascuna unita’ produttiva ovvero a ciascuna impresa
«8-ter. I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati, su
loro motivata richiesta, ad assumere in una unita’ produttiva un
numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio
superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del
minor numero di lavoratori assunti in altre unita’ produttive della
Art. 10 Fondi interprofessionali per la formazione continua 1. All’articolo 118, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
dopo le parole «si possono articolare regionalmente o
territorialmente» aggiungere le seguenti parole «e possono altresi’
utilizzare parte delle risorse a essi destinati per misure di
Art. 11 Livelli di tutela essenziali per l’attivazione dei tirocini 1. I tirocini formativi e di orientamento possono essere promossi
preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione di
idonee garanzie all’espletamento delle iniziative medesime. Fatta
i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli
alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di detenzione,
i tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possono
avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono
essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati o neo-laureati
entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento dei relativo titolo
2. In assenza di specifiche regolamentazione regionali trovano
applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni di cui al
comma che precede, l’articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196 e
Art. 12 Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro 1. Dopo l’articolo 603 del codice penale sono inseriti i seguenti:
«Art. 603-bis (Intermediazione illecita e sfruttamento del
lavoro). – Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque
svolga un’attivita’ organizzata di intermediazione, reclutando
manodopera o organizzandone l’attivita’ lavorativa caratterizzata da
sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione,
approfittando dello stato di bisogno o di necessita’ dei lavoratori,
e’ punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da
Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la
sussistenza di una o piu’ delle seguenti circostanze:
rispetto alla quantita’ e qualita’ del lavoro prestato;
2) la sistematica violazione della normativa relativa all’orario
di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle
3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di
sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il
lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumita’
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro,
metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente
Costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della
pena da un terzo alla meta’:
2) il fatto che uno o piu’ dei soggetti reclutati siano minori in
eta’ non lavorativa;
3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a
situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche
Art. 603-ter (Pene accessorie). – La condanna per i delitti di cui
oggetto prestazioni lavorative, e 603-bis, importa l’interdizione
dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese,
nonche’ il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo
fiduciario, di fornitura di opere, beni o servizi riguardanti la
pubblica amministrazione, e relativi subcontratti. La condanna per i
delitti di cui al primo comma importa altresi’ l’esclusione per un
periodo di due anni da agevolazioni, finanziamenti, contributi o
sussidi da parte dello Stato o di altri enti pubblici, nonche’
dell’Unione europea, relativi al settore di attivita’ in cui ha avuto
luogo lo sfruttamento. L’esclusione di cui al secondo comma e’
aumentata a cinque anni quando il fatto e’ commesso da soggetto al
quale sia stata applicata la recidiva ai sensi dell’articolo 99,
secondo comma, numeri 1) e 3)».
Titolo IV RIDUZIONE DEI COSTI DEGLI APPARATI ISTITUZIONALI Art. 13 Trattamento economico dei parlamentari e dei membri degli altri
organi costituzionali. Incompatibilita’. Riduzione delle spese per
i referendum 1. A decorrere dal mese successivo a quello di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto, ai membri degli
organi costituzionali si applica, senza effetti a fini previdenziali,
una riduzione delle retribuzioni o indennita’ di carica superiori a
90.000 Euro lordi annui previste alla data di entrata in vigore del
presente decreto, in misura del 10 per cento per la parte eccedente i
90.000 euro e fino a 150.000 euro, nonche’ del 20 per cento per la
parte eccedente 150.000 euro. A seguito della predetta riduzione il
trattamento economico complessivo non puo’ essere comunque inferiore
a 90.000 euro lordi annui.
2. In attesa della revisione costituzionale concernente la
riduzione del numero dei parlamentari e della rideterminazione del
trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto ai
sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n.
98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111:
a) l’indennita’ parlamentare e’ ridotta del 50 per cento per i
parlamentari che svolgano qualsiasi attivita’ lavorativa per la quale
sia percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento
dell’indennita’ medesima. La riduzione si applica a decorrere dal
mese successivo al deposito presso la Camera di appartenenza della
dichiarazione annuale relativa ai redditi delle persone fisiche di
cui alla legge 5 luglio 1982, n. 441 dalla quale emerge il
superamento del limite di cui al primo periodo;
b) le Camere, in conformita’ con quanto previsto dai rispettivi
ordinamenti, individuano entro sessanta giorni dalla data di entrata
in vigore del presente decreto le modalita’ piu’ adeguate per
correlare l’indennita’ parlamentare al tasso di partecipazione di
ciascun parlamentare ai lavori delle Assemblee, delle Giunte e delle
3. La carica di parlamentare e’ incompatibile con qualsiasi altra
carica pubblica elettiva. Tale incompatibilita’ si applica a
decorrere dalla prima legislatura successiva alla data di entrata in
4. All’articolo 7 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98
dopo il comma 2, e’ aggiunto il seguente: «2-bis. Nel caso in cui,
nel medesimo anno, debba tenersi piu’ di un referendum abrogativo, la
convocazione degli elettori ai sensi dell’articolo 34 della legge 25
maggio 1970, n. 352, avviene per tutti i referendum abrogativi nella
medesima data.».
Art. 14 Riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali e relative indennita’. Misure premiali 1. Per il conseguimento degli obiettivi stabiliti nell’ambito del
coordinamento della finanza pubblica, le Regioni, ai fini della
collocazione nella classe di enti territoriali piu’ virtuosa di cui
all’articolo 20, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98
oltre al rispetto dei parametri gia’ previsti dal predetto articolo
20, debbono adeguare, nell’ambito della propria autonomia statutaria
e legislativa, i rispettivi ordinamenti ai seguenti ulteriori
a) previsione che il numero massimo dei consiglieri regionali, ad
esclusione del Presidente della Giunta regionale, sia uguale o
inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un milione di
abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due milioni di
abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro milioni
di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a sei milioni
di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni
di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione superiore ad otto
milioni di abitanti. La riduzione del numero dei consiglieri
regionali rispetto a quello attualmente previsto e’ adottata da
ciascuna Regione entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e deve essere efficace dalla prima legislatura
regionale successiva a quella della data di entrata in vigore del
presente decreto. Le Regioni che, alla data di entrata in vigore del
presente decreto, abbiano un numero di consiglieri regionali
inferiore a quello previsto nella presente lettera, non possono
aumentarne il numero;
b) previsione che il numero massimo degli assessori regionali sia
pari o inferiore ad un quinto del numero dei componenti del Consiglio
regionale, con arrotondamento all’unita’ superiore. La riduzione deve
essere operata entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e deve essere efficace, in ciascuna regione, dalla
prima legislatura regionale successiva a quella in corso alla data di
c) riduzione a decorrere dal 1° gennaio 2012, in attuazione di
quanto previsto dall’articolo 3 del decreto-legge 25 gennaio 2010, n.
2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42,
degli emolumenti e delle utilita’, comunque denominati, previsti in
favore dei consiglieri regionali entro il limite dell’indennita’
massima spettante ai membri del Parlamento, cosi’ come rideterminata
ai sensi dell’articolo 1 del presente decreto;
d) previsione che il trattamento economico dei consiglieri
regionali sia commisurato all’effettiva partecipazione ai lavori del
e) istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2012, di un Collegio
dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza sulla regolarita’
contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente; i
componenti tale Collegio sono scelti mediante estrazione da un elenco
nel quale possono essere inseriti, a richiesta, i soggetti iscritti,
a livello regionale, nel Registro dei revisori legali di cui al
decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, in possesso di specifica
qualificazione professionale in materia di contabilita’ pubblica e
gestione economica e finanziaria degli enti territoriali;
f) passaggio, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e con efficacia a decorrere dalla prima legislatura
regionale successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore
del presente decreto, al sistema previdenziale contributivo per i
2. L’adeguamento ai parametri di cui al comma 1 da parte delle
Bolzano costituisce condizione per l’applicazione dell’articolo 27
della legge 5 maggio 2009, n. 42, nei confronti di quelle Regioni a
statuto speciale e province autonome per le quali lo Stato, ai sensi
del citato articolo 27, assicura il conseguimento degli obiettivi
costituzionali di perequazione e di solidarieta’, ed elemento di
riferimento per l’applicazione di misure premiali o sanzionatorie
Art. 15 Soppressione di Province e dimezzamento dei consiglieri e assessori 1. In attesa della complessiva revisione della disciplina
costituzionale del livello di governo provinciale, a decorrere dalla
data di scadenza del mandato amministrativo provinciale in corso alla
data di entrata in vigore del presente decreto, sono soppresse le
Province diverse da quelle la cui popolazione rilevata al censimento
generale della popolazione del 2011 sia superiore a 300.000 abitanti
o la cui superficie complessiva sia superiore a 3.000 chilometri
2. Entro il termine fissato al comma 1 per la soppressione delle
Province, i Comuni del territorio della circoscrizione delle Province
soppresse esercitano l’iniziativa di cui all’articolo 133 della
Costituzione al fine di essere aggregati ad un’altra provincia
all’interno del territorio regionale, nel rispetto del principio di
continuita’ territoriale.
3. In assenza di tale iniziativa entro il termine di cui al comma 1
ovvero nel caso in cui entro il medesimo termine non sia ancora
entrata in vigore la legge statale di revisione delle circoscrizioni
provinciali, le funzioni esercitate dalle province soppresse sono
trasferite alle Regioni, che possono attribuirle, anche in parte, ai
Comuni gia’ facenti parte delle circoscrizioni delle Province
soppresse oppure attribuirle alle Province limitrofe a quelle
soppresse, delimitando l’area di competenza di ciascuna di queste
ultime. In tal caso, con decreto del Ministro dell’Interno, sono
trasferiti alla Regione personale, beni, strumenti operativi e
risorse finanziarie adeguati.
4. Non possono, in ogni caso, essere istituite Province in Regioni
con popolazione inferiore a 500.000 abitanti.
5. A decorrere dal primo rinnovo degli organi di governo delle
Province successivo alla data di entrata in vigore del presente
decreto, il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori
provinciali previsto dalla legislazione vigente alla data di entrata
in vigore del presente decreto e’ ridotto della meta’, con
arrotondamento all’unita’ superiore. Resta fermo quanto previsto dai
commi da 1 a 3 del presente articolo.
6. La soppressione delle Province di cui al comma 1 determina la
soppressione degli uffici territoriali del governo aventi sede nelle
province soppresse; con decreto del Ministro dell’interno sono
stabilite le modalita’ di attuazione del presente comma.
7. Fermo quanto previsto dal comma 6, con uno o piu’ decreti del
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
si procede alla revisione delle strutture periferiche delle
amministrazioni pubbliche presenti nelle province soppresse.
Art. 16 Riduzione dei costi relativi alla rappresentanza politica nei comuni 1. Al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi di
finanza pubblica, l’ottimale coordinamento della finanza pubblica, il
contenimento delle spese degli enti territoriali e il migliore
svolgimento delle funzioni amministrative, a decorrere dal primo
rinnovo successivo alla data di entrata in vigore del presente
decreto, nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 1.000
abitanti, il Sindaco e’ il solo organo di governo e sono soppressi la
Giunta ed il Consiglio comunale. Tutte le funzioni amministrative
sono esercitate obbligatoriamente in forma associata con altri Comuni
contermini con popolazione pari o inferiore a 1.000 abitanti mediante
la costituzione, nell’ambito del territorio di una provincia, salvo
quanto previsto dall’articolo 15 del presente decreto, dell’unione
2. Nei Comuni di cui al comma 1, il Sindaco e’ eletto a suffragio
universale e diretto. Ciascun elettore ha diritto di votare per un
candidato alla carica di Sindaco, segnando il relativo contrassegno o
il nominativo sulla scheda elettorale. E’ proclamato eletto Sindaco
il candidato alla carica che ottiene il maggior numero di voti. In
caso di parita’ di voti, si applica l’articolo 71 del Testo unico
degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267. Restano ferme le norme vigenti in materia di ineleggibilita’,
incandidabilita’ e incompatibilita’ e per la presentazione della
candidatura previste per i Sindaci dei comuni con popolazione fino a
3. L’unione municipale e’ costituita dai comuni contermini con
popolazione pari o inferiore a 1.000 abitanti al fine dell’esercizio
in forma associata di tutte le funzioni amministrative e dei servizi
pubblici di spettanza comunale. La complessiva popolazione residente
nel territorio dell’unione municipale e’ pari almeno a 5.000
abitanti, salvo diverso limite demografico individuato con delibera
della Giunta regionale.
4. Nel caso in cui non vi siano altri Comuni contermini con
popolazione inferiore a 1000 abitanti, a tali Comuni si applicano, ai
fini della composizione degli organi di governo, le norme previste
per i Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti di cui al comma 9,
lettera a). I comuni di cui al primo periodo costituiscono, con i
comuni contermini, unioni di comuni, ai sensi dell’articolo 32 del
citato Testo unico al fine di ridurre le spese complessive.
5. Gli organi dell’unione municipale sono l’assemblea municipale,
il presidente dell’unione municipale e la giunta municipale.
L’assemblea municipale e’ costituita dai sindaci dei comuni
costituenti l’unione municipale ed esercita, sul territorio
dell’unione municipale, le competenze attribuite dal citato Testo
unico ai Consigli comunali. L’assemblea municipale elegge, nel suo
seno, il Presidente dell’unione municipale, al quale spettano, sul
territorio dell’unione municipale, le competenze del Sindaco
stabilite dall’articolo 50 del citato Testo unico. Spettano ai
Sindaci dei comuni facenti parte dell’unione municipale le
attribuzioni di cui all’articolo 54 del citato Testo unico. Il
Presidente dell’unione municipale nomina, fra i componenti
l’assemblea municipale, la giunta municipale, composta da un numero
di assessori non superiore a quello previsto per i comuni con
popolazione uguale a quella complessiva dell’unione municipale. La
Giunta esercita, sul territorio dell’unione municipale, le competenze
di cui all’articolo 48 del citato Testo unico.
6. Lo statuto dell’unione municipale individua le modalita’ di
funzionamento degli organi di cui al comma 5 e ne disciplina i
7. Con regolamento da adottare entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’articolo 17,
comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro
dell’interno, di concerto con il Ministro per le riforme per il
federalismo, e’ disciplinato il procedimento di prima costituzione
dell’unione municipale, prevedendo in ogni caso che, nel caso in cui
siano decorsi sei mesi dalla data di rinnovo dei comuni di cui al
comma 1 e la costituzione dell’unione municipale non sia avvenuta, il
Prefetto stabilisca per i Comuni interessati un termine per
adempiere. Decorso inutilmente detto termine, il Prefetto nomina un
commissario ad acta al fine di provvedere alla convocazione
dell’Assemblea municipale per gli adempimenti previsti.
8. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni in materia
di ordinamento e funzionamento dei Comuni.
9. A decorrere dal primo rinnovo di ciascun consiglio comunale
successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto:
a) per i comuni con popolazione superiore a 1000 e fino a 3000
abitanti, il consiglio comunale e’ composto, oltre al Sindaco, da
cinque consiglieri ed il numero massimo degli assessori e’ stabilito
in due;
b) per i comuni con popolazione superiore a 3000 e fino a 5000
sette consiglieri ed il numero massimo degli assessori e’ stabilito
in tre;
c) per i comuni con popolazione superiore a 5.000 e fino a 10.000
nove consiglieri ed il numero massimo degli assessori e’ stabilito in
10. All’articolo 14, comma 31, alinea, del decreto-legge 31 maggio
2010, n. 122, e successive modificazioni, le parole: «5.000 abitanti
o nel quadruplo del numero degli abitanti del comune demograficamente
piu’ piccolo tra quelli associati», sono sostituite dalle seguenti:
«10.000 abitanti, salvo diverso limite demografico individuato con
delibera della Giunta regionale,»; le lettere b) e c) del medesimo
comma 31 sono sostituite dalla seguente: “b) entro il 31 dicembre
2012 con riguardo a tutte le sei funzioni fondamentali loro spettanti
ai sensi dell’articolo 21, comma 5, della citata legge n. 42 del
11. A decorrere dal primo rinnovo del collegio dei revisori
successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, i
revisori dei conti dei Comuni sono scelti mediante estrazione da un
elenco nel quale possono essere inseriti, a richiesta, i soggetti
iscritti, a livello provinciale, nel Registro dei revisori legali di
cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, in possesso di
specifica qualificazione professionale in materia di contabilita’
pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti territoriali.
Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le
modalita’ di attuazione del presente comma.
12. Le spese di rappresentanza sostenute dagli organi di governo
degli enti locali sono elencate, per ciascun anno, in apposito
prospetto allegato al rendiconto di cui all’articolo 227 del Testo
unico degli enti locali di cui al 18 agosto 2000, n. 267. Tale
prospetto e’ trasmesso alla sezione regionale di controllo della
Corte dei conti ed e’ pubblicato, entro dieci giorni
dall’approvazione del rendiconto, sul sito internet dell’ente locale.
Con atto di natura non regolamentare, adottato d’intesa con la
Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali ai sensi dell’articolo
3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il Ministro
dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, adotta uno schema tipo del prospetto di cui al
13. All’articolo 14, comma 32, alinea del decreto-legge 31 maggio
2010, n. 122, le parole «31 dicembre 2013» sono sostituite dalle
seguenti: «31 dicembre 2012»; alla lettera a), del medesimo comma 32,
le parole «31 dicembre 2013» sono sostituite dalle seguenti: «31
dicembre 2012».
14. Al fine di verificare il perseguimento degli obiettivi di
semplificazione e di riduzione delle spese da parte degli enti
locali, il Prefetto accerta che gli enti territoriali interessati
abbiano attuato, entro i termini stabiliti, quanto previsto
dall’articolo 2, comma 186, lettera e) della legge 23 dicembre 2009,
n. 191, e successive modificazioni, e dell’articolo 14, comma 32, del
citato decreto-legge n. 78 del 2010. Nel caso in cui, all’esito
dell’accertamento, il Prefetto rilevi la mancata attuazione di quanto
previsto dalle disposizioni di cui al primo periodo, assegna agli
enti inadempienti un termine perentorio entro il quale provvedere.
Decorso inutilmente detto termine, il Prefetto nomina un commissario
ad acta per l’adozione dei provvedimenti necessari.
Art. 17 Disposizioni relative al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro 1. Alla legge 30 dicembre 1986, n. 936 sono apportate le seguenti
a) l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:
“Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e’ composto da
esperti e da rappresentanti delle categorie produttive, in numero di
settanta, oltre al presidente e al segretario generale, secondo la
a) dodici esperti di chiara fama, qualificati esponenti della
cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto nominati dal
Presidente della Repubblica e quattro proposti dal Presidente del
Consiglio dei Ministri. Fra essi l’Assemblea nomina un
b) quarantotto rappresentanti di vertice delle categorie
produttive, dei quali ventiquattro rappresentanti dei lavoratori
dipendenti attivi, sei rappresentanti dei lavoratori autonomi attivi
e diciotto rappresentanti delle imprese. Fra essi l’Assemblea nomina
c) dieci rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e
delle organizzazioni di volontariato, dei quali cinque designati
dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e cinque designati
dall’Osservatorio nazionale per il volontariato. Fra essi l’Assemblea
nomina un vicepresidente.”.
b) l’articolo 14 e’ sostituito dal seguente:
“Gli atti del CNEL sono assunti a maggioranza assoluta dei suoi
componenti in Assemblea. Il presidente, sentiti i vicepresidenti e il
segretario generale, puo’ istituire fino a quattro commissioni
istruttorie, in ciascuna delle quali siedono non piu’ di quindici
consiglieri, proporzionalmente alle varie rappresentanze. La
presidenza di ciascuna commissione istruttoria spetta ad uno dei
vicepresidenti.”.
2. Gli articoli 6, comma 1, e 15 della legge 30 dicembre 1986, n.
936, sono abrogati. E’ altresi’ abrogata, o coerentemente modificata,
ogni altra norma incompatibile con le disposizioni di cui al presente
articolo. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente
decreto il Presidente della Repubblica provvede alla nomina dei nuovi
rappresentanti delle categorie produttive di cui alla lettera b)
dell’articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, come sostituito
dal precedente comma 1.
Art. 18 Voli in classe economica 1. I Parlamentari, gli amministratori pubblici, i dipendenti delle
amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche, anche a
ordinamento autonomo, gli amministratori, i dipendenti e i componenti
degli enti e organismi pubblici, di aziende autonome e speciali, di
aziende a totale partecipazione pubblica, di autorita’ amministrative
indipendenti o di altri enti pubblici e i commissari straordinari
che, per gli spostamenti e le missioni legate a ragioni di servizio
all’interno dell’Unione europea utilizzano il mezzo di trasporto
aereo, volano in classe economica. Resta fermo quanto previsto
dall’articolo 1, comma 216, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
All’articolo 1, comma 468, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le
parole “al personale con qualifica non inferiore a dirigente di prima
fascia e alle categorie equiparate, nonche'” sono soppresse.
Art. 19 Disposizioni finali 1. Alle maggiori spese derivanti dall’attuazione del presente
decreto, di cui, rispettivamente, all’articolo 1 commi 16 e 25,
all’articolo 2 comma 1, all’articolo 5 e all’articolo 7, pari
complessivamente a 4.154,6 milioni di euro per l’anno 2012 a 1.280
milioni di euro per l’anno 2013, 1.289 milioni di euro per l’anno
2014, 323 milioni di euro per l’anno 2015 e 16 milioni di euro per
l’anno 2016, che aumentano in termini di indebitamento netto a 1.330
milioni per l’anno 2013 ed a 1.439 milioni per l’anno 2014, si
provvede con quota parte delle maggiori entrate derivanti dal
Art. 20 Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
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 articolo 17
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 articolo 26

articolo 5
 Art. 3

Art. 4
 sentenza

Art. 5
 articolo 6

Art. 6
in fine
 articolo 81

Art. 7
 Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 603
 Art. 13

Art. 14
 articolo
20
 articolo 27

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20