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Timestamp: 2020-01-23 01:20:06+00:00

Document:
Mosso | www.centrocasalis.it
Biellese Vedi mappa.
1748 [1991];1663 ["Foglio Informativo", 3].
1824 (Statuto), 1723 (statistiche prov.), 1672 (SITA), risultanti dell’estensione del comune di Mosso Santa Maria - 1593 ha ("Foglio Informativo" e Regione); 1432 ha (SITA) – e dell’ex comune di Pistolesa - 231 ha (ISTAT e "Foglio Informativo", 3); 240 ha (SITA); tali estensioni comprendono sia l’isola amministrativa dell'Alpe Artignaga in alta Val Sessera, con confine sullo spartiacque delle Valli Sessera e Cervo, torrente Sessera, isola amministrativa di Valle Mosso (Alpe Isolato), a sud isola amministrativa di Veglio (Alpe Montuccia), sia l’isola amministrativa dell’ex comune di Pistolesa, Moncerchio in Valsessera: dalla cima del M. Marca scende a forma di rombo sul lato est della piana di Moncerchio e risale verso il M. Massaro ("Foglio Informativo").
Trivero, Valle Mosso, Veglio, Piatto (isola amministrativa), Vallanzengo (isola amministrativa); l’isola amministrativa di Artignaga confina con Valle Mosso, Bioglio, Veglio, Quittengo, Campiglia Cervo.
La circoscrizione del comune è costituita dalle seguenti frazioni e località: Mosso Santa Maria, Alloro, Bellaria, Bogino. Boschi, Brughiera. Buccio, Canova, Capomosso, Case Forno, Cerate, Crolle, Fantone, Ferchiani-Frieri, Garbaccio, Gianolio, Gili, Maioli, Marchetto, Mina, Mongiachero, Ometre, Oretto, Ormezzero, Piane, Quazza, Ramello-Ricca, Rivetto, Rolando, Sella, Squisso, Taverna, Trabucco, Venalba.
Artignaga, Bocchetto Luvera, Bocchetto Margosio, Campazzo, Quattroventi, Casale ai Monti, Casale Picco, Curione, Gribaud, Molino dell’Avvocato, Molino Garaccio, Prapiano.
Per quanto riguarda Mosso, Moxius, Moxus, Moxo ecc.; Alpe Asolato, Alpe Montuccia; per quanto riguarda Pistolesa, Casalis riconduce l’etimo all'edificio "in cui si pestavano i cereali".
Biella, dal 1772. Prima, Vercelli.
Santa Maria di Cossato (Lebole 1982). Secondo Casalis la chiesa di Santa Maria sarebbe una ex pievania, ora arcipretura di Mosso.
Rettoria della pieve di Santa Maria di Cossato, nel 1185 formava con Veglio e Mortigliengo una sola curia e vicinia (Lebole 1982, 221). Con lo smembramento della pieve, si ha dapprima la separazione di Mortigliengo (prima del 1298); poi Veglio (1528); Crocemosso (1534); Valle Mosso (1666), le quali per tutto il sec. XVI continuano a essere considerate membri della parrocchia di S. Maria.
La parrocchia di Mosso Santa Maria sembra invece corrispondere all'ambito della confraria di Santo Spirito (Lebole 1982, 226) e delle sue elemosine di sale, e comprende fino al 1823 Pistolesa e Valle Superiore. In comune con Pistolesa, tuttavia, non vi è soltanto la parrocchia ("Informazioni", 3): il cimitero in comune è segnalato dalla Segreteria Interni, Corrispondenza dell’Intendente di Biella, mm. 20 e 21, e va sottolineato come si tratti di un luogo dalla molteplice valenza rituale: il cimitero è indicato infatti come sede degli "incanti" della compagnia del Rosario (Lebole 1982, 228).
Essa fu aggregata nel 1542 al capitolo di Santo Stefano di Biella, e con questa istituzione fu in lite fino al 1617, quando conquistò il giuspatronato popolare - probabilmente grazie a un beneficio comunale concesso dal vescovo di Vercelli nel 1430. A metà secolo XVII fallisce il tentativo di trasformare la prepositura in collegiata provvista a sua volta di canonicati. Nel 1822, le tre comunità rinunciarono all'elezione popolare (universale per capi di casa) del parroco.
Lebole (1982,289) ricorda l'oratorio di San Rocco "ad Pontes", di carattere interparrocchiale: esso comprende infatti la parrocchia di Mosso Santa Maria, quella di Veglio e quella di Valle Inferiore (=Valle Mosso), a conferma dell'intreccio di coerenze territoriali che caratterizza la valle Mosso.
Per quanto riguarda Pistolesa, l'oratorio veniva definito "recente" da Casalis a metà Ottocento.
Il nuovo comune di Mosso è caratterizzato dalla mobilità e dalla incertezza nel tempo della denominazione amministrativa. Esse trovano una ragione nella molteplicità degli insediamenti e delle dinamiche politiche che tale assetto innesca.
Per quanto riguarda l’ex comune di Mosso Santa Maria, la molteplicità degli insediamenti può trovare espressione in una frammentazione territoriale parossistica, che si rivela alla semplice elencazione dei cantoni e/o cascinali presenti alla fine dell'antico regime. Nella carta Momo del 1802, nel territorio di Mosso Santa Maria compaiono gli insediamenti di Capo (Mosso), Gianoglio, Boggino, Pile, Majole, Grolle, Oro, Santa Maria, Persico, Regis, Rotondo, Quiconco (?), Boggio, Coseco, Quazza, mentre in quello di Valle Superiore sono rappresentati gli insediamenti di Friere, Mina, Trabia, Venalba, Picco, Mongiachero oltre a un insediamento senza nome a ovest di Venalba. Da notare che Mongiachero è semplicemente il cantone di Santa Maria "compreso" nel territorio di Valle Superiore: un modo "politico" e tutt'altro che naturale di nominare l'insediamento.
I censimenti posteriori all'unificazione italiana non cancellano questa politicità della nominazione: nel 1901 Mosso Santa Maria si presenta come un unico corpo, segmentato in un borgo "inferiore" e in uno "superiore", e Valle Superiore (ancora comune autonomo) la imita, ma aggiunge alla "Frazione Superiore" l'indicazione "Sella, Mina ecc." (!) e alla "Frazione Inferiore" l'indicazione "Trabucco, Mongiachero". Nel 1911 Mosso si presenta ancora divisa nelle due "metà", ma Valle Superiore abbandona questa dizione e presenta due elenchi di nuclei (rispettivamente Sella, Mina, Frieri, Bellaria e Mongiachero, Piana - con la scomparsa di Trabucco) che si ripresenteranno - eccetto Mongiachero e Mina - a partire dal 1951 (come nuclei di Santa Maria, frazione Sella, ex Valle Superiore). Nuove formazioni politiche sembrano affacciarsi nel 1961, anno in cui sono registrati Piana e Ormezzano, e Venalba si propone come nucleo inedito nel 1981. Nello stesso anno compaiono i nomi di Taverna e Forno. Ma lo spopolamento incide ormai pesantemente sulla consistenza dei nuclei abitati periferici.
I censimenti segnalano anche la scomparsa degli insediamenti nell'Alpe Moncerchio dopo il 1961.
Anche per quanto riguarda l’ex comune di Pistolesa, l’incertezza della presenza comunale va senza dubbio messa in relazione con la notevole frammentazione degli insediamenti, ma anche con il processo di apparrocchiamento e di fiscalizzazione che caratterizza l'intera valle Mosso. Nella carta Momo (1802) sono rappresentati ben nove cantoni e/o cascinali: Molino, Fantone, Cora, Allene, Rivetti, Squis, Canova, Garbazzo e Boschi. Questa frammentazione va tuttavia posta in relazione con configurazioni territoriali che non coincidono affatto con i territori comunali che si affermano tra età moderna e contemporanea. La parrocchia di Santa Maria sembra ad esempio corrispondere all'ambito della confraria di Santo Spirito (Lebole 1982, 226) e delle sue elemosine di sale, e comprende fino al 1823 Pistolesa e Valle Superiore. Essa fu aggregata nel 1542 al capitolo di Santo Stefano di Biella, con questa istituzione fu in lite fino al 1617, quando conquistò il giuspatronato popolare - probabilmente grazie a un beneficio comunale concesso dal vescovo di Vercelli nel 1430. A metà secolo XVII fallisce il tentativo di trasformare la prepositura in collegiata provvista a sua volta di canonicati. Nel 1822, le tre comunità rinunciarono all'elezione popolare (universale per capi di casa) del parroco e intensificarono conseguentemente il processo di apparrocchiamento (v. Mosso Santa Maria). In comune con Santa Maria e Valle Superiore, tuttavia, non vi è soltanto la parrocchia ("Foglio Informativo", 3): il cimitero in comune è segnalato dalla Segreteria Interni, Corrispondenza dell’Intendente di Biella, mm. 20 e 21, e va sottolineato come si tratti di un luogo dalla molteplice valenza rituale: il cimitero è indicato infatti come sede degli "incanti" della compagnia del Rosario (Lebole 1982, 228).
Località Choolo e Gambili, sede di prati contesi tra particolari e comune di Andorno nel 1253 (Poma 1925).
Il comune di Mosso è una creazione recentissima, risultato della soppressione del comune di Mosso Santa Maria e di quello di Pistolesa avvenuta nel 1998. Ma Mosso Santa Maria, a sua volta, era il risultato della soppressione del comune di Valle Superiore Mosso e della sua aggregazione a Mosso Santa Maria, avvenuta nel 1938. In realtà, queste trasformazioni possono essere viste come momenti di un processo di scorporo del Mandamento di Mosso, da cui in tempi diversi si staccano singoli insediamenti, salvo poi riaccorparsi successivamente (v. Comunanze).
L’origine di questi comuni risale al medio evo. Nel caso di Mosso Santa Maria, consules sono attestati a fine secolo XII (v. seconda parte); credenzari e campari sono attestati a fine secolo XIII; i sindaci sono protagonisti di un conflitto di metà secolo XV (AC Mosso Santa Maria). La nomina del gabelloto è documentata dal 1660 al 1710 (AC Mosso Santa Maria, m. 84). Il medico condotto è in comune con Pistolesa. La parrocchia è in comune con Valle Superiore e Pistolesa. Cimitero è in comune con Pistolesa. ("Foglio Informativo", 3). Esisteva un Consorzio di Segreteria con Pistolesa e Valle Superiore (AC Valle Mosso, m.91, 1924).
E’ attestato un mercato del bestiame nel 1565 (AST, Camera dei Conti, Patenti). La centralità del bestiame nell’economia locale è attestata dalla richiesta, nel 1577, di esenzione della tratta dei bestiami nel commercio con Andorno e Coggiola "per non essere limitrofi", cioè confinanti con stati esteri (AST, Camera dei Conti, Art. 501).
L’affermazione - temporanea - di Pistolesa e Valle Superiore come comuni autonomi va vista invece come processo di separazione da Mosso Santa Maria. La data della separazione appare incerta e controversa: nel 1699 è attestata la divisione del mandamento di Mosso con la separazione di Pistolesa e Valle Superiore (AST, Camera dei conti, Art. 475); ma essa risalirebbe al 1742 secondo Lebole (1982, 221); al 1735 secondo il perito Torrero (CLUC). Ma la cosa è controversa, se ancora nel 1835, Pistolesa viene fatta dipendere con Valle Superiore da Mosso Santa Maria (AST, Corte, Segreteria Interni, Corrispondenza dell’Intendente di Biella, m. 21, 1835). Secondo Casalis Pistolesa risulterebbe smembrata da Mosso Santa Maria nel 1774, ma non è verosimile se si guarda al destino dell'atto del 1774 in Mosso Santa Maria e Croce Mosso: dopo l'opposizione di Veglio al processo di divisione delle alpi (1766), cui invece Pistolesa aderisce, il lodo arbitrale del 1774 prevede compensazioni reciproche fra i comuni e include i beni di Santo Spirito nel computo. In altri termini riconosce l'unione dei tre cantoni di Mosso Santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore. Secondo Guasco, Pistolesa dovrebbe essere stata scorporata da Mosso Santa Maria nel 1722: ancora nel 1741, tuttavia, la comunità deve "stabilire un gabelliere" e fissargli uno stipendio. Tuttavia in AC Mosso Santa Maria si riporta la nomina di un gabelloto per gli anni 1682-88 (AC Mosso Santa Maria, m. 84). Ulteriori incertezze sono offerte da singoli documenti: esiste un volume di Ordinati di Mosso Santa Maria e Pistolesa per gli anni 1728-1746 in AC Mosso Santa Maria (mm. 7-12). Una datazione più precoce sembrerebbero offrire i rapporti con Torino. Essi sembrano improntati alla ricerca di sgravi fiscali (AST, Camera dei Conti, Patenti Controllo Finanze, riporta richieste di riduzione di carichi per tempesta nel 1697). Nel 1699 e 1774 a Pistolesa spetta la quota di 6+1/24 ducati (su 120).
Si delinea in tal modo una intesa carica di tensioni tra Mosso Santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore: nel 1774, contro lo scorporo dei cantoni si invoca la "buona unione", per essere "dipendenti da una sola parrocchia". Il periodo successivo segnala accordi per scuola comunale (1745-1853), funerali (1874), ostetrica (1902) e consorzio di segreteria (1935), il medico condotto in comune con Santa Maria e Valle Superiore. Parrocchia in comune con Valle Superiore e Santa Maria. Cimitero in comune con Santa Maria. ("Foglio Informativo", 3). Pistolesa appare tuttavia "aperta": stipula infatti un consorzio di Segreteria anche con Valle Inferiore (AC Valle Mosso, m. 91, 1924).
L'unione con Santa Maria e Valle Superiore trova in ogni caso riconoscimenti istituzionali: nel 1835 in occasione della costruzione del nuovo cimitero di Santa Maria, da cui dipendono i comuni di Valle Superiore e Pistolesa, si sostiene che, in assenza di un principio stabilito, la spesa del cimitero debba avere "per base il tributo prediale, ovvero la popolazione". In questo caso equità e giustizia consigliano di attenersi alla popolazione. Si continua cioè a ritenere valida la configurazione territoriale proposta dalla confraria di Santo Spirito.
Capitoli et ordinamenti fatti dalle comunità di Mosso, 1581 (AC Mosso, Sez. Santa Maria, A. C. Biella, AST) e 1589 (AC Mosso, Sez. Santa Maria).
A.S.T., Corte, Paesi per Provincia, Biella, Mazzo 42, n.3, Copia di relazione rimessa dal V. Intend. Bozino per giustificarsi delle doglianze della Comunità di Croce di non aver ancora perfezionata la divisione dei beni comuni del mandamento di Mosso (1773). A.S.T., Corte, Paesi per Provincia, Biella, Mazzo 42, n.38; A.S.T., Corte, Provincia di Biella, Mazzo 4, n.1, Supplica della Comunità di Santa Maria...(1735); Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, Pistolesa. C.U.C., c. 98.
Mosso santa Maria: Catasto, 1792; Libri di Mutazioni e trasporti 1637-1727 e 1778-1875;
Sono presenti dal 1722-23; per gli anni 1728-46 sono comuni tra Mosso Santa Maria e Pistolesa); 1746-76.
Comitato di Vercelli [Guasco].
Un "castello" di Mosso Santa Maria è ricordato in un documento del 1347, ma la presenza signorile permane a lungo debole. La comunità risulta infeudata dei pascoli il 4 novembre 1392 (AST, Camera dei Conti, Indice dei Feudi). Dal 1434 (e si direbbe fino al 1583) è attestata la contrattazione del Fuocatico con Torino. La comunità di Mosso Santa Maria è infeudata nel 1618, e fino a1 1714, agli Scaglia (con Bioglio). Leandro Lingua, 1722 ottiene luogo e giurisdizione, confermati a Spirito Lingua, 1723; il Conte Giuseppe Lingua ottiene nel 1796 il permesso di alienare beni feudali (PCF, 1796, R 100. f. 21). Conflitto con il conte Giovanni Antonio PIccolo di Santa Brigida (A.C.Mosso Santa Maria, m. 18)
Pistolesa fu infeudata nel 1722 a Giuseppe Ghibaudo (AST, Indice dei Feudi e Patenti Controllo Finanze). I Ghibaudo l'avrebbero venduto nel 1772 (e non nel 1734, come sostiene Guasco) agli Allinei, signori di Elva (CN), in realtà discendenti da una linea femminile. Erezione in contea segnalata da Casalis senza data.
Il 20 ottobre 962 Ottone I attribuisce Mosso al Conte Aimone di Lomello (Guasco); il 7 maggio 999 Ottone III lo dona al vescovo Leone di Vercelli; s.d., ai signori di Bolgaro (con un cenno ai signori di Mosso); nel 1243 viene infeudato al comune di Vercelli.
Fa parte del Mandamento di Mosso fino a 1722, quando risulta (Guasco) smembrato ed eretto in comune e feudo.
Appartiene alla Provincia di Biella fino al 1859, a quella di Novara fino al 1927, poi a quella di Vercelli fino al 1992; alla Provincia di Biella dal 1992.
I mutamenti territoriali di Mosso sono numerosi e continui, e sono legati al secolare processo di divisione del mandamento omonimo. Se ne seguiranno le vicende nella voce Comunanze di questa scheda.
La separazione da Veglio è richiesta da quest'ultima nel 1627: ottiene la Parrocchia di San Giovanni Battista, mediante Ducatoni 112 al tesoriere degli straordinari Nicola Franco.(AST, Camera dei Conti, Patenti Controllo Finanze, 22 maggio1627, R° 1627. II, c. 180v). La separazione di Pistolesa, che Lebole, 1982, 221, data al 1742, sembra piuttosto risalire, in contemporanea con quella di Valle Superiore, al 1699, quando si ebbe la Divisione del Mandamento di Mosso (AST, Camera dei Conti, Art. 475, Mosso e cantoni): vedi qui sotto, v. Comunanze. La separazione di Valle Superiore durò fino al 10.2.1938. Nel 1998 la richiesta di fusione con Pistolesa viene depositata presso Assessorato Enti Locali della regione Piemonte ("Foglio informativo", p.5), anche se essa è testimoniata già nel 1958 (Soprintendenza Archivistica, Torino).
La ricostruzione storica della gestione dei beni comuni nella Valle Mosso permetterà in futuro di avere un’idea precisa dei mutamenti territoriali dei comuni della valle. Qui segue una serie di appunti ricavati da una prima esplorazione dei fondi archivistici torinesi e locali.
La storia dei beni comuni della valle Mosso riconosce una data fondamentale nel 1618, quando, in seguito a una grave crisi finanziaria, il duca di Savoia Carlo Emanuele I decide di infeudare il Mandamento di Mosso agli Scaglia di Verrua. Da quel momento i mutamenti territoriali si succedono con un ritmo intenso. Nel 1624 si ha una prima divisione del regime di sfruttamento dei pascoli. In questa data i pascoli del mandamento di Mosso sono divisi in due parti. Una prima parte ("pascoli disgionti") è stata attribuita proporzionalmente ai singoli cantoni, la si dà in affitto a terzi e il ricavato viene diviso su questa base fra di loro. Una seconda parte di pascoli "uniti e simultenenti... successivi e attigui alli territori di Pistolesa, Santa Maria, Valle Superiore e Veglio" [= Alpe Moncerchio? cfr. CTR 093100] è attribuita ai rispettivi insediamenti. Da questa decisione si evince che Croce Mosso e Valle Inferiore sono dunque escluse da queste risorse, "a causa della distante situazione" poiché fra le une e gli altri "si trovano di mezzo li intieri finaggi delle due comunità di Santa Maria e Valle Superiore": ora, poiché Croce e Valle Inferiore sostengono di non poter "aprofitarsi di detti Pascoli in natura", si può immaginare che questo secondo gruppo di pascoli servisse ai "terrieri", interessasse cioè piccole greggi e mandrie locali (v. 1735, informativa);
Nel 1699 si giunge alla “Divisione del Mandamento di Mosso”: in questa occasione i cantoni di Pistolesa e Valle Superiore ottengono lo status comunale, ed eleggono consiglieri (ma sembrerebbero perdere il consiglio generale per capi di casa). Il processo e i criteri di divisione sono molto complessi. Per farsene un’idea sommaria, basti pensare che la Perequazione dei Tributi, sulla base della Misura generale del territorio del Mandamento, attribuisce a Pistolesa giornate 174.75 (l'estensione minore di tutti i comuni del Mandamento): la quantità è ricavata attraverso il computo dei beni comuni indivisi (sulla base di una "tangente di cadun luogo" ricavata dalla "rata di Ducati": v. Croce Mosso in Valle Mosso, II Arch., Capo 21, Riflessi), e di quelli contenziosi con il marchesato di Andorno, con Camandona e Trivero. Di queste giornate totali 226, 51.50 sono dichiarate infruttifere.
Nel 1735 Pistolesa tenta di ottenere uno scorporo dei pascoli "interni" {errore di CTR 093100, che non segnala questa isola}: cioè "uniti e simultenenti...successivi e attigui alli territori di Pistolesa” ecc..). In questa occasione l'Intendente constata che almeno tre dei pascoli - Salavote, Partecchia e Margosio - sono contigui al territorio rispettivamente di Santa Maria e Pistolesa, Veglio, Santa Maria e Valle Superiore, e quindi di impossibile divisione. Egli sospende allora la divisione, e ordina di mettere all'incanto gli altri pascoli comuni (Cunelli, Salette, Pianelle, Oro della Ciresa, Tipellette, Balmetta e Prato della Cascina). Questo è dunque il processo che condurrà lentamente alla formazione delle isole amministrative biellesi: a partire dalla documentazione in CLUC, nn. 98, 152 e 157, è possibile identificarle con precisione: a Pistolesa ad esempio spetta l'Alpe Moncerchio di Pistolesa (da distinguersi da altre porzioni dell'Alpe medesima, appartenenti ad altri comuni), ha. 8.71.07 permutati nel 1950 dal comune con gli Zegna, in cambio di terreni definiti dal perito del CLUC di bassissimo valore (CLUC n. 98, 1972).
La divisione dei beni comuni del 1773-74 vede Pistolesa opporsi a Veglio. Pistolesa protesta nell'estate 1773 in base al fatto che non le è stato attribuito alcun pascolo in cambio di un'annualità misera (lire 28), mentre a Veglio sono stati assegnati i pascoli di Montuccia, superiori alle necessità dei locali. L'Intendente obietta che Veglio è principalmente dedita all'allevamento. Egli propone a Santa Maria e Valle Superiore di concedere agli abitanti di Veglio di pascolare bestiame in Alpe Artignaga con le stesse tariffe dei locali (Santa Maria e Valle Superiore propongono a Veglio di costruire a loro spese le "tecchie" per il bestiame). In tal modo Veglio potrà cedere l'Alpe Moncerchio a Pistolesa [non coincide con CTR 093100, dove a Pistolesa spetta Argimonia].
Pistolesa è poi la protagonista nel 1774 delle contrattazioni relative al tentativo di lodo da parte del governo torinese tra gli aventi diritto ai pascoli della valle Mosso: dopo vibranti proteste di Veglio ("tale eccitamento che mai più si credea fosse per farsi dalla comunità di Veglio"), Veglio accetta il seguente progetto dell'intendente Villata di Piana: Colmetto e Strusa sono "precipui", cioè non vanno compresi nei beni comuni, e a Veglio spetta un risarcimento di l. 4,15 da parte di ogni comunità [cantone] del mandamento; in seguito alla riluttanza di Veglio (non hanno "assolutamente bisogno di denaro, ma bensì di terreno per poter dare la sussistenza al suo Bestiame"), si stabilisce che i suoi abitanti potranno pascolare sull'Alpe Artignaga 35 vacche l'anno a l. 85 da versare all'esattore di Valle Inferiore; Santa Maria, Valle Superiore e Pistolesa potranno far legna per la cottura del latte e la costruzione di tecchie in Alpe Montuccia [di Veglio] gratis; quelli di Veglio potranno pascolare gratis le vacche dei forestieri [purché non appartenenti a Santa Maria, Valle Superiore e Pistolesa]; il bestiame di tutte le comunità (tranne Croce, che non ne ha?) va portato all'alpeggio contestualmente.
I legami di Pistolesa con Santa Maria e Valle Superiore sembrano definire la sua posizione nelle negoziazioni del 1774: il criterio - contestato - di divisione dei pascoli e dei boschi comuni può anche rendere appetibile una separazione: ad esempio, se si divide sulla base delle 120 quote di Ducati, per chi non ha accesso diretto ai pascoli è senz'altro conveniente essere autonomo - se i cantoni che dividono i pascoli sono cinque (Veglio, Pistolesa, Mosso Santa Maria, Croce Mosso e Valle (Superiore + Inferiore)), a Valle spetta 1/10 del montante complessivo. Dividendosi da Valle Superiore, invece, a Valle Inferiore potrebbe spettare 1/6. Di fatto, entrambe le strategie sembrano essere state percorse. Ma Pistolesa sembra essere stata contraria allo scorporo. AST, Camera dei Conti, art. 475 e AC Mosso Santa Maria, m. 15: Divisione dei beni comuni dell'ex mandamento di Mosso, 1774; Comunione de redditi de beni comuni tra Sta Maria e Valle Superiore di Mosso, 1774-76; Determinazione di confine tra le alpi Montuccia ed Artignaga tra Santa Maria, Valle Superiore e Veglio (1874-87); Atti concernenti la separazione del tenimento detto delle Scale o Comune colla comunità di Valle Superiore Mosso, 1838-1871, con importanti "Aleganze nella causa...", s.d.
Con il secolo XIX la documentazione cambia di natura: ad esempio, a Pistolesa viene segnalata nel 1844 la vendita di beni comunali (AST, Corte, Paesi, P, m 15). Permangono in ogni caso tensioni territoriali molto forti, come ad esempio quella che conduce Pistolesa a promuovere una lite con Veglio a fine '800 (AC Veglio, s. I, m 14).
Nel secolo successivo la documentazione è prodotta nel corso del processo di liquidazione degli Usi civici promossa dal regime fascista: in CLUC sono segnalati ha 43.40 di terreni di cat. A, quindi alienabili. La pratica risulta chiusa il 24.7.1941 con l'alienazione, ma è stata riaperta il 29.10.1970, e ancora oggi risultano ha 71.8715 (Fonte: Comune). Una "Verifica e accertamento dei terreni demaniali nel comune di P.", del 1972, ha identificato l'attuale isola amministrativa dell'Alpe Moncerchio di Pistolesa, e una zona nella parte più alta del territorio comunale, dalla costiera montuosa che culmina colla Rocca Argimonia fino alle proprietà private poste più in basso. La prima (ha.8.71.07) è stata permutata nel 1941 con una roccia nella reg. Scale di Mosso Santa Maria dai Fratelli Zegna, con evidente sperequazione di valore. (CLUC, c. 98). Alla stessa società risultano ceduti altri ha 2 ca in reg. Rocca Argimonia, mentre risultano ancora intestati al comune di Pistolesa nella seconda area ha. 71.18.45. Il perito indica tuttavia la necessità di una ricerca puntuale sulle alienazioni del secolo scorso, al fine di ricostruire gli usi civici spettanti agli abitanti.
I pascoli di Pistolesa (Alpe Colombano e Motto), risultano ancora ospitare piccole mandrie miste nel 1965 (Calleri, Alpeggi biellesi).
A dimostrazione del perdurare di fluidità si veda in ogni caso CLUC, c. 98, che riporta (1051.4687 (Cat. A) (D.M.10..2.1937) sia pratiche di conservazione promiscuità (D.M. 4.12.1936), sia di Alienazione di terreno demaniale (D.M. 24.7.1941).
AC Mosso, serie I, mazzo 16: Transazione seguita tra la Comunità di Veglio, e quelle di Santa Maria e Valle Superiore di Mosso, 1780; Atti sommari nella causa tra Mosso Santa Maria e Valle di Mosso (Superiore e Inferiore), 1781.
Nomine Gabelloto, 1660-1710;
Liti con Biella, 1558-64; con Vescovo di Vercelli, 1577;
AC Valle Mosso, Atti di divisione, e Piantamento di termini delle Valli di Mosso e Valle Superiore (1784) (m. 12).
Regione Piemonte, cartoteca regionale, CTR 093100.
Archivio Comunale di Mosso:
- Sezione di Valle Superiore, serie I (52 faldoni):
Catasto, 1792;
Delibere e Bilanci da 1866 e 1858;
m.6: Consorzio di Segreteria tra Mosso Santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore.
- Sezione di Santa Maria, serie I (100 faldoni), con buona sistemazione del dott. T. Gamaccio del 1991:
Catasto, sec. XVIII;
Libri di Mutazioni e trasporti 1637-1727 e 1778-1875;
Ordinati: 1722-23; 1728-46 (con Pistolesa); 1746-76
Serie I, mazzo 15:
Divisione dei beni comuni dell'ex mandamento di Mosso, 1774;
Comunione de redditi de beni comuni tra Sta Maria e Valle Superiore di Mosso, 1774-76; Determinazione di confine tra le alpi Montuccia ed Artignaga tra S.M., Valle Superiore e Veglio (1874-87);
Atti concernenti la separazione del tenimento detto delle Scale o Comune colla comunità di Valle Superiore Mosso, 1838-1871, con importanti "Aleganze nella causa...", s.d.
Ivi, mazzo 16: Atti sommari nella causa tra Mosso S.M. e Valle di Mosso (Superiore e Inferiore), 1781; Transazione seguita tra la Comunità di Veglio, e quelle di Santa Maria e Valle Superiore di Mosso, 1780 (m. 16).
Archivio del Municipio di Pistolesa: consistenza 25 faldoni (Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, Pistolesa).
Altri archivi locali
AC Veglio, Lite tra Pistolesa e Veglio (1883-84).
AC Mosso, Sez. Santa Maria: Lite di Mosso Santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore contro Pietro Antonio Boggio Pisani (s.d.); Consorzio per le scuole comunali con Mosso Santa Maria e Valle Superiore (1745-1853); Convenzione con parroco di Mosso santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore per sepolture, 1874; Ordinati, 1728-46 con Mosso Santa Maria; Nomine gabelloto di Pistolesa, 1682-88;
AC Mosso, Sez. Valle Superiore, Consorzio di segreteria tra Santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore (1935);
AC Valle Mosso, Proposta di consorzio di segreteria tra Valle Mosso e Pistolesa (1924).
- Sezione Corte
AST, Corte, Carte topografiche, n. 126, "Carta in 4 parti di Trivero, Pistolesa, Croce Mosso, Valle Superiore e Inferiore di Mosso, Mosso Santa Maria...dal Geometra Momo, 3 novembre 1802, scala 1/5000".
AST, Corte, Paesi per Provincia, Biella, m. 42, n.3, Copia di relazione rimessa dal Vice Intendente Bozino per giustificarsi delle doglianze della Comunità di Croce di non aver ancora perfezionata la divisione dei beni comuni del mandamento di Mosso (1773).
AST, Corte, Paesi per Provincia, Biella, m. 42, n.38.
AST, Corte, Provincia di Biella, m.4, n.1, Supplica della Comunità di Santa Maria...(1735);
AST, Corte, Segreteria Interni, Corrispondenza Intendente della Provincia di Biella, mazzi 20 e 21.
- Sezioni Riunite
AST, Camera dei Conti, Art. 475, Mosso e cantoni, 1699.
AST, Camera dei Conti, Patenti Controllo Finanze, ripetute richieste di riduzione di carichi per tempesta (1697 in part.).
Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, Pistolesa.
CUC, c. 98.
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Battistoni, Marco, Mestieri, artefici e comunità. Invito alla lettura di un documento cinquentesco, Torino, Centro Interuniversitario di Storia Territoriale "Goffredo Casalis", 2004. Vedi testo.
Borello, Luigi, Le carte dell'archivio comunale di Biella fino al 1379, vol. iv, Torino 1933;
Borello, Luigi, Le condizioni di Mosso all'inizio del 1700, "Rivista Biellese", 1926;
Borello, Luigi -Tallone, Armando, Le carte dell'archivio comunale di Biella, Voghera, Tip. Gabetta, 1927-1933, 4 volumi;
Calleri, Giacomo, Alpeggi biellesi, Biella, Centro studi biellesi, 1966;
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La documentazione medievale rivela un precoce funzionamento comunale (anche se, come sappiamo, di tipo composito e "federativo"): fin dal 4 1uglio1185: (Borello –Tallone, Le carte, I, p. 36), in occasione della infeudazione dell'"Alpe Asolata" da parte di Giacomo Porta di Mongrando e Carlevario e Giacomo del quondam Galone signori di Mosso in feudo retto e gentile a Vivario Albo e Giovanni de Prina e Giovanni Feganio compaiono dei consules di Mosso (i cui confini sono fissati a est Fumera e Qudera, a sud Artignaga; a ovest Concabia; a nord Valle Scola). Attestazioni successive mostrano una notevole capacità di dare corpo rituale alla giurisdizione locale della comunità: gli statuti del 1245 proibiscono infatti ai cittadini Biella di andare alle vigilias sanctorum...Sanctae Mariae de Moxo et Bedulij..Pitenengo (Sella, I, 15). Tale consapevolezza giurisdizionale è molto probabilmente legata alla conflittualità che lega la Valle a vicini ugualmente gelosi dei propri possessi: riguarda anche Mosso la sentenza del vescovo di Vercelli nella causa tra Andorno e particolari riguardo ai prati di Mortiliano, Moxo, Chaolo e Gambili (Borello –Tallone, Le carte, I, p. 165, 20 luglio 1253). E' questo processo conflittuale a dare una prima delimitazione del territorio della comunità. Tra il 19 e il 22 giugno 1288 (Borello –Tallone, Le carte, I, p. 223) viene arbitrata una lite per confini fra Trivero e Mosso, o meglio tra consoli e credenzari di Mosso (i cui cognomi corrispondono ai principali cantoni) e "alcuni" di Trivero (tutti Sella: forse si tratta di Valle Superiore?): lo scopo è definire comunia et curiam rispettivi.
“Da Pioala dritto alla pietra con croce de medio Horo de Margoxio, alla "pietra crociata" in cima a Margoxii: a W è di Mosso, a E di Trivero. Da cima Margoxio "volcendo per la Colma verso Trivero e verso Sella Bella fino alla pietra crociata in cima Culma: verso Sessera è di M., verso E è di Trivero. Da questa pietra crociata verso altra pietra crociata in Selleto de Paliario "a parte intus" e traversando "recte" il bosco verso Sessera, e da questa pietra crociata in mezzo alla schena de Paliario fino a Culmam e ritornando a mezza Culmam verso Margoxio ad altra pietra crociata in cima a Faygello "de intus" possono segare et buscare tutti in comune, e nessun canparius dei due comuni possa intervenire. Dalla pietra crociata in Selleto de Paliario fino a pietra crociata in cima Culma de capite Faygelli, da queste due pietre verso W è di M. verso E (...) di Trivero. Da Selleto de Paliario a termine di pietra posto da sindaci e arbitri e da qs termine per medium canale de Cornariis fino a Sessera verso W è di M., verso E è di Trivero”.
La comunità di Mosso possiede dunque non solo dei consules, ma anche dei credenzari e dei campari almeno dalla fine del sec. XIII. E' in questa struttura politica precocemente pronunziata che si esercitano blande pressioni signorili [spostare in FEUDO?]. Nel 1326 (Borello –Tallone, Le carte, II, p. 28, Atti presso Eusebio di Tronzano tra Giacomo del quondam Guido de Mosso) Guidone de Moxo civis di Vercelli sostiene di possedere, come già i suoi antenati e prima ancora i nobili vercellesi Carrarii, decime di tutti i frutti nel luogo e territorio di Mosso, che ora vengono contestati. Esige che sia convocato il rettore di Mosso per farlo giurare del pacifico godimento in Mosso e nel cantone Veglio della metà delle decime del luogo (tranne sette masi di terra: uno nel cantone della chiesa, Riva, Funtanellis, Castellatio, Orocurto, Marrono). Nel documento compare anche un vicarius de Mosso. Vengono ascoltati rettore Thomas di parrocchia di Mosso, Nicolino Crolla, Guietus Berlio, Giovanni Blancus, Uberto Carbonaria, Alberto di Giroldo De Horomeçano, Vercello de la Tanam, Giovannino Carbonaria, Alberto de Turrello qui stat in Velio, Vercellus detto Cornus Crolla, Giulio de Pennacio, Giovanni del quondam Antonio Persee tutti di Mosso. Non molto tempo dopo sono i Bulgaro a presentarsi sulla scena locale: nel 1337 (Borello –Tallone, Le carte, II, p. 55-57). Francesco de Bulgaro cita in giudizio a Lessona Giroldo de Horomeçano, "consule" di Mosso: egli esige da due anni ss. 12 pavesi per "utriusque iurisdictionis". Mosso nega e sostiene di dovere solo ss. 7 pro omnibus comunitatibus et alpiibus...communis Moxii, in particolare per l'Alpe Montuccia. Questo tipo di conflittualità evoca anche modelli di relazione interni alla località. Ad esempio, nel 1345 (Borello –Tallone, Le carte, II, p. 150-52), in una causa di appello tra Bioglio e alcuni di Mosso, compare una serie di alleati dell'attore, Giacomo de Mantello detto Nigro, i quali vengono poi definiti suoi consortes. Queste solidarietà sono probabilmente già legate alla molteplicità degli insediamenti locali, i cantoni in particolare, che affiorano nella documentazione a partire dalla metà del XIV: ad es. nel 1346 (Borello, Luigi, Le carte, pp. 51-76) tra le investiture di beni rustici da parte di Papiniano Fieschi, compaiono beni in Mosso e in Campore. Si direbbe anche che i cantoni tentino di sottrarsi all'influenza del feudatario episcopale vercellese: sempre nel 1346 apprendiamo che son ben sei i "masi" esenti dalla giurisdizione vescovile: Marrono è detto de Blanchis, con Horocurto, Castellatio, Plano Cevarezio, Crollis, Funtanellis. Al vescovo spettano due parti della decima di Veglio, metà di Mosso). Si tratta di una immunità che lentamente erode le pressioni signorili. Ad esempio nel 1347 i Vialardi, signori di Verrone, vendono metà del monte su cui era costruito il castello di Mosso: “terre, possessioni, sedimi, molendini, aqueducti, ripe e ripacii, alpi e honorenciae in loco, terra, curte et territorio di Mosso, et territorio Artignaga, Montucia e Ruella (Borello –Tallone, Le carte, II, pp. 175-6). Cinque anni dopo i Salussola vendono al comune di Mosso un terzo dei diritti spettanti su alpi, castello e comuni di Mosso: diritti e honorencie (con 23 concessionari, e coerenze di appezzamenti: Borello –Tallone, Le carte, II, pp. 323-32).
Mosso sembra mantenere la sua identità anche di fronte alla nuova presenza sabauda, ed è presente alle diverse dedizioni che si ripetono tra 1378 e 1379, in cui si accenna alla presenza giurisdizionale del comune di Biella. Ad esempio il 21 novembre 1379, in occasione della conferma dei privilegi, si ribadisce da parte sabauda l'obbligo di Mosso e altre terre già del vescovo di Vercelli di usare la giustizia di Biella (la clausola verrà richiamata un secolo dopo). La libertà di acquisto di derrate strategiche come il sale sembra essere il privilegio strappato alla nuova configurazione di potere da parte della popolazione locale.
La precocità delle attestazioni di una presenza formale della comunità locale sembra in ogni caso legata alla indefinitezza dei suoi contorni territoriali o al tentativo di definirli. Questo aspetto è legato alla molteplicità degli insediamenti, e alle dinamiche politiche che essa determina nei confronti del nuovo potere centrale sabaudo [v. ASSETTO INSEDIATIVO]. Una morfologia che caratterizza nei secoli il territorio biellese, anche oltre l’unificazione italiana.
La pluralità di insediamento a base cantonale riflette una struttura parentale, ma nel corso dell'età moderna dà vita a importanti processi politici, che si traducono nell'avvicinamento o nell'allontanamento reciproco dei diversi cantoni. Il processo è messo in moto dal possesso collettivo da parte di tutti i cantoni delle risorse boschive e dei pascoli, e dalle modalità che può assumere in questa configurazione la ripartizione dei carichi fiscali, in crescita per tutta l'età moderna. Nella sua forma più semplice, il processo si presenta come divisione dei pascoli comuni, ma al suo interno agiscono protagonisti cangianti, cioè coalizioni di cantoni mutevoli nel tempo. Per osservare all'opera questo modello politico, è necessario prendere in considerazione la cronologia della divisione dei pascoli comuni. Vediamone le tappe salienti.
Nel 1346 il Vescovo di Vercelli concede e investe gli uomini di Mosso di Alpe Isolato, In Marcha, Ruella, Camandona e Callabiana.
Nel 1581 Carlo Emanuele I di Savoia conferma gli statuti del mandamento e descrive le Alpi del mandamento "comuni e indivise", a disposizione degli abitanti del luogo per "mandare i luoro bestiami al pascolo".
Nel 1624 si tenta la divisione del regime di sfruttamento dei pascoli. I pascoli del mandamento di Mosso sono divisi in due parti : una prima parte ("pascoli disgionti") è attribuita proporzionalmente ai singoli cantoni, la si dà in affitto a terzi e il ricavato viene diviso su questa base fra di loro. Conosce una diversa destinazione una seconda parte di pascoli "uniti e simultenenti... successivi e attigui alli territori di Pistolesa, Santa Maria, Valle Superiore e Veglio" [= Alpe Moncerchio? cfr. CTR 093100]. Si tratta di una soluzione che esclude Croce e Valle Inferiore da queste risorse, "a causa della distante situazione" poiché fra le une e gli altri "si trovano di mezzo li intieri finaggi delle due comunità di Santa Maria e Valle Superiore": ora, poiché Croce e Valle Inferiore sostengono di non poter "aprofitarsi di detti Pascoli in natura", si può immaginare che questo secondo gruppo di pascoli servisse ai "terrieri", interessasse cioè piccole greggi e mandrie locali (v. 1735, informativa).
Nel 1627 Veglio intende scorporarsi dal resto del mandamento (AST, Patenti Controllo Finanze, 1627, ma lo si apprende anche dalla divisione dei beni comuni del 1773).
Nel 1637 si redige un catasto del Mandamento di Mosso, ancora conservato in molti comuni: esso registra l'unione tra Valle Superiore (Sella) e Valle Inferiore, e due cantoni (Picco nella Valle e d'Rivet nella Valle) che non si rendono autonomi, ma anzi si trovano oggi il primo in Mosso, il secondo in Valle Mosso.
Nel 1699 si giunge alla “Divisione del Mandamento di Mosso”: in questa occasione i cantoni di Pistolesa e Valle Superiore ottengono lo status comunale, ed eleggono consiglieri (ma sembrerebbero perdere il consiglio generale per capi di casa). Contestualmente si cerca di rivedere l'estimo delle "ruote" e degli "ordegni" per le attività industriali, di individuare i possessori di terreni in parrocchie diverse da quella di abitazione (ciò che vale soprattutto per Mosso Santa Maria, Valle Superiore e Inferiore, e in particolare i "registranti in Valle Inferiore non parrocchiani di Santa Maria" e i parrocchiani di Santa Maria registranti in Valle Superiore"), si rinegozia il mercato settimanale, e si istituiscono i consigli di Valle Superiore, Valle Inferiore e Pistolesa (AST, Camera dei Conti, Art. 475, Mosso e cantoni).
Il 22 maggio 1734, sulla base di una strategia politica già mostrata nei confronti delle comunità del Mandamento di Andorno nel 1732 (AST, Camera dei Conti, Prima Archiviazione, Coltivazione di Terreni e Pascoli Comunitativi, m.1, n.11), l'Intendente della provincia di Biella accoglie le istanze del cantone di Croce Mosso per la divisione delle Alpi, con l'opposizione di Valle Superiore. Malgrado quest’ultimo cantone dimostri che una parte dei pascoli del mandamento non è divisibile, l'intendente procede in ogni caso allo scorporo e autorizza l'incanto di una seconda parte dei pascoli a beneficio degli abitanti di Croce e Valle Inferiore. Queste ultime ottengono di avviare un procedimento di giustizia contro tre abitanti di Santa Maria [quindi nel 1734-35 il conflitto pare essere fra le contrade di Valle Inferiore e quelle di Valle Superiore]. L'ordinanza dell'intendente non ha effetto perché le greggi sono già sugli alpeggi. Il 22 aprile 1735 Santa Maria di Mosso supplica il Re di Sardegna di poter continuare a pascolare i bestiami necessari alla coltura dei beni [quindi, bovini].
Il 17 luglio dello stesso anno viene emanato un Parere dell'Avvocato Generale del Regno Sardo Sclarandi Spada: Croce e Valle Inferiore hanno chiesto lo scorporo dei pascoli per il fatto che "non poteano a ragione dell'intersecazione di territorij di dette altre Comunità gioire del pascolo di dette Alpi". La supplica di Santa Maria è evidentemente diretta a difendere interessi particolari di suoi abitanti, oltre al fatto che Santa Maria "è già stata provista d'una parte d'essi pascoli in proprietà". Da documenti come questo possima comprendere che lo scorporo è un processo continuo, ma che la divisione si può bloccare per un vizio formale. In questo caso, trattandosi di "controversia vertente fra più comunità", la cognizione spetta al prefetto, e non all'intendente. L'intendente propone allora di delegare un’autorità adeguata, "per non far rinascere torbidi fra quelle comunità". A questo punto l'intendente produce una Informativa che descrive il regime di gestione collettiva dei pascoli del mandamento di Mosso, e richiama la bipartizione del 1624. In questa prospettiva, i pascoli già ripartiti (le attuali isole amministrative di Valle Mosso [Croce+Valle Inferiore], Mosso Santa Maria [Santa Maria+Valle Superiore] e Veglio; l'isola di Pistolesa appare uno scorporo dei pascoli "interni" {errore di CTR 093100, che non segnala questa isola}.
A questo si oppongono Santa Maria e Valle Superiore: sostengono che questi pascoli sono ancora indivisi, e che a Croce e Valle Inferiore spetta una quota come agli altri cantoni. Si rivolge una nuova richiesta di divisione formale da parte di Croce e Valle Inferiore.
Per ovviare alle considerabili spese di una "oculare inspezione" dei pascoli, l'Intendente procede alla divisione di Parteggia [Pratecchia?], Selette, Pianelle, Or della Ceresa, Balmetta, Ponte [oggi Prato] della Cascina, Margosio (ancora identificabili sia in carta 25.000 IGM del 1884, sia in CTR 093100), e Salavote [confine fra Santa Maria e Pistolesa], Cunelli [?] e Tipellette [?]. Ciò suscita una nuova opposizione da parte di Santa Maria e Valle Superiore: i pascoli suddetti servono al "sostentamento bestiami de Particolari", mentre Croce intenderebbe darle in affitto. Inoltre l'Intendente constata che almeno tre dei pascoli - Salavote, Partecchia e Margosio - sono contigui al territorio rispettivamente di Santa Maria e Pistolesa, Veglio, Santa Maria e Valle Superiore, e quindi di impossibile divisione. L'Intendente sospende la divisione, e ordina di mettere all'incanto gli altri pascoli comuni (Cunelli, Salette, Pianelle, Oro della Ciresa, Tipellette, Balmetta e Prato della Cascina).
Questo processo condurrà lentamente alla formazione delle isole amministrative biellesi: a partire dalla documentazione in CLUC, c.e 98, 152 e 157, è possibile identificarle con precisione: a Pistolesa spetta l'Alpe Moncerchio di Pistolesa (da distinguersi da altre porzioni dell'Alpe medesima, appartenenti ad altri comuni): ha. 8.71.07 permutati nel 1950 dal comune con gli Zegna, in cambio di terreni definiti dal perito del CLUC di bassissimo valore (CLUC n. 98, 1972); a Mosso Santa Maria (oggi con Valle Superiore di Mosso) spetta l'Alpe Artignaga, per ha. 330 ca. A Valle (Inferiore) di Mosso, frazione Crocemosso (riaggregata nel 1929 al comune di Valle Mosso) spetta l'Alpe Isolato (ha 337.03.65) - oggi Salé, Ratei delle Balme, Magnoldi, Alpe Isola sopra, Piano dell''Erba fine, Alpe dell'Isola, Ratei dell'Isola, La Vernea, Costa dell'Argentea. A Veglio spettano ca. ha. 200 comprendenti le Alpi Marca e Montuccia. L’Alpe Montuccia (ha. 185.96.90), verrà ceduta tra 1951 e 1962 a società private per lo sfruttamento turistico. Possedeva un'altra alpe, l'Alpe Marca, ceduta a privati a partire dal 1873 e poi permutata dal conte Ermenegildo Zegna con l'Alpe Moncerchio del comune di Vallanzengo nel 1941.
L'interpretazione dell'atto del 1735 è aperta: da un lato si può sostenere [CLUC, c.a 152, Relazione 1972] che esso rappresenti la formale soppressione del mandamento di Mosso e la nascita di sei comunità indipendenti: Crocemosso, Veglio, Pistolesa, Mosso Santa Maria, Valle Superiore, Valle Inferiore. Il perito attribuisce all'esercizio dell'"arte della lana" in Valle Inferiore la scarsità di territorio coltivo e l'assenza di pascoli. In questa data si sarebbe definita secondo la stessa fonte la proprietà dell'isola amministrativa di Alpe Isolato. Inoltre l'esercizio delle attività manifatturiere avrebbe spento, nel corso del secolo XIX, l'uso civico di legnatico e pascolo, facendo preferire l'affitto a pastori forestieri a un prezzo sufficiente al pagamento delle imposte e alla manutenzione dei caseggiati.
A ben guardare, il processo sembra molto meno lineare e molto più complesso, costituito come è da tensioni intercantonali e da differenti (nel tempo) sbocchi istituzionali. Ad esempio, nel 1766, quando si procede alla Misura generale del Mandamento di Mosso, "et la divisione fra le Comunità d'esso” non risulta ancora ultimata. Veglio non sottoscrive questa dichiarazione con Santa Maria, Croce, Pistolesa, Valle Superiore e Inferiore [AST, Sezioni Riunite, Provincia di Biella, mazzo 1º di Addizione]. Si addiviene perciò, nel 1774, a una nuova (e parzialmente efficace) divisione dei beni comuni fra le comunità di Santa Maria di Mosso, Croce di Mosso, Valle Superiore, Valle Inferiore, Pistolesa e Veglio (CLUC nº 152). Si tratta in realtà del lodo arbitrale proposto dal vice intendente della provincia di Biella, Bozino, per risolvere le contese fra i comuni del mandamento, Trivero, Vallanzengo e Campiglia (queste ultime tre purtroppo in ombra nel documento). La fonte descrive perciò un processo di contrattazione delle pertinenze territoriali alla fine del secolo XVIII fra i nuclei insediativi interessati, in cui l'autorità politica statale funge da semplice garante. Per questo motivo, è necessario addentrarsi in una lunga e intricata vicenda conflittuale.
Nel 1766 si intraprende la Misura generale del Mandamento (tutti i cantoni tranne Veglio); Croce Mosso chiede la divisione anche di giornate 500 (circa ha 180) tra Alpi, Boschi, gerbidi e Roche" ancora in comune tra tutto il Mandamento. La divisione deve avvenire "in proporzione di Ducati" - cioè di quote-parte - e deve comprendere anche Veglio, nonostante questa si sia staccata dal Mandamento nel 1629. Quindi, esiste una formazione territoriale - il Mandamento - che comprende il "quoziente" di 120 ducati, di cui fa parte anche Veglio, secondo le seguenti quote: Croce = ducati 34+5/8;Veglio= ducati 19+1/8; Pistolesa= ducati 6+1/24. Croce e Veglio rappresentano, quindi, quasi la metà del mandamento. Le altre comunità (cantoni) rifiutano, e Croce fa ricorso. Esso viene intimato il 21 luglio 1767.21 alle altre comunità, ma senza effetto; nel 1771 si assiste a un nuovo ricorso da parte di Croce al Re di Sardegna; le altre comunità fanno osservare che sono aperte pendenze territoriali con Vallanzengo, Trivero e Campiglia, che ostacolerebbero la divisione chiesta da Croce Mosso. Tra luglio e agosto 1772 l'intendenza chiama le parti e risolve le pendenze territoriali (che il documento non precisa), giungendo a "opportuni instrumenti di convenzione": con Campiglia il 24 luglio1772; con Vallanzengo e Trivero il 4 agosto1772. Vallanzengo in particolare pretende le proprietà di diversi siti dell'Alpe di Moncerchio. Si noti che in questa causa Santa Maria, Valle Superiore, Valle Inferiore e Pistolesa agiscono attraverso un unico deputato. Contestualmente si assiste a un nuovo ricorso di Veglio all'Avvocato generale: essa propone di includere tra i beni da dividere le Alpi del Colmetto, o Strusa [CTR 093140], assegnatele al momento della separazione, con conseguente compenso in contanti da parte degli altri cantoni (per le eventuali "minor proporzioni" ottenute nello scorporo).
Nei mesi successivi si discute il criterio della divisione: in dipendenza delle quote di tasso (in qualche modo legate alla estensione del territorio non immune dal punto di vista fiscale) o in ragione di ducati (legati cioè al peso politico del cantone all'interno del Mandamento in relazione alla ripartizione dei redditi dei beni comuni. Queste alternative rivelano come esistano due altri aspetti - territoriali - del Mandamento: uno "fiscale" che esprime i rapporti tra i cantoni e le autorità esterne - laiche ed ecclesiastiche -, e uno legato alla forza reciproca dei nuclei insediativi. <di fronte a queste difficoltà, l'intendenza prende una decisione sorprendente, e lascia decidere ai cantoni il criterio di divisione. Si giunge così il 28 agosto 1773 alla convocazione delle parti all'Alpe dell'Isolato [Alpe dell'Isola in CTR 093090], ciò che non impedisce una lunga fase di conflitti procedurali, che giunge fino al 1774. Tali conflitti si articolano in:
1) una disputa riguardante l'assimilazione dei Beni di Santo Spirito ai beni comuni da dividersi, opinione accolta dall'intendenza [ma contrastante con la natura dei beni stessi: di fatto ogni cantone ha Beni di Santo Spirito, ma molti Beni di Santo Spirito (più di g. 400 di pascolo) appartengono a più cantoni. E' questa la questione che rende impossibile la divisione (1773);
2) una disputa tra Santa Maria, Pistolesa, Valle Superiore e Valle Inferiore: nella divisione queste ultime devono avere una sola porzione, perché "formanti un sol corpo", cioè hanno un solo catasto e "non hanno ancora tra di loro perfettamente (?) diviso il lor territorio";
3) la pretesa di Santa Maria, Pistolesa di "voler restare unite colla Valle Superiore comecché tutte tre dipendenti da una sol Parochia";
4) l’opposizione di Valle Inferiore (1773.20.3); 5) il ricorso di Valle Superiore, la quale sostiene di aver già avviato la separazione dalla Valle Inferiore "coll'applicazione di tutti li 'beni concentrici' [cioè annessi al territorio cantonale] situati nel distretto della parrocchia di Santa Maria e terre riconosciute comuni dalla Misura generale del 1710 e dalla Perequazione. Il cantone di Valle Superiore sembra far riferimento a un diverso procedimento di separazione che ha come riferimento un territorio parrocchiale - Valle Superiore, Santa Maria e Pistolesa -, con una diversa estensione e giurisdizione. Il tentativo di Valle Superiore è di impedire la divisione di tutti i beni comuni, e fa riferimento a un'idea di territorio "egocentrata" rispetto al cantone. Questa iniziativa solleva l'opposizione di Croce, favorita da Valle Inferiore, alla divisione fra le due Valli: lo scopo è di ottenere la divisione di tutti i beni comuni ancora indivisi. Valle Superiore sostiene che la divisione di tutti i beni comuni produrrebbe sconcerti per l'attribuzione dei diritti di passaggio e l'introduzione dei bestiami nelle parti divise; Croce sostiene invece che la divisione vada fatta in cinque parti, poiché le due Valli (Superiore e Inferiore) devono essere considerate unite fino alla effettiva separazione reciproca - della quale va ancora riconosciuta l'effettiva quota. In caso di effettiva divisione del Mandamento, Valle Superiore non vuole separarsi da Santa Maria e Pistolesa, con cui "era sempre passata una buona unione e perfetta armonia". Valle Superiore sostiene che la divisione "per corpi considerabili" è "più facile". Croce e Veglio non possono costringere nessuno a dividere i pascoli collettivi.
Il parere dell'Intendenza espresso in uno straordinario documento, che denuncia l'élite locale, in particolare di Mosso Santa Maria, Valle Superiore e Capo Mosso, che monopolizzerebbe l'affitto dei pascoli "disgiunti" da un lato, e dall'altro lo sfruttamento dei boschi per le attività manifatturiere di Croce e Valle Inferiore (AST, Paesi per Provincia, Biella, m. 42, n. 3: Copia di relazione del Vice Intendente Bozino per giustificarsi delle doglianze della comunità di Croce di non aver ancora perfezionata la divisione dei beni comuni del mandamento di Mosso, 1773). La strategia dell'intendenza sembra in ogni caso quella di procedere alla divisione attraverso i cantoni titolari dei diritti di accesso ai pascoli: ad esempio, si devono cercare proprietari di Valle Superiore nel catasto della parrocchia di Santa Maria "per formare la linea che doveva intersecare le due Valli". In questa ottica, territorio coincide con proprietà fondiaria: "senza tale operazione non potevasi dimostrare il preciso quantitativo da assegnarsi a caduna di esse Valli”. Dietro le opposizioni si individua l'interesse corporativo di alcuni particolari di Capo di Mosso, che sfruttano i boschi cedui, fondamentali per le tintorie e fabbriche di stoffe. Ciò impedisce a Croce, che ne possiede quasi il 30%, di utilizzarli. Diviene così monopolio di Capo di Mosso, che li porta a vendere alle tintorie. Le Faggete (Montuccia e Seletto), invece, vengono escluse dal computo perché troppo lontane (?): in realtà, sono una risorsa fondamentale per il pascolo caprino (Maglioli, L'utilizzazione).
Il progetto dei funzionari sabaudi prevede di iniziare con la divisione generale, quindi quella fra Valle Superiore e Valle Inferiore; la divisione generale era necessaria nonostante che i redditi dei pascoli fossero già divisi a seconda dei ducati; l'affitto infatti renderebbe di più, e i guadagni andrebbero alle comunità anziché ai fittavoli (i notabili locali sostengono invece che il prezzo dell'affitto è più alto se riguarda l'insieme dei pascoli); le due Valli vanno considerate un solo comune perché tali sono riconosciute per il pagamento del Tasso; l'accorpamento di Valle Superiore con Santa Maria e Pistolesa sulla base parrocchiale è irrilevante - decideranno dopo; prima ogni "comunità" deve sapere la precisa "porzione"; la divisione non intende favorire Croce e Veglio (le comunità di allevatori e di tessili, come vedremo sotto), ma risponde a regole di buon governo; la divisione va fatta per ducati [non contraddice la ripartizione del Tasso?].
Perciò, nell'agosto 1773 si completa la misura dei beni (tranne i boschi in regione Alpetti, Montuccia e Seletto, "scoscese montagne", per le quali ci si avvale di relazioni), si presenta il progetto alle comunità interessate, si giunge fino alla stesura del Verbale, e si avvia uno straordinario processo di contrattazione fra le parti: l'Alpe dell'Artignaga, assegnata a Croce, interessa a Valle Superiore e a Valle Inferiore [oggi è territorio di Mosso Santa Maria]. Croce offre in permuta alle Valli l'Alpe dell'Isolato [oggi di Valle Mosso, cioè di Valle Inferiore] perché di maggior reddito rispetto alla perizia. Si giunge all'accordo sulla base seguente: l'Alpe dell'Artignaga deve andare a Valle Inferiore, ma questa - a prescindere dal fatto che resti unita a Valle Superiore - deve cederla a Santa Maria e a Valle Superiore, in cambio di un'annualità da definirsi; Croce ripiglierà l'Alpe dell'Isolato con risarcimento da parte delle due Valli e di Santa Maria. Valle Inferiore accetta, pur protestando che si tratta di pascoli lontani. Santa Maria oppone invece una sopravvalutazione del reddito della casa del comune. Si levano a questo punto le proteste di Pistolesa, a cui non è stato attribuito alcun pascolo in cambio di un'annualità misera (lire 28), mentre a Veglio sono stati assegnati i pascoli di Montuccia, superiori alle necessità dei locali. L'intendente obietta che Veglio è principalmente dedita all'allevamento, e propone a Santa Maria e Valle Superiore di concedere ai suoi abitanti di pascolare bestiame in Alpe Artignaga con le stesse tariffe dei locali (Santa Maria e Valle Superiore propongono a Veglio di costruire a loro spese le "tecchie" per il bestiame). In tal modo Veglio potrà cedere l'Alpe Moncerchio a Pistolesa [non coincide con CTR 093100, dove a Pistolesa spetta Argimonia].
Si levano allora le proteste di Veglio per la cattiva qualità dei tenimenti (avuti già in occasione dello scorporo del 1627: si propone di attendere la sentenza dell’Avvocatura generale per le Alpi Colmetto e Strusa. Intendente non cela la propria perplessità e denuncia: "tale eccitamento che mai più si credea fosse per farsi dalla comunità di Veglio". Veglio accetta allora il progetto dell'intendente Villata di Piana: Colmetto e Strusa sono "precipui", cioè non vanno compresi nei beni comuni, e a Veglio spetta un risarcimento di l. 4,15 da parte di ogni comunità [cantone] del mandamento; di fronte alla riluttanza degli abitanti di Veglio, che sostengono di non aver "assolutamente bisogno di denaro, ma bensì di terreno per poter dare la sussistenza al suo Bestiame", si stabilisce che essi potranno pascolare sull'Alpe Artignaga 35 vacche l'anno a l.85 da versare all'esattore di Valle Inferiore; Santa Maria, Valle Superiore e Pistolesa potranno far legna per la cottura del latte e la costruzione di tecchie in Alpe Montuccia [di Veglio] gratis; quelli di Veglio potranno pascolare gratis le vacche dei forestieri [purché non appartenenti a Santa Maria, Valle Superiore e Pistolesa]; il bestiame di tutte le comunità (tranne Croce, che non ne ha?) va portato all'alpeggio contestualmente.
Vengono quindi assegnati a Croce Mosso vari Beni di Santo Spirito oltre all’Alpe Isolato (ancora oggi goduta dalla comunità di Valle Mosso: cioè Valle Inferiore più Croce (v. Valle Mosso), e nel 1774 si roga l'instrumento di divisione dei beni tra i sei cantoni (rog. Bocca).
Tuttavia l'accordo non si concretizza: tra 1779 e 1781 nasce una lite tra Santa Maria, Valle Superiore e Valle Inferiore, con arbitramento di Ormezano Strobinio 1761. Dalla misura generale 1710, secondo la dichiarazione del catastraro Sella del 1759, risultano inserite nel catasto di Valle Inferiore (attuale Valle Mosso) g. 51.8 di Santa Maria, mentre viceversa g. 6.77 di Valle Inferiore sono state attribuite a Santa Maria. Altri redditi spettano invece alla sola Valle Superiore (attuale Sella). Si propone che Santa Maria paghi l. 3000 (per un ventennio) a entrambe le Valli (800 a Valle Superiore, 2200 a Valle Inferiore) e che si addivenga finalmente alla divisione del registro. Il pagamento non avverrà.
Perciò nel 1783 (AC Valle Mosso), l'intendente Rubatti riconosce che il fallimento dello scorporo del 1774 è dovuto alla libertà lasciata alle comunità di dividere i carichi e le quote di pascolo sulla base di quote di ducati o di quote di tasso. Santa Maria riconosce di non avere crediti né debiti sospesi con Valle Inferiore, ma Valle Superiore ottiene il riconoscimento da Santa Maria e Croce di aver pagato loro più del dovuto, e riconosce in cambio che Valle Inferiore ha pagato a Veglio anche una parte dei debiti di Valle Superiore, così come riconosce un tenue debito nei confronti di Pistolesa (AC Valle Mosso, Croce, m. 12).
Nel 1784 si produrranno gli Atti di divisione, e Piantamento di termini delle Valli di Mosso e Valle Superiore. Si avvia in tal modo la separazione tra Valle Inferiore e Valle Superiore, che si sviluppa attraverso una lunga serie di fasi, di cui noi possiamo leggere i momenti conflittuali. Tra fine '700 e fine '800 le liti per i confini proseguono inalterate. Nel 1794 si discute la causa tra Valle Inferiore e Valle Superiore per divisione del tasso, partecipazione alle spese per le strade di Casale e Nizza, riparto dei fitti dell'Artignaga (3/4 a Valle Superiore, 1/4 a Santa Maria), debito di Valle Superiore nei confronti di Valle Inferiore. Si impone il riparto per Ducati: Valle Inferiore e Valle Superiore devono ripartire g. 51 di Santa Maria che la Misura Generale del 1710 aveva registrato nei loro territori (1761-79); Mosso Santa Maria e Valle Superiore devono transare con Veglio (1774-1893); con Valle Inferiore (1807); con Valle Superiore (1853); Mosso Santa Maria, Pistolesa e Valle Superiore devono transare con i propri creditori. Si giunge alla separazione del tenimento "delle Scale" (1846-51); alla determinazione di confini delle Alpi Montuccia e Artignaga tra Santa Maria, Valle Superiore e Veglio (1874-87). Da questi contenziosi si capisce come l'accesso a pascoli e frazioni di bosco appartenga a cantoni e quartieri. Nel processo di vendita e separazione di pascoli e boschi comuni, quindi, i comuni (ex cantoni) vendono gli usi civici dei quartieri di altri cantoni. Di qui l'intreccio vorticoso delle vicende giudiziarie. Ad es., Veglio vende il bosco dell'Alpe Montuccia utilizzato dai terrieri di Santa Maria e Valle Superiore per uso domestico (fuocatico e casolari). Oppure, nella separazione del tenimento delle Scale, nel 1850, si appura che "la vendita della suddetta striscia priverebbe i particolari dei quartieri Gianoglio, Gili, Majoli Fergiero e parte del canton Oretto di detto luogo di Santa Maria di profittare del restante terreno per pascolare i loro bestiami"; soltanto "i particolari abitanti verso mattina potrebbero profittare del rimanente pascolo". Grazie a una perizia compiacente "il vantaggio del pascolo ridonderebbe totalmente a favore degli abitanti della Comune di Valle Superiore" ecc. Ciononostante, si giunge alla vendita delle Alpi comunali nel 1863-72 (con misura 1884).
E' forse del periodo francese la prima rappresentazione topografica della Valle: il 3 novembre 1802 il Geom. Momo disegna una "Carta in 4 parti di Trivero, Pistolesa, Croce Mosso, Valle Superiore, Valle Inferiore di Mosso, Mosso Santa Maria, scala 1/5000 [AST, I Sez, Carte topografiche n. 126], che fotografa nel dettaglio la molteplicità dell'insediamento vallivo (purtroppo non sono rappresentati i luoghi sacri, che avrebbero accentuato la frammentazione rituale della Valle).
Le vicende successive sembrano legate alle medesime dinamiche: il 29 agosto 1822 il giudice chiede stabilimento di Pedoni per la corrispondenza (Ibid., m.20) ; il 26 settembre 1831 Valle Superiore decide di alienare piccola pezza con approvazione dell’intendente (AST, Corte, Segreteria Interni, Corrispondenza dell’intendente di Biella, m. 21); il 17 ottobre 1831 si levano le proteste di particolari per ‘alienazione di un “bornello dell'acqua della roggia proveniente dal rio Follera [Tollera?] a cugini e fratelli Ormezzano” (Ibidem). Il 10 giugno 1835 si avvia la costruzione del nuovo cimitero di Santa Maria, da cui dipendono i comuni di Valle Superiore e Pistolesa: non vi è un principio stabilito, se la spesa del cimitero debba avere "per base il tributo prediale, ovvero la popolazione. In questo caso equità e giustizia consigliano di attenersi alla popolazione. Nel 1836 si assiste alla richiesta di riapertura del mercato bestiami (come sancito dalle Patenti del 1565), un elemento fondamentale dell’identità e del potere del cantone di Santa Maria (Torre, Luoghi, cap. VI, p. 201). Non stupisce infine che ancora nel 1853 Goffredo Casalis definisca “disperso” l’insediamento di Valle Inferiore (Casalis, Dizionario, vol. 23, p. 661).
Dal punto di vista territoriale, gli sviluppi posteriori sono legati all'esaurirsi delle strategie di monopolio dei pascoli e dei boschi collettivi che abbiamo descritto (v. anche Valle Mosso). La seconda metà dell'800 sembra caratterizzata da un rinnovato interesse per i boschi: autori come Maglioli individuano nella sistemazione dei boschi un possibile fattore di incremento dell'acqua ad uso industriale, e ricordano il favore aperto di Quintino Sella alla vendita dei boschi cedui (1874), e stigmatizzano l'utilizzazione delle faggete come "legno per pascolo", in particolare caprino, mentre sostengono la demanializzazione dei castagneti. Quintino Sella, in occasione del primo Congresso della Società Italiana di Scienze Naturali, lodava esplicitamente le vendite di boschi cedui di Santa Maria a privati, ritenendola la sola soluzione al deterioramento del patrimonio boschivo, che ostacolava l'utilizzazione industriale dei corsi d'acqua.
Durano a morire, in ogni caso, le attività tradizionali: la Causa per la separazione del tenimento "Scale", a metà '800, mostra che nel secolo precedente l'alpe Montuccia di Veglio era tenuta da Santa Maria e Valle Superiore a "bosco atto al fuocatico e ai casolari" (Aleganze, 1869-71, m. 15). Nel 1965 l'Alpe Artignaga risultava ancora affittata a una mandria di 100 capi (Calleri, Alpeggi). Solo successivamente si sarebbe annunciata una nuova grande trasformazione.
L'aggregazione di Valle Superiore a Santa Maria nel 1938 prelude alla sua scomparsa attuale anche dalle carte topografiche (oggi l'insediamento si chiama Sella), ma la nuova proposta di fusione tra Santa Maria (e Valle Superiore) e Pistolesa costituisce una riedizione, probabilmente consapevole (v. "Foglio Informativo") della comunità caritativa dei Beni dello Spirito Santo. Inn ogni caso, l'intenzione di riaggregazione dei comuni era tuttavia già annunciata nel 1958, dalla corrispondenza con la Soprintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta. La gravitazione sulla fiera di Borgosesia per l'importazione della razza ovina bergamasca (Il Biellese) si manifesta ancora nel 1832 con la richiesta dei principali negozianti di Mosso Santa Maria di proseguire fino a Borgosesia la strada che da Biella va a Mosso, lungo il percorso torrente Ponzone, sotto Flecchia, Sessera, Crevacuore (AST, Corte, Paesi per Province, Biella, m. 42, n.38).

References: Art. 501
 Art. 475
 Art. 475
 art. 475
 Art. 475
 sentenza 
 Art. 475
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